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QUARANTENNALE DI MEDICINA DEMOCRATICA MOVIMENTO DI LOTTA PER LA SALUTE

IN RICORDO DI LUIGI MARA

Sono stato tra i pi prolifici redattori di Medicina democratica Movimento di lotta per la salute, organo
ufficiale dellomonima Associazione fondata da Giulio Maccacaro, della quale il quarantennale nel 2016
rischia di evaporare in autocelebrazione piuttosto che stimolare una solida riflessione indispensabile ad un
rilancio ormai indifferibile. La copertina della Rivista ha costantemente indicato Fulvio Aurora come
direttore responsabile, ma il vero e solo direttore sempre stato Luigi Mara. La rivista stata la sua
creatura prediletta fino agli ultimi giorni di vita, quando si trovato costretto a difenderla strenuamente. E
anacronisticamente. Ma per decenni quelle riunioni di redazione, in quella catacomba di cantina di via dei
Carracci a Milano, hanno rappresentato lunica forma organizzativa di Medicina Democratica: i rari
congressi si riducevano ad una specie di rimpatriata di fedeli e i direttivi erano meno di una formalit. E
cos che di fatto, senza alcun titolo ufficiale, Luigi Mara ha guidato per quaranta anni Medicina Democratica
plasmandola come un sovrano illuminato. Tant che i ruoli di Presidenza, per Statuto, li aveva voluti privi di
competenze se non quella di rappresentanza legale. I guai sono cominciati quando lattivit prevalente, sua
e dellassociazione, diventata quella di partecipazione ai processi penali mentre la presidenza ha teso ad
esautorare il Consiglio direttivo e le Sezioni territoriali, anche violando lo Statuto.

