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Arthur Osborne...

L'incredibile Sai Baba di Shirdi...


Edizioni: Il Punto d'Incontro.
Nota dell'editore.
Arthur Osborne nacque a Londra e ricevette la sua istruzione presso la Christ
Church di Oxford. Egli era profondamente interessato alla spiritualit e
trascorse parecchi anni presso il Ramanashramam, l'ashram di Ramana Maharshi che
si trova a Tiruvannamalai, nel Sud dell'India. Di Osborne stato tradotto in
italiano Ramana Maharshi e il sentiero dell'Auto Conoscenza; inoltre, egli ha
curato altri due volumi pubblicati in Italia: Gli Insegnamenti di Ramana
Maharshi e Ramana Maharshi, Opere Complete, editi da Ubaldini, Roma.
Nota dell'autore
Poco dopo la morte di Sai Baba, Swami B. V. Narashimhaswami compil una raccolta
dei suoi detti e di aneddoti dal titolo Sri Sai Baba's Charters and Sayings.
Egli raccolse anche numerose testimonianze di esperienze da un numero
considerevole di devoti e le pubblic in tre volumi dal titolo
Devotees'Experiences of sai Baba.
Entrambi questi libri sono stati pubblicati senza copyright dalla All India
Samaj di Madras, della quale Swami Narashimhaswami era presidente.
Prima che egli lasciasse l'incarico, parlai con lo Swami della mia intenzione di
scrivere una vita di Sai Baba ed egli mi chiese di servirmi ampiamente delle
pubblicazioni della Ali India Samaj.
Desidero quindi esprimere la mia gratitudine per l'aiuto che ho ottenuto
consultando queste fonti.
Arthur Osborne

Introduzione
E'perfettamente vero, come commenta l'autore, che Sri Sai Baba, sebbene sia ben
conosciuto in tutta l'India, non lo altrettanto fuori dall'India, specialmente
nei paesi europei. L'autore desidera quindi presentare questo santo al mondo
occidentale.
Con questo lodevole obiettivo egli ha scritto un libro che contiene la breve
vita di Sri Sai Baba, i suoi insegnamenti, i miracoli e gli aneddoti.
Sebbene la vita di Sri Sai Baba, come viene raccontata nel libro, basato su
racconti autentici dei suoi devoti, sia strana ed eccentrica, nessuno che sia
venuto in contatto con lui pu negare il fatto che egli fosse, e Ramdas direbbe
che egli sia, un santo del pi alto ordine spirituale.
Ramdas ebbe il privilegio di visitare Shirdi circa quattro anni fa per il
darshan del samadhi di Baba e scopr che l'atmosfera del Mandir, dove situato
il samadhi, vibrava di pace spirituale e gioia. Sai Baba sembra ancora vivo in
quel luogo santo.
Un'altra vista meravigliosa che gli occhi di Ramdas
poterono gioire fu il regolare flusso di devoti, che per tutto il giorno si
riversava nel tempio per ottenere il darshan del samadhi di Baba.
Durante i vagabondaggi di Ramdas in varie zone dell'India e in occasione delle
sue visite presso le case dei devoti, egli scopr ovunque l'immagine di Sai Baba
che adornava i muri.
La popolarit di questo santo molto vasta e diffusa, il suo nome diventato
estremamente familiare in tutte le case dell'India e il popolo indiano lo
considera con grande venerazione.

Sai Baba una potente forza spirituale che modella e trasforma la vita degli
aspiranti spirituali; ed essi ne cercano la guida e la benedizione anche in
questi giorni.
L'autore, Sri Arthur Osborne, ha reso un prezioso servizio ai cercatori della
Verit occidentali, presentando questo libro al mondo.
Egli, in uno spirito d'amore e devozione a Sai Baba, ha raccontato i pi
importanti eventi della sua vita, rinnovando nel cuore del lettore la gloria di
Sai Baba.
La sua divina personalit sembra abbia catturato il cuore dell'autore ed egli
scrive di lui con una tale spontaneit, fornendo dettagli della sua vita e dei
miracoli tratti da varie fonti, che non pu far altro che suscitare, nel cuore
del lettore, un'onda di ammirazione e devozione per questo grande Maestro
spirituale.
Ramdas desidera ardentemente che questo libro giunga nelle mani di ogni
aspirante spirituale, dei credenti e dei non credenti, in modo che chiunque
possa venire a conoscere come Dio si sia rivelato nella forma di un santo unico
e altamente ispirato, della statura di Sai Baba.
I detti di Sai Baba sono del tutto originali nel loro valore
ed espressione. L'ultima citazione, come trascritta in questo libro, ha
affascinato Ramdas ed egli terminer con essa questa breve introduzione:
"Io do alle persone quello che vogliono, nella speranza che comincino a
desiderare ci che io voglio dar loro. "
Swami Ramdas
Anandashram,
Khanhangad,
25 aprile 1957

1. Presentazione di Sai Baba


"Guarda, arriva di nuovo quel fachiro pazzo!"
I negozianti si volsero, guardando nella strada, l'alto e scarno giovane che a
lunghi passi s'era incamminato verso di loro, energico, ma dal contegno
riservato, senza parlare con nessuno.
Nessuno sapeva chi fosse. Era apparso per la prima volta nella piccola citt di
Shirdi, come un ragazzo di circa sedici anni, nel 1872, alla maniera dei fachiri
itineranti, senza che nessuno sapesse da dove venisse o perch. Di l se ne
and, e poi vi fece ritorno, trascorrendo il resto della sua vita nella
cittadina.
Durante le sue visite precedenti aveva vissuto sotto un albero di nim; se ne
stava seduto l tutto il giorno e di notte dormiva sulla nuda terra, mangiando
quel poco che i caritatevoli abitanti del villaggio gli offrivano.
Quando smise di vagabondare e si stabil a Shirdi, si rec innanzitutto in un
piccolo tempio ind, con l'intenzione di farne la sua dimora. Ma il custode,
Mahalsapathy, che pi tardi divenne uno dei suoi pi intimi discepoli, lo
etichett come fachiro musulmano e gli rifiut l'ospitalit; consigliandolo
invece di andare a vivere nella moschea.
Sai Baba segu il consiglio e la moschea con i muri di fango divent la sua
dimora.
Poi parl con i santi, ind o musulmani, che occasionalmente visitavano la
citt, e uno di essi aveva detto agli abitanti: "Fate attenzione a quel giovane
fachiro: un gioiello su un letamaio."
Ma non fu preso in considerazione. Piuttosto, pareva un po'folle. Non si univa
mai a loro e parlava raramente. Qualche volta ripeteva namaz (la preghiera
rituale islamica che deve essere ripetuta cinque volte al giorno), ma anche
questo accadeva molto raramente.
Il giovane aveva particolari abitudini personali, teneva un fuoco perpetuamente
acceso nella piccola moschea, (pi come un Parsi che come un musulmano) oltre a
delle piccole lampade ad olio.

Tranne una manciata di cibo, l'olio per le lampade era la sola cosa di cui aveva
bisogno e che era solito mendicare dai negozianti. Questa doveva essere la
ragione per cui stava arrivando ora...
Uno dei negozianti disse: "Divertiamoci un po'alle sue spalle; rifiutiamoci di
dargli l'olio."
Un gruppetto di curiosi si riun. Ma una volta che l'olio gli fu rifiutato, il
giovane fachiro si volt e se ne and senza alcuna lamentela o supplica.
"Seguiamolo e vediamo che cosa fa," sugger qualcuno. Il vecchio istinto del
branco di combattere il forestiero era al lavoro.
E presto videro un'insolita scena. Arrivato alla moschea, il fachiro raccolse un
recipiente di terracotta pieno d'acqua e con esso riemp le lampade, le quali si
accesero
come se vi fosse stato versato dell'olio.
Non ci furono pi gomitate o risate soffocate ora. Presi da un improvviso timore
reverenziale, essi caddero ai suoi piedi e lo pregarono di non maledirli per
tutto quello che avevano fatto.
Non si parlava pi di fachiri pazzi. La gente di Shirdi ora credeva nel gioiello
sul letamaio. Sapevano che tra loro c'era un uomo di potere e ben presto
scoprirono che era un santo, un insegnante dalla enorme compassione per coloro
che soffrivano.
Tuttavia egli rimase bizzarro, un uomo misterioso. Nessuno conosceva il suo
nome. Sai Baba non un nome. Sai una parola persiana che significa "santo" e
Baba un termine Lindi usato con familiarit e rispetto che significa "padre".
Nessuno sapeva perch avesse scelto Shirdi come sua dimora.
Pi un villaggio che una citt, a sei miglia dalla pi vicina stazione
ferroviaria, non era un centro spirituale. Eppure egli rimase l per quasi
cinquant'anni, fino alla sua morte, avvenuta nel 1918, e sempre pi numerosi i
devoti si affollarono dalle citt vicine.
Se ci fu una ragione personale, fu strana quanto tutte le circostanze della sua
vita: molti anni pi tardi, gi famoso, ordin a un devoto di scavare ai piedi
dell'albero dinim dove soleva sedersi fin dal primo giorno; sotto c'era una
tomba ed egli dichiar che si trattava della tomba del suo Guru, ma non il Guru
di questa vita, bens quello di un'incarnazione precedente.
Per quanto concerne la sua incarnazione attuale, praticamente non c' nulla di
noto per i primi anni. E'quasi certo che egli sia nato in una famiglia bramina,
in una piccola citt nei pressi di Hyderabad. Probabilmente i suoi

genitori morirono quando era giovane, poich egli lasci la casa in tenera et
per seguire un fachiro musulmano.
Alcuni anni pi tardi il fachiro mor ed egli si un a un Guru ind. Era
profondamente attaccato al suo Guru, al quale si rivolgeva con l'affettuoso
diminutivo di Venkusa, Un giorno Sai baba raccont la storia di come si erano
incontrati e di come avevano trascorso la loro vita insieme.

Il suo Guru
"Una volta stavo commentando i Purana e altre opere che stavo leggendo con tre
amici, e discutevo di come conseguire la realizzazione.
"Uno di loro disse che bisogna contare solo su se stessi e non su un Guru,
perch la Gita dice: 'Te stesso'.
"Il secondo disse che la cosa principale controllare la mente e tenerla libera
da pensieri e dubbi.
"Il terzo disse che le forme cambiano costantemente e soltanto il Senza Forma
immutabile, cos dobbiamo costantemente distinguere tra l'Eremo e il
transitorio.
"Il quarto non apprezzava la teoria e disse: 'Compiamo semplicemente il nostro
dovere e abbandoniamo la nostra vita, il nostro corpo e la nostra parola ad un
Guru che sia onnipervadente. La fede in lui tutto ci di cui abbiamo bisogno'.
"Mentre ci aggiravamo nella foresta, incontrammo un uomo che ci chiese dove
stessimo andando nella calura del giorno e ci avvis che ci saremmo persi. Ci
invit a sostare
e a condividere il suo cibo, ma noi rifiutammo la sua offerta e il suo consiglio
e continuammo il nostro cammino. In effetti perdemmo la strada in quella vasta e
fitta foresta.
"Incontrammo una seconda volta l'uomo che ci conferm che ci eravamo persi
perch avevamo fatto affidamento solo sulla nostra abilit e ripet che avevamo
bisogno di una guida.
"Ancora ci invit ad accettare il suo cibo e ci disse che quell'offerta era
propizia e che non avremmo dovuto rifiutarla. Comunque, ancora una volta
declinammo il suo invito e continuammo nel nostro cammino. Soltanto io mi sentii
affamato, ritornai da lui, accettai un pezzo di pane e bevvi un po'd'acqua.
"Poi il Guru apparve di nuovo, chiese su cosa stavamo discutendo e io gli
raccontai tutto. Gli altri lo lasciarono senza mostrare alcun rispetto per lui,
ma io mi inchinai con reverenza.
"Allora egli mi port ad un pozzo, mi leg le gambe con una corda e mi appese a
testa in gi da un albero che cresceva l vicino. La mia testa era a circa un
metro dall'acqua, quindi non potevo raggiungerla.
"Il mio Guru mi lasci l e se ne and, non so dove. Ritorn quattro o cinque
ore pi tardi e mi chiese come mi sentivo. Risposi che avevo passato il tempo in
una grande beatitudine ed egli ne fu deliziato e mi abbracci, accarezzandomi
amorevolmente il capo.
"Poi mi parl con grande amore e fece di me il suo discepolo. Da allora
dimenticai completamente mia madre e mio padre e tutti i miei desideri.
"Amavo guardarlo. Non avevo occhi che per lui. Non volevo pi tornare indietro.
Dimenticai ogni altra cosa al di fuori del mio Guru. La mia intera vita e la mia
vista erano
concentrate su di lui. Egli era il solo oggetto della mia meditazione. In
silenzio mi inchinai..."
Questo un racconto tipico di Sai Baba, perch l'intera storia simbolica. La
foresta la giungla della mente in cui avviene la ricerca della Verit e i
quattro amici sono i quattro diversi modi di approccio. L'uomo il Guru e il
cibo che offre la sua Grazia.
"Il Guru apparve", significa che dopo che il giovane aveva accettato il cibo,
scopr che chi l'aveva donato in realt era il Guru divino. Allora egli si
inchin con reverenza, cio ne accett l'autorit.
Essere legato a testa in gi, sospeso su un pozzo, significa il capovolgimento
dell'ego, il vincolarlo e tenerlo in vista delle fresche acque della Pace
(purtroppo questa disciplina stata usata fisicamente da qualche maestro).

E'per questa ragione che la prova si rivela beatifica; sofferenza beatificata


dal fine per il quale viene sopportata.
Questo assorbimento nel Guru la sadhana, o sentiero, e "in silenzio mi
inchinai" l'estinzione dell'ego nella Realizzazione.
Un Guru normalmente guida i suoi discepoli lungo il sentiero che egli stesso ha
percorso, perci questo racconto ha importanza in riferimento al sesto capitolo,
dove viene considerato l'addestramento spirituale che Sai Baba adotta per i suoi
devoti.
In un'altra occasione egli disse: "Dopo la morte del mio fachiro, la sua vedova
mi lasci con Venkusa a Selu. Restai con lui per dodici anni e poi lasciai
Selu."
Anche qui il numero dodici pu essere semplicemente simbolico, in relazione ad
un periodo completato (i dodici segni dello zodiaco).
E'difficile che possa essere vero letteralmente, visto
che Sai Baba aveva soltanto sedici anni quando and per la prima volta a Shirdi
dopo la morte del suo Guru.
Si dice che egli avesse otto anni quando lasci la sua casa e si deve pensare
che abbia passato col fachiro ancora qualche anno.
Un'altra stranezza sta nel fatto che per tutta la vita egli tenne con se un
comune mattone che il suo Guru gli aveva dato. Quando alla fine il mattone cadde
e si ruppe, nel 1918, poco prima della morte di Sai Baba, egli disse: "Non il
mattone che si spezzato, ma il mio karma; non sopravviver alla sua rottura."
Ovviamente non necessario conoscere i primi anni della sua vita o il suo
addestramento. E se lo fosse stato, molto probabilmente ce ne avrebbe parlato.
Fu verso il 1900 che la fama di Sai Baba cominci a diffondersi e da allora
questa ha continuato ad aumentare.
Conoscenza libresca
Anche in una citt lontana come Madras, camminando in un bazar, negozio dopo
negozio, si pu vedere il suo ritratto, spesso con dei bastoncini di incenso che
bruciano davanti all'immagine. Probabilmente non c' santo in India che abbia
pi devoti o il cui culto sia cos largamente diffuso (un'affermazione che non
include Rama o Krishna che sono, strettamente parlando, non dei santi ma degli
Avatar).
E tuttavia Sai Baba quasi sconosciuto al di fuori dell'India. Da quanto ne so,
non stata pubblicata alcuna
sua biografia da nessun editore occidentale.
Perch questa discrepanza? Suggerisco che sia perch Sai Baba non si accorda al
concetto moderno di santo.
Cio egli non si uniforma allo stereotipo del santo che conduce una vita
decorosa, eseguendo non troppi miracoli stupefacenti, che espone il suo
insegnamento in una filosofia sulla quale gli eruditi possano scrivere tesi,
affermando che: "Per X il mondo era puramente illusorio, mentre per Y possedeva
una indiscutibile, sebbene transitoria, realt," o altra spazzatura di questo
genere.
Invece, i grandi saggi parlano per Conoscenza, non per opinioni, e qualunque
contraddizione ci possa essere tra loro dovuta o all'impossibilit di
esprimere l'ineffabile con parole, oppure dovuta alla scelta di un particolare
punto di vista che si adatti ad un particolare tipo di discepolo.
Ci sono molti differenti punti di osservazione di un picco di montagna, quando
viene guardato dalla sua base, e un Maestro pu puntare la sua luce su uno o
sull'altro di essi, o sul sentiero che vi conduce.
Tali sentieri, illuminati da vari maestri, possono incrociarsi mentre si
avvolgono intorno al fianco della montagna, cosicch il geografo dalla vista
corta pu dimostrare che essi corrono in direzioni opposte, ma il Maestro
conosce la cima, che una sola, e sa che tutte le vie conducono in quel luogo.
Sai Baba non ha mai scritto un libro. Il suo comportamento era bizzarro. Egli
compiva i suoi miracoli con l'irrequieta esuberanza di un bambino. Un santo
facile da presentare ad un lettore moderno.
Non soltanto non scrisse libri, ma non li lesse nemmeno. Occasionalmente
istruiva un devoto a leggere qualche opera religiosa o qualche Scrittura Sacra,
ma per lo pi li

scoraggiava dal leggere dicendo: "Le persone sperano di trovare Brahma, ma


solo brama (confusione) , non Brahma (Dio) che essi trovano."
C' qualcosa di poco ortodosso in questa affermazione. La comprensione teorica
basilare necessaria, tranne che in rari casi, ma il continuo accumulo di
conoscenza teorica non aiuta alla comprensione spirituale.
In effetti, lo studio mentale pu distrarre un uomo dal pi arduo compito dello
sforzo spirituale con la falsa attrattiva di una facile alternativa.
In modo particolare, in questa epoca, in cui assistiamo ad una tale profusione
di questi libri, tutto questo un pericolo reale.
Anche Sri Ramakrishna non aveva mai praticato n gradito l'erudizione e Bhagavan
Ramana Maharshi, sebbene fosse estremamente erudito, scrisse in maniera
sprezzante sull'erudizione libresca:
"E'l'illetterato che viene salvato, piuttosto che coloro il cui ego non
sparito, a dispetto della loro erudizione.
"L'illetterato viene salvato dalla terribile morsa dell'autoinfatuazione, dalla
malattia di una miriade di pensieri turbinanti, dall'incessante rincorsa della
ricchezza (mentale). Non da un solo male che essi vengono salvati." ("Quaranta
versi", verso 36).
La non conoscenza di cui si parla qui, naturalmente non semplice ignoranza, ma
la semplicit e l'integrit di mente che esaltata dal Taoismo, quella che
Cristo defin "simile ad un piccolo bambino", e che l'Islam individua
nell'analfabetismo del Profeta.
Non incompatibile con l'erudizione; tuttavia l'erudizione non pu produrla e
l'assorbimento nell'erudizione la pu distruggere.
Per anni si dubit del fatto che Sai Baba fosse capace di leggere o scrivere;
certamente nessuno supponeva che egli conoscesse il sanscrito. Finch un giorno,
egli fece un'esposizione che dimostr la sua erudizione, come pure la sua
perspicacia e l'umorismo che gli era naturale.
Un devoto stava massaggiandogli le gambe e i piedi, cantando intono sommesso.
Sai Baba gli chiese cosa stesse mormorando.
"Un verso sanscrito", egli rispose, non sospettando che Sai Baba conoscesse a
sufficienza la Scrittura da volere una risposta pi precisa. Comunque, gli fu
chiesto di quale verso si trattasse.
"Un verso della Gita."
"Dillo ad alta voce".
Il devoto allora recit in sanscrito il verso 34 del quarto capitolo: "Capii che
tramite la prosternazione, l'indagine e il servizio, i jnani (illuminati; leggi
ghiani, n.d.t.) che hanno realizzato la Verit ti insegneranno Jnana
(Conoscenza; leggi Ghiana, n.d.t.)."
"Comprendi questo, Nana?" gli chiese Baba.
"S."
"Allora, spiegami il significato."
Il devoto diede una libera interpretazione nel linguaggio locale, ma Sai Baba
non fu soddisfatto. "Non voglio una parafrasi; voglio lo stretto significato
grammaticale, caso, modo e tempo."
Il devoto allora fece una traduzione letterale, chiedendosi nel contempo se Baba
sapesse qualcosa di grammatica sanscrita. E presto lo scopr.
"In Tatviddhi, cosa indica tat?" gli chiese Baba.
"Jnana (Conoscenza)."
"Quale conoscenza? Conoscenza di che cosa?"
"Quella di cui si parlava nel verso precedente."
"Che cosa significa Pranipat ? "
"Prostrazione."
"E pat?"
"Lo stesso."
"Se hanno lo stesso significato perch Vyasa (il leggendario autore del
Mahabharata, l'epica di cui la Bhagavad Gita un capitolo.) avrebbe aggiunto
due sillabe non necessarie?"
"Non vedo alcuna differenza tra loro," ammise Nana. Baba abbandon quel punto
per un po'e pass a quello successivo.
"Che cosa significa prasna?''
"Porre domande."

"E pariprasna ? "


"La stessa cosa."
"Se significano la stessa cosa dobbiamo dedurre che Vyasa era pazzo e usava la
parola pi lunga?"
"Non vedo alcuna differenza."
"Che cosa significa sera ? "
"Servizio, come quello che sto facendo ora nel massaggiare i tuoi piedi."
"Nulla di pi?"
"Non vedo che cosa possa significare di pi."
"Lasciamo anche questo. Passiamo al punto successivo. Krishna ordina ad Arjuna
di ottenere Jnana (Conoscenza) da un jnani (illuminato). Non era Krishna stesso
un jnani ? "
"S."
"Allora perch mandare Arjuna dagli altri invece di dargli Jnana lui stesso?"
"Non lo so."
"E'Arjuna un diva (essere) e perci un'emanazione di Chaitanya (Coscienza
Universale)?"
"S."
"Allora come pu essere data la Conoscenza a ci che gi un'emanazione della
Coscienza o Conoscenza?"
Sai Baba allora interpret il verso dicendo che non Jnana (Conoscenza) che il
Guru conferisce, ma Ajnana (non conoscenza o ignoranza).
Nana, confuso su quello che prima gli era sembrato un verso chiaro, chiese a Sai
Baba di chiarire questi punti.
Egli spieg. "Il verso ci dice come un discepolo deve avvicinare il suo Guru al
fine di conseguire la Realizzazione. Deve completamente abbandonare corpo,
mente, anima e possessi al Guru. (Sai Baba stesso non chiede l'abbandono delle
loro propriet ai suoi discepoli; una questione di attitudine e di mente: ci
deve essere completa libert nell'abbandonare tutto). Questa la prostrazione a
cui ci si riferisce.
"Indagine significa una costante ricerca della Verit, non un porre domande per
semplice curiosit o per un motivo errato, come quello di voler intrappolare il
Guru. Il motivo deve essere il puro desiderio per il progresso spirituale e la
Realizzazione.
"Il servizio non va inteso come semplice servizio fisico, come il massaggiare.
Affinch sia efficace non ci dev'essere l'idea che si liberi di dare o di non
prestare servizio; si deve sentire che il nostro corpo non ci appartiene pi,
poich lo si abbandonato al Guru, ed esiste soltanto per servirlo."
Poi segu la spiegazione sul Guru che d ignoranza, "Brahma non forse Pura
Conoscenza o Essere?"
"S."
"Ed ogni altra cosa non essere o ignoranza (non Conoscenza)?"
"S."
"Non dichiarano forse le scritture che Brahma al di l del raggiungimento
della parola o della mente?"
"si."
"La parola del Guru non Brahma o Conoscenza?"
"No."
"Allora ammetti che ci che il Guru dice non Conoscenza, ma ignoranza?"
"Sembra cos."
"Allora l'istruzione del Guru semplicemente una forma di ignoranza usata per
rimuovere l'ignoranza del discepolo, proprio come si usa una spina per
rimuoverne un'altra dal piede, non vero?"
"Credo di s."
"Il discepolo un jiva (essere) la cui natura essenziale Conoscenza, non
cos?"
"S."
"Allora, ovviamente, non c' bisogno di dargli Conoscenza, ma semplicemente di
rimuovere il velo dell'ignoranza che nasconde la Conoscenza gi esistente.
"Questo, naturalmente, non viene fatto in un colpo solo, poich il discepolo
completamente immerso in un'antica ignoranza e ha bisogno di istruzioni
ripetute, che possono prendere molte vite.

