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Frammenti di vite spezzate

carmillaonline.com/2016/06/07/frammenti-vite-spezzate/

di Fiorenzo Angoscini
Quaderni della Piazza, Giuseppe Magurno e Marina Renzi (a cura di),
LUIGI. Una storia semplice (con Ezia Valseriati, 2013, pp.94, euro 10,00);
GIULIETTA. La tte bien faite (2014, pp.154, euro 10,00); LIVIA. La
ricerca dellumano (2014, pp.144, euro 10,00); ALBERTO. Una questione
scientifica (2015, pp.156, euro 10,00); CLEMENTINA. Una concreta utopia
(2016, pp.186, euro 10,00); EUPLO, BARTOLOMEO, VITTORIO. Percorsi
del lavoro (2016, pp.152, euro 10,00), Federazione Lavoratori della
Conoscenza-CGIL Brescia
In occasione del 42 anniversario della strage di Piazza della Loggia (28
maggio 1974) si conclusa la fatica editoriale intrapresa quattro anni fa
dalla Federazione Lavoratori della Conoscenza, quella che era la CGIL
Scuola, il sindacato a cui erano iscritti ben cinque degli otto caduti nella
piazza bresciana, assassinati dalla bomba fascista del 28 maggio 1974.
E proprio il titolo della collana, coniato appositamente per tale iniziativa, esplicito, chiaro, inequivocabile: Quaderni
della Piazza. Per sottolineare la centralit, ed importanza, di questo luogo.
Simbolo di democrazia, incontro e confronto, area libera nel senso di spazio dove proporre e verificare tesi,
avanzare proposte, sostenere convinzioni e adottare decisioni conseguenti.
Nel 2000, durante le manifestazioni (ed occupazione permanente della piazza) per lottenimento dei permessi di
soggiorno, uno dei migranti protagonista di quelle lotte, defin Piazza della Loggia il nostro parlamento.
Questa dichiarazione, o slogan semplificato, rende molto bene il significato che gli si voluto attribuire, il ruolo che
ha svolto, limportanza che ha assunto.
Nella Piazza ci si raduna, ci si incontra, si discute e dibatte, si decide: tutti e tutti insieme.
Un grande esempio di democrazia diretta e partecipata.
Molto significativa laffermazione, scritta da Pierpaolo Begni, segretario provinciale FLC CGIL di Brescia, nella
premessa dellultimo quaderno, quello dedicato ai tre caduti, lavoratori manuali e non intellettuali come gli altri
cinque, ma che vale per tutti: Un impegno fatto di attenzione per laltro e soprattutto voglia di affermare il dissenso
rispetto al riemergere del fascismoprecursori del progetto di democrazia radicale che emerse dalle lotte degli anni
70.
Il lavoro dei curatori, certosini tessitori ed indagatori delle esperienze umane, culturali, sindacali, politiche e
professionali degli otto antifascisti trucidati dopo (molto tempo dopo) la Liberazione dal nazifascismo, stato
condotto con discrezione, eleganza, leggerezza (nel senso di non intrusione invasiva) raccontando molte delle
sfaccettature, anche della vita privata, di ognuno di loro. Tracciando dei profili personali molto coinvolgenti.
Andando a briglia sciolta, senza ordine cronologico o dimportanza, si scopre che Bartolomeo Talenti, iscritto alla
Federazione Lavorati Metalmeccanici (esperienza unitaria di Fiom-Fim-Uilm), era comunista, convintamente
comunista. Ma, per motivi che non conosco ( il figlio Ugo che ricorda ndr) non aveva la tessera del PCI e non era
iscritto, di conseguenza, a nessuna sezione. Acquistava e leggeva lUnit [] Seguiva, naturalmente, con
preoccupazione gli attacchi alla democrazia che venivano dallestrema destra e che avevano toccato anche
Brescia. Ed era determinato come tutti gli antifascisti [] Per questo si trovava in Piazza Loggia , oltre che padre
indispensabile, provetto ed abile basculatore-rampatore (specializzazione della lavorazione dei fucili da caccia e

