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NUMERO 49 | INVERNO 2014 | COPIA GRATUITA | WWW.BEAUTIFULFREAKS.

ORG

INTERVISTE

LIVE

RECENSIONI

RUBRICHE

Sommario
INTERVISTE

5 Accordi Disaccordi

CONCERTI

7 Diario Di Bordo... A 40 Gradi

RECENSIONI

9 Full Length
33 EP

RUBRICHE



36 Bu!Cce Candite
38 Lopinione Dellincompetente
39 Trentatre Giri Di Piacere
40 Chi Lha Visti?

LE RECENSIONI
Giovanni Truppi | Tommaso Tanzini | Cristina Don | Sex With Giallone | Kabikoff | Dado Magnetico |
Mike 3rd | Luigi Porto | Agosto su Marte | Cumino | A Toys Orchestra | Miriam In Siberia | Carnenera
| Il Rondine | Musica Per Bambini | Andrea Tich & le Strane Canzoni | Roco Rico Romero | Ruggine |
Fast Animals And Slow Kids | Beatrice Antolini | NaGa | My Drunken Haze | Morgan Con La I | Dax &
Gli Ultrasuoni | Thegiornalisti | Le Sacerdotesse dellIsola del Piacere | My Speaking Shoes | Andrea
Arnoldi & il Peso del Corpo | Canto Antico | Ottodix | Leo Folgori | Film | Accordi Disaccordi | Carver |
Sula Ventrebianco | Verner | Abiku | Malamadre | VonDatty | Giovent Bruciata | The Rust and the Fury |
Finistre | Cesare Malfatti | Luca Laurini ||| Io e La Tigre | Martin Hagfors & C+C=Maxigross | The Wheels
| The Heart & The Void | Jibia | Plunk Extended //

BEAUTIFUL FREAKS
Sito web: www.beautifulfreaks.org E-mail: redazione@beautifulfreaks.org
Twitter: http://twitter.com/bf_mag Facebook: http://www.facebook.com/beautifulfreaksmag
WikiFreaks: www.beautifulfreaks.org/wikifreaks E-mail: wikifreaks@beautifulfreaks.org
Direttore editoriale: Andrea Piazza
Caporedattore: Agostino Melillo
Direttore responsabile: Mario De Gregorio
Redazione: Maruska Pesce, Marco Mazzinga, Marco Petrelli, Fabrizio Papitto, Vincenzo Pugliano,
Pablo, Bernando Mattioni, Anthony Ettorre, Lorenzo Briotti, Rubby.
Hanno collaborato: Alberto Sartore, Ciceruacchio, Marica Lancellotti, Antonia Genco, Andrea
Plasma, Piergiorgio Castaldi, Gabriele O, Daniela Fabozzi, Daniele Bello, Giacomo Salis, Alberto
Giusti, Francesco Angius. Infine un ringraziamento particolare a Marco M. e Vincenzo P.
Le illustrazioni sono a cura di Antonia Genco.
Beautiful Freaks una testata edita da Associazione Culturale Hallercaul
registrazione al Roc n 22995

editoriale

SHREDNROLL
La storia del rock falsa

La reiterata celebrazione delle rockstar sul web esercita sempre pi un incontrollabile potere
adrenalinico sulle masse di cyber-rocker da salotto generando unorda di manipolatori virtuali che si
divertono a mettere alla berlina la storia del rock e i suoi protagonisti. E limmenso spazio concesso
dal web, grazie ad unarchiviazione tuttaltro che metodica, di videoclip, live concert e quantaltro,
documentano ogni singola fase storica dalle pi remote origini fino allultima novit discografica e i
sovversivi creativi di cui sopra ci sguazzano a piene mani.
Youtube diventata in assoluto la piattaforma pi ricca e stimolante che sia mai esistita, una mediateca
ideale in cui possibile scovare lintrovabile, linedito, la rarit... tutto a portata di click! Ma il web
ormai anche il luogo ideale in cui ritagliarsi il proprio personale spazio di libert di fruizione oltre che
una finestra per condividere le proprie opere con il mondo intero.
Lutilizzo sconsiderato e incontrollabile del mezzo di comunicazione stata sempre una delle tentazioni
pi forti del giornalismo a effetto. Pensiamo alla geniale innovazione che fu portata nelle sale
cinematografiche nei primi anni 60 da Gualtiero Jacopetti e Franco Prosperi nel loro Mondo Cane in
cui il gioco della manipolazione dellinformazione, anche attraverso artifici di montaggio e doppiaggio
rendevano la notizia alterata modificando il rapporto tra significato e significante eludendo quindi
la soggettivit che convenzionale pretesa del documentario in genere. Ma prima di arrivare a oggi
collochiamo unaltra pietra miliare nel 1984 dove il termine rockumentary venne coniato proprio
grazie ad un clamoroso falso-documentario (poi ridefinito mockumentary) con il capolavoro This Is
Spinal Tap, opera prima di Rob Reiner...
Ma tornando ai cyber-creativi di oggi, si scopre che da qualche tempo su Youtube ha preso piede
un fenomeno che per sintesi definito shred, termine a cui si adatta perfettamente la generica
traduzione di distruggere, fare a brandelli. In questo caso lirriverente manipolazione messa in
atto a danno delle pi affermate rockstar di tutti i tempi dai Beach Boys fino ai System of A Down,
passando attraverso mostri sacri come Rolling Stones, Who, Deep Purple, Hendrix, Led Zeppelin.
Loperazione un semplice ma impeccabile totale doppiaggio sonoro. La traccia audio originale viene
brutalmente cancellata (resettata/formattata) e sostituita da una esecuzione (in tutti i significati del
termine) perfettamente sincronizzata del brano stesso. Destrutturando, brutalizzando e decostruendo
cos liconografia musicale ormai istituzionale e generando surreali esecuzioni di musicisti incapaci!
Nonostante la dichiarata intenzione di parodia, la provocazione suggestiva persino per i pi svezzati
cultori del bizzarro che vedono messa in scena la negazione di un Olimpo Rock ormai celebrato fino
alla nausea.
Ma la manipolazione ha diversi livelli. Possiamo assistere a una riesecuzione di rock demenziale di
un pezzo black metal (vedasi All Shall Fall degli Immortal) o a parodie esilaranti di grandi classici
come Stairway To Heaven. Lelenco sarebbe infinito: si va dai Backstreet Boys agli Slayer, dagli A-ha
ai Metallica. Il processo inarrestabile e sembra che quasi si voglia riscrivere la storia del rock ma
non prima di averla distrutta definitivamente. Gli shred di fatto sono solo una minima parte di questo
mondo antitetico. Le mutazioni culturali di cui Youtube testimone non finiscono solo nella parodia ma
anche nella riscrittura rigorosa di brani rieseguiti a sync con video originali. Assistiamo a Frank Sinatra,
Louis Armstrong, Eric Burdon o persino Boy George in veste di brutali esecutori death metal del loro
repertorio, cos come troviamo Metallica e Ronnie James Dio virtuosi jazzisti del loro repertorio. E
mentre gli Iron Maiden suonano bossa nova, i Soundgarden ska, Marilyn Manson polka, i Megadeth e

 BF
Nirvana suonano reagge, Marley suona metal, Slayer, Carcass e Deicide (tra i tanti) eseguono versioni
disneyane dei loro brani pi classici, luniverso rock si disgrega debordianamente in nome di unanticelebrazione che non avr mai luogo...
Altro fenomeno dinamitardo sono i Musicless Video e cio i videoclip nudi, sconditi totalmente di
musica e genialmente rappresentati (in modo superbo) con il loro audio dambiente... ma questa
solo unaltra incredibile creatura mutante che disintegra lo show business. Un intero saggio non
basterebbe...
Anthony Ettorre
***

The cool age of collage


Il passatempo preferito degli abitanti del nuovo millenio fare collage.
Attingiamo quotidianamente ad immagini, video e audio che la rete, senza soluzione di continuit ed
autonomamente, mette in condivisione. File a cui non riusciamo minimamente a dare un perch del
fatto che siano li, tra foto che ci si parano davanti di persone a noi sconosciute, video di eventi a noi
lontani geograficamente e culturalmente, roba e monnezza che si accumula e accumula, non fosse
per lo sporadico reset di qualche cyberlocker quando proprio non ce la fa pi a contenerla tutta!
E quando cominciamo a renderci conto di tutta questa montagna di roba che ci circonda, incomincia
il gioco! Gli strumenti che un computer ci mette a disposizione sono quelli che tutti conosciamo e
sembrano proprio fatti apposta per levenienza.
Abbiamo programmi di fotoritocco che sembrano nati per fare il collage e anche di pi, dato che ci
danno la possibilit di aggiungere se non di sottrarre livelli o di unire in maniera facile e intuitiva
immagini al testo; i programmi per le modifiche audio invece non vedono lora di farci caricare
innumerevoli piste per le tracce sonore mentre infine i programmi per il montaggio video sono la
summa delle due tipologie precedenti!
Ed qui che il gioco si sposta sullartistico, dove si arriva a modificare non pi il sottobosco della
rete come poteva essere un tempo il video Bed intruder song bens i mostri sacri della videoteca
dellumanit. Lintoccabile video di un live dei Rolling Stones o di Frank Sinatra negli Shred viene
dileggiato con un audio nuovo di pacca e ovviamente, di qualit molto pi scadente o totalmente avulsa
dal contesto. Scadente come i commenti sulle piattaforme streaming di qualcuno che alla visione di
tali video non ne capisce il gioco artistico e sentenzia pallidamente fake. Scadenti come i tentativi
delle piattaforme di videosharing pi famose che, sulle prime, censurando alla grossa, rimuovevano
questi composizioni in un batter docchio.
Ma daltro canto anche gli Shred in s stanno scadendo qualitativamente grazie alle app degli
smartphone che stanno rendendo questi collage ormai alla portata veramente di tutti. Ci viene
testimoniato dallultima ondata virale di questo periodo dove si va a perdere quel lato artistico che
caratterizza un collage, inteso come la scelta di ogni suo piccolo frammento, che sia audio o video, e
che ha un suo peso specifico, una sua forma e misura nel mosaico che va a costituire. Ma questo non
tutti lo immaginano.
Andrea Piazza
Per trovare gli shred di cui parliamo in questo editoriale nelle piattaforme di videosharing:
* Rolling Stones Shred Shut Up
* Marilyn Manson Polka Version
* The Beach Boys Shred I Get Around
* The Prodigy Breathe Total Shreds
* Musicless Musicvideo / Miley Cyrus - Wrecking Ball
* Bed Intruder Song
* A-ha - Take On Me Shreds
* 121212 Concert Smells Like Teen Spirit (Paul McCartney y Nirvana)

BF 

ACCORDI DISACCORDI
In occasione di Paratissima il busking si riversa lungo le strade di Torino. Tra i tanti artisti
che incontriamo, facciamo due chiacchiere con i due chitarristi Alessandro e Dario (Accordi
Disaccordi). Ci raccontano di Django Reinhardt, del gypsy jazz e di busking in giro per lEuropa
nellattesa delluscita del loro secondo disco
Un successone ragazzi! I bambini vi ascoltavano
ipnotizzati, la gente ballava e i vostri cd sono
andati a ruba. Complimenti!
Alessandro: Beh oggi c bel tempo, ci sono
anche Artissima e Paratissima, quindi c un sacco
di gente in giro e bene o male quando c lenergia
giusta, quello che suoniamo arriva al pubblico.
Come e quando nato il progetto Accordi
disaccordi?
Dario: Due anni e mezzo fa.
Un giorno Alessandro mi
ha chiamato e mi ha detto
Dario ho visto il nuovo film
di Woody Allen (Midnight
in Paris, ndr) che ha una
colonna sonora fantastica,
lho imparata: suoniamola!
cos per divertimento.
Io sono andato da lui
senza aver visto il film e
sentendo sta colonna
sonora ho pensato Che
figata! Dai suoniamola!.
Grazie a questa canzone,
che si chiama Bistro Fada, abbiamo incominciato
ad appassionarci al genere. Poi abbiamo visto
Accordi e disaccordi, dove viene raccontata in
maniera romanzata la vita di Django Reinhardt
attraverso il personaggio di Emmet Ray. Dopo
aver visto anche questo film siamo rimasti
folgorati. Abbiamo messo su qualche brano del
repertorio manouche, inserito il contrabbasso, e
poi abbiamo iniziato a suonare. Nel nostro disco
desordio (Bouncing Vibes ndr) la prima traccia
proprio Bistro Fada, appunto perch per noi ha
un significato di partenza.
Bouncing Vibes un mix di creazioni vostre e
arrangiamenti di brani sulla scia di Django
ma la vostra musica non solo Django, siete dei
musicisti onnivori. Rimanendo sulla metafora
culinaria, qual il vostro piatto preferito?

INTERVISTE

LIVE

A: Gli spaghetti killer! Ovvio! Spaghetti killer un


pezzo dedicato agli spaghetti di mia nonna, che
abruzzese e fa la pasta in casa. Dato che Dario
se n innamorato abbiamo deciso di scrivere
questa canzone per gli spaghetti. Killer perch ti
uccidono, perch sono una bomba col piccante, il
formaggio e il sugo fatto in casa. Dopo le prove:
un piatto di spaghetti killer, un po di vinello rosso
e chi s visto s visto!
D: Tra laltro il nome tradizionale della pasta

spaghetti
alla
chitarra.
A: E Spaghetti killer
sar uno dei pezzi del
prossimo disco che
uscir a breve, per
adesso un inedito
che per abbiamo gi
pubblicato e di cui
abbiamo gi registrato
il videoclip.
Siete freschi di tour in
Russia, com andata?
A: Abbiamo suonato
a Bruxelles, a Londra ma la Russia per adesso
il the best. In Russia non si pu fare busking
quindi abbiamo suonato nei locali ma erano
sempre pieni di giovani tutti quanti interessati
alla nostra musica, tutti attenti ad ascoltare
Noi non siamo abituati qua a Torino Diciamo
che la maggior parte degli italiani purtroppo non
ha questo tipo di interesse (non tutti ovviamente)
invece l in Russia s. Abbiamo notato che c una
maggiore diffusione della cultura, una voglia di
conoscere larte in generale, quindi la musica, il
teatro (che va alla grande), il cinema, la danza
A Londra invece abbiamo fatto sia busking che
concerti nei locali. E anche l va molto bene perch
hanno dei particolari tipi di permessi per suonare
in strada quindi essendo un po pi facilitati sono
pi avanti rispetto allItalia per quanto riguarda
la street music...

RECENSIONI

RUBRICHE

 BF
In Italia il busking resta il metodo di diffusione
che preferite utilizzare?
A: S, noi ci facciamo conoscere anche grazie
alla strada. Diciamo che a noi piace quando c
gente che ascolta; spesso nei locali la gente si
va a mangiare una pizza e a bere una birra ma
non gliene frega granch della musica. Ci piace
suonare nei posti dove c il pubblico attento
quindi dal teatro alla strada, dove c gente che
ascolta. Per alla fine il principio della musica
rimane invariato: sia che suoniamo a teatro sia
che suoniamo per strada cerchiamo sempre di
dare la stessa cosa al pubblico.
Daltronde il busking resta anche pi fedele
allanima gypsy-manouche che la massima
espressione della vostra musica. Oggi come
oggi invece si tende a prediligere il web come
mezzo di diffusione della musica, cosa ne
pensate?
A: Beh, secondo me potrebbe essere unarma a
doppio taglio. Cio: se si sa sfruttare nel modo
giusto allora se ne possono trarre dei benefici.
Nel nostro caso funziona perch la gente ci
conosce, la nostra musica viene diffusa in giro e
quindi abbiamo anche un riscontro di gente che
ci contatta. E poi invece ci sono altri che sfruttano
la rete in maniera completamente diversa per
esempio pagando un sacco di soldi in pubblicit
per avere pi visibilit e poi magari sotto sotto
non hanno un feedback effettivo
Usiamo social network, Facebook in primis, poi
Twitter e Instagram, che sono quelli maggiormente
diffusi, abbiamo il profilo Bandcamp dove la gente
pu ascoltare, scaricare o comprare le tracce, e un
sito web. Il nostro inedito Spaghetti killer anche
su Spotify e iTunes. Fortunatamente abbiamo un
amico che si occupa di gestire i canali social per
noi, cos noi abbiamo il tempo di focalizzarci solo
sulla musica (visto che gi il tempo poco).