"E qual la natura di questa istruzione attraverso la parola su ci che al di


la della parola? Non come rimuovere una copertura?
"L'ignoranza nasconde la preesistente Conoscenza, proprio come le piante
acquatiche coprono la superficie di uno stagno.
"Rimuovi le piante e vedrai l'acqua. Non devi crearla; gi l. Analizza un
altro esempio:
"Una cataratta cresce sull'occhio e impedisce all'uomo di vedere; rimuovi la
cataratta ed egli vedr. L'ignoranza la cataratta.
"L'universo la manifestazione dell'incredibile Maya, che ignoranza; tuttavia
l'ignoranza e necessaria per illuminare e dissolvere questa ignoranza.
"La Conoscenza Divina deve essere realizzata, non insegnata. Prostrazione,
indagine e servizio sono i metodi con i quali ottenere la Grazia del Guru.
"E'un'illusione supporre che i fenomeni siano reali. Questo lo schermo
dell'ignoranza che copre la Conoscenza. Una volta che questo verr rimosso,
Brahma o Conoscenza risplender.
"L'ignoranza il seme del samsara (il ciclo di nascita e morte). Instilla negli
occhi il collirio della Grazia del Guru e lo schermo di Maya sparir, lasciando
soltanto Jnana (Conoscenza).
"Jnana non qualcosa da conseguire, eterna ed autoesistente. D'altra parte,
l'ignoranza ha una causa e una fine. La sua radice il concetto che il devoto
un essere separato da Dio. Annientandolo, rimane Jnana.
"Ecco la ragione per cui Krishna consigli ad Arjuna di cercare altri Guru
invece di dargli lui stesso Jnana. Krishna considerava forse gli altri jnani
separati da se, oppure il loro insegnamento era differente dal suo? No. Quindi
il loro insegnamento anche il suo e non c' differenza."
Sai Baba disse poi a Nana di portare la Bhagavad-Gita. Ne avrebbero letto un
capitolo al giorno ed egli poi l'avrebbe commentato. Cos avvenne, ma non fu
presa nessuna registrazione. Poi il libro, la cui forza e profondit si possono
intuire dall'esempio citato, semplicemente scomparve.
Questo, comunque, sufficiente a dimostrare che quanto veniva teorizzato da Sai
Baba era il puro advaita, la dottrina della non dualit, l'essenza stessa
dell'insegnamento spirituale.

Miracoli
Analizziamo ora la questione dei miracoli. In tempi recenti la maggior parte dei
Maestri Spirituali si sono di buon grado astenuti dal fare miracoli. Pi
un'epoca materialistica, pi impressionata da segni e meraviglie che, come
Cristo disse ai suoi seguaci, e come universalmente riconosciuto in India, non
sono affatto sempre spirituali. Perci il loro uso generalmente considerato
sconsigliabile. Forse presuntuoso pensare di affermare ci che il Maestro
considera sconsigliabile, forse meglio affermare semplicemente il fatto che i
miracoli vengono usati raramente.
La Grazia Divina pu manifestarsi in vari modi in un grande Santo o in un
Maestro, ma questo differente. Non implica atti evidenti o deliberati. Per
esempio, i devoti di Bhagavan Ramana Maharshi, il supremo saggio dei tempi
moderni, fanno notare che appena le preghiere gli venivano rivolte ottenevano
risposta, le malattie venivano curate, i pericoli evitati, sebbene egli non
eseguisse apertamente nessun miracolo.
Quando gli fu chiesta una spiegazione di questo egli disse: "E'sufficiente che i
pensieri di un jnani vengano rivolti in una direzione qualunque, e l'attivit
divina automaticamente comincia."
Tutta la sua attivit era discreta e poco evidente, per quanto possibile. Ma non
fu cos con Sai Baba. I suoi miracoli erano appariscenti. Nulla era automatico.
Due storie serviranno ad illustrare la differenza:
Una donna mor a Tiruvannamalai. Il marito non pot portare il cadavere al luogo
di cremazione, poich per tutto il giorno cadde una pioggia torrenziale e, a
causa del clima indiano, davvero poco saggio, oltre che illegale, tenere un
cadavere per pi di ventiquattr'ore senza dargli sepoltura o provvedere alla
cremazione.

Cos egli and a raccontare la sua situazione al Maharshi. Guardando il cielo,


il Maharshi disse: "Penso che smetter di piovere." Il devoto ritorn a casa e
immediatamente ordin che i buoi venissero aggiogati al carretto per portare il
cadavere in citt per la cremazione, tale era la sua fede in ogni parola del
Maharshi. E in effetti la pioggia si arrest abbastanza a lungo da poter
svolgere la sua missione.
Ed ecco l'altra storia.
Shirdi a circa sei miglia da Kopergaon, la pi vicina stazione ferroviaria, e
il solo veicolo per viaggiare era un tanga, carretto trainato da un cavallo.
Alcune persone, che avevano fatto visita a Sai Baba, avevano la necessit
urgente di prendere il treno della notte per ritornare a Bombay, ma stava
infuriando una tremenda tempesta. Sai Baba guard in alto e grid: "Ehi! Basta!
Adesso fermati! I miei figli devono tornare a casa." E la tempesta si plac.
Bisogna comunque tener presente che c'era sempre uno scopo nei suoi miracoli. E
quanto questo scopo potesse variare sar evidente proseguendo nella lettura di
questo
libro. Una volta egli disse: "Do ai miei devoti ci che vogliono, affinch
comincino a desiderare quello che io voglio dar loro veramente." A parte i
miracoli, c'era comunque qualcosa si bizzarro in Sai Baba.
Egli era una strana figura che insegnava indifferentemente a ind e musulmani,
tenendo un fuoco sacro acceso in una moschea, arrabbiandosi con i suoi devoti,
prendendoli persino a bastonate, rispondendo a pensieri inespressi, lanciando
pietre e insulti ad un visitatore incredulo per scacciarlo, oppure eseguendo un
miracolo per attirarlo a se, chiedendo apertamente del denaro e poi regalandolo
ad altri.
Era un Gargantua spirituale, uno di fronte al quale Gargantua ridotto a un
bambino. Poteva scoppiare in una tremenda ira senza alcuna ragione evidente,
distribuendo insulti; ma la tempesta presto passava ed egli improvvisamente
cominciava a parlare dolcemente a qualcuno appena arrivato o che se ne stava
andando.
Ogni tanto ripeteva sacri versi islamici, arabi o persiani, raramente ind, il
tutto sottovoce, come se non volesse essere udito. Compiva anche strani riti.
Stava di fronte al suo fuoco rituale e strofinava delle monete. Uno dei suoi
devoti pi stretti, Das Ganu, ha descritto questa pratica:

Vecchie monete
"Sai Baba occasionalmente eseguiva strani riti tra l'una e le due del
pomeriggio, nella moschea, quand'era solo, tenendo davanti a se un panno che lo
schermava.
"Tirava fuori da un borsellino dieci o quindici vecchie monete di vario tipo, da
un quarto di anna ad una rupia e le strofinava gentilmente tra le dita.
"Non so se nel frattempo ripetesse qualche mantra. La loro superficie era
consumata dallo strofinio. Qualche volta mentre lo faceva diceva: "Questa di
Nana, questa di Babu, questa di Taka e cos via. Ma se qualcuno si
avvicinava, le raccoglieva immediatamente e le rimetteva nel borsellino
nascondendole."
Ovviamente, le monete simbolizzavano i devoti sui quali egli stava lavorando
spiritualmente, trasmettendo loro la Grazia, elevandoli e sostenendoli. Ogni
maestro lo fa, ma Sai Baba usava dei simboli, mentre un altro poteva non
mostrare segni esteriori.
Un devoto musulmano, che era un attendente personale di Sai Baba, ha descritto
un altro strano rito: "Baba era solito sedere dietro una colonna nella quale era
nascosta una lampada che continuava ad ardere. Da dove egli era seduto la
lampada non era visibile. Non lo vidi mai guardare direttamente la lampada.
"Aveva l'abitudine di riempire dei recipienti di terracotta con dell'acqua e
porli vicino a se. Stava seduto con due di essi al fianco e continuava a versare
l'acqua in varie direzioni. Non posso dire perch lo facesse o se pronunciasse
qualche mantra nel frattempo."
Anche in questo caso, deve essersi trattato di un simbolo del fluire della
Grazia...

Inoltre, non c'era peculiarit maggiore del suo modo di dormire. Per gran parte
della sua vita egli dormi su un'asse lunga centocinquanta centimetri e larga
meno di quaranta, attaccata al soffitto per mezzo di strisce di vecchia stoffa
quasi inesistenti.
Era sollevata da terra di centottanta centimetri circa e numerose lampade erano
poste sotto di essa.
Dev'essere stato necessario far uso della levitazione non solo per salirvi, ma
anche per adagiarvisi senza spezzare i supporti. Non pu essersi trattato di
sonno normale.
Una volta, quando Das Ganu e alcuni altri si misero ad osservare l'asse, in un
impeto d'ira Sai Baba l'afferr e la fece a pezzi.
Una spiegazione di questo strano modo di dormire l'ha offerta, con un commento
degno di nota, una signora Parsi:
"Mi colp una differenza notevole che notai tra Sai Baba e altri santi famosi ai
quali ho fatto visita e che ho visto in uno stato di samadhi, completamente
dimentichi del loro
corpo.
"Ho potuto anche vederli riprendere coscienza dell'esterno, consci del contenuto
dei nostri cuori e rispondere alle nostre domande.
"Ma con Sai Baba c'era questa peculiare differenza: non aveva bisogno di entrare
in samadhi per raggiungere qualcosa o conseguire uno stato superiore di
coscienza.
"In ogni istante era in uno stato di duplice coscienza: uno che utilizzava
attivamente l'ego chiamato Sri Sai Baba e che giocava con gli altri ego in
faccende temporali o spirituali e l'altro che trascendeva ogni ego e dimorava
nello stato del Se Universale.
"Egli manifestava i poteri e le caratteristiche proprie di entrambi gli stati di
coscienza. Altri santi avrebbero dimenticato il loro corpo e l'ambiente
circostante per poi ritornarvi, ma Sai Baba era costantemente all'interno e
all'esterno del mondo materiale.
"Alcuni dimostrano di fare uno sforzo per leggere il contenuto della mente
altrui e per raccontare gli avvenimenti
passati, ma per Sai Baba non era necessario alcuno sforzo. Egli era sempre nello
stato onnisciente."
Un uomo realizzato pu, come afferma la donna parsi e come io stesso constatai
nel caso di Bhagavan Ramana Maharshi, essere in uno stato di samadhi permanente
o Conoscenza Divina, e in tale caso non soltanto non necessario il tipo di
samadhi che sembra trance, ma superfluo anche il normale stato di sonno.
Non l'oblio comunemente conosciuto come sonno quello che egli sperimenta, ma
la luminosit del samadhi. Ci significa che Sai Baba di notte non era nello
stato di sonno, ma in uno di levitazione e samadhi, prendendosi cura dei suoi
devoti ed inviando loro la sua Grazia.
Perch egli lo dovesse mostrare in una maniera che sembrava esibizionista e
tuttavia si arrabbiasse se veniva visto, un'altra questione.

Il ladro di gioielli
La profondit di Sai Baba e la sua stranezza, il simbolismo del suo linguaggio e
la rudezza della sue maniere sono evidenti in uno scontro che egli ebbe con le
autorit.
Un ladro fu arrestato con dei gioielli rubati e portato di fronte al tribunale
della vicina citt di Dhulia. Sarebbe stato un caso semplice, se egli non avesse
avanzato l'imbarazzante pretesa che Sai Baba gli aveva dato i gioielli.
Tutti conoscevano la ricchezza che ogni giorno veniva elargita a Sai Baba o
distribuita da lui; comunque, in
questo caso era certo che i gioielli erano rubati. La sola cosa da farsi era
mandare un invito a Sai Baba affinch si recasse in tribunale a testimoniare.
"Baba, c' una convocazione per voi", balbett timidamente il poliziotto.
"Prendi quello straccio di carta e gettalo nel fuoco!" Rugg Baba.
Naturalmente, un tale disprezzo per l'autorit non poteva essere ignorato e
venne emesso un mandato d'arresto. Il poliziotto avanz nervosamente con esso.

"Questa volta hanno emesso un mandato d'arresto, Baba. Verresti per favore con
me a Dhulia?"
Con un torrente di imprecazioni Baba gli ordin di gettare il mandato nella
latrina.
Alcuni dei devoti pi influenti si riunirono per discutere sul da farsi.
Firmarono una petizione nella quale affermavano che un uomo adorato da un cos
vasto seguito non avrebbe dovuto essere convocato e suggerirono che venisse
inviato un commissario a Shirdi per ottenere la sua testimonianza. La loro
richiesta venne accolta e un certo Joshi, un magistrato di prima classe, fu
incaricato del caso.
"Qual il vostro nome?" Egli cominci.
"Mi chiamano Sai Baba."
"Il nome di vostro padre?"
"Sai Baba."
"Il nome del vostro Guru?"
"Venkusa."
"Credo o religione?"
"Kabir."
"Casta o comunit?"
"Parvardigar."
"Et?"
"Centinaia di migliaia di anni."
L'indagine era stata avviata con delle domande di rito; solo che le risposte
erano ben diverse dalla consuetudine. Infatti erano tutte simboliche.
Sai Baba non un nome, ma un epiteto, come gi stato spiegato. Dando il suo
stesso nome in risposta alla domanda su quale fosse il nome di suo padre, egli
sottintendeva che non era pi condizionato da parentele umane.
Kabir fu un grande santo che visse a cavallo del XV e del XVI secolo e che aveva
seguaci sia ind che musulmani; fornendo il suo nome Sai Baba suggeriva che
anch'egli si era elevato al di sopra delle religioni dei suoi seguaci.
"Parvardigar" un nome divino; si ritiene che colui che ha conseguito la
realizzazione del Se sia al di sopra delle quattro caste, in uno stato divino,
questa era l'implicazione. Per quanto concerne la sua et, la risposta implica
che egli era al di l delle limitazioni del tempo, stabilito nell'eterno
presente della consapevolezza spirituale.
La successiva domanda di rito fu: "Giuri di dire tutta la verit, nient'altro
che la verit?"
"La verit", egli afferm brevemente.
"Conosci l'accusato?"
"S, lo conosco". Questo almeno suon soddisfacente, ma solo fino a quando Sai
Baba aggiunse: "Io conosco tutti."
"Egli afferma di essere tuo devoto e di essere stato con te. E'cos?"
"S. Tutti sono con me. Tutti sono miei".
Si trattava di un'affermazione dell'universalit dell'Uomo Divino, ma non era di
grande peso legale.
"Gli hai dato dei gioielli, come lui ha affermato?"
"S. Glieli ho dati." Ma una volta ancora, un'affermazione chiara fu resa vana
dalla metafisica: "Chi d che cosa? Bachi?"
"Se gli hai dato i gioielli, come li hai avuti?"
"Ogni cosa mia."
A quel punto il magistrato perse la pazienza. Tutto questo poteva essere una
buona disquisizione metafisica, ma era una pessima testimonianza.
"Baba!" Egli scoppi, "questa una seria accusa di furto. L'uomo dice che tu
gli hai dato i gioielli."
Anche Baba perse la pazienza. "Che cos' tutto questo? Che diavolo ho a che fare
io con ci?" E se ne and.
Successivamente la questione della testimonianza fu lasciata cadere, perch si
pot provare che l'accusato non era a Shirdi al momento del furto.
E'interessante notare che a Sai Baba non fu chiesto di firmare la sua
deposizione. Egli non firm mai nessun documento. Non aveva un nome con cui
firmare.
Fu verso il 1900 che la fama di Sai Baba cominci a spargersi. Nell'ultimo
decennio della sua vita, Shirdi fu costantemente affollata da visitatori.

L'ammalato veniva guarito, il senza figli otteneva famiglia, il dubbioso


acquisiva fede.
Verso la fine, vennero organizzate delle magnifiche celebrazioni annuali, con
tanto di destrieri, cocchi ed elefanti adornati regalmente. Sai Baba aveva
un'enorme avversione per tutta quella pompa, ma cedette alle insistenze dei suoi
seguaci. Fluirono grandi ricchezze che venivano distribuite come l'acqua,
cosicch, quando egli mor, aveva soltanto il denaro sufficiente a coprire le
spese per il funerale.
Alla sua morte il numero dei suoi devoti aumentato, non diminuito. Come mai
allora egli rimasto sconosciuto fuori dall'India?
Ho gi suggerito la risposta. C' ancora una grande fede in India. Ci sono molti
santi, sebbene per la maggior parte siano poco conosciuti. Ci sono sadhu e
fachiri genuini, viaggiatori sul Sentiero, come pure imbroglioni. Ma c' un
altro aspetto. L'India istruita, occidentalizzata, affascinata dagli ideali
occidentali della scienza e del progresso, sia da quelli ottenuti tramite la
democrazia o tramite il comunismo, ed molto sensibile al fatto di essere
considerata retrograda o superstiziosa.
Sono i prodotti di questa India che scrivono libri per editori stranieri. Non
c' da meravigliarsi allora che essi esitino a pubblicizzare un santo che
insegn con i miracoli, piuttosto che con i libri. I devoti di Sai Baba per lo
pi si contano tra la gente pi conservatrice (sebbene in privato si possano
scoprire le persone pi sorprendenti tra di loro).
Sono stati scritti parecchi libri su di lui nei vari dialetti indiani, ma forse
naturale che debba essere un occidentale a far conoscere Sai Baba in
Occidente.

2. Il Guru e la sua famiglia


Bizzarro s, ma questo non dovrebbe nasconderci la sua amorevole cura per i
devoti e lo sviluppo spirituale che egli stimolava in loro, n l'amore e la
devozione che essi provavano per lui.
Sar forse meglio perci aprire questo capitolo con una affermazione di una
delle sue devote, la donna parsi alla quale abbiamo gi fatto riferimento:
"La prima cosa che colpiva in Sai Baba erano i suoi occhi. C'era un tale potere
e penetrazione nel suo sguardo che nessuno poteva guardarlo negli occhi. Si
avvertiva la sensazione di essere letti da cima a fondo. Subito si abbassava lo
sguardo e ci si inchinava.
"Si percepiva che egli non era soltanto nel proprio cuore, ma in ogni atomo del
corpo. Alcune parole o un gesto rivelavano alla persona in questione che Sai
Baba conosceva tutto del suo passato e del suo presente, persino del futuro, e
ogni altra cosa. Non c'era nell'altro da fare se non sottomettersi
fiduciosamente e abbandonarsi a lui. Ed egli si curava di ogni piccolo dettaglio
e fungeva da guida attraverso le vicissitudini della vita."
Sono quest'amore e questa protezione, l'esaltazione spirituale della sua
presenza che ella enfatizza.
"Non era semplicemente il suo potere che lo rendeva caro ai suoi devoti. La sua
amorevole cura, insieme con suoi poteri, facevano di Shirdi un autentico
paradiso per quei devoti che vi si recavano. Ci si sentiva sicuri che nulla ci
poteva danneggiare.
"Quando andavo a sedermi in sua presenza dimenticavo sempre il mio dolore,
persino il corpo stesso e tutte le preoccupazione e le ansiet mondane.
Passavano ore intere seduta beatamente, inconsapevole del trascorrere del tempo.
Era un'esperienza straordinaria che condividevo, credo, con tutti i suoi veri
devoti. Egli per noi era tutto."

Un altro devoto, Y. J. Galvankkar, parla soprattutto della natura parificante


dell'influenza di Sai Baba:
"Feci visita a Sai Baba per la prima volta nel 1911. Vi andai perch vi si
stavano recando mio suocero ed altri parenti. Avevo sentito parlare della
santit di Sai Baba, ma a quel tempo non ero seriamente attirato dal fatto di
ottenere da lui dei benefici spirituali o temporali.
"Mi recai da lui con questa attitudine quattro o cinque volte e il mio interesse
gradualmente aument. Poi mi apparve in sogno e mi chiese due rupie come
dakshina (compenso dovuto all'insegnante). Svegliandomi decisi di pagargli la
somma richiesta e gli inviai due rupie a Shirdi con un vaglia postale.
"Nello stesso sogno egli mi diede due preziose istruzioni: comportarmi con
probit e integrit e mantenere la castit. Ho osservato queste istruzioni con
attenzione e zelo.
"Una volta, dopo questo sogno, andai a Shirdi. Doveva essere il 1917; egli mise
la sua mano sul mio capo e questo
ebbe uno strano effetto su di me. Dimenticai me stesso e l'ambiente circostante
ed entrai in uno stato di estasi. Venni a sapere in seguito che mentre io ero in
quello stato, Sai Baba disse ai presenti che le mie caratteristiche erano
integrit e purezza.
"Descrisse loro le varie forme e le condizioni che avevo vissuto in vite
precedenti e disse che egli mi aveva posto nel grembo materno in questa nascita
e che ancora mantenevo la mia integrit e la mia purezza."
La richiesta di due rupie era un simbolismo molto usato da Sai Baba.
Qualche volte appariva alle persone in sogno o nelle visioni per attirarle a
lui. E'sempre il Maestro che attira i suoi seguaci, sebbene possa sembrare che
sia loro la decisione o che si tratti di un semplice caso.
Sai Baba era esplicito in questo. "Attiro a me la mia gente da lontano in molti
modi. Sono io che la cerco e la porto a me; non viene spontaneamente. Anche se
sono lontani migliaia di miglia, io li attiro a me come un uccello con una corda
legata alla zampa."
Molti, naturalmente andavano l a causa del flusso di miracoli, nella speranza
di benefici mondani. Alcuni di questi, comunque, gradualmente sviluppavano la
brama per una ricchezza superiore che Sai Baba distribuiva.
"La mia gente all'inizio viene da me per ottenere benefici temporali, ma quando
questi vengono ottenuti cominciano a seguirmi."
Un devoto, vedendo la grande folla riunita, chiese a Sai Baba se tutti
ricavassero del beneficio, una domanda che poteva essere posta a qualunque
maestro il cui destino fosse quello di essere conosciuto pubblicamente.
In risposta egli indic un albero di mango in fiore: "Che
splendido raccolto sarebbe se tutti i boccioli diventassero frutti, ma Cos?
La maggior parte di essi cadono. Pochi rimangono."
R. B. Purandhare era uno dei boccioli che matur in un frutto. Egli ci ha
lasciato un resoconto della prima visita che fece a Shirdi:
"Ho sentito parlare per la prima volta di Sai Baba nel 1909 e sono andato a
trovarlo. Andai da lui senza scopi mondani, sebbene fossi povero ed orfano. Ero
sempre stato desideroso di associarmi con i sadhu e mi sentivo attirato da lui
perch avevo udito che era un santo.
Mi apparve in sogno e mi chiam a Shirdi. A quel tempo mia figlia (di sei mesi)
era molto ammalata, cos mia madre mosse delle obiezioni all'idea del mio
spostamento. Tuttavia, insistetti e portai con me mia madre, mia moglie e la
bambina.
Restai l per tredici giorni e al terzo giorno la bambina si riebbe dalla sua
malattia. Baba non mi permise di andarmene sino al tredicesimo giorno. Non osai
chiedergli nulla, ma egli disse a mia madre che era stato legato a me per sette
secoli e che non mi aveva mai dimenticato, per quanto fossi lontano, e che non
avrebbe mangiato un boccone di cibo senza di me.
"Con il permesso di Baba, partimmo per Nasik e di l ritornammo alla nostra
casa, a Dadar. Al nostro arrivo mia moglie ebbe un attacco di colera e il medico
la consider un caso senza speranza.
"Fu allora che vidi Sai Baba vicino al piccolo tempio di fronte a casa mia, ed
egli mi disse di darle l'udhi (cenere sacra) che avevo portato da Shirdi. Lo
feci e nel giro di mezz'ora ella recuper energia, al punto da dare una speranza
al dottore. E ben presto si riebbe completamente."

