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LO SHIVA PURANA

Introduzione

I Purana sono testi sacri. Devi certamente aver sentito parlare della famosa epica
Mahabharata.
Magari ne hai anche letto la storia. Si crede che il Mahabharata sia stato composto dal
colto (learned) saggio Krishna Dvaipayana Vedavyasa o Vyasadeva. Vedavyasa o
Vyasadeva è infatti un titolo, significa qualcuno che ha diviso i Veda (testi sacri). Questa
è una delle cose che si suppone sia stata fatta da Vedavyasa , il quale divise i Veda in
quattro–Rig Veda, Yajur Veda, Sama Veda e Atharva Veda. Dopo ciò, compose il
Mahabharata.

IL Madhabharata è composto di shlokas Ma , a dispetto d'aver diviso i Veda e di aver


composto il Mahabharata, Vedavyasa si sentiva insoddisfatto. Compose quindi diciotto
Purana . Tutti assieme, questi diciotto Purana avevano in loro un crore(dieci milioni) di
shlokas . Ma un crore di shlokas era troppo per gli umili mortali da leggere. Perciò
riassunse i Purana, così che ebbero soltanto quattro lacche shlokas fra loro. Queste
versioni riassunte sono giunte fino a noi. Per noi mortali, le composizioni di Vedavyasa
ammontano perciò a cinque lacche shlokas-una lacca nel Mahabharata e quattro lacche
nei Purana. Soltanto gli dei (deva) leggono il testo completo dei Purana con un crore di
shlokas all'interno. Almeno questo è quanto dice lo Shiva Purana.

Nonostante la tradizione dica che Vedavyasa scrisse tutti i Purana, semplicemente questo
non può essere vero. I purana ovviamente non furono scritti da una singola persona. E'
per questo che abbiamo voluto chiarirti che il Vedavyasa è un titolo e non un nome. La
tradizione stessa dice che c'eè stata molta gente che detenne (had held ) il titolo di
Vedavyasa, ventotto ad essere precisi. Krishna Dvaipayana fu il ventottesimo e verrà
un'ulteriore Vedavyasa in futuro. Questi ventinove Vedavyasa saranno chiamati
Ashvatthama. Il nostro Vedavyasa aveva due nomi, Krishna e Dvaipayana. Era chiamato
Krishna perché era dipelle scura (Krishna significa scuro). E fu chiamato Dvaipayana
perché nacque su di un isola (dvipa significa isola).

Tornando al punto, i Purana non furono composti da un unico autore. Molti autori
aggiunsero le loro storie ed aneddoti a quanto avevano sentito e perciò i Purana
continuarono a crescere e e crescere. In questo senso è impossibile stabilire precisamente
quando i Purana furono composti. Non furono composti in un singolo punto nel tempo.
Parlando in generale, i Purana furono composti fra l'anno 300 A.D. e il 1000 A.D.

Abbiamo un po' semplificato. Ci sono infatti non diciotto Purana, ma moltissimi.


Diciotto di essi in ogni caso sono creduti essere i Purana maggiori e sono questi ad essere
creduti composti da Vedavyasa. Questi sono conosciuti come mahapurana. Gli altri
Purana minori sono conosciuti come upapurana . E' il mahapurana che fu composto fra
l'anno 300 A.D. e il 1000 A.D. Gli upapurana sono di origine molto più tarda.

Cos'è esattamente un Purana? Certamente, è un testo sacro. Ma che sorta di testo sacro?
Tradizionalmente, un mahapurana si ritiene descriva cinque soggetti differenti. Questi
sono conosciuti come lakshana. Questi cinque soggetti sono la creazione dell' universo
(sarga), la periodica distruzione e la ri-creazione (pratisarga), le quattordici differenti ere
(manvantara), le storie delle dinastie solari (surya vamsha) e la dinastia lunare (chandra
vamsha) e le genealogie regali (vamshanucharita). Senza che questi cinque soggetti
siano descritti, nessun testo può essere accettato come mahapurana.

Lo Shiva Purana è un mahapurana o non è un mahapurana? I Purana stessi danno liste di


diciotto mahapurana. La lista conferma largamente, con l'eccezione del quarto Purana in
lista. Talvolta il quarto Purana nella lista è detto essere lo Shiva Purana e talvolta è detto
essere il Vayu Purana. Mahapurana o no, è chiaro che lo Shiva Purana è un importante
Purana.

I diciotto mahapurana sono divisi in tre gruppi ed ogni gruppo ha sei testi. La Trinità Indù
consiste di Brahma, Visnu e Shiva. Brahma è riconosciuto come il creatore. Visnù il
preservatore e Shiva il distruttore. Dal momento che tutti e tre sono dei importanti, ne è
data doverosa enfasi in ogni Purana. Ma l'enfasi relativa spesso varia da Purana a Purana.
Testi che parlano molto delle incarnazioni (avatar) di Visnu sono riconosciuti come
“Vishnu” Purana e sono chiamati rajasika Purana. Testi che danno molta importanza a
norme e rituali sono riconosciuti come “Shiva” Purana e sono chiamati tamasika Purana.
Lo Shiva Purana è grande parte di un tamasika Purana. Gli altri in questo gruppo sono
Matsya Purana, Kurma Purana, Linga Purana, Skanda Purana e Agni Purana.

Lo Shiva purana ha ventiquattromila shloka e questi sono divisi in sei samhaita o sezioni.
Il nome delle sezioni è jnana samhita, vidyeshvara samhita, kailasa samhita, sanatkumar
samhita, vayaviya samhita e il dharma samhita. Ogni samhita è suddiviso inoltre in
capitoli (adhyaya). Jnana samhita ha settantotto capitoli. Vidyesvara samhita sedici,
kailasa samhita dodici, sanatkumar samhita cinquantanove, vayaviya samhita trenta e
dharma samhita sessantacinque.

Lo Shiva Purana era recitato da Romaharshana, discepolo di Vedavyasa, alternativamente


chiamato Lomaharsana.

Romaharshana e Gli Altri Saggi

C'erano molti saggi che vivevano in una foresta, chiamati naimisharanya. Un giorno
questi saggi accostarono Romaharshana e dissero, “ Romaharshana, sei benedetto. Hai
pensato molto a noi, ma non siamo ancora soddisfatti. Hai avuto la fortuna di studiare
sotto Vedavyasa e non c'è niente che tu non conosca, passato, presente o futuro. Dicci di
Shiva, noi non sappiamo molto di Shiva.”

Romaharshana rispose, “ Vi riferirò ciò che volete sapere. E niente di più. Molti anni fa,
il saggio Narada cercò di trovare qualcosa su Shiva, tramite suo padre Brahma.
Qualunque insegnamento Brahma abbia dato a suo figlio, io ve lo riferirò.”

Brahma

All'inizio della creazione, non c'era niente nell'universo. Nemmeno l'universo esisteva.
C'era solo il brahman (essenza divina) il quale era ovunque. Il brahman non era ne' freddo
ne' caldo, ne' spesso ne' sottile. Non aveva ne' inizio e ne' fine.
C'era acqua ovunque. Il signore Vishnu si manifestò nella sua grandiosa forma dormendo
sull'acqua. Mente Visnu dormiva, un fiore di loto germogliò dal suo ombelico. Aveva
molti petali e il suo stelo splendeva come mille soli. Dalle cellule del loto nacque
Brahma. Lui iniziò a chiedersi, “ Pare non esserci niente intorno a parte questo loto. Chi
sono io? Da dove sono venuto? Cosa dovrei fare? Di chi sono figlio? Chi mi ha fatto?”

Brahma pensò che magari avrebbe trovato le risposte alle sue domande esplorando un po'
il loto, Probabilmente cercò di trovare il centro del loto. Brahma scese dallo stelo del loto
e cercò in giro per cento anni. Ma non poté trovare il centro del loto. Decise quindi che
magari c'era un modo per tornare indietro alla cellula, da cui era nato. Ma nonostante
avesse cercato intorno allo stelo per altri mille anni, Brahma non la trovò. Perciò fu così
stanco che lasciò perdere e si riposò.
All'improvviso sentì le parole, “ Brahama, esegui la tapasya (meditazione).”

Brahma meditò per dodici anni. quando quando dodici anni furono terminati Visnu dalle
quattro braccia apparve davanti a Brahma . Nelle quattro mani Visnu teneva un shankha
(guscio di conchiglia) ,un chakra (lama circolare), una gada (mazza ) e un padma.
Brahma non sapeva chi era questa persona e chiese, “Chi sei tu?”

Visnu non rispose direttamente alla domanda, viceversa rispose, “Figlio, il grande signore
Visnu ti ha creato”

“Chi sei tu per chiamarmi figlio?” chiese Brahma.

“Non mi riconosci?” venne la risposta. “Io sono Visnu. E' dal mio corpo che sei stato
creato.”

Ma Brahma non era convinto e iniziò a combattere con Visnu.

Il Linga

Mentre erano perciò impegnati a combattere, uno splendente linga (immagine di Shiva)
arrivò sulla scena. Sembrava non avere inizio o fine .

Visnu disse, “Brahma, smettiamo di combattere. Ora c'è un terzo essere qui. Cosa sulla
terra è questo linga? E da dove è venuto? Proviamo a capire che cosa sia. Tu adotta la
forma di cigno (hamsa) e sali. Io adotterò la forma di cinghiale (varaha) e andrò giù.
Proviamo a trovare le estremità del linga.

Brahma acconsentì. Divenne un cigno bianco e volò in alto. Visnu divenne un cinghiale
bianco e andò giù. Cercarono per mille anni, ma non riuscirono a trovare la fine del linga.
Quindi tornarono al posto da cui erano partiti e iniziarono a pregare. Quindi pregarono
per cento anni. Quando cento anni furono terminati, si udì il suono di om e un essere con
cinque facce e dieci braccia apparve difronte a loro. Questo era Mahadeva o Shiva.

Visnu disse, “E' un bene che Brahma ed io abbiamo combattuto, è per causa del nostro
combattimento che sei arrivato.”

Shiva rispose, noi tre siamo parte della stessa entità e siamo stati divisi in tre. Brahma è il
creatore, Visnu è il preservatore ed io sono il distruttore. C'è un altro essere, chiamato
Rudra, che nascerà dal mio corpo, ma Rudra ed io siamo realmente l'uno e lo stesso.
Facciamo creare Brahma, ora.”

Shiva scomparve e Brahma e Visnu abbandonarono le loro forme di un cigno e un


cinghiale.

Creazione

C'era acqua ovunque. Nell'acqua Vishnu creò un enorme uovo (anda). Quindi lui stesso vi
entrò dentro nella sua immensa forma.

Nel frattempo, Brahma iniziò a pregare. Dai poteri della sua meditazione creò diversi
saggi (rishis), Kardama, Daksha e Marichi erano fra questi. Il figlio di Marachi era
Kashyapa. Daksha ebbe sessanta figlie e tredici di loro furono sposate a Kashyapa. I figli
di Kashyapa e queste figlie divennero adityas (dei), daytias (demoni), alberi, uccelli,
serpenti, montagne e creepers (animali o piante rampicanti, rettili). In questo modo fu
popolato il mondo.
Un essere chiamato Rudra, il quale non era nessun'altro che Shiva stesso, era nato da
Brahma. Rudra visse sul Monte Kailasa. La figlia di Daksha, Sati, fu sposata a Rudra.

Ma Daksha e Rudra non si piacevano. Daksha preparò un yaina (sacrificio) e non invitò
Rudra ad assistere a questo sacrificio. Nonostante nemmeno Sati fosse stata invitata, andò
ad assistere alla cerimonia. Ma Daksha la insultò così tanto che Sati si tolse la vita per
protesta. Questo fece così arrabbiare Rudra che mandò i suoi compagni a distruggere il
sacrificio, mandò in frantumi la cerimonia, e uccise tutti gli dei che erano andati ad
assistervi. Ciò fu fatto. Ma in seguito Rudra si rappacificò e riportò in vita gli dei defunti.
Il sacrificio fu completato. Sati stessa rinacque come figlia del Monte Himalaya e di sua
moglie Menaka. Era conosciuta come Parvati e fu di nuovo sposa di Rudra o Shiva.

Tarakasura

C'era un asura (demone) chiamato Tara. Il figlio di Tara era Taraka.


Taraka sperava di sconfiggere gli dei. Perciò andò in un posto chiamato Madhuvana ed
iniziò ad eseguire una tapasya molto difficile. Egli fissò il sole e lì stette con le sue
braccia alzate. Stette su di una gamba e , così ancora, solamente sugli alluci dei suoi
piedi. Cento anni passarono. Durante questi cento anni Taraka bevve solo acqua e niente
cibo da mangiare. Per i seguenti cento anni smise anche questo e visse solo di aria. Cento
anni furono spesi esercitando tapasya nell'acqua, altri cento anni sulla terra e cento anni
ancora nel fuoco. Per cento anni esercitò tapasya a testa in giù, stando sulle mani. E per
ancor altri cento anni, penzolò sottosopra da un ramo di un albero.

La meditazione era così difficile che Brahma se ne compiacque. Apparve di fronte a


Tarakasura e disse, “ Sono compiaciuto del tuo tapasya. Che beneficio (boon) desideri?

“Se ti piace ” , replicò Tarakasura, “ concedimi due benefici . Il primo beneficio dovrebbe
essere che nessuno creato da te sia forte quanto me. Il secondo beneficio sarebbe che io
possa essere ucciso solo dal figlio di Shiva.”

Shiva, in quel punto nel tempo, non aveva figli. Sati era morta e nonostante fosse poi
rinata come Parvati, non era stata sposata a Shiva.

Brahma accordò a Tarakasura i due benefici. Il demone andò in una città chiamata
Shonitapura ed iniziò a viverci. Tutti gli altri demoni fecero di Tarakasura il loro re.
Grazie ai benefici Tarakasura fu così forte che sconfisse facilmente gli dei. Conquistò i
tre mondi e scacciò gli dei fuori dal paradiso. Li derubò di tutti i loro possedimenti e gli
impiegò come suoi servi.

Gli dei scoraggiati andarono da Brahma e gli chiesero di trovare una soluzione al
problema Tarakasura.
“Non posso” disse Brahma. E' per mio beneficio che il demone è diventato così potente.
In più, il mio beneficio dice che Tarakasura può essere ucciso solamente dal figlio di
Shiva. Shiva deve avere un figlio. Ora sta eseguendo tapasya nel Monte Himalaya. Anche
Parvati è in quella regione. Fai qualcosa perché possano innamorarsi l'un l'altra e
sposarsi.”

L'incenerimento del Dio dell' Amore

Gli dei decisero di seguire il consiglio di Brahma. Ma come poteva ciò assicurare che
Shiva e Parvati si sarebbero innamorati? Il re degli dei era Indra e il dio dell'amore era
Kandarpa o Madana.

Indra interpellò Kandarpa. “Tu devi aiutarci,” disse Indra. “Non c'è altra soluzione tranne
te. Shiva sta eseguendo tapasya sull' Himalaya. Anche Parvati è nella regione. Assicura
che i due si innamorino. Questo è il tuo compito.”
Kandarpa andò nel posto in cui Shiva stava meditando. E appena il dio dell'amore
apparve, il posto assunse i tratti di una primavera perenne. Fiori sbocciavano e api
ronzavano davanti ad essi. Cuculi cantavano e e brezze fragranti cominciarono a soffiare
attraverso la foresta. Shiva cercò di concentrarsi sulla sua meditazione. Ma continuò ad
essere distratto.
Mentre succedeva tutto questo , chi poteva arrivare se non Parvati? Lei era così bella che
Shiva fu scosso d'amore per lei. Anche a Parvati pareva piacere Shiva.

Ma la vita non è mai semplice. Shiva era, dopo tutto, Shiva. Lui realizzò che c'era
qualcosa di sbagliato. Come poteva essere stata disturbata la sua meditazione? Come si
poteva essere in primavera nonostante non fosse tempo di primavera? Quando Shiva dette
uno sguardo in giro, il suo sguardo cadde su Kandarpa che era nascosto. Capì che era
Kandarpa il responsabile di tutto quell'inganno.

Shiva era infuriato. Aveva un terzo occhio in mezzo alla fronte. Da questo terzo occhio
spuntarono fiamme e queste fiamme ridussero Kandarpa in cenere.

La moglie di Kandarpa era Rati. Quando Rati vide che suo marito era stato ridotto in
cenere il suo dolore non conobbe limiti. All'inizio perse conoscenza. Quando si riprese si
lamentò “ Ahimè. Cosa mi sta succedendo? Marito mio, amore mio, dove sei andato?”

Gli dei e Rati ne parlarono a Shiva. Gli spiegarono che Kandarpa non aveva commesso
nessun errore. Gli fu chiesto di disturbare la tapasya di Shiva per il problema Tarakasura.
Cosa sarebbe adesso successo a Rati?

Shiva rispose, “Ciò che è successo è successo. Niente può essere fatto per Kandarpa
ormai. Infine rinascerà nella città di Dvaraka come Pradyumna, figlio di Krishna. Rati
quindi sarà di nuovo unita a Kandarpa. Ma fino a quel momento, lasciatela
semplicemente attendere.”

Gli dei si dispersero, comunque scoraggiati. La questione del matrimonio fra Parvati e
Shiva non era assolutamente progredita.

La Tapasya di Parvati

Ma Parvati era così innamorata di Shiva che non sapeva cosa fare. Pensava sempre a
Shiva.

Un giorno il saggio Narada venne e le disse. “A Shiva porta piacere solo la tapasya.
Senza tapasya nemmeno Brahama e gli altri dei riescono a vedere Shiva. Perché non
eserciti la tapasya anche tu?”

Parvati decise di fare quello che Narada le aveva chiesto. Chiese il permesso ai suoi
genitori. Suo paadre accordò con alacrità. Nonostante sua madre Menaka non fosse per
niente contenta che Parvati esercitasse una tapaya così difficile, alla fine anche lei
acconsentì.”

Parvati smise i suoi gioielli e i suoi begli abiti. Al loro posto indossò una pelle di daino.
C'è un piocco sull' Himalaya conosciuto come Gourishikhara. E' lì che Parvati andò per la
sua tapasya. La meditazione fu veramente difficile. Durante i monsoni Parvati meditò
seduta sulla terra. In inverno meditò sotto l'acqua. Nessuna belva selvaggia osò
aggredirla. Tutti gli dei e i saggi si riunirono per assistere a questa meravigliosa tapasya.

Gli dei e i saggi cominciarono anche a pregare Shiva. “Signore, non vedi che Parvati sta
esercitando una così difficile tapasya?” chisero. Nessuno prima ha mai esercitato una
tapasya così. E nessuno in futuro mai lo farà. Per favore accordale ciò che vuole.”

Shiva assunse la forma di vecchio brahamana ( il primo delle quattro classi) e apparve
all' eremitaggio di Parvati. Parvati dette il benvenuto al vecchio, lo venerò con fiori e
frutta.

“Perchè stai meditando?” chiese il brahamana.


“Cos'è che vuoi?”

“Desidero avere Shiva in sposo,” ripose Parvati.

“Sei proprio stupida,” disse il brahamana. “E' come scambiare l'oro per un pezzo di vetro
o dare legno di sandalo per della mota. C'è forse qualcuno che lascia l'acqua del fiume
Ganga per bere acqua di pozzo? Sposati uno degli dei invece, và e sposa Indra. Shiva è
un ragazzo stupido. Ha tre occhi e cinque facce. I suoi capelli sono aggrovigliati e il suo
corpo imbrattato di cenere. Si copre di serpenti come fossero ghirlande. E' sempre
accompagnato da fantasmi. Non possiede ne' beni ne' abiti. Nessuno sa chi siano i suoi
genitori. Vive nella foresta e l sua gola è blu di veleno. Penso che tu stia commettendo un
grande errore. Dimenticati di Shiva e non sprecare la tua vita.”

Le parole del brahamana adirarono Parvati. “ Sei tu ad essere stupido,” disse Parvati. “Tu
non sai niente di Shiva. Lui è il signore di tutto. Tu hai insultato Shiva e maledetta sono
io che ho fatto lo sbaglio di venerarti. Stai per dire ancora qualcosa di schifoso su Shiva.
Ma prima che tu lo faccia, fai che me ne vada. Non resterò ancora a sentir insultare
Shiva.”

Quando Parvati stava per andarsene, Shiva assunse la sua propria forma e disse, “ Dove
te ne stai andando? Io pensavo stessi pregando per me. Non i puoi abbandonarmi adesso.
Non ti lascio andare. Chiedimi un beneficio.”

“Ti prego sposami in accordo ai i riti prescritti.”

Shiva acconsentì e Parvati tornò a casa.

