Sei sulla pagina 1di 74

Il secolo dei Lumi

1690-1789
Cambiano i modelli culturali
Il quadro politico e socio-economico

Nella prima met del Settecento lEuropa sconvolta da


tre guerre di successione:

SPAGNOLA Esse coinvolgono direttamente


lItalia e ne mutano
POLACCA profondamente lassetto politico e
AUSTRIACA socio-economico
Itrattati di Utrecht (1713) e Rastadt (1714)

Con questi trattati si conclude la guerra di successione


spagnola, iniziata nel 1700 e sanciscono la fine del dominio
della Spagna di Spagna Filippo V in Italia.

Lo stato dei Presdi, il Napoletano, la Sardegna e il


Milanese, assieme al ducato di Mantova, passano
allAustria.

La Sicilia viene assegnata a Vittorio Amedeo II di Savoia.


La Pace di Vienna (1738)

Nel 1733-38 la guerra di Successione polacca fu combattuta quasi


interamente in Italia.
Con la Pace di Vienna (1738), che la concluse, Carlo Emanuele III
di Savoia (1730-73) ottenne i distretti di Novara e Tortona e il
territorio delle Langhe.
I regni di Napoli e di Sicilia furono sottratti allAustria e assegnati
al figlio di Filippo V e di Elisabetta Farnese, don Carlos.
Il granducato di Toscana, dove nel 1737 lultimo dei Medici, Gian
Gastone, era morto senza eredi, pass a Francesco Stefano di
Lorena, marito della futura imperatrice Maria Teresa dAsburgo.
Infine il ducato di Parma e Piacenza pass sotto il dominio
dellAustria.
Guerra di Successione austriaca
(1740-48)

Nel 1748 la Pace di Aquisgrana, che pose fine alla, port il


confine dello Stato di Carlo Emanuele III fino al Ticino e
sottrasse allAustria il ducato di Parma, Piacenza e
Guastalla per conferirlo al secondo figlio di Elisabetta
Farnese, don Filippo.
Nel 1768 la Repubblica di Genova vendette alla Francia la
Corsica, da tempo in stato di endemica rivolta contro il
dominio genovese.
Dopo la Pace di Aquisgrana, per un cinquantennio lIitalia
cess di essere il campo di battaglia delle potenze
europee.
Come appariva la penisola italiana
alla fine delle guerre di successione
Nonostante tutto ci furono
miglioramenti per lItalia

Il dominio straniero non si traduce in esosa tirannide,


ma promuove un sensibile sviluppo in diversi settori
della vita sociale.

Il Paese, attraverso grandi riforme, entrer nellalveo


della moderna civilt europea.
A Nord

LAustria si giova di un apparato amministrativo ordinato e


corretto, provvede a rianimare lagricoltura, lindustria e il
commercio, in una regione dissestata dai precedenti anni di
malgoverno spagnolo.
Coinvolge la borghesia, classe sociale che i governanti
spagnoli avevano emarginata.
In questi anni la Lombardia vede aumentare la propria
popolazione, non patisce carestie, comincia ad inserirsi nel
gioco delleconomia europea.
Dar vita ad una classe di intellettuali che sapr accogliere
e originalmente rivivere il messaggio dellIlluminismo.
A Sud

Allavvento di Carlo di Borbone, Napoli era sovrappopolata e


si sosteneva grazie alla presenza degli uffici governativi. Cos,
Napoli sottraeva risorse al resto del Regno: il mantenimento
della capitale, la pi popolosa dEuropa dopo Parigi,
immiseriva soprattutto le province, ed i contadini erano
spesso costretti a emigrare nella metropoli, aumentandone la
massa di diseredati. Il Regno di Napoli mancava quasi
completamente di strade, osteggiate in passato perch
ritenute pericolose in caso di invasione turca. In questo
contesto, lazione del giovane Carlo di Borbone fu
decisamente volta sia a generare lavoro e benessere, sia a
favorire il ripopolamento delle campagne e degli hinterlands.
Carlo aveva coraggio e spirito innovativo, doti che gli
resero ben presto un posto di spicco nel piatto mondo
del '700. Impressionante fu l'opera di ricostruzione di
interi quartieri obsoleti, di realizzazione di ospedali,
chiese, giardini, di magnifici palazzi. Si pensi al Teatro di
San Carlo, alla Reggia di Caserta, a quella di
Capodimonte, dove nel 1743 nel grandioso parco
nacque la celebre fabbrica di porcellane. Diede poi vita
al Museo Borbonico e relativa galleria, ecc.
Situazione negli stati italiani liberi dal
dominio straniero

Gli stati italiani liberi dal dominio straniero appaiono


assai pi retrogradi:
La monarchia sabauda non avverte il bisogno di
riammodernamento dellapparato statale.
Venezia volge verso il tramonto.
La Chiesa sempre pi chiusa nelle sue rigide
strutture feudali. Un clero sempre pi corrotto,
unaristocrazia molle e parassita, una plebe affamata
e turbolenta.
Un possibile quadro morale
dellepoca