Qualcuno, naturalmente, arriv senza fede, semplicemente per vedere a chi


assomigliasse quello strano produttore di meraviglie. Uno di questi era un
capostazione angloindiano di una vicina citt.
Al suo arrivo trov Sai Baba che stava lavando dei recipienti di terracotta
mettendoli poi a terra dalla parte del bordo. Egli gli chiese perch lo stesse
facendo e Baba rispose con un umorismo caustico, riferendosi ad ascoltatori non
ricettivi:
"Le pentole vengono da me cos, con la bocca rivolta verso il basso."
Deshpande, un devoto al quale si far spesso riferimento, raccont di un suo zio
che dapprincipio non credeva. Egli and da solo parecchie volte a vedere Sai, ma
Sai Baba gli lanciava delle pietre e non lo lasciava nemmeno avvicinare alla
moschea.
In altre occasioni Sai Baba improvvisamente faceva a pezzi i pregiudizi del
visitatore in modo ugualmente sorprendente.
Un medico bramino una volta fu portato a Shirdi. Egli avvis subito il suo
compagno che non si sarebbe inchinato di fronte a Sai Baba, poich adorava Sri
Rama e nessun altro.
Rimase all'esterno della moschea, osservando il rituale ind che veniva eseguito
all'interno e poi improvvisamente irruppe dentro cadendo ai piedi di Sai Baba.
Quando pi tardi gli fu chiesto che cosa gli avesse fatto cambiare idea, disse
che vide Sai Baba in piedi, nella forma di Rama.
Un altro maestro avrebbe potuto spiegare che tutti i Guru sono Uno, in quanto
manifestano l'unico S, ma in tutte le cose Sai Baba era pittoresco; insegnava
per mezzo di simboli, non di parole.
Perci, come nel caso sopra citato, invece di affermare per poi dimostrare, gli
si rivel addirittura nella forma che il devoto adorava. Questa non fu la sola
occasione in cui diede una dimostrazione del genere. Per esempio, ci fu un caso
simile con un bramino di Nasik, molto orgoglioso della sua casta. Prima che
l'uomo arrivasse a Shirdi, Baba imprevedibilmente chiese della tinta ocra per
colorare la sua veste. Comunque, generalmente, egli non vestiva di arancione, ma
sempre di bianco, e continu cos per molti anni.
Il bramino arriv e si tenne ad una certa distanza dalla moschea, per paura di
contaminarsi. All'improvviso anch'egli si precipit nella moschea e si prostr
ai piedi di Sai Baba. L dentro aveva visto il suo Guru vestito di ocra.
Una volta un devoto era prossimo alla morte, ma Sai Baba non volle recarsi da
lui. In seguito ad una richiesta di spiegazioni a questo proposito egli disse:
"Quando uno dei miei muore anche a distanza di mille miglia, io lo guido a me
come si tira un passero legato ad un filo. Non permetter mai che una creatura
affidatami si allontani da me."
Da me? Dalla Grazia. Stava dando, non prendendo. Stava guidando dalla confusione
verso l'Unit, dal mondo della materia verso lo Spirito.
Egli mostrava una precisa conoscenza dei pensieri e delle azioni dei suoi
devoti, sia a riguardo del passato che del presente, che fossero a Shirdi o
anche molto lontani, perch si potessero mantenere in armonia duratura con lui.
La parola "mostrare" alquanto imprecisa e inadatta per quanto riguarda il
comportamento di Sai Baba, perch egli ostentava questa conoscenza, la
dispiegava.
Un caso tipico, pregno del suo persuasivo umorismo, concerneva l'ortodossia
troppo rigida. Sai Baba non approvava gli estremi dell'ortodossia, come il
rifiuto assoluto di mangiare le cipolle e un devoto di nome S.B. Nachne ci
racconta la sua storia:
"Andai a Shirdi nel 1915 con un gruppo che includeva mia suocera. Ci stabilimmo
al Sathe Wada (com'era allora chiamato; in seguito ha cambiato proprietario ed
diventato Navalkar Wada).
"Dada Kelkar occupava una parte degli alloggi. Mia suocera cominci a tagliare
delle cipolle da cucinare con il nostro cibo, ma Dada, che era un bramino
rigidamente ortodosso, non poteva sopportare le cipolle. Perse la pazienza e
inve contro mia suocera che se la prese molto a cuore.
"Alcune ore pi tardi, la nipote di Dada cominci a lamentare un acuto dolore
agli occhi e prese a piangere. Dada and dritto da Sai Baba e gli chiese di
curarla. Sai Baba, al quale non era stato detto nulla della lite, gli disse di
strofinare gli occhi della bambina con una cipolla.

"Dada chiese dove avrebbe dovuto prenderla. Sai Baba ne aveva sempre con se, e
forse Dada sperava di ottenerne una toccata da lui. Invece gli fu indicata mia
suocera e gli fu detto: "Fattela dare da lei".
Ci che degno di nota che non mai entrato nella mente dei devoti, nemmeno
per un attimo, il dubbio che una cura cos bizzarra potesse funzionare se era
Sai Baba a prescriverla.
All'arrivo di un devoto, Sai Baba poteva raccontare ai presenti una storia su
ci che gli era accaduto, a volte usando la prima persona, identificandosi con
il devoto, a volte in modo impersonale, senza citare a chi fosse accaduta.
Poteva trattarsi di una storia lunga e dettagliata, o di un semplice e breve
accenno.
Un giorno, a casa di Adam Dalali, un seguace musulmano, arriv un povero marwari
a chiedere del cibo e gli furono date quattro anna (del tutto sufficienti per un
pasto a quel tempo). Quindi fu indirizzato ad un ristorante marwari.
Quando Dalali si rec a Shirdi, Sai Baba appena lo vide disse: "Sono andato a
casa di quest'uomo ed egli mi ha mandato in un ristorante marwari."

Guarigioni
Era nel guarire le malattie che i poteri di Sai Baba si manifestavano pi
generosamente. All'inizio prescriveva varie erbe; poi un giorno disse
all'attendente che le dispensava di non preoccuparsi pi delle erbe, ma di dare
a tutti la stessa
medicina.
Per un certo periodo diede a tutti un sublimato di allume e gli interessati
venivano guariti. Dopo qualche tempo, comunque, cominci a essere usata l'udhi,
o cenere sacra, del fuoco di Sai Baba.
Sai Baba stesso curava spesso a distanza i suoi devoti senza alcun supporto
fisico. Essi usavano con efficacia la udhi e ancora oggi lo fanno.
Registrare tutte le cure miracolose sarebbe un compito impossibile. Quasi ogni
devoto ne ha fatto l'esperienza e, a parte quelle che avvennero con dei
testimoni a Shirdi, ci sono quelle che furono effettuate a distanza, e che
avvengono ancora, tramite la preghiera a lui rivolta. Qui ne verranno descritte
soltanto alcune particolari.
Joseph, un ufficiale di Polizia cattolico, racconta: "Non sono mai andato a
Shirdi, ma ho sentito parlare di Sai Baba da amici e porto il suo ritratto con
me. Non adoro i ritratti, ma lo considero come un santo. Ha grande potere.
"Nel 1917, Norvekar si ammal. Suo figlio prese 500 rupie e le diede a Baba. Nel
riceverle Baba cominci a tremare febbricitante. Quando gli furono chieste delle
spiegazioni egli disse: 'Quando facciamo qualcosa per gli altri dobbiamo
assumercene il fardello e la responsabilit.'Ben presto Norvekar si riebbe dalla
febbre."
Nella sua spiegazione Joseph aggiunge che il suo santo protettore era San
Francesco Xavier, ma egli pregava anche Sai Baba e le sue preghiere ottennero
risposta.
L'accettazione di denaro da parte di Sai Baba in un caso del genere un'altra
caratteristica peculiare. Normalmente un uomo che esegue delle cure spirituali
rifiuta ogni ricompensa. In alcuni casi il potere pu abbandonarlo se egli non
si conforma a questa tacita regola.
In effetti, nel caso di Sai Baba non si trattava di una "ricompensa", poich
egli non ha mai tenuto del denaro; tuttavia il suo modo di rapportarsi con esso
era insolito e ne parleremo pi avanti.
Deshpande, il cui zio aveva mancato di fede, aveva un nonno cieco. nel 1916 lo
port a Shirdi e lo condusse per mano da Sai Baba.
Il vecchio si inchin davanti a lui e disse semplicemente: "Baba, non vedo."
"Vedrai," rispose Baba. "Dammi quattro rupie."
Ancora una richiesta di denaro, sebbene si trattasse di una somma ridicola.
Deshpande and a cambiare una banconota e quando torn con le quattro rupie Sai
Baba pose la mano sulla testa

del vecchio e questi riacquist la vista. Quando grid di meraviglia e sorpresa,


Baba gli fece prendere dell'udhi e lo conged. Nel lasciare un santo o un tempio
consuetudine prendere dell'udhi.
Un altro caso, forse pi sorprendente, riguarda una donna cieca che grid:
"Baba, voglio vederti con questi occhi! " Immediatamente fu in grado di vedere,
ma non appena si allontan dalla sua presenza, la cecit ritorn. Quello che
aveva chiesto le era stato concesso, ma solo quello...
Nel 1913 il figlioletto di Bahalkar ebbe la febbre alta per cinque o sei giorni
e il dottore gli disse che c'erano poche speranze di salvezza. Bahalkar allora
si sedette e preg Sai Baba (gli ind normalmente pregano seduti a gambe
incrociate, non in ginocchio). Alle due di notte il santo gli apparve nella
stanza, applic l'udhi al bambino e disse:
"Non c' pi bisogno di preoccuparsi. Fra due ore il ragazzo comincer a sudare
e domattina si sentir meglio. Quando star bene, portalo da me."
Naturalmente, avvenne come era stato predetto.
Questo accadde il 3 marzo, a casa di Bahalkar, a Dhulia. Due giorni pi tardi
egli ricevette una lettera da Deshpande, che abitava a Shirdi, nella quale egli
scriveva che Sai Baba gli aveva detto:
rispose:
"Sono stato a casa del tuo amico a Dhulia."
Deshpande gli chiese di quale amico parlasse ed egli
"Upasani Bahalkar. Vado tutti i giorni a casa sua. faresti bene a scrivergli."
Una volta, col suo tipico stile coreografico, Sai Baba disse a Mahalsapathy, un
devoto residente:
"Tua moglie ha un tumore molto doloroso al collo. Io la curer, nessun altro pu
farlo, soltanto io posso".
La moglie di Mahalsapathy non era a Shirdi a quel tempo ed egli non sapeva
nemmeno che avesse un tumore. Pi tardi ricevette una lettera a riguardo che
parlava della sua guarigione improvvisa.
Quello che segue pu essere definito un caso pienamente probante.
E. W. Pradhan, un giudice di pace, ha narrato di come il suo giovane figlio,
Babu, si fosse ammalato. Nella loro casa avevano un prete telugu che, com'era
consuetudine presso le famiglie benestanti, eseguiva per loro tutte le
adorazioni rituali.
Questo prete, Madhava Bhat, era fortemente attaccato alla famiglia, ma non era
un devoto di Sai baba, al contrario, egli pensava che la malattia del bambino
potesse essere una punizione per l'adorazione di qualcuno che egli considerava
musulmano.
Perci, chiese ai genitori di andare a fare un voto a Datta (un aspetto di Dio
che essi adoravano), e di pregare per la guarigione del piccolo. Essi per gli
risposero che Sai Baba era Datta.
Una notte il prete vide in sogno una figura, che riconobbe come Sai Baba, grazie
al dipinto appeso alla parete della casa. La figura era seduta in cima alle
scale, con un corto bastone nella mano. Nel sogno Sai Baba gli disse: "Che
intenzioni hai? Io sono il Signore di questa casa."
Bhat tenne segreto il suo sogno, ma le condizioni del bambino continuavano a
peggiorare. Alla fine non pot pi sostenere il peso della situazione e correndo
davanti al quadro di Sai Baba grid:
"Se il bambino per le quattro di questo pomeriggio migliorer abbastanza da
poter essere portato gi, creder che tu sei Datta."
La febbre cominci a diminuire e per le quattro il piccolo chiese a sua madre di
poter scendere a giocare.
Ecco infine un caso in cui la malattia non fu soltanto curata, ma fu anche
prevista.
S.S.D. Nimonkar, un ispettore di polizia, stava andando da Poona a Nimon, dove
la moglie di suo fratello aveva recentemente dato nascita ad un bambino. Sulla
via si ferm a Shirdi per vedere Sai Baba. Mentre stava congedandosi, Sai Baba
gli diede la consueta udhi, dicendogli:
"Salva la vita del bambino."
Al suo arrivo a Nimon, Nimonkar trov il neonato quasi morto. Il respiro era
quasi cessato e i genitori avevano perso ogni speranza. Egli cerc l'udhi che
gli era stata data, ma non pot trovarla. Doveva averla persa nel tragitto.

Tuttavia, prese il bambino in grembo e preg Sai Baba di aiutarlo. Nel giro di
cinque minuti la crisi cess e il bambino cominci a riaversi.

Benedizioni
L'aiuto di Sai Baba si manifest frequentemente anche nel dare prole a coloro
che non ne avevano. Come con la maggior parte delle cose, il metodo usato era
simbolico. Generalmente dava una noce di cocco in segno di fertilit; qualche
volta altri frutti. In una occasione ci fu la rottura di una noce di cocco ed
egli si dimostr riluttante, mettendola da parte parecchie volte fino a che un
devoto lo persuase a concedere la sua benedizione.
D. S. Rasane, non avendo figli, si spos una seconda volta, ma anche questo
matrimonio risult vano. E'necessario spiegare che, persino prima che la legge
proibisse la poligamia, l'enorme maggioranza degli ind era monogama, ma si
faceva un'eccezione se un uomo non aveva almeno un figlio che potesse eseguire
per lui i riti funerari. In questo caso, poteva prendere una seconda moglie, con
il consenso della prima.
Un giorno, subito dopo l'arrivo di Rasane a Shirdi, Sai Baba gli diede quattro
manghi e rivolgendosi a lui con il diminutivo del suo primo nome, gli disse:
"Damia, prendi questi manghi, mangiali e muori."
Simbolico come al solito. Rasane ne rest sconcertato, finch gli fu spiegato da
altri devoti che dar nascita a un figlio equivaleva a morire e a venire
rimpiazzati da qualcun altro.
Immergersi nella vita del mondo morire, mentre rimanere calmi e distaccati
vivere.
Baba continu: "Non mangiarli tu; dalli a tua moglie. "
"Quale moglie?" Egli chiese.
"La seconda. Che ella li mangi e avr due figli. Il primo deve essere chiamato
Daulat Shah e il secondo Thana Shah."
Pi tardi Sai Baba gli disse che in tutto avrebbe avuto otto figli, il che si
dimostr vero. Alla nascita del suo primo figlio egli si rec da Sai Baba e gli
chiese quale nome dare al bambino.
Nonostante tutte le persone che aveva incontrato e tutto ci che era accaduto
nel frattempo, Sai Baba istantaneamente rispose:
"Hai dimenticato ci che ti ho detto? L'hai scritto a pagina tre del tuo
taccuino. Non ti avevo detto che doveva
essere chiamato Daulat Shah?"
Con un certo Sapatnekar prese il via un caso complicato che dur parecchi anni.
Un Maestro spirituale ha enorme pazienza. Non c' utilit nel cercare di
raccogliere frutti acerbi ed egli attender pazientemente degli anni affinch
maturino.
Sai Baba fu presentato a Sapatnekar quando questi era ancora un giovane
impegnato nei suoi esami di legge.
Un giorno egli si rivolse ad un amico che era famoso per essere poco ferrato
negli studi e, poco gentilmente, gli chiese come potesse aspettarsi di superare
gli esami.
L'amico rispose completamente sicuro di se che sarebbe stato promosso, perch ne
aveva ottenuto l'assicurazione da Sai Baba. Sapatnekar si prese gioco sia del
suo amico che di Sai Baba e predisse il peggio.
Comunque, l'amico super gli esami. Tuttavia Sapatnekar non ne fu convinto; la
consider una fortunata coincidenza. Egli poi super a sua volta gli esami,
divent avvocato, si spos ed ebbe un figlio.
Dieci anni pi tardi suo figlio mor ed egli non ne aveva altri. Ricord il modo
in cui aveva parlato di Sai Baba e cominci a preoccuparsene, chiedendosi se la
morte di suo figlio fosse stata causata da questo. Quindi decise di andare a
trovarlo per scusarsi. Sai Baba, comunque, non appena lo vide gli grid contro e
lo scacci via. Egli poi ritorn di nuovo, si inchin, ed ancora fu cacciato.
Circa un anno dopo, Sai Baba apparve in sogno a sua moglie e li invit entrambi
ad andare da lui. Questa volta Sapatnekar fu ricevuto gentilmente e pot
scusarsi della sua passata derisione. Sai Baba poi si rivolse a qualcuno vicino

e raccont la storia della vita di Sapatnekar in prima persona, come fosse la


sua.
Indicandolo, disse: "Quest'uomo mi biasima perch pensa che io abbia ucciso suo
figlio, ma ora riporter quella stessa anima nel grembo di sua moglie."
Mentre Sapatnekar stava per andarsene, Sai Baba gli diede una noce di cocco,
dicendogli di legarla nello scialle di sua moglie e di andarsene contenti. Un
anno pi tardi egli port da Sai Baba il figlio che era nato.
Un altro devoto, L. G. Munge, ebbe parecchi figli, ma morirono tutti in tenera
et.
Egli and da Sai Baba, si lament della sua sfortuna e lo preg di fargli avere
un figlio che restasse in vita. Baba immediatamente rispose:
"Perch me ne chiedi uno? Te ne dar due."
E in effetti egli ebbe due figli e due figlie.
Uno dei prerequisiti per ottenere questi favori era la fede, unita alla
sottomissione.
Abbiamo visto nel caso di Sapatnekar come Sai Baba avesse atteso finch non
matur la sottomissione. Vediamo ora un caso in cui questa mancava.
Era il 1910. Improvvisamente un mattino Sai Baba sbott: "Perch mai sta venendo
a trovarmi il malandrino? Che cos'ho? Sono semplicemente un fachiro nudo, come
chiunque altro."
Era uno di quegli scoppi d'ira a proposito dei quali nessuno sapeva a che cosa
si stesse riferendo. Un po'pi tardi, comunque, fuori dalla moschea arrivarono
un paio di ufficiale con la scorta.
La moglie del commissario distrettuale, una signora inglese, aveva sperato a
lungo di avere un bambino e ora pensava di provare con il fachiro che faceva
miracoli di cui tutti gli indiani parlavano.
Era accompagnata da suo marito e dall'esattore (un titolo che nell'India
Britannica, significava "ufficiale amministrativo locale", l'uomo pi importante
del distretto).
Essi si guardarono attorno un po'a disagio. Questo ambiente spoglio e primitivo
non era idoneo per i membri della razza governante.
L'assistente del commissario, che li aveva accompagnati, vide un devoto che
attendeva nel cortile fuori dalla moschea. Lo chiam e gli disse di avvisare Sai
Baba di terminare la sua routine mattiniera velocemente perch i Sahib
desideravano parlargli.
Il devoto era sbalordito. Per quanto vincolante fosse l'ordine di un Sahib, egli
non poteva portare un tale messaggio a Sai Baba. Non fece nemmeno finta di farlo
e dichiar direttamente che era impossibile.
Se avevano qualcosa da chiedere a Sai Baba, dovevano attendere che egli fosse
disponibile.
Ci volle mezz'ora prima che egli fosse libero e passasse di l. La signora
avanz verso di lui e chinandosi disse educatamente:
"Desideriamo parlare un po'con te, Maharaj."
Comunque, la gentilezza non fu sufficiente per Sai Baba. Quello non era il tipo
di devozione di cuore che egli richiedeva e disse bruscamente:
"Dovete attendere mezz'ora; adesso devo andare a mendicare."
Per tutta la vita, per quanta ricchezza abbia maneggiato, Sai Baba mantenne la
sua abitudine di mendicare il proprio cibo. In effetti, egli andava soltanto in
alcune case in cui consideravano un onore poterlo nutrire e qualche volta
delegava un devoto a mendicare per lui.
Fare attendere i Sahib bianchi che un fachiro mendicasse il suo cibo, era una
lezione di umilt tipica del suo bizzarro umorismo. Inoltre, era una possibilit
per loro di ovviare alla sua necessit di mendicare procurando per lui le
provviste... se solo ci avessero pensato.
Non si tratt di mezz'ora, ma soltanto di dieci minuti. Ancora la signora si
inchin e ripet la sua richiesta.
"Aspetta un'altra ora", egli rispose.
Gli ufficiali governativi non avevano pi tempo a disposizione, n erano
disposti ad essere presi in giro in questo modo da un semplice fachiro.
Ritornarono alla loro automobile e se ne andarono, cos la signora rimase senza
figli.
Guarigione per l'ammalato e figli per lo sterile erano i benefici pi frequenti.
Ma che ci fosse un esame da superare, un impiego da ottenere, una causa da

vincere o un matrimonio da organizzare, i devoti facevano appello a Sai Baba e


se la richiesta di aiuto veniva fatta con fede e sincerit, essa veniva
esaudita.
"Questo pu essere facilmente detto di Sai Baba da chiunque, anche da semplici
osservatori esterni", spieg G.G. Narke, professore di geologia, un devoto al
quale faremo spesso riferimento per una interpretazione pi profonda di Sai
Baba. Ma chiunque lo giudicasse dall'esterno in questo modo, era ben lontano dal
valutarlo adeguatamente.
Baba naturalmente si adattava alla capacit di comprensione della gente che
veniva da lui a cercare aiuto e protezione La maggior parte di queste persone
erano superficiali e cercavano soltanto benefici materiali.
A costoro egli non rivelava la sua reale natura interiore. Ma quando veniva da
lui qualcuno capace di immergersi pi nel profondo, egli si rivelava
maggiormente, con tutti i suoi veri poteri."