Il Matrimonio

Shiva chiamò i sette grandi saggi (saptarshis) e chiese loro di andare sull'Himalaya come
suoi messaggeri. Il messaggio era che lui desiderava di sposare la figlia di Himalaya,
Parvati.

Himalaya fu deliziato di vedere i saggi e ancor più deliziato nel sapere che Shiva voleva
sposare Parvati. Fu fissata la data del matrimonio.

Il giorno del matrimonio albeggiò. I gandharva (cantori del paradiso) cantarono e gli
apsaras (danzatori del paradiso) danzarono. Tutti gl dei vennero a Kailasa ad
accompagnare Shiva alla processione. Anche himalaya era pronto. Aveva costruito molti
cancelli davanti alla sua casa e vi aveva piazzato bandiere sopra. La bellezza della
residenza di Himalaya a quel tempo, è impossibile da descrivere. Quando la processione
fu arrivata alla residenza, la madre di Parvati, Menaka, vi si affrettò.

“Fatemi vedere Shiva,” esclamò. “Fatemi vedere il mio genero. Mia figlia Parvati ha
esercitato tapasya per ottenere Shiva come marito. Dev'essere immensamente bello.”

La prima persona che Menaka vide fu Vishvavasu, il re dei gandharva. Vishvavasu era
davvero bello e, all'inizio, Menaka pensò che fosse Shiva. Ma quando le fu detto che
quello era solo uno dei cantori che intratteneva Shiva, pensò che Shiva avrebbe dovuto
essere ancor più bello. Poi il suo sguardo cadde sul bel Kubera, il dio della salute, e lei
pensò che questo doveva essere Shiva. Kubera era ancora più attraente di Vishvavasu.
Ma a Menaka fu riferito che nemmeno lui era Shiva. Quindi arrivò Varuna, più attraente
di Kubera. Ma nemmeno lui era il suo genero. Ne' era suo genero il grande dio Yama,
ancor più bello di Varuna. I begli dei Indra, Surya e Chandra passarono oltre. Ma Narada
disse a Menaka che anch'essi non erano Shiva, ma semplicemente suoi servitori.

La gioia di Menaka era senza limiti. Se questi erano i servitori, come sarebbe dovuto
essere il loro padrone? Aveva scambiato Brahma, Visnu e Brihaspati per Shiva, ed ogni
volta Narada aveva detto a Menaka che stava sbagliando. Dov'era dunque Shiva? Alla
fine Shiva arrivò e Narada lo indicò a Menaka. Alla vista di suo genero Menaka svenne.
Shiva era contornato da ogni parte da fantasmi. Le sue facce erano feroci, il loro colore
scuro e fecero un gran fracasso. Shiva stesso cavalcava un toro. Aveva tre occhi, cinque
facce e dieci braccia. Era impiastrato di ceneri e la luna gli adornava la fronte. Era vestito
di pelle di tigre e una ghirlanda di teschi pendeva intorno al suo collo. E' chiaro perché
Menaka svenne.

Quando si riprese, iniziò il suo lamento. Rimproverò Himalaya, Narada e Parvati per la
sua sfortuna. Brahma, gli altri dei, ed i saggi cercarono di calmare Menaka . Ma non fu
possibile.

“Non permetterò a mia figlia di sposarsi a Shiva,” disse Menaka. Le darò piuttosto il
veleno. La butterò in un pozzo e la ucciderò. La squarterò con un'arma. La scaraventerò
nel mare. Io mi suiciderò. Farò sposare Parvati con qualcun' altro. Non a Shiva.”

Parvati decise, “Non sposerò nessun' altro che Shiva. Uno sciacallo è forse un buon
rimpiazzo per un leone?”

Vishnu quindi cercò di calmare Menaka. Ma anche questo non funzionò. Finalmente
Narada chiese a Shiva di mostrare la sua bella forma e Shiva obbedì. Questa forma è
esibita solamente a coloro che sono davvero fedeli a Shiva. Tutti erano ammaliati da
questa bella forma , perfino Menaka. Il suo corpo splendeva come cento soli e una corona
brillava sulla sua testa. Le sue vesti luccicavano e il rilucere dei suoi gioielli fece
vergognare le stelle.
Menaka chiese perdono per le sue stupidaggini e adesso non v'era alcun ostacolo al
matrimonio. Sotto la supervisione di Brahma, il mastro di cerimonia prese posto e Shiva e
Parvati tornarono a Kailasa.

Kartikeya

Il figlio di Parvati e Shiva era Skanda o Kartikeya. Quando il bambino era molto piccolo,
si perse in un canneto. Sei principesse lo trovarono fra le canne e ed ognuna voleva
crescerlo come proprioo figlio. Alla fine tutte cooperarono nel farlo crescere nel corpo.
Queste principesse erano le Krittikas e il ragazzo fu conosciuto come Kartikeya.
Gli dei ebbero a sapere da Narada che Kartikeya era stato tirato su dalle Krittikas.
L'esercito degli dei dunque invase la città di Tarakasura, Shonitapura. Si scatenò una
terribile battaglia che durò dieci giorni. Gli dei decimarono completamente i demoni e
Kartikeya uccise Tarakasura.

Dopo che le celebrazioni per la vittoria furono terminate, Kartikeya si riunì ai suoi
genitori.

Tripura

Tarakasura aveva tre figli chiamati Vidyunmali, Tarakaksha e Viryavana. Questi tre
iniziarono ad esercitare tapasya. Per un centinaio d' anni meditarono stando su di una
gamba. Per un altro centinaio d'anni vissero d'aria meditando. Stettero poi sulle teste e
meditarono in questa posizione per ancora cento anni.

Brahma era compiaciuto per questa difficile tapasya. Apparve davanti a loro e disse,
“Che beneficio desiderate?”

“Rendici immortali,” risposero i figli di Tarakasura.


“Non posso rendervi immortali,” rispose Brahma. “Non ne ho il potere. Chiedete dunque
qualcos'altro.”

“Molto bene, allora,” dissero Vidyunmali, Tarakaska e Virivayana. “Concedici quanto


segue. Fai costruire tre forti. Il primo sarà d'oro, il secondo d'argento e il terzo di ferro.
Noi vivremo in questi forti per cento anni. Alla fine dei cento anni i forti diverranno uno.
Questo forte composto sarà chiamato Tripura. E se qualcuno, con una sola freccia, riesce
a distruggere Tripura, questa sarà la morte a noi destinata.”

Brahma concesse questo beneficio un po' insolito. C'era un danava chiamato Maya che
era davvero un buon costruttore. Brahma chiese a lui di costruire i forti. Il forte d'oro fu
costruito nel paradiso, quello d'argento nei cieli e quello di ferro sulla terra. Tarakaksha
ebbe il forte d'oro, Virivayana quello d'argento e Vidyunmali quello di ferro. Ogni forte
era grande quanto una città ed aveva all'interno molti palazzi e vimanas ( veicoli
spaziali).

I demoni popolarono i tre forti e iniziarono a prosperare. Agli dei questo non piaceva
affatto. Andarono prima da Brahma , ma Brahma disse che non poteva aiutarli. Dopo
tutto, avevano ottenuto il Tripura grazie al suo beneficio. Gli dei allora andarono a
chiedere aiuto a Shiva. Ma Shiva disse che i demoni non stavano facendo niente di
sbagliato. Dal momento che quella era la situazione, non vedeva il motivo per cui gli dei
fossero così infastiditi. Gli dei andarono dunque da Vishnu. Il consiglio di Vishnu fu il
seguente. Se il problema era che i demoni non stavano facendo niente di sbagliato, la
soluzione era persuaderli a peccare.

Dai suoi poteri Vishnu creò un uomo. La testa di quest'uomo era rasata, le sue vesti
scolorite e portava una pentola di legno per l'acqua in mano. Si coprì la bocca con un
pezzo di stoffa e si avvicinò a Vishnu.

“quali sono gli ordini?” chiese a Vishnu.

“Fa' che ti spieghi il motivo per cui sei stato creato,” rispose Vishnu. “Ti insegnerò una
religione completamente contro ai Veda. Quindi tu avrai l'impressione che non esista
svarga (paradiso) e naraka (inferno) e che invece entrambi paradiso e inferno sono sulla
terra. Tu non crederai che ricompensa e punizione per le azioni commesse sulla terra
siano (meted out) cancellate dopo la morte. Vai a Tripura ed insegna questa religione ai
demoni, che sarà chiamata Jainismo. Assicurati che sloggino dal giusto sentiero. Allora
potremo fare qualcosa per Tripura.”

L'essere fece quanto gli era stato chiesto. Lui e quattro discepoli andarono in una foresta
vicina a Tripura e incominciarono a pregare. Erano istruiti da Vishnu stesso. Perciò il oro
insegnamenti erano convincenti e così ebbero molti convertiti. Perfino il saggio Narada
cadde in confusione e fu convertito.

In effetti era stato Narada ad annunciare questa nuova meravigliosa religione al re


Vidyunmali.

“Re,” disse, “ c'è un nuovo meraviglioso maestro con una nuova meravigliosa religione.
Non ho mai udito niente di simile prima. Sono stato convertito.”

Dal momento che il saggio Narada era stato convertito, anche Vidyunmali accettò la
nuova religione. E per gesto dovuto (due course) così anche fecero Tarakaksha e
Viryavana.
I demoni smisero di onorare i Veda, e smisero di venerare lo Shiva linga.

Vishnu e gli altri dei quindi andarono da Shiva ed iniziarono a pregarlo. Quando Shiva
apparve, disse loro che ora i demoni erano divenuti maligni e sarebbero dovevano essere
distrutti. Avevano addirittura smesso di venerare lo Shiva linga.

Shiva accordò di distruggere Tripura. L'architetto degli dei era Vishvakarma. Shiva
chiamò Vishvakarma e gli chiese di fabbricargli un carro appropriato, arco e freccia. Il
carro era fatto interamente d'oro. Brahma stesso ne divenne il conduttore e il carro fu
velocemente guidato verso Tripura. Gli dei accompagnarono Shiva con diverse armi.

Allora, cento anni erano trascorsi così che i tre forti erano divenuti una singola Tripura.
Shiva instillò un'arma divina conosciuta come pashupata dentro la sua freccia e la scoccò
verso Tripura. La freccia incendiò Tripura e la ridusse in cenere in un secondo spaccato.

Mentre le celebrazioni andavano avanti , i maestri religiosi dalle teste rasate arrivarono.
“Cosa dovremmo fare adesso?”

Brahma e Vishnu dissero loro di andare a vivere nel deserto. L'ultima era delle quattro era
Kaliyuga e nel Kaliyuga il male sarebbe regnato supremo. Quando il Kaliuga fu arrivato,
loro tornarono indietro e ricominciarono da capo i loro insegnamenti.

Sita e il Fiore Ketaki

Romaharshana disse ai saggi in assemblea, “ E' semplice pregare Shiva. Ma Shiva non
sarà mai adorato con un ketaki o con fiori champaka.

“Perchè? cosa c'è che non va in questi fiori?” chiesero i saggi.

“Lasciate che vi racconti per primo del fiore ketaki,” replicò Romaharshana.

Il padre di Rama, Dasharata, chiese a Rama di passare quattordici anni nella foresta. Così
Rama andò nella foresta con suo fratello Lakshmana e sua moglie Sita. I tre iniziarono a
vivere sulle rive del fiume Falgu. Notizie che dicevano che Dasharatha era morto in loro
assenza, e che la cerimonia shraddha (funerale) era stata eseguita per il re morto,
raggiunsero la foresta.
Rama inviò Lakshmana presso un vicino villaggio per prendere gli ingredienti necessari.
Il tempo passava e Lakshmana non ritornava. Rama allora andò lui a prendere gli
ingredienti e cercò Lakshmana. Ma anche Rama non fece ritorno. Era quasi mezzogiorno
e la cerimonia doveva essere eseguita prima di mezzogiorno. Completamente disperata
Sita decise di celebrare lei stessa la cerimonia. Andò a farsi il bagno nel fiume Falgu e
accese una lampada di terra (earthen). Quindi fece lei stessa le offerte (pinda) agli
antenati defunti.

Immediatamente si udì una voce. “ Sita, tu sei benedetta,” disse. “Siamo soddisfatti.”

In completo stupore Sita guardò delle mani incorporee che si protendevano nell'aria per
accettare le offerte.

“Chi sei tu?,” chiese Sita.

“Sono tuo suocero defunto,” rispose la voce. “La cerimonia funebre ha avuto successo ed
io ho accettato le tue offerte.”

“Ma Rama e Lakshmana non mi crederanno,” disse Sita. “Non crederanno mai che tali
mani incorporee sono apparse da una sottile brezza per accettare le offerte.”

“Dovranno,” rispose la voce. “Tu hai quattro testimoni. Il primo è il fiume Falgu. La
seconda è quella mucca lì. Il terzo sarà il fuoco. E l'ultimo è il cespuglio ketaki.”

Rama e Lakshmana tornarono e dissero. “ Cuociamo in fretta il cibo. C'è rimasto davvero
poco tempo. Dobbiamo completare la cerimonia funebre prima di mezzogiorno.”

Sita raccontò loro quanto le era successo e, naturalmente, i due fratelli non le credettero.
La presero in giro e affermarono che stava mentendo. Sita chiamò i suoi quattro testimoni
ma ognuno negò di aver visto alcunché. Senza altre discussioni allora Sita cucinò il cibo e
Rama fece offerte ai suoi antenati.

Una voce allora fu udita dal cielo. “Perché ci chiamate di nuovo?” disse. “Sita ci ha già
soddisfatti.”

“Mi rifiuto di crederlo,” disse Rama

“Certamente che è vero” ribatté la voce. “Chiedi al dio sole”

Il dio sole confermò che tutto ciò era accaduto proprio come Sita aveva detto d'aver fatto.

Rama e Lakshmana si vergognarono d'aver dubitato di Sita e rimasero impressionati dal


potere delle sue Virtù. Ma Sita maledì i quattro falsi testimoni. Maledì il fiume Falgu
cosicché avrebbe da quel momento dovuto scorrere solo sottoterra. Lei maledì il fiore
ketaki (pandanus adoratissimus) il quale mai più sarebbe stato accettato da Shiva come
offerta. Maledì la mucca la cui bocca da quel momento sarebbe diventata impura. Dopo
tutto, aveva mentito con la sua bocca.

Le sezioni posteriori della mucca continuarono comunque ad essere pure. E alla fine Sita
maledì il fuoco, il quale da allora avrebbe consumato ogni cosa indiscriminatamente.

Questa è la ragione per cui un fiore ketaki non va mai usato per adorare Shiva.

Narada e l' Albero Champaka


Ne' deve essere usato un fiore champaka.

Nella terra di Gokarna c'era un tempio dedicato a Shiva. Narada decise che sarebbe
andato a visitare il tempio. Lungo la via scorse un albero champaka in fiore e si soffermò
ad ammirarlo. Un brahmana venne cogliere i fiori dall'albero. Ma vedendo che Narada
era li, il brahmana si trattenne dal coglierne altri.

“Dove stai andando?” chiese Narada.

Il brahamana mentì rispondendo, “ a chiedere qualche elemosina.”

Narada andò al tempio. Nel frattempo il brahamana colse fiori dall' albero champaka e li
sistemò in un cesto il quale poi ricoprì perbene. Sulla via di ritorno dal tempio, Narada
incontrò di nuovo il brahamana.

“Ora dove te ne vai?” Chiese al brahamana.

Il brahamana mentì ancora. “A casa,” disse. “Non ho potuto ottenere elemosina alcuna.”

I sospetti di Narada crebbero. Andò all' albero champaka e domandò. “Quel brahamana
ha colto qualche fiore?”

“Quale brahamana?” rispose l'albero. “Non so di nessun brahamana. Nessuno ha colto


alcun fiore.”

Narada tornò al tempio e scoprì che dei fiori champaka freschi erano stesi lassù in cima
allo Shiva linga. Un'altro devoto stava pregando li. Narada gli chiese, “Sai chi è venuto a
venerare con questi fiori champaka?”

“Si, lo so,” rispose il devoto. “E' un brahamana maligno. Venera Shiva ogni giorno con
fiori champaka. Grazie alle benedizioni di Shiva ha fatto il completo lavaggio del
cervello al re e ha segretamente rubato le sue ricchezze. Ha inoltre oppresso gli altri
brahamana.”

Narada chiese a Shiva, “ Perchè hai incoraggiato tale malignità?”

“sono indifeso,” rispose Shiva “ Non resisto se qualcuno mi venera con dei fiori
champaka.”

Proprio allora, arrivò correndo una donna brahamana, con la sua vicenda disgraziata. Suo
marito era storpio. Ma erano riusciti ad avere un po' di soldi dal re così che la loro figlia
si sarebbe potuta sposare. Dal re avevano anche ricevuto una mucca. Ma il cattivo
brahamana rivendicava che la metà di ogni cosa avevano ricevuto fosse sua. Era dovuto
ai suoi buoni uffici e raccomandazioni che il re era stato così generoso, stava dicendo. Il
cattivo brahamana aveva già diviso la metà del denaro. Ma come si poteva dividere una
mucca?
Narada decise dunque che qualcosa andava fatto per l'albero champaka e pre il maligno
brahamana. Al dilà di qualsiasi altro fatto, l'albero champaka era un bugiardo. Narada
maledì l'albero champaka al punto che i suoi fiori non sarebbero mai accettati da Shiva
come offerta. Maledì il cattivo brahamana il quale sarebbe nato come rakshasa (demone)
chiamato Viradha. Ma il brahamana era stato devoto di Shiva, così che la maledizione fu
distinta dallo stipulo che Viradha sarebbe stato ucciso da Rama e sarebbe quindi di nuovo
ridiventato brahamana.
Ganesha

La porta del palazzo di Parvati era guardata da due compagni di Shiva, Nandi e Bhringi.
Però, alle compagne di Parvati, Jaya e Vijaya, questo non piaceva affatto. Loro
pensavano che ci sarebbe voluta una guardia più rispondente a Parvati che a Shiva.
Quello era il palazzo di Parvati e non di Shiva. Shiva, in più, era solito entrare in
momenti non appropriati, e Nandi e Bhringi mai lo avevano fermato. Jaya e Vijaya
chiesero a Parvati di fare qualcosa al riguardo.

Parvati prese dell'argilla da uno stagno e modellò l'argilla in un bellissimo figlio. Lo vestì
con abiti e gioielli bellissimi. Il figlio fu chiamato Ganesha. Parvati disse a Ganesha, “Tu
sei mio figlio. Stai di guardia al cancello e non permettere a nessuno di entrare.”
Ganesha prese un bastone e iniziò il suo compito di sentinella. Parvati era andata a fare il
suo bagno.

Ben presto Shiva si ripresentò assieme ai suoi compagni. “Dove te ne vai?” chiese
Ganesha. “Non puoi passare. Mia madre sta facendo il suo bagno.”

“Io sono Shiva,” rispose Shiva.

“Chi è Shiva?” ribatté Ganesha “ Non conosco nessun Shiva. Non puoi entrare.”
Shiva provò ad ignorare Ganesha ed entrare, ma Ganesha iniziò a battere Shiva col
bastone. Shiva allora chiese ai suoi compagni di levare di mezzo quel cafone. Ma facendo
questo, loro ottennero solo d'essere spazzati via da Ganesha . Nandi provò ad agguantare
una delle gambe di Ganesha e Brhingi l'altra. Ma Ganesha scardinò una porta di legno e li
colpì così forte da farli fuggire. Tutti gli dei e i saggi accorsero per vedere cosa fosse quel
baccano.

Shiva disse a Brahma, “Perché non provi a tranquillizzare quella creatura?”

Brahma cercò di far ragionare Ganesha. Ma Ganesha non conosceva Brahma; pensava
che anche lui fosse un altro compagno di Shiva. Allora acchiappò Brahma e strappò a
mano piena via la barba di Brahma. Brahma fuggì soffrendo.
Tutto questo divenne terreno su cui Parvati si senti orgogliosa di piantare i suoi pali.
Quindi fornì armi a Ganesha. Gli dei attacarono Ganesha con ogni sorta d'armi. Lui li
respinse. Vishnu disse a Shiva, “Questo tipo può essere ucciso solamente con un trucco.
In altro modo pare essere invincibile.

Ganesha scagliò un bastone a Vishnu e lo ferì molto. Con un altro bastone fece andare
giù Shiva fino ad inchinarsi. Allora Vishnu e Ganesha iniziarono a battersi, con il
sudarshana chakra usato da Vishnu, e massi Ganesh. Mentre questo duello infuriava,
Shiva strisciò furtivamente dal dietro e tagliò via la testa di Ganesha col suo trishula
(tridente). Questo era il piano che Vishnu e Shiva avevano progettato.

