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INDICE

I. Le leggi delLa Chiesa


1. Unit e pluralismo
2. Diritto universale e diritto particolare
3. Il diritto della cristianit
4. Verso la codificazione del diritto della Chiesa cattolica
5. Il processo di codificazione
. Il Codice di diritto canonico del 1!1"
". Il Codice delle Chiese orientali
#. I principi del Concilio Vaticano II
!. Verso una nuova le$islazione
1%. Il Codice del 1!#3
11. Il Codice dei canoni delle Chiese orientali
12. &a 'produzione( del diritto
II. La legge nella Chiesa
1. Diritto e teolo$ia
2. )utorit divina e autorit ecclesiastica
3. Certezza del diritto ed esi$enze di $iustizia
III. I poteri
1. *istema $erarchico e or$anizzazione ecclesiastica
2. &+ufficio ecclesiastico
3. Il primato pontificio
4. ,r$ani centrali di $overno
5. Il colle$io episcopale
. Colle$ialit e primato
". -sercizio con$iunto del ministero episcopale
#. Il $overno della Chiesa particolare
!. Il clero diocesano
1%. I diaconi
11. .li altri ministri
IV. I fedeli nella Chiesa
1. &o 'status( di fedele
2. &a /uestione dei diritti fondamentali
3. &0elenco dei diritti e dei doveri
4. Il diritto di associazione
5. &0autonomia privata
. &imiti e sanzioni
". I chierici
#. I laici
!. &a vita matrimoniale
1%. &a vita consacrata
11. I non 1attezzati
12. &e persone $iuridiche
Capitolo 1
LE LEGGI della CHIESA
1. UNIT e LU!ALIS"#
II Concilio ecumenico Vaticano II2 definisce la Chiesa come 'un solo popolo di Dio radicato in tutte le nazioni della
terra(3 essa 'favorisce e acco$lie tutte le ricchezze di capacit e di consuetudini dei popoli2 in /uanto sono 1uone2 e
acco$liendole le purifica2 le consolida ed eleva(.
.razie a /uesta universalit o cattolicit 'le sin$ole parti portano propri doni alle altre parti e a tutta la Chiesa2 e cos4 il
tutto e le sin$ole parti sono rafforzate2 comunicando o$nuna con le altre e concordemente operando per la pienezza
nell0unit(.
In tal modo5
si riconosce la le$ittimit dell0esistenza2 nell0unica Chiesa universale 2 delle Chiese particolari2 presiedute dai
sin$oli vescovi e dotate di propria 'cultura( e di proprie tradizioni3
si riafferma2 al contempo2 l0autorit del vescovo di 6oma che 'presiede alla comunione universale di carit2
tutela le variet le$ittime2 e insieme ve$lia affinch7 ci8 che 9 particolare2 non nuoccia all0unit2 ma la serva(.
)lla luce di /uesta dottrina2 enunciata nella costituzione conciliare Lumen gentium2 si comprende il valore e il
si$nificato dell0unit e variet del diritto $anoni$o che costituisce la struttura $iuridica del 'popolo di Dio(.
:ale diritto ha un carattere2 un contenuto e un0efficacia universali2 a11racciando le $enti pi; disparate. -sso2 pur
restando immutabile nelle sue strutture fondamentali e nei suoi principi 1asilari2 si rivela dotato di un0eccezionale
capacit di adattamento alle diverse circostanze e necessit5 o$ni comunit ecclesiale ha norme peculiari dirette a
dero$are o inte$rare /uelle ri$uardanti tutta la cattolicit.
Il pluralismo disciplinare si dimostra in modo particolarmente evidente nelle differenze esistenti tra5
< Chiesa latina
< Chiese orientali cattoliche.
=recisazioni5 nei primi secoli della Chiesa2 il $overno delle varie comunit cristiane faceva capo non solo a 6oma2 ma
anche ad altre sedi patriarcali collocate in ,riente.
In se$uito2 il patriarcato di 6oma o d0,ccidente >coincidente con la Chiesa latina e comprendente la stra$rande
ma$$ioranza dei fedeli cattolici? si diffuse in tutta -uropa e ne$li altri continenti2 mentre le comunit di ,riente se ne
separarono dando vita a Chiese autonome. )lcune di /ueste2 con il vol$ere dei secoli2 hanno ritrovato l0unit con 6oma2
che ne ha rispettato le diverse tradizioni.
)ttualmente si contano 22 Chiese orientali cattoliche2 dotate di propri riti litur$ici2 propria disciplina e propria
$erarchia2 e ra$$ruppate intorno ai 5 'riti( orientali pi; antichi. Il Concilio Vaticano II ne ha sancito anche il diritto >e il
dovere? di $overnarsi secondo le proprie discipline particolari.
@A5 nel presente studio con il termine 'Chiesa( si intende la 'Chiesa cattolica(2 che si distin$ue dalle altre confessioni
cristiane per numerosi fattori di carattere dottrinale e disciplinare >es. il riconoscimento della suprema autorit del
vescovo di 6oma2 considerato successore dell0apostolo =ietro?.
&a precisazione si impone in /uanto anche altre Chiese cristiane sono dotate di un diritto proprio che non costituisce
o$$etto della presente trattazione2 esclusivamente dedicata al diritto della Chiesa cattolica e2 pi; specificamente2 della
Chiesa latina.
%. DI!ITT# UNIVE!SALE e DI!IIT# A!TIC#LA!E
,ltre che nelle differenze esistenti tra la Chiesa latina e le sin$ole Chiese orientali2 il pluralismo disciplinare si
manifesta all0interno della stessa Chiesa latina dove2 accanto ad un diritto universale2 valido dovun/ue2 vi$ono diritti
particolari2 o11li$atori solo in certi luo$hi.
&e leggi &ni'ersali sono emanate:
< dal pontefi$e( che esercita sempre li1eramente la sua potest2
< dal $ollegio di t&tti i 'es$o'i2 che pu8 a$ire previo il consenso dello stesso pontefice3 s4 che il concilio
ecumenico >che costituisce il modo solenne di esercizio del potere proprio del colle$io episcopale? viene
convocato e presieduto dal papa che provvede anche a confermarne le deli1erazioni.
&e fonti del diritto particolare sono5
< le nor)e e)anate per &n dato territorio dal pontefi$e2 su iniziativa autonoma o sulla 1ase di convenzioni o
accordi con le autorit civili >concordati2 intese2 modus vivendi2 protocolli2 accordi?3
< i de$reti dei $on$ili parti$olari2 che riuniscono i vescovi di una provincia ecclesiastica >concili provinciali? o
di una conferenza episcopale >concili plenari? e hanno nel rispettivo territorio competenza le$islativa di
carattere $enerale2
< le de$isioni delle $onferen*e epis$opali2 che riuniscono di re$ola i vescovi appartenenti ad uno stesso *tato e
deli1erano in modo $iuridicamente vincolante solo nelle materie ad esse attri1uite dal diritto universale o da
una speciale disposizione della *anta *ede2
< le leggi rig&ardanti le singole dio$esi2 promul$ate dal vescovo sia nel sinodo diocesano >B in un0assem1lea
ecclesiale cele1rata con particolare solennit?2 che fuori di esso2
< le $ons&et&dini2 che sem1rano attualmente svol$ere un ruolo ridotto a causa delle restrizioni imposte dalla
le$islazione.
Cuesta molteplicit di fonti pone il pro1lema della loro gerar$hia2 che nella disciplina canonica vi$ente 9 determinata
esclusivamente dalla diversa autorit dei vari le$islatori.
.erarchia5
I. le le$$i e disposizioni pontificie e i decreti dei concili ecumenici2
II. le norme decise da$li episcopati locali in sede di concilio particolare o di conferenza episcopale e in
o$ni caso so$$ette al nullaosta della *anta *ede2
III. le le$$i diocesane che non possono essere contrarie n7 al diritto universale n7 a /uello sancito
colle$ialmente dai vescovi a livello provinciale o re$ionale.
Il diritto particolare svol$e un ruolo importante nella vita della Chiesa5
da un lato assicura una precisa ed efficace applicazione della le$islazione universale2 specificandola2
completandola e adattandola in funzione delle esi$enze concretamente poste dalle diverse circostanze2
dall0altro 9 fattore talmente rilevante di sviluppo e di evoluzione di tutto l0ordinamento che molte
norme e istituti di carattere universale sono nati in sede locale2 soprattutto ad opera dei concili particolari.
@A5 non si pu82 /uindi2 contrapporre diritto particolare e diritto universale5 lo spirito e la struttura dell0ordinamento
canonico esi$ono che /uesti due diritti vivano in un rapporto di continua sim1iosi che consenta un costruttivo
interscam1io e un0efficace comunicazione reciproca.
&0e/uili1rio tra l0unit del sistema $iuridico e il pluralismo disciplinare non 9 determinato una volta per tutte da principi
astratti e immuta1ili2 ma 9 condizionato dalla concreta situazione della comunit >a sua volta influenzata delle vicende
della societ civile? la /uale2 in funzione delle tendenze che si manifestano nelle diverse epoche storiche2 ora favorisce
lo sviluppo delle le$islazioni locali2 ora porta ad accentuare la funzione del diritto universale. In particolare2 mentre nei
secoli immediatamente precedenti il Concilio ecumenico Vaticano II si assiste ad un pro$ressivo accentramento della
vita ecclesiale2 il Codice promul$ato da .iovanni =aolo II nel 1!#3 consente ma$$iori spazi all0autonomia delle sin$ole
diocesi e de$li episcopati locali.
+. IL DI!ITT# della C!ISTIANIT
)l momento della convocazione del Concilio Vaticano I >1#!<1#"%? le linee fondamentali del sistema $iuridico
canonico sono ancora offerte dal Corpus iuris canonici B l0insieme delle pi; autorevoli collezioni in cui2 prima del
Concilio di :rento2 si 9 venuta consolidando l0esperienza $iuridica della Chiesa.
II Corpus iuris canonici si apre con il Decretum di .raziano >o Concordia o Concordantia discordantium canonum? in
/uanto il suo autore >considerato come l0iniziatore della scienza canonistica e maestro di teolo$ia a Aolo$na nella prima
met del DII sec.? si propone di concordare i canoni discordanti B di ridurre a unit il sistema $iuridico della Chiesa
/uale era venuto delineandosi ne$li 11 secoli precedenti.
*ulla 1ase di una molteplicit di fonti >dedotte dalla *acra *crittura2 dai concili $enerali e particolari2 dalle opere dei
=adri2 dalle lettere dei pontefici2 da altri documenti ecclesiastici e dalle stesse le$$i civili?2 .raziano identifica i
pro1lemi e ne prospetta la soluzione in asserzioni (dicta) suffra$ate dalla citazione di testi autorevoli (auctoritates).
&0opera ha carattere privato e si articola in5
1%1 distinzioni dedicate al diritto e alle sue fonti2 ai chierici e alla loro ordinazione3
3 cause relative alle pi; varie materie >es. la procedura2 il patrimonio2 i reli$iosi2 il matrimonio e la
penitenza?3
5 distinzioni ri$uardanti il culto2 i sacramenti e i sacramentali.
Il Decretum venne adottato da su1ito come manuale2 prima a Aolo$na e poi nelle altre universit del tempo2
determinando intorno allo studio del diritto canonico un vasto interesse che si riflette anche sull0attivit le$islativa.
Infatti2 a partire dalla seconda meta del DII sec.2 a causa della crescente autorit di 6oma e della ma$$ior sensi1ilit per
le /uestioni $iuridiche2 i pontefici sono fre/uentemente chiamati a risolvere autoritativamente le controversie che
insor$ono5 le loro costituzioni e decretali si moltiplicano cos4 rapidamente da porre 1en presto l0esi$enza di racco$lierle
in collezioni.
II pro1lema 9 or$anicamente affrontato da .re$orio ID che affida a 6aimondo di =enafort il compito di riunirle in modo
rispondente ai 1iso$ni del tempo2 espun$endo i testi simili2 inutili o contraddittori2 modificando le fonti l dove
necessario e inte$randole opportunamente con nuove decretali da emanarsi appositamente.
&a collezione delle decretali di .re$orio ID >Decretales Gregorii I2 detta anche Liber !"tra in /uanto racco$lie i testi
estranei alla Concordia grazianea?5
< 9 suddivisa in 5 li1ri
o $iudice2
o $iudizio2
o clero2
o matrimonio2
o delitto
< viene promul$ata nel 1234 con la 1olla #e" paci$icus che ne sancisce il carattere autentico2
attri1uendole forza di le$$e per la Chiesa universale2 ed esclusivo2 vietando il ricorso a /ualun/ue altra raccolta
che non sia il Decretum di .raziano.
&0opera di .re$orio ID 9 prose$uita da Aonifacio VIII che nel 12!# promul$a il Liber %e"tus >cos4 chiamato per
sottolineare la continuit con i 5 li1ri del Liber !"tra? dove sono raccolti2
< i decreti dei concili $enerali cele1rati a &ione nel 1245 e nel 12"42
< le decretali successive al 1234.
&0ultima raccolta ufficiale compresa nel Corpus 9 costituita dalle Clementinae2 comprendenti /uasi esclusivamente atti
di Clemente V che2 dopo una prima promul$azione ad opera di /uesto pontefice2 sono riviste e promul$ate da .iovanni
DDII nel 131".
) differenza dei li1ri !"tra e %e"tus non hanno valore esclusivo in /uanto2 salvo che dispon$ano in senso a esse
contrario2 lasciano in vi$ore le decretali precedenti.
Carattere2 poi2 puramente privato hanno le due collezioni2 pu11licate da .iovanni Chappuis nel 15%% e nel 15%3 delle
!"travagantes Ioannis II che riuniscono 2% decretali di /uesto pontefice >131<1334? e delle !"travagantes
communes che raccol$ono pi; di "% decretali dovute a vari papi da Ur1ano IV >121<124? a *isto IV >14"1<14#4?.
&e !"travagantes concludono il Corpus che2 di conse$uenza2 nel testo approvato da .re$orio DIII nel 15#%2 risulta
composto da5
< Decretum di .raziano2
< Liber !"tra di .re$orio ID2
< Liber %esto di Aonifacio VIII2
< Clementinae
< !"travagantes
,. VE!S# la C#DI-ICA.I#NE del DI!ITT# della CHIESA CATT#LICA
)l Vaticano I si rileva come la consultazione del Corpus si presenti tutt0altro che a$evole a causa della sua ampiezza2
del diverso valore $iuridico delle sin$ole parti2 dell0insufficiente sistematica2 della scarsa rispondenza alle esi$enze dei
tempi.
E /uindi comprensi1ile che di fronte all0incertezza del diritto2 molti dei vescovi che partecipano al Vaticano I riten$ano
indispensa1ile una re$ormatio iuris. *i avverte il desiderio di una certezza del diritto fondata prevalentemente su una
le$$e scritta che assicuri unit di disciplina in tutta la Chiesa.
&e proposte di codificazione nascono dall0esi$enza di una ma$$ior uniformit della le$islazione ecclesiastica che2
implicando necessariamente una limitazione del pluralismo disciplinare2 si risolve in una riaffermazione dell0unit della
Chiesa universale rispetto alla diversit delle Chiese particolari.
In o$ni caso2 il pro$etto si scontra con l0atte$$iamento sostanzialmente ne$ativo prima delle commissioni preparatorie
del Vaticano I2 >in lar$a parte composte da officiali della Curia romana?2 poi della con$re$azione istituita da =io ID per
l0esame dei postulati2 che2 non senza incertezze e contraddizioni2 decide di sottrarre l0ar$omento alle deli1erazioni del
concilio2 proponendolo invece al pontefice 'in forma di umile domanda(.
&a sospensione del concilio e i pi; ur$enti pro1lemi di carattere politico che la '/uestione romana( pone alla *anta
*ede fanno s4 che la richiesta ven$a accantonata.
/. IL !#CESS# di C#DI-ICA.I#NE
@el marzo 1!%4 viene pu11licato il motu proprio &rduum sane munus in cui =io D2 dopo aver sottolineato
l0importanza della disciplina nella vita della Chiesa e la necessit di evitare la dispersione delle le$$i2 riconosce che le
varie collezioni realizzate a tale scopo nei secoli precedenti e le stesse disposizioni emanate dai suoi immediati
predecessori non hanno eliminato tutte le difficolt.
6icorda2 /uindi2 come da pi; parti si chieda2 da tempo2 che tutte le le$$i della Chiesa siano raccolte in unit secondo un
ordine chiaro2 espun$endo /uelle a1ro$ate e superate e adattando le altre alle condizioni dei tempi2 e dichiara di
approvare e accettare /uesti voti2 istituendo per la realizzazione dell0opera un0apposita commissione cardinalizia e un
colle$io di consultori che si avvarranno della colla1orazione dell0episcopato mondiale.
Il motu proprio resta nel va$o circa il metodo da se$uire3 o$ni du11io in merito 9 pero prontamente fu$ato dal se$retario
della commissione2 .asparri2 che nella lettera inviata nell0aprile 1!%4 alle universit cattoliche precisa che 9 intenzione
del pontefice provvedere a distri1uire ade$uatamente in canoni o articoli sul modello dei pi; recenti codici statuali tutto
il diritto canonico2 curando2 la raccolta di tutti /uei documenti2 pu11licati dopo le collezioni autentiche contenute nel
Corpus2 da cui essi siano desunti.