Il mio sodalizio con Luigi, meno giovane di dieci anni, era avvenuto precedentemente allaffermarsi
dellassociazione di Maccacaro. Eravamo leader nei rispettivi consigli di fabbrica Montedison di Castellanza
e Spinetta Marengo, e ci ritrovavamo alle frequenti assemblee nazionali del sindacato dei chimici, CGIL e
FULC, entrambi negli interventi con posizioni assai critiche contro la deriva sindacale, dunque spesso e
volentieri in minoranza nei congressi e a contestare i contratti nazionali firmati da Sergio Cofferati in ascesa
verso la segreteria nazionale della CGIL. Luigi tra le tante qualit (e qualche difetto) non eccedeva in ironia,
sempre serioso, e quindi mi rimasto impresso lepisodio di quel convegno a Milano: conclusa la relazione
di Sergio Garavini (ala sinistra di PCI e CGIL) mi grid Cazzo applaudi, batti le mani tu che le hai. Alle riunioni
sindacali che tenevamo in prevalenza allIstituto Donegani di Novara, ospiti di Carla Cavagna, era
impressionante questuomo, che annotava educatamente con le protesi gli interventi di chiunque fosse
anche un asino (deve aver riempito un tir di appunti in sessantanni di attivit), mi stupiva ogni volta
quando infine riusciva, dopo ore di discussioni scientifiche e politiche, a dettare, comprese le virgole, parti
intere della Piattaforma rivendicativa dei cinque consigli di fabbrica (Castellanza, Spinetta Marengo,
Novara, Rho, Milano), documento che avr poi risonanza anche europea come (in gran parte inascoltato)
segmento completo del Piano di settore della chimica e della ricerca italiana al quale puntava il PCI in
area di governo. Per i miei limiti tecnici, imparavo, mi ponevo domande, cercavo soluzioni fra gli esperti di
Spinetta, e alle riunioni seguenti intervenivo. Guarda sto Balza, esclam ironicamente ad un certo punto
Luigi, le cose non le dice tutte subito ma ogni volta aggiunge pezzi importanti. Su Sapere, che a luglio 78
pubblica il documento, dunque c anche la mia firma. Memorabile il convegno su La ricerca chimica in
Italia nellimmenso salone della mensa a Spinetta Marengo, dove convennero pur in una giornata record di
nebbia i Consigli di fabbrica di tutto lo stivale e soprattutto facemmo a turni partecipare tutti, nessuno
escluso, i 2.000 lavoratori dello stabilimento, compresi gli operai degli appalti. Eravamo uomini del
movimento e dunque ci ritrovavamo spesso alle manifestazioni e sui palchi in giro per lItalia inquinata, non
pi in veste sindacale: io auto-emarginato in CGIL e Luigi addirittura espulso col suo gruppo di Castellanza:
di conseguenza, ben presto entrambi affrontammo le rappresaglie aziendali sempre pi pesanti, compreso
il tentativo di licenziamento (senza tanta solidariet dallinterno di Medicina democratica, a dire il vero).
Eravamo mobilitati (avendo inevitabilmente i sindacati ma anche gli operai contro) a fianco delle
popolazioni per lAcna di Cengio, la Farmoplant di Massa Carrara, la Montedison di Marghera, lEternit di
Casale Monferrato, il Tav in Valsusa ecc. E a scriverne sulla rivista, strumento di riflessione ma soprattutto
di lotta (la mia rubrica fissa era titolata Fabbrica e ambiente. Ad Alessandria si era scomodato perfino
Bolzani lamministratore delegato di Montefluos-Ausimont e Luigi ovviamente non manc a darmi man
forte quella sera che presentai allopinione pubblica larticolata piattaforma rivendicativa dellOsservatorio
ambientale della Fraschetta che, tra i suoi capitoli, comprendeva anche quello che diventer finalmente nel
2008 il capo di imputazione del processo in Corte di Assise: lavvelenamento doloso delle falde e la dolosa
omessa bonifica. E ad Alessandria rest sempre vicino, accanto ai Movimenti: baston su internet
sonoramente Fulvio Aurora sotto qualsiasi profilo umano, culturale, sociale e politico quando questi
inchinandosi ai politici- mand in merda il Convegno di lotta a Casale Monferrato su Tav e amianto
organizzato dalle Sezioni di Alessandria, Novara e Torino, dai Comitati notav valusini, piemontesi e liguri,
dalla Rete dei comitati e delle associazioni ambientaliste della provincia di Alessandria. Per quel fattaccio mi
convinse, con i pi immeritati apprezzamenti che mi siano mai stati rivolti, a non rassegnare le dimissioni da
Medicina Democratica. Aurora accus Mara e Balza di essersi messi daccordo per farlo fuori. Niente di pi
irreale: per entrambi far fuori uno come ammettere di non essere allaltezza di contrastarlo. Ma, perso il
pelo, quella arrogante prevaricazione nei confronti delle realt locali rimarr fino ai giorni nostri una
caratteristica del comportamento verticistico di Aurora, gi incurante dello stridente conflitto di interesse
di vicepresidente di Medicina Democratica e responsabile nazionale della sanit di Rifondazione Comunista.
Era il 2006 e fin dallora mi dimostrai, purtroppo, lungimirante rispetto alla realt 2016. Scrissi infatti sulla
lista: Non accettabile una mutazione genetica di Medicina Democratica quale si ravvisa nel
comportamento di Aurora, bens bisogna riaffermare la direzione collegiale di Medicina Democratica che
non propriet privata di chi decide sopra e contro gli altri; Medicina Democratica deve restare un
Movimento di lotta per la salute, che agisce con le Sezioni fra i Movimenti, e non contro o fregandosene
dei Movimenti. Conservo quelle mail di peso storico, mie e di Mara, e con pi affezione le precedenti
lunghe lettere di Luigi con quella inconfondibile grafia, non cera elettronica, neppure telex a portata di
mano, nei primi tempi si rubava laccesso ai telefoni della Montedison. Le lettere riguardavano
principalmente la scaletta della Rivista in corso di preparazione, per la quale egli chiedeva contributi in
ogni parte dItalia e allestero.