Quando Parvati seppe della morte di Ganesha, la sua ira scoppiò. Era pronta a
distruggere l'universo e tutti erano allarmati. Fu mandato Narada, come messaggero da
Parvati. Cercò di pacificarla. Ma Parvati acconsentì a rabbonirsi solo se due condizioni
fossero state soddifatte. La prima condizione era che Ganesha sarebbe dovuto essere
riportato in vita. La seconda condizione era che Ganesha doveva essere accettato come
dio e goduto di tutti i diritti divini.

Queste condizioni furono rapidamente accettate. Il corpo senza testa di Ganesh fu ripulito
e lavato. Ma la testa non poté essere trovata. Si era persa nella foga della battaglia. Shiva
mandò i suoi compagni in cerca, con l'ordine di uccidere e riportare la testa del primo
essere vivente che avrebbero visto. Capitò che fosse un elefante con una zanna sola. La
testa dell'elefante fu infilata sul corpo di Ganesha , e Brahma , Vishnu e Shiva
combinarono i loro poteri per riportare in vita il corpo morto.

Shiva accettò Ganesha come suo figlio. Fece anche di Ganesha signore di tutti di suoi
compagni, i ganas. Perciò il dio-elefante è chiamato Ganapati. Fu anche decretato che
adorare qualsiasi dio sarebbe inutile prima di essere preceduto da preghiere a Ganesha.

Chaturthi tithi è il quarto giorno lunare. Krishnapaksha è quella parte della quindicina
lunare durante la quale cala la luna. Poichè Parvati ha creato Ganesha nel mese di Kartika
e al chaturti tithi nel krishnapaksa, quello è il giorno in cui è venerato Ganapati.

Il litigio di Ganesha e Kartikeya

Shiva e Parvati avevano due figli, Ganesha e Kartikeya. Entrambi i figli volevano
sposarsi. E Parvati e Shiva trovavano difficile decidere chi dei due si sarebbe dovuto
sposare per primo. L'altro ne sarebbe stato ferito. Entrambi i figli erano cosi cari a loro.

Decisero di fare una prova. Chiamarono a loro Ganesha e Kartikeya e dissero, “ Abbiamo
concepito una gara. Entrambi dovete fare il giro del mondo e tornare qui. Chiunque
ritorni per primo, sarà sposato per primo. Questo dev'essere chiaro e tondo.”
Appena queste parole furono pronunciate , Kartikeya si lanciò nel suo viaggio. Ma
Ganesha riflettè e ponderò. Capì che questo compito era impossibile per lui da portare a
termine. Lui trovava difficile perfino percorrere un paio di miglia.
Ganesha trovò una soluzione. Prima si lavò. Poi fece sedere Parvati e shiva su due sedie.
Li venerò e li cerchiò sette volte camminando intorno a loro. Dopo aver finito di girare
loro intorno, Ganesha disse, “ Adesso vi prego di avviare i preparativi per il mio
matrimonio.”

“Cosa vuoi dire?,” esclamarono Shiva e Parvati. “Non hai sentito quello che abbiamo
detto? Abbiamo chiesto a entrambi voi di viaggiare intorno al mondo e di tornare. Fai
meglio a sbrigarti. Kartikeya è già partito. Se non stai attento lui ti batterà.”

“Ma io ho già circondato il mondo sette volte,” rispose Ganesha. “ Non vi ho camminato
in cerchio attorno sette volte? I Veda dicono che circondare i propri genitori è la stessa
cosa che fare il giro del mondo. Se non desiderate sostenere che i Veda sono sbagliati,
allora dovrete ammettere che ho girati attorno al mondo sette volte.”

Shiva e Parvati non potevano ben sostenere che i Veda erano sbagliati. Dovettero dunque
accettare la logica di Ganesha. Furono fatti i preparativi per il matrimonio. Vishvarupa, il
figlio di Kashyapa, ebbe due figlie chiamate Siddhi e Buddhi. Queste due furono sposate
a Ganesha con grande fanfara. Ganesha e Siddi ebbero un figlio chiamato Laksha e
Ganesha e Buddhi ebbero un figlio chiamato Labha. Kartikeya ritornò a Kailasa dopo
aver viaggiato per il mondo e scoprì che Ganesha si era già sposato ed era già padre
orgoglioso di due figli. Ascoltò l'intera storia da Narada e si sentì d'essere stato
ingannato. Decise che non avrebbe mai più abitato coi suoi genitori. Decise inoltre che
non si sarebbe mai sposato. Questa è la ragione per cui Kartikeya è chiamato Kumara,
colui il quale non è sposato.

Kartikeya cominciò a vivere sul Monte Krouncha. Shiva andò là a visitarlo, nel giorno
della luna nuova (amavasya) e Parvati andò a visitarlo nel giorno di luna piena
(purnima).
Linga

Un linga è un immagine di Shiva. Ci sono vari linga. Ovunque vi sia un posto dove i
devoti si riuniscono, lì Shiva si manifesta in forma di linga.

Ad ogni modo, ci sono dodici importanti linga e questi sono conosciuti come jyotrilinga.

Questi dodici jyotrilinga sono Somanatha,Mallikarjuna, Mahakala, Kedara,


Bhimashankara, Vishvanata, Trymbaka, Vaidyanatha, Nagesha, Rameshvara e
Ghushnesha.

Nandikeshvara Tirtha.

Un tirtha è un luogo di pellegrinaggio. Presso un thirta chiamato Nandikeshvara, c'è un


famoso Shiva linga.

In una città chiamata Karnaki era solito vivere un brahmana. Lui aveva lasciato i suoi
due figli e sua moglie per visitare la città di Varanasi. Si seppe quindi che il barahmana
era morto a Varanasi. La sua vedova crebbe i suoi figli e alla fine li fece sposi. Lei
invecchiava e venne il tempo per lei di morire. Ma la morte non arrivava. Ai figli pareva
che la loro madre stesse tribolando per qualcosa e che non volesse morire finché il suo
desiderio non fosse stato soddisfatto.

“Madre,” chiesero. “ Cos'è che vuoi?”

“Ho sempre voluto visitare il tirtha di Varanasi,” rispose la madre. “Ma adesso sto
morendo senza averlo mai visitato. Promettetemi che quando sarò morta porterete le mie
ceneri a Varanasi e le getterete là nel fiume Ganga.

“Lo faremo,” dissero i figli. “Puoi morire in pace.”

La madre morì e i figli eseguirono la sua cerimonia funebre.

Quindi il figlio maggiore, Suvadi, si avviò verso Varanasi con le ceneri della madre. La
strada era lunga e lui si fermo a riposare e a passò la notte nella casa di un brahmana.

Davanti alla casa stava legata una mucca, pronta per esser munta. Suvadi vide che non
appena il brahmana cercò di mungerla, il vitello non lo permise e colpì il brahamana.
Allora il brahmana colpì il vitello con un bastone. Terminata la mungitura il brahmana
se ne andò. Ma Suvadi era ancora lì e udì la mucca dire al suo vitello, “ Sono addolorata
che il brahmana ti abbia colpito. Domani infilzerò a morte il figlio del brahmana.”

Il giorno dopo, il figlio del brahmana venne per la mungitura . La mucca lo infilzò con le
sue corna cosicché lui morì. Ma questo significava che la mucca aveva commesso il
peccato di uccidere un brahmana. Immediatamente, a causa del suo peccato, la mucca
diventò completamente nera.

La mucca abbandonò la casa. Suvadi la seguì, stupefatto da questo strano spettacolo. La


mucca si diresse alle rive del fiume Narmada, nel luogo chiamato Nandikeshvara. Si lavò
nel fiume e ridivenne di nuovo bianca. Questo stava a significare che il peccato
commesso nell'uccidere un brahmana era stato completamente lavato via. Suvadi si
meravigliò per tutto questo e capì
quale potente tirtha fosse quello di Nandikeshvara.
Stava per ripartire per Varanasi, dopo essersi fatto il bagno lui stesso nel fiume, quando
fu avvicinato da una bella donna.

“Dove stai andando Suvadi?”, chiese la donna. “Getta le ceneri di tua madre in questo
fiume qui. Questo è di molto più grande di Varanasi.”

“Chi sei tu?”, chiese Suvadi.

“Io sono il fiume Ganga,” arrivò la riposta.

La donna scomparve e Suvadi fece come gli era stato offerto. Appena fatto questo, la
madre apparve in cielo e gli disse di essere immensamente grata. Adesso sarebbe andata
dritta in paradiso.

Nandikeshvara è un meraviglioso titrha gazie ad una brahmana donna chiamata Rishika


la quale per prima, in quel luogo ha pregato per Shiva esercitando una tapasya
difficilissima.

Atrishvara Tirtha

C'era una foresta chiamata kamada. Li non pioveva da cento anni. Le foglie si seccavano
e gli abitanti della foresta iniziarono a soffrire.

Il saggio Atri decise che avrebbe meditato per cercare di far piovere. La moglie di Atri
era Anasuya e pensava che avrebbe fatto bene a esercitare tapasya assieme a suo marito.
Entrambi iniziarono a pregare Shiva ed era molto complicato stabilire quale fosse la
tapasya più difficile.
Passarono cinquantaquattro anni da loro spesi in meditazione senza mangiare ne' bere
niente.

La meditazione di Atri era finalmente terminata e lui si sentiva molto assetato. Perciò
chiese a sua moglie di andare a prendere l'acqua per potersi magari dissetare.
Mentre Anasuya stava andando a prendere l'acqua, il fiume Ganga apparve loro davanti.

“Sono compiaciuto della vostra tapasya, “ disse Ganga.


“Che beneficio desiderate?”

“Se ti sei compiaciuto di me,” rispose Anasuya, “ allora ti prego, fai un laghetto qui e
riempilo della tua acqua.”

Ganga fece la cortesia. Anasuya riempì la sua brocca e portò l'acqua a suo marito. Atri
bevve l'acqua e trovò che era molto più buona dell'acqua che erano soliti bere.
Quando chiese ad Anasuya il motivo, lei gli raccontò quanto era successo. Entrambi
marito e moglie, tornarono al laghetto. Chiesero a Ganga di rimanere nel laghetto.
Anasuya aveva guadagnato molta punja (riserva di merito) grazie alla sua tapasya. Ganga
agreed to stay on provided anasuya handed over to Ganga whatever punja she had
acquired in one year of tapasya. Anasuya accettò questa condizione.
Nel frattempo Shiva era apparso e offrì ad Anasuya un beneficio. Anasuya desiderò il
beneficio per cui Shiva sarebbe sempre stato presente in quella foresta. Shiva acconsentì.

Questo posto sacro è conosciuto come Atrishvara tirtha.

Chandra e Somanatha
Ventisette delle figlie di Daksha furono sposate al dio luna Chandra. Una di queste mogli
si chiamava Rodhini e Chandra amava rodhini più di quanto amasse le altre mogli. Le
altre mogli si sentivano disprezzate e si lamentarono con il loro padre. Daksha aveva
ripetutamente ravvisato di essere devoto alle ventisette mogli in egual misura. Ma
Chandra non ne voleva sapere.

Al che Daksha fece un maleficio a Chandra il quale stava lentamente svanendo. Chandra
non sapeva cosa fare.
Andò a cercare consiglio da Brahma e Brahma gli disse che la sua unica salvezza era
pregare Shiva. Chandra andò a Prabhasa tirtha e fece un linga sulle rive del fiume
Sarasvati. Là, pregò Shiva per sei mesi.

Alla fine della tapasya Shiva apparve davanti a Chandra e gli offrì di concedergli un
beneficio. Chandra spiegò qual'era il problema.

“Bene,” disse Shiva, “la maledizione di Daksha non può essere del tutto ignorata.
Facciamo un compromesso. Durante krishnapaksha tu calerai. E durante shuklapaksha
(la parte illuminata del ciclo lunare) tu crescerai. Questo soddisferà tutti.

Chandra era deliziato. Il linga al quale Chandra ha pregato è somanatha, il primo dei
jyotrilinga. Shiva è sempre presente in quel tirtha.

Mallikarjuna

Cosa dire del secondo jyotrilinga, Malikargiuna?

Sai già che Kartikeya si sentì ingannato quando Ganesha si sposò. Decise che non
avrebbe mai più vissuto con Shiva e Parvati, per andare a vivere sulla montagna
Krouncha.

Parvati si disperava che suo figlio l'avesse lasciata. Mandò dei, saggi, i gandharva e gli
apsaras a riprendere suo figlio. Ma Kartikeya non volle ritornare. Shiva e Parvati allora
andarono loro stessi a visitare Kartikeya, ma Kartikeya non li fece avvicinare troppo.

Shiva e Parvati iniziarono a vivere in un luogo a circa sei miglia distante da dove viveva
loro figlio. Questo posto è conosciuto come Malikarjuna.

Dushana e Mahakala

Il terzo dei jyotrilinga è Mahakala.

La città di Avanti è sulle rive del fiume Kshipra (Shipra).

Un bramana, chiamato Vedapriya, era solito vivere nella città di Avanti. Usava venerare
Shiva ogni giorno ed aveva cresciuto i suoi figli trasmettendo loro quest'usanza. Questi
tre figli erano chiamati Devapriya, Priyameda, Suvrita e Suvrata.

Non molto distante, su di una collina chiamata Ratnamala, era solito vivere unn asura
chiamato Dushana. Dushana era maligno , non poteva sopportare l'idea che i Veda
fossero letti e che la religione da essi prescritta fosse seguita. Aveva sempre cercato di
distruggere questa giusta religione ovunque avesse potuto. Dushana venne a sapere che
là, nella città di Avanti , vivevano quattro brahmana che seguivano la giusta religione e
che veneravano Shiva. Questi erano Devapriya, Periyameda, Suvrita e Suvrata. Il loro
padre Vedapriya era morto da allora.
Dushana e la sua coorte vennero ed attaccarono la città di Avanti. Cercarono di uccidere i
quattro brahmana, ma i fratelli non si turbarono affatto. Continuarono a pregare Shiva.
Stavano inchinati in riverenza dinnanzi al linga.

All'improvviso si sentì un suono tremendo, ed una fossa nella terra apparve difronte al
linga. Shiva stesso apparve nella fossa. Dushana fu bruciato e ridotto in cenere dalla forza
del ruggito di Shiva. E Shiva fece volare via tutti i soldati di Dushana.

I brahmana pregarono perché Shiva potesse magari rimanere presente in quel luogo, e
Shiva acconsentì. Questo è il posto che è conosciuto come Mahakala.

Vindhya e Omkara

Il quarto degli jyotrilinga è Omkara.

Narada fece una visita alla montagna Vindhya. Vindhya venerò Narada. Ma dato che
Vindhya era un po' orgogliosa disse anche, “ sono piena di tutti gli oggetti desiderabili
che nessuno può immaginare.”

“Forse,” rispose Narada. “ Però il monte Sumeru è a te superiore, perché gli dei sono
sempre li.

Vindhya decise di uguagliare Sumeru. Iniziò a pregare Shiva. Fu pregato per sei mesi.
Quando Shiva apparve, Vindhya desiderò che Shiva fosse magari presente anche in quel
luogo, in modo da farlo essere al pari di Sumeru.
Il linga che Vindhya venerò fu chiamato Omkara.

Naranarayana e Kedara

Il quinto dei jyotrilinga è Kedara. In una delle incarnazioni di Vishnu si rivelò come due
saggi, Nara e Narayana. Questi due saggi pregarono per lungo tempo nell'eremitaggio
conosciuto come vadrikashrama. Vicino a questo eremitaggio c'era un picco
dell'Himalaya chiamato Kedara.

Dopo che i due saggi ebbero pregato Shiva per lunghissimo tempo, Shiva apparve e disse,
“Non capisco proprio perché voi due mi stiate venerando. Siete voi che dovreste essere
venerati. Ma dal momento che mi avete pregato, fate chi vi offra un beneficio.”

Nara e Narayana desiderarono che Shiva rimanesse sempre presente sotto forma di linga
nel picco di Kedara.

Bhimshankara

Il sesto dei jyotrilinga è Bhimshankara.

Sai di Rama e Ravana, dal racconto del Ramayana, e sai anche che Rama uccise non solo
Ravana, ma anche suo fratello Kumbhakarna.

Una donna rakshasa chiamata Karkati era solita vivere sulle montagne chiamate Sahya.
Karkati era stata sposata a Kumbhakarma e suo figlio si chiamava Bhima. Un giorno
Bhima chiese a Karkati, “Madre, che figlio sono io? Perché dobbiamo vivere in
solitudine in questa foresta?”
Karkati disse, “ Lascia che ti racconti la mia triste storia. Ero sposata al rakshasa
Viradha. Ma Rama uccise Viradha. Tempo dopo, Kumbhakarma promise di portarmi a
Lanka. Ba fu ucciso da Rama e io non ho mai potuto vedere Lanka. Questa è la ragione
per cui viviamo qui, in solitudine. Non abbiamo nessun'altro posto dove andare.”

Bhima era davvero dispiaciuto di sentire questa storia. Decise di vendicarsi su Vishnu
perché sapeva che Rama era stato un incarnazione di Vishnu. Per un centinaio d'anni
pregò Brahma con le mani alzate verso il cielo. Quando Brahma apparve, Bhima desiderò
il beneficio di poter diventare fortissimo. Brahma garantì questo beneficio.

Il primo obbiettivo delle attenzioni di Bhima era il re di Kamarupa. Il crimine del re era
di essere devoto a Vishnu. Bhima attaccò il re, lo derubò di tutti i suoi averi , conquistò il
suo regno e imprigionò lui e sua moglie. Quindi proseguì nella conquista del resto del
mondo.

Nella loro prigione, il re e sua moglie iniziarono a pregare Shiva. Queste voci furono
portate a Bhima dalle guardie rakshasa e Bhima decise di uccidere il re. Trovò il re che
pregava davanti a uno Shiva linga. Quando Brahma alzò la sua spada per tagliare la testa
al re, Shiva apparve dal linga e respinse la spada col suo tridente. Bhima scagliò una
lancia, ma anche questa fu respinta indietro dal tridente. Qualsiasi arma Bhima usasse, il
tridente di Shiva le distruggeva tutte. Alla fine shiva uccise Bhima e tutta la sua shiera di
rakshasa.

Gli dei furono grati e implorarono che Shiva magari avesse voluto rimanere in quel
luogo, nella forma del linga.

Vishvanatha and Varanasi

Il settimo dei jyotrilinga è chiamato Vishvanatha ed è situato nella città di Varanasi o


Kashi.

Varanasi è un posto molto Sacro. Brahma stesso esercitò una difficilissima tapasya in
quel luogo. Tanto fu difficile quella tapasya che Vishnu scosse la testa incredulo. Quando
Vishnu scosse la testa,un gioiello (mani) cadde dall'orecchio (karna) di Vishnu. Il luogo
dove cadde il gioiello è conosciuto come Manikarnika ed esso è un famoso tirtha.

Varanasi non è distrutta quando il resto del mondo è distrutto. Shiva stesso l'ha posta
sulla cima del suo tridente e la protegge mentre la distruzione intorno infuria. Quando il
mondo è ri-creato, Shiva rimette Varanasi al suo posto stabilito.

Shiva e Parvati una volta andarono a visitare Brahma. Brahma iniziò a salmodiare inni in
preghiera a Shiva con tutte le sue cinque bocche. Una delle bocche talvolta faceva errori
nel pronunciare gli inni. Questo fece infuriare Shiva e Shiva divise la testa con uno
sguardo dal suo terzo occhio. Ma questo, incontestabilmente decretò la morte di un
brahmana , e Shiva aveva commesso un peccato-La testa tagliata allora andò a
conficcarsi nella schiena di Shiva, e non si voleva staccare, non importava dove Shiva
andasse. Ma quando shiva giunse a Varanasi, la testa cadde dalla sua schiena. Shiva
realizzò che Varanasi era un posto speciale e decise che lì sarebbe stato sempre presente.

Goutama e Trymbaka

Verso il sud del paese c'era una montagna chiamata Brahmaparvata. Là, il saggio
Goutama e sua moglie Ahalya esercitavano tapasya da diecimila anni. Durante la
loromeditazione nella foresta non pioveva da un centinaio d'anni e c'era per questo
scarsità d'acqua. Esseri viventi morivano di sete. Goutama pregò Varuna, il dio
dell'oceano e della pioggia. Varuna apparve e offrì di concedere un beneficio.

“Ti prego, fai il beneficio affinché piova,” disse Goutama.

“Non posso farlo,” rispose Varuna. “Questo va oltre i miei poteri. Chiedi invece
qualcos'altro.”