Cuesta lettera di .asparri fornisce anche una prima indicazione circa la sistematica del Codice che si ispira
fondamentalmente ai trattati di istituzioni di diritto canonico in uso nelle universit2 dove2 se$uendo il modello delle
istituzioni $iustinianee2 le materie sono ripartite in
< persone2
< cose
< azioni.
Ulteriori precisazioni sono contenute nelle norme approvate dal pontefice nell0aprile 1!%45 i1 Codice2 redatto in lin$ua
latina2 conterr soltanto le$$i disciplinari enunciate in canoni che il pi; chiaramente2 1revemente e fedelmente possi1ile
riportino2 nella sola parte dispositiva2 /uanto sta1ilito
< dal Corpus2
< dal Concilio di :rento2
< da$li atti dei pontefici2
< dai decreti delle con$re$azioni romane e dei tri1unali ecclesiastici2
tralasciando le norme a1ro$ate o superate e innovando l dove opportuno o necessario.
&a commissione2 coordinata da .asparri2 che nel 1!%" viene nominato cardinale2 si mette al lavoro e nel 1!12<1!14 9 in
$rado di inviare un primo pro$etto ai vescovi del mondo intero perch7 facciano pervenire le loro osservazioni.
Il testo2 ade$uatamente rivisto2 9 poi trasmesso per $li eventuali rilievi ai cardinali e ai prelati della Curia romana e
infine2 nel 1!12 i lavori della commissione possono considerarsi conclusi.
Durante la preparazione del Codice compaiono2 come anticipazioni della nuova disciplina2 molti atti le$islativi.
:ra i pi; si$nificativi vanno ricordati5
< la costituzione 'acante %ede &postolica( che innova la disciplina del conclave per l0elezione del pontefice
>1!%4?2
< il decreto )e temere( sulla forma di cele1razione del matrimonio >1!%"?2
< la costituzione %apienti consilio sul riordinamento della Curia romana >1!%#?.
Inoltre2 nel 1!%!2 inizia la pu11licazione de$li &cta &postolicae %edis B il periodico ufficiale della *anta *ede. =rima
di tale anno i principali atti del pontefice e della Curia romana venivano inseriti ne$li &cta %anctae %edis >41 volumi
comparsi tra il 1#5 e i1 1!%#?3 /uesta collezione aveva un valore puramente privato fino al 1!%4 /uando =io D ne
sanc4 il carattere autentico e ufficiale.

0. IL C#DICE di DI!ITT# CAN#NIC# del 1112
Il Codex iuris canonici viene promul$ato da Aenedetto DV >1!14<1!22? con la costituzione *rovidentissima +ater
!cclesia nel ma$$io 1!1" ed 9 pu11licato nel $iu$no successivo mediante inserzione ne$li &cta &postolicae %edis.
Dal punto di vista formale il nuovo testo legislativo2 entrato in vi$ore nel ma$$io 1!1#2 si compone di 2.414 canoni2
stilati in forma 1reve2 astratta e senza menzione delle loro motivazioni2 distri1uiti in 5 libri( che2 a eccezione del primo2
si articolano in parti2 di cui alcune sono suddivise in sezioni.
:utti i li1ri2 sono ripartiti in titoli2 spesso distinti in capitoli che2 a loro volta2 possono suddividersi in articoli. ) tutte
/ueste suddivisioni sono premesse delle rubriche che enunciano sinteticamente l0ar$omento trattato e di cui sono privi
solo alcuni canoni di carattere introduttivo2 non ricompresi nei titoli.
Infine i sin$oli canoni2 dotati di numerazione continua per tutto il codice2 sono spesso suddivisi in paragra$i o in
numeri.
&a sistematica adottata non si scosta molto da /uella enunciata da .asparri nella lettera alle universit cattoliche5
< il primo li1ro2 )ormae generales2 tratta delle le$$i e della loro efficacia2 della consuetudine2 del computo del
tempo2 dei rescritti2 privile$i e dispense3
< il secondo2 De personis2 contiene la disciplina relativa ai chierici2 ai reli$iosi2 ai laici3
< il terzo2 De rebus2 concerne i sacramenti2 i luo$hi e i tempi sacri2 il culto divino2 il ma$istero ecclesiastico2 i
1enefici e $li altri istituti non colle$iali2 i 1eni temporali3
< il /uarto2 De processibus2 ri$uarda i $iudizi2 le cause di 1eatificazione e canonizzazione e alcuni procedimenti
speciali ri$uardanti i chierici3
< il /uinto2 De delictis et poenis2 disciplina la materia penale.
)i cin/ue li1ri fanno se$uito alcune costituzioni ponti$icie2 emanate in diverse epoche e ri$uardanti varie materie tra cui
l0elezione del pontefice.
Il valore $iuridico del Codice 9 /uello di una collezione
< autentica5 approvata e promul$ata dal pontefice come supremo le$islatore2
< unica5 tutte le disposizioni in esso contenute2 sia che presentino carattere di novit sia che si limitino a ripetere
l0antica disciplina2 hanno la stessa fonte di o11li$atoriet e2 di conse$uenza2 vanno considerate come emanate
nello stesso momento.
&0universalit, del Codice non 9 assoluta5 esso ri$uarda solo la Chiesa latina.
Circa2 poi2 la sua esclusivit,5 nonostante i propositi enunciati nel motu proprio &rduurn sane munus( il Codice non
racco$lie l0universum ius poich7 da un lato non comprende le le$$i litur$iche e dall0altro non a1ro$a $li accordi della
*anta *ede con le varie nazioni >convenzioni2 concordati?2 lasciando intatti anche i diritti ac/uisiti e i privile$i disposti
dalla *anta *ede e ancora in uso.
*ono2 infine2 tollerate le consuetudini contrarie centenarie o immemorabili non espressamente riprovate e non a1olite.
) parte /ueste eccezioni2 tutte le le$$i sia universali sia particolari2 contrarie alla disciplina del Codice2 ven$ono
a1ro$ate >salvo diversa disposizione?.
Circa l0opera realizzata da .asparri2 diverse sono le opinioni manifestate in merito.
*i pu8 affermare che ad una /uasi unanime valutazione lar$amente positiva si 9 andata $radualmente sostituendo una
pi; meditata riflessione che ha portato alla formulazione di vari e si$nificativi rilievi.
Una prima osservazione 9 che 1ench7 il cardinal .asparri nella sua prefazione collochi il Codice nella $rande linea
delle collezioni canoniche dei secoli precedenti2 /uesta tesi non appare sosteni1ile5 il Codice conserva nella sua sostanza
$ran parte del diritto precedente2 ma esso costituisce un0assoluta novit nella storia della Chiesa2 che non aveva mai
conosciuto una le$islazione che assor1isse2 in modo pressoch7 totale2 la disciplina precedente2 a1olendo formalmente
tutte le collezioni anteriori.
Cuesta ri$ida separazione tra storia e diritto vi$ente 9 dovuta alla stessa impostazione metodolo$ica del Codice che2
a11andonando il sistema tradizionale delle collezioni2 si ispira a /uelle teorie che2 privile$iando i concetti $iuridici e le
formule astratte sulla concretezza della vita sociale e delle vicende storiche2 avevano determinato in molti paesi il
processo di codificazione.
:ale 'imitazione( da parte della Chiesa di forme le$islative proprie de$li *tati ed estranee alla sua tradizione ha
provocato in /uesti ultimi tempi alcune critiche in /uanto appare dettata da /uella concezione secolarizzante della
Chiesa come societas iuridice per$ecta che tende ad assimilare la societ ecclesiale a /uelle statuali.
=i; specificamente2 il Codice si collochere11e in un dise$no di accentramento che2 mediante l0imposizione di una ri$ida
uniformit disciplinare2 finisce col ne$are o$ni le$ittimo pluralismo2 col favorire il $iuridismo >B la sopravvalutazione
dell0importanza del momento $iuridico nella vita della Chiesa?2 col ridurre /uella adatta1ilit alle pi; diverse
circostanze di tempo e di luo$o che caratterizza l0ordinamento canonico.
:utte /ueste critiche sono meritevoli di attenta considerazione anche se non si possono trascurare $li esiti positivi del
Codice che
< ha posto termine alla confusione le$islativa preesistente2
< ha permesso una ma$$iore conoscenza delle le$$i ecclesiastiche2
< ha consentito un pi; ordinato svol$imento della vita ecclesiale2
< ha favorito un notevole sviluppo de$li studi canonistici.
II di1attito2 dun/ue2 9 ancora aperto.
*i pu82 comun/ue2 affermare con certezza che la codificazione non costituisce /uella forma di le$islazione assoluta e
perfetta che $li autori del Codice mostrano di credere.
Cuesta su$$estione del 'mito( della codificazione 9 particolarmente evidente nel motu proprio Cum iuris canonici
con cui nel settem1re 1!1" Aenedetto DV istituisce la commissione per l0interpretazione autentica dei canoni del
Codice.
In /uesto documento il pontefice ritiene possi1ile arrestare 10evoluzione della le$islazione o almeno re$olarla in modo
che anche per il futuro la disciplina della Chiesa ven$a raccolta nell0unico testo le$islativo del Codice.
Il motu proprio2 infatti2 dispone che le con$re$azioni romane si asten$ano dall0emanare decreti $enerali ma si limitino a
pu11licare istruzioni che si presentino come spie$azioni e complementi dei canoni del Codice. Cualora2 una $rave
necessit della Chiesa universale impon$a innovazioni le$islative2 la commissione provveder a redi$ere le nuove
disposizioni in canoni che verranno sostituiti o a$$iunti a /uelli $i contenuti nel Codice.
Cuest0ultima disposizione non ha trovato pratica attuazione2 mentre la commissione ha puntualmente adempiuto al
primo compito asse$natole di interpretare autenticamente i canoni del Codice2 pronunciando numerosi responsi che
sono stati pu11licati su$li &cta &postolicae %edis.
2. IL C#DICE delle CHIESE #!IENTALI
@A5 il Codice di diritto canonico ri$uarda esclusivamente la Chiesa latina5 non vincola i fedeli di altro rito se non in
/uelle disposizioni che per propria natura o11li$hino anche loro2 come i canoni che dispon$ono in materia di fede e
morale e /uelli che conten$ono precetti di diritto divino.
&a codificazione del diritto degli orientali viene decisa da =io DI che nel 1!2!2 dopo aver consultato i vescovi di rito
orientale2 affida i lavori preparatori ad una commissione cardinalizia2 presieduta da .asparri2 a cui ven$ono affiancate2
l0anno successivo2 altre due commissioni5
< alla prima2 composta dai dele$ati dei vari riti orientali e da /ualche canonista latino2 viene asse$nato il compito
di colla1orare alla preparazione della codificazione2
< la seconda2 a cui partecipano studiosi di tutti i riti2 riceve l0incarico di curare la raccolta delle fonti.
&a commissione cardinalizia viene2 infine2 trasformata nel 1!35 in commissione per la redazione del Codice di diritto
canonico orientale sotto la presidenza del cardinal *incero2 a cui succede il cardinal Fassimi.
=rima di tale data2 i dele$ati orientali procedono all0ela1orazione de$li schemi da inviare ai vescovi orientali2 ai
rappresentanti pontifici e ai vescovi latini nei territori orientali2 ai superiori ma$$iori dei reli$iosi orientali e ad alcune
universit ecclesiastiche.
&e risposte pervenute sono esaminate da un $ruppo di consultori che presenta le sue proposte alla commissione
cardinalizia la /uale2 a sua volta2 provvede ad approvare il testo dei canoni da sottoporre al sommo pontefice.
Un primo a11ozzo di tutto il codice orientale viene dato alle stampe nel 1!43 e un nuovo schema2 con numerose
modifiche2 viene stampato nel 1!452 sempre a uso interno.
Fentre continua il lavoro di mi$lioramento e revisione del testo2 la commissione inizia nel 1!4 l0esame delle fonti in
vista del loro inserimento nelle note ai vari canoni.
)d una conclusione positiva ma parziale dei lavori si $iun$e solo nel fe11raio 1!4! con la promul$azione dei canoni
ri$uardanti il matrimonio2 avvenuta ad opera del motu proprio Crebrae allatae sunt( a cui fanno se$uito ne$li anni
successivi le norme relative ai $iudizi2 ai reli$iosi2 ai 1eni temporali2 al si$nificato delle parole2 ai riti e alle persone.
&e promul$azioni parziali del codice orientale cessano con la morte di =io DII >1!5#?2 il /uale aveva dato un deciso
impulso ai lavori della commissione facendoli $iun$ere /uasi al termine.
&a codificazione orientale ha incontrato difficolt 1en ma$$iori di /uella del diritto latino2 come documentano
chiaramente sia la lun$hezza dei lavori preparatori sia la mancanza di una loro definitiva conclusione5 mentre la
disciplina della Chiesa latina presentava una relativa omo$eneit dovuta sia all0unicit del rito re$olato2 sia alla
precedente opera centralizzatrice della *anta *ede2 i diritti delle Chiese orientali erano2 e sono tuttora2 talmente diversi
che alcuni di essi appaiono pi; simili al diritto latino di /uanto lo siano tra di loro.
Da tale diversit deriva5
< una notevole difficolt ad individuare e codificare un diritto comune a tutte le Chiese orientali2
< la necessit che il codice orientale lasci ai diritti particolari uno spazio 1en pi; ampio di /uello previsto dal
Codice di diritto canonico2 data l0impossi1ilit di ridurre a uniformit le differenti tradizioni e discipline delle
sin$ole Chiese.
3. I !INCII del C#NCILl# VATICAN# II
@el 1!5! .iovanni DDIII annuncia inaspettatamente la prossima convocazione di un 'Concilio ecumenico per la
Chiesa universale(2 provocando sorpresa.
&e ra$ioni che avevano indotto il pontefice a /uesta decisione si trovano enunciate nella costituzione -umanae
salutis( con cui nel 1!12 dopo un intenso lavoro di preparazione2 viene convocato il Concilio ecumenico Vaticano II.
) $iudizio di .iovanni DDIII2 di fronte alla crisi della societ2 la Chiesa 9 chiamata a mettere in contatto con il Van$elo
il mondo moderno in cui al $rande pro$resso materiale dovuto alle con/uiste della scienza e della tecnica non
corrisponde un e$uale avanzamento in campo morale2 dove2 anzi2 si manifestano preoccupanti fenomeni.
Cuesta dolorosa constatazione non intacca la fiducia del pontefice che2 per rispondere ai 'se$ni dei tempi( offerti
dall0indi$enza spirituale del mondo e dalla vitalit della Chiesa2 ritiene ur$ente convocare il concilio per dare a
/uest0ultima la possi1ilit di contri1uire pi; efficacemente alla soluzione dei pro1lemi della societ moderna.
Cuesta finalit ispira il $randioso pro$ramma del concilio che dovr occuparsi dei pro1lemi dottrinali e pratici
corrispondenti all0esi$enza di una perfetta conformit della Chiesa all0inse$namento di Cristo5
la *crittura2 la tradizione2 i sacramenti2 la pre$hiera2 la disciplina ecclesiastica2 le attivit caritative e assistenziali2
l0apostolato dei laici2 $li orizzonti missionari2 preoccupandosi anche specificamente dell0influsso che l0ordine
soprannaturale deve esercitare su /uello temporale in modo che le deli1erazioni conciliari investano di nuova luce non
solo l0intimo delle coscienze2 ma anche tutta la massa collettiva delle umane attivit.
I lavori del concilio2 a cui partecipano circa 2.5%% padri >vescovi2 prelati a essi e/uiparati2 superiori $enerali dei
reli$iosi? $iunti da o$ni parte del mondo2 hanno inizio nell0otto1re 1!2 e si articolano in 4 periodi5
< dall0otto1re al dicem1re 1!22
< dal settem1re al dicem1re 1!32
< dal settem1re al novem1re 1!42
< dal settem1re al dicem1re 1!5.
&0# dicem1re il Concilio Vaticano II viene solennemente dichiarato concluso da =aolo VI.
I documenti conciliari < promul$ati2 per ordine del pontefice mediante la pu11licazione su$li &cta &postolicae %edis
sono 15
< 4 costituzioni5 hanno un carattere eminentemente dottrinale oppure conten$ono deli1erazioni di cui si 9 voluto
sottolineare la particolare importanza3
< ! decreti5 pur non mancando di esposizioni dottrinali di varia ampiezza2 ri$uardano soprattutto le applicazioni
pratiche3
< 3 dichiarazioni5 risultano atti concernenti /uestioni specifiche2 affrontate sotto il profilo sia dottrinale che
pastorale2 ai /uali il concilio non ha ritenuto opportuno conferire la solennit propria delle costituzioni.
II pro1lema della /ualificazione $iuridica delle deli1erazioni del Vaticano II nel /uadro delle fonti del diritto canonico
presenta una certa complessit in /uanto le esposizioni dottrinali non sono completate >come nei concili precedenti?2 da
canoni che ne sintetizzino le proposizioni2 enunciando i relativi precetti e sanzioni.
Cuesta assenza di canones >dovuta alla scelta precisa di privile$iare la 'pastoralit( sulla '$iuridicit(? non implica la
mancanza di norme $iuridiche2 ma impone all0interprete di identificarne l0esistenza sulla 1ase di un0attenta analisi del
contenuto dei sin$oli documenti conciliari che2 in /uanto approvati dai padri e promul$ati dal pontefice2 sono tutti
idonei a contenere disposizioni di tale natura.
