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Emiliano Biaggio Due saggi su Chaplin

Emiliano Biaggio Due saggi su Chaplin

EMILIANO BIAGGIO

- Due saggi su Chaplin -

Finito di stampare il 17 marzo 2010

Emiliano Biaggio Due saggi su Chaplin

Cronologia chapliniana

1889: il 16 aprile nasce a Londra Charles Spencer Chaplin, da Hannah Harriet Pedlingham Hill e Charles Chaplin senior. 1892: si separano i genitori di Chaplin. Nello stesso anno nasce Wheeler Dryden (fratellastro di CC) dopo la relazione di Hannah con Leo Dryden. 1895: il 29 giugno Hannah Chaplin ricoverata allospedale di Lambeth, dove resta fino al 30 luglio. L1 luglio il fratellastro di CC, Sydney, entra nellospizio di mendicit di Lambeth, per essere poi affidato (il 17 settembre) alla tutela del padre. A ottobre CC viene iscritto alla Addington street school di Lambeth. 1896: il 30 maggio CC e Sydney entrano nellospizio di mendicit di Newington, per poi essere trasferiti, il 18 giugno, alla Hanwell schools, istituto per bambini indigenti. Sempre a giugno Hannah ricoverata allospedale di Champion hill. Charles senior l1 luglio acconsente a pagare le spese di sostegno dei figli, che per non pagher. Il debito di Charles senior con le autorit (44 sterline e 8 scellini) lo salder lanno successivo Spencer Chaplin, zio di CC. 1897: il 23 dicembre viene emesso un mandato di cattura per Charles senior per negligenza nel mantenimento dei figli. CC ancora alle Hanwell schools. 1898: CC il 18 gennaio viene congedato dallistituto per indigenti, mentre lo stesso giorno il padre viene arrestato per non aver provveduto al mantenimento dei figli. Il 22 luglio Hannah dimessa - e i figli CC e Sidney finiscono nellospizio di mendicit di Lambeth. Il 15 settembre Hannah viene ricoverata nel manicomio di Cane Hill, i figli restano in ospizio. Il 26 dicembre CC viene ingaggiato dalla compagnia degli Eight Lancashire Lads. 1899: il 9 gennaio CC iscritto alla Armitage school di Ardwick (Manchester). 1900: CC iscritto, il 23 aprile, alla St. Mary the less school di Newington, dove resta fino al 3 maggio. Il 12 novembre iscritto alla St. Francis Xavier school di Liverpool.

Emiliano Biaggio Due saggi su Chaplin 1901: allospedale di St. Thomas, muore il 9 maggio Charles senior, padre di CC. Aveva 37 anni. 1903: l11 maggio Hannah viene ricoverata al manicomio di Cane Hill, dove rester fino al 2 gennaio 1904. CC prima lavora in Jim, a romance of cockayne (luglio) e poi a Sherlock Holmes (agosto). 1903-1906: in tourne in tutta lInghilterra con Sherlock Holmes. 1906: a marzo CC si unisce alla compagnia che mette in scena Repairs di Wal Pink. A maggio si unisce alla compagnia del Caseys court circus. 1907: in tourne con Caseys court circus. 1908: il 21 febbraio CC firma un contratto con la compagnia comica di Fred Karno: tre sterline e dieci scellini a settimana per il primo anno, Quattro sterline e settimana per il secondo anno. 1908-1909: CC in tourne con Fred Karno. 1910: CC in tourne con Fred Karno. Il 19 settembre firma di un secondo contratto (tre anni a sei, otto e dieci sterline a settimane pi unopzione per altri tre anni). Partenza per gli Stati Uniti. 1910-1912: CC in due tourne negli Stati Uniti. Il 9 settembre 1912 Hannah viene trasferita dal manicomio di Cane Hill a Peckham house. 1913: il 25 settembre CC firma un contratto per entrare nella Keystone film a 150 dollari a settimana per un anno, e l8 ottobre acquista 200 azioni della Vancouver Island oil company. Il 29 novembre CC fa lultima apparizione con la compagnia di Fred Karno. 1914: inizia a lavorare per la Keystone film. E qui che d vita al suo Charlot, con corto e medio-metraggi quali Charlot si distingue, Charlot e il parapioggia, Charlot ballerino, Charlot garzone del caff. Il 2 febbraio la prima apparizione di CC su pellicola con Per guadagnarsi la vita. Il 14 novembre firma un contratto con la Essanay per 1.250 dollari a settimana, per 14 film da fare nel 1915. 1915: dirige e recita in 14 cortometraggi per la Essanay. Tra questi, Charlor boxeur e Charlot vagabondo. Nel frattempo crea la Chaplin Film Co. 1916: insieme a Sidney e Herbert Clark, CC fonda la Charles Chaplin Music Co. Il 25 febbraio apre una lista di compartecipazione azionaria per la Lone Star Film Co., il giorno dopo firma per 4

Emiliano Biaggio Due saggi su Chaplin la Mutual Film (per 10.000 dollari a settimana, con un premio di 150.000 dollari). Una clausola del contratto gli impedisce di tornare in patria e andare in guerra nellesercito britannico. 1916-1917: produce, dirige e recita in 12 cortometraggi distribuiti dalla Mutual. Il 17 giugno 1917 firma il contratto da un milione di dollari con il First National exhibitors circuit, per 1.075.000 dollari lanno. Il 4 agosto dello stesso anno, a seguito di polemiche sollevate dal Daily mail per la sua clausola contrattuale con la Mutual, dirama un comunicato in cui si dice pronto e determinato a rispondere alla chiamata della patria. In questi due anni ha una relazione con Edna Purviance. 1918: CC inaugura un proprio studio cinematografico a La Brea Avenue, Los Angeles. Il 23 ottobre sposa Mildred Harris. 1919: insieme a D.W. Griffith, Douglas Fairbanks e Mary Pickford, il 5 febbraio CC crea la United Artist. 1920: CC divorzia da Mildred Harris: il 4 aprile ella avvia le pratiche, il 13 novembre le viene accordato. 1921: il 6 febbraio esce Il monello (The kid). Il 29 marzo Hannah Chaplin ottiene lautorizzazione ad entrare negli Stati Uniti. A settembre CC in Europa, dove acclamato. 1923: il 28 gennaio CC e Pola Negri annunciano il fidanzamento, rotto da lei l1 marzo. Il giorno successivo lannuncio del nuovo fidanzamento, rotto definitivamente il 28 giugno. L1 ottobre esce il primo film di CC per la United Artists: La donna di Parigi (A woman of Paris The public opinion). 1924: CC sposa Lita Grey a Guaymas, in Messino, il 26 novembre. 1925: nasce il 5 maggio Charles Spencer jr., primo figlio di CC. Il 26 giugno esce La febbre delloro (Gold rush). L1 ottobre viene rinnovato il permesso di soggiorno ad Hanna Chaplin. 1926: l11 gennaio iniziano le riprese de Il Circo; il 30 marzo nasce Sydney Earle Chaplin. Il 7 settembre partecipa al funerale di Rodolfo Valentino: CC tra quelli che reggono la bara. Il 30 novembre Lita Grey se ne va di casa portando via i figli. 1927: Il 10 gennaio Lita Grey chiede il divorzio, che ottiene con ludienza del 12 agosto. Sempre a gennaio si interrompono i lavori de Il Circo, che saranno ripresi il 6 settembre. 1928: Il 6 gennaio esce Il Circo (The circus); il 25 agosto Lita Grey ottiene la sentenza di 5

Emiliano Biaggio Due saggi su Chaplin divorzio, tre giorni pi tardi muore Hannah Chaplin allospedale di Glendale, California. 1929: CC riceve un Oscar alla carriera per la sua versatilit dimostrata con Il Circo (The circus). La statuetta un riconoscimento alla sua capacit nella recitazione, sceneggiatura, regia e produzione. 1931: a gennaio esce Luci della citt (Citylights). Il 31 gennaio CC parte per un viaggio intorno al mondo, torna negli Usa il 3 giugno 1932 1932: a luglio il suo primo incontro con Paulette Goddard e inizio della loro relazione. Nel 1934 ella firma un contratto per CC, col quale lavora in Tempi moderni. 1936: il 5 febbraio esce Tempi moderni (Modern times). 1939: il 9 settembre il Comitato per le attivit anti-americane (Huac) inizia le proprie indagini nei confronti di Chaplin, alla prese con Il dittatore. Il 15 novembre lultimo incontro tra CC e Douglas Fairbanks, che morir il mese successivo. 1940: il 15 ottobre esce nelle sale Il grande dittatore (The great dictator). 1941: l'anno della sua storia con Joan Barry, che mette sotto contratto il 26 giugno 1942: il 19 maggio esce la nuova versione, in una riedizione sonora, di La febbre delloro (Gold rush). il 4 giugno ottiene il divorzio da Paulette Goddard, con la quale si era segretamente sposato in Estremo Oriente nel 1936. Il 30 ottobre incontra per la prima volta Oona ONeill. 1943: il 4 giugno Joan Barry, incinta, accusa CC di essere il padre del bambino; il 16 giugno CC sposa a Santa Barbara Oona ONeill. 1944: il 15 febbraio le analisi del sangue dimostrano che CC non il padre del bambino di Joan Barry, ma si avvia ugualmente il processo. A seguito del matrimonio con Oona ONeill, CC in tribunale per rispondere della violazione del Mann act, legge federale che vieta favoreggiamento della prostituzione, tratta di esseri umani e comportamenti immorali. Prosciolto da ogni accusa il 4 aprile. L1 agosto nasce Geraldine Chaplin, prima degli otto figli di CC e Oona. 1945: nel processo di paternit, il 17 aprile la giuria si esprime a favore della Barry. Il 6 giugno viene bocciata la richiesta di CC di riapertura del processo. 1946: il 7 marzo nasce Michael Chaplin, secondo figlio della coppia. 1947: l11 aprile esce Monsieur Verdoux. Il 12 giugno il deputato John Rankin chiede 6

