Sei sulla pagina 1di 105

k WEIMAR

, te. .
3 | Lotte sociali e sistema democrático
nella Germânia áegli anni venti. J

J> \ CURA
DI Lucio V I L L A R I

I I volume raccoglie gli A t t i dei seminário sul tema


« Weimar. Lotte sociali e sistema democrático negli anni
Venti» organizzato dallTstituto Gramsci - Sezione delFEmi- 0 l # ,* A
lia Romagna, svoltosi a Bologna 1'11 e 12 novembre 1977. 5 3 SOCIETÀ EDITRICE I L M U L I N O
ÍNDICE

Lucio Villari, Introduzione p. 7

Enzo Collotti, Tendenze recenti delia st ortografia


sulla repubblica di Weimar p. 11

Gian Enrico Rusconi, Azione operaia e sistema


democrático p. 43

Lucio Villari, La razionalizzazione capitalistica nel-


la repubblica di Weimar p. 71

Giacomo Marramao, « Técnica sociale », Stato e


transizione tra socialdemocrazia weimariana e
austromarxismo p. 93

Ferruccio Masini, « Rivoluzione conservatrice » e


ideologia delia técnica nella repubblica di
Weimar p. 137

Tomas Maldonado, Le due anime delia cultura

di Weimar p. 153

Bibliografia p. 165

Cronologia p. 191

índice dei nomi p. 209

5
Lucio VILLARI

INTRODUZIONE

La risonanza che ha avuto in questi ultimi tempi


in Itália la vicenda d i Weimar ha i l segno, secondo
alcuni, dei malessere delia nostra società e delia nostra
democrazia. Tale interpretazione non ha veramente alcun
rapporto con le ricerche finora condotte; esse hanno, a
mio parere, motivi diversi che non la individuazione di
analogie, o l'esorcizzazione dei pericoli che corre 1'attuale si-
stema politico italiano.
L^sperienza che la società tedesca ha vissuto tra i l
1918 e i l 1933 non è infatti un « metro » politico-sociolo-
gico (che nessuno studioso potrebbe poi realmente usare),
ma un insieme di problemi, anche teorici, la cui soluzione
storiografica (cioè scientifica) è necessária per correggere,
intanto, quelle deformazioni delia storia tedesca che in
Itália si sono accumulate per decenni. E poi per sco-
prire, se è possibile, le ragioni (mai univoche) di questa
stessa storia, per dare un significato meno spettrale a vi-
cende precise e di fondamentale importanza: i l nazismo, la
scuola di Francoforte, la razionalizzazione capitalistica, la
« cultura di Weimar », la socialdemocrazia tedesca.
Sappiamo bene quali possono essere i rischi di una
ricostruzione a tesi. delia storia di Weimar. Weimar
stessa, d'altronde, si comporta come una lente di ingran-
dimento che inganna 1'osservatore. È come se gran parte
delle cose avvenute i n quegli anni si presentassero ai no-
stri occhi in dimensioni piú grandi e « meravigliose » dei
normale. Era indispensabile, dunque, che questo nodo d i
questioni venisse affrontato direttamente. I I convegno pro-
mosso dallTstituto Gramsci di Bologna, alia fine dello
scorso anno, vuole essere un contributo in tal senso.

7
L'iniziativa dei convegno si incontra anche con un e fermezza le sorti dei paese nel momento in cui esso era
momento particolarmente fertile delia ricerca interdisci- colpito dalle ondate delia depressione iniziata negli Stati
plinare in Itália. I I tema « Weimar » è stato forse Poc- Uniti con la crisi económica dei 1929.
casione favorevole per sperimentare la possibilita d i ta- È interessante infatti osservare che Pavvento dei na-
le método, che consiste essenzialmente, da una parte zismo, cioè di un potere forte, matura nel momento i n cui,
nel non separare i problemi gli uni dagli altri, e dalPal- con i l cancellierato di Briining (1931-32), viene speri-
tra nel non totalizzarli. L'indicazione che ne risulta non mentato un modello di direzione politica sia delPeconomia
è una via intermédia ma, al contrario, un rigoroso e uni- che dei rapporti sociali, formalmente « autoritária».
tário approfondimento critico. Una politica, però, che seppur attraverso i tanto criticati
Prendiamo i l caso, ad esempio, dei rapporto tra econo- decreti legge intendeva rivendicare i l principio delPau-
mia e politica nella repubblica di Weimar. Sarebbe impensa- tonomia e delia primaria responsabilità delPesecutivo. E
bile separare Panalisi politica borghese di Weber o di Rathe- noi sappiamo che una delle chiavi di volta dei sistema sta-
nau o di Sombart, le ricerche fatte nel versante socialdemo- tuale democrático è nella corretta individuazione e nelPuso
cratico da Hilferding, le lotte sociali, Pimpegno culturale e eficiente e responsabile dei poteri delPesecutivo. Soprattut-
artístico, dal processo di riorganizzazione degli apparati to quando si è in presenza di un'altra « autonomia » (questa
produttivi dei capitalismo tedesco o dalle « ricette » eco- volta però ampiamente « irresponsabile ») che si esprime
nomiche dei banchiere Schacht. Sarebbe eccessivo allora nel potere sociale e politico esercitato dai liberi meccanismi
dire che Yinsieme di queste cose costituisce la « razionaliz- dei capitalismo.
zazione » che domina gli anni dal 1924 al 1933? Crediamo di poter dire, perciò, che gran parte degli
Vari giudizi si danno sulla democrazia weimariana. errori dei movimento operaio tedesco (mutuati dai proto-
C'è ancora chi vuole aggettivarla come « improvvisata » o colli e dalle direttive delia I I I Internazionale) e delle or-
« interrotta »; i l convegno d i Bologna dimostra, ci sembra, ganizzazioni sindacali sia consistito sostanzialmente nella
che la costruzione di un sistema democrático è un processo sottovalutazione dei problema dei ruoli istituzionali. Con
molto complicato, e che ogni tentativo di analisi storiografi- ciò non vogliamo certo sostenere che Pazione dei governo
ca e di enucleazione teórica sarebbe vano senza la consape- Briining fosse esterna agli interessi delia razionalizzazione
volezza di tale complessità. I n tutte le relazioni qui raccolte capitalistica e quindi alie servitú che ciò esigeva, ma solo
è presente infatti la scala di rapporti esistenti tra la stabiliz- che la via dei decreti legge per una soluzione pianificata
zazione e lo sviluppo capitalistici, i l « compromesso isti- o programmata di particolari e importanti questioni eco-
tuzionale », la strategia dei movimento operaio, le avan- nomiche e sociali non poteva che essere inevitabile. Ma sara
guardie artistiche degli anni '20 e la cultura delia crisi. È anche la conclusione dei deterioramento di un sistema
supérfluo dire che si tratta di rapporti spesso non dialettici pluralistico, egemonizzato dalle potenti forze economiche
ma di « opposizione ». Può esserne una prova i l fatto che la dei capitalismo.
crisi finale delia repubblica d i Weimar e Pavvento dei na- I n definitiva, dunque, i l giudizio storico sulPultima
zismo sono stati interpretati da strati diversi delia so- fase delia storia di Weimar e, in particolare, sulla dire-
cietà tedesca anche come una « risoluzione » di certi pro- zione politica impressa al paese dai cosiddetti « governi
blemi irrisolvibili delia direzione democrática delia Ger- presidenziali », coinvolge necessariamente tutto i l proces-
mânia. Primo tra tutti, naturalmente, quello delia effetti- so sociale che ha avuto luogo in Germânia nel corso di un
va capacita dei potere esecutivo di guidare con chiarezza quattordicennio, irreversibilmente segnato dalPastro ascen-

8 9
dente dei capitalismo organizzato. Un processo che ha visto, ENZO COLLOTTI
in questo quadro rigidamente condizionato, 1'emergere e i l
consolidarsi di interessi disparati (il « pluralismo corpora- TENDENZE RECENTI DELLA STORIOGRAFIA
tivo ») cui non sempre corrispondevano forze antagoniste í SULLA REPUBBLICA D I W E I M A R
sociali e culturali omogenee e non subalterne. Per questo
aspetto negativo Weimar forse può ancora insegnare qual-
cosa. I I corporativismo infatti è una alterazione dei fattori
produttivi e sociali d i un paese, poiché crea « scambi non
equivarlenti » tra la società (o, se si preferisce, i l sociale) e Non è i l caso di sottolineare Pinteresse che può avere'
s

le istituzioni, provocando anche un progressivo distacco oggi la riflessione sulPesperienza e sulla crisi delia repub-
(cosi è appunto avvenuto in Germânia) tra i partiti e le blica di Weimar. Ora, a parte gli artificiosi accostamenti,
forme politiche dei potere. le approssimazioni che hanno alimentato, per cosi dire,
La mia opinione è, comunque, che l'obbiettivo inte- « una polemica di mezza estate » sulPanalogia Itália-Wei-
resse che ha 1'ultimo periodo delia repubblica di Wei- mar *, la ragione piú profonda mi pare risieda nelPessere
mar sia dovuto al fatto che esso è come calamitato, nel- stato questo i l primo esperimento di repubblica tedesca ed
1'attenzione degli studiosi, dal suo esito nazista. I n ve- anche i l banco di prova delia socialdemocrazia negli anni
rità, Parco storico che va dalla fine delia prima guerra venti.
mondiale al 1924 è altrettanto ricco di problemi e di sug- Non insisterò sui caratteri di esemplarità intrinsechi a
gestioni. La nascita di una democrazia è sempre un parto questo tipo di esperimento e di crisi, in quanto tali carat-
laborioso. È lí che si commettono i primi errori ma si pro-
teri sono stati suficientemente, e a mio avviso in modo con-
gettano anche i nuovi modelli. Non è avvenuto questo in
vincente, chiariti nel recente lavoro di Rusconi, al quale
Itália tra i l 1943 e i l 1948? O nelPAmerica dei New Deal
quindi rinvio per questo aspetto dei dibattito . M i pare piú
tra i l 1933 e i l 1938?
2

opportuno sottolineare lo stretto legame che intercorre tra


I n sostanza i l convegno di Bologna ha inteso rispon-
la storiografia tedesca, alia quale in particolare mi riferirò,
dere a questi (e ad altri) interrogativi indiretti.
sia pure con qualche eccezione che riguarda in modo speci-
fico i l lavoro di Rusconi e qualche altro contributo non te-
desco, e le motivazioni politiche che ispirano quella stessa
storiografia. Motivazioni che, se erano già presenti una
decina di anni fa — mi riferisco ad un precedente tentativo
di sintesi delia storiografia compiuto a margine delle inter-
pretazioni diffuse per i l 50° anniversario delia rivoluzione

1 Sui termini delia polemica, delle analogie e delle differenze tra


le due situazioni rinviamo alia nostra rassegna critica Itália e Weimar:
aspetti di una polemica e limiti di certe analogie sulla rivista « Itália
contemporânea », 1978, n. 2 e alia bibliografia ivi citata.
2 Gian Enrico Rusconi, La crisi di Weimar. Crisi di sistema e scon-
fitta operaia, Torino, 1977, pp. V I I - V I I I e passim.

10 11
di novembre — , ancor piú pregnanti appaiono oggi. Oggi
3
per rehdere piú esplicite le linee degli sviluppi cui alludo.
infatti non si tratta forse piú di ritrovare genericamente ne- Un prjmo richiamo si può riferire al discorso che pronun-
gli errori delia prima repubblica la legittimazione pfima dei cio nelUebbraio 1971 1'allora presidente delia RFT Gustav
sistema politico creato dalla seconda, quanto piuftosto d i Heinerrtonn, una personalità alia quale non si possono certo
trarre dalla fine delia prima repubblica Pispirazione per la addebitare ombre d i ambiguità rispetto al passato, auto-
creazione degli strumenti idonei a salvare la seconda dai revole eaponente delia chiesa evangélica, uno tra gli espo-
pericoli di soffocamento che incombono su di esja. E non nenti soclaldemocratici piú aperti, sempre battutosi per si-
è certo i l caso di lamentare questo nesso tra sviluripi e orien- cure cause democratiche come quella contro i l riarmo, quel-
tamenti storiografici. Credo però che valga la pena fare una la per la tíifesa dei diritti civili; un uomo, tuttavia, i l cui
osservazione a propósito delia cultura politica e Storica oggi comportamento è abbastanza rappresentativo degli orienta-
dominante nella RFT, e in particolare sulla facilita con la menti dei louali dirò súbito. Orbene, nel centenário delia
quale questo tipo di cultura storica e politica recepisce mo- nascita deli primo presidente delia repubblica d i Weimar,
delli di pensiero, modelli interpretativi imposti dalla classe cioè di Fieíirich Ebert, Heinemann formulo la tesi delia fine
dominante e dai mezzi di comunicazione di massa da essa delia prima repubblica causata dagli opposti estremismi che
controllati, legittimando con i l peso di responsabilità so- avrebbero frustrato la ricerca nella repubblica di una terza
ciali — molte volte accademiche — operazioni politiche via tra capitalismo e socialismo . I n questo modo anche un
4

fonda te su presupposti tutt'altro che scientifici. I n altri ter- uomo come Heinemann eludeva tranquilamente le respon-
mini, Paccettazione dei regime politico esistente, con i l sabilità delia socialdemocrazia, la collusione con le forze ar-
suo quadro politico predeterminato, rischia di proiettare mate tradizionali, i l problema delia trégua di classe, i l pro-
anche sulla repubblica di Weimar i parametri interpreta- blema delia rinuncia ad incisive riforme d i struttura; ed elu-
tivi oggi di domínio comune. É una osservazione presente deva completamente tutto i l nodo delle responsabilità delia
anche nel libro di Rusconi, ma sulla quale molti di noi destra económica e politica per Pavvento al potere dei na-
stanno riflettendo da anni, próprio per i guasti e le distor- zionalsocialismo. Egli evitava, infine, i l complesso problema
sioni che sta creando nella storiografia tedesca. storico delia continuità delPimperialismo tedesco pure attra-
verso le trasformazioni dei regimi politici. Un esempio
Infatti ritengb che per questa via la validità dello stu- cosi autorevole come quello di Heinemann, rientra i n real-
dio storico venga largamente vanificata da una intromis- tà in una idea-forza molto piú diffusa e generalizzata,
sione e strumentalizzazione estremamente pesante in fun- identificabile in sostanza in quella « teoria dei totalitari-
zione di valutazioni politiche dei presente. Ora, rispetto smo » che è bagaglio obbligatorio delia cultura storica e
al decennio trascorso, próprio perche v i è stato indubbia- civica impartita nelle scuole delia RFT. Bagaglio ampia-
mente uno sviluppo politico determinato, questo nesso po- mente riflesso nei testi di storia in uso nelle scuole tede-
litica-cultura storica si è, se possibile, ulteriormente accen- sche. Direi che questa è una preoccupante indicazione va-
tuato. Cosi come lo sviluppo di precisi orientamenti politici lida anche per i l nostro paese: se certi bilanci storiografici
ha accentuato linee interpretative delPesperienza weimaria- si facessero non sulle opere piú o meno accademiche ma
na decisamente funzionaH a questi orientamenti. E su que- sui testi di storia, si avrebbe una idea un po' piú chiara di
sto argomento accenno semplicemente a un paio d i esempi

Cfr. E . Collotti, Considerazioni sulla storiografia delia repubblica


3
* Cfr. Gustav W. Heinemann, Zur Reichsgrundung 1877. Zum 100.
di Weimar, in « Problemi», luglio-ottobre 1970, pp. 947-956. Geburtstag von Friedrich Ebert, Stuttgart, 1971.

12 13
quella che è la cultura storica media e, quindi, la Jultura si dei luo crollo ad opera degli opposti estremismi: comu-
politica media che viene impartita alie nuove genarazioni nisti d i una parte e nazisti dalTaltra. D i qui la necessita
e diffusa a livello d i opinione pubblica. Come je stato che ogg\a RFT si difenda contro una análoga minaccia per
scritto próprio di recente da uno studioso tedesco che evitare U fine delia prima repubblica . 6

ha analizzato questi orientamenti delia politica sJolastica, Ritelgo che queste premesse di carattere politico-cul-
nell'opinione politica dominante la fine delia repulbblica di turale supa riflessione weimariana corrente, fossero ne-
Weimar diviene la prova storica decisiva dell'idea che la cessarie per dare una collocazione culturale puntuale ai ter-
democrazia corre costantemente i l pericolo di efcsere stri- mini dei dibattito. Detto questo, non intendo affatto pro-
tolata tra i radicali di sinistra e quelli di destra . Da questo
s cedere ad un catalogo di ciò che si è pubblicato e si conti-
tipo di affermazioni discende tutta una serie di/luoghi co- nua a pubplicare intorno alia repubblica di Weimar, d i
muni attraverso i quali si fanno Strada anche/quelli che quello chetè stato 1'esito delle discussioni piú recenti, né
sono i nodi reali dei dibattito storiografico. BaW pensare vorrei ripe»correre quelle che sono le principali opere me-
alia valutazione prevalente nei libri di testo delia espe- morialistiche uscite nell'ultimo decennio, anche se alcune
rienza presidenziale dei Gabinetto Briining e che porta im- di queste pjresentano un reale interesse e meritano perciò
mediamente a formulare i l quesito: Briining f u , come una sia pure rápida citazione. È i l caso, per esempio, delle
si suol dire, 1'ultimo bastione delia democrazia o non piut- memorie dei Cancelliere Briining che hanno un significato
tosto — come ritengo — un passo decisivo verso i l suo molto notevole próprio per demistificare e per chiarire
sgretolamento? Un passo decisivo cioè sulla Strada delia tutta una serie di elementi che fino a qualche anno fa con-
restaurazione di una monarchia autoritária e comunque an- tinuavano a correre falsamente intorno alia sua esperienza
tiparlamentare. E quindi Briining non « ultimo bastione presidenziale . Lo stesso direi per le memorie di Abend-
7

delia democrazia » ma semmai Briining battistrada dei na- roth, uno dei vecchi esponenti dei movimento operaio
zionalsocialismo. H o fatto questi esempi perche evidente- tedesco che ha vissuto gli anni weimariani, una serie d i e-
mente la conseguente strumentalizzazione politica própria sperienze politiche e culturali estremamente interessanti
di queste interpretazioni è di peso tutt'altro che irrilevan- oggi trasmesse alie nuove generazioni, autentica memoria
te; come viene sottolineato da un volume, che ha i l titolo storica dei movimento operaio tedesco . O delle memorie
8

significativo Weimar ist kein Argument, nel dibattito di Curt Geyer, rilevanti per quella fase di transizione che
sul Berufsverbot e sul terrorismo in corso nella RFT, pró- è stata rappresentata dal movimento dei socialdemocratici
prio la forza che piú spinge in direzione delia repressione, indipendenti nel passaggio tra la crisi delia prima guerra
la CDU-CSU, ha invocato a sostegno delle misure repressive
1'esperienza delia repubblica di Weimar esasperando la te-
6 Freimut Duve-Wolfgang Kopitzsch, Weimar ist kein Argument
oder Brachten Radikale im ôffentlichen Dienst Hitler an die Macht?
Texte zu einer gefãhrlicben Gescbichtsdeutung, con una introduzione di
5Cosi Werner Gestigkeit, Die Totalitarismus-Legende von der Alfred Grosser, Reinbek, 1976, su cui si v. la nostra «scheda»
Zerstôrung der Weimarer Kepublik in den bundesdeutschen Schul- nella « Rivista di storia contemporânea », 1976, n. 4, pp. 616-617.
Geschichtsbiichern, nel vol. a cura di Reinhard KúhrJ e Gerd Hardach, 1 Cfr. Heinrich Briining, Memoiren 1918-1934, Stuttgart, 1970 e la
Die Zerstôrung der Weimarer Kepublik, Kõln, 1977, pp. 253-284, in nostra rassegna La fine delia repubblica di Weimar nelle memorie
particolare pp. 253-254. Un esempio illustre nella piú recente storiogra- di Briining, ne « II movimento di liberazione in Itália », n. 105, ottobre-
fia delle tendenze citate nel testo è offerto próprio dalTopera di uno dicembre 1971, pp. 79-95.
studioso sicuramente liberale come Karl Dietrich Bracher nei saggi rac- 8 Cfr. Wolfgang Abendroth, Ein Leben in der Arbeiterbewegung, a
colti con il titolo Zeitgeschichtliche Kontroversen. Um Faschismus, cura di B. Dietrich e J. Perels, Frankfurt aM., 1976, su cui si v. il
Totalitarismus, Demokratie, Munchen, 1976. nostro articolo ne « L a Repubblica», 9 luglio 1977, p. 10.

14 15
mondiale e Paffermazione delia repubblica di W a m a r ; 9 qualili Protocolli delia Direzione socialdemocratiça per
o infine, per rimanere ancora nel campo dei movimento gli anni 1932-1933, pubblicati dallo Schulze che, a mio av-
operaio, delia significativa autocrítica d i quelPauxorevole viso, da soli, suppliscono anche alia assenza di determína-
esponente sociaídemocratico che è W . Hoegner/ . Non 10 t i studi e sono molto piú significativi di taluni studi sulla
vorrei neanche fare un catalogo delle nuove acquisizioni fine delia socialdemocrazia nel período weimariano , co- n

di fonti, anche se i n questo campo, che i n Germapia viene me conferma lo stesso Rusconi i l quale ha fornito una uti-
curato con moita maggiore attenzione d i quanti non av- lizzazionit molto opportuna di questi materiali. Premesse*
venga da noi — e ciò per ragioni complesse che si riferisco- tutto questo, vorrei ricondurre i l discorso ad alcuni mo-
no e alPorganizzazione e alia struttura delia ricerca e alie menti essenziali degli studi sulla crisi weimariana, parten-
possibilita finanziarie che stanno alia base di queste inizia- do da un presupposto che oggi mi pare fatto próprio da
tive — , oggi disponiamo di alcuni strumenti di lavoro di storici di diversa estrazione, in un arco che chiameremmo
importanza veramente fondamentale. Basti penpare a quel- genericamente di « storiografia di sinistra ». Potrei fare
la singolare pubblicazione che sono gli A t t i delle Cancel- dei nomi per indicare diversi orientamenti alPinterno d i
lerie dei Reich; oggi disponiamo di una decina di volumi che quest'arco, da Gerd Hardach ad Hans-Ulrich Wehler, i
pur non comprendendo ancora tutto Parco delia repubblica quali tutti nella crisi finale vedono emergere i problemi d i
di Weimar sono tuttavia piú che sufficienti per awiare legittimazione delia repubblica non risolti f i n dall'inizio.
un'analisi approfondita su molti dei punti nodali, a comin- Un discorso che alcuni storici rapportano alia alternativa
ciare dalla politica estera . Si tratta infatti di materiale,
11 tra repubblica conservatrice e democrazia sociale (è i l di-
per esempio, per quanto riguarda la politica estera capace scorso conclusivo delPopera dei Wehler sulPimpero gugliel-
di completare ed integrare Pusuale materiale diplomático m i n o ) e che altri storici riconducono alie linee d i conti-
13

(già edito per questo período nella serie di documenti di- nuità delia storia tedesca nelle sue dimensioni strutturali.
plomatici tedeschi) i n quanto consente d i conoscere non Questo ultimo è i l caso, per citare uno degli studi piú
i l punto di arrivo di determinate decisioni ma próprio i l recenti, delia Hõrster-Philips, Pautrice d i uno stimolante
processo di formazione delia volontà politica, che si espri- saggio complessivo su grande capitale, repubblica di Wei-
merà, nel suo stadio definitivo, nella documentazione di- mar e fascismo, che ha ricordato come dalPimpero bismar-
plomática. Lo stesso direi per una serie di pubblicazioni, ckiano alia repubblica di Weimar, infine alia RFT, passan-
do attraverso i l nazismo, la società tedesca sia stata orga-
9Curt Geyer, Die revolutioriàre Illusion. Zur Geschichte des linken nizzata entro ben quattro diversi regimi politici mante-
Fliigels der USPD, a cura di W. Benz e H . Graml, Stuttgart, 1976, su nendo costanti i rapporti di classe e i suoi contenutl
cui si v. la nostra « scheda » nella « Rivista di storia contemporânea », sociali . Una impostazione, questa ultima che, evidente-
14
1978, n. 1, pp. 156-157.
Cfr. Wilhelm Hoegner, Flucht vor Hitler. Erinnerungen an die
1 0
mente, si avvale sostanzialmente di contributi delia sto-
Kapitulation der ersten deutschen Kepublik 1933, Miinchen, 1977, su
cui si v. la nostra « scheda » nella « Rivista di storia contemporânea »,
1978, n. 2, pp. 290-292. 1 2Cfr. Hagen Schulze, Anpassung oder Widerstand? Aus âen Akten
11Facciamo riferimento alia serie pubblicata con la collaborazione des Parteivorstands der deutschen Sozialdemokratie 1932-33, Bad Godes-
dei Bundesarchiv di Coblenza con il titolo Akten der Keichskanzlei berg - Bonn, 1975.
Weimarer Kepublik a partire dal 1970, nella quale sono apparsi a tutto 13 Hans-Ulrich Wehler, Das deutsche Kaiserreich 1871-1918, Gõttin-
oggi i volumi dedicati ai seguenti gabinetti: Scheidemann (1919), gen, 1973, in particolare cap. I I I , par. 8.
Muller (1920), Fehrenbach (1920-21). Wirth I e I I (1921-22), Cuno 14 Cosi in Ulrike Hõrster-Philipps, Grosskapital, Weimarer Kepublik
(1922-23), Marx I e I I (1923-25), Luther I e I I (1925-26), Muller I I und Faschismus, nel vol. cit. a cura di R. Kuhnl e G . Hardach. Die
(1928-30). Zerstôrung der Weimarer Kepublik, pp. 38-141, (la cit. è da pp. 40-41)-

16 17
riografia delia DDR, i n particolare dell'importante opera di ti tra teconomia e Stato (si tratta di almeno tre grosse rac-
Gossweiler su industria, banche e capitale monopolísti-
15 colte) r , verrà rimandata a vantaggio dell'approfondimen-
co, che a mio awiso rappresenta, dopo gli studi et Kuc- to di tre momenti particolari (coevi ma paralleli) e distinti
zynski e delia sua scuola, i l contributo piú cospicu© per i l delia crisi. Anzitutto la valutazione dei governi presiden-
chiarimento delia posizione dei mondo industriale p finan- ziali; inf secondo luogo la valutazione delTazione contem-
ziario tedesco di fronte alia crisi. •/ porânea delle forze politiche, dei sindacati, dei movimenti
Próprio prendendo lo spunto da questi studi jf da altri di massa; in terzo luogo la valutazione degli atteggiamenti
che si potrebbero menzionare (ma i l problema érincipale delia cultura. L'interesse principale risiede nel fatto che
è quello di indicare talune linee di sviluppo delia storio- soltanto con lo svincolamento delle forze parlamentari r i -
grafia, non di citare un'arida teoria di autori); mi pare spetto alia figura dei Cancelliere, si accelera i l processo
che i l problema principale oggi posto dinanzi alia storio- di saldatura tra interessi agrari e interessi industriali intor-
grafia — un problema che va al di là delTesperienza spe- no alia figura dei presidente militarista. Rispetto alie va-
cifica ma limitata delia repubblica di Weimar — si con- lutazioni tradizionali, 1'identificazione di Briining come ul-
densi nel quesito sulla compatibilità o meno tra concen- timo baluardo delia democrazia, a livello storiografico so-
trazione e centralizzazione dei capitale e delia produzio- stenuta principalmente dal Conze, la vicenda dei governi
ne e 1'esistenza nella esperienza specifica d i un regime de- extraparlamentari oggi viene considerata i n modo note-
mocrático parlamentare. Questa incompatibilità nelPespe- volmente diverso. G l i studi piú recenti, da quelli raccolti
rienza specifica delia repubblica di Weimar per certi versi nella recentíssima e già citata miscellanea dei Kúhnl al la-
è alia base delia stessa interpretazione di Rusconi. I I crollo voro di Rusconi, individuano correttamente in questa fa-
di quelli che Rusconi chiama i « patti costitutivi » delia re- se lo smantellamento degli istituti anche formali delia de-
mocrazia. Lo svuotamento sociale delia democrazia che già
pubblica, nel momento delia crisi, non f u che i l risultato
aveva portato alia caduta dei governo Muller I I , si prolun-
delia deliberata volontà di una parte dei contraenti (il pa-
ga in direzione dei governo forte, dei rafforzamento au-
dronato, le forze armate, 1'apparato burocrático) di butta-
toritário delPesecutivo a tutti i livelli. E, i n propósito,
re a mare le poche concessioni politiche e sociali fatte alie
mi pare che siffatte analisi abbiano ricevuto una conferma
forze democratiche e ai sindacati, al fine di riappropriarsi
estremamente autorevole dalla pubblicazione delle stesse
in pieno delia liberta di manovra e delPintero potere deci-
memorie di Briining per i l período weimariano che avven-
sionale. I I problema quindi non è quello di discutere un
ne próprio a pochi mesi dalla scomparsa dello statista cat-
dato di fatto acquisito da tutti, ma, al caso, di indagare tolico, a meta dei 1970. Se mai sono esistiti dubbi sulla
le ragioni per le quali si pervenne a questo risultato e d i
analizzare i modi i n cui questo risultato f u conseguito.
Entro questa ottica schematicamente delineata, ancora una 1 6 E precisamente: Werner Conze-Hans Raupach (a cura di), Die-
volta 1'analisi dei numerosi contributi parziali é per molti Staats- und Wirtschaftskrise des Deutschen Reiches 1923-1933, Stuttgart,
versi neutri nel loro tecnicismo, che caratterizzano da qual- 1967; Ferdinand A. Hermens-Theodor Schieder (a cura di), Staat,
Wirtschaft und Politik in der Weimarer Republik, in « Festschrift fur
che tempo a questa parte le miscellanee d i studi sui rappor- Heinrich Briining», Berlin, 1967; Hans Mommsen-Dietmar Petzina-
Bernd Weisbrod, Industrielles System und politische Entwicklung in
der Weimarer Republik, Dússeldorf-Bonn, 1977, 2 voll., di gran lunga
Cfr. Kurt Gossweiler, Grossbanken Industriemonopole Staat.
1 5
la piú importante delle tre raccolte, la piú rappresentativa anche delle
Oekonomie und Politik des staatsmonopolistischen Kapitalismus in tendenze nuove che emergono nella storiografia delia R F T soprattutto
Deutschland 1914-1932, Berlin (DDR), 1971. in direzione delia « storia sociale ».

18 19
volontà di Briining di pervenire ad una vera e própria Se\r tutta la fase dei governo von Papen siamo an-
riforma dello Stato in senso autoritário, come única' scelta cora ábbastanza indietro negli studi, molto interessante
possibile per imporre inflessibilmente una politica defla- risulta^l procedimento d i lavoro delia Hõrster-Philipps, la
zionista e sbilanciare quindi decisamente a favoreílel lati- quale rijostra come, parallelamente alia disgregazione dei
fondo e dei padronato gli equilibri di potere e i Rapporti quadro politico weimariano è delle singole forze politiche,
di classe, le memorie consentono di fugarli completamente. che procede f i n dal 1927-'28 al culmine delia fase d i mo-
Ora, sulla base delia testimonianza di Briining cjie insiste nopolizzazione, avanzi anche un complesso processo di r i -
sulla disponibilità al suo disegno di restaurazioné autoritá- strutturazione dello Stato promosso sia dai singoli mono-
ria mostrata perfino da autorevoli esponenti socialdemo- poli sia dalla Associazione degli industriali tedeschi nel
cratici (Briining fa esplicitamente i nomi di Hilferding e suo complesso. E in questa fase, retrodatando un pro-
Severing), molti spunti nuovi vengono offerti alia ricerca, cesso di unificazione che soprattutto la scuola di Kuc-
sia sotto i l profilo delia valutazione delia rivoluzione di zynski operante nella Repubblica Democrática Tedesca
novembre, per quanto riguarda la partecipazione ad essa aveva spostato in anni successivi, si sarebbe già andata
di componenti moderate, sia soprattutto ai fini delia col- formando, sotto la spinta di esigenze interne e di esigenze
locazione generale delle forze politiche e dei rapporto fra esterne (si pensi alia spinta delPimperialismo tedesco sot-
queste e le forze economiche liegli anni delia crisi. Men- tesa alia creazione di molteplici organismi di studio e pro-
tre per quanto riguarda questa fase dei governo Briining mozione delPespansione económica verso 1'Europa Orien-
noi oggi siamo suficientemente orientati, documentati, al- tale e Sud-Orientale), la saldatura tra industria pesante
trettanto non si può dire per le esperienze che riguardano tradizionale e industria nuova leggera e chimica, quanto
i l governo von Papen, próprio perche anche 1'ultimo tra meno sotto i l profilo delFattacco al governo Muller. D i
i pochi contributi dedicati esplicitamente a von Papen, fronte alia crisi 1'industria suppliva, i n un certo senso,
i l libro dei Bach, si presenta come un lavoro d i carattere alia sua debolezza politica giocando tutta la sua forza
piuttosto scolastico, cronologicamente interrotto alie so- económica. D i qui, 1'offensiva politica generale contro i
glie dei cancellierato di von Papen . Motivi di interes-
17
sindacati e i l sistema parlamentare che, alia lunga, premeva
se di questa opera vanno ricercati nella ricostruzione delia per la revisione delia Costituzione. Una linea di attacco che
vicenda dei giornale « Germânia », cioè dell'organo dei Zen- procede lungo diverse direttrici. Un primo livello è quello
trum, di cui von Papen nel 1924-25 acquistò i l pacchetto delPattacco alPautonomia dei Lãnder, che poi verrà esa-
azionario; per quanto i problemi siano affrontati con estre- sperato e raggiungerà i l culmine col colpo di stato i n
mo semplicismo e anche con molti eufemismi, tant'è che Prússia dei luglio 1932, sul quale non a caso si sofferma
di fronte alie memorie di von Papen — una vera miniera ampiamente lo stesso Rusconi. Un secondo momento di
di menzogne — i l Bach si limita semplicemente a rilevare attacco è portato contro i l bilancio dello Stato, che vede
la presenza di qualche errore. Un esempio da segnalare dei ancora una volta come protagonista i l governo Muller; e
limiti di autocensura che sono presenti oggi nella storio- direi anzi che nelPattacco complessivo al governo Muller
grafia tedesca anche i n opere di questo genere. si ha la prova generale di questo piano di rivalsa, di ripre-
sa e di contrattacco definitivo delle forze alie quali alludevo
Cfr. Jiirgen A. Bach, Franz von Papen in der Weimarer Republik.
17
dianzi. Interessante è altresí fissare 1'attenzione su questo
Aktivitàten in Politik und Presse 1918-1932, Dusseldorf, 1977, su cui si momento perche probabilmente è tutta la periodizzazione
v. la nostra « scheda » nella « Rivista di storia contemporânea », 1978, delia storia delia repubblica di Weimar che oggi viene
n. 1, pp. 141-142.

20 21
/
/
modificata, concentrando 1'attenzione sul governo Muller be stato una dittatura militare con base di massa, come
e non sul governo Briining come punto d i svolta, memento preludio diretto dei nazismo.
delia crisi e delia dissoluzione dell'equilibrio ipothjsato al- Questo primo filone di lavoro, relativo ai governi pre-
l'inizio delia repubblica. L'appoggio al governo priining sidenziali, ci porta immediatamente alia valutazione delle
fu prestato dalle forze delTeconomia sfruttando Ja dispo- forze politiche, dei sindacati, dei movimenti di massa. Da
nibilità antidemocrática dei partito cattolico dei Centro, i l questo punto di vista mi pare che gli studi degli ultimi an-
quale concepiva i l risanamento económico a ptezzo dei ni non abbiano apportato contributi sostanzialmente nuo-
sacrifício delia democrazia. Si trattava comunque di un v i , per quanto riguarda i l comportamento di determinate
a PP°ggi° condizionato. L'autrice che ho citato formula forze sociali. Le forze armate, sono forse i l terreno sul
una ipotesi suggestiva circa i motivi delia rottura avvenu- quale gli studi si sono orientati sin dalPinizio con una
ta tra agrari e industria pesante da una parte e Briining certa sicurezza, per ragioni complesse, legate in gran parte
dalPaltra sui progetti di colonizzazione delle province o- anche alia disponibilità di determinate fonti. Anche un
rientali. Gli agrari v i si opponevano per ragioni di classe, lavoro recentíssimo, i l libro dei Nuss, uscito nella Repub-
perche non volevano in alcun modo intaccare i loro privi- blica Democrática Tedesca, non fornisce altro che una si-
legi; 1'industria pesante v i si opponeva perche era contra- stemazione generale con attenzione particolare alia fasci-
ria a una genérica politica di maggior occupazione, cioè stizzazione delia Reichswehr e al suo travaso nel quadro mi-
di mera creazione di posti di lavoro e intendeva viceversa litare dei nazismo, ma non porta contributi fondamental-
cònvogliare i n maniera precisa la forza-lavoro verso una mente e radicalmente n u o v i . Del pari, sul terreno poli-
18

politica dei riarmo. I passi successivi di questo processo tico ritengo che non si sia prodotto nulla di sostanzial-
sarebbero stati: i l progetto di nuovo Stato di von Papen, mente nuovo per quanto riguarda la politica dei partito
i l progetto piú orgânico che venga anticipato, elaborato pri- comunista tedesco, argomento sul quale non è possibile
ma delia trasformazione operata dal regime nazista, che, ora soffermarci, per cui ci limitiamo a rinviare a lavori
tutto sommato, ci deve interessare anche oggi, perche è precedenti . Viceversa, nelPottica delia crisi, meritano
19

fondato, tra 1'altro, sulla nostalgia corporativa delPaboli-


zione delia conflittualità sociale; 1'attacco successivo alia 1 8 Karl Nuss, Militar und Wiederaufriistung in der Weimarer Re-
Prússia, i l bastione delia socialdemocrazia e dei parlamen- publik. Zur politischen Rolle und Entwicklung der Reichswehr, Berlin
tarismo, ossia i l Land nel quale si era ancora mantenuta (DDR), 1977.
Per lo sviluppo delia storiografia sulla K P D rinviamo almeno
quella formula delia grande coalizione di Weimar poggiante
1 9

sino all'inizio degli anni sessanta al lavoro bibliográfico di E . Col-


sulla collaborazione fra la socialdemocrazia e i principali lotti, Die Kommunistische Fartei Deutschlands (1918-1933). Ein biblio-
partiti borghesi. La esperienza successiva dei cancellierato graphischer Beitrag, Milano, 1961; neU'impossibilità di procedere ad un
compiuto aggiornamento bibliográfico ci limitiamo in questa sede a se-
di Schleicher e i contatti tra 1'ambiente militare e i sinda- gnalare soltanto alcune delle opere piú importanti (astenendoci da una
cati, preludevano già a una fase qualitativa nuova di crea- valutazione analítica dei loro valore) uscite posteriormente sulla K P D ,
zione dei consenso intorno alia dittatura. Non a caso 1'am- prescindendo comunque dalle opere sulla nascita dei partito comunista
pubblicate nel cicquantesimo anniversario delia rivoluzione di novembre:
biente militare si preoccupava di assicurarsi i l consenso Werner T . Angress, Die Kampfzeit der KPD 1921-1923, Diisseldorf,
e i l controllo sociale attraverso i contatti con i sindacati: 1973 (ed. americana 1963); K . H . Tjaden, Struktur und Funktion der
lo stesso Rusconi ha sottolineato come i sindacati i n qual- « KPD-Opposition » (KPO). Eine organisationssoziologische Untersuchung
zur «Rechts »-Opposition im deutschen Kommunismus zur Zeit der
che misura (e via via piú accentuata) avessero abboccato Weimarer Republik, Meisenheim a.G., 1964; Ossip K. Flechtheim,
a questi tentativi delPambiente militare. I I risultato sareb- Die KPD in der Weimarer Republik, Frankfurt a.M., 1969 (ristampa
delia nota opera uscita nel 1948, con una introduzione polemico-storio-

22 23
particolare attenzione gli studi piú recenti sulla socialdemo- Rusconi: se effettivamente esistevano questi elementi,
crazia, sui sindacati e anche (sottolineo 1'anche perche m i perche la socialdemocrazia non realizzò mai questa salda-
pare un settore che viene ingiustamente, e in modo erra- tura? Harrer sembra viceversa escludere a priori una símile
to, sottovalutato) sulla crisi delle forze politiche borghesi possibilita.
non cattoliche. Parlo di crisi delle forze politiche borghesi Tuttavia, per arrivare alie condusioni cui perviene
non cattoliche perche è noto che i n tutta la crisi la tenuta Harrer, la cui interpretazione è molto schematica, mol-
delle forze cattoliche fu indubbiamente una tenuta di sta- to rigida, non mi paiono sufficienti né i l richiamo alia vo-
bilità rispetto a quella che invece è stata i l processo pro- lontà delia direzione dei partito di stroncare Popposizione
gressivo di disgregazione di tutte le forze borghesi che si interna, né i l richiamo alia tradizione anticomunista dei
richiamavano al liberalismo o al conservatorismo tradizio- partito socialdemocratico, tanto piú in quanto quest'ultimo
nale. Sulla posizione delia socialdemocrazia nella crisi, i l discorso, a sua volta, richiamerebbe la valutazione e Pana-
punto pressoché definitivo è stato fatto, con ottiche e an- lisi delia politica dei partito comunista tedesco. I I proble-
che con strumenti di analisi alquanto diversi ma probabil- ma è piú generale e ancora una volta sollecita una osser-
mente conyergenti nella valutazione finale, da una parte vazione che può riguardare anche i l lavoro di Rusconi.
da Rusconi e dalPaltra da Júrgen Harrer . M i pare che
20
L'atteggiamento delia socialdemocrazia nella crisi riflette
entrambí questi studiosi mettano in evidenza come la la concezione che essa ebbe delia democrazia weimaria-
socialdemocrazia frani — ma si tratta di uno dei vizi d'ori- na come strumento essenzialmente conservatore, come stru-
gine delia sua gestione nella repubblica d i Weimar — , mento, i n definitiva, di carattere controrivoluzionario. È
di fronte alia necessita di procedere alia saldatura tra una questo che, a mio avviso, provoca la estraneazione delle
strategia tutta istituzionale e lo sfruttamento dei potenziale e dalle masse. Ricordiamo che le masse non vengono mai
dei movimenti di massa, grazie alPequivoco delia difesa ad mobilitate rispetto alia democrazia, dopo lo sciopero gene-
oltranza delle istituzioni esistenti senza promuoverne i l rale dei marzo 1920: in parole povere si realizza la loro
cambiamento che avrebbe potuto essere prodotto soltanto totale smobilitazione. Non si tratta di errori di condotta
dalla loro vivificazione dal basso e dalla mobilitazione di delia socialdemocrazia, ma d i una precisa scelta politica.
massa. Ma tra i citati studi v'è anche una differenza fonda- Nel luglio dei 1932, di fronte al colpo di stato di von
mentale i n quanto, a differenza d i Harrer, Rusconi suppo- Papen i n Prússia, già «cordato come momento centrale
ne Pesistenza degli elementi lungo i quali la socialdemo- dello smantellamento delia democrazia weimariana, i l po-
crazia realizzasse questa saldatura. Si tratta, per parte tenziale di lotta delle masse, confermato ad esempio dai-
mia, d i muovere un'obiezione fondamentale al lavoro d i lo studio dei Rohe sulPorganizzazione paramilitare social-
democratica, sul Reichsbanner , non venne minimamente
21

sfruttato. Si potrebbe dire quasi che, próprio in questa


gráfica di H- Weber); Hermann Weber, Die Wandlung des deutschen
Kommuttisr» - Die Stalinisierung der KPD in der Weimarer Kepublik,
us

Frankfurt 3.M., 1969, 2 voll. Tra le opere pubblicate nella KDT, da 2 1Karl Rohe, Das Reichsbanner Schuiarz Rot Gold. Ein Beitrag
segnalare in particolare i volumi relativi alia repubblica di Weimar zur Geschichte und Struktur der politischen Kampfverbànâe zur Zeit
delia Geschichte der deutschen Arbeiterbewegung (3 e 4), a cura del- der Weimarer Republik, Diisseldorf, 1966; sulla complessa problemática
1'Istituto di marxismo-leninismo presso il C.C. delia SED (1966). delia situazione in Prússia, che andrebbe rapportata dei resto al piú
Alludiamo al contributo di Jurgen Harrer, Die Sozialdemokratie
2 0
ampio discorso sui rapporti tra il Reich e i Lànder, un primo studio
in tiovetnberrevolution und Weimarer Republik 1918-1933, nel volu- è offerto da Hans-Peter Ehni, Bollwerk Preussen? Preussen-Regierung;
me a cura di vari autori, con pref. di W. Abendroth, Geschichte der Reich-Lãnder-Problem und Sozialdemokratie 1928-1932, Bad Godesberg-
deutschen Sozialdemokratie 1863-1975, Koln, 1975, pp. 65-179. Bonn, 1975.

24 25
circostanza, la strategia istituzionale dei partito socialde- Infatti, mentre i l partito registra un cedimento dopo
mocratico operava la sua vendetta. Non avere capito che 1'altro i n omaggio alia politica dei meno peggio, nel sin-
altro era la cosiddetta « politica di tolleranza » nei con- dacato pare di vedere una maggiore intuizione delia dire-
fronti di Briining, già di per sé pericolosa e capitolarda, zione verso la quale muove la crisi: ossia dello sbocço
altro ancora subire 1'imposizione autoritária d i von Papen, apertamente dittatoriale che ad essa viene dato. Ma i l r i -
non fu un errore tattico delia socialdemocrazia ma la con- sultato di questa maggiore perspicácia politica non è per
seguenza delia sua strategia complessiva. Sostenere ciò è questo meno disastroso. La politica dei sindacato non è
possibile senza cadere in quello schematismo fatalistico semplicemente di tolleranza ma di adeguamento e, quindi,
che è tipico dei saggio dello Harrer. I I quadro di quella di diretta complicità con i disegni di instaurazione autori-
che Rusconi chiama la « rassegnata impotenza delia so- tária. I contatti che i l sindacato avrà con Papen, e soprat-
cialdemocrazia » piú che dalle ricostruzioni d i carattere
2 2
tutto con Schleicher, hanno un segno molto preciso. Piú
storiografico , o per quanto riguarda i sindacati, dallo stu-
23
che mai adesso la funzione dei sindacato viene distorta in
dio di Hannes Heer , mi pare che emerga con tutta chia-
24
chiave corporativa. I I sindacato diventa per molti versi la
rezza dalla documentazione che citavo prima, ossia dagli cinghia di trasmissione dei consenso intorno al progetto
A t t i delia direzione socialdemócratica per i l período 1923- autoritário, anzi tende a divenire lo strumento di massa
1933 pubblicata dallo Schulze. V'è tuttavia una differenza piú potente, piú importante i n funzione d i questo progetto.
di comportamento da registrare tra i l partito e i l sindaca- Con von Papen e Schleicher ha inizio i l processo di addo-
to. Senza entrare nel mérito delia polemica che è stata su- mesticamento nei confronti dello Stato autoritário, che
scitata circa 1'autenticità o meno delia documentazione porterà i l sindacato al tentativo di patteggiare e conser-
pubblicata dallo Heer, resta i l fatto che egli ha avuto i l mé- vare, umiliandosi al di là di ogni limite, una sua legalità
rito non solo di aprire una discussione, ma di provocare da nel quadro dello stesso Stato nazista, come documenterà
parte di altri la pubblicazione di materiali per quel che anche W. Hoegner . I I risultato sara la sconfitta non sol-
25
sembra piú attendibili, ma che a mio avviso finiscono an-
tanto sotto i colpi delPavversario, ma anche per i l pró-
che per confermare e non già attenuare le responsabilità
prio disarmo, senza attenuanti e con conseguenze di lun-
dei sindacato.
ga durata. Sono gli esiti, dei resto, che si stanno scontando
ancora oggi quando si consideri lo stato delPorganizzazio-
G . Rusconi, op. cit., p. 416.
2 2 ne delia classe operaia nella RFT e, per certi versi, anche
Ricordiamo che, se si prescinde dal saggio appena citato dello
2 3
nella RDT. I I discorso intorno alia classe operaia nella
Harrer, assai carenti SOLO ancora gli studi complessivi sulla socialdemo-
crazia nelTintero período weimariano, 1'unico studio esistente essendo crisi deve anche indurci a richiamare 1'attenzione sull'area
sempre quello insuficiente e ormai anche invecchiato di Richard N. sinora troppo poco esplorata dello studio dei movimento
Hunt, German Social Democracy 1918-1933, Yale, 1964; non c'è dubbio
che molti elementi nuovi e interpretazioni originali apporta il lavoro reale, ossia delia composizione di classe e delia stratifica-
di Rusconi, dei quale va apprezzata soprattutto 1'analisi dell'ideologia
hilferdinghiana.
Cfr. Hannes Heer, Burgfrieden oder Klassenkampf. Zur Politik
2 4 2 5È importante per altri versi, per capire questo processo, la poli-
der sozialdemokratischen Gewerkschaften 1930-1933, Neuwied-Berlin, tica dell'occupazione progettata dai governi Papen e Schleicher, come
1971; per un aspetto particolare delia politica dei sindacati, la lotta per preludio dei controllo dei lavoro e, al limite, dei lavoro forzato che
la creazione di occupazione, si può vedere, ir. una prospettiva assai di- saranno realizzati dal nazismo; in propósito si v. di Helmut Marcon,
versa, il lavoro di Michael Schneider, Bas Arbeitsbeschaffungsprogramm Arbeitsbescháffungspolitik der Regierungen Papen und Schleicher.
des ADGB. Zur v. gewerkschaftlichen Politik in der Endphase der Wei- Grundsteinlegung fur die Beschãftigungspolitik im Dritten Reich,
marer Republik, Bad Godesberg-Bonn, 1976. Frankfurt a.M., 1974.

