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NUMERO 55 | INVERNO 2016 | COPIA GRATUITA | WWW.BEAUTIFULFREAKS.

ORG

INTERVISTE LIVE RECENSIONI RUBRICHE


Sommario
INTERVISTE
5 Musica Chiptune
CONCERTI
8 Flaming Lips
MAPPE
10 Le Specialit Tipiche
11 I Centri Di Raccolta BF
RECENSIONI
12 Full Length
26 EP
RUBRICHE
28 Libridi
30 33 Giri Di Piacere
31 Lopinione Dellincompetente
32 Chi Lha Visti?

LE RECENSIONI

Junkfood + Enrico Gabrielli | Artista Sconosciuto | Niggaradio | Elk | Cobol Pongide | The Giant Undertow
| Plastic Light Factory | OVO | Paolo Baldini DubFiles | Motorfingers | Wora Wora Washington | Notwist |
Morkobot | DeCalamus | Tunguska | Luca Aquino & Jordan National Orchestra | Please Diana | Violacida
| Gli Altri | I Misteri Del Sonno | TACDMY | Stalker | Easy Trigger | Passenger Side | Giulia Cal | Sinistras
||| Carlo Martinelli | Tirrenian | The Rijgs | Fujima //

BEAUTIFUL FREAKS
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Direttore editoriale: Andrea Piazza


Caporedattore: Alberto Sartore
Direttore responsabile: Mario De Gregorio
Redazione: Maruska Pesce, Marco Mazzinga, Marco Petrelli, Vincenzo Pugliano, Paolo Sfirri,
Bernando Mattioni, Antonia Genco, Lorenzo Briotti, Rubby.
Hanno collaborato: Daniele Bello, Francesco Sparvoli, Andrea Plasma, Piergiorgio Castaldi, Elisa
Angelini, Daniela Fabozzi, Giacomo Salis, Alberto Giusti, Greta Margherita, Francesco Angius, Tiziano
Ciasco, Ocramilluna. Infine un ringraziamento particolare a Marco M., Vincenzo P. e Pablo S.
Le illustrazioni sono di Greta Margherita, la copertina di Andrea Piazza e limmagine Signora non
lasci suo figlio accarezzare quel coccodrillo incazzato viene da una vecchia piastra per capelli.
Le mappe sono riadattate da Creative Commons.

Beautiful Freaks una testata edita da Associazione Culturale Hallercaul


Registrazione al Roc n 22995
editoriale

- Ehy! Sei seduto sul mio Pokemon!


- Eh? Dove?
- L, spostati ci sei proprio sopra!
- Ma io non vedo niente
C o non c? Sono in pochi a vederli, cenni di questa realt aumentata che lasciano tracce su
dispositivi per lo pi mobili anchessi, possiamo quindi considerarli esistenti? Un video-gioco
compreso dentro una piattaforma video ma cosa succede se comincia a far parte della realt? Per
quanto ne pu far parte?

notizia (inventata) di qualche mese fa che una coppia di anziani coniugi abbia dovuto lasciare
la propria casa di campagna, nei pressi della grande citt, nella quale dimoravano da anni. Vi si
erano insediati diversi Pokemon rari e di buon valore (Fanno PIL) cosicch si dovuto procedere
allesproprio, cambiare destinazione duso dellappartamento e far fruire degli spazi ai cacciatori
di mostriciattoli, i quali, seguendo la segnalazione erano accorsi in migliaia, guidando soprattutto
contromano. AHRRR corpo di mille balene, non mi sfuggiranno questa volta!
Fortunatamente la maggior parte dei preziosi animaletti si concentra nei negozi delle pi famose
marche, vuoi per poter comprare dei vestiti firmati o i cibare i piccoli pargoli appena catturati,
vuoi per aumentare il tempo di soggiorno del cacciatore stesso nel negozio rendendo mitica
lesperienza del consumatore, di cose reali in questo caso.
Abbiamo un PIL da portare avanti e in maniera creativa, sil vous plait.

Pokemon catturati, Pokemon allenati, ormai dopo i dubbi iniziali possiamo affermare che tali
cosi aumentino il prestigio sociale e lautostima della persona, come dimostrano diversi studi
mai realizzati. [Anche perch questo gioco un pregio cellha. Che sia di carte o di realt virtuale
chiunque riesce a giocarci senza mai averne letto un libretto distruzioni, citando Henry Jenkins]
pi facile quindi, ed economico, uscire da un centro commerciale comprando una bella mise
firmata al tuo Pokemon che a te stesso, le domande sul me lo posso permettere? sono
finalmente appannaggio del passato grazie alle possibilit di in-app purchase che dilagano a vista
docchio in ogni app.

Ma per quanto durer questa realt aumentata? difficile tenerla in piedi? Per quanto lavoreremo
con i nostri Pokemon? Nel caso di questa realt aumentata come per le altre ovviamente chi
decide quanto tener su lonerosa baracca la casa madre. Come te lho dato me lo riprendo, si
elimina sicuramente il rischio di farla diventare una compulsiva ossessione per il giocatore. Nel
momento in cui si spegneranno i server, via su unaltra piattaforma e un altro intrattenimento
virtuale sar pronto a intrattenere le giovani menti.
Migliorando lesperienza utente su internet si afferma sempre pi limportanza della licenza che
la propriet derivante dalloggetto fisico, ormai un dato di fatto ed il senso simile.
Abbiamo la licenza di svolazzare in un certo periodo nella realt aumentata, di poter ascoltare
delle canzoni, di vedere dei film, di usare dei programmi per tutto il periodo che ce lo possiamo
permettere o che ce lo facciano permettere. La licenza duso traccia un confine intangibile e
totalmente indeterminato riguardo luso di giocattoli e cose terzi, acquistati o barattati online, nel
quale marasma non si salvano nemmeno i propri elaborati, talvolta stipati in questi cyberlockers.

La licenza non permette il possesso dei contenuti che creiamo quali che siano foto, messaggi o
dati personali. Se puta caso per motivi personali o totalmente esterni a noi perdiamo la licenza
4 BF
di uso di tali piattaforme, siano esse gratuite che non, il pi delle volte non avremo pi accesso
ai contenuti che avremo creato. Sar pur stato luogo di contrabbando di materiale pirata ma la
chiusura di vari cyberlockers in questi anni, per tali motivi, ha portato vari professionisti a perdere
materiale da loro uploadato in maniera legale e premium; si sar pure comprata con piacere
una licenza streaming ma nel caso chi la proponesse ne perdesse la possibilit di trasmissione
perderemo anche noi la licenza di fruizione senza un pourquoi. Stesso vale anche per lupload di
contenuti personali o di cultura grassroot, se per caso la piattaforma che li supporta restringe
la licenza di accesso o addirittura chiude, li perderemo senza pi possibilit di riappropriarcene.

E Loggetto fisico in questo ambito come ne esce? A volte segue logiche strane e per fare un
esempio far i cosiddetti conti della serva. Uno degli ultimi prezzi di cd, tra i pi costosi che
ricordo in lire era lalbum Dead Bees On a Cake di David Sylvian: costava 44.000 lire. Girando per i
pi famosi market place sul web si pu trovare a 5 o 6 euro per comprare il cd fisico, ma la licenza
di download per la versione mp3 costa 12 euro. Ma se ripenso al mio Pokemon di prima qualcuno
deve spiegarmi qualcosa.
Andrea Piazza
BF 5

Musica Chiptune
Ci siamo interrogati su quei generi musicali che abbiano mantenuto unanima DIY e abbiamo
deciso di soffermarci sulla musica Chiptune, o 8 bit che dir si voglia. Un mondo ancora buio
e inesplorato che ha veramente tanto da raccontare.
Incontriamo Fabio Bortolotti in arte Kenobit per aiutarci ad accendere un piccolo riflettore.

da qualche tempo che mi sto interessando riguardo il genere e sono ormai pronto a
qualsiasi risposta, come ti sei approcciato alla chiptune?
La origin story affonda le radici nei Vithra, la mia band punk, circa 15 anni fa. Eravamo
squattrinati e ci eravamo rotti le palle di spendere soldi in studi di registrazione. Quindi
trascinammo gli strumenti, gli ampli e il mio PC nella cantina del cantante, mettendo su
uno studio di fortuna. Io ero il batterista, ma anche il nerd in carica, quindi mi occupai
di Cubase, Fruity Loops e affini. Imparando a registrare con il computer, inevitabilmente
feci amicizia con il lato pi elettronico della musica. Qualche anno dopo mi capit un VST
orrendo che emulava male i suoni del vecchio NES. Lo usai per fare una cover velocissima
della sigla de Il Pranzo Servito di Corrado (giuro), che poi caricai su 8 Bit Collective,
un sito intorno al quale si stava radunando tutta londata di chiptune americana. La cover
venne avvistata da Arottenbit, un altro italiano della micromusic, gi attivissimo ai tempi.
Ricordo il suo commento: Chi sei? Dove sei? Dobbiamo conoscerci. Il caso volle che il
giorno dopo Arottenbit suonasse al Biko, che ai tempi era a tre minuti da casa mia. Vidi
per la prima volta un Game Boy dal vivo e capii che dovevo provarci anchio. La stessa sera,
vedendo lentusiasmo, Pablito El Drito mi tir in mezzo: In settembre facciamo un concerto
in Torchiera, suoni anche tu. Non avevo niente di pronto, ma passai i tre mesi successivi con
il muso sul Game Boy per prepararmi. iniziato tutto cos.

Nonostante a mio avviso la scena sia frammentata e rinasca ciclicamente dalle ceneri,
riesci a trovare un filone comune di rimandi o delle citazioni di chi utilizza gli stessi
mezzi analogici di anni fa?
Guarda, mi sento di contraddirti. La scena non frammentata, anzi, una delle scene pi
affiatate in cui mi sia mai imbattuto. Ci sono alti e bassi, certo, ma c una rete affiatatissima
che coinvolge tutta lEuropa, lAmerica, il Giappone e il resto del mondo. un mondo molto
DIY, ma tutti i membri pi attivi si conoscono e si danno una mano. Anche zoommando
sullItalia, dove negli ultimi anni sono spuntate nuove e promettenti leve, il clima lo stesso.
E appunto, non penso che la scena muoia e rinasca dalle sue ceneri: ogni tanto sembra che
dorma, ma la ricerca e la condivisione del sapere continuano. Non a caso, anche se si usano
gli stessi strumenti, i pezzi di oggi suonano infinitamente meglio di quelli di dieci anni fa.
A cambiare sono le tecniche e le mode, ma lo spirito sempre lo stesso: la ricerca della
creativit nelle anguste limitazioni degli hardware depoca.

Penso per ai primi compositori di musica chiptune che sono per lo pi nelloblio,
nonostante ci abbiano tenuti incollati ai videogiochi con delle colonne sonore in loop e
riprodotte non poi cos fedelmente. Quanto genio e intuizione c stato in loro?
Il rapporto tra VGM (video game music) e chiptune interessante. I lavori di maestri

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6 BF

giapponesi come Koji Kondo, Tamayo Kawamoto e Yuzo Koshiro hanno plasmato il senso
estetico di tutti i bambini degli anni 80, e lo stesso discorso vale per i grandi del C64 e
dellAmiga, come Rob Hubbard (da non confondere con Ron) e Martin Galway. Sono cresciuto
con quei suoni e mi sono rimasti tatuati sul lobo frontale del cervello. Non si scappa. Detto
questo, pur essendo nipote della VGM, la chiptune ha poi preso la sua strada, andando in
direzioni completamente diverse. Ci sono alcuni artisti che amano citare la VGM, ma ce ne
sono altri che la VGM non la conoscono quasi. Perch? Perch hanno ventanni o poco pi
e i giochi dellera di Shinobi non li hanno mai visti. Non un crimine. segno che ci sono
tante nuove leve, e che la chiptune non funziona solo grazie alla nostalgia di qualche trenta/
quarantenne.

