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Introduzione

Diventa mamma per salvare altri bimbi. Doner gli organi del figlio partorito senza cervello.
Ha un chip nel braccio il primo cyberuomo. Quale sar il futuro della razza umana?.
Per amore partorir mio nipote. Lei soffriva per la sterilit, lho aiutata.
In eredit il seme del marito. morto, voglio un figlio da lui.
Clonati embrioni per curare malattie1.
Titoli roboanti di questo genere non possono non aver richiamato la nostra attenzione negli ultimi
anni. Fuor di iperbole, essi si riferiscono, nellordine, ad applicazioni delle tecnologie biomediche
nel campo dei trapianti, dello human enhancement, della riproduzione assistita, della clonazione.
Dette applicazioni contribuiscono a ridefinire confini, possibilit e limiti del corpo umano,
sollevando nel contempo seri interrogativi sulle sue regole duso. A tale opera di ridefinizione
contribuiscono in maniera silenziosa e capillare altre pratiche diffuse, tra cui il body building, la
body art, la chirurgia estetica.
In questo libro si parla di tutti quei corpi i corpi delle tecnologie biomediche, della chirurgia
estetica, della body art e del body building e di altri ancora i corpi dellanoressia, i corpi del
cyberspazio, i corpi postumani, per esempio come realt oggettive socialmente prodotte e
costruite. Per farlo, ci si avvale di una consistente letteratura interdisciplinare (sociologica,
antropologica, filosofica, storica, dei womens e dei cultural studies) improntata in vari modi ai
concetti di costruzione sociale del corpo, di rappresentazione sociale del corpo e di politiche del
corpo. Essa afferma che comportamenti, morfologia e persino fisiologia dei corpi sono lesito di un
insieme di processi attraverso i quali ciascuna societ agisce sui corpi (per tal via costruendoli,
letteralmente). Detti processi sono in-formati da rappresentazioni (o modelli) sociali del corpo, di
suoi aspetti o di sue funzioni: rappresentazioni quasi sempre implicite, condivise nei tratti
fondamentali dai membri di una societ, parte delle quali costruite e diffuse da attori sociali
specializzati, che esercitano una funzione normalizzatrice. I medesimi processi sono allopera nella
vita quotidiana sotto forma di pratiche pi o meno routinarie relative al corpo, e sono politici nel
senso pi puro del termine per il loro essere volti al controllo della variet sociale; in ci riflettendo
e rinforzando (o cambiando) la distribuzione del potere tra gli individui.
Ciascun capitolo apre su unimmagine che introduce ad uno specifico tema rispettivamente la
gravidanza, la definizione di morte, gli ambienti sociali on-line; per quel tramite, a luoghi classici
come parte del pensiero femminista e il pensiero foucaultiano, neo-classici come il biodiritto e la
bioetica, ed emergenti, come ad esempio la letteratura sulla comunicazione prostetica, di riflessione
sul corpo. Le immagini (un controllo ecografico in gravidanza, un caso di morte cerebrale, uno
stupro virtuale), prima che artificio espositivo, sono icone del corpo. Del corpo veicolano modelli;
della sua costruzione sociale costituiscono parte dei contenuti, ma anche degli esiti.
Il libro muove cos tra losservazione di fenomeni relativi al corpo molti dei quali hanno una
crescente visibilit sociale , la considerazione di alcuni dei severi quesiti che essi pongono in
ordine alla propriet del corpo e alla sua commerciabilit; alle trasformazioni dellidentit, della
maternit e della paternit; ai temi della privacy genetica e delleugenetica, per indicarne qualcuno
soltanto , e il richiamo di concetti e di riferimenti teorici che consentono di analizzare gli uni e gli
altri. Parecchi riferimenti teorici non sono sociologici in senso stretto, ma permettono di porre
domande sociologiche alla realt osservata: li abbiamo perci considerati attrezzi indispensabili
della nostra indagine. Tra di essi: i corpi docili e lanatomia politica foucaultiani, le maussiane
tecniche del corpo, la nozione di statuto giuridico del corpo e quella di cyborg. Di questi e di altri
concetti ci siamo serviti per ragionare sul corpo come luogo in cui si inscrivono i rapporti di
dominio e di subordinazione, donde lidea del corpo come sede di lotta politica di Corpo a corpo
(capitolo 1); sul corpo utilizzato, trasformato e perfezionato nellambito di piani individuali di
costruzione del s, cui rinvia Da un corpo allaltro (capitolo 2); sui corpi e progetti di corpi in
misura diversa affrancati dalle determinazioni biologiche descritti come Corpi senza corpo
(capitolo 3).
Lemergere di un interesse non frammentario per il corpo in sociologia prende consistenza nella

met degli anni Ottanta del secolo scorso, essenzialmente con i lavori di Bryan S. Turner, John
ONeill, Arthur W. Frank, Mike Featherstone, Chris Shilling, Pasi Falk. Il contributo proveniente
dalla sociologia classica allo sviluppo del filone di studi che quei lavori aprono considerato, in
maniera sostanzialmente concorde, scarso o nullo, anche se svariate ricostruzioni della secret
history (Turner 1991) o della absent presence (Shilling 1993) del corpo nella sociologia classica
individuano lapporto fornito pi o meno consapevolmente ad una storia del corpo da Durkheim,
Simmel, Weber, Marx, Engels, Marcuse. Tra i classici contemporanei pi richiamati, Elias,
Goffman, Giddens, Bauman, Bourdieu.
Il formarsi di un interesse sistematico per il corpo e del corpus individuabile (se non coerente) di
conoscenze che dagli anni indicati va sotto letichetta di sociologia del corpo ha condotto alla
formulazione di articolati elenchi dei fenomeni emergenti che lavrebbero sollecitato. Essi
includono femminismo di seconda ondata, movimenti gay, invecchiamento della popolazione,
AIDS, pornografia, doping, nuove tecnologie biomediche (tecnologie della riproduzione assistita in
particolare), realt e comunit virtuali, cyborg militari ed industriali, cultura del narcisismo. Nella
pi pura prospettiva esplicativa tipica della sociologia della conoscenza, il prendere forma della
sociologia del corpo ricondotto in tal modo alle condizioni sociali e alla situazione storica delle
societ che lhanno tenuta a battesimo, nascenti somatic societies [...] nelle quali il corpo [...] il
principale campo di attivit politica e culturale (Turner 1992, p. 12; trad. nostra). A fare del corpo
un oggetto di studio non sporadico sarebbe cio stato il suo essere considerato in misura crescente
un problema sociale.
Il testo richiama, com ovvio, alcune delle acquisizioni della sociologia del corpo, senza per
organizzarle con i criteri che farebbero di esso un manuale. Le pagine che seguono neppure
attendono ad una genealogia della riflessione sociologica sul corpo (esercizio peraltro svolto con
profitto da altri). Piuttosto, esse raccolgono stimoli teorici ed empirici provenienti da fonti diverse
che convergono nellindicare nel corpo un possibile oggetto dindagine sociologica, di contro ad
una tradizione disciplinare che si costruita in parte proprio sulla negazione di questa possibilit.
Che la possibilit di guardare al corpo che noi siamo e che noi abbiamo come lesito di processi
attraverso i quali alcune idee relative al medesimo si sono sviluppate e sono diventate socialmente
accettate.
Note
1 Titoli tratti dal quotidiano La Stampa, nellordine, del 18 gennaio 1998, 4 maggio 2001, 14 aprile 1994, 18 marzo
1995, 13 febbraio 2004.

1. Corpo a corpo
Scena I
20 + 3 gg.; B.P.D. 50 mm., L.F. 35 mm. Il medico distoglie lo sguardo dal monitor; si rivolge alla
giovane donna stesa sul lettino e con un sorriso rassicurante prosegue: Il feto cresce bene.
Guardi, questa la testa...
Sono due i corpi di nostro interesse nella scena. Quello del feto intrauterino scandagliato dal fascio
di ultrasuoni inviato dalla sonda di un apparecchio ecografico, sul cui riflesso elaborato in
unimmagine su monitor vengono effettuate alcune misurazioni (rispettivamente del diametro
biparietale e del femore), e quello di una donna alla ventesima settimana e tre giorni di gravidanza.
Del primo stato osservato che non costituisce una creatura di Dio, n della Natura, bens della
societ moderna; e cos pure si detto della condizione psicosomatica della donna sottoposta a
controllo prenatale, con ci intendendo che nascituro ed esperienza materna del grembo sono oggi
qualcosa di diverso da quello che essi erano duecento anni fa, per esempio. La gravidanza
diventata strumentalmente verificabile; il grembo materno una zona di intervento, di controllo ed
assistenza; la donna incinta un sistema uterino per lapprovvigionamento del feto (Duden 1991).
Anche il feto non sempre stato. Per secoli, la gravidanza si annunciata con certezza alla madre
in perfetto accordo con i canoni delliconografia cristiana solo con il primo movimento del
bambino. Per quanto emozionante continui ad essere il primo movimento loro percepibile del feto,

quando le donne della mia generazione lo avvertono sanno da tempo di essere incinta; del formarsi
di un qualcosa sotto il cuore hanno avuto lannuncio dallesito di un test chimico, e dai mosaici di
minuscoli quadratini di vari toni di grigio delle immagini ecografiche (ibid).
A modificarsi, nelle trasformazioni descritte, lesperienza che la donna incinta fa del proprio
corpo, ma non solo. Sebbene ogni volta diversa e tipica del suo tempo, lesperienza del corpo
rimasta sostanzialmente immutata sino a non molto tempo fa, orientata verso unattenzione di tipo
tattile. Nella prospettiva della storia del corpo, le trasformazioni prima indicate sono inserite nel
quadro del passaggio a una percezione geometrico-visuale del corpo. Oggi, con i mezzi dellottica
medica, la donna vede linterno del proprio corpo (Guardi...); attraverso la macchina linterno del
corpo svelato, il confine tra dentro e fuori assottigliato. Nasce, come lo ha efficacemente definito
Barbara Duden, il feto pubblico. Il feto come fatto pubblicamente attestato attraverso la mediazione
professionale fa del corpo della donna il luogo in cui si compie un processo esposto allo sguardo
della ricerca, delle autorit e della strada, un terreno su cui possibile vedere, intervenire,
decidere (ivi, p. 121 trad. it.). Esso avvia la donna verso una serie di cosiddette decisioni:
amniocentesi, eugenetica interiorizzata, moderna cura del neonato (ivi, p. 62 trad. it.).
Da un punto di vista semiotico, il feto pubblico generato dai laboratori vero ribaltamento del
significato personale e sociale della gravidanza e della percezione del nascituro costituisce
secondo Duden (ivi, p. 63 trad. it.) un tipico objectum nostri temporis: costituisce cio lesito di un
processo attraverso il quale alcune idee, scientifiche e non, sul corpo della donna si sono sviluppate
fino a diventare socialmente accettate. Il processo riflette e rinforza la distribuzione del potere tra
uomini e donne: a partire dallOttocento, linterno della donna viene progressivamente reso
pubblico dai punti di vista medico, giuridico e politico, mentre la scoperta dellorigine naturale
dellinclinazione femminile alla vita familiare e ai lavori domestici, alla maternit e al bisogno di
protezione danno parallelamente origine alla privatizzazione del suo esterno, rinchiudendo la donna
nella sfera privata (ivi, p. 106 sg. trad. it.).
La straordinaria ricostruzione che Duden fa della storia di una particolare condizione del corpo la
gravidanza qui introdotta per la sua qualit esemplare di ricostruzione di un processo al quale i
sociologi sono soliti riferirsi con lespressione costruzione sociale del corpo. Il processo guidato
da rappresentazioni, in questo caso del corpo della donna, che orientano una molteplicit di pratiche
anche routinarie relative ad esso e che, complessivamente, definiscono delle politiche del corpo.
Esse letteralmente producono e normalizzano il corpo che abbiamo e che siamo. Nella prospettiva
richiamata, la variet dei processi in cui esse si concretizzano ha come effetto lespropriazione del
corpo della donna.
Di ci si occupa il presente testo: di alcuni processi e trasformazioni sociali che dei corpi
contribuiscono a ridefinire cosa interno e cosa esterno, cosa appropriato e cosa no, cosa
lecito farne e cosa invece illecito. E che trasformano anche in assenza di mutamenti sensibili
della sua struttura il corpo che noi esperiamo.
La scelta dellimmagine che apre il capitolo non casuale. Essa intende introdurre alla riflessione
femminista sul corpo, alla quale va il merito di aver affermato, pur nella variet di approcci, due
idee: che il corpo non una forma puramente naturale, e che esso rappresenta un luogo in cui si
inscrivono i rapporti prevalenti di dominio e di subordinazione. Tale riflessione costituisce la via
maestra al discorso sul corpo come luogo del potere; al corpo di genere, ma anche al corpo di razza,
o di classe, per esempio. Per questo il capitolo prende avvio da essa; per questo alcuni temi qui
trattati torneranno nei capitoli successivi.

1.1. Corpi dal femminismo


Non v praticamente testo che si inscriva nella recente riflessione sociologica sul corpo che non
riconosca allattenzione che il femminismo ha dedicato al controllo dei corpi delle donne un debito
teorico. Di pi: insieme alla collegata crisi dei modelli di genere sessuale, alle trasformazioni
demografiche e antropometriche e alle logiche del cosiddetto postmoderno, limpatto del
femminismo stato considerato uno dei fattori che spiegano lattuale tendenza della sociologia ad
occuparsi del corpo (sotto questo profilo, tale tendenza il corollario di una maggiore visibilit
sociale del corpo legata alla sua crescente problematicit [Pozzi 1994]).

Capovolgendo la vecchia metafora del corpo politico, il femminismo ne introduce una nuova: la
politica del corpo. Con le parole delle protagoniste:
Ora il femminismo rappresentava il corpo umano in quanto tale come entit politicamente definita,
la cui fisiologia e morfologia erano foggiate dalle esperienze e dalle pratiche di restrizione e di
controllo: dalla fasciatura dei piedi e compressione del busto allo stupro e allossessione
delleterosessualit a tutti i costi, alla sterilizzazione forzata, alla gravidanza indesiderata e alla
esplicita mercificazione (Bordo 1993, p. XXXIV trad. it.).
Lidea del corpo come sede di lotta politica (cui intende rinviare il corpo a corpo del titolo del
presente capitolo), lidea [...] che la definizione e ladattamento del corpo siano il punto focale
delle lotte per la forma del potere. Questidea stata scoperta dal femminismo [...] (ivi, p. XXIX
trad. it.). Con essa, una vera ondata di sapere sessuato sulla corporeit [...] si abbatte su tutto
ledificio del sapere umanistico e lo sbaraglia (Braidotti 1996, p. 9).
In realt stato osservato che la nuova sociologia del corpo sovrastima la centralit della tematica
corporea nel femminismo, dalla quale, anzi, il femminismo si sarebbe allontanato introducendo la
distinzione fondamentale e fondante, per quanto problematica ed instabile possa essere divenuta
tra la corporeit materiale del sesso e la socialit del genere per concentrarsi su questultima. Le
politiche del corpo in quanto tali sarebbero state basilari nellagenda del movimento sociale
femminista, al quale tuttavia non pu essere ricondotto tout court il femminismo come progetto
intellettuale (Witz 2000). Per quanto discutibile, questa affermazione ben introduce allanalisi del
dibattito sul sostrato biologico della differenza tra uomini e donne, e rende indispensabile un breve
excursus nel pensiero femminista.
Dalla fine del Settecento ad oggi, esso ha dato origine a prospettive molteplici e talvolta conflittuali,
che rendono addirittura controversa la possibilit di riferirsi al loro insieme utilizzando un solo
termine. Non rientra tra i nostri scopi ricostruirne la successione e lintreccio storico, quanto
piuttosto individuare alcune posizioni di fondo in tema di corpo elaborate al loro interno, nonch le
connessioni tra queste e le pratiche politiche.
Un tentativo effettuato in tal senso le ha ricondotte a tre (Grosz 1994). La classificazione risultante
pu essere non condivisibile, ma ha lindubbio merito di imporre un ordine ad una materia
estremamente complessa, e perci di consentirne una visione dinsieme. Esaminiamola.
La prima posizione individuata, quella del cosiddetto femminismo egualitario, distingue tra una
mente sessualmente neutrale ed un corpo sessualmente leggasi: biologicamente determinato.
Sono i ruoli sessuali e in particolare quelli riproduttivi, per le condizioni di fragilit e di
vulnerabilit che inducono nel corpo femminile, lostacolo alluguaglianza. In questa prospettiva,
la biologia stessa a dover essere modificata: con il rifiuto della maternit, o con il ricorso alle
tecnologie (della contraccezione e della riproduzione assistita) che consentono di controllarla.
Occorre notare che da un punto di vista analogamente essenzialista, i cicli corporei femminili (ivi
compresi la gravidanza, la maternit e lallattamento) sono stati anche considerati, invece che un
limite intrinseco alla possibilit delle donne di raggiungere luguaglianza, vie daccesso a forme
peculiari di conoscenza e di esperienza, inaccessibili agli uomini. Che venga interpretato
negativamente o positivamente, lassunto condiviso quello di una maggior naturalit
biologicamente inscritta del corpo femminile rispetto a quello maschile.
Il costruzionismo sociale, la seconda delle posizioni fondamentali individuate in materia di
femminismo e corpo nella ricostruzione a cui ci stiamo riferendo, condivide con la prima una
nozione di corpo come biologicamente determinato, fisso e astorico, ma, anzich nellessenza
biologica stessa, individua lorigine delloppressione delle donne nei modi in cui le societ
organizzano e danno significato ai cicli e alle pratiche corporee femminili. Le culture meglio: le
ideologie costruiscono sugli attributi delluomo e della donna riconducibili alle caratteristiche
biologiche (il sesso) la mascolinit e la femminilit (il genere). A mutare devono dunque essere gli
atteggiamenti, le credenze e i valori connessi al corpo; il raggiungimento delleguaglianza passa
attraverso la comprensione e la trasformazione dei modelli di genere (per esempio, attraverso la
riorganizzazione sociale della cura della prole). Nella prospettiva in esame chiaro
fondamentale la distinzione tra il corpo biologico ed il corpo come oggetto di rappresentazione; le
politiche devono lavorare su questultimo e sui significati e valori ad esso collegati.

Ancora meno facile evitare semplificazioni eccessive nel delineare gli orientamenti di una terza
posizione, quella della differenza sessuale. Centrale per comprendere lesistenza psichica e sociale
delle donne qui la nozione di corpi vissuti, e lattenzione ai modi in cui essi sono rappresentati ed
utilizzati nelle diverse culture. Allidea del corpo come oggetto naturale, astorico e preculturale si
sostituisce quella di corpo come oggetto inscindibilmente naturale e culturale, e perci il luogo del
contrasto in una serie di conflitti di natura economica, politica, sessuale, intellettuale. Accomuna le
teoriche che condividono questorientamento la convinzione della irriducibilit della differenza tra i
sessi. Tale inestirpabile differenza, che nella materialit della storia si trasformata in una profonda
asimmetria della posizione della donna rispetto alla posizione delluomo, richiede riconoscimento e
valorizzazione. Il pensiero della differenza sessuale, si noti, non trae per dallirriducibilit
reciproca dei soggetti uomo e donna un particolare contenuto della femminilit; non postula cio
che tutte le donne siano sostanzialmente simili, ed anzi fa delle differenze tra le donne il perno della
sua politica.
Nelloscillazione tra rivendicazioni di uguaglianza e affermazioni di differenza che caratterizza
lintera storia del femminismo, non facile ricondurre univocamente le posizioni individuate,
ciascuna delle quali internamente composita, al polo delluguaglianza o al polo della differenza. Dal
secondo viene di solito mossa al primo la critica di non attribuire nessun significato alle esperienze
dei corpi e alle differenze che da queste derivano (impedendo con ci leffettiva costruzione di un
soggetto femminile e di un mondo che ne porti il segno); allopposto, il secondo viene di consueto
criticato come sostanzialmente essenzialista (Saraceno 1994).
In realt, il recente dibattito femminista sul significato della differenza ha condotto a posizioni
molto articolate, anche distanti dallessenzialismo. Due per tutte: in primo luogo, lidea che la stessa
materialit del corpo sia continuamente creata da atti ripetuti e sedimentati in conformit a codici di
comportamento, da discorsi la cui storicit conferisce al linguaggio il potere di produrre le cose che
dice. In questa prospettiva, sarebbe il discorso dominante sul genere e sulla sessualit a produrre e
riprodurre incessantemente il sistema dicotomico dei ruoli di genere e della sessualit, come
smascherato da quanti rinnegano quei codici nella pratica sessuale e sociale di corpi devianti e non
convenzionali (dal sadomasochismo ai movimenti grasso bello) (Pitts 2002). , questa, una
posizione chiaramente antiessenzialista, che fa della materialit del sesso una costruzione
storicamente e socialmente derivata da rapporti di potere. Val la pena di notare che alla medesima
conclusione sono pervenuti studi di storia e sociologia della scienza sul mutamento di significato
attraverso i secoli della differenza sessuale1.
Analogamente non essenzialista lesito estremo del dibattito sulla differenza, identificabile nella
dissoluzione del concetto stesso che ha luogo quando lenfasi posta sulle differenze individuali (di
classe, razza, mobilit, sessualit) tra le donne. Portata alle sue logiche conseguenze, stato
osservato, essa rende di fatto privo di significato il femminismo stesso, rendendo impossibile
qualsiasi generalizzazione o rivendicazione politica da parte di un gruppo chiamato donne
(Coppock et al. 1995).
Per quanto rapido, questo excursus tra i vari femminismi teorici, che intenzionalmente ha tralasciato
nomi e riferimenti filosofici accettando il rischio di apparire grossolano, dovrebbe aver reso chiaro
che le posizioni relative allo statuto attribuito alla differenza sessuale, o al sesso, o al genere,
classificabili e classificate in maniere differenti, non costituiscono materia puramente nominalistica
(Saraceno 1994). infatti proprio rispetto alle definizioni e ai modelli di azione relativi a corpo e
sessualit che si sono prodotte le lacerazioni pi profonde del movimento, teorico ma non solo:
In modo diverso nei diversi paesi, le tensioni maggiori si sono avute attorno alla questione del
lesbismo, della maternit, dellaborto, fino a toccare la stessa rilevanza del corpo nella definizione
della donna. Daltra parte sono stati proprio questi i temi che negli ultimi decenni non solo hanno
maggiormente aggregato e mobilitato le donne, rendendo visibile il femminismo, ma hanno
costruito altres lossatura dellautoriflessione femminile: sul modo in cui il corpo della donna
definito e usato nella societ e nella cultura a dominanza maschile, ma anche sul corpo, sulle
esperienze del corpo (maternit e sessualit anzitutto) in quanto interne e non estranee alla
dimensione simbolica, e quali punti di partenza per una possibile azione costruttiva di una
soggettivit femminile autonoma e capace dincidere sulla realt sociale (ivi, p. 55).

In questo senso il femminismo esso stesso contemporaneamente agente ed esito di processi di


costruzione sociale, nei quali spiegazione e interpretazione della societ e intervento sulla
medesima interagiscono, dando origine a nuove realt modi inediti di percepirsi e di organizzarsi
come donne e di stabilire rapporti tra i sessi e a nuovi modi di interpretare la realt stessa (ibid.).
(A ben vedere, anche lalternativa tra uguaglianza e differenza, la loro opposizione, una
costruzione sociale. Ma questo ci condurrebbe troppo oltre.)
Se la denuncia e il rifiuto dellasimmetria di potere tra i sessi e della conseguente posizione di
inferiorit, oppressione e svantaggio in cui si trovano le donne fonda e attraversa lintera storia del
discorso teorico femminista, a porre esplicitamente al proprio centro la sfera della sessualit la
riflessione che si sviluppa a partire dalla fine degli anni Sessanta, prima negli Stati Uniti, quindi in
Inghilterra e nellEuropa continentale, in particolare in Francia, Italia, Olanda e Germania2. Nella
sfera della sessualit e della riproduzione vengono individuate le radici del predominio dei maschi,
il fondamento del sistema patriarcale come sistema di istituzioni create dagli uomini per il dominio
sessuale sulle donne; sua essenza il rapporto sessuale come atto politico che fonda i rapporti di
potere e di dominio (Restaino 1999). questo forse il momento in cui il discorso teorico orienta pi
profondamente e diffusamente le iniziative pratico-politiche del movimento, il quale pone tra i suoi
obiettivi estensione dei mezzi di contraccezione, legalizzazione dellaborto, istituzione di consultori
femminili e di asili per le donne maltrattate.
Lepiteto di bra-burners (bruciatrici di reggiseno), con cui le femministe presero ad essere
indicate in seguito alla manifestazione organizzata nel 1968 ad Atlantic City contro lelezione di
Miss America, ben rammenta il ruolo del femminismo cosiddetto di seconda ondata3 nello
sviluppo di una comprensione politica delle pratiche corporee nello specifico, della disciplina
del seno che la cultura concepiva solo in funzione degli altri: come strumento e simbolo di un
amore oblativo o come feticcio erotico4 (Bordo 1993, p. XXXII trad. it.). Pi in generale, il suo
ruolo nellindividuazione, nel corpo femminile, di un luogo della politica in cui, attraverso le
micropratiche materiali della vita quotidiana di abbellimento del proprio corpo e di riproduzione,
cura e sostentamento dei corpi altrui alle quali la costringono ruoli sociali e familiari, si costruisce
socialmente lesistenza subordinata e oppressa della donna (ivi, pp. xxx sg. trad. it). A porre in
modo radicale la questione della costruzione sociale dellappartenenza di sesso venne introdotta
proprio in quegli anni la nozione di genere5 (Piccone Stella e Saraceno 1996).
Il pensiero lesbico che prende forma e consistenza negli stessi anni si muove a ben vedere
esattamente sulla stessa linea, orientato com a problematizzare la forma istituzionale
delleterosessualit imposta dal sistema patriarcale.
specificamente questo il nucleo di temi del dibattito femminista ai quali si riferisce, e sui quali in
parte si fonda, la neonata sociologia del corpo; esso riconducibile allidea del corpo femminile
come un territorio socialmente definito e storicamente colonizzato (Bordo 1993, p. XXXIII trad.
it.) che fu il cuore del discorso femminista dei tardi anni Sessanta e degli anni Settanta. La
riflessione femminista sui concetti di sessualit e di corporeit proseguita nei decenni successivi,
declinata lungo direttrici anche molto diverse tra di loro e centrata sui concetti filosofici di identit e
di soggettivit, ed venuta configurandosi gradualmente come attivit di ricerca non collegata a un
movimento di donne politicamente organizzato come era accaduto negli anni Settanta (a proposito
si parlato di accademizzazione del pensiero femminista [Restaino 1999, p. 95]). Ad alcuni suoi
sviluppi faremo riferimento nei prossimi capitoli.
Cos collocata temporalmente e spazialmente leredit teorica che alla sociologia del corpo viene
dal femminismo, opportuno spendere qualche riga ancora sugli strumenti teorici che essa ha
portato con s; in particolare, sul genere come categoria danalisi.
Lelaborazione del concetto di genere risponde alla spinta intellettuale intesa ad assegnare il
massimo peso a quanto vi di socialmente costruito nella disuguaglianza sessuale, a quanto vi di
non biologicamente dato nella relazione di disparit tra uomini e donne; in altri termini, allinsieme
dei processi, adattamenti, modalit di comportamenti e di rapporti con i quali le societ trasformano
la sessualit biologica in prodotto dellattivit umana e organizzano la divisione dei compiti tra
uomini e donne, differenziandoli luno dallaltro (Piccone Stella e Saraceno 1996, p. 7). La messa a

punto di tale strumento pone dunque esplicitamente al centro dellinvestigazione delle azioni, dei
processi storico sociali.
Gi sappiamo, per, che non tutto il pensiero femminista adott tale concetto, in larga misura per la
stimata incapacit del medesimo e, pi in generale, della prospettiva del costruzionismo sociale a
render conto del sostrato biologico delle differenze tra uomini e donne (e, quindi, dal punto di vista
di chi ne rifiut luso, a definire il soggetto donna) (ivi, p. 12). Nel richiamarsi allelemento
biologico la base su cui costruire i significati culturali il concetto di genere ne avrebbe infatti
sminuita linfluenza.
davvero cos? Davvero il corpo per questa via scompare dalla teoria femminista, e da quante con
essa condividono un approccio costruzionista? S. E no.
S: accade ogni volta che il termine genere assume il significato opposto alla parola sesso, e quando
i due indicano ambiti distinti. In tale prospettiva, il corpo una costante, il dato cui vengono
sovrapposti tratti della personalit e del comportamento (donde la metafora del corpo come
attaccapanni sul quale vengono gettati i diversi abiti culturali, in particolare quelli della personalit
e del comportamento appunto) (Nicholson 1994).
No (la risposta no), se il termine genere utilizzato per indicare qualsiasi costruzione sociale
relativa alla distinzione maschio/femmina, comprese quelle costruzioni che separano il corpo
femminile dal corpo maschile. In questo caso, il sesso rientra nella pi vasta categoria del genere, e
il corpo diventa una variabile piuttosto che una costante (ibid.).
Accade cos che tra le posizioni del costruzionismo sociale siano rinvenibili dosi variabili di
fondamentalismo (se non di determinismo) biologico6, sostanzialmente riconducibili allidea
dellesistenza di una comune base biologica (lattaccapanni biologico) di cui ogni societ deve in
qualche modo tener conto quando formula la distinzione tra maschio e femmina (secondo il pi
rigido determinismo biologico, lattaccapanni sarebbe sufficiente a stabilire la distinzione) (ivi, pp.
50 sg. trad. it.). Il corpo, in questa prospettiva, non loggetto dindagine; troverebbe allora
fondamento laffermazione cui ci siamo gi riferiti secondo la quale il femminismo, introdotta la
distinzione tra la corporeit materiale del sesso e la socialit del genere, scegliendo di occuparsi di
questultimo avrebbe in realt posto la tematica corporea in secondo piano (Witz 2000). Avrebbe
cio trascurato il problema di come le societ costruiscono lo stesso corpo naturale (Williams e
Bendelow 1998, p. 116).
Posizioni pi genuinamente costruttiviste fanno invece del corpo una precisa variabile storica a cui
vanno riconosciuti significati e valori potenzialmente diversi (Nicholson 1994, p. 63 trad. it.), e
della individuazione di tale significato loggetto dindagine. Questo equivale a intendere il corpo
come tabula rasa che attende di essere inscritta dalla cultura, a trasformarlo cio in mero prodotto
del discorso sociale? Dunque, non esistono parti, attivit, capacit differenziate sessualmente,
differenze ormonali e cromosomiche che possano essere concepite senza far riferimento ad un
processo di costruzione? Non necessariamente. Significa piuttosto che il riferimento a tali parti,
attivit e capacit mediato dalla nostra esistenza di esseri sociali ed agenti storici (non esiste cio
la possibilit di un corpo pre-sociale); che il corpo sessuato comprende chiaramente una dimensione
biologica, ma che la biologia stessa necessita di essere riconcettualizzata come materialit aperta,
un insieme (forse illimitato) di tendenze e possibilit che possono essere sviluppate [...] (Grosz
1994, p. 191; trad. nostra).
[...] [A]nche negli ambiti in cui la biologia pu svolgere un ruolo determinante, leffetto che
produce non mai puro, mai del tutto esente dai condizionamenti della storia. Noi siamo creature
inestricabilmente legate alla cultura fin dal momento in cui riceviamo in sorte un sesso o laltro, una
razza o laltra (Bordo 1993, p. L trad. it.).
Dovrebbero a questo punto risultare chiari i motivi che hanno spinto a dedicare tanto spazio
allelaborazione teorica femminista. Poche questioni sono al suo interno pi dibattute della
relazione tra natura e cultura, tra essenzialismo e costruzionismo: temi centrali per un testo che
come questo intende occuparsi di processi e trasformazioni sociali che contribuiscono a definire e
ridefinire tanto impercettibilmente quanto incessantemente il corpo umano e le sue
rappresentazioni. In quella letteratura sono presenti gli attrezzi indispensabili per occuparsene: i
concetti di costruzione sociale del corpo e di politica del corpo. Compendiati, per cos dire, nella