26 27
zione sociale delia società tedesca, al di là delia consueta operaia e delia insubordinazione operaia e che tende a con-
storia istituzionale dei movimento sindacale o dei partiti trapporre gli operai non qualificati come soggetto rivolu-
atttaverso i quali si esprime politicamente la classe operaia, zionario alia classe operaia professionalizzata come elemen-
negli anni weimariani, per limitarei al período che stiamo to d i freno alie l o t t e . I n effetti, come lo stesso Roth
28

affrontando. È un discorso che non possiamo approfondi- deve riconoscere, i l suo lavoro reca un contributo piú alia
re i n questa sede anche perche le incertezze metodologiche fenomenologia delia repressione capitalistica e delia re-
che presiedono ancora alPawio di una vera e própria pro- staurazione moderata operata dopo la rivoluzione di no-
duzione storiografica in questa direzione richiederebbero vembre dallo stesso sindacato che alia analisi reale delia
una piú ampia discussione e disamina. Tuttavia, al di là del- composizione e stratificazione delia classe operaia tedesca
le generiche istanze di rivendicazione delia legittimità del- nel período considerato. Ciò anche perche talune genera-
ia cosiddetta storia sociale nelle sue diverse accezioni * , va lizzazioni sui processi di razionalizzazione dei processi pro-
sottolineato che oggi v i sono indubbiamente importan- duttivi e di massificazione delia forza-lavoro non trovano
t i spunti nuovi in direzione di ricerche sulle condizioni ancora riscontro in ricerche puntuali, a cominciare dalla
materiali dei lavoratori e sulla dinâmica dei loro com- stessa — tuttora incerta — periodizzazione dei processo
portamenti che vanno certamente oltre i canoni metodolo- d i ristrutturazione dell'organizzazione aziendale e dei la-
gici e i risultati acquisiti da Kuczynski e dai suoi discepoli. voro. Basti pensare che soltanto un anno fa è apparso i l
Da una parte assistiamo ad un primo avvio di studi storico- primo complessivo tentativo di impostare un discorso
sociologici spesso segnati nella loro esasperazione analitica sulla razionalizzazione e sulla organizzazione scientifica
da un pregiudizio di neutralità delle categorie e dei crite-
dei lavoro nella seconda meta degli anni venti nella repub-
r i interpretativi ma generalmente sostenuti da un buon l i -
blica di Weimar, lavoro che insiste giustamente anche sul-
vello di ricerca empírica . AlTestremo opposto si colloca
la propensione d i una parte almeno dei movimento opera-
21

1'indagine provocatoriamente assai interessante di Karl


io ad accettare 1'intensificazione dei ritmi di lavoro nel
Heinz Roth i n cui la ricerca empírica sembra piegata a una
quadro di una prospettiva di pace sociale . Detto questo,
forte esigenza ideológica, al di là dei suoi stessi risultati,
29

al d i là delle astrazioni e delPideologizzazione che domi-


che pone al centro delTattenzione categorie concettuali e
nano sulla ricerca concreta, resta i l fatto che i l libro dei
interpretative quali quelle delia spontaneità e autonomia
Roth propone linee di indagine e ipotesi interpretative
tutte da verificare e degne pertanto delia discussione che
Come si può vedere in prima approssimazione dalla rassegna di
2 6
intorno ad esse si è intrecciata anche in Itália . 30

Heinz-Gerhard Haupt e Hans-Josef Steinberg, Tendances de 1'histoire


ouvríère en Republique fêdérale allemande, in «Mouvement social»,
n. 100, luglio-settembre 1977, pp. 133-141. 2 8 Cfr. Karl Heinz Roth, Ualtro movimento operaio. Storia delia re-
Un buon esempio delle piú diverse tendenze che convergono in
2 7 pressione capitalistica in Germânia dal 1880 a oggi, Milano, 1976,
questa direzione, quasi un bilancio prowisorio degli studi, è offerto dai su di esso la nostra « scheda » nella « Rivista di storia contemporânea »,
contributi (non solo di studiosi tedeschi) raccolti nei due volumi a cura 1977, n. 4, pp. 635-636.
di Mommsen, Petzina e Weisbrod citati alia nota 16 (tra i quali parti- 2 9 Q riferiamo alio studio di Peter Hinrichs-Lothar Peter, Indus-
colarmente significativi sotto il profilo delia storia sociale, di una analisi trieller Friede? Arbeitswissenschaft, Rationalisierung und Arbeiterbewe-
strutturale delia società weimariana, dei movimento operaio e delia com- gung in der Weimarer Republik, Kõln, 1976.
plessiva stratificazione sociale, i lavori di W. Fischer, D. Petzina-W. 3 0 Si vedano i testi ora raccolti da Maria Grazia Meriggi nel volume
Abelshauser, W. Kõllmann, J. Reulecke, L . Albertin, Ch. Maier, M. II caso Karl-Heinz Roth. Discussione sull'« altro» movimento operaio,
Poor, R. A. Gates, M. Schneider, R. Wheeler, T. Mason, H . A . Winkler, Milano, 1978, che sottolineano tutti — anche i piú critici (Cacciari,
J. Kocka, L. E . Jones e M. Schumacher). Foa) che sono quelli con i quali maggiormente consentiamo - ~ 1'inte-

28 29
Se la crisi delia repubblica si esprime a livello politico ne politica, perche fu una formazione che ebbe un pe-
attraverso la disgregazione definitiva delia formula delia so superiore a quello che è stato i l suo peso specifico
coalizione d i Weimar che era stata riesumata nella sua di carattere elettorale, próprio perche ha finito per racco-
ultima esperienza negli anni 1928-'30 con i governi Muller, gliere forze di provenienza la piú diversa e anche le ten-
a me pare chiaro che non sia sufficiente lo studio dei com- denze piú diverse dei liberalismo tedesco, che tuttavia non
portamenti delia socialdemocrazia e d i quelli dei partito si riconoscevano nelle formazioni conservatrici costituitesi
dei Centro che, come dicevo prima, ha rappresentato nella dopo i l 1918. AU'interno di questo movimento noi ritro-
sua stabilità 1'agente piú diretto dei passaggio agli esperi- viamo alcune delle forze piú strettamente legate al tradizio-
menti presidenziali Briining-Papen. Dobbiamo constatare nale disegno imperialista (basta fare i l nome di Naumann
viceversa una sostanziale sottovalutazione negli studi del- e ricordare i l disegno delia Mittel-europa di Naumann), un
le altre forze borghesi . Questo discorso non ha riflessi
31 fatto sufficiente per avere una idea delle linee di conti-
soltanto politici ma anche sociali. I n sostanza, la crisi dei nuità imperialistiche che passavano attraverso i l partito
partiti borghesi è i l riflesso delia disgregazione sociale che democrático. Ma, al tempo stesso, questo partito era an-
vedrà i ceti medi e piccolo-borghesi spostarsi i n massa che i l contenitore di larghe correnti pacifiste. Per esempio,
verso i l partito nazionalsocialista. E questo non awiene quasi tutti gli esponenti delia « Lega dei Diritti delFuo-
soltanto per 1'elettorato dei vecchio partito tedesco-nazio- mo » (ho citato i l nome di Gerlach ed è forse uno dei casi
nale, partito estremamente compósito, per un verso parti- piú interessanti) si erano coagulati intorno a questo partito
to delia grande industria, partito dei grande latifondo ma perche non trovavano spazio in altre formazioni, non rico-
anche partito dei ceto médio urbano. La crisi investe an- noscendosi soprattutto nella tradizione socialdemocratiça.
che altre formazioni come i l partito democrático tedesco, E cosi altre espressioni progressiste delia vita politica e cul-
la Deutsche Demokratische Partei, che nel 1918-'19 rap- turale weimariana — penso semplicemente al movimento
presentava 1'ala sinistra dei liberalismo tedesco che racco- femminile nella repubblica di Weimar, attraverso per esem-
glieva settori notevoli delPintellighenzia e dei politici libe- pio la figura di Helene Stoecker — alPinterno delia DDP.
rali; si pensi ai nomi di Max Weber, Friedrich Naumann, Da qui la complessità di questa formazione e, quindi, la
Hugo Preuss, Helmuth von Gerlach, Theodor P. Heuss, necessita di non trarre su di essa una interpretazione det-
Walter Gropius, Ludwig Quidde e altri; c'era tra di essi tata unicamente dalPapparente omogeneità, dalla sua ap-
lo stesso Rathenau, cioè i l principale protagonista dei di- parente presenza come partito omogeneo, e di operare an-
segno di razionalizzazione capitalista; fu ancora i l partito che una periodizzazione alPinterno delia storia d i questo
che ebbe, attraverso i l generale Groener e, soprattutto, liberalismo perche, a partire dalPinizio dei 1930, si ha nel
Otto Gessler, per quasi tutto i l período delia repubblica di suo âmbito un reale processo di decantazione e di esplo-
Weimar, i l controllo dei dicastero delia Reichswehr. Credo sione di forze centrifughe próprio di fronte alia crisi.
sia necessário soffermarci brevemente su questa formazio-
Non è quindi casuale che negli ultimi anni i l proble-
ma delia collocazione politica dei liberalismo di sinistra
nella repubblica di Weimar sia stato richiamato da di-
resse anche metodológico degli spunti offerti dalla ricerca dei Roth per
una storia sociale dei movimento operaio. versi studi. Cito soprattutto gli studi di Opitz, lo studio
Approfittiamo comunque per segnalare la preziosa bibliografia di
3 1 dello Stephan, quello dello Hess . Ora, questa crisi dei
32

Martin Schumacher, Wahlen und Abstimmungen 1918-1933. Eine Bi-


bliographie zur Statistik und Analyse der politiscben Wahlen in der
Weimarer Republik, Diisseldorf, 1976. 3 2 Cfr. Reinhard Opitz, Der deutsche Sozialliberalismus 1917-1933,

30 31
liberalismo weimariano, riproduce i n sostanza la crisi sto- ciale di mercato. Un secondo aspetto che mi pare vada sot-
rica dei liberalismo tedesco, quella che lo Snell già alPini- tolineato positivamente nel lavoro d i Opitz è 1'ipotesi for-
zio degli anni '50 definiva « l a tragedia dei liberalismo mulata sulla natura degli interessi politici e sociali raccol-
tedesco » nella sua specificità weimariana . Nessuno de-
33 t i intorno a questo partito e sulTarea sociale che esso co-
gli studi citati appare soddisfacente rispetto alia comples- pre. I n una prospettiva d i lunga durata, la tendenza social-
sità dei fenómeno dei liberalismo tedesco e di quella par- liberale si presenta essenzialmente come 1'espressione poli-
ticolare formazione che fu appunto la DDP. La problema- tica dei capitale monopolístico d i nuova formazione: Fin-
ticità delia sua collocazione, delia sua composizione mi dustria leggera, l'elettrotecníca, la chimica. Questa sareb-
pare coita, con molti punti interrogativi piú che con rispo- be la costante delia posizione dei partito come eredità del-
ste definitive, soprattutto nel lavoro dello Opitz sul Pimperialismo d i Naumann. Rispetto a questa costante,
Sozialliberalismus weimariano. Nei confronti di questo t i - 1'opzione per la democrazia weimariana non sarebbe che
po di ricerca si possono muovere le critiche piú diverse e una variabile contingente, tanto è vero che 1'affezione alia
la critica fondamentale mi pare la dilatazione dei Concet- democrazia duro f i n quando i l partito democrático pote
to stesso di sozialliberal che in una determinata fase, se- esercitare una funzione d i integrazione verso i ceti picco-
condo Pautore, finisce per comprendere anche esponenti lo-medio e alto-borghesi; quando questa funzione venne
socialdemocratici come Hilferding e Severing e moita par- erosa o rischiò d i perdersi e i l piccolo e médio capitale e i
te delia destra e dei centro sindacale. Questo tipo di dila- lavoratori da esso dipendenti fuggirono verso Hugenberg
tazione non giova certo al chiarimento dei problema af- e poi verso Hitler, i l partito democrático tedesco si dissol-
frontato ma rischia d i creare nuova confusione. A parte se di fronte alia polarizzazione delTelettorato verso Pestre-
questo, però, 1'intuizione giusta nel lavoro dello Opitz è ma destra o verso 1'estrema sinistra. Quindi la funzione d i
i l tentativo di precisare la cesura interna che si opera centro dei liberalismo fu messa i n crisi, ciò che porto i l
nelPambito dei liberalismo tedesco alPatto delia trasfor- Sozialliberalismus ad associarsi sempre piú alia generale
mazione dei partito democrático i n cosiddetta Staatspartei spinta a destra, al richiamo verso lo Stato forte, nel mo-
all'inizio degli anni '30 rispetto alPala liberale che promuo- mento in cui interessi delia grande industria tradizionale
ve, per fare dei nomi, da Koch-Weser a Goerdeler, Pinte- e interessi dei monopolismo tendevano a convergere co-
grazione dei ceti medi alto-borghesi nella prospettiva di munque contro la repubblica democrática. Quindi la rot-
sistema di governo autoritário, fondato su presupposti cor- tura dei cliché dominante, dalPopera tradizionale dello
porativi, sul rafforzamento dei potere statale, sul capitali- Eyck in poi, d i un liberalismo omogeneo e leale senza
34

smo cosiddetto « sociale ». È dei resto 1'ala alia quale, i n soluzione di continuità verso la democrazia weimariana, mi
qualche misura, si richiamerà come momento di legittima- pare che sia una delle indicazioni di maggiore importanza
zione delia própria validità politica, lo stesso Erhard nel- per riprendere i l discorso complessivo sulla collocazione
1'ultimo dopoguerra, alTatto di teorizzare 1'economia so- dei ceti medi e piú in generale delia borghesia tedesca nel
processo di trasformazione politica che ha portato dalPim-
pero guglielmino alia RFT. L'ultimo aspetto sul quale mi
Kõln, 1973; Werner Stephan, Aufstieg und Verfall des Linksliberalismus soffermerò molto rapidamente, e che affronterò sotto una
1918-1933, Gottingen, 1973; Jiirgen C. Hess, Gab es eine Alternative?
Zum Scheitern des Linksliberalismus in der Weimarer Republik, in
«Historische Zeitschrift», CCXXIII (1976) n. 3, pp. 638-654.
Friedrich C. Sell, Die Tragôdie des deutschen Liberalismus,
3 3 3 4Erich Eyck, Storia delia repubblica di Weimar (1918-1933)
Stuttgart, 1953. (1954-56), Torino, 1966.

32 33
angolatura dei tutto particolare, è quello che riguarda la perche sia contro la repubblica democrática, come è per
valutazione degli atteggiamenti delia cultura. certi versi per i comunisti legati alPipotesi di una alterna-
I I discorso sulla cultura weimariana, che è uno dei di- tiva radicale — la repubblica consiliare — sorretta forse
scorsi piú ricchi e piú stimolanti di tutta la problemática piú dalla fedeltà ad una tradizione che dalla convinzione di
dei período, è tornato d'attualità in tempi recentissimi. una reale praticabilità politica. Essa pare piuttosto sepa-
Non alludo tanto alie mostre degli anni Venti e degli an- rata in quanti disposta ad impegnarsi solo nei confronti
ni Trenta che si sono susseguite negli ultimi anni, addirit- di uno Stato democrático che fosse e volesse essere real-
tura negli ultimi mesi, nella RFT, quanto alie analogie che mente tale. Gli stessi storici, sociologi, giuristi — si pos-
sono state stabilite tra Patteggiamento degli intellettuali sono fare i nomi di una serie di forti personalità che rac-
progressisti nella RFT e in altri paesi oggi, e Patteggiamen- chiudono queste caratteristiche, che gravitano intorno al
to degli intellettuali in senso lato, in genere intellettuali partito socialdemocratiço, da Sinzheimer a Kirchheimer,
non accademici, d i fronte ai fenomeni delia crisi civile e a F. Naumann — i quali lavorano per dare alio stato demo-
istituzionale delia repubblica di Weimar. Come spesso ac- crático una base di legittimità ponendo con forza i l rap-
cade in questi casi, Panalogia non serve tanto a spiegare o a porto tra istituzioni democratiche e contenuti sociali, sono
chiarire inesistenti parallelismi storici, quanto a richiama- tuttavia al di fuori dei sistema; ne sono tra i critici e gli
re Pattenzione su aspetti particolarmente rilevanti dei mo- interpreti piú acuti; lottano perche le istituzioni mobili-
mento storico, al di là delia loro banale attualizzazione. tino e realizzino tutte le potenzialità democratiche impli-
E non tenterò nemmeno di ricordare, in. termini che sa- cite nelPordinamento costituzionale, única condizione per
rebbero inevitabilmente troppo generali per non essere ge- ricondurre una saldatura culturale.
nerici, Pimportanza delia presenza culturale nella repub- Radicalizzando la nota definizione di Peter Gay (The
blica di Weimar. Outsider as Insider) Cesare Cases ha espresso questo di-
Non mi addentrerò in discorsi specifici di correnti de- vorzio con una drasticità molto efficace: « G l i intellettuali
terminate o di settori particolari delia cultura o dei mondo sono outsider alPinterno delia società data, in qualche
intellettuale nel senso piú ampio, ma intendo porre alcuni modo già pronti per emigrare » . Penso che convenga r i -
3 5

interrogativi. Come non pensare, ad esempio, che man- flettere sul senso di definizioni dei genere. I I significato
cano tutt'ora studi, serie analisi, sul peso che hanno avu- piú profondo mi pare vada rintracciato nelle potenzialità
to i mezzi di comunicazione di massa nella esperienza con- di sviluppo democrático che esprimono o di cui si fanno
creta delia repubblica di Weimar. Nessuno ha ancora portavoce e che non trovano riscontro nei livelli e negli
studiato seriamente Pimpero di Hugenberg, quello che po- strumenti di espressione politica. Forse, c'è da chiamare
tremmo definire (forse con eccessiva attualizzazione ma in causa tutta Porganizzazione delia cultura e la frattura
tanto per intenderei) lo Springer degli anni venti, e que- netta tra la cultura accademica e la cultura non accade-
sto próprio nel paese che ha visto nascere le teorizzazio- mica. Ma i l problema centrale a mio avviso non è di na-
ni di Walter Benjamin e delia scuola di Francoforte. Per tura organizzativa. G l i autori i quali, consapevolmente o
cui, pur premettendo tutto questo, credo che si possa inconsapevolmente, scientemente o anche per franca igno-
convenire con quanti vedono un sostanziale divorzio i n
questo período tra cultura e società e, soprattutto, tra cul-
tura e Stato. L'intellighenzia democrática, socialista, radi- 3 5Cfr. Cesare Cases, L'autocrítica degli intellettuali tedesebi e il di-
battito sull'« espressionismo », in « Quaderni storici », n. 34, gennaio-
cale, i n senso non partitico, è fuori dalle istituzioni non aprile 1977, pp. 12-27 (la cit. è tratta da p. 13).

34 35
ranza, imputano agli intellettuali, alia loro « critica cor- 10 stesso dicasi per le battaglie relative ai diritti civili nel
rosiva », come sostiene i l Laqueur , la distruzione delia
36 senso piú lato. Basterebbe ricordare la letteratura sulPabor-
repubblica d i Weimar, ammettendo tutt'al piú che piú to, che rappresenta d i per sé un capitolo estremamente si-
corrosivo di loro fu soltanto Hitler, negando la lotta de- gnificativo nella storia dei teatro e delia narrativa weima-
gli intellettuali per modificare Pesistente, partono dal pre- riani. La conclusione mi pare possa essere questa: chi vol-
supposto che essi dovessero comunque difendere Pordine ge unilateralmente contro la cultura weimariana, con una
costituito cosi come esisteva perche era pur sempre i l meno operazione opposta a quella insensata esaltazione degli
peggio. Ciò significa ignorare i l problema fondamentale aurei anni Venti che fu d i moda i n altri tempi, Paccusa
per cui affinché potessero essere difese con convinzione le di aver provocato la dissoluzione delia repubblica e in
istituzioni andavano soprattutto cambiate, nel senso che pratica la sua vulnerabilità d i fronte alPattacco nazista,
dovevano essere riempite di quei contenuti democratici, dimentica di approfondire la parte che i n questo divorzio
tendenzialmente socialisti, che erano pur sempre alie ori- delia cultura rispetto alia società spetta alie forze politiche
gini delia repubblica democrática, anche nei limiti in cui e ai partiti. A me pare che sia soprattutto nella politica
era uscita dalla rivoluzione di novembre. Come rimprove- dei partiti, e non soltanto nell'immobilità dei processo so-
rare agli intellettuali le battaglie contro la giustizia di clas- ciale e delle strutture economico-sociali, che vada verifi-
se che non fu affatto un fenómeno sporadico come ritiene cata Pestraneità degli intellettuali rispetto al sistema. Ne-
Laqueur, ma fu una realtà quotidiana nella repubblica gli intellettuali v i può essere stata la coerenza astratta dei
di Weimar? Chiunque abbia letto un quotidiano delPepo- richiamo ai principi, alia linearità delle scelte politiche,
ca sa che cosa emerge dalla cronaca delia vita weimariana. ma nei politici v i è stato certamente i l disprezzo dei prin-
Come rinfacciare agli intellettuali la battaglia antimilitari- cipi e la riduzione dei riformismo spogliato di ogni slan-
sta e pacifista, che lungi dal minare le basi delia democra- cio e traguardo ideale al tatticismo delle scelte giorno per
zia weimariana mirava próprio a realizzare uno dei pro- giorno. I I venir meno di ogni mediazione tra le due cate-
cessi fondamentali per la democratizzazione delia società gorie di giudizio, di comportamento, non è imputabile ai
tedesca? Senza valutare questi aspetti, certamente un soli intellettuali ma anche (se non soprattutto) alPinsoffe-
Tucholsky e un Ossietzky possono fare la figura di solitari renza dei partiti. È chiaro che i l discorso riguarda in gran
visionari, ma oggi anche la pubblicistica comunista, che parte la socialdemocrazia, i n quanto è semplicemente i l r i -
allora non fu certamente tenera verso quelli che definiva svolto dei fatto che essa aveva effettuato scelte politiche
i « pacifisti borghesi », tende al recupero di questo tipo diverse. Tipiche sono le vicende dei riarmo alia meta degli
di impegno degli intellettuali che appartiene ai fermenti anni '20, in cui la stessa socialdemocrazia si trovo spac-
di democrazia piú vitali delia repubblica di Weimar. E cata. Tipica la politica di tolleranza nei confronti dei go-
verno Briining e ancora Pappoggio delia socialdemocrazia
alia rielezione presidenziale dei maresciallo Hindenburg.
Walter Laqueur, La Repubblica di Weimar. Vita e morte di una
3 6

società permissiva, Milano, 1977; su di esso si v. la nostra recensione


I n questo quadro mi pare non abbia fondamento neppure
ne « La Repubblica», 18 agosto 1977. Piú ampiamente da esso (oltre Paltro motivo polemico che viene rivolto nei confronti de-
che dal libro dei Rusconi piú volte citato) abbiamo tratto lo spunto gli intellettuali weimariani. L'avere cioè essi sottovalutato
per la nostra rassegna citata alia nota 1, nella quale sottolineiamo come
molti degli equivoci suscitati dal libro dei Laqueur nella pubblicistica ita- 11 pericolo dei fascismo, i l pericolo nazista. E ancora una
liana siano stati generati anche dalla disinvoltura con la quale 1'editore
delia versione italiana ha manipolato titolo e sottotitolo delTedizione volta mi spiace citare, come punto di riferimento, un te-
originale (Weimar. A Cultural History). sto che considero deteriore, ma è i l punto d i riferimento,

36 37
di attacco piú facile: i l Laqueur. Qui non si tratta di capo- bilità delia crisi ma, a mio avviso, non poteva fornire gli
volgere Pinterpretazione dei Laqueur in una sorta di idea- strumenti per uscire dalla crisi. I n definitiva penso che non
lizzazione delia cultura weimariana, un pericolo al quale spettasse ad essa supplire alie carenze delle forze politiche.
mi pare non sfugga lo stesso Peter Gay, ma d i impedire Per concludere, mi pare opportuna una ultimissima pre-
che si ribalti sugli intellettuali una responsabilità storica cisazione, anche se di rilevanza metodológica e storica
che spetta tutta intera alie forze politiche. Caso mai, spettò certamente non trascurabile. È risultato chiaro dal mio
próprio alie avanguardie intellettuali esprimere con sensi- intervento che io ho nettamente privilegiato i problemi del-
bilità anche troppo acuta, e próprio per questo forse i n ia politica interna sottovalutando apparentemente la po-
forme piú letterarie che politiche, e spesso a livello di cri- litica estera. Ora, appunto su questo rapporto tra politica
tica di costume, i l crescere dei nazismo nella società te- interna e politica estera, vorrei dire qualcosa di piú pre-
desca. Né l a ' « Welbúhne », né la « Linskurve » furono ciso, trattandosi nelPorientare i l mio contributo di una
estranee a questa denuncia. Tutt'altro. La croce uncinata scelta precisa che ho operato in rapporto alio sviluppo ed
non fu scoperta nel 1933, ma già nel 1919 essa accompa- alio stadio al quale è pervenuta la storiografia sulla repub-
gnava le spedizioni dei corpi franchi, e tutta la produzione blica di Weimar.
delia cultura democrática weimariana è segnata dalla con- Per troppo tempo, próprio sulla falsariga di una tradi-
sapevolezza di questa presenza nel corpo sociale delia so- zione storiograftca di segno liberal conservatore, che è
cietà tedesca sin dal 1918-'19. Non si può piú rimprove- quella che si può trovare simboleggiata anche i n edizione
rare agli intellettuali di non aver dato alie loro denunce italiana dalPopera citata di Erich Eyck, si è capovolto i l
le modalità di una risposta quale quella che avrebbero parâmetro di giudizio sulla repubblica di Weimar, ricer-
dovuto dare le forze politiche. Le loro analisi probabilmen- cando unicamente nella politica estera le cause delle sue
te non furono complete, ma alcune di queste sono le uniche difficoltà e dei suo fallimento. I I riferimento d'obbligo è i l
che allora furono elaborate. Se i l messaggio culturale non Trattato di Versailles e la questione delle riparazioni. Cer-
fu raccolto dai politici, la responsabilità non può essere sol- tamente Versailles è stata un errore che ha pesato molto
tanto degli intellettuali, per incapacita o insufficienza di sulla vita delia repubblica di Weimar e, tuttavia, ad esso
espressione, per parzialità, per estetismo, per molte altre soltanto non è possibile attribuire la crisi di Weimar. D i
ragioni. La vitalità delia cultura weimariana fu espressa questo dobbiamo essere estremamente consapevoli; se vo-
próprio dal fatto che essa non fu strumentalizzata dalle gliamo essere paradossali, potremmo dire che Versailles
forze politiche. Ma questa fu anche la sua debolezza, per- ha ucciso Weimar solo nella misura in cui le forze che
che rimase isolata e non ebbe possibilita, se non in casi hanno ucciso Weimar si sono impossessate dei termini del-
parziali e limitati, come nella vicenda (dei resto aperta sot- ia polemica anti-Versailles, cioè in quanto i l nazionalsocia-
to i l profilo critico) delPAssociazione degli scrittori prole- lismo ha fatto di Versailles uno dei cavalli di battaglia del-
tari, di rapportarsi positivamente e non strumentalmente ia sua agitazione nazionalista. Soltanto in questo senso
alia vita politica . Questa cultura ebbe una acuta sensi-
37
Versailles ha un peso centrale nella storia delia crisi wei-
mariana, la cui ragione di fondo va ricercata tutta nelFin-
terno delle vicende delia società tedesca.
Non è possibile in questa sede segnalare le molte pubblicazioni
3 7

che negli ultimi anni hanno riesumato, in forma documentaria o mono-


gráfica, il dibattito culturale weimariano e in modo specifico quello le- delle esperienze allora compiute, lo studio di Helga Gallas, Marxistische
gato alie correnti dei movimento operaio; ci limitiamo comunque a se- Literaturtheorie. Kontroversen im Bund proletarisch-revolutionàrer
gnalare, come esempio di feconda problematizzazione dei dibattiti e Schriftsteller, Neuwied-Berlin, 1971.

38 39
Paradoisalmente, questo tema delia preminenza delia terno delia società tedesca e non nei sui rapporti diploma-
politica estera nelle difficoltà e nelle disgrazie delia Ger- tici, era stato affermato da uno storico, morto molto gio-
mânia weimariana è per 1'appunto uno dei temi dominanti vane, che è forse la figura piú interessante d i tutta la sto-
delia cultura storica di questo período. Uno dei lavori piú riografia dei período weimariano, Eckart Kehr i l quale im-
interessanti scritti negli ultimi anni sulla cultura politica posto i l discorso sul primato delia politica interna . Col-
40

di Weimar è próprio i l libro dello Schleier sulle tendenze laboratoré fra Paltro delia rivista d i Hilferding «Die
delia storiografia borghese i n Germânia nel período weima- Gesellschaft », ha avuto la intuizione fondamentale di im-
riano . Ora, questo libro, che ha anche delle semplifica-
38 postare i l discorso sulla crescita delia società tedesca non
zioni schematiche a mio avviso non accettabili, come i l secondo parametri indipendenti ed autonomi dalPimperia-
catalogare entro la storiografia liberale storici socialdemo- lismo. È stato questo, mi pare, i l momento che ha sbloccato
cratici, dimostra come la storiografia dei período weima- certe dispute scolastiche, accademiche, sul primato delia
riano abbia sostanzialmente assunto i n solido i legami con politica interna o delia politica estera. I n questa maniera
la tradizione delia grande storiografia tedesca dell'800. il Kehr si collegava molto direitamente a una serie di in-
Una storiografia che vedeva i l problema delia Germânia tuizioni che nella storia dei movimento operaio tedesco,
unicamente come problema delia Germânia nel concerto ancora una volta per Panalisi di determinati fenomeni so-
europeo. Era una proiezione esterna d i tutti i problemi te- ciali, erano stati anticipati da Karl Liebknecht.
deschi nelPequilibrio delle potenze. E questo è i l risultato Perche, che cosa voleva dire impostare i l discorso sul-
delia tradizione bismarckiana. Che cosa è accaduto nella Pimperialismo in Germânia? Voleva dire esattamente uni-
storiografia dell'ultimo dopoguerra? Per molti aspetti e ficare quelli che erano i termini delia politica estera e
per molto tempo è sopravvissuta piena omertà con la tra- delia politica interna tedesca attraverso Panalisi di un de-
dizione delia questione tedesca come questione esterna alia terminato sviluppo económico e sociale. Quindi non fare
società tedesca, una questione di politica internazionale, i l discorso delia politica estera semplicemente come poli-
tutti i parametri di valutazione delia storia tedesca sono tica di espansione, ma vedere nella crescita delia società
stati cioè fondati sul concetto delia Einkreisung, cioè del- tedesca la necessita di superare i limiti interni che è i l
Paccerchiamento delia Germânia da parte di altre poten- discorso fondamentale per capire anche la crescita alPinter-
ze. I I primo a creare una frattura, con questo tipo di inter- no delia repubblica di Weimar delle tendenze alia trasfor-
pretazione, è stato i l Bracher quando, affrontando i l pro- mazione delia democrazia. E dobbiamo pure porei questo
blema delia repubblica di Weimar, ha affrontato per Pap- problema: perche mai ad un certo momento, nella fase
punto i l problema dei meccanismi interni, con una chiave di dissoluzione, nella fase di scollamento delle istituzioni,
piú sociológica che storica, che portano alia dissoluzione si fanno avanti delle forze che vogliono ad ogni costo di-
la repubblica di Weimar . Tuttavia sin dagli anni weima-
39
struggere i l movimento operaio tedesco, distruggere anche
riani, la consapevolezza che i l problema politico tedesco, soltanto le vestigia formali delia democrazia tedesca. A mio
i l dilemma delia democrazia tedesca, andasse cercato alFin- avviso la risposta non può essere trovata unicamente nel-
Paffermazione di tendenze irrazionalistiche o d i tendenze
Hans Schleier, Die biirgerlicbe deutsche Geschichtsscbreibung der
3 8

Weimarer Republik (I. Strõmungen-Konzeptionen-Institutionen. I I . Die Se ne vedano ora i principali scritti nella ristampa a cura di
4 0

linksliberalen Historiker), Kõln, 1975. Hans-Ulrich Wehler in Eckart Kehr, Der Primat der Innenpolitik.
Ci riferiamo alia primissima opera di Karl Dietrich Bracher,
3 9 Gesammelte Aufsàtze zur preussisch-deutschen Sozialgeschichte im 19.
Die Auflõsung der Weimarer Republik, la cui prima edizione è dei 1955. und 20. Jahrhundert, Berlin, 1965.

40 41
genericamente antidemocratiche. La risposta di fondo è una GIAN ENRICO RUSCONI
sola: nella fase di crescita delPimperialismo tedesco, che
aveva delle direttrici di mareia molto precise, molto eviden- AZIONE OPERAIA E SISTEMA DEMOCRÁTICO
t i , determinate dalla prevalenza di determinate forze eco-
nomico-sociali, verso aree precise delTEuropa, la costruzio-
ne democrática non era piú 1'attrezzaggio interno che con-
sentiva 1'esplicazione piena, totale, delle potenzialità im-
perialistiche. La repubblica di Weimar crolla próprio per
questo. Crolla perche anche soltanto 1'esistenza di quei re- 1. Democrazia contrattata e capitalismo organizzato
sidui pluralistici a livello politico e sociale rappresentano
1'ultimo ostacolo al pieno dispiegamento delle forze im- L'esemplarità delTesperienza di Weimar, dal dúplice
perialiste in direzione delia conquista delTEuropa. punto di vista degli istituti di democrazia e dei comporta-
È qui che si saldano i l momento delia crisi weimariana menti dei movimento operaio, va ricercata nel nesso par-
e quello delTavvento al potere dei nazismo. I I nazismo ticolare che si è stabilito tra la classe operaia (un tipo par-
non è qualcosa di demoniaco che ad un certo momento ticolare di classe operaia) e gli apparati di rappresentanza
sconfigge le forze buone delia repubblica di Weimar. I I democrática parlamentare. La precisa identificazione di
nazismo è i l salto qualitativo che è necessário per portare questo nesso è preliminare sia alia individuazione dei ca-
la struttura interna delia società tedesca alPaltezza dei com- ratteri propri delia repubblica di Weimar, sia alie possibili
piti richiesti dalla forza d'urto che 1'imperialismo deve spri- generalizzazioni delia sua esperienza ad altre situazioni.
gionare. Perche 1'imperialismo tedesco ha raggiunto or- Quella di Weimar è definibile come una « democrazia
mai i l livello necessário per scaricarsi sul resto delPEuro- contrattata » — nel senso che la forma istituzionale, inve-
pa. Questo è i l tipo di analisi che occorre fare, lungo la ce d'essere i l quadro politico accettato entro cui si muovo-
quale dobbiamo ritornare a unificare momento interno e no e competono le forze sociali, diventa essa stessa ogget-
momento esterno. to di contrattazione permanente, in modo ora esplicito, ora
ideologicamente camuffato, ora solo latente. I contenuti di
questa contrattazione sono gli stessi dei compromessi o
patti che si stringono nelle settimane dei crollo dellTmpe-
ro, nel clima delia sconfitta, tra le forze dei vecchio potere
(elite burocratico-ministeriale, padronato privato, vertici
militari) e i rappresentanti delle organizzazioni operaie
maggioritarie. Si tratta di veri patti costitutivi delia re-
pubblica, la cui dissoluzione segnerà la fine dei sistema
stesso. I I concetto di « democrazia contrattata» vuole
segnalare da un lato la presenza di certe regole che sono

Questo saggio riprende parzialmente riflessioni e informazioni


che sono amplamente sviluppate nel volume L a crisi di Weimar.
Crisi di sistema e sconfitta operaia, Torino, 1977.

42 43
imperativi dei funzionamento dei sistema, dalPaltro la pre- borghese da abbattere.
carietà dei sistema stesso, a cominciare dalla sua originaria Sulla natura compromissória delia strada delle riforme
carenza di legittimazione. V i sono contraenti sinceramente è illuminante la tesi di un (allora) giovane studioso d i
convinti di fronte a contraenti coatti, con ampie riserve politica e diritto costituzionale, Ernst Fraenkel: « Non è
mentali che attendono 1'ora e l'occasione d i disfarsi degli la stipulazione dei compromesso che è riprovevole o peri-
accordi presi, o quanto meno di snaturarli. colosa nella costituzione di Weimar. Ciò che minaccia la
Questi accordi trovano nella Costituzione weimariana sua sostanza non è i l compromesso ma al contrario Fim-
dei 1919 una formulazione che gli esperti costituzionalisti possibilità di raggiungerlo ». Sono parole scritte nel 1932,
giudicano magistrale per equilíbrio e contemperanza di e- sulla rivista ufficiale dei partito socialdemocratico, nel pie-
sigenze opposte. D i fatto la Carta costituzionale si lascerà no delia crisi politica quando la socialdemocrazia sta scon-
strapazzare dalle forze antidemocratiche, soprattutto con tando passivamente la catena degli errori che le hanno im-
1'abuso delPart. 48 che dà facoltà al Capo dello Stato d i pedito di trasformare i compromessi i n elementi di demo-
emettere ordinanze d'emergenza senza previa approvazio- crazia progressiva.
ne dei parlamento. Con i l sistemático scioglimento dei par- D i fatto, dalla rivoluzione dei novembre 1918, la SPD
lamento non consenziente al Diktat presidenziale, la lega- maggioritaria e i l sindacato (inteso qui, per semplicità, co-
lità repubblicana perdera ogni consistenza. Dietro questo me unitário, per la prevalenza dei socialisti sui cattolici) so-
scudo pseudolegalistico le forze antidemocratiche porteran- no la controparte globale dei complesso dei patti. La SPD,
no alia distruzione delia democrazia, ancora prima delia senza rinunciare ai suoi obiettivi socialisti (formulati ancora
sua abolizione formale nella dittatura (anch'essa « legale ») in termini marxisti), assume i l ruolo e Ponere d i partito di
di Hitler — svuotando e liquidando i patti o compromessi governo nei limiti dei parlamento tradizionale, stringendo
costitutivi delia repubblica. un patto « politico » con i cattolici dei Zentrum e i libe-
Accanto al patto militare (che vede i l vecchio corpo raldemocratici (DDP). Si crea cosi la « coalizione di Wei-
militare imperiale assoldato a difesa delia repubblica con- mar » per antonomásia.
tro la violenza degli « opposti estremismi » — i n realtà La serie di accordi che i l sindacato stipula con i l pa-
contro 1'ala piú radicale dei movimento operaio) i l com- dronato — quale concretizzazione dei « patto sociale » —
promesso o patto di gran lunga piú importante è quello normalizza e istituzionalizza i rapporti di lavoro sulla base
tra sindacati e padronato stipulato, nelle prime settimane dei riconoscimento formale reciproco delle due contro-
dei novembre 1918, con la mediazione delia socialdemo- parti e delia loro autonomia d i fronte alio Stato. I caratteri
crazia. Tramite esso e la sua futura espansione, la sinistra di compromesso di questi accordi consistono, da un lato,
istituzionale intende integrare la democrazia politica con nella rinuncia dei movimento operaio organizzato a gettare
quella che vien chiamata la,« democrazia collettiva » — tutto i l suo peso sulla bilancia delia creazione di un nuovo
cioè con 1'immissione di contenuti sociali sempre piú sistema sociale, in cambio dei riconoscimento dei diritto di
qualificanti nelle strutture delia repubblica e nelle leggi rappresentanza esclusiva dei lavoratori e d i vantaggi econo-
di sviluppo di un capitalismo, da controllare tramite lo m i a e normativi immediati (giornata lavorativa di otto ore,
Stato. È la strada delle riforme coscientemente intrapresa contratti collettivi generalizzati, riconoscimento di consigli
dalla socialdemocrazia, i n insanabile contrasto con i l par- di fabbrica e altre istanze di compartecipazione, sussidi con-
tito comunista che, credendo nelTattualità delia rivoluzio- tro la disoccupazione). Da parte padronale c'è Paccettazio-
ne, considera la democrazia di Weimar solo un regime ne de facto dei regime repubblicano, i l riconoscimento for-

44 45
male dei diritti sindacali (con Pabbandono almeno ufficiale Sopravvaluta 1'automatismo dei processi di concentrazione
dei sindacati « gialli ») i n cambio dei riconoscimento delia monopolistica e di razionalizzazione portando i l movimen-
intangibilità delia liberta imprenditoriale, delia proprietà to operaio ad una passiva subalternità, incapace di vedere
privata e delia indipendenza delle proprie organizzazioni. i l progetto politico iscritto i n tali processi. Viceversa so-
Davanti alia insuperabilità delle difficoltà di attuazio- pravvaluta Faccrescimento di potere delle organizzazioni
ne di questa serie di accordi, lo Stato, lungi dal rinchiuder- operaie, chiuse nel quadro istituzionale, e la capacita dei
si i n una funzione notarile di fronte al bilateralismo dei loro controllo sullo Stato — anzi dello Stato come tale, co-
due partner sociali, è costretto ad intervenire con i l mec- me istituzione formale. Da qui la strategia iperistituziona-
canismo arbitrale che assumerà nel corso degli anni i con- lista, statalista, socialtecnocratica, su cui ritorneremo.
notati di una politica salariale dei governo. Anche per que- Contro i l progetto socialista e sindacale di « democra-
sto i l patto tra lavoro e capitale costituirà i l perno d'equili- tizzazione delPeconomia », di creazione di uno Stato demo-
brio dei sistema weimariano, al di là dello stesso schiera- crático sociale non c'è semplicemente un padronato arroc-
mento partitico. Diventa elemento-chiave dei « capitali- cato in un potere privatistico senza controlli, per Paltis-
smo organizzato », che caratterizza in modo sempre piú sima concentrazione oligopolistica delTindustria e delPeco-
specifico i l sistema weimariano, con 1'assestamento post- nomia in generale. Contro ci sono anche 1'élite burocrati-
bellico e postrivoluzionario. co-ministeriale e 1'esercito. Sono queste forze che negli an-
Con « capitalismo organizzato » intendiamo la seguen- ni decisivi delia crisi (1930-33) metteranno i n ginocchio
te configurazione: a) i processi di concentrazione económi- la democrazia, contestualmente alia ribellione dei ceti me-
ca e la virtuale estinzione dei mercato concorrenziale, con di e alPapparizione dei movimento nazionalsocialista, cui
i l conseguente smisurato e incontrollato potere dei grandi sara demandata 1'esecuzione dei colpo di grazia.
oligopoli; b) i l dislocamento di buona parte dei potere reale Ripetiamo che i patti costitutivi delia repubblica ver-
fuori dal quadro politico istituzionale a favore di istanze ranno meno ancora prima che la « forma democrática » del-
extraistituzionali, determinanti nei periodi di crisi; c) i l ia repubblica sia stata rinnegata. La caduta delPultimo go-
processo di concentrazione económica è accompagnato da verno parlamentare (la Grande Coalizione dei 1928-30) sa-
una parallela organizzazione di massa dei lavoratori, con ra preceduta e accompagnata dali'attacco al patto sociale
rilevanti conseguenze sul peso di rappresentanza dei par- tra padronato e sindacato. I I regime presidenziale, inaugu-
t i t i ; d) lo Stato viene responsabilizzato in modo crescente rato dal cancelliere cattolico Heinrich Briining, nonostante
nella gestione económica, non solo con la creazione di set- il suo tono moderato e la salvaguardia di certe forme co-
tori economici pubblici, ma con 1'espansione delia spesa stituzionali, rappresenta già la rottura sostanziale dei con-
pubblica; in piú e) lo Stato si fa garante dei processo di i - tratto democrático. I I patto sociale è annullato dalPuso a
stituzionalizzazione dei conflitti di lavoro, in particolare senso único di una strategia económica che nelFarbitrato
dei conflitto industriale, arrivando ad una sorta di « in- trova uno strumento coercitivo di compressione salariale.
terventismo sociale » che fa delia funzione arbitrale uno I I patto militare è vanificato dalPirreversibile autonomiz-
degli elementi decisivi delTequilibrio. zazione dei vertici militari in grado di condizionare direita-
La socialdemocrazia che, tramite le riflessioni di Rudolf mente o indirettamente i l governo. I I patto politico è dis-
Hilferding, possiede gli elementi analitici essenziali di que- solto con Pemarginazione dei parlamento e la concentra-
sto « capitalismo organizzato », commette pesanti errori di zione di tutto i l potere istituzionale nel Capo dello Stato
valutazione dei suoi equilibri interni e delia sua dinâmica. di cui i l cancelliere si fa interprete diretto.

46 47
v ' Çj/í i l decorso delia crisi disvela retrospettivamente contro le istituzioni preesistenti. Nel caso d i Weimar, Pon-
lajAfiéra natura dei rapporti che hanno retto la repubblica data consiliare dei 1918/20 può entrare nel novero delle
,jdãfla sua nascita. È insufficiente parlare di « pluralismo » « azioni collettive » nel senso técnico di agenti d i nuove
viziato e reso ineffettivo dalla dinâmica imperialista, come identità sociali con la creazione (almeno tentata) di nuovi
fa Franz Neumann nel suo Behemoth, che pure coglie per- istituti. Ma analogamente anche la crisi finale di Weimar
feitamente la natura compromissória dei regime e delia può essere letta come cedimento e trasformazione di resi-
costituzione weimariana. I I limite d i spiegazione dei Con- due strutture istituzionali sotto Purto delia « azione col-
cetto di « pluralismo » sta nel fatto che esso è adeguato lettiva » veicolata dal movimento nazionalsocialista. Que-
per singoli, separati universi rappresentativi (pluralismo sto approccio tuttavia ha grossi limiti perche lascia inde-
di partiti, pluralismo delle organizzazioni sociali, pluralismo terminato i l rapporto tra composizione sociale dei movi-
dei soggetti economici). Ma non è in grado di fissare criti- menti collettivi, la loro differente técnica espressiva e la
camente i l nesso sotterraneo tra queste forme di rappre- loro intenzionalità politica. I movimenti di matrice ope-
sentanza. O meglio, si aspetta che i singoli pluralismi siano raia si esprimono prevalentemente tramite gli scioperi o co-
speculari, si rispecchino e si combinino in un pluralismo munque in stretta connessione con essi, anche quando as-
superiore. Cosa che non awiene mai — tanto meno a Wei- surgono a forme insurrezionali. I movimenti di matrice
mar. Qui i l patto sociale (che sanziona i l pluralismo socio- piccolo-borghese o anche — fatte le debite differenze —
económico) è stipulato da un padronato che fa di tutto nel- di matrice sottoproletaria si sviluppano con una fenome-
1'ambito dei pluralismo partitico-politico per dissolvere o nologia piú complicata, i n cui la violenza dimostrativa di
rendere ineffettivo Poriginario patto politico (la « coalizio- piccoli gruppi trova la connivenza di un supporto d i massa
ne di Weimar »), per poter ritorcere un eventuale successo mobilitato i n forme convenzionali (manifestazioni d i mas-
in questo âmbito contro i l patto sociale stesso. I I gioco plu- sa, campagne di stampa ecc). La diversità di técnica espres-
ralistico è sempre a piú livelli, è condotto con risorse e con siva e d i efficacia dipendono sia dalla collocazione materia-
sottili riserve mentali nei confronti degli stessi istituti de- le dei soggetti nel sistema globale, sia dalla loro finalità
mocratici. Per questo adottiamo i l termine di « democra- politica.
zia contrattata », da collegare — come si è visto — a quello
Fatta questa premessa generale, a propósito dei mo-
di « capitalismo organizzato ».
vimento collettivo dei 1918/20 si possono constatare due
elementi di fondo: a) Pazione operaia si esprime e si di-
sperdé lungo tre linee che chiameremo istituzionalizzabile
2. Uazione operaia nella costituzione dei sistema (e istituzionale), extraistituzionale e antiistituzionale; b) i l
fattore che contiene, media e dirotta Pazione operaia sono
Per capire Pazione (o Pinazione) delia classe operaia i n le organizzazioni operaie stesse, direttamente o i n rappre-
questo contesto è opportuno raccogliere altri elementi d i sentanza dello Stato. Le azioni istituzionali sono quelle mi-
analisi. ranti al miglioramento delle condizioni economiche e so-
Dobbiamo innanzitutto acquisire le caratteristiche del- ciali nel quadro delia struttura esistente; esse comprendo-
Pazione operaia e delPazione collettiva in generale, a par- no la stragrande maggioranza degli scioperi economici pro-
tire dalla fase rivoluzionaria. Sia la creazione che la dissolu- clamati dai sindacati. Istituzionali dovrebbero essere con-
zione di un sistema sociale e politico si possono sempre r i - siderate anche le azioni di sciopero politico in difesa delia
condurre a processi di mobilitazione (movimenti collettivi) repubblica. I n realtà per i l loro carattere ambivalente mol-

48 49'
te di queste iniziative innescano processi extra e antiistitu- Per dare un'immagine delia mobilitazione operaia nel
zionali. L'esempio piú evidente è dato dallo sciopero ge- período 1919/23 diamo i l numero delle giornate di lavo-
nerale dei marzo 1920 contro i l tentativo di colpo di ro « perdute » (in milioni) per scioperi classificati come
Stato di Kapp, cui sono seguite lotte armate nella Ruhr. « politici » e come « economici ».
I n questa nostra terminologia, « extraistituzionali » do-
vrebbero considerarsi gli scioperi spontanei o selvag-
gi, spesso antisindacali, per i l raggiungimento di obiet- n. giorni di sciopero (milioni)
tivi mancati per vie convenzionali. Antiistituzionali, infine, n. partec.
anno politico económico totale
sono da considerarsi le vere e proprie rivolte operaie ar- (migliaia)
mate, siano esse spontanee o semiorgahizzate dai comuni-
1918 925 3,8 1.5 5,3
sti. Che queste azioni siano praticamente sempre intreccia- 1919 2.562 12,9 35,1 48,0
te con manifestazioni di tipo istituzionale o extraistituzio- 1920 6.762 36,5 17,7 54,2
nale, è un fatto che ammonisce a non cedere a indebite sem- 1921 502 3,8 26,3 30,1
1922 352 0,3 28,9 29,2
plificazioni nella loro valutazione. 1923 318 1,0 14,6 15,6
È chiaro che con questa tipologia non si pretende af-
fatto di definire o addirittura di esaurire le caratteristiche
(e le potenzialità) dei « movimento consiliare ». È una Gli oltre due milioni e mezzo di partecipanti agli scio-
leitura consapevolmente riduttiva, perche risponde ad una peri politici dei 1919 dicono plasticamente i l grado di mo-
lógica « esterna » al movimento. Utile, però, contro certo bilitazione delia classe operaia, anche se la sua azione è
ideologismo consiliarista che ha mitizzato « quello che a- stemperata lungo tutto i l território dei Reich con partico-
vrebbero dovuto essere » i consigli con i l risultato di non lare concentrazione a Berlino, nella Ruhr e nella Germâ-
farei capire i limiti e le contraddizioni dei movimento nia centrale. Facile da decifrare è la punta di 6,7 milioni
reale \ di mobilitati in occasione dei ricordato sciopero generale
dei marzo 1920. Con i l 1921 è evidente i l riflusso, anche
1Una di queste contraddizioni sta nella pretesa di radicale inno-
vazione, anche istituzionale, da parte di uomini formatisi nella piú
schietta tradizione socialdemocratica, priva — come è noto — di con- Rosa Luxemburg, Karl Liebknecht. II núcleo operaio consiliare radicale
creti modelli di transizione. Una esperienza strettamente condizionata che milita nel partito socialista indipendente si organizza in modo
dal dúplice confine delia « fabbrica » e delTorganizzazione dei « partito » semi-autonomo attorno ai Revolutionâre Obleute, diffida degli sparta-
non sa diventare esperienza di nuove strutture societarie, politiche, se chisti, soprattutto delFala quasi-anarchica, putschista che vede «il
nor, proiettando un «gabbione » di consigli. II movimento rischia di
1
potere nelle strade » (secondo le tesi di Otto Ruhle). La tragedia dello
configurarsi come un meccanismo iperistituzionalizzato. Oscilla tra la spartachismo è stata, da un lato, il non essere riuscito ad agganciare
primaria esigenza di gestione di fabbrica e la proiezione sulla società tempestivamente, nei primi mesi delia rivoluzione il quadro operaio
politica. Al primo congresso dei consigli, nella seconda meta di dicem- consiliarista (con i suoi capi i Muller, i Daúmig, i Ledebour) e, dal-
bre 1918, a stragrande maggioranza si decide per la convocazione solle- 1'altro, il non aver controllato gli elementi awenturisti che innescando
cita delTAssemblea Nazionale. Quella che «avrebbe potuto/dovuto azioni insurrezionali senza prospettive hanno dato spazio alia controffen-
essere la nuova Costituente proletária », proseguendo la tradizione rivo- siva controrivoluzionaria culminante negli assassini delia Luxemburg e
luzionaria piú clássica, esautora se stessa a favore di una Costituente Liebknecht e migliaia di altri militanti.
liberal-borghese. Non è un atto di debolezza casuale. È il segno incon- II passaggio degli ex-cor.siliaristi alia KPD nell'ottobre 1920 sara
futabile che il movimento consiliare non è alTaltezza dei momento tardivo, e soprattutto non segnerà un reale mutamento di linea dei par-
storico. tito comunista. Molti di loro torneranno negli anni seguenti nella so-
Per il resto, è noto come nel congresso nor. fossero ammessi neppu- cialdemocrazia, come fará dei resto lo stesso Paul Levi che guida il par-
re come osservatori gli uomini di pun ta delia rivoluzione dei novembre: tito comunista dopo la morte delia Luxemburg.

