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Arthur Osborne...

L'incredibile Sai Baba di Shirdi...


Edizioni: Il Punto d'Incontro.
Nota dell'editore.
Arthur Osborne nacque a Londra e ricevette la sua istruzione presso la Christ
Church di Oxford. Egli era profondamente interessato alla spiritualit e
trascorse parecchi anni presso il Ramanashramam, l'ashram di Ramana Maharshi che
si trova a Tiruvannamalai, nel Sud dell'India. Di Osborne stato tradotto in
italiano Ramana Maharshi e il sentiero dell'Auto Conoscenza; inoltre, egli ha
curato altri due volumi pubblicati in Italia: Gli Insegnamenti di Ramana
Maharshi e Ramana Maharshi, Opere Complete, editi da Ubaldini, Roma.
Nota dell'autore
Poco dopo la morte di Sai Baba, Swami B. V. Narashimhaswami compil una raccolta
dei suoi detti e di aneddoti dal titolo Sri Sai Baba's Charters and Sayings.
Egli raccolse anche numerose testimonianze di esperienze da un numero
considerevole di devoti e le pubblic in tre volumi dal titolo
Devotees'Experiences of sai Baba.
Entrambi questi libri sono stati pubblicati senza copyright dalla All India Sama
j di Madras, della quale Swami Narashimhaswami era presidente.
Prima che egli lasciasse l'incarico, parlai con lo Swami della mia intenzione di
scrivere una vita di Sai Baba ed egli mi chiese di servirmi ampiamente delle pu
bblicazioni della Ali India Samaj.
Desidero quindi esprimere la mia gratitudine per l'aiuto che ho ottenuto consult
ando queste fonti.
Arthur Osborne

Introduzione
E'perfettamente vero, come commenta l'autore, che Sri Sai Baba, sebbene sia ben
conosciuto in tutta l'India, non lo altrettanto fuori dall'India, specialmente n
ei paesi europei. L'autore desidera quindi presentare questo santo al mondo occi
dentale.
Con questo lodevole obiettivo egli ha scritto un libro che contiene la breve vit
a di Sri Sai Baba, i suoi insegnamenti, i miracoli e gli aneddoti.
Sebbene la vita di Sri Sai Baba, come viene raccontata nel libro, basato su racc
onti autentici dei suoi devoti, sia strana ed eccentrica, nessuno che sia venuto
in contatto con lui pu negare il fatto che egli fosse, e Ramdas direbbe che egli
sia, un santo del pi alto ordine spirituale.
Ramdas ebbe il privilegio di visitare Shirdi circa quattro anni fa per il darsha
n del samadhi di Baba e scopr che l'atmosfera del Mandir, dove situato il samadhi
, vibrava di pace spirituale e gioia. Sai Baba sembra ancora vivo in quel luogo
santo.
Un'altra vista meravigliosa che gli occhi di Ramdas
poterono gioire fu il regolare flusso di devoti, che per tutto il giorno si rive
rsava nel tempio per ottenere il darshan del samadhi di Baba.
Durante i vagabondaggi di Ramdas in varie zone dell'India e in occasione delle s
ue visite presso le case dei devoti, egli scopr ovunque l'immagine di Sai Baba ch
e adornava i muri.

La popolarit di questo santo molto vasta e diffusa, il suo nome diventato estrema
mente familiare in tutte le case dell'India e il popolo indiano lo considera con
grande venerazione.
Sai Baba una potente forza spirituale che modella e trasforma la vita degli aspi
ranti spirituali; ed essi ne cercano la guida e la benedizione anche in questi g
iorni.
L'autore, Sri Arthur Osborne, ha reso un prezioso servizio ai cercatori della Ve
rit occidentali, presentando questo libro al mondo.
Egli, in uno spirito d'amore e devozione a Sai Baba, ha raccontato i pi important
i eventi della sua vita, rinnovando nel cuore del lettore la gloria di Sai Baba.
La sua divina personalit sembra abbia catturato il cuore dell'autore ed egli scri
ve di lui con una tale spontaneit, fornendo dettagli della sua vita e dei miracol
i tratti da varie fonti, che non pu far altro che suscitare, nel cuore del lettor
e, un'onda di ammirazione e devozione per questo grande Maestro spirituale.
Ramdas desidera ardentemente che questo libro giunga nelle mani di ogni aspirant
e spirituale, dei credenti e dei non credenti, in modo che chiunque possa venire
a conoscere come Dio si sia rivelato nella forma di un santo unico e altamente
ispirato, della statura di Sai Baba.
I detti di Sai Baba sono del tutto originali nel loro valore
ed espressione. L'ultima citazione, come trascritta in questo libro, ha affascin
ato Ramdas ed egli terminer con essa questa breve introduzione:
"Io do alle persone quello che vogliono, nella speranza che comincino a desidera
re ci che io voglio dar loro. "
Swami Ramdas
Anandashram,
Khanhangad,
25 aprile 1957

1. Presentazione di Sai Baba


"Guarda, arriva di nuovo quel fachiro pazzo!"
I negozianti si volsero, guardando nella strada, l'alto e scarno giovane che a l
unghi passi s'era incamminato verso di loro, energico, ma dal contegno riservato
, senza parlare con nessuno.
Nessuno sapeva chi fosse. Era apparso per la prima volta nella piccola citt di Sh
irdi, come un ragazzo di circa sedici anni, nel 1872, alla maniera dei fachiri i
tineranti, senza che nessuno sapesse da dove venisse o perch. Di l se ne and, e poi
vi fece ritorno, trascorrendo il resto della sua vita nella cittadina.
Durante le sue visite precedenti aveva vissuto sotto un albero di nim; se ne sta
va seduto l tutto il giorno e di notte dormiva sulla nuda terra, mangiando quel p
oco che i caritatevoli abitanti del villaggio gli offrivano.
Quando smise di vagabondare e si stabil a Shirdi, si rec innanzitutto in un piccol
o tempio ind, con l'intenzione di farne la sua dimora. Ma il custode, Mahalsapath
y, che pi tardi divenne uno dei suoi pi intimi discepoli, lo etichett come fachiro
musulmano e gli rifiut l'ospitalit; consigliandolo invece di andare a vivere nella
moschea.
Sai Baba segu il consiglio e la moschea con i muri di fango divent la sua dimora.
Poi parl con i santi, ind o musulmani, che occasionalmente visitavano la citt, e un
o di essi aveva detto agli abitanti: "Fate attenzione a quel giovane fachiro: un
gioiello su un letamaio."
Ma non fu preso in considerazione. Piuttosto, pareva un po'folle. Non si univa m
ai a loro e parlava raramente. Qualche volta ripeteva namaz (la preghiera ritual
e islamica che deve essere ripetuta cinque volte al giorno), ma anche questo acc
adeva molto raramente.
Il giovane aveva particolari abitudini personali, teneva un fuoco perpetuamente
acceso nella piccola moschea, (pi come un Parsi che come un musulmano) oltre a de
lle piccole lampade ad olio.

Tranne una manciata di cibo, l'olio per le lampade era la sola cosa di cui aveva
bisogno e che era solito mendicare dai negozianti. Questa doveva essere la ragi
one per cui stava arrivando ora...
Uno dei negozianti disse: "Divertiamoci un po'alle sue spalle; rifiutiamoci di d
argli l'olio."
Un gruppetto di curiosi si riun. Ma una volta che l'olio gli fu rifiutato, il gio
vane fachiro si volt e se ne and senza alcuna lamentela o supplica.
"Seguiamolo e vediamo che cosa fa," sugger qualcuno. Il vecchio istinto del branc
o di combattere il forestiero era al lavoro.
E presto videro un'insolita scena. Arrivato alla moschea, il fachiro raccolse un
recipiente di terracotta pieno d'acqua e con esso riemp le lampade, le quali si
accesero
come se vi fosse stato versato dell'olio.
Non ci furono pi gomitate o risate soffocate ora. Presi da un improvviso timore r
everenziale, essi caddero ai suoi piedi e lo pregarono di non maledirli per tutt
o quello che avevano fatto.
Non si parlava pi di fachiri pazzi. La gente di Shirdi ora credeva nel gioiello s
ul letamaio. Sapevano che tra loro c'era un uomo di potere e ben presto scopriro
no che era un santo, un insegnante dalla enorme compassione per coloro che soffr
ivano.
Tuttavia egli rimase bizzarro, un uomo misterioso. Nessuno conosceva il suo nome
. Sai Baba non un nome. Sai una parola persiana che significa "santo" e Baba un
termine Lindi usato con familiarit e rispetto che significa "padre". Nessuno sape
va perch avesse scelto Shirdi come sua dimora.
Pi un villaggio che una citt, a sei miglia dalla pi vicina stazione ferroviaria, no
n era un centro spirituale. Eppure egli rimase l per quasi cinquant'anni, fino al
la sua morte, avvenuta nel 1918, e sempre pi numerosi i devoti si affollarono dal
le citt vicine.
Se ci fu una ragione personale, fu strana quanto tutte le circostanze della sua
vita: molti anni pi tardi, gi famoso, ordin a un devoto di scavare ai piedi dell'al
bero dinim dove soleva sedersi fin dal primo giorno; sotto c'era una tomba ed eg
li dichiar che si trattava della tomba del suo Guru, ma non il Guru di questa vit
a, bens quello di un'incarnazione precedente.
Per quanto concerne la sua incarnazione attuale, praticamente non c' nulla di not
o per i primi anni. E'quasi certo che egli sia nato in una famiglia bramina, in
una piccola citt nei pressi di Hyderabad. Probabilmente i suoi

genitori morirono quando era giovane, poich egli lasci la casa in tenera et per seg
uire un fachiro musulmano.
Alcuni anni pi tardi il fachiro mor ed egli si un a un Guru ind. Era profondamente a
ttaccato al suo Guru, al quale si rivolgeva con l'affettuoso diminutivo di Venku
sa, Un giorno Sai baba raccont la storia di come si erano incontrati e di come av
evano trascorso la loro vita insieme.

Il suo Guru
"Una volta stavo commentando i Purana e altre opere che stavo leggendo con tre a
mici, e discutevo di come conseguire la realizzazione.
"Uno di loro disse che bisogna contare solo su se stessi e non su un Guru, perch
la Gita dice: 'Te stesso'.
"Il secondo disse che la cosa principale controllare la mente e tenerla libera d
a pensieri e dubbi.
"Il terzo disse che le forme cambiano costantemente e soltanto il Senza Forma im
mutabile, cos dobbiamo costantemente distinguere tra l'Eremo e il transitorio.
"Il quarto non apprezzava la teoria e disse: 'Compiamo semplicemente il nostro d
overe e abbandoniamo la nostra vita, il nostro corpo e la nostra parola ad un Gu
ru che sia onnipervadente. La fede in lui tutto ci di cui abbiamo bisogno'.
"Mentre ci aggiravamo nella foresta, incontrammo un uomo che ci chiese dove stes
simo andando nella calura del giorno e ci avvis che ci saremmo persi. Ci invit a s
ostare
e a condividere il suo cibo, ma noi rifiutammo la sua offerta e il suo consiglio
e continuammo il nostro cammino. In effetti perdemmo la strada in quella vasta
e fitta foresta.
"Incontrammo una seconda volta l'uomo che ci conferm che ci eravamo persi perch av
evamo fatto affidamento solo sulla nostra abilit e ripet che avevamo bisogno di un
a guida.
"Ancora ci invit ad accettare il suo cibo e ci disse che quell'offerta era propiz
ia e che non avremmo dovuto rifiutarla. Comunque, ancora una volta declinammo il
suo invito e continuammo nel nostro cammino. Soltanto io mi sentii affamato, ri
tornai da lui, accettai un pezzo di pane e bevvi un po'd'acqua.
"Poi il Guru apparve di nuovo, chiese su cosa stavamo discutendo e io gli raccon
tai tutto. Gli altri lo lasciarono senza mostrare alcun rispetto per lui, ma io
mi inchinai con reverenza.
"Allora egli mi port ad un pozzo, mi leg le gambe con una corda e mi appese a test
a in gi da un albero che cresceva l vicino. La mia testa era a circa un metro dall
'acqua, quindi non potevo raggiungerla.
"Il mio Guru mi lasci l e se ne and, non so dove. Ritorn quattro o cinque ore pi tard
i e mi chiese come mi sentivo. Risposi che avevo passato il tempo in una grande
beatitudine ed egli ne fu deliziato e mi abbracci, accarezzandomi amorevolmente i
l capo.
"Poi mi parl con grande amore e fece di me il suo discepolo. Da allora dimenticai
completamente mia madre e mio padre e tutti i miei desideri.
"Amavo guardarlo. Non avevo occhi che per lui. Non volevo pi tornare indietro. Di
menticai ogni altra cosa al di fuori del mio Guru. La mia intera vita e la mia v
ista erano
concentrate su di lui. Egli era il solo oggetto della mia meditazione. In silenz
io mi inchinai..."
Questo un racconto tipico di Sai Baba, perch l'intera storia simbolica. La forest
a la giungla della mente in cui avviene la ricerca della Verit e i quattro amici
sono i quattro diversi modi di approccio. L'uomo il Guru e il cibo che offre la
sua Grazia.
"Il Guru apparve", significa che dopo che il giovane aveva accettato il cibo, sc
opr che chi l'aveva donato in realt era il Guru divino. Allora egli si inchin con r
everenza, cio ne accett l'autorit.
Essere legato a testa in gi, sospeso su un pozzo, significa il capovolgimento del

l'ego, il vincolarlo e tenerlo in vista delle fresche acque della Pace (purtropp
o questa disciplina stata usata fisicamente da qualche maestro).
E'per questa ragione che la prova si rivela beatifica; sofferenza beatificata da
l fine per il quale viene sopportata.
Questo assorbimento nel Guru la sadhana, o sentiero, e "in silenzio mi inchinai"
l'estinzione dell'ego nella Realizzazione.
Un Guru normalmente guida i suoi discepoli lungo il sentiero che egli stesso ha
percorso, perci questo racconto ha importanza in riferimento al sesto capitolo, d
ove viene considerato l'addestramento spirituale che Sai Baba adotta per i suoi
devoti.
In un'altra occasione egli disse: "Dopo la morte del mio fachiro, la sua vedova
mi lasci con Venkusa a Selu. Restai con lui per dodici anni e poi lasciai Selu."
Anche qui il numero dodici pu essere semplicemente simbolico, in relazione ad un
periodo completato (i dodici segni dello zodiaco).
E'difficile che possa essere vero letteralmente, visto
che Sai Baba aveva soltanto sedici anni quando and per la prima volta a Shirdi do
po la morte del suo Guru.
Si dice che egli avesse otto anni quando lasci la sua casa e si deve pensare che
abbia passato col fachiro ancora qualche anno.
Un'altra stranezza sta nel fatto che per tutta la vita egli tenne con se un comu
ne mattone che il suo Guru gli aveva dato. Quando alla fine il mattone cadde e s
i ruppe, nel 1918, poco prima della morte di Sai Baba, egli disse: "Non il matto
ne che si spezzato, ma il mio karma; non sopravviver alla sua rottura."
Ovviamente non necessario conoscere i primi anni della sua vita o il suo addestr
amento. E se lo fosse stato, molto probabilmente ce ne avrebbe parlato.
Fu verso il 1900 che la fama di Sai Baba cominci a diffondersi e da allora questa
ha continuato ad aumentare.
Conoscenza libresca
Anche in una citt lontana come Madras, camminando in un bazar, negozio dopo negoz
io, si pu vedere il suo ritratto, spesso con dei bastoncini di incenso che brucia
no davanti all'immagine. Probabilmente non c' santo in India che abbia pi devoti o
il cui culto sia cos largamente diffuso (un'affermazione che non include Rama o
Krishna che sono, strettamente parlando, non dei santi ma degli Avatar).
E tuttavia Sai Baba quasi sconosciuto al di fuori dell'India. Da quanto ne so, n
on stata pubblicata alcuna
sua biografia da nessun editore occidentale.
Perch questa discrepanza? Suggerisco che sia perch Sai Baba non si accorda al conc
etto moderno di santo.
Cio egli non si uniforma allo stereotipo del santo che conduce una vita decorosa,
eseguendo non troppi miracoli stupefacenti, che espone il suo insegnamento in u
na filosofia sulla quale gli eruditi possano scrivere tesi, affermando che: "Per
X il mondo era puramente illusorio, mentre per Y possedeva una indiscutibile, s
ebbene transitoria, realt," o altra spazzatura di questo genere.
Invece, i grandi saggi parlano per Conoscenza, non per opinioni, e qualunque con
traddizione ci possa essere tra loro dovuta o all'impossibilit di esprimere l'ine
ffabile con parole, oppure dovuta alla scelta di un particolare punto di vista c
he si adatti ad un particolare tipo di discepolo.
Ci sono molti differenti punti di osservazione di un picco di montagna, quando v
iene guardato dalla sua base, e un Maestro pu puntare la sua luce su uno o sull'a
ltro di essi, o sul sentiero che vi conduce.
Tali sentieri, illuminati da vari maestri, possono incrociarsi mentre si avvolgo
no intorno al fianco della montagna, cosicch il geografo dalla vista corta pu dimo
strare che essi corrono in direzioni opposte, ma il Maestro conosce la cima, che
una sola, e sa che tutte le vie conducono in quel luogo.
Sai Baba non ha mai scritto un libro. Il suo comportamento era bizzarro. Egli co
mpiva i suoi miracoli con l'irrequieta esuberanza di un bambino. Un santo facile
da presentare ad un lettore moderno.
Non soltanto non scrisse libri, ma non li lesse nemmeno. Occasionalmente istruiv

a un devoto a leggere qualche opera religiosa o qualche Scrittura Sacra, ma per


lo pi li
scoraggiava dal leggere dicendo: "Le persone sperano di trovare Brahma, ma solo
brama (confusione) , non Brahma (Dio) che essi trovano."
C' qualcosa di poco ortodosso in questa affermazione. La comprensione teorica bas
ilare necessaria, tranne che in rari casi, ma il continuo accumulo di conoscenza
teorica non aiuta alla comprensione spirituale.
In effetti, lo studio mentale pu distrarre un uomo dal pi arduo compito dello sfor
zo spirituale con la falsa attrattiva di una facile alternativa.
In modo particolare, in questa epoca, in cui assistiamo ad una tale profusione d
i questi libri, tutto questo un pericolo reale.
Anche Sri Ramakrishna non aveva mai praticato n gradito l'erudizione e Bhagavan R
amana Maharshi, sebbene fosse estremamente erudito, scrisse in maniera sprezzant
e sull'erudizione libresca:
"E'l'illetterato che viene salvato, piuttosto che coloro il cui ego non sparito,
a dispetto della loro erudizione.
"L'illetterato viene salvato dalla terribile morsa dell'autoinfatuazione, dalla
malattia di una miriade di pensieri turbinanti, dall'incessante rincorsa della r
icchezza (mentale). Non da un solo male che essi vengono salvati." ("Quaranta ve
rsi", verso 36).
La non conoscenza di cui si parla qui, naturalmente non semplice ignoranza, ma l
a semplicit e l'integrit di mente che esaltata dal Taoismo, quella che Cristo defi
n "simile ad un piccolo bambino", e che l'Islam individua nell'analfabetismo del
Profeta.
Non incompatibile con l'erudizione; tuttavia l'erudizione non pu produrla e l'ass
orbimento nell'erudizione la pu distruggere.
Per anni si dubit del fatto che Sai Baba fosse capace di leggere o scrivere; cert
amente nessuno supponeva che egli conoscesse il sanscrito. Finch un giorno, egli
fece un'esposizione che dimostr la sua erudizione, come pure la sua perspicacia e
l'umorismo che gli era naturale.
Un devoto stava massaggiandogli le gambe e i piedi, cantando intono sommesso. Sa
i Baba gli chiese cosa stesse mormorando.
"Un verso sanscrito", egli rispose, non sospettando che Sai Baba conoscesse a su
fficienza la Scrittura da volere una risposta pi precisa. Comunque, gli fu chiest
o di quale verso si trattasse.
"Un verso della Gita."
"Dillo ad alta voce".
Il devoto allora recit in sanscrito il verso 34 del quarto capitolo: "Capii che t
ramite la prosternazione, l'indagine e il servizio, i jnani (illuminati; leggi g
hiani, n.d.t.) che hanno realizzato la Verit ti insegneranno Jnana (Conoscenza; l
eggi Ghiana, n.d.t.)."
"Comprendi questo, Nana?" gli chiese Baba.
"S."
"Allora, spiegami il significato."
Il devoto diede una libera interpretazione nel linguaggio locale, ma Sai Baba no
n fu soddisfatto. "Non voglio una parafrasi; voglio lo stretto significato gramm
aticale, caso, modo e tempo."
Il devoto allora fece una traduzione letterale, chiedendosi nel contempo se Baba
sapesse qualcosa di grammatica sanscrita. E presto lo scopr.
"In Tatviddhi, cosa indica tat?" gli chiese Baba.
"Jnana (Conoscenza)."
"Quale conoscenza? Conoscenza di che cosa?"
"Quella di cui si parlava nel verso precedente."
"Che cosa significa Pranipat ? "
"Prostrazione."
"E pat?"
"Lo stesso."
"Se hanno lo stesso significato perch Vyasa (il leggendario autore del Mahabharat
a, l'epica di cui la Bhagavad Gita un capitolo.) avrebbe aggiunto due sillabe no

n necessarie?"
"Non vedo alcuna differenza tra loro," ammise Nana. Baba abbandon quel punto per
un po'e pass a quello successivo.
"Che cosa significa prasna?''
"Porre domande."
"E pariprasna ? "
"La stessa cosa."
"Se significano la stessa cosa dobbiamo dedurre che Vyasa era pazzo e usava la p
arola pi lunga?"
"Non vedo alcuna differenza."
"Che cosa significa sera ? "
"Servizio, come quello che sto facendo ora nel massaggiare i tuoi piedi."
"Nulla di pi?"
"Non vedo che cosa possa significare di pi."
"Lasciamo anche questo. Passiamo al punto successivo. Krishna ordina ad Arjuna d
i ottenere Jnana (Conoscenza) da un jnani (illuminato). Non era Krishna stesso u
n jnani ? "
"S."
"Allora perch mandare Arjuna dagli altri invece di dargli Jnana lui stesso?"
"Non lo so."
"E'Arjuna un diva (essere) e perci un'emanazione di Chaitanya (Coscienza Universa
le)?"
"S."
"Allora come pu essere data la Conoscenza a ci che gi un'emanazione della Coscienza
o Conoscenza?"
Sai Baba allora interpret il verso dicendo che non Jnana (Conoscenza) che il Guru
conferisce, ma Ajnana (non conoscenza o ignoranza).
Nana, confuso su quello che prima gli era sembrato un verso chiaro, chiese a Sai
Baba di chiarire questi punti.
Egli spieg. "Il verso ci dice come un discepolo deve avvicinare il suo Guru al fi
ne di conseguire la Realizzazione. Deve completamente abbandonare corpo, mente,
anima e possessi al Guru. (Sai Baba stesso non chiede l'abbandono delle loro pro
priet ai suoi discepoli; una questione di attitudine e di mente: ci deve essere c
ompleta libert nell'abbandonare tutto). Questa la prostrazione a cui ci si riferi
sce.
"Indagine significa una costante ricerca della Verit, non un porre domande per se
mplice curiosit o per un motivo errato, come quello di voler intrappolare il Guru
. Il motivo deve essere il puro desiderio per il progresso spirituale e la Reali
zzazione.
"Il servizio non va inteso come semplice servizio fisico, come il massaggiare. A
ffinch sia efficace non ci dev'essere l'idea che si liberi di dare o di non prest
are servizio; si deve sentire che il nostro corpo non ci appartiene pi, poich lo s
i abbandonato al Guru, ed esiste soltanto per servirlo."
Poi segu la spiegazione sul Guru che d ignoranza, "Brahma non forse Pura Conoscenz
a o Essere?"
"S."
"Ed ogni altra cosa non essere o ignoranza (non Conoscenza)?"
"S."
"Non dichiarano forse le scritture che Brahma al di l del raggiungimento della pa
rola o della mente?"
"si."
"La parola del Guru non Brahma o Conoscenza?"
"No."
"Allora ammetti che ci che il Guru dice non Conoscenza, ma ignoranza?"
"Sembra cos."
"Allora l'istruzione del Guru semplicemente una forma di ignoranza usata per rim
uovere l'ignoranza del discepolo, proprio come si usa una spina per rimuoverne u
n'altra dal piede, non vero?"
"Credo di s."
"Il discepolo un jiva (essere) la cui natura essenziale Conoscenza, non cos?"

