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Mediterraneo Miti Storie Armonie

3
Siti reali in europa
una storia del territorio
tra madrid e napoli
a cura di
Lucio d’Alessandro
Félix Labrádor Arroyo
Pasquale Rossi

Redazione
Luciana Trama

Progetto grafico
Sergio Prozzillo e Flavia Soprani

Impaginazione
Università degli StudI
Suor Orsola
Imago sas Benincasa
© Università degli Studi Suor Orsola Benincasa 2014
Tutti i diritti sono riservati

L’Editore si dichiara disponibile a riconoscere eventuali diritti


relativi a immagini di cui non fosse stato possibile rintracciare
gli autori.
Sommario

7 prefazione
Emmanuele F.M. Emanuele
11 presentazione
Lucio d’Alessandro
I Siti Reali tra Madrid e Napoli ovvero le affinità elettive
di una comune storia europea
17 presentación
José Martínez Millán
La Corte como modelo de organización política
29 introdución
Félix Labrádor Arroyo, Pasquale Rossi
Entre Reales Sitios de España, “Coronas de delicias”
de los Saboya y residencias napolitanas de los Borbones

Territorio, organizzazione sociale e produzione


37 Lucio d’Alessandro
San Leucio. Un progetto sociale e culturale
59 Fabio Mangone
San Leucio: un caso singolare nell’urbanistica settecentesca

siti reali in spagna


Madrid e dintorni
71 José Eloy Hortal Muñoz
El personal de los Sitios Reales desde los últimos Habsburgo
hasta los primeros Borbones: de la vida en la periferia
a la integración en la Corte
93 Félix Labrádor Arroyo
El gremio de la caza de volatería en tiempos de Felipe IV
prefazione
115 Luis Urteaga, Concepción Camarero
Planos del siglo XIX para un Real Sitio del siglo XVIII:
el Real Sitio de San Ildefonso y su anexo el Real bosque
de Riofrío (1868-1869)
143 Enrique Castaño Perea
El Alcázar de Madrid en el siglo XVIII.
Reformas para adecuarlo a la corte de los Borbones

siti reali in italia


Torino e dintorni
171 Andrea Merlotti
Le corte sabauda tra Seicento e Settecento
183 Paolo Cornaglia
La “corona di delizie” dei duchi di Savoia e il nuovo sistema
di residenze del Regno di Sardegna nel Settecento
Questa iniziativa editoriale, che si inserisce nella Collana “Me-
diterraneo: miti storie e armonie”, realizzata in virtù della conven-
Napoli e dintorni zione stipulata tra la Fondazione Roma-Mediterraneo e l’Università
201 Pasquale Rossi degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli – volta a creare una col-
Residenze e caccia durante il Regno di Carlo di Borbone laborazione culturale, civile e scientifica tra le due Istituzioni, aventi
(1734-1759)
quale comune denominatore una naturale attitudine ed una specifica
221 Salvatore Di Liello
«E tutto doveva essere fedelmente rappresentato secondo l’arte
sensibilità verso il Mediterraneo – intende diffondere la conoscenza di
della caccia»: il paesaggio dei Siti Reali uno degli aspetti caratterizzanti della società europea del XVIII seco-
237 Francesca Castanò lo. Il sistema delle residenze reali e in particolare quello dei “siti reali”
«Un’altra Città nella campagna». – espressione nata a Napoli all’inizio dell’età borbonica per definire
I Siti Reali in Terra di Lavoro da luoghi strategici a spazi per quegli insediamenti destinati alle battute di caccia del re – costituisce
la produzione
il filo conduttore del volume, che ricompone una nuova geografia del
Mediterraneo attraverso il viaggio di architetti, disegnatori e mae-
255 Appendice stranze tra Napoli, Torino e Madrid.
Documenti e resoconti di viaggio nei siti reali napoletani
Al centro della scena sono Filippo V, Carlo Emanuele III e
265 Bibliografia
Carlo III di Borbone, che ridefinirono le relazioni artistiche e cul-
278 Abbreviazioni turali dell’Europa, e due dei maggiori architetti del Settecento eu-
279 Saggi e contributi ropeo, Filippo Juvarra e Luigi Vanvitelli che trasformarono il volto
delle città reali: Torino, città-modello del nuovo Stato sabaudo, Na-
poli con le ville di Portici e Caserta, Madrid con le residenze reali
dell’Alcazar e della Granja di San Ildelfonso.
Del resto, è solo all’interno di una dimensione europea che la so-
cietà di corte con le sue architetture e i suoi piani urbanistici può essere
pienamente compresa. Basti pensare ai progetti di Juvarra per gli ap-
parati delle feste che a Messina nel 1701 celebrarono la proclamazione di
Filippo V, ai modelli italiani importati a Madrid e poi agli intensi scambi
di idee tra la Spagna e l’Italia, tra Madrid e Napoli, Segovia e Caserta.
Siti reali in Europa 8 Emmanuele F.M. Emanuele Prefazione 9

Ad una settimana dall’incendio che aveva distrutto sotto gli sui rapporti di Napoli con la Spagna, dopo gli studi pioneristici di
occhi di Filippo V e Elisabetta Farnese l’Alcazar di Madrid, il re di Giancarlo Alisio sulle residenze borboniche (Siti reali dei Borboni.
Spagna incaricava José Patiño di avviare le pratiche per portare alla Aspetti dell’architettura napoletana del Settecento, Roma 1976),
Corona di Madrid “l’architetto che aveva eretto la chiesa patriarcale la mostra del 1979 dedicata alla Civiltà del Settecento a Napoli e so-
del Portogallo, il cui nome si ignora e si sa solo che è siciliano e, che prattutto la collana di studi diretta da Alfonso Gambardella “Studi
si trova al servizio del Re di Sardegna”. Nell’aprile del 1735 Filippo sul Settecento napoletano” che – dopo la pubblicazione dei volumi
Juvarra era arrivato nel sito reale di Aranjues e di lì in qualità di monografici su Ferdinando Sanfelice, Ferdinando Fuga e Luigi Van-
Architetto Reale aveva iniziato a progettare la residenza madrilena vitelli – ha visto nel 2003 l’uscita degli atti del convegno Napoli-Spa-
sopra l’altopiano di Leganitos, a disegnare il teatro all’italiana che gna, architettura e città nel XVIII secolo.
avrebbe sostituito il popolare Corral de Comedias de Pedro de Ribera Corredata da un’appendice con i documenti e i resoconti di
e a restaurare il palazzo della Granja prendendo contatti con i più ri- viaggio sui siti reali partenopei, la sezione del volume riservata a Na-
nomati pittori italiani, Pannini, Masucci, Locatelli, Conca, Trevisani, poli offre un panorama completo delle residenze di Carlo di Borbo-
Giaquinto e Solimena. ne analizzate da Pasquale Rossi e Salvatore Di Liello, soprattutto in
Alle due residenze di Filippo V sono dedicati il saggio di Enri- rapporto al tema delle cacce reali che hanno rappresentato per secoli
que Castano Perea, che ripercorre la storia del palazzo reale di Ma- un aspetto peculiare della vita delle corti europee e degli interventi
drid, e il contributo di Concepciòn Camarero Bullòn e Luis Urteaga vanvitelliani a Caserta, e l’utopia sociale di San Leucio. Tali interven-
che invece si occupa del “Real Sitio” di San Ildefonso, il celeberri- ti, com’è noto, investirono l’intero abitato, dal Casino-romitorio alle
mo palazzo reale della Granja alle spalle delle montagne di Segovia, seterie, trasformando il piccolo centro presso Caserta in uno straordi-
amato da Filippo V e Elisabetta Farnese per gli splendidi giardini e nario luogo di elaborazione di città illuminista.
le fontane d’acque a cui fu ispirato il parco della Reggia di Caserta. A Torino e alla “corona delle delizie” sabaude, infine, sono de-
Un’ampia parte del volume è dedicata alle residenze di Napo- dicati i saggi di Andrea Merlotti e Paolo Cornaglia che analizzano
li, alle ville vesuviane e ai rapporti dell’architettura partenopea con i molteplici aspetti della corte sabauda tra Sei e Settecento e il vasto
quella spagnola. Almeno dal 1442 – data simbolica che segna l’arrivo sistema delle residenze settecentesche del Regno di Sardegna in cui è
di Alfonso D’Aragona a Napoli – fino all’Unità d’Italia, la storia nuovamente impegnato Juvarra che, dopo il breve ma proficuo sog-
di Napoli è profondamente segnata dalla cultura e dalla civiltà spa- giorno a Napoli e gli anni romani alla corte di Pietro Ottoboni, tra-
gnole in uno scambio continuo di esperienze artistiche attraverso la sformò il volto della città e della collina di Torino con i “pensieri” dei
presenza di architetti, maestranze e artigiani che si muovono verso la taccuini romani e gli schizzi e i disegni che aveva portato con sé e che
città partenopea e da essa raggiungono Madrid. trovarono spazio nella chiesa reale di Superga, in palazzo Madama,
Nel corso del Settecento il rapporto osmotico tra Napoli e la nella villa di Stupinigi e nella Reggia di Venaria Reale.
Spagna divenne, dopo l’assunzione del trono da parte di Carlo di Un universo, dunque, raffinato e internazionale, che i vari
Borbone e il successivo trasferimento del sovrano napoletano a Ma- saggi ricostruiscono puntualmente e nel suo insieme il volume illu-
drid nel 1759, ancora più solido e la circolazione di idee e di princi- stra con efficacia.
pi ancor più profonda. Il suo apice sarà raggiunto nel 1763, quan- Emmanuele F.M. Emanuele
do Carlo III donò all’Accademia di San Fernando la collezione di
disegni di Vanvitelli e delle antichità di Ercolano e a Madrid venne
pubblicata la traduzione del trattato di Andrea Pozzo, già edito a
Vienna nel 1756, che proponeva come modello di palazzo reale quello
vanvitelliano.
Il volume costituisce, pertanto, un importante approfondimen-
to nel panorama degli studi sul Settecento a Napoli e in particolare
i Siti Reali
tra Madrid e Napoli
ovvero
le affinità elettive
di una comune
storia europea

L’idea di narrare la vicenda dei Siti Reali dei Borbone


tra Madrid e Napoli può rappresentare un esercizio di rivalu-
tazione critica ma anche il tentativo di offrire una lettura sin-
tetica di un singolare patrimonio architettonico e territoriale
europeo. Si tratta di un tentativo di aprire un nuovo scenario
per una valorizzazione attiva con il coinvolgimento di esperti
e studiosi che hanno indagato sul tema. Una proposta di ag-
giornamento dello stato dell’arte, con addende e nuove acqui-
sizioni archivistiche e iconografiche, che coinvolge ricercatori
spagnoli e italiani che operano in un contesto caratterizzato da
comuni radici culturali.
Un possibile progetto futuro che nasce sulla base di un
accordo di collaborazione scientifica e didattica, siglata nel qua-
dro di un impegno internazionale, tra l’Università Suor Orsola
Benincasa di Napoli e l’Universidad Rey Juan Carlos de Ma-
drid. Una proposta comune di studi e ricerche per offrire una
rinnovata lettura di un tema straordinario che ha appassionato
generazioni di storici e architetti – in una cornice di lavoro che
si immagina aperta ad auspicabili nuovi contributi – da presen-
tare per un futuro prossimo con metodi di lettura multimediali,
acquisizioni e archivi on line, e che può ancora oggi offrire altri
e innovativi spunti di riflessione, di divulgazione e di tutela di
un comune patrimonio europeo.
La “Storia” e le “storie” presenti in questo volume appaio-
no collegate da eventi e aspetti culturali che si snodano sul filo di
comuni relazioni, pervasi da una continua contaminazione in un
momento epocale, definito da Christian Norberg-Schulz, come
il passaggio dall’“esprìt de système all’esprìt systèmatique”.
È la storia dell’Europa e dell’anima latina presenti nella
cultura spagnola e in quella italiana, e in particolar modo in

Anton Raphael Mengs


Carlo III di Spagna
Museo del Prado, Madrid, 1761.
Siti reali in Europa 12 Lucio d’Alessandro I Siti Reali tra Madrid e Napoli 13

quella partenopea che ha vissuto secoli di dominazione spa- assolutistica e ai principi sociali e architettonici, già in vigore
gnola. È la presenza nella Napoli del Settecento di un sovrano, nel secolo precedente in tutto il vecchio continente.
Carlo di Borbone, che dal 1759 ascenderà al trono di Spagna, Ma Napoli e i suoi dintorni diventeranno con la scoperta
caratterizzata da una partecipazione costante alla vita politica dagli Scavi di Ercolano (1738) e Pompei (1748), con la diffusione
del regno di diplomatici, funzionari e aristocratici castigliani; è del culto dell’“antico” e della memoria delle Mirabilia, il topos di
la successiva attività di architetti/ingegneri attivi in ambito na- un viaggio e di una chiave di conoscenza che si afferma in modo
poletano che saranno portati a Madrid per intraprendere nuove ineludibile grazie anche alla pubblicistica e alla letteratura coe-
e grandi opere tecniche e residenziali. Una osmosi continua che va, determinando e plasmando processi e modelli culturali illu-
ha radici culturali antiche e che proprio nel XVIII secolo rag- ministici in ogni luogo e per tutto l’arco dell’Ottocento.
giunge l’apice di una massima cooperazione. Un progetto cul- Con questo volume si propone l’inizio di una ricerca che
turale che si perpetua tra Napoli e Madrid caratterizzato da una tenta di incrociare gli studi di diversi settori disciplinari sul tema
comune identità di cui permangono eccezionali tracce docu- delle residenze di caccia, un tema europeo che, da anni è affron-
mentarie in migliaia di faldoni custoditi negli archivi statali, su tato con passione e competenza dall’“Instituto Universitario de
tutti quello General de Simancas e l’Archivio di Stato di Napoli, La Corte en Europa” degli studiosi de la Universidad Autonoma
ma anche l’Archivio General de Palacio de Madrid e l’Instituto de Madrid diretto da José Martìnez Millán, ma anche dal Centro
Geográfico Nacional di Spagna. Studi del Consorzio La Venaria Reale che propone periodica-
Proporre un quadro di lettura dei Siti Reali di Napoli e mente sessioni di studio e convegni internazionali a cui hanno
dei suoi dintorni, siano esse residenze ufficiali o luoghi venatori partecipato studiosi provenienti da tutto il mondo. L’incontro
e di loisir, appare un’impresa piuttosto ardua sia per l’ampiezza con queste eccellenze scientifiche consente al nostro Ateneo la
del tema che per la corposa bibliografia esistente. Una storia possibilità di una messa in comune di un patrimonio di cono-
che, alla fine dell’Ottocento, inizia a essere tracciata sulla rivista scenze e di un riscontro delle fonti documentarie esistenti, inda-
“Napoli Nobilissima”, tra i cui fondatori è Benedetto Croce, e gate e da indagare, per aprire a nuovi e comuni scenari di studio
che può considerarsi come una sorta di inizio della storiografia insieme a colleghi di altre università campane e di Torino.
contemporanea sul tema e che sarà rinnovata nella metà del Indagini e ricerche che nel corso di questi anni hanno
Novecento con l’opera di Roberto Pane, caposcuola della storio- trovato un nuovo vigore grazie al recupero di un’idea culturale
grafia architettonica napoletana, nella cui scia sono da citare i delle comuni matrici europee.
tanti studi di Giancarlo Alisio e di altri autori più volte indicati Un modus operandi scientifico sul tema dell’ars venandi
nelle note a margine dei testi di questo volume. che, sia pur nella frammentazione degli stati europei, costitui-
Il patrimonio architettonico borbonico sarà a partire da sce in epoca assolutistica, nella gestione di un regno, una sorta
questo momento, e periodicamente per tutto il Novecento, uno di codice di civiltà, un “protocollo” politico e sociale della mo-
dei soggetti privilegiati dagli studiosi della scuola napoletana a narchia assoluta, diventando esso stesso un tema della rappre-
testimonianza di un’eredità culturale unica, diffusa su tutto il sentazione del potere, un idioma riconoscibile e identificativo
territorio campano, che ricalca e ripropone le dinamiche della della Storia d’Europa.
storia spagnola, così come si può leggere anche dai contributi Elementi e vicende che, come è stato scritto da più parti
degli studiosi madrileni. Storia, architettura e territorio appa- e in tanti luoghi, ripropongono un carattere sovranazionale, il
iono in un confronto diretto e/o riflesso dallo studio delle resi- cardine dell’evoluzione di centri che hanno rappresentato in
denze reali che corrispondono a dinamiche di sviluppo urbano passato il fulcro della politica estera, la cifra della storia e delle
che si inquadrano in un contesto europeo più ampio, in perfetta “storie,” della cultura e dell’immagine artistica delle corti e delle
aderenza con la cultura assolutistica che si sviluppa a partire dal relative dinamiche di potere.
XVII secolo in poi. Il “Sito Reale” è per definizione la residenza ma anche il
Di fatto dalla nascita del Regno indipendente di Napoli e contesto urbano con i suoi evidenti elementi di sviluppo eco-
di Sicilia (1734) – affidato al giovane don Carlos, già Granduca di nomico e sociale, la “Caccia” non è solo la passione del sovrano
Parma, primogenito di Filippo V e di Elisabetta (Isabel) Farnese, – educato e abituato all’esercizio della guerra in tempo di pace –,
sovrani di Spagna, nasce una nuova stagione direttamente rife- ma anche la capacità, la competenza e l’attitudine alla gestione
rita alla corte di Madrid che ben si adatta ai canoni della politica del potere, alla conduzione di un regno. In tal senso le scene di
Siti reali in Europa 14 Lucio d’Alessandro I Siti Reali tra Madrid e Napoli 15

caccia raffigurate in ogni dove e in ogni luogo europeo, affida-


te al pennello dei più valenti artisti, sono l’esatta istantanea di
un determinato evento storico e/o politico; sono l’equivalente
della foto di gruppo di un summit politico-economico contem-
poraneo che immortala l’evento e che cerca di assicurare una
programmazione congiunta e un futuro migliore ai destini della
popolazione mondiale, il mantenimento ponderato e pacifico di
uno status quo dei destini di uno Stato.
Il “Sito Reale” come luogo del potere ma anche e soprat-
tutto come possibile spazio di sviluppo urbano e architettoni-
co, la “Caccia” come elemento di rappresentazione del potere e
strumento di incontro tra le delegazioni dei sovrani e dell’ari-
stocrazia dei vari stati nazionali.
Un tema comune europeo che rappresenta nel nostro caso
anche un tema di discussione e di confronto possibile tra spe-
cialisti che mirano all’esaltazione di matrici comuni che hanno
avuto nei secoli un immediato riflesso nell’immagine di luoghi,
architetture, opere d’arte, sviluppo urbano e sociale, ma anche
conseguenze nel sistema economico, nella produzione agricola
e manifatturiera, così come è possibile dedurre dalle pagine del-
la letteratura di viaggio e dai resoconti di illustri “viajeros” che
vivono le tappe della cultura italiana. Aspetti e temi noti che attendono di essere indagati con Antonio Joli
Partida de Carlos de Borbón a España,
Tra questi aspetti quello della produzione appare come uno maggiore vigore proprio perché riportano alle storie delle “ar- vista desde la dársena
1759
dei più determinanti, spesso letto in controluce negli studi esi- chitetture reali” e dei relativi contesti territoriali, e che oggi Madrid, Museo Nacional del Prado.
stenti, ma collegato allo stesso tempo al recupero degli usi e dei rappresentano i cosiddetti “Grandi Attrattori”; luoghi di visita
costumi, alla tradizione alimentare e gastronomica (si pensi ai pro- museali di straordinaria bellezza artistica e ambientale, una pos-
dotti di esportazione rurale, dell’industria conserviera e casearia, sibilità di sviluppo alternativo basata su un’idea fondamentale e
etc.), ma anche manifatturiera (porcellana, seta, etc.) che appaiono necessaria – come documentano tanti studi di settore – di “turi-
sia dalla bibliografia che dai tanti estratti documentari individuati smo culturale”.
e custoditi presso le sedi archivistiche della Campania. Parigi, Madrid, Torino, Napoli sono i topoi rappresentativi
I processi di sviluppo e la struttura dei centri minori col- e distintivi di una cultura comune, indicabili sia come sequenza
legati ai Siti Reali continueranno a sussistere per tutto l’Otto- geografica che cronologica/storica, una sorta di asse europeo
cento, anche dopo l’Unità d’Italia con la reggenza dei Savoia che rappresenta un modello culturale con comuni matrici che,
mantenendo una continuità d’uso che sarà deformata soltanto tra Seicento e Settecento, di riflesso trova esito e raffigurazione
nella metà del Novecento dagli esiti dello sviluppo industriale nella cartografia e nell’iconografia storica ma anche nella veico-
italiano e della deregolata crescita edilizia. In tempi recenti il lazione e trasmissione affidata alla pubblicistica ufficiale e alle
recupero e il riuso di queste strutture e del territorio, comun- “stamperie reali”.
que trasformato in modo irreversibile per i nuovi processi di Da quanto esposto ne esce rafforzata l’idea di una ricerca
insediamento, ha portato a una giusta politica di valorizzazione comune che è anche testimonianza di contaminazione, scambio e
culturale, si pensi alle residenze sabaude, su tutte Venaria Reale, spesso osmosi, se solo si considerano luoghi come Madrid e Na-
ma anche alle ville del Miglio d’Oro collegate al palazzo Reale poli che hanno sequenze e discendenze dinastiche comuni, storia
di Portici, sulla strada che conduce da Napoli agli Scavi di Erco- e cultura secolare di congiunte dominazioni e relazioni diploma-
lano, tutelate dall’opera della Fondazione Ente Ville Vesuviane, tiche, di vita sociale e di costume nonché di dinamiche di potere.
ma anche a luoghi straordinari come San Leucio, nei pressi del- Se sinora il “modello francese” appariva come il principa-
la Reggia di Caserta, e Carditello. le e legittimo focus di confronto – quasi un riferimento esclusi-
Siti reali in Europa 16

vo, così come riportato dalla storiografia sul tema – con questa LA CORTE
proposta di gemellaggio e con la collaborazione, sancita da un
COMO modelo
“Acuerdo Internacionales” tra le Università Rey Juan Carlos e
Suor Orsola Benincasa, si pongono le basi per nuove trame di de organización política
ricerca con una chiave nitida per evidenti e nuovi esiti di studio.
A tutto questo si aggiungano le possibilità di confronto,
scambio e conoscenza hic et nunc, determinate dalla diffusione
di strumenti multimediali di comunicazione per la creazione e
la configurazione di banche dati (bibliografiche, archivistiche
e iconografiche) di comune e immediata consultazione, anche
e soprattutto grazie alla mobilità europea e alla possibilità di
programmi di ricerca che potranno offrire nuovi e determinan-
ti mezzi per consentire lo sviluppo degli studi scientifici. Sul-
lo sfondo si staglia la proposta di un contenitore, una sorta di
“metadata”, un sito web – consultabile, aggiornabile e di libera
lettura – che determini la struttura di una straordinaria raccolta Durante las últimas décadas, las Cortes de los monarcas 1
Cfr. n. elías, Die höfische
y príncipes europeos de la Edad Moderna se han convertido Gesellschaft. Untersuchungen zur
documentaria di vario genere e interesse, dove possano conflu- Soziologie des Königtums und der
ire le ricerche di diversi settori disciplinari. en tema preferido de investigación histórica en todo el mundo: höfische Aristokratie mit einer Einleitung:
Soziologie und Geschichtswissenschaft,
È l’idea di un archivio generale informatizzato (sire), aper- la producción literaria, la manera de vestir, la forma de ejercer
Berlin 1969 (en trad. ital. La società di
to a tutti, studiosi e fruitori, sui Siti Reali a testimonianza di una el poder, las etiquetas, las manifestaciones artísticas, la práctica corte, Bologna, Il Mulino, 1980).
comune Storia, di una storia Europea. de las buenas costumbres, la oratoria y la educación consti-
Sia consentito infine un ringraziamento: la pubblicazio- tuyen, sin ninguna duda, la parte fundamental de las investi-
ne di un volume impegnativo e di ampio respiro internazionale gaciones que actualmente se realizan en las Universidades. La
come questo si rende possibile quando, studiosi di prestigio interdis­ciplinariedad, que permite aplicar este tipo de estudios
dalle diverse sponde del Mediterraneo, attraverso l’aperto tra- humanísticos, tan recomendada hoy por los organismos acadé­
mite dell’Università Suor Orsola Benincasa, incontrano l’am- micos y por las instancias políticas europeas, la han convertido
pio e solare orizzonte e, vorrei dire, il coraggio e l’orgoglio della en centro de atención de la Nueva Historia de la Cultura. desde
storia, che caratterizza il Governo della Fondazione Roma Me- que el sociólogo Norbert Elias presentase la Corte como centro
diterraneo e il suo Presidente prof. Emmanuele F.M. Emanue- del “proceso de civilización” en Occidente. No obstante, estos
le. La collana “Miti Storie Armonie: Mediterraneo”, di cui Siti análisis se vienen realizando de acuerdo con la centralización
reali in Europa rappresenta già il terzo volume – altri sono in y racionalización del Estado actual, como si la Corte hubiera
corso di stampa – costituisce così come la traccia visibile e la sido el origen del Estado, según se deduce de las advertencias
trama narrativa di un articolato, eppure semplice, discorso che del profesor Elías: «Como en etapas anteriores a la evolución
unisce antiche istituzioni della società civile europea nel segno del Estado, en las que la centralización aún no había alcanza-
di una comune civiltà, quella viva da sempre sulle sponde del do el mismo grado de desarrollo, la corte real del ancien régime
Mediterraneo. mezclaba todavía la función de la Casa suprema de la familia-in-
Lucio d’Alessandro divisa real con la del organismo central de la administración
general del Estado, esto es, con la función de reinar» 1.
Por eso, antes de seguir adelante, es preciso señalar que
el éxito del tema de la Corte surgió como respuesta a la insatis­
factoria explicación de la evolución política de la Europa Mo-
derna, que hemos recibido de las principales escuelas históricas.
Estas corrientes para explicar la evolución política, aplicaban
esquemas teóricos, construidos sobre el presupuesto de una
racionalización progresiva e ininterrumpida del poder político,
Siti reali in Europa 18 José Martínez Millán La corte como modelo de organización política 19

que (cuando se aplicaban a la realidad) resultaban incapaces mente el período en que surgió el fenómeno cortesano (siglos 2
Cfr. c. ossola, Il ‘luogo’ della Corte,
de dar cuenta ordenada del intrincado desarrollo político y de XV-XVIII), al mismo tiempo que hacía constar la generalización Le Corti farnesiane di Parma e Piacenza,
1545-1622, a cura di M. Romani, Roma
la complicada estructura sociopolítica que tuvieron las Monar- de este fenómeno en todos los reinos y territorios europeos, por 1978, pp. 39-40.
quías europeas durante la Edad Moderna. De esta manera, cual- lo que invitó a distintos profesores para que realizasen sus estu-
quier esfuerzo por explicar los orígenes del Estado actual como dios sobre las distintas Monarquías. Se trataba de presentar un
una entidad abstracta e impersonal con poder absoluto, aparece estudio comparativo, pues justificaba el estudio de las cortes
desmentido con la diversidad y juego de poderes diversos, que elegidas, al mismo tiempo que concluía señalando la novedad
compuso la realidad político-social del Antiguo Régimen, lleva que representaba este fenómeno y el carácter interdisciplinar
a una serie de contradicciones y a articular la realidad histórica que se derivaba de tales estudios.
con conceptos que no encuentran clara correspondencia con Estos primeros estudios dieron lugar a una serie de in-
las categorías de “modernidad” y que nos envían a una plura- vestigaciones que, aunque compartían los resultados consegui-
lidad de instituciones y de recorridos teóricos y disciplinarios dos en los primeros estudios, se plantearon de inmediato las
(por ejemplo, el mundo de la Corte), que existieron en la Edad estructuras políticas que definían la Corte y sus relaciones con
Moderna, y que no han sido tenidos en cuenta por los historia- las del Estado. Quienes primero se plantearon este medular
dores a la hora de explicar la composición política de la época. problema fueron los especialistas italianos, quienes se encon-
Resulta sorprendente que, a pesar de la gran cantidad de traron abocados a través de sus estudios sobre la Corte, rea-
publicaciones sobre la Corte, aún no exista un concepto con- lizados desde los elementos antropológicos y culturales de la
sensuado e indiscutido para todos los investigadores. Cada una actuación cortesana. Así, el profesor C. Ossola, tras advertir de
de las definiciones utilizadas, han sido rebatidas o criticadas que su investigación suponía tocar uno de los nudos cultura-
rápidamente por otros estudiosos. Así, la Corte se ha identifica- les y metodológicos de la Edad Moderna, señalaba los distintos
do con la “Casa real” (en las crónicas germánicas), con un “espa- planos que concurrían en el fenómeno cortesano, «dei rappori
cio político” (sin especificar que tipo de espacio ni concretar tra struttura e funzione, tra elemento stutturali e implicazioni
su extensión), con el “lugar donde está el rey” (sin señalar las soprastrutturali di un fatto storico, tra gestione del potere ed
características de la Corte ambulante), con la sede de la “admi- organizzazione del consenso; e nello stesso tempo della dificoltà,
nistración central” de la Monarquía, etc. En su intento de com- preliminare, e quasi istituzionale giuridicamente, di “individua-
prensión, muchos historiadores han confundido algunas de las re” la corte, tra famiglia, signoria, dinastía, tra la legge di palazzo
funciones que se desempeñaban en la Corte con la esencia de e le magistratura cittadine, tra feudo e nascente statu moderno,
la misma; así, para un grupo de historiadores ingleses, la Corte tra principe e cortigiano-funzionario, tra egemonizzazione ed
fue “el lugar de encuentro entre gobernantes y gobernados”, es epifania dei potere» 2.
decir, consideran que las relaciones de poder no-instituciona- En el mismo libro, A. Stegmann definía la Corte con estas
les resultaban fundamentales en esta organización política; para rotundas palabras: “La Corte è una imagine simbolica dello Sta-
otros se caracterizó por una cultura específica, la de las “buenas to conosciuto e approvato dalla collettività”. Por su parte, los
costumbres” (diferentes de las rurales); la centralización y ra- profesores Ferroni y Quondam completaban esta definición
cionalización de la jurisdicción con la articulación del territorio, analizando el fenómeno de la Corte como representación de
etc. Ante tal confusión, los especialistas han tratado de compa- poder: «La Corte, dunque, come specifica forma del potere che
rar las Cortes de las diversas Monarquías europeas para extraer si manifesta, si mette in gioco (...) nella representazione di sé
elementos comunes y presentar un concepto en el que todos se come scena, sulla sua scena, come articolato/continuo manife-
muestren de acuerdo. starse di una compresiva ideología della rappresentazione e del
segno», al mismo tiempo que la proponían como tema de inve-
stigación para los historiadores desde el punto de vista cultural
A la búsqueda de una definición de Corte y antropológico. Pocos años después, en las actas de otro con-
greso sobre la Corte, celebrado en Ferrara, los profesores Papa-
Ya, en 1977, A.G. Dickens dirigió un ambicioso y novedoso gno y Quondam, de nuevo, abordaban la definición de “corte”,
libro (The Courts of Europe. Politics, Patronage and Royalty, 1400- atribuyéndole como elemento constitutivo y esencial de la mis­
1800, London 1977). En él, comenzaba definiendo cronológica­ ma el concepto de “espacio”, al mismo tiempo que trazaban su
Siti reali in Europa 20 José Martínez Millán La corte como modelo de organización política 21

Diego Velazquez
Philip IV hunting Wild Boar (La Tela Real)
London, The National Gallery.
Siti reali in Europa 22 José Martínez Millán La corte como modelo de organización política 23

evolución. Con todo, fue Cesare Mozzarelli – tal vez debido a su centro de poder con una cultura específica, cuyas manifestacio- 5
Cfr. m. aymard y m.a. romani, La
propia formación – quien daba el paso definitivo de presentar nes (en el arte, en la literatura, en el comportamiento social, en Cour comme institution économique, Paris
1998.
a la corte como una organización política propia de una larga la educación, etc.) son las que se estudian. Buena prueba de ello 6
j. adamson, The Princely Courts of
etapa de la historia de Europa, desde el siglo XIII al XIX, cuan- son las publicaciones recientemente aparecidas. Europe 1500-1750, London 1999, p. 7.
do proponía identificar la “corte” con el “estado”: «(...) ritengo En efecto, durante los últimos años, los estudios sobre
di dover parlare della corte non in rapporto al problema delle la Corte han experimentado un auge espectacular, si bien, la
origini dell’attuale forma istituzionale statale, bensi in rappor- inmensa mayoría se han proyectado desde el arte y la cultura
to alla questione dei modi del potere e della Politica, superan- en general, aunando esfuerzos desde las distintas materias hu-
do così sia le impostazioni più antiche (Corte versus Statu) sia manísticas y evitando pronunciarse sobre su definición política;
quelle più presentí (corte uguale Stato)» 3. de ahí, que exista cierta ambigüedad a la hora de definirla y
Sin embargo, no todos los investigadores estuvieron de que se prefiera dar una idea globalizante de la misma, como
acuerdo con esta interpretación y desde el campo de la historia hace, por ejemplo, Duindam, quien, en un intento de coordinar
del derecho, surgió una dura contestación: en 1994, los profe- y resumir todas las definiciones, afirma: «En todas las modernas
sores G. Chittolini, A. Molho y P. Schiera organizaban un nue- definiciones están presentes los conceptos de casa real y de go-
vo congreso (esta vez en Chicago), con título muy significati- bierno». Otros, por el contrario, para darle entidad tangible, la
vo 4 que dio por fruto un magnífico libro colectivo, en el que definen como un “espacio” en el que se desarrolla determinadas
querían poner en claro los orígenes del “estado”, o por mejor “prácticas sociales” relacionadas con el poder.
decir, la genealogía de las estructuras estatales liberales. Sin em-
bargo, a pesar del claro objetivo “estatalista”, los directores de la
obra ya no pudieron excluir que se hablara sobre la “corte”. Por La Corte, una organización política
su parte, el profesor Marcello Fantoni, tambien colaborador de con estructuras específicas
la misma obra, señalaba que el concepto de corte no se podía
estudiar desde los planteamientos del estado nacional, sino que Compartiendo los planteamientos culturales que se han
en sí mismo era una organización de poder con sus propias realizado sobre la Corte y asumiendo como imprescindibles los
características. En 1998, aparecía un ambicioso estudio tratando estudios que han resultado de ellos, es preciso insistir en la ne-
de estudiar los aspectos económicos de la Corte, lo que indica- cesidad de definir el concepto de “Corte”.
ba que el fenómeno de la Corte era algo que no se podía obviar En mi opinión, la Corte no se puede entender como un
en las investigaciones históricas 5. espacio o “instancia de poder” (organismo central) dentro de un
En 1999, John Adamson volvió a proyectar una obra co- paradigma estatal actual, sino que fue en sí misma una organi-
lectiva sobre la Corte en la que se expusieran los logros alcanza- zación sociopolítica sobre las que se articularon las Monarquías
dos y en la cual, una serie de prestigiosos especialistas, estudia- europeas desde el siglo XIII al XIX. Dicho modelo político tuvo
ron la Corte. El esquema de la obra recuerda al que propusiera su justificación en la filosofía práctica aristotélica, asumida pos­
Dickens en 1977; no obstante, la definición que Adamson uti- teriormente por el cristianismo: Aristóteles defendía la forma-
lizaba para la Corte era mucho más amplia: «For in the period ción natural de la sociedad y de su organización política. En
between the Renaissance and the French Revolution, ‘the court’ su libro, La Política, comenzaba afirmando que “El hombre es
defined not merely a princely residence – a lavish set of buil- un animal social”, de donde deducía que, de manera natural, el
ding and their pampered occupants – but a far larger matrix hombre se veía inclinado a formar la familia. Típico del modelo
of relations, political and economic, religious and artistic, that aristotélico y de su reelaboración a lo largo de los siglos XVI y
converged in the ruler’s household» 6. XVII fue una visión de la política como salida necesaria de la
Sin duda ninguna, esta vaga definición (que es más una tendencia del individuo a una sociabilidad que desde la familia
descripción de las actividades que se realizaban en la Corte) se extendió, por razones históricas y funcionales, a formas de
3
permitía realizar una diversidad de estudios desde la nueva convivencia civil y política cada vez más amplias. Si la familia
c. mozzarelli, Principe, corte e
governo tra ‘500 e ‘700, en Cultura e historia cultural, corriente metodológica que es la que se está era la comunidad originaria que se creó para las necesidades
idèologie dans la gènese de l’État Moderne, imponiendo y que no ofrece discrepancias y enfrentamientos vitales y cotidianas, a la sofisticación de otras necesidades vi-
Roma 1985, p. 370.
4 entre historiadores. De esta manera, la Corte aparece como un tales, del ámbito de los bienes de la administración de justicia,
Cfr. Origini dello stato. Procesi di
formazione statale in Italia fra medievo ed
età moderna, a cura di G. Chittolini, A.
Molho, P. Schiera, Bologna, Il Mulino,
1994.
Siti reali in Europa 24 José Martínez Millán La corte como modelo de organización política 25

proveyeron otras formas de comunidad civil: la ciudad, el prin- ción distinta de los que se deducen de un estado liberal. Por
cipado o el reino. Esta división, si de un lado implicaba el reco- consiguiente, las manifestaciones culturales, las redes de poder,
nocimiento de la prioridad lógica de la esfera doméstica, y con las etiquetas, la educación y las manifestaciones de poder ad-
ello la disciplina “económica” para regularla, de otro indicaba quieren un poder esencial, pues constituyen la auténtica trama
la superioridad moral de la vida civil y política en cuanto ám­ y configuración de las Monarquías modernas.
bito del “bien común” y de la justicia. La filosofía práctica tenía Evidentemente, estos fundamentos políticos no dieron
como fin la subordinación del trato humano a aquellos princi- por resultado una organización “estatalista” europea del Anti-
pios éticos y a aquellas virtudes que el padre, el ciudadano o el guo Régimen, sino que las monarquías se articularon en tor-
príncipe, cada uno en el ámbito que le era propio, estaban lla- no a un modelo, que podemos denominar, “cortesano”; esto es,
mados a encarnar. Es preciso advertir cómo a la reproposición núcleos o instancias de poder en los que residía el “monarca
de este modelo en la Edad medieval, siguió después, en la etapa con su Casa, sus Consejos, tribunales y cortesanos” (definición
humanista y del Renacimiento, la tentativa de articular aque­ que dio Alfonso X el Sabio en la IIª Partida), que no estaban en
lla tradición en relación a los actores sociales bien distintos: el el mismo lugar o espacio, sino repartidos por el Reino y que ar-
príncipe, el cardenal, el gentilhombre, el propietario feudal. La ticularon su territorio bajo la jurisdicción real, quien gobernaba
amplia producción de tratados del siglo XVI muestra el esfuer- como pater familias.
zo teórico por volver a proponer las concesiones de la filosofía
práctica frente de la modificación y de la articulación de una a) la corte y la articulación jurisdiccional del reino
sociedad cada vez más compleja y estratificada. La política europea desde el siglo XIII al XVIII se ca-
La articulación político-social, que se deduce de esta defi- racterizó por la visión personal de los príncipes sobre los gober-
nición, sin duda ninguna, se regía por reglas distintas de aquellas nados, por el peso de la nobleza sobre la política y por el influjo
organizaciones políticas que emanaron de las teorías de T. Hob- de la Iglesia en definir las normas políticas. Las Monarquías
bes y seguidores, que consideraban al hombre como un animal europeas de la Edad Moderna, a pesar de que a veces pudie-
antisocial (Homo hominis lupus). Ello significaba que la entrada del ron comportarse como “Estados burocráticos e impersonales”,
hombre en sociedad se tuvo que hacer a través de un acto muy estaban orientadas hacia la personas del rey, quien concentró
consciente del individuo y por voluntad propia; dado que nadie diferentes formas de poder y de recursos materiales entre sus
podía confiar en su semejante, fue necesario recurrir al contrato manos. De esta manera, a través de una distribución selectiva
(contrato social). El filósofo inglés, no solo se mostró contrario a de favores y mercedes, los monarcas pudieron mantener unas
la teoría aristotélica y a las reglas sociales y políticas que de ella relaciones de dependencia y perpetuarse en el poder.
emanaban, sino que buena parte de su libro, el Leviatán, lo dedi- Lo que se entiende por “Estado moderno” fue una ficción
có a criticar la jurisdicción de la Iglesia, que se había servido de de los juristas, quienes contribuyeron a crearlo a través de un
la filosofía clásica para organizar su poder y establecer una serie discurso preformativo sobre la res publica. La filoosfía política
de reglas jurisdiccionales sin fundamento. que los tratadistas políticos de la época produjeron, no fue des­
Así pues, en la filosofía práctica de los clásicos se fun- criptiva, sino constructiva de su objeto y aquellos estudiosos
damentó la organización política del “sistema cortesano” (bien que tratan las obras de tales juristas como simples teóricos del
es cierto que evolucionó a lo largo de los siglos), por lo que Estado, se incapacitan para comprender la contribución pro-
las relaciones personales: los grupos de poder, la costumbre, el piamente creativa que el pensamiento jurídico aportó al naci-
clientelismo y el patronazgo fueron los elementos que articu- miento de las instituciones. Los letrados de la época, a través de
laron la sociedad cortesana (elementos que no son tenidos en recursos comunes, ofrecieron los medios de pensar realidades
cuenta – o son considerados accidentales – dentro de la orga- que resultaban impensable y propusieron un arsenal de tecni-
nización política del Estado liberal o de la que dimana del “in- cismos y de modelos de organización y un capital de soluciones
dividualismo posesivo” hobbesiano). La “familia”, la “dinastía” a través de la aplicación normativa en casos precedentes.
y el “príncipe” son los conceptos desde donde se debe iniciar La creación de instituciones generales, emanadas de estos
nuestra investigación para explicar la organización del poder de principios, capaces de integrar toda la sociedad con el fin de
las monarquías modernas y la conducta ético-política (así como gobernarla, esto es, de admitirlas como instancias preeminen-
los valores) que los príncipes asumieron, tenían una justifica- ciales a las de casa, sector o estamento, fue un proceso largo que
Siti reali in Europa 26 José Martínez Millán La corte como modelo de organización política 27

alcanzó buena parte de la Edad Moderna sin que ello conllevara consta que contase con unas competencias y funcionamiento 7
AGP, AG, leg. 370.
la supresión de las relaciones personales que venían rigiendo claros como le han atribuido los tratadistas que escribieron
desde etapas anteriores. Para lograrlo, los monarcas tuvieron sobre ella: «La Junta de obras y bosques tuvo principio y, por
que integrar a todos los grupos sociales del reino dentro de su costumbre, está asentada desde el año de 1545 a esta parte. Ha
jurisdicción, articulando la sociedad a través de una serie de tenido y conservado jurisdicción privativa en todos los casos y
redes de poder no institucionales. Sin duda ninguna, instancias cosas que dependen della: tratamiento de todas las casas, alcáz-
de poder como la Corte, la Casa Real o los Consejos y tribunales ares y bos­ques reales, de su administración y gobierno, como
de justicia aumentaron su importancia o se transformaron con son: alcázar de Toledo, alcázar de Segovia, casas de Balsain y
el fin de poder llevar a cabo este proceso. la Fuenfría, casas rs. de Valladolid, el abrojo y Tordesillas, al-
En efecto, a partir de la Baja Edad Media, los monarcas fue- cázar de Madrid, casas del Pardo y campo, Buen retiro, sitio de
ron creando una serie de organismos, no solo para cubrir su ser- Aranjuez, San Lorenzo el Real, alcázares de Sevilla, con el bo-
vicio personal, sino también para administrar los reinos. Ahora sque del Lomo del Grillo, alambra de Granada y soto de Roma-
bien, ante la imposibilidad de poder ejercer su jurisdicción sobre della, ingenio de moneda de Segovia, caballeriza de Cordoba» 7.
sus súnditos, dado su número y extensión, los monarcas crearon En cuanto a la jurisdicción que tenía en relación con los
organismos en dceterminadas ciudades, a los que se consideró Sitios Reales, la Junta, se ocupaba toda actividad «determinada
parte de la Corte real. Tal vez, los más relevantes fueron los relati- y cierta [...] para su administración y cobranza, y para hacer las
vos a la administración de la justicia (Audiencias y Chancillerias), expensas ordinarias, paga de sueldos, gajes y salarios», sobre lo
función específica del monarca, que se crearon ante la imposi- cual también dictaba instrucciones. Y de las obras en dichos lu-
bilidad de impartirla personalmente, pero no fueron los únicos. gares «por ella [ la Junta ] se hace la planta, traza y condiciones, y
Los príncipes también mostraron su intereés en el gobierno de la competente provisión de materiales y dineros». De este modo,
las ciudades a través de la creación de organismos o el nombra- era la propia Junta, y no los oficiales que directamente se encar-
miento de oficiales (corregimientos y regidores). gaban de las obras, la que cuidaba de la provisión de materiales,
compras y pagos, como medio de evitar los frecuentes fraudes y
b) el control del territorio: los sitios reales abusos que podían darse en este ámbito.
La transformación de la Corte en una organización po­ Pero además de las propiedades que el monarca directa-
lítica que articuló todo el Reino también se tradujo en una evo- mente ejercía su poder, el control de todo el territorio de los
lución en el control del territorio, cuya expresión máxima cul- Reinos, se hizo a través de los catastros, inventarios del suelo
minó en la realización de los catastros. efectuado por la autoridad real con fines diversos, pero espe-
El mantenimiento de los Sitios Reales y descanso, así cialmente fiscales. Ciertamente, los monarcas habían extendido
como los lugares en los que cazaba el rey –una de las formas su jurisdicción sobre las relaciones interpersonales, que confor-
de control del territorio- llevó a cabo la creación de un depar- maban la Monarquía, pero en segundo lugar lo hicieron sobre
tamento especializado por el que los soberanos castellanos el territorio. Los catastros modelaron las relaciones sociales y
estructuraron una red de residencias y palacios en los lugares políticas. Los que se realizaron en el siglo XVIII iban dirigidos
de caza y recreo, además de una organización jurisdiccional. De a controlar el ámbito local desde la “administración central”, lo
esta manera, las cacerías dejaron de ser una competencia exclu- que suponía un elemento desestabilizador de los equilibrios
siva del departamento de la Casa Real (montería y volatería) y la políticos y sociales del reino. Con todo, la iniciativa del catastro
construcción y renovación de los Sitios Reales hizo necesario constituye un cambio cualitativo en el proceso de centralización
la creación de un organismo que coordinase el gobierno de los y un cambio de las bases tradicionales de los sistemas monár­
mismos: la Junta de Obras y Bosques. quicos europeos (comenzando por los estamentos), anunciando
Tradicionalmente se ha considerado que la Junta fue la aparición de una nueva forma de estructura social, que con­
establecida el 5 de mayo de 1545. Así lo afirmaron los cronistas llevaba el cambio del sistema cortesano al Estado liberal.
que han escrito sobre el tema. No obstante, parece que se inició
en el contexto de reformas de las casas y residencias reales que, José Martínez Millán
a partir de 1534 se llevaron a cabo. De la organización adminis­
trativa de los Sitios Reales que comenzó, a partir de 1537, no
Entre Reales Sitios de España,
“Coronas de delicias”
de los Saboya y residencias
napolitanas
de los Borbones

El estudio de la corte no puede prescindir de conside-


rar el ambiente urbano o natural en el que ésta se inserta o al
cual ella se contrapone. Tradicionalmente, quienes han presta-
do atención a estos aspectos, con una gran riqueza cuantitativa
y cualitativa, han sido los historiadores del arte o arquitectos,
los cuales han tenido como objeto de análisis la forma urbis, las
rectas viarias, los espacios públicos extra palatinos, los signos
del poder diseminados sobre el “territorio”, los legados entre
los lugares sagrados y el palacio del príncipe, así como los espa-
cios festivos; lo que no se corresponde, hasta los últimos años,
en un igual interés por parte de los historiadores; sobre todo
para los espacios festivos, para los cuales, la arquitectura de los
palacios o los diferentes sitios reales, en sentido amplio, con-
stituyen un aspecto accesorio de la “estatalidad”, más que una
expresión de la magnificencia principesca.
Esto ha hecho que la validez ideológica, la semántica sa-
grada y la evidencia de cómo construir el espacio político hayan
permanecido en una especie de tierra de nadie, por este motivo
en la historiografía sobre tales temas prevalecen las monografías
sobre los Sitios reales desde el punto de vista artístico-histórico.
La pluralidad de modos, de elementos y de léxicos a tra-
vés de los que la ciudad y el territorio, en el conjunto de sus
componentes, o los espacios de poder viene transformada en
un sistema de signos multiforme, polisémico y modulado por
diversos niveles de percepción, redundan en el hecho de la ar-
quitectura y en los lugares y sitios reales de esparcimiento de
los soberanos, digna de ser tenida en cuenta entre las fuentes
fundamentales para el estudio de la política.
Se parte, en esto, del presupuesto que la arquitectura no
puede ser puesta sobre el mismo plano de las artes plásticas y
Diego Velazquez
Philip IV hunting Wild Boar (La Tela Real), detail
London, The National Gallery.
Siti reali in Europa 30 F. Labrádor Arroyo, P. Rossi Entre Reales Sitios de España 31

figurativas, como simple idioma de la representación del poder. Al mismo tiempo, los cambios operados en la corte mofidicaron
Sus características no hacen un fenómeno bastante más com- el funcionamiento y “lustre” de los Reales Sitios, como resulta
plejo en sentido político, porque es el arte universal que asume lógico, y tuvieron un claro reflejo en el ceremonial y el estilo ar-
en sí todas las otras, porque constituye la expresión más genu- tístico de dichos lugares, para adecuarlos a las nuevas realidades
inamente pública, explícita y visible imponente de la ideología y necesidades. El siglo XVII fue el siglo del Barroco, en el cual
política, porque moviliza recursos humanos y financieros de en- las estructuras urbanas se fueron adecuando a ser espacios des­
tidad inconmensurablemente más grandes respecto a las otras tinados a las Fiestas, en especial en aquellos lugares dónde iba
artes. Pero toda arquitectura tiene un consenso político por la a estar presente tanto la familia real como los personajes y corte
correspondencia entre diseño urbano, orden social e idea de que les servían.
buen gobierno, porque – siendo la actividad por excelencia en El siglo XVIII, por su parte, supone un cambio significati-
que se sintetiza la magnificencia – a través de ella se mezcla el vo en lo que respecta a los Sitios reales, pues su planteamiento,
interés de virtú de un príncipe. como señaló Tovar Martín, se llevó a cabo desde criterios au-
Las construcciones arquitectónicas, las intervenciones tónomos, desde el valor del límite del espacio natural, desde el
urbanísticas difusas o circunscritas en el territorio, los proyec- ordenamiento territorial como hecho urbano, desde la relación
tos más o menos orgánicos y la ciudad ideal (más o menos tra- dialéctica de ciudad y de campo o desde la ambición culta y
ducida a la práctica), son parte integrante del ejercicio del poder laboriosa de congregar sabiamente las artes en su dimensión y
principesco y no meros fenómenos mecanicistas; son códices aparato formal, lo que se observa, por ejemplo, en Aranjuez, El
constitutivos de la autoridad y no efímera representación de la Pardo o la Casa de Campo. Es en este siglo, además, se terminan
misma. El acto de construir y del actuar político están siempre o desarrollan muchos de los grandes conjuntos como La Granja
íntimamente unidos. (fundada en 1720), que sustituyó a Valsaín, Riofrío (antojo de la
En este sentido, desde la metodología de los estudios de reina Isabel de Farnesio) o el Real Sitio de San Fernando de
la Corte, los Sitios Reales de los monarcas europeos cobran un Henares, así como la construcción del nuevo Palacio Real de
significado mucho más relevante al hecho puramente artístico Madrid (obra de Juvarra, Sacchetti y Sabatini), que sucedió al
y se sitúan en el contexto de la formación y evolución de las viejo Alcázar de los Austrias, incenciado en 1734. Asimismo, en
Monarquías. Estos lugares sirvieron de estancia a los reyes y a esta centuria, sobre todo con Carlos III, se procedió a desvincu-
sus cortes ambulantes durante la Edad Media, reconociéndose lar algunos de los sitios más antiguos y con excaso uso, cedien-
la propiedad sobre ellos. En el caso de la Monarquía Hispana, do su uso al ejército, caso del Alcázar de Segovia, o a la iglesia,
cuando Carlos V llegó a la Península (1517) se encontró práctica­ como el Alcázar de Toledo.
mente hecho e integrado en el Patrimonio Real un sistema de Los diferentes programas llevados a cabo en los sitios
casas reales, con sus edificios y espacios de servicio. En Castilla reales se extienden también al territorio, tanto en aspectos
estos lugares serían, sobre todo, los Alcázares de Segovia, Madrid, experimentales agrícolas y hortelanos con preocupación cien-
Toledo y Sevilla, la Alhambra en Granada y los cazaderos de El tífica, como en un experimentalismo arquitectónico urbano de
Pardo, Valsaín, Aranjuez, Soto de Roma en Granada y el Lomo carácter rústico de gran variedad lingüística, relacionando la ar-
del Grullo en Sevilla. Si bien, con el asentamiento de la corte en quitectura y la naturaleza con base en la cultura clásica. Llevó,
Madrid (1561) las visitas a estos lugares se hicieron más esporá­ asimismo, a importantes cambios en la organización agraria y
dicas y algunos de ellos cumplieron unas funciones de comple- valor funcional de los espacios aledaños. Así, es difícil enten-
mento a la Corte: lugares de recreo para determinadas estacio- der obras como la Real acequia del Jarama, sin tener presente
nes (desde entonces, hasta Isabel II (siglo XIX) los reyes seguían, que una parte del trazado de la misma pasa por el Real Sitio
como el sol, un curso regular alrederor de estos espacios. Así, a del Gózquez, ligado al entramado Escurialense por decisión de
comienzos de año la corte se desplazaba a El Pardo, donde se Felipe II, y que buena parte de los productos de esa vega ten-
pasaba el invierno, se regresaba a Madrid para la Pascua; después drían como destino en conjunto de Aranjuez. Importante en la
se iba a Aranjuez a disfrutar de la primavera, en verano iban a centuria de las Luces respecto al siglo anterior será también
Valsaín – después, tras su incencio, la Granja – , donde salían que algunos de Sitios Reales, como es el caso del Soto de Roma,
en octubre para El Escorial, donde permanecía hasta comienzos quedarán incluidos en un plan de reforma de usos y autofinan-
de diciembre, cuando se regresaba a Madrid.), cotos de caza, etc. ciación que diseña e implemente el Secretario de Hacienda,
Siti reali in Europa 32 F. Labrádor Arroyo, P. Rossi Entre Reales Sitios de España 33

primero de Felipe V y después de Fernando VI, don Cenón de los Austrias y como fue, poco a poco, adecuándolo a su estilo,
Somodevilla, I marqués de la Ensenada. creando pequeños lugares y estancias donde pasaba con agrado
Los sitios reales, por tanto, nos muestran la evolución de la buena parte de su tiempo, como son la Pieza de Furias, la refor-
organización política de la Monarquía, al tiempo que estructuran ma de la capilla o el Salón Grande. Por último, en el trabajo de
y organizan un gran espacio “cortesano” que polariza territorios los profesores Camarero y Urteaga, siguiendo esta aproxima-
y poblaciones aledañas y transforma y reestructura paisajes. El ción interdisciplinar de los Sitios Reales (historia, arquitectura
siglo siguiente supone la desaparición de algunos de estos luga- y geografía), a través de una documentaticó inédita, de extraor-
res y la desmembración de su entorno, pero, desde el punto de dinario valor geográfico e histórico, analizan el levantamiento
vista del investigador, tiene como ventaja que de algunos de ellos cartográfico del Real Sitio de San Ildefonso – sitio real por an-
se levanta una cartografía de gran interés escasamente estudiada tonomasia del primer rey Borbón, Felipe V –, y su anexo el Real
y buena parte desconocida que recoge el punto de inflexión en bosque de Riofrío, para conocer su influencia sobre el territorio
los usos y paisajes de algunos de esos espacios. aledaño y su evolución geo-histórica desde sus orígenes.
En este sentido, Hortal Muñoz realiza una panorámica de
la evolución del personal de los Sitios reales de Castilla desde Félix Labrádor Arroyo
los últimos Habsburgo hasta tiempos de los primeros Borbones,
con el fin de observar a través de esta visión cómo el reinado de
Felipe IV dio inicio a una tendencia que continuaron sus suce- En Europa, entre España e Italia, a través de las principa-
sores; que era que dichos lugares pasaron de ser la periferia del les capitales europeas como Madrid, Turín y Nápoles: son estas
sistema de Corte a estar integrados en el mismo, fundamental- las etapas de un viaje imaginario propuesto por las páginas del
mente, por la relevancia de los mismos (los Sitios Reales); pro- libro, donde se entrelazan y se desarrollan “historias” notas y
ceso que debemos insertar en el contexto de las reformas que contribuciones renovados de lectura sobre el fenómeno de los
iba a sufrir la Monarquía y de la crisis del sistema que integró “Reales Sitios”. Entre los temas se distinguen el estudio de la
y articuló la Monarquía Hispana desde tiempos de Carlos V. El “corte” como un exemplum del poder y de su representación; la
análisis se detiene en el reinado de Felipe V, cuando el modelo organización del territorio y de los centros de producción como
anterior, comienza a modificarse, si bien no se modificó el tipo lugares de posible desarrollo económico; la historia de las ar-
de personal adscrito a estos sitios reales hasta el reinado de Car- quitecturas, del encargo y de los artistas; el análisis de las zonas
los III, mediante la creación del sistema de Sitios Reales y su urbanas y de los originales aspectos productivos; la literatura, la
incorporación a la vida cotidiana de los reyes y su Corte a través iconografía histórica y también el análisis del territorio, a veces
de las Jornadas Reales. A continuación, en mi estudio se analiza irreversiblemente transformado, recuperado/a recuperar y valo-
la evolución del gremio de la caza de la volatería a lo largo del si- rizado/a valorizar en el paisaje contemporáneo.
glo XVII, en un momento de reconfiguración de la corte y de los Las “historias” de estas arquitecturas extraordinarias son
sitios reales, de una grave crisis económica y de crisis de identi- revisadas a la luz de modelos y de estudios que ponen el modelo
dad, de diseño del modelo de gobierno. La volatería, junto con cortesano al centro de las relaciones de poder y de la definición
la montería, era uno de los departamentos de la casa real encar- de un “esprit de systéme”. Nuevas contribuciones y otras consi-
gado de cubrir las necesidades cinegéticas del monarca, cuya ac- deraciones marcan, aparecen y se suceden sobre temas que a lo
ción se llevaba a cabo en los sitios reales (muchos de los mismos largo del siglo XX y hasta hoy en dia, han tenido gran éxito de
tuvieron su origen en sus magníficas cualidades cinegéticas). crítica y amplia producción historiográfica.
Por su parte, Castaño Perea presenta en su trabajo las re- La secuencia de los contribuciones – que presentan ra-
formas arquitectónicas que Felipe V llevó a cabo en el Alcázar sgos caracterizados por similitudes y implicaciones históricas
de Madrid desde comienzos de su reinado hasta 1734, fecha del comunes – imponen la necesidad de estudiar el fenómeno de
incendio del viejo alcázar, tras resumir, en la primera parte, las las residencias reales y de caza en su conjunto y luego llegar a la
transformaciones documentadas de dicho lugar desde su ori- lectura de las transformaciones arquitectónicas como resultado
gen como alcazaba árabe hasta ser la sede de la dinastía de los final de una compleja y general dinámica cultural.
Habsburgo. En su análisis, describe como Felipe V, en contra de Asì surgen a través de las páginas del libro, leyendo frag-
la visión tradicional, no estaba tan a disgusto con el palacio de mentos y mirando a la iconografía, contaminaciones y referen-
Siti reali in Europa 34 F. Labrádor Arroyo, P. Rossi Entre Reales Sitios de España 35

cias inmediatas que pertenecen a los rasgos comunes de una Castanò, que es “trait d’union” con la sección de los estudiosos
cultura europea dominante entre los siglos XVII y XVIII. españoles. El volumen concluye con un apéndice documental
Los palacios del poder, las residencias de caza y las pers­ sintético de informes de viajes recopilados por Matteo Borriello
pectivas de arreglo territorial siguen siendo hoy en día, en y una bibliografía de las obras citadas en las notas por todos los
España y en Italia, los lugares peculiares de un patrimonio cul- autores, escrita por Luciana Trama.
tural único. Dejamos a la curiosidad del Lector la oportunidad de em-
Nuevos aspectos, por tanto, nacen da la idea de implicar a prender un recorrido, de Madrid a Turín y por fin a Nápoles, en
académicos de diversas universidades de España y de Italia (Rey una especie de itinerario imaginario entendido como un “viaje
Juan Carlos y Autónoma de Madrid, de Alcalá, Universitat de cultural” temáticos, que es también la propuesta de un “Real
Barcelona; Politecnico di Torino y las universidades de Campa- Tour”, que sigua los pasos de los Viajeros que han visitado du-
nia: Federico II, Seconda Università y Suor Orsola Benincasa di rante más de dos siglos, los palacios reales y los sitios, viviendo
Napoli), con la contribución de instituciones culturales, como el plenamente “lugares del alma” y “memoria de l’antiguo”.
Consorzio La Venaria Reale di Torino y el Instituto Universitario
de la Corte en Europa – IULCE. Pasquale Rossi
Un intento de comparar tanto las escuelas historiográfi­
cas quanto las “historias” escritas por diferentes disciplinas en
la huella de una rica tradición de investigación académica y de
posibles/futuras estrategias de planificacion.
Por supuesto, este volumen no puede y no quiere ser
exhaustivo sobre un tema que ha cautivado a generaciones de
estudiosos, pero supone representar sic et simpliciter un invito a
una relectura ilustrada que ha sido posible gracias a la generosa
contribución de la Fundación Roma-Mediterraneo que promo-
vió la realización de la idea del estudio.
Una base para la colaboración futura. Un “trabajo en cur-
so” para la investigación (open data source) utilizando los len-
guajes multimediale contemporáneos y la comunicación con-
temporánea, para ser puesto al servicio del conocimiento, para
la valorizaciòn de los sitios y el desarrollo de un turismo cultu-
ral dirigido a un futuro proyecto comun.
Por eso se pasa – después de una sección dedicada al ex-
traordinario sitio de San Leucio por Fernando IV de Borbón,
con ensayos de Lucio d’Alessandro y Fabio Mangone – a los
Reales Sitios de España (con una sección dedicada a los estu-
dios sobre Madrid y sus alrededores ya descrita anteriormente)
a las “Coronas de Delicias” de los Saboya (Turín y alrededores)
analizadas en los ensayos de Andrea Merlotti y Paolo Cornaglia,
y luego a los Sitios Reales de Nápoles y de sus alrededores.
En la sección napolitana se encuentran: la síntesis de las
obras de Carlos de Borbón en Nápoles sobre la cuestión de la
residencia y de la caza y también la representación del paisaje
y la fortuna crítica de la iconografía, propuesta e ilustrada en el
trabajo de Salvatore Di Liello; pero sobre todo la importancia
de las residencias borbònicas como lugares estratégicos desti-
nados a la producción, efectivamente descritos por Francesca
Territorio,
organizzazione sociale lucio d’alessandro
e produzione San Leucio
Un progetto sociale
e culturale