50 51
se la tentata insurrezione di marzo nella Germânia cen- mediata socializzazione che ai loro occhi assume i tratti
trale segnala la partecipazione di oltre 375.000 operai i n di socialismo realizzato.
appoggio o concomitanza. Nel 1923 i 300.000 mobilitati I I risultato è la frantumazione delPazione operaia nei
per un numero di giornate di» sciopero politico che toccano metodi e negli obiettivi, una mobilitazione di massa in
i l milione indicano verosimilmente le manifestazioni duran- gran parte spontanea che non trova egemonia, ma va ad
te la crisi delTestate-autunno di quelPanno. E segnano nel approfondire i l divario crescente tra gruppi operai piú
contempo la conclusione dei periodo rivoluzionario. professionalizzati, legati alie organizzazioni sindacali tradi-
Le cifre che abbiamo riportato sono quelle ufficiali, zionali, e gruppi operai meno qualificati o professionaliz-
difficili da sottoporre a verifica. È significativo che le au- zati in modo peculiare (minatori delia Ruhr, delia Germâ-
torità competenti non registrino dopo i l 1923 alcuno « scio- nia centrale e portuali dei Nord) disponibili ad azioni di-
pero politico ». Questo non vuol dire, beninteso, che non rette, anche insurrezionali. È una spaccatura complessa in
ci siano piú manifestazioni di massa. G l i ultimi anni delia cui sembra dominare la discriminante etnico-geografica e
repubblica saranno piene di tali manifestazioni organizza- socio-professionale (per altro non assolutizzabile come Ín-
te da socialisti e comunisti. Ma ognuno capisce la diffe- dice di un « altro movimento operaio » contrapposto fron-
renza tra questo tipo di manifestazioni (magari concluse talmente a quello « ufficiale » — come è stato sommaria-
con sanguinosi scontri con le squadre naziste o con la po- mente fatto). Qui va cercata una delle ragioni (ma non la
lizia) e azioni di sciopero politico « ufficiali » dichiarate e sola) delia divisione insuperabile tra socialisti e comuni-
sostenute dalle organizzazioni sindacali. sti e la incapacita delia SPD e delia ADGB di egemonizzare
Veniamo al comportamento dei sindacato. La sua re- strati operai che non siano di media e alta professionalità
sistenza passiva e attiva dinanzi al movimento dei novem- (senza con ciò identificare i militanti comunisti semplice-
bre non nasce solo dalla paura di scatenare incontrollabili mente con lavoratori di bassa o nulla qualificaziohe, o ad-
spinte eversive. Manca innanzitutto di un progetto di poli- dirittura disoccupati — come awerrà invece nei primi
tica económica realístico, efficace. Ci sono i vaghi discorsi anni Trenta).
sulla « socializzazione » e la necessita di un « piano » che
corregga 1'anarchia capitalistica. D i fatto i l sindacato è in
balia di processi economici e sociali incontrollati. È prigio- 3. La socialdemocrazia e le trasformazioni dei proletariato
niero delia contráddizione da esso stesso creata di ricono- tedesco
scere, con gli accordi dei novembre, 1'autonomia delia con-
traparte padronale e quindi contestualmente 1'ordine capi- Allarghiamo i l discorso al movimento socialdemocratico
talistico (con i suoi postulati delia libera iniziativa e delia nel suo complesso. Esso è piú che una « organizzazione »;
proprietà privata dei mezzi d i produzione) próprio nel mo- è un « mondo di rapporti sociali», un insieme di valori
mento in cui mette alPordine dei giorno i l socialismo con culturali e pratici che si biforca tra partito e sindacato. Do-
la richiesta di socializzazione delle industrie-chiave. È cosi po i l dibattito dei primo decennio dei secolo nel movimen-
introdotta una grande ambiguità nelle aspettative, nelle to socialdemocratico non si sente i l bisogno di una ulte-
prospettive e negli obiettivi d'azione degli operai. Molti riore chiarificazione sui ruoli e le strutture organizzative.
non capiscono le incertezze dei vertici sindacali; ne respin- AlPesterno, ufficialmente, sindacato e partito sono piú
gono le proposte contrattuali, arrivano a rifiutare 1'idea che mai indipendenti e autonomi. I I sindacato, pur pro-
stessa di contratto nella prospettiva d i una prossima im-
clamando finalità socialiste, si sforza di apparire apartiti-

52 53
co. D i fatto lo stretto intreccio dei personale dirigente tra categoria dei lavoratori non qualificati e comuni. Piú che
le due organizzazioni, 1'indispensabile supporto finanzia- di creazione dell'operaio-massa , si tratta di una degrada-
2

rio che può venire solo dalla rete associativa gestita dal zione sempre piú profonda delia forza-lavoro preesisten-
sindacato, la struttura sociológica stessa dei partito — te.
fanno sí che i l sindacato abbia un enorme potere di influen- A questo processo contribuisce in modo determinante,
za e di veto, pur non sviluppando una própria strategia a partire dalla meta degli anni Venti, la razionalizzazione
politica e ideológica. Solo nel 1932/33 si arriverà — a delPindustria. Razionalizzazione, nel período qui conside-
livello di vértice — ad una profonda lacerazione circa la rato, non significa innovazione tecnológica, modernizzazio-
linea da assumere ingenerando cosi ulteriori motivi di para- ne strutturale ma utilizzazione massimale degli impianti
lisi dei movimento, esistenti, risparmio massimale di forza lavoro, concentra-
Detto questo, la SPD weimariana può considerarsi un zione amministrativa in grandi complessi oligopolistici. È
partito operaio, industrialista, aggregante una consistente una strategia dettata non solo da necessita tecniche, ma
minoranza non operaia di ceti impiegatizi e intellettuali, dalla volontà politica dei potere económico privato di sot-
caratterizzata da una spiccatissima sensibilità di classe i n trarsi definitivamente alie velleità di controllo dello Stato
modi e formule subculturali, sostenute da una ideologia di democrático e delle organizzazioni operaie. La razionaliz-
matrice marxista, corretta però da una forte attenzione ver- zazione porta, da un lato, alia rápida ripresa di produtti-
so i valori delia comunità nazionale; un partito incline alie vità di alcuni settori industriali (soprattutto pesanti), ma
mediazioni istituzionali, culminanti in una strategia glo- dalTaltro crea disoccupazione strutturale o tecnológica, con
bale riformista, mirante cioè alia attuazione degli ideali so- scarse prospettive di riassorbimento. Nel 1926 basta una
cialisti tramite un'azione dentro e attraverso le istituzio- breve recessione per buttare sul lastrico 2 milioni di ope-
ni esistenti; leale verso la repubblica democrática pur sen- rai che non saranno piú in gran parte riassorbiti.
za riuscire a superare 1'ambivalenza di principio e tattica Da qui la singolarità dello sviluppo dell'economia te-
verso quello che è pur sempre uno « Stato borghese ». desca degli anni weimariani. Se confrontiamo 1'intero pe-
Quanto alia classe operaia che costituisce la base dei
movimento, dobbiamo constatare che i l suo travolgente 2 II Concetto di operaio-massa non è un Concetto univoco che possa
essere ^eneralizzato a tutte le situazioni storiche di capitalismo, sia
sviluppo quantitativo registrato, a cavallo dei secolo, nei pure « organizzato ». Se il modo d'essere operaio è prodotto dal modo
primi decenni dei novecento, e nello sforzo bellico, subi- di produzione, se la sua scala professionale è determinata dai livelli
sce una sostanziale paralisi dopo la guerra, con frequenti tecnologki di volta in volta esistenti, il Concetto di operaio-massa va
sempre relativizzato, soprattutto nei suoi risvolti culturali e di com-
alti e bassi occupazionali, i n connessione con le vicende e- portamento.
conomico-finanziarie. Cosi tra i l 1925 e i l 1933 la forza- L'uso che ne fa una certa storiografia marxista-operaista risulta assai
lavoro nelTindustria e artigianato (a prescindere dalPanda- dubbio perche retrodata situazioni e comportamenti (o attese di compor-
tamenti) pienamente comprensibili solo nel contesto di oggi. La
mento congiunturale) stagna attorno a 13 milioni di unità. massa operaia delia Germânia anni venti non è 1'equivalente dell'operaio-
Questa stagnazione è contrassegnata da un'intensa disarti- massa di oggi, perche 1'apparato produttivo tedesco dei tempo dequa-
colazione interna. Attorno al núcleo degli operai professio- lifica la forza lavoro in modo assolutamente diverso da oggi. Preferisco
parlare — dinanzi ai fenomeni di recessione, stagnazione, razionaliz-
nalizzati di mestiere (assai piú omogeneizzati nel proces- zazione di quegli anni — di disgregazione, decomposizione delia classe
so produttivo di quanto non pretenda la loro ideologia i l - operaia, nel senso clássico. La massa dei disoccupati, infine, per
lusoriamente coltivata da parte sindacale e astutamente con- la persistenza di una tenace subcultura socialista-tradizionale — nono-
stante tutto — non si lascia mai identificáre con quei caratteri che oggi
fermata da parte padronale) sempre piú netta si delinea la attribuiamo alToperaio-màssa, anche nella condizione di non-occupazione.

54 55
riodo delia repubblica con i l trend prebellico e i l ritmo d i Interrotto i n modo deciso da una serie d i fratture di cui
sviluppo dei secondo dopoguerra, 1'economia weimariana quella politica tra socialisti e comunisti è la piú evidente.
segna una stagnazione complessiva. Se prendiamo invece Ma le linee di scomposizione sono assai piú pervasive d i
singoli indicatori degli anni Venti (indice delia produzione questa frattura. Le ragioni vanno ricercate nelle trasfor-
industriale e dei reddito nazionale), registriamo ritmi im- mazioni portate dalla guerra. La monoliticità delia socialde-
petuosi di crescita, accanto alia persistenza delia disoccu- mocrazia prebellica era piú apparente che reale, perche
pazione di massa. NelTottica particolare i n cui ci muovia- indotta dal sistema autoritário dellTmpero. Essa cioè na-
m o , è questo i l punto che ci interessa. La distorsione del-
3 sceva dalTimpatto delia subcultura proletária, spontanea-
1'apparato industriale diviso tra un protetto settore pe- mente solidale, con le forme di repressione poliziesca e po-
sante, un forte ma subalterno settore leggero e un debole litica che contribuivano a cementare dalTalto la compat-
settore di beni di consumo, si traduce i n blocco delia tezza d i classe. Lo scatenamento delia guerra, la reazione
espansione delia classe operaia. A ciò si aggiungano la ra- di rigetto dal basso, sia pure ritardata, le compromissioni
zionalizzazione che espelle e ridimensiona le mansioni meno dei vertici sindacali e partitici con la vecchia classe diri-
qualificate e la politica di esplicita divisione salariale. gente, la sconfitta militare, la creazione delia repubblica
Analizzato piú da vicino questo fenómeno segnala nul- tolgono ogni puntello alia concentrazione spontanea delia
la di meno che la decomposizione delia classe operaia co- classe operaia dietro una organizzazione unitária, di tipo
me soggetto sociale unitário. I I continuum tra classe e orga- prebellico. Le differenze si esprimono ora i n tutta la loro
nizzazione — che è uno dei postulati dei marxismo — viene durezza anche sulla base di esperienze di tipo nuovo. M i -
lioni di soldati smobilitati stentano per ragioni economiche
obiettive e per ragioni psicologiche soggettive ad inserirsi
3 È_ evidente che qui non ci proponiamo un'analisi delTeconomia nel processo produttivo: sono essi, soprattutto i piú gio-
weimariana nel suo complesso, per la quale occorrerebbe parlare delia
situazione agrícola in crisi crónica e dei precário sistema creditizio-finan- vani, meno qualificati professionalmente, ad essere esposti
ziario. C i limitiamo a segnalare qualche indicatore globale. L'indice- alie variazioni congiunturali. I I problema giovanile e quello
base è 100 riferito al 1913. dei residui psicologici delia violenza legittimata dalla guer-
ra saranno motivi d i costante preoccupazione per la lea-
anno indice produ- indice reddito n. disoccupati
zione industriale nazionale ufficiali (milioni) dership socialdemocratica. Ma quando questi problemi e-
sploderanno in tutta la loro virulenza, provocati anche dai
1919 42 67 0,7 comportamenti dei movimento nazionalsocialista (che fará
1920 61 74 0,4
1921 73 79 03 breccia col mito giovanile), la socialdemocrazia si troverà
1922 78 84 0,1 disarmata. La « questione giovanile » si configura come
1923 52 74 0,8 uno dei momenti delia decomposizione delia classe prole-
1924 77 87 0,9
1925 92 94 0,7 tária nel suo insieme. Trend generazionale e livello tecno-
1926 87 97 2,1 lógico delPapparato produttivo sono le coordinate en-
1927 110 105 1,4 tro cui si struttura e destruttura la classe operaia come
1928 113 109 1,4
1929 114 108 1,9 soggetto sociale.
1930 99 104 3,1
1931 82 92 4,5 I n sintesi, i l proletariato industriale delia Germânia
1932 66 82 5,6 di Weimar arriva alia vigilia delia crisi degli anni Trenta
1933 74 86 4,8
rallentato nella crescita, squilibrato nelle sue componenti,

56 57
minacciato nella sua coesione culturale e politica da strati' il discostano molto da quelli dei 1920. Anzi, se sommia-
di lavoratori marginalizzati e politicamente instabili. A ciò Itio agli scioperi le serrate, cioè se consideriamo i l totale
si aggiunge i l salariato impiegatizio in crescita quantitativa, ' delle giornate di lavoro perdute, i l 1924 con i suoi 36,4
ma ancora incerto sulla própria identità socio-politica, per milioni di giornate, supera addirittura i livelli dei 1919
cui opterà di fatto per posizioni antioperaie. di scioperi « puramente economici». È nel mutamento
di qualità, nella comparsa massiccia delia serrata padro-
nule che i l primo ciclo weimariano rivela la sua natura com-
4. Cicli delia conflittualità dei lavoro plessa. I I 1923 è i l punto di inversione delia tendenza dei
conflitto. I due vertici dei 1919 e dei 1924 segnalano l'of-
Aila luce di queste considerazioni possiamo tornare a fensiva di due soggetti sociali diversi e antagonisti: la clas-
considerare i cicli di sciopero che coprono 1'arco delia re- NC operaia prima, la classe padronale poi, che la spunta.
pubblica weimariana. Dopo i primi mesi delia rivoluzione, L'inflazione dei 1922/23 e soprattutto i modi dei suo su-
la lotta operaia decanta i connotati piú esplicitamente poli- peramento rappresentano infatti un netto successo per i l
tici per concentrarsi su obiettivi salariali e normativi. « La capitalismo weimariano. Vediamo brevemente i fatti.
rivoluzione è degenerata in rivendicazionismo salariale » L'inflazione era innescata già dalla guerra e non era
— lamentano i liberali, cui fanno eco i socialdemocratici, mai stata bloccata nei primi anni delia repubblica, sia per
senza rendersi conto delTassurdità di pretendere di frenare mancanza di volontà politica, sia per i benefici indiretti
i salari dopo la lunga compressione forzata dei período bel- che ne derivavano alia ripresa produttiva. Ma in conco-
lico. Soprattutto non comprendono che le forme selvag- mitanza con 1'entrata delle truppe francesi nella Ruhr, per
ge di rivendicazione sono lo scotto da pagare per una po- rappresaglia a inadempienze nelle riparazioni di guerra,
litica che si è limitata a restaurare un presunto « libero » e con la conseguente decisione dei governo di Berlino di
mercato dei lavoro in una situazione di potere económico dichiarare la resistenza passiva delllntera regione, accol-
oligopolistico. La cosiddetta degenerazione salariale è i l se- landosene i costi economici, Pinflazione tocca ritmi iperbo-
gno delia impotenza delia politica social-liberale. La grande lici. Questo processo minaccia di travolgere con 1'economia
mobilitazione operaia, inizialmente stimolata da confuse 1'intera struttura politica di Weimar; Fesasperazione tra gli
idealità antiautoritarie e libertarie socialiste, si trova re- operai è grande; i comunisti pensano a forme insurrezionali,
spinta dalle nuove istituzioni politiche neUalveo di un la destra minaccia colpi di Stato con 1'aperta connivenza
conflitto económico convenzionale, con un sovraccarico di delPapparato statale, militare e burocrático. I sindacati so-
frustrazioni che nasce dalPoscura sensazione che la rivo- no sull'orlo delia bancarotta, non riescono a controllare
luzione è stata « tradita ». Quella partecipazione diretta nessuna vertenza. La SPD si lascia convincere a partecipare
che è stata negata in termini politico-istituzionali viene ad un governo di Grande Coalizione, oceupando delicati
ricercata ora nel conflitto sul posto di lavoro. ministeri quali 1'interno, la giustizia, le finanze. Hilferding
pone le basi per la creazione di una nuova moneta, men-
Se osserviamo 1'andamento delia curva dei conflitti di
tre i l governo accetta un piano per le riparazioni, sotto l'egi-
lavoro (scioperi e serrate), i l 1923, anno che viene consi-
da americana, che prevede i l massiccio intervento di capi-
derato conclusivo delia fase rivoluzionaria, segna solo un
tali stranieri, statunitensi innanzitutto. L'economia viene
momento di un ciclo che prosegue con valori alti, fino
rimessa i n sesto. Ma i costi per la classe operaia, minaccia-
ad esaurirsi solo nel 1926. G l i scioperi dei 1924 e
ta dalla disoecupazione, sono 1'abbandono delle otto ore
1925 hanno la stessa intensità di quelli dei 1923 e non

58 59
r

e la percuta dei vecchi livelli salariali. Anche gli istituti


repubblicani vengono difesi solo a prezzo d i iUegittimi in-
terventi militari repressivi contro le coalizioni socialcomu-
r r/Ione a livelli minacciosi (1929:1,9 milioni; 1930:3,1;
931:4,5; 1932:5,6; 1933:4,8); la politica rigidamente
dcflazionistica dei governi; Pimpotenza dei sindacati che si
niste dei governi regionali delia Sassonia e Turingia, mentre •fíldano praticamente alia benevolenza degli arbitrati sta-
si scende ad ambigui patteggiamenti con le forze delia de- trtll. Si è detto che le sentenze arbitrali, almeno dei primo
stra (Hitler, dopo i l suo fallito putsch di Mónaco, è rin- período delia crisi, abbiano protetto i lavoratori organiz-
chiuso in galera per qualche tempo). La protesta dei socia- Mttti da una caduta di salário che, lasciata a se stessa, sa-
listi, che si ritirano dal governo, è un gesto dimostrativo, rebbe stata assai piú drástica. Questa è, in parte, Pinter-
che nulla toglie al fatto cPaver permesso, con i l loro com- prctazione dei sindacati che vedono giustificata la loro
portamento nelle settimane cruciali delia crisi, la conserva- politica di appoggio alParbitrato. Non mancano però in-
zione — si — delia repubblica ma a prezzo delia mera re- terpretazioni diametralmente opposte che imputano alPin-
staurazione politica e delia ripresa económica secondo le tervento governativo — guidato da una strategia económi-
classiche ricette capitalistiche (riduzione dei salário, aumen- ca depressiva — un calo salariale che in un mercato
to delle ore lavorative). La SPD si è prestata a questa opera- «libero » sarebbe stato piú contenuto. Un fatto è certo:
zione per evitare i l tracollo delle istituzioni democratiche i vincoli arbitrali, originariamente cercati per garantire un
con la certezza di poter contare comunque sulla solidità mínimo salariale agiscono alia fine come fattore di para-
delle proprie strutture. I n effetti negli anni successivi si hà lisi dell'iniziativa operaia stessa, esasperando un diffuso
la « rincorsa » dei salari, con i l rafforzamento delle orga- senso di impotenza e rassegnazione. È un problema che
nizzazioni socialdemocratiche. Sembrerà la conferma delia diventerà drammatico con i l peggiorare delia crisi econó-
giustezza delia linea dei 1923. I n realtà si è cancellata la mica, quando al governo presidenziale dei cattolico Brii-
vera lezione di quella esperienza: che i socialisti si sono ning succederanno governi esplicitamente antisocialisti e
trovati dinanzi ad una crisi acuta dei capitalismo senza antioperai.
propri strumenti conoscitivi, diagnostici e senza strategie Ma andiamo con ordine. Vediamo ora i n linee succinte
alternative. Pesperienza delia Grande Coalizione e, quindi, Patteggia-
I I secondo ciclo dei conflitti di lavoro (1927-32), che mento dei movimento socialdemocratico di fronte al de-
segue i l período cosiddetto delia « stabilizzazione », segna corso delia crisi económica e politica.
súbito un'impennata nel 1928 (20,4 milioni di giornate di
lavoro perdute, di cui 11,8 per serrata). È Poffensiva pa-
dronale che sfida persino Popinione pubblica moderata e 5. La dissoluzione delia democrazia. Dalla Grande Coa-
porta alPintervento straordinario dei parlamento. Siamo lizione ai governi presidenziali
in clima di seconda Grande Coalizione (come vedremo);
i l duro scontro tra industria pesante delia Ruhr e sindaca- Le elezioni dei maggio 1928 segnano un avanzamento
to si conclude con un arbitrato solo i n apparenza a meta delia SPD, non tale però da assicurarle una posizione d i
strada tra le opposte richieste. I n realtà è una sostanziale netta egemonia nello schieramento politico. I socialdemo-
affermazione delle tesi padronali, chiaro segnale politico cratici vanno al governo con democratici, cattolici e libe-
alia vigília delia grande crisi. rali (tedesco-popolari) innanzitutto per garantire la con-
A partire dal 1929 la conflittualità tende a cadere. clusione rápida e definitiva delle trattative per le riparazio-
Contro di essa giocano almeno tre elementi: la disoccu- ni di guerra. Dietro la facciata relativamente unitária delia

60 61
politica estera è i n pieno svolgimento i l braccio d i ferrp ília compressione dei salari e dei consumi: b) che i l siste-
tra padronato e sindacati su problemi strettamente sala*; Iflrt democrático appaia veramente minacciato nei suoi fon-
riali, accentuati da importanti scadenze contrattuali. I i ^ dfttucnti. Nessuna di queste due condizioni è pienamente
questo contesto e di fronte ai primi segni di recessione» W«li/,zata nel 1930. A parte 1'incapacità di formulare pia-
presto aggravata i n vera e própria crisi, i l governo ha scar- nl nnticongiunturali (che diventerà presto motivo di ten-
se possibilita di mediazione e scontenta sempre piú i sinda- llonc e divisione nel campo socialista), la stessa difesa del-
cati (mediazione dopo la serrata delia Ruhr, polemiche 1'lntegrità dei funzionamento delia democrazia incontra re-
sulla assicurazione contro la disoccupazione). I I gover- nUlcnza non solo nei partiti di centro di tiepida fede de-
no è prigioniero di obiettivi contrastanti (soprattutto nel- mocrática ma — per ragioni soggettive diverse — nella
la sua ottica « prekeynesiana »): risanamento e pareggio llcssa base socialista. I socialdemocratici, reduci dalla
dei bilancio, salvaguardia dei livelli salariali, sostegno ai di- Cirande Coalizione, non sono in grado di suscitare entusia-
soccupati (ormai awiati ai 3 milioni) e, infine, incentivi Nini nella difesa militante dei corretto funzionamento delle
alia ripresa económica. Questo difficile nodo di problemi Utituzioni democratiche presso masse operaie e popolari
è affrontato dai socialisti senza prospettive alternative r i - che essi stessi hanno mortificato nelle loro richieste sala-
spetto alie proposte «liberali », deflazioniste sostenute riali. D'altro lato, a dispetto dei continui appelli alia v i -
praticamente da tutti gli esperti economici tedeschi dei KÍlanza antifascista, i l pericolo nazionalsocialistanon ha an-
tempo. I I terrore delPinflazione i n particolare scoraggia cora acquistato quella virulenta materializzazione che lo
in anticipo ogni proposta di tipo anticongiunturale. Que- caratterizzerà próprio nel corso delPanno (in particolare
sto è uno dei limiti storici dei socialisti di Weimar, non dopo le elezioni dei settembre 1930). I n sintesi, 1'esperi-
la loro presunta leggerezza (rimproverata da moita storio- mento delia Grande Coalizione (o di altre formule analo-
grafia) nel sacrificare gli equilibri parlamentari agli inte- ghe) avrebbe avuto successo se fosse riuscito a rivitaliz-
ressi particolari dei sindacati che, rifíutando ogni ridimen- zare i l rapporto tra apparato politico istituzionale e dina-
sionamento dell'assicurazione sulla disoccupazione, costrin- miche sociali extraistituzionali. Ma questa nuova vitalità,
gono alio scioglimento delia Grande Coalizione. Úalterna- a sua volta, sarebbe stata possibile solo in presenza d i un
tiva tra scaricare i costi delia crisi económica sulla classe « piano » económico e sociale innovatore ed efficace, i n
operaia, in particolare sui disoccupati, o sacrificare con la grado di agganciare gli interessi di una parte almeno delia
Grande Coalizione i l parlamentarismo stesso — è una al- piccola borghesia. Questo nesso viene confusamente intra-
ternativa che si configura tale, con drasticità, solo ex post visto ma non realizzato dai socialdemocratici weimariani.
per specifica volontà delle forze antidemocratiche (o tiepi-
damente democratiche). La tolleranza dei primo governo presidenziale dei cat-
tolico Briining diventa per la SPD una tormentosa neces-
La soluzione presidenziale, cioè un governo che segue sita alPindomani delle elezioni dei settembre che registra-
le direttive dei Capo dello Stato creando di fatto una gestio- no 1'imprevisto successo dei partito nazionalsocialista. Lo
ne extraparlamentare, è voluta e resa possibile a fron- spazio, in termini aritmetici, per la formazione di un go-
te di una profonda depressione dei movimento operaio verno parlamentare è drasticamente ristretto — data la
e democrático nel suo complesso. D'altro lato una mobili- intransigente opposizione dei comunisti al sistema weima-
tazione di massa può aver luogo a due condizioni: a) che si riano. Briining costruisce tutta la sua azione politica sul
crei un governo di concentrazione democrática con un pro- ricatto delle forze democratiche, in particolare delia SPD.
gramma di lotta alia crisi económica che non si riduca I n questa fase centrale e decisiva delia crisi politica ed eco-

62 63
nomica delia repubblica la SPD ha come obiettivo di «li, I I punto nevrálgico dei Piano dei lavoro sta nel
vare ad ogni costo i l resíduo funzionamento dei pari HcKiimento delia problemática tecnico-finanziaria con i
mento, per aprire la strada ad una rápida normalizzazic ol presupposti operativi politici. Ed è un punto tut-
e contenere al massimo i sacrifici imposti alia classe of 'lliro che chiaro agli stessi « riformatori ».
raia dália politica governativa. Ma non ha un progetto Al centro delia riflessione critica infatti non vanno
politica económica alternativo — combatte anzi duramente jK>Mc le tecnologie delFintervento dello Stato i n astratto,
contro i Piani dei lavoro elaborati negli ambienti sinda-C mo lc intenzioni e la sostanza politica dello Stato storica-
cali. Itteruc e politicamente determinato. Ora, la deflazione dei
Non è questa la sede per addentrarci nella storia tor- joverno Briining (e le timide correzioni dei governi suc-
tuosa dei tempi e dei modi in cui si fa strada i l primo pro- SCHNJvi) non sono « carenze tecniche », ma elementi strut-
getto sindacale di Piano dei lavoro, i l cosiddetto WTB-Plan, turitli di una politica che si differenzia da altre possibili non
che sara salutato come i l capostipite dei piú famosi « pia- |ln per Passenza dello Stato i n assoluto, ma per i l mecca-
ni » belgi e francesi oppure come 1'atto d i nascita delP« e- nlmno messo in moto per tenere insieme la própria base
conomia sociale di mercato ». I n realtà nel campo di quelli lociule. Le misure deflattive, cosi deleterie per le classi po-
che si chiamano i Reformer, i « riformatori», c'è moita polari, corrono parallele alie misure di sovvenzione alPagri-
eterogeneità politica e scientifica, al di là delPistanza co- coltura e alPesportazione. Ciò che conta non è Pintervento
mune di « creare lavoro » tramite 1'intervento dello Stato. In se" dello Stato (come nominalisticamente insistono i sin-
Tra i riformatori ci sono pubblicisti ed economisti di for- dacati) ma i contenuti di tale intervento.
mazione liberale, sindacalisti, ma anche nazionalsocialisti I I quesito allora è 11 seguente: uno Stato semidemocra-
di sinistra. I n modo contorto e spesso contraddittorio tut- tlco, a regime presidenziale, è in grado, anzi, ha interesse
ti costoro hanno d i mira quella che, con la chiarezza keyne- H mettere in atto misure che — almeno secondo le inten-
siana di oggi, si definisce una « politica statale anticongiun- xloni dei riformatori — favorendo le classi popolari, porte-
turale », intesa come stimolo delia domanda globale trami- rebbero ad una « normalità » democrática? La risposta è
te Pampliamento delia domanda statale non sostitutiva ma negativa. Una politica orientata su scale di priorità sociali
aggiuntiva alia domanda normale. La domanda statale, i n non sarebbe stata possibile senza la rimessa i n discussione
forma di commesse e lavori pubblici, deve essere finan- delle basi sociali e istituzionali dei regime presidenziale.
ziata non attingendo alie entrate normali ma con Pespan- Siamo cosi alia contraddizione insuperabile delia proposta
sione e la creazione di credito. Cade in questo modo i l sindacale: i l programma esige un coinvolgimento dello
postulato dei pareggio come norma: i l deficit statale non Stato nella difesa diretta degli interessi popolari con un
è solo necessário ma programmato. Si tratta di posizioni minimo di partecipazione attiva democrática próprio nel
inaccettabili per i l marxista ortodosso socialdemocratico, momento in cui tutta la tattica socialista mira al congela-
scrupolosamente legato al concetto liberale d i « economia mento dello status quo istituzionale per « timore dei peg-
sana » come presupposto per qualunque iniziativa statale. gio ». I leader dei partito, ossessionati dalla malvagità
Ma sarebbe superficiale ridurre la confusione nel movimen- delle misure di credito per Poccupazione, considerate senza
to socialdemocratico al contrasto tra dogmatici marxisti, altro inflazionistiche e quindi destabilizzatrici degli equi-
che da posizioni i n apparenza radicali confluiscono di fatto libri precari esistenti, non prendono in considerazione la
con gli economisti ortodossi liberali, e innovatori spregiu- ipotesi che próprio un intervento anticongiunturale possa
dicati come Woytinsky, i l piú noto degli autori dei WTB- spostare a favore delia democrazia quegli stessi equilibri. La

64 65
problemática dei Piano mette cosi a nudo la impasse d 1 tipo di quello contro i l putsch di Kapp dei 1920).
strategia socialdemocratica che pretende di superare i l H i>artito e sindacato accettano i l fatto compiuto, per-
stema capitalistico continuando a svolgere la funzione " ntlo di colpo la credibilità d i organizzazioni democrati-
stabilizzazione politica, rinunciando alFunica arma di c in grado di ostacolare i l processo d i fascistizzazione
dispone: la mobilitazione di massa delia sua base oper i t l l o Stato. Si approfondisce ulteriormente i l divario con
(e naturalmente la ricerca di una intesa con i comunis Fl partito comunista che insiste per un « fronte único »
La impasse è celata dal verbalismo radicale che, favor antifascista, anche se non fornisce indicazioni precise e
do sottobanco i l ritorno delia « subcultura dei crollo », p lllidttbili circa 1'esito politico-istituzionale di tale fronte.
clama la irreversibilità delle condizioni create dalla crisi 11 secondo episodio è quello dello sciopero Selvaggio dei
esalta i l ruolo crescente ed insostituibile dello Stato. Un IfttNporti pubblici berlinesi nella prima decade d i novem-
statalismo dottrinario ad oltranza caratterizza in modo p bre, che vede fianco a fianco comunisti e nazionalsociali-
ticolare le prese d i posizione sindacali — in un momen Itl imiti contro i « bonzi» sindacali. Lo sconcerto tra le
in cui 1'apparato statale funziona apertamente contro g file operaie è grande, mentre i sindacati mostrano d i non
interessi popolari ed è sottratto ad ogni controllo dem ivcre piú i l controllo di settori sempre piú ampi.
cratico-parlamentare. I I 30 gennaio 1933 accade quello che la strategia so-
Alie parole seguono i fatti. I vertici sindacali dispi " cialista aveva cercato di evitare da almeno due anni e
gano un grande sforzo pubblicistico per darsi una imma' tnezzo a prezzo delia própria paralisi politica: la nomina
gine « nazionale », vantando d'aver conciliato la classe di Hitler a cancelliere.
operaia con la Nazione e lo Stato; prendono le distanze I mesi successivi sono per i l sindacato una storia di
dal partito socialdemocratico e dalla « politica » in gene» degradanti tentativi di adattarsi alie pretese dei nuovi
rale, ribadendo la própria autonomia funzionale e istitu-, governanti fino alia ingloriosa adesione alia mistificazione
zionale anche in un regime politico diverso da quello de- dei I maggio in « festa dei lavoro nazionale ». I I giorno
o

mocratico-parlamentare; fanno caute aperture verso la si- dopo le sedi sindacali sono invase e oceupate dalle squa-
nistra nazionalsocialista accettandò la tesi dei « sentimenti dre naziste, i sindacati sono aboliti — senza resistenza.
anticapitalisti » delia stragrande maggioranza dei popolo Si instaura allora una perfetta divisione dei lavoro tra
tedesco, ceti medi in testa; soprattutto faranno credito al tecnici ministeriali finanziari e politici per la creazione d i
governo dei generale von Schleicher di una politica per l'oc- una grande « congiuntura d i Stato ». Garantito i l quadro
cupazione che l i vedrebbe protagonisti come organi quasi- politico, ora si possono attuare impunemente tutte quelle
statali. pratiche nel bilancio statale e nella manipolazione delia
Due episodi esemplari nella seconda meta dei 1932 se- rinanza, prima ritenute eterodosse ed esiziali per 1'eco-
gnalano la strada senza uscite imboccata dal movimento nomia e lo Stato. I risultati delia politica económica te-
socialdemocratico e sindacale. I I 20 luglio i l governo di desca dal 1933/34 non discendono da una intelligenza
centro-sinistra delia Prússia (il Land di gran lunga piú im- económica superiore a quella corrente. I capi dei nazional-
portante dei Reich), minoritário ma nel pieno esercizio delle socialismo sono assolutamente agnostici in economia e i l
sue funzioni amministrative, viene deposto d'autorità, i n mito autarchico copre e giustifica i l voluto e inevitabile
dispregio delia legge, dal governo centrale di Berlino gui- isolazionismo económico tedesco. I I Piano dei lavoro na-
dato da von Papen. E un « colpo di Stato » che mette al- zionalsocialista elaborato nel 1932 — dei resto rapida-
1'ordine dei giorno 1'eventualità di uno sciopero politico mente superato — ha gli stessi pregi e difetti di quelli

66 67
elaborati in altre sedi politiche. È i l cambiamento poli 1932, fine gennaio 1933) caratterizzati da una
a dare nuove coordinate ai problemi economici. I I ria rottura con le strutture qualificanti dei sistema de-
voluto contemporaneamente dal Fuehrer dei movir tlco (gestione antiparlamentare e antioperaia, salvo
e dalla grande industria come ideale deficit spending gludicata proposta d i un nuovo « fronte sindacale >>
tale è — con la repressione delle organizzazioni oper Htit da Schleicher). D i fronte alia estraneità e ostilità
— la base delia ritrovata armonia tra politica ed econo" jiwwlva che attiva) dei movimento socialdemocratico,
La democrazia di Weimar muore anche perche i suoi mobllitazione ostile dei comunisti e alia strategia com-
miei hanno saputo realizzare i l primato delia politica |M (eversiva e istituzionale) dei nazionalsocialisti, la cri-
una strategia ad un tempo istituzionale ed extraistituzi 1 sistema weimariano non tarda ad assumere la forma
nale, legale ed extralegale, creando i l presupposto per 1' Vtrn c própria crisi d i integrazione (o disintegrazione),
tervento diretto dello Stato nella « formazione delle 1 dcll'incapacità di reggere alie dinamiche dissolutiye.
gi » dei capitalismo organizzato. Imi mesi dei cancellierato di Hitler (enormemente im-
Retrospettivamente, la dissoluzione dei sistema di W lunti per i l gioco interno delle forze antidemocrati-
mar (la crisi-di-sistema i n senso técnico e forte) si la ) non faranno che togliere e strappare i l velo legalistico
decifrare come i l risultato di tre dinamiche diversamen unn situazione irreversibilmente deteriorata.
dislocate al suo interno: a) scioglimento graduale dei pat
costitutivi delia repubblica; b) perdita progressiva dei co
senso di massa tra le forze democratiche e nel movimenti
operaio a fronte delPattivarsi di un'azione di delegittir
zione esplicita, guidata dal movimento nazionalsocialist
(movimento popolare di rivolta dei ceti medi); c) 1'accumui
lârsi di tre crisi specifiche di gestione dei potere nelPap-'
parato istituzionale visibile — crisi che chiameremo r i -
spettivamente di efficienza, di autorità e di integrazione.
La crisi di efficienza è rappresentata dal governo pre-
sidenziale dei cattolico Briining (marzo 1930-maggio 1932)
che gode di una debole legittimazione istituzionale, essen-
do « tollerato » dalla SPD, e di un ancora piú debole
consenso popolare. È un governo incapace di risolvere
la crisi económica e di contenerne i costi sociali (disoccu-
pazione, decurtazione dei salari e dei consumi). Questa in-
capacita non è solo técnica (imputabile ad errori di stra-
tegia económica univocamente deflazionistica) ma soprat-
tutto politica, perche legata ad un progetto d i restaura-
zione conservativo-autoritaria con la mortificazione dei
parlamento e delia socialdemocrazia. Qui stanno le radiei
delia successiva e cumulata crisi d'autorità dei due gover-
ni presidenziali seguenti (von Papen e von Schleicher,

68 69
L u c i o VILLARI

LA RAZIONALIZZAZIONE CAPITALISTICA
NELLA REPUBBLICA D I W E I M A R

Vorrei premettere una riflessione su una questione


che, nelle piú recenti ricerche sulla Germânia d i Weimar,
lembra svanire ma che non è affatto secondaria rispetto
•I problema storico complessivo delia crisi tedesca. M i
rlfcrisco al rapporto fra i trattati di pace di Versailles
e la fine delia repubblica di Weimar e in particolare
alia tesi che tale rapporto, anche se in qualche misura
CHiste, non è tuttavia cosi orgânico da minare le strut-
ture politiche e ideologiche dello Stato weimariano.
Questa tesi non può non suscitare qualche perplessi-
là perche penso si debba finalmente dire che 1'anti-Versail-
les non appartiene esclusivamente al bagaglio dei revan-
scismo fascista e dei militarismo tedesco. I I concetto che
I trattati di pace siano la causa d i tutte le sofferenze del
popolo tedesco e che le classi lavoratrici siano state le
vere vittime del meccanismo repressivo usato nei confron-
ti delia Germânia dalle potenze vincitrici, tale concetto
ha trovato nella classe operaia tedesca ampio consenso.
Con cpnseguenze politiche facilmente comprensibili, co-
me quando si incrociano pericolosamente, come è avve-
nuto a Weimar, rancore nazionalistico e lotta di classe;
orgoglio militarista e « difesa sociale » nei confronti dei
paesi ricchi oltre che vincitori (e non dimentichiamo che
Hitler ricorderà, poi, ai tedeschi, in ogni momento, che la
Germânia era un paese « povero » accerchiato dalla pre-
potenza e ricchezza delle altre nazioni capitalistiche).
Per queste ragioni negli anni di Weimar i lavoratori
tedeschi hanno sempre covato una profonda diffidenza ver-
so le cosiddette democrazie occidentali non operando spesso
una chiara distinzione tra gli strumenti di oppressione eco-

71
nomica usati contro la Germânia e gli istituti politici loro esatto contrario: la smobilitazione di massa e la
questi paesi. Non va affatto sottovalutato, dunque, ques nfitta delle istituzioni.
sentimento verso 1'Occiclente che opera come un tarlo si 11 riferimento a Versailles serve quindi da veicolo ana-
nello schieramento delia destra che i n quello delia sinis tlcci per cogliere le ragioni delia crisi finale di Weimar e,
tedesca. Un tarlo che permette, ad esempio, a H u ||» particolare, delia crisi dei partiti delia sinistra e del
Stinnes di invitare gli operai delle sue acciaierie ad apprez^ Wovimento operaio organizzato. I I problema di Versailles
zare 1'esperimento politico ed económico in atto nelPUnio* f\\t), nello stesso tempo, introdurci, attraverso strutture
ne Soviética, strumentalizzando in tal modo lo spirito an- piú specificamente politiche e ideologiche, nel tema piú
ti-Versailles dei lavoratori per seminare la sfiducia nella, jjpncrale del sistema sociale che si veniva costituendo nella
democrazia, i n tutta la democrazia e quindi anche in quel- repubblica d i Weimar e che, nel discorso storico, non do-
la che si tentava d i costruire a Weimar. Tutto i l contra-, Vrebbe essere artificiosamente scomposto privilegiandone
rio perciò di quel che Walther Rathenau aveva cercato- llcune parti rispetto alie altre. Per tale motivo anche i l
di fare ayvicinando, tra i l 1921 e i l 1922, la Germânia, tema, su cui ora mi soffermerò, delia razionalizzazione,
alia Rússia soviética per dare alia nazione tedesca, e quin- rion sara, almeno nelle intenzioni, separato dalla contrad-
di anche ai lavoratori, i l senso che un paese capitalistico, cll/.ione politica, istituzionale e ideológica in cui maturava
pure se vinto, poteva sperimentare, senza barriere ideolo- la democrazia d i Weimar.
giche, forme d i solidarietà internazionale e di giustizia Aila domanda su che cosa siano state effettivamente le
sociale. forme delia razionalizzazione in Germânia negli anni di
Una diffidenza dunque che diverrà sempre piú gran- Weimar, non è facile dare una risposta adeguata. Si sa che
de verso la possibilita di fare delia repubblica uno Stato lu razionalizzazione dell'apparato produttivo tedesco ha avu-
solidamente democrático, con punti di riferimento e ídeaU to una profonda influenza sulla società tedesca. Si è trattato
abbastanza precisi e i n equilíbrio tra loro: lo Stato e i l Ca- di un progetto, produttivo e politico insieme, ancorato a un
pitale per la destra; i l Lavoro, i l Socialismo per la sinistra. articolato processo sociale nel cui âmbito 1'organizza-
Ma con la differenza che i n questo clima di sfiducia i l zione scientifica delia produzione e del lavoro oceupa
Capitale era comunque un fatto concreto mentre i l Socia- senza dubbio un posto centrale. Senza volere schematizzare
lismo non lo era. Ammettendo quindi che sia ai vertici del si potrebbe dire che negli anni '20 la Germânia ha assor-
potere económico che tra le classi lavoratrici tedesche v i bito piú degli altri paesi industriali una concezione « allar-
fosse stata la volontà di rafforzare, pur seguendo ottiche e gata » del taylorismo, nel senso che tutte le forze produt-
obbiettivi diversi, le istituzioni di Weimar, la comune sfi- tive, dai produttori capitalisti al proletariato, alia cultura,
ducia nelle possibilita delia democrazia di permettere da hanno avvertito tutte le possibili concordanze tra gli stru-
una parte 1'espansione di un capitalismo pienamente libero menti del taylorismo e la tradizionale « razionalità » te-
e autónomo e dalPaltra di lasciare spazio alia realizzazione desca. Basti pensare come 1'arte, la ricerca sulle arti ap-
di una società socialista, rendeva questa volontà oggettiva- plicate, la letteratura riflettano 1'immagine, sempre piú
mente debole e sfrangiata. Sara per questo che la mobili- dominante nel panorama economico-sociale delia Germâ-
tazione di massa e le lotte sociali organizzate, tra i l 1919 nia, delia organizzazione scientifica delia produzione e del
e i l 1933, dai socialisti, dai comunisti e dai sindacati senza lavoro.
però 1'obbiettivo di un sostanziale rafforzamento e svolgi- La grande vitalità delia cultura weimariana, la sua va-
mento delia democrazia d i Weimar porteranno in definitiva sta eco sociale, la sua stessa « degenerazione » (in fondo

72 73
1'insulto nazista aveva un fondamento poiché questa litro i l mercato concorrenziale esiste anche tra i mono-
tura non voleva affatto essere « pura » e sterile) rispei II) è la prova delia subalternità delFanalisi socialdemo-
vano 1'intenzione di fondo delia razionalizzazione, cioè ifutlca. Solo cosi può essere spiegata anche Paltra affer-
svolgimento cinemático di una società, i l raggiungimen Uiwlone di Rusconi che « i l sindacato è i n balia d i pro-
del punto piú avanzato delia sua trasformazione tecnologi fOMi economici e sociali incontrollati »; basta intendersi se
D i tale trasformazione la cultura fu in gran parte interpre Incontrollati siano i processi o se siano i sindacati incapaci
e stimolatrice alia pari di altre forze sociali a cominciare, a[ (li controllarli. Se si riconosce infatti che la razionaliz-
punto, da quelle piú immediatamente inserite nelPorganizza- Iwilone tedesca tendeva al superamento delPanarchia del-
zione capitalistica delia produzione. E a questo propósito ia, produzione e delia distribuzione, allora ai sindacati
non mi sentirei di dire che, nel suo insieme, la cultura incitava un grande compito; ma essi non furono alPaltezza
di Weimar (al contrario di quanto era avvenuto nella cul- al svolgerlo \
tura tedesca agli inizi del '900) sia anticapitalistica nella La razionalizzazione può essere certamente iscritta tra
stessa misura e con le stesse tensioni con cui fu antibor- le cause delia crisi politica d i Weimar ma, vorrei ribadire,
ghese. CHNU non è coinvolta in questa crisi. D i fronte a questa real-

Valutando tutte le componenti di questo processo oc- tà non è azzardato dire che i l movimento operaio tede-
corre però calibrarne i pesi diversi. Certo, se un sistema sco, nonostante i suoi meriti, non è riuscito (pur avendone
produttivo potente come quello tedesco procede spedita- ||ll strumenti teorici) a stabilire legami profondi con i l
mente sulla strada delia própria razionalizzazione, è evi- movimento reale delia società tedesca negli anni '20.
dente che próprio la forza di questo apparato garantirá Se riconosciamo, infatti, che la razionalizzazione è sta-
i l successo dell'operazione. Mentre la classe operaia o la ta un processo sociale e non solo un processo produttivo
cultura che si ispira al marxismo, muovendosi secondo i l (industriale), appare evidente che la scissione o la non
progetto di questa razionalizzazione capitalistica, sono co- dialetticità tra le forze traenti e quelle trainate ha costi-
strette, i n sostanza, a stare a rimorchio delia forza traente. tuito un grave elemento di perturbamento del sistema so-
Questo dato di fatto è incontestabile e lo si coglie chia- ciale stesso. E non perche sia necessária la collaborazione
ramente nelPanalisi socialdemocratica del « capitalismo or- tra capitale e lavoro e la fine delia lotta di classe perche
ganizzato ». I n generale, nei confronti delia razionalizza- In una società capitalistica le cose vadano bene, ma perche
zione sia i l partito socialdemocratico che i sindacati sono nella repubblica di Weimar la lotta di classe non ha tro-
in una posizione subalterna, non riuscendo essi a cogliere vato un movimento operaio adeguato alie forme istitu-
di questo processo che gli aspetti tecnico-produttivi piú zionali che lo Stato stava maturando, ed ai rapporti sociali
appariscenti. Ed è singolare che questo giudizio venga an- di produzione. D'altro canto, quello che è avvenuto in
cora accettato. Neila sua importante ricerca su Weimar, Germânia dimostra che chi si è rafforzato dentro la de-
Gian Enrico Rusconi, ad esempio, accoglie la definizione mocrazia weimariana è stato i l capitalismo e non certo i
socialdemocratica («il capitalismo organizzato non sono suoi awersari sociali e culturali.
altro che i processi di concentrazione e la virtuale estinzio- Cade cosi un'altra tesi, avanzata di recente, che dal
ne del mercato concorrenziale ») che sembra chiaramente 1915 al 1936 i l trend delPeconomia tedesca sia d i sostan-
riduttiva quanto sconcertante per Pimmagine che crea di un
mercato concorrenziale che tanto piú si estingue quanto Cfr. G . E . Rusconi, La crisi di Weimar. Crisi di sistema e sconfitta
piú si organizza. La contraddittorietà di tale giudizio (tra
1

operaia, Torino, 1977.