“Allora fa che abbiamo un laghetto che sia sempre pieno d'acqua,” disse Goutama.

Questo rientrava nei poteri di Varuna, e il laghetto fu creato. Anche gli altri saggi
iniziarono ad usare l'acqua da questo laghetto. Normalmente Goutama mandava i suoi
discepoli a prendere l'acqua. Ma i discepoli si lamentavano che le mogli degli altri saggi
non permettevano loro di prendere acqua. Così Ahalya stessa iniziò ad attingere l'acqua.
Le mogli dei saggi iniziarono a disturbare e molestare Ahalya, ma lei non reagì mai.
Queste mogli allora si andarono a lamentare di Ahalya e Goutama con il loro mariti.
All'inizio i saggi non le ascoltarono ma, alla fine, si convinsero che Ahalya e Goutama
erano maligni. Essi iniziarono a concepire un piano così che questi due potessero essere
puniti. Iniziarono a pregare Ganesha.

Quando Ganesha fu arrivato, i saggi dissero “Ti preghiamo concedici il beneficio per cui
magari Goutama e Ahalya siano banditi dall'eremitaggio.

Sebbene Ganesha capisse che questo era un beneficio ingiusto, decise di concederlo
perché realizzò che i saggi e le loro mogli maligne avevano bisogno d'esser puniti.

Goutama ebbe alcuni campi di riso e grano. Ganesha adottò la forma di mucca, magra e
denutrita ed iniziò a mangiare il raccolto. Goutama cercò di allontanare la mucca con una
foglia d'erba. Ma appena la toccò con la foglia d'erba , la mucca cadde a terra e morì.
Questa era una terribile calamità. Era l'uccisione di una mucca.

Gli altri saggi bandirono Goutama e Ahalya dall'eremitaggio. Doverono perciò costruirsi
un ashrama (eremitaggio) un bel po' distante. Gli altri saggi si dissociarono
completamente da Goutama e Ahalya.Goutama iniziò a pensare il modo di praticare
prayashchitta (penitenza) per il crimine che aveva commesso. Gli altri saggi gli dissero
che prima avrebbe dovuto viaggiare per il mondo. Dopo questo avrebbe dovuto pregare
duramente per un mese. Il compito seguente sarebbe stato di fare il giro intorno a
Brahmaparvata cento volte, e fare il bagno in cento pentole d'acqua. Questo avrebbe
completato la penitenza. Tutto ciò, Goutama e Ahalya, fecero. Pregarono anche, per
molto tempo, Shiva.

Shiva apparve davanti a loro e offrì un beneficio. Goutama desiderò il beneficio per cui il
fiume Ganga magari fosse perennemente presente in quel luogo. Ganga disse che lei
avrebbe concesso, a patto che anche Parvati e Shiva fossero stati sempre presenti
all'eremitaggio. Parvati e Shiva accordarono di farlo. Questo edificò Trymbaka, l'ottavo
degli jyotrilinga. Il fiume Ganga, che là scorre, iniziò ad essere conosciuto come il
Godavari. Quindi, Trimbaka è sulle rive del Godavari.

Cosa successe ai saggi maligni e alle loro mogli? Goutama chiese che magari potessero
essere perdonati. Loro esercitarono penitenza girando cento e una volte attorno a
Brahmaparvata, e chiesero perdono a Goutama e Ahalya.
Ravana e Vaidyanata

Il nono dei jyotrilinga è chiamato Vaidyanata.

Ravana, il re dei rakshasa, meditava nelle montagne Himalaya così da compiacere Shiva.
Prima meditò sul Monte Kailasa, ma Shiva non apparve. Allora lui andò in un luogo
chiamato Vrikshakhandaka che era leggermente verso sud. Là lui pregò, ma Shiva non
apparve. Così Ravana scavò una fossa nella terra e iniziò a pregarvi dentro. Costruì uno
Shiva linga nella fossa. Shiva non apparve ancora.
Ravana dunque decise che avrebbe immolato se stesso. Ravana, come sai, ha dieci teste.
Accese un fuoco e tagliò via le sue teste, e iniziò a offrirle al fuoco una ad una. Quando
nove delle teste furono perciò offerte, Shiva apparve.

“Tanto basta”, disse Shiva. “Che beneficio desideri?”

“Ti prego, concedimi il beneficio per cui io magari possa essere fortissimo. E ti prego,
rendimi le mie nove teste.”, rispose Ravana.

Shiva concesse questi benefici e il luogo dove si trovava Ravana è conosciuto come
Vaidyanatha.

Gli dei non erano per niente felici che Ravana fosse diventato così forte. Erano
preoccupati che il rakshasa iniziasse magari ad opprimerli. Allora mandarono Narada a
creare qualche danno. Narada incontrò Ravana e gli chiese perché era così felice. Ravana
riferì la storia del beneficio.

“Beneficio,” esclamò Narada, “ Chi crede in Shiva?” dimostrami che puoi scalare il
Monte Kailasa. Se riesci a farlo, io dovò senza dubbio credere che sei diventato forte.”

Incitato da Narada, Ravana tornò a Kailasa e scalò la montagna. Come la montagna fu


scossa, Shiva e Parvati furono disturbati. Shiva maledì Ravana il quale presto sarebbe
stato ucciso da un essere che doveva ancora nascere. Questo essere era, certamente,
Rama, incarnazione di Vishnu.

Nagesha

Il decimo degli jyotrilinga è chiamato Nagesha.

C'era un rakshasa chiamato Daruka. Sua moglie era chiamata Daruki. Vivevano in una
foresta sulle rive del mare occidentale. Parvati aveva concesso a Daruki il beneficio per
cui, in ogli posto lei si recasse, la foresta l'avrebbe seguita.

Usando questa foresta come base, Daruka e Daruki iniziarono ad opprimere il mondo.
Distrussero gli yajnas e uccisero le rette genti (giuste/righteous). Disperati, i sopravvissuti
andarono da un potente saggio chiamato Ourva. Loro dissero ad Ourva che lui solo
sarebbe stato capace di salvare il mondo dalle razzie di questi rakshasa. Ourva maledì i
rakshasa, i quali se avessero commesso qualsivoglia violenza sulla terra, sarebbero morti
sull'istante.

Appena gli dei seppero della maledizione attaccarono i rakshasa. I demoni erano in un
(fix) disorientati. Se non avessero combattuto insieme agli dei, sarebbero stati trucidati.
Ma se avessero combattuto insieme gli dei, sarebbero morti per la maledizione di Ourva.
Decisero che sarebbero andati a vivere nell'oceano. Grazie al beneficio che Daruki aveva
ricevuto da Parvati, anche l'intera foresta era sommersa nell'oceano e divenne la casa dei
rakshasa.

Là vissero i rakshasa. Non tornarono sulla terra. Ma imprigionarono e uccisero ogni


gente che viaggiava nelle navi per l'oceano. In questa maniera una volta imprigionarono
un vaishya (la terza delle quattro classi) il quale era devoto a Shiva. Il vaisya sistemò un
linga nella prigione, e iniziò a pregare Shiva. Quando i rakshasa videro ciò, lo
attaccarono con armi, con l'intenzione di ucciderlo. Questo vaishya era chiamato Supriya.
Shiva dette a Supriya un pashupata, un'arma divina associata a Shiva. Con quest'ultima il
vaishya uccise molti demoni. I restanti rakshasa furono tratti in salvo dall' intervento di
Parvati.

Il linga che Supriya venerò, è Nagesha.

Rama e Rameshvara

L'undicesimo dei yjotrilinga è chiamato Ramesvara.

Ravana aveva rapito Sita, e Rama la cercava per ogni dove. Fu guidato nella sua ricerca
dalle scimmie. La ricerca portò loro alle rive dell'oceano.

Mentre Rama stava cercando di decidere come attraversare l'oceano, si senti molto
assetato. Allora chiese alle scimmie di attingere per lui dell'acqua. Ma quando fu portata
l'acqua, Rama capì che non avrebbe bevuto acqua senza prima aver pregato Shiva.

Rama costruì un linga e lo venerò con molti fiori fragranti. Il potere delle sue preghiere
fu così forte che Shiva, Parvati e i loro compagni apparvero davanti a Rama. Shiva
benedì Rama e Rama gli chiese di rimanere eternamente presso quel luogo. E' questo
linga, sulle rive dell' oceano, che è conosciuto come Rameshvara.

Ghushna e Ghushnesha

Il dodicesimo ed ultimo dei jyotrilinga è chiamato Ghushnesha.

Al sud c'è una montagna chiamata Deva. Un brahmana chiamato Sudharma era solito
vivere lì. Sua moglie era chiamata Sudeha. Marito e moglie erano giusti,e pregavano gli
dei regolarmente. Avevano una sola ragione per lamentarsi; non avevano figli. Sudeha
particolarmente disturbata per questo. Le altre donne tendevano ad insultarla perché non
aveva figli.

Sudharma decise di condurre un esperimento. Colse due fiori e li offrì dinnanzi al fuoco
sacro. Associò mentalmente uno dei fiori con l'avere un figlio e chiese alla moglie di
scegliere un fiore. Sfortunatamente, sua moglie non scelse il fiore associato all'avere un
figlio. Da ciò Sudharma concluse che loro non erano destinati ad avere un figlio e fece
del suo meglio per consolare Sudeha.
Ma Sudeha rifiutò d'esser consolata, era disgraziata.

“Perchè non ti ri sposi?” chiese Sudeha. “Magari potresti allora avere un figlio. Sposa
mia nipote Ghushna.”

“No,” rispose Sudharma. “Tu adesso la ami perché è tua nipote. Ma se lei davvero avesse
un figlio, tu diverresti gelosa e arriveresti ad odiarla.”
Sudeha convinse suo marito che ciò non sarebbe mai successo. Così, sudharma, sposò
Ghushna.

Ogni giorno Ghushna faceva con l'argilla cento e uno linga, e li venerava. Quando le
preghiere del giorno erano terminate, lei immergeva i linga in un laghetto. Quando
diecimila (un lack) linga furono perciò venerati, Ghusma dette nascita ad un bellissimo
ragazzo. Shiva si era impietosito di Sudharma e Ghushna.

Ma quando il figlio fu nato, la natura di Sudeha cambiò. Come suo marito la aveva
avvisata, lei si sentì gelosa. Pensò che Ghushna aveva acquisito più importanza e che lei
era trattata da cameriera. Nel mezzo della notte Sudeha uccise il ragazzo con un coltello e
gettò il corpo dentro al laghetto. Questo era il laghetto dove erano immersi i linga.

Come da suoi voleri, Ghushna si alzò al mattino e iniziò a venerare un linga. Sangue fu
scoperto sul letto, il ragazzo non fu possibile trovarlo, e tutti dettero l'allarme. Ma
Ghushna non fu distratta da questo baccano e non lasciò le sue preghiere. Shiva era così
impressionato dalla devozione di Ghushna che le rese il figlio in vita. Desiderava anche
di uccidere la maligna Sudeha col suo tridente, ma Ghushna chiese carità per la vita di
sua zia e Shiva risparmiò Sudeha. L'atto di perdono di Ghushna impressionò così Shiva,
che desiderò di concedere un altro beneficio a Ghushna, a parte di aver rimesso in vita
suo figlio.

Ghushna desiderò che Shiva magari fosse stato sempre presente in un linga vicino al
laghetto. Esso è conosciuto come Ghushnesha.

Arjuna e Shiva

Duryodhana rubò i Pandava della loro giusta parte del regno, al gioco dei dadi. Come
risultato di questo, i Pandava dovettero trascorrere molti anni nella foresta. Mentre erano
nella foresta, Vedavyasa venne a fare visita ai Pandava. Vedavyasa disse loro che
avrebbero dovuto pregare Shiva. Ma da quando Arjuna era il piu adatto , di contro ai
Pandava, a venerare Shiva, Vedavyasa insegnò ad Arjuna un mantra (incantamento)
speciale. Quindi chiese ad Arjuna di andare sul Monte Indrakila e là, pregare Shiva. Il
Monte Indrakila era sulle rive del fiume Bhagirathi.

Arjuna andò sul Monte Indrakila. Fece un linga con l'argilla e incominciò a pregare
Shiva. La notizia della meravigliosa tapasya di Argjuna, si sparse per ogni dove. Arjuna
stette su di una gamba cantando continuamente il mantra che Vedavyasa gli aveva
insegnato.

All' improvviso Arjuna vide un cinghiale. Arjuna pensò che questo cinghiale ferino era
forse venuto per distrarlo dalla sua tapasya. (Alternatively, it might be a relative of the
several demons that he had killed and therefore might wish him harm.) Oppure, poteva
essere un parente dei vari demoni che aveva ucciso e perciò desiderò dannegiarlo. Mentre
pensava tutto ciò, Arjuna prese arco e freccia e fece volare una freccia diretta al
cinghiale. Nel frattempo Shiva, che aveva deciso di sottoporre Arjuna ad una prova,
arrivò anche lui travestito da cacciatore. Quando Argjuna scoccò la freccia al cinghiale,
così anche fece Shiva. La freccia di shiva colpì il cinghiale nei posteriori e la freccia di
Arjuna colpì il cinghiale nella bocca. Il cinghiale cadde morto.

Iniziò una disputa fra arjuna e il cacciatore, su chi avesse ucciso il cinghiale. Entrambi ne
rivendicavano l' uccisione, Iniziarono a combattere. Ma qualsiasi arma Shiva lanciasse
Arjuna la respingeva facilmente. Anche shiva respinse tutte le armi di Arjuna. Quando
tutte le armi furono finite, i due iniziarono a lottare.
Dopo che il combattimento si era fermato per un po', Shiva si tolse la mascheratura da
cacciatore e mostrò la sua vera forma ad Arjuna. Arjuna si vergognò di aver combattuto
con la vera persona la quale stava pregando.

“Ti prego, perdonami,” disse Arjuna.

“E' tutto a posto,” replicò Shiva. “Stavo solo cercando di metterti alla prova. Le tue armi
sono state come offerte per me, tu sei mio devoto. Dimmi, che beneficio desideri?”

Arjuna volle il beneficio che magari avesse potuto ottenere gloria in terra. Shiva dette ad
Arjuna la sua arma pashupata. Quest'arma era così divina che il suo possesso rese Arjuna
invincibile.

Sudrshana Chakra

Sudharsana chakra (una lama circolare) era l'arma di Vishnu. Vishnu ricevette quets
meravegliosa arma come risultato di una grazia di Shiva.

Molti anni fa, i demoni oppressero gli dei, e gli dei andarono da Vidhnu per essere
liberati. Vishnu disse che che i demoni erano così potenti che, se qualcosa doveva esser
fatto per la problema degli asura, lui avrebbe dovuto prima venerare Shiva. Vishnu andò
sul Monte Kailasa e iniziò a pregare Shiva. Salmodiò molti mantra, ma non c'era segno di
Shiva. Shiva ha mille nomi e quindi Vishnu iniziò a salmodiare questi nomi. Ogni giorno
salmodiò i mille nomi e offrì mille fiori di loto a Shiva.

Shiva decise di mettere alla prova Vishnu. Un giorno rubò un fiore di loto, dai mille che
dovevano essere offerti. Quando Vishnu realizzò che c'era un fiore di loto in meno,
divelse uno dei suoi stessi occhi e lo offrì al posto del fiore di loto mancante. Shiva
adesso era compiaciuto e apparve di fronte a Vishnu. Offrì di concedere a Vishnu un
beneficio.

“Tu sai che i potenti demoni hanno oppresso gli dei,” disse Vishnu. “Ho bisogno di
un'arma con cui combattere i demoni. Ti prego dammi un'arma.”

Shiva allora dette a Vishnu il sudarshana chakra. E con quest'arma Vishnu uccise i
demoni.

I mille nomi di Shiva

Quando i saggi udirono questa storia dissero, “Romaharshana, quali sono questi mille
nomi di Shiva di cui hai parlato? Narraceli.”

Romaharshana fece il favore. Per comodità, faremo una lista da questi mille nomi in
cento gruppi, ognuno di dieci.

(1) Shiva, Hara, Mrida, Rudra, Pushkara, Pushpalochana, Arthigamya, Sadachara,


Sharva, Shambhu.

(2) Mahesvara, Chandrapida, Chandramouli, Vishva, Vishmareshvara,


Vedantasarasandoha, kapali, Nialohita, Dhyanadhara, Aparicchedya.

(3) Gouribartha, Ganeshvara, Ashtamurti, Vishvamurti, Trivargasvargasadhana,


Jnanagamya, Dridaprajna, Devadeva, Trilochana, Vamadeva.
(4) Mahadeva, Patu, Parivrida, Drida, Vishvarupa, Virupaksha, Vagisha, Shuchisattama,
Sarvapramanasamvadi, Vrishanka.

(5) Vrishavahana, Isha, Pinaki, Khatvanga, Chitravesha, Chirantana, Tamohara,


Mahayogi, Gopta, Brahma.

(6) Dhurjati, Kalakala, Krittvasah, Subhaga, Pranavatmaka, Unnadhra, Purusha, Jushya,


Durvasa, Purashasana.

(7) Divyayudha, Skandaguru, Parameshthi, Paratpara, Anadimadhyanidhana, Girisha,


Girijadava, Kuberabandhu, Shrikantha, Lokavarnottama.

(8) Mridu, Samadhivedya, Kodandi, Nilakantha, Parashvadhi, Vishalaksha, Mrigavyadha,


suresha, Suryatapana, Dharmadhama.

(9) Kshamakshetra, Bhagavana, Bhaganetrabhida, Ugra, Pashupati, Tarkshya,


Priyabhakta, Pranatapa, Data, Dayakara.

(10) Daksha, Karmandi, Kamashasana, Shmashananilaya, Suksha, Shmashanastha,


Maheshvara, Lokakarta, Mrigapati, Mahakarta.

(11) Mahoushadi, Uttara, Gopati, Gopta, Jnanagamya, Puratana, Niti, suniti, Shuddhatma,
Soma.

(12) Somarata, Sukhi, Somapa, Amritapa, Soumya, Mahatejah, Mahadyuti, Tejomaya,


Amritamaya, Annamaya.

(13) Sudhapati, Ajatashatru, Aloka, Sambahavya, Havyavahana, Lokakara, Vedakara,


Sutrakara, Sanatana, Maharshi.

(14) Kapilacharya, Vishvadipti, Vilochana, Pinakapani, Bhudeva, Svastida, Svastikrita,


Sudhi, Dhatridhama, Dhamakara.

(15) Sarvaga, Sarvagochara, Bramhasrika, Vishvasrika, Sarga, Karnikara, Priya, Lavi,


Shakha, Vishakha.

(16) Goshaka, Shiva, Bhishaka, Anuttama, Gangaplavodaka, Bhavya, Pushkala, Sthapati,


Sthira, Vijitatma.

(17) Vishayatma, Bhutavahana, Sarathi, Sagana, Ganakaya, Sukirti, Chinnasamshaya,


Kamadeva, Kamapala, Bahsmoddulita-vigraha.
(18) Bhasmapriya, Bashmashayi, Kami, Kanta, Kritagama, Samavarta, Nivritatma,
Dharmapunja, Sadashiva, Akalmasha.

(19) Chaturvahu, durvasa, Durasada, Durlabha, Durgama, durga, Sarvayudhavisharada,


Adhyatmayoganilaya, Sutantu, Tantuvardhana.

(20) Shubhanga, Lokasaranga, Jagadisha, Janardana, Bhasmashuddhikara, Meru, Ojasvi,


Shuddhavigraha, Asadhya, Sadhusadhya.

(21) Bhrityamarkatarupadhrika, Hiranyareta, Pourana, Ripujivahara, Bala, Mahahrada,


Mahagarta, Vyali, Siddhavrindavandita, Vyaghracharmabara,
(22) Mahabuta, Mahanidhi, Amritasha, Amritavapu, Panchajanya, Prabhanjana,
Panchavimshatitattvastha, Parjata, Para-vara, Sulabha.

(23) Suvrata, Shura, Bramhavedanidhi, Nidhi, Varnashramaguru, Varni, Shatrujita,


Shatrutapana, Ashrama, Kshapana.

(24) Kshama, Jnanavana, Achalesvara, Pramanabhuta, Durjneya, Suparna, Vayuvahana,


Dhanurdhara, Dhanurveda, Gunarashi.

(25) Gunakara, Satyastyapara, Dina, Dharmaga, Ananda, Dharmasadhana, Anantadrishti,


Danda, Damayita, Dama.

(26) Abhivadya, Mahamaya, Vishvakarma, Visharada, Vitaraga, Vinitatma, Tapasvi,


Bhutabhavana, Unmattavesha, Pracchanna.

