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Maria Lorenza Longo

La vicenda di Maria Lorenza Longo non si pu pensare senza fare riferimento ai legami avuti
con Ettore Vernazza, e gli oratori del Divino Amore sparsi in tutta Italia.
Ettore Vernazza (1470-1524) nato a Genova da una famiglia distinta segue le orme del padre e
del fratello nella professione di notaio. Rimasto vedovo intorno al 1509, assume uno stile di vita
austero dedicandosi alla preghiera e alle opere di carit al servizio dei pi bisognosi, in linea con lo
spirito di rinnovamento che nel XVI secolo si stava diffondendo nella Chiesa. Si dedica quindi ad
un rinnovamento evangelico seguendo lesempio di Caterina Fieschi Adorno con la quale abbraccia
il movimento del Divino Amore, sorto ufficialmente il 26 dicembre 1497. Insieme danno vita a
Genova al Ridotto Santa Maria per lassistenza dei malati incurabili, per i quali dar origine ad
una serie di ospedali anche in altre citt tra cui Napoli con la collaborazione di Maria Lorenza
Longo.1
Lo sviluppo del Divino Amore si svolge intorno alla figura centrale di Maria Lorenza Longo di
cui Mattia Bellintani da Sal (1535-1611) 2 scrive una prima biografia nella Historia Capuccina
iniziata nel 1587, una delle fonti pi autorevoli circa le origini dei Cappuccini i quali nascono
quando, nel 1525 Matteo da Bascio, frate minore dellOsservanza, lascia di nascosto il suo convento
di Montefalcone nelle Marche per andare a Roma e ottenere da Clemente VII il permesso di
osservare alla lettera la Regola di san Francesco, di portare un nuovo abito e di predicare. A lui si
uniscono i fratelli Ludovico e Raffaele Tenaglia da Fossombrone e insieme ottengono dal papa la
bolla Religionis Zelus del 3 luglio 1528 con la quale viene loro permesso di condurre vita eremitica
e di osservare la Regola di san Francesco dAssisi quanto lo consente lumana fragilit, di portare
la barba ed un abito con il cappuccio quadrato, di poter predicare al popolo e di poter ricevere
novizi.
Maria Lorenza Longo legata anche al movimento della Compagnia dei Bianchi, pur se non
fattivamente. Infatti, sicuramente non poteva partecipare alle spedizioni insieme agli uomini
C. CARPANETO, Vernazza Ettore, in Dizionario degli istituti di perfezione, IX, Ed. Paoline, Roma 1997,
1933-1935.
2
Alla fine del Cinquecento il cappuccino Mattia Bellintani da Sal scrisse la storia delle origini della riforma
di frate Matteo da Bascio, ossia i cappuccini. Aveva soggiornato a Napoli per lunghi periodi frequentando nel
1569 la chiesa di Santa Maria del Popolo dove ha tenuto un ciclo di predicazioni sullAvvento. Colpito dalle
vicende della vita di Maria Lorenza Longo, ne volle conservare la memoria e scrisse la Vita di Maria
Laurentia, detta la Signora Lunga, una breve biografia che inser nella sua opera lHistoria Capuccina. Cf.
ALDA DE LUZENBERGER, Un tantillo di fede! Lopera di Maria Longo fra impegno laico e vita
consacrata: Campania Sacra 30(1999), 174. Mattia Bellintani da Sal stato, con Bernardino Cioli da
Colpetrazzo, il cronista dei primi cinquantanni della storia dei Cappuccini. Cf. C. CALLONI, Gli stati
della riforma cappuccina 1528-1596: Italia francescana 84(2009), 472.
1

incappucciati, ma ne condivideva lo spirito e loperato e collaborava con loro concretamente


