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Lintervista proibita e perduta di Messori a von Balthasar. In


esclusiva, dopo 30 anni
Posted on
23/05/2014

In esclusiva per Papalepapale la versione pi o meno integrale del libro-intervista


scomparso e messo al bando trentanni fa. Ossia la controversa intervista di
Vittorio Messori ad Hans Urs von Balthasar, dove il grande teologo svizzero fa
una critica serrata alla Chiesa post-conciliare, al progressismo (ma non risparmia
i lefebvriani), ma soprattutto, dopo aver preso le distanze dalloracolo Karl
Rahner, e ventilato una riforma tridentina dei seminari, riduce un budino Hans
Kng. La cui reazione fu violentissima. Fino alla messa al bando del libro, quasi
subito ritiraro e mandato al macero, fino alla damnatio memoriae e alla congiura
del silenzio finali. Ma colpisce ancora di pi il fatto che sembra fatta appena ieri:
la situazione non mutata. Vi riproponiamo qui, dunque, questo testo non raro,
ma introvabile. Donatoci direttamente dallautore, Vittorio Messori, con licenza di
pubblicarlo.
.

una presentazione di

Antonio Margheriti Mastino

Me dovreste aringrazi!

Me dovreste aringrazi s, invece de lamentavve sempre e d il mastino cos il


mastino col, il mastino stronzo e scrive pure le parolacce[e fra laltro una
calunnia]. Sciocchi. Mass, perch vi porto in dono una cosa che non avreste
immaginato, data per perduta, e pi che altro dimenticata, persino dal suo autore.

Sto parlando di un libricino edito intorno al settembre 1985, quasi trentanni fa. Che
neppure fece in tempo ad arrivare nelle librerie e fu subito ritirato e mandato al macero. Per ordine delleditore,
che a sua volta aveva avuto ordine da Avvenire, che a sua volta laveva avuto dal Vaticano, che a sua volta
laveva avuto dai teologi progressisti tedeschi, che a loro volta lavevano avuto dal demonio loro dottore. Su
questo libro caduta la damnatio memoriae, tant che neppure nelle bibliografie dei tanti studi su Hans Urs von
Balthasar, il teologo della bellezza, e il teologo tra i pi grandi dellultimo secolo, se ne fa cenno alcuno: stato
dato un colpo di spugna definitivo ovunque.

S, perch sto parlando proprio di lui, Balthasar, della lunga intervista che a ridosso del Sinodo Straordinario
dell85 rilasci a colui Vittorio Messori che poco prima era stato lautore di unaltra bomba ecclesiale:
Rapporto sulla fede, in cui era per la prima volta un prefetto del SantUffizio Ratzinger a dire la sua, e pi
che altro suonare il campanello della ricreazione finita al
postConcilio delirante e contestatore, che nel frattempo sera anche
armato, con la TdL. E scoppi un finimondo planetario, alla
pubblicazione.

E bomba questa pure, che memori di quellaltra, fu


immediatamente disinnescata dalla reazione a catena delle lobbies
teologiche. Lo stesso Balthasar ne fu spaventato, sino a smentirla sui
giornali tedeschi. Purtroppo per lui, era registrata. Ma rieccola qui,
tirata fuori dalloblio trentanni dopo, con il consenso di Messori.

Mi corso un brivido di esaltazione lungo la schiena quando ho


letto Balthasar che riduce praticamente un budino Hans Kng,
dipingendolo con una maestria rara come un mendicante della
teologia senza alcun credito presso i teologi seri, ma semmai con
debiti da saldare vendendo le sue mutevoli opinioni da teologia da
salotto ai rotocalchi. E durissimo va sulle teologie della liberazione,
sulla contestazione clericale, sul postConcilio che ha centuplicato le von Balthasar, acquerello

strutture invece di semplificarle soffocando cos fede e vescovi. E poi


enuncia tutto il suo amore appassionato per la Chiesa Cattolica Apostolica e Romana, contro ogni complesso
antiromano.

Ma prima di proporvi lintervista, vorrei raccontarvi con parola argute e aneddoti vari, come and quella volta,
e come mi ritrovo questo pezzo raro tra le mani. Se non ve ne frega niente della mia premessa, significa che non
siete allaltezza della situazione, dunque saltate pure pi gi, allintervista Messori-Balthasar.

Vi racconto come andata

Vittorio Messori uno scrittore professionista di long-seller , ossia non


solo libri che alluscita registrano il tutto esaurito scalando le classifiche com per
i best-seller; ma libri destinati a restare in catalogo per decenni, forse per sempre,
ciclicamente ristampati. lapice del successo per uno scrittore, la vera sola
consacrazione definitiva. Va da s anche loccasione pi ricercata, ambita e
rara, per chi vive di penna. Un vero miracolo, se quello scrittore anche un
giornalista cattolico, che per giunta di cose cattoliche scrive. Pensate che ad oggi,
in Italia, questa vetta spetta a Umberto Eco, certo, ma a pari numeri, se non di
pi, a Vittorio Messori. Curioso che per entrambi largomento di fondo fosse uno:
la fede cattolica. Eco per tentare di sputtanarla; Messori per difenderla. Diciamo
Balthasar
che stanno pari e patta. Solo che Eco si pu smentire facilmente. Basta aver
studiato. Anche perch il suo solo vero libro, Il Nome della Rosa, appunto un
romanzo, fantasia dunque, ideologica quanto vi pare, come ha anche ammesso quellautore mosso dalla
necessit di ammazzare un monaco, ma fantasia. Perversa magari. E ci non toglie sia bellissimo libro quello.

Non solo long-seller, ma long-seller premeditati quelli di Messori. Cio, lui li scrive consapevole che taluni di
essi lo saranno: naso sopraffino, certo; ma anche esperienza, anni e anni passati a La Stampa, negli anni 70, a
curare (e allora la cosa era seria e di successo) lallegato settimanale di quellantico quotidiano, Tuttolibri.

A Torino cera un tempo la casa editrice di Piero Gribaudi , altro tipo di cattolico di cui varrebbe la pena
parlare. Il Gribaudi era comunque un vero esperto di editoria religiosa. Una sera a cena nella casa torinese di
Messori, suscit lilarit dello scrittore, perch pos la forchetta , lo guard e: Vedi Messori, nella mia lunga vita
di editore tu sei il solo che io abbia incontrato convinto di star scrivendo un best-seller come primo libro e che lo
abbia scritto davvero. Naso certamente, esperienza certo, ma anche realismo, avere perfettamente il quadro
della situazione e dei tempi.