INTERVISTE

LIVE

Sembrerebbe che in questo periodo lo scenario


swing-jazz stia ritornando in auge anche
grazie allelectro swing. Secondo voi lelectro
swing un riadattamento giovanile e nostalgico
di unepoca passata o forse soltanto un modo
vintage per fare incassi?
D: Secondo me si tratta di un po tutte e due le
cose
A: Le mode ritornano, adesso un periodo in cui
questo genere va di moda perch c un ritorno al
vintage (anche per il ballo).
D: C da dire una cosa al di l dellelectro swing,
che pu essere una parentesi del momento
oppure no (lo sapremo in futuro). Ci capitato
spessissimo di suonare allestero, soprattutto in
Inghilterra, che un Paese aperto un po a tutto
e diciamo che l lo swing non tramonter mai
perch uno di quei generi che un po difficile
che non piaccia alla gente. Magari in Italia c il
periodo come questo in cui va un po pi di moda
e ci sar il periodo dove magari lo un po di
meno ma negli altri Paesi non mai tramontato
E poi bisogna dire che in Italia generalmente
anche con la musica pi coinvolgente, sar per
vergogna o per mancanza di cultura, ma fatto
sta che nessuno si muove. Allestero invece c
un pubblico incredibile, molti giovani, e spesso
dopo che suoniamo il primo pezzo, che sia in un
jazz club, che sia in un teatro, che sia in un locale
da quattro soldi o che sia per strada, la gente
BALLA! Si gasa, si diverte, non si fa problemi e
molto spesso un concerto si trasforma in una
sorta di discoteca. C un coinvolgimento di tipo
diverso, allestero pi fisico, pi emotivo.
Sta per uscire il vostro secondo disco: cosa
dobbiamo aspettarci?
D: Dal nuovo album aspettatevi Bouncing Vibes:
levoluzione. Chi conosce Accordi Disaccordi dir
Ah ok, sono sempre loro ma ci sono due o tre
chicchette che vi stupiranno
Daniela Fabozzi

RECENSIONI

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BF 

Diario di Bordo...a 40 gradi


DIARIO DI BORDO una stagione sold out!!!
Stivale chiama, Catania risponde, eccome se risponde!
Torna a quattro numeri di distanza il Diario di Bordo pi sudato della storia, qui si fatica, mica si va ai
concerti tanto per fare.
Orgogliosissimi nel poter affermare che finalmente anche qui, nel profondissimo sud e dopo parecchi
anni di stasi, nonostante le difficolt geografiche ed economiche, la stagione invernale di concerti ci
ha riservato e ci riserver moltissimi appuntamenti degni di nota e allaltezza dei colleghi sparsi al di
l dello stretto.
Insieme a me in questa nuova versione del Diario la Giorgia, alla quale andato larduo compito di
documentare con immagini improvvisate qua e la tutti i live a cui abbiamo avuto il piacere di assistere...
Cos ci siamo addentrate nei meandri del Barbara Disco Lab la quale squadra organizzativa ha ripreso
in mano la situazione (disastrosa) regalando alla citt etnea un po del lustro di cui ha goduto nei
decenni passati...e credetemi, quando la sacralit della parola concerto affidata alle cover band,
questo tipo di ribalta non assolutamente facile da raggiungere.
In queste righe leggerete di sudore, sbronze, costole rotte, irruzioni sul palco, tentati furti di chitarre
agli artisti e musica, tanta musica live.
LO STATO SOCIALE 12/12/2014
Il caos la caratteristica principale della serata,
inutile dirlo, la fila fuori dal locale di dimensioni
esorbitanti... Molti li odiano, inneggiando a
contenuti autentici e caratteristiche osannate
dai puristi indie dello stivale, altri li osannano,
copiano e condividono citazioni e frasi ad
effetto... Io sto tra le due fazioni. Li avevo gia visti
su un palco un paio di anni fa, parto leggermente
prevenuta, non amo il caos senza senso, il casino
immotivato, soprattutto dopo quellesperienza
che non aveva lasciato in me il ricordo di un
grande concerto. Beh, i fatti ad oggi mi hanno
costretto a cambiare idea, la forza sul palco e
pi che triplicata ma quello che vedo e sento
una band vera e propria, rimane quel casino
ma lo spettacolo assicurato. Sono sbruffoni,
casinisti, fuori dagli schemi dei live educati dei
cantautori indie, catturano la scena, lattenzione
totalmente canalizzata dal primo allultimo
pezzo, ed subito festa. C ancora molta
strada da fare per acquistare la credibilit che
sta fuori ai social network e alle facili citazioni
di spessore, per signori, se vi capita andate
ad un loro concerto, sarete rintronati da quelle
chitarre e dalle decine di stronzate che capitano
sul palco, ma non potrete dire di non aver gradito
lo spettacolo. Abbandonati i preconcetti iniziali il
concerto una goduria, sono responsabilmente
cazzoni, ma consapevoli della loro enorme
capacit comunicativa. Allinizio si storce il naso,
ci si bisbiglia qualcosa, allimprovviso si coglie

INTERVISTE

LIVE

quella parola, gi sentita, forse pure scontata,


ma ci si ritrova sottopalco a sudare inneggiando
ritornelli pi strambi.
A TOYS ORCHESTRA 2/01/2015
Un live intenso e ricco, emozionante per certi
versi e interessante lassetto in continuo
mutamento, gli ementi della band continuano a
girare sul palco, scambiandosi parti e strumenti,
scambiandosi suoni. Questa era stata la cosa
che pi mi aveva colpito degli A Toys Orchestra,
visti in parecchie occasioni, la loro musica mi
aveva sempre dato lidea di essere ambiziosa, di
voler prendere le distanze da quelle che sono
le produzioni italiane. Midnight (R)Evolution lo
avevo divorato cos tante volte da averlo distrutto,
messo da parte e mai pi ricomprato (fino alla
sera del concerto). Il nuovo lavoro si chiama
Butterfly Effect ed sicuramente un passo
stilistico importante, ma live la vera scoperta,
Enzo Moretto e compagni sono in grande forma
e le nuove tracce sembrano addirittura pi belle
delle mie preferite del precendente lavoro.
Un live strepitoso, latmosfera calda, il palco
cos pieno di luce che in alcune occasioni pare
persino unimpresa rimanere con gli occhi aperti,
fasci di luci che dal palco arrivano direttamente
dentro il cervello. I pezzi suonano come fossero
sempre stati eseguiti davanti a quella platea,
che ama particolarmente questa band e Moretto
lo sa quanto sia stimato da queste parti, non fa
altro che fomentare applausi e urla. La grande

RECENSIONI

RUBRICHE

 BF
protagonista della serata finalmente la musica
di qualit, e in questo gli A toys Orchestra sono
almeno una spanna sopra ai colleghi italiani, la
loro musica ha sempre avuto a che fare con il
rock dei fratellini inglesi, intenso e i testi (in
inglese ovviamente) sempre cos malinconici,
intrisi di un velo di consapevolezza cruda, ma
sempre con un piede nel sogno. Dicono di voler
testare col pubblico catanese leffetto che fanno
i pezzi del nuovo disco, il risultato strabiliante,
il pubblico in delirio e il concerto sembra non
voler finire: chitarre che si arrampicano su fili
appesi, distorsori portati al limite, strusciamenti
sul pavimento e la folla che continua a chiamarli.
Great job, gran concerto!
THE ZEN CIRCUS 16/01/2015
Eh no signori miei, qui c poco da fare...gli Zen
dettano ancora leggi che sono nazionali per
quanto riguarda la musica suonata. Tre strumenti,
tre grandi personalit sul
palco e tanto, tanto rock
and roll. Appino torna con
la band dopo il suo disco da
solita Il Testamento, gran bel
lavoro pure quello (daltronde
anche UFO e Karim non sono
stati con le mani in mano)
e un concerto degli Zen
sicuramente unesperienza che
non si dimentica facilmente. E
tutto molto veloce e le gocce
di sudore cadono chiedendo alla voce di urlare
ancora quel ritornello. Inutile dire che il pubblico
abbia particolamente gradito quello che ormai
diventato ovunque linno ufficiale della
band, nonch Andate tutti a fanculo, che gi
solo allaccenno di un coro si parte a gran voce

sostenendo nelle liriche Appino. I grandi pezzi


si avvicendano cos velocemente che quasi ci si
confonde nellascoltarli tutti e cos senza fiato.
Sono sempre manifesto di una giovane italia
che si schiera, che ancora crede nella rivolta, che
non accetta facilmente le logiche di una societ
sempre pi corrotta e gli slogan e le provocazioni
si fanno sempre pi dirette. Canzonette, come mi
piace definirle, con significati grossi come macigni,
tanto che la sensazione che quelle urla abbiano
un significato molto pi grande di un semplice
appoggio alla band, sono voci che attraverso la
musica rivendicano qualcosa, scelgono di urlare
per dire che la pensano come loro. E forte, molto
forte. E divertente aggiungerei, perch i tre
non perdono occasione per prendersi in giro o
ricorrere a siparietti irriverenti e che coinvolgono
la totalit del pubblico. Beh, ad un certo punto
serve uno scatolone vuoto sul palco, nessuno
ci fa pi caso, fino alla fine del concerto. Dopo i
convenevoli da ultimo pezzo,
i tre pazzi saltano dal palco in
mezzo alla gente ed l che
suonano lautentico bis, senza
amplificazioni,
microfoni,
senza luci. Karim afferra quello
scatolone e lo usa come fosse
una percussione, si saluta
cos tutta quella gente che ha
cantato la riscossa mandando
il mondo a fanculo, ancora
una volta. Ormai nellera della
comunicazione globale, con la musica tutta
che diventa sempre pi alla portata di tutti, il
concerto deve essere vissuto innanzitutto come
unesperienza diversa ogni volta... Beh, stessi
Zen Circus, stesse canzoni, ma energia non
quantificabile. Grandi!

Noi in occasione di questa stagione di live spettacolari abbiamo coniato uno slogan perfetto, al grido
di liotro do it better (liotro lequivalente dialettale di elefante) attendiamo i prossimi live per
raccontarvi altri scorci musicali dal profondo sud.
La rubrica sar disponibile completa del report fotografico sul sito di BF www.beautifulfreaks.org e
anticipato anche sulle nostre pagine FB.
Ci tengo a precisare che durante i concerti che hanno portato alla realizzazione del presente articolo
nessuna delle reporter ha subito violenza da parte di security o dai musicisti in questione (nostro
malgrado in alcuni casi).
Il Diario continua... Io e Giorgia continueremo a subire spintoni da sotto palco e post sbronza
memorabili molto volentieri e il meglio deve ancora venire... STAY FREAKS ON THE ROAD!
(un ringraziamento particolare va a Paolo Mei e Simona Manuli per Rocketta Booking e allo staff del
Maruska Pesce
Barbara Disco Lab).
pics by Giorgia Di Carlo

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LIVE

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Giovanni Truppi
GIOVANNI TRUPPI
Woodworm Label, 2015
Per me Giovanni Truppi ha fatto la differenza. Lho scoperto in un
periodo particolare della mia vita, e da allora ho continuato ad ascoltare
e riascoltare il suo Il Mondo Come Te Lo Metti In Testa, un disco
scarno e diretto, pieno di tragicomico, onesto cinismo, che allepoca
risuonava perfettamente con le mie corde. Parla a se stesso e di se
stesso, e analizza il mondo con spietata lucidit che non mai distacco
n disprezzo, ma (im)pietosa accettazione dei complicati intrecci
dellesistenza, delle esistenze, di uninteriorit ipersensibile e disillusa ma sempre protesa verso un
livello di conoscenza superiore, e possibilmente pi serena. Truppi inclassificabile. Padroneggia
perfettamente la forma-canzone (Eva, un piccolo, commovente capolavoro tessuto da delicate note
di piano), e proprio per questo la scompone, la violenta, la spinge al di l dei limiti del riconoscibile
attraverso la forza di unacutissima ironia, o di una travolgente, disperata necessit desprimersi
(Conversazione con Marco sui destini dellumanit, il mio pezzo preferito). Il suo talento nella scrittura
sconfinato: testi caotici si sciolgono in impetuosi flussi di coscienza che esondano dai confini
ritmici e melodici imposti dalle sue essenziali strutture chitarristiche, acquistando valore poetico ed
empatico grazie alla semplicit dellesposizione, che scansa ogni barocchismo/ermetismo e presenta
loggetto nudo, sbattendolo sotto gli occhi e le orecchie dellascoltatore. Strappa risate, ghigni amari,
e tristissimi sospiri con Giovanni Truppi lartista rimpolpa il suo organico e spazia pi largamente tra
suoni, strumenti e costruzioni, pur mantenendo intatta una solida spina dorsale fatta di chitarra e
batteria. Quando Truppi parla, quando suona, va ascoltato. Musica e parole si nascondono una dietro
laltra, ed impossibile separarle. Reciprocamente necessarie, si sostengono e diventano un unico,
yin&yang di una personalissima eppure estremamente comunicativa e reale visione del mondo, magari
disperata, ma mai sconfortante. La musica ha bisogno di cuore, oltre che di viscere e nervi, e Truppi
tutto questo. Pi di una volta ho scritto che la musica con pi valore quella che spinge in avanti i
confini dellarte stessa, che apre nuove strade, che moltiplica e amplifica le possibilit espressive di
uno strumento potenzialmente infinito ma spesso mortificato. Truppi anche tutto questo, e io gli
sono estremamente grato. Per tutto.
[8,5/10] Marco Petrelli

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10 BF
Tommaso Tanzini
PIENA
Stop Making Sensible Records, 2014
Siamo a Pisa. LArno irrequieto in quei giorni, rischia di esondare e
travolgere lo studio di registrazione, distruggendo tutto. Si incide con
questa consapevolezza, riflesso di confini pi personali. Perch lesordio
dellex Criminal Jokers (nel suo pedigree anche lesperienza afrobeat
con i Sonalastrana) questo: una ferita aperta, come la crepa scoperta
in copertina, mentre gli occhi spalancati non ne vogliono sapere di
distogliere lo sguardo. il ritratto amaro di un figlio perdente portato a
riva dalla sua corrente, come viene fotografato dalla prima e intensa Immagine di questo disco. Dodici
episodi dolenti, intrisi di una negativit che mette alla prova lemotivit di chi ascolta. Le ideologie in
vetrina e le velleit dei Musicisti alla ribalta, lincapacit a muoversi e la desolazione per una vita sentita
come lontana (la struggente Madre), labbrutimento domestico (Quattro mura), la necessit di fuggire
dalle proprie consapevolezze (In bici), labbondono del nido materno e il senso profondo della propria
solitudine (Attorno al fuoco). Tra arpeggi di chitarra urticanti e desolate lande elettroniche, una voce
che non ha voglia di cantare recita un disco estremamente sofferto, senza sconti, e dove a vincere sembra
lautoindulgenza di chi non vuole abbandonare il proprio dolore. Autolesionista, eppure profondamento
sincero.
[7,5/10] Fabrizio Papitto

Cristina Don
COS VICINI
Qui Base Luna / Believe Recordings, 2014
A distanza di tre anni Cristina Don torna sulla scena musicale con Cos
vicini, il suo ottavo album in studio realizzato con la preziosa collaborazione
di Saverio Lanza, con cui aveva gi collaborato per il suo ultimo album
Torno a casa a piedi. Cos Vicini anche la title track dellalbum ed a
sua volta un album, un album di ricordi dinfanzia dalle sonorit italiane
degli anni 70 (un po stile PFM e Battisti) che rafforzano ulteriormente il
viaggio introspettivo nella memoria. stato proprio Cos vicini il singolo
che ha anticipato luscita dellalbum e svolge pi che bene la funzione di biglietto da visita per le altre
canzoni in quanto a testi e stile. La musica molto molto ricca dal punto di vista strumentale ma senza
mai sovrastare e offuscare lo strumento principale, vale a dire la voce di Cristina. Intensa, cullante,
incantevole e molto particolare capace di trasformare le parole in immagini molto rappresentative,
sempre allinsegna dellintimit e del dialogo diretto. I suoi testi sono frutto di una vena poetica originale
ed intensa, molto profonda (il senso delle cose si nasconde dietro alle persone/il senso delle cose si
racconta con parole silenziose). Troviamo anche dei pezzi pi ritmati come Siamo vivi, che gi pi
movimentata rispetto alle altre canzoni e in cui nel ritornello ci sono dei cori di accompagnamento che
ricordano un po lo stile Battiato. Anche Il tuo nome un pezzo con un certo ritmo, Perpendicolare invece
molto diversa, una dichiarazione damore mente e corpo dai toni delicati e incantevoli. Senza dubbio
Cos Vicini un lavoro che, assieme a Cristina Don stessa, si distingue nel panorama del cantautorato
indipendente italiano di oggi.
[7/10] Daniela Fabozzi