74 75
ziale stagnazione. Questa tesi non sembra « autónoma ».* Ê facile dire che la massa delia forza-lavoro non au-
ma nasce per analogia con le note posizioni d i Steindl sulla' menta nella Germânia di Weimar, mentre aumentano i
sostanziale stagnazione dell'economia americana o con le « colletti bianchi» e che questo è, perciò, i l segno socia-
convinzioni espresse negli anni scorsi da Foa e Grifone le di una crisi strutturale. È una verità che non prova
circa i l mancato sviluppo del capitalismo italiano nel pe- molto, poiché 1'aumento dei servizi e la terziarizzazione
ríodo fascista. Si tratta d i ipotesi che muovono da indagi- dcll'economia sono fenomeni che caratterizzano la fase
ni micro-economiche che però non possono assolutamente piú sviluppata del capitalismo, quella neo-capitalistica. E
essere dilatate fino al medio-lungo período. Ed è próprio i l In questo senso, nel bene o nel male, la repubblica di Wei-
caso tedesco a smentire giudizi del genere. Pur conside- mar ha anticipato processi economico-sociali che si svi-
rando tutti i periodi di grave depressione delia Germânia lupperanno negli Stati Uniti e i n Europa soprattutto dopo
(dalla grande inflazione del dopoguerra alie ripercussioni la seconda guerra mondiale e sono ancora i n corso di svol-
delia crisi del 1929), bisogna concludere che la crescita gimento.
deli'economia in questo paese e lo sviluppo capitalistico Insomma, 1'esperienza storica delia razionalizzazione
sono stati fatti organici e non puramente congiunturali. capitalistica, che dalla meta degli anni '20 (cioè dalla
Se cosi non fosse non potremmo occuparci delia razionaliz- Htabilizzazione guidata con mano sicura dal banchiere
zazione nel senso che si è detto nelle pagine precedenti, Iíjalmar Schacht) porta direitamente all'« economia milita-
e si dovrebbe pensare che perfino la razionalizzazione i n - re razionale » (cosi verrà chiamata) dal Terzo Reich, non
dustriale (che è i l dato visibile e piú appariscente di essa) può essere analizzata partendo solo dal comportamento
sia stata ben lungi dal rappresentare una completa ristrut- del movimento operaio tedesco, né dalla sua composizione
turazione e trasformazione produttiva delle imprese e (o decomposizione). Bisogna essere convinti delia estrema
delle società. Domandiamoci allora: e i Konzern, le multi- complessità di un problema che, a questo punto, non pos-
nazionali tedesco-americane, la massiccia importazione del- siamo considerare esaurito nel breve e drammatico ciclo
ia tecnologia americana, lo sviluppo di un'alta tecnologia weimariano.
tedesca, i crediti americani; tutto quello che a partire dal Esiste infatti una sorprendente « cultura delia raziona-
Piano Dawes del 1924 è avvenuto nel tessuto del capitale lizzazione » che ha poco a che vedere con le teorie econo-
tedesco, come possono essere interpretati? Le cifre parla- miche e che è sorta in Germânia prima di Weimar e non si
no chiaro. Tuttavia, si può ammettere che i nudi dati sta- estinguerà con Weimar. Penso immediatamente alia figu-
tistici sulle curve d i produzione, le concentrazioni indu- ra e alPopera di Walther Rathenau che solo da brevíssimo
striali, la produttività del lavoro, i l numero dei nuovi bre- tempo cominciano ad essere conosciute i n Itália.
vetti, e cosi via, possano non dare piena testimonianza del- Ho espresso altrove i l mio giudizio su ciò che Rathenau
lo sviluppo sociale di un paese. Ma in questo momento a noi rappresenta nella fase d i transizione che i l sistema sociale
interessa stabilire con la massima approssimazione stori- del capitalismo tedesco ha attraversato tra i l 1914 e i l
ca se i concetti di « crisi del capitalismo » o anche, per dir- 1924 . È un giudizio positivo anche perche quella di
2
ia con Grossmann, d i progressiva « svalorizzazione » del Rathenau è stata la prima e única analisi dalTinterno delia
capitale, usando i quali la socialdemocrazia tedesca ha transizione di cui io sia a conoscenza. A l contrario di
orientato la própria strategia politica e la própria teoria,
possano giungere fino a noi intatti e non debbano invece
essere sottoposti a severa revisione. 2 Cfr. W. Rathenau, Veconomia nuova, a cura di L . Villari, Torino,
1976.

76 77
quanto è detto i n un saggio recente sulla Die Neue- Una esperienza del genere Rathenau Paveva comunque
Wirtscbaft di Rathenau , penso che i l fallimento d e l ;
3 filtra durante la guerra. Ma d i fronte alie lacerazioni so-
«progetto» di Rathenau, delia sua Versõhnung n o n ' ciali ed economiche del dopoguerra egli non escluse affat-
possa essere assimilato alia debolezza delia sua analisi. I to che un'economia d i guerra potesse benissimo funzio-
Se si dovesse sempre stabilire un rapporto necessário tra 1 narc nella pace. E tecnicamente anche Peconomia d i guer-
cause (teoriche) e effetti (pratici), la storia sarebbe un de- 1 ra nazista avrebbe potuto non condurre necessariamente al-
serto di eventi. La critica di Rathenau è, in realtà, totale, | ia guerra. Si pensi che ancora nel 1938 era diffusa, alPe-
e i l suo progetto di ristrutturazione economico-sociale è al- 1 Hterno delia Germânia, Pimpressione che Peconomia te-
trettanto totale. Con Rathenau, e con i suoi interventi 1 desca non fosse indissolubilmente legata al riarmo e che, 4

« pratici » sia alia direzione delia Kriegsrohstoffabteilung | fino a Mónaco, gli industriali inglesi e francesi avevano
(l'ufficio per la distribuzione delle materie prime alie in- | «cambi d i visite con i colleghi tedeschi e precisi program-
dustrie) durante la guerra, che nella commissione per la 1 mi d i cooperazione técnica e commerciale. Non è quindi
socializzazione, che al ministero delia ricostruzione, era 1 « responsabile » Rathenau se Fritz Todt prima e Albert
iniziato lo smantellamento d i un certo modo d i intendere | Speer poi si serviranno del principio dell'« autoresponsa-
i l capitalismo tedesco; veniva messo in crisi Pintoccabile I bilità deli'industria », dei modello degli anelli incrociati
principio delia sua autonomia e attaccato in alcuni dei suoi 1 tra le industrie e del decentramento produttivo, elabora-
aspetti violenti, asociali, irrazionali. L'assassinio d i Ra- ti da Rathenau, per portare avanti con successo Porga-
thenau non spiega aífatto i l suo fallimento sostanziale, con- nizzazione delia produzione industriale e la politica degli
ferma piuttosto la « pericolosità » delle sue idee contro le armamenti per almeno un decennio, dal 1936 al 1945. Non
quali i suoi colleghi capitalisti trovarono un grande alleato a caso Speer ricorda che « alPultimo piano del ministero di
nelPinflazione. Todt aveva i l suo ufficio un vecchio collaboratore d i Rathe-
D'altronde, per quale motivo Pipotesi di Rathenau a- nau, che nella prima guerra mondiale si era oceupato del-
vrebbe dovuto necessariamente fallire? I I suo piano d i ra- Porganizzazione delia fornitura delle materie prime e che
zionalizzazione prevedeva la creazione d i un cartello gene- in seguito aveva riunito e ordinato i n un'organica docu-
rale delia produzione: una serie d i cerchi concentrici che mentazione la sua esperienza in matéria. Era lui la fonte
awitavano, intorno a una programmazione nazionale, le di informazione del dottor Todt » . Ma queste « informa-
s

materie prime e le industrie trasformatrici. Da parte delia zioni » tecniche non prevedevano, naturalmente, né i l con-
destra liberista questo piano fu visto come un processo trollo poliziesco sulla forza lavoro, né la fine delle liberta
di desertificazione delia società. I n verità era cosi funzio- politiche, poiché la ipotesi di razionalizzazione d i Rathe-
nale da essere applicato negli Stati Uniti nella prima fase nau era, non lo si può negare, incardinata in un sistema de-
del New Deal, quando furono varati progetti di ristruttu- mocrático di equilibri sociali e politici.
razione monopolística per settori delia produzione con lo Quella stessa mflazione che ha contribuito alia demo-
scopo appunto di evitare la concorrenza e gli sprechi, d i Iizione delle idee d i Rathenau ha generato Schacht, un rac-
calmierare i prezzi, di indirizzare la produzione; i l tutto cordo, questo sí, esemplarmente funzionale tra politica
sotto i l controllo pubblico.
4 Cfr. G . W. Guillebaud, The economic recovery of Germany from
1933 to the incorporation of Áustria in march 1938, London, 1939.
Cfr. M. Cacciari, La nuova economia di Walther Rathenau, in
3
5 W. Speer, Memorie del Terzo Reich (1969), trad. it., Milano, 1971,
« Democrazia e Diritto », 1977, n. 2.
p. 276.

78 79
borghese e economia capitalistica; un garante delia razio- e sviluppatasi per tutto i l 1924, ma con la diretta collabo-
nalizzazione « senza awenture », 1'interprete di un mo- razione e sotto la sorveglianza di Schacht. I I comitato d i
dello capitalistico che dalla Germânia guglielmina condu- finanzieri presieduto dalPamericano Charles Dawes fu la
ce direitamente, attraverso Weimar, al regime nazista del chiave di tutta 1'operazione e segnò i l concreto inizio delia
quale egli f u alto esponente. Credo che i l successo di Schacht razionalizzazione deH'economia tedesca; però questa chia-
nel superamento delPinflazione sia dovuto anzitutto al fat- ve fu data in mano a Schacht. I I Comitato Dawes si riuní
to che 1'inflazione del 1922-23 fu piú súbita che voluta per Ia prima volta a Parigi i l 14 gennaio 1924. I I 22 gen-
dalle forze economiche delia Germânia. E 1'avere i l go- naio i giornali pubblicavano questo comunicato: « La com-
verno di Weimar affidato a Schacht (come presidente del- missione è giunta alia conclusione che sia necessário creare
ia Reichsbank) la tutela delia dignità económica delia in Germânia una banca autónoma con copertura áurea, in
Germânia nei confronti degli altri paesi capitalistici, ha parte mediante la mobilitazione di una frazione delle r i -
anche legittimato in via definitiva i principi e gli «idea- serve disponibili i n oro e i n valute estere, i n possesso d i
l i » del capitalismo tedesco. « Socialismo e capitalismo — Cittadini tedeschi e che presentemente non esercitano al-
scriveva Schacht nel 1926 — erano, prima delia guerra, cuna funzione económica, i n parte con 1'aiuto d i capitali
le due grandi correnti sociali antitetiche, destinate a dare esteri. La Commissione è del parere che una siffatta fon-
il benessere al genere umano. Prima del conflitto mondiale, dazione rappresenti una parte del programma orgânico,,
signoreggiava i l capitalismo pressoché illimitatamente. Es- ideato con lo scopo del futuro pareggio del bilancio statale
so spinse alia guerra, con i suoi dolori indicibili, perche e deiristituzione d i una valuta Stabile. A tal fine la Com-
si era alleato alPimperialismo politico, anziché seguire i l missione è d'avviso che alcune parti del piano predisposto
giusto disegno mentale del benessere realmente económi- dal dott. Schacht possano essere, nel momento propizio,
co, materiale e morale dei popoli. Dopo la guerra, parve felicemente utilizzate. La Commissione sarebbe lieta se
che i l socialismo, transitoriamente, fosse per soppiantare avesse i l privilegio di potere nel suo lavoro, in tutto o in
i l capitalismo, ma i l socialismo deviò poi nella china pe-
alcune parti, valersi delle idee del dott. Schacht. Pertanto
rigliosa del bolscevismo, la cui crudeltà e i cui orrori sor-
il presidente delia Commissione ha affermato la necessita
passano quelli delia stessa guerra. I I sistema capitalistico
che gli Alleati debbano accordarsi su d i un comune pro-
è ineluttabile, traendo esso la própria ragion d'essere dal-
gramma ».
la natura delia produzione ognora progrediente, tuttavia
Le idee di Schacht, muovendo dalla premessa del bloc-
dobbiamo rendere tale sistema tollerabile, elevandolo al
co delPinflazione, andavano diritto a una razionalizzazione
di sopra delia mera finalità materiale, grazie al senso d i
a tempi brevissimi delia produzione industriale. Questo do-
responsabilità morale » . 6
veva avvenire (come avvenne) con una Kontingentirungs-
Per Schacht i l rinnovamento del capitalismo tedesco politik, in particolare con i l « razionamento » del credito.
andava regolato da un centro non-politico, la Reichsbank, Già nel maggio 1924 Schacht affermò che la Reichsbank
alia cui azione era dovuta la stabilizzazione del marco ini- doveva convogliare i crediti verso le aziende o società a
ziata alia fine del 1923. Un'operazione complessà, decisa « maggiore potenzialità produttiva ». La risposta a questa
fuori delia Germânia tra Stati Uniti, Inghilterra e Francia concentrazione fu immediata: i fallimenti di imprese (pic-
cole e medie) che nelPaprile erano stati 133, a maggio sa-
H . Schacht, La stabilizzazione del marco, trad. it., Milano, 1931,
6
lirono a 322, a giugno 579, a luglio 1.173. I n questi stes-
p. 269. si mesi arrivavano a pioggia i crediti esteri, a breve e a

80 81
lungo termine, alie banche e alie imprese tedesche, e le ri- non si chiuderà mai piú. Essa non è una incomprensibile
serve i n oro e divise delia Reichsbank, che in apríle erano «nomalia, ma la conseguenza direita delia razionalizza-
di 592 milioni di marchi-oro, ad agosto erano già saliti a I zione. Ecco perche i l tentativo di sanare i l dramma del-
1.256. ^ l a disoccupazione per via politica, con la costituzione
Tra i l 1924 e i l 1930 i l Piano Dawes metterà cosi a di nello stesso anno d i una coalizione d i governo che vede i n
sposizione del capitalismo tedesco circa dieci miliardi di dol posizione di rilievo i l partito socialdemocratico e le forze
lari. Non si trattava d i aiuti, ma d i prestiti pubblici e pri- sindacali, trova gli industriali tedeschi, protetti dagli inve-
vati per investimenti o d i investimenti tout court da parte stimenti americani e dai piani di Schach, in una posizione
soprattutto d i società americane, ma anche inglesi, francesi nettamente awersa. Qualunque progetto sociale di riassor-
svizzere, che trovavano nei cartelli tedeschi quel terreno bimento delia forza lavoro nel ciclo económico non è, ai
fecondo che nessun altro paese capitalistico poteva met- loro occhi, che un ostacolo a un modello di sviluppo che
tere in quel momento a disposizione del grande potenziale risponde a obiettivi esclusivãmente produttivistici. Insom-
finanziario degli Stati Uniti. I risultati furono cosi rapidi ma, la politica non può assolutamente interferire sulPeco-
che rispetto al 1923 la produzione industriale tedesca au- nomia: la democrazia e i l capitale sono sí, per i l fronte
mento, nel 1928, del 168% e i l potenziale industriale f u degli industriali, delle variabili indipendenti, ma nel senso
del 30-40% superiore a quello del 1913. AlPinterno d i che sono indipendenti Puna dalPaltra.
queste quote le punte piú alte si registravano owiamente Per far bene intendere al governo delia repubblica que-
soprattutto nelFindustria pesante. U n raffronto con Pana- sta verità gli industriali e Io stesso Schacht diffidano pub-
logo settore produttivo inglese e francese rende ancora piú blicamente le autorità dal prendere qualsiasi iniziativa d i
evidente la portata delle cifre indicate. Tra i l 1924 e i l natura sociale che richieda grossi investimenti pubblici.
1929 la produzione tedesca delia ghisa aumento d i circa i l Ecco i l punto che inganna qualche storico che vede i n
160% e quella delPacciaio del 158%. I n Gran Bretagna Schacht i l critico degli investimenti tedeschi. Aila fine
Paumento f u invece del 2 % e del 13%; i n Francia del del 1928 i l presidente delia Reichsbank dichiara infatti che
9 0 % e deU'83% . 7
la banca nazionale non appoggerà nessuna spesa pubblica
Una riorganizzazione cosi rápida delPindustria di base eccedente e nessun aumento del carico fiscale nei confronti
i n Germânia funzionò naturalmente da volano anche per delle imprese. È una sfida alia quale la coalizione governa-
Pindustria leggera altamente specializzata (elettricità, chi- tiva non riesce a obiettare nulla e che trova sia i socialde-
mica, meccanica). Ambedue i settori, però, sia per la po- mocratici che i sindacati assolutamente inermi. È chiaro
litica d i concentrazione che per quella d i specializzazione che la ricordata insufScienza d i analisi del « capitalismo or-
tecnológica non avevano bisogno di tutta la forza lavoro ganizzato » si ripercuote gravemente sulFiniziativa politica
esistente sul mercato. È per questo che, i n coincidenza con e sindacale socialista. Schacht ha vinto senza sforzi ecces-
gli indici i n rialzo delia produzione, la Germânia si ritrova sivi una battaglia che avrebbe dovuto essere decisiva per
nel 1928 con oltre due milioni di disoccupati . 8 lo sviluppo delia democrazia weimariana. Sara decisiva, in-
Questa forbice sociale che la razionalizzazione ha aperto vece, come abbiamo detto alFinizio, solo per le ragioni
opposte, poiché segnerà i l declino delle uniche forze sociali
Cfr. W. Link, Die Amerikanische Stabilisierungspolitik in Deutschland
7
che avrebbero potuto stimolare quello sviluppo.
1921-1932, Diisseldorf, 1970.
Cfr. R. Brady, The Rationalization Movement in German Industry,
8
Per una contraddizione solo apparente, i l fallimento po-
Berkeley, 1933: litico delia coalizione di governo nei confronti delia raziona-

82 83
lizzazione dell'eeonomia apre alie forze economiche private^ la parte di quest'ultima erano debiti. E lo erano anche se
e quindi agli esponenti del capitale, anche degli spazi politi- ll trattava di investimenti, poiché la creazione di società
c i , nel senso che ora i l prestigio delia rinascita tedesca non è- mlste tedesco-americane e i trasferimenti d i capitali da un
affidato tanto alia democrazia delia repubblica di Weimat;, paese alPaltro presupponevano una serie di condizioni: an-
quanto alia capacita e alia forza del suo capitalismo. È que- «itutto uno stretto rapporto tra i l mercato (non solo azio-
sto uno dei motivi fondamentali del rápido dislocamento del. nario) americano e quello tedesco, poi una costante espan-
potere económico privato al d i fuori del quadro istituziona- dlone del commercio mondiale e un rendimento crescente,
le. Qui è i l principio delia fine delia repubblica d i Weima^í in termini d i profitto, degli mvestimenti fatti, infine la de-
L'opinione pubblica mondiale si convince-definitivamente' finitiva sistemazione d i tutti i debiti internazionali che
delia possibilita delia Germânia d i pagare sia i crediti esteri{ risalivano alia guerra comprese le riparazioni che ancora la
che le riparazioni di guerra. Era quanto i l Piano Dawes eí Germânia doveva ratealmente versare a vari paesi europei
Schacht si erano ripromessi d i raggiungere. c anche agli Stati Uniti.
Lo scopo di Schacht era infatti quello di persua-? La questione delle riparazioni non era stata mai dimen-
dere i prestatori stranieri che i l loro denaro non sa- ticata dalla Francia e dallTnghilterra, anche se la crisi te-
rebbe stato in alcun modo dirottato su spese sociali 1
desca del dopoguerra aveva mostrato la obiettiva impossi-
che, próprio perche tali, erano considerate «improduttive ». bilita delia Germânia di far fronte alie richieste. Ma ora,
Lo confermerà autorevolmente, nel 1932, Charles Mit- alia fine degli anni '20, grazie alTintervento del capitale
chell, uno dei maggiori lanciatori d i prestiti e d i titoli te- straniero e al Piano Dawes la Germânia era, agli occhi delle
deschi nel mercato americano. Nella sua veste di presidente potenze vincitrici, perfeitamente solvibile. Anzi, próprio la
delia National City Bank di New York e delia National razionalizzazione e lo sviluppo dell'economia tedesca, ac-
City Company, cosi dichiarerà alia Commissione senatoriale crescendo la concorrenzialità del capitalismo tedesco, erano
di inchiesta sugli investimenti bancari americani: « Posso un valido motivo per esigere i l dovuto. Una prova storica
dirvi, nella mia migliore scienza e coscienza, che noi non di piú, questa, che i l fronte internazionale del capitale
concedemmo mai alcun préstito alia Germânia senza prima non è omogeneo i n tutti i momenti delia sua avanzata. Ma,
averne intrattenuto i l signor Parker Gilbert [Agente ge- per i l problema delle riparazioni v i erano anche ragioni po-
nerale delle riparazioni operante nelTambito del Piano litiche che spingevano soprattutto la Francia a tallonare la
Dawes], un uomo che teneva fermo i l principio che gli sua vicina per impedirne un eccessivo rafforzamento. Le
Stati Uniti non dovessero accordare prestiti altro che per prime awisaglie v i erano già state nel 1926, nel corso di
scopi produttivi. Inoltre anche i l dott. Schacht sosteneva un incontro tra i ministri degli esteri dei due paesi (« Me
i l punto di vista che la Germânia non dovesse assumere lo lasci dire — cosi si rivolgeva Briand a Streseman — :
prestiti airestero, se i l denaro non era destinato a scopi voi ayete ancora da provvedere al pagamento delle ripa-
produttivi. Noi sottoponemmo al dott. Schacht i nostri razioni »). Pressioni di questo genere facevano tutt'uno con
progetti di prestiti e non operammo senza i l suo giudizio la convinzione, maturatasi tra i l 1927 e i l 1928, che la Ger-
favorevole » . 9
mânia dovesse nel suo stesso interesse chiudere la partita
Naturalmente i prestiti esteri alia Germânia visti dal- delle riparazioni e che, nello stesso tempo, fosse nelle con-
dizioni d i poterlo fare.
Cfr. su questo aspetto anche J. Kuczynski, Wall Street und die deut-
9
Non è facile, neanche oggi, ricostruire con esattezza
schen Anleihen, Leipzig, 1933. quel che è avvenuto i n quei due anni. Un dato sicuro è che

84 85
né i paesi creditou né la Germânia sapevano con cert hc (la J. P. Morgan & C. e la First National Bank d i
a quanto ammontasse la cifra delle riparazioni: Pinflazi York, e First National Bank di Chicago) che trattas-
prima (1920-23) e poi la fluttuazione dei cambi e le v dlrcttamente con le autorità politiche e gli imprendito-
zioni delle valutazioni dei beni e delle merci rispetto a q tedcschi.
le fatte originariamente, avevano reso le cose piú complica (1 Piano Young non f u súbito compreso i n Germânia,
A partire dal 1928, poi, gli Stati Uniti e la Francia avev mmcno da Schacht, che, temendo i controlli sui crediti
molto rallentato la apertura dei crediti esteri e ritirato p |i ilímise dalla Reichsbank. (Ne parlerà a lungo, nel 1931,
te dei crediti a lungo termine. I I fenómeno, naturalmen'
si andrà accelerando nel 1929, col ritiro anche dei cre:
a breve termine delia Germânia (da 1 miliardo e 92 milí
1
S ei M I O libro Das Ende der Reparationen) . Come i l Piano
10

lawcs era stato un potente stimolatore delia razionalizza-


Rlonc industriale, cosi i l Piano Young voleva essere un ra-
ni di marchi del 1929 a 32 milioni del 1930). Secon llonulizzatore del mercato finanziario delia Germânia (e
PAgehte generale delle riparazioni la questione andav questo era un motivo di inquietudine per i banchieri tede-
comunque posta e risolta nel quadro del Piano Dawes^ schi). E tale sarebbe stato realmente se nel 1930 non fosse
appunto perche essendo le riparazioni nient'altro che d~; itilziata nel mondo capitalistico la grande crisi.
biti, essi si incrociavano con gli altri debiti contratti dali Questo fatto nuovo sconvolgeva le prospettive delle
Germânia per i l próprio sviluppo produttivo. La difficoP: riparazioni e alterava tutti i progetti d i riorganizzazione
tà dei problemi posti sul tappeto suggerí la creazione d i ' ílnanziaria. Le annualità delle riparazioni che la Germâ-
una commissione d i esperti finanziari internazionali che? nia avrebbe dovuto pagare erano, nelle intenzioni degli
procedesse alia stesura d i un (cosi fu poi chiamato) « NUCH esperti del Piano, chiaramente subordinate alio sviluppo
vo Piano ». Aila fine del 1928 si riuní a Ginevra un co- dclPeconomia tedesca e non potevano perciò essere intese
mitato di tecnici, compreso Schacht, che elesse alia presi- come elementi provocatori d i crisi. Lo chiarí ufficialmente
denza un uomo d'aflari americano, Owen D . Young, che 11 Comitato Young i n una relazione pubblicata alia fine del
aveva partecipato al Comitato Dawes e aveva preceduto 1931 in seguito alPinvito del governo tedesco di so-
Parker Gilbert alTAgenzia generale delle riparazioni. spendere i trasferimenti di capitali dalla Germânia sotto
Tra i l 1928 e i l 1930 i l Piano Young mise a punto, tra forma d i riparazioni. « I I Piano Young presupponeva una
discussioni e polemiche che coinvolsero Popinione pubbli- costante espansione del commercio mondiale, non soltanto
ca tedesca e rafforzarono Pagitazione antidemocrática dei in volume, ma anche in valore; espansione di fronte alia
nazionalsocialisti, un progetto che prevedeva la scadenza quale le annualità da pagarsi dalla Germânia sarebbero di-
in 37 anni del debito complessivo delle riparazioni. G l i venute ún fattore d i sempre minore importanza. I n realtà
Stati Uniti, però, vollero stabilire un amichevole accordo se- si è verificato i l contrario. Da quando i l Piano Young è
parato con la Germânia rivelando cosi la profondità dei rap- entrato i n vigore, non soltanto i l commercio mondiale è
porti che intercorrevano tra i due paesi. G l i interessi del ca- diminuito d i volume, ma la caduta veramente eccezionale
pitale americano in Germânia non potevano infatti essere dei prezzi i n oro sopravvenuta negli ultimi due anni ha, d i
coinvolti nel meccanismo delle riparazioni. Perciò, costitui- per se stessa, accresciuto di molto Ponere reale cosi delle
tasi una Banca dei regolamenti internazionali (con sede a Ba- annualità dovute dalla Germânia come di tutti i paga-
silea) per trattare tutte le operazioni relative alia liquida-
zione delle riparazioni, gli Stati Uniti non parteciparono
w Cfr. anche The United States in World Affairs, 1931, a cura di W.
ufficialmente ad essa preferendo costituire un gruppo d i Lippmann, New York and London, 1932.

86 87
menti commisurati sulla base áurea. I n queste circostat del sistema monopolístico e, curiosamente, la loro esisten-
i l problema tedesco, che ha influito cosi notevolmente sui M veniva considerata perfino tra i sindacati come un'ar-
la paralisi finanziaria del mondo, esige una azione a r mn per bloccare la pressante richiesta delle riparazioni d i
certata che solamente i Governi possono intraprendere, jiicrra da parte dei paesi creditori. Ma ora indubbiamente
A questo riguardo ci sembrano molto importanti alcunfr ( e cose si complicavano e spettava al cancelliere Briining
considerazioni. Prima d i tutto, i trasferimenti [ d i capitali^ e al partito socialdemocratico tentare di risolverli.
da un paese alTaltro, su scala cosi vasta da sconvolgere la( Credo non sia del tutto errato dire, a tale propósito,
bilancia dei pagamenti, non possono che accentuare u , t*lic tra i l 1930 e i l 1932 la Germânia era tra i paesi capi-
caos attuale. Ancora, la sistemazione d i tutti i debiti tra í lulistici avanzati quello meglio attrezzato per far fronte al-
vari Governi (riparazioni ed altri debiti di guerra) i n re-i lu grossa ondata delia crisi. La positiva azione del can-
lazione alia grave situazione del mondo [ . . . ] è la sola m k celliere Briining nel tentativo di controllare e ridurre i prez-
sura durevole che possa stabilire la fiducia, condizione pri- delle materie prime industriali e dei prodotti di consumo
ma delia stabilità económica e delia pace ». fu resa certamente possibile grazie alPesistenza dei cartelli
Per intendere i l senso di queste affermazioni (che ac- Industriali e degli apparati produttivi razionalizzati. Questi
coglievano le tesi tedesche e si tramuteranno i n quello stes- si ttrarono dietro anche i settori non cartellizzati dato che
so anno nella « moratória Hoover » decisa dal presidente; almeno la meta delle materie prime industriali e degli ar-
degli Stati Uniti per tutti i debiti d i guerra) bisogna sa- ticoli semilavorati appartenevano al primo settore.
pere che con le annualità delle riparazioni i trasferimenti Briining si pose i l problema d i evitare ad ogni costo
di capitale dalla Germânia erano d i notevole portata. Per alia Germânia i rischi di un'inflazione come quella di dieci
i l 1931 era stata fissata, ad esempio, la somma d i 1 miliar- anni prima che per i tedeschi era ancora una esperienza
do e 641 milioni di marchi fino a un massimo di 2 miliardi bruciante. L'atteggiamento del governo f u perciò molto
e 352 milioni d i marchi previsti per i l 1936. L'annualità fermo, ma non avrebbe potuto manifestarsi se non attra-
prevista per i l 1931 costituiva i l 6 % di tutto i l debito e- verso strumenti legislativi eccezionali come i decreti-legge.
stero delia Germânia che ammontava a quasi 24 miliardi « I n Germânia — ricorda un documento ufficiale del 1932
di marchi. Tuttavia grazie alia crisi económica, alie sva- delia Società delle Nazioni — i prezzi cartellizzati sono ca-
lutazioni monetarie e al progressivo abbandono del gold lati un po' piú rapidamente nel 1931 che nel 1930 i n se-
standard da parte d i numerosi paesi industriali, la Germâ- guito alie pressioni esercitate dal governo nonché dalle
nia riuscirà lentamente a ridurre i l suo debito estero (da condizioni economiche. I I ribasso avvenuto tra i l gennaio
quasi 24 miliardi di marchi del 1931, a 20 e mezzo del 1931 e i l gennaio 1932 è stato quasi interamente provo-
1932, a 19 del 1933) e a far quasi scomparire i l saldo cato a seguito del decreto-legge del dicembre 1931, che
passivo nella bilancia dei pagamenti esteri (dai 3 miliardi ha imposto a tutti i cartelli una riduzione ulteriore del
367 milioni del 1928 ai 642 milioni del 1931). Questi, 10% dei loro prezzi rispetto a quelli praticati fino al 30
tuttavia, erano gli unici vantaggi che la repubblica d i Wei- giugno 1931. L'indice dei prezzi cartellizzati (1926 = 100)
mar poteva ricavare dalFallargamento delia crisi capitali- è stato del 93,4 nel novembre 1931, ma è sceso all'84,4 nel
stica internazionale. Per i l resto i problemi sociali e poli- gennaio 1932 ed è calato ancora leggermente nel mese d i
tici provocati dalla vasta disoccupazione cominciavano a febbraio. Conviene osservare, tuttavia, che ad eccezione
far sentire tutto i l loro peso. Fino al Piano Young i due delPItalia, nessun altro grande paese industriale ha anco-
milioni di disoccupati non avevano intralciato la crescita ra fatto ricorso, nel modo che abbiamo detto, alTazione

88 89
del governo per ottenere una riduzione dei costi d i pro- co, per quel tempo, di pianificazione o programmazione di
duzione e dei prezzi dei manufatti » . Quest'ultima af-
1 1 sistemi di controllo delia congiuntura económica e sociale.
fermaziohe e estremamente utile per comprendere i l ca- Su questo dato conviene meditare a lungo i n sede storio-
rattere originale che ha, sul piano del rilancio del pri- grafica ma anche d i riflessione teórica sulle strategie mes-
mato delia politica, i l governo d i Briining. L'esperimen- se in atto dal capitalismo nei confronti delia grande crisi
to Bruning è probabilmente 1'estremo tentativo d i con- internazíonale. Infatti quando Franz von Papen succederà,
trapporre, mediante i l rafforzamento dell'autorità del- nel 1932, a Bruning presentandosi come i l restauratore
le istituzioni, un fronte politico-giuridico alia disarticola- delPautonomia delle forze economiche dagli interventi po-
zione delle forze sociali e alPavanzante crisi económica. litici (« i l governo ha di mira i l ritorno ai princípi delPeco-
I I problema del governo presidenziale d i Bruning è nomia d i mercato ») non fará che accelerare i tempi delia
perciò centrale nella crisi d i Weimar; e non ci aiutano crisi politica delia Repubblica. Perciò, nonostante tutti i
molto le critiche che i l movimento operaio tedesco rivolse suoi tentativi d i rendersi benemérito agli industriali (ad
a Bruning perche esse furono spesso piú provocate da esempio con i l condono delle imposte alie industrie) non
una contestazione giuridico-formale degli atti del governo ottenne alcun risultato che potesse presentarlo come capa-
che da una esatta visione del momento politico che la Re- ce di elaborare una qualsiasi strategia anticongiunturale
pubblica stava attraversando. Per quanto possa sembrare paradossale la « pianifica-
Bruning è certo responsabile d i ciò che gli veniva ad- zione » d i Briining partiva già da una pianificazione esi-
debitato dai sindacati e dalla sinistra, cioè d i aver voluto stente alPinterno del sistema produttivo tedesco. Si trattava
depotenziare i l sistema degli equilibri istituzionali, ma di operare una saldatura tra la razionalizzazione capitali-
attacchi analoghi verranno fatti poco tempo dopo a Roose- stica e la razionalizzazione delle forme politiche e istitu-
velt e alia legislazione del New Deal da parte delle forze zionali delia Germânia. Era una ipotesi, per quanto con-
conservatrici degli Stati Uniti. traddittoria, d i salvezza delia democrazia. La realizzerà
Una analogia del genere potrebbe non avere alcun si- Hitler ma per la Germânia sara la fine delia democrazia.
gnificato, ma i n realtà sia Briining che Roosevelt avevano
davanti problemi simili, che anzi Roosevelt affronterà con
una « disinvoltura » maggiore del cancelliere tedesco. Non
è un caso però che i l governo Bruning comincerà a desta-
bilizzarsi solo quando gli imprenditori, un po' prima del
movimento operaio e per ragioni opposte, si accorgeranno
che la politica del cancelliere portava lentamente a un piú
orgânico intervento dello Stato nell'economia. Con Briining
e con le numerose misure di intervento (quello sui prezzi è
uno dei tanti) per riassorbire la disoccupazione (ricordiamo i
numerosi « piani di lavoro ») e per controllare la produzio-
ne e i l mercato ci troviamo di fronte a un esperimento uni-

Cfr. La situation êconomique mondiale 1931-1932, Genève, 1932,


11 1 2Cfr. K . E . Poole, German Financial policies 1932-1939, Cambridge
pp. 143-144. Mass.» 1939.

90 91
GIACOMO MARRAMAO

«TÉCNICA SOCIALE», STATO E TRANSIZIONE


TRA SOCIALDEMOCRAZIA WEIMARIANA
E AUSTROMARXISMO

L'idea di « transizione » própria delia socialdemocrazia


weimariana è ormai comunemente individuata nella rela-
zione di Rudolf Hilferding al Congresso d i Kiel del 1927.
In questa relazione — dedicata a I compiti delia socialde-
mocrazia nella Repubblica — vengono infatti tracciate,
per la prima volta in modo orgânico, le linee del passaggio
dal nuovo assetto « organizzato » del capitalismo degli an-
ni Venti alia forma socialista. I presupposti del socialismo
si trovano per Hilferding già consegnati negli elementi d i
organizzazione presenti nello sviluppo maturo del capita-
lismo, rispetto ai quali la strategia del partito operaio non
può piú presentarsi come rivoluzionaria soluzione di con-
tinuità: «Capitalismo organizzato (...) significa sostitu-
zione del principio capitalistico delia libera concorrenza
con il principio socialista delia produzione pianificata » . l

I I socialismo non è dunque altro che i l capitalismo organiz-


zato portato al suo estremo compimento. Ma i l fatto che la
forma di razionalità latente negli elementi di organizzazio-
ne deli'economia capitalistica sia già la razionalità socialista
non significa che i l passaggio alia durchorganisierte Wirt-
schaft — a quell'« economia compiutamente programma-
ta » che già due anni prima, al Congresso di Heidelberg,
era stata equiparata al Sozialismus — sia scontato o au-
2

tomático. Hilferding si dimostra anzi assai tempestivo nel

1 R. Hilferding. Die Aufgaben der Sozialdemokratie in der Republik,


in Protokoll der Verhandlungen des sozialdemokratiscben Parteitages
1927 in Kiel, Berlin, 1927, p. 168.
2 Cfr. R. Hilferding, Das Parteiprogramm, in Protokoll der Verhand-
lungen des sozialdemokratiscben Parteitages 192? in Heidelberg, Berlin,
1925, pp. 272-283; 293-298 (v. specialmente p. 297).

95
criticare i postulati del vecchio attendismo socialdemocr ilgkeit dello sviluppo económico produce, con i l capitali-
tico anteguerra, tanto da avvertire, nelle prime battu smo organizzato, delle premesse oggettive che rappresen-
delia sua relazione, che « i l marxismo non è mai s t a Wf liino per i l movimento operaio una chance politica (in senso
fatalismo, ma al contrario sommo attivismo » . 3 f wcberiano). La trasformazione socialista — ossia la piani-
Un ruolo importante nelle riflessioni hilferdinghiane di liuizione totale, armonica e acontraddittoria — delia so-
questi anni è giocato infatti dalla temática del rapporto clas- cietà cessa di essere garantita da una legalità storico-natu-
se operaia-sviluppo. Centrale è nei suoi scritti politici Pa- rulc per divenire matéria di un progetto consapevole. Ma
spetto relativo alia funzione avuta dal movimento operaio! ciò implica che i l luogo in cui questo progetto si dispiega
nella trasformazione delia dinâmica interna del sistema ca-' NÍn al di fuori — e al di sopra — delia Gesetzmãssigkeit
pitalistico e nel risvegliare in esso le « tendenze rivoluziona-; económica. È qui che Hilferding fa entrare in campo la
xie »..L'ingresso di grandi masse organizzate introduce nella categoria di « Stato democrático », come posta in gioco
lógica dello sviluppo una variabile decisiva, un elemento delia lotta politica tra classe capitalistica e classe operaia:
qualitativamente nuovo. L'effetto che in tal modo si produ- « Ciò non significa altro che alia nostra generazione si pone
ce non è però di rottura rivoluzionaria (la tradizionale «co- il compito di trasformare, con Pausilio dello Stato, ossia d i
scienza di classe» secondinternazionalista, che fa precipitare una consapevole regolamentazione sociale, questa economia
un presunto decorso catastrófico), bensí di potenziamento organizzata e direita dai capitalisti in un'economia diretta
delle capacita adattive dei meccanismi del sistema. La pre- dallo Stato democrático » . 5

senza organizzata e « attiva » delia classe ha inverti to i l Lo Stato si presenta qui anche come riedizione delia
trend verso Pimmiserimento e, risvegliando le tendenze r i - lassalliana «leva del socialismo» — strumento e istanza fun-
voluzionarie (modernizzatrici) del capitale, ha portato il mo- zionale alia realizzazione storica del Fine delia « società
vimento operaio a significative conquiste sul terreno sala- regolata ». Ma soprattutto esso appare come un soggetto
riale e legislativo. esogeno alia dinâmica económica (oggettiva, autoregolativa)
Questa trasformazione interna delia dinâmica capita- del sistema. I I problema delia retroattività del livello del
listica non può non avere incidenza sulle forme politico-isti- Politico rispetto a quello delPEconomico si distende lungo
tuzionali. Cade dunque per primo i l vecchio caposaldo gli estremi: economia organizzata in forma burocratico-au-
ideológico del marxismo, la tradizionale distinzione fra toritaria versus economia organizzata in forma democratico-
struttura e sovrastruttura: « Neila forma delia repubbli- partecipativa. L'istanza del Politico (o meglio: delia Macht,
ca », aveva affermato Hilferding intervenendo al I I Con- del potere, come lo chiama Hilferding) può svolgere una
gresso delia Internazionale Operaia Socialista (ios), « la funzione determinante nei periodi di transizione dalPuna al-
sovrastruttura viene infatti influenzata dal potere, dalla Paltra « forma » — può essere cioè simultaneamente ga-
coscienza di classe, dalla forza organizzativa del proleta- rante e strumento di una trasformazione in senso socialista
riato » . I n questo quadro di relazioni interattive Pattua-
4 delia società — próprio in quanto indipendente dalla « Ne-
zione delia prospettiva del socialismo non è garantita da cessita económica ». La dinâmica interna delia necessita/
alcuna necessita, ma è soltanto possibile. La Gesetzmàs- oggettività autoregolativa delPeconomia (dkonomische Ge-
setzmãssigkeit) tende allora a configurarsi come una sorta
3R. Hilferding, Die Aufgaben der Sozialdemokratie in der Repu-
blik, cit., p. 165.
4Zweiter Kongress der Sozialistischen Arbeiter-lnternationale in 5 R. Hilferding, Die Aufgaben der Sozialdemokratie in der Republik,
Marseille 22.-27. August 1925, Berlin, s.d., p. 260. cit., p. 169.

94 95
d i sottosistema potenziale delia politica: se capitalismo e glio politico-culturale di « Die Gesellschaft », la rivista che
classe operaia formano, insieme, i l contesto del processo di dal 1924 prende — sotto la direzione di Hilferding — i l
trasformazione (che si sviluppa, secondo la legalità sua posto delia « Neue Zeit », e che testimonia non solo delia
própria, in termini di adattamento), i l soggetto che ne at- maggiore ' modernità ' dell'impostazione hilferdinghiana,
tualizza le virtualità storiche latenti è lo Stato. ma anche del sensibile spostamento che essa aveva accu-
Lo Stato democrático appare dunque, al tempo stesso, sato rispetto agli anni del Capitale finanziario (1910). Dal-
strumento e invólucro formale («garantista ») del pro- 1'indeterminatezza delia definizione dello Stato come « or-
cesso di transizione. A tratti (come al Congresso di Hei- gano esecutivo » (Vollzugsorgan) delia società, Hilferding
delberg del '25), Hilferding sembra rispolverare i l topos perviene negli anni successivi a una progressiva specifica-
tardo-engelsiano delia repubblica democrática come « ter- zione in senso gradualistico del rapporto tra forma politica
reno piú favorevole » per la lotta delia classe operaia . Da 6 e sviluppo económico. Le tappe di questa riflessione sul
Engels si distacca tuttavia nel momento in cui vede nella « capitalismo organizzato », che ha i l suo punto d'approdo
democrazia la forma politica própria delia fase di passag- nella citata relazione al Congresso di Kiel, sono state cor-
gio al socialismo. Ma la democrazia è per Hilferding so- rettamente individuate nel 1915, nel 1920 e nel 1924-25 . 8

prattutto una técnica. Nel senso che, in essa, forma e mé- Distendendosi lungo questa linea, la riflessione di Hilfer-
todo fanno tutt'uno. La democrazia è, ad un tempo, sistema ding passa dalFanalisi critica del riformismo prebellico e
formale di garanzie giuridiche e complesso di funzioni dalla spigolosa constatazione delPaffermarsi, negli anni del
amministrative — Macht e principio « razionale » d i or- conflitto mondiale, di un'economia organizzata in for-
ganizzazione. Assai opportunamente alcuni studi recenti 7 me gerarchico-autoritarie (herrschaftlich) all'individuazio-
9

hanno posto 1'accento sul fatto che queste posizioni hilfer- ne — a partire dalla relazione tenuta i l 5 ottobre 1920 al
dinghiane sono ben piú rappresentative dei problemi poli- I Congresso dei Consigli di fabbrica — delia contraddizio-
tici delia socialdemocrazia weimariana di quanto non lo ne tra nuovi elementi di organizzazione (tendenziale supe-
siano quelle coeve d i un Kautsky (le quali, come vedremo ramento delle sproporzioni intersettoriali e tendenza sem-
piú avanti, hanno una curvatura prevalentemente dottri- pre piú accentuata a sostituire, nelle funzioni di controllo,
naria, per cui si presentano scollate dai nodi pratici reali 1'imprenditore con i l Wirtschaftsfúhrer, ossia i l manager
e dalle loro drammatiche implicazioni). Ma altrettanto in- delia produzione in possesso di una tecnologia avanzata) e
dispensabile è la sottolineatura delle diferenze specifiche permanenza del postulato privatistico delia proprietà . I I 10

che — al di là dell'indiscutibile permanenza di alcuni Leit-


motive delia tradizione — intercorrono tra la problemática
delia socialdemocrazia weimariana e quella delia SPD ante- 8 Cfr. G . E . Rusconi, op. cit., pp. 177-230. Le date sopra ricordate
si riferiscono alFarticolo Arbeitsgemeinscbaft der Klassen? (pubblicato
guerra. nel 1915 in « Der Kampf » e sul « Vorwarts »); alia relazione al I Con-
gresso degli Arbeiterrãte a Berlino (1920); alTeditoriale Probleme der
Queste differenze sono d'altronde ben espresse dal ta- Zeit, che apre il primo faseie-lo di «Die Gesellschaft» (1924); e
infine alTintervento al congresso di Heidelberg delia SPD (1925). Sugli
sviluppi delia teoria hilferdinghiana del «capitalismo organizzato» si
6Cfr. Protokoll der Verhandlungen des sozialdemokratiscben Partei- veda anche il contributo di H . A. Winkler, Einleitende Bemerkungen
tages 1925 in Heidelberg, cit., p. 296. zu Hilferdings Tbeorie des Organisierten Kapitalismus, in A A . W . ,
7Penso soprattutto alie eccellenti pagine che ha dedicato alie Organisierter Kapitalismus, Gottingen, 1974, pp. 9-18.
analisi hilferdinghiane di questo período Gian Enrico Rusconi nel suo 9 Cfr. R. Hilferding, Arbeitsgemeinscbaft der Klassen?, in «Der
libro La crisi di Weimar. Crisi di sistema e sconfitta operaia, Torino, Kampf », V I I I (1915), p. 322.
1977, pp. 177 sgg.; 337 sgg. 1 0 Cfr. R. Hilferding, Die Sozialisierung und die Macbtverhâltnisse

96 97
compito immediato del movimento operaio è di appropri nuturale complemento, ma la realizzazione delia própria
si delle tecniche consegnate dai piú recenti svilupj cHdcnza, nella democrazia económica. Non a caso la conce-
àeWorganisierter Kapitalismus. Ed è próprio in queste zlone hilferdinghiana del capitalismo organizzato sara as-
processo di appropriazione strumentale che si radica i l sen* sunta Panno successivo come base teórica delia Wirtschafts-
so d i una strategia democrática di transizione. Nel sugge-; ilcmokratie al Congresso sindacale di Amburgo . I I lavoro
B

stivo editoriale che apre i l primo numero di « Die GeselU — riscontro sul terreno económico delPuniversalità dello
schaft » — e che porta i l significativo titolo Problemi del Stato — s'inquadra a pieno titolo nel sistema delia rap-
tempo — Hilferding definisce la democrazia come gestione presentanza in quanto figura sindacale e politica: i l lavo-
sincronica di specialismi che devono tuttavia restare tali: ratore è, al tempo stesso, « Cittadino dello Stato » e « Cit-
in questo uso/recupero funzionale dei vari « linguaggi » di- tadino delPeconomia », Staatsburger e Wirtschaftsbiirger . M

sciplinari consiste Pobiettivo principale del « controllo de- Ma è próprio questa strutturologia lineare in cui viene
mocrático deli'economia », che segna i l « passaggio dal so- impostato i l rapporto Stato-Economia a sottrarre alie
cialismo scientifico al socialismo costruttivo » . I due 11 piattaforme strategiche socialdemocratico-sindacali elabo-
poli di riferimento del discorso hilferdinghiano sono dun- rate durante la Stabilisierungsperiode qualsiasi margine di
que, a questo punto, Stato ed Economia. Tra di essi si si- autonomia alia politica delia classe operaia. Detto ciò, non
tua però un campo di tensione che la classe operaia deve, si può tuttavia esorcizzare i l problema che questa stra-
tramite i l suo partito, tradurre nella razionalità del linguag- tegia pone tacciando Hilferding di subalternità a una con-
gio istituzionale próprio dello Stato democrático. La con- cezione liberale o ingenuamente formalistica delia demo-
tinuità evolutiva che era stata negata per i l processo ma- crazia. Lo Stato democrático del capitalismo organizzato
crostorico viene adesso recuperata nell'âmbito delle fun- non è per lui soltanto un invólucro garantista, ma è anche
zioni esogene del Politico, nella sfera di autonomia delia un Parteienstaat, uno Stato che comprende in sé simulta-
Macht. La transizione al socialismo viene cosi a coincidere neamente tanto i partiti quanto le organizzazioni sindacali
con la progressiva « liberazione » dello Stato dai condizio- delia classe operaia: « I partiti », aveva affermato Hilfer-
namenti socioeconomici (« esterni ») del capitalismo pri- ding a Kiel, « sono parti costitutive dello Stato esattamen-
vato o monopolistico, perche esso possa esercitare — in te come i l governo e Pamministrazione » . Hilferding, inol-
15

conformità al próprio statuto di universalità ed uguaglian- tre, non nega la permanenza dentro la forma democrática
za — la funzione di « macchina amministrativa » capace di delia lotta di classe, di cui i partiti sono anzi la massima
por tare a compimento la Rationalisierung delia società . 12 espressione e traduzione. Ma, poiché i partiti sono intera-
mente assorbiti nello Stato, la lotta di classe continua ben-
La tappa di passaggio fondamentale di questa strategia
sí a sussistere, ma tutta dentro le (cioè tutta tradotta nelle)
di transizione è costituita dalla estensione del modello del-
forme istituzionali. Questi temi l i ritroviamo riproposti in
ia «Parlamentarisierung» dalPambito politico a quello
económico. La democrazia politica trova non solo i l próprio
1 3 Cfr. Protokoll der Verhandlungen des 13. Kongresses der Ge-
werkschaften Deutschlands (3. Bundestag des Allgemeinen Deutschen
der Klassen [1920], Berlin, s.d., pp. 7-15 (su cui v. G . E . Rusconi, Gewerkschaftsbundes), abgehalten in Hamhurg vom 3. bis 7. September
op. cit., pp. 182-185). 1928, Berlin, 1928, pp. 20-22; 170-224.
11R. Hilferding, Probleme der Zeit. Ein Geleitwort, in « Die Gesells- 1 4 Cfr. Th. Leipart, Auf dem Wege zur Wirtschaftsdemokratie, in
chaft », I , (1924), p. 3. « Gewerkschaftszeitung », 7 luglio 1928, n. 27, pp. 417-418.
Cfr. R. Hilferding, Die Aufgaben der Sozialdemokratie in der
1 2
15 R. Hilferding, Die Aufgaben der Sozialdemokratie in der Republik,
Kepublik, cit., p. 171. cit., p. 171.

