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IO, PICCOLA OSPITE DEL FURHER

RIASSUNTO

Berlino, ultimo inverno prima della disfatta. Il cielo rosso come se stesse
sanguinando. Sulle strade sventrate della citt che brucia, un omnibus sbuffa e
arranca. A bordo ci sono Helga e suo fratello Peter insieme ad altri piccoli ospiti
del Fhrer, uno sparuto gruppo di bambini privilegiati che trascorreranno
ventiquattr'ore nel bunker sotto la Cancelleria del Reich: un forziere pieno di
tesori, come le salsicce, il dentifricio, la carta igienica; un dedalo di morte dove
potranno stringere la mano al grande Fhrer Adolf Hitler. Si pu davvero definire
Adolf Hitler un essere umano? Parte da una domanda semplice e impossibile
questo breve, intensissimo romanzo, in cui Helga Schneider torna a scavare nella
memoria per raccontare un altro tassello di quella drammatica storia del
Novecento di cui da sempre appassionata testimone.Nell'ultimo inverno di
guerra, in una Berlino ormai in fiamme, la piccola Helga, suo fratello Peter e alcuni
altri bambini privilegiati vengono portati in visita nel bunker di Hitler. Per
ventiquattr'ore si aggireranno come topini in trappola tra i corridoi di
quell'angusto dedalo di morte, in attesa dell'incontro con il Fhrer del Terzo
Reich. In quell'ultima dimora dall'architettura senza futuro, pervasa da un odore
nauseabondo di muffa e diesel, potranno finalmente mangiare un pasto completo,
lavarsi i denti con il dentifricio e, con l'aiuto di una lampada al quarzo, riacquistare
un aspetto sano. Il grande Fhrer non potrebbe tollerare la vista di bambini
emaciati, n l'idea di venire a contatto con una qualche malattia...L'intensit di
questo ricordo - gi in parte evocato nel Rogo di Berlino - s'intreccia qui ad altri
frammenti di vita privata, arrivando a comporre per brevi tratti un quadro pi
ampio: all'esperienza allucinante del bunker si affianca l'estraneit di un padre
costretto a combattere una guerra delirante, l'assenza di una madre che ha
sacrificato tutto per la causa nazional- socialista, l'insensibilit di una matrigna e
di una zia che sino alla fine non si rassegneranno ad accettare la disfatta del Terzo
Reich, n ad ammettere la spietata follia su cui stato edificato un simile sogno di
grandezza.Con la consueta felicit narrativa, che unisce all'esattezza del dettaglio
il calore della scrittura, Helga Schneider riesce ancora una volta a ricostruire con
vivezza e con dolore il clima di quegli anni: l'enfasi sinistra dell'ascesa al potere,
le aspirazioni di Hitler e dei suoi fedelissimi (primo fra tutti Goebbels), lo stato di
crescente paura e disperazione della gente comune. Ne viene fuori un racconto
bruciante, capace di ricostruire attraverso gli occhi inconsapevoli dell'autrice
bambina le illusioni, lo spaesamento e le sconcertanti certezze di un intero popolo
a cui, attraverso un uso capillare e spregiudicato della propaganda, fu negato sino
all'ultimo anche il diritto di pensare.