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BF 11
Sex With Giallone
WE HAD A ROOM AT TROPICANA MOTEL
Trovarobato, 2015
Artisti emergenti italiani che si esprimono con linguaggi musicali e
verbali internazionali devono essere molti pi preparati di quelli che
si rivolgono a un pubblico prettamente italiano. Questo un dato di
fatto. I Sex with Giallone sono giovani ma molto preparati. Questo un
altro dato di fatto. Confezionano un concept album mettendo dentro
soluzioni musicali eterogenee utilizzate con unintelligenza e una
sensibilit che non ti aspetti. Compongono una storia, con parole, con
suoni, con frammenti di generi e di mode prevalentemente anglo-teutonici, incastonati ad arte per
mettere in scena unimmaginario definito, lavorando di luci e di ombre, di pieni e di vuoti, come un
fotografo chiamato a ricreare un setting plausibile entro cui raccontare una storia, una storia di sesso
e di morte: il suidicio di un giovane fra lurina-feci-sperma di una stanza del Tropicana Motel, un motel
di quelli visti pi nei film americani che lungo le nostre strade. I Sex with Giallone ci portano allinterno
delle quattro pareti, ricoprendole con tessuti onirici, esoterici, fiati strozzati, morbidi tappeti. Cera il
potenziale per un lavoro di maggiore effetto, ma in fondo funziona. Ci ritroviamo esattamente nella
stanza dove avrebbero voluto che finissimo.
Puoi ascoltare il tutto su Bandcamp, ma dellalbum esiste anche una curatissima versione fisica, creata
dalla band stessa in collaborazione con la grafica Bianca Peruzzi, che offre i testi dei brani disposti in
forma di calligramma su carta-pellicola trasparente. Ne sono state stampate solo 100 copie, disponibili
su richiesta alla band contattando lindirizzo swgiallone@gmail.com. Io credo che gli scriver.
Nota autobiografica: mentre ascoltavo lalbum mi sono scoperto dun tratto a pensare ma quando
uscir la nuova serie di Twin Peaks? Sette sulla fiducia, aspetto di sentirli live.
[7/10] Alberto Sartori

Kabikoff
PIETRAIA
Sinusite Records, 2014
Italiani brava gente, sempre col sorriso sulle labbra e il loro bravo
mandolino in mano. E invece no. La voce di Marco Kino Deregibus
cattiveria distillata in altissime concentrazioni, pronta a disegnare picchi
vertiginosi di furia hardcore; la chitarra di Alberto Turra mescola riff
taglienti e virtuosismi hair metal di una velocit impressionante; il basso
di William Nicastro semplicemente geniale, nella sua commistione
di tecnica funky e linee cupe e incalzanti vedere a tal proposito
Paura Di Niente: uno sconvolgimento ininterrotto, che costituisce lemblema del disco mentre
la batteria di Sergio Quagliarella un continuo cambio di ritmi e accenti che di certo non annoia.
Pietraia, che gi nel nome porta impressa la durezza del suo impatto al primo ascolto, si presenta
come un vulcano in eruzione, che ad ogni pezzo sorprende ed incuriosisce: ascoltando con attenzione
le parole delle canzoni, emerge infatti unironia graffiante ed una giocosit inaspettata, al limite del
nonsense dadaista, forse addirittura contrastante con lesplosione sonora che il quartetto riesce a
costruire traccia dopo traccia. Contrasto che potrebbe essere una precisa volont dei Kabikoff, i quali,
nonostante lindubbia derivazione math-core, si divertono a contaminare la loro rabbia post-punk con
improvvisazioni jazz e cambi di ritmo tipicamente progressive. Pi che a un dolce sorriso, questalbum
somiglia a un ghigno sadico e spietato del Joker di Batman: una bocca dipinta di rosso, che lascia
interdetti tra comicit carnevalesca e brividi dorrore.
[7/10] Alberto Giusti

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12 BF
Carver
LA RACCOLTA DEFINITIVA
Costellos Records 2014
I Carver sono un creativo duo proveniente da Milano. Marco Colombo
e Matteo Cantaluppi ci offrono una raccolta definitiva dei loro brani
in 76 stupefacenti minuti di originale elettropop di matrice italica.
Ventuno brani (registrati tra Milano e Berlino) che raccontano frammenti
di storia italiana (da Sindona a Pasolini, da Ilona Staller alla domenica
sportiva) a e di vita di provincia raccontata con la sfrontatezza di chi le
ha metabolizzate. Un retrogusto da exploitation daltri tempi suggellata
da sonorit evocative rigorosamente calibrate. La maturit stilistica dei Carver impressionante,
letereogeneit dei suoni rende il lavoro appassionante e stimolante. I brani interpretati come La barba
e Ciao Vito, rimandano alle migliori cose dei primi Massimo Volume o a qualche intuizione degli Offlaga
Discopax. Descrittivi anche nei brani strumentali. Stimoli kraut rock ed elettro progressive compaiono
qua e l in sprazzi di moderna e composta psichedelia pop. Un disco emozionale che racchiude lo spirito
Carver, sin dalla copertina su cui troneggia un simbolo provocatoriamente un simbolo massonico. Opera
eccellente!
[8/10] Anthony Ettorre
Sula Ventrebianco
FURENTE
Ikebana Records, 2014
Dalle ceneri di due gruppi napoletani, Moist e Kimera nato un terzo
mostro, sghembo e selvaggio, veloce e potente. Qualit e difetti di
questa progenie si confondono nel suo verso rumoroso, composto da un
miscuglio di frequenze che sono un preludio allaggressione. Il nome di
questo secondo album la quintessenza del suono ruvido della band,
scagliato in direzione della cristalleria italiana classica. Furore: stato di
grande eccitazione e turbamento mentale, provocato da ira o da altra
passione violenta. Capito il labile confine del sentimento, avrete un perimetro imperfetto dentro il quale
muovervi, per riuscire a familiarizzare con la bestia; quando riuscirete a correre con lei qualche pensiero
abbandoner il suo posto fisso per seguire il turbillon delle melodie. Teatro degli Orrori, amore, rabbia,
Ministri, acido, rauco, il vulcano, la paura, il dolore, larte. E potrei vorticare allinfinito, per acchiappare o
non esser preso, per sentire un moto non indifferente da uno stato danimo nascosto. [6,5/10] Pablo
Verner
FIORI DAL LIMBO
La Pupilla Records / A Buzz Supreme, 2014
Recensire appena sveglio spesso si rivela unidea malsana. Vado dritto
incontro a grandi emicranie che inevitabilmente inaspriscono la capacit
di giudizio, sia del buono sia del cattivo. Dopo il sottovuoto del sonno
ci vuole un po di delicatezza nellaccogliere i suoni. Verner ce lha nel
proporla, e gi lo ringrazio, perch mi piace scrivere a letto nel mio
giorno libero e lui di riposo e di immobilismo ne sa qualcosa. Lalbum si
rivela interessante per forma e contenuto: la copertina nasconde una
mini galleria darte, con sei illustrazioni a tinte piatte venute dal sogno. Queste vanno a braccetto con i
toni delicati proposti dalla musica cantautorale e con le idee dellartista; perci, primo comandamento,
ascoltare al risveglio. Con liriche bilanciate riesce a ritagliarsi minuti piacevoli, a tratti ridondanti: lalba
non lascia posto a nessuno zenit, qualcosa dovrebbe mettersi in moto.
[6,5/10] Pablo

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BF 13
Luigi Porto
SCIMMIE
Snowdonia Dischi / Cineploit Records, 2014
Avant-garde, rap, gospel, canto popolare, elettronica, musica da
camera strumenti, suoni, voci stravolti e miscelati, rielaborati in un
nuovo linguaggio, apparentemente caotico, ma al contrario armonico,
disciplinato dalla necessit di cogliere una realt emotiva tumultuosa e
contrastante. Oscuro e astruso, ricco di fonti di ispirazione e influenze,
a volte eccessivo, ma non casuale nelle sue giustapposizioni. Scimmie di
sicuro non un lavoro semplice da ascoltare, n tanto meno da valutare,
troppo alto il rischio di non coglierne le molteplici sfumature, e forse questo anche il suo difetto.
Le molte suggestioni confondono e spiazzano. Una bellezza algida e distante caratteristica di tutto
lalbum e tuttavia lascolto resta una sfida che vale la pena di affrontare. Che Scimmie sia unopera
originale, lo si capisce inoltre dal richiamo alla colonna sonora del film Lapocalisse delle scimmie
di Romano Scavolini (opera inedita, ancora in post produzione) dalla quale il disco tratto. Dunque
stretta correlazione tra immagini e suoni, ma con la curiosa inversione del soundtrack che precede
il film, restituendo a Scimmie tutta la propria autonomia artistica. Lautore stesso, il compositore e
sound designer Luigi Porto, trapiantato negli Stati Uniti, ne rivendica la completa unicit e completezza
rispetto alla pellicola. Laspetto visivo ed espressionista dellopera resta comunque forte e il
confronto con il film quasi inevitabile, per quanto al momento impossibile. Alcuni brani spiccano come
lavvolgente e misteriosa elettronica minimale di Monodia del pusher, o il rap corrosivo e distorto
di Distaste II con la voce rabbiosa di Mr. Dead degli Antipop Consortium, o le dissonanze avant rock
de Le vespe. Altre collaborazioni arricchiscono lalbum: la soprano Carmen DOnofrio, il cantautore
Rudi Assuntino, il violoncellista James Waldo, il coro Gospel Soul Sigh tra gli altri. Scimmie unopera
complessa, non immediata, eccentrica, in qualche modo incompleta, ma certamente interessante e
[7/10] Vincenzo Pugliano
particolare nel panorama italiano.
Agosto su Marte
CANZONI PER FERIE ALTERNATIVE
Autoprodotto, 2014
Il giovane gruppo palermitano produce e pubblica da s il suo primo
LP anticipato dal singolo Dylan, la storia di un cane stile Brian Griffin
che racconta di se stesso e degli altri dal suo punto di vista. Lalbum
un viaggio nello spazio, alla volta di Marte, che appunto la meta
in cui trascorrere le ferie alternative citate nel titolo. Lo space shuttle
decolla prendendo Un caff sopra un ponte che collega due galassie
non ancora scoperte e la voce che ci accompagna quella di Piero
Angela in Superquark che si improvvisa steward dellascolto, come fatto anche da Jovanotti per
lapertura dei concerti del suo ORA tour. Lintero album ha come tema centrale quello dellevasione e
Fuggo ne un chiaro esempio (ci crocifiggeranno le mode pi banali ma sapremo alzarci in volo come
fuochi artificiali). Anche Inno alla lentezza vuole essere un tentativo di protesta contro leccessiva
frenesia di tutti i giorni e lo fa inserendo degli sprazzi di funk e alternando atmosfere calme a chitarre
incazzate. Molte variazioni anche allinterno di una stessa canzone quindi, anche in Come nel tennis,
che a met brano esplode in un altro stile meno ballata. I testi sono curiosi, spaziano moltissimo
grazie alloriginalit e alla fantasia del cantante e autore Claudio Garda che non manca di unire sempre
elementi astrali e galattici con le piccole cose quotidiane. Lo stile pop cantautorale, il punto di forza
sono i testi perch forse dal punto di vista melodico il gruppo pu imparare nel corso del tempo ad
elaborare delle strutture che colpiscano di pi. Per finire, La vedi anche tu quella luce dal cielo conclude
in modo confortante questo viaggio originale nelle galassie dellevasione. [7,5/10] Daniela Fabozzi

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14 BF
Cumino
POCKETS
Autoprodotto, 2014
Il nuovo lavoro del duo formato da Luca Vicenzi (chitarre ed effetti) e
Davide Cappelletti, in arte Hellzapop (synth e programming elettronico),
un viaggio onirico e malinconico in territori post rock strumentali, venati
di unemotivit eterea e rarefatta, alterata da arpeggi acustici e beat
elettronici pi oscuri e distorti. Il risultato straniante, di una bellezza
distante e un po algida. Lesempio pi chiaro di questo approccio la
sesta traccia Veins, in cui stacchi elettronici pulsanti e crepuscolari
si alternano a momenti acustici delicati e soffusi. Si delinea cos una scelta quasi cinematografica,
descrittiva ed espressionista, quasi un sottofondo di note e sensazioni intime. Ma qui sta forse il punto
debole del lavoro: una certa uniformit se non di suoni e linee melodiche, almeno di intenzioni. Alcuni
brani sfuggono a questa opzione, la profonda e distesa Two Spheres che si apre a suggestioni desertiche
e decisamente post rock. O la notturna Tangier, pi inquieta e vibrante di bassi. Nel complesso Pockets
un disco invernale, ma non nel senso di freddezza e distanza, al contrario pulsa di unemotiva intensa
e sopita al tempo stesso, che attende di esprimersi e mostrarsi in tutta la sua energia. Breve, poco pi di
trenta minuti, questo disco merita pi di ascolto per coglierne tutte le sfumature e gli accenni nascosti,
[6,5/10] Vincenzo Pugliano
forse troppo, nelle eteree atmosfere delle sue tracce.
A Toys Orchestra
BUTTERFLY EFFECT
Ala Bianca / Urtovox, 2014
Non cosa semplice riuscire a trovare bands italiane indipendenti
(possibilmente affermate) con lo sguardo rivolto oltre confine. Chiariamo:
moltissimi attingono a piene mani dai patrimoni musicali di altre culture,
ma non hanno poi la pretesa di entrare nei circuiti da cui provengono le
proprie ispirazioni. Gli A Toys Orchestra, in questo senso, hanno sempre
mantenuto viva la propria vocazione transnazionale. Pur non avendo
ancora trovato la consacrazione definitiva a livello di vendite, il gruppo di
origini campane ha lasciato la propria impronta tra i nomi pi influenti della musica indipendente italiana.
Ed con lavori come Butterfly Effect che gli A Toys Orchestra possono confermare di potersi sedere
al tavolo dei potenti, avendone tutto il diritto. La band riserva da sempre unattenzione particolare alle
melodie e Butterfly Effect rappresenta la concretizzazione di una cura pi ampia per i dettagli dellintero
brano, oltre che dellalbum preso nella sua interezza. La collaborazione con il produttore Jeremy Glover
(gi con Crystal Castles e Liars, tra gli altri) ha conferito alla nuova fatica dei Nostri un carattere molto
pi ammiccante e pitchforkiano. Il primo singolo (con video) uscito in autunno Always Im Wrong una
celebrazione del sound che caratterizza il nuovo album, dove ogni parte al proprio posto, il motivetto
cantabile e le chitarre fanno tutto ci che vorreste sentire da una chitarra in un pezzo cos. Pretendere
che una band indie rock non si lasci influenzare da ci che ha intorno sarebbe un ragionamento sterile:
sufficiente sentire la vecchia Dance of the Moth per capire quanto sia forte linfluenza del contesto sulla
band, considerando che il pezzo fu scritto allinizio degli anni zero. Cionondimeno, palese il passo avanti
che questo album sta a significare, se messo a confronto con i pur buoni lavori precedenti. Tornando a
noi, lalbum si mantiene piuttosto vicino al proprio centro gravitazionale, rimanendo coerentemente su
un territorio dappartenenza musicale ben noto alla band. I momenti veramente esplosivi dellalbum
non sono troppi (un esempio molto positivo Take my Place), ma il prodotto non contiene materiale in
eccesso, ben studiato, ben arrangiato e con buone idee. Personalmente per, non vedo leffetto farfalla
celebrato nel titolo materializzarsi nelle canzoni dellalbum, e neanche nelle macchie di rorschachiana
memoria in copertina. Ma chiss che questo battito dali non provochi un vero uragano da qualche parte,
tra qualche tempo.
[7/10] Bernardo Mattioni