categoria di genere, essi sono divenuti parte del patrimonio teorico e delle prospettive analitiche
delle scienze sociali. Si noti: non solo nella forma dellanalisi di come si diventa donne (o uomini,
come accade nei cosiddetti mens studies7), ma pi in generale di come i modelli e i rapporti di
genere diano forma alle modalit storiche e locali di organizzazione sociale, attraversando e
specificando le forme di differenziazione e disuguaglianza, informando i meccanismi di
riproduzione sociale e cos via (Piccone Stella e Saraceno 1996, p. 31)8.
Il dibattito teorico femminista ha per questa via fornito ( il risvolto che ne ha guidato lanalisi) dadi
e bulloni, ingranaggi e rotelle secondo una famosa quanto efficace immagine di Jon Elster alla
cassetta degli attrezzi di quanti lavorano nel settore che va sotto il nome di sociologia del corpo. In
fondo, il prosieguo di questo libro pu essere considerato una ricostruzione della provenienza degli
altri attrezzi della medesima cassetta.
Veniamo ad alcuni dei corpi costruiti di cui si occupata la letteratura femminista.
Possiamo partire dalla riconcettualizzazione dei disturbi dellalimentazione. Con questespressione
ci si riferisce a grossolane alterazioni del comportamento alimentare, comunemente note nelle
fattispecie dellanoressia e della bulimia9. Accomunati dalla presenza di una alterata percezione del
peso e dellimmagine corporea, tali disturbi costituiscono quadri clinici dinteresse psichiatrico e
internistico della nosografia recente. Nei paesi occidentali si verificato negli ultimi decenni un
notevole incremento della loro incidenza; nel nostro Paese ne soffrono oggi 10 ragazze su 100 in et
di rischio; di esse, 1-2 delle forme pi gravi (anoressia e bulimia), le altre di sindromi parziali. Il
rapporto femmine-maschi 9 a 1 (Ministero della Salute 2000)10.
Nellaffermare che lanoressia e la bulimia come fenomeni sociali di rilievo, e non come casi isolati
denunciati nel corso della storia, sono stati prodotti culturalmente, la prospettiva femminista non ha
mai messo in discussione la realt del disturbo che si manifesta nellanoressica, men che mai la
profondit della sua sofferenza. In luogo di considerare il suo corpo come materia inerte sulla quale
si inscrive il disturbo, per, lo descrive impegnato in un processo di produzione di significato, di
lavoro sul corpo (Bordo 1993, p. 26 trad. it.). A spiegare questo tipo di lavoro non pare
sufficiente lassoggettamento alletica della magrezza o, come pure stata definita, alla tirannia
della snellezza i fattori socioculturali teorizzati dai modelli percettivi e cognitivi dei disturbi del
comportamento alimentare.
Secondo linterpretazione prevalente, la cultura provoca, esaspera e attribuisce una forma definita a
una condizione patologica esistente. Una tale interpretazione non riesce a cogliere due aspetti
singolari del comportamento alimentare. In primo luogo [...], i disturbi del comportamento
alimentare sono molto pi frequenti nella popolazione femminile: circa il 90 per cento delle persone
che ne soffrono composto da ragazze o donne. In secondo luogo [...], essi rappresentano un
fenomeno culturalmente e storicamente situato: nelle societ industriali avanzate degli ultimi cento
anni circa. Nel corso della storia, sporadicamente, sono stati documentati diversi casi isolati, ma
solo nella seconda met dellOttocento che una sorta di contenuta epidemia di anoressia mentale
viene menzionata per la prima volta nei resoconti medici; e una tale frequenza scompare di fronte
allo straordinario dilagare dellanoressia e della bulimia negli anni ottanta e novanta del nostro
secolo [XX secolo] (ivi, p. 8 trad. it.).
In realt prosegue Bordo (ivi, pp. 26 sg. trad. it.) nel disturbo sono cristallizzati molti strati di
significato culturale; decodificarli porta alla luce le profonde associazioni della snellezza con
lautonomia, la volont, la disciplina, la conquista del desiderio.
Tra tali significati [...], vi sono: 1) la promessa di un superamento della femminilit domestica e
lammissione al mondo pubblico, un mondo privilegiato, in cui si prova ammirazione non per
larrendevolezza, ma per la volont, lautonomia, il rigore; 2) il controllo simbolico e reale della
fame (cio del desiderio) della donna, considerato da sempre un problema delle culture patriarcali
(soprattutto in epoche caratterizzate da profondi cambiamenti nelle relazioni tra i sessi) e
interiorizzato dalle donne nella forma di vergogna per le proprie esigenze e i propri appetiti; 3) la
ricircoscrizione simbolica del posto limitato della donna nel mondo; 4) lideale allettante (e
ingannevole) di un s perfettamente gestito e regolato, allinterno di una cultura consumistica che
ha reso profondamente problematica la gestione della fame e del desiderio. In questultimo

contesto, il rifiuto del cibo, la perdita di peso, lesercizio fisico intenso e la capacit di sopportare il
dolore e lesaurimento fisico sono divenute le metafore culturali dellautodeterminazione, della
volont e della fermezza morale (ibid.).
La cultura evidentemente, qualcosa di pi dellideale mediatico della snellezza incarnato dalle
top-model descritta in questa prospettiva come il terreno necessario al prosperare storico dei
disturbi del comportamento alimentare; su di essa lanoressica reca informazioni estremamente
inquietanti (Bordo 1993, p. 19 trad. it.). Ne segue che, come comportamenti psicopatologici, i
disturbi del comportamento alimentare non rappresentano unaberrazione della cultura in cui si
manifestano, ma piuttosto unespressione caratteristica (il che equivale a porre laccento sul
carattere acquisito, culturalmente determinato, dei medesimi). In luogo di percepire in modo errato
il proprio corpo, lanoressica avrebbe cio appreso perfettamente gli standard culturali dominanti
relativi al modo in cui percepirlo (ivi, p. 16 trad. it.).
Ci che viene messo in ombra dalla medicalizzazione dei disturbi del comportamento alimentare,
che si tratti di anoressia e bulimia conclamate o di preoccupazioni comuni legate al peso, una
comprensione adeguata della presa che la cultura ha avuto e continua ad avere sul corpo femminile
normalmente e ovunque (ivi, p. 25 trad. it.), della battaglia politica per il controllo delle energie e
delle risorse del corpo femminile (ibid.) che mediante essi si combatte.
Tale battaglia si fa pi aspra nei periodi di mutamento delle relazioni tra i sessi. Lattrattiva del
corpo longilineo e asciutto negli anni Ottanta si spiegherebbe con il suo incarnare, in maniera
apparentemente contraddittoria, la negazione dellappetito (di potere pubblico, di indipendenza,
ecc.) di una donna a cui la tradizione continua ad assegnare il ruolo di principale apportatrice di
nutrimento emotivo e fisico agli altri, e, insieme, i valori maschili (autocontrollo, determinazione,
freddezza, ecc.) della sfera professionale e pubblica alla quale la medesima ha avuto accesso.
Lanoressica [...] incarna questa intersezione, questo doppio legame, in modo particolarmente
drammatico e vivido (Bordo 1989a, p. 107 trad. it.).
Secondo alcuni autori, i sintomi manifestati dalle anoressiche costituiscono una sorta di
inconsapevole discorso politico, una protesta (femminista) inconscia, debole e che finisce
paradossalmente per riprodurre ci a cui si oppone contro le regole che governano la costruzione
della femminilit contemporanea. Notiamo di passata che la letteratura alla quale ci stiamo
riferendo evidenzia il sincronismo dellanoressia con altre pratiche e forme culturali
contemporanee, come il body building e il jogging (su alcune di esse torneremo nel capitolo 2).
Anche se di esso non sono state riconosciute le implicazioni pi profonde, in particolare la messa in
discussione dello stesso concetto di patologia, e nonostante che nella nosografia dellanoressia e
della bulimia rimanga prevalente una concezione superficiale del cosiddetto valore della
magrezza, lapproccio cultural-femminista allo studio dei disturbi del comportamento alimentare
ha contribuito alla definizione di un paradigma adottato da molti esperti. La cultura, e il genere
sessuale in particolare, rivestono in esso il ruolo di fattore primario (e non solo scatenante o
concomitante) nella produzione dei disturbi del comportamento alimentare (Bordo 1993, p. 12 trad.
it.). Ce ne siamo qui occupati quale esempio di analisi concreta del corpo femminile come luogo di
un controllo culturale pratico.
Passiamo ora alla critica sviluppata in ambito femminista in relazione alla Sindrome premestruale.
La locuzione si riferisce ad un complesso di sintomi di tipo emozionale, fisico e comportamentale
dallandamento ciclico, dallintensit variabile e in stretta relazione con il periodo postovulatorio
del ciclo mestruale, di severit sufficiente a condurre ad un deterioramento delle relazioni
interpersonali e/o ad uninterferenza con le attivit normali. Tra il 3 e il 5% delle donne in et fertile
sperimenta sintomi che rispondono ai criteri nosografici pi recenti per lindividuazione del
disturbo nella sua forma pi grave, mentre manifestazioni della Sindrome ne interesserebbero dal 20
al 50%11 (APA 1995, p. 777 trad. it.). Linsieme dei sintomi ha acquisito dignit nosografica nei
lustri a noi pi vicini12.
Verosimilmente la Sindrome non presenta un meccanismo eziopatogenetico univoco; tra le teorie
biologiche pi accreditate dalla letteratura medica per la sua spiegazione si collocano quelle relative
a disfunzioni endocrine. Lattenzione che gli psichiatri hanno rivolto alla Sindrome premestruale
negli ultimi anni si spiega con la prevalenza, in essa, di disturbi dellumore dalle forme talvolta

severe e disabilitanti quando i sintomi interferiscono marcatamente con il lavoro, lo studio o con
le usuali attivit sociali.
Furono le femministe per prime a sollecitare la riflessione sul significato e sulle potenziali
conseguenze della concettualizzazione della Sindrome in termini di malattia in modo particolare
per ci che concerne la possibilit di occupare posizioni lavorative di responsabilit per tutte le
donne. Tra le altre, a sollecitarla contribu certo il ricorso alla Sindrome in ambito giuridico, che
allinizio degli anni Ottanta suscit vasta eco conquistando prime pagine di quotidiani e talk
show13.
Il dibattito emerse con forza in primo luogo allinterno della comunit degli psichiatri statunitensi
dove, in specie da parte femminista14, si osserv che la classificazione della Sindrome in termini di
disturbo mentale stigmatizza le donne; i cambiamenti psicologici associati ad una normale funzione
corporea fu affermato a tal proposito dovrebbero anchessi essere considerati normali. La
questione torn a sollecitare, in maniera simile a quanto era accaduto nei medesimi ambienti agli
inizi degli anni Settanta in tema di omosessualit15, la riflessione sulla costruzione sociale della
malattia mentale. Quandanche ci fossero solidi criteri per distinguere tra variazioni normali e
variazioni anormali nei livelli di estrogeni, perch mai le conseguenze mentali e comportamentali di
questi cambiamenti fisiologici ammesso che conseguenze possano essere considerate16 debbono
essere costruite come sintomi di disturbo mentale? Qual la differenza tra un disturbo fisico ed uno
mentale? Di pi: la Sindrome avrebbe trovato posto tra i disturbi mentali se del gruppo di lavoro
incaricato del suo studio dallAssociazione Americana di Psichiatria (APA) avessero fatto parte un
numero maggiore di psichiatri donne? O se queste ultime avessero avuto pi potere politico
nellAssociazione? Ancora: se non esistessero stereotipi sulle donne in certi giorni? (Kihlstrom
2000).
Le forti obiezioni incontrate nellambito della professione dalla proposta di inclusione della
Sindrome premestruale tra le categorie e gli assi ufficiali della diagnostica psichiatrica hanno
condotto alla sua classificazione tra quelle che richiedono un ulteriore esame empirico17. Come gi
era avvenuto per lomosessualit, il destino della Sindrome premestruale stato di recente
sottoposto al voto dellassemblea legislativa dellAPA. Per luna come per laltra e, come stato
osservato, in modo che neppure si potrebbe immaginare per una diagnosi di malattia coronarica, per
esempio , in ultimo un processo essenzialmente politico a decidere in merito alla legittimit della
loro diagnosi in termini di malattia mentale (ibid.)18.
Con un fuoco diverso da quello del dibattito test richiamato centrato, come s visto, sulla
Sindrome premestruale come caso di costruzione sociale di malattia mentale , la riflessione sulla
concettualizzazione della medesima Sindrome si sviluppata anche allesterno della comunit degli
psichiatri, ad opera soprattutto di antropologi e, anche qui, di femministe.
Il modello cui essa ha messo capo si fonda su alcune semplici osservazioni. Prima: quella
premestruale esiste unicamente nelle (ed trattata come sindrome specifica esclusivamente da
specialisti di formazione biomedica delle) societ industriali occidentali. Seconda: come risulta
dalle ricerche transculturali, lesperienza e il comportamento delle donne sono modellati
dallesposizione alla letteratura medica e popolare sulla Sindrome premestruale (Robinson 2002).
Qui il terreno si fa davvero insidioso. Come stato efficacemente notato
Le donne che soffrono di cefalee lancinanti, dolori alla schiena invalidanti e improvvisi
cambiamenti di umore nei giorni che precedono le mestruazioni possono risentirsi se solo si
accenna loro al fatto che la sindrome premestruale anche, seppur in minima parte, una costruzione
sociale. Le donne che hanno sintomi molto lievi o che non ne hanno affatto, ma i cui compagni e
datori di lavoro fanno battute o scherzano continuamente sul fatto che il comportamento delle donne
dominato dalle loro ovaie [...] possono finire per credere che la sindrome premestruale sia solo un
mito culturale che perpetua il dominio del maschio sul posto di lavoro (Bordo 1993, p. LI trad. it.).
Cosa significa, dunque, affermare come fa la prospettiva cultural-femminista che la Sindrome
premestruale una costruzione sociale? Quello che con lespressione abbiamo inteso sinora, per la
gravidanza come per i disturbi del comportamento alimentare: che non possibile guardare al corpo
come ad una forma puramente naturale; che nei modi socialmente condivisi di vivere e

rappresentare la prima, i secondi e la Sindrome in oggetto sono implicite assunzioni sulla natura
della societ, e nella fattispecie sui ruoli in essa di uomo e donna; che tali assunzioni orientano una
serie di pratiche relative al corpo. Al minimo significa che, indipendentemente dalla spiegazione
biomedica che di essa pi accreditata, per la comprensione della Sindrome premestruale e della
sua diffusione, ad esempio, fondamentale analizzarne significato culturale e funzione sociale.
Selezionando allinterno di una letteratura ampia e composita, ci riferiamo qui a due fra le molte
varianti del modello cultural-femminista della Sindrome, nella sostanza accomunate dallidea che
essa costituisca uno degli esiti della progressiva medicalizzazione del corpo e del comportamento
femminile.
La prima spiega lelevata diffusione di manifestazioni della Sindrome come effetto combinato di un
atteggiamento negativo nei confronti delle mestruazioni, alimentato dai media e da interessi politici
ed economici, e del conflitto tra ruoli femminili produttivi e ruoli femminili riproduttivi. La
Sindrome rappresenterebbe, in questa prospettiva, il modo appreso e socialmente approvato di
esprimere la frustrazione generata dalla vita sociale delle donne (il riferimento empirico alle
donne nordamericane). La forma in cui essa si esprime conclude pi di una ricerca sul tema
influenzata dallesposizione a casi familiari della Sindrome, dai messaggi ricevuti in merito durante
ladolescenza e, pi in generale, dalle rappresentazioni culturali dominanti della salute e della
malattia (Anson 1999).
La seconda individua nellorganizzazione del lavoro delle societ industriali la causa
delletichettamento nei termini di malattia della riduzione di efficienza che pu verificarsi nel
periodo premestruale.
[...] [Q]uella dei sintomi della Sindrome premestruale [...] non tanto una lista di tratti che
sarebbero considerati infelici in qualsiasi circostanza, quanto una lista di tratti che sono considerati
tali nel nostro particolare sistema economico e sociale, a causa del tipo di attivit che il medesimo
richiede (Martin 1987, 1992, p. 230; trad. nostra).
In proposito stato osservato che lenfasi, anche scientifica, sugli effetti disabilitanti delle
mestruazioni (o dei giorni che le precedono immediatamente) e sul loro costo per le economie
nazionali cresciuta con regolarit nei periodi postbellici, in concomitanza con pressioni
provenienti da parti diverse a che le donne abbandonassero il lavoro retribuito, cos da rimuovere
lostacolo alla piena occupazione maschile (Martin 1987, 1992). Lesplosione di interesse per la
Sindrome che si ebbe tra la met e la fine degli anni Settanta anni ai quali risale la prima,
considerevole affermazione femminile nella forza lavoro retribuita indipendente da guerre
importanti stata invece letta come risposta alle conquiste del femminismo di seconda ondata19,
una delle manovre progettate per far fare ritorno alle donne nelle loro case (Kessler-Harris, cit. in
Martin 1987, 1992, p. 225; trad. nostra).
Spostare lattenzione dai sintomi della Sindrome allambiente sociale in cui essi si manifestano si
suggerisce da tale prospettiva conduce ad interrogarsi sui motivi per i quali alla riduzione del
controllo emotivo che caratterizza il periodo premestruale corrisponda spesso, nelle donne delle
societ anglo-americane, un profondo, crescente, sentimento di rabbia estrema. Che gli
insegnamenti dellantropologia sulla possessione spiritica come mezzo di espressione
dellinsoddisfazione da parte di quanti nelle societ tradizionali sono collocati in posizione
subordinata da istituzioni politiche possano gettar luce su quella che molte donne descrivono,
appunto, come una sorta di possessione del loro proprio corpo? (Martin 1987, 1992). Gli
insegnamenti della medicina hanno condotto in direzione affatto diversa: lindividuazione dei
farmaci con cui trattare la comparsa regolare, a cadenza mensile, in milioni di donne, di ansia,
irritabilit e rabbia dallintensit e dalla persistenza variabile, in corrispondenza di forme di diversa
severit della Sindrome20.
Con uninversione completa di segno rispetto allinterpretazione biomedica della Sindrome e dei
suoi effetti, il modello in esame propone della prima e dei secondi una lettura che ne fa
unopportunit per la donna di attingere a riserve latenti di emozione, di comprensione e di
creativit. Sarebbero gli stessi effetti solitamente classificati come disabilitanti rispetto alla
capacit di concentrarsi, rispetto allinteresse per le attivit usuali, e alla complessiva diminuzione
di efficienza che deriva da essi a consentirne laumento di cui riferisce, seppure in modo non

sistematico, la letteratura clinica sulla Sindrome (ibid.).


Non meno interessanti di quella dei disturbi dellalimentazione e di quella della Sindrome
premestruale si rivelano le letture femministe del business della chirurgia estetica e della nascita dei
movimenti antiabortisti e per i diritti del feto, per citare soltanto alcuni tra i temi dellanalisi
empirica femminista.
Sulle rappresentazioni che orientano il crescente ricorso alle tecniche della chirurgia estetica, e sulla
forma dei corpi e dei comportamenti (non solo femminili) che esse contribuiscono a costruire
avremo modo di tornare nel prossimo capitolo, dove troveranno posto alcune osservazioni
provenienti dal dibattito femminista in merito.
La crescente enfasi sui diritti del feto e degli embrioni oggetto dindagine connesso dalla
letteratura femminista alle recenti trasformazioni del significato sociale della gravidanza e della
percezione del nascituro il feto pubblico dellapertura del presente capitolo.
Problemi di spazio e finalit del testo (che al femminismo si riferito come ad uno dei principali
luoghi della riflessione sulla corporeit, per ci passaggio obbligato per una sociologia del corpo)
impediscono di soffermarsi sul contributo che alla discussione sugli argomenti test enunciati
stato dato da parte femminista; come pure su quello venuto per citarne alcuni altri in materia di
tecnologie della riproduzione assistita, o di tecnologie infotelematiche (ma ai corpi delle une e delle
altre faremo riferimento pi avanti, ed un cenno almeno meriter la relativa produzione
femminista). Da quella medesima fonte cogliamo unultima indicazione: lidea che la crescente
pressione sociale sulle donne a che mantengano un certo aspetto, il tentativo di definirle malate
alcuni giorni al mese (o alcuni anni nella vita, come conseguirebbe alla crescente medicalizzazione
della menopausa) e lanteposizione dei diritti fetali ai loro costituiscano nella forma
dellimpedimento a che esse dispongano del diritto al controllo assoluto dei loro propri corpi una
reazione allaffermazione del movimento femminista contemporaneo (Weitz 1998). Con il lessico
utilizzato sin qui, che costituiscano cio dei processi attraverso i quali modelli e rappresentazioni
tradizionali del ruolo della donna, e della distribuzione del potere tra uomini e donne, si inscrivono
nel corpo di queste ultime (costruendolo e controllandolo, socialmente); politiche del corpo,
insomma.
Perch occuparsene? Perch i modelli e le rappresentazioni sociali da cui tali politiche sono
orientate, e che tali politiche veicolano e contribuiscono a diffondere, convenzionalizzano persone
ed eventi, e si impongono con forza (hanno cio forza prescrittiva) come ci hanno insegnato Farr e
Moscovici (1984). Cristallizzate in azioni ripetute frequentemente secondo schemi fissi,
[...] finiscono per costituire un ambiente reale. [...] ([A]nche se siamo perfettamente consapevoli che
non sono altro che idee), in effetti come realt incontestabili che siamo portati a considerarle. Il
peso della loro storia, del loro costume e del loro contenuto cumulativo ci sta di fronte con tutta la
resistenza offerta da un oggetto fisico [...] (ivi, p. 32 trad. it.):
la resistenza di una realt completa e data, umanamente prodotta e costruita21.

1.2. Corpi docili


Rimane da comprendere il come delle politiche del corpo. Giacch se vero che esse agiscono
nel senso della normalizzazione e della omogeneizzazione, altrettanto vero, per riferirci agli
esempi analizzati nelle pagine precedenti, che nessuna donna in gravidanza verr condotta contro la
sua volont ad effettuare le ecografie di routine (salvo doversi cimentare pi volte nel render conto
a medici, parenti e conoscenti delleventuale decisione di sottrarvisi); nessuna sar costretta a
conservare/acquistare/riacquistare una figura snella; o costretta a tralasciare le attivit usuali per
qualche giorno al mese, ogni mese. anzi frequentemente dato osservare che le donne scelgono di
sottoporsi a controlli prenatali, a diete rigorose o rimodellamenti chirurgici, a trattamenti
farmacologici periodici di vario tipo; partecipano cio attivamente alla riproduzione della cultura
della societ a cui appartengono cultura sessista, si osserverebbe da parte femminista , non di
rado considerandosi in questo femministe (donne che hanno preso in mano la propria vita [Davis,
cit. in Bordo 1993, p. XXXIII trad. it.]).
Cosa ha reso le loro menti e i loro corpi cos docili, in assenza di macchinazioni o strategie
cospirative evidenti degli uomini contro le donne?

La domanda suggerisce la risposta, nella forma del riferimento ai noti corpi docili descritti da
Michel Foucault. Ce ne occuperemo analizzando [...] una molteplicit di processi spesso minori, di
diversa origine, a localizzazione sparsa, che si intersecano, si ripetono o si imitano, si appoggiano
gli uni agli altri, si distinguono secondo il campo di applicazione, entrano in convergenza e
disegnano, poco a poco, lo schema di un metodo generale (Foucault 1975a, p. 150 trad. it.): quello
dellinvestimento politico e dettagliato del corpo, di una anatomia politica, di una meccanica
o microfisica del potere (ivi, pp. 150 sg. trad. it.).
Parleremo dunque ancora di politiche del corpo, di corpi (anche, ma chiaramente non solo,
femminili) come luogo del potere; e della costruzione sociale dei corpi cui mette capo una [...]
politica di coercizioni che sono un lavoro sul corpo, una manipolazione calcolata dei suoi elementi,
dei suoi gesti, dei suoi comportamenti (ivi, p. 150 trad. it.). La produzione foucaultiana costituisce
un altro fondamentale capitolo della sociologia del corpo (un altro attrezzo della sua cassetta,
proseguendo con la metafora); al dialogo intrecciato con essa dal femminismo faremo brevemente
riferimento in chiusura di capitolo.
a partire dal XVII secolo che, secondo Foucault (1976a, p. 123 trad. it.), il potere si sarebbe dato
la funzione di gestire la vita, organizzandosi a tal fine intorno a due poli: quello di una anatomopolitica del corpo umano, e quello di una bio-politica della popolazione. Lanatomo-politica prese
forma dallapplicazione dei meccanismi di potere al corpo umano in quanto macchina, attraverso
metodi i cosiddetti regimi disciplinari allopera nelle scuole, negli ospedali, nelle caserme; dipoi
nelle fabbriche e nelle citt volti a garantirne il dressage, il potenziamento delle attitudini,
lestorsione delle forze, la crescita dellutilit (e parallelamente, come vedremo, della docilit).
Poco pi tardi, verso la met del XVIII secolo, una serie di interventi e di controlli regolatori sul
corpo-specie operazioni politiche, interventi economici e campagne ideologiche in tema di
natalit, di longevit, di salute pubblica, di habitat e di migrazione diedero origine alla biopolitica della popolazione.
Anatomo-politica e bio-politica costituiscono gli assi lungo i quali and sviluppandosi la tecnologia
politica della vita, una [...] grande tecnologia a due facce anatomica e biologica, agente
sullindividuo e sulla specie, volta verso le attivit del corpo e verso i processi della vita [...] che si
articola in una serie [...] di tecniche diverse e numerose per ottenere la subordinazione dei corpi e
il controllo delle popolazioni. Si apre cos lera di un bio-potere (ivi, pp. 123 sg. trad. it.).
lingresso della vita nel campo delle tecniche politiche a segnarne la nascita: [p]er millenni,
luomo rimasto quel che era per Aristotele: un animale vivente ed inoltre capace di unesistenza
politica; luomo moderno un animale nella cui politica in questione la sua vita di essere vivente
(ivi, p. 127 trad. it.). A partire di qui si moltiplicheranno le tecnologie politiche che investono [...]
il corpo, la salute, le modalit di nutrirsi e di abitare, le condizioni di vita, lintero spazio
dellesistenza (ibid.). E si moltiplicheranno i meccanismi di potere continui, regolatori e
correttivi (ibid.) preposti alla loro applicazione: [...] meccanismi di potere completamente nuovi
[...] che si sono occupati, a partire dal XVIII secolo, della vita degli uomini, degli uomini come
corpi viventi (Foucault 1976a, pp. 79 sg. trad. it., corsivo nostro).
Tali meccanismi di potere sono sottili e mobili (ivi, p. 76 trad. it.), e sono allazione nella
molteplicit dei rapporti di forza che si formano ed operano negli apparati di produzione, nelle
famiglie, nei gruppi ristretti, nelle istituzioni. Il biopotere per Foucault un potere-senza-il-re22.
Esso proviene cio dal basso; si produce in ogni istante, in ogni punto: viene da ogni dove (ivi, p.
82 trad. it.); immanente rispetto al campo in cui si esercita. Non unistituzione, non una
struttura, non una potenza di cui alcuni sarebbero dotati, ma piuttosto il nome che si d ad una
situazione strategica complessa in una societ, la cui razionalit risulta dalla connessione
vicendevole di tattiche che delineano dei dispositivi dinsieme (ivi, p. 84 trad. it.). La sua forma
principale, in luogo di quella del prelievo (di cose, di tempi, di corpi; al limite, della vita) tipica del
potere di sovranit, destinata a produrre delle forze, a farle crescere e a ordinarle.
Il potere-senza-il-re, scrive Foucault (ivi, p. 121 trad. it.), [...] si esercita positivamente sulla vita,
[...] incomincia a gestirla, a potenziarla, a moltiplicarla, ad esercitare su di essa controlli precisi e
regolazioni dinsieme. Da quando? Dal XVII-XVIII secolo, s detto. A che fine? Per ottenerne
prestazioni produttive. In questa prospettiva, il bio-potere ha rappresentato uno degli elementi

indispensabili allo sviluppo del capitalismo, che si sarebbe consolidato a prezzo dellinserimento
controllato dei corpi nellapparato di produzione, e del rafforzamento dei medesimi corpi, della loro
utilizzabilit e della loro docilit. Come? Attraverso [...] una vera e propria incorporazione del
potere nel senso che esso ha dovuto arrivare sino al corpo degli individui, ai loro gesti, ai loro
atteggiamenti, ai loro comportamenti di tutti i giorni [...]; nonch [...] trattare, controllare, dirigere
laccumulazione degli uomini [...] (Foucault 1976b, p. 19 trad. it.). Di qui lo straordinario sviluppo
dei regimi disciplinari che definiscono i modi dinvestimento politici del corpo, e, a livello di
popolazione, lemergere nel campo della politica e delleconomia dei temi di demografia, di salute
pubblica, digiene, di habitat, di longevit e di fecondit: le due facce (anatomo- e bio-) della
tecnologia politica della vita da cui abbiamo preso avvio.
Naturalmente Foucault riconosce che molte delle forme del potere di sovranit perdurano; ma fa
osservare che meccanismi di potere nuovi le hanno penetrate, e ci invita a cercarli nella vita
quotidiana, nei rapporti tra i sessi, nelle famiglie, tra i malati di mente e le persone ragionevoli, tra i
malati e i medici, dove si verificano delle vere e proprie inflazioni di potere (Foucault 1977a, p.
204 trad. it.). Lo Stato scrive Foucault (1976b, p. 16 trad. it.) sovrastrutturale in rapporto a
tuttuna serie di reti di potere che passano attraverso i corpi, la sessualit, la famiglia, gli
atteggiamenti, le tecniche, ecc.
Veniamo ora ai meccanismi di potere che si sono occupati degli uomini come corpi viventi (o
meccanismi di bio-potere), concentrandoci con Foucault su due tipi di politiche del corpo: quelle
dei regimi disciplinari, e quelle sessuali (pur esse disciplina del corpo, ma non solo).
Alle prime Foucault (1975a, p. 144 trad. it.) giunge ricostruendo i modi in cui [...] il modello
coercitivo, corporale, solitario, segreto del potere di punire [...] si afferm nella seconda met del
secolo XVIII. La riforma del codice penale che lo introdusse trasform il corpo del condannato in
un bene sociale, nelloggetto di una appropriazione collettiva ed utile, facendo del medesimo corpo,
del suo tempo, dei suoi gesti e delle sue attivit quotidiane il punto di applicazione della pena. Il
progetto di istituzione carceraria che lo accompagn rese la punizione una tecnica di coercizione
degli individui, nella forma di una serie di processi di addestramento del corpo23. Selezionando
queste tra le modalit secondo le quali si pu esercitare il potere di punire tecnologie di potere,
come le definisce lautore la riforma penale mise capo ad una nuova politica del corpo (ivi, p.
112 trad. it.). Diversa, si comprende, dalla punizione come cerimoniale di sovranit del diritto
monarchico, per esempio, che faceva del corpo del condannato cosa del re e utilizzava i marchi
rituali della vendetta (ivi, p. 143 trad. it.).
Lemergere di tale nuova politica del corpo analizzato da Foucault sullo sfondo dellaffermazione
di poco precedente, nel corso del XVII e XVIII secolo, di [...] tutto un insieme di regolamenti
militari, scolastici, ospedalieri e [di] processi empirici e ponderati per controllare o correggere le
operazioni del corpo (ivi, p. 148 trad. it.). In quegli anni, a mutare nei procedimenti disciplinari
che esistevano da tempo (nei conventi, negli eserciti, ma anche nelle manifatture), furono la scala,
loggetto e le modalit del controllo, che ne fecero dei [m]etodi che permettono il controllo
minuzioso delle operazioni del corpo, che assicurano lassoggettamento costante delle sue forze ed
impongono loro un rapporto di docilit-utilit (ivi, p. 149 trad. it.). La coercizione viene ad
esercitarsi, per ci che concerne la scala, al livello dei movimenti, dei gesti, delle attitudini; per ci
che concerne loggetto, al livello delleconomia e dellefficacia dei movimenti; per ci che concerne
la modalit, in modo ininterrotto, costante. In ci diverse dalla schiavit, dalla domesticit, dal
vassallaggio e dallascetismo, tali discipline [...] aumenta[no] le forze del corpo (in termini
economici di utilit) e diminuisc[ono] queste stesse forze (in termini politici di obbedienza) (ivi, p.
150 trad. it.); perci sono anche dette schemi di docilit, e docile definito da Foucault il
corpo che pu per loro tramite essere sottomesso, utilizzato, trasformato e perfezionato. Come
tecniche per assicurare la regolamentazione delle molteplicit umane, le discipline rappresentarono
la risposta alla congiuntura storica che si determin per effetto della grande spinta demografica del
secolo XVIII e della crescita dellapparato produttivo; tecniche destinate a dirigere
laccumulazione degli uomini correlativa alla, ed indissociabile dalla, accumulazione del capitale.
Fu cos che [t]ecniche minuziose sempre, spesso modestissime [...], [...] disposizioni sottili,
dapparenza innocente ma profondamente insinuanti, dispositivi che obbediscono a inconfessabili