Dinieghi
Qualche volta, nell'eseguire un miracolo, Sai Baba diceva: "Lo far." Pi
spesso, comunque, la sua risposta era:
"Allah achcha karega" (Dio lo metter a posto) o "Allah Malik hai " (Dio il
Sovrano).
Era una sua abitudine peculiare fare riferimento a Dio come 'Il Fachiro', e
quando rifiutava una richiesta, spesso diceva: "Il Fachiro non me lo lascer
fare." Oppure: "Posso fare soltanto ci che il Fachiro mi ordina."
Egli rifiut spesso di intervenire. Qualche volta spiegava che prolungare la
vita di una persona ammalata avrebbe causato soltanto una sofferenza prolungata.
A volte prometteva una nuova nascita. In altre occasioni invece, quando gli
veniva chiesta la benedizione per la prole, diceva che nel destino di quella
persona non c'erano figli (non che questo ostacolasse Sai Baba, poich almeno in
una occasione egli concesse un figlio, pur dichiarando apertamente che nel
destino dell'interessato il figlio non era affatto previsto).
Qualche volta non dava alcuna spiegazione, ma rifiutava semplicemente dicendo:
"Allah Malik hai. " Oppure: "il Fachiro non me lo permetter."
B.A. Patel era un proprietario terriero e un ufficiale governativo. Il suo
anziano padre ebbe un infarto. Egli si rec da Sai Baba a chiedergli l'udhi per
lui, ma Sai Baba disse: "Non ti dar l'udhi, Allah Malik hai. "
Tre giorni pi tardi il padre mor.
Questo Patel era molto orgoglioso della sua forza fisica. Nel 1913, quando Sai
Baba era gi vecchio e fragile, Patel gli massaggiava spesso le gambe
sollevandolo e portandolo vicino al fuoco.
Un giorno, poco dopo la morte di suo padre, egli cerc di fare questo, ma fu
completamente incapace di muoverlo. Baba lo derise e Patel ricorda:
"Mi insegn due cose, a non essere fiero della mia forza e a non angosciarmi per
mio padre."
Sai Baba gli disse: "Perch dovresti angosciarti? Nel giro di cinque mesi
ritorner." Dopo cinque mesi a Patel nacque un figlio. Era chiaro che questa era
la rinascita di suo padre; oppure, pi profondamente, significava che la forza
vitale che aveva assunto una forma alla quale egli era attaccato la stava
ricreando, poich aveva fallito nel distruggere l'attaccamento alle radici.
Il figlio di una giovane donna fu morso da un cobra ed ella and a piangere e a
mendicare l'udhi da Sai Baba. Egli si rifiut di dargliela e il figlio mor.
H.S. Dixit, uno dei devoti pi anziani, lo implor:
"Baba, il suo pianto spezza il cuore. Per amore mio, fai tornare in vita suo
figlio."
Anche qui, come nell'occasione in cui erano stati curati gli occhi di un bambino
con della cipolla, sorprendente osservare che non c'era il minimo dubbio che
egli potesse farlo.
Sai Baba rispose: "Non immischiarti in questo. Ci che accaduto per il
meglio. Egli entrato in un altro corpo in cui potr svolgere un lavoro
particolarmente buono che non poteva fare con quello perduto.
"Se lo facessi ritornare in questo corpo, allora quello

nuovo in cui egli gi entrato dovrebbe morire. Potrei farlo per amor tuo, ma
hai considerato le conseguenze? Hai una pur vaga idea della responsabilit cui
potresti andare incontro, e sei preparato ad assumertela?"
La morte di una forma si risolve sempre con la nascita di un'altra forma, tranne
nel caso del jnani, il saggio pienamente illuminato o realizzato, il quale passa
al di l delle forme dell'infinito Informale, di cui si parla come moksha o
Nirvana.
S.B. Mobile aveva una figlia col labbro leporino e la port da Sai Baba sperando
che egli la curasse. Non appena egli arriv Sai Baba disse:
"So per che cosa sei venuto, ma sarebbe inutile. La ragazza di natura divina e
la sua vita sulla Terra sar di breve durata. Alla prossima Nagha Shudda
Chathuri ella morir. Se quel giorno andrai in ufficio, non la rivedrai pi."
E cos avvenne. Ella mor quel giorno, mentre suo padre, che aveva ignorato
l'avvertimento di Sai Baba, era nel suo ufficio.
E'registrato almeno un caso in cui Sai Baba lott invano per salvare una vita:
Ci fu un'epidemia di peste bubbonica nel villaggio Nigoj e la moglie del Patil,
il capo del villaggio, era ammalata. Sai Baba, di passaggio, trascorreva la
notte al chavadi, la locale locanda, con Mahalsapathy al suo seguito.
"Non dormire questa notte", gli disse Sai Baba. "Rimani vigile per me tutta la
notte, perch devo pregare Dio.
"Quella ruffiana (la peste) vuole uccidere la donna, cos prego Allah."
Mahalsapathy stette sveglio tutta la notte per impedire qualunque disturbo, ma
poco prima che albeggiasse, arriv un ufficiale con molti servitori. Fecero
molto rumore e gridarono che volevano il darshan (un incontro) con Sai Baba.
Mahalsapathy cerc di tranquillizzarli dando loro dell'udhi, ma invano.
Sai Baba usc dalla stanza come una furia. Gridando e insultando Mahalsapathy,
disse: "Sei un padre di famiglia? Non sai che cosa sta accadendo a Nigoj? Perch
fai entrare le persone in un momento come questo?" Poi improvvisamente si calm.
"Cos sia. Quello che accaduto giusto."
E quel mattino la moglie del Patil mor.

Rimproveri e lezioni
A dispetto dei molti favori che concedeva, Sai Baba poteva essere un duro
maestro. C'erano pochi che sfuggivano ai suoi colpi o ai suoi insulti. E non era
necessario che un pensiero egoista si cristallizzasse in parola o in un'azione
perch fosse punito. Il pensiero stesso era sufficiente.
Un devoto ha raccontato di come egli fosse seduto l quando qualcuno port come
regalo delle banane rosa, una variet dal sapore prelibato che cresce soltanto a
una certa altitudine, in collina.
Vedendo Sai Baba che le sbucciava e le distribuiva, prov un'involontaria paura
che le banane finissero prima che venisse il suo turno. Sai Baba immediatamente
ne sbucci un'altra, la diede a qualcun altro e a lui gett la buccia,
ordinandogli di mangiarla.
Egli lo fece, accettandola umilmente come punizione per la sua avidit. Allora
Sai Baba fu compiaciuto per questo, sbucci un'altra banana, e la divise con
lui.
Una donna musulmana che teneva il velo sul viso, si inchin ai piedi di Sai Baba
scoprendosi il volto. Un devoto seduto al suo fianco osserv quanto fosse bella
e sper che ella mostrasse nuovamente il suo volto. Senza una parola, Sai Baba
si gir e gli diede un colpo con il suo bastone.
Un lebbroso si arrampic lentamente sugli scalini della moschea. Era sporco e
quasi nudo, coperto di piaghe e puzzava di carne putrefatta. I suoi piedi erano
martoriati dalla malattia cos gli ci volle quello che sembr un secolo per
avvicinarsi a Sai Baba e prostrarsi di fronte a lui.
Quindi si gir per andarsene e quando finalmente fu sceso dagli scalini
l'elegante direttrice tir un sospiro di sollievo. Allora Sai Baba mand un
devoto a richiamarlo. Ancora il lento arrampicarsi su per gli scalini, ed eccolo
avvicinarsi con il suo fetido odore.
Questa volta, mentre si prostrava, Sai Baba raccolse uno sporco fagotto di
stoffa che egli aveva con se e lo apr.

"Dolci al latte! Bene!" Ne prese uno e, scrutando tra i presenti, ne diede uno
alla direttrice. Ma la sua devozione era tale che ella lo mangi senza esitare.
Una prova di fede avveniva quando ai devoti non veniva permesso di lasciare
Shirdi nella data che avevano pianificato. Era consuetudine, come con qualunque
altro Guru, chiedere il permesso per congedarsi, ma egli non sempre lo
concedeva.
Se il permesso di lavoro del devoto stava per terminare o se aveva qualche altro
affare o appuntamento, il rifiuto poteva creare dei problemi seri. Ma nessuno ne
ebbe mai a soffrire. In qualche modo le cose si sistemavano in modo tale che non
ne veniva alcun danno. Tuttavia era necessaria una grande fede per crederci a
priori.
N. V. Sathe ha raccontato una storia che prova questo. Egli prestava servizio
come esattore presso una Commissione Erariale della quale abbiamo gi parlato.
Egli aveva un appuntamento a Manmad e doveva partire di l per un giro di
ispezione. Il giorno prima di partire Sathe mand suo suocero da Sai Baba a
chiedere il permesso di congedarsi. Ma Sai Baba rifiut.
Sathe disse a suo suocero che egli non poteva non far fronte ai suoi impegni di
lavoro, altrimenti avrebbe potuto essere licenziato. L'anziano and ancora una
volta a chiedere il permesso e ancora Sai Baba rifiut, ordinandogli persino di
rinchiudere Sathe nella sua stanza se avesse cercato di andarsene.
Ci vollero tre giorni prima di ottenere permesso di partire per Manmad.
Arrivando l, Sathe scopr che gli altri membri del Comitato avevano cambiato il
programma originale posdatando l'incontro.
Seguendo il programma originale egli aveva ordinato che la sua tenda e il suo
equipaggiamento fossero inviati a Manmad, ma per una strana coincidenza questo
non era stato fatto. "Cos, restando a Shirdi, non avevo perso assolutamente
nulla, eccetto la mia pace di mente, e mi furono risparmiati molti fastidi
inutili.
"Inoltre potei trascorrere pi tempo con la mia famiglia e con Sai Baba.
Naturalmente, Sai Baba sapeva tutto questo, ma nella mia ignoranza mi ero
trovato molto a disagio nel dover restare a Shirdi. Questi esempi rafforzano la
propria fede in Sai Baba e la fiducia in lui."
Si pu aggiungere ancora che se la sua fede fosse stata pi forte non avrebbe
perso la sua pace di mente.
Era del tutto sicuro il rimanere a Shirdi quando Sai Baba lo ordinava; era
andandosene senza permesso che un uomo
richiamava su di se i vari problemi e il caso di Abdur Rahim Sham Suddin
Rangari, un devoto Musulmano, ci illustra questo aspetto:
"Nel 1913 c'era la peste a Thana, dove vivevo, e penso che ci fosse anche a
Shirdi. Mia moglie aveva sofferto per un mese di una malattia. La gola e le
guance erano gonfie e non poteva mangiare nulla. Prendeva delle medicine, ma
senza trarne beneficio. Un vicino ind, R. G. Gupta, un avvocato, mi consigli
di portarla da Sai Baba, a Shirdi, che avrebbe potuto curarla.
"Quando partimmo, ella era incapace di ingoiare qualunque cosa. Ma a Ligatputi
pot prendere del t e a Nasik pot mangiare qualcosa. Questo fu un buon
presagio. Stava rapidamente migliorando.
"Nell'arrivare a Shirdi andai alla moschea e mi inchinai di fronte a Sai Baba.
Egli mi chiese in hindi da dove venivo e il perch e mi disse di portare mia
moglie alla moschea.
"La portai su per gli scalini ed ella si inchin di fronte a lui, il quale le
pose la mano sul capo dicendo: 'Khuda achcha karega.'(Iddio metter tutto a
posto).
"Gli diedi una rupia e quattro anna senza che mi fossero state chieste ed egli
accett la piccola somma dandomi dell'udhi. Restai l per due ore. Il gonfiore
di mia moglie stava diminuendo rapidamente, cos partimmo subito, senza prendere
congedo da Sai Baba.
"Egli mi aveva detto di restare, ma poich la guarigione era avvenuta, pensai
che potevamo anche partire. Non mi piaceva stare in un luogo strano pi del
necessario, specialmente con mia moglie e il mio bambino di due anni.
"Il tonga (calesse) con cui eravamo venuti era ancora nel villaggio, cos
l'affittammo di nuovo e ripartimmo per

Kopergaon, a circa sei miglia. Avevamo percorso met della distanza, quando
l'assale del tanga si ruppe e rimanemmo bloccati sulla strada. Erano le dieci di
sera e non passava nessuno.
"Non potevamo andare n avanti n indietro per una tale distanza di notte. Era
una strada solitaria e la nostra situazione non era invidiabile, esposti al
freddo notturno e al pericolo dei banditi che infestavano le strade. Cos ci
pentimmo di non aver ascoltato le parole di Sai Baba.
"In questo modo passarono due ore, poi udimmo il rumore di un calesse che si
avvicinava e una voce che chiamava: 'Dov' il tizio di Thana?'Un tonga venne
fino a noi e il nostro guidatore disse all'uomo che gridava che io ero di Thana.
Gli chiese come avesse saputo della nostra situazione e come aveva potuto
arrivare l ad un'ora cos insolita. Ed egli rispose che lo aveva mandato Sai
Baba.
"Gli chiesi: 'Perch?'
"Ed egli rispose: 'A raccogliervi.'
"Cos salimmo sul tonga e ritornammo a Shirdi. Quando arrivammo erano quasi le
due del mattino. Baba ci stava aspettando alla moschea e disse: 'Ve ne siete
andati senza permesso; questo il motivo per cui avete avuto dei problemi.'Io
lo ammisi, chiesi il suo perdono ed egli ci fece stare vicino alla moschea per
il resto della notte; poi entr a praticare la sua solita meditazione.
"Al mattino usc a mendicare e ritorn con del pane e delle verdure, di cui
prese una parte per se, lasciandoci il resto Cos mia moglie riusc a mangiare
del cibo solido. Poi ci diede il suo congedo... Questa fu la mia sola visita a
Shirdi, ma mi diede una ferma fede in Sai Baba."
Tutti questi segni e queste meraviglie attraevano le persone, ma i devoti
permanenti cercavano il beneficio
spirituale. Non era necessario che andassero sempre a Shirdi. Sai Baba diceva
loro:
"Io non sono confinato a Shirdi o in questo corpo. Sono ovunque. Sono con voi
ogniqualvolta pensate a me." Fisicamente, egli non lasci mai Shirdi.
Un devoto disse che, al tempo in cui egli doveva sposarsi, suo padre implor Sai
Baba di partecipare alla cerimonia. Egli rispose: "Non temere; sar con te.
Ovunque sarai, io sar con te, se penserai a me." E quando venne esercitata
un'ulteriore pressione, Sai Baba disse: "Senza il permesso di Dio non posso fare
nulla."
Il suo vero dono era quello di accelerare il progresso spirituale. Rao Sahib Y.
J. Galwankar, che gi stato citato in precedenza, dice: "Quando Sai Baba pose
la mano sopra la mia testa, questo ebbe uno straordinario effetto su di me.
"Dimenticai me stesso e l'ambiente che mi circondava ed entrai in una condizione
estatica... Dopo questa estasi cominciai a prestare pi attenzione all'aspetto
spirituale della vita. Poi nel 1932 arriv il secondo stadio (cio quattordici
anni dopo la morte di Sai Baba), quando Baba mi apparve in sogno e mi chiese
cosa volevo.
"Io risposi che volevo Prema (Amore Divino) e soltanto questo. Baba mi benedisse
con Prema e scomparve. Sin da allora ho provato delle ondate di Prema che
irrompono dentro di me quando sono in meditazione o quando sto leggendo o
facendo qualcos'altro."
Per controbilanciare l'impressione lasciata dalle meraviglie esteriori e dalle
maniere eccentriche, lasciamo che questo capitolo termini com' cominciato, con
l'impressione di un devoto su Sai Baba. Questa volta si tratta di Rao Bahadur
S.B. Dhumal, un avvocato bramino.
"Mi trovo in grande difficolt quando mi viene chiesto quali siano le mie
esperienze con Sai Baba. Ci dovuto al fatto che ho l'esperienza di lui in
tutte le ore del giorno e della notte. Non c' episodio della mia vita che non
sia collegato a lui, per quanto banale esso possa sembrare.
"Credo fermamente che ogni cosa nella mia vita sia guidata da Sai Baba. Quindi,
cosa si pu raccontare quale esempio della mia esperienza con lui?
"Naturalmente, il mondo esterno non sar preparato a dar credito alle mie
parole, ma ci non ha importanza per me. In effetti, l'incredulit stessa della
gente sembra una valida ragione per rifiutare di dischiudere le proprie
esperienze. Ogni devoto sente che le sue esperienze sono sue e che gli vengono
date per il suo beneficio spirituale e temporale, non per sbandierarle al grande
pubblico...

"Il modo migliore per comprendere Baba e sperimentarlo da se stessi. Dov'


andato Baba? E'ancora vivo e attivo, pi attivo, se possibile, di quanto lo
fosse prima del suo Mahasamadhi.
"Chiunque abbia un'aspirazione sincera pu arrivare in contatto con lui oggi
stesso, immediatamente. Colui che invece di cercare un contatto in prima
persona, si accontenta di esperienze di seconda e terza mano, raccontate e non
vissute, ricever un'immagine sfocata, misera ed inutile."

3. Induismo ed Islam
Sai Baba a volte parlava di se stesso come di una reincarnazione di Kabir, il
poeta santo della fine del XV secolo, che ebbe discepoli sia ind che musulmani
e che insegn a ciascuno secondo la sua religione. Questo quello che fece
anche Sai Baba.
Nel suo comportamento non si uniform mai pienamente a nessuna delle due
religioni. Prese dimora nella moschea di Shirdi, si riferiva a Dio con il nome
islamico e se veniva udito ripetere dei mantra o delle frasi sacre, erano sempre
islamiche, non ind.
Raramente pronunciava le quotidiane preghiere Islamiche(namaz). Alcuni devoti
non lo videro mai impegnato in queste ripetizioni; mentre altri riferirono che
occasionalmente lo faceva di sabato o in particolari occasioni.
Perch lo facesse di sabato, comunque, rimane uno degli enigmi su Sai Baba,
poich il giorno stabilito per la preghiera di gruppo per i musulmani il
venerd.
Era vegetariano, come i suoi seguaci ind, che lo adoravano alla maniera degli
ind. Sai Baba faceva anche frequenti riferimenti al suo Guru ind, oltre che
alle scritture e alle divinit dell'induismo.
Tuttavia, egli non incoraggiava una fusione dei due sentieri tra i suoi seguaci.
Piuttosto, si aspettava da essi buona volont e tolleranza; e questo era tutto.
Sebbene egli non ripetesse il namaz (preghiere giornaliere), si aspettava che i
devoti musulmani lo facessero. Inoltre, essendo valide entrambe le religioni,
egli non approvava la conversione da una all'altra, ma si aspettava che ogni
persona si cimentasse in quella in seno alla quale era cresciuta.
Una volta, un ind che si era convertito all'Islam, arriv alla moschea. Sai
Baba lo schiaffeggi esclamando: "E cos ti sei preso un nuovo Padre!"
Come segno di buona volont, egli apprezzava che i suoi devoti ind e musulmani
si rallegrassero nelle festivit degli altri culti (com' da tempo in uso in
India), anche se, naturalmente, non partecipavano effettivamente all'adorazione
rituale dell'altra religione.
A questo proposito, un devoto racconta che, dopo la processione per
l'anniversario della nascita di Sri Rama, gli ind cantavano dei canti sacri
intervallati dalla lettura del Corano da parte dei musulmani.
Qualche volta anche i musulmani portavano in processione davanti a loro i
sandali di Sai Baba su un cuscino (in modo da evitare antropomorfismo o
adorazione rappresentativa) e gli ind li accompagnavano.
A parte ogni specifico insegnamento, il semplice influsso della presenza di Sai
Baba, conduceva alla buona volont e alla tolleranza. La seguente storia di un
musulmano chiamato Abdullah illustra questo aspetto.
"Lasciai la mia citt natale di Tarbella, quando ero
ancora un ragazzo. Non avevo nessuno che si occupasse di me. Volevo andare
all'estero a vedere la Mecca ed altri luoghi sacri, cos viaggiai verso sud fino
a Man Mad. L qualcuno si interess a me e mi disse che avrei potuto facilmente
arrivare a Bombay, dove era possibile trovare un passaggio verso la Mecca.
"Qualcun altro, comunque, mi disse che a Shirdi c'era un grande uomo chiamato
Sai Baba che elargiva denaro ai fachiri e che se avessi voluto, mi avrebbe fatto
arrivare alla Mecca. Cos andai a Shirdi.
"Come entrai nel cancello della moschea, trovai Sai Baba in piedi davanti a me.
I nostri occhi si incontrarono e sentii immediatamente che egli era il mio Guru.

"Mi fermai a Shirdi. Egli nutr me e altri fachiri abbondantemente. E io decisi


di fermarmi l, a vivere una vita facile. Questo avveniva nel 1913; ero molto
giovane e non avevo ancora cominciato a prendere la vita seriamente.
"Tuttavia, il mio soggiorno con Sai Baba provoc un profondo cambiamento nella
mia attitudine mentale. Inizialmente, appena arrivato a Shirdi, consideravo gli
ind come miei nemici, ma dopo essere stato con Sai Baba per tre anni, questa
animosit scomparve e cominciai a considerarli come fratelli."
Naturalmente, non sempre c'erano buona volont e comprensione. L'adorazione di
Sai Baba da parte degli ind, era l'ostacolo pi grosso per i musulmani.
L'esecuzione di questa adorazione in una moschea suonava come aggiungere
l'insulto ad un'offesa.
L'Islam professa che soltanto Dio deve essere adorato e che l'intero universo fu
manifestato da Lui dal nulla e che tutti gli uomini non sono nulla di fronte a
Lui.
L'Induismo afferma che l'universo, con tutti i suoi
esseri, una forma assunta da Lui, una Sua manifestazione, senza comunque
cambiare o sottrarre nulla dalla Sua realt immanifesta. Dire che Dio cre
l'universo dal nulla, o che l'universo non altro che un'illusione che vela la
Realt di Dio, in pratica la stessa cosa. Questi due punti di vista, perci,
sono due aspetti della stessa verit, due modi per esprimere lo stesso concetto.
Poich un uomo non ha altra realt al di fuori di quella datagli da Dio,
l'essenza del suo essere, la sua realt, deve essere quella realt al di fuori
della quale non c' nulla, cio deve essere Dio.
Realizzando la nullit della sua individualit, ci che nella Cristianit
medievale era chiamato l'annullarsi, un uomo realizza l'universalit della sua
Essenza Divina. Perci un uomo che ha realizzato il suo vero Se (cosa che non ha
nulla a che fare con la psicologia, ma va al di l della mente, va all'essenza
stessa dell'Essere ed senza dubbio il vero significato del "conosci te
stesso"), ha realizzato la sua essenziale Unit con Dio ("Io e il Padre mio
siamo Uno"), oltre l'incidente della forma.