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BF 15
Miriam In Siberia
FAILING
Autoprodotto, 2014
Se non fosse per limmagine di copertina, che ritrae un esempio di tundra
siberiana, si potrebbe pensare di essere in Scandinavia, luogo mitologico
per eccellenza. Le sonorit di questo disco, fatte di sintetizzatori che
come moderne trombe annunciano linizio di una battaglia, ricalcano
perfettamente unepopea eroica, fatta di cadute e risalite, sofferenza
e redenzione. Il quartetto di Aversa riesce a trasmettere, attraverso
ritmiche scarne ma al tempo stesso pesanti come il martello di Thor
in tal senso molto azzeccate le dinamiche di batteria e chitarra, marcate ma mai sovrabbondanti un
sentimento di tensione che, traccia dopo traccia, assume connotazioni mistiche, soprattutto grazie agli
ampi sprazzi di luce disegnati dalle tastiere di Bartolomeo DAngelo. Emblematico in tal caso Down
From A Mountain, pezzo dalla glaciale tranquillit che sul finale prepara il colpo del knockout, grazie
ad un bellissimo crescendo. Pi floydiane forse le derivazioni di Dont Anyone, dove lostinazione della
batteria crea invece una distensiva, e al tempo stesso delirante, cavalcata psichedelica che parte lenta,
quasi al passo, per poi galoppare selvaggiamente nella parte centrale e ritornare ad anello verso il
groove iniziale. Forse un po meno incisiva We Wanna Know, dove il collante psichedelico viene meno,
lasciando spazio a un pi classico andamento da ballata rock. Ad ogni modo, questo terzo album
dimostra senza dubbio il talento vintage-oriented del gruppo, capace di accostare a questo spiccato
sperimentalismo visionario sonorit pi cariche e pesanti. Come pesante, del resto, il colpo vibrato
dal martello degli Dei.
[7,5/10] Alberto Giusti
Carnenera
CARNENERA
Sinusite Records, 2014
La distruzione di formule ormai consolidate, e la creazione di nuovi
spazi sonori sembra essere lobbiettivo dei Carnenera.
Partendo da una matrice prettamente rock, tutto viene puntualmente
messo in discussione tra sprazzi melodici e destrutturazione, la
direzione che ti aspetti sempre aggirata.
Sfruttano la tavolozza di colori propria del power trio di impronta
avantgarde dando vita a una scorribanda caleidoscopica tra jazz core,
post-rock, slow core, che si tinge di tinte sabbathiane in William Blake, pezzo dallandamento
catartico.
Si colora di toni mistici, con il cantato di Dalila Kayros La Marcia dei Triceratopi, ritmiche cadenzate
su tappetti sonori stridenti , in un brano dal sapore doom metal e caratterizzato da un drumming
muscolare affine a quello di Dale Crover.
Dopo un inizio quasi febbrile, culminante nel free rock di Duello, il disco si tinge di atmosfere
meditative e introspettive , tra territori lisergici, stoner, e visioni acide.
La psichedelia di Twenty one thousand leagues, che non sarebbe di certo dispiaciuta all Antonioni di
Zabriskie Point, si mescola con l abrasivo doom punteggiato da canti ritualistici in William Wallace,
che appare come lo spartiacque perfetto e trionfante in un disco che testimonianza della profonda
eterogeneit di intenti del trio.
L astrattismo di certe soluzioni permette di delineare ampi spazi immaginativi , sonori e visivi, in cui a
dominare un suono scuro , che per la presenza di un basso spesso distorto e della chitarra baritona,
da al tutto una coloritura granulosa.
Opera post-moderna, dotata di una sua coerenza interna, sa sfuggire infine a qualsiasi tipo di esito
confusionario o di maniera, cui sono spesso vittime queste operazioni.
[7/10] Giacomo Salis

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16 BF
Il Rondine
PU CAPITARE A CHIUNQUE CI CHE PU CAPITARE A QUALCUNO
La Fame Dischi, 2014
Sotto il nome de Il rondine si nasconde il progetto del cantautore romano
Claudio Rossetti, che in questo lavoro ci racconta un mondo allucinato,
in cui i minimi e a volte insulsi dettagli di una giornata sono lo spunto
per riflettere sul caos del mondo; il caso di canzoni come La fine di uno
scarafaggio, La bolletta del gas o La settima differenza, in questultima
addirittura lautore si chiede se pu denunciare leditore di una rivista
enigmistica dato che non trova la settima differenza nel gioco. La voce
di Rossetti e il modo di cantare mi ha ricordato moltissimo Tricarico, sia per quel modo un po stonato
ma in fondo piacevole sia per i testi e le ambientazioni completamente grottesche e a volte psicotiche.
Le musiche sono abbastanza semplici, con le chitarre e una buona base ritmica a dominare, per non
mancano sintetizzatori e loop che sono fondamentali per rendere lalienazione che traspare dallalbum.
Nel complesso c unoriginalit che non facile trovare e alcune canzoni sono sicuramente delle piccole
perle, specialmente Morto e Oggi non un buongiorno, e forse la particolarit maggiore lossessiva
ripetizione di alcune parti delle canzoni, Unoliva e Mi raccomando amici miei, che certo mostra la voglia
di non essere n omologato n estremamente commerciale, anche se rende lascolto certamente pi
arduo. Un buon lavoro, penso che Rossetti possa dire la sua nel panorama cantautoriale italiano.
[7/10] Piergiorgio Castaldi

Musica Per Bambini


CAPOLAVORO
Trovarobato, 2014
Musica per bambini di qualche ospedale psichiatrico a met tra un
circo e un incubo sotto speed. Avevo avuto modo di conoscere il lavoro
di Manuel Bongiorni tramite Dio Contro Diavolo, che era diventato
un piccolo cult da propinare a chiunque fosse abbastanza distorto (o
abbastanza sbronzo) da apprezzare il caos elettropunk che si srotolava
velocissimo e implacabile da quel disco. Stavolta il concept riguarda
la frase ferale che tutti ci siamo sentiti porre quando eravamo piccoli,
innocenti infanti ancora alloscuro del fatto che saremmo cresciuti in un mondo dove persone come
Gasparri avrebbero avuto diritto di parola. Cosa vuoi fare da grande?. Io volevo fare larcheologo,
perch Indiana Jones era un fico e aveva la frusta, ma dubito che una figura professionale tanto regolare
troverebbe posto in questa nomenclatura delirante di mestieri surreali e a volte inspiegabilmente
disturbanti. Abbiamo uno Squilibrista che cade e ride, una grottesca Famiglia di Becchini guerrafondai
adepti di pestilenze e carestie. Si passa dalla filastrocca da girotondo medievale a sferzate di chitarre
metallare accompagnate da strida laceranti. Una cosa cos non lavete mai sentita di sicuro, e di sicuro
vi serve qualche leggera devianza psicologica per apprezzare questo disco. Che per innegabilmente
esilarante, e assolutamente brillante nellincatenare versi rimati & malati. Pensate a Buzzati e Willy
Wonka in un film di Rob Zombie. Difficile vero? Provate a pensare allora a un restauratore di crackers.
Un Macellaio di Cognati? Uno scopritore di parole? Musica per Bambini dimostra come una creativit
straboccante e liminare, impossibile da incasellare, possa essere incanalata in deformi, folli e geniali
costruzioni musicali che parlano tanto al cervello quanto alla pancia (quella che fa male quando ridete,
non quella che brontola quando avete fame). Da grande voglio fare ladattatore di mappamondi, che
va in giro a far assomigliare il mondo a come stato gi stampato. Affermazione carnascialesca, perch
tutto in questo disco punta nella direzione opposta: Musica per Bambini una house of mirrors da una
fiera ottocentesca che trasforma la musica secondo i propri vettori deliranti. [7/10] Marco Petrelli

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BF 17
Andrea Tich & le Strane Canzoni
UNA COMETA DI SANGUE
Snowdonia Dischi, 2014
Senza dubbio queste sono strane canzoni. Mi correggo, sono una valanga
di strane canzoni. Ventiquattro pezzi di synth-pop, psychobeat, acustica
e progressive, sempre eterei e sfuggenti. A quanto leggo, la musica di
Una Cometa di Sangue stata composta ed elaborata in un periodo
che va dagli anni settanta a oggi, coprendo un arco temporale ben pi
ampio, per dirne una, della mia stessa vita. Un progetto sconfinato,
quindi, che idealmente vorrebbe raccogliere frammenti di ispirazioni
varie e variamente declinate come a comporre un mosaico che il racconto di una vita interiore,
un viaggio sentimentale, laffresco di quarantanni di storia di un individuo. Elettronico e spaziale,
come suggerisce immediatamente il bellartwork (a opera di Tich stesso), presenta echi di Battiato e
del Canterbury sound pi fatato e impalpabile. La colonna sonora di un astronauta malinconico, che
fluttua nel vuoto con la nostalgia di casa. La colonna sonora di un sogno dai colori sbiaditi in enormi
spazi spopolati. Piccoli testi poetici che aspirano a una visione innocente e purificatrice, come delle
filastrocche malinconiche da consultare alla bisogna in cerca di qualche illuminazione. Nonostante
la sua natura frammentaria, un disco coeso e omogeneo. Forse anche troppo. Non posso fare a
meno di notare la natura quasi zen di queste composizioni, che nel loro complesso assomigliano pi a
musica da meditazione che a delle vere e proprie canzoni. Fedelmente coerenti al principio dinazione,
sono inamovibili nella loro diafana, scultorea monotonia. Si ripetono allinfinito e si avvitano su loro
stesse, sciogliendosi luna nellaltra in un tessuto monocorde ma non privo di una certa grazia. Gli
arrangiamenti non sembrano decollare, pur suggerendone la possibilit, e linsieme finisce per essere
una crisalide traslucida, vita imprigionata sotto una leggerissima, elegante corazza.
[5,5/10] Marco Petrelli
Roco Rico Romero
ROCA BSICA
Liquido Records, 2015
Roco Rico Romero una cantante e cantautrice originaria di Huelva, in
Andalusia, ormai bolognese da alcuni anni. Ci che la port a trasferirsi
in Italia fu un percorso di formazione lirica, estesa su unampia variet di
generi e stili, di cui Roca Bsica rappresenta soltanto una delle molteplici
espressioni. La Roca Bsica anche una delle componenti mineralogiche
fondamentali di cui composto il terreno di origine di Roco. Infatti, la
personalissima intimizzazione di tutte le nove tracce che compongono
lalbum (un aspetto di cui lautrice si ritiene particolarmente soddisfatta) decisamente lontana dal
concetto di acido. I toni dellalbum rimangono sospesi su dilatazioni ipnotiche, uninterazione tra canto
e strumentale che sembra avvolgere danze iberiche nella nebbia. La componente ritmica del disco
affidata quasi totalmente a suoni elettronici o a percussioni, cos lontani e cinematografici, seppur
incalzanti, quasi a non voler disturbare la voce Roco. In Andaluca le doti liriche di Roco Rico Romero
emergono catarticamente dagli anfratti di un disco denso e caldo, e il risultato sembra ricordare i
Cocteau Twins. In Sono fragile, uno dei brani dove lautrice canta in italiano (buona parte dellalbum
in spagnolo), le note pi basse della voce di Roco Rico Romero si gonfiano di unariosit che ricorda
Chet Baker e le sue ballads, preferendo la leggerezza allagilit. In generale, dunque, un disco valido,
che sapr prender in una mano gli ascoltatori di pop nostrano e nellaltra gli amanti di chamber pop
pi mentale. Lintero disco lascia una bellissima sensazione di quiete: la quiete di un risveglio, la quiete
dopo una crisi, persino la quiete che pu portare una morte salvifica. E se a guidarci fosse una voce
come quella di Roco, anche linferno meriterebbe di farsi dare unocchiata.
[7/10] Bernardo Mattioni

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18 BF
Ruggine
ICEBERG
V4V Records, 2014
Registrando in analogico presso il Blue Record Studio di Mondov , la
band piemontese confeziona con grande cura di dettagli quella che
possiamo definire la loro prova di raggiunta maturit.
Dalla partenza con Babel veniamo rapiti tra fantasmi di Jesus Lizards e
Scratch Scid ,in declamazioni ossessive e richieste daiuto, ma soprattutto
di certezze.
Le efficaci soluzioni ritmiche di Ashur tra i momenti pi ispirati del
disco, la schizofrenia di Daphnia nei suoi continui cambi di scenari, e le efficaci trame chitarristiche di
Rajin rendono il disco una variegata sintesi di hardcore anni 90, math-rock e noise.
Grazie alla singolare formazione con due bassi, sempre in straordinario equilibrio, riescono a produrre
un suono compatto e lacerante, mai saturo, che nella dimensione live regala sicuramente il suo esito
migliore. Limportanza data ai testi un tassello fondamentale per capire lopera. Muovendosi tra
un Clementi pi sofferto e un Capovilla meno alcolico, si sviluppa un concept che ha che fare con i
sentimenti primordiali, rabbia, amore e disillusione. Ecco allora il tentativo di salvarsi con ricerche di
stabilit provvisorie, flussi di coscienza, associazioni di immagini, similitudini e riferimenti biblici.
Nel suono analogico la memoria si spinge verso Albini, i suoi Shellac e tutto quel mondo post hardcore
di matrice Touch and Go.
Cds , la lunga suite di circa 9 minuti attraverso cui ci congedano, ci lascia con un senso di desolazione
piuttosto manifesto. Un buon lavoro di hardcore sofferto e viscerale, che come nella volont degli
stessi protagonisti vuole scavare, sotto la superficie, quello che si accumula sotto gli strati di pelle,
fondamentalmente per vedere quello che siamo. Carne e nientaltro.
[7/10] Giacomo Salis
Fast Animals And Slow Kids
ALASKA
Woodworm Label, 2014
Ai FA&SW piace presentarsi come dei cazzoni tardoadolescenziali, pigri,
indolenti e lassisti (lo dicono loro, non li sto insultando). Il sound della
band in effetti una diretta emanazione dei primi sussulti musical-ribelli
di ciascuno di noi: un po malinconici, un po nichilisti, fracassoni quando
serve, con una forte componente postpunk/postrock che inietta i loro pezzi
di improvvisi crescendo e aperture a forte carica emotiva. Nonostante
cerchino di farsi passare per gente poco seria, con questultimo lavoro
raggiungono innegabilmente la vetta della loro maturit musicale. Ondeggiano sognanti & sinuosi,
usando la forza per stemperare la tristezza e viceversa. Disco glaciale, come suggerisce il nome, fatto
di fredde alchimie che per si sciolgono in calore e in un continuo, modulato, grido dinsoddisfazione
generale/generazionale. Alaska come un lontano, vaghissimo luogo onirico. Onirico ma ostile, al confine
tra un silenziosissimo, maestoso paesaggio e la sensazione di trovarsi nel vuoto pi sconfinato che si
prova alle volte prima di prendere sonno. Qualcosa di disagevole e snervante ovunque in questo disco,
dalla maestosa Overture al dolente Grand Final che parla di nuove albe possibili. Ragazzi, vivere in Umbria
tosta, io lo so, ci sono cresciuto. Dei boschi ci si stanca presto, del vento pure. Lunica cosa che resta
il silenzio malinconico, da riempire a piacimento. Loro hanno scelto chitarre falcianti, raucedine e un
diffuso pessimismo romantico. Costruzioni tutto sommato semplici e dirette, orecchiabili, una manciata
di versi che restano facilmente a mente, da cantare nel semibuio sudato di un concerto. Se qualcosa di
negativo c da individuare in Alaska, forse proprio questa pulsante monotonia armonica e ritmica,
anche se a mio parere efficace nellaccompagnare la sorda e tutto sommato strafottente disperazione
giovanile di questi anni. Un disco onesto, diretto, efficace.
[6,5/10] Marco Petrelli