*i pu8 innanzitutto affermare che in nessun caso si 9 ritenuto opportuno impe$nare l0infalli1ilit del ma$istero
ecclesiastico2 mentre numerosi inse$namenti sono $arantiti dall0autorit del supremo ma$istero ordinario2 che 'deve
essere accolto docilmente e sinceramente da tutti i fedeli2 secondo la mente del Concilio circa la natura e $li scopi dei
sin$oli documenti(.
6i$uardo alla rilevanza $iuridica delle deli1erazioni conciliari2 spesso esse conten$ono 'norme<principio(5 tali norme
svol$ono una funzione pro$rammatica2 /ualificando l0ordinamento e fissando le linee direttive del suo sviluppo3
incidono talvolta direttamente e immediatamente come norme sostanzialmente sovraordinate2 nella le$islazione vi$ente2
innovandola2 a1ro$andola o dero$andola2 e val$ono2 inoltre2 come criteri di interpretazione e inte$razione delle
disposizioni anteriori.
@on mancano2 infine2 soprattutto nei decreti2 disposizioni di carattere particolare che specificano o applicano i principi
$enerali precedentemente enunciati2 comandando2 invitando o esortando ad un0attivit pratica o anche predisponendo
direttamente innovazioni dell0ordinamento ecclesiastico.
&e 4 $ostit&*ioni5
1? Lumen gentium che2 illustrando la struttura della Chiesa2 enuncia la dottrina della sacramentalit e
colle$ialit dell0episcopato e afferma la vera e$ua$lianza di tutti i fedeli2 e /uindi anche dei laici2 ri$uardo alla
di$nit e all0azione comune3
2? Dei 'erbum( 9 dedicata alla divina rivelazione e definisce il si$nificato e il valore della *crittura e della
:radizione che costituiscono fonti di co$nizione del diritto divino positivo3
3? la costituzione %acrosanctum Concilium sta1ilisce i principi $enerali della riforma litur$ica2 innovando
profondamente la disciplina vi$ente3
4? di sin$olare importanza2 poi2 per la dottrina relativa alle relazioni tra Chiesa e comunit politiche e all0istituto
matrimoniale la costituzione pastorale Gaudium et spes sulla Chiesa nel mondo contemporaneo.
:ra i ! de$reti5
1? l0Inter miri$ica si occupa dei mezzi di comunicazione sociale2 sottolineandone l0incidenza nella vita
moderna ed enunciando diritti e doveri dei fedeli e dei pastori d0anime in /uesto campo3
2? l0.nitatis redintegratio affronta il pro1lema ecumenico B il rista1ilimento dell0unit tra i cristiani2 con un
atte$$iamento particolarmente aperto e disponi1ile3
3? l0/rientalium !cclesiarum ri$uarda le Chiese orientali cattoliche che otten$ono una considerazione e un
apprezzamento delle loro specificit 1en ma$$iori di /uelli precedenti3
4? l0&d gentes riconosce nelle missioni un0attivit essenziale alla Chiesa che impe$na la responsa1ilit di tutti i
vescovi2 sta1ilendo nuovi principi $enerali e disposizioni specifiche per tutto il diritto missionario3
5? il Christus Dominus( che tratta dell0ufficio dei vescovi nei confronti della Chiesa sia universale che
particolare2 formulando nel terzo capitolo la prima disciplina di diritto comune delle conferenze episcopali a
cui viene riconosciuta >in termini molto limitati?2 vera e propria potest le$islativa3
? l0/ptatam totius( che innova l0impostazione e i criteri della formazione dei sacerdoti investendo
l0ordinamento dei seminari3
"? il *resb0terorum /rdinis( che2 oltre a definire la natura e le funzioni del ministero dei sacerdoti2 affronta
anche pro1lemi molto concreti >es. la distri1uzione del clero2 le /uestioni relative alla sua sussistenza2
assistenza e previdenza2 l0istituzione del consi$lio pres1iterale?3
#? il *er$ectae caritatis traccia le linee per il rinnovamento della vita reli$iosa3
!? l0&postolicam actuositatem tratta dell0apostolato dei laici nella societ contemporanea alla luce di /uei
principi di valorizzazione del laicato che si trovano $i enunciati nella costituzione do$matica Lumen
gentium.
&e 3 di$hiara*ioni5
1? la Gravissimum educationis enuncia i principi fondamentali sull0educazione cristiana2 soffermandosi su
scuole2 universit e facolt cattoliche3
2? la )ostra aetate si occupa delle relazioni della Chiesa con le reli$ioni non cristiane dopo aver sottolineato la
necessit di dialo$o e colla1orazione con 1uddisti2 induisti e mussulmani2 insistendo sulla mutua conoscenza e
stima con $li e1rei2 condanna come contraria alla volont di Cristo /ualsiasi discriminazione e persecuzione
perpetrata tra $li uomini per motivi di razza2 colore2 condizione sociale o reli$ione3
3? la Dignitatis humanae interamente dedicata al pro1lema della li1ert reli$iosa5 rivendica a tutti $li esseri
umani li1ert psicolo$ica e immunit da coercizioni esterne nella ricerca della verit.
&0interpretazione autentica di tutti /uesti documenti 9 affidata alla Commissione centrale per il coordinamento dei
lavori post1conciliari e per l2interpretazione dei decreti del 'aticano II2 istituita nel $ennaio 1! con il motu proprio
3inis Concilio.
)lla conclusione del concilio ha fatto se$uito un0intensissima attivit le$islativa da parte della *anta *ede2 diretta5
< sia ad emanare le necessarie norme di attuazione delle decisioni conciliari2
< sia ad introdurre nell0ordinamento canonico /uelle riforme che appaiano richieste dallo 'spirito( del Vaticano
II e dalle nuove esi$enze che si presentano.
:ra i pi; importanti provvedimenti di =aolo VI si possono ricordare l0istituzione del *inodo dei vescovi3 le ampie
facolt di dispensa concesse ai vescovi3 la soppressione de$li ordini minori.
Di notevole rilevanza anche le disposizioni circa la vacanza della sede apostolica2 l0elezione del pontefice2 /uelle di
riforma della Curia romana >modificate e sostituite da normative pi; recenti?.
Da parte sua .iovanni =aolo II2 nello stesso discorso pro$rammatico del suo pontificato2 ha dichiarato di considerare
'un compito primario /uello di promuovere la pi; esatta esecuzione delle norme e de$li orientamenti del concilio(2
avvertendo che esso 'potr interessare pi; settori >es. /uello missionario2 /uello ecumenico2 /uello disciplinare2 /uello
or$anizzativo?(2 ma dovr soprattutto ri$uardare l0ecclesiolo$ia.
) tale proposito il pontefice ha sottolineato la necessit di 'riprendere in mano la 4magna charta5 conciliare cio9 la
costituzione do$matica 4Lumen gentium5( per una rinnovata meditazione sulla natura e sulla funzione2 sul modo di
essere e di operare della Chiesa(.
1. VE!S# &na NU#VA LEGISLA.I#NE
1. er la Chiesa latina
@el discorso pronunciato nel $ennaio 1!5!2 .iovanni DDIII annuncia2 oltre alla prossima convocazione del concilio2 la
sua intenzione di procedere alla revisione del Codice di diritto canonico.
II pro$etto trova pratica attuazione nel marzo 1!3 con l0istituzione della *onti$icia Commissio Codici iuris canonici
recognoscendo( che2 nella sua prima riunione2 decide di dare immediatamente inizio ai lavori sta1ilendo un or$anico
rapporto con la se$reteria del concilio per conoscere le /uestioni di carattere $iuridico e disciplinare sollevate dai padri.
I primi risultati dei lavori ven$ono sottoposti2 per volere del pontefice2 al *inodo dei vescovi del 1!"2 che esprime un
lar$o consenso di massima ai 'principi direttivi( ela1orati dalla commissione.
II nuovo Codice >che dovr adattare la le$islazione ai principi del Vaticano II e alle nuove esi$enze del popolo di Dio?
< da un lato2 manterr un0indole $iuridica2
< dall0altro2 sar animato da /uello spirito di carit e moderazione che 9 proprio della le$$e canonica.
*i conceder ai vescovi una ma$$ior discrezionalit nell0adattare il diritto universale alle necessit dei fedeli.
I pi; ampi poteri dei vescovi non dovranno per8 intaccare la necessaria unit del sistema $iuridico e /uindi2 mentre si
lascer ma$$iore spazio all0autonomia dei le$islatori particolari2 non saranno consentiti nella Chiesa latina diritti
particolari che si presentino come le$$i di Chiese nazionali e si porr particolare attenzione a $arantire una certa unit di
disciplina nel campo processuale.
In o$ni caso2 le posizioni dei sin$oli verranno tutelate
< sia mediante un0enunciazione dei diritti so$$ettivi dei fedeli che preceda l0esposizione de$li specifici diritti e
doveri corrispondenti ai loro diversi status2
< sia mediante una radicale riforma della $iustizia amministrativa.
)nche il diritto penale verr profondamente rivisto in adesione all0unanime richiesta di una riduzione delle pene.
=er /uanto2 infine2 concerne il pro1lema della determinazione delle porzioni del popolo di Dio che costituiscono le
sin$ole Chiese particolari2 ci si atterr di re$ola all0elemento territoriale2 senza pero escludere il ricorso ad altri criteri.
Cuesti principi direttivi si discostano sotto vari profili da /uelli che avevano ispirato la le$islazione precedente e
impon$ono2 di conse$uenza2 la revisione della sistematica adottata dal Codice del 1!1".
&a commissione riconosce la necessit di una nuova ripartizione delle materie in armonia con lo spirito del Vaticano II e
con le recenti ac/uisizioni scientifiche2 ma non ritiene opportuno fissarla a priori.
Viene /uindi adottato un indice provvisorio delle materie al fine di consentire la ripartizione dei consultori in diversi
$ruppi di studio incaricati di predisporre le sin$ole parti della futura le$islazione e di studiare alcuni pro1lemi di
carattere $enerale.
I sin$oli $ruppi si riuniscono pi; volte a 6oma per discutere le /uestioni fissate dal presidente della commissione e
presentate da un relatore sulla 1ase delle opinioni espresse in precedenza e per iscritto dai vari consultori.
.li schemi approvati dai $ruppi di lavoro sono poi sottoposti al pontefice perch7 ne autorizzi l0invio alle conferenze
episcopali2 ai dicasteri della Curia romana2 alle facolt ecclesiastiche2 all0unione dei superiori $enerali dei reli$iosi.
&e osservazioni pervenute da /uesti or$ani di consultazione ven$ono2 infine2 esaminati dalla se$reteria e dai consultori
dei vari $ruppi per definire il testo da presentare alla commissione cardinalizia che approva lo schema definitivo da
trasmettere al pontefice.
@el contempo la *anta *ede provvede alle pi; ur$enti riforme le$islative con interventi di carattere specifico2
%. er le Chiese orientali
@el $i menzionato discorso del $ennaio 1!5!2 .iovanni DDIII annunciava2 oltre alla convocazione del concilio
ecumenico e all0intenzione di procedere alla revisione del Codice2 la prossima promul$azione del codice orientale.
:uttavia si rivel8 1en presto pi; opportuno attendere la conclusione del Vaticano II.
=aolo VI istituisce2 nel $iu$no 1!"22 la Commissione pontificia per la revisione del codice orientale con il compito di
preparare2 soprattutto alla luce dei decreti del Concilio Vaticano II2 la riforma del Codice di diritto canonico orientale sia
nelle parti $i promul$ate con i 4 motu proprio( sia nelle parti $i ultimate ma non ancora promul$ate e di curare2 al
contempo2 la pu11licazione delle fonti del medesimo diritto.
II pontefice si attende che l0impresa incrementi sempre pi; l0unit e il consenso tra le diverse tradizioni2 facendo per8
salve le peculiarit delle sin$ole Chiese.
&a presidenza viene affidata ad un prelato2 il siro<mala1arese cardinal =arecattil2 e ven$ono chiamati a far parte della
commissione2 oltre a pochi cardinali della Curia romana2 tutti i patriarchi e alcuni vescovi orientali.
) $iudizio di =aolo VI2 /uesta composizione >che assicura per /uanto possi1ile il carattere 'orientale( della
commissione? dimostra la volont della *anta *ede di far s4 che siano $li stessi orientali a preparare il codice contenente
la loro disciplina.
&a Commissione ha innanzitutto provveduto a riordinare i materiali frutto dei lavori precedenti e a racco$liere dai
patriarchi e dalle altre autorit delle Chiese orientali su$$erimenti circa la revisione del Codice e la desi$nazione dei
consultori >poi ripartiti in 1% $ruppi di studio?.
Dopo l0approvazione dei principi direttivi2 >1!"4?2 tra il 1!#% e il 1!#4 ven$ono inviati a tutto l0episcopato cattolico
orientale e a$li altri or$ani di consultazione $li schemi predisposti dai diversi $ruppi di studio.
@el 1!# il pro$etto dell0intero Codice2 riela1orato alla luce delle osservazioni pervenute2 9 sottoposto all0esame dei
mem1ri della Commissione e nel 1!#! lo schema definitivo viene presentato al pontefice.

+. Una $ostit&*ione per la Chiesa4
Gin dall0inizio dei lavori per la revisione del Codice2 la Commissione si trova di fronte ad un $rave pro1lema che viene
cos4 descritto da =aolo VI5 dal momento che la Chiesa latina e /uella orientale sono dotate di codici distinti2 9
necessario valutare l0opportunit di promul$are un 'codice comune e fondamentale( che conten$a il 'diritto
costitutivo( della Chiesa.
&a /uestione viene affrontata dalla Commissione che si pronuncia nella sua ma$$ioranza a favore di un codice
'fondamentale o costituzionale( comune sia alla Chiesa latina sia a /uelle orientali.
Indicazioni pi; specifiche ven$ono formulate dal $ruppo centrale dei consultori5 la Le" !cclesiae $undamentalis avr
natura $iuridica e teolo$ica e permetter a tutti di conoscere la Chiesa nella sua nozione e struttura2 occupandosi anche
dei diritti e dei doveri che incom1ono a tutti i fedeli e delle relazioni della Chiesa con l0umana societ.
Viene /uindi ela1orato2 da un apposito $ruppo di studio2 un documento che si articola in un proemio sulla divina
istituzione della Chiesa e in 3 capitoli5
< il primo2 dedicato al popolo di Dio2 tratta2 in 2 distinti articoli2 dei fedeli2 illustrandone i diritti e i doveri
fondamentali e soffermandosi sui loro diversi status >chierici2 laici2 reli$iosi?2 e della $erarchia >del somma
pontefice2 dei vescovi come colle$io e come sin$oli2 dei pres1iteri e dei diaconi?3
< il secondo ri$uarda $li uffici di inse$nare2 santificare e $overnare3
< il terzo concerne le relazioni della Chiesa con il mondo in cui essa esiste e opera e con le societ umane che
perse$uono fini temporali.
&o schema2 dopo essere stato emendato in 1ase ai rilievi dei cardinali componenti la Commissione2 della Commissione
teolo$ica internazionale e della Con$re$azione per la dottrina della fede2 9 inviato nel 1!"1 ai vescovi del mondo intero
perch7 si pronuncino.
II numero sin$olarmente elevato di voti contrari e di approvazioni con riserva dimostra chiaramente che molti vescovi
sono in parte contrari2 in parte $ravemente perplessi di fronte al pro$etto.
:ale perplessit2 favorita dalle polemiche nel contempo accese intorno alla Le" !cclesiae $undamentalis2 trova modo di
manifestarsi anche al *inodo dei vescovi del 1!"12 dove alcuni padri sollevano critiche e o1iezioni di portata $enerale.
Il $ruppo di consultori incaricato della preparazione della Le" !cclesiae $undamentalis si vede /uindi costretto a
rivedere lo schema anche nei criteri ispiratori2 riconoscendo la necessit che la nuova le$$e si limiti ad enunciare le
norme canoniche fondamentali della Chiesa universale ed eviti dichiarazioni di carattere dottrinale non opportune o
necessarie ai fini della certezza del diritto.
*i procede alla riela1orazione del testo2 che nel 1!"4 viene affidata da =aolo VI ad un $ruppo misto composto da
consultori delle 2 Commissioni per la revisione del Codice latino e di /uello orientale e presieduto dal cardinal Gelici.
Cuesto $ruppo di studio ha concluso i suoi lavori presentando un nuovo schema al pontefice2 che si 9 riservato o$ni
decisione.
@el corso del di1attito che ha accompa$nato l0ela1orazione della Le" !cclesiae $undamentalis sono state rivolte
numerose critiche al pro$etto e molte /uestioni restano ancora aperte2 inoltre non ha $iovato l0incertezza intorno alla
natura e all0 o$$etto della Le"2 che a volte 9 stata presentata come un code" communis contenente le disposizioni valide
per la Chiesa universale2 a volte come una le$$e costituzionale.
*uccessivamente il di1attito si 9 polarizzato intorno a temi pi; specifici come i pro1lemi che derivere11ero da
un0eventuale ri$idit della Le" !cclesiae $undamentalis.
) /uesto proposito2 la relazione allo schema del 1!"% si limita a prevedere che5
< le le$$i emanate dalla suprema autorit2 salvo espressa disposizione contraria2 ven$ano interpretate in 1ase alle
norme della Le" e2 /ualora vi dero$hino2 siano so$$ette a stretta interpretazione3
< le le$$i emanate da o$ni altro le$islatore2 se contrarie alla Le"2 restano prive di efficacia $iuridica.