A parte la spiccata vena DIY e una certa attitudine punk, per certi versi, cosa si prova a
cambiare lidentit di un giocattolo, o hardware che sia, facendogli scoprire la sua nuova
natura musicale?
bellissimo. una lotta contro i limiti di macchine datate, nate per fare tuttaltro, che si
trasforma in vittoria quando un intero locale balla e si diverte. C chi viene a vedere da
vicino, convinto che non possa essere solo un Game Boy. Ma sotto hai la drum machine?
Ma usi un sampler? Ma hai registrato la base? In quei casi, la soddisfazione suprema
sollevare il Game Boy e far vedere che entra direttamente nel mixer, senza filtri.

Considerando limpatto spiazzante e che ricorda per certi versi le figure dei rumoristi
dei cartoni animati, qual la reazione del pubblico nel vedervi suonare dai Game Boy ai
giocattori da cameretta?
Le reazioni del pubblico cambiano tantissimo a seconda del contesto e dellet media. Nella
maggioranza dei casi, il popolo della notte composto da ragazzi e ragazze intorno ai 20-25
anni, nati dopo il Game Boy (che questanno compie VENTOTTO anni) e soprattutto dopo
il suo periodo di massima popolarit. Per loro il Game Boy pi un emblema della cultura
pop che un caro ricordo, come lecito aspettarsi, quindi fanno pi caso alla musica e al
sound spigoloso. E ti dir: mi piace che sia cos, perch sono convinto che la nostalgia sia un
carburante destinato a esaurirsi, a differenza della passione per la ricerca sonora.
La gente della mia generazione, invece, ha un tuffo al cuore e un cortocircuito sentimentale:
da un lato vedono il Game Boy (o anche un Commodore 64, perch no) e ripensano a tutti
i momenti felici con i videogiochi degli anni 80, dallaltro sentono un suono che ai tempi
sarebbe sembrato impensabile.

Nellepoca in cui viviamo piena di hardware closed e di sigilli di garanzia come si pu


evolvere il circuit bending nella toy music o nella floppy disk wall? Possiamo riporre
speranze musicali nei nuovi microcontrollori o rester tutto appannaggio dellhardware
dello scorso millennio?
Il circuit bending secondo me trover ancora per molti anni giocattoli e tastierine da
modificare. Certo, la tecnologia va nella direzione delle macchine sigillate o troppo
complesse, ma non sottovalutiamo la quantit di plastica che abbiamo prodotto negli ultimi
trentanni. Sono convinto che Arduino e synth autocostruiti continueranno a giocare un
ruolo importante nel mondo della musica DIY, ma anche che le scorte di roba vecchia siano

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BF 7

ancora ben lontane dallesaurirsi.

forse la chiptune la linea di demarcazione pi spontanea tra musica analogica e


digitale? Abbiamo visto negli anni recenti un rincorrersi luno con laltro mondo sia
nel fronte audio che video come il passaggio (roboante ma effimero?) dalla pellicola
al 2K. Ogni novit deve per forza mangiarsi il predecessore o tempo di considerare
limiti e peculiarit delluno e dellaltro campo?
Amo la chiptune proprio perch nella terra di nessuno, sul fronte della guerra tra
analogico e digitale. Ha degli aspetti digitali, degli aspetti analogici e altri aspetti
digitali che si comportano un po come se fossero analogici. E non dimentichiamo che
nella chiptune rientrano anche i chip FM, come lYM2612, che era contenuto in tastiere
storiche come la Yamaha DX7, ma anche in console come il Sega Megadrive. Riassumo
tutto dicendo che il Commodore 64 ha una generazione del suono digitale che passa
in un filtro completamente analogico (ma con parametri controllati digitalmente). La
chiptune rappresenta levoluzione della musica che non si mangia il predecessore: lo
digerisce, lo metabolizza e lo assimila. Senza schierarsi da una parte o dallaltra di una
guerra che pi generazionale che altro.

Si ringrazia Kenobit per averci accolti calorosamente ed essersi prestato per questa
indagine.
Si ringrazia Fabrizio C. per la mediazione interculturale.

Andrea Piazza
con il valido supporto di Alberto Sartore

Invia il tuo album alla casella email


redazione@beautifulfreaks.org
o allindirizzo postale che trovi sul nostro sito web.
Potrebbe trovare spazio tra i dischi recensiti su
questa rivista.

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FLAMING LIPS
30/1/2017 @ ALCATRAZ - MILANO
Attenzione, questa sera saranno usate luci stroboscopiche. Un grosso cartello sul vetro
della biglietteria dellAlcatraz di Milano avverte. O forse promette. Chi conosce i Flaming
Lips chi spende 30,80 euro per andare al loro concerto ha gi unidea dello show che
metter in scena la band di Oklahoma City. E, s, le luci stroboscopiche sono una parte fon-
damentale...

Psichedelia da manuale. Nella puntualissima Milano, la sala gi piena allorario di inizio


previsto, e la band non si fa aspettare. Wayne Coyne, in abito grigio e cravattino rosa a pois
neri, elegante la Vivienne Westwood, appare eccitato di cominciare. Saltella con le sue
eccentriche scarpe verdi sul palco molto ben illuminato, fra due grossi funghi rossi posti ai
due lati come a delimitarne lampiezza. Piovono coriandoli e gocce luminose che da porpora
sfumano al celeste. Esplode una psichedelia festosa.

Race for the price. Lapertura piuttosto ovvia, la prima traccia del fortunato Soft Bulletin
sembra pensata e arrangiata per la nobile arte scenica dellicebreaking. Suona il gong e sei
subito nel loro mondo. Lesecuzione strumentale pulita e intensa, la voce un po bassa. Il
front man bada molto pi allesibizione fisica sul palcoscenico che allesecuzione vocale,
tra un cambio dabito e laltro, tra un cambio scenico e laltro, e le continue incursioni di
improbabili performer vestiti con ingombranti costumi. C anche un Santa Claus in prima
fila in platea.

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BF 9
Nota di gossip: oltre al Babbo Natale, anche molti musicisti della scena indie lombarda e
non presenti, da Bianconi (Baustelle) ad Alberto Ferrari (Verdena) e Federico Dragogna (Mi-
nistri). Possiamo affermare senza timore di smentita che i Flaming Lips ancora oggi sono
una delle band pi influenti, per la psichedelia pi mainstream (vedi Kevin Parker) e gi fino
allunderground.

Performance musicali nel complesso buone ma non impeccabili, ma ogni pezzo una messa
in scena spettacolare. 4 su 16 provengono dallappena pubblicato Oczy Mlody. Soltanto un
quarto... How?? di grande impat-
to, emozionante e mind worming;
Sunrise mostra chiaramente quan-
to il sound di questo album non si
discosti molto dai precedenti. Me-
morabile la performance su The-
re Should Be Unicorns, con Coyne
in sella ad un unicorno meccanico
che percorre interamente la platea
fra lincredulit degli spettatori
che agitano prontamente gli smar-
tphone davanti al proprio viso nel
tentativo di immortalare la scena,
mentre la security era impegnata a
spingere con garbo la folla per fare
spazio allavanzata del fiabesco me-
tallico animale. Abbiamo provato a documentare anche noi con un risultato eccellentemente
eloquentemente astrattista (vedi foto a colori immaginate tutto verde acido e rosso).

Ma il culmine della gioia spettatoriale stato raggiunto quando finalmente Coyne si in-
filato nella ormai nota bolla di plastica per la loro celebre cover di Space Oddity. Abbiamo
ascoltato molte storie su questa performance. Un crowd surfing epic and hilarius, per cita-
re lutente lisapunky di youtube che gi nel lontano 2009 uploadava a beneficio della com-
munity. Vederlo rotalare dal vivo devo riconoscere che d un certo gusto

Il bis affidato a Waitin for a Superman e la sempre emozionate Do You Realize??, altra
prevedibile (e ottima) scelta per la chiusura, a met fra il guastare ledonismo lisergico, in
maniera non esiziale, e lelevare lo show verso lautoriflessione esistenziale.
Mi sono divertito. Se non li avete mai visti dal vivo, fatelo. Se li avete gi visti, non credo
che andare una seconda volta aggiunger qualcosa in termini di esperienza, ma comunque
divertente. Per quanto mi riguarda: una cosa divertente che non far mai pi.

Alberto Sartore

INTERVISTE
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10 BF

LE SPECIALIT TIPICHE
di Beautiful Freaks
Abbiamo diviso le recensioni che troverai nelle prossime pagine ordinandole per regione.
Specialit tipiche di stagione selezionate per te da Beautiful Freaks!

Elk Paolo Baldini DubFiles


Morkobot TACDMY
Plastic Light Factory
Gli Altri
Stalker
Easy Trigger
Passenger Side
Sinistras
Wora Wora Washington

Junkfood
Motorfingers
OvO
The Giant Undertow
The Rijgs
Tunguska
Enrico Gabrielli
Giulia Cal
Tirrenian Please Diana
Violacida

Fujima
Carlo Martinelli
Cobol Pongide
DeCalamus

I Misteri Del Sonno


Luca Aquino

Niggaradio
Le nostre importazioni
Luogo Sconosciuto: Artista Sconosciuto

INTERVISTE LIVE RECENSIONI RUBRICHE


BF 11

INTERVISTE LIVE RECENSIONI RUBRICHE


12 BF

RECENSIONI
Junkfood + Enrico Gabrielli
ITALIAN MASTERS
Cinedelic, 2016

Italian Masters riunisce in un unico vinile i tre precedenti lavori che i nostri
avevano dedicato a tre grandi compositori italiani di colonne sonore
Ennio Morricone, Armando Trovajoli e Piero Umiliani. Lo fanno con grande
sagacia e acume interpretativi, presentando non una semplice collezione
di cover, per quanto realizzate magistralmente, ma lesecuzione di temi
e atmosfere dei singoli brani riletti, tuttavia, in chiave strettamente
personale e creativa. Cos, per fare qualche esempio, Eat it di Morricone,
assume toni e cadenze hard rock, solenne e profonda nel suo incidere tra batterie quasi marziali e fiati
robusti. Polverosa e desertica la versione di Gassman Blues (Umiliani) in un crescendo trascinante tra
noise e jazz rock che implode in un finale ironico e dissacrante. Malinconico e crepuscolare il dubstep
di Masquerade (Trovajoli) con un elettronica elegante quanto coinvolgente alternata al romantico
dipanarsi dei fiati e delle percussioni pulsanti e incisive. Lascoltatore non perde la carica emotiva degli
originali, al contrario nelle rivisitazioni di Junkfood e Gabrielli la forza evocativa e visionaria dei singoli
pezzi viene alimentata e rinvigorita dai nuovi arrangiamenti e dallabilit tecnica che dimostrano sia nelle
parti acustiche che in quelle elettroniche, senza freddi virtuosismi o compiacimenti solipsistici, suonando
da grande ensemble affiatata e matura. Un lavoro filologicamente ineccepibile, ma che esclude ogni
piaggeria e ogni tentazione nostalgica, orientato com alla contemporaneit musicale. Italian Masters
non tradisce le attese, regalando al pubblico quasi 40 minuti di grande capacit esecutiva ed intenso
impatto emotivo. [8/10] Vincenzo Pugliano

