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NUMERO 48 | AUTUNNO 2014 | COPIA GRATUITA | WWW.BEAUTIFULFREAKS.

ORG

INTERVISTE

LIVE

RECENSIONI

RUBRICHE

Sommario
INTERVISTE

5 Bud Spencer Blues Explosion

CONCERTI

7 Trentemller

RECENSIONI

9 Full Length
37 EP

RUBRICHE


40 Bu!Cce Candite
43 Lopinione dellincompetente
44 Chi lha visti?

LE RECENSIONI
Confusional Quartet | Wadada Leo Smith, Joe Morris, Jamie Saft, Balazs Pandi | Giardini Di Mir | Fargas
| Simone Pittarello | I Giorni DellAssenzio | Cecco e Cipo | Johann Sebastian Punk | Banda Fratelli | The
Soul Sailor & The Fuckers | 3 Fingers Guitar | Mario Conte | Portugnol Connection | Tryptamin | Antonio
Andrisani | Ex KGB | Godblesscomputers | Michele Bombatomica and The Dirty Orkestra | Fragil Vida |
Jumping The Shark | Radiocroma | Veivecura | City Lights | Caron Dimonio | Black Beat Movement | Go
Koala | Baby Guru | Emian Pagan Folk | Contrada Lor | Hangarvain | The Chanfrughen | Tintinette Swing
Orchestra | Sonic Daze | K-Conjog | The D | Marco Masoni | ClayToRide | Frank Sinutre | Antonino Di Cara
| Syndone | Roccaforte | Liprando | Shiva Bakta | Arte Ubriaca | Deian & Lorsoglabro ||| Christian Muela
- Didjeridoo Solo | Kali Kappah | Senile Crocodile | ngstrm | Concreat | The Backlash //

BEAUTIFUL FREAKS
Sito web: www.beautifulfreaks.org E-mail: redazione@beautifulfreaks.org
Twitter: http://twitter.com/bf_mag Facebook: http://www.facebook.com/beautifulfreaksmag
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Direttore editoriale: Andrea Piazza
Caporedattore: Agostino Melillo
Direttore responsabile: Mario De Gregorio
Redazione: Maruska Pesce, Marco Mazzinga, Marco Petrelli, Fabrizio Papitto, Vincenzo Pugliano,
Pablo Sfirri, Bernando Mattioni, Anthony Ettorre, Lorenzo Briotti, Rubby.
Hanno collaborato: Alberto Sartore, Ciceruacchio, Luca James, Marica Lancellotti, Antonia Genco, G.
Montag, Andrea Plasma, Piergiorgio, Gabriele O., Alesiton, Faber Pallotta, Zephyr Brggen, Daniela
Fabozzi, Andrea Schirru, Giacomo Salis, Alberto Giusti, Francesco Angius e Francesco Aprile per la sua
poesia verbo-visiva a pagina 20. Infine un ringraziamento particolare a Marco M. e Vincenzo P.
Le illustrazioni sono di Aenis (www.aenisart.com), a destra il QR-Code per il suo sito,
Beautiful Freaks una testata edita da Associazione Culturale Hallercaul
registrazione al Roc n 22995

editoriale

Selfie e streaming uccidono ranghi di oranghi in Indonesia


Tra noi cera intimit. Mi parlava di stati mentali che non credevo altri avessero provato.
Descriveva sensazioni a cui non avevo dato ancora un nome, semilavorati della decodificazione
cosciente. Completava i miei pensieri dando loro una forma narrativa compiuta, un ordine
logico, una applicabilit in uno spazio tempo definito. La costruzione della mia moralit
dipesa molto dal nostro contatto. Poi tutto si concluso, e ricominciare da capo non sarebbe
servito. Avvertivo un senso di pinguedine, ancora lo ricordo, e un desiderio di movimento, di
leggerezza, per poter essere affamato da altri viaggi, e poi saziato da altri approdi...
Oggi ci rincontriamo, in mostra come trofeo sulla bacheca di un altro. Un nome in una lunga
lista. E non voglio crederci. Penso non sia possibile che anchegli abbia potuto condividere
con lui quellintimit, come la nostra, e provato quegli stati mentali, come i nostri, e
compartecipato della narrativizzazione dei suoi pensieri comprendendone il senso profondo.
Non pu averne capito il senso profondo. Non gelosia, n possessivit. Lho rivisto, e non
mi piaciuto rivederlo l con lui. Sono stato privato ineluttabilmente di unempatia che tra
noi avveniva, e ritenevo esclusiva.
S, decisamente questa la sensazione che ho provato nel vedere il mio libro nella lista dei
dieci libri preferiti di un altro. E poi il mio album nella lista dei 15 album di un altro. E poi il
mio film nella lista dei 20 film di un altro. No, non so ancora come arriver da qui alla scena
in cui moriranno schiere di oranghi indonesiani, n quale sar la causa della loro morte, e
neppure se siete stati voi i carnefici. Dicevo.. il libro/album/film che segn un mio nuovo
stato dessere campeggia adesso sulla bacheca Facebook di un turista della cultura, citando
il noto dispregiativo berlusconiano.
La Rete ha moltiplicato gli accessi, gli interscambi, i contatti, le visualizzazioni. Ma ancora
mi sorprende come piccole prelibatezze dellingegno e dellarte affabulatoria delluomo
possano essere diventati cos largamente accessibili. Come una citt sacra invasa da turisti
della cultura, o un bianco rosato lembo sabbioso di un atollo assaltato da parvenu fluorescenti
o fioriti avvolti in olio abbronzante al cocco e catramoso tabacco industriale. Ho bisogno
di categorie per orientarmi nel mondo, ho bisogno di fidarmi dei miei pregiudizi. Divido
per questo lumanit nella sua attivit di consumo culturale in Turisti (rapidi e superficiali)
e Ricercatori (meditativi e capaci di andare al cuore delle cose). Una volta cerano luoghi
per turisti e luoghi per ricercatori. Oggi i turisti si infilano in luoghi per ricercatori perch
pi socialmente valorizzanti, e i ricercatori si introducono in ambienti per turisti perch
la gerarchizzazione delle esperienze non ha pi senso nel postmoderno, la cultura di
massa ormai rivalutata. In questa schizofrenia di massa, fra avanguardia elettronica e
vintage, mobile devices e lenti circondate da montature spesse, virtual reality e biciclette
a scatto fisso, social-polaroid con features integrate per postprodurre con filtri retro, si

 BF
pu consumare indifferentemente qualsiasi cosa, purch la si scelga. Unhipsteria di massa,
prodotto dellabbattimento dei costi della cultura, nelle sue forme digitali, fra pirateria e
piattaforme di streaming.
Rivoglio i miei schemi ideologici e basta al consumismo culturale! Si passati dal possedere
al disporne, domina un modello di consumo che non altro se non la declinazione digitale
dellusa e getta: fruisci e conserva in Rete. Ma tutto ci un costo ce lha, unimpatto ce lha.
Non certo di per s biasimevole lassidua frequentazione di streaming, free download,
etc., ma occorrerebbe razionalizzare i consumi, perch ogni consumo comporta un rifiuto,
anche se si tratta di prodotti immateriali.
Ogni album uploadato per lascolto in Soudcloud, ogni selfie, halfie, usfie postato su
Instagram occupa uno spazio fisico in un server fisico ubicato in un luogo fisico. Questo
server fisico produce una reazione fisica, calore, e ha impatto ambientale. Esistono server
farm grandi 45 mila mq... Risultato del consumismo online: Internet inquina quanto lintera
aviazione civile mondiale, secondo dati Gartner. E continuer a farlo almeno finch non si
affermeranno data center ecosostenibili e se ci accadr (Protocollo di Kyoto docet).
Per cui, ambientalisti offline, siatelo anche online. Musicisti ambientalisti offline, non
mettete in Rete ogni aborto melodico della vostra attivit artistica. Amiamo linnovazione, le
nuove forme, ma la sovrapproduzione, il consumismo, portano a inquinamento ambientale, e
anche semiotico: laria si fa afosa, la produzione musicale satura. Guardate cosa successo
agli oranghi dellIndonesia.
Abbracciamo unetica dello Slow producing music, e magari anche di uno Slow Listening. Il
manifesto gi fatto, basta declinare in termini musicali il manifesto dello Slow Food del
1989: Questo nostro secolo, nato e cresciuto sotto il segno della civilt industriale, ha prima
inventato la macchina e poi ne ha fatto il proprio modello di vita. [...] La velocit diventata
la nostra catena, tutti siamo in preda allo stesso virus: la Fast Life, che sconvolge le nostre
abitudini, ci assale fin nelle nostre case, ci rinchiude a ascoltare musica facendo jogging o
viaggiando nei rumorosi vagoni della metro.
Slow Listening un progetto culturale che propone una filosofia del piacere e un programma
di educazione allascolto, di salvaguardia del patrimonio etnomusicale, di formazione del
consumatore. Slow Listening aiuta le giovani generazioni a instaurare un rapporto corretto
con la musica; favorisce un turismo attento e rispettoso dellambiente; promuove iniziative di
solidariet...
Alberto Sartori

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BUD SPENCER
BLUES EXPLOSION
Tornano i Bud Spencer Blues Explosion (BSBE il loro nome, usatelo) con un nuovo tour
per presentare il loro ultimo lavoro BSB3, dopo lomonimo disco desordio e il pi recente
Do IT. Sono stato ad Arezzo, capitale del punk del centro Italia, per assistere alla data dei
nostri in occasione del memorabilissimus Mengo, festival che probabilmente sta sostituendo
lormai patinato Arezzo Wave nel cuore pulsante dellaretino vero. Di questi tempi piove,
si sa. Piovono teutonici gol sul Brasile, piovono nomi nuovi sulla scena (seratina rovente,
tra laltro, con Progetto Panico e i divini Giuda, a martellare dalle casse del Mengo e noi
gi! a scapocciare come falene contro una lampada alogena), piove pioggia. Lultimo live
della serata quello del duo tarantromano di cui sopra, coppia di musicisti con attributi
che channo na pezza che sembrano due (cit.) Ma se le loro capacit sul palco ormai le
conosciamo tutti (se non li avete mai visti ponete rimedio) con BSB3 i Bud Spencer sono
riusciti a fare un ulteriore passo in avanti a livello compositivo, anche se ai nostri microfoni
Cesare Petulicchio e Adriano Viterbini questo non lo ammettono direttamente
Terzo disco. Questo album un nuovo capitolo
dello stesso libro o BSB3 la realizzazione di
una volont innovatrice?
Cesare In realt anche nei primi dischi c
sempre stata la voglia di sperimentare e di
andare avanti. Non ci siamo mai accontentati,
neanche quando abbiamo trovato un sound che
funzionava, anche perch il fatto di essere in
due ti sprona ad inventarti qualcosa di nuovo.
Ci siamo sempre detti vediamo che cazzo pu
uscire da una chitarra e una batteria. Questo
disco stato pi pensato degli altri, labbiamo
scritto in sala prove e non tra un live e laltro.
Questa lunica rottura col passato anche
perch lalbum rappresenta semplicemente ci
che siamo ora.
Se Dio un tramezzino (mi riferisco alla
copertina di BSB3) vuol dire che in Italia siamo
un popolo di paninari musicalmente parlando?
Adriano Questa copertina sicuramente la
faccia pi giusta per questo disco. Nei testi
usiamo molti termini che hanno un senso
religioso. Il tramezzino lostia dei BSBE. Noi
siamo persone semplici, proviamo a maturare il
nostro stile partendo dai nostri difetti e questa
copertina la semplicit che ci caratterizza
nel nostro approccio alla musica. Anzich
dare importanza al classico triangolo stoner,
abbiamo dato importanza a un tramezzino che

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LIVE

il musicista comune si mangia dopo le prove


al bar. Quanto detto inserito in un contesto
dinamico, un paesaggio desertico ritratto da
Ilaria Magliocchetti, miscelato con il gusto di
Francesca Pignataro. Il nostro aspetto ironico,
a partire dal nome, rimane ma si mescola con
larte.
Scriverete sempre testi in lingua italiana?
A. Abbiamo suonato negli U.S.A. e in Europa,
il disco uscir a settembre anche sui mercati
internazionali. Per ora non abbiamo problemi di
sorta, basti pensare a quello che sta accadendo
con la musica tuareg (Bombino, Tinariwen etc.).
Per noi la voce rimane uno strumento musicale,
anche sul palco abbiamo una disposizione
simile a come missiamo i nostri dischi. La storia
del cantante al centro qualcosa che non ci
riguarda assolutamente.
La musica nera una componente importante
del vostro progetto. Se vi guardate intorno,
vi renderete conto di essere un unicum nel
vostro genere. C qualcuno a cui vi sentite
vicini musicalmente parlando?
A. Beh, la musica nera influenza parecchia roba
indirettamente. Basta pensare che il rock deriva
dal blues La derivazione pi diretta non fa
parte della scena indipendente, che vira verso
altre prospettive, cantautorali, elettroniche,

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caratterizzate da emozionalit diverse. Si pu
parlare di attitudine, in certi termini, quando i
contenuti di certe canzoni ricordano appunto
lattitudine del blues. A livello stilistico
ovviamente noi stiamo in fissa per un genere
di musica, e questo si sente tra i vari colori
che compongono il nostro quadro. Quindi non
ci sono forse tanti gruppi a cui ci sentiamo
direttamente vicini, ma molti musicisti italiani e
non con cui condividiamo delle radici.

Come detto sopra, senza leccaculismi di sorta,


parte della vostra forza lapproccio allo
strumento, che definirei spadroneggiante.
Non credete che si stia virando verso una
promozione di prodotti inconsistenti,
pompaggio sui social, creazione di un hype
oltre ogni limite, tralasciando lingrediente
fondamentale, ovvero la musica?
C. La musica ha attraversato un periodo in
cui la tecnologia forniva un grosso aiuto per
la realizzazione dei dischi, permettendo al
musicista di preoccuparsi meno di certi dettagli.
Si creava cos una frattura tra il disco perfetto e
il live meno perfetto. Non che i Ramones fossero
dei mostri di tecnica (Tommy Ramone R.I.P., per
la cronaca. NdA), ma erano una bomba perch
suonavano tutti insieme, costruendo il proprio
sound in sala prove. Ogni giorno escono 10-15
dischi, perci credo che la differenza alla fine
torneranno a farla le mani e le menti.

