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I PAESI DI LINGUA TEDESCA (A.

DESTRO)
CAPITOLO 7 – VITA CULTURALE
Dall’origine alla riforma. Durante quasi tutto il medioevo, la lingua usata in letteratura e filosofia era il
latino come in tutta Europa, mentre l’alto tedesco antico si usava quasi esclusivamente nella comunicazione
orale. Solo dopo il 1000 e soprattutto a partire dal XIII secolo si incomincia a usare il tedesco per la
produzione orale, e tra gli autori più influenti dell’epoca ricordiamo Gottfried von Straßburg (Tristan und
Isolde). È anche il periodo in cui nasce il Nibelungenlied, il grande epos medievale paragonabile alle opere
omeriche.
La moderna cultura tedesca nasce ai tempi della riforma protestante (Reformation), contemporanea al
rinascimento italiano, con la traduzione della Bibbia da parte di Martin Lutero da un alto e l’invenzione
della stampa da parte di Gutenberg dall’altro. Questi due eventi portarono a una larga diffusione non solo
della Bibbia, ma anche di una lingua scritta comune, un fatto di enorme importanza per la produzione
letteraria e la sua ricezione. Nasce, infatti, una letteratura popolare influenzata dalla letteratura italiana e
francese.
Queste due correnti sono rappresentate nel barocco (Barock) rispettivamente da Grimmelshausen
(Simplicius Simplicissimus) che contribuiscono all’affermazione di una letteratura tedesca di elevata qualità,
che riuscirà poi a emanciparsi dal modello italiano il quale dopo il barocco non riuscirà più a rinnovarsi e a
riproporsi sul piano europeo.

Illuminismo, classicismo e romanticismo. Il periodo dell’Illuminismo (Aufklärung) rappresenta l’inizio della


fase più felice della cultura tedesca. I filosofi Leibniz e Kant e gli scrittori Wieland e Lessing sono i
protagonisti della lotta per l’emancipazione dell’uomo contro il dominio della chiesa e contro la
superstizione e l’intolleranza religiosa, continuando in questo, in un certo senso, l’opera iniziata da Lutero.
In questo processo di secolarizzazione la teologia e la metafisica lasciano il posto all’estetica.
La filosofia critica di Kant (Die Kritik von den reinen Vernunft – La critica della ragion pura, 1781) riesce a
stabilire i limiti dell’intelletto umano rendendo utile ogni tentativo di dimostrare l’esistenza di Dio o di
conoscere la cosa in sé, dichiarando che tutto esiste così come lo percepiamo nella nostra mente.
Kant dà infatti un fondamento filosofico al soggettivismo; quelle che una volta erano considerate qualità
dell’oggetto – come, per esempio, la bellezza – diventano un giudizio soggettivo fondato sul gusto.

Nello stesso periodo Lessing scrive l’Emilia Galotti (1771) e soprattutto Nathan der Weise (Nathan il saggio,
1779), un dramma sulla tolleranza religiosa che sviluppa un’idea nata durante il suo viaggio in Italia nel
1775 quando vede che gli ebrei di Livorno godono degli stessi diritti dei cristiani.
Lessing contribuì alla nascita di una letteratura tedesca più libera e autonoma rispetto al modello francese.
In un clima di esaltazione della ragione si forma per reazione il movimento dello Sturm und Drang, che
propaga anch’esso dall’ideale della libertà, ma soprattutto nella prospettiva della libertà dell’amore contro
una rigida gerarchia sociale. In questo momento esordisce Johann Wolfgang von Goethe (1749-1832) con il
suo romanzo Die Leiden des jungen Werther (I dolori del giovane Werther, 1774), che ebbe un enorme
successo in tutta Europa (fu tra l’altro un modello per Le ultime lettere di Jacopo Ortis di Foscolo).

Ma Goethe, che insieme a Friedrich Schiller (1759-1805) viene considerato il più grande poeta tedesco, è
conosciuto soprattutto come l’autore del Faust e come rappresentante del Classicismo di Weimar, un
periodo di ricezione tardiva ma straordinariamente fruttuosa del rinascimento e dell’antichità, riscoperta e
riproposta da Johann Joachim Winckelmann. Il centro dell’umanesimo tedesco era la corte di Weimar.
Veniva fuso l’ideale dell’armonia tra individuo e cosmo, veniva fuso con la filosofia dell’idealismo tedesco,
per i quali la realizzazione di tale era lo stato.