economie o perseguono coercizioni senza grandezza [...] (Foucault 1975a, p. 151 trad. it.)
intervennero via via a disciplinare le molteplicit della popolazione scolastica, della popolazione
ospedalizzata, della popolazione militare, della popolazione dei lavoratori delle grandi manifatture:
costruirono cio i loro corpi, ripartendoli nello spazio, codificandone e mettendone in serie le
attivit, componendo le loro forze. Impostesi per esigenze congiunturali (uninnovazione
industriale, la recrudescenza di certe malattie epidemiche, linvenzione del fucile, ecc.), tali
tecniche circolarono pi o meno velocemente (si pensi alla militarizzazione insidiosa delle grandi
manifatture), e finirono per disegnare lo schema di un metodo generale, una nuova microfisica
del potere (ivi, pp. 150 sg. trad. it.). Qualche esempio. I collegi, le caserme e i grandi spazi
manifatturieri delimitano spazi in s omogenei e chiusi; al loro interno, ad ogni individuo il suo
posto. Nellinsegnamento elementare, lorganizzazione di uno spazio seriale attraverso
lassegnazione di posti individuali rese possibile il controllo di ciascuno ed il lavoro simultaneo di
tutti; [...] fece funzionare lo spazio scolare come una macchina per apprendere, ma anche per
sorvegliare, gerarchizzare, ricompensare (ivi, p. 160 trad. it.). Nei collegi, nei laboratori e negli
ospedali si rinvengono facilmente i procedimenti di base del modello dellimpiego del tempo di
eredit monastica: [...] stabilire delle scansioni, costringere a determinate operazioni, regolare il
ciclo di ripetizione [...] (ivi, p. 163 trad. it.). Nella marcia di una truppa, [l]atto viene scomposto
nei suoi elementi, la posizione del corpo, delle membra, delle articolazioni viene definita, ad ogni
movimento sono assegnate una direzione, unampiezza, una durata [...] (ivi, p. 165 trad. it.). un
tempo disciplinare quello della pratica pedagogica che specializza e separa da quello adulto il tempo
di formazione, ne dispone differenti stadi separati da prove, qualifica gli individui in base alla
quantit di esse che superano. Il reggimento, come una forza produttiva, una macchina il cui
effetto massimizzato [...] dallarticolazione concertata delle parti elementari di cui composta
[...] (ivi, p. 179 trad. it.).
Sulla scorta delle considerazioni svolte, tornando alla prigione:
Come potrebbe la prigione non essere immediatamente accettata, quando, rinchiudendo,
raddrizzando, rendendo docili, non fa che riprodurre, salvo accentuarli un po, tutti i meccanismi
che si ritrovano nel corpo sociale? La prigione: una caserma un po stretta, una scuola senza
indulgenza, una fabbrica buia, ma, al limite, niente di qualitativamente differente (ivi, p. 253 trad.
it.).
La punizione come tecnica di addestramento del corpo (attraverso [...] orari, impieghi del tempo,
movimento obbligatori, attivit regolari, meditazione solitaria, lavoro in comune, silenzio,
applicazione, rispetto, buone abitudini [ivi, p. 141 trad. it.]) cio considerata da Foucault una biopolitica nella sostanza analoga a quelle dei micropoteri che si esercitano a livello del quotidiano
(nelle scuole, negli ospedali, nelle caserme,...); di questi riproduce princpi e meccanismi; da questi
trae legittimazione e solidit24.
Veniamo ora ad altri micropoteri che si esercitano a livello del quotidiano, parlando di politiche
sessuali. A renderle interessanti la loro collocazione allincrocio tra le discipline del corpo e la
regolazione delle popolazioni (allincrocio, cio, dei due assi lungo i quali si sviluppato, secondo
Foucault, linvestimento tecno-politico della vita); dalla loro connessione concreta prende forma
quella che Foucault chiama la grande tecnologia del potere del XIX secolo, di cui parte centrale
la tecnologia del sesso (o dispositivo di sessualit).
Occorre osservare che Foucault se ne occupa in via esemplificativa, per affrontare il pi generale
problema della relazione tra campi di conoscenza e meccanismi e istituzioni del potere.
Interrogandosi su come la sessualit nel XVII secolo [m]ette casa nella camera dei genitori,
[...] dopo centinaia danni allaria aperta e di libera espressione [...] (Foucault 1976a, pp. 9 sgg.
trad. it.) del sesso25, Foucault intende ricostruirne radici (nelle istituzioni religiose, nelle forme
pedagogiche, nelle pratiche mediche, nelle strutture familiari) ed effetti coercitivi26. Per il suo
essere al tempo stesso accesso alla vita del corpo ed alla vita della specie, matrice delle
discipline e principio delle regolazioni, il sesso, scrive Foucault (ivi, p. 129 trad. it.)
[...] d luogo a sorveglianze infinitesimali, a controlli istante per istante, ad organizzazioni dello
spazio di unestrema meticolosit, ad esami medici o psicologici interminabili, a tutto un micropotere sul corpo; ma d luogo anche a misure massicce, a stime statistiche, ad interventi che

prendono di mira lintero corpo sociale o gruppi presi nel loro insieme. [...] per questo che, nel
XIX secolo, la sessualit inseguita fin nei minimi particolari delle esistenze; braccata nei
comportamenti, le si d la caccia nei sogni, la si sospetta dietro le pi piccole follie, la sinsegue fin
nei primi anni dellinfanzia [...]. Ma la si vede anche diventare tema di operazioni politiche,
dinterventi economici (attraverso incitazioni o freni alla procreazione), di campagne ideologiche di
moralizzazione o di responsabilizzazione [...].
Analizzato in questa prospettiva, il sesso svela le tecniche polimorfe attraverso le quali il potere
arriva a regolare i comportamenti individuali pi minuti. La sessualit infatti [...] un punto di
passaggio particolarmente denso per le relazioni di potere: fra uomini e donne, fra giovani e vecchi,
fra genitori e figli, fra educatori ed alunni, fra sacerdoti e laici, fra unamministrazione ed una
popolazione (ivi, p. 92 trad. it.).
Le politiche cui tale forma di potere mette capo disegnano a proposito del sesso dei dispositivi
specifici di sapere e di potere ben individuabili a partire dal XVIII secolo; i principali sono
listerizzazione del corpo della donna, la pedagogizzazione del sesso del bambino, la
socializzazione delle condotte procreatrici e la psichiatrizzazione del piacere perverso (ivi, pp. 92
sgg. trad. it.). Ciascuno di detti dispositivi una politica del corpo (pi specificamente, una politica
sessuale) nel senso in cui abbiamo inteso lespressione in questo testo, guidata da rappresentazioni
del corpo, attraverso le quali il corpo , parafrasando una citazione precedente, socialmente definito
e storicamente colonizzato. il caso dei processi che nei secoli indicati analizzano il corpo
femminile come saturo di sessualit, lo integrano al campo delle pratiche mediche, lo mettono in
comunicazione organica con il corpo sociale al quale deve assicurare una fecondit regolata, con lo
spazio familiare del quale deve essere elemento essenziale, con la vita dei figli del cui allevamento
e della cui educazione si deve occupare27. In maniera analoga, sono corpi socialmente costruiti
quelli dei bambini di cui negli stessi decenni si prende a controllare unattivit sessuale considerata
illecita e pericolosa28; quelli degli adulti il cui istinto sessuale anomalo comincia ad essere
considerato patologico; sono storicamente colonizzati i corpi la cui fecondit nel periodo indicato
sempre pi frequentemente incitata o frenata da misure fiscali, politiche o mediche.
Ognuna di queste politiche combina in proporzioni diverse disciplina del corpo e regolazione delle
popolazioni; nellinsieme danno vita ad una tecnologia del sesso completamente nuova (ivi, p.
103 trad. it.) perch sfugge nellessenza allistituzione ecclesiastica e si sviluppa lungo gli assi della
medicina, della pedagogia e della demografia.
Lanalisi dei modi in cui tale tecnologia penetra i corpi in maniera minuziosa e controlla
complessivamente, per loro tramite, le popolazioni costituisce il nucleo di temi foucaultiani di pi
forte interesse per una sociologia del corpo. In linea con gli approcci richiamati nel paragrafo che
precede, si noti inoltre, quello sviluppato da Foucault non un discorso sul rapporto tra la sessualit
come dato naturale ed il potere che cercherebbe di domarla (o il sapere che tenterebbe di
svelarla)29; , piuttosto, la ricostruzione della produzione stessa della sessualit (ivi, p. 94 trad.
it., corsivo nostro). Con uninversione di significato rispetto al senso comune, il sesso viene in
questa prospettiva a rappresentare lelemento speculativo creato dalla sessualit in quanto
dispositivo storico e politico, figura storica ben reale (ivi, p. 140 trad. it.) di cui si sono poco
sopra analizzati gli elementi principali. Ne risulta unanalisi in cui, ancora una volta con le parole
stesse di Foucault,
[...] lelemento biologico e quello storico non si succederebbero, come nellevoluzionismo dei
vecchi sociologi, ma si collocherebbero secondo una complessit crescente man mano che si
sviluppano le tecnologie moderne di potere che prendono di mira la vita. Non dunque storia delle
mentalit, che terrebbe conto dei corpi solo attraverso il modo in cui li si percepiti e si dato loro
senso e valore; ma storia dei corpi e del modo in cui si investito ci che c di pi materiale e di
pi vivente in essi (ivi, p. 135 trad. it.).
Il discorso sviluppato sin qui rende indispensabile un richiamo, per quanto breve, ad altre tecniche
del corpo: quelle diventate celebri nella definizione e classificazione che ne diede Marcel Mauss
negli anni Trenta del secolo scorso. Esse constano nei [...] modi in cui gli uomini, nelle diverse
societ, si servono, uniformandosi alla tradizione, del loro corpo (Mauss 1934, p. 385 trad. it.).
Vissute come atti di ordine meccanico (o fisico, o fisico-chimico) dallindividuo che usa il proprio

corpo come primo e pi naturale strumento, esse prendono in realt forma da montaggi fisio-psicosociologici di serie di atti30 (ivi, p. 407 trad. it.) appresi con (e trasmessi da) leducazione. La loro
enumerazione biografica mette in successione tecniche della nascita e dellostetricia;
dellinfanzia; delladolescenza; dellet adulta. Rientrano tra queste ultime, ad esempio, le tecniche
del sonno, del movimento (marcia, corsa, danza, salto, nuoto,...), delle cure del corpo, della
consumazione, della riproduzione. Pi o meno abituali e antiche nella vita delluomo e della societ,
esse sono messe insieme da e per lautorit sociale; con un riferimento alle esercitazioni militari
alla marcia che a Foucault non deve essere sfuggito, e che con il medesimo considereremmo parte
di un regime disciplinare, afferma Mauss (ibid.) [i]n tutto linsieme della vita di gruppo c una
specie di educazione dei movimenti in file serrate. Attraverso essa, in ogni societ ciascuno impara
ci che gli richiesto in ogni situazione: dalla posizione in cui partorire al modo di camminare, di
mangiare, di accoppiarsi.
Quelli che ne risultano sono corpi che nel lessico delle pagine precedenti diremmo disciplinati. Cos
li definisce un convincente tentativo di classificazione delle modalit del corpo come costrutto
sociale31, che li colloca appunto insieme ai corpi della microfisica del potere di Foucault. Dietro
agli uni e agli altri [...] sta sempre un modello di corpo corretto, e corpi da correggere [...] (Pozzi
1994, p. 133). Notiamo che nella stessa classificazione quello disciplinato un sottotipo del
cosiddetto corpo indotto o obbediente; il quale a sua volta, come il corpo coatto, costituisce un
sottotipo del corpo suddito. Questultimo, insieme al corpo sovrano, definisce i tipi fondamentali
del corpo del potere (o politico), con esso intendendosi il corpo [...] plasmato dai rapporti sociali di
potere e dalle connesse relazioni psicologiche di assoggettamento32 (ivi, p. 130).
Sono tecniche del corpo, a ben vedere, pure quelle analizzate da Norbert Elias nella sua
ricostruzione della vita di corte (quella assolutistica in particolare) come luogo in cui prendono
forma e si collaudano tecniche di autocontrollo e autodisciplina degli impulsi spontanei del corpo
a tavola come in camera da letto destinate poi a diffondersi alla societ circostante33. Per loro
tramite si realizzato quello spostamento in avanti della soglia del pudore e della ripugnanza
(Elias 1937a, p. 48 trad. it.) cui comunemente ci si riferisce con il termine di civilizzazione, che
lautore mette sistematicamente in relazione con mutamenti strutturali dellintera societ (donde la
lettura del processo di civilizzazione come esito dellintreccio tra due processi a lunga scadenza a
cavallo tra i secoli XI-XII e XVI-XVII: quello di formazione dello Stato moderno, detentore del
monopolio pubblico della violenza fisica e dellapparato fiscale, e quello di sviluppo del controllo e
della repressione emozionale). Nel complesso, il movimento di civilizzazione descritto da Elias
come orientato verso una crescente privatizzazione di tutte le funzioni corporali ed una loro
riduzione a determinati settori chiusi (ivi, p. 346 trad. it.); al che consegue, come emerge
chiaramente ad esempio dalla parabola di civilizzazione (guarda caso) della sessualit, una
separazione sempre pi netta tra sfera intima e sfera pubblica della vita delluomo (ibid.).
Sovrani, potere e corpi obbligano ad un ultimo riferimento. Pensiamo alla scissione in due corpi
naturale, cio mortale, e politico, cio immortale del corpo del re analizzata da Ernst H.
Kantorowicz (1957) come assioma della teoria politica originatosi nel tardo Medio Evo e
sopravvissuto sino al XX secolo. Solo la morte consente la separazione dei due corpi del re, e la
sopravvivenza del Re alla scomparsa del re (dellistituzione allindividuo). Tale invenzione del
pensiero politico eloquente in tema di densit delle funzioni sociali assolte dal corpo (naturale del)
sovrano, e della conseguente necessit di garantirne la continuit nella forma di un super-corpo (o
corpo politico, appunto) che al corpo naturale sopravvive e che pu essere trasferito da un corpo
naturale allaltro.
Lesserci occupati di biopotere ci consente ora di guardare alle politiche del corpo come a pratiche
disciplinari. Esse producono e normalizzano i corpi, rendendoli funzionali ai rapporti di dominio e
di subordinazione (negli apparati di produzione, nelle famiglie, ecc.); senza armi, senza violenza
fisica, senza costrizioni materiali: con le parole di Foucault (1977b, p. 198; trad. nostra), [b]asta
uno sguardo. Uno sguardo che sorveglia, uno sguardo che ciascun individuo, sentendolo pesare su
di s, finir per interiorizzare al punto di essere losservatore di se stesso; cos ciascuno eserciter
questa sorveglianza su di s e contro di s34.

questa la risposta alla domanda di apertura del paragrafo sul come delle politiche del corpo.
Com facile immaginare, tale prospettiva si rivelata particolarmente feconda nellanalisi della
femminilit e della mascolinit, ed ha fornito utili strumenti a molta parte del pensiero femminista
per la comprensione delle relazioni di potere che hanno luogo in assenza di repressione e
coercizione fisica in assenza del re, foucaultianamente parlando (la stessa porzione di
femminismo non ha naturalmente trascurato di osservare e far osservare che non tutte le forme di
sottomissione femminile possono essere analizzate nella medesima prospettiva [Bordo 1993, p. XL
trad. it.]).
Senza entrare nel merito dellattribuzione di una qualche sorta di primato in tema di sviluppo di una
comprensione politica delle pratiche corporee, ci limitiamo a segnalare lesistenza di una querelle
che separa quanti assegnano tale primato a Foucault da quanti lo assegnano al femminismo. Il primo
come il secondo ci restituiscono una ricostruzione del corpo a corpo che nel corpo di ciascuno di
noi ha luogo, dal quale non pu prescindere una riflessione sociologica sul corpo.
Note
1 Il riferimento dobbligo va al lavoro di Laqueur (1990) sul passaggio, avvenuto nel Settecento, dal modello
monosessuale a quello bisessuale. Laqueur mostra che la cronologia delle scoperte scientifiche non corre parallela a
quella del processo di riconfigurazione del corpo sessuale, e che il passaggio dal modello mono a quello bisessuale fu la
conseguenza non di un mutamento scientifico, ma piuttosto di una rivoluzione epistemologica e socio-politica.
Contributi interessanti sulla situazionalit del sesso si ricavano per esempio pure dalla ricostruzione della gestione
medica dellintersessualit (lattribuzione del genere a bambini nati con genitali n chiaramente maschili n
chiaramente femminili) (Kessler 1990).
2 il femminismo cosiddetto radicale, appunto per il suo porre alle radici del predominio maschile e della
subordinazione delle donne non lesclusione dai diritti politici e civili (come fece il femminismo per ci detto liberale)
o lo sfruttamento economico (come fece quello socialista), bens la sfera della sessualit e della riproduzione (Restaino
1999, p. 51). Sul proliferare di specificazioni e varianti terminologiche e di classificazioni a posteriori dei vari
femminismi esistenti, cfr. Saraceno (1994).
3 Espressione con cui in letteratura ci si riferisce al lavoro teorico e di protesta femminista compreso tra la fine degli
anni Sessanta e la fine di quelli Settanta.
4 In realt, ricorda Bordo (1993, p. XXXII trad. it.), nessun reggiseno fu veramente bruciato durante la manifestazione,
anche se era stata allestita una pattumiera della libert in cui vennero buttati, oltre ai reggiseni, busti, bigodini, ciglia
finte, parrucche, ecc.
5 Precisamente, nel 1975, ad opera di Gayle Rubin.
6 Il fondamentalismo biologico riguardo alla distinzione maschio/femmina si esprime nellaffermazione che le
distinzioni naturali, alla base, fondano o si manifestano nellidentit sessuale, formando un insieme di criteri comuni
transculturali che distinguono luomo dalla donna. [...] Il fondamentalismo biologico non corrisponde al determinismo
biologico; in tutte le sue forme, anche se in alcune pi diffusamente di altre, compare qualche elemento di
costruzionismo sociale (Nicholson 1994, pp. 44 sg. trad. it.).
7 Sviluppatasi vistosamente negli ultimi quindici anni in specie nei paesi anglo-americani, la riflessione sulla
costruzione sociale del maschile nel nostro Paese praticamente inesistente (Piccone Stella e Saraceno 1996).
8 Oltre che agli studi sulla famiglia, i settori di indagine a cui si riferiscono le autrici sono quello dellanalisi
dellorganizzazione del tempo e delle dimensioni temporali che strutturano la vita individuale e lorganizzazione
sociale; lanalisi delle disuguaglianze nel mercato del lavoro; lanalisi dei processi di formazione e differenziazione
dello stato sociale; lanalisi della stratificazione e della mobilit sociale (Piccone Stella e Saraceno 1996).
9 Pi precisamente, secondo la definizione del DSM IV. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (APA
1995, pp. 591 sgg. trad. it.), Anoressia Nervosa (caratterizzata dal rifiuto di mantenere il peso corporeo al di sopra del
peso minimo normale) e Bulimia Nervosa (caratterizzata da ricorrenti episodi di abbuffate seguiti dalladozione di
mezzi inappropriati per controllare il peso, come il vomito autoindotto, luso di lassativi, diuretici o altri farmaci; il
digiuno o lattivit fisica praticata in maniera eccessiva). Sono classificati come Disturbi della Alimentazione Non
Altrimenti Specificati i disturbi dellalimentazione che non soddisfano i criteri di nessun specifico disturbo
dellalimentazione. Unulteriore categoria quella dei Disturbi da Alimentazione Incontrollata figura in appendice al
DSM IV tra quelle allo studio per linserimento nel Manuale. Lobesit non compare nella classificazione del DSM IV
poich non ne accertata lassociazione costante con alcuna sindrome psicologica o comportamentale.
Quello del DSM (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) dellAssociazione Americana di Psichiatria
uno dei due sistemi internazionali di classificazione delle malattie mentali oggi in uso; laltro parte del pi ampio
(perch riferito a tutte le malattie) ICD (International Statistical Classification of Diseases and Related Health
Problems) dellOrganizzazione Mondiale della Sanit. I codici e i termini forniti dal DSM IV sono completamente
compatibili con quelli dellICD 10 (1992).
10 In relazione allanoressia e alla bulimia, il DSM IV (APA 1995, pp. 591 sgg. trad. it.) riferisce di una prevalenza

rispettivamente dello 0,5-1% e di circa 1-3% di casi tra giovani donne nella tarda fascia adolescenziale o nella giovane
et adulta. La medesima fonte indica che il 90% dei casi di anoressia si sviluppa nel sesso femminile, e che il tasso di
presentazione nel sesso maschile della bulimia circa un decimo rispetto a quello nel sesso femminile.
11 Il DSM IV descrive il quadro sintomatologico del Disturbo Disforico Premestruale (PMDD - Premenstrual Dysphoric
Disorder), distinguendolo per landamento caratteristico dei sintomi, il loro grado di gravit e la gravit della
menomazione conseguente dalla pi comune Sindrome premestruale (APA 1995, pp. 775 sgg. trad. it.) (sulla relazione
tra Sindrome premestruale, PMDD ed altre, si veda la successiva nota 12). Le prime percentuali nel testo si riferiscono
al PMDD, le seconde a manifestazioni della sindrome premestruale variamente definita (ivi, p. 777 trad. it.).
Almeno il 75% delle donne accusa, secondo la medesima fonte, cambiamenti premestruali isolati o minori. Altre fonti
riferiscono di percentuali comprese tra il 2 e il 10% di donne afflitte in modo serio dai disturbi della Sindrome
premestruale, e tra il 30 e l80% di donne che ne riferirebbero sintomi pi lievi.
12 Documentata allinizio degli anni Trenta come Tensione premestruale, la Sindrome Premestruale (PMS Premenstrual Syndrome), come prese ad essere definita dagli anni Sessanta, divenuta categoria diagnostica a se stante
nel 1987 come Disturbo Disforico della Tarda Fase Luteinica (LLPDD - Late Luteal Phase Dysphoric Disorder) con
lintroduzione nel DSM III-R (III edizione rivisitata del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali), tra le
categorie diagnostiche proposte che necessitano di ulteriore studio (APA 1987, p. 437 trad. it.). Nella versione pi
recente del celebre manuale, il DSM IV (APA 1995), essa prende il nome di Disturbo Disforico Premestruale
(PMDD) e continua a comparire tra le categorie diagnostiche indicate per un possibile inserimento nel Manuale e in
relazione alle quali sono state promosse ampie verifiche sul campo. Nel testo e per i nostri fini ci riferiremo alla
Sindrome nella accezione pi ampia di Sindrome premestruale (richiamandola anche semplicemente come
Sindrome); per essa vale la definizione data nel testo.
13 Oltre, naturalmente, a riviste mediche e legali. Il riferimento va di solito a due casi britannici di giudizio per omicidio
che risalgono ai primi anni Ottanta (R v. Craddock, 1980, e R v. English, 1981), in cui fu riconosciuta una diminuita
responsabilit dovuta alla Sindrome; su questa base, la preterintenzionalit degli omicidi; di conseguenza, concessa la
libert condizionata (Weiser Easteal 1991).
14 APAs Committee on Women, Institute for Research on Womens Health e National Coalition for Womens Mental
Health statunitensi compresi.
15 Il dibattito condusse alla rimozione, nel 1973, dellomosessualit dalla lista dei disturbi mentali dellAmerican
Psychiatric Association. Sino ad allora, molti interventi psichiatrici, orientati da quella che in termini clinici era definita
reparative therapy o reorientation therapy (ovvero terapia riparativa, o di riorientamento), erano finalizzati a
cambiare lorientamento sessuale di lesbiche e gay.
16 Unampia letteratura problematizza il collegamento tra i sintomi ascritti alla PMDD ed i cambiamenti premestruali
dei livelli ormonali (in proposito si veda per esempio Caplan et al. 1992). In ogni caso la riscontrabilit dellalterazione
di uno o pi sistemi ormonali (o pure neurotrasmettitoriali) tra le donne affette da Sindrome premestruale lascia da
determinare se queste siano primarie o secondarie alla Sindrome stessa (Beni et al. 2000).
17 I comitati di consulenza che lavorarono per la definizione del disturbo giunsero alla conclusione che vi fossero
sufficienti dati clinici e di ricerca circa la validit della categoria diagnostica, e dunque che fosse giustificata la sua
inclusione nel DSM III-R. Questultima incontr lopposizione di quanti ritenevano invece non solo che non vi fossero
prove adeguate della validit della categoria, ma pure che la possibilit che essa potesse essere utilizzata in modo errato,
soprattutto contro le donne, fosse troppo alta (APA 1987, pp. 13 sg. trad. it.). La controversia venne risolta con la
collocazione della categoria di cui si riferisce in nota 12.
18 Anche se da prospettive diverse e soprattutto con accentuazioni differenti, le ricostruzioni delle vicende che
condussero alleliminazione dellomosessualit dal DSM II sottolineano spesso il ruolo politico che in esse giocarono le
organizzazioni per i diritti degli omosessuali.
19 Per la sua definizione, cfr. nota 3.
20 I farmaci approvati dalla Food and Drug Administration (FDA) per il trattamento della forma pi severa della
Sindrome (PMDD; cfr. in proposito la nota 11) sono alla data attuale il Sarafem (fluoxetina) e, dal 2002, lo Zoloft
(sertralina HTL). Sarafem altro non che il nome adottato dalla casa produttrice allo scopo specifico della
commercializzazione per il trattamento della PMDD del pi noto antidepressivo Prozac (come lo Zoloft, inibitore della
ricaptazione della serotonina). stato osservato che la ridenominazione del Prozac potrebbe rispondere al tentativo di
allargare il mercato del medicinale evitando stigma e connotazioni negative connesse allantidepressivo pi noto al
mondo, e, per sua via, alla malattia mentale (oltre che garantirne la protezione del brevetto per altri quattordici anni
allapprossimarsi dello scadere di quella del Prozac) (Kihlstrom 2000). La casa produttrice invest pi di 33 milioni di
dollari per la promozione del medicinale (lo slogan Pensi che sia PMS? Ripensaci. Potrebbe essere PMDD della
campagna pubblicitaria del farmaco spesso e significativamente ripreso dalla letteratura sulla Sindrome premestruale);
a sette mesi dallapprovazione da parte della FDA, le prescrizioni di Sarafem avevano superato, secondo fonti
dellAPA, la quota 200.000 (Chrisler 2002). chiaro che un significativo aumento delle vendite del principio
(commercializzato come Sarafem o Prozac; in questultima forma secondo medicinale al mondo per vendite dopo lo
Zantac) non pu essere atteso dalla prescrizione del medesimo a quel 3-5% di donne in et fertile che sperimenta
sintomi che rispondono ai criteri nosografici per lindividuazione del disturbo nella sua forma pi severa (PMDD,
appunto), bens dalla prescrizione a quella parte enormemente pi ampia (sino all80% della stessa popolazione,
secondo alcune stime) che ne riferisce sintomi pi lievi. In linea con la straordinaria crescita di vendite che conobbe il

Prozac, e che fece parlare, a pochi anni dalla sua immissione sul mercato, della nascita di una legal drug culture
(Kihlstrom 2000), ovvero di una cultura della droga legale.
Unosservazione ancora. A prescindere dal fatto che il Sarafem (o il Prozac) non costituirebbe trattamento specifico
della PMDD, sulla quale agirebbe invece mediatamente, intervenendo su uno dei suoi sintomi primari (la depressione),
esistono studi controversi, occorre dire che attribuiscono lefficacia degli antidepressivi in larga parte (sino al 75%
dei casi) al loro effetto placebo associato alla reciprocit delle aspettative tra medico e paziente. Se ne potrebbe dedurre
che ci troviamo di fronte ad una costruzione sociale (la PMDD in quanto riflette stereotipi culturali sulla donna) trattata
con unaltra costruzione sociale (leffetto dellantidepressivo in quanto fortemente mediato dalle aspettative
interpersonali) (!) (ibid.).
21 Il riferimento paradigmatico, chiaro, alla dialettica tra realt sociale ed esistenza individuale nei termini in cui
lhanno descritta Berger e Luckmann interpretando la realt umana come realt costruita socialmente.
22 Foucault mette in discussione limmagine del potere-legge, del potere-sovranit trasmessa dalle teorie del diritto; una
rappresentazione del potere ossessionata dalla monarchia e dal personaggio del sovrano (Foucault 1976a, p. 79 trad.
it.; Foucault 1976b, p. 15 trad. it). Centrato comesso sul solo enunciato della legge e sul solo funzionamento del
divieto, tale modello farebbe di tutti i modi di dominio, di sottomissione e di assoggettamento leffetto di obbedienza.
Sul superamento da parte di Foucault del potere di sovranit in quanto cardine del paradigma classico del controllo
sociale del corpo, si veda Stella (1996, capitolo 5).
23 Foucault si riferisce al sistema penale definito dai grandi codici moderni del secolo XVIII e XIX. In Sorvegliare e
punire egli ricostruisce i modi in cui al [...] corpo [...] squartato, amputato, simbolicamente marchiato sul viso o sulla
spalla, esposto vivo o morto, dato in spettacolo [...] (Foucault 1975a, p. 10 trad. it.) dei supplizi la nuova giustizia
penale sostitu un corpo [...] irretito in un sistema di costrizioni e di privazioni, di obblighi e di divieti (ivi, p. 13 trad.
it.); di come, detto ancora con le parole dellautore, sorveglianti, medici, cappellani, psichiatri, psicologi, educatori si
siano sostituiti al boia nel manipolare e colpire il corpo dei giustiziandi (ivi, pp. 10 sgg. trad. it).
24 In questo senso, afferma Foucault, la prigione meno recente di quanto si afferma quando la si fa nascere tra la fine
del XVIII e linizio del XIX secolo con il passaggio ad una penalit di detenzione. Tale passaggio costitu piuttosto [...]
[l]apertura della penalit a meccanismi di coercizione gi elaborati altrove (1975a, p. 251 trad. it.), allesterno
dellapparato giudiziario, nel corpo sociale pi ampio.
25 Luso di due diversi termini, sessualit e sesso, non casuale. Sulla distinzione torneremo pi avanti.
26 Per farlo, Foucault ridimensiona la cosiddetta ipotesi repressiva fondata sullidea dellinstaurazione, a partire dal
XVII secolo appunto, di un regime di repressione del sesso.
27 La donna nervosa come immagine in negativo della Madre definita dai processi indicati afferma Foucault
(1976a, p. 93 trad. it.) la forma pi visibile dellisterizzazione del corpo della donna.
28 Foucault (1976a, p. 93 trad. it.) cita a proposito la guerra contro lonanismo, [...] durata in Occidente quasi due
secoli.
29 Come vorrebbe invece il paradigma classico del controllo sociale del corpo, che oppone le norme civili della
cultura ad una natura originaria da temperare ed orientare (Stella 1996, p. 164).
30 , questo, il noto triplice punto di vista delluomo totale; scrive Mauss (1934, p. 389 trad. it.) in proposito: [...] io
conclusi che non si poteva avere una visione chiara di tutti questi fatti, della corsa, del nuoto, ecc. [delle tecniche del
corpo N.d.A.], se non si faceva intervenire una triplice considerazione al posto di una considerazione unica [...], una
considerazione cio fisica, psicologica e sociologica insieme.
31 Intendendosi in tale classificazione per corpo come costrutto sociale lesito dellinterdipendenza ed intreccio tra
costruzione sociale del corpo (processi, metodi, strutture e contenuti attraverso i quali una interazione o formazione
sociale agisce in modo organizzato e costante sulla morfologia, la fisiologia e i comportamenti del corpo e/o di sue
parti) e rappresentazione sociale del corpo (a sua volta risultante dallintreccio tra immagini mentali del corpo e di
alcuni suoi aspetti e funzioni e icone del corpo, rappresentazioni corporee concrete, esplicite e tangibili diffuse
allinterno di un sistema sociale o di un universo culturale) (Pozzi 1994, pp. 126 sg.).
32 Il corpo del potere (o politico) una delle quattro classi generali di costrutti corporei della classificazione di
riferimento, insieme al corpo produttivo (o economico), il corpo riproduttivo, il corpo deviante (cfr. Pozzi 1994, pp. 130
sgg.).
33 la cosiddetta razionalit cortigiana, alla quale Elias attribuisce unimportanza non minore di quella della razionalit
urbano-mercantile nello sviluppo dellet moderna e in particolare dellilluminismo. Essa si sarebbe generata in modo
spontaneo dalla reciproca concorrenza per acquisire vantaggi e prestigio tra ceti e gruppi collegati al sovrano (Roversi
1998, p. XVIII).
Avendolo richiamato in due note precedenti, torniamo sul cosiddetto paradigma classico del controllo sociale del corpo
per riportare losservazione secondo la quale i lavori di Elias a differenza di quelli di Foucault (cfr. nota 29) vi si
inscriverebbero completamente, appunto per il configurare la civilizzazione come progressiva esclusione
dellanimalit del corpo dallo spazio pubblico dinterazione (Stella 1996).
34 Queste parole richiamano quelle di Elias sullautocostrizione come forma di regolamentazione della vita affettiva;
allaumento delle forme di dipendenza e di assoggettamento sotto forma di autocostrizione e alla concomitante graduale
diminuzione delle costrizioni che derivano direttamente dalla minaccia delle armi e dalla sopraffazione fisica, Elias
(1937a e 1937b) riconduce il processo di civilizzazione.