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BF 19
Beatrice Antolini
VIVID
La Tempesta Dischi, 2014
In continua crescita evolutiva che ha caratterizzato tutti i lavori di questa
eclettica artista, straordinaria scoperta del cantautorato femminile
italiano. La storia musicale di Beatrice Antolini non ha radici antichissime,
del 2006 il suo primo lavoro, Big Saloon. Vivid arriva dopo tre album
che gi la dicevano lunga sul potenziale dellartista in questione, che
dagli esordi citati non ha sbagliato un colpo. Lavevamo lasciata alle
atmosfere quasi paranormali di Bloy (album nato dalla collaborazione
con Andy dei Bluvertigo) gi innovativo ma ancorato al concetto tradizionale di pop. Questultimo
lavoro invece un miscuglio assai variegato, dieci tracce che sembrano non appartenere allo stesso
disco, non fosse che la voce di Beatrice il sorprendente comune denominatore, non eccede e non
esagera mai, anzi coinvolge e scalda anche le tracce pi fredde ed elettroniche. Ognuna per possiede
una propria luce, diversa dalle altre, rendendo il tutto dinamico e camaleontico. Si passa dagli spunti
elettronici puri degli anni settanta, al pop doltremanica dei novanta, fino a giungere al ritmo in levare
caratteristico del reggae. Lelemento predominante rimane comunque lelettronica, vecchia a fedele
compagna della Antolini che neanche stavolta si smentisce. Ottimo lavoro. [7/10] Maruska Pesce

NaGa
VOGLIE DIVERSE
Autoprodotto, 2014
Voglie Diverse il disco desordio della band milanese NaGa. Se cercate
in giro per linterwebz troverete ottime spiegazioni sulle origini mitiche
del nome, in particolare il collegamento con i serpenti. Etologia a
parte, Voglie Diverse una delle tante declinazioni che si interrogano
sullatavico problema della molteplicit delle scelte, sul libero arbitrio,
incapacit di rimanere integri nella singolarit di fronte alla disgregante
potenza della vita. La forma precisa in cui vengono convogliate tutte
queste riflessioni un ibrido tra quello che fece grandi riviste come rocksound nei primi 2000, ovvero
il nu-metal di ispirazione americana, e il pop da battaglia, con venature glam, hard e noise. Il quartetto,
classica formazione vocechitbassbatt, si muove dunque tra due poli, uno pi ammiccante a cassa dritta,
un altro, pi derivativo, cio alt-rock. Siamo dunque al punto: il disco suonato bene, ci sono diverse
idee che provengono indubbiamente da un territorio solcato in lungo e in largo, ma che potrebbero
funzionare, se non fossero espressione di una tradizione cos vicina e cos statica. I testi cadono di
tanto in tanto in qualche clich, vuoi che si tratti di mancanza di variet fonetica o dellinnaturale
utilizzo dei dittonghi (maledetto postcolonialismo) ci di cui si parla nelle lyrics non arriva dritto al
cuore dellascoltatore. Ed un peccato, perch siamo di fronte ad una signora band: Lela una frontwoman di tutto rispetto, con una tigre al guinzaglio al posto delle corde vocali (ripartirei dal voglio
a 2:03 di Voglie diverse). Se cadono i tuoi pezzi attinge a piene mani dal miglior disco degli Skunk
Anansie, scontato dirlo, ma troppo palese per non farlo (e ancora una volta ottima Lela). Ottenebra
un altro tributo alla musica di uno dei punti di riferimento per il genere dei NaGa in Italia, ovviamente
i Lacuna Coil. Il giudizio complessivo sullalbum non buono, a causa degli aspetti di cui sopra che
non possono essere ignorati. Basta un po pi di maturit, e i mezzi ci sono tutti. Vista la solidit del
progetto e la validit dei musicisti, infatti, non fatico a pensare di potermi trovare i NaGa uscire fuori
da qualche grossa radio, quando gli anni Novanta saranno definitivamente tornati tra noi, e io sar
ancora imbottigliato sui viali.
[5/10] Bernardo Mattioni

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20 BF
My Drunken Haze
MY DRUNKEN HAZE
Inner Ear Records 2014
I My Drunken Haze sono un gruppo di origine greco dallammaliante
sound pop-psichedelico, una stupefacente macchina del tempo per
intraprendere audaci percorsi introspettivi. Lomonimo album, racconta
infatti un labirinto personale fatto di esperienze, frammenti, incubi e
deviazioni di una donna semplicemente in cerca damore e di liberazione
da quel fotogramma che la ritrae sullo sfondo di una spiaggia calda
destate, tra droghe e occhi aperti che tuttaltro che desti anelano di
protrarre il sogno. Le musiche sono molto curate e con arrangiamenti precisi a tratti cinematografici. I
testi, rigorosamente introspettivi, allusivi, sono frutto della visionariet di Spir Frelini che firma 7 dei 9
brani dellalbum. My Drunken Haze si sviluppa in due parti, la prima costituita dai primi quattro brani, i
quali sembrano giungere direttamente da una stazione radiofonica Pop di una Londra fine anni 60.
Si inizia con Carol Wait, dal sound languido e perfetta per diapositive al mercurio che ci rivela lesclusivo
inferno di Carol. Per questo brano stato prodotto anche un bel video.
Si prosegue tra le pillole e lalcol di Gambling Woman per arrivare alla dolcissima e orecchiabile
Yellow Balloon da cui stato estratto il primo singolo. La prima parte termina con il sogno seducente
e inammissibile di Girl Who Looks Like A Boy brillante ballata PopnRoll.
Pleasing Illusions invece un brano intermedio che con unallucinazione, ci traghetta alla seconda
parte dellalbum, conducendoci ad un livello ancor pi intimo.
Il sesto brano dellalbum, Reflections Of Your Mind, raccontandoci di quei luoghi in cui la verit non
pu pi nascondersi, apre la seconda parte dellalbum, quella pi dark, pi introversa e musicalmente pi
psichedelica. Linterpretazione incantevole di Matina Sous Peau sulleterea Paper Planes ci fa volare
con i suoi aerei immaginari fatti di carta, tra lacrime colorate e sogni spezzati.
I Wanna Dream Again come su unaltalena, prima vivace poi onirica, ci tiene invece in equilibrio in quella
bolla magica che ci divide tra il poltrire e lessere desto.
Degno calo di sipario si ha con Endless Fairytale, fiaba senza fine e speranza malinconica di chi ha troppi
spettri nella mente e troppi ricordi dolorosi da tener rinchiusi fuori dalla porta.
[8,5/10] Gabriele O
Morgan Con La I
BLU
FioriRari, 2014
Blu lalbum di esordio dei Morgan Con La I, cinque ragazzi di Roma che
attraverso i loro pezzi cantano storie di quotidianit vissute sulla loro
pelle e la precariet di questi anni 10 da un punto di vista giovanile.
Nelle loro ballate dense di stile cantautorale ci sono racconti, pensieri e
dubbi relazionali in un intreccio-alternanza di voce maschile e femminile
che si bilanciano equilibratamente e che, da questo punto di vista,
possono ricordare un pochino i Baustelle. Il sound prevalentemente
acustico, calmo e cullante, le chitarre predominano, il sax fa da ciliegina sulla torta e calza davvero a
pennello arricchendo ogni canzone. Non mancano per pezzi pi briosi e ritmati come Una cosa tra i
denti, la piacevolissima Erasmus e la francesissima Les passants. Se doveste invece fare fatica a prender
sonno concedetevi un po di Melatonina, che anche il singolo che ha anticipato lalbum. uno sfogo
sentimentale a cuore aperto reso possibile dalla snervante mancanza di sonno e di sintonia, ma, una
volta in circolo, la melatonina vi culler e vi riappacificher. Tutti i testi sono intensi e accompagnano
in un viaggio delicatamente malinconico spaziando parecchio. La tregua conclude perfettamente il
viaggio, vi sono racchiuse mille intense sfumature di Blu che lasciano una dolce intimit che fa riflettere.
In generale un ascolto piacevole dal sound grazioso, le due voci possono crescere tanto col tempo ma
[7,5/10] Daniela Fabozzi
promettono gi bene, soprattutto se insieme.

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BF 21
Dax & Gli Ultrasuoni
DOMENICA
Autoprodotto, 2014
Un disco sincero, pieno di buoni sentimenti, che a sentirlo sempre
domenica (nonostante le ironiche allusioni dellultimo brano del disco
Niente di serio). Un brillante packaging concettuale in linea con le
intenzioni dellalbum, contenente tutto il necessario per una festa en
plein air (vedere per credere). Undici canzoni che puntano dritte al cuore
degli italiani, rinverdendo gli antichi fasti del cantautorato pi celebrato
e rassicurante del belpaese. Il disco progettato per essere facile,
romantico, solare, ballabile, cantabile e immediato: tutti aggettivi di cui litalico cittadino sembrerebbe
avere un gran bisogno, secondo le intenzioni di Dax (nomignolo nato tra i banchi di scuola) e soci. E
cos questa Domenica italiana scorre su tempi dritti, accordi semplici, chitarre pulite, rime baciate,
vibratini in stile albano e un sorriso oltre larcobaleno, ch dopo la pioggia torner a splendere il sole.
Ora, intellettualmente parlando, non che dobbiamo essere sempre contrari alle cose semplici, come
ci insegna Banderas nella pubblicit della Mulino Bianco. Il problema che questo album lascia addosso
quel senso di mulinobianchezza di cui la nostra realt, umile parere personale, non ha alcun bisogno.
Domenica un lavoro pulito che in generale ricorda il Moranti degli anni 70, o un musical come Grease.
Le canzoni sono tutte singalong in potenza, ma non c dissacrazione, non c troppa voglia di pensare,
anche nei pochi casi in cui il ballo si fa lento (A di amore). Il manierismo, pertanto, rischia di diventare
loggetto principale delle composizioni, tanto che nellalbum, pur mantenendo una coerenza espressiva di
fondo, si toccano diverse (de)rive stilistiche, senza mai attraccare definitivamente. Abbiamo la parentesi
Giuliano Palma sia in Ancora un po che in Guarda la Luna Stasera (curiosamente appaiate), Gli Anni 2000
tira in ballo un synth lead nella commemorazione del temps perdu, seguendo il percorso di formazione
di Cremonini (partito peraltro da brani come Romano, che ricorda i primi Lunapop). Domenica un
prodotto: un artefatto totalmente target-oriented, un disco nato con la missione di rimanervi in testa. E
ci riesce, che voi lo vogliate o meno.
[5/10] Bernardo Mattioni
Thegiornalisti
FUORICAMPO
Foolica Records, 2014
Con questo disco i Thegiornalisti hanno fatto un vero fuoricampo (eh
lo so, non ho resistito alla metafora) hanno intuito leffetto della loro
parabola musicale ed hanno scagliato verso il cielo un album, il terzo,
che riporta alle estati passate al mare, la ricerca di evasione, alla leggera
inconsapevolezza, alla malinconia che ti coglie nei momenti pi felici.
Brani come Promisquita e Fine dell estate e altri parlano delle
sensazioni di quei momenti in cui si rimane sospesi, quei momenti in cui
qualcosa finito ma non stato ancora dimenticato o sostituito. Quei momenti in cui l animo di alcuni si
fa piu riflessivo, in cui il vuoto di giornate uguali alle altre si fa sentire piu forte e ci si ricorda di <<quella
maledetta testa che si infila nella sabbia>> (Proteggi questo tuo ragazzo) o di come ci si sente <<persi
senza sabato sera>> (Balla) e cerchi di essere un uomo sociale ma ti ritrovi a fare ginnastica in acqua
che come consiglia Tommaso Paradiso, testi e voce, lasciamola fare ai pesci in Socializzare. Mare
Balotelli invece ti fa sentire trentenne, ma ancora sano. I pregi sono molti, il maggiore laver raccontato
le sensazioni indefinite, lo spleen di questi anni 10 apparentemente senza orizzonti e idee forti, con
rigurgiti medieviali nel primo come nel terzo mondo, ma contemporaneamente proiettati nellillusoria
immortalit della vita virtuale fino a reclamare il diritto alloblio quando a sedici anni mi hanno fatto un
foglio, di carta, e ancora oggi quando mi fermano mi chiedono se ho messo la testa apposto. Si, sotto la
sabbia.
[8/10] Ciceruacchio

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22 BF
Le Sacerdotesse dellIsola del Piacere
TUTTO
V4V Records, 2014
Massicci e delicati. MassiccE, anzi. Ascolto questo disco e il primo
paragone che mi salta in mente con quel capolavoro assoluto che
Frames degli oceanici e purtroppo estinti Oceansize, ma anche
(abbassando il tiro) i primi lavori dei Verdena, comunque di tutto rispetto.
Mordono e scivolano via, le Sacerdotesse, Come Se attacca alla gola e
si scioglie in arpeggio riverberato e algidamente malinconico, Persone
Nate apre con rabbia solare e in una manciata di versi dipinge una scena
in bianco&nero, sospesa e irrisolta come tutte le storie di questo disco. Riff acuminati e di largo respiro
sostenuti da scrosci incalzanti di batteria e linee di basso ligie al loro dovere; un cantato disperato che
spezza le melodie in grida rauche. Il power trio sfrutta completamente le proprie potenzialit vomitando
un sound corposo e spinoso, ammorbidito da divagazioni soniche pi vellutate. Minimalisti ma non
scarni, coinvolgono sin dal primo ascolto con il loro efficace altalenare tra esplosioni e implosioni, ritmi
singhiozzanti e distesi tappeti sonori. Post-hardcore vivo e vegeto, metallico & biologico, capace di
infondere nellascoltatore una catena di emozioni che sono una narrazione parallela a quella raccontata
con gli strumenti e le parole. Ascolto e riascolto questo disco, e quello che a prima battuta mi era parso
lugubre si colora ogni volta di sfumature pi eteree, atrabiliari, tanto nei passaggi limpidi che in quelli
esasperatamente distorti. Una tessitura finemente lavorata che immagino trovi la sua pi completa ed
efficace espressione nelle sessioni live, nelloscurit di qualche club sotterraneo, da ascoltare ad occhi
chiusi. Non so di che genere di piaceri siano officianti le suddette Sacerdotesse, ma tenderei pi per
qualche bizzarro e glaciale rito S&M piuttosto che per un ellenico godimento fatto di miele e ambrosia.
Vivono e diventano cattivi/e. Bravi/e.
[7,5/10] Marco Petrelli

My Speaking Shoes
SIAMO MAI STATI
Autoprodotto, 2014
Emiliani di Sassuolo, i quattro My Speaking Shoes (Camilla Andreani
voce Matteo Mussini - chitarra, Luca Fiandri - batteria, Alessandro Davoli
basso), presentano il loro nuovo lavoro dopo un paio di demo e Holy
Stuff, pubblicato nel 2012. Siamo mai stati un disco spigoloso, irruento,
suonato e cantato (in italiano) con energia e forza quasi rabbiosa, anche
nei momenti meno impetuosi, come nella ballata hard rock Tagli, o nella
melodica Fondo, pi legata alla tradizione del rock italiano. Ma non si
tratta di uningenua produzione post hardcore, vi nelle tracce un preciso tentativo di convogliare la furia
interpretativa in consapevole costruzione sonora. Da questa scelta scaturisce una certa sovrapposizione
di stili e influenze (dai Fugazi strumentali di Siamo mai stati ai Mars Volta di Sirene e Le mani uguali
tra i pezzi migliori dellalbum) che forse gli fanno perdere compattezza e ma che impreziosiscono
il disco. Cos al misurato post punk delliniziale Estatina segue la breve, corrosiva e urlata Baba Yaga
hardcore sanguigno ed esplosivo. Territori decisamente math rock delimitano invece le intense e Calci e
La persona che conta di pi sempre quella che non c. Ci troviamo sulla scia della migliore produzione
italiana del genere dagli Uzeda ai Linea 77, senza raggiungerne i fasti, ma dimostrando di essere sulla
strada giusta. Anche la decisione di cantare in italiano non toglie nulla allimpatto sonoro del lavoro,
con testi malinconici e inquietanti, non privi di ironia. Certo il difetto del disco, oltre a una eccessiva
predominanza degli strumenti musicali sulla voce, la mancanza di un pezzo forte che trascini tutto
il lavoro, trattenendosi nella memoria dellappassionato. Tuttavia la sensazione dopo lascolto resta
positiva e lascia sperare in positivi sviluppi futuri.
[6,5/10] Vincenzo Pugliano