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LIVE

A. Una cosa che credo che bisognerebbe fare


un po di pi osare, rischiarsela. Si pensa
troppo alloggi e al domani, quando invece
bisognerebbe pensare da qui a dieci anni.
importante prendersi le proprie responsabilit
nei confronti dellarte. facile prendere strade
battute che gi funzionano, ma quelle strade
non ti porteranno lontano.
Adriano, sei soddisfatto di Goldfoil? Tornerai a
fare qualcosa del genere?
A. S, assolutamente. Lavoro sempre ed ho
anche parecchi progetti
diversi in testa che mi
piacerebbe sviluppare.
Spero di poter trovare
presto il tempo di tornare
a lavorare su quelle
sonorit.
Come stato emergere
a Roma per un duo come
il vostro?
C. Essendo in due
sin dallinizio stato
semplice viaggiare. Pi
che a Roma, abbiamo
cominciato da subito a
suonare in tutta Italia.
Era linizio di Myspace,
un nuovo sistema che ti
permetteva di proporti
per una data senza dover inviare il demo, quindi
abbiamo fatto subito un EP autoprodotto per
farci sentire in giro. Non abbiamo fatto tanta
gavetta a Roma, gi con il Concertone del Primo
Maggio a S. Giovanni abbiamo cominciato a
prendere la musica come lavoro. Sicuramente
dobbiamo ringraziare il Circolo degli Artisti, in
particolare nella persona di Raniero, e tutta la
serie di concorsi e contest. Pensa che MArtelive
e Arezzowave ci bocciarono, lo dico senza
nessuna polemica, le cose cambiano
Resterete sempre in due?
A. Penso proprio di s, in due si gira bene e
soprattutto c uninterazione tra noi che ci
piace. Tu pensi che ci servirebbe qualcosa in pi?
Touch direi proprio che in due bastate e
esplodete.
Bernardo Mattioni

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Trentemller @ viper
firenze, 24/09/2014
Partiamo con una domanda: cosa la musica elettronica in Italia? Non ne siamo di certo
sprovvisti. Se ci si mantiene nel sottosuolo si trovano validi e promettenti astri nascenti
come Furtherset o K-Conjog (di questultimo ve ne parleremo su queste pagine). Spostandoci sul mainstream e lasciando stare i Motel Connection ormai in giro da un bel po, Bloody
Beetroots, che dopo lincoronazione ricevuta con Romborama ha deciso di compiere il
salto della fede e parlare alle grandi masse, tramite il verbo di Gualazzi. Auguri. Questi
sono solo un paio di nomi. Tanti altri me li sono fatti venire in mente, tanti altri mi saranno
sfuggiti, ci sta, ma in un momento in cui la musica ricorre convintamene al crossover nel
bene (naturale percorso evolutivo?) e nel male (sterilit creativa), un percorso come quello
di Anders Trentemller (pi conosciuto come Trentemller che come Anders) sembra vivere di vita propria. Partito come dj dal profondo (deep/minimal house), nel 2014 Trentemller la personificazione del sincretismo musicale incarnato nel corpo di un producer.
Oggi mercoled e lui e la sua band sono a suonare al Viper Theatre, Firenze, come evento
speciale
dellinteressantissima
rassegna fiorentina Nextech Festival. Domani saranno a Milano, ai
Magazzini. La sua discografia essenziale consta di tre album (The
Last Resort, 2006; Into the Great
Wide Yonder, 2010; Lost, 2013,
pi uno strumentale e un remix)
dove la contaminazione si vorticosamente e progressivamente
andata attorcigliandosi sempre pi
in nuove forme: classica, pop, jazz,
ambient et al. La tappa fiorentina
consegna le chiavi dellapripista
a Johnny Hostile, capofila di un
movimento mai abbastanza pubblicizzato. Linizio del set di Trentemller, accompagnato da una
band di elementi intercambiabili
(s dansk) accecante, sia per le
luci che imbiancano lintera scenografia, sia per Still On Fire, che a
colpi di basso e clangori richiama
tutti verso il palco, ch nemmeno il
triangolo del pranzo con le giovani
marmotte. La band composta da
due chitarriste/cantanti/ bassiste,
basso, batteria pi Anders e la sua
isoletta di giocattoli, moog, kaosspad, radias (?), piatti e amenicoli vari. Il quintetto mena, per carit,

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ma la risposta del pubblico infinitamente meno calda rispetto alla temperatura allinterno del locale. Si
continua con momenti di crescendo (Past the beginning of the end) e momenti pi intimi (Candy Tongue,
in cui la graziosa cantante di cui alle 4:40 di mattina
non sono riuscito a capire il nome, si mette al mic)
e passando per il River of Life si arriva a Vamp, che
suonata dal vivo sembra una via di mezzo tra Frankie
Knuckles, Squarepusher e i Nine Inch Nails. Memorabile. Le luci ormai si sono fatte magenta, la delicatezza e lintrospezione si spandono come lentissima
neve su di noi: il momento di Miss You, il momento
degli smartphone di merda. Passiamo oltre. veramente godurioso ascoltare come le versioni dal vivo
dei brani, soprattutto quelli del primo disco (Take me
into your skin) suonino incredibilmente pi profondi,
completi, articolati e dinamici nella loro versione live,
come se Trentemller avesse concepito questa musica
per unorchestrazione di questo tipo. Si arriva al neo
post rock (scherzavo, ovviamente) dellottima Trails,
iniziale loop tipo oroboro metallico, espansione l
Massive Attack, finale alla Satoshi rivisto e corretto.
Il primo set si chiude con Come Undone, ancora una
volta, cos attoniti noi, cos cangiante lorizzonte
delle intenzioni di questo concerto, non prima di
aver sentito lultimo brano, Moan, tradizionalmente
mashata con Lullaby dei The Cure. Nellattesa di far
risalire sul palco i nostri eroi di stasera, un pubblico
sempre pi freddo, almeno a chiazze, non sa che star
per lasciarsi andare almeno dieci minuti prima di andarsene a letto. Il rientro di quelli lenti e solitari,
con Even though youre with another girl e Gravity,
che dal vivo suona molto pi vicina ad un pezzo degli
Arcade Fire, pur mantenendo la dolcezza del disco.
Finalmente la batteria dubstep di Never Stop Running (anche qui una violenza anni luce dalloriginal
mix) e la closing track Silversurfer, Ghost Rider Go!!!
fanno partire un minimo di crowdsurfing, e qualche
contatto umano. Parafrasando il linguaggio sportivo, Trentemller porta a casa una prestazione quasi
perfetta. Avrebbe meritato linvasione di campo.

Ascolta Nartraradio Roma, la


webradio in Creative Commons
vicina di casa di Beautiful Freaks!

Bernardo Mattioni

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Confusional Quartet
CONFUSIONAL QUARTET PLAY DEMETRIO STRATOS
Expanded Music, 2014
Lavoro ambizioso quello del Confusional Quartet: comporre dei brani
costruiti su tracce vocali inedite registrate trentacinque anni prima dal
compianto Demetrio Stratos. Sembra strano, ma non uno scherzo!
Si tratta realmente del mitico cantante greco naturalizzato italiano noto
per le sue straordinarie doti vocali, per i suoi avveniristici esperimenti
sulla voce umana e ai pi, per essere stato il frontman degli Area, una
delle band italiane pi importanti degli anni 70 e forse di sempre. Il
materiale al quale la band bolognese ha attinto per tale esperimento
discografico risale allultima esibizione solistica dal vivo di Stratos avvenuta al teatro San Leonardo di
Bologna, registrata dal loro produttore Gianni Gitti. Da questa base di partenza scaturiscono 13 tracce
molto diversificate fra loro in bilico fra Progressive, Jazz Fusion, Electro Pop per approdare addirittura
nei territori della Disco-Dance anni 80 (ascoltare per credere un irriconoscibile Cometa Rossa, cover
del celebre brano degli Area). E molto curioso notare come il disco, che si apre con tre tracce dalle
sonorit pi chiare e marcatamente Disco o Pop (Cometa Rossa, Manifesto e Alessandria), man mano
che si prosegue con lascolto cambi letteralmente sound diventando pi teso e cupo culminando
addirittura con lorrorifico brano Rock-Prog sperimentale S. Maria di ouc. Se alcuni brani presentano
una struttura ben definita, soprattutto quelli pi marcatamente Electro Pop o dalle sonorit Prog
(come il trascinante e notevole Mr. Troja, che alterna parti suonate in 7/4 a parti suonate 4/4), altri
risultano averne una pi aperta arrivando a somigliare a delle sonorizzazioni o commenti musicali alle
istrioniche linee vocali del maestro greco ( il caso dei brani pi rumoristi e sperimentali come la lenta
Molto Poko). In tutto questo la voce di Stratos spesso risulta affogata dalleccessiva stratificazione
sonora, altre volte snaturata, resa quasi irriconoscibile; tuttavia in generale il lavoro svolto dal
Confusional Quartet di notevole interesse, buona qualit e decisamente originale. Un commento
a parte merita Fazzarazza un intrigante, ipnotico e movimentato brano jazz sperimentale che pu
ricordare alcuni brani del miglior Mike Patton, il quale per sua stessa ammissione paga un grande
debito nei confronti del grande cantante.
La chiave di lettura del lavoro, che prende distanza dalla sperimentazione musicale pura e senza limiti
come la intendeva Demetrio Stratos, si pu ricercare nellaccostamento di generi e atmosfere musicali
completamente diverse fra loro che letteralmente spiazzano lascoltatore. [8/10] Andrea Schirru

Invia il tuo album alla casella email


redazione@beautifulfreaks.org
o allindirizzo postale che trovi sul nostro
sito web. Potrebbe trovare spazio tra i dischi
recensiti su questa rivista.

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10 BF
Wadada Leo Smith, Joe Morris, Jamie Saft, Balazs Pandi
RED HILL
RareNoiseRecords, 2014
La Rare Noise Records si sta affermando come una delle migliori etichette
in campo avant, creando un sodalizio con i pi interessanti musicisti di
ricerca e di provenienza downtown.
Uno di questi Jamie Saft, artista quanto mai poliedrico che dopo le
ottime prove a nome Slobber Pup e Plymouth rincontra il fedele Joe
Morris(qui al contrabasso) e Balazs Pandi alla batteria . A completare
questo trio lo storico nome della scena free jazz Wadada Leo Smith.
Limpressione da subito quella di un disco tributo al free jazz stesso, a un epoca, a quel particolare
suono di rottura, in cui passione, consapevolezza, passato e futuro si incontrano in questa nuova prova
dal titolo Red hill.
Siamo di fronte a un disco fortemente spirituale, ricco di silenzi, rotti da improvvise e profonde
deflagrazioni sonore, in cui le tensioni create da contrasti individuali si alternano a momenti aperti e
assolutamente intangibili.
Tra i momenti pi incisivi Agpaitic, in cui Saft si divide tra pianoforte e fender rhodes con il suo approccio
ormai inconfondibile
Tragic Wisdom, fornisce un ottimo esempio del drumming in continua crescita di Pandi in cui gli accenni
melodici e i frammenti ritmici vengono immediatamente spazzati via per confluire in qualcosa di nuovo.
Si tratta di una musica multiforme e in perenne mutamento .
In Janus Face si lavora sui colori e sulle continue interazioni, e a dominare il suono abrasivo e ispirato di
Wadada, costante forte di tutto il disco, in cui la coesione ritmica serve da base per le preziose tessiture
di Saft e dello stesso Smith qui profondamente ispirati .
La Rare Noise si dimostra ancora una volta artefice di produzioni sincere e di ottima fattura, al di fuori di
qualsiasi soluzione accomodante.
[8/10] Giacomo Salis

Giardini Di Mir
RAPSODIA SATANICA
Santeria, 2014
Nuova produzione per il gruppo emiliano e ritorno ad una composizione
completamente strumentale con un lavoro cinematografico, ispirato
da un film muto di Nino Oxilia e intitolato come il disco stesso. Lavoro
particolare, ostico e avvolgente che dal post rock caldo e venato di
sensibilit mediterranea tipico della band, si apre a influenze varie
e talora contrastanti. Dal blues irrisolto e tex mex di III che si sviluppa
tra arpeggi di chitarre ed echi lontani di fisarmoniche, alle suggestioni
orientaleggianti di XVII inserite in un contesto elettro pop orecchiabile e malinconico, decisamente
il brano pi immediato di tutto il lavoro. Atmosfere che mutano completamente con XXI una suite
elettronica di quasi otto minuti oscura e drammatica segnata da campane lontane e funeree. Sonorit
dunque diverse che arricchiscono il post rock dei Giardini di Mir, ma che frammentano il lavoro in
episodi discordi tra loro, lasciando la sensazione di incompletezza, di un eccesso di stimoli e suggestioni.
I brani, che seguono quasi tutti un andamento simile, fatto di un crescendo sospeso e doloroso, sono
perfetti per accompagnare immagini oniriche e fumose di un film, ma di certo richiedono un ascolto
particolarmente attento per apprezzarne le sfumature sonore e la ricercatezza tecnica dei musicisti.
In conlusione, un disco ben suonato e prodotto accuratamente pur se contraddittorio e non sempre
convincente.
[6/10] Vincenzo Pugliano

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BF 11
Fargas
GALERA
Snowdonia Dischi, Private Stanze, 2014
Rabbia ed eleganza. Un po come se sul ring ci fosse un pugile che tira
pugni in faccia allavversario indossando uno smoking da cocktail. Il
segreto di Galera, terzo capitolo della saga dei Fargas, questa frattura,
decisamente esposta e difficile da ridurre: da un lato la tranquillit
di unoverture al pianoforte che assume genialmente il titolo di
Chiusura, quasi a voler segnalare la fine di questa calma apparente;
dallaltro la violenza Spaghetti Funk di un pezzo come Tu Qui, dove
luppercut al volto arriva senza preavviso, rompendoti il grugno. Come dicotomica, del resto, la voce
di Luca Spaggiari, che alterna sensazioni di velata malinconia universale (Mille Modi, feat. Francesca
Bono, OfeliaDorme e Matteo Toni) a una cattiveria di pancia, che spruzza bile. Un cinismo tuttavia non
sterile, quello di Spaggiari, che con la sua rabbia urlata capace di criticare la contemporaneit che
viviamo ogni giorno. Forse la galera siamo noi, che nei rapporti sociali siamo spesso incapaci e atterriti
dal mostrarci per quello che siamo. E la vena forse troppo surrealista delle liriche non deve illudere pi
di tanto, visto che, in fondo, la nostra generazione viene spesso dipinta come incapace di alzare il naso
oltre lombelico e guardare avanti. Perci anche le stelle, simbolo per eccellenza di sogni e speranze,
si sbriciolano in mille pezzi e Cadono per la strada dove i bambini giocano alle tagliole e i grandi
si soffiano il naso. Stelle Rotte diventa una ballata psichedelica, un dormiveglia fatto di trasandata
quotidianit e insofferenza. Tralasciando le annose questioni di genere, il disco rappresenta benissimo
un sapiente mix di romanticismo Sturm Und Drang tipico della nostra tradizione cantautoriale e
follia visionaria alla William Blake, unendo paradiso e inferno in una combinazione di wah, fuzz ed
organi, con quel tocco di genuinit incazzata che non guasta mai. Anche la doppia versione del pezzo
Pubblica Nudit evidenzia bene questa schizofrenia tra ricercatezza sonora degli arrangiamenti dove
convivono folk, chitarre anni settanta e tastiere vintage ed un cantato di gola, quasi sempre al limite,
che esprime perfettamente la voglia di riappropriarsi di una dimensione intima in mezzo al caos dei
[7,5/10] Alberto Giusti
nostri giorni.

