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La benedizione e il ministro del sacramento del matrimonio nel diritto


orientale
Alcune riflessioni gentilmente concesse a www.iuscanonicum.it da S.E. Mons. Hanna Alwan -
Vescovo Titolare di Sarepta dei Maroniti

Introduzione
"Sacramentum hoc magnum est: ego autem dico in Christo et in Ecclesia" (Ef 5,32). E’ superfluo ribadire in
questa sede che tutta la teologia sul sacramento del matrimonio, sia in occidente che in oriente, si fonda
essenzialmente sull'insegnamento del Signore stesso, completata e perfezionata da quella di San Paolo
nella sua epistola agli Efesini. Il Signore istituisce l'indissolubilità del matrimonio nella volontà e la mente del
Creatore stesso che ha creato l'uomo maschio e femmina (Gen. 1,27) per unirsi e procreare divenendo una
sola carne, partecipando in questo modo assai efficace al progetto della creazione stessa del mondo. E’
stato poi San Paolo a determinare la natura di questa unione come una alleanza associata all'Alleanza di
Cristo con la Chiesa (Ef. 5, 22-33), della sua unione con essa che è opera di Dio "Ex Christi institutione
matrimonium validum inter baptizatos eo ipso est sacramentum, quo coniuges ad imaginern indefectibilis
unionis Christi cum Ecclesia a Deo uniuntur gratiaque sacramentali veluti consecrantur et roborantur" (can.
776, § 2). E’ da questo concetto che proviene la grandezza del sacramento del matrimonio, essendo opera
di Dio, è il sacramento di Cristo stesso che offre la propria vita per la salvezza della sua Chiesa, suo corpo
mistico, al quale è legato, con un legame organico, mistico e indissolubile, per amore e fedeltà alla Nuova
Alleanza.
E’ proprio nel senso del sacro nella tradizione orientale, sia nel concetto teologico stesso della natura dei
sacramenti, sia nella celebrazione di questi sacramenti, che risiede l'essenziale differenza fra il matrimonio
nella Chiesa Latina e il matrimonio nelle Chiese Orientali. Già nel primo canone sul matrimonio, il CCEO al
can. 776, fa sentire l'essenziale ruolo ed intervento diretto di Dio nell'istituzione e nella celebrazione del
matrimonio: "Matrimoniale foedus a Creatore conditum eiusque legibus instructum". Per gli orientali, Dio
agisce nei sacramenti "a Deo uniuntur" (can. 776, § 2) e i sacramenti sono un'azione della Chiesa. "La
Chiesa nella quale Dio si rivela costituisce, in qualche modo, sacramento dal quale derivano i singoli
sacramenti. Secondo il can. 673, la celebrazione dei sacramenti è azione della Chiesa" [1]. E per questo,
che non c'è matrimonio nelle Chiese Orientali, senza un rito sacro (can. 828), dove la presenza attiva del
ministro sacro costituisce un elemento essenziale indispensabile per la validità.
Tutte le divergenze nella disciplina matrimoniale canonica, tra la normativa orientale e quella latina,
provengono dalla specifica tradizione comune orientale, legata strettamente al senso del sacro ed
all'intervento santificandi dello Spirito Santo, tramite preghiere, gesti e benedizioni effettuate dal ministro
sacro.

Il senso del sacro


In un articolo intitolato Sacralità e dimensione umana dei "Canones” [2], per spiegare l'incipit “Sacri canones”
della Costituzione apostolica promulgativa del CCEO, Padre Ivan Žužek, Segretario della PCRCDCO [3],
trova nel termine Sacrum, con l'antipode profanum, il significato del sublime, del divino, del bello, del
cosmos, della purezza originaria della creatura di Dio e di tutto ciò che è di Dio e in rapporto diretto con Dio.
Al termine sacer si possono collocare due sinonimi: "Un sinonimo di sacer nella terminologia cristiana è
rappresentato qualche volta dalla parola sanctus quando si vogliono qualificare con essa le cose