La borghesia appare operosa ed aperta al progresso, ma


non insensibile ai valori pi saldi della tradizione.
Laristocrazia invece appare molle e parassita, dedita ai pi
squallidi costumi.
tipico il fenomeno del cicibeismo, o cavalier servente, vera
e propria legittimazione delladulterio in quanto per gran
parte della giornata, tale individuo, prendeva il posto del
marito affianco alla dama.
Labatino da salotto.
Il tutto sar presentato nellopera del Parini Il giorno che
mira a rappresentare in modo satirico, attraverso l'ironia,
l'aristocrazia decaduta di quel tempo
Una prima reazione razionale di
comunicazione poetica

Con il modificarsi degli equilibri della societ si


intravedono nuovi modelli culturali.

LACCADEMIA DELLARCADIA
L'Accademia dell'Arcadia

Nella letteratura l'Arcadia ha sempre rappresentato una


terra idealizzata, dove uomini e natura vivono in perfetta
armonia.
divenuta l'ambientazione della poesia bucolica: Virgilio
ambient le sue composizioni in tempi antichi, e
l'ambientazione fu ripresa nel rinascimento, per esempio
da Jacopo Sannazaro.
Nel 1690 a Roma fu fondata, intesa come circolo letterario
che sosteneva il classicismo a discapito del barocco.
A causa del
suo
isolamento,
dato dal
carattere
montano del
suo territorio,
l'Arcadia
sembra
essere stata
un rifugio
culturale.
Lo Stemma
La fondazione dellAccademia

Fondata a Roma nel 1690 da Gian Vincenzo Gravina e da


Giovanni Mario Crescimbeni coadiuvati nell'impresa
anche dal torinese Paolo Coardi, in occasione
dell'incontro nel convento annesso alla chiesa di San
Pietro in Montorio di quattordici letterati appartenenti
al circolo letterario della regina Cristina di Svezia.
Cristina di Svezia Gian Vincenzo Gravina Giovanni Mario Crescimbeni
L'aneddoto della fondazione

Andando un giorno a diporto il colto e geniale drappello ne'


suburbii di Roma, e recitando alterne rime all'ombra delle
piante ed al mormorare de' rivoli, un de' compagni sorse
enfaticamente a dire: "Pare che noi facciamo rivivere l'antica
Arcadia". Baretti chiama irrisoriamente magiche tali
espressioni, poich destarono esse il pensiero di fondare
un'accademia col nome di Arcadia. Quattordici furono
gl'istitutori di questa societ.
(Giovanni Battista Corniani, I secoli della letteratura italiana dopo il suo risorgimento, Torino,
1855, Vol. IV pag. 214)
Il programma letterario

I fondatori, grandi uomini, della benemerita e celebre Accademia


d'Arcadia ebbero per principal scopo nel prendere i nomi egli usi
de' greci pastori e persino il loro calendario, di romper guerra alle
gonfiezze del secolo, e ritornare la poesia italiana per mezzo della
pastorale alle pure e belle sue forme. Fingendosi pastori,
immaginandosi di vivere nelle campagne, bandito ogni fasto, tolto
fra loro ogni titolo di preminenza, studiando ne' classici greci, latini,
e italiani, vennero naturalmente da s stesse a cadere quelle
ampollose metafore, que' stravolti concetti, e quello smodato lusso
di erudizione, che formava la delizia non de' poeti soltanto, ma
eziandio de' pi applauditi oratori sagri, e su cui stoltamente si
riponeva la sede del sublime e del bello.
(Gaetano Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni,
Venezia, 1852, Vol. LIV, pag. 7)
I caratteri letterari dell'Accademia furono il
centro propulsore di un rinnovamento non solo
letterario, ma anche culturale. Questo
ambizioso progetto era sostenuto dalla sua
concezione della poesia come veicolo rivelatore
di verit essenziali.
Propose come modelli letterari Omero e Dante.

Fu una reazione al disordine barocco ripristinando il buon gusto.

Proponevano un certo classicismo con una poesia chiara,

regolare di matrice petrarchesca.

Ci si prefisse di creare una nuova poesia classicheggiante,

semplice e aggraziata.
Custodi generali dell'Arcadia

Giovanni Mario Crescimbeni (Alfesibeo Cario, 1663-1728)


