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Letteratura Italiana, lezione 05/12/2012

Secondo uninterpretazione recente, Bonagiunta e Guinizzelli invece di confrontarsi su


due schieramenti opposti condividono lo stesso tema.
Gianfranco Contini scrisse molto sullo Stilnovo e cerc di dimostrare che lo Stilnovo
una scuola, che esso circola a Firenze non soltanto tra i poeti ( diverso quindi dalla
scuola siciliana). La scuola stilnovista si fonda sulla dichiarazione contenuta nella
poesia degli stilnovisti sulle poesie di altri. E Dante stesso che ci autorizza a definire lo
STILNOVO una scuola. I rapporti di discepolato si trovano nella poesia degli stessi
poeti. Se le affermazioni di poetica possono far riconoscere una scuola (le
vostre/nostre penne) c anche un rapporto di amicizia tra i poeti. E lamicizia, dice
Contini, quellelemento unificatore della poesia, quellelemento patetico e
sentimentale che ci fa parlare dello stilnovo come scuola. La veste di amico di Cino
di Dante (nel De vulgari eloquentia,e condivisero anche le stesse esperienze) una
veste STRATEGICA, funzionale a degli scopi che Dante si prefigge in questo trattato, in
quanto Cino era un personaggio autorevole a Bologna accreditato dal mondo
accademico bolognese nel quale Dante voleva far breccia con questo trattato.
Lamicizia tra Dante e Guido Cavalcanti invece di altra matrice: pi intima,
personale, disinteressata; possiamo dire che la loro fu unesperienza intellettuale
formativa (siamo informati di questo nella Vita Nova ,nella Divina Commedia e in
alcuni sonetti che si sono scambiati con riferimenti ad esperienze comuni).
Guido Cavalcanti nacque a Firenze nel 1250 circa (di 15 anni pi grande di Dante) e
agli occhi di Dante era un personaggio autorevole quanto maggiore det ma faceva s
che Cavalcanti avendo iniziato prima la sua attivit come poeta fosse gi un poeta
affermato quando Dante iniziava a scrivere i suoi testi lirici in volgare. Era molto
conosciuto a Firenze e apparteneva ad una famiglia magnatizia di Firenze, di
estrazione aristocratica per dal punto di vista politico era un guelfo bianco come
Dante. A differenza di Dante per Cavalcanti fu sempre pienamente avverso alle
riforme democratiche del comune di Firenze e per questo motivo si scontr molto
spesso coi guelfi neri e in modo particolare con Corso Donati, che fu capo di quella
fazione guelfa e che era fratello di Forense Donati, incontrato da Dante nel Purgatorio.
Cavalcanti ricopr incarichi pubblici e nel 1284 fu nel consiglio generale di Firenze ma
nonostante questa posizione politica non si astenne dal partecipare a scontri armati in
citt regolari tra guelfi bianchi e guelfi neri. I priori di Firenze (priorato: magistratura
pubblica che tutelava la sicurezza cittadina) presero un provvedimento di esilio (fine
del giugno 1300) per Cavalcanti ed altri ,responsabili di questi scontri, a Sarzana (in
Liguria). Questo provvedimento fu revocato due mesi dopo e quindi Cavalcanti ritorn
a Firenze, ma durante lesilio aveva contratto una forma di malaria che lo port a
morire verso la fine del 1300. Il primo dato tragico che accomuna Dante e Cavalcanti
lesilio e tra i priori che decretarono lesilio di Cavalcanti cera lo stesso Dante (per 6
mesi fu priore di Firenze). Lui stesso dovette decidere per il suo amico lesilio, esilio
che di l a poco avrebbe provato di persona (era un provvedimento gravissimo che
comportava la perdita beni civili e la confisca dei beni di famiglia, era la morte civile di
un individuo).