servendo quei fratelli quando partivano e quando tornavano dalla loro missione; ne prendeva i panni
sporchi per lavarli, rammendarli e aggiustarli.3
Le notizie biografiche su di lei sono in parte lacunose, non si hanno molti dati certi e quelli
esistenti spesso sono approssimativi, mentre i pi organici, ossia sistematizzati, sono quelli di p.
Mattia Bellintani, suo primo biografo.
Maria nasce in Catalogna, in una localit imprecisata, intorno al 1463. In quegli anni la Spagna
aveva trovato lunit politica in seguito al matrimonio tra Ferdinando dAragona (1452-1516) con
Isabella di Castiglia (1451-1504) ed era diventata una potenza cristiana mediterranea in grado di
fronteggiare la minaccia dei Turchi. Il cognome Longo non quello di nascita, ma quello del
marito, mentre lei, secondo il Bellintani apparteneva al casato dei Richenza e quindi doveva essere
di origine nobile.
Dopo il matrimonio con Giovanni Longo - Llonc in spagnolo - nel 1506 si trasfer in Italia,
precisamente a Napoli, al seguito di Ferdinando dAragona, dove il marito aveva l'incarico di
reggente della Cancelleria.4
Rimasta paralizzata in seguito allavvelenamento ad opera di una serva che aveva rimproverato
per inadempienza, pens di andare al santuario di Loreto per chiedere alla Vergine la grazia della
guarigione. Questo miracolo raccontato in una relazione di Bernardino Cirillo nel Trattato sopra
l'historia della Santa Chiesa et Casa della gloriosa Madonna Maria Vergine di Loreto stampato a
Venezia nel 1572, ossia a trentanni dalla morte della Longo. 5 Questo avvenimento risalirebbe
intorno al 1510, quando la Longo era ormai vedova e segn l'inizio della sua missione pubblica.
Infatti in seguito alla grazia ricevuta a Loreto, decise di dedicarsi completamente al servizio dei
sofferenti e bisognosi e quale segno di una nuova vita nella cittadina marchigiana vest labito del
TerzOrdine Francescano. Per qualche anno svolse un lavoro umile e silenzioso assistendo i malati
nellOspedale di San Nicola al Molo; questa sua attivit ebbe presto una grande risonanza nella
citt, tanto che altre dame seguirono il suo esempio dando origine ad un gruppo di donne al servizio
dei poveri e dei malati. Lincontro con Ettore Vernazza, notaio genovese, fedele discepolo di
Caterina Fieschi Adorno, che aveva ritrovato nella donna catalana il carisma particolare di
unardente carit unito ad intelligenza e capacit organizzative, la convinse a fondare lOspedale
degli Incurabili a Santa Maria del Popolo, opera per i sofferenti che nasceva da una sofferenza.

G. BOCCADAMO, Maria Longo lospedale degli incurabili e la sua insula: Campania Sacra 30(1999), 61.
TOPPI, Maria Lorenza Longo donna della Napoli del 500, Pompei 1997, 47-48.
5
Testo citato in TOPPI, Maria Lorenza Longo, 51-52.
3
4