«(...) Oltre i padri, e le madri di famiglia, che


travagliano, sono già impiegati nelle manifatture
molti figliuoli, dell’uno e dell’altro sesso (...). Essendo
voi dunque tutti artisti, la Legge che io v’impongo,
è quella di una perfetta uguaglianza.
(...) Questa norma, e queste leggi da osservarsi dagli
abitanti di S. Leucio, che da ora innanzi considerar
si debbono, come una medesima famiglia, son
quelle, che Io quì propongo, e distendo, più in forma
d’istruzione di un Padre a’ suoi figli, che comandi di
un Legislatore a’ suoi sudditi. (…)
Questa è la legge che io Vi do per la buona condotta
di vostra vita. Osservatela, e sarete felici.»

Ferdinando IV di Borbone
1789
Premessa 1
Il presente saggio è una
riedizione, riveduta e aggiornata, di un
contributo già apparso negli Annali
Sull’Origine di S. Leucio e dei suoi progressi tanto è stato dell’Università Suor Orsola Benincasa
nel 2009: l. d’alessandro, L’utopia di un
scritto, indagato e analizzato da diverse angolature, con focus
re tra gestione degli spazi e contraddizione
disciplinari variegati che inevitabilmente si intrecciano nella dei tempi, pp. 69-81.
narrazione di un sito unico che rappresenta in modo emblema-
tico l’“utopia di un re tra gestione degli spazi e contraddizione
dei tempi” 1.
Ma è anche lo straordinario fascino dei Reales Sitios e della
bellezza di un territorio tra le “delizie di Caserta”, la nuova capi-
tale del regno di fondazione carolina, il successivo esperimento
ferdinandeo di fondare una nuova Colonia, ispirata dall’“illumi-
nazione sovrana” nel tentativo di governare lo spirito “rivoluzio-
nario” del tempo, proprio nel 1789.
Sono temi intriganti che tuttora rappresentano un ter-
reno di discussione e di studio, di recupero delle fonti storio-
grafiche, documentarie e iconografiche per le quali sarebbe
necessario istituire e progettare una banca dati aperta sul web,
consultabile e aggiornabile. Un progetto di “Cultural Open
Sources” per archiviare documenti, recuperare ricerche, im-
magini storiche e attuali, e per aprire possibilmente un porta-
le della cultura europea sul tema delle residenze reali e della
caccia come strumento di potere/rappresentazione delle corti
europee, e come momento fondamentale di sviluppo e valoriz-
zazione del territorio.
Un tema comune della cultura europea che è alla base
della collaborazione scientifica e didattica stipulata con l’Uni-
versidad Rey Juan Carlos de Madrid e con gli studiosi spagnoli,
che insieme ad altri ricercatori italiani, hanno contribuito alla
stesura di questo volume.
1.
La statura marmorea di Ferdinando IV nel
complesso di San Leucio.
(foto di F. Soprani)
Il sito reale di San Leucio 40 Lucio d’Alessandro San Leucio. Un progetto sociale e culturale 41

Aspetti storici e sociologici si coniugano simbolicamente


con la progettazione degli spazi e con le forme delle nuova città
ispirate alle teorie sullo sviluppo urbano in età illuministica.
Il disegno della nuova città ferdinandea – i cui abitanti
dovevano godere degli stessi diritti e doveri – era basato su una
forma circolare, secondo un ideale di eguaglianza in assoluta
aderenza a idee di utopia sociale, già sperimentate in Francia
2. da C. Nicolas Ledoux per le Saline Reali di Arc et Senons nella
Frontespizio di Origine della popolazione di
S. Leucio... di Ferdinando IV Re delle Sicilie, con foresta di Chaux durante il regno di Luigi XV. Il progetto di una
testo a fronte in latino, edizione del 1792, curata da nuova città basata sul lavoro, con condizioni di vita egualitaria
Vincenzo Lupoli, stampata per sovrana autorizzazio-
ne, dalla Tipografia di Michele Migliaccio. per tutti gli abitanti, avviato nel 1771, che però era rimasto co-
munque incompiuto.
La creazione dello “Statuto Leuciano” con il borgo pro-
duttivo ideale voluto dal sovrano si inserisce proprio nel sol-
co di questa esperienza europea e delle nuove idee del tempo
grazie anche alla fortuna critica e alla circolazione dei disegni un impianto urbano di forma tonda con la costruzione di una 2
Si confrontino a titolo di
degli architetti che, in litografia, avevano avuto una vasta dif- piazza centrale e con spazi contigui destinati a un teatro e a una bibliografia essenziale: Notizie del bello,
dell’antico e del curioso della città di
fusione. Ma allo stesso tempo viene recuperata una tradizione chiesa. Tra le strade radiali definite dalle costruzioni continue si Napoli per li Signori Forastieri raccolte
appartenente ai Borbone spagnoli improntata sullo sviluppo di dal canonico Carlo Celano napoletano,
doveva realizzare un tipo edilizio che, secondo il progetto attri-
Napoli 1792, a spese di S. Palermo; f.
centri autosufficienti intorno alle residenze reali, favorendo così buito a Francesco Collecini, era basato su un modello di case a patturelli, Caserta e S. Leucio, Napoli,
1826; g. tescione, Statuti dell’arte della
la creazione strutture atte a nuovi processi di occupazione e in- schiera composto da singole unità abitative. La residenza (a due
seta a Napoli e legislazione della Colonia
tegrazione delle classi popolari e alla crescita del territorio. piani) era formata da un piano terra (lievemente sottoposto al di S. Leucio, Napoli, siem, 1933; id., S.
Leucio e l’arte della seta nel Mezzogiorno
Un aspetto che si ritrova nella letteratura sul tema e che, piano del livello stradale) con annesso giardino nella parte re- d’Italia, Napoli, Montanino, 1961;
in questo volume, appare in modo ancora più nitido grazie ai trostante e due vani per ciascun livello (inferiore e superiore). In e. battisti, S. Leucio presso Caserta,
recupero di un’utopia, in «Controspazio»,
contributi pubblicati dai colleghi spagnoli. corrispondenza dell’ingresso dell’abitazione era posto un telaio n.4 (1974), pp. 50-60; aa.vv., S. Leucio.
Il progetto di San Leucio, un’“utopia sociale e cultura- per la tessitura, lavorazione della seta e la produzione manifat- Archeologia, storia, progetto, Milano,
Il Formichiere 1977; g.c. alisio,
le”, intrapresa nell’ultimo quarto del XVIII secolo, prevedeva turiera, cui partecipavano tutti gli abitanti della città 2. Urbanistica napoletana del Settecento,
Una città ideale basata sul lavoro, sulla produzione della Bari, Dedalo libri,1979, pp. 41-43. Su
recenti acquisizioni e per l’analisi delle
3. seta, un virtuoso exemplum che doveva garantire alla comuni- fonti documentarie esistenti presso
Dettaglio della tavola topografica di Caserta e
dintorni, allegata al volume di Ferdinando Patturelli, tà di “artisti” le stesse condizioni e la stessa qualità della vita l’Archivio della Reggia di Caserta e
altre sedi archivistiche si veda: Alle
Caserta e San Leucio, Napoli, dalla Reale Stamperia, nell’osservanza quotidiana della carità cristiana e delle leggi so- origini di Minerva trionfante. Caserta e
1826.
vrane promulgate dallo statuto leuciano. l’utopia di S. Leucio. la costruzione dei
4. Siti Reali borbonici, a cura di i. ascione,
Caserta e dintorni, planimetria allegata al volume di g. cirillo, g.m. piccinelli, con una
Ferdinando Patturelli, cit., 1826. prefazione di L. Mascilli Migliorini,
Roma, Ministero per i Beni e le Attività
Sulle “origini e utilità” del sito Culturali. Direzione Generale per gli
Archivi, 2012.
3
Il primo insediamento di San Leucio risale al 1773, quando ferdinando iv di borbone, Origine
della popolazione di San Leucio e suoi
Ferdinando IV, re di Napoli, resosi conto che “le delizie di Ca- progressi fino al giorno d’oggi colle
serta” e della magnifica reggia, voluta dal padre ed edificata dal leggi corrispondenti al buon Governo di
Essa, Napoli, nella Stamperia Reale,
Vanvitelli, troppo somigliavano al rumore della città di Napoli e MDCCLXXXIX, p. III.
della sua vociferante Corte, decise – come egli stesso ricorderà
nel suo opuscolo sulla Origine della popolazione di S. Leucio, pub-
blicato nel 1789 – di scegliere, nella «villa medesima (...) un luogo
più separato, (...) quasi un romitorio» che più lo predispones-
se «alla meditazione ed al riposo dello spirito» 3. A una siffatta
Il sito reale di San Leucio 42 Lucio d’Alessandro San Leucio. Un progetto sociale e culturale 43

esigenza gli parve senz’altro corrispondere il comprensorio di nel 1789, allorché il Sovrano istituì formalmente la colonia, pro-
San Leucio, che era entrato, con tutto il feudo casertano, a far mulgandone altresì le leggi, erano divenuti addirittura 214! Fu
parte della proprietà della Corona in forza dell’acquisto fattone così che Ferdinando, secondo quanto egli stesso racconta, pen-
nel 1750 dall’augusto genitore Carlo unitamente alla consorte, la sò di stabilire nel suo antico casinetto, onde evitare la crescita di
regina Amalia, dalle mani dell’antico feudatario, il conte Miche- una «pericolosa società di scostumati», «una casa di educazione
langelo Gaetani d’Acquaviva. Immediatamente confinante con pe’ figliuoli dell’uno e dell’altro sesso» 6. L’origine della colonia
il parco della reggia vanvitelliana, dal cui fondo vi si accedeva, si lega dunque all’idea di una scuola: non sembra inutile qui
quell’area già ospitava l’antico casino del Belvedere, edificato da- sottolinearlo, ora che il sito è rinato negli ultimi anni soprattut-
gli Acquaviva secondo la moda delle nobili dimore di campagna to come insediamento formativo universitario!
di tradizione rinascimentale, le quali dovevano, tra rovine più o Il regale racconto prosegue con la riflessione che la po-
meno autentiche, boschetti e rigagnoli, unire alla bellezza delle polazione leuciana, benché “ben educata”, non avrebbe potuto,
fabbriche – l’amenità della natura, così da rendere possibile ai una volta giunta a maggiore età, far altro che rimanere oziosa,
nobili abitatori il non meno nobile otium di tradizione classica. ovvero abbandonare il sito e, con esso, il Sovrano che tanto si
Prima destinazione del sito fu per Ferdinando quella di era prodigato per loro: non sarebbe stato in effetti possibile as-
riserva di caccia (a questo fine si provvide anche a murare il segnarne al servizio reale che un numero esiguo. Di qui l’idea
bosco perché la cacciagione non potesse sfuggire) così come di “ridurre quella popolazione” in crescente aumento (eviden-
era avvenuto anche per la Reggia sulla collina napoletana di temente sempre per la favorevole prolificazione prodotta dalla 6.
Capodimonte, e per scopi appunto venatori re Ferdinando fece bontà dell’aria) come «utile allo Stato, utile alle famiglie, ed utile La facciata del casino del Belvedere di San Leucio.

dunque costruire un ulteriore apposito casino, adibito (anche) a finalmente ad ogn’individuo di esse in particolare».
dimora rustica sua e della regina Maria Carolina d’Austria. L’e- Nasce così, nel segno dichiarato di una paterna solleci-
6
dificio cessò, tuttavia, di essere usato come abitazione, allorché tudine, ma altresì di un tre volte ribadito principio di utilità, e Ivi, p. V.
7
nel 1778 ebbe a morire l’erede al trono, il principino Carlo Tito quindi di economia, l’idea presto realizzata di una fabbrica per Origo Colonie S. Leucii eiusque
ad praesentem diem progressus cum
di appena tre anni. la produzione specializzata della seta. legibus quae rectam ipsius spectant
5. A partire da quella data, abbandonato lo scenario di ri- Il progetto della nuova città non venne mai realizzato, tut- procurationem Ferdinandi IV Siciliarum
Antico telaio per la tessitura della seta. Regis. Versio latina operis auctore
(foto di F. Soprani) cordi così tristi, si provvide al restauro, quasi alla riedificazione tavia nel 1789 erano cosa compiuta tanto la manifattura quanto Vincentio Lupoli iuris professore,
(tanto l’intervento fu radicale) dell’edificio degli Acquaviva, se- la Colonia, sicché il re in persona potette accingersi a scrivere theologo civitatis neapolitanae, et regii
cleri esaminatore ad exemplar italici
condo un generale progetto di Francesco Collecini, che nel 1776 a suo nome il già ricordato opuscolo sulla Origine della Popo- primum textus, qui alterna heic pagina
aveva trasformato il sontuoso salone delle feste del casino degli lazione di S. Leucio e suoi progressi fino al giorno d’oggi colle leggi praeponitur, Neapoli MDCCCLXXXIX, e
in addenda all’anno originario la data
Acquaviva in Chiesa Parrocchiale intitolata a San Ferdinando re, corrispondenti al buon governo di essa. del 1792, stampato da Typographio
facendovi sistemare due lapidi latine, una a memoria dell’antica La stampa dell’opera fu commessa originariamente (in Michaelis Migliacci (Speciali
Augustissimi Regis adprobatione). Nella
edicola di San Leucio, l’altra dedicatoria della Chiesa a San Fer- stretta segretezza) in soli 150 esemplari iniziali pubblicati dalla prima pagina stampata del volume,
dinando. Altre parti della ristrutturazione saranno affidate poi Stamperia Reale. Una pubblicazione regale che, nelle dinami- una sorta di bottello, è riportata la
seguente scritta: «Legislazione di S.
all’architetto Domenico Brunelli, e successivamente a Giovanni che culturali del tempo – si ricordi il volume Dichiarazione dei Leucio in italiano e latino con delle
note», in apice allo stemma borbonico.
Patturelli 4, affinché divenisse una consona dimora del Sovrano disegni del Reale Palazzo di Caserta alle sacre reali maestà di Carlo
Anche il frontespizio del volume
che, nonostante la disgrazia, non cessò di amare quei luoghi. Re delle Due Sicilie... e di Maria Amalia di Sassonia Reggia di Ca- (in pagina verso) riporta la versione
italiana, mentre la traduzione latina è
Ferdinando IV nello “Statuto” riferisce di come l’origina- serta, curato da Luigi Vanvitelli nel 1756, ancora per i tipi della
in pagina recto.
ria popolazione di cinque o sei individui da lui insediati «per la Stamperia Reale, che aveva garantito una straordinaria fortuna
custodia del Bosco, e per aver cura del [...] casinetto, delle vigne, critica al progetto di quella che era stata indicata come la nuova
piantazioni, e territorj in esso recinto incorporati» si sia pro- capitale del regno napoletano sull’esempio di Versailles – assi-
gressivamente accresciuta fino a raggiungere il numero di 134, curò al progetto leuciano un’ampia risonanza.
«attesa la favorevole prolificazione prodotta dalla bontà dell’aria, Infatti le stesse Osservazioni ferdinandee furono riedite
4
e dalla tranquillità e pace domestica, in cui viveano» 5. nel 1792, con una traduzione in latino e testo a fronte curato
Per le notizie sugli architetti della
fabbrica, ed in particolare sul Patturelli Bontà dell’aria dunque davvero straordinaria se, ben pre- dall’abate Vincenzo Lupoli, anche vescovo di Telese. Un’impre-
(1770-1849), si veda b. morello, sto, gli abitanti, dall’originaria mezza dozzina (ma si erano aggre- sa editoriale, di grande impatto divulgativo, che come riportano
L’architetto Giovanni Patturelli e il
Real sito di S. Leucio, Edizioni Saletta gate altre famiglie) avevano ampiamente superato il centinaio, e le fonti fu poi tradotta anche in altre lingue 7.
dell’Uva, 1992; id., La Cappella Reale
di S. Ferdinando Re al Belvedere di S.
Leucio, San Leucio, 1993.
5
ferdinando iv, op. cit., cap. V.
Il sito reale di San Leucio 44 Lucio d’Alessandro San Leucio. Un progetto sociale e culturale 45

Dalle indicazioni sovrane riportate nel volume emerge l’i- Né si lesinò per procacciare – almeno all’inizio – la migliore ma- 9
Sul tema cfr. d. grimaldi,
dea sociale e innovativa, al passo con i tempi, del borgo e circa nodopera specializzata, sia pure proveniente da altri Regni (Pie- Osservazioni economiche sopra la
manifattura e commercio delle sete nel
l’“Utilità” (allo Stato, alle famiglie, all’individuo) del nuovo inse- monte, Lombardia, Francia) 9. La fabbrica potè così, ben presto, regno di Napoli, Napoli, Giuseppe
Maria Porcelli, 1780; o. bordiga, Notizie
diamento: giungere in produzione riuscendo anche a formare al proprio
storiche sulla bachicoltura e sulla industria
interno un ceto operaio specializzato che lavorava in parte nel- serica nelle province napoletane, Napoli,
«(…) Utile allo stato, introducendo una manifatturia di sete Cooperativa Tipografica,1910.
la manifattura e, in parte, a domicilio degli operai producen-
grezze, e lavorate di diverse specie finora quì poco, o malamen- 10
b. morello, L’architetto Giovanni
do, come è possibile verificare dai numerosi manufatti tuttora Patturelli..., cit., p. 42.
te conosciute, procurando di ridurle alla miglior perfezione
conservati, materiale serico di altissima qualità. Naturalmente
possibile, e tali da poter servir di modello ad altre più grandi.
occorse un sempre maggiore sviluppo edilizio della colonia con
Utile alle famiglie, alleviandole da’ pesi, che ora soffrono, e
la costruzione della filanda, degli incannatori, dei filatorii (locali
portandole ad uno stato da potersi mantenere con agio, e senza
tecnici, ai quali tutti si accedeva – è da notare – direttamente
pianger miserie, come sinora è accaduto in molte delle più nu-
dall’appartamento del Re) e poi, ancora, di due lunghi casamen-
merose ed oziose, togliendosi loro ogni motivo di lusso coll’u-
ti a schiera destinati ad abitazione delle famiglie leuciane. Essi
guaglianza, e semplicità di vestire; e dandosi a’ loro figli fin dalla
furono detti quartiere San Carlo e quartiere San Ferdinando (la
fanciullezza mezzo da lucrar col travaglio per essi, e per tutta la
fantasia non abbondava). È noto come il Borbone si spingesse
famiglia, del pane, da potersi mantenere, con comodo e polizia.
a vagheggiare la realizzazione nella zona, e precisamente «nella
Utile finalmente ad ogni individuo, in particolare, perché dal-
campagna sottoposta al casino Reale» 10, di una «intera ridente e
la nascita ben educati da’ loro genitori; istruiti in appresso nelle
simmetrica città», chiamata, guarda caso, Ferdinandopoli. La città,
Scuole Normali, già da qualche tempo con profitto introdotte;
progettata, a quanto pare insieme, dal Sovrano stesso e dall’archi-
ed in ultimo animati al travaglio dall’esempio de’ loro compagni
tetto Collecini, avrebbe dovuto svilupparsi attorno ad una grande
e fratelli, e dal lecco del lucro, che quelli ne percepiscono, si
piazza circolare del diametro di circa 680 palmi (circa 160 metri)
ci avvezzeranno, e talmente si ci affezioneranno, che fuggiranno
il cui centro era a “perfetto introguardo” con il centro del casino 7.
l’ozio padre di tutti i vizj; da’ quali infallibilmente ne sarebbero
Reale, in un punto dove avrebbe dovuto collocarsi, come effet- Il cortile del casino del Belvedere di San Leucio.
nati mille sconcerti, lasciando inoperosa tanta gioventù, che ora (foto di F. Soprani)
siam sicuri di evitare, perché giunti di mano in mano questi bra-
vi, e belli giovinetti, e fanciulle all’età adulta e propria, venendosi
ad accoppiare, aumenterà sempre più questa sana, e robusta Po-
polazione, composta al giorno di oggi di 214 individui.
Oltre i padri, e le madri di famiglia, che travagliano, sono già
impiegati nelle manifatture molti figliuoli dell’uno, e dell’altro
sesso, ed in una famiglia, che ne ha alcuni grandi, bastantemen-
te buoni artefici, il loro lucro giornale va da 10 a 12 carlini. (...)» 8

All’idea presto fece séguito l’attuazione, provvedendosi


ad impiantare una manifattura comprendente tutte le fasi della
lavorazione della seta, dall’allevamento dei bachi e produzione
di bozzoli (attività questa affidata in parte ai contadini di Terra
di lavoro che ricevevano dalla manifattura i semi-bachi) fino alle
varie fasi della filatura della seta greggia, della torcitura, della
tessitura in un’ampia varietà di pregiate trame e, infine, della
tintura. A questo fine non si lesinarono dalla borsa reale mezzi
né per l’acquisto e la realizzazione di macchine, né per fornire
loro energia (si prolungò apposta il grandioso acquedotto caro-
lino che già aveva prodotto quella vera meraviglia architettonica
di classica semplicità vanvitelliana che sono i Ponti della Valle).

8
Ivi, pp. VII-IX.
Il sito reale di San Leucio 46 Lucio d’Alessandro San Leucio. Un progetto sociale e culturale 47

tivamente fu collocata, una grande statua del Sovrano. Il mito mantenere una condotta che preservasse lo spirito della comu- 11
Origo Colonie S. Leucii, op. cit., p. LI.
borbonico, fattosi illuministico, del Re Sole era tutt’altro che tra- nità sulla “retta via”. 12
Ivi, pp. LIII-LIV.
montato. Dal centro della piazza avrebbero dovuto dipartirsi a È quanto emerge dal capitolo dedicato ai “Doveri Partico-
guisa di raggi tutte le strade di Ferdinandopoli e con lo stesso lari” riferiti proprio alle indicazioni sui “Matrimonj” che dove-
centro venivano circoscritte le altre vie, che le traversavano in vano garantire una struttura sociale basata sull’istituto cristiano
linee di circonferenze. Nella piazza, e precisamente in faccia alla della famiglia e sulla crescita delle generazioni locali. Tra le in-
posizione del real Casino (che si sarebbe tuttavia trovato più in dicazioni prescritte, a tal proposito, si legge:
alto), avrebbe dovuto sorgere la Cattedrale di cui fu realizzato al-
tresì il modello in legno. Di essa si approntò anche la prima pietra, « IV. Essendo lo scopo di questa società, che tutti rimangan
da porre nelle fondamenta insieme alle monete del Regno, con nel luogo; quindi per impegnarli a restare, alle figliuole, che
scolpita la data del settembre 1798. Le truppe francesi prima, la abbian imparata l’arte, e voglion maritarsi fuori, non sarà dato
Repubblica Napoletana dopo, non permisero che il progetto ve- altro, che soli ducati 50 per una volta tantum, a dal momento
nisse portato a termine. La grande storia bussava alle porte dell’i- saranno considerate estere, senza speranza di mai più potervi
sola leuciana e non cesserà di farvi sentire i suoi effetti. tornare.
V. Quando un giovane abitante o artefice, vorrà prender in
moglie una estera, non potrà farlo, se prima quella tal giovane,
Sulla fortuna critica di un’utopia sociale ch’egli vuol sposare, non abbia appreso il mestiere in questa,
o in altra manifattura.» 11
Lo studio dello Statuto Leuciano consente riflessioni in-
teressanti che investono vari versanti disciplinari – così come In tal senso sono riportate sono anche indicazioni per
accennato in premessa –, da cui la straordinaria fortuna criti- l’integrazione sociale della comunità e per preservare le “Origi-
ca di quella che è stata definita come un’utopia sociale. Tra i ni della Colonia”:
vari aspetti di indagine sono da rilevare anche le indicazioni
riguardanti i matrimoni e i legami di vita sociale che gli abitanti « VI. E se assolutamente voglia prendere in moglie una
8. estera, che non abbia arte in mano, dal momento debba uscir
Il complesso del Belvedere di San Leucio.
del sito dovevano osservare secondo i principi ispirati alla vita
(foto di F. Soprani) cristiana; su come gli abitanti della Colonia dovevano vivere e dal luogo, di dove non sarà più considerato come individuo, e
senza speranza di potervi mai più ritornare.
VIII. Essendo lo spirito, e l’anima di questa società l’e-
guaglianza fra gl’individui, che la compongono, abolisco tra
medesimi le Doti, e dichiaro che ciocché da Me sarà per bene-
ficenza somministrato, come di sopra si è detto, in occasione
di matrimonj, sarà solo per premio della buona riuscita, che
gli sposi avran fatta nell’arte, e nel buon costume: beneficenza:
che a loro accorderò col divino ajuto fino alla quarta genera-
zione, dopo di che la dona porterà solo il necessario corredo,
dovendo aver dopo la morte de’ genitori, la parte eguale co’
maschi, come in appresso sarà prescritto.» 12

Ma qual è il senso da dare oggi alle grandi fabbriche, belle


di semplice calce e pietra lavica, sorte nella campagna casertana,
e quale quello da attribuire al complesso di leggi con cui il So-
vrano volle regolarne la vita, aggiungendo ben presto ad esse un
catechismo ragionato dei Doveri verso Dio, verso sè, verso gli altri,
verso il Re, verso lo Stato per uso delle Scuole Normali di San Leu-
cio, un Regolamento interno della fabbrica e perfino un Orario per il
Il sito reale di San Leucio 48 Lucio d’Alessandro San Leucio. Un progetto sociale e culturale 49

tempo della preghiera, Messa ed esposizione del Santissimo, nonché economici e politici del Regno, ponendosi il problema della for- 16
ferdinando iv, Origine della
alcune preghiere appositamente dettate 13. In tali documenti mazione e della centralità della classe manifatturiera, fino ad al- popolazione, cit., pp. XXVII-XXVIII.
17
lora marginale e trascurato, e indicando nel concetto di fabbrica Cfr. l. d’alessandro, Potere
sono minutamente indicati non solo gli orari delle funzioni re-
e scena barocca, Napoli, La Buona
ligiose ma anche quelli in cui, nei diversi mesi dell’anno, «tutti modernamente organizzata la nuova frontiera dell’economia per Stampa, 1993.
andranno a pranzo» o «tutti devono porsi al lavoro», ancora in la Capitale e per il Regno stesso, stabilendo, infine, delle regole di 18
Cfr. c. de seta, Napoli tra Barocco
e Neoclassicismo, Napoli, Electa, 2002.
cui «le figliuole anderanno all’Incannatoio, o, ancora, se dovesse uguaglianza, di autogoverno (l’elezione dei seniori) e delle modali-
camminarsi isolatamente o a due e con quale passo, beninteso tà organizzative all’interno della Colonia assolutamente inusitate
senza fermarsi nei corridoi» e quant’altro. per il resto dei regnicoli.
Che cosa fu dunque veramente il monumento complessivo A mio avviso, il complessivo monumento di pietra (e carta
che continua a guardarci ed incuriosirci, qualche volta a inquie- stampata, considerando il codice leuciano) fu certamente tutte
tarci, da oltre due secoli? Fu semplicemente, come scrisse Croce, queste cose assieme.
un “capriccio di sovrano” 14 che costò moltissimo, come spesso Costituì una formidabile compresenza di antico e moder-
capitava, dei sovrani capricci dei Sovrani assoluti del tempo? Fu no, di spirito di uguaglianza e rigido assolutismo monarchico, di
invece un primo tentativo di socialismo, come affermò nel 1909 il bellezza e amenità dei luoghi naturali e di uso razionale ed eco-
Gori 15 che vi notava soprattutto gli aspetti di proprietà collettiva? nomico degli stessi, rispondendo in maniera propria ad una do-
Fu un’ulteriore dimostrazione, non priva di sentori di pastorelleria manda che ritornerà spesso anche nella cultura moderna: può
arcadica, abbastanza in ritardo sui tempi, dell’assoluto autocrati- mai una fabbrica essere bella? E infatti S. Leucio fu un insieme
smo sovrano che dimostrava, una volta di più, la sua assolutezza di linee rette, proprie di un incombente razionalismo che non
sospendendo, per un’isola di terra da lui voluta come tale (chiusa accetta le tortuose vie del barocco, ma anche di linee curve, al
dall’interno all’esterno e dall’esterno all’interno), le stesse leggi cui centro v’è, sempre, un Re o il suo simulacro. Fu, ancora, una
da lui emanate per il resto del Regno (la terraferma) comparendo- singolare sommatoria di razionalità e di sentimenti paterni che
vi non solo e soltanto come Sovrano legislatore ma anche come non escludevano gli altri, compreso quello d’amore: il matrimo-
padre, come maestro e fonte di felicità. Fu, al contrario, un for- nio nei codici leuciani può aversi quando «un giovane avrà in-
midabile evento di modernizzazione rispetto agli equilibri sociali clinazione per una giovane e nella scelta non si mischino punto
9. i Genitori, ma sia libera de’ giovini» 16. Si perviene alla suprema
Il bagno di Maria Carolina a San Leucio.
(foto di F. Soprani) contraddizione di una fabbrica che non si distingue dalla reale
abitazione, né nel suo aspetto esterno (eppure quanto sforzo
avevano posto i sovrani assoluti nel distinguere le loro proprie
dimore nello spazio e nell’aspetto da ogni altra costruzione) 17, e
neppure al suo interno, giacché, come abbiamo visto, gli appar-
tamenti del sovrano erano direttamente intercomunicanti con
le officine della fabbrica. Uno strano, per molti contraddittorio,
luogo abitato da un Re e dai suoi operai. Non solo una fabbri-
ca, ma anche una fabbrica-reggia: una contraddizione vivente!
Certo vivente perché San Leucio fu operante nelle leggi e nella
frusciante seta che usciva dai suoi telai.

Aspetti e contraddizione dei tempi

In realtà questa contraddizione forse in qualche modo si


13
Tutto il materiale è pubblicato in può spiegare con un carattere originario – e fondante – di quella
m. battaglini, La fabbrica del Re, Roma, cultura meridionale di cui San Leucio fu espressione. Un au-
Edizioni Lavoro, 1983.
14 torevole storico della città ha definito San Leucio “un’utopia
b. croce, La rivoluzione
napoletana del 1799, Napoli, Bibliopolis, realizzata” 18.
1998, p. 36.
15
a. gori, Gli albori del socialismo
(1755-1848), Firenze, Lumachì, 1909, p.
22 e segg.
Il sito reale di San Leucio 50 Lucio d’Alessandro San Leucio. Un progetto sociale e culturale 51

Non certo solo quella dell’Illuminismo in senso stretto di cui 20


a. genovesi, Scritti economici, a
Ferdinando fu tra i più feroci avversari. Neppure vi si può leg- cura di M.L. Perna, vol. II, Napoli,
Istituto Italiano per gli Studi Filosofici,
gere il progetto di vita, di interesse di quel ceto forense, così 1984, p. 833.
importante nel Regno. Meno che mai può trattarsi dell’utopia di 21
Ivi, p. 834.
un’aristocrazia al tramonto! Che cosa urgeva, o esplodeva, vera-
mente in San Leucio?
Certo vi è lo statuto ufficiale, quello emanato dal Sovrano,
a dirci che cosa San Leucio dovesse essere; pure vi è, anco-
ra, dell’altro, qualcosa di non dichiarato, in qualche modo non
visibile, che fa emergere un’altra non dichiarata storia, ovvero
l’utopia che voleva farsi storia, proprio appena prima che i due
disegni che si leggono nelle pietre e nella corte di San Leucio
(Assolutismo e Illuminismo) clamorosamente e, forse inevitabil-
mente, si scontrassero. Aveva scritto Antonio Genovesi nell’an-
10.
Le case in linea del quartiere San Carlo nella città di notazione n. 10 alla Storia del Commercio di John Cary: «molti ci
San Leucio.
(foto di F. Soprani)
sono che non vorranno far mai nulla, e ai quali piacerà più la
vita di accattoni che quella nella quale hassi a lavorare, ed altri
Ma cos’è un’utopia e che significa la sua realizzazione? non vedranno assai chiaramente quel genere di fatica a cui sia
Secondo Mannheim ogni epoca produce ed accumula meglio e per sé e per la società civile impiegarsi» 20. Si trattava
(nei gruppi sociali diversamente situati) quelle idee e quei va- del problema della plebe, dell’accattonaggio, del vagabondaggio,
lori in cui si condensano, per così dire, le tendenze, non ancora del governo di una popolazione crescente (specie in una cit-
realizzate e soddisfatte, che rappresentano i bisogni di ciascu- tà come Napoli) rispetto ai quali era necessario rinunciare alle
na età. Codesti elementi intellettuali costituiscono col tempo vecchie idee di carità («accrescere il peso di quei che lavorano»
materiale esplosivo per far saltare in aria l’ordine esistente. La dice Genovesi), dando luogo invece ad un assetto sociale nel
realtà presente dà dunque origine alle utopie che, a loro volta, quale «convien che tutti, ciascuno a modo suo e secondo il gra-
ne rompono i confini per lasciarla quindi libera di sviluppar- do che nel corso politico ottiene, s’ingegni a far qualcosa». È il
si nella direzione dell’ordine “successivo” 19. La definizione di concetto di divisione del lavoro sociale che avanza, ma è anche
Mannheim dell’utopia non come qualcosa di irrealizzabile ma, qualcosa di più penetrante e diverso. È una nuova filosofia poli-
al contrario, come di un insieme di idee e di aspirazioni che, tica che non tarda a manifestarsi. Genovesi scrive qualche rigo
mentre «impedisce alla realtà esistente di tramutarsi in asso- più avanti nella stessa opera (che risale al 1757): «S’appartiene al
luta», la concepisce, viceversa, come una delle possibili topie, e governo porre a disamina i suoi interessi, e poiché avrà consi-
che si caratterizza proprio per la totale o parziale realizzabilità deratamente messo a calculo il clima, la terra, l’indole degli abi-
dell’utopia, ben può accordarsi con la storia di San Leucio. tanti, il forte e ‘l debole di ciascuna parte delle sue province, e
In effetti la concezione sociologica dell’utopia enuncia- conosciuto quali siano quelli mestieri che meglio stiano a’ suoi
ta da Mannheim, così fortemente intrisa di dialettica, in questi popoli, animarvigli con del premio, perché gli uomini da quella
termini ne configura i caratteri: a) ogni utopia è posta non in banda si gettino che più rende e che più può fare ricco e poten-
relazione ad un pensiero statico ma ad un ordine di vita ope- te lo Stato. Siccome, per cagion d’esempio, ed avendo di buone
rante, il topos, ovvero la topia, in relazione cioè a una struttura materie prime delle arti le più necessarie, quali quelle sono che
economica politica e di pensiero concretamente determinata; ci danno i drappi di lana, le stoffe di seta, le tele di bambagia
b) l’utopia manifesta sempre una sua capacità di tradursi, più e di lino e canape, niuno più bello e più utile stabilimento far
o meno integralmente, e più o meno rapidamente, in realtà: è, potrebbero, e niuna sorgente più ricca per sé e per i suoi popoli
insomma, secondo la definizione di Lamartine, una “realtà pre- i nostri savi e clementissimi sovrani aprire, quanto sarebbe il
matura”, ma che poi in qualche misura diventa realtà; c) l’utopia pensare a volger gli uomini da questa parte [...]» 21.
è propria dei gruppi sociali che si accingono ad emergere. È dunque il governo che deve decidere da quale parte gli
Quale fu, dunque, l’utopia che si realizzò in San Leucio? uomini devono andare. Un vero programma di topografia socia-

19
c. mannheim, Ideologia e utopia,
trad. it., Bologna, Il Mulino, 1999, p. 218.
Il sito reale di San Leucio 52 Lucio d’Alessandro San Leucio. Un progetto sociale e culturale 53

le già abbastanza chiaro, lucido, in cui sembra anche annunciato stretti, li forniscono) si sostituisce un’azione complessa di gover-
lo stesso disegno di S. Leucio e della sua colonia. Del resto, altri no sugli individui/membri di un peculiare gruppo da utilizzarsi
aveva già provveduto a proclamare il bisogno di un ben diverso in funzione della produzione di ricchezza, di beni o anche di
piano urbanistico e di gestione degli spazi urbani non solo ai riproduzione della specie. Di qui il controllo delle nascite, delle
fini della bellezza della Capitale ma, soprattutto, a quelli della migrazioni, la regolamentazione dell’accesso ai mestieri ed alle
disciplina della popolazione. professioni, la gestione delle condizioni di vita (habitat, moralità,
Così il duca di Noja nella Lettera a un amico del 1750 «non è igiene, sicurezza). Tutti tratti distintivi direttamente connessi alla
da credere che l’ordine e la buona distribuzione delle abitazioni pianificazione dello spazio. In questo senso davvero San Leucio
conduca soltanto alla bellezza delle città, ma anzi ella si diffonde con la sua fabbrica, i suoi casamenti razionali, i suoi regolamenti,
in tanto grado sul buon governo e sul costume che giustamente è la città ideale, cioè l’ideale della città governata secondo il nuo-
si convien dire il morale delle città dipendere in grandissima vo che avanza. Il nuovo è proprio questo segmentare gli spazi e
parte dal fisico [...]. Perché, per cagion d’esempio, è manifesto assegnare i tempi: prima ancora della divisione sociale del lavoro,
quanto le vie strette e tortuose possano conferire a rendere un si tenta la divisione politica degli spazi e dei tempi.
popolo indocile e riottoso, ed essere veramente così dall’antica Di tutto questo – dell’avanzare del grigiore dell’ammini-
storia e dall’antica maniera di fabbricare apparisce» 22. strare del regolamentare, e del dividere gli spazi attivando un’al-
Ma come rifare una città immensa, esplosiva, ingoverna- tra linea di intervento politica, diversa da quella tradizionale, di-
bile come Napoli? Un’utopia nel senso corrente del termine. Un versa dalle sue leggi ordinarie e dall’ordinario vivere nei suoi
luogo impossibile, un non luogo, perfino per il Sovrano delle palazzi Ferdinando è, probabilmente, inconsapevole. Per certi
Sicilie! Una sola è la via realmente possibile perché l’utopia si versi il Re è ancora in un precedente diverso tempo, addirittu-
realizzi nella sua accezione di insula felice, ed è l’eterotopia. Un ra in quello che precede la secolarizzazione, ed infatti proprio
altro luogo nel quale è possibile – anche avendone rigidamente mentre organizza un biopotere che si rivolge direttamente ai
recintato i confini – proporre un vero e proprio esperimento corpi, non cessa di proporre l’intervento della Chiesa affinché,
di governo della popolazione intervenendo sui matrimoni, sulla con il governo delle anime e la sua catechesi, assicuri la docilità
loro età, sulla gestione della malattia (naturalmente con l’isola- della colonia. E non a caso la Chiesa gli venne effettivamente
mento), sul regime della morte e sulla scenografia del suo accom- incontro, tanto che un suo principe, il cardinale Fabrizio Ruffo, 11.
Il cortile del casino del Belvedere.
pagno nonché del suo lutto, sugli orari di sveglia, di preghiera, fu tra i primi governatori della Colonia e poi, con lo stesso prin- (foto di F. Soprani)
di lavoro, insomma in ogni espressione della vita corporea, e
dell’anima. Poco importa se sia stato Ferdinando in persona o
il massone Antonio Pianelli o il funzionario Domenico Cosmi
a stendere le leggi 23: un autore, tanto più un sovrano, è sempre
espressione di una cultura e ne è sempre, in qualche modo, in-
terprete. Ciò che interessa è che Ferdinando volle offrire, con il
codice leuciano, «una norma per sapere i retti sentieri» e piutto-
sto una forma di istruzione come di un «padre a’ suoi figli» che
non i comandi di un legislatore ai suoi sudditi, costruendo però,
nel contempo, qualcosa di molto diverso da una semplice prova
di più o meno mieloso paternalismo.
Ferdinando si rende ben conto che le leggi emanate sono
non solo qualcosa di diverso dalla legislazione del Regno, ma
22
rappresentano, anche concettualmente, una diversità rispetto
g. carafa, duca di noja, Lettera a
un amico contenente alcune considerazioni all’idea stessa di legislazione che i Sovrani assoluti avevano ge-
sull’utilità e gloria che si trarrebbe da stito fino a quel momento.
una esatta carta topografica della città di
Napoli e del suo contorno, Napoli, 1750, p. Nel codice leuciano, al rapporto di pura soggezione ed al-
16. Sul dibattito settecentesco intorno terità tra Sovrano e sudditi (con il re che preleva beni e corpi per
alla città ed al suo sviluppo sono
sempre da richiamare le fondamentali la guerra ed i sudditi che li producono per proprio conto e, co-
pagine di f. venturi, Settecento
riformatore. Da Muratori a Beccaria,
Torino, Einaudi, 1969.
23
Cfr. m. battaglini, op. cit.
Il sito reale di San Leucio 54 Lucio d’Alessandro San Leucio. Un progetto sociale e culturale 55

cipe, lo aiutò decisamente nella riconquista del Regno dopo la per cui se alcune cose sono vere, altre sono necessariamente 24
Attingo la citazione dell’anonimo
crisi del ‘99. Ma occorre sempre ricordare che questa è appena false, se alcune sono razionali, quelle opposte sono decisamente biografo dal saggio di a. cutolo, Le
memorie autobiografiche di Antonio
la storia di qualche decennio e di un pover’uomo di Re: ben irrazionali e, pertanto, da rifiutare. Se alcune asserzioni sono Genovese edite ed illustrate, in «Archivio
Storico delle Provincie Napoletane»,
sappiamo che la Chiesa ha dalla sua, e ancora davanti a sé, una geometricamente dimostrabili, le indimostrabili entrano nel re-
n.s., anno X (XLIX della coll.), 1926,
variegata storia millenaria ed una vocazione per l’uomo che la gno dell’inutile o della fantasia e dei sentimenti, che sono la fasc. 1-4, p. 266. Peraltro, a parte i
problemi di autenticità della fonte, la
ripone, ogni volta, al di là di ogni storia. medesima cosa.
notizia, almeno nella parte in cui si
La logica cartesiana, affinata dall’Illuminismo, fu indub- riferisce al discepolato e all’asserita
amicizia, va accolta con ogni cautela
biamente vincente e può definirsi fondatrice della moderna ra- soprattutto perché, come sottolinea
Conclusioni zionalità. Essa celebrò i suoi fasti, e tuttora ne celebra, in molti F. Venturi (op. cit., p. 527, nota 2),
«rarissime e spesso insignificanti sono
modi, uno di essi, il più simbolicamente forte (voglio dire la le citazioni e i ricordi di Vico nelle
Abbandoniamo, infine, gli esperimenti della biopolitica presa della Bastiglia), del tutto contemporaneo al nostro codice opere di Genovesi».
e ritorniamo alla nostra contraddizione. Chi abbia letto l’auto- leuciano, è giustamente considerato, per storica convenzione tra
biografia di Vico è rimasto certamente colpito dalle mille av- gli storici, evento fondatore della nostra contemporaneità.
versità che egli affrontò e dall’enorme fatica, sia pure sorretta Si deve anche aggiungere che gli elementi di terrore che
da una formidabile e testarda volontà, di conquistare il proprio da quell’evento derivarono trovano certamente le propria ori-
originale luogo nella cultura del suo tempo, in contrasto con il gine nella certezza di una verità monodirezionale incapace di
pensiero emergente proveniente d’Oltralpe, che egli definiva il farsi carico delle contraddizioni che tuttavia a dispetto di ogni
“criticismo di Renato Delle Carte” ed il metodo geometrico-logi- more geometrico erano nella storia, scambiate per semplice so-
co che proprio da Descartes ebbe, secondo Vico, origine. pravvivenza del passato, comunque da eliminare, nell’asprezza
Tra i principalissimi elementi fondanti di quella nuova della lotta per la razionalità. Al contrario la lezione del Vico,
logica era la trasformazione dell’antico principio di non con- storico del Regno, carico della consapevolezza dell’infinita sto-
12. traddizione da principio ontologico quale è nella metafisica ari- ria degli uomini e delle loro parole, propone una scienza diver-
Uno scorcio panoramico: tra architettura nobiliare e stotelica «niente simultaneamente può essere e non essere» a sa, e nuova, inclusiva al suo metodo di ciò che la critica veniva
produttiva nella vallata di San Leucio.
(foto di F. Soprani) principio logico inteso come legge fondamentale del pensiero, scartando: la memoria, la fantasia, la topica, i luoghi comuni,
la retorica, in pratica tutto ciò che ammetteva al suo interno la
contraddizione.
Antonio Genovesi così riferisce nella sua autobiografia
nel 1738 (quando giunse a Napoli da Salerno) «era già un anno
che [...] aveva letto la Scienza Nuova del signor Giambattista
Vico, celebre metafisico filologo critico dei tempi suoi. Il perché
corse ad ascoltarlo [...] ebbe l’onore della sua amicizia» 24. È noto
come vi sia non poco contrasto tra gli storici del pensiero a
proposito dell’influenza del Vico sull’Illuminismo meridionale.
Pure non può negarsi il peso di tutto quel complesso movimen-
to di uomini che seppe entrare, e rimanere, nella storia del pen-
siero dell’umanità riuscendo altresì a vedere significative realiz-
zazioni del proprio pensiero (San Leucio è una di queste) e che
va complessivamente sotto il nome di Riformismo meridionale.
Con ciò volendo significare che non si mirò ad una Rivoluzione,
evento epocale che spezzò (doveva spezzare) il filo della storia
continua modificando totalmente gli equilibri e cancellandone
alcuni attori già principali (il re, l’aristocrazia).
Si mirò invece ad una riforma, cioè a dare nuova forma
agli equilibri esistenti adottando antiche vie per affermare il
nuovo, ingegnandosi per una topologia sociale in cui fosse pos-
Il sito reale di San Leucio 56 Lucio d’Alessandro San Leucio. Un progetto sociale e culturale 57

cellenza, esportato e richiesto in tutta Europa ma anche una


testimonianza virtuosa di un singolare esperimento che cercava
di coniugare lo sviluppo del territorio e la crescita sociale di
uno dei tanti Siti Reali fondati in età borbonica.
Ancora oggi la bellezza dei luoghi e la memoria produtti-
va possono rappresentare un segno di continuità e di possibile
sviluppo in virtù di nuovi progetti di interesse culturale.
E proprio partendo dalle Residenze Borboniche, destina-
te a luoghi primari della stratificazione e dell’identità storica
di uno straordinario patrimonio nazionale, intendiamo offrire
il nostro contributo. Si pensi alle testimonianze seriche di stra-
ordinaria lavorazione che sono custodite nella collezione d’arte
della Fondazione Pagliara, che rappresenta una delle tante trac-
ce del patrimonio culturale di Ateneo.
13. Queste sete preziose, generosamente donate in passato,
Un telaio nell'area museale di San Leucio. possono costituire oggi, dispiegate al vento, l’inizio di una nuo-
(foto di F. Soprani)
va navigazione verso i mari d’Europa per una cultura di integra-
sibile una diversa convivenza, credendo, forse ingenuamente, zione e di condivisione.
che la gestione dello spazio (in uno spazio il re, in un altro, vici-
nissimo, gli operai, in un altro i vagabondi...) rendesse possibile
la convivenza di tempi storici diversi (quello dell’Assolutismo,
quello dell’Illuminismo, quello della biopolitica) destinati, nei
fatti, a scontrarsi: il tempo degli operai avanzava, quello dei re e
dell’aristocrazia si esauriva.
Non poteva bastare, comunque non bastò, una magnifica
gestione degli spazi a rendere possibile una eterotipia che si op-
ponesse allo scontro delle utopie come magnifici sono i luoghi
che furono realizzati perché re ed operai convivessero.
La contraddizione dei tempi prevalse sulla non contraddizio-
ne degli spazi e sulla loro riforma: le armi francesi portarono
anche a Napoli la Rivoluzione e trovarono Ferdinando rifugiato
nel luogo dello spazio in cui si illudeva di sconfiggere i tempi:
era a San Leucio.
Poi Ferdinando IV fuggì anche da lì e, dopo qualche gior-
no, anche a San Leucio sorse l’albero della Rivoluzione, che si
chiamava albero della libertà.