Il romanticismo nasce come reazione all’ideale classico di oggettivazione dell’esperienza personale tramite
la ragione e la riflessione, sostenendo invece le forze di una spiritualità irrazionale e passionale.
Fondamentale è l’opera di E.T.A. Hoffmann. Grazie al romanticismo, i poeti tedeschi reagirono così da una
parte alla delusione del fallimento dell’ideale umanistico negli orrori della Rivoluzione francese e dall’altra
alla mancanza di realtà popolare del classicismo.
I fratelli Friedrich e August Wilhelm Schlegel stimolarono l’interesse per lo studio dell’antica lingua e
letteratura tedesca e così vennero riscoperti, accanto alla mitologia medievale tedesca, capolavori fino ad
allora pressoché sconosciuti, quali “Das Nibelungenlied” (Il canto dei Nibelunghi); i fratelli Grimm
cominciarono l’immenso lavoro di creare un dizionario che documentasse tutta la lingua tedesca, un’opera
conclusa dalla germanistica soltanto solo dopo il 1960. Novalis (1772-1801) vedeva in Federico II di Svevia il
sovrano ideale, perché in lui si fondevano Oriente e Occidente, cultura germanica e cultura mediterranea.
Con il suo romanzo Heinrich von Ofterdingen (1802) egli scrisse una delle opere più emblematiche del
romanticismo, creando la visione di una Germania mitica che trascende i limiti del tempo e dello spazio e
creando anche il simbolo dell’idealità romantica, “die blaue Blume” (il fiore azzurro).
Il romanticismo ebbe anche una grande importanza politica contribuendo alla nascita dell’idea di nazione.
Le nazioni per i romantici, infatti, erano individui che dovevano creare un insieme più importante, l’Europa.

La letteratura moderna: dal Vormärz alla Repubblica di Weimar. L’ironia diventò la figura poetica
prediletta per esprimere la delusione che la restaurazione dell’assolutismo e la sconfitta della democrazia
provocarono nella giovane generazione. Il pessimismo storico espresso dai drammi di Büchner era una
conseguenza del fallimento della Rivoluzione francese e dell’ideale umanistico di fronte alla miseria del
popolo.
Dopo la morte di Hegel e Goethe nel ’31 e ’31, Karl Marx e Ludwig Feuerbach svilupparono filosofie che
prendevano sì lo spunto da Hegel, ma capovolgevano la sua tendenza puramente teorica in una pretesa di
trasformazione delle condizioni di vita soprattutto della classe operaia.
Un tentativo di rivoluzione in Germania fallì nel marzo del 1848, data dalla quale il movimento degli anni
precedenti avrebbe poi preso il nome Vormärz. Contemporaneamente si sviluppò una letteratura meno
impegnata politicamente, il cosiddetto Biedermeier, che preferiva temi tratti dalla vita quotidiana. Queste
tendenze divergenti confluiscono in un realismo senza illusioni che trova la sua espressione più alta nel
Bildungsroman (Romanzo di formazione), che racconta lo sviluppo di un individuo finché non trova il suo
posto in società.
Il pessimismo dell’epoca trovò la sua espressione filosofica nel concetto di volontà di Arthur Schopenhauer,
che influenzò fortemente Friedrich Nietzsche, il quale a sua volta rappresenta l’origine di gran parte della
filosofia contemporanea. Tramite l’analisi del nichilismo, Nietzsche descrisse la fine del cristianesimo e la
frantumazione dell’idea della totalità delle società moderne.
Gerhart Hauptmann provocò un grande scandalo a Berlino, quando venne rappresentato per la prima volta
il suo dramma “Avanti l’alba”, in cui racconta la cruda realtà sociale: gli operai che vivono in miseria da una
parte, i nuovi ricchi dall’altra. Il naturalismo creato da Hauptmann, che nel 1912 ricevette il premio Nobel,
era rivoluzionario non solo per la radicalità dei suoi temi, ma anche per il suo linguaggio che esprime già
l’inconscio prima della sua scoperta sistematica da parte di Freud.