Artista Sconosciuto
ZERO TOTALE
Autoprodotto, 2016

Chi si autonomina Artista Sconosciuto, probabilmente sta pensando gi


oltre la sua musica per cui vale la pena di ragionare su questa scelta
prima di procedere con lascolto di questa lista di tracce, aka album.
Lipotesi che presentarsi senza informazioni sullidentit o sul progetto
sia il modo di consegnare una sorta di pagina bianca che lascia la
possibilit agli ascoltatori (e ai reviewer) di concentrarsi solo sulla musica
ingenua ed errata. La pagina nera, come la copertina dellalbum. Il non
avere informazioni sullartista di per s uninformazione, e decisamente molto ingombrante. Questa
scelta dovrebbe avere seguito in qualche modo sul piano musicale, e non cadere come vezzo arbitrario
o operazione di marketing a costo zero. La pagina nera: zeppa di significanti, ma non se ne trova il
bandolo per capirne il senso.
Musicalmente? Lo-fi teso e malinconico che offre pochi spunti di interesse. In certi momenti appare la
brutta copia del salmodiante Giovanni Lindo Ferretti, in altri sembra ripercorrere un certo cantautorato
settantiano italiano, ma il prestito non reso da un esito musicale e letterario minimamente adeguato.
Non trovo motivi per promuovere la conoscenza di questo Artista Sconosciuto, al momento bene che
resti tale. Anche per lui. Tante idee ma irrisolte.
Non zero totale, per. Non un album che genera sensazioni forti come sdegno, repulsione,
inorridimento pi mediocrit, per il momento. [4,5/10] Alberto Sartore

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BF 13
Niggaradio
FOLKBLUESTECHNONROLL...E ALTRE MUSICHE PRIMITIVE PER
DOMANI
Dcave Records, 2016

Ed ecco di nuovo i Niggaradio. Avevo gi recensito (entusiasticamente)


un loro lavoro, e sono felicissimo di poter dire la mia su questo nuovo
disco. bene mettere subito in chiaro una cosa: i Niggaradio sono un
gruppo di razza. Il miscuglio di quella che definiscono musica primiti-
va un curatissimo ed efficacissimo mix di tutto ci che lo-fi, roots,
tendenzialmente nero e sempre grasso (medio questo termine dallo
slang chitarristico perch lo trovo incredibilmente trasparente; abbia-
mo tutti unidea di cosa sia un suono grasso, no?). Ancora una volta, riff sporchissimi ma assoluta-
mente efficaci, sudati e sensuali scivolii di slide guitar, percussioni ossessive e bassi ipnotici tenuti
insieme dalla voce elettrica di Vanessa Pappalardo che, in dialetto, snocciola parole con la solennit
di una funzione religiosa afroamericana e una buona dose di meridionalissima cazzima (sono mezzo
salernitano, non so come si chiami quella cosa l in Sicilia, mi scuserete). Il disco si apre con U me
dirittu, canzone che aspira alla dignit di inno e che arriva come uno schiaffo, un po combat folk un
po aromatizzata dal Sud statunitense, infiorettata da una chitarra spessa e implacabile. Senza, che
aperta da una sezione ritmica lurida e incalzante, uno dei pezzi migliori del disco, e rappresenta ef-
ficacemente il crossover torrido che il marchio di fabbrica dei Niggaradio. Si pongono un obbiettivo
ambizioso: essere come le radio nere che, in passato, rimodellarono il modo di suonare e
ascoltare musica, puntando allo stomaco piuttosto che al cervello (e questo non vuol dire che ci si trovi
davanti a una band istintiva; ognuno degli elementi che compongono il sound dei Niggaradio stato
ampiamente studiato, digerito, rielaborato e testato). Ci riescono, secondo me. Alla grande, pure. La
rivincita dei Sud di ogni luogo, proprio perch di ogni Sud si fanno testimoni. Bravissimi. Se ti piace il
blues, ora te lo canti e te lo piangi, sto blues. [8/10] Marco Petrelli

Elk
ULTRAFUN SWORD
Niegazowana Records, 2016

Dopo un tour che li ha portati in giro per lEuropa a far conoscere il


loro primo disco World, gli ELK tornano in studio per incidere Ultrafun
Sword, un album pi denso ed in cui le tracce seguono generalmente
la stessa linea guida senza mai dare limpressione di essere banali.
Torna il tema del viaggio (in forma diversa) e questa volta affiancato
dalla sensazione del sogno perch il disco veste tonalit che possono
ricordare lontane velature oniriche e shoegaze, diciamo prevalentemente notturne seppur con
sprazzi di energia e carica diurna. In Tu Fi Pu ho colto probabilmente un tocco in pi, dato forse
dallelettronica che assume anche una funzione ritmica e si inframmezza alle chitarre elettriche e
al cantato in maniera particolarmente accattivante. Grazie alla capacit di arrangiare e di spaziare
abilmente su campi differenti riempiendo bene lambiente in modo coeso il quintetto riuscito a
creare un prodotto che mi parso difficile da deframmentare ed analizzare. Ammetto quindi di essere
stata inizialmente contrariata da questo ma penso proprio di dover dare ragione agli ELK quando
dicono che difficile tradurre la musica in parole se non attraverso il viaggio e lesplorazione, perch
pi ascolto il disco pi mi convinco che nel loro caso per poter cogliere basta ascoltare e farsi portare
in giro dalla musica stessa, senza farsi troppe domande e senza cercare di dare troppe interpretazioni.
Basta sedersi, allacciare le cinture, premere PLAY e lasciarsi condurre non si sa dove, tanto la bellezza
sta nel guardare fuori dal finestrino mentre il resto scorre e si va avanti. [7/10] Daniela Fabozzi

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14 BF
Cobol Pongide
VITA DA SPAZIALE
Autoprodotto, 2017

Si pu sognare e realizzare una passeggiata spaziale partendo da uno


sperduto parco cittadino? Si pu comporre e suonare musica utilizzando
tastiere giocattolo modificate, vecchie console da gioco e computer
considerati obsoleti ma originalmente aggiornati? Si pu creare una
band umano-robotica insieme a una macchina (lineffabile Emiglino
Cicala) programmata da una gloriosa azienda di giochi e ridestata come
cantante? Evidentemente s, ad ascoltare Vita da spaziale nuovo lavoro
dei Cobol Pongide, duo umano-robotico composto dallumano Cobol (synth, batterie elettroniche,
chitarra elettrica, pi tutta una serie di tastiere di sua invenzione, voce) e dal robot Emiglino Cicala (voce),
accompagnati dal suadente e delicato canto di Olda Limax. Un cd di toy music, divertente e malinconico
come pu esserlo un bambino che immagina un viaggio interplanetario, o un cosmonauta ridotto ad
allenarsi alla maniera di un podista della domenica per imprese che non compier mai. Se preferite pop
elettrico alla maniera di Buevertigo di Metallo non metallo, con pi levita e acume, o di Alberto Camerini,
con pi profondit. Pensieri radioattivi. uccidono la gente. Canzoni radioattive. uccidono la gente.
Programmi radioattivi. uccidono la gente. Gente radioattiva. anche. Chiss forse i robot sono la salvezza
del genere umano, cos come la possibilit di colonizzare altri mondi, ma la potenzialit di scegliere,
letica e le opportunit sono di competenza degli esseri umani e le stiamo dimenticando (Radio attivit).
A rammentarcelo sono proprio i Cobol Pongide con i loro testi ironici, surreali, nostalgici ma non banali,
al contrario capaci di evocare conflitti molto terrestri (Piccoli screzi tra pianeti feroci) o di lanciare
messaggi decisamente politici (Ufociclismo). Un cd sorprendente, lontano dai clich del sentimentalismo
e dal pessimismo del pop nostrano, solo apparentemente infantile invece gioiosamente arrabbiato,
triste a volte, poetico, roboticamente impegnato. [7,5/10] Vincenzo Pugliano

The Giant Undertow


THE WEAK
In The Bottle Records, Indipendead, Shyrec, POpeVrecords, Death Roots
Syndicate, 2016

Dark Americana. Non so se esista unetichetta del genere, ma i The


Giant Undertow discendono direttamente dalla tradizione oscura del
cantautorato folk americano: murder ballads, blues malsani e malfermi,
alt-country. Mi immediatamente venuto in mente il Mark Lanegan
solista per via della voce profonda di Lorenzo Mazzilli, ma anche per via
della breve presentazione del loro disco: eight dark stories, which are
only partially told. Ma anche il Nick Cave pi americano e lirico (Murder Ballads, Henrys Dream).
Johnny Cash, ovviamente. Tra valzer sbilenchi e ironici (Captivity Waltz) e topoi inevitabili del genere
(In the Trees; succedono sempre cose interessanti tra gli alberi del folk americano, cos come in riva
al fiume Neil Young docet ), i The Giant Undertow mostrano una coscienza e unapproccio al genere
da veri filologi, e The Weak indubbiamente un take personale ma estremamente riconoscibile del
lato pi oscuro dello storytelling americano. Non manca ovviamente lariosa e sinistra ballata (Palpah),
che rivela quella che forse unaltra delle influenze principali dei The Giant Undertow, il supergruppo
di folk postmoderno Murder by Death (se mi sbaglio, corrigeretemi). Certo il disco soffre di una certa
monotonia, ma questa giustificata, e forse imposta dalla materia che la band ha deciso di sviscerare.
Un disco estremamente godibile, profondo, curato. Niente di originale, a voler essere pignoli, ma certo
questo non detrae nulla al piacere dellascolto. [6,5/10] Marco Petrelli

INTERVISTE LIVE RECENSIONI RUBRICHE


BF 15
Plastic Light Factory
HYPE
Autoprodotto, 2016

Orgogliosamente albionico, tremendamente fresco e concreto, il


suono dei Plastic Light Factory sembra costruito appositamente per
competere con gli alfieri della British Invasion di fine decennio, con
laggiunta di un elemento peculiare, vale a dire il tappeto vintage di
organo elettrico, che crea un effetto contrastante e al tempo stesso
giocoso con le distorsioni e i riff marcatamente scarni e martellanti di
chitarra elettrica. Se nella coppia di brani iniziali domina latmosfera
giocosa e vivace di un elettro-pop veloce e gradevole, la svolta verso quellimpronta volutamente
albionica si ha nel distico finale di brani, in cui, specie in Jakiteko si denota quel cambio di ritmo secco
alla Franz Ferdinand prima maniera, in cui il basso si carica sulle spalle il resto del gruppo e crea un
groove pastoso e preciso, degno di far parte di una playlist da discoteca rock. Il tutto unito ad un timbro
vocale secco, quasi volutamente algido, in cui non si denota la bench minima intenzione di giocare
a fare gli stranieri in patria. E forse proprio in questo insita quella montatura di cui parla il titolo
dellalbum, quel gioco di rimandi creato ad hoc per dividere e suscitare approvazione o delusione. Ma
al di l delle annose polemiche pro o contro il rock britannico, lalbum risulta comunque essere figlio
di un suono moderno e contemporaneo, che indubbiamente, nel periodo storico che stiamo vivendo in
Italia, potr ritagliarsi o meno il giusto spazio nella scena musicale nazionale. [6,5/10] Alberto Giusti