Nuovi incontri tra studiosi e rinnovati interessi di studio


porteranno a ri-letture e a una più adeguata e moderna valoriz-
zazione delle residenze reali e del sito leuciano, dove la tradizio-
ne della lavorazione della seta ancora permane, nei luoghi e nel
paesaggio dove furono allora piantati tanti alberi di gelso, per
realizzare una produzione manifatturiera di eccellenza.
Una tradizione nota ovunque e che, sin dall’Ottocento,
nel secolo dell’età borghese, rappresentava un prodotto di ec-
Fabio Mangone

San Leucio:
un caso singolare
nell’urbanistica
settecentesca
Una vicenda singolare 1
La bibliografia su San Leucio
è davvero ampia e comprende anche
numerosi studi molto qualificati. Tra
L’eccezionalità – e forse si potrebbe dire l’unicità – dell’e- gli altri si segnalano quelli presi in
considerazione per il presente studio:
sperimento di San Leucio 1, nei suoi plurimi contenuti sociali,
Origine della popolazione di S. Leucio e
economici e giuridici per un verso, e urbanistici per altro ver- suoi progressi fino al giorno d’oggi colle
leggi corrispondenti al buon governo di
so ha reso sempre difficile ricondurlo a categorie interpretati-
essa di Ferdinando IV re delle Sicilie,
ve e storiografiche standard. Non si può innanzitutto trascurare Stamperia Reale, Napoli 1789; m. galdi,
Analisi ragionata del Codice ferdinandino
come, al di là dei miti, la vicenda di San Leucio, riguardata sia per la popolazione di San Leucio, Donato
sotto il profilo architettonico-urbanistico sia sotto quelle delle Campo, Napoli 1790; f. patturelli,
Caserta e San Leucio, Reale, Napoli 1826;
funzioni e delle attività contenute, risulti segnata da un suo dive- g. tescione, L’arte della seta a Napoli e la
nire non privo di aggiustamenti di rotta, piuttosto che da un pro- colonia di San Leucio, Siem, Napoli 1932;
j. donsì gentile, Le fonti archivistiche
gramma perseguito senza tentennamenti. Come è noto, il sito di della colonia di San Leucio nell’Archivio
San Leucio – dominato dalla villa rinascimentale della famiglia di Stato di Napoli, in “Notizie
dell’archivio di Stato”, Napoli 1942; g.
Acquaviva – in quanto parte del feudo di Caserta, viene acquisito tescione, San Leucio e l’arte della seta nel
nel 1750 da Casa Reale nell’ambito del programma del trasferi- Mezzogiorno d’Italia, Montanino, Napoli
1961; r. de fusco, f. sbandi, Un centro
mento della capitale e della costruzione di una nuova Reggia. comunitario del Settecento in Campania,
Piacevolezza dei luoghi, feracità della vegetazione e ricchezza di in “Comunità”, 1961; San Leucio: vitalità
d’una tradizione, a cura di R. Plunz, E.
selvaggina lo candidano immediatamente a divenire un sito re- Battisti Et Al., G. Wittenborn, New
ale di caccia, recintato nel 1753. Viene anche costruita una nuo- York, 1973; e. battisti, San Leucio
presso Caserta, in “Controspazio”, n.
va struttura specificamente dedicata alla caccia, detta “casino al 4, 1974; San Leucio: archeologia, storia,
boschetto”. Sembrerebbe che già durante il regno di Carlo, nel progetto, Il formichiere, Milano 1977;
l. mongiello, San Leucio di Caserta:
1758, sia stata introdotta in tono minore, presso questa costru- analisi architettonica, urbanistica e
zione l’attività della produzione serica 2. Di fatto, Ferdinando IV, sociale, Laterza, Bari 1980; m. battaglini,
La fabbrica del Re. La manifattura
succeduto al padre, impianta nel 1775 presso la Vaccheria di San reale di San Leucio tra assolutismo e
Leucio una piccola manifattura di veli. A beneficio della piccola illuminismo, Edizioni Lavoro, Roma
1983; e. battisti, Una città sperimentale
comunità degli abitanti di questo sito reale, tra il 1776 e il 1778 del Settecento: San Leucio, in Utopie per
lo stesso re commissiona lavori per trasformare in chiesa il salo- gli anni ottanta: studi interdisciplinari
sui temi, la storia, i progetti, a cura di
ne delle feste della ex villa degli Acquaviva (definita Palazzo del G. Saccaro Del Buffa e A.O. Lewis,
Belvedere), affidando il relativo incarico a Francesco Collecini, Gangemi, Roma 1986; Lo Bello Vedere di
Nella pagina precedente: In questa pagina: San Leucio e le Manifatture Reali, a cura
1. 2. romano di formazione e già collaboratore di Vanvitelli nella Reg- di N. D’Arbitrio e A. Romano, Napoli,
D. Rossi D. Rossi Esi 1988; l. caprio, San Leucio, memorie
Pianta del recinto del Real Bosco, e delizie di S. Pianta... ; dettaglio della cascata della Reggia di storiche ed immagini, Laurenziana,
Leucio, metà XIX secolo, dettaglio del Real Casino Caserta. Napoli, Biblioteca Nazionale.
del Belvedere e aree limitrofe. Napoli, Biblioteca
Nazionale.
Il sito reale di San Leucio 62 Fabio Mangone San Leucio: un caso singolare 63

A coronamento di queste iniziative, giunge nel 1789 il sor- 5


Origine della popolazione di S.
prendente codice di leggi atte a regolare la vita di San Leucio, Leucio e suoi progressi…, cit.
6
finalizzato a rendere questa “colonia” una sorta di privilegiata f. patturelli, op. cit.,
7
Archivio Storico della Reggia di
enclave ove sperimentare sistemi giuridici, economici e sociali
Caserta, A. Sancio, Platea del Real Sito
molto avanzati 5. A questo straordinario codice va legato il pro- di San Leucio, cit.
getto di Ferdinandopoli, città di fondazione con schema cen-
trico: di quel piano abbiamo solo notizie indirette attraverso
descrizioni ottocentesche, tra cui una guida di Caserta e San
Leucio 6 del 1826 e una Platea probabilmente di poco successi-
va 7; sull’approfondita interpretazione di queste fonti si è basato
il convincente tentativo di ricostruirne lo schema da parte di
Eugenio Battisti. Alcune risultanze d’archivio, nonché alcune
abitazioni per i lavoranti della seta effettivamente realizzate tra
il 1789 e il 1790 nei quartieri di San Carlo e di San Ferdinando,
mostrano che il piano è stato, almeno in piccola parte, messo in
pratica. Immaginata come una sorta di ampio settore circolare,
con uno “spicchio” mancante corrispondente all’esistente com-
plesso del Belvedere, collocato in posizione sopraelevata ma in-
tegrato al disegno complessivo, la città si sviluppa attorno ad
una piazza circolare posta nel mezzo, dalla quale si diparte una
raggiera di vie che prima di raggiungere le estremità dell’im-
pianto intersecano una strada intermedia anulare. Significati-
vamente su due lati della piazza si fronteggiano la chiesa e il 3.
Napoli 1993; m.c. tartarone, La Colonia gia 3. Sullo sfondo di una tragedia privata, la morte del primoge- teatro, mentre al centro dello spazio è collocata una statua del D. Rossi
e il Belvedere di San Leucio: lavori Pianta... ; dettaglio della città di San Leucio. Napoli,
architettonici e decorativi 1765-1805, nito Tito (1778) nel casino del boschetto, l’attenzione del sovrano sovrano. È particolarmente interessante il meccanismo con cui Biblioteca Nazionale.
Fiorentino, Napoli 1997; si concentra maggiormente sul palazzo del Belvedere, che fino si immagina possa crescere la città: mentre al re dovrà compete- 4.
m.r. pessolano, Ferdinando IV e lo
statuto leuciano, in Profilo storico al 1786 viene ristrutturato per fini prevalentemente residenziali. re il costo degli edifici pubblici come la cattedrale e il teatro, a Il casino del Belvedere e la città in un disegno della
metà del XIX secolo. Archivio Storico Soprintenden-
dell’utopia nel territorio meridionale Mano a mano nel Re cresce nuovo interesse per un certo tipo di concorrere ciascuno per una parte alla realizzazione delle tante za BAAPSAE di Napoli.
d’Italia, a cura di M. Coletta, Edizioni
del Grifo, Lecce 1997; a. bagnato, Una sperimentazione economica e sociale: dapprima pensa a istituire,
colonia borbonica tra utopia e assolutismo, nell’ormai abbandonato casino, una scuola per i figli degli abi-
Agra, Roma 1998; r. serraglio,
Francesco Collecini. Architettura del tanti di San Leucio, poi decide di rilanciare l’industria serica, de-
secondo settecento nell’area casertana, cretando di ampliare l’edificio del Belvedere per impiantarvi una
Esi, Napoli 2001; l. d’alessandro,
L’utopia di un re tra gestione degli spazi moderna manifattura con tecniche aggiornate “alla piemontese”.
e contraddizione dei tempi, in “Annali Nel medesimo complesso, ingrandito notevolmente tra il 1786 e
dell’Università degli Studi Suor
Orsola Benincasa”, 2009, [ http:// il 1789 ancora su progetto di Collecini, convivono per un verso
www.unisob.na.it/ateneo/annali/2009_3_ le attività scolastiche, le residenze di maestri e direttori, le sale
vol1_D’Alessandro.pdf ], Caserta e
l’utopia di S. Leucio: la costruzione dei per trattura, filatura e tintura della seta, e per l’altro – al secondo
siti reali borbonici, a cura di I. Ascione, piano – l’appartamento reale che addirittura comunica con le
G. Cirillo e G.M. Piccinelli, Ministero
per i beni e le attività culturali, stanze dei telai. In parallelo non viene trascurato il potenziamen-
Direzione generale per gli Archivi, 2012. to delle attività agricole tradizionali, anche con l’impianto di due
Nell’ambito delle fonti archivistiche
si segnala particolarmente: Archivio vigne, significative tanto per la tipologia di coltura quanto per la
Storico della Reggia di Caserta, disposizione in termini paesistici. Sembra di poter avvertire l’e-
A. Sancio, Platea del Real Sito di San
Leucio, s.d. (ma 1829-30 circa). co della Scienza della legislazione (1780-85) di Gateano Filangieri,
2
g. tescione, L’arte della seta, cit. là dove prescrive che si combinino “i progressi delle arti e delle
3
Su F. Collecini si veda manifatture con quelli dell’agricoltura” 4.
r. serraglio, op. cit.
4
g. filangieri, La Scienza della
Legislazione, Tip. Raimondiana, Napoli
1783.
Il sito reale di San Leucio 64 Fabio Mangone San Leucio: un caso singolare 65
8
f. patturelli, op. cit., pp. 85-86. case che costituiscono il grande agglomerato sono i tanti “co- cio tra riforma sociale, esperimento economico e forma urba- 9
g.c. alisio, Urbanistica napoletana
loni”, beneficiari delle agevolazioni del nuovo statuto: “le altre nistica, ma non bisogna sottovalutare gli innumerevoli legami del settecento, Dedalo, Bari 1979.
10
abitazioni poi erano tutte costruite da privati a’ quali il re ma- con plurime altre esperienze, precedenti o coeve. La nascita e lo g. carafa, Lettera di Giovanni
Carafa duca di Noja contenente alcune
gnanimamente concedeva la franchigia del suolo per 12 anni e sviluppo di San Leucio si inscrivono nell’urbanistica in qualche considerazioni sull’utilità e gloria, che si
trarrebbe da una esatta carta topografica
l’acqua perenne” 8. Gli sconvolgimenti del 1799, l’involuzione modo “riformata” borbonica del secondo Settecento 9 attuata da
della città di Napoli e del suo contado, II
reazionaria di Ferdinando e più in generale della monarchia Carlo prima e da Ferdinando poi, in una visione complessa in ed., Napoli 1770.
11
Borbonica restaurata, interrompono però un programma così cui non di rado la capitale si contrappone a luoghi e siti ester- v. ruffo, Saggio sull’abbellimento
di cui è capace la città di Napoli, Michele
avanzato, in cui la forma perfetta della città era lo specchio della ni ad essa. Vi è certamente un nesso tra la constatazione dei Morelli, Napoli 1789.
perfezione del sistema sociale sperimentato con gli straordinari limiti urbanistici e sociali di Napoli e il programma avviato nel 12
Cfr. g. moricola, L’industria della
statuti concessi alla colonia. 1750 da Carlo di costruire a Caserta una nuova capitale di cui la carità. l’Albergo dei poveri nell’economia
e nella società napoletana tra ‘700 e
reggia avrebbe dovuto essere l’indiscusso caposaldo, restando ‘800, Liguori, Napoli 1994; a. guerra,
invece una sorta di grande frammento. Di fatto, la nuova visio- e. molteni, p. nicoloso, Il trionfo della
miseria: gli alberghi dei poveri di Genova,
Urbanistica ed esperimenti borbonici ne razionale della città e dei suoi problemi stenta a trovare la Palermo e Napoli, Electa, Milano 1995;
sua migliore possibilità di applicazione in una Napoli troppo p. giordano, Ferdinando Fuga a Napoli:
l’Albergo dei poveri, il Cimitero delle 366
L’esperienza di San Leucio non va però assolutamente compromessa dal caotico sviluppo dei secoli precedenti, e co- fosse, i Granili, Edizioni del Grifo, Lecce
considerata fuori dal suo tempo: assurta a mito, frequentemente munque priva delle attrezzature necessarie, come pare già al 1997; m. montone, Pauperismo e stato:
real albergo dei poveri. Vita dell’opera
è stata letta privilegiando l’eccezionalità del suo serrato intrec- duca di Noja 10 e più tardi sembrerà a Vincenzo Ruffo 11. Nella (Napoli, 1751-1951), La scuola di Pitagora,
congestionata e stratificata capitale sembra impossibile imporre Napoli 2001.
13
una forma urbis compatibile con i moderni criteri di regolarità, “Con minore spesa ed in più
breve tempo, si sarebbe tolta per sempre
razionalità, simmetria, che pure si tenta di introdurre, sebbene ogni povertà dall’abbondantissimo
necessariamente circoscritti al disegno di ambiti ben ristretti, regno di Napoli. È un’esperienza
costante, che per questi ospizi non si
come testimoniano i due successivi interventi del Foro Carolino tolgono i poveri. Ma questo non è affare
e di piazza Mercato, con i quali si intende ovviare alla mancanza dell’architetto ma del buon governo”,
cfr. f. milizia, Memorie degli architetti
di piazze dotate di un vero e proprio disegno geometrico for- antichi e moderni, della Stamperia Reale,
male. Una metropoli i cui problemi sembrano troppo difficili Parma 1781, p. 436.
per essere affrontati e risolti complessivamente, mentre invece
singoli interventi – dove la scala architettonica si avvicina in
termini dimensionali a quella urbanistica – affrontano specifici
temi: un razionale cimitero extra-urbano, quale è quello delle
“366 fosse”, per scongiurare l’insalubrità delle sepolture intra
moenia, un grande ospizio di mendicità per ospitare e control-
lare tutti i poveri del regno. Proprio quest’ultimo, l’Albergo dei
Poveri 12, sembra segnare il divenire dell’urbanistica borbonica:
sorto da uno slancio generoso di Carlo di Borbone, concepito
inizialmente da Ferdinando Fuga come una sterminata fabbrica
dotata di quattro cortili come la Reggia di Caserta, è certamente
l’esito, come si è detto più volte, di un paternalismo illuminato;
ma quegli originari limiti programmatici ben evidenti già nel
1786 a un critico illuminato come Francesco Milizia 13 vengono
superati per iniziativa di Ferdinando IV, dopo il 1799: cosicché,
proprio mentre l’esperienza di San Leucio vede scemare i suoi
contenuti sociali più avanzati, il grande palazzo diventa una
ideale enclave dove residenza e attività lavorative si confronta-
no. Per volontà del sovrano, infatti, alla tradizionale funzione di
dormitorio, la grande struttura progettata da Ferdinando Fuga e

5.
La Porta dei Leoni, ingresso alla città di San Leucio.
(foto di F. Soprani)
Il sito reale di San Leucio 66 Fabio Mangone San Leucio: un caso singolare 67

mai completata del tutto comincia ad associare anche quella di


sede di varie attività manifatturiere, anche se non di particolare
pregio, ivi comprese quelle tessili 14.
Per le produzioni eccellenti, il discorso è diverso. Fin dalla
fondazione, nel 1743, della fabbrica nel parco di Capodimonte a
poca distanza dalla Reggia, creatura di Carlo e per molti aspetti
sua peculiare passione, sembra scontato il legame tra residenze
reali e manifatture del lusso. Solamente nel triennio compreso
tra il 1753 e il 1756 funziona invece nella Reggia di Caserta una
manifattura di maiolica. Allorché Ferdinando vorrà far rivivere
la fabbrica di porcellana che il padre Carlo aveva portato con
sé in Spagna, la colloca nel 1772 presso Reggia di Portici per
poi trasferirla di lì a poco nel Palazzo Reale di Napoli 15. D’altra
parte, i siti reali – nati prevalentemente per la caccia – non di
rado comprendono non secondarie attività produttive: valga per
tutti il caso di Carditello, dove pure opera Collecini, che proprio
Ferdinando IV trasforma in azienda agricola specializzata 16.
Ma nel generale quadro entro cui si colloca la vicenda
di San Leucio, non va annoverata solo l’esperienza delle pro-
duzioni di pregio nei siti reali, dove idealmente la manifattura dell’insediamento, affidata dal 1768 a due illustri tecnici, Anto- 21
p. chorley, Oil, Silk and
nio Winspeare e Francesco Carpi (pure impegnati sul piano di Enlightenment. Economic problems in
viene posta al centro dello Stato, bensì anche – come oppor- XVIII century Naples, Istituto per gli
tunamente ricorda Mario Battaglini 17 – quella delle colonie, Ponza), e pure incentrata sulla dualità dei poli rispettivamente studi storici, Napoli 1965; r. caracciolo,
Relazione all’eccellentissimo supremo
dove al contrario è una sorta di “enclave” all’interno dello stato civile e religioso, Castello e Chiesa di Santa Candida. Nel 1771
consiglio delle reali finanze intorno la
ma lontana dal centro del potere, il luogo ove sperimentare vengono concesse terre, esenzioni fiscali e strumenti di lavoro a nuova scuola della seta eretta per real
14 comando nella Villa Sangiovanni ..., s.n.,
n. d’arbitrio, l. ziviello, Il Reale su piccola scala riforme sociali, giuridiche ed economiche. In- chi si reca volontariamente nella colonia. Sullo sfondo del pen-
Napoli 1791.
albergo dei Poveri. Un edificio per le
“arti della città” dentro le mura, Edisa, nanzitutto dovevano essere ben presenti le importanti e recenti siero di Jean-Jacques Rousseau, si pensa che sull’isola, fuori
Edizioni Savarese, Napoli 1999. esperienze condotte in Spagna sotto il regno di Carlo, divenuto dall’ambiente corrotto della “civiltà” e a contatto con la natura,
15
a. carola perrotti, La porcellana III, sulla base delle teorie di Pedro Rodriguez de Campomanes anche i soggetti socialmente meno affidabili possono redimersi
della Real Fabbrica Ferdinandea (1781-
1806), Edizioni Banco di Napoli, Napoli e del concreto impegno di Pablo Antonio José Olavides conte del tutto. Anche nel caso di Ventotene, la fase della restaurazio-
1978. di Pilos: anche nella Sierra Morena e nella Andalusia 18, dopo il ne borbonica – ma questa volta la seconda restaurazione – cor-
16
g.c. alisio, Siti reali dei Borboni, 1767, si era fatto il tentativo di combinare in forme sociali inno- risponde a una svolta regressiva: nella fattispecie Ventotene dal
Officina, Roma 1976, p. 47.
17
vative agricoltura e produzione tessile e serica. Analogamente, 1817 diviene il luogo di esilio per quanti ostacolano il consoli-
m. battaglini, op.cit., p. 17.
18
l’impianto urbanistico per quanto possibile regolare, e le abi- damento del Regno borbonico.
j.r. vàsquez lesmes, La
Illustraciòn y el processo colonizador en tazioni con schema costruttivo e spaziale reiterabile, facevano Un ulteriore importante esperimento di colonia presso-
la campana cordobesa, Cordoba 1980; m. da contrappunto a specifici ordinamenti giuridici 19. Tuttavia, ché coevo (1789-90), non privo di affinità con San Leucio e pro-
garcia cano, La colonizaciòn de Carlos
III en Andalucia. Fuentepalmera 1768- lo stesso Ferdinando aveva – prima di San Leucio – tentato babilmente ispirato ad esso, di inziativa privata ma presto fre-
1835, Cordoba 1982. un esperimento riformista di colonia tanto a Ponza quanto a giato del titolo di “reale”, è la cosidetta Scuola/Manifattura della
19
m. capel, La Carolina, capital Ventotene, ex tenimenti farnesiani. Quello di Ventotene, però, seta, fondata in Calabria a Villa San Giovanni da Roccantonio
de las nuevas poblaciones: un ensayo
de reforma socio-economica de España era finalizzato alla “redenzione” di elementi socialmente peri- Caracciolo 21, e pure fallita nella reazione post-rivoluzionaria.
en el siglo 18, Instituto de estudios colosi, un episodio sicuramente meno studiato 20 anche perché
giennenses, Jaen 1970; c. sambricio,
Territorio y ciudad en la España de la sostanzialmente fallito. L’intento è di trasferirvi forzosamente i
Illustraciòn,Instituto del Territorio y vagabondi prelevati a Napoli, affinché possano abitare l’isola e Utopia o città ideale?
Urbanismo, Madrid, 1991.
20 trarre sussistenza dall’agricoltura, attività sino a quel momento 6.
g. amirante, Las nuevas
plobaciones en tiempo de Carlos III trascurata su gran parte del territorio. È già il primo contin- Il concetto di “utopia” è stato reiteratamente chiamato in San Leucio, la facciata principale del casino
del Belvedere.
e le nuove colonie durante il Regno gente di 100 forzati ad assicurare la ristrutturazione urbanistica causa nell’interpretazione di San Leucio: dell’ambiguo etimo, (foto di F. Soprani)
di Ferdinando, in Napoli-Spagna.
Architettura e città nel XVIII secolo,
atti del Convegno, a cura di A.
Gambardella, Esi, Napoli 2003,
pp. 217-234.
Il sito reale di San Leucio 68 Fabio Mangone San Leucio: un caso singolare 69

oscillante tra “l’eu-tópos, la regione della felicità e della perfe- il fatto che – in una occasione così fuori al comune – facesse 30
l. vanvitelli, Dichiarazione dei
zione (... e ...) l’ou-tópos, la regione che non esiste in nessun rivivere gli schemi centrici e radiali del rinascimento, piuttosto disegni del Reale Palazzo di Caserta alle
sacre reali maesta di Carlo re delle Due
luogo” 22, è sicuramente il primo termine quello più aderente che adottare i correnti sistemi razionali basati su maglia orto- Sicilie…, Stamperia Reale, Napoli 1756.
all’esperimento di Ferdinando IV. Certamente il riferimento gonale che caratterizzano in larghissima misura le fondazioni e 31
f. de’ marchi, Della architettura
militare, del capitanio Francesco
all’utopia sembra poter essere associato in maniera più calzante rifondazioni seguite al rovinoso sisma del 1783 in Calabria, quali
de’ Marchi... Libri tre. Nelli quali si
per quello che riguarda gli statuti e il progetto economico-so- Seminara Mileto, Gallina, Palmi, La Carolina, Bagnara, Borgia, descriuono li veri modi, del fortificare,
che si vsa a’ tempi moderni. Con vn breue,
ciale – a proposito dei quali sembra ancor più appropriato il Cortale, Bianco, Filadelfia, e la stessa Reggio Calabria. Nella di- et vtile trattato, nel quale si dimostrano
richiamo fatto da Lucio d’Alessandro al principio foucaultiano rezione della “città ideale” radiale si allontana anche da un’altra li modi del fabricar l’Artigliaria, & la
prattica di adoperarla, da quelli che
della “eterotopia” 23 – mentre più complesso è il discorso per eterotopia, ovvero dall’impianto ortogonale ideato dal maestro hanno carico di essa, Dall’Oglio, Brescia,
quello che riguarda l’impianto architettonico di Ferdinandopoli, Luigi Vanvitelli per la nuova capitale da costruirsi presso la 1599, III, f 109v e 252v.
che pure ne rappresenta il correlato. Come insieme a Maria Lui­ Reggia, a noi noto attraverso la straordinaria Dichiarazione dei
sa Scalvini ho notato altrove, «l’utopia architettonica o urbana disegni... 30 del 1756. Dal maestro, però, mutuò la straordinaria
si colloca nell’ambito di una più generale propensione, propria sensibilità paesistica che in qualche misura rappresenta l’ele-
7.
E. Battisti dell’età moderna e contemporanea, ad attribuire in misura via mento peculiare con cui alla luce di una cultura ormai tardo
Ricostruzione della città di San Leucio secondo il via maggiore, importanti significati e valori al progetto in sé, an- settecentesca e di una raffinata estetica del sensismo, viene in-
progetto di F. Collecini
Tratta da aa . vv ., San Leucio: Archeologia, storia, che quando ideato in totale indipendenza rispetto a qualsivoglia terpretato peculiarmente il modello della città ideale su schema
progetto, Milano, 1977.
committenza. Di utopie in senso stretto, tuttavia, si può parlare radiale circolare. Quelli che erano impianti “chiusi” nelle mura
solo quando vengono prefigurate soluzioni che consapevolmen- e introversi, dove a fungere da complemento geometrico e con-
te e deliberatamente prescindono da ogni ragionevole ipotesi di clusione prospettica dello schema radiale erano le fortificazioni
realizzabilità» 24. Non è questo il caso del piano di Ferdinando- stellari, si trasformano in uno insieme urbano ben delimitato
22
b. baczko, Utopia, in Enciclopedia
Einaudi, Torino 1981, vol. 14, p. 870.
poli, così aderente ai desideri del committente da alimentare il in termini geometrici ma in qualche misura “aperto”: le strade
23
Si veda in questo stesso volume il
mito che fosse stato disegnato dal sovrano insieme all’architet- della raggiera risultano spalancate su plurimi scenari naturali-
saggio di Lucio d’Alessandro, San Leucio. to, così attento da assicurare in termini di assoluta concretez- stici e paesistici che ne concludono le prospettive, ivi compreso
Un progetto sociale e culturale.
za l’inclusione delle preesistenze, così preciso nel prefigurare il parco reale di Caserta. Peraltro, l’impianto centrico di Ferdi-
24
Cfr. m.l. scalvini, f. mangone,
Città e architettura, in Istituto Suor
i meccanismo economici per cui i privati avrebbero concorso nandopoli con “spicchio” mancante, sul lato verso il Belvedere,
Orsola Benincasa, Dall’utopia alla realizzazione, sulla base delle più avanzate esperienze eu- richiama insistentemente alcuni disegni del trattato (1599) di
all’utopismo. Percorsi tematici, a cura di
V. Fortunati, R. Trousson, A. Corrado,
ropee, e in anticipo su altre esperienze del Mezzogiorno, come architettura militare 31, edito postumo, di Francesco de’ Marchi
Cuen, Napoli 2003, p. 356. Cfr. anche è il caso di Bari 25. Nel prefigurare con realismo le possibilità di (1504-76), che giova ricordarlo era stato tra l’altro un tecnico al
f. mangone, Projets et métaprojets
urbanistiques et architecturaux, in
intervento dei privati – gli addetti alla manifattura che bene- servizio dei Farnese, e che alcuni dei suoi disegni si conservano
Histoire transnationale de l’utopie ficiano di un certo benessere garantito dal nuovo sistema so- ancora a Napoli fra le “carte farnesiane” ereditate dai Borbone
littérarie et de l’utopisme, Honoré
Champion éditeur, Parigi 2008. cio-economico – Collecini rende il piano di San Leucio dotato (e le piante delle isole pontine dovevano essere state “recupera-
25
f. mangone, Il borgo murattiano di quei contenuti economici concreti rimasti inesplorati invece te” in questa fase). Quello che negli schemi cinquecenteschi era
di Bari, in L’architecture de l’Empire nel piano del maestro per Caserta. Piuttosto che di utopia ur- un “vuoto” dettato dalle esigenze dell’arte della guerra diventa
entre France et Italie, atti del Convegno
internazionale (Ascona, Svizzera, 5-8 bana, è preferibile parlare di “città ideale” 26, nel solco di una un modo per risolvere in felici termini scenografici la irregola-
ottobre 2006), a cura di L. Tedeschi, D. lunga tradizione 27: come è noto con questa locuzione si intende rità orografica, lasciando al Belvedere, fabbrica e residenza reale
Rabreau, Mendrisio Academy Press,
Mendrisio 2012, pp. 201-208. generalmente un insediamento urbano – non di rado progettato a un tempo, di testimoniare con la sua posizione dominante e
26
In una chiave critica o solo immaginato, ma talora anche realizzato – il cui disegno la sua architettura monumentale la specifica funzione di questa
personalissima ma discutibile, che urbanistico, dotato di un’intrinseca coerenza, riflette criteri di pacifica colonia manifatturiera.
considera le città ideali come utopie
che hanno trovato una loro concreta razionalità oppure peculiari caratteri di scientificità, in relazio-
realizzazione (p. 9), hanno-walter ne anche a una specifica tensione ideale e filosofica. In que-
kruft (Städte in Utopia. Die Idealstadt
vom 15. bis zum 18. Jahrhundert zwischen sto senso, non è affatto azzardato ritenere, come ha già ritenuto
Staatsutopie und Wirklichkeit, Oscar Riccardo Serraglio 28, che Collecini – di formazione romana e
Beck, Monaco 1989) ha ritenuto tuttavia
di di poter includere San Leucio tra le accademica – potesse avere cognizione delle città ideali della
città utopiche. tradizione rinascimentale 29, e da esse trae in prima analisi ispi-
27
Cfr. h. rosenau, The Ideal City. Its razione. In tale prospettiva sembra particolarmente significativo
Architectural Evolution, London 1959.
28
Cfr. r. serraglio, op. cit.
29
La città ideale nel Rinascimento, a
cura di G.C. Sciolla, Utet, Torino 1975.
Siti reali in Spagna

Madrid e dintorni
José Eloy Hortal Muñoz

El personal
de los Sitios Reales
desde los últimos Habsburgo
hasta los primeros Borbones:
de la vida en la periferia
a la integración
en la Corte
Éste trabajo ha sido posible gracias a la ayuda proveniente del
proyecto de investigación La reconfiguración de los espacios cortesanos:
los Sitios Reales (HAR 2012-37308-C05-02),
del Ministerio Español de Economía y Competitividad
y dirigido por Félix Labrádor Arroyo.

En la actualidad existen en España un conjunto de pa- 1


Sobre la Corte cómo sistema
lacios y jardines históricos, diseminados por toda su geografía, político, j. martínez millán, La corte
de la Monarquía hispánica, “Studia
denominados “Sitios Reales”. Tales lugares son centros turísti­ Histórica, Historia Moderna”, XXVIII
(2006), pp. 17-61.
cos de éxito y han sido objeto de numerosos y excelentes estu-
2
Existen numerosos estudios sobre
dios de investigación por parte de los historiadores del arte. No
la configuración de los Sitios Reales
obstante, apenas si existen trabajos en los que se haya abordado durante la Edad Media, pero podemos
destacar f. chueca goitia, Casas Reales
el sentido de tales palacios y jardines más allá de asignarles una en monasterios y conventos españoles,
función de descanso y divertimiento de los reyes y sus familias. Bilbao, Xarait ediciones, 1982 o m.á.
castillo oreja (ed.), Encuentros sobre
Sin embargo, desde la metodología de los estudios de la Corte, patrimonio. Los alcázares reales, Madrid,
tales lugares cobran un significado mucho más relevante y se Fundación BBVA, 2001. Para los Reyes
Católicos, f. chueca goitia, Los palacios
sitúan en el contexto de la formación y evolución de la organi- de los Reyes Católicos, “Reales Sitios”,
zación política de la Monarquía Hispana. En el presente artículo, CX (cuarto trimestre 1991, Monográfico
Reyes Católicos, Quinto Centenario
vamos a centrarnos en el tipo de personal que trabajó en dichos del Descubrimiento), pp. 37-44 y, sobre
Sitios Reales durante el siglo XVII y principios del XVIII, con todo, r. domínguez casas, Arte y etiqueta
de los Reyes Católicos. Artistas, residencias,
el fin de observar a través del mismo cómo el reinado de Felipe jardines y bosques, Madrid, Editorial
IV dio inicia a una tendencia que continuaron sus sucesores, Alpuerto S.A., 1993, pp. 1-547.
3
cual era que dichos lugares pasaron de ser la periferia del siste- Desarrollado en f. checa cremades
y j.m. morán turina, Las Casas del Rey.
ma de Corte a estar integrados en el mismo 1. Casas de Campo, Cazaderos y Jardines.
Durante la Baja Edad Media, los monarcas de los diversos Siglos XVI y XVII, Madrid, Ediciones
El Viso, 1986; f. checa cremades, Felipe
reinos hispanos fueron utilizando, construyendo y reformando II y la ordenación del territorio en torno
diferentes edificios a lo largo de la geografía de la Península a la Corte, “Archivo Español de Arte”,
t. LVIII, núm. 232 (1985), pp. 392-8 y
Ibérica, con el fin de que les sirvieran de estancia, y con ellos a Las Construcciones del Príncipe Felipe
sus cortes ambulantes, reconociéndose la propiedad sobre el- en vvaa, Ideas y diseño. La Arquitectura.
IV Centenario del Monasterio de El
los y llevándose a cabo numerosas obras con los Reyes Católi­ Escorial, Madrid, mopu, 1986, pp. 23-45;
cos como vehículo de expresión de la nueva entidad territorial v. tovar martín, El espacio territorial
madrileño circunscrito a los Sitios Reales
que se iba gestando 2. Del mismo modo, Carlos V inició algunas en el reinado de Felipe II, Madrid,
obras relevantes, pero sería su hijo Felipe II, aún como prín­ Ayuntamiento de Madrid e Instituto de
Estudios Madrileños, 1998; l. cervera
cipe, el primer monarca que llevó a cabo un plan constructi- vera, Oficios burocráticos en las obras
1. vo específico de forma organizada. Para ello, se configuró un reales madrileñas (1540-1563), “Anales
Johannes Blaeu del Instituto de Estudios Madrileños”,
Vista de El Escorial sis­­tema basado en tres pilares 3: creación de la Junta de Obras XVIII (1981), pp. 99-118.
por (copia del “Séptimo diseño” de Juan de Herrera),
grabado coloreado, 1672, Biblioteca Nacional,
Madrid; tratto da Luis Sancho, The Royal Monastery
of San Lorenzo de El Escorial, Madrid, Patrimonio
Nacional, 2002, pp. 30-31
Siti reali in Spagna. Madrid e dintorni 74 José Eloy Hortal Muñoz El personal de los Sitios Reales 75
4
Sobre dicha Junta los trabajos y Bosques 4, órgano que se encargaría de gestionar todo éste y Bosques 9, con la que tuvo numerosas pugnas. Posteriormente, Lerma (alcaide perpetuo del Alcázar
de mª.v. garcía morales, Los artistas de Toledo, de la Casa de Campo y de
entramado de posesiones, elección de un arquitecto mayor que Olivares aumentó su influencia sobre el gobierno de diversos las Casas Reales de Valladolid) o de
que trabajan para el Rey: la Junta de
Obras y Bosques, “Espacio, Tiempo y dotara de unidad de estilo todas las construcciones reales, cargo Reales Sitios, con el fin de tener mayores posibilidades de colo- los marqueses de Mondéjar (en la
Forma. Historia del Arte”, III (1990), Alhambra), así como los condes de
que recayó en Juan Bautista de Toledo 5, y organización jerár­ car a “hechuras” suyas en los oficios relevantes de los mismos, al Chinchón en el Alcázar de Segovia o
pp. 123-36 y f.j. díaz gonzález, La Real
Junta de Obras y Bosques en la época de quica de los oficiales participantes en dichas obras a través de tiempo que se garantizaba el control de la situación durante las la familia del conde-duque de Olivares
los Austrias, Madrid, Dykinson, 2002. en los Alcázares de Sevilla.
una serie de instrucciones precisas 6. visitas reales. Así, por ejemplo, en Aranjuez influyó en el nom- 11
Desde el punto de vista económico, Dicho título en AHN, Nobleza,
veáse, f. labrador arroyo, Gasto y Durante los períodos en los que el monarca estaba ausen- bramiento de los gobernadores don Melchor de Alcaraz (1625-8), Olivares, C1, D1, ff. 1 r.-2 r.
financiación de los oficiales y obras
de los Reales Sitios (1612-1635), en j.
te, estos Sitios Reales estuvieron cuidados, vigilados y guarda- don Juan de Toledo y Meneses (1628-31), don Diego Fernández 12
En ahn, Nobleza, Olivares, C1, D1,
martínez millán, m. rivero rodríguez dos durante el siglo XVI y principios del XVII por un reducido de Zárate (1632-6, 1637-46) o Sebastián Antonio de Contreras y ff. 8r. y 11 r. y en su expediente en agp,
y g. versteegen (coords.), La Corte Personal, caja 754/49.
en Europa: Política y religión (siglos
número de personajes que, en muchos casos, eran familiares Brizuela (1636-7, 1646-54), mientras que en El Pardo situó a los 13
Dicha posesión se agregó a la
XVI-XVIII), Madrid, Polifemo, 2012, pp. entre sí y que llevaban una cómoda vida por su relevante papel alcaides y guardamayores marqués de Flores Dávila (1623-31) o del Buen Retiro con Olivares por título
1969-2019. de dicha fecha (en agp, Personal, caja
en el entorno local, pues hay que recordar que eran servidores don Diego Ramírez de Haro (1631-45), personajes todos ellos de
5
Para el proceso hasta la elección 754/49), para unirse en 1662 a la del
de dicho personaje y los que le
reales. Únicamente algunos lugares como Aranjuez, debido a indudable influencia cortesana y filiación olivarista. Pardo el 12 de octubre de 1662 (en el
precedieron, j.m. barbeito díez y j. las “fieras” y animales exóticos que poblaban sus jardines, San Un nuevo paso en su estrategia fue el control directo de mismo expediente).
ortega vidal, Los artífices de las obras 14
Lorenzo de El Escorial, por las continuas visitas de Felipe II y alcaidías de Sitios Reales a través de la obtención de nombra- Título en Ibid.
reales en c. añón feliú y j.l. sancho 15
gaspar (eds.), Jardín y naturaleza en el Felipe III, o Valladolid, debido a la instalación allí de la Corte de mientos en su persona que unir al que ya poseía en los Reales Sobre su relación con los Reales
reinado de Felipe II, Aranjuez, Doce Sitios, mª.a. flórez asensio, El Marqués
Calles, 1998, pp. 245-73.
1601-6, tuvieron “movimiento” de forma continuada. Alcázares de Sevilla 10. El primero fue el del cuarto real de San de Liche: Alcaide del Buen Retiro y
6 La situación iba a sufrir un vuelco notable a partir del rei- Jerónimo el 27 de julio de 1630 11 – el cual, como sabemos, acabó “Superintendente” de los Festejos Reales,
Hubo numerosas instrucciones “Anales de Historia del Arte”, XX (2010),
y podemos citar las de 1549 para el nado de Felipe IV, pues estos lugares iban a cobrar mucha mayor convirtiéndose en el famoso Palacio del Buen Retiro, del cual pp. 145-82.
Alcázar de Madrid y Palacio de El
Pardo, 1552 para el gobierno de las vida debido a varias circunstancias. La principal, sin duda, fue fue el primer alcaide a partir del 8 de noviembre de 1633 12 –, así
obras de Valsaín, 1554 sobre la labor que el monarca decidió incrementar la relevancia de los mismos, como de La Zarzuela el 16 de febrero de 1636 13 y de Vaciamadrid
del mayordomo, pagador y veedor del
Alcázar de Madrid y de El Pardo y proceso que debemos insertar en el contexto de las reformas el 29 de julio de 1634 14, lugar que, posteriormente, pasaría a for-
para las obras del Alcázar de Segovia, que iba a sufrir la Monarquía desde el inicio del reinado. mar parte del patrimonio de su familia desgajado de la posesión
1556 normas dictadas en Bruselas para
completar la instrucción de 1549, 1563 Sería el conde-duque de Olivares el principal impulsor real. Evidentemente, y debido a sus múltiples ocupaciones en el
para el Alcázar de Madrid, Palacio de de dicha estrategia, sabedor de la significación que tenían los entorno del Soberano, no ejercería directamente dichos oficios,
El Pardo, Aranjuez y San Lorenzo de
El Escorial, etc. Las enumera y analiza Sitios Reales en la vida local del entorno dónde se situaran, por lo que fue nombrando a una serie de personajes afines para
l. cervera vera, Instrucción de Felipe pues por herencia familiar era alcaide de los Reales Alcázares dirigir dichos lugares, como fue el caso de su yerno el marqués
II para continuar las obras del Alcázar
de Toledo, “Anales Toledanos”, XXXI de Sevilla y a su gestión directa dedicó varios años. Del mismo de Leganés como teniente de alcaide en Vaciamadrid (1636-45) o
(1994), pp. 137-62. modo, allí pudo ser consciente del potencial que tenían dichos el conde de Puñoenrostro cómo alcaide interino de La Zarzuela
7
Sobre dicho aspecto y la lugares como representación del poder real, pues cuando iban a (c. s. 1638-c. s. 1646).
relevancia del Alcázar de Sevilla en su
entorno, a. marín fidalgo, El Alcázar partir los nuevos virreyes electos hacia América pernoctaban en Tras Olivares, don Luis de Haro fue así mismo conscien-
de Sevilla bajo los Austrias, Sevilla, los Reales Alcázares, momento en que se izaba el pendón real y te de la relevancia de dominar los Sitios Reales y, tras fallecer
Guadalquivir s. l. ediciones, 1992, 2 vols.
8 el edificio funcionaba cómo si el propio monarca se encontra- el conde-duque en 1645, aunó en sus manos mayor cantidad
Éste asunto se trata en c. díaz
gallegos, El Real Sitio de Aranjuez, ra en dicho lugar 7. Distinta relevancia tendrían en su entorno de títulos que su predecesor, pues consiguió entre dicho año
ejemplo de urbanismo barroco en España: local el Alcázar de Toledo, los diversos Reales Sitios de Segovia, y 1650 las alcaidías del Buen Retiro, El Pardo, Valsaín y Reales
sus calles y plazas, “Reales Sitios”,
LXXXVII (primer trimestre 1986), pp. Aranjuez o la Alhambra, entre otros. En virtud de ello, Olivares Alcázares de Sevilla, así como el oficio de caballerizo mayor
29-36. fue consciente de que el control de dichos lugares le serviría perpetuo de las caballerizas de Córdoba, detentando todas el-
9
Para ello, consiguió que salieran en gran medida para potenciar su proyecto de gobierno y ex- las hasta 1661. En prácticamente todos esos lugares, su hijo
de la Junta todos los personajes
procedentes del reinado anterior, tenderlo a casi todos los rincones del reino, aprovechando que don Gaspar de Haro y Guzmán, VII marqués del Carpio y de
excepto don Fernando Carrillo, y situó dichos lugares estaban estrechamente vinculados al monarca. Eliche 15, ejercería como alcaide interino delegado por su pa-
a “hechuras” suyas en la misma (sobre
dichas pugnas, f.j. díaz gonzález, La Baste como ejemplo recordar que en Aranjuez estaba prohibido dre y tomaría todas ellas en propiedad tras un breve periodo
Real Junta de Obras y Bosques, cit., pp. que habitara nadie que no sirviera al rey en el Real Sitio 8, lo de tiempo transcurrido entre 1662 y 1665, en que estuvo en el
183-200).
10 que aseguraba su fidelidad ante posibles revueltas. destierro por su famoso affaire, en que obtuvieron las alcai-
Con anterioridad a éste
momento, los ocupantes de las Para controlar dichos Sitios Reales, el Valido, en un primer días el duque de Medina de las Torres (del Buen Retiro) y el
alcaidías de dichos Sitios Reales momento, intentó extender sus redes sobre la Junta de Obras conde de Monterrey (de Valsaín, El Pardo y Zarzuela). Dicha
habían sido personajes de escasa
relevancia cortesana, excepto en casos
aislados y vinculados a cuestiones
familiares o de cercanía a sus
posesiones, como fue el duque de
Siti reali in Spagna. Madrid e dintorni 76 José Eloy Hortal Muñoz El personal de los Sitios Reales 77

2.
Francesco Battaglioli
Vista del Palacio de Aranjuez
1756, Museo Nacional del Prado;
tratto da José Luis Sancho, Guía de visita del Real
Sitio de Aranjuez, Madrid, Patrimonio Nacional,
1997, portada.

tendencia continuaría en reinados posteriores, pues en 1688, Cómo resulta evidente, este interés de los Validos por
por ejemplo, podemos ver cómo el alcaide de la Casa de Cam- controlar los Sitios Reales respondía a una estrategia que
po y de la Fuente del Sol era el duque de Medinaceli, tam- pretendía incrementar la vinculación de los mismos con la
bién valido-privado, tras su matrimonio con doña catalina de Corte, la cual fue mucho más profunda a partir de Felipe IV.
Sandoval y Rojas 16. Del mismo modo, la condición social del Dichos lugares alcanzaron un notable esplendor, no sólo a
gobernador de Aranjuez, cargo que no fue ejercido por ningún través de las campañas constructivas que intentaban adaptar
Valido debido a la necesidad de residir allí de forma perma- dichos lugares al Barroco, si no también al incremento que
nente para poder organizar todas las cuestiones económicas experimentó la nómina de personajes que servían en ellos,
de tan relevante explotación agrícola y ganadera, se incremen- siendo los mismos, en la mayoría de las ocasiones, gentes de
taría, y ya con Felipe V nos encontramos cómo el 10 de agosto mayor relevancia que en reinados anteriores. Por supuesto,
de 1706 fue nombrado don Gabriel Ortega Guerrero, marqués conviene ser cautos, pues sería necesario estudiar caso por
de Valdeguerrero, el cual serviría hasta 1722, dándosele plaza caso y algunos lugares decayeron, en especial, los vinculados
supernumeraria en el Consejo de Hacienda 17. al duque de Lerma.
16
agp, ap, Casa de Campo, caja 15/9
(aunque viene en la caja 20).
17
agp, ap, Aranjuez, registro 6707.
Siti reali in Spagna. Madrid e dintorni 78 José Eloy Hortal Muñoz El personal de los Sitios Reales 79