"S."
"Allora, ovviamente, non c' bisogno di dargli Conoscenza, ma semplicemente di rim
uovere il velo dell'ignoranza che nasconde la Conoscenza gi esistente.
"Questo, naturalmente, non viene fatto in un colpo solo, poich il discepolo compl
etamente immerso in un'antica ignoranza e ha bisogno di istruzioni ripetute, che
possono prendere molte vite.
"E qual la natura di questa istruzione attraverso la parola su ci che al di la de
lla parola? Non come rimuovere una copertura?
"L'ignoranza nasconde la preesistente Conoscenza, proprio come le piante acquati
che coprono la superficie di uno stagno.
"Rimuovi le piante e vedrai l'acqua. Non devi crearla; gi l. Analizza un altro ese
mpio:
"Una cataratta cresce sull'occhio e impedisce all'uomo di vedere; rimuovi la cat
aratta ed egli vedr. L'ignoranza la cataratta.
"L'universo la manifestazione dell'incredibile Maya, che ignoranza; tuttavia l'i
gnoranza e necessaria per illuminare e dissolvere questa ignoranza.
"La Conoscenza Divina deve essere realizzata, non insegnata. Prostrazione, indag
ine e servizio sono i metodi con i quali ottenere la Grazia del Guru.
"E'un'illusione supporre che i fenomeni siano reali. Questo lo schermo dell'igno
ranza che copre la Conoscenza. Una volta che questo verr rimosso, Brahma o Conosc
enza risplender.
"L'ignoranza il seme del samsara (il ciclo di nascita e morte). Instilla negli o
cchi il collirio della Grazia del Guru e lo schermo di Maya sparir, lasciando sol
tanto Jnana (Conoscenza).
"Jnana non qualcosa da conseguire, eterna ed autoesistente. D'altra parte, l'ign
oranza ha una causa e una fine. La sua radice il concetto che il devoto un esser
e separato da Dio. Annientandolo, rimane Jnana.
"Ecco la ragione per cui Krishna consigli ad Arjuna di cercare altri Guru invece
di dargli lui stesso Jnana. Krishna considerava forse gli altri jnani separati d
a se, oppure il loro insegnamento era differente dal suo? No. Quindi il loro ins
egnamento anche il suo e non c' differenza."
Sai Baba disse poi a Nana di portare la Bhagavad-Gita. Ne avrebbero letto un cap
itolo al giorno ed egli poi l'avrebbe commentato. Cos avvenne, ma non fu presa ne
ssuna registrazione. Poi il libro, la cui forza e profondit si possono
intuire dall'esempio citato, semplicemente scomparve.
Questo, comunque, sufficiente a dimostrare che quanto veniva teorizzato da Sai B
aba era il puro advaita, la dottrina della non dualit, l'essenza stessa dell'inse
gnamento spirituale.

Miracoli
Analizziamo ora la questione dei miracoli. In tempi recenti la maggior parte dei
Maestri Spirituali si sono di buon grado astenuti dal fare miracoli. Pi un'epoca
materialistica, pi impressionata da segni e meraviglie che, come Cristo disse ai
suoi seguaci, e come universalmente riconosciuto in India, non sono affatto sem
pre spirituali. Perci il loro uso generalmente considerato sconsigliabile. Forse
presuntuoso pensare di affermare ci che il Maestro considera sconsigliabile, fors
e meglio affermare semplicemente il fatto che i miracoli vengono usati raramente
.
La Grazia Divina pu manifestarsi in vari modi in un grande Santo o in un Maestro,
ma questo differente. Non implica atti evidenti o deliberati. Per esempio, i de
voti di Bhagavan Ramana Maharshi, il supremo saggio dei tempi moderni, fanno not
are che appena le preghiere gli venivano rivolte ottenevano risposta, le malatti
e venivano curate, i pericoli evitati, sebbene egli non eseguisse apertamente ne
ssun miracolo.
Quando gli fu chiesta una spiegazione di questo egli disse: "E'sufficiente che i
pensieri di un jnani vengano rivolti in una direzione qualunque, e l'attivit div
ina automaticamente comincia."

Tutta la sua attivit era discreta e poco evidente, per quanto possibile. Ma non f
u cos con Sai Baba. I suoi miracoli erano appariscenti. Nulla era automatico.
Due storie serviranno ad illustrare la differenza:
Una donna mor a Tiruvannamalai. Il marito non pot portare il cadavere al luogo di
cremazione, poich per tutto il giorno cadde una pioggia torrenziale e, a causa de
l clima indiano, davvero poco saggio, oltre che illegale, tenere un cadavere per
pi di ventiquattr'ore senza dargli sepoltura o provvedere alla cremazione.
Cos egli and a raccontare la sua situazione al Maharshi. Guardando il cielo, il Ma
harshi disse: "Penso che smetter di piovere." Il devoto ritorn a casa e immediatam
ente ordin che i buoi venissero aggiogati al carretto per portare il cadavere in
citt per la cremazione, tale era la sua fede in ogni parola del Maharshi. E in ef
fetti la pioggia si arrest abbastanza a lungo da poter svolgere la sua missione.
Ed ecco l'altra storia.
Shirdi a circa sei miglia da Kopergaon, la pi vicina stazione ferroviaria, e il s
olo veicolo per viaggiare era un tanga, carretto trainato da un cavallo.
Alcune persone, che avevano fatto visita a Sai Baba, avevano la necessit urgente
di prendere il treno della notte per ritornare a Bombay, ma stava infuriando una
tremenda tempesta. Sai Baba guard in alto e grid: "Ehi! Basta! Adesso fermati! I
miei figli devono tornare a casa." E la tempesta si plac.
Bisogna comunque tener presente che c'era sempre uno scopo nei suoi miracoli. E
quanto questo scopo potesse variare sar evidente proseguendo nella lettura di que
sto
libro. Una volta egli disse: "Do ai miei devoti ci che vogliono, affinch comincino
a desiderare quello che io voglio dar loro veramente." A parte i miracoli, c'er
a comunque qualcosa si bizzarro in Sai Baba.
Egli era una strana figura che insegnava indifferentemente a ind e musulmani, ten
endo un fuoco sacro acceso in una moschea, arrabbiandosi con i suoi devoti, pren
dendoli persino a bastonate, rispondendo a pensieri inespressi, lanciando pietre
e insulti ad un visitatore incredulo per scacciarlo, oppure eseguendo un miraco
lo per attirarlo a se, chiedendo apertamente del denaro e poi regalandolo ad alt
ri.
Era un Gargantua spirituale, uno di fronte al quale Gargantua ridotto a un bambi
no. Poteva scoppiare in una tremenda ira senza alcuna ragione evidente, distribu
endo insulti; ma la tempesta presto passava ed egli improvvisamente cominciava a
parlare dolcemente a qualcuno appena arrivato o che se ne stava andando.
Ogni tanto ripeteva sacri versi islamici, arabi o persiani, raramente ind, il tut
to sottovoce, come se non volesse essere udito. Compiva anche strani riti. Stava
di fronte al suo fuoco rituale e strofinava delle monete. Uno dei suoi devoti p
i stretti, Das Ganu, ha descritto questa pratica:
Vecchie monete
"Sai Baba occasionalmente eseguiva strani riti tra l'una e le due del pomeriggio
, nella moschea, quand'era solo, tenendo davanti a se un panno che lo schermava.
"Tirava fuori da un borsellino dieci o quindici vecchie monete di vario tipo, da
un quarto di anna ad una rupia e le strofinava gentilmente tra le dita.
"Non so se nel frattempo ripetesse qualche mantra. La loro superficie era consum
ata dallo strofinio. Qualche volta mentre lo faceva diceva: "Questa di Nana, que
sta di Babu, questa di Taka e cos via. Ma se qualcuno si avvicinava, le raccoglie
va immediatamente e le rimetteva nel borsellino nascondendole."
Ovviamente, le monete simbolizzavano i devoti sui quali egli stava lavorando spi
ritualmente, trasmettendo loro la Grazia, elevandoli e sostenendoli. Ogni maestr
o lo fa, ma Sai Baba usava dei simboli, mentre un altro poteva non mostrare segn
i esteriori.
Un devoto musulmano, che era un attendente personale di Sai Baba, ha descritto u
n altro strano rito: "Baba era solito sedere dietro una colonna nella quale era
nascosta una lampada che continuava ad ardere. Da dove egli era seduto la lampad
a non era visibile. Non lo vidi mai guardare direttamente la lampada.
"Aveva l'abitudine di riempire dei recipienti di terracotta con dell'acqua e por

li vicino a se. Stava seduto con due di essi al fianco e continuava a versare l'
acqua in varie direzioni. Non posso dire perch lo facesse o se pronunciasse qualc
he mantra nel frattempo."
Anche in questo caso, deve essersi trattato di un simbolo del fluire della Grazi
a...
Inoltre, non c'era peculiarit maggiore del suo modo di dormire. Per gran parte de
lla sua vita egli dormi su un'asse lunga centocinquanta centimetri e larga meno
di quaranta, attaccata al soffitto per mezzo di strisce di vecchia stoffa quasi
inesistenti.
Era sollevata da terra di centottanta centimetri circa e numerose lampade erano
poste sotto di essa.
Dev'essere stato necessario far uso della levitazione non solo per salirvi, ma a
nche per adagiarvisi senza spezzare i supporti. Non pu essersi trattato di sonno
normale.
Una volta, quando Das Ganu e alcuni altri si misero ad osservare l'asse, in un i
mpeto d'ira Sai Baba l'afferr e la fece a pezzi.
Una spiegazione di questo strano modo di dormire l'ha offerta, con un commento d
egno di nota, una signora Parsi:
"Mi colp una differenza notevole che notai tra Sai Baba e altri santi famosi ai q
uali ho fatto visita e che ho visto in uno stato di samadhi, completamente dimen
tichi del loro
corpo.
"Ho potuto anche vederli riprendere coscienza dell'esterno, consci del contenuto
dei nostri cuori e rispondere alle nostre domande.
"Ma con Sai Baba c'era questa peculiare differenza: non aveva bisogno di entrare
in samadhi per raggiungere qualcosa o conseguire uno stato superiore di coscien
za.
"In ogni istante era in uno stato di duplice coscienza: uno che utilizzava attiv
amente l'ego chiamato Sri Sai Baba e che giocava con gli altri ego in faccende t
emporali o spirituali e l'altro che trascendeva ogni ego e dimorava nello stato
del Se Universale.
"Egli manifestava i poteri e le caratteristiche proprie di entrambi gli stati di
coscienza. Altri santi avrebbero dimenticato il loro corpo e l'ambiente circost
ante per poi ritornarvi, ma Sai Baba era costantemente all'interno e all'esterno
del mondo materiale.
"Alcuni dimostrano di fare uno sforzo per leggere il contenuto della mente altru
i e per raccontare gli avvenimenti
passati, ma per Sai Baba non era necessario alcuno sforzo. Egli era sempre nello
stato onnisciente."
Un uomo realizzato pu, come afferma la donna parsi e come io stesso constatai nel
caso di Bhagavan Ramana Maharshi, essere in uno stato di samadhi permanente o C
onoscenza Divina, e in tale caso non soltanto non necessario il tipo di samadhi
che sembra trance, ma superfluo anche il normale stato di sonno.
Non l'oblio comunemente conosciuto come sonno quello che egli sperimenta, ma la
luminosit del samadhi. Ci significa che Sai Baba di notte non era nello stato di s
onno, ma in uno di levitazione e samadhi, prendendosi cura dei suoi devoti ed in
viando loro la sua Grazia.
Perch egli lo dovesse mostrare in una maniera che sembrava esibizionista e tuttav
ia si arrabbiasse se veniva visto, un'altra questione.
Il ladro di gioielli
La profondit di Sai Baba e la sua stranezza, il simbolismo del suo linguaggio e l
a rudezza della sue maniere sono evidenti in uno scontro che egli ebbe con le au
torit.
Un ladro fu arrestato con dei gioielli rubati e portato di fronte al tribunale d
ella vicina citt di Dhulia. Sarebbe stato un caso semplice, se egli non avesse av
anzato l'imbarazzante pretesa che Sai Baba gli aveva dato i gioielli.
Tutti conoscevano la ricchezza che ogni giorno veniva elargita a Sai Baba o dist

ribuita da lui; comunque, in


questo caso era certo che i gioielli erano rubati. La sola cosa da farsi era man
dare un invito a Sai Baba affinch si recasse in tribunale a testimoniare.
"Baba, c' una convocazione per voi", balbett timidamente il poliziotto.
"Prendi quello straccio di carta e gettalo nel fuoco!" Rugg Baba.
Naturalmente, un tale disprezzo per l'autorit non poteva essere ignorato e venne
emesso un mandato d'arresto. Il poliziotto avanz nervosamente con esso. "Questa v
olta hanno emesso un mandato d'arresto, Baba. Verresti per favore con me a Dhuli
a?"
Con un torrente di imprecazioni Baba gli ordin di gettare il mandato nella latrin
a.
Alcuni dei devoti pi influenti si riunirono per discutere sul da farsi. Firmarono
una petizione nella quale affermavano che un uomo adorato da un cos vasto seguit
o non avrebbe dovuto essere convocato e suggerirono che venisse inviato un commi
ssario a Shirdi per ottenere la sua testimonianza. La loro richiesta venne accol
ta e un certo Joshi, un magistrato di prima classe, fu incaricato del caso.
"Qual il vostro nome?" Egli cominci.
"Mi chiamano Sai Baba."
"Il nome di vostro padre?"
"Sai Baba."
"Il nome del vostro Guru?"
"Venkusa."
"Credo o religione?"
"Kabir."
"Casta o comunit?"
"Parvardigar."
"Et?"
"Centinaia di migliaia di anni."
L'indagine era stata avviata con delle domande di rito; solo che le risposte era
no ben diverse dalla consuetudine. Infatti erano tutte simboliche.
Sai Baba non un nome, ma un epiteto, come gi stato spiegato. Dando il suo stesso
nome in risposta alla domanda su quale fosse il nome di suo padre, egli sottinte
ndeva che non era pi condizionato da parentele umane.
Kabir fu un grande santo che visse a cavallo del XV e del XVI secolo e che aveva
seguaci sia ind che musulmani; fornendo il suo nome Sai Baba suggeriva che anch'
egli si era elevato al di sopra delle religioni dei suoi seguaci.
"Parvardigar" un nome divino; si ritiene che colui che ha conseguito la realizza
zione del Se sia al di sopra delle quattro caste, in uno stato divino, questa er
a l'implicazione. Per quanto concerne la sua et, la risposta implica che egli era
al di l delle limitazioni del tempo, stabilito nell'eterno presente della consap
evolezza spirituale.
La successiva domanda di rito fu: "Giuri di dire tutta la verit, nient'altro che
la verit?"
"La verit", egli afferm brevemente.
"Conosci l'accusato?"
"S, lo conosco". Questo almeno suon soddisfacente, ma solo fino a quando Sai Baba
aggiunse: "Io conosco tutti."
"Egli afferma di essere tuo devoto e di essere stato con te. E'cos?"
"S. Tutti sono con me. Tutti sono miei".
Si trattava di un'affermazione dell'universalit dell'Uomo Divino, ma non era di g
rande peso legale.
"Gli hai dato dei gioielli, come lui ha affermato?"
"S. Glieli ho dati." Ma una volta ancora, un'affermazione chiara fu resa vana dal
la metafisica: "Chi d che cosa? Bachi?"
"Se gli hai dato i gioielli, come li hai avuti?"
"Ogni cosa mia."
A quel punto il magistrato perse la pazienza. Tutto questo poteva essere una buo
na disquisizione metafisica, ma era una pessima testimonianza.
"Baba!" Egli scoppi, "questa una seria accusa di furto. L'uomo dice che tu gli ha
i dato i gioielli."

Anche Baba perse la pazienza. "Che cos' tutto questo? Che diavolo ho a che fare i
o con ci?" E se ne and.
Successivamente la questione della testimonianza fu lasciata cadere, perch si pot
provare che l'accusato non era a Shirdi al momento del furto.
E'interessante notare che a Sai Baba non fu chiesto di firmare la sua deposizion
e. Egli non firm mai nessun documento. Non aveva un nome con cui firmare.
Fu verso il 1900 che la fama di Sai Baba cominci a spargersi. Nell'ultimo decenni
o della sua vita, Shirdi fu costantemente affollata da visitatori. L'ammalato ve
niva guarito, il senza figli otteneva famiglia, il dubbioso acquisiva fede.
Verso la fine, vennero organizzate delle magnifiche celebrazioni annuali, con ta
nto di destrieri, cocchi ed elefanti adornati regalmente. Sai Baba aveva un'enor
me avversione per tutta quella pompa, ma cedette alle insistenze dei suoi seguac
i. Fluirono grandi ricchezze che venivano distribuite come l'acqua, cosicch, quan
do egli mor, aveva soltanto il denaro sufficiente a coprire le spese per il funer
ale.
Alla sua morte il numero dei suoi devoti aumentato, non diminuito. Come mai allo
ra egli rimasto sconosciuto fuori dall'India?
Ho gi suggerito la risposta. C' ancora una grande fede in India. Ci sono molti san
ti, sebbene per la maggior parte siano poco conosciuti. Ci sono sadhu e fachiri
genuini, viaggiatori sul Sentiero, come pure imbroglioni. Ma c' un altro aspetto.
L'India istruita, occidentalizzata, affascinata dagli ideali occidentali della
scienza e del progresso, sia da quelli ottenuti tramite la democrazia o tramite
il comunismo, ed molto sensibile al fatto di essere considerata retrograda o sup
erstiziosa.
Sono i prodotti di questa India che scrivono libri per editori stranieri. Non c'
da meravigliarsi allora che essi esitino a pubblicizzare un santo che insegn con
i miracoli, piuttosto che con i libri. I devoti di Sai Baba per lo pi si contano
tra la gente pi conservatrice (sebbene in privato si possano scoprire le persone
pi sorprendenti tra di loro).
Sono stati scritti parecchi libri su di lui nei vari dialetti indiani, ma forse
naturale che debba essere un occidentale a far conoscere Sai Baba in Occidente.

2. Il Guru e la sua famiglia


Bizzarro s, ma questo non dovrebbe nasconderci la sua amorevole cura per i devoti
e lo sviluppo spirituale che egli stimolava in loro, n l'amore e la devozione ch
e essi provavano per lui.
Sar forse meglio perci aprire questo capitolo con una affermazione di una delle su
e devote, la donna parsi alla quale abbiamo gi fatto riferimento:
"La prima cosa che colpiva in Sai Baba erano i suoi occhi. C'era un tale potere
e penetrazione nel suo sguardo che nessuno poteva guardarlo negli occhi. Si avve
rtiva la sensazione di essere letti da cima a fondo. Subito si abbassava lo sgua
rdo e ci si inchinava.
"Si percepiva che egli non era soltanto nel proprio cuore, ma in ogni atomo del
corpo. Alcune parole o un gesto rivelavano alla persona in questione che Sai Bab
a conosceva tutto del suo passato e del suo presente, persino del futuro, e ogni
altra cosa. Non c'era nell'altro da fare se non sottomettersi fiduciosamente e
abbandonarsi a lui. Ed egli si curava di ogni piccolo dettaglio e fungeva da gui
da attraverso le vicissitudini della vita."
Sono quest'amore e questa protezione, l'esaltazione spirituale della sua presenz
a che ella enfatizza.
"Non era semplicemente il suo potere che lo rendeva caro ai suoi devoti. La sua

amorevole cura, insieme con suoi poteri, facevano di Shirdi un autentico paradis
o per quei devoti che vi si recavano. Ci si sentiva sicuri che nulla ci poteva d
anneggiare.
"Quando andavo a sedermi in sua presenza dimenticavo sempre il mio dolore, persi
no il corpo stesso e tutte le preoccupazione e le ansiet mondane. Passavano ore i
ntere seduta beatamente, inconsapevole del trascorrere del tempo. Era un'esperie
nza straordinaria che condividevo, credo, con tutti i suoi veri devoti. Egli per
noi era tutto."
Un altro devoto, Y. J. Galvankkar, parla soprattutto della natura parificante de
ll'influenza di Sai Baba:
"Feci visita a Sai Baba per la prima volta nel 1911. Vi andai perch vi si stavano
recando mio suocero ed altri parenti. Avevo sentito parlare della santit di Sai
Baba, ma a quel tempo non ero seriamente attirato dal fatto di ottenere da lui d
ei benefici spirituali o temporali.
"Mi recai da lui con questa attitudine quattro o cinque volte e il mio interesse
gradualmente aument. Poi mi apparve in sogno e mi chiese due rupie come dakshina
(compenso dovuto all'insegnante). Svegliandomi decisi di pagargli la somma rich
iesta e gli inviai due rupie a Shirdi con un vaglia postale.
"Nello stesso sogno egli mi diede due preziose istruzioni: comportarmi con probi
t e integrit e mantenere la castit. Ho osservato queste istruzioni con attenzione e
zelo.
"Una volta, dopo questo sogno, andai a Shirdi. Doveva essere il 1917; egli mise
la sua mano sul mio capo e questo
ebbe uno strano effetto su di me. Dimenticai me stesso e l'ambiente circostante
ed entrai in uno stato di estasi. Venni a sapere in seguito che mentre io ero in
quello stato, Sai Baba disse ai presenti che le mie caratteristiche erano integ
rit e purezza.
"Descrisse loro le varie forme e le condizioni che avevo vissuto in vite precede
nti e disse che egli mi aveva posto nel grembo materno in questa nascita e che a
ncora mantenevo la mia integrit e la mia purezza."
La richiesta di due rupie era un simbolismo molto usato da Sai Baba.
Qualche volte appariva alle persone in sogno o nelle visioni per attirarle a lui
. E'sempre il Maestro che attira i suoi seguaci, sebbene possa sembrare che sia
loro la decisione o che si tratti di un semplice caso.
Sai Baba era esplicito in questo. "Attiro a me la mia gente da lontano in molti
modi. Sono io che la cerco e la porto a me; non viene spontaneamente. Anche se s
ono lontani migliaia di miglia, io li attiro a me come un uccello con una corda
legata alla zampa."
Molti, naturalmente andavano l a causa del flusso di miracoli, nella speranza di
benefici mondani. Alcuni di questi, comunque, gradualmente sviluppavano la brama
per una ricchezza superiore che Sai Baba distribuiva.
"La mia gente all'inizio viene da me per ottenere benefici temporali, ma quando
questi vengono ottenuti cominciano a seguirmi."
Un devoto, vedendo la grande folla riunita, chiese a Sai Baba se tutti ricavasse
ro del beneficio, una domanda che poteva essere posta a qualunque maestro il cui
destino fosse quello di essere conosciuto pubblicamente.
In risposta egli indic un albero di mango in fiore: "Che
splendido raccolto sarebbe se tutti i boccioli diventassero frutti, ma Cos? La ma
ggior parte di essi cadono. Pochi rimangono."
R. B. Purandhare era uno dei boccioli che matur in un frutto. Egli ci ha lasciato
un resoconto della prima visita che fece a Shirdi:
"Ho sentito parlare per la prima volta di Sai Baba nel 1909 e sono andato a trov
arlo. Andai da lui senza scopi mondani, sebbene fossi povero ed orfano. Ero semp
re stato desideroso di associarmi con i sadhu e mi sentivo attirato da lui perch
avevo udito che era un santo.
Mi apparve in sogno e mi chiam a Shirdi. A quel tempo mia figlia (di sei mesi) er
a molto ammalata, cos mia madre mosse delle obiezioni all'idea del mio spostament
o. Tuttavia, insistetti e portai con me mia madre, mia moglie e la bambina.
Restai l per tredici giorni e al terzo giorno la bambina si riebbe dalla sua mala
ttia. Baba non mi permise di andarmene sino al tredicesimo giorno. Non osai chie