OvO
CREATURA
DIO)))DRONE, 2016

A distanza di tre anni da Abisso (Supernatural Cat) il 9 dicembre


2016 esce Creatura per la nota label italiana DioDrone in cd, vinile
e cassetta. Le uscite delletichetta fiorentina si s; non sono per
stomaci sensibili, gli OvO, di certo, non sono leccezione ma, appunto,
la conferma. Il disco stato registrato da Lorenzo Stecconi (si, quello
dei Lento) all Ardis Hall, il mix da Giulio Favero al Lignum ed il master
da Giovanni Versari a La Maest. Il duo composto da Stefania Pedretti
(voci, chitarre, field recordings) e Bruno Dorella (batteria, e-drums, synth) va diretto al punto; il mix
di elettronica, noise, rock estremo e metal come una pozione davvero vincente, soprattutto se si
condisce con un bel p di sperimentazione e campionamenti, al fine di creare un bollente e denso
liquido nero che, se ingerito, nella mente crea immaginari di oscure masse sonore che ti circondano,
danzando balli tribali ed urlando parole provenienti da antiche ed incomprensibili lingue per lorecchio
di un essere umano. Il gruppo porta in qualche modo gli estremi del rock e dellelettronica a coincidere
nella comune intenzione di esprimere qualcosa di veramente grande, che non pu essere alters
comunicato se non con ingenti volumi e distorsioni che creano densit ed appunto grandezza sonora.
Sono veramente dimpatto. Personalmente mi piace quando i gruppi escono dai generi, si contaminano
e entrano in altri; questo il processo che permette di rendere nuove idee feconde, lo svolgimento
paragonabile di fatti a delle api che vanno di fiore in fiore sporcandosi di polline e successivamente
fecondando differenti infiorescenze. Mi sono trovato molto spesso difronte a questo problema
di originalit, che non rende rinconoscibile una band od un artista, nel mare della musica, come
creatore di un arte singola ed irripetibile, senza tempo e personale; dotata di quella personalit che ci
contraddistingue, inquanto esseri umani, profondamente diversi nell aspetto, nellanimo, nel modo di
comunicare e nel recepire comunicazioni. Ritengo che spesso limportante sconvolgere lascoltatore;
non importa in che modo ma le sensazioni che emana una performance od un disco dovrebbero
permanere per almeno alcuni minuti ed il modo per farlo, sia presentare soluzioni per lascoltatore
differenti dal suo pensiero o concezione di quello che sta assistendo. [7,5/10] Ocramilluna

INTERVISTE LIVE RECENSIONI RUBRICHE


16 BF
Paolo Baldini DubFiles
DUBFILES AT SONG EMBASSY, PAPINE, KINGSTON 6
La Tempesta Dischi, 2016

Paolo Baldini un dj di riferimento per il panorama reggae italiano ed


internazionale: dagli anni con gli Africa Unite, alle proficue collaborazioni
con TARM e Mellow Mood, fino ad oggi - con il progetto DubFiles. E con
questo album, DubFiles at Song Embassy, Papine, Kingston 6, conferma
tutte le qualit che lo hanno reso cos rispettabile tra gli addetti ai lavori.
La sua abilit di beat-maker quella di unire un sound reggae dal sapore
tipicamente roots e dub, con basi pi ballabili, pur rimanendo cosciente
che ballare non tutto. Perch lintento di Baldini non quello di trasformare il reggae nella nuova house
(compito gi ricoperto da Major Lazer), bens quello di sfruttare il potenziale del digitale per ampliare
con rispetto i confini di un genere che nelle sue radici ha tanto da dare. Anche per questo motivo lalbum
stato registrato a Kingston nel quartiere 6, su un carro registrazione mobile, in cui a turno gli artisti
giamaicani hanno cantato, quasi improvvisando, sulle basi strumentali di Baldini. Un approccio diretto e
full-immersivo che ha restituito un sound autentico, molto vicino al live, con picchi davvero importanti,
cito Boom - Wah da da deng di Hempress Sativa su tutti. Detto ci un album dedicato agli appassionati
del genere, che troveranno tutto ci ai quali Baldini li ha abituati, pi il valore aggiunto di nuove scoperte
genuine. [8/10] Paolo Sfirri

Motorfingers
GOLDFISH MOTEL
Logic (Il )Logic Records / Andromeda distribuzioni, 2017

Recensire non sempre un compito facile. A volte ti capitano dischi di


un genere che preferisci, mentre in altre ti trovi nelle cuffie roba che
ascolti raramente perch non ti colpisce particolarmente o ormai non
ti regala pi le emozioni di altri tempi. A volte unopera ti entra subito
dentro e lascolteresti in continuazione. In altre occasioni hai bisogno di
ricorrere a tanta pazienza e ad un certo senso del dovere per ascoltare
ripetutamente un disco del quale vuoi comunque essere sicuro di esprimere un giudizio coerente. Nel
caso di Goldfish Motel dei Motorfingers non siamo nelle prime ipotesi contemplate. Il nuovo disco
dei modenesi, che vede lentrata nel gruppo di un nuovo cantante, Abba ed un nuovo bassista, Faust
stato un osso duro. Ma alla fine un disco che mi ha convinto con riserva. Convinto perch il loro
stile sanguigno e rockettaro, ispirato ad un certo modern metal che richiama alla mente Alter Bridge,
Black Stone Cherry condito con un pizzico di groove e di southern rock (mi vengono in mente le ballate
alla Black Label Society) trascinante e pieno di energia, con ritornelli che ti ritrovi a canticchiare con
il moltiplicarsi degli ascolti. Il trittico inziale al fulmicotone e fa capire subito lintento dei ragazzi
di Modena. Poi per il disco perde un attimo di identit. Le ballads ad esempio. Se XXXIII convince,
altretanto non si pu dire di Nothing but a man, che risulta un po noiosa e ripetitiva. Sempre nella parte
centrale Pull the Tail mi sembrata piuttosto anonima e ripetitiva. Buono invece il trittico finale che
riprende lenergia di apertura e chiude in bellezza. Un altro aspetto, sicuramente soggettivo, che non
mi ha convinto la piena adattabilit della voce di Abba a tutti registri imposti dallo stile del gruppo.
Nei pezzi con maggiore velocit di esecuzione sembra un po forzata e poco fluida mentre nelle
ballate e nei brani che richiedono maggiore potenza sembra trovarsi pi a suo agio. Alla fine dei conti
Goldfish Motel risulta un disco piacevole e sicuramente interessante per gli amanti del genere, suonato
ottimamente e prodotto altrettanto bene. Merita una sicura promozione con lauspicio di un terzo
capitolo ancora pi maturo. [7/10] Francesco Sparvoli

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BF 17
Wora Wora Washington
MIRROR
Shyrec, 2016

Molteplici pollici alzati per lultimo arrivo dai Wora Wora Washington,
cambiamenti nella formazione e sterzate stilistiche hanno sicuramente
portato la band ad azzeccare il bersaglio. Due album precedenti e
decine e decine di riferimenti alla wave tanto bistrattata dai cultori del
bel canto. Abbandonate alcune delle atmosfere cupe ci si occupa di
arricchire gli spazi con batterie elettroniche e distorsioni sfarzosissime,
tutto in un perfetto equilibrio. Quando ci si appresta a mettere insieme
brani traendo espirazione da ascolti tipicamente dark wave e ottantini nellanima difficile che chi
ascolta non faccia subito riferimento ai punti cardinali precursori del genere, solo che in questo
specifico caso Mirror una consacrazione, piuttosto che una profanazione come quelle a cui ci
siamo abituati. Pare perfino strano saperli italianissimi e pi vicini di quanto si pensa. Tracce top come
Fear Is Over, Mirror e Vinus si arricchiscono di techno beat e contaminazioni dance che le rendono
punti forti del disco. Data la veste sonora internazionale i brani recitano frasi quasi in loop tutte in
inglese, non per niente male. Cos ci si ritrova da un momento allaltro aggrovigliati in groove per
lappunto che lasciano poco fiato, vortici sintetici interrotti dalle parole come fossero urla in coro.
Riascoltato pi volte, questo disco da quasi la sensazione che di tracce ce ne siamo molte di pi di
quelle che compaiono ufficialmente, come se di volta in volta spuntasse fuori qualche nuovo effetto
a cui prima non si aveva dato molto peso. Il disco finisce con Flowing And Fresh, da lontano, quasi a
voler intimorire, la ritmica comincia a prevalere, poi lesplosione finale. Piccola scoperta che si pu
annoverare tra le migliori dellanno passato. Great job! [7,5/10] Maruska Pesce

Notwist
SUPERHEROES, GHOSTVILLAINS & STUFF
Alien Transistor / Sub Pop, 2016

Nuovo lavoro per i Notwist che dopo una vastissima carriera alla
spalle, il loro esordio data 1990, presentano un lungo live, quasi
unora e quaranta minuti, registrato nel dicembre 2015 nei dintorni
di Lipsia con risultati veramente emozionanti e coinvolgenti. Il doppio
cd, o triplo vinile se preferite, presenza quasi tutto il meglio della
produzione della band tedesca tratto in massima parte da Neon Golden
(con i piccoli capolavori Pick Up the Phone e Pilot, in una trascinante
versione estesa e dilatata) e Close to the Glass (con Into Another Tune a Run Run Run a catturare
lattenzione dellascoltatore), passando per il lontanissimo Nook e il pi recente The Devil, You + Me
(con la crepuscolare e indie Gloomy Plantes ad impressionare). Ma non si ratta di una pura e semplice
raccolta di grandi successi, i pezzi sono infatti reinterpretati e riproposti in versioni aggiornate e
sapientemente mixate dal vivo, ampliate e distorte per stravolgere e coinvolgere lascoltatore in un
mare di emozioni e sensazioni elettroniche. La deriva non induce al lounge bens alle suggestioni
house e dubsteap senza abdicare alla vena malinconica e romantica del sound elettro pop dei Notwist.
Lo spirito melodico del gruppo si arricchisce di pulsazioni e loop, di delay e percussioni vibranti, di
synth e campionamenti, di inserti strumentali, acustici e impressioni dance. Da questo scaturisce un
pop rock curiosamente elettronico, libero da orpelli e condizionamenti stilistici, ricco di influenze e
atmosfere (dal jazzy al kraut rock, dallindie allelettro pop) che divertono, e immergono lascoltatore
in un flusso musicale senza tempo, espanso, ora pi dolente e intimo (come in They Follow Me o nella
bellissima One With the Freaks), ora pi concitato ed emotivo (come in Kong o Trashing Days), ora pi
intenso e dinamico (come in This Room o nella travolgente Gravity, uno dei pezzi pi convincenti di
tutto la registrazione). In conclusione, un lavoro riuscito, ben registrato che non annoia, al contrario
affascina per la sua variet e ricchezza di soluzioni e spunti musicali. [7,5/10] Vincenzo Pugliano

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18 BF
MoRkObt
GORGO
SupernaturalCat, 2016

Luciferini, oscuri, dissacranti i Morkobot (Marcello LAN Bellina,


basso, Andrea LIN Belloni, basso, e Jacopo LON Pierazzuoli, batteria)
aggiungono lennesima freccia al loro arco, anzi lennesimo masso alla
loro catapulta e ci sommergono con una tempesta di riff dissonanti,
potenti quanto precisi, apparentemente caotici, in realt metodici e
puliti, in dialogo continuo tra le vibrazioni e le rincorse improvvise dei
bassi, da un lato, e le martellanti evoluzioni ritmiche della batteria,
dallaltro. Ne scaturisce un muro di suono compatto, ora profondo e notturno, ora proiettato verso
abissi cosmici. Gorotka ne esemplifica tutta la forza distruttiva e al tempo stesso creatrice, un muro
sonico mai monotono al contrario tagliente e distorto, mai uguale a se stesso. Ogrog ne prosegue le
convulsioni partendo dallimpatto heavy per dipanarsi in un intreccio noise, rumoristico e provocatorio
che abbandona ogni tentazione melodica e pacificatrice. Con Krogor il tappeto di suoni si fa ancora pi
spigoloso e ribollente di cambi di ritmo e frequenze, di distorsioni abrasive, di effetti che ne dilatano la
trama fino alla dissoluzione di ogni armonia, in una sorta di grottesca danza macabra verso il rumore. La
conclusiva Gorog chiude degnamente il disco: un lungo brano quasi psichedelico, oscuro e notturno tra
echi e dissolvenze di percussioni metalliche, di dolenti campanelli, di lontani rintocchi campanari come
a conclusione di un rito misterioso e dimenticato nei millenni, evocando le figure deformi e disumane di
un racconto di Lovercraft. [7,5/10] Vincenzo Pugliano