98 99
blocco — con un'ulteriore accentuazione del profilo gra-' si rivelerà cruciale negli sviluppi successivi delia repubblica
dualistico — nella trattazione delia « democrazia econo-;' di Weimar — se i l quadro politico democrático fosse « esso
mica » svolta da Fritz Naphtali nel suo omonimo libro del stesso momento di contraddizione », oppure soltanto « un
1928. Qui i l rapporto tra capitalismo organizzato e pro- campo entro cui hanno spazio delle contraddizioni, o me-
cesso di transizione al socialismo è stigmatizzato nei termi- glio dei conflitti di classe » . La fede socialdemocratica e
I 9

ni di un riformismo lineare: la Durchorganisierung gerar- sindacale nella traducibilità progressiva di tutte le espres-
chica del capitalismo produce automaticamente una Ge- sioni del conflitto sociale nella dialettica concorrenziale
genbewegung — un « contro-movimento », una tendenza própria delia democrazia politica (rafforzata dal supporto
simmetrica e contraria — che mira ad abolire i l limite po* comunitario-partecipativo) lasciava in ombra 1'interrogativo
sto al potere politico dalPinteresse dei monopoli, realiz- generale che stava a monte delia nuova piattaforma strate-
zando 1'essenza riconciliativo-comunitaria dello Stato . 16 gica: quello relativo, cioè, alie nuove implicazioni politiche
Llnquadramento statuale del sindacato e delle varie delPintreccio tra egemonia capitalistica e razionalizzazione.
istanze di partecipazione (che appaiono come veri e propri Le gravi aporie implicite in questa visione neoevoluzio-
Gemeinschaftskôrper, « corpi comunitari ») e la funzione nistica del capitalismo organizzato prevalsa al Congresso
razionalizzatrice delia « politica sociale » (Sozialpolitik) r i - di Kiel vengono messe in evidenza da una lúcida critica
cevono a pieno titolo la qualifica di momenti costitutivi svolta in quello stesso anno da Otto Leichter su « Der
delia trasformazione socialista dell'economia . Questo pro-
11 Kampf », 1'organo teórico delia socialdemocrazia austríaca.
gramma di istituzionalizzazione dei sindacati nel quadro di Assumendo i l nuovo assetto organizzato dello sviluppo ca-
un modello di partecipazione di tipo cogestionale venne ele- pitalistico come un dato oggettivamente valido e positivo
vato, come si è detto in precedenza, a dottrina ufficiale del per i l movimento operaio, i deliberati di Kiel aprivano, per
sindacalismo weimariano al Congresso di Amburgo del- Leichter, una pericolosa forbice tra movimento (Bewegung)
1'ADGB. e scopo finale {Endziel), con 1'effetto di ipostatizzare da
L'ascendenza teórica hilferdinghiana era visibile nel- un lato la forma democrática e di appiattire dalTaltro la
la doppia valenza assegnata alia forma-Stato, che veniva politica del partito entro gli orizzonti di un programma di
a configurarsi per un verso come razionalità amministra- riforme parziali, viste trionfalisticamente come tappe gra-
trice — punta emersa di un iceberg che aífondava la sua duali di avvicinamento al socialismo. La debolezza di que-
base nei processi subcutanei di razionalizzazione delia pro- sta strategia — incapace di produrre una prospettiva in-
duzione e di Vergesellschaftung del processo lavorativo — , sieme realística e di lungo período — discendeva dalla in-
per Paltro come autentico Gemeinwesen, entità collettiva e terpretazione ideológica dei capitalismo postbellico fornita
soggetto-fattore delia transizione, in quanto dispositivo di da Hilferding, alia cui relazione andava assegnato, secondo
garanzie universali indipendente dalla 'legalità' económica . 18 Leichter, un forte rilievo, in quanto da essa era possibile
Ma questa impostazione lasciava aperta la questione — che evincere « non solo la valutazione di una situazione tattica
contingente, quanto piuttosto la concezione generale del
partito sulla via al potere » . I I carattere ideológico del-
2 0

" Cfr. F. Naphtali, Wirtscbaftsdemokratie, Berlin, 1928, p. 30 (ri- Panalisi hilferdinghiana consisteva nel ridurre a un lineare
stampa: Frankfurt am Main, 1966). _
17 Cfr. H . Potthof, Sozialpolitik ais Rationalisierung der Wirtschaft,
in « Gewerkschaftszeitung », 7. Mai 1927, n. 19, p. 254.
18 Cfr. Protokoll der verhandlungen des 13. Kongresses der Ge- 1 9 G . E . Rusconi, op. cit., p. 200.
werkschaften Deutschlands, cit., pp. 172 sgg. 2 0 O. Leichter, Kiel und Linz, in « Der Kampf », XX, (1927), p. 303.

100 101
incremento di « organizzazione » quello che era in realtà vedersi delia netta tendenza al predomínio del capitale in-
un processo contraddittorio di « politicizzazione » (Politi- dustriale sul capitale finanziario che emergeva nella Ger-
sierung) dei rapporti di produzione capitalistici e delia mânia degli anni Venti (i grandi Konzerne razionalizzati
funzione dei Wirtschaftsfuhrer: non di « capitalismo otr erano infatti i n grado di autofinanziarsi o di ricorrere per
ganizzato » si doveva dunque parlare, bensí di « capitalismo via diretta ai prestiti stranieri: ragion per cui le banche fi-
politicizzato » (politisierter Kapitalismus) . I n tal modo
21 nirono per svolgere a Weimar la funzione di istituti di tra-
Leichter mirava a colpire Yindistinzione presente nel con- sferimento del capitale estero); i l limite del teórico social-
cetto hilferdinghiano di democrazia — visibile nel rifiuto democratico fu anche quello d i sottovalutare la rilevanza
di assegnare alia democrazia politica 1'appellativo di « for- delle contraddizioni ' interne ' fra i diversi settori indu-
male » — ponendo al centro delPattenzione la problemati- striali, e in particolare i l ruolo delPindustria pesante delia
cità del rapporto democrazia-sviluppo nella fase del « capi- Ruhr, da cui partirá negli anni delia crisi i l contrattacco che
talismo politicizzato », allorché Pinterdipendenza tra ca- condurrà alia dissoluzione delia prima repubblica . I I se- 25

pitale e Stato tende a farsi piú stretta. D i qui la necessita condo postulato avrebbe palesato tutto i l suo carattere i l -
per i l movimento operaio di assumere una concezione non lusorio al cospetto delia crisi, allorché Hilferding, nel pe-
ingenuamente ricompositivo-comunitaria, ma dualistico-an- ríodo in cui terra i l ministero delle finanze (1928-29), si
titetica delia forma democrática, in quanto campo attraver- rifiuterà di procedere ad interventi anticongiunturali, i n
sato dalPantagonismo fra le classi . 22 conformità con la própria concezione dello Stato come fat-
La critica di Leichter colpiva senza dubbio i due po- tore esogeno ' non perturbativo ', che può organizzare dal
stulati di fondo delPanalisi hilferdinghiana: la prognosi di fuori e dalPalto i l ciclo económico, ma non sconvolger-
ottimistica sul decorso del capitalismo organizzato e la scon- ne Pintrinseca legalità intervenendo in esso . 26

certante fiducia nella possibilita di trasformare Pimpalca- I I parallelismo tra riduzione delia Politisierung alia
tura istituzionale weimariana in un Rechtsstaat sociale. I n Parlamentarisierung e individuazione del contenuto autó-
effetti, i l primo di questi postulati riposava — è bene pre- nomo delia Macht nella mera « gestione » (nel semplice
cisar lo súbito — su un dúplice errore: quello di ritenere i l Organisieren tecnico-amministrativo) delPEconomico non
27

capitale finanziario un fattore di organizzazione e di miti- potrebbe essere piú perfeito. La crisi viene allora ricon-
gazione delPanarchia capitalistica, e quello di considerare dotta a incapacita di gestione, a un insuficiente uso da parte
un dato definitivamente acquisito e irreversibile la « fun- del capitalismo organizzato degli strumenti di controllo di
zione-guida delia grande industria chimica » , che costi-
23
cui esso potenzialmente disporrebbe . Politica non è la
M

tuiva la sozialstaatliche Komponente, Pala avanzàta del- morfologia delia crisi, ma la causa delia sua mancata solu-
Pimprenditorialità weimariana, favorevole a un patto so- zione: « La crisi económica », scrive Hilferding nel 1930,
ciale con la socialdemocrazia e disposta a collaborare con
i sindacati. L'errore di Hilferding non fu dunque soltanto
Per tutti questi problemi — e per la discussione teórica e sto-
— come sostiene Franz Neumann — quello di non av-
24
2 5

riografica ad essi connessa — mi permetto di rinviare alia mia introdu-


zione a A. Sohn-Rethel, Economia e struttura di classe del fascismo
21 Ibidem, pp. 307-308. tedesco, Bari, 1978.
2 2 Ibidem, pp. 309-311. 2 6 Cfr. R. Hilferding, Probleme der Kreditkrise, in «Die Gesell-
2 3 R. Hilferding, Politische Probleme, in «Die Gesellschaft», I I I , schaft », V I I I , (1931), p.241.
2 7 Cfr. R. Hilferding, In Krisennot, in ibidem, p. 8.
(1926), p. 292.
Cfr R. Hilferding, Geséllschaftsmacht oder Privatmacbt iiber
Cfr. F. Neumann, Behemoth. Struttura e pratica del naztonalso-
2 8
2 4
die Wirtschaft, Berlin, 1931, p. 27.
cialismo [1942], con introduzione di Enzo Collotti, Milano, 1977, p. 292.

102 103
« non appare piú determinata economicamente, come un Prima facie i l Programma d i L i n z si presenta come una
32

fenómeno che accompagna periodicamente lo sviluppo ca- % demistificazione radicale dello Stato democrático — dun-
pitalistico. Essa è piuttosto una cattiva prova dello Stato, que, agli antipodi delia Illusionspolitik delia SPD weima-
delia politica » . Assai pertinente appare, dunque, 1'os- ]
M
riana e delia sua feticizzazione delPistanza democratico-
servazione relativa alia presenza, in Hilferding, di una formale. Lungi dalPessere inteso come fattore di razionalità
stretta implicazione reciproca fra traduzione operativa del scevro da contraddizioni, lo Stato democrático appare, i n
problema delia crisi in problema di « gestione di meccani- questa linea strategica, come un campo attraversato da an-
smi quasi apolitici » e affermazione del primato del po-
3 0
tagonismi di classe che hanno non soltanto — ovviamente
litico-istituzionale come formalizzazione astratta del con- — una radice, ma anche una autonomia di organizzazione
flitto d i classe. Le conseguenze d i questa disarticolazione e di azione extraistituzionale. Bauer aveva pertanto — in
(da Leichter soltanto intuita) delPambito statale dalle con- accordo con i l teórico delia sinistra, Max Adler — introdot-
to nel dibattito congressuale la nozione d i « duplicità di
traddizioni organiche che attraversano i l meccanismo delia
senso delia democrazia » , che egli aveva negli anni im-
riproduzione sociale si sarebbero drammaticamente mani-
3 3

mediatamente precedenti riassunto nella teoria delia forma


festate nella paralisi delia SPD negli ultimi anni delia re-
democrática come espressione di uno « stato d i equilíbrio
pubblica di Weimar, espressa emblematicamente dalla co-
delle forze di classe » *.
siddetta « politica di tolleranza » nei confronti del governo
i

presidenziale di Briining. I I precipitato pratico di questa concezione — segno, co-


me vedremo, di un'incongruenza politico-strategica che por-
A i deliberati di Kiel Leichter aveva polemicamente
terà la SPÕ a delle conseguenze opposte ma simmetriche,
contrapposto nel suo articolo la piattaforma prevalsa Pan-
cioè egualmente fallimentari, a quelle delia socialdemocrazia
no prima al Congresso di Linz delia socialdemocrazia au-
weimariana — era costituito dalla clausola delia « violenza
stríaca, ove erano state completamente rivedute le linee
difensiva » che, accolta nel bel mezzo del programma, su-
programmatiche adottate nel 1889 al Congresso d i Hainfeld
scito non poco scalpore e scandalo negli ambienti delia
ed emendate nel 1901 al Congresso d i Vienna. I I nuovo
SPD. Questa clausola, che contemplava la possibilita da
programma sanciva ufficialmente la leadership delia tenden-
parte del partito di ricorrere alPuso delia violenza, nelPe-
za « austromarxista » di Otto Bauer formalizzando quel di- ventualità di una minaccia alPordinamento costituzionale
stacco dal vecchio evoluzionismo secondinternazionalista delia repubblica, era in realtà i l corollario di una teoria del-
di Victor Adler che era di fatto già maturato negli anni del- ia fase di transizione che si era venuta sempre piú definendo
ia guerra (si ricordi, al riguardo, i l celebre attentato com- nei termini di una strategia fondata sul dualismo di potere,
piuto da Friedrich Adler nel 1916 — esattamente a un e tesa alia salvaguardia delPautonomia sociale ed extrapar-
anno di distanza dalla Conferenza di Zimmerwald — con- lamentare del blocco operaio contro i l blocco borghese. Le
tro Stiirgkh, capo del governo delPlmpero asburgico) . 31

3 2 II testo del Programma di Linz si può leggere ora nel volume anto-
2 9R. Hilferding, In der Gefahrzone, in «Die Gesellschaft», V I I , logico Austromarxismus, a cura di von H.-J. Sandkiihler e R. de la Vega,
(1930), p. 290 (v. anche G . E . Rusconi, op. cit., p. 362). Frankfurt a.M.-Wien, 1970, pp. 378-402.
3 0G. E . Rusconi, op. cit., p. 350. 3 3Cfr. Protokoll tiber die Verhandlungen des Sozialdemokratiscben
31 Per una ricostruzione storica delle vicende e dei dibattiti politici Arbeiterpartei Deutschôsterreicbs, abgehalten zu Linz 1926, Wien, 1926,
p. 272 e passim.
deiraustromarxismo mi permetto di rinviare una volta per tutte al raio
Austromarxismo e socialismo di sinistra fra le due guerre, Milano, 3 4Cfr. O. Bauer, Die õsterreichische Revolution, Wien, 1923, pp.
196 sgg.
1977.

104 105
espressioni piú emblematiche e drammatiche d i questi irustiche — essendo la democrazia politica nient'altro che
nea furono da un lato i l rifiuto di dar luogo a nuovi gove Una forma storica reale di esercizio delia dittatura socio-
di coalizione — dopo i l primo fallimentare esperim fconomica delia classe capitalistica (e, di conseguenza, an-
diretto dalla SPÕ (e i l conseguerite arroccamento n t'hc una forma di esercizio potenziale delia stessa « ditta- (

amministrazione ' esemplare ' delia « Vienna rossa ») tura del proletariato »). Inoltre, mentre Kautsky era arri-
dali'altro la creazione (avvenuta nel 1923) del RepubP vnto, nella sua crociata contro i l bolscevismo, a definire la
nischer Schutzbund, 1'organizzazione paramilitare degli i Rússia soviética dei primi anni Venti un regime bonapartista
rai socialdemocratici guidata da Julius Deutsch (che « deteriorato » e « reazionario » — che aveva inaugurato un
tava su un contingente di 120-150 mila uomini armati vero e próprio sistema di «schiavitú di Stato» — per Bauer
36

Dal momento che le aporie di questa strategia de c Adler invece i l partito di Lenin è un partito « autenticamen-
' « violenza difensiva » — che, come si è detto, sboccheHi te socialista », che ha operato con una strategia rivoluzio-
in un esito altrettanto trágico di quello weimariano — í f naria assolutamente adeguata alie condizioni storiche delia
evidenziano già nei famosi fatti del luglio 1927 (quando 4 fTlussia. Fino alPultimo, gli « austromarxisti » terranno fer-
ebbe 1'incêndio del Palazzo di Giustizia e la repressic ino alia distinzione tra universalità delPOttobre, in cui essi
sanguinosa delia protesta popolare contro 1'assoluzione dèi ravvisano súbito una rottura epochemachend, un punto di
fascisti che avevano sparato contro un corteo uccidendo du non-ritorno delia storia mondiale, e specificità nazionale
operai), sara opportuno procedere schematicamente ad u n V , [(dunque, non generalizzabilità) del « modello bolscevico » . 31

nalisi critica sia degli apporti originali delia linea austrok T^nche quando nel '36, in pieno regime staliniano, scriverà
marxista, sia degli aspetti aporetici che ne hanno cosi ne*',' nelPesilio la sua opera forse piú importante (Tra due guerre
gativamente condizionato gli sbocchi. mondiali?), Bauer considererà — assumendo una posizione
Lo spartiacque tra la posizione « austromarxista » d i affatto anómala nelPambito delia socialdemocrazia europea
Max Adler e Otto Bauer (il quale sul finire del 1918 —# — i l regime di dittatura non un'alternativa assoluta alia de-
cioè alia morte del vecchio Victor Adler, avvenuta in con- mocrazia, ma al contrario una fase necessária di sviluppo ver-
comitanza con la proclamazione delia Repubblica — aveva so di essa, in una prospettiva che tenderá a stabilire un lega-
assunto la direzione del partito) e quella di Karl Kautsky me diretto di reciprocità fra la prospettiva internazionalista
appare chiara sin dal 1920. Mentre Kautsky — in questo e la democratizzazione interna d e l P u R S S : « I I processo di
stesso arco di anni — imposta una teoria delia transizione trasformazione delia società capitalistica in quella socialista
in cui la Costituzione di Weimar viene considerata un va- che si sta svolgendo in Unione Soviética sara compiuto solo
lido strumento per la realizzazione del socialismo e in cui quando la dittatura, che è stata necessária a mettere e te-
la tappa intermédia non è piú costituita dalla dittatura del nere in movimento questo processo, sara smantellata e so-
proletariato, comunque intesa, ma dal governo di coali- stituita da una democrazia socialista che, sulla base del r i -
zione , Bauer e Adler si rifiutano recisamente di ipostatiz-
35 pristino dei diritti dell'individuo, delia piena liberta del
zare la forma democrática, distinguendo al suo interno Pa-
spetto politico dalPaspetto sociale, e arrivando cosi alia Cfr. K. Kautsky, Von der Demokratie zur Staatssklaverei, Berlin,
3 6

conclusione che dittatura e democrazia non sono antitesi 1921, dove Kautsky riprende i temi di Terrorismus und Kommunismus,
Berlin, 1919, replicando alie critiche rivoltegli da Trotskij nel suo orno-
nimo scritto (Terrorismo e comunismo, Milano, 1964).
Cfr. soprattutto H . Weber (pseudónimo di Otto Bauer), Die russis-
3 7

3 5Cfr. K. Kautsky, Die proletarische Revolution und ihr Programm, che Revolution und das europãische Proletariat, Wien, 1917; M. Adler,
Berlin, 1922, pp. 105-106. Democrazia e consigli operai [1919], Bari, 1970.

106 107
singolo e delia direita autodeterminazione delia collettività, | europeo. E ciò vale per l'« area socialdemocratica » non
fará finalmente delle masse le protagoniste del processo meno che per l'« area leninista ». Senza questa cesura ito*
lavorativo, vitale e culturale i n cui sono inserite » . Pro-
38 rica non si afferra la nuova costellazione teórica, nella qual*
muovere i l processo d i democratizzazione (per Bauer ne- le stesse tematiche che avevano occupato i l Revisionismus-
cessariamente « graduale ») delia Rússia soviética non deve streit anteguerra (dalla Bernstein-Debatte in avanti), allor-
tuttavia equivalere alPinvocazione di un ritorno alie for- ché vengono riprese, acquistano un significato diverso e
me storiche delia democrazia politica (come vorrebbero i un'inclinazione politico-pratica assolutamente nuova. Ma
critici liberalborghesi del socialismo), poiché « qui non si 1'Ottobre è anche 1'inizio di una complicazione inaudita del
tratta delia conquista delia democrazia sulla base delPordi- rapporto tra capitalismo e movimento operaio. Una com-
namento sociale capitalistico, bensí (...) sulla base delPor- plicazione che produce, i n Occidente, nodi davvero ' ine-
dinamento sociale socialista » . Questi giudizi di Bauer
3 9 d i t i ' . Per aff errare la portata d i questi, serve ormai a ben
si ponevano in perfetta continuità con lo spirito delPanalisi poco Pan tico e sicuro colpo di rasoio tra rivoluzionari e
da lui impostata nel 1920 in Bolscevismo o socialdemocra- riformisti (per non dire delia scolastica politica e storiogra-
zia? — dove aveva previsto che i l sistema soviético avreb-
40 fica che tende a fare del « revisionismo » una sorta di ar-
be dato luogo a « forme sociali miste che la nostra scienza, chetipo). Occorre invece afferrare lo spessore, per cosi dire,
risultante da un processo di astrazione operato sulla base politico-strutturale dei problemi che d i lí emergono.
delle esperienze del passato, non è ancora i n grado di clas- I I significato di spartiacque del '17 si evidenzia in mo-
sificare » — e ampiamente sviluppata nel '31 in Rationali- do tutto particolare nel caso delPaustromarxismo. La sua
sierung-Fehlrationalisierung (che avrebbe dovuto essere i l vicenda acquista pregnanza politica próprio nel momento in
primo volume di una grande opera sulle trasformazioni av- cui esso — dietro la spinta delia guerra e delia rivoluzione
venute nel capitalismo e nel socialismo dopo la guerra mon- d'ottobre — si rompe come Geistesgemeinschaft, come
diale), dove si mette i n luce, d i contro a tutte le critiche gruppo intellettuale omogeneo, per aífrontare direttamente
dottrinarie à la Kautsky, che i successi delia costruzione i problemi delia direzione del partito e del rapporto con lo
económica in URSS rappresentavano la migliore confuta- Stato. Non a caso, benché la posizione ideologico-culturale
zione delia scienza económica borghese, per la quale un si- delia cosiddetta Wiener Marxsche Schule fosse maturata
stema di economia centralmente pianificata era struttural- già prima delia guerra, è solo dopo Pottobre che essa si
mente incapace di funzionare . 41
qualifica a pieno titolo come una originale tendenza politi-
Questi rapidi cenni vogliono servire a dimostrare co- ca del socialismo europeo, che verrà allacciando rapporti or-
me non sia possibile afferrare 1'anomalia del caso austro- ganici con settori sempre piú larghi delia stessa « area so-
Tnarxista e delia sua idea di transizione se si prescinde dal- cialdemocratica » weimariana (con la USPD, prima, con
lo straordinario impatto avuto dalla guerra e dalla rottura Pala sinistra del Partito socialdemocratico riunificato, poi):
del '17 sulPintero dibattito teórico del movimento operaio si pensi soltanto alia breve ma significativa vita delPUnione
dei partiti socialisti per Pazione internazionale — meglio
3 8O . Bauer, Zwischen zwei Weltkriegen?, Bratislava, 1936, p. 327. nota con Pironico appellativo di « Internazionale 2 1/2 »
3 9 Ibidem. assegnatole da Karl Radek — , le cui posizioni ' terzafor-
42

4 0Lo si può leggere adesso, in una nuova versione italiana, in ap-


pendice a G . Marramao, Austromarxismo e socialismo di sinistra fra le
due guerre, cit., pp. 143 sgg. 4 2 K. Radek, lheorie und Praxis der 2 1/2 Internationale, Hamburg,
4 1Cfr. O. Bauer, Kapitalismus und Sozialismus nach dem Weltkrieg. 1922.
vol. 1: Rationalisierung-Fehlrationalisierung, Wien, 1931.

108 109
ziste' continuarono ad operare anche dopo i l suo riassor- noscenze che fu la « grande Vienna ». Con la sua originale
bimento nelPios (1923). Né va dimenticato che è próprio e autónoma politica culturale, la nuova rivista divenne pre-
negli anni delia guerra e delia rivoluzione che viene coniato sto la maggiore concorrente delia « Neue Zeit » nelParea
dagli ambienti borghesi — secondo la testimonianza dello del socialismo di lingua tedesca, dando voce e organizzazio-
stesso Bauer — i l termine « austromarxismo », per de-
43
ne a quella seconda generazione di intellettuali marxisti i l
nunciare le tendenze radicali e ' filoleniniste ' (o « au- cui approdo al movimento operaio era stato mediato dalle
strobolsceviche», come venivano anche chiamate) che suggestioni delia Bernstein-DeBatte e, soprattutto, dalla
si erano venute formando alPinterno delia SPÕ, e che, con critica al marxismo svolta dal filone « neokantiano » degli
il crollo delPImpero, avevano assunto la leadership del Stammler, dei Rickert e dei Kelsen, come pure dalla critica
partito. Questa svolta spiega, d'altronde, perche i l movi- al materialismo meccanicistico svolta da Mach. Per afferra-
mento operaio ebbe in Áustria, a differenza che nella Ger- re i risvolti piú propriamente teorico-politici di questo at-
mânia di Weimar, un carattere fortemente unitário (soprat- teggiamento culturale e misurare i l diaframma che la se-
tutto dopo la pratica autoemarginazione del partito comu- para dalla « prima generazione marxista » dei Mehring, dei
nista dal movimento d i massa, in seguito ai maldestri ten- Cuno e dei Lafargue, sara utile prendere un attimo in
tativi putschisti del '19, organizzati d i concerto con Pallora esame una discussione che si svolse nel 1909 tra Bauer e
capo delia Repubblica dei Consigli ungherese Béla K u n ) . 44
Kautsky sul problema delia « via al potere ».
Aila luce delPimpatto straordinario delPOttobre sulla I n un articolo-recensione alPomonimo e celebre opu-
riflessione teórica delPaustromarxisma è possibile verificare scolo kautskiano, uscito sul fascicolo del primo maggio di
retrospettivamente in che senso e in qual misura le diver- « Der Kampf », Bauer muoveva alPanalisi del « Maestro »
genze con la concezione kautskiana delia transizione demo- una serie di obiezioni che — al di là delle assicurazioni di-
crática non fossero sottese a mere questioni tattico-organiz- plomatiche di accordo sostanziale — ne rovesciavano di fat-
zative, ma implicassero invece una valorizzazione strategica to Pintera impostazione teórica. I n quello scritto, com'è
di quella visione originale del rapporto tra sviluppo capita- noto, Kautsky aveva rifiutato la tattica del governo di coa-
listico e politica del movimento operaio che la « comunità lizione in base alia previsione per cui, trascorso un período
intellettuale » austromarxista era venuta definendo già pri- di efíimera attenuazione, Pantagonismo fra borghesia e
ma delia guerra attraverso un organo teórico come le proletariato sarebbe in procinto di riacutizzarsi. Lo schema
« Marx-Studien » (dove avevano visto la luce opere come teórico kautskiano era sorretto dal paradigma delia dipen-
11 capitale finanziario di Hilferding, La questione delle na- denza inevitabile tra concentrazione capitalistica e rivolu-
zionalità e la socialdemocrazia di Bauer e Causalità e teleo- zione proletária: « quanto piú procede in modo necessário
logia nella disputa sulla scienza di M . Adler) e, soprattutto, e inarrestabile Pespansione continua del modo di produzio-
attraverso la rivista « Der Kampf » che, fondata nel 1907 ne capitalistico, tanto piú diviene inevitabile e inarrestabile
da Otto Bauer, Karl Renner e Adolf Braun, aveva awiato la contrapposizione decisiva a questa espansione: la rivolu-
un serrato confronto con la cultura e la scienza borghese zione proletária » . I I momento delia rivoluzione prole-
4 5

delPepoca, nel bel mezzo di quella scintillante fucina di co- tária non si sarebbe, tuttavia, verificato con uno scoppio
insurrezionale ma, nei paesi dove capitalismo e movimento
operaio erano sviluppati, avrebbe avuto luogo in forme piú
4 3Cfr. [O. Bauer], Austromarxismus, in «Arbeiter-Zeitung», 3.
November 1927, ora in AA.VV., Austromarxismus, cit., pp. 49-52.
4 4 Cfr. A. D. Low, The First Austrian Republic and Soviet Hungary,
in « Journal of Central European Affairs », XX, (1960), n. 2, pp. 184 sgg. 4 5 K. Kautsky, La via al potere [1909], Bari, 1969, p. 9.

110 111
lente e graduali, nei termini di quella che Panno successivo va configurazione organizzata delPeconomia capitalistica 1*
avrebbe chiamata, in polemica con la Luxemburg, « strate- politica del movimento operaio non può piú risolversi in
gia del logoramento » . Pur accogliendo formalmente le
4 6 un'agitazione propagandistica dello Endziel socialista (in
conclusioni « gradualistiche » delPanalisi kautskiana, Bauer quanto non v i era piú — come continuava a sostenere Kaut-
ne respingeva con decisione i l presupposto teórico che sky — una indistinta massa proletarizzata e immiserita che
fondava la politica del movimento operaio sulla inevitabili- vi si sarebbe raccolta attorno), ma deve piuttosto rispon-
tà del radicalizzarsi degli interessi economici immediati del- dere al salto di qualità compiuto dal domínio capitalistico
le classi antagonistiche: « Próprio perche consideriamo giu- con un salto di qualità delia própria organizzazione, con
sto i l risultato a cui perviene la ricerca kautskiana sulla una riadeguazione organizzativa e « culturale » degli stru-
' via al potere ', ci sembra pericoloso appoggiarne la dimo- menti consegnati dalla própria tradizione. Lo stesso Endziel
strazione su presupposti errati o assai precari. N o i non cre- necessita di essere dis-aggregato, perche possa penetrare i
diamo che il proletariato diventi maturo per sferrare la lotta vari segmenti separati delia « scienza organizzata ».
decisiva per i l potere solo quando esso non può piú con- ^ La critica di Bauer a Kautsky non si comprende se non
quistare nessun successo parziale sotto i l domínio borghese. nel contesto delia reimpostazione generale, che gli austro-
A l contrario! » '. Ma a monte — e diplomazia a parte —
47
marxisti stavano operando próprio in quegli anni, del rap-
stava una ' lettura ' completamente diversa delle tendenze porto intellettuali-socialismo. È del 1910, infatti, i l signifi-
TTi sviluppo del capitalismo. I processi di concentrazione cativo opuscolo maxadleriano dedicato a questo tema, in cui
capitalistica non sono per Bauer dei processi ciechi che — capovolgendo di 180 gradi i l piatto economicismo kaut-
semplificano la dinâmica strutturale e la stratificazione so- skiano, che risolveva la questione àúYintellighentsia scien-
ciale del capitalismo. Essi sono piuttosto i l segno di una tifica in un'analisi delia proletarizzazione del ceto intellet-
novità sostanziale, di un elemento di coscienza (di intenzio- tuale — Paccento fondamentale verteva sulla specificità del
nalità politica) e di organizzazione che entra nel meccani-
ruolo sociale delVintellettuale come « portatore di scien-
smo dello sviluppo, producendovi complicazioni e dissim-
za » . L'apporto degli intellettuali alia lotta di classe —
metrie sostanziali, che spezzano la linearità del vecchio au-
49

che in Kautsky coincideva con la propaganda d i socialismo


tomatismo concorrenziale. Mentre nella precedente fase
(e con la costruzione separata di una visione sistematico-
del « capitalismo individuale » le « leggi delia concorren-
enciclopedica del mondo) in attesa che la concentrazione
za » operavano come « potenze naturali che sfuggivano al
si compisse, recando immancabilmente con sé i l corollario
controllo. non solo del singolo o di un'organizzazione, ma
' sociológico ' delia proletarizzazione, che avrebbe semplifi-
dello stesso Stato », ora esse devono passare « per le teste
degli uomini»: ogni accadimento económico diviene cosi cato Pintero tessuto sociale nella dicotomia capitalisti-ope-
« un atto cosciente delle organizzazioni » . « I I liberismo
48
rai — veniva cosi a configurarsi come funzione di ridefini-
di Manchester è morto », esclama Bauer in conclusione del zione dei ruoli specifici delVintellighentsia, in un progetto
suo ragionamento. Ma d i fronte alia complessità delia nuo- di riunificazione tendenziale dei segmenti separati del
« cervello sociale ». D i qui i l senso politico delia dis-aggre-
gazione delia previsione morfológica di Marx e del confron-
« K. Kautsky, Was nun?, in «Die Neue Zeit», X X V I I I , (1909-10),
vol. 2, p. 37.
4 7O. Bauer, Der Weg zur Macht, in «Der Kampf», I I , (1909), 4 9Cfr. M. Adler, Der Sozialismus und die Intellektuellen, W"ien„
1910 (trad. it. in M. Adler, 11 socialismo e gli intellettuali, Bari, 1974;
p. 340.
•i veda su questo problema il saggio introduttivo di Leonardo Paggi).
« Ibidem, p. 342.

112 113-
to con i l neokantismo che Max Adler aveva awiato sin dal anni noi possiamo oggi variare questa frase per quanto con-
principio del secolo. E di qui pure i l recupero baueriano cerne i l governo, cosi da dire: ' Fra 1'epoca dello Stato pu-
del «núcleo razionale» presente nel revisionismo d i ramente borghese e quella dello Stato democrático retto su
Bernstein: i l compito delia socialdemocrazia non poteva piú base puramente proletária sta un periodo di transizione po-
essere soltanto, come diceva Kautsky, quello d i « coordi- litica, i l cui governo di regola sara dato sotto forma di un
nare tutte le diverse reazioni del proletariato contro i l pró- governo di coalizione ' » . Mutata la formula, la lógica
5 1 b i s

prio sfruttamento » ; doveva essere piuttosto quello di


5 0
restava però quella di sempre, la solita, vecchia lógica delia
produrre nella classe operaia la consapevolezza delia com- Naturnotwendigkeit del processo rivoluzionario: è « l'in-
plessità delle connessioni sociali e istituzionali in cui era cessante rafforzamento del proletariato » — precisa Kaut-
inserita — delia nuova interdipendenza tra economia e poli- sky 1'anno dopo — a fondare 1'inevitabilità dello stadio del
tica. governo di coalizione, i l quale « deve prima o poi diventare
Visto da questa angolatura, Yiter di Kautsky si presenta una realtà in ogni paese con una industria capitalistica » . 52

súbito caratterizzato da una straordinaria coerenza, che Llmpostazione di Bauer, come si è visto, era già nel
conferma pienamente quei recenti studi che hanno respinto 1909 proiettata oltre gli orizzonti di questa ingénua neces-
lo schema interpretativo terzinternazionalista del « tradi- sita lineare, alia quale è — detto per inciso — tutt'altro
mento », favorito d'altronde dalla stessa distinzione leni- che estranea la riduzione del « sistema marxiano » al I
niana tra un Kautsky « ancora marxista » e un Kautsky libro del Capitale: ogni qual volta la storia si complica,
« rinnegato » . Solo che questa coerenza assume per noi
5 1 basta per Kautsky adattare das Marxsche System con qual-
— a differenza che per questi studi — un profilo tutto ne- che emendamento o aggiustaggio empírico. I n Bauer è i n -
gativo, che suona da ulteriore e definitiva conferma delia vece visibile 1'attenzione al carattere « sociale complessivo »
debolezza del « marxismo » secondinternazionalista, delia dei processi di trasformazione capitalistica. I I limite delia
sua impotenza ad afferrare i l senso determinato e profondo sua posizione negli anni precedenti la guerra sta tuttavia nel
delle grandi trasformazioni capitalistiche. È sintomático al- prevalere di una sorta di simmetria strutturale nelPanalisi
lora che la lógica di Kautsky si mantenga miracolosamente del rapporto politica-economia. La nuova rilevanza delia po-
intatta nella « svolta » del 1922, quando si limita a « so- litica risiede tutta nel suo carattere di espressività speculare
stituire » i l governo di coalizione alia dittatura del proleta- delle trasformazioni economiche. Decisiva rimane quindi
riato, come forma politica própria delia fase di transizione: la funzione económica dell'intervento statale. L'attenzione
« Nel suo celebre articolo Zur Kritik des sozialdemokratis- è ancora interamente rivolta al ruolo dei Wirtschaftsfúhrer
cben Parteiprogramms Marx scrive: ' Fra la società capi- e alia nuova ' committenza ' tra le grandi organizzazioni i n -
talistica e quella comunista sta i l periodo delia trasforma- dustriali e finanziarie e lo Stato: « Tutte le organizzazioni
zione rivoluzionaria dell'una nelPaltra. A d essa corrispon- economiche », aveva affermato nell'articolo su Kautsky,
de del pari un periodo di transizione politica, i l cui Stato « tentano di porre lo Stato al loro servizio: non chiedono
non può essere null'altro se non la dittatura rivoluzionaria piú che si limiti a proteggere la proprietà, ma vogliono che
del proletariato '. Sulla base delle esperienze degli ultimi esso intervenga direitamente nella vita económica ». La

5 0K. Kautsky, La via al potere, cit., p. 9. K. Kautsky, Die proletarische Revolution und ihr Programm,
5 1 b i s

5 1Mi riferisco soprattutto alia ricerca di M. L . Salvadori, Kautsky Berlin, 1922, pp. 105-06.
e la rivoluzione socialista, 1880-1938, Milano, 1976. 5 2K. Kautsky, Die Marxsche Staatsauffassung, Jena, 1923, p. 5.

114 115
conclusione è che « anche lo Stato si sta trasformando in suo ministero, non solo per rinverdire i l sogno bebeliano
un'organizzazione di questo tipo » . M ;j di una Grossdeutsche Republik democratico-popolare, ma
Resta fuori, dalPanalisi baueriana, la considerazione: anche per spezzare 1'isolamento e allargare le basi del pro-
delle funzioni specifiche del Politico, delia relativa autono- cesso di transizione), cui fa seguito i l ritiro da parte delia
mia (o meglio: dei modi di ' autonomizzazione ') del suo SPÕ delle proprie trincee dallo Stato, per arroccarsi nel-
âmbito rispetto alia dinâmica economia-classi sociali. E non 1'amministrazione esemplare delia Municipalità viennese , 55

è un caso che 1'austromarxismo pervenga a questo tipo di spingono dunque gli austromarxisti ad affrontare Panalisi
considerazione soltanto dietro la spinta delia rivoluzione specifica delia forma politica.
d'Ottobre e nel confronto con i l leninismo, e — fatto im- È nella prima meta degli anni Venti, infatti, che i l di-
portante — dopo essersi imbattuto in una serie di ostacoli e battito austromarxista sul rapporto Stato-transizione de-
d i resistenze nel primo impatto con i compiti d i direzione mocrática tocca i l suo livello piú alto, misurandosi in un
dello Stato. Sintomático in questo senso i l fallimento del •3 confronto diretto con le posizioni di Hans Kelsen.
piano di socializzazione di Bauer (allora presidente delia- È próprio i l grande giurista viennese a mettere in evi-
Staatskommission fiir Sozialisierung, oltre che ministro degli denza i taciti risvolti di « revisione » che erano presenti
esteri) — un piano che presentava tutte le ingenuità e i l i - nella teoria delia fase di equilíbrio delle forze di classe
miti utopistici del dibattito consiliare mitteleuropeo. Esso elaborata da Bauer in rapporto alia situazione storica spe-
puntava infatti a una combinazione tra programmazione cifica delia repubblica austríaca nel periodo 1919-1922. I I
centrale e controllo « dal basso » attraverso commissioni carattere di Volksrepublik dello Stato austríaco risiedeva
miste di rappresentanti dei produttori e rappresentanti dei per Bauer nel fatto che nessuna delle due classi antagoni-
consumatori: i l tutto in un meccanismo di reciproco aggiu- stiche era in grado di piegare le istituzioni democratiche a
staggio regolato dalla mediazione statale, nell'assoluta as- mero strumento dei propri interessi. Lo Stato democrático
senza d'indicazioni circa le strumentazioni concrete con cui costituiva pertanto Pespressione di una situazione in cui
realizzare i progetti di esproprio e le misure graduali di so- classe operaia e classe borghese si trovavano a condividere
cializzazione (tanto che i l governo di coalizione capeggiato un potere, le cui funzioni risultavano di fatto autonomizzate
dai socialdemocratici naufrago — dimostrando tutta la fra- rispetto ai loro rispettivi interessi di classe. Poiché lo Stato
gilità delia própria piattaforma programmatica — nella po- democrático non rappresentava piú « né uno strumento del
lemica con i cristiano-sociali sulla nazionalizzazione delia A l - domínio d i classe delia borghesia sul proletariato, né uno
pine-Montangesellschaft, la maggiore impresa mineraria au- strumento del domínio di classe del proletariato sulla bor-
stríaca, e delPindustria carbonífera ed edilizia) . I l simul-
M
ghesia », PAustria poteva definirsi a pieno titolo una « re-
tâneo fallimento del piano di socializzazione e del progetto pubblica popolare » . Riprendendo le tesi formulate nel
5 6

d i annessione deli'Áustria tedesca alia Germânia (tenacemen- suo testo del '20 Socialismo e Stato (a cui aveva già dato
57

te perseguito da Bauer nel breve ma intensíssimo periodo del una prima, significativa risposta Max Adler in La concezio-
ne marxista dello Stato ) , Kelsen rivolgeva alia linea di
58

O . Bauer, Der Weg zur Macht, cit., p. 342.


5 3

O. Bauer, La realizzazione del socialismo, Città di Castello, 1920,


5 4 5 5Si veda al riguardo il mio già citato volume, pp. 52-58.
pp. 29 sgg. Gli stessi limiti è dato riscontrare nelTidea maxadleriana di 5 6O . Bauer, Die òsterreichische Revolution, cit., pp. 243-244.
Sozialisierung, imperniata sul programma — próprio delia sinistra so- 5 7H . Kelsen, Sozialismus und Staat, Leipzig, 1920.
cialdemocratica — di una «combinazione» tra consigli e Assemblea 5 8M. Adler, Die Staatsauffassung des Marxismus, in « Marx-Studien »,
Nazionale: cfr. M. Adler, Democrazia e consigli operai, cit., p. 91. IV/2, Wien, 1922.

116 117
Bauer la dúplice obiezione di essere sostanzialmente diver- grado quella che distinguerà questo Stato dalla forma so-
gente dalla « concezione marx-engelsiana delPessenza, delia ciale (soziales Gebilde) futura rispondente alPideale socia-
nascita e del tramonto dello Stato » (che vede in quest'ul- lista: differenza di grado che è possibile colmare attraverso
timo uno « strumento specifico delia lotta di classe », i l . una risoluta riforma, ma che non deve necessariamente sca-
quale, pur rappresentando la principale posta in gioco da turire dalla rottura qualitativa di una rivoluzione » . Con-
61

conquistare, dovrà tuttavia scomparire una volta portata a tro i l marxismo rivoluzionario « clássico » (di cui sarebbe-
termine la Sozialisierung e soppresse le antitesi di classe), ro oggi eredi i bolscevichi e i loro seguaci nella socialde-
e di contraddire questa sua importante e feconda revisione mocrazia austríaca, come Max Adler), Kelsen rivendicava i l
nel momento in cui pretende di mantenere integra la pro- principio delia distinzione tra possibilita e necessita, ascri-
spettiva del Zukunftsstaat, di uno « Stato del futuro » in- vendo questa a una visione ancora mitico-ideologica delia
ter amente egemonizzato dalla classe operaia . La conce- 59
storia moderna, che « vede antitesi di principio, qualitati-
zione dello Stato democrático come « repubblica popola- ve, là dove esistono soltanto differenze quantitative » , M

re », come Stato « non-di-classe » — obietta ancora Kel- quella a una visione piú autenticamente dinâmica del fe-
sen — non esiste nelle opere d i Marx ed Engels, i quali, nómeno sociale, e próprio per questo aperta ad un'attiva e
consideravano 1'unità del popolo nient'altro che « un'ingan- consapevole azione riformatrice. Neila nuova linea delia
nevole finzione delia borghesia »; inoltre, dal momento che socialdemocrazia austríaca Kelsen crede pertanto di rav-
Bauer fonda la sua analisi sulla considerazione dei rapporti visare (malgrado le contraddizioni rilevate) una chiara ten-
di forza, e dunque degli aspetti quantitativi connessi alie denza al superamento delia vecchia teoria politica del mar-
conquiste delle classi lavoratrici, egli dovrebbe coerente- xismo — che egli non esita a definire una « teoria anarchi-
mente ammettere che i l momento di rottura non è inter- ca », própria di « un'opposizione ancora ristretta che, non
venuto soltanto con i l crollo deli 'impero e Pavvento delia avendo influenza alcuna sulla direzione dello Stato, con-
duce ideologicamente la própria lotta come lotta contro lo
repubblica, ma è piuttosto « i l risultato di un lento pro-
Stato in generale » — e ad operare « una svolta da Marx a
cesso iniziato, ben prima delia guerra, con i l rafforzamento
Lassalle», attraverso i l significativo riconoscimento che
del proletariato » . Ma — e qui i l ragionamento di Kel-
« questo Stato può essere anche, anzi è, i l ' suo ' Stato » .
60

sen mirava a disarticolare i l rapporto tra « movimento pra-


6 J

Con la sua sottile critica di quelle che riteneva essere


tico » e « scopo finale » in una sottile operazione di « deri-
delle residue incongruenze, imputabili ad elementari esi-
voluzionamento» (come scriverà lo stesso Bauer molti
genze pratico-ideologiche di non recidere i l cordone ombe-
anni piú tardi) del movimento operaio — se la classe ope-
licale con la tradizione, Kelsen puntava a separare netta-
raia aveva già iniziato un processo d i dislocamento dei mente le « teorie politiche di Bauer » dal radicalismo teó-
rapporti di forza prima del '18, conquistando quella fon- rico « filoleninista » di Max Adler, assimilandole alia posi-
damentale « riforma » che è i l suffragio universale, ciò zione delPintellettuale socialista che a suo avviso piú di
significa che in realtà non v i è nessuna differenza qualita- ogni altro aveva avuto i l mérito di « riconoscere nello Stato
tiva, ma soltanto una differenza quantitativa, fra lo Stato un mezzo indispensabile delia técnica sociale » , e che in
M

« prerivoluzionario » e quello « postrivoluzionario », e, d i


conseguenza, che parimenti « sara soltanto una differenza di
Ibidem, p. 56.
6 1

0 5 9 Cfr. H . Kelser., Otto Bauers politische lheorien, in « Der Kampf », Ibidem.


6 2

« Ibidem.
X V I I , (1924), pp. 50-56.
«> Ibidem, pp. 51, 55. H . Kelsen, Sozialismus und Staat, cit., p. 67.
6 4

118 119
effetti era, fra tutti gli austromarxisti, i l piú incline ad ac- 1 sociali sfruttatrici» . E, nel '22, aveva portato a compi-
66

cogliere le suggestioni del formalismo kelseniano: Karl mento questo intreccio — solo apparentemente parados-
Renner. sale — di sfatalismo e garantismo, sanzionando come un
Già nel suo volume del '17 Marxismo, guerra e Inter- risultato storico definitivamente acquisito e irreversibile
nazionale, questi aveva incominciato a delineare una con- la forma democrática, nella quale egli credeva di scorgere
cezione del rapporto Stato-transizione che avrebbe poi con la salda struttura di « uno Stato popolare (Volksstaat) non
esemplare coerenza sviluppato nel corso degli anni Venti. piú strumento delle classi e dei ceti superiori, i l cui carat-
Sin dagli anni delia guerra Renner vede — non dissimil- tere viene determinato dalla grande maggioranza del popolo
mente da Hilferding — i l nodo del problema strategico nel attraverso i l suffragio universale »: in questo senso — con-
nuovo diagramma delle relazioni che collegano Pistanza cludeva Bernstein su un terreno di perfetta convergenza
statale alPambito tecnico-ptodutúvo delPEconomico. Stato con Kelsen — le concezioni del vecchio Lassalle sono
ed economia non formano però un contesto, poiché i l loro state « confermate dalla storia » . 67

rapporto non produce una complicazione morfológica del G l i sviluppi delia riflessione renneriana vanno precisa-
' meccanismo único ', ma si presenta invece come una rela- mente in questa direzione. D i conseguenza essi presentano
zione sostanzialmente estrinseca, come un campo di inter- una analogia molto piú spiccata con la linea teórica di Hilfer-
ferenze e di tensioni che attende i l governo di una ratio ding che non con quella di Kautsky. Hilferding, d'altron-
funzionale. Lo Stato è infatti, per Renner, proiettato per la de, era stato prima delia guerra uno degli esponenti di
sua intrínseca essenza alia realizzazione deli'interesse collet- maggior rilievo di quella « comunità intellettuale » austro-
tivo: i l suo limite non è dunque interno ma indotto dalla marxista che — come scriverà Bauer nel '37 — « si tro-
strumentalizzazione che ne opera Pihteresse di classe (vale a vava piú vicina ai filoni culturali del tempo di quanto non
dire « privato », « ristretto ») dei capitalisti e dei grandi lo fosse la precedente generazione marxista dei Kautsky,
monopoli. Imboccare i l processo di transizione significa dei Mehring, dei Lafargue e dei Plechanov » e, pertanto,
6 8

allora restituire alio Stato i l ruolo ad esso próprio di sog- aveva saputo individuare tanto i l « nocciolo razionale »
getto delia trasformazione sociale, liberandolo dai condi- presente nella critica ' borghese ' di Marx, quanto i livelli
zionamenti « esterni » delPinteresse privato o delle « brame di realtà (cioè i nuovi problemi posti dalle trasformazioni
corporative »: « La conquista del potere politico da parte capitalistiche e dalPespansione del movimento operaio) r i -
del proletariato», esclama Renner, «viene pertanto a flessi dal « revisionismo » bernsteiniano — al quale non
coincidere con la liberazione del potere statale dal domínio si poteva, di conseguenza, rispondere nei termini ortodos-
del capitale » . Non diversamente Eduard Bernstein aveva
65
samente difensivi di Kautsky. Rispetto ad Hilferding Ren-
impostato, sin dal 1910, una analisi delle « trasformazioni ner opera un'accentuazione del momento delia técnica
del rapporto tra i l movimento operaio e lo Stato », identi- sociale — e dunque una intensificazione ulteriore del
ficando la funzione del primo nelPatteggiarsi « come uno confronto positivo con le teorie di Max Weber e di
Stato nello Stato », come una forza che « protegge » lo Hans Kelsen. Con i l risultato, però, di una riduzione an-
Stato e « lo appoggia dalPinterno contro gli interessi parti-
colari di influenti gruppi economici o di altre coalizioni
6 6E . Bernstein, Die Arbeiterbewegung, Frankfurt a.M., 1910, p. 200.
6 7E . Bernstein, Der Sozialismus einst und jetzt, Stuttgart-Berlin,
1922, p. 88.
6 5 K. Renner, Marxismus, Krieg und Internationale, Stuttgart, 1917, 6 8O. Bauer, Max Adler. Ein Beitrag zur Geschichte des « Austro-
p. 29. marxismus», in «Der Kampf» (Prag), I V , (1937), p. 297.