dergli nulla, ma egli disse a mia madre che era stato legato a me per sette seco
li e che non mi aveva mai dimenticato, per quanto fossi lontano, e che non avreb
be mangiato un boccone di cibo senza di me.
"Con il permesso di Baba, partimmo per Nasik e di l ritornammo alla nostra casa,
a Dadar. Al nostro arrivo mia moglie ebbe un attacco di colera e il medico la co
nsider un caso senza speranza.
"Fu allora che vidi Sai Baba vicino al piccolo tempio di fronte a casa mia, ed e
gli mi disse di darle l'udhi (cenere sacra) che avevo portato da Shirdi. Lo feci
e nel giro di mezz'ora ella recuper energia, al punto da dare una speranza al do
ttore. E ben presto si riebbe completamente."
Qualcuno, naturalmente, arriv senza fede, semplicemente per vedere a chi assomigl
iasse quello strano produttore di meraviglie. Uno di questi era un capostazione
angloindiano di una vicina citt.
Al suo arrivo trov Sai Baba che stava lavando dei recipienti di terracotta metten
doli poi a terra dalla parte del bordo. Egli gli chiese perch lo stesse facendo e
Baba rispose con un umorismo caustico, riferendosi ad ascoltatori non ricettivi
:
"Le pentole vengono da me cos, con la bocca rivolta verso il basso."
Deshpande, un devoto al quale si far spesso riferimento, raccont di un suo zio che
dapprincipio non credeva. Egli and da solo parecchie volte a vedere Sai, ma Sai
Baba gli lanciava delle pietre e non lo lasciava nemmeno avvicinare alla moschea
.
In altre occasioni Sai Baba improvvisamente faceva a pezzi i pregiudizi del visi
tatore in modo ugualmente sorprendente.
Un medico bramino una volta fu portato a Shirdi. Egli avvis subito il suo compagn
o che non si sarebbe inchinato di fronte a Sai Baba, poich adorava Sri Rama e nes
sun altro.
Rimase all'esterno della moschea, osservando il rituale ind che veniva eseguito a
ll'interno e poi improvvisamente irruppe dentro cadendo ai piedi di Sai Baba. Qu
ando pi tardi gli fu chiesto che cosa gli avesse fatto cambiare idea, disse che v
ide Sai Baba in piedi, nella forma di Rama.
Un altro maestro avrebbe potuto spiegare che tutti i Guru sono Uno, in quanto ma
nifestano l'unico S, ma in tutte le cose Sai Baba era pittoresco; insegnava per m
ezzo di simboli, non di parole.
Perci, come nel caso sopra citato, invece di affermare per poi dimostrare, gli si
rivel addirittura nella forma che il devoto adorava. Questa non fu la sola occas
ione in cui diede una dimostrazione del genere. Per esempio, ci fu un caso simil
e con un bramino di Nasik, molto orgoglioso della sua casta. Prima che l'uomo ar
rivasse a Shirdi, Baba imprevedibilmente chiese della tinta ocra per colorare la
sua veste. Comunque, generalmente, egli non vestiva di arancione, ma sempre di
bianco, e continu cos per molti anni.
Il bramino arriv e si tenne ad una certa distanza dalla moschea, per paura di con
taminarsi. All'improvviso anch'egli si precipit nella moschea e si prostr ai piedi
di Sai Baba. L dentro aveva visto il suo Guru vestito di ocra.
Una volta un devoto era prossimo alla morte, ma Sai Baba non volle recarsi da lu
i. In seguito ad una richiesta di spiegazioni a questo proposito egli disse:
"Quando uno dei miei muore anche a distanza di mille miglia, io lo guido a me co
me si tira un passero legato ad un filo. Non permetter mai che una creatura affid
atami si allontani da me."
Da me? Dalla Grazia. Stava dando, non prendendo. Stava guidando dalla confusione
verso l'Unit, dal mondo della materia verso lo Spirito.
Egli mostrava una precisa conoscenza dei pensieri e delle azioni dei suoi devoti
, sia a riguardo del passato che del presente, che fossero a Shirdi o anche molt
o lontani, perch si potessero mantenere in armonia duratura con lui.
La parola "mostrare" alquanto imprecisa e inadatta per quanto riguarda il compor
tamento di Sai Baba, perch egli ostentava questa conoscenza, la dispiegava.
Un caso tipico, pregno del suo persuasivo umorismo, concerneva l'ortodossia trop
po rigida. Sai Baba non approvava gli estremi dell'ortodossia, come il rifiuto a
ssoluto di mangiare le cipolle e un devoto di nome S.B. Nachne ci racconta la su
a storia:

"Andai a Shirdi nel 1915 con un gruppo che includeva mia suocera. Ci stabilimmo
al Sathe Wada (com'era allora chiamato; in seguito ha cambiato proprietario ed d
iventato Navalkar Wada).
"Dada Kelkar occupava una parte degli alloggi. Mia suocera cominci a tagliare del
le cipolle da cucinare con il nostro cibo, ma Dada, che era un bramino rigidamen
te ortodosso, non poteva sopportare le cipolle. Perse la pazienza e inve contro m
ia suocera che se la prese molto a cuore.
"Alcune ore pi tardi, la nipote di Dada cominci a lamentare un acuto dolore agli o
cchi e prese a piangere. Dada and dritto da Sai Baba e gli chiese di curarla. Sai
Baba, al quale non era stato detto nulla della lite, gli disse di strofinare gl
i occhi della bambina con una cipolla.
"Dada chiese dove avrebbe dovuto prenderla. Sai Baba ne aveva sempre con se, e f
orse Dada sperava di ottenerne una toccata da lui. Invece gli fu indicata mia su
ocera e gli fu detto: "Fattela dare da lei".
Ci che degno di nota che non mai entrato nella mente dei devoti, nemmeno per un a
ttimo, il dubbio che una cura cos bizzarra potesse funzionare se era Sai Baba a p
rescriverla.
All'arrivo di un devoto, Sai Baba poteva raccontare ai presenti una storia su ci
che gli era accaduto, a volte usando la prima persona, identificandosi con il de
voto, a volte in modo impersonale, senza citare a chi fosse accaduta. Poteva tra
ttarsi di una storia lunga e dettagliata, o di un semplice e breve accenno.
Un giorno, a casa di Adam Dalali, un seguace musulmano, arriv un povero marwari a
chiedere del cibo e gli furono date quattro anna (del tutto sufficienti per un
pasto a quel tempo). Quindi fu indirizzato ad un ristorante marwari.
Quando Dalali si rec a Shirdi, Sai Baba appena lo vide disse: "Sono andato a casa
di quest'uomo ed egli mi ha mandato in un ristorante marwari."

Guarigioni
Era nel guarire le malattie che i poteri di Sai Baba si manifestavano pi generosa
mente. All'inizio prescriveva varie erbe; poi un giorno disse all'attendente che
le dispensava di non preoccuparsi pi delle erbe, ma di dare a tutti la stessa
medicina.
Per un certo periodo diede a tutti un sublimato di allume e gli interessati veni
vano guariti. Dopo qualche tempo, comunque, cominci a essere usata l'udhi, o cene
re sacra, del fuoco di Sai Baba.
Sai Baba stesso curava spesso a distanza i suoi devoti senza alcun supporto fisi
co. Essi usavano con efficacia la udhi e ancora oggi lo fanno.
Registrare tutte le cure miracolose sarebbe un compito impossibile. Quasi ogni d
evoto ne ha fatto l'esperienza e, a parte quelle che avvennero con dei testimoni
a Shirdi, ci sono quelle che furono effettuate a distanza, e che avvengono anco
ra, tramite la preghiera a lui rivolta. Qui ne verranno descritte soltanto alcun
e particolari.
Joseph, un ufficiale di Polizia cattolico, racconta: "Non sono mai andato a Shir
di, ma ho sentito parlare di Sai Baba da amici e porto il suo ritratto con me. N
on adoro i ritratti, ma lo considero come un santo. Ha grande potere.
"Nel 1917, Norvekar si ammal. Suo figlio prese 500 rupie e le diede a Baba. Nel r
iceverle Baba cominci a tremare febbricitante. Quando gli furono chieste delle sp
iegazioni egli disse: 'Quando facciamo qualcosa per gli altri dobbiamo assumerce
ne il fardello e la responsabilit.'Ben presto Norvekar si riebbe dalla febbre."
Nella sua spiegazione Joseph aggiunge che il suo santo protettore era San France
sco Xavier, ma egli pregava anche Sai Baba e le sue preghiere ottennero risposta
.
L'accettazione di denaro da parte di Sai Baba in un caso del genere un'altra car
atteristica peculiare. Normalmente un uomo che esegue delle cure spirituali rifi
uta ogni ricompensa. In alcuni casi il potere pu abbandonarlo se egli non si conf
orma a questa tacita regola.

In effetti, nel caso di Sai Baba non si trattava di una "ricompensa", poich egli
non ha mai tenuto del denaro; tuttavia il suo modo di rapportarsi con esso era i
nsolito e ne parleremo pi avanti.
Deshpande, il cui zio aveva mancato di fede, aveva un nonno cieco. nel 1916 lo p
ort a Shirdi e lo condusse per mano da Sai Baba.
Il vecchio si inchin davanti a lui e disse semplicemente: "Baba, non vedo."
"Vedrai," rispose Baba. "Dammi quattro rupie."
Ancora una richiesta di denaro, sebbene si trattasse di una somma ridicola.
Deshpande and a cambiare una banconota e quando torn con le quattro rupie Sai Baba
pose la mano sulla testa
del vecchio e questi riacquist la vista. Quando grid di meraviglia e sorpresa, Bab
a gli fece prendere dell'udhi e lo conged. Nel lasciare un santo o un tempio cons
uetudine prendere dell'udhi.
Un altro caso, forse pi sorprendente, riguarda una donna cieca che grid: "Baba, vo
glio vederti con questi occhi! " Immediatamente fu in grado di vedere, ma non ap
pena si allontan dalla sua presenza, la cecit ritorn. Quello che aveva chiesto le e
ra stato concesso, ma solo quello...
Nel 1913 il figlioletto di Bahalkar ebbe la febbre alta per cinque o sei giorni
e il dottore gli disse che c'erano poche speranze di salvezza. Bahalkar allora s
i sedette e preg Sai Baba (gli ind normalmente pregano seduti a gambe incrociate,
non in ginocchio). Alle due di notte il santo gli apparve nella stanza, applic l'
udhi al bambino e disse:
"Non c' pi bisogno di preoccuparsi. Fra due ore il ragazzo comincer a sudare e doma
ttina si sentir meglio. Quando star bene, portalo da me."
Naturalmente, avvenne come era stato predetto.
Questo accadde il 3 marzo, a casa di Bahalkar, a Dhulia. Due giorni pi tardi egli
ricevette una lettera da Deshpande, che abitava a Shirdi, nella quale egli scri
veva che Sai Baba gli aveva detto:
rispose:
"Sono stato a casa del tuo amico a Dhulia."
Deshpande gli chiese di quale amico parlasse ed egli
"Upasani Bahalkar. Vado tutti i giorni a casa sua. faresti bene a scrivergli."
Una volta, col suo tipico stile coreografico, Sai Baba disse a Mahalsapathy, un
devoto residente:
"Tua moglie ha un tumore molto doloroso al collo. Io la curer, nessun altro pu far
lo, soltanto io posso".
La moglie di Mahalsapathy non era a Shirdi a quel tempo ed egli non sapeva nemme
no che avesse un tumore. Pi tardi ricevette una lettera a riguardo che parlava de
lla sua guarigione improvvisa.
Quello che segue pu essere definito un caso pienamente probante.
E. W. Pradhan, un giudice di pace, ha narrato di come il suo giovane figlio, Bab
u, si fosse ammalato. Nella loro casa avevano un prete telugu che, com'era consu
etudine presso le famiglie benestanti, eseguiva per loro tutte le adorazioni rit
uali.
Questo prete, Madhava Bhat, era fortemente attaccato alla famiglia, ma non era u
n devoto di Sai baba, al contrario, egli pensava che la malattia del bambino pot
esse essere una punizione per l'adorazione di qualcuno che egli considerava musu
lmano.
Perci, chiese ai genitori di andare a fare un voto a Datta (un aspetto di Dio che
essi adoravano), e di pregare per la guarigione del piccolo. Essi per gli rispos
ero che Sai Baba era Datta.
Una notte il prete vide in sogno una figura, che riconobbe come Sai Baba, grazie
al dipinto appeso alla parete della casa. La figura era seduta in cima alle sca
le, con un corto bastone nella mano. Nel sogno Sai Baba gli disse: "Che intenzio
ni hai? Io sono il Signore di questa casa."
Bhat tenne segreto il suo sogno, ma le condizioni del bambino continuavano a peg
giorare. Alla fine non pot pi sostenere il peso della situazione e correndo davant
i al quadro di Sai Baba grid:
"Se il bambino per le quattro di questo pomeriggio migliorer abbastanza da poter

essere portato gi, creder che tu sei Datta."


La febbre cominci a diminuire e per le quattro il piccolo chiese a sua madre di p
oter scendere a giocare.
Ecco infine un caso in cui la malattia non fu soltanto curata, ma fu anche previ
sta.
S.S.D. Nimonkar, un ispettore di polizia, stava andando da Poona a Nimon, dove l
a moglie di suo fratello aveva recentemente dato nascita ad un bambino. Sulla vi
a si ferm a Shirdi per vedere Sai Baba. Mentre stava congedandosi, Sai Baba gli d
iede la consueta udhi, dicendogli:
"Salva la vita del bambino."
Al suo arrivo a Nimon, Nimonkar trov il neonato quasi morto. Il respiro era quasi
cessato e i genitori avevano perso ogni speranza. Egli cerc l'udhi che gli era s
tata data, ma non pot trovarla. Doveva averla persa nel tragitto.
Tuttavia, prese il bambino in grembo e preg Sai Baba di aiutarlo. Nel giro di cin
que minuti la crisi cess e il bambino cominci a riaversi.

Benedizioni
L'aiuto di Sai Baba si manifest frequentemente anche nel dare prole a coloro che
non ne avevano. Come con la maggior parte delle cose, il metodo usato era simbol
ico. Generalmente dava una noce di cocco in segno di fertilit; qualche volta altr
i frutti. In una occasione ci fu la rottura di una noce di cocco ed egli si dimo
str riluttante, mettendola da parte parecchie volte fino a che un devoto lo persu
ase a concedere la sua benedizione.
D. S. Rasane, non avendo figli, si spos una seconda volta, ma anche questo matrim
onio risult vano. E'necessario spiegare che, persino prima che la legge proibisse
la poligamia, l'enorme maggioranza degli ind era monogama, ma si faceva un'eccez
ione se un uomo non aveva almeno un figlio che potesse eseguire per lui i riti f
unerari. In questo caso, poteva prendere una seconda moglie, con il consenso del
la prima.
Un giorno, subito dopo l'arrivo di Rasane a Shirdi, Sai Baba gli diede quattro m
anghi e rivolgendosi a lui con il diminutivo del suo primo nome, gli disse:
"Damia, prendi questi manghi, mangiali e muori."
Simbolico come al solito. Rasane ne rest sconcertato, finch gli fu spiegato da alt
ri devoti che dar nascita a un figlio equivaleva a morire e a venire rimpiazzati
da qualcun altro.
Immergersi nella vita del mondo morire, mentre rimanere calmi e distaccati viver
e.
Baba continu: "Non mangiarli tu; dalli a tua moglie. "
"Quale moglie?" Egli chiese.
"La seconda. Che ella li mangi e avr due figli. Il primo deve essere chiamato Dau
lat Shah e il secondo Thana Shah."
Pi tardi Sai Baba gli disse che in tutto avrebbe avuto otto figli, il che si dimo
str vero. Alla nascita del suo primo figlio egli si rec da Sai Baba e gli chiese q
uale nome dare al bambino.
Nonostante tutte le persone che aveva incontrato e tutto ci che era accaduto nel
frattempo, Sai Baba istantaneamente rispose:
"Hai dimenticato ci che ti ho detto? L'hai scritto a pagina tre del tuo taccuino.
Non ti avevo detto che doveva
essere chiamato Daulat Shah?"
Con un certo Sapatnekar prese il via un caso complicato che dur parecchi anni.
Un Maestro spirituale ha enorme pazienza. Non c' utilit nel cercare di raccogliere
frutti acerbi ed egli attender pazientemente degli anni affinch maturino.
Sai Baba fu presentato a Sapatnekar quando questi era ancora un giovane impegnat
o nei suoi esami di legge.
Un giorno egli si rivolse ad un amico che era famoso per essere poco ferrato neg
li studi e, poco gentilmente, gli chiese come potesse aspettarsi di superare gli

esami.
L'amico rispose completamente sicuro di se che sarebbe stato promosso, perch ne a
veva ottenuto l'assicurazione da Sai Baba. Sapatnekar si prese gioco sia del suo
amico che di Sai Baba e predisse il peggio.
Comunque, l'amico super gli esami. Tuttavia Sapatnekar non ne fu convinto; la con
sider una fortunata coincidenza. Egli poi super a sua volta gli esami, divent avvoc
ato, si spos ed ebbe un figlio.
Dieci anni pi tardi suo figlio mor ed egli non ne aveva altri. Ricord il modo in cu
i aveva parlato di Sai Baba e cominci a preoccuparsene, chiedendosi se la morte d
i suo figlio fosse stata causata da questo. Quindi decise di andare a trovarlo p
er scusarsi. Sai Baba, comunque, non appena lo vide gli grid contro e lo scacci vi
a. Egli poi ritorn di nuovo, si inchin, ed ancora fu cacciato.
Circa un anno dopo, Sai Baba apparve in sogno a sua moglie e li invit entrambi ad
andare da lui. Questa volta Sapatnekar fu ricevuto gentilmente e pot scusarsi de
lla sua passata derisione. Sai Baba poi si rivolse a qualcuno vicino e raccont la
storia della vita di Sapatnekar in prima persona, come fosse la sua.
Indicandolo, disse: "Quest'uomo mi biasima perch pensa che io abbia ucciso suo fi
glio, ma ora riporter quella stessa anima nel grembo di sua moglie."
Mentre Sapatnekar stava per andarsene, Sai Baba gli diede una noce di cocco, dic
endogli di legarla nello scialle di sua moglie e di andarsene contenti. Un anno
pi tardi egli port da Sai Baba il figlio che era nato.
Un altro devoto, L. G. Munge, ebbe parecchi figli, ma morirono tutti in tenera e
t.
Egli and da Sai Baba, si lament della sua sfortuna e lo preg di fargli avere un fig
lio che restasse in vita. Baba immediatamente rispose:
"Perch me ne chiedi uno? Te ne dar due."
E in effetti egli ebbe due figli e due figlie.
Uno dei prerequisiti per ottenere questi favori era la fede, unita alla sottomis
sione.
Abbiamo visto nel caso di Sapatnekar come Sai Baba avesse atteso finch non matur l
a sottomissione. Vediamo ora un caso in cui questa mancava.
Era il 1910. Improvvisamente un mattino Sai Baba sbott: "Perch mai sta venendo a t
rovarmi il malandrino? Che cos'ho? Sono semplicemente un fachiro nudo, come chiu
nque altro."
Era uno di quegli scoppi d'ira a proposito dei quali nessuno sapeva a che cosa s
i stesse riferendo. Un po'pi tardi, comunque, fuori dalla moschea arrivarono un p
aio di ufficiale con la scorta.
La moglie del commissario distrettuale, una signora inglese, aveva sperato a lun
go di avere un bambino e ora pensava di provare con il fachiro che faceva miraco
li di cui tutti gli indiani parlavano.
Era accompagnata da suo marito e dall'esattore (un titolo che nell'India Britann
ica, significava "ufficiale amministrativo locale", l'uomo pi importante del dist
retto).
Essi si guardarono attorno un po'a disagio. Questo ambiente spoglio e primitivo
non era idoneo per i membri della razza governante.
L'assistente del commissario, che li aveva accompagnati, vide un devoto che atte
ndeva nel cortile fuori dalla moschea. Lo chiam e gli disse di avvisare Sai Baba
di terminare la sua routine mattiniera velocemente perch i Sahib desideravano par
largli.
Il devoto era sbalordito. Per quanto vincolante fosse l'ordine di un Sahib, egli
non poteva portare un tale messaggio a Sai Baba. Non fece nemmeno finta di farl
o e dichiar direttamente che era impossibile.
Se avevano qualcosa da chiedere a Sai Baba, dovevano attendere che egli fosse di
sponibile.
Ci volle mezz'ora prima che egli fosse libero e passasse di l. La signora avanz ve
rso di lui e chinandosi disse educatamente:
"Desideriamo parlare un po'con te, Maharaj."
Comunque, la gentilezza non fu sufficiente per Sai Baba. Quello non era il tipo
di devozione di cuore che egli richiedeva e disse bruscamente:
"Dovete attendere mezz'ora; adesso devo andare a mendicare."

Per tutta la vita, per quanta ricchezza abbia maneggiato, Sai Baba mantenne la s
ua abitudine di mendicare il proprio cibo. In effetti, egli andava soltanto in a
lcune case in cui consideravano un onore poterlo nutrire e qualche volta delegav
a un devoto a mendicare per lui.
Fare attendere i Sahib bianchi che un fachiro mendicasse il suo cibo, era una le
zione di umilt tipica del suo bizzarro umorismo. Inoltre, era una possibilit per l
oro di ovviare alla sua necessit di mendicare procurando per lui le provviste...
se solo ci avessero pensato.
Non si tratt di mezz'ora, ma soltanto di dieci minuti. Ancora la signora si inchi
n e ripet la sua richiesta.
"Aspetta un'altra ora", egli rispose.
Gli ufficiali governativi non avevano pi tempo a disposizione, n erano disposti ad
essere presi in giro in questo modo da un semplice fachiro.
Ritornarono alla loro automobile e se ne andarono, cos la signora rimase senza fi
gli.
Guarigione per l'ammalato e figli per lo sterile erano i benefici pi frequenti. M
a che ci fosse un esame da superare, un impiego da ottenere, una causa da vincer
e o un matrimonio da organizzare, i devoti facevano appello a Sai Baba e se la r
ichiesta di aiuto veniva fatta con fede e sincerit, essa veniva esaudita.
"Questo pu essere facilmente detto di Sai Baba da chiunque, anche da semplici oss
ervatori esterni", spieg G.G. Narke, professore di geologia, un devoto al quale f
aremo spesso riferimento per una interpretazione pi profonda di Sai Baba. Ma chiu
nque lo giudicasse dall'esterno in questo modo, era ben lontano dal valutarlo ad
eguatamente.
Baba naturalmente si adattava alla capacit di comprensione della gente che veniva
da lui a cercare aiuto e protezione La maggior parte di queste persone erano su
perficiali e cercavano soltanto benefici materiali.
A costoro egli non rivelava la sua reale natura interiore. Ma quando veniva da l
ui qualcuno capace di immergersi pi nel profondo, egli si rivelava maggiormente,
con tutti i suoi veri poteri."