DeCalamus
DECALAMUS
Digressione Music, 2016

Attiva da oltre un decennio, DeCalamus una band composta da nove


musicisti, dal diverso quanto ricco background musicale: i componenti
sono infatti accomunati dal desiderio di riscoprire, tutelare e valorizzare
il patrimonio musicale della Valle di Comino, situata nella provincia di
Frosinone (al confine tra Lazio, Abruzzo e Molise).
Lalbum di debutto di questo gruppo, dal titolo omonimo, raccoglie
dieci brani comprensivi di composizioni originali e di pezzi tradizionali;
questopera prima si ispira in modo piuttosto evidente alle tradizioni musicali tipiche del Basso Lazio e
contiene ballate, serenate, canti di lavoro e danze tradizionali: una poesia semplice e allo stesso tempo
intensa, riflesso della cultura contadina e pastorale dellItalia di un tempo.
Lapproccio della band molto rigoroso sia nella scelta delle fonti che degli strumenti quali zampogna,
ciaramella, organetto, ocarina, chitarra battente, fisarmonica, flauti pastorali e tamburi a cornice.
Si pu pertanto concordare con lopinione del Prof. Maurizio Agamennone dellUniversit di Firenze
quando afferma che il CD DeCalamus costituisce uninteressante e vivace testimonianza, in quellarea
di esperienze e produzioni musicali che oggi si tende ad ascrivere alla cosiddetta musica etnica o
al movimento neo-folk; una vera e propria operazione di nostalgia affettuosa verso figure ed
esperienze del passato, che guarda al mondo contadino come serbatoio di temi narrativi e poetici.
Lesperimento musicale del gruppo risulta di indubbio interesse sotto il profilo storico ed antiquario; in
tal senso, il progetto di riportare alla luce una parte importante del patrimonio della tradizione italiana
(troppo spesso dimenticato, se non addirittura snobbato) pu dirsi perfettamente riuscito. Raramente,
tuttavia, i brani riescono ad andare al di l di questa sia pur lodevole attivit di recupero e di riproduzione
fedele di brani della cultura contadina; fanno eccezione, in tal senso, i pezzi strumentali dellalbum: tra
tutti, una particolare menzione merita la pregevole ouverture strumentale Vento by Calamus, per la
quale la band ha anche realizzato un videoclip diffuso in rete. [6,5/10] Daniele Bello

INTERVISTE LIVE RECENSIONI RUBRICHE


BF 19
Tunguska
A GLORIOUS MESS
Autoprodotto, 2016

I Tunguska si impongono sin dalla prima nota del loro A Giant Mess
come un gruppo ruvido, martellante, dalle sonorit massicce e
psichedeliche. Il due composto da Nicola Monti e Gennaro Spaccamonti
(notare il bellissimo rapporto dialettico tra i cognomi dei due) presenta
un tappeto di chitarra e batteria, formazione sonica ormai canonizzata,
non fosse per una robusta iniezione di britpop che lega insieme le derive
garage dei due. Davvero un glorioso casino. Le influenze dei Tunguska
si mescolano efficacemente via via che A Glorious Mess si srotola alle orecchie dellascoltatore,
saturando i canali con un sound rock/blues/postrock ballereccio da piccolo club, la dimensione ideale
per questo tipo di progetto. Loriginalit dei due risiede principalmente nellaver calcato la mano sul
sopracitato animo poprock anni 90, debitore tanto a gente come Stone Roses e Verve quanto ai pi
sputtanati (ma indubbiamente grandi) Oasis, e ovviamente a tutta la stagione dellalt-rock americano
(pessima etichetta, ma non ne trovo di migliori, e sono costretto a usarle, purtroppo). La padronanza
dei Tunguska di certi escamotage di genere talmente palese da rischiare qui e l di cadere
nellagiografia da cover band, ma A Glorious Mess , semplicemente, proprio quel che promette un
meraviglioso casino di influenze, clich e virate tratte dallenorme serbatoio del rock alternativo di
un paio di decadi fa. Un disco dal suono solido, ma non chiaro, con arrangiamenti ariosi che restano
per sempre allinterno dei binari sporchi e lo-fi che sono stati la bandiera di gruppi come Black Rebel
Motorcycle club e My Bloody Valentine. In bilico tra psichedelia, noise e un certo pop spigoloso. Solari,
a tratti epici, vintage, divertenti. [6,5/10] Marco Petrelli

Luca Aquino & Jordan National Orchestra


PETRA
Talal Abu-Ghazaleh International Records, 2016

Lalbum Petra il primo progetto discografico prodotto dalla Talal Abu-


Ghazaleh International Records, una nuovissima etichetta fondata con
lo scopo di sviluppare e sostenere lindustria musicale in Giordania.
Questa iniziativa nasce con il patrocinio dellUnesco, allinterno del
movimento globale #Unite4Heritage (Uniti per il patrimonio culturale):
una campagna volta alla protezione di monumenti e siti archeologici
messi a rischio in caso di conflitti e attacchi terroristici. Lidea
fondamentale che ruota attorno a questo suggestivo lavoro quella di registrare dei brani musicali
nel sito archeologico di Petra: un sogno cullato a lungo dal trombettista e compositore Luca Aquino e
realizzato grazie al supporto del mecenate Talal Abu-Ghazaleh, il quale ha coinvolto nel progetto anche
alcuni dei musicisti solisti della Jordanian National Orchestra (di cui lo stesso Talal finanziatore).
Non inutile ricordare che i ricavati dellalbum andranno al sito di Petra e allassociazione no-profit
che sostiene lorchestra giordana. Registrare un album in Giordania - dice Luca Aquino - tra i colori
del deserto e i riverberi del sito archeologico di Petra, un sogno inseguito per anni e finalmente
realizzato. Unesperienza mistica, condivisa con un fantastico organico cosmopolita, proveniente da
culture e nazionalit apparentemente lontane che, unite dallurgenza espressiva della musica, ha dato
vita ad un sound che soffia luce dai minareti, sorvola la mia bella Benevento e punta dritto a New
Orleans. Lalbum composto da nove titoli, di cui otto sono composizioni originali di Luca Aquino e
arrangiati con Sergio Casale (Smile di Charlie Chaplin): sette sono stati composti per loccasione,
mentre il gi noto Aqustico era gi presente nel cd eponimo di Aquino. I timbri musicali di Petra
evocano atmosfere profonde, che richiamano sia il jazz che le sonorit del folk; le vibrazioni degli
strumenti si fondono in modo seducente con quelle dei monumenti, dellambiente e del vento; da non
perdere lascolto di Wadi Rum, Petra, Dead Sea Moon e Bedouin Blues 3.0. [7/10] Daniele Bello

INTERVISTE LIVE RECENSIONI RUBRICHE


20 BF

404
pagina non trovata

Ooops questo imbarazzante!

O meglio non dovrebbe succedere in


una pagina cartacea... Che seccatura...
E ora che si fa?
Hai provato a chiudere e riaprire la rivista? Nel caso riprova fra
qualche ora...
Sei sicuro di avere i permessi giusti per leggere questa pagina? Hai
il mio benestare? Non mi ricordo di te...
Hai contattato per caso lamministratore? Anche quello di
condominio potrebbe andar bene...
NON CHE TI SEI SCORDATO DI FARE LA DONAZIONE ALLA
NOSTRA RIVISTA??? Il nostro lavoro si fonda sulle donazioni e
sulla pubblicit di bassa lega, per lo pi con messaggi subliminali,
non so se te ne sei accorto... Del resto come potresti,
s subliminali! Eppoi chiudi quel blocco pubblicit..! Quando la
leggi su di un giornale che fai? Chiudi gli occhi?

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BF 21
Please Diana
ESODO
Phonarchia Dischi, 2016

Con Esodo i Please Diana sono al loro secondo lavoro, dopo tre anni
dal primo LInevitabile, ritornano con un album non privo di contenuti,
che offre uno sguardo allo specchio dal taglio introspettivo e racconta
nuove storie. Sembra come fare fermo immagine e guardarsi dentro
e fuori in un determinato momento della propria vita per esprimere
una condizione danimo che pu essere paragonabile a quella dei
bachi prima di diventare farfalle, con la prospettiva quindi di un nuovo
divenire a cui indirizzare tutte le proprie forze e le proprie emozioni. Queste emozioni in Pandora
traspaiono in modo particolare perch un pezzo che grazie alle linee di chitarra elettrica picchia
forte e bene, lasciando libero sfogo ed apertura ad un vaso di Pandora emozionale. Il sound quasi
mai banale e scontato, anche per le frequenti spolverate di assoli e cambi di ritmo in grado di creare
gli attimi di respiro necessari per quando si hanno tante cose da raccontare. La voce di Gloria occupa
generalmente lo spazio principale ma senza per questo andare ad adombrare la parte strumentale che
riesce sempre a trovare il giusto equilibrio ed il giusto modo di accompagnarla. Viene infatti spesso
affiancata da cori di accompagnamento talvolta pacati e talvolta pi impetuosi (come nel caso di
Sabbia, in cui il cantato principale reso quasi atonale ma crea nel finale un conglomerato potente con
le voci pi aggressive dei ragazzi). Felina il pezzo di chiusura che si rende insolito e diverso da tutti
gli altri perch vede predominare la parte musicale che allinizio si rivela decisamente pi morbida
(anche per la comparsa di fiati ed archi) ma si evolve coinvolgendo nuovamente in prima linea chitarra
elettrica e batteria. Esodo vuole quindi far parlare s stessi viaggiando su una nuova strada che muove
le persone grazie alla passione per la musica e per la voglia di raccontarsi. [7/10] Daniela Fabozzi

Violacida
LA MIGLIORE ET
Maciste Dischi, 2016

Qulcosa mi turba al primo ascolto, non soffro ma non apprezzo neanche


tanto, mi sembra pi un prendere qui e l dalla scena alternative italiana
odierna, che poi non ha nulla di buono da prendere. In realt non
proprio cos, c molto in questo lavoro. Innanzitutto una metamorfosi
non trascurabile rispetto al precedente lavoro, una crescita effettiva che
non pu non essere tenuta in considerazione. Poi c let, acerba...poi ci
sono le canzoni e quelle nonostante tutto, dicono molto. E un ensemble
di suoni, parole, dissonanze e metriche irregolari e c un vago eco degli
anni 80 e lo scheletro della modernit alternativa che non ci piace poi tanto. Pezzi che viaggiano da
Appino e gli Zen, a Lo Stato Sociale che sviscera storie damore che non hanno molta speranza. E i
Verdena, ci sono anche quelli alla fine. Canzoni da megafono, scritte come fossero preghiere. Alcuni
grandi spunte e altre piccole scontatezze. I ragazzi crescono e lo fanno al meglio e questa migliore et che
tanto citano prioprio quella in cui si passa da analizzare le cose allagire in prima persona per cambiarle.
Quando le chitarre incrociano lelettronica si tocca lapice e la metamorfosi da la chiara certezza che sia
quella la direzione da seguire, sottolineando ancora una volta che i tempi che ci sono capitati non sono
effettivamente grandiosi. Droghe, allucinazioni e allucinogeni, contraccezioni filosofiche e sfrontata
indifferenza quasi adolescenziale. Ma non tutto quello che sa di teen spirit fa buon brodo, per adesso
c un album non male e tante cose da dire, aspettiamo una prossima collocazione pi originale e
sicuramente avremo un grande disco. Fino a qui tutto bene. [6/10] Maruska Pesce

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22 BF
Gli Altri
PRATI, OMBRE, MONOLITI
38 etichette indipendenti, 2016