La Rivista stata per decenni lorgano ufficiale e il distintivo allocchiello di Medicina Democratica, lo
strumento pi importante, anzi lunico strumento operativo assieme allattivismo locale di alcuni sacerdoti
del verbo di Maccacaro. Mara si intestardito a volerla mantenere negli anni 2000 comera stata dai suoi
esordi. La qualit dei contenuti e le eccellenze delle persone in Medicina Democratica, espresse per decine
di anni, avrebbero meritato, in confronto a tutte le organizzazioni ambientaliste, un riscontro ben maggiore
di adesioni e di influenza pubblica. Ci non avvenuto: emblematico che lAssociazione si ritrovi ridotta a
meno di 200 aderenti. Il rischio di condannarsi a nicchia. Nicchia di anziani. Cause concorrenti:
lallontanamento dai Movimenti, la radicalit dei contenuti e i limiti della comunicazione. Stante la
sacrosanta irrinunciabilit dei contenuti originali, occorreva intervenire sul sistema di comunicazione prima
che fosse troppo tardi. La proposta della Sezione di Alessandria di farsi carico di nuove piattaforme di
comunicazione (FB, Twitter, Disqus ecc.), a cominciare dalla realizzazione della Rivista non line di
Medicina democratica Movimento di lotta per la salute, invece stata strenuamente avversata da Mara
e dai conservatori, al punto da impedire perfino un referendum consultivo fra i Soci. A nulla valso
dimostrare che la rivista in forma cartacea, fino agli anni 90 strumento glorioso e principale di
comunicazione bimestrale, sempre pi in crisi per il numero degli abbonati e delle vendite, delle copie
inutilizzate in cantina. E praticamente ignorata dai giovani, che usano altri mezzi. Oggi, regalarla una o due
volte allanno a poche centinaia di persone come fosse un volantino (non sempre gradito): un lusso che
economicamente non ci permesso, oltre che uno spreco di energie. Ha senso distribuire un cartaceo
impostato e scritto sei mesi prima? Dove sta lattualit? Chi lo legge? E ci aspettiamo che qualcuno si faccia
socio? Oggi, in epoca piaccia o non piaccia internet, la Rivista cartacea anacronistica rispetto al linguaggio
2000 e soprattutto perch, considerati la periodicit e i tempi di approntamento, resta sideralmente
lontana dallattualit, dunque sempre superata dagli avvenimenti e disancorata dalle azioni. Se invece la
Rivista si trasforma on line, un Blog, essa pu essere implementata giornalmente da un minimo di
redazione. Consultabile da chiunque, socio o non socio, finalmente anche dai giovani. Gli accessi possono
diventare decine di migliaia. Costo zero. Se vuoi, stampi oppure scarichi il file formato pdf, addirittura lo
carichi su un lettore portatile. Il Blog non comprime nessun contenuto: ciascun post pu contenere l'intera
Divina Commedia, semmai semplifica e agevola la conoscenza, la estende senza limiti obbligati. Vuoi
approfondire? Con un clic hai tutto ci che stato prodotto su ciascun argomento. Le sezioni specialistiche
possono essere fisse o temporanee. Insomma hai in uno strumento unico: la comunicazione in tempo reale
e larchivio storico di Medicina Democratica. Il Blog di Alessandria un esempio.

Intestardirsi a voler conservare la Rivista negli anni 2000 come un feticcio del passato ha rappresentato il
secondo grande errore di Luigi Mara. Ma forse stato inevitabile se vero che la Rivista altro non che lo
specchio dellAssociazione, della sua natura. Infatti Il primo errore non scaricabile tutto addosso a Mara,
ma va distribuito fra altri, me compreso. Torniamo indietro di 40 anni. Quando Giulio Alfredo Maccacaro
mor, l'Italia non aveva ancora il Servizio sanitario nazionale, non era passata la legge 180 di Franco Basaglia
per l'abolizione degli ospedali psichiatrici, n la 194 che legalizzava l'aborto. Tutto ci accadr nel 1978, solo
un anno dopo la morte di Maccacaro e due anni prima di quella di Basaglia. Pionieri assoluti, due
personalit geniali, mal sopportate dalla comunit scientifica, in ambiti diversi hanno lasciato un segno
nella storia della sanit italiana: si muovevano su quel terreno indefinibile chiamato il sociale
partecipando ai Movimenti degli anni 60 e 70 che rimodellavano la societ italiana. Mentre Basaglia
eliminava i letti di contenzione, Maccacaro affrancava la medicina dal ghetto accademico dei baroni.
Anticipavano sui tempi della legislazione italiana ed europea. Maccacaro, classe 1924, ancora studente
prese parte alla Resistenza, medico, docente universitario, polemista, protagonista in campo internazionale
per le sue ricerche di microbiologia, genetica e biometria, dedic un'intensa attivit alla costruzione di una
medicina democratica, anche collaborando, fondando e dirigendo importanti riviste e collane editoriali.
Anno 2016, si celebra il quarantennale di Medicina democratica Movimento di lotta per la salute, ma quanti
hanno riletto la relazione da Giulio Maccacaro pronunciata in apertura del convegno costitutivo di Medicina
Democratica tenutosi a Bologna il 15-16 maggio 1976? E ancora attuale per quanto databile nel linguaggio:
della tradizione del movimento operaio, del pensiero marxista, della resistenza e della liberazione? Un
linguaggio estremista, inteso per come puntualizzava Maccacaro: meditatamente estremista se vero
che in medicina e per Medicina Democratica l'unico e sacrosanto estremismo la salute collettiva e che
questa non pu darsi senza reale partecipazione. Dunque salute collettiva come condizione e sostanza di
quella individuale. Dunque partecipazione, intesa come centralit della lotta per la salute collettiva nello
scontro di classe, come lotta per la salute, imperniata sulla prevenzione, che non separa il campo
sanitario da quello sociale, che deve insomma sempre trovare Medicina Democratica a dare ogni
appoggio, ogni contributo - di forze, di idee, di critiche - ai consigli di fabbrica, ai consigli di zona, ai comitati
di quartiere, ai collettivi e ai movimenti nei quali si esprime la volont di base delle masse. Insomma la
natura di Medicina Democratica deve consistere sempre e solo nellessere lei stessa movimento di lotta,
Movimento di lotta per la salute.