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BF 23
Andrea Arnoldi & il Peso del Corpo
LE COSE VANNO USATE LE PERSONE VANNO AMATE
Autoprodotto, 2014
Basta riunire le persone, dare ad ognuno uno strumento da usare e
ringraziare per il tempo. Andrea Arnoldi interpreta una solitudine
apparente: una storia marciante con la lentezza di una tartaruga, carica
di un progetto casalingo sulle spalle per le vie di Bergamo. Ha bussato
ad ogni casa, dietro ogni porta rumori da catturare, per crescere
un suono strutturato eppure essenziale. Trovata la compagnia, il
capodanno caotico della musica contemporanea sembra ieri. Stamane
un cantautorato polifonico, dorato di riflessi classici e popolari che
dispongono positivamente lanimo.
Anche la pronuncia debole della erre una vibrazione decisiva nel raggiungimento di unarmonia
[7/10] Pablo
raminga, vaga nellet e nel genere, semplice nella sua pienezza.
Canto Antico
SOUTH BEAT
Autoprodotto, 2014
Nel panorama musicale italiano impegnato nei generi folk e worldmusic, doveroso segnalare anche i Canto Antico, un gruppo che ha
fatto della gavetta e della militanza (condotta dentro e fuori i centri
sociali, negli stanzoni e nei circoli da ballo di Milano) il suo cavallo di
battaglia.
La band formata dai napoletani Francesca Di Ieso (tamburi a cornice
italiani e voce) e Armando Illario (fisarmonica e voce), nonch dal
milanese Francesco Nastasi (flauto, cornamusa e piffero) e gi questa composizione suggerisce
diverse riflessioni: assistiamo infatti ad una storia musicale che affonda le radici in terra campana, ma
che viene rielaborata nel contesto metropolitano del capoluogo lombardo.
Il gruppo viene da una serie di successi e soddisfazioni (esibizioni in Italia, Europa ed America; il primo
premio al concorso nazionale di musica della Val Tidone; il trionfo al Folkontest; lalbum Jesce a lla
del 2006) e si ripropone oggi con un nuovo lavoro discografico: South Beat, che conserva la stessa
matrice delle canzoni precedenti ma in un certo senso segna anche un passo in avanti. Per dirla con le
parole degli stessi componenti del gruppo: Volevamo raccontare in musica come lessere emigrati a
Milano, ormai quasi ventanni fa, abbia modificato nel tempo il modo in cui viviamo il rapporto con la
nostra terra dorigine. Continuiamo a sentire fortissima questa appartenenza, nel modo di suonare ma
anche in quello di concepire le cose []. Per oggi abbiamo occhi e orecchie diversi, una visione pi
globale della musica e della societ, influenzata dal mondo in cui viviamo: la nostra pulsazione sud si
arricchita di nuovi stimoli. Insomma, un cuore meridionale che pulsa in un contesto urbano.
Proprio nellapertura dellalbum, nel brano Fico a dicembre, possiamo ascoltare la dichiarazione
programmatica del gruppo: Nuove radici, taranta urbana, chist o beat metropolitano, e o roots
vene napulitano e nuje cantammo napulitano. Unoperazione di stampo post-moderno che fonde le
suggestioni derivanti da stilemi e tradizioni secolari (come la tammurriata e la tarantella) con i timbri
ed i nuovi effetti, appresi in un contesto moderno.
Lalbum contiene cinque brani inediti (Fico a dicembre, Me vulesse addurm, Sanghe, Cunta lu jentu e
Fontanelle), quattro ri-arrangiamenti molto personalizzati di canzoni tradizionali (Cicerenella, Carpino
Revolution, Gallina e Aremu Rindineddha) e la irresistibile riproposizione di Malarazza di Domenico
Modugno che gi nel 1976 modernizzava un lamento siciliano di met ottocento (celebre il ritornello
Ti lamenti, ma che ti lamenti, pigghja lu bastone e tira fori li denti). Pur non essendo espressione del
genere folk classico, lalbum pu essere ascoltato ed apprezzato con curiosit anche dai non puristi
o da quanti non sono propriamente amanti del genere...
[7,5/10] Daniele Bello

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24 BF
Ottodix
CHIMERA
Discipline records, 2014
Chimera un disco oscuro e inquietante. Sembra innalzarsi da abissi
di metallo fino a raggiungere tenebrose altezze dalle quali troneggia
sullascoltatore intimorito. Quindici pezzi sensuosi eppure asettici, intrisi
di distopie steampunk quanto di nebbioso fascino noir. Metropolis,
Blade Runner, Bradbury, Huxley, Magritte e Asimov in un lungo affresco
opulento che assomiglia a un palazzo art dco in stato dabbandono.
Musicalmente ancorato allelettronica raffinata e decadente, con
escursioni nellambient, nel jazz e nel pop pi opulento (frequenti le incursioni orchestrali). Un disco
complesso, tanto negli arrangiamenti che nel concept, dedicato alla rappresentazione di una modernit
esaurita e marcescente, sullorlo di un baratro che ideologico, umano, psicologico. Una scultura sonica
a vapore che tenta di fermare nella materia le forme infinite e proteiformi del caos. Chimera, come il
mito che lo titola, un mostro maestoso e terribile, seducente ma di un erotismo che ha come motore e
fine ultimo la morte. Un babelico ammassarsi di feticci, simboli e personaggi sempre in bilico tra delirio e
incubo da sudori freddi. Gotico, sintetico, buio e luccicante. Per qualche imperscrutabile motivo, il pezzo
che pi mi ha attratto Gli archivi di Tesla, (uno dei quattro interludi strumentali, piccole colonne sonore
ombrose) che in qualche modo mi sembra riassumere in meno di tre minuti tutte le suggestioni che ho
tentato di suggerire finora. Post, un manifesto programmatico che dichiara il proprio cosciente essere
oltre, pi che altro, figlio di infiniti germi ma dimentico di ogni passato, disancorato, probabilmente
spaesato, ma comunque proiettato verso il futuro. Il ghigno sarcastico di chi si getta nelle tenebre
felice di poter portare con s pi gente possibile, conscio dellirrecuperabile deformit che ha colpito e
colpisce il mondo moderno e i suoi uomini (o quel che ne rimane), Chimera una cattedrale vertiginosa
piena di passaggi segreti e trabocchetti mortali, un perverso, barocco piacere per le orecchie. Un tunnel
degli orrori che vi lascer appagati e inquieti.
[8/10] Marco Petrelli

Leo Folgori
VIENI VIA
MArteLabel, 2014
Veramente si avvertiva il bisogno di un altro cantastorie in circolazione?!
Beh, di storie da raccontare ce ne sono ancora molte, soprattutto senza
il famigerato lieto fine e abbandonati i pregiudizi leciti scaturiti dalle
prime note di questo disco (pi che altro per una somiglianza stilistica
ad un giovane Mannarino) lascolto anzi stimolante e di gran lunga
piacevole ed interessante. Un lavoro malinconico, permeato di storie
maledette, protagonisti maltrattati dalla vita vera, i suoni trasandati,
nudi, semplicistici e quella celata speranza che rimane allombra, dietro la caldissima voce di Folgori.
Alla musica affidato un compito minimale, un leggero accompagnamento, cauto e succube della
poesia delle canzoni. Atmosfere folk, suoni riecheggianti vecchi film di pistoleri, il tutto dannatamente
bilanciato in una furbissima chiave pop e le chitarre del disco signori, quelle reggono tutto in equilibrio
essendo protagoniste quasi sempre e mettendosi da parte solo per lasciare il posto donore al banjo.
Primo singolo scelto a rappresentare il disco Il ballo del serpente, una ballata dal sapore country,
bella e chiara apripista. Ma appena pi in l che a mio avviso si trova il diamante vero e proprio, uno
spiccato di vita nuda e cruda, si chiama Notturno cittadino ed bella da far invidia perfino ad un giovane
De Gregori. Questo fa molto sperare sulle sorti di Folgori, un approccio ancora pi personale al cantato
sarebbe ideale, ma credetemi, davvero poca cosa.
[6,5/10] Maruska Pesce

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BF 25
Film
ECLIPSE
Inner Ear Records, 2014
Immergersi in un mare di bit, tra ondate di riff elettronici, di synth e
di drum machine, in un ambiente nostalgico e sognante, questa la
sensazione che si ha ascoltando la prima volta Eclipse nuovo lavoro
dei greci Film. Gruppo con pi di un decennio di carriera alle spalle e
molto apprezzato nella penisola ellenica, presentano un lavoro con
evidenti influssi eighties, dai Depeche Mode ai Pet Shop Boys, dai
Kraftwerk ai Rockets, caratterizzato dalluso del vocoder e di synth
elettro pop, godibile e coinvolgente, che riprende atmosfere quasi cinematografiche e spaziali alla
Moroder. Unoperazione che ricorda quella dei francesi Daft Punk sul versante pi dance floor, senza
il limpatto funky e sensuale di questultimi. Ma non si tratta di mera citazione, di recupero di suoni
e melodie gi sentite, per quanto divertenti e piacevoli. Si fa strada ascolto dopo ascolto uno strato
pi inquieto e malinconico caratterizzato da attacchi quasi tecno e da batterie ossessive e cupe. Come
se dalla memorie emergesse il lato pi oscuro e deviante dei lontani anni ottanta, presagio forse
delle distorsioni dei nostri anni travagliati e disperati. Tipico di questo approccio Produkt con il suo
inesorabile incedere verso un finale tumultuoso e rumoristico. O ancora meglio Star Wars dove dal
martellante avvio tecno si divaga verso spazi pi eterei e spaziali. E un impulso verso suoni cosmici
lo si intuisce fin dallinizio del disco con Ping Pong With Angels pezzo adagiato tra fughe elettro pop
e inserti distorti. Il brano pi avvincente la terza traccia The Gun & The Deer perfetto esempio di
dream pop mai banale e scontato, in cui scorre tutto il sound anni Ottanta, dai New Order ai Soft Cell.
Eclipse dunque una sorta di Time Lapse musicale, con il cuore e lorecchio rivolto al movimento e al
trascorrere inesorabile del tempo. Un album ben costruito e godibile, rivolto non solo ai cultori del
[7/10] Vincenzo Pugliano
revival e molto meno scontato di quanto sembri.

Accordi Disaccordi
BOUNCING VIBES
Autoprodotto, 2013
Accordi Disaccordi, hot Italian swing! Bouncing Vibes il primo lavoro in
studio per il trio torinese. un disco esplosivo e spumeggiante fatto di
riarrangiamenti che abbracciano tanti stili, periodi e contesti geografici
differenti fra loro ma che in qualche modo risultano tutti dei brani pi
che riusciti in chiave swing e gypsy jazz moderna. Si parte dallo swing
degli anni 30 e dal classico repertorio jazz manouche in puro Django
style passando per i classici italiani (Tu vu fa lamericano e La dolce
vita) fino ad arrivare a brani pi contemporanei come la straordinaria Starman di David Bowie e ai
pezzi composti da loro, che non hanno poi molto da invidiare ai pezzi gypsy jazz a cui si ispirano. Le
particolarissime chitarre gypsy jazz danno un sound cristallino e dal sapore frizzante ma allo stesso
tempo pieno e corposo, la marcante ritmica pompe e i virtuosismi della chitarra solista non possono
che essere accompagnati dallimmancabile sostegno del contrabbasso. Ispirandosi profondamente
allo stile del celebre chitarrista gitano Django Reinhardt, gli Accordi Disaccordi sono stati in grado
di dare vita ad una nuova musica briosa, coinvolgente ed animata che senzaltro si distingue nello
scenario musicale italiano indipendente di oggi. Se Woody Allen avesse modo di conoscerli sarebbe
il loro fan numero uno, probabilmente inserirebbe qualche loro pezzo in un suo nuovo film oppure
prenderebbe direttamente il clarinetto e li seguirebbe in giro per busking anche lui. Per gli amanti del
genere (e non) lascolto di Bouncing Vibes e di un busking degli Accordi Disaccordi sono un must da
provare almeno una volta.
[8,5/10] Daniela Fabozzi

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26 BF
Dado Magnetico
METAPHYSICAL ENTERTAINMENT
Phony Art Records, 2014
Si concretizza con lalbum Metaphysical Entertainment il nuovo
interessante progetto di Dado Magnetico, concettualmente concepito in
India e tecnicamente realizzato a Bari, grazie alla produzione pioneristica
del sound engineer Tommy Cavalieri. Dado Magnetico, ovvero Davide
Penta, polistrumentista, jazzista di fama internazionale dai variegati
trascorsi artistici, insegnante yoga dalla Uisp-Coni e personaggio eclettico
a 360, ci presenta un album dal forte impatto immaginario, una galleria
di ricerche e sperimentazioni sonore, sapienti campionamenti e deliranti tentazioni noise. Uninnovativa
opera alternative-rock, composta da 14 brani multicolori e multiformi, con numerose atmosfere di
matrice psichedelica anche se non tutti di facile ascolto come le tracce pi estreme Homo Magneticus,
Borg Legacy e Loop-Ache.
Di deciso impatto emotivo-evocativo, sono invece i brani come Jack Santini selezionato come primo
singolo, Android Spy-Emotions And Report modulata e piena di tensione, My Pandoras Pot melodica e
dalle brusche accelerazioni, Bine From Varanasi strumentale e visionaria, fino alla cavalcata velvettiana
Im Looking For A Guru.
A pareggiare poi le alterazione artistiche e le trame inquietanti della voce distorta di Dado, ci pensa
laffascinante ed enigmatica Giuliana Schiavone, voce, tastiere e percussioni del gruppo che interpreta
meravigliosamente alcuni brani tra i quali Listening To The Cramps dal ritmo coinvolgente e circolare,
Garage Teenager e la claustrofobica Claustro-toilets thoughts and beyond dalle tonalit eteree.
Infine, per conoscere fino in fondo i Dado Magnetico, in attesa di vederli presto in tour, segnaliamo il
loro omonimo canale YouTube, dal quale, possibile guardare alcune clips live. Da non perdere diversi
tributi come: Baby Lemonade di Syd Barrett, Sam Lucifer dei Pink Floyd e Femme Fatale dei Velvet
Underground.
Sicuramente tra i progetti pi interessanti attualmente presenti nel panorama musicale italiano.
[8/10] Gabriele O
Mike 3rd
IN THE WOODS
Ma.Ra.Cash Records, 2014
Il legno che suona, veicola e riscalda le note, serve da collante per diversi
stili per creare ununica amalgama omogenea, lidentit precisa di un
progetto musicale di elevatissima qualit. Una forza recitativa notevole,
decorata da suoni semplici, sonorit che possiedono un fascino retr,
qualche caratteristica del blues e la carica emozionale del cantautorato
di un certo livello e il jazz signori, re di tutte le improvvisazioni. Un
assemblaggio idilliaco di emozioni, di racconti con mezzi classicissimi ed
elementari, il risultato affascinante e angosciante allo stesso tempo e questo un po la caratteristica
di tutto il disco, un gioiello di sublime bellezza che per lascia amareggiati. I suoni analogici si mischiano
alla modernit e allo stile personale di ognuno dei musicisti coinvolti alla sua realizzazione, ecco spiegata
anche lintensit cangiante degli strumenti singoli in ogni traccia, talvolta predomina il basso, altre volte
e la batteria sincopata a fare da protagonista. Questo un disco imprevedibile, nonostante non riservi
molti colpi di scena, ognuna delle undici tracce possiede unidentit ben precisa e diversa dalle altre,
rendendo lascolto dinamico e mantenendo la soglia dellattenzione altissima. Ma sicuramente alla fine
che si raggiunge leden del disco, lultima traccia Blood and I racchiude tutta la magia che si cela dietro la
musica, quella vera e fatta come si faceva una volta, con mezzi precisi e semplici e pochi strumenti, quelli
necessari ad ogni stile per scandire la propria identit. Una ballata carica si sensuale dolore e un po di
cinismo. In the Woods un disco maturo e cosciente, senza troppi compromessi e strizzatine docchio,
suona come ogni disco dovrebbe.
[7/10] Maruska Pesce