E allora non stupisce che sia stato lui lintervistatore


di quel futuro papa (altro colpo) che era Ratzinger, lallora
tanto contestato Panzerkardinal, il prefetto dellex
SantUffizio, il Grande Inquisitore come lo intitolavano i
pi indecenti e traviati esponenti del progressismo
cattolico ma anche i pi moderati. Non stupisce
soprattutto che Messori abbia premeditato quel libro
sicuro che fosse una bomba. Una bomba che infatti
esplose in tutto lOrbe cattolico con reazioni a catena di
proteste rancorose da parte dei peggiori contestatori
clericali, e che fece di Ratzinger il mostro della reazione
agli occhi dei progressisti, divenuti nel frattempo non solo
marxisti a scoppio ritardato, ma pure guerriglieri rossi Vittorio Messori

mitra alla mano; e di Messori un bersaglio mobile (su


consiglio della polizia dovette rifugiarsi in un luogo segreto, perch minacciato di morte da cattolici dialoganti e
democratici, va da s non-violenti), colpevole non solo di aver intervistato il Grande Inquisitore, ma persino di
avergli dato ragione.

Ne chiedo qualche dettaglio inedito al Messori stesso, sulla genesi di quel best-long-seller che fu Rapporto
sulla fede. E s, cera davvero premeditazione.

Mi era chiarissimo quel che volevo fare e prevedevo anche i risultati.


Ratzinger, no, nella sua innocenza. E non riusciva a capire che cosa volessi
fare. Tanto che quando gli portai il manoscritto, come da accordi, mi
ricevette affannato: Ho le visita ad limina e tante altre cose. Lo dar a don
Clemens perch veda lui. Che era poi il segretario lunico prete che
abbia mai conosciuto nato e ordinato a Berlino, capitale di quella Prussia
che, per Donoso Cortes (che vi fu ambasciatore) ha per padre il diavolo. Io
di fronte al sottogamba del Prefetto sbalordii: Ma Eminenza, mi permetta di
insistere. Lo guardi Lei e con molta attenzione. Susciter molte polemiche,
in tutto il mondo. Lui mi guard con quegli occhi azzurri, spalancati, da
eterno bambino: Polemiche? Warum?. Perch? Riuscii a convincerlo a
leggerlo, mi restitu in pochi giorni il testo quasi senza correzioni: Alcune
delle cose che Lei mi fa dire [Messori in genere non registrava, prendeva
appunti a mano. Ndr] non le ho dette. Ma ha fatto bene ad attribuirmele
perch se non le ho dette, e proprio in quel modo, perch mi ero
dimenticato. E, lealmente, mi difese pubblicamente quando si cerc di
disinnescare la bomba dicendo che quella non era la Chiesa secondo
Ratzinger ma secondo Messori, quel fazioso che era riuscito a plagiare un
serio ma disarmato teologo. Cos nasce un best-long-seller premeditato.

E aggiunge anche dellaltro Messori:

Non so se ha lultimo volume, uscito in appendice, del Fliche e Martin, la pi vasta storia della Chiesa. Vi un
teologo olandese che, invelenito, dice che il giorno di uscita di quel libro va ricordato nel lutto perch sancisce la
fine del postConcilio, pieno di speranze e di prospettive entusiasmanti. Ma proprio questo volevo: fare fischiare
dal Custode stesso dellortodossia la fine della ricreazione. Che bene o male, ancora continua, e in taluni casi,
molti studenti hanno proprio abbandonato la scuola, qualcuno sospeso.

Uno scrittore che non conosce fallimenti nella sua fortunatissima carriera editoriale. Siccome con me molto
paziente, anche perch un po lo diverto, e mi diverto anche io perch ne sa sempre una pi del diavolo, certe
volte lo stuzzico. Per esempio sarebbero dovuti uscire libri-intervista di Messori a Del Noce (e sarebbe diventato
un altro long-seller, un classico imprescindibile), ad Andreotti, al card. Brandumuller, a von Balthasar, ma niente
s visto. Naturalmente le ragioni me le ha spiegate e nessuna colpa imputabile allo scrittore, che
ampiamente giustificato, e comunque tutti quanti abbiamo
perso grandi occasioni con questi libri mai nati: ma ve lo
immaginate un libro-intervista tra il grande scrittore
cattolico, Messori, e il grande politico cattolico, Andreotti?
Sul papato?! Purtroppo Andreotti fece di testa sua e
pubblic da s, con risultati finali piuttosto irrilevanti,
quantunque la proposta di quel libro a quattro mani
venisse proprio dal Divo. Tutto questo lo so, ma provoco
ugualmente Messori, buttando l, certissimo di una sua
reazione, un progetti velleitari. Restandone fulminato: io
non lui.
Il giornalista cattolico e il Prefetto dellOrtodossia, ai tempi di
E infatti dovevo arrossire di brutto quando mi ha Rapporto sulla Fede. Come vedete due mostri sanguinari, o
almeno cos sembrarono ai progressisti. Che nel frattempo si erano
spiazzato con una risposta che per uno come me che muniti di mitra per giocare ai rivoluzionari
si spaccia per esperto di tutta la produzione messoriana
agghiacciante: mi precisava infatti che in realt il libro-
intervista a Balthasar, per quanto piccolo e scarno fosse, era stato pubblicato eccome, ed era stato pure ritirato
dal commercio, solo che io tutto questo lo ignoravo. Un affronto! Una vera figura da coglione, roba da far ridere i
polli.

E infatti mi sfotte: Dunque: per un messoriano (ahim, la perversione umana supera ogni fantasia) non
sapere che il libro intervista con Balthasar lho fatto, eccome, grave. E come finale mi ci infila pure un eh, no,
pu dirmi di tutto ma non di essere un velleitario. Forse talvolta pigro ma rodomonte dal partiam, partiam! no
. E cos mi ha sistemato per bene. Ma a pensarci col senno di poi, stata una fortuna.