Come poeta lo ricordiamo come titolare di un canzoniere di 52 rime di sicura
attribuzione, un canzoniere molto modesto rispetto alla statura poetica di questo
personaggio che nellambito dello Stilnovo ha una posizione secondaria soltanto

rispetto a quella di Dante. Questi testi sono importanti e hanno un peso tale da poter
competere con una produzione come quella di Dante che molto pi cospicua.
Quando parliamo di Stilnovo ci mettiamo nelle mani di Dante: prendiamo la sua
definizione di stilnovo, il canone dei poeti dettato da Dante stesso ( lui che ci dice
Cavalcanti, Lapo, ecc.) e cos via. Se andiamo ad esaminare Cavalcanti confrontandolo
con Cino, Dante e cos via notiamo che la sua poesia ha una fisionomia molto
personale e peculiare (tant vero che dobbiamo distinguere lo stilnovo dantesco da
quello cavalcantiano): il carattere peculiare, il contrassegno dello stilnovismo
cavalcantiano dipende dalla FORMAZIONE INTELLETTUALE di Cavalcanti che studi
soprattutto il classico, la filosofia e anche il profano. Non era digiuno del tutto dei testi
sacri (Saggio di De Robertis - CHE ABBIAMO NEL PROGRAMMA - in cui De Robertis
dimostra tutte le suggestioni dei testi biblici, dei profeti ,del cantico dei cantici ecc.
sulla poesia di Cavalcanti, suggestioni che dimostrano che Cavalcanti conosceva bene
la Bibbia che gi dallepoca della scuola siciliana era entrata a far parte del patrimonio
di letture degli intellettuali anche laici - non era necessario essere chierici e avere uno
status clericale per poter conoscere le sacre scritture ma per avere una conoscenza
culturale completa era necessario invece conoscere i testi sacri anche se si era laici).
Cavalcanti ebbe questa conoscenza ma solo di tipo intellettuale poich infatti fu ateo
(o come si diceva allora epicureo - Epicuro, filosofo greco vissuto tra il IV e il III secolo
a. C., sosteneva che dopo la morte non cera unaltra vita ,con la morte del corpo
muore anche lanima) e le sue conoscenze (notevoli per il suo tempo) lo rendevano
agli occhi dei suoi contemporanei un intellettuale di primo livello. Era un pensatore, un
filosofo per la gente, uno studioso soprattutto del pensiero averroistico/aristotelico
[Averro era un filosofo arabo spagnolo al quale lEuropa occidentale deve la
conservazione della filosofia aristotelica; i testi di Aristotele scritti in greco antico non
potevano circolare in unEuropa occidentale digiuna del tutto di lettere greche-il greco
ritorner con lumanesimo Averro aveva tradotto alcuni testi di Aristotele in arabo
successivamente tradotti in latino per far introdurre la filosofia di Aristotele in
Occidente]. Cavalcanti non poteva recepire nella propria poesia quella metafora della
donna angelo messa in campo per la prima volta da Guinizzelli con Al cor gentil
reimpara sempre amore e non poteva nemmeno recepire i presupposti metafisici e
le indicazioni mistico-cristiane dellamore profano che questa metafora traghettava nel
campo della lirica damore . E allora in cosa consiste lo stilnovismo di Cavalcanti? Lo
stilnovismo dantesco si caratterizza per la recessione ultra fedele alla lettera di
Guinizzelli della donna angelo, cosa aveva di stilnovista la poesia di Cavalcanti?
Nelle liriche di Cavalcanti non ci sono concezioni religiose o metafisiche, ha una
concezione laica. Lamore era visto nelle liriche di Cavalcanti come una passione
sensuale ,terrena e lo spiega molto bene in : Donna me prega perchio voglio dire fondamentale per capire la concezione dellamore in Cavalcanti. E considerata lanti
vita nova poich per alcuni critici fu scritta da Cavalcanti in risposta alla vita nova
come testo teorico dove esprimere la sua visione dellamore che emerge con
caratteristiche totalmente OPPOSTE a quelle dantesche formulate nella vita nova.