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precisione nellindustria delle armi) e calciatore-ala destra in un ruolo di buon livello professionistico (per i tempi di
allora: anni 40) in due formazioni di serie C: il Mantova (due anni) e il Brescia.
A Brescia, invece, Luigi Pinto foggiano del 49, giunge nel 1972 per prendere servizio, come insegnante di
applicazioni tecniche, presso la scuola media statale di Siviano a Monte Isola1 (Bs) dopo aver girovagato e lavorato
in gran parte della penisola, Sardegna inclusa, come perito tecnico, diploma conseguito al termine dallanno
scolastico 1967-68 presso lIstituto Tecnico Saverio Altamura di Foggia. Mentre frequentava lItis, durante le
vacanze estive, svolgeva lavori precari e saltuari per potersi pagare i libri di testo dellanno successivo.Nel
settembre del 1973, solo otto mesi prima di essere dilaniato (morir il 1 giugno 1974) dalla bomba nera, si era
sposato con Ada Bardini, insegnante.Luigi era un militante dellOrganizzazione Comunista Avanguardia Operaia.
Alla stessa organizzazione apparteneva anche Giulietta Banzi, insegnante del liceo classico Arnaldo da Brescia e
moglie dell avvocato Luigi Bazzoli, assessore democristiano allurbanistica del comune di Brescia. Di famiglia e
classe agiata, decise di affiancare gli ultimi del mondo, gli ultimi di un tempo (per) dividere lavoro, amore, libert . 2.
Concorse, con Luigi Pinto, Livia Bottardi, Clementina e Lucia Calzari, Alberto Trebeschi, Pietro Bontempi, ed altri, a
fondare il Sindacato CGIL Scuola a Brescia.
Il Nuovo Canzoniere Bresciano gli ha dedicato un commovente ricordo musicale (tutto in dialetto) intitolato La
Giulia,3 parole e musica di Tiziano Zubani.
Sempre nellultimo quaderno, quello dedicato ai tre operai, si delinea la
storia, la vita e, purtroppo, la morte, di un altro lavoratore manuale, questa
volta della cazzuola, dei mattoni e della calce, dopo essere stato contadino
e vignaiolo-cantiniere: Vittorio Zambarda.
Vittorio, inizia giovanissimo la sua attivit antifascista, aderisce, subito dopo
il 25 aprile, al Partito Comunista Italiano, nel quale milita fino al giorno della
strage e della morte e per molti anni segretario della sua sezione, quella
della frazione Campoverde di Sal. Iscritto anche alla Federazione
Lavoratori della Costruzioni-CGIL, il 26 maggio 1974, allet di sessantanni,
due giorni prima della strage, termina una vita di lavoro e spera di potersi
godere la meritata pensione.
Marted 28 maggio a Brescia, oltre che per partecipare alla
manifestazione antifascista, anche per perfezionare la pratica di
quiescenza, intesa come cessazione dal servizio del lavoratore.
Non riuscir a chiudere la pratica e non potr usufruire di quella parte di salario differito che mensilmente gli
veniva trattenuto. Lo scoppio lo investe e ferisce gravemente. Muore il 16 giugno.
Di Livia, Clementina ed Alberto occorre parlarne collettivamente proprio per lamicizia che li legava e le attivit che
condividevano. Livia, trentuno anni da poco compiuti, insegnava materie letterarie alla scuola media Bettinzoli
ubicata nel quartiere dove anche lei abita; Clementina, coetanea di Livia, docente di Italiano all Istituto Magistrale
Veronica Gambara ed Alberto (marito di Clementina), di poco pi grande, ha 36 anni quando viene ucciso,
laureato in fisica, insegna questa materia allItis Benedetto Castelli ed iscritto al PCI. Partito a cui aderisce dopo
aver frequentato e praticato l Oratorio della Pace4 ed essere stato iscritto al Partito Radicale (1957). La famiglia
Trebeschi (con tutti i suoi rami genealogici) una delle pi note, anche storicamente, dinastie bresciane. I due rami
principali si differenziano totalmente ed ideologicamente. Uno, a cui appartiene Alberto, e il fratello Arnaldo, pi
liberale-libertario, laltro, quello dell ex sindaco (1975-1985) democristiano Cesare Trebeschi (cugino di Alberto ed
Arnaldo) pi conservatore.5
Insieme e con il marito di Livia, Manlio Milani, la sorella gemella di Clementina, Lucia, suo marito Giorgio Zubani
partecipano e contribuiscono ad organizzare le iniziative, e proiezioni, del Circolo del Cinema di Brescia (costituito
nel 1966); con altri docenti ed insegnanti, come sopra gi detto, fondano il Sindacato CGIL Scuola.