Infatti, non appena che mi era passata la voglia di stuzzicare a chi la


sa troppo pi lunga di me, appena che avevo messo la coda da mastino tra le
gambe, balbetto qualcosa tipo ma io non lho mai mai mai incrociato da
nessuna parte quel libro, giuro! Mai sentito dirne: che avesse intervistato il
gran teologo, s, ma che ne fosse stato tratto un libricino no: lo andr a
cercare, su Amazon, Ebay, Maremagnum ovunque!.

Come suo costume, Messori, dopo che ti ha steso ti d una mano a rialzarti,
da quel generoso che , anche se non sembra. Infatti offre qualcosa: Se non
lo trova, siccome molto esile glielo faccio fotocopiare e lo invio. Ammesso
che io pure riesca a trovarlo tra i miei libri La damnatio memoriae ha
funzionato persino con lautore.

Damnatio memorie? Ma a cosa allude? Glielo domando, e scopro che c tutta


una storia rognosa dietro.

Ne uscirono polemiche tanto grandi che leditore mi pare fosse lAncora


ritir dal commercio lopuscolo. Soprattutto perch Balthasar diceva che
Hans Kng non solo non era pi cattolico ma non era pi cristiano. Ne nacque Il sen. Gian Guido Folloni, allora
direttore di Avvenire
una bagarre, con un Kng con la bava alla bocca. E lo stesso von Balthasar si
spavent, disse che non lo aveva detto ma io avevo accanto come testimone
Folloni, allora direttore di Avvenire. Sia Avvenire che lEditore decisero di considerare il libro (che poi era solo una
piccola brochure) come un fatto spiacevole non avvenuto. Accidenti, quante cose avremmo da raccontare noi
vecchi.

Ma come, il pi grande e colto dei teologi del post-concilio e del secolo tutto, ormai vecchio per giunta, che si
spaventa allabbaiare di quel cane randagio da teologia da rotocalco che Kng? Di quel malato di egocentrismo
e di fatturati? Ebbene s, ma non solo di lui, in realt: di tutto il gotha teologante di lingua tedesca di allora, quello
svizzero specialmente: ultraprogressista e di fatto post-cattolico, era molto violento, intollerante, aggressivo,
conformista, rivelando lanimo pi profondo del teutonico (non c niente da fare: scava scava, a lasciagli il
predominio su qualcosa, vien fuori..), ossia il barbaro mai morto, che cova in loro sotto le ceneri del perbenismo
borghese il quale prima o poi fa divampare sempre un Hitler, un Bismark, una Merkel lAttila intramontabile.

Mi precisa ancora Messori, di quellaffaire teologico-internazionale:

Comunque, Balthasar ci fece una figura meschina, e tra le pi


imbarazzanti. Non avendo visto registratori si era pentito e spaventato
di quel che aveva detto e sperava di incastrarmi, dicendo che NON
aveva detto che Kng non era neanche pi cristiano. Ma a Basilea mi
aveva portato Guido Folloni il quale, annusando le polemiche, si era
messo il registratore in tasca e il microfono allocchiello, mascherato da
non so quale stemma. Forse quello della Reggiana AC di cui era tifoso.
Sperando comunque di pararsi il lato B almeno nei Paesi germanofoni,
senza dirmi nulla von Balthasar mi sment come un manipolatore in una
intervista sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung. Ovviamente, lo venni
subito a sapere e gli mandammo per corriere copia dei nastri. Farfugli
scuse, continu a parlare di equivoco, anche se per ben tre volte aveva
ripetuto, sbattendo il pugno sul tavolo, nel suo bel chalet di Basilea: Ich
wiederhole, meine Herren: Kueng ist nicht mehr christlich!. Kng non
pi cristiano.

ritratto a carboncino di Balthasar


Intanto si era mobilitata la lobby dei teologi amici di Kng, anche
Folloni si spavent (la sintesi dellintervista era apparsa prima su
Avvenire), intervennero gerarchi vari e le traduzioni furono bloccate mentre loriginale era ritirato dalle librerie.
Leditore lo ritir istigato dal Vaticano, malgrado lentusiasmo di Giovanni Paolo II che lo aveva fatto tradurre in
fretta in polacco, e che se ne era procurate diverse copie che distribuiva personalmente ai suoi visitatori.

Messori fa spallucce e la prende con filosofia: Vabb, come sa sono abituato a non prendermela, forse
perch non mi prendo troppo sul serio, e ancora una volta mi misi a ridere e lasciai perdere. Peggio per loro.

Detto cos, e dopo avergli convertito in formato word quellantico testo, mi fa una concessione per
Papalepapale: Questo testo io stesso lavevo dimenticato e lho recuperato per Sua istigazione. Del testo faccia
ovviamente quel che crede, se vuole lo pubblichi pure sul suo sito.

Ed eccoci qui, con questa, diciamo cos, esclusiva.

***

UN COLLOQUIO DI MESSORI CON BALTHASAR

di Vittorio Messori
Mi raccomando dice congedandoci dopo un lungo colloquio . Non fate di me una vedette. Ci che importa
sono i problemi, non la mia persona. Deve partire, labbiamo trattenuto pi del previsto, ma con un tocco che
rivela la sua attenzione alle persone, si informa del nostro programma, vuole darci alcune indicazioni concrete.
Tenete presente il buffet della stazione: il prezzo buono e non si sta male.

Alto, asciutto, vestito austeramente di scuro, lucidissimo: a 80 anni il grande vecchio di Basilea,luomo pi
colto del secolo, lautore di quasi settanta libri che hanno segnato a fondo il nostro tempo (e il recente Premio
Paolo VI lo ha riconfermato), Hans Urs von Balthasar, insomma, pi attivo e presente che mai.
Per molti, questuomo sembra rappresentare la sintesi vivente di ci che
dovrebbe essere il teologo secondo lo spirito del Vaticano II. Eppure, fu
escluso dai lavori di quel Concilio per il quale aveva profondamente
contribuito a creare un clima propizio.