Questo testo presenta lamore come una passione terrena, sensuale e ci che
interessa dellamore a Cavalcanti non tanto la sua ontologia, la sua essenza, che
cos lamore (vecchio tema sul quale avevano iniziato ad intrattenersi i poeti siciliani)
ma gli interessa la fenomenologia dellamore, come si manifesta e soprattutto le sue
ripercussioni sul soggetto, sullio, sullindividuo colpito da questa passione. La
descrizione che Cavalcante fa degli effetti che lamore ha sul poeta una descrizione

che non mette in evidenza la natura nobilitante di questo sentimento, non c nessun
raffinamento spirituale, morale. Al contrario questo sentimento un sentimento
devastante, un sentimento distruttivo della dimensione etica ed intellettuale
dellindividuo. Lo stilnovismo di Cavalcanti allora consiste in una particolare forma di
descrizione della psicologia amorosa, cio dei meccanismi che si innescano nella
psiche delluomo quando si innamora e questa particolare forma di descrizione di
questa psicologia fa si che Cavalcanti ne raffini fino allestremo degli strumenti di
indagine psicologica, degli effetti di questa passione sulla mente, sullanima delluomo
che unindagine cos analitica e pervasiva che nessun poeta, che si era occupato di
lirica amorosa dopo di lui, attiver (bisogner aspettare Petrarca per avere qualcosa di
simile e di equivalente come mezzo di introspezione dellio anche se su un piano
diverso in quanto Petrarca torner sulla dimensione della coscienza che non c ancora
in Cavalcanti). Lunit dellio frammentato e gli spiriti vitali e i sensi (la vista, ludito,
la parola e le facolt mentali del poeta) subiscono quella che tecnicamente si chiama
ipostatizzazione, cio unassunzione ad enti a s stanti, dotati di una vita propria
indipendente da quella del poeta, e vengono personificati (occhi, mente, cuore del
poeta agiscono come se fossero dei personaggi di un dramma in senso tragico la cui
vittima predestinata il poeta stesso). Esempio della drammatizzazione di questi
spiriti vitali si pu trovare in questo sonetto:
{Fotocopia del 3/12/12, parte I, punto 2: Tu mhai s piena di dolor la
mente}
E un esempio di questo modo personale di Cavalcanti di coniugare il tema amoroso.
Qui l testo rivolto in modo particolare ad una donna, sua interlocutrice, di cui si
innamorato e lamore ha da subito un connotato NEGATIVO, DRAMMATICO.
[PARAFRASI] La donna riempie la mente (quasi presentata come personaggio del
sonetto) non di gioia e allegranza (celebrata dai siciliani ad esempio), ma qui c il
dolore a tal punto che lanima cerca in tutti i modi di andarsene (e subito arriva anche
la morte dallinizio del sonetto damore) e i sospiri che il cuore addolorato per questo
sentimento manda mostrano agli occhi che non pu soffrire (dissociazione del poeta:
mente da un lato, anima dallaltro, il cuore che manda i sospiri agli occhi per
dimostrare agli occhi del poeta che il cuore non pu sopportare questo stato danimosi perde totalmente la dimensione del soggetto il quale frammentizzato nelle sue
funzioni, si perde lunit dellio). Lamore che sente il potere che tu donna hai su di me
dice: mi dispiace che tu sia costretto di morire a causa di questa donna feroce che
sembra non avere nessuna piet nei tuoi confronti. Il finale rappresentato dalla
sirma ed significativo degli effetti dellamore: Io vado come uno che gi morto e
che sembra a chi lo guarda che sia un uomo quasi fatto di rame, di pietra o di legna,
sembra una statua [tema - che sar caro a Petrarca - delleffetto pietrificante
dellamore ricondotta alla divinit di Medusa (una delle Gorgoni), che pietrificava con
lo sguardo, e anche Medusa diventer uno dei senal di Laura stessa ; lantecedente di