In un secondo tempo2 il $ruppo di studio incaricato dell0ela1orazione della Le" opta chiaramente per la sua ri$idit5 la
nuova le$$e sar superiore a tutte le altre le$$i positive2 universali e particolari2 e $odr della massima sta1ilit >le
eventuali modifiche saranno introdotte dalla suprema autorit secondo un0apposita procedura ancora da sta1ilirsi?.
Da tutto /uesto di1attito2 emer$e a11astanza chiaramente che l0aspetto pi; pro1lematico non 9 /uello tecnico<$iuridico
ma 9 costituito dalle ra$ioni che ispirano il pro$etto5 dall0imma$ine di Chiesa e dal tipo di or$anizzazione ecclesiastica
a cui la Le" si rivela funzionale.
In o$ni caso2 va rilevato che2 nel loro complesso2 le critiche ai diversi schemi di Le" !cclesiae $undamentalis sono state
ritenute meritevoli di attenta considerazione da parte dell0autorit.
Infatti2 non solo il pro$etto 9 stato accantonato ma .iovanni =aolo II2 presentando il nuovo Codice2 ha indicato nel
Van$elo l0unica vera e insostitui1ile le$$e fondamentale della Chiesa.
,. La $on$l&sione della re'isione del Codi$e pio56enedettino
I lavori per la revisione del Codice pio<1enedettino trovano definitiva e positiva conclusione.
@e1 1!#%2 infatti2 si $iun$e alla redazione di un nuovo e completo schema.
Il pontefice dispone che per l0esame del nuovo schema2 la competente commissione cardinalizia sia allar$ata ad altri
vescovi dei vari continenti.
I 4 mem1ri della commissione2 all0inizio del 1!#1 presentano per iscritto le loro osservazioni che ven$ono raccolte in
una voluminosa relazione.
*i riuniscono a 6oma nell0otto1re dello stesso anno e decidono all0unanimit che lo schema2 come modificato secondo
$li emendamenti emersi nella discussione e perfezionato nello stile e nella lin$ua latina2 sia presentato al pontefice
perch7 lo pu11lichi.
&a presidenza e la se$reteria della commissione provvedono alla revisione richiesta2 preoccupandosi anche di inserire
nello schema /uei canoni del pro$etto di Le" !cclesiae 3undamentalis richiesti dalla sistematicit e dalla completezza
del futuro Codice.
&o schema2 rivisto e inte$rato2 viene conse$nato nell0aprile 1!#2 al pontefice.
Infine2 nel $ennaio 1!#32 a 24 anni esatti di distanza dal discorso con cui .iovanni DDIII annunciava i suoi propositi di
revisione le$islativa2 il nuovo Codice viene promul$ato da .iovanni =aolo II con la costituzione apostolica %acrae
disciplinae leges che ne fissa l0entrata in vi$ore per la prima domenica di )vvento dello stesso anno.
&a sua interpretazione autentica 9 affidata ad una commissione appositamente istituita2 che2 in se$uito alla riforma della
Curia romana2 riceve pi; ampie competenze e assume poi l0attuale denominazione di =ontificio Consi$lio per i testi
le$islativi.

17. Il C#DICE del 113+
II nuovo Codice si compone di 1."52 canoni e si intitola >come /uello precedente? Code" iuris canonici. )nche per
/uanto concerne la struttura formale2 la nuova le$islazione non presenta rilevanti mutamenti mantenendo la partizione
del Codice pio<1enedettino in li1ri2 parti2 sezioni2 titoli2 capitoli2 articoli2 canoni2 para$rafi2 numeri2 con alcune
discuti1ili modifiche di carattere mar$inale.
Un pi; ampio discorso merita l0organizzazione della materia2 ora distri1uita in " li1ri5
1. le norme $enerali2
2. il popolo di Dio2
3. la funzione di inse$nare2
4. la funzione di santificare2
5. i 1eni temporali2
. le sanzioni2
". i processi.
189 II primo di essi2 dedicato alle norme $enerali2 tratta di ar$omenti diversi2 senza che risulti sempre chiaro il criterio
adottato per riunire materie cosi disparate5 le fonti del diritto2 le persone fisiche e $iuridiche2 la potest di $overno al
computo del tempo.
%89 Uno svol$imento pi; lineare presenta il secondo li1ro2 ri$uardante il popolo di Dio2 che offre una nuova e ori$inale
sistemazione della materia5 espone innanzitutto i diritti e i doveri di tutti i fedeli per illustrare /uindi $li status personali
specifici dei laici e dei chierici e la disciplina delle associazioni. *e$ue un0articolata esposizione della struttura della
Chiesa universale e particolare e2 infine2 la normativa de$li istituti di vita consacrata e delle societ di vita apostolica.
+89 *ensi1ili novit nell0or$anizzazione interna presenta anche il li1ro terzo che2 occupandosi esclusivamente della
funzione di inse$nare2 re$ola il ministero della parola2 l0azione missionaria2 l0educazione cattolica2 i mezzi di
comunicazione sociale e la professione di fede.
,89 il /uarto li1ro2 relativo alla funzione di santificare2 ricalca in lar$a parte la sistematica del codice pio<1enedettino
disciplinando i sacramenti2 $li altri atti del culto divino2 i luo$hi e i tempi sacri.
/89 &a stessa osservazione vale per la normativa dei 1eni temporali contenuta nel li1ro /uinto che ripete /uasi
testualmente $li ultimi /uattro titoli del li1ro terzo del Codice del 1!1" >ac/uisizione dei 1eni2 amministrazione2
contratti e alienazioni2 pie volont in $enere e fondazioni?.
089 Del pari2 la partizione del li1ro sesto >le sanzioni nella Chiesa? in 2 parti2 ri$uardanti rispettivamente i delitti e le
pene in $enere e le pene per i sin$oli delitti2 non si discosta sostanzialmente da /uella adottata dal cardinal .asparri.
289 Cuasi totalmente nuova risulta la suddivisione dell0ultimo li1ro che2 dopo aver esposto la disciplina dei $iudizi in
$enere2 tratta ampiamente del processo contenzioso2 ordinario e orale2 dei $iudizi speciali2 del processo penale e della
procedura amministrativa.
)i fini di una valutazione $lo1ale e critica di /uesta sistematica2 si pu8 dire che il Codice2 pur non a11andonando
radicalmente la sistemazione fin /ui usata2 presenta delle interessanti novit(.
)d un attento esame2 risulta evidente la reale portata delle innovazioni che investono l0impostazione di tutta la
sistematica.
-ssa2 infatti2 non deriva pi; esclusivamente da dottrine $iuridiche di ori$ine secolare >come la tripartizione $iustinianea
in persone2 cose2 azioni?2 ma si ispira anche all0inse$namento del Vaticano II che presenta la Chiesa come popolo di
Dio2 mettendone in luce le funzioni di inse$namento2 di santificazione e di $overno. Il si$nificato di /uesta opzione5
documenta una certa preoccupazione di ela1orare un diritto ecclesiale che non si propon$a un0acritica imitazione de$li
ordinamenti civili2 ma si ispiri ad una riflessione ori$inale sulla natura propria ed esclusiva della Chiesa.
Infine2 per completare la descrizione della struttura del nuovo Codice2 va ricordato che l0edizione ufficiale del 1!#!
comprende2 oltre ai canoni e all0indicazione delle relative fonti2 la costituzione di promul$azione2 un0ampia prefazione2
la costituzione apostolica di riforma della Curia romana allora vi$ente e un detta$liato indice analitico<alfa1etico.
Il nuovo Codice non intende essere considerato come una revisione della normativa sta1ilita nel 1!1"5 esso vuole
costituire una nuova le$islazione.
Infatti2 se all0inizio dei lavori si riteneva sufficiente 'rivedere2 a$$iornare2 introdurre le modifiche $iudicate necessarie2
senza scostarsi troppo dal Codice vi$ente(2 successivamente 'sia a conclusione di studi fatti in seno alla Commissione2
sia per i su$$erimenti ricevuti dalle Conferenze episcopali e da altri or$ani di consultazione2 sia per il pro$redire della
scienza canonica e soprattutto per l0evolversi della vita ecclesiale(2 si cap4 che non 1astava 'una semplice revisione(
ma occorreva 'una vera e propria riforma(.
Inoltre il nuovo Codice intende costituire 'una le$islazione unica ed una nella /uale non si possono sce$liere2 n7
contrapporre canoni nuovi a canoni vecchi2 ma dove tutto va fuso armonicamente in un unico intento ed in un0unica
volont le$islativa(.
E evidente la necessit2 per un0ade$uata valutazione della nuova le$islazione canonica2 di individuare $li elementi
essenziali e caratterizzanti dell0intento e della volonta le$islativa che l0hanno ispirata /uali emer$ono dalla sua
prefazione e dalla costituzione di promul$azione2 tenendo anche conto delle indicazioni emer$enti dai discorsi
pronunciati in occasione della presentazione.
*e al nuovo testo le$islativo viene asse$nato lo scopo estremamente ampio e $enerale di 'restaurare la vita cristiana(2 la
prima preoccupazione specifica 9 /uella di riaffermare l0autentico si$nificato e la vera funzione della le$$e nella
Chiesa.
In tale intento2 papa .iovanni =aolo II non evidenzia l0esistenza di una relazione specifica e diretta tra il Codice e il
Concilio Vaticano II. ) suo avviso i postulati conciliari trovano nel nuovo testo le$islativo 'esatti e puntuali riscontri a
volte perfino ver1ali( s4 che2 come afferma la costituzione di promul$azione2 'il Codice2 almeno in un certo senso2
potre11e intendersi come un $rande sforzo di tradurre in lin$ua$$io canonistico l0ecclesiolo$ia della costituzione
Lumen gentium(.
Cueste affermazioni vo$liono mettere in evidenza la 'novit( del Codice che si presenta sotto diversi profili.
Innanzitutto2 per la prima volta nella storia della Chiesa2 un concilio ecumenico 9 direttamente alla 1ase di una riforma
or$anica e $lo1ale di tutta la disciplina precedente.
- /uesto avvenimento risulta ancor pi; sin$olare se si considera che il Vaticano II2 aveva evitato di sintetizzare le sue
enunciazioni in canones che sta1ilissero i relativi precetti e sanzioni2 in osse/uio ad una scelta precisa che intendeva
privile$iare la 'pastoralit( sulla '$iuridicit(.
*i pu8 /ui riconoscere una chiara conferma della stretta relazione che intercorre tra disciplina canonica e azione
pastorale5 o$ni si$nificativa evoluzione di /uest0ultima non pu8 non importare un ade$uamento della normativa.
Vi sono2 poi le molteplici innovazioni che derivano direttamente dall0ecclesiolo$ia del Vaticano II.
) /uesto proposito2 la costituzione di promul$azione non solo afferma che 'la novit sostanziale( del concilio
'costituisce altres4 la novit del nuovo Codice(2 ma ricorda anche specificamente $li elementi pi; innovatori
dell0imma$ine di Chiesa che viene proposta.
Cuesta ripetuta affermazione del 'carattere di complementariet( che il nuovo Codice presenta sotto diversi aspetti in
relazione a$li inse$namenti del Vaticano II2 importa precise conse$uenze anche di carattere propriamente $iuridico2
nell0interpretazione e nell0attuazione dello stesso Codice.
Dal momento che la normativa in esso sancita ha2 per dichiarazione del pontefice2 la sua ratio $enerale nell0imma$ine
conciliare della Chiesa2 in /uesta stessa imma$ine 'deve trovare sempre2 per /uanto 9 possi1ile2 il suo essenziale punto
di riferimento(.
Il Codice non pu8 /uindi essere ade$uatamente valutato e correttamente interpretato se viene considerato2 secondo
l0ideolo$ia delle codificazioni civili2 come un testo normativo autonomo2 completo ed esauriente. -sso2 invece2 deve
essere collocato 'accanto( al '&i1ro contenente $li )tti del Concilio( in 'un a11inamento si$nificativo( che vede
'/uesti due li1ri2 ela1orati dalla Chiesa del secolo DD( inte$rarsi vicendevolmente in una unit armonica e
complementare. - sopra e 'prima di /uesti due li1ri( '9 da porre2 /uale vertice di trascendente eminenza2 il li1ro eterno
della =arola di Dio2 di cui centro e cuore 9 il Van$elo(.
.iovanni =aolo II indica cos4 nel Van$elo l0unica2 vera e insostitui1ile le$$e fondamentale della Chiesa di cui o$ni
norma canonica deve essere derivazione3 'come un ideale trian$olo(5
in alto c0e la *acra *crittura
da un lato $li )tti del Vaticano II dall0altro il nuovo Codice canonico.
)i fini di una valutazione critica2 1iso$na rilevare che2 mentre la codificazione previ$ente si limitava per lo pi; a
racco$liere e ordinare le$$i $i lar$amente collaudate e sperimentate2 /uella di .iovanni =aolo II recepisce le
deli1erazioni di un concilio concluso meno di vent0anni prima2 inte$randole e completandole con disposizioni affatto
nuove.
- l0aver voluto sancire con tanta solennit un diritto recentissimo2 non ancora ade$uatamente verificato nella
concretezza dell0esperienza ecclesiale2 pu8 apparire decisamente critica1ile.
In proposito2 9 anche da tenere presente che il nuovo Codice2 a differenza di /uello precedente2 non 9 stato concepito
come un testo tendenzialmente fisso e immuta1ile2 ma come una le$islazione pro$rammaticamente aperta a un continuo
rinnovamento della vita ecclesiale.
In /uesto senso si pronuncia chiaramente .iovanni =aolo II nel discorso del fe11raio 1!#3 affermando che 'il le$ittimo
posto2 spettante al diritto nella Chiesa2 si conferma e si $iustifica nella misura in cui esso si ade$ua e rispecchia la nuova
temperie spirituale e pastorale( e ri1adendo la necessit che lo stesso diritto si ispiri sempre pi; e sempre me$lio 'alla
le$$e<comandamento della carit2 in esso vivificandosi e vitalizzandosi(.
&a stessa prefazione al Codice si preoccupa di avvertire che se per i troppo rapidi mutamenti della societ odierna
alcune delle disposizioni in esso sancite divenissero inade$uate ed esi$essero una nuova revisione2 la Chiesa ha tanta
vitalit da poter intraprendere nuovamente l0opera dell0 a$$iornamento delle le$$i che ne re$olano la vita.
Cuesto costante ade$uamento della le$islazione canonica ai se$ni dei tempi e alle nuove esi$enze della comunit
ecclesiale risulter notevolmente facilitato dal superamento della pretesa2 presente nel Codice del 1!1"2 di imporre
all0intera Chiesa universale una disciplina tanto ri$idamente accentrata /uanto ri$orosamente uniforme.
.i i principi direttivi della revisione2 approvati dal *inodo dei vescovi nel 1!"2 avevano espressamente riconosciuto
l0opportunit di operare un certo decentramento2 lasciando un pi; ampio spazio di autonomia ai le$islatori particolari2
soprattutto a$li episcopati nazionali e re$ionali.
:ale orientamento ha tuttavia trovato una attuazione decisamente inferiore a /uella prevista nei pro$etti iniziali.
6esta2 comun/ue2 inne$a1ile che il nuovo Codice2 in osse/uio all0ecclesiolo$ia conciliare2 riconosca la competenza
delle Chiese particolari in molte materie che prima erano riservate alla *anta *ede.
@e se$ue che i sin$oli vescovi e le stesse conferenze episcopali sono chiamati a svol$ere un ruolo determinante
nell0attuazione del Codice in /uanto2 oltre a promuovere l0osservanza della disciplina comune a tutta la Chiesa2 devono
inte$rarla e specificarla in funzione delle diverse esi$enze dei tempi e dei luo$hi.
,pzione2 /uesta2 nella /uale si pu8 intravedere una tendenza verso il superamento del mito della codificazione5 il
le$islatore 'centrale( non concepisce il Codice come il li1ro2 completo ed esclusivo2 che racco$lie tutta la disciplina
della Chiesa2 ma ritiene indispensa1ile un suo completamento ad opera dei le$islatori 'periferici(.
*ulla 1ase di tutte /ueste considerazioni si pu8 concludere che il Codice di .iovanni =aolo II2 almeno nei suoi principi
ispiratori e nelle sue linee $enerali2 presenta vari e si$nificativi elementi che possono facilitarne la ricezione nell0am1ito
della Chiesa universale.
In particolare si propone di evitare o$ni $iuridismo2 radicandosi nell0inse$namento del Vaticano II e aprendosi alla luce
della 6ivelazione.
Inoltre non pretende di cristallizzare la disciplina canonica2 ma vuole sancire una le$islazione che sia attenta alle sempre
nuove esi$enze del popolo di Dio.
Infine sem1ra voler evitare /ue$li aspetti della tecnica della codificazione2 adottata da non pochi *tati moderni e
contemporanei2 che appaiono pi; evidentemente incompati1ili con la natura della societ ecclesiale.
11. IL C#DICE dei CAN#NI delle CHIESE #!IENTALI
Il Codice dei canoni delle Chiese orientali viene promul$ato da .iovanni =aolo II nell0otto1re 1!!% con la costituzione
%acri canones e costituisce un0autentica novit nell0 ordinamento della Chiesa che non aveva mai avuto una
le$islazione completa ed or$anica comune a tutte le Chiese orientali cattoliche.