Dopo aver dato il via allospedale degli Incurabili, la fondatrice trascorse i suoi ultimi anni nella
quiete del monastero riposando lanima nella preghiera e impegnandosi nella formazione religiosa
delle sue consorelle.
La sua figura era gi nota per le opere di carit, e ora non cessava di attirare a s, al monastero,
anime bisognose di consiglio e di conforto. La visitavano i poveri che lei stessa aveva un giorno
soccorso, ma anche i grandi personaggi che avevano collaborato alle sue opere di beneficenza. Le
sue parole erano spesso ispirate, provenivano da un cuore pieno della tenerezza di Dio.
Ancora di pi si preoccupava di trasmettere un profondo spirito religioso e francescano alla sua
comunit. Il monastero di Santa Maria in Gerusalemme aveva uno stile di austerit e di vita
contemplativa che si diffuse allinterno dellOrdine delle Cappuccine.
Il giorno della morte, avvenuta probabilmente il 21 dicembre 1542, dovette sopportare i
combattimenti con il demonio. Quando Maria de Ayerbe voleva aiutarla infondendole animo,
voltandosi verso di lei e mettendo il dito sulla bocca, le disse in spagnolo:
Caglivos, cio: Tacete!. E ponendosi il dito sopra la bocca le fe segno che tenesse
silenzio, dicendo essa: Io tengo chi mi aiuta. E voltandosi con allegro volto alla destra, ove
era il Crocifisso, mostravalo con la mano alle sorelle, cos accennando che egli era quello che
laiutava. E poco avanti lo spirare, voltatasi alle sorelle, disse loro: Sorelle, a voi pare che io
abbia fatte gran cose di buone opere; ma io in niente di me stessa confido, ma tutta nel
Signore. E mostrando la punta del dito piccolo disse: Tantillo di f mi ha salvata. E questo
disse con gran giocondit e con bellissima faccia. Tenne sempre il Crocefisso in mano. E dopo
poco le dette parole, baciandolo, disse tre volte: Ges! E spir.6

GLI INCURABILI E LE CONVERTITE


Chi si prendeva cura degli infermi erano per lo pi i laici: artigiani, mercanti che dalla bottega
passavano allospedale alternando il lavoro con lassistenza dei pi bisognosi. Questo fenomeno si
diffuse rapidamente in Europa.
Nonostante lespandersi di una realt positiva, rimaneva il problema degli incurabili per i quali
non si trovava accoglienza in nessun ospedale. Esistevano delle associazioni con ospizi per inabili e
paralitici; anche per i lebbrosi sorgevano, fuori citt, dei rifugi, ma questi avevano pi lo scopo di
segregare quei malati considerati infettivi.

M. BELLINTANI DA SAL , Historia Capuccina, in I frati cappuccini. Documenti e testimonianze del primo
secolo, a cura di C. CARGNONI, IV, EFI, Roma-Perugia 1992, 1874.
6

Proprio in questo periodo fece la sua apparizione una nuova e strana malattia che si manifest e
si diffuse con una forte virulenza: la sifilide. 7 La situazione si faceva sempre pi critica ed era
necessario creare un istituzione apposita per far fronte a questo problema.
Nella citt di Napoli, lOspedale degli incurabili, inaugurato il 23 marzo 1522, rappresent
lopera iniziale compiuta da Maria Lorenza Longo ed ella stessa ne assunse la direzione. Il
Bellintani riferisce che resistette alle pressioni di Ettore Vernazza, perch non voleva assumersi una
tale responsabilit; ma un giorno, durante la messa, sent una voce che le disse: Amavi tu il tuo
marito?. Ed ella rispose: Mira! Che viene a dire: S certo che lo amavo. Segu la voce: Ami tu
i tuoi figliuoli?. Ella di nuovo rispose: Mira!. E soggiunse la voce: E me perch non ami tu, il
quale ti ho fatte tante grazie e ti ho allultimo data la sanit?. E sentisse dentro illuminata dallo
Spirito Santo che ci detto erale acci che cari tenesse quei poverelli perch in quelli Cristo.8
Mise quindi tutti i suoi averi a disposizione dellospedale e addirittura and ad abitarvi servendo
i malati con le proprie mani.
Gli incurabili che venivano ospitati erano soprattutto le vittime del cosiddetto male francese,
una infezione che si diffondeva in particolare nei centri di prostituzione. Per questo Maria Lorenza
decise di occuparsi anche delle donne pubbliche: per loro venne fondata una comunit di
convertite di cui si prese cura nel 1538 Maria de Ayerbe duchessa di Termoli.
Ma oltre a curare i corpi, la Longo si preoccupava soprattutto di sanare le anime; per questo fin
dallinizio si prodig per la conversione delle peccatrici degenti nellOspedale.
Molte povere donne decisero di mutar vita e lei cerc di trovar loro una sistemazione onesta,
mentre altre, attirate dal suo esempio, si dedicarono volontariamente allassistenza degli ammalati
nellospedale.
Le convertite furono tra le prime infermiere e serve dellospedale vegliate e custodite con amore
di madre da Maria Lorenza, la quale dopo essersi ritirata nella clausura del monastero, le affid alla
duchessa di Termoli, Maria de Ayerbe, che realizz la fondazione delle convertite.
Il biografo mette in evidenza linfermit di Maria Lorenza facendone la causa non solo delle
origini dellospedale, ma anche della fondazione del monastero.