Emiliano Biaggio Due saggi su Chaplin lespulsione di CC dagli Stati Uniti. Il 23 settembre CC risponde allordine di comparizione per le indagini del Comitato per le attivit anti-americane (Huac). A dicembre anche lassociazione dei veterani di guerra cattolici fa pressioni per lespulsione di CC. 1949: il 28 marzo nasce a Santa Monica Josephine Chaplin, terzo figlio di CC e Oona. 1951: a Santa Monica il 19 maggio nasce Victoria, quarto figlio di CC e Oona. 1952: il 2 agosto anteprima di Luci della ribalta (Limelight) allo studio Paramount. Il 17 settembre la famiglia Chaplin si imbarca a New York sul Queen Elizabeth e lasciano gli Stati Uniti, due giorni dopo viene annullato a CC il permesso di rientro negli Usa. Il 23 ottobre prima mondiale, a Londra, di Luci della ribalta (Limelight). 1953: dal primo gennaio molte sale americane annullano la proiezione di Luci della ribalta (Limelight). Il 5 dello stesso mese i Chaplin si stabiliscono a Manor de Ban, Corsier sur Vevey, in Svizzera. Il 23 agosto nasce il quinto figlio di CC e Oona, Eugene. Il 18 settembre CC vende il proprio studio negli Stati Uniti. 1954: il 10 febbraio Oona rinuncia alla cittadinanza statunitense, mentre CC il 22 maggio annuncia di voler lavorare a Un re a New York. 1955: il primo marzo CC cede il resto delle azioni della United Artists. 1956: il fisco statunitense reclama tasse arretrate 1957: il 23 maggio nasce Jane, sesto figlio di CC e Oona. Il 12 settembre esce a Londra Un re a New York (A king in New York). 1958: 21 febbraio, il nome di CC viene eliminato dalla Walk of Fame di Los Angeles, CC il 30 dicembre salda le richieste del fisco americano. 1959: il 16 aprile, in occasione del suo settantesimo compleanno, CC dichiara che far rivivere lomino coi baffi. Il 24 settembre esce Chaplin revue, raccolta di tre film muti di CC: Vita da cani, Charlot soldato e Il pellegrino. Il 3 dicembre nasce Annette, il settimo figlio di CC e Oona. 1962: CC riceve prima la laurea ad honorem dalluniversit di Oxford (27 giugno), poi dalluniversit di Durham (6 luglio). Nasce, l8 luglio, lottavo e ultimo figlio di CC e Oona: Christopher. 1964: a settembre viene pubblicata La mia autobiografia. 7

Emiliano Biaggio Due saggi su Chaplin 1965: il 16 aprile muore il fratellastro Sydney. CC il 2 giugno riceve il premio Erasmo con Ingmar Bergman, mentre il primo novembre annuncia La contessa di Hong Kong. 1967: il 5 gennaio esce La contessa di Hong Kong (A countess from Hong Kong). 1968: muore a 43 anni Charles Spencer jr, primo figlio di CC. 1970: la Black Inc. acquista la distribuzione dei film di CC. 1972: il nome di CC viene aggiunto alla Walk of Fame di Los Angeles. Invitato negli Stati Uniti, il 16 aprile riceve l'Oscar alla carriera per l'incalcolabile effetto che ha ottenuto rendendo la cinematografia la forma di arte di questo secolo. Per l'occasione riceve la pi lunga standing-ovation della storia della premiazione. Il 3 settembre riceve il Leone doro al festival di Venezia. 1974: a ottobre viene pubblicato My life in pictures, biografia illustrata di CC. 1975: il 4 marzo viene nominato cavaliere dalla regine Elisabetta II. 1977: muore nel sonno a Manoir de Ban, Corsier sur Vevey, il 25 dicembre.

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Un uomo di nome Charles Chaplin

Charlie Chaplin, un nome che richiama alla mente tante cose. Perch Chaplin stato tante cose: mimo, attore, regista, scrittore, sceneggiatore, compositore, produttore. E poi artista comico, commediografo e autore di pellicole drammatiche. Ma soprattutto, stato e lo ancora oggi - un pezzo della storia del cinema, un modo dintendere e interpretare il cinema. Per questo risulta non semplice riassumere e sintetizzare una figura di un simile calibro. Cos come non facile e immediato comprenderla. Cosa fare, quindi, per conoscere Chaplin? Basta vedere un suo film, o magari anche pi di qualcuno. In fin dei conti abbiamo detto che Chaplin ha fatto film e impresso in modo indelebile il proprio nome nella storia del cinema. Vero, ma la risposta che si potrebbe dare per quanto istintiva e scontata non del tutto propria. Visionare le pellicole di Chaplin, infatti, non basta. Non si pu pretendere di capire lartista e quindi larte, se prima non si ha una visione della storia delluomo. In tal senso utile - e lasciateci dire doveroso - quantomeno sfogliare due libri, primancora di inserire il videotape nel proiettore: si tratta di La mia autobiografia di Charlie Chaplin (Mondadori, Milano, 1964) e di Chaplin, la vita e larte di David Robinson (Marsilio, Venezia, 1987). Perch diciamo questo? Perch se ci si limita a vedere i film realizzati da Chaplin, risulta semplice e avventato dare dei giudizi: ascoltando il monologo finale de Il grande dittatore o guardando solo Tempi moderni, non si esita a definire Chaplin di sinistra o addirittura comunista. Il che, per quanto possa sembrare effettivamente cos, non vero. Come scrive lo stesso Chaplin nella sua autobiografia, il mio pi grande peccato fu, e lo ancora, quello di essere un anticonformista. Pur non essendo comunista, mi rifiutai di allinearmi con coloro che li odiavano. Questo atteggiamento, si capisce, ha offeso molta gente. Chaplin, dunque, smentisce le sue simpatie per i rossi, e ci svela quello che un suo modo di essere: un anticonformista. Ci non deve sorprendere: in fin dei conti, quando Chaplin descrive il personaggio che lha reso celebre, il vagabondo Charlot, non esita ad ammettere che i suoi indescrivibili pantaloni rappresentavano una rivolta contro le convenzioni. E questo suo voler rimettere in discussione che alla fine permetter di innovare

Emiliano Biaggio Due saggi su Chaplin e rivoluzionare, ma in unAmerica bigotta di met Novecento questo suo modo di essere e di fare Chaplin lo pagher. Ma torniamo per un attimo a quellaffermazione in cui Chaplin scandisce a chiare lettere il suo non essere comunista: se davvero non un comunista, allora perch realizza Tempi moderni? Perch mette tanta e costante attenzione al messaggio sociale, di critica nei confronti di un modello di sviluppo che genera disuguaglianze, povert, indigenza e sfruttamento? Temi, questi, che Chaplin mette praticamente in ogni sua opera: li mette in risalto ne Il monello (The kid, 1921), in La febbre delloro (Gold rush, 1925), ne Il circo (The circus, 1928), in Luci della citt (Citylights, 1931), in Tempi moderni (Modern times, 1936), e in Monsieur Verdoux (Monsieur Verdoux, 1947), solo per citarne alcuni. Come fa Chaplin a dichiararsi non comunista quando mette costantemente in evidenza le disfunzioni del sistema capitalista post-industriale, che di fatto critica in ogni suo fotogramma? Perch Chaplin, prima di essere il noto e glorioso nome di Hollywood, si trova dallaltra parte del progresso e del benessere: si trova nella Londra povera, usata e al tempo stesso rifiutata da quella societ che guarda solo al profitto e non alluomo. Una realt fatta di stenti, di continue e incessanti ricerche di lavori e lavoretti, di umilissime e angustissime dimore e di pasti arrangiati. Una realt che il piccolo Charles vive in prima persona per tutta la sua infanzia, e che quindi pu dire di conoscere molto bene. Oltretutto Charles orfano di padre (o meglio, questi va via di casa quando Chaplin appena nato), e la madre soffre di salute, entra ed esce dagli ospedali, e il piccolo Charles molte volte si ritrova per diverso tempo col fratello pi grande, Sydney. In pi di un'occasione, inoltre, Charles e suo fratello finiscono in orfanotrofio. Ecco allora che si delinea bene ci che Chaplin nella sua infanzia: un bimbo solo, preso in custodia, in una Londra povera, a combattere ogni giorno con la vita. Quanto si discosta questa situazione dalla trama de Il monello? Poco, molto poco. Nella misura in cui le analogie sono tante, e viene da pensare che Chaplin racconti di s, che in quella pellicola ci parli della sua vita. Non per nulla azzardato procedere con simili parallelismi: in tutti film che fa, Chaplin ci mette del suo. In ogni senso. Ci mette impegno, attenzione, talento, colpi di genio e la sua esperienza umana, oltre che quella artistica maturata nel tempo. E in questo la madre, Hannah, gioca un ruolo fondamentale. David Robinson, lunico ad aver avuto accesso agli archivi personali di Chaplin, ha potuto visionare ritagli di giornali dellepoca, interviste e filmati che Chaplin ha via via messo da parte e conservato. In questa sua opera di studio e ricerca, Robinson trova unintervista rilasciata da Chaplin allAmerican Magazine nel 1918. Ecco quello che dice Chaplin: Se non fosse stato per mia madre, dubito davvero che 10