Francesco Lorenzini (dapprima Filacida Eliaco, poi Filacida Luciniano, 1680-1743).
Michele Giuseppe Morei (Mireo Roseatico, 1695-1767). Fu in carica dal 1743 al 1766.
Giuseppe Brogi (Acamante Pallanzio)[10], morto il 7 agosto 1772.
Gioacchino Pizzi (Nivildo Amarinzio) custode fino all'8 settembre 1790
Luigi Godard (Cimante Micenio) dal 1790 al 1824.
Loreto Antonio Santucci (Larindo Tesejo, m. 1845), dal 1824 fino al 1828.
Gabriele Laureani (Filandro Gerometeo, 1788-1850), dal 1829 fino al 1850.
Paolo Barola (Cratildo Lampeo) (1788-1863), fino al 1863.
Fabio Sorgenti (Sergesio Timbreo), custode per 8 mesi tra il 1854 e il 1855.
Antonio Somai (Ortodico Calcidiense), fino al 1869.
Stefano Ciccolini (Agesandro Tresporide) fino al 1888.
Agostino Bartolini (Eristeno Nassio, 1839-1916)
Enrico Salvadori (Licando Clidonio), fino al luglio 1924.
Nicola Festa (Maronte Larisseo), fino al 1940
Luigi Pietrobono (Edelio Echeo), fino al 1953
Pietro Paolo Trompeo (Diodoro Milesio), dal 1954 al 1958
Alfredo Schiaffini (Antimaco Erimanteo), fino al 1971.
Francesco Gabrieli (Agastene Licio), fino al 1985.
Aulo Greco (Callistene Argolico), dal 1985.
Le colonie arcadiche

Colonia Forzata fondata in Arezzo nell'Accademia dei Forzati il 3 gennaio 1692


Colonia Camaldolese fondata nella Religione dei Monaci Camaldolesi il 15 ottobre
1694
Colonia Animosa fondata in Venezia il 29 aprile 1698
Colonia Renia fondata in Bologna il 29 aprile 1698. Motto: Matris se subjicit umbrae
Colonia Elvia fondata in Macerata il 18 giugno 1698. Motto: Cibo altro non vuole
Colonia Ferrarese fondata in Ferrara il 23 marzo 1699
Colonia Fisiocritica fondata in Siena nell'Accademia dei Fisiocritici il 19 gennaio 1700.
Motto: Veris quod possit vincere falsa
Colonia Metaurica fondata in Urbino il 28 febbraio 1701. Motto: Micat inter omnes
Colonia Alfea fondata in Pisa il 24 maggio 1700
Colonia Crostolia fondata in Reggio nell'Emilia il 2 agosto 1703. Motto: Non portano
gi guerra a' nostri carmi
Colonia Sebezia fondata in Napoli il 17 agosto 1703
ETC ETC
Compositori e Musicisti

Arcangelo Corelli col nome arcadico di Arcomelo Erimanteo

Francesco Gasparini col nome arcadico di Anfriso

PetronioAlessandro Marcello col nome arcadico di Eterio

StinfalicoBenedetto Marcello col nome arcadico di Driante

SacreoBernardo Pasquini col nome arcadico di Protico Azeriano

Alessandro Scarlatti col nome arcadico di Terpandro Azeriano

Giuseppe Valentini (1681-1753), col nome arcadico di Euginaspe Leupinto


Tra critica ed erudizione

Erudizione e cultura nel


Settecento
Tutto ha origine con il razionalismo
cartesiano

Cartesio (Francia 1596-1650) il fondatore del Razionalismo :

la ragione unico strumento di conoscenza e quindi come strumento


per raggiungere la verit.

Egli esalt il metodo del dubbio. Arriva a dubitare di tutta la realt


circostante, per poi arrivare a definire una certezza di cui non si pu
dubitare.

Il cogito ergo sum la certezza che ha l uomo di esistere nel


momento in cui pensa, e rappresenta il primo mattone della
conoscenza secondo il metodo del dubbio di Cartesio.
Ludovico Antonio Muratori

Nato nell'allora Ducato di Modena e Reggio da


famiglia contadina, sin da fanciullo dimostr una forte
passione per gli studi.
Studi grammatica a Vignola; poi, dal 1685, lettere a
Modena dai Gesuiti, quindi filosofia e diritto nel
Collegio dei Nobili di San Carlo, conseguendo le lauree
in entrambe le discipline, rispettivamente nel 1692 e
nel 1694.
Si dedic cos volontariamente allo studio della lingua greca.
Lesse gli autori italiani e della classicit greca e romana, e se
inizialmente fu ostacolato dalla ristrettezza di testi e
strumenti, fu poi accolto favorevolmente dal bibliotecario
ducale Benedetto Bacchini, storico d'orientamento maurino
ma anche sincero cristiano in qualit di abate del monastero
di San Pietro in Modena, e a cui Muratori testimoni di
dovere molto sia nel campo dello studio che in ambito
religioso; al seguito del "maestro" si immerse nella
letteratura patristica, pi in generale ecclesiastica, religiosa,
tessendo in pochi anni una fitta corrispondenza con i
principali intellettuali bolognesi e modenesi.
La concezione filosofica del Muratori

Ogni campo del sapere deve avere come scopo :

la ricerva del VERO

la seria RIFLESSIONE CRITICA

La filologia umanistica si propone di esplorare i fondamenti del


sapere storico, di indagare la credibilit dei testi e dei documenti
trasmessi dalla tradizione, e non arretrare nemmeno di fronte alla
Sacra Scrittura.
Una grande scoperta