Dinieghi
Qualche volta, nell'eseguire un miracolo, Sai Baba diceva: "Lo far." Pi spesso, co
munque, la sua risposta era:
"Allah achcha karega" (Dio lo metter a posto) o "Allah Malik hai " (Dio il Sovran
o).
Era una sua abitudine peculiare fare riferimento a Dio come 'Il Fachiro', e quan
do rifiutava una richiesta, spesso diceva: "Il Fachiro non me lo lascer fare." Op
pure: "Posso fare soltanto ci che il Fachiro mi ordina."
Egli rifiut spesso di intervenire. Qualche volta spiegava che prolungare la vita
di una persona ammalata avrebbe causato soltanto una sofferenza prolungata.
A volte prometteva una nuova nascita. In altre occasioni invece, quando gli veni
va chiesta la benedizione per la prole, diceva che nel destino di quella persona
non c'erano figli (non che questo ostacolasse Sai Baba, poich almeno in una occa
sione egli concesse un figlio, pur dichiarando apertamente che nel destino dell'
interessato il figlio non era affatto previsto).
Qualche volta non dava alcuna spiegazione, ma rifiutava semplicemente dicendo: "
Allah Malik hai. " Oppure: "il Fachiro non me lo permetter."
B.A. Patel era un proprietario terriero e un ufficiale governativo. Il suo anzia
no padre ebbe un infarto. Egli si rec da Sai Baba a chiedergli l'udhi per lui, ma
Sai Baba disse: "Non ti dar l'udhi, Allah Malik hai. "
Tre giorni pi tardi il padre mor.
Questo Patel era molto orgoglioso della sua forza fisica. Nel 1913, quando Sai B
aba era gi vecchio e fragile, Patel gli massaggiava spesso le gambe sollevandolo
e portandolo vicino al fuoco.
Un giorno, poco dopo la morte di suo padre, egli cerc di fare questo, ma fu compl
etamente incapace di muoverlo. Baba lo derise e Patel ricorda:

"Mi insegn due cose, a non essere fiero della mia forza e a non angosciarmi per m
io padre."
Sai Baba gli disse: "Perch dovresti angosciarti? Nel giro di cinque mesi ritorner.
" Dopo cinque mesi a Patel nacque un figlio. Era chiaro che questa era la rinasc
ita di suo padre; oppure, pi profondamente, significava che la forza vitale che a
veva assunto una forma alla quale egli era attaccato la stava ricreando, poich av
eva fallito nel distruggere l'attaccamento alle radici.
Il figlio di una giovane donna fu morso da un cobra ed ella and a piangere e a me
ndicare l'udhi da Sai Baba. Egli si rifiut di dargliela e il figlio mor.
H.S. Dixit, uno dei devoti pi anziani, lo implor:
"Baba, il suo pianto spezza il cuore. Per amore mio, fai tornare in vita suo fig
lio."
Anche qui, come nell'occasione in cui erano stati curati gli occhi di un bambino
con della cipolla, sorprendente osservare che non c'era il minimo dubbio che eg
li potesse farlo.
Sai Baba rispose: "Non immischiarti in questo. Ci che accaduto per il meglio. Egl
i entrato in un altro corpo in cui potr svolgere un lavoro particolarmente buono
che non poteva fare con quello perduto.
"Se lo facessi ritornare in questo corpo, allora quello
nuovo in cui egli gi entrato dovrebbe morire. Potrei farlo per amor tuo, ma hai c
onsiderato le conseguenze? Hai una pur vaga idea della responsabilit cui potresti
andare incontro, e sei preparato ad assumertela?"
La morte di una forma si risolve sempre con la nascita di un'altra forma, tranne
nel caso del jnani, il saggio pienamente illuminato o realizzato, il quale pass
a al di l delle forme dell'infinito Informale, di cui si parla come moksha o Nirv
ana.
S.B. Mobile aveva una figlia col labbro leporino e la port da Sai Baba sperando c
he egli la curasse. Non appena egli arriv Sai Baba disse:
"So per che cosa sei venuto, ma sarebbe inutile. La ragazza di natura divina e l
a sua vita sulla Terra sar di breve durata. Alla prossima Nagha Shudda Chathuri e
lla morir. Se quel giorno andrai in ufficio, non la rivedrai pi."
E cos avvenne. Ella mor quel giorno, mentre suo padre, che aveva ignorato l'avvert
imento di Sai Baba, era nel suo ufficio.
E'registrato almeno un caso in cui Sai Baba lott invano per salvare una vita:
Ci fu un'epidemia di peste bubbonica nel villaggio Nigoj e la moglie del Patil,
il capo del villaggio, era ammalata. Sai Baba, di passaggio, trascorreva la nott
e al chavadi, la locale locanda, con Mahalsapathy al suo seguito.
"Non dormire questa notte", gli disse Sai Baba. "Rimani vigile per me tutta la n
otte, perch devo pregare Dio.
"Quella ruffiana (la peste) vuole uccidere la donna, cos prego Allah."
Mahalsapathy stette sveglio tutta la notte per impedire qualunque disturbo, ma p
oco prima che albeggiasse, arriv un ufficiale con molti servitori. Fecero molto r
umore e gridarono che volevano il darshan (un incontro) con Sai Baba. Mahalsapat
hy cerc di tranquillizzarli dando loro dell'udhi, ma invano.
Sai Baba usc dalla stanza come una furia. Gridando e insultando Mahalsapathy, dis
se: "Sei un padre di famiglia? Non sai che cosa sta accadendo a Nigoj? Perch fai
entrare le persone in un momento come questo?" Poi improvvisamente si calm. "Cos s
ia. Quello che accaduto giusto."
E quel mattino la moglie del Patil mor.
Rimproveri e lezioni
A dispetto dei molti favori che concedeva, Sai Baba poteva essere un duro maestr
o. C'erano pochi che sfuggivano ai suoi colpi o ai suoi insulti. E non era neces
sario che un pensiero egoista si cristallizzasse in parola o in un'azione perch f
osse punito. Il pensiero stesso era sufficiente.
Un devoto ha raccontato di come egli fosse seduto l quando qualcuno port come rega
lo delle banane rosa, una variet dal sapore prelibato che cresce soltanto a una c
erta altitudine, in collina.

Vedendo Sai Baba che le sbucciava e le distribuiva, prov un'involontaria paura ch


e le banane finissero prima che venisse il suo turno. Sai Baba immediatamente ne
sbucci un'altra, la diede a qualcun altro e a lui gett la buccia, ordinandogli di
mangiarla.
Egli lo fece, accettandola umilmente come punizione per la sua avidit. Allora Sai
Baba fu compiaciuto per questo, sbucci un'altra banana, e la divise con lui.
Una donna musulmana che teneva il velo sul viso, si inchin ai piedi di Sai Baba s
coprendosi il volto. Un devoto seduto al suo fianco osserv quanto fosse bella e s
per che ella mostrasse nuovamente il suo volto. Senza una parola, Sai Baba si gir
e gli diede un colpo con il suo bastone.
Un lebbroso si arrampic lentamente sugli scalini della moschea. Era sporco e quas
i nudo, coperto di piaghe e puzzava di carne putrefatta. I suoi piedi erano mart
oriati dalla malattia cos gli ci volle quello che sembr un secolo per avvicinarsi
a Sai Baba e prostrarsi di fronte a lui.
Quindi si gir per andarsene e quando finalmente fu sceso dagli scalini l'elegante
direttrice tir un sospiro di sollievo. Allora Sai Baba mand un devoto a richiamar
lo. Ancora il lento arrampicarsi su per gli scalini, ed eccolo avvicinarsi con i
l suo fetido odore.
Questa volta, mentre si prostrava, Sai Baba raccolse uno sporco fagotto di stoff
a che egli aveva con se e lo apr.
"Dolci al latte! Bene!" Ne prese uno e, scrutando tra i presenti, ne diede uno a
lla direttrice. Ma la sua devozione era tale che ella lo mangi senza esitare.
Una prova di fede avveniva quando ai devoti non veniva permesso di lasciare Shir
di nella data che avevano pianificato. Era consuetudine, come con qualunque altr
o Guru, chiedere il permesso per congedarsi, ma egli non sempre lo concedeva.
Se il permesso di lavoro del devoto stava per terminare o se aveva qualche altro
affare o appuntamento, il rifiuto poteva creare dei problemi seri. Ma nessuno n
e ebbe mai a soffrire. In qualche modo le cose si sistemavano in modo tale che n
on ne veniva alcun danno. Tuttavia era necessaria una grande fede per crederci a
priori.
N. V. Sathe ha raccontato una storia che prova questo. Egli prestava servizio co
me esattore presso una Commissione Erariale della quale abbiamo gi parlato. Egli
aveva un appuntamento a Manmad e doveva partire di l per un giro di ispezione. Il
giorno prima di partire Sathe mand suo suocero da Sai Baba a chiedere il permess
o di congedarsi. Ma Sai Baba rifiut.
Sathe disse a suo suocero che egli non poteva non far fronte ai suoi impegni di
lavoro, altrimenti avrebbe potuto essere licenziato. L'anziano and ancora una vol
ta a chiedere il permesso e ancora Sai Baba rifiut, ordinandogli persino di rinch
iudere Sathe nella sua stanza se avesse cercato di andarsene.
Ci vollero tre giorni prima di ottenere permesso di partire per Manmad. Arrivand
o l, Sathe scopr che gli altri membri del Comitato avevano cambiato il programma o
riginale posdatando l'incontro.
Seguendo il programma originale egli aveva ordinato che la sua tenda e il suo eq
uipaggiamento fossero inviati a Manmad, ma per una strana coincidenza questo non
era stato fatto. "Cos, restando a Shirdi, non avevo perso assolutamente nulla, e
ccetto la mia pace di mente, e mi furono risparmiati molti fastidi inutili.
"Inoltre potei trascorrere pi tempo con la mia famiglia e con Sai Baba. Naturalme
nte, Sai Baba sapeva tutto questo, ma nella mia ignoranza mi ero trovato molto a
disagio nel dover restare a Shirdi. Questi esempi rafforzano la propria fede in
Sai Baba e la fiducia in lui."
Si pu aggiungere ancora che se la sua fede fosse stata pi forte non avrebbe perso
la sua pace di mente.
Era del tutto sicuro il rimanere a Shirdi quando Sai Baba lo ordinava; era andan
dosene senza permesso che un uomo
richiamava su di se i vari problemi e il caso di Abdur Rahim Sham Suddin Rangari
, un devoto Musulmano, ci illustra questo aspetto:
"Nel 1913 c'era la peste a Thana, dove vivevo, e penso che ci fosse anche a Shir
di. Mia moglie aveva sofferto per un mese di una malattia. La gola e le guance e
rano gonfie e non poteva mangiare nulla. Prendeva delle medicine, ma senza trarn

e beneficio. Un vicino ind, R. G. Gupta, un avvocato, mi consigli di portarla da S


ai Baba, a Shirdi, che avrebbe potuto curarla.
"Quando partimmo, ella era incapace di ingoiare qualunque cosa. Ma a Ligatputi p
ot prendere del t e a Nasik pot mangiare qualcosa. Questo fu un buon presagio. Stav
a rapidamente migliorando.
"Nell'arrivare a Shirdi andai alla moschea e mi inchinai di fronte a Sai Baba. E
gli mi chiese in hindi da dove venivo e il perch e mi disse di portare mia moglie
alla moschea.
"La portai su per gli scalini ed ella si inchin di fronte a lui, il quale le pose
la mano sul capo dicendo: 'Khuda achcha karega.'(Iddio metter tutto a posto).
"Gli diedi una rupia e quattro anna senza che mi fossero state chieste ed egli a
ccett la piccola somma dandomi dell'udhi. Restai l per due ore. Il gonfiore di mia
moglie stava diminuendo rapidamente, cos partimmo subito, senza prendere congedo
da Sai Baba.
"Egli mi aveva detto di restare, ma poich la guarigione era avvenuta, pensai che
potevamo anche partire. Non mi piaceva stare in un luogo strano pi del necessario
, specialmente con mia moglie e il mio bambino di due anni.
"Il tonga (calesse) con cui eravamo venuti era ancora nel villaggio, cos l'affitt
ammo di nuovo e ripartimmo per
Kopergaon, a circa sei miglia. Avevamo percorso met della distanza, quando l'assa
le del tanga si ruppe e rimanemmo bloccati sulla strada. Erano le dieci di sera
e non passava nessuno.
"Non potevamo andare n avanti n indietro per una tale distanza di notte. Era una s
trada solitaria e la nostra situazione non era invidiabile, esposti al freddo no
tturno e al pericolo dei banditi che infestavano le strade. Cos ci pentimmo di no
n aver ascoltato le parole di Sai Baba.
"In questo modo passarono due ore, poi udimmo il rumore di un calesse che si avv
icinava e una voce che chiamava: 'Dov' il tizio di Thana?'Un tonga venne fino a n
oi e il nostro guidatore disse all'uomo che gridava che io ero di Thana. Gli chi
ese come avesse saputo della nostra situazione e come aveva potuto arrivare l ad
un'ora cos insolita. Ed egli rispose che lo aveva mandato Sai Baba.
"Gli chiesi: 'Perch?'
"Ed egli rispose: 'A raccogliervi.'
"Cos salimmo sul tonga e ritornammo a Shirdi. Quando arrivammo erano quasi le due
del mattino. Baba ci stava aspettando alla moschea e disse: 'Ve ne siete andati
senza permesso; questo il motivo per cui avete avuto dei problemi.'Io lo ammisi
, chiesi il suo perdono ed egli ci fece stare vicino alla moschea per il resto d
ella notte; poi entr a praticare la sua solita meditazione.
"Al mattino usc a mendicare e ritorn con del pane e delle verdure, di cui prese un
a parte per se, lasciandoci il resto Cos mia moglie riusc a mangiare del cibo soli
do. Poi ci diede il suo congedo... Questa fu la mia sola visita a Shirdi, ma mi
diede una ferma fede in Sai Baba."
Tutti questi segni e queste meraviglie attraevano le persone, ma i devoti perman
enti cercavano il beneficio
spirituale. Non era necessario che andassero sempre a Shirdi. Sai Baba diceva lo
ro:
"Io non sono confinato a Shirdi o in questo corpo. Sono ovunque. Sono con voi og
niqualvolta pensate a me." Fisicamente, egli non lasci mai Shirdi.
Un devoto disse che, al tempo in cui egli doveva sposarsi, suo padre implor Sai B
aba di partecipare alla cerimonia. Egli rispose: "Non temere; sar con te. Ovunque
sarai, io sar con te, se penserai a me." E quando venne esercitata un'ulteriore
pressione, Sai Baba disse: "Senza il permesso di Dio non posso fare nulla."
Il suo vero dono era quello di accelerare il progresso spirituale. Rao Sahib Y.
J. Galwankar, che gi stato citato in precedenza, dice: "Quando Sai Baba pose la m
ano sopra la mia testa, questo ebbe uno straordinario effetto su di me.
"Dimenticai me stesso e l'ambiente che mi circondava ed entrai in una condizione
estatica... Dopo questa estasi cominciai a prestare pi attenzione all'aspetto sp
irituale della vita. Poi nel 1932 arriv il secondo stadio (cio quattordici anni do
po la morte di Sai Baba), quando Baba mi apparve in sogno e mi chiese cosa volev
o.

"Io risposi che volevo Prema (Amore Divino) e soltanto questo. Baba mi benedisse
con Prema e scomparve. Sin da allora ho provato delle ondate di Prema che irrom
pono dentro di me quando sono in meditazione o quando sto leggendo o facendo qua
lcos'altro."
Per controbilanciare l'impressione lasciata dalle meraviglie esteriori e dalle m
aniere eccentriche, lasciamo che questo capitolo termini com' cominciato, con l'i
mpressione di un devoto su Sai Baba. Questa volta si tratta di Rao Bahadur S.B.
Dhumal, un avvocato bramino.
"Mi trovo in grande difficolt quando mi viene chiesto quali siano le mie esperien
ze con Sai Baba. Ci dovuto al fatto che ho l'esperienza di lui in tutte le ore de
l giorno e della notte. Non c' episodio della mia vita che non sia collegato a lu
i, per quanto banale esso possa sembrare.
"Credo fermamente che ogni cosa nella mia vita sia guidata da Sai Baba. Quindi,
cosa si pu raccontare quale esempio della mia esperienza con lui?
"Naturalmente, il mondo esterno non sar preparato a dar credito alle mie parole,
ma ci non ha importanza per me. In effetti, l'incredulit stessa della gente sembra
una valida ragione per rifiutare di dischiudere le proprie esperienze. Ogni dev
oto sente che le sue esperienze sono sue e che gli vengono date per il suo benef
icio spirituale e temporale, non per sbandierarle al grande pubblico...
"Il modo migliore per comprendere Baba e sperimentarlo da se stessi. Dov' andato
Baba? E'ancora vivo e attivo, pi attivo, se possibile, di quanto lo fosse prima d
el suo Mahasamadhi.
"Chiunque abbia un'aspirazione sincera pu arrivare in contatto con lui oggi stess
o, immediatamente. Colui che invece di cercare un contatto in prima persona, si
accontenta di esperienze di seconda e terza mano, raccontate e non vissute, rice
ver un'immagine sfocata, misera ed inutile."

3. Induismo ed Islam
Sai Baba a volte parlava di se stesso come di una reincarnazione di Kabir, il po
eta santo della fine del XV secolo, che ebbe discepoli sia ind che musulmani e ch
e insegn a ciascuno secondo la sua religione. Questo quello che fece anche Sai Ba
ba.
Nel suo comportamento non si uniform mai pienamente a nessuna delle due religioni
. Prese dimora nella moschea di Shirdi, si riferiva a Dio con il nome islamico e
se veniva udito ripetere dei mantra o delle frasi sacre, erano sempre islamiche
, non ind.
Raramente pronunciava le quotidiane preghiere Islamiche(namaz). Alcuni devoti no
n lo videro mai impegnato in queste ripetizioni; mentre altri riferirono che occ
asionalmente lo faceva di sabato o in particolari occasioni.
Perch lo facesse di sabato, comunque, rimane uno degli enigmi su Sai Baba, poich i
l giorno stabilito per la preghiera di gruppo per i musulmani il venerd.
Era vegetariano, come i suoi seguaci ind, che lo adoravano alla maniera degli ind.
Sai Baba faceva anche frequenti riferimenti al suo Guru ind, oltre che alle scri
tture e alle divinit dell'induismo.
Tuttavia, egli non incoraggiava una fusione dei due sentieri tra i suoi seguaci.
Piuttosto, si aspettava da essi buona volont e tolleranza; e questo era tutto.
Sebbene egli non ripetesse il namaz (preghiere giornaliere), si aspettava che i
devoti musulmani lo facessero. Inoltre, essendo valide entrambe le religioni, eg
li non approvava la conversione da una all'altra, ma si aspettava che ogni perso
na si cimentasse in quella in seno alla quale era cresciuta.
Una volta, un ind che si era convertito all'Islam, arriv alla moschea. Sai Baba lo
schiaffeggi esclamando: "E cos ti sei preso un nuovo Padre!"
Come segno di buona volont, egli apprezzava che i suoi devoti ind e musulmani si r
allegrassero nelle festivit degli altri culti (com' da tempo in uso in India), anc
he se, naturalmente, non partecipavano effettivamente all'adorazione rituale del
l'altra religione.

A questo proposito, un devoto racconta che, dopo la processione per l'anniversar


io della nascita di Sri Rama, gli ind cantavano dei canti sacri intervallati dall
a lettura del Corano da parte dei musulmani.
Qualche volta anche i musulmani portavano in processione davanti a loro i sandal
i di Sai Baba su un cuscino (in modo da evitare antropomorfismo o adorazione rap
presentativa) e gli ind li accompagnavano.
A parte ogni specifico insegnamento, il semplice influsso della presenza di Sai
Baba, conduceva alla buona volont e alla tolleranza. La seguente storia di un mus
ulmano chiamato Abdullah illustra questo aspetto.
"Lasciai la mia citt natale di Tarbella, quando ero
ancora un ragazzo. Non avevo nessuno che si occupasse di me. Volevo andare all'e
stero a vedere la Mecca ed altri luoghi sacri, cos viaggiai verso sud fino a Man
Mad. L qualcuno si interess a me e mi disse che avrei potuto facilmente arrivare a
Bombay, dove era possibile trovare un passaggio verso la Mecca.
"Qualcun altro, comunque, mi disse che a Shirdi c'era un grande uomo chiamato Sa
i Baba che elargiva denaro ai fachiri e che se avessi voluto, mi avrebbe fatto a
rrivare alla Mecca. Cos andai a Shirdi.
"Come entrai nel cancello della moschea, trovai Sai Baba in piedi davanti a me.
I nostri occhi si incontrarono e sentii immediatamente che egli era il mio Guru.
"Mi fermai a Shirdi. Egli nutr me e altri fachiri abbondantemente. E io decisi di
fermarmi l, a vivere una vita facile. Questo avveniva nel 1913; ero molto giovan
e e non avevo ancora cominciato a prendere la vita seriamente.
"Tuttavia, il mio soggiorno con Sai Baba provoc un profondo cambiamento nella mia
attitudine mentale. Inizialmente, appena arrivato a Shirdi, consideravo gli ind
come miei nemici, ma dopo essere stato con Sai Baba per tre anni, questa animosi
t scomparve e cominciai a considerarli come fratelli."
Naturalmente, non sempre c'erano buona volont e comprensione. L'adorazione di Sai
Baba da parte degli ind, era l'ostacolo pi grosso per i musulmani. L'esecuzione d
i questa adorazione in una moschea suonava come aggiungere l'insulto ad un'offes
a.
L'Islam professa che soltanto Dio deve essere adorato e che l'intero universo fu
manifestato da Lui dal nulla e che tutti gli uomini non sono nulla di fronte a
Lui.
L'Induismo afferma che l'universo, con tutti i suoi
esseri, una forma assunta da Lui, una Sua manifestazione, senza comunque cambiar
e o sottrarre nulla dalla Sua realt immanifesta. Dire che Dio cre l'universo dal n
ulla, o che l'universo non altro che un'illusione che vela la Realt di Dio, in pr
atica la stessa cosa. Questi due punti di vista, perci, sono due aspetti della st
essa verit, due modi per esprimere lo stesso concetto. Poich un uomo non ha altra
realt al di fuori di quella datagli da Dio, l'essenza del suo essere, la sua real
t, deve essere quella realt al di fuori della quale non c' nulla, cio deve essere Di
o.
Realizzando la nullit della sua individualit, ci che nella Cristianit medievale era
chiamato l'annullarsi, un uomo realizza l'universalit della sua Essenza Divina. P
erci un uomo che ha realizzato il suo vero Se (cosa che non ha nulla a che fare c
on la psicologia, ma va al di l della mente, va all'essenza stessa dell'Essere ed
senza dubbio il vero significato del "conosci te stesso"), ha realizzato la sua
essenziale Unit con Dio ("Io e il Padre mio siamo Uno"), oltre l'incidente della
forma.
Intolleranza
Apprezzando questo, gli ind adorano l'Essere come Dio. Mentre, aderendo letteralm
ente alla legge, la maggior parte dei musulmani condanna questa adorazione come
idolatria. E in effetti non lo ; non si tratta di adorare qualcos'altro al di fuo
ri di Dio, ma, al contrario, un riconoscere che l'adorato ha distrutto l'illusio
ne della separazione da Dio
che ancora vela l'adoratore.
Tutto questo viene compreso dai Sufi, che sono gli eletti spirituali dell'Islam