Simone Pittarello
ESCO UN ATTIMO
Autoprodotto, 2014
Il punto solo arrivare ad inserire il cd nel lettore, per il resto il gioco
fatto. Siete Rapiti per la prossima oretta, minimo, da Simone Pittarello.
Esco Un Attimo un album di ottima fattura. E unincisione totalmente
Lo-Fi nellanima registrata su di in un mixer a tre tracce quasi come
fosse una sfida con se stesso, portata a casa a mani basse.
Accompagnato dalla chitarra, dalla sua voce potente e senza sbafature
che da sola basterebbe su qualsiasi arrangiamento e coadiuvato da
un buon uso della metrica, questo album una perla cantautoriale che ti conquista sin dalla prima
traccia. Ricorda Manuel Agnelli nel tipo e nellutilizzo della voce, ovviamente non si tratta di metterli
a confronto, entrambi hanno il suo stile personale ben perfezionato. C solo limbarazzo della scelta
in questalbum ma non si pu non citare la belata Filosofia Del Cavalcavia con le avvertenze legali di
fine ascolto mai espresse cos bene. Pluripremiato al festival Note DAutore 2013 Simone Pittarello
realizza un album da bacio accademico, vale la pena assaporarsene un ascolto.
[8/10] Plasma

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12 BF
I Giorni DellAssenzio
IMMACOLATA SOLITUDINE
Ridens Records, 2014
Prima che la definizione Indie Rock si perdesse definitivamente nei
meandri del misunderstanding, per poi divenire un pezzo di storia, oltre
che una pietra miliare delladolescenza dei trentenni di oggi, esisteva
unaltra etichetta da attaccare in faccia alle band, come su dei barattoli di
marmellata: quelletichetta si chiamava Alternative Rock. Dentro questo
contenitore si riversava facilmente tutto ci che scivol gi dalle cosce del
grunge, del metal, dellemo etc., perdendo, mentre colava al suolo, i geni
di padri e madri del rnr. Brutale semplificazione, ma ahim necessaria. I Giorni dellAssenzio sono bravi,
ovviamente, e ci lasciano intuire fin troppo bene da dove vengano. Il concetto di Altrock non viene preso e
spiattellato sulla capoccia di chi ascolta, ma piegato ad uso e consumo di chi il 2001 lha gi salutato da un
bel po. Radioattivit sembra esser stata scritta apposta per chi abbia voglia ancora di quel tipo di ricordi,
con cori melliflui e sordo senso di assenza. Eveline invece sembra strizzare locchio ai Fast Animals and
Slow Kids, con qualche strillaccio in meno. Il disco infarcito di featuring, a supporto del giovanissimo trio
abruzzese, autore di questo breve squarcio nella grande tradizione pre-Rocktv. In soldoni, i riff di chitarra
suonano originali? Se dobbiamo esser sinceri no, per niente. (Magari bisognerebbe chiedersi se i riff di
chitarroni suoneranno mai pi originali, e questo un punto a favore dei nostri, forse). Il disco convince?
S. Per quanto possa suonare classico, i testi si incastrano benissimo nelle trame delle canzoni de I Giorni
dellAssenzio, che snocciolano tutta la loro vena rock senza dilungarsi pi di tanto, ma prendendosi gli
spazi necessari per aprire qualche parentesi, come nella title track Immacolata Solitudine. Simulacro, il
singolone da adorare mentre noi aspettiamo riesce a far muovere il piedino che pende dal ginocchio
accavallato senza nemmeno un bercio. E poi la decisione di mettere una gnocca in copertina con i soldi
nelle mutandine (parafrasi volutamente misogina, alla stregua di una possibile lettura della stessa) ha
sempre ripagato gli autori, basta vedere Andr 3000 che fine abbia fatto. Bravi, ma la prossima volta
bruciate qualcosa sul palco, anzi bruciate un palco. In bocca al lupo.
[7/10] Bernardo Mattioni
Cecco e Cipo
LO GNOMO E LO GNU
Labella Studio, 2014
Uno gnomo che sembra un buttero con mustacchi e cintura e uno gnu
cornuto e pallottoloso (che sul gioco allitterante abbia avuto influenza
la favola di Umberto Eco illustrata da Eugenio Carmi Gli gnomi di gnu?)
sono le due creature che ci introducono a questo nuovo lavoro degli
empolesi Simone Cecco Ceccanti e Fabio Cipo Cipollini, secondo
album dopo lesordio del 2011 Roba da Maiali. Un intro strumentale
dalle pieghe latine anni 80 lascia subito spazio agli interrogativi di La
licenza di tuttologo, brano che tra ironia e commozione costruisce il quadro pi sentito e partecipato
dellalbum. Canzoni del sole in salsa indie che strizzano magari un occhio a Battisti come nella fiabesca
Be, o come quando fanno finire i suoi accordi pi famosi dentro il Minestrone. Piste elettroniche
pulsanti nella bizzarra--dire-poco Hanno fatto un monumento al grasso, il gusto popolare della
filastrocca in Ninna, nonsense condito col banjo nel singolo Orazio (originale anche il video animato
di Diego Dada, regista distintosi per il corto Cantarella); si sfoglia lalbum dei ricordi insieme a quello
dei calciatori in Panini, dove il piano si d alla mazurka, mentre La scatola unimmaginifica metafora
sulla vita accompagnata da violino e fischietto con tanto di coda strumentale tribal-messicana. Trottola
gira veloce su schitarrate punk rock, ed il disco si chiude in cagnara con una spassosissima cantata folk
in stile zydeco in nome delle gloriose caramelle alla frutta Zigul. Tra gli ospiti Lodo Guenzi (Lo Stato
Sociale), Tommaso Spinelli (LOrso) e alcuni nomi del retroterra toscano come Fantomatik Orchestra,
Ragazzi Scimmia e Sushi Rain.
[6,5/10] Fabrizio Papitto

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BF 13
Johann Sebastian Punk
MORE LIVELY AND MORE TEMPERATE
SRI Production, 2014
Johann Sebastian Punk ben temperato. Riprende il nome del vecchio,
e canta con un accento British che a met tra David Bowie e Johnny
Rotten, e suona una roba di difficile definizione. Ci sento dentro qualcosa
del Lou Reed col trucco, il gi citato Bowie, un po di glam cafone, un
po di prog acido alla King Crimson, e, naturalmente, Bach. Avevo gi
sentito Yes I Miss The Ramones, un singolo divertente e divertito e una
(praticamente) perfetta canzone pop, che non era niente male (abbiamo
anche bisogno di ridere, nelle nostre torri davorio da odiosi chirurghi della musica). Onestamente,
sulla longue dure di un LP mostra un perfetto bilanciamento di momenti stanchi e sprazzi di genialit
(The Well). La sua intenzione, a quanto pare, quella di fare un repulisti della musica italiana del
momento, spingendola verso nuove sonorit, nuove direzioni, con un piglio iconoclasta postmoderno
e unoperazione praticamente archeologica di recupero e restauro. Sicuramente originalissimo, se ci si
basa su quello che produce lo stivale in questi anni hipsterfolk, eppure non posso evitare una continua
sensazione di dej vu. Impeccabile, per carit. E pieno di ottime idee. Produzione un po da rivedere,
non perch ci piacciano i prodotti pulitini e impeccabili, ma perch il genere (qualunque sia), purtroppo
lo richiede. Mi piace per vedere che qualcuno tenta di tirar fuori qualcosa che non nuovo, ma non
neanche mainstream (dieci avemmarie per aver usato questa parola), e che quindi interessante. Ha
convinto Ruggeri, se vi convince come persuasore, io personalmente non ho nulla da obiettare. Se non
riguardo levidente e marcata pretenziosit di questalbum, che a volte scivola sui suoi passi e inciampa
rovinosamente sotto il peso sonico pantagruelico di tutto ci che vorrebbe essere. Una pizza con tutto
sopra, per unorgia strumentale che di punk in realt ha poco o nulla. Laccento, magari. Quello s.
[6/10] Marco Petrelli
Banda Fratelli
LAMORE UN FRIGO PIENO
Controrecords, 2014
Nel 2009 lep di rodaggio, canzoni ironiche e un po vintage, Caramelle
e rocknroll (nel salotto della zia). Due anni dopo il primo passo lungo,
Buongiorno, disse il metronotte. I riconoscimenti non mancano.
Il quartetto di Cuneo che ama i Goonies bravo e ci sa fare. Andrea
Bertolotti (musiche, testi, ottime doti vocali) e compagni - Matteo
Bonavia (basso), Carlo Banchio (percussioni), Enrico Gallo (tastiere)
lavorano con colore e fantasia nel tessere sentimenti (la pagina
pi intima Gocce di Chanel), storie e personaggi. Cos In bocca al lupo, Margherita la favola di
una giovane ragazza nata nel posto sbagliato che si salva dalle sabbie mobili grazie a dei palloncini,
aggiungendo un po di elio qua e l. Il Signor S - nome parlante di unacquiescenza sovvertita da
La rivoluzione sessuale - investe tutto il salario in una donna generosa di baci e di schiaffi perch
non rivoluzione senza graffi. Lironia e il gusto del paradosso di certe pagine siciliane in Molto
morto, caso di un uomo vivo e vegeto creduto defunto dalla burocrazia. Pi di ogni altra cosa colpisce
per la bont degli arrangiamenti, merito di Banda Fratelli e della produzione artistica di Fabrizio
Cit Chiapello (Baustelle, Subsonica). Cos le tastiere alla Smash Mouth di Il piatto forte del men,
leggerezze da vocal group nello sperticato inno damore Amer le tue rughe, (se russerai beh quella
sar la mia ninna nanna), il tappeto caraibico della trasognata Le nuvole, leleganza del clarinetto in
Aspettami alzata, cronaca di un carcerato che concerta una fuga damore per costruire un pupazzo
di neve con la sua amata. Guizzi elettronici, istinti jazzy, gusto e personalit. Grafica del bravo Franco
Giolitti. Packaging da macelleria: il disco stato confezionato sottovuoto. [7,5/10] Fabrizio Papitto

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14 BF
The Soul Sailor & The Fuckers
MULTICOLOUR BRAIN!
Urban Records, 2014
Le atmosfere forgiate in questo album sono un perfetto caleidoscopio
tra suggestioni di background lontani nel tempo e moderne composizioni
fluenti e mai ordinarie. In Multicolour Brain, infatti, lascoltatore ha
la possibilit e la piacevole illusione di lasciarsi accompagnare in un
percorso sonoro che parte dai club di Liverpool del 66 67 arrivando fino
ai festival di San Francisco del 69. The Soul Sailor alias Simonfrancesco Di
Rupo, compositore dei testi ed i The Fuckers, la band che laccompagna,
hanno lavorato davvero molto bene in questa produzione, dimostrando sicuramente di aver raggiunto
la maturit per scenari internazionali. Eccellente anche la veste grafica della copertina che propone un
dipinto del 1888 The Roses of Heliogabalus, ispirato ad un episodio della vita dell imperatore romano
Eliogabalo, personaggio dissoluto e scellerato che dopo una fastosa cena, con un artificio fece piovere
petali di rosa ricoprendo cos i propri commensali fin anche a soffocarli. Album da ascoltare con tanta
[8,5/10] Gabriele O.
curiosit.
3 Fingers Guitar
RINUNCIA ALLEREDIT
Neverlab Dischi, DreaminGorilla, Snowdonia Dischi, Rude Records, 2014
Davvero una scelta coraggiosa e consapevole per Simone Perna (in arte
3 Fingers Guitar) quella di incidere il suo terzo album in italiano, dopo
ben due in lingua inglese, curando in prima persona la produzione
artistica. Si tratta di un concept album incentrato sulle figure di padre
e figlio: il primo sfibrato dalle ansie e dalle paure derivate da una
paternit poco consapevole, il secondo deluso e pieno di un rancore
che lo porta a prendere le distanze dal genitore a cui a suo malgrado
legato indissolubilmente, individuando dentro di se alcuni peculiari difetti di cui forse non si liberer
mai. ll lavoro, dal sound complessivo scurissimo e omogeneo, diviso in due parti: i primi tre brani si
riferiscono al padre e gli ultimi quattro al figlio; i testi risultano quasi sempre in prima persona e vengono
declamati, sussurrati o urlati a seconda del momento facendo ricorso a linee vocali quasi mai melodiche e
scontate fini a valorizzare il testo e completamente fuse con la musica. Ingresso, che costituisce quasi un
disperato elogio alla paura, musicalmente presenta almeno quattro momenti differenti (dopo un inizio
segmentato, segue un potente riff di chitarra, poi un momento di stasi e ancora un riff questa volta pi
ansiogeno e irregolare) forse a sottolineare linstabilit data proprio dalla paura. La waitsiana P. (di cui
stato realizzato anche un videoclip) con la sua ritmica sghemba ed ossessiva rappresenta la paranoia,
mentre Riproduzione dallincedere pi lento e claustrofobico costituita da un lungo climax, il momento
in cui il padre idealmente consegna la sua eredit interiore al figlio. Rinuncia alleredit, dallinizio pi
tranquillo, rappresenta la presa di coscienza da parte del figlio di ci che possiede e che ha dentro di se,
cosa che lo spaventa e induce alla Fuga, brano pi breve e movimentato, in cui si rende conto che per
quanto possa fuggire lontano, le sue paure rimarranno finch non avr il coraggio di affrontarle. La sesta
traccia, Lunica via, dal carattere pi cameristico e rilassato, risulta essere lapice musicale-compositivo
del disco ed una sorta di soft blues, costruito su di un riff fisso di basso bagnato da un suono di chitarra
molto liquido ed effettato; latmosfera vagamente psichedelica con tanto di assolo finale (forse lunico
del disco). Il lavoro si conclude amaramente con la straziante Fine, in cui il bello e malinconico arpeggio
di chitarra di scontra con il distorto riff che porta allo sfogo finale. Lo stile di Perna paga sicuramente il
suo debito perlomeno a Il Teatro Degli Orrori per quanto riguarda il sound cupo, scuro, in cui la voce e
soprattutto le parole si ergono regine su di un potente tappeto elettrico, distorto e compatto. Tuttavia
si distingue decisamente per la grande intensit e forza dei testi, per lefficacia del cantato-recitato e per
la grande intelligenza musicale che gli permette, quasi esclusivamente da solo, di confezionare ottimi
arrangiamenti perfettamente calzanti al suo stile vocale. Ottimo lavoro.
[8,5/10] Andrea Schirru