Il Canone muratoriano probabilmente la pi antica


lista dei libri del Nuovo Testamento.
Fu scoperto in un manoscritto dell'VIII secolo, scritto
probabilmente a Bobbio e appartenente alla
Biblioteca Ambrosiana, da Ludovico Antonio Muratori
e fu pubblicato nel 1740. Successivamente, nel 1897,
furono trovati quattro frammenti del Canone in
quattro manoscritti dell'abbazia di Montecassino,
datati all'XI e al XII secolo.
Il testo originale ed il suo contenuto

L'autore anonimo accetta quattro vangeli, di


due fatto il nome (Luca e Giovanni), degli
altri due non , invece, pi leggibile l'autore.
L'autore del testo accetta pure gli Atti degli
apostoli e tredici delle lettere di Paolo, ma
non la Lettera agli Ebrei, oggi canonica. Egli
ritiene apocrife la Lettera ai Laodicesi e la
Lettera agli Alessandrini, attribuite a Paolo;
la seconda sarebbe stata composta dai
Marcioniti. Accetta la lettera di Giuda e due
delle lettere che portano il nome di
Giovanni. Nel testo si fa riferimento e si
accettano pure sia lApocalisse di Giovanni
Perch la cosa risulta essere
importante?
La nascita della storia della
letteratura

questo il periodo in cui studiosi ed eruditi individuano linee


di sviluppo, percorsi di trasformazione nelle vicende
letterarie. Cos raccolgono notizie storiche, biografiche,
bibliografiche sugli autori, le opere e i generi.

Giovan Mario Crescimbeni, Istoria della volgar poesia, 1698

Girolamo Tiraboschi, Storia dellaletteratura italiana, (18772-


82, in 9 tomi)
La filosofia della storia come
strumento scientifico di conoscenza
delluomo
Giambattista Vico
Filosofo (Napoli 1668 - ivi 1744). Terzultimo degli otto figli di Antonio,
modestissimo libraio, e di Candida Masullo, dotato di un carattere che egli
stesso definiva "melanconico ed acre", di debole e delicata costituzione, entr
all'et di dodici anni nel collegio gesuita "a Ges vecchio" per frequentarvi la
seconda classe di grammatica. Lasciata la scuola, si mise a studiare per proprio
conto i testi logici di Pietro Ispano e Paolo Veneto, impresa che si rivel ben
presto superiore alle sue forze e che abbandon, interrompendo gli stud per
pi di un anno. Tornato al collegio gesuita per seguire le lezioni del filosofo
scotista Giuseppe Ricci, ma nuovamente insoddisfatto, attese per proprio
conto allo studio della metafisica di F. Suarez. Per assecondare un desiderio
del padre che lo voleva giurista, frequent per un paio di mesi le lezioni private
di Francesco Verde e si iscrisse per tre anni, dal 1688 al 1691, ma senza seguirne
i corsi, alla facolt di giurisprudenza dell'universit di Napoli. Consegu poi la
laurea, forse a Salerno, tra il 1693 e il 1694.
Premesse

I CARTESIANI
Per i cartesiani le sole scienze feconde di certezza conoscitiva
erano la matematica e la geometria, perch fondate su
rigorosi criteri logico-razionali.

VICO
Per Vico, invece, quelle scienze sono impotenti a conoscere la
psicologia delluomo in quanto ha una parte istintiva ed
irrazionale, e neppure sono in grado di attingere il segreto del
mondo fisico, giacch condizione alla conoscenza piena di
una cosa laverla creata;
Cosa luomo pu veramente
indagare?

Non il mondo fenomenico che non creatura umana,


ma divina;

Solo il mondo della storia, in quanto costruito non dal


caso, e neppure dal Fato, ma dalluomo, pu essere
conosciuto dallumana intelligenza.
Le et della storia

Nella sua opera La Scienza Nuova ricostruisce dai


primordi litinerario storico dellumanit.

Distingue in esso tre et :

Let degli dei


Let degli eroi.
Let degli uomini.
Corrispondenti a tre fasi dellevoluzione organica dellessere
umano, ossia:

Allinfanzia.
Alla fanciullezza.
Alla maturit.

e a tre facolt della vita di lui:

Al senso.
Alla fantasia.
Allintelletto.
Corrispondenti a tre fasi dellevoluzione organica dellessere umano, ossia:

Allinfanzia.
Alla fanciullezza.
Alla maturit.

e a tre facolt della vita di lui:

Al senso.
Alla fantasia.
Allintelletto.