Nel 1901 venne pubblicato “Die Buddenbrooks” un romanzo scritto in gran parte durante il soggiorno in
Italia, in cui il venticinquenne Thomas Mann (1875-1955) racconta, seguendo la tradizione realistica ma con
molti elementi del decadentismo, il declino di una famiglia di Lubecca, simbolo della decadenza della
società prima della guerra. Nel 1929 Mann ricevette il premio Nobel, grazie anche ad altre opere come “Der
Tod in Venig”, tradotto in un film dal regista italiano Luchino Visconti, “Der Zauberberg”, in cui tramite
molte discussioni di molti personaggi veniva presentato un quadro dei problemi filosofici e sociali che poi
portarono alla guerra. Diventato così lo scrittore tedesco più famoso del suo tempo e una influente figura
pubblica, Thomas Mann, dopo la guerra, si impegnò in molti interventi pubblici per la democrazia e più
tardi, dall’esilio in America, contro Hitler.
Alfred Döblin scrisse nel 1910 un racconto grottesco dal titolo “L’assassinio di un ranuncolo”, in cui la realtà
appare frutto della fantasia del protagonista, segnando così la fine del realismo; Döblin sosteneva infatti
che esistesse più di una realtà. Franz Kafka sviluppò questo approccio riducendo ulteriormente la
prospettiva del racconto a quella del protagonista per esprimere l’angoscia dell’uomo moderno perso nella
complessità del mondo che dopo l’analisi di Nietzsche e Freud non offriva più punti di riferimento fissi. Nel
1905 Albert Einstein introdusse il principio della relatività addirittura nelle scienze esatte.
Segno di questa crisi era anche il fatto che esistessero tante correnti letterarie parallele come il realismo e il
decadentismo, l’impressionismo e il neoromanticismo e spesso gli scrittori passassero dall’una all’altra. In
uno scrittore come Herman Hesse vengono mescolati vari stili per creare un insieme di idee spesso
inconciliabili tra di loro, che rischiano di finire nel kitsch.

Nell’espressionismo confluirono per un certo periodo queste ricerche di rinnovamento, mantenendo sia il
fascino decadentistico per il morboso, sia lo sguardo freddo sulla realtà del naturalismo, ma soprattutto la
forza di creazione linguistica del simbolismo. Else Lasker-Schüler divenne la poetessa tedesca più famosa
con la sua trasfigurazione mitica della realtà, espressa in un linguaggio coloritissimo ma astratto e spesso
esoterico.
Dopo il 1933, molti poeti furono esiliati, uccisi, o scelsero di suicidarsi, una perdita intellettuale dalla quale
la Germania del dopoguerra a fatica è riuscita a riprendersi. Una delle poche opere straordinarie scritte in
esilio è Das siebte Kreuz di Anna Seghers, che racconta la fuga di sette persone da un campo di
concentramento nel 1937. Gli anni del terzo Reich segnano una fase di stagnazione della cultura in
Germania e il secolare contributo che avevano dato molti grandi personaggi ebrei alla cultura tedesca, in
tutti i suoi ambiti, andò perso in quei pochi anni. La Svizzera, uno paese di lingua tedesca rimasto libero
dopo l’Anschluß dell’Austria nel ’38 diventò rifugio per molto intellettuali e scrittori, come Thomas Mann,
Musil o Elias Canetti.

Dopo il 1945: L’ora zero. Dopo la guerra ci fu una breve stagione in cui tutti gli artisti tedeschi si riunirono e
collaborarono alla Lega culturale per un rinnovamento democratico della Germania, che ebbe un ruolo
importante nel periodo della ricostruzione del paese, il quale ormai esisteva solo come Kulturnation e non
più come nazione politica.
Molti artisti dopo il loro ritorno in patria avevano scelto la parte orientale di Berlino per dare il loro
contributo alla costruzione del socialismo. Sotto la pressione della politica culturale sovietica degli autori,
tuttavia, venivano spinti man mano ad aderire il programma politico-estetico di un socialismo reale. Nella
parte occidentale di Berlino, invece, ebbe luogo una profonda “americanizzazione” della vita sociale e
culturale. In essa confluirono influssi eterogenei, che risalivano sia a fattori politici, sia mediatici, sia
all’importazione della recente produzione letteraria, cinematografica e musicale d’oltreoceano. In questa
maniera impulsi importanti giunsero alla nuova generazione di autori, soprannominata Gruppe 47, alla
ricerca di un linguaggio che non fosse inquinato da quello hitleriano. Tuttavia, l’atteggiamento apolitico
dominò anche negli anni seguenti.
C’erano anche giovani autori come Günter Eich, Wolfgang Köppen, Heinrich Böll, Paul Celan, Erich Fried ed
altri che cercarono un confronto aperto con quel crollo spirituale che aveva portato alla distruzione totale
del paese.
Molti scrittori si erano raggruppati attorno alla figura di Hans Werner Richter, autore di romanzi
documentai come “Gli sconfitti” (1949), in cui si raccontano la ritirata delle truppe tedesche dall’Italia e la
battaglia di Montecassino dalla prospettiva di un soldato semplice. Egli divenne organizzò per la prima volta
nel 1947 un incontro con i suoi collaboratori, che divennero il nucleo della Gruppe 47, per poi invitare tutti
gli anni alcuni nuovi autori.