Intolleranza
Apprezzando questo, gli ind adorano l'Essere come Dio. Mentre, aderendo
letteralmente alla legge, la maggior parte dei musulmani condanna questa
adorazione come idolatria. E in effetti non lo ; non si tratta di adorare
qualcos'altro al di fuori di Dio, ma, al contrario, un riconoscere che
l'adorato ha distrutto l'illusione della separazione da Dio
che ancora vela l'adoratore.
Tutto questo viene compreso dai Sufi, che sono gli eletti spirituali dell'Islam
e tra i quali si annoverano i grandi santi islamici. Essi insegnano in segreto
ci che gli ind insegnano apertamente.
Ma i musulmani essoterici non comprendono. Per essi c' un insormontabile
baratro tra i due punti di vista e ritengono gli ind panteisti o idolatri.
Un poeta Sufi, Al Hallaj, era solito proclamare, in estasi: "An al haq ", "Io
sono la verit". "La Verit" un Nome Divino ed egli fu giustiziato come
blasfemo, secondo la legge islamica, sebbene i Sufi l'abbiano compreso e abbiano
continuato a riverirlo. Un altro, Sufi Abu Said, infranse la legge dichiarando
negativamente: "Non c' nulla sotto a questa veste al di fuori di Allah." Una
frase Sufi usata comunemente ancora oggi dice: "Cerco il perdono di Dio per
tutto ci che (in me) non Dio."
L'adorazione ind di Sai Baba inizi molto semplicemente nel 1908 con l'omaggio
che gli fece un bambino. Una signora ind racconta la storia:
"Mio fratello Babu Rao, che allora aveva quattro anni, soleva mettere un fiore
sulla testa di Sai Baba ogni mattino, in segno di adorazione. Questo fu l'inizio
della regolare adorazione di Baba, dato che, fimo a quel momento, egli non aveva
mai permesso ad altri di farlo."
Il bambino semplicemente adorava Sai Baba come vedeva onorare gli idoli nel
corso dell'adorazione nel tempio e da quel momento la pratica si svilupp in una
completa adorazione ritualistica come per un idolo.

Un ind intelligente non crede che un idolo sia Dio, non pi di quanto un
cattolico intelligente creda che un'immagine sacra o la statua di un santo sia
Dio.
Poche persone sono capaci di concepire l'Assoluto Informale e l'ind ordinario
rende l'adorazione pi facile concentrandosi sulla manifestazione di Dio in una
certa forma od aspetto, caratterizzata da un'immagine o da una statua. A tempo
debito, questo pu condurre alla realizzazione del Senza Forma, in questa vita o
pi avanti.
E'detto nella Bhagavad Gita: "Qualunque forma un uomo adori, egli in realt
adora Me."
Poich l'adorazione ritualistica per un idolo viene fatta con fiori e pasta di
sandalo, cos viene fatta anche per chi considerato pi di un santo, uno che
ha realizzato la sua identit con l'Essere Supremo ed perci una
manifestazione conscia di Dio. Ma non tutti i musulmani a Shirdi potevano
apprezzarlo, soprattutto considerando il fatto che l'adorazione veniva praticata
in una moschea.
Il risultato fu che i seguaci musulmani vennero ad essere soverchiati dal numero
di quelli ind e occasionalmente ci furono anche delle proteste.
Un musulmano rohilla che stava sempre con Sai Baba e che leggeva il Corano ai
suoi piedi di notte, protest contro l'adorazione di mezzogiorno degli ind,
accompagnata da musica, che avveniva nella moschea.
Baba sorrise soltanto e disse: "Tutto questo Allah." Turbato com'era, al
pover'uomo sembr che Sai Baba stesse tradendo l'Islam e decise che avrebbe
dovuto pagare per questo e un giorno, mentre Sai Baba era fuori a passeggiare,
gli si avvicin alle spalle con una mazza, con l'intenzione di ucciderlo.
Sai Baba si gir proprio in quel momento, gli tocc il polso sinistro e lo
guard. Sotto la forza di quello sguardo egli cadde a terra senza nemmeno
l'energia necessaria per sollevare la mazza o per rialzarsi.
Poi qualcuno arriv ad aiutarlo e alcuni giorni dopo and a prendere congedo da
Sai Baba; con la sua benedizione, lasci Shirdi per sempre.
In un'altra occasione un devoto musulmano, Mir Jaman, arriv di notte
all'improvviso e, sfoderando la sua spada, dichiar che gli ind stavano
corrompendo Sai Baba con la loro adorazione rituale e chiese il permesso di
tagliare loro la gola. Sai Baba lo calm dicendo: "Sono io il pazzo responsabile
della loro adorazione, cos, se vuoi tagliare qualche gola, devi cominciare con
la mia."
Gli ind sono molto pi inclini alla tolleranza. La loro religione stessa
riconosce molte dottrine e diversi modi per avvicinarsi a Dio, non in conflitto
tra loro, come accade nel caso delle sette musulmane e cristiane, ma ognuna
disposta a riconoscere le altre come legittime e idonee, secondo i vari
temperamenti e i vari livelli di comprensione.
Per loro quindi pi facile riconoscere i sentieri di altre religioni. I devoti
ind adoravano l'Uomo Divino in Sai Baba, e se i musulmani non si uniformavano a
questo, non se ne preoccupavano
Naturalmente, c'erano i bigotti anche tra gli ind, ma il loro bigottismo
assumeva una forma pi leggera; danneggiava solo loro stessi, in quanto si
esprimeva come un rifiuto di adorare un Guru musulmano.
Alcuni casi di pregiudizio sono gi stati esposti e anche il modo in cui vennero
superati. La seguente storia, come quella del musulmano Abdullah, dimostra
l'efficacia dell'influenza silenziosa.
L'esattore H. V. Sathe incontr un bramino devoto, ma dalla mente semplice, di
nome Megha, al quale si interess. Lo istru nella ripetizione dei mantra e lo
indirizz a Broach ad adorare Shiva. Dopo qualche tempo, Sathe gli
disse che Sai Baba era Shiva incarnato e lo mand a Shirdi ad adorarlo. Megha
per, alla stazione ferroviaria sent dire che Baba era musulmano e, inorridito
all'idea di prostrarsi davanti a un musulmano, preg di essere esonerato
dall'andare in quel luogo. Ma Sathe insist, cos Megha fece il viaggio, anche
se era riluttante.
Quando Megha fu a Shirdi, prima ancora che raggiungesse la moschea, Sai Baba
grid irosamente: "Gettate fuori quel mascalzone!" E lo fece mettere alla porta.

Poi si rivolse irosamente anche a Sathe, rimproverandolo per aver condotto l


una persona cos immatura e dalla mente ristretta.
Questo fu ci che si vide esternamente, ma internamente l'influsso cominci a
lavorare e circa un anno pi tardi, Megha si sent genuinamente attirato a
Shirdi. Questa volta non fu cacciato, ma entr nella moschea e vi rimase.
Come nel caso di Abdullah, il cambiamento interiore era avvenuto senza
istruzioni verbali. Megha serv Sai Baba e port avanti la sua adorazione
quotidiana e quando mor Sai Baba disse: "Questo era un mio vero devoto."

La moschea restaurata
Gli ind predominavano sempre pi. Persino il restauro della moschea fu fatto da
loro.
Quando Sai Baba ne fece la sua dimora, era una struttura cadente di fango, con
dei muri alti soltanto due metri e mezzo e lunghi circa quattro, su tre lati,
mentre la parte orientale restava esposta al vento e alla pioggia. Il tetto si
era incurvato per met e il resto era fragile e cadente.
Sai Baba non pot essere persuaso a vivere in nessun altro posto, sebbene i suoi
devoti avrebbero felicemente costruito per lui una casa o un tempio. Cos
decisero di ricostruire la moschea. Chiesero parecchie volte il permesso, ma
egli rifiut. Alla fine uno di loro, G. R. Gundu, un ispettore delle tasse che
aveva avuto un figlio con la benedizione di Sai Baba, port dei carretti pieni
di pietre e li scaric davanti alla moschea, dichiarando che avrebbe iniziato i
lavori. Baba gli disse di portar via le pietre e di usarle per ristrutturare i
templi ind, ma egli non lo fece.
Alla fine Baba si lasci persuadere e il lavoro cominci. Continu, comunque, ad
interferire e spesso demol quello che era stato costruito. Fu soltanto di notte
che un lavoro continuo e ininterrotto poteva essere svolto, e nemmeno ogni
notte. Egli soleva dormire alternativamente una notte nella moschea e una notte
alla locanda ed era in quest'ultimo caso che era possibile lavorare.
Baba insist per dare alla struttura un'adeguata architettura islamica, con dei
minareti e un nimbar, un recesso nel muro occidentale (cio il muro che
fronteggia la Mecca), e dei pilastri per sostenere le lampade.
Comunque, egli volle anche un dhuni, uno spazio per il fuoco che veniva
perpetuamente tenuto acceso e l vicino fu preparato un seggio con una piccola
balaustra.
La moschea, a questo punto, era un misto di ortodossia e innovazione. Baba si
riferiva ad essa come la "moschea bramina", sebbene con questo non intendesse
necessariamente "ind", dato che usava la parola bramino nel senso corretto di
"eletto spirituale".
Al centro del cortile, fuori dalla moschea, fece costruire un Tulsi Brindhaban,
cio un blocco in muratura, alto
circa due metri, che delimitava una pianta di tulsi, sacra agli ind, attorno
alla quale, secondo la tradizione, essi girano compiendo la pradakshina
(circoambulazione propiziatoria).
All'interno della moschea c'erano delle pietre per macinare i cereali e Sai Baba
soleva trascorrere molto tempo a macinare il grano. Questa era una delle sue
occupazioni simboliche, anche se poi cucinava davvero la farina nel forno
esterno, preparando una specie di dolce che distribuiva gratuitamente.
Nella moschea, o appena fuori, teneva anche dei recipienti di terracotta dai
quali era solito versare l'acqua, come abbiamo descritto in precedenza, o nei
quali metteva il cibo che mendicava. Questi ultimi erano tenuti fuori dalla
moschea e la donna addetta alle pulizie (appartenente alla pi bassa delle
caste) aveva il permesso di prendere da esse quel che voleva, prima che egli
mangiasse; e questo era consentito anche a cani, corvi o a chiunque volesse.

4. Simboli e poteri

Il simbolismo non l'invenzione di una religione o di un Insegnante, ma


rappresenta il riconoscimento di determinate corrispondenze che in effetti
esistono, tra l'universo fisico e la Realt spirituale. Il mondo, in effetti,
il riflesso di una realt superiore e perci i simboli devono soltanto essere
riconosciuti, non inventati. Questo il significato del detto ermetico: "Come
sopra, cos sotto".
Quando Cristo parla di un uomo che rinasce o quando la Chiesa parla della "sposa
del Cristo", il simbolismo troppo evidente per aver bisogno di spiegazioni.
E'detto nel Corano: "Nella creazione dei cieli e della terra, nell'alternarsi
della notte e del giorno, nelle navi che solcano il mare con profitto per gli
uomini, nella pioggia che Dio fa scendere dal cielo riportando alla vita la
terra morta, nel suo diffondere ogni tipo di animale, nel dispensare i venti e
le nuvole tra il cielo e la terra, sicuramente ci sono dei segni da comprendere
per un popolo." (II, 164).
Per illustrare solo un punto di questa citazione, possiamo dire che il cadere
della pioggia sulla terra sterile, il
naturale equivalente del discendere della grazia su un cuore sterile,
risvegliando stimoli di vita spirituale.
Sul sentiero diretto dell'Advaita il simbolismo pu essere meno usato, poich
l'universo negato piuttosto che interpretato, ma la sua esistenza
riconosciuta e su altri sentieri ampiamente sviluppato.
Tuttavia, sebbene tutti gli Insegnanti usino il simbolismo, si pu dire che Sai
Baba vi era dedito in maniera peculiare. C'era qualcosa di segreto e misterioso
nel suo insegnamento. I benefici materiali venivano conferiti apertamente con i
miracoli che eseguiva, ma la guida spirituale era pi nascosta. Inoltre, com'
stato commentato in precedenza, egli insegnava spesso per mezzo di azioni,
laddove un altro l'avrebbe fatto con le parole.
Per esempio, ci che Cristo disse con le parole: "Quello che farete al pi
piccolo di questi, lo farete a me." Sai Baba non lo diceva ma lo illustrava.
Una donna un giorno gli chiese di andare a prendere il cibo da lei ed egli
acconsent. Com' immaginabile, ella prepar dei piatti speciali con tutto
l'amore e l'abilit di cui era capace. Ma, vedendo un cane randagio che si
avvicinava al cibo, un attimo prima che fosse pronto, sussult inorridita.
Comunque, lo cacci in tempo e quindi and ad invitare Sai Baba. "No, mi hai
cacciato quando lo volevo: ora non lo voglio pi."
Egli si esprimeva attraverso simboli persino nelle faccende comuni. Una signora
descrive la sua prima visita, all'et di diciott'anni circa: "A un devoto
caddero gli occhiali mentre si stava inchinando e qualcuno sugger che, poich
erano caduti ai piedi di Sai Baba, dovevano essergli regalati. Saba
immediatamente rispose: 'Non ho bisogno di occhiali, ne ho gi un paio che
costano quaranta rupie.'
Tutti sapevano che egli non portava occhiali e la signora che raccont la
storia, rimase perplessa, finch suo padre le spieg che con 'occhiali'egli
intendeva la visione o la realizzazione, e che le quaranta rupie erano i
quarant'anni della sua realizzazione.
Sai Baba parlava spesso simbolicamente nell'eseguire guarigioni oppure
aggiungeva simboli ai simboli, come nel caso in cui diede a un devoto quattro
manghi che indicavano i bambini che avrebbe avuto dicendo: "Mangia e muori".
Una volta, Deshpande, un devoto che gi stato citato, fu morso da un serpente
e, in preda al panico, corse alla moschea. Quando arriv agli scalini, Baba
grid: "Non salire, bramino! Torna indietro! Scendi." Pur essendo terrorizzato
dalla morte, Deshpande non os disobbedire a Sai Baba, ma rimase l in muta
supplica. Un momento dopo, Sai Baba parl ancora, questa volta con voce gentile:
"Vieni ora. Il Fachiro generoso con te, ti riavrai."
"Il Fachiro", come gi stato spiegato, era il modo di Sai Baba di fare
riferimento a Dio. Deshpande scopr che urlando quell'ordine, Baba non si
rivolgeva a lui, ma al veleno che circolava nel suo sangue.

Parabole

A volte Baba parlava per mezzo di parabole, lasciando i suoi devoti ad


elaborarne la risposta: "Dei ladri vennero e si portarono via il mio denaro. Non
dissi nulla, ma quietamente
li seguii, li uccisi e cos riebbi il mio denaro." Il denaro sono le facolt
naturali per l'uomo nel suo stato puro, per l'Uomo Primordiale, o Adamo, prima
della Caduta; i ladri sono i desideri; l'uccisione e il riguadagnare la
ricchezza significano distruggere il desideri e realizzare il Se.
"Un uomo aveva un bel cavallo, ma per quanto facesse, non c'era verso che
corresse quando veniva bardato. Un esperto sugger di riportarlo dove era stato
preso; fu fatto e divenne trattabile e duttile."
Il cavallo l'ego. Come comandante dei poteri fisici e mentali dell'uomo,
utile, ma ostinato e perci crea innumerevoli problemi. Riportarlo alla sua
sorgente significa riassorbirlo nello Spirito o Se dal quale sorge.
Questo corrisponde all'affermazione di Cristo che un uomo deve ritornare nel
grembo di sua madre e rinascere; ed ci che disse anche Bhagavan Ramana
Maharshi in modo ermetico a una persona che aveva fatto delle domande sul
cammino spirituale. "Ritorna per la via da cui sei venuto."
E'il ritorno alla Sorgente che purifica e illumina. Da l l'ego ritorna fuori
non pi come ego, ma come agente conscio dello Spirito.
Baba disse a una seguace: "Il cielo nuvoloso. Piover. Il raccolto crescer e
maturer. Poi le nuvole si disperderanno. Perch sei spaventata?"
Il cielo annuvolato il suo stato attuale di oscurit ed ignoranza. La pioggia
rappresenta le difficolt e il disagio che ella attraverser, ma rappresenta
anche la Grazia Divina, che far maturare i semi della spiritualit nel suo
cuore durante la "oscura notte dell'anima". Il disperdersi delle nuvole il
conseguimento della luce e della beatitudine quando il seme maturato.
Sai Baba diede spesso risposte ermetiche che sembravano senza senso a coloro che
non comprendevano. Qualcuno voleva fargli una fotografia, ed egli ribatte: "No.
Non deve fare una fotografia, sufficiente che tu abbatta i muri. "
Senza senso? Una fotografia la somiglianza di Sai Baba. Il muro l'idea "io
sono il corpo" che si erge tra l'uomo e la sua identit con lo Spirito.
E'sufficiente distruggere questo e la vera somiglianza con Sai Baba apparir,
non nel corpo ma nello Spirito.
Un'altra peculiarit di Sai Baba era che invece di rispondere direttamente a una
domanda, a volte mandava colui che l'aveva posta da qualcun altro, oppure gli
dava la risposta indirettamente. Madhava Bua ci riferisce un caso di questo
tipo:
Egli aveva ritenuto, mentre sedeva davanti a Sai Baba, che quest'ultimo dovesse
spiegargli la natura di colui che al di sopra delle caste, cio l'ordine
naturale o le categorie naturali dell'uomo. Baba improvvisamente si volse verso
di lui e gli disse di andare a leggere le scritture con Dixit.
Bua lo fece e scopr che Dixit stava leggendo un brano in cui poteva trovare la
spiegazione che desiderava.
Molti altri devoti hanno raccontato storie simili, di come furono mandati da una
persona o dall'altra che stava leggendo o discutendo della questione che li
interessava.
Le istruzioni di Baba potevano essere ermetiche o nascoste in altri modi. Il
professor Narke dice:
"Aveva l'arte peculiare di dare informazioni a individui particolari, in mezzo a
un gruppo, in modo che solo essi potessero comprendere e non gli altri.
Curiosamente, allo stesso tempo, poteva portare beneficio a molte persone, con
poche parole o azioni."
Nulla di tutto ci, naturalmente, una qualit esclusiva di Sai Baba.
Nell'atmosfera di un Maestro Spirituale, la comprensione dell'universo viene
automaticamente aumentata, avvengono coincidenze e appaiono dei segni. Tuttavia,
tali cose erano pi vivide e spettacolari che in altri casi.
Il professor Narke ha detto: "Per uno che lo osservava attentamente, i fatti
stupefacenti fornivano l'evidenza sempre maggiore del fatto che Baba viveva e
operava in altri mondi, oltre che in questo, e anche con un corpo invisibile.
"I commenti che egli faceva venivano considerati senza senso da coloro che non
li conoscevano. Anche il suo linguaggio era ermetico, pieno di simbologie,
parabole, allegorie e metafore."

Se uno chiedeva il permesso di fare una fotografia e gli veniva risposto di


abbattere un muro, poteva ovviamente pensare che fosse un bofonchiare senza
senso.
Anche in riferimento ai poteri, il professor Narke non era certo il solo a
credere che Sai Baba avesse il potere di guidare sia i morti che i vivi. C'erano
anche coloro che credevano che Baba appartenesse ad una misteriosa gerarchia
spirituale e che viaggiasse a volont con il corpo sottile.
Il maestro elementare del villaggio, viveva nella piccola scuola con i muri di
fango, proprio dietro alla moschea e riferisce di aver spesso udito delle
conversazioni notturne in strane lingue, non soltanto indiane, ma anche in
inglese, che Sai Baba non conosceva.
Fisicamente egli non lasci mai Shirdi e tuttavia, quando gli veniva chiesto di
viaggiare con i devoti o di far loro visita, egli rispondeva: "S, verr con te;
non ho bisogno di un treno per viaggiare."
Citando ancora il professore: "Baba parlava frequentemente dei suoi viaggi
compiuti con un corpo invisibile per grandi distanze. Sedendo vicino al suo
fuoco, alla mattina, con attorno parecchi devoti, egli raccontava quali luoghi
lontani aveva visitato di notte e che cosa aveva fatto l.
"Coloro che avevano dormito al suo fianco tutta la notte nella moschea o nella
locanda, sapevano che il suo corpo fisico era rimasto a Shirdi tutta la notte;
ma le sue affermazioni erano letteralmente vere e qualche volta erano state
verificate e provate...
"Questo potere di viaggiare con un corpo invisibile verso luoghi lontani di
questo mondo, il potere di attraversare altri regni e controllare ci che vi
accade, vedere il passato e il futuro, sono tutti fatti rivelatori della sua
natura.
"Alcune delle sue osservazioni lo dimostravano. L'ho sentito dire: 'Dove sono?
Dov' questo mondo?'L'ho visto indicare il suo corpo e dire: 'Questa la mia
casa. Io non sono qui. Il mio Guru mi ha portato via.'
"Persino nella carne, in questa vita terrena, non era confinato nel suo corpo
fisico e si pu invero dire di lui che ancora vivo. E'dov'era anche allora; e
anche allora egli era dov' ora... Sai Baba non disse mai una bugia, non
pronunci mai parole insulse, ma solo coloro che erano avvezzi ai suoi modi
potevano capire ci che diceva o faceva."