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BF 15
Mario Conte
OVERTONES
Zoff82 Independent Label, Attenuation Circuit, 2014
Primo disco solista per Mario Conte, sulla scena elettronica da vari anni,
fondatore del progetto Phone Jobs e collaboratore di artisti come
Meg, Technophonic Chamber Orchestra, Abudllah Chaddeh. Lautore
manipola, rielabora, distorce suoni naturali, percussioni etniche,
registrazioni acustiche su un tappetto di beat elettronici e minimali, di
inserti rumoristici, di sequenze techno trance, di voci campionate. Col
risultato non di contrapporre acustico e digitale, naturale e sintetico in
una sorta di duetto, di elementare giustapposizione, ma di modificarne la struttura e luso, immergendo
lascoltatore in un flusso ora ipnotico e sospeso, come in Organic Wave, ora incalzante e distorto, come
in Modern Country Side. La dance minimale di Harmonic Field #1 col suo ritmo avvolgente e tribale
introduce il lavoro, ma non deve ingannare, con la seguente Harmonic Field #2 che emerge la vera
essenza di Overtones: il tentativo di una ricerca elettronica nelle armoniche naturali, come indica il
sottotitolo del lavoro stesso. Il risultato di questo lungo lavoro di registrazione di fenomeni acustici,
due anni come sottolinea Conte, e di post produzione straniante e affascinante al tempo stesso, ma
richiede un ascolto curioso e attento, anche per vincerne alcune astrusit, cos da cogliere le tutte
sfumature e i dettagli di questo progetto ambizioso.
[7/10] Vicenzo Pugliano
Portugnol Connection
DANS LA RUE
Autoprodotto, 2014
La Portugnol Connection una band milanese nata nel 2009 dallincontro
tra musicisti provenienti da background musicali diversi; Dans la Rue,
che costituisce il primo album completo di questo gruppo, parla di un
viaggio, la meta alla portata di tutti, un viaggio attraverso se stessi
[ma] la vera svolta, pi che pensare alla destinazione, capire come si
sta viaggiando. Lispirazione per questo debut la commistione di stili
caratteristica della patchanka (letteralmente: confusione, caos,
miscuglio), un genere musicale che fonde tradizioni musicali tra loro eterogenee, inaugurato dai
Mano Negra e da Manu Chao, rielaborato poi anche in chiave folk in Italia dai Modena City Ramblers.
Ed in effetti i Portugnol Connection si professano chiaramente come debitori di questo percorso
artistico, anche se alle sonorit tipiche del folk si aggiungono spesso timbri pi tipicamente rock e non
si disdegna il ricorso alla musica elettronica; gli Autori stessi ci ricordano che, alla fusione di diversi
generi musicali (in cui sono forti i richiami ai Balcani e alle tradizioni del Sud America), corrisponde
anche quella linguistica, percorsa in un viaggio tra Italia, Spagna, Francia e Portogallo, lungo dieci
brani. Le canzoni che compongono questo album meritano tutte un ascolto, anche se chi scrive ha
particolarmente gradito le suggestioni di Orient Express, Madness e Chango.
Costituisce un vero e proprio must, invece, il brano Dans la Rue, che non a caso d il titolo allintera
raccolta; sul sito della band possibile guardare anche il video ispirato a questa canzone: esso
costituisce una riflessione amara sullo stato di alienazione in cui versa la societ; lindividuo costretto
a condurre una vita soggiogato dai vincoli delle convenzioni sociali; il protagonista della storia narrata
nella clip riuscir comunque, alla fine di una giornata particolarmente drammatica, ad attuare una
sua piccola rivoluzione, mentre sullo sfondo la canzone esorta alla indignazione e al dissenso (Dalla
strada si alza forte un suono magico... / rompe le catene con il suo incantesimo... / e dal pueblo unido
e oppresso nuova luce briller / come Peter Pan a Uncino beffa in volo ne far).
Questo album pu essere ascoltato con lo scopo di passare dei piacevoli momenti in allegra compagnia,
ma arricchendo allo stesso tempo la mente con lascolto di testi profondi, che fanno riflettere e
meditare.
[7,5/10] Daniele Bello

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16 BF
Tryptamin
MONDAY HANGOVER
Autoprodotto, 2013
Con Monday Hangover i piacentini Tryptamin spaziano dallalternativerock al post-metal, passando dallambient allelettronica per arrivare poi
allindie-prog (con delle venature a tratti new-wave). In questo potpourri
di generi ci si imbatte in atmosfere differenti effetto rollercoaster,
dalle voci a tratti sognanti (stile shoegaze) ed eufoniche date dai testi
esclusivamente in inglese, molto espressivi, intensi e diretti. Nonostante
alcuni sprazzi di tastiere per i pezzi pi morbidi, la chitarra si rivela lo
strumento di principale accompagnamento grazie ai molti effetti utilizzati. Generalmente troviamo
ritmiche dure, ma alternate anche ad altre pi melodiche come nei brani in cui lelettrica lascia il posto
allacustica o al piano per creare atmosfere pi calde e corpose (tipo in The Day We Met On The Staircase
e Mail Received at 4 am). Il contrasto tra stili diversi lo troviamo non solo fra le nove tracce ma anche
allinterno di una stessa canzone come in Driver, dove ritmi diversi comunicano sensazioni contrastanti
tra loro; solo guidando troviamo la quiete e la pace che cercavamo per scappare dallirritazione e
dalla rabbia di situazioni snervanti. Le sonorit dellalbum sono dure, intense, tendenzialmente poco
melodiche e cariche di sperimentazione.
[6,5/10] Daniela Fabozzi
Antonio Andrisani
ANDRISANISSIMA
Autoprodotto, 2014
Andrisanissima, ultima fatica del profeta materano Antonio Andrisani, va
ad inserirsi in un contesto ben preciso, ovvero quello dei dischi che su
iTunes Store costano 8,91. Per coloro di voi che non conoscessero Antonio
Andrisani, egli un attore, ma anche un regista, uno sceneggiatore, uno
scrittore, un grafico e a questo punto anche un cantante, passione alla
quale lAndrisani attribuisce limportanza pi profonda. Se qualcuno
fosse interessato, il dominio www.antonioandrisani.com in vendita
su Huge Domains per 2.095$. Ma veniamo a noi. Il disco mi ha intirizzito lanimo, nella sua semplicit,
nellessenzialit al sapore di crystal ball dei synth orchestrati con analogica sapienza dalle mani di
Francesco Frencio Fecondo, sparring partner della voce ora lamentosa, ora declamatoria, ora eterea
dellAndrisani. Un prodotto ben confezionato, dunque, che ci sventola il proprio distintivo davanti al
naso senza tanti fronzoli: su quel badge c scritto Franco Battiato Dept. Anche a livello di invettiva
non siamo lontani dallex artista-assessore della Regione Sicilia, poich qui in Italia sono tutti artisti,
tranne gli artisti. Per quanto riguarda la dimensione e la missione del disco, sembra quasi che il duo
Andrisani/Fecondo si sia seduto ad un tavolo, pianificando un piano di guerra a base di ritornelloni e
techno pop, neologismi e surrealismi, post-moderno e demod. Cos Canzonissima si fa un giretto con
lospitata dellarcinoto trombettista Fabrizio Bosso, la quale non conferisce tuttavia alcun tipo di svolta
epocale alla canzone, che grandi nomi a parte, non aveva bisogno dellillustrissimo e talentuosissimo
musicista jazz per poter campare. Dopo questo scalino si passa a Kolossal, da cui tratta la citazione
di cui sopra. Inno-cassa dritta che potrebbe tranquillamente scalzare i poporopopopo di Seven Nation
Army. Andrisani sa dire la sua sul serio senza prendersi mai troppo sul serio, nonostane lo spessore
culturale del personaggio sia di primissimo piano. Non una novit, questo Andrisanissima, ma un fiero
riappropriarsi di una tradizione musicale rifacentesi ad un periodo nel quale si stava meglio, ai tempi
della Tozzi Wave. Il voto reale e di stima di questo disco 7,5. Tuttavia il primo voto che volevo dargli era
2, per una questione di aderenza al postmodernismo e urto epidermico passeggero al sentire tutti sti
suonettini, sti riverberi, sti cassoni. Grandisssimo Andrisani, sono certo che ti far pi pubblicit cos che
con un voto alto.
[7,5/10 anzi 2] Bernardo Mattioni

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BF 17
Ex KGB
FALSE HOPE CORPORATION
Ma.Ra.Cash Records, 2013
Dopo lottimo album di esordio I Putin [gioco di parole basato sul fatto
che in Veneto I putin sono I ragazzini] nel 2010, gli ex KGB, trio classico
batteria-basso-chitarra, ritornano con questo album, innovativo, meno
melodico del precedente, ma comunque degno di nota. Andiamo per
ordine. Mi arriva in mano la custodia, gi mi piace. Di quelle cartonate,
che si ripiegano su se stesse. Vabb, solo la prima impressione, andiamo
avanti. La copertina... Art worked. Mi sembra uno stile familiare, leggo
allinterno: opera del fumettista Hurricane Ivan. E poi, poco sopra:
prodotto da Ronan Chris Murphy, che significa il produttore di gruppi del calibro di The Californian
Guitar Trio e King Crimson. Inserisco il cd nello stereo e mi compare la scritta 2 tracks. Ecco il colpo
di genio vero: accorpare tutte le canzoni in Side A e Side B, come nei vinili, distanziando ogni canzone
con qualche secondo di pausa. Potrebbe sembrare una strategia un po eccessiva, ma io la ritengo
vincente. In unepoca dove il vintage va di moda e dove i nostalgici hanno vita sempre pi difficile,
una scelta cos anni70 non pu che far bene. Ma veniamo al disco, registrato peraltro interamente in
analogico, che poi quello che ci interessa davvero. Allora, capiamoci, io non amo inserire i gruppi in
contesti musicali specifici, ma se dovessi pensare a sonorit a cui collegarli, non posso non pensare
tanto ai Talking Heads quanto ai Primus. E per ricordare gruppi di questo calibro serve solo una cosa:
conoscere bene la musica. Ed quello che Emanuele Cirani e soci dimostrano di saper fare. Difatti i due
lunghi brani, anche se sono suddivisi in 5 distinte tracce per lato, non sono cos distanti luno dallaltro,
lasciando una bellissima sensazione di star ascoltando ununica, ampia opera, con un filo conduttore
che un sentimento di distorsione, di disprezzo, di lotta. Non esiste un genere unico, si va dal prog
allheavy funky, con spunti jazz e talvolta richiami persino reggae. unopera psichedelica, innovativa
e abbastanza sperimentale, che alla fine lascia un senso di appagatezza. Nel mio caso, per, ho avuto
necessit di ascoltarlo tre volte prima di poter scrivere qualcosa, perch talmente articolato che ad
ogni ascolto ho captato qualcosa. Credo che la grande forza dellalbum sia proprio questo: non avere
un senso di lettura univoco. Si viene travolti da 45 minuti di buona musica senza che si abbia il tempo
di focalizzarne a pieno il contenuto. Non consigliato ai meno avvezzi, sembrerebbe solo un salto senza
logica di genere in genere.
[8/10] Lucajames
Godblesscomputers
VELENO
Fresh yO! Label, White Forest, 2014
Campionature di voci black, di suoni naturali, di strumenti esotici, di
canti infantili, di litanie orientali tutti elementi manipolati, distorti,
riorganizzati su strutture dub, breakbit per creare atmosfere affascinanti
ed esotiche. Ma senza il pacificato distacco del chillwave, al contrario una
vena malinconica e inquieta caratterizza le armonie e le linee melodiche
dellultimo lavoro di Lorenzo Nada in arte Godblesscomputers. Sia nei
pezzi pi movimentati e ritmici come What We Have Lost o Nothing
To Me, che in quelli pi intrisi di influenze etniche come Collapse e soprattutto Yuan la capacit
evocativa della musica di Godblesscomputers trasporta lascoltatore in mondi distanti e immateriali,
suggerendo la possibilit di una trascendenza del tutto terrena. In questa apparente contraddizione
sta tutta la ricerca dellautore: riunire analogico e digitale, naturale e sintetico, umano e spirituale.
Dunque ritmiche avvolgenti, in alcuni tratti incalzanti, che si sovrappongono a una tessitura di effetti
e campioni, che coinvolgono e trascinano in un progetto compatto e personale. Se c un limite un
approccio forse troppo cerebrale che fa perdere di immediatezza al disco. Veleno resta un lavoro
interessante e ben riuscito.
[7/10] Vincenzo Pugliano

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18 BF
Michele Bombatomica and The Dirty Orkestra
DOOMED, OUT OF TUNE AND IN THE HANDS OF A MADMAN
diNotte Records, Bob Records, 2014
Immaginario da circo decadente, scenari lugubri, puzza di pianoforti
dissonanti e impolverati; Michele Bertoldi aka Bombatomica si dimostra
lassoluto protagonista di questo concept dai toni noir. Nel brano Hurts
emerge il fantasma del Waits di Bone Machine seducente nel suo click e
clack di grandi ossa nere, marimba, banjo, fiati da marcia funerea.
Immaginario horror per Rid of this love avvolta in un vortice di hammond
ed echi di theremin, presenta un potere visivo fuori dal comune e ci
introduce in territori oscuri in cui la redenzione ormai solo un vago ricordo.
Unica cover la stralunata e sofferta Ramblin Man, omaggio al buon vecchio Hank Williams che nella sua
nuova veste sorniona e decadente risulta ben coerente con il resto dell opera.
Michele Bombatomica dimostra di padroneggiare sapientemente la materia in questione, uno strano
miscuglio di cantautorato americano, marcette alla kurt weill, nomadismo sonoro, jazz da banda funerea.
E la sua Dirty orchestra suona un blues sporco e deleterio che scava nelle ossa e ci conduce sino alle
profonde oscurit. Il disco concepito come un continuo crescendo nella profonda follia in cui i ritmi si
fanno sempre pi reiterati e ossessivi, visioni di citt in festa ,come nella lunga suite di Rattlesnake,
brano dalle suggestioni orientali.
Non sense songs, and Pissing in the wind completano il ritratto di questo mondo stralunato e
affascinante. Freaks e reietti saranno le vostre guide per questa esperienza ai confini con la demenza.
[7,5/10] Giacomo Salis
Fragil Vida
PAP HA DETTO CHE LA VOSTRA MUSICA SCHIFOSA
La Fabbrica, 2014
I Fragil Vida ritornano in pista con un quinto album dal titolo del tutto
originale e geniale che nasce da un concerto in Sicilia: un bambino sale sul
palco e senza filtri urla Pap ha detto che la vostra musica schifosa.
Da qui il titolo del disco appunto. I Fragil Vida per non prendono spunto
solo da questo spiazzante e buffo aneddoto perch ci che d linput
per la creazione di un nuovo disco il terremoto emiliano del 2012
( caduta la casa, caduta la torre, caduto il castello sul punto pi
bello/ e non hai la prospettiva di uno stipendio sicuro/ non hai lalternativa di uno stabile lavoro). La
drammaticit di un evento come il terremoto ha dato infatti alla band il coraggio di ripartire grazie ad
un nuovo slancio che ha cancellato le vecchie abitudini e fa vedere la vita in unottica diversa. Lo stile
cantautorale, fatto di sound popolari, coinvolgenti, che comunicano qualcosa, ricordano gli stornelli
improvvisati, le atmosfere di paese con i loro cantastorie. In diverse canzoni troviamo infatti la voce
narrante che contribuisce al concetto di spettacoli teatrali oltre che musicali; rifacendosi alla commedia
dellarte nei loro live i Fragil Vida impersonificano veri e propri personaggi e maschere per avere un
contatto pi diretto col pubblico. Saxofoni, chitarre e fiati testimoniano le venature jazz ereditate dai
precedenti album, che si fondono ad hoc con la voce del cantante David Merighi: basic ma sporca quanto
basta per dare la giusta verve ai testi senza uscire fuori dalle righe. In quanto a tematiche troviamo
spesso la fantasia, la nostalgia, il ricordo e il coraggio di ripartire. Non mancano gli omaggi al Maestro
De Andr, fonte di ispirazione per diverse canzoni e pi in generale per lo stile e le tematiche sociali che
emergono attraverso le storie cantate. Buono il mattino una canzone dedicata al giornalista e attivista
Vittorio Arrigoni. un viaggio molto intenso in Palestina, per la quale, visti gli ultimi avvenimenti,
impossibile non citare parte della conclusione della canzone tutta questa morte basta a farli morire
tutti di vergogna e di sconcezza.
[8,5/10] Daniela Fabozzi