Gli uomini prima sentono senza avvertire, dappoi awertiscono con


animo perturbato e commosso, finalmente riflettono con mente pura
Et degli di

Il Vico afferma che nellet degli di


luomo tutto senso (com appunto
linfante) e senza esercitare n lintuito
fantastico, n il sentimento n la ragione,
erra come un bestione per la terra, in
unottusa selvatichezza.
Et degli eroi

Nellet degli eroi, luomo tutto fantasia e


sentimento. Uscito dalla ferinit attraverso la
scoperta del valore sociale delle istituzioni
matrimoniali, giuridiche, religiose, egli vive immerso,
come i fanciulli, in una sorta di stupore poetico, si
esprime in un linguaggio immaginoso e creativo,
inventa favole e miti per interpretare se stesso e il
mondo che lo circonda.
Et degli uomini

Nellet degli uomini, dominando sovrana la


ragione, luomo, non pi poeta ma filosofo e
scienziato, indaga con lucida e fredda
intelligenza su ogni cosa e si esprime in un
linguaggio analitico, preciso, razionale, senza
pi lievito fantastico e sentimentale.
Corsi e ricorsi storici

Queste tre et, alle quali corrispondono tre diversi


costumi, tre diversi governi, tre diversi diritti naturali, si
ripetono attraverso i secoli, per cui ai corsi seguono
puntualmente i ricorsi, e ciascuna nazione, compiuto il
corso, lo ricorre, nel senso che, giunta allapice del
progresso razionale, inizia a corrompersi (il Vico parla di
sfrenata libert dei popoli liberi) sino a precipitare in
una nuovi barbarie, da cui verr via via svincolandosi per
un nuovo progresso.
La Provvidenza

Ci avviene perch le umane vicende sono, secondo il Vico,


regolate dalla Provvidenza, che egli sembra concepire non nel
senso religioso tradizionale, ma in quello moderno di
necessit storica, secondo cui tutto ci che o che e stato
tappa necessaria nel divenire incessante di quella creazione
umana che la storia.
Per effetto di questa teoria tutti i momenti dell'iter umano
vengono rivalutati come necessari anelli della catena storica.
Il teatro nel 700
Innovazione e riforma
Pietro Metastsio
(Roma, 3 gennaio 1698 Vienna, 12 aprile 1782)

Cenni sulla vita:


Pietro Antonio Domenico Bonaventura Trapassi nacque a Roma da
Felice Trapassi, modesto bottegaio.
Si dice che Pietro, ancora bambino, attirasse a s la folla recitando
versi improvvisati su tema dato. Nel 1709 in un'occasione simile si
fermarono ad ascoltarlo due signori distinti: Gian Vincenzo Gravina,
noto letterato e giurista, nonch fondatore dell'Accademia
dell'Arcadia, e Lorenzini, un critico di una certa fama. Gravina fu
attratto dal talento poetico e dal fascino del ragazzo e dunque ne
fece il suo protetto. Il padre Felice era ben lieto di dare al figlio la
possibilit di ricevere una buona educazione e di poter entrare
nell'alta societ.
Gravina ellenizz il cognome di Pietro Trapassi in "Metastasio" e, nell'intento di
farlo diventare un giurista, inizi a impartirgli lezioni di latino e di diritto. Allo
stesso tempo coltiv il suo talento letterario e mise in mostra il giovane prodigio
nella sua casa e presso varie congreghe romane. Ben presto Metastasio si trov
in competizione con i pi celebri improvvisatori d'Italia.
I giorni trascorsi in numerosi studi e le serate dedicate alle attivit
d'improvvisazione in ottanta strofe furono assai rovinosi per la salute di Pietro e
sottoposero a tensione la sua facolt poetica.
In questo momento critico Gravina dovette recarsi in Calabria per affari. Decise di
portare con s il suo giovane allievo per farlo esibire nei circoli letterari di Napoli,
affidandolo alle cure di un suo parente di Scalea, il filosofo Gregorio Caloprese.
L'aria di mare (Scalea si trova sull'omonimo promontorio, in Calabria) fu cosa
buona per il giovane Metastasio, tant' che la sua salute si rivitalizz. Gravina
dunque comprese che non doveva pi farlo improvvisare, se non in occasioni
importanti, in modo che, una volta completata la sua educazione, potesse
entrare in competizione con i pi grandi poeti.
Nel 1722 il compleanno dell'imperatrice Elisabetta Cristina di Brunswick-
Wolfenbttel fu celebrato con il massimo degli onori, quindi il vicer incaric
Metastasio di scrivere una serenata per l'occasione. Egli accett l'ingaggio, a
patto che l'autore rimanesse anonimo. Sotto questa condizione Metastasio
produsse Gli orti esperidi, che fu messo in musica da Nicola Porpora e cantato da
un allievo dello stesso, il castrato Farinelli, il quale fece uno spettacolare debutto
e si leg al Metastasio con una calorosa amicizia fraterna tanto da chiamarlo
"gemello caro" nelle sue numerose lettere al librettista, ricevendo i migliori
applausi.
La primadonna Marianna Bulgarelli, detta La Romanina (per via della citt di
nascita), la quale interpretava Venus nel dramma, non si dette pace sino a che
non ebbe scoperto l'autore. La Romanina persuase il poeta a rinunciare alla
propria carriera legale e promise di assicurargli fama ed autonomia, qualora
avesse voluto dedicare il proprio talento al dramma musicale.
Presso la casa de La Romanina Metastasio inizi a conoscere i pi grandi
compositori del tempo, tra i quali Porpora, dal quale prese lezioni di musica,
Johann Adolf Hasse, Giovan Battista Pergolesi, Alessandro Scarlatti, Leonardo
Vinci, Leonardo Leo, Francesco Durante e Benedetto Marcello; tutti questi
saranno destinati in futuro a mettere in musica i suoi lavori. Qui inoltre studi
l'arte del cantare e impar ad apprezzare lo stile di interpreti come Farinelli.
Dotato di uno straordinario talento per la composizione e di un senso per la
poetica, non trov nessuna difficolt nello scrivere le sue opere.