La sifilide, male incurabile pi che mortale che, a seconda dello stadio della malattia, comportava
pustole, dolori e deformit articolari, si era diffusa in Italia allimprovviso e in forma quasi epidemica fra il
1495 e il 1497, a seguito della discesa di Carlo VIII in Italia. Era detta mal francese per sottolineare che la
principale causa del contagio era stato lesercito francese; era detta anche mal napoletano con riferimento
alla citt in cui le truppe avevano soggiornato per cinque mesi e si ipotizzava vi avessero contratto il male
che poi avrebbero diffuso nel viaggio di ritorno verso la Francia . Cf. BOCCADAMO, Maria Longo, 42.
8
BELLINTANI, Historia Capuccina, IV, I frati cappuccini,1864.
7

A questo proposito troviamo conferma nella bolla Debitum pastoralis officii di Paolo III datata il
19 febbraio 1535 nella quale il papa autorizza la costruzione del monastero di Santa Maria in
Gerusalemme.9

LE CAPPUCCINE A NAPOLI
probabile che gi da tempo Maria Lorenza Longo conoscesse Maria Carafa, 10 colei che avvi
la prima riforma delle religiose nella citt di Napoli, e che da lei prendesse esempio e ispirazione
per fondare un monastero simile per francescane.
Ospitando i Teatini nel 1533, Maria Lorenza Longo si affid alla direzione spirituale di Gaetano
da Thiene al quale comunic lidea che da tempo aveva in mente, nata probabilmente dallincontro
con i Cappuccini arrivati a Napoli nel 1530 e da lei ospitati fino allarrivo dei Teatini. Si sentiva
chiamata da Dio a completare lopera dellOspedale con un monastero di contemplative
francescane, dove potesse rinchiudersi per consacrare a Dio, nella preghiera, il resto della sua vita.
Riun dunque alcune donne nei locali occupati in precedenza dai Teatini fino al 1534 e invi alla
Santa Sede la richiesta dapprovazione per la comunit nascente. In data 19 febbraio 1535 Paolo III
promulg la bolla Debitum pastoralis officii con la quale Maria Lorenza Longo era autorizzata a
costruire, vicino allOspedale degli Incurabili, un monastero di monache del terzo Ordine di san
Francesco sotto la Regola di santa Chiara. Il monastero era posto sotto la protezione della Sede
Apostolica: il documento pontificio divenne operante nel luglio del 1535 e il 21 agosto il cardinale
Andrea Matteo Palmieri comunic a Maria Lorenza che il papa, vivae vocis oraculo,11 le aveva
concesso di prendere labito dalle mani di un sacerdote scelto da lei ed emettere la professione
senza lanno di noviziato.
9