e tra i quali si annoverano i grandi santi islamici. Essi insegnano in segreto c


i che gli ind insegnano apertamente.
Ma i musulmani essoterici non comprendono. Per essi c' un insormontabile baratro
tra i due punti di vista e ritengono gli ind panteisti o idolatri.
Un poeta Sufi, Al Hallaj, era solito proclamare, in estasi: "An al haq ", "Io so
no la verit". "La Verit" un Nome Divino ed egli fu giustiziato come blasfemo, seco
ndo la legge islamica, sebbene i Sufi l'abbiano compreso e abbiano continuato a
riverirlo. Un altro, Sufi Abu Said, infranse la legge dichiarando negativamente:
"Non c' nulla sotto a questa veste al di fuori di Allah." Una frase Sufi usata c
omunemente ancora oggi dice: "Cerco il perdono di Dio per tutto ci che (in me) no
n Dio."
L'adorazione ind di Sai Baba inizi molto semplicemente nel 1908 con l'omaggio che
gli fece un bambino. Una signora ind racconta la storia:
"Mio fratello Babu Rao, che allora aveva quattro anni, soleva mettere un fiore s
ulla testa di Sai Baba ogni mattino, in segno di adorazione. Questo fu l'inizio
della regolare adorazione di Baba, dato che, fimo a quel momento, egli non aveva
mai permesso ad altri di farlo."
Il bambino semplicemente adorava Sai Baba come vedeva onorare gli idoli nel cors
o dell'adorazione nel tempio e da quel momento la pratica si svilupp in una compl
eta adorazione ritualistica come per un idolo.
Un ind intelligente non crede che un idolo sia Dio, non pi di quanto un cattolico
intelligente creda che un'immagine sacra o la statua di un santo sia Dio.
Poche persone sono capaci di concepire l'Assoluto Informale e l'ind ordinario ren
de l'adorazione pi facile concentrandosi sulla manifestazione di Dio in una certa
forma od aspetto, caratterizzata da un'immagine o da una statua. A tempo debito
, questo pu condurre alla realizzazione del Senza Forma, in questa vita o pi avant
i.
E'detto nella Bhagavad Gita: "Qualunque forma un uomo adori, egli in realt adora
Me."
Poich l'adorazione ritualistica per un idolo viene fatta con fiori e pasta di san
dalo, cos viene fatta anche per chi considerato pi di un santo, uno che ha realizz
ato la sua identit con l'Essere Supremo ed perci una manifestazione conscia di Dio
. Ma non tutti i musulmani a Shirdi potevano apprezzarlo, soprattutto consideran
do il fatto che l'adorazione veniva praticata in una moschea.
Il risultato fu che i seguaci musulmani vennero ad essere soverchiati dal numero
di quelli ind e occasionalmente ci furono anche delle proteste.
Un musulmano rohilla che stava sempre con Sai Baba e che leggeva il Corano ai su
oi piedi di notte, protest contro l'adorazione di mezzogiorno degli ind, accompagn
ata da musica, che avveniva nella moschea.
Baba sorrise soltanto e disse: "Tutto questo Allah." Turbato com'era, al pover'u
omo sembr che Sai Baba stesse tradendo l'Islam e decise che avrebbe dovuto pagare
per questo e un giorno, mentre Sai Baba era fuori a passeggiare, gli si avvicin
alle spalle con una mazza, con l'intenzione di ucciderlo.
Sai Baba si gir proprio in quel momento, gli tocc il polso sinistro e lo guard. Sot
to la forza di quello sguardo egli cadde a terra senza nemmeno l'energia necessa
ria per sollevare la mazza o per rialzarsi.
Poi qualcuno arriv ad aiutarlo e alcuni giorni dopo and a prendere congedo da Sai
Baba; con la sua benedizione, lasci Shirdi per sempre.
In un'altra occasione un devoto musulmano, Mir Jaman, arriv di notte all'improvvi
so e, sfoderando la sua spada, dichiar che gli ind stavano corrompendo Sai Baba co
n la loro adorazione rituale e chiese il permesso di tagliare loro la gola. Sai
Baba lo calm dicendo: "Sono io il pazzo responsabile della loro adorazione, cos, s
e vuoi tagliare qualche gola, devi cominciare con la mia."
Gli ind sono molto pi inclini alla tolleranza. La loro religione stessa riconosce
molte dottrine e diversi modi per avvicinarsi a Dio, non in conflitto tra loro,
come accade nel caso delle sette musulmane e cristiane, ma ognuna disposta a ric
onoscere le altre come legittime e idonee, secondo i vari temperamenti e i vari
livelli di comprensione.

Per loro quindi pi facile riconoscere i sentieri di altre religioni. I devoti ind
adoravano l'Uomo Divino in Sai Baba, e se i musulmani non si uniformavano a ques
to, non se ne preoccupavano
Naturalmente, c'erano i bigotti anche tra gli ind, ma il loro bigottismo assumeva
una forma pi leggera; danneggiava solo loro stessi, in quanto si esprimeva come
un rifiuto di adorare un Guru musulmano.
Alcuni casi di pregiudizio sono gi stati esposti e anche il modo in cui vennero s
uperati. La seguente storia, come quella del musulmano Abdullah, dimostra l'effi
cacia dell'influenza silenziosa.
L'esattore H. V. Sathe incontr un bramino devoto, ma dalla mente semplice, di nom
e Megha, al quale si interess. Lo istru nella ripetizione dei mantra e lo indirizz
a Broach ad adorare Shiva. Dopo qualche tempo, Sathe gli
disse che Sai Baba era Shiva incarnato e lo mand a Shirdi ad adorarlo. Megha per,
alla stazione ferroviaria sent dire che Baba era musulmano e, inorridito all'idea
di prostrarsi davanti a un musulmano, preg di essere esonerato dall'andare in qu
el luogo. Ma Sathe insist, cos Megha fece il viaggio, anche se era riluttante.
Quando Megha fu a Shirdi, prima ancora che raggiungesse la moschea, Sai Baba gri
d irosamente: "Gettate fuori quel mascalzone!" E lo fece mettere alla porta. Poi
si rivolse irosamente anche a Sathe, rimproverandolo per aver condotto l una pers
ona cos immatura e dalla mente ristretta.
Questo fu ci che si vide esternamente, ma internamente l'influsso cominci a lavora
re e circa un anno pi tardi, Megha si sent genuinamente attirato a Shirdi. Questa
volta non fu cacciato, ma entr nella moschea e vi rimase.
Come nel caso di Abdullah, il cambiamento interiore era avvenuto senza istruzion
i verbali. Megha serv Sai Baba e port avanti la sua adorazione quotidiana e quando
mor Sai Baba disse: "Questo era un mio vero devoto."
La moschea restaurata
Gli ind predominavano sempre pi. Persino il restauro della moschea fu fatto da lor
o.
Quando Sai Baba ne fece la sua dimora, era una struttura cadente di fango, con d
ei muri alti soltanto due metri e mezzo e lunghi circa quattro, su tre lati, men
tre la parte orientale restava esposta al vento e alla pioggia. Il tetto si
era incurvato per met e il resto era fragile e cadente.
Sai Baba non pot essere persuaso a vivere in nessun altro posto, sebbene i suoi d
evoti avrebbero felicemente costruito per lui una casa o un tempio. Cos decisero
di ricostruire la moschea. Chiesero parecchie volte il permesso, ma egli rifiut.
Alla fine uno di loro, G. R. Gundu, un ispettore delle tasse che aveva avuto un
figlio con la benedizione di Sai Baba, port dei carretti pieni di pietre e li sca
ric davanti alla moschea, dichiarando che avrebbe iniziato i lavori. Baba gli dis
se di portar via le pietre e di usarle per ristrutturare i templi ind, ma egli no
n lo fece.
Alla fine Baba si lasci persuadere e il lavoro cominci. Continu, comunque, ad inter
ferire e spesso demol quello che era stato costruito. Fu soltanto di notte che un
lavoro continuo e ininterrotto poteva essere svolto, e nemmeno ogni notte. Egli
soleva dormire alternativamente una notte nella moschea e una notte alla locand
a ed era in quest'ultimo caso che era possibile lavorare.
Baba insist per dare alla struttura un'adeguata architettura islamica, con dei mi
nareti e un nimbar, un recesso nel muro occidentale (cio il muro che fronteggia l
a Mecca), e dei pilastri per sostenere le lampade.
Comunque, egli volle anche un dhuni, uno spazio per il fuoco che veniva perpetua
mente tenuto acceso e l vicino fu preparato un seggio con una piccola balaustra.
La moschea, a questo punto, era un misto di ortodossia e innovazione. Baba si ri
feriva ad essa come la "moschea bramina", sebbene con questo non intendesse nece
ssariamente "ind", dato che usava la parola bramino nel senso corretto di "eletto
spirituale".
Al centro del cortile, fuori dalla moschea, fece costruire un Tulsi Brindhaban,
cio un blocco in muratura, alto

circa due metri, che delimitava una pianta di tulsi, sacra agli ind, attorno alla
quale, secondo la tradizione, essi girano compiendo la pradakshina (circoambula
zione propiziatoria).
All'interno della moschea c'erano delle pietre per macinare i cereali e Sai Baba
soleva trascorrere molto tempo a macinare il grano. Questa era una delle sue oc
cupazioni simboliche, anche se poi cucinava davvero la farina nel forno esterno,
preparando una specie di dolce che distribuiva gratuitamente.
Nella moschea, o appena fuori, teneva anche dei recipienti di terracotta dai qua
li era solito versare l'acqua, come abbiamo descritto in precedenza, o nei quali
metteva il cibo che mendicava. Questi ultimi erano tenuti fuori dalla moschea e
la donna addetta alle pulizie (appartenente alla pi bassa delle caste) aveva il
permesso di prendere da esse quel che voleva, prima che egli mangiasse; e questo
era consentito anche a cani, corvi o a chiunque volesse.

4. Simboli e poteri
Il simbolismo non l'invenzione di una religione o di un Insegnante, ma rappresen
ta il riconoscimento di determinate corrispondenze che in effetti esistono, tra
l'universo fisico e la Realt spirituale. Il mondo, in effetti, il riflesso di una
realt superiore e perci i simboli devono soltanto essere riconosciuti, non invent
ati. Questo il significato del detto ermetico: "Come sopra, cos sotto".
Quando Cristo parla di un uomo che rinasce o quando la Chiesa parla della "sposa
del Cristo", il simbolismo troppo evidente per aver bisogno di spiegazioni.
E'detto nel Corano: "Nella creazione dei cieli e della terra, nell'alternarsi de
lla notte e del giorno, nelle navi che solcano il mare con profitto per gli uomi
ni, nella pioggia che Dio fa scendere dal cielo riportando alla vita la terra mo
rta, nel suo diffondere ogni tipo di animale, nel dispensare i venti e le nuvole
tra il cielo e la terra, sicuramente ci sono dei segni da comprendere per un po
polo." (II, 164).
Per illustrare solo un punto di questa citazione, possiamo dire che il cadere de
lla pioggia sulla terra sterile, il
naturale equivalente del discendere della grazia su un cuore sterile, risveglian
do stimoli di vita spirituale.
Sul sentiero diretto dell'Advaita il simbolismo pu essere meno usato, poich l'univ
erso negato piuttosto che interpretato, ma la sua esistenza riconosciuta e su al
tri sentieri ampiamente sviluppato.
Tuttavia, sebbene tutti gli Insegnanti usino il simbolismo, si pu dire che Sai Ba
ba vi era dedito in maniera peculiare. C'era qualcosa di segreto e misterioso ne
l suo insegnamento. I benefici materiali venivano conferiti apertamente con i mi
racoli che eseguiva, ma la guida spirituale era pi nascosta. Inoltre, com' stato c
ommentato in precedenza, egli insegnava spesso per mezzo di azioni, laddove un a
ltro l'avrebbe fatto con le parole.
Per esempio, ci che Cristo disse con le parole: "Quello che farete al pi piccolo d
i questi, lo farete a me." Sai Baba non lo diceva ma lo illustrava.
Una donna un giorno gli chiese di andare a prendere il cibo da lei ed egli accon
sent. Com' immaginabile, ella prepar dei piatti speciali con tutto l'amore e l'abil
it di cui era capace. Ma, vedendo un cane randagio che si avvicinava al cibo, un
attimo prima che fosse pronto, sussult inorridita. Comunque, lo cacci in tempo e q
uindi and ad invitare Sai Baba. "No, mi hai cacciato quando lo volevo: ora non lo
voglio pi."
Egli si esprimeva attraverso simboli persino nelle faccende comuni. Una signora
descrive la sua prima visita, all'et di diciott'anni circa: "A un devoto caddero
gli occhiali mentre si stava inchinando e qualcuno sugger che, poich erano caduti
ai piedi di Sai Baba, dovevano essergli regalati. Saba immediatamente rispose: '
Non ho bisogno di occhiali, ne ho gi un paio che costano quaranta rupie.'

Tutti sapevano che egli non portava occhiali e la signora che raccont la storia,
rimase perplessa, finch suo padre le spieg che con 'occhiali'egli intendeva la vis
ione o la realizzazione, e che le quaranta rupie erano i quarant'anni della sua
realizzazione.
Sai Baba parlava spesso simbolicamente nell'eseguire guarigioni oppure aggiungev
a simboli ai simboli, come nel caso in cui diede a un devoto quattro manghi che
indicavano i bambini che avrebbe avuto dicendo: "Mangia e muori".
Una volta, Deshpande, un devoto che gi stato citato, fu morso da un serpente e, i
n preda al panico, corse alla moschea. Quando arriv agli scalini, Baba grid: "Non
salire, bramino! Torna indietro! Scendi." Pur essendo terrorizzato dalla morte,
Deshpande non os disobbedire a Sai Baba, ma rimase l in muta supplica. Un momento
dopo, Sai Baba parl ancora, questa volta con voce gentile: "Vieni ora. Il Fachiro
generoso con te, ti riavrai."
"Il Fachiro", come gi stato spiegato, era il modo di Sai Baba di fare riferimento
a Dio. Deshpande scopr che urlando quell'ordine, Baba non si rivolgeva a lui, ma
al veleno che circolava nel suo sangue.
Parabole
A volte Baba parlava per mezzo di parabole, lasciando i suoi devoti ad elaborarn
e la risposta: "Dei ladri vennero e si portarono via il mio denaro. Non dissi nu
lla, ma quietamente
li seguii, li uccisi e cos riebbi il mio denaro." Il denaro sono le facolt natural
i per l'uomo nel suo stato puro, per l'Uomo Primordiale, o Adamo, prima della Ca
duta; i ladri sono i desideri; l'uccisione e il riguadagnare la ricchezza signif
icano distruggere il desideri e realizzare il Se.
"Un uomo aveva un bel cavallo, ma per quanto facesse, non c'era verso che corres
se quando veniva bardato. Un esperto sugger di riportarlo dove era stato preso; f
u fatto e divenne trattabile e duttile."
Il cavallo l'ego. Come comandante dei poteri fisici e mentali dell'uomo, utile,
ma ostinato e perci crea innumerevoli problemi. Riportarlo alla sua sorgente sign
ifica riassorbirlo nello Spirito o Se dal quale sorge.
Questo corrisponde all'affermazione di Cristo che un uomo deve ritornare nel gre
mbo di sua madre e rinascere; ed ci che disse anche Bhagavan Ramana Maharshi in m
odo ermetico a una persona che aveva fatto delle domande sul cammino spirituale.
"Ritorna per la via da cui sei venuto."
E'il ritorno alla Sorgente che purifica e illumina. Da l l'ego ritorna fuori non
pi come ego, ma come agente conscio dello Spirito.
Baba disse a una seguace: "Il cielo nuvoloso. Piover. Il raccolto crescer e mature
r. Poi le nuvole si disperderanno. Perch sei spaventata?"
Il cielo annuvolato il suo stato attuale di oscurit ed ignoranza. La pioggia rapp
resenta le difficolt e il disagio che ella attraverser, ma rappresenta anche la Gr
azia Divina, che far maturare i semi della spiritualit nel suo cuore durante la "o
scura notte dell'anima". Il disperdersi delle nuvole il conseguimento della luce
e della beatitudine quando il seme maturato.
Sai Baba diede spesso risposte ermetiche che sembravano senza senso a coloro che
non comprendevano. Qualcuno voleva fargli una fotografia, ed egli ribatte: "No.
Non deve fare una fotografia, sufficiente che tu abbatta i muri. "
Senza senso? Una fotografia la somiglianza di Sai Baba. Il muro l'idea "io sono
il corpo" che si erge tra l'uomo e la sua identit con lo Spirito. E'sufficiente d
istruggere questo e la vera somiglianza con Sai Baba apparir, non nel corpo ma ne
llo Spirito.
Un'altra peculiarit di Sai Baba era che invece di rispondere direttamente a una d
omanda, a volte mandava colui che l'aveva posta da qualcun altro, oppure gli dav
a la risposta indirettamente. Madhava Bua ci riferisce un caso di questo tipo:
Egli aveva ritenuto, mentre sedeva davanti a Sai Baba, che quest'ultimo dovesse
spiegargli la natura di colui che al di sopra delle caste, cio l'ordine naturale
o le categorie naturali dell'uomo. Baba improvvisamente si volse verso di lui e

gli disse di andare a leggere le scritture con Dixit.


Bua lo fece e scopr che Dixit stava leggendo un brano in cui poteva trovare la sp
iegazione che desiderava.
Molti altri devoti hanno raccontato storie simili, di come furono mandati da una
persona o dall'altra che stava leggendo o discutendo della questione che li int
eressava.
Le istruzioni di Baba potevano essere ermetiche o nascoste in altri modi. Il pro
fessor Narke dice:
"Aveva l'arte peculiare di dare informazioni a individui particolari, in mezzo a
un gruppo, in modo che solo essi potessero comprendere e non gli altri. Curiosa
mente, allo stesso tempo, poteva portare beneficio a molte persone, con poche pa
role o azioni."
Nulla di tutto ci, naturalmente, una qualit esclusiva di Sai Baba. Nell'atmosfera
di un Maestro Spirituale, la comprensione dell'universo viene automaticamente au
mentata, avvengono coincidenze e appaiono dei segni. Tuttavia, tali cose erano p
i vivide e spettacolari che in altri casi.
Il professor Narke ha detto: "Per uno che lo osservava attentamente, i fatti stu
pefacenti fornivano l'evidenza sempre maggiore del fatto che Baba viveva e opera
va in altri mondi, oltre che in questo, e anche con un corpo invisibile.
"I commenti che egli faceva venivano considerati senza senso da coloro che non l
i conoscevano. Anche il suo linguaggio era ermetico, pieno di simbologie, parabo
le, allegorie e metafore."
Se uno chiedeva il permesso di fare una fotografia e gli veniva risposto di abba
ttere un muro, poteva ovviamente pensare che fosse un bofonchiare senza senso.
Anche in riferimento ai poteri, il professor Narke non era certo il solo a crede
re che Sai Baba avesse il potere di guidare sia i morti che i vivi. C'erano anch
e coloro che credevano che Baba appartenesse ad una misteriosa gerarchia spiritu
ale e che viaggiasse a volont con il corpo sottile.
Il maestro elementare del villaggio, viveva nella piccola scuola con i muri di f
ango, proprio dietro alla moschea e riferisce di aver spesso udito delle convers
azioni notturne in strane lingue, non soltanto indiane, ma anche in inglese, che
Sai Baba non conosceva.
Fisicamente egli non lasci mai Shirdi e tuttavia, quando gli veniva chiesto di vi
aggiare con i devoti o di far loro visita, egli rispondeva: "S, verr con te; non h
o bisogno di un treno per viaggiare."
Citando ancora il professore: "Baba parlava frequentemente dei suoi viaggi compi
uti con un corpo invisibile per grandi distanze. Sedendo vicino al suo fuoco, al
la mattina, con attorno parecchi devoti, egli raccontava quali luoghi lontani av
eva visitato di notte e che cosa aveva fatto l.
"Coloro che avevano dormito al suo fianco tutta la notte nella moschea o nella l
ocanda, sapevano che il suo corpo fisico era rimasto a Shirdi tutta la notte; ma
le sue affermazioni erano letteralmente vere e qualche volta erano state verifi
cate e provate...
"Questo potere di viaggiare con un corpo invisibile verso luoghi lontani di ques
to mondo, il potere di attraversare altri regni e controllare ci che vi accade, v
edere il passato e il futuro, sono tutti fatti rivelatori della sua natura.
"Alcune delle sue osservazioni lo dimostravano. L'ho sentito dire: 'Dove sono? D
ov' questo mondo?'L'ho visto indicare il suo corpo e dire: 'Questa la mia casa. I
o non sono qui. Il mio Guru mi ha portato via.'
"Persino nella carne, in questa vita terrena, non era confinato nel suo corpo fi
sico e si pu invero dire di lui che ancora vivo. E'dov'era anche allora; e anche
allora egli era dov' ora... Sai Baba non disse mai una bugia, non pronunci mai par
ole insulse, ma solo coloro che erano avvezzi ai suoi modi potevano capire ci che
diceva o faceva."
Strani viaggi
Ecco ora due esempi dei viaggi di sai baba. Una devota raccont la storia che segu
e e mentre parlava era cos sopraffatta dall'emozione da non poter trattenere le l