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BF 27
Abiku
LA VITA SEGRETA
Sherpa Records, 2014
Gli Abiku, quartetto grossetano al loro terzo lavoro da studio, hanno
locchio indagatore di chi scorge la minima increspatura nel bel mezzo
dello stagno paludoso della quotidianit. Il loro suono vivace, che poggia
sulle note eleganti e pastose del basso di Virna Angelini, la cartina
tornasole di quel vivere un po stanco e rassegnato, che tuttavia non si
rifugia in un plastico elettro-pop compiaciuto di se stesso: infatti i testi
di Giacomo Amaddii Barbagli raccontano sogni infranti e aspettative
frustrate, che trovano la propria ragion dessere nelle profondit
spaziali delle tastiere di Stefano Campagna. Sentimenti del tutto comprensibili, in un paese dove
suonare la chitarra considerato sentire a tal proposito Qui Non Succede Mai Niente un crimine,
una scelta di vita da non prendere davvero sul serio. E la scelta (consapevole?) di giocare a fare i
musicisti sembra essere la vera chiave di lettura dellintero album. Una scelta ben esemplificata dalla
voce tenue di Barbagli, mai dura nellesprimere le proprie convinzioni nichilistico-esistenzialiste, che
dialoga altrettanto bene con i giocosi e bambineschi assoli di xilofono presenti in Fonteblanda. Nel suo
complesso, La Vita Segreta risulta essere una piacevole commistione di cantautorato vecchia scuola,
moderna psichedelia ed eleganza minimale. Un piccolo, rutilante parco giochi in mezzo al grigiore dei
palazzoni-dormitorio di periferia.
[8/10] Alberto Giusti

Malamadre
MALAMADRE
Autoprodotto, 2014
I Malamadre sono un power trio durissimo. Sono anche un collettivo
socio narrativo di fumetti musicali. Ovvero: ciascuno dei pezzi di questo
album omonimo (gi di per s una raccolta di short stories) stato
trasformato, con laiuto di un gruppo di fumettari, in un breve racconto
illustrato. Ezra Pound (nessuna considerazione politica intesa, n
benvenuta), scrisse della necessit di ri-collegare la poesia alla musica
per riportarla alla sua dimensione originaria pi efficace. In passato, la
musica stata spesso accostata alle arti visive. Non penso qui alleffimera e spesso ridicola pratica del
videoclip, che quasi sempre promozione, quanto piuttosto a tentativi sinestetici e crossmediali intesi
allamplificazione della potenza emotiva di unarte che gi di per s penetra senza troppa difficolt
attraverso la pelle fino a stimolare lelettrochimica del sentire. Musicalmente, i Malamadre viaggiano
sui binari di un post-grunge che si nutre di corposi riff acustici stressati fino alla distorsione, drumming
preciso e massiccio, e avvolgenti linee di basso. Echi di metal anni 80, di ballate canterburiane eteree
e immaginifiche, stoner, e uninnegabile iniezione cantautoriale. Di Valerio, un po Layne Staley un
po DeLeo, si sgola e armonizza linee melodiche efficaci e dimpatto, snocciolando un verso dopo
laltro piccoli racconti che spaziano dal favolistico al sociopolitico. Il sound spesso e spietato,
paradossalmente ammorbidito dalluso continuo dellacustica come dorsale delle costruzioni musicali
che fioriscono e singrossano o sassottigliano, guidate dallandamento diegetico dei testi, sempre
fluidi e ispirati. I tre abruzzesi mostrano le loro influenze e le frullano producendo musica che tanto
vintage quanto senza tempo, e che si muove sinuosa tra rabbia e sogno, dolcezza e violenza. Mammaro
un rantolo dal profondo che apre a un dolente, rauco coro di note e strida; Olio un urlo punk-blues
umido e appiccicoso come un banco di nebbia; Luomo dacqua dolce una ballatona elettroacustica di
sicuro impatto; La Postale quasi una collaborazione PFM/De Andr. Rapidissimi, efficaci, da ballare o
da urlare senza piet. Con un ghigno, per.
[8/10] Marco Petrelli

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28 BF
VonDatty
MADRIGALI
Autoprodotto, 2014
Dietro gli iper-hipster mustacchi a manubrio riprodotti in copertina, live
sulla sua faccia, si nasconde il Barone VonDatty, romano classe 1991,
qui al suo esordio dopo lep Diavolerie del 2012. Le lettere damore
che mi scrivo per conoscermi mi rendono indigesto al senso delle mie
canzoni afferma il nostro, e anche queste ultime girano spesso vicine
allautoreferenza, a cominciare da un titolo, Madrigali, prevedibile e
scolorito. Nel complesso per Lingranaggio, come titola uno degli
episodi migliori, funziona bene. Tra lo spleen irresistibile (loriente chic ma io ho il terrore dei topi si
canta in Disoriente) e il piacere malato di giocare con le proprie ossessioni e paranoie in linea con tutta
una tradizione rock-alternative, sono canzoni che si muovono tra lisergiche sinuosit vocali ma che sono
anche capaci di divertirsi, come quando indossano Maschere dinchiostro nero (complice Tommaso Di
Giulio, ex Bal Musette Motel, che qui sembra portare in dote il suo felice universo poetico). Il tutto ben
suonato si ascoltino i begli inserti di sassofono in Blueberry e nella gi citata Disoriente - e condito da
un sentimento elettrico tra Marlene Kuntz (la sporca Santamarena) e Marta sui tubi (lintro di Lamore
malato vicinissimo ai loro Vecchi difetti) unito a rimandi cinefili come nelliniziale Il Fantasma Della
Porta Accanto e nella sghemba conclusione di Dal Tramonto AllAlba. Aspettiamo il sequel.
[7/10] Fabrizio Papitto

Giovent Bruciata
GIOVENT BRUCIATA
Autoprodotto, 2014
Lercissimi. Punk-hardcore vecchio stile, rabbia intonsa. I Giovent Bruciata
sembrano scaricati da una macchina del tempo strafatta e allucinata
direttamente nei miei altoparlanti, con i loro brevi pezzi rapidissimi,
intrisi di caustico nichilismo e rabbia ormai (purtroppo) sconosciuta.
Autodistruttivi, stridenti, feroci. Picchiano e rantolano, vomitando riff
infetti pieni di palm-muting e armonici artificiali spezzati da assoli al
fulmicotone. Non c un attimo di respiro, qui, ve lassicuro. Il cantato
ostinatamente antimelodico, un grugnito sgraziato che urla di sangue, dolore, odio, impotenza
(Violenza, ironica e tagliente). Se il malcontento e la frustrazione degli anni zero hanno il pi delle volte
abbandonato il grido per abbracciare il sussurro e il sordo, ovattato malessere del postrock, i Giovent
Bruciata pescano a piene mani dalla furia iconoclasta e incendiaria di trentanni fa, a volte con ironica
e divertita coscienza (Odio tutto, che suona come lo sfregio di uno dei temi di Super Mario Bros. Gli
anni ottanta sono anche questo.), altre con cieca spietatezza controculturale (Sessantotto merda,
programmatica filippica anti-fricchettoni). Pur rimanendo sempre saldamente nel recinto dellhardcore,
si concedono scappatelle sludge e perfino pseudo-thrash, muovendosi liricamente dai territori canonici
dellinvettiva sociale (Formia) e dellesternazione di un disagio umano incancrenito (Depressiva), a incubi
cyberpunk e burroughsiani (Elettrodi, Siringhe). Nel complesso, e nel genere, un ottimo prodotto,
fieramente anacronistico, ferocemente anarchico. Ostico, duro e assetato di sangue. Pi che essere fuori
tempo massimo, dimostra come un certo disagio seminale sia tuttora vivo e presente nelle periferie
umane, sociali, e musicali di questo paese. Il tutto con la fondamentale dose di divertita, disillusa
crudelt. Zannuti e famelici.
[7/10] Marco Petrelli

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BF 29
The Rust And The Fury
SEE THE COLORS THROUGH THE RAIN
Woodworm Label, 2014
Secondo album per The Rust and the Fury, di cui avemmo gi occasione
di parlare qualche numero fa, al tempo del loro album desordio, May
the Sun Hit your Eyes (esortazione che tra laltro d il titolo alla traccia
dapertura). Per questa seconda fatica, la band perugina si rivolta agli
eroici ragazzi della Woodworm, che descriverei come un incrocio tra
Re Mida, i Nabat e le pappardelle al cinghiale. Il passaggio alla Woodworm, recentemente premiata come miglior etichetta indie del 2014
al PIMI, ha influito di molto sul tessuto sonoro che compone See the
Colors through the Rain. Quando ci trovammo a parlare del primo album della band perugina non ci
esimemmo dal sottolineare la bont del prodotto, auspicando un passo avanti gi dal disco successivo.
Che dire eccolo qua il passo avanti. See the Colors through the Rain (scritto allamericana e cantato
in inglese dalle due voci principali, Francesca Lisetto e Daniele Rotella) si pianta a spalle larghe nella scena guitar-pop, con un bagaglio di buonissime canzoni e alcuni momenti memorabili. Green, ad
esempio cantata dalla Lisetto, una sintesi tra electric-piano, una chitarra che sembra provenire dalla
memoria di Dave Navarro e un mood generale di byrniana memoria, che concretizza lottima capacit
di songwriting della band. I Seem ricorda le radici chamber-pop del primo album, con qualcosa dei The
National (eccezion fatta per la voce cavernosa di Matt Berninger, ovviamente). La chitarra, sia elettrica
(Carry On) che acustica (Coming Home to Stay) viene portata molto pi in luce, in questo disco. The
Rust and the Fury, infatti, sono una band magneticamente concentrata attorno a questo strumento,
come dimostrano i rari showcase acustici. Andrea Marmorini ha saputo portare in primo piano questa
peculiarit della band, creando un riuscito bilanciamento tra rock e pop. Vedremo cosa succeder, tra
classifiche e palchi, magari oltralpe. Buona fortuna, per ora.
[7,5/10] Bernardo Mattioni

Finistre
ALLE PORTE DELLA CITT
Costellos Records, 2014
Scorre del buon sangue inglese nellesordio dei lombardi Finistre
(da non confondersi con lesperienza prog dei genovesi Finisterre),
formazione capitanata dallex Merci Miss Monroe Matteo Griziotti e dal
gi frontman dei Daisy Chains Carlo Pinchetti, cui si aggiungono Gianni
Danesi al basso (ex Clinker Portland) e Matteo Greco alla batteria (ex
Cheap Mondays). Storie di tutti i giorni quelle che vengono raccontate
nelle loro canzoni: le difficili relazioni sentimentali (Sfida, Soffoca), la
sensazione di commettere sempre gli stessi errori (Oh Oh), lincertezza del futuro (Pronti alla rivolta),
la frustrazione gemella dellaccidia (Esponda), i rapporti umani conditi da piccoli ritratti femminili
(Stella, Sabba, Angela). Tutto sciorinato, come si diceva in apertura, con una leggerezza brit-pop
che fa dei Finistere come dei Travis di noantri. Chitarre in prima linea, riff leggeri e piacevoli linee
melodiche (si ascoltino i fiati di Guai a te). Il rischio per quello di appiattirsi su sonorit tanto facili
quanto facili da dimenticare, e il lavoro risulta nel complesso un po monotono e privo di incisivit,
complici anche dei quadretti narrativi che spesso non superano il bozzettismo. La qualit e le buone
intenzioni tuttavia non mancano, non resta che metterle a frutto e non fermarsi sul limite, che siano
le porte della citt o il lembo di terra della Bretagna che li divide dallOceano Atlantico, come porta
scritto il loro nome. Bella la grafica di copertina a cura del gi citato Matteo Greco.
[6,5/10] Fabrizio Papitto

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30 BF

BF 31

32 BF
Cesare Malfatti
UNA MIA DISTRAZIONE
Adesiva Discografica, 2014
Chi di noi nostalgici non ha sofferto alla notizia del primo scioglimento
dei LaCrus, sicuramente una delle realt musicali migliori degli ultimi
decenni. Poi nel 2011 arriva il primo disco solo di Cesare Malfatti, un
disco omonimo non a caso, quasi a voler finalmente mettere in chiaro le
proprie inclinazioni e lo stile di un autore che ha molto da dire. Qualche
anno di intense collaborazioni e progetti paralleli e ecco, nellanno appena
trascorso, la pubblicazione di questo incantevole lavoro, il secondo. Pare
sia nato tra Bologna, Catania e Milano, quasi per caso e da coincidenze fortuite, in conferma a ci, oltre
al titolo emblematico dello stesso, nelle undici tracce che lo compongono si cela uno stile camaleontico,
influenze varie concentrate a raccontar di storie tanto diverse tra loro, quanto legate e complementari.
Nessuna eccentrica pretesa, il risultato eccellente racchiuso in questo lavoro si raggiunge facilmente con
laiuto di un paio di amici di vecchi data (vedi Chinaski, Lezziero e la sublime voce di Stefania Giarlotta) a
cui viene affidato larduo compito della narrazione; Malfatti deve solamente dar libero sfogo al proprio
estro musicale, risultato della commistione un album sorprendentemente delizioso, suona quasi come
una carezza allanima. Ne La mia distrazione tutte quante le influenze che negli anni hanno definito e
arricchito lo stile del musicista milanese, classe 68, raffinato chitarrista pop, degna spalla per qualche
anno dei primissimi Afterhours e met eclettica di Mauro Ermanno Giovanardi. Degne sicuramente
di nota le atmosfere create dagli archi delleccellente violinista siciliano Vincenzo Di Silvestro che ha
piacevolmente accompagnato Malfatti in alcune romantiche performance dal vivo. A questo punto viene
davvero da chiedersi se i LaCrus non dovessero maggior parte della loro magia alla bravura e allo stile di
Malfatti.
[7,5/10] Maruska Pesce

Luca Laurini
IL LOOK DEGLI ANIMALI DOMESTICI VAGANTI
Alka Record Label, 2014
Il cantautore reggiano Luca Laurini si confronta per la prima volta con un
disco in studio, proponendo un lavoro di musica cantautoriale, che per
nelle musiche vira pi sul folk che sulla tradizione della nostra musica,
anche se non mancano riferimenti e citazioni pi o meno evidenti: in Mele
Marce riprende la celeberrima Ho visto un re di Jannacci oppure Dalla
nella canzone iniziale Poeta, mentre la Mariarosa del nostro richiama la
celebre Bocca di rosa del maestro (per me sempre e solo uno inutile
specificare il nome). Partendo da queste basi solide Laurini nelle dieci tracce dellalbum racconta la vita
dei giorni nostri in Menomale, che ricorda un po Gazz e un po Le luci della centrale elettrica, oppure
compie una satira su una figura ben conosciuta della nostra politica in I tacchi lalzano un po (vi lascio
immaginare a chi si riferisca) in cui i mandolini richiamano il nostro amato e purtroppo appena scomparso
Pino Daniele. La canzone per meglio riuscita, per la capacit di raccontare con passione ed efficacia
del suo protagonista, secondo me Fra diavolo che potrebbe rientrare degnamente nel ventaglio degli
autori su citati. Le musiche sono tutte molto piacevoli, andando dal reggae al folk, fino ad uno stile
pi cantautoriale e rendono molto facile lascolto, anche in maniera ripetuta, potendo cos apprezzare
meglio i testi di Laurini, che comunque dimostra da alcuni spunti di poter cercare sempre pi uno stile
personale sia nelle musiche che nei testi in modo da rendersi inconfondibile come i grandi cantautori
della nostra tradizione.
[7/10] Piergiorgio Castaldi

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BF 33

EP
Io e La Tigre
IO E LA TIGRE EP
Autoprodotto, 2014
Io e la tigre un duo femminile molto originale; il frutto di una
precedente collaborazione che ha preso strade diverse per poi
ritrovarsi, reinventata, a distanza di dieci anni. Io e la Tigre spaziano
tantissimo grazie alle sole batteria, chitarra e voce, dando vita ad un
prodotto ben riuscito: carico ma senza uneccessiva predominanza
ritmica della batteria (il che non da considerarsi scontato quando ci
sono cos pochi strumenti). Il sound semplice, fresco e diretto, cos
come i testi e la voce di Io (che ha dei richiami della musica italiana anni 60). Sottovuoto eccezionale,
ha una bellissima verve e racchiude in anteprima lo stile dellEP in cui trova posto anche una grintosa
cover di Cuore di Rita Pavone, dove la voce di Io calza a pennello.
Questo il loro primo EP ed stato realizzato in modalit homemade coinvolgendo anche alcuni
amici. Latmosfera friendly ha portato per gioco alla registrazione della viscerale e corposa Producers
che fa da traccia di chiusura. Larte di Io e di Tigre si fondono molto bene insieme e bisogna dire che
funzionano.
[8,5/10] Daniela Fabozzi