PAOLO III, Debitum pastoralis officii, in I frati cappuccini. Documenti e testimonianze del primo secolo, a
cura di C. CARGNONI, IV, EFI, Roma-Perugia 1992, 1776.
10
Maria Carafa era sorella di Gian Pietro Carafa, cofondatore dei Teatini. Alla vigilia di Natale del 1490,
allet di ventidue anni respinge le nozze con il Conte di Venafro fuggendo di casa ed entrando nel monastero
domenicano di San Sebastiano a Napoli. Qui vive per trentotto anni fino a quando nel 1528, lassedio delle
truppe francesi la costringe a trasferirsi, con le consorelle, in citt nel monastero di Donnaromita. Ma quando
larmata francese si allontana dalle mura di Napoli, suor Maria Carafa non vuole pi tornare a San
Sebastiano perch vuole instaurare una pi stretta osservanza, cosa impossibile nel vecchio monastero per il
numero delle religiose e per gli abusi che vi erano. Riesce ad attuare il suo progetto di riforma delle
domenicane, grazie allaiuto del fratello, con la fondazione del monastero alla Sapienza dove si trasferisce il
25 giugno 1530. Cf.: TOPPI, Maria Lorenza Longo, 135-140.
11
PAOLO III, Vivae vocis oraculo, in I frati cappuccini. Documenti e testimonianze del primo secolo, a cura
di C. CARGNONI, IV, EFI, Roma-Perugia 1992, 1784-1785.

Allora ella affid la direzione dellOspedale a Maria de Ayerbe e in breve tempo vi fu un


aumento di richieste di ammissione al nuovo ordine monacale da parte di ragazze del popolo ma
soprattutto di signorine appartenenti alla nobilt.
Allinizio la comunit fu assistita spiritualmente dai Teatini, e personalmente da Gaetano da
Thiene, ma nel 1538 pass sotto la direzione dei Cappuccini. Un motu proprio di Paolo III,12 datato
10 dicembre dello stesso anno, imponeva loro in virt di santa obbedienza di assumere la
direzione spirituale delle religiose. Cos sotto la guida dei Cappuccini, che lei stessa aveva richiesto,
Maria Lorenza Longo impresse alla comunit uno stile di vita pi aderente allo spirito francescano e
alla regola di santa Chiara. Rigoroso era anche il regime di separazione dal mondo, ripristinato in
tutta la sua austerit, anche per correggere certi abusi da lei osservati in alcuni monasteri di Napoli.
Nella bolla Debitum pastoralis officii del 19 febbraio 1535 il papa parla di un monastero del
TerzOrdine Francescano: Con lautorit e il tenore delle presenti lettere, senza alcun pregiudizio,
lo erigiamo e istituiamo, qualora sia fornito della conveniente clausura, in monastero di monache
del TerzOrdine di san Francesco secondo la Regola di santa Chiara.13
Il Motu proprio del 10 dicembre 1538 fa invece riferimento all'Ordine di santa Chiara: Essendo
fondato da voi a Napoli un monastero di monache sotto linvocazione di Santa Maria in
Gerusalemme, dellOrdine di santa Chiara, ed essendo visitato fino adesso dai frati dellOrdine di
san Francesco chiamati cappuccini.14
La regola era quella di santa Chiara approvata da Innocenzo IV il 9 agosto 1253; le costituzioni
quelle di Coletta de Corbie,15 approvate e promulgate a Ginevra il 28 settembre 1434 dal ministro

12

PAOLO III, Cum monasterium, in I frati cappuccini. Documenti e testimonianze del primo secolo, a cura di
C. CARGNONI, IV, EFI, Roma-Perugia 1992, 1801-1804.
13
PAOLO III, Debitum pastoralis officii, IV, I frati cappuccini, 1777.
14
PAOLO III, Cum monasterium, IV, I frati cappuccini,1799.
15
Colette, nata nel 1381 a Corbie, in Piccardia, nel Nord della Francia, ha ristabilito la forma di vita di santa
Chiara sui suoi due fondamenti essenziali: la povert e la vita fraterna, custodite dalluguaglianza delle
sorelle e dallosservanza della vita comune. Allo stesso tempo, si preoccupata dellavvenire di questa
riforma, redigendo un testo essenziale: le Costituzioni. Scritte perch la regola fosse meglio osservata e
custodita, le sue Costituzioni rafforzano tutte le strutture della vita monastica. La pratica dei voti e della
clausura descritta minuziosamente, il governo dellabbadessa precisato da unabbondanza di
raccomandazioni che privilegiano i rapporti di autorit; i rapporti fraterni, in particolare la cura delle
ammalate, sono regolate da una disciplina vincolante. Tutte queste misure portano il segno di un tempo di
crisi. Non si possono comprendere senza conoscere gli abusi che Colette aveva sotto gli occhi. Per evitare
tali traviamenti, ella ha costituito come un telaio che non lascia breccia alcuna alla debolezza umana.
Queste Costituzioni si riveleranno un notevole strumento di riforma, e le autorit ecclesiastiche le hanno
ampiamente imposte alle clarisse della regola di santa Chiara, anche al di fuori della famiglia colettina, per
esempio alle Cappuccine e sono rimaste in vigore fino al concilio Vaticano II. Colette lunica donna del
Medioevo, a cui riuscita una riforma di tale portata. Cf. M. C. ROUSSEY, La spiritualit di santa Colette,
in Colette di Corbie. Ripartire da Cristo sulle orme di Chiara, Ed. Porziuncola, Assisi 2014, 44-45.