acrime:
" La gentilezza di Baba nei miei confronti era molto
grande. Mio marito non and mai a trovarlo, ma Baba mostr gentilezza persino nei su
oi riguardi.
"Mio marito era ingegnere e nel 1909 stava lavorando ad un ponte a Pandharpur. M
entre egli viveva l per lavoro, io andai a stare con Baba a Shirdi e lo servii. M
a un giorno Baba mi disse che avrei fatto meglio a tornare a Pandharpur.
"Mi disse di partire immediatamente, poi aggiunse che sarebbe venuto con me e ch
e non avrebbe avuto alcuna difficolt per il viaggio. Cos partii. Non sapevo cosa f
osse accaduto a Pandharpur e al mio attivo, scoprii che mio marito non c'era. Er
a stato licenziato e se n'era andato a Bombay. Questa per me era una cosa insoli
ta ed ero molto scossa. Avevo con me due compagne e solo poche rupie. Ne avevo a
bbastanza solo per tornare a Kurdwadi, cos andammo l. Ero veramente preoccupata pe
r la situazione, quando improvvisamente un fachiro apparve di fronte a me e mi c
hiese di cosa mi stessi preoccupando, ma io non risposi.
"Mi disse che mio marito era a Dhond e che avrei dovuto andare l immediatamente c
on le mie due compagne. Allora gli chiesi dove avrei potuto trovare i soldi per
il treno ed egli immediatamente mi consegn tre biglietti per Dhond e se ne and. Co
s salii sul treno e partii.
"Nel frattempo mio marito slava bevendo il suo t a Dhond ed era immerso in una sp
ecie di sogno ad occhi aperti, quando un fachiro apparve davanti a lui e gli dis
se: 'Come mai stai trascurando mia madre? Ella sta arrivando col prossimo treno,
nella carrozza numero 54.'
"Egli balz in piedi sbalordito ed esclam: 'Chi sei tu per rimproverarmi?'Ma ormai
il fachiro era scomparso. E quando scesi dal treno, mio marito era l ad aspettarm
i sulla pensilina, mi venne incontro e mi port nella nostra nuova casa. Poi mi pa
rl dell'apparizione del fachiro e mi chiese
di mostrargli un ritratto di Sai Baba. Quando lo vide, immediatamente riconobbe
il fachiro."
Un'altra storia del genere fu raccontata da S. B. Nachne: "Nel 1909 avvenne qual
cosa che a quel tempo non sembrava avere nulla a che fare con Sai Baba.
"Mio fratello maggiore veniva sottoposto ad un intervento al Bajekar's Hospital
di Bombay e tutti noi eravamo in pensiero per lui. A quell'epoca io vivevo a Dah
anu.
"Quel giorno arriv un sadhu che mi chiese un pezzo di pane. Lo invitammo in casa
e gli offrimmo un pasto completo. Mia cognata gli servi tutte le portate, tranne
un piatto di verdure che ella non considerava gustose a sufficienza per essere
offerte ad un santo ed onorato ospite. Comunque, il sadhu stesso chiese di assag
giare la pietanza e cos gli fu servita. Prima di partire ci benedisse tutti e dis
se che l'intervento aveva avuto successo.
"Quello stesso giorno, il mio amico H. M. Panse mi disse che per la grazia di Sa
i Baba, sperava che l'intervento avrebbe avuto un buon esito. Quella fu la prima
volta che sentii parlare di Sai Baba e pi tardi, quella sera, mio padre torn dall
'ospedale e venimmo a sapere da lui che l'intervento era pienamente riuscito e c
he non c'erano state complicazioni. Dopo l'intervento, seppi che all'ospedale er
a apparso un sodhu che, avvicinandosi al paziente, aveva passato le mani sulla p
arte operata e su tutto il corpo, dicendo che andava tutto bene. Poi mio fratell
o si riebbe completamente e non subi alcuna ricaduta.
"Fu nel 1912 che andai a Shirdi per la prima volta. Durante il mio soggiorno Sai
Baba mostr di provare grande interesse per me e per la mia famiglia. Alla presen
za di Dixit, Jog e Dabolkar (tre dei pi anziani devoti), egli disse indicandomi:
'sono andato a casa di quell'uomo ed egli non mi
ha dato quella pietanza.'La mia mente immediatamente torn al sadhu che aveva pran
zato con noi, all'epoca dell'intervento subito da mio fratello e mi sentii sicur
o che Baba era interessato al nostro benessere e che ci stava aiutando sin dal 1
909, senza che l'avessimo saputo. Poi raccontai l'episodio ai devoti. Quel sadhu
aveva un aspetto assai diverso da Sai Baba. L'avevo visto nei dintorni per due
o tre giorni dopo l'intervento ed ebbi l'opportunit di osservarlo da vicino. Dopo
di che lasci Dahan e non lo vidi pi. "
Come interpretare questi episodi? Sai Baba si materializz effettivamente nella fo

rma di strani fachiri e sadhu o semplicemente li influenzava da lontano ad agire


secondo la sua volont?
E'degno di nota il fatto che, alle persone che l'avevano gi visto, egli solitamen
te appariva in forma strana, mentre a coloro che non l'avevano gi incontrato, app
ariva con le sue reali sembianze, come se in quest'ultimo caso egli non consider
asse necessario il travestimento. Tuttavia, c'erano anche esempi di sue apparizi
oni con le vere sembianze anche a coloro che lo conoscevano.
Ma se assumeva la forma di strani fachiri, aveva forse assunto anche la forma de
l cane che era stato allontanato dal cibo? Non necessario affermarlo. Poteva anc
he darsi che egli sapesse quel che stava accadendo e che avesse detto: "Quello c
he fai anche a un cane randagio, lo fai a me."

Il gatto e il bramino
Comunque, c' un'altra storia riguardante un animale che non si pu spiegare cos faci
lmente. Un devoto bramino si lament per la sua dispepsia e Sai Baba gli viet di ma
ngiare lo yogurt. Ma il devoto fu incapace di rinunciarvi, continu a mangiare lo
yogurt e la dispepsia continu ad affliggerlo. Un giorno un gatto randagio mangi lo
yogurt del bramino e il giorno dopo fece ritorno.
Sebbene fosse stato scacciato prima che ne avesse mangiato troppo, il bramino lo
consider impuro e dovette gettarlo via. Poi cominci a conservare lo yogurt in una
tazza appesa al soffitto e il gatto si arrampic e riusc ancora a mangiarsi lo yog
urt. Una sera il bramino attese in agguato con un bastone e appena vide il gatto
glielo lanci addosso, colpendo la creatura sulla schiena.
Il mattino successivo, quando il bramino si rec alla moschea, Sai Baba era seduto
fra i devoti che gli spalmavano una pomata sulla schiena, mentre brontolava:
"Si ammalano mangiando yogurt e se glielo porti via ti bastonano."
Anche in questo caso possibile suggerire che Sai Baba abbia ispirato le azioni d
el gatto per poi guarirne la ferita assumendosene il peso. Questo in effetti acc
ade spesso e abbiamo fornito in precedenza un esempio di questo tipo con la guar
igione della febbre.
E'un fenomeno che stato osservato anche con altri
Maestri, ma con Sai Baba, come ci si poteva aspettare, la cosa assumeva una form
a spettacolare e persino bizzarra.
Una volta si lament per un tremendo dolore all'addome e se lo fece fasciare stret
tamente dai devoti con un panno. "Pi stretto! Pi stretto! Non posso sopportarlo!"
Poi improvvisamente si rilass. "Va bene, ora il dolore se n' andato." E si venne a
sapere che una devota aveva avuto un parto doloroso ed aveva chiamato Sai Baba
in suo aiuto.
Una cosa certa che egli aveva una conoscenza molto dettagliata di eventi e circo
stanze lontane. Inoltre, sia che dirigesse le azioni di altri o che si materiali
zzasse in un corpo recitando una parte, altrettanto certo che poteva farlo senza
andare in trance, cio senza interrompere le sue normali attivit a Shirdi.
Sai Baba non soffriva dell'illusione di essere il corpo e perci non c'era ragione
per la quale dovesse essere vincolato ad esso o per la quale non potesse assume
rne un altro a suo piacimento. Questa una faccenda sulla quale gli eruditi e i t
eorici possono discutere. I suoi devoti non hanno bisogno di porsi questo tipo d
i domande. Essi ricevettero e ricevono tuttora i suoi favori con fede sicura.

5. Il simbolismo del denaro


Un santo, normalmente, non chiede denaro. Ci sono stati dei guaritori spirituali
che hanno ricevuto dei poteri dal loro Guru con l'espresso avvertimento che se
avessero accettato del denaro, i poteri li avrebbero lasciati.

Molti sudhu si rifiutavano persino di toccare il denaro. Sri Ramakrishna ne avev


a un tale orrore, che provava effettivamente un bruciore se lo toccava.
Molte persone sono sospettose su un Guru che accetta denaro o regali, fatta ecce
zione per le cose semplici, come frutta e fiori. In questo, come in molte altre
cose, Sai Baba era diverso. Non soltanto accettava il denaro, ma lo richiedeva e
a volte la richiesta di dakshina (offerta) era la prima cosa che diceva a un vi
sitatore. Inoltre, spesso specificava la somma esatta che voleva.
Alcune persone, a causa di questo, avevano dei pregiudizi su di lui. Sembrava co
s incongruo. Qual era la spiegazione? Certamente Baba non bramava il denaro, poic
h non ne conservava mai. Egli dava sostentamento a fachiri e ad altri devoti pove
ri; nutriva coloro che non avevano
mezzi per fermarsi a Shirdi, sperperava il denaro per qualunque cosa gli giunges
se a tiro, ma non lo conservava mai.
La parola sperperare usata poc'anzi deve essere spiegata. Essa appropriata se vi
ene intesa nel senso che egli comperava cose che non erano strettamente necessar
ie e che, se c'era qualcuno attaccato al denaro, lui lo dava via a destra e a si
nistra davanti ai suoi occhi, ma ci non significa che fosse disposto a pagare som
me esagerate.
Al contrario, trattava per un pezzo di stoffa con il caratteristico stile da mer
cato, anche se a volte poi decideva di fare una donazione al venditore.
Per se stesso continu a mendicare il cibo. Non possedette mai articoli di lusso,
n fond mai un ashram, non fece erigere degli edifici n acquis propriet e quando mor, a
veva solo il denaro sufficiente a pagare il suo funerale.
Sai Baba considerava il denaro, come ogni altra cosa, simbolicamente, e coloro c
he glielo davano, accumulavano un tesoro pi prezioso. Egli non chiedeva denaro a
tutti. Una volta disse: "Lo chiedo soltanto a coloro che il Fachiro mi indica, e
in cambio devo dar loro dieci volte di pi."
Era la sua gente e, accettando elemosine, egli se ne assumeva la responsabilit.
Ci furono casi in cui Sai Baba rifiut il denaro, anche se gli veniva offerto, com
e nel caso di un uomo che conduceva una vita immorale e che gli offr cinquecento
rupie.
Egli sbott: "Non voglio il tuo denaro. Tieni una donna a casa tua, non vero? Dall
o a lei."
D'altra parte, poteva anche capitare che chiedesse il denaro proprio perch era st
ato guadagnato in maniera sbagliata. Per esempio, l'avvocato, S. B. Dhumal ricev
ette trecento rupie per una richiesta che aveva compilato su incarico di alcuni
seguaci di Sai Baba. La richiesta fu immediatamente concessa, senza alcuni sforz
o da parte sua, per l'influenza di Sai Baba. Quando egli in seguito and a Shirdi,
Sai Baba ripetutamente gli chiese dakshina, finch ebbe ricevuto da lui l'esatta
somma di trecento rupie.
Lo stesso Dhumal, (il devoto gi citato alla fine del secondo capitolo) racconta u
n'altra storia sulla dakshina:
L'aumento insperato
"In un'occasione, dopo avermi preso tutto il denaro che avevo, Baba mi chiese al
tre cinquanta rupie.
"Quando gli dissi che non avevo pi denaro, egli mi ordin di andare a chiederlo a q
ualcuno. Lo feci, ma questa persona rifiut di darmelo. Allora lo riferii a Baba e
d egli mi mand da Rao Bahadur Sathe, che si rallegr molto per la richiesta.
"A quel tempo non conoscevo il significato di tutto ci, ma scoprii pi tardi che eg
li aveva fatto richiesta di una pensione e che c'era qualche dubbio se quest'ult
ima sarebbe stata basata sul salario che aveva ricevuto per il suo ultimo impieg
o, o se sarebbe stata di cinquanta rupie pi alta, in base a un incarico pro tempo
re che aveva svolto.
"Fu soddisfatta la richiesta di una somma superiore e l'ordine esecutivo fu avvi
ato il giorno in cui Baba gli aveva chiesto, tramite me, le cinquanta rupie. Egl
i immediatamente intu che cosa stava accadendo e consider l'episodio come una rich
iesta sui primi frutti della nuova pensione. Questo fu il motivo per cui era cos

compiaciuto."
Sai Baba non di rado prendeva tutto ci che una persona aveva e poi la mandava via
a farsi prestare dell'altro denaro. Certamente sapeva bene cosa faceva quando a
giva cos; non si trattava di supposizioni. Una volta, per esempio, un visitatore
arriv con venti rupie delle quali ne aveva dato diciotto ad un amico, in modo che
se gli fosse stato chiesto del denaro, avrebbe dato le due rupie rimanenti e av
rebbe potuto mentire dicendo che non ne aveva pi.
Sai Baba innanzitutto gli chiese le due rupie, poi le altre diciotto e, anticipa
ndo la sua risposta, indic l'amico dicendo: "Puoi fartele dare da lui."
Il pagamento dei primi frutti era una condizione frequente per le sue richieste.
Questa una pratica comune, non soltanto in India. Una consacrazione simbolica d
elle nuove risorse di un uomo.
Una volta arrivarono due nuovi visitatori bramini e Sai Baba disse al suo devoto
Deshpande di farsi dare quindici rupie da uno di essi. L'altro, senza che gli f
osse richiesto, ne offr trentacinque, ma furono rifiutate.
Quando Deshpande chiese perch, Baba spieg: "Io non faccio nulla. Io non ricevo nul
la. Dio ha richiesto ci che era suo. Queste quindici rupie erano un debito, cos so
no state richieste, ma le trentacinque non erano nostre, cos sono state restituit
e."
Si venne poi a scoprire che il visitatore che aveva dato le quindici rupie e che
allora guadagnava un ottimo stipendio di settecento rupie al mese, aveva inizia
to a lavorare con uno stipendio di sole quindici rupie e aveva fatto il voto di
donare la sua prima paga, ma non aveva mai tenuto fede a quella promessa. Cos, in
quel momento gli veniva richiesto di attenersi al suo impegno.
Questi voti non compiuti, cos come i primi frutti, erano una frequente ragione pe
r delle richieste. Per esempio, un devoto in cammino verso Shirdi, ne incontr un
altro che gli diede una noce di cocco da donare a Sai Baba e due anna per comper
are dello zucchero, sempre per Baba.
Congedandosi egli present al santo la noce di cocco, ma dimentic le due anna di zu
cchero. Sai Baba allora disse: "S, puoi andare, ma perch trattenere le due anna di
un povero bramino?" Il devoto immediatamente ricord e gli diede le due anna. Sai
Baba allora, ridendo, disse: "Ora puoi andare, ma qualunque cosa ti incarichi d
i fare, falla fino in fondo; oppure non intraprenderla affatto."
Poteva anche accadere che una richiesta di denaro fosse un modo per mettere alla
prova il carattere di un uomo.
Una volta ad un sadhu furono chieste cinque rupie e questi ritorse irosamente: "
Chiedi la dakshina agli altri, Baba, perch la chiedi a me? Sai che non possiedo d
enaro."
"Va bene," comment Baba freddamente, "allora non darmela, ma non arrabbiarti".
Un uomo ricco, ma avaro, una volta venne da Sai Baba e chiese di avere la vision
e di Dio.
"Sono venuto fino qui per questo. Dicono che il santo di Shirdi rivela Dio rapid
amente."
Un'esperienza spirituale molto ambita dagli ind la visione di Dio nella forma in
cui essi Lo adorano, come Rama o Krishna, le Incarnazioni Divine, o come la Madr
e Kali o altre forme. Nella Bhagavad Gita si racconta di come Krishna concesse a
d Arjuna la visione della Sua Forma Divina, avvisandolo che quella non era la ve
rit ultima, ma che in realt egli era al di l della forma.
Una visione del genere pu essere un grande incoraggiamento per un aspirante; un G
uru pu concederla e spesso lo fa. D'altra parte, avere questa visione pu anche ess
ere una limitazione, poich ogni forma, in definitiva, illusoria e potrebbe allont
anare un uomo dalla ricerca della Verit Informale. Perci, il Guru che insegna un s
entiero diretto e puramente spirituale, generalmente depreca desideri del genere
e si rifiuta di soddisfarli.
Questa era l'attitudine anche di Sai Baba e i numerosi devoti che chiesero delle
visoni rimasero delusi. In effetti, a dispetto del suo comportamento appariscen
te e bizzarro, molto coerentemente egli scoraggiava i suoi devoti dal ricercare
sensazioni. Baba voleva il loro sviluppo spirituale, non gli interessava dar lor
o visioni o poteri.
Una volta venne da lui un devoto che aveva acquisito certi poteri magici da un G

uru precedente. Ma
Egli non diede mai
erli utilizzare in
a completa libert

Sai Baba insist nel persuaderlo a rinunciarvi.


ai suoi seguaci la possibilit di acquisire dei poteri. Per pot
modo degno necessaria una buona dose di saggezza, oltre ad un
dall'egoismo.

Il tassametro
Nel caso che viene ora descritto, il visitatore era giunto dalla stazione ferrov
iaria con un tonga ed era ansioso di ottenere in fretta la sua esperienza, in mo
do da poter riprendere lo stesso carretto senza dover pagare al guidatore il sup
plemento per l'attesa. Aveva in tasca 250 rupie, ma sperava di poterle tenere al
sicuro.
Sai Baba lo accolse con ironico entusiasmo: "Oh S,
non preoccuparti. Ti mostrer Dio rapidamente e chiaramente. Non possiamo perdere
tempo. Le persone come te che cercano l'illuminazione non si trovano facilmente.
"Per lo pi, la gente che viene qui, desidera prosperit e salute, oppure vuole libe
rarsi da qualche problema; altri cercano un buon posto di lavoro, un favore o qu
alche altro conseguimento mondano. Nessuno vuole Dio.
"Quanto bramo coloro che aspirano a vedere Dio! Si dovrebbe realizzare Brahman p
rima di morire, se no ci sar un perenne ripetersi di nascite e morti. Un Guru pu d
are la realizzazione, e solo un Guru pu farlo."
Poi improvvisamente Sai Baba si interruppe, chiam un ragazzo e lo mand a riferire
un messaggio ad un negoziante del posto, al fine di ottenere al pi presto un pres
tito di cinque rupie. Quindi disse al ragazzo di tornare velocemente con la somm
a richiesta.
Fino al suo ritorno, Baba sembr poco propenso ad occuparsi del visitatore o di qu
alunque altra questione. Dopo un po'il ragazzo fece ritorno, dicendo che il nego
ziante non era reperibile. Baba allora lo mand da un'altra persona e poi da un'al
tra ancora, ma ogni volta senza successo. Nel frattempo il visitatore diventava
sempre pi irrequieto, pensando alla tariffa del guidatore.
Naturalmente, egli avrebbe potuto evitare il ritardo offrendo le cinque rupie ch
e Baba aveva chiesto, ma non era preparato a farlo.
"Mi aiuterai a realizzare Brahman ? " Egli implor di nuovo. Allora Sai Baba gli s
pieg il simbolismo:
"Ma questo proprio quello che ho fatto. Non comprendi? Ne voglio cinque. Bisogna
abbandonarne cinque per conseguire Brahman. Si devono abbandonare i cinque sens
i e i cinque prana, e per farlo ci vuole distacco. La strada di Brahman Jnana (C
onoscenza Divina) difficile da percorrere e non tutti possono farlo. Quando ques
ta conoscenza albeggia, arriva la Luce e solo chi distaccato nei confronti delle
cose terrene, e anche di quelle celesti, potr conseguire la Conoscenza Divina."
Questo non era solo un rimprovero per l'avarizia del visitatore (in riferimento
alle cose terrene), ma anche per il suo desiderio di avere una visione (le cose
celesti).
Un episodio analogo avvenne quando Sai Baba us ancora il simbolismo del denaro pe
r evidenziare le basi fallaci di una richiesta avanzata al fine di conoscere Dio
.
In quell'occasione, Sai Baba interruppe il discorso per mandare a chiedere cento
rupie a un usuraio del luogo. L'usuraio invi i suoi rispettosi omaggi, ma non il
denaro. Poi furono inviati messaggi a molte altre persone, ma sempre senza succ
esso. Alla Ime, Sai baba si rivolse ad un ricco devoto e questi, non avendo con
se la somma necessaria, firm un impegno scritto, col quale ottenne immediatamente
il denaro da una persona che poco prima l'aveva rifiutato a Sai Baba stesso.
Perplesso e risentito, pi tardi il visitatore si rivolse a un devoto ed espresse
la sua sorpresa per il fatto che Sai baba fosse cos preoccupato dal denaro da dim
enticare la richiesta che egli aveva avanzato. Il devoto rispose: "Baba ha rispo
sto alla tua richiesta e tu avresti dovuto afferrarne il simbolismo. Quando un u
omo povero ha chiesto del denaro, nessuno gliel'ha dato, ma appena Nana Sahib l'
ha chiesto, l'ha ottenuto immediatamente.

"Allo stesso modo, non tutti possono chiedere la Conoscenza Divina. Bisogna inna
nzitutto aver accumulato la ricchezza del conseguimento spirituale."
Per lo pi, i devoti impararono a comprendere il simbolismo o ad afferrarne intuit
ivamente il significato, ma anche loro non erano sempre d'accordo con le richies
te di denaro di Sai Baba e la storia che segue spiega come si possano fornire di
verse spiegazioni di questo aspetto.

Le tre versioni
Sai Baba chiese ripetutamente la dakshina ad un visitatore finch lo lasci senza un
a sola rupia. Poi gli chiese altro denaro e lo mand da Deshpande a farselo presta
re. Allora Deshpande gli spieg: "Non sono le tue rupie che Baba desidera, ma la t
ua mente ed il tuo cuore, il tuo tempo e la devozione della tua anima."
Quando Sai Baba seppe della spiegazione che Deshpande aveva fornito al visitator
e, sorrise con approvazione, ma questa volta lo mand da Dixit.
Questi allora spieg che la richiesta era semplicemente un attacco alla stima che
egli aveva di se stesso, per vedere se si sentiva umiliato per essere stato lasc
iato completamente al verde, e per giunta costretto a mendicare.
Sai Baba approv anche questa versione, ma lo mand via una terza volta, da Nana Sah
ib Chandorkar.
Nana Sahib, che era il pi pratico dei tre, spieg che di solito portava con se solo
cento rupie quando andava a Shirdi e che ne lasciava altre cento in deposito ne
lla vicina citt di Kopergaon, in modo da poterne usufruire in caso di bisogno, ev
itando cos il disagio e l'umiliazione di essere lasciato senza soldi.
Questa dottrina del fare affidamento solo sulle proprie risorse non piacque affa
tto a Sai Baba ed egli diede immediatamente una lezione a Nana.
Lo mand a chiamare e gli chiese quaranta rupie. Ma appena Nana se ne fu andato, g
liene mand a chiedere altre quaranta. Nana immediatamente mand qualcuno a prelevar
e tutte le sue riserve, ma prima che il denaro potesse arrivare, Baba gli chiese
ancora la dakshina, facendogli confessare di essere senza soldi.
In molti altri casi, comunque, il simbolismo era chiaro. Una volta egli chiese r
ipetutamente a un devoto due rupie e quando quest'ultimo finalmente gliene chies
e la ragione egli rispose: "Non sono queste due rupie di metallo che voglio, ma
fede e pazienza."
In un'altra occasione, chiese quattro rupie, ma nel riceverle, afferm di averne o
ttenuta solo una.
"Ma te ne ho date quattro!" Protest il devoto.
"Non lo nego; me ne hai date quattro, ma ne ho ricevuto soltanto una."
Il devoto allora confess di non capire, ma Sai Baba lo rassicur dicendogli che avr
ebbe compreso in seguito.
Qualche tempo dopo, quello stesso uomo stava viaggiando in treno, quando un giov
ane fachiro entr nello scompartimento e gli chiese l'elemosina.
Il devoto gli diede un quarto di anna, ma il fachiro ne chiese quattro. Allora l
'uomo gli diede una moneta da quattro anna, ma il fachiro afferm che ne aveva ric
evuto soltanto una.
Pi tardi il devoto incontr un vecchio sadhu che gli chiese l'elemosina. Ancora si
ripet la stessa scena: gli diede una moneta, ma il sadhu ne chiese quattro.
In quel caso, Sai Baba stava chiedendo l'abbandono
dei quattro aspetti della coscienza: manas (mente), buddhi (intelletto), chitta
(consapevolezza), eahamkara (ego), ma ne riceveva soltanto uno: l'anima ogiva.
In un'altra occasione Sai Baba chiese sei rupie ad una signora ed ella, non aven
do denaro con se, si rivolse a suo marito commentando quanto fosse imbarazzante
non poter pagare quando veniva chiesto del danaro.
"Non ti preoccupare," egli rispose, "non il denaro ci che Baba vuole; sono i sei
mezzi che devono essere abbandonati." Sorridendo con approvazione alla spiegazio
ne, Sai Baba le chiese ancora se fosse disposta a dargli le sei rupie. Ella risp
ose che l'aveva gi fatto. "Allora cerca di non andare fuori strada." La avvis.
Simbolismo di questo tipo, pagamento dei primi frutti, realizzazione di un voto

dimenticato, queste erano le tre ragioni pi frequenti della richiesta di denaro d


a parte di Sai Baba. Ma una cosa era certa: non era il denaro ci che egli voleva,
rispetto al quale nessuno avrebbe potuto essere pi indifferente di lui. Tuttavia
, negli ultimi anni della sua vita, a Shirdi ci fu un flusso straordinario di de
naro.
Si diceva che le sue entrate eguagliassero quelle del Governatore della Provinci
a. In effetti, le autorit volevano tassarlo, ma poich Sai Baba non aveva mai nulla
alla fine della giornata, questo si prov impossibile.
Tuttavia le autorit riuscirono a tassare parecchi dei suoi pensionati, poveri e v
ecchi seguaci, ai quali egli elargiva quasi regolarmente una piccola somma di de
naro.

