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L'assedio della citt� di Famagosta da parte degli Ottomani ai danni della

Repubblica di Venezia fu la battaglia decisiva che permise ai Turchi di


impossessarsi dell'intera isola di Cipro; l'assedio dur� quasi un anno, dal 22
agosto 1570 al 4 agosto 1571.
l 22 agosto 1570 la citt� di Famagosta venne assediata dall'imponente flotta turca
ottomana capitanata da Lala Kara Mustafa Pasci�. I veneziani erano guidati da
Marcantonio Bragadin e da Astorre Baglioni.

Appena cominciato l'assedio, verso met� ottobre, il comandante ottomano Lala


Mustaf� invit� il governatore della citt� Bragadin ad arrendersi, donandogli anche
un carniere di pernici, ma questi rifiut� sia l'"invito" sia il carniere. Vedendosi
rifiutato il proprio invito, il generale turco s'irrit� passando quindi a modi
"meno cortesi": invi� l'ordine di resa immediata insieme con la testa mozzata e in
fase di putrefazione di Niccol� Dandolo, governatore di Nicosia. Questo non
spavent� n� Bragadin n� Baglioni, i quali, dopo aver fatto seppellire i resti con
le dovute onoranze funebri, decisero di non arrendersi.

Famagosta aveva un ottimo sistema difensivo: si affacciava al mare ed era protetta


da un muro di cinta dotato di quattro bastioni e a sua volta la cinta muraria era
protetta da un ampio e profondo fossato. Questo per� non poteva resistere
all'enorme esercito ottomano, e per giunta in continuo incremento d'unit�, che
stringeva sotto assedio la piccola citt� veneziana. A peggiorare la situazione dei
veneziani s'aggiunse pure la scarsit� di derrate alimentari in giacenza.

I primi attacchi vennero condotti dai giannizzeri, che per� furono respinti dalla
cavalleria veneziana. Vedendo l'inutilit� di questo tipo d'attacco, Lala Mustaf�
decise di cambiare tattica e di far uso dell'artiglieria: con 25 cannoni e 4
basilischi cominci� a bombardare la citt�.

Data la loro colossale inferiorit� numerica, gli assediati, dal canto loro, non
potevano fare altro che resistere con la speranza che da un momento all'altro
giungessero in loro aiuto rinforzi da Venezia. Nel frattempo Bragadin e il
comandante delle truppe Astorre Baglioni seppero sfruttare al meglio le poche
truppe di cui disponevano e il sistema fortificato sul quale si appoggiavano:
riuscirono a resistere per tutto l'inverno, in grazia principalmente della loro
controbatteria e delle incursioni a sorpresa che effettuavano al di fuori delle
mura nell'accampamento degli assedianti.

Tutto questo non fece altro che irritare maggiormente il generale turco, il quale
temeva un'altra rovinosa sconfitta come quella subita durante l'Assedio di Malta
avvenuto cinque anni prima; un altro insuccesso militare avrebbe compromesso la sua
carriera e forse anche la sua stessa vita. Quindi chiese ulteriori rinforzi e dopo
due mesi riusc� a incrementare il proprio esercito assediante raggiungendo le
250.000 unit�.

Il 26 gennaio 1571 giunsero a Famagosta 16 galee veneziane guidate da Marcantonio


Querini, non per offrire supporto militare contro il nemico, bens� solo per
rifornimento di viveri e di nuove truppe, circa 1.600 uomini: tra questi rimase a
combattere anche il figlio di Gianantonio Querini, Marcantonio. Un successivo
rifornimento di 800 fanti arriv� in marzo.

Agli inizi di aprile l'esercito turco riprese l'attivit� bellica (per tutto
l'inverno non vi furono attacchi militari, ma venne solamente mantenuto l'assedio).
Nel frattempo gli ottomani avevano posizionato nuova artiglieria e scavato nuove
trincee, in tutto 85 cannoni pi� alcuni grossi basilischi di bronzo. Riprese quindi
anche il bombardamento sulla citt�, la quale ormai era ridotta a un cumulo di
macerie.