Questa lattualit del pensiero di Maccacaro sui rapporti con i Movimenti, al di l del famoso decalogo
degli impegni chiari ed esplicati ed altrettante scelte di azione il cui fattore comune la partecipazione.
Con questi connotati, su questa linea nacque Medicina Democratica Movimento di lotta per la salute.
Nacque da una grande ricchezza di lotte, di esperienze, di volont collettiva e individuali. In quaranta anni
pu mancare il rischio di mutazione genetica? Al Congresso di Firenze del 2015, nella cartellina spiccava
un documento della Sezione di Alessandria, peraltro commentato in aula dalla sua responsabile, Barbara
Tartaglione (la quale, lungimirante, rifiut la candidatura di Presidente o Vicepresidente con la motivazione:
non sono in sintonia con il gruppo dirigente). Attenzione compagni, nellimpostazione congressuale e anche
nelle argomentazioni personali di molti si coglie una mutazione. Non solo una questione di mancato
rinnovamento generazionale, sembra che Medicina Democratica voglia diventare un centro studi e
consulenze di eccellenza e soprattutto studio legale, con gli specialisti (anzianotti) al suo interno che
frequentano processi e conferenze. Definirsi Movimento di lotta dovrebbe significare: sentirsi
omologhi, parte dei Movimenti italiani, uno fra i tanti, possibilmente il pi interattivo, il propulsore
dellunit dazione (la costruzione di un soggetto unitario nazionale dei movimenti). Poi, di lotta per la
salute: salute non pu intendersi sanit, bens in una comprensione pi vasta che va dalla
prevenzione primaria al servizio sanitario nazionale, dalla fabbrica allepidemiologia, dalla non delega
alloccupazione delle case.