2. Da un corpo allaltro
Scena II
In un adulto colpito da emorragia cerebrale e sottoposto a rianimazione, il medico rileva stato di
incoscienza accompagnato da assenza di riflessi del tronco e di respiro spontaneo e da silenzio
cerebrale. Il medico avverte immediatamente la direzione sanitaria dellesistenza di un caso di
morte per cessazione irreversibile di tutte le funzioni dellencefalo.
La morte del soggetto, il cui momento coincide con linizio della simultanea presenza delle
condizioni sopra elencate, dovr essere accertata da un collegio medico convocato dalla direzione
sanitaria e composto da un medico legale, da un anestesista-rianimatore e da un neurofisiopatologo
attraverso la rilevazione delle medesime condizioni per almeno tre volte, allinizio, alla met e alla
fine di un successivo periodo di osservazione non inferiore alle sei ore1. A quel punto, salvo che il
soggetto abbia esplicitamente negato in vita il proprio assenso, ai termini della legge italiana sar
consentito procedere al prelievo di tessuti e allespianto di organi dal suo corpo a scopo di trapianto
terapeutico2.
La letteratura medica corrente definisce quello della scena un cadavere a cuore battente; la sua,
unapparenza di vita (Manni 2000). In ci riflette gli esiti del dibattito che si sviluppato sin dalla
fine degli anni Sessanta in relazione alla definizione di morte, e che ha visto i testi legislativi di
molti paesi unificare progressivamente i molteplici criteri di accertamento della morte nel segno
della morte cerebrale3. opportuno chiarire subito che tale dibattito verte sulla morte dellindividuo
umano, la cosiddetta morte clinica, in quanto tale distinta dalla morte dellintero organismo umano
rappresentata dalla morte assoluta, o biologica (detta anche silenzio biologico assoluto). Le
legislazioni che hanno riconosciuto nella morte cerebrale il criterio necessario e sufficiente per la
diagnosi di morte (clinica) fanno della morte dellencefalo4, in quanto sede della capacit di
integrazione che controlla sia le funzioni vegetative che quelle di relazione, la morte dellindividuo.
indubbio che si debba in modo principale allavvento delle tecniche della grande rianimazione
lavvio della discussione sulla definizione di morte. Avendo reso possibile la dissociazione del
tripode dellattivit nervosa, respiratoria e circolatoria, e di conseguenza linedita situazione di una
irreversibile cessazione dellattivit cerebrale non accompagnata dallarresto delle funzioni
cardiocircolatoria e respiratoria, le tecniche della rianimazione hanno messo in discussione lidea
che la morte clinica coincida con larresto cardiaco (Mantovani 1977). Gli interrogativi derivanti
se possa continuare ad identificarsi la morte con la cessazione delle funzioni respiratoria e
cardiocircolatoria e se possa considerarsi vita la semplice sopravvivenza di tali funzioni in totale
dipendenza dalle manovre della rianimazione hanno assunto urgenza ed importanza pratica
immediata in seguito allaffermarsi della tecnologia dei trapianti di organi, dato che a tal fine
necessario che questi ultimi siano irrorati di sangue, attraverso le pratiche rianimatorie, sino al
momento immediatamente precedente al prelievo (ivi, p. 86). Il requisito di precocit nella diagnosi
di morte encefalica, fondamentale al fine di evitare la prosecuzione di terapie su un paziente
deceduto, lo pure, infatti, al fine di evitare ritardi di eventuali prelievi di organi che rischierebbero
di compromettere irreparabilmente la funzionalit degli stessi (Manni 2000).
Non si muore dunque come (al minimo, nel momento in cui) si sempre morti, e la morte ha una
storia. Che la storia anche dei modi in cui ogni societ ha prodotto definizioni di morte e modalit
per il suo accertamento. Concordare con le affermazioni secondo le quali la morte una ( stato
osservato che quella cerebrale dovrebbe chiamarsi morte tout court, senza aggettivi, ad evitare
lidea che possa persistere vita umana dopo la morte dellencefalo) e certa non impedisce, tuttavia,
di riflettere sul fatto che, come ha osservato in maniera ineccepibile Hans Jonas (1968 sgg., p. 169
trad. it.), al cadavere della scena di apertura potrebbe accadere di essere mantenuto in una
condizione che secondo la vecchia definizione sarebbe stata vita (ma che secondo la nuova
soltanto la sua simulazione) per poter attingere ai suoi organi e ai suoi tessuti nelle condizioni
ideali che prima avremmo chiamato stato di vivisezione5.
Si potrebbe preferire pensare che i progressi della scienza medica, piuttosto che mutare levento
della morte, abbiano contribuito a migliorare la capacit di riconoscerne con certezza il momento

(CNB 1991). In questo senso, le tecniche della terapia intensiva avrebbero condotto alla scoperta
della morte cerebrale (la morte). Confligge con il presupposto realistico implicito nellaffermazione
non solo losservazione empirica che i criteri clinici per stabilire quand che la morte pu dirsi
intervenuta sono andati variando nel tempo (e nulla vieta di pensare che continueranno a farlo); ma
pure la constatazione che, allo stato della scienza medica, sono di fatto state scoperte altre morti:
quella troncoencefalica e quella corticale6. A mostrare che le due non costituiscono mero oggetto di
controversia teorica basti pensare che il criterio della morte troncoencefalica, per esempio, con una
decisione sulla quale non si finora allineata la comunit scientifica internazionale, stato
ufficialmente adottato per la diagnosi di morte su base neurologica nel Regno Unito (Manni 2000).
A dire: nella sua base ovviamente naturalistica, la definizione di morte (e dunque anche la certezza
del suo momento) convenzionale, fondata sulle acquisizioni della medicina e su elementi che da
questa esulano e che hanno a che vedere con la cultura pi ampia di una societ7. Che in alcuni
paesi la morte cerebrale non sia accettata come causa di morte un dato da spiegarsi con il
riferimento al complesso di valori filosofici, etici, religiosi e giuridici delle culture di riferimento,
eventualmente espressi dal legislatore nella sua funzione interpretatrice e garantista dei medesimi
valori8. Che nei paesi che lhanno accettata come causa di morte esista unopposizione anche
organizzata ad essa, questione difficilmente liquidabile con il semplicistico rinvio al deficit di
conoscenze scientifiche in merito. I documenti delle associazioni attive in questo senso fanno
riferimento ad un dibattito ampio ed animato che problematizza il consenso a favore della morte
cerebrale, ricco di immagini dal forte potere evocativo (la morte che precede la morte, morti
viventi,...), cui pi o meno apertamente e pi o meno intenzionalmente offrono argomenti
personalit insigni, in particolare del mondo della bioetica.
Sostenere, come stiamo facendo, che la morte costruita culturalmente non significa certo
affermare che se le societ non avessero fornito categorie e lessico per pensarla, saremmo immortali
(!). Vuol dire, con un esercizio di sociologia della conoscenza, riconoscere che di fronte alla gamma
di situazioni in cui si articola il passaggio dalla vita alla morte assoluta ed alla variet delle possibili
definizioni di morte, cosa significhi essere morto (ma pure ammalato, o sano, come vedremo pi
avanti) collegato alla societ storica di riferimento o, se si preferisce, che la societ un
elemento costitutivo dello stesso sapere scientifico. Accade cos che, nessun dubbio sussistendo su
cosa sintenda per morte assoluta, la domanda quando il soggetto diventa cadavere? possa trovare
(ed in effetti trovi) risposte diverse in culture diverse (e in subculture differenti allinterno della
medesima cultura).
Guardare alla genesi sociale del sapere, sulla scorta anche della lezione foucaultiana sulla relazione
tra sapere e potere concernente il modo in cui la produzione di discorsi cui (almeno per un certo
periodo di tempo) si attribuito valore di verit legata a meccanismi e istituzioni di potere9, per
esempio, ben illumina certe preferenze espresse nel mondo della cardiochirurgia per una definizione
di morte corticale. E le sottostanti politiche del corpo.
Siamo ora pronti a ricostruire il capitolo della sociologia del corpo scritto dalla medicina. Tale
ricostruzione privileger in misura crescente, come il prosieguo del testo, losservazione di
fenomeni concreti (dai trapianti dorgano alla chirurgia estetica), dei quali i concetti e i riferimenti
teorici sin qui richiamati e alcuni altri che via via introdurremo consentono la selezione e
lesame di aspetti specifici.
2.1. Corpi della medicina
Gran parte delle immagini relative al corpo pi diffuse nella nostra cultura trae origine dal modello
biomedico occidentale; la medicina costituisce cio una delle principali fonti di costruzione delle
rappresentazioni sociali del corpo, di alcuni suoi aspetti o funzioni, oltre che, naturalmente, del
corpo stesso. Ad essa pertanto ci riferiremo nelle pagine che seguono, nei limiti che i fini del testo
(e le competenze di chi scrive) consentono.
Non ci riferiremo, invece, alla sociologia della medicina10, la quale nellimpostazione tradizionale
ha avuto sorprendentemente poco da dire in tema di corpo, se non per ricostruirne gli sviluppi pi
recenti che proprio con simile impostazione segnano una netta discontinuit. Questi sviluppi, che

vanno generalmente sotto letichetta di sociologia della salute (o della salute e della malattia, o
sanitaria orientata alla salute), fanno dellanalisi dei modi in cui fattori culturali e strutturali e
relazioni di potere in-formano i nostri corpi e la maniera in cui li percepiamo, ci prendiamo cura di
essi, li conserviamo o li ripariamo il loro oggetto. Nella diversit degli orientamenti, gli studi di
sociologia della salute sono sostanzialmente accomunati dal considerare gli aspetti sociali della
salute/malattia costitutivi insieme a quelli fisici e psichici dei processi e delle condizioni che
definiscono lo stare bene o lo stare male (Donati 1987). Detto in modo differente, uno sviluppo
adeguato della sociologia della medicina si fonda sullo sviluppo di una sociologia del corpo centrata
sulla nozione di social embodiment (Turner 1995).
Prima di avviarci in un percorso attraverso la medicina quale fonte di conoscenze, modelli e
rappresentazioni del corpo, merita svolgere unulteriore osservazione relativa alla sociologia della
medicina. La ricostruzione convenzionale della sua storia ne fa una specializzazione della
sociologia di sviluppo ed istituzionalizzazione risalente agli anni Sessanta, alla cui definizione
aveva contribuito in maniera fondamentale Talcott Parsons allinizio del decennio precedente.
Diversamente, una ricostruzione fondata sui lavori di Foucault chiaramente alternativa rispetto
alla precedente , invece di considerare quello tra sociologia e medicina un connubio relativamente
recente, riconduce le origini della sociologia alle pratiche mediche (in particolare quelle di
controllo, raccolta e osservazione sistematica dei casi) dellOttocento, considerando la prima come
la seconda (nella fattispecie della medicina sociale) forme di sapere emerse in risposta ai problemi
di controllo politico e di sorveglianza sociale generati dalla pressione della popolazione nelle citt
industriali di quel secolo. Il riferimento qui alla interpretazione della medicina come un aspetto
della generale regolazione dei corpi che caratterizza le societ moderne11, alla clinica come forma
di sorveglianza12 e alla pratica medica come pratica micro-politica operante attraverso istituzioni
decentralizzate e locali. Come noto, Foucault (1963) considera la nascita della medicina moderna
il fondamento metodologico e per il suo fare delluomo un oggetto di sapere positivo ontologico
per la costituzione delle scienze umane tutte. Sociologia compresa. Sulla medesima linea di
ragionamento stato osservato che le investigazioni cliniche e le indagini sociali sulla malattia
come forma di devianza connetterebbero inestricabilmente sociologia e medicina, collocando le
origini della sociologia nella medicina francese postrivoluzione e rendendo difficile pensare la
sociologia della medicina come mera specializzazione recente o marginale della disciplina generale
(Turner 1995).
Occorre infine ancora dire che alcune delle domande che non s posta la sociologia della medicina
tradizionale se le sono invece poste altre discipline; lepidemiologia sociale, per esempio, che studia
i modelli di distribuzione e frequenza di morbilit e mortalit delle popolazioni umane e che per
spiegarli costruisce complesse reti di fattori causali, ivi includendovi variabili socioanagrafiche
come let, il genere, la razza, letnia e la classe sociale di appartenenza. Tali variabili possono pure
essere considerate indicatori, per quanto rozzi, della distribuzione sociale del potere e delle
differenti relazioni di potere esperite dagli individui; le spiegazioni cui esse conducono possono a
loro volta essere considerate la base per unanalisi pi raffinata dei modi in cui una societ produce,
definisce, fa esperienza di e tratta la malattia e la morte (Freund e McGuire 1995).
Le acquisizioni cui tali discipline hanno condotto inficiano in vari modi alcune assunzioni storiche
relative al corpo ed ai modi di conoscerlo proprie del modello biomedico occidentale, quali quella
che esclude le dimensioni sociali, psicologiche e comportamentali della malattia (riduzionismo
fisico), e quella ad essa correlata che considera ogni malattia come causata da uno specifico agente,
potenzialmente identificabile (dottrina delleziologia specifica)13. Esse contribuiscono cio alla
critica di alcuni tratti fondamentali del cosiddetto modello medico della malattia, e alla costruzione
di uno sociologico della medesima (Turner 1995). Da taluni considerate sicura base per la
costruzione di una sociologia della salute, siffatte acquisizioni sono tuttavia state criticate per
limpianto positivistico di riferimento e per la sottovalutazione della mediazione propriamente
simbolica e storica del sociale insito nei fenomeni di salute/malattia e di cura (Donati 1987, p. 17).
Non sintende qui neppure tentare una ricostruzione della variet di prospettive, metodi e interessi
che costituiscono oggi la sociologia della salute14. Vi abbiamo fatto cenno perch al suo sviluppo,

a partire dagli anni Settanta, che si deve la focalizzazione dellanalisi sociologica sui processi di
costruzione sociale della salute e della malattia. Stando ad alcune interpretazioni, ci costituirebbe
un effetto dello sviluppo del settore di ricerca che va sotto letichetta di sociologia del corpo.
Veniamo finalmente ai corpi della medicina. Di essi, ai pi celebri: i corpi delle cosiddette
tecnologie biomediche trapianti, tecnologie della riproduzione assistita, terapia genica e
clonazione, per esempio. Cosa li accomuna? Ovviamente, il fatto di costituire il punto di
applicazione dellimpiego coordinato di tecniche operative diverse chimiche, biochimiche,
microbiologiche, genetiche, informatiche ed impiantistiche. Meno banalmente, ma non per questo
in maniera impercettibile, il costituire loggetto di una serie di processi di ridefinizione di confini,
limiti, possibilit.
Si pensi alla tecnologia dei trapianti dorgano. La scena di apertura del presente capitolo descrive la
situazione in cui viene a definirsi oggi un caso di morte cerebrale, e perci la presenza di un
potenziale donatore: oggi torniamo a sottolineare , nel nostro Paese come in molti altri (ma non
ovunque). Quella definizione di morte (o almeno del suo momento) costituisce lesito di un dibattito
avviato in larga parte, s visto, dallavvento delle tecniche di terapia intensiva. Il ricorso alla
tecnologia dei trapianti che le diagnosi precoci di morte formulate sulla sua base consentono o
favoriscono, a seconda dei punti di vista rende possibile immaginare di sopravvivere, anche se
solo in parte, a se stessi. Con tale possibilit di immaginazione, fantascientifica sino a pochi lustri
fa, vale a dire con una rielaborazione pi o meno conscia e sofisticata del concetto di sopravvivenza
fisica, deve avere a che fare la scelta di dichiarare la volont alla donazione dei propri organi dopo
la morte, o il consenso ad essa espresso dai familiari di un potenziale donatore.
Mutano, va da s, pure confini, limiti e possibilit del corpo del destinatario del trapianto; talvolta a
guadagnarne la qualit della sua vita, pi spesso la sua stessa possibilit di permanenza in vita. La
diffusione della tecnologia dei trapianti introduce modificazioni sia nella struttura delle situazioni
da cui sono confrontati i soggetti implicati (potenziale donatore, eventualmente i suoi familiari, e
ricevente), sia in consistenti parti delle loro mappe cognitive, cos come nel repertorio delle
rappresentazioni mentali delle persone che non vi fanno ricorso. Il tesserino per la manifestazione di
volont alla donazione dei propri organi dopo la morte che i cittadini italiani si sono visti recapitare
insieme ai certificati referendari del 21 maggio 200015 li ha costretti a disseppellire dalla loro mente
i modi in cui essi si rappresentano la vita e la morte, la sopravvivenza e lidentit propria e altrui,
nel mentre contribuiva a modificarli. Nella stessa direzione da tempo operano i molti articoli di
quotidiani, riviste e programmi televisivi (fiction compresa) dedicati alla tecnologia dei trapianti. I
17,6 donatori per milione di abitanti che collocavano a met 2003 il nostro Paese davanti a
Norvegia, Regno Unito, Danimarca, Polonia, Olanda, Germania, Svezia e Svizzera (ma alle spalle
di Spagna, Austria, Belgio, Portogallo e Francia) nelle statistiche europee delle donazioni da
cadavere16 possono essere considerati un indicatore della penetrazione di tali, modificate,
rappresentazioni mentali. (A restituire la dimensione del fenomeno: nei primi otto mesi del 2002
sono stati effettuati in Italia poco meno di duemila trapianti da cadavere, ma ad esaurire la lista
dattesa alla fine del 2001 non sarebbe stato sufficiente eseguirne pi di cinque volte tanto.)
Contribuiscono a mutare le nostre rappresentazioni del corpo, dei suoi limiti e possibilit pure le
tecnologie della riproduzione assistita (o artificiale). Lespressione usata per indicare una grande
variet di metodi di intervento accomunati dalla sostituzione di una parte del processo riproduttivo
naturale con operazioni tecniche, intese a facilitare la fecondazione in vivo oppure in vitro, vale a
dire nel corpo della donna o al di fuori di essa.
Con esse ciascuno di noi ha familiarizzato in tempi recenti leggendo di banche dei geni banche
dello sperma, cos soprannominate per la rigorosa selezione dei donatori che vantano e di bambini
nati alcuni anni dopo la morte del padre, o della madre; sentendo di nonne che partoriscono i nipoti
e di kit per lautoinseminazione con relativo manuale. Tali notizie ci parlano di criocongelamento di
gameti, o di embrioni; di uteri in affitto di madri surrogate o portatrici; di fecondazione intra- o
extracorporea, con materiali biologici omologhi o eterologhi (come avviene quando le tecniche si
avvalgono di elementi biologici oociti, spermatozoi e/o utero estranei alla coppia, laddove
questa vi sia). Dati dellIstituto Superiore di Sanit parlano di 24.452 embrioni crioconservati nel
nostro Paese al dicembre 2000, appartenenti a 5332 coppie (ISS 2003).

Lesistenza delle tecnologie della riproduzione assistita ha potentemente concorso a ristrutturare i


nostri concetti di riproduzione, maternit e paternit, e del loro legame con il corpo. Grazie ad esse,
possibile che nellatto della riproduzione intervengano sino a cinque individui in luogo di due
(madre e padre anagrafici, donatori di gameti maschili e femminili, madre di sostituzione);
possibile che la riproduzione avvenga a periodo fertile concluso, in condizioni di infertilit o di
sterilit17, financo post mortem.
A disciplinare intenzioni ed azioni di aspiranti genitori e di operatori sanitari orientati da tali
modificate situazioni e relative rappresentazioni e problemi correlati: destino degli embrioni
congelati cosiddetti residui, casi di disconoscimento di paternit per impotentia generandi da parte
di uomini che avevano in un tempo precedente dato il consenso allinseminazione eterologa della
consorte; rivendicazioni di madri di sostituzione, per fare qualche esempio soltanto , intervenuto
nel 1995 con un codice di autoregolamentazione nel nostro Paese lOrdine dei Medici.
Sempre nel nostro Paese, governi diversi hanno tentato per anni, senza fortuna, di disciplinare la
riproduzione assistita. Lobiettivo chiaro: la normalizzazione delle funzioni riproduttive sostenute
medicalmente. Ogni proposta di legge incorpora infatti specifiche rappresentazioni del corpo: di
quello delluomo, di quello della donna, e delle loro funzioni riproduttive; del corpo del nascituro,
oltre a rappresentazioni dei confini e della liceit duso di tutti questi.
Ai modelli mentali che orientano gli estensori di disegni di legge in materia non difficile risalire
scorrendo gli articoli che di ciascuna legge definiscono la finalit, disciplinano laccesso alle
tecniche e stabiliscono i requisiti soggettivi per laccesso. Nel caso di quello in discussione al
Senato18 mentre scriviamo queste pagine, tali articoli, nellordine, consentono il ricorso alla
procreazione medicalmente assistita19 solo al fine di favorire la soluzione dei problemi riproduttivi
derivanti da sterilit o da infertilit, vietano il ricorso a tecniche di tipo eterologo e consentono
laccesso alle tecniche in via esclusiva a coppie di sesso diverso, coniugate o conviventi, in et
potenzialmente fertile, entrambi in vita. Tra le altre, in tema di tutela dellembrione e pure
lesplicito riferimento al concepito nel trattare i diritti dei soggetti coinvolti nella riproduzione
assistita orientato da specifiche rappresentazioni il disegno di legge in oggetto fa divieto di ogni
forma di selezione a scopo eugenetico degli embrioni e dei gameti e di interventi di clonazione;
vieta la crioconservazione e la soppressione degli embrioni20, e lapplicazione delle tecniche alla
produzione di un numero di embrioni superiore a quello strettamente necessario ad un unico e
contemporaneo impianto; proibisce altres la riduzione embrionaria di gravidanze plurime.
Del discorso sviluppato a noi interessa questaspetto: indipendentemente dal numero e dal
contenuto degli emendamenti che verranno accolti, e dunque dalla forma che la legge in materia di
riproduzione assistita prender nel nostro Paese, quella legge incorporer una serie di
rappresentazioni del corpo costruite sotto la sollecitazione e nellinteresse di gruppi pi o meno
ampi e pi o meno in grado di determinare lagenda politica. Tali rappresentazioni si troveranno ad
interagire con quelle diffuse nella nostra societ, alla cui costruzione, trasmissione e
consolidamento hanno contribuito tra gli altri stampa, radio, tv, fiction, comizi in piazza e via
Internet, movimenti sociali, e pure lesistenza delle tecnologie della riproduzione assistita. In
proposito stato fatto rilevare il paradosso per cui queste ultime mettono in discussione il legame
biologico e sovvertono lordine familiare tradizionale, essendo nel contempo proprio sullidea del
legame di sangue tra genitori e figli costruite. Le tecnologie della riproduzione assistita, in questo
senso, andrebbero ad intaccare la dimensione sociale della genitorialit, a vantaggio dei significati
biologici e corporei in quanto portatori di ogni legittimazione del ruolo genitoriale (Pizzini 1992).
Lincontro meglio, lo scontro tra rappresentazioni del corpo e rappresentazioni della parte
giocata da questultimo nella definizione del ruolo di genitori ha accompagnato liter legislativo del
disegno di legge anzidetto. Cos stato nella protesta bipartisan di donne parlamentari presentatesi
in Aula indossando magliette recanti la scritta Nessuna legge contro il corpo delle donne21, nelle
iniziative contro lapprovazione della legge promosse da associazioni di pazienti che considerano
offensivo della loro dignit di persone infertili il disegno di legge, e nellappello alla disobbedienza
riproduttiva lanciato da organizzazioni di donne single, di lesbiche e di gay.
Le riflessioni svolte intendono richiamare lattenzione su alcuni aspetti dei processi di costruzione

sociale dei corpi riconducibili allesistenza delle tecnologie della riproduzione assistita. Con un
fuoco di poco diverso, alcuni studi hanno mostrato come la stessa tematizzazione recente della
sterilit nei termini di un problema medico risolvibile attraverso la riproduzione artificiale
costituisca una costruzione sociale, che riformula costruzioni culturali millenarie sul medesimo
oggetto (la sterilit come responsabilit a carico del corpo femminile discendente da qualche oscura
colpa, spesso intesa come maledizione divina) e ne sospinge altre allorizzonte delle pratiche e delle
rappresentazioni sociali (la tematizzazione, appartenente ad un passato ancora molto recente, del
problema del contenimento della fecondit femminile attraverso le metodiche contraccettive
chimico-farmacologiche, per esempio) (Bimbi 1989). In questo senso la domanda di riproduzione
artificiale stata considerata definirsi a partire dallofferta che nasce nellambito dellapplicazione
medica di metodiche rivolte agli animali non umani e dalla riconversione dellattenzione di
scienziati per i quali il declino demografico dei paesi sviluppati andava togliendo interesse per la
contraccezione in quanto ambito di ricerca. Cos inteso, lo sviluppo della ricerca sulla riproduzione
assistita ripropone, fra laltro, il tema del dualismo delle politiche della salute che divide il Nord dal
Sud del mondo (Vegetti Finzi 1989; Bimbi 1989).
Tali argomenti hanno trovato ampio spazio nel pensiero femminista, al cui interno si sviluppato un
vivace dibattito in relazione alle tecnologie della riproduzione tra chi vi scorge un mezzo di
oppressione e chi invece uno di liberazione per le donne. Con argomenti diversi, dalla prima delle
due prospettive si denunciano delle tecnologie della riproduzione assistita lideologia pronatalista,
gli effetti di espropriazione della capacit riproduttiva, di medicalizzazione del corpo e delle sue
funzioni, di alienazione dellintegrit femminile. Dalla seconda si sottolineano gli effetti alienanti
ed oppressivi delle funzioni riproduttive, e la possibile emancipazione da queste ultime consentita
dalle tecnologie della riproduzione assistita (Pizzini 1992); nonch la necessit, per le donne, di
negoziare la transizione verso una maternit ad alta tecnologia quale nuova fonte di potere
(Haraway 1991). chiaro che le due prospettive rinviano al pi ampio dibattito femminista su
scienza e tecnologia e alle collegate rappresentazioni della relazione tra queste ultime e il corpo.
Richiameremo il tema nel capitolo che segue.
Ulteriori spunti di riflessione in tema di costruzione medica dei corpi vengono dalla combinazione
delle tecnologie della riproduzione artificiale con le biotecnologie molecolari, tecnologie che
consentono lanalisi e la manipolazione delle grosse molecole biologiche. Tale combinazione rende
possibile diagnosi pre-impianto di gameti ed embrioni; stato valutato che la loro applicazione
riduce di almeno il 90% il trasferimento e leventuale impianto in utero di embrioni affetti da
patologie trasmissibili o, nel caso delle coppie infertili, il trasferimento nellutero di embrioni non in
grado di impiantarsi. Quello della selezione a fine eugenetico degli embrioni e dei gameti un nodo
con cui ogni intervento normativo nei confronti della riproduzione assistita deve confrontarsi; come
deve fare con le tecniche dirette alla manipolazione del patrimonio genetico dellembrione o del
gamete, oppure alla predeterminazione di caratteristiche genetiche dei medesimi. Gradi diversi di
apertura allutilizzo delle tecniche citate si traducono in gradi diversi di normalizzazione biologica.
Occorre altres osservare che lapplicazione della diagnostica prenatale classica (indiretta, o diretta
quando sia effettuata con il prelievo e lanalisi di cellule o di tessuti fetali22), divenuta routinaria
nelle gravidanze non tecnologicamente indotte, lavora in realt da tempo nella direzione di forme di
eugenetica individuale. Con le modificazioni di situazioni e relative rappresentazioni sospinte dalle
tecniche di diagnostica prenatale si confronta oggi ogni coppia (al minimo, ogni donna) in attesa di
un bambino. Non solo nel ricco e sviluppato Nord del mondo: il richiamo va qui alla pratica di
preselezione del sesso, che in India, per esempio, prende la forma dellaborto di feti di cui le
tecniche di diagnostica prenatale abbiano rivelato il sesso femminile (variante tecnologica
dellinfanticidio femminile, cui ci si riferisce spesso con il neologismo FEMcide, o femicide)
(Pizzini 1992; Ravindra s.d.).
Nella forma delle applicazioni della terapia genica, poi, le biotecnologie molecolari aggiungono
allidea della decodificazione del corpo quella della sua riprogrammabilit (idea cui ha condotto
lavvenuta dimostrazione del fatto che geni estranei possono essere indotti a funzionare
nellorganismo umano). Non sono attualmente realt n la sostituzione del gene difettoso in un
cromosoma, n lalterazione genetica di cellule della linea germinale; sono per realizzabili