Esta realidad la hemos podido conocer a través del vacia- acceso a los mismos de aquellos que no tuvieran ése soporte fa-
do sistemático de fuentes que hemos llevado a cabo para una miliar previo a su interés por ingresar en el séquito del monarca.
obra colectiva relativa al reinado de Felipe IV que codirijo jun- A dicha patrimonialización ayudaría el hecho de que a algunos
to al profesor Martínez Millán y que verá la luz durante 2014, y servidores en activo se les concedió poder pasar sus oficios, no
cuya continuidad podemos observar hasta el siglo XVIII. En ya por una vida, sino por dos o más, además de generalizarse
la misma, orientada a conocer los componentes de las Casas de forma significativa la concesión del puesto para “con quien
Reales, hemos podido comprobar como las noticias relativas a casare” alguna de las hijas.
personajes vinculados a los Sitios Reales se multiplicaban con En virtud de ello, y gracias a la presencia de los grandes
respecto a reinados anteriores. Gracias a ello, hemos localizado patronos cortesanos al frente de los Sitios Reales y al aumento
a más de 2.000, cuyo número seguro que fue mucho mayor al de su vinculación con la Corte, una de las pocas vías nuevas
haber dificultades de acceso a información referente a varias de que se abrieron para ingresar en la Casa Real a gentes ajenas
dichas posesiones, en especial el Buen Retiro. a la misma fueron los citados Sitios Reales. Así, los capellanes
Éste incremento del número de personajes asociados a principales de Aranjuez pasaron con frecuencia a la Capilla
Sitios Reales con respecto a reinados anteriores, debemos vin- Real a través de capellanías de Castilla 19, desde mediados del
18
cularlo al hecho de que la configuración de la Monarquía His­ reinado de Felipe III hasta principios del reinado de Felipe IV,
Para el estudio de dicha
integración, j. martínez millán (dir.), pana que se había gestado en época de Carlos V entró en crisis y de Santiago desde 1625 en adelante 20, e incluso encontramos
La Corte de Carlos V, Madrid, Sociedad durante el reinado de Felipe IV, en especial tras la década de el caso del doctor Gaspar Alonso de Reluz, que ingresó en la
Estatal para la conmemoración de
los centenarios de Felipe II y Carlos 1640. Por ello, dicho reinado se convirtió en una desesperada Capilla Real sin ser principal 21. Dicha posibilidad aumentaría
V, 2000, 5 vols.; j. martínez millán y s. e infructuosa búsqueda por modificar lo existente a través de en 1663, ya que se aumentó el número de capellanías de dos a
fernández conti (dirs.), La Monarquía
de Felipe II: la Casa del rey, Madrid, una serie de ajustes y reformas. El principal problema del ago- tres, al no ser suficientes para atender a toda la gente que había
Fundación Mapfre-Tavera, 2005, 2 vols. tamiento del sistema lo constituía el hecho de que muchos de en Aranjuez 22. Del mismo modo, muchos médicos del mismo
y j. martínez millán y m.ªa. visceglia
(dirs.), La monarquía de Felipe III, los súbditos de la Monarquía ya no conseguían integrarse en Real Sitio recibieron el título de médico de la Casa de Castilla
Madrid, Fundación Mapfre-Instituto la misma, quedando sin el paraguas que había representado y, tras servir allí durante ocho años, se les permitía pasar a la
de Cultura, 2008, 4 vols.
19 hasta entonces el monarca como pater familias, pues la propia Corte 23. Además de estos casos colectivos, tenemos otros par-
Tal y cómo sucedió con Pedro
Díaz de Carvajal (agp, Personal, caja constitución de la Monarquía le impedía absorber con éxito a ticulares, como, entre otros muchos, Pascual de Alfaro, que de
16763/8 y Registros 11, f. 204 r. y 12, f. los diferentes grupos sociales y reinos, tal y como había hecho mozo del guardajoyas y ropa del Buen Retiro pasó en 1645 a ser
219 r.), principal de Aranjuez (1611-24)
y de Castilla (1612-24), y Fray Pedro antaño la Casa Real 18. Tras comprobar el funcionamiento de las mozo de oficio de la tapicería 24, o don Luis Mudarra, portero de
Moreno (agp, Real Capilla (RC), caja Casas Reales con Felipe IV, nuestra sensación es que el acceso damas de la reina que fue nombrado contador de Aranjuez el 8
85, s. f. y Registros 12, ff. 219 r.-v. y 253
v. y 6151, f. 27 v.), principal de Aranjuez a determinados puestos de niveles medios y bajos de la Casa de diciembre de 1675 25. Por supuesto, la Caza Real tuvo también
(1624-5) y de Castilla (1625). Sobre se fue restringiendo cada vez más a personajes vinculados a fa- un trasvase muy fluido con los Sitios Reales, pues, además de
los capellanes reales de Felipe iv, j.e.
hortal muñoz, “La espiritualidad en milias de luenga tradición en el servicio real, en especial que vivir muchos de los cazadores en pueblos como Fuencarral o
Palacio: los capellanes de Felipe iv” en lo hubieran hecho en las propias Casas Reales, dificultando el San Sebastián de los Reyes, cercanos al Pardo, nos encontra-
j. martínez millán, m. rivero rodríguez
y g. versteegen (Coords.), La Corte en mos al menos a doce personajes que después de servir en algún
Europa: cit., Madrid, Polifemo, 2012, I, Aranjuez y de los cuarteles (1608-29), 24
agp, Personal, caja 1335/9. Sitio Real se integraron en la caza de montería o de volatería 26.
pp. 257-304. antes de ser nombrado de Castilla 25
20 (1622-c. s. 1629). agp, ap, Aranjuez, registro 6707. Huelga decir que debido a la notable patrimonialización de los
Nos encontramos varios casos
26
cómo los de Jorge de Orea Tineo 22
agp, ap, Aranjuez, registro 6707. Entre ellos, podemos destacar oficios que se producía en los Sitios Reales, la entrada de algu-
(agp, Personal, caja 761/39 y Registros los casos de Jusepe Méndez de
23
Entre otros, nos encontramos Molina (agp, Personal, caja 666/34 y
no de los servidores de los mismos en la Casa Real aumentaba
12, ff. 253 v.-254 r. y 344 v. y 6151, f. 28
v.), principal de Aranjuez (1625-8) y casos cómo los del doctor Lázaro de 37 y Registros 12, f. 634 v., 13, ff. 6 v., 12 enormemente las posibilidades de sus familiares de poder acce-
de Santiago (1626-32), del licenciado la Fuente (agp, Personal, caja 16931/28 v., 13 r., 79 v. y 80 r. y 14, f. 223 r.; ahn,
y Registros 11, ff. 535 v.-536 r. y 13, f. 136 Nobleza, Frías, caja 591, docs. 36 y 37
der al servicio real a través de un oficio en el mismo Sitio Real
Bartolomé Florencio de la Vera Chacón
(agp, Personal, caja 1087/3 y Registros r.-v.), médico de Aranjuez (1616-25) y de y caja 592, doc. 96.), que fue alcaide y o en alguna de las Casas Reales.
13, f. 18 r.-v. y 6151, f. 31 v.), principal Castilla (1625-51), el doctor Bernardo guardamayor de la Real Casa y Bosque
de Aranjuez (1628-30) y de Santiago Serrano de Minaya (agp, Personal, caja de Valsaín para las enfermedades
Del mismo modo, al estar ya agotadas otras vías de con-
(1628-c. s. 1634), o del licenciado Juan 995/13 y Registros 12, f. 321 v. y 13, f. 36 (1629-32) y teniente de alcaide de El cesión de mercedes, se otorgaron diversos oficios en los Sitios
Sánchez García (agp, Personal, caja r.; ags, csr, leg. 307, f. 259), médico Pardo (1632-46), antes de ser nombrado
966/3 y Registros 13, ff. 30 v. y 113 r. y de Aranjuez (1628-30) y de la Casa de montero de traílla a pie (1639-46) o Rea­les como premio a algunos de los personajes que ya servían
6151, f. 36 r.), principal de Aranjuez Castilla (1630-46), o del licenciado don Juan Bautista Montero (agp, ap), leg. en la Casa Real, pudiendo compatibilizar ambos en muchas oca-
(1633-8) y de Santiago (1634-8), entre Gabriel Gómez (agp, Personal, caja 627 y Personal, caja 699/16), guarda de
otros. 438/59 y Registros 13, ff. 36 r.-v. y 168 la Casa de Campo hasta que en 1632 siones y profundizando así en la citada vinculación Corte-Sitios
r. y 15, ff. 38 v.-39 r.; ags, csr, legs. 307, fue nombrado catarribera (1632-50).
21
Reluz (agp, Personal, cajas 873/50 f. 259. y 308, ff. 79 y 80), que fue de
y 7793/4, RC, caja 85, s. f. y Registros 12, Aranjuez (1630-5) y de Castilla (1630-c. s.
f. 173 v. y 6151, f. 26 r.) fue capellán de 1659).
Siti reali in Spagna. Madrid e dintorni 80 José Eloy Hortal Muñoz El personal de los Sitios Reales 81
27
En concreto, encontramos once Reales. Con ello, los beneficiarios conseguían un claro medro
casos de capellanes de la Capilla Real a en su presencia social en determinados lugares, por ejemplo, a
los cuales se les otorgó una capellanía
de los Reyes Nuevos, pudiendo poner través de la concesión a religiosos de algunas capellanías como
como ejemplos al doctor Jerónimo de
las de los Reyes Nuevos de Toledo 27 o la de Aranjuez 28, así como
Salcedo (agp, rc, caja 85, s. f. y Registro
6151, f. 25 v.), capellán de Castilla de otros cargos para laicos, como fue el caso de don Eugenio
(1621-41) y de los Reyes Nuevos (1626-41),
de los Ríos, que pasó de ayuda de la panatería (1648-52) a con-
don Diego de Herrera Gutiérrez (agp,
Personal, caja 7799/6 y RC, caja 84, s. f.), serje de El Pardo (1652-c. s. 1674) 29, Alonso Gutiérrez de Gri-
capellán de altar (1640-9) y de los Reyes
Nuevos (1648-53) o don Jacinto March
maldo, ayuda del guardajoyas (1622-45) y guardarropa (1633-45)
de Castellví y Lerma (agp, Personal, que pasó a desempeñar los mismos oficios en el Buen Retiro
caja 7797/5 y Registro 6151, f. 34 v.),
capellán de Aragón (1632-64) y de los
(¿-1645) 30, o don Juan de Castro Villafañe, que junto con los
Reyes Nuevos (¿-1664). El trasvase a cargos de aposentador de la Casa de Borgoña (1607-27) y gen-
la inversa fue también muy fructífero,
pues nos encontramos con tres casos
tilhombre de la casa (1624-51) fue nombrado veedor y contador
que estuvieron primero en los Reyes de las obras del Alcázar de Segovia y Casas Reales de Valsaín
Nuevos y luego pasaron a la Capilla
Real, cómo fueron don Juan de Rojas
y Fuenfría (1635-9), así como guardamayor de la Real Casa y
(agp, Personal, caja 7796/5, rc, caja 85, s. Bosque de Valsaín (1637-9) 31, entre otros muchos. Por supuesto,
f. y Registro 6151, f. 32 v.), de los Reyes
Nuevos hasta que en 1629 pasó a serlo
lo mismo sucedería con los grandes arquitectos, escultores o
de Castilla, don Antonio Fernández del pintores del momento, caso de Sebastián 32 o Antonio de Her- Soto de Roma 39, Sevilla con el Lomo del Grullo, el particular 3.
Campo y Angulo (agp, Personal, caja Jusepe Leonardo
7802/13, RC, caja 84, s. f. y Registro
rera Barnuevo 33, Juan Gómez de Mora 34, Alonso Carbonell 35 o caso del Ingenio de la Moneda en Segovia 40, el de San Loren- Palacio Real de El Pardo
s. XVII, Real Monasterio de San Lorenzo de El
6151, f. 49 r.), de los Reyes Nuevos hasta Diego de Silva Velázquez 36 y no es necesario volver a insistir en zo de El Escorial y todas las posesiones que se le anejaron 41 Escorial; tratto da Felipe II. Un monarca y su época,
que pasó a ser de Castilla en 1654 o
Calderón de la Barca (agp, Personal, ése trasvase entre la Caza Real y los Sitios Reales, aunque sí en y, sobre todo, Aranjuez. Sobre éste último existen excelentes Catálogo de la exposición, Madrid, 1998, p. 211.
caja 7804/10, Registros 6145, f. 510 y 6151, el que se produjo con la guarda de archeros de Corps 37. estudios tanto sobre la ordenación del territorio 42 como sobre
f. 55 v.) de los Reyes Nuevos hasta que
en 1663 fue nombrado de Castilla. Del mismo modo, dichas posesiones reales se utilizarían su viabilidad económica 43, los cuales nos indican que el monar-
41
28
Cómo sucedió con el licenciado en numerosas ocasiones para conceder mercedes a personajes ca aprovechó lo allí generado para otorgar mercedes, no solo a Sobre sus dehesas, j.a. martínez
bara, Noticias sobre las dehesas del
Martín de Ocaña (agp, Personal, caja vinculados a la Casa Real que no conseguían cobrar sus gajes personajes vinculados a dicha posesión, sino también a otros Monasterio de San Lorenzo del Escorial,
750/20, rc, caja 121/1 y Registro 13, f. 228
r.), que fue capellán de altar y cantor y quitaciones en la misma y así veían cómo se abrían para ellos individuos sin relación alguna con Aranjuez. “Anales del Instituto de Estudios
Madrileños”, V (1970), pp. 109-19. Hay
de la capilla española (1625-38), cantor nuevas vías de obtención de ingresos en dinero o en especie. Es Llegados a éste punto, no debemos olvidar el impacto que numerosos estudios para algunas de
de la Casa de Castilla (1629-38) y
capellán de Aranjuez (1637-8). evidente que la Junta de Obras y Bosques y varios de dichos tendría en dichos Sitios Reales la aplicación de una nueva estra- las posesiones de forma individual,
cómo el Quexigal, Gózquez, etc.
29
agp, Personal, caja 882/34 y Sitios Reales pasaron dificultades económicas durante el pe- tegia que se llevó a cabo durante el reinado de Felipe IV, con el 42
m.ªm. merlos romero, Aranjuez
Registros 14, f. 324 v. y 15, f. 110 v. riodo cómo el resto de la Monarquía, tal y cómo ha estudiado fin de conseguir tener integrados los reinos tras el colapso de y Felipe II. Idea y forma de un Real Sitio,
30
agp, Personal, caja 491/28. el profesor Labrador Arroyo 38, pero hubo otros que no sólo se las Casas Reales 44. Esta fue la activación plena de un sistema Aranjuez, Concejalía de Educación
31 y Cultura, 1998 y a. luengo añón,
Biografía en j. martínez millán autoabas­tecían, si no que generaban rentas suficientes para de- de previsión social a gran escala sobre personajes y familiares Aranjuez. La construcción de un paisaje.
y m.ªa. visceglia (dirs.), La Monarquía
de Felipe III, cit., II, pp. 160-1; agp, stinarlas a otras necesidades del monarca como Granada con el vinculados directa o indirectamente con las Casas Reales o los Utopía y realidad, Madrid, Instituto de
Estudios Madrileños, csic y Ediciones
Personal, cajas 463/20 y Registro 13, ff. Sitios Reales, el cual se había ido pergeñando a lo largo de los Doce Calles, 2008.
169 r., 232 r.-v. y 277 v.
32
del Alcázar de Madrid (1648-60) (agp, saber, dos alcaides y guardamayores de reinados anteriores. Evidentemente, éste sistema requería gran- 43
c. magán merchán y j. espinosa
Fue ayuda de la furriera y Personal, caja 16752/23 y Registros 12, la Casa Real de Valsaín, dos conserjes de
maestro mayor de las Obras Reales f. 289 v., 13, ff. 38 v., 39 r. y 174 r. y 14, ff. dicha Casa, dos tenientes de alcaide de des recursos financieros para funcionar, pero Felipe IV y sus di- romero, La evolución económica de
un Real Sitio: Aranjuez en tiempos de
del Alcázar de Madrid de 1662-71 (agp, 180 v. y 190 r.). la Casa de Campo, un superintendente versos validos fueron conscientes de la urgente necesidad de no Felipe II, “Reales Sitios”, cliii (tercer
Personal, caja 507/40 y Registro 15, f. 36 de los jardines del mismo Real
Fue pintor de cámara (1623-60), dejar a la deriva a todos esos servidores y familiares que durante trimestre 2002), pp. 2-13.
141 v.). Sitio, dos conserjes de El Pardo, un
ayuda de cámara (1643-6), veedor y 44
33 guardamayor de los bosques de la generaciones habían servido fielmente al monarca y a sus ante- Sobre éste asunto, mi capítulo
Fue escultor de la furriera (1605- contador de las obras del Alcázar de
Zarzuela, un ebanista en el Alcázar de “Una nueva vía de integración de los
46) y aparejador de las Obras Reales de Madrid y Casas Reales de su contorno cesores y buscaron vías que facilitaran el aprovisionamiento de
Madrid, un veedor y gobernador para reinos en la Casa Real: reservados y
carpintería (1627-45), constando cómo (1647-60), guarda y contador de “la
ausencias y enfermedades de Aranjuez, fondos para dichas mercedes. pensionistas” en el volumen primero
reservado en el último oficio de 1645-6 fábrica de la preça o chanada que
un conserje y guardajoyas del Buen de j. martínez millán y j.e. hortal
(agp, Personal, caja 506/15 y Registros 14, se esta haciendo sobre la escalera
Retiro y a Damian Goetens, que sirvió muñoz (dirs.), La Monarquía de Felipe IV:
f. 91 r.-v. y 25, f. 48 v.). nueva del Alcázar de Madrid” (1647-
igualmente en el Buen Retiro donde fue, Habsburgo. Sobre éste asunto, mi libro Roma en el contexto reformador del siglo la Casa del rey, Madrid, Polifemo, 2014.
34 60) y aposentador de palacio (1652-60).
Ayuda de la furriera y maestro sucesivamente, ayuda de guardajoyas Las guardas reales de los Austrias hispanos, XVIII, “Anuario de Historia Moderna y
Sobre sus cargos palatinos, f. barrios Contemporánea”, VII (1980), pp. 233-9.
trazador de las Obras Reales desde y ropa, ayuda de tapicero, conserje, Madrid, Polifemo, 2013, pp. 224-5.
pintado, Diego Velázquez: sus oficios
1611 hasta su muerte en 1648 (agp, ag, guardajoyas y ropa y tapicero durante 38 40 Una aproximación a su
palatinos, “Reales Sitios”, CXLI (tercer f. labrador arroyo, Gasto y
leg. 649, s. f., Personal, caja 448/6 y los años centrales del siglo XVII. Del
trimestre 1999), pp. 2-17. financiación de los oficiales cit., III, pp. funcionamiento en v. soto caba, La
Registros 11, ff. 161 r., 414 v.-415 r., 432 v. y mismo modo, el capitán II conde de
37 1969-2019. primera fábrica de monedas: El Real
14, f. 202 r.). Tenemos documentados para Solre fue miembro de la Junta de Obras
el siglo XVII un total de catorce y Bosques de 1624-38, siendo, por otra 39 Ingenio de Segovia, “Espacio, Tiempo y
35 Aunque sólo existe un estudio
Fue aparejador mayor de obras Forma, Serie VII, Historia del Arte”, IV
personajes que pasaron a Sitios Reales parte, el único componente no hispano sobre su viabilidad económica para el
reales (1627-60), ayuda de la furriera (1991), pp. 95-120.
tras servir en la guarda de Corps; a de la misma durante los reinados siglo XVIII, c. viñes millet, El Soto de
(1634-60) y maestro mayor de las obras
Siti reali in Spagna. Madrid e dintorni 82 José Eloy Hortal Muñoz El personal de los Sitios Reales 83

Dicho sistema contemplaba dos figuras, pues debemos di- Como se puede apreciar, el número de pensionarios fue
ferenciar entre los reservados – que fueron oficiales que sirvie- mucho mayor que el de los reservados. Ya a finales del reinado de
ron y luego fueron jubilados por razones de edad, enfermedad, Felipe II, se había dado inicio a la costumbre de conceder a las
etc., percibiendo todos o parte de sus gajes, salarios y quitacio- viudas alguna merced tras fallecer el marido, como así indicaba
nes sin necesidad de servir u otra merced pecuniaria o en espe- la propia Junta de Obras y Bosques en memorial del 7 de enero
cie –, y los pensionarios – que fueron todas aquellas personas de 1610 46. La respuesta del monarca fue que “en lo que toca a
que recibieron una pensión por la Junta de Obras y Bosques, la prorrogación por un año lo que parece y en las que piden de
en función de haberse casado o ser hijo/a o familiar de algún nuevo diga la Junta su parecer”. Cómo vemos, se planteaba la
servidor real –; es decir, la diferencia entre un status u otro lo posibilidad de dejar de conceder merced a las viudas, pero no
daba el servicio previo. fue así y dichas prorrogaciones se continuaron haciendo cada
En lo referente a los Reales Sitios, conocemos cerca de año y encontramos la misma el 15 de junio de 1612 47, el 29 de
400 casos para las dos categorías del sistema, como podemos ver marzo de 1613 48, el 12 de diciembre de 1614 49, el 14 de julio de
en tabla infra, aunque debieron ser muchos más, pues en varios 1616 50 y así en años sucesivos hasta el reinado siguiente. Dicho
de ellos tenemos lagunas documentales: sistema no fue modificado por Felipe V al llegar al trono, pues
siguió concediendo mercedes a viudas, cómo podemos ver en la
cédula del 22 de octubre de 1723 en que se daban 400 ducados
sitios reales 45 de renta anual por los días de su vida, más médico y botica a la
mujer, doña Ana González de Guzmán, de don Felipe Aguado,
Sitio Real Reservados Pensionarios contador y procurador fiscal del Real Sitio de Aranjuez, entre
Junta de Obras y Bosques 0 4 muchos otros 51. Por su parte, a los criados relacionados con la
Obras y Bosques Reales 3 9 Junta de Obras y Bosques y las Obras Reales se les concedía
una ración para mantenerse, además de la merced económica
Alcázar de Madrid 1 19
correspondiente al puesto 52.
Alcázar de Toledo 0 8 A partir del reinado de Felipe IV, podemos considerar
Aranjuez 35 155 que las pensiones concedidas a las viudas estaban pautadas y
Casa de Campo 12 31 marcadas, tal y como podemos observar en la siguiente tabla 53:
Buen Retiro 0 2
El Pardo 7 23 45
Tabla de elaboración propia. 52
La fórmula para la prorrogación
La información está tomada era la siguiente, “V. Majestad
Granada principalmente de agp, Registros 11-15, acostumbra a hacer merced por vía de
que son los “Libros donde se asientan limosna a viudas e hijos de los criados
Alhambra 0 1 todos los despachos tocantes a obras que sirven a V. Majestad por obras y
Soto de Roma 0 0 y bosques” correspondientes a finales bosques de una ración ordinaria para
del reinado de Felipe III y todo el de sustentarse y ahora se han dado en
Reales Alcázares de Sevilla 0 0 Felipe IV, así cómo de las secciones esta Junta memoriales de las pensiones
ag, ap, Personal y otros Registros del siguientes, suplicando a V. Majestad se
San Lorenzo de El Escorial 1 4 mismo archivo. Del mismo modo, sirva de mandarles prorrogar las que
también se ha consultado ags, csr, han gozado (venían 6), 18 de mayo de
Segovia 1 8 legs. 304-14 (decisiones tomadas por la 1635”. Respuesta del rey: “Débeseles
Alcázar de Segovia 1 2 Junta de Obras y Bosques entre 1600 prorrogar por otros dos años más” (ags,
y 1665) y Tribunal Mayor de Cuentas, csr, leg. 309, f. 74).
Fuenfría 0 0 legs. 1569-72, referente a Sitios Reales 53
Tabla de elaboración propia,
concretos.
datos tomados de las fuentes indicadas
Ingenio de la Moneda 0 15 46
ags, csr, leg. 305, f. 112. en la tabla anterior sobre el número de
Valsaín 0 8 47
Ibid., f. 203.
pensionarios y reservados.

Vaciamadrid 0 0 48
Ibid., f. 260.
49
Valladolid 1 19 Ibid., f. 345.
50
Ibid., f. 395.
Zarzuela 0 0 51
agp, ap, Aranjuez, registro 6707.
Total 62 307
Siti reali in Spagna. Madrid e dintorni 84 José Eloy Hortal Muñoz El personal de los Sitios Reales 85

sitio real OFICIO MERCED PENSIONARIO/A54 Aranjuez Gobernador 400 o 600 ducados anuales de por vida
Junta de Obras y Bosques Procurador Dos reales diarios por cuatro años Mayordomo 200 ducados anuales de por vida
Escribano Dos reales diarios por el resto de su vida Contador 300 ducados anuales de por vida
Secretario Dos reales diarios por dos años Pagador Tres reales diarios de por vida
o 200 ducados anuales de por vida
Alguacil fiscal Real y medio diario por el resto de su vida
Escribano Tres reales diarios de por vida
Obras y Bosques Reales Maestro mayor de las 200 ducados anuales o 100 ducados anuales de por vida
obras del Alcázar de Veedor 100 fanegas de trigo y 50
Madrid y Casas Reales de cebada anuales, además de los gajes o
de su contorno 200 ducados anuales de por vida
Procurador de las obras Dos reales diarios por el resto de su vida 55 Ayuda de veedor Dos reales diarios de por vida
del Alcázar de Madrid
y Casas Reales de su Aparejador 20.000 maravedís anuales, dos reales
contorno diarios o 40 ducados anuales,
todo ello de por vida
Aparejador Dos reales diarios por el resto de su vida
Tenedor de materiales Real y medio o dos diarios de por vida
Ayuda de aparejador Tres reales diarios por el resto de su vida
mayor del Alcázar de por vía de limosna Asentador de la gente Dos reales y medio por cuatro años
Madrid y Casas Reales que trabaja en Aranjuez o real y medio diario de por vida
de su contorno Fontanero Dos reales de limosna diarios de por vida
Alguacil 700 reales anuales por casa de aposento Pizarrero Real diario por tres años
Cerrajero 6.000 maravedís anuales por un año Conserje Tres reales diarios de por vida
Pizarrero 100 ducados anuales o real y medio diario o 100 ducados anuales de por vida 57
Escultor Real y medio al día por dos años Alguacil Dos reales diarios de por vida
Alcázar de Madrid Sobrestante de las obras Tres reales diarios por su vida Médico Tres reales diarios de por vida
Aparejador de las obras Tres reales diarios por su vida Destilador Tres reales diarios de por vida
Aparejador de carpintería Dos reales diarios por dos años Ayuda de destilador Real y medio diario de por vida
Tenedor de materiales Real diario anual Barbero y cirujano Real diario de por vida
Maestro de albañilería Tres reales diarios por un año Boticario Real diario de por vida
Pizarrero Real diario por el resto de su vida Portero Real y medio de por vida
por vía de limosna Guarda de los puentes Real y medio diario de por vida
Portero en la puerta Real y medio por el resto de su vida Superintendente Dos reales diarios de por vida
del Parque de las huertas
Superintendente Real y medio diario de por vida Jardinero Real y medio diario por dos o cuatro años
de los Jardines Arbolista Real diario por cuatro años
Jardinero Real diario por tres años 56 y después de por vida
Arbolista Real diario de por vida Ayuda de arbolista Real diario de por vida
Guarda del bosquecillo Real diario de por vida Yegüero Dos reales diarios de por vida
Mayoral de las cabras Dos reales diarios por tres años
Alcázar de Toledo Veedor y contador Tres reales diarios de por vida
Aparejador Dos reales diarios o real y medio de por vida Mayoral de las yeguas Real y medio diario
Conservador del Ingenio Dos reales diarios de por vida Mayoral de los camellos Real diario de por vida
del Agua
Alguacil de las obras Real y medio por un año 54
En los principales oficios, podía se concedieron a Catalina Sarmiento reales diarios, tal y como sucedió con
variar en función de la calidad del 200 maravedís diarios por tres años. las viudas de Alonso de Sosa o Gabriel
personaje que hubiera ejercido el 56 García.
Al final del reinado era ya de por
mismo. 57
vida y, en ocasiones, debido a la pericia Podían ser pagados en trigo,
55
Aunque en un primer momento y servicio del jardinero podían ser dos cebada o maravedís.
Siti reali in Spagna. Madrid e dintorni 86 José Eloy Hortal Muñoz El personal de los Sitios Reales 87

Encargado de las Real y medio diario por dos años San Lorenzo de El Escorial Maestro de obras Real y medio diario de por vida
chalupas Aparejador de Dos reales diarios de por vida
Guarda principal Tres reales diarios de por vida carpintería
o 200 ducados anuales de por vida 58 Pizarrero Real y medio diario de por vida
Sobreguarda de los Dos reales diarios de por vida Jardinero Real diario por tres años
bosques
Guardamayor Dos reales diarios de por vida
Guarda de los bosques Real diario por tres años por vía de limosna de los bosques
Ordinario Real diario por dos, tres o cuatro años
y al final del reinado de por vida Segovia Alcázar de Segovia Pizarrero Real y medio por tres años o de por vida
Cazador Real diario por cuatro años o dos reales Ingenio de la Moneda Maestro de carpintería Dos reales diarios de por vida
diarios por dos años Tenedor de materiales Real diario por su vida y la de sus hijas
Tirador Medio real diario de por vida Maestro del Ingenio Tres reales diarios de por vida
Zorrero Medio real diario de por vida Ensayador Dos reales diarios por dos años
Conserje de Aceca Dos reales diarios de por vida Fundidor Dos reales diarios de por vida
Casa de Campo Teniente de alcaide 24 fanegas de trigo y 35 de cebada Tallador Real y medio diario de por vida
por tres años o tres o cuatro reales Maestro de hacer Real diario de por vida
diarios de por vida moneda
Maestro fontanero 60.000 maravedís anuales Portero Real diario de por vida
Alguacil de las obras Dos reales diarios por cuatro años Valsaín Guardamayor Tres o cuatro reales diarios de por vida
Portero Real y medio diario por tres años o 200 ducados anuales de por vida
Jardinero Real diario de por vida Conserje Real y medio o dos reales al día de por vida
Encañador de las Real diario por cuatro años Valladolid Veedor y contador Tres reales diarios de por vida
fuentes
Aparejador Tres reales diarios de por vida
Estanquero y Real diario de por vida
encargado del regalo Pagador Dos reales diarios de por vida
Ayuda de estanquero Real diario de por vida Tenedor de materiales Dos o cuatro reales diarios de por vida
Arbolista Real diario de por vida Oficial de la contaduría Real diario de limosna de por vida
Hortelano Real diario por tres años Vidriero y pajarero Dos reales diarios de por vida
Jardinero mayor Real y medio diario de por vida
El Pardo Alcaide y guardamayor 50.000 maravedís anuales de por vida o
tres reales diarios de por vida más 100
ducados por una vez De todos modos, debemos tener en cuenta que al princi- 58
Que a doña Isabel Peinado,
Teniente de alcaide Gajes del puesto (125.844 maravedís) viuda de Juan Martínez de la Higuera,
pio del reinado era necesario prorrogar muchas de las pensio- se le concedieron por sus días y
Conserje Cuatro reales o real y medio diario nes cada dos o tres años, pero a partir de la década de 1640 las también por “los de un hijo tullido de
pies y manos y baldado de la lengua”
de por vida concesiones eran ya de por vida e, incluso, fue posible pasar- (agp, ap, Aranjuez, caja 14131).
Asentador de la gente Tres reales diarios por dos años la a hijos, tal y como sucedió con doña María y doña Claudia 59
agp, Registro 13, f. 105 r.
que trabaja en El Pardo de Guzmán, hijas del difunto Jorge Manuel, aparejador de las
Jardinero Real diario por tres años obras del Alcázar de Toledo, a las cuales el 26 de octubre de 1632
Guarda de a caballo Real diario por dos o tres años y al final del se le hizo merced de dos reales al día por sus vidas, la cual había
reinado real y medio diario de por vida tenido su madre Isabel de Villegas hasta su muerte 59. Aún así,
en la mayoría de los casos no se fijaron unos determinados re-
Granada Maestro mayor de las Dos reales diarios de por vida quisitos para adquirir la condición de pensionado y, aunque la
obras de la Alhambra
concesión de pensiones debía ser tramitada en primera instan-
Siti reali in Spagna. Madrid e dintorni 88 José Eloy Hortal Muñoz El personal de los Sitios Reales 89
60
agp, ap, Aranjuez, caja 14131. cia por el Bureo o la Junta de Obras y Bosques, estas dependían ción algunas cantidades por una vez. Las reservas abarcarían
61
Ibid. finalmente de la voluntad del propio monarca, lo cual hacía que todos los estratos del Real Sitio, empezando por los gobernado-
62
agp, ap, Aranjuez, registro 6707. los agraciados reforzaran sus lazos de fidelidad con el mismo. res del mismo, pues Sebastián Antonio de Contreras y Brizuela
63
ags, csr, leg. 8-1. Como ya indicamos, los recursos de Aranjuez sirvieron fue reservado en 1654. Hubo también dos capellanes reservados
64
Por su parte, en las Obras en numerosas ocasiones para conceder pensiones a personajes con 180 ducados anuales de pensión, un sacristán (dos reales
y Bosques Reales únicamente
sin relación alguna con dicho Sitio Real, caso de doña Antonia diarios), un maestro de obras, un aparejador de las obras 66, un
encontramos reservados con los
mismos gajes a un ayuda de aparejador de Marquana y Alviz, hija del secretario Francisco Alviz, a la alguacil 67, dos contadores (con 400 ducados anuales que po-
como Pedro Pérez y a un pizarrero
como Alonso de Requijada y con la
cual por cédula del 1 de julio de 1625 se le situaron 400 ducados dían repartir con mujer e hijos 68), dos ayudas de destilador, dos
mitad de los mismos, cuatro reales anuales en Aranjuez por su vida 60. De hecho, en algunos mo- jardineros, un mayoral de las yeguas, un mayoral de los camel-
diarios en lugar de los ocho que tenía,
a un aparejador de carpintería como
mentos el monarca llegó a priorizar el pago de las pensiones a los, dos ordinarios, un guarda principal, un sobreguarda 69, un
Antonio de Herrera y Barrionuevo. dichas viudas y personajes sobre la realización de las obras de estanquero, un cazador de los hurones y guarda del mar de On-
65
Como así podemos colegir de acondicionamiento necesarias en el Real Sitio 61, y la práctica tígola 70 y, sobre todo, quince guardas 71.
la siguiente cita, sita en ahn, Estado,
leg. 1412, s. f., s. d., “Prebienese que en
continuó en reinados posteriores. Así, Diego García (a quien se En la Casa de Campo, por su parte, el oficio más relevante
treinta y zinco personas y merzedes dice criaron Felipe IV y doña Mariana de Austria) gozó de un en el que se concedió la reserva fue en el de teniente de alcaide,
tiene su Magestad mandado satisfazer
de la consignazión del sitio un
real diario en Aranjuez hasta su muerte en 1695 62. También se dónde nos encontramos con tres casos en que se les solía dar lo
quento cuatrocientos y onze mill llevaría a cabo dicha operación en otros Sitios Reales, como en que percibían durante su ejercicio activo, que era de 20.000 ma-
setezientos y setenta y zinco maravedís,
y haviéndose representado a su
Valladolid en que se pagaron a doña Isabel de Mercado ración y ravedís anuales, más 5 reales diarios y 24 fanegas de trigo y 35 de
Magestad lo que con estas merzedes gajes de médico de cámara de su marido doctor Ruiz 63, aunque cebada en Aranjuez. Hubo también un capellán, un hortelano,
se yba grabando la consignazión en
perjuizio de la paga de los criados
en mucha menor medida. un estanquero y encargado de llevar el regalo, cuatro jardineros,
actuales y de su manutención, fue Por lo que respecta a los reservados, la concesión de di- un portero y un guarda, percibiendo todos ellos lo mismo que
servido de resolber por su Real decreto
del año de mill seiszientos y nobenta cha merced dependía de cada Sitio Real, siempre teniendo en tenían de salario de forma habitual, excepto los jardineros que
y siete, que está sentado en los libros cuenta las lagunas documentales que tenemos sobre algunos tendrían dos o tres reales diarios de pensión.
de los ofizios, no se le consultasen
merzedes de por vida para viudas ni de ­e­llos 64. De los datos extraídos podemos colegir que los re- Por último, en El Pardo, nos encontramos con siete reser-
hijos de criados que falleziesen, si solo servados tuvieron únicamente relevancia en Aranjuez, Casa de vados que fueron dos tenientes de alcaide con 60 fanegas de
la grazia de aiudas de costa por una
bez correspondientes al grado y mérito Campo y El Pardo, aunque podemos sobrentender que en el trigo y 60 de cebada al año, un guarda principal con 60.000 ma-
de criado, como se ha practicado Buen Retiro sería también así si pudiéramos completar la infor- ravedís y 40 fanegas de trigo y 40 de cebada anuales, tres guar-
exactamente por los Alcaides desde la
espedidizión del zitado decreto, y en mación 65. das montados de límites con la mitad de su salario, es decir dos
su obserbanzia se les han librado por Sin duda, fue en Aranjuez dónde los reservados adqui- reales diarios, y un zorrero con dos reales diarios, siendo todas
su Magestad las aiudas de costa por la
presidenzia de Hazienda, haviéndose rirían mayor notoriedad, percibiendo por sus jubilaciones casi las cantidades de trigo y de cebada procedentes de Aranjuez.
su Magestad servido de ynobarle en siempre su salario habitual sin necesidad de servir. Éste no solo Estas modificaciones en el personal de estos Reales Si-
algunas personas por recompensa de
créditos contra su Real hazienda, de incluía dinero, si no también una cantidad en especie (caíces o tios, como resulta lógico, tuvieron un claro reflejo en el cere-
que han echo retrozesión las partes fanegas de trigo y cebada), pudiendo tener también a la jubila- monial y el estilo artístico de dichos Reales Sitios, con el fin
en cuia virtud gozan las pensiones;
y respecto de que en las de esta de adecuarlos a la nuevas realidades y necesidades. Conviene
calidad concurren las zircunstanzias en aumento de la Consignazión 70
Con tres reales y medio recordar que el siglo XVII y los principios del XVIII estuvieron
de justizia y en todas las demás la aplicando su ymporte para reparos y ordinarios.
piadosa considerazión de ser dotales manutenzión del Sitio”. marcados por el Barroco, en el cual las estructuras urbanas se
71
y limosnas contemplándose yguales La jubilación podía ser con la
66
Diego Agudo, que mantuvo su mitad de los gajes o completos, que
fueron ajustando para ser espacios destinados a las Fiestas, en
para promober repetidos clamores
salario de 25.000 maravedís al año más eran de 30.000 maravedís, 36 fanegas especial en aquellos lugares dónde iba a estar presente tanto
a su Magestad de la resoluzión
20 fanegas de trigo, tres de cebada y de trigo y 36 de cebada anuales. A final
de reformarlas o suspenderlas la familia real como los personajes y Corte que les servían. Por
cinco reales al día. del reinado, el salario pasó a ser de
maiormente quando de todas se están
debiendo más de treinta meses pareze
67
Pedro de Castro, al cual el 24 de 40.000 maravedís y un caíz de trigo ello, no puede resultarnos extraño que durante el reinado de
que con la obserbanzia de lo que su enero de 1643 se le jubiló con 30.000 anuales, teniendo dos reales diarios
como pensión.
Felipe IV aparecieran oficios cómo los de ordinario de las ca­
Magestad tiene resuelto en el zitado maravedís, 24 fanegas de trigo y 36 de
decreto, y extinguiéndose el tiempo, cebada al año sin obligación de servir. 72
Cómo podemos ver en agp, ap,
lles de Aranjuez 72.
estas mercedes, pensiones y limosnas 68 Aranjuez, registro 6707. Se explica Todo ello no debe hacernos creer que la situación fuera
Como sucedió con Pedro
quedarían a fabor de su Magestad la evolución urbanística de éste
Martínez de Haro, reservado en 1628 y idílica, pues la carestía de dinero fue evidente en varios lugares.
los dichos un quento cuatrocientos y lugar durante el siglo XVII en c. díaz
que en 1634 decidió dar 200 ducados
onze mill setezientos y setenta y zinco gallegos, El Real Sitio de Aranjuez, Así, por ejemplo, en 1688 hacía siete años que en la Casa de
anuales a su mujer y disfrutar él de
maravedíes” tomada de la “Memoria de ejemplo de urbanismo barroco en España:
otros 200, que pasarían a su hijo
los ofizios acrezentados en el Sitio Real sus calles y plazas, “Reales Sitios”, Campo no se pagaba a los ordinarios y los jardineros tuvieron
homónimo al morir en 1636.
de Buen Retiro desde su creación, con LXXXVII (primer trimestre 1986), pp.
69
notizia de los que estubieron unidos Pedro Vasco, que tenía 27.000 29-36.
y de las plazas de hordinarios que se maravedís de salario y 40 fanegas de
podrán suprimir como fuesen bacando trigo y de cebada cada año.
Siti reali in Spagna. Madrid e dintorni 90 José Eloy Hortal Muñoz El personal de los Sitios Reales 91

que ir a la casa del veedor para decirle que querían dejar sus 77
b. blasco esquivias, El Maestro
trabajos y muchos lo hicieron, entregando las llaves de sus vi- Mayor de Obras Reales en el siglo XVIII,
sus Aparejadores y su Ayuda de trazas, en
viendas. El mal estado de dicho lugar queda patente por el he- vvaa, El Real Sitio de Aranjuez, cit., pp.
271-86.
cho de que los guardas llegaban a extorsionar y robar a los que
pasaban por allí 73.
Del mismo modo, el sistema de personal pergeñado du-
rante el reinado de Felipe IV, mostró carencias con la llegada
de Felipe V al trono y el Cardenal Alberoni ya mencionó la
necesidad de mejorarlo en su proyecto de reforma de las Casas
Reales de 1718:
4.
Jusepe Leonardo
“No se habla aquí de otras pequeñitas familias que el rey Vista del Palacio de Valsaín
s. XVII, Real Monasterio de San Lorenzo de El
tiene, como son las del Retiro, Aranjuez y otras Casas de Cam-
Escorial (en Felipe II. Un monarca y su época,
po. Como en cada una de estas Casas y contadores hay veedo- Catálogo de la exposición, Madrid, 1998, p. 211).
res distintos, jefes separados y sueldos desreglados en la corte, por cierto, fue archero de Corps 77, y consolidó la figura jurídica
se produce un servicio irregular y que muchos no tienen qué de los Reales Patronatos.
hacer y otros, que trabajan, perecen” 74. Hay numerosos y excelentes trabajos sobre las cuestio-
nes relacionadas con el arte de algunos de los Sitios Reales du-
Sin embargo, aunque con Felipe V se modificó la forma rante los siglos XVII y XVIII. Sin embargo, consideramos que
de gestionar los Sitios Reales mediante una doble vía (Junta de dichos trabajos pueden ser complementados y mejor entendi-
Obras y Bosques con menores poderes y encaminada a aspectos dos a través del estudio del funcionamiento de dichos lugares
rutinarios y primera secretaría de Estado para los aspectos más desde un punto de vista interdisciplinar y aplicando la nueva
relevantes) 75, no se modificaría el tipo de personal adscrito a los metodología de la Corte. De éste modo, consideramos que un
mismos durante los primeros reinados Borbones. Esta reforma, estudio más profundo de los personajes y de la organización,
que por otro lado fue general para el conjunto de cuestiones re- en especial en lo relativo a asuntos jurisdiccionales, nos dará
lacionadas con los Reales Sitios, no se produciría hasta el reina- más claves para comprender la evolución de la corte hispana
do de Carlos III, mediante la creación del sistema de Sitios Rea- durante su Decadencia con los últimos Habsburgo y la poste-
les y su incorporación a la vida cotidiana de los reyes y su Corte rior llegada de los Borbones.
a través de las Jornadas Reales 76. Para favorecerlas, se produjo
la mejora sustancial de las comunicaciones con el sistema mon-
tañoso del Guadarrama, lo que benefició el traslado a lugares
cómo El Pardo, el Monasterio de San Lorenzo de El Escorial o
73
agp, ap, Casa de Campo, caja los Reales Sitios segovianos. Del mismo modo, se llevó a cabo la
20, expedientes 7 y 8, dónde también construcción de pueblos anejos a ellos cómo los de San Loren-
aparecen informes de contabilidad
y posibles planes de mejora durante zo de El Escorial o El Pardo, así cómo la urbanización completa
dichos años. de Aranjuez, lo que permitía alojar allí de forma estacional a
74
Idea por mayor para una planta en los monarcas y el numeroso séquito que les acompañaba. Así
las Casas Reales por el cardenal Alberoni
en 1718 (agp, ag, leg. 340). mismo, la Ilustración ayudó a que en algunos de estos lugares
75
a. domínguez ortiz, Los primeros se llevaran a cabo experimentos científicos con el fin de mejorar
Borbones españoles y los Reales Sitios, la productividad agrícola, ganadera y cinegética en sitios cómo
en vvaa, El Real Sitio de Aranjuez y el
Arte Cortesano del Siglo XVIII. Catálogo Aranjuez – en especial La Huerta de Picotajo –, La Granja de
de la exposición, Madrid, Patrimonio San Ildefonso, El Escorial o El Soto de Roma. Finalmente, Car-
Nacional, 1987, pp. 11-5.
76 los III eliminaría el título de Maestro Mayor de las Obras Reales,
Explica el proceso y da
bibliografía j.l. sancho gaspar en la cargo con enorme relevancia a finales del siglo XVII y princi-
introducción del libro La arquitectura pios del XVIII cuando estuvo en manos de Ardemans, el cual,
de los sitios reales: catálogo histórico
de los palacios, jardines y patronatos
reales del Patrimonio Nacional, Madrid,
Patrimonio Nacional, Fundación
Tabacalera, 1995.
Félix LabrÁdor Arroyo

El gremio de la caza
de volatería
en tiempos de Felipe IV
La volatería era una actividad cinegética que hundía sus
raíces en la presencia árabe en la península Ibérica 1 – si bien,
algunos autores señalan que se introdujo en tiempos de Bea-
triz de Suabia, reina consorte de Castilla y León merced a su
enlace con Fernando III 2 – y que presentaba dos modalidades
distintas. Por un lado, la realizada con aves de vuelo bajo, con-
cretamente con azores, milanos, cernícalos y gavilanes, que era
utilizada para la caza de faisanes, ánsares, perdices, liebres y co-
nejos y, por otro, la practicada con halcones neblí y gerifalte, los
cuales desarrollaban un vuelo más alto y estaban especializados
en animales de mayor porte 3. Este tipo de caza resultaba, por
norma general, mucho menos violenta que la realizada en una
montería, con lo que la corte podía ir acompañada por la reina
1
y su cortejo de damas. Este trabajo se inserta dentro
de las actividades del proyecto de
Su actividad, junto con la montería, como indicó Alfonso investigación La reconfiguración de
X, en su Segunda Partida «ayuda mucho a menguar los pensa- los espacios cortesanos: los Sitios Reales
(HAR 2012-37308-C05-02), financiado
mientos, et la saña, lo que es más menester a rey, que a otro por el mineco y que dirijo.
home; et sin todo aquesto da salud, ca el trabajo que en ella 2
f. vire, La Fauconnerie dans l’Islam
toma, si es con mesura, faze comer et dormir bien, que es la médieval (d’après les manuscrits arabes du
VIII éme an XIV éme siècle), en La Chasse
mayor parte de la vida del home; et el placer que en ella recibe au Moyen Age, Niza, 1980, pp. 189-197.
es otrosi grant alegria como apoderarse de las aves et de las Así como, f. de paula cañas galvez,
La cámara de Juan II : vida privada,
bestias bravas, et fazerles que le obedezcan et le sirvan (...)» 4. ceremonia y lujo en la corte de Castilla
Además, como señaló el humanista italiano Francesco Matazza- a mediados del siglo XV, en a. gambra
gutierrez y f. labrador arroyo (coords.),
ro, a comienzos del siglo XVI, el ejercicio de esta actividad ma- Evolución y estructura de la Casa Real de
nifiesta la riqueza de las personas, pues «la magnificencia de un Castilla, Madrid, 2010, I, pp. 132-136.
3
gran señor ha de verse también en sus caballos, en sus perros, j. torres fontes, El halconero
y los halcones de Juan II de Castilla,
en sus halcones y demás aves, como en sus bufones, sus músicos Murgetana, 15, (1961), pp. 9-20.
y en los animales extraños que posee» 5. 4
Partida Segunda de Alfonso X el
En este sentido, la caza, en sus dos modalidades: volatería Sabio, Granada, 1991, tít. 5, ley 20, pp.
Nella pagina precedente: 30-40.
1. 2. 3. y montería, como ha señalado el profesor Rivero Rodríguez, 5
Limiti delle aree di caccia intorno al Sito Reale del Topografía Catastral de España. Provincia de Madrid. Topografía Catastral de España. Provincia de Madrid. Cit. por j. burkhardt, La cultura
Pardo di Madrid; documento di archivio del XVIII Partido Judicial. Colmenar Viejo. Ajuntamento. EL Partido Judicial. Colmenar Viejo. Ajuntamento. EL del Renacimiento en Italia, Barcelona,
secolo. Pardo. Escala 1:20000, a principios del siglo XX. Pardo. Escala 1:2000, a principios del siglo XX. 1971, p. 216.
Madrid, Instituto Geografíco Nacional. Madrid, Instituto Geografíco Nacional.
Siti reali in Spagna. Madrid e dintorni 96 Félix Labrador Arroyo El gremio de la caza de volatería en tiempos de Felipe IV 97
2. tenía propósitos políticos y de representación, ya que era un con los mancebos, el secretario, el escribano, que solía ser de 10
ahn. Nobleza, Frías, caja 593, doc.
Luoghi di caccia e scorcio del bosco intorno al Sito
espacio de encuentro entre el monarca y los miembros más emi- los del número de la villa de Madrid, o el agente de los negocios, 15.
Reale del Pardo di Madrid.
11
nentes de la sociedad cortesana y una actividad emblemática y con 40.000 mrs de salario al año. Además, castigaba los delitos, ahn. Nobleza. Frías, c. 141, doc. 3,
fol. 13r-v.
prestigiosa desde un punto de vista social. Durante la actividad aunque no podía despedir; asimismo disponía las libranzas de 12
Al respecto, i. ezquerra revilla
cinegética se mostraba la jerarquía del poder, la capa superior los oficiales de este gremio y debía de tener todo prevenido para y r. mayoral lópez, La caza real y su
protección: la Junta de Obras y Bosques,
de la sociedad se reconocía y se relacionaba y el soberano y los salir a volar a comienzos de octubre. También daba las licencias
en j. martínez millán y mª.a. visceglia
nobles formaban un único cuerpo, siguiendo un orden interio- para cazar pajarillos y vencejos y tenía libertad para dar licencia (dirs.), La monarquía de Felipe III: la
casa del rey, Madrid 2008, vol. I, pp. 818-
6
Al respecto, m. rivero rodríguez, rizado de prelación y jerarquía, con el objetivo de obtener la an- a los rederos de tener galgos, aunque no se debían de superar 820.
“Caza, monarquía y cultura cortesana”, siada pieza, por lo que estar al lado del monarca conllevaba un los 4 o 5 para poder volar la liebre. Como jefe de la volatería 13
en j. martínez millán y s. fernández ahn. Nobleza. Frías, c. 633, doc. 10.
conti (dirs.), La Monarquía de Felipe II: importante poder 6. Además, como escribió Martínez de Espinar recibía su nombramiento como consejero en la Junta de Obras
la casa del rey, Madrid 2005, vol. I, pp. era la “escuela perfecta de milicia” 7. y Bosques – lo mismo ocurría con el montero mayor – 10.
350-377.
7 En Castilla los oficiales de la casa real encargados de este Percibía 2.000 ducados al año, librados en la veeduría y
Arte de Ballestería y Montería,
Madrid, 1976, p. 6. tipo de caza, tan importante desde la época medieval, estaban contaduría de la Casa de Castilla, con los que tenía que susten-
8
Sobre esta Casa puede verse, a. englobados en el gremio de la caza de la volatería, que era una de tar a su cargo 5 cazadores y 7 mancebos – que podían ser sus
gambra gutiérrez y f. labrador arroyo las secciones que constituía la Casa de Castilla, en donde tam- pajes –, todos a caballo. Además, cada dos años, recibía de la
(coords.), Evolución y estructura de la
Casa Real de Castilla, Madrid, 2010, 2 bién estaban englobados los oficiales del gremio de la montería 8. Casa de Castilla 150 ducados para dos vestidos para él y dinero
vols y j. salazar y acha, La casa del para 12 vestidos para estos oficiales (5 con calzas y el resto sin
rey de Castilla y León en la Edad Media,
Madrid, 2000. ellas), y del lugar de Carabanchel de Arriba 396 reales, en dine-
9
Para reinados anteriores deben i. ro, en concepto de casa de aposento, y 330 fanegas de cebada
verse josé martínez millán (dir.), La
y 140 sacas de paja; mientras que de Carabanchel de Abajo 260
corte de Carlos V, Madrid, 2000, vols. I
y II; j. martínez millán y s. fernández El gremio de la volatería lo constituían en tiempos de Feli- reales en dinero en concepto de casa de aposento, 300 fanegas
conti (dirs.), La Monarquía de Felipe
II: la casa del rey, Madrid 2005, vol. I,
pe IV un cazador mayor. Como se señalaba en sus instrucciones
9
de cebada y 123 sacas de paja 11. Pero lo más interesante del car-
pp. 350-429; j. martínez millán y m.a. intervenía en los nombramientos de los oficiales, proponiendo go no eran los emolumentos que su ejercicio tenían aparejados,
visceglia (dirs.), La Monarquía de Felipe
III: la casa del rey, Madrid, 2008, vol. I,
al monarca una terna de 3 candidatos, aunque en algunos ca- sino la capacidad de mediación política que éste tenía, ya que
pp. 811-885. sos él era el encargado de realizar dichos nombramientos, como cuando el monarca salía de caza él era la persona que tenía a su
cargo el coche del rey y siempre permanecía a su lado para darle,
en el momento oportuno, el guante y el halcón 12.
A lo largo del siglo XVII ejercieron como cazador mayor
don Manuel Pérez de Guzmán el Bueno, conde de Niebla, entre
el 26 de noviembre de 1599 y 1603, cuando juró como capitán
general de las galeras españolas. Le sucedió el conde de Alba
de Liste, don Antonio Enríquez de Guzmán, que ejerció entre
1604 y el 4 de diciembre de 1610, cuando falleció, y en su lugar
se asentó Pedro de Zúñiga, marqués de Flores Dávila, aunque
sin título. Le siguió don Ruy Gómez de Silva, duque de Pastra-
na, desde el 22 de noviembre de 1612, aunque obtuvo su título
el primero de febrero de 1613. El 23 de abril de 1628 el marqués
de Alcañices fue nombrado cazador mayor dejando su cargo de
montero 13. Le sucedió don Bernardino Fernández de Velasco
y Tovar, Condestable de Castilla, con nombramiento de 22 de
abril de 1644, dejando, como su antecesor, el cargo de montero
mayor, que anteriomente ocupaba. Tras su muerte le sucedió su
hijo don Iñigo Melchor Fernández de Velasco en 1652. En el úl­
timo tercio del siglo ocuparon este cargo el marqués de Heliche
y el nuevo Condestable, don José Fernández de Velasco y Tovar.
Siti reali in Spagna. Madrid e dintorni 98 Félix Labrador Arroyo El gremio de la caza de volatería en tiempos de Felipe IV 99

Ahora bien, quien realmente dirigió el gremio de la vola- damentalmente de Carabanchel. En muchos casos, el oficio 18
ahn. Nobleza. Frías, c. 141, doc. 3,
tería en las décadas centrales del siglo XVII fue don Luis Fer- pasaba de padres a hijos o sobrinos. Como ejemplo, señalamos fols. 18r-23r.
19
nández de Tovar y Velasco, I marqués del Fresno, hermano del a Luis de Ávila que sucedió a su padre Andrés como cazador, ahn. Nobleza. Frías, c. 141, doc. 3.

Condestable, con título de gobernador de 15 de diciembre de a Pedro Burguete que sucedió a su padre del mismo nombre,
1645, ya que don Bernardino fue nombrado Gobernador y Ca- a Matías del Castillo que ocupó el lugar de su progenitor An-
pitán General de Milán en lugar del marqués de Velada y don drés del Castillo o a Francisco de Caravantes que recibió título
Iñigo, capitán general de la Caballería en Cataluña 14. Esto no de cazador de buho en lugar de su padre, del mismo nombre.
era algo nuevo en la volatería, don Diego de Silva y Portugal, II Los cazadores no podían recibir ni despedir a sus mancebos
marqués de Orani, ejerció como cazador mayor entre el 18 de las veces que estos quisiesen, ni podían asentar a sus hijos en
marzo de 1623 y 1626, en lugar de su hermano el duque de Pa- este lugar, por lo que le sugería, para solventar esta situación
strana, quien tenía el título y que tuvo que ir a Roma como em- irregular, que propusiese al monarca que éste les diese a los
bajador; lo mismo que el conde de Grajal, que desempeñó las mancebos algún tipo de título.
funciones del marqués de Alcañices, entre el 23 de noviembre En estos consejos el Condestable describía a su hermano
de 1636 y julio de 1640 o el marqués de Tarazona, también con el las cualidades de cada uno de estos cazadores. Así, señalaba que
marqués de Alcañices, pues el conde de Grajal estaba ocupado Pedro Burguete, el mayor, era el cazador de milano más antiguo,
en cuidar de la caballeriza 15. aunque persona un tanto temerosa de los buhedos en el campo,
Estaba auxiliado por un teniente del cazador con 500 du- si bien era hombre de verdad, puntual y de mucha experiencia,
cados de gajes al año y 100 para un vestido, con la obligación de aunque la condición no era muy apacible; mientras que Luis
tener a su costa un cazador, para el que se le daba un vestido de Ávila era un cazador que entendía muy bien su oficio, au-
con calzas, además de dos mancebos, así como casa de aposen- nque no quería que nadie aprendiese, además, tenía algunos
to, paja y cebada en Carabanchel. El teniente debía de tomar caprichos en cuanto al gobierno de los halcones por lo que, a
la orden del cazador mayor y consultar con él los días de caza su juicio, merecía que se le respondiese y que tuviese mancebo
y enviar las órdenes a los cazadores de lo que había resuelto fijo, en lo que anda siempre algo remiso. De Juan de Treceño le
con el cazador mayor. También debía de ver como cazaban los indicaba que era buen cazador y cumple con su obligación; de
cazadores y el estado en el que mantenían a sus halcones y si Diego Barrero que era muy buen cazador, pero que era necesa-
necesitaban aves, palomas o milanos para que los rederos los rio que cumpliese con la obligación del mancebo, ya que su hijo
buscasen. Este cargo lo desempeñaba siempre un miembro de estudiaba y no seguía los pasos de su padre; de Juan de Escobar
la misma familia desde finales de 1603: los Pernía: Diego, Tristán, también era buen cazador, hombre de bien, apacible y cumplía
que era sobrino del anterior, y los hijos de éste: Blás y Gaspar; en todo con obligación; y así, se describía, uno a uno, todos los
por este orden 16. oficiales de la volatería 18.
Había también 15 cazadores, con 100.000 mrs. al año, así Un caso a destacar era el de los mancebos, figura que
como vestuario, paja y cebada para su montura, y casa de apo- debía de ayudar a los cazadores para ir aprendiendo los rudi-
sento en Carabanchel, con la obligación de sustentar a un man- mentos de la caza. En un principio no estaban apuntados en los
cebo. (A mediados del siglo XVII aparece un cazador de aleto, libros de la Casa de Castilla, lo que provocaba que al terminar
tipo de halcón que venía de las Indias y que estaba especializa- la temporada de caza los cazadores los despidiesen por su ele-
14
Sobre este personaje, félix do en el vuelo de la perdiz). Así como dos buheros con 40.000 vado coste, lo que a la larga perjudicaba el funcionamiento del
labrador arroyo, La real caza de
volatería durante el gobierno de don Luis mrs, paja, cebada y casa de aposento. Muchos de ellos eran na- gremio, ya que evitaba formar de manera adecuada a los futu-
Fernández de Tovar y Velasco, I Marqués turales de Carabanchel, lugar donde se alojaba el gremio de la ros cazadores. Una muestra de esta situación nos la da la breve
del Fresno, en Evolución estructura de la
Casa de Castilla, op. cit. II, pp. 999-1031. volatería desde tiempos de los Reyes Católicos, como veremos. instrucción que el Condestable dejó a su hermano el marqués
AHN. Nobleza. Frías, c. 141, doc. 3, fol. En unos consejos que el Condestable dejó a su herma- del Fresno cuando éste se quedó como gobernador de la vola-
13r.
15 no, el 13 de septiembre de 1645, para el buen gobierno de la tería. En la misma le indicaba, cuando le informaba sobre los
ahn. Nobleza. Frías, c. 141, doc. 3,
fol. 83r. Caza de Volatería 17, le manifestaba la importancia que tenía oficiales que tendría a su cargo, que los cazadores de cuervas
16
a. peris barrio, Los Pernía: una el hecho de que los cazadores fuesen personas beneméritas, Santiago del Valle y Andrés Crespo o mancebos 19. Ahora bien,
familia de cazadores reales, en «Revista ya que a su juicio, no había tantas, por lo que le recomendaba se trató de poner freno a esta situación, ya que los cazadores
de Folklore», vol. 28b (2008).
17 que se recibiesen a los hijos de los antiguos cazadores, fun- mayores no tenían medios para obligar a los cazadores a man-
ahn. Nobleza. Frías, c. 141, doc.
3, fols. 18r-23r. También le dejó unas
instrucciones sobre el gobierno de sus
tierras. Ibídem, c. 632, docs. 15-45 y c.
634, docs. 2-3 y 16-19.
Siti reali in Spagna. Madrid e dintorni 100 Félix Labrador Arroyo El gremio de la caza de volatería en tiempos de Felipe IV 101

tener a sus mancebos, mediante el decreto de 8 de febrero de ban, pagados por el pagador de la Casa de Castilla, tras tener el 24
Sobre esta Junta, f. barrios, Los
1649 y de las instrucciones de 1651, en donde se obligaba a los referendo del secretario de la Junta de Obras y Bosques y del consejos de la Monarquía Hispánica en las
Etiquetas Generales de 1651, en Homenaje
cazadores a apuntarles en los libros de la casa de Castilla, con contador de la dicha Casa. al profesor Alfonso García-Gallo, Madrid
1996, II/2, pp. 47-51. El 31 de enero de
título del cazador mayor, aunque no percibían gajes algunos;
1697 el Condestable recibió una orden
ya que si no lo hacían los cazadores no percibían sus salarios 20. de 40 puntos que regulaba su oficio y
funciones. agp. ag. leg. 340.
Antes de apuntarse el cazador mayor o en su defento, su tenien- ii.
25
Madrid, 26 de febrero de 1649.
te, debía de comprobar que eran capaces de correr el campo, don Fernando de Soto y Berrio. agp. ag,
socorrer los halcones y ponerse a caballo con el halcón en la A pesar de su importancia, este gremio, como el conjunto leg. 340.
26
mano sin daño para el animal, así como cruzar hábilmente un de secciones de la Casa real, carecía de unas etiquetas hasta 1651, ags. ag. leg. 340.
río y andar en la busca de los halcones perdidos. Esta medida cuando se publicaron las primeras etiquetas que se daban para
tuvo difícil aplicación, ya que en 1652 todavía no se había hecho, la Casa del rey en general y para el gremio de la volatería en
como se constata a través de una carta del marqués del Fresno particular (el 3 de julio de 1647 concluyeron las reuniones de la
al monarca de 8 de octubre, cuando le sugiere “que se disimule Junta de Gobierno de la Casa de Castilla) 24.
en lo de sacar los títulos” 21.
También 9 catarriberas – todos a caballo –, los cuales « Por el papel de vuestra excelencia de 25 del corriente, he
debían de ser hombres de campo y saber llevar un halcón en la visto el decreto de su Majestad de 24 del dicho mes por el que
mano. No había ser de Madrid, salvo si eran labradores, aunque manda se envíen a sus reales manos las etiquetas del gobierno
se prefería a los naturales de Carabanchel. En este número se de la real caza de volatería. Y lo que sobre esto se me ofrece
incluían al aposentador, trompeta y al herrador. Junto a ellos avisar a v.e. es que en todos los libros de su Majestad de mi
estaban un solicitador con 10.000 mrs de gajes, con vestuario y cargo de la Casa de Castilla no se halla ni parece razón ningu-
casa de aposento, con cargo de solicitar los negocios, vestuarios na tocante a etiquetas así de este gremio de la volatería como
y pagas de dicha caza; un agente, un escribano, 2 rederos (su de los demás gremios de que se compone toda la Real Casa de
número se aumentó a 4 a mediados de siglo debido a que las Castilla porque el gobierno della consiste en cédulas y títulos
armas de fuego habían dificultado su trabajo), con gajes, paja, firmados de su Majestad que hablan con el mayordomo mayor
cebada, vestuario y casa de aposento, con cargo de tener en su y contador mayor, juntamente, para que los dos libren y hagan
casa las palomas necesarias para cuando fuese menester y los pagar en conformidad dellas y otras materias que se ofrecen
milanos necesarios y el día de caza estar en la casa del cazador del gobierno y en el de la volatería, como vuestra excelencia
mayor para dar palomas a todos los cazadores y varios rederos sabe, no hay más instrucción que la que se entrega al cazador
de la tierra. Un capellán con 200 ducados de gajes y su vestuario, mayor con su título como se entregó a vuestra excelencia fir-
que tenía que confesar y dar los sacramentos a todos los de la mada de su Majestad y esto es solo lo que vuestra excelencia
caza (con paja, cebada y casa de aposento en Carabanchel); un puede remitir a sus reales manos por no haber por esta vía
asesor, que solía venir del Consejo Real, elegido de una terna de más noticia de la referida desde que se trasladó la volatería
tres por el monarca, que ejercía como juez de las causas civiles de los libros de Aragón a estos de su Majestad de la real casa
y criminales de los oficiales de dicho gremio 22; un alguacil, sin de Castilla, efectuada a postrero del mes de septiembre del
salario, por lo que por merced real se le agregó en tiempos del año pasado de mil quinientos y treinta y cuatro por cédula
marqués de Alcañices una vara de alguacil de la villa de Madrid; del Señor Emperador, fecha en Palencia, dicho día, mes y año,
así como dos halconeros, con sus criados, que recibía sus gajes refrendada de Juan Vázquez de Molina, su secretario...» 25.