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BF 19
Jumping The Shark
FONZARELLI
Autoprodotto, 2013
Duo proveniente da Pesaro che con atteggiamento sfrontato e
maleducato ci propongono brani brevi e immediati, senza fronzoli.
Nellincipit iniziale e nella successiva Red House siamo nei dintorni di
sonorit proprie dei primissimi Black Keys, quelli di Thickfreakness
per intenderci. Risente invece di memorie che furono del miglior
Bugo E uno stronzo come un altro, per inserirsi inseguito in territori
Zeppeliniani. Nuvole rappresenta uno spartiacque efficacissimo
allinterno di un disco per lo pi caratterizzato dalle tinte ruvide, e dimostra una capacit di
scrittura sensibile e vicina al cantautorato pi morbido in cui la dimensione sognante ed evocativa
ben espressa dal cantato viene totalmente disintegrata dallhardcore malato del brano successivo
Vaffanculo Camilla.La sincerit e la forza espressiva di 4/0 fanno di questo il momento migliore in
un disco variegato e schizofrenico, caratterizzato da un economia di mezzi disarmante, sfruttano con
sapienza e intelligenza la formula del power duo batteria-chitarra. Lalternanza di momenti di pura
attitudine hardcore ad altri pi soft-pop mostrano le due anime di questo duo, che unisce con sapienza
suggestioni punk, la forte impronta blues, lo stoner e la tradizione indie-cantautoriale italiana (da
Battisti ai Lombroso) con testi purtroppo non sempre allaltezza dellimpronta sonora. A concludere
Baia, brano dalla capacit magnetica piuttosto rara, perfetta conclusione dai toni pacati e dal tono
[7/10] Giacomo Salis
nostalgico.
Radiocroma
IL CORSO DEI BALOCCHI
Red Cat Records, 2014
I Radiocroma sono una band di videomusica, si legge nella
presentazione della band presente sul sito della Red Cat. La prima cosa
che mi viene da dire beh, questo un po difficile capirlo dal disco.
Non faccio in tempo a finire di formulare questo pensiero idiota che
il karma mi fulmina, tipo quei video di fulmini che fulminano cose. In
realt il disco funziona da chiave di accesso per la visualizzazione di
tutti i video delle 11 tracce che compongono Il Corso dei Balocchi.
Parlare di video magari leggermente improprio, sarebbe pi consono parlare di animazioni di motivi
giocosi ed edulcorati. Se le linee essenziali sono innegabilmente alla base delle scelte grafiche della
band, delle quali si occupa Mauro Serra, la componente musicale affidata alle menti degli altri due
membri, al secolo Alessandro Toso e Gianluca Materiale. Le canzoni sono piccole storie stonate (e
mi riferisco alle storie, non alla musica che le accompagna) delle storture di altrettanti personaggi
dipinti in colori un po strani, che lasciano sorrisi amari in bocca. Ad esempio, sembra particolarmente
azzeccata la scelta di raccontare con una voce che strilla la storia di Pasquale nel Cubo, seconda traccia
dellalbum. Cos come la title track, se ci si divertisse a silenziare la traccia vocale, assomiglierebbe a
qualcosa dei Depeche Mode in pi di un punto. Fermatevi ad ascoltare Il Corso dei Balocchi per un po
e scoprirete due dimensioni: un primo livello superficiale, ovattato, quasi teatrale, dove i rumori e le
colonne sonore delle interazioni tra significante e significato danno vita ad un giocoso rumoro; pi
in profondit, una situazione meno immaginativa, pi viscerale, consacrata alle quadrature del ritmo.
Un occhio allAmerica (anzi allInghilterra) e unorecchio al Mediterraneo, Il Corso dei Balocchi un
lavoro che rapisce senza stupire, sapendosi collocare ai confini del pop da camera, proprio a due passi
dalla psichedelia (i pedali ipnotici disseminati lungo il corso dellalbum confortano la passione per gli
appassionati dei viaggi lisergici), un lavoro che sa scherzare con le canzonette e le orchestrazioni da
piccolo ensemble, sapendosi pur dimostrare melanconicamente serio, se c da esser seri.

[6,5/10] Bernardo Mattioni

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20 BF

Francesco Aprile
Ende Neu, 2013

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BF 21
Veivecura
GOODMORNING UTOPIA
La Vigna Dischi, 2014
Sound originale, ma non troppo da permettersi letichetta solito
alternativo, maestoso, ma non stucchevole, esageratamente bello.
Goodmorning Utopia un ottimo ascolto, da ripetere e gustare
lentamente, per poterne apprezzare tutte le sfumature sonore di cui
ricco. La complessit strumentale racchiude una semplicit disarmante,
mille suoni si intrecciano, accavallandosi con una naturalezza elementare,
senza disturbare lorecchio che non necessariamente deve essere
attento. E un disco versatile, apprezzabile a tutto tondo, le nove tracce racchiudono la disillusione di un
mondo che troppo spesso non a misura dei sognatori, perch essenzialmente questo il significato di
tutta lopera, lutopia. Contiene pi di una punta di diamante, dallaffascinate Persepolis (troppo breve
per goderne a pieno) al viaggio mistico attraverso le varie Utopia, il complesso groviglio musicale si
mantiene in piedi sospeso in aria dalla costanza delle magnifiche note del pianoforte di Davide Iacono,
genio e padre fondatore del progetto, supportato da decine di strumentisti eccezionali. Goodmorning
Utopia chiude la trilogia fantastica dei Veivecura, dopo un prologo interamente strumentale Sic Volvere
Parcas ed il successivo Tutto vanit, uscito nel 2012. La band, per questultimo lavoro, si affida alle
attenzioni de La Vigna Dischi, label siciliana che nellultimo anno si fa notare prepotentemente nel
panorama indipendente italiano. La nuda e cruda realt che sfida continuamente il sogno, la vita che
ognuno di noi costretto a vivere contro quella che si vorrebbe avere, leterna lotta tra lessere umano
e il suo alter ego un piccolo capolavoro, non c altra spiegazione.
[8/10] Maruska Pesce
City Lights
JUKEBOX ALLIDROSCALO
Autoprodotto, 2013
Incasellare una band dentro un genere musicale pu essere estremamente
semplice o dannatamente complesso. Tutto dipende se si cerca di capire
davvero limpronta creativa di un gruppo, o se lo si divide come Youtube
in base ai titoli delle tracce e ai cookie delle visualizzazioni. E a volte
capita di imbattersi in un caleidoscopio di suoni diversi come questo
disco desordio, dove il retr chic e il pop fresco e moderno si fondono
insieme e danno vita ad una album divertente e variegato. Ce n per tutti
i gusti: dai pezzi di indubbia carica energetica, nati per scuotere la platea (Il Locale), al blues bianco di
periferia sporcato da distorsioni elettriche, passando per lo swing raffinato di Intoxicated Man, omaggio
a Serge Gainsbourg e alla chanson di maniera, in cui la voce profonda di Marco De Annutiis esprime le sue
sonorit migliori. Nonostante questa iniziale sensazione di spaesamento, man mano che si susseguono
le tracce si ha sempre di pi limpressione di trovarsi di fronte ad artisti eclettici, capaci di passare in
pochi minuti da un Fred Bongusto che canta lamore ai tempi dei lenti cheek to cheek in riva al mare (Il
primo uomo sulla Luna) alla disco music dei Kool And The Gang (Plastico). In mezzo, le malinconiche e
delicate vibrazioni di Blues della Renault, in cui chitarre e liriche descrivono perfettamente una periferia
popolata da personaggi di matrice pasoliniana, frustrati dalla noia quotidiana e dalla desolazione, che
cercano il guizzo di un istante per sfuggire alla routine. E se per scacciare questa monotonia palazzinara
sbucassero da un cilindro magico Conigli Dappertutto, allora eccovi servita una bella canzone da viaggio,
di quelle che scacciano i cattivi pensieri dalla testa mentre sei alla guida. Jukebox allidroscalo questo:
un gioco di equilibri sottili, fatto di groove funk e beat elettronici, di folk e di ballate pop al limite
del tormentone estivo, di uomini in frac e ladruncoli da strapazzo. Il tutto impreziosito da una ottima
presentazione estetica del disco, corredato anche cosa da non sottovalutare, per unautoproduzione
di un ottimo libretto dei testi, che permette di immergersi ancor di pi in questa straordinaria mescolanza
di arrangiamenti ed emozioni.
[8/10] Alberto Giusti

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22 BF
Caron Dimonio
GESTALT
Autoprodotto, 2014
Facendo propria la psicologia della Gestalt, lorganizzazione degli stimoli
esterni in strutture significative, il duo bolognese cerca di traslare
questa concezione applicandola al suono, semplicemente scrivendo
canzoni. Una musica che sia catarsi, per esempio dalla sofferenza ,come
nel singolo La cura perfetta, in cui viene setacciata la parte pi oscura
dell esistenza, coincidente con quella pi fertile artisticamente .
Batterie scarne, e chitarre ossessive in brani diretti e malinconici, un
revivalismo delle atmosfere new wave, un post punk con forti inserti sintetici in cui confluiscono ritratti
di vita, oscurit, ermetismo. Si passa dal synth cibernetico e rumoristico in I ricordi, alle atmosfere
claustrofobiche di Monolito, in cui la voce appena sussurrata diviene parte integrante del brano
tendendo a scomparire nel vortice sonoro. Testo dal sapore dadaistico in la morte il mercoled, che
prosegue sulle medesime atmosfera scarne ed essenziali, tra interventi incisivi di tastiere, essenzialit
ritmica e bordoni chitarristici. Synth pop meditativo e dai connotati teatrali in Nel tempo fuori tempo,
e sulle medesime atmosfere la conclusiva Caron Dimonio in cui domina la potente espressivit di
Christian Rainer che ci abbandona con una frase lapidaria che riecheggia in noi anche a conclusione
avvenuta la verit che la vita una tragedia comunque, ci adagiamo su comode voragini. La perfetta
chiave di lettura di un disco dai toni dark in cui lostentata essenzialit sonora ci restituisce un suono
crudo, dalle tonalit ambigue e la componente criptica dei testi completa bene limmaginario di un
gruppo dai connotati effimeri e sfuggenti.
[6,5/10] Giacomo Salis
Black Beat Movement
ID-LEAKS
Back Movement Records, 2014
Io ho unidea: se ami la Musica, quella vera, non esiste un genere unico
da ascoltare. I BBM hanno avuto unidea: se sai fare Musica, quella vera,
non esiste un genere di riferimento da suonare. Ed ecco allora che i nostri
realizzano un album che ha molto da dire, forse troppo in un panorama
statico come quello nostrano, sempre pi attento alle vendite e poco alla
qualit.
I BBM, al loro primo album, nascono dallincontro tra realt diverse
(Rootical Foundation, Vallanzaska, Rezophonic), decise a mettersi alla prova in contesti nuovi. Ma per
dare un senso a tutte queste capacit musicali serve una voce particolare, calda, che non lasci vuoti ma
che non si imponga in maniera aggressiva: Naima la persona giusta al momento giusto. Altrimenti,
signori miei, a suonare in due edizioni consecutive dello Sziget non ci si arriva. Se poi ci aggiungiamo che
in due anni sono stati perennemente in tour a portare in giro la loro musica, completiamo il quadro. E se
vi dovesse capitare di vederli dal vivo, date retta, disdicete gli impegni e andate: se il cd vi sembra ben
riuscito (grazie ovviamente agli effetti da studio), sul palco non sono da meno. E, tralasciando lenergia
e il magnetismo insito in Naima, ottimo linserimento degli scratches di Dj Agly, che danno quel senso
di street hip hop americana (come in What a gwaan), ovvero si prestano a sonorit pi funky, cos come
in Pla(y)ces. Non per da meno il sapiente uso del sax da parte di Luca Specchio, specie nei pezzi che
richiamano sonorit ska, come The trick.
Nel complesso stiamo parlando di un album ottimamente riuscito, 8 pezzi semplici, diretti, senza fronzoli
eccessivi e capaci anche di emozionare (fantastiche sono le ambientazioni jazz-lounge di F-Love, che
evocano salotti, fumo di sigaretta e bicchiere di cognac), 40 minuti di musica che scivolano via senza
intoppi, dando la sensazione di ascoltare qualcosa di noto, ma che in realt completamente nuovo.
Ripeto, la mia impressione che in Italia non saranno apprezzati quanto meritano, ma ci non mi
impedisce di catalogare questo album tra le migliori uscite del 2014.
[9/10] Lucajames

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BF 23
Go Koala
ELECTRIC SKULLS RADIO
Alka Record Label, 2014
Un lavoro interessante e sincero, quello dei ferraresi Go Koala. Synth
pop dautore, un disco con moltissimi spunti e pochi momenti di minimo,
elettronica supportata da linee strumentali ruvide, che ne accentuino la
corporeit. Si vantano (o almeno cos scrive il loro ufficio stampa) seppur
con ironia, di non essere una band tecnica, il che a mio modo di vedere
riporta il tutto ad un problema abbastanza ricorrente in questo paese
che non sa fare a meno di autoinscatolarsi. Per svincolarci da questa
tematica, possiamo semplicemente dire che li sento pi vicini a Django
Django, Editors o (che in Inglese si chiamano ) che ai Dream Theater, ok ci pu stare. Se questa
annotazione mi ha fatto leggermente storcere il naso, lo stesso non si pu dire per il loro Electric Skulls
Radio, e questo un fatto sicuramente molto pi importante. Un album ben strutturato, sia nelle
basi elettroniche che nei contributi strumentali, che con tromba e sporadici inserti di percussioni crea
un equilibro stearico bilanciato e molto personale. Credo infatti che le predilezioni e le idiosincrasie
in fatto di musica si possano individuare per un fattore culturale, tra le pieghe dellalbum: il basso
di Hear me ricorda molto il tocco di Simon Gallup, e potremmo fare una sfilza di esempi simili, che
indipendentemente dal fatto che siano coscienti o incoscienti, collocano gli ottimi Go Koala in un
contesto relativamente circoscritto. Il risultato, tuttavia, molto pi di un omaggio ad una delle grandi
mode del passato: ed proprio nelle scelte dei suoni e delle componenti ritmiche che la band tenta
di distaccarsi dai facili manierismi, riuscendoci. Ci ritroviamo a dire che le melodie restano in testa,
unaffermazione scontata nel pop. Con una voce come quella di Mauro Pulga, che non ama librarsi in
chiss quali svolazzi, loperazione sarebbe parsa pi complicata del previsto, nonostante la miriade
di esempi illustri pronti a smentire questo paradigma. E invece no, anche qui nulla da dire. Un bel
progetto.
[7/10] Bernardo Mattioni