6. Upadesa (insegnamenti)
Il tema centrale nella vita di un Maestro la sua upadesa (o upadesh, come viene
comunemente chiamata), cio la guida spirituale che egli d ai suoi discepoli.
Questa non un'istruzione teorica o dottrinale, ma una disciplina spirituale che
consiste, normalmente, in osservanze e riti, nonch nell'invisibile influenza che
accelera lo sviluppo del discepolo.
Pur essendo il tema centrale, questo non il pi ovvio o il pi facile da rilevare pe
r il biografo. In effetti, l'upadesa pu essere tenuta segreta, poich destinata sol
tanto a coloro ai quali viene trasmessa personalmente e direttamente, mentre qua
lunque esposizione della dottrina che il Maestro possa fare, essendo meno potent
e, e perci meno pericolosa se usata male, aperta a tutti.
Questo incoraggia l'erronea attitudine della quale si parlava all'inizio del lib
ro, cio quella di considerare un Maestro Spirituale come un semplice filosofo. Ma
con Sai Baba, come ho gi puntualizzato, questo non era possibile, dato che non s
crisse mai trattati di filosofia, e anche verbalmente espose di rado delle dottr
ine. Pochissimi dei suoi devoti ricordano che l'abbia fatto.
Ci sono numerosi sentieri spirituali diversi tra loro e sorge spontanea la doman
da su quale di questi si basasse Sai Baba. Possiamo immediatamente scartare lo y
oga e il tantra. Ci pu sembrare strano, poich sono questi sentieri indiretti che no
rmalmente conducono allo sviluppo di poteri sovrannaturali.
Comunque, necessario ricordare, come ho accennato in un capitolo precedente, che
sebbene Sai Baba usasse i suoi poteri cos abbondantemente, egli non li trasmette
va ai suoi devoti e nemmeno li incoraggiava a perseguirli.
In effetti, tra i suoi devoti, la mancanza di interesse per lo sviluppo dei pote
ri uno dei segni rassicuranti della sua genuina spiritualit. Dovunque si possano
individuare dei discepoli che inseguono i poteri o che considerano la loro acqui
sizione come un sinonimo di progresso spirituale, consigliabile fare molta atten
zione al Guru.
Sai Baba deprecava persino il pranayama, controllo del respiro, che molto usato
nei sentieri yoga e tantra.
"Chiunque proceda per mezzo del pranayama, dovr alla fine, venire a me per un ult
eriore progresso." Questo quanto ricorda agli aspiranti il supremo Advaita, Bhag
avan Ramana Maharshi, il quale insegn che il controllo del respiro soltanto una p
ratica preliminare per conseguire il controllo del pensiero, destinata a coloro
che non riescono a farlo direttamente; inoltre egli diceva: "Alla fine tutti gli
uomini devono venire ad Arunachala", dove Arunachala rappresenta il sentiero di
retto di jnana.

E'anche notevole osservare che Sai Baba non desiderava che i suoi seguaci rinunc
iassero al mondo e diventassero dei sannyasi (monaci). Ci furono alcuni casi in
cui
addirittura lo proib, ma a parte questi, l'interesse generale che dimostrava per
la vita familiare e per i problemi dei suoi devoti, per le loro attivit, i loro m
atrimoni e i loro figli, la chiara evidenza che egli desiderava che si sviluppas
sero interiormente attraverso la vita familiare.
Non ci sono prove, comunque, che egli prescrivesse i metodi di bhakti marga o di
jnana marga, cio il sentiero della devozione o quello della conoscenza. In effet
ti, egli non dava affatto l'iniziazione o upadesa nella maniera consueta e alcun
i devoti l'hanno confermato esplicitamente.
Il professor Narke dice: "Sai Baba non mi diede mai alcun mantra, tantra o upade
sa e per quanto ne sappia, non lo fece mai con nessuno." Egli ci racconta anche
la seguente storia:

L'upadesa negata
"Una signora, di nome Radnabai Deshmukhin, serviva Sai Baba a Shirdi e voleva l'
upadesa. Sai Baba non l'accontent ed ella inizi satyagraha, cio smise completamente
di mangiare e decise di non prendere cibo finch Sai Baba non le avesse dato upad
esa.
Il quarto giorno del suo digiuno, Deshpande, impietosito, and a parlarne a Sai Ba
ba e lo implor di darle un Nome di Dio che ella potesse ripetere come japa (ripet
izione di un mantra). Sai Baba allora la fece chiamare e le disse che non era su
a consuetudine dare upadesa, poich egli seguiva il suo Guru, che era molto potent
e e i cui metodi
non comprendevano il dare upadesa.
La signora Parsi ci conferma questa attitudine: "I metodi di Sai Baba per dare a
iuto spirituale non erano comuni. Egli non dava mantra o upadesa. Non parlava di
yoga, pranayama o kundalini; ma quando c'era qualcosa che non andava in qualcun
o che seguiva questi sentieri, venendo da Sai Baba otteneva dell'aiuto."
Tuttavia, egli chiari ai suoi devoti che non c'era bisogno che essi andassero da
nessun'altra parte in cerca di upadesa. Pochi si degnavano persino di considera
re la questione. Il suo sostegno spirituale era troppo potente ed evidente. H. V
. Sathe disse:
"Baba non diede mai upadesa o iniziazione a nessuno, cos io non gliela chiesi. In
parecchie occasioni avrei potuto ottenere upadesa da qualcun altro; in quei fra
ngenti riferii la faccenda a Sai Baba ed egli diede una risposta negativa."
Questo ricorda molto Bhagavan Ramana Maharshi. Anch'egli non dava iniziazione o
upadesa, come viene intesa generalmente. Tuttavia, quando gli fu chiesto da un d
evoto se fosse necessario cercare da qualche altra parte, egli rispose che non l
o era.
L'estrema importanza di questa faccenda diventa chiara se si ricorda che nell'in
duismo e nell'Islam esoterico, come in altre religioni, si considera che lo svil
uppo spirituale durante la vita sulla Terra possibile (eccetto casi rari) soltan
to attraverso l'iniziazione e l'upadesa, impartita da chi ha gi conseguito la met
a.
Si pu considerare come la trasmissione della corrente o come la nascita da un gen
itore spirituale. Per chi ha afferrato la possibilit del conseguimento spirituale
, la vita non ha altra meta. Nessuno scopo umano pu essere paragonato a quello ch
e trascende lo stato umano.
Da ci risulta l'importanza vitale di riconoscere un vero Guru e di essere accetta
ti da lui. Non tutti gli uomini spirituali sono Guru qualificati. Tranne nel cas
o di un Maharshi, colui che d origine a un sentiero, l'autorizzazione deve esserg
li stata trasmessa in una catena ininterrotta da Guru a Guru, come nell'ordine d
i un sacerdozio esoterico.
Colui che non un Guru pu portare beneficio all'umanit con la sua mera esistenza, e
mettendo la sua influenza; ci sono anche altre possibilit; ma egli non prender cer

tamente su di se la responsabilit di guidare dei discepoli o di tenerli lontani d


a altri che potrebbero fungere da guide.

Upadesa invisibile
Se uno come Sai Baba o Ramana Maharshi si assumeva questa responsabilit, ci signif
icava che era in corso un tipo di upadesa invisibile, che i discepoli ne fossero
consapevoli o meno.
Sai Baba asser in termini chiari che si assumeva la completa responsabilit dei suo
i devoti, offrendo loro la sua protezione e l'assoluta certezza che potevano con
tare su di lui. Baba disse:
"Non permetter mai che nessuno dei miei discepoli scappi da me"; e Ramana Maharsh
i disse: "Proprio come la preda caduta nelle fauci di una tigre non potr fuggire,
cos colui che ha vinto la Grazia del Guru non sar mai abbandonato." Sai Baba diss
e: "Dovete solo stare tranquilli, e io
far il resto." Il Maharshi us le stesse parole, usando l'impersonale 'Bhagavan'inv
ece di 'io'.
Sai Baba disse: "Dovunque voi siate, pensate a me ed io sar con voi." Ancora una
volta abbiamo la stessa rassicurante promessa espressa con parole diverse.
Non c' alcun dubbio che Sai Baba esercitasse un'influenza tremendamente potente s
ui suoi devoti.
Molti hanno testimoniato il risveglio e il progresso della vita spirituale in se
stessi. Certamente egli si dava da fare per loro e praticava l'imposizione dell
e mani.
"Baba aveva un modo di toccare la testa di chi si recava da lui... Il suo tocco
convogliava certi impulsi, delle forze, delle idee. Qualche volta faceva pressio
ne pesantemente con la mano sulla testa, come se stesse schiacciando fuori alcun
i degli impulsi inferiori del devoto. Altre volte batteva sul capo o passava la
mano. Ogni azione aveva un effetto specifico e causava un rimarchevole cambiamen
to nelle sensazioni o sentimenti dei devoti."
Sai Baba in effetti addestrava i suoi devoti a cercare Dio attraverso la devozio
ne al Guru. Si ricorder che questo era il metodo che egli stesso aveva seguito ed
era questo che egli incoraggiava nei suoi seguaci.
Che questa fosse la sua upadesa lo si pu intuire anche dalla sua esposizione di u
n verso della Bhagavad Gita, a proposito del quale disse che il completo abbando
no di corpo, mente, anima e possessi il mezzo necessario per conseguire la Reali
zzazione.
Il professor Narke diceva: "Obbedire, servire e amare Dio, sono le caratteristic
he principali del bhakti marga. La caratteristica peculiare enfatizzata dall'ese
mpio e dalle parole di Sai Baba sta nella grande importanza dello sviluppare que
sta devozione sulla base della devozione al proprio Guru. Consiste nel vedere Di
o nel Guru, attraverso il Guru e come il Guru, identificando il Guru come Dio."
Questo un metodo legittimo e tradizionalmente riconosciuto. Qui ancora si pu rico
rdare il Maharshi che disse: "Dio, il Guru e il Se non sono realmente differenti
; sono la stessa cosa." Comunque, egli spieg che il Guru esterno serve soltanto a
risvegliare il Guru interiore nel cuore del devoto. E'possibile cos verificare c
he il "Guru interiore" equivale alla concezione cristiana del "Cristo in voi".

Guru interiore
Sai Baba parl poco a questo proposito, come del resto accadde anche per altri tem
i, ma esiste una registrazione nella quale anch'egli enfatizzava il Guru interio
re dicendo, in apparente contraddizione con il suo stesso insegnamento: "Non nec
essario avere un Guru: ogni cosa all'interno di noi. Ci che si semina si raccogli
e. Ci che si d si ottiene."
Il significato effettivo sta nella relativa scarsa importanza che ha il Guru est

erno una volta che il Guru interiore pu essere riconosciuto e udito. Egli continu
ancora pi esplicitamente: "E'tutto dentro di voi. Cercate di ascoltare internamen
te e seguite le indicazioni che ottenete."
E'importante notare, comunque, che egli non lo diceva a tutti; questa infatti un
a pratica molto pericolosa, a meno che il devoto non sia sufficientemente purifi
cato ed evoluto da seguire il Guru interiore, perch ogni sorta di
spinta egoistica pu scivolare nel flusso della coscienza e proporsi come guida sp
irituale interiore. Questo il motivo per cui un Guru esterno rimane necessario.
Normalmente, l'insegnamento di Sai Baba consisteva semplicemente nella devozione
al Guru e nel completo abbandono a lui; un metodo molto potente, ma che pu esser
e usato con sicurezza soltanto dal Guru perfetto, che ha distrutto ogni sua trac
cia d'ego; altrimenti pu diventare un tremendo pericolo. Sai Baba teorizz poco a q
uesto proposito, perch in generale teorizzava poco. La seguente storia illustra i
l tutto in maniera soddisfacente:
Un devoto si era stabilito nella casa di Ayi, una devota residente a Shirdi dall
a quale Sai Baba spesso mandava dei visitatori. Egli disse: "Eravamo d'accordo s
ul fatto che il japa era la cosa migliore per noi. La questione importante era q
uale nome avremmo dovuto usare. Ella disse che molti usavano Vittal o Ram, ma pe
r quanto riguardava lei, Sai era il suo Dio e quel nome le era sufficiente.
"Io dissi che quello che andava bene per lei andava bene anche per me e che avre
i ripetuto anch'io il nome di Sai. Cos sedemmo uno di fronte all'altra ripetendo
il nome per circa un'ora. Pi tardi, quello stesso giorno, Sai Baba mi mand a chiam
are e mi chiese cosa avevo fatto quella mattina.
'Japa,'risposi.
'Di quale nome?'Egli chiese.
'Del mio Dio.'
'Chi il tuo Dio?'Chiese ancora.
"Io risposi semplicemente: 'Lo sai.'
Ed egli sorrise dicendo: 'E'vero.'
Cos il japa del suo nome fu espressamente approvato da lui e forse, silenziosamen
te incoraggiato da lui attraverso la mediazione di Ayi."
In questa storia sembra ugualmente significativo il fatto che l'invocazione del
suo nome sia stata approvata da Sai Baba e che sia stata approvata segretamente,
non pubblicamente. La sua posizione era gi anomala a causa dell'adorazione ritua
le eseguita dagli ind e condannata dai musulmani. Ma una distinzione non meno imp
ortante era quella tra gli ind che seguivano un sentiero spirituale attraverso la
devozione a Dio manifestatosi come Guru e quelli, pi numerosi, che accettavano i
benefici materiali e spirituali che ottenevano dal restare alla presenza di un
santo.
Abbandono
Questo tipo di sadhana, sentiero spirituale, attraverso la completa fede nel Gur
u stata ben puntualizzata dal professor Narke: "Secondo la tradizione di Sai Bab
a, il discepolo o il devoto che giunge ai piedi di un Guru con un completo abban
dono, senza dubbio dov'essere puro, casto e retto, ma non ha bisogno di continua
re nessuna pratica attiva, come il japa o la meditazione.
"Al contrario, qualunque pratica di questo tipo o qualunque processo intellettua
le che comporti l'idea: 'Io sto facendo questo', un ostacolo. Ogni senso di aham
kara, ego, nel devoto dov'essere spazzato via, cancellato dalla memoria e dalla
mente, poich sarebbe un impedimento rispetto al compito del Guru.
"Il Guru non insegna, egli irradia la sua influenza.
L'influenza viene riversata e viene assorbita con grande beneficio dall'anima ch
e si abbandonata completamente, ripulendo il Se, ma ostacolata dall'attivit menta
le, dal confidare nei propri sforzi e da ogni sorta di auto consapevolezza e aut
o affermazione.
"Questa grande verit dov'essere stata afferrata da tutti i visitatori praticanti.
Egli stesso a volte diceva ai devoti: 'Resta con me e stai tranquillo. Io far il
resto.'Cio segretamente e internamente...

"Cos il dovere di un aspirante devoto innanzitutto quello di mantenersi casto, pu


ro, semplice e retto, in modo da essere idoneo a ricevere la grazia del Guru . S
econdariamente egli deve avere una stabile fede nell'amato Maestro, affinch egli
l'aiuti a conseguire esperienze sempre pi elevanti, per giungere infine alla meta
. 'Un passo sufficiente', la giusta attitudine che ora deve avere.
"L'aspirante non ha bisogno di crearsi dei problemi cercando di risolvere compli
cati enigmi metafisici e filosofici sulla realt ultima. Egli ancora impreparato p
er questi concetti. Il Guru lo elever, conferendogli poteri superiori, una conosc
enza pi vasta e una sempre pi crescente realizzazione della Verit. E il fine sicuro
, nelle mani del Guru.
"Tutto questo non fu esposto da Sai Baba in una sola volta, n a me n ad altri, per
quanto posso aver sentito raccontare, ma le varie indicazioni che trassi dal mo
do in cui trattava le persone e dalle sue parole occasionali su questi argomenti
, avvalorano questa esposizione, confermata anche dal comune buon senso."
Questo un eccellente riassunto dell'upadesa di Sai baba ed forse naturale che il
suo devoto cerchi di conferirle un che di universale, come se si potesse applic
are a tutti i casi. Naturalmente non cos.
La meditazione non comporta necessariamente l'affermazione: "Io sto facendo ques
to." In particolare, l'indagine: "Chi sono io?" insegnata da Ramana Maharshi, no
n la comporta affatto, in quanto s'indaga su chi sta indagando.
Inoltre, non viene sollevato nessun complicato problema metafisico o filosofico
nell'immaginare la meta ultima, che semplice Advaita, Unit con l'Assoluto, e Rama
na Maharshi, per esempio, si aspettava che i suoi devoti non la perdessero di vi
sta fin dall'inizio.
N necessariamente vero che il Guru investa il devoto di poteri sempre pi elevati,
di conoscenza sempre pi vasta e di crescente realizzazione della Verit: il process
o pu avvenire nell'oscurit, fino alla realizzazione del Se.
Inoltre, bisogna dire che rimanere ricettivi all'influenza del Guru, in perfetta
purezza e rettitudine, il 'rimanere quieti', affinch egli possa 'fare il resto',
non un compito facile, anzi, la cosa pi difficile da fare per la mente e lo scop
o della meditazione o del japa, pu essere proprio quello
di conseguire e mantenere questa purezza e tranquillit di mente.
Coloro che non sono avvezzi a tale insegnamento potrebbero allarmarsi a causa de
ll'enfasi posta sulla passivit dell'aspirante, considerandola pericolosa, ma non
cos. La passivit al male e all'ego, quella s che pericolosa.
La passivit ai sensi e agli impulsi sensoriali conduce a una graduale disintegraz
ione del carattere, mentre la passivit alla Verit e all'influenza spirituale condu
ce all'integrit e al potere.
Questo il motivo per cui vediamo che il santo, che fra tutti gli uomini il pi sot
tomesso alla Volont Divina ed il pi carente di ego, allo stesso tempo il pi dominan
te come carattere, ha una personalit di rilievo, il pi individuale, perch ha sacrif
icato la sua individualit.
La passivit nei confronti di Dio, rende un uomo attivo e potente nei confronti de
l mondo. La passivit all'ego rende l'uomo ribelle verso Dio; ecco perch nei primi
stadi la sottomissione cos difficile.

Tre Mahatma
Negli ultimi tempi, in India ci sono stati tre grandi Maestri. Essi sono: Sri Ra
makrishna Paramahansa, Sai Baba e Bhagavan Ramana Maharshi.
Sri Ramakrishna insegn a Belur, alla periferia di Calcutta, poco prima che Sai Ba
ba si stabilisse a Shirdi; e quando Sai Baba mor, dei discepoli erano gi stati att
ratti da Ramana Maharshi, sulla collina di Arunachala, a Tiruvannamalai, nel sud
dell'India.
Non potrebbe esserci esempio migliore della marcata differenza di temperamento e
attitudine di quella che c'era tra questi Maestri: tutti e tre potenti e domina
nti e, allo stesso tempo, estremamente passivi alla Volont Divina.
Abbiamo attirato l'attenzione gi diverse volte sulle similitudini esistenti tra i

l sentiero di Ramana Maharshi e quello di Sai Baba. Ma ci sono affinit anche con
Ramakrishna e, considerando le differenze di temperamento citate poco fa, questo
pu essere interpretato solo alla luce del fatto che certi metodi vengono riconos
ciuti idonei dai Maestri secondo i tempi in cui essi vivono. Perci della massima
importanza rendersi conto di cosa si tratta.
In primo luogo, tutti e tre sostengono l'eguale validit di tutte le religioni.
Nelle epoche precedenti, quando ogni religione era pi o meno confinata nei ristre
tti confini della propria 'parrocchia', questa era una questione dalla scarsa im
portanza pratica.
Il cristiano medio non aveva sentito parlare molto del Buddismo, e il buddista m
edio non conosceva gran che della Cristianit.
Ma con il sorgere della moderna civilizzazione, i materialisti e i razionalisti
cominciarono a mostrare le differenze tra le religioni come pretesto per conside
rarle tutte errate e create dall'uomo. E dato che, in generale, la razza umana v
enne a conoscere qualcosa delle varie religioni, questo era un tema pericoloso.
Delle citazioni superficiali di una religione che ne denunciava altre, venivano
usate dai distruttori, il cui punto di forza era che ogni religione affermava un
a verit differente e in conflitto con le altre. Stava a chi aveva una visione rea
le sostenere che la Verit Una e che quelli che variano sono solo i modi di esprim
erla.
Dopo aver conseguito la realizzazione nell'ambito dell'induismo, Sri Ramakrishna
percorse ancora il sentiero, innanzitutto attraverso l'Islam e quindi attravers
o la Cristianit, proclamando che tutte le Vie l'avevano condotto alla stessa iden
tica meta.
Sai Baba, come abbiamo visto, aveva percorso sia il sentiero dell'Islam che dell
'induismo, guidando i discepoli a seguire la tradizione in cui erano nati e cost
ringendoli a riconoscere la validit di entrambe le vie.
Ramana Maharshi era al di sopra di tutte le religioni, era sulla cima cui esse a
scendono, era nel centro da cui esse
irradiano. Tra i suoi devoti c'erano cristiani, musulmani, ebrei, buddisti, pars
i e ind, ed egli non si aspett mai che nessuno passasse da una religione ad un'alt
ra.
Forse la considerazione pi importante che un sentiero idoneo per i nostri tempi d
ov'essere invisibile, non appesantito dai rituali, atto ad essere seguito nell'a
mbito della vita moderna, in un ufficio, in una fabbrica o anche in un eremitagg
io.
Ci sono molti sinceri aspiranti che devono condurre la loro vita professionale o
seguire la loro carriera senza avere la possibilit di adempiere ad osservanze ri
tuali; essi devono seguire il loro sentiero tra i colleghi, conformandosi alle c
ondizioni sociali moderne.
Oppure, si potrebbe pensare ai seguaci di Ramakrishna come a swami con vesti col
or ocra, ma bisogna ricordare che la Ramakrishna Mission, alla quale appartengon
o questi swami, fu fondata dopo la sua dipartita.
Quand'era in vita, egli spesso rifiutava ai devoti il permesso di rinunciare al
mondo, come nel caso di Durgacharan Nag, la cui biografia stata pubblicata dal R
amakrishna Math di Madras, e che considerato come un santo anche se non era dive
ntato monaco.
Abbiamo visto in quest'opera come Sai Baba incoraggiasse la vita di famiglia. Tr
a i suoi seguaci c'erano fachiri e sadhu, ma coloro che quando lo incontrarono p
er la prima volta erano capi famiglia, rimasero tali.
Anche Ramana Maharshi rifiut coerentemente ai suoi devoti di rinunciare al mondo
per diventare dei sadhu.
Non si tratta semplicemente di conservare il ruolo di capo famiglia, bisogna con
siderare anche la semplicit e l'effettiva invisibilit del sentiero seguito. Il met
odo dell'indagine sul Se, insegnato da Ramana Maharshi, non richiede osservanze
esteriori, ma pu essere tranquillamente seguito internamente in ogni circostanza.
Sai Baba, come gi stato spiegato, non prescriveva rituali o mastra. Anche Ramakri
shna non insegn rituali elaborati. In tutti e tre i casi, l'enfasi viene posta so
prattutto sulla devozione al Guru e per la maggior parte dei devoti di questi Ma
estri, ci mette in ombra ogni altra cosa.