Insomma Medicina Democratica non una associazione di medici, consulenti e conferenzieri. Tanto
meno pu trasformarsi in Studio legale. I processi penali poco si confanno alla natura di Medicina
Democratica che predica la prevenzione. Celebrano fatti compiuti, risarciscono (poco e non sempre) disastri
e morti compiuti, condanne lievi e tante prescrizioni, con numerose sentenze vergognose. Non servono
neppure come deterrente a non compiere reati. Neppure generano bonifiche degne di nome. Dunque
sono sentenze inutili sul piano della prevenzione (e addirittura del risarcimento: Eternit docet, Solvay ecc.).
Dal punto di vista del "Movimento di lotta per la salute" questi processi si svolgono senza le Sezioni, senza
mobilitazioni e partecipazioni popolari, fuori dalle aule giudiziarie non ci sono assedi di manifestanti, gli
echi dei processi sono scarne note di cronaca giudiziaria. I Movimenti invece non si affidano alla Giustizia, i
NoTav piuttosto frequentano le aule di giustizia in veste di imputati. Anche i ricorsi amministrativi non
riempiono di entusiasmo ma almeno si fanno prima dei misfatti compiuti, cercando di bloccarli, di
prevenirli. Spesso sono accompagnati da mobilitazioni popolari: ne abbiamo viste e ne vediamo tante nel
territorio, ad Alessandria noi partecipiamo, come emerge dal Blog, perch riteniamo sia la missione di
Medicina democratica. I processi penali abbiamo verificato come vanno a finire. Qui, sono state pi
produttive come risultati ambientali le denunce pubbliche fatte nei decenni anche se pagate sulla pelle
(Montedison, Solvay, Michelin) e le grandi manifestazioni che hanno bloccato le decisioni degli Enti locali
(inceneritori, "biomasse", discariche, depositi nucleari, falde ecc.) Insomma meglio provare ad agire
prima, piuttosto che concentrarsi sull'attivit risarcitoria penale come sta invece intensificando da alcuni
anni la dirigenza nazionale di Medicina Democratica, paragonandoci ad una macchina da processi.

Lallarme al Congresso fu dunque pronunciato in termini perentori: il rischio che Medicina Democratica da
Movimento di lotta per la salute diventi movimento di conferenze per la sanit e con attivit prevalente in
campo risarcitorio legale. Su questo secondo aspetto si inser il bubbone della sentenza Solvay-Ausimont
della Corte di Assise di Alessandria: soddisfacente secondo lavvocato Laura Mara, pessima secondo
Luigi Mara. Scandalosa secondo la Sezione territoriale: sul libro Ambiente Delitto Perfetto avevamo
prefigurato lesito del processo in linea con la sciagurata giustizia italiana in campo ambientale, infatti la
sentenza nega lavvelenamento della falda, n doloso n colposo, derubrica a disastro ambientale, e non
doloso ma colposo, neppure una lira alla bonifica, assoluzioni perch il fatto non sussiste invece della
condanna a 18 anni, nessun risarcimento ai morti e agli ammalati, per soldi ad associazioni e avvocati. Da
Alessandria gridammo: Medicina Democratica, se vuole essere Movimento di lotta per la salute, di lotta,
deve smetterla di considerare soddisfacenti le sentenze che condannano per il reato di "colpa" quando
invece si tratta di "dolo". Non si pu punire in egual misura chi sversa un bidone in un fosso e chi per
decenni, coscientemente, ammazza quanti lavorano dentro e fuori le fabbriche. Nel codice italiano, certo
non punitivo neppure in campo ambientale, i reati per "dolo" sono previsti, fin dal codice Rocco, eppure
inapplicati perch la giustizia di classe. Medicina Democratica non deve farsi complice, deve gridare alto
"vergogna", non deve accontentarsi, non deve servirsi per autofinanziarsi di sentenzuole per colpa, non
uno studio legale, deve denunciare quella magistratura che prona al potere, non ci si pu nascondere
dietro il "meglio di niente" "poteva andare peggio". Altrimenti non cambier mai la magistratura,
peggioreranno anche le leggi: esempio la Legge ecoreati, vedi il giudizio Guariniello su il nostro libro
"Ambiente Delitto Perfetto.