Baby Guru
MARGINALIA
Inner Ear Records, 2014
I greci Baby Guru (Prins Obi, King Elephant, Sir Kosmiche con lintervento
di Christina quarta componente non ufficiale della band) presentano
il loro terzo album, Marginalia viaggio elettrico ed elettrizzante nella
psichedelia pop, in una miscela di tastiere, synth e potenti linee di
percussioni, dal sapore decisamente sixties. E i maestri del genere ci
sono tutti dai Byrds a Syd Barrett. Basta ascoltare la quarta traccia, che
porta lo stesso nome del disco, per essere catapultati in dimensione
lisergica, sognante con un uso magistrale delle voci e della parte ritmica, decisamente uno dei
brani migliori dellalbum. O liniziale Especially When incalzante, quasi surf. Ma con Exegesis che
si toccano i vertici compositivi, straniante e sorprendente creazione tra folk rock alla Still, Crosby,
Nash and Young e derive progressive. Quindi citazione e rielaborazione di generi e stili senza cadere
nellemulazione e nella nostalgia. Il limite del lavoro sta forse nella perdita di intensit, di mordente in
alcuni brani, soprattutto nella seconda parte del cd, ad esempio Explain o We Need Some Space che
virano pericolosamente verso un pop folk delicato, ma niente pi. Molto pi convincente Anticipation
che si apre a suggestioni hard rock, trascinanti le sue tastiere iniziali. Dunque un album con alti e bassi,
godibile nel complesso ma con alcune cadute forse evitabili e che abbassano la valutazione generale.
[6,5/10] Vincenzo Pugliano

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24 BF
Emian PaganFolk
ACQUATERRA
Autoprodotto, 2014
Ascoltare gli Emian PaganFolk come intraprendere un viaggio dalla
Cultura delle aree Celtiche a quella del Nord Europa passando per Ballate
Medievali e Canti Sciamanici; cos si legge nel sito ufficiale di questo
gruppo e non potrebbe esserci presentazione migliore per inquadrare la
band nel panorama musicale.
Il progetto degli Emian PaganFolk nasce il 21 dicembre del 2011, in
quello che i Celti chiamavano il giorno di Yule (il Solstizio dInverno) e
questa data particolare non certo una casualit: i componenti della band hanno infatti ripercorso i
sentieri della tradizione celtica e scandinava con passione e rigore, andando ben al di l delle suggestioni
modaiole di alcuni anni addietro, etichettate troppo frettolosamente come musiche celtiche.
A dispetto del nome del gruppo e dei nickname dei suoi componenti, i musicisti che hanno costituito
gli Emian PaganFolk provengono dallIrpinia e dal Salento (e il Sud Italia ogni tanto si riaffaccia, sia pur
velatamente, nelle melodie delle loro canzoni); nonostante si tratta di una band molto recente, che ha
praticato sin dagli inizi il busking (il busker lartista di strada che, in cambio di una libera offerta, si
esibisce nella sua arte in mezzo alla gente), attualmente vantano una media di circa sessanta concerti
allanno tra festival e locali in tutta Italia.
AcquaTerra lalbum desordio della band: un vero e proprio viaggio nel passato guidato da strumenti
inconsueti; dai flauti Siberiani al jouhikko della tradizione scandinava; dal doppio flauto campano sino al
bouzouki e al bodhrn irlandese.
Come spiega Arianna Egan, voce del gruppo, il nostro segreto risiede nel provare ad immaginare come
trasmettere al pubblico di oggi ci che questi popoli sentivano e cantavano nellantichit. Quel che ci
interessa lasciare agli ascoltatori un retrogusto arcaico e straniero.
Le canzoni sono quasi tutte traditional senza alcuna concessione a melodie e ritmi pi commerciali: si
consiglia in particolar modo lascolto di A Sailors Tale, The last Kings march e di Mothers breath;
da gustare anche Dlamn, anche se chi scrive particolarmente affezionato alla interpretazione degli
Altan, un gruppo irlandese particolarmente attivo negli anni 90.
Si consiglia la fruizione di questo album tendendo lorecchio e lo sguardo al passato oppure vagando
con la mente nel mondo dellimmaginario, magari in compagnia di un libro fantasy o di una birra da
meditazione.
[8/10] Daniele Bello
Contrada Lor
DOMAN L FESTA
Vaggimal Records, 2014
Come molte buone idee anche quella della Contrada Lor bagna le sue
radici nel vino. In questa fiaba nata a tavola letichetta (di provenienza)
conta: fare musica pu essere un bel diletto per chi nella vita gi
altrove, in tribunale, in ospedale o alla scuola materna, e ancor di pi,
farlo in modo tipicamente localizzato, prosegue una storia nata con i
primi dialetti degli avi.
Cos questo gruppo di menestrelli veneti canta la storia del (loro) paese, un
p come fanno quei monaci rinchiusi negli eremi, col mondo; salvo il fatto che i Nostri ancora conservano
le case e le piazze evocate dalle loro ballate ed oltre a viverle, mantengono viva la sensazione di passato
che spesso riscalda quando ci si sforza di ricordare.La Contrada Lor sembra un gruppo di amici pronti
per la classica partita scapoli-ammogliati. Invece no, hanno fatto gran bene a fare un disco folk veneto:
soprattutto, perch non te laspetti e secondo, perch non conta la forma della bottiglia, ma il marchio
di qualit, che in questo caso per, chiude lacronimo con Avesa (per chi non lo sapesse, loro vengono
da qui).
[6,5/10] Pablo

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26 BF
Hangarvain
BEST RIDE HORSE
Red Cat Records, 2014
Che fine ha fatto il caro e vecchio rock di una volta? Quello duro e
crudo, fatto di chitarre taglienti come rasoi e di batteristi che sudano a
profusione sui piatti, come il protagonista del film The Rocker? Oh beh,
facile: si prende una DeLorean e si torna allepoca dei Van Halen o dei
Whitesnake, direte voi, quando i capelli erano intrisi di tonnellate di lacca.
E invece no. Basta semplicemente prendere un treno per Napoli, citt
che istintivamente richiama una schiera di artisti neomelodici, ma che in
realt possiede una potente anima rock. Come quella degli Hangarvain, band nata da una collaborazione
pluriennale tra il cantante Sergio Toledo Mosca ed il chitarrista Alessandro Liccardo. Stereotipi a parte,
questo album desordio rivela subito la loro inclinazione per lhard rock daltri tempi, fatto di assoli lunghi
e di grande impasto sonoro della sezione ritmica. Classica anche la scansione delle tracce: si comincia
infatti con Through Space And Time, un bolide metal lanciato a tutta velocit, potenza allo stato puro,
quasi ci fosse alle mie spalle un muro fatto di decine di Marshall. Per rifiatare un po, bisogna aspettare
il terzo pezzo, Turning Back My way: una ballata che permette finalmente di apprezzare le doti vocali di
Toledo Mosca, grazie allarrangiamento quasi acustico. E dico quasi, perch lincontenibile energia degli
Hangarvain di cui Andrea Stipa, alla batteria, il cuore pulsante straripa inevitabilmente nella parte
strumentale, dove presente una bellissima sezione darchi che contribuisce ad esaltare la melodia
vocale. E lintramontabile pezzo strappalacrime? Way To Salvation: un delicato viaggio attraverso il
passato che ci condiziona, e da cui spesso difficile liberarsi. Nel finale c anche spazio per un atmosfere
pi Back to Roots, grazie a pezzi come Father Shoes e A life For Rock And Roll. Proprio questultimo
strizza decisamente locchio alla tradizione Southern e allo spirito libero e selvaggio che caratterizza
quel tipo di musica. E che, a mio parere, costituisce anche la vera natura artistica degli Hangarvain... Che
poi essa passi attraverso arpeggi di chitarra classica, o ruvidi assoli elettrici, limportante non tradire
mai la propria ragion dessere, quella per cui ognuno di noi nato. In altre parole: long live to Rock and
[8/10] Alberto Giusti
Roll.

The Chanfrughen
MUSICHE DA INSEGUIMENTO
Maia Records, 2014
Chanfrughen. Il nome, tra il dialetto e la fantasia, sembra essere stato
dato al trio di Savona da un geometra della loro citt. Che evidentemente
vede lungo, perch meglio non avrebbe potuto definire la loro musica.
Cianfrusaglia. Neppure di prima mano perch tre pezzi su dieci vengono
dritti dritti dallep desordio Da illogica la realt in gi del 2012.
Scimmiottamenti seventies, centrifughe di blues funk psichedelica e
distorsioni acide in cui si fa fatica a distinguere le parole, cambi di ritmo
e fughe strumentali senza meta, anacronismi fuori Area e ritratti politici da sussidiario. Comunisti e
fascisti, Giulio Andreotti (Il dromedario) e La testa di Gorbaciov (fantasiosamente ritratta nellartwork
del disco). Ci si butta nel poliziottesco (La Gladio spia e il commissario Rizzo scopre linghippo) senza
averne il giusto calibro (35). C perfino uno scialbo omaggio a Dalla (Lucio) che rasenta limitazione.
Segno certo - quando non si voglia proprio cambiare rotta - che da inseguire, da imparare, c ancora
molto.
[5/10] Fabrizio Papitto

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BF 27
Tintinette Swing Orchestra
RESISTENZA AMOREAMORE RESISTENZA
Freakhouse Records & Booking, 2014
Miss Annette, Mr. Johnny e Mr. Djero (mi raccomando, la D muta) vi
presentano un album pieno di cover di canzoni italiane anni 30 e 40,
ma non mancano canzoni in inglese pi contemporanee come I Put a
Spell on You e Sweet Dreams. La particolarit e loriginalit del gruppo
non sta nellaverle riadattate tutte in chiave swing, ma nellaverlo fatto
con strumenti diversi dal solito prodotto swing jazz. Rigorosamente
acoustic, lo strumento protagonista (indovinate un po) lukulele.
Accompagna tutte le canzoni assieme ai suoni ronzanti e vibranti del kazoo suonato da Miss
Annette (Annamaria Tammaro); un mix perfetto con laggiunta della stomp box e dellimmancabile
contrabbasso. Latmosfera ed il sound sono retr e vintage, con sfumature graffianti date dalla voce
sporca e tendente allo stridulo di Annette, che rimanda talvolta (Brr brr brr brr Busy Line) al timbro
vocale di Rose Murphy e Billie Holiday. Ascolto semplice, orecchiabile. Adesso restiamo in attesa del
loro secondo album che uscir prossimamente.
[8,5/10] Daniela Fabozzi

Sonic Daze
FIRST COMING
Autoprodotto, 2013
I Sonic Daze nascono in provincia di Bari. Leggendo qua e l scopro che
hanno avuto unintensa attivit di concerti live in giro per la penisola
e appena parte il cd capisco il perch: i SD non fanno nulla di nuovo,
ma riaffermano un concetto che alla base della musica, ovvero per
suonare basta avere voglia. Capiamoci, non che non siano indispensabili
le capacit tecniche, ma in certi generi ci che fa veramente la differenza
lenergia. E i nostri, che fanno un garage-punk vecchio stile, ne hanno
da vendere su cd, figuriamoci dal vivo. E nel loro primo EP di 6 tracce, che scorrono via veloci, ne danno
dimostrazione. Innanzitutto un piccolo cenno va doverosamente fatto alla grafica della copertina,
realizzata da Shawn Dickinson; poi, andando a ci che ci interessa davvero, passiamo ad analizzare la
musica.
Come detto, questo album non sar certamente una pietra miliare della musica, ma di compagnia, di
quelli da mettere in macchina mentre si guida. Niente di particolarmente sofisticato, ad eccezione di un
paio di buoni assoli come in Come back tomorrow e Get out of the way, e neanche i testi risaltano
per incisivit, ma si sa, in un genere che ha finito da un bel po di tempo di essere rivoluzionario,
rimasto ben poco da dire. I riff sono accattivanti, ma a volte ricordano gli Offspring (vi sfido a non
sentire una qualsiasi traccia di Ixnay on the hombre in Hear me calling), altre volte i primi Green
Day (in Amorality dopo il riff manca solo la voce di Billy Joe), a volte mi sembra proprio di sentire i
Ramones (come in When the sun).
Concludendo, non tutto da buttare, il batterista Giuseppe Santorsola quello che in gergo viene
chiamato una macchina e non sbaglia una battuta, la registrazione completamente analogica
contribuisce a rendere i suoni compatti, le chitarre sono piene e ben assemblate, i back vocals hanno
una loro collocazione che li rende anche molto orecchiabili. Ma di certo non quello che definirei
linizio di una sfolgorante carriera.
[6,5/10] Lucajames

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28 BF
K-Conjog
DASEIN
Abandon Building Records, 2014
Prima di parlare di ci che contenuto nelle dodici tracce di cui
composto Dasein, bisognerebbe coglier la palla al balzo, dicendo che il
titolo significa esserci, o meglio traducendo in tedesco maccheronico,
essere l. Se la percezione del lavoro di K-Conjog, al secolo Fabrizio
Somma, debba passare come una lettura fenomenologica dellesistenza,
un quesito che lasciamo a chi ci capisca qualcosa di tali questioni.
Leggere le motivazioni che tentano di dare una spiegazione allorigine
heideggeriana di tale titolo mentre si ascolta lo scorrere di Dasein invece, ci di grande aiuto. Esserci,
ovvero lunico modo che conosco di stare al mondo commenta lautore. Limpronta orchestrale che va a
caratterizzare questo passo in avanti dellartista campano sfiora livelli di maestria nellunione con i beat
pi spinti, lasciandosi alle spalle le atmosfere trip-hop del passato Set your spirit freak! Larmonia come
ossatura di un concetto sonoro le cui membra sono glitchati, samples antichi e futuribili, un lavoro che
solo lontanamente si potrebbe inserire in unottica Ninja Tune, ma che raramente si avvicina alla forma
canzone, praticamente mai al parossismo. Polite Impolite forse uno dei simboli pi chiari della maestria
nel far coabitare due anime, di cui si accennava sopra. La base pianistica su cui la quasi totalit dellalbum
imperniata riflette leco di gente come Wim Mertens (I come from Mentedey), concordo con Sfera
Cubica. Il disco ulteriormente impreziosito dalle valide collaborazioni di Nicola Manzan agli archi, e di
artisti del calibro di Offthesky e lenfant terrible Furtherset per i remix di altrettante tracce. Un lavoro
maturo, leggibile ma non banale, evocativo ma non eccessivo. Clapclap.
[7,5/10] Bernardo Mattioni

The D
ALF
Autoprodotto, 2013
I The D sono di Avellino e onestamente non lo diresti al solo ascolto
perch le sonorit e la lingua sono molto british, e affondano a piene
mani nellindie e nel garage rock anni 90 e 2000, con evidenti richiami agli
Strokes e agli Arctic Monkey. Linfluenza di questi ultimi molto presente
per esempio nella parte finale del primo pezzo dellEP First man (almost)
on the moon, e non dimentichiamoci che le scimmie avevano D is for
Dangerous mentre i The D hanno D is for Dingo (un richiamo?). Man of
clapham invece ricorda i primi Kooks; il pezzo migliore , secondo me, Abbott & Costello in cui le chitarre
si fanno un poco pi cupe e meno gracchianti e il riff di chitarra sul ritornello davvero accattivante e
lassolo finale davvero azzeccato. Non lo stesso posso dire per lultimo pezzo The book of guinness,
una ballad con chitarra acustica che stacca completamente con il resto: questo non sarebbe un problema
di per s ma leffetto di simil fisarmonica in sottofondo terribile e la canzone risulta onestamente
molto banale. Nel complesso il lavoro buono con degli spunti interessanti anche se penso sempre che
i modelli debbano ispirare ed essere lasciati da parte, senza farsi rinchiudere troppo, altrimenti non si
pu trovare una propria via.
[6/10] Piergiorgio