(27) Jitakama, Ajitapriya, Kalyanaprakriti, Kalpa, Sarvalokaprajapati, Tarasvi, Tavaka,


Dhimana, Pradhanaprabhu, Avyaya.

(28) Lokapala, Antarhitatma, Kalpadi, Kamalekshana, Vedashastrarthattvajna, Aniyama,


Niyatashraya, Chandra, Suria, Shani.

(29) Ketu, Varanga, Vidrumacchavi, Bhaktivashya, Anagha, Parabrahm-


amrigavanarpana, Adri, Adryalaya, Kanta, Paramatma.

(30) Jagadguru, Sarvakarmalaya, Tushta, Mangalya, Mangalavrita, Mahatapa,


Dirghatapa, Sthavishtha, Shtavira, Dhruva.

(31) Aha, Samvatsara, Vyapiti, Pramana, Paramatapa, Samvatsarakara, Aja, Sarveshvara.

(32) Siddha, Mahareta, Mahabala, Yogi, Yogya, Siddhi, Mahateja, Sarvadi, Agraha,
Vasu.

(33) Vasumana, Satya, Sarvapahara, Sukirti, Shobhana, Shrimana, Avanmanasagochara,


amritashashvata, Shanta, Vanahasta.

(34) Pratapavana, Kamandalundhara, Dhanvi, Vedanga, Vedavita, Muni, Bhrajishnu,


Bhojana, Bhokta, Lokanatha.

(35) Duradhara, Atindriya, Mahamaya, Sarvavasa, Chatushpatha, Kalayogi, Mahanada,


Mahotsaha, Mahabala, Mahabuddhi.

(36) Mahaviriya, Bhutachari, Purandara, Nishachara, Pretachari, Mahashakti, Mahadyuti,


Ahirdeshyavapu, Shrimana, Sarvacharyamanogati.

(37) Vahushruta, Niyatatma, Dhruva, Adhruva, Sarvashaska, Ojastejodyutidhara,


Nartaka, Nrityapriya, Nrityanitya, Prakashatma.

(38) Prakashaka, Spashtaskara, Budha, Mantra, Samana, Sarasamplava, Yugadikrida,


Yugavarta, Gambhira, Vrishavahana.

(39) Ishta, Vishishta, Shisteshta, Shalabha, Sharabha, Dhanu, Tirtharupa, Tirthanama,


Trirthadrishya, Stuta.

(40) Arthada, Apamnidhi, Adhishthana, Vijaya, Jayakalavita, Pratishthita, Pramanajia,


Hiranyakavacha, Hari, Vimochana.

(41) Suragana, Visyesha, Vindusamsharaya, Balarupa, Vikarta, Balonmatta, Gahana,


Guha, Karana, Karta.

(42) Sarvabandhavimochana, Vyavasaya, Vyavashtana, Sthanada, Jagadadija, Guruda,


Lalita, abheda, Bhavatmatmasamshita, Vireshvara.

(43) Virabahadra, Virasanavidhi, Virata, Virachudamani, Vetta, Tivrananda, Nadidhara,


Ajnadhara, Trishuli, Shipvishta.

(44) Shivalaya, Balakhilya, Mahachapa, Tigmamshu, Badhira, Khaga, Adhirama,


Susharana, Subrahmanya, Sudhapati.

(45) Maghavana, Koushika, Gomana, Virama, Sarvasadhana, Lalataksha, Vishvadeha,


Sara, Samsarachakrabrhita, Amoghadhanda.

(46) Madhyastha, Hiranya, Brahmavarchasi, Paramartha, Para, Mayi, Shambara,


Vyaghralochana, Ruchi, Virinchi.

(47) Svarbandhu, Vachaspati, aharpati, Ravi, Virochana, Skanda, Shasta, Vaivasvata,


Yama, Yukti.

(48) Unnatakriti, Sanuraga, Paranjaya, Kailashadhipati, Kanta, Savita, Ravilochana,


Vidvattama, Vitabhaya, Vishvabharta.

(49) Anivarita, Nitya, Nityakalyana, Punyashravanakirtana, Durashrava, Vishvasaha,


Dhyeya, Dushvapnanashana, Uttarana, Dushkritiha.

(50) Vijneya, Dhushaha, Bhava, Anadi Bhurbhuvakshi, Kiriti, Ruchirangada, Janaa,


Janajanmadi, Pritimana.

(51) Nitimana, Dhava, Vasishta, Kashyapa, Bhanu, Bhima, Bhimaparakrama, Pranava,


Satpatchachara, Mahakasha,

(52) Mahagana, Janmadhipa, Mahadeva, Sakalagamparaga, Tattva, Tattavit, Ekatma,


Vibhu, Vishvavibhushana, Rishi.

(53) Brahmana, Aisvayajanmamrityujaratiga, Panchayajnasamtupatti, Vishvesha,


Vimalodaya, Atmayoni, Anadyanta, Vatsaia, Bhatkalokadhrika, Gayatrivallabha.
(54) Pramshu, Vishvavasa, Prabhakara, Shistu, Girirata, Samrata, Sushena, Surashatruha,
Amogha, Arishtanemi.

(55) Kumuda, Vigatajvara, Svayamiyoti, Tanuiyoti, Achanchala, Atmajyoti, Pingala,


Kapilashmashru, Bhalanetrta, Trayitanu.

(56) Jnanaskandamahaniti, Vishvospatti, Upaplava, Bhaga, Vivasvana, Aditya, Yogapara,


Divaspati, Kalyanagunanama, Papaha.

(57) Punyadarshana, Udarakirti, Udyogi, Sadyogi, Sadasanmaya, Nakshtramali, Nakesha,


Svadishthanapadashraya, Pavitra, Papahari.

(58) Manipura, Nabhogati, Hrit, Pundarikasina, Shatru, Shranta, Vrishakapi, Ushna,


Grihapati, Krishna.
(59) Paramartha, Anarthanashana, Adharmashatru, Ajneya, Puruhuta, Purushruta,
Bramhagarbha, Vrihadgarbha, Dharmadhenu, Dhanagama.

(60) Jagaddhitaishi, Sugata, Kumara, Kushalagama, Hiranyavarna, Jyotishmana,


Nanabhutarata, Dhvani, Araga, Nayanadhyaksha.

(61) Vishvamitra, Dhaneshvara, Brahmajyoti, Vashudhama, Mahajyotianuttama,


Matamaha, Matarishva, Nabhasvana, Nagaharadhrika, Pulastya.

(62) Pulaha, Agastya, Jatukarnya, Parashara, Niravarananirvara, Vairanchya,


Vishtarashrava, Atmahbu, Aniruddha, Atri.

(63) Jnanamurti, Mahayasha, Lokavirgarni, Vira, Chanda, Satyaparakrama, Vyalakalpa,


Mahakalpa, Kapaviriksha, Kaladhara.

(64) Alankarishnu, Achala, Rochishnu, Vikramonnata, Ayushabdapati, Vegi, Plavana,


Shikhisarathi, Asamsrishta, Atithi.

(65) Shatrupremathi, Padapasana, Vasushrava, Pratapa, Havyavaha, Vishvabhojana,


Japaya, Jaradishamana, Lohitatma, Tanunapata.

(66) Vrihdashva, Nabhoyoni, Supratika, Tamisraha, Nidagha, Tapana, Megha, Svaksha,


Parapuranjaya, Sukhanila.

(67) Sunishpanna, Surabhi, Shishiratmaka, Vasanta, Madhava, Grishma, Nabhasya,


Vijavahana, Angira, Guru.

(68) atreya, Vimala, Vishavahana, Pavana, Sumati, Vidvana, Travidya, Naravahana,


Manobuddhi, Ahamkara.

(69) Kshetrajna, Kshetrapalaka, Jamadagni, Balanidhi, Vigala, Vishvagalava, Aghora,


Anuttara, Yajna, Shreya.

(70) Nihshreyahpatha, Shaila, Gaganakundabha, Danavari, Arindama, Rajanijanaka,


Charuvisishalya, Lokakalphadhrika, Chaturveda, Chatrubhava.

(71) Chatura, Chaturapriya, Amlaya, Samamlaya, Tirthavedashivalaya, Vharupa,


Maharupa, Sarvarupa, Charachara, Nyayanirmayaka.

(72) Nyayi, Nyayagamya, Nirantara, Sahasramurdda, Devendra,


Sarvashastraprabhanjana, Munda, Virupa, Vikranta, Dandi.

(73) Danta, Gunottama, Pingalaksha, Janadhyaksha, Nilagriva, Niramaya, Sahasravahu,


Sarvesha, Sharanya, Sarvalokadhrika,

(74) Padmasana, Paramjyoti, Parampara, Paramfala, Padmagarbha, Mahagarbha,


Vishvagarbha, Vichakshana, Characharajna, Varada.

(75)Varesha, Mahabala, Devasuraguru, Deva, Devasuramahashraya, Devadideva,


Devagni, Devagnisukhada, Prabhu, Devasureshvara.

(76) Divya, Devasurmaheshvara, Devadevamaya, Achintya, Devadevatmasambhava,


Dadyoni, Asuravyaghra, Devasimha, Divakara, Vibudhagravara.

(77) Shreshtha, Sarvadevottamottama, shivajnanarata, Shrimana, Shiki-


shriparvatapriya,Vajrahasta, Siddhakhadgi, Narasimhanipatana, Bramhachari, Lokachari.

(78) Dharmachari, Dhanadipa, Nandi, Nandishvara, Ananta, Nagnavratadhara, Shuchi,


Lingadhyaksha, Suradhyaksha, Yogadhyaksha.

(79) Yugavaha, Svadharma, Svargata, Svargakhara, Svaramayasvana, Vanadhyaksha,


Vijakarta, Dharmakiri, Dharmasambhava, Dambha.

(80) Alobha, Arthavit, Shambhu, Sarvabhutamaheshvara, Shmashananilaya, Tryksa,


Setu, Apratimakriti, Lokottaras-futaloka, Trimbaka.

(81) Nagabushana, Andhakari, Makhadveshi, Vishnukandharapatana, Hinadosha,


Akshayaguna, Dakshari, Pushadantabhit, Dhurjati, Khandaparashu.

(82) Sakala, Nishkala, Anagha, Akala, Sakaladhara, Pandurabha, Mrida, Nata, Purna,
Purayita.

(83) Punya, Sukumara, Sulochana, Samageyapriya, Akrura, Punyakirti, Anamaya,


Manojava, Tirthakara, Jatila.

(84) Jiviteshvara, Jivitantakara, Nitya, Vasureta, Vasuprada, Sadgati, Satkriti, Siddhi,


Sajjati, Kalakantaka.

(85) Kaladhara, Mahakala, Bhutasatyaparayana, Lokanavanyakarta, Lokottarasukalaya,


Chandrasanjivana, Shasta, Lokaguda, Mahadhipa, Lokabandhu.

(86) Lokanatha, Kritajna, Krittibhushana, Anapaya, Akshara, Kanta,


Sarvashastrabhudvara, Tejomaya, Dyutidara, Lokagrani.

(87) Anu, Shuchismita, Prasannatma, Durjjeva, Duratikrama, Jyotirmaya, Jagannatha,


Nirakara, Jaleshvara, Tumbavina.

(88) Mahakopa, Vishoka, Shokanashana, Trilokapa, Trilokesha, Sarvashuddhi,


Adhokshaja, Avyaktalakshana, Deva, Vyaktavyakta.

(89) Vishampati, Varashila, Varaguna, Saramanadhana, Maya, Brahma, Vidhnu,


Prajapala, Hamsa, Hamsagati.

(90) Vaya, Vedha, Vidhata, Dhata, Srashta, Harta, Chaturmuka, Kailasashikharavasi,


Saravavasi, Sadagati.

(91) Hiranayagabha, druhina, Bhutapala, Bhupati, Dadyogi, Yogavit, Yogi, Varada,


Brahmanapriya, Devapriya.

(92) Devanatha, Devajna, Devachintaka, Vishamaksha, Vishalaksha, Vrishada,


Vrishavardhana, Nirmama, Nirahamkara, Nirmoha.

(93) Nirupadrava, Darpaha, Darpada, Dripta, Sarvabhutaparivartaka, Sahasrajit,


Sahasrarchi, Prabhava, Snigdhaprakritidakshina, Bhutabhavyabhavannatha.

(94) Bhutinashana, Artha, Anartha, Mahakosha, Parakaryakapandita, Nishkantaka,


Kritanada, Nirvayja, Vyajamardana, Sattvavana.

(95) Sattvika, Satyakirti, Srehakritagama, Akampita, Gunagrahi, Naikatma,


Naikakarmakrit, Suprita, Sumukha, Suksha.

(96) Sukara, Dakshinanila, Nandiskandhadhara, Dhurya, Prakata, Pritivardhana,


Aparajita, Sarasvattva, Govinda, Adhrita.

(97) Sattvavahana, Svadhrita, Siddha, Putamurti, Yashodana, Varahabrhringadhrika,


Bhringi, Balavana, Ekanayaka, Shrutiprakasha.

(98) Shrutimana, Ekabandhu, Anekakrit, Shrivatsalashivarambha, Shantabhadra, Sama,


Yasha, Bhushaya, Bhushan, Bhuti.

(99) Bhutakrit, Bhutabhavana, Akampa, Bhaktikaya, Kalaha, Nilaohita, Satyavrata,


Mahatyagi, Nityashantiparayana, Pararthavritti.

(100) Viviksu, Visharada, Shubhada, Shubakarta, Shubanama, Shuba, Anarthita, Aguna,


Sakshi, Akarta.

Avrai notato che alcuni dei nomi sono ripetuti, dato che il numero totale dei nomi non
raggiunge i mille.

Shivaratri Vrata

Shivaratri è il thiti (giorno lunare) nel quale Brahma e Vishnu venerarono Shiva. Il vrata
è uno speciale rito religioso che è praticato. Un vrata praticato durante lo shivaratri (la
notte dedicata a Shiva) è particolarmente importante. Porta una punya immortale. Si sta
alzati a notte e si prega un linga. Si deve anche osservare il digiuno.

C'era un cacciatore chiamato Rurudruha. Non era per niente giusto. In effetti era molto
crudele e maligno. Aveva ucciso molta selvaggina ed era anche ladro e malvivente.
Naturalmente Rurudruha non sapeva niente dello shivaratri vrata.

Ma accadde che era shivaratri quandò i genitori, la moglie e i figli del cacciatore si
sentivano molto affamati. Chiesero a Rurudruha di andare a procurare un po' di carne,
perché così potessero mangiare. Il cacciatore andò alla foresta per cacciare selvaggina,
ma non poté trovarne alcuna. Si era già fatta sera e i giochi erano finiti. Ruruduha trovò
una polla d'acqua e decise che lì avrebbe fatto la posta. Prima o poi qualche animale
sarebbe tornato. Si arrampicò su di un albero bliva che stava a fianco alla polla. E in caso
si fosse sentito assetato, teneva una pentola piena d'acqua vicino a se. Lassù stette ad
aspettare.

Presto una cerva arrivò a bere acqua. Il cacciatore prese arco e freccia. Quando fece
questo, l'albero si scosse e qualche foglia di bliva cadde sul linga che stava proprio sotto
all'albero. Le foglie di bliva sono sacre per Shiva. Un po' d'acqua spillò dalla polla e
anch'essa cadde sul linga. Rurudruha assolutamente non notò tutto questo.

Ma la cerva vide il cacciatore. “Non uccidermi proprio ora,” disse la cerva. “I miei figli e
mio marito sono a casa. Fa che vada per dare a loro il mio congedo. Quando sarò tornata,
sei il benvenuto ad uccidermi.

Il cacciatore non era in animo di lasciar andare la cerva. Gli animali ritornano per essere
uccisi? Ma la cerva giurò e Rurudruha la lasciò andare.

Dopo poco un'altra cerva venne a bere acqua. Le de erano sorelle e entrambe erano mogli
dello stesso cervo. Come prima, l'albero si scosse e foglie di bliva e un po' d'acqua
caddero sul linga.

La cerva vide il cacciatore e disse. “Aspetta un po' prima di uccidermi. Fa che dica addio
a mio marito ed ai miei figli.” Il cacciatore era contrario a lasciarla andare. Ma anche la
seconda cerva giurò che sarebbe tornata. Così Rurudruha decise di aspettare.

Dopo che la cerva se ne era andata, il cervo venne a bere acqua. E quando il cacciatore
prese i suoi arco e freccia, foglie di bliva e ancora acqua caddero sul linga.

Il cervo disse, “Cacciatore, lasciami andare ora. Tornerò e tu allora mi potrai uccidere.
Vorrei dire addio alle mie due mogli e ai miei figli.

Anche il cervo fece un giuramento che sarebbe tornato, e Rurudruha lo lasciò andare.

Dopo che fu passato un po di tempo, le due cerve ed il cervo vennero dove stava
Rurudruha. Ognuno disse, “ Uccidi me e risparmia gli altri. Hanno bisogno di restare in
vita per curarsi dei figli.” Anche i cerbiatti avevano accompagnato i genitori. Loro
dissero, “ Uccidi noi. Non desideriamo restare vivi se i nostri genitori muoiono.” Il
cacciatore era così sorpreso di questo sviluppo che l'albero si scosse ancora. Foglie di
bliva e acqua caddero sul linga.

Ora Shiva si prese pietà per Rurudruha e rimosse i pensieri maligni dalla sua mente. Il
cacciatore risparmiò il cervo. Shiva stesso apparve davanti a Rurudruha e disse, “Da
adesso il tuo nome sarà Guha. Sarai così benedetto, che Rama sarà tuo ospite.”

Questa storia dimostra che anche se shivaratri vrata è esercitato inconsciamente, si


ottiene una grande punya.

Vedanidhi

Nella città di Avanti era solito vivere un giusto brahamana. Esso aveva due figli, Sunidhi
e Vedanidhi. Vedanidhi era maligno.

Il re di avanti era così compiaciuto del brahmana, che gli dette un braccialetto d'oro in
regalo. Il brhamana lo portò a casa e lo dette alla moglie per metterlo al sicuro. Questo fu
scoperto da Vedanidhi. Vedhanidi rubò l'ornamento e lo regalò a una giovane danzatrice.

Successe che il re si trovava guardando una danza, ballata dalla giovane danzatrice e notò
il braccialetto sulla mano della ragazza. Sepe dalla ragazza ch il braccialetto le era ststo
donato da Vedanidhi. Si riprese il braccialetto e chiamò il brahmana. “Ti ricordi del
braccialetto d'oro che ti ho donato?” disse il re.
“Puoi rendermelo, per favore? Ne ho bisogno.”

Il brahmana corse a casa e chiese a sua moglie il braccialetto. Ma non fu trovato e quindi
capirono che era stato Vedianidhi a rubarlo. Vedianidhi fu scacciato dalla loro casa.

Vagò sbandato qua e là, elemosinando cibo per poter magari sfamarsi. Un giorno si
ritrovò a non aver mangiato, per tutto il dì, alcun cibo. Capitò che quel giorno fosse
shivaratri. Ma questo Vedianidhi non lo sapeva. Vide diversa gente andare al tempio di
Shiva portando in mano ogni sorta di offerta, incluso cibo. Il maligno brahmana pensò
che magari sarebbe riuscito a rubare e mangiarsi quel cibo. Seguì i devoti al tempio e
aspettò fino a che si fossero addormentati.

Quando fece così, Vedianidhi strisciò sul luogo dove erano sistemati i doni. Tutto ciò
davanti al linga. Era parecchio buio li, e Vedianidhi non riusciva a vedere bene. Una
lampada stava bruciando, e l'ombra della lampada cadde sul linga. Vedianidhi strappò via
un pezzo di stoffa dalla sua veste e lo infilò nella lampada per farla bruciare meglio. La
fiamma si alzò e l'ombra sul linga fu tolta.

Ma quando Vedianidhi stava quasi per rubare il cibo, i devoti si svegliarono. Dettero
caccia al ladro e gli scoccarono dietro le frecce. Queste frecce lo colpirono e Vedianidhi
morì.

I messaggeri di Yama arrivarono e volevano portare all'inferno il maligno brahmana. Ma


giunsero anche i compagni di Shiva e non permisero che Vedianidhi fosse portato
all'inferno. Il brahmana aveva digiunato nel giorno di shivaratri, ed era stato sveglio
giorno e notte, e poi aveva rimosso l'ombra dal linga. Questi erano atti del fedele, anche
se li aveva compiuti inconsciamente. Tutti i peccati di Vedianidhi furono perdonati.

Chandrashekahra

Parvati una volta, chiese a Shiva, “Signore, dimmi, perché sfoggi una luna crescente sulla
tua fronte? Che storia c'è dietro?

Shiva le raccontò la storia.