120 121
cora piú nitida e inequivocabile del momento politico in ' tro i l consiglio operaio di Mónaco di Baviera) . L'automa-
11

quello giuridico. tismo organizzativo-adattivo non si limita tuttavia alia ra-


Le tesi contenute nel suo volume del '24 L'economia zionalizzazione delia grande impresa, ma produce una ten-
come processo complessivo e la socializzazione paiono per denza alia regolamentazione complessiva delia stessa sfera
molti versi anticipare la relazione hilferdinghiana di Kiel, delia circolazione: se 1'epoca di Max Weber — afferma
da cui abbiamo preso le mosse. Anch'egli come Hilferding dunque Renner — è stata quella delia socializzazione delia
' legge ' lo sviluppo capitalistico postbellico come progres- produzione, i l dopoguerra è l'epoca delia socializzazione del
siva attenuazione delle contraddizioni (facendo leva su mercato L'« automática del capitale » crea però soltan-
una interpretazione in senso gradualistico-lineare delia to i « presupposti », ma non può produrre da sé, « spon-
taneamente » {naturwiichsig), i l compimento delia Ratio-
teoria marxiana del ciclo — la quale sarebbe « ancora va-
nalisierung (dalla produzione alia circolazione) e i l pas-
lida sotto i l profilo metódico e applicabile praticamente,
saggio al socialismo. Fin qui la corrispondenza del ragiona-
anche se i l suo campo di applicazione si è enormemente di-
mento renneriano con quello di Hilferding è pressoché
slocato » . A consegnare i presupposti delia Sozialisierung
perfeita. Piú netta che in Hilferding è invece la torsione
w

è la stessa « automática del capitale » {Automatik des Ka-


tecnicistico-giuridica del problema. I I limite del capitalismo
pitals) '. Questa priva progressivamente i l capitalista del
organizzato sta nel dar luogo ad associazioni economiche,
70

próprio ruolo direttivo, sostituendolo con la nuova intel-


ad unità razionalizzate, che sono « società » soltanto de
lighentsia tecnico-scientifica delia produzione: affiora cosi facto, ma non de fure. Se 1'esis'tenza di fasce di società di-
con nettezza d i contorni quello che sara i l tema príncipe rette e controllate de facto dalla nuova intellighentsia scien-
deli'analisi schumpeteriana delia transizione dalla raziona- tifica fa crollare tutte le obiezioni libero-concorrenziali al
lizzazione capitalistica degli anni Venti al socialismo, i l socialismo (dimostrando come sia lo stesso capitalismo che,
tema del « mutamento di funzione delTimprenditore » 7 1
con i l dispiegarsi delia «razionalità» in esso implíci-
(né va dimenticato che Schumpeter fu ministro delle finan- ta, emargina dal processo económico la figura del singolo
ze nel primo governo di coalizione, presieduto próprio da imprenditore), ciò non deve tuttavia far perdere di vista
Renner, e che, per quanto i l dibattito austríaco sulla so- la distanza che separa questo stato di fatto dal « de jure »,
cializzazione non avesse toccato le punte alte d i quello te- dallo Stato di diritto. Colmare questa distanza è appunto //
desco — si pensi soprattutto a Walther Rathenau — , è compito delia socializzazione. E la transizione altro non è
nella « Vienna rossa » che si svolgono le famose polemi- che i l período di riforme graduali che sara necessário a
che su economia di mercato e pianificazione accese dal coprirla .74

« manifesto liberale » di von Mises e le discussioni sul-


1'economia di guerra come primo esperimento di « capita-
Cfr. L . von Mises, Die W irtschaftsrechnung im sozialistischen
lismo organizzato » e sul calcolo económico in un'economia 7 2

Gemeinwesen, in «Archiv fur Sozialwissenschaft», 1920 (poi in


socialista, che Otto Neurath aveva portato addirittura den- Cóilectivist Economic Planning, London, 1935); O. Neurath, Wesen und
Wert der Sozialisierung, Miinchen, 1919; K. Polanyi, Sozialistiscbe
Recbnungslegung, in « Archiv fiir Sozialwissenschaft und Sozialpolitik »,
XII, (1922), pp. 377-420. Su tutto il complesso dei problemi connessi al
6 9K. Renner, Die Wirtscbaft ais Gesamtprozess und die Sozialisie- dibattito austríaco sulla socializzazione si veda W. Ellenbogen, Die
rung, Berlin, 1924, p. 357. Fortschritte der Gemeinwirtscbaft in Osterreich, Wien, 1922.
» Ibidem, p. 368. 7 3 Cfr. K. Renner, Die Wirtscbaft ais Gesamtprozess und die Sozia-
7 1J. A. Schumpeter, Capitalismo socialismo democrazia, [1942], lisierung, cit., p. 369.
Milano, 1967. 7 4 Cfr. ibidem, pp. 370 sgg.

122 123
Un progetto complessivo e consapevole di socializza- Partito dalPambizioso programma di saldare P« impe-
zione deve muovere pertanto dalle premesse oggettive con- rativo categórico delia socializzazione » (di assicurare, cioè,
segnate dallo sviluppo del capitalismo organizzato per: 1) la continuità ad ogni costo del meccanismo económico) con
imporre 1'eguaglianza giuridica delle unità socializzate delia 1'assunzione da parte del movimento operaio dello Stato
produzione e delia circolazione; 2) portare a compimento esistente nella totalità delle sue funzioni giuridico-am-
i l processo di destituzione dei proprietari di ogni funzione ministrative, Renner approdava cosi a una tacita identifi-
direttiva e passare alia loro graduale espropriazione; 3) ap~ cazione delia « técnica sociale » con i l « prowedimento le-
propriarsi delle tecniche del capitalismo organizzato per gislativo ». La sua ipotesi è, pertanto, ancor piú schietta-
estendere la razionalizzazione alia società intera. Nella fase mente di quella hilferdinghiana, « socialtecnocratica ». Ma,
attuale dello sviluppo capitalistico, scrive Renner, «Pan- per questo stesso motivo, essa appare anche piú utopistica:
tagonismo principale che riporta a un comun denominato- 1'idea delia socializzazione come sviluppo senza crisi, pro-
re tutte le singole contraddizioni è dato dalPantitesi fra gresso senza rotture, che in Hilferding si fondava su un
economia privata incontrollata (capitalismo) e economia so- aggiornamento dello schema delia Parlamentarisierung at-
ciale consapevole (socialismo) (...). I n questa lotta i l proleta- traverso la funzione integratrice delle istanze partecipative
riato è i l portatore di quella che noi abbiamo chiamata — in- dentro i l formalismo istituzionale del Parteienstaat, si pre-
tendendola come sistema di provvedimenti successivi — senta i n Renner come mera traduzione del « de facto » nel
f socializzazione » . Ma, se i l proletariato è i l « portatore »
7S « de jure », come razionalizzazione normativa delia sfera
(Tràger), i l soggetto del processo di transizione/socializza- delia circolazione, dunque: come una vera e própria utopia
zione, che elimina le residue « irrazionalità » e « disfunzio- redistributiva.
ni » capitalistico-private del sistema, è lo Stato. Uimpasse È próprio per combattere questa visione statalista del-
in cui si verrà a trovare Hilferding quando dovrà definire ia transizione alPinterno del partito che Bauer aveva invece
i l rapporto tra economia e politica, capitalismo organizzato sviluppato la sua teoria dello Stato democrático come e-
(con la sua «legalità » immanente, ma anche con le crisi spressione di una fase d i equilibrio del rapporto di forza
e i íiuovi « bisogni sociali » che esso sprigiona) e Stato tra le classi. Netta è la riconduzione — nella sua impor-
democrático (con i « suoi » partiti e i « suoi » Gemein- tante risposta a Kelsen — di questa tesi alPanalisi marxia-
schaftskõrper), viene qui ' risolta ' preliminarmente me- na del « cesarismo », costruita sulla base delPesempio fran-
diante una traduzione senza residui del Politico nel Giu- cese del dicembre 1851, in cui entrambe le classi sareb-
ridico. Coincidendo con la regolazione giuridica dei rap- bero assoggettate ad un potere statale autonomizzato
porti di scambio, la Sozialisierung ha nello Stato garanti-
sta/amministratore i l vero protagonista di una trasforma-
Cfr. O. Bauer, Das Gleichgewicht der Klassenkràfte, in «Der
zione di cui la classe operaia è soltanto i l supporto: « I/au-
7 7

Kampf», X V I I , (1924), pp. 57 sgg., ora in AA.VV., Austromarxismus,


tentico problema delia socializzazione sta nel processo gra- cit., p. 87. È importante notare come questa ripresa del discorso sullo
duale di sostituzione, da parte dello Stato, del ' vecchio Stato a partire daU'analisi marxiana del « bonapartismo » accomuni certe
posizioni delia sinistra socialdemocratica (da Bauer a Rosenberg) a
sistema delia circolazione ' con una ' nuova organizzazione quelle delia c.d. « opposizione di destra » del Partito comunista tedesco
delia distribuzione ' » . 76
(Thalheimer) e polacco (Stawar). In un'analoga direzione vanno anche
le analisi del fascismo di Trotskij e di Gramsci. II fatto che anche
questa línea di rilancio delTanalisi marxista dello Stato — che pure
« Cfr. ibidem, p. 378. rappresenta negli anni '30 il filone piú vitale e originale del movimento ope-
raio — denunci gravi aporie e insufficienze, apre un problema assai ri-
Ibidem, p. 379.

124 125
E qui Bauer introduce una significativa critica a quello reno delia « scienza politico-sociale ». Tener presente la
che egli chiama « marxismo volgare » {Vulgàrmarxismus), necessita di rapportare gli assiomi generali ai fatti, attra-
consistente in una reductio delPintero complesso catego- verso tappe graduali d i avvicinamento, è per Bauer indi-
riale marxiano agli « assiomi generali », i quali, « estrapo- spensabile, se si vuole dare una risposta veramente adegua-
lati dal loro contesto storico-sistemático », vengono da es- ta alPattacco di Kelsen, nella cui critica egli scorge la pre-
so « affastellati » e « dogmatizzati » . Uno di questi assio-
7 8
senza d i un nodo reale, connesso alia novità dei processi
m i è appunto quello dello Stato come strumento delia dit- storici in atto (e dei compiti politici inediti che si pongono
tatura di classe, che, propagatosi con la vulgata (resa sto- alia socialdemocrazia). D i fronte a questi nuovi problemi e
ricamente necessária dalPesigenza di trasmettere alie mas- compiti i l movimento operaio non può piú continuare a cul-
se i n lotta lo scheletro delle teorie marx-engelsiane), viene larsi nell'alveo d i ottimismo in cui lo aveva morbidamente
identificato dai critici come la sola proposizione che i l mar- adagia to, nel periodo delia gloriosa ascesa prebellica, una
xismo abbia saputo emettere attorno alia natura e alia di* visione cosmico-storica (própria, diremmo oggi, delia for-
namica dello Stato moderno: « L a critica corrente d i ma di « razionalità » dominante nella Seconda Internazio-
Marx », scrive Bauer, « conosce soltanto questo marxismo, nale) che — ponendo una identificazione (o una dipenden-
volgare, ed è pertanto soltanto esso a costituire Toggetto za lineare) tra piano morfológico delle leggi dinamiche so-
delia sua critica. I I procedimento di Kelsen ne è un típico
ciali (gesellschaftliche Bewegungsgesetze) e piano storico
esempio: Kelsen sa di Marx, per 1'appunto, solo quel che í
delia loro operatività effettuale — prescriveva alia lotta di
sa i l marxismo volgare: che Marx ha rappresentato lo Stato!
classe un decorso ineluttabile al culmine del quale stava i l
come organizzazione del domínio delia borghesia. Delle;
socialismo. I I movimento operaio deve invece superare la
molteplici modificazioni di questo assioma generale, delle:
« stagnazione » teórica producendo uno sviluppo del mar-
ulteriori approssimazioni ai fatti, cui Marx stesso è per-';
xismo, determinando e articolando, cioè, quella teoria po-
venuto nelle sue indagini particolari, Kelsen non sa mente, - :
litica che Marx ha soltanto impostato, attraverso i l con-
o quantomeno non le prende in considerazione. E appena
s'imbatte, come nel nostro caso, i n una di queste modifica- fronto con una costellazione storica assai piú complessa.
zioni, la considera un abbandono di Marx, qualcosa di in-j; Sviluppare concettualmente e pratiçare analiticamente —
conciliabile con Marx! » . 79 ,J attraverso VAnnàherungsverfahren — i l 'campo d i ten-
L'efficaria del marxismo critico nei confronti del « mar-,; sione ' situato tra gli « assiomi generali » e i « fatti » sto-
xismo volgare » sta dunque n*eNAnnàherungsverfahren, in/ rico-sociali è i l solo modo per rivitalizzare i l marxismo, re-
quel « método deU'approssimazione » o « procedimento;! stituendogli la capacita esplicativa delia « situazione spe-
d'approccio », che Bauer mutua direitamente dalPepisteMt cifica ». D i conseguenza, lo stesso « stato d i equilíbrio »
mologia di Ernst Mach *°, le cui tesi egli trasferisce sul te£ !

fusione delle teorie di Mach con il marxismo: cfr. Ernst Machs Vber-
windung des mechanischen Materialismus, Wien, 1918 (ora in trad. it.:
levante di aggiornamento e di revisione sostanziale di alcune catego" F. Adler, Ernst Mach e il materialismo, a cura di Antimo Negri, Roma,
1978). È interessante notare come VAnnàherungsverfahren fosse stato
teoriche. tradotto in quel periodo sul terreno delia teoria sociale da diversi intel-
™ Ibidem, p. 90. lettuali marxisti. La temática del « procedimento d'approccio » come base
7 9 Ibidem. metódica del criticismo marxiano — in polemica contro ogni forma di en-
8 0 Dopo un breve periodo «neokantiano» (attestato dall'arti ciclopedismo e di « pretesa al sistema » — si ritrova infatti anche in un
Marxismus und Etbik, in « Die Neue Zeit», XXIV, (1905-06), vol. economista che avversò fortemente il « neoarmonicismo » baueriano: H .
pp. 485-499), Bauer aderi, attorno agli anni delia guerra, al machr Grossmann, Saggi sulla teoria delle crisi, a cura e con un'introduzione di
forse sotto l'influenza di Friedrich Adler, il quale aveva tentato G. M. Bonacchi, Bari, 1975.

126 127
(Gleichgewichtszustand) non deve essere soltanto formula-', puramente parlamentare » . Nel suo libro del '23 La rivo-
M

to nei termini di una teoria generale, ma piuttosto ' predi*' luzione austríaca, egli aveva indicato la soluzione del pro-
cato' negli aspetti particolari che esso assume nella fase) blema in una combinazione delle due forme d i democrazia
odierna . 81 che si erano sviluppate parallelamente dal grembo delia so-
L'espressione peculiare dello « stato di equilibrio » nel» ' 1 cietà capitalistica: la « democrazia politica » e la « demo-
1'attuale época storica è per Bauer la crisi delia democrazia * crazia industriale », o « democrazia funzionale ». Mentre la
formale: « La crisi generale del parlamentarismo tradizio* • prima, che consiste nelPorganizzazione democrática dello
nale è una forma d i manifestazione dell'equilibrio delle, Í Stato rappresentativo e delle sue articolazioni istituzionali,
forze di classe » . Le procedure formalizzanti delia Parla*
82 « conosce soltanto i l Cittadino genérico », la seconda, co-
mentarisierung entrano in crisi in due modi: 1) in una siÊ 1 stituita dal tessuto delle grandi organizzazioni sindacali e
tuazione in cui Pequilibrio si traduce in un forte controllqt 1 di consumo operaie, dalle associazioni professionali degli
reciproco delle classi — controllo reciproco che può contit impiegati e dei tecnici e dalle cooperative contadine, orga-
nuare (come di fatto era accaduto in Áustria e in Germar nizza i lavoratori secondo la loro collocazione e funzione
anche dopo la rottura delia coalizione governativa — , _ nel processo produttivo . Proporre una tale combinazione
M

cui si ha non solo uno svuotamento degli istituti rappt£jf non significa — chiarisce Bauer rispondendo a Kelsen —
sentativi, ma anche delPesecutivo (con un venir meno ddbi abbracciare la tesi organicistica e antimarxista dell'« unità
Pefficacia decisionale delia democrazia); 2) in una sit del popolo »: « La democrazia funzionale era la forma spe-
zione in cui Papparato di Stato si « autonomizza » eser cifica delPesercizio del potere da parte delia classe operaia.
tando una dittatura su tutte le classi. Questa seconda i E Kelsen fraintende la mia esposizione a tal punto da rite-
luzione è presente in due espressioni statali opposte per it nere che la mia teoria delia democrazia funzionale sia i l r i -
contenuto di classe, ma simmetriche per la forma: lo Stat sultato di una concezione organicistica dello Stato, incon-
fascista e lo Stato bolscevico. Come in Itália, infatti, 1 | ciliabile con la dottrina delia lotta di classe! » . È stataM

borghesia ha dovuto al principio degli anni Venti cons©< próprio questa presenza organizzata delle masse a- deter-
gnare i l potere statale nelle mani del partito fascista, ifl^ minare quella rottura qualitativa rispetto al vecchio
cambio delia salvaguardia dei propri privilegi dalla mina©» Stato e ai vecchi rapporti che Kelsen vuole invece negare
cia proletária, cosi lo Stato delia Nep ha dovuto assoggejt^ e ridurre a un mero dato di incremento evolutivo: « I n
tare sotto la própria dittatura tutte le classi, bilanciando ít$\ realtà i l rivoluzionamento del modo complessivo di operare
loro gli interessi degli operai, dei contadini e delia « nuova,' e di atteggiarsi dello Stato i n Áustria è stato cosi completo
borghesia » . 83 1 anche perche non si è trattato di un semplice spostamento
Non v i è dunque per Bauer risposta al problema istitu* dei rapporti di potere nelPambito di uno Stato già esisten-
zionale che possa eludere i l dato di fatto storico del faliu te, bensí di una vera e própria fondazione di un'organizza-
mento del parlamentarismo ed evitare di porsi Pobiettivo zione statale completamente nuova. (...) Tutta la critica di
di « garantire Paccordo fra governanti e governati in mo- Kelsen nega la differenza essenziale tra lo Stato prerivolu-
do piú compiuto di quanto non avvenga con la democrazia zionario e quello postrivoluzionario. Egli non vuole rico-

8 1 Cfr. O. Bauer, Bas Gleichgewicht der Klassenkrãfte, cit., pp. 88-90» 8 4 Cfr. O. Bauer, Die ôsterreichische Revolution, cit., p. 187.
8 2 Ibidem, p. 91. 8 5 Cfr. ibidem, pp. 188-189.
8 3 Cfr. ibidem, pp. 91-92. 8 6 O. Bauer, Das Gleichgewicht der Klassenkrãfte, cit., p. 94.

128 129
noscere questo mutamento sostanziale per i l passato per- tualizzava i l rapporto dinâmico che si era venuto a stabilire
che intende scuotere la fiducia i n una futura trasformazione tra Stato e classi sociali, presentava una maggiore comples-
sostanziale dello Stato » . Kelsen mira pertanto, al pari
8 7 sità politica rispetto alia pur notevole risposta che aveva
di tutta la nuova e piú avvertita critica borghese di Marx, dato due anni prima a Kelsen Max Adler in La concezione
a « derivoluzionare » (entrevolutionieren) — scriverà Bauer marxista dello Stato. La ridefinizione adleriana del rappor-
nel suo già ricordato articolo del '37 , introducendo un
88 to dittatura-democrazia (che si verrà poi ulteriormente pre-
concetto per molti versi análogo a quello gramsciano di cisando nel '26 e nel '33 per quanto fondata su una
« rivoluzione passiva » — i l movimento operaio, inducen- magistrale lettura dei testi di Marx, non andava infatti ol-
dolo a rinunciare definitivamente alio Endziel e alia « vec- tre — come d'altronde quella d i Karl Korsch — i l r i - 91

chia dottrina marxista delia lotta di classe » e delPestin- lievo delia indeterminatezza istituzionale delia nozione mar-
zione dello Stato (dottrina fondamentalmente « anarchica », xiana di « dittatura del proletariato ». Momento costituti-
própria di un'opposizione ristretta, ancora corporativa), vo di questa operazione — che per Adler avrebbe dovuto
accogliendo la forma-Stato garantista come un dato storico avere un'efficacia dirimente nella controvérsia tra social-
definitivamente acquisito e, al tempo stesso, come i l model-' democrazia e leninismo — era la distinzione tra « democra-
lo piú « razionale » (nel senso delia razionalità formale we- zia politica » e « democrazia sociale »: mentre la prima,
beriana) e « progressivo ». La « storia degli ultimi anni » e in genere « tutte le altre forme che vengono designate
basta invece, per Bauer, a sfatare questa illusione e a di- come democratiche », rappresenta (in quanto muove dal
mostrare che 1'equilibrio dei rapporti di forza tra le classi, presupposto liberale delPatomizzazione delia società in in-
lungi dal costituire una situazione armonica o uno « stato dividui astratti) la costituzione formale di una « volontà
normale », rappresenta invece un momento dinâmico: men- generale » in funzione degli interessi particolari di una
tre nel 1918-19 si era avuta in Europa la prevalenza delia classe che domina sulle altre, e pertanto una forma di dit-
classe operaia, e quindi del momento « consiliare » delia tatura, la seconda viene a coincidere con la democrazia
democrazia funzionale, cui era subentrata negli anni suc- reale, possibile nella sua pienezza soltanto in una società
cessivi una situazione di equilíbrio, a partire dalPautunno senza classi. Ragion per cui la democrazia politica, cosi
del '22 tende a prevalere una « oligarchia funzionale » come è stata una delle forme in cui si è storicamente eser-
che riflette i l contrattacco delia borghesia protesa a restau- citata la dittatura borghese, può essere anche una delle
rare in nuove forme (e qui Bauer pensava probabilmente forme di esercizio delia dittatura del proletariato: la « so-
soprattutto all'awento del fascismo in Itália, ma forse stituzione delia dittatura borghese con la dittatura prole-
anche alie tendenze alia stabilizzazione capitalistica che si tária », dunque, non deve necessariamente aver luogo nel-
erano profilate, a partire dal '23, nella stessa Germânia di la forma delia dittatura aperta del bolscevismo, ma può
Weimar), smantellando o minando alie basi le postazioni svolgersi anche (e questa è per Adler la strategia di transi-
democratiche costruite dalla classe operaia nella società e zione adeguata ai paesi ad avanzato sviluppo capitalistico)
nello Stato . 89

9 0 Cfr. M. Adler, Democrazia politica e democrazia sociale [1926], Ro-


L'impostazione baueriana, nella misura in cui concet- ma, 1945; Id., Linkssozialismus, Karlsbad, 1933 (trad. it. in appendice a
G . Marramao, op. cit., pp. 258 sgg.).
9 1 Cfr. K. Korsch, Kevolutionâre Kommune II, in «Die Aktion »,
XXI (1931), nn. 3-4, p. 64; trad. it. in K. Korsch, Scritti politici, 2
87 Ibidem, p. 95. voll., a cura di G . E . Rusconi, Bari, 1975, pp. 265-266.
«8 O. Bauer, Max Adler, cit., p. 298.
Cfr. O. Bauer, Das Gleichgewicht der Klassenkrãfte, cit., pp. 93-94.
130 131
8 9
« nelle forme delia democrazia politica » . Ma, una volta
n
tonomia « sociale » delia classe e la « legalità costituziona-
stabilito che 1'inconciliabilità di principio non è tra ditta- le » dello Stato, dando luogo — próprio nel '23 — alia
tura e democrazia politica, bensí tra dittatura e democrazia costituzione delia organizzazione paramilitare dello Schutz-
sociale, si dice ben poco circa i reali meccanismi d i fun- bund. Ma i l paradosso delia « custodia delia Costituzione »
zionamento dello Stato nel capitalismo organizzato: di qui con mezzi completamente extraparlamentari e extraistitu-
la difficoltà di produrre, a partire da questa impostazione zionali non poteva non portare a un progressivo arretra-
teórica, delle indicazioni strategiche determinate per i l mento di quella che si presentava come una linea di mera
« periodo di transizione ». Questa impasse è d'altronde te- « difesa » dell'« ordine repubblicano » — fino al totale
stimoniata dai successivi sviluppi delia riflessione di Adler, immobilismo politico del « blocco operaio ». Aila disarti-
i l quale — nel tentativo di fornire uno statuto teórico coe- colazione di « sociale » e « politico » che caratterizza —
rente ed orgânico al Linkssozialismus — approderà ad una su sponde opposte — la tattica delia SPD e delia SPÕ fa
riassunzione surrettizia dei temi delia teoria catastrófica riscontro un contrattacco capitalistico che, facendo leva
e ad un irrigidimento propagandistico-dottrinario dello sugli apparati d i potere, da esso saldamente controllati a
Endziel .93
partire dal '23-24, organizza — come in Áustria — i l con-
Non meno problematici — malgrado la maggiore deter- senso antioperaio del « ceto médio » e delia « piccola bor-
minatezza e complessità — si presentano gli esiti delia r i - ghesia agraria », o strumentalizza — come in Germânia —
flessione baueriana. I I carattere dinâmico delia « situazione 1'insubordinazione sociale (che la Kpd weimariana si limi-
di equilibrio » viene infatti praticamente sviluppato solo ta, negli anni delia crisi, a « rappresentare », enfatizzando
nei termini delia sua provvisorietà . Ma, una volta affer-
H il « primato delPeconomia »), ritorcendola contro una so-
mato i l carattere transitório delPequilibrio delle forze d i cialdemocrazia oggettivamente compromessa con lo Stato.
classe, Bauer non si interroga sulle cause che in Áustria (e L'ottimistica fiducia nella possibilita di edificare un Rechts-
in Germânia) hanno fatto perdere alia socialdemocrazia la staat sociale, che porto Hilferding alia fatale sottovaluta-
battaglia nel governo di coalizione, rendendo possibile la zione del pericolo nazionalsocialista (come ricorda Franz
sua emarginazione da tutte le principali istanze di controllo Neumann nel Behemoth ) e a un non meno fatale rifiuto
95

degli apparati statali. E non è un caso che dal suo teorema delle misure anticongiunturali proposte da Woytinsky , 96

dello Stato democrático come parallelogramma del rappor- trova per noi i l suo riscontro nel rifiuto baueriano di for-
to di forza tra le classi, la socialdemocrazia austríaca sap- mare nuove coalizioni sotto i l cancellierato di Seipel, la
pia ricavare soltanto 1'esile corollario delia necessita di sal- cui azione di lento logoramento delle trincee « sociali »
vaguardare, contemporaneamente ma separatamente, l'au- delia socialdemocrazia austríaca mostro la sua efficacia al-
lorché Dollfuss sciolse nel marzo 1933 i l parlamento, sman-
tellando nel giro di un anno tutti gli strumenti di « contro-
9 2 M. Adler, Die Staatsauffassung des Marxismus, cit., p. 191. potere » delia classe operaia. Per questo motivo, la famosa
9 3 Ir» un saggio scritto al principio degli anni Trenta, come contri-
buto al dibattito interno al «socialismo di sinistra» mitteleuropeo
(nella fase che prelude all'ultima scissione dalla SPD e alia nascita delia
SAP), Adler parla delia crisi mondiale in corso come delia « fase finale 9 5Cfr. F . Neumann, Behemoth, cit., p. 51.
del sistema capitalistico » — in termini, dunque, non molto diversi da 9 6Sulla proposta di politica anticongiunturale avanzata nel '31 da
quelli di Varga e del Comintern. Cfr. M. Adler, Die soziale Revolution, Wladimir Woytinsky cfr. — oltre alie sue stesse memorie (Stormy
in AA.VV., Die Krise des Kapitalismus und die Aufgaben der Arbei- Passage, New York, 1961) — L. Valiani, La sinistra socialista nella crisi
terklasse, Berlin, s.d. (ma 1931), p. 141. finale delia repubblica di Weimar, in « Rivista storica italiana », 1970,
9 4 Cfr. O. Bauer, Das Gleichgewicht der Klassenkrãfte, cit., p. 94. n. 3, pp. 704-713, e G . E . Rusconi, op. cit., pp. 382-384.

132 133
insurrezione del febbraio del '34, che vide la resistenza ope- trecciano con la composizione e la dinâmica complessiva
raia contro Pesercito condotta fino alPestrema difesa delle delle classi modificando profondamente anche i termini del
« rocche rosse » viennesi, fu un gesto, prima che eroico, rapporto tra Stato e « blocco dominante ».
disperato: Pui timo atto di un grande movimento che, par- Ed è questo rapporto che va oggi tutto ripensato, alia
tito con Pambizioso progetto di tracciare una « terza via » luce delVattualità in cui si presentano i nodi teorici di que-
tra il modello soviettista del leninismo e la democrazia senza ste due esperienze fallimentari del movimento operaio mit-
qualità del Sozialismus weimariano, aveva finito per r i - teleuropeo: poiché se la debolezza delPipotesi di un Hilfer-
produrre gli errori di entrambi, con un'oscillazione involon- ding (o d i un Renner) sta nel fatto di restituire la faceia piú
tariamente confermata dalPorgogliosa (e al tempo stesso pallida e datata del weberismo — Pillusione di un'integra-
rassegnata) aífermazione fatta da Bauer dopo la sconfitta: zione tutta parlamentare d i una dinâmica sociale profon-
« Noi abbiamo dato al socialismo riformista la grande opera damente mutata dalla razionalizzazione — , i l fallimento
98

delia Vienna rossa, al socialismo rivoluzionario Patto eroico di Bauer ci impone di verificare se la causa di molti dei ri-
delPinsurrezione di febbraio in difesa delia repubblica » . 97
tardi delia teoria marxista rispetto alPodierna complessità
Questa frase fu scritta da Bauer nella sua già ricor- e crucialità del problema istituzionale non stia próprio nei
data opera dei '36, nella quale i problemi che i l Linksso- limiti di dottrinarismo insiti nel teorema dello Stato come
zialismus aveva imposta to nel '27 con la rivista « Der parallelogramma del rapporto d i forza tra le classi.
Klassenkampf » (coordinata da Paul Levi e Max Adler),
senza tuttavia risolverli (approdando, negli anni delia gran-
de crisi, a un economicismo catastrofista non dissimile da
quello delia Terza Internazionale), vengono autocritica-
mente riconsiderati attraverso una ricognizione delle tre
crisi che attraversano Pepoca contemporânea: « la crisi eco-
nómica mondiale, la crisi delia democrazia, la crisi del so-
cialismo ». Ma anche in questo ultimo tentativo — che
rimane uno dei piú importanti documenti del dibattito in-
terno al movimento operaio fra le due guerre — , la ricchez-
za e pertinenza delle analisi (particolarmente lúcida ed ef-
ficace, ad esempio, quella del fascismo) non è sostenuta da
un autentico progetto politico, bensí dalla vecchia ideolo-
gia di un « socialismo integrale », inteso come sin tesi di
riforme e rivoluzione, democrazia politica e democrazia
sociale: segno di una patológica scollatura che aveva radice
nella originaria incapacita del movimento socialdemocrati--
Per questi aspetti si vedano gli importanti contributi critici di
co di definire i problemi strategici e organizzativi a partire
9 8

M. Cacciari, Sul problema deli'organizzazione. Germânia 1917-1921, in-


dalla modalità specifica in cui le trasformazioni capitalisti- troduzione a G . Lukács, Kommunismus 1920-1921, Padova, 1972, e B.
che e la nuova morfologia del nesso economia-politica s'in- De Giovanni, Lenin, Gramsci e la base teórica del pluralismo, in « Cri-
tica marxista », 1976, nn. 3-4, pp. 29-54. Entrambi questi saggi mettono a
fuoco — da angolazioni diverse — il rapporto Lenin-Weber e sottoli-
neano la necessita per il movimento operaio di produrre un confronto
9 7 O. Bauer, Zwischen zwei Weltkriegen?, cit., p. 350. teorico-politico con 1'impresa weberiana.

134
135
FERRUCCIO MASINI

« RIVOLUZIONE CONSERVATRICE »
E IDEOLOGIA DELLA TÉCNICA
NELLA REPUBBLICA D I WEIMAR

Se si considera la situazione degli intellettuali nella re-


pubblica di Weimar nella prospettiva del rapporto man-
cato, fallimentare o irrealizzato tra cultura e società, o
meglio ancora, tra cultura e politica, è indubbiamente le-
gittimo ricondurre alPisolamento delia intellighentzija —
un isolamento anche ' v o l u t o ' e aristocraticamente o ni-
chilisticamente esaltato — una delle cause del progres-
sivo declino delia democrazia e infine, nel '33, delia sua
distruzione. Ma è appunto Pentità e i l differenziarsi dia-
lettico delle posizioni ideologiche, cosi come si sono an-
date configurando nel quadro di quest'isolamento, e quin-
di la portata stessa d i questa divaricazione tra la ' causa'
delPintellettuale e quella delia democrazia, a costituire un
problema ancora suscettibile di approfondimento. Lo iato
tra cultura e società ha alia sua base i l fallimento delia r i -
voluzione di novembre e quindi la progressiva disgregazio-
ne di quella sinistra comunista e di quel radicalismo di si-
nistra (Lmksradikalismus), che ad onta degli sforzi per
Pelaborazione e la realizzazione di progetti alternativi po-
litico-culturali, non potevano uscire indenni dai contrac-
colpi sociali delia sconfitta e dal persistere degli antagoni-
smi e delle contrapposizioni massimalistiche.
Basterà rkordare la c.d. Kumtlump-Kontroverse, la
polemica nata tra John Heartfield e George Grosz a pro-
pósito delPappello rivolto da Kokoschka ai partiti, nel qua-
le si protestava per i l danneggiamento di un dipinto di
Rubens a causa delle sparatorie avutesi a Dresda durante
il putsch di Kapp nel 1920. AlParticolo di Heartfield-Grosz,
apparso in « Der Gegner », nel quale si esponeva la tesi

137
di una radicale rottura con.Parte e la cultura borghese, con-, fiir proletarische Kultur ' e del primo ' Teatro politico '.
dannando la « masochistica venerazione » dei loro « valori Sullo sfondo delia rivoluzione di novembre e del pro-
storici », rispondeva, sulle colonne delia « Rote Fahne gressivo rarefarsi delle istanze spontaneistico-rivoluzionarie,
Gertrud Alexander in difesa del recupero, da parte del favorite nel loro sviluppo dalla debolezza delia KPD, si pro-
proletariato, delPeredità artística del mondo borghese. filano i tratti caratteristici di quella intellighentzija radicale
Richiamandosi alia distinzione, già operata da Mehring, piccolo-borghese, destinata ad allontanarsi, dopo i l '23,
tra fase ascendente e fase di decadenza delia borghesia, la dalla classe operaia e dalle sue organizzazioni. Insieme a
Alexander riaffermava la necessita di tener salda un'esté- Hermann-Neisse si potrebbero ricordare, a questo propó-
tica normativa, capace d i innalzare le sue proposizioni uni- sito, Julian Gumperz, Hermann Schúller, Franz Jung, Franz
versali anche oltre i l presente, al di sopra di qualsiasi ten- W . Seiwert, Oskar Kanehl. A l t r i intellettuali, non privi a
tativo di surrogare Parte, nei suoi contenuti di emancipa- suo tempo di simpatie per Pultrasinistra, come Johannes
zione sociale, con le nuove filiazioni delPavanguardia. Se R. Becher e Friedrich Wolf, finiranno invece per legare le
si considera come la tendenza massimalistica, presente in loro sorti alia politica culturale delia KPD, dopo i l consoli-
un primo tempo anche alPinterno delia KPD, avesse intro- damento operato in essa da Thãlmann.
dotto nuove divisioni nella classe operaia, con la creazione DalPanalisi delle « dinamiche politiche » — come le
delia AAU {Allgemeine Arbeiter-Union) e con un nuovo chiama Gian Enrico Rusconi — presenti nella « democra-
partito comunista, la KAPD {Kommunistische Arbeiter-Par- zia contrattata » di Weimar , risulta evidente che le linee
x

tei Deutschlands), e se si ricordano le posizioni d i uno di movimento ideologico-culturale gravitano non già su
scrittore come Max Herrmann-Neisse, già appartenente al una letteratura proletar-rivoluzionaria e neppure sulPinse-
circolo espressionista delia « Aktion » e molto vicino ai rimento degli intellettuali comunisti in una strategia rivo-
gruppi dellVltra-Linke — posizioni che sottolineavano i l luzionaria capace di egemonizzare i ceti medi anche attra-
rifiuto, sia di un'appropriazione trasformatrice delia cul- verso un'analisi piú spregiudicata e realista delle compo-
tura borghese da parte delia classe operaia, sia di una dif- nenti teoriche e storiche delPideologia borghese. Queste
ferenziazione tra arte borghese in ascesa o in decadenza, linee di movimento passano invece attraverso i l confuso
ai fini di una utilizzazione rivoluzionaria — se si considera caleidoscópio — « un caleidoscópio tedesco » , lo definisce
2

tutto questo non sara diíEcile comprendere come la bat- Kurt Sontheimer — delia intellighentzija nel tempo delia
taglia per una definizione teórica delia letteratura rivolu- repubblica di Weimar. Un comune denominatore è indub-
zionar-proletaria fosse pesantemente condizionata dalPa- biamente identificabile nelle molteplici e anche opposte
strattezza delle sue ipotesi metodologiche e dalPacuirsi del- sfrangiature ideologiche: Postilità e la critica ad un siste-
le tendenze scissioniste e settarie. I n questo contesto dove- ma che è appunto impostato sugli squilibri strutturali pro-
vano restare sterili anche alcuni momenti di ricomposizione, pri di un patto sociale di fondazione, per i l quale « i l po-
quale fu la fondazione, da parte dei due partiti comunisti, tere reale » risulta « dislocato fuori dagli istituti politici in
degli anarco-sindacalisti delia FAUD [Frei Arbeiter-Union senso stretto, verso le grandi organizzazioni, padronali in-
Deutschlands) e delle altre organizzazioni estremiste, di
una ' Comunità di lavoro delle organizzazioni operaie ber-
Si veda G . E . Rusconi, La crisi di Weimar. Crisi di sistema e scon-
linesi per un Teatro Proletário ' (1920). Si tratta di una
1

fitta operaia, Torino, 1977.


iniziativa strettamente connessa al teatro fondato da Erwin 2 K. Sontheimer, Weimar-ein deutsches Kaleidoskop, in Die deutsche
Piscator e Hermann Schúller dopo i l fallimento del ' Bund Literatur in der Weimarer Republik, a cura di W. Rothe, Stuttgart,
1974, pp. 9 e ss.

138 139
nanzitutto » . Non basta dire — come fa Sontheimer —
3 mondo reso inabitabile, piú che dalla crisi esistenziale e
che i l « signum » delPetà weimariana è Yirrazionalismo, nel dalla perdita delia ' sicurezza ', da un ottuso disprezzo ver-
quale si esprimerebbe « una disordinata aspirazione alia so le masse.
totalità »*. Questa espressione rischia di esaurirsi in una Ancora una volta gli intellettuali si rendono complici
connotazione tanto genérica quanto velleitariamente onni- delia conservazione borghese, anche se disdegnano di as-
comprensiva, nella quale è difficile cogliere i processi di dis- sumere un ruolo ben definito nella reazione militante svi-
soluzione del quadro ideológico umanistico-liberale e di luppantesi sulla linea di una tradizione ininterrotta, dai
contemporânea reimpostazione di un nuovo assetto sopra- Freikorps alie SA. I n una sua opera antiprogressista del
strutturale. I n quest'ultimo le motivazioni centrali delPir- 1918, Betrachtungen eines Unpolitischen, Thomas Mann
razionalismo tedesco, quali i l culto di una comunità popo- aveva detto che solo la forza conservante delPironia può
lare (Volksgemeinschaft), nella quale si dissolvono le clas- dare alia dialettica tra spirito e vita i l suo equilibrio, cosi
si con i loro conflitti, risultano strettamente intrecciate al- da impedire alia radicalità dello spirito di distruggere la
ia progressiva degradazione del conservatorismo apolitico e vita medesima. I I borghese ' irónico ' (« Pironia è lo spirito
alia spinta tecnológica delia razionalizzazione capitalistica. del conservatorismo ») è Popposto esatto delPesteta poli-
Occorre pertanto individuare i tramiti attraverso i quali ticizzato — secondo Mann — próprio perche Pironia è
questo irrazionalismo ' libera ' energie primordiali, barba- quella « politica interna » che lo preserva dalPazione e gli
rizzanti, cupamente distruttive: le forme nelle quali esse consente di avere un rapporto di convenienza e di decoro
si dimostrano capaci di strutturare un mito politico; occor- con la sua stessa figura come artista . Nella sua ideale tra-
5

re seguire i percorsi sotterranei deli'irrazionalismo per co- sfigurazione di uno stato guglielmino come Kulturstaat che
glierne i l loro sbocco nella reazione militante e soprattutto garantisce quel rapporto ironico-erotico delPartista con se
è necessário verificare se non f u una degenerazione ulte- stesso, sul quale si fonda Pessenza del conservatorismo,
riore delPirrazionalismo, i l nichilismo, a cementare, sul Mann si sforzava di esorcizzare Pinsidia democrática da lui
piano ideológico, le molteplici tensioni antagonistiche e ec- intesa come « radicalismo utópico », per legittimare in ter-
centriche latenti in quel campo di forze che è la società te- mini metastorici la stretta interdipendenza di spirito con-
desca dal 1918 al 1933, esposta, per la stessa lógica dei servatore e spirito apolitico. La parábola ideológica del-
suoi processi d i decomposizione sociale e di riorganizza- Pintellettuale radicalconservatore negli anni delia repubbli-
zione del capitale su basi imperialistiche, a terribili' tempe- ca di Weimar trova nelle tesi del giovane Mann i l punto
ste magnetiche '. Inutile dire che questi tramiti appaiono di partenza di un'irreversibile degradazione, che mette ap-
molto complessi e persino contraddittori e che Pelemento punto in luce Pambiguità sofistica di quelle ideali premes-
agglutinante non è costituito dalPirrazionalismo come tale, se. Equivoca risulta dunque Paffermazione di Sontheimer,
quasi dovesse essere accettata, senza riguardo alie differen- secondo i l quale quel che resta delia cultura degli ' anni
ze specifiche, Pequazione irrazionalismo-barbarie, bensí v e n t i ' è solo Popera degli Aussenseiter, degli isolati, degli
dalla saldatura tra Pespropriazione delia cultura da un lato scrittori à 1'écart, degli apolitici. Riprendendo un'espressio-
e la mitizzazione delPapolitico (o delia apolitía) dalPaltro, ne d i Peter Gay , Sontheimer scrive che la cultura weima-
6

con la conseguente clôture delle elites intellettuali in un


Th. Mann, Considerazioni di un impolitico, a cura di M. Maria-
G . E . Rusconi, Lezioni di Weimar, in « Rinascita », 30 settembre
5

nelli, Bari, 1977 , pp. 502 e ss.


3
3

1977, p. 33. 6 Die Republik der Aussenseiter, Frankfurt a.M., 1970, p. 44.
4 K. Sontheimer, art. cit., p. 17.

140 141
riana fu «una danza sulForlo di un vulcano », le cui fi- È stato detto che la cultura weimariana venne portata
gure eíEmere oggi ci affascinano. E conclude: « Per quanto alia sua própria fatale autodistruzione dal progressivo
la storia politica voglia prendere in esame i gorgogli e le estendersi di quella corrente che uni anche la cultura alia
eruzioni del vulcano, anche in futuro esisteranno per noi politica . Ma se si tiene presente che la Kulturkritik piú
10

buone ragioni per studiare soltanto quella danza... » . I n 7


imponente esercitata contro lo Stato e Ia società civile in
realtà se per Aussenseiter si deve intendere gli intellettuali questo periodo è quella espressa dalla cd. « rivoluzione
dalla « politica interna », nel senso manniano di una apo- conservatrice », nella quale è compreso peraltro anche i l
litía mediata o tradotta nelle mediazioni ideologiche pro- Mann delle Considerazioni di un apolitico, è legittimo af-
prie del conservatorismo borghese, quella danza acquista fermare che la divaricazione tra cultura e politica, lungi
ben presto 1'aspetto di un macabro balletto, non soccorso dall'essere superata nel quadro di un'appropriazione critica
piú neppure dal rituale delia ' decenza ' del grande scrit- dei problemi e delle contraddizioni reali, venne esasperata
tore di Lubecca. dalla politicizzazione irrazionalistica dei temi propri delia
Sono questi Aussenseiter a costituire i l ' caleidoscópio Lebensphilosophie. Nota infatti Priimm: « Le categorie
tedesco ', la cui ambiguità irrazionalistica è identificabile, delia filosofia delia vita si spostano a causa delia forzata
paradossalmente, próprio nelle sue tensioni anticapitalisti- politicizzazione in campi metafisici e trasmettono alia rivo-
che e antiborghesi. A l tipo d i critica delia cultura esercitata luzione conservatrice 1'illusione di essere un movimento che
su basi conservatrici negli anni delia repubblica di Weimar pensa e agisce in termini politici » La critica delia cul-
non è estranea la tendenza delia « coscienza singola », come tura, come critica destabilizzatrice dello Stato weimaria-
nota Adorno a propósito delia Kulturkritik in generale, a no, porto per questa via alia capitolazione delia cultura d i
sviluppare « i l lato negativo delia sua liberta », cioè « l'e- fronte alia brutalità pragmatico-demagogica delle ' camicie
redità delia situazione anarchico-monadologica, Pirrespon- brune ': la stessa capitolazione si determina, per altro ver-
sabilità » . Acutamente Adorno aveva sottolineato i l mo-
8
so, anche in quelle frange delia rivoluzione conservatrice
mento intrinsecamente irrazionalista di questa critica delia in cui questa politicizzazione non avvenne o awenne solo
cultura. « Se questa ha strappato lo spirito dal suo intrec- parzialmente. I n altre parole, vennero in questo modo ipo-
cio dialettico con le condizioni materiali, del pari lo con- statizzate o sublimate le contraddizioni per effetto del cli-
cepisce univocamente e rettilineamente come principio del- ma di disfacimento e di catástrofe epocale che isolo ulte-
ia fatalità, con ciò reprimendo la resistenza sua própria. riormente la cultura rispetto alia politica e forni un alibi
Precluso è al critico delia cultura i l riconoscere che la rei- alia sua irresponsabile indiíferenza di fronte alPimpotenza
ficazione delia vita stessa non riposa tanto su un eccesso, delle istituzioni democratiche e alia paralisi dei movimenti
bensí su un difetto di rischiaramento [Aufklãrung] e che di massa delia sinistra. Qualcosa di simile era avvenuto
le mutilazioni che all'umanità vengono inferte dalPattuale anche nel tentativo liberale di prefigurare gli intellettuali
razionalità particolaristica, altro non sono che i marchi come un'elite sospesa al di sopra delle classi e investita del
d'infamia delPirrazionalità totale » . 9
compito di tener viva la tensione verso 1'utopico di fronte
alia mistificazione ideológica degli interessi di classe e ai

7 K. Sontheimer, art. cit., p. 18.


8 T. W. Adorno, Critica delia cultura e società, in Prismi, Torino, 1 0K. Sontheimer, art. cit., p. 17.
1972, p. 6. 11 K. Priimm, Die Literatur des Soldatischen Nationalismus der 20
9 Ibidem, pp. 9-10. er ]ahre (1918-1933), 2 voll., Kronberg Taunus, 1974,1, p. 34.

142 143
minacciosi processi di razionalizzazione capitalistica. M i lizzare una mobilitazione totale di tutte le energie piú pro-
riferisco al tentativo, teorizzato da Karl Mannheim, di fonde delia ' comunità' e di spazzar via ogni residua illu-
proiettare al d i sopra delle classi una « freischwebende sione umanistica.
Intelligenz », xm'intellighentzija sospesa nel suo spazio di Quest'appello al Fuhrerprinzip si presenta in Ricarda
liberta, e piú ancora alie conseguenze d i quella dissocia- Huch, una scrittrice non certo sospettabile d i simpatie
zione delPideologia borghese dalla prassi del capitalismo naziste, come sottile mistificazione d i una ' terza via ' tra
che già Brecht aveva acutamente intravisto. « Le intenzio- dittatura del capitale e dittatura del proletariato: « Non
ni delia borghesia — cosi annota — non comportano, per dominio e schiavitú — scriveva nel 1932 — bensí a ognuno
esempio, conclusioni di alcuna specie in ordine alia bor- i l suo diritto, non costrizione, ma vincolo, non dittatura del
ghesia stessa. Una gran parte delia borghesia ritiene sporco, capitale, né dittatura del proletariato, ma volontaria sotto-
per esempio, i l puro guadagno di denaro, ma si guarda bene missione a un Fiihrer, non eguaglianza, ma stabilizzazione,,
dal fare qualcosa. I n realtà le sue azioni sono molto piú iniziativa privata e privata aspirazione alia potenza, con-
razionali delle sue intenzioni » . n trollo dello Stato a protezione e rafforzamento delia dignità.
Aila crisi del liberalismo corrispondeva i l senso d'impo- del tutto »
tenza dinanzi al « vuoto dei valori», la sfiducia profonda I n questo modo i l conservatorismo apolitico subordina
nella possibilita delia cultura d'integrare in un quadro alia sicurezza e alie garanzie di un indisturbato godimento
ideológico, ristrutturato in senso antiumanista, quelle forze dei privilegi inerenti al próprio status economico-sociale
attive che erano scaturite dal declino delle istituzioni de- qualsiasi altra esigenza: ma alia radice di questa ossessione
mocratico-liberali per mettersi al servizio delia destabiliz- piccolo-borghese delia sicurezza sta appunto quel disprezzo
zazione politica. Perche questa integrazione fosse possibile per le masse che ritroveremo anche in un filosofo come
occorreva appunto la liquidazione d i quel liberalismo che Jaspers, di cui è ben nota 1'avversione al nazismo: « Nei
è strettamente annodato alia anarchia del regime di con- punti di svolta delPordine esistenziale, laddove i l problema
correnza deli'economia capitalista e ai pericoli costituiti dai è quello di scegliere tra creazione nuova o catástrofe, de-
miti democratici del Zivilliterat e delia Zivilisation, contro cisivo è l'uomo che in forza del suo valore originário può
cui Th. Mann aveva combattuto da posizioni, tutto som- afferrare i l timone anche contro la massa » . 14

mato, arretrate. L'integrazione doveva passare attraverso È evidente che in questa prospettiva la depoliticizzazio-
una riconfigurazione sostanziale delia Kulturkritik gestita ne delle masse torna utile, e KulturphiloSophen come Eu-
dalla rivoluzione conservatrice fino alie sue punte piú rea- gen Diesel e Emil Utitz si preoccuperanno d i sublimaria nel-
zionarie, dal « soldatischer Nationalismus » alia filosofia la superiore armonia di una nuova ' classicità ' nella quale
politica di un Moeller van den Bruck e di un Carl Schmitt. arte e società, capitale e lavoro convergono in una pacifica
Solo 1'instaurazione dei valori eroici dello stato forte e e feconda consonanza. L'apoteosi di questa depoliticizza-
solo 1'avvento di una nuova totalità plasmata all'ombra ca- zione trova la sua consacrazione ascética nell'armonia d'ac-
rismática di un Fiihrer (il c.d. Fuhrerprinzip) avrebbe po- ciaio delia Neue Sachlichkeit. « Quando cessa 1'ascesi —
tuto non già accorciare la distanza tra cultura e politica,
bensí trasfigurarla in una misteriosa identità capace di rea-
1 3R. Huch, Geschichte und Gegenwart, in Krisis. Ein politisches
Manifest, a cura di O. Muller, Weimar, 1932, pp. 8-9.
u B. Brecht, Gesammelte Werke, 30 voll., Frankfurt aM., 1967, 1 4K. Jaspers, Die geistige Situation der Zeit, Berlin-Leipzig, 1931»
vol. XX, p. 16. p. 64.