interventi compensativi, che operano a livello somatico trasmettendo istruzioni sotto forma di
sequenze di DNA a cellule malate in modo tale che queste producano una proteina capace di
contrastare la patologia. E sono allo studio i modi di far interagire terapia genica somatica e
clonazione per correggere una condizione patologica con effetti sulle generazioni future23.
A proposito di clonazione. Annunci pi o meno fondati di esperimenti riusciti di clonazione umana,
pareri di comitati di bioetica, ratifica ed esecuzione di protocolli di divieto di interventi aventi lo
scopo di creare esseri umani geneticamente identici ad un altro essere umano vivente o morto o,
allopposto, nulla osta ai medesimi interventi24 hanno pure essi negli ultimi anni contribuito o
promettono di farlo a modificare alcune nostre rappresentazioni dellidentit personale quale
espressione anche (seppur non solo) di ununicit biologica. Il fenomeno naturale nel caso dei
gemelli monovulari della clonazione stato recentemente riprodotto in vitro, con gravidanze a
termine ottenute a partire da cellule embrionali e da cellule fetali. Anche se a suscitare le reazioni
pi vivaci, dentro e fuori il mondo scientifico, stata la notizia di tentativi di clonazione umana a
partire da cellule adulte, in linea con quanto avvenuto con successo con larcinota pecora Dolly25.
Abbiamo parlato di corpi riparabili, riprogrammabili, duplicabili. Alcune delle applicazioni descritte
sono ad oggi solamente allo studio; come quelle gi disponibili, esse promettono di intervenire a
ristrutturare e innovare le situazioni che confrontano un individuo: in maniera diretta, per
loggettiva trasformazione che le tecnologie biomediche vi introducono, e mediatamente, per la
modificazione e linnovazione che esse inducono nelle rappresentazioni mentali che orientano
lattore nel nuovo orizzonte di scelte. A trasformarsi sono i modi in cui ci immaginiamo la
sopravvivenza, lidentit nostra e altrui, la riproduzione e, per loro tramite, il nostro stesso corpo,
unentit cos ovviamente materiale alla quale tuttavia non siamo in grado di pensare se non
attraverso rappresentazioni mentali offerte dalla cultura. Per questa via si definisce un altro anello di
quel circuito coevolutivo che lega organismi umani, sistemi tecnologici e sistemi socioculturali, in
cui la tecnologia forma da sempre un anello essenziale dellevoluzione della specie umana sotto il
profilo sociale e culturale non meno che sotto il profilo biologico (Gallino 1987).
Le tecnologie biomediche, nel trasformare situazioni e rappresentazioni, riscrivere confini e utilizzi
relativi al corpo, agiscono in maniera eclatante nella medesima direzione in cui, solo meno
manifestamente, fa la medicina in generale. Alla crescente centralit e pervasivit di questazione ci
si riferisce spesso con lespressione medicalizzazione del corpo, con essa intendendo la progressiva
estensione del dominio, dellinfluenza o della supervisione della medicina su fasi ed aspetti della
vita delluomo. cos che si parla oggi ad esempio di medicalizzazione dellet anziana, della
menopausa, dellomosessualit, della pianificazione familiare. O di medicalizzazione dei disturbi
del comportamento alimentare o della Sindrome premestruale come gi abbiamo fatto in questo
testo attingendo da una letteratura, quella femminista, forse pi nota per le sue analisi della
medicalizzazione della gravidanza e del parto, e, pi di recente, per quelle della produzione della
fertilit e dellinfertilit come problemi medici (cui pure abbiamo fatto cenno poco sopra).
Sugli effetti del monopolio medico sulla cura della salute scrisse pagine divenute famose Ivan Illich
(1976). In relazione al suo sviluppo senza freni, egli ebbe criticamente a sostenere che la tutela
istituzionale della salute preventiva, curativa o ambientale che sia equivale, oltre una certa
intensit, a una negazione sistematica della salute, e diventa anzi patogena (lautore defin iatrogena
la patologia che comprende tutte le condizioni cliniche i cui agenti che provocano il male sono i
farmaci, i medici, gli ospedali26).
Medicalizzare infertilit, disturbi del comportamento alimentare o vecchiaia significa costruirli
come problemi suscettibili di trattamento medico, e fare dei corpi infertili, o anoressici, o avanti
negli anni corpi da normalizzare quanto a funzionalit, capacit, forme. In questo senso la medicina
funziona come una delle principali fonti di costruzione del corpo e delle sue rappresentazioni.
Loggettivazione nel linguaggio medico e listituzionalizzazione nelle pratiche mediche dominanti
contribuisce a far perdere, di quelle medesime rappresentazioni, la natura umanamente prodotta e
costruita.
Detto altrimenti,
La medicina medicalizza la realt, [...] traduce nei suoi termini interi arcipelaghi di problemi. [...] I

problemi medici sono complessi di fenomeni considerabili suscettibili di accertamento, di


spiegazione e, fino a un certo punto, di terapia e di guarigione. Nella categoria rientra tutta una serie
di difficolt spesso chiamate malattie, infermit, malanni, alterazioni, impedimenti e malformazioni,
che esulano dal controllo immediato di chi ne afflitto e che si presume abbiano una base in matrici
causali fisiologiche, anatomiche e psicologiche. Il loro senso, il loro significato e la loro natura
vengono articolati in relazione alle istituzioni sociali e intellettuali della medicina. Il fatto che siano
considerate altrettanti problemi medici fa s che di solito le si caratterizzi come circostanze che
allontanano dagli ideali fisiologici o psicologici dei livelli appropriati di funzione, libert dal dolore
e realizzazione umana attesa. Malesseri e dolori, cos, diventano disturbi medici. Inoltre, poich la
medicina unistituzione sociale, dolori, alterazioni e disfunzioni finiscono per assumere una
valenza sociale (Engelhardt Jr. 1996, p. 210 trad. it.).
In questo processo interagiscono assunti valutativi, descrittivi, esplicativi e di classificazione
sociale. Essi stabiliscono, nellordine, quali funzioni, dolori e alterazioni siano normali, cio
appropriati e accettabili; come si debbano formulare le descrizioni; il genere di modelli da utilizzare
per la spiegazione. Infine, collocano il paziente in un contesto sociale caratterizzato da un insieme
di aspettative sociali riconosciute (perci si dice che il linguaggio medico ha carattere performativo)
(Engelhardt Jr. 1996).
In tale lavoro di produzione di immagini del corpo e di pratiche relative al corpo, di costruzione
della realt, la medicina non sola; laffiancano sempre pi spesso il diritto e la bioetica, chiamate
a dirimere questioni aperte dallapplicazione medica delle acquisizioni scientifiche pi avanzate.
Molte di tali questioni possono essere lette come conflitto tra rappresentazioni diverse: del corpo,
dei suoi confini, della legittimit delluso suo o di sue parti; della maternit e della paternit e del
loro legame con il corpo degli aspiranti genitori; dellindividualit personale e del suo fondamento
biologico, per fare qualche esempio soltanto. Sui corpi del diritto e su quelli delletica torneremo tra
breve.
Non possiamo infine esimerci dallosservare che la medicalizzazione del corpo costituisce un
aspetto di un pi ampio processo di medicalizzazione delle societ contemporanee, espressione con
la quale a partire dagli anni Settanta ci si riferisce alla crescente centralit della medicina come
istituzione di controllo sociale, che nellesercizio di questa funzione verrebbe progressivamente a
sostituire nelle societ secolarizzate la religione e il diritto (Freidson 1970; Zola 1972). Tale filone
danalisi senzaltro debitore a Parsons (1964), che per primo tematizz il ruolo di sano e di malato
nel contesto del controllo sociale, e il ruolo di medico come esito di un processo di differenziazione
dei ruoli religiosi (quelli, cio, originari del controllo sociale).
In senso ampio, si ha medicalizzazione quando un problema viene ridefinito in termini o mediante
modelli medici, quando si adotta una definizione ed un approccio medico ad un problema, anche
qualora ci non comporti lintervento del professionista medico e/o trattamenti medici: [s]i ha
medicalizzazione quando uno schema interpretativo o una definizione medica vengono applicati per
comprendere o gestire un problema; questo vale per lepilessia come per la disforia di genere
(transessualismo) (Conrad 1992, p. 211; trad. nostra).
Nella prospettiva descritta, le tecnologie (bio)mediche costituiscono uno degli strumenti che d
forma al controllo sociale medico e alla sorveglianza medica sulla societ (ivi, pp. 216 sg.).
Sebbene non utilizzino mai il termine medicalizzazione, chiaro qui il richiamo alle analisi
foucaultiane dalle quali la medicina emerge come un aspetto della generale regolazione dei corpi
che caratterizza le societ moderne.
Sin qui sul modello biomedico occidentale, fondamento della medicina scientifica (o
convenzionale), e sul suo contributo alla costruzione sociale del corpo e delle sue rappresentazioni.
Lentit di tale contributo da ricondursi alla posizione dominante del medesimo modello tra i
presupposti cui si riferiscono lorganizzazione e la pratica della professione medica moderna. per
la sua centralit che su di esso si focalizzata lanalisi, che non pu tuttavia a questo punto non
osservare che altri orientamenti, seppur minoritari, concorrono allelaborazione delle concezioni di
malattia, salute (e corpo) attualmente disponibili nella cultura professionale della nostra medicina;
tra questi il modello della medicina sociale e il modello olistico, cui sono andati negli ultimi
decenni riconoscimenti crescenti, e che del modello biomedico mettono in discussione la dottrina

delleziologia specifica e il riduzionismo fisico (Neresini 2001).


Come la medicina scientifica, anche se in maniera meno pervasiva, costruiscono corpi e relative
rappresentazioni pure le cosiddette medicine altre (non convenzionali, o complementari, o
alternative, o naturali), molte delle quali rinviano a modelli olistici. La dialettica che contrappone
storicamente alcune di esse allortodossia medica , a ben vedere, la contrapposizione tra modelli e
rappresentazioni di corpo, salute e malattia. Al rinnovato interesse per le medicine non
convenzionali nelle societ occidentali contemporanee avrebbe contribuito lo stesso successo della
biomedicina, che estendendo il controllo relativo alla salute e alla malattia a tutta la popolazione e
ad ogni ambito della vita quotidiana, e facendo di tale controllo una preoccupazione
soggettivamente interiorizzata (linsaziabile fame di medicina di cui parla Ulrich Beck), avrebbe
messo in questione il suo stesso monopolio nel trattamento della salute e della malattia. La
biomedicina, cio, avrebbe ampliato lo spazio disponibile per medicine altre, che della prima non
necessariamente contestano forza e capacit di intervento, ma che della medesima evidenziano i
limiti nella capacit di farsi carico delle malattie croniche, dei piccoli malanni quotidiani, della
necessit di ascoltare e riconoscere disagi che non sono riconducibili in maniera diretta e univoca a
disfunzioni fisiologiche (Colombo 2003). Nei termini di modelli e rappresentazioni del corpo:
[c]i che il diffondersi delle terapie non convenzionali segnala la ricerca di una nuova
epistemologia della malattia, legata al passaggio da corpo macchina a corpo testo, da malattia come
evento meccanico e universale a malattia come disturbo specifico localizzato in un contesto unico
(ivi, p. 50).
Convenzionale o meno, occidentale o meno, in tutte le sue varianti storiche la medicina produce
corpi. In una prospettiva che dal costruzionismo intende prendere le distanze, ma che potrebbe
esserne semmai considerata una versione radicale,
[s]e la medicina da considerarsi un universale antropologico, come dice Canguilhem, questo non
accade perch esiste una qualche sorta di universalit intrinseca al corpo. Ad essere primario non
il corpo, ma la realt della medicina; la stessa idea del corpo, il nostro stesso concetto che esiste un
corpo da curare leffetto delluniversalit della medicina [...] [L]attivit medica [...] rivela il dato
di fatto che noi possediamo ci che chiamiamo corpi. Lesistenza della medicina provoca la nozione
di corpo (Osborne 1997, p. 201; trad. nostra).
2.2. Corpi flessibili
Quelli delle pi avanzate applicazioni biotecnologiche sono progetti di intervento e di
trasformazione del corpo dalla grande risonanza, sui cui potenziali significati e conseguenze
riflettono commissioni di esperti e vagheggiano giornalisti. Non altrettanta attenzione destano
pratiche assai pi consolidate e diffuse, nella sostanza assimilabili a quelle. Intendiamo riferirci al
body building, alla body art e alla chirurgia estetica, che richiamiamo qui come esemplificazioni di
pratiche che in maniera tanto meno clamorosa quanto pi capillare di quanto non avvenga nel caso
delle tecnologie biomediche danno forma a propositi di modificazione del corpo.
Il body building (o sculpting, come viene pure significativamente definito) la metodica di
allenamento che prevede lutilizzo di pesi esterni al corpo al fine ultimo del rimodellamento del
fisico. Parte rilevante di un mercato quello del fitness in forte espansione, nella classifica delle
discipline pi praticate in assoluto in Italia nel 2001 il body building precedeva, tra gli altri,
jogging, calcio a undici giocatori e pallavolo27 (CONI 2001).
Body art letichetta sotto la quale si sussumono forme di marcatura del corpo differenti per entit
e reversibilit delle modificazioni apportate a questultimo: dal body painting al piercing, dal
tattooing alla scarificazione, al cosiddetto shaping. Superficiali e temporanee nel caso del body
painting, le alterazioni del corpo provocate possono farsi permanenti e profonde come accade nello
shaping della body art cosiddetta ad alta tecnologia, discendente delle pratiche (non del tutto
estinte) di fasciatura dei piedi e del capo e, come quelle, intesa a mutare in maniera definitiva
lineamenti e forme del corpo. Dai primi anni Novanta, la body art ha conosciuto una rinnovata
popolarit. Secondo dati recenti, nel nostro Paese porta il piercing una adolescente su quattro di
et compresa tra i 12 e i 18 anni; nella stessa fascia det si tatuano sette maschi su cento28

(EURISPES 2003).
Quanto alla chirurgia estetica che parecchie classificazioni annoverano tra le forme di shaping
della body art , sono 150 mila gli interventi ogni anno in Italia (CENSIS 2003); pi di un milione e
600 mila quelli eseguiti negli Stati Uniti nel 2002. Oltreoceano in 7 casi su 10 lintervento stato
uno tra una ristretta lista di cinque (nellordine di preferenze incontrate: liposuzione, mastoplastica
additiva, blefaroplastica, rinoplastica e mastoplastica riduttiva29); in quasi 9 su 10 a sottoporvisi
stata una donna (ASAPS 2003).
chiaro che le pratiche richiamate si prestano potenzialmente ad ibridazioni reciproche. Ne
anticipano i possibili esiti alcune discusse sperimentazioni della cosiddetta carnal art, forma di
body art che si distingue per la radicalit delle performance cui mette capo. Nelle loro mises en
scne, gli artisti che vi si dedicano fanno del proprio corpo una scultura vivente modellata grazie al
ricorso alla chirurgia plastica, a strumenti protesici di vario tipo, a sistemi di realt virtuale e ad
Internet. Sono note in proposito le esperienze estreme di ridefinizione facciale archetipica e di
desacralizzazione del corpo mediante chirurgia plastica della performer francese Orlan, e di
ibridazione biologico-artificiale del performer australiano Stelarc30.
Occorre osservare che leccentrico intento comune a tali forme di produzione artistica
davanguardia in realt programma scientifico da qualche decennio almeno, da quando cio agli
inizi degli anni Sessanta presero a svilupparsi presso centri di ricerca militare esperimenti e
simulazioni finalizzate ad accrescere la resistenza umana nei voli spaziali attraverso il disegno di
complessi sistemi uomo-macchina. Come nelle performance artistiche richiamate, il proposito era
modificare il corpo umano estendendone i sensi e le capacit al di l dei limiti tradizionali (donde
la designazione del campo di studi corrispondente come human enhancement, o augmentation).
Avanguardie artistiche e filosofiche fondano oggi questo proposito sullidea che il corpo umano sia
obsoleto, e dichiarano di operare nel senso del superamento di siffatta condizione e connesse
limitazioni nella forma dei cosiddetti corpi postumani (la carnal art anche definita arte
postorganica, o postumana). A questi ultimi corpi senza corpo, o almeno corpi liberati dalle
determinazioni del corpo dedicato il prossimo capitolo. Ordinari body builders, body artists e
uomini e donne che ricorrono alla chirurgia estetica sarebbero probabilmente disposti a condividere
con quella riflessione al pi lobiettivo di affrancamento da alcuni limiti del corpo.
Body building, body art e chirurgia estetica (scegliendo di tralasciare doping, sport estremi o
transessualismo31, per esempio): ad accomunarle, e a suggerire lazzardo della loro assimilazione
alle tecnologie biomediche di cui ci siamo occupati nel paragrafo che precede, lidea del corpo
come oggetto di scelte e di opzioni. Nella forma in cui la riprendiamo, essa proviene dal lavoro di
alcuni teorici della tarda modernit, nellambito del quale la riflessione sul ruolo del corpo nella
definizione del s e dellidentit di s dellindividuo contemporaneo va guadagnando spazi
crescenti. In questa prospettiva, lapertura della vita sociale, la pluralizzazione dei contesti di azione
e delle fonti di autorit della tarda modernit quella in cui conduciamo le nostre esistenze
avrebbero reso problematica lidentit di s e lavrebbero trasformata nel progetto riflessivo che
prende forma da narrazioni biografiche coerenti continuamente rivisitate. Del medesimo progetto
sarebbe parte sempre pi importante lo stile di vita, alla cui definizione contribuiscono una serie di
scelte che concernono laspetto del corpo, il suo contegno, la sua sensualit e le maniere di
soddisfare i suoi bisogni di base (regimi, come li definisce Anthony Giddens, includendovi per
esempio alimentazione e abbigliamento, considerati modi di autodisciplina organizzati su base
culturale, messi per in atto attraverso inclinazioni e disposizioni personali). Il controllo
regolarizzato del corpo un mezzo fondamentale attraverso il quale mantenuta lidentit di s;
pure, allo stesso tempo, il s anche pi o meno costantemente mostrato agli altri nei termini della
sua incorporazione (embodiment) (Giddens 1991, pp. 57 sg.; trad. nostra); il corpo diviene cio
[...] un portatore visibile di identit di s (Giddens 1992, p. 41 trad. it).
Ma luomo non marchia e rimodella il proprio corpo sin dalla notte dei tempi? Le pratiche
contemporanee di cura del corpo non possono essere considerate una declinazione secondo nuovi
ideali di pratiche vecchie di millenni, che in maniera analoga hanno adornato, modificato,
mutilato il corpo umano? A cambiare il significato delle prime sarebbe lo sfondo di pluralit di
opzioni su cui esse prendono forma, nel contesto delle quali le scelte che riguardano il corpo

divengono parte integrante della pianificazione della vita e della scelta di stili di vita da parte
dellindividuo. Noi diventiamo responsabili per il progetto (design) dei nostri corpi, ed in un certo
senso [...] siamo costretti a diventarlo quanto pi sono post-tradizionali i contesti in cui ci
muoviamo (Giddens 1991, p. 102; trad. e corsivo nostri).
Logicamente complementare alla nozione di corpo come progetto (nella forma sintetica in cui
sono circolati alcuni dei temi ai quali ci siamo riferiti) quella di privatizzazione del corpo. La
privatizzazione del corpo e delle agenzie di produzione sociale del corpo costituirebbe un corollario
di un pi generale processo tardo- o post-moderno di deistituzionalizzazione di servizi di gestione
dellincertezza tipici della modernit (Bauman 1999). Quando come oggi accade la
riproduzione delle condizioni della vita sociale progressivamente sottratta al dominio delle
politiche statali e delle decisioni pubbliche e affidata al libero gioco delliniziativa privata, [...] la
paura dellincertezza, non pi mitigata, si mostra alle sue vittime in tutta la sua durezza. La sua forte
pressione ricade sugli individui senza alcuna mediazione e deve essere respinta o neutralizzata solo
dallazione del singolo (ivi, p. 108 trad. it.). In assenza di meccanismi istituzionali di
ristrutturazione (ibid.), agli uomini e alle donne in quanto individui spetta il compito/necessit
di autocostituirsi e autoricostruirsi, di ricomporre i pezzi delle proprie identit, affinando lopera di
ridefinizione giorno dopo giorno (Bauman 1999, p. 140 trad. it.).
In tale continuo lavoro di costruzione del s, lattenzione verso il corpo diviene un compito e un
dovere primario assolto dal proprietario del corpo lindividuo acquistando sul mercato del
consumo privato esercizio fisico, cibi e farmaci salutisti, manuali di autoistruzione di medicina e
fitness (ivi, p. 143 trad. it.); tatuaggi, liposuzione e impianti subdermali, proseguendo sulla
medesima linea di ragionamento. (Notiamo di passaggio, anche se losservazione non centrale
rispetto al filo del nostro discorso, che lattenzione verso il corpo considerata da Zygmunt
Bauman un dovere mai assolto per la doppia posizione dellindividuo simultaneamente soggetto
attivo e oggetto passivo del controllo, posizione che rende il compito di delimitare e custodire i
confini del corpo [...] particolarmente assillante, trasformandolo in terreno straordinariamente fertile
di angosce molteplici [ivi, p. 118 trad. it.] ci che costituirebbe lesito ultimo della
privatizzazione del corpo e limmagine pi efficace dellambivalenza postmoderna, a giudizio
dellautore.)
In tempi di riflessivit del corpo, di corpo come progetto e di corpo come propriet privata in
breve, di corpo come progetto individuale e privato che ne dei foucaultiani corpi docili? Giacch
chiaro che i processi descritti riguardano un corpo non pi rigidamente regolamentato, almeno
non nel senso in cui lo era il fisico del lavoratore/soldato (ivi, p. 115 trad. it.), e che dai medesimi
processi emerge con forza lidea di responsabilit dello sviluppo e dellaspetto del corpo
direttamente nelle mani del suo possessore (Giddens 1992, p. 41 trad. it). Ancora con le parole di
Bauman (1999, p. 109 trad. it.):
Il cesello, le spatole e gli altri attrezzi per scolpire sono reperibili nel mondo sociale (pi
precisamente sono in vendita nei vari negozi), come pure gli schemi e i modelli gi definiti per
guidare la modellatura. Ma la responsabilit di intraprendere e portare a termine il lavoro ricade
interamente sulle spalle dello scultore [...].
Proseguendo con limmagine (particolarmente felice per parlare di corpo, anche se lautore la
utilizza pi in generale in relazione alla condizione dellindividuo contemporaneo), ciascuno di noi
sarebbe cio al tempo stesso argilla plasmabile e scultore, impegnato senza sosta nel
compito/dovere di autoformazione e di autoaffermazione per far fronte allincertezza originatasi dal
progressivo declino delle organizzazioni che in epoca moderna esercitavano il controllo sullintero
corso della vita degli uomini (il che ci avrebbe trasformati da approvvigionatori di beni in
consumatori di merci, o collezionisti di piaceri).
Nellincessante sforzo di autocostruzione, il corpo-progetto-privato un corpo almeno in parte
affrancato dai meccanismi del biopotere; utilizzato, trasformato e perfezionato come i corpi di cui
parla Foucault, ma sempre pi nellambito di piani individuali di costruzione del s (e perci meno
docile32). a questa idea, ampiamente circolata nella nascente sociologia del corpo (si veda per
esempio Shilling 1993), che intende riferirsi il titolo del presente capitolo (da un corpo allaltro),
icona di quanto avviene tra donatore e ricevente dorgani a seguito della definizione di un caso di

morte cerebrale, ma pi in generale icona di un corpo flessibile, trasformato o trasformabile da


scelte ed opzioni personali.
Va da s che quella del corpo come luogo dellautodeterminazione personale, modellabile (via
chirurgia, esercizio fisico, o dieta, per esempio) nella forma dei significati che noi scegliamo, una
rappresentazione culturale che sta modificando la nostra concezione e la nostra esperienza del
corpo:
[l]entamente ma inesorabilmente, una tecnologia originariamente finalizzata a prendere il posto di
parti malfunzionanti ha generato unindustria e unideologia altamente alimentate da fantasie di
rimodellamento, trasformazione e correzione; unideologia del miglioramento e del cambiamento
senza limiti, che rappresenta una sfida alla storicit, alla mortalit e alla stessa materialit del corpo.
[...] Questo disprezzo per i limiti materiali e la concomitante esaltazione della libert, del
cambiamento e dellautodeterminazione si manifestano non solo al livello della tecnologia
contemporanea del corpo, ma in una pi ampia gamma di contesti, compresa gran parte del discorso
contemporaneo sia popolare sia dotto sul corpo (Bordo 1993, p. 150 trad. it.).
Simile rappresentazione la declinazione di un paradigma emergente il paradigma della
flessibilit dalla pervasivit crescente in ambiti diversi, dallimmunologia alle teorie
dellorganizzazione (Martin 1994). Alla costruzione della medesima rappresentazione stato
osservato contribu in maniera determinante il consumismo capitalista, che del corpo plastico
fece la superficie disponibile per una serie infinita di progetti di consumo (Featherstone 1982).
Non stupir il lettore che tra le critiche pi penetranti dellautomodellamento creativo tipico della
cultura postmoderna si collochino quelle di parte femminista. Di un settore almeno del
femminismo, donde si afferma che i progetti di rimodellamento e di autotrasformazione del corpo (e
per suo tramite del s) non sono questioni di libera scelta personale, ma negoziazioni con lordine
sociale che fornisce il sistema di significati che usiamo per dare senso ai corpi (Pitts 2002). In modo
pi radicale di quanto emerga dalla letteratura poco sopra considerata (affermando che la riflessivit
del corpo ha ricevuto una forte accelerazione dallinvenzione delle diete, per esempio, Giddens non
scorda di far rilevare che queste ultime sono legate allintroduzione di una scienza della nutrizione,
e quindi al potere amministrativo nel significato foucaultiano), dallinterno del femminismo stato
osservato che il paradigma della plasticit trascura la collocazione materiale del corpo nella storia,
nella pratica e nella cultura (Bordo 1993).
Il postmodernismo e la globalizzazione non hanno liberato gli individui dallimposizione delle
norme rispetto al genere, alla razza e alla sessualit, e i corpi continuano ad essere segnati da queste
variabili. [...] Dunque il valore di flessibilit, di scrittura di s, assegnato ai progetti sul corpo
complicato dai molti modi in cui le identit e i significati dei corpi sono costituiti dalle forze sociali
e al loro interno (Pitts 2002, p. 382).
Si denunciano cos gli effetti di colonizzazione del corpo femminile di una molteplicit di diffusi
progetti sul corpo da quelli che implicano la moda, lalimentazione e lesercizio fisico a quelli che
prevedono il ricorso alla chirurgia liberamente messi in atto e scelti in conformit a norme e
modelli culturali che concernono laspetto femminile. In questa direzione vanno, per esempio,
recenti indagini sui tipi di interventi pi comunemente preferiti dalle donne americane di origine
asiatica e africana che si rivolgono alla chirurgia estetica, in riferimento alle quali si parlato di
medicalizzazione dei tratti razziali33 (Kaw 1998).
Sempre in prospettiva femminista, i medesimi interventi sono stati per anche letti, in linea con le
interpretazioni cui stato dedicato questo paragrafo, come potenti strumenti di autodeterminazione
e di liberazione dalle determinazioni del corpo. Cos pure accaduto in relazione ai cosiddetti nuovi
stili della carne non convenzionali (scarificazioni e forme di performance art che implicano una
chirurgia plastica antiestetica, per esempio), progetti sul corpo anomali dei quali in ambito
femminista stato sottolineato sia il potenziale di sovversione e di resistenza allordine normativo,
sia quello di riproduzione del medesimo (Pitts 2002).
Di un dibattito ampio ed estremamente articolato qual quello femminista in proposito, ci
limitiamo in questa sede a trattenere il senso pi generale che, in relazione al corpo flessibile della
postmodernit, consiste nellinterrogarsi sullinterazione tra corpi, loro rappresentazioni, potere e
volont individuale.