In quegli anni, di pari passo con il processo di normalizzazione durante il periodo del miracolo economico,
cambiavano anche i temi e i toni della letteratura. Come reazione al materialismo si scelse l’introspezione
ermetica e la descrizione dei rapporti di coppia in un’ottica femminile, mentre autori come Gunter Grass
cercarono di partecipare attivamente alla vita politica della giovane repubblica.
Nel 1959 esce Die Blechtrommel di Gunter Grass che racconta la storia del nazismo dal punto di vista di un
bambino che decide di non voler crescere più. Comuni a tutti questi autori sono il loro scetticismo politico e
ideologico e la fiducia nell’umano e la memoria ha un ruolo importante nei romanzi di questi autori. Oskar
Matzerath, il protagonista di Die Blechtrommel si è ritirato dalla società postbellica per scrivere la storia
della sua vita. Il suo ruolo di nano emarginato gli permette di vedere la società piccolo borghese da una
prospettiva diversa, e di descrivere l’ascesa del nazismo dal basso come una serie di fatti folkloristici
apparentemente senza significato politico.
Altre opere di crescente impegno politico sono state prodotte da Grass, una tendenza della letteratura
tedesca in generale negli anni ’60, testimoniata anche dalla formazione del Gruppo 61 che cercò di
rappresentare il mondo del lavoro e di scrivere insieme agli operai.
In Austria è soprattutto Thomas Bernhard a criticare il provincialismo del suo paese e il vuoto interiore della
borghesia. Il particolare la letteratura teatrale deve molto a questi autori svizzeri ed austriaci. Ma è
soprattutto lo svizzero Max Frisch a contribuire allo sviluppo del romanzo tedesco introducendo una
riflessione metaletteraria per trattare il problema dell’entità in una società che costringe gli uomini ad
assumere ruoli che minacciano la loro personalità.
Nel clima del ’68 emersero “scrittori ribelli” come Magnus Enzensberger che proclamavano la morte della
letteratura e chiedevano un più preciso impegno sociale del letterato.
In questa atmosfera si può notare anche un ritorno della poesia, ma in una forma radicalmente diversa da
quella degli anni ’50. Gli autori non scrivono più in maniera ermetica, cercano piuttosto di esprimere molto
concretamente momenti della vita quotidiana in una forma libera e soggettiva. In quegli anni nasce anche la
letteratura al femminile.

Commercio librario e biblioteche. Grazie all’invenzione della stampa da parte di Johannes Gutenberg, il
libro ricopre un ruolo importante nella vita culturale tedesca. Dal 1949, infatti, si tiene a Francoforte la Fiera
del Libro – Frankfurter Buchmesse – e di invenzione tedesca sono stati anche i Taschenbücher, i libri
tascabili, pensati dalla casa editrice Rowholt Verlag. Tra le altre case editrici importanti ricordiamo la
Aufbau Verlag e la Wagenbach Verlag di Berlino, una piccola casa editrice che si interessa anche delle
pubblicazioni italiane.
Il più grande Leseringe – club del libro – della Germania appartiene alla casa editrice Bertelsmann Verlag,
una delle case editrici più grandi al mondo, che però produce solo libri che abbiano già avuto successo sul
mercato senza correre il rischio delle prime edizioni.
Per via della liberalizzazione del mercato si è discusso in questi anni di abolire la Buchpreisbindung, una
legge esistente dal 1888 e che esclude la possibilità di sconti ai clienti e soprattutto stabilisce un prezzo
uguale per ogni titolo in Germania, Svizzera e Austria, indipendentemente dal fatto se sia un successo
oppure no, garantendo così la pubblicazione di libri che non hanno nessuna possibilità di diventare
bestseller.
Il ruolo fondamentale di Francoforte e Lipsia come capitali del libro si rispecchia anche nel fatto che nelle
due città esistono le due biblioteche nazionali. Quella di Lipsia raccoglie tutto ciò che è stato stampato in
Germania a partire dal 1913 e possiede oggi più di 7 miliardi di volumi, mentre quella di Francoforte è stata
fondata nel 1947 come conseguenza della divisione della Germania, e ha raccolto tutto quanto è stato
pubblicato in Germania occidentale a partire da quell’anno e inoltre molte opere di lingua tedesca scritte in
esilio, in tutto più di 5 milioni di volumi.