"Sii tranquillo, ed io far il resto..."


Il tremendo potere del Guru al lavoro e tutto ci che il discepolo deve fare asten
ersi dall'ostruirlo.

7. Morte e sopravvivenza
Nel 1886 ci fu una 'prova generale'della morte di Sai Baba. Mahalsapathy era un
devoto di cui abbiamo gi parlato e che viveva a Shirdi, dormendo accanto a Baba n
ella moschea. Un giorno Sai Baba gli disse:
"Sto andando da Allah. abbi cura di questo corpo per tre giorni. Se far ritorno,
in seguito me ne curer io stesso, altrimenti dovrai seppellirlo laggi in quello sp
iazzo, interrando due pali per delimitare il luogo."
Poi il suo respiro e la circolazione si arrestarono. Il cuore cess di battere e l
e autorit aprirono un'inchiesta.
Lo dichiararono deceduto e ordinarono a Mahalsapathy di seppellire o cremare il
corpo, in base alla legge che proibiva di conservare un cadavere per pi di ventiq
uattr'ore dopo il decesso.
Mahalsapathy naturalmente rifiut. Il terzo giorno Baba riprese a respirare e comi
nci ad avere dei lievi movimenti addominali. Quindi Sai Baba apr gli occhi e ritor
n alla vita.
Fu dopo questo episodio, avvenuto verso la fine del
1800, che la sua fama cominci a diffondersi sempre pi. Dal 1910 fino alla sua mort
e, avvenuta nel 1918, ci fu un flusso interminabile di visitatori provenienti da
Bombay e da altre citt. Essi gli imponevano pomposit e cerimoniali che non deside
rava: processioni con cavalli ed elefanti, un cocchio d'argento, incenso e canti
.
Durante le processioni, lo ricoprivano di gioielli. Lo trattavano come un mahara
jah o come l'idolo di un Dio. Sai Baba non amava tutto questo, ma non poteva rif
iutarlo. E nonostante questo sfarzo, continuava ad uscire per mendicare il suo c
ibo.
Poi la sua salute gradualmente si indebol. Soffriva di una forte asma. Lo sforzo
per curarsi dei suoi devoti era strenuo, perch un Guru prende il peso dei discepo
li su di se. E attraverso l'esecuzione di guarigioni, egli pu prendersi i pesi al
trui anche fisicamente.
Nel 1916 nel giorno di Vijaya Dasami, Baba ebbe uno strano attacco. Cominci a str
acciarsi i vestiti e se ne and in giro per due ore completamente nudo, gridando c
he questo era il suo giorno per "attraversare le frontiere".
Fu lo stesso giorno, due anni pi tardi, il 15 ottobre, secondo il calendario occi
dentale, che egli se ne and.
Prima di andarsene rimand alcuni devoti a Bombay, devoti che volevano restare, e
ne trattenne altri che avrebbero dovuto partire.
Diede l'addio ad uno che era solito fargli visita ogni quindici giorni e gli dis
se di non continuare a venire. Nessuno sembr afferrare il senso di queste disposi
zioni. Poi invi un messaggio ad un altro santo musulmano:
"La luce che Allah accese, Egli sta portando via", e il santo ricevette il messa
ggio in lacrime.
Quindi diede duecento rupie per nutrire i fachiri ed essi
passarono la giornata cantando preghiere e leggendo il Corano. Era il tempo dell
a festa ind di Dasara e il Rama Vijaya fu letto davanti a lui.

Mahasamadhi

Baba era stato ammalato per alcuni giorni, ma quelli che gli erano attorno non r
ealizzarono che era la malattia finale. Al mattino stava male.
Verso mezzogiorno si alz e innanzitutto diede cinque rupie e poi altre quattro al
bramino che era solito ricevere ogni giorno quattro rupie per cucinare il suo c
ibo (poich il cibo che egli mendicava era spesso non cotto e veniva quindi cucina
to pi tardi nella moschea).
Poi mand fuori coloro che erano con lui a prendere il loro pasto. Rimasero nella
moschea soltanto due bramini. Uno di loro racconta:
"Baba mi diede le sue ultime istruzioni il giorno in cui se ne and. Dopo aver man
dato via Dixit, mi diede alcune istruzioni e mi disse di tenerle per me, afferma
ndo che se le avessi rivelate a qualcuno sarei morto.
"Quindi disse: 'Me ne sto andando. Portami al Rada. Vicino a me ci saranno solta
nto i bramini.'
"Con queste parole egli esal il suo ultimo respiro. Dopo che queste parole furono
pronunciate, Nana Nimonkar vers dell'acqua in bocca, ma l'acqua gli usc dalla boc
ca. Io tenni la mia mano sotto il suo mento per afferrare I 'acqua e Baba mor app
oggiato contro di me."
Sai Baba in quel giorno stava usando la parola 'bramino'nel suo vero significato
, intendendo 'persona spiritualmente incline', come fece per esempio quando diss
e: "Questa una moschea bramina."
Con la parola wada si riferiva all'edificio in cui doveva essere sepolto, una gr
ande casa di pietra costruita da Bapu Saheb Buty.
Qualche anno prima Sai Baba era apparso in sogno sia a lui che a Deshpande, la s
tessa notte, esprimendo il desiderio che egli costruisse una grande casa di piet
ra. Quando Buty chiese il suo permesso per iniziare i lavori, egli non soltanto
acconsent ma disse: "Quando il tempio sar costruito, vivremo l dentro."
Ma una volta che Sai Baba non era pi fisicamente a Shirdi, Buty non aveva alcun d
esiderio di occupare l'edificio appena completato, cos fu usato com'era destino,
per contenere il samadhi (la tomba).
A dispetto del desiderio espresso da Sai Baba, ci fu un certo disaccordo a rigua
rdo della sua sepoltura: i seguaci musulmani affermavano che egli era uno di lor
o e che avrebbe dovuto essere sepolto da loro, in un edificio da erigere per que
sto scopo.
Le autorit civili perci fecero circolare due petizioni da firmare e poich pi del dop
pio di quelli che firmarono erano a favore della sepoltura nel wada, fu fatto co
s.
Entrambi i gruppi furono d'accordo che sia il wada che la moschea avrebbero dovu
to essere tenuti aperti per i pellegrini di tutte le religioni.
Il fuoco che Sai Baba manteneva sempre acceso sta ancora bruciando nella moschea
, ma attorno ora vi sono state messe delle recinzioni e per i devoti che la desi
derano, la sacra cenere viene distribuita come prima. Poi sono state
messe delle recinzioni anche all'entrata della parte orientale della moschea.

Reliquie
Sai Baba amava fumare tabacco in pipe di terracotta che si rompevano facilmente
e centinaia di esse erano sparse per la moschea e nel cortile quando egli mor. Mo
lte furono portate via come reliquie e le rimanenti furono raccolte e cementate
in unico blocco che attualmente viene conservato nella moschea con il recipiente
per l'acqua e il guscio di noce di cocco che egli usava per attingere.
Il chavadi, la pensione dove per gran parte della sua vita Sai Baba era solito d
ormire a notti alterne, era una struttura di fango cadente, come la moschea orig
inale, ma gran parte di essa croll nel 1916 e fu ricostruita in mattoni. In quest
o edificio ora c' un grande ritratto di Sai Baba.
Ci si pu chiedere perch i seguaci ind di Sai Baba abbiano sepolto e non cremato il
corpo. In effetti tradizione che il corpo di un uomo realizzato venga sepolto.
Egli ha gi attraversato il fuoco e non c' bisogno di farlo simbolicamente dopo la

morte. C' qualcosa di illusorio a riguardo della sua morte e della sua sepoltura,
perch tutti sapevano che Sai Baba non era morto.
Egli stava preparando la sua sopravvivenza allo stesso tempo della sua sepoltura
. Circa due settimane prima, quando nessuno ancora sospettava che la morte di Ba
ba si stava avvicinando, egli ordin a R.B. Purandhare e H. S. Dixit
di partire per Bombay, dicendo loro:
"Io andr avanti e voi mi potrete seguire. La mia tomba parler. La mia argilla vi d
ar delle risposte." Questo avrebbe dovuto essere un avvertimento sufficientemente
chiaro, ma si deve ricordare che i devoti di Sai Baba erano abituati a udire st
rane cose da lui.
Una volta una signora disse a Sai Baba che dipendeva completamente da lui per pr
otezione e guida e che senza di lui sarebbe stata completamente senza speranza;
cos gli chiese che cosa avrebbe dovuto fare quando egli se ne sarebbe andato ed e
gli rispose categoricamente: "Dovunque sarai e ogniqualvolta penserai a me, io s
ar con te."
Una volta ancora c' un parallelo con Bhagavan Ramana Maharshi. Quando la sua mort
e si stava avvicinando alcuni devoti fecero appello a lui nello stesso modo ed e
gli rispose: "Voi date troppa importanza al corpo."
L'implicazione ovviamente era la stessa.
Non c'era un cambiamento nella guida dei devoti da parte di Sai Baba, nella sua
risposta alle preghiere e nella protezione che egli forniva in tempi difficili.
In effetti, la sua influenza cos continua che nell'udire o leggere i racconti dei
suoi devoti e delle loro esperienze, non si trova nessuna linea di divisione da
l 1918 in poi, infatti gli stessi episodi sono avvenuti sia prima che dopo.
Naturalmente, con la maggior parte dei devoti, ancor oggi si riscontrano tutti i
casi di intervento anche dopo quella
Data. Egli appare nei sogni e nelle visioni come prima.
Essi gli si rivolgono e ricevono la sua risposta e la sua protezione. Quando la
decisione difficile scrivono le varie soluzioni su fogli di carta e con la pregh
iera di averne la guida, li pongono sotto la sua immagine, accettando quello che
estraggono come una sua istruzione.
Sai Baba invisibilmente li guida e li influenza. Una volta disse che a nessuno d
ei suoi devoti sarebbero mai mancati cibo o riparo ed essi l'hanno ottenuto.
Le persone gli si rivolgono disperate e trovano sollievo. E ancora pi nel profond
o, al di sotto dell'aiuto che egli elargisce nelle tempeste della vita, c' la cor
rente spirituale che li fa maturare verso ricompense pi profonde e meno
tangibili.
Un devoto ha registrato come, nel 1927, fece visita ad un altro santo, Narayana
Maharaj, considerandolo come Sai Baba in forma diversa, essendo ancora attaccato
a Sai Baba e tuttavia bramando la consolazione di una presenza umana da vedere
e una voce umana che gli rispondesse.
Il devoto non disse nulla di tutto questo, ma il santo gli parl cos: "Il tuo un Gu
ru supremo. E'di un rango superiore al mio. Perch sei venuto qui? La tua scelta d
i un Guru eccellente. Vai da lui e raggiungerai il tuo scopo."
Aiuto immediato
Un altro devoto racconta come suo figlio fosse ammalato di polmonite nel 1934, i
noltre il piccolo aveva un ascesso aperto sul torace. "Il dottore aveva paura di
operare l'ascesso a causa della debolezza di mio figlio. Era una ferita ampia e
aperta. Il dottore non mi aiutava, cos feci affidamento sul mio dottore personal
e, Sai Baba, e misi un po'della sua udhi (cenere sacra) sulla ferita.
"Il signor V. R. M. Jadhav, mi chiese se credevo che
sarebbe avvenuta una guarigione e in quanto tempo pensavo sarebbe guarita la fer
ita. Allora risposi: 'Nel giro di ventiquattro ore.'Ma durante la notte Sai Baba
mi apparve in sogno e mi rimprover dicendo: 'Avresti dovuto dire immediatamente.
'
"Mi scusai nel sogno e quando mi svegliai il mattino successivo la ferita era gu

arita. Jadhav fu cos sorpreso che chiese un po'della udhi di Sai Baba per suo fig
lio di quattro anni, anch'egli malato di polmonite. Era gi il sesto giorno che av
eva la febbre quando gli diede la udhi e il giorno successivo la temperatura si
abbass, sebbene il dottore gli avesse detto che ci sarebbero voluti altri tre gio
rni."
Lo stesso bambino che era stato curato dell'ascesso era gi stato salvato da Sai B
aba quando aveva solo due anni. Era caduto dalle scale. C'era un mucchio di detr
iti sul fondo delle scale e suo padre corse da lui allarmato. Con sua sorpresa t
rov il bambino del tutto incolume. "Va tutto bene", disse il piccolo, "Baba mi ha
sostenuto."
Queste sono vecchie storie. Quelle che si odono oggi sono per lo pi di devoti che
sono nati dopo il 1918, ma non sono meno vivide e l'aiuto dato non meno potente
.
Nessuno potrebbe essere pi categorico su questo di Sai Baba:
"Rimarr attivo e rigoroso persino dopo avere lasciato questo corpo terreno."
"La mia tomba benedir i miei devoti e realizzer le loro necessit."
"Le mie reliquie parleranno dalla tomba."
"Sono sempre vivo per aiutare coloro che vengono a me e si abbandonano a me cerc
ando in me rifugio."
"Se mi affidate il vostro fardello, io lo porter."
"Se cercate il mio aiuto e la mia guida, immediatamente
ve li dar."
Egli disse: "Non mancher nulla nella casa del mio devoto." E'a causa del fatto ch
e il suo soccorso si rivelato cos pronto e potente che egli ha un cos gran numero
di devoti, ora come durante la sua vita terrena, ma bene ricordare anche l'altro
suo detto: "Io do alle persone ci che vogliono nella speranza che cominceranno a
desiderare ci che io voglio dare loro veramente."

8. Continua presenza
Durante il nostro soggiorno di quattro anni a Calcutta, verso il 1960, l'apparta
mento vicino era occupato da un'anziana donna, la signorina Dutton, che era molt
o pia. Quando arrivammo a conoscerla meglio ella mi disse che era stata suora e
che aveva passato la miglior parte della sua vita in un convento. Essendo piutto
sto impulsiva, cosa comune alle teste rosse, ella trov la disciplina sempre pi dif
ficile e ci fu causa di conflitti e di spiacevoli episodi.
In breve non andava affatto d'accordo con le altre suore. Verso la fine sent che
non poteva pi sopportarlo e con la cooperazione delle suore incaricate, ella chie
se al Papa l'assoluzione dai suoi voti che le fu concessa senza molto ritardo.
Mentre la sua richiesta era ancora al vaglio, ella era troppo preoccupata per i
suoi conflitti per darsi molto pensiero sul suo futuro, ma quando fu ora di lasc
iare il convento le sovvenne quanto fosse senza speranze il suo futuro. Aveva pa
ssato la mezza et, senza una professione e non aveva quasi nessun parente, dato c
he quello pi prossimo
era un nipote che abitava nella lontana Calcutta.
Un giorno, mentre era seduta nella sua cella, immersa nella pi profonda depressio
ne, improvvisamente un alto fachiro le apparve di fronte. Come fosse entrato ell
a non pot dirlo, poich era praticamente impossibile per un fachiro musulmano entra
re nella cella di una suora.
Egli la guard con compassione e le disse: "Non ti preoccupare troppo, ogni cosa a

ndr bene per te quando andrai a Calcutta."


Poi le chiese la dakshina. Ella disse che non aveva denaro. "Oh si, hai trentaci
nque rupie in una scatola nell'armadio," egli replic. "E sapete," ella mi disse:
"Me ne ero completamente dimenticata". Cos and all'armadio e trov la somma, ma quan
do si volse con il suo dono il fachiro era scomparso. Era semplicemente scompars
o nello stesso modo in cui era entrato, ed ella si sent in pace.
A Calcutta suo nipote la ricevette molto gentilmente e si cur di lei con amore, c
osa che si estese persino ai suoi animali. La signorina Dutton era piena di lodi
per lui ed era cos grata che soleva alzarsi ogni giorno prima dell'alba per anda
re in chiesa e partecipare alla messa o per ringraziare Dio. Le sembrava di gioi
re questa disciplina.
"Ti mostrer un'immagine del tuo fachiro", le dissi, convinto che non avrebbe potu
to essere altri che l'incredibile Sai Baba di Shirdi. Fortunatamente, trovai un'
immagine di Sai Baba nel nostro appartamento e la mostrai all'anziana donna. Nel
momento in cui la vide, ella esclam con sorpresa: "Questo il mio fachiro. Aveva
persino lo stesso fazzoletto bianco sul capo." La signorina Dutton non aveva mai
sentito parlare di Sai Baba in precedenza...

Glossario
Advaita: Advaita significa non duale. E'una suddivisione della filosofia Vedanta
.
Ahamkara: L'ego.
Allah: Il Dio impersonale dell'Islam.
Ananda: Beatitudine.
Arjuna: Il beneficiario degli insegnamenti di Krishna descritti nella Bhagavad G
ita.
Arunachala: Sacra montagna nei pressi di Tiruvannamalai, nel Sud dell'India, dov
e Ramana Maharshi visse per il resto della sua vita. E'considerata una manifesta
zione di Shiva.
Ashram: Luogo di ritiro spirituale, generalmente diretto o fondato da un guru.
Atman: Il Se, l'Essere, al di l delle tre qualit di Prakriti. Avatar: Incarnazione
Divina discesa sulla Terra per ristabilire rettitudine, verit, amore e pace.
Bhagavad Gita: Porzione del Mahabharata (la grande epica ind) in cui Krishna, inc
arnazione di Vishnu, impartisce
l'insegnamento spirituale ad Arjuna.
Bhajan: Canti devozionali.
Bhakti: Devozione.
Brahman: L'Assoluto impersonale dell'induismo. La Realt Ultima, le cui caratteris
tiche sono sai (essere), chit (coscienza), ananda (beatitudine).
Brahmino: Membro della casta ind pi elevata. In genere i Brahmini sono i preti che
eseguono i rituali o gli eruditi che interpretano le Scritture o che fungono da
precettori. A volte si trovano anche dei cuochi Brahmini, molto apprezzati perc
h considerati degni di preparare il cibo in modo sattvico (puro), anche con l'aus
ilio della ripetizione di mantra.
Brindavan: Luogo dell'India del nord in cui Krishna trascorse la sua infanzia.
Chit: Coscienza. Chakra: Centri psichici nel corpo umano.
Dakshina: Offerta fatta al guru in segno di gratitudine per l'insegnamento ricev
uto.
Darshan: Avere il darshan significa vedere Dio, un santo, la sua tomba o un temp
io.
Dasara: Festivit ind.

Gita: Molti testi ind hanno questo nome, preceduto da un altro che ne specifica i
l contenuto (vedi Bhagavad Gita).
Guna: Le tre qualit della manifestazione, sativa (purezza), rajas (attivit, eccita
bilit) e tamas (inerzia, ottusit). Guru: Maestro spirituale che ha realizzato il S
e che pu condurre il discepolo alla meta finale. La parola indica anche semplicem
ente un normale precettore. Letteralmente
significa 'colui che disperde l'oscurit'.
Japa: Ripetizione di uno dei nomi di Dio, solitamente eseguita con l'ausilio di
un japa mala o rosario, composto da 108 grani, fatto di sandalo, di tolsi, di se
mi di rudraksha, cristallo, corallo o altri materiali considerati idonei.
Jnana: Conoscenza.
Jnana Marga: Il sentiero spirituale della conoscenza.
Krishna: Incarnazione del Divino, Avatar di Vishnu che discese sulla Terra per l
iberare il mondo dai malvagi e per la protezione dei devoti. Il suo insegnamento
racchiuso nella Bhagavad Gita in cui Egli espone le sue istruzioni ad Arjuna.
Kundalini: Energia psichica che attiva i chakra. Potere yogico. Energia spiritua
le latente in ogni individuo.
Mahabharata: Grande epica ind.
Mahasamadhi: Quando un santo lascia il corpo. Mahatma: Grande anima, grande sant
o.
Mala: vedi Japa (japamala).
Mantra: Sacre sillabe mistiche che convogliano potere Divino. Solitamente un man
tra viene dato da un guru al discepolo al momento dell'iniziazione. Il mantra pu
essere usato per la meditazione, per la ripetizione (japa) o per scopi specifici
, secondo precisi rituali.
Marga: Sentiero spirituale, via.
Math: Monastero ind.
Maya: Illusione.
Moksha: Liberazione.
Namaz: Preghiere giornaliere dell'Islam.
Pradakshina: Girare intorno ad un simbolo spirituale, sia esso un tempio, la tom
ba di un santo, una citt santa o una sacra montagna come Arunachala o il Kailash.
Pranayama: Esercizi yoga di respirazione atti al controllo mentale. Molto perico
lose, queste pratiche vanno eseguite sotto stretto controllo di un insegnante qu
alificato.
Prasad: Cibo benedetto da un santo, oppure offerto alla Divinit e poi consumato d
al devoto. Il prasad pu essere anche sotto forma di oggetti, fiori o, raramente,
denaro.
Prema: Amore divino.
Puja: Adorazione rituale ind.
Rama: Incarnazione del Divino, Avatar di Vishnu, disceso sulla Terra per la dist
ruzione dei malvagi. Le sue gesta sono descritte nel Ramayana.
Ramakrishna: Santo Bengali del XIX sec.
Ramanashramam: Ashram di Ramana Maharshi, ai piedi di Arunachala, la santa colli
na di Tiruvannamalai, nel Sud dell'India.
Sadhana: Pratica spirituale.
Sadhu: Uomini santi, rinuncianti erranti che seguono vari tipi di pratiche spiri
tuali.
Samadhi: Lo stato supremo di coscienza in cui si sperimenta l'unit con il Divino.
La parola indica anche la tomba di un santo, oppure la morte stessa.
Sannyasin: Monaco itinerante che ha rinunciato ai vincoli familiari e monoplani
per dedicarsi completamente alla pratica spirituale.
Sri: Prefisso onorifico.
Swami: Monaco, appartenente a uno degli ordini monastici dell'induismo. Termine
di rispetto usato per indicare
molte personalit del mondo spirituale ind.
Tantra: Sacri testi, indica anche un sentiero spirituale.
Tiruvannamalai: Cittadina del Sud dell'India dove sorge l'ashram di Ramana Mahar
shi, ai piedi di Arunachala.
Tonga: Carretto trainato da un cavallo spesso usato come mezzo di trasporto a pa

gamento.
Tulsi: Il santo basilico, pianta sacra a Vishnu. Le foglie vengono usate per l'a
dorazione e dal tronco si modellano i grani per il japa mala, o rosario.
Udhi: Cenere sacra.
Upadesa: Insegnamento. Il guru impartisce l'upadesa al suo discepolo.
Upanishad: Parte finale dei Veda (la pi autorevole Scrittura dell'induismo) da cu
i ebbe origine la filosofia Vedanta.
Vedanta: La Verit Assoluta. Filosofia metafisica derivata dalle Upanishad.
Veda: Quattro raccolte di Scritture datate dal 2.000 a.C. al 500 a.C., che rappr
esentano la fonte pi autorevole dell'induismo.
Vyasa: Veda Vyasa, uno dei saggi primordiali che codific i Veda ed altri testi sa
cri.
Vishnu: Divinit della Trimurti ind. Dio nell'aspetto del Protettore, del Conservat
ore.
Yoga: Unione con il Divino o metodo per conseguirla.

Fine testo.