2.3. Corpi del diritto e corpi delletica


Nel lasso di tempo intercorso tra la stesura delle prime pagine di questo capitolo e quella delle
presenti, la proposta di legge in materia di procreazione medicalmente assistita l descritta stata
approvata in via definitiva dalla Camera34. A quasi mezzo secolo dal primo disegno di legge
italiano sulla materia35, alcune regole duso relative ai corpi dei soggetti coinvolti nella
riproduzione assistita sono divenute le regole duso dei medesimi. Lintento essenziale del
legislatore chiaro: definire ruoli, diritti e responsabilit di ciascuno di tali soggetti. Altrettanto
chiaro lesito: la riproduzione assistita diverr prestissimo nel nostro Paese una realt per sole
coppie eterosessuali, coniugate o conviventi, in et potenzialmente fertile, entrambi in vita, con
problemi riproduttivi ma in grado di fornire i materiali biologici indispensabili alla riproduzione.
Contro questa realt oggettiva socialmente prodotta e costruita si scontreranno i desideri di
riproduzione di donne single, di omosessuali, e di coppie che non possono garantire oociti e/o
spermatozoi omologhi.
La valutazione di merito della legge in questione potrebbe trovare schierati su posizioni diverse chi
scrive e chi legge. Se anche cos fosse, i due dovrebbero concordare su un fatto: quella legge
impone un modello, e delegittima tutti gli altri. Nel lessico di questo libro, impone una
rappresentazione del corpo delluomo, della donna, del nascituro , una rappresentazione della
riproduzione ed una rappresentazione della famiglia a scapito di altre. Questa, peraltro, una
funzione del diritto; esercitandola, il diritto partecipa dei processi di costruzione sociale del corpo.
facile attendersi che la pura delegittimazione di tutte le altre rappresentazioni e di tutti gli altri
modelli, rispetto ai soli giuridicamente riconosciuti, sia destinata a moltiplicare i conflitti,
inserendosi in un quadro istituzionale e sociale che ha visto allentarsi vincoli tradizionali ed
esclusivit collegati alla coppia legale e che conosce una forte crescita delle famiglie monoparentali
(Rodot 1989). Lo segnalano da alcuni lustri fior di testi giuridici, che del diritto sottolineano
unaltra funzione fondamentale: quella di mezzo per la risoluzione dei conflitti (si veda per esempio
Rodot 1989. Tali testi possono essere considerati in questo senso una efficace chiosa ante litteram
della neonata legge sulla riproduzione assistita).
pure facile attendersi che una serie di divieti della legge siano destinati ad essere aggirati, non
ultimo rivolgendosi a centri di fecondazione assistita stranieri: una connazionale che desiderasse
sottoporsi ad inseminazione eterologa potr farlo legalmente recandosi in Austria, oppure in
Francia, in Gran Bretagna, in Spagna, in Svizzera, per stare soltanto ai paesi europei pi vicini nei
quali legalizzata linseminazione con seme da donatore. A patto, ovvio, di poterselo permettere
economicamente (il che comporterebbe tutta unaltra serie di considerazioni).
Leffetto annunciato di questo e di altri immaginabili modi di aggirare le norme in materia di
fecondazione assistita sarebbe la complessiva delegittimazione dello strumento legislativo. in
risposta a problemi simili che andata diffondendosi in una parte della cultura giuridica la nozione
del diritto come disciplina elastica, leggera, sobria ed aperta, con tali espressioni
intendendosi la capacit della medesima di adattarsi allinnovazione tecnologica, di garantire il
confronto tra posizioni diverse e di rispondere a problemi reali (Rodot 1989 e 1994).
Che lo faccia sobriamente o meno (meno nel caso della legge anzidetta), la regolamentazione
giuridica delle condizioni duso delle tecnologie riproduttive, richiesta e sollecitata da modelli di
comportamento emergenti, entra ad orientare quegli stessi comportamenti. In maniera analoga alle
norme sociali delle quali costituiscono un sottoinsieme, le norme giuridiche prescrivono agli
individui come comportarsi e sanciscono le aspettative degli altri nei loro confronti; normalizzano,
alla lettera, comportamenti e rappresentazioni che tali comportamenti orientano. Contribuiscono
cio alla definizione di politiche del corpo.
Medesimo lavoro di scrittura ma dovremmo forse dire di ri-scrittura culturale dei corpi e delle
loro rappresentazioni svolto da una schiera foltissima di nuovi diritti. Al diritto di procreare o
diritto al figlio, al diritto di conoscere la propria origine genetica (il diritto di sapere per i
nati da inseminazione eterologa), a quello ad una famiglia stabile o alla doppia figura
genitoriale, un catalogo fondato su testi di rilevanza giuridica (leggi, sentenze, proposte di legge,
documenti di organismi internazionali) aggiunge il diritto ad un patrimonio genetico non

manipolato o diritto allidentit, il diritto alla malattia (il diritto a non essere discriminato
soprattutto per malformazioni o predisposizioni genetiche), il diritto di morire, il diritto di
morire con dignit, il diritto di non sapere o diritto al caso (cio di non conoscere le proprie
predisposizioni genetiche, in quanto condizione del libero sviluppo della personalit), il diritto
allautodeterminazione informativa o diritto di accesso o diritto alla privacy genetica, il diritto
al godimento (Rodot 1989 e 1995).
Nellinsieme questa espansione di nuovi diritti (o inflazione di diritti soggettivi, a seconda del punto
di vista) va delineando un nuovo statuto giuridico del corpo umano. Il modificarsi dei confini della
vita e della morte, della rappresentazione culturale del corpo e della persona, del sistema della
famiglia e della parentela, reso possibile da tecnologie che trasformano profondamente le possibilit
e le modalit duso del corpo umano, richiede categorie interpretative e ricostruttive adeguate.
Regole giuridiche e interventi legislativi differenziati intervengono a trascegliere e a legittimare
alcune tra codeste possibilit e modalit duso (in ci, s detto, prendendo parte alla costruzione
sociale del corpo). Una classificazione analitica che fa riferimento a distinzioni gi contenute in
norme giuridiche comprende il corpo delluomo e il corpo della donna; il corpo vivo e il corpo
morto; il corpo dei maggiori e dei minori det, dei capaci e degli incapaci, dei giovani e degli
anziani; il corpo dei familiari e degli estranei; il corpo malato e il corpo sano; il corpo prima e dopo
la nascita (una volta ammessa la possibilit di riferire la nozione di corpo al non nato); il corpo
potenziale o progettato (embrione creato in vitro) e attuale; il corpo terminale e recuperabile; il
corpo degli organi singoli e doppi; il corpo dei tessuti rigenerabili e non rigenerabili; il corpo dei
tessuti fetali e non; il corpo delle cellule somatiche o staminali (Rodot 1994).
Senza addentrarci nella letteratura ampia e articolata che si sviluppata intorno a questi temi, alla
quale ci si riferisce oggi con il neologismo biodiritto (o bioius), ci limitiamo ad osservare che parte
considerevole delle questioni che il diritto chiamato a dirimere in relazione al corpo umano ruota
intorno alla nozione di propriet del medesimo.
Questione annosa con la quale il diritto si confronta almeno dalla fine del Settecento interrogandosi
sullalienabilit della persona nel lavoro36 (loggetto del contratto di lavoro il lavoro o la
promessa di lavoro?), il quesito relativo a chi possa disporre del corpo stato riproposto con forza
dalle innovazioni scientifiche e tecnologiche che consentono il prelievo, la modifica, il
trasferimento e luso, anche a vantaggio di altri, di singole parti del corpo umano. La domanda
diventa allora la seguente: se, come e quando il corpo, le sue parti e i suoi prodotti possano divenire
oggetto di atti di disposizione (e da parte di chi), o di vere e proprie transazioni commerciali (ibid.).
Chi il proprietario delle cellule prelevate ad un paziente, modificate in laboratorio e poi utilizzate
per altri soggetti per riferirci al caso giudiziario forse pi noto in tema di propriet del corpo e
delle sue parti37? Quale il valore del contratto tra una coppia committente e la donna che accetta di
portare avanti la gravidanza per conto della coppia?
Nella maggior parte dei sistemi giuridici il corpo e le sue parti sono considerati res extra
commercium, eccezion fatta per alcune parti e/o prodotti del corpo rinnovabili (capelli, ad
esempio38). Incommerciabile non significa indisponibile: il nostro codice civile, per esempio,
contiene una norma ad hoc sugli atti di disposizione del corpo, la cui regola quella della
disponibilit quando questa non diminuisca in maniera permanente lintegrit fisica
dellindividuo39. Il riconoscimento del potere di disporre ordinariamente fatto dipendere dalla
gratuit dellatto. Non cos in tutti i sistemi giuridici: i trapianti di organi e la maternit di
sostituzione, per esempio, hanno dato vita a risposte legislative che oscillano tra gli opposti estremi
del divieto assoluto e del pieno riconoscimento della libert contrattuale.
Detto nel modo in cui s fatto allinizio del paragrafo, questo significa che i legislatori hanno
compiuto delle scelte tra regole duso diverse, andando di volta in volta a parificare il corpo a
qualsiasi altro bene, in quanto tale possibile oggetto di un contratto con contenuto patrimoniale; o
stabilendo che la parificazione pu darsi solo quando non sia prevista alcuna controprestazione; o
stabilendo che la parificazione non pu avvenire affatto. Chiamato a farlo da comportamenti e
rappresentazioni sociali e culturali emergenti, e dal loro conflitto con quelle tradizionali, il diritto,
lungi dal funzionare da semplice recettore di conoscenze e di modelli determinati altrove, svolge un

ruolo di primo piano nella costruzione sociale del corpo e nella diffusione delle relative
rappresentazioni.
Torniamo con due esempi a questioni di diritto connesse alla nozione di propriet del corpo.
Primo. Il principio del silenzio-assenso previsto dalla normativa italiana in materia di prelievi e di
trapianti di organi e di tessuti uno dei due schemi adottati di consueto nei paesi che vietano la
commercializzazione per i prelievi da cadavere significativamente definito dai suoi oppositori
un esproprio (laltro, lo schema del consenso esplicitamente manifestato in vita dalla persona con
possibilit di sostituire a questo il consenso dei familiari, attualmente in vigore in via transitoria
nel nostro Paese)40.
Secondo. Quando viene stabilito che un diritto di propriet rispetto ai materiali biologici non
configurabile com accaduto in relazione al quesito concernente la propriet di cellule prelevate
ad un paziente, modificate e utilizzate per altri soggetti41 , come pu essere decretata la
brevettabilit dei medesimi materiali? La brevettabilit dellumano non presuppone, come la
commerciabilit, la nozione di propriet? Il contrasto tra non commerciabilit e brevettabilit in
realt solo apparente. Le due non commerciabilit e brevettabilit costituiscono anzi i versanti di
un medesimo e preciso inquadramento sul quale si costruisce giuridicamente linesistenza di diritti
di propriet sul corpo. La non commerciabilit riguarda infatti solo gli individui, e non ci che,
acquisito dalla scienza e dallindustria, viene poi trasformato. Ad essere brevettabile non il corpo
o sue parti, bens lopera dellingegno sul corpo lappropriabilit intellettuale del corpo cui si
riferisce levocativo neologismo bodyright (Tallachini 1998). Per questa via il diritto partecipa alla
dematerializzazione del corpo in termini di informazione (ibid.). Al tema della propriet di quella
particolare proiezione del corpo rappresentata dalle informazioni che lo riguardano dedicheremo
alcune riflessioni nel prossimo capitolo.
Il mercato di parti separate del corpo rappresenta una novit resa possibile dallo sviluppo scientifico
e tecnologico degli ultimi tre decenni42. Non nuova, la logica delluso del corpo umano come merce
attraversa in forme diverse gran parte della storia. Ad essa sono state ricondotte, per esempio,
schiavit e adozioni a pagamento (forme di mercato del corpo umano in toto), lavoro salariato e
prostituzione (forme di vendita duso, basate sullo scambio tra moneta e funzioni corporee)
(Berlinguer e Garrafa 1996).
Le conseguenze della frammentazione commerciale dellessere umano (ivi, p. 15) e del connesso
biomercato (per intenderci, il mercato di sequenze di DNA; di gameti, di embrioni, di uteri; di
sangue; di reni, di cuori, di polmoni, di fegati, di cornee, ecc.) sulle rappresentazioni culturali del
corpo costituiscono uno dei temi emergenti della odierna riflessione bioetica. Nel mostrare che
lalternativa fra la concezione del corpo come merce e quella del corpo come valore percorre tutta la
storia, tale riflessione sottolinea la tendenza invasiva del mercato e si interroga sugli effetti del
crescente impatto di questultimo sui rapporti tra la scienza e la vita materiale, sui princpi, sugli
atteggiamenti, sulle leggi (Berlinguer 2000).
Ma il contributo della bioetica al tema dei processi attraverso i quali le societ costruiscono
immagini e pratiche relative al corpo umano ben pi ampio. Bioetica il termine utilizzato per
riferirsi allinsieme di riflessioni razionali sviluppatesi a partire dalla fine degli anni Sessanta del
secolo scorso sui vari problemi normativi sollevati dalla medicina e dalle altre scienze della vita
(Mori 1989). Da quando cio, parafrasando una suggestiva pagina di Engelhardt Jr. (1996, p. 15
trad. it.), mentre lumanit sperimentava la vertigine di una gamma di possibilit assolutamente
inedita e venivano meno le sue certezze sul terreno dei doveri e dei limiti (eventuali) dellazione
umana, eticisti e bioeticisti hanno cominciato a competere con i teologi morali nellelaborare
consigli per legislatori e governanti promettendo una morale nel segno dellunit della ragione.
La materia tale da far tremare i polsi, e da consigliare al non esperto, come chi scrive, di
astenersene. Se non per unosservazione che consideriamo centrale rispetto ai contenuti del presente
testo (della cui formulazione i filosofi vorranno perdonare la grossolanit). Le posizioni della
bioetica in tema di definizione e accertamento della morte nelluomo, di terapia genica, di
brevettabilit degli organismi viventi, di fecondazione assistita, di identit e statuto dellembrione
umano, di clonazione (per riferirci allintitolazione di alcuni soltanto dei pareri formulati nel nostro
Paese da quellorgano della Presidenza del Consiglio dei Ministri che il Comitato Nazionale per la

Bioetica43) dipendono dalla risoluzione preliminare del problema del rapporto tra corpo e persona
(o dellincarnazione della persona in un corpo).
Ritorniamo in via esemplificativa alla questione della definizione di morte di cui ci siamo occupati
in apertura di capitolo. Si pu affermare che la storia dei dibattiti al riguardo ruoti intorno a due
quesiti: il tipo di vita di cui si intende determinare la morte vita biologica o vita personale e il
luogo in cui si ritiene si incarni quella vita44. Il primo riguarda lelaborazione di una distinzione tra
la vita di un organismo umano e la vita di una persona, e lassegnazione di un valore morale alluna
e allaltra; il secondo concerne il luogo che si ritiene essere la sede unica o la sola garanzia del tipo
di vita di cui si intende determinare la morte. Il passaggio da una definizione di morte centrata
sullintero corpo a una centrata sullintero encefalo pu essere interpretato come un allontanamento
da una definizione centrata sulla vita biologica umana, in direzione di una centrata sulla vita
personale (Engelhardt Jr. 1996, pp. 258 sgg. trad. it.). Riconoscere nella morte cerebrale il criterio
necessario e sufficiente per la diagnosi di morte dellindividuo significa, in questi termini, fare
dellencefalo lincarnazione della vita delle persone. Analogamente, riconoscere nella morte dei
centri cerebrali superiori45 il criterio necessario e sufficiente per la diagnosi di morte dellindividuo
significa fare di quei centri lincarnazione della vita delle persone. E dei corpi i cui centri cerebrali
superiori siano entrati in necrosi, dei cadaveri biologicamente vivi. Ad entrare in gioco laccezione
di persona, e la connessa individuazione del momento in cui, nellontogenesi umana, gli umani
diventino persone, o cessino di esserlo (ibid.). Naturalmente siffatti criteri e definizioni saltano
quando la distinzione tra vita umana personale e vita umana non-personale sia considerata
trascurabile. Non ci addentriamo oltre.
Chiudiamo con unosservazione. La constatazione della realt di fatto del pluralismo morale ha di
recente suggerito lutilizzo del termine bioetica al plurale bioetiche , a sottolineare lesistenza di
comunit morali diverse. nella comunit morale (battista, cattolica, anglicana, ebrea ortodossa o
comunista maoista che sia) che si impara
[...] se sia meglio soffrire le pene di una lunga malattia mortale o evitarle con il suicidio, se sia
meglio allevare con amore un bambino gravemente handicappato o impedirne la nascita con la
diagnosi prenatale e laborto, se sia meglio accettare la sterilit o affittare una madre surrogata.
Queste scelte traggono sostanza da una particolare e concreta visione dei valori, degli obblighi, dei
diritti e delle ingiustizie (ivi, p. 106 trad. it.).
I valori morali orientano lagire sociale; le obbligazioni e le permissioni che ne discendono
normalizzano i comportamenti e le rappresentazioni che li guidano. In ci le etiche della vita
(bioetiche) svolgono un ruolo da comprimarie nel processo di costruzione sociale del corpo. Da
qualche lustro a questa parte lo fanno istituzionalmente, per cos dire, con la formulazione di pareri
e lindicazione di soluzioni, anche ai fini della predisposizione di atti legislativi, in relazione a
problemi di natura etica e giuridica sollevati dalla ricerca biomedica. C per un senso in cui le
etiche della vita svolgono quel ruolo da sempre. Nella forma in cui siamo comunemente introdotti
ad essa dai manuali disciplinari, la bioetica disciplina di origine recente, sollecitata da casi estremi
di intervento sulla vita (donde i suoi capitoli classici: riproduzione assistita, trapianti di organi,
eutanasia, ingegneria genetica, clonazione, aborto, ecc.). Ma
[...] le riflessioni morali sulla nascita, sul rapporto tra i generi, sul trattamento dei malati, sulla
morte [...] hanno una storia antica, quasi quanto quella del genere umano; esse guidano oggi, in
modo pi o meno consapevole, le decisioni di ogni etnia o gruppo sociale e di ogni individuo; anche
di chi pi lontano dallusare e persino dal conoscere le conquiste pi avanzate della scienza
(Berlinguer 2000, pp. VII sg.).
Bioetica (dei casi) di frontiera e bioetica quotidiana (riprendendo una nota distinzione: cfr.
Berlinguer 1989 e 2000) si intrecciano nella costruzione sociale e culturale del corpo umano e delle
immagini di questultimo. La loro attivit in tal senso interseca a vari livelli lanaloga attivit della
medicina e del diritto. Per questo il capitolo si riferito a medicina, diritto e bioetica: in quanto
luoghi di elaborazione di politiche del corpo (foucaultiani centri di biopotere).
Note
1 Come previsto dal decreto n. 582 del 22 agosto 1994 del Ministro della Sanit, Regolamento recante le modalit per

laccertamento e la certificazione di morte.


2 Nel caso il soggetto non abbia espresso in vita esplicita volont positiva alla donazione, a tal fine allinizio del periodo
di osservazione ai fini dellaccertamento di morte i medici informano i familiari sulle opportunit terapeutiche per le
persone in attesa di trapianto e sulla natura e le circostanze di un eventuale prelievo. I familiari possono opporsi al
prelievo. Le disposizioni in materia di prelievi e di trapianti di organi e di tessuti sono oggetto della legge n. 91 del 1
aprile 1999.
3 In Italia ci avvenuto con la legge n. 578 del 29 dicembre 1993, il cui primo articolo cos recita: Definizione di
morte. La morte si identifica con la cessazione irreversibile di tutte le funzioni dellencefalo.
4 Il termine encefalo non entrato nelluso corrente, ma cos morte dellencefalo dovrebbe pi correttamente essere
definita quella a cui ci si riferisce solitamente con lespressione morte cerebrale. Lencefalo composto dagli emisferi
cerebrali e dal tronco, che collega gli emisferi con la corda spinale e comprende il ponte, il midollo allungato e il
mesencefalo (Aramini 2001, p. 360). La morte cerebrale (dellencefalo) consiste nella necrosi asettica degli emisferi
cerebrali e del tronco, cio nella distruzione completa ed irreversibile di tutto il contenuto della cavit cranica fino al
primo segmento cervicale.
5 La citazione tratta da un celebre scritto del filosofo, con il quale il medesimo reagisce polemicamente alla
pubblicazione, nel 1968, della relazione sulla definizione di morte cerebrale del Comitato Ad Hoc della Harvard
Medical School, significativamente intitolato A Definition of Irreversible Coma: Report of the Ad Hoc Committee of the
Harvard Medical School to Examine the Definition of Brain Death (il testo di Jonas fu poi rielaborato nel 1970, ed
arricchito di poscritti nel 1976 e nel 1985). Il Rapporto del Comitato avrebbe, secondo Jonas (1968 sgg.) definito non la
morte, ma un criterio affinch essa si verifichi senza ostacoli (ad esempio staccando il respiratore); la pretesa di aver
definito la morte stessa apr invece la strada per altri impieghi della definizione.
6 Con il termine morte troncoencefalica viene indicato laccertamento della morte effettuato sulla base dellassenza
delle funzioni del solo troncoencefalo. In tali condizioni lattivit degli emisferi cerebrali pu persistere
autonomamente, spesso accompagnata da una certa attivit elettroencefalografica, ma solo per breve tempo (ore o
giorni). La denervazione completa degli emisferi, peraltro, impedisce a qualsiasi attivit nervosa originatasi nel loro
interno di manifestarsi: attraverso il tronco cerebrale, infatti, passano quasi tutte le vie che collegano i centri nervosi
superiori con il resto dellorganismo, incluso il cranio (Manni 2000).
Con il termine morte corticale si indica laccertamento della morte effettuato sulla base della necrosi della sola area
corticale del sistema nervoso centrale, integre e funzionanti le strutture troncoencefaliche. In questa condizione, definita
Stato Vegetativo Persistente e caratterizzata da assenza di funzioni cognitive e mantenimento invece di quelle vegetative
(compresa la respirazione autonoma), la dichiarazione di morte si giustifica con la presunta impossibilit a recuperare
una sufficiente vita di relazione (CNB 1991).
Il Comitato Nazionale per la Bioetica del nostro Paese ha dichiarato non accettabili entrambi i criteri di accertamento
della morte.
7 Di recente Peter Singer, Presidente della Associazione Internazionale di Bioetica, ha fatto rilevare che la relazione
finale del Comitato Ad Hoc di Harvard cui ci siamo riferiti nella nota 5 non afferma in nessun punto che la nuova
definizione di morte rifletta scoperte scientifiche particolari o concezioni pi avanzate concernenti la natura della morte.
Abbandonare la definizione tradizionale di morte ed optare per una nuova in termini di morte cerebrale al fine di evitare
difficolt gravi a persone ed istituzioni e al fine di garantire la possibilit di utilizzare gli organi delle persone in coma
irreversibile per salvare altre vite umane osserva Singer (2000) costituisce una decisione etica e non scientifica.
8 La decisione con cui il Parlamento iraniano nel 1995 ha respinto i criteri di morte cerebrale come sufficienti per
avviare le operazioni per lespianto di organi, per esempio, ha costituito lesito di un dibattito vibrante tra decisori ed
establishment religioso (Sachedina s.d.).
9 Si veda in proposito il capitolo che precede (paragrafo 1.2.), e in particolare la ricostruzione dellanalisi foucaultiana
della sessualit.
10 Altre volte detta sociologia medica (dallinglese medical sociology).
11 Il lettore ricorder le foucaultiane anatomo-politica del corpo umano e bio-politica della popolazione; si veda in
proposito il capitolo che precede (paragrafo 1.2.).
12 Sul tema della sorveglianza torneremo a richiamare Foucault in chiusura del presente paragrafo, e nel capitolo 3 al
paragrafo 3.2.
13 Le altre assunzioni del modello biomedico occidentale sono state individuate nel dualismo mente-corpo, nella
metafora meccanicistica e nella concettualizzazione del corpo come oggetto di regime e controllo (Freund e McGuire
1995, pp. 213 sgg.).
14 Per una sintetica ed efficace ricostruzione della teorizzazione sociale in tema di salute e malattia, si veda Armstrong
2000.
15 Scopo delliniziativa era dare la possibilit (non imporre lobbligo) di esprimere la propria volont in materia. Si
tratta di una misura transitoria, nelle more dellattuazione del silenzio-assenso previsto dalla legge n. 91 del 1 aprile
1999 recante Disposizioni in materia di prelievi e di trapianti di organi e di tessuti. Sul principio del silenzio-assenso
torneremo nel paragrafo 2.3.
16 Il dato una proiezione al 30 giugno 2003 dei dati relativi allattivit di donazione in Europa nel 2002. La Spagna ha
un pmp (per milione di popolazione) pari a 33,7; la Svizzera a 10,4 (CNT 2003).

17

Sterilit lincapacit riproduttiva assoluta e permanente; infertilit quella temporanea. Delle dimensioni del
fenomeno della sterilit in Italia possediamo unicamente stime. Quelle derivanti dallapplicazione dei dati del
censimento 1991 sul numero di nuove coppie che si formano ogni anno a modelli epidemiologici del fenomeno della
sterilit in popolazioni selezionate parlano di circa 60.000 coppie che non hanno concepito dopo due anni di rapporti
non protetti, e di circa 26.000 coppie che richiedono consulenza specialistica dopo due anni di tentativi (CECOS Italia
s.d.). Una commissione di esperti istituita dal Ministero della Sanit nel 1994 stimava nel 20% della popolazione
italiana le coppie sterili; secondo lISTAT circa 20.000 coppie allanno chiedono una consulenza in materia
indirizzandosi verso tecniche di riproduzione assistita (Irrera s.d.)
18 il disegno di Legge 1514, approvato dalla Camera dei Deputati in data 18 giugno 2002. Sulla sua approvazione
definitiva si veda il paragrafo 2.3.
19 Come il disegno di Legge 1514 definisce la riproduzione assistita. Anche luso del termine procreazione, [...] un
termine preso a prestito dalla riflessione teologica che lo utilizza per indicare la scoperta e la collaborazione con il
disegno di Dio creatore da parte degli uomini [...] (Di Pietro e Sgreccia 1999, p. 134), rinvia a modelli e
rappresentazioni di chi ha scelto di utilizzarlo in luogo di altri.
20 Fermo restando quanto previsto dalla legge n. 194 del 22 maggio 1978, recante Norme per la tutela sociale della
maternit e sullinterruzione volontaria della gravidanza.
21 la protesta che il 2/10/2003 ha costretto alla sospensione dei lavori a Palazzo Madama e poco dopo a Montecitorio.
22 La diagnosi diretta delle principali anomalie genetiche del feto pu essere effettuata attraverso tre tecniche principali:
la biopsia dei villi coriali o villocentesi, lamniocentesi e la funicolocentesi o cordocentesi. Esse si differenziano tra loro
per epoca di effettuazione, tipo di tessuto fetale utilizzato, tecniche di laboratorio, tempi di risposta, e rischi di
complicazioni associate. I gruppi principali di patologie fetali delle quali possibile la diagnosi prenatale sono quattro:
anomalie cromosomiche, malattie geniche, malformazioni congenite e infezioni fetali.
23 Lidea la seguente: un uovo fecondato viene fatto sviluppare in laboratorio in una massa di tessuto embrionale
precoce; le cellule vengono coltivate e trattate con un vettore genico. Il DNA di una di queste cellule, impiantato in una
nuova cellula uovo della madre, d inizio ad una gravidanza: questultimo passaggio sostituisce a tutti gli effetti
lembrione originale con il suo clone sano. Notiamo che tali interventi presuppongono il ricorso a tecnologie della
riproduzione assistita.
24 Si definisce clone un insieme di molecole di DNA, cellule o interi organismi, che derivano per duplicazioni
successive da un unico progenitore di cui risultano copie sostanzialmente identiche.
In Italia lefficacia dellordinanza del 5 marzo 1997 recante il divieto di qualsiasi forma di sperimentazione e di
intervento, comunque praticata, finalizzata, anche indirettamente, alla clonazione umana, stata prorogata al 30 giugno
2004. Ci in attesa che, sulla base della delega espressamente conferitagli della legge 28 marzo 2001, n. 145, recante
Ratifica ed esecuzione della Convenzione del Consiglio dEuropa per la protezione dei diritti delluomo e della dignit
dellessere umano riguardo allapplicazione della biologia e della medicina: Convenzione sui diritti delluomo e sulla
biomedicina fatta ad Oviedo il 4 aprile 1997, nonch del Protocollo addizionale del 12 gennaio 1998, n. 168, sul divieto
di clonazione di esseri umani, il Governo emani con decreto legislativo ulteriori disposizioni occorrenti per
ladattamento dellordinamento giuridico italiano ai princpi e alle norme della Convenzione di Oviedo e del relativo
protocollo addizionale.
Lannuncio dello sviluppo in laboratorio, a scopo terapeutico, fino a raggiungere lo stadio di blastocisti di un embrione
umano ottenuto per clonazione, presentato dallquipe di scienziati coreani e statunitensi che lha ottenuto come il passo
pi avanzato compiuto sino a quel momento nella clonazione di un embrione umano, del febbraio 2004. Nellagosto
2004 stato un gruppo di scienziati inglesi ad ottenere lautorizzazione alla clonazione di embrioni umani a scopi
terapeutici (il nulla osta definitivo alla ricerca scientifica sulla clonazione di embrioni umani a scopo terapeutico del
Parlamento britannico risale al febbraio 2002).
25 Dolly la pecora nata nel 1997 dalla fusione del nucleo di una cellula di ghiandola mammaria di pecora adulta
nellovulo, privato del nucleo, di unaltra pecora, e dal successivo trasferimento dellembrione cos formato nellutero
di unaltra pecora ancora. La riuscita dellesperimento mise in discussione il dogma dellirreversibilit del processo
differenziativo.
26 la moltitudine di effetti collaterali della terapeutica cui Illich (1976, p. 34 trad. it.) d il nome di iatrogenesi (da
iatros, medico, e genesis, origine) clinica. Essa costituisce secondo lautore uno dei modi in cui il predominio della cura
medicalizzata diventa ostacolo ad una vita sana. Lo sviluppo del monopolio medico sulla cura della salute avrebbe
secondo Illich usurpato la nostra libert nei confronti del nostro corpo (ivi, p. 12 trad. it.).
27 Al primo posto della top 15 delle discipline pi praticate nel 2001 dagli italiani det superiore ai 14 anni si
collocavano nuoto e tuffi (16,1% delle risposte alla domanda relativa allattivit sportiva praticata nel periodo aprilesettembre); allultimo trekking ed escursionismo (2,2% delle risposte). Esattamente a met classifica, il body building
(con il 3,6% delle risposte alla medesima domanda). Tra i giovani in et 14-29 anni, il body building ha totalizzato
l8,1% delle risposte alla stessa domanda (CONI 2001). Nelle classificazioni ISTAT, il body building collocato tra gli
sport di federazioni non olimpiche riconosciute dal CIO
(http://www.coni.it/osservatorio/dati_italia/le_fonti_di_dati_2000.doc).
28 Porta il piercing il 25,6% delle femmine e il 14,4% dei maschi italiani in et 12-18; si tatuano il 7,2% dei maschi e il
5,7% delle femmine in analoga fascia det (EURISPES 2003, pp. 584 sg.).