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BF 29
Marco Masoni
IL MULTIFORME (PAESAGGI CATARTICI E OPERETTE MORALI)
AMS Records, 2014
Il multiforme Marco Masoni. Lha detto Petra Magoni, non io. Racconta
come non la vita, e dice anche di conoscere la verit (buon per lui).
E ci sono un sacco di pecore. Un saggio folk-progressive attraverso
undici brani fatti dacustico e sintetico, tutti in colonna. Sonorit
canterburiane con flauti annessi e quieta voce salmodiante che sa di
Battiato nella prosodia, nella semantica e nella decostruzione. Catarsi
(parte I & II) esce diretta dai Jethro Tull, ed uno dei pezzi migliori
dellalbum, con il suo finale parolibero e finto-caotico. Un certo tono
esistenzialista che scorre attraverso tutto il disco, amaro a tratti, autoanalitico in altri, elegiaco in altri
ancora. Lunghe digressioni su alberi e boschi archetipici con auliche involuzioni liriche, in realt la parte
pi indigesta di questo lavoro. Operette morali, leggo da qualche parte, e mi sembra pi che azzeccato.
Morale & catarsi istoriate in un tessuto omogeneo e denso di suoni elfici, un rincorrersi dimmagini che
dovrebbero darci serenit sui destini del mondo. Un buon disco che suona inevitabilmente datato, e
che probabilmente vuole esserlo, e quindi non nostro diritto criticarlo per questo. O forse no. Non
so, contrariamente a Masoni a me Battisti non d serenit, ma voglia di strangolare Mogol con del
filo spinato, ma questi sono solo problemi miei. Sar che non ho serenit riguardo ai destini di questo
mondo. Fortunatamente c anche Dylan nellimpasto zuccherato di questa produzione (Mi ha detto
Bob Dylan), e lui s che qualche speranza linfonde. Un disco colto ed elegante, morbido perch stride
qui e l, sereno perch deprime qui e l. Complesso nella sua monotonia, onirico e ambientalista.
Orgogliosamente di unaltra epoca.
[6/10] Marco Petrelli

ClayToRide
FOR HIS WINE AND CHAMBER
La Simbiosi Dischi, 2014
Nuovo album per i ClayToRide, scritto tuttattaccato per stimolare
una lettura gratuitamente ambigua, gruppo vicentino di attitudini
pi concertistiche che da studio. Lalbum stato registrato in presa
analogica al Prosdocimi Studio sotto la supervisione di Mike 3rd proprio
per cercare di mantenere un tipo di sonorit in linea con i loro frequenti
live e col senno di poi non si pu che apprezzare la scelta coerente ma
comunque di azzardo. Lalbum scorre con composizioni post-grunge di
quelle che non se ne sentivano pi da ormai una decina di anni vero, sono comunque meno di 30 minuti
di registrazione ma in complesso lascolto lascia respirare. Il gruppo si assume pienamente il rischio
del ricalcare un genere che ad oggi ha gi cavalcato il suo periodo doro ma ne esce indenne anche se
ci richiede un ripetuto ascolto dellalbum; le tracce posso sembrare simili ad un primo assaggio, ma
comunque mai banali, e se cos non risultassero a tutti bisogna ricordare che questa problematica nei
concerti tende sempre ad essere perdonata. Ed li che vi invitano a seguirli i ClayToRide.
[6,5/10] Plasma

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30 BF
Frank Sinutre
MUSIQUE POUR LES POISSONS
System Recordings, 2014
Musica per i pesci. iTunes dice che si tratta di Dance&House, ma
ovviamente sono stronzate. C un libretto insieme al disco, che raccoglie
una serie di storielle curiose raccolte da uno degli autori (Michele K.
Menghinez) nel corso della sua esistenza. In realt, limpressione di
trovarsi davanti a undici puntate di una stessa vita sensibile; dilatazioni
e strette altalenanti, tra il sogno e il quotidiano, con un po di luce e un po
dombra. Storie trattate con la giusta ironia e la giusta dose di epico che fa
parte delle piccole narrative di ognuno. Vari nel proporre un campionario di pezzi quasi lounge, che pur
restando nel recinto di unelettronica poliedrica spaziano dal dub alla cover improponibile (Oye como
va, funky e plasticamente immobile). Sintetici, assolutamente. Polifonici, pure. Sottomarino di sicuro,
non sar un caso se dedicano il loro disco ai pesci, le creature in assoluto pi passive del creato. Ambient
e synth, bruschi colpi di batteria ovattata, rumori dal mare e ariose note di chitarra che savvitano infinite
su se stesse. Soffenderanno se dico che i pezzi che mi sono piaciuti di pi in assoluto sono proprio quelli
narrati? Come Iolanda Pini, storia tragicomica di una vecchia che ha avuto tutti gli anni possibili, o Una
possibile storia su Dio, digressione pseudometafisica con un certo fascino. Dio come lemarginato di
turno azzeccata, non potete farci niente. E pare pure che non sia uno stakanovista, grazie a dio. E
neanche io, quindi mi limiter a dire che questo disco ha qualcosa, e che gli manca qualcosa, e che tutto
sommato vale la pena dessere ascoltato.
[6/10] Marco Petrelli

Antonino Di Cara
DIETRO IL SIPARIO
Garage Records, 2014
Lultimo cd di Antonino Di Cara si fa benvolere per il suo stile, in linea con
quanto siamo stati abituati ad ascoltare in materia. A qualcuno ricorder
lIrlanda, ad altri Guccini, ad un altro ancora un cavallo baio e cos via,
ispirati dagli strumenti-icona del genere gli ascoltatori proveranno quella
sensazione di libert popolare (secondo me tutto merito del banjo).
Tuttavia la miscellanea serie di citazioni di paesi e stati danimo del buon
Antonino, lo redime solo in parte dalla sua circolarit. Perch se allinizio
si avverte il brio di cui sopra, a tratti caposseliano, successivamente verrebbevoglia di sottrarsi ad un
girotondo che non cambia mai verso e le gambe (orecchie) abbastano di folk e di country. Ineccepibili le
melodie, eseguite con ricchezza di sfumature dai numerosi musicisti, si fanno carico dei passaggi meno
convincenti del disco dove sembra che la verve del buon protagonista si sia assestata sulla versione meno
brillante di se stessa. Dietro il sipario lascia il dubbio di un viaggio andato bene si e no: ai gradevoli
paesaggi fa da contrappeso la stanchezza dellandare.
[6/10] Pablo

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BF 31
Syndone
ODYSSAS
Fading Records, AltrOck Records, 2014
Concept omerico per questa quinta prova dei Syndone, un concept
rock-prog a met strada tra innovazione e sguardo al passato .
Un immaginario fatto di storie lontane, miti e colte citazioni letterarie
in cui viene sviscerato il tema del viaggio come metafora della ricerca
umana, una ricerca costante, fatto di interiorit e di mondo esterno.
Lamore per la ricerca, e per un percorso che sia di scoperta e conoscenza continua li porta a citare Proust ,a utilizzare come copertina
A oriente di Lorenzo Alessandri padre del surrealismo italiano, in un
lavoro colto, sofisticato e pieno di continui richiami.
Un disco ricco di ospiti in cui spiccano i nomi di Marco Minneman (che ha registrato tutte le batterie)
e John Hackett, fratello del grande Steve, ha arricchito il tutto con preziosi interventi di flauto.
In un alternanza di brani strumentali e pezzi cantanti, il ricco piatto propone un apertura quanto
mai incisiva e variegata, ballate dai raffinati arrangiamenti orchestrali che sfociano in un complesso
quanto affascinante intreccio sinfonico come lottimo esempio di il tempo che non ho.
La ricerca di una messa a fuoco della propria esistenza viene declamata in Focus, sostenuta da un
grande muro di synth, fiati, divagazioni jazzistiche e soli di hammond.
Ci si imbatte presto nel jazz-rock di ottima sostanza di Circe, in cui domina il drumming multiforme
di Minneman che incontra le tessiture dei synth di Nik Comoglio, in cui gioco di specchi piuttosto
accattivante.
A dominare per tutto il lavoro la componente melodica, ben evidente nel conclusivo brano dalle
forti tinte pop Daimones. Non c spazio per manierismi o singole personalit, si preferisce un suono
corale per affrontare questo viaggio di ricerca
Il viaggio la meta stessa, e a fine ascolto il vostro sguardo sar mutato.
[7/10] Giacomo Salis

Roccaforte
SINTESI
Keep Hold, 2013
Sintesi appunto un condensato della migliore produzione musicale
dei Roccaforte, band alessandrina di lunga vita dal sound intrappolato
tra souvenirs rock anni 90 e vocazioni pop.
Lalbum, contiene dodici brani tutti in italiano ed eseguiti abilmente dai
cinque componenti della band, tecnicamente molto preparati e sempre
precisi nellesecuzione. Anche larrangiamento risulta molto curato e
ben realizzato cos come il packaging del CD.
I testi, egregiamente interpretati da William Lucino, voce della band dalle pregevoli estensioni vocali,
non entusiasmano mai, risultano spesso ordinari e noiosi. In alcuni passaggi si ha come limpressione
di ascoltare una cover band di Francesco Renga.
I Roccaforte, dunque, pur essendo una band matura e con musicisti eclettici, non sorprendono e non
propongono nulla di nuovo o di appassionante nel panorama rock, dove invece vorrebbero collocarsi.
Il loro futuro, votato al pop schietto, dove senzaltro vedrebbero riconoscersi meritate soddisfazioni
commerciali.
[6,5/10] Gabriele O.

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32 BF
Liprando
LA VITA INQUIETA
Freakhouse Records & Booking, Full Heads, 2013
Se il buon Vasco Brondi, alias Le Luci Della Centrale Elettrica, ha
cantato lamore ai tempi dei licenziamenti dei metalmeccanici,
potremmo benissimo azzardare che Liprando canta quello allepoca dei
sintetizzatori. Lestremo sperimentalismo in chiave pop che caratterizza
La Vita Inquieta tende infatti a colorarsi di sonorit che strizzano locchio
da un lato al trip hop, dallaltro al post rock asettico e minimale, fatto
di atmosfere rarefatte e spaziali. Nonostante questa estrema pulizia di
suoni, Liprando si dimostra capace di assolvere al ruolo di cantautore, componendo liriche decisamente
intime e crepuscolari, che tuttavia vengono troppo spesso sopraffatte dal peso dei beat elettronici. Testi
profondi, introspettivi, e alle volte persino rilassanti, come nel caso di Una Semplice Mattina: una melodia
vocale appena accennata, dal sapore delicato; forse le uniche vere pulsazioni nonostante lautore
ne decreti lassenza di calore umano dellintero disco, bench le intenzioni dellautore siano proprio
quelle di esprimere linquietudine del vivere moderno. Malgrado la vocazione sperimentale, lidentit
surf del chitarrista Liprando, vale a dire lo storico fondatore dei Bradipos IV, emerge nella traccia che
d il nome allalbum; ma pi che evocare una spiaggia californiana baciata dal sole, la chitarra rimanda
pi a un cratere lunare visto da un obl. Da apprezzare lidea di aprire e chiudere lalbum in maniera
circolare, grazie a La Notte Nera Apre/La Notte Nera Chiude: una dimostrazione di come magari nel
venticinquesimo secolo diventeranno le ninnenanne che cantiamo oggi ai nostri figli.
[5,5/10] Alberto Giusti

Shiva Bakta
THIRD
Gente Bella, 2014
Ballatone psichedeliche. Cominciamo con Mushroom, davvero
unottima prova, sospesa e in crescendo, epica ed emotiva. Da l si cade
nel folk delicato di Smart Drug, morbida e ariosa, accompagnata da una
voce fischiettante e scanzonata. Dog ci offre un po dadrenalina in pi,
sempre restando tra le atmosfere da nuvola di questo disco narcotizzato
e fluido. I tre pezzi dapertura di questo Third, che del numero tre fa
il suo filo conduttore e il suo motivo tematico, del resto amplificato da
vari richiami incrociati tra i brani che rendono il tutto assolutamente compatto e granitico pur nella sua
evanescenza. Pop complesso e sognante che affonda le radici a cavallo dei 60 e 70 guardando anche un
po alla scena shoegaze e postrock, giusto per non rimanere troppo indietro. Una collezione di melodie
che si sfilacciano luna nellaltra e si ricostruiscono ritessendo articolati muri sonori come in Baktism I
& II, una vera e propria suite allucinogena venata di contemporaneo malessere. Una ballad sciocchina
per riprendersi tra un trip e laltro (You Should Be Happy) per ripartire belli carichi con Magic Sun,
overdriven e singhiozzante. Una certa malinconia di fondo appena mitigata dallinnegabile propensione
alla leggerezza del lavoro armonico. Songwriting di classe per un disco solido, magari monotono,
sicuramente interessante.
[6,5/10] Marco Petrelli

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BF 33
Arte Ubriaca
INFERTILI PIANETI
Autoprodotto, 2012
Sono solo in due, Santo alla voce e Pucillo che si occupa della parte
musicale, e il lavoro di questultimo molto imponente perch di certo
non mancano le parti musicali, dalle chitarre potenti con riff e assoli dai
suoni molto pieni, ai synth, al piano vero e proprio, fino al drum&bass.
Il suono in generale ricorda molto i pilastri del rock italiano fine anni
80 inizio anni 90, come i Litfiba e soprattutto i Timoria, con la voce di
Santo che punta molto sulla potenza e ha un timbro come il Renga dei
bei tempi andati; ci sono per influenze anche pi attuali e diversificate
per la musica che con i cambi di tempo e gli assoli molto veloci sembra richiamare al prog pi moderno
stile Dream Theater specialmente nelle parti di chitarra della title track Infertili Pianeti, e alcune cose
ricordano Le Vibrazioni pi rock (non certo Giulia!).
I testi in italiano sono sempre un rischio e anche in questo caso non mi hanno convinto molto, come
in gran parte dei gruppi e degli artisti che si cimentano con la nostra lingua, perch non cadere nel
banale davvero difficile. Sono solo quattro tracce e quindi per giudicare pienamente il loro lavoro
aspettiamo un LP che possa dirci se hanno trovato una loro piena collocazione.
[6,5/10] Piergiorgio