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appartenenti alla Chiesa e riferentesi a Dio oppure alla religione... Un altro sinonimo di sacer, in vari testi, è
rappresentato dalla parola divinus, se presa nel primo senso indicato sopra in riferimento alla parola sanctus
[4]. Da questi sensi provengono gli aggettivi dati nel CCEO ai sacri ministri, ordini sacri, arte sacra, sacri
vincoli e il rito sacro necessario per la validità della celebrazione del matrimonio orientale. Lo stesso, il can.
828, § 2, spiega il senso del rito nel matrimonio: "Sacer hic censetur ritus ipso interventu sacerdotis
assistentis et benedicentis". In altre parole, il rito diventa sacro solo con l'intervento attivo del ministro sacro
esercitando il suo munus santificandi, che si manifesta praticamente con la benedizione oltre all'assistenza
ossia la presenza passiva da semplice testimone qualificato allo scambio dei consensi.
Nel CCEO, come anche nel CIC, la benedizione serve alla consacrazione, e spesso si usa l'espressione
consecratio vel benedictio (cf. cann. 869; 871, etc.), per la consacrazione dei luoghi sacri, delle cose o delle
chiese, dedicandoli all'esclusivo uso sacro per il culto divino. La benedizione degli sposi nella celebrazione
del matrimonio, secondo la tradizione orientale, sta per indicare la consacrazione dell'unione, che nasce fra
di loro, in presenza del Signore con la reciproca espressione di volontà. I gesti e le preghiere liturgiche, che
accompagnano i movimenti, spiegano ed esprimono il concetto teologico o giuridico della celebrazione del
sacramento. La liturgia è sempre stata ritenuta come fonte dello studio della Teologia, perché essa "è
considerata tradizionalmente come luogo privilegiato di manifestazione della fede (lex orandi - lex credendi)"
[5]. È mediante i gesti, i movimenti e le parole delle preghiere che lì accompagnano, che si esprime il
fondamento teologico del sacramento. La benedizione degli sposi, nel rito sacro del matrimonio, si dà
sempre in seguito allo scambio del consenso che ne è l'elemento essenziale, in quanto ratifica divina della
nuova alleanza, che nasce in presenza di Dio e mediante l'opera dello Spirito Santo, basata sull'Alleanza di
Cristo con la Chiesa, suo Corpo mistico. Per questo, la dimensione del sacro o del divino della
consacrazione, che viene manifestata ed esercitata dal sacerdote o dal ministro sacro, resta uno degli
elementi essenziali ed indispensabili per la validità del consenso matrimoniale scambiato fra i futuri sposi.

La benedizione e il ministro del sacramento del matrimonio


L'espressione "interventu sacerdotis assistentis et benedicentis" nel can. 828, § 2, non è abbastanza chiara
per togliere ogni dubbio sull'esclusività della funzione del sacerdote, come ministro o co-ministro del
sacramento, soprattutto dopo l'esplicita affermazione di Pio XII nel 1943: "matrimonium enim, quo coniuges
sibi invecem sunt ministri gratiae" [6]. D'altra parte, il can. 828 non lascia dubbio sul fatto, che senza il rito
sacro non c'è un valido matrimonio in Oriente, e senza la benedizione del sacerdote o del vescovo
competente, non c'è rito sacro. Anche nella precedente normativa orientale, al can. 85 del M.P. Crebrae
allatae, emanata dallo stesso Papa Pio XII, sei anni dopo il Mystici Corpori [7], si richiede la benedizione del
sacerdote, come elemento essenziale del rito sacro, senza il quale non c'è valido matrimonio.
L'ambiguità del summenzionato canone ha succitato contrapposizioni teoriche fra i canonisti e ha
diversificato le opinioni. Per alcuni il sacerdote o il vescovo è ministro, per altri è co-ministro, e per altri
ancora, non è nè l'uno nè l'altro. Per il Padre Navarrete [8], ad esempio, il ministro del sacramento del
matrimonio non può essere il sacerdote benedicente nemmeno per gli orientali, perché solo il consenso degli
sposi costituisce la causa efficiente del matrimonio [9]. Questo principio "consensus facit nuptias" proviene
dalla natura pattizia del matrimonio, concepito come pactio coniugalis, conventio, e foedus e che suppone,
che i diritti e gli obblighi sorgono proprio dallo scambio delle volontà dei soggetti e non da altra causa
estrinseca [10], è un principio che risale all'antichissimo diritto romano, che è stato poi abbracciato da alcuni
Padri della Chiesa, come Sant’Ambrogio, San Giovanni Crisostomo [11] e dagli autori scolastici. Alcuni
autori moderni portano un altro argomento a sostegno della validità del consenso, senza l'esclusivo