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Inoltre, sono tutti, teste pensanti del Circolo Culturale Arialdo Banfi di Piazza Garibaldi-Porta Milano che, insieme
ed affiancato dal Circolo Culturale Julian Grimau di Piazzale Arnaldo-Porta Venezia, sono tra i pi attivi e vivaci
della citt. Anche i pi spregiudicati, sia in senso politico che di costume. Per il ruolo e funzione che svolgono sono
sempre sotto tiro6. A Livia Bottardi Milani, nel 1975, un anno dopo la strage, viene intitolata la sezione bresciana
dellAssociazione Italiana Educazione Demografica, con cui aveva iniziato a collaborare nel 1972. Il 27 maggio dello
stesso anno anche la biblioteca dellIstituto Tecnico Commerciale Cesare Abba viene intestata alla professoressa
che, nellanno scolastico 1972-1973, aveva insegnato l.
Infine, ma non da ultimo, tuttaltro, incontriamo Euplo Natali, il pi anziano (69 anni) delle otto vittime, marchigiano di
Iesi (An) migrato a Brescia in cerca del duro mestiere. Per vivere.
Sulle rive del fiume Mella giunge diciottenne, dopo aver conseguito il diploma di Perito Industriale; era un tecnico s,
non un operaio tiene a specificare il figlio Elvezio nella sua testimonianza. La precisazione non una presa di
distanza, una discriminante rispetto alla classe operaia, bens la riaffermazione di quella che in molti definiscono
letica comunista del lavoro. I militanti politici dovevano essere i migliori, i pi capaci e precisi. Dovevano essere,
come sosteneva Brecht, gli indispensabili. Sempre a rischio di licenziamento, rappresaglia, trasferimento nei
reparti confino erano i pi professionalmente diligenti. Ma mai complici e, soprattutto, politicamente conflittuali.
Viene assunto alla Tubi Togni, poi Acciaieria Tubificio Bresciana, ma nel 1941 viene licenziato per motivi politici: un
antifascista convinto.
Grazie alle sue competenze professionali viene subito assunto alla Breda (fabbrica darmi) e nel 1943, proprio per le
sue capacit, viene reintegrato allATB.
Dal 43 al 45 non si sottrae al lavoro politico, non risulta ufficialmente essere un gappista ma rappresentante del
PCI nel Comitato di Liberazione Nazionale della Stocchetta (localit periferica di Brescia) dove risiede. Dal 1945 al
1948 segretario della locale sezione comunista.
Terminato il mandato non accetta il rinnovo dellincarico per divergenze con alcuni compagni. Pur essendo un
comunista critico: Rimase, comunque, sempre iscritto al PCI . Ed alla Federazione Lavoratori Metalmeccanici
(secondo la testimonianza del figlio Elvezio).
Purtroppo, recentemente (2013) limmagine personale e politica di Euplo stata infangata dalle farneticazioni di un
fascista che ha tentato di coinvolgere (legittimato, purtroppo, da una indiretta ma irresponsabile accettazione di
confronto che il presidente dellassociazione famigliari delle vittime strage di Piazza della Loggia gli ha concesso,
marzo 2011) il militante antifascista e comunista in una impossibile trama perversa secondo cui, Euplo Natali,
sarebbe autore e vittima delleccidio del 28 maggio 1974. In primis tra le otto vittime di Brescia c un gappista expartigiano, Euplo Natali, sul quale si fatto un insolito silenzio. Tralasciando lo stile letterario: un nostalgico di
cui non viene citato volontariamente n il nome del fascista in questione, tanto meno il titolo del sedicente romanzo
storico di cui autore, per non concedergli la bench minima pubblicit.
Basti ricordare che ad Euplo Natali stata dedicata (ed tuttora intitolata) la Casa del Popolo di viale
Risorgimento, nel quartiere bresciano di Urago Mella. Zona popolare e proletaria nella zona ovest della citt. Al suo
nome anche dedicata una Polisportiva che opera nello stesso rione.
Come sempre i fascisti sono ignoranti, stupidi ed arroganti. Oltre che assassini.
In chiusura non posso esimermi dal ricordare che Euplo Natali (ero giovanissimo: 9-10 anni, ed in maniera solo
visiva: lo guardavo dalla finestra di casa mia nel Quartiere Primo Maggio, entrare ed uscire, insieme al figlio
Rolando, entrambi sempre in bicicletta, dal cancello dellofficina avvolgimento motori elettrici dove collaboravano)
e Livia Bottardi (che ho avuto come insegnante di Italiano, Storia e Geografia per un anno alle scuole medie
inferiori) sono le due vittime della strage che ho avuto modo di conoscere prima delleccidio.

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