questa immagine adottata anche da Petrarca della donna che pietrifica unimmagine
che introduce lo stesso Cavalcanti] che si muova, che cammini solo per qualche
artificio meccanico e che porta nel cuore una ferita che segno chiarissimo di come
egli morto. Lindividuo qui ridotto ad un oggetto particolare, cio una statua che si
pu vedere anche allinterno, in quanto il cuore mostra questa ferita. Il giovane Dante
(poco pi che ventenne) non poteva non subire uninfluenza decisiva da parte di

questo poeta gi affermato. Anche se il sodalizio letterario e umano con Dante fu poi
interrotto (quando Dante trov una strada ideologicamente divergente da quella di
Cavalcanti), la stima di Dante per Cavalcanti non venne mai meno: anche quando
matur una distanza ideologica, Dante continu a stimarlo come poeta. A riprova di
questa stima, anche negli anni in cui questa frattura si era gi consumata: si sogliono
citare due luoghi particolari dellopera dantesca:
1) [Fotocopia del 19/11/12, passo dal capitolo 63, primo libro del De
Vulgari Eloquentia]
Dante prende in considerazione il volgare toscano, individua un gruppo di poeti
toscani municipali (tra cui Bonagiunta, Guittone, Mino Mocato Senese, Galletto
Pisano, ecc.), nomina tra i toscani alcuni non municipali ma curiali dotati di
vulgaris magnificentia (Guido, Lapo, Dante e anche Cino); in questa selezione
Guido citato tra coloro che hanno attinto la vulgare eccellenza. Dante che
scrive queste cose non lo riconosce pi Guido come suo maestro, ha preso una
strada che lha portato lontano da Cavalcanti, ma comunque gli riconosce la
gloria della lingua e lo statuto di un poeta di prima grandezza.
2) Cavalcanti oggetto della stima di Dante in un secondo luogo e cio
nellundicesimo canto del Purgatorio. Qui Dante visita la cornice dei superbi
(dove ritiene che dovr tornare una volta morto in quanto durante questo
viaggio pi volte riflette sul suo essere incline al peccato, ribadisce che non ri
riconosce quasi in nessuno dei peccati puniti o purificati, forse di superbia), e
qui incontra Oderisi da Gubbio che forse incontr in vita e che era un miniatore
(miniatori: pittori di miniature, illustrazioni librarie di dimensioni grandi a
dimensione di quadro; disegni su carta o su pergamena che potevano avere
autonomia artistica talmente grande rispetto allopera artistica da poter
costituire unopera darte; erano pittori di grande rinomanza) che scambia delle
opinioni con Dante sulla GLORIA UMANA.
La superbia un sentimento umano di affermazione di un individuo sugli altri sulla
base di uneccellenza; tutto il canto imperniato sul fatto che se un uomo ha
qualcosa di cui andar superbo, quel qualcosa, quei valori sono umani e quindi
caduchi, destinati a passare, quindi non ha nessun senso gloriarsi qualcosa che poi
finir, che estremamente transeunte nella prospettiva eterna. E quindi tutta la
contestazione che viene mossa da Oderisi da Gubbio su questo sentimento si basa
proprio su questa concezione che viene a toccare dei nervi importanti per un poeta
perch Oderisi da Gubbio non fa solo stranamente un discorso che riguarda le arti
figurative di cui egli rappresentante, ma ad un certo punto inopinatamente
sposta il discorso sulla storia della letteratura per istituire un confronto tra poeti
dicendo alcune cose importanti che evidentemente fanno rompere il diaframma
che esiste fra lautore e il personaggi. Il personaggio di Oderisi da Gubbio infatti
non titolato ,in quanto miniatore e pittore, a fare delle considerazioni di
letteratura. In realt Dante stesso che per bocca di Oderisi da Gubbio pronuncia
dei giudizi letterari che riguardano lui stesso.