Con /uesta riforma2 ci si propone di tutelare tali Chiese nella loro identit e specialmente di promuoverne l0azione e lo
sviluppo secondo i principi conciliari e con modalit ade$uate alle esi$enze dei tempi.
Il Codice orientale presenta una struttura notevolmente diversa da /uella delC odice per la Chiesa latina. Infatti2 al fine
di rispettare le tradizioni le$islative delle Chiese interessate2 le diverse materie non sono distri1uite in li1ri ma in titoli2 a
loro volta suddivisi in capitoli ad articoli2 secondo un ordine di priorit dettato dall0importanza de$li ar$omenti trattati.
*intetico riferimento ai principali titoli5
< l0enunciazione dei diritti e doveri dei fedeli >titolo I?2
< la struttura $erarchica >titoli II<ID?
< i chierici2 i laici2 i reli$iosi e le associazioni >titoli D<DIII?.
< i canoni relativi al ma$istero ecclesiastico >titolo DV?2
< i canoni relativi al culto divino >titolo DVI?2
< i canoni relativi ai 1eni temporali >titolo DDIII?2
< i canoni relativi ai $iudizi >titoli DDIV<DDVI?
< i canoni relativi alle sanzioni >titoli DDVII<DDVIII?2
< le fonti del diritto2 la prescrizione ed il computo del tempo >titoli DDID<DDD?.
&e profonde differenze esistenti tra le diverse Chiese orientali hanno su$$erito alla Commissione codificatrice di
limitarsi ad enunciare le disposizioni ritenute necessarie al 1ene comune.
=er il resto si 9 lasciato ampio spazio ai le$islatori particolari perch7 promul$hino normative complementari conformi
alle tradizioni delle loro Chiese.
&a ricezione di /uesto Codice non 9 esente da difficolt e resistenze5 a tutt0o$$i sono poche le Chiese orientali che
hanno provveduto a$li adempimenti le$islativi di loro competenza.
Una /uestione particolarmente delicata 9 poi costituita dalla limitazione del potere del patriarca al territorio so$$etto
alla sua $iurisdizione5 una restrizione conforme alla tradizione2 ma divenuta pro1lematica a causa della diaspora di
milioni di cattolici orientali in tutto il mondo.
=er ovviare ai possi1ili inconvenienti 9 stata prevista la possi1ilit che il pontefice2 su richiesta delle $erarchie
interessate2 approvi disposizioni di carattere speciale e transitorio dirette a facilitare la soluzione dei pro1lemi di
ma$$ior rilevanza.
Come ha rilevato .iovanni =aolo II2 il popolo di Dio o$$i dispone di un nuovo Corpus iuris canonici( composto dai 2
Codici ri$uardanti la Chiesa latina e le Chiese orientali e dalle disposizioni di riforma della Curia romana promul$ate
nel 1!## con la costituzione apostolica *astor bonus.
1%. LA :!#DU.I#NE; del DI!ITT#
1. La legge
II Codice di diritto canonico non prospetta una definizione della le$$e2 ma si limita a re$olare le /uestioni pratiche
relative alla sua produzione2 efficacia e interpretazione.
E universalmente accettato dai canonisti l0inse$namento di :ommaso d0)/uino >1225<12"4? che riconosce nella le" una
disposizione della ra$ione diretta al 1ene comune e promul$ata da chi ha la responsa1ilit della collettivit.
Di lar$hissimo se$uito $ode anche la definizione2 ispirata alla dottrina del *uarez >154#<11"?2 secondo cui la le$$e 9
un comando della le$ittima autorit per il 1ene dei sudditi2 comune2 perpetuo2 sufficientemente promul$ato.
*e /uest0ultima nozione2 pi; specificamente $iuridica2 mette in luce i caratteri che differenziano la le$$e da altre fonti
del diritto2 la definizione tomistica2 privile$iando la ra$ione sulla volont2 sottolinea la ra$ionevolezza come re/uisito
essenziale di o$ni le$$e.
In forza di tale concezione2 nel diritto della Chiesa viene considerato come $iuridicamente vincolante solo il comando
dell0autorit che si riveli coerente ai valori fondamentali dell0ordinamento $iuridico canonico o2 pi; in $enerale2 alla
concezione della vita che 9 propria del cattolicesimo.
Circa2 poi2 i caratteri formali enunciati nella seconda definizione5
< la generalit, esclude che la le$$e possa ri$uardare sin$ole persone o casi del tutto particolari essendo per sua
natura indirizzata a delle comunit per disciplinare comportamenti che si presentano con una certa fre/uenza3
< la perpetuit, implica che di re$ola la le$$e ven$a emanata per un periodo di tempo indeterminato e resti in
vi$ore fino a /uando non sia a1ro$ata.
&o stesso Codice sta1ilisce che la le$$e esiste dal momento della sua promul$azione >B della sua solenne intimazione
alla comunit?.
) proposito della forma2 di re$ola2 le le$$i universali sono inserite ne$li &cta &postolicae %edis ed entrano in vi$ore
3 mesi dopo.
Cuanto alle le$$i particolari2 esse ven$ono promul$ate nel modo sta1ilito dai rispettivi le$islatori e2 salvo diversa
disposizione2 hanno una vacatio di 1 mese.
*e ne pu8 dedurre che nel diritto della Chiesa la promul$azione 9 un re/uisito pi; sostanziale che formale della le$$e2 la
/uale deve in o$ni caso essere portata a conoscenza dei suoi destinatari con mezzi ade$uati.
&e le$$i pontificie ven$ono emanate con5
< 1olle (bullae)(
< 1revi (brevia)2 meno solenni2
< atti motu proprio2 decisi di propria iniziativa dal pontefice2
< chiro$rafi (chirogra$a)( scritti di pu$no dal papa o almeno da lui personalmente sottoscritti.
lettere apostoliche B sono $li atti di ma$$ior importanza2 per lo pi; 1olle o 1revi2
se indirizzate all0intero mondo cattolico o anche ai vescovi di una sola re$ione B lettere encicliche2
epistole apostoliche B $li atti relativi a /uestioni di minor rilievo2
constitutiones apostolicae B sono le 1olle contenenti norme $enerali di carattere le$islativo.
Cueste varie forme corrispondono a una ma$$iore o minore solennit2 ma non importano una diversa efficacia
normativa delle disposizioni emanate per loro mezzo2 in /uanto essa dipende esclusivamente dall0autorit di chi le
promul$a.
:ale efficacia 9 poi re$olata2 nella sua estensione nel tempo2 dal prin$ipio dell<irretroatti'it=5 salvo espressa
disposizione in contrario2 le le$$i ri$uardano solo il futuro.
Circa l0estensione nello spazio occorre distin$uere5
< le le$$i universali o11li$ano le persone per cui sono state promul$ate dovun/ue siano2
< le norme emanate per un determinato territorio ri$uardano solo coloro che2 oltre a risiedervi a1itualmente2 vi si
trovano effettivamente con l0avvertenza che2 se non risulta diversamente2 tutte le le$$i particolari si presumono
territoriali.
Circa il so$$etto passivo2 le le$$i2 /ualora non ripetano precetti sta1iliti direttamente da Dio2 o11li$ano solamente
/uanti hanno ricevuto il 1attesimo nella Chiesa cattolica o vi sono stati successivamente accolti. Inoltre2 le le$$i non
o11li$ano i fedeli privi dell0uso di ra$ione e2 salvo espressa disposizione contraria2 di et inferiore ai " anni.
&e norme relative all0interpretazione si occupano innanzitutto dell0interpretazione operata dal le$islatore o da chi a11ia
da lui ricevuto /uesta autorit.
< *e essa 9 contenuta in una legge2 ha la stessa efficacia di /uest0ultima e deve essere promul$ata con
l0avvertenza che2 /ualora si limiti a esplicitare ma$$iormente una norma $i di per s7 chiara2 ha effetto
retroattivo.
< *e2 invece2 restrin$e o estende le disposizioni vi$enti o risolve du11i o1iettivi sul loro tenore2 non retroa$isce.
Cuesta diversit di disciplina si spie$a con l0osservazione che nella seconda ipotesi non si ha2 a ri$or di termini2
un0interpretazione2 ma una nuova le$$e.
&0interpretazione autentica pu8 avvenire anche per mezzo di sentenza o di atto amministrativo ri$uardante un caso
specifico2 ma in tal caso la sua efficacia non eccede le persone e le cose prese in considerazione.
&0interpretazione vera e propria2 cio9 il procedimento lo$ico<$iuridico diretto a co$liere il senso della norma2 9 re$olata
dal canone 1" secondo cui la le$$e 9 da intendersi in conformit al si$nificato usuale delle parole valutata nel rispettivo
testo e contesto.
*olo /ualora risulti du11io o oscuro che /uesta sia il vero senso2 l0interprete potr scostarsene2 attenendosi alle diverse
indicazioni emer$enti dalle eventuali altre norme che re$olino la stessa materia2 dal fine della le$$e2 dalle circostanze
della sua emanazione e dalla mente del le$islatore.
:ra /uesti mezzi interpretativi2 riveste una particolare importanza il fine o ragion dessere della legge >ratio le$is? B il
1ene specifico tutelato dalla norma /uale emer$e da una valutazione della sua fattispecie alla luce dei valori supremi
dell0ordinamento.
&0identificazione della ratio 9 da considerarsi momento essenziale e insostitui1ile di o$ni processo interpretativo.
Infatti o$ni sin$ola norma 9 svol$imento e determinazione della 'norma suprema( dell0ordinamento e2 di conse$uenza2
per la sua corretta interpretazione occorre sempre valutare se il senso emer$ente dall0interpretazione letterale 9 coerente
con i valori supremi cui si ispira il diritto della Chiesa oppure2 al contrario2 risulta irrationabilis.
In /uest0ultimo caso2 l0interprete dovr scostarsene attenendosi alle indicazioni emer$enti dal ricorso ai mezzi previsti
nella seconda parte del canone 1"2 il /uale si limita a sta1ilire in /uali casi e a /uali condizioni l0interprete possa e
de11a non attenersi al si$nificato usuale delle parole adottate dal le$islatore per manifestare la sua volont.
Inoltre2 in tutte le materie in cui il diritto canonico rinvia alla le$islazione dei diversi *tati >come avviene per i contratti?
/uesta trova applicazione solo se non risulta in contrasto con il diritto divino e le le$$i della Chiesa.
Va infine ricordato che determinate le$$i ven$ono promul$ate con la denominazione di decreti genera: /uesta
espressione viene utilizzata anche per indicare provvedimenti di carattere esecutivo emanati dall0autorit amministrativa
al fine di determinare le modalit di applicazione delle le$$i o di sollecitarne l0osservanza.
Dai decreti $enerali esecutivi si differenziano le istruzioni che ven$ono indirizzate dall0autorit esecutiva nei limiti della
sua competenza a /uanti devono curare l0esecuzione delle le$$i2 per sta1ilirne i criteri specifici.
@A5 sia i decreti $enerali esecutivi2 sia le istruzioni non possono contenere disposizioni dero$atorie o contrarie alla
le$$e.
%. La $ons&et&dine
.li usi e i comportamenti praticati dai fedeli non costituiscono fonte formale di diritto in /uanto il Codice sta1ilisce che
essi ac/uistano valore di le$$e solo /uando siano approvati dal le$islatore.
Hanno valore $iuridico le consuetudini praeter e contra legem che siano state osservate per 3% anni continui e completi
e non risultino espressamente proi1ite da una le$$e precedente3 deve in o$ni caso accompa$narsi l0elemento psicolo$ico
B l0intenzione di introdurre nuove norme $iuridiche.
&e norme consuetudinarie cessano solo per consuetudine contraria o per disposizione le$islativa. Cuest0ultima2 per82 se
9 di carattere universale2 non revoca $li usi particolari e2 salvo espressa menzione2 lascia in vi$ore /uelli centenari o
immemora1ili che possono affermarsi anche contro le le$$i che vietano le consuetudini future.
Il diritto canonico2 dun/ue2 a differenza del codice civile Italiano2 ammette5
< sia la consuetudine secundum legem
< sia la consuetudine praeter legem2
< sia la consuetudine contra legem.
+. II diritto s&ppletorio
Il le$islatore ecclesiastico ha respinto /uella pretesa di completezza della codificazione secondo cui o$ni caso della vita
deve trovare nella le$islazione positiva la sua specifica disciplina.
@el diritto canonico 9 pacifico l0inse$namento tradizionale che la le$$e2 non essendo in $rado di prevedere tutte le
situazioni che possono verificarsi2 deve limitarsi a re$olare /uelle che si presentano con ma$$ior fre/uenza.
&e lacune della legislazione sono dovute ad una serie di fattori che non elimina1ili5 la $eneralit e l0astrattezza del
diritto positivo che contrasta con la concretezza e complessit della vita sociale2 la staticit del testo le$islativo che non
consente un immediato adattamento alle nuove esi$enze2 le sempre possi1ili ne$li$enze e dimenticanze del le$islatore2
la sua volont di non vincolare il comportamento dei consociati in schemi troppo ri$idi e detta$liati.

Il pro1lema delle lacune 9 affrontato dal canone 1!5 se un caso determinato non trova una disciplina espressa nella
le$islazione universale e particolare o nel diritto consuetudinario2 la causa deve essere definita sulla 1ase delle le$$i
emanate per casi simili2 dei principi $enerali del diritto intesi con e/uit canonica2 della $iurisprudenza e della prassi
della Curia romana2 della comune e costante opinione dei dottori.
Il primo di /uesti mezzi di inte$razione si risolve nell0applicazione2 sia pure indiretta2 di una le$$e positiva che viene
estesa dall0interprete fino a re$olare un caso non contemplato nella fattispecie2 ma ad essa somi$liante. :ale
somiglianza si realizza in concreto /uando il caso previsto e /uello non previsto hanno in comune elementi tali da
consentirne una comune valutazione dal punto di vista $iuridico2 con la conse$uente attri1uzione di una medesima
/ualificazione.
In tale ipotesi2 l0estensione analo$ica si $iustifica sul piano lo$ico con il principio di identit e sul piano $iuridico2 con
la razionalit e la coerenza dell0ordinamento.
@el diritto canonico il divieto del ricorso all0analo$ia >e a$li altri mezzi di inte$razione? vi$e per diverse materie e
innanzitutto per le pene.
In /uesto campo2 il divieto corrisponde all0esi$enza di tutelare le li1ert individuali contro i possi1ili a1usi dell0autorit
e costituisce una specifica applicazione del principio $enerale che le pene canoniche devono essere irro$ate a norma di
le$$e.
&0estensione analo$ica 9 vietata >in considerazione della particolare $ravit delle restrizioni? alla li1ert dei sin$oli2 per
le le$$i che sta1iliscono nullit di atti o incapacit di persone poich7 tali effetti devono essere disposti dalla le$$e in
forma espressa.

Infine 9 vietata l0estensione delle disposizioni del Codice che implichino revocazione di diritti ac/uisiti2 sta1ilendo che
/uesti ultimi2 unitamente ai privile$i concessi in passato dalla *anta *ede e ancora in vi$ore2 restino inte$ri a meno che
siano espressamente revocati.
&0 analo$ia incontra non solo limiti le$islativi2 ma anche limiti lo$ici5 non per tutti i casi non previsti 9 possi1ile trovare
una le$$e che re$oli un caso simile.
,ccorrer2 allora2 far ricorso a /uei principi $enerali del diritto che sono indicati dal canone 1! come il secondo mezzo
per supplire al silenzio della le$$e.
=er lo pi; essi ven$ono identificati con i principi generali dell0ordinamento canonico2 ma molti vi a$$iun$ono anche
/uelli del diritto naturale e del diritto civile2 soprattutto romano.
@A5 i principi invocati per supplire al silenzio della le$$e canonica de11ano essere formalmente canonici2 anche se il
diritto della Chiesa pu8 averli mutuati da altri ordinamenti.
In concreto essi si possono talvolta trovare $i formulati nelle re$ole di diritto contenute nelle decretali di .re$orio ID e
nel li1ro sesto e in /uelle tradizionali re$ole di diritto che passano sotto il nome di '1rocardi(2 ma per lo pi; devono
essere desunti per via di astrazione dall0esame delle sin$ole le$$i positive o dedotti dalla norma fondamentale e dallo
spirito dell0ordinamento canonico.
In o$ni caso tali principi vanno interpretati con equit5 da applicare al caso specifico con umanit2 misericordia e carit
cristiana2 tenendo presenti sia la $iustizia naturale2 sia il 1ene della Chiesa.
Cuesta re$ola 9 comunemente considerata valida anche per l0estensione analo$ica.
In realt2 l0e/uit 9 da considerarsi come il supremo criterio dell0interpretazione di o$ni norma canonica.
-mer$e come nel diritto della Chiesa2 in modo anche pi; evidente che ne$li ordinamenti dove vi$e il principio della
separazione dei poteri2 il $iudice non 9 un meccanico riproduttore della volont del le$islatore che esaurisce la sua
funzione in una mediazione tra la norma $iuridica $enerale e il caso concreto. -$li2 invece2 9 da considerarsi la 'voce
viva dell0ordinamento( che con un procedimento non ar1itrario2 ma non privo di discrezionalit trae da tutti $li elementi
offerti dall0ordinamento stesso >dalle le$$i2 dalle consuetudini2 dai principi $enerali2 dall0e/uit2 dalla prassi2 dalla
dottrina? il criterio per risolvere il caso sottoposto al suo $iudizio.