In principio Parvati era nata come Sati, la figlia di Daksha. Come Dati, anch'essa era stata
sposata a Shiva. Dal momento che Daksha aveva insultato suo marito Shiva, Sati si era
uccisa.

Quando Sati morì, Shiva non provò più alcun piacere per qualsiasi cosa. Iniziò a vivere
nella foresta ed a esercitare tapasya. Tanta era la potenza della tapasya che qualsiasi
albero o montagna nelle vicinanze, bruciavano fino ad incenerire. Come Shiva si
muoveva di luogo in luogo, la terra cominciava a bruciare e ad avvizzirsi. Gli dei erano
immensamente allarmati per questi avvenimenti. Andarono da Brahma a chiedere
consiglio su come poter forse salvare la terra.

Brahma disse, “Prendiamo con noi Chandra, il dio della luna, e regaliamolo a shiva. Il
violto di Chandra è così piacevole che Shiva magari si rallegrerà e si acquieterà.

Gli dei piazzarono Chandra in una pentola di amrita ( una bevanda vitale). Avevano
anche una pentola che era piena di veleno. Con queste due pentole andarono da shiva e
gli offrirono le pentole.

Brahma disse, “ Gli dei ti hanno portato due pentole. Ti prego, accettale.”

Shiva accettò per prima la pentola che conteneva amrita. Appena fece questo, la luna
crescente uscì ed andò a fissarsi sulla fronte di Shiva. Dopo shiva accettò la pentola di
veleno e la toccò col suo dito medio. Si toccò la gola col dito e la gola divenne blu.
Questo è il motivo per cui Shiva è conosciuto come Nilakantha, di gola blu. E perché la
luna è una corona per Shiva, Shiva è chiamato Chandrashekhara.

Alla vista della luna, Shiva fu rappacificato.


Le Ceneri

Parvati disse, “ Ora ti capisco, per la luna. Ma perché cospargi sempre le ceneri sul tuo
corpo? Qual' è ragione di ciò?”

Shiva le raccontò la storia.

Era solito esserci un brahmana il quale discendeva dal grande saggio Bhrigu. Questo
brahmana cominciò una tapasya difficilissima. Il caldo tremendo dell'estate non gli
faceva differenza. Non era nemmeno disturbato dagli acquazzoni monsonici. Era
interessato solo alla sua meditazione. Quando si sentiva affamato, era solito chiedere agli
orsi, ai cervi, ai leoni ed agli sciacalli di procurargli dei frutti. Le bestie avevano smesso
di temerlo, e viceversa lo servivano. In seguito il brahmana smise anche di mangiare i
frutti. Mangiò solo foglie verdi. E siccome le foglie erano chiamate parna, il brahmana
venne ad esser chiamato Parnada. Lui esercitò tapasya per molti anni.

Un giorno, Parnada stava falciando dell'erba e la sua falce tagliò via il suo dito medio.
Parnada era stupefatto che non uscisse sangue dal dito tagliato. Al suo posto, della resina
come quella rilasciata dalle piante, ne uscì. La vanità di Parnada non conosceva limiti.
Realizzò che questo era dovuto al fatto che era vissuto mangiando foglie verdi per così
tanto tempo. Parnada iniziò a saltare di gioia.

Shiva decise che Parnada aveva bisogno che gli si insegnasse una lezione. Si travestì da
brahmana e arrivò di fronte a Parnada.

“ Perchè sei così felice?” chiese Shiva.

“Non lo vedi?” rispose Parnada. “ La mia tapasya ha avuto così successo che il mio
sangue si è diventato come resina delle piante.”

“Questa sorta di vanità distrugge i frutti di tutte le tapasya,” disse Shiva. “Che hai fatto da
essere così fiero? Il tuo sangue si è solo trasformato in resina di piante. Cosa succede
quando si bruciano le piante? Diventano cenere. Io stesso ho esercitato così tanta tapasya
che il mio sangue e divenuto cenere.”

Shiva si tagliò via il dito medio, e ne uscirono ceneri. Parnada si impressionò. Capi che
non c'era niente per cui essere fiero, qui c'era un eremita molto più grande di lui. Chiese a
Shiva chi fosse, e Shiva allora dispiegò la sua vera forma a Parnada.

Eternamente, da quel giorno, sul corpo di Shiva ci sono sempre state ceneri.

Nandi

C'era un saggio chiamato Shilada. Una volta vide che i suoi antenati erano torturati
all'inferno. Quando cercò di capire perché fosse così, gli fu detto che era a causa del
fatto che Shilada non aveva un figlio.

Per ottenere un figlio, Shilada iniziò a pregare Shiva. Pregò per cento anni. Alla fine della
tapasya Shiva apparve ed offrì di concedere un beneficio a Shilada. Shilada desiderò il
beneficio per cui magari avrebbe avuto un figlio virtuoso.

Qualche giorno dopo, quando Shilada stava arando la terra, scorse un bambinetto su di
una lama dell'aratro. Il bimbo era splendente come il sole e il fuoco. Shilada era
spaventato e iniziò a correre via. Ma il corpo da dietro lo chiamò, “Padre, fermati. Padre,
fermati.” Poi dal cielo si sentì una voce. Questa voce disse a Shilada che esso era il figlio
che lui desiderava. Siccome il figlio rese tutti felici, fu chiamato Nandi.

Shilada portò Nandi a casa, al suo eremitaggio. Insegnò a suo figlio i Veda, le arti della
medicina e del combattimento, della danza e del canto e diversi altri testi sacri. Nandì
imparò tutto questo in quindici giorni.

Quando Nandi aveva sette anni, due potenti saggi arrivarono all'eremitaggio di Shilada. I
loro nomi erano Mitra e Varuna. Shilada li venerò e presentò Nandi dinnanzi a loro. I
saggi benedirono Nandi con le parole, “Sii colto, sii fedele al tuo maestro.”

Shilada disse, “ Saggi, perché non benedite mio figlio con una lunga vita?”

“Noi non possiamo,” risposero i saggi. Tuo figlio morirà all'età di otto anni. Questo è
scritto nelle stelle.”

Shilada fu umiliato nel sentire ciò, ma Nandi consolò suo padre. Promise a suo padre che
avrebbe fatto qualsiasi cosa per far si che il suo fato fosse riscritto. Avrebbe pregato
Shiva. E quando avrebbe incontrato Shiva, gli avrebbe chiesto un beneficio.

“ Incontrare Shiva,” esclamò Shilada. “ Io ho dovuto meditare per cento anni prima di
poter incontrare shiva. Come ti aspetti di incontrare Shiva nel solo anno di vita che ti
resta?

“Aspetta e vedrai, padre,” replicò Nandi. “Shiva è difficile da incontrare se eserciti solo
tapasya o sete di conoscenza. Il segreto mente in fede e devozione. Ce la farò.”

C'è un fiume chiamato Bhuvana. Nandi entrò nel fiume, e inizio a fare preghiere a Shiva
sott'acqua. I suoi sforzi piacquero a Shiva così tanto che Shiva apparve davanti a lui.

“Che beneficio desideri?” chiese shiva.

“Ti prego, concedimi il beneficio per cui possa magari essere tuo devoto,” rispose Nandi.
“ Io non desidero essere nato, invecchiare e poi morire.”

Shiva concesse a Nandi il beneficio che lui e suo padre sarebbero andati a vivere nella
residenza di Shiva a Shivaloka. I compagni di Shiva sono conosciuti come i gana. Shiva
fece Nandi ganapati, il capo dei gana, e se lo tenne come compagno perpetuo. Shiva
inoltre dette a Nandi una meravigliosa ghirlanda da indossare. Appena si mise la
ghirlanda, Nandi divenne splendente, con tre occhi e dieci braccia.

Tempo

La più piccola unità di tempo è nimesha. Questa è la quantità di tempo che occorre per un
battito di palpebra. Quindici nimesha fanno un kashitha e trenta kashitha sono un kala.
Trenta kala fanno un muhurta e trenta muhurta sono un giorno. Trenta giorni sono un
mese. Ogni mese è diviso in due quindicine lunari, shukapaksha e krishnapaksha. Sei
mesi sono chiamati ayana. In un anno ci sono, quindi, due ayana. Trecentosessanta anni
umani sono equivalenti ad un anno per gli dei.

La durata delle quattro yuga (ere) sono definite in anni degli dei, non in termini di anni
umani. Ci sono quattro ere, e i loro nomi sono kritayuga o satyayuga, tretayuga,
dvaparayuga e kaliyuga. Satyayuga dura per quattromila anni divini, tretayuga per
tremila, dvaparajuga per duemila e kaliyuga per mille. Questo arriva a diecimila anni
divini. I satya e sandhyamsha sono periodi (intervening) interposti fra le yuga ed essi
arrivano a duemila anni divini. Le yuga, con questo, durano per dodicimila anni divini.

In un kalpa (ciclo), ognuna delle quattro yuga capita cento volte. Un kalpa ha quattordici
manvantara (ere). In una manvantara, ognuna delle quattro yuga capita perciò settantuno
volte. Un kalpa corrisponde ad un giorno per Brahma. Mille kalpa sono un'anno di
Brahma e ottomila anni di Brahma fanno una yuga di Brahma. Cento di queste yuga
fanno un savana, e Brahma vive per tremila savana. Questi periodo è conosciuto come
trivrita. Durante ognuno dei giorni di Vishnu, un Brahma nasce e muore.

Daksha Yajina

I saggi dissero, “ Romaharshana, non ci hai detto del litigio fra Daksha e Shiva, il quale
fece morire Rati. Ce l'hai accennato in passato. Dicci adesso la storia.”

Romaharshana riferì la storia che segue.

La figlia di Daksha, Sati, era sposata a Shiva. Un giorno, gli dei, i demoni e i saggi
andarono a far visita a Shiva e Sati sugli Himalaya. Daksha accompagnò gli dei in questa
visita. Quando gli dei furono arrivati Shiva sedeva, e non si alzò. Non mostrò alcun'onore
speciale a Daksha perché Daksha era suo suocero. Daksha interpretò questo come segno
di non rispetto. Si sentì insultao.

In seguito Daksha organizzò una yaina e mandò gli inviti agli altri suoi generi e le loro
mogli. Non invitò ne' Shiva ne' Sati. Ma Sati seppe del sacrificio e decise, invito o non
invito, di assistervi lo stesso. In un bellissimo vimana, Sati viaggiò verso la casa di suo
padre.

Daksha non era per niente contento di vedere Sati. In effetti aveva l' ignorata
completamente votando le sue attenzioni alle sue altre figlie. Sati desiderò saperne la
ragione e Daksha le disse che era a causa di suo marito, il quale capitava essere proprio
un buono a nulla e che non meritava alcun rispetto. Sentendo questo, Sati si tolse la vita.

La montagna Himalaya pregò perché sati magari fosse rinata come sua figlia. Sati nacque
come sua figlia Parvati e sposò di nuovo Shiva. Qu questa storia già la sapete.

Diversi anni dopo, Daksha decise di tenere negli Himalaya un ashvamedha yaina
(sacrificio di un cavallo). Gli dei e i saggi erano tutti invitati a questo sacrificio,
nonostante Shiva non fosse invitato. Al saggio Dadhichi non piacque l'esclusione di
Shiva e boicottò lo yaina per protesta.

Parvati seppe di questo sacrificio ed iniziò ad incitare Shiva a fare qualcosa. Shiva creò
un essere chiamato Virabhadra. Virabhadra splendeva con energia e d aveva migliaia di
bocche ed occhi. I suoi capelli luccicavano come lampi e le sue mani erano piene di ogni
sorta d'arma. Quando parlava era come un tuono. Dal suo corpo, Virabhadra creò un
demone femmina chiamato Bhadrakali.

“Quali sono i tuoi ordini?”, chiesero a Shiva Virabhdra e Bhadrakali.

“Andate e distruggete lo yaina di Daksha.”, fu l'ordine.


Per aiutarli in questo compito, Virabhadra creò vari altri demoni da parti del suo corpo.
Fra tutti avevano migliaia di braccia e portavano armi. Virabhadra, Bhadrakali e questi
altri demoni si avviarono al sacrificio di Daksha.

Quando furono arrivati, trovarono che il sacrificio era già iniziato e il fuoco sacro stava
bruciando. I saggi recitavano gli inni e gli dei guardavano. Si suonavano strumenti
musicali. Virabhadra ruggì e il suono del ruggito fu così terribile che alcuni dei
cominciarono a correre via. La terra fu scossa dal suono del ruggito. C'era maremoto
nell'oceano.

Daksha era spaventato. Ma si fece coraggio e chiese, “ Chi siete, e perché siete venuti
qui?”

Siamo i servi di Shiva, e dobbiamo prendere parte al sacrificio,” rispose Virabhadra.

Virabhadra e gli altri demoni allora procedettero bruciando la struttura dove era posto il
sacrificio, legarono i sacerdoti e gettarono via tutte le offerte. Con le loro armi
attaccarono gli dei. Qualsiasi resistenza gli dei provassero a ingaggiare, erano ben gestite
dal tridente di Virabhadra e dalla lancia di Bhadrakali. La dea Sarasvati perse il suo naso
e il dio Agni perse le sue braccia. Il saggio Bhaga ebbe cavati via gli occhi e il saggio
Pusha perse i suoi denti. Virabhadra tagliò via la testa a Daksha e la dette a Bhadrakali
che iniziò a calciarla come uno che giochi a pallone. Migliaia e migliaia di dei morirono e
il sacrificio divenne un campo di battaglia. Vishnu cerco di combattere e lui e Virabhadra
si tirarono frecce a vicenda. Ma una delle frecce di Virabhadra colpì Vishnu al petto, e
cadde svenuto.

Spronati da Brahma gli dei iniziarono a pregare Shiva. Queste preghiere rappacificarono
Shiva e lui chiese a Virabhadra e Bhadrakali di smettere di causare altri danni.

Brahma chiese, “Cosa ne è degli dei che sono stati uccisi? Ti prego, riportali in vita:”

Dal momento che la rabbia di Shiva era placata ridette vita agli dei morti. Quelli che
avevano perso parti anatomiche , le ebbero rese. Ma cosa andava fatto per Daksha? La
sua testa non potè essere trovata. Una testa di capra allora fu infilata sul corpo di Daksha.
Perciò, rimesso in vita Daksha implorò perdono a Shiva.

Parvati diventa Gouri

C'erano due asura chiamati Shumbha e Nishumbha. Meditarono a lungo e pregarono


Brahma. Al che, Brama concesse loro il beneficio per il quale loro non sarebbero mai
potuti essere uccisi per mano di maschi. Avendo ottenuto il beneficio, i due demoni
cominciarono ad opprimere il mondo. Scacciarono gli dei via dal paradiso e gli dei
andarono da Brahma perché potesse magari trovare soluzione al problema.

Brahma andò da Shiva, “Devi aiutare gli dei,” disse a Shiva. “Ho concesso a Shumbha e
Nishumbha il beneficio per il quale non possono essere uccisi per mano di maschi. Trova
il modo perché una donna possa nascere dal corpo di Parvati. Lei ucciderà Shumbha e
Nishumbha.”

“Ci proverò.” replicò Shiva.

Quando in seguito Shiva incontrò Parvati, si rivolse a lei chiamandola “Kali”. Questo
adirò Parvati, dal momento che kali significa scuro o nero.
“Perché mi hai sposata se mi pensi così scura?” chiese lei a Shiva. “Perché fai finta di
amarmi? Maledetta è la donna che non è amata dal marito. Sto andando a esercitare
tapasya così che magari possa diventare bella. Sto andando a pregare Brahma. ”

Parvati andò lontano a meditare. Meditò per molti anni.

C'era una tigre che vide Parvati in meditazione. Non era per niente una tigre buona, ma
una maligna. Pensò che Parvati sarebbe stata un buon pasto. Si sedette davanti a Parvati
per ammirare un po' il bocconcino che era in serbo per lei. Parvati non realizzò che la
tigre stava progettando di mangiarsela. Pensò che la tigre era li per proteggerla dalle altre
bestie selvagge. Pensò che la tigre fosse una delle sue devote, ed entrò dunque nell'anima
della tigre. Appena fece questo, tutti i pensieri maligni svanirono dalla mente della tigre.
Ora era senza dubbio una delle sue devote.

Nel frattempo Brahma riuscì a capire perché Parvati stava meditando. Parvati disse che
voleva diventare Gouri, il che è , qualcuna che fu bella. Era davvero stufa di essere
appellata come Kali. Brahma concesse il beneficio.

Parvati versò via tutte le cellule scure (kosha) dal proprio corpo e divenne Gouri. Dalle
cellule emerse una dea tinta di scuro, chiamata Koushiki. Parvati mandò Koushiki da
Brahma. Attrezzata d'armi da Brahma, Kushiki uccise Shumbha e Nishumbha.

Parvati tornò da suo marito come Gouri.

Cosa successe alla tigre? Shiva la trasformò in uomo e fu impiegato da Nandi come una
delle guardie di Shiva. Fu chiamato Somanadhi.

Upamanyu

Il saggio Vyaghrapada aveva un figlio chiamato Upamanyu. Quando era piccolo voleva
del latte da sua madre. Ma non era per niente felice del latte che sua madre gli aveva dato.
Si lamentò che questo non aveva per niente sapore di latte.

“Naturalmente,” disse sua madre. “Non ti ho dato latte. Come possiamo disporre di latte?
Noi non siamo ricchi. Ho polverizzato del riso e l'ho mischiato all'acqua. Questo è ciò che
ti ho dato come latte. Purtroppo tu hai assaggiato il latte a casa di tuo zio, e perciò ne hai
riconosciuto la differenza.”

La madre di Upamanyu iniziò a piangere. Ma Upamanyu consolò sua madre. “Non


piangere, ti prego,” disse. “Pregherò Shiva ed avrò latte per me.”

Sua madre gli insegnò il mantra che doveva essere usato per pregare Shiva. Gli insegnò
anche un altro mantra che avrebbe evocato un'arma terribile chiamata aghorastra.
Questo solo in caso ci fosse qualsiasi pericolo.

Upamanyu andò sugli Himalaya e iniziò a meditare. Visse di sola aria e salmodiò gli
incantamenti che sua madre gli aveva insegnati. Pregò davanti ad un linga di terra.
Demoni vennero per disturbare la sua meditazione, ma Upamanyu non prestò loro
attenzione. Shiva stesso era impressionato dalla difficile tapasya. Ma decise che prima
avrebbe sottoposto Upamanyu ad una prova.

Arrivò davanti ad Upamanyu travestito da Indra e chiese, “Upamanyu, cosa stai


facendo?”

“Sono benedetto che il re degli dei sia arrivato davanti a me,” rispose Upamanyu. “Sto
pregando Shiva.”

“Shiva? Perché pregare quell'inutile individuo?” chiese Shiva.

Upamanyu non poté sopportare quest'insulto a Shiva. Evocò l' aghorastra per mezzo del
mantra e lo scagliò alla persona che pensava essere Indra. Shiva allora si mostrò nella sua
vera forma e l'aghorastra fu respinto da Nandi, che era anche lui era arrivato. Shiva
stesso insegnò ad Upamanyu ogni sorta di conoscenza sacra, e furono date disposizioni
per cui Upamaryu non avrebbe mai dovuto soffrire per mancanza di latte.

Una volta, molti anni dopo l'incidente del latte, Krishna venne ad incontrare il saggio
Upamanyu. Upamanyu insegnò a Krishna a pregare Shiva. E' pregando Shiva, che
Krishna ottenne suo figlio Samba. Krishna dovette pregare per sedici mesi prima che
apparisse Shiva, per concedergli il beneficio riguardante il figlio. Anche Parvati concesse
a Krishna parecchi figli.

Andhakasura

Una volta Shiva stava seduto sul Monte Mandara. Parvati spuntò da dietro e, così che
Shiva non poteva vederle, e gli coprì gli occhi con le sue due mani. Shiva non poteva
vedere e tutto gli sembrava scuro. Le mani di Parvati sudarono (from the exertion) e il
sudore cadde giù a terra. Da questo sudore , una creatura scura e ferina nacque e
cominciò a ruggire.

“Parvati,” disse Shiva, “ Cosa ti succede? Prima mi copri gli occhi così da non farmi
vedere. Poi ruggisci così da spaventarmi.”

“Non io,” replicò Parvati. “Vedi tu stesso. Mi chiedo da dove sia venuta questa creatura.”

Tolse le sue mani e Shiva vide l'essere di fronte a lui. “E' nostro figlio,” disse Shiva, “E'
nato dal tuo sudore, quando mi hai coperto gli occhi. Dal momento che è nato quando i
miei occhi erano oscurati, chiamiamolo Andhaka.”