Nel settembre del 1729 ricevette ed accett l'offerta per il posto di poeta di corte
al teatro di Vienna, con uno stipendio di 3000 fiorini. La Romanina
altruisticamente lo mand per la via della gloria. Lei tenne comunque a suo
carico la famiglia di Pietro a Roma, in modo che egli potesse stabilirsi in Austria.
A Vienna Metastasio non incontr un forte successo sociale, giacch la sua
nascita non nobile lo escludeva dai circoli dell'aristocrazia. Per ovviare a questa
mancanza intraprese una relazione intima con la contessa Marianna Pignatelli di
Althann, cognata della sua passata patrona, la principessa Belmonte Pignatelli, la
quale aveva perso il marito ed era stata a lungo la favorita dell'imperatore. Il
rapporto tra lei e Metastasio fu cos intenso che si credeva che si fossero sposati
segretamente.

La Romanina, stanca della sua assenza, gli domand di ottenere un ingaggio al


teatro di corte. Metastasio confuso e stanco di lei, le scrisse dissuadendola nel
progettare visite a Vienna. Il tono della lettera l'allarm e irrit. Sembra che ella
fosse partita da Roma, ma mor improvvisamente lungo il tragitto. Dato che suo
marito era gi deceduto, Metastasio eredit tutto il suo patrimonio, ma a causa
dell'affanno e del rimorso per la morte della Romanina rinunci al lascito.
Dal 1745 in avanti egli scrisse poco, anche se le sue cantate risalgono a questo
periodo, cos come la canzonetta Ecco quel fiero istante, che godette di
larghissima fortuna. Nel 1755 mor la contessa Althann e Metastasio ridusse i suoi
rapporti sociali ai soli visitatori che andavano a trovarlo. Ormai afflitto
dall'avanzare della sua vecchiaia e dalla perdita della sua vena poetica visse gli
ultimi anni della sua vita rimanendo pressoch inattivo. Durante questo periodo
fu maestro dell'allora giovane arciduchessa Maria Antonietta, futura regina di
Francia, la quale pur non conoscendo bene n il tedesco n il francese, parlava un
ottimo ed elegante italiano, grazie al suo illustre insegnante. Il 3 settembre 1768
fu eletto accademico della Crusca. Mor nel 1782, lasciando una fortuna di 130.000
fiorini ai figli dell'amico Martines. Era infatti sopravvissuto a tutti i suoi parenti in
Italia. Fu sepolto nella cripta della chiesa di San Michele a Vienna e nella chiesa
dei Minoriti sta una sua lapide sepolcrale e un grande busto.
significativo ricordare che
Metastasio ha scrittoben 27
melodrammi nel corso di quasi 50
anni di attivit teatrale.
Il Melodramma

MELODRAMMA deriva dal greco (melos) canto


e (drama) dramma.
Nella terminologia musicale italiana questa voce
designa uno spettacolo teatrale d'argomento "serio",
nel quale il testo letterario, quasi sempre in versi
(detto anche libretto) interamente cantato, su
accompagnamento strumentale.
La lingua italiana era ancora molto diffusa in Europa
grazie soprattutto al melodramma e ai libretti, che ne
costituivano l'elemento narrativo. La scrittura,
distinta in recitativi (l'azione e il dialogo vero e
proprio) e arie (situazioni pi liriche e musicali),
esaltava il valore spettacolare e fantasioso del testo
scenico.
La reazione razionalistica, interessata ai valori morali e
comunicativi della parola, criticava il melodramma
tacciandolo di artificio e di grossolanit espressiva
rispetto alle esigenze dello spettacolo e della musica.
Ne chiedeva dunque una riforma, per quanto il
melodramma continuasse a riscuotere un enorme
successo. D'altra parte, n le varie condanne (fra le
migliori, quelle del Gravina e del Muratori), n la satira
del mondo della musica e dello spettacolo (per
esempio, Il teatro alla moda, 1720, di Benedetto
Marcello, 1686-1739), avrebbero potuto scalfire una
delle forme espressive di maggiore respiro
internazionale. Una riforma fu tentata da Apostolo
Zeno (1669-1750), poeta ufficiale della corte imperiale
di Vienna, e dal librettista Pietro Pariati (1665-1733).
Ma solo Metastasio riusc a esprimere una
mediazione per cui la preminenza del libretto sulla
musica non riduceva ma forse esaltava il fascino della
musica e dello spettacolo. La limpidissima facilit dei
suoi testi, la levigatezza di un'analisi psicologica che
include sornionamente l'idea di vita come "inganno e
finzione", sono prospettive liriche in cui la fragrante
chiarezza dello spettacolo musicale settecentesco
trova il suo migliore equilibrio.
Le caratteristiche del Melodramma
del Metastasio