Emiliano Biaggio Due saggi su Chaplin avrei mai avuto successo con la pantomima. Era uno dei mimi pi grandi che abbia mai visto. Sedeva per ore alla finestra, osservando la gente gi nella strada e descrivendo con le mani, gli occhi e lespressione del viso esattamente quello che accadeva dabbasso. Intanto lanciava un fuoco di fila di commenti. Ed stato osservando e ascoltando lei che ho imparato non solo ad esprimere le mie emozioni con le mani e la faccia, osservare e studiare la gente. Osservare e studiare la gente. Chaplin apprende dalla madre ad osservare la realt che lo circonda, a imitarla, scimmiottarla e riproporla nel suo lato pi buffo. Procedimenti questi che, ci dice Chaplin, richiedevano ore, e quindi tempo. Per questo quando Chaplin nel 1917 romper il contratto con la Mutual casa di produzione sotto la quale era scritturato si conceder tutti i tempi necessari perch il suo studio della realt circostante e la conseguente trasposizione su pellicola potessero essere come egli stesso voleva. Non un caso se i film celebri arrivino dopo quella data. In unintervista rilasciata da Sydney Chaplin allExhibitors Trade Review il 28 aprile 1917, il fratello maggiore di Chaplin chiarisce che dora in avanti in tutti i contratti di Charlie che verranno stipulati sar aggiunta una clausola determinante, e cio che gli sia concesso tutto il tempo e il denaro che riterr opportuni per realizzare i suoi film come vuole lui. Dora in poi i film di Chaplin avranno tempi di lavorazione due o tre volte pi lunghi. E la qualit, non la quantit che vogliamo ottenere. Chaplin vuole quindi prodotti di qualit, e una volta che sar diventato una celebrit o quantomeno un nome affermato inizier a lavorare secondo i ritmi a lui pi congeniali per quelle che sono le sue idee di fare cinema e le sue voglie creative. E questo non per un semplice vezzo da prima donna, quanto perch per riproporre la realt attuale, i comportamenti e le dinamiche della societ occorre studio. Non a caso la madre di Chaplin passava ore alla finestra: solo cos era possibile arrivare a catturare i comportamenti umani e mimarli. E se servivano ore per mimare, quanto serviva in termini di lavorazione di sceneggiatura, di scenografia e di cinematografia? Non sono cose da poco queste: infatti, sembra che proprio in una di queste sue osservazioni londinesi, Chaplin abbia visto un bambino rompere il vetro di una finestra di una casa con un sasso e scappare, e arrivare poco dopo il padre, vetraio, a sostituire il vetro. Una scena riproposta dallo stesso Chaplin ne Il monello (1921), con lui nella parte del vetraio. Un altro esempio di come Chaplin trasponga su celluloide quanto gli accade, lo abbiamo con un episodio della sua vita personale, avvenuto nel 1898. Quellanno, con Chaplin che ha appena nove anni, Hannah viene ricoverata allospedale psichiatrico di Cane Hill, e le autorit decidono per laffidamento temporaneo di Charles e Sydney al padre di Charles, Charles senior. Questi 11

Emiliano Biaggio Due saggi su Chaplin allepoca beveva moltissimo, e raramente rincasava sobrio. Charles senior alternava quindi momenti di premurosit e cordialit e molti altri in cui era scontroso, irascibile e pronto a litigare per niente. In uno di questi momenti Chaplin venne addirittura chiuso fuori di casa dal padre. Una situazione verrebbe da dire da dottor Jekyll e Mr. Hide, che ci viene riproposta in Luci della citt, con il ricco signore che tutte le sere si ubriaca, fa dello spiantato Charlot il suo migliore amico, salvo scacciarlo in malo modo da casa una volta esaurita la sbornia. Qui, rispetto alla realt, il fenomeno allopposto, con lalcool che rende luomo pi socievole, ma non c dubbio che Chaplin trova dalla vita vissuta un ulteriore spunto per i suoi film. Perch, alla luce di quanto detto finora, si evince chiaramente come Chaplin racconti la propria storia nei suoi film. Del resto lo stesso Chaplin a dirlo: Molti mi chiedono in che modo ho inventato il mio genere. Lunica risposta chio posso dare che esso rappresenta la sintesi di quel che ho osservato durante la mia permanenza a Londra. Chaplin, dunque, ogni volta confeziona una sorta di storia nella storia, fatta di ricordi ed emozioni personali. Perch prima ancora che attore, regista, sceneggiatore e artista poliedrico, innanzitutto un uomo. Un uomo che, come tutti gli uomini, ama, soffre, spera, si arrabbia. E, soprattutto, piange e ride. Precisazioni, queste, doverose. Perch tutte le opere chapliane rispondono a quello che il suo modo di vivere quella societ che tanto critica: Credo nel potere del riso e delle lacrime come antidoto allodio e al terrore, ci dice Chaplin che, in fin dei conti, fa sorridere su avvenimenti che se ci soffermiamo a riflettere sono tuttaltro che divertenti. Un esempio? Ne Il Monello Charlot a un certo punto si chiede come sistemare il beb che ha trovato, e quasi senza pensarci solleva un tombino: poi si rende conto che quello che ha fatto insensato e lo richiude. Ecco, con questa gag, Chaplin sdrammatizza un problema rilevante. Oppure ne Il Circo Charlot per sfuggire allarresto di un poliziotto, scappa e se lo tira dietro fino dentro il tendone, dove finisce col ridicolizzarlo davanti a un pubblico che se la ride di gusto. Chaplin sa infatti che lunico modo con cui il debole, lemarginato, loppresso pu ribellarsi allautorit e mettendola alla berlina, deridendola e facendola deridere. Lunica arma che si ha per combattere lordine costituito ridere di esso. E Chaplin lo dice chiaramente nellintervista allAmerican Magazine del 1918. Una delle prima cose che impari facendo teatro che il pubblico si diverte a vedere il ricco sbeffeggiato in ogni modo. La ragione, ovviamente, sta nel fatto che al mondo nove su dieci sono poveri e segretamente provano rancore per la ricchezza del decimo. Ecco allora il personaggio del vagabondo, figura che racchiude e sintetizza tutto questo, la natura umana buona e cattiva -, le differenze sociali e il volerle cancellare. Se vogliamo, lopprimere

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Emiliano Biaggio Due saggi su Chaplin compiacendosi mentre loppresso tenta di sottrarsi a tutto questo. Per quanto riguarda la figura del vagabondo, nella mia mente, i suoi indescrivibili pantaloni rappresentavano una rivolta contro le convenzioni, i suoi baffi la vanit dell'uomo, il cappello e il bastone erano tentativi di dignit, e i suoi scarponi gli impedimenti che lo intralciavano sempre, ci dice Chaplin. Ma essere umani vuol dire anche provare dolore, soffrire, sentirsi persi e disperati. E in quei frangenti, quando ridere diventa impossibile, la "via d'uscita" diventa quella delle lacrime. Ne Il Circo, Chaplin ci dimostra come i suoi film sappiano avere retrogusti amari: rispetto ad altre pellicole, dove pur nel finale non proprio lieto c comunque spazio per speranze, qui invece non c appello: Charlot perde il sostegno del pubblico, perde il lavoro, perde in amore, e una volta che il circo smonta le tende resta da solo in uno spazio vuoto. Ci perch anche qui Chaplin traspone le proprie esperienze di vita personale. La lavorazione del film infatti "disturbata" dal precipitare degli eventi famigliari dell'attore-registra: le riprese iniziano nel 1925 e finiranno solo nel 1928, con uninterruzione di quasi un anno, dal 5 dicembre 1926 al 6 settembre 1927. Durante la lavorazione mi informarono che [mia madre] stava male, scrive Chaplin nella sua autobiografia. Chaplin preoccupato per le condizioni di salute di Hannah, il solo genitore che di fatto avesse mai avuto, e oltretutto insegnante di tutto ci - o almeno una buona e importante parte di esso - che aveva reso Chaplin celebre. Come se non bastasse, Chaplin deve pagare circa due milioni di dollari dellepoca come indennizzo alla ex moglie Lita Grey, dopo un divorzio divenuto di dominio pubblico e che aveva portato Chaplin ad essere argomento dellintera cronaca rosa e scandalistica degli Stati Uniti. Chaplin si ritrova quindi nel bel mezzo di una gogna mediatica e sociale, con una madre in gravi condizioni e senza pi un soldo. Alla fine Il circo finisce per contenere gli umori del suo produttore: il film si chiude con lamore non corrisposto per la ballerina, la perdita del lavoro, il circo che parte per la tourne senza Charlot. Ben altro epilogo rispetto a quello, ad esempio, di Tempi moderni, dove nonostante Charlot e la sua amata perdano tutto, si avviano insieme, sorridenti e mano nella mano, verso il destino che li aspetta. Ne Il Circo si ride poco e amaro, perch Chaplin non ha niente da ridere. E in questa pellicola ci viene anche svelato il segreto della comicit di Chaplin. Non vi sono segreti nella comicit cinematografica, scrive lo stesso Chaplin nella sua autobiografia. Lelemento su cui io mi baso, pi che su ogni altro, per esempio, di mettere il pubblico dinanzi a qualcuno che si trovi in una situazione ridicola o imbarazzante. Un cappello portato via dal vento non ridicolo di per s. Ma ridicolo invece vedere il 13

Emiliano Biaggio Due saggi su Chaplin proprietario del cappello che gli corre dietro, coi capelli al vento e le falde della giacca che gli svolazzano dietro. Un uomo che passeggia per la strada non fa ridere. Ma mettetelo in una condizione ridicola e imbarazzante, ed ecco che lessere umano suscita il riso dei suoi simili. Ogni situazione comica basata su questo fatto. Ecco il semplice segreto della fonte dilarit delle trovate chapliniane: azioni ridicole e inaspettate. Ne Il circo Chaplin mostra cosa succede quanto levento ridicolo non pi spontaneo ma a comando: la gente non ride pi e la comicit sparisce. Charlot viene assunto perch la sua fuga e linseguimento del poliziotto maldestro sono reali per lui ma non per il pubblico, che pensa ad un numero dei clown e che non si aspetta di assistere ad una simile scena. Ma quando il direttore del circo fa ripetere lo sketch, alla fine la gente resta impassibile, perch non pi sorpresa. E cosa c di peggiore per un clown che non riuscire a far ridere gli altri? Chaplin mette Charlot nella condizione delluomo cui vanno tutte storte: perde nel lavoro, in amore, nella vita. Ma perch quello era lo stato interiore di Chaplin allepoca. Uno stato che, di l a poco, sarebbe anche peggiorato: pochi mesi pi tardi, nellagosto del 1928, mentre Chaplin sta lavorando a Luci della citt, Hannah muore. Aveva gi subito un attacco alla cistifellea e si era rimessa, ricorda Chaplin nella autobiografia. Questa volta i medici mi avvertirono che la ricaduta era grave. Lavevano ricoverata allospedale di Glendale, ma i medici sconsigliavano lintervento operatorio per le cattive condizioni del suo cuore. Quando giunsi allospedale era in uno stato di semiincoscienza Il giorno seguente, durante le riprese, mi informarono che era morta. E i problemi non finivano l, per Charles: linnovazione tecnologica e il progresso avevano investito anche il mondo della celluloide, che da muta e grigia che era, iniziava a viaggiare verso un modo fatto di suoni e colori. Nel 1927 mentre Chaplin era ancora in fase di lavorazione de Il circo Il cantante di jazz di Alan Crosland inaugura il cinema sonoro. Per Chaplin lavvento del film parlato rappresenta un problema: tra le tante cose che Chaplin ha saputo essere, abbiamo detto che stato e lo tuttora un pezzo della storia del cinema, e un modo di intendere e fare cinema. Chaplin si trova a recitare e dirigere ai tempi in cui Hollywood era ancora Hollywoodland, quando il cinema era cio agli albori e tutto era ancora da scrivere. Ed era ovvio che Chaplin potesse essere una figura di spicco di quel cinema, quello muto e in bianco e nero. E Chaplin figura di spicco lo era diventato: come ci fa notare lo stesso Chaplin in Opinioni di un vagabondo, (a cura di Kevin Hayes, minimum fax, 2007) dopo appena sei anni dal suo arrivo negli Stati Uniti (era arrivato nel 1910 in tourne con la compagnia teatrale di Fred Karno), egli era gi un attore che percepiva oltre 600.000 dollari 14