Il cinema. Tra i film più famosi ricordiamo Die Blechtrommel di Günter Grass che vince la Palma d’oro a
Cannes e un Oscar a Hollywood. La regista Doris Dörrie, che ebbe il suo maggiore successo con Männer, ha
adattato il romanzo “Io e lui” di Alberto Moravia nel film “Ich und Er”.
i luoghi di produzione cinematografica sono Monaco e Berlino, dove si trovano anche due Filmhochschulen.
A Berlino hanno luogo ogni anno i Berliner Filmfestspiele, dove viene assegnato Der goldene Bär (l’Orso
d’oro).

La musica. Le origini della musica in Germania risalgono al Medioevo (Minnesang e Meistersinger); Lutero
creò il primo libro di canti liturgici protestanti, che ebbe una grande diffusione.
Johann Sebastian Bach e Georg Friedrich Händel furono i maggiori compositori settecenteschi. Bach
rivoluzionò la musica sistematizzando le varie tradizioni medievali e barocche che al suo tempo
coesistevano. Allora però ebbe più successo Händel, profondamente influenzato dalla musica italiana, che
rimase la più importante d’Europa fino alla cosiddetta epoca della Wiener Klassik, il periodo di Mozart,
Haydn e Beethoven. Wolfgang Amadeus Morzart iniziò a comporre musica quando aveva solo 5 anni, a 12
anni era direttore d’orchestra a Salisburgo e morì in povertà a 36 anni nel 1791. Con la morte di Beethoven
nel 1827 finì il periodo classico la cui musica continuò a dominare però tutto l’800.
Richard Wagner, che per le sue opere riprese motivi dell’antica mitologia tedesca, ha le sue origini musicali
nel romanticismo e nella musica di Beethoven e Morzart, ma le sue innovazioni preludono già alla musica
moderna.

Il teatro. Storicamente il teatro tedesco nasce da quello inglese portato in Germania durante il ‘600 da
compagnie che giravano il paese. Nel 1776 nasce a Vienna il primo teatro stabile, il famosissimo
Burgtheater, cui seguirono nel 1786 analoghe costruzioni anche a Berlino e Weimar, quest’ultimo diretto da
Goethe.

I media. Gutenberg Galaxie è il nome dato alla cultura del libro, che è stato il medium dominante nel
mondo occidentale nei secoli scorsi in tutto l’occidente. Ma anche la radio mantiene le sue posizioni con
servizi giornalistici e produzioni artistiche come gli Hörspiele (i radiodrammi), un genere letterario che fu
molto forte negli anni ’50 e ’60 quando la televisione era ancora poco diffusa.
Per ciò che riguarda la televisione, la situazione tedesca è simile a quella italiana: esistono reti pubbliche
finanziate in parte dai contribuenti e reti private. All’interno del pubblico ogni Land ha la sua rete; il loro
insieme crea una rete nazionale.
Diverso il quadro di giornali, dove le tendenze politiche fanno dichiaratamente parte del programma: il più
grande, la “Frankfurter Allgemeine Zeitung”, famoso per la sua parte culturale, è il più conservatore insieme
a “Die Welt”. Accanto a questi giornali esiste la “Bild”, il più venduto in assoluto, che però è un giornale
scandalistico e sportivo con un’ampia parte di cronaca nera e mondana, alla quale i giornali impegnati
rinunciano. Tra i settimanali il più importante e conosciuto anche all’estero è “Der Spiegel”, fondato nel
1947, che ha accompagnato alla politica della BRD in maniera critica, scoprendo molti scandali tramite un
giornalismo serio e impegnato. L’altro settimanale storico, per il quale scrivono intellettuali di tutto il
mondo, è “Die Zeit”, una rivista politico-culturale di altissimo livello.

Arte, musei e architettura. L’architettura moderna più importante nasce a Weimar nel 1919 con il Bauhaus,
che riesce a combinare funzionalità e bellezza. Già prima della guerra si era sviluppata una pittura astratta
con Kandinskij e il movimento Der Blaue Reiter (il cavaliere azzurro) che preparava la strada
all’espressionismo.

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