Anche nella Roma di Papa Giovanni si diffidava d lui e delle sue


aperture, della sua attenzione ai sogni del tempo. Soltanto nel 1969 finiva il
suo lungo esilio ufficiale, con la chiamata fattagli da Paolo VI alla
Commissione teologica internazionale che affianca la Congregazione per
la Dottrina della Fede. Pensatore tra i pi moderni, e insieme
incrollabilmente radicato nella grande tradizione della Chiesa, il destino di
von Balthasar stato quello di altri grandi vecchi della teologia cattolica, da
Maritain al suo amico e maestro De Lubac in odore di progressismo
prima del Vaticano II, in sospetto di moderatismo dopo, stando almeno
alle lobbies che controllano e manipolano gran parte dellattuale
informazione ecclesiale. Nessuno per, n prima n dopo, ha mai messo in Il teologo Balthasar

discussione la sua straordinaria statura teologica e, quel che pi conta,


spirituale. I molti volumi di Gloria, la sua opera maggiore, sono gi tra i classici: ma ben noto anche il suo
coinvolgimento nella teoria e nella pratica della mistica in cui vede il vertice dellesperienza religiosa.

Nella Arnold Bcklin-Strasse di quella Basilea che da secoli


un crogiuolo di teologia, di filosofia, di avventure del pensiero, la casetta
di von Balthasar ha la grazia modesta e schiva deIIa Svizzera tedesca.
Un cancello che d su un giardinetto poco pi che unaiuola una
scala, il vecchio professore che accoglie, guidando in uno studio
foderato di libri. Entrando, si sbirciano le pareti, a cogliere isegni di chi
abita qui. Ecco infatti, subito nellingresso, due ritratti esemplari: santa
Teresa di Lisieux e la maschera funebre di Ignazio di Loyola (von
Balthasar fino al 48 fu gesuita passando poi, per un suo preciso disegno
di apostolato, tra il clero diocesano).

Lo studio dominato da una grande statua in legno della Vergine


mentre, proprio sopra la porta, collocata quella tragica Crocifissione di
Grunewald davanti alla quale Dostoewskij cadde nel delirio epilettico:
forse limmagine pittorica pi consona a illustrare il Ges sar in
agonia sino alla fine del mondo di cui parl quellaltro grande, Blaise
Pascal, carissimo a von Balthasar. Assieme alla Trinit, a Maria, alla
Chiesa, al centro della sua riflessione vi da sempreil caso serio della
Balthasar giovane studente di germanistica
Croce che giudica ogni ottimismo umano troppo facile e superficiale. nella Vienna del 1927

Sulla scrivania, sotto una piccola foto di Giovanni Paolo II, aperta
la Basel Zeitung, uno dei tanti giornali del mondo che hanno pubblicato lultima, furibonda aggressione di Hans
Kung al Papa e ai suoi diretti collaboratori.

Iniziando il colloquio, viene spontaneo chiedergli se ha gi letto il testo di quel suo collega nato, come lui, nel
cantone di Lucerna. Scuote il capo, come rattristato, parla a voce bassa, guardando fisso negli occhi:

***

Kung non pi cristiano da un pezzo

Sono almeno dieci anni che questuomo ripete sempre le stesse cose. Il solo fatto nuovo il crescere del tono
polemico. In realt, sin dai tempi del suo libro Essere cristiani, Hans Kung non pi cristiano.
Vorr dire non pi cattolico.

No, non pi cristiano. Basta leggere i suoi ultimi libri, anche quello
recentissimo sulle altre religioni: Kung non pi cristiano. Per lui,
Ges non altro che un profeta; il problema, dunque, si riduce a
una discussione se sia stato o no un profeta maggiore di Budda, di
Confucio, di Maometto. Non a caso stato invitato da Khomeini in
Iran per delle conferenze, dove ha ribadito che c un solo Dio e
tanti profeti. Ormai, per lui lo dice chiaro, appunto, in quel suo
libro non ancora tradotto in italiano il cristianesimo una via di
salvezza tra le tante.

Se davvero cos, inutile attardarsi in quel dialogo che pur


pretende con toni tanto urlati dalla gerarchia cattolica.

Kung si situa ormai fuori per sua scelta, dalla Chiesa: dunque, non
ha pi nulla da dire ai vescovi. In realt, non ha pi nulla da dire
neanche ad altri, a cominciare dai protestanti. In effetti, da quando il
suo Istituto di teologia ecumenica non pi riconosciuto come Molti lo ignorano, ma Hans Kung, lo stravagante
strepitatore pi o meno teologico, un prete. Qui una
cattolico, Kung rappresenta solo s stesso. Forse, anche per rarissima foto in abiti clericali, lui giovanissimo. Fonte:
questa situazione in cui si trovato, ha spostato il discorso popscreencdn.com
dallecumenismo tra cristiani a quello con le religioni non cristiane.

Eppure, si ha limpressione che continui ad esercitare una notevole influenza: tutti i grandi quotidiani
borghesi del mondo opulento hanno dedicato pagine e pagine alla sua requisitoria contro il Papa e
Ratzinger.

Il settore che rappresenta quello di una certa


intelligencija, ma con sempre minor peso: in Germania ha
perso influenza ed di rado invitato per conferenze,
soprattutto nelle universit. Cos, viaggia allestero:
conosciuto come un buon oratore e, soprattutto, come un
nemico di Roma. Questo gli attira molte simpatie, in certi
ambienti.

La virulenza dellattacco allattuale prefetto della


Congregazione per la Fede ha stupito anche coloro
che conoscevano i suoi rapporti tesi con il professor
Balthasar
Ratzinger, quando entrambi insegnavano a Tubinga.

Credo che sia esasperato anche dalla progressiva perdita di ascolto. Tra laltro, una menzogna laccusa a
Ratzinger di essere cambiato da quando ha fatto carriera, come dice lui. Io conosco Ratzinger da sempre e
sempre stato cos, sempre lha pensata cos. In ogni caso, non Ratzinger ma Kung che attacca il Vaticano II
giudicandolo ancora clericale, angusto, insufficiente, chiedendo dunque un Vaticano III. Ratzinger fedele al
Concilio e il suo Rapporto sulla fede lo dimostra.

Ratzinger ha ragione su tutto

Ledizione tedesca uscita da poche settimane. Lha gi letta?