Metastasio rinnov il melodramma, trasformandolo in una dimensione di pura


fantasia, dove parole e musica vengono fusi armonicamente. Il tradizionale
bagaglio mitologico (si pensi anche agli ottimi risultati di Metastasio nel genere
delle "feste teatrali" e delle "azioni sacre") fu vivificato dalla sensibilit
settecentesca, fatta di una continua oscillazione tra lucidit razionale e
sollecitazioni del sentimento. Metastasio utilizza tutte le risorse della tradizione
teatrale per dare valore a quelle motivazioni psicologiche che spesso prendono il
posto dell'azione, talvolta macchinosa e artificiale. I suoi eroi si muovono in una
dimensione volutamente irreale e trovano la loro massima espressione nelle
"ariette" conclusive delle scene, in cui vengono tirate le fila dell'azione, mentre
la sfera dei sentimenti viene esplorata in maniera da metterne in risalto le
contraddizioni, senza tuttavia trasmettere allo spettatore la drammaticit del
conflitto.
Goldoni
La riforma della commedia
Carlo Osvaldo Goldoni
(Venezia 1707 Parigi 1793)

stato un drammaturgo, scrittore, librettista


e avvocato italiano, cittadino della
Repubblica di Venezia.
Goldoni considerato uno dei padri della
commedia moderna e deve parte della sua
fama anche alle opere in lingua veneta.
La sua dichiarazione programmatica recita:
Il primario e pi nobile oggetto della
commedia correggere il vizio
Cenni biografici

Nacque a Venezia il 25 febbraio 1707, da una famiglia


borghese di origini modenesi per parte dei nonni
paterni. In difficolt finanziarie in seguito agli sperperi
del nonno paterno Carlo Alessandro, il padre Giulio si
trasfer a Roma per studiare medicina, lasciando Carlo
con la madre Margherita Salvioni. Pare non fosse
riuscito a conseguire la licenza di medico, ma divenne
comunque farmacista ed esercit la professione a
Perugia, richiamando a s tutta la famiglia.
Goldoni si form dapprima presso un precettore, quindi fu
in collegio dai gesuiti a Perugia e poi dai domenicani di
Rimini, infine ancora con un insegnante privato, il
domenicano Candini.
Nel 1734 incontr a Verona il capocomico Giuseppe Imer e
con lui torn a Venezia dopo aver ottenuto l'incarico di
scrivere testi per il teatro San Samuele, di propriet
Grimani. In questo periodo nacquero le prime
tragicommedie scritte da Goldoni per questa compagnia a
partire da Il Belisario del 1734 fino al Giustino del 1738.
Seguendo a Genova la compagnia Imer, conobbe e spos
Nicoletta Conio. Con lei Goldoni torn a Venezia.
Giunto a Parigi nel 1762, Goldoni ader subito alla politica
francese, dovendo anche affrontare varie difficolt a causa
dello scarso spazio concesso alla Commedia Italiana e per le
richieste del pubblico francese, che identificava il teatro
italiano con quella commedia dell'arte da cui Goldoni si era
tanto allontanato. Goldoni riprese una battaglia di riforma: la
sua produzione presentava testi destinati alle scene parigine
e a quelle veneziane.
Goldoni insegn l'italiano alle figlie del re di Francia Luigi XV
a Versailles e nel 1769 ebbe una pensione di corte. Tra il
1771 e il '72 scrive due opere Le bourru bienfaisant e
L'avare fastueux
La rivoluzione francese sconvolse la sua vita e, con la
soppressione delle pensioni, che gli erano state concesse
dal re, mor nella miseria il 6 febbraio 1793, 19 giorni prima
di compiere 86 anni.
Le sue ossa sono andate disperse. Il giorno dopo la morte,
la Convenzione decretava che la pensione gli fosse
restituita e che di conseguenza andasse alla moglie
vedova.
La Riforma Teatrale

La commedia dellarte
Le rappresentazioni non erano basate su testi scritti ma
dei canovacci, detti anche scenari; inizialmente erano
tenute all'aperto con una scenografia fatta di pochi
oggetti. Le compagnie erano composte da dieci persone:
otto uomini e due donne. All'estero era conosciuta come
Commedia italiana.
Nella loro formula spettacolare, i comici della Commedia
dell'Arte introdussero un elemento nuovo di portata
dirompente e rivoluzionaria: la presenza delle donne sul
palcoscenico.
Spesso la denominazione veniva sostituita con altre:

commedia all'improvviso (o improvvisa);


commedia a braccio;