,. Gli atti a))inistrati'i $.d. >singolari?
*otto la denominazione di atti amministrativi singolari >B ri$uardanti sin$oli casi o sin$ole persone? il Codice
riunisce2 nel titolo IV del li1ro 1I2 diverse fonti che finora avevano discipline autonome2 sta1ilendo per esse alcune
norme comuni.
In particolare dispone che2 di re$ola2 tali atti possono essere emanati anche da chi sia titolare della sola potest esecutiva
con la precisazione che /ualora ledano diritti ac/uisiti da terzi o si rivelino contrari alle le$$i e alle consuetudini
approvate2 devono essere completati da un0apposita clausola in tal senso da parte della competente autorit.
In o$ni caso devono essere intesi secondo il si$nificato usuale delle parole e il comune modo di esprimersi e non
possono essere applicati a casi diversi da /uelli espressamente menzionati.
Cualora2 poi2 dirimano controversie2 comminino o infli$$ano pene2 limitino i diritti personali2 ledano i diritti ac/uisiti da
terzi2 conten$ano eccezioni alle le$$i in favore di privati2 so$$iacciono a interpretazione stretta.
)ltre norme di carattere molto detta$liato ri$uardano la modalit di esecuzione.
II Codice si preoccupa anche di disciplinare specificamente i sin$oli e diversi tipi di atti amministrativi.
< i decreti singolari B $li atti con cui l0autorit esecutiva2 procedendo a norma di diritto circa un caso particolare2
prende una decisione o assume un provvedimento che per loro natura non presuppon$ono un0apposita istanza3
< precetti singolari B impon$ano a una o pi; persone >soprattutto allo scopo di assicurare l0osservanza della
le$$e?2 di tenere o di evitare un dato comportamento.
:utti i decreti sin$olari ri$uardano esclusivamente le cose e le persone per le /uali sono stati emanati e2 se non risulta
diversamente2 hanno efficacia vincolante dovun/ue /ueste ultime si trovino.
&a tutela delle posizioni dei so$$etti viene assicurata sotto diversi profili5
prima di emanare un decreto sin$olare occorre racco$liere le opportune notizie e informazioni2 ascoltando
possono risultarne danne$$iati3
il decreto viene emanato in forma scritta con menzione delle motivazioni e2 /uando non sia possi1ile
conse$narne il testo2 deve essere letto all0interessato davanti ad un notaio o a 2 testimoni3
nel caso di silenzio amministrativo2 trascorso inutilmente il termine di 3 mesi2 la risposta dell0autorit2 fermi
restando i suoi o11li$hi2 si presume ne$ativa.
) differenza dei decreti2 i privilegi possono essere disposti solo dal le$islatore o dall0autorit esecutiva che a11ia da lui
ricevuto tale potest.
*i tratta infatti2 di norme di diritto o1iettivo che sta1iliscono per determinate persone fisiche o $iuridiche una
condizione pi; favorevole di /uella sancita dal diritto comune.
Vanno sempre interpretate in modo da assicurare all0interessato l0effettivo conse$uimento della $razia >Bprivile$io?
concessa$li.
@ei precetti e nei privile$i si manifesta la capacit del diritto della Chiesa di adattarsi alle specifiche esi$enze poste
dalla concretezza dei sin$oli casi che non trovano una risposta ade$uata nella formula $enerale e astratta della le$$e.
:ale adatta1ilit si documenta anche nelle dispense.
=oich7 la le$$e si esprime in termini $enerali e astratti e si occupa solo di ci8 che accade solitamente2 9 possi1ile che la
sua applicazione ad un caso specifico determini inconvenienti tali da rendere $iusta e ra$ionevole una dero$a. In /uesta
ipotesi l0autorit esecutiva nell0am1ito della sua competenza o coloro che ne hanno la potest2 possono concedere
un0attenuazione o sospensione dell0o11li$atoriet della norma >purch7 si tratti di una le$$e meramente ecclesiastica che
non definisca $li elementi essenziali di un atto o di un istituto $iuridico.
I privile$i2 le dispense e altre '$razie(2 ven$ono di norma concessi mediante rescritti B atti amministrativi emanati in
forma scritta dall0autorit esecutiva competente in se$uito ad apposita istanza.
Di re$ola2 o$ni rescritto si articola in5
< una parte espositiva2 che riassume la sostanza della domanda presentata
< una parte dispositiva2 che enuncia la risposta del superiore. :ale risposta 9 su1ordinata alla condizione che il
richiedente non a11ia alterato i fatti o tacendo circostanze rilevanti o alle$ando circostanze false.
In /uesta ipotesi2 peraltro2 si ha la nullit dell0atto solo /ualora non risulti vero nemmeno uno dei motivi addotti oppure2
salvo che si tratti di una $razia concessa motu proprio2 /ualora siano stati omessi $li elementi richiesti per la validit
dalla le$$e o dallo stile e dalla prassi canonici.
In sintesi2 risulta evidente che sotto la denominazione di atti amministrativi singolari( il Codice ha riunito cate$orie di
norme tanto disparate da non avere tra loro nulla in comune oltre la mancanza di $eneralit.
@A5 la definizione della natura $iuridica dei precetti2 dei privile$i2 delle dispense2 dei rescritti ha dato luo$o fra i
canonisti a non poche incertezze poich75
< da un lato2 trattandosi di istituti peculiari all0ordinamento canonico2 non consentono immediate e dirette
valutazioni di diritto comparato3
< dall0altro2 non 9 sempre facile distin$uere nella Chiesa l0esercizio della funzione amministrativa da /uello della
funzione le$islativa2 a causa dell0inesistenza della separazione dei poteri.
Il Codice vorre11e risolvere la /uestione radicalmente2 ma la soluzione adottata risulta tutt0altro che convincente. @on
si vede2 infatti2 a /uale titolo si possano considerare amministrativi atti come i privile$i2 che richiedono la potest
le$islativa2 o come le dispense2 che sospendono o attenuano l0o11li$atoriet della le$$e.
Il titolo successivo >V? del Codice disciplina $li statuti e $li ordini5
< statuti 6 /uelle norme sta1ilite nelle universitates personarum e nelle universitates rerum per definirne la finalit2 la
costituzione2 il funzionamento3
ordini = sono le regole da osservarsi nelle assemblee indette dallautorit ecclesiastica o convocate per libera iniziativa
dei fedeli.
Capitolo 2
La LEGGE nella CHIESA
1. DI!ITT# e TE#L#GIA
I canonisti2 ispirandosi a diverse concezioni2 hanno proposto varie definizioni del diritto della Chiesa.
In o$ni caso2 il diritto canonico 9 il diritto della Chiesa e l0esistenza stessa di un diritto siffatto ha sollevato in passato e
solleva tuttora molte /uestioni.
*pecialmente nel secolo scorso2 ne fu da pi; parti contestata la $iuridicit sulla 1ase della convinzione che non fossero
possi1ili altri diritti al di fuori di /uelli de$li *tati.
*i sosteneva2 inoltre2 che poich7 /uesti ultimi consideravano la Chiesa alla stre$ua di una semplice associazione privata2
il suo ordinamento non era ori$inario.
&e sue norme2 infine2 non potevano dirsi in alcun modo $iuridiche perch75
< da un lato2 risultavano prive di coazione dal momento che la Chiesa non poteva imporne il rispetto con la
forza3
< dall0altro2 mancavano della necessaria intersu1iettivit in /uanto non erano destinate a disciplinare rapporti
sociali2 ma ri$uardavano le relazioni delle anime con la divinit.
*i pu8 tran/uillamente affermare che /ueste tesi2 in $enere2 sono state /uanto meno accantonate
Di ma$$ior attualit si rivela l0o1iezione che nasce dall0affermazione di una radicale incompati1ilit del fenomeno
$iuridico con l0essenza della Chiesa.
*econdo /uesta teoria >che si ispira alle idee di &utero e dei riformatori protestanti e ha trovato la sua pi; or$anica
formulazione nel secolo DID? la Chiesa2 essendo 'il re$no di Cristo2 il re$no di Dio2 il re$no celeste2 un re$no di spirito2
non pu8 aver altro capo se non lo spirito divino2 Cristo(. Di conse$uenza essa 'non pu8 accettare alcun sovrano carnale2
alcuna dottrina umana2 alcun precetto( ed '9 incompati1ile con o$ni potere fondato su principi esteriori e formali(.
)i nostri $iorni /uesta posizione si esprime per lo pi; in un atte$$iamento pratico di decisa insofferenza o di totale
indifferenza nei confronti della dimensione $iuridica della vita ecclesiale2 di fatto considerata come nociva o almeno
inutile.
:ale atte$$iamento pu8 considerarsi2 per certi aspetti2 come una comprensi1ile reazione a$li eccessi di un formalismo
ecclesiastico che esaltava la funzione della disciplina fino a oscurare la natura essenzialmente personale dell0esperienza
cristiana >c.d. $iuridismo?2 ma deriva2 in ultima analisi2 da una concezione della Chiesa che non corrisponde n7 alla sua
effettiva realt2 n7 all0imma$ine che essa ha di s7 stessa.
*i comprende2 /uindi2 come .iovanni =aolo II5
< da un lato2 respin$a decisamente o$ni $iuridismo2 precisando che il Codice mira a instaurare nella societ
ecclesiastica un ordine che2 asse$nando il primato all0amore2 alla $razia e ai carismi2 renda pi; a$evole il loro
or$anico sviluppo nella vita comunitaria e personale3
< dall0altro2 insista ampiamente sulla funzione della le$$e nella Chiesa2 non solo ricordando la tradizione
canonica2 ma facendo anche appello all0intera storia del popolo di Dio.
- nel /uadro di /uesta riflessione afferma che nella Chiesa 'il diritto c09 $i2 non pu8 non esserci( prima ancora di
/ualun/ue specificazione2 derivazione2 applicazione di ordine propriamente canonico.
@ello stesso senso2 la costituzione %acrae disciplinae leges ritiene che la le$$e canonica 'corrisponda in pieno alla
natura della Chiesa( e sia 'lo strumento indispensa1ile per assicurare ordine sia nella vita individuale e sociale2 sia
nell0attivit stessa della Chiesa(.
&a Chiesa2 infatti2 si presenta a chiun/ue la osservi senza pre$iudizi come fortemente radicata nel tempo e nello spazio2
dotata di una precisa e articolata or$anizzazione descrivi1ile in termini $iuridici2 politici e sociolo$ici2 attenta ad
utilizzare tutti i mezzi che le possono consentire una pi; incisiva presenza nella vita e nella storia de$li uomini. :utto
ci8 pu8 essere $iudicato come un tradimento da chi la vorre11e puramente 'spirituale( e totalmente 'celeste(2 ma non 9
certamente /uesto il pensiero del Concilio Vaticano II che rifiuta decisamente o$ni imma$ine 'spiritualistica( della
Chiesa2 e respin$e ener$icamente /ualun/ue tentativo di separarne e contrapporne l0aspetto 'visi1ile( e /uello
'spirituale(2 l0elemento 'terrestre( e /uello 'celeste(.
*econdo la costituzione conciliare Lumen gentium( essa 9 stata costituita da Cristo sulla terra '/uale or$anismo
visi1ile( e 'sociale(2 s4 che 'la societ costituita di or$ani $erarchici e il Corpo mistico di Cristo2 la comunit visi1ile e
/uella spirituale2 la Chiesa terrestre e la Chiesa ormai in possesso dei 1eni celesti2 non si devono considerare come due
cose diverse2 ma formano una sola complessa realt3 risultante di un duplice elemento5 umano e divino(.
&0imma$ine della Chiesa come popolo di Dio2 proposta dal Concilio2 indica chiaramente che esso ha ritenuto di dover
privile$iare2 tra le varie interpretazioni possi1ili della realt ecclesiale2 /uella 'sociolo$ica(2 che2 senza minimamente
rinne$are l0immuta1ilit del suo fondamento2 ne sottolinea la 'storicit( e 'l0umanita(.
=eraltro2 il Vaticano II non ha definito espressamente la natura e la funzione del diritto canonico5 di conse$uenza2 ha
lasciato impre$iudicata la /uestione del suo fondamento teolo$ico2 che 9 attualmente o$$etto di un vivace e interessante
di1attito.
Gacciamo alcune considerazioni che2 sulla 1ase delle deli1erazioni conciliari2 dimostrano la necessit di una dimensione
$iuridica della Chiesa.
E opportuno prendere le mosse dall0affermazione del Vaticano II secondo cui la Chiesa 9 stata istituita da Cristo come
or$anismo visi1ile e sociale2 conformemente al dise$no di Dio che 'volle santificare e salvare $li uomini non
individualmente e senza alcun le$ame tra loro2 ma volle costituire di essi un popolo che lo riconoscesse nella verit e
fedelmente lo servisse(.
@A5 il Concilio non si limita a riconoscere alla Chiesa una $enerica 'visi1ilit(2 /uale potre11e riscontrarsi anche in una
comunit reli$iosa di carattere puramente 'carismatico(2 ma inse$na espressamente e specificamente che essa 'in
/uesta terra( 92 per volont dello stesso Cristo2 'costituita e or$anizzata come societ(5 come una 'societ costituita di
or$ani $erarchici(.
Da /uesta imma$ine della Chiesa si evince chiaramente la necessit della sua dimensione $iuridica5 l dove vi 9 societ
vi 9 anche necessariamente diritto2 poich7 nessuna societ pu8 vivere senza un ordinamento $iuridico.
II diritto canonico2 dun/ue2 costituisce un fattore necessario e insostitui1ile della sua esistenza5 non solo non 9 in
contrasto con il messa$$io evan$elico2 ma deriva dalla volont dello stesso Cristo che ha istituito la Chiesa come
societ.
Cuesta ar$omentazione 9 $iudicata come non ade$uata da un punto di vista teolo$ico3 essa 92 comun/ue2 ancora
pienamente valida2 anche se la riflessione teolo$ica pu8 fornire ulteriori elementi utili ad una pi; approfondita e $lo1ale
comprensione della funzione del diritto nella vita della Chiesa.
Cueste ultime considerazioni introducono il pi; $enerale pro1lema del rapporto tra diritto e teologia2 che implica a
sua volta la /uestione di /uale sia il metodo proprio della scienza canonistica.
Di fronte alla polemica che contrappone chi la considera una scienza teolo$ica e chi la ritiene una scienza $iuridica2 9
innanzitutto necessario richiamare alcuni punti su cui esiste un lar$o consenso.
&e deli1erazioni conciliari2 nel decreto sulla formazione sacerdotale raccomandano di tenere presente nell0inse$namento
del diritto canonico ai futuri sacerdoti 'il Fistero della Chiesa2 secondo la costituzione do$matica de !cclesia(.
*econdo il Concilio2 dun/ue2 le le$$i ecclesiastiche non possono essere ade$uatamente inse$nate se non se ne mette in
luce il vitale e or$anico rapporto che le le$a a tutta la realt divino<umana della Chiesa2 di cui sono funzione ed
espressione.
=er la comprensione del diritto canonico 9 assolutamente indispensa1ile saper co$liere l0intima relazione che intercorre
tra la 'forma( delle norme e /uella 'sostanza( dell0essenza della Chiesa che ne $iustifica e determina l0esistenza. II suo
studio2 /uindi2 deve essere condotto 'non solo con senso $iuridico2 ma anche insieme con senso teolo$ico(.
%. AUT#!IT DIVINA e AUT#!IT ECCLESIASTICA
*econdo la costituzione conciliare Lumen gentium( la Chiesa 9 'una sola complessa realt2 risultante da un duplice
elemento: umano e divino(.
:ale duplicit di elementi si riscontra anche nella sua dimensione $iuridica poich7 il diritto della Chiesa 9 costituito da5
< un diritto umano2 sta1ilito dall0autorit ecclesiastica >pontefice2 concilio ecumenico2 vescovi ecc.?3
< un diritto divino2 definito come /uel complesso di esi$enze di $iustizia e di principi ordinatori esplicitamente e
implicitamente sta1iliti da Dio2 che hanno conse$uenze rilevanti sul piano $iuridico.
II diritto divino si manifesta2 innanzitutto2 nella stessa natura umana >diritto divino naturale?.
*econdo la concezione cattolica2 infatti2 l0uomo reca nel proprio cuore aspirazioni e criteri 'ori$inari( >Bderivanti
direttamente dal Creatore2 che ha voluto farlo a propria imma$ine e somi$lianza? e ha la possi1ilit di riconoscerli e
identificarli per mezzo delle facolt razionali di cui 9 dotato.
) /uesta tipo di diritto divino appartiene2 ad es.2 il principio $enerale del rispetto dovuto alla vita umana e le specifiche
conse$uenze $iuridiche che ne derivano.
Vi 92 poi2 il diritto divino positivo5 promul$ato per mezzo della 6ivelazione >Battraverso $li interventi compiuti da Dio
nella storia per rivelare se stesso e il suo dise$no di salvare $li uomini?.
&e verit rivelate sono contenute nella *acra *crittura >Bnei testi che sono stati scritti per ispirazione divina?2 e nella
:radizione della Chiesa che il Vaticano II >costituzione conciliare Dei 'erbum? definisce la trasmissione inte$rale
della parola affidata da Cristo a$li apostoli e ai loro successori >i vescovi? perch7 per mezzo della predicazione la
conservassero2 la esponessero e la diffondessero.