Martin Hagfors & C+C=Maxigross


INSTANTANEOUS JOURNEY WITH MARTIN HAGFORS &
C+C=MAXIGROSS EP
Vaggimal Records, 2014
Siamo nella primavera del 2014. Martin Hagfors, prolifico songwriter
di origini norvegesi-americane, decide di perdersi sui Monti Lessini,
dove i veronesi C+C=Maxigross (che tra laltro su quelle montagne ci
hanno organizzato il Lessinia Psych Fest) gli offrono ospitalit. Ok, le
cose sono andate cos, pi o meno, ma dal loro incontro sulle montagne
venete nato questo EP, oltre a un intenso tour estivo. Sei canzoni
prese direttamente dal repertorio del cantautore norvegese e riarrangiate in chiave psych-folk dalla
band. Lalbum parte subito con la vintage hit The Woods che ricorda qualcosa dei Traffic. Se con la
sculettante Maximum Amount ci si lascia andare a groove e rnr, in Coffee and Cigarettes si torna
subito nella psichedelia pura. In Country Chris si palesa tutta la vicinanza a Neil Young, Company
Oil un viaggio che si apre sullo strumento viaggione per eccellenza, il sitar, mentre lultima traccia
dellalbum, Astrodome uno dei brani pi eseguiti dallo stesso Hagfors nei suoi live. Un lavoro
veramente intenso, anzi, passatemi il termine un cazzo di diamante. Questa collaborazione da vita ad
un prodotto, magari s, derivativo, ma vivido e ricco nei dettagli, sebbene lalbum sia stato registrato in
presa diretta. Non a caso la musica dei C+C gode di una certa fama anche allestero, come testimoniato
dalle apparizioni su grandissimi palchi come quello del Primavera a Barcellona. Bravi.
[8/10] Bernardo Mattioni

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34 BF
The Wheels
SELF PORTRAIT
My Place Records, 2014
Britpop: il primo aggettivo che, per quanto le parole non possano
mai rinchiudere perfettamente la musica entro un recinto, ci orienta
allinterno della sfera Pop-Rock Inglese, sicuro microcosmo di riferimento
per questo gruppo. I The Wheels possiedono e dimostrano attraverso
questo loro Autoritratto, oltre che unenergia invidiabile, una grande
padronanza del genere, dimostrata dalla perizia con cui hanno potuto
sviluppare una loro sonorit caratteristica. E il frutto della grande
passione per un genere piuttosto che per l eclettismo artistico. I The Wheels riescono bene in un difficile
esercizio di mimesi musicale, in cui puo essere molto facile cadere in risonanze troppo forti di gruppi
cardine come gli Oasis, Stereophonics, Keane. Dallelettrico passando attraverso lacustico, dalla canzone
alla ballata rock, sempre fedeli alla loro vocazione britannica, questa formazione giovane ed energica
non rinuncia per ad una propria identit in un panorama musicale in cui, specie riguardo alcuni generi,
si avverte spesso un certo ristagno di idee.
[8,5/10] Francesco Angius

The Heart & The Void


A SOFTER SKIN EP
Sangue Disken, 2014
Un lavoro musicale in cui si precepisce grande pulizia e coerenza tra
poche e ben distinte voci, che mantiene unatmosfera in piedi dalla
prima allultima composizione, a prescindere dalle considerazioni
personali, sicuramente da considerarsi degno di apprezzamento. La
ricerca di suggestioni nella semplicit e nella linearit del pensiero
musicale di Enrico Spanu, chitarra e voce principale, la linea guida di
questo disco molto piacevole e di gradevole ascolto. Lintegrazione di
pochi altri elementi, che compaiono variamente allinterno delle cinque tracce e si sovrappongono
alla struttura fondante chitarra/voce, non compromette la freschezza e la spontaneit di questo
lavoro, ma anzi trova attraverso laddizione di pochi strumenti una dimensione pi profonda ed
emozionalmente intensa. Un lavoro conciso, semplice, disteso, che possiede e trasmette chiaramente
gli echi di una storytelling sullamore. Lestetica musicale del disco si sposa perfettamente con i suoi
intenti confermando la cura e la completa riuscita di questo piccolo progetto che per la sua grande
vivacit pu essere riascoltato piacevolmente senza annoiare o stancare.
[8/10] Francesco Angius

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BF 35
Jibia
BADLAV
Lovers & Lollypops / Shit Music for Shit People, 2014
scar Silva il one-man-artist che si nasconde dietro questo progetto di
provenienza portoghese, e prende il nome da un serpente molto temuto
poich capace di uccidere grandi prede avvolgendole e soffocandole
nelle sue spire.
Come daltronde la sua musica di andamento strisciante che si ripiega
continuamente su se stessa.
Uscito in 500 copie, le.p. si snoda in4 brani in partnership con la complice
Ana Mir (in arteSequin) e prodotti da Xinobi, in co-release con Shit Music For Shit People.
Ispirandosi alle quattro et dellinduismo, l album un profluvio di psichedelia ancestrale con deviazioni
da dancehall esotica, beats provenienti da un tastierina casio e ossessivi riff di basso e organi come nella
mantrica Dvapara Yuga.
Lartista definisce il suo suono Prince of Persia on acid e il risultato un viaggio allucinato, assolutamente
free e inclusivo delle suggestioni pi variegate, con atmosfere che sembrano provenire da quelle oscure
soundtracks di filmacci tanto care alla Finders Keepers Records, messe in collisione con un elettronica
da videogame. Le chitarre sinistre e evocative di Dvapara yuga con il finale dal carattere ipnotico, e
i tappetti noise in saturazione del finale Kali yuga , lo rendono un bel dischetto di weird music da
gustarsi in solitudine.
[6,5/10] Giacomo Salis

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redazione@beautifulfreaks.org
o allindirizzo postale che trovi sul nostro
sito web. Potrebbe trovare spazio tra i dischi
recensiti su questa rivista.

Plunk Extended
PRISMA EP
Autoprodotto / QB Music, 2014
Un titolo decisamente azzeccato. Il disco infatti appare un unico, corposo
groove che si scompone in derivazioni hard, folk, toccando addirittura
melodie tribali e reggae. Cinque colori forti, decisi, che caratterizzano
altrettante tracce eterogenee e al tempo stesso unite da una sezione
ritmica ben strutturata e definita, con i toni marcati e mai scontati del
basso di Alessio Montagna e i variopinti movimenti della batteria di Mattia
Pontremoli. Si parte con Blu, un distensivo arpeggio acustico da spiaggia,
in cui domina un timido ottimismo cantautorale dei tempi che furono, per poi passare alle atmosfere
rock giamaicane di Nero e a quel gioiello di ballata che Bianco, fresca e limpida come una giornata
di sole in inverno. Decisamente pi energica Rosso, col suo riff elettrico che traccia ombre tenebrose,
anche se la vena reggae del gruppo riesce comunque a saltar fuori in un contesto pesante come quello
tracciato dalla chitarra di Daniele Cetrangolo. Addirittura Verde accenna beat pi dance, con linsistenza
della cassa di batteria mischiata alle percussioni tribali, che simboleggiano un po quella giungla acida
e caleidoscopica che il mondo contemporaneo visto dal quintetto milanese. Un immenso e luccicante
gioco dincastri.
[7/10] Alberto Giusti

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36 BF

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38 BF

lopinione
dellincompetente
COWBOY JUNKIES, Lay It Down
La mia radiosveglia sintonizzata su una stazione
che passa per lo pi musica pop, anche se di quella
non troppo commerciale. Dovrei cambiarla ma
rimando, rimando sempre io. Stamattina per
la sveglia diffondeva un bel pezzo (Jamiroquai
probabilmente, ma non saprei dirvi il titolo) ed
riuscita a mettermi di buon umore.
Per il buon operato di stamattina, la mia
radiosveglia stata confermata per altri tre mesi
( quasi a tempo indeterminato per gli standard di
oggigiorno), contro la precariet!
Ma ora affrontiamo il duro lavoro! Purtroppo
liniziale buonumore scema non appena realizzo
che, insieme al disco da recensire, la Redazione
del giornale mi ha consegnato
anche una graziosa letterina in
cui mi intima di inviare stavolta
(lhanno proprio sottolineato
lavverbio stavolta)
il mio
pezzo in tempo utile per le
loro
eventuali
correzioni/
integrazioni. Va be cos
evidente che mi si costringe... eh
s, mi si costringe io non volevo,
giuro che non volevo avrei
evitato davvero volentieri ma
cos sono loro che mi istigano
alluso indiscriminato degli a.p.l.d. (leggasi
atti di paraculaggine per legittima difesa). Da
eventuali che dovevano essere le loro correzioni/
integrazioni sono divenute ormai immancabili
e, nonostante la gi citata precariet del lavoro,
ritengo sia ormai indispensabile che io reagisca
con ogni mezzo a mia disposizione per tutelare la
Libert del Pensiero (con la lettera maiuscola).
Conclusione: consegner, as usual, tutto
allultimissimo momento.
Mi aspetto ritorsioni ovviamente, ma sono
fiducioso. Per quanto i signori si lamentino, e
per quanto il tutto appaia misterioso anche a me
stesso, unincompetente come me non sembra
poi cos facile da trovarsi sul mercato.

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La pigrizia non altro che


labitudine a riposarsi prima di
essere stanchi. Jules Renard

La professionalit fondamentale ed io, nel


campo, sembra che non abbia reali competitors.
Veniamo ora per al disco che, ve lo dico
subito, belloccio. Sarebbe anche bene averlo
probabilmente ma se non volete o potete
comprarlo almeno ascoltatevelo su youtube. E
di un gruppo canadese composto da Alan Anton
(basso) e dai tre fratelli Timmins: Margo (voce),
Michael (musica, testi, chitarra) e Peter (batteria).
Rock particolare, molto soft (influenze folk,
country e blues), molto ascoltabile e, grande punto
di forza, la voce celestiale di Margo Timmins. E Lei
il valore aggiunto che esalta i pur bravi musicisti
al seguito.
Gi dal pezzo iniziale, Something
More Besides You, la voce calda
e rassicurante di Margo ricorda
molto quella meravigliosa
ed
ineguagliabile di Joan Baez.
La seconda traccia A Common
Disaster ritmata e coinvolgente
ed quella che rimane pi in
testa, anche a distanza di giorni
dallascolto, come pure Speaking
Confidentially (11 brano). Quelle
che preferisco io per sono: Beas
Song e Come Calling che
presente nel disco in due versioni del brano, una
maschile pi veloce (his song) ed una femminile
pi lenta (her song) e che rappresentano le
due facce del rapporto di una coppia di anziani
che devono affrontare il dolore e langoscia
dellAlzheimer .
Di Angel Mine (8 brano) si segnala il video
musicale , con Janeane Garofalo , girato al The Rey
Theatre di Los Angeles .
Visti i tempi che corrono, faccio a tutti noi gli
auguri di una vera felicit!
Rubby

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BF 39

33 giri di piacere
I Wailers e il Northwest sound di Seattle
Nella storia del rock ci sono stati moltissimi gruppi seminali. Tra questi, i Fabulous Wailers sono stati
forse tra le band pi seminali in assoluto.
Il gruppo nasce a Seattle verso la fine degli anni Cinquanta. Il repertorio basato su cover e pezzi propri
che si rifanno al rocknroll e al primo surf strumentale. Con lalbum Tall Cool One del 1959 arriva il
grande successo. Il disco prevalentemente strumentale, lessenza di quello che verr chiamato Frat
Rock, un tardo rockn roll dei primi anni Sessanta pi passionario e rurale che si suona prevalentemente
ai party studenteschi. Il momento storico , per intenderci, quello
che John Landis racconter in
Animal House.
Louie Louie il brano manifesto di questo genere. Scritto dal
Richard Berry e riproposto nella storia del rock in pi di 1500
versioni, il brano venne reinterpretato per la prima volta dai
Fabolous Wailers per poi essere scippato e suonato da un
altro gruppo di Seattle nato sulla scia dei Wailers: i Kingsmen.
Il brano, in questa versione ebbe un successo strepitoso. I
Kingsmen erano uno dei tanti figli musicali dei Fabolous
Wailers, il gruppo che oltre al Frat aveva inventato il
Northwest sound a cui apparterranno anche i grandissimi
Sonics ed altri gruppi della zona tra cui i Galaxies, i primi Paul
Revere and The Raiders, i Frantics e i Viceroys.
I Wailers sono stati dunque i primi a creare il suono di Seattle
dellepoca ed anche i primi ad influenzare mostri sacri del
surf come i Ventures. Gli inizi Frat sono documentati
con tre album realizzati tra il 1959 e il 1963. Lux Interior
dei Cramps, uno che di queste cose certamente se ne
intende, di loro dir: When it comes to the end of the
millenium lists of the greatest rocknroll album of all
time, forget about the Beatles, the Eagles, the Greables or the
Shmeables. The Fabolous is the real tough badass hoodium staff
that made rock different from all the pop crap that came before it.
The 45 version of Dirty Robber is one of the greatest rock vocals
ever recorded.
Dopo le origini Frat e un disco natalizio, i Fabulous Wailers decidono di accorciare il
nome in
Wailers e si spostano verso sonorit decisamente garage punk. Il suono ora diventato pi ruvido e
il canto strillato. Non mancano per ancora brani lenti da perfetto party Frat e classici del rocknroll
e del blues. Il sound li accomuna ad un gruppo che oggi viene ricordato e osannato molto pi di loro:
i Sonics di Psycho, Cinderella e Strichnine. Gli album del periodo escono per la Etiquette e sono due:
Wailers, Wailers, Everywhere e Out of Our Tree, titolo del loro brano pi famoso riproposto anche
nel cofanetto dei Nuggets.
Nel 1966 il cambio di etichetta (United Artists) e il tempo di un album sostanzialmente simile ai due primi
dal titolo Outburst. Poi arriva il 1968 e prima dello scioglimento c spazio per un album psichedelico
dal titolo Walk Thru the people uscito per la Bell.
I Wailers sono stati insomma uno dei gruppi tra i pi seminali della storia del rock. A Seattle, se non ci
fossero stati loro non ci sarebbero stati due mostri sacri come i Sonics e i Kingsmen e, chiss, magari non
ci sarebbero stati nemmeno i Nirvana...
Lorenzo Briotti

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Ovvero: Breve scheda di identit di gruppi inutili
scomparsi nel nulla e che (per ora) ci hanno risparmiato una reunion ancora pi inutile.
a cura di Mazzinga M.

CHEAP AND NASTY


Genere: Glam Hard Rock.
Nazionalit: Anglo-finnica.
Formazione: Nasty Suicide (voce e chitarra); Tim Kaltio (chitarra); Les Riggs (batteria); Mike Finn (basso)
sostituito dopo pochi mesi da Alvin Gibbs.
Discografia: Beautiful Disaster (Lp, 1991); Cool Talk Injection (Lp, 1994 esclusivamente per il mercato
nipponico).
Segni particolari: Nomen omen.
Data e luogo della scomparsa: 1994, Tokio.
Motivo per cui saranno (forse) ricordati: Il loro primo e unico singolo di successo -a provenienza di
Nasty Suicide- gli Hanoi Rocks.
Motivo per cui dovrebbero essere dimenticati e mai pi riesumati: Perch piu che cheap erano
proprio regalati!

ATOMIC PLAYBOYS
Genere: Hard Hair Metal.
Nazionalit: Statunitense.
Formazione: Parramore McCarty (voce); Steve Stevens (chitarra); Bruce Turgon (basso); Thommy Price
(batteria); Phil Ashley (tastiere).
Discografia: Atomic Playboys (Lp, 1989).
Segni particolari: Essere un hobby estremamente costoso (cit.).
Data e luogo della scomparsa: 1989, nello studio del commercialista di Stevens.
Motivo per cui saranno (forse) ricordati: Steve Stevens e i suoi capelli pettinati con le miccette.
Motivo per cui dovrebbero essere dimenticati e mai pi riesumati: Se di Steve Stevens ci si ricorda dei
suoi capelli e delle sue numerose e prestigiose collaborazioni (Billy Idol, Michael Jackson, Rick Ocasek,
Peter Criss) ma assolutamente nulla dei suoi Playboy Atomici, ci sar un motivo. O no?