Strani viaggi
Ecco ora due esempi dei viaggi di sai baba. Una devota raccont la storia che
segue e mentre parlava era cos sopraffatta dall'emozione da non poter
trattenere le lacrime:
" La gentilezza di Baba nei miei confronti era molto
grande. Mio marito non and mai a trovarlo, ma Baba mostr gentilezza persino
nei suoi riguardi.
"Mio marito era ingegnere e nel 1909 stava lavorando ad un ponte a Pandharpur.
Mentre egli viveva l per lavoro, io andai a stare con Baba a Shirdi e lo
servii. Ma un giorno Baba mi disse che avrei fatto meglio a tornare a
Pandharpur.
"Mi disse di partire immediatamente, poi aggiunse che sarebbe venuto con me e
che non avrebbe avuto alcuna difficolt per il viaggio. Cos partii. Non sapevo
cosa fosse accaduto a Pandharpur e al mio attivo, scoprii che mio marito non
c'era. Era stato licenziato e se n'era andato a Bombay. Questa per me era una
cosa insolita ed ero molto scossa. Avevo con me due compagne e solo poche rupie.
Ne avevo abbastanza solo per tornare a Kurdwadi, cos andammo l. Ero veramente
preoccupata per la situazione, quando improvvisamente un fachiro apparve di
fronte a me e mi chiese di cosa mi stessi preoccupando, ma io non risposi.
"Mi disse che mio marito era a Dhond e che avrei dovuto andare l immediatamente
con le mie due compagne. Allora gli chiesi dove avrei potuto trovare i soldi per
il treno ed egli immediatamente mi consegn tre biglietti per Dhond e se ne
and. Cos salii sul treno e partii.
"Nel frattempo mio marito slava bevendo il suo t a Dhond ed era immerso in una
specie di sogno ad occhi aperti, quando un fachiro apparve davanti a lui e gli

disse: 'Come mai stai trascurando mia madre? Ella sta arrivando col prossimo
treno, nella carrozza numero 54.'
"Egli balz in piedi sbalordito ed esclam: 'Chi sei tu per rimproverarmi?'Ma
ormai il fachiro era scomparso. E quando scesi dal treno, mio marito era l ad
aspettarmi sulla pensilina, mi venne incontro e mi port nella nostra nuova
casa. Poi mi parl dell'apparizione del fachiro e mi chiese
di mostrargli un ritratto di Sai Baba. Quando lo vide, immediatamente riconobbe
il fachiro."
Un'altra storia del genere fu raccontata da S. B. Nachne: "Nel 1909 avvenne
qualcosa che a quel tempo non sembrava avere nulla a che fare con Sai Baba.
"Mio fratello maggiore veniva sottoposto ad un intervento al Bajekar's Hospital
di Bombay e tutti noi eravamo in pensiero per lui. A quell'epoca io vivevo a
Dahanu.
"Quel giorno arriv un sadhu che mi chiese un pezzo di pane. Lo invitammo in
casa e gli offrimmo un pasto completo. Mia cognata gli servi tutte le portate,
tranne un piatto di verdure che ella non considerava gustose a sufficienza per
essere offerte ad un santo ed onorato ospite. Comunque, il sadhu stesso chiese
di assaggiare la pietanza e cos gli fu servita. Prima di partire ci benedisse
tutti e disse che l'intervento aveva avuto successo.
"Quello stesso giorno, il mio amico H. M. Panse mi disse che per la grazia di
Sai Baba, sperava che l'intervento avrebbe avuto un buon esito. Quella fu la
prima volta che sentii parlare di Sai Baba e pi tardi, quella sera, mio padre
torn dall'ospedale e venimmo a sapere da lui che l'intervento era pienamente
riuscito e che non c'erano state complicazioni. Dopo l'intervento, seppi che
all'ospedale era apparso un sodhu che, avvicinandosi al paziente, aveva passato
le mani sulla parte operata e su tutto il corpo, dicendo che andava tutto bene.
Poi mio fratello si riebbe completamente e non subi alcuna ricaduta.
"Fu nel 1912 che andai a Shirdi per la prima volta. Durante il mio soggiorno Sai
Baba mostr di provare grande interesse per me e per la mia famiglia. Alla
presenza di Dixit, Jog e Dabolkar (tre dei pi anziani devoti), egli disse
indicandomi: 'sono andato a casa di quell'uomo ed egli non mi
ha dato quella pietanza.'La mia mente immediatamente torn al sadhu che aveva
pranzato con noi, all'epoca dell'intervento subito da mio fratello e mi sentii
sicuro che Baba era interessato al nostro benessere e che ci stava aiutando sin
dal 1909, senza che l'avessimo saputo. Poi raccontai l'episodio ai devoti. Quel
sadhu aveva un aspetto assai diverso da Sai Baba. L'avevo visto nei dintorni per
due o tre giorni dopo l'intervento ed ebbi l'opportunit di osservarlo da
vicino. Dopo di che lasci Dahan e non lo vidi pi. "
Come interpretare questi episodi? Sai Baba si materializz effettivamente nella
forma di strani fachiri e sadhu o semplicemente li influenzava da lontano ad
agire secondo la sua volont?
E'degno di nota il fatto che, alle persone che l'avevano gi visto, egli
solitamente appariva in forma strana, mentre a coloro che non l'avevano gi
incontrato, appariva con le sue reali sembianze, come se in quest'ultimo caso
egli non considerasse necessario il travestimento. Tuttavia, c'erano anche
esempi di sue apparizioni con le vere sembianze anche a coloro che lo
conoscevano.
Ma se assumeva la forma di strani fachiri, aveva forse assunto anche la forma
del cane che era stato allontanato dal cibo? Non necessario affermarlo. Poteva
anche darsi che egli sapesse quel che stava accadendo e che avesse detto:
"Quello che fai anche a un cane randagio, lo fai a me."

Il gatto e il bramino
Comunque, c' un'altra storia riguardante un animale che non si pu spiegare
cos facilmente. Un devoto bramino si lament per la sua dispepsia e Sai Baba
gli viet di mangiare lo yogurt. Ma il devoto fu incapace di rinunciarvi,
continu a mangiare lo yogurt e la dispepsia continu ad affliggerlo. Un giorno
un gatto randagio mangi lo yogurt del bramino e il giorno dopo fece ritorno.
Sebbene fosse stato scacciato prima che ne avesse mangiato troppo, il bramino lo
consider impuro e dovette gettarlo via. Poi cominci a conservare lo yogurt in

una tazza appesa al soffitto e il gatto si arrampic e riusc ancora a mangiarsi


lo yogurt. Una sera il bramino attese in agguato con un bastone e appena vide il
gatto glielo lanci addosso, colpendo la creatura sulla schiena.
Il mattino successivo, quando il bramino si rec alla moschea, Sai Baba era
seduto fra i devoti che gli spalmavano una pomata sulla schiena, mentre
brontolava:
"Si ammalano mangiando yogurt e se glielo porti via ti bastonano."
Anche in questo caso possibile suggerire che Sai Baba abbia ispirato le azioni
del gatto per poi guarirne la ferita assumendosene il peso. Questo in effetti
accade spesso e abbiamo fornito in precedenza un esempio di questo tipo con la
guarigione della febbre.
E'un fenomeno che stato osservato anche con altri
Maestri, ma con Sai Baba, come ci si poteva aspettare, la cosa assumeva una
forma spettacolare e persino bizzarra.
Una volta si lament per un tremendo dolore all'addome e se lo fece fasciare
strettamente dai devoti con un panno. "Pi stretto! Pi stretto! Non posso
sopportarlo!" Poi improvvisamente si rilass. "Va bene, ora il dolore se n'
andato." E si venne a sapere che una devota aveva avuto un parto doloroso ed
aveva chiamato Sai Baba in suo aiuto.
Una cosa certa che egli aveva una conoscenza molto dettagliata di eventi e
circostanze lontane. Inoltre, sia che dirigesse le azioni di altri o che si
materializzasse in un corpo recitando una parte, altrettanto certo che poteva
farlo senza andare in trance, cio senza interrompere le sue normali attivit a
Shirdi.
Sai Baba non soffriva dell'illusione di essere il corpo e perci non c'era
ragione per la quale dovesse essere vincolato ad esso o per la quale non potesse
assumerne un altro a suo piacimento. Questa una faccenda sulla quale gli
eruditi e i teorici possono discutere. I suoi devoti non hanno bisogno di porsi
questo tipo di domande. Essi ricevettero e ricevono tuttora i suoi favori con
fede sicura.

5. Il simbolismo del denaro


Un santo, normalmente, non chiede denaro. Ci sono stati dei guaritori spirituali
che hanno ricevuto dei poteri dal loro Guru con l'espresso avvertimento che se
avessero accettato del denaro, i poteri li avrebbero lasciati.
Molti sudhu si rifiutavano persino di toccare il denaro. Sri Ramakrishna ne
aveva un tale orrore, che provava effettivamente un bruciore se lo toccava.
Molte persone sono sospettose su un Guru che accetta denaro o regali, fatta
eccezione per le cose semplici, come frutta e fiori. In questo, come in molte
altre cose, Sai Baba era diverso. Non soltanto accettava il denaro, ma lo
richiedeva e a volte la richiesta di dakshina (offerta) era la prima cosa che
diceva a un visitatore. Inoltre, spesso specificava la somma esatta che voleva.
Alcune persone, a causa di questo, avevano dei pregiudizi su di lui. Sembrava
cos incongruo. Qual era la spiegazione? Certamente Baba non bramava il denaro,
poich non ne conservava mai. Egli dava sostentamento a fachiri e ad altri
devoti poveri; nutriva coloro che non avevano
mezzi per fermarsi a Shirdi, sperperava il denaro per qualunque cosa gli
giungesse a tiro, ma non lo conservava mai.
La parola sperperare usata poc'anzi deve essere spiegata. Essa appropriata se
viene intesa nel senso che egli comperava cose che non erano strettamente
necessarie e che, se c'era qualcuno attaccato al denaro, lui lo dava via a
destra e a sinistra davanti ai suoi occhi, ma ci non significa che fosse
disposto a pagare somme esagerate.
Al contrario, trattava per un pezzo di stoffa con il caratteristico stile da
mercato, anche se a volte poi decideva di fare una donazione al venditore.
Per se stesso continu a mendicare il cibo. Non possedette mai articoli di
lusso, n fond mai un ashram, non fece erigere degli edifici n acquis

propriet e quando mor, aveva solo il denaro sufficiente a pagare il suo


funerale.
Sai Baba considerava il denaro, come ogni altra cosa, simbolicamente, e coloro
che glielo davano, accumulavano un tesoro pi prezioso. Egli non chiedeva denaro
a tutti. Una volta disse: "Lo chiedo soltanto a coloro che il Fachiro mi indica,
e in cambio devo dar loro dieci volte di pi."
Era la sua gente e, accettando elemosine, egli se ne assumeva la responsabilit.
Ci furono casi in cui Sai Baba rifiut il denaro, anche se gli veniva offerto,
come nel caso di un uomo che conduceva una vita immorale e che gli offr
cinquecento rupie.
Egli sbott: "Non voglio il tuo denaro. Tieni una donna a casa tua, non vero?
Dallo a lei."
D'altra parte, poteva anche capitare che chiedesse il denaro proprio perch era
stato guadagnato in maniera sbagliata. Per esempio, l'avvocato, S. B. Dhumal
ricevette trecento rupie per una richiesta che aveva compilato su incarico di
alcuni seguaci di Sai Baba. La richiesta fu immediatamente concessa, senza
alcuni sforzo da parte sua, per l'influenza di Sai Baba. Quando egli in seguito
and a Shirdi, Sai Baba ripetutamente gli chiese dakshina, finch ebbe ricevuto
da lui l'esatta somma di trecento rupie.
Lo stesso Dhumal, (il devoto gi citato alla fine del secondo capitolo) racconta
un'altra storia sulla dakshina:

L'aumento insperato
"In un'occasione, dopo avermi preso tutto il denaro che avevo, Baba mi chiese
altre cinquanta rupie.
"Quando gli dissi che non avevo pi denaro, egli mi ordin di andare a chiederlo
a qualcuno. Lo feci, ma questa persona rifiut di darmelo. Allora lo riferii a
Baba ed egli mi mand da Rao Bahadur Sathe, che si rallegr molto per la
richiesta.
"A quel tempo non conoscevo il significato di tutto ci, ma scoprii pi tardi
che egli aveva fatto richiesta di una pensione e che c'era qualche dubbio se
quest'ultima sarebbe stata basata sul salario che aveva ricevuto per il suo
ultimo impiego, o se sarebbe stata di cinquanta rupie pi alta, in base a un
incarico pro tempore che aveva svolto.
"Fu soddisfatta la richiesta di una somma superiore e l'ordine esecutivo fu
avviato il giorno in cui Baba gli aveva chiesto, tramite me, le cinquanta rupie.
Egli immediatamente intu che cosa stava accadendo e consider l'episodio come
una richiesta sui primi frutti della nuova pensione. Questo fu il motivo per cui
era cos compiaciuto."
Sai Baba non di rado prendeva tutto ci che una persona aveva e poi la mandava
via a farsi prestare dell'altro denaro. Certamente sapeva bene cosa faceva
quando agiva cos; non si trattava di supposizioni. Una volta, per esempio, un
visitatore arriv con venti rupie delle quali ne aveva dato diciotto ad un
amico, in modo che se gli fosse stato chiesto del denaro, avrebbe dato le due
rupie rimanenti e avrebbe potuto mentire dicendo che non ne aveva pi.
Sai Baba innanzitutto gli chiese le due rupie, poi le altre diciotto e,
anticipando la sua risposta, indic l'amico dicendo: "Puoi fartele dare da lui."
Il pagamento dei primi frutti era una condizione frequente per le sue richieste.
Questa una pratica comune, non soltanto in India. Una consacrazione simbolica
delle nuove risorse di un uomo.
Una volta arrivarono due nuovi visitatori bramini e Sai Baba disse al suo devoto
Deshpande di farsi dare quindici rupie da uno di essi. L'altro, senza che gli
fosse richiesto, ne offr trentacinque, ma furono rifiutate.
Quando Deshpande chiese perch, Baba spieg: "Io non faccio nulla. Io non ricevo
nulla. Dio ha richiesto ci che era suo. Queste quindici rupie erano un debito,
cos sono state richieste, ma le trentacinque non erano nostre, cos sono state
restituite."
Si venne poi a scoprire che il visitatore che aveva dato le quindici rupie e che
allora guadagnava un ottimo stipendio di settecento rupie al mese, aveva
iniziato a lavorare con uno stipendio di sole quindici rupie e aveva fatto il
voto di donare la sua prima paga, ma non aveva mai tenuto fede a quella

promessa. Cos, in quel momento gli veniva richiesto di attenersi al suo


impegno.
Questi voti non compiuti, cos come i primi frutti, erano una frequente ragione
per delle richieste. Per esempio, un devoto in cammino verso Shirdi, ne incontr
un altro che gli diede una noce di cocco da donare a Sai Baba e due anna per
comperare dello zucchero, sempre per Baba.
Congedandosi egli present al santo la noce di cocco, ma dimentic le due anna
di zucchero. Sai Baba allora disse: "S, puoi andare, ma perch trattenere le
due anna di un povero bramino?" Il devoto immediatamente ricord e gli diede le
due anna. Sai Baba allora, ridendo, disse: "Ora puoi andare, ma qualunque cosa
ti incarichi di fare, falla fino in fondo; oppure non intraprenderla affatto."
Poteva anche accadere che una richiesta di denaro fosse un modo per mettere alla
prova il carattere di un uomo.
Una volta ad un sadhu furono chieste cinque rupie e questi ritorse irosamente:
"Chiedi la dakshina agli altri, Baba, perch la chiedi a me? Sai che non
possiedo denaro."
"Va bene," comment Baba freddamente, "allora non darmela, ma non arrabbiarti".
Un uomo ricco, ma avaro, una volta venne da Sai Baba e chiese di avere la
visione di Dio.
"Sono venuto fino qui per questo. Dicono che il santo di Shirdi rivela Dio
rapidamente."
Un'esperienza spirituale molto ambita dagli ind la visione di Dio nella forma
in cui essi Lo adorano, come Rama o Krishna, le Incarnazioni Divine, o come la
Madre Kali o altre forme. Nella Bhagavad Gita si racconta di come Krishna
concesse ad Arjuna la visione della Sua Forma Divina, avvisandolo che quella non
era la verit ultima, ma che in realt egli era al di l della forma.
Una visione del genere pu essere un grande incoraggiamento per un aspirante; un
Guru pu concederla e spesso lo fa. D'altra parte, avere questa visione pu
anche essere una limitazione, poich ogni forma, in definitiva, illusoria e
potrebbe allontanare un uomo dalla ricerca della Verit Informale. Perci, il
Guru che insegna un sentiero diretto e puramente spirituale, generalmente
depreca desideri del genere e si rifiuta di soddisfarli.
Questa era l'attitudine anche di Sai Baba e i numerosi devoti che chiesero delle
visoni rimasero delusi. In effetti, a dispetto del suo comportamento
appariscente e bizzarro, molto coerentemente egli scoraggiava i suoi devoti dal
ricercare sensazioni. Baba voleva il loro sviluppo spirituale, non gli
interessava dar loro visioni o poteri.
Una volta venne da lui un devoto che aveva acquisito certi poteri magici da un
Guru precedente. Ma Sai Baba insist nel persuaderlo a rinunciarvi.
Egli non diede mai ai suoi seguaci la possibilit di acquisire dei poteri. Per
poterli utilizzare in modo degno necessaria una buona dose di saggezza, oltre
ad una completa libert dall'egoismo.

Il tassametro
Nel caso che viene ora descritto, il visitatore era giunto dalla stazione
ferroviaria con un tonga ed era ansioso di ottenere in fretta la sua esperienza,
in modo da poter riprendere lo stesso carretto senza dover pagare al guidatore
il supplemento per l'attesa. Aveva in tasca 250 rupie, ma sperava di poterle
tenere al sicuro.
Sai Baba lo accolse con ironico entusiasmo: "Oh S,
non preoccuparti. Ti mostrer Dio rapidamente e chiaramente. Non possiamo
perdere tempo. Le persone come te che cercano l'illuminazione non si trovano
facilmente.
"Per lo pi, la gente che viene qui, desidera prosperit e salute, oppure vuole
liberarsi da qualche problema; altri cercano un buon posto di lavoro, un favore
o qualche altro conseguimento mondano. Nessuno vuole Dio.
"Quanto bramo coloro che aspirano a vedere Dio! Si dovrebbe realizzare Brahman
prima di morire, se no ci sar un perenne ripetersi di nascite e morti. Un Guru
pu dare la realizzazione, e solo un Guru pu farlo."

Poi improvvisamente Sai Baba si interruppe, chiam un ragazzo e lo mand a


riferire un messaggio ad un negoziante del posto, al fine di ottenere al pi
presto un prestito di cinque rupie. Quindi disse al ragazzo di tornare
velocemente con la somma richiesta.
Fino al suo ritorno, Baba sembr poco propenso ad occuparsi del visitatore o di
qualunque altra questione. Dopo un po'il ragazzo fece ritorno, dicendo che il
negoziante non era reperibile. Baba allora lo mand da un'altra persona e poi da
un'altra ancora, ma ogni volta senza successo. Nel frattempo il visitatore
diventava sempre pi irrequieto, pensando alla tariffa del guidatore.
Naturalmente, egli avrebbe potuto evitare il ritardo offrendo le cinque rupie
che Baba aveva chiesto, ma non era preparato a farlo.
"Mi aiuterai a realizzare Brahman ? " Egli implor di nuovo. Allora Sai Baba gli
spieg il simbolismo:
"Ma questo proprio quello che ho fatto. Non comprendi? Ne voglio cinque.
Bisogna abbandonarne cinque per conseguire Brahman. Si devono abbandonare i
cinque sensi e i cinque prana, e per farlo ci vuole distacco. La strada di
Brahman Jnana (Conoscenza Divina) difficile da percorrere e non tutti possono
farlo. Quando questa conoscenza albeggia, arriva la Luce e solo chi distaccato
nei confronti delle cose terrene, e anche di quelle celesti, potr conseguire la
Conoscenza Divina."
Questo non era solo un rimprovero per l'avarizia del visitatore (in riferimento
alle cose terrene), ma anche per il suo desiderio di avere una visione (le cose
celesti).
Un episodio analogo avvenne quando Sai Baba us ancora il simbolismo del denaro
per evidenziare le basi fallaci di una richiesta avanzata al fine di conoscere
Dio.
In quell'occasione, Sai Baba interruppe il discorso per mandare a chiedere cento
rupie a un usuraio del luogo. L'usuraio invi i suoi rispettosi omaggi, ma non
il denaro. Poi furono inviati messaggi a molte altre persone, ma sempre senza
successo. Alla Ime, Sai baba si rivolse ad un ricco devoto e questi, non avendo
con se la somma necessaria, firm un impegno scritto, col quale ottenne
immediatamente il denaro da una persona che poco prima l'aveva rifiutato a Sai
Baba stesso.
Perplesso e risentito, pi tardi il visitatore si rivolse a un devoto ed
espresse la sua sorpresa per il fatto che Sai baba fosse cos preoccupato dal
denaro da dimenticare la richiesta che egli aveva avanzato. Il devoto rispose:
"Baba ha risposto alla tua richiesta e tu avresti dovuto afferrarne il
simbolismo. Quando un uomo povero ha chiesto del denaro, nessuno gliel'ha dato,
ma appena Nana Sahib l'ha chiesto, l'ha ottenuto immediatamente.
"Allo stesso modo, non tutti possono chiedere la Conoscenza Divina. Bisogna
innanzitutto aver accumulato la ricchezza del conseguimento spirituale."
Per lo pi, i devoti impararono a comprendere il simbolismo o ad afferrarne
intuitivamente il significato, ma anche loro non erano sempre d'accordo con le
richieste di denaro di Sai Baba e la storia che segue spiega come si possano
fornire diverse spiegazioni di questo aspetto.

Le tre versioni
Sai Baba chiese ripetutamente la dakshina ad un visitatore finch lo lasci
senza una sola rupia. Poi gli chiese altro denaro e lo mand da Deshpande a
farselo prestare. Allora Deshpande gli spieg: "Non sono le tue rupie che Baba
desidera, ma la tua mente ed il tuo cuore, il tuo tempo e la devozione della tua
anima."
Quando Sai Baba seppe della spiegazione che Deshpande aveva fornito al
visitatore, sorrise con approvazione, ma questa volta lo mand da Dixit.
Questi allora spieg che la richiesta era semplicemente un attacco alla stima
che egli aveva di se stesso, per vedere se si sentiva umiliato per essere stato
lasciato completamente al verde, e per giunta costretto a mendicare.
Sai Baba approv anche questa versione, ma lo mand via una terza volta, da Nana
Sahib Chandorkar.

Nana Sahib, che era il pi pratico dei tre, spieg che di solito portava con se
solo cento rupie quando andava a Shirdi e che ne lasciava altre cento in
deposito nella vicina citt di Kopergaon, in modo da poterne usufruire in caso
di bisogno, evitando cos il disagio e l'umiliazione di essere lasciato senza
soldi.
Questa dottrina del fare affidamento solo sulle proprie risorse non piacque
affatto a Sai Baba ed egli diede immediatamente una lezione a Nana.
Lo mand a chiamare e gli chiese quaranta rupie. Ma appena Nana se ne fu andato,
gliene mand a chiedere altre quaranta. Nana immediatamente mand qualcuno a
prelevare tutte le sue riserve, ma prima che il denaro potesse arrivare, Baba
gli chiese ancora la dakshina, facendogli confessare di essere senza soldi.
In molti altri casi, comunque, il simbolismo era chiaro. Una volta egli chiese
ripetutamente a un devoto due rupie e quando quest'ultimo finalmente gliene
chiese la ragione egli rispose: "Non sono queste due rupie di metallo che
voglio, ma fede e pazienza."
In un'altra occasione, chiese quattro rupie, ma nel riceverle, afferm di averne
ottenuta solo una.
"Ma te ne ho date quattro!" Protest il devoto.
"Non lo nego; me ne hai date quattro, ma ne ho ricevuto soltanto una."
Il devoto allora confess di non capire, ma Sai Baba lo rassicur dicendogli che
avrebbe compreso in seguito.
Qualche tempo dopo, quello stesso uomo stava viaggiando in treno, quando un
giovane fachiro entr nello scompartimento e gli chiese l'elemosina.
Il devoto gli diede un quarto di anna, ma il fachiro ne chiese quattro. Allora
l'uomo gli diede una moneta da quattro anna, ma il fachiro afferm che ne aveva
ricevuto soltanto una.
Pi tardi il devoto incontr un vecchio sadhu che gli chiese l'elemosina. Ancora
si ripet la stessa scena: gli diede una moneta, ma il sadhu ne chiese quattro.
In quel caso, Sai Baba stava chiedendo l'abbandono
dei quattro aspetti della coscienza: manas (mente), buddhi (intelletto), chitta
(consapevolezza), eahamkara (ego), ma ne riceveva soltanto uno: l'anima ogiva.
In un'altra occasione Sai Baba chiese sei rupie ad una signora ed ella, non
avendo denaro con se, si rivolse a suo marito commentando quanto fosse
imbarazzante non poter pagare quando veniva chiesto del danaro.
"Non ti preoccupare," egli rispose, "non il denaro ci che Baba vuole; sono i
sei mezzi che devono essere abbandonati." Sorridendo con approvazione alla
spiegazione, Sai Baba le chiese ancora se fosse disposta a dargli le sei rupie.
Ella rispose che l'aveva gi fatto. "Allora cerca di non andare fuori strada."
La avvis.
Simbolismo di questo tipo, pagamento dei primi frutti, realizzazione di un voto
dimenticato, queste erano le tre ragioni pi frequenti della richiesta di denaro
da parte di Sai Baba. Ma una cosa era certa: non era il denaro ci che egli
voleva, rispetto al quale nessuno avrebbe potuto essere pi indifferente di lui.
Tuttavia, negli ultimi anni della sua vita, a Shirdi ci fu un flusso
straordinario di denaro.
Si diceva che le sue entrate eguagliassero quelle del Governatore della
Provincia. In effetti, le autorit volevano tassarlo, ma poich Sai Baba non
aveva mai nulla alla fine della giornata, questo si prov impossibile.
Tuttavia le autorit riuscirono a tassare parecchi dei suoi pensionati, poveri e
vecchi seguaci, ai quali egli elargiva quasi regolarmente una piccola somma di
denaro.