Certo che lho letta. Che ne penso? C poco da dire: Ratzinger ha ragione. Qualcuno chiama pessimismo quello
che non che realismo: chi ha il coraggio della verit deve riconoscerlo. Nessuno parla di questa immensa,
spaventosa defezione di preti e di suore: se ne sono andati, e continuano ad andarsene a migliaia.
Dunque, Lei si riconosce nella lettura data da
Ratzinger di questi ultimi ventanni?

Ci si pu chiedere se la colpa di ci che successo


del Concilio (e Ratzinger lesclude) o se cerano gi
prima le condizioni che avrebbero provocato lo scatenarsi
della crisi. certo che Giovanni XXIII (quello autentico,
non quello di un certo mito creato dopo la sua morte) non
si aspettava che le cose sarebbero andate in questo
modo.
Lo stile del gran teologo: il prof. Ratzinger
Eppure, Lei tra coloro che prepararono il clima che
avrebbe portato al Concilio. Il suo libro Abbattere i
bastioni del 1952 e le procur grossi problemi con Roma.

C stato un equivoco attorno a quel libro. Io volevo che si abbattessero i


bastioni non certo perch si scappasse dalla Chiesa, ma per permettere alla
Chiesa stessa di essere sempre pi missionaria, di annunciare con ancor
maggiore efficacia il Vangelo.

Anche lintenzione primaria dei Padri conciliari era missionaria ma si ha


limpressione che, invece di proiettarsi ad extra, ci si sia ripiegati ad intra,
in una interminabile discussione tra noi a uso interna.

Ma s, tutti questi documenti che nessuno legge, questa carta che io stesso
sono costretto ogni giorno a cestinare, tutte queste strutture, questi uffici delle
nostre conferenze episcopali e delle nostre diocesi! Gli stessi che chiedevano lo
snellimento della Curia romana hanno contribuito a creare una miriade di mini- Il controverso libro di Balthasar,
che negli anni 50 gli valse una non
curie alla periferia della Chiesa. immotivata diffidenza ed
emarginazione da parte della
gerarchia cattolica

La burocrazia clericale che soffoca la missione


cristiana

Dunque, lei concorda anche con le denunce del


pericolo che la Chiesa con lo sviluppo ipertrofico
delle strutture clericali si trasformi in unenorme
burocrazia fine a s stessa.

Certo. Rileggiamoci anche qui il Vangelo: Ges ha


sempre designato a un servizio delle persone, mai delle
istituzioni. Della struttura fondante della Chiesa fanno
parte le persone dei vescovi, non gli uffici burocratici.
Niente di pi grottesco che pensare a un Cristo che
volesse istituire delle commissioni! Dobbiamo riscoprire
una verit cattolica: nella Chiesa, tutto personale,
niente deve essere anonimo. Sono invece delle strutture
1936, lordinazione sacerdotale di Balthasar, avvenuta in Baviera per
anonime quelle dietro le quali si nascondono ora tanti mano del cardinale Faulhaber, lo stesso che 20 anni dopo consacr
vescovi. Commissioni, sottocommissioni, gruppi e uffici di il giovane Ratzinger
ogni tipo Si lamenta [sic!] che mancano i preti, ed
vero; ma migliaia di ecclesiastici sono addetti alla burocrazia clericale. Documenti, carte che non sono lette e che
comunque non hanno alcuna importanza per la Chiesa viva. La fede ben pi semplice di tutto questo.

Ma perch, a suo avviso, questo avviene?


Forse, hanno limpressione di fronteggiare cos la crisi, di fare qualcosa. Siamo in un mondo tecnico e allora ci si
rivolge ai computer. Nelle nostre diocesi adesso arrivata anche lelettronica, si sfornano tabulati con le
statistiche della frequenza alla Messa, delle comunioni distribuite Il che, oltretutto, non ha proprio alcuna
rilevanza: questo tipo di conti pu e deve tenerli solo Dio per il quale una sola comunione vera vale pi di mille
superficiali registrate dal computer.

Secondo molti il problema pi urgente oggi quello della crisi del concetto
autenticamente cattolico di Chiesa. Dicono che occorrerebbe parlarne al
Sinodo.

Forse, il Vaticano II si fermato troppo a parlare della struttura della Chiesa. La


Lumen gentium di cui parla la Costituzione conciliare non la Chiesa, Cristo.
certo che, con una lettura parziale del Vaticano II, si fatta della Chiesa pi un
gruppo sociale che non misterico, sacramentale. Vediamo invece che sin dagli
inizi la comunit cristiana ha una struttura, una gerarchia, volute dal Cristo e
basate sul collegio apostolico. Certa, quello che la gente doggi cerca il Cristo
non la Chiesa, che nel suo volto visibile non sembra credibile a molti che ne sono
allesterno. Nella nostra predicazione, occorre mettere pi che mai in rilevo
lunicit di Ges, la sua persona: Lui che attira gli uomini di sempre. Ma poi
come ricorda giustamente il Vaticano II, non dobbiamo dimenticare che non c
Una rarissima foto di Balthasar
Cristo senza la Chiesa e quindi dobbiamo mostrarne lassoluta necessit. con i paramenti sacerdotali
mentre celebra. Prediligeva i
Oltre a questo tema dellecclesiologia, quale argomento vedrebbe volentieri contesti e i vestiti laici

al centro dei lavori del prossimo Sinodo straordinario?

Ci si potrebbe ricordare di quanto diceva il mio amico Karl Barth, il grande teologo protestante che, in una
conferenza alla radio nei suoi ultimi anni ammon: Cattolici, non fate le betises, le sciocchezze, che noi protestanti
abbiamo fatto a partire da un secolo fa!

Scegliendo tra queste betises, quale, secondo Lei, la pi urgente da sottoporre allattenzione del Sinodo?

Forse, il problema di cui si parlato molto al recente convegno romano su Adrienne von Speyr. Il problema
cio dello studio della Bibbia, dellesegesi cosiddetta scientifica. Questi specialisti hanno fatto molto lavoro, ma
un lavoro che non nutre la fede dei credenti. Bisogna riscoprire una lettura pi semplice della Scrittura, mettere
lesegesi scientifica in equilibrio con quella spirituale, non tecnica, della grande tradizione patristica. Non credo
che il Sinodo potrebbe risolvere questo problema: potrebbe per fare un auspicio in tal senso.

Rifare catechismo

Non si pu, peraltro, impedire con un decreto il lavoro


degli esegeti.