Deian & Lorsoglabro


PREZZO SPECIALE
EdisonBox Records, 2014
Leggi la descrizione che Deian & Lorsoglabro danno di s e capisci
che sono pazzi e probabilmente sociopatici (la trovate sul loro profilo
Facebook). E questo un bene. Ascolti il disco, e diventa assolutamente
chiaro. E questo meglio. Deian & Lorsoglabro molto peggio
di questo, tuonano, ovviamente consci di essere molto meglio di
quanto gli piaccia ammettere di essere. Voce gilmouriana, cornice
varia, quel tanto di snobismo acido che non pu non piacere. Matrice
rock psichedelico, dicono, e questo non si discute, come pure la loro
dedizione allanalogia digitalizzata e al digitale analogico, un impasto sonoro denso e grondante
melodie imperfette. Feedbacks affilati e accordi malinconici, fughe rumoriste e costruzioni pop
perfettamente strutturate: pazzi s, ma lucidissimi. Non sono una cosa scontata n un salto nel vuoto,
come canta(no), anche se mi sarebbe piaciuto sentirli fare un po pi di casino. Ma sono evidentemente
alla ricerca di un equilibrio perfetto, e non sta a me disturbarli mentre saddentrano in tunnel floydiani
fatti di tappeti minimali e rantoli melodici, sicuramente un campo in cui sanno muoversi a occhi
bendati. Una certa cupezza di fondo e una certa ironia cazzona (ma mica tanto) che funzionano, e
producono, e scorrono. Fanno sogni & incubi, si proclamano avanguardia, ma giusto per prendervi per
il culo (fate largo allavanguardia/siete un pubblico di merda, diceva una brava persona),e poi cercano
di ipnotizzarvi tutti con la psichedelia a tratti acida e a tratti cullante che la cifra stilistica di questo
Prezzo Speciale. E ci riescono, inutile negarlo. Bravi e buffoni, una dittologia di classe.
[6,5/10] Marco Petrelli

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34 BF

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BF 37

EP
Christian Muela - Didjeridoo Solo
ALBERO SONORO EP
Autoprodotto, 2013
Christian Muela, musicista alle prese da 10 dieci anni con il didjeridoo,
antichissimo strumento a fiato originario dellAustralia, propone una
terza riedizione di Albero Sonoro, con il dichiarato scopo di esprimere
al meglio lo stretto legame tra un linguaggio musicale contemporaneo e
sonorit arcaiche, elettronica, jazz, virtualismi vocali in confronto serrato
con un strumento che sembra provenire, e proviene, dalla preistoria. Non
un caso che tra gli ispiratori del lavoro di Muela vi siano Miles Davis,
Dementrio Stratos e Ondrej Smeykal, interprete di uno stile assai personale di utilizzare il didjeridoo.
Musicisti allavanguardia nella ricerca degli stretti legami tra linguaggi musicali contemporanei e sonorit
ancestrali, arcaiche, solo apparentemente cancellate dalla modernit. Se Boogie si sviluppa su un tappeto
di percussioni elettroniche dubstep, quasi jungle, World Difference un pezzo di drum and bass acustica
straniante e abrasivo. Raving e Funky Solo hanno un solido impianto funky convulso e trascinante. In
Indian Didje Beat Box rivive tutto lo sperimentalismo vocale di Stratos, mentre Frog Ballad e Magia sono
pezzi di jazz contemporaneo. Albero Sonoro un lavoro complesso, evocativo che richiede un ascolto
attento per coglierne le sfumature e i dettagli, ma soprattutto scevro da condizionamenti e preconcetti
per avvicinarsi alle vibrazioni profonde della musica.
[7/10] Vincenzo Pugliano

Kali Kappah
AROUSAL EP
Fresh yO! Label, 2014
Il duo, Giulia Bettinelli Kali e Christian Pevere Kappah, esplora con questo
breve ep i territori oscuri e martellanti del trip hop di pura matrice anni
Novanta. La voce fascinosa di Kali si accompagna alle linee di basso pi
aspre e ossessive, come in Guilt. O si eleva su un tappeto sonoro pi
caldo e avvolgente come in Personal Safari, brano ironico, quasi tribale.
Ma con Dark Forest presto si torna in luoghi pi metropolitani, bui con
esplicite influenze elettro wave, quasi dark. Questo forse il pezzo pi
riuscito del lavoro, abrasivo e pulsante quanto basta per trascinare gli ascoltatori, in atmosfere da club.
Arousal si chiude con Neuroticism ascesa verticale verso un muro di percussioni e tastiere, scintillante
di riflessi metallici, anche se meno convincente dei brani precedenti. Un lavoro interessante, forse non
innovativo, ma che piacer sicuramente ai cultori della tradizione trip hop pi oscura e incalzante, pur
aprendosi a spunti e suggestioni diverse.
[6,5/10] Vincenzo Pugliano

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38 BF
Senile Crocodile
SENILE CROCODILE EP
Ballooning Brain Records, 2013
Oh, ecco un po di sano e rinnovato British rock! I Senile Crocodile
vengono infatti dal Regno Unito (che a quanto pare rimasto tale) e
questo il loro Ep di debutto.
Quattro tracce piene di sound britannici e di psychedelic pop rock con
spunti dai mitici Sixties. I riff di chitarra sono distorti ma non troppo
sofisticati, quindi a portata di orecchio e piacevoli. Come base troviamo
somiglianze con il sound dei primi Queen (per restare in tema British)
ma anche con gli americani Frank Zappa e i Captain Beefheart & His Magic Band.
Non c solo del rock pi tradizionale, se cos vogliam chiamarlo, ma anche una fusione di elementi trip
e sperimentali che si concretizzano in neo-psych e progressive grazie alle tastiere e agli effetti sonori
(la sperimentazione attinge comunque al classico). Come consonanze contemporanee possiamo fare
anche un parallelo molto valido che quello con i colleghi australiani Tame Impala.
Sound molto simili ma con la differenza che i Senile Crocodile sono un po meno prog (forse perch
hanno lanimo britannico). Non c niente da fare: GOD SAVE THE QUEEN.
[8,5/10] Daniela Fabozzi

ngstrm
NGSTRM EP
Autoprodotto, 2013
Non lasciatevi ingannare dalle bamboline killer in copertina: non ci sono
legami o somiglianze con Profondo Rosso; inoltre il contenuto di questo
Ep ha caratteristiche musicali differenti dalla colonna sonora firmata dai
Goblin.
Molto sperimentale, con tanti effetti sonori e sound a tratti melodici
e sognanti. Il basso spazia parecchio e le tastiere analogiche, assieme
agli strumenti digitali, contribuiscono a creare atmosfere oniriche,
specialmente in Godard, in cui troviamo anche un discorso piuttosto filosofico fatto sottovoce e in
francese a cui si accavalla lo spelling di ngstrm in inglese.
La fusione data da basso, tastiere e chitarre dal timbro chiaro e cristallino mi ricorda a tratti alcune
canzoni del primo periodo dei Litfiba, stile Transea, tranne che per i testi e per il timbro meno incisivo
e meno aggressive. Gli ngstrm sono di Milano ma cantano in inglese, anche se il cantato di poco
rilievo rispetto allevolversi musicale e possiamo definire la loro musica come un prodotto alternative,
sperimentale e progressive rock.
[7/10] Daniela Fabozzi

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BF 39
Concreat
MOJO RISING EP
Sonofmarketing Non Label, 2014
Percussioni robuste, cori evanescenti, ritmi lenti e poi veementi. Mojo
Rising il nuovo album dei Concreat band palermitana attiva dal 2008,
un bianco coniglio con panciotto e orologio da tasca che ci invita a
seguirlo alla scoperta di sonorit che si amalgamano tra la psichedelia
di fine anni 60 e lo Stoner Rock degli anni 90.
Il risultato di questa commistione un originale sound ipnotico e
seducente. Time, il brano che apre lalbum, ci propone da subito il
carattere magnetico di questo nuovo progetto.
Seguono Mojo Rising, che da il titolo allalbum, poi Concreat e Tea in the desert, brano entusiasmante
dallevoluzione stringente. Il percorso dascolto, si avvia alla conclusione con Middle of the Town pt.1
che il brano sicuramente pi orecchiabile, dai riverberi retr che riportano alla mente album come A
Saucerful Of Secrets dei Pink Floyd o Sgt Peppers dei Beatles.
Ultimo brano Middle of the Town pt.2 interamente strumentale con ritmo cadenzato e ammaliante
che destandoci ci riporta gradualmente alla realt.
[7/10] Gabriele O.

The Backlash
3RD GENERATION EP
Rocketman Records, 2014
I know what you mean, se suona cos. un album brit lopera prima dei
milanesi The Backlash, un EP da 6 tracce che si avvolge bello stretto
nella Union Jack, lasciando poco spazio alla tuttologia musicale.
I passaggi melodici, la ritmica, fino alla cadenza del cantato vengono
attinti dal grande calderone doltremanica, ancora ribollente, dai 90 ai
Kasabian, di quella soluzione stilistica che ha generato un crack epico
nellapproccio alla musica alternativa.
Ai quattro non manca niente per inserirsi di diritto nel solco, incluso un ottimo inglese non sempre
riscontrabile in band di questo tipo, tuttavia troppo subordinato il desiderio di una propria carta
didentit: il documento mod stato talmente ciancicato, da tutti, che spopolano le copie. Nella
fattispecie non certo la vena compositiva il loro tallone dachille...
Eppure superassero il canone oasico, guarderebbero al vecchio recinto col sorriso di chi ha fatto
meglio di un trend, comunque passeggero. Per gli amanti del genere saranno una piacevole brand
new; per me il britpop morto, ma hanno molto di meglio nelle mani.
[5,5/10] Pablo

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40 BF

BF 41

42 BF

BF 43

lopinione
dellincompetente
MOLOKO, Things to Make and Do
I Moloko, nascono dallaggregazione, avvenuta
nel 1995, tra la cantante irlandese Roisin Murphy
ed il musicista inglese Mark Brydon.
Prima di disgregarsi nel 2006, ci hanno lasciato,
dopo 10 anni di attivit, quattro album in studio
(tra cui questo Things to Make and Do che il
terzo) ed un doppio CD di remix.
Dopo lo scioglimento lei ha continuato la carriera
come solista (ha inciso fino ad oggi 3 album)
mentre di lui non si saputo pi nulla.
Il nome del duo deriva dal mix di latte (moloko in
russo) e anfetamine consumata
da Alex, protagonista del libro
Arancia meccanica [...Alex ed
i suoi drughi amano ritirarsi di
tanto in tanto al Korova Milk
Bar, dove viene servito il Latte
Pi, cio latte rafforzato con
droghe come la mescalina; il
quale accentua la loro voglia di
violenza e barbaria].
Ho ascoltato il disco diverse
volte ma non sono riuscito a trovare un filo di
collegamento tra i diversi brani.
A me sembra un guazzabuglio di generi musicali
diversi, ma forse questa discontinuit voluta.
Sono andato al leggere delle recensioni di questo
disco fatte dai miei colleghi competenti ed anche
loro concordano nel guazzabuglio beh loro lo
definiscono in realt richiamo a generi diversi
ma in sostanza il concetto lo stesso!
Scopro da loro dellesistenza di generi musicali a
me ignoti. Leggo infatti che: ...in questo disco i
Moloko ricordano a tratti il trip-hop (e che robba
?) dei Portishead e dei Massive Attack (A Drop

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Cerco sempre di fare ci che non


sono capace di fare, per imparare
come farlo Pablo Picasso

in the Ocean oppure Its Nothing), a volte le


sperimentazioni vocali e ritmiche di Frank Zappa
(Indigo), in alcuni casi gli approcci funk new-wave
dei Talking Heads (Somebody Somewhere),
addirittura talvolta brevi atmosfere simil scat
(questa la sapevo pero! ne hanno parlato in una
trasmissione televisiva dedicata al Jazz) alla
Manhattan Transfer (la strofa di Remain the
Same, con un bellissimo ritornello da brividi
Change my name I remain the same, try again,
another new beginning) oppure versioni corali
che riportano alla mente i lavori di
Keith Emerson (If you have a cross
to bear you may as well use it as a
crutch).
Volendo comunicarvi invece le mie
pure impressioni, vi posso dire
che, secondo me lattacco di Pure
pleasure seeker, primo pezzo del
disco ricorda in qualche modo (non
so come e perch) Funkytown del
Lipps Inc. ed anche un pochino
Fame di Saranno Famosi Absent minded friends
e un pezzo stupendo, dalla voce, allarpeggio di
chitarra iniziale, al pianoforte che subentra in
certi punti, alla ricchezza dei suoni campionati.
Being is bewildering e uno dei pochi brani lenti
dellalbum. The time is now e il pezzo piu bello
del disco insieme a Mother. Sing it back fa
ballare anche da seduti!
E un disco che va incontro a gusti musicali
diversi... forse troppo diversi.
Felice Esistenza!
Rubby

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CHI LHA VISTI?


Ovvero: Breve scheda di identit di gruppi inutili
scomparsi nel nulla e che (per ora) ci hanno risparmiato una reunion ancora pi inutile.
a cura di Mazzinga M.

DRUM THEATRE
Genere: Pop rock.
Nazionalit: Inglese.
Formazione: Simon Moore (chitarra); Patrick Gallagher (tastiere); Paul Snook (basso); Gary Tarn (voce);
Myles Benedict (percussioni); Kent Brainerd (tastiere).
Discografia: Everyman (1987, Lp) preceduto da una serie di singoli a partire dal 1985.
Segni particolari: Quando il look piace pi della musica.
Data e luogo della scomparsa: 1998, da qualche parte nel Regno Unito a seguito della presa di
coscienza del clamoroso flop di vendite di Everyman.
Motivo per cui saranno (forse) ricordati: Il loro primo e unico singolo di successo, Eldorado.
Motivo per cui dovrebbero essere dimenticati e mai pi riesumati: Mai piu pubblicit ingannevole.
Con un nome del genere uno si sarebbe aspettato dei Billy Cobham moltiplicati per sei e non sei cloni
etero di Boy George. Do you really want to hurt us, again? No.

NITRO
Genere: Hair metal.
Nazionalit: Americana.
Formazione: Jim Gillette (voce); Michael Angelo Battio (chitarra, tastiere e cori); T.J. Racer (basso dal 1987
al 1991); Ralph Carter (basso dal 1991 al 1993); Bobby Rock (batteria dal 1987 al 1989) successivamente
sostituito nel 1989 da K.C. Comet a sua volta rimpiazzato nel 1991 da Johnny Thunder.
Discografia: O.F.R.- Out Fucking Rageous (1989, Lp); Nitro II: H.W.D.W.S. (1992, Lp); Gunnin for Glory
(1998, raccolta di demo postuma).
Segni particolari: Coatti.
Data e luogo della scomparsa: Inizio 1993 in un barber shop di Seattle.
Motivo per cui saranno (forse) ricordati: Aver registrato presumibilmente il pi lungo grido nella storia
del genere metal nel brano Machine Gunn Eddie e per aver inventato la Quad Guitar, una chitarra a
quattro manici con una corda in piu per ogni manico - che Michael Angelo Battio suonava a due alla
volta. Absolutely Fucking Terrible (cit.).
Motivo per cui dovrebbero essere dimenticati e mai pi riesumati: Il benessere dei miei poveri
mici. A causa di personaggi simil parruccati come il Sig. Richard Benson ho quasi esaurito la mia
personale scorta di croccantini da lanciare sul palco. Se ricicciano pure i Nitro sti pori felini moriranno
definitivamente di fame. Miao.