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PONTIFICIA UNIVERSITA’ ANTONIANUM

STUDIUM THEOLOGICUM JEROSOLYMITANUM

LIGNUM VITAE
L’ALBERO DELLA VITA

JESUS EMMANUEL FARIAS RODRIGUEZ OFM.

Gerusalemme, ottobre 2015

1
“131Il Signore parlò a Mosè e disse: <<Parla a tutta la comunità degli israeliti
dicendo loro: ‘Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio sono santo’>>” (Lv. 19, 1-2)1

E’ precisamente questo pensiero quello che ha motivato nel percorso dell’storia a tanti
uomini a seguire Dio, e questo avviene in modo perfetto nel seguire Cristo Gesù. San
Buonaventura nelle prime righe del prologo lo spresa in modo molto chiaro:

L’adoratore autentico di Dio e discepolo di Cristo, che desidera conformarsi perfettamente


al Salvatore…deve principalmente impegnarsi con ogni sforzo della mente, a portare la
croce di Gesù Cristo nello spirito come nel corpo. (LIGNUM, :207)

Lo scopo principale dell’opera è precisamente questo, la conformazione dell’essere


umano in Cristo Gesù. Tale è il caso del Serafico Padre Francesco, il cui come dice
l’apostolo “è stato crocifisso con Cristo” (Gal. 2. 19) e a portato nel suo corpo i segni della
Passione.

Si trova anche una forma di compiere il comandamento dato da Dio nel libro del
Deuteronomio2:

In verità, merita di sperimentare vivamente tale affetto solo chi, memore e grato verso la
Passione del Signore, medita il dolore e l’amore di Gesù crocifisso con memoria tanto
viva, intelletto tanto acuto, carità tanto volitiva da poter ripetere realmente il detto della
mistica sposa: Fascetto di mirra è per me il mio Diletto; dimorerà tra i miei seni. (LIGNUM,
:207)

Configurazione tale è successa in modo particolare nel monte della Verna con Francesco
il cui non solo ha meditato il dolore e l’amore ma li ha sperimentato in maniera tanto
particolare.

O Signore mio Gesù Cristo, due grazie ti priego che tu mi faccia, innanzi che io muoia: la
prima, che in vita mia io senta nell’anima e nel corpo mio, quanto è possibile, quel dolore
che tu, dolce Gesù, sostenesti nella ora della tua acerbissima passione; la seconda si è

1
Per tutte le referenze posteriore, si usa per questo lavoro la traduzione della Bibbia di Gerusalemme.
2
Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore. Tu amerai il Signore, tuo Dio con tutto il cuore, con
tutta l’anima e con tutte le forze. (Dt. 6. 4,5)

2
ch’io nel cuore mio, quanto è possibile, quello eccessivo amore del quale tu, Figliuolo di
Dio, eri acceso a sostenere volentieri tanta passione per noi peccatori
(CONSIDERAZIONI, 2011:1250)3

Cosa notevole è che san Buonaventura chiama all’immaginazione, (appartenente al


primo livello della sua gnoseologia) per aiutare alla comprensione, con la formazione
mentale di un albero diviso in dodici rami e ognuna con i frutti a lei dovuti.

Prima di andare avanti, mi sembra giusto ripassare un po’ la gnoseologia di san


Buonaventura, per capire come questo esempio nella mentalità del santo fa raggiungibile
la meditazione della Passione a tutti.

Per quanto riguarda il contenuto della conoscenza mentale delle cose sensibili, dipende
della percezione dei sensi, e san Buonaventura coincide con Aristotele che l'anima non
forma da se stessa la conoscenza o specie di oggetti sensibili: l'intelletto umano è creato
in stato di "nudo", e dipende dai sensi e l'immaginazione. (COPLESTON, :234)4

E’ di soma importanza ricordare che la gnoseologia de Buonaventura prende anche dalla


gnoseologia di Agostino en quanto riguarda all’illuminazione.

Se pone l’immaginazione come base di questa meditazione, vuol dire che è a portata di
mano di tutti e che chiunque può approfondire e avanzare nella conformazione del creato
col Creatore.

“Delinea dunque nell’intimo della tua mente la progettata pianta, la cui radice è irrigata
dalla fonte della scaturigine perenne, che pure si spande in fiume vivo e grande di quattro
foci, per irrigare il paradiso di tutta la Chiesa” (LIGNUM, 207). Una meditazione cosi “E’
come l’albero piantato lungo corsi d’acqua, che da frutto a suo tempo: le sue foglie non
appassiscono e tutto quello che fa riesce bene” (Sal. 1. 3).