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intervento del sacerdote benedicente come ministro, e cioè la validità dei matrimoni orientali celebrati senza
benedizione in periculo mortis, a norma del can. 832, e cioè con il solo scambio del consenso e la presenza
dei testimoni. La funzione ministeriale degli sposi non è mai stata messa in discussione, a differenza di
quella del ministro sacro.
Vediamo ora la posizione ufficiale della Chiesa alla luce della tradizione e dell'insegnamento al riguardo. Due
anni dopo il CCEO, promulgato nel 1990, il Romano Pontefice Giovanni Paolo II, con la Costituzione
Apostolica Fidei depositum, del 11 ottobre 1992, ha promulgato il Catechismo della Chiesa Cattolica. La
prima edizione del Catechismo va oltre il CCEO nell'affermare esplicitamente e senza mezzi termini, che il
sacerdote è il ministro del sacramento per gli orientali: "Nelle liturgie orientali, il ministro del sacramento
(chiamato "incoronamento") è il presbitero o il vescovo che, dopo aver ricevuto il reciproco consenso degli
sposi, incorona successivamente lo sposo e la sposa in segno dell'alleanza matrimoniale" [12]. Un altro
documento ufficiale della Sede Apostolica è apparso nel 6 gennaio 1996: si tratta della Istruzione per l'Appli-
cazione delle prescrizioni liturgiche del CCEO [12], emanata dalla Congregazione per le Chiese Orientali,
dove si riafferrna di nuovo e inequivocabilmente il ministero del sacerdote: "Nella tradizione orientale il
sacerdote, oltre ad assistere, deve benedire il matrimonio. Benedire significa fungere da vero ministro del
sacramento, in virtù della sua potestà di santificazione sacerdotale, affinché gli sposi siano uniti da Dio ad
immagine dell'unione nuziale indefettibile di Cristo con la Chiesa e che siano consacrati l'u- no all'altro dalla
grazia sacramentale" [14].
La formulazione della prima edizione del Catechismo ha suscitato diverse polemiche, non solo perché ha
preso posizione in una questione teologica discussa, ma anche per la mancata precisazione circa
l'incoronamento, che per alcune Chiese orientali è un elemento essenziale, mentre per altre non lo è. Per
questo, la Commissione Inter-dicasteriale per la Revisione del Testo del Catechismo, per non inserire
posizioni teologiche discusse e per offrire "una sicura norma per l'insegnamento della fede" [15], e dall'altra
parte per non allontanarsi dalla tradizione orientale comune, che ha delle serie rilevanze sul piano
dell'Ecumenismo e del riconoscimento reciproco della sacramentalità del matrimonio, particolarmente per i
matrimoni misti con i battezzati acattolici orientali [16], ha cambiato la formulazione assolutista della prima
versione del Catechismo. Infatti, nell'edizione tipica latina del 1997, si legge: "In traditionibus Ecclesiarum
Orientalium sacerdotes - Episcopi vel presbiteri - testes sunt consensus mutuo a sponsis praestiti, sed etiam
eorum benedictio ad validitatem sacramenti est necessaria" [17].
Mi sembra che il testo dell'Istruzione sia più esatto, perché senza prendere una posizione teologica circa
l'esclusività della funzione ministeriale del sacerdote nel matrimonio, ha lasciato capire, come ha fatto
d'altronde il CCEO stesso, che il sacerdote o il vescovo sono ministri del sacramento, ma non in modo
esclusivo, essi perciò sono co-ministri. In più la formula dell'Istruttoria ha indirettamente inserito gli argo-
menti giustificativi dell'intervento del ministro sacro, secondo la tradizione orientale. Vale a dire, egli è
ministro perché usa il suo munus santificandi ed a nome di Dio unisce gli sposi nel foedus coniugale e
consacra l'unione manifestata liberamente da loro stessi. Il munus del ministro sacro non sta per sostituire lo
scambio dei consenso, ma per santificarlo, ratificarlo, consacrano a nome di Dio, perché il matrimonio è
anche opera. di Dio; è per questo che si dice che "ciò che Dio ha unito l'uomo non può dividere" (cf. Mt
19,6).
Appare superfluo cercare di provare qui, che la mens del Legislatore è sempre stata a favore della
salvaguardia della benedizione del Ministro sacro, come elemento essenziale per la validità dei matrimoni, a
causa della sua provenienza dalla genuina ed antica tradizione orientale. La benedizione esisteva già nella
precedente normativa del can. 85 del Crebrae allatae e prefigurava già nelle prime riunioni del PCCICOR
"Consultores omnes tenent hanc normam fundamentalem servandarn esse, qua iure orientali tamquam