144 145
diceva Eduard Spranger nel '26 — cessa la cultura: quando Su questo terreno, dunque, si gioca i l trapasso delia
muore i l pensiero del dovere, muore la cultura » . 15 rivoluzione conservatrice verso la sua fase finale netta-
Allorché Hugo von Hofmannsthal impiegava, in un mente antidemocrática, coincidente, di fatto, con Paffer-
suo celebre scritto del '27, Das Schrifttum ais geistiger marsi di quella reazione militante che troverà nel nazio-
Raum der Nation, i l concetto di « rivoluzione conservatri- nalsocialismo la sua fisionomia piú própria e piú abietta.
ce », per riproporre 1 ' ' identità ' tedesca nella sua origi- Quando, dopo i l '29, frazioni sempre piú consistenti dei
nalità letteraria e linguistica al vértice di un processo sto- ceti piccolo-medio borghesi si portano sulle posizioni delle
rico che ne aveva offuscato i l senso, non immaginava cer- punte pubblicistiche piú radicali delPideologia totalitária e
to che próprio nei termini di una ' comunità di popolo ', nazionalista del Frontserlebnis, non solo la caduta dei va-
capace di restaurare creativamente 1'eredità delia sua tra- lori delia cultura liberale alto-borghese è un fatto accertato
dizione, si potesse costruire 1'ideologia di una totalità or- e ratificato. Si pronuncia con compiacenza Patto di morte su
gânica, superiore alie classi e misticamente assunta come quei valori come umanità, scienza, arte, liberta d'opinione
potenza plasmatrice di ogni destino individuale. Questa e di critica che appartenevano appunto a quel mondo già
ideologia offre tuttavia una sorta d i supporto tradizionale tramontato ' . Basti pensare alia diffusione, anche tra ap-
6

ali'integrazione deli'organizzazione capitalista, apparente- partenenti ai partiti democratici, delle opere di Moeller
mente decontaminata delle sue contraddizioni, nel quadro van den Bruck, di Oswald Spengler, di Othmar Sann (Der
delia società industriale di massa. Essa si presenta come wahre Staat, 1921), di Edgard Jung (Die Herrschaft der
compensazione ideale delle rivendicazioni deluse e delle Minderwertigen, 1927), di Hans Freyer (Revolution von
frustrazioni piccolo-borghesi e al tempo stesso come coro- Rechts, 1931) di Friedrich Hielsen (Das Reich), di Ernst
namento di una regressione che trascende lo stadio preca- Júnger (Der Arheiter).
pitalistico-feudale per ribaltare nelPingannevole paradiso L'integrazione delia técnica nel nuovo assetto ideoló-
di un regno millenario, nel quale Pidentità del sangue gico del capitalismo monopolistico passa attraverso un ve-
cancella 1'anonimo grigiore delia socializzazione capitali- ro e próprio ' mercoledí delle ceneri' delPumanesimo libe-
stica. rale-borghese, sommerso dalla brutalità di una prassi con
È in questo orizzonte che la rivoluzione conservatrice cui non sono piú compatibili le tesi ideali di una cultura
si presenta come la componente fondamentale di una r i - incentrata sulla liberta delPuomo.
strutturazione del quadro ideológico del capitalismo mono- Si comprende di qui come la meccanizzazione delPor-
polístico e imperialistico. Ma resta da vedere come in que- ganico si rovesci nella demonizzazione delia técnica e sara
sto quadro trovino posto i processi di razionalizzazione tec- uno dei massimi esponenti delia rivoluzione conservatrice,
nocrática delPeconomia. Sappiamo che próprio i l problema Ernst Júnger, a saldare questo nesso tra la guerra, come
delia técnica costituisce Paspetto piú oscuro e controverso espressione compiuta di una prassi di domínio legata al-
delia rivoluzione conservatrice: nella tecnologia si teme Pannientamento, e la técnica. La guerra segna appunto, per
infatti un'insidia alia conservazione delPordine esistente, Júnger, i l definitivo superamento tecnológico compiuto
eppure è dalla tecnologia che derivano le forme e gli stru- dalla moderna società industriale di massa nei confronti del-
menti piú raffinati di domínio. le formazioni economico-sociali precapitaliste.

1 5 Cit. in E . Utitz, Die Vberwindung des Expressionismus. Charakte- 1 6 F. Sternthal, Was steht noch von den burgerlicben Ideálen, in
riólogische Studien zur Gegenwart, Stuttgart, 1927, p. 115. « Literarische Welt», V I I (1931), n. 41, p. 2.

146 147
È dalla guerra che si diparte 1'esaltazione delia ' fun- La demonizzazione delia técnica, cioè Paccettazione to-
zione ' sulla qualità spirituale e quindi i l superamento del tale dei suoi processi irreversibili, di quello che Júnger
' borghese ' da parte del guerriero-operaio, attuato me- chiama i l suo « splendido istinto di conquista », non r i -
diante i l rapporto con la morte che è altresí costitutivo del sponde soltanto ad una esteticizzazione, che nel fascismo
fatto tecnológico come tale. « I I rapporto con la morte — diventerà piú propriamente esteticizzazione delia politica,
scrive Júnger in Der Arbeiter — si è trasformato: la sua ma anche e soprattutto alPaffermarsi, nel ristrutturarsi del
estrema vicirianza è priva di ogni tonalità intima che an- quadro ideológico capitalistico-borghese, del carattere im-
cora possa essere interpretata come carattere d i festa. perialista delia técnica e del sistema económico. L'opera
L'individuo viene raggiunto dalPannientamento in prezio- fondamentale di Júnger, Der Arbeiter, segnerà, con la con-
si attimi nei quali sottosta ad una somma estrema d'esigen- sacrazione imperialistica delia técnica, i l trapasso dalla fase
ze vitali e spirituali. La sua forza d i lotta non è un valore ' elementare ' dell'« annientamento meccanizzato » a quel-
individuale, bensí un valore funzionale [...] » . Questo 17 la delia dittatura tecnológica presiedente ad un ordine rea-
motivo oscuramente apocalittico è ripreso da Niekisch: le e ' visibile '. È importante sottolineare che al termine di
« Técnica è violentazione delia natura; essa si pone al di questa ' meditazione ' sulla técnica, come nodo nascosto,
sopra delia natura e fuori di essa. I I progresso delia técnica ma determinante, delle implicazioni immediatamente pre-
consiste nel carpire un palmo di terra dopo 1'altro alie l i - naziste delia rivoluzione conservatrice, — meditazione già
bere potenze delia natura: quel che per essa è trionfo, è avviata in Júnger con Das abenteuerliche Herz e Die to-
per la natura obbrobrio e desolazione. Abbattendo passo tale Mobilmachung — sta i l riconoscimento che la « téc-
su passo i confini che la natura ha posto, la técnica uccide nica [...] non è in alcun modo uno strumento del progres-
la vita [ . . . ] . La técnica divora uomini e tutto quanto è so, bensí un mezzo per la mobilitazione del mondo median-
umano. Essa viene riscaldata con i corpi e sangue è la sua te la figura delPoperaio e fintantoché osserva ancora
acqua refrigerante. AlPinterno delPetà delia técnica, la Júnger — durerà questo processo, si può predire con sicu-
guerra assume conseguentemente la forma di un massacro rezza che non sara possibile rinunciare a nessuna delle sue
omicida. L'individuo ávido di record e disinibito, che lo peculiarità distruttrici. Per i l resto, anche i l massimo po-
spirito delia técnica ha ricolmo di sé, si vede in possesso tenziamento dello sforzo técnico non è capace di conseguire
delle piú perfette armi tecniche di annientamento [ . . . ] . niente di piú che la morte, la quale è, in tutti i tempi,
Nella moderna concezione delia guerra i l demonismo delia egualmente amara » . 19

técnica, nemico delia vita, si manifesta nel modo piú gran- Sotto le mascherature metafisiche di Júnger Patteggia-
dioso, indubbiamente in quello piú spaventevole: la sua mento di fronte alia técnica nella cultura weimariana risul-
efficienza operativa è alPaltezza del tempo, in guisa tale ta fondamentalmente elusivo, tanto da far pensare a una
che appena suona Pora essa è in grado di estirpare total- ' fuga ' nei confronti del problema reale delia técnica. I I
mente in modo rápido, radicale ed esatto, dovunque si tro- ruolo delle tecnologie non è visto in rapporto a un pro-
v i , tutto quanto è orgânico » . 18 cesso di sviluppo delia società e quindi nel quadro delle
contraddizioni che lo intralciano: la trasfigurazione barba-
rizzante ed eroica delia técnica mira appunto ad occultare
E . Junger, Der Arbeiter. Herrschaft und Gestalt, Hamburg, 1932,
p.
17

106.
la precisa incidenza di questa in quel nodo di contraddizioni
N. Gõtz (E. Niekisch), Menschenfresser Technik, in «Wider-
1 8

stand», V I (1931), p. 110. 1 9 E . Júnger, Der Arbeiter, cit., p. 183.

148 149
impònenti e drammatiche che sono inerenti al modo capi- sporre quest'ultimo agli obiettivi delia rivoluzione prole-
talistico di produzione. È próprio perche si elude la que- tária . 20

stione, che ci si può convincere che Pinsidia ' rivoluzionaria' Che la funzione delia técnica come forza produttiva sia
delia técnica, cosi come si presenta a chi teme i pericoli quella di far saltare le catene dei rapporti capitalistici di
sociali delia destabilizzazione, può e deve essere esorcizzata produzione e che la técnica non sia quindi, per i l proleta-
ricorrendo alParsenale mitico. La feticizzazione mitica del- riato, un « feticcio delia catástrofe », bensí « una chiave
ia técnica è solo un aspetto di questa esorcizzazione che per la felicita » — come scriveva Benjamin nel 1930 —
21

occultandone o mistificandone la natura di forza produtti- tutto questo non rappresenta soltanto Pesatto rovesciamen-
va trasferisce le implicazioni potenzialmente rivoluzionarie to delle tesi júngeriane, ma i l punto d'approdo di un pen-
del suo ruolo nelPottica delle strumentazioni sociali del siero dialettico espresso da quegli altri outsider, da Brecht
potere di classe e nella lógica ' imperialistica ' del domi- a Tucholsky, da H . Mann a Becher, che passarono attra-
nio in generale. I I grado relativamente inferiore di svilup- verso gli anni travagliati delia repubblica di Weimar con
po dei metodi tecnologici nelPapparato industriale tedesco la precisa consapevolezza che — per usare ancora le parole
negli anni delia repubblica di Weimar rispetto agli stadi di Benjamin — « l a lotta rivoluzionaria non si svolge tra
piú avanzati raggiunti in altri Paesi europei — come nota il capitalismo e lo spirito, ma tra i l capitalismo e i l prole-
Rusconi — corrisponde ad un grado relativamente primi- tariato » . 2 2

tivo, ad una fase di momentâneo ' congelamento ' nelPevo-


luzione delia coscienza tecnológica. È in questa prospettiva
che va vista Passolutizzazione delia técnica in termini di
fascinazione demoniaca. Questa mitizzazione, esemplar-
mente presente nelPopera d i Júnger, conferma un dato d i
ordine generale: che tutte le ottiche smitizzanti usei te
dalParsenale delPirrazionalismo postnietzscheano e delle
' filosofie delia vita ', anziché aprirsi sul futuro, rovesciano
in realtà la parábola utópica, si rivelano, cioè, sostanzial-
mente regressive. Non a caso alcuni romanzi júngeriani
come Heliopolis e Le api di vetro e anche alcuni saggi co-
me Die totale Mobilmachung contengono già in nuce al-
cuni motivi totalitari, concentrazionari, ipertecnologici, che
saranno propri di certa letteratura fantapolitica e fanta-
scientifica americana, dalla tetralogia di G. R. Dickson ai
romanzi di F. Herbert.
Tanto piú significativa è dunque la collocazione del
problema delia técnica, in Benjamin, a chiave di volta di
un progetto inteso ad agganciare la critica delia cultura non 2 0W. Benjamin, Uautore come produttore, in Avanguardia e rivolu-
zione, Torino, 1973, p. 216.
già ad una semplice ' riforma ' del modo di produzione in- 21 In « Die Gesellschaft », V I I (1930), u. 2, p. 41.
tellettuale, bensí alia strumentazione necessária per predi- 2 2W. Benjamin, Uautore come produttore, cit., p. 217.

150 151
TOMAS MALDONADO

L E D U E ANIME DELLA CULTURA DI WEIMAR

Si assiste oggi ad un rinnovato interesse per la Repub-


blica di W e i m a r U n fenómeno d i moda ovviamente. Ma
un fenómeno che non si presenta ovunque con le stesse ca-
ra tteristiche. Nel nostro paese, ad esempio, la moda d i
Weimar non va intesa esclusivamente come una rivisitazio-
ne nostálgica del costume, delParte e delia letteratura dei
« goldene Zwanziger Jahre ». C'è questo, è vero, ma c'è
anche delTaltro. C'è anche una componente che, per in-
tenderei, chiameremo politica. È ormai abbastanza eviden-

1 Le opere a cui si fa riferimento, nel corso del saggio, sono le


seguenti: P. Behrens, Kunst und Tecbnik, «Elektrotechnische Zeitsch-
rift», XXII, (1910); G . Benn, Provoziertes Leben, Berlin, 1955; E .
Bloch, Erbschaft dieser Zeit, Frankfurt am Main, 1962; E . Bloch,
Geist der Utopie, Frankfurt am Main, 1964; F. Dessauer, Technische
Kultur, Kempten, 1907; A. Dõblin, Berlin Alexanderplatz. Die Geschichte
vom Franz Biberkopf (1929), Berlin, 1963; A. Gramsci, Americanismo e
fordismo (1934), in Quaderni dal cárcere, Torino, 1975; H . von
Hofmannsthal, Das Schrifttum ais geistiger Raum der Nation (Í927), in
Erzãhlungen und Aufsãtze, Frankfurt am Main, 1957; E . Kapp,
Grundlinien einer Philosophie der Tecbnik. Zur Entstehungsgeschicbte
der Kultur aus neuen Gesichtspunkten, Braunschweig, 1877; L . Klages,
Der Geist ais Widersacher der Seele, Bonn, 1972; R. Kuhnl, G . Hardach
(a cura di), Die Zerstôrung der Weimarer Republik, Kõln, 1977; G .
Lukács, « Grôsse und Verfall» des Expressionismus, in Essays iiber
Realismus, Neuwied, 1971; G . Martens, Vitalismus und Expressionismus,
Stuttgart, 1971; L . Mittner, La letteratura tedesca del Novecento, To-
rino, 1960; H . Muthesius, Die Weltwirtschaft. Ein Jahr- und Lesebuch,
Leipzig-Berlin, 1906; J. M. Palmier, Uexpressionisme comme revolte,
Paris, 1978; J. Popper, Technischen Fortschritte nach ihrer ãsthetischen
und kulturellen Bedeutung, Leipzig, 1888;W. Rathenau, Tagebuch
1907-1922, Dússeldorf, 1967; W. Rothe (a cura di), Expressionismus
ais Literatur, Bem, 1969; W. Sombart, Tecbnik und Kultur, «Archiv
fur Sozialwissenschaft und Sozialpolitik», XXXIII (settembre 1911),
n. 2; M. Weber, Uetica protestante e lo spirito del capitalismo,
Firenze, 1965 ; J. Wiesner, Natur-Geist-Technik, in Ausgewãhlte Reden,
4

Vortràge und Essays, Leipzig, 1910.

153
te che nella nostra curiosità per Weimar afEora, in sordi- Grosz, Heartfield, Dix, e certo anche da Brecht, con la sua
na, la preoccupazione di molti per i l destino del nostro vociferante giungla umana di mendicanti, ubriachi, inva-
ordinamento democrático. Molti infatti sono allarmati dal- lidi, straccioni, prostitute, dementi, ladri, vagabondi, ruf-
le presume analogie tra certi sviluppi dellTtalia di oggi e fiani. Apparentemente, dicevamo, perche i miserabili di
quelli delia Repubblica di Weimar; molti temono (mentre Dõblin, a differenza di quelli delia Berlino protestataria, si
altri sperano) che tali sviluppi possano aprire la strada, rivelano piuttosto concilianti, e raramente ormai esprimo-
nel nostro paese, appunto come avvenne a Weimar, ad una no avversione nei confronti dei simboli del potere costitui-
involuzione autoritária. to. Per intenderei, tutti quei simboli che nel quadro di
Pur ammettendo la presenza di tali analogie, non cre- Grosz Deutschland, ein Wintermãrchen (1917-19) stanno
diamo che possano di per sé avallare la tesi di un paralle- ad effigiare le forze delPoppressione e dello sfruttamento.
lismo di fondo tra i due periodi storici, e nemmeno che la L'ex-ergastolano Franz Biberkopf, i l protagonista di Ber-
nostra democrazia debba necessariamente avere la stessa lin Alexanderplatz, esorta la plebaglia sottoproletaria alia
sorte di quella di Weimar. Ma la questione, oltre che po- rassegnazione: « Siete brava gente! Ma non siate tanto
litica, è squisitamente storica. Sara dunque meglio lasciare selvaggi. Statevene un po' tranquilli. Abbiate un poco di
agli storici i l compito di dimostrare (molti lo hanno già pazienza a questo mondo ».
fatto) Passoluta infondatezza di tale parallelismo. Noi ci È cosi che si passa, in modo quasi indolore, dallo stre-
riserviamo in questa sede un compito piú limitato: quello pito di una estética delia insubordinazione alia quiete di
di esaminare alcuni aspetti delia cultura tedesca degli an- una estética delia subordinazione; da un cabaret a un altro.
ni Venti, tentando di contrastare, per quanto possibile, Ê cosi infatti che si apre la strada alPuso pittoresco di quel-
Pimmagine che di essa ha contribuito a creare Pattuale la sottocultura « Lumpen » che piú tardi finirà, tramite la
moda di Weimar: un'immagine che poco (o nulla) ha sottile mediazione del « Goodbye to Berlin » di Christo-
a che vedere con la realtà. I n breve: un'immagine folklo- pher Isherwood, nello specchiante cabaret holliwoodiano
ristica di Weimar, una « Weimar in technicolor », come di Bob Fosse. Dalla Lola-Marlene Dietrich alia Sally-Liza
Pha definita Cesare Cases. Minnelli.
Fermiamoci un momento ad esaminarla piú da vicino. Qui i l cerchio si chiude: parodiando spregiudicatamen-
La Weimar che ci viene oleograficamente presentata si te Berlino, la tormentata Weimar tardo-espressionista fini-
identifica, in ultima analisi, con la città-emblema delPin- sce per diventare una Weimar frivola, insomma una Wei-
tero periodo: Berlino. O meglio, con un particolare mito mar da « musical » — ormai presentabile nel salotto pi-
di Berlino. Ma quale? Ci sembra di poterlo individuare gliatutto delPattuale società capitalistica.
nella Berlino diventata mito per opera del romanzo Berlin Ma in questo modo si illumina farsescamente al neon,
Alexanderplatz (1929) di Alfred Dõblin. Basti ricordare, mistificandola, solo una delle due anime delia cultura di
in propósito, che Dõblin, servendosi d i una técnica narra- Weimar, e si lascia in ombra Paltra. Perche, va ricordato,
tiva che ricorda i l Manhattan Transfer (1925) di John due sono le anime di Weimar. Un'anima riprende con nomi
Dos Passos, ha contribuito a creare di questa città una diversi la « cultura delPespressione ». Le sue radiei vanno
immagine certo suggestiva, ma anche vistosamente ambí- ricercate nel protó-romanticismo dello «Sturm und
gua. Una Berlino che solo apparentemente assomiglia alia Drang », nella filosofia romântica di Jacobi, di Fichte e di
tradizionale Berlino protestataria, tante volte raffigurata da Schelling, nella « Lebensphilosophie» che trova i l suo

154 155
profeta in Nietzsche, i l suo sistematico-antisistematico in dell'« Anima » (« Seele »).
Dilthey, i l suo sociólogo « trágico » in Simmel. E ovvia- Questa visione romantico-idealistica, con tutto i l suo
mente nelPespressionismo degli anni precedenti la prima vastíssimo spettro di implicazioni reazionarie, si collega
guerra mondiale. Riassumendo: un'anima portata dal « fa- direttamente al dibattito intorno al problema delia mac-
natismo dell'espressione », per diria con Gottfried Benn. china. Dopotutto la macchina, secondo tale ottica, è i l
L'altra anima, invece, prospetta una « cultura delia razio- punto focale delia « Zivilisation », e pertanto va giudicata
nalizzazione » destinata, in modo piú o meno mediato, a realtà nemica, per antonomásia, delia « Kultur ». I n poche
farsi interprete delle nuove esigenze, appunto d i raziona- parole, la prova delia verità di cui parlavamo incomincia
lizzazione, dello sviluppo delPapparato produttivo di quel a farsi sempre piú sentire, a partire dal momento in cui si
periodo. Mentre la prima si richiama soprattutto alia tra- è costretti a definire (o ridefinire) i l ruolo delia macchina,
dizione artistico-letteraria, la seconda tenta d i avvincere cioè delia técnica, nel contesto delle tradizionali categorie
la tradizione dello spirito che ricerca, scopre, inventa, pia- delia cultura tedesca. Processo che, ovviamente, si fa stra-
nifica e progetta. da ben prima delPavvento delia repubblica di Weimar. Ri-
Questa polarità delia cultura di Weimar non deve trarre cordiamo, a questo propósito, i contributi relativi alia que-
in inganno; non si tratta di una scissura invalicabile: sono stione del rapporto tecnica-cultura di E. Kapp (1877), E,
bensí due realtà contrapposte, ma reciprocamente dipen- Popper (1888), G. Simmel (1901), M . Weber (1905), F.
denti. Ogni tentativo di rendere autónoma Puna dalPaltra Dessauer (1907), J. Wiesner (1910) e W . Sombart (1911).
porta fatalmente ad una visione distorta (e mistificante) A partire dagli anni Dieci, e soprattutto dopo Pavvento
sia delPuna che delPaltra. La problemática delia cultura delia repubblica di Weimar, la questione tecnica-cultura
di Weimar risulta poco trasparente se non si tiene conto diventà sempre piú la « questione delia razionalizzazione ».
del rapporto dialettico che intercorre tra « cultura delPe- A questo punto, ci sia consentito un chiarimento termi-
spressione » e « cultura delia razionalizzazione ». nológico. I I termine « razionalizzazione » è usato spesso,
Ma tutto ciò non riporta alia vecchia dicotomia « Kul- ancora oggi, con significati assai diversi. Segnaliamo, tra
tur-Zivilisation », tanto cara da sempre ai tedeschi? Certa- i piú frequenti, la razionalizzazione intesa come concentra-
mente. Eppure i l contesto storico è mutato. Non le è piú zione orizzontale e verticale di un certo numero di imprese
garantita, come prima, Pimpunità. Dietro la spinta delPin- industriali aventi interessi comuni o convergenti; la razio-
calzante sviluppo politico, sociale ed económico delia re- nalizzazione come incremento delia produttività del lavoro
pubblica di Weimar, essa appare ora sottoposta, per cosi e come sequenzialità lineare nel processo produttivo, ossia
dire, alia « prova delia verità ». I n breve: è forzata a mi- come « catena di montaggio »; la razionalizzazione intesa
surarsi, senza scampo, in termini di una sempre maggiore come intervento sulla forma dei prodotti, per renderli piú
coricretezza. adatti alie esigenze specifiche delia produzione di massa. Le
Agli albori del secolo H . S. Chamberlain e Ludwig ultime due modalità costituiscono gli elementi cardine di
Klages, due grandi esponenti « ante litteram » delPideolo- quella filosofia delia produzione nota come « fordismo » o
gia nazista, avevano esasperato la distanza tra << Zivilisa- « taylorismo-fordismo ».
tion » e « Kultur », giacché, come diceva Klages, la « Z i - Walther Rathenau, presidente delia AEG (AUgemeine
vilisation » sarebbe i l regno negativo dello « Spirito Elektrizitãts-Gesellschaft) e ministro delia repubblica d i
(« Geist »), mentre la « Kultur » sarebbe i l regno positivo Weimar, è un esempio di come gli uomini piú illuminati

156 157
del capitalismo tedesco — e Rathenau era tra í primi —- Ma che cosa si nascondeva realmente dietro a questo
cercassero di far avanzare i l tema delia razionalizzazione, confronto tra efficienza e liberta? Senza voler essere troppo
senza infirmare la sacrosanta dicotomia « Kultur-Zivilisa- riduttivi, si può affermare che la strategia delia « raziona-
tion ». Egli propone i l fordismo, ma con « cattiva coscien- lizzazione industriale » — intesa soprattutto come fordi-
za ». A differenza di Henry Ford, che notoriamente non smo — è tutt'altro che estranea a questo confronto. Anzi:
aveva rimorsi nei confronti del próprio fordismo, Rathenau è alia sua radice. Basterebbero a riprova i termini in cui
vi aderisce con riserve mentali di ogni genere. Con riserve si è svolto i l dibattito sul rapporto arte-industria, arte-tec-
anzi tutto « culturali». Mentre i l capitalismo americano nica nei primi quindici anni di questo secolo. G l i artisti,
delPepoca di Ford avanza sicuro di se, convinto del suo in particolare i rappresentanti delia sedicente « arte appli-
ruolo nel processo delia « grande trasformazione », i l capi- cata », volevano intervenire sulla forma dei prodotti fab-
talismo tedesco dei periodi guglielmino e weimariano ap- bricati in serie, tramite un mero trasferimento delle mo-
pare spesso incerto, tormentato, pauroso di far violenza ai dalità formali (o stilistico-formali) elaborate nella pratica
valori culturali del suo passato pre-capitalista. Rathenau artistica pura. Ma la pratica artística di quegli anni, forte-
si muove in questa Knea: vuole i l fordismo, ma si rifiuta d i mente condizionata dal « fanatismo delPespressione », a-
assumere la responsabilità, almeno pubblicamente, delle vanzava proposte in aperto conflitto con quelle modalità
volgari stridenze delle « fanfare del fordismo », come le ha formali del prodotto che 1'industria considerava piú adatte
chiamate Gramsci. alie nuove esigenze delia razionalizzazione produttiva.
Le sue riflessioni sulla « meccanizzazione del mondo » I I migliore interprete di quest'ottica delia grande indu-
appaiono colori te d i una ténue malinconia crepuscolare. D i stria è stato forse Hermann Muthesius. Nel 1906 scrive-
fronte al mito delTuomo rapsodicamente solo delPespres- va: << La macchina è perfettamente in grado di intrapren-
sionismo; Rathenau fa notare la difEcoltà pratica d i vivere dere la fabbricazione di oggetti industriali soddisfacenti,
tale ruolo nel contesto dei paesi industrializzati, quei paesi purché non si prefigga di imitare i l lavoro manuale. La
che egli chiama « civili »: « Nei paesi civili, osserva, non macchina ha forme sue proprie. Sono le forme che derivano
si può immaginare mestiere piú complicato o piú difficile ovviamente dalle modalità stesse del processo d i fabbrica-
di quello deli'eremita ». Ma in altri momenti fa capjre che zione. Saranno forme essenzialmente lisce, dalle superfici
nel vasto processo di « meccanizzazione del mondo » un pulite, perche in questo consiste la forza delia macchina.
accordo tra « meccanizzati » ed « eremiti » sarebbe auspi- Esse incarnano la modalità di fabbricazione quanto le pic-
cabile, almeno in parte. Ciò che ha in mente è una sorta di cole imprecisioni e 1'individualità costituiscono i l fascino
patto di non-aggressione, soprattutto di non-interferenza delPoggetto prodotto a mano. Da quanto abbiamo detto
nei compiti specifici di ognuno. Fuor di metáfora: una vera deriva che per gli oggetti fabbricati dalla macchina si deve
e própria « divisione del lavoro », giacché ciò significhe- creare un nuovo universo formale ».
rebbe in pratica assicurare ai « meccanizzati » 1'autonoma Molto vicina alia posizione di Rathenau, almeno per
regia delia « cultura delia razionalizzazione » e agli « ere- certi versi, è quella assunta agli inizi degli anni Dieci da
miti » quella delia « cultura dell'espressione ». Tale dise- Peter Behrens, architetto e disegnatore industriale delia
gno dovrebbe portare ad una maggiore efficacia operativa AEG. Come avveniva per Rathenau, si fa sentire a tratti an-
delia prima, e ad una maggiore liberta creativa delia se- che in Behrens una cattiva coscienza, ma non è lo stesso
conda. il modo in cui si manifesta. Nel primo Pambiguità — lo

158 159
abbiamo visto — sembra sciogliersi, apparentemente, nel- tramite tale strategia, di permeare tutta la « cultura delia
Pastuta (e salomonica) proposta di una « divisione del lavo- razionalizzazione ». L'espressionismo smetterebbe cosi di
ro ». Non cosi in Behrens. La trasparente ambiguità delia essere una forma artistico-letteraria, dal raggio di influenza
sua posizione sembra non destargli imbarazzo alcuno: con assai circoscritto, per diventare una strategia complessiva
«strema disinvoltura infatti lo vediamo oscillare tra i l motto dello « spirito delPutopia ». Una strategia non transeunte,
« la forma segue Pelettricità » e Padesione entusiástica alia ma intramontabíle perche ugualmente intramontabile è Pe-
filosofia delPanti-civiltà (cioè delPanti-tecnica) d i H . S. spressionismo — sempre secondo Bloch. Cosi il suo « Geist
Chamberlain. der Utopie » finisce per identificam con i l « Plan der
Ma i l piú grande sforzo analítico sulla natura del con- Vorsehung » (« piano delia provvidenza ») di Hegel.
flitto tra « cultura delPespressione » e « cultura delia razio- Questa visione non deve stupirci: Bloch fu di fatto
nalizzazione » è stato compiuto da Ernst Bloch, con lo uno dei piú tenaci sostenitori delPestetica (ed anche del-
scritto Geist der Utopie (« Spirito delPUtopia ») (1918- Petica) espressionista. Basti ricordare a questo propósito
1923). Bloch, seguendo i n un certo senso le tracce di Sim- i l suo contributo al famoso « Expressionismus-Debatte »
mel, suo maestro, avanza Pipotesi che la compresenza d i degli anni Trenta, che vide implicate, oltre a Bloch, perso-
questi due mondi — i l mondo delia « grande espressione » nalità come Lukács, Klaus Mann, Kurella, Brecht. I n
(« grosse Expression ») e i l mondo delia « grande técnica » quella occasione Bloch constatava: « L'eredità delPespres-
(« grosse Technik ») — sia « trágica », cioè fatale e neces- sionismo non è ancora finita. Perche non è ancora inco-
sária. Egli rifiuta però — e qui sta la sua originalità — minciata ». (E bisogna ammettere che i l riemergere di certi
qualsiasi forma di trégua tra le due forze in campo. Ri- orientamenti delPattuale neo-avanguardia e di certe forme
di comportamento nelle attuali sotto-culture giovanili, di
fiuta dunque le posizioni del tipo Rathenau ed owiamente
indubbia matrice espressionista, fanno pensare che la pre-
anche del tipo Muthesius. Ma rifiuta soprattutto gli atteg-
dizione di Bloch non fosse tanto infondata).
giamenti di doppiezza consolatoria, di sermoneggiante me-
diazione tra la « Zivilisation » delia AEG e la « Kultur » di L'approccio blochiano privilegia dunque, ancora una
Chamberlain e Klages, riscontrabili negli scritti d i Behrens volta, la « cultura delPespressione ». Dobbiamo dire però
intorno al 1910. L'interesse d i Bloch è di eternare Panta- che, da allora, non si sono fatti grandi progressi nelPap-
gonismo. Non solo: egli cerca di esasperarne la virulenza. profondimento delia questione relativa alPaltra anima di
Weimar, come Pabbiamo chiamata: cioè la « cultura delia
Perche sarebbe questa esasperazione Púnica capace di man-
razionalizzazione ». I n realtà si continua a sapere ben poco
tenere vivo nella storia, appunto, i l « Geist der Utopie ».
(o nulla) sul rapporto di reciproca influenza intercorso tra
Ma neppure Bloch si mostra conseguente fino in fondo,
questa cultura e la vera e própria razionalizzazione delPap-
lasciando intravvedere ciò che gli sta veramente a cuore:
parato produttivo. Né si sa quale ruolo abbia svolto nel
imporre agli oggetti d'uso prodotti dalPindustria i l servag-
progressivo indebolimento delia democrazia di Weimar —
gio stilistico — forse un ibrido tra « Biedermeier » e « Ju- oltre owiamente ai ben noti fattori strutturali — i l non
gendstil » — delPespressione. Con la complicità di un'« ar- aver saputo individuare uno spazio d i azione culturale al
te applicata di livello superiore » (« Kunstgewerbe hõhe- di fuori dello scontro tra espressione e razionalizzazione.
rer Ordnung »), che si situerebbe, come egli dice, tra la E i l punto non va sottovalutato: come ali'época delia re-
sedia (oggetto d'uso) e la statua (oggetto d i espressione). pubblica di Weimar, anche nella nostra è uno spazio che
Per Bloch la « cultura delPespressione » sarebbe capace, manca.

160 161
BIBLIOGRAFIA

PROBLEMI STORIOGRAFICI

H . Schleier, Die biirgerliche deutsche Geschichtsschreibung


der Weimarer Republik, Kõln, 1975
K. D . Erdmann, Die Geschichte der Weimarer Republik
ais Problem der Wissenschaft, in « Vierteljahreshefte
fiir Zeitgeschichte », 1955
E. Collotti, Considerazioni sulla storiografia delia repub-
blica di Weimar, in « Problemi», n. 22-23, luglio-ot-
tobre, 1970
H . Karl-W. Ruge, Forschungen zur Geschichte der Wei-
marer Republik, in « Zeitschrift fúr Geschichtswissens-
chaft », X V I I I (1970), Sonderband Historische For-
schungen in der DDR 1960-1970
W. Ruge, Zur biirgerlichen Geschichtsschreibung der BRD
iiber die Weimarer Republik, in « Zeitschrift fiir Ges-
chichtswissenschaft », X X I I (1974), n. 7
K. Haferkorn, Politik und Geschichte in rechtsozialdemo-
kratischen Publikationen iiber die Weimarer Republik.
Zu Verõffentlichungen in der BRD bis Anfang der sech-
ziger Jahre, in «Zeitschrift fúr Geschichtswissenschaft»,
XX (1972), n. 4

MEMORIALISTICA

H . Bruning, Memoiren 1918-1934, Stuttgart, 1970

165
F. von Papen, Der Wahrheit eine Gasse, Munchen, 1952 F. Stampfer, Erfahrungen und Erkenntnisse. Aufzeichnun-
gen aus meinem Leben, Kõln, 1957
A. Brecht, Vorspiel zum Schweigen. Das Ende der deut-
schen Republik, Wien, 1948 C. Severing, Mein Lebensweg, Kõln, 1950

W . Hoegner, Die verratene Republik. Geschichte der deut-


schen Gegenrevolution, Munchen, 1958
ATTI DELLA CANCELLERIA DEL REICH
O. Braun, Von Weimar bis Hitler, Hamburg, 1949
H . Pogge von Strandmann, Grossindustrie und Rapallopoli-
A . C. Grzesinski, Inside Germany, New York, 1939 tik. Deutsch-sowjetische Handelsbeziehungen in der
Weimarer Republik, in «Historische Zeitschrift»,
O. Gessler, Reichswehrpolitik in der Weimarer Zeit, Stutt- CCXXII (1976), n. 2, pp. 265-341
gart, 1958
E. Collotti, Karl Liebknecht e il problema delia rivoluzione
H . Luther, Politiker ohne Fartei, Stuttgart, 1960
socialista in Germânia, in « Annali » delia Fondazione
J. Curtius, 6 Jahre Minister der deutschen Republik, Hei- Feltrinelli, 1973, pp. 326-343
delberg, 1948
J. Petzold, Faschistische Stromungen ausserhalb der NSDAP
P. Lõbe, Der Weg war lang. Lebenserinnerungen, Berlin, in Deutschland der Weimarer Republik, in « Bulletin
1954 des Arbeitskreises Zweiter Weltkrieg », n. 1 , pp. 48-
62
E. Collotti, La fine delia repubblica di Weimar nelle me-
morie di Bruning, in « I I movimento di Liberazione in F. Blaich, Wirtschaftlicher Partikularismus deutscher Làn-
Itália », 1971, n. 105 der wãhrend der Weltwirtschaftkrise 1932, in « Vier-
teljahreshefte fiir Zeitgeschichte », XXIV (1976), n. 4,
W . Groener, Lebenserinnerungen. Jugend- Generalstab-
pp. 406-414
Weltkrieg, Gõttingen, 1957
D . Geyer, Sowjetrussland und die deutsche Arbeiterbewe-
W . Keil, Erlebnisse eines Sozialdemokraten, Stuttgart, gung 1918-1932, in « Vierteljahreshefte fúr Zeitge-
1947-48, 2 voll. chichte », XXIV (1976), n . 1 , pp. 2-37
G . Noske, Erlebtes aus Aufstieg und Niedergang einer
Das Kabinett Muller II. 28. Juni 1928 bis 27. Marx 1930,
Demokratie, Offenbach/Main 1947
a cura di M . Vogt, 2 voll., Boppard a. Rh., 1970
O. Meissner, Staatssekretàr unter Ebert, Hindenburg, Hit-
ler, Hamburg, 1950 Das Kabinett Cuno. 22. November 1922 bis 12. August
1923, a cura di K. H . Harbeck, Boppard a. Rh., 1970
P. Scheidemann, Memoiren eines Sozialdemokraten, Dres-
den, 1928 Das Kabinett Muller I. 27. Màrz bis 21. Juni 1920, a cura
di M . Vogt, Boppard a. Rh., 1971
G . Radbruch, Der innere Weg. Aufriss meines Lebens,
Stuttgart, 1951 Akten der Reichskanzlei Weimarer Republik. Das Ka-

167
binett Scheidemann. 13. Februar bis 20. Juni 1919, R. Kuhnl - G . Hardach, Die Zerstôrung der Weimarer
a cura di H . Schulze, Boppard a. Rh., 1971 Republik, Kõln, 1977
J. C. Hess, Gab es eine Alternative? Zum Scheitern des C. Klein, Weimar, Paris, 1968
Linksliberalismus in der Weimarer Kepublik, in « H i -
storische Zeitschrift », CCXXIII (1976), n. 3, pp. 638- H . H . Hermann, Weimar, Bestandsaiifnahme einer Repu-
654 blik, Reinbek, 1969
W . Ruge, Deutschland 1917-1933. Von der Grossen So-
zialistischen Oktoberrevolution bis zum Ende der
STORIA GENERALE DELLA REPUBBLICA DI WEIMAR Weimarer Republik, Berlin, 1967
A. Rosemberg, Origini delia Repubblica di Weimar, Fi-
G . Castellan, UAllemagne de Weimar 1918-1933, Paris,
renze, 1972
1969
A. Rosenberg, Storia delia Repubblica tedesca, Roma,
K. Buchheim, Die Weimarer Republik. Grundlagen und
1945
politische Entwicklung, Munchen, 1960
E. Niekisch, Die Legende von der Weimarer Republik,
K. D . Bracher, Die Auflósung der Weimarer Republik. Eine
Kõln, 1968
Studie zum Problem des Machtverfalls in der Demo-
kratie, Stuttgart-Dusseldorf, 1955 F. Neumann, Beemoth, Milano, 1977
G . Badia, Histoire de VAllemagne contemporaine, Paris, F. Stampfer, Die vierzehn Jahre der ersten deutschen Re-
1962, voll. I e I I publik, Karlsbad, 1936
T. Eschenburg, Die improvisierte Demokratie der Weima- B. Sõsemann, Das Ende der Weimarer Republik in der
rer Republik, Munchen, 1964 Kritik demokratischer Publizisten, Berlin, 1977
E. Eyck, Storia delia Repubblica di Weimar, Torino, 1966 A. Schwarz, Die Weimarer Republik, Konstanz, 1958
K. Dederke, Reich und Republik. Deutschland 1917-1933, G. Scheele, The Weimar Republic. Overture to the Third
Stuttgart, 1969 Reich, London, 1946
W . Conze, Die Zeit Wilhelms II und die Weimarer Repu- G. E. Rusconi, La crisi di Weimar, Torino, 1977
blik. Deutsche Geschichte 1890-1933, Tiibingen, 1964
E. Vermeil, La Germânia contemporânea, Bari, 1956
H . Heiber, Die Republik von Weimar, Munchen, 1966
Zehn Jahre deutsche Geschichte 1918-1928, Berlin, 1928
C. Hagener, Die Weimarer Republik, Braunschweig, 1963
F. Friedensburg, Die Weimarer Republik, Berlin, 1946 COSTITUZIONE, GIUSTIZIA,
P. Merker, Deutschland. Sein oder nicht sein?, México, AMMINISTRAZIONE, ISTITUZIONI
1944-1945, 2 voll. W . Runge, Politik und Beamtentum im Parteienstaat. Die

168 169
Demokratisierung der politischen Beamten in Preus- A. Grosser, Hitler. La presse et la naissance d'une dictature,
sen zwischen 1918 und 1933, Stuttgart, 1965 Paris, 1959
K. Doss, Das deutsche Auswàrtige Amt im Ubergang votn K. Schwend, Bayern zwischen Monarchie und Diktatur.
Kaiserreich zur Weimarer Republik. Die Schiilersche Beitrãge zur bayerischen Fr age in der Zeit von 1918-
Reform, Diisseldorf, 1977 1933, Munchen, 1954
O. Kirchheimer, Von der Weimarer Republik zum Faschis- H . S. Hegner, Die Reichskanzlei 1933-1945. Anfang und
mus. Die Auflòsung der demokratischen Rechtsord- Ende des Dritten Reiches, Frankfurt a.M., 1954
nung, Frankfurt a.M., 1976
W . Mann, Berlin zur Zeit der Weimarer Republik. Ein
M . Weber, Parlamento e governo nel nuovo ordinamento Beitrag zur Erforschung der wirtschaftlichen und poli-
delia Germânia, Bari, 1919 tischen Entwicklung der deutschen Hauptstadt, Berlin,
1957
C. Mortati, (a cura) La costituzione di Weimar, Firenze,
1946 G . Witzmann, Thuringen von 1918-1933. Erinnerungen
eines Politikers, Meisenheim a.G., 1958
E. J. Gumbel, Vier Jahre politischer Mord, Berlin, 1922

H . Sinzheimer - E. Fraenkel, Die Justiz in der Weimarer


Republik. Eine Chronik, Neuwied, 1968 FORZE ARMATE

J. Erger, Der Kapp-Liittwitz-Putsch. Ein Beitrag zur deuts- H . J. Gordon, The Reichswehr and the German Republic
chen Innenpolitik 1919-1921, Diisseldorf, 1967 1919-1926, Princeton, 1957
F. Duve - W . Kopitzsch, Weimar ist kein Argument, G . A . Craig, The Politics of the Prussian Army 1940-
Reinbek, 1976 1945, London, 1955
W . Besson, Wiirttemberg und die deutsche Staatskrise F. L . Carsten, Reichswehr und Politik 1918-1933, Kõln,
1928-1933, Stuttgart, 1959 1965
W . Benz, Suddeutschland in der Weimarer Republik, H . Herzfeld, Das Problem des deutschen Heer es 1919-
Berlin, 1970 1945, Laupheim, 1952
S. Kracauer, Die Angestellten. Aus dem neuesten Deutsch- C. Guske, Das politische Denken des Generais Von Seeckt,
land, Frankfurt a.M., 1930 Lubeck-Hamburg, 1971
E. J. Gumbel, Vom Fememord zur Reichskanzlei, Heidel- D . Groener-Geyer, General Groener: Soldai und Staats-
berg, 1962 mann, Frankfurt a.M., 1955
R. Heberle, From Democracy to Nazism. A regional case O. E. Schúddekopf, Das Heer und die Republik, Quellen
study on politicai parties in Germany, Baton Rouge, zur Politik der Reichs wehrfuhung 1918-1933, Han-
1945 nover-Frankfurt a.M., 1955

170 171
W . Ruge, Hindenburg. Porlrãt eines Militaristen, Berlin, la fine delia Germânia di Weimar, ibidem, 1977,
1974 n. 4.
H . Meyer-Welcker, Der Weg Offizier im Reichsheer der W . Conze, H . Raupach, (a cura) Die Staats- und Wirt-
Weimarer Republik, in « Militãrgeschichtliche Mittei- schaftskrise des deutschen Reiches 1923-1933, Stut-
lungen », 1976 tgart, 1967
K. E. Bom, Die deutsche Bankenkrise 1931, Munchen,
H . Meyer-Welcker, Seeckt, Frankfurt a.M., 1967
1967
W . Hubatsch, Hindenburg und der Staat, Aus den Pa- H . Barmeyer, Andreas Hermes und die Organisation der
pieren des Generalfeldmareschalls und Reichspràsiden- deutschen Landwirtschaft, Stuttgart, 1971
ten von 1878 bis 1934, Gõttingen, 1966
J. Kuczynski, Darstellung der Lage der Arbeiter in Deuts-
J. W . Wheeler-Bennett, La nemesi del potere, Milano, chland von 1917-18 bis 1932-33, Berlin, 1966
1957 F. Homburg, Industrie und Inflation. Studien und Doku-
mente zur Politik der deutschen Unternehmer 1916-
1923, Hamburg, 1977
ECONOMIA E POLITICA SOCIALE
K. Gossweiler, Grossbanken Industriemonopole Staat.
Oekonomie und Politik des staatsmonopólistischen
W . Rathenau, Ueconomia nuova, Torino, 1976
Kapitalismus in Deutschland 1914-1932, Berlin, 1971
B. Buchta, Die Junker und die Weimarer Republik. Cha- H . Gies, NSDAP und landwirtschaftliche Organisationen
rakter und Bedeiitung der Osthilfe in den Jahren 1928- in der Endphase der Weimarer Republik, in « Viertel-
1933, Berlin, 1959 jahrshefte fur Zeitgeschichte », X I I (1964)
M . Vogt, (a cura) Die Entstehung des Young-Plans. Dar- D . Gessner, Agrardepression, Agrarideologie und Konser-
gestellt vom Reichsarchiv 1931-1933, Boppard a.Rh., vative Politik in der Weimarer Republik, Wiesbaden,
1970 1977
H . Bõhme, Prolegomena zu einer Sozial- und Wirtschafts- D . Gessner, Agrarverbànde in der Weimarer Republik,
geschichte Deutschlands im 19. und 20. Jahrhundert, Dússeldorf, 1976
Frankfurt a.M., 1968
J. J. Lador Lederer, Capitalismo mondiale e cartelli tede-
R. Frommelt, « Paneuropa oder Mitteleuropa ». Einigungs- schi tra le due guerre, Torino, 1959
bestrebungen im Kalkul deutscher Wirtscbaft und
L. Preller, Sozialpolitik in der Weimarer Republik, Stut-
Politik 1925-1933, Stuttgart, 1977
tgart, 1949
E. Czichon, Wer verbalf Hitler zur Macht?, Kõln, 1967 F. A . Hermens, T. Schieder, (a cura) Staat, Wirtscbaft und
Politik in der Weimarer Republik, Berlin, 1967
G . Corni, Uagricoltura nella repubblica di Weimar e l'av-
vento del nazionalsocialismo, in « Rivista di storia con- P. Waline, Cinquante ans de rapports entre patrons et
temporânea », 1976, n. 3 e La componente agraria nel- ouvriers en Allemagne 1918-1945, Paris, 1968

172 173
H . Timm, Die deutsche Sozialpolitik und der Bruch der Staat. Die Politik der Generalkommission unter der
grossen Koalition im Mãrz 1930, Diisseldorf, 1952 Fúhrung Carl Legiens, 1890-1920, Diisseldorf, 1956

G . E. Rusconi, Weimar. Un modello di crisi per VItalia


degli anni settanta?, in « Quaderni d i sociologia»,
ORGANIZZAZIONI DI MASSA
XXIV (1975), nn. 1-2, pp. 5-54.
D . Petzina, Die deutsche Wirtscbaft in der Zwischen- K. Rohe, Das Reichsbanner Schwarz Rot Gold. Ein Beitrag
kriegszeit, Wiesbaden, 1977 zur Geschichte und Struktur der politischen Kampf-
verbãnde zur Zeit der Weimarer Republik, Diisseldorf,
H . Mommsen, D . Petzina, B. Weisbrod (a cura), Indu-
1964
strielles System und politische Entwicklung in der
Weimarer Republik, Diisseldorf, 1974 H . Karl, E. Kúcklich, Die antifaschistische Aktion. Doku-
mentation und Chronik Mai 1932 bis Jannuar 1933,
H J . Puhle, Agrarbewegungen in Kapitalistischen Indus- Berlin, 1965
triegesellschaften, Gõttingen, 1975.
K. G . P. Schuster, Der rote Frontkãmpferbund 1924-1929,
H . Denecke, Die agrarpolitischen Konzeptionen des deuts- Diisseldorf, 1975
chen Imperialismus, Berlin, 1972.
V. R. Berghahn, Der Stahlhelm. Bund der Frontsoldaten,
Diisseldorf, 1966
SINDACATI

W . Raase, Zur Geschichte der deutschen Gewerkschafts- SOCIALDEMOCRAZIA


bewegung 1919-1923, Berlin, 1967
H . Schulze, Anpassung oder Widerstand? Aus den Akten
F. Naphtali, Wirtschaftdemokratie, Ihr Wesen, Weg und des Parteivorstands der deutschen Sozialdemokratie
Ziel, Frankfurt a.M., 1966 1932-1933, Bonn-Bad Godesberg, 1975
H . Heer, Burgfrieden oder Klassenkampf. Zur Politik der
Sozialdemokratiscben Gewerkschaften 1930-1933, R . N . Hunt, German Socialdemocracy 1918-1933, Yale,
Neuwied-Berlin, 1971 1964

A . Enderle, H . Schreiner, E. Weckerle, J. Walcher, Das J. Von Freyberg, G . Fúlberth, J. Harrer, B. Hebel-Kunze,
rote Getverkschaftsbuch, Berlin, 1932 H . G . Hofschen, E. O t t , G . Stuby, Geschichte der
deutschen Sozialdemokratie 1863-1975, Kõln, 1977
M. Schneider, Das Arbeitsbeschaffungsprogramm des
ADGB. Zur gewerkschaftlichen Politik in der End- R. Schlesinger, Central European Democracy and its Back-
phase der Weimarer Republik, Bad Godesberg-Bonn, ground. Economic and Politicai Group Organization,
1976 London, 1953

H . J. Varain, Frete Gewerkschaften, Sozialdemokratie und K. Koszyk, Zwischen Kaiserreich und Diktatur. Die sozial-

174 175
demokratische Presse von 1914 bis 1933, Heidelberg, lands 1918-1933. Ein bibliographischer Beitrag, Mila-
1958 no, 1961
M . L . Salvadori, Kautski e la rivoluzione socialista, 1880- H . M . Bock, Geschichte des «linken Radikalismus » in
1938, Milano, 1976 Deutschland. Ein Versuch, Frankfurt a.M., 1976
G . Arns, Friedrich Ebert ais Reichspràsident, in T. Schie- E. Kúcklich, Streik gegen Notverordnungen! Zur Gewerk-
der (a cura), Beitrãge zur Geschichte der Weimarer schafts- und Streikpólitik der KPD gegen die staatsmo-
Republik, Munchen, 1971 nopolistische Offensive der Regierung Papen in Som-
mer und Herbst 1932, i n « Beitráge zur Geschichte
J. Schadt (a cura), Im Dienst an der Republik. Die der Arbeiterbewegung », V I I I (1971), n . 3
Tãtigkeitsberichte des Landesvorstands der Sozialde-
mokratiscben Fartei Badens 1914 bis 1932, Stuttgart, B. Gross, Willi Múnzenberg. Eine politische Biographie r

1977 Stuttgart, 1967


H . Drechsler, Die Sozialistische Arbeiterpartei Deutschland O. K. Flechtheim, Die KPD in der Weimarer Republikf

(SAPD), Meisenheim a.G., 1965 Frankfurt a.M., 1969


M . Buber Neumann, Da Potsdam a Mosca, Milano, 1966
H . Niemann, Das Heidelberger Programm der SPD von
1925, in « Zeitschrift fúr Geschichtswissenschaft » H . M . Bock, Syndikalismus und Linkskommunismus von
1976, n . 7 1918-1923. Zur Geschichte und Soziologie der Freien
Arbeiter-Union D's (Syndikalisten), der Allgemeinen
C. Beradt, Paul Levi. Ein demokratischer Sozialist in der
Arbeiter-Union D's und der Kommunistischen Arbeiter-
Weimarer Republik, Frankfurt a.M., 1969
Partei D's, Meisenheim a.G., 1969
P. Levi, Zwischen Spartakus und Sozialdemokratie, Frank- T. Weingartner, Stalin und der Aufstieg Hitlers. Die
furt a.M., 1969 Deutschlandpolitik der Sowjetunion und der Kommu-
H . G. Lehmann, II dibattito sulla questione agraria, M i - nistischen Internationale 1929-1934, Berlin, 1970
lano, 1977 H . Weber, Die Wandlung des deutschen Kommunismus*
Die Stalinisierung der KPD in der Weimarer Republik r

PARTITO COMUNISTA Frankfurt a.M., 1969, 2 voll.