29

Interventi di chirurgia estetica consistenti rispettivamente nellasportazione delleccesso di grasso sottocutaneo,


nellinserimento di protesi per aumentare il volume della mammella, nella restaurazione di una palpebra deformata,
nella correzione di difetti estetici del naso, e nella riduzione del volume della mammella.
30 Tra le performance chirurgiche pi note di Orlan certamente Septime-operation (1993), nel corso della quale
lartista si fatta apporre due impianti di silicone che creano due protuberanze sui lati della fronte. Di Stelarc, famoso
per le performance nel corso delle quali si fa appendere con ganci e uncini conficcati nella pelle in spazi urbani e in
gallerie darte, sono rinomate le esperienze di amplificazione elettronica del corpo come quella di The Third Hand
(1981-1984) o della pi recente Fractal Flesh (1995).
31 Transessualismo e transgenderismo sono condizioni esistenziali per le quali le persone non si riconoscono nel proprio
sesso biologico e vivono o desiderano vivere in conformit con la propria identit di genere. Transessualismo termine
spesso preferito quando a tale condizione si accompagni il desiderio protratto nel tempo di intervenire per adeguare alla
propria identit di genere alcune caratteristiche corporee sessuali e i propri dati anagrafici (nome proprio e sesso
anagrafico alla nascita). Ladeguamento chirurgico dei caratteri sessuali e la riattribuzione anagrafica sono regolati nel
nostro Paese dalla legge n. 164/1982.
32 Sugli schemi di docilit si veda il capitolo che precede (paragrafo 1.2.).
33 Kaw usa lespressione in relazione al ricorso alla chirurgia estetica da parte delle donne asio-americane, tipicamente
finalizzato a modificare forma di occhi e naso in conformit agli standard caucasoidi di bellezza.
34 La proposta di legge approvata, in un testo unificato, dalla Camera e modificata dal Senato stata approvata con
votazione finale segreta elettronica nella seduta della Camera dei Deputati del 10 febbraio 2004, n. 421.
35 Una Proposta di Legge che data al 25 novembre 1958 e riguarda linseminazione artificiale eterologa (Di Pietro e
Casini 2002).
36 Se ne occupano le Dichiarazioni francesi dei diritti delluomo (quella del 29 maggio 1793 e quella del 22 agosto
1795) e le Costituzioni delle Repubbliche italiane di fine Settecento, anche se la questione costituisce un nodo irrisolto
del pensiero politico dal Seicento in avanti (Santosuosso 2001, p. 156).
37 John Moore nel 1984 avvi unazione giudiziaria per ottenere la partecipazione ai profitti derivanti dalla
commercializzazione di una linea cellulare prodotta utilizzando linfociti T prelevati dalla milza la cui asportazione gli
era stata consigliata nellambito delle cure per la leucemia da cui era affetto (Rodot 1994; Berlinguer e Garrafa 1996;
Tallachini 1998).
38 Tra i prodotti del corpo di cui quasi tutti i sistemi giuridici hanno ammesso la commercializzazione vi erano pure il
sangue e il latte (contratto di baliatico). Le attivit trasfusionali relative al sangue umano ed ai suoi componenti e per la
produzione di plasmaderivati sono oggi disciplinate nel nostro Paese dalla legge n. 107 del 4 maggio 1990 (e
modifiche), che al comma 4 dellart. 1 recita: Il sangue umano ed i suoi derivati non sono fonte di profitto [...].
39 Codice civile, Delle persone fisiche, art. 5: Atti di disposizione del proprio corpo. Gli atti di disposizione del proprio
corpo sono vietati quando cagionino una diminuzione permanente dellintegrit fisica, o quando siano altrimenti
contrari alla legge, allordine pubblico o al buon costume. La norma fu introdotta nel codice civile che entr in vigore
nel 1942. In deroga al divieto citato, ammesso disporre a titolo gratuito al fine del trapianto tra persone viventi del
rene (legge n. 458 del 26 giugno 1967) e di parti del fegato (legge n. 482 del 16 dicembre 1999).
40 Larticolo 4 della legge n. 91 del 1 aprile 1999 recante Disposizioni in materia di prelievi e di trapianti di organi e
di tessuti cos recita: [...] i cittadini sono tenuti a dichiarare la propria libera volont in ordine alla donazione di organi
e di tessuti del proprio corpo successivamente alla morte, e sono informati che la mancata dichiarazione di volont
considerata quale assenso alla donazione [...]. Le disposizioni transitorie della medesima legge consentono il prelievo
salvo che il soggetto abbia esplicitamente negato il proprio assenso, o che, in mancanza di indicazione di volont del
soggetto, al prelievo si oppongano coniuge, convivente more uxorio, figli maggiorenni, genitori o rappresentante legale
(art. 23). In tema di espressione di volont alla donazione si veda anche la nota 15 del presente capitolo.
41 Come da giudizio pronunciato nel 1990 dalla Corte Suprema di California, che pose fine al caso Moore (cfr. in
proposito la nota 37) respingendo di conseguenza la domanda del ricorrente di partecipazione ai proventi economici
derivanti dallutilizzazione dei materiali stessi (Tallachini 1998).
42 Tra i precedenti pi solitamente ricordati, il caso della compravendita di ghiandole sessuali maschili da destinarsi
allinnesto Voronoff (dal nome del chirurgo che tra gli anni Venti e Trenta del Novecento ne mise a punto il metodo)
(Berlinguer e Garrafa 1996; Santosuosso 2001).
43 Il Comitato Nazionale per la Bioetica (CNB) stato istituito con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in
data 28 marzo 1990. Al Comitato, composto da studiosi provenienti da diverse aree disciplinari, affidata la funzione di
orientare gli strumenti legislativi ed amministrativi volti a definire i criteri da utilizzare nella pratica medica e biologica
per tutelare i diritti umani ed evitare gli abusi, oltre a quella di garantire una corretta informazione dellopinione
pubblica sugli aspetti problematici e sulle implicazioni dei trattamenti terapeutici, delle tecniche diagnostiche e dei
progressi delle scienze biomediche. Possono rivolgersi al CNB anche associazioni, centri di ricerca, comitati etici locali,
studiosi e singoli cittadini (http://www. palazzochigi.it//bioetica/index).
A partire dalla fine degli anni Ottanta si sono dotate di Comitati Etici nel nostro Paese istituzioni di ricovero e cura,
istituti universitari, ordini dei medici, comuni, enti locali. Tra le finalit principali di tali Comitati, etica dellassistenza
clinica e sanitaria, etica della ricerca biomedica e organizzazione di attivit formative.
44 Engelhardt Jr. (1996, p. 258 trad. it.) individua in realt un terzo nodo centrale al dibattito sulla definizione di morte,

relativo alla quantit di falsi negativi o di falsi positivi che si devono tollerare o giudicare accettabili nelle
determinazioni di morte.
45 La morte corticale di cui alla nota 6 del presente capitolo.

3. Corpi senza corpo


Scena III
Mr. Bungle, con laiuto di una bambola vudu, aveva circuito Legba costringendola ad
accondiscendere alle sue richieste sessuali, e variamente molestato ed indotto ad atti violenti altri.
Riuscirono a fermarlo solo sparandogli. Il tutto avvenne senza che Mr. Bungle, le sue vittime e
Zippy, che intervenne a fermare Mr. Bungle, avessero alcun contatto fisico.
Questa, in sintesi, la cronaca del noto caso di stupro virtuale avvenuto nel marzo 1993 in
LambdaMOO, prima comunit MOO1 sperimentale un database di media complessit finanziato a
fini sperimentali dalla Xerox Corporation di Palo Alto, accessibile al pubblico attraverso Internet.
Le uniche interazioni fisiche nellepisodio furono quelle tra migliaia di segnali elettronici, inviati
per la gran parte da studenti universitari tra New York e Sidney. Seduti di fronte ai loro computer,
digitando sulla tastiera linee di testo che scorrevano lentamente sugli schermi dei computer
collegati, i partecipanti alla MOO avevano dato vita ad una serie di personaggi curiosi che si
incontravano nelle sale di LambdaMOO. In una di queste Mr. Bungle aveva cominciato a molestare
Legba; cacciato, aveva proseguito nelle azioni criminose dalle sue stanze private, con laiuto della
bambola vudu, sino a quando Zippy spar un colpo che mise fuori uso la bambola e zitt la risata
malvagia che laccompagnava. La bambola vudu era un sottoprogramma che consentiva a chi lo
utilizzava di attribuire ad altri partecipanti azioni che i medesimi non avevano scritto; il colpo
esploso un altro sottoprogramma che tagli i canali di comunicazione dellinquilino violento. Le
stanze, i loro occupanti e gli oggetti in esse contenuti sottoprogrammi disegnati per interagire in un
database che desse agli utenti la vivida impressione di muoversi in uno spazio fisico. Impressioni a
parte, quanto un visitatore di LambdaMOO poteva realmente vedere era una sorta di script a
scorrimento lento, linee di dialogo sullo schermo di un computer (Dibbell 1993; Beaubien 1996).
Detto ci, e stabilito che le vittime delle violenze on-line si trovavano fisicamente a centinaia e
forse migliaia di miglia di distanza, resta da rilevare che i fatti descritti furono presi molto
seriamente dai frequentatori abituali della comunit, molti dei quali per riferirsi ad essi
cominciarono a servirsi con disinvoltura del termine stupro. Per quanto discutibile in relazione
allaccaduto, il termine comparve ripetutamente nelle animate discussioni dei partecipanti alla
MOO sui provvedimenti da adottare nei confronti dello stupratore virtuale2.
La vicenda si presta a letture diverse; tutte in ultimo dipendono dalla disponibilit a riconoscere
carattere di novit alla cosiddetta comunicazione prostetica, vale a dire alla comunicazione resa
possibile dalle protesi delle tecnologie della comunicazione elettronica (nel caso in esame, il
computer). A seconda cio, parafrasando Stone (1995), che il computer sia considerato un motore di
calcolo oppure un luogo di esperienza e di interazione sociale, [...] una piccola scatola che
contiene informazioni [...] oppure una piccola scatola che contiene altre persone (ivi, p. 29 trad.
it.), quello descritto sopra sar considerato nulla pi di un elenco di parole sullo schermo, o una
violazione fisica.
Ai nostri fini, la vicenda costituisce lo spunto per riflettere sullinterazione sociale l dove viene
meno il suo consueto radicamento nella fattualit fisica del corpo umano, come accade nella Rete;
pi in generale, su corpi e progetti di corpi in misura diversa affrancati dalle determinazioni
biologiche (perci detti senza corpo). Ci riferiremo a ragguardevoli settori di indagine emergenti,
con incursioni nella letteratura sulla comunicazione mediata dal computer e sugli ambienti sociali
on-line; nella letteratura cyberfemminista, in quella postumanista e in quella transumanista;
nellepistemologia androide, nellintelligenza artificiale e nella vita artificiale. In ultimo, nella
produzione giuridica su alcune conseguenze della dematerializzazione del corpo. Altri ingranaggi e
rotelle per la cassetta degli attrezzi di quanti intendano lavorare ad una sociologia del corpo.

3.1. Corpi nella Rete


La Rete un luogo, nel quale possibile incontrare, conoscere e frequentare persone. Pochi
navigatori della Rete metterebbero in dubbio tale affermazione. Cos definita, essa costituisce per
noi pure il luogo di un experimentum crucis, a cui sottoporre alcuni concetti della teoria sociologica
sullinterazione sociale in luoghi pubblici e semipubblici per i quali siamo debitori ad Erving
Goffman.
Tale teoria afferma che una delle condizioni cruciali di comunicazione nellinterazione faccia a
faccia consta nellinvio e nel ricevimento di messaggi incorporati (un aggrottamento di ciglia, una
parola detta, un calcio, ad esempio, come messaggi che il mittente invia attraverso la propria attivit
corporea in atto). Attraverso [...] laspetto fisico e gli atti personali: il modo di vestirsi, il
comportamento, il movimento e la posizione, il volume della voce, gesti fisici come salutare con la
mano o salutare militarmente, il trucco del volto e lespressione generale delle proprie emozioni
(Goffman 1963, p. 35 trad. it.), gli individui quando si trovano luno in presenza dellaltro
comunicano tra loro anche in assenza di comunicazione verbale. I segni espressivi incorporati
hanno un ruolo nellinterazione che prende forma ad esempio in una conversazione di gruppo
(interazione focalizzata), e costituiscono la base della gestione della pura e semplice compresenza
(interazione non focalizzata).
In ogni societ prosegue la teoria , alcune di tali possibilit di comunicazione sono regolarizzate
e viene loro assegnato un significato comune, sono cio istituzionalizzate. Esiste, quindi, un
simbolismo del corpo, un idioma dellaspetto e dei gesti individuali, che tende a richiamare in chi
agisce ci che richiama negli altri (ibid.). Tutti i membri di una societ possiedono una certa
conoscenza del medesimo vocabolario dei simboli del corpo; di pi: [l]a comprensione di un
idioma comune del corpo [...] uno dei motivi per cui si definisce come societ un complesso di
individui (Goffman 1963, p. 37 trad. it.).
La maggior parte dei messaggi reali unisce dunque, in proporzioni variabili, componenti
linguistiche ed espressive. Cosa accade quando queste ultime sono messe a tacere dalla larghezza di
banda? Cosa accade, cio, quando la quantit di informazioni scambiata nellunit di tempo si
riduce quantitativamente e qualitativamente, come accade nella comunicazione via computer?
Nellinterazione faccia a faccia gli interlocutori hanno a disposizione molteplici canali comunicativi
accanto a quello verbale (i segni espressivi incorporati di cui sopra). Nella maggior parte dei sistemi
attuali di comunicazione mediata dal computer, ci che viene trasmesso si limita al testo digitato
sulla tastiera. In termini di ampiezza di banda, la comunicazione vis--vis ha cio ampiezza larga, la
comunicazione mediata dal computer ristretta.
Siamo allexperimentum. Che cosa avviene quando non si pi parlati dal linguaggio del corpo?
Come ebbe a chiedersi Stone (1995, p. 52 trad. it.), come fanno delle persone senza corpo a fare
lamore?
Scegliendo di evitare luso (peraltro consueto) delle virgolette a liquidare il fatto che incontri e
conoscenze avvengono in Rete con modalit particolari e diverse da quelle tradizionali, proviamo
ad esplorarne significato ed implicazioni con il supporto degli studi sulla comunicazione mediata
dal computer. Anticipiamo che questi costituiscono una fonte di notevole interesse per il loro
costante riferimento comparativo proprio alla comunicazione nelle situazioni di immediata presenza
descritte da Goffman, e che al loro interno sono individuabili filoni che da tale analisi comparata
hanno tratto conclusioni differenti3.
Gli psicologi sociali, che per primi se ne occuparono allinizio degli anni Ottanta, sostanzialmente
concordavano nel riconoscere la povert della comunicazione consentita dal computer, e nel vedervi
un esito proporzionale alla larghezza di banda comunicativa del medium stesso. In questa
prospettiva, qualsivoglia mezzo di comunicazione introduce un progressivo impoverimento della
dimensione sociale della comunicazione rispetto alla comunicazione faccia a faccia, data la
riduzione dei codici comunicativi utilizzati.
Losservazione che ad essere esclusi fossero gli abituali codici non verbali condusse un decennio
pi tardi alla distinzione tra dimensione interpersonale e dimensione sociale della comunicazione
mediata dal computer. Delle due, sarebbe soltanto la prima a incontrare limiti nella larghezza di

banda. In ogni caso, de-individuazione e anonimato visivo hanno conseguenze diverse a seconda
che il contesto in cui avviene linterazione coinvolga gli attori come singoli individui o come
gruppo. In questultimo caso, nella situazione di de-individuazione tipica della comunicazione
mediata dal computer, il comportamento on-line pu risultare addirittura pi rigidamente conforme
alle norme del gruppo di quanto avvenga in situazioni di interazione faccia a faccia.
Sulla medesima linea di ragionamento, di recente stato osservato che nella comunicazione mediata
dal computer le relazioni si sviluppano in modo pi socialmente stereotipato che nelle situazioni di
presenza immediata, e che in essa i processi di costruzione della realt ed i meccanismi di
rappresentazione del s assumono unimportanza anche superiore a quella che rivestono in
situazioni di interazione tradizionali. Lo affermano numerosissime monografie su specifiche
comunit e ambienti di interazione in rete, che descrivono con accuratezza i meccanismi di
formazione dellidentit, di acquisizione del linguaggio, di negoziazione delle norme e di
differenziazione di ruolo che vi hanno luogo (Paccagnella 2000).
Stando agli sviluppi pi maturi della ricerca sulla comunicazione mediata dal computer, dunque, col
tacere dellidioma del corpo non viene meno la socialit della comunicazione. Per questo loro
smentire il consueto radicamento dellinterazione sociale nella fattualit fisica del corpo umano, per
le ripetute trasgressioni delle concezioni tradizionali del corpo come involucro fisico e come locus
dellagire umano (Stone 1995, p. 28 trad. it.) che rendono possibili, le tecnologie della
comunicazione si impongono allattenzione della sociologia del corpo.
Alle pi tradizionali interpretazioni della tecnologia, che ne fanno un apparato per la produzione del
corpo, o uninterfaccia mediatrice tra corpi e identit che possono trovarsi o meno in condizioni di
prossimit fisica, tale prospettiva ne aggiunge una che fa della medesima un apparato per la
produzione di comunit, di spazi e di gruppi sociali: identit e relazioni tra identit costituite e
mediate dalle tecnologie comunicazionali (ivi, p. 107 trad. it.). Le molte persone al di fuori di un
unico corpo del cyberspazio mettono in crisi le nozioni di comunit e dei corpi che le costituiscono,
lidea cio che le comunit sono aggregati di identit individuali, e che ogni identit fornita di un
unico corpo fisico. Mostrerebbero che lesistenza di un io per ogni singolo corpo, la
collocazione dellidentit nel corpo, un costrutto sociale:
Se consideriamo [...] la mappa fisica del corpo e la nostra esperienza corporea come socialmente
mediate, non dovrebbe essere difficile immaginare la tappa successiva [...], cio lidea che anche la
collocazione dellidentit nel corpo sia socialmente mediata. Non mi riferisco alla collocazione in
un ambito sociale o alla capacit di esperire che solitamente si associano alla costruzione del
soggetto, ma alla collocazione fisica del soggetto, che diventa indipendente dal corpo in cui le teorie
del corpo sono solite radicarlo, e si colloca in quel sistema di scambi simbolici che la tecnologia
informazionale (ivi, p. 111 trad. it.).
La ristrettezza di banda esclude il corpo, non la socialit. Ma davvero esclude il corpo? Leffetto
sorprendente rilevato da pi di una ricerca empirica consta nel delinearsi, nella comunicazione a
banda ristretta, di [...] un bisogno profondo di creare immagini estremamente dettagliate del corpo
assente e invisibile, dellinterazione umana e degli artefatti portatori di simboli che fanno parte
dellinterazione (ivi, p. 112 trad. it.). quanto fanno le operatrici del telefono erotico, impegnate a
rappresentare il corpo umano attraverso un canale di comunicazione limitato, codificando
aspettative culturali come segnali di significato; in maniera non dissimile, a ben vedere, da
informatici ed ingegneri impegnati nello sviluppo di sistemi di realt virtuale che richiedono di
rendere gli uomini visibili nello spazio virtuale (Stone 1991). Impegnati cio a dare un corpo a
soggetti divenuti indipendenti dal corpo; a renderli immediatamente presenti, nel lessico di
Goffman.
I luoghi di socialit che appartengono ad una dimensione dello spazio dalla quale il corpo escluso,
i legami tra identit on-line e corpi seduti alla tastiera conducono dunque alla rivisitazione del
concetto di prossimit piuttosto che al suo superamento.
Le considerazioni svolte da ultimo provengono dalle punte pi avanzate degli studi sui corpi nella
Rete. Ordinariamente, le ricerche condotte in tale ambito si concentrano sulla Rete come luogo dello
spiazzamento del genere, luogo della performativit dellimmaginario dalle imprevedibili possibilit
di ristrutturazione della polarit sessuale (Terranova 1996). Le applicazioni erotiche cui la

comunicazione potenzialmente anonima delle reti telematiche ha dato origine (note come cybersex,
o netsex), con i fenomeni pi o meno strettamente correlati (il computer crossdressing, per
esempio), hanno infatti dato nuovo vigore al dibattito sulla natura del genere sessuale. In specie una
parte della critica femminista si concentrata sulle potenzialit liberatorie del medium, che
consentirebbe di disancorare i corpi dai generi, e che, nella prospettiva pi radicale, del genere
rivelerebbe la condizione originaria di pura performance4 (ibid.).
Uno dei cardini del cyberfemminismo alla Haraway corrente femminista radicalmente protecnologica costituito proprio dal [...] sogno utopico della speranza in un mondo mostruoso
senza il genere5 (Haraway 1991, p. 84 trad. it.). Assieme alle biotecnologie, microelettronica,
telecomunicazioni e videogiochi vanno erodendo le tradizionali distinzioni tra organismo e
macchina, tra fisico e non fisico. Il femminismo cyber chiama le donne a sfruttare i potenziali
vantaggi della corporeit ad alta valenza tecnologica cui scienze della comunicazione e moderna
biologia mettono capo, primo tra tutti il superamento del codice dominante del dualismo sessuale.
dobbligo a questo punto ricordare che, da prospettiva similmente femminista e pro-tecnologica,
stato allopposto affermato che linterazione in assenza di corpo della comunicazione mediata dal
computer, pi che neutralizzare, riproduce ed anzi rafforza la dicotomia di genere. Lo sostengono
femministe cyber impegnate nellorganizzazione di liste di discussione e di bullettin board systems
per sole donne in risposta alla mascolinit [...] della costruzione testuale del predominio nella
conversazione, delle molestie sessuali, delleterosessualit e delle gerarchie fisiche del cyberspazio
(Hall 1996, p. 158; trad. nostra).
Osserviamo in proposito, con tutti i rischi di una simile semplificazione, che le posizioni del
femminismo nei confronti della comunicazione mediata dal computer tendono a procedere da quelle
pi generali del movimento nei confronti di scienza e tecnologia. Tali posizioni sono talvolta
antitetiche, come si avuto occasione di rilevare pi di una volta quando delle tecnologie della
riproduzione assistita come della chirurgia estetica e di altri progetti sul corpo sostenuti dalla
tecnologia si sono segnalati, sulla base del dibattito femminista su scienza e tecnologia appunto, il
potenziale di espropriazione e quello di emancipazione del corpo femminile. Il cyberfemminismo si
stacca dalle linee dominanti del femminismo occidentale, solitamente attestato su posizioni di
scetticismo nei confronti della tecnologia.
Letture femministe a parte, M or F? (Male or Female?, ovvero: Maschio o Femmina?) la
domanda pi ripetuta tra i frequentatori della Rete pone al sociologo una serie di interrogativi
sulla centralit del corpo e del vocabolario dei suoi simboli nellinterazione sociale.
Leffetto cyborg si manifestato anche al di fuori del femminismo. La commistione di organico ed
artificiale resa possibile dalle protesi biotecnologiche e da quelle comunicazionali, per riferirsi alla
quale invalso lutilizzo del termine cyborg6, il tema centrale di una letteratura che ne fa la
condizione per il superamento dei limiti biologici, neurologici e psicologici umani. Ci riferiamo alle
filosofie transumaniste e postumaniste, i cui gruppi di orientamento disseminati per il mondo
prospettano tale superamento come possibile, oltre che desiderabile, mediante un uso creativo di
scienza e tecnologia7.
Transumani sono gli umani che utilizzano le opzioni scientifiche e tecnologiche correntemente
disponibili per aumentare le proprie capacit e la propria aspettativa di vita, e che aspirano per
questa via a divenire postumani (per ci detti umani transizionali). La condizione cui mirano
quella di esseri dalle abilit fisiche, intellettuali e psicologiche senza precedenti, potenzialmente
immortali (per ci postumani). Nanotecnologia molecolare8, ingegneria genetica, intelligenza
artificiale e interfacce neurologiche tra le tecnologie pi promettenti a tal fine (Bostrom et al. 1999;
More 1994). (Dobbiamo qui precisare che il concetto di postumano stato impiegato per un
ripensamento radicale del soggetto liberale della tradizione umanistica occidentale anche da
prospettive non tecno-ottimistiche; e aggiungere che, se possibile individuare una significativa
sovrapposizione concettuale tra postumano e cyborg, purtuttavia i due termini non sono sinonimi)9.
Il superamento dellinvecchiamento e della morte costituisce lo scopo primario dei transumanisti,
da perseguirsi con il ricorso a diverse tecnologie di enhancement10: dagli innesti di computer
molecolari integrati con il cervello, alle smart drug, allibernazione, per esempio. O a quelle pi

radicali che rendono superfluo il corpo, prospettate da ricercatori di robotica e da scienziati


cognitivi, di downloading (o di uploading, o di transbiomorfosi), consistenti nella mappatura in una
memoria di computer delle reti neurali delle menti individuali. Ecco lidea centrale di filosofie
trans- e postumaniste: [i] nostri corpi e i nostri cervelli limitano le nostre capacit (More 1994;
trad. nostra).
tempo di domandarsi se un corpo bipede, che respira, dotato di visione binoculare e con un
cervello di 1400 cc costituisca una forma biologica adeguata. Non pu far fronte alla quantit, alla
complessit e alla qualit dellinformazione che ha accumulato; intimidito dalla precisione, dalla
velocit e dalla potenza della tecnologia [...]. Il corpo obsoleto (Stelarc 1994, p. 63).
Transumanesimo e postumanesimo costituiscono un progetto basato sulla tecnologia di soggetti
liberi dal corpo, o quanto meno da alcune sue determinazioni fondamentali. Riflettere sugli effetti
del disancoramento dai corpi dellazione nei postumani mestiere da futurologo. Anche se stato
osservato che una parte consistente dellumanit, inconsapevole del proprio ruolo di ponte tra
diverse fasi dellevoluzione, avrebbe gi raggiunto lo stadio transumano per il suo avvalersi delle
applicazioni pi avanzate della tecnologia al fine di accrescere le proprie capacit al di l dei limiti
tradizionali, i postumani sono di l da venire.
A noi resta unosservazione. Il postumanesimo, come stato notato pure in relazione al
cyberfemminismo (Boccia 2000), prospetta la liberazione dal corpo come congedo dalla tradizione
umanistica e, con essa, dal soggetto che il grande movimento culturale del XIV-XV secolo aveva
posto al proprio centro. Non si accomiata per dal progetto moderno, essendo laspirazione al
superamento della morte che sostiene il programma postumanista considerabile unespressione
estrema dellenfasi sul controllo che costituisce il nucleo centrale di quel progetto, nella forma del
controllo di quelloffesa suprema allonnipotenza umana e sfida estrema alla ragione che
appunto la mortalit (Bauman 1992a, p. 215 trad. it.).
La morte come [...] punto zero: [...] nulla pi nulla meno che il momento in cui il controllo
sullesistenza umana trova un limite esterno (Giddens 1991, p. 162; trad. nostra) il prototipo e
larchetipo di tutte le limitazioni (Bauman 1992a). Prospettarne il superamento per mezzo della
tecnologia (technological conquest [More 1994]) pu essere considerata una estremizzazione del
tentativo di canalizzare lorrore della morte, versione high tech dello sforzo che stato considerato
fondativo di molti aspetti dellorganizzazione sociale e culturale di tutte le societ conosciute.
Richiamiamo qui lidea in base alla quale le culture possono essere comprese come modi alternativi
di affrontare ed elaborare il tratto primario dellesistenza umana: il dato di fatto della mortalit e la
conoscenza di esso (Bauman 1992a, p. 18 trad. it.). La strategia moderna per farvi fronte sarebbe
consistita nello scomporre la morte in una gran quantit di malattie e infermit che, almeno in linea
di principio, potevano essere singolarmente curate; quella postmoderna nello stemperare
limmortalit in soddisfazioni grandi e piccole a portata di mano, cancellando per questa via la
distinzione tra transitorio e duraturo (Bauman 1992a). Il self care, [...] un tentativo di celare i limiti
ultimi del corpo superando, una dopo laltra, le particolari limitazioni che esso via via incontra
(Bauman 1992b, p. 18; trad. nostra), in questa prospettiva una delle tipiche risposte culturali alla
madre di tutte le angosce (Bauman 1999, p. 99 trad. it.) la minaccia della fine. Si osservato
nel capitolo che precede come nelle societ contemporanee tale politica di sopravvivenza il self
care vada traducendosi in unattenzione verso il corpo come compito e dovere primario.
Trans- e postumanesimo possono a loro volta essere considerati tecniche per esorcizzare il terrore
della morte, formule per disinnescarne lorrore che esacerbano lo spirito delle strategie di
decostruzione della morte e dellimmortalit tipiche rispettivamente dellepoca moderna e di quella
postmoderna. Vi abbiamo fatto cenno come ad un altro, certo eccentrico, progetto che fa del corpo
un oggetto di scelte ed opzioni, e che del corpo pu arrivare a prevedere labbandono.
In un libro che, come questo, tanto deve al costruzionismo, necessario infine sottolineare come
mortalit e immortalit, nei termini poco sopra descritti di strategie di vita approvate e praticate,
costituiscono forme culturalmente elaborate di quel fatto di natura e fenomeno biologico che la
morte (Bauman 1992a, p. 18 trad. it.).
Il discorso sulla progressiva elisione delle tradizionali distinzioni umano/strumento,
organico/artificiale di solito cos come nelle pagine che precedono un ragionamento sulle

trasformazioni provocate dallintroduzione della tecnologia nel corpo. Tale discorso verte sul
corpo-in-protesi, sulluomo bionico o tecnologico di cui il cyborg divenuto leffige familiare, e sui
modi in cui i medesimi superano alcuni limiti tradizionalmente inscritti nei corpi umani.
Proponiamo ora di rovesciare tale prospettiva, e di guardare alla congiunzione letterale di corpo
e tecnologia nella macchina; di guardare cio al corpo nella (dentro la) tecnologia. Per farlo, ci
rivolgiamo a settori di ricerca e a discipline variamente finalizzate alla costruzione di macchine
intelligenti. Il punto di vista non gli consueto, ma di potenziale interesse per il sociologo che si
occupi di corpo per le domande che pone sul ruolo di questultimo nella formazione del pensiero.
Anche sulla scorta delle evidenze accumulate da ricerche antropologiche, linguistiche e
psicologiche, in alcuni settori delle scienze dei processi cognitivi andata affermandosi una
concezione del pensiero che lo radica nella percezione, nel movimento del corpo e nella sua
esperienza di carattere fisico e sociale. [L]a ragione (reason) resa possibile dal corpo (Lakoff
1987, p. XV; trad. nostra), ad intendere che il nucleo del nostro sistema concettuale ha origine nella
natura strutturata dellesperienza corporea. Il riconoscimento che gran parte del pensiero umano
formato da contenuti non concettuali, che pensare significa avere un corpo in rapporto dinamico con
un ambiente, che molte categorie del pensiero sono rappresentazioni mentali di stati della corporeit
complica non poco lintento di conferire intelligenza autentica a macchine e computer, robot e reti
di comunicazione. Lidea che le macchine, per mostrare qualche tratto di intelligenza, debbano
possedere un corpo ovviamente irriducibile allidea delle macchine antropomorfe, che percorre
lintera storia della scienza e della tecnologia d una svolta per certi versi radicale alle ricerche sul
modo di costruire e programmare macchine che si comportino in modo intelligente. Testimoniano di
questo cambiamento di direzione le attivit che si raccolgono oggi sotto letichetta di Epistemologia
Androide, come stato recentemente battezzato il filone interdisciplinare di studi accomunati
dallinteresse per i fondamenti del pensiero in tutte le sue forme ivi incluse credenze, desideri,
emozioni, processi cognitivi, regole morali, creativit , che colloca tra gli androidi tutti i sistemi,
naturali e artificiali, che esibiscono in varia misura, e a differenti livelli di complessit, luno o
laltro stato11 (Ford et al. 1995).
Come rilevato da una provocatoria ricostruzione dei tentativi di immettere intelligenza nelle
macchine che prende la forma della storia dei robot intelligenti come storia dei corpi di cui i robot
sono dotati , al mito meccatronico della macchina intelligente andato sostituendosi, tra la fine
degli anni Ottanta e linizio degli anni Novanta, il robot di natura prevalentemente biologica
(DUrsi e Tagliasco 1996). Naturalmente la storia dei robot non esaurisce la storia della simulazione
dellintelligenza umana. Val la pena ricordare in proposito almeno le ricerche condotte nellambito
dellIntelligenza Artificiale (IA) e della Vita Artificiale (VA).
A quasi mezzo secolo dal momento in cui furono coniati il nome e lindirizzo di studi, lapproccio
dellIA alla simulazione dellintelligenza su computer fondato sulla manipolazione di simboli
basata su regole e procedure di tipo logico-linguistico si trova oggi (a detta non solo dei critici) in
un vicolo cieco. Ve lavrebbero condotta, tra laltro, le difficolt di gestire alcuni tra i temi centrali
dellinterazione, che nei viventi mediata dal corpo, con lambiente. Sulle medesime difficolt si
sono arenati i tentativi di simulazione mediante tecniche di IA dellazione sociale.
La simulazione su calcolatore dellintelligenza come auto-organizzazione nellinterazione con
lambiente uno degli obiettivi della Vita Artificiale, campo di ricerca che in parte almeno andato
definendosi proprio in reazione allIA, ma che riprende temi e ipotesi addirittura precedenti alla
nascita di questultima12. Collegando lintelligenza, come adattamento biologico, al sistema
nervoso (e dunque, in ultima analisi, al funzionamento complessivo di un sistema costituito da
elementi semplici i neuroni che interagiscono tra loro in modo puramente quantitativo, tramite
le giunzioni sinaptiche, senza simboli e procedure), ed evitando di disgiungerla dai fenomeni
biologici pi elementari e dal corpo, la VA costituisce un mutamento radicale di prospettiva nello
studio dellintelligenza degli esseri umani.
Confidiamo sia a questo punto meno oscuro il senso del riferimento a settori dindagine
tradizionalmente assai distanti dalla sociologia. Intelligenza Artificiale, Vita Artificiale ed
Epistemologia Androide costituiscono, ai nostri fini, altrettanti modi di ragionare sulle conseguenze
dellassenza del corpo, che quanto s fatto sin dalle prime pagine di questo capitolo richiamando

la letteratura sugli ambienti sociali on-line, quella cyberfemminista e quella postumanista. Nel vasto
ambito delle riflessioni sugli accoppiamenti organico-inorganico, le produzioni citate da ultime
costituiscono un modo per interrogarsi sul corpo che scompare. Quelle di Epistemologia Androide e
dintorni un modo per riflettere sul suo ritorno.
3.2. Corpi in rete
I loro dati genetici, genealogici e sanitari stanno confluendo in ununica rete che fa capo a un
computer centrale: accade ai 280.000 abitanti dellIslanda a seguito dellapprovazione, avvenuta nel
1998, di una legge che autorizza la raccolta e lelaborazione di tali dati in relazione allintera
popolazione dellisola. La rete destinata a collegare tutti gli ospedali e i centri di cura del paese, e
a raccogliere i dati sui pazienti delle medesime strutture, oltre a quelli gi disponibili relativi alla
popolazione deceduta, a quelli conservati sotto forma di alberi genealogici, a quelli su campioni di
sangue e di tessuti.
Non nuovo il genere di interesse che anima i genetisti coinvolti nel progetto, costituendo gli
islandesi per la loro discendenza da un unico gruppo progenitore stabilitosi sullisola circa un
millennio fa degli isolati di interesse storico, vale a dire un gruppo umano che ha conservato forti
caratteristiche di omogeneit, oggetto di studio nella prospettiva di indagare le basi genetiche delle
malattie pi comuni13. Non costituisce novit, ovviamente, neppure la raccolta e lincrocio di
informazioni cliniche, genealogiche e genetiche con strumenti informatici. A suscitare un
vivacissimo dibattito sulla vicenda stata invece linedita circostanza che ad essere autorizzata
allimpresa da un Parlamento sovrano sia stata unazienda privata, che contestualmente ha acquisito
il diritto di utilizzare a scopo di profitto le informazioni inserite nel database14 (Santosuosso 2001,
pp. 263 sgg.).
La legge ha infatti incontrato lopposizione di un fronte organizzato non di soli medici, n di soli
islandesi che la considera un attentato ai diritti umani, alla privacy e agli standard etici, scientifici
e commerciali15. A noi preme soffermarci su due ordini di considerazioni che la legge ha stimolato.
Il primo relativo alla privacy genetica. Che i dati genetici costituiscano il nucleo pi sensibile dei
dati personali dellindividuo ormai comunemente riconosciuto. Alla loro raccolta e utilizzazione
possono essere estese le riflessioni della ricca letteratura sulla privacy cio sul diritto di costruire
liberamente la propria sfera privata inteso come autodeterminazione informativa (Rodot 1997, p.
136) sollecitate in tempi recenti dalla diffusione della nuove tecnologie dellinformazione e della
comunicazione. Privacy genetica , per intenderci, il diritto di decidere quale delle proprie
informazioni genetiche possa essere conosciuta da altri.
Anche se il trattamento dei dati genetici costituisce materia giuridica difforme e in larga parte
lacunosa in molti paesi, prevale in relazione ad esso il principio del consenso libero ed informato
degli interessati. Ci non accade nel caso della legge islandese cui ci siamo riferiti poco sopra, che
non prevede la necessit del consenso informato dei soggetti i cui dati vengono prelevati e trattati16;
secondo alcuni osservatori, violerebbe tale principio anche garantendo, come in effetti la legge in
esame fa, la non decodificazione e la non diffusione dopo il trattamento17 (Santosuosso 2001, p.
266). Nella societ della classificazione com definita quella che consente la produzione di
profili individuali, familiari, di gruppo, costruiti utilizzando e incrociando le informazioni di
database disparati, in riferimento alla quale si talvolta richiamata la funesta quanto efficace
immagine delluomo di vetro (Rodot 1997) la potenziale deriva riduzionisticodiscriminatoria dellutilizzo di dati genetici, in specie nellaccesso alloccupazione o a polizze
assicurative, a destare preoccupazione. Ci riferiamo qui alla possibile discriminazione nei confronti
dei soggetti che risultassero diagnosticati a rischio (i cosiddetti malati sani) in seguito
allimpiego di test genetici.
Il tema riconduce a quello foucaultiano della sorveglianza e del controllo. L sorveglianza e
controllo si traducono nellinvestimento dei corpi allopera nei regimi disciplinari18; qui
nellinvestimento di quella particolare proiezione del corpo che rappresentata dalle informazioni
genetiche che lo riguardano. I test genetici possono cio essere considerati una tecnologia politica
(postgenomica) della vita, a pieno titolo parte dellapparato culturale di sorveglianza sul corpo.