20
de la Casa de Castilla, así como halconeros en Italia, Flandes,
ahn. Nobleza, caja 141, doc. 4,
núm. 11-12. Orán y Mazalquivir y Grecia, que se encargaban de comprar los Antes sólo había una colección de disposiciones e ins­
21
ahn. Nobleza, Frías, c. 593, doc. 4. halcones, donde se solían gastar unos 2.015.584 mrs. al año, Y, trucciones y títulos firmados por el monarca y, quitar un en
22
El 6 de enero de 1646, tras por último, varios oficios mecánicos, como un abujero, un guan- caso concreto de la volatería, no había más instrucción que
consulta vista el 31 de diciembre tero, un sastre, un guarnicionero y un capirotero 23. la que se entregaba al cazador mayor con su título desde el
pasado, el monarca nombró como
asesor de la caza de volatería al Todos los que tenían gajes y salarios, así como los jubila- momento que se trasladó la volatería de los libros de la Casa
licenciado don Fernando Pizarro, del dos que tuviesen merced real, percibirían dos veces al año sus de Aragón a los de Castilla, por cédula real de finales de sep-
Consejo de Castilla, en lugar de doctor
don Pedro de Vega. ahn. Nobleza, Frías, retribuciones, de acuerdo al lugar y al puesto que desempeña­ tiembre de 1534; es decir, solo había estilo y costumbre 26. Las
c 141, doc. 2, fol. 13r.
23
agp. ag, leg. 340. “Relación de la
Casa de Castilla y forma de su gobierno,
hecha por el veedor y contador della”.
Siti reali in Spagna. Madrid e dintorni 102 Félix Labrador Arroyo El gremio de la caza de volatería en tiempos de Felipe IV 103

primeras instrucciones que se dieron a un cazador mayor se tocarrero, el doctor don Diego López de Salzedo –, una provi- 31
ahn. Nobleza, Frías, c 593,
realizaron el 20 de febrero de 1598, cuando Felipe II nombró sión a petición del duque de Pastrana, sobre las preheminecias, doc. 15.
32
a don Antonio de Toledo, conde de Alba de Liste (otras a lo prerrogativas, exenciones y libertades del gremio tal y como las agp. ag, leg. 632.

largo del siglo XVII se dieron el 22 de abril de 1644, 22 de junio tenían y las disfrutaron sus antecesores en el cargo y que se
de 1658 y el 31 de enero de 1692. Un análisis de las mismas no remontaban, como hemos visto, a tiempos de Juan I 31.
denota cambios sustanciales) 27.
« Fueren o estubieren en qualquiera de esas dhas. ciuda-
des, villas y lugares les hagaás dar y deis buenas possadas en
que possen ellos y ssu hombres y bestias sin dineros, que las
iii.
dichas possadas no sean messones y les deis y hagays dar vian-
das y otros mantenimtos. que menester ubieren a prescios ra-
Los oficiales de este gremio tenían importantes privile-
conables... y les deis y hagayas dar aves para los dhos. alcones
gios al estar exentos de todos los tributos generales y concejiles
pagando ante dos cosas por cada gallina dos reales y mo. y por
y por tener condiciones especiales para abastecerse de trigo, ce-
cada patto tres reales y por cada pollo un rreal y por cada par
bada y alimento junto con sus animales, poder llevar arma, etc;
de palominos mo. real y les dejeis y deis lugar que puedan
muchos de los cuales venían de tiempos de Juan I y nacían de
cazar en qualesquier montes u deessas y otros qualesquier
las prerrogativas que en general disfrutaban quienes estaban
lugares aunque los tengays y esten bedados y asimismo les
“ocupados en el servicio de Vuestra Magestad” (también gozaban
dejeis y consintays traer armas... y que pasen libremente sin
de estas preeeminencias sus mujeres e hijos) y que fueron rati-
que pagen portazgo ni diezmos ni servo. ni pontazgo passaje
ficadas en 1478 mediante pragmática por Fernando el Católico y
ni ronda ni castilleria ni otro derecho alguno por qualesquier
por Carlos I y Felipe II 28.
puertos y lugares y passos... y los dejeis y consintays tommar
En realidad estas prerrogativas indicaban que el cazador
palomas para los dichos alcones en qualesquier partes y luga-
mayor, – lo mismo que el montero mayor, como oficiales mayo-
res con rredes y otros armadiyos... con tanto que no sea media
res de la casa real –, tenía prerrogativas y jurisdicción sobre los
legua ffuera de los dhos. lugares, lo qual mandamos que no
servidores a su cargo, lo cual hacía que “de facto” la real caza
se estienda ni enda en lo que toca a nros. cattariveras porque
dispusiera de una especie de fuero privativo.
aquellos no tienen alcones y no an menester aves para ellos,
Estos derechos provocaban enfrentamientos con las auto-
salvo para lo del traer de las armas y ser aposentados y pacer
ridades locales por las molestias que su presencia podía ocasio-
de los prados con sus bestias... Otrosi os mandamos que no
nar. A lo largo del siglo XVII, en un contexto de crisis, se trató
consintays ni deis lugar que rebueolban ruydo algno. con ellos
de reducir estos privilegios, al igual que los que disfrutaban sus
ni con alguno dellos mas antes los defendais y ampareisellos...
compañeros del gremio de la montería, y las autoridades locales,
y los dejeis y consintais pacer con sus cavallos y bestias en
especialmente las de Fuencarral, Carabanchel, Barajas y otros
los qualesquier prados y pasto o dehessa bedadas... que yo
municipios próximos a Madrid intentaron, en la medida de lo
por la presste. les tomo y recivo a todos ellos so mi guarda
posible, saltarse estos privilegios, pues en sus términos residían
segur y amparo y defendimto. real y si lo hacer y cumplir no
estos oficiales, lo que ocasionaba no pocos problemas a las arcas
quisieredes o algun ynpedimto. o estorvo en ello pusieredes
municipales 29. Por ello, los diferentes cazadores mayores pidie-
mandamos a qualesquier justicias q. con esta nra. carta o con
ron al monarca, en reiteradas ocasiones que se les confirmasen
el dho. su traslado signado commo dho. es fueren pregdos.
estos privilegios y se castigase a los que no los cumpliesen.
que procedan contra tales... lo qual mandamos asi se guarde y
Tanto Felipe III como Felipe IV remitieron este asunto
cunpla sin embargo de la tasa antigua y ley que zerca de ello
a la Junta de Obras y Bosques y al Consejo Real, los cuales
dipone la ql. para en qto. a esto derogamos, quedando en su
siempre acudían al Archivo General de Simancas en busca de
fuerca y rigor para en lo demas y loas unos ni los otros no
los citados privilegios 30. La primera resolución favorable a estos
fagades en dea al. so pena de nra. mrd. y de diezmill mrs. para
27
oficiales ocurrió con el duque de Pastrana. El 28 de junio de
ags. Registros, libro 9, fols. 309- la nra. camara sola qual mandamos a qualquier scribano os la
310. 1613 se despachó por parte del Consejo Real – estando el mar-
notifiq. y de testimonio de ello » 32.
28
ahn. Nobleza, Frías, c. 593, docs. qués del Valle, el licenciado don Diego Fernando de Alarcón, el
6 y 35. licenciado Pedro de Tapia, el licenciado Martín Fernández Por-
29
ahn. Consejos, leg. 25.543, exp. 9
y leg. 7.124, exp. 4.
30
ahn. Nobleza, Frías, c. 593, doc.
36.
Siti reali in Spagna. Madrid e dintorni 104 Félix Labrador Arroyo El gremio de la caza de volatería en tiempos de Felipe IV 105

En la resolución se indicaba que los oficiales de dicho gre- se vio obligado a solicitar al monarca, de nuevo, la confirma- 36
En Madrid, en la casa del
mio recibían buena posada, sin ser mesones, así como viandas ción de sus privilegios 36. Los cuales le fueron confirmados el 2 Condestable, el 7 de junio de 1643 se
reunieron el condestable y Francisco
y mantenimientos a precios razonables y aves para los halcones, de enero de 1644, indicando que los Carabancheles debían de Herranz, procurador de Carabanchel
de Arriba, y Luis de Ávila, vecino de
pagando por cada gallina dos reales y medio y por cada par de dar aposento y paja y cebada a 9 reales a los 12 mancebos del
dicho lugar y cazador de la volatería,
palominos medio real, y les daban lugar para cazar en cualquier cazador mayor que servían con un caballo cada uno, al tenien- en representación de dicho lugar para
tratar el reparto de la casa de aposento,
dehesa aunque tuviesen coto privado y que sus caballos pastasen te del cazador mayor y a sus dos mancebos; al capellán, que
paja y cebada que debían de dar a los
en cualquier dehesa. Se les permitía traer armas, aunque estuvie- servía con un caballo y a cada cazador y su mancebo, y a cada del gremio. ahn. Nobleza, Frías, c. 593,
doc. 6.
sen vedadas, a pesar de los privilegios que los lugares o personas catarribera y buhero, que tenían un caballo, así como a los ju-
37
ahn. Nobleza, Frías, c. 593, doc. 6.
donde estuviesen elininar tuviesen de los reyes pasados. Tampo- bilados. Asimismo, se tenían que repartir los mantenimientos
38
ahn. Nobleza, Frías, c. 593, doc. 6.
co pagaban portazgo, diezmo ni servicio, pasaje, ronda o casti­ al precio que corrieren en los dichos lugares, y la comida de
39
agp. ag, leg. 340.
llería o otro derecho alguno por cualquier puerto, paso o camino. los sábados y los corazones para los halcones al precio que se
Podían tomar palomas con redes en cualquier lugar, siempre que dan en el matadero de Madrid.
fuese media legua fuera de los sitios donde residían, – salvo los Lo que se hacía era confirmar una situación previa de
catarriberas, ya que no tenían halcones –. Por último, se señalaba tiempos del marqués de Alcañices cuando se pasó escritura, la
que las justicias locales tenían el deber de protegerles. de Carabanchel de Abajo ante Cristóbal de la Cuesta, escribano
Con todo, los pleitos eran frecuentes. Así, se entabló uno de la villa de Madrid en 25 de agosto de 1629, y Carabanchel de
a comienzos de la década de 1620 por el reparto de la paja y trigo, Arriba ante Francisco Rodríguez, escribano de Madrid, el 14 de
del que salió culpable los lugares de Carabanchel por ejecutoría enero de 1630. El Condestable llegó a otro acuerdo con estos
de autos confirmados por los señores del Consejo a dar al caza- lugares 37. Con Carabanchel de Arriba que el tiempo que el Con-
dor mayor y al gremio de la volatería la paja y cebada que hu- destable o su hijo, el conde de Haro, fuesen cazadores mayores
bieren menester para dichos caballos y mancebos, según carta debían aposentar al gremio de la volatería, como hasta aquí se
de ejecución de 30 de octubre de 1623 33. hacía, según la provisión del Condestable. Por lo cual, a los 6 de
Estos privilegios que se dieron al duque de Pastrana fue- sus mancebos que les tocaba aposentar, les debía de dar por casa
ron confirmados, años después, al marqués de Oraní e impresos de aposento, ropa y servicio 396 reales al año. A cada cazador
en Madrid, en la imprenta de María Quiñones, en 1636, siendo 200 reales por casa de aposento y servicio al año y 60 fanegas de
cazador mayor el marqués de Alcañices; en lugar de, sin duda cebada y 22 sacas de paja a 9 reales. A cada catarribera, buhero
para aumentar su difusión, ante la petición que hizo Felipe Váz­ y redero y demás personas que servían con caballo se les debía
quez, agente de la volatería, el 12 de junio de 1634 y en un contexto de dar por casa de aposento y servicio 100 reales y 30 fanegas de
de enfrentamiento con Carabanchel 34. El marqués de Alcañices cebada y 11 sacas de paja al precio señalado anteriormente, y 100
escribió el 20 de febrero de 1636 a don Pedro Fernández de Bae­ reales como casa de aposento al resto de oficiales del gremio que
za, del Consejo y alcalde de casa y corte y juez de las obras y servían sin caballo. Al aposentador del gremio, que debía de ser
bosques reales y caza de volatería, informándole que los cazado- pagado entre los dos lugares, le correspondía del sitio de Arriba
res y demás miembros del gremio de la volatería estaban exentos, 6 ducados (como al de Abajo). Además, el Condestable tenía que
por privilegios y costumbre, de contribuciones, por justificadas recibir 350 fanegas de cebada y 40 sacas de paja 38.
que éstas fuesen, y que los alcaldes de los Carabancheles habían El rey siempre, como venimos viendo, daba la razón a los
apremiado a algunos cazadores para que contribuyan con los re- cazadores, justificando su decisión por los buenos servicios que
partimientos pedía que se pusiese presos a los que solicitaban le hacían, por los grandes gastos que tenían y por la cortedad de
esta cosa. El 23 de febrero, el juez de bosques mandó hacer pre- sus salarios. Así, en una real cédula de 24 de mayo de 1649 39 se
sos a Sebastián de Urosa y a Alonso de Soto, alcaldes de los Ca- indicaba:
rabancheles, iniciándose un nuevo pleito 35.
De nuevo, los privilegios se tuvieron que confirmar en «y atendiendo a la cortedad del sueldo que gozan y ser el ga-
tiempos del Condestable ante la intromisión y falta de acata- sto que tienen muy grande, sirviéndome con dos caballos y sus­
miento de estas libertades y privilegios, llegando incluso los tentando tres halcones (…) tengo por bien y mando, que para
alcaldes de los Carabancheles a solicitarles el pago de impues­ mayor socorro y alivio se les den en los mataderos de las ciu-
33
ahn. Nobleza, Frías, c. 593, doc. 6. tos de la corona o concejiles. En este sentido, el Condestable dades, villas y lugares donde estuvieren, que se matare carne-
34
ahn. Consejos, leg. 25.543, exp. 9.
35
ahn. Consejos, leg. 25.543, exp.
12. Probanza a pedimento del lugar de
Carabanchel de Abajo (1637).
Siti reali in Spagna. Madrid e dintorni 106 Félix Labrador Arroyo El gremio de la caza de volatería en tiempos de Felipe IV 107

ro, macho y vaca, los corazones que hubieren menester para el y que no den ni consientan dar en dichos lugares huéspedes 44
ahn. Nobleza, Frías, c. 593, doc. 6.
sustento de los halcones, pagando por cada corazón de vaca 18 ni que de otra guisa saquen ropa, ni paja, ni trigo, ni zevada, ni 45
ahn. Nobleza, Frías, c. 593, docs.
maravedíes, por el carnero y macho a cuatro maravedís (…)» .
40
otras provisiones algunas, ni hayan de dar ni den Guías, ni Ca­ 6 y 35.
46
ahn. Nobleza, Frías, c. 593, doc. 16.
rretas, ni Vestias, e otro si mando al mi gallinero que no saque
De esta manera, Felipe IV confirmó los privilegios de este de los dhos lugares, ni de algún vecino y morador de ellos, galli-
47
ahn. Nobleza, Frías, c. 593, doc. 10.
gremio al Condestable a través de un decreto de 26 de mayo de nas, ni otras Aves por ningun prezio que sea, salvo las que de su
1649. En el cual, se les declaraba libres de cualquier género de pe- propia voluntad les dieren....» 44.
chos, contribuciones, derramas o repartimientos y se les confir- Estos lugares se comprometían a dar casa de aposento a
maba sus privilegios y prerrogativas, ordenando al cazador mayor los oficiales del gremio, tanto los nombrados por el monarca
y al asesor que procediesen contra las personas que incumplie- como los nominados por el cazador mayor, así como a los jubila-
sen lo establecido (lo mismo se hizo a los de la montería). dos. Esta casa de aposento consistía en darles casa cómoda don-
Con todo, y como venía ocurriendo desde comienzos de la de poder mantener los halcones, servicio de balde, ropa de mesa
centuría, las molestías a estos oficiales no cesaron. Las prehemi- y de persona, lumbre, luz, sal y agua sin limitación. También,
nencias se volvieron a confirmar el 10 de diciembre de 1659 y el debían dar cebada y paja para sus caballerizas, siempre según la
12 de octubre de 1660 el monarca ordenaba a la Junta de Obras tasa oficial, que en tiempos de Felipe IV estaba establecida en 9
y Bosques que actuase contra las justicias locales de Castilla la reales la fanega de cebada y la saca de paja (Con el paso de los
Vieja, las cuales no dejaban realizar su trabajo a los rederos, a años se aumentaron algunos de los beneficios de los cazadores,
los que se les solicitaban contribuir en los repartimientos y tri- pues comenzaron a comer los sábados con cargo a las arcas mu-
butos locales 41. nicipales y debían de recibir en la carninería de estos lugares
Además, cada cambio en la estructura del gremio su- los corazones y despojos para los halcones al precios que se
ponía una nueva fricción con los lugares de Carabanchel. Así daban en el matadero de Madrid) 45.
ocurrió cuando se creó la figura del cazador de aleto, nom- Según el acuerdo suscrito, el lugar de Carabanchel de
brando a Juan de Cuevas. Los Carabencheles se negaban a Arri­ba debía de dar a 6 de los 12 mancebos del cazador mayor
pagarle su casa de aposento y la paja y cebada que tenía asig­ – el resto le correspondía a Carabanchel de Abajo – 396 reales
nada por dos caballos. También cuando se tuvo que aumentar al año por casa de aposento, ropa y servicio, además 200 reales
el número de rederos, en dos más, obligando a estos lugares a como casa de aposento y servicio al año a cada cazador, así como
darles 30 fanegas de cebada y 10 sacas de paja, a la misma tasa 60 fanegas de cebada y 22 sacas de paja; mientras que a los ca-
que se les pagaba a sus compañeros, con un caballos 42. Por ello tarribera, buheros, rederos y demás personas que servían con
se entabló, en 1657, un pleito ante don Juan de Morales, asesor, caballo 100 reales por casa de aposento y servicio y 30 fanegas
de la volatería 43. de cebada y 11 sacas de paja, y al resto de oficiales sin caballo a
su costa sólo 100 reales como casa de aposento. (el aposentador
era pagado por partes iguales por los dos lugares) 46.
iv. A cambio, estos lugares, tuvieron una serie de privilegios
y exenciones entre los cuales, podemos destacar, la exención de
El gremio de la caza de volatería se alojaba en los lugares alojamiento de tropas, la no concesión de aposento a otros ofi-
de Carabanchel, en las proximidades de Madrid, desde tiempo ciales de la corte, la no contribución en paja y cebada para la
de los Reyes Católicos, más concretamente desde cédula real de caballeriza real, no se les obligaba a traer pan cocido a Madrid
11 de abril de 1478: «Por hacer vien y merced a vos los Conzejos, o no dar carruajes y bestias para las jornadas a los sitios reales,
40
f. cos-gayón, Historia Jurídica del é hombres buenos de los Carabancheles, por algunos buenos que les permitió disfrutar de una significativa riqueza 47, tal y
Patrimonio Real, Madrid 1881, pp. 102-103.
41
servicios que me habéis fho, e por que ansí mismo mi Voluntad como se desprende de la documentación remitida por la villa de
ags. csr, leg. 314, fols. 118, 119.
42
es que esos lugares sean Aposentamiento de mis Halconeros e Vallecas en tiempos del Condestable de Castilla cuando este lu-
ahn. Nobleza, Frías, c. 593, doc. 10.
43
quiero e mando que en ellos (los Carabancheles) no sean dados gar se postulaba para alojar a dicho gremio y señalaba: «porque
El teniente del cazador mayor
y el agente de la caza señalan que otros huéspedes algunos salvo los dichos mis cazadores, y que ha uisto la estrema riqueza a que an llegado con el alojamiento
eran plazas muy necesarias y que en entre tanto estos estubieren, no se aposenten otras algunas Jen- de la caça los Caramancheles siendo libres por previlexio de
la volatería no había plazas ciertas, y
que la voluntad real la que aumenta o tes de la mi Corte, ni hermandad, ni de otra cualesquier persona los señores reyes de Castilla de muchas contribuciones, mucho
disminuye este número y que al vivir
en los Carabancheles los oficiales de
la volatería gozaban estos lugares de
grandes privilegios. ahn. Nobleza, Frías,
c. 593, doc. 17, núm. 2.
Siti reali in Spagna. Madrid e dintorni 108 Félix Labrador Arroyo El gremio de la caza de volatería en tiempos de Felipe IV 109

más que lo son los catalanes». El 15 de mayo de 1668 los dos lu- el cambio, además Vallecas quiere poner la paja y cebada a la 50
ahn. Nobleza, Frías, c. 593, doc. 31.
gares declaraban que nunca se les repartió cargas como ocurría tasa como la dan al cazador mayor y a los cazadores catarriberas 51
ahn. Nobleza, Frías, caja 593,
en otros lugares 48. y demás oficiales de la caza según lo hacían los Carabancheles. docs. 15, 31-32.

Este acuerdo fue refrendado por la reina Juana, por cédu­ Con todo, la vinculación de los lugares de Carabanchel y
la hecha en Santa María del Campo de 7 de octubre de 1507, por Seseña con la volatería se mantuvo inalterable a lo largo del si-
Carlos V, el 29 de marzo de 1519 y 31 de enero de 1536, por Felipe glo XVII, negociando cada 10 años el cazador mayor y los repre-
II, el 3 de febrero de 1562, por Felipe III el 19 de marzo de 1600 y sentantes de dichos lugares los repartos de los siguientes díez
por Felipe IV el 29 de octubre de 1621. (cuando la corte estaba en años. El Condestable de Castilla, como cazador mayor, solicitó a
Aranjuez este gremio se aposentaba en la villa de Seseña). Ahora los lugares de Carabanchel que realizasen escritura pública de la
bien, a pesar de todo, los conflictos entre estos lugares de Cara- obligación y concierto de tener alojados a la caza de volatería y
banchel y los oficiales de la volatería, como hemos visto, fueron darles casa de aposento a los cazadores y paja y cebada para los
constantes; motivados, sin duda, por el intento de estos sitios en caballos. Dichos lugares dieron poderes a Juan Bravo, el lugar de
hacer contribuir a los oficiales de la caza en los impuestos de Carabanchel de Arriba el 29 de agosto de 1661 y, el 28 de agosto
la corona y los concejiles, pues consideraban que los oficiales de 1661 los de Carabanchel de Abajo a Pedro de Pontes, procu-
menores del gremio debían de contribuir, pues no tenían las rador general de este lugar. Según esta obligación, Carabanchel
calidades de los halconeros, asimismo, señalaban que muchos de Arriba debía de pagar, según el acuerdo suscrito entre ambos
oficiales del gremio eran campesinos ricos del lugar que no ejer- lugares el 31 de agosto de 1661, al cazador mayor, a sus mancebos,
cían el cargo pero que al tener este título no pechaban, con el a los cazadores y catarriberas y demás oficiales de la volatería el
lógico perjuicio para las arcas municipales – la misma disputa se lugar de Carabanchel de Abajo debería de pagar, aparte de lo
estableció en el periodo analizado entre el gremio de la caza de que pagaba, 292 reales de vellón, 142 fanegas de cebada y 47 sacas
Montería y el lugar de Fuencarral donde residían –. de paja más, debido al traslado de algunos vecinos del lugar de
En estos conflictos, los cazadores mayores amenazaban Arriba al de Abajo (Nicasio del Moral, Francisco de Urosa y Diego
con llevar el alojamiento a otros lugares próximos a Madrid; de Orgaz en 1659). Este acuerdo duraría 10 años, tras el cual se
si bien, nunca se estuvo más cerca como a comienzos de 1651 volvería a negociar de acuerdo a los vecinos de cada lugar y si
cuando el Condestable remitió una consulta a la Junta de Obras, mientras tanto hubiese trasvase de vecinos estos pecharan en el
y Bosques en donde éste señalaba la posibilidad de cambiar el lugar donde estaban hasta volver a acordar un nuevo reparto.
alojamiento desde los Carabancheles a Vallecas, pues había una Otro cambio significativo es que la paga de la casa de apo-
persecución por parte de las justicias locales hacía los oficiales sento se hacía en enero y los dos lugares decidieron que fuese
del gremio, a los cuales no se les respetaban sus privilegios. El en San Juan, como se hacía con la paja y cebada que recibían la
Condestable señalaba que desde que entró en el cargo siempre caballeriza de la volatería. En este acuerdo también se confirma
ha tenido conocimiento de este deseo de cambio y de que la que las jubilaciones de los oficiales de la volatería eran pagados
villa de Vallecas estaba deseosa de recibir a este gremio ya que por los lugares donde el oficial residía. Asimismo, se señalaba
como señala: «porque ha uisto la estrema riqueza a que an lle-
gado con el alojamiento de la caça los Caramancheles siendo
libres por previlexio de los señores reyes de Castilla de muchas
contribuciones, mucho más que lo son los catalanes». La Junta,
el 22 de enero, señaló al monarca que no se debía de cambiar
algo que llevaba más de 150 años y que a un pueblo tan gran-
de como Vallecas no sería bueno darle los privilegios que tenía
Carabanchel 49. La villa de Vallecas llegó incluso a ofrecer que
el aposento sería en el propio Madrid, proponiendo la calle de
la Paloma, la zona de Lavapíes o la puerta de Fuencarral – otros
lugares interesados fueron Villaverde y Gétafe – y los cazadores 3.
a pesar de que muchos de ellos eran vecinos de los Carabanche- ˇ (des.), de N. Gonzales (lit.), Plano del Real
P. Penas
48 Sitio del Pardo y Viñuélas..., segunda mitad de XIX
ahn. Nobleza, Frías, c. 593, doc. 10.
49 les y tenían propiedades estaban dispuestos a perder todo con siglo. Madrid, Junta General de Estadística.
El monarca respondió el 6 de
febrero que aceptaba lo señalado por
la Junta. ags. csr, leg. 312, fols. 5, 9. El
monarca pidió que se volviese a ver el
10 de marzo. Ibídem, fol. 6.
Siti reali in Spagna. Madrid e dintorni 110 Félix Labrador Arroyo El gremio de la caza de volatería en tiempos de Felipe IV 111

que la plaza de redero, que era de Juan de Ríos, se debía de mada por el marqués de Palacios, don Fernando de Soto y Be­ 56
agp. ag, leg. 340.
pagar por mitad entre los dos lugares, lo mismo que se haría rrio y el marqués de Montalbán, desde el 10 de febrero de 1645 53, 57
j. martínez millán, La articulación
con el resto de plazas aumentadas. Por último, se indicaba que se indicó: «que éstos criados cuanto al ejercicio de sus oficios de la monarquía hispana: auge y ocaso de
la casa real de Castilla, en Plus Ultra: die
si alguno de los dos lugares no cumplía este acuerdo 50 debía de les ha quedado solo el nombre y se podía excusar su mayor Welt der Neuzeit: Festschrift für Alfred
Kohler zum 65. Geburtstag/hrsg. von
pagar una pena de 500 ducados 51. número reduciéndolos a lo inexcusable como V. Majestad nos lo
Friedrich Edelmayer, Münster 2008. agp.
manda en su decreto…” 54 indicando, en lo relativo al gremio de ag, leg. 928, s.f.
58
la volatería, que los “gastos extraordinarios montan 6.500 duca- agp. ag, leg. 340.
59
v. dos un año con otro y respecto de no repetir V. Majestad todos “Háseme representado que
podrá tener conveniencia que el
los años esta caza, se podría moderar su extraordinario a 2.000 pagador que es o fuere de mi casa de
Los salarios de estos oficiales eran pagados por el pagador ducados y que sin orden particular de V. Majestad no se exceda Castilla otorguen ante un escribano
fijo todos los poderes, cesiones y
de la Casa de Castilla, tras tener el refrendo del secretario de la dellos» 55 – idea que fue desechada, considerando, que «La re- demás despachos tocantes al dicho
Junta de Obras y Bosques y del contador de la dicha Casa. Este formación de gastos que se pueden excusar en ningún tiempo oficio y casa y con presupuesto de que
por esta razón no se ha de recrecer
gremio tenía asignados para su mantenimiento a comienzos del fue más necesario ni pudo ser más justa que en éste; pero hay costa ninguna a mi Real Hacienda, he
siglo XVII, 6.750.000 mrs al año, de los que 3.500.000 estaban cosas que no se pueden reformar por resoluciones ni órdenes resuelto que se haga así y que sea ante
Gabriel Rodríguez de las Cuevas, mi
consignados en los millones de Madrid y el resto, principalmen- mías declaradamente, o porque consisten en uso antiguo de mis escribano real que ha asistido a este
te, en los de Guadalajara y Toledo – es decir, en rentas bastante Casas Reales (...). Son criados que sirven con fidelidad y ellos y ejercicio de algún tiempo a esta parte.
Darásele despacho que le sirva de
seguras –. Aparte, según una relación de 16 de junio de 1653, se los demás que queréis reformar viven de los que se les da para título para ello pero sin gajes”. agp. ag,
gastaban al año unos 2.015.584 mrs en los halcones que venía de sustentarse y quando se les pague puntualmente es menos de leg. 340.
Italia, Flandes, etc., y cada dos años 1.732.233 mrs en el vestuario. los necesario en este tiempo y así resuelvo que por ahora no
Para evitar problemas de falta de dinero con los que ha- se haga novedad en más de lo que aquí va declarado”. Además,
cer frente a cuestiones del día a día del gremio, como la compra “los criados de la Casa de Castilla no se pueden consumir por
de aves, paja o cebada, pago a rederos, gestiones en Simancas, ser necesarios Volatería, monteros de monte, médicos que sigue
etc., desde tiempos del duque de Pastrana el cazador mayor la Corte y han de residir, aposentadores para lo mismo y tienen
debía de anticipar muchos de estos gastos de su propio bolsi­ menos gajes que los de Borgoña, escuderos de a pie porteros
llo, elaborando un libro donde se contabilizaban dichos gastos, de cámara que sirven en palacio, en los consejos y chancillerías
los cuales luego le eran abonados por el pagador de la Casa. A y otros criados que no los a habido por la casa de Borgoña y
modo de ejemplo, el Condestable de Castilla, don Bernardino habiéndoseles de dar gajes no se excusa la costa» 56. Si bien fue-
Fernández de Velasco y Tovar había librado de su propio bolsi­ ron suprimidos, momentáneamente los cargos de mayordomo
llo desde el 29 de diciembre de 1643 hasta el 4 de enero de 1645 mayor y de pagador de la Casa de Castilla 57.
un total de 55.994 mrs y cuando partió para Milán dejó encarga- Lo que si realizó el conde-duque fue asentar las consi-
do a su tesorero que se dispusiesen 1.000 ducados anuales para gnaciones de este gremio en rentas no seguras. En un princi-
esta contingencia 52. pio éstas estaban asentadas en los millones de Madrid pero se
Ahora bien, como ocurría con otros departamentos de la comenzó a fijar, a partir de 1631 en los millones de Salamanca,
casa real los atrasos en los pagos eran constantes, lo que provo- Mérida, Plasencia, Llerena, Cazorla, Cádiz o Badajoz, y en algu-
caba una enorme deuda con los oficiales, agravada en tiempos nas ocasiones en Madrid, lo que perjudicaba el pago regular de
de Felipe IV, cuando el conde-duque de Olivares en su afán por los salarios y mercedes del conjunto de los servidores 58.
52
ahn. Nobleza, Frías, c. 593, doc. 36. reducir los gastos de la casa para dedicarlos al mantenimiento Además, eran los propios oficiales los encargados de eje-
53
agp. ag, leg. 340. de las guerras, trató de reducir en diferentes ocasiones (1624, cutar el cobro, al suprimir, el 3 de febrero de 1645, el cargo de
54
La Casa de Castilla consumía 1630 y 1649) el gasto de la casa real. En el caso concreto de los pagador de la casa real de Castilla 59, lo que también complicaba
al año 64.000 ducados: 56.000 fijos y gremios de la Casa de Castilla las medidas fueron más impor- su percepción, como se desprende de una reunión de la Junta
8.000 en extraordinarios y cobranzas.
agp. ag, leg. 340. tantes, al considerarse la idea no solo de reformarla, como ocu­ de Gobierno de la Casa de Castilla, de 10 de enero de 1646. En
55
“Ha parecido a la Junta consultar rrió en 1631 – si bien en este año se manifestó que los gremios cumplimiento de lo que el monarca ordenó, a modo de ejemplo,
a V. Majestad todo lo que toca a esta de la caza debían de quedar como estaban, dada su importancia el pagador de la Casa de Castilla, don Francisco Cotel y Carvajal,
casa por no dilatar el remedio y ahorro
desde luego en ella, sin esperar la – sino incluso de suprimirla, sobre todo en 1644, cuando en la por real cédula de 8 de febrero de 1643, debía de dar cuenta de
reformación de todos los gremios en Junta que se convocó para la reforma de la Casa de Castilla, for- los maravedíes que tenía en su poder y cobrado de las libranzas
que se necesita de más tiempo. Vuestra
Majestad resolverá lo que más fuere
servido, Madrid a 6 de mayo 1644”. agp.
ag, leg. 340. Ese año se libró para la
caza de volatería 5.696.158 mrs.
Siti reali in Spagna. Madrid e dintorni 112 Félix Labrador Arroyo El gremio de la caza de volatería en tiempos de Felipe IV 113

que se le habían dado para la paga de la Casa de Castilla. En su complicando la percepción de los gajes de los oficiales del gre- 64
ahn. Nobleza. Frías, c. 141, doc. 4,
respuesta, de 12 de marzo, indicaba que no había entrado en su mio y que desde 1644 iba de manera independiente al del resto núms. 77-79.
65
poder ninguna de las cantidades libradas 60. de departamentos de la Casa de Castilla – antes como indicó el agp. ag, leg. 340 y ags. csr, leg.
313, fols. 141-142.
Asimismo, se limitaban las cuantías a percibir. El 30 de mayordomo mayor, la Casa de Castilla “era un cuerpo solo”, por 66
Instrucción del oficio de
de octubre de 1645, se fijaban la cantidades necesarias para el lo que los libramientos y consignaciones se hacían sin distin- contador y veedor de la casa de Castilla
(23 de septiembre de 1656). agp. ag,
mantenimiento de este gremio en 5.639.839 mrs, con una pérdi­ ción, ni separación en nombre de toda ella sobre los millones
leg. 340. Con el Condestable, el 10
da de 1.110.167 mrs. De esta manera se había tenido presente el de Madrid y su provincia hasta que se alteró en 1631 cuando se de diciembre de 1659 se volvieron a
publicar las preeminencias del gremio
parecer de la Junta formada para reformar la Casa de Castilla mudó de los millones al estanco de la sal, “haviéndose dado de la caza de volatería. Ibídem.
un año antes y que consideraba que se podían moderar en 2.000 libranzas señaladas a la capilla, volatería y montería.
ducados los gastos de dicho gremio. La nueva cantidad se con- Por lo ultimo, el 7 de octubre de 1654 el marqués del Fres­
signó en 1645 en Cazorla: 2.341.508 mrs, en Llerena 2.618.571 y no escribió al monarca señalándole los inconvenientes y el
en Badajoz 679.754 (en 1651 se libraron en los millones de Ávila perjuicio que se seguía en la caza de volatería que la Junta de
2.000.000 de mrs y en los de Cuéllar 1.350.000) 61. Gobierno de la Casa de Castilla tuviese dependencia y autoridad
A esto, se unía el hecho de que los diferentes jefes de los en las cosas de ella 64. Por lo que, el monarca aceptó separar la
gremios de la Casa de Castilla se debían de reunir para prorra- volatería de esta Junta, por cédulas de 14 de abril y 31 de agosto
tear los ingresos existentes y las enfermedades del Condestable de 1655, por lo que el cazador mayor era el encargado de hacer
habían originado serios problemas en los oficiales de la vola- las distribuciones de las cuantías consignadas en colaboración
tería. Esta forma tan peculiar de reparto se mantuvo hasta el con el veedor y contador de la Casa de Castilla 65.
mes de agosto de 1653, cuando Felipe IV ordenó la constitución En la instrucción que se dio al veedor y contador de la
de una nueva Junta, compuesta por todos sus mayordomos y Casa de Castilla, poco tiempo después, en el punto décimo ca-
por el veedor y contador de la Casa de Castilla 62. torce, se señalaba respecto a este punto:
Ahora bien, dentro de los gremios o oficiales de la Casa de
« Aviendo tenido la Junta del Govierno de la rl cassa de
Castilla la volatería era uno de los mejor parados. Así, por ejem-
Castilla muchos devates con el cazador mayor de la rl. caza de
plo, el 19 de agosto de 1649, el mayordomo mayor indicó que los
volatería sobre tener parte en las distribuziones de los mrs. de
maravedíes que se habían librado a la Casa de Castilla sobre los
sus consignaziones y echo a su magd. diferentes consultas de
60
millones de Madrid (4.736.000 mrs) no se debían de aplicar solo
En abril recibió del tesorero una y otra parte, fue su magd. servido de resolver por dos zéd-
de los millones de Aranda de Duero
al gremio de la volatería, como quería el condestable de Castilla
ulas rs., la una de catorze de abril de 1655 años y la otra en 31
71.400 mrs en vellón; el 14 de mayo y como alguna vez se había hecho, sino sólo la mitad, quedando
217.600 mrs en moneda de plata, de agosto del dho. año refrendadas entranbas de Franco. Man-
442.000 en moneda de vellón y 326.400
la otra para los demás gremios, es decir, la montería, capilla, por-
zano, srio. de obras y bosques (...) que los repartimientos de los
mrs en moneda de plata de los teros, escuderos de a pie, etc. En estos años también se señaló
millones de Cádiz y de Toledo 248.407 mrs. de la dha. rl. caza los hiciese el cazador mayor y el veedor
mrs. En Junio no cobró nada. En julio que los de la volatería “por tener a su cargo mancebos, caballos
y contador entraanbos juntos como se a puesto en ejecución
136.000 mrs en vellón en los millones y halcones se les había socorrido con más atención”. Otro dato
de Málaga. En agosto 68.000 mrs de separándolo de la dha. junta y lo mesmo se deve entender y se
vellón en los millones de Málaga, que corrobora esta visión, nos lo proporciona una carta de 5 de
a praticado con los demás gremios conprendidos en la rl. cas-
337.450 mrs de vellón de Aranda de julio de 1652, en donde el marqués del Fresno escribía al mo-
Duero, 170.000 de Cádiz y 748.000 mrs sa de Castilla que tienen jefes como parece por la resolución
de Burgos. En septiembre recibió de narca indicándole que aunque se debía los gajes de los oficiales
de su magd. en consulta de la dha. Junta dle govierno de la rl.
los millones de Cádiz 442.000 mrs de de su gremio de 1641 y 1643 aún así “no tiene criados más bien
vellón y 442.000 mrs en los millones cassa de Castilla que la hizo en 11 de agosto del dho. año de
de Burgos. En octubre 68.000 mrs de socorridos respecto de los tiempos” 63.
1655 con lo qual se manifiesta tanvien la calidad de los dhos.
Burgos, en noviembre otros 340.000 La díficil situación económica de la casa real en general
mrs de esta ciudad y en Madrid para oficios de veedor y contador de la rl. cassa de Castilla pues su
la capilla y real caza de montería y y de la Casa de Castilla en particular generó imporantes tensio-
magd. les dio en ello ygual juridizion con los jefes desuniendo
volatería 1.116.341 mrs. En diciembre nes entre el cazador mayor y la Junta de Gobierno de la Casa
272.000 en Burgos, 32.814 mrs de vellón lo de una junta de tanta autoridad»66.
en Plasencia, 68.000 en Cádiz y 661.356 de Castilla, que se constituyó, de nuevo, en agosto de 1653, com-
en Madrid. agp. ag, leg. 5281. puesta por todos sus mayordomos y por el veedor y contador
61
agp. ag, leg. 340. para el gobierno y gestión de la misma, sobre las distribuciones
62
El 29 de octubre de 1653, el y el pago de los salarios, pues para el cazador mayor la Junta
monarca decretó que el veedor y
contador, don Fernando Soto y Berrio, se estaba metiendo en este tema, perjudicando su autoridad y
tuviera igual asiento y voto que los
mayordomos. agp. Administrativa, leg.
340.
63
ahn. Nobleza, Frías, c. 593, doc. 4.
Luis Urteaga
Concepción Camarero

Planos del siglo XIX


para un Real Sitio
del siglo XVIII:
el Real Sitio de San Ildefonso
y su anexo
el Real bosque de Riofrío
(1868-1869)
La cartografía constituye un instrumento fundamental 1
Este trabajo se ha realizado
para conocer los Reales Sitos, su entorno, influencia sobre el en el marco de los proyectos de
investigación CSO2011-29027-C02-01 y
territorio aledaño y evolución 1. No siempre es posible disponer CSO2011-29027-C02-02 financiados por
la Dirección General de Investigación
de una cartografía abundante y de calidad. Ese es el caso San
del Ministerio de Ciencia e Innovación.
Ildefonso, cuya cartografía, aun siendo mucha, al menos la hasta Los autores queremos expresar
nuestra gratitud a Andrés Arístegui,
ahora conocida, no está, ni en cantidad ni en calidad, a la altura
Raúl Bonilla, Francisco Dávila, Esteban
de la abundante iconografía del lugar, ni hace justicia a la impor- Escolano, Carmina Rimón, Jesús
Sastre y Enrique Rojo, del Instituto
tancia y originalidad del propio Real Sitio. En general consiste en Geográfico Nacional, por la ayuda
una serie de representaciones estereotipadas, con diversa escala prestada en la localización de los
fondos cartográficos y documentales
y orientación, que tienen su origen en la planimetría del siglo que constituyen la base de esta
XVIII. Sorprendentemente tales representaciones han manteni- contribución.
2
do una singular vigencia, prolongándose hasta el siglo XX. Hasta Isabel II asciende al trono de
España en 1833, a la muerte de su
donde sabemos, no existe ningún levantamiento preciso y a gran padre, Fernando VII. En 1868, tras la
escala del conjunto del Real Sitio anterior a los trabajos de la revolución de la Gloriosa, abandona
España y se exilia en París. En 1870,
Junta General de Estadística, que aquí nos proponemos estudiar, en dicha ciudad, abdica en su hijo, el
ni mapa alguno que ofrezca la representación del relieve median- futuro Alfonso XII (1857-1885), quien
será proclamado rey en 1875. En 1870
te curvas de nivel. asume la corona española Amadeo de
El levantamiento de la Granja de San Ildefonso forma Saboya (1845-1890), primer duque de
Aosta, con el nombre de Amadeo I,
parte de la serie de trabajos acometidos por la Junta General llamado el Rey Caballero. Abandona
de Estadística (1861-1870) para dar cumplimiento a la ley de de- el trono en febrero de 1873 y vuelve a
Italia, proclamándose la I República
slinde del Patrimonio de la Corona, aprobada el 12 de mayo de española.
1865, en las postrimerías del reinado de Isabel II (1830-1904) 2.
La citada ley ordenaba proceder al levantamiento de los planos
topográficos de todas las fincas y bienes inmuebles pertene-
cientes a la Casa Real, y en particular de las extensas posesio-
nes de los Reales Sitios.
Tras la promulgación de esta disposición, la Administra-
ción General de la Real Casa y Patrimonio solicitó a la Junta de
Estadística que procediese a la formación de los planos. La soli-
Nella pagina precedente: 2.
1. Fragmento del cuadro de J.M. Van Loo La Familia de citud pudo cumplirse con facilidad y relativa rapidez en lo que
Fachada del Palacio de San Ildefonso; obra del Felipe V, pintado en 1743 (Museo del Prado, Madrid) Luisa Gabriela de Saboya, y su esposa, Bárbara de
arquitecto Juvarra, es una de las piezas maestras En la imagen, además del monarca y su esposa, Braganza; detrás, el cardenal infante don Luis, hijo
del Barroco tardío europeo (foto: autores). Isabel de Farnesio (sentados), aparecen, a la menor de los reyes, y don Felipe, segundo hijo de la
izquierda, el entonces príncipe de Asturias y futuro pareja, Duque de Parma y Piacenza.
Fernando VI, fruto del matrimonio dell rey con, Mª
Siti reali in Spagna. Madrid e dintorni 118 L. Urteaga, C. Camarero, Planos del siglo XIX para un Real Sitio del siglo XVIII 119

concierne a los Sitios Reales situados en la provincia de Madrid: II (1661-1700). Podría decirse que la Granja de San Ildefonso es 4
j.l. sancho, La arquitectura de
la Casa de Campo, la Real Posesión de la Florida, y los Reales a Felipe V, lo que El Escorial es a Felipe II (1527-1598). los Sitios Reales. Catálogo histórico
de los Palacios, jardines y Patronatos
Sitios de El Pardo-Viñuelas, Aranjuez y San Lorenzo del Esco- La posesión real de San Ildefonso tiene su límite oriental Reales del Patrimonio Nacional, Madrid,
Patrimonio Nacional-Fundación
rial. En todos estos casos, la Junta General de Estadística tenía y meridional en la línea de cumbres de la Sierra de Guadarrama,
Tabacalera, 1995, p. 630.
en marcha un levantamiento catastral, que venía realizán­dose que separa las provincias de Segovia y Madrid, y que alcanza 5
A partir de ese edificio, Felipe
desde comienzos de la década de 1860. En cierto sentido, los su máxima altura en Peñalara (2.428 m). Desde las cimas de la II ordenó construir un palacio que
planos de los Reales Sitios pueden considerarse simplemente Sierra, el terreno desciende abruptamente hasta alcanzar la pla- fue ampliamente utilizado por los
sucesivos monarcas en las temporadas
como un subproducto del levantamiento topográfico-parcelario nicie segoviana, sobre los 1.200 metros de altitud. La vertiente de caza. En 1686 sufrió un aparatoso
que se estaba llevando a cabo en la provincia. septentrional de la Sierra está poblada por densos bosques de incendio y la reparación de los
importantes daños causados fue
En la provincia de Segovia, en cambio, no se habían em- robles y pino silvestre, conocidos como los Pinares de Valsaín. dilatándose durante las tres décadas
prendido operaciones catastrales de ningún género. En conse- La superficie del Real Sitio supera las 14.000 hectáreas, de las siguientes. A pesar de su mal estado y
lenta reparación, Felipe V y su esposa
cuencia, los geómetras de la Junta General de Estadística de- cuales casi un 80% son bosques. lo utilizaron frecuentemente hasta la
bieron desplazarse a la vertiente septentrional de la sierra de El origen del patrimonio de la Corona en la vertiente nor- construcción del cercano palacio de La
Granja de San Ildefonso (j.l. sancho,
Guadarrama, y acometer los trabajos de campo desde un buen te de la Sierra de Guadarrama es previo al establecimiento de La arquitectura... op. cit., pp. 631-633).
principio. El levantamiento de San Ildefonso y su anexo de Rio­ la Corte en Madrid en el siglo XVI, bajo el reinado de Felipe II. 6
j.l. sancho, La arquitectura... op.
cit., 1995, pp. 491.
frío constituye una de las operaciones cartográficas peor cono- Los bosques de Valsaín, que pertenecían a la ciudad de Segovia,
cidas entre las llevadas a término por la Junta 3. Sin embargo, y a su Junta de Linajes, fueron utilizados como coto de caza por
destaca, tanto por el personal implicado, como por el valor de la los reyes de Castilla desde la Edad Media, por ser “muy real
2. documentación cartográfica derivada del mismo. Cabe señalar, monte de oso, e de puerco en verano, et a las veces en invierno”,
Localización de los Sitios Reales en las provincias
de Madrid y Segovia (Fuente: Elaboración propia. por otra parte, que fue uno de los últimos trabajos de la Junta, como recoge el Libro de la Montería de Alfonso XI 4. Enrique
Realización cartográfica, Andrés Arístegui). justo antes de su reorganización institucional, y que se inició en III de Castilla hizo construir a fines del siglo XIV un pabellón
un momento de gran incertidumbre política, en plena agonía de caza en las proximidades del riachuelo de Valsaín, al que se
del régimen isabelino. refieren las fuentes como Real Casa, de la que solo quedan algu-
El presente estudio se organiza del modo siguiente. La nas pobres descripciones que coinciden en que tenía una torre 5.
primera parte presenta una descripción geohistórica del Sitio Medio siglo más tarde el rey Enrique IV de Castilla mandó edi-
de San Ildefonso. A continuación, se examina la decisión de ficar a tres kilómetros del lugar de Valsaín una casa y una ermita
efectuar el levantamiento, en una coyuntura política y económ­ dedicada a San Ildefonso. En 1477 los Reyes Católicos hicieron
ica particularmente poco propicia. La sección tercera, la más donación de esos bienes a los monjes jerónimos del monasterio
extensa, analiza el curso de los trabajos de campo, presentando de El Parral (Segovia), quienes lo transformaron en una granja
sucesivamente las operaciones trigonométricas y los trabajos de recreo. Esta granja constituye el primitivo origen de la pobla-
topográficos en San Ildefonso y Riofrío. Por último, se efectúa ción de San Ildefonso, y a ella debe su nombre.
un balance de la documentación conservada actualmente en el En 1720, tras el incendio del palacete de Valsaín, Felipe V
Instituto Geográfico Nacional. decidió comprar a la comunidad de frailes jerónimos la granja
y los edificios y terrenos anejos que tenían en San Ildefonso,
para construir en aquel lugar un palacio y sus correspondien-
1. El Real Sitio de San Ildefonso: de Casa de Retiro tes jardines. En 1723 y 1735 se adquirieron terrenos colindantes
Real a Real Sitio que pertenecían a la ciudad de Segovia y a la Noble Junta de
Linajes, para ensanchar el parque, regularizar su perímetro e
3
Las únicas alusiones al mismo Dentro de la red de Reales Sitios que rodean la ciudad incluir en él el estanque o depósito de aguas, llamado “el mar” 6.
pueden encontrarse en Muro, 2007, y
se basan en un informe elaborado en de Madrid, el de San Ildefonso ocupa un lugar especial. Es el El monarca había encontrado en este paraje serrano, alejado
1869 por Víctor Balaguer, responsable más alejado de la capital, el único situado fuera de la provincia de la Corte, fresco y ameno en verano, bucólico en otoño, duro
por entonces de la Dirección General
de Estadística (ver Dirección General de Madrid, el más boscoso y el de relieve más accidentado. Es, en invierno, y lleno de luz, vida y color en primavera, el lugar
de Estadística, 1870, p. 106). Sobre además, el sitio real por antonomasia del primer rey Borbón, que encajaba con sus deseos de sereno retiro. Para estas fechas,
la labor cartográfica de la Junta de
Estadística en la provincia de Madrid Felipe V (1683-1746), dinastía que se instala en el trono español el joven rey, animoso en otro tiempo, había dejado paso a un
puede consultarse muro, nadal y a la muerte sin descendencia del último rey Habsburgo, Carlos hombre, joven todavía, pero sumido en la abulia, la melancolía
urteaga, 1996; camarero bullón, 2011;
y marín perellón y camarero bullón
(eds.), 2011, obras todas ellas recogidas
en el apartado de bibliografía incluido
en este trabajo.
Siti reali in Spagna. Madrid e dintorni 120 L. Urteaga, C. Camarero, Planos del siglo XIX para un Real Sitio del siglo XVIII 121

y la postración, que añoraba dejar la Corte y sus afanes y de- la Casa de Oficios, que servía de albergue a la servidumbre del 10
f. velasco medina, Alojamiento de
dicar el resto de su vida a la salvación de su alma en la recon- Palacio Real. En 1738 se construyeron las Caballerizas Reales, al tropas: de los mesones a los cuarteles, en
v. pinto crespo (dir.), El Madrid Militar.
fortante compañía de su segunda mujer, la italiana Isabel de tiempo que se iniciaba la edificación de cuarteles para alojar la I. Ejército y Ciudad (815-1815), Madrid,
Ministerio de Defensa, 2004, pp. 269 y ss.
Farnesio (1692-1766). nutrida escolta de la comitiva real.
11
Depósito de la guerra. Memoria
El Real Sitio de San Ildefonso quedó configurado como Cuando el rey se desplazaba a alguno de los Sitios Reales
sobre la organización militar de España
un gran rectángulo de 170 hectáreas de superficie, rodeado por era acompañado por tropas de la Guardia de Corps, la Guardia en 1871, Madrid, Imprenta y Litografía
del Depósito de la Guerra, 1871.
un muro de mampostería de seis km de longitud 7. El recinto Española y la Guardia Walona. En la Granja se construyó durante
12
Véase j. helguera, La Real
está dividido en tres sectores: en la parte más elevada hay un el reinado de Felipe V un gran edificio, que recibió el nombre de Fábrica de Vidrios de San Ildefonso: una
extenso bosque, en el que está situado el mencionado lago arti- “Casa de Cuarteles”, para dar alojamiento a la Guardia Española y aproximación a su historia económica, en
Vidrio de La Granja, Madrid, 1988, pp.
ficial que alimenta las fuentes; la parte intermedia es un jardín a la Guardia Walona. Posteriormente, entre 1764 y 1766 se levantó 57-104 y p. pastor rey de viñas, Historia
de estilo francés, de casi 80 hectáreas de superficie. Finalmente, el cuartel de la Guardia de Corps, según un proyecto del arquitec- de la Real Fábrica de cristales de San
Ildefonso, durante la etapa borbónica
en la parte más baja se emplaza el Palacio Real, que marca el to Juan Esteban 10. El tamaño de las escoltas no dejó crecer con el (1727-1809), Madrid, Universidad
límite entre el espacio del parque y el espacio destinado a cons­ paso del tiempo. A mediados del siglo XIX San Ildefonso contaba Complutense (Tesis doctoral inédita),
1992.
truir alojamientos y servicios. con un total de seis cuarteles, con una capacidad de alojamiento
En un primer momento, el objetivo del monarca es hacer ordinario para 1.150 hombres y 360 caballos 11.
de San Ildefonso un Real Sitio para su proyectado retiro, dejan- La demanda de bienes suntuarios que protagonizaba la
do los otros dos grandes sitios, Aranjuez y el Escorial, para uso Corte atrajo hacia los Reales Sitios a algunas de las grandes
del futuro rey, su hijo Luis, en quien abdicaría el día de Todos los manufacturas del siglo XVIII. El establecimiento, en 1734, de la
7
Véase r. breñosa y Santos de 1723, coincidiendo con la mayoría de edad del joven Real Fábrica de Vidrios y Espejos, impulsó el crecimiento ur-
j.m. castellarnau, Guía y descripción
del Real Sitio de San Ildefonso, Madrid,
príncipe (1707-1724). En ese contexto, Felipe V concibe su Real bano de San Ildefonso. Inicialmente era un taller de pequeñas
Tipografía de los Sucesores de Sitio como una gran casa principesca en el campo, en la que los proporciones, en el que se instaló un horno para vidrios planos,
Rivadeneyra, 1884, pp. 36 y ss.
jardines habrían de ser el elemento más fastuoso del conjunto y que daba trabajo a unos pocos artesanos. A partir de mediados
8
Véase a. rabanal yus, En torno a
los jardines del Real Sitio de San Ildefonso,
su referente, el palacio francés de Marly 8. A ella se retira tras su del siglo XVIII diversificó su producción y experimentó sucesi-
en vv.aa., El entorno de Segovia en abdicación. Sin embargo, la prematura muerte del nuevo rey en vas ampliaciones hasta transformarse en una gran fábrica, con
la Historia de la Dinastía de Borbón,
Madrid, Ministerio de Educación,
agosto del año siguiente, fuerza la vuelta del retirado monarca al varios hornos, comparable a la francesa de Saint-Gobain 12. La
Cultura y Deporte, 2004, pp. 55-63. y trono y cambia el sentido del Real Sitio. plantilla se amplió mediante la contratación de maestros vidrie-
j.l. sancho, Los jardines del Real Sitio de
La Granja, en vv.aa., El Real Sitio de La
A partir de 1724, con el retorno al trono Felipe V, San Il- ros procedentes de Francia y Alemania. Tras dos incendios suce-
Granja de San Ildefonso. Retrato y escena defonso ingresa en el sistema de Sitios Reales que la Corte uti- sivos, en 1770 se construyó una nueva fábrica, de 25.000 metros
del Rey, Madrid, Patrimonio Nacional,
2000, pp. 102-125.
lizaba de modo itinerante. Los soberanos solían permanecer en cuadrados de superficie, justo a las puertas del recinto murado
9
Durante el breve reinado de El Pardo de enero a marzo, en Aranjuez durante la primavera, de la población. Ese edificio sigue siendo en la actualidad el
Fernando VI (1713-1759, rey desde en San Ildefonso desde julio a comienzos de octubre, y en El mayor de la ciudad.
1746), San Ildefonso queda fuera de
la itinerancia de los monarcas. Allí Escorial desde mediados de octubre a diciembre 9. La perma- La Real Fábrica de La Granja tenía una localización ven-
se recluye a la reina viuda, Isabel de nencia de la familia real en los Reales Sitios exigía construir tajosa. Empleaba arcillas refractarias procedentes de Brieva, en
Farnesio, para alejarla de Madrid, a
donde no volverá hasta la muerte de alojamientos permanentes para cortesanos, clérigos, funciona- la provincia de Segovia, y sulfato de sosa, procedente de Río
su hijastro, con quien nunca mantuvo rios, sirvientes y escoltas. La demanda de servicios dio paso, en
buenas relaciones. En ese momento
regresa a la Corte para esperar la todos los casos, al desarrollo de un pequeño núcleo urbano, en
tan anhelada llegada, desde el trono el cual hubo que permitir la residencia a personas vinculadas
napolitano, de su primogénito, que
ocupará el trono español como Carlos al servicio de la Corte: comerciantes, transportistas y artesanos
III (1716-1788). Con el acceso al trono especializados.
del nuevo rey y la vuelta a Madrid de
la reina viuda se inicia una etapa de En La Granja este proceso se inició en 1721 con la cons­
esplendor para San Ildefonso, que trucción del nuevo palacio y la colegiata anexa, según proyecto
entra de nuevo en la itinerancia
real, siendo durante los dos siglos de Teodoro Ardemans. El palacio sería modificado y ampliado
siguientes el lugar de residencia del pocos años después por Andrea Procaccini y Filippo Juvarra.
monarca y su corte en los meses del
verano. En el reinado de Isabel II Siguió de inmediato la edificación de la Casa de Canónigos, 3.
Situado en la vertiente norte de la Sierra de
(1830-1904) entra en una etapa de des­tinada para residencia del abad y canónigos de la colegiata, y Guadarrama, San Ildefonso disfruta de un estío
declive pues, con la construcción del fresco y agradable, con una temperatura media en
ferrocarril y la moda de los baños de los meses de verano de en torno a 20 ºC.
mar, la Corte comienza a trasladarse Fernando de Brambilla, Vista general del Real Sitio,
en el estío primero a San Sebastián y tomada desde el camino que va a la casa de Vacas.
después a Santander. La granja de San Ildefonso. 1821 (fragmento).
Siti reali in Spagna. Madrid e dintorni 122 L. Urteaga, C. Camarero, Planos del siglo XIX para un Real Sitio del siglo XVIII 123
4.
Fernando de Brambilla, Vista del estanque, llamado
“el mar”, tomada al norte mirando al mediodía. La
granja de San Ildefonso, 1821 (fragmento).
Aunque además servía como estanque de recreo,
era primordialmente el depósito de agua para las
fuentes, (fragmento).