Emiliano Biaggio Due saggi su Chaplin lanno, e appena tre anni pi tardi, nel 1919, era arrivato a fondare la United Artists, con personaggi celebri dellepoca ancora oggi pietre miliari della storia del cinema quali Mary Pickford, Douglas Fairbanks e David Wark Griffith (quest'ultimo regista di La nascita di una nazione e Intolleranza, due pietre miliari della storia del cinema). Quindi nel 1921 aveva realizzato Il monello, secondo film per incassi di quellanno. La febbre delloro (1925), laveva confermato come uno dei pi grandi personaggi cinematografici del periodo, ma era chiaro che il sonoro avrebbe cambiato il modo di intendere il cinema. Fino a quel momento, Chaplin aveva saputo fare delle sue esperienze di teatro e di mimo e quindi di recitazione forse nel senso pi ampio del termine i suoi punti di forza. Nella comunicazione non verbale era stato indubbiamente un maestro, e non a caso: lattore-regista era convinto che nella gestualit e nellespressione risiedeva il vero comunicare. Come ebbe modo di dire in unintervista del 1931 al New York Times, Chaplin spieg che il significato di un gesto in genere pi comprensibile di quello delle parole. Linarcarsi di un sopracciglio, anche appena accennato, pu comunicare pi di cento parole. Chaplin, che aveva costruito la propria fortuna sul cinema muto, aveva in questo fare cinema schemi ben rodati, e non avrebbe mai fatto nulla per rimetterli in discussione. Almeno finch avrebbe potuto. Per un altro decennio Chaplin continua quindi a lavorare come ha sempre fatto (nel 1931 esce Luci della citt e nel 1936 Tempi moderni), e non basta un Oscar alla carriera nel 1929, quando ha appena quarantanni, per farlo desistere. Tuttavia alla fine si rende conto che la produzione cinematografica ha scelto per il cinema nuovo, quello fatto in technicolor e con il suono. E deve cedere, non senza qualche rimpianto. Perch passare al cinema nuovo significa per lui mettere la parola fine sul suo cinema. Il che vuol dire rinunciare al personaggio di Charlot. Non poteva parlare, non avrei saputo che voce usare, dice Chaplin a pagina 206 di Opinioni di un vagabondo. Chaplin si chiede: Come riuscirebbe a mettere insieme una frase? Per questo motivo Charlot ha dovuto darsela a gambe. Secondo alcuni critici lultimo film in cui appare Charlot Tempi moderni, in quanto ultimo film muto della produzione chapliniana. Eppure Richard Attenborough regista di Charlot, film biografico basato sullautobiografia di Chaplin e Chaplin, la vita e larte di Robinson - mette in risalto come Chaplin, nonostante con le spalle al muro, decida di dar voce al suo personaggio. Se proprio Charlot deve sparire, voglio che se ne vada lasciando un messaggio, il suo messaggio al mondo, dice Chaplin nella pellicola di Attenborough. Il messaggio con cui Charlot si congeda altro non che il monologo finale de Il grande dittatore, il discorso allumanit che il barbiere ebreo rivolge dopo essere 15

Emiliano Biaggio Due saggi su Chaplin finito, per equivoco, nei panni del dittatore di Tomania, Adenoid Hynkel. Chaplin vince la sua scommessa: Charlot non esce in silenzio, non scompare senza lasciare traccia. Tuttaltro, esce di scena come vuole il suo creatore: in modo indimenticabile. Con queste parole:
Mi dispiace, ma io non voglio fare l'imperatore. Non il mio mestiere. Non voglio governare n conquistare nessuno. Vorrei aiutare tutti se possibile; ebrei, ariani, uomini neri e bianchi. Tutti noi esseri umani dovremmo aiutarci sempre, dovremmo godere soltanto della felicit del prossimo, non odiarci e disprezzarci l'un l'altro. In questo mondo c' posto per tutti: la natura ricca, sufficiente per tutti noi. La vita pu essere felice e magnifica, ma noi labbiamo dimenticato. L'avidit ha avvelenato i nostri cuori, ha precipitato il mondo nell'odio, ci ha condotti a passo d'oca fra le cose pi abbiette. Abbiamo i mezzi per spaziare ma ci siamo chiusi in noi stessi, la macchina dell'abbondanza ci ha dato povert; la scienza ci ha trasformato in cinici, l'abilit ci ha resi duri e cattivi. Pensiamo troppo, e sentiamo troppo poco. Pi che macchinari, ci serve umanit; pi che abilit, ci serve bont e gentilezza: senza queste qualit la vita violenza e tutto perduto. L'aviazione e la radio hanno riavvicinato le genti. La natura stesse di queste invenzioni reclama la bont nell'uomo, reclama la fratellanza universale, l'unione dell'umanit. Persino ora la mia voce raggiunge milioni di persone nel mondo, milioni di uomini donne e bambini Disperati, vittime di un sistema che impone agli uomini di torturare e imprigionare gente innocente. A coloro che mi odiano io dico: "Non disperate. Lavidit che ci comanda solamente un male passeggero, l'amarezza di uomini che temono le vie del progresso umano. L'odio degli uomini scompare insieme ai dittatori, e il potere che hanno tolto al popolo ritorner al popolo. E qualsiasi mezzo usino, la libert non pu essere soppressa. Soldati, non cedete a dei bruti! Uomini che vi disprezzano e vi sfruttano, che vi dicono come vivere, cosa fare, cosa dire, cosa pensare. Che vi irreggimentano, vi condizionano, vi trattano come bestie. Non vi consegnate a questa gente senza unanima, uomini-macchina con macchine al posto del cervello e del cuore! Voi non siete macchine! Voi non siete bestie! Siete uomini! Voi avete lamore dellumanit nel cuore, voi non odiate. Coloro che odiano sono quelli che non ricevono lamore altrui. Soldati! Non difendete la schiavit, ma la libert! Ricordate: nel Vangelo di San Luca scritto: "il regno di Dio nel cuore dell'uomo". Non in un solo uomo o in un gruppo di uomini, ma di tutti gli uomini! Voi! Voi, il popolo, avete la forza di creare le macchine, la forza di creare la felicit. Voi, il popolo, avete la forza di fare che la vita sia bella e libera, di fare di questa vita una magnifica

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avventura. Quindi nel nome della democrazia, usiamo questa forza. Uniamoci tutti! Combattiamo per un mondo nuovo, che sia migliore; che dia a tutti gli uomini un lavoro, ai giovani un futuro, ai vecchi la sicurezza. Promettendovi queste cose dei bruti sono andati al potere. Mentivano! Non hanno mantenuto queste promesse, n mai lo faranno. I dittatori forse sono liberi, perch rendono schiavo il popolo. Allora, combattiamo per mantenere quelle promesse. Combattiamo per liberare il mondo, eliminando confini e barriere, eliminando lavidit, lodio e lintolleranza. Combattiamo per un mondo ragionevole, un mondo in cui la scienza e il progresso diano a tutti gli uomini il benessere. Soldati! Nel nome della democrazia, siate tutti uniti! Hannah, puoi sentirmi? Ovunque tu sia, abbi fiducia. Guarda in alto, Hannah. Le nuvole si diradano, comincia a splendere il sole. Prima o poi usciremo dalloscurit verso la luce e vivremo in un mondo nuovo, un mondo pi buono, in cui gli uomini si solleveranno al di sopra della loro avidit, del loro odio, della loro brutalit. Guarda in alto, Hannah. Lanimo umano trover le sue ali, e finalmente comincer a volare, a volare sullarcobaleno, verso la luce della speranza. Verso il futuro. Il glorioso futuro che appartiene a te, a me, a tutti noi. Guarda in alto, Hannah. Lass.