generale dei frati Minori, Guglielmo da Casale e integrate da una serie di consuetudini derivate dai
Cappuccini.
Nel giro di poco tempo la fama di quel monastero si diffuse a tal punto che molte erano le
richieste di ammissione sia da parte di religiose di altri monasteri, sia da donne che vivevano nel
mondo e che cercavano una vita di perfezione e di preghiera; fu quindi necessario chiedere alla
Santa Sede la concessione di ampliare il numero delle monache. Il 30 aprile 1536 il Breve Alias nos
di Paolo III autorizzava Maria Longo a trasferire il monastero in locali pi ampi, permettendole di
aumentare il numero delle monache da dodici a trentatr.

VITA SPIRITUALE
Maria Lorenza Longo diede corpo a modelli di comportamento che influirono sulla pratica
dellassistenza pubblica e sugli stessi orientamenti della vita consacrata.
Negli anni 1527-1529, durante la direzione dellospedale, si manifest la virt della fondatrice,
confermata da segni straordinari. Proprio in questo periodo la citt di Napoli, occupata dalle truppe
francesi, fu colpita dalla carestia e dalla peste; in questo frangente che lospedale non manc di
mezzi di sussistenza. Il pane, che mancava ovunque, si moltiplicava nelle mani della Longo e
veniva distribuito a sufficienza ai ricoverati e a quanti ne venivano a chiedere. Inoltre la peste, che
non risparmiava nessuno, lasci immune lospedale; nonostante le autorit facessero controlli
serrati, ispezionando ogni giorno gli infermi e le persone di servizio, non vi trovarono mai alcun
appestato.
Durante tutto il periodo in cui fu direttrice dellospedale, Maria Lorenza Longo introdusse una
pia pratica di devozione per i defunti; in quella casa del dolore, dove la morte era tanto vicina, ella
aggiunse, dopo lAngelus vespertino, il suono del De Profundis. Fu cos che, tra i gemiti di quelle
corsie, alla sera si cominci a rivolgere il pensiero ai fratelli che ormai riposavano nel Signore.
La sua esperienza cristiana fu presentata come un modello per ogni monaca cappuccina. In
particolare, oltre a coltivare la propria vita interiore, chi aveva l'ufficio di badessa era tenuta a
informare e infervorare le altre, ossia a plasmarle con le parole e lesempio. Come in Chiara d'
Assisi, si pu riconoscere in Maria Lorenza Longo il dono della discrezione spirituale esercitata nei
confronti delle sue monache con equilibrio e senso materno. Era rigorosa con se stessa ma non con
le altre; la carit fraterna verso le sorelle veniva prima di ogni cosa, anche della preghiera. E cos
sapeva riconoscere gli stati danimo delle sorelle, comprese le tentazioni.