Infatti non dico questo. C per il dramma degli stessi


specialisti, spesso cristiani buoni e pii, che devono per fare un
lavoro al livello di quelle universit in cui sono inseriti. E una
condizione non sempre facile da vivere. C infatti il diritto degli
studiosi a guardare la Scrittura come a un vecchio libro tra tanti
e quindi da studiare con le stesse tecniche impiegate per gli
altri testi. Ma la Scrittura che conta per la fede non questa: ci
che conta la Bibbia vista come il luogo dove lo Spirito Santo
Nella sua biblioteca a Basilea
parla del Cristo, in modo nuovo, a ciascuna generazione.

Lapproccio scientifico alla Scrittura sembra avere un fall-out, una ricaduta sconcertante nella pastorale
quotidiana.
In effetti le ipotesi degli specialisti giungono diluite se non deformate ai preti, ai laici, e fanno dei guasti. Anche di
recente ho ascoltato unomelia dove un parroco spiegava lincontro dei
discepoli col Cristo, sulla via di Emmaus, sentendosi in dovere di avvertire i
suoi ascoltatori che non si tratta di un episodio storico. Questo dubbio
coinvolge persino la realt, la materialit della radice stessa della fede: il
racconto della Risurrezione.

Forse, questo sconcerto tra la gente comune aggravato dal fatto che
molti non sono pi raggiunti dalla catechesi. C qualche insegnante
che segnala come molti laici affollino i suoi corsi di teologia senza per
conoscere la base. E cio, il catechismo.

S, bisogna tornare a dei catechismi seri, autentici. Anche qui Ratzinger ha


ragione, dobbiamo ritrovare la struttura ineliminabile di ogni vera catechesi: il
Credo, il Pater, i Sacramenti, il Dio creatore, il Dio redentore, lo Spirito che
vive nella Chiesa. Non pi ammissibile che ciascuno si faccia un testo a
suo gusto: da noi, nellarea germanica, ne circolano a centinaia. Spesso non
sono neppure autenticati dai. vescovi. La rivista che fond insieme a Ratzinger
e ad altri, in risposta alle derive
progressiste della teologia postconciliare

TdL. Ges per loro non che un profeta fallito

Ma ci sono catechismi ufficiali (come Pierres Vivantes in


Francia) che sono stati approvati da tutta intera la Conferenza
episcopale nazionale. Eppure sono stati criticati da Roma e si
dovuto rivederli.

Torniamo qui al discorso sulle strutture anonime: spesso sono


delle anonimit, degli uffici, delle commissioni. non dei vescovi con
nome e cognome che danno quelle approvazioni. E poi, temo
proprio che presso certi vescovi vi sia come paura per certe
minoranze aggressive. Si dice che quattro o cinque persone
padroneggino intere conferenze episcopali, e tra le pi importanti e
numerose.

Occorre pur riconoscere che i problemi di fronte ai quali si


trovano certe Conferenze sona talmente spinosi da rendere
difficile lunanimit. La Conferenza episcopale brasiliana, per
esempio, deve gestire un caso complicato come quello di
Leonardo Boff.
S.Giovanni Paolo II che, in un viaggio in America
Latina, pubblicamente ammonisce Ernesto Cardenal,
Leonardo Boff, come Hans Kung, non pi cristiano.
prete, ministro e esponente delle TdL a braccio
armato
Quello che lei dice grave.

Non lo dico io, Io dice lui. Nel suo libro, Passione di Cristo, passione del cristiano, decima edizione, ammette di
non credere alla divinit di Ges. Sostiene quanto gi sosteneva, agli inizi del secolo, Albert Schweitzer. Come lui,
Boff d per scontato che la divinizzazione di Ges sia stata fatta dai discepoli dopo la Passione. Dunque, Ges
non era che un profeta che predicava il Regno imminente. Il Regno non venuto, lo
scacco stato totale. In questa luce, il grido sulla croce (Dio mio, perch mi hai abbandonato?) esprime la
disperazione di un uomo che ha fallito.

Anche questo revival di vecchie tesi del liberalismo della Belle poque europea potrebbe confermare il
sospetto di molti: certe teologie della liberazione come esportazione verso il Terzo Mondo di prodotti
ormai dmods di intellettuali occidentali.
C del vero. Il nocciolo di quelle teologie della
liberazione viene dallEuropa ma certa elaborazione in
senso violento poi stata concepita sul posto. Uno dei
padri della teologia della liberazione, il tedesco J.B. Metz,
ha fatto conferenze in America latina, ma a molti, laggi,
sembrato troppo astratto: le sue teorie volevano
trasformarle in rivoluzione armata. Credo che il
documento della Congregazione per la Fede abbia
ragione: non ci si pu servire delle analisi marxiste solo
come una sorta di strumento tecnico.

Si discute anche del vero influsso sul popolo di certe


teologie della liberazione: alcuni affermano che si
tratta ancora di un fenomeno elitario.
Wojtyla aveva grande stima di Balthasar, tant che lo volle cardinale

Molti pensavano che la rivoluzione marxista si sarebbe


realizzata in pochi anni. Questo non avvenuto, ma ora si indottrina il
popolo, coscientizzandolo con delle pubblicazioni al cui centro c il Cristo
libertadr, il sovversivo nazareno. Ratzinger ha dato la precedenza a
questo fenomeno perch qui si toccano i punti decisivi della fede.
urgente che laggi si faccia qualcosa. I teologi non devono pi
improvvisarsi sociologi ed economisti. Mi sembra che tutte le teologie della
liberazione dimentichino che lessenziale del Nuovo Testamento la carit:
non occorre altro, basta viverla.

Ma molti le obietterebbero che carit proprio aiutare i poveri a fare


la rivoluzione.

Anche il Papa ha detto che bisogna privilegiare i poveri (questo


Vangelo), ma a Puebla ha ribadito anche chiaramente che il cristiano deve
rifuggire dalla violenza, che il clero non deve in alcun modo mescolarsi con
una politica di parte. I poveri di Jahv della Bibbia non sono affatto il
In et matura
proletariato di Marx.

I problemi sono tali e tanti che qualcuno, basandosi anche su quanto avviene in questi mesi, teme che la
Chiesa possa divenire ingovernabile da Roma.