Il monologo finale de Il grande dittatore, se da una parte la fine gloriosa di Charlot che Chaplin ha immaginato e voluto, dallaltro segna linizio di tutti i problemi di Chaplin con il sistema americano. Il grande dittatore esce nel 1940, con una parte del mondo in guerra e con gli Stati Uniti che iniziano a essere spaventati a morte dal comunismo. LFbi, una volta uscito il film, lo analizza e giunge alla conclusione che con la pellicola Chaplin critica non solo i regimi europei, ma tutti i regimi, compreso quello statunitense. Quelle che fino ad allora erano state soltanto impressioni, iniziavano a diventare convinzioni e certezze. Del resto finch Chaplin aveva criticato la societ attraverso le immagini, nessuno aveva avuto nulla da ridire. Ma adesso, con Chaplin che inizia a dare voce alle sue opinioni, il discorso cambia. LAmerica che fino ad allora aveva fatto finta di non vedere, adesso non pu non prestare ascolto a quello che si configura come un nemico potenziale per il paese, le sue regole e le sue convenzioni. Viene rivisto Tempi moderni che, insieme al monologo finale de Il grande dittatore, considerato un inaccettabile attacco al modello capitalista. In Tempi moderni Chaplin mostra, tra le altre cose, uninvenzione, una macchina pensata per far mangiare luomo senza che questi perda tempo prezioso per lazienda. Un macchinario che viene testato su Charlot, dipinto come cavia. Adesso tutti, nel rivedere quelle sequenze, non hanno dubbi: Chaplin si schiera con la classe operaia,

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Emiliano Biaggio Due saggi su Chaplin attaccando e criticando il sistema capitalista. Chaplin, per, non sembra preoccuparsi troppo di questo clima, e nel 1947 produce Monsieur Verdoux. La storia ricalca quella del pluriomicida francese Henry Landru, che per sue necessit familiari si faceva passare per vedovo, adescava ricche signore, le spogliava di ogni ricchezza per poi strangolarle. Il tema non era certo dei pi educativi, ma quello che forse indispett le autorit e la censura erano gli interrogativi che il personaggio chaplinano poneva allo spettatore: si pu condannare un uomo che uccide per ottenere denaro utile a sostenere la famiglia quando le stesse persone chiamate a giudicare rappresentano un ordine che permette luccisione sempre maggiore attraverso lindustria delle armi? Esistono omicidi giusti o comunque meno sbagliati di altri? E ancora, si pu condannare chi uccide per amore della propria famiglia quando c chi stermina in nome del potere e del comando? Si, Charlot sparito, e Verdoux lanti-Charlot: sicuro, cattivo, spietato, abile con le donne, ladro e assassino. Ma soprattutto, uomo che rimette in discussione le regole e chi le ha scritte. E per questo pericoloso per lordine costituito. Anche se Chaplin non la pensava affatto cos. Poco prima delluscita del film, rilascia unintervista nel corso della quale spiega e presenta il lavoro, per lui del tutto nella norma. La storia insieme unaspra satira e una critica sociale, e il film ha un valore spiccatamente morale. Per von Clausewitz, la guerra era la logica continuazione della diplomazia; per Verdoux, il delitto la logica continuazione degli affari. Verdoux esprime il sentimento del nostro tempo; dalla catastrofe che emergono uomini come lui. Emblema del disagio civile e della depressione economica, frustrato, amaro, alla fine pessimista; ma non mai morboso. Visto nella maniera giusta, anche il delitto pu essere comico. Gi prima della proiezione, il film fa discutere per le parole che Chaplin rilascia. Come trovata pubblicitaria se di trovata pubblicitaria si tratta di certo non sbagliata, perch adesso tutti hanno gli occhi puntati sul suo lavoro e, soprattutto, sulla sua persona. Per la societ statunitense quella di Chaplin una vera e propria provocazione, ed anche un rimettere in discussione un modello che quello che anima lAmerica stessa. Verdoux, a sentire Chaplin, non un colpevole ma una vittima. E, a suo dire, alla fine il vero colpevole la societ, che non produce benessere ma malessere. E poi, quel valore spiccatamente morale di cui parla Chaplin di morale ha forse ben poco. Almeno secondo chi chiamato ad esprimersi in merito. E la pellicola non lascia affatto indifferenti. Come per Il grande dittatore, anche per Monsieur Verdoux il monologo finale il momento che rende indimenticabile il film, e che porta proprio il caso di dire sul banco degli imputati. Perch alla fine, Verdoux in tribunale, ed l, dopo aver sentito leggere la sua 18

Emiliano Biaggio Due saggi su Chaplin condanna, che pronuncia il suo discorso che porta Chaplin ad essere accusato di filo comunismo. Ecco le parole di Verdoux:

Si', vostro onore... Anche se il pubblico ministero non stato prodigo di complimenti con me, ha ammesso comunque che ho un cervello. Grazie, signore, vero. E per trent'anni l'ho usato onestamente, ma in seguito nessuno l'ha pi voluto, cos sono stato costretto a mettermi in proprio. Ma le assicuro che non stata una vita facile. Ho lavorato duro per quello che ho guadagnato, e molto ho dato per avere in cambio ben poco... Quanto a essere un assassino all'ingrosso, non proprio questa la professione che il mondo incoraggia di pi? Non si stanno forse costruendo armi sempre pi perfezionate per sterminare i popoli su scala sempre pi vasta? Non si sono gi fatti a pezzi donne e bambini, e in modo altamente scientifico? Come assassino, in confronto io non sono che un dilettante... Scandalizzarsi per la natura dei miei crimini e' vera e propria ipocrisia. Voi vi compiacete del delitto, lo legalizzate e lo adornate con ghirlande d'oro; voi lo celebrate con trionfi e fanfare! L'assassinio l'attivit imprenditoriale su cui prospera il vostro sistema e si afferma rigogliosa la vostra industria. In ogni caso, perch dovrei perdere la calma se fra poco dovr perdere la testa? Prima di lasciare questa scintilla residua di vita terrena, volevo comunque dirvi questo: avr presto il piacere di rivedervi.

Chaplin ha superato ogni limite: accusa la societ di ipocrisia, il sistema di sterminio e di affamare la popolazione. Con ogni probabilit critica anche la politica della armi non convenzionali inaugurata da Henry Truman, schierandosi contro gli Stati Uniti. Chaplin finisce nel mirino del senatore McCarthy e della censura: allAmerica non interessa la storia personale di Chaplin, la sua infanzia, i suoi dolori, il suo lato umano ferito e disilluso. AllAmerica interessa solo lAmerica. Il film viene censurato, come ricorda anche lo stesso Chaplin nella sua autobiografia. I censori mi spedirono una lettera piuttosto lunga per spiegarmi le ragioni che li avevano indotti a proibire il film nella sua totalit, scrive. Ecco un brano della lettera cui fa riferimento Chaplin: [] Sorvoliamo quegli elementi che ci sembrano anti-sociali nella concezione e nel significato. Sono le parti della storia in cui Verdoux accusa il sistema e

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Emiliano Biaggio Due saggi su Chaplin impugna la struttura sociale esistente al giorni doggi. Piuttosto, vorremo richiamare la sua attenzione su ci che presenta un aspetto ancor pi critico, ed propriamente materia di giudizio per il codice penale[] Laspetto pi critico il reato di filo comunismo, quello per cui Chaplin viene accusato da McCharty e indagato dagli uomini di Edgar Hoover (gli agenti dellFbi). Ma a Chaplin non vengono contestate solo le sue simpatie politiche e le sue opinioni, vengono anche contestati i suoi valori morali, poco consoni alla societ statunitense dellepoca. Nel 1947, Chaplin vanta quattro matrimoni: il primo con Mildred Harris, nel 1918, che aveva fatto scandalo poich ella era appena sedicenne; il secondo con Lita Grey, nel 1924, anchella sedicenne e per di pi incinta, con una differenza det tra i due di 19 anni e con un matrimonio segreto celebrato in Messico per via della gravidanza di lei; il terzo con Paulette Goddard, nel 1936. Chaplin aveva fatto sapere che le nozze erano avvenute segretamente in Cina, e la loro relazione era rimasta sempre al centro di pettegolezzi. Il quarto matrimonio, infine, era quello che aveva destato pi scalpore di tutti: nel 1943 aveva preso per moglie Oona ONeill, figlia del drammaturgo e premio Nobel per la letteratura Eugene ONeill. Allepoca delle nozze, lei aveva 16 anni, lui 54. Agli occhi dellopinione pubblica, praticamente un nonno che sposava sua nipote. Chaplin inizia a essere visto come un depratavato, una persona da non seguire per via dei suoi messaggi ed esempi fuorvianti e devianti che aveva offerto e stava offrendo. Inoltre, nonostante fosse arrivato negli Stati Uniti nel 1911 e grazie agli Stati Uniti fosse diventato quello che era diventato, Chaplin aveva mantenuto la sua cittadinanza britannica, e non aveva mai chiesto di diventare cittadino degli Stati Uniti. Agli occhi di tutti divenne addirittura un ingrato, un irriconoscente. LAmerica che aveva saputo accoglierlo e farne un divo, gli aveva voltato le spalle mostrando quanto potesse essere inospitale per lo straniero. Chaplin lo percepisce, e non un caso se il suo ultimo film statunitense Luci della ribalta, il film delladdio dallamaro sapore autobiografico. La storia quella di Calvero, una volta affermato cabarettista ma ormai artista che ha fatto il suo tempo, che vive solo di ricordi e tristezza ma che ritrova la voglia di vivere e di lottare dopo aver conosciuto Terry, giovane ballerina che ha salvato dal suicidio e della quale si innamora. Insieme sfidano tutte le avversit di un mondo dello spettacolo pronto 20