6. Upadesa (insegnamenti)

Il tema centrale nella vita di un Maestro la sua upadesa (o upadesh, come


viene comunemente chiamata), cio la guida spirituale che egli d ai suoi
discepoli.
Questa non un'istruzione teorica o dottrinale, ma una disciplina spirituale
che consiste, normalmente, in osservanze e riti, nonch nell'invisibile
influenza che accelera lo sviluppo del discepolo.
Pur essendo il tema centrale, questo non il pi ovvio o il pi facile da
rilevare per il biografo. In effetti, l'upadesa pu essere tenuta segreta,
poich destinata soltanto a coloro ai quali viene trasmessa personalmente e
direttamente, mentre qualunque esposizione della dottrina che il Maestro possa
fare, essendo meno potente, e perci meno pericolosa se usata male, aperta a
tutti.
Questo incoraggia l'erronea attitudine della quale si parlava all'inizio del
libro, cio quella di considerare un Maestro Spirituale come un semplice
filosofo. Ma con Sai Baba, come ho gi puntualizzato, questo non era possibile,
dato che non scrisse mai trattati di filosofia, e anche verbalmente espose di
rado delle dottrine. Pochissimi dei suoi devoti ricordano che l'abbia fatto.
Ci sono numerosi sentieri spirituali diversi tra loro e sorge spontanea la
domanda su quale di questi si basasse Sai Baba. Possiamo immediatamente scartare
lo yoga e il tantra. Ci pu sembrare strano, poich sono questi sentieri
indiretti che normalmente conducono allo sviluppo di poteri sovrannaturali.
Comunque, necessario ricordare, come ho accennato in un capitolo precedente,
che sebbene Sai Baba usasse i suoi poteri cos abbondantemente, egli non li
trasmetteva ai suoi devoti e nemmeno li incoraggiava a perseguirli.
In effetti, tra i suoi devoti, la mancanza di interesse per lo sviluppo dei
poteri uno dei segni rassicuranti della sua genuina spiritualit. Dovunque si
possano individuare dei discepoli che inseguono i poteri o che considerano la
loro acquisizione come un sinonimo di progresso spirituale, consigliabile fare
molta attenzione al Guru.
Sai Baba deprecava persino il pranayama, controllo del respiro, che molto
usato nei sentieri yoga e tantra.
"Chiunque proceda per mezzo del pranayama, dovr alla fine, venire a me per un
ulteriore progresso." Questo quanto ricorda agli aspiranti il supremo Advaita,
Bhagavan Ramana Maharshi, il quale insegn che il controllo del respiro
soltanto una pratica preliminare per conseguire il controllo del pensiero,
destinata a coloro che non riescono a farlo direttamente; inoltre egli diceva:
"Alla fine tutti gli uomini devono venire ad Arunachala", dove Arunachala
rappresenta il sentiero diretto di jnana.
E'anche notevole osservare che Sai Baba non desiderava che i suoi seguaci
rinunciassero al mondo e diventassero dei sannyasi (monaci). Ci furono alcuni
casi in cui
addirittura lo proib, ma a parte questi, l'interesse generale che dimostrava
per la vita familiare e per i problemi dei suoi devoti, per le loro attivit, i
loro matrimoni e i loro figli, la chiara evidenza che egli desiderava che si
sviluppassero interiormente attraverso la vita familiare.
Non ci sono prove, comunque, che egli prescrivesse i metodi di bhakti marga o di
jnana marga, cio il sentiero della devozione o quello della conoscenza. In
effetti, egli non dava affatto l'iniziazione o upadesa nella maniera consueta e
alcuni devoti l'hanno confermato esplicitamente.
Il professor Narke dice: "Sai Baba non mi diede mai alcun mantra, tantra o
upadesa e per quanto ne sappia, non lo fece mai con nessuno." Egli ci racconta
anche la seguente storia:

L'upadesa negata
"Una signora, di nome Radnabai Deshmukhin, serviva Sai Baba a Shirdi e voleva
l'upadesa. Sai Baba non l'accontent ed ella inizi satyagraha, cio smise
completamente di mangiare e decise di non prendere cibo finch Sai Baba non le
avesse dato upadesa.

Il quarto giorno del suo digiuno, Deshpande, impietosito, and a parlarne a Sai
Baba e lo implor di darle un Nome di Dio che ella potesse ripetere come japa
(ripetizione di un mantra). Sai Baba allora la fece chiamare e le disse che non
era sua consuetudine dare upadesa, poich egli seguiva il suo Guru, che era
molto potente e i cui metodi
non comprendevano il dare upadesa.
La signora Parsi ci conferma questa attitudine: "I metodi di Sai Baba per dare
aiuto spirituale non erano comuni. Egli non dava mantra o upadesa. Non parlava
di yoga, pranayama o kundalini; ma quando c'era qualcosa che non andava in
qualcuno che seguiva questi sentieri, venendo da Sai Baba otteneva dell'aiuto."
Tuttavia, egli chiari ai suoi devoti che non c'era bisogno che essi andassero da
nessun'altra parte in cerca di upadesa. Pochi si degnavano persino di
considerare la questione. Il suo sostegno spirituale era troppo potente ed
evidente. H. V. Sathe disse:
"Baba non diede mai upadesa o iniziazione a nessuno, cos io non gliela chiesi.
In parecchie occasioni avrei potuto ottenere upadesa da qualcun altro; in quei
frangenti riferii la faccenda a Sai Baba ed egli diede una risposta negativa."
Questo ricorda molto Bhagavan Ramana Maharshi. Anch'egli non dava iniziazione o
upadesa, come viene intesa generalmente. Tuttavia, quando gli fu chiesto da un
devoto se fosse necessario cercare da qualche altra parte, egli rispose che non
lo era.
L'estrema importanza di questa faccenda diventa chiara se si ricorda che
nell'induismo e nell'Islam esoterico, come in altre religioni, si considera che
lo sviluppo spirituale durante la vita sulla Terra possibile (eccetto casi
rari) soltanto attraverso l'iniziazione e l'upadesa, impartita da chi ha gi
conseguito la meta.
Si pu considerare come la trasmissione della corrente o come la nascita da un
genitore spirituale. Per chi ha afferrato la possibilit del conseguimento
spirituale, la vita non ha altra meta. Nessuno scopo umano pu essere paragonato
a quello che trascende lo stato umano.
Da ci risulta l'importanza vitale di riconoscere un vero Guru e di essere
accettati da lui. Non tutti gli uomini spirituali sono Guru qualificati. Tranne
nel caso di un Maharshi, colui che d origine a un sentiero, l'autorizzazione
deve essergli stata trasmessa in una catena ininterrotta da Guru a Guru, come
nell'ordine di un sacerdozio esoterico.
Colui che non un Guru pu portare beneficio all'umanit con la sua mera
esistenza, emettendo la sua influenza; ci sono anche altre possibilit; ma egli
non prender certamente su di se la responsabilit di guidare dei discepoli o di
tenerli lontani da altri che potrebbero fungere da guide.

Upadesa invisibile
Se uno come Sai Baba o Ramana Maharshi si assumeva questa responsabilit, ci
significava che era in corso un tipo di upadesa invisibile, che i discepoli ne
fossero consapevoli o meno.
Sai Baba asser in termini chiari che si assumeva la completa responsabilit dei
suoi devoti, offrendo loro la sua protezione e l'assoluta certezza che potevano
contare su di lui. Baba disse:
"Non permetter mai che nessuno dei miei discepoli scappi da me"; e Ramana
Maharshi disse: "Proprio come la preda caduta nelle fauci di una tigre non potr
fuggire, cos colui che ha vinto la Grazia del Guru non sar mai abbandonato."
Sai Baba disse: "Dovete solo stare tranquilli, e io
far il resto." Il Maharshi us le stesse parole, usando l'impersonale
'Bhagavan'invece di 'io'.
Sai Baba disse: "Dovunque voi siate, pensate a me ed io sar con voi." Ancora
una volta abbiamo la stessa rassicurante promessa espressa con parole diverse.
Non c' alcun dubbio che Sai Baba esercitasse un'influenza tremendamente potente
sui suoi devoti.
Molti hanno testimoniato il risveglio e il progresso della vita spirituale in se
stessi. Certamente egli si dava da fare per loro e praticava l'imposizione delle
mani.

"Baba aveva un modo di toccare la testa di chi si recava da lui... Il suo tocco
convogliava certi impulsi, delle forze, delle idee. Qualche volta faceva
pressione pesantemente con la mano sulla testa, come se stesse schiacciando
fuori alcuni degli impulsi inferiori del devoto. Altre volte batteva sul capo o
passava la mano. Ogni azione aveva un effetto specifico e causava un
rimarchevole cambiamento nelle sensazioni o sentimenti dei devoti."
Sai Baba in effetti addestrava i suoi devoti a cercare Dio attraverso la
devozione al Guru. Si ricorder che questo era il metodo che egli stesso aveva
seguito ed era questo che egli incoraggiava nei suoi seguaci.
Che questa fosse la sua upadesa lo si pu intuire anche dalla sua esposizione di
un verso della Bhagavad Gita, a proposito del quale disse che il completo
abbandono di corpo, mente, anima e possessi il mezzo necessario per conseguire
la Realizzazione.
Il professor Narke diceva: "Obbedire, servire e amare Dio, sono le
caratteristiche principali del bhakti marga. La caratteristica peculiare
enfatizzata dall'esempio e dalle parole di Sai Baba sta nella grande importanza
dello sviluppare questa devozione sulla base della devozione al proprio Guru.
Consiste nel vedere Dio nel Guru, attraverso il Guru e come il Guru,
identificando il Guru come Dio."
Questo un metodo legittimo e tradizionalmente riconosciuto. Qui ancora si pu
ricordare il Maharshi che disse: "Dio, il Guru e il Se non sono realmente
differenti; sono la stessa cosa." Comunque, egli spieg che il Guru esterno
serve soltanto a risvegliare il Guru interiore nel cuore del devoto. E'possibile
cos verificare che il "Guru interiore" equivale alla concezione cristiana del
"Cristo in voi".

Guru interiore
Sai Baba parl poco a questo proposito, come del resto accadde anche per altri
temi, ma esiste una registrazione nella quale anch'egli enfatizzava il Guru
interiore dicendo, in apparente contraddizione con il suo stesso insegnamento:
"Non necessario avere un Guru: ogni cosa all'interno di noi. Ci che si
semina si raccoglie. Ci che si d si ottiene."
Il significato effettivo sta nella relativa scarsa importanza che ha il Guru
esterno una volta che il Guru interiore pu essere riconosciuto e udito. Egli
continu ancora pi esplicitamente: "E'tutto dentro di voi. Cercate di ascoltare
internamente e seguite le indicazioni che ottenete."
E'importante notare, comunque, che egli non lo diceva a tutti; questa infatti
una pratica molto pericolosa, a meno che il devoto non sia sufficientemente
purificato ed evoluto da seguire il Guru interiore, perch ogni sorta di
spinta egoistica pu scivolare nel flusso della coscienza e proporsi come guida
spirituale interiore. Questo il motivo per cui un Guru esterno rimane
necessario.
Normalmente, l'insegnamento di Sai Baba consisteva semplicemente nella devozione
al Guru e nel completo abbandono a lui; un metodo molto potente, ma che pu
essere usato con sicurezza soltanto dal Guru perfetto, che ha distrutto ogni sua
traccia d'ego; altrimenti pu diventare un tremendo pericolo. Sai Baba teorizz
poco a questo proposito, perch in generale teorizzava poco. La seguente storia
illustra il tutto in maniera soddisfacente:
Un devoto si era stabilito nella casa di Ayi, una devota residente a Shirdi
dalla quale Sai Baba spesso mandava dei visitatori. Egli disse: "Eravamo
d'accordo sul fatto che il japa era la cosa migliore per noi. La questione
importante era quale nome avremmo dovuto usare. Ella disse che molti usavano
Vittal o Ram, ma per quanto riguardava lei, Sai era il suo Dio e quel nome le
era sufficiente.
"Io dissi che quello che andava bene per lei andava bene anche per me e che
avrei ripetuto anch'io il nome di Sai. Cos sedemmo uno di fronte all'altra
ripetendo il nome per circa un'ora. Pi tardi, quello stesso giorno, Sai Baba mi
mand a chiamare e mi chiese cosa avevo fatto quella mattina.
'Japa,'risposi.
'Di quale nome?'Egli chiese.

'Del mio Dio.'


'Chi il tuo Dio?'Chiese ancora.
"Io risposi semplicemente: 'Lo sai.'
Ed egli sorrise dicendo: 'E'vero.'
Cos il japa del suo nome fu espressamente approvato da lui e forse,
silenziosamente incoraggiato da lui attraverso la mediazione di Ayi."
In questa storia sembra ugualmente significativo il fatto che l'invocazione del
suo nome sia stata approvata da Sai Baba e che sia stata approvata segretamente,
non pubblicamente. La sua posizione era gi anomala a causa dell'adorazione
rituale eseguita dagli ind e condannata dai musulmani. Ma una distinzione non
meno importante era quella tra gli ind che seguivano un sentiero spirituale
attraverso la devozione a Dio manifestatosi come Guru e quelli, pi numerosi,
che accettavano i benefici materiali e spirituali che ottenevano dal restare
alla presenza di un santo.

Abbandono
Questo tipo di sadhana, sentiero spirituale, attraverso la completa fede nel
Guru stata ben puntualizzata dal professor Narke: "Secondo la tradizione di
Sai Baba, il discepolo o il devoto che giunge ai piedi di un Guru con un
completo abbandono, senza dubbio dov'essere puro, casto e retto, ma non ha
bisogno di continuare nessuna pratica attiva, come il japa o la meditazione.
"Al contrario, qualunque pratica di questo tipo o qualunque processo
intellettuale che comporti l'idea: 'Io sto facendo questo', un ostacolo. Ogni
senso di ahamkara, ego, nel devoto dov'essere spazzato via, cancellato dalla
memoria e dalla mente, poich sarebbe un impedimento rispetto al compito del
Guru.
"Il Guru non insegna, egli irradia la sua influenza.
L'influenza viene riversata e viene assorbita con grande beneficio dall'anima
che si abbandonata completamente, ripulendo il Se, ma ostacolata
dall'attivit mentale, dal confidare nei propri sforzi e da ogni sorta di auto
consapevolezza e auto affermazione.
"Questa grande verit dov'essere stata afferrata da tutti i visitatori
praticanti. Egli stesso a volte diceva ai devoti: 'Resta con me e stai
tranquillo. Io far il resto.'Cio segretamente e internamente...
"Cos il dovere di un aspirante devoto innanzitutto quello di mantenersi
casto, puro, semplice e retto, in modo da essere idoneo a ricevere la grazia del
Guru . Secondariamente egli deve avere una stabile fede nell'amato Maestro,
affinch egli l'aiuti a conseguire esperienze sempre pi elevanti, per giungere
infine alla meta. 'Un passo sufficiente', la giusta attitudine che ora deve
avere.
"L'aspirante non ha bisogno di crearsi dei problemi cercando di risolvere
complicati enigmi metafisici e filosofici sulla realt ultima. Egli ancora
impreparato per questi concetti. Il Guru lo elever, conferendogli poteri
superiori, una conoscenza pi vasta e una sempre pi crescente realizzazione
della Verit. E il fine sicuro, nelle mani del Guru.
"Tutto questo non fu esposto da Sai Baba in una sola volta, n a me n ad altri,
per quanto posso aver sentito raccontare, ma le varie indicazioni che trassi dal
modo in cui trattava le persone e dalle sue parole occasionali su questi
argomenti, avvalorano questa esposizione, confermata anche dal comune buon
senso."
Questo un eccellente riassunto dell'upadesa di Sai baba ed forse naturale
che il suo devoto cerchi di conferirle un che di universale, come se si potesse
applicare a tutti i casi. Naturalmente non cos.
La meditazione non comporta necessariamente l'affermazione: "Io sto facendo
questo." In particolare, l'indagine: "Chi sono io?" insegnata da Ramana
Maharshi, non la comporta affatto, in quanto s'indaga su chi sta indagando.
Inoltre, non viene sollevato nessun complicato problema metafisico o filosofico
nell'immaginare la meta ultima, che semplice Advaita, Unit con l'Assoluto, e
Ramana Maharshi, per esempio, si aspettava che i suoi devoti non la perdessero
di vista fin dall'inizio.

N necessariamente vero che il Guru investa il devoto di poteri sempre pi


elevati, di conoscenza sempre pi vasta e di crescente realizzazione della
Verit: il processo pu avvenire nell'oscurit, fino alla realizzazione del Se.
Inoltre, bisogna dire che rimanere ricettivi all'influenza del Guru, in perfetta
purezza e rettitudine, il 'rimanere quieti', affinch egli possa 'fare il
resto', non un compito facile, anzi, la cosa pi difficile da fare per la
mente e lo scopo della meditazione o del japa, pu essere proprio quello
di conseguire e mantenere questa purezza e tranquillit di mente.
Coloro che non sono avvezzi a tale insegnamento potrebbero allarmarsi a causa
dell'enfasi posta sulla passivit dell'aspirante, considerandola pericolosa, ma
non cos. La passivit al male e all'ego, quella s che pericolosa.
La passivit ai sensi e agli impulsi sensoriali conduce a una graduale
disintegrazione del carattere, mentre la passivit alla Verit e all'influenza
spirituale conduce all'integrit e al potere.
Questo il motivo per cui vediamo che il santo, che fra tutti gli uomini il
pi sottomesso alla Volont Divina ed il pi carente di ego, allo stesso tempo
il pi dominante come carattere, ha una personalit di rilievo, il pi
individuale, perch ha sacrificato la sua individualit.
La passivit nei confronti di Dio, rende un uomo attivo e potente nei confronti
del mondo. La passivit all'ego rende l'uomo ribelle verso Dio; ecco perch nei
primi stadi la sottomissione cos difficile.

Tre Mahatma
Negli ultimi tempi, in India ci sono stati tre grandi Maestri. Essi sono: Sri
Ramakrishna Paramahansa, Sai Baba e Bhagavan Ramana Maharshi.
Sri Ramakrishna insegn a Belur, alla periferia di Calcutta, poco prima che Sai
Baba si stabilisse a Shirdi; e quando Sai Baba mor, dei discepoli erano gi
stati attratti da Ramana Maharshi, sulla collina di Arunachala, a
Tiruvannamalai, nel sud dell'India.
Non potrebbe esserci esempio migliore della marcata differenza di temperamento e
attitudine di quella che c'era tra questi Maestri: tutti e tre potenti e
dominanti e, allo stesso tempo, estremamente passivi alla Volont Divina.
Abbiamo attirato l'attenzione gi diverse volte sulle similitudini esistenti tra
il sentiero di Ramana Maharshi e quello di Sai Baba. Ma ci sono affinit anche
con Ramakrishna e, considerando le differenze di temperamento citate poco fa,
questo pu essere interpretato solo alla luce del fatto che certi metodi vengono
riconosciuti idonei dai Maestri secondo i tempi in cui essi vivono. Perci
della massima importanza rendersi conto di cosa si tratta.
In primo luogo, tutti e tre sostengono l'eguale validit di tutte le religioni.
Nelle epoche precedenti, quando ogni religione era pi o meno confinata nei
ristretti confini della propria 'parrocchia', questa era una questione dalla
scarsa importanza pratica.
Il cristiano medio non aveva sentito parlare molto del Buddismo, e il buddista
medio non conosceva gran che della Cristianit.
Ma con il sorgere della moderna civilizzazione, i materialisti e i razionalisti
cominciarono a mostrare le differenze tra le religioni come pretesto per
considerarle tutte errate e create dall'uomo. E dato che, in generale, la razza
umana venne a conoscere qualcosa delle varie religioni, questo era un tema
pericoloso.
Delle citazioni superficiali di una religione che ne denunciava altre, venivano
usate dai distruttori, il cui punto di forza era che ogni religione affermava
una verit differente e in conflitto con le altre. Stava a chi aveva una visione
reale sostenere che la Verit Una e che quelli che variano sono solo i modi di
esprimerla.
Dopo aver conseguito la realizzazione nell'ambito dell'induismo, Sri Ramakrishna
percorse ancora il sentiero, innanzitutto attraverso l'Islam e quindi attraverso
la Cristianit, proclamando che tutte le Vie l'avevano condotto alla stessa
identica meta.

Sai Baba, come abbiamo visto, aveva percorso sia il sentiero dell'Islam che
dell'induismo, guidando i discepoli a seguire la tradizione in cui erano nati e
costringendoli a riconoscere la validit di entrambe le vie.
Ramana Maharshi era al di sopra di tutte le religioni, era sulla cima cui esse
ascendono, era nel centro da cui esse
irradiano. Tra i suoi devoti c'erano cristiani, musulmani, ebrei, buddisti,
parsi e ind, ed egli non si aspett mai che nessuno passasse da una religione
ad un'altra.
Forse la considerazione pi importante che un sentiero idoneo per i nostri
tempi dov'essere invisibile, non appesantito dai rituali, atto ad essere seguito
nell'ambito della vita moderna, in un ufficio, in una fabbrica o anche in un
eremitaggio.
Ci sono molti sinceri aspiranti che devono condurre la loro vita professionale o
seguire la loro carriera senza avere la possibilit di adempiere ad osservanze
rituali; essi devono seguire il loro sentiero tra i colleghi, conformandosi alle
condizioni sociali moderne.
Oppure, si potrebbe pensare ai seguaci di Ramakrishna come a swami con vesti
color ocra, ma bisogna ricordare che la Ramakrishna Mission, alla quale
appartengono questi swami, fu fondata dopo la sua dipartita.
Quand'era in vita, egli spesso rifiutava ai devoti il permesso di rinunciare al
mondo, come nel caso di Durgacharan Nag, la cui biografia stata pubblicata dal
Ramakrishna Math di Madras, e che considerato come un santo anche se non era
diventato monaco.
Abbiamo visto in quest'opera come Sai Baba incoraggiasse la vita di famiglia.
Tra i suoi seguaci c'erano fachiri e sadhu, ma coloro che quando lo incontrarono
per la prima volta erano capi famiglia, rimasero tali.
Anche Ramana Maharshi rifiut coerentemente ai suoi devoti di rinunciare al
mondo per diventare dei sadhu.
Non si tratta semplicemente di conservare il ruolo di capo famiglia, bisogna
considerare anche la semplicit e l'effettiva invisibilit del sentiero seguito.
Il metodo dell'indagine sul Se, insegnato da Ramana Maharshi, non richiede
osservanze esteriori, ma pu essere tranquillamente seguito internamente in ogni
circostanza.
Sai Baba, come gi stato spiegato, non prescriveva rituali o mastra. Anche
Ramakrishna non insegn rituali elaborati. In tutti e tre i casi, l'enfasi viene
posta soprattutto sulla devozione al Guru e per la maggior parte dei devoti di
questi Maestri, ci mette in ombra ogni altra cosa.
"Sii tranquillo, ed io far il resto..."
Il tremendo potere del Guru al lavoro e tutto ci che il discepolo deve fare
astenersi dall'ostruirlo.