Il Vaticano II impiega il termine di comunione gerarchica per indicare la comunione di tutti i vescovi con Roma,
simbolo visibile dellunit. C da chiedersi se certi episcopati abbiano ancora con il Papa quella comunione
nellamore di cui parla, ad esempio, un san Cipriano.

Lefebvre e i suoi non sono i veri cattolici


Il suo discorso ritorna cos alle Conferenze episcopali.

Ad esse, il Concilio dedica una piccola frase. Alcuni ne hanno fatto invece il centro
di tutto. Quando la struttura diventa troppo pesante, il vescovo finisce con lessere
paralizzato.

Qual il suo giudizio sullo stato attuale della liturgia?

Se giudico dallarea germanica, ho limpressione che sia sobria e che, se fatta


bene, (cio in modo davvero pio rispettosa del sacro [sic!] ) sia ben accetta alla
maggioranza di quelli che vanno ancora in chiesa.

Una risposta che conforta perch replica a certi ambienti integristi che della
riforma liturgica hanno fatto il loro cavallo di battaglia. E il centro del
movimento lefebvriano proprio qui, in Svizzera. Si dimentica troppo spesso
che attacchi durissimi al Papa e a Ratzinger continuano a giungere proprio
da quella direzione.

Monsignor Lefebvre e i suoi non sono i veri cattolici. Lintegrismo di destra mi sembra ancor pi incorreggibile del
liberalismo di sinistra. Credono di sapere gi tutto, di non avere nulla da imparare. Daltro canto contraddittoria
la loro conclamata fedelt ai Papi, ma solo a quelli che gli danno ragione. Ma questo attacco a tenaglia, su due
fronti, tipico di ogni fase dopo un Concilio.

La Chiesa femmina: Maria viene prima di Pietro

Girando tra Europa e America del Nord si ha limpressione che le religiose,


le suore, siano tra le pi sconcertate da certa predicazione, magari le pi
sofferenti davanti alla crisi

Per una giusta risposta ai problemi della donna nella Chiesa bisogna ridare il
posto che merita a una mariologia molto sobria e insieme molto buona.
Bisognerebbe ricordare a tutti i cattolici a cominciare dalle donne che, nella
Chiesa, Maria ha un posto ancor pi alto che quello di Pietro. La Chiesa una
realt femminile ed posta davanti ai successori, maschi, degli apostoli: il
principio-Maria (dunque, il principio femminile) pi importante di quello
gerarchico stesso, affidato alla componente maschile. Alcune suore spinte
spesso da certa teologia di uomini non vedono che i curs, i preti, pensano
cosi che lordinazione sacerdotale rappresenti il massimo del potere nella Chiesa.
Ma questo clericalismo. Maria e non si tratta di fare del sentimentalismo il
cuore della Chiesa. Un cuore femminile, che dobbiamo rivalutare come merita, in
Col confratello tedesco ex gesuita
equilibrio con il servizio di Pietro. Questo non devozionismo: questa teologia come lui, Otto Karrer (1888-1976),
che lasci la Compagnia nel 1933
della grande tradizione cattolica. dandosi a esperimenti di
ecumenismo, che ovviamente
Dunque, la devozione mariana cos singolare di Giovanni Paolo II ha anche risultarono vacui e inutili, dannosi
anche
un significato teologico preciso?

cos. Il Papa sa che il perno nascosto della Chiesa non lui, Maria; non a caso che abbia voluto Totus
Tuus come motto del suo pontificato. Non c bisogno, forse, di proclamare nuovi dogmi mariani, ma dobbiamo
riscoprire la ricchezza di quelli che gi ci sono e che sono essenziali allequilibrio delia fede autentica.

Tornare al modello tridentino di seminario


Le suore sono spesso in crisi. Ma anche il disagio dei preti non stato e non da poco. Quali sono le
cause principali?

spesso estremamente duro essere inviati in parrocchie scristianizzate,


dove il curato non conta pi nulla. Una volta era il centro di tutto, ora
deve correre dietro a qualcuno per cercare di trattenerlo. Ma per
fronteggiare e sopportare questa situazione occorrerebbe unaltra
formazione dei preti.

Che intende dire?

Bisogna tornare al modello tradizionale, direi tridentino, seppur


prudentemente aggiornato, di seminario. Io sarei daccordo di non
permettere alla maggior parte dei giovani seminaristi di studiare nelle
universit, come attualmente avviene. Devono studiare in seminari
autentici, che siano seri, clericali: che li formino, cio, ad essere clero,
che li preparino al loro sempre pi duro servizio. Le universit esterne
non possono fare questo. Il vescovo deve avere la possibilit di ricreare i Balthasar in una curiosa immagine

seminari secondo le indicazioni date da Roma e nominarvi professori di


sua fiducia. Ma spesso, anche se volesse farlo, ne impedito da tutte le strutture che gli sono state create
intorno.

Il suo bilancio del post-Concilio sembra a chiazze:


zone di luce e zone di ombra. Come, in effetti, sembra
essere in realt.

Dopo ogni Concilio c stato il caos. Bisogna mettere nel


bilancio anche certe cose che stanno nascendo e che
sono come pianticelle; piccole per ora ma gi vigorose, i
cui semi sono stati piantati dal Vaticano II. Oggi, sulle
cattedre di teologia, giunge una generazione che aveva
18-20 anni nel 68 e che spesso porta nel suo
insegnamento uno spirito liberale, di contestazione.
Intanto, i grandi teologi di un tempo non ci sono pi. Ma
c anche una generazione nuova che si sta formando,
giovani che si ribellano a certo conformismo, che Con don Giussani e, di spalle, il biondo futuro cardinale Angelo
Scola
intendono fare una teologia che sia insieme aperta alla
Scrittura e alla grande tradizione cattolica. Anche tra i
teologi gi in cattedra, ci sono persone solide che stanno ripensando in modo nuovo lintera fede. Un buon lavoro
in questo senso stato fatto anche dal teologo Ratzinger. Lasciamo che Io Spirito lavori: ci sono dei virgulti che
spingono, che stanno nascendo e che non sono certo contro il Concilio autentico, anzi sono nati da esso.

Non bisogna ragionare troppo di Chiesa, ma viverla


Tra questi segni di speranza, il prefetto della Congregazione per la Fede
mette anche i nuovi movimenti ecclesiali.