3
Per tutte le future citazione delle Font Francescane si citara l’opera particolare nonostante appartengano tutte
allo steso volume.
4
En cuanto al contenido del conocimiento anímico de objetos sensibles, éste depende de la percepción sensible, y
san Buenaventura coincide con Aristóteles en que el alma no forma a partir de sí misma conocimiento ni species
de los objetos sensibles: el intelecto humano es creado en estado de «desnudez», y depende de los sentidos y de
la imaginación.

3
I frutti proposti da Buonaventura sono dodici, come i dodici frutti dello Spirito Santo, questi
frutti “si offrano ai fedeli di Dio, perché ne mangino sempre a sazietà e tuttavia non se ne
stanchino mai” (LIGNUM, :209).

Poi, sulla stesa pagina al numero nove ci dice: “Questi li chiamo frutti, appunto perché la
loro squisitezza dilettano e con la loro efficacia corroborano l’anima che li medita e li tratta
singolarmente e diligentemente, a patto che aborrisca l’esempio di Adamo prevaricatore,
il quale all’albero della vita preferì quello della scienza del bene e del male.” (LIGNUM, :
209).

Fin qua si può osservare una condotta ripetitiva sin dall’inizio dell’umanità, Dio provvede
e l’uomo si stanca, condotta simile posiamo trovare nel libro dei Numeri: “Ci ricordiamo
dei pesci cha mangiavamo in Egitto gratuitamente, dei cetrioli, dei cocomeri, dei porri,
delle cipolle e dell’aglio. Ora la nostra gola inaridisce; non c’è più nulla, i nostri occhi non
vedono altro che questa manna.” (Nm. 11. 5,6)

Ma Buonaventura ci offre non i frutti dei quali posiamo stancarci ma il frutto del quale si
parla nel Cantico dei cantici “Come un melo tra gli alberi del bosco, così l’amato mio tra i
giovani. Alla sua ombra desiderata mi siedo, è dolce il suo frutto al mio palato”. (Ct. 2. 3)

Un frutto offerto dal amato, incapace di farci male. Sebbene l’uomo cercando di frasi
simile a Dio lo disobbedì e ne mangiò, questo invece e offerto per riportarci a la
primogenita figura, che è l’scopo di questa meditazione.

Per finire col prologo, Buonaventura ci raccomanda di meditarli ed esaminarli senza fretta
perché “C’è un tempo per cercare e un tempo per perdere, un tempo per conservare e
un tempo per buttare via” (Eccle. 3.6).

4
IL MISTERO DELL’ORIGINE

In questo frammento dell’opera si sviluppa una delle caratteristiche più appartenute al


pensiero francescano, cioè il tema de l’incarnazione.

Il motivo della Incarnazione: In questo numero, il Dottore Serafico ha influenzato la scuola


francescana. Osservando che la ragione o motivo principale per l'Incarnazione è la
redenzione dell'uomo sulla croce, Buenaventura ha contribuito a diffondere nel culto
Francescano alla Passione del Salvatore, che ha avuto un significato così centrale nella
vita di S. Francisco. Inoltre, e con la sua insistenza sulla centralità di Cristo come mezzo
di tutta la creazione, ha posto le basi per essere accettati come dottrina, tipico del
francescanesimo, che l'Incarnazione sarebbe avvenuto in ogni caso, vale a dire, a causa
di la sua eccellenza, anche se Adamo non avesse peccato. Duns Scoto dare forma
definitiva alla dottrina della predestinationism incarnazionali negli successivi.5
(PENSAMIENTO, :853-854)

Allora, lo scopo dell’incarnazione del Cristo è molto preciso: “Dio è conosciuto solo da
Cristo, la cui funzione è far passare la creazione da questo mondo al Padre: <<Tutto è
per voi, ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio>>” (AMBROGIO, 1991:43)

Ci parla anche sulla prefigurazione di Cristo quando “la suprema misericordia si riservò
l’iniziativa di richiamare l’uomo errante sulla via della penitenza, dandogli la speranza del
perdono con la promessa della venuta del Salvatore” (LIGNUM; :217)

E lungo il percorso dell’istoria Dio parlò al suo popolo “perché l’ignoranza e l’ingratitudine
non rendese vana tanta condiscendenza di Dio per la nostra salvezza” (LIGNUM, : 217),

5
El motivo de la Encarnación: En este tema, el Doctor Seráfico influyó en la escuela franciscana. Al señalar
que la razón o motivo principal de la Encarnación es la Redención del hombre en la Cruz, Buenaventura
contribuyó a que se difundiera en la Orden Franciscana la devoción a la Pasión del Salvador, que había
tenido una significación tan central en la vida de San Francisco. Pero además, y por su insistencia en el
protagonismo de Cristo como medio de todo lo creado, puso las bases para que se aceptara, como doctrina,
propia del franciscanismo, que la Encarnación se habría producido en todo caso, es decir, en razón de su
propia excelencia, aunque Adán no hubiese pecado. Duns Escoto dará forma definitiva a la doctrina del
predestinacionismo encarnacionista, años después.