Andhaka nacque cieco, in quanto Shiva era effettivamente cieco quando Andhaka
nacque.

C'era un asura chiamato Hiranyanetra. (In altri Purana questo stesso asura è attribuito
come Hiranyaksha.) Hiranyanetra non aveva figli. Iniziò perciò a pregare Shiva così che
magari avrebbe potuto avere un figlio. Shiva disse a Hiranyanetra che era impossibile per
lui avere un figlio. Comunque, se così desiderava, avrebbe potuto avere il loro figlio
Andhaka e crescerlo come il suo.

Hiranyanetra lietamente fu d'accordo.

Digressioni su Hiranyanetra e Hiranyakashipu

Hiranyanetra era davvero forte e potente. Aveva conquistato i tre mondi e scacciato gli
dei dal paradiso. Aveva persino tirato giù la terra sprofondandola negli inferi. Disperati,
gli dei pregarono Vishnu per essere liberati.

Vishnu adottò la forma di un cinghiale (varaha) e scese agli inferi per cercare
Hiranyanetra. Quando trovò l' asura lo uccise col suo sudarshana chakra. Uccise anche
diversi altri asura con le sue zanne di cinghiale. Quindi tirò su la terra con le sue zanne e
la ripose dove doveva essere. Fino a quando il regno di Hiranyanetra fu interessato,
Vishnu incoronò lì come re Andhaka.

Hiranyanetra aveva un fratello chiamato Hiranyakashipu. Questo fratellopregò Brahma e


ottenne un beneficio che lo fece diventare virtualmente impossibile da uccidere. Armato
di questo beneficio Hiranyakashipu conquistò i tre mondi e scacciò gli dei dal paradiso.
Gli dei iniziarono di nuovo a pregare Vishnu per essere liberati.

Vishnu adottò la forma di un leone ed entrò nella capitale di Hiranyakashipu. Il leone


aveva una grande criniera e denti e artigli affilati. Il leone uccise diversi asura e questa
notizia fu portata a Hiranyakashipu. Decise di uccidere il leone.

Hiranyakashipu aveva diversi figli, uno dei quali si chiamava Prahlada. Solo Prahlada
pensava che ci fosse qualcosa di sospetto circa il leone e circa il modo in cui era
improvvisamente apparso. Pensò che il leone avrebbe potuto esser benissimo Vishnu
travestito. Prahlada allora cercò di dissuadere il padre dall' uccidere il leone ma
Hiranyakashipu non era in umore d'ascoltare. Prima chiese ad alcuni dei suoi soldati di
catturare illeone ma essi furono tutti uccisi. Hiranyakashipu allora attaccò lui stesso il
leone con ogni sorta d'arma. Ma le armi terminarono e il demone non poté procurare al
leone alcuna ferita.

Alla fine il leone agguantò Hiranyakshipu e strappò via il cuore dell' asura con i suoi
artigli.

Questa fu il narasimha ( mezzo-uomo, mezzo-leone) incarnazione di Vishnu.

Avendo ucciso Hiranyakashipu, Vishnu incoronò Prahlada re.

Ancora Andhaka

Andhaka era stato incoronato re nel regno di Hiranyanetra. Gli altri cugini di Prahlada e
Andhaka andarono da lui e dissero, “Tu sei cieco. Cosa farai con un regno? Dallo a noi. Il
nostro zio ha commesso un peccato accettando un figlio cieco da Shiva.”

Andhaka fu molto ferito da queste schifose parole. Andò via nella foresta ed iniziò a
esercitare tapasya. Pregò Brahma. Per milioni di anni stette su di una gamba, con le mani
alzate al cielo, e pregò. Nessuno da quel giorno riuscì a duplicare la stupenda gesta di
tapasya di Andhaka. Non mangiò ne bevve assolutamente. Mozzò via parti del suo corpo
e le offrì al fuoco sacrificale. Fù ad un solo passo da non aver più carne da sacrificare.
Era stata tutta offerta al fuoco. Era solo uno scheletro. Fu allora che Brahma apparve
davanti a lui e offrì un beneficio.

“Prahlada ed i miei altri cugini hanno preso il mio regno,” disse Andhaka. “Ti prego
concedimi il beneficio per cui io magari possa poter vedere. Ti prego concedimi anche il
peneficio per cui io magari possa non essere ucciso dagli dei, i demoni e gli umani, e
persino dal grande Vishnu stesso.”

Brahma era in un pasticcio. Precedentemente, molti demoni avevano chiesto simili


benefici, ma generalmente non avevano mai nominato Vishnu. Cosi che, quando il
desiderio si fosse svegliato, Vishnu era stato abile ad ucciderli. Ma qui c'era un asura che
stava chiedendo il beneficio per cui perfino Vishnu non sarebbe stato capace di ucciderlo.
Questo lo avrebbe reso virtualmente immortale.

“Ogni cosa che hai chiesto è possibile,” rispose Brahma. “Ma tutti gli esseri devono
morire. Indicami le circostanze sotto le quali tu morirai, e il beneficio ti sarà garantito.”

“Dal momento che devo morire,” disse Andhaka, “Fai che sia secondo le seguenti
condizioni. Se io mai sperassi di sposare un bella donna che sia per me come una madre,
fai che quella sia l'ora fissata per la mia morte.”

Questa condizione era meglio di niente e Brahma concesse ad Andhaka i benefici.


Andhaka ritornò al suo regno. Quando Prahlada e gli altri cugini seppero che Andhaka
era divenuto tanto potente grazie ai benefici, loro non solo gli resero il suo regno, ma
pure i loro. Ricorda che Andhaka adesso poteva vedere.

La prima cosa che Andhaka fece, fu invadere il paradiso. Sconfisse Indra e gli altri dei e
fece loro pagare tasse ai demoni. Poi sconfisse i serpenti (nagas), i gandharva, i
rakshasa, gli yakshas (compagni di Kubera) e gli umani. Perciò iniziò a regnare sui tre
mondi. Per milioni di anni Andhaka governò in questa moda (fashion). La religione dei
Veda soffrì durante questo periodo, per il motivo che Andhaka non gli prestò attenzione.

Una volta Andhaka andò a fare visita al Monte Mandara. Il posto era così bello che
decise di viverci. Tre dei generali di Andhaka erano chiamati Duryodhana, Vighasa e
Hasti.

Questi tre stavano esplorando l'ambiente del Monte Mandara quando giunsero ad una
caverna. Un asceta stava meditando dentro la caverna. Era vestito di una pelle di tigre,
indossava una ghirlanda di teschi, i suoi capelli erano avviluppati e la fronte era adornata
da una luna crescente. C'era una bellissima donna accanto all'asceta. Lei era molto più
bella di qualsiasi altra donna nei tre mondi. I tre generali decisero che lei era la moglie
giusta per Andhaka.

Quando i generali furono tornati da Andhaka e riferirono di ciò che avevano visto, il re
asura disse, “Cosa state aspettando? Andate dall' asceta e chiedetegli la donna.”

Duryodhana, Vighasa e Hasti tornarono dall'asceta. “Tu sei solo un asceta,” dissero. “Non
meriti una moglie così carina. Il nostro padrone è il padrone di tutte le cose ed è
immensamente ricco. E' anche molto bello, grazie al beneficio ricevuto da Brahma. Dacci
la donna così che il nostro padrone Andhaka la possa sposare.”

“Chiedete al vostrto padrone di venire a prendere la donna lui stesso.” replicò Shiva, in
vece dell'asceta che, avrete certo capito, non era nessun' altro che Shiva. E la bella donna
era Parvati.

Appena Andhaka sentì questo, agguantò la spada e venne a combattere Shiva. La porta
della caverna era guardata da Nandi, e Andhaka ebbe da combattere prima con lui.
Facilmente Nandi sconfisse l'asura e sempre facilmente sconfisse i soldati dell' asura che
avevano accompagnato il loro re. Ma Andhaka ritornò e di nuovo una battaglia con Nandi
infuriò per cinquecento anni. Anche Brahma, Vishnu, Indra e gli altri dei vennero in aiuto
nella battaglia contro i demoni.

Il generale Vighasa era un guerriero davvero forte. Aprì la sua bocca al massimo e
inghiottì tutti gli dei, incluso Vishnu. Per il momento, Shiva steso non aveva preso alcuna
parte nella battaglia. Ma sentendo quello che Vighasa aveva fatto, ascese al suo toro e
venne a combattere. Uccise Vighasa e liberò gli dei fuori dallo stomaco dell' asura. Gli
asura avevano un precettore chiamato Shukracharya il quale conosceva l'arte di riportare
in vita gli esseri morti. Così, Shukracharya si aggirò per il campo di battaglia, riportando
in vita ogni demone che era stato ucciso. Ueato non aiutava assolutamente la causa degli
dei. I compagni di Shiva ( i gana), catturarono Shukracharya e lo portarono a Shiva.
Prontamente Shiva inghiottì Shukracharya. Presto fu la volta degli altri demoni, eccetto
Andhaka. Lui continuava a battersi. Il bastone di Vishnu non gli fece alcun male, e le
frecce di Indra lo fecero ridere. Alcune frecce si conficcarono nel corpo dell' asura. Ma
qualsiasi goccia di sangue dal suo corpo cadeva a terra, asura, che erano esattamente
uguali a lui nell'aspetto, furono creati da questo sangue. Come risultato, il campo di
battaglia fu presto popolato da milioni e milioni di Andhaka.

Shiva creò dal suo proprio corpo, una dea conosciuta come Devi. A Devi fu assegnato il
compito di bere il sangue dell'asura prima che spillasse terra. Perciò, assistito da Devi,
Shiva iniziò a afferrare i demoni e presto rimase solo l' Andhaka originale. Shiva gli
scagliò il tridente. Il tridente si infilò nel petto di Andhaka , e il re asura cadde morto.

Quando la guerra fu finita, Shukracharya pregò Shiva e fu liberato dallo stomaco di


Shiva.

Ruru

C'era pure un altro demone che voleva sposarsi con Parvati. Il suo nome era Ruru. Gli
capitò di vedere Parvati e decise che costei era la donna che sarebbe stata sua moglie.
Iniziò ad esercitare tapasya cosi che magari il suo desiderio sarebbe stato soddisfatto.

Brahma gli apparve davanti e chiese, “Ruru, perché stai esercitando una tapasya così
difficile? Posso offrirti un beneficio?”

“Vorrei sposare Parvati”, rispose Ruru. “Concedimi quel beneficio.”

“Quello è un beneficio che nemmeno io posso concederti,” disse Brahma.

Brahma se ne andò e Ruru continuò con la sua meditazione. Questa meditazione continuò
su una montagna chiamata Malaya. E così potente fu la meditazione di Ruru, che la
mntagna iniziò a bruciare. Gli incendi furono così forti che perfino Shiva e Parvati
dovettero fuggire dalla montagna.

“Signore, perché scappiamo via?” chiese Parvati. “Perché non fai niente per questo
fuoco?”

“Non posso,” rispose Shiva. Questo fuoco è a causa della tapasya di Ruru, e lui sta
esercitando questa tapasya col proposito di sposarti. Tocca a te fare qualcosa per questa
faccenda di Ruru.”

Parvati decise di farlo. Mentre stavano conversando, videro un leone che combatteva con
un elefante. Parvati sconfisse il leone e lo scuoiò. Indossò la pelle del leone come veste. I
suoi capelli erano imbrattati del sangue del leone. Le sue sembianze divennero terribili.

Con un ruggito di tuono, Parvati andò dove stava Ruru. “Ruru,” disse. “Sono venuta. Io
sono Parvati. Io sono colei per la quale hai pregato. Ora smetti di meditare.”
“Spazzatura,” replicò il demone. “Parvati è bella. Il suo viso è come la luna, il suo colore
è oro e le sue braccia sono come steli di loto. Datti giusto uno sguardo. La tua immagine
è terribile. Non puoi essere Parvati. Stai mentendo. Vai via. Non ti voglio.”

Così dicendo, Ruru colpì Parvati con un bastone. A questo Parvati si adirò e scagliò un
pugno a Ruru.
I due combatterono, con Ruru che scagliava alberi e massi alla dea. Parvati usò le sue
unghie e i denti per infierire al demone. Ruru creò diversi altri asura dal suo corpo.
Parvati, per rappresaglia, creò dal suo corpo molte dee conosciute come shakti. Le shakti
iniziarono a mangiarsi i demoni.

Ruru fuggì. Ma Parvati lo seguì fino alla fine del mondo. Lui fuggi in paradiso, Parvatilo
seguì anche li. Fuggì negli inferi ma Parvati lo braccò pure li. Alla fine Ruru non ebbe
più dove fuggire. Parvati lo ebbe catturato stretto egli staccò la testa con le sue unghie.
Dunque bevve il sangue del demone.

Con questo, Ruru fu ucciso. Al ritorno da Shiva, Parvati gli dette la pelle che a lungo
aveva indossato e Shiva lo indossò. Per sua veste, Parvati i ndossò la pelle di Ruru.

Una Falsa Parvati

Una volta Shiva visitò una città chiamata Shonitapura. Era accompagnato da molti
gandharva e apsara. Parvati fu lasciata indietro in Kailasa e Shiva si sentì solo senza di
lei.

Chiamò Nandi e disse, “Vai a Kailasa e chiedi a Parvati di venire qui.”

Nandi andò a Kailasa e disse a Parvati che Shiva la voleva. Parvati disse che ci sarebbe
voluto un po', per il fatto che lei voleva prima essere pronta. Nandi tornò indietro e riferì
a Shiva quello che Parvati gli aveva detto. Shiva attese ancora un po', ma Parvati non
venne. Allora mandò di nuovo Nandi a Kailasa con l'ordine di non tornare senza Parvati.

Nel frattempo gli apsara decisero di giocare uno scherzo a Shiva. Uno di essi si sarebbe
travestito fingendo di essere Parvati. Un apsara chiamato Chitralekha accettò di fare
questo. Un altro apsara chiamato Urvashi si mascherò da Nandi. Altri apsara si
travestirono da compagne di Parvati. Così belle erano le loro mascherature che era
impossibile accorgersi che erano falsi.

Il falso Nandi quindi, portò la falsa Parvati a Shiva e disse, “Parvati è arrivata. Anche le
sue compagne, le altre dee, sono venute.”

Shiva era deliziato. Non era capace di accorgersi che questa era una falsa Parvati. Mentre
si stavano divertendo tanto, la vera Parvati, il vero Nandi e le vere dee arrivarono, e c'era
assoluta confusione. Nessuno poteva riconoscere il veri dai falsi. Alla fine la confusione
fu risolta quando gli apsara adottarono le loro vere forme.

Nemmeno Shiva e Parvati furono adirati da questo utile (positivo) scherzo.

Un' altra Falsa Parvati

Questo è un incidente del tempo in cui Parvati se ne andò a esercitare la tapasya per farsi
bella. Prima di andare a meditare chiamò a se Nandi e disse, “Mio marito non conosce la
differenza fra le vere Parvati e quelle false. Fai una guardia attenta al cancello e non
lasciare che alcuna falsa Parvati entri.”
C'era un asura chiamato Adi. Esercitò tapasya e desiderò un beneficio da Brahma il
quale l'avrebbe reso immortale. Brahma si rifiutò di concedergli questo beneficio, ma gli
concesse il beneficio con cui Andi sarebbe diventato fortissimo. Felice , con questo
beneficio, Andi cercò per gli Himalaya e scoprì Nandi che montava di guardia al cancello
del palazzo di Shiva.

“Cosa fai qui?” chiese a Nandi l' asura.

Nandi riportò la discussione che aveva avuto con Parvati.

Il demone se ne andò. Ma presto tornò, stavolta travestito da Parvati. Temendo che Nandi
non lo facesse passare, strisciò attraverso il cancello in guisa di serpente. E una volta
entrato nel palazzo riassunse la sua forma di Parvati. Andò quindi ad incontrare Shiva.
Shiva non realizzò che questa non era una falsa Parvati e le andò incontro per abbracciare
Adi. Ma , non avendola abbracciata in tempo, l'asura adottò la sua propria forma e cercò
di uccidere Shiva. I due combatterono, ma Shiva uccise Adi. Ma, prima di morire, l'
asura giocò un altro trucco.

Disse a Shiva, “Io ho un fratello che è più forte di me. Lui tornerà qui sotto spoglie di
Parvati e ti ucciderà.” Questa era una bugia sfacciata. Adi non aveva fratelli.

Dopo aver finito la sua tapasya, la vera Parvati ritornò. Ma Shiva pensò che questa fosse
un demone travestito da Parvati. Per uccidere Parvati, Shiva creò molti esseri dal suo
corpo. Ma anche Parvati creò molti esseri dal suo corpo e questi inghiottirono gli esseri
creati da Shiva. Quando questo fu fatto per migliaia di volte, Shiva realizzò che questa
doveva essere la vera Parvati.

Shiva e Parvati furono uniti.


Non ci furono mai più false Parvati.

La Storia di Yama

Il saggio Sanatkumara era figlio di Brahma. Sanatkumara andò a far visita a Yama, il dio
della morte. Mentre stavano conversando, uno splendente vimana portò un uomo da
Yama, il quale si alzò immediatamente per onorare l'ospite.

Yama lo venerò e disse, “Sono onorato. Sper tu non abbia avuto problemi per la via. Il
vimana ti porterà alla residenza di Brahma a Brahmaloka.”

Dopo che quest'ospite se ne fu andato, un altro splendente vimana trasportò ,un altro
ospite il quale anch'esso, fu venerato da Yama alla stessa maniera.

Sanatkumara era disorientato da tutto ciò. Chese a Yama, “Chi è questa gente? Non ho
mai sentito dire di Yama che venera alcuno in termini d'un così grande ardore. Questi
devono essere sicuramente due uomini santi. Devono certamente aver accumulato
tantissimi punya (meriti). Chi sono costoro? Raccontami le loro storie.”

Yama fece la cortesia.

C'era una città chiamata Vadisha. Il re che là regnava, era chiamato Dharapala. Nandi
fu maledetto da Parvati, per cui lui avrebbe dovuto trascorrere dodici anni da sciacallo
sulla terra. Il suo crimine era stato quello, cioè quando Parvati se ne era andata a fare la
tapasya, e Nandi aveva permesso ad una falsa Parvati di entrare nel palazzo di Shiva.
Nandi nacque allora come uno sciacallo. Lo sciacallo volò dove confluiscono i fiumi
Vitasta e Vetravati. Là sistemò un linga e e vi pregò davanti, procedendo senza cibo ne
acqua. Dopo che furono passati i dodici anni, lo sciacallo morì e adottò una forma
splendnte. In tale forma Nandi ritornò a Shivaloka.

Il re Dharapala aveva visto lo strano modo in cui lo sciacallo, immobile, aveva pregato.
Era stato anche testimone della sua strana morte. La curiosità del re non aveva confini.
Eresse un tempio in quel luogo meraviglioso. Portò al tempio svariati brahmana e lì fece
recitare loro i Purana. Quando Dharapala morì, fu deciso che sarebbe stato portato a
Brahmaloka grazie a tutta questa punya.

Questo era il primo ospite che si era presentato a Yama. Tali sono le virtù nel venerare
Shiva e i Purana.

“Cosa, circa il secondo ospite?” chiese Sanatkumara.

Il secondo ospite era solito alle malignità. Non aveva mai donato alcunché nella vita. Ma
una volta aveva sentito dei Purana mentre erano recitati e fu completamente convertito.
Organizzò da se molte rappresentazioni dei Purana e donò oro ai recitanti.

Questa punya li stava portando a Brahmaloka. Così meravigliose sono le virtù di sentire e
leggere i Purana. Fare questo equivale a venerare Brahma, Vishnu e Shiva.

Shatanika e Sahasranika

Nella regione chiamata Jambudvipa, era solito regnare un re chiamato Shatanika. Lui era
il migliore fra i guerrieri. Ma era anche molto religioso. Faceva elemosine e trattava bene
i suoi ospiti. Ogni giorno i brahmana ricevevano oro e vesti da Shatanika. Quando
Shatanika morì, suo figlio Sahasranika divenne re.

Anche Sahasranika regnò bene e in giustizia. Ma non donò elemosine abbastanza di


quanto faceva il padre. Essi presentarono le loro lamentele al re e dissero, “Tu non ci dai
molto delle elemosine che ci faceva tuo padre. Molti brahmana hanno già lasciato il tuo
regno. Così faranno anche gli altri, finché tu non incrementerai le elemosine che ci dai.”

“So certamente che le donazioni di elemosine accreditano punya (merito),” replicò


Shasranika. “Ho anche sentito che tutta questa punya trasporta, dopo la morte, in
paradiso. Dal momento che mio padre ha accumulato tanta punya, donando elemosine ai
brahmana, dev'essere in paradiso. Voi tutti siete saggi brahmana. Perché non mi dite
esattamente dove è adesso mio padre?”