Pur svolgendo il delicato compito di responsabilit di dirigere, sapeva, comunque, fare con
umilt un passo indietro, e aveva un atteggiamento di minorit francescana nel farsi una tra le altre,
nel concreto servizio quotidiano. E questo fino alla fine, quando si prepar consapevolmente alla
morte con maturit umana e spirituale.
La vita delle Cappuccine doveva essere centrata sulla preghiera e sulla povert, sullosservanza
del Vangelo e sulla visione del Calvario. Questo testimoniato dalla loro agiografia ricca di anime
dedite alla contemplazione del Crocifisso. Alcune di loro, come Veronica Giuliani (1660-1727),
Maria Maddalena Martinengo (1687-1737), Florida Cevoli (1685-1767), Maria Lanceata Morelli
(1704-1762), ricevettero il fenomeno delle stimmate, oppure ebbero impressi nel cuore e sul capo
strumenti e simboli della Passione del Signore. In altre ci fu il desiderio di condividere la passione
di Ges facendo voto di vittima riparatrice attraverso tribolazioni o malattie. Si svilupparono anche
la devozione al Bambino Ges derivante dalla tradizione di san Francesco, il culto delleucarestia,
la devozione alla Madre di Dio e a san Giuseppe.

LINFERMIT

Nella vita di Maria Lorenza Longo non vi sono state conversioni improvvise, ma una
progressione di eventi, che hanno segnato le tappe della sua maturazione spirituale. La prima
coincide con la guarigione a Loreto quando decide di dedicarsi alle opere di carit; la seconda
lincontro con Ettore Vernazza da cui prende avvio lospedale degli Incurabili; la terza la
fondazione del monastero di Santa Maria in Gerusalemme. Filo conduttore del cammino della
Longo lamore per Ges: lospedale infatti generato dallamore per il Cristo, che lei vuole
servire nei fratelli bisognosi; il monastero, invece nasce dal desiderio di seguire Cristo in Persona.
E significativo che non si dica niente o quasi della vita di Maria Lorenza se non a partire dal
momento in cui viene avvelenata e rimane inferma; il Bellintani stesso inizia la sua biografia
raccontando proprio tale episodio.16 Sembra quasi che la vita di questa donna inizi da questo fatto. Il
biografo non parla della sua reazione, di quale sia stato limpatto nel ritrovarsi improvvisamente in
un corpo che non rispondeva pi ai comandi pi semplici e abituali.
Dalla guarigione, come segno di riconoscenza, nasce in lei il desiderio di servire quanti si
trovano in una condizione di infermit; ora che lo ha provato su se stessa sa che cosa vuol dire tale
sofferenza e sa bene di cosa si ha bisogno.

16

BELLINTANI, Historia Capuccina, IV, I frati cappuccini,1861.