:ale costituzione afferma anche che la *acra *crittura e la :radizione 'devono essere accettate con pari sentimento di
piet e di devozione( in /uanto costituiscono 'un solo sacro deposito della parola divina affidato alla Chiesa( e
riconosce al 'solo Fa$istero vivo( di /uest0ultima 'l0ufficio di interpretare autenticamente la parola di Dio scritta a
trasmessa(.
@A5 la Chiesa cattolica considera rivelati da Dio solo i li1ri indicati nell0elenco approvato dal Concilio di :rento nel
154.
=er i cattolici la Sa$ra S$ritt&ra si articola in 2 parti5
< il Vecchio :estamento che contiene la rivelazione di Dio al popolo e1raico prima della venuta di Cristo e si
compone di 4 li1ri di vario carattere >storico2 didattico2 profetico?3
< il @uovo :estamento di cui fanno parte5
o i 4 Van$eli2
o $li )tti de$li )postoli2
o 14 lettere di =aolo2
o " lettere di altri apostoli
o l0)pocalisse di .iovanni.
Fentre i precetti del Vecchio :estamento sono considerati superati se non sono stati confermati da Cristo2 il @uovo
:estamento2 insieme alla :radizione2 costituisce la fonte del diritto divino positivo.
=assiamo ora all0esame di alcune /uestioni specifiche.
Il diritto divino naturale2 analo$amente al diritto divino positivo2 9 definito come eterno2 fisso e immuta1ile.
:uttavia occorre precisare che la conoscenza del diritto divino non 9 fissa e immuta1ile2 ma si realizza attraverso un
pro$ressivo approfondimento a cui non sono estranee le vicende e le esperienze storiche.
=i; in $enerale2 9 stato $iustamente osservato che il diritto divino2 per avere effettivo vi$ore nella storia de$li uomini2
esi$e di essere formalizzato positivamente attraverso l0opera del le$islatore umano2 le formulazioni dottrinali dei teolo$i
e dei canonisti2 la continua interpretazione che nasce dalla vita e dalia fede della Chiesa.
:ale necessit risulta ancora pi; evidente se si considera che il diritto divino non si compone solo di norme complete e
ri$orose2 ma anche di principi ed esi$enze di carattere pi; $enerale che2 per una reale comprensione e una fedele
osservanza2 richiedono di essere ade$uatamente specificati anche in funzione delle diverse situazioni e dei diversi
pro1lemi che si presentano.
In o$ni caso2 il diritto divino 9 sovraordinato al diritto umano in /uanto2 essendo stato posto direttamente da Dio2
precede necessariamente nella $erarchia delle fonti /ualun/ue disposizione sta1ilita dall0uomo che non pu8 in alcun
modo dero$arlo o porsi in contrasto con esso.
@e se$ue che se2 per ipotesi2 una le$$e promul$ata dall0autorit ecclesiastica risultasse in radicale contraddizione con le
statuizioni del diritto divino2 sare11e per ci8 stesso privo di /ualun/ue o11li$atoriet $iuridica e manchere11e di /uella
'ra$ionevolezza( che2 come si 9 visto2 costituisce Juno dei re/uisiti essenziali della norma canonica.
@e se$ue2 anche2 che le norme del diritto divino non possono essere o$$etto di dispensa ecclesiastica2 salvo che nei casi
in cui la Chiesa affermi di aver ricevuto da Dio una speciale facolt in tal senso >come avviene per lo scio$limento del
matrimonio in determinate situazioni?.
*i pu8 dun/ue affermare che il diritto divino svol$e una funzione limite nei confronti del diritto umano dal momento
che /uesto non pu8 n7 violarlo2 n7 dero$arlo.
Fa il diritto divino non 9 solo il limite5 9 anche la norma fondamentale e la 1ase necessaria o il principio ispiratore ed il
nucleo essenziale di tutto il diritto umano.
&a struttura $iuridica fondamentale della Chiesa2 in /uanto istituita da Cristo2 esiste per diritto divino positivo ed 9 da
/uesto determinata. :utte le strutture ecclesiastiche che si sono successivamente venute costituendo attraverso i secoli
>colle$io cardinalizio2 *inodo dei vescovi ecc.? sono solo derivazioni2 complementi e forme di sviluppo di tale struttura
fondamentale con cui si inte$rano or$anicamente in modo da formare assieme ad essa la completa struttura del popolo
di Dio in o$ni momento storico.
&o stesso potere dell0autorit ecclesiastica trova la sua le$ittimazione2 il suo fondamento nella volont di Cristo che 'ha
edificato la *anta Chiesa e ha inviato $li )postoli come -$li stesso era stato inviato dal =adre e volle che i loro
successori2 i Vescovi2 fossero nella *ua Chiesa pastori fino alla fine dei secoli(.
@e se$ue che la potest ecclesiastica esiste ed 9 fonte di diritto umano in forza di /uel diritto divino che la fonda e la
le$ittima.
Infine2 tutte le realt ecclesiali che2 avendo una dimensione sociale2 esi$ono una re$olamentazione $iuridica trovano2
almeno em1rionalmente2 i criteri della loro disciplina nel diritto divino che il le$islatore umano ha il compito di
specificare ade$uatamente e di determinare precisamente per mezzo delle norme positive da lui promul$ate.
)lla luce di /ueste considerazioni si pu8 concludere che il diritto divino e il diritto umano non sono due diversi sistemi2
ma formano un ordine $iuridico unitario che ha la sua norma fondamentale nel diritto divino.
+. CE!TE..A del DI!ITT# ed ESIGEN.E di GIUSTI.IA
Fa se il diritto della Chiesa 92 al contempo2 umano e divino2 9 evidente cha la sua 'forma( >cio9 le norme positive
emanate dall0autorit ecclesiastica? non pu8 pretendere di comprenderne ed esaurirne la 'sostanza(2 poich7 mentre
/uesta 92 per definizione2 'perfetta2 inesauri1ile e infinita2 per essere in massima parte di natura divina(2 la forma2 per
essere umana2 9 necessariamente imperfetta2 limitata e circoscritta2 come tutte le cose umane(.
@e se$ue che2 poich7 il diritto divino fonda /uello umano ed 9 ad esso sovraordinato2 il diritto della Chiesa 9 per sua
natura incompati1ile con o$ni concezione formalistica e positivistica che attri1uisca alle prescrizioni le$ali un valore
assoluto ed esclusivo.
&a sua certezza2 /uindi2 non 9 di carattere formale ma sostanziale5 non 9 assicurata dalla le$alistica osservanza delle
sin$ole disposizioni sta1ilite dall0autorit ecclesiastica2 ma dalla coerenza dell0intero sistema $iuridico2 nella sua
$lo1alit e nelle sue specificazioni2 ai principi fondamentali posti dal diritto divino.
In altri termini5 nell0ordinamento canonico la certezza 9 $arantita dal fatto che tutte le sue norme2 per /uanto specifiche
e detta$liate possano essere2 sono in diretta funzione del conse$uimento di un unico fine che i canonisti descrivono
come $loria di Dio2 salvezza delle anime >compimento2 cio92 del destino a cui Dio chiama tutti $li uomini?2 1ene
comune e utilit della Chiesa2 realizzazione dell0unit che all0interno della Chiesa le$a tra di loro i sin$oli fedeli e le
diverse comunit >c.d. comunione ecclesiastica?.
Cuindi2 occorre sempre co$liere2 valutare e verificare nella concretezza dell0esperienza ecclesiale la coerenza della
norma che si intende applicare con i principi fondamentali dell0intero sistema $iuridico a cui appartiene.
&a le$$e2 infatti2 9 per definizione $iusta e ra$ionevole2 ma2 essendo formulata in termini $enerali e astratti2 non 9
sempre ade$uata a tutte le situazioni che di per s7 ricadre11ero sotto il suo imperio.
Un caso particolare pu8 presentarsi con tali caratteristiche specifiche che il ri$oroso rispetto delle prescrizioni le$ali
importere11e conse$uenze pratiche contrastanti con i valori a cui si ispira il diritto della Chiesa e in compati1ili con il
suo fine proprio ed esclusivo.
In tale ipotesi2 il $iudice o il superiore non potr mai sacrificare la verit e la $iustizia alle esi$enze della certezza
formale che richiede2 sempre e comun/ue2 l0osservanza della le$$e2 ma dovr2 privile$iando lo 'spirito( sulla 'lettera(2
valutare il caso alla luce dei principi fondamentali dell0ordinamento e individuare2 su tale 1ase2 la norma pi; ade$uata a
$arantire la realizzazione del fine perse$uito dal diritto della Chiesa.
Cuesto istituto B equit canonica5 una 'correzione( della le$$e mediante la 'creazione( di una nuova norma2 utilizzata
per la soluzione di un caso concreto che non trova nelle disposizioni le$islative una disciplina corrispondente alla lo$ica
dell0ordinamento.
&0e/uit canonica entra in $ioco nell0applicazione della le$$e2 ma anche /uando si tratti di supplire al suo silenzio e
identificare la /ualificazione $iuridica di un caso che il le$islatore non ha previsto o ha2 comun/ue2 i$norato.
&0e/uit canonica interviene /ui sotto un duplice profilo5
innanzitutto2 la soluzione individuata sulla 1ase del ricorso ai mezzi di inte$razione >can. 1!? >cfr. cap 12 K12.3? deve
sempre rivelarsi coerente alle esi$enze dell0e/uit che2 se condizionano l0applicazione della le$$e2 a ma$$ior ra$ione
de11ono essere tenute presenti /uando /uesta nulla dispon$a espressamente3
in secondo luo$o2 /ualora i mezzi specifici di inte$razione >es. l0analo$ia di le$$e? non consentano di risolvere il
pro1lema2 la norma da applicarsi dovr essere direttamente dedotta dai principi fondamentali del diritto della Chiesa e
/uindi2 in ultima analisi2 da /uell0e/uit canonica che lo stesso canone 1! menziona esplicitamente a proposito dei
principi $enerali del diritto.
)lla luce di tutte /ueste considerazioni si comprende come si sia potuto affermare che nell0e/uit canonica si manifesta
chiaramente la natura del diritto della Chiesa 'di risolversi tutto in una norma2 di andare oltre le sin$ole determinazioni2
sino alla norma2 da cui tutte le norme nascono(.
&0e/uit2 infatti2 9 'il modo col /uale la norma suprema si afferma nella sua sovranit sopra tutte le determinazioni di se
stessa2 che sono le altre norme poich7 tutte le indicazioni e le prescrizioni delle norme particolari sono riportate
necessariamente ad essa2 sia /uando nella applicazione coincidono2 sia /uando non coincidono o /uando la
contraddicono2 perch7 la contraddizione 9 eliminata e la norma suprema 9 attuata(.
Il diritto della Chiesa si presenta2 dun/ue2 'ri$ido e immuta1ile nei suoi principi 1asilari(2 considerati assoluti e
indero$a1ili in /uanto posti dallo stesso Cristo2 ma si rivela2 al contempo2 dotato della massima 'duttilit e flessi1ilit(
e capace di adattarsi con estrema sensi1ilit 'alle circostanze e ai 1iso$ni non solo dei tempi2 dei luo$hi e dei popoli pi;
diversi2 ma anche de$li individui sin$oli(. :ale capacit di adattamento 9 diretta funzione dell0affermazione dei
'principi 1asilari( dell0ordinamento nella concretezza di o$ni situazione storica2 al di l delle eventuali insufficienze e
inade$uatezze delle norme positive sta1ilite dall0autorit ecclesiastica.
@ell0e/uit canonica si dimostra dun/ue /uell0assoluta coerenza interna del diritto della Chiesa che esi$e di sacrificare2
/uando occorre2 la certezza formale delle norme positive alla verit sostanziale dei valori fondamentali.
@A5 poich7 la Chiesa ritiene di avere una missione universale il suo diritto 92 almeno potenzialmente2 destinato a tutti
$li uomini e di fatto si applica a tutti i 1attezzati 'senza distinzione o limiti di nazionalit2 di condizioni am1ientali e
sociali2 di lin$ua2 di razza e di territorio(2 di tradizioni culturali.
Cuesta $rande variet delle situazioni che ricadono sotto l0imperio della le$$e canonica moltiplica la possi1ilit che
essa non sia sempre in $rado di rispondere a tutte le esi$enze cui deve far fronte e2 di conse$uenza2 sottolinea la
necessit che essa non sia considerata2 sempre e comun/ue2 come assolutamente vincolante.
:ale necessita 9 anche evidenziata dal fatto che nella concezione cattolica2 la persona umana ha un valore centrale e
preminente che non pu8 essere sacrificato a considerazioni di carattere contin$ente. @ell0applicare la le$$e al sin$olo
fedele2 il $iudice o il superiore dovr2 /uindi2 tenere presenti anche tutte /uelle circostanze di carattere individuale e
personale che possono su$$erire o imporre una valutazione diversa da /uella prevista dalla formula $enerale e astratta
della norma le$islativa.
*i spie$a cos4 perch7 il diritto della Chiesa sia caratterizzato da una duttilit2 desi$nata con il termine di 'elasticit(2che
si manifesta nell0e/uit canonica e ne$li altri istituti2 propri di /uesto ordinamento2 che hanno lo scopo di assicurare la
perfetta corrispondenza della disciplina $iuridica alle diverse e molteplici esi$enze poste dalla concretezza della vita
ecclesiale.
) tale proposito va innanzitutto ricordata la rilevante funzione svolta dal diritto particolare che2 dopo il Concilio
Vaticano II2 sta conoscendo una nuova fioritura.
&e normative locali consentono2 infatti2 una notevole articolazione e differenziazione della disciplina ecclesiastica in
funzione delle diverse circostanze di tempo e di luo$o e delle specifiche esi$enze dei vari popoli e delle sin$ole
comunit.
)nalo$a funzione potre11e essere svolta anche dalla consuetudine2 ma solo in linea di principio5 /uesta fonte ha
attualmente scarsa rilevanza a causa delle restrizioni le$islative da cui e stata circondata.
)lle esi$enze dei sin$oli fedeli provvedono2 comun/ue2 le varie fonti del diritto sin$olare2 come il precetto2 il privile$io2
il rescritto2 e soprattutto la dispensa2 in cui l0elasticit del diritto della Chiesa si manifesta in modo particolarmente
evidente.
&a disciplina di /uesta istituto 92 infatti2 molto articolata e si$nificativa e $iun$e a concedere all0autorit ecclesiastica la
possi1ilit di le$ittimare a posteriori2 mediante la '$razia(2 un comportamento contrario alla le$$e.
Inoltre2 la stessa autorit pu8 assumere un atte$$iamento di tolleranza di fronte a usi e pratiche che risultino in contrasto
con le norme positive /uando tale indul$enza sia richiesta dal 1ene della Chiesa.
Capitolo 3
I #TE!I
1. SISTE"A GE!A!CHIC# e #!GANI..A.I#NE ECCLESIASTICA
&a Chiesa non si presenta come una comunit omo$enea e indifferenziata in cui tutti i mem1ri hanno $li stessi diritti e
doveri ed e$uali responsa1ilit2 ma si pone e si autodefinisce come una 'societ costituita di or$ani $erarchici(2
caratterizzata2 cio9 da una 'costituzione gerarchica(.
Cuesta definizione non implica solo l0esistenza di funzioni potestative2 ma ne afferma anche una ori$ine e una
le$ittimazione che si differenziano nettamente da /uelle invocate per i poteri esercitati in seno alle comunit politiche5
la 'sacra potest( che compete all0autorit della Chiesa non si fonda sulla dele$a o sul consenso de$li appartenenti alla
comunit ecclesiale2 ma deriva direttamente e immediatamente da Cristo che2 fondando la Chiesa2 ha sta1ilito le linee
essenziali e immuta1ili della sua costituzione.
Cuesta dottrina 9 esposta nella 'Lumen gentium(2 che definisce preliminarmente il fondamento e la natura dei poteri
all0interno della Chiesa affermando5 'Cristo *i$nore2 per pascere e sempre pi; accrescere il =opolo di Dio2 ha sta1ilito
nella Chiesa vari ministeri. I ministri2 che sono rivestiti di sacra potest2 servono i loro fratelli2 perch7 tutti coloro che
apparten$ono al =opolo di Dio tendano li1eramente e ordinatamente allo stesso fine e arrivino alla salvezza(.
&0origine storica di 7uesti ministeri viene2 poi2 cos4 descritta5 'II *i$nore .es;2 dopo aver pre$ato il =adre2 chiamo a s7
/uelli che -$li voleva e ne costitu4 12 perch7 stessero con &ui2 e per mandarli a predicare il 6e$no di Dio. &i mand8
prima ai fi$li di Israele e poi a tutte le $enti2 affinch7 partecipi della sua potest2 rendessero tutti i popoli discepoli di
&ui2 li santificassero e $overnassero2 e cos4 diffondessero la Chiesa e2 sotto la $uida del *i$nore2 ne fossero i ministri e i
pastori2 tutti i $iorni fino alla fine del mondo(.
) loro volta $li )postoli2 per $arantire la prosecuzione nella storia della missione loro affidata2 'e11ero cura di
costituirsi dei successori(. Di conse$uenza e11ero vari colla1oratori nel ministero e scelsero anche delle persone che
prendessero il loro posto /uando essi fossero venuti meno.