Chi sono Gli Altri? Vengono da Savona, e questo Prati, Ombre e


Monoliti il loro secondo album in studio. Un disco di 10 tracce bello
solido, prodotto da 38(!) etichette indipendenti, in cui il gruppo non
risparmia una goccia di sudore, spingendo sempre con determinazione.
Le chitarre costruiscono ambienti rumorosi dilatati e squillanti, sulle
quali si esprimono in una specie di cantato scream le voci del gruppo,
che gridano storie di introversa periferia e amarezza societaria, con un
tono vagamente inquisitorio verso gli altri, ma comunque molto pensato. Forse ci che manca a questo
lavoro molto buono qualcosa di meno rispetto al genere. La grande energia espressa dal gruppo non si
allontana da sentieri gi esplorati, col rischio di appiattire lascolto e rendere prevedibili alcuni passaggi
tipici del post hardcore, vedi Fine Before You Came. In alcuni frangenti mi convincono pi di altri, in cui
diventano un po bacchettoni, comunque ci che rimane un album con personalit e una apprezzabile
riflessione sui rapporti inter-personali. [7/10] Paolo Sfirri

I Misteri Del Sonno


IL NOME DELLALBUM I MISTERI DEL SONNO
La Rivolta Record, 2016

Un primo punto a questo gruppo salentino lo diamo per il gioco fatto


con il titolo del disco, creato per far impazzire noi poveri recensori (sulla
copertina c tutta la dicitura Il nome dellalbum I misteri del sonno
con lo stesso carattere e quindi non si capisce davvero qual il nome
dellalbum, dellartista e cos via) molto simpatico perch ti costringe a
informarti sul gruppo se vuoi uscire dallenigma. Un secondo punto
guadagnato per i testi in italiano, che come ho sempre detto sono per
me un grande punto di forza anche quando si fa rock come i nostri. Ma veniamo al merito di questo
impronunciabile lavoro, che il primo dei Misteri del sonno, dopo un primo Ep pubblicato qualche
anno fa: il disco si apre con DestroSinistro, che confonde un po le acque perch ci sono molti effetti
anche sulla voce e sembra di entrare in un lavoro quasi psichedelico; ma poi attacca Tu non vuoi morire
e il discorso cambia: rock puro, con chitarre taglienti, basso molto potente e batteria martellante. Se
vogliamo ricorda un po gli Afterhours degli ultimi tempi, quelli meno punk e pi modaioli e raffinati,
e la stessa cosa per la terza traccia Resto in casa: si cambia ancora un poco con Perdente, un attacco
quasi alla Subsonica, con un testo molto fine sugli pseudo-radical-chic-intellettualoidi. Ci si ferma un
minimo con Luomo dellanno, in cui invece gli amici salentini sembrano i Negrita, una quasi ballad
(quasi perch i rumori ci sono lo stesso). La stanza dinverno parte con un bel basso distorto (nota di
merito per il basso, io sono un ex-bassista e apprezzo moltissimo i miei ex-colleghi, mai banale e ben
distorto quando serve) e anche qui un testo molto apprezzabile. Riff in mi e Arrivederci riportano allo
stile Negrita un po pi duri grazie soprattutto alla voce molto graffiante e che ho apprezzato perch
rendeva tutto meno scontato. Ultima nota per le due cover presenti: I am happy di Soerba mi ha
riportato alla mia giovinezza (ah quei cd del Festivalbar), ovviamente i ragazzi lhanno trasformata e
resa coerente con il resto del disco e per chiudere il disco Sugar man di Rodriguez, cantante americano
famoso soprattutto in Sud Africa di cui onestamente non conoscevo lesistenza e che ho apprezzato
molto (onestamente ho preferito loriginale alla cover dei Misteri). Insomma un buon lavoro, che
affonda le mani nel rock italiano ma reso in maniera molto coerente e piacevole, buoni arrangiamenti,
buoni testi e buona musica. [7,5/10] Piergiorgio Castaldi

INTERVISTE LIVE RECENSIONI RUBRICHE


BF 23
TACDMY
DRUNK YOGA VELVET CLUB
Autoprodotto, 2016

Si scrive TACDMY, si legge The Academy.


Una band formatasi in Friuli Venezia Giulia nel 2012 da Alessio, Gianluca,
Marco e Vito. Secondo la descrizione a cura della band lobiettivo quello
di esplorare varie fasi della musica con la cassa in quattro: dalla disco
degli anni 70 alla french touch degli anni zero, passando per atmosfere
new wave e punk, aggiungendo e mescolando in continuazione nuovi
elementi, senza tralasciare lelemento pop dei pezzi. La band inizia nel
2012, questa la loro seconda pubblicazione in studio; ma ora lasciamo da parte le generalit ed
entriamo nel vivo dellalbum. Drunk Yoga Velvet Club spazia, cos come promesso dalla band stessa,
tra varie sonorit: si parte con Blavatsky traccia che si apre con synth molto intressanti, rimandano
le mie orecchie a OPN ma si sviluppa in tuttaltro modo.
Voci tipicamente pop, accompagnate da motivetti intonati nelle parti in cui si apre il pezzo, batterie
non molto elaborate, tuttavia coerenti con il genere. La cosa pi interessante a mio avviso sono i suoni
del sintetizzatore. La traccia esprime una tipica freschezza e spensieratezza del genere.
Anche Ego Chamber su questa linea, tuttavia risulta a tratti pi dance ma rimane legata al genere,
come del resto il continuo dell album, omogeneo e prende spunti da una scena consolidata al livello
mondiale da band perlopi inglesi, come ad esempio i The XX.
La produzione a cura di Not1 e Gianluca Calligaris sicuramente di qualit, cos come il master
ed il mix di Andrea Suriani, ma mi sembrano troppo legati al genere, troppo dentro. Elementi di
differenziazione, soprattutto nel pop sono pi che necessari per rendersi riconoscibili.
Lalbum nel generale non mi ha creato particolari immaginari, devo comunque riconoscere lesperienza
Tuttavia prima di concludere vorrei spendere parole in pi per le traccie Kneyef e Wow signal che
mi suscitano interesse rispettivamente per luso di suoni ambientali, e per la variet di strumenti e
struttura della traccia. [6/10] Ocramilluna

Stalker
HAI PI DI UNOMBRA
Massive Art Records, 2016

Nelle presentazioni non sempre esiste la voglia di incontrarsi. Credo


sia per questo motivo che qualcosa della persona che abbiamo davanti
ci sfugge. La maggior parte delle volte il nome. Stavolta non mi
sfuggito, tuttaltro, forse a causa dellimmaginario poco allegro che
si porta appresso. Comunque durante le prime tracce del disco degli
Stalker ho faticato. Dei primi minuti non mi hanno colpito i testi (vedi
nome del gruppo) e non mi ha colpito il sound. Un rock da definire
onesto per la sua solidit, ma con pochi guizzi, quasi scontato nel suo sviluppo potente, che attinge da
un punk-rock classico, sporcato a volte di grunge e a volte di stoner, senza esagerare. Eppure andando
avanti nellascolto, contro ogni pronostico, il mio livello di attenzione leggermente salito: in alcuni
passaggi ho trovato quel minimo di ricerca che non aveva contraddistinto i primi minuti in compagnia.
Tuttavia il sentimento stato troppo breve e poco intenso per considerare Hai pi di unombra un
album da ricordare. [5/10] Pablo Sfirri

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24 BF
Easy Trigger
WAYS OF PERSEVERANCE
Street Symphonies Records / Andromeda distribuzioni, 2016

Non conoscevo questo quartetto veneto ed ascoltare questo loro


secondo album stata una piacevolissima sorpresa. Le coordinate sono
quelle di un energico hard rock contaminato fortemente da influenze
glam e hardcore. Insomma si sente questi ragazzi sono cresciuti a pane e
Motley Crue, Crazy Lixx, Hardcore Superstars e compagnia bella. I brani
sono tutti estremamente convincenti e trascinanti. I ritornelli ti si piazzano
in testa come necessario in questo genere musicale. Merito anche della
straordinaria e potente voce del cantante Nico, voce potente ed estesa che non perde mai il controllo.
Da non trascurare anche lottima pronuncia inglese che conferisce quel tocco di internazionalit che non
guasta mai. Ottima anche la chitarra di Caste che costruisce ritmi ed assoli decisamente coinvolgenti.
Se proprio devo trovare un neo alla produzione nella scarsa rilevanza dedicata alla sezione ritmica
che appare veramente nascosta e quasi ovattata. Ma potrebbe essere stata una scelta deliberata, vista
limportanza di voce e chitarra in un genere come quello in parola. Come gi detto i brani scorrono via che
un piacere. Si passa dallattacco quasi NWOBHM di The watchmaker al riff grantico ed esplosivo di Land
of Light transitando poi per la sulfurea Turn to stone. Piazzata al centro una convincente ballad Blind,
carica di malinconia e con un finale in crescendo entusiasmante. Insomma album compatto che diverte
e chiama allascolto. Che di sicuro dovrebbe essere trascinante nelle loro performance live. Perseverare
aiuta nel raggiungimento degli obiettivi e questi 4 ragazzi lo stanno facendo nel migliore dei modi.
[8/10] Francesco Sparvoli

Passenger Side
IT MEANS A LOT
Cabezon Records, 2016

Ad un primo ascolto la strada imboccata dai neopatentati Passenger


Side per il loro esordio sembra essere difficile da localizzare. Nel disco
si oscilla incostantemente fra spazi pi distesi ed altri in cui si vorrebbe
riuscire con dei ritmi pi serrati e decisi, ad emulare quellalternative rock
che per sembra non essere ancora letichetta giusta da piazzarci su. Si
percepiscono infatti lontane influenze di 90s rock miste ad un modern
folk che si vuol tramutare in alternative ma a cui manca la giusta verve per
svoltare. La voce probabilmente ancora acerba, priva di corposit con retro sfumature intriganti e di
certo non valorizzata dal cantato in inglese, che talvolta pare volutamente non distaccarsi dalla pronuncia
italiana risultando poco trasportante. Devil Said forse il pezzo strutturalmente meglio riuscito, anche a
livello di melodia e sonorit, che si fa seguire da I Swear To Love You e Here, pi fluida anche per il solo di
chitarra elettrica che porta verso la fine lasciando la parola a chitarra acustica e pianoforte (quasi sempre
presente nel disco). Nella semplicit dellalbum non emerge nulla che sconvolga particolarmente; alla
fine di ogni brano ci si trova infatti a realizzare di essere scesi dallauto che fino a prima era in corsa senza
neanche aspettarselo. Anche in conclusione la ballad della title track It Means A Lot, che sfoggia i toni pi
malinconici e sentimentali del disco attraverso pianoforte e voce, non per questo si avvicina ad essere
toccante, quindi il risultato che in definitiva non arriva poi molto. [6/10] Daniela Fabozzi

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BF 25
Giulia Cal
GIULIA STA BENE
Red Cat Records, 2016