7. Morte e sopravvivenza
Nel 1886 ci fu una 'prova generale'della morte di Sai Baba. Mahalsapathy era un
devoto di cui abbiamo gi parlato e che viveva a Shirdi, dormendo accanto a Baba
nella moschea. Un giorno Sai Baba gli disse:
"Sto andando da Allah. abbi cura di questo corpo per tre giorni. Se far
ritorno, in seguito me ne curer io stesso, altrimenti dovrai seppellirlo laggi
in quello spiazzo, interrando due pali per delimitare il luogo."
Poi il suo respiro e la circolazione si arrestarono. Il cuore cess di battere e
le autorit aprirono un'inchiesta.
Lo dichiararono deceduto e ordinarono a Mahalsapathy di seppellire o cremare il
corpo, in base alla legge che proibiva di conservare un cadavere per pi di
ventiquattr'ore dopo il decesso.

Mahalsapathy naturalmente rifiut. Il terzo giorno Baba riprese a respirare e


cominci ad avere dei lievi movimenti addominali. Quindi Sai Baba apr gli occhi
e ritorn alla vita.
Fu dopo questo episodio, avvenuto verso la fine del
1800, che la sua fama cominci a diffondersi sempre pi. Dal 1910 fino alla sua
morte, avvenuta nel 1918, ci fu un flusso interminabile di visitatori
provenienti da Bombay e da altre citt. Essi gli imponevano pomposit e
cerimoniali che non desiderava: processioni con cavalli ed elefanti, un cocchio
d'argento, incenso e canti.
Durante le processioni, lo ricoprivano di gioielli. Lo trattavano come un
maharajah o come l'idolo di un Dio. Sai Baba non amava tutto questo, ma non
poteva rifiutarlo. E nonostante questo sfarzo, continuava ad uscire per
mendicare il suo cibo.
Poi la sua salute gradualmente si indebol. Soffriva di una forte asma. Lo
sforzo per curarsi dei suoi devoti era strenuo, perch un Guru prende il peso
dei discepoli su di se. E attraverso l'esecuzione di guarigioni, egli pu
prendersi i pesi altrui anche fisicamente.
Nel 1916 nel giorno di Vijaya Dasami, Baba ebbe uno strano attacco. Cominci a
stracciarsi i vestiti e se ne and in giro per due ore completamente nudo,
gridando che questo era il suo giorno per "attraversare le frontiere".
Fu lo stesso giorno, due anni pi tardi, il 15 ottobre, secondo il calendario
occidentale, che egli se ne and.
Prima di andarsene rimand alcuni devoti a Bombay, devoti che volevano restare,
e ne trattenne altri che avrebbero dovuto partire.
Diede l'addio ad uno che era solito fargli visita ogni quindici giorni e gli
disse di non continuare a venire. Nessuno sembr afferrare il senso di queste
disposizioni. Poi invi un messaggio ad un altro santo musulmano:
"La luce che Allah accese, Egli sta portando via", e il santo ricevette il
messaggio in lacrime.
Quindi diede duecento rupie per nutrire i fachiri ed essi
passarono la giornata cantando preghiere e leggendo il Corano. Era il tempo
della festa ind di Dasara e il Rama Vijaya fu letto davanti a lui.

Mahasamadhi
Baba era stato ammalato per alcuni giorni, ma quelli che gli erano attorno non
realizzarono che era la malattia finale. Al mattino stava male.
Verso mezzogiorno si alz e innanzitutto diede cinque rupie e poi altre quattro
al bramino che era solito ricevere ogni giorno quattro rupie per cucinare il suo
cibo (poich il cibo che egli mendicava era spesso non cotto e veniva quindi
cucinato pi tardi nella moschea).
Poi mand fuori coloro che erano con lui a prendere il loro pasto. Rimasero
nella moschea soltanto due bramini. Uno di loro racconta:
"Baba mi diede le sue ultime istruzioni il giorno in cui se ne and. Dopo aver
mandato via Dixit, mi diede alcune istruzioni e mi disse di tenerle per me,
affermando che se le avessi rivelate a qualcuno sarei morto.
"Quindi disse: 'Me ne sto andando. Portami al Rada. Vicino a me ci saranno
soltanto i bramini.'
"Con queste parole egli esal il suo ultimo respiro. Dopo che queste parole
furono pronunciate, Nana Nimonkar vers dell'acqua in bocca, ma l'acqua gli usc
dalla bocca. Io tenni la mia mano sotto il suo mento per afferrare I 'acqua e
Baba mor appoggiato contro di me."
Sai Baba in quel giorno stava usando la parola 'bramino'nel suo vero
significato, intendendo 'persona spiritualmente incline', come fece per esempio
quando disse: "Questa una moschea bramina."
Con la parola wada si riferiva all'edificio in cui doveva essere sepolto, una
grande casa di pietra costruita da Bapu Saheb Buty.
Qualche anno prima Sai Baba era apparso in sogno sia a lui che a Deshpande, la
stessa notte, esprimendo il desiderio che egli costruisse una grande casa di
pietra. Quando Buty chiese il suo permesso per iniziare i lavori, egli non

soltanto acconsent ma disse: "Quando il tempio sar costruito, vivremo l


dentro."
Ma una volta che Sai Baba non era pi fisicamente a Shirdi, Buty non aveva alcun
desiderio di occupare l'edificio appena completato, cos fu usato com'era
destino, per contenere il samadhi (la tomba).
A dispetto del desiderio espresso da Sai Baba, ci fu un certo disaccordo a
riguardo della sua sepoltura: i seguaci musulmani affermavano che egli era uno
di loro e che avrebbe dovuto essere sepolto da loro, in un edificio da erigere
per questo scopo.
Le autorit civili perci fecero circolare due petizioni da firmare e poich pi
del doppio di quelli che firmarono erano a favore della sepoltura nel wada, fu
fatto cos.
Entrambi i gruppi furono d'accordo che sia il wada che la moschea avrebbero
dovuto essere tenuti aperti per i pellegrini di tutte le religioni.
Il fuoco che Sai Baba manteneva sempre acceso sta ancora bruciando nella
moschea, ma attorno ora vi sono state messe delle recinzioni e per i devoti che
la desiderano, la sacra cenere viene distribuita come prima. Poi sono state
messe delle recinzioni anche all'entrata della parte orientale della moschea.

Reliquie
Sai Baba amava fumare tabacco in pipe di terracotta che si rompevano facilmente
e centinaia di esse erano sparse per la moschea e nel cortile quando egli mor.
Molte furono portate via come reliquie e le rimanenti furono raccolte e
cementate in unico blocco che attualmente viene conservato nella moschea con il
recipiente per l'acqua e il guscio di noce di cocco che egli usava per
attingere.
Il chavadi, la pensione dove per gran parte della sua vita Sai Baba era solito
dormire a notti alterne, era una struttura di fango cadente, come la moschea
originale, ma gran parte di essa croll nel 1916 e fu ricostruita in mattoni. In
questo edificio ora c' un grande ritratto di Sai Baba.
Ci si pu chiedere perch i seguaci ind di Sai Baba abbiano sepolto e non
cremato il corpo. In effetti tradizione che il corpo di un uomo realizzato
venga sepolto.
Egli ha gi attraversato il fuoco e non c' bisogno di farlo simbolicamente dopo
la morte. C' qualcosa di illusorio a riguardo della sua morte e della sua
sepoltura, perch tutti sapevano che Sai Baba non era morto.
Egli stava preparando la sua sopravvivenza allo stesso tempo della sua
sepoltura. Circa due settimane prima, quando nessuno ancora sospettava che la
morte di Baba si stava avvicinando, egli ordin a R.B. Purandhare e H. S. Dixit
di partire per Bombay, dicendo loro:
"Io andr avanti e voi mi potrete seguire. La mia tomba parler. La mia argilla
vi dar delle risposte." Questo avrebbe dovuto essere un avvertimento
sufficientemente chiaro, ma si deve ricordare che i devoti di Sai Baba erano
abituati a udire strane cose da lui.
Una volta una signora disse a Sai Baba che dipendeva completamente da lui per
protezione e guida e che senza di lui sarebbe stata completamente senza
speranza; cos gli chiese che cosa avrebbe dovuto fare quando egli se ne sarebbe
andato ed egli rispose categoricamente: "Dovunque sarai e ogniqualvolta penserai
a me, io sar con te."
Una volta ancora c' un parallelo con Bhagavan Ramana Maharshi. Quando la sua
morte si stava avvicinando alcuni devoti fecero appello a lui nello stesso modo
ed egli rispose: "Voi date troppa importanza al corpo."
L'implicazione ovviamente era la stessa.
Non c'era un cambiamento nella guida dei devoti da parte di Sai Baba, nella sua
risposta alle preghiere e nella protezione che egli forniva in tempi difficili.
In effetti, la sua influenza cos continua che nell'udire o leggere i racconti
dei suoi devoti e delle loro esperienze, non si trova nessuna linea di divisione
dal 1918 in poi, infatti gli stessi episodi sono avvenuti sia prima che dopo.
Naturalmente, con la maggior parte dei devoti, ancor oggi si riscontrano tutti i
casi di intervento anche dopo quella

Data. Egli appare nei sogni e nelle visioni come prima.


Essi gli si rivolgono e ricevono la sua risposta e la sua protezione. Quando la
decisione difficile scrivono le varie soluzioni su fogli di carta e con la
preghiera di averne la guida, li pongono sotto la sua immagine, accettando
quello che estraggono come una sua istruzione.
Sai Baba invisibilmente li guida e li influenza. Una volta disse che a nessuno
dei suoi devoti sarebbero mai mancati cibo o riparo ed essi l'hanno ottenuto.
Le persone gli si rivolgono disperate e trovano sollievo. E ancora pi nel
profondo, al di sotto dell'aiuto che egli elargisce nelle tempeste della vita,
c' la corrente spirituale che li fa maturare verso ricompense pi profonde e
meno
tangibili.
Un devoto ha registrato come, nel 1927, fece visita ad un altro santo, Narayana
Maharaj, considerandolo come Sai Baba in forma diversa, essendo ancora attaccato
a Sai Baba e tuttavia bramando la consolazione di una presenza umana da vedere e
una voce umana che gli rispondesse.
Il devoto non disse nulla di tutto questo, ma il santo gli parl cos: "Il tuo
un Guru supremo. E'di un rango superiore al mio. Perch sei venuto qui? La tua
scelta di un Guru eccellente. Vai da lui e raggiungerai il tuo scopo."

Aiuto immediato
Un altro devoto racconta come suo figlio fosse ammalato di polmonite nel 1934,
inoltre il piccolo aveva un ascesso aperto sul torace. "Il dottore aveva paura
di operare l'ascesso a causa della debolezza di mio figlio. Era una ferita ampia
e aperta. Il dottore non mi aiutava, cos feci affidamento sul mio dottore
personale, Sai Baba, e misi un po'della sua udhi (cenere sacra) sulla ferita.
"Il signor V. R. M. Jadhav, mi chiese se credevo che
sarebbe avvenuta una guarigione e in quanto tempo pensavo sarebbe guarita la
ferita. Allora risposi: 'Nel giro di ventiquattro ore.'Ma durante la notte Sai
Baba mi apparve in sogno e mi rimprover dicendo: 'Avresti dovuto dire
immediatamente.'
"Mi scusai nel sogno e quando mi svegliai il mattino successivo la ferita era
guarita. Jadhav fu cos sorpreso che chiese un po'della udhi di Sai Baba per suo
figlio di quattro anni, anch'egli malato di polmonite. Era gi il sesto giorno
che aveva la febbre quando gli diede la udhi e il giorno successivo la
temperatura si abbass, sebbene il dottore gli avesse detto che ci sarebbero
voluti altri tre giorni."
Lo stesso bambino che era stato curato dell'ascesso era gi stato salvato da Sai
Baba quando aveva solo due anni. Era caduto dalle scale. C'era un mucchio di
detriti sul fondo delle scale e suo padre corse da lui allarmato. Con sua
sorpresa trov il bambino del tutto incolume. "Va tutto bene", disse il piccolo,
"Baba mi ha sostenuto."
Queste sono vecchie storie. Quelle che si odono oggi sono per lo pi di devoti
che sono nati dopo il 1918, ma non sono meno vivide e l'aiuto dato non meno
potente.
Nessuno potrebbe essere pi categorico su questo di Sai Baba:
"Rimarr attivo e rigoroso persino dopo avere lasciato questo corpo terreno."
"La mia tomba benedir i miei devoti e realizzer le loro necessit."
"Le mie reliquie parleranno dalla tomba."
"Sono sempre vivo per aiutare coloro che vengono a me e si abbandonano a me
cercando in me rifugio."
"Se mi affidate il vostro fardello, io lo porter."
"Se cercate il mio aiuto e la mia guida, immediatamente
ve li dar."
Egli disse: "Non mancher nulla nella casa del mio devoto." E'a causa del fatto
che il suo soccorso si rivelato cos pronto e potente che egli ha un cos gran
numero di devoti, ora come durante la sua vita terrena, ma bene ricordare
anche l'altro suo detto: "Io do alle persone ci che vogliono nella speranza che
cominceranno a desiderare ci che io voglio dare loro veramente."

8. Continua presenza
Durante il nostro soggiorno di quattro anni a Calcutta, verso il 1960,
l'appartamento vicino era occupato da un'anziana donna, la signorina Dutton, che
era molto pia. Quando arrivammo a conoscerla meglio ella mi disse che era stata
suora e che aveva passato la miglior parte della sua vita in un convento.
Essendo piuttosto impulsiva, cosa comune alle teste rosse, ella trov la
disciplina sempre pi difficile e ci fu causa di conflitti e di spiacevoli
episodi.
In breve non andava affatto d'accordo con le altre suore. Verso la fine sent
che non poteva pi sopportarlo e con la cooperazione delle suore incaricate,
ella chiese al Papa l'assoluzione dai suoi voti che le fu concessa senza molto
ritardo.
Mentre la sua richiesta era ancora al vaglio, ella era troppo preoccupata per i
suoi conflitti per darsi molto pensiero sul suo futuro, ma quando fu ora di
lasciare il convento le sovvenne quanto fosse senza speranze il suo futuro.
Aveva passato la mezza et, senza una professione e non aveva quasi nessun
parente, dato che quello pi prossimo
era un nipote che abitava nella lontana Calcutta.
Un giorno, mentre era seduta nella sua cella, immersa nella pi profonda
depressione, improvvisamente un alto fachiro le apparve di fronte. Come fosse
entrato ella non pot dirlo, poich era praticamente impossibile per un fachiro
musulmano entrare nella cella di una suora.
Egli la guard con compassione e le disse: "Non ti preoccupare troppo, ogni cosa
andr bene per te quando andrai a Calcutta."
Poi le chiese la dakshina. Ella disse che non aveva denaro. "Oh si, hai
trentacinque rupie in una scatola nell'armadio," egli replic. "E sapete," ella
mi disse: "Me ne ero completamente dimenticata". Cos and all'armadio e trov
la somma, ma quando si volse con il suo dono il fachiro era scomparso. Era
semplicemente scomparso nello stesso modo in cui era entrato, ed ella si sent
in pace.
A Calcutta suo nipote la ricevette molto gentilmente e si cur di lei con amore,
cosa che si estese persino ai suoi animali. La signorina Dutton era piena di
lodi per lui ed era cos grata che soleva alzarsi ogni giorno prima dell'alba
per andare in chiesa e partecipare alla messa o per ringraziare Dio. Le sembrava
di gioire questa disciplina.
"Ti mostrer un'immagine del tuo fachiro", le dissi, convinto che non avrebbe
potuto essere altri che l'incredibile Sai Baba di Shirdi. Fortunatamente, trovai
un'immagine di Sai Baba nel nostro appartamento e la mostrai all'anziana donna.
Nel momento in cui la vide, ella esclam con sorpresa: "Questo il mio fachiro.
Aveva persino lo stesso fazzoletto bianco sul capo." La signorina Dutton non
aveva mai sentito parlare di Sai Baba in precedenza...

Glossario

Advaita: Advaita significa non duale. E'una suddivisione della filosofia


Vedanta.
Ahamkara: L'ego.
Allah: Il Dio impersonale dell'Islam.
Ananda: Beatitudine.
Arjuna: Il beneficiario degli insegnamenti di Krishna descritti nella Bhagavad
Gita.
Arunachala: Sacra montagna nei pressi di Tiruvannamalai, nel Sud dell'India,
dove Ramana Maharshi visse per il resto della sua vita. E'considerata una
manifestazione di Shiva.
Ashram: Luogo di ritiro spirituale, generalmente diretto o fondato da un guru.
Atman: Il Se, l'Essere, al di l delle tre qualit di Prakriti. Avatar:
Incarnazione Divina discesa sulla Terra per ristabilire rettitudine, verit,
amore e pace.
Bhagavad Gita: Porzione del Mahabharata (la grande epica ind) in cui Krishna,
incarnazione di Vishnu, impartisce
l'insegnamento spirituale ad Arjuna.
Bhajan: Canti devozionali.
Bhakti: Devozione.
Brahman: L'Assoluto impersonale dell'induismo. La Realt Ultima, le cui
caratteristiche sono sai (essere), chit (coscienza), ananda (beatitudine).
Brahmino: Membro della casta ind pi elevata. In genere i Brahmini sono i preti
che eseguono i rituali o gli eruditi che interpretano le Scritture o che fungono
da precettori. A volte si trovano anche dei cuochi Brahmini, molto apprezzati
perch considerati degni di preparare il cibo in modo sattvico (puro), anche con
l'ausilio della ripetizione di mantra.
Brindavan: Luogo dell'India del nord in cui Krishna trascorse la sua infanzia.
Chit: Coscienza. Chakra: Centri psichici nel corpo umano.
Dakshina: Offerta fatta al guru in segno di gratitudine per l'insegnamento
ricevuto.
Darshan: Avere il darshan significa vedere Dio, un santo, la sua tomba o un
tempio.
Dasara: Festivit ind.
Gita: Molti testi ind hanno questo nome, preceduto da un altro che ne specifica
il contenuto (vedi Bhagavad Gita).
Guna: Le tre qualit della manifestazione, sativa (purezza), rajas (attivit,
eccitabilit) e tamas (inerzia, ottusit). Guru: Maestro spirituale che ha
realizzato il S e che pu condurre il discepolo alla meta finale. La parola
indica anche semplicemente un normale precettore. Letteralmente
significa 'colui che disperde l'oscurit'.
Japa: Ripetizione di uno dei nomi di Dio, solitamente eseguita con l'ausilio di
un japa mala o rosario, composto da 108 grani, fatto di sandalo, di tolsi, di
semi di rudraksha, cristallo, corallo o altri materiali considerati idonei.
Jnana: Conoscenza.
Jnana Marga: Il sentiero spirituale della conoscenza.
Krishna: Incarnazione del Divino, Avatar di Vishnu che discese sulla Terra per
liberare il mondo dai malvagi e per la protezione dei devoti. Il suo
insegnamento racchiuso nella Bhagavad Gita in cui Egli espone le sue
istruzioni ad Arjuna.
Kundalini: Energia psichica che attiva i chakra. Potere yogico. Energia
spirituale latente in ogni individuo.
Mahabharata: Grande epica ind.
Mahasamadhi: Quando un santo lascia il corpo. Mahatma: Grande anima, grande
santo.
Mala: vedi Japa (japamala).
Mantra: Sacre sillabe mistiche che convogliano potere Divino. Solitamente un
mantra viene dato da un guru al discepolo al momento dell'iniziazione. Il mantra
pu essere usato per la meditazione, per la ripetizione (japa) o per scopi
specifici, secondo precisi rituali.
Marga: Sentiero spirituale, via.
Math: Monastero ind.
Maya: Illusione.
Moksha: Liberazione.

Namaz: Preghiere giornaliere dell'Islam.


Pradakshina: Girare intorno ad un simbolo spirituale, sia esso un tempio, la
tomba di un santo, una citt santa o una sacra montagna come Arunachala o il
Kailash.
Pranayama: Esercizi yoga di respirazione atti al controllo mentale. Molto
pericolose, queste pratiche vanno eseguite sotto stretto controllo di un
insegnante qualificato.
Prasad: Cibo benedetto da un santo, oppure offerto alla Divinit e poi consumato
dal devoto. Il prasad pu essere anche sotto forma di oggetti, fiori o,
raramente, denaro.
Prema: Amore divino.
Puja: Adorazione rituale ind.
Rama: Incarnazione del Divino, Avatar di Vishnu, disceso sulla Terra per la
distruzione dei malvagi. Le sue gesta sono descritte nel Ramayana.
Ramakrishna: Santo Bengali del XIX sec.
Ramanashramam: Ashram di Ramana Maharshi, ai piedi di Arunachala, la santa
collina di Tiruvannamalai, nel Sud dell'India.
Sadhana: Pratica spirituale.
Sadhu: Uomini santi, rinuncianti erranti che seguono vari tipi di pratiche
spirituali.
Samadhi: Lo stato supremo di coscienza in cui si sperimenta l'unit con il
Divino. La parola indica anche la tomba di un santo, oppure la morte stessa.
Sannyasin: Monaco itinerante che ha rinunciato ai vincoli familiari e monoplani
per dedicarsi completamente alla pratica spirituale.
Sri: Prefisso onorifico.
Swami: Monaco, appartenente a uno degli ordini monastici dell'induismo. Termine
di rispetto usato per indicare
molte personalit del mondo spirituale ind.
Tantra: Sacri testi, indica anche un sentiero spirituale.
Tiruvannamalai: Cittadina del Sud dell'India dove sorge l'ashram di Ramana
Maharshi, ai piedi di Arunachala.
Tonga: Carretto trainato da un cavallo spesso usato come mezzo di trasporto a
pagamento.
Tulsi: Il santo basilico, pianta sacra a Vishnu. Le foglie vengono usate per
l'adorazione e dal tronco si modellano i grani per il japa mala, o rosario.
Udhi: Cenere sacra.
Upadesa: Insegnamento. Il guru impartisce l'upadesa al suo discepolo.
Upanishad: Parte finale dei Veda (la pi autorevole Scrittura dell'induismo) da
cui ebbe origine la filosofia Vedanta.
Vedanta: La Verit Assoluta. Filosofia metafisica derivata dalle Upanishad.
Veda: Quattro raccolte di Scritture datate dal 2.000 a.C. al 500 a.C., che
rappresentano la fonte pi autorevole dell'induismo.
Vyasa: Veda Vyasa, uno dei saggi primordiali che codific i Veda ed altri testi
sacri.
Vishnu: Divinit della Trimurti ind. Dio nell'aspetto del Protettore, del
Conservatore.
Yoga: Unione con il Divino o metodo per conseguirla.

Fine testo.