Emiliano Biaggio Due saggi su Chaplin ad accogliere una giovane Terry ma poco incline a dare fiducia ad un Calvero ormai vecchio e dedito allalcool. Proprio quando Calvero perde nuovamente la fiducia in s stesso, egli ottiene una parte in uno spettacolo nello stesso teatro che ha ingaggiato Terry. Ma nel momento in cui Calvero d il meglio di s per ritornare alla ribalta, dopo un numero che strappa applausi a scena aperta e riconsegna il vecchio cabarettista alla celebrit, questi accusa un malore e si spegne sul palcoscenico, alle spalle dellamata che ignara dellaccaduto esegue il proprio balletto. Uno dei film pi amari di Chaplin, ma forse al tempo stesso uno dei pi intensi. Insieme a Il Circo, Luci della ribalta il film dove si ride di meno, perch come Il circo, anche Luci della ribalta assorbe gli stati danimo e gli umori meno gioiosi che contraddistinguono la vita di Chaplin al di fuori del suo mondo fatto di immagini in movimento. Lumanit di Chaplin facilmente visibile in Luci della ribalta. Le vicende di Calvero hanno molto in comune con quelle di Charlie Chaplin: da una parte un clown che ormai non riesce a far pi ridere, dallaltra un artista orfano del suo vagabondo ma pur sempre geniale; da una parte un artista innamorato di un ballerina pi giovane di lui, dallaltra un uomo di 63 anni sposato ad una Oona ONeill ora venticinquenne (siamo nel 1952); da una parte un Calvero che muore malinconicamente sul palcoscenico, dallaltra un Chaplin che a causa dei problemi col Maccartismo si vede espulso dagli Usa con la conseguente preclusione alla vita di Hollywood. Appena finite le riprese del film, infatti, Chaplin si imbarca con la famiglia per un viaggio in Gran Bretagna e alle autorit statunitensi si presenta loccasione che tanto avevano cercato per sbarazzarsi una volta per tutte di un Chaplin ormai scomodo e poco gradito: non essendo cittadino americano, una volta partito per il suo viaggio e lasciato il territorio americano, Chaplin si vede negato il visto dalle autorit federali. Il 19 settembre 1952 il procuratore generale federale degli Stati uniti, James McGranery, annuncia che in caso di rientro negli Stati Uniti Chaplin verr trattenuto dallufficio immigrazione. Chaplin non pu pi mettere piede nel Paese. Come se non bastasse, la censura cancella la proiezione del film, che torner nelle sale solo ventanni dopo, nel 1972. Alla fine Chaplin paga a caro prezzo quello che lui stesso anni pi tardi, nel suo esilio svizzero, riconoscer come il pi grande peccato che abbia mai avuto, quello di essere un anticonformista. Chaplin trova la conferma di quello che ha sempre mostrato con i suoi film, vale a dire che il mondo che lo circonda non ha umanit, e che sa essere tremendamente ingiusto. E ipocrita, come denunciato con Verdoux. La Gran Bretagna avrebbe voluto insignire Chaplin di titoli onorifici o riconoscimenti per i suoi meriti artistici, ma la guerra fredda e le accuse di filo-comunismo non lo permisero per via dei non pochi imbarazzi che un simile gesto 21

Emiliano Biaggio Due saggi su Chaplin avrebbe suscitato in quel momento. Era stato proposto di nominarlo Cavaliere di Sua Maest nel 1956, ma il Foreign Office disse di no. Diventer Cavaliere Comandante dell'Ordine dell'Impero Britannico per meriti artistici solo ventanni pi tardi, nel 1975, due anni prima della sua morte. Alla fine, il mondo sa riconoscere a Chaplin gli onori che merita: prima di essere nominato Cavaliere, Chaplin viene invitato negli Stati Uniti per ritirare il secondo premio Oscar alla carriera che Hollywood gli riconosce, nel 1972, e che per loccasione tributa allattore/regista la pi lunga ovazione che si ricordi nelle cerimonie di assegnazione dellOscar. Lanno successivo si vede assegnare una terza statuetta: quella per Luci della ribalta, premiato la migliore colonna sonora. Un precedente per la storia di Hollywood e dellAcademy award, poich si tratt del primo caso di Oscar retroattivo. Avvenimenti unici per un personaggio unico, che non ha mai smesso di farsi ricordare. Dopo la sua morte, il comune elvetico di Corsier-sur-Vevey dove Chaplin visse dal 1957 al 1977 - decide di dedicargli una statua sul lungolago di Vevey, cos come la sua citt natale - Londra - gli dedica una scultura bronzea a Leicester square. Persino gli irlandesi, "rivali" della protestante Gran Bretagna, innalzano una statua - sempre in bronzo - raffigurante Chaplin: ancora oggi si pu ammirare a Waterville, nella contea del Kerry. Nel 1988, gli Alan Parsons Project ironia della sorte, gruppo britannico fondato nello stesso anno in cui Sua Maest insignisce Chaplin del titolo di sir (1975) - dedicano a Chaplin un brano inedito che inseriscono nel volume II della raccolta The best of the Alan Parsons Project: la canzone si chiama Limelight (titolo inglese di Luci della ribalta), dedicata insieme al video che la accompagna al film forse pi commovente di Chaplin, ma soprattutto, alla sua incredibile parabola. La parabola di un uomo che, come tutti gli uomini, vive, soffre, ama, spera, ride e piange. Un aspetto che con il solo ausilio dei film non possibile cogliere fino in fondo. Non che leggere i libri che parlano della sua vita aiutino a svelare chi veramente Charles Chaplin, ci mancherebbe. Del resto, come fa notare il saggista Thomas Burke nel 1933 nel suo libro City of encounters, Chaplin un uomo dallaria querula, egocentrico, malinconico, e vagamente scontento della vita. Ecco il tipo duomo che Charlie. O almeno dovrebbe, perch non facile capirlo. E impossibile cogliere nettamente la sua personalit. Pu abbagliare chiunque: lintellettuale, il semplice, lastuto, e perfino quelli che lo vedono ogni giorno. A nessuno stadio dintimit con lui ci si pu sentire tanto sicuri da designare un profilo preciso e dire questo Charlie Chaplin. Si pu solo dire questo era Charlie Chaplin, no?. In fin dei conti Chaplin prima di tutto un uomo, e come tale imprevedibile e mutevole, nel bene e nel male. Ha le mille facce che pu avere un essere umano, con tutto quello che un uomo pu

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Emiliano Biaggio Due saggi su Chaplin essere. E Chaplin, labbiamo detto, stato tante cose. Insomma, per dirlo alla Burke, quasi impossibile incasellarlo in una categoria. Dubito che egli stesso possa dare di s una definizione: raramente il genio lo pu.

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Fonti bibliografiche:

Charles Chaplin, La mia autobiografia, Mondadori, Milano, 1964; David Robinson, Chaplin, la vita e larte, Marsilio editore, Venezia, 1987; Charlie Chaplin, Opinioni di un vagabondo. Mezzo secolo di interviste, a cura di Kevin Hayes, minimum fax, 2007; Sydney Chaplin, intervista allExhibitors Trade Review del 28 aprile 1917; Thomas Burke, City of encounters, Hardback London, Constable & Co Ltd., 1932; Charles Chaplin, Il grande dittatore, United Artist, 1940; Charles Chaplin, Monsieur Verdoux, United Artist, 1947; Richard Attenborough, Charlot, TriStar Picture, 1992; The Daily mirror del 20 settembre 1952.

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Chaplin, genio bambino tra prodigio e solitudine

Regista, attore, compositore. Artista e genio, certo. Ma Charles Chaplin, che tipo di persone era? Domanda che pu sembrare forse fuori luogo, ma non del tutto priva di senso. Su Chaplin stato detto e scritto tanto: si parlato dei suoi film e della sua eredit artistica e cinematografica, e quel poco che di lui si sa perch egli stesso ha provveduto a farcelo sapere. Con La mia autobiografia, certo, e anche con quel film Charlot (Chaplin, 1992) che su di essa stato costruito. Ma qual il ricordo che gli altri hanno di lui? Non che con questo si voglia mettere in discussione quanto lo stesso Chaplin ha raccontato su di s, ma una versione diversa da quella da lui resa pu contribuire a far capire meglio che tipo di persone fosse Chaplin fuori dal set. Chi fosse, in sostanza, luomo dietro la macchina da presa e lindividuo privato, fuori dal suo habitat pi naturale quello del cinema e allinterno di ambienti domestici. Questo perch non sempre gli altri sono in privato ci che sono in pubblico e viceversa, e a volte nel privato scontano ci che sono in pubblico. In tal senso un esempio pratico di ci lo abbiamo da Jane Chaplin, sesta degli otto figli che Chaplin ebbe con Oona ONeill. Nel suo libro 17 minuti con mio padre (Giulio Perrone Editore, Roma, 2009), Jane offre un resoconto di Chaplin ben diverso da come uno se lo potrebbe immaginare. O meglio, di come uno pu immaginarlo dopo aver conosciuto Chaplin attraverso i suoi film. Infatti se Chaplin, per il lavoro che ha scelto di fare, sempre stata una persona a contatto con una moltitudine continua e diversa di persone, a casa propria Chaplin solitario e schivo. La mia vita con lui non stata che silenzio, scrive Jane. La figlia di Chaplin non fa che ripetere continuamente come il padre non doveva essere disturbato, come tra lei e gli altri fratelli e il padre fosse del tutto impossibile avere dei momenti per poterlo vedere e per poterci trascorrere del tempo. Il lavoro, anche dopo lesilio in Svizzera, assorbiva Chaplin in ogni suo istante: la sua vita stata il cinema, questo indubbio. Realizzare film, per Chaplin sempre stato tuttoi. Perch, come ebbe modo di spiegare egli stesso, girare film mi d unenorme emozione. Pi come regista e produttore che come attore. E un sentimento naturale, la soddisfazione di creare qualcosa, plasmare qualcosa che prende forma e vive. Ma mai possibile che, nonostante tanti matrimoni e ancor pi paternit, non