5.
“El Mar” era y es el estanque general que almacena
el agua para abastecer las fuentes del Real Sitio.
Desde él se alimentaban otros, intermedios entre
el general y las fuentes, que servían para regular la
presión. En algunos casos (los chorros mayores),
las tuberías van directamente del Mar a los
surtidores (foto: autores).

Tirón, provincia de Burgos. Y, sobre todo, consumía cada año El reinado de Carlos III fue decisivo también para la con- 15
Ferdinando Brambilla (1763-
cantidades enormes de leña de pino, procedentes de las cortas solidación de San Ildefonso como un verdadero centro urbano. 1832), nacido y formado como pintor
en Italia, entra al servicio del rey de
del Pinar de Valsaín 13. El monarca impulsó la mejora en los servicios de la ciudad: España en 1791 para participar en la
expedición de las corvetas Descubierta
La demanda de combustible de la Real Fábrica de Vidrios hizo construir un nuevo cementerio en las afueras de la po-
y Atrevida, dirigida por Alejandro
y la necesidad de garantizar su provisión fueron una fuente de blación, y también un hospital y un teatro. A su patronazgo Malaespina, que habría de dar la vuelta
al mundo. A él se deben algunas de
conflictos entre la ciudad de Segovia y la Corona, y a la postre se deben asimismo dos grandes edificios, proyectados por el
las mejores vistas de los distintos
constituyeron un factor determinante para la definitiva confi- arquitecto José Díaz Gamones: la Casa de los Gentileshombres lugares visitados por dicha expedición.
(Véase j.l. sancho, Las vistas de los Sitios
guración del Real Sitio de San Ildefonso. Hasta mediados del y la monumental Casa de Infantes, levantada para servicio de Reales por Brambilla. La Granja de San
siglo XVIII la Corona disfrutó de privilegios de caza y pesca en los infantes Gabriel y Antonio. Ildefonso, Madrid, Patrimonio Nacional-
Doce Calles, 2000).
los montes de Valsaín, pero aquellos bosques siguieron siendo
de propiedad común, permaneciendo los aprovechamientos fo- A finales del siglo XVIII San Ildefonso había adquirido
restales en manos de la ciudad de Segovia y su Junta de Linajes. la imagen de una pequeña ciudad bien ordenada, a los pies de
Tras una sucesión de pleitos, en 1761 Carlos III decidió comprar la Sierra de Guadarrama. Esa es la imagen que aparece en el
a la ciudad de Segovia los bosques de Valsaín y Riofrío, por la famoso grabado de Pedro Pérez, de comienzos del siglo XIX, y
fabulosa cifra de 4.450.000 reales. la que quedaría perpetuada en la extraordinaria serie de vistas
Tras la compra, la Corona adquirió el pleno dominio de Ferdinando Brambilla (1763-1832), pintadas por encargo de
sobre el suelo y el vuelo de los pinares y robledales de Val- Fernando VII para ser expuestas en la Real Casa del Labrador
saín y Riofrío, y se estableció la jurisdicción privativa de los de Aranjuez. Una imagen, por cierto, no muy distinta de la que
monarcas sobre todo el territorio del coto. La ciudad de Se- conserva en la actualidad 15.
govia logró retener únicamente el disfrute de los pastos y
derechos sobre las leñas muertas. Para la regulación de estas Como hemos adelantado, la cartografía de San Ildefonso
servidumbres y la custodia y conservación de los bosques, el resultante de los trabajos de la Junta de Estadística es de ex-
15 de octubre de 1761 se expidió una ordenanza para la admi- traordinaria calidad y constituye una documentación de gran
nistración de los Reales Pinares 14. valor, no solo para el conocimiento del Real Sitio, sino también
En definitiva, hasta 1760 San Ildefonso fue esencialmente para el conocimiento del proyecto cartográfico acometido, de
13
r. breñosa y j.m. castellarnau,
Guía… op. cit., pp. 54-55.
una lujosa residencia palaciega, rodeada de un extenso coto de las técnicas utilizadas en los levantamientos en la época y los
14
Real Cédula, Instrucción y
caza. A partir de entonces se transformó en el centro de un gran problemas a que debieron enfrentarse los técnicos de la Junta.
Ordenanzas, que su Majestad (Dios le espacio de aprovechamiento forestal, patrimonializado por la
guarde) manda observar, para la Custodia,
Administración, Conservación, y Cría de
Corona. La Real Fábrica de Vidrios aportó el impulso decisivo
los Reales Pinares, y Matas de Robledales para este cambio.
de Valsaín, Pirón, y Riofrío, desde quince
de Octubre de mil setecientos sesenta y uno,
en que se incorporaron a en la Corona,
Madrid, Imprenta de Juan de San
Martín, 1761.
Siti reali in Spagna. Madrid e dintorni 124 L. Urteaga, C. Camarero, Planos del siglo XIX para un Real Sitio del siglo XVIII 125
6.
El centro del Real Sitio lo forman el Palacio y la
colegiata anexa. Los ábsides y torres de ésta y
la fachada occidental de aquél dominan el vasto
espacio que da acceso al recinto palacial, en el que
en el siglo XIX se plantaron castaños, pinsapos y
secuoyas.
Fernando de Brambilla, Vista de la entrada del Real
Sitio de San Ildefonso. La granja de San Ildefonso,
1821.

7.
Vista del palacio desde lo alto del eje de la Cascada
Nueva. El diseño del jardín, obra del arquitecto René
Carlier, tenía como referente el palacio francés de
Marly y debió adaptarse a la topografía el terreno
(foto: autores).

2. La génesis del levantamiento cartográfico so que la iniciativa pudiese proceder de la propia Junta. El am- 17
Véase, j.i. muro, f. nadal,
bicioso proyecto topográfico-parcelario que venía desarrollánd- l. urteaga, Geografía, estadística y
catastro en España, 1856-1870, Barcelona,
El 25 de julio de 1868 José Almirante Torroella, jefe de la ose en la provincia de Madrid bajo la dirección de Francisco Ediciones del Serbal, 1996, pp. 121 y ss.
Sección de trabajos catastrales de la Junta General de Estadís- Coello había quedado herido de muerte en el verano de 1866. 18
Memoria elevada al Excmo... op.
Tras casi una década de operaciones, se había logrado catastrar cit., p. 103.
tica, ordenó emprender el levantamiento del Real Sitio de San
Ildefonso. Se trata de un trabajo de gran ambición, y que difiere poco más de un tercio de la provincia. El ritmo era muy lento, y
substancialmente de los realizados en relación con las propieda- la Junta era incapaz de encontrar el personal y el presupuesto
des de la Corona en la provincia de Madrid. Tal como se ha indi- necesarios para acelerar los trabajos. En mayo de 1866 Francis­
cado, los planos de los Reales Sitios de Madrid pueden conside- co Coello se vio obligado a tirar la toalla: suspendió los trabajos
rarse como un subproducto del levantamiento topográfico que topográfico-catastrales que se venían realizando, y ordenó con-
se estaba llevando a cabo en la provincia. En Segovia, en cambio, centrar el esfuerzo en un avance catastral. El nuevo plan de ope-
no se habían realizado trabajos topográficos previos. Los geóme­ raciones era simple. Se ordenaba determinar los perímetros de
tras de la Junta de Estadística debían desplazarse a casi 100 km los términos municipales, reconocer los principales accidentes
de Madrid y acometer el trabajo de campo desde su inicio. geográficos y obtener unos croquis de las masas de cultivo.
La orden dictada el 25 de julio de 1868 especificaba que Francisco Coello ya no iba a dirigir esta nueva etapa. El
debía procederse al levantamiento de los planos y a la descrip­ 10 de junio de 1866 el general Ramón María Narváez llegó por
ción científica de todas las posesiones pertenecientes al patri- séptima y última vez a la Presidencia. El gobierno conservador
monio de la Corona en el Real Sitio de San Ildefonso 16. Para suprimió de inmediato la Dirección General de Operaciones
cumplirla, se suspendieron algunos de los trabajos en curso en Geográficas de la Junta de Estadística, y creó en su lugar una
la provincia de Madrid y se destinó el personal liberado a Se- Sección de Trabajos catastrales con menos competencias y re-
govia. La partida topográfica enviada a la Sierra de Guadarrama cursos. Coello tuvo que presentar la dimisión y su cargo fue
era de importancia: estaba integrada por doce geómetras, vein- ocupado por Ángel Clavijo, a quien iban a suceder Eusebio Do-
ticinco parceladores y dieciocho portamiras; en total cincuenta noso Cortés y José Almirante Torroella. Ninguno de los tres iba
y cinco empleados, que suponían la cuarta parte de la plantilla a tener mucho margen de maniobra 17.
de la Sección de trabajos catastrales de la Junta. Desplazar a Los sucesivos recortes presupuestarios impuestos por
Segovia un contingente como el indicado respondía sin duda a el gobierno impidieron proseguir los trabajos de campo. Ante
una empresa que se juzgó urgente y de máxima prioridad. esta situación, los responsables de la Sección de trabajos ca-
Ni en el Archivo del Palacio Real, ni tampoco en el del tastrales intentaron conseguir fuentes alternativas de finan-
Instituto Geográfico Nacional, custodio actual de los fondos de ciación para proseguir las operaciones. La solución ensayada
la Junta General de Estadística, hemos podido localizar la docu- consistió en proponer el levantamiento de planos de distintas
16 mentación que justifique el desplazamiento de las operaciones ciudades, allí donde “los Ayuntamientos respectivos facilitasen
Memoria elevada al Excmo. Sr.
Presidente del Consejo de Ministros por la cartográficas hacia Segovia. Sin embargo, juzgamos muy dudo- los recursos suficientes para sufragar los gastos” 18. De acuerdo
Dirección General de Estadística sobre los
trabajos ejecutados por la misma desde 1º de
octubre de 1868, hasta 31 de diciembre de
1869, Madrid, Establecimiento tipográfico
de Manuel Minuesa, 1870, p. 106.
Siti reali in Spagna. Madrid e dintorni 126 L. Urteaga, C. Camarero, Planos del siglo XIX para un Real Sitio del siglo XVIII 127

ser objeto de desamortización. Sin embargo, la misma dispo- 21


Ley designando los bienes que
sición legal ofrecía dos elementos de interés. En primer lugar, forman el Patrimonio de la Corona,
12 de mayo de 1865, Gaceta de Madrid,
se señalaba que el Rey mantendría el goce de los montes de nº 138, 18 de mayo de 1865. Art. 10 del
Título II.
arbolado, y por tanto podía disponer de sus cortas y aprovecha-
22
Respecto al desorden de las
mientos, ateniéndose al régimen establecido para los montes
finanzas de la familia real puede verse
del Estado. En segundo lugar, se reservaba a la Casa Real, por Burdiel, 2010.
23
espacio de cuarenta años, a contar desde la promulgación de Véase: l. urteaga, La Escuela del
Catastro, en vv.aa., 150 aniversario de
la ley, la facultad de ceder en los Sitios Reales de Aranjuez y la creación de la Comisión de Estadística
San Ildefonso el dominio útil de solares que se destinasen a la General del Reino, Madrid, Instituto
Nacional de Estadística, 2007, pp. 267-
construcción de casas 21. Ambas disposiciones abrían la oportu- 286 y l. urteaga, El profesorado de la
nidad de lograr, con relativa rapidez, unos ingresos extraordi- Escuela del Catastro, «CT Catastro», nº
71 (2011), pp. 29-53.
narios, que las maltrechas finanzas de la familia real necesita-
24
Registros del itinerario del perímetro
ban con urgencia 22. El primer paso para ello era medir y hacer [San Ildefonso]. Se empezó el día 6 de
inventario de los bienes que debían integrar el Patrimonio de agosto de 1868 y se concluyó el 11 del mismo.
San Ildefonso, 12 de agosto de 1868. El
la Corona en San Ildefonso. Nada mejor que un levantamiento Ayudante Enrique Navarro Labordeta.
topográfico-catastral para lograrlo. Instituto Geográfico Nacional, Archivo
topográfico (en adelante ign, at). San
8. con esta idea, y previa aprobación de los respectivos ayunta- Ildefonso, Caja 1.
Plano (minuta), escala 1:500, levantado, en 1868,
por el geómetra de la Junta General de Estadística, mientos, se emprendieron operaciones topográficas en las ciu- 25
Registros del itinerario del
José Pascual, que recoge la planta baja de la Casa
de los Canónigos, y la de la Casa de los Oficios, y
dades de Cartagena, Almería, Granada, Murcia, Soria, Cuenca, 3. La ejecución del levantamiento de La Granja de perímetro. Se empezó la operación el día
6 de agosto de 1868 y se concluyó el 12 del
el jardín situado entre ambas. (64 x 44 cm) (IGN, Huete y Toledo. Sin embargo, en abril de 1868 se suspendieron San Ildefonso mismo. San Ildefonso, 12 de agosto de
AT, caja 3).
los levantamientos de Granada y de Murcia, y poco después los 1868. El Ayudante 2º Tomás Tellería.
ign, at, San Ildefonso, Caja 1.
de Almería, Soria, Cuenca y Toledo, sin que en ninguno de los Un aspecto relevante del levantamiento efectuado en
casos llegasen a completarse las tareas previstas. La sombra de San Ildefonso es que fue realizado siguiendo los requisitos
la crisis económica, muy patente desde 1866, ahogó una tras y formalidades previstos en el Reglamento general de ope-
otra las iniciativas de la Junta 19. raciones topográfico-catastrales aprobado en 1865, que en la
En aquellas circunstancias resulta difícil concebir que la práctica llevaba ya casi dos años en suspenso. De acuerdo
19
Hasta donde hoy sabemos,
Junta tomase la iniciativa de desplazar parte de sus efectivos a con lo estipulado en este reglamento, los trabajos debían di-
los ayuntamientos de todas las Segovia. Sin salir del propio término de Madrid había mucho vidirse en seis etapas: 1) reconocimiento del perímetro del
ciudades en que se llevaron a cabo los
levantamientos colaboraron a sufragar
trabajo por hacer, y lo más barato era seguir allí: no había que término, 2) señalamiento de límites de las propiedades, 3) 9.
Plano (minuta) de la planta baja de la Fábrica de
los gastos de los mismos, aunque pagar dietas, ni alojamiento a los geómetras. operaciones trigonométricas, 4) levantamiento de detalle, 5) cristales del Real Sitio, en el que pueden verse las
no con excesivo entusiasmo, salvo
Granada, que no solo no contribuyó,
La hipótesis más probable, a nuestro juicio, es que el le- trabajos de gabinete, y 6) formación de listas de propietarios distintas dependencias de la misma, levantado en
1868 por Eugenio Quiroga, uno de los geómetras de
sino que ignoró absolutamente los vantamiento de San Ildefonso fuese realizado a instancias del y cédulas catastrales. la Junta General de Estadística. Escala 1:500. (44 x
trabajos llevados a cabo en la ciudad. 64 cm) (IGN, AT, Caja 3).
A pesar de las fechas que recogemos intendente del Real Patrimonio, Carlos Marfori Callejas (1821- Las operaciones arrancaron el 6 de agosto de 1868, ape-
en este trabajo para el cierre de los 1892), que había accedido al cargo el 16 de junio de 1868. Marfori nas dos semanas después de que se hubiese ordenado su inicio.
trabajos en las distintas ciudades
procedentes de fuentes de la Junta, formaba parte del estrecho círculo íntimo que rodeó a Isabel Dirigieron los trabajos los geómetras Adolfo de Motta Francés
la realidad es que en algunas se II en los meses postreros de su reinado, y que acabó acom- y Ventura Pizcueta Chirivela. El primero se encargó de las ope-
mantuvieron, aunque a ritmo más
lento, hasta diciembre de 1868 o inicios pañándola camino del exilio. Según la interpretación de la his­ raciones trigonométricas; el segundo actuó como jefe de la bri-
de 1869. Véase, c. camarero bullón, a. toriadora Isabel Burdiel, desde su cargo de intendente, Marfori gada encargada del levantamiento de detalle. Adolfo de Motta
ferrer rodríguez, j.a. nieto calmaesta,
Cartografía parcelaria urbana de podía justificar su presencia diaria en la Corte, además de velar era profesor de la Escuela del Catastro, en la que se formaron
Granada: levantamientos topográfico- por los intereses económicos de la reina 20. la mayor parte de los técnicos enviados a Segovia 23. Ventura
parcelarios de la Junta General de
Estadística, «CT Catastro», nº 74, (2012), ¿Qué interés podía tener el intendente en el levanta- Pizcueta era uno de los geómetras más veteranos y experimen-
pp. 27-58 y c. camarero bullón, m. miento y deslinde del Real Sitio de San Ildefonso? La ley de tados de la Junta de Estadística.
j.vidal domínguez, Los levantamientos
topográfico-parcelarios de la Junta 12 de mayo de 1865 sobre deslinde del Patrimonio de la Coro- Entre el 6 y el 12 de agosto se efectuó el reconocimiento
General de Estadística en Soria (1867- na establecía taxativamente que San Ildefonso, al igual que los del perímetro del Real Sitio, tarea llevada a término por En-
1869). El plano de la ciudad de 1869, «CT
Catastro», nº 76, (2012), pp. 91-137. otros Reales Sitios, era indivisible e inalienable, y que no podía rique Navarro Labordeta 24 y Tomás Tellería Navarro 25, quienes
20
i. burdiel, Isabel II. Una biografía
(1830-1904), Madrid, Taurus, 2010, p. 806.
Siti reali in Spagna. Madrid e dintorni 128 L. Urteaga, C. Camarero, Planos del siglo XIX para un Real Sitio del siglo XVIII 129
10. Naturalmente, esta solución no era factible al norte de la Sierra 26
Nivelación a partir del pórtico
Ente los edificios con que Carlos III dota al Real Sitio
de Guadarrama, donde no existía ninguna vía férrea construida, de la Colegiata de San Ildefonso hasta
se encuentra un teatro, hoy desaparecido. Es la
el Monasterio del Escorial y viceversa.
manzana nº 13, recogida en este plano (minuta),
levantado por José Migueli, aspirante a parcelador
ni tampoco abundaban las observaciones altimétricas fiables. Operador: Olegario Álvarez Esteve,
San Ildefonso, agosto de 1868. Dos
de la Junta General de Estadística. Escala 1:500. Adolfo de Motta optó por una solución arriesgada, quizá
(44 x 32 cm) (IGN, AT, caja 3). cuadernos mss. ign, at, San Ildefonso,
la única posible. Ordenó a un geómetra de su confianza, Olega- Caja 1.
rio Álvarez Esteve, que efectuase una nivelación directa desde
San Ildefonso hasta el Monasterio del Escorial, cuya cota era
conocida gracias al levantamiento efectuado en aquel Real Si-
tio. La dificultad para construir este itinerario longitudinal es
notable. La distancia lineal entre La Granja de San Ildefonso y
El Escorial ronda los 50 km, y el desnivel es muy considerable:
más de 800 metros. El único recorrido posible exigía ascender,
y luego descender, la Sierra de Guadarrama por el puerto de
Navacerrada. La distancia y el desnivel altimétrico requerían
multiplicar las estaciones, incrementando la dificultad y las po-
sibilidades de error.
Olegario Álvarez acometió la realización de la nivelación
formaron un croquis perimetral a escala 1:2.000 por medición equipado con un nivel Ertel, y efectuó un recorrido de ida y vuel-
de ángulos y distancias, con inclusión de los hitos o mojones ta desde la puerta norte de la Colegiata de San Ildefonso hasta
que señalaban los límites. Inmediatamente se inició la fase de la puerta principal del Monasterio del Escorial 26. El resultado
señalamiento de límites de las propiedades. Esta operación re- obtenido es francamente bueno, teniendo en cuenta la dificul-
sultaba usualmente lenta y compleja, requiriendo la presencia tad del empeño. El geómetra estimó una altitud de 1.204,20 m
de la Junta catastral, y de personas prácticas que acompañaban para la puerta de la Colegiata de San Ildefonso. La nivelación de
a los geómetras para informarles de los límites de las fincas y precisión efectuada años más tarde por el Instituto Geográfico 11.
de sus poseedores. En San Ildefonso esta fase de los trabajos se y Estadístico asignó al mismo lugar una cota de 1.192,50 m, tal Pedro Pérez
Vista del Real Sitio de La Granja de San Ildefonso
vio notablemente simplificada debido a que la mayor parte del como consta en la placa de bronce situada en la pared del templo. Litografía, ca. 1800.
terreno era propiedad de la Corona.
Los trabajos trigonométricos, por el contrario, constituían
una operación mucho más comprometida desde el punto de
vista técnico y, como veremos, requirieron un notable esfuerzo.
La labor trigonométrica incluía la medición directa de una base,
que debía servir para dar escala y orientación al conjunto del
levantamiento, y la observación y cálculo de una red de triángu­
los que cubriese toda la superficie del Real Sitio. También era
imprescindible efectuar los trabajos de nivelación precisos para
dar una cota de referencia al levantamiento.
Esta última operación se había podido resolver con relati-
va sencillez en los levantamientos ejecutados en la provincia de
Madrid. La Junta de Estadística tomaba como referencia para
las nivelaciones la cota del Observatorio Astronómico de Ma-
drid, referida al nivel medio del mar Mediterráneo en Alicante.
A partir de la citada cota se efectuaron itinerarios de nivelación
a los diversos Reales Sitios. En ocasiones, tal como ocurrió en
la Casa de Campo, El Pardo y Aranjuez, pudo aprovecharse el
tendido de las vías férreas para efectuar una nivelación directa.
Siti reali in Spagna. Madrid e dintorni 130 L. Urteaga, C. Camarero, Planos del siglo XIX para un Real Sitio del siglo XVIII 131

Una diferencia de tan sólo 11,7 m, que en parte puede ser debida dependiente las mismas observaciones. La medición de la base 29
Término de San Ildefonso.
a que el punto de partida de las observaciones de Olegario Ál­ se hizo con cinta métrica, reiterando ocho veces la operación. Triangulación de detalle. Observaciones
horizontales y azimutales. Cuaderno 1º.
varez quizás no coincidiese exactamente con el emplazamiento Posteriormente, se hizo estación en los extremos N y S de la Septiembre de 1868. Fernando Álvarez
de la Puerta y Camilo Soto Muñiz. ign,
de la placa fijada por el Instituto Geográfico. base con un teodolito Brunner, que apreciaba 10”. Los ángulos
at, San Ildefonso, Caja 1.
Adolfo de Motta y Camilo Soto Muñiz se encargaron del formados desde los extremos de la base con Cabeza de Hierro
emplazamiento de la base. Eligieron para ello un terreno relati- se observaron dirigiendo doce punterías con las observaciones
vamente llano, situado en Hontoria (término municipal de Se- horizontales y otras tantas para las cenitales. Con esos datos y la
govia), desde donde era visible el vértice geodésico de Cabeza longitud de la base se calculó el triángulo formado por Cabeza
de Hierro, situado en la crestería de la Cuerda Larga, que tiene de Hierro y extremos N y S de la base de Hontoria. Por último se
una altitud de 2.381 m. Cabeza de Hierro es uno de los vértices calculó, mediante nivelación trigonométrica, el desnivel entre el
de primer orden de la cadena del meridiano de Madrid, y por vértice geodésico y esos mismos puntos.
entonces era uno de los puntos mejor determinados de toda la La observación de la base de Hontoria fue el primer paso
sierra de Guadarrama. El vértice se había reconocido por prime- para el desarrollo de la triangulación, que consta de 80 vértices,
ra vez en 1854, y en 1858 se construyó una señal de mampostería con triángulos cuyos lados oscilan entre 1.000 y 2.000 m. To-
de 3,60 m de diámetro y 6,5 m de altura. En agosto de 1860 se maron parte en su observación, ejecutada con Teodolito Brun-
reconstruyó el pilar, y se hizo estación para observar la cadena ner, los geómetras Fernando Álvarez de la Puerta y Camilo Soto
del meridiano de Madrid. Posteriormente, en julio de 1864, se Muñiz 29. El resultado de la triangulación quedó plasmado en un
estacionó en el vértice de nuevo para el cuadrilátero de Vallado- plano a escala 1:20.000, dividido en dos hojas.
lid de la red geodésica de primer orden 27. Sujeta a dicha triangulación, se formó una red de puntos
Adolfo de Motta eligió una base corta, de 419 m, situada secundarios, distantes entre sí menos de 500 m, que sirvieron
27 12.
Reseña del vértice de Cabeza de en dirección N a S, de modo que una perpendicular levanta- de base para la poligonación. Esta operación fue llevada a cabo Croquis orográfico en el que puede verse la línea
Hierro. Meridiano de Madrid, ign, Archivo
geodésico. Mecanografiado, 3 pp.
da en su punto medio pasase aproximadamente por Cabeza de por los geómetras Juan Buelta Martínez, José Giralt Torner y el de cumbres de la Sierra de Guadarrama, en la que
destacan la cumbre Cabeza de Hierro, la posición
28
Nivelación trigonométrica entre
Hierro, formando el lado de la base con el citado vértice un ya citado Camilo Soto, y tenía como finalidad esencial estable- de Madrid, cuyo observatorio fue la cota tomada por
Cabeza de Hierro y dos puntos de los triángulo casi isósceles 28. En la observación de la base tomaron cer los polígonos de levantamiento, cuyos vértices quedaron los técnicos de la Junta General de Estadística para
alrededores de Segovia. Adolfo de Motta. las nivelaciones, referida al nivel medio del mar
San Ildefonso, 17 de agosto de 1868.
parte el propio Adolfo de Motta y los geómetras Olegario Ál­ fijados trigonométricamente. Cada polígono sería objeto de di- Mediterráneo en Alicante. Obsérvese la posición de
los Sitios Reales situados en la provincia de Madrid
Ms., ign, at, San Ildefonso, Caja 1. varez Esteve y Camilo Soto Muñiz, que repitieron de modo in- bujo independiente en la topografía de detalle. (El Pardo, San Lorenzo del Escorial, Aranjuez).
Siti reali in Spagna. Madrid e dintorni 132 L. Urteaga, C. Camarero, Planos del siglo XIX para un Real Sitio del siglo XVIII 133

Durante el mismo mes de agosto, y al tiempo que esta- mientos obvios. Los geómetras no podían limitarse a trabajar en
ban en curso las operaciones citadas, se inició el levantamiento la vía pública. Debían penetrar en los edificios y tomar medidas,
topográfico de detalle. Esta tarea es la que iba a consumir más planta a planta, y habitación por habitación. En el caso de San
esfuerzo y a requerir el concurso de más personal. El objeto del Ildefonso, los geómetras efectuaron el levantamiento planta a
levantamiento de detalle era producir dos series de mapas: los planta de los siguientes edificios: la Fábrica de Vidrio, el Cuar-
polígonos de rústica a escala 1:2.000, con cobertura sobre todo tel de Caballería, la Casa de Canónigos, la Casa de Infantes y la
el Real Sitio, que serían la base para el dibujo posterior de las Casa de Oficios. No hemos podido localizar los planos relativos
Hojas kilométricas, y las minutas del parcelario urbano a escala al Palacio Real, que muy probablemente quedó sin levantar.
13.
Placa de bronce del Instituto Geográfico y 1:500. De las dos series, la más completa, y la que tiene verdade- Ventura Pizcueta Chirivella, responsable del levantamien-
Estadístico, situada en la pared de la colegiata
de San Ildefonso, que asigna al lugar la cota de
ro interés para la historia de la cartografía urbana, es la segunda. to de detalle, organizó los trabajos del siguiente modo. Durante
1.192,5 metros (foto: autores). En lo sucesivo nos limitaremos a ella. el mes de agosto la mayor parte del personal, que no estaba
Uno de los propósitos del levantamiento era obtener una implicado en las labores trigonométricas, se dedicó a la for-
representación parcelaria muy detallada del núcleo urbano. Cada mación de las minutas del parcelario urbano a escala 1:500. Al
una de las manzanas de la población quedó definida por un mes siguiente la actividad se desplazó fuera del núcleo urba-
polígo­no de cierre, cuyos vértices se calcularon trigonométricam- no, centrándose en el levantamiento de los polígonos de rústica
ente, y fue objeto de una representación independiente a escala a escala 1:2.000. Llegado el mes de octubre, media docena de
1:500, en hojas con un formato de 44 x 32 cm 30. En la minuta geómetras regresó a San Ildefonso, esta vez para efectuar el le-
se dibujan cuidadosamente la planta de las casas, numeradas y vantamiento de los jardines del Palacio. Al mismo tiempo, una
acotadas. Al margen, o al dorso de las hojas, se incluye la relación partida muy reducida se desplazó a Valsaín y a la Pradera de
14.
Nivel de Ertel, instrumento utilizado por los
nominal de propietarios, divididos por calles o manzanas. Navalhorno para levantar los planos de los aserraderos, y de las
geómetras de la Junta General de Estadística en los Los polígonos del parcelario urbano van numerados, y contadas casas del lugar. El último trabajo de campo que tene-
levantamientos de los Sitios Reales (IGN).
cada una de las minutas ofrece el nombre del geómetra o parce- mos datado lleva la fecha de 23 de octubre de 1868.
lador responsable del levantamiento, con su firma, y la fecha del Los geómetras de la Junta General de Estadística regre-
mismo. Estos documentos carecen, en cambio, de coordenadas saron a Madrid a finales de octubre sin haber concluido su
y de orientación geográfica. La finalidad de las minutas era ser- tarea. El 19 de septiembre de 1868 se había iniciado el proceso
vir de base para el dibujo posterior en gabinete del Parcelario revolucionario que, en poco más de una semana, acabó con-
16.
Urbano a escala 1:500, que, como veremos, sí estará provisto de duciendo al exilio a Isabel II. Los responsables de la Junta Minuta del parcelario urbano del Real Sitio de San
Ildefonso. Parcelario Urbano. Polígono nº 24. Escala
orientación y coordenadas. comenzaron a abrigar dudas de que tuviese sentido seguir em- 1:500. El Ayudante Geómetra Quintín Tirado Castillo,
El Reglamento de operaciones topográfico-parcelarias esta­ pleando cuantiosos recursos públicos en el levantamiento del 18 de agosto de 1868 (44x32 cm) (IGN, AT, Caja 3).

blecía además la necesidad de representar la planta de todas las


iglesias y edificios importantes, así como los jardines y paseos
públicos. En consecuencia, la serie de minutas del parcelario ur-
bano tiene dos colecciones paralelas, ambas a escala 1:500, una
dedicada a los jardines, y otra a los planos de edificios.
Los jardines se dibujaron por polígonos independientes,
con vértices acotados y determinados por trigonometría. Al igual
que las minutas del parcelario urbano, los planos de jardines ca-
recen de coordenadas y orientación. En ocasiones presentan al
15. margen una leyenda con los elementos representados en el plano.
Teodolito Brunner, instrumento utilizado por los
geómetras de la Junta General de Estadística en los Los edificios singulares se representan aisladamente, o a
levantamientos de los Sitios Reales (IGN). veces compartiendo hoja con una construcción vecina de in-
terés semejante. La planta baja de estos edificios se presenta
delimitada mediante un polígono topográfico. Las plantas su-
periores, de existir, son objeto de dibujo individualizado. La
obtención de los planos de edificios urbanos imponía requeri-
30
Además del formato citado,
algunas de las hojas empleadas en el
parcelario urbano de San Ildefonso
son de 64 x 34 cm.
Siti reali in Spagna. Madrid e dintorni 134 L. Urteaga, C. Camarero, Planos del siglo XIX para un Real Sitio del siglo XVIII 135

Real Sitio. Los nuevos responsables del Ministerio de Hacien-


da tenían aun mayores dudas. Muy pronto iban a ordenar, por
el procedimiento más urgente y expeditivo, la desamortización
de algunos de los inmuebles del Patrimonio Real en San Ilde-
fonso, y de todos los robledales de Valsaín. El jefe de la Sec-
ción de trabajos catastrales, José Almirante Torroella, presentó
su dimisión el 28 de noviembre de 1868. Su sucesor en el cargo,
el ingeniero de montes Francisco García Martino, llegó con
otras prioridades.
Los cartógrafos ya no volvieron a pisar la Granja de San
Ildefonso. Pero en Madrid la rutina del procedimiento carto-
gráfico siguió su curso. Los dibujantes de la Junta iniciaron el
trabajo de gabinete necesario para encajar las minutas de cam-
po en las series cartográficas reglamentarias. Comenzaron por coordenadas planas definida por la Junta General de Estadística, 18.
Minuta de la segunda planta de la Casa de los
la colección que estaba más completa: las minutas a escala 1:500. a la que quedan referidos mediante un número y una letra; y Infantes, levantada por el ayudante geómetra
El resultado de su trabajo es una elegante colección de hojas cuarto, los planos están orientados al norte geográfico. Llegaron Domingo Ramos, el 30 de agosto de 1868. Escala
1:500 (44 x 32 cm) (IGN, AT, Caja 1). En los meses
del Parcelario Urbano de San Ildefonso, a esa misma escala, que a dibujarse 39 hojas del Parcelario urbano de San Ildefonso, que anteriores, Ramos había estado trabajando en el
cubren prácticamente toda la zona edificada y los jardines. El levantamiento de la ciudad de Granada.
combinan precisión y belleza [ 19 ].
Las diferencias esenciales entre las minutas y el dibujo mosaico resultante del encaje de esas hojas forma un plano de
definitivo son cuatro: primero, el Parcelario Urbano se dibuja a casi diez metros cuadrados de superficie [ 20 ].
31
r. breñosa y j.m. castellarnau:
varias tintas sobre papel normalizado y cuadriculado en hojas de Guía y descripción... op. cit., 1884, p. 287.
70 x 60 cm, con una mancha de 60 x 40 cm; segundo, todas las
hojas incluyen en su parte superior una cartela que identifica 4. El Real Bosque de Riofrío
17. la colección cartográfica y el territorio representado, con deno-
Minuta de los jardines del Real Sito de San Ildefonso,
minación de la provincia, partido judicial y término municipal; El bosque de Riofrío fue una de las últimas posesiones en
levantada por el parcelador José Migueli. 14-17 de
septiembre de 1868 (IGN, AT, Caja 1). tercero, los planos parcelarios quedan encajados en la red de incorporarse al Real Patrimonio de la Corona. Pese a su reduci-
da extensión, de poco más de 600 ha, tiene para nosotros el in-
terés de que la cartografía del lugar se conserva entera. Riofrío
era una dehesa, situada a cinco kilómetros al sur de Segovia, y
trece al oeste de San Ildefonso, perteneciente al mayorazgo del
Marqués de Paredes, que Felipe V tomó en arrendamiento en
1724. De relieve muy suave, era un lugar ideal para la caza mayor.
Estaba poblada de encinas, enebros, fresnos y álamos, y en sus
abundantes pastos se alimentaba una nutrida población de ga-
mos, venados y jabalíes 31.
A la muerte de Felipe V, en 1746, su viuda Isabel de Far-
nesio formó propósito de construir un palacio separado de San
Ildefonso para su exclusiva residencia y la de su hijo menor, el
infante cardenal don Luis (1727-1785). De ahí surgió el proyecto
de transformar el coto de caza en un Real Sitio. Tras lograr una
autorización del rey Fernando VI, preceptiva por tratarse de un
mayorazgo, Isabel de Farnesio compró al Marqués de Paredes la
dehesa en 1751. Paralelamente, el rey entregó a la viuda de Felipe
V la total jurisdicción civil y criminal sobre todo el término. Con
objeto de aumentar la extensión del bosque y regularizar sus
Siti reali in Spagna. Madrid e dintorni 136 L. Urteaga, C. Camarero, Planos del siglo XIX para un Real Sitio del siglo XVIII 137

límites, fueron adquiridas posteriormente, mediante compra o


permuta, varias fincas vecinas. El conjunto del Real Sitio fue
cercado durante el reinado de Carlos IV por una tapia perime-
tral de mampostería 32.
El Palacio de Riofrío, un gran cuadrado de 84 metros de
lado, con una superficie total de 7.076 m², comenzó a constru-
irse en 1752, bajo la dirección del arquitecto Virgilio Rabaglio 33.
Estaba previsto que, además del palacio real, se construyese una
Casa de Oficios, caballerizas, iglesia y monasterio, un teatro y
cuarteles para las guardias. Sin embargo, el programa inicial no
llegó a completarse, edificándose únicamente la residencia pa-
laciega y la Casa de Oficios 34.
Las obras del Palacio de Riofrío concluyeron en 1759,
coincidiendo con la muerte de Fernando VI. Al fallecer sin des­
cendencia, le sucedió en el trono su hermanastro Carlos III,
hijo de Felipe V e Isabel de Farnesio. La llegada de Carlos III a
Madrid cambió los planes de Isabel de Farnesio, que ya no vol-
32
Plano general del Real Sitio y Monte
vió a ocuparse de Riofrío, ni llegó a residir nunca en aquel lugar.
de Riofrío. Nota: En 11 de marzo de Tampoco lo hizo su hijo, el infante don Luis, que prefirió con-
1792 se principió el cercado del Monte
reynando D. Carlos IV. Sin fecha. Escala
struirse un palacio en Boadilla del Monte, a escasos 15 kilóme­
de 5.000 pies castellanos. Aguada en tros de la capital, e instalarse en él. Los sucesores de Carlos III
color sobre cartulina. Mal estado de
conservación. Una hoja de 81 x 55 cm.
emplearon el palacio como pabellón de caza 35.
Archivo del Palacio Real, Sig. 1.671. Con la división municipal ochocentista, el Real Sitio de
33
Sobre la arquitectura del Riofrío quedó como un anejo del ayuntamiento de San Ilde-
Palacio de Riofrío, véase j.l. sancho
y j.r. aparicio, Real Sitio de la Granja
fonso. En consecuencia, su levantamiento topográfico corrió a
de San Ildefonso y Riofrío, Madrid, cargo de la misma brigada enviada a La Granja. El 28 de agosto
Patrimonio Nacional, 2012, pp. 89 y
ss., j.f. hernando cordero, Los diseños
de 1868 Ventura Pizcueta Chirivella, jefe de la brigada, nombró
del sitio real de Riofrío en la colección una sección integrada por José Giralt Torner, Felipe Casares dejando una señal en el dintel de una de las puertas del palacio. 19.
Rabagglio, en «Reales Sitios: Revista Parcelario urbano. Topografía Catastral de España.
del Patrimonio Nacional», nº 181, (2009),
Moraleda y Domingo Ramos Rodríguez, para que procediera a La planimetría a escala 1:500 se hizo levantando el plano de la Ayuntamiento de San Ildefonso. Parcelario urbano.
Hoja 4 E. Escala 1:500. Ms. hoja de 70 x 60 cm, sin
pp. 42-59. efectuar los trabajos de campo. La dirección de los trabajos se parte cubierta y descubierta de cada parcela. En el caso del Pa- fechar. La suma de estas hojas da como resultado
34
j.f. hernando cordero, Las le confió a José Giralt 36. lacio y la Casa de Oficios se detallaron los planos de las plantas el mosaico que reproducimos en este trabajo.
edificaciones cortesanas del Real Sitio de
Riofrío, en «De Arte», nº 9, (2010), pp. Los trabajos comenzaron por una poligonación obser- bajas y pisos principales. Todos los puntos de la poligonación
121-138. vada con teodolito Brunner, siguiendo la cerca del Real Sitio. y la triangulación se fijaron en los planos por las coordenadas
35
En el palacio de Riofrío pasaron Algunos puntos de esta poligonación se consideraron vértices rectangulares, referidas al meridiano y paralelo de San Ilde-
largas temporadas Francisco de Asís,
esposo de Isabel II, y Alfonso XII tras de una pequeña triangulación, que quedó enlazada con la de fonso, y la orientación se obtuvo por la del lado común de la
la muerte de su primera esposa, la conjunto observada por Adolfo de Motta Francés en el Real triangulación de conjunto.
reina María de las Mercedes.
36
Sitio de San Ildefonso, con el objeto de pasar el azimut y servir Los trabajos de campo duraron cuarenta días, siendo los
Memoria descriptiva del Sitio de
Riofrío. José Giralt Torner, Madrid, 4 de comprobación a los ejes de la poligonación 37. El propio José geómetras auxiliados por guardas y peones del Real Sitio re-
de febrero de 1869. Ms. IGN, Archivo Giralt se encargó de elegir una base corta, de 181 metros, para tribuidos por el Patrimonio Real. Los trabajos de gabinete se
Topográfico. Riofrío, Caja 1.
37
dar escala al levantamiento. extendieron durante dos meses, tomando parte en ellos el deli-
Poligonación de Riofrío.
Observaciones horizontales y azimutales. Para la determinación de las curvas de nivel de cinco neante José Pilar Morales Ramírez y José Giralt Torner. El plano
Cuaderno nº 1. Instrumento usado: en cinco metros, se trazaron perfiles en los lugares apropia- general del Real Sitio se dibujó a escala 1:10.000, para hacer
Teodolito de Brunner. Observador J.
Giralt Torner. Septiembre de 1868. ign, dos, utilizando una brújula de Gravet, cerrando polígonos de más visibles los detalles del terreno. Los planos de poligona-
at. Riofrío, Caja 1. nivelación que servían de comprobación 38. Como cota de re- ción y triangulación se hicieron a escala 1:20.000, indicando a
38
Itinerarios y perfiles. Término ferencia se trasladó la cota de la Colegiata de San Ildefonso, la izquierda los valores de las coordenadas de cada uno de los
de Riofrío anejo al de San Ildefonso.
Instrumento usado: Brújula de Gravet.
Operadores: Giralt, Casares y Ramos.
Concluido en octubre de 1868. ign, at.
Riofrío, Caja 1.
Siti reali in Spagna. Madrid e dintorni 138 L. Urteaga, C. Camarero, Planos del siglo XIX para un Real Sitio del siglo XVIII 139

puntos. El parcelario urbano quedó reflejado en dos hojas a 21.


Plano director del Real Bosque de Riofrío. Escala
escala 1:500, dibujadas en negro, y el parcelario rústico en 13 1:1.000 (70 x 60 cm) (IGN, AT, Riofrío, Caja 1).
hojas kilométricas a escala 1:2.000.

5. A modo de conclusión

El 9 de marzo de 1869 el servicio de litografía de la Jun-


ta General de Estadística fue suprimido. Los dibujantes y li-
tógrafos fueron declarados cesantes y la tarea de dibujo de los
mapas quedó en suspenso. Pocos meses más tarde el nuevo
presidente de la Junta, el político liberal Víctor Balaguer Ci-
rera, decidió dar el carpetazo definitivo al levantamiento del
Real Sitio de San Ildefonso y sus anejos de Riofrío y Valsaín.
Las prioridades de la institución habían cambiado muy pro-
fundamente y el catastro parcelario estaba a punto de desapa-
recer de la agenda.
Toda la cartografía del Real Sitio, y la documentación
relativa al levantamiento, quedó sepultada en el archivo de la
Junta General de Estadística, para pasar desde allí al Instituto
Geográfico. La cartografía de San Ildefonso que hemos conse-
guido localizar está integrada por los siguientes documentos:
dos hojas correspondientes a la triangulación del término, a
escala 1:20.000; 242 polígonos de rústica a escala 1:2.000; 79
minutas del parcelario urbano a escala 1:500, y 39 hojas del
parcelario urbano a color. En total 363 planos manuscritos.
La de Riofrío, por un plano general a escala 1:10.000, dos pla-
20.
Mosaico formado por las hojas del Parcelario nos de poligonación y triangulación, a escala 1:20.000, cinco
urbano de San Ildefonso, dibujadas por la Junta
General de Estadística. Superficie total dibujada:
9,36 metros cuadrados. (Elaboración propia a
partir de los fondos del IGN. Realización técnica del
mosaico, Esteban Escolano).
Siti reali in Spagna. Madrid e dintorni 140 L. Urteaga, C. Camarero, Planos del siglo XIX para un Real Sitio del siglo XVIII 141
22. bibliografía
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El Alcázar de Madrid, edificación desaparecida en 1734, 1
Carta enviada 1 de febrero de 1703
tuvo una larga vida desde su fundación por los árabes en el en luis xiv, Memorias sobre el arte de
gobernar. Buenos Aires 1947, p. 128.
siglo XIV. Sus transformaciones han sido muy documentadas
desde su origen como alcazaba árabe, su conversión en viejo
caserón medieval hasta cuando se convirtió en la sede de la di-
nastía de los Habsburgo. Es abundante la documentación y los
estudios durante los siglos XVI y XVII, siglos de oro de la cul-
tura española. En cambio en el siglo XVIII, con la llegada de los
borbones a la corona española, parece que el Alcázar sufrió el
mismo abandono que la dinastía Habsburgo, acrecentado por
la desgracia de su desaparición en 1734 y la correspondiente
demolición y levantamiento de un nuevo palacio. El Alcázar no
parecía un edifico cercano al nuevo rey, tal y cómo se puede
entender de la recomendación que Luis XIV hace a su nieto al
hacerse cargo de la corona de España:

« No os encerréis en la molicie vergonzosa de vuestro pa-


lacio, mostraos a vuestros súbditos, escuchad sus demandas,
hacedles justicia » 1.