I brahmana non potevano rispondere. Non avevano idea di dove fosse Shatanika. Ma più
tardi, incontrarono un colto saggio chiamato Bhargava. Bhargava era così potente che i
brahmana erano sicuri che sarebbe stato capace di dire dove era Shatanika. Supplicarono
Bhargava di aiutarli. Bhargava non era molto molto interessato ad aiutare i brahmana.
Era impegnato a meditare e non desiderava sprecare il suo tempo in oziosi inseguimenti,
come scoprire dove la gente morta stesse adesso. Ma i brahmana continuarono ad
implorarlo e alla fine Bhargava acconsentì.

Il dio sole stesso indicò la via e, seguendo il dio sole, Bhargava si avviò verso
l'abitazione di Yama. Era a molta distanza.
Il dio sole guidò Bhargava dritto dove stavano ventotto crore di naraka (inferni). Si
potevano udire i lamenti dei peccatori sotto tortura. Prima che potessero andare più oltre,
il loro cammino fu sbarrato da un brahmana.

“Bhargava,” disse il brahmana, “tu mi sei debitore di una moneta per servizi resi. Tu non
hai pagato per questo e io sono morto. Pagami quella moneta e solo allora potrai
procedere oltre.”

“Non porto monete con me,” rispose Bhangarva “Quando sarò tornato a casa racimolerò
una moneta e te la riporterò. Ora fammi andare oltre.”

“Nonsenso,” disse il brahmana. “Questo è l'inferno. Qui i pagamenti sono strettamente


basati sulla moneta sonante. Non se ne parla neanche di pagare in seguito. Paga o non
proseguirai. Se non hai alcuna moneta , perché quindi? (why then), pagami con un sesto
delle punya che hai guadagnato grazie alle tue meditazioni.”

Bhargava pagò quanto gli era stato chiesto e avanzò oltre. Successivamente fu stoppato
da un vaccaio, da un lavandaio, un sarto, un prete e un costruttore. Di ognuno di loro era
debitore di un po' di soldi e loro non lo avrebbero lasciato andare finché i debiti fossero
risanati. Per ognuno, Bhargava rese parte con un sesto delle sue punya, così che fu
lasciato senza nessun'altra [punya].

Quando i conti furono sistemati, il dio sole guidò Bhargava all'inferno dove stava
Shatanika. Bhargava era sconcertato nel trovare un così giusto re come Shatanika
all'inferno. Il re era appeso sottosopra in una pentola e stava bollendo nell'olio.

Bhargava chiese a Shatanika, “ Cos'è tutto ciò?” Perchè sei all'inferno? Hai accumulato
tantissime punya tramite le tue giuste azioni.”

“In realtà no.” rispose il re. “Ho donato molte elemosine, specialmente ai brahmana. Ma
tutto il denaro per le elemosine veniva dalle tasse che imponevo severamente ai miei
sudditi. Così, questo non porta alcuna punya. Andate, e dite a mio figlio che la punya
migliore è acquisita associandosi con gente giusta. E, più importante di tutto, ditegli di
pregare Shiva sul monte di Chaitra e [questo sia fatto] al chatrudashi tithi
(quattordicesimo giorno della quindicina lunare).”

Quando Bhargava ritornò, riferì a Sahasranika quanto era stato detto. Sahasranika non
smise di donare elemosine. Ma il denaro per queste elemosine non venne più dal tesoro
reale. Il re lavorò come manovale e e usò questo denaro per le donazioni di elemosine.
Osservò anche il vrata che suo padre gli aveva chiesto di osservare in onore di Shiva.

Parashurama

C'era un re chiamato Gadhi. Sua figlia si chiamava Satyavati. Satyavati era sposata al
saggio Richika.

Richika organizzò un sacrificio spettacolare. Del budino di riso fu ottenuto dalla yaina e
Richika lo dette a sua moglie Satyavati. Lui disse, “Sputa questo budino di riso in due
metà. Tu mangiane metà e l'altra rimanente metà dalla a tua madre. Ecco, lasciami
dividere. Questa è la tua metà e questa è di tua madre. Noi siamo brahmana. Quindi
avremo un figlio con i tratti distintivi di un brahmana. Tuo padre è un kshatriya e tua
madre avrà un figlio il quale avrà il comportamento di un kshatriya.”

Detto questo, Richika se ne andò a meditare nella foresta. Ma figlia e madre fecero in
modo di mischiare le loro metà. Nel corso della sua meditazione, Richika realizzò che
Satyavati stava dando alla luce un figlio brahmana che avrebbe mostrato i tratti di un
kshatriya. Attraverso i suoi poteri, fece in modo di posticipare di una generazione questa
nascita. Cos' Satyavati dette nascita a Jamadagni. Era il figlio di Jamadagni, Parashurama,
che mostrò tutte le caratteristiche evidenti del kshatriya.

Il figlio di Gadhi fu Vishvamitra. Vishvamitra nacque kshatriya ma a causa del budino di


riso mischiato, Vishvamitra venne ad sembrare come un brahmana.

C'era un re della dinastia Haihaya, chiamato Arjuna. Lui aveva un centinaio di braccia.
Aveva anche ottenuto il beneficio per cui sulla punta della sua freccia, il fuoco avrebbe
perennemente arso. Ovunque lui scoccasse una freccia, il fuoco bruciava il bersaglio. In
questo modo, Arjuna aveva bruciato villaggi, città e foreste. Una volta bruciò perfino
l'eremitaggio di saggi. E uno dei saggi maledì Arjuna che sarebbe stato ucciso da
Parashurama.

Parashurama imparò l'arte di combattere da Shiva stesso. Mentre Parashurama era via,
ad imparare come combattere, Arjuna arrivò all'eremitaggio di Jamadagni. Jamadagni
aveva una splendida mucca (dhenu), conosciuta come kamadhenu, perché produceva
qualsiasi oggetto gli fosse chiesto (Kama). Usando questa kamadhenu, Jamadagni
intrattenne Arjuna e il suo intero seguito con una festa regale.

Arjuna chiese a Jamadagni di dargli questa mucca, ma il saggio rifiutò. Arjuna allora
disse si suoi soldati di prendere forzatamente la mucca. Ma proprio quando stava
accadendo questo, Parashurama arrivò. Uccise Arjuna, tagliandogli via le braccia nella
lotta.

Avendo cestinato Arjuna, Parashurama andò a meditare nella foresta, e a fare di nuovo
visita a Shiva.

Prendendo vantaggi dall'assenza di Parashurama, i figli di Arjuna invasero l'eremitaggio


di Jamadagni. Uccisero Jamadagni. Quando Parashurama ritornò, dichiarò vendetta per
questi atti maligni. Uccise i figli di Arjuna. Dal momento che capitavano essere i figli di
Arjuna, dei kshatriya, Parashurama allora uccise tutti i kshatriya del mondo.

Fece questo non solo una volta, ma altre ventuno volte. Perché ventuno volte? La ragione
è perché c'erano ventuno segni d'arma sul corpo di Jamadagni. Ma uccidere era un
crimine, e Parashurama aveva commesso un peccato. Come penitenza, Parashurama donò
mucche e praticò molte tapasya. Organizzò anche una ashvamedha yaina. Tutto questo
non provò l'essere abbastanza espiante. Per completare la penitenza, Parashurama ricercò
il consiglio del saggio Kashyapa.

Kashyapa gli disse di praticare la donazione che è conosciuta come tulapurusha. Un


tula (o tuladanda) è un paio di piatti da bilancia. La persona (purusha) che sta praticando
la donazione sta piazzata su di un lato della bilancia. Sull' altro lato sono piazati oggetti
come miele, burro chiarificato, melassa, vestiti ed oro. Il peso degli oggetti che sono stati
donati dev'essere pari al peso della persona che sta praticando la donazione. Questo è
conosciuto come tulapurusha. Parashurama praticò tulapurusha e così fu liberato dal suo
peccato.
Inferni

Ci sono diversi inferni. Ogni inferno è contraddistinto per uno specifico tipo di peccatore.

Un assassino di brahmana, un falso testimone, un bugiardo e un bevitore di vino sono


mandati all' inferno chiamato rourava. Shukara è per ladri e uccisori di bestiame.
Assassini dei kshatriya e vaishya , anch'essi vanno li. Coloro che commettono
infanticidio vanno a taptalouha. Una persona che insulta il suo insegnante o critica i
Veda, va a taptakhala . Quelli che insultano gli dei, bramana o re, sono spediti a
krimbhaksha. Lalabhaksha è riservata a quelli che mangiano senza aver offerto cibo agli
dei. Un brahmana che mangia quello che non dovrebbe, va a vishasana.

Venditori di vino si trovano in rudhirandha e gli assassini di api in vaitarani.


Imbroglioni sono mandati a krishna e i distruttori di alberi a asipatravana. Un cacciatore
di selvaggina va a vahnijvala. Agnimaya è per gli incendiari e sandamsha per coloro che
anno sbagliato a completare un vrata. Se accetti tuo figlio come maestro, di sicuro vai a
shvabojana.

La punizione è strettamente proporzionata al peccato commesso. Ma la penitenza


diminuisce la severità del peccato. La miglior forma di penitenza è la preghiera a Shiva.
Perfino se uno si ricorda appena di Shiva, tanto basta.

Geografia

La terra è divisa in sette regioni (dvipa), i nomi di queste regioni. I nomi di queste
regioni sono Jambudvipa, Plakshadvipa, Shalmalidvipa, Kushadvipa, Krounchadvipa,
Pushkaradvipa e Shakadvipa. Queste sette regioni sono circondate da sette mari. I nomi
dei mari sono Lavana, Ikshu, Sarpi, Dadhi, Dughda, Jala e Rasa.

Il Monte Sumeru è proprio nel mezzo a Jambudvipa. A nord di Sumeru ci sono le


montagne Nila e Shvetabhangi e a sud di Sumeru ci sono le montagne Himavana,
Hemakuta e Nishada. Queste montagne sono piene d'ogni sorta di gioielli.

Jambudvipa è divisa in molte parti (varsha). Proprio al centro, dove è situato il monte
Sumeru, è Ilavritavarsha. Al sud di Sumeru sono Bharatavarsha, Kimpurushavarsha e
Harivarsha. Al nord di Sumeru è Ramyakavarsha. Vicino a esso è Hiranmayavarsha e più
a nord è Uttarakuruvarsha.

Le quattro montagne maggiori in Ilavritavarsha sono Mandara, Gandhamadana, Vipula


e Suparshva. Esse sono rispettivamente ad est, sud, ovest e nord di Sumeru.
Bhadrashvavarsha è ad est di Sumeru e Ketumalavarsha ad ovest. In cima al monte
Sumeru c'è la famosa città di Brhama. Il fiume santo Ganga scorre attraverso il cielo e lo
divide in quattro. I nomi di queste tributarie sono sita, Alakananda, Chakshu e Bhadra,
Sita scorre ad est di Sumeru, Nanda o Alakananda al sud. Chakshu ad ovest e Bhadra al
nord.

Bharatavarsha è delimitata da montagne disposte a nord ed il mare a sud.


Bharatavarsha è divisa in nove parti. I nomi di otto di queste parti sono Indradyumn,
Kaseru, Tamraparna, Soumya, Gabhastimana, Nagadvipa, Gandharva e Varuna. La nona
parte è un isola circondata dall'oceano. Sulla parte orientale di Bharatavarsha vivono i
kirata , su quella occidentale gli yavana, su quella meridionale gli andhra e su quella
settentrionale i turaska.

Le sette maggiori montagne in Bharatavarsha sono chiamate Mahendra, Malaya,


Sahya, Shuktimana, Riksha, Vindhya, e Paryatra. Da ognuna di queste montagne
scorrono diversi fiumi.

Bharatavarsha è un luogo sacro. Solo coloro che hanno accumulato punya per oltre un
migliaio di vite umane vengono a nascere a Bharatavarsha. Shiva qui è sempre presente
ad offrire salvezza a chi vi risiede.

Astronomia

Fino a quanto distante si estendono i confini di bhuloka (terra)? Questi confini si


estendono ai punti più distanti che possono essere illuminati dai raggi del sole e della
luna. Sopra alla regione del sole c'è quella della luna. Questo è seguito in successione
dalle regioni di Budha (mercurio), Shukra (venere), Mangala (marte), Brihaspati (giove),
Shani (saturno) e le nakshatra (stelle). Dopo viene saptarshiloka, il circolo dei sette
grandi saggi (la costellazione dell' Orsa Maggiore). Queste regioni oltre (beyond) la
terra sono conosciute come bhuvarloka. Beyond c'è svarloka, o svarga (paradiso).
Bhuloka, bhuvarloka e svarloka sono distrutte nella distruzione che viene alla fine di un
kalpa.

Regioni che sono (further) ancora (beyond) dietro non nono state distrutte alla fine di
un kalpa. La prima di queste regioni è druvaloka, il circolo della Stella Polare. Dopo
viene maharloka, yanaloka, tapaloka e satyaloka. Inclusa la terra ci sono perciò sette
regioni (loka) che sono state menzionate.

Sotto la terra ci sono gli inferi (patala) . Anche esso è diviso in sette regioni. I loro nomi
sono patala, sutala, vitala, nitala, mahatala, agryasutala e rasatala.

I Manvantara (s)

Ogni manvantara è governato da un Manu e ci sono quattordici manvantara in ogni


kalpa. Gli dei (deva), i sette grandi saggi (saptarshis), e l' Indra, cambiano da un
manvantara ad un altro.

Il primo Manu era Svayambhuva. I nomi degli dei dunque erano yama e i nomi dei sette
saggi erano Mariki, Atri, Angira, Pulastya, Pulaha, Kratu e Vashishtha.

Il secondo Manu era Svarochisha. I nomi degli dei erano dunque tushita, e i nomi dei
sette saggi erano Agnidhra, Agnivaha, Medha, Medhatithi, Vasu, Jyotisvana e
Dyutimana.

Il terzo Manu era Outtama. I nomi degli dei erano dunque Rishaba e i nomi dei sette
saggi erano gli uryyas. (I nomi individuali dei saggi non sono dati).

Il quarto Manu era Tamasa. I nomi degli dei erano dunque satya e i nomi dei sette saggi
erano Gargya, Prithu, Agni, Janya, Data, Kapinaka e Kapivana.

Il quinto manu era Raivata. I nomi degli dei erano dunque raibhya e i nomi dei sette saggi
erano Vedavahu, Jaya, Muni, Vedashira, Hiranyaroma, Parjanya e Urddhavahu.
Il sesto manu era Chakshusha. C'erano cinque tipi di dei nel sesto manvantara e i loro
nomi erano adya, prasuta, ribhu, prithugra e lekha. I nomi dei sette saggi erano Bhrigu,
Naha, Vivasvana, Sudharma, Viraja, Atinama, e Asashishnu.

Il settimo manvantara è il manvantara che è quello che dico ora. Il settimo Manu è
Vaivasvata. I nomi dei sette saggi sono Atri, Vashishtha, Bhavya, Kashyapa, Goutama,
Bharadvaja e Vishvamitra.

I restanti sette manvantara verranno in futuro.

L'ottavo Manu sarà Savarni. Lo Shiva Purana qui è stato estremamente confuso , e non è
possibile capire chiaramente chi saranno gli dei nei futuri manvantara. Ma i nomi dei
sette saggi dell' ottavo manvantara sono Viravana, Avanivana, Sumantra, Dhritimana,
Vasu, Varishnu e Arya.

Il nono Manu sarà Rohita. I nomi dei sette saggi saranno Medhatithi, Vasu, Vhargava,
Angira, Savana, Havya e Poulaka.

Il decimo Manu sarà Merusavarni. I nomi degli dei saranno dunque dvishimanta e i nomi
dei sette saggi saranno Havishmana, Pulaha, sukriti, ayomukti, Vashishtha, Prayati e
Nabhara.

L'undicesimo Manu sarà Brahmasavarni. I nomi dei sette saggi sarà Avishmana,
Kashyapa, Vapushmana, Varuna, Atreya, Anagha e Angira.

Il dodicesimo Manu sarà Dharmasavarni. I nomi dei sette saggi saranno Dyuti, Atreya,
Angira, Tapasvi, Kashiapa, Taposhana e Taporati.

Il tredicesimo Manu sarà Rouchya. I nomi dei sette saggi saranno Kashiapa, Magadha,
Ativahya, Angirasa, Atreya, Vashishtha e Ajita.

Il quattordicesimo ed ultimo Manu sarà Bhoutya. I nomi dei sette saggi non sono
menzionati.

Cosa ne è degli dei del settimo manvantara, l'era corrente?

Gli dei adesso sono quarantanove vayus, undici rudra, due ashvinis, dodici adityas ed
otto vasu.

Vaivasvata Manu

I saggi desiderarono sapera da Romaharshana i dettagli sulla nascita del Vaivasvata


Manu.

Il figlio del saggio Kashyapa era Vivasvana o il sole. Il sole ers sposato a Samjna, la
figlia di Tvashta ( la stessa chiamata Vishvakarma), Vivasvana e Samjna ebbero tre figli,
Vaivasvata, Yama e Yamuna.

Samjna comunque non poteva sopportare la forte energia del marito, il sole. Dal proprio
corpo lei creò Chhaya, una donna che le somigliava proprio. Samjna e Chhaya non
potevano essere distinte l'una dall'altra.

Samjna disse a Chhaya, “Stai qui e fingi di essere Samjna. Prenditi cura dei miei tre figli,
Vaivasvata, Yama e Yamuna. Io me ne sto andando alla casa di mio padre. Non dire a
nessuno che tu non sei Samjna.”

“Farò quello quello che ordini,” rispose Chhaya, “ Ma il momento che qualcuno mi
afferrerà per i capelli, allora divulgherò la verità.”

Samjna andò alla casa di Tvashta. Quando ebbe trasorso abbastanza tempo lì, suo
padre divenne sospettoso e cercò di capire perché lei non ritornasse dal marito. Samjna
allora assunse la forma di di giumenta ed iniziò a vivere nel regno che è conosciuto come
Uttarakuru.

Nel frattempo, il sole e Chhaya ebbero un figlio chiamato Savarni. Era chiaro che
Chhaya fece la (dote) per Savarni. D'altra parte, Yama si sentì negletto. Yama era ancora
molto giovane e in un eccesso di rabbia, colpì Chhaya. Chhaya maledì Yama. Yama fu
sorpreso da questo, siccome nessuna madre maledice il proprio figlio. Andò a raccontarlo
al sole. Il sole dedusse che Chhaya non poteva essere la madre di Yama. Afferrò Chhaya
per i capelli e la verità venne fuori.

Il sole allora andà a Tvashta in cerca di Samjna. Fu scoperto che Samjna aveva fatto
tutto ciò perché non poteva reggere l'energia di suo marito. Tvashta cesellò via un po'
dell'energia del sole così che il suo radiare divenne muto.

Sapendo (learning) che Samjna aveva adottato la forma di giumenta, il sole adottò la
forma di un cavallo. Andò ad incontrare sua moglie. Come cavallo e giumenta ebbero due
figli. Questi furono gli dei gemelli conosciuti come Ashvinis. Furono chiamati anche
Nasatya e Dasra.

Vaivasvata Manu praticò una yaina per avere un figlio. Dal sacrificio, una figlia di
nome Ila nacque. Il figlio di Chandra, Budha, sposò Ila ed ebbero un figlio chiamato
Pururava. Questa fù l'origine della dinastia lunare, la quale iniziò con Pururva.

Più tardi, Vaivasvata Manu ebbe nove figli. I loro nomi erano Ikshvaku, Shivi,
Nabhaga, Dhrishnu, Sharyati, Narishyanta, Isha, Karusha e Priyavrata. Questi figli furono
gli originatori della dinastia solare.

Epilogo

I saggi in assemblea furono gratificati da Romaharshana che aveva recitato per loro lo
Shiva Purana. Loro venerarono Romaharshana. “Ma,” avvisò Romaharshana, “Non
divulgate mai quello che io ho detto a voi a coloro che sono irrispettosi o a coloro che
non credono in dio.”

Lo Shiva Purana è così che, leggendolo o ascoltandolo, rende devoti. Tutti i peccati
sono perdonati. Se uno ascolta la recitazione di questo Purana ripetutamente, Shiva stesso
appare per benedire i suoi devoti. Una pesona che dona lo Shiva Purana, insieme ad oro e
ad un toro (bull), ottiene di vivere e ternamente a Shivaloka.

Non'è tempo che tu legga a te stesso lo Shiva Purana nell'originale? .

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