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Emiliano Biaggio Due saggi su Chaplin abbia saputo fare della sua numerosa famiglia la sua seconda vita? A sentire Jane, pare proprio di no. A lei e ai suoi fratelli, veniva continuamente ripetuto: Non disturbate vostro padre, sta lavorando, Non disturbate vostro padre, stanco. Anche se, riconosce Jane con un velo di critica, in questo un ruolo importante l'aveva la madre, Oona, che proteggeva la vera e unica star di casa. Unica e vera star, ebbene s. In unintervista rilasciata al Venerd di Repubblica del 4 dicembre 2009, Jane afferma che mia madre lo proteggeva perch lui potesse fare tutto quello che voleva. Certo, era anziano, ma era anche un uomo che esigeva di stare al centro dell'attenzione. Voleva essere il bambino numero uno. Affermazione singolare, che conferma, a distanza di oltre mezzo secolo, quanto ebbe a dire di Chaplin Mary Pickford, co-fondatrice della United Artists insieme allo stesso Chaplin, D.W. Griffith e Douglas Fairbanks, del quale diventer moglie. Nel 1953 Pickford descrive Chaplin con queste parole: Quel testardo, malfidato, egocentrico, esasperante e adorabile genio di un bambino difficile, Charlie Chaplin. Dunque questo era Chaplin? S, proprio questo. Che fosse testardo ed esasperante lo si era capito gi da molto tempo, da quando cio lo stesso artista confid che mi accaduto spesso di girare ventimila metri di pellicola per dare al pubblico un film lungo appena la trentesima parte. E bisogna tener presente che, per esaminare sullo schermo ventimila metri di pellicola, ci vogliono circa venti ore. Ma Chaplin perseguiva tutto quello che gli suggeriva la testa, nella vita privata come sul set. Non un caso se ebbe quattro matrimoni, e non un caso se studiasse con meticolosa e puntigliosa attenzione ogni suo film e lo rivedesse poi con maniacale controllo: Chaplin, tutto ci che voleva, lo otteneva. Era sempre stato cos. Come fa notare Thomas Burke in In City of encounters, Chaplin fa solo quello che gli va di fare. Se un impegno qualsiasi contrasta con il suo umore del momento non lo rispetta, e se gliene chiederete la ragione vi risponder semplicemente e tranquillamente che non ne aveva voglia. Dunque Chaplin tutto quello che aveva voluto, egli laveva sempre fatto e ottenuto: era lui e solo lui quello che decideva. Alla fine, questo suo modo di fare sul set non lo aveva reso immune dal suo uguale comportarsi a casa. Del resto, quando si prende un'abitudine difficile perderla, e per Chaplin, che era sempre stato il genio, la prima donna, sarebbe stato assai arduo ritrovarsi improvvisamente privo del proprio ruolo. Come ebbe modo di dire David Raksin, compositore e assistente di Chaplin alla colonna sonora di Tempi moderni, come molti autocrati che si sono fatti da soli, Chaplin pretendeva obbedienza assoluta dai suoi collaboratori; anni di incondizionata deferenza in tal senso lo hanno persuaso che lunica cosa che importava era lui stesso.

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Emiliano Biaggio Due saggi su Chaplin Insomma, per Chaplin contava la propria persona e veniva prima di tutto la propria persona. Con questo non si vuole dire che lui non amasse la propria famiglia e non provasse affetto per i propri figlio, anzi. Soltanto, Chaplin era Chaplin. Del resto, come ha sottolineato Maria Camilla Brunetti, traduttrice di 17 minuti con mio padre, il lato privato di Charlie Chaplin non mai cos facile e tenero. L'immagine che Jane d di Chaplin quella di un padre lontano, protetto dalla madre, inarrivabile per i figli e molto temuto. Proprio come sul set, anche al di fuori Chaplin era persona temuta, che incuteva timore, esattamente come detto da Raksin. Era un padre a cui chiedere sempre permesso, direbbe Jane Chaplin. Chaplin era quello che decideva, del resto. Ed era anche quello che tutto ci che voleva, otteneva. Per questo, quando non riusciva in ci che si era prefissato, arrivava anche a compiere atti che difficilmente da lui ci si aspetterebbe. Lui mi picchiava, scrive nel suo libro Jane Chaplin, sottolineando come il padre non si tirasse affatto indietro quando si trattava di riprendere i figli. Come scrive, non bisognava deluderlo, anche quando era lui - con le sue durezze, le sue ostinazioni, le sue pretese di formalit - a deludere e a ferire. Pretese di formalit, delusioni date, ferite: dalla figlia di Chaplin parole dure e severe che si vanno ad aggiungere a quelle gi dispensate da Mary Pickford e David Raksin, che hanno dipinto Chaplin come egocentrico, egoista e persona piena di s. Il padre di Charlot, lo era sempre stato, e non ebbe difficolt a dimostrarlo neppure con un grande del cinema, suo collega, quale Orson Welles, in un episodio che serve a mettere in luce il modo di fare e di essere di Chaplin. Siamo negli anni Quaranta, e la storia racconta che fu Orson Welles a dare a Chaplin lo spunto per quello che poi, di l a poco, sarebbe diventato Monsieur Verdoux. Uno stesso episodio ricordato per in due modi diversi. Ecco il ricordo di Chaplin, cos come lo riporta nella Autobiografia:

Orson Welles venne a trovarmi con una proposta. Pensava di realizzare una serie
di documentari, storie di vita vissuta, uno dei quali avrebbe dovuto essere sul celebre assassino francese Landru: secondo lui, sarebbe stato un eccellente ruolo drammatico per me. La proposta suscit il mio interesse, perch avrebbe rappresentato un cambiamento rispetto ai film comici e ai miei sistemi di lavoro: per una volta non avrei dovuto scrivere il soggetto, recitare e dirigermi come facevo da anni. Gli chiesi di vedere il soggetto. Oh, non lho ancora scritto, disse lui. Ma baster prendere i verbali del processo Landru: tutto l. E poi aggiunge:

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Pensavo che forse lei ci tenesse a collaborare alla sceneggiatura. Rimasi deluso. Se devo collaborare alla sceneggiatura la cosa non minteressa. E non ne parlammo pi. Ma un paio di giorni dopo mi venne unidea: quel Landru sarebbe stato il protagonista ideale di un film comico. Allora telefonai a Welles e gli dissi: senta, la sua proposta di fare un documentario su Landru mi ha dato lo spunto per un film comico. Non ha nulla a che fare con Landru, ma per sgomberare il campo da eventuali compensazioni, sono disposto a versarle 5.000 dollari. Welles comincio a tergiversare []. Wells accett, ma a una condizione: che gli fosse riservata la facolt di far inserire nei titoli di testa la didascalia da unidea di Orson Welles. [] Se avessi saputo quante arie avrebbe finito per darsi, mi sarei ben guardato dallaccettare.

Dal ricordo di Chaplin emerge dunque una figura la propria che non accetta di essere in secondo piano, che sarebbe disposto anche a lasciare il suo ruolo di factotum per fare unicamente il personaggio principale, ma per nulla incline a essere collaboratore o aiutante. Allo stesso tempo, proprio perch non voleva finire in secondo piano, non vuole che ci che fa possa essere sottratto al proprio genio: per questo mal digerisce quella didascalia che Orson Wells ottiene di poter inserire sulla pellicola (a cui Chaplin inizia a lavorare nel 1946 per finirlo lanno successivo). Ma questo non il solo caso in cui Chaplin mal digerisce il fatto che gli vengano negati dei meriti: gi nel 1914, solo per citare un altro esempio, aveva avuto da ridire con Henry Lehrman, regista di Making a living, cortometraggio nel quale secondo Chaplin erano state tagliate molte delle gag da lui ideate. C poco da fare: Chaplin e resta il personaggio di primordine: non vuole essere la spalla e allo stesso tempo non vuole averne, perch tutti possano apprezzarne genialit e genio. Del resto, opinione e convinzione diffusa che in Luci della ribalta (Limelight, 1952), Chaplin abbia tagliato delle scene del suo numero con Buster Keaton per evitare che il rivale potesse ricevere maggior apprezzamento, pi applausi e una migliore critica. Tagli, per dirla in altro modo, che sarebbero serviti per non venire offuscato dalla performance di Keaton. Ma vediamo come invece, nel libro-intervista Io, Orson Welles, Welles ricorda di quella proposta fatta a Chaplin e di quel loro incontro:

Avevo pensato a Chaplin come Landru: lavevo gi conosciuto a quel tempo [] e cos andai parlargliene. Fantastico, disse lui. Io uscii, scrissi 28

Emiliano Biaggio Due saggi su Chaplin un copione e glielo mostrai. Fantastico, disse lui. Lo reciter per te. Ma poi, allultimo momento, fa: No. Non posso. Non mi sono mai fatto dirigere da un altro. Fammelo comprare. Io glielho venduto, e lui ne ha fatto Monsieur Verdoux. Il mio titolo era The ladykiller. Sarebbe stato il suo primo film non ha omino. [] Chaplin dice che [la sceneggiatura] non lho scritta , ma io ne ho ancora una copia. []. Non solo: nei ricordi di Welles, la scritta nei titoli da unidea di Orson Wells comparve solo dopo che il film era stato fatto a pezzi dalla critica, quasi a voler scaricare su di lui ogni responsabilit. Insomma, da quello che scrive Welles, Chaplin non appare neanche disposto come invece egli ha affermato di essere a rinunciare a quel ruolo di factotum che sempre aveva avuto. Ecco allora, quelli che potremmo definire i capricci proprio di un bambino difficile quale Chaplin era, almeno secondo Mary Pickford. E non solo secondo lei: a essere onesti, per quanto molto bene e assai sinteticamente ella seppe descrivere Chaplin, ancor prima di lei nel 1931 ventidue anni prima a usare il termine bambino fu Thomas Burke, anche se, come vedremo, fu lo stesso Chaplin a definirsi tale. In City of encounters, Burke scrive: Chaplin sostanzialmente e intensamente un bambino dei nostri giorni, e la sua mente non si misura con nulla che sia avvenuto prima della sua infanzia. Mi sento sempre- mi ha confidato una volta come un bambino in mezzo a degli adulti. Ecco allora delinearsi anche per sua stessa ammissione quello che Chaplin era realmente e ci che avrebbe, per questo, influito per sempre nella sua vita: una persona alla costante ricerche di attenzioni e di affetti. Non solo: da queste parole, emerge come Chaplin fosse sempre stata una persone mai a suo agio in societ, e come per un motivo o per laltro avesse sempre finito con il sentirsi solo. Lui, bambino in un mondo di adulti e per questo soggetti diversi in mondi diversi che non avrebbero mai finito con l'avere relazioni. Ma ci per esclusiva impossibilit di Chaplin, almeno a sentire Burke. E realmente e sinceramente modesto, ma perfettamente consapevole che non c nessuno come Charlie Chaplin. [] Chiede troppo alla vita e alla gente, e poich quello che chiede non sempre trova una risposta soddisfacente, ne rimane sbigottito e irritato. In fin dei conti ci lha ribadito anche la figlia Jane, nel nuovo secolo: non bisognava deluderlo. Verrebbe dire, quasi a voler liquidare lintera faccenda in maniera repentina, che tutto finisce con lessere colpa di Chaplin: troppo genio in un mondo di persone non sufficientemente allaltezza della sua persona e della sua personalit, o forse solo in un mondo troppo normale 29

Emiliano Biaggio Due saggi su Chaplin per lui sopra le righe che, per sua stessa ammissione, aveva fatto della propria esistenza un continuo vivere nello straordinario e nelleccezionale. Pu essere un lettura, sintetica, certo, ma pur certo non priva di fondamenti. Del resto i geni sono singolarit in un oceano di moltitudini: probabilmente Chaplin fin col pagare il suo essere diventato Charlie Chaplin. Ma c un altro aspetto da tenere a mente e in considerazione, e cio il fatto che la sua mente non si misura con nulla che sia avvenuto prima della sua infanzia. Un elemento di non poco conto, per una persona che di fatto ha avuto uninfanzia difficile, travagliata, privata degli affetti famigliari. E come se, per certi aspetti, Chaplin avesse passato tutta la sua vita giocando e divertendosi, prendendosi cos una rivincita personale nei confronti di quello che gli era stato negato, e riprendendosi quella fanciullezze affetti compresi che di fatto non aveva mai vissuto. Anche Sigmund Freud lesse questaspetto di Chaplin, giungendo a questa sua conclusione vedendo Il monello (The kid, 1921).