Verso fine luglio 1571 Mustafa Pasci�, che aveva da poco perso il figlio in
battaglia, ordin� il pi� pesante bombardamento dall'inizio dell'assedio: la torre
nord venne in gran parte demolita. Ormai le mura non erano pi� in grado di
resistere e i soldati, in gran parte feriti, erano rimasti appena settecento,
incapaci di gestire la difesa.

Il Baglioni e il colonnello Martinengo optarono per la resa. Marcantonio Bragadin


prevedeva il tragico destino della citt�, e decise quindi di sottoscrivere la resa.

Il 1� agosto 1571[1][2] Famagosta si arrese. I capi veneziani ottennero da Mustafa


Pasci� la promessa di aver salva la vita a loro e a tutti i cittadini della citt�
ancora in vita, considerando anche l'eventualit� che essi decidessero di
rimpatriare. I turchi avrebbero messo a disposizione delle imbarcazioni per
evacuare i veneziani a Candia, mentre altra parte dell'accordo prevedeva che la
popolazione civile non sarebbe stata molestata. Nel documento di capitolazione il
comandante turco si era impegnato promettendo e giurando per Dio et sopra la testa
del Gran Signore di mantenere quanto nei capitoli si conteneva. Qualche giorno dopo
per�, alla consegna delle chiavi della citt� ai nuovi possessori, c'erano stati
scontri verbali tra Bragadin e il comandante turco, che irrimediabilmente avevano
portato alla rottura dell'accordo.

Sembra che Lala Mustaf� si fosse inizialmente adirato con Bragadin e i suoi
capitani dopo aver scoperto dell'uccisione, durante la tregua, di decine di soldati
turchi prigionieri dei veneziani, vicenda testimoniata da alcuni superstiti
fuggiaschi che avevano raccontato l'accaduto. Inoltre Bragadin si era opposto alla
decisione del Pasci� di trattenere a Famagosta uno dei capitani veneziani come
garanzia del ritorno delle imbarcazioni turche al porto. La richiesta di trattenere
un comandante veneto come ostaggio era ragionevole, ma viziata dall'errore di non
essere stata inserita direttamente nel capitolato del 1� agosto. L'ostinazione di
Bragadin aveva scatenato la rabbia di Mustaf�, che a sua volta aveva avuto una
reazione di eccessiva violenza, tanto da guadagnarsi, una volta tornato in patria,
la disapprovazione e il rimprovero da parte dello stesso sultano. Infatti Mustaf�
aveva fatto imprigionare i veneziani sulle galere turche, aveva fatto decapitare i
capitani al seguito di Bragadin e infine quest'ultimo dopo una serie di torture era
stato scorticato vivo. La sua pelle era stata poi riempita di paglia e innalzata
sulla galea del Pasci�, che l'aveva condotta a Costantinopoli

Il colonnello Martinengo, catturato, fu impiccato tre volte. La citt� venne


lasciata in balia delle milizie ottomane, che seminarono la strage.

Marcantonio Bragadin venne catturato e gli furono mozzate ambedue le orecchie,


quindi rinchiuso per dodici giorni in una minuscola gabbia lasciata al sole, con
pochissima acqua e cibo, sottoposto allo scherno dei soldati vincitori. Il 17
agosto 1571 venne condotto, dopo altre innumerevoli sevizie e umiliazioni, nella
piazza principale e scuoiato vivo.[3] La sua pelle, ancora oggi conservata a
Venezia, venne issata sulla nave ammiraglia e portata a Istanbul, da dove venne
rocambolescamente trafugata in seguito: custodita nell'Arsenale della citt� in una
botte per vivande, fu presa da uno schiavo veneziano, Gerolamo Polidori, che
corrompendo guardiani e aiutato dalla fortuna, riusc� a trasportarla via mare in
patria. Sepolta nel 1580 nella chiesa di San Gregorio fu trasferita nel 1596 in
quella dei Santi Giovanni e Paolo, dove si trova attualmente.[4][5]

L'eroica resistenza di Famagosta serv� in ogni caso a far guadagnare tempo alle
forze cristiane, tenendo impegnata l'immensa flotta ottomana: a Lepanto, appena un
mese e mezzo dopo, l'armata della Lega Santa ottenne una schiacciante vittoria
sulle forze turche.[