Gridammo talmente inascoltati che lavvocato Laura Mara comunic di aver deciso, senza confronto con la
Sezione di Alessandria e il Direttivo, di chiedere in Appello la conferma della sentenza assolutoria di primo
grado e di non ricorrere contro i risarcimenti alle vittime peraltro neppure interpellate ovvero terrorizzate
che avrebbero rischiato i loro patrimoni personali, in clamoroso contrasto con il Pubblico Ministero e gli
altri avvocati e indebolendone il ricorso a tutto vantaggio di Solvay. Nel merito: il gioco al ribasso stato
un tradimento delle nostre vittime parti civili, dellambiente e della salute, di 50 anni di lotte della Sezione e
di Lino Balza, nonch un figurone mediatico per altri avvocati a fronte della nostra figuraccia. Balza non
riuscir a riscattare questa macchia di Medicina Democratica pur revocando Laura Mara, pur impegnandosi,
personalmente a proprie spese come sempre, pur sostenendo pubblicamente le stesse posizioni di lotta del
Pubblico Ministero e degli altri avvocati di parte civile. Fermandoci al metodo (che anche sostanza): a
concedere carta bianca a un tecnico (allavvocata), a loro volta senza lasciar decidere n Sezione n
Direttivo legittimi organismi detentori delle strategie processuali, sono stati Piergiorgio Duca presidente,
Marco Caldiroli uno dei due vicepresidenti e il socio Fulvio Aurora (a titolo divicepresidente onorario?).
Che Aurora non tenga in nessuna considerazione le Sezioni territoriali: era gi da tempo dimostrato, e
lanalogo comportamento degli altri due (niente affatto figure di garanzia) conferma lirrisolto nodo di
fondo di una organizzazione oligarchica, non educata alla collegialit, di modesta levatura, alla quale
addirittura venuta a mancare la copertura carismatica di Luigi Mara (scomparso a maggio 2016) a cui era
a servizio soprattutto dopo la svolta di dedicarsi prevalentemente ai processi.

In questa tristissima vicenda di stupro politico ci sono, vero, responsabilit personali, di una presidenza
che andrebbe rimossa come chieder al Congresso. Ma non basterebbe: purtroppo la struttura apicale di
Medicina Democratica che induce a disconoscere il ruolo e i diritti delle Sezioni territoriali, senza le quali
per perdi la caratteristica di Movimento di Lotta. La questione Sezioni il grosso problema che ha di
fronte Medicina Democratica. Questione ribadita dalla Sezione di Alessandria quando infine ha reso
pubblica la sua totale divaricazione con la Presidenza proprio con una decisa rivendicazione del ruolo delle
Sezioni: La posizione della nostra Sezione avrebbe dovuto, essere la determinante in quanto la Sezione,
non altri, che sul territorio per 40 anni, pagando salati prezzi personali, ha condotto le lotte denunciando
ripetutamente gli inquinamenti e le vittime degli inquinamenti, a cominciare dallavvelenamento doloso
delle falde, e proponendo invano agli Enti locali gli strumenti per contrastarli ed eliminarli, tramite
lOsservatorio ambientale della Fraschetta. Lapprodo del processo in Corte di Assise non stato altro che
un risultato delle lotte della Sezione di Alessandria, non di altri. Perci la Sezione riteneva di essere, con le
Vittime, lunica ad avere legittimo titolo storico a pronunciarsi sul merito della sciagurata sentenza di primo
grado e sullAppello. Non ha purtroppo la Sezione titolo giuridico per impugnare la sentenza, il quale
compete al presidente che invece non far opposizione.

Il punto pi basso della Presidenza e del Direttivo di Medicina democratica stato raggiunto quando
hanno deciso, non solo di andare in tribunale a sostenere la conferma delle assoluzioni a favore degli
inquinatori Solvay, ma anche di non garantire pi assistenza e rappresentanza gratuite in Causa civile alle
Vittime Parti Civili per conseguire i loro legittimi risarcimenti (generosamente riconosciuti invece ad
associazioni e avvocati). Insomma, Medicina democratica, non pi Movimento di lotta per la salute, diventa
complice della giustizia di classe. Lino Balza, per protesta ha revocato il mandato allavv. Laura Mara e si
dimesso dal Consiglio direttivo. Ad Alessandria, e non solo, Balza pur sempre lidentificazione
quarantennale di Medicina Democratica e tale rester: ma sufficiente a salvaguardare limmagine e la
prospettiva dellAssociazione?

La vicenda processuale di Alessandria il paradigma del preoccupante stato di salute di Medicina