Parafrasando Foucault (che naturalmente non si riferiva ai test genetici): dispositivi panoptici che
rendono il soggetto perfettamente individualizzato e costantemente visibile, in grado di integrarsi
a funzioni diverse di educazione, di terapia, di castigo (Foucault 1975a, pp. 218 sgg. trad. it.).
chiaro che questo discorso costituisce un aspetto soltanto di quello pi ampio relativo alla
progressiva erosione del potere di ciascun individuo sulle proprie informazioni come effetto del
diffondersi di raccolte ampie e specializzate di informazioni personali, trattate elettronicamente, ad
opera di soggetti diversi; nellambito di tale discorso stato affermato che uno dei tratti
caratteristici delle cosiddette societ dellinformazione consta nel loro essere societ sorvegliate
(Lyon 2001).
Tornando ai rischi di discriminazione (classificazione-sorveglianza-controllo) derivanti dal
confronto con parametri di normalit genetica, segnaliamo che la disciplina giuridica che va
definendosi come prevalente nei paesi dellUnione Europea fa divieto di raccolta e di utilizzo dei
dati genetici nel rapporto di lavoro e nel settore assicurativo19.
Il secondo ordine di riflessioni stimolato dal caso islandese in relazione alla concessione di licenza
privata sullintero patrimonio di dati sanitari e genetici della popolazione, e si ricollega ad alcune
considerazioni svolte nel capitolo che precede quando si sono affrontate questioni di diritto
connesse alle nozioni di propriet, di appropriabilit intellettuale e di commerciabilit del corpo.
I dati sulla storia sanitaria e sulla costituzione biologica degli islandesi sono raccolti, elaborati e
utilizzati a scopo di profitto da unimpresa privata, con un diritto di esclusiva pressoch totale.
Linterrogativo gi posto in questo testo, su chi tra lo Stato e i singoli cittadini abbia il potere di
disporre del corpo o di sue parti20, si ripropone per le informazioni genetiche. La
dematerializzazione del corpo in termini di informazioni trattabili e trasferibili relative al suo
contenuto biologico e genetico ripropone, cio, i temi della propriet del corpo e della sua
frammentazione commerciale. Trattando di dati genetici, le questioni formulate chiamano in causa
la distinzione tra materiale genetico in quanto tale e le informazioni che questo fornisce. I destini
dellinformazione immateriale estratta da campioni materiali corporei si giocano poi nel confronto e
nellintreccio tra i concetti di privacy (per quanto riguarda lindividuo al quale si riferisce
linformazione) e di copyright (per ci che concerne i trasformatori di informazione)21. Nellera del
direct marketing, ammonisce il caso islandese, anche il nucleo pi duro o pi sensibile delle
informazioni personali si avvia a diventare una merce. stato osservato in proposito che lo Stato
islandese e il suo Parlamento hanno disposto di beni dei cittadini senza averne il potere, nessuna
teoria della rappresentanza politica contemplando la possibilit di cessione a scopo commerciale di
beni di natura cos personale dellintera popolazione (Santosuosso 2001, pp. 269 sgg.).
In queste pagine si parlato di dati genetici per parlare di corpo; meglio: per parlare di corpi che
scompaiono (metaforici corpi senza corpo). In precedenza ci siamo occupati dei corpi-chescompaiono del cybersex o del downloading postumano; da ultimo, dei corpi-che-scompaiono nella
codificazione tecnologica come parti di banche dati elettroniche (corpi in rete)22. Dei corpimateriali-che-rimangono (i corpi seduti alla tastiera o i corpi geneticamente decodificati di noi
postmoderni), queste forme rappresentative tipiche contribuiscono a modificare la concezione e
lesperienza; alimentano fantasie di rimodellamento e autotrasformazione, di flessibilit senza
limiti. Ma di questa costruzione sociale s gi detto altrove23.
Note
1 MOO: MUD (Multiple-User Dungeons) Object-Oriented. Le MUD nacquero quando furono disponibili i primi
modem come versioni utilizzabili on-line del noto gioco di ruolo Dungeons and Dragons, apparso come insieme di
regole e di descrizioni di personaggi nel 1972. Il linguaggio di programmazione object-oriented consente di creare
oggetti e di arredare ambienti utilizzando comandi testuali.
2 Dibbell (1993) descrive quelle discussioni come una sorta di referendum sul futuro politico della MOO. A seguito del
Bungle Affair, il problema del governo della comunit virtuale fu risolto attraverso listituzione di un sistema per la
presentazione di istanze e la loro messa ai voti meccanismo che trasform un banale, per quanto complesso, database
in una societ a suffragio universale.
3 Sono gli approcci cosiddetti reduced social cues, social identity de-individuation e hyperpersonal descritti
brevemente nel prosieguo. In merito si veda Paccagnella (2000).
4 lidea che genere e sesso siano creati da atti ripetuti e sedimentati in conformit a codici di comportamento (si veda

in proposito il capitolo 1, paragrafo 1.1.). La controperformance, la ripetizione parodica o fuori luogo degli attributi
della differenza sessuale, consentirebbe il sovvertimento del sistema dicotomico dei ruoli di genere e della sessualit
prodotto e riprodotto dal discorso dominante.
5 Il discorso sui mostri, incarnazione della differenza dalla norma dellumano-base, ma anche dellintermedio,
dellibrido, dellambivalente, nella teoria femminista il discorso sullo statuto della differenza allinterno del pensiero
razionale (Braidotti 1996, p. 20).
6 Del termine esistono definizioni diverse, tutte in qualche modo riconducibili a quella che ne diedero Clynes e Kline
nel 1960 come self-regulating man-machine system per riferirsi ad un uomo potenziato (enhanced) in grado di
sopravvivere in ambienti extra-terrestri (Haraway 1995).
7 Il termine transhuman (forma abbreviata per transitional human) fu coniato nel 1966 dal futurologo Fereidoun M.
Esfandiary, che cambi poi il proprio nome in FM-2030. Tra le principali organizzazioni transumaniste internazionali,
lExtropy Institute fondato nel 1992 da Max More e la World Transhumanist Association, fondata nel 1997 da Nick
Bostrom e David Pearce.
8 La nanotecnologia la tecnica di fabbricazione di materiali e strutture aventi dimensioni non superiori a 100
nanometri (un nanometro = un miliardesimo di metro); la definizione si applica ad una gamma di settori che vanno dalla
sintesi chimica sino a tecniche per la manipolazione di singoli atomi.
9 stato osservato che cyborg e postumano descrivono una ontologia simile (ibridazione di organico e inorganico) ed
una epistemologia simile (trasgressione del confine natura/cultura e di altri binarismi razionalistici), ma non
necessariamente condividono etica, politica e storia (Frabetti 2004).
10 Sul human enhancement, o human augmentation, si veda il capitolo che precede, paragrafo 2.2.
11 Allesplorazione dellEpistemologia Androide della possibilit di costruire macchine capaci di conoscenze, credenze,
desideri, e di azioni conseguenti, contribuiscono Intelligenza Artificiale, Vita Artificiale, robotica, insieme a psicologia
cognitiva, linguistica e filosofia (Ford et al. 1995, p. XI).
12 La Vita Artificiale si propone di simulare tutti i fenomeni biologici, dalla riproduzione alla crescita, dallevoluzione
allapprendimento, ad ogni livello gerarchico, dalle molecole alle cellule, dagli organi agli organismi interi e alle societ
di organismi. Quelle della VA sono anche state definite tecnologie della mente/corpo, in opposizione alle tecnologie
della mente pura (la mente senza corpo) (Parisi 1994, pp. 132 sgg.). Possono essere considerati parte della Vita
Artificiale (o Artificial Life [Al], o Alife) anche gli sviluppi che vanno sotto il nome di reti neurali artificiali, sistemi
dinamici non lineari e modelli connessionisti.
13 Tra i parchi genetici italiani come si definiscono quelli che si vengono a creare in presenza di una popolazione
isolata che ha avuto scarsi contatti con lesterno negli ultimi secoli ed rimasta geneticamente pura, in relazione alla
quale si disponga di archivi demografici che consentano di ricostruire gli alberi genealogici completi dellintera
popolazione, disponibile a sottoporsi ad indagini genetiche vanno ricordati parecchi villaggi del Parco del Cilento e
alcuni comuni sardi, in cui sono state avviate indagini di epidemiologia genetica finalizzate allindividuazione dei geni
collegati a gravi malattie (o allassenza di queste ultime). Le esperienze italiane di studi genetici sulla popolazione sono
condotte da societ pubbliche, senza scopo di lucro, previo consenso libero e informato dei soggetti coinvolti
(http://www.tempomedico.it/news01/705kari.htm).
14 La societ (deCode Genetics), che per parte sua sostiene i costi della raccolta dei dati e della costruzione del
database, ha pagato alle autorit islandesi i costi per la preparazione della licenza e paga annualmente quelli per la sua
applicazione, compreso il funzionamento del Comitato etico e leventuale accesso del Ministro della Sanit al database
(Santosuosso 2000).
15 Si veda sul web MANNVERND, lAssociazione degli Islandesi per letica nella scienza e nella medicina
(http://www.mannvernd.is/english). Sin dallinizio il progetto ha incontrato lopposizione dellAssociazione Medica
Islandese, al cui fianco si schierata lAssociazione Medica Mondiale (Santosuosso 2001).
16 I medesimi soggetti possono per chiedere di essere esclusi dal database. Al giugno 2003 erano pi di ventimila i
cittadini islandesi che avevano richiesto di cancellare i propri dati dal registro nazionale
(http://www.mannvernd.is/english).
17 Non potendosi giustificare su tale base leccezione alla regola del consenso alla raccolta dei dati stabilito dalle norme
europee sulla protezione dei dati. Non lo violerebbe invece se il progetto dovesse essere considerato uno studio
statistico epidemiologico, un tipo di studi per il quale le norme europee non richiedono il consenso, purch vi sia
garanzia di anonimato. Nel caso cio in cui venisse considerato uno studio su dati e non su persone (Santosuosso 2001,
pp. 266 sgg.).
18 Sui regimi disciplinari si veda il capitolo 1, paragrafo 1.2.
19 Tranne che in casi del tutto eccezionali, secondo i criteri guida individuati dalle Autorit di protezione dei dati dei
paesi UE nel Documento di lavoro in materia di dati genetici approvato il 17 marzo 2004. Tali criteri si allineano
allorientamento prevalente, ma non esclusivo, negli stati membri. In Gran Bretagna, per esempio, una commissione
governativa istituita ad hoc ha stabilito che le compagnie assicurative devono poter accedere ai risultati di test genetici
eseguiti dalla clientela. In Italia, il trattamento dei dati genetici disciplinato transitoriamente dal Provvedimento n. 2
del 20 settembre 2000 del Garante per la protezione dei dati personali, Autorizzazione al trattamento dei dati idonei a
rivelare lo stato di salute e la vita sessuale. Il provvedimento autorizza a trattare i dati genetici, limitatamente alle
informazioni e alle operazioni indispensabili per tutelare lincolumit fisica e la salute dellinteressato, di un terzo o

della collettivit, sulla base del consenso (o, in alternativa, previa autorizzazione del Garante); il provvedimento vieta
espressamente qualsiasi trattamento di dati genetici da parte di alcuni soggetti, ivi comprese comunit di recupero e di
accoglienza, case di cura e di riposo; enti, associazioni e organizzazioni religiose; persone fisiche e giuridiche; imprese.
20 Sulla disponibilit e sulla commerciabilit del corpo o di sue parti, e sulla diversit delle disposizioni legislative in
merito, si veda il capitolo 2, paragrafo 2.3. Notiamo in proposito che lIslanda non ha ratificato la Convenzione europea
sui diritti delluomo e sulla biomedicina (nota anche come Convenzione di Oviedo) del 4 aprile 1997, di cui pure stata
firmataria come stato membro del Consiglio dEuropa, la quale allart. 21 fa esplicito divieto di profitto del corpo
umano e delle sue parti (Rodot 2002).
21 Sul paradigma del corpo-informazione tra privacy e copyright si rinvia a Tallachini (1998).
22 La nozione di corpi che scompaiono qui utilizzata in senso pi ampio di quanto non faccia Lyon (2001), che con
essa si riferisce alleffetto del diffondersi delle relazioni mediate elettronicamente, di parte delle quali ci siamo occupati
nelle prime pagine del paragrafo 3.1. I sistemi di sorveglianza delle societ dellinformazione che fanno delle medesime
delle societ sorvegliate sarebbero sorti, secondo Lyon, proprio nel tentativo di compensare il disincarnarsi di molte
relazioni sociali.
23 Sul corpo flessibile si veda il capitolo 2, paragrafo 2.2.

Per una sociologia del corpo


Il filo che connette roghi di reggiseni, disturbi del comportamento alimentare, body building,
chirurgia estetica, trapianti dorgano, riproduzione assistita, carnal art, test genetici e definizioni di
morte ovvio al punto da rendere imbarazzante la sua esplicitazione. N occorre scomodare la
sociologia per rilevare la crescente visibilit del corpo.
Meno scontato considerare la relazione di quegli eventi e di quei fatti con la societ nella quale
prendono forma, e tentarne una connessione con le rappresentazioni sociali e culturali ivi dominanti
del corpo, di sue parti o di sue funzioni. Analizzate in questa prospettiva, una molteplicit di
pratiche relative al corpo, routinarie e non, risultano costruite socialmente, nel senso di costituire
lesito di processi attraverso i quali alcune idee concernenti il corpo si sono sviluppate e sono
diventate socialmente accettate. in questo senso che nel testo s detto che la morte, la malattia e
la riproduzione assistita, per esempio, sono realt oggettive, socialmente prodotte e costruite. Dotate
di unovvia base naturalistica, simpongono alla volont e alla sorte del singolo individuo con la
concretezza e la durezza della realt materiale; nondimeno la loro definizione convenzionale,
fondata sulle acquisizioni della medicina e su elementi che da questa esulano e che hanno a che
vedere con la cultura pi ampia della societ. Nella medesima linea interpretativa, il crescente
consenso che vanno incontrando progetti di modificazione del corpo via chirurgia o via esercizio
fisico stato ricondotto allaffermarsi di specifiche rappresentazioni culturali del corpo; cos come
la protesta femminista alla critica di rappresentazioni altrettanto specifiche sulle quali stata
socialmente costruita lesistenza subordinata delle donne.
Lapproccio non certo originale, in due sensi. In uno pi generale, per cui proprio della
disciplina che coltiva che il sociologo come ci rammentano Berger e Luckmann (1966) faccia
seguire allosservazione del fatto che gli individui danno per scontate realt molto diverse a seconda
della societ alla quale appartengono, linterrogativo se la differenza tra le medesime diverse realt
non possa essere spiegata in relazione alle differenze tra le varie societ (per cui s detto che il
costruzionismo sociale in un certo senso la sociologia). Tanto meno originale in senso specifico,
essendo larga parte degli studi sociologici sul corpo proprio di impostazione costruzionista.
Dellidea di costruzione sociale stato constatato leffetto liberatorio, ma s anche detto che la
forza dimpatto si ormai esaurita (Hacking 1999). Molte delle mie studentesse, che al doppio
carico casa-lavoro aggiungono quello dello studio, mostrano piena consapevolezza del fatto che la
divisione dei compiti tra uomini e donne una costruzione sociale (e lo vanno apprendendo
faticosamente anche i loro compagni); assai meno del fatto che lo sia la riproduzione assistita; per
nulla che possa essere considerata tale la definizione di morte. A dire: la presa diretta che la cultura
mantiene sui nostri corpi oggi evidente (almeno, lo sta diventando, anche nel senso comune) in
alcune pratiche legate al corpo, ma non in altre. Ragionare anche su alcune di queste ultime in
termini di oggettivit umanamente prodotta e costruita lossimoro richiama intenzionalmente
quello che Berger e Luckmann (1966, p. 92 trad. it.) definiscono il paradosso per cui luomo

capace di produrre un mondo che poi gli si offre allesperienza come qualcosa daltro da un
prodotto umano quanto s tentato di fare.
Dire che la morte o lanoressia sono prodotte culturalmente non ha inteso affermare che luna e
laltra non esisterebbero se le societ non avessero fornito le categorie concettuali e il lessico per
definirle; piuttosto, che il significato dellessere morto, o anoressico, collegato alla societ storica
di riferimento e ai suoi standard culturali dominanti. Il rapporto che le societ e i modelli culturali in
esse prevalenti stabiliscono tra vita umana personale e vita umana non personale, e tra corpo e
persona, per esempio, fortemente predittivo delle definizioni di morte in esse destinate a
prevalere.
Lavorare sulle rappresentazioni e sui modelli del corpo che orientano le pratiche e le politiche che
lo riguardano, e che tali pratiche e politiche siano esse i protocolli diagnostici per la tutela della
maternit, la disciplina legislativa della procreazione medicalmente assistita, o i disegni di legge in
materia pensionistica contribuiscono a diffondere, non significa negare che l fuori esistano,
nellordine, gravidanze a rischio, sterilit e infertilit, invecchiamento. Significa ragionare su come
il modo di farvi fronte rinvii in ultimo a rappresentazioni sociali e culturali, tra le quali si collocano
in primo piano quelle del corpo. Tali modelli e rappresentazioni sociali convenzionalizzano oggetti
ed eventi, ed hanno forza prescrittiva; cristallizzati in azioni ripetute frequentemente secondo
schemi fissi insegnano Farr e Moscovici , diventano realt incontestabili.
In questo senso, lapproccio costruzionistico un modo di fare i conti con la questione della
relazione tra natura e cultura; con la questione, pi precisamente, dellinterazione tra organismi
biologici, le particolari reti storicamente strutturatesi di relazioni sociali in cui essi si sviluppano e i
segmenti di cultura cui essi sono esposti e hanno accesso. Lattribuzione di pesi relativi diversi a
biologia, societ e cultura nellintreccio che ne emerge conduce a risposte che spaziano tra gli
estremi opposti dellessenzialismo e del costruzionismo radicale.
Luso dellespressione politiche del corpo rinvia alla relazione tra potere e corpo e, pi in generale,
al corpo umano e alla vita come uno dei principali campi di esercizio e di intervento dellazione
politica. Agenzie di biopolitica possono essere lo Stato, le istituzioni sociali (istituzioni scientifiche
in primis), lopinione pubblica, il mercato: i luoghi in cui [...] attraverso il discorso [...] si produce
la cosiddetta verit sulla normalit (Heller 2002, p. 9). Della gestazione, della riproduzione,
dellinvecchiamento, per esempio. Somatic society il termine che stato utilizzato per riferirsi
alla crescente centralit di biopotere e biopolitica le quali, come abbiamo appreso da Foucault,
non costituiscono certo un genere di discorso politico recente tra le azioni volte al controllo della
variet dei comportamenti e degli interessi nelle societ contemporanee.
Il corpo il mezzo principale attraverso il quale le tensioni e le crisi della societ sono tematizzati
[...]. Il movimento femminista, le organizzazioni dei pensionati, le campagne sullAIDS, le tesi pro
e contro aborto, i programmi per la fertilit e linfertilit, le banche di organi umani, le campagne
per il sesso sicuro, le manifestazioni sportive mondiali, i movimenti per la medicina preventiva, e
vari aspetti del movimento ambientalista sono tutti significativi aspetti delle biopolitiche della
somatic society (Turner 1992, p. 12; trad. nostra).
questo il quadro teorico che ha guidato lanalisi dei disturbi del comportamento alimentare e della
Sindrome premestruale, della definizione di morte e delle pi avanzate applicazioni delle tecnologie
biomediche come lesito di un lavoro di produzione di rappresentazioni del corpo e di pratiche
relative al corpo svolto da agenzie diverse. Tale quadro teorico ha consentito lanalisi nei medesimi
termini di un gran numero di pratiche che costituiscono oggi parte integrante delle scelte di stili di
vita quotidiana: consolidate e diffuse come il body building, la body art e la chirurgia estetica;
emergenti ed esoteriche come il netsex o lenhancement dei transumanisti.
Dellosservazione di senso comune del trionfo del corpo nello spazio pubblico e privato, la
prospettiva adottata ha consentito una riformulazione teorica. Selezionare ed esaminare aspetti
specifici di fenomeni concreti, spesso oggetto di altre discipline, come anoressia e trapianti
dorgano, crioconservazione di embrioni e liposuzione, piercing, carnal art, human enhancement,
comunit virtuali e cos via, permette di coglierne dimensioni nascoste e collegamenti con altri
fenomeni. In altri termini, consente di spogliarli della loro apparente contingenza spesso bizzarra
quando non astrusa , e di ricondurli a strutture sociali e culturali.

A fronte della rilevanza teorica e pratica dei temi e problemi affrontati nel testo, restano alcune
considerazioni relative allo sviluppo della sociologia del corpo. I quesiti, spesso inquietanti, che i
fenomeni sociali analizzati pongono hanno sollecitato una riflessione disciplinare sistematica?
Risposte opposte possono trovare adeguata argomentazione. Se listituzionalizzazione accademica
un indicatore della presenza di unarea disciplinare (e in certa misura lo ), possiamo affermare che,
almeno nel nostro Paese, una sociologia del corpo non esiste. Lintitolazione degli insegnamenti
universitari non esaurisce certo la variet e lampiezza degli interessi dei sociologi accademici, ma
la totale assenza di insegnamenti universitari intitolati alla sociologia del corpo rivela quanto meno
il carattere non sistematico e non organizzato di questultima. Dal medesimo indicatore provengono
indicazioni assai diverse in relazione allo stato della disciplina nei paesi di lingua anglofona, che
propongono corsi di sociologia del corpo ai vari livelli della formazione corrispondente alla nostra
postsecondaria. Quando si assuma la produzione bibliografica sul tema (in realt, solo parzialmente
disgiungibile dalla sua istituzionalizzazione) come indicatore della vitalit dellarea, i risultati non
variano sostanzialmente: di fatto la letteratura sullargomento di lingua inglese.
In luogo di sociologia del corpo, una parte dei sociologi considera pi appropriate espressioni come
sociology of embodiment (Turner 1995), bodily-informed sociology (Morgan e Scott 1993),
embodied sociology (Williams e Bendelow 1998), corporeal sociology (Howson e Inglis
2001), carnal sociology (Crossley 1995a). La scelta traduce in etichetta le riserve nei confronti
dellopportunit e dellutilit dello sviluppo di una nuova specializzazione disciplinare; negli intenti
pi radicali, promette sviluppi che si oppongono alla sociologia del corpo:
La sociologia del corpo si dedica alle tecnologie epistemologiche, etiche ed estetiche che
disciplinano, adornano, puniscono, celebrano ecc. il corpo. Essa si occupa di cosa viene fatto al
corpo. La carnal sociology, per contro, si concentra sul ruolo attivo del corpo nella vita sociale.
Essa si occupa di cosa il corpo fa, e pone in rilievo ed analizza le basi necessariamente incorporate
(embodied) delle componenti prassico-simboliche delle formazioni sociali [...]. La carnal
sociology [...] mostra che il s, la societ e lordine simbolico sono costituiti attraverso il
lavoro del corpo (cio attraverso unazione senziente ed incorporata [embodied]) (Crossley 1995a,
p. 43; trad. nostra).
Occorre altres osservare che temi e problemi che oggi si definirebbero di sociologia del corpo
hanno trovato formalizzazione (e continuano a trovarla) nei settori specialistici della sociologia
della salute, dello sport, dellinvecchiamento, dellhandicap, della morte.
Dellorigine della sociologia del corpo s detto nelle pagine introduttive del testo. Prima di
concludere occorre ancora osservare che lipotesi, gi richiamata, che ne fa il corollario della
accresciuta visibilit sociale del corpo legata alla sua crescente problematicit (per cui le ragioni di
una qualche tendenza recente della sociologia ad occuparsi di corpo sarebbero, ab inverso, le
ragioni della sua indifferenza passata) stata considerata non completamente convincente (Pozzi
1994). Sulla stessa linea di ragionamento, infatti, avrebbero dovuto suscitare domande sociologiche
per esempio quelle enormi vicende corporee che sono state per i combattenti e per i civili le
grandi guerre, o quegli accadimenti corporei puntiformi ma ad elevatissima visibilit che sono
stati i lager o Hiroshima (ivi, p. 109). A fronte del fatto che [m]ai le societ hanno smesso di
parlare dei loro corpi, di plasmarli, di orientarli, di segnarli, di ridurli a ragione [...], la spiegazione
della cecit sociologica verso il corpo dovrebbe piuttosto rinviare alla genesi ed alla
istituzionalizzazione della disciplina, alla sua definizione del sociale e alla sua impostazione del
problema della conoscenza dellindividuale (ivi, pp. 110 sgg.).
Quello che qui si chiude chiaramente non un testo di storia del pensiero sociologico sul corpo: n
della sua storia sotterranea nella riflessione dei classici, n della sua tutta palese storia recente. Nei
confronti delluna e dellaltra questo lavoro anzi gravemente lacunoso, avendo tralasciato di
riferirsi al contributo che a tale storia hanno dato, per fare qualche esempio soltanto, i lavori di
Pierre Bourdieu sul capitale fisico e sullhexis corporeo, oppure quelli di Jean Baudrillard
sullordine del consumo e sul corpo hyperreal; o, ancora, le considerazioni sulle aporie della
sociologia del corpo di Jean-Michel Berthelot. Di tutto ci e lelenco potrebbe allungarsi il
lettore non ha trovato traccia.
Nel linguaggio della distinzione introdotta poco sopra, il testo si divide tra la considerazione di cosa

viene fatto al corpo e la considerazione di cosa il corpo fa; tra lanalisi delle pratiche e delle
politiche che lo investono, e quella degli effetti dellincorporazione dellazione o della sua
disincorporazione. Tale analisi muove tra i due livelli delle rappresentazioni (o modelli) del corpo, e
della realt de-costruita attraverso quelle rappresentazioni: tra le rappresentazioni sociali dei corpi
come flessibili, o docili, da un lato, e i corpi della chirurgia estetica, dellanoressia o del cybersex
dallaltro, per intenderci. Le rappresentazioni sono rappresentazioni condivise nei tratti
fondamentali dai membri di una societ, per lo pi implicite e latenti, in parte almeno costruite e
diffuse da attori sociali specializzati, che del corpo (pre)dicono confini, limiti, possibilit. Il
modello del corpo flessibile, per esempio, predice molto del successo recente di body building e
body art, ma pure delle eccentriche imprese dei performer della carnal art e degli attivisti
transumanisti.
In ampia misura si tratta di un tipo di analisi gi condotta in modo egregio altrove: fuori dalla
sociologia, nella riflessione femminista e in quella foucaultiana; e dentro la sociologia, dai teorici
della tarda modernit. Ad essa abbiamo attinto abbondantemente, considerandone i risultati capitoli
fondamentali di unindagine sociologica sul corpo. In questo modo, avanti e indietro tra
losservazione di fenomeni e lutilizzo di riferimenti teorici per interrogarsi su di essi, ha preso
forma il libro.
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