Quando, ormai anziana, le si presenta ancora una volta l'esperienza della malattia, non cerca la
guarigione. Dopo una lunga vita fatta di preghiera, di vissuto, e di amore per gli altri ormai in
grado di vedere le cose con altri occhi e di accettare con la sapienza e la forza della fede anche
questa prova.
La figura di Maria Lorenza Longo, la miracolata del santuario di Loreto, degna di essere
ricordata per una carit esercitata con profondo spirito cristiano, per i prodigi compiuti
nellospedale di Santa Maria del Popolo, per le sue virt di abbadessa cappuccina capace di scoprire
le intime lotte delle sue religiose.
stata attorniata da personalit di rilievo del periodo pre-tridentino, quali Ettore Vernazza,
Gaetano Thiene, Gian Pietro Carafa, dai Cappuccini giunti a Napoli e altri. E' stata un esempio per
molte giovani nobili che hanno scelto di seguirla. E stata capace di usare tutti i mezzi a sua
disposizione: ricchezza, intelligenza, prestigio, relazioni sociali, per aiutare gli altri.
Maria Lorenza stata sempre alla ricerca della volont di Dio ed ascoltatrice attenta della Sacra
Scrittura, sia per comprenderne le profondit, ma molto di pi anche per l intessere giorno dopo
giorno, di vivere il rapporto sponsale-filiale con Dio. Questo oggi, per tutti consacrati e non, un
insegnamento importante per fondare la vita sulla roccia e non sulla sabbia. Maria Lorenza ha
affrontato situazioni difficili per una donna del Cinquecento, vedova in una citt straniera, ma non si
lasciata sopraffare dalle difficolt o dalla fatica; si invece lasciata guidare dallamore. L'unione
intima con lo Sposo celeste lha resa una persona docile allazione dello Spirito Santo, e lo ha
dimostrato nel modo in cui ha affrontato le situazioni della vita, soprattutto linfermit.
Vi sono due modi di vivere la malattia: uno chiudersi in se stessi preoccupandosi solo delle
proprie necessit, oppure aprire gli occhi del cuore e comprendere la sofferenza dellaltro e
condividerne il peso.
Maria Longo ha vissuto il secondo modo: la sofferenza che ha provato lha avvicinata a quei
sofferenti esclusi da tutti perch incurabili. Pur essendo stata guarita, non ha dimenticato quello che
ha vissuto durante la malattia, ma anzi, come ringraziamento al Signore per la guarigione ottenuta si
fatta sua discepola e lha servito nel prossimo.
La sua decisione di ritirarsi in monastero al ripresentarsi dellinfermit, potrebbe apparire una
scelta di comodo, un modo di fuggire di fronte ad una realt difficile da sostenere. In realt, come
visto, essendo una donna aperta allazione dello Spirito e della Grazia, ella aveva ben compreso che
l'assistenza materiale non raggiunge tutti i bisognosi e non soddisfa tutte le necessit e le fatiche,
cosa che invece pu fare la preghiera; quello stare apparentemente inutili davanti a Dio, in
realt un affidare a lui le necessit degli altri, l dove lei non poteva pi arrivare. Pensando a tutti
quei limiti, quelle infermit e quelle debolezze che nel corso della vita si presentano

necessariamente e inevitabilmente, viene da chiedersi se non sia il caso di rivalutare la propria


impotenza, nella quale abita e opera la potenza di Dio, vivendola come unopportunit per fare il
bene, per amare; come unoccasione di incontro con Dio senza per questo rimanere inermi
lasciandosi inghiottire dagli eventi. Ogni situazione che la vita ci presenta va vissuta fino in fondo,
impegnandosi fattivamente per quanto nelle proprie possibilit, ma, al momento opportuno,
necessario affidarsi a Lui, in modo che porti a termine ci che ha iniziato con ognuno di noi (cfr. Sal
38,8). Pu sembrare unimpresa difficile, ma per Maria Lorenza Longo bastato un tantillo di
f.17

BIBLIOGRAFIA

ALDA DE LUZENBERGER, Un tantillo di fede! Lopera di Maria Longo fra impegno laico e
vita consacrata: Campania Sacra 30(1999), 171-210.
BOCCADAMO G., Maria Longo lospedale degli incurabili e la sua insula: Campania Sacra
30(1999), 37-170.
CALLONI C., Gli stati della riforma cappuccina 1528-1596: Italia francescana 84(2009),
445-476.
CARGNONI C., (a cura di), I frati cappuccini. Documenti e testimonianze del primo secolo, IV,
EFI, Roma-Perugia 1992, 1733-2055.
CARPANETO C., Vernazza Ettore, in Dizionario degli istituti di perfezione, IX, Ed. Paoline,
Roma 1997, 1933-1935.
ROUSSEY M.C., La spiritualit di santa Colette, in Colette di Corbie. Ripartire da Cristo sulle
orme di Chiara, Ed. Porziuncola, Perugia 2014, 37-53.
TOPPI F.S., Maria Lorenza Longo. Donna della Napoli del 500, Pompei 1997.

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BELLINTANI, Historia Capuccina, IV, I frati cappuccini, 1874.

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