Democratica. La proposta innovativa della Sezione di Alessandria di digitalizzazione del sistema di
comunicazione (compresa la rivista on line) stata anche la cartina di tornasole per verificare -tramite il
rifiutato referendum consultivo dei Soci- gli spazi della partecipazione dei Soci, la possibile evoluzione della
democrazia interna, e la stessa qualit di sopravvivenza di Medicina Democratica quale geneticamente
Movimento di lotta per la salute, piuttosto che studio legale e associazione di medici e pseudo accademia
scientifica. Ebbene, abbiamo sbattuto la faccia: Medicina Democratica finora si rivelata irriformabile, una
conventicola DI vecchi PER vecchi, destinata a non attrarre giovani, senza ricambio generazionale avviata
allestinzione. Dopo 40 anni i Soci hanno raggiunto la bella cifra di 200. Neanche fosse una setta di iniziati,
una consorteria di illuminati maestri, una chiesuola di venerabili padri, una loggia semiclandestina di
massoni, piuttosto che una associazione di massa. Ho proposto una rivoluzione a 180 gradi in Medicina
democratica, ho messo in discussione tutta la vecchia organizzazione e le obsolete strutture, il ritorno ai
valori originali e allo spirito dello Statuto (la nostra Costituzione!): 10 proposte radicali per trasformare una
decadente aristocrazia anzi monarchia in una democrazia, una patetica gerontocrazia in democrazia diretta,
partecipata, dal basso, con la trasformazione di una struttura apicale in una federazione di Sezioni
territoriali con ruolo dirigente, con la sistematica consultazione dei Soci tramite Internet, referendum
consultivi e deliberativi, a disegno di una Medicina Democratica moderna, democratica, Movimento di
lotta, n associazione di medici n studio legale n accademia scientifica, men che mai una macchina da
processi". Ebbene, bastata una manciata di cortigiani, snob senza storia n passata n futura, per bloccare
tutto in una canea invereconda: ha tacciato queste utopie concrete come il tentativo di sfasciare
Medicina Democratica e ha chiesto addirittura lespulsione. Non solo mia ma, tipica vendetta trasversale,
anche di Barbara Tartaglione: il cui peccato originale era stato di non lasciarsi coinvolgere dai notabili in
cariche al Congresso di Firenze, mentre aveva messo al servizio di tutta lAssociazione una preziosa
professionalit per trasferire il sistema di comunicazione sperimentato con successo nella Sezione di
Alessandria ( 65.000 contatti che hanno fatto conoscere Medicina Democratica a migliaia di persone in
Italia) al nazionale che invece non va oltre ad una mailinglist di 200 persone, anzi per creare una
piattaforma digitale completa. Cos anche lopportunit irripetibile di Barbara fu bruciata. Per quanto mi
riguarda, la farsa della ritrattata espulsione ad opera di scrivani con stipendio pubblico stata una
irrimediabile offesa alla mia cinquantennale storia in prima linea. Imperdonabile. Michelangiolo Bolognini
probabilmente mi avrebbe chiesto di non mollare, come mi incit in una commovente e critica lettera la
compagna Adriana Pagliai: Michelangiolo era un provocatore nato, un vero maestro nel farlo Odiato da
tanti per essere irriverente, irrispettoso, politicamente scorretto, una provocazione vivente! Amato e
rispettato da chi vedeva in lui un possibile motore di cambiamento! Un salto brusco per uscire dalle secche
del convenzionale, dellovvio, della consuetudine che assopisce la mente e le forze. Michelangiolo provocava
per produrre cambiamento, non abbandonava la presa, non mollava, non chiedeva scusa, ma alla fine
riusciva a farsi capire! Ti stimava molto, ti sentiva molto simile a lui, penso che, se ancora fosse fra noi, ti
avrebbe sicuramente cercato per capire meglio. Sicuramente tu hai delle ragioni, delle novit che
potrebbero essere tanto utili a Medicina Democratica ma che forse non riesci a focalizzare e a liberare dai
risentimenti che ti derivano dalla delusione di una associazione che vorresti diversa Michelangiolo riteneva
che le vere vittorie sono quelle culturali, quelle che riescono a produrre un cambiamento vero,
lemancipazione dal pensiero unico. Michelangiolo, ti direbbe di non mollare, ma ti direbbe anche di farti
capire! Le tue provocazioni hanno rotto in tutti i sensi (e non mai male), adesso per il momento di
ricostruire. Ti abbraccio forte e confido in te. Grazie, Adriana, per il re nudo ho detto, e lo vedo molto
brutto. Non basta pi limitarsi a riallacciarsi, n emotivamente n dogmaticamente, ai principi sacrosanti
dellera Maccacaro: non neutralit della scienza, rischio zero, gruppo omogeneo Ricostruire? Mi
batter al Congresso, anche se forse troppo tardi per fermare la mutazione genetica.

Lino Balza