K. H . Tjaden, Struktur und Funktion der KPD-Opposi-
W . T. Angress, Die Kampfzeit der KPD 1921-1923, Dús- tion (KPO), Meisenheim a.G., 1964
seldorf, 1973
R. Meyer-Leviné, Leviné. Leben und Tod eines Revolutio-
H . Wohlgemuth, Die Entstehung der Kommunistischen nãrs, Munchen, 1972
Partei Deutschlands 1914 bis 1918, Berlin, 1968
H . Weber, (a cura) Der Grundungsparteitag der KPD. RIVOLUZIONE DI NOVEMBRE
Protokoll und Materialen, Frankfurt a.M., 1969
Der Zentralrat der deutschen sozialistischen Republik
E. Collotti, (a cura) Der Kommunistische Partei Deutsch- 19.12.1918-8.4.1919, Leiden, 1968

176 177
Die Regierung der Volksbeauftragten 1918-1919, Diissel- F. Krause, Arbeitereinheit rettet die Republik. Dokumente
dorf, 1969, 2 voll. und Materialien zur Niederschlagung des Kapp-putsches
II Kongress der Arbeiter, Bauer»- und Soldatenràte Deut- im Mãrz 1920, Frankfurt a.M., 1970
schlands am 8. bis 14. April 1919 im Herrenbaus zu P. Brouè, La rivoluzione in Germânia, 1917-1923, Mila-
Berlin. Stenographisch.es Protokoll, Berlin, 1919 no, 1977
Allgemeiner Kongress der Arbeiter- und Soldatenràte S. Bologna, Composizione di classe e teoria del partito al-
Deutschlands vom 16. bis 21. Dezember 1918 im ie origini del movimento consiliare, in A A . V V . Ope-
Abgeordnetenhause zu. Berlin. Stenographischer Be- rai e stato, Milano, 1972
richt, Glashiitten i m Taunus, 1922 (reprint). G. Badia, Les Spartakistes 1918. UAllemagne en revolu-
tion, Paris, 1966
S. Vietzke, H . Wohlgemuth, Deutschland und die deutsche
Arbeiterbewegung in der Zeit der Weimarer Republik G. Badia, Le Spartakisme. Les dernières années de Rosa
1919-1933, Berlin, 1966 Luxemburg et de Karl Liebknecht 1914-1919, Paris,
1967
Institut fiir Marxismus Leninismus beim Z.K. der Sozialis-
tischen Einheitspartei Deutschland, (a cura) Doku- Institut fúr Marxismus Leninismus beim Z.K. der S.E.D.,
mente und Materialen zur Geschichte der deutschen Illustrierte Geschichte der Novemberrevolution in
Arbeiterbewegung, Berlin, 1958 sgg. Deutschland, Berlin, 1968

W . Nimitz, Die Novemberrevolution 1918 in Deutschland, S. Miller, G . A . Ritter, La rivoluzione tedesca 1918-1919,
Berlin, 1962 Milano, 1970
J. S. Drabkin, Die Novemberrevolution 1918 in Deutsch-
Spartakusbriefe, a cura dellTnstitut fúr Marxismus Leni-
land, Berlin, 1968
nismus beim Z. K . der S.E.D., Berlin, 1958
G. De Masi, G . Marramao, Consigli e stato nella Germâ-
Stenographischer Bericht iiber die Verhandlungen des Kon- nia di Weimar. Note storiche per una riflessione teóri-
gresses der Arbeiter-Bauern und Soldatenràte vom 25. ca, in « Problemi del socialismo », 1976, n . 2
Febraur bis 8. Mãrz 1919 in Munchen, Glashútten in
Taunus, 1974 (reprint). E. Collotti, La Germânia dei consigli, i n « I I Manifesto » r

1970, n. 5
G . Hillmann, Die Ratebewegung, Reinbek, 1971
E. Collotti, La rivoluzione tedesca, i n A A . W . Storia del-
Philipp Scheidemann, Der Zusammenbruch,Be{\ia, 1921 le rivoluzioni, Roma, 1966
R. Luxemburg, Scritti politici, Roma, 1967 E. Collotti, Sinistra radicale e spartachisti nella socialde-
mocrazia tedesca attraverso le « Spartakusbriefe », i n
K . Liebknecht, Scritti politici, Milano, 1967 « Annali deUTstituto Giangiacomo Feltrinelli », Mila-
E. Bernstein, Die deutsche Revolution. Geschichte der no, 1961
Entstehung und ersten Arbeitsperiode der deutschen R. K. Calkins, Hugo Haase. Der deutschen November-
Republik, Berlin, 1921 revolution letzter Kopf, Berlin, 1966

178 17?
D . Schneider, R. Kuda, Arbeiterràte in der Novemberre- G . Schmolze, Revolution und Ràterepublik in Munchen
volution, Frankfurt a.M., 1968 1918-1919 in Augenzeugenberichten, Diisseldorf, 1969
U . Kluge, Soldatenràte und Revolution. Studien zur Mili- A. Mitchell, Revolution in Bayern 1918-1919. Die Eisner-
tãrpolitik in Deutschland 1918-1919, Gõttingen, 1976 hegierung und die Ràterepublik, Munchen, 1967
E . Kolb, Die Arbeiterràte in der deutschen Innenpolitik P. Kritzer, Die bayerische Sozialdemokratie und die baye-
1918 bis 1919, Diisseldorf, 1962 rische Politik in den Jahren 1918 bis 1923, Munchen,
1969
W . Malanowski, Novemberrevolution 1918. Die Rolle der
SPD, Berlin, 1969

S. Haffner, Die verratene Revolution, Bern-Miinchen, 1969 PARTITI MODERATI E CHIESA

R. Gombin, Communisme de parti et Communisme des R. Morsey (a cura), Die Protokolle der Reichstagsfraktion
Conseils: Vexemple de la Republique de Weimar, in und des Franktionsvorstands der Deutschen Zentrums-
« Revue d'histoire moderne et contemporaine », 1976, partei 1926-1933, Mainz, 1969
n. 1
H . Lutz, Demokratie im Zwielicht. Der Weg der deutschen
T . Dorst, H . Neubauer, (a cura) Die Munchner Ràterepu- Katholiken aus dem Kaiserreich in die Republik 1914-
blik. Zeugnisse und Kommentar, Frankfurt a.M., 1966 1925, Munchen, 1963
H . Beyer, Von der Novemberrevolution zur Ràterepublik, E. Matthias, R. Morsey, Das Ende der Parteien 1933,
Berlin, 1957 Diisseldorf, 1960
W . Tormin, Zwischen Rãtediktatur und soziaie Demokra- S. Neumann, Die Parteien der Weimarer Republik, Stutt-
tie. Die Geschichte der Ràtebewegung in der deutschen gart, 1965
Revolution 1918-1919, Diisseldorf, 1954
R. Kúhnl, Die Nationalsozialistische Linke 1925-1930,
A . J. Ryder, The German Revolution of 1918. A study Meisenheim a.G., 1966
on German Socialism in War and Revolt, Cambridge, R. Opitz, Der deutsche Sozialliberalismus 1917-1933,
1967 Kõln, 1973
P. von Oertzen, Betriebsrãte in der Novemberrevolution, M . Eksteins, Theodor Heuss und die Weimarer Republik.
Diisseldorf, 1963 Ein Beitrag zur Geschichte des deutschen Liberalismus,
V . Ullrich, Die Hamburger Arbeiterbewegung vom Vora- Stuttgart, 1976
bend des Ersten Weltkrieges bis zur Revolution 1918- D . Junker, Die deutsche Zentrumspartei und Hitler 1932-
1919, Hamburg, 1976, 2 voll. 1933, Stuttgart, 1976
P. Kuckuck, (a cura) Revolution und Ràterepublik in R. Morsey, Die deutsche Zentrumspartei 1917-1923,
Bremen, Frankfurt a.M., 1969 Diisseldorf, 1966

180 181
D . Riesenberger, Die Katholische Friedensbewegung in P. Tommissen, Carl Schmitt e il Renouveau cattolico nella
der Weimarer Republik, Diisseldorf, 1976 Germânia degli anni venti, in « Storia e Politica »,
J. Jacke, Kirche, Staat, Parteien in der Weimarer Republik. 1975, n. 4
Zur institutionellen Problematik des deutschen Protes- K. Bergmann, Agrarromantik und Grosstadtfeindschaft,
tantismus nach dem Ende des Staats- Kirchentums Meisenheim/Glahn, 1970
1918, in « Zeitgeschichte », I I I (1976), nn. 11-12

CULTURA
CULTURA ANTIDEMOCRÁTICA
G . Buonfino, Agitprop e « controcultura » operaia nella
C. Schmitt, Le categorie del « politico ». Saggi di teoria
Repubblica di Weimar, in « Primo maggio », nn. 3-4,
politica, Bologna, 1972
febbraio-settembre 1974
C. Schmitt, La dittatura. Dalle origini deWidea moderna G . Buonfino, La politica culturale operaia. Da Marx e Las-
di sovranità alia lotta di classe proletária, Bari, 1975
salle alia rivoluzione di novembre 1859-1919, Milano,
M . H . Kater, Studentenschaft und Rechtsradikalismus in 1975
Deutschland 1918 bis 1933. Eine Sozialgeschichtliche M . Brauneck, Die rote Fahne. Kritik, theorie, Feuilleton
Studie zur Bildungskrise in der Weimarer Republik,
Hamburg, 1975 1918-1933, Munchen, 1973
H . Brenner, La politica culturale del nazismo, Bari, 1965
M . H . Kater, Die Artamanen-Vôlkische Jugend in der
Weimarer Republik, in «Historische Zeitschrift », Deutsche Akamedie der Kúnste zu Berlin, (a cura) Litera-
C X I I I (1971), n. 3 tur der Arbeiterklasse. Aufsâtze iiber die Herausbildung
der deutschen sozialistischen Literatur 1918-1933,
K. Sontheimer, Antidemokratisches Denken in der Wei-
Berlin, 1971
marer Republik. Die politischen Ideen des deutschen
Nationalismus zwischen 1918 und 1933, Munchen, Deutsche Akademie der Kúnste zu Berlin, (a cura) Aktio-
1964 nen-Bekenntnisse- Perspektiven. Berichte und Doku-
mente vom Kampf um die Freiheit des literarischen
M . Schneller, Zwischen Romantik und Faschismus. Der
Schaffens in der Weimarer Republik, Berlin, 1966
Beitrag Othmar Spanns zum Konservativismus in der
Weimarer Republik, Stuttgart, 1970 W . Fahnders, Proletarisch-revolutionare Literatur der Wei-
M . Ferrari Zumbini, Lo Spãtwerk storico-filosofico di marer Republik, Stuttgart, 1977
Oswald Spengler, in « Storia e Politica », I I I (1975), K. Dúwell, Staat und Wissenschaft in der Weimarer
luglio-settembre Epoche, i n T. Schieder (a cura), Beitrãge zur Geschi-
H . Muth, Carl Schmitt in der deutschen Innenpolitik des chte der Weimarer Republik, Munchen, 1971
Sommers 1932, in T. Schieder (a cura) Beitrãge zur I . Deak, Weimar Germany's Left-wing Intellectuals, A
Geschichte der Weimarer Republik, Munchen, 1971 Politicai History of the Weltbuhne, Berkeley, 1968

182 183
G . Craig, Engagement and neutrality in Weimar Germany, «Beitrãge zur Geschichte der Arbeiterbewegung»,
in « Journal of Contemporary History », 1967, n . 2 X I I I (1971), n . 4
E. Collotti, Karl Von Ossietzky e la « Weltbúhne » nella J. Rúhle, Literatur und Revolution. Die Schriftsteller und
lotta politica in Germânia alia vigília delVavvento na- der Kommunismus, Munchen, 1963
zista, in « Belfagor », 1965, n. 2
L . Peter, Literarische Intelligenz und Klassenkampf. « Die
C. Cases, L'autocrítica degli intellettuali tedeschi e il di- Aktion » 1911-1932, Kõln, 1972
battito sull'espressionismo, in « Quaderni storici »,
G . Mosse, La nazionalizzazione delle masse, Bologna, 1975
1977, n. 34
K. Lõwenstein, Sozialismus und Erziehung. Auswahl aus
I. Jens, Dichter zwischen Rechts und Links, Munchen,
den Schriften 1919-1933, Bonn, 1976
1973
W . Fãhnders, M . Rector, (a cura) Literatur und Klassen-
M . Jay, « Dialektische Phantasie ». Die Geschichte der kampf. Zur proletarischerevolutionàren Literaturtheo-
Frankfurter Schule und des Instituís fiir Sozialfors-
rie 1919-1923, Berlin, 1971
chung 1923-1950, Frankfurt a.M., 1976
W . Benjamin, Vopera d'arte nelVepoca delia sua riprodu-
D . Hoffmann-Ostwald-U. Behse, Agitprop 1924-1933, cibilità técnica. Arte e società di massa, Torino, 1966
Leipzig, 1960
R. Weber, Proletarisches Theater und revolutionare Arbei-
H . Gallas, Teorie marxiste delia letteratura, Bari, 1973 terbewegung 1918-1925, Kõln, 1976
P. Gay, Die Republik der Aussenseiter. Geist und Kultur Zur Tradition der sozialistischen Literatur in Deutschland.
in der Weimarer Zeit 1918-1933, Frankfurt a.M., 1970 Eine Auswahl von Dokumenten, Berlin, 1967
L . Forte, La poesia dadaista tedesca, Torino, 1976 E. Schútz, Kritik der literarischen Reportage. Reportagen
und Reiseberichte aus der Weimarer Republik iiber die
H . Lether, Neue Sachlichkeit 1924-1932, Studien zur Lite- USA und die Sowjetunion, Munchen, 1977
ratur des « weissen Sozialismus », Stuttgart, 1970
W . U . Schiitte, (a cura) Bis funf nach zwõlfe kleine Maus.
W . Laqueur, La repubblica di Weimar, Milano, 1977 Streifzug durch satirische Zeitschriften der Weimarer
Republik, Berlin, 1975
S. Kracauer, Cinema tedesco (1918-1933), Milano, 1954
G . E. Rusconi, La teoria critica delia società, Bologna, 1968
E. Kolinski, Engagierter Expressionismus. Politik und Li-
teratur zwischen Weltkrieg und Weimarer Republik, G . Lukàcs, «Kommunismus» 1920-1921, Padova, 1972
Emsdetten, 1970 A . Lacis, Professione rivoluzionaria, Milano, 1976
F. W . Knellessen, Agitation auf der Biihne. Das politische H . Eisler, Argument Sonderbànde, Berlin, 1975
Theater der Weimarer Republik, Emsdetten, 1970
H . Eisler, Musik und politik. Schriften, 1924-1948, Leip- -

W . Kiessling, Heinrich Mann an der Seite der KPD, in zig, 1973

184 185
B. Brecht, Scritti sulla letteratura e suWarte, Torino, 1967 grôssten Mietkasernenstadt der Welt, Berlin- Frankfurt
a.M.-Wien, 1963
Film und revolutionàre Arbeiterbewegung in Deutschland
1918-1932, Berlin, 1975
K. Weill, Ausgewâhlte Schriften, Frankfurt, 1975 POLITICA ESTERA E RAPPORTI TEDESCO-SOVIETICI

E. Piscator, II teatro politico, Torino, 1960 H . Euler, Die Aussenpolitik der Weimarer Republik,
Ff. Marcuse, Cultura e società, Torino, 1969 1918-1923, Aschaffenburg, 1957
K. Diiwell, Deutschlands auswãrtige Kulturpolitik 1918-
D . Schmidt (a cura), Manifeste, Manifeste 1905-1933, 1932. Grundlinien und Dokumente, Kõln, 1976
Dresden, 1965
E. H . Carr, Berlin-Moskau. Deutschland und Russland
D . Schmidt, Bauhaus, Dresden, 1966 zwischen den beiden Weltkriegen, Stuttgart, 1954 (ed.
E. Collotti, II Bauhaus nell'esperienza politico-sociale del- or. Baltimore, 1951)
ia Repubblica di Weimar, in « Controspazio », 1970, E. H . Carr, German-Soviet Relations between the two
nn. 4-5 world Wars, 1919-1939, Baltimore, 1951
G . C. Argan, Walter Gropius e la Bauhaus, Torino, 1951 A . Schreiner, Zur Geschichte der deutschen Aussenpolitik,
50 Jahre Bauhaus, Stuttgart, 1968 Berlin, 1952

An alie Kunstlerl, Berlin, 1919 (reprint, Kõln, 1970) L . Fischer, The Soviets and the World Affairs. A History
of relations between the Soviet Union and the rest
O. Schlemmer, L . Moholy-Nagy, F. Moinar, II teatro del of the World, London, 1930, 2 voll.
Bauhaus, Torino, 1975
J. C. Favez, Le Reich devant Voccupation franco-belge de
M . Franciscono, Walter Gropius e la creazione del Bauhaus, la Ruhr en 1923, Genève, 1969
Roma, 1975
F. Klein, Die diplomatischen Beziehungen Deutschlands
B. J. Lewis, George Grosz. Arte e politica nella Repub- zur Sowjetunion 1917-1932, Berlin, 1953
blica di Weimar, Milano, 1977
C. Hõltje, Die Weimarer Republik und das Ost-Locarno-
B. Miller Lane, Architettura e politica in Germânia 1918-
1945, Roma, 1971 Problem 1919-1934, Wúrzburg, 1958
G . Fuchs, Der Imperialismus der Weimarer Republik und
H . Meyer, Architettura e rivoluzione. Scritti 1921-1942,
Padova, 1969 die Lebensinteressen des tschechischen und slowakis-
chen Volks, in « Jahrbuch fúr Geschichte der sozialis-
W . Gropius, Die neue Architektur und das Bauhaus, Ber- tischen Lánder Europas », X V I I I (1974)
lin, 1965
A. Norden, Zwischen Berlin und Moskau. Zur Geschichte
W . Hegemann - 1930, Das steineme Berlin Geschichte der der deutsch-sowjetischen Beziehungen, Berlin, 1954

187
W . Link, Die amerikanische Stabilisierungspolitik in Deuts-
chland 1921-1932, Die Vereinigten Staaten von Ame-
rika und der Wiederaufstieg nach dem Ersten Welt-
krieg, Diisseldorf, 1970
L . Kochan, Russland und die Weimarer Republik, Diissel-
dorf, 1960
W . Ruge, Die Aussenpolitik der Weimarer Republik und
das Problem der europãischen Sicherheit 1925-1932,
in «Zeitschrift fiir Geschichtswissenschaft », 1974,
n. 3
W . Pade, Die Expansionspolitik des deutschen Imperialis-
mus gegenuber Lateinamerika 1918-1933, in « Zeits-
chrift fiir Geschichtswissenschaft», 1974, n . 6
K. Obermann, Die Beziehungen des amerikanischen Impe-
rialismus zum deutschen Imperialismus in der Zeit der
Weimarer Republik 1918-1925, Berlin, 1952
L. Zimmermann, Deutsche Aussenpolitik in der ara der
Weimarer Republik, Gõttingen, 1958

188
CRONOLOGIA D E I P R I N C I P A L I A W E N I M E N T I
D E L L A REPUBBLICA D I W E I M A R

1918

9 novembre - Proclamazione delia Repubblica


10 novembre - Congresso dei Consigli degli operai e dei
soldati
11 novembre - Armistizio tra la Germânia e PIntesa
dicembre - Definizione delia Zentralarbeitsgemeinschaft,
« Comunità di lavoro » tra padronato e proletariato
22-23 dicembre - Repressione delia rivoluzione dei Con-
sigli a Berlino

31 dicembre - Si costituisce i l Partito Comunista Tedesco

1919
16 gennaio - Assassínio di Karl Liebknecht e Rosa Lu-
xemburg. Repressione del movimento spartachista
19 gennaio - Elezioni delTAssemblea nazionale. Sconfitta
delle sinistre
6 febbraio - Primo dibattito alPAssemblea Nazionale
12 febbraio - Ebert designato Presidente del Reich. Go-
verno Scheidemann (coalizione di centro)
21 febbraio - Assassinio d i Kurt Eisner a Mónaco
6 marzo - Prima legge sulla Reichswehr provvisoria
marzo - Sciopero generale e agitazione rivoluzionaria

191
a Berlino. Fallito tentativo finanziario di Erzberger Processo Helfferich-Erzberger.
sabotato dai gruppi dominanti
20 gennaio - Entra i n vigore i l Trattato d i Versailles men-
marzo-aprile - Repubblica dei Consigli i n Baviera
tre è approvato i l nuovo regolamento delia Reichswehr.
28-30 aprile - Repressione del movimento rivoluzionario.
13-16 marzo - Putsch d i Kapp. I I Governo si rifugia a
aprile - Creazione delPUnione Nazionale delllndustria Dresda e Stoccarda. Lo sciopero generale salva la Re-
Tedesca pubblica.
7 maggio - Consegna del trattato di pace 27 marzo - Dimissioni del Cancelliere Bauer e caduta di
20 giugno - Dimissioni del Governo Scheidemann. Gover- Noske. Governo Muller ( I ) . Coalizione d i centro.
no Bauer (coalizione di centro) Gessler ministro delia Reichswehr.

22 giugno - Ratifica del trattato di pace da parte del- 6 giugno - Elezioni generali per i l Reichstag. Avanzano
1'Assemblea Nazionale la destra e i socialisti indipendenti.
11 agosto - Entra in vigore la Costituzione delia Repubblica 21 giugno - Dimissioni del Cancelliere Muller e costitu-
di Weimar zione del governo Fehrenbach, di centro.
8 ottobre - Assassínio di Haase, capo dei socialisti indi- 5-16 luglio - Conferenza internazionale di Spa.
pendenti
8 agosto - Congresso di Salisburgo del NSDAP.
I n conseguenza del Trattato di Pace la Germânia vede
ridotta del 4 0 % la própria capacita produttiva. L'indice ottobre - Scissione delia USPD ad Halle.
delia produzione industriale scende a 57 (1913 = 100),
4-7 dicembre - Nasce a Berlino dalla fusione tra partito
i l debito fluttuante raggiunge 50 miliardi alia fine del
comunista e sinistra dei Socialisti Indipendenti i l Par-
1918, 86 nella primavera 1919. Nel corso delPanno i ser-
tito Comunista Unificato di Germânia. Organo del
vizi statali esaminano 40.000 brevetti industriali. Gropius
partito è la Rothe Fahne.
fonda a Weimar la Bauhaus. Sorge i l Novembergruppe.
Prima edizione de Considerazioni di un apolitico, di T. I I debito fluttuante sale a 153 miliardi di marchi. For-
Mann. Rathenau scrive La Nuova Economia, mentre O . te aumento del cos to delia vita. Agitazioni sindacali in tut-
Spengler pubblica la prima parte de 17 Tramonto deWOc- to i l paese. È pubblicato i l manifesto del dadaismo tede-
cidente. A . Rosenberg e D . Eckhart avviano la Campagna sco: Che cos'è il dadaismo e cosa vuole in Germânia. A
antisemitica. giugno è allestita la prima grande mostra Dada. Mentre
viene messo in scena i l Guglielmo Tell d i Schiller nella
versione di L . Jenner, Piscator fonda a Berlino i l Teatro
1920 proletário. R. Weine gira II gabinetto del dott. Caligari.
gennaio-febbraio - Riprende 1'agitazione rivoluzionaria.
Grandi manifestazioni dinanzi al Reichstag in occasio- 1921
ne delia discussione sui consigli d'impresa. La legge
relativa è varata i l 18 gennaio. gennaio-marzo - Conferenza interalleata sulle riparazioni.

192 193
marzo - « Azione di marzo » del movimento comunista. 24 giugno - Assassínio d i Rathenau.
Agitazioni nella Germânia centrale, ad Amburgo, nel- 18 luglio - Legge sulla «protezione» delle istituzioni repub-
la Ruhr. blicane.
10 maggio - Dimissioni del Cancelliere Fehrenbach. Go- luglio - Crisi del marco. I I dollaro quotato a 493,20 marchi
verno Wirth ( I ) . Inizio delia politica di esecuzione. contro i 191,80 del gennaio.
28 maggio - Rathenau ministro per la ricostruzione. 18 agosto - Grande manifestazione del NSDAP.
26 agosto - Assassínio di Erzberger. ottobre - Rapporti unitari tra socialisti maggioritari e in-
7 ottobre - Accordo internazionale sulle riparazioni tede- dipendenti.
sche per un ammontare di 132 miliardi. 24 novembre - Dopo la crisi del governo W i r t h provocata
31 ottobre - Pagamento agli Alleati delia prima quota, dalla socialdemocrazia, costituzione del governo di tec-
pari ad un miliardo d i marchi oro. nici presieduto dal cancelliere Cuno.

8 dicembre - Hitler al National Klub di Berlino. L'NSDAP Crisi inflazionistica. I I costo delia vita è aumentato
non supera i 4000 iscritti. 70-80 volte rispetto agli indici del 1914. Defiicit comples-
sivo di 157 miliardi di marchi. Progressi delia concentra-
Ripresa « artificiale » delTagricoltura. Problema delle zione monopolística: accordi Stinnes-Lubersac.
Ferrovie. Rottura del Patto Sociale. A l Congresso d i
Górlitz la socialdemocrazia si proclama fedele al marxismo.
Sviluppi delia « cartellizzazione »: H . Stinnes controlla i l 1923
16% delPindustria carbonífera. G . Grosz pubblica II
volto delia classe dominante, mentre escono i Principi 6 gennaio - Conferenza dei partiti comunisti a Essen sulla
fondamentali per la ricostruzione delia nostra forza mili- questione tedesca.
tare di H . von Seeckt.
10 gennaio - La Germânia è dichiarata insolvente.

1922 11-13 gennaio - Occupazione franco-belga delia Ruhr. Re-


sistenza passiva tedesca.
6 gennaio - Conferenza Internazionale d i Cannes.
27-29 gennaio - Primo Congresso nazionale del NSDAP.
31 gennaio - Rathenau, ministro degli esteri.
gennaio-marzo - Crollo del marco e agitazioni in tutto i l
marzo - Sciopero nelle ferrovie. paese.
aprile-maggio - Conferenza económica d i Génova. 9-15 marzo - Dibattito al Reichstag sul « compromesso
fiscale ». Rottura tra padronato e socialdemocrazia.
16 aprile - Trattato di Rapallo tra Germânia e Unione so-
viética; avvia la collaborazione tra Reichswehr e Arma- 26 maggio - Memoriale degli industriali a Cuno sulla que-
ta Rossa. stione delle riparazioni.

194 195
11 agosto - Dimissioni di Cuno e costituzione del Gabi- 30 dicembre - La Commissione per le riparazioni accetta
netto Stresemann. R. Hilferding assume i l dicastero del- d i creare un comitato per la situazione tedesca.
le Finanze.
Proletarizzazione delle classi medie e disoccupazione
agosto - Manifestazioni di destra in Baviera. nel Reich. K. Kollwitz, H . Filie, G . Grosz collaborano al-
1'album Fame. Viene costituito a Francoforte lTstitu-
12-14 agosto - Sciopero generale nel paese.
to per le scienze sociali, mentre escono Storia e coscienza di
14 settembre - Mobilitazione eversiva delia « Reichswehr classe d i G . Lukacs, e Marxismo e Filosofia d i K. Korsch.
nera » e crisi del governo. Benjamin pubblica II dramma barocco Tedesco. Mostra d i
Klee a Berlino. Prima grande esposizione delia Bauhaus:
16 settembre - Cessazione delia resistenza passiva nella Arte e Técnica - una nuova unità.
Ruhr.
27 settembre - Stato d'assedio nel Reich per reprimere
1'azione delia « Reichswehr nera ». 1924

6 ottobre - Secondo governo Stresemann. 13 gennaio - Fine dello stato d'assedio.


15 ottobre - Decreto sul Rentenmark. marzo - Processo a Hitler e Luddendorff.
22-23 ottobre - Sciopero dei portuali d i Amburgo. 16 aprile - I I governo si pronuncia a favore del piano
25 ottobre - Scioglimento delia « Reichswehr nera ». Dawes.
24 aprile - Morte di Stinnes.
29 ottobre - Repressione del movimento popolare in Sas-
sonia e Turingia. Nuova legislazione sui contratti col- 4 maggio - Elezioni al Reichstag.
lettivi.
3 giugno - Secondo Gabinetto Marx.
2 novembre - La socialdemocrazia esce dal governo.
giugno-luglio - Conferenza di Londra e convenzione sul
novembre - I disoccupati superano i 3,5 milioni mentre i l piano Dawes.
dollaro è quotato 4,2 biíioni di marchi. 29 agosto - Ratifica parlamentare del piano Dawes. Pré-
.8 novembre - Putsch d i Hitler e Luddendorff a Mónaco. stito USA di 800 miliardi d i marchi oro.
23 settembre - I I governo si orienta per Pingresso nella
16-20 novembre - Conversione del marco.
Società delle Nazioni.
23 novembre - Crisi del governo Stresemann. Gabinetto
7 dicembre - Elezioni al Reichstag.
di centro del Cancelliere Marx.
dicembre - Crisi del governo prussiano d i sinistra.
8 dicembre - Legge di « autorizzazione ».
15 dicembre - Dimissioni del Cancelliere Marx.
21 dicembre - Abrogazione governativa delle 8 ore di la-
voro. Schacht direttore delia Reichsbank. 20 dicembre - Hitler è rimesso in liberta.

196 197
Razionalizzazione capitalistica i n espansione. A w i o del 10 febbraio - Nota di Stresemann sulPingresso delia Ger-
piano Dawes e inizio delia ripresa económica. Riorganizza- mânia nella Società delle Nazioni.
zione del sistema monetário. Thomas Mann pubblica La
5 maggio - Ordinanza sulla questione delia bandiera.
Montagna incantata, mentre Toller termina in cárcere
L'Uomo massa. Avvia le pubblicazioni i l periódico social- 11 maggio - Syelato un piano eversivo nazionalista.
democratico Die Gesselschaft.
17 maggio - Caduta del Governo Luther ( I I ) . Gabinetto
di centro del Cancelliere Marx.
1925 22 maggio - Assemblea nazista di Mónaco. Adozione del
Fuhrerprinzip.
15 gennaio - Governo Luther (I) con la partecipazione dei
Tedesco-Nazionali. 20 giugno - Fallimento del referendum sulPespropriazio-
ne dei principi.
20 febbraio - Sconfitta delia grande coalizione in Prússia.
8 settembre - La Germânia entra nella Società delle Na-
28 febbraio - Morte del Presidente Ebert. zioni.
26 aprile - Hindenburg Presidente del Reich con i voti 8 ottobre - Dimissioni d i von Seeckt da capo delia
delia destra. Reichswehr.
4 luglio - Evacuazione delia Ruhr. 3 dicembre - Legge contro la letteratura oscena e porno-
18 luglio - Hitler pubblica Mein Kampf. gráfica.

13-18 settembre - Congresso delia SPD ad Heidelberg. 23 dicembre - Legge sui Tribunali del lavoro.
Prosegue la ripresa industriale, ma la disoccupazione
12 ottobre - Trattato commerciale con PUnione Soviética.
registra 1.300.000 unità. Protezionismo agricolo e caro-
5-16 ottobre - Conferenza d i Locarno. vita. La Reichswehr viene definita « stato nello stato ».
Riorganizzazione delia Deutscher Normendusschuss. V .
ottobre - Crollo del gruppo Stinnes. Kandinsky pubblica Punkt und Line zu Flàche, mentre na-
Forte ripresa industriale e intensificazione delia mo- sce i l movimento delia Nuova Oggettività. F. Lang gira i l
dernizzazione produttiva. Difficoltà creditizie nelPagricol- film Metropolis.
tura. I I dirigibile Zeppelin LZ 126 vola senza scalo a New
York. La Bauhaus si trasferisce a Dessau.
1927

1926 31 gennaio - Quarto Gabinetto Marx con la partecipazione


dei Tedeschi-nazionali. Hindenburg appoggia esplicita-
19 gennaio - Secondo governo Luther dopo Puscita dei Te- mente la destra. Fine del controllo militare Alleato
desco-nazionali. sulla Germânia.

198 199
gennaio - Contratto tra I G Farben e Standard O i l . 20 ottobre - Hugenberg assume la direzione dei Tedesco-
nazionali.
13 maggio - Caduta dei titoli in Borsa.
novembre - Conflitti sindacali nella Renania e sentenza
maggio - Conferenza económica internazionale di Gine-
arbitrale d i Severing.
vra.
La produzione industriale supera gli indici del 1913.
22-27 maggio - Congresso delia SPD a Kiel. Discorso di Si accentua 1'indebitamento con Testero. DifEcoltà dell'a-
Hilferding sui compiti delia socialdemocrazia nella Re-
gricoltura. La stabilizzazione è precária, ma si diffonde un
pubblica.
certo ottimismo económico. I I transadantico Bremen con-
luglio - Legge sulle assicurazioni contro la disoccupazione. quista i l « nastro azzurro » nella traversata atlântica. Re-
marque pubblica AlVOvest niente di nuovo. Prima rap-
17 agosto - Accordo per la cooperazione económica tra presentazione de UOpera da tre soldi, d i B. Brecht e K .
Francia e Germânia. Weil.
Investimenti e prestiti americani aiutano la ripresa
tedesca. Produzione d i prototipi per le armi nuove e col-
laborazione industria-esercito. Dibattito sulla riorganizza- 1929
zione territoriale del Reich. Prima edizione di Essere e
Tempo di Heidegger. A . Zweig pubblica Lo strano caso 1 maggio - Disordini comunisti a Berlino e agitazioni con-
del sergente Grischa. tadine nello Schleswig.
26-31 maggio - Congresso delia SPD a Magdeburgo.
1928 7 giugno - Sottoscrizione del piano Young. Rateizzazione
delle riparazioni.
14 gennaio - Dimissioni d i Gessler dal Ministero delia
14 giugno - Concordato con la Chiesa i n Prússia.
Guerra. G l i subentra von Groener. Intensificazione del
riarmo. 9 luglio - Alleanza tra Hugenberg e Hitler.
gennaio - Conferenza nazionale dei Lãnder. 6 agosto - Conferenza Internazionale sul piano Young
all'Aia.
febbraio - Crisi delia coalizione d i destra.
9 ottobre - Morte di Stresemann.
22 febbraio - Consiglio agricolo alia presenza di Hinden-
burg. 24 ottobre - Crollo delia Borsa di New York. Ha inizio
la Grande Crisi.
20 maggio - Elezioni generali e avanzata socialdemocratica.
6 dicembre - Memorandum d i Schacht sul piano Young.
28 giugno - Secondo Governo Muller, d i grande coalizione.
Dimissioni d i Hilferding.
27 agosto - Patto Briand-Kellog di rinuncia alia guerra,
22 dicembre - Agitazione nazionalistica contro i l piano
settembre - Orientamento per la revisione del piano Dawes. Young e disgregazione del partito Tedesco-nazionale.

200 201
La crisi ha effetti immediati sull'economia tedesca. I ottobre - Crisi del governo di coalizione i n Prússia.
disoccupati superano i 2 milioni; i l carico degli interessi per
i prestiti stranieri grava per oltre 1,2 miliardi di R. M . A l dicembre - 1 disoccupati superano i 4,5 milioni.
congresso di Magdeburgo la sinistra socialdemocratica ot- Espansione del ruolo dello Stato nelPeconomia e di-
tiene larghi consensi. Dibattito sul militarismo. Pubblica- battito sulla pianificazione a ridosso delPaggravamento del-
zione di Democrazia Económica, curata da F. Naphtali per ia crisi che sconvolge 1'apparato creditizio e produttivo. Dif-
l'ADGB. I I KPD adotta la linea del « socialfascísmo ». fusione del nazismo nelle campagne. Escono i N . S. Monat-
Mentre viene attribuito i l Premio Nobel a Thomas Mann, shefte, mentre A . Rosenberg pubblica Der Sumpf. Muore
escono Deutschland, iiber Alles di Tucholsky e II Teatro i l dirigente comunista P. Levi.
politico di Piscator.

1931
1930
10 febbraio - Secessione parlamentare dei nazisti sulla
gennaio - Seconda Conferenza dell'Aia per Pattuazione del questione del piano Young.
piano Young.
19 marzo - Progetto d i Unione doganale con 1'Austria o-
25 febbraio - Decreto di Groener contro comunisti e na- steggiato in sede internazionale.
zisti.
31 marzo - Manifestazione degli « Elmi d'acciaio » a Bre-
7 marzo - Dimissioni di Schacht. Suo avvicinamento a slavia.
Hitler.
29 giugno - Moratória Hoover.
12 marzo - Ratifica tedesca del piano Young.
9 luglio - Incontro Hitler - Hugenberg.
27 marzo - Crisi del Governo Muller e costituzione del
Gabinetto Bruning (I) di Centro. 13 luglio - Crollo delia Danatbank e crisi bancaria.

1 luglio - Proclamazione delia liberazione delia Renania. 9 agosto - Fallimento delia campagna degli « Elmi d'ac-
ciaio » contro la Prússia socialdemocratica.
18 luglio - Scioglimento del Reichstag. Riorganizzazione
del Partito Democrático con la denominazione d i Staats- 19 settembre - Nomina del Commissario del Reich sulle
partei. imprese creditizie.
26 luglio - Decreto sulla cartellizzazione. - Dimissioni di Curtius - Groener Ministro degli Interni.
settembre - I disoccupati raggiungono i 3 milioni. 10 ottobre - Incontro Hkler-Hindenburg. Si forma i l
14 settembre - Elezioni generali. Forte avanzata nazista. « Fronte di Harzburg » Alleanza tra nazisti, tedesco-
nazionali ed Elmi d'acciaio.
23 settembre - Processo d i Ulm.
8 dicembre - Decreto per la sicurezza delPêconomia e del-
16 ottobre - Secondo governo Bruning. ia finanza e per la difesa delia pace interna.

202 203
Caduta delle riserve auree. La disoccupazione supera i 9 agosto - Decreto contro i l terrorismo politico.
6 milioni d i unità. Crollo dei titoli azionari e rovina del si- 13 agosto - Nuovo incontro Hindenburg-Hitler.
stema produttivo. Destabilizzazione delPassetto istituzio-
nale. Aperta collusione tra apparati statali e forze eversive: 29 agosto - Von Papen rivendica per la Germânia la parità
crisi delia Repubblica. Congresso delTSPD a Lipsia. È fon- degli armamenti.
data la Zeitschrift fiir sozialforschung. 30 agosto - Goering presidente del Reichstag.
12 settembre - Caduta del governo von Papen.
1932 27 ottobre - Hitler espone i l programma nazista all'As-
semblea degli Industriali tedeschi a Diisseldorf.
gennaio - La violenza nazista si sviluppa i n tutto i l Reich.
6 novembre - Nuove elezioni generali.
2 febbraio - Conferenza di Ginevra sul disarmo.
3 dicembre - Gabinetto von Schleyer.
10 aprile - Rielezione d i Hindenburg alia Presidenza del
Reich. 11 dicembre - Risoluzione delia Conferenza sul disarmo:
riconoscimento delPuguaglianza d i diritti tra Germânia
24 aprile - Elezioni in Prússia. e Alleati.
13 maggio - Dimissioni di Groener. Cresce rinfluenza d i
von Schleyer, legato ai nazisti. Schlange-Schõningen
commissario del Reich per la Osthilfe. 1933
30 maggio - Hindenburg licenzia i l governo Bruning. gennaio - Crisi del Governo Schleyer.
4 giugno - Formazione del Gabinetto von Papen. Sciogli- 30 gennaio - Hitler diviene Cancelliere del Reich.
mento del Reichstag. Agonia delia Repubblica.
I disoccupati raggiungono i 6 milioni. Crollo delia
14 giugno - Revoca del decreto di scioglimento delle S.A. produzione industriale, del reddito nazionale (40% rispet-
e S.S. to al 1929), dei salari (35%). Fallimenti e socializzazione
delle perdite; mancanza d i sbocchi alTinterno e alVestero.
16 giugno - Conferenza per le riparazioni a Losanna. La
La Germânia scende al 5° posto nella produzione mondiale.
Germânia ha versato 32 miliardi di marchi oro.
19 luglio - Congresso di unità antifascista promosso a Ber-
lino dal KPD.
20 luglio - Colpo di Stato d i von Papen i n Prússia.
26 luglio - Discorso di von Schleyer sul riarmo e sulla r i -
strutturazione delPesercito (Umbau).

31 luglio - Elezioni al Reichstag. Successo nazista.


205
204
INDICE DEI N O M I
INDICE DEI NOMI

Abelshauer, W., 28 Dawes, C , 81


Abendroth, W., 15, 24 De Giovanni, B., 135
Adler, F., 104,126,127 De La Vega, R., 105
Adler, M., 105, 106, 107, 110, Dessauer, F., 153
113, 114, 116, 117, 119, 131, Deutsch, J., 106
132, 134 Dickson, G . R., 150
Adler, V., 104,106 Diesel, E . , 145
Adorno, T . W"., 142 Dietrich, B., 15
Albertin, L., 28 Dilthey, W., 156
Alexander, G . , 138 Dõblin, A., 153-155
Angress, W. T., 23 Dollfuss, E . , 133
Dos Passos, J., 154

Bach, J . A., 20 Ebert, F., 13


Bauer, O., 24, 104-108, 110-113, Ehni, H . P., 25
115-119, 121, 125-130, 132, Ellenbogen, W., 123
134, 135 Engels, F., 96,118
Becher, J. R., 139,151 Erhard, L . , 32
Behrens, P., 143, 159,160 Eyck, E . , 33, 39
Benjamin, W., 34,150,151
Benn, G., 153,156
Benz, W.,16 Fehrenbach, K., 16
Bernstein, E . , 114,120, 121 Fichte, J. G . , 155
Bloch, E „ 153,160,161 Fischer, W., 28
Bonacchi, G. M., 127 Flechtheim, O. K., 23
Bracher, K . D . , 14, 40 Foa, V., 29, 76
Brady, R., 82 Ford, H., 158
Braun, A., 110 Fosse, B., 155
Brecht, B., 144,151,155,161 Fraenkel, E . , 45
Briand, A., 85 Freyer, H . , 147
Bruck, M. van den, 144, 147
Bruning, H . , 9, 14, 15, 19, 20, 22,
26, 30, 47, 61, 63, 65, 68, Gallas, H . , 39
89-91, 104 Gates, R. A., 28
Gay, P., 35, 38,141
Gerlach, H . von, 30,31
Cacciari, M., 29, 78,135 Gessler, O., 30
Cases, C , 35,154 Gestigkeit, W., 14
Chamberlain, H . S., 156,160 Geyer, C , 15,16
Collotti E . , 12,23 Goerdeler, K. F., 32
Conze, W., 19 Gossweiler, K., 18
Cuno, W., 16.111 Graml, H . , 16

209
Gramsci, A., 125, 153,158 Kehr, E . , 41 Naphtali, F., 100 84, 86, 87
Grifone, P., 76 Kelsen, H . , 111, 117-119, 121, 125- Naumann, F., 30, 31, 33, 35 Scheidemann, P., 16
Groener, G . W., 30 127, 129-131 Negri, A., 127 Schieder, T., 19
Grosz, G . , 137,155 Kirchheimer, O., 35 Neumann, F., 48,102,133 Schleicher, K. von, 27, 66, 68, 69
Gropius, W., 30 Klages, L., 153,156,160 Neurath, O., 122, 123 Schleier, H . , 40
Grosser, A., 15 Kocka, J., 28 Niekisch, E., (N. Gotz) 148 Schmitt, C , 144
Gumperz, J., 139 Kokoschka, O., 137 Nietzsche, F., 156 Schneider, M., 26, 28
Grossmann, H . , 76,127 Kõllmann, W., 28 Nuss, K., 23 Schulze, H . , 17, 26
Guillebaud, G . W., 79 Kopitzsch, F. D. W., 15 Schúller, H., 138,139
Gumperz, J., 139 Korsch, K., 131 Opitz, R„ 31-33 Schumacher, M., 28, 30
Kuczynski, J., 18, 21, 28, 84 Ossietzky, C. von, 36 Schumpeter, J. A., 122
Kiihnl, R., 14,17, 153 Seipel, I., 133
Hardach, G . , 14,17,153 Kun, B., 110 Palmier, J. M., 153 Seiwert, F. W., 139
Harrer, J., 24, 25, 26 Papen, F. von, 20-22, 25-27, 30, Sell, F. C , 32
Haupt, H . G . , 28 66, 68, 91 Severing, C , 20, 32
Heartfield, J., 137, 155 Lafargue, P., 111,121 Parker, G . , 84, 86 Schelling, J., 155
Heer, H , 26 Laqueur, W., 36, 38 Perls, J., 15 Simmel, G . , 156,157
Hegel, G . W. F., 161 Lassalle, F., 119,121 Peter, L . , 29 Sohn-Rethel, A., 103
Heinemann, G . , 13 Leichter, O., 10-1, 102, 104 Petzina, D., 19, 28 Sombart, W., 8,153,157
Herbert, F., 150 Leipart, Th., 99 Piscator, E . , 138 Sontheimer, K., 139-143
Herrmann-Neisse, M., 138, 139 Lenin, V. I., 107 Plechanov, G., 121 Speer, A., 79
Hermens, F. A., 19 Levi, P., 51,134 Palany, K., 123 Spengler, O., 147
Hess, J. C , 31, 32 Liebknecht, K., 41, 51 Poole, K. E . , 91 Spranger, E „ 146
Heuss, T. P., 30 Link, W., 82 Poor, M., 28 Steinberg, H . J., 28
Hielsen, F., 147 Low, A. D„ 110 Popper, E . , 157 Stephan, W., 31, 32
Hilferding, R., 8, 20, 32, 41, 46, Lukács, G . , 135,153,161 Popper, J., 153 Sternthal, F., 147
59, 93-99, 101-104, 110, 120- Luther, H . , 16 Potthof, H . , 100 Stinnes, H . , 72
125, 133, 135 Luxemburg, R., 51 Preuss, H . , 30 Stoecker, H . , 31
Hindenburg, F. M. P. von, 37 Priimm, K., 143 Streseman, G . , 85
Hinrichs, P., 29
Hitler, A., 33, 36, 44, 60, 67, Mach, E., 111,126,127 Quidde, L . , 30 Thalmann, E . , 139
69, 71, 91 Maier, Ch., 28 Tjaden, K. H . , 23
Hoegner, W., 16, 27 Mann, H . , 151 Radek, K., 109 Todt, F., 79
Hofmansthal, H . von, 146,153 Mann, K., 161 Rathenau, W., 8, 30, 72, 77-79, Trotskij, L., 125
Hõrster-Philips, U„ 17, 21 Mann, Th., 141,143,144 122, 153, 157-160 Tucholsky, K., 36,151
Huch, R., 145 Mannheim, K., 144 Raupach, H . , 19
Hugenberg, A., 33, 34 Marcon, H., 27 Renner, K., 110, 120-125,135 Utitz, E., 145,146
Hunt, R. N., 26 Marianelli, M., 141 Reulecke, J., 28
Marramao, G . , 108,131 Rohe, K., 25 Valiani, L., 133
Martines, G . , 153 Roosevelt, F . D . , 90
Isherwood, C , 155 Marx, K., 118, 119, 121, 126, 127, Rosenberg, A., 125 Weber, H , (vedi Bauer, O.)
130 Roth, K. H., 28,29, 30 Weber, M , 8, 30, 121, 123, 153,
Marx, W., 16 Rothe, W., 139,153 157
Jaspers, K., 145 Mason, T., 28 Ruhle, O., 51
Jones, L. E . , 28 Weisbrod, B., 19, 28
Mehring, F., 111, 121,138 Rusconi, G . E . , 11, 12, 17-19, 21, Wehler, H . U., 17, 41
Jung, E . , 147 Meriggi, M. G., 29 22, 24-26, 36, 74, 75, 96-98,
Jung, F., 139 Wheeler, R., 28
Mises, L . von, 122,123 101, 104, 131, 133, 139, 140, Wiesner, J., 153, 157
Junger, E . , 147-150 Mitchell, C , 84 150 Winkler, H . A., 28, 97
Mittner, L . , 153 Wirth, J., 16
Kanehl, O., 139 Mommsen, H . , 19,28 Salvadori, M. L . , 114 Wolf, F., 139
Kapp, E„ 50, 67,137,157 Muller, H . , 16,19, 21, 22, 30 Sandkuhler, H . J., 105 Woytinsky, W., 64, 133
Kautsky, K., 96, 106-108, 111-115, Muller, O., 145 Sann, O., 147
121 Muthesius, H . , 153, 159, 160 Schacht, H . , 8, 77, 79, 80, 81, 83, Young, O., 86

210 211