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«Le basti l’esperienza della fede.

È tanto bella»
Una lettera di Hans Urs von Balthasar del 1976. È indirizzata a Giorgio
Mazzanti, allora giovane studente e oggi professore di teologia, il quale
aveva chiesto chiarimenti e consigli al grande teologo svizzero
Una lettera di Hans Urs von Balthasar con un’introduzione di Lorenzo Cappelletti

A dispetto dei capelli tutti bianchi don Giorgio Mazzanti è un giovane professore di
teologia. Tiene alcuni corsi presso la Facoltà teologica dell’Italia centrale e presso la
Pontificia Università Urbaniana. Ha appena pubblicato per la EDB il secondo volume
de I sacramenti, simbolo e teologia, un trattato di teologia sacramentaria simbolica,
come lui stesso lo definisce. Sebbene abbia alle spalle una ricca produzione scientifica
e un impeccabile cursus studiorum (tesi dottorale col benedettino Jean Gribomont sulla
cristologia di Basilio Magno tutto letto e riletto in greco), non disdegna quanto di
interessante trova leggendo à tort et à travers; trova stantia infatti quella teologia
incapace di oltrepassare il recinto protetto della produzione specialistica. È così che si
è imbattuto nell’operetta autobiografica di Heinrich Schlier recentemente offerta
da 30Giorni ai suoi lettori. Sulla quale è stato prodigo di indicazioni, essendo
caratteristica del nostro, rara avis, di non essere geloso del suo sapere e del suo...
avere. Così, dialogando su Schlier e altri grandi ai quali in qualche modo siamo legati,
don Giorgio accenna a una sua lunga lettera con cui, giovane studente, chiedeva a von
Balthasar chiarimenti teologici e consigli spirituali. Von Balthasar gli indirizzò nel
maggio 1976 una cortese risposta che con altrettanta cortesia don Giorgio ci concede
di pubblicare integralmente. La lettera di von Balthasar getta luce, oltre che su alcuni
aspetti della vicenda biografica, soprattutto sull’attitudine semplice e confidente del
grande teologo. Che prega in modo «rudimentale», tanto che «non può insegnare nulla
di nuovo» sulla preghiera e «nemmeno sulla messa». «Le basti l’esperienza della fede,»
scrive «è tanto bella». Lui, l’uomo più colto di questo secolo, come fu definito, «legge a
caso quel che gli capita fra le mani», e accetta di imparare da un umile dottorando:
«devo rifare, d’altronde, un po’ di cristologia». À vous.

Basilea, 10 maggio 1976

Caro confratello,
Lei mi scrive lungamente, io devo limitarmi a poche parole. Grazie della critica
intelligente e di tutto ciò che dice di positivo.
Quanto alla teologia dei sessi: tutto ciò1 è vero, sul piano soprasessuale. A.2 ha scritto
un intero libro su questo.
Quanto ai nostri rapporti, non vi è nulla di torbido; lei era assolutamente naturale, piena
di forza morale, di rinuncia. E ciò che Le sembra “rarefatto” è dovuto in parte alla scelta
(abbastanza infelice) della signora Albrecht3 e in parte anche a una certa difficoltà
nell’esprimere il concreto che vedeva. Quando le chiedevo spiegazioni su una frase
oscura, tutto diventava chiarissimo.
Lasci pure che la gente parli. Le obiezioni si dissiperanno quando potrò offrire al
pubblico la massa degli scritti mistici, dove anche il nostro rapporto verrà in luce molto
chiaramente. Allora vedrà anche tutta la sua originalità! [Adrienne] non ha mai letto
cose mie (i testi sui Padri, per esempio). Vedrà anche il mio diario personale sulla mia
uscita dall’Ordine4. Ma bisognerà leggere tutto l’insieme, non un libro separato dal
resto, perché tutto si lega. Allora si dissiperà anche l’idea di “medium”5.
Le manderò qualche libro di A., un po’ alla volta.
La Chiesa dovrà seguire il cammino del Signore, certo, niente di più normale. Allora,
perché disperarsi? È duro essere sacerdoti oggi, ma ne vale la pena. Le basti
l’esperienza della fede, è tanto bella. E poi, la vita cristiana è conatus, non si può essere
soddisfatti di se stessi. Offrirsi al Signore («sume et suscipe»), senza riflettere sulle
proprie reticenze.
Ho una preghiera così rudimentale che non potrei insegnarLe nulla di nuovo, nemmeno
sulla messa. Cerchi di essere presente, ma in mezzo alla gente, con gli altri; non si tratta
di un “esercizio di pietà”.
Per quanto concerne lo studio, leggo a caso ciò che mi capita tra le mani, dal momento
che a Basilea non esiste una biblioteca cattolica.
Non sono sistemato convenientemente per ricevere lunghe visite di ospiti (sono
costretto a farli alloggiare in albergo, io stesso mangio presso il nostro Istituto
secolare6). Certo che sono occupato, essendo editore, scrittore e altro ancora, ma che
abbia fatto attendere Guardini è una vera e propria calunnia.
Forse potremmo vederci a Roma in occasione della seduta della Commissione teologica
a fine settembre. È solo una proposta. La vedrei volentieri anche qui, ma non potrei
concederLe molto tempo.Sono spesso assente. (Tutto il mese d’agosto sarò in montagna
col padre de Lubac. Senza contare le numerose conferenze, i ritiri, ecc.).
Sarei felice di vedere il Suo lavoro su san Basilio; Gribomont è un eccellente maestro
che ammiro. Ci dia presto questo testo! Devo rifare, d’altronde, un po’ di cristologia.
Ho solo poche foto di A. Le mando Erster Blick, vi sono le migliori.

Fedelmente Suo
Hans Balthasar

NOTE

1 Von Balthasar fa riferimento alla lettera di Mazzanti.


2 Adrienne von Speyr.
3 Barbara Albrecht aveva curato un’antologia degli scritti della von Speyr.
4 Von Balthasar era uscito dalla Compagnia di Gesù nel 1949.
5 Von Balthasar veniva accusato di sfruttare le qualità di sensitiva della von Speyr.
6 L’Istituto secolare “Johannes” fondato dallo stesso von Balthasar.

http://www.30giorni.it/articoli_id_14322_l1.htm