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condicio necessaria ad validitatem formae ordinariae celebrationis matrimonii requiritur praeter assistentiam
activarn sacerdotis, ritus sacer seu benedictio sacerdotalis" [18].
Resta però la questione della sua giustificazione giuridica, in risposta agli argomenti giuridici di quelli che
negano la giuridicità della funzione ministeriale del sacerdote nel sacramento del matrimonio, come
elemento essenziale sine qua non, e quelli che sostengono che l'efficacia del consenso nasce da sé stesso
e dalla reciproca volontà manifestata liberamente dai contraenti, che non è sostituibile da nessuna altra au-
torità (can. 817, § 2) e che non ha bisogno di nessuna conferma ab estrinseco [19]. Lo stesso Padre
Navarrete, che sostiene questa tesi, studiando il CCEO ha avvertito subito un certo senso del sacro nella
tradizione orientale, che dà origine alla differenza con il concetto giuridico al quale si attiene la normativa
canonica latina: "La tradizione canonica orientale invece, ovviamente senza trascurare il suo compito di
operare nel campo del diritto con strumenti giuridici, ha messo in prevalenza l'accento sul fatto che il
matrimonio fra battezzati è sacramento per istituzione di Cristo e quindi anche nella sua dimensione giuridica
va visto e trattato nel quadro del mistero dell'unione sponsale di Cristo con la Sua Chiesa del quale il
matrimonio cristiano è segno e partecipazione (GS, 48,6)" [20].
Ma, anche sotto il profilo del sacramento, la benedizione nuziale rimane un elemento giuridico della forma
canonica ordinaria [21]. Il principale Ministro di ogni sacramento è lo Spirito Santo, che agisce tramite il
Sacerdote suo ministro. Lo Spirito Santo viene invocato al momento dell'Epiclesi di ogni sacramento, per
santificare e trasformare gli elementi visibili dei sacramenti in realtà invisibile di grazia. "L'essenza del
sacramento nuziale consiste nell'opera dello Spirito Santo, invocato dalla Chiesa per mezzo del sacerdote,
ministro dei ministri di Dio, con la quale gli sposi diventano icone viventi del Mistero soprannaturale
dell'unione tra Dio-Verbo e la natura umana, tra Cristo e la Chiesa" [22]. Il senso del sacro e della sacralità
nell'amministrazione dei sacramenti nelle Chiese orientali personifica la presenza e l'intervento della divinità
in ogni sacramento [23]. Alcuni studiosi sono andati oltre questo concetto, fino a considerare il sacramento
come una realtà quasi "tridimensionale o triangolare, in cui Dio con i coniugi, nella Sua Chiesa, ha
personalmente la Sua parte. Non per dire che si tratta di 'un patto a tre' invece di 'un patto a due' e ragionare
secondo una nozione esclusivamente contrattuale o pattizia del matrimonio; ma per significare più
compiutamente, in chiave anche istituzionale, che la coppia cristiana, scambiando il consenso matrimoniale
in presenza del sacerdote benedicente, quale ministro sacro di Dio, quale “alter Christus”, si inserisce con il
sacramento, davanti a Dio “coram Deo”, nell'istituzione sacra del matrimonio" [24].

+ Hanna Alwan
Vescovo Titolare di Sarepta dei Maroniti

estratto da “La condizione nella tradizione orientale” - LEV 2009


per www.iuscanonicum.it

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Note:
[1] Congregazione per le Chiese Orientali, Istruzione per l'applicazione delle prescrizioni liturgiche del
CCEO, LEV, 1996, p. 36, n. 40.