Il nome arte nel Medioevo significava mestiere,


professione. Quello del teatrante, infatti, era un vero e
proprio mestiere. Bisogna, per, specificare che era considerato
come tale, non per le compagnie amatoriali, ma solo per quelle
compagnie associate che venivano riconosciute dai ducati e
avevano un vero e proprio statuto di leggi e regole.
Grazie a queste ultime, le compagnie associate sottomettevano
le altre che venivano definite ruba piazze.
La commedia dell'arte affonda le sue radici
nella tradizione dei giullari e dei saltimbanchi
medievali che, in occasione di ricorrenze
festive o del carnevale, allietavano corti e
piazze con farse, mariazzi (grottesche
scenette di vita matrimoniale), barcellette
(da cui la moderna barzelletta), raccontate e
mimate da attori solisti, e con il loro
ridicoloso modo di parlare, muoversi e
vestirsi.
La recitazione assunse una nuova struttura e
i testi da recitare si limitavano ad un
canovaccio, dove veniva data una narrazione
di massima indicativa di ci che sarebbe
successo sul palco.
La riforma goldoniana

Nella commedia dell'arte esistevano le maschere, perch i


personaggi avevano dei caratteri fissi: Pantalone era il
vecchio brontolone e avaro; Arlecchino , il servo astuto (o
sciocco come Brighella).
La commedia dell'arte piaceva molto. Le compagnie italiane,
molto brave, venivano chiamate a recitare anche all'estero,
alle corti d'Europa; sebbene antiletteraria, la Commedia
dell'Arte influenz drammaturghi come Shakespeare e
Molire e poi lo stesso Goldoni, che con la sua riforma del
teatro elimin il cattivo gusto della commedia dell'arte, abol
gradualmente l'uso delle maschere e sostitu il canovaccio
con un copione.
Classi sociali

Goldoni aspira ad un pacifico mondo razionale (ottimismo di


matrice razionalistico-illuminista):
accetta le gerarchie sociali, distinguendo i diversi ruoli della
nobilt, della borghesia e del popolo. Conscio dei conflitti
che possono sorgere tra le varie classi, dando spazio nel
suo teatro al conflitto tra nobilt e borghesia;
secondo Goldoni, un uomo si pu realizzare
indipendentemente dalla classe cui appartiene, attraverso
l'onore e la reputazione di fronte all'opinione pubblica;
Ogni individuo se onorato accetta il proprio posto nella
scala sociale e rimane fedele ai valori della tradizione
mercantile veneziana: onest, laboriosit;
Goldoni animato dall'amor di verit, abbandona
la scrupolosa unit del luogo o quelle che
definisce stiticit, come l'imposizione di
impedire che pi di quattro personaggi parlino
in una medesima scena. Inevitabile il ripudio
della Commedia dell'arte e dell'imitazione degli
antichi. Ne consegue il rifiuto di personaggi fissi
stereotipati e di intrecci quasi obbligati.
Scomparse le maschere, nacquero i caratteri e
gli eventi ispirati alla vita semplice e modesta,
borghese o popolana.
Unit aristoteliche

unit di luogo: svolgersi cio in un luogo unico, nel


quale i personaggi agissero o raccontassero le
vicende accadute.
unit di tempo: la pi comune interpretazione di
questa norma fu che l'azione dovesse svolgersi in
un'unica giornata dall'alba al tramonto.
unit di azione: il dramma doveva comprendere
un'unica azione, con l'esclusione quindi di trame
secondarie o successivi sviluppi della stessa
vicenda.
Le opere pi significative

La bottega del caff

Quest'opera delinea il ritratto di una piazzetta veneziana,


animata dalla presenza di una bottega di caff e di altri locali
che permettono ai personaggi un vivace gioco di entrate e di
uscite. Questo movimento assume un significato opposto per
i due personaggi principali: il caffettiere Ridolfo, uomo
onorato, ed il nobile spiantato don Marzio. La vicenda si
conclude con la vittoria del bene e l'espulsione di don Marzio
dalla scena.
La locandiera

Il capolavoro degli anni fra il 1750 ed il 1753, e forse la sua opera pi famosa,

La locandiera. Mirandolina, locandiera fiorentina, esuberante, complessa,

affascinante, sempre lucida e capace di autocontrollo, domina la

commedia superando ogni ostacolo per fare a proprio modo, badare ai

propri affari di locandiera, assicurandosi tranquillit, agi, e mirando ad un

costante equilibrio tra reputazione, interesse e libert, senza andare in

sposa ai tanti uomini rimasti da lei affascinati. Gli altri personaggi, pi

semplici, ma ben individuati, fanno risaltare la figura della protagonista. La

locandiera chiude una fase dell'arte goldoniana.