Cantautorato malinconico e contrito quello della giovane Giulia, che


tutto pare tranne che stia bene, come rassicura il titolo del disco. Ogni
traccia minimale e nostalgico, come se avesse lasciato gi qualcosa
di incompiuto. Fiorentina e ambiziosa potrei dire, classe 1993, passa
principalmente dalla rete, come la stragrante maggioranza delle nuove
leve. Un canale YouTube, qualche canzone scritta bene e un brano
autoprodotto di inediti che la dice lunga su quella vocina sovente,
abbracciata ad una chitarra. Patrocinato e sostenuto dalla sua regione non so per quale concorso a
premi, esce Giulia sta bene che la vede nuda e cruda, molto pi di prima. Piacevole ascolto senza
dubbio, a met strada tra Levante e la Don di Tregua, accompagna lascoltatore pian piano attraverso
le undici tracce che compongono lalbum. Forse pi adatto ad un sottofondo musicale piuttosto che ad
un ascolto attento, nonostante la scrittura sia chiara e mai eccessivamente articolata. Semplice come
una giovane ragazza pu esprimersi e disarmare il pi eloquente degli interlocutori, ma proprio
questo minimalismo a rappresentare unarma a doppio taglio: soffre della mancanza del colpo di
scena. Gli arrangiamenti vestono le parole senza sovrastarle e rimangono li di canzone in canzone.
Personalmente credo ci sia notevole talento celato dietro poche note, non sbaglia ma non eccede.
Mai. Le tracce alternano litaliano allinglese corretto, pure troppo, ma Giulia italiana e a mio avviso
l che da il meglio di s, le rende giustizia. Il pop si veste di una freschezza leggera e se lei dice di stare
bene, nonostante tutto, noi ci crediamo e non possiamo far altro che aspettare e ascoltare il seguito.
[6/10] Maruska Pesce

Sinatras
DROWNED
Logic (Il )Logic Records / Andromeda distribuzioni, 2017

Dopo un primo brillante EP di sei brani del 2015 (Six Sexy Songs) arrivano
al loro primo full lenght i vicentini Sinatras. Il disco unottima miscela
di thrash, groove con innesti death, che rivela una certa personalit
nello stile e nelle composizioni dei brani, sempre piuttosto lunghi ed
articolati sia nel cantato che nelle melodie. Un disco che sprigiona
unenergia magnetica che non potr che conquistare il cuore e ludito
degli appassionati di Pantera, Hatebreed, Devildriver ed affini. Ottimo
il growl graffiante di Fla cos come gli stacchi in clean vocals. Ogni traccia coinvolge e invita allascolto
e la tecnica dei singoli musicisti emerge costantemente dando corpo ad un magma sonoro dimpatto
e trascinante. I migliori momenti sono certamente laccoppiata iniziale Drowned e 24-7, lirresistibile
ed originale cover di You spin me round classico pop degli anni 80 dei Dead or Alive, Flow e Miss
Anthropy, ma ripeto, il disco non ha mai un calo di tensione o la percezione che si stia ascoltando un
filler. Promossi a pieni voti questi ragazzi veneti che sono sicuro, anche senza averli ancora ascoltati in
sede live, che nei concerti sapranno infuocare il pubblico presente ai loro live.
[7,5/10] Francesco Sparvoli

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26 BF

EP
Carlo Martinelli
CARATTERI MOBILI
Area51 Records, 2016

Primo disco in studio da solista per Carlo Martinelli, cantante e musicista


del gruppo romano Luminal con cui ha gi esplorato la scena musicale
italiana negli ultimi dodici anni. Ogni canzone dellEP appunto un
carattere mobile, un carattere a s stante, intercambiabile e quindi non
legato ad un filo comune che faccia necessariamente da unione. Testi
variegati e musicalit interessante e ben orchestrata sono il frutto della
fusione tra lo stile indie post-punk attuale e le influenze meno recenti
del cantautorato romano (in particolare Battisti e Gaetano). Le tormentate sincopi di Un Banale Fatto
di Cronaca passano il testimone della concitazione a Nella Bocca Del Leone per poi lasciare spazio
allagrodolce malinconia di CosEra Che Volevo Dire? e allinnocente evasione di Andiamocene a Taiwan in
cui fanno capolino un trombone ed un coretto ad hoc. 1984 non niente di orwelliano ma una piacevole
chiusura per cinque pezzi diversi tra loro che nascono in periodi altrettanto differenti della vita di Carlo,
che in definitiva riassume simpaticamente cantando La vita stessa una canzone senza senso.
[7,5/10] Daniela Fabozzi

Tirrenian
TODAY ODAIBA FERNWEH THEN
Aloch Dischi, 2016

La tranquillit immobile di una vita di provincia, unita alla raffinatezza


da jazz club degli Anni Trenta, sarebbero uno sfondo ideale per le
melodie create da Tirrenian, al secolo Dario Ramazzotti, il quale unisce
una straordinaria capacit visiva a quella di dare quella sensazione
malinconica derivata dal tempo che scorre inesorabile tra le dita di chi
cerca dintrappolarlo. Eppure, allinterno di queste 4 gemme crocevia
di ritmi da lounge bar, atmosfere sognanti e percussioni caraibiche, si
riesce ad estrapolare qualche piccolo estratto della propria vita vissuta, che in grado di scatenarti
specie quando a parlare il suono meraviglioso del sassofono quella consapevolezza di aver perso
irrimediabilmente qualcosa. Il tutto condito da quel fascino retr di una voce sopraffina, sussurrata
quasi a non dare fastidio allarrangiamento stesso del pezzo, che conferisce alla malinconia di fondo un
sapore dolcissimo, capace di intrappolarti in uno spazio e in un tempo in cui ti sembra di aver finalmente
ritrovato quello che stavi distrattamente cercando. [7,5/10] Alberto Giusti

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BF 27
The Rijgs
THE RIJGS
Black Vagina Records / Astio Collettivo, 2015

Due tracce, due microcosmi a s stanti che si alimentano di continui


echi e rimandi, in pieno stile psichedelico, giocando su una circolarit
in cui si spalancano visioni in apparenza fredde e glaciali, dettate dal
continuo riverberarsi di riff di chitarra distorta, le quali per, una volta
sul punto di collassare, improvvisamente si rianimano di vita nuova, per
creare un ennesimo scenario, questa volta pi potente ed energico, in
grado di dare una svolta al tema musicale precedentemente sviluppato.
In entrambi i brani - che a fatica potrebbero definirsi lato A o B di un 45 giri, solo per il semplice fatto
che fisicamente tale spazio su vinile non sarebbe sufficiente lipnotismo di natura noise e post-rock
si mescola a una solida base ritmica, che specialmente nella prima traccia contribuisce a smorzare i
toni aggressivi, per poi improvvisamente ridestarli una volta che latmosfera sembrava posarsi su ritmi
e melodie pi placide e tranquille. Visto e considerato questo duplice e al tempo stesso consistente
assaggio della visione musicale dei Rijgs, sembrano esserci tutti i presupposti per un concetto
musicale decisamente pi ampio, in cui chiss quali mondi e orizzonti verranno descritti da questo duo
complementare di chitarre concettuali. [7/10] Alberto Giusti

Fujima
FUJIMA
Hopetone Records, 2016

I Fujima vengono da Oristano, ma in realt potrebbero tranquillamente


venire da un paesino del Derbyshire o della Germania est, perch le
sonorit sono pienamente indie-europee, con influenze come i Pixies
o gli Smiths e propongono un lavoro molto particolare, in cui non
hanno paura di lasciar parlare la musica, sperimentare, effettuare
numerosi cambi e non lasciarsi trascinare dal classico verse-chorus-
verse, e questo molto apprezzabile. Il lavoro per, proprio perch
si sperimenta, non pu essere perfetto in ogni sua parte, altrimenti grideremmo al capolavoro, e
quindi presenta parti molto belle e riuscite come Manly snowman, con cambi ritmici e melodici molto
azzeccati, stessa cosa per la canzone finale Outside the cold storage, e unottima Fiction is in you;
a queste per fa da intermezzo due canzoni che non sono riuscite molto bene: Good times in cui
i cambi di cui abbiamo parlato prima sono pi approssimativi e fatti quasi come se volessero solo
impressionare invece di avere una profondit dietro (preferisco non parlare del suono della tastiera-
sinth che sembrava uscito dal supernintendo), White invece non riuscita perch la melodia della voce
un po troppo forzata (troppi sali e scendi) e le chitarre sono taglienti al punto da essere fastidiose.
Una citazione a parte per il brano iniziale Spaceship girl, che anche se carina trovo un po fuori contesto
perch risulta una canzoncina verse-chorus-verse che nel resto del lavoro sembrava non voler
essere il marchio del gruppo. Insomma buone cose per una met abbondante del disco, cose meno
convincenti per laltra parte, rimane comunque il desiderio di ascoltare dellaltro, quindi continuate a
sperimentare! [6,5/10] Piergiorgio Castaldi

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28 BF

LIBRIDI
Rubrica totalmente spontanea a uscite casuali che parla degli ibridi libri di e sulla musica.
Esordiamo con un occhio incuriosito dal lavoro di Stefano Giorgianni edito dalla Tsunami Edizioni
dove si analizzano le influenze Tolkieniane sul genere metal.
Vediamo dove ci porteranno questi Libridi.

Lopera di Stefano Giorgianni (edita da Tsunami) na, la generazione hippie e il rock psichedelico;
che ci accingiamo a recensire una interessan- nonostante lhumus culturale dellautore inglese
tissima dissertazione sulle influenze che J.R.R. fosse molto distante dai valori dei Figli dei Fiori,
Tolkien, celebre autore della saga della Terra questi ultimi enfatizzarono le analogie tra la loro
di Mezzo (Lo Hobbit, Il Signore degli Anelli, Il filosofia e i messaggi contenuti nel ciclo dellA-
Silmarillion), ha esercitato sulla musica contem- nello; molti gruppi appartenenti a quel periodo
poranea e, in particolar modo, sul genere heavy furono influenzati pi o meno consapevolmen-
metal; si tratta di una te dalle storie di Tolkien: dai
ricostruzione metico- Grateful Dread ai Pink Floyd
losa e certosina, che (almeno sino a quando Syd
non mancher di in- Barrett fece parte della band),
curiosire sia i cultori per sfiorare addirittura i Beat-
del Metal che i curiosi, les, i Queen e i Genesis.
compresi coloro che Negli anni successivi sono i te-
come qui scrive - par- sti e le canzoni dei Led Zeppe-
tono da una grande lin ad essere permeati dalle
passione per il fantasy fantasie tolkieniane; lo scrit-
e hanno cos loccasio- tore inglese influenza anche il
ne di coglierne i lega- c.d. Christian rock, la filk music
mi con le sonorit pi (la musica folk ispirata al fan-
moderne, dagli anni tasy), sino ad arrivare ai Black
60 ad oggi. Sabbath: con loro cominciamo
Nella maggior parte ad entrare nel vero e proprio
dei casi, i legami tra mondo del Metal e allera del-
Tolkien e i gruppi sono la New Wave Of British Heavy
puramente formali: i Metal (NWOBHM).
libri del Professore si Il termine heavy metal, parto-
limitano ad ispirare i rito dalla fantasia dello scrit-
nomi delle band oppu- tore W.S. Burroughs nellam-
re i titoli delle canzoni; bito della temperie della beat
in altri casi, invece, il generation, evoca nellimma-
debito che i testi delle ginario collettivo scienza,
lyrics e i timbri musicali hanno nei confronti dello letteratura, il fragore delle motociclette [], la
scrittore inglese sono molto pi evidenti. Va det- controcultura, le droghe: tali dettagli fanno tutti
to, inoltre, che non sempre lispirazione si muo- parte del seme da cui la musica ha avuto origine
ve nel solco dellopera tolkieniana: in alcuni casi, ed esplosa in pochissimo tempo.
infatti, i brani che vengono composti vanno ben Le contaminazioni tra lopera di Tolkien e il metal
al di l dei messaggi che il Signore degli Anelli (nei suoi sottogeneri epic, doom e thrash) negli
aveva voluto trasmettere (e lo scrittore di Oxford anni 80 sono molteplici; ma nel decennio suc-
probabilmente li avrebbe disapprovati, se fosse cessivo che avviene lesplosione del black metal
stato ancora in vita) che si ispira al lato pi oscuro del mondo tolkie-
La prima parte di questo saggio evidenzia i legami niano: quello che evoca Mordor e i Signori del
fortissimi che si sono creati tra lopera tolkienia- Male; quello che porta con s il lato pi inquietan-