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[2] I. ŽUŽEK, Sacralità e dimensione umana dei "canones", in Congregazione per le Chiese Orientali, Ius
ecclesiarum vehiculum caritatis, LEV, 2004, pp. 53-116.
[3] Pontificia Commissione per la Revisione del Codice di Diritto Canonico Orientale.
[4] I. ŽUŽEK, Sacralità e dimensione, cit., p. 56.
[5] C. GUGEROTTI, Diritto e Liturgia nelle Chiese Orientali Cattoliche, in Congregazione per le Chiese
Orientali, lus ecclesiarum, cit., pp. 266; cfr. Congregazione per le Chiese Orientali, Istruzione per
l'applicazione delle prescrizioni liturgiche del CCEO, LEV, 1996.
[6] PIUS PP. XII, Lettera Enciclica Mystici Corporis, del 29 giugno 1943, in AAS 35 (1943), p. 202.
[7] Ibidem.
[8] U. NAVARRETE, lus matrimoniale latinum et orientale, in Periodica de re canonica, 80 (1991), pp. 636-639.
[9] U. NAVARRETE, Legislazione matrimoniale nel CIC e nel CCEO, in AA.VV., Acta symposii internationalis
circa Codicem Canonum Ecclesiarum Orientalium, Université Saint-Esprit de Kaslik, Kaslik-Liban 1996, pp.
281-282; cf. U. NAVARRETE, ll matrimonio nel diritto canonico: natura del consenso matrimoniale, in AA.VV.,
La definizione essenziale giuridica del matrimonio, Atti del colloquio romanistico-canonistico (13-16 marzo
1979), Roma 1980, pp. 125-139; cf. U. NAVARRETE, Questioni sulla forma canonica ordinaria nei Codici latino
ed orientale, in Periodica de re canonica, 85 (1996), pp. 492-497.
[10] cf. U. NAVARRETE, Il matrimonio, cit.
[11] S. GIOVANNI CRISOSTOMO, De virginitate, 41; PG 48, 564.
[12] IOANNES PAULUS PP. II, Catechismo della Chiesa Cattolica, LEV, 1992, p. 416, n. 1623.
[13] Congregazione per le Chiese Orientali, Istruzione, cit.
[14] Ibidem, p. 66, n. 82.
[15] IOANNES PAULUS PP. II, Const. Apost. Fidei depositum, del 13 ottobre 1992, in AAS 86 (1994), p. 117;
IOANNES PAULUS PP. II, Littera Apost. Laetamur magnopere, del 15 agosto 1997, in AAS 89 (1997), p. 820.
[16] P. SZABÒ, Matrimoni misti ed ecumenismo. Prospettive del riconoscimento ortodosso dei matrimoni misti
con speciale riguardo al caso della celebrazione cattolica, in AA.VV., Jus ecclesiarum vehiculum caritatis, cit.,
pp. 235-259.
[17] IOANNES PAULUS PP. II, Catechismus Catholicae Ecclesiae. Editio typica latina, Città del Vaticano 1997,
n. 1623.
[18] Nuntia 8 (1979), p. 21.
[19] U. NAVARRETE, Il matrimonio nel diritto canonico, in AA.VV., La definizione essenziale giuridica del
matrimonio, Roma 1980, pp. 125-139.
[20] U. NAVARRETE, Differenze essenziali nella legislazione matrimoniale del Codice latino e del Codice
Orientale, in Acta Symposii Internationalis circa Codicem Canonum Ecclesiarum Orientalium, Université
Saint-Esprit de Kaslik 24-29 aprilis 1995, Kaslik 1996, p. 279.
[21] cf. L. PRADER, Il matrimonio in Oriente e in Occidente, (Kanonika, 1), Roma 1992, p. 201.
[22] D. SALACHAS, Il sacramento del matrimonio nel nuovo diritto canonico delle Chiese orientali, Ed.
Dehoniane 1994, p. 185.

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[23] cf. O. BUCCI, La famiglia nella prassi giuridica e nella vita dei cristiani orientali, in Utrumque Ius, 16,
Roma 1987, p. 123; A. LEUZZI, Peculiarità del consenso matrimoniale nel diritto canonico latino e nel Codice
delle Chiese orientali cattoliche, in AA.VV., a cura di R. COPPOLA, Incontri fra canoni d'Oriente e d'Occidente.
Atti del Congresso internazionale, Cacucci Edit. Bari 1994, vol. 2, pp. 433-443.
[24] E. EID, Il matrimonio nel diritto delle chiese orientali, in AA.VV., La definizione essenziale giuridica del
matrimonio, in Utrumque Ius, 5, Roma 1980, p. 115.

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