El Alcázar hasta el momento no había sufrido la com-


petencia de otros sitios reales como sede de la monarquia (si
exceptuamos el breve traslado de la corte a Valladolid de 1601
a 1605), nadie dudaba del valor simbólico del Escorial para los
Austrias pero no se planteó que pudiera ser la sede de la coro-
na; ni el Pardo, ni Aranjuez, ni la Granja, pero en cambio con
la llegada del Felipe de Anjou y sus primeras impresiones del
edificio, el palacio del Buen Retiro tomó protagonismo como
posible sede de la corte, como lo demuestran los proyectos re-
alizados por Robert De Cotte desde Francia para la ampliación

1.
Vista del Palacio Real de Madrid.
(foto di P. Rossi)
Siti reali in Spagna. Madrid e dintorni 146 Enrique Castaño Perea El Alcázar de Madrid en el siglo XVIII 147

del Palacio del Buen Retiro. Si este proyecto se hubiera sido su carácter militar para ir introduciendo elementos palaciegos, con Catalina de Lancáster y fue en el
Alcázar de Madrid donde se hicieron
completado habrían eclipsado completamente al Alcazar 2. tal como dicen las crónicas del siglo XIV 5 «el Alcázar en forma las celebraciones.
En esta circunstancia nos encontramos con el cometido de palacio, levantando algunas torres que le hermoseasen» 6. El 8
El 10 de marzo de 1419
de revisar desde el punto de vista arquitectónico el devenir del asentamiento va tomando protagonismo en los reinos de Casti­ está documentada una de estas
convocatorias de Cortes a realizar en el
Alcázar en el siglo XVIII hasta su desaparición. ll­a por su proximidad con la sierra de Guadarrama, y en especial Alcázar de Madrid.
al Monte del Pardo, por su gran valor cinegético, que atraía a 9
r. mesonero romanos, El Antiguo
los monarcas de la familia Trastámara. Por ello, lo fueron incor- Madrid, 1997(1 ed. 1861). Narra
como Juan II recibió en 1434 a los
Antecedentes del Alcázar porando entre sus sedes favoritas, hasta el punto que Enrique embajadores del Rey de Francia en la
III en 1388 decidió celebrar en el Alcázar los esponsales con su impresionante Sala Rica bajo un dosel
de brocado carmesí acompañado de un
2
Para estos proyectos de Robert La fundación del palacio árabe en Madrid se sitúa en- prima Catalina de Inglaterra 7. Años después el mismo Enrique león manso a sus pies.
De Cotte, Primer Arquitecto del Luis tre los años 850 y 886, durante el reinado del emir cordobés III tuvo que restaurarlo después de que el edificio sufriera un 10
Cfr. gerard, op. cit., p. 17;
XIV, ver a. bonet correa, Fiesta, poder
Muhammad I 3, estableciendose en un conjunto rocoso con la importante incendio. En 1455, Enrique IV también celebró en el bottineau y., Philip V and the Alcazar
y arquitectura aproximación al barroco
at Madrid, Burlington Magazine, tomo,
español, Madrid, 1990. misión de cortar el paso a las tropas castellanas en su camino Alcázar su boda con Juana de Portugal y en el mismo edificio en XCVIII, 1956 pp 68-74. Esta referencia
3
j.m. barbeito, El Alcázar de Madrid, hacia Toledo 4. 1462 nació su única hija Juana la Beltraneja. Ya siendo frecuente de terremoto se puede referir al
Madrid, coam (1992). Lo sitúa entre terremoto de 1466 en Carmona de
el 850 y el 886, v. gerard, De castillo El Alcázar estaría rodeado de una ciudadela o almuday- en este siglo XV, que en las salas del palacio se reunieran las Magnitud desconocida e intensidad VIII,
a palacio: el Alcázar de Madrid en el na, donde vivían los guerreros, y que serviría para acoger a la Cortes de Castilla y del Concejo 8. o quizás al acaecido en Sevilla en 1464
siglo XVI, Bilbao, Xarait(1984), precisa de Magnitud (6’5). Intensidad IX-X.
más localizándolo en el 875; juliá s., población civil en los conflictos armados, además alojaría una Las primeras reformas documentadas del interior del Al- 11
Citado por ruiz tarazona a.,
ringrose d. & segura c., Madrid Historia medina. La población civil estaría formada por los pobladores cázar las realizó Juan II en 1434. La estructura de la edificación (1994) La música en el Alcázar de Madrid
de una capital, Madrid, Alianza Editorial
originales del asentamiento más los vecinos que posteriormen- siguió siendo de planta cuadrada con el patio en el centro, pero en “El Real Alcázar de Madrid. Dos
& Fundación Caja de Madrid (1977). Lo
siglos de arquitectura y coleccionismo
fija en el 873. te al establecimiento de la fortaleza se trasladarían a ella bus­ se situó una capilla de nave única en la mitad sur del ala este. en la corte de los Reyes de España”.
4
Existe otra teoría sobre el cando protección y con la intención de cubrir las necesidades Además de la Capilla se adecentó la Sala Rica, restaurando la de- Catálogo de exposición. Madrid. pp.353
asentamiento en Madrid citada por
julia et al, op.cit., p. 22. donde según de abastecimiento de la población militar. coración mudéjar original que estaba realizada a base de yeserías
explica Ibn Hayyan en el Muqtabis
Existen pocas alusiones a la ciudad por parte de los cro- y en los techos. Reparando la estructura de par y nudillo, achafla-
III la fortaleza de Mageritah fue
construida por Mundhir ibn Huray nistas árabes de la época, lo que hace pensar en que no sería nada, que estaba pintada con colores, blanco, oro y carmín 9.
ibn Habil, miembro de la familia
una gran urbe, seguramente ensombrecida por la cercana Tole- En 1466 10, Enrique IV también tuvo que acometer algu-
Marca Media que actuaban con
independencia de Córdoba, y que do. Sólo existe una crónica de Al-Himyari quien considera a «su nas obras de restauración después de un terremoto que afectó a
mantenían buena relación con los
cristianos del norte, a los que unían
castillo como una de las mejores construcciones defensivas de la estructura del edificio.
fuerte vínculos de origen étnico. Al-Andalus». Durante la guerra de sucesión entre la Reina Isabel y su
Según el Muqtabis III la creación
del asentamiento de Madrid buscaba
La conquista de la ciudad por los reyes cristianos fue en sobrina doña Juana la Beltraneja, el Alcázar fue tomado por el
crear un aliado que colaborara con 1085, cuando el monarca castellano Alfonso VI pactó secreta- Marqués de Villena, aliado de doña Juana. En 1477 los Reyes
Toledo en la rebeldía hacía Córdoba,
centro de poder. Según esta versión
mente la rendición de Toledo con Alcadir a cambio de la ayuda Católicos derrocaron al marqués y se apoderaron del palacio;
habría sido rebelde frente al poder para conquistar el reino taifa de Valencia, hecho este que se pro- estableciéndose durante temporadas largas en el mismo. El cro-
andalusí y sólo habría alcanzado el
rango de ciudad con Abderraman III.
dujo al año siguiente en 1086. Esta conquista pacífica permitió nista de la época Gonzalo Fernández de Oviedo lo reflejo de la
Existiría una tercera teoría que sería que no se destruyeran las edificaciones y que la mayoría de los siguiente manera:
la conjunción de las dos anteriores
otorgando a la primera el asentamiento
vecinos se quedaran viviendo en la ciudad adecuando sus usos
militar y a la segunda años después el y costumbres a los nuevos moradores. «Acuerdome verla {Doña Isabel} en aquel Alcázar de Ma-
asentamiento civil y su desarrollo.
A partir de la conquista de la ciudad, el Alcázar conserva- drid con el católico rey don Fernando V de tal nombre, su mari-
5 1.
Ver saintenoy, pau “Les Arts et
ba el aspecto de castillo poderoso aunque sin demasiada tras­ do, sentados públicamente el tribunal todos los viernes, dando El Alcázar de Madrid en el siglo XV, (Dibujo del
les artistes a la cour de Bruxelles” en
Academie royale de Belguique, Classe de cendencia en el reino castellano, hasta que los reyes Trastám- audiencia a chicos e grandes, quantos querían pedir justicia» 11. autor). Este dibujo al igual que los que siguen de
la misma serie, están realizados por el autor sobre
Beaux Arts, Memories, 1934.
6
ara empezaron a ocuparlo y empezaron a realizar las primeras la hipótesis de cómo sería la configuración del
Esta cita es posterior a 1383 Alcázar en los diferentes siglos, basándose en las
cuando Don León V rey de Armenia trans­formaciones del edificio. fuentes documentales, se tratan de esquemas de
distribución dimensional, no pudiéndoles atribuir
vino a España a dar gracias al rey de Los primeros reyes cristianos que empezaron a vivir en él Carlos V y las primeras obras en el Alcázar valor planimétrica.
Castilla, Juan I y este le hizo señor de
Madrid (1383-1391), siendo gobernador fueron Pedro I y Enrique III que en el siglo XIV, iniciaron algu-
de la ciudad durante dos años, y al que nas reformas con el fin de hacerlo más confortable y adecuarlo al En 1536 Carlos V, después de haber tenido encarcelado a 1434–1536
se le atribuye la construcción de las Planta principal:
mencionadas torres. estilo de la corte castellana. Con ello la fortaleza fue perdiendo Francisco I rey de Francia en el mismo, tras la batalla de Pavía, 1 Sala rica 18 Torre del
2 Antecamara homenaje
7
En 1388, en virtud del tratado 3 Cuadra 20 Capilla
de Bayona, Enrique III se casó en la 4 Camara 22 Torre del
Catedral de San Antolín de Palencia 7 Chimenea bastimento
de alcobas 24 Torre de la Reina
14 Mirador
Siti reali in Spagna. Madrid e dintorni 148 Enrique Castaño Perea El Alcázar de Madrid en el siglo XVIII 149

decide ordenar una importante transformación del edificio 12. lejos, limpiándose los techos y muros de las salas mudéjares y 17
Op. cit., p. 109. El reloj de palacio,
Acomete un proyecto de conservación y mantenimiento de to- de la capilla. La única construcción nueva de este momento es realizado por un cuadrante de mármol
de unos dos metros de ancho, con las
das sus palacios, en 1537, nombrando a Luis de Vega 13 y a Alon- una torre de cinco metros de alto en el extremo norte del ala de cifras talladas en números romanos,
marcando los minutos y que según
so de Covarrubias como maestros mayores, y responsables de la la escalera, donde se alojará el reloj 17.
deseo del Rey daba los cuartos y las
dirección de los Sitios Reales, con el cometido de transformar Al final de siglo en 1585 se realizó una terraza sobreal- medias.
los Alcázares de Toledo, Sevilla y Madrid 14. zada en la fachada oeste sobre el río, para lo cual se construyó 18
Se apunta por distintas fuentes
que Giovani Crescenci tomara
En Madrid las obras ya habían comenzado el año anterior un zócalo que posteriormente se aprovecharía para acoger los parte en el diseño de la fachada
de estos nombramientos. Se había comenzado regularizando el aposentos que utilizará Felipe II cuando la enfermedad de “la nueva del Alcázar tal y como recoge
Beatriz Blasco Esquivias en b. blasco,
patio central, en el que se construyeron nuevos corredores sobre gota” no le permitía moverse; estableciendo allí su aposento, un Arquitectos y trazistas. El triunfo del
los existentes sin modificar la estructura, pero añadiendo un nue- oratorio privado, e incluso una sala para reunir al Consejo Real. Barroco en la Corte de los Austrias,
Madrid, ceeh, 2013, pp. 169-170.
vo estilo renacentista a sus elementos. La cuarta panda del patio
19
El 23 de septiembre de 1608, la
donde se encontraba la escalera y la capilla se convirtió en el eje villa ordenaba que comenzaran las
2.
Planta principal de Alcázar de Madrid en el siglo XVI.
del nuevo palacio ampliándose toda la edificación hacia el Este El Alcázar de los Austrias en el siglo XVII obras del aposento de la reina. Archivo
de Villa Libros de acuerdos t 27 fol.
Dibujo del autor a partir del plano de1536: con la creación de un nuevo patio (que se denominaría de la Rei- 15. En 1612 se estableció la “junta del
1 Sala 14 Estufa na) de proporciones similares al anterior. Con esta transformación Después de que el Rey en 1605 devolviera la capitalidad a quarto de palacio” permitiendo a la
2 Antecamara 18 Torre del Villa recaudar el dinero necesario para
3 Cuadra homenaje el volumen constructivo del Alcázar prácticamente se duplicó. Madrid, los responsables de la Villa se comprometieron a reali- las obras.
4 Camara 19 Sala de la Una vez que la obra del patio estaba suficientemente zar una nueva fachada para el Palacio, más regular y simétrica, y 20
5 Retrete Emperatriz Al tratarse de un plano
6 Paso de su 20 Capilla avanzada, se siguió con la construcción de nuevos aposentos, a realizar un nuevo cuarto para la reina. cartográfico seguramente se optaría
Majestad 21 Tribunas por regularizar la construcción según
7 Chimenea 22 Dormitorio en 1556 el cuarto de San Gil, en 1558 el cuarto del Cierzo y pos­ Estas reformas fueron encomendadas a Francisco de el proyecto existente, considerando
de alcobas de la Reina teriormente se realizó una nueva torre de la reina en la misma Mora como Maestro Mayor y fueron continuadas por su sobrino también el tiempo necesario para la
8 Sala del principe 23 Cuarto de San Gil realización de este tipo de planos.
9 Cuarto del cierzo 24 Torre de la reina ubicación de la anterior. Juan Gómez de Mora a la muerte de este en 1610 18. Las obras
10 Galeria del cierzo
empezaron en 1608 19 y se fueron prolongando en los años suce-
sivos: en 1609 se hicieron las bóvedas del cuarto de la reina, en
El Alcázar como sede de la capital del reino. Felipe II 1612 los balcones, y por último entre el año 1613 y 1614 se realizó
una galería en el Cuarto de la Reina.
A partir de la capitalidad de Madrid en 1561 el Alcázar En 1622 debía estar bastante avanzada la reforma de la
toma una nueva dimensión como sede de la Corte. El palacio fachada, cuando se decidió proyectar un arco grande en la fa-
además de residencia real ejercía como gran ministerio alber- chada para facilitar el paso de carruajes. En 1623 con motivo
gando numerosos servicios del gobierno de la Villa y de la Corte. de la llegada del príncipe de Gales a Madrid la fachada debía
La planta baja del patio del rey era donde se alojaban dichas estar bastante acabada, como se puede comprobar en el gra-
12
Cédula real de 3 de abril de funciones, siendo un bullir constante de cortesanos y comer- bado publicado junto con los anales de Khevenhüler, donde se
1536. agp.
13
ciantes, por ello las obras afrontadas por el monarca se encami- representa la llegada del heredero británico a la plaza del Al-
Este nombramiento está dirigido
por Francisco de los Cobos, secretario naron a la adecuación del edificio para albergar todos los esta- cázar, teniendo de fondo la representación de la fachada. Un 3.
del emperador y verdadero mecenas de mentos precisos, dejando a un lado todas las obras encaminadas acompañante del príncipe de Richard Wynn describió la plaza Entrada del príncipe de Gales en el Alcázar, Grabado
Vega. En esta época estaba dirigiendo de los anales de Khevenhuller, 1623, Madrid.
los palacios de Valladolid y de Úbeda, y al embellecimiento del palacio 15. de la siguiente manera: Ayuntamiento de Madrid. Museo de Historia.
supervisando el contrato de las obras Las pocas obras de ampliación que se acometieron fueron
del Salvador.
14
la ampliación del apartamento de la Reina, prolongándolo hasta « el palacio está construido de piedra, con una hermosí­
barbeito, op. cit. p. 3, p. 221
donde hace referencia a las mismas, la torre del bastimento que por entonces pasará a llamarse la sima fachada. El edifico es sobrio y masivo» .
y adjunta un Apéndice I Sobre la torre de la Reina. En 1563-66 Juan Bautista de Toledo amplía el
organización administrativa de las
obra, haciendo una pormenorizada Cuarto de damas y se hace una reforma de diversos apartamen- En el grabado se puede comprobar que la fachada estaba
y documentada explicación de las tos regios, así como de las escaleras de comunicación entre los finalizada en su cuerpo bajo y se estaba trabajando en la modifi-
mismas. Más documentación en
cervera l., Carlos V mejora el Alcázar diferentes pisos y apartamentos 16. cación de la torre del Sumiller, faltando por acometer las obras
Madrileño en 1540 en “Revista de la En 1570 se realizan obras de conservación y de manteni- en el cuerpo alto de la torre del Bastimento. No se llegaron a con-
biblioteca, Archivo y museo”, 1979.
15 miento de albañilería, armaduras y solados en diversas estancias, cluir la construcción de dichas torres, que enmarcaban la entrada,
El Rey estableció que no
se enseñaran las obras a ningún como en el zaguán, galerías, renovándose embaldosados y azu- aunque en el plano de Witt de 1622-23 si las reflejen 20. Posterior-
cortesano hasta que no se hubiese
decidido su reparto para evitar
rencillas y envidias.
16
Ver gerard, op. cit., p. 108.
Siti reali in Spagna. Madrid e dintorni 150 Enrique Castaño Perea El Alcázar de Madrid en el siglo XVIII 151

mente en 1630 durante el reinado de Felipe IV, se demolieron las corredor situado tras el altar entre la escalera y la capilla. Dejan­ entre ellos, ya que el anciano maestro
de obras, veía con preocupación la
dos torres consolidando la imagen horizontal de la fachada. do, por tanto, la escalera sin deambulatorio lo que obligaba para demolición de los gruesos muros
En este mismo año 1623, con los fondos sobrantes de lo pasar del corredor de un patio al otro a bajar a la primera mese- heredados de la alcazaba musulmana,
frente al espíritu más innovador del
recaudado para la realización del quarto de palacio, se acometie- ta para luego subir a la opuesta. pintor. Ver a. bonet correa, (1960)
ron otras obras de acondicionamiento, como una galería en las La cúpula descansaría sobre arcos torales, los dos latera- Velázquez, arquitecto y decorador, Archivo
español del Arte 1960, pp 215-249.
dependencias del conde duque de Olivares y la transformación les embebidos en las paredes, apoyados en pilastras con mol- 25
a. palomino, Museo pictórico y
de parte del Jardín de la Priora. Continuándose, asimismo, las duras doradas. En las paredes, de la nave entre el presbiterio y escala óptica, Madrid, 1947 (1º ed. 1797).
obras en la plaza del Alcázar y en las caballerizas. el cancel, se harían bajo la cornisa cuatro marcos de talla, dos 26
En 1697 estaba realizando los
Para conocer la evolución de las obras del Alcázar durante en cada pared, orlados con ocho tarjetas, para enmarcar unos frescos del Salón de Baile {Casón} del
Palacio del Buen Retiro. Y durante
el principio del reinado de Felipe IV, debemos basarnos en el lienzos expresamente encargados a Luca Giordano al igual que los diez años que estuvo en la corte
manuscrito Relación de las cassas que tiene el Rey de España, y de la cúpula donde pintó la historia de Salomón, y en las pechinas de Madrid realizó los frescos de la
sacristía de la catedral de Toledo y
algunas de ellas se an echo traças, que se an de ver con esta relacion se representarían unas figuras alegóricas sobre la Ley Divina. otras intervenciones en El Escorial.

4. escrito « en Madrid a 17 de junio de 1626 Juan Gomez de Mora» Palomino narra en relación a la obra de la cúpula 25: 27
Maria Jesús Muñoz González
Planta Principal del Alcázar en el siglo XVII. Dibujo perteneciente a la Biblioteca Vaticana (sign. Barb. Lat.4372) hace una descripción exhaustiva sobre
del autor a partir del plano de Juan Gómez de Mora los avatares de dicho altar desde que
conocido como Codice Barberini 21. En este documento Juan «Con la fábrica de su célebre templo (lo qual espresó con se diseñó para el Convento de las
1626 Gómez de Mora hace una breve memoria de cada una las casas singular gracia y primor) trabajando allí operarios, maniobras Dominicas de Loeches por encargo
1 Sala 19 Sala grande del Marqués de Carpio y se empezó
2 Antecamara 20 Capilla reales, acompañadas de planos de las mismas 22. con gran propiedad, y la fábrica como, que está a medio hacer» a construir en Nápoles con Pórfido
3 Cuadra 21 Salas de las furias En 1629 se realizaron la ampliación de las dependencias de y bronce. A la muerte del marqués
4 Camara 22 Dormitorio cuando todavía no se había acabado el
5 Retrete de la Reina la Reina hacia el Este, para situar un oratorio privado para la reina Luca Giordano fue traído por Carlos II en 1692, dada su Altar, se organiza el inventario de los
7 Alcobilla 23 Cuarto de la Reina bienes y la testamentaría para cubrir
16 Torre dorada II 24 Torre de la Reina
Isabel de Borbón, así mismo durante estos años se reformaron y fama obtenida como pintor al fresco, para que decorara con esa
las deudas del Marqués , después de
17 Galeria repararon los corredores de los patios que en algunos casos se técnica los interiores de diversas bóvedas de edificios de la cor- diversas vicisitudes el Altar junto con
18 Torre del otros ornamentos se adjudican al rey,
homenaje habían desplomado, siendo necesaria una reforma en un principio te de Madrid, El Escorial y Toledo 26.
para la Capilla del Alcázar de Madrid.
del Patio de la reina para continuar posteriormente con el del Rey. La ampliación motivada por la instalación de la cúpula m.j. muñoz gonzález, La Capilla del Real
Alcázar de Madrid y un altar de pórfido,
Tras un largo abandono de la actividad constructiva en el se aprovechó para colocar un nuevo retablo de Pórfido en el
en Reales Sitios nº 164, Madrid 2005,
Alcázar debido a la construcción del Palacio del Buen Retiro, a altar mayor, retirando el cuadro de Rafael que había presidido pp. 50-69.
28
partir del año 1639, Felipe IV volvió a dedicarse al Alcázar, orde- la capilla los últimos años. Al retablo de Pórfido 27 se le reservó barbeito, op. Cit., p. 199.
nando una operación general de remozamiento de sus interio- el espacio central de la capilla, que se estaba transformando
21
Durante su estancia en la res que afectó a la casi totalidad de los aposentos. con una decoración a la italiana, Luca Giordano además de la
academia de España en Roma el
profesor Iñiguez Laínez rescató de los
A partir de la demolición de la Torre del Sumiller se había cúpula realiza algunos oleos para la parte baja de la cornisa. Re-
fondos de la biblioteca Vaticana este generado un gran espacio en la planta principal que se aprove- alizando dos de ellos antes de retornar a Italia y terminando el
códice que pertenece al relato que
Juan Gómez de Mora, acompañado con chó para construir en 1645 la pieza Ochavada, además de la esca- resto después de su regreso en 1703 junto a su discípulo Solime-
diversos planos, hizo de las casas reales lera que comunicara los diferentes pisos del Alcázar en la zona na. Todas estas obras acabadas a principios del siglo XVIII.
de la Corte de Madrid, tras recorrer la
gran mayoría de ellas acompañando al de las dependencias reales 23. El responsable de la realización y Durante los años 1690 también se acometieron reformas
cardenal Barberini tras su estancia en seguimiento de estas obras fue Diego de Silva y Velázquez en su de reordenamiento de las dependencias y de los terrados.
Madrid para el bautizo de un hijo de
los monarcas. iñiguez f., Casas reales y cargo de aposentador de palacio 24.
jardines de Felipe II, csic, Madrid 1952. Con Carlos II se remató la fachada, finalizando los tra-
22
Junto al Alcázar de Madrid se bajos que habían quedado parados durante más de cuarenta Felipe V y el Alcázar
describen: los Alcázares de Segovia
y Toledo; los palacios del Pardo y años, reordenándose definitivamente la plaza de palacio con la
Aranjuez y la Casa de la Panadería en construcción de nuevas cocheras. La llegada de Felipe V a la corona española supuso un
la Plaza Mayor de Madrid. También,
pero ya sin planos, se refiere a la Casa En 1680 bajo la dirección de Joseph del Olmo se comienza a cambio importante, no sólo como cambio de dinastía, sino en la
de Campo, Azeca, Campillo, Monasterio, reformar la capilla, sustituyendo la antigua estructura de cubierta, manera de entender la corte y los espacios palaciegos. Bien es
Vaciamadrid, Valsaín y Casa de la nieve
en la Fuenfría. decorada por mocárabes, por una esbelta cúpula encamonada de sabida las dificultades que tuvo Felipe V, a su llegada a España,
23
El primer tramo de esta escalera mayor altura y presencia, decorada con frescos de Luca Giordano. para hacerse con la vida palaciega, por los que son numerosas
queda reflejada en el cuadro de Las Esta cúpula de mayor dimensión que el antiguo artesona- las referencias del poco agrado que le produjo el Alcazar madri-
Meninas de Velázquez, ubicado en
el cuarto del príncipe bajo la pieza do necesitó, para descargar los empujes de la misma, ocupar el leño como sede de su corona 28. Esto supuso el que compartiera
Ochavada.
24
Juan Gómez de Mora no vio con
buenos ojos la reforma planteada por
Velázquez y existieron enfrentamientos
Siti reali in Spagna. Madrid e dintorni 152 Enrique Castaño Perea El Alcázar de Madrid en el siglo XVIII 153

su residencia con el palacio del Buen Retiro, y que tras el incen- eran obras de acondicionamiento y de mantenimiento del palacio. 29
bottineau y., El arte cortesano en
dio del Alcazar, en 1734, decidió demoler las ruinas para hacer Entre las más destacadas estaba la adecuación de unos locales la España de Felipe V 1700-1746, Madrid
1986 (1º ed. Bourdeaux 1962 L’art de
un Palacio de nueva planta y con estilo muy diferenciado. para la nueva guardia de corps en la plaza de palacio, realizado en cour dans l’Espagne de Philippe V,
1700-1746,), p. 300.
No obstante profundizando más en las fuentes, se puede 1705 29. En este año Teodoro Ardemans además hizo un magnifico
30
Orthographia del Real Alcázar
descubrir que Felipe V y la Reina no estaban tan a disgusto con plano de la planta principal del Alcázar que nos sirve para enten-
por Teodoro Ardemans {1705} Archivo:
el palacio y fueron poco a poco adecuándolo a su estilo, creando der la evolución de la edificación tras estas modificaciones 30. Cabinet des Estampes de la
Bibliothèque Nationale de Paris con
pequeños lugares y estancias donde pasaban con agrado bue- La reina Maria Luisa de Saboya se encargó de hacer el signatura GE. AA. 2055. Es un plano
na parte de su tiempo, como son la Pieza de Furias, o el Salón seguimiento de las obras de modificación de la capilla durante muy publicado que representa la
planta principal del Alcázar junto con
Grande junto a la pieza ochavada. En esta transformación tuvo las primeras ausencias del rey por su viaje a Italia. El 7 de ene- los jardines que lo rodean. Se trata
un papel primordial Madame de Ursinos, Camarera Mayor de ro de 1701 se da cuenta de la llegada del altar de pórfido 31 y de de un plano bastante completo de la
planta principal, la plaza de Palacio
la reina, que junto con el diplomático Jean Orry asumieron el un desembolso de las arcas reales de 1500 reales para acometer con las caballerizas y de los jardines de
papel de “contratistas” reales encargándose de adecuar muchas el montaje. Tras diferencias entre los maestros napolitanos y alrededor de la edificación. El plano
está orientado al Norte y tiene una
de las estancias a un gusto más versallesco. los españoles, por cuestiones de hacienda; el altar queda insta- leyenda que lo complementa.
Las obras realizadas por Felipe V fueron encaminadas a libe- lado a finales de 1701, Estas obras para la instalación del altar 31
De Phelipe Papis Maestro sobre
rar estancias y conseguir espacios con mayor amplitud y esplendor y otras de adorno quedan especificadas en el documento de estante Gaetano Saco Fran.co Buchini
Aniel Bulluermini oficiales que han
más a gusto con su educación proveniente de la corte francesa. obligaciones otorgado al Maestro de obras Joseph del Olmo traído a su cargo el retablo remitido de
La aportación más significativa del rey Borbón fue la reali- encargado del mismo 32. Nápoles para la Real capilla en muñoz,
op. cit., p. 59.
zación entre 1709-1711 del Grande Salón Nuevo, y la finalización de 32
«En la Villa de Madrid a doze dias del mes de octubre del Obligación dada por Joseph del
las obras de reforma de la Capilla que había comenzado Carlos II. Olmo para concluir las obras, el 12 de
año mil y setecientos y uno ante mi el escribano y testigos Don
octubre de 1701. apm, prot 3975 fol. 488
Joseph del Olmo, de la Furriera de su Majestad, Maestro de las Citado en v. tovar martín, Arquitectura
Obras reales vezino desa villa de Madrid. (…) madrileña del siglo XVII: (datos para su
Las primeras reformas del Alcázar realizadas estudio), Madrid, Instituto de Estudios
Con que haga la obligación de concluir toda la fábrica y obra madrileños, 1983, p. 643.
por los borbones. 1705
de la Real Capilla explicada en el pliego que dio a Su Majestad y
con las calidades y condiciones que a capitulado. Y poniéndolo
Al morir Joseph del Olmo, Teodoro Ardemans, pintor de
en execución el dh Don Joseph del Olmo otroque se obliga a
cámara, fue nombrado Maestro Mayor el 30 de Mayo de 1702. Al
hazer y concluir en toda forma y perfección en la Real Capilla
asumir el cargo se encontró con una estructura organizativa de
de Palacio y alcazar de SM desta Corte la obra siguiente:
contratistas y artesanos muy continuista con el estilo de Carlos
Que a de sacar y hazer fundamentos de fábrica de ladrillo y
II, además de una importante reducción de recursos, ya que en
hieso para sentar el retablo de porfido y sus gradas. Y a de hazer
1701, Felipe V redujo drásticamente los gastos en cargos y oficios
una escalera que suba desde la sacristía a la Capilla y a de sentar
para sufragar los gastos de la guerra de sucesión.
suelo de madera en la sacristía en la parte que está maltratado
Las primeras obras que Ardemans debió asumir fueron la
y así mismo hacer cielo raso y artesonado en la dh Sacristía
terminación de la Capilla Real empezada por Joseph del Olmo,
y solar el pavimento della y blanquearla y hazer las divisiones
además de otras obras sin ningún interés artístico y creativo, como
para la escalera y a de acavar las dos hornazinas de la capilla
haciendo los adornos que les faltan y dorar los dhs adornos y
acabar de bajar los dorados de todas las fajas y muros y rectos
de las pilastras de los arcos torales y hazer cuatro marcos de tal-
la con ocho tarjetas en cada uno que sobresalgan en los quatro
angulos yntermedios para los quatro lienzos que se an de sentar
en la capilla desde el arco toral asta el cancel dos en cada lado.
Y se an de dorar dhs marcos y sus adornos de oro limpio y
asentarlos en quatro lienzos de Jordan en la quatro boquillas
de los arcos torales y sobre ellos quatro perfiles dorados que
se an de hazer y sentar en todas sus lineas.

5.
Pallota. F. 1704. Aspecto del palacio quando el 4
de Marzo Felipe V salió a la campaña de Portugal.
Ayuntamiento de Madrid. Museo de Historia.
Siti reali in Spagna. Madrid e dintorni 154 Enrique Castaño Perea El Alcázar de Madrid en el siglo XVIII 155

Y así mismo tres puertas para las tres ventanas entradas Una vez que esta fase de reformas finalizó y se volvió a uti- 34
Disposiciones del Cardenal 18 de
que tiene la Real Capilla moldadas a dos azes que se an de lizar la capilla, surgió una nueva preocupación por las pinturas mayo de 1702. muñoz, op. cit., p. 60.
35
imitar a caoba o palo santo y dorar todos los perfiles dellos por que había hecho Giordano, dado el deterioro que les producía Estos arreglos de la capilla
realizados por José del Olmo, no se
dentro y fuera, y hazer y sentar todos los herrajes. el humo y el incienso de las celebraciones 34. liquidaron en su momento y aún en
Y un cancel moldado ymitando caoba o palo santo que 1715, quince años después se les debían
todavía a sus herederos, una cantidad
corresponda a las puertas dorandole todos sus perfiles sen- « Y el perjuicio que recibe la pintura de la real capilla por
que ascendía a 61.452 maravedíes.
tandose cristales en todos sus claros y dorando todas las divi- estar sin resguardo las ventanas, han resuelto se pongan cor- 36
muñoz, op. cit., p. 60.
siones de los cristales y varillas. tinas y también que las vidrieras se abran y se cierren como 37
agp Real capilla 1134.
Y los cristales an de ser de los que SM tiene en Palacio en estaban en lo antiguo » .
poder del Aposentador y en este canzel se an de hazer las dos
puertas de las dos salidas por las dos tribunas de los dos lados Al respecto, el Mayordomo Mayor, el Marqués de Villa-
de las medias, cada una con sus errajes y debajo de ellas se an franca, escribió:
6.
de dejar dos medias puertas con sus errajes la una para que
Planta Principal del Alcázar en 1705. Dibujo del
autor a partir del plano de Teodoro Ardemans. salga la Reina Nuestra Señora a las procesiones y la otra para « ... son necesarios 4080 reales para la obra de las venta-
la entrada de los capellanes que dizen misa en los oratorios. nas, según ordena el señor cardenal a que me ha parecido se
Y en la tribuna de SMs en el medio della se a de dejar un añada el poner redes en las ventanas para impedir la entrada
claro con sus cristales que se pueda correr quando SMs gustaren. de pájaros y golondrinas» .
Y todo este canzel y ventanas bajas y alta a de quedar con la
perfección de dorado y imitado que arriba se expresa. También se dispondrán las cortinas en las ventanas y se recla-
Y en caso que no se siente el solado de embutidos de maran garruchas para manejarlas. Advirtiéndose en unas cartas que
mármoles que estaba dispuesto para esta real Capilla se a de estos elementos se le habían pedido que los instalase Don José del
hazer un balcón de hierro para la tribuna de los músicos y se a Olmo, éste no lo había hecho 35. El 5 de febrero de 1703 el Mayordo-
de dorar y sentar como el que esta sentado en la tribuna de las mo Mayor, marqués de Villafranca, comunicó a este respecto;
damas y dh tribuna se ha de solar de baldosa y sentar la madera
que en este suelo faltare, y en lo que se alargue la dh tribuna. « Habiéndome informado Teodoro Ardemans, maestro
Y se a de hazer la obra que se ofreciere en las divisiones y mayor de las obras reales que la Real Capilla de Palacio había
suelo de las tribunas de SMs y de las Damas. Que todas la costa hecho algun sentimiento dí orden luego al veedor de las obras
que tubiere toda la obra explicada asta su conclusión lo a de an- para que junto con los maestros Phelipe Sánchez y Sebastián
ticipar y suplir el dh Don Joseph del Olmo de su propio caudal de Pineda, y los dos aparejadores de las obras reales viesen y
pagando los materiales y a los artífices» reconociesen la capilla» 36.

Como se comprueba en este escrito en este momento tam- Se hizo una inspección de la Capilla, igual que en 1701
bién se aprovechó para rehacer las puertas y ventanas de la ca- cuando se iba a colocar el altar, y como entonces se emitió un
pilla, así como la carpintería del cancel. Toda la carpintería de informe en el que se describían los daños sufridos por la capilla,
madera era imitando caoba y palo santo y con los filos dorados. por lo que se volvió a recomendar el traslado de la Capilla al
A partir de la instalación del altar, la capilla siguió estan- Salón para acometer las reformas 37.
do en obras, y consta que en mayo de 1702 hubo que desalojar la El altar se lució en el bautizo del infante Don Luís el 8 de
misma y pasar a un salón los atributos de la capilla para poder diciembre de 1707 tal y como se describe:
continuar con los arreglos. El Patriarca de la Indias, capellán
de la Capilla Real será el encargado de aportar el dinero para «Es el altar, y retablo enteram.te de porfido con basas, ca-
continuar los arreglos e instalación de nuevos adornos, además piteles, cornisas, frontes, figuras y demas adornos de bronze
de nuevas cortinas para las ventanas y para el dosel del Rey. En dorado de molidos, rematado con una preciosa cruz de oro La-
esta fecha se tomó la decisión de solar y chapar de jaspes la pislazuli, a Qn orla un trono de rayos. nubes y serafines dora-
capilla pero esta costosa reforma no se pudo realizar finalmente, dos demolidos, obra del zelebre arquitecto el cavallero Vermino.
33 Esta colocada en su zentro una Imagen de nuestra señora con
El maestro marmolista Juan completándose el solado de ladrillo 33.
Sánchez Barba, reclama en julio de
1702 que se le pague lo que se dejó
a deber porque parece que había
empezado con el chapado de Jaspe
cuando se decidió no continuar.
Siti reali in Spagna. Madrid e dintorni 156 Enrique Castaño Perea El Alcázar de Madrid en el siglo XVIII 157

su hijo sacratissimo en los brazos, pintura origin.l de Pablo Ve- oportunidades. Las zonas de servicio se aumentaron en detri- 41
Beatriz Blasco Esquivias recoge
rones, a Q.n orig.lm guarneze un marco de bronze dorado y de mento de algunas de las célebres salas del Alcázar. Cerca del en su tesis doctoral sobre Teodoro
Ardemans un pormenorizado desarrollo
molidos, sobrepuesto de Agathas, de varios y crecidos tamaños, cuarto de la Reina se adecuaron aposentos para las damas y a los de estas actuaciones, describiendo
las obras a realizar y considerando su
y a esta ciñen dorados y entretexidos festones de bronze» 38. mozos de guardarropa que se les alojó en la galería del cierzo) 41.
financiación, muchas de las siguientes
En 1702 se puso un nuevo suelo en la Sala de Furias 42. En referencias corresponden a dicho
Una vez terminada la instalación del altar y de las siguien- texto. b. blasco, Teodoro Ardemans y su
esta pieza habían decidido los jóvenes monarcas establecer su
entorno en el cambio de siglo (1661-1726).
tes reformas decorativas, fue la cúpula la que empezó a crear dormitorio, al estar situada cerca del cuarto de la Reina, donde Aspectos de la Arquitectura y el Urbanismo
problemas estructurales, ya que aparecieron grietas en los mu- madrileños de Felipe II a Carlos III, Tesis
podía tener cerca a la Camarera Mayor y su sequito, y lejos de doctoral Universidad complutense de
ros y a resentirse la misma cúpula, lo que obligó a retomar las espacios más lóbregos y militares como eran el antiguo quarto del Madrid 1990.
obras de conservación. La cúpula era una estructura de gran rey. La pieza de Furias y su entorno se convertirían en el centro 42
Denominada así porque había
altura, apoyada sobre los antiguos muros ideados para sopor- alojado una serie de cuadros de Tiziano
de la vida privada de los Monarcas. La alcoba de los monarcas se que la reina María de Hungría había
tar el viejo artesonado mudéjar. Al cambiar una estructura de abrirá con dos puertas grandes hacia el corredor de la Galería de encargado en 1548-49, en la que el
denominador común era el castigo ante
madera autoportante apoyada, por una nueva de mayor altu- la Reina, por donde la sala se ventilaba e iluminaba, con una puer- un hecho delictivo conocidos como Las
ra y que ejercía empujes laterales a los muros que lo soportan, ta hacia la antecámara junto al Salón de Comedia y con un pasadi- Furias. De los cuales sólo pudo realizar
dos: Tizio y Sísifo pero que se colgaron
provocó importantes daños estructurales a los que hubo que zo realizado en el grueso muro de la antigua torre de Bastimento en esta estancia.
reforzar y reparar. Ya señala Bottineau 39 que hubo que situar un que conectaba con las estancias de la reina. La antigua conexión 43
agp sa, leg 712. Recogido en
andamio en el muro norte para reparar las grietas que provo- con la Sala de los Espejos se clausuró para evitar el paso. berbetio, op. cit., p. 204.
44
caba la cúpula, y que dicho andamio estuvo instalado durante El 27 de julio de 1702 la reina ordena que «que la pieza que agp sa, leg 712. En este artículo
Juan Luna recoge el inventario de las
ocho años, entre los años 1704 y 1712. Para estas reparaciones de llaman de la Furias se suele toda de azulejos», a partir de un dibujo pinturas trasladados por orden del
la cúpula y de los muros se destinaron 3000 ducados. de solado realizado por Teodoro de Ardemans, utilizando diferen- Marques de Villafranca a las estancias
de la Reina. j. luna, Las pinturas del
A pesar de las deficiencias estructurales consta que la cúpu­ tes colores de los habituales, y que se describen de la siguiente cuarto de la reina Maria Luisa Gabriela
la se mantuvo en pie hasta el incendio de la nochebuena de 1734, manera «las baldosas deben ser blancas, negras y azules y negras» de Saboya en el Alcázar de Madrid 1703
en “Anales del Instituto de Estudios
necesitando exclusivamente reparaciones de mantenimiento. y «las florecillas de los medios, amarillas», y «se adbierte que los madrileños XV”, 1978, pp. 187-206.
Para la decoración de la cúpula se encargó a Luca Giorda- azules han de ser claros muy hermosos y celestes y los negros tam-
no la realización de una serie de pinturas dedicadas a la historia bién han de ser muy oscuros y los blancos muy blanco y derecha-
de Salomón, (una orden real del 10 de septiembre de 1703 en- mente pintados y todos los colores con grande igualdad» 43.
cargaba a Ubilla al marqués de Villena, virrey de Nápoles, que Una vez solada, esta sala se completó montando cristales
pidiera al artista la terminación de los cuadros) el pintor murió en dos puertas e instalando un espejo sobre la chimenea. En
el 12 de enero de 1705 por lo que no pudo acabar todo el trabajo abril de ese mismo año el marqués de Villafranca nos informa
encargándose su discípulo Solimena de terminar las pinturas. que se habían hecho doce cornucopias de madera tallada y do-
A pesar de esta modificación de la Capilla que ocupó rada y dos pies para escritorios y «Para completar el aderezo de
parte del principio de siglo, el Alcázar seguía teniendo de- la estancia se da orden que de las pinturas que hay en el cuarto
masiadas reminiscencias del régimen anterior. Generando el bajo de Palacio se den las que fueran necesarias para el adorno
rechazo ya conocido del Rey hacia las estancias del Alcázar, del cuarto nuevo y que concurran a escogerlas Francisco Igna-
no tanto a la reina, que el 5 julio de 1702 escribía a Madame cio Ruíz y el maestro mayor» 44. Eligiéndose para este fin obras
Royale « Os diré que la ciudad y también mi palacio me han de Rubens y Jordán entre otros.
parecido mucho más bellos de lo que imaginaba » 40 y seguía En 1703 las obras se dedicaron a adecuar las salas alrede-
« voy hermosear un poco mi palacio, es decir aquello que pue- dor de esta Pieza de las Furias, y la galería meridional del patio
da hacerse sin grandes gastos ». de la reina, donde se habilitaron gabinetes para servicio de la
Para ello se apoyó de su camarera Mayor, Madame de Ur- soberana y de su sequito. Esta galería del patio se dividió con
sinos que se esforzó en adecuar las estancias a los orígenes ver- tabiques para alojar una antecámara para la reina frente a la
sallescos de los monarcas y de su entorno. Buscando potenciar puerta de la Sala de Furias y un gabinete para Mme. de Ursinos.
el esplendor del monarca y la comodidad del Palacio. En el ángulo sureste del patio, junto a la capilla, se encontra-
Las transformaciones realizadas en estos primeros mo- ba un pequeño cuarto adjudicado a la Camarera Mayor, donde
mentos se fueron realizando en función de las necesidades y los monarcas pasaban mucho de su tiempo privado. Todas estas
38
muñoz, op. cit., p. 61.
39
bottineau, Philip... op. cit., p. 42.
40
bottineau, El Arte... op. cit., p. 249.
Siti reali in Spagna. Madrid e dintorni 158 Enrique Castaño Perea El Alcázar de Madrid en el siglo XVIII 159

estancias se adecentaron con diferentes obras menores, consi- duda las obras. La ocupación no fue muy prolongada porque 48
Beatriz Blasco recoge el informe
stentes en limpieza, dorados, realización de chimeneas, coloca- en octubre de ese año, Ardemans realizó un informe de los des­ completo enviado por Ardemans al
rey a través de del Condestable y el
ción de vidrios, solado de estancias, en definitiva trabajos de perfectos que había sufrido el Alcázar durante la ocupación. El Superintendente. Ibidem, p. 560.
mantenimiento y decoración según el nuevo estilo, realizado sin informe describía que no se habían producido muchos daños 49
Todas estas referencias en agp
libros de Acuerdos de las Juntas de
grades obras de albañilería, sino con maderas, dorados y yesos. y que fundamentalmente habían sido destrozos en puertas, y
obras y Bosques, reg 37. Recogido en b.
algunos balazos en determinadas estancias 48. blasco, Teodoro Ardemans... op. cit., p.
568.
A partir de la salida del enemigo del palacio, se retomaron
50
Ibidem, pp. 569.
Segundas reformas, recogidas en el nuevo plano las obras de estas alcobas con un carácter meramente decorati-
51
bottineau y., El arte… op. cit.,
de Ardemans de 1709 45 vos para ennoblecer la zona privada. En marzo de 1706 la reina p. 303. Yves Bottineau recoge que
ordenó que se le dieran de la munición del Retiro los azulejos cómo fueron seis albañiles, cuatro
carpinteros, dos soladores, un
A finales de 1705 los reyes deciden trasladar su dormitorio necesarios para su cuarto “de los que tuvieran sueltos y senta- fontanero y veintiún peones los que se
de la Pieza de las Furias a la alcoba adyacente junto al Salón Do- dos en ese Real Palacio, en el cuarto que llaman Reina Madre” encargaron de esta obra para la que se
invirtió 11.482 reales y 25 maravedíes.
rado, que se había utilizado como antecámara, y que en el plano En noviembre al regreso de los monarcas a Madrid ordenaron
45
Sección sur-occidental del plano
de 1705 figuraba como Pieza nueva de los Gabinetes y que ya en el que se entregaran “tres columnillas de mármol, que están en la
del piso principal del antiguo Alcázar
de Madrid con indicación de la alcoba plano de 1709 figura como Dormitorio de Sus Magestades. Este tra- munición de ese real sitio y han de servir para una chimenea
donde murió el Rey D. Carlos II de
slado convertía la Sala de Furias en la estancia privada de los mo- en el cuarto de la reina”. También se dispuso de la entrega de
Teodoro Ardemans {1709} Archivo:
Patrimonio nacional. Archivo General narcas donde convivían con su séquito y con la Camarera mayor. cuadros del Buen Retiro como los de la historia de Salomón
de Palacio signatura de la relación
de planos nº 214. Descripción: Plano
Es decir, el centro neurálgico de la vida privada de los monarcas. pintados por Jordán y los cuatro tiempos de Maratti 49. En este
del piso principal en la zona oeste, Para adecuar el entorno de la nueva alcoba para los mo- momento también se aprovecharon para confiscar bienes a los
representando las estancias alrededor
del patio del Rey y la capilla. Es un
narcas, el Salón Dorado se recortó creando una nueva cámara de desleales tras la ocupación, ordenando que se entregaran a Ar-
plano orientado al oeste. Fecha: No uso privativo de los monarcas denominada Pieza del Cancel que demans todos los cristales y espejos “que hubiera en las casas
figura atribuible a 1709. En 1989 Karin
Helwig Konnerth, publica y analiza
separaba la alcoba de los monarcas de la Sala de Comedias y que que fueron de Don juan Enríquez de Cabrera”50.
este plano del Archivo de palacio, y además permitía el acceso de una manera privada de los monar- En el plano conservado en AGP atribuido a Ardemans
tras un completo análisis publicado
en Archivo español del arte la autora
cas a la capilla sin ser vistos. Hay que tener en cuenta que la salida de 1709 se recogen muchas de las modificaciones realizadas en-
termina asegurando que este plano fue a Capilla de monarca según la etiqueta borgoñona exigía un am- tre 1706 y alguna nueva como una nueva comunicación entre el
realizado por Teodoro Ardemans en
1709 y que es el plano que utilizó Justi
plio recorrido por diferentes las estancias, y el acceso principal a Salón de los Espejos y la Sala de Furias, una vez que ésta ya no
para realizar una copia. Esta copia la capilla no era por el cancel sino por las puertas del patio 46. era la alcoba real, y dicha cámara había clausurado la comunica-
fue publicada con una monografía de
Velázquez en 1888, siendo por tanto el
El Salón de Comedias también se recortó por el extremo ción con el Salón de Espejos, se debió abrir un paso para mejo-
primer plano conocido de la planta del opuesto, con la creación de una nueva pieza que se denominó rar la comunicación entre las crujías de fachada y las interiores. 6.
Alcázar. k. helwig konnerth, (1989) “Un Teodoro Ardemans 1709. Sección sur-occidental
plano del siglo XVIII del Alcázar de vestuario de las comedias, dando la sensación de que esté gran Es en estos años cuando se acomete las obras en el Salón del plano del piso principal del Alcázar de Madrid
Madrid” en Archivo español del Arte nº espacio interior oscuro, sólo iluminado por una fila de venta- de los Grandes, liberándolas de las alcobas que lo dividían y que AGP. Madrid.
245, pp. 35-46.
46
nas por encima del corredor del patio, perdía representatividad, en el plano están representadas con línea discontinua donde se
Ver a. rodríguez villa, Etiquetas
de la Casa de Austria, Madrid 1913, quedándose como lugar para el teatro y la comedias, cobrando adivina su futura desaparición y que figuran con la leyenda al-
(Primera edición de 1875 en la protagonismo el nuevo Salón de los Grandes, anexo a éste pero coba y dos piezas que acompañan donde murió el Sr Carlos segundo.
Revista Europea) donde se describe
el recorrido Planta de la Capilla de situado ya a poniente con los balcones a la plaza de palacio. Según las cuentas del pagador este trabajo se realizó desde el
palacio quando su magestad sale En el plano también se puede comprobar como el corre- 7 de septiembre al 9 de octubre de 1709. En tan poco tiempo,
en publico a missa o víspera. Se
podría entender que la este ritual del dor del patio del rey colindante con la sala de comedias se cierra, se entiende que sólo se procedería al derribo de las estancias
protocolo de los Austrias se hubiese y se instalan unas necesarias (come se denominaban al retrete) para liberar el espacio 51. Años después René Carlier sería el en-
abandonado a partir de la llegada de
los borbones pero no parece cierto en la esquina del mismo con la Capilla seguramente para dar cargado de completar la reforma de la sala. En el mismo plano,
cuando el Rey Felipe V encargó a servicio a los monarcas. otra leyenda, señala tres estancias en el ala de poniente, con un
Joseph Espina y Navarro la realización
de una copia de las etiquetas para Las obras del nuevo dormitorio de los monarcas se sitúan tratamiento gráfico similar, que indican su provisionalidad con
su uso en 1731, conservadas en la en la primavera de 1706 47, pero debemos tener en cuenta que una leyenda que dice piezas que eran de la Antigua guarda Ropa.
Biblioteca Nacional de España ms. 9147.
47 este año a causa de un episodio de la guerra de sucesión el rey De SM que muestra parte de lo que serán las siguientes obras.
Teodoro Ardemans formó las
nóminas para realizar estas obras se vio obligado a abandonar la ciudad, y el palacio fue ocupado Basadas en ampliar las cámaras retirando los elementos que las
entre los meses de abril y agosto de por los seguidores del archiduque Carlos, lo que retrasaría sin dividían en espacios tortuosos característicos del viejo Alcázar.
1706, según recoge Beatriz Blasco,
se trabajó con entusiasmo incluso
los domingos para acortar el salón
de Comedias. b. blasco, Teodoro
Ardemans... op. cit., p.560.
Siti reali in Spagna. Madrid e dintorni 160 Enrique Castaño Perea El Alcázar de Madrid en el siglo XVIII 161

En este momento hay que introducir dos personajes que Posteriormente Antoine du Verger en 1713 fue nombrado cónsul 56
Ver barbeito, El Arte… op. cit., pp.
luego tendrían importante influencia en la arquitectura palacie- de Francia en Lisboa y abandonó la corte madrileña. 210-211, donde analiza los planos y las
imágenes del Alcázar desde el exterior
ga Robert De Cotte y René Carlier. En 1708 se le pidió a Robert En otoño de 1711 madame de Ursinos estaba dirigiendo las de Houasse y del viaje de Cosme de
Medici y las diferencias entre los
De Cotte Primer Arquitecto del rey de Francia que diseñara reformas de la galería occidental del patio del rey, despejan­do de
planos existentes, concluye Barbeito
una ampliación del palacio del Buen Retiro al gusto francés. El tabiques las salas y dejándolas en estancias amplias, y diáfanas como que “alguna de las representaciones
es imprecisa o fue alterada con
proyecto fue realizado por el arquitecto en París pero no llega- se puede comprobar en la sección B de este conjunto de planos.
posterioridad”.
ron a enviarse los planos a Madrid por las dificultades creadas En la planta también se puede comprobar como el salón
por la guerra de sucesión entre 1708-1709. Esta peticiones de- de comedias se había modificado, generando un eje monumen-
muestran la dependencia con los supuestos artísticos franceses, tal desde la cámara de las Furias hasta la fachada de poniente,
que se refuerzan con el hecho de que los planos del Alcazar que sustituyendo la anterior sala dedicada al vestuario de las come-
disponemos para esta investigación eran copias enviadas a París dias por una cámara del rey. En la descripción del plano que
para que los arquitectos de la corte de Versailles realizaran pro- dejó Antoine du Verger se indica que este eje acaba con una
puestas de modificación a la francesa de los espacios del Alcázar. fuente en unos de los torreones que miraban al rio Manzanares,
Años después, en 1712, Robert De Cotte, junto con unas la demolición de esta torre no queda claro cuándo y cómo se
propuestas decorativas para el Alcázar, envío a la corte una se- hizo porque las representaciones son un tanto contradictorias
gunda propuesta para el palacio del Buen Retiro, esta vez enviada en cuanto a los planos y los cuadros que lo representan 56.
junto con un ayudante suyo, René Carlier, que finalmente se hizo La descripción que hace Antoine du Verger de este eje,
un hueco dentro de la corte y del que hablaremos más adelante. denominado D, corresponde con la idea de generar espacios
abiertos y con perspectivas.