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BF 29

te del Metal, con le sue venature pagane, satani- The Forest), ma anche il monumentale Nightfall
che e nichiliste, sotto lombra di simboli blasfe- in Middle-Earth, che ripercorre fedelmente tut-
mi; quello che a volte strizza locchio a fantasie te le vicende narrate nel Silmarillion. Da questa
National Socialist (tipica, in tal senso, la figura band prendono ispirazione altri artisti che danno
maledetta del norvegese Varg Vikernes, leader vita a sottogeneri ispirati al fantastico, tra cui il
dei Burzum, finito in carcere per lassassinio di power e il fantasy metal (come i finlandesi Batt-
uno dei membri della sua band). lelore).
Ma con il gruppo austriaco dei Summoning che Il libro una vera e propria summa dei gruppi mu-
prende vita un genere musicale che si ispira di- sicali che si sono ispirati allopera di J.R.R. Tolkien;
rettamente, in modo praticamente esclusivo, come tutte le opere che si pongono lobiettivo di
alle atmosfere e alle liriche della Terra di Mezzo: essere enciclopediche, viene spesso privilegiata
siamo giunti cos al puro Tolkien Black Metal, che la completezza delle informazioni rispetto alla
trover epigoni ed imitatori in tutto il mondo (e scorrevolezza della lettura (non sempre agevo-
versioni alternative nei vari sottogeneri viking, le). sicuramente un must per gli appassionati di
pagan e folk). questo genere musicale; per i curiosi pu essere
Contemporaneamente, tra la fine degli anni 80 loccasione per (ri)scoprire alcuni tesori musicali
e lungo gli anni 90, si and a creare un genere e letterari. inoltre sicuramente prevedibile che,
che pu definirsi come lantitesi della versione al termine della lettura di questo saggio, molti
estrema rappresentata dal Black: una variante appassionati di musica si avvicineranno al fantasy
che pone al centro la melodia e i richiami allo stile e che i cultori della letteratura fantastica come
dei Metal classico. Nascono cos i Blind Guardian, chi qui scrive saranno tentati dallascolto della
un gruppo tedesco la cui storia legata a doppio musica metal: e questo effetto, inteso come stru-
filo con lautore inglese: molti degli album parto- mento di diffusione della cultura, non pu che
riti da questo gruppo devono molto alle storie di considerarsi positivo.
Tolkien: non solo il classico The Bards Song (In Daniele Bello

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30 BF

33 GIRI DI PIACERE
BACK FROM THE GRAVE E LAST OF THE GARAGE PUNK UNKNOWNS

In questo numero di Beautiful Freaks segnalo un paio di dischi molto poco conosciuti. Il primo uscito nel
1987. Si tratta di Long Sweet Dreams dei svedesi Playmates. Un bel dischetto con sonorit power pop
e beatlesiane che non ha avuto molta fama malgrado
fosse prodotto da Rob Younger dei Radio Birdman. I
Playmates andarono a Sydney per registrare questo
piccolo capolavoro di jangle pop, come chiamano gli
esperti quei dischi che nei loro solchi nascondono
chitarre tintillanti (pi o meno la traduzione italiana
del termine jangly). Che dire? Quindici anni fa gli
anni Ottanta li snobbavamo dicendo che i suoni erano
pesanti e troppo prodotti. Ora scopriamo che anche
quegli anni nascondono dischi bellissimi. E i Playmates
sono tra questi (il disco non facile da trovare ma se
acquistato sul web costa 7/10 euro) proprio perch
hanno un suono che ricorda band come i Chills ed altri
gruppi che a met degli anni Ottanta riproponevano
il tipico suono delle Tre B (Byrds, Beatles, Big Star)
mantenendo per una produzione contenuta. Forse la
batteria un po troppo Ottanta per dai, ci possiamo
sicuramente accontentare
Il secondo gruppo una vera e proprio chicca che pochi
conoscono. Si tratta dei britannici Airbus che tra il 1970 e il 1972 realizzano una serie di demo ora racchiusi
nel cd Test Flight realizzato dalla Wooden Hill e ristampato anche su lp in 500 copie dalla Guerssen ma
con meno brani. Gli Airbus, prima di chiamarsi cos erano i pi noti West Cost Consortium: il loro modo di
concepire la musica legatissimo al pop britannico e ricorda i Badfinger, il Macca di Ram e soprattutto
i Move. Ascoltando Without
A Second Word e A Walking
The Silver Hay e Do You Need
Someone In Your Life, sembra
di trovarsi di fronte a qualche
singolo sconosciuto della band
di Birmingham guidata da Roy
Wood e Jeff Lynne.
Record Collector di loro scrive:
La pi bella gemma di pop
britannico dei primi anni Settanta
rimasta sconosciuta. Al di l
delle definizioni, gli Airbus
meritavano molto di pi se non
altro per la loro ispirazione e competenza. Se ci fosse stata una scuola di british pop, il voto sarebbe
stato sicuramente vicino al dieci!
Lorenzo Briotti

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BF 31

LOPINIONE
DELLINCOMPETENTE
Nel disco si parla di vizi e virt: chiaro che la virt mi interessa di meno, perch non va Lo
scrutatore non votante, indifferente alla politica, ci tiene assai a dire oh issa!, ma poi non
scende dalla macchina; come un ateo praticante, seduto in chiesa la domenica, si mette a posto
un po in disparte, per dissentire dalla predica. Samuele Bersani

stato difficile per me recensire questo disco. KMFDM - Hau Ruck


Nel complesso non mi piaciuto molto, tanta
elettronica e poche idee. Sembra un disco di elettronica a
musica dance e il rock, nella sua accezione metal, gogo e, sparato
industrial, o di qualsiasi altro tipo, vi appare nel mezzo pure
come un timido intruso. Lascolto mi ha evocato linno americano.
limmagine di tipi sballati che dimenano la testa Discutibile e
ad un ritmo martellante. Non un disco che dimenticabile.
comprerei, dunque, o forse s, ma solo per la n. 5.Real Thing,
sua copertina. La copertina Fica!. Sappiate allinizio come
che laggettivo fica nel dialetto romanesco il pezzo n. 3, qui
sta anche a significare semplicemente bella, per si resta
interessante e non solo quello che potreste sul lento. Non ci
aver pensato. E un disegno stile fumetto con sono nemmeno gli strappi e i virtuosismi. Meno
dei particolari evidenziati in rosso per un effetto del poco.
molto conosciuto in fotografia (effetto splash) n. 6.Every Days a Good Day, e qui ritorna la solita
dove appunto vi sono solo alcune parti della foto voce infernale ad accoglierti allentrata, poi si va
colorate sul resto in bianco e nero. Molto bella avanti a raffiche di percussioni.
davvero! n. 7.Mini Mini Mini, la cover di una canzone
Per tornare alla musica, eccovi una rapida di Jacques Dutronc . Ma chi Jacques Dutronc?
carrellata dei pezzi ascoltati nel cd: Resteremo con questo dubbio. Nel pezzo
n. 1 Free Your Hate, Libera il tuo odio sarebbe comunque, per me, troppa elettronica.
la traduzione italiana, e il titolo esprime bene n. 8. Professional Killer quella che mi piace di
quanto contenuto nel brano che rabbioso ed pi, un inizio da disco music ma la voce femminile
aggressivo. Pompa a tutto gas. Forsennato. La chiara, pura, limpida, bellissima. La progressione
voce bassa, roca ed indiavolata si alterna ad di suoni garantisce ritmo, incalzante e
unaltra pi alta ed incazzata che, alla fine, diventa accattivante.
urlo e detonatore di una escalation di percussioni 9. Feed Our Fame probabilmente la pi Rock
e chitarre . (hard)? Una fuga in avanti come tante del genere
n. 2.Hau Ruck, che in tedesco vuol dire oh issa, per.
un invito che viene ripetuto per incitare e dare 10. Ready to Blow direi inizialmente thrilling,
il ritmo. La voce, inizialmente al sintetizzatore poi dance, la voce femminile sensuale ma il
(quella dellArlecchino Rock di Camerini tanto brano nel complesso noioso.
per farmi capire dagli incompetenti della mia et), 11. Auf Wiedersehn che pu voler dire
recita frasi in tedesco con delle sonorit vocali arrivederci o anche addio beh fate voi.
belle spigolose. Riassumendo, a parte il ritmo, tutto il resto un
n. 3.Youre No Good, lento, un po noioso, po povero e lascia la sensazione di una promessa
ad una certa accelera, poi di nuovo rallenta e non mantenuta, di qualcosa di definitivamente
termina nei virtuosismi di chitarra come dei fuochi incompleto o di completamente indefinito (se
dartificio finali. preferite).Alla prossima! Stay tuned.
n. 4.New American Century, qui ci trovate Rubby

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CHI LHA VISTI?
Ovvero: Breve scheda di identit di gruppi inutili
scomparsi nel nulla e che (per ora) ci hanno risparmia-
to una reunion ancora pi inutile.
a cura di Mazzinga M.

SOUTHGANG
Genere: Hair (Pop) Metal
Nazionalit: Statunitense
Formazione: Jesse Harte (voce); Butch Walker (chitarra); Mitch McLee (batteria); Jayce Fincher (basso).
Discografia: Tainted Angel (Lp, 1991); Group Therapy (Lp, 1992)
Segni particolari: Da Byte the Bullet a bite the dust...
Data e luogo della scomparsa: 1992, a seguito di un group therapy nello studio dellanalista della
Charisma Records, nel vano tentativo di superare lo shock causato dal fallimento nelle vendite anche
(soprattutto) del loro secondo album.
Motivo per cui saranno (forse) ricordati: avere accreditato come corista nellalbum desordio
nientepopodimeno che Kane Roberts, il chitarrista di Alice Cooper! Azz...
Motivo per cui dovrebbero essere dimenticati e mai pi riesumati: a pensare male si fa peccato ma
spesso ci si azzecca (cit.). Ora datemi pure del malfidato, del diffidente, del sospettoso per natura o
per ostilit preconcetta pero a me un gruppo che dice di nascere a Rome, Georgia e come produttore
assolda un certo Howard Benson fa venire in mente delle affinit inquietanti con certe leggende
metropolitane che da anni circondano il nostro chitarrista trash (nel vero senso della parola) Riccardo
Benzoni per cui da sempre si spaccia per cittadino britannico con il nome di Richard Benson e che,
oltre a fracassarci i timpani con le sue esibizioni e fortunatamente - rare uscite musicali, dichiari di
aver scoperto artisti del calibro di Marlin Manson (sic) e di vantare amicizie influenti nel jet set dello
star business mondiale. Ultimi! Schifosi!! E, semmai ci fosse una reunion, ci dobbiamo pure spaventare!!!

SMOKE CITY
Genere: Trip Hop Samba Nova.
Nazionalit: Inglese.
Formazione: Nina Miranda (voce); Chris Franck (chitarra, basso, percussioni, tastiere e cori); Mark Brown
(turntables/campionatori, tastiere, percussioni e cori).
Discografia: Flying Away (Lp, 1997); Heroes of Nature (Lp, 2001).
Segni particolari: Spleen in salsa saudade.
Data e luogo della scomparsa: 2002, tra un fish and chips di Brighton e una churrascaria del Rio
Grande do Sul.
Motivo per cui saranno (forse) ricordati: Il singolo Underwater Love utilizzato nel 1997 per uno spot
pubblicitario della Levis diretto da Michel Gondry.
Motivo per cui dovrebbero essere dimenticati e mai pi riesumati: A parte il lungometraggio Brazil
diretto da Terry Gilliam nel lontano 1985, non ricordo alcuna produzione artistica degna di nota uscita
fuori dalla contaminazione tra il pudding e la feijoada. Gli Smoke City ne sono la riprova. E pure la
conferma.