E ha ragione. Essi sono, tra laltro, la possibilit per la Chiesa di fare una
teologia vivente. Ma in alcuni, a uno slancio magnifico fa riscontro una
tentazione di chiusura. Il pericolo, per alcuni, di divenire quasi delle stte, di
chiudersi in se stessi, mentre occorre pi che mai abbattere i bastioni:
essere, cio, proiettati nella missione, verso il mondo.

Non , forse, un chiudersi istintivo per cercare di salvaguardare


unidentit cattolica che sentono minacciata?

Io cerco di costruire un istituto secolare al quale intendo comunicare uno


spirito molto cattolico, unidentit precisa di Chiesa. Ma, posta questa base,
desidero che sia aperto al massimo, a tutti. La casa va sorvegliata e tenuta in
ordine, ma le porte devono restare spalancate a chiunque voglia entrare.

Lei si formato e ha lavorato per molti decenni nella


Chiesa pre-conciliare. Ha poi vissuto, sempre come
teologo, questo ventennio di post-Concilio. Che
differenze avverte tra le due fasi?

Ha ragione il mio amico e maestro De Lubac e ha


ragione Ratzinger quando rifiutano di parlare di Chiesa
pre o post conciliare. C una sola chiesa. Vedo i pregi e
i difetti del prima e del dopo ma ci che mi sempre
importato vivere il centro della Chiesa: questo non
cambia e non cambier mai. Non bisogna ragionare
troppo sulla Chiesa: bisogna innanzitutto viverla.
Il teologo assiste a una messa, anni 80, in un raduno degli amici di
Essendo al contempo consapevoli che essa sempre Communio
stata e sempre sar un piccolo gregge.

Sul suo tavolo c una foto del Papa. Questo mi conferma quanto ben noto:
la sua amicizia, la sua stima profonda per Giovanni Paolo II. E si sa che i suoi
sentimenti sono ricambiati.

S, amo molto questo Papa. Ma in fondo, non questo che importa. Importante
per tutta la Chiesa piuttosto il fatto che questuomo vive di preghiera. Quando
torna da quei suoi viaggi massacranti, tutto il suo seguito dai prelati ai giornalisti
stordito dalla fatica. Lui no, lui raggiante: la preghiera che Io nutre. Quando
venuto qui in Svizzera, qualcuno a Einsiedeln lo ha ingiuriato. Lui ha taciuto e poi,
non si sa come, sparito. Dopo un po Io hanno ritrovato: era in una cappella,
prosternato davanti al tabernacolo. Al suo ritorno lho visto a Roma: era pi che mai
fresco, riposato. Santit gli ho chiesto come fa a non essere mai stanco?. Mi
ha risposto ridendo: Questo viaggio in Svizzera non stato che un allenamento per Lultima foto del teologo, due
settimane prima della morte,
prepararmi alla visita in Olanda [dove infatti la contestazione clerico-progressista
appena ricevuta la notizia della
arriv al paradosso dei domenicani che lanciavano sassi contro il papa. Ndr]. Il suo sua creazione cardinalizia. Ma
mor tre giorni prima di ricevere
segreto lorazione in cui continuamente immerso.
la berretta

Il cristianesimo non anonimo, come vorrebbe Rahner

Tra le cose che sembrano pi preoccupare il Papa, nei suoi viaggi al di fuori dellEuropa, sembra esservi
soprattutto la caduta della tensione missionaria verso i non cristiani.
S, e di questa caduta responsabile anche una certa versione, diluita e forse mal digerita, della teologia di Karl
Rahner, con la sua teoria del cristianesimo anonimo. Rahner ha forse fornito
loccasione a certi teologi di esprimere ci che essi avevano latente: secondo
loro, in ogni uomo, qualunque sia la sua credenza (o la sua non credenza)
c gi la grazia, compito del cristiano sarebbe solo quello di fortificarlo nelle
sue convinzioni. Poi, c stata unattenzione esclusiva, in ogni caso
eccessiva, per la promozione socioeconomica: il Vangelo, in realt, la
prima ricchezza che dobbiamo donare ai poveri. Non si pu rimandare
lannuncio del Cristo morto e risorto a quando saranno stati risolti i problemi
economici.

Dialogare, senza illusioni


Il confratello gesuita tedesco, Rahner

Come svizzero di lingua tedesca, lei da sempre molto attento ai


problemi dei rapporti tra le varie confessioni cristiane. Che giudizio d
dellattuale momento ecumenico?

Purtroppo, il dialogo si rivelato un fantasma, una chimera. Non possibile


dialogare con le Chiese che non hanno quel centro di unit visibile, concreto,
che il Papato. Le Chiese protestanti sono talmente frantumate in tante
denominazioni e divise poi al loro stesso interno, che ci si pu intendere con
una persona, con un teologo; ma tutto si ferma l perch certamente altri
verranno a dire che non la pensano allo stesso modo. Ne ho avuto
esperienza personale con Karl Barth: con molti incontri, con molto lavoro ci
sembrava di essere giunti a una possibile base di accordo. Ma quando
labbiamo resa pubblica, ecco insorgere subito un altro professore di teologia
di Zurigo, e poi un altro e un altro ancora, anchessi protestanti ma in
completo disaccordo con quanto diceva Barth. E ci vale per tutto il mondo
nato dalla Riforma; nessuno, ad esempio, potr mai far s che
langlicanesimo sia una Chiesa, diviso com da sempre in vari tronconi.
Il confratello gesuita francese De Lubac,
Una situazione deludente. Ma che, ci si augura, non vale per per le grande amico di Balthasar, chiamati
contemporaneamente al cardinalato
Chiese delIOriente ortodosso.

Purtroppo vale anche per loro. Hai un bellabbracciare Atenagora: ci


sar sempre un altro metropolita, un altro archimandrita, un altro
vescovo che non daccordo. Anche nel discorso ecumenico,
dunque, occorre realismo: la situazione (lo abbiamo visto di recente
con il documento di Lima su Battesimo, Eucaristia, Matrimonio
costato molto lavoro e respinto da molte Chiese) non permette di
farsi illusioni.

Karl Barth, il teologo luterano grande amico di


Balthasar