Las reformas hasta 1711, el plano de Antoine du Verger 52 « Corte de las cámaras y de un Salón marcado en el plano
con RSTYZ y de una de las antecámaras marcada con una
52 Para seguir conociendo la transformación del Alcázar en- G y también de un paso a la pequeña terraza donde hay una
Plano de Antoine Du Verger 1711.
Archivo: Bibliothèque Nationale de tre 1709-1714 podemos basarnos en el plano y en las secciones fuente que remata esta bella perspectiva, en las piezas colga-
Paris, signatura Vb 147, leyenda Hd ban ricas tapicerías y en el Gran Salón están los hechos de los
135b Descripción: Plano de la planta
realizadas por Antoine Du Verger fechadas en 1711.
principal orientada sur Fecha: 1711 Antoine du Verger era un diplomático francés aficionado apóstoles pintados por Rafael» .
Técnica: Tinta sobre papel Firma: no
tiene Escala: no tiene Publicación:
a la pintura y a la arquitectura, y parece que bastante competen-
En 1955 Yves Bottineau publica este te en ambas artes, como demuestra que en 1705 realizó un retra- En esta sección podemos ver representadas los doseles de
plano de la planta principal del
Alcázar aunque atribuyéndoselo a
to de Felipe V y Maria Luisa de Saboya, seguramente motivado las camas de los monarcas aunque la cámara del rey (R) parece
René Carlier, (que llego a Madrid en por su origen francés y el rechazo que todavía en esa época los que era más representativa que real, ya que estaba situada en
1712) En un estudio posterior de 1976
Yves Bottineau rectifica y lo atribuye monarcas tenían hacia los pintores españoles. Y parece ser que un paso y los monarcas seguían compartiendo la alcoba de la
definitivamente a Antoine de Verger la misma desconfianza hacia los arquitectos, llevó el marqués reina (Y). En cualquier caso se puede comprobar la Pieza de las
datándolo en 1711.
53
de Bonnac, embajador francés de Luis XIV, a encargarle a este Furias (Z) con la decoración que se había hecho años antes y la
Ver la correspondencia cruzada
entre Madame de Ursinos y los arquitecto aficionado la realización de este plano y las secciones nueva pieza del Cancel (T).
monarcas españoles y franceses donde que le acompañaban, con intención de enviarlo a Francia para Otra sección significativa es la nombrada como C, que sirve
alaban los cabios realizados y la “buena
apariencia en vez de los pequeños y mostrar al Rey francés los cambios y avances conseguidos en para ver los salones más representativos de la corte hacia el exte-
espantosos pasadizos que antes había” el palacio 53 y para que el primer arquitecto Robert De Cotte rior; el Salón de Espejos (I), la Sala Ochavada (K) y el Salón de los
Mme. de Ursinos a Mme. de Martinon
28 de noviembre de 1711 en bottineau, pudiera sugerir nuevas intervenciones en el palacio 54. Grandes (L) todos ellos representados en un corte hacia la fachada
op. cit., p. 303. En octubre de 1711 se decidió enviar al diplomático a la principal. En el Salón de los Grandes seguían todavía las obras de
54
Finalmente estos planos corte para revisar las obras del Buen Retiro y comprobar la con- acondicionamiento ya que todavía no había completado su deco-
quedaron conservados en el gabinete
de estampas del arquitecto francés, fortabilidad y el embellecimiento de los Sitios Reales. El 2 de ración y que se prolongó, como veremos después hasta 1719.
conservándose en ese archivo en la noviembre el embajador tras su visita al Alcazar le indica al Mo- El Salón Ochavado está ricamente representado, con co-
Biblioteca Nacional de Paris.
55 narca que le enviara unos planos del Alcázar con explicación lumnas, nichos con estatuas y ricas molduras que contrasta con
Ver y. bottineau, El Arte.., op.cit,
pp. 314-315. En este mismo libro se de las obras que se están haciendo. Dichos planos se realizaron el resto de la representación de todas las estancias. El estilo
recogen en la página 692-693 las en noviembre de 1711 y fueron enviados el 29 de diciembre 55. de la corte española se basaba en generar paños limpios que
explications completas de A. De
Verger al plano y a las secciones. Ver 7.
también y.botiineau, Antoine du Verger Antoine Du Verger 1711. Plano de la planta principal
et L’Alcazar de Madrid, en “Gazzete de del Alcazar de Madrid. Bibliothèque Nationale du
Beaux Arts”, 1976, pp.178-180. France. Paris.
Siti reali in Spagna. Madrid e dintorni 162 Enrique Castaño Perea El Alcázar de Madrid en el siglo XVIII 163

pudieran alojar tapices y cuadros, y que permitieran la decora- reparación de la galería de poniente sobre el río Manzanares. 59
Puede ampliarse esta
ción de los salones y su transformación según circunstancias, o Este ala que era el más antiguo del Alcázar y que a lo largo información en blasco, Teodoro
Ardemans… op.cit., pp. 585-591.
incluso ciclos estacionales. No así el modelo de Versalles, donde del tiempo menos transformaciones había recibido mantenía 60
bottineau, El Arte… op.cit., p. 305.
la escultura y los elementos decorativos adquirían un carácter su estructura de fortaleza medieval con los torreones defen- 61
La reina quiso prohibir
más orgánico y estructural entremezclándose la decoración con sivos sobre la cornisa. En 1707 Ardemans, preocupado por el determinadas piezas del atuendo
femenino que se arrastraban y
los paramentos, incidiendo en la configuración espacial y con- estado de la edificación, advertía al Monarca que además de las
levantaban polvo al caminar.
structiva de las salas. El salón ochavado podría ser un ejemplo obras de decoración interior había que acometer la reparación
de este estilo heredado de Francia. estructural de esta zona del palacio. Tras la insistencia del ma-
Este estilo constructivo era una de las principales preocu- estro mayor, el monarca accede y aportó los fondos necesarios,
paciones de la princesa de Ursinos que dedicaba mucho de sus por lo que se debieron acometer las obras, ya que no se vuelve a
esfuerzos en transformar los paños a base de escayolas, espejos saber de ellas hasta 1711 que se están finalizando por lo que Mme.
con sus tremós, e importantes chimeneas con molduras doradas. de Ursinos interviene para sugerir la distribución de las estan-
El Salón de los Espejos muestra los tres balcones del eje cias, muy probablemente las recogidas en el plano de Verger.
8. de la fachada desde donde los reyes se mostraban en público y La realización de estas obras necesarias para la consolidación
Antoine du Verger, 1711. Alcazar de Madrid. Sección asistían a las representaciones que en la plaza se celebraban. En estructural del ala retrasó una vez la conclusión del salón de los
B. BNF. Paris.
el grabado de Pallota [ 5 ] se puede ver al rey Felipe V asománd- Grandes que retomará Teodoro Ardemans en 1713 59.
9. ose a la plaza desde esta posición. En este salón, asimismo, se
Antoine du Verger, 1711. Alcazar de Madrid. Sección
D. BNF. Paris dispuso un trono al final de esta enfilada para enfatizar con im-
portantes perspectivas las recepciones del monarca, poco fre- René Carlier 1712-13 y las influencias francesas.
10.
Antoine du Verger, 1711. Alcazar de Madrid. Sección cuente en la dinastía anterior. Plano del Parquet
C. BNF. Paris. Otra sección, denominada con la letra E, corresponde al
Cuarto de la Reina representando los balcones que daban a fa- Como ya se ha indicado anteriormente, René Carlier llegó
chada, es una continuación de la sección C con la que podríamos a España en febrero de 1712 como enviado del primer arqui-
entender el trasdós completo de dicha fachada. Está representada tecto francés Robert De Cotte, en principio venía como mae-
la sala del toilet y acabando en el muro grueso que pertenecía a la stro Mayor de las obras del Buen Retiro para transformar los
torre de la Reina. Esta zona había sido reformada años anteriores. jardines al estilo versallesco. La llegada de Carlier no fue de-
Por último la sección A 57 corresponde a la sala de guar- masiado bien recibida por los maestros de la corte provocando
dias F ya las dos antecámaras situadas en el ala norte del patio un enfrentamiento con Teodoro Ardemans, Maestro Mayor y re-
del Rey, se puede comprobar que es un corte sin ventanas y que sponsable de todas las obras relacionadas con los Sitios Reales.
las alturas de todas las crujías son similares en todo al palacio. Parece ser que a partir de la marcha de Antoine du Verger a Lis­
El hecho más destacable es la representación de las chimeneas boa, Carlier asumió más protagonismo en las obras del palacio,
tanto de frente como en sección. y apartó a Ardemans de las obras de corte decorativo relegando
Es significativo que entre los planos que se envían al al maestro mayor a las reparaciones de palacio.
monarca francés como demostración de la transformación Mientas Carlier trabajaba en el buen Retiro Mme. de Ur-
del Alcázar se aporten estas secciones longitudinales parciales sinos le encargó, para estancias del Alcázar, la realización del re-
poco frecuentes en los usos arquitectónicos. Lo que significa el vestimiento de paredes en madera y el diseño de cuatro nuevas
interés por trasmitir a la corte de Versalles cómo los espacios chimeneas. Estos diseños, una vez realizados, la princesa deci-
compartimentados, característicos de los Austria, iban desapa- dió enviarlos para la aprobación del Primer Arquitecto francés,
reciendo y se empezaban a conseguir palacios abiertos con im- Robert De Cotte, el 22 de junio de 1712. Una vez más desde Fran-
portantes enfiladas, muy del gusto de la dinastía francesa. Para cia se pretendía tutelar el estilo de la Corte española 60.
reforzar ese efecto se modificaron las puertas de ingreso en las En este momento también se decide sustituir el embaldo-
57
habitaciones, de tal manera que pudieran formarse grandes sa- sado de las estancias con entarimados de madera de sensación
Sección A. Corte de la Sala de
guardas y las dos siguientes hasta la lones según este modelo francés descrito 58. mucho más cálida. Las estancias del Alcázar estaban soladas con
esquina, la primera marcad en le plan En estos años Teodoro Ardemans como responsable de ladrillo, en general mal cocido que generaba mucho polvo, y que
con E y las otras dos con G.
58 las obras de mantenimiento de palacio, estaba inmerso en la no agradaba a la reina 61. Por lo que Carlier se encargó de este
j.m.moran turina, El palacio como
laberinto y las transformaciones de Felipe
V en el Alcázar de Madrid, en “Anales
del Instituto de Estudios Madrileños”,
XVIII 1981 pp. 251-264, pp. 261.
Siti reali in Spagna. Madrid e dintorni 164 Enrique Castaño Perea El Alcázar de Madrid en el siglo XVIII 165

cometido intentando, en un principio, proveerse de maderas en espejos con grandes tremós y esculturas, todas ellas realizadas 65
bottineau, El Arte… op.cit., pp.
España. Después de una primera búsqueda las maderas encon- para el mayor embellecimiento de las estancias reales, donde se 306.
66
tradas no eran de su agrado ya que sólo se utilizaba el pino y el alojarían las chimeneas diseñadas por Carlier 65. Estos proyec- Ibidem, pp. 313-314 (44b).
67
Ibidem, p. 448.
abeto. Por lo que decide traerlas de Francia, para ello realiza un tos no llegaron a completarse, ni los dibujos llegaron a Madrid
68
René Carlier que a su llegada
plano, conocido como el plano del parquet 62, que envía a París ya que tras la muerte de la Reina se trastocaron muchos de los
a la corte en 1712 tuvo una posición
para que allí se hiciera el despiece y la compra de la madera ne- planes que madame de Ursinos había esbozado. difícil por su dependencia de Robert
De Cotte y de Mme. de Ursinos, y su
cesaria para dicho solado. Este plano parcial recoge las estancias También en 1713 hubo un planteamiento más ambicioso de relación complicada con Ardemans.
principales de la primera planta del ala meridional y es un plano ampliar el Alcázar con motivo del aumento de la familia real. Para En cambio tras la llegada de la nueva
reina se asentó como arquitecto del
de mayor rigor técnico que los anteriores, ya que además de estar ello se pretendía construir en la plaza de palacio a partir de la corte calificado como “arquitecto
11.
acotado y muestra algunas modificaciones descritas anterior- torre cuadrada, ocupando el espacio cedido a la guardia de corps mayor del retiro”. Aunque su delicada
salud le maltrató y le retiró al Escorial
Plano del Parqué 1712-1713 Archivo: Robert De mente pero con elementos estructurales reales, no simplemente junto a la entrada de Palacio 66. Finalmente, esta ampliación no se a cuidarse antes de morir en 1722.
Cotte; conservado en el Cabinet des Estampes de
la BNF. Paris. representativos como en los planos de Ardemans o Verger. Las aprobó y no consta quien era el responsable y autor del proyecto. Habiéndose integrado en la corte del
rey con el matrimonio de sus hijas
divisiones realizadas de la Sala de Comedia ahora se representan con allegados al monarca. v. tovar, La
como tabiques con el grosor razonable y no como muros de los capilla de Palacio del Pardo, en “Reales
Sitios”, nº 59 (1979), p. 32.
planos anteriores, o la conexión entre la Sala de Furias y el Quar- 1714-1734 el fin del Alcazar
to de la Reina tiene trazas constructivamente más razonables.
Asimismo en este plano se puede comprobar como el La llegada de una nueva reina de origen italiano supuso
cancel de la capilla seguía dividido en tres partes tal y como se la caída en desgracia de la Camarera Mayor Princesa de Ursinos
hizo en tiempos de Gómez de Mora y que la representación un que fue expulsada del país definitivamente el 25 de diciembre
tanto menos rigurosa del plano de Verger, había hecho suponer de 1714, este hecho supuso un importante cambio en las de-
que se había unificado en un único espacio. cisiones sobre las obras a realizar dentro del Alcázar. Aun así
se mantuvo un estilo próximo a las influencias que venían de
Versailles. Un testimonio visual de ello está recogido en cuadros
Secciones de Robert De Cotte de la vida cortesana de la época, particularmente en los famosos
retratos de la familia de Felipe V realizado por Jean Ranc en
Siguiendo con la dependencia de los arquitectos de la Cor- 1723 y el de Louis-Michel van Loo veinte años después. En estos
te de Versailles antes indicada, a principios de 1713 Carlier soli- cuadros se sitúan a la familia real en unos espacios, que aunque
citaba un encargo de muebles al Primer Arquitecto, que fueron no se ajustan a unas estancias reconocidas dentro del Alcázar,
realizados por André-Charles Boulle a partir de los dibujos de sí que están decoradas y ambientadas muy al estilo francés de
Robert De Cotte. Se trataban de una cómoda y un escritorio de la época. Están representados bronces, cortinajes y mobiliario
62
Plano del Parqué 1712-1713 madera de Indias «con sus adornos de bronce con oro molido» 63. de un estilo importado de la corte de Versailles, fabricado en
Archivo: Robert De Cotte; conservado
en el Cabinet des Estampes de También se realizaron dibujos desde Francia para la pieza ocha- Madrid conforme al estilo francés, como demuestran algunas
la Bibliotèque Nationale de Paris vada, dando constancia de ello una carta de De Cotte, del 17 de partidas de cargos.
con signatura Vd 29 y Vb 147 t.1
Descripción: Este es un pequeño plano noviembre de1713 donde el arquitecto indica que ha encargado Bottineau recoge como en 1717 se talló y se labró, a “la
que representa una pequeña parte de al señor Guesnon «la carpintería de los Tremós, de los altos de la francesa”, un conjunto de sillas de nogal, forradas de seda para
la sección sur de la planta principal.
Fecha: 1712 Técnica: Tinta sobre plano. chimenea, y del entarimado de la pieza ochavada, todo por 5000, el Alcázar. En este mismo año se hizo una mesa de nogal para
Firma: No tiene. Escala: No tiene. las esculturas de madera de Dugoulon ascenderán a 6000 l...». que Felipe V pudiera comer en la cama, forrada de terciopelo
Publicación: ORSO Steven 1986 Philip
IV and de Decoration of the Alcazar of Otras obras de la Pieza de las Furias las conocemos por color carmesí reforzada con galón de oro 67.
Madrid Princenton 1986 publica el la correspondencia entre De Cotte y Carlier, desde Francia se El estilo del Alcázar por tanto seguía siendo deudor del
denominado “plano del parqué” citado
previamente por bottineau, Philip. habían enviado unos dibujos y Carlier informaba sobre el avan- gusto francés, aunque la mano de obra fuera local y se admitie-
63
bnf Cab des Est. Hd 135b, 1019-42. ce de las obras y de las dificultades que estaba teniendo 64. ran elementos decorativos de influencia italiana y española
En bottineau, El Arte… op.cit. p. 306 Se conservan unos dibujos de De Cotte correspondientes En 1716 el rey encargó a René Carlier, de nuevo, el rea-
André-Charels Boulle era un famoso
ebanista de la corte de Luis XIV. a secciones decorativas de la Sala del Himeneo (antigua sala condicionamiento de la Pieza de Furias y la Cámara de la reina
64
En particular un desajuste de de Comedias) y de las Cámaras de la Reina y del Rey. Dichos situada anexa la anterior 68. La orden fue dictada el 15 de julio
la puerta del corredor con la puerta dibujos representan unas decoraciones, a base de molduras, de 1716 con el siguiente cometido «hacer uso de los biombos de
del dormitorio de la Reina que recoge
12.
Pierre Marcel en p. marcel, Inventaire
Decoración interior de la sala del Himeneo. Robert
des papiers manuscrits du cabinet de
De Cotte 1712-13 BNF Paris.
Robert De Cotte et de Jules Robert De
Cotte, Paris 1906.
Siti reali in Spagna. Madrid e dintorni 166 Enrique Castaño Perea El Alcázar de Madrid en el siglo XVIII 167

la china y de las Alhajas procedentes de la sucesión del difunto consiguió una provisión económica en 1717, reanudándose en- 75
l. saint-simon, Memorias: (Saint-
señor delfín» 69. Junto a este mobiliario también se debían utili- tonces la obra y continuándose hasta finales de 1719. En estos Simon en España Memorias, junio de
1721-abril de 1722), Universidad de
zar unos espejos y bronces de chimenea que habían sido traídos años se reemplazaron las carpinterías de techo, ventanas y puer- Alicante 2008 (1ª ed. 1879), p. 239.
de Francia seguramente de la época de Mme. de Ursinos y que tas. Se doraron de nuevo los marcos de los cuadros, quedando 76
Consta que en marzo de 1723
Jean Ranc ya estaba ejerciendo en
todavía no habían sido ubicados. Las obras en la Cámara de la un salón deslumbrante y espléndido, tal y como el embajador
Madrid y posteriormente se instaló
Reina consistieron en la instalación de una chimenea tallada Saint-Simon describió tras su participación en un baile en no- como pintor de cámara en la galería
del Cierzo del Alcázar, aunque lo
en Madera. El diseño correspondía a Carlier aunque el maestro viembre de 1721: “el salón que es vasto y está adornado de modo corriente era alojar a los pintores en la
carpintero que lo ejecutó fue Miguel Esteban. Posteriormente soberbio con bronces, mármoles dorados y pinturas 75. Casa del tesoro, este hecho fue clave
posteriormente en el momento del
13. para la decoración con bronces y el remate de un marco oval, Estas serían las últimas obras importantes que se realiza- incendio.
Decoración interior de. Robert De Cotte 1712-13
BNF Paris.
para un cuadro, se contó con la participación del platero Anto- ron en el Alcázar. Justo antes del incendio sólo quedan docu- 77
Juan Román, Maestro Mayor que
nio Fernández Cantero 70. mentados algunas obras de decoración de los aposentos reales había sido nombrado el 11 de junio de
1727 y que ocupaba el cargo el año del
En la relación de obras de 1716 se explica que la Pieza de que fueron ideadas por el pintor francés Jean Ranc 76 y con la incendio.
las Furias hay “óvalos y redondeles” que deben ser cerrados con ejecución de las fábricas por el Maestro Mayor, Juan Román 77. 78
Según descripción de Felix De
pinturas, para lo que Carlier solicita permiso para utilizar aquel- El pintor de cámara se encargó de rehacer la decoración, Salabert recogida por barbeito, op. cit,
p. 218.
las pinturas que no tenían ubicación entre las dependencias del las cornisas y los frescos en la antigua Torre Dorada y en la Ga- 79
Estos datos se conservan en el
Alcázar y el Buen Retiro. Lo que se le concede y procede a bu- lería de Poniente donde demolieron las particiones realizadas expediente de Jean Ranc del Archivo
scar entre los inventarios reales posibles obras a utilizar. Como por Ardemans para hacer un cuarto nuevo, «adornados de ricos Generla de Palacio, Madrid, con el
título: Memoria de la obra que yo Dn
complemento a las pinturas, propuso el pintar varias partes de espejos charoles y pinturas de gran precio» 78. Para ello mandó Juan Ranc, Pintor de Cámara, he asistido
la sala en monocromata en armonía con los biombos. Se había comprar doce candelabros de pared de madera sobredorada, y se ha executado con mi dirección en la
Galería de Poniente de Palacio.
decidido el utilizar los biombos dividiéndolos en parte para espejos y telas 79.
ubicarlos en diversas partes de la sala, aunque Carlier prefería Jean Ranc tuvo un papel clave durante los momentos fi-
14. mantenerlos enteros, por lo que proponía: nales del Alcázar ya que se le acusó de que el foco del incendio
Decoración interior del paño norte del quarto de había surgido de sus aposentos por un descuido de sus ayudan-
la reina. Robert De Cotte 1712-13 BNF Paris. «poner en su lugar espejitos unos tras otros, cuyas junturas tes. Hecho este poco probable ya que el incendió se propagó por
se cubrirían de ornamentos de escultura en forma de repisas las alas de poniente y mediodía del edificio, y las dependencias
doradas, sobre las que se colocaran vasos, bronces y otras de Ranc estaban situados en la galería del Cierzo y no sufrieron
alhajas» 71. del incendio. Pero el carácter vanidoso del pintor y su origen
francés habían generado muchas enemistades en la Corte, por
Tal y como tenía Luis XIV su cristalería en el gabinete del lo que aprovechando la singularidad de que su estudio estaba
consejo y en la galería pequeña de Versailles 72. situado dentro del Alcazar se dirigieron hacia él las iras tras
La pintura monocroma de los paños se completó, pero el desgraciado incendio. Posteriormente Jean Ranc, buscando
los espejos traídos de Francia no se pudieron montar, ya que recuperar parte de su prestigio solicitó encargarse de hacer los
69
Queda recogida mucha de eran demasiado grandes, por lo que se sustituyeron por cuadros inventarios de pinturas y obras de arte rescatadas tras el incen-
la documentación referente a esta hasta que los espejos se cortaron y se enmarcaron conveniente- dio, como así se le concedió.
etapa de René Carlier en la Corte en
el expediente recogido en Archivo mente, completándose la reforma antes de 1721 73. En definitiva el Alcázar, durante el siglo XVIII antes de
Histórico Nacional sección Estado Esta obra tuvo diversas dificultades unas económicas, por su incendio, se había ido transformando en un palacio más del
signatura 2669 en este caso p. 143).
70
una dudosa gestión de dos partidas de 200 doblones de plata gusto europeo. Consiguiendo liberarse de sus tortuosas salas,
(ah Sección estado 2669, 138).
71
dados por el Monarca, y por otra por las quejas de Teodoro Ar- creando grandes recorridos de salas contiguas, con accesos que
(ah Sección estado 2669, 143).
72
demans respecto a la capacidad del arquitecto francés para la una vez abiertos permitirían el recorrerlas descubriendo una
Ver a este respecto blasco,
Teodoro... op. cit., pp. 610-177. gestión de las obras que se recoge en una carta enviada el 3 de nueva decoración mucho más del gusto de los nuevos borbones.
73
Se pierde la pista de los biombos, enero de 1717 a Grimaldo, secretario de estado, donde Ardemans Aunque toda esta transformación no fue suficiente para que Fe-
aunque en La Granja se utilizaron escribía que Carlier no sabía dirigir a los obreros. lipe V apostara por su conservación el tras el incendio de la
estas piezas decorativas, aunque no
parece que fueran los mismos. Otra de las obras que continuaron en estos años fue la nochebuena de 1734.
74
9 de octubre de 1709 se transformación del Salón de los Grandes que se había inter-
paralizaron las obras y el 26 de enero rumpido en 1709 74 y que no se pudo continuar hasta que se
de 1715 Ardemans en su ya descrita
disputa con Carlier, escribía seguía
criticando a su homólogo francés
indicando “más pierde que gana en
estar así”.
Siti reali in italia

Torino e dintorni
andrea merlotti

La corte sabauda
fra Seicento e Settecento
Da tempo, almeno da alcuni decenni, la storiografia af- 1
Un bilancio della storiografia
fronta la storia delle corti attraverso una visuale comparativa 1. degli ultimi decenni sulle corti
europee è tracciato nei saggi raccolti in
L’interesse per i cerimoniali e i rituali legati alle pratiche e alle The court in Europe, atti del convegno
(Reggia di Versailles, 24–26 settembre
manifestazioni del potere trova una naturale collocazione in un
2009), a cura di M. Fantoni, Roma,
panorama ampio: le corti furono, infatti, luogo preminente di Bulzoni, 2012.
confronto e comunicazione 2. Si tratta d’un approccio che, pe- 2
Le corti come luogo di
comunicazione. Gli Asburgo e l’Italia
raltro, non ha ancora interessato, se non in rari casi, le corti (secoli XVI-XIX). Höfe als Orte der
italiane del Settecento. Gli studi sulle corti di Savoia, Lorena e Kommunikation. Die Habsburger und
Italien (16. Bis 19. Jh.), atti del convegno
Borbone (per limitarmi qui alle tre di maggior rilevanza) 3 hanno internazionale Trento, Fondazione
proceduto per lo più ciascuno sul proprio binario. Questo ha Bruno Kessler, 8-10 novembre 2007, a
cura di M. Bellabarba e J.P. Niederkorn,
finito per non dare il giusto rilievo sia agli elementi specifici di Bologna-Berlin, il Mulino / Dunker &
ogni singola corte sia a quelli comuni. Al contrario, si è spesso Humblot, 2010.
3
insistito sulle derivazioni delle pratiche di questa o quella corte Sulla corte lorenese si vedano:
La corte in Archivio. Apparati, cultura,
italiana da modelli esteri, in specie quello francese, ma anche arti e spettacoli alla corte lorenese di
quello imperiale. Toscana, catalogo della mostra (Firenze,
Archivio di Stato, 15 dicembre 1997- 15
In realtà, un semplice esame delle corti di Torino, Firenze marzo 1998), a cura di A. Contini e
e Napoli permette di cogliere la presenza in esse di pratiche e P. Marchi, Livorno, Sillabe, 1997; a.
contini, Concezione della sovranità e
riti assenti in quella francese. Inoltre, in nessuna di tali corti si vita di corte in età leopoldina (1765-1790),
assisteva ad un abbandono della capitale da parte della corte, in La corte di Toscana dai Medici ai
Lorena, atti delle giornate di studio
come in Francia a favore di Versailles, ma esisteva, invece, un (Firenze, 15-16 dicembre 1997), a cura
sistema di residenze intorno alla capitale, in cui la corte trascor- di A. Bellinazzi e A. Contini, Roma,
Ministero per i beni e le attività
reva anche oltre la metà dell’anno, senza che questo mettesse in culturali, 2002, pp. 129-220; o. gori,
discussione il ruolo della città ove era il palazzo reale (o gran- Una corte dimezzata. La reggia di Pietro
Leopoldo, in Vivere a Pitti. Una reggia
ducale). Una maggior comprensione dei sistemi delle residenze dai Medici ai Savoia, a cura di S. Bertelli
esistenti attorno a Torino, Firenze e Napoli non potrà, quindi, e R. Pasta, Firenze, Olschki, 2003, pp.
291-337. Si veda, inoltre, a. contini, La
non giovarsi da una ricerca comparativa sulle rispettive corti. reggenza lorenese fra Firenze e Vienna.
Le vicende della corte sabauda in età moderna mostrano Logiche dinastiche, uomini e governo
(1737-1766), Firenze, Olschki, 2002.
bene la sua capacità di recepire i costumi di altre grandi corti Sulla corte borbonica la bibliografia è
1. europee, adattandoli alle proprie necessità. Nonostante una lun- ancora assai esigua: rimando qui solo
La Cappella palatina (detta poi di Sant’Uberto) della all’importante e recente e. papagna,
Reggia di Venaria, particolare della volta. ga tradizione storiografica abbia individuato nella corte torinese La corte di Carlo III di Borbone il re
«proprio e nazionale», Napoli, Guida,
Le foto della Reggia di Venaria sono di proprietà 2011. Sulla corte sabauda nel XVIII
del Consorzio di valorizzazione culturale La Venaria secolo si vedano i saggi raccolti in Le
reale, che si ringrazia per averne concesso la strategie dell’apparenza. Cerimoniali,
riproduzione.
Siti reali in Italia. Torino e dintorni 172 Andrea Merlotti La corte sabauda fra Seicento e Settecento 173

politica e società alla corte dei Savoia una sorta di clone di quella francese, in realtà in essa conviveva- delicate (entrambe a lungo città di confine) e caratterizzate da 4
Su questo vastissimo tema
in età moderna, a cura di P. Bianchi e segnalo almeno Il Rinascimento italiano
A. Merlotti, Torino, Zamorani, 2010; no tradizioni differenti. Per comprenderne i caratteri fondanti, un modesto profilo demografico, eppure sedi di un’autorità po-
e l’Europa, I, Storia e storiografia, a cura
in La caccia nello Stato sabaudo, t. I, comunque, va considerato anche il ruolo che, nei secoli prece- litica dinamica. Le deboli strutture statali italiane avevano, in di M. Fantoni, Vicenza, Colla, 2003.
Caccia e cultura, a cura di P. Bianchi Sulla corte sabauda nel Medioevo si
e P. Passerin d’Entréves, Torino, denti, era stato esercitato dai Savoia nel teatro della penisola genere, alimentato fra i cortigiani condizioni d’insicurezza per-
vedano a. barbero, Il ducato di Savoia.
Zamorani, 2010 e in La festa teatrale nel italiana, originario fulcro della diffusione della cultura curiale 4. sonale, esacerbando la ricerca di protezione e un forte spirito di Amministrazione e corte di uno stato
Settecento. Dalla corte di Vienna alle corti franco-italiano, Roma, Laterza, 2006;
d’Italia, atti del convegno (Reggia di Fra Quattro e Cinquecento il Ducato di Savoia si era configura- concorrenza. Nei domini dei Savoia i modelli politici erano però
Corti e città. Arti del Quattrocento nelle
Venaria, 13 novembre 2009), a cura di A. to, infatti, in modo alquanto lontano dai paradigmi italiani, pur stati altri: in essi era sopravvissuto, in particolare, l’esempio del- Alpi Occidentali, catalogo della mostra
Colturato e A. Merlotti, Lucca, lim, 2011 (Torino, 7 febbraio – 14 maggio 2006)
nonché La reggia di Venaria e i Savoia. non mancando certo in esso contatti con gli Stati della peni- la Borgogna e l’eredità della sua cultura cavalleresca: quell’«au-
a cura di E. Castelnuovo e E. Pagella,
Arti, magnificenza e storia di una corte sola, attraverso la rete degli uomini che frequentavano la corte tunno del Medio Evo» che era invece tramontato nel resto degli Milano, Electa, 2006.
europea, catalogo della mostra (Reggia
di Venaria, 12 ottobre 2007 – 30 marzo savoiarda. Urbino, Firenze, Mantova, Ferrara avevano offerto la Stati italiani. In gran parte della penisola l’abilità di condot-
2008), a cura di E. Castelnuovo e altri, sintesi più riuscita di sistemi di governo conquistati con la forza, tieri e uomini di governo aveva mirato a concreti e immediati
Torino, Allemandi, 2007, 2 voll., e Feste
barocche. Cerimonie e spettacoli alla l’astuzia e il potere del denaro, creando apparati tanto ricchi risultati politici, mentre i maggiori artisti dettavano all’Europa
corte dei Savoia tra Cinque e Settecento, culturalmente quanto spesso gonfiati artificiosamente. Un caso nuove regole di gusto, di poetica e di estetica. Nessun fascino
a cura di C. Arnaldi di Balme, F.
Varallo, catalogo della mostra (Torino, a sé era rappresentato da Roma, centro ecumenico della cri- legato all’età d’oro del Rinascimento italiano circondò la corte
Palazzo Madama), Cinisello Balsamo, stianità e insieme capitale di uno Stato temporale ben radicato sabauda, né si trattò d’una semplice trasfusione della tradizione
Silvana, 2009. Mi sia permesso, inoltre,
rinviare anche ad a. merlotti, Una negli equilibri della penisola. Ancora differente la situazione a borgognona.
corte itinerante. Tempi e luoghi della corte Chambéry e poi a Torino, le sedi della corte scelte in progres- Le vicende e la fortuna della corte torinese vanno collo-
sabauda da Vittorio Amedeo II a Carlo
Alberto (1713-1831), in Architettura e città sione di tempo dai Savoia: città poste in posizioni geografiche cate nella lunga durata: in una continuità articolata e compre-
negli Stati sabaudi, a cura di E. Piccoli 2.
e F. De Pieri, Macerata, Quodlibet, 2012, Maestro Piemontese
pp. 59-83. La Reggia e il borgo di Venaria intorno al 1675
così come realizzati da Amedeo di Castellamonte,
collezione privata.
Siti reali in Italia. Torino e dintorni 174 Andrea Merlotti La corte sabauda fra Seicento e Settecento 175
5
a. merlotti, La corte sabauda fra sa nell’intero arco dell’antico regime 5. A inizio Cinquecento la
Cinque e Seicento, in La reggia di Venaria corte sabauda aveva già alle spalle una storia plurisecolare 6 e
e i Savoia, cit., pp. 91-102.
6 ciò fu sempre ben presente al sistema dinastico europeo. Certo
a. barbero, Il ducato di Savoia, cit.;
l.c. gentile, Riti ed emblemi. Processi di una drammatica cesura era stata prodotta nel Ducato dall’occu-
rappresentazione del potere principesco in
pazione francese (1536-1559), ma anche in quei frangenti la vita
area subalpina (XIII-XVI secc.), Torino,
Zamorani, 2008; L’affermarsi della della corte non s’era interrotta. Emanuele Filiberto, grazie ai
corte sabauda. Dinastie, poteri, elités in
Piemonte e Savoia fra tardo medioevo e
lunghi anni trascorsi al servizio di Carlo V, aveva adottato sim-
prima età moderna, a cura di P. Bianchi boli e pratiche del mondo imperiale, che avrebbero costituito
e L.C. Gentile, Torino, Zamorani, 2006.
un fortunato filone della propaganda sabauda lungo tutto l’an-
7
Su questo tema si veda il classico
g. tabacco, Lo stato sabaudo nel Sacro
tico regime. Il duca aveva avviato, cioè, un’operazione storiogra-
Romano Impero, Torino, Paravia, 1939, a. fica e artistica sulla tradizione che faceva discendere i Savoia da
merlotti, I Savoia. Una dinastia europea
in Italia, in I Savoia. I secoli d’oro d’una
un ramo degli antichi imperatori sassoni: un dato politico ri-
dinastia europea, a cura di W. Barberis, conosciuto, che aveva una precisa corrispondenza nel fatto che
Torino, Einaudi, 2007, pp. 87-133 (in
part. pp. 89-192) ed ora i saggi raccolti
il Ducato di Savoia fosse l’unico Stato italiano a fare parte del
in Stato sabaudo e Sacro Romano Impero, corpo germanico del Sacro Romano Impero 7. Proprio questa Gli anni Trenta del Seicento furono un momento di svol- rango in età moderna, in L’affermarsi
della corte sabauda, cit., pp. 435-479;
atti del convegno (Reggia di Venaria,
antichità permetteva ai Savoia, ben prima dell’ascesa al titolo ta, protagonista della quale fu Cristina di Borbone (1606-1663), t. osborne, The surrogate war between
21–23 novembre 2012), a cura di M.
Bellabarba e A. Merlotti, Bologna, il regio nel 1713, di sviluppare una politica matrimoniale pari a la figlia di Enrico IV che nel 1620 aveva sposato il principe di the Savoys and the Medici: sovereignty
and precedence in early modern Italy,
Mulino, in corso di stampa.
quella delle grandi case reali europee (e ben differente da quel- Piemonte Vittorio Amedeo (1587-1637). Dal suo arrivo essa ave- «International History Review», 29,
8
a. merlotti, Politique dynastique
la delle dinastie italiane) 8. va creato attorno a sé una corte francese che contrastava sin 2007, pp. 1-21; m.a.visceglia, Il Papato
et alliances matrimoniales de la Maison nella contesa dei Savoia per il titolo
de Savoie au XVIIe siècle, in «Femmes Stabilitasi a Torino dal 1563, la corte di Emanuele Filiber- dalla foggia dei vestiti e dai gusti artistici con lo stile spagnolo, regio, in Casa Savoia e curia romana,
d’influences? Les Bourbons, les Habsbourg
to acquistò presto un forte credito agli occhi degli osservatori che imperava in Piemonte da oltre un sessantennio. Il Palazzo atti del convegno (Reggia di Venaria
et leurs alliances matrimoniales en Italie et – Università La Sapienza, 20–22
dans l’Empire au XVIIe siécle», a cura di stranieri. Molti nobili italiani si trasferirono allora non casual- del Valentino divenne la sua sede principale e tale rimase an- settembre 2011), a cura di J.F.Chauvard,
Y.-M. Bercé, «XVIIe siècle», LXI (2009),
mente al servizio dei Savoia: veneti della Terraferma, aristo- che dopo che nel 1630 divenne duchessa, in seguito alla morte A. Merlotti, M.A.Visceglia, Roma, Ecole
f. 2, pp. 239-255; id., La courte enfance de francaise de Rome, in corso di stampa.
la duchesse de Bourgogne (1685-1696), in cratici romani ed esponenti di antiche famiglie, in particolare improvvisa del suocero. Nel 1634 Cristina convinse il marito ad 12
Cfr. r. oresko, The House of
Marie-Adelaide de Savoie: Duchesse de
parmensi e piacentine, che mal tolleravano di servire dinastie assumere il titolo regio, fondandolo sulle pretese che i Savo- Savoy in search of a royal crown in
Bourgogne, enfant terrible de Versailles, the seventeenth century, in Royal and
in «Etudes sur le XVIIe siècle», a cura della penisola meno antiche, se non recenti 9. L’uso politico del ia avanzavano su Cipro (dove avevano regnato, pur brevemente,
Republican Sovereignty in Early Modern
di F. Preyat, 2013; p. bianchi, Politica
sistema degli onori rappresentato dagli ordini cavallereschi di nel Quattrocento) 12. La corte adottò allora un nuovo stile, più Europe, a cura di R. Oresko, G.C. Gibbs,
matrimoniale e rituali fra Cinque e H.M. Scott, Cambridge, Cambridge
Settecento, in Le strategie dell’apparenza San Maurizio e Lazzaro e della Santissima Annunziata contri- adatto al rango regale, prendendo a modello la corte di Luigi
University Press, 1997, pp. 272-350.
cit., pp. 39-72.
buì a catalizzare questa variegata presenza nobiliare alla corte XIII, fratello della duchessa. In questo processo centrale fu la
9
Sulla corte di Emanuele
torinese 11. Dalla fine del Cinquecento al XVII secolo la politica vittoria di Cristina nella guerra civile (1638-42) che la vide con-
Filiberto si vedano c. stango, La corte
di Emanuele Filiberto: organizzazione dinastica e diplomatica sabauda in area italiana fu spesa, d'al- trapposta al cardinal Maurizio ed al principe Tomaso di Cari-
e gruppi sociali, «Bollettino storico
tro canto, in gran parte in dispute per la precedenza, nelle quali gnano, suoi cognati, filospagnoli. Se dal punto di vista politico
bibliografico subalpino», LXXXV
(1987), pp. 445-502 e p. merlin, Emanuele i Savoia ebbero buon gioco ostentando soprattutto l'antichità e lo Stato sabaudo divenne allora un satellite della Francia di Lui­
Filiberto. Un principe tra il Piemonte e gi XIV, sul terreno curiale la reggente diede alla corte ducale un
l’Europa, Torino, sei, 1995. la continuità del loro potere 11.
10 tono assolutamente francese, abolendo quasi tutte le vestigia di
a. merlotti, Un sistema degli onori
europeo per Casa Savoia? I primi anni cerimonie imperiali e spagnole. Il salone centrale del Castello
dell’Ordine dei santi Maurizio e Lazzaro del Valentino fu dedicato al tema delle relazioni dinastiche fra
(1573-1604), «Rivista storica italiana»,
CXIV (2002), f. 3, pp. 477-514; id., Le Capetingi e Savoia, di cui il matrimonio di Cristina era solo l’ul-
ambizioni del duca di Savoia. La dimensione timo episodio. Non è un caso, quindi, che quando un ventennio
europea degli ordini cavallereschi sabaudi
fra Cinque e Seicento, in Guerra y Sociedad più tardi il figlio Carlo Emanuele II cercò di assumere il potere
en la Monarquía Hispánica. Política, (che Cristina continuava a tenere strettamente) egli volle che il
Estrategia y Cultura en la Europa Moderna
(1500-1700), a cura di E. García Hernan e salone centrale di Palazzo Reale, allora in costruzione, raccon- 4.
D. Maffi, Madrid, Laberinto, 2006, 2 voll., tasse le origini sassoni della dinastia. Nello stesso tempo, il duca Il complesso della Reggia di Venaria nel Settecento,
vol. II, pp. 661-689. dopo gli interventi di Michelangelo Garove, Filippo
11 affidò ad Amedeo di Castellamonte la costruzione della Reg- Juvarra e Benedetto Alfieri, vista dal Gran Parterre
f. angiolini, Medici e Savoia. Juvarriano. Si notino i due padiglioni garoviani, fra
Contese per la precedenza e rivalità di gia di Venaria, esaltazione insieme sia del suo potere sovrano cui è compresa la Galleria grande di Juvarra. Sulla
destra sono visibili la Cappella Palatina (detta poi di
Sant’Uberto) ed il complesso della Scuderia grande
3. e della Citroniera juvarriana, unite al padiglione
Il complesso seicentesco della Reggia di Diana garoviano di ponente dal sistema delle gallerie
visto dal Parco Basso. alfieriane.
Siti reali in Italia. Torino e dintorni 176 Andrea Merlotti La corte sabauda fra Seicento e Settecento 177

vano baciare la mano della regina o della principessa ereditaria, 16


a. merlotti, Una «muta fedeltà»:
quando la prima era assente. I baciamano si susseguivano alla le cerimonie di baciamano fra Sei e
Ottocento, in Le strategie dell’apparenza
corte sabauda fra Natale e Capodanno, ma avevano luogo anche cit., pp. 93-132.
in occasione delle ascese al trono, dei matrimoni o dei funerali 17
m.a. visceglia, La città rituale.
Roma e le sue cerimonie in età moderna,
dei sovrani o di principi ereditari 16.
Roma, Viella, 2002.
Anche le corti borboniche di Parma e di Napoli, sorte fra
anni Trenta e Quaranta, avevano ripreso in gran parte il bacia-
mano presente nel cerimoniale spagnolo. Alla corte madrilena
si trattava della cerimonia per eccellenza, sicché Carlo di Bor-
bone, che si era formato in Spagna, una volta giunto sul trono di
Napoli, portò tale esperienza nella sua nuova corte. La comparsa
del rito del baciamano a Firenze e a Milano è invece, più tarda,
risalendo agli anni Sessanta e Settanta e legandosi alle figure
del granduca Pietro Leopoldo e dell’arciduca Ferdinando: in
5.
La Galleria grande della Reggia di Venaria (1718), queste corti era intervenuta la mediazione del cerimoniale vien-
realizzata su progetto di Filippo Juvarra. nese. Va ricordato, fra l’altro, che a Firenze fu proprio un bacia-
mano a segnare l’arrivo di Pietro Leopoldo il 13 settembre 1765.
sia della nuova classe dirigente che si proponeva per assumere
Tornando al caso torinese, altra importante riforma negli
direttamente il potere, giudicando ormai terminata l’epoca di
organigrammi curiali fu, a partire dal regno di Vittorio Ame-
Cristina. Non a caso il salone di Venaria raffigurava non la storia
deo II, l’eliminazione di quella pluralità di corti che aveva ca-
della dinastia, ma il suo presente, allo scopo di proclamare il
ratterizzato i secoli precedenti. Il sovrano ruppe la secolare
ruolo del duca e del suo entourage.
tradizione che prevedeva corti autonome per moglie e figli, co-
Alla morte della madre, Carlo Emanuele II prese final-
stituendo per loro solo degli « stati », cioè un piccolo numero di
mente il potere, ma la situazione politica non era favorevole alla
cortigiani e servitori.
rottura dell’alleanza con la Francia. La moglie del duca era Ma-
Durante il lungo regno di Carlo Emanuele III (1730-1773)
ria Giovanna Battista di Savoia Nemours, altra principessa edu-
Torino si differenziò sempre più dal modello francese, condivi-
13 cata in Francia, destinata a rimanere fedele al modello curiale
Sul passaggio dall’epoca di dendo di fatto con Napoli il ruolo di sole corti italiane in grado 6.
Cristina a quella di Carlo Emanuele II d’oltralpe 13. Ancora alla fine del Seicento il francese Maximi-
si veda ora a. merlotti, «Multis melior
di reggere il confronto europeo, parallelamente al progressivo La Cappella palatina (detta poi di Sant’Uberto)
lien Misson poteva distinguere Torino dalle altre città d’Italia della Reggia di Venaria (1716-18), opera di Filippo
pax una triumphis». Lo Stato sabaudo declino dell’esemplarità della curia romana 17. Juvarra .
all’inizio del ducato di Carlo Emanuele proprio per i tratti europei della sua corte: « La ville de Turin...
II, in L’oratorio della Compagnia di
San Paolo a Torino. Il restauro del ciclo
est un lieux fort agreable... et les manieres libres et sociables
pittorico nelle collezioni Intesa Sanpaolo, que nous y trouvant nous en font respirer l’air avec d’autant
Torino, Allemandi, 2014, pp. 21-26. Su
Maria Giovanna Battista cfr. i. massabò
plus de plaisir que nous ne faison que d’échapper des sauvages
ricci – a. merlotti, In attesa del duca: coûtumes du reste de l’Italie, ou nous avons vû plus de statues
reggenza e principi del sangue nella
Torino di Maria Giovanna Battista, in
que d’hommes ». « On vit a Turin à peu près comme en France...
Torino 1675-1699. Strategie e conflitti del et la cour du duc est... une des plus leste d’Europe» 14.
Barocco, a cura di G. Romano, Torino,
CRT, 1993, pp. 121-174: r. oresko, Maria
Fu Vittorio Amedeo II, preso il potere nel 1684, a cam-
Giovanna Battista of Savoy Nemours biare progressivamente molte pratiche nella vita di corte 15. Di
(1644-1724). Daughter, Consort and
Regent of Savoy, in Queenship in Europe
grande importanza fu l’introduzione della cerimonia del bacia-
1660-1815, a cura di C. Campbell Orr, mano, tipica delle corti imperiale e spagnola, e assente, invece,
Cambridge, Cambridge University
Press, 2006, pp. 16-55. in Francia. Il sovrano fece di questo rituale un’autentica espres-
14
m. misson, Voyage d’Italie, sione del giuramento di fedeltà. Dal 1685 al 1848 il baciamano
Amsterdam-Paris, 1691, vol. 3, p. 170. divenne, infatti, il principale rito della corte torinese. Oltre che
15
a. merlotti, La corte di Vittorio al re, la nobiltà era chiamata a omaggiare del bacio della mano
Amedeo II dal ducato al regno, in
Couronne Royale. 300e anniversaire de anche i principi e le principesse, mentre le dame di corte dove-
l’accessione de la Maison de Savoie au
trône royal de Sicile, atti del convegno
(Annecy, 12-13 aprile 2013), a cura di
L. Perrillat, Annecy, Académie
Salésienne, 2013, pp. 151-167.
Siti reali in Italia. Torino e dintorni 178 Andrea Merlotti La corte sabauda fra Seicento e Settecento 179

la Ragione, assunte le sembianze del giovane Lucidor, compisse 22


e. mignoni, Pietro Leopoldo. Un
nel 1769 un viaggio in Europa. Fra le città toccate era anche sovrano tra pubblico e privato, in Gli
appartamenti reali di Palazzo Pitti. Una
Torino, rimanendo colpito dalla scelta del sovrano sabaudo di reggia per tre dinastie: Medici, Lorena,
Savoia tra Granducato e Regno d’Italia,
non mangiare in pubblico: «Lucidor s’attendoit à voir le monar-
a cura di M. Chiarini e S. Padovani,
que manger en public, selon l’usage établi chez les souverains; Firenze, Centro Di, 1993, p. 86, n. 3.
mais le roi de Sardaigne se concentre dans son auguste famille 23
Cfr. a. merlotti, Il pranzo «en
famille»: pubblico e privato alla corte
et ne communique qu’au besoin... Moins il y a de personnes
sabauda del Settecento, in La tavola di
autour des souveraines moins il y a d’interets et de cabales». Va corte fra Cinque e Settecento, atti del
convegno (Reggia di Venaria, 4-5 dicembre
notato che le scelte dei Savoia erano, anche in questo caso, in 2009), a cura di A. Merlotti, Roma,
consonanza con quelle di altri sovrani italiani, che prendeva- Bulzoni, 2013, pp. 287-314
24
no sempre più le distanze da Versailles guardando al modello a. merlotti, Una corte itinerante, cit.
della corte di Vienna, per molti di loro naturale elemento di
confronto. Negli stessi anni anche Pietro Leopoldo sceglieva a
Firenze la formula dei pranzi «en famille», ma aperti al pubblico.
Fu quanto accadde durante il suo primo viaggio a Livorno, nel
maggio 1766, quando il granduca e la moglie pranzarono «in
privato, con la loro compagnia solita», consentendo «alla gen-
te più distinta, negozianti, cittadini e forestieri, di assistere alla
loro tavola» 22.
Negli ultimi decenni del Settecento, corrispondenti gros-
somodo al regno di Vittorio Amedeo III (1773-1796), vi furono
importanti cambiamenti nel cerimoniale di corte, riconducibili
7. A colpire gli osservatori stranieri fu soprattutto il tono all’azione di Maria Antonia Ferdinanda di Borbone Spagna, ul-
La Citroniera della Reggia di Venaria (1722-27),
opera di Filippo Juvarra. familiare della vita della corte sabauda. Sino alla metà del Set- tima figlia di Filippo V ed Elisabetta Farnese (e quindi sorella
tecento l’allontanamento della corte di Torino dal modello fran- sia di Carlo III sia di Ferdinando di Parma), sposa dal 1750 del
cese portò i viaggiatori d’Oltralpe a giudicarla negativamente, sovrano sabaudo.
ma in seguito, dagli anni Sessanta, proprio per questa stessa Fu Maria Antonia Ferdinanda, per esempio, a chiedere al
18
Sull’immagine di Torino città ragione, essa fu individuata come un modello positivo da con- marito di adottare al Castello di Moncalieri, che avevano eletto a
di corte nei viaggiatori fra Sei e
Settecento cfr. a. merlotti, Corte e
trapporre all’ostentata opulenza di Versailles 18. Un esempio di propria residenza, un nuovo cerimoniale del pranzo, che permet-
città in una capitale dell’assolutismo. tale processo è dato dal pranzo pubblico del sovrano. Come ha tesse nuovamente agli ospiti di assistervi 23. Ma soprattutto, fu per
L’immagine di Torino nella letteratura
del Settecento, in La città nel Settecento. mostrato Oresko, già Vittorio Amedeo II aveva abolito tale pra- sua volontà che Vittorio Amedeo III scelse di trascorrere lontano
Saperi e forme di rappresentazione, atti tica, almeno dal 1714 19. Col passare degli anni, il tono familiare da Torino la maggior parte dell’anno. Sino ad allora, infatti, i suoi
del convegno annuale della Società
italiana di studi sul XVIII secolo della corte sabauda durante i pranzi era divenuto un elemen- predecessori pur trascorrendo molti mesi a Rivoli e, soprattutto, a
(Reggia di Venaria, 27–29 maggio 2010), to positivo agli occhi di coloro che stigmatizzavano il lusso e il Venaria, facevano continuamente ritorno a Torino per il disbrigo
a cura di M. Formica, A. Merlotti e
A.M. Rao, Roma, Edizioni di Storia e distacco dal regno della corte francese. Nelle Observations sur degli affari di Stato. Dal 1773, invece, sovrani e corte si allontana-
Letteratura, in corso di stampa. l’Italie et les Italiens, per esempio, apparse nel 1764, il magistrato rono dalla capitale anche sette mesi l’anno. Da allora, infatti, la
19
r. oresko, Banquets princiers à e storico francese Pierre Jean Grosley (1718-1785) scriveva: «Le corte restava in città da Natale a Pasqua; poco dopo, si portava a
la cour de Turin sous le regne de Victor-
Amédée II, 1675-1739, in Tables royales et roi et la famille royale ne mangent point en public; on ne les Venaria, dove restava poco sino al 24 giugno, quando rientrava a
festines de cour en Europe, 1661-1789, atti voit ensemble qu’aux offices de la Chapelle. Toute cette famille, Torino per la festa di San Giovanni Battista; dall’inizio di luglio
del convegno (Versailles, 25-26 febbraio
1994), a cura di C. Arminjon e B. Saule, y compris la princesse de Savoie, a un air de gaieté, de santé, sino alla vigilia di Natale si trasferiva a Moncalieri 24.
Paris, La documentation française, d’union et de contentement que n’ont pas toutes le familles, Vissuta in Spagna sino a ventuno anni, la formazione di
2004, pp. 53-82.
20
même particullieres » 20. Testimonianza ancor più interessante è Maria Antonia Ferdinanda era avvenuta in una corte che, per
p.g. grosley, Nouveaux memoirès
ou observations sur l’Italie et sur les offerta dal Voyage de la Raison en Europe del marchese e abate tradizione, trascorreva a Madrid solo l’inverno e si trasferiva
italiens per deux gentilshommes suédois, Luigi Antonio Caraccioli (1721-1803) 21. In quest’opera l’autore, nelle stagioni successive nelle residenze di Aranjuez (in prima-
Londra, Jean Nourse, 1764, vol. 1, p. 68.
21 un napoletano diventato francese d’adozione, immaginava che vera), di Sant Ildefonso o La Granja (in estate) e dell’Escorial
l.a. caraccioli, Voyage de la
Raison en Europe, par l’auteur des Lettres
récreatives et morales, Compiegne-Paris,
Bertrand – Saillant & Nyon, 1772, pp.
291-292.
Siti reali in Italia. Torino e dintorni 180

paolo cornaglia

La “corona di delizie”
dei duchi di Savoia e
il nuovo sistema di residenze
del Regno di Sardegna
nel Settecento

(in autunno). Non il modello francese, ma piuttosto quello spa-


gnolo sembrerebbe quindi esser stato elemento di confronto e
d’esempio per il calendario della corte sabauda di fine Sette-
cento. Una pratica, poi, che andrebbe confrontata con quella
napoletana, dove nonostante la centralità assunta da Caserta,
residenze come Carditello e Portici furono ampiamente usate
sino alla conquista francese e oltre.
Se per le corti italiane del Settecento sia possibile o meno
parlare d’un sistema comune, al di là delle certo importanti dif-
ferenze esistenti, è questione che deve esser ancora affrontata.
In ogni caso, ciò si potrà fare solo attraverso un approccio com-
paratistico che non può non avere nelle corti di Torino e Napoli
(e nei loro circuiti di residenze) il principale oggetto d’analisi.

8.
Il Rondo di Benedetto Alfieri (1751) con le statue
delle Quattro Stagioni opera di Simone Martinez
(1741-52).
Con l’elezione di Torino a capitale del ducato nel 1563, 1
Sul tema delle residenze della
Emanuele Filiberto avvia un processo che, integrato e arricchi- corte di Torino si vedano : v. comoli,
Torino, Roma-Bari, Laterza, 1983,
to nel tempo, costituisce un vero e proprio ‘Dna’ per Torino e il g. gritella, Juvarra. L’architettura,
Modena, Panini, 1990, c. roggero
suo territorio. I progetti del duca si rivelano realmente fondati-
bardelli, m.g. vinardi, v. defabiani,
vi per molti aspetti che caratterizzeranno in futuro la capitale 1. Ville Sabaude, Milano, Rusconi 1990,
p. cornaglia, 1563-1798 Tre secoli di
Si tratta di scelte in alcuni casi dal profilo evidente e concre-
architettura di corte, in Venaria Reale e i
to, come la costruzione della cittadella, o di scelte localizzative Savoia, catalogo della mostra (Venaria
Reale, ottobre 2007 – marzo 2008), a
strategiche, come quella della sede ducale. Importantissima è la cura di Enrico Castelnuovo et alii,
politica fondiaria legata alla progressiva costruzione di un siste- Torino, Allemandi, 2007, pp. 117-184, Le
residenze sabaude, a cura di C. Roggero
ma di residenze intorno a Torino. Non solo, quindi, interventi e e A. Vanelli, Torino, Allemandi, 2009,
progetti per un singolo edificio ma un progetto complessivo di Michelangelo Garove. 1648-1713, un
architetto per Vittorio Amedeo II, a cura
“corona di delizie”, in primo luogo basato su di una accorta po- di P. Cornaglia, Roma, Campisano,
litica di acquisizione di edifici esistenti e soprattutto di terreni. 2010, Benedetto Alfieri. 1699-1767,
architetto di Carlo Emanuele III, a cura
Si pongono così le basi per un processo che vedrà il suo apo- di P. Cornaglia, E. Kieven, C. Roggero,
geo nel corso del XVII e del XVIII secolo, ma che non sarebbe Roma, Campisano, 2012; Filippo Juvarra
1678-1736, architetto dei Savoia, atti
giunto a quello splendore senza queste scelte lungimiranti. Ai del convegno internazionale (Torino,
primissimi anni successivi alla “invenzione” della capitale cor- Venaria Reale, 13-16 novembre 2011), vol.
I, a cura di P. Cornaglia, A. Merlotti, C.
risponde una campagna di acquisti di terreni: nel 1564 l’area Roggero, in corso di stampa.
del Valentino e i possedimenti di Altessano (in seguito deno-
minata Venaria Reale), nel 1567 l’area del Regio Parco e quella
di Stupinigi, nel 1574 il feudo di Lucento. Se in alcuni casi è
immediato l’intervento, in altri solo nei secoli successivi si ve-
drà la costruzione di una residenza: è il caso di Venaria Reale o
della Palazzina di caccia di Stupinigi. Si crea così una sorta di
demanio ducale, che si traduce non tanto in termini di sicurezza
militare quanto in controllo del territorio e, cosa non seconda-
ria, delle sue acque. è quindi un disegno ampio, che fonda la
possibilità di creare – come intorno ad altre capitali – un circui-
1. to di residenze destinate alla caccia e al loisir. Al di là delle ville
Anonimo, Carta delle Cacce, s.d. ma 1765 circa Madama Reale, Villa della Regina), dinastiche
(Archivio di Stato di Torino, Carte topografiche (Moncalieri, Rivoli), di caccia (Venaria Reale, nobiliari e cardinalizie, certo importanti e ricche, e delle resi-
e disegni, Carte Topografiche Segrete, 15 A VI Stupinigi).
rosso), dettaglio. Il territorio raffigurato nel rilievo
topografico include la maggior parte delle residenze,
ovvero quelle fluviali (Valentino, Mirafiori, con
l’eccezione del Regio Parco), collinari (Vigna di
Siti reali in Italia. Torino e dintorni 184 Paolo Cornaglia La “corona di delizie” dei duchi di Savoia 185
2
a. di castellamonte, La Venaria denze extraurbane delle corti italiane, spesso limitate a pochi di Madama Reale (1648, Andrea Costaguta), i castelli dinastici, 3
Ibidem, pp. 85-86.
Reale Palazzo di Piacere e di Caccia […], esempi benché rilevanti, l’unico importante sistema italiano di ovvero preesistenze medievali sabaude trasformate come Rivoli 4
Biblioteque Nationale de France,
Torino, Zapata, 1674 [ma 1679].
residenze intorno a una capitale, in quel momento, era offerto (1602, Vitozzi) e Moncalieri (1647, Costaguta) e, infine, residenze Paris (BNF), Cabinet des Estampes,
Papiers relatifs aux travaux de Robert de
dalle ville medicee, attivato sin dalla fine del XIV secolo: un di caccia come Venaria Reale (1660). La realizzazione di queste Cotte, 542-700, microfilm, Hd 135d, ms.
602, 48 rosso.
sistema rappresentato nella sua interezza a fine secolo, nelle fa- fabbriche, oltre a soddisfare esigenze funzionali e costituire cia-
mose lunette di Giusto Utens. Emanuele Filiberto pone quindi scuna l’emblema di uno specifico committente, davano corpo a
le basi per un processo che vedrà la sua prima rappresentazione una delle virtù ducali più importanti, la Magnificenza. Amedeo
in quanto sistema nel XVII secolo, nelle incisioni del Theatrum di Castellamonte, nel volume su Venaria Reale, così caratterizza
Sabaudiae e nelle vedute pittoriche coeve ma che affonda le sue l’atteggiamento del suo duca, Carlo Emanuele II: «Possiede sen-
radici e la sua potenzialità proprio nell’opera del duca. za dubbio l’Alt. S.R. q