E certamente un grande artista. Ed fuori di dubbio che ritrae sempre e solo la stessa figura: il ragazzo debole, povero, disgraziato e maldestro a cui, alla fine, va sempre bene. Pensate forse che per interpretare questo ruolo si sia dimenticato del suo io? Al contrario, non fa che recitare s stesso comera nella sua prima, sfortunata giovinezza. Sono impressioni cui non pu sfuggire e, cos facendo, ancora oggi ottiene un risarcimento per le frustrazioni e le umiliazioni patite in quel periodo della sua vita. Chaplin racconta di s stesso, ma questo appare ben chiaro per chi conosce la sua storia. Ma se vero che Chaplin parla di s in ogni cosa che fa, anche vero che per la critica Chaplin, grazie al suo genio, ha creato una maschera che vagher per leternit: un vagabondo burbero dal cuore doro. Era burbero e dal cuore doro anche quando non si trovava negli studios o dietro la macchina da presa? O forse, la domanda pi corretta : chi Chaplin quando non lartista, lattore, il regista, il comico, quando non insomma luomo di cinema? La risposta semplice, e l'abbiamo gi data: Chaplin. Se vero che egli consapevole che non c nessuno come Charlie Chaplin, lo ancor di pi tra le mura domestiche. Infatti, se realizzando film pu prendersi le sue rivincite e si pu misurare con i suoi colleghi e le nuove tecniche di un cinema in continua evoluzione, fuori da questo contesto e quindi confinato a quello domestico non trova stimoli. Nessuno che possa ammesso ci sia qualcuno che possa - tenergli testa, niente 30

Emiliano Biaggio Due saggi su Chaplin che possa suggerirgli alcunch: a quale scene pu assistere dentro casa, tali da ricevere ispirazione per scketch, gag o personaggi? Come potrebbe la vita privata arricchirlo quanto ci che ha visto a Londra? Non potrebbe. Per dirla alla Thomas Burke, la sua vita privata non affatto laffascinante e allegra avventura che molti si immaginano. Ma questo Burke lo scrive nel 1931. Figuriamoci come doveva essere la vita privata di Chaplin dai primi anni Cinquanta in poi, quando lesilio lo port a isolarsi in una villa a Vevey, in Svizzera. Maria Camilla Brunetti lo ha ribadito: Il lato privato di Charlie Chaplin non mai cos facile e tenero. Eppure, nonostante tutto, Jane [Chaplin] descrive il padre con molta generosit, un padre di straordinaria dolcezza e con cura nei confronti dei figli. Perch Chaplin era cos, e non era persona facile. Per due ore pu essere la persona pi dolce che abbiate mai incontrato, poi, senza ragione apparente, diventa la pi aspra e petulante, scrive Burke. Il suo interesse, come quello dei bambini, si conquista molto facilmente, ma altrettanto facilmente lo si perde. Ecco che ancora una volta ricorre la parola bambino. Chaplin aveva voluto essere padre forse anche per via dellassenza di una figura paterna nella sua vita, ma ci a cui non aveva mai smesso di pensare e a cui non aveva mai rinunciato era essere quel fanciullo che non ebbe modo di essere quando avrebbe dovuto. E a casa entr automaticamente in competizione con i figli. Che non lodiavano, anzi addirittura lo rispettavano perch impararono a conoscere chi era in realt loro padre: magari un bambino con voglia di attenzioni, ma pur sempre Charlie Chaplin. Per questo inarrivabile. Prima di Jane Chaplin, un altro dei figli del grande artista, Micheal (il secondogenito di Charlie e Oona), scrive un proprio libro: I couldn't smoke the grass on my father's lawn (Leslie Frewin, London, 1966). Tra queste pagine si legge:

Essere il figlio di un grande uomo pu presentare degli svantaggi; come vivere nellombra di un grande monumento. Uno spende una vita intera girandogli intorno sia per rimanere nella sua ombra sia per evitarla. Chaplin aveva lasciato a s stesso e a tutto il mondo la propria eredit importante quanto ingombrante e questo anche in ambito familiare. Per questo cerano suoi figli che non avevano mai parlato col padre. Un padre ammirato ma al tempo stesso temuto. Perch non doveva essere facile parlare a una leggenda vivente con tanta semplicit. E questo Jane Chaplin lo mette nero su bianco in modo inequivocabile: 31

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Vorrei allungare il braccio e sfiorargli la mano, dirgli quanto sia fiera di avere un padre come lui... Ma sono sicura che le parole uscirebbero di traverso e ho paura di parlare. Ho paura di quello che le sue braccia intorno a me potrebbero risvegliare. Lamore, quando non si ha labitudine di riceverne o provarne, pu far sentire veramente fragili. Ma il mito Chaplin, a casa, meno rimarcato. Pi ovattato, per certi versi. Forse per non dare ai bambini unimpressione del padre come una sorta di mostro sacro ed evitare di metterli in ulteriore soggezione, o forse per non dover spiegare per quale motivo si trovassero in Svizzera e non ad Hollywood. Sta di fatto che i figli di Chaplin il genio paterno lo conobbero quando erano gi grandi, evidenzia Brunetti. In casa erano rari i momenti in cui si parlava del lavoro del padre. In rare occasioni, per le cene di Natale o nei compleanni, venivano riproiettati i film di Charlie Chaplin, ma erano momenti rari. In tutti gli altri momenti della vita famigliare, Chaplin non doveva essere disturbato, e i figli capivano che era una personalit importante. Ma per loro, o una parte di loro, Chaplin era uno sconosciuto. Perch? Perch da una parte, come evidenziato da Burke, stiamo parlando di un uomo che poco interessato alla gente, e che quindi non trova motivo per condividere tempo con questi individui, e poi dallaltra se vero come stato pi volte detto che sempre stato alla ricerca di attenzioni perch mai avrebbe dovuto darne? Come ebbe modo di raccontare in unintervista al The National enquirer Eugene Chaplin, il quinto degli otto figli nati dal matrimonio tra Charlie e Oona, Chaplin quando gli altri ridevano lui se ne stava seduto tutto impettito con unespressione felice, e un sorriso capriccioso. Chaplin, insomma, non aveva mai smesso di guardare il mondo dal piedistallo sul quale era finito, o forse aveva solamente continuato a vivere distaccato dal resto della societ per quella sua condizione che per dirla in termini burkeiani lo rendeva bambino in un mondo di adulti. Quegli stessi adulti che avevano contribuito a costruire quella societ in grado di generare miseria, povert, cupidigia, e sfruttamento. E sistemi tali da impedire a bambini di vivere come bambini dovrebbero. Era difficile da capire e da prendere Chaplin: testardo, maniacale, fugace, altezzoso e pienamente consapevole di s. Almeno, stando a quello che ci pervenuto attraverso i ricordi di altri. E chi meglio dei figli e conoscenti stretti potevano tracciare un quadro pi intimo e personale del grande Charlie Chaplin? Certo, loro hanno finito con goderselo meno del pubblico. Alla fine

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Emiliano Biaggio Due saggi su Chaplin solo lo spettatore, forse, pu dire di aver avuto un rapporto privilegiato con un Chaplin che pur essendosi circondato di persone e affetti, non ha mai saputo essere pienamente a suo agio. Anzi, no: in un solo caso ha saputo essere quello che con gli altri non mai riuscito, solo in una unica circostanza ha saputo svestirsi di quella sua malinconica tristezza e di quel suo spirito solitario. Vivendo con Oona ONeill. Prima, e soprattutto dopo. Nel suo esilio svizzero, ci dice Eugene Chaplin, Charlie sedeva per ore accanto a Oona, tenendole le mani e senza dire quasi mai niente. Ma lei capace di condividere la sua strana solitudine.

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Fonti bibliografiche

Thomas Burke, City of encounters, Hardback London, Constable & Co Ltd., 1932; Charles Chaplin, La mia autobiografia, Mondadori, Milano, 1964; Jane Chaplin, 17 minuti con mio padre, Giulio Perrone editore, Roma, 2009; Jane Chaplin, intervista al Venerd di Repubblica del 4 dicembre 2009; Michael Chaplin, I couldn't smoke the grass on my father's lawn, Leslie Frewin, London, 1966; Paul Duncan David Robinson, Chaplin, Taschen, Colonia, 2006; David Robinson, Chaplin, la vita e larte, Marsilio editore, Venezia, 1987; Orson Welles, Io, Orson Welles, a cura di Peter Bogdanovich, Baldini&Castoldi, 1993; Chassis del 27 dicembre 2009, su Radio Popolare.

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Indice

Cronologia chapliniana.................................................................................................3 Un uomo di nome Charles Chaplin...............................................................................9 Chaplin, genio bambino tra prodigio e solitudine.......................................................25

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