5
come ben dice Dio per bocca del profeta Osea: “Perisce il mio popolo per mancanza di
conoscenza” (Os. 4. 6)

Questa conoscenza avvenne una volta arrivata la pienezza dei tempi, per l’infinita
misericordia di Dio tramite il consenso della Beata Vergine Maria “Ma quando venne la
pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna… per riscattare quelli che
erano sotto la legge” (Gal. 4. 4,5)

Ed è cosi come è venuto il nostro Salvatore “Allora la nube coprì la tenda del convegno
e la gloria del Signore riempì la Dimora” (Es. 40.34) “E ti rendiamo grazie, perché come
tu ci hai creato per mezzo del tuo Figlio, così per il verace e santo tuo amore, con il quale
ci hai amato, hai fatto nascere lo stesso vero Dio e vero uomo dalla gloriosa vergine
beatissima santa Maria” (RnB. 2011:85)

Tramite questo “fu sublimata Vergine Maria…nobilitato il genere umano…grande la


condiscendenza della Maestà divina” (LIGNUM, :219).

Riguardo a questa devozione c’è proprio negli scritti troviamo un bello saluto alla Beata
Vergine Maria composto dal nostro Serafico Padre Francesco. Desarrollar la devocion
mariana de frnacisco

“Senza dubbio, tu potessi sentire cantare Maria con giubilo, ascendere con la tua Signora
sul monte, contemplare l’abbraccio soave della sterile e della Vergine credo che
innalzeresti l’inno sacro del Magnificat” (LIGNUM, : 219). Come non cantare la grandezza
del Signore, se sappiamo per bocca del profeta “Come sono belli sui monti i piedi del
messaggero che annuncia la pace, del messaggero che annuncia la salvezza, che dice
a Sion: <<Regna il tuo Dio>>” (Is. 52. 7). Come non cantare se è proprio Maria che ci
porta il Salvatore, quello che verrà su un puledro viene ora portato da Maria, e così
dobbiamo aspettare che tramite l’intercezione della Beata Vergine Maria ci venga la
salvezza e la grazia del nostro Signore Gesù Cristo perché:

Egli da grande e ricco si fece per noi piccolo e povero, scelse di nascere fuori di casa, in
una capanna, d’essere avvolto in pannicelli, di cibarsi di latte virgineo, deposto nella
greppia tra il bue e l’asinello. Allora <<rifulse per noi il giorno della redenzione nuova,

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girono preparato da secoli, gioia senza fine, allora su tutta la terra i cieli stillarono dolcezza
(LIGNUM, :219)

Ma poco dopo la sua nascita comincia con la sua missione: “Nell’ottavo giorno della
nascita il Bambino viene circonciso e chiamato Gesù, non tarda ad effondere il prezzo
del suo sangue per te” (LIGNUM,:221)

San Buonaventura ci fa renderci conto che il sangue versato è quello preziosissimo di


Gesù, quindi tutto il merito è proprio suo:

Perché dunque ti vanti, o terra e cenere? L’Agnello innocente, che toglie i peccati del
mondo, non disdegna il taglio della circoncisione; e tu che sei peccatore, ti presumi giusto
e fuggi il rimedio della salvezza eterna, alla quale non puoi giungere in nessun modo, se
non vuoi seguire l’umile Salvatore. (LIGNUM,:221)

San Buonaventura, come vero maestro e conoscitore della gloriosa tradizione


francescana, non ignora l’ammonizione numero cinque che parla sull’umiltà:

Considera, o uomo, in quale sublime condizione ti ha posto il Signore Dio, poiché ti ha


creato e formato a immagine del suo Figlio diletto secondo il copro e la similitudine di lui
secondo lo spirito. E tutte le creature, che sono sotto il cielo, per parte loro servono,
conoscono e obbediscono al loro Creatore meglio di te. E neppure i demoni lo crocifissero,
ma tu insieme con loro lo hai crocifisso, e ancora lo crocifiggi quando ti diletti nei vizi e nei
peccati. Di che cosa dunque puoi gloriarti. (AMMONIZIONI, 2011:11)

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