Cuesta successione apostolica2 secondo la dottrina e la tradizione della Chiesa2 si 9 perpetuata nel tempo in /uanto $li
immediati successori de$li )postoli >B i primi vescovi?2 desi$narono nuovi vescovi2 e /uesti altri ancora5 cos42 attraverso
un0ininterrotta serie di successive desi$nazioni2 il ministero apostolico 9 continuato sino ad o$$i.
In concreto2 tale successione si realizza mediante la consacrazione episcopale2 nella /uale2 per mezzo dell0imposizione
delle mani da parte di uno o pi; vescovi2 viene conferita la pienezza del sacramento dell0ordine2 unitamente al compito
di inse$nare e di $overnare >cfr. costituzione 'Lumen gentium(?.
@ell0am1ito del ministero de$li )postoli e dei loro successori2 9 possi1ile distin$uere diverse $unzioni >descritte nello
stesso documento conciliare 'Lumen gentium( in relazione alla costituzione $erarchica della Chiesa.
&a f&n*ione di insegnare >munus docendi?5 consiste nella predicazione del Van$elo3 essa ri$uarda
< l0annuncio della '1uona novella( portata da Cristo perch7 sia accolta e messa in pratica2
< l0illustrazione del suo si$nificato nelle diverse circostanze di luo$o e di tempo2
< la cura perch7 porti frutto nell0esistenza de$li uomini2
< la vi$ilanza contro $li errori che si possono diffondere.
:ale funzione si esercita mediante la pubblica predicazione delle verit, contenute nella *acra *crittura e l0inse$namento
o magistero u$$iciale5 /uest0ultimo 95
scritto /uando viene proposto per mezzo di documenti >/uali le costituzioni2 i decreti e le dichiarazioni dei
concili2 le encicliche e $li altri atti emanati dalla *anta *ede2 le lettere pastorali indirizzate dai vescovi2
sin$olarmente o collettivamente2 ai loro sacerdoti e fedeli?3
orale se viene enunciato nelle allocuzioni pontificie2 nelle omelie pronunciate dalle autorit ecclesiastiche nel
corso delle cele1razioni eucaristiche2 nei discorsi da esse tenuti in altre occasioni.
:ale ma$istero si traduce anche in atti di de$inizione delle verit, cristiane diretti a dirimere controversie dottrinali2 a
condannare errori2 ad affermare determinati principi considerati come essenziali.
@ell0am1ito della funzione di inse$namento occorre2 poi2 sottolineare la sin$olare importanza della catechesi2 definita
come 'l0insieme de$li sforzi intrapresi nella Chiesa per fare discepoli2 per aiutare $li uomini a credere che .es; e il
Gi$lio di Dio2 affinch72 mediante la fede2 essi a11iano la vita nel suo nome2 per educarli e istruirli in /uesta vita e
costruire cos4 il Corpo di Cristo(.
&a f&n*ione di santificare >munus sancti$icandi? si realizza ne$li atti del culto divino2 tra cui assumono particolare
rilevanza il sacrificio eucaristico >B 9 la 'memoria( della morte e della resurrezione di Cristo e costituisce il centro e il
culmine della vita della comunit ecclesiale? e $li altri sacramenti che2 secondo la dottrina cattolica2 sono se$ni visi1ili
attraverso cui si comunica la vita stessa di Dio >grazia?.
&a potest derivante dall0ordine sacro 9 assolutamente necessaria2 oltre che per conferire tale sacramento2 per cele1rare
l0eucaristia2 per vincolare pi; perfettamente i 1attezzati alla Chiesa nella confermazione o cresima2 per riconciliare i
peccatori con Dio nella penitenza2 per dare l0unzione de$li infermi a /uanti2 per malattia o vecchiaia2 versino in pericolo
di morte.
Del sacramento del matrimonio sono ministri $li sposi stessi e il 1attesimo2 in caso di necessit2 pu8 essere
amministrato da chiun/ue.
&a funzione di santificare implica anche il dovere2 per coloro che la esercitano autorevolmente2 di 'aiutare coll0esempio
della loro vita /uelli a cui presiedono2 ser1ando i propri costumi immuni da o$ni male e2 per /uanto possono2 con l0aiuto
di Dio mutandoli in 1ene2 onde possano2 insieme col $re$$e loro affidato2 $iun$ere alla vita eterna(.
&a f&n*ione di governare >munus regendi? assicura la direzione e la $uida della comunit e si manifesta in molteplici
modi che vanno dall0esortazione e dall0esempio all0esercizio della c.d. potest di $overno >chiamata anche potest di
$iurisdizione?.
:ale funzione implica
l0emanazione di norme destinate a re$olare le relazioni intercorrenti tra i fedeli (attivit, legislativa)2
la $estione e l0utilizzazione ordinaria dei mezzi di cui la Chiesa dispone per il conse$uimento dei suoi fini
(attivit, esecutiva)2
la soluzione delle controversie insorte e l0applicazione delle pene previste per la violazione delle le$$i
ecclesiastiche (attivit, giudiziaria).
In /ueste 3 attivit si esplica una sola e identica potest5 le supreme autorit ecclesiastiche sono2 al contempo2 titolari
del potere le$islativo2 amministrativo e $iudiziario che Cristo ha con$iuntamente attri1uito a$li )postoli e ai loro
successori.
&a costituzione della Chiesa si rivela /uindi estranea e incompati1ile con /uel principio della divisione dei poteri
teorizzato da Fontes/uieu e attuato in molti ordinamenti contemporanei. @ulla impedisce2 per82 che il concreto
esercizio delle sin$ole funzioni della potest di $iurisdizione ven$a affidato2 da parte di chi ne detiene la titolarit2 ad
or$ani specifici e diversi. -s.2 il potere $iudiziario di re$ola non viene esercitato direttamente e personalmente dal
pontefice e dai vescovi ma da appositi tri1unali da essi istituiti.
Il Codice nei suoi principi direttivi si propone2 al fine di assicurare un0efficace tutela dei diritti so$$ettivi dei fedeli2 di
distin$uere chiaramente le sin$ole $unzioni della potest, ecclesiastica anche mediante la precisa definizione dei diversi
or$ani che devono assicurarne l0esercizio.
)ffinch7 le potest relative alle funzioni di inse$nare2 santificare e $overnare il popolo di Dio possano essere
li1eramente ed effettivamente esercitate nei confronti dei fedeli2 alla consacrazione deve a$$iun$ersi una
'determinazione $iuridica(2 detta missione canonica5 occorre che al vescovo consacrato ven$a affidato un compito
specifico o siano asse$nati dei sudditi in modo conforme alle norme sta1ilite dalla suprema autorit della Chiesa.
In assenza di tale determinazione2 o$ni atto di $overno sar privo di effetti2 mentre $li atti sacramentali risulteranno
validi ma $ravemente illeciti. =ure illeciti saranno $li atti di ma$istero ma senza che se ne possa sta1ilire a priori e in via
$enerale la validit o la nullit.
=er comprendere la $unzione della missione canonica 9 necessario ricordare che il potere nella Chiesa 9 affidato ad una
'pluralit di so$$etti( '$erarchicamente cooperanti tra di loro(. ,ra2 perch7 un potere sociale possa essere esercitato in
modo ordinato da parte di pi; persone fisiche contemporaneamente2 9 assolutamente indispensa1ile che i compiti e le
responsa1ilit di ciascuna di esse siano precisamente determinati2 ci8 al fine di evitare contrasti e conflitti difficilmente
sana1ili.
&a missione canonica risponde a /uesta esi$enza5 sta1ilisce la parte che compete a ciascuno dei so$$etti rivestiti di
sacra potest nella $uida della comunit ecclesiale2 asse$nando$li uno specifico incarico.
%. L<U--ICI# ECCLESIASTIC#
:ale specifico incarico2 /uando sia sta1ilmente costituito2 assume il nome di u$$icio. @A5 l0ufficio2 pur costituendo il
cardine di tutta l0or$anizzazione ecclesiastica2 non 9 necessariamente connesso alla potest.
Uffi$io B /ualun/ue funzione sta1ilmente costituita da una disposizione divina o umana per il conse$uimento di un fine
spirituale.
Il conferimento dell0ufficio >provisio canonica? pu8 realizzarsi in vari modi.
&a forma pi; comune 9 /uella in cui l0autorit ecclesiastica procede li1eramente alla desi$nazione >libera collazione?.
@elle altre forme2 invece2 il superiore competente non a$isce in 1ase a una scelta autonoma2 ma si limita a istituire chi
viene presentato da parte di un so$$etto dotato di tale diritto o a confermare il risultato di una elezione operata da un
colle$io2 o ad acco$liere la postulazione di /uest0ultimo che2 volendo ele$$ere una persona priva di uno dei re/uisiti
richiesti dal diritto2 chiede la concessione della necessaria dispensa. )lcune elezioni non esi$ono conferma in /uanto
l0eletto ac/uisisce la titolarit dell0ufficio immediatamente2 con la li1era accettazione del risultato dello scrutinio.
Distinzione5
< la nomina vera e propria 9 riservata all0autorit ecclesiastica2
< nella desi$nazione della persona da nominare si ammette l0intervento di altri so$$etti purch7 avven$a nei casi e
nei modi sta1iliti dal diritto.
=er /uanto concerne l0esercizio della sacra potest2 occorre ricordare che la parte del potere di $overno annessa per
le$$e ad un determinato ufficio 9 chiamata potest ordinaria in /uanto il suo contenuto e la sua estensione non
dipendono dalla discrezionalit dell0autorit che la conferisce2 ma sono predeterminati dal diritto. Viene considerata
propria o vicaria a seconda che ven$a esercitata dal titolare dell0ufficio in nome proprio o in nome altrui. -s. la potest
del vicario $enerale 9 vicaria in /uanto 9 esercitata in nome del vescovo diocesano che2 da parte sua2 $ode di potest
propria.
Diversa 9 la potest delegata2 che non deriva dalla titolarit di un ufficio2 ma dal mandata conferito ad una persona
perch7 eserciti determinate funzioni di $overno.
Il Codice del 1!1" non conteneva precise disposizioni circa la possi1ilit della dele$a3 il nuovo Codice2 invece2
sta1ilisce che il le$islatore di livello inferiore a /uello supremo >B tutti i le$islatori salvo il papa e il colle$io dei
vescovi? non pu8 dele$are il suo potere2 salvo che il diritto lo consenta espressamente.
&a $unzione legislativa 9 dun/ue considerata di tale rilevanza da ritenere che2 almeno in linea di principio2 de11a essere
assicurata direttamente e personalmente dal titolare della relativa potest. &0eccezione prevista per il le$islatore
supremo si spie$a con la vastit dei suoi compiti che possono richiedere ampie dele$he.
)ncor meno dele$a1ile 9 il potere dei $iudici individuali o colle$iali5 la dele$a 9 ammessa solo per $li atti preparatori di
una sentenza o di un decreto. =er comprendere il ri$ore di /uesta norma occorre tenere presente che i $iudici
ecclesiastici non hanno una potest $iudiziaria ordinaria propria2 in /uanto essa appartiene solo al papa e ai vescovi.
Invece il potere esecutivo2 se 9 ordinaria2 pu8 essere sempre dele$ato e in una certa misura anche su1dele$ato2 salvo
espresso divieto le$islativo. Cuesta ampia delegabilit, trova $iustificazione nel fatto che si tratta di una attivit concreta
e specifica che pu8 necessitare di vari /ualificati colla1oratori. Di norma o$ni potere di $overno viene esercitato per il
foro esterno2 ri$uardante2 primariamente e immediatamente2 l0or$anizzazione2 la tutela e la conservazione della societ
ecclesiastica2 che ven$ono assicurate mediante l0instaurazione e il mantenimento tra i mem1ri della comunit cristiana
dell0ordine $iuridico<sociale necessario al conse$uimento del 1ene comune.
:alvolta2 per82 il potere di $overno viene esercitato2 sia nel sacramento della penitenza sia fuori di esso2 soprattutto allo
scopo di ordinare le relazioni dei sin$oli con la divinit2 prendendo direttamente in considerazione il loro 1ene spirituale
e la loro santificazione. In tal caso i suoi effetti si limitano2 di re$ola2 al foro interno.
+. IL !I"AT# #NTI-ICI#
*ulla 1ase di /ueste nozioni di carattere $enerale relative alla potest e all0or$anizzazione ecclesiastica2 9 possi1ile
descrivere sinteticamente la costituzione $erarchica della Chiesa2 indicando i pi; importanti uffici a partire da /uelli che
hanno autorit su tutti i fedeli.
) tale proposito2 il Concilio Vaticano II2 dopo aver ricordato la missione affidata a$li apostoli e ai loro successori2
ripropone2 innanzitutto2 'la dottrina dell0istituzione2 della perpetuit2 del valore e della natura del sacro =rimato del
6omano =ontefice e del suo infalli1ile Fa$istero(. Cristo2 affinch7 l0episcopato fosse 'uno e indiviso(2 'prepose a$li
altri )postoli il 1eato =ietro e in lui sta1il4 il principio e fondamento perpetuo e visi1ile dell0unit della fede e della
comunione(. Infatti l0'ufficio concesso sin$olarmente a =ietro( permane e continua nei suoi successori2 cio9 in coloro
che sono preposti come vescovi alla Chiesa di #oma >pontefici romani o sommi pontefici o papi?.
)d essi2 /uindi2 compete una potest, suprema( piena( immediata( universale5
< suprema in /uanto 9 superiore a /ualun/ue altro potere ecclesiastico2 s4 che il pontefice non pu8 essere
$iudicato da nessuno e contro le sue decisioni non 9 ammesso alcun appello o ricorso3
< piena perch7 ri$uarda non solo la fede e la morale2 ma anche la disciplina e il $overno.3
< immediata2 dal momento che non necessita di intermediari3
< universale poich7 si estende sia sulla Chiesa universale sia su tutte le Chiese particolari e le loro a$$re$azioni.
:ale potest 9 di carattere ordinario e proprio >essendo annessa all0ufficio del vescovo di 6oma?2 e pu8 essere sempre
esercitata li1eramente nell0indipendenza da /ualsivo$lia potere umano.
Inoltre2 il pontefice $ode della in$allibilit, nel magistero /uando2 esercitando la sua funzione di supremo pastore e
dottore di tutti i cristiani2 proclama con atto definitivo una dottrina da se$uire in materia di fede e di morale. @A5 /ueste
condizioni sono talmente ri$orose da rendere estremamente rari i casi in cui il privile$io dell0infalli1ilit viene
effettivamente esercitato2 tanto pi; che nessun inse$namento pu8 essere considerato infalli1ile se non risulta tale in
modo manifesto.
&a costituzione conciliare 'Lumen gentium( fonda2 dun/ue2 l0autorit del pontefice direttamente sulla volont di Cristo2
ma con /uesta affermazione non intende ne$are che l0attuale confi$urazione dell0ufficio papale sia anche il risultato di
un0evoluzione storica pi; che millenaria2 non sempre lineare e incontrastata. &a stessa formulazione della dottrina del
primato riproposta dal Vaticano II 9 assai recente >costituzione '*astor aeternus(2 approvata dal Concilio Vaticano I nel
1#"% ?.
:ale dottrina2 comun/ue2 non 9 cos4 ri$ida da consentire una sola modalit di esercizio del primato a cui i sin$oli
pontefici de11ano necessariamente attenersi5 o$ni pontificato 9 caratterizzato da un proprio 'stile(2 determinato dalla
personalit del papa e dalle circostanze storiche in cui si svol$e il suo ministero3 ma la definizione do$matica del
primato non esclude una sua ulteriore evoluzione che lo renda pi; ade$uato alle mutate condizioni dei tempi e alle
diverse esi$enze della comunit ecclesiale.
)nzi2 nell0attuale momento della vita della Chiesa2 la /uestione ha assunto una sin$olare rilevanza2 anche ecumenica2
come ha espressamente riconosciuto lo stesso pontefice2 incora$$iando la ricerca di 'una forma di esercizio del primato
che2 pur non rinunciando in alcun modo all0essenziale della sua missione2 si apra a una situazione nuova( >cfr. la lettera
enciclica L.t unum sintM n. !5N1!!5?.
)nche per /uanto specificamente concerne le modalit, dell2elezione al ponti$icato non mancano pro1lemi.
&0eletto2 /ualora a11ia $i ricevuto in precedenza la consacrazione episcopale2 con l0accettazione della desi$nazione a
vescovo di 6oma ottiene tutti i poteri e le prero$ative propri del pontefice. *e2 invece2 risulti privo del carattere
episcopale deve essere immediatamente consacrato.
&a desi$nazione 9 affidata ai cardinali2 che ori$inariamente erano i pi; autorevoli esponenti del clero romano e
attualmente sono dei vescovi i /uali2 essendo stati insi$niti dal pontefice della 'diaconia( o del 'titolo( di una chiesa
della citt di 6oma o del 'titolo( di una diocesi a /uesta vicina >c.d. diocesi su1ur1icaria?2 ven$ono definiti
'rappresentanti della Chiesa romana( 1ench7 il loro rapporto con i sacerdoti e i fedeli della citt sia pi; formale che
sostanziale. Infatti2 molti di essi sono preposti alle pi; importanti diocesi sparse per il mondo e /uelli che risiedono a
6oma sono impe$nati a colla1orare con il papa nel $overno della Chiesa universale.
In o$ni caso non hanno alcuna potest sulla chiesa di 6oma o sulla diocesi su1ur1icaria che 9 stata loro asse$nata come
titolo.
*econdo la disciplina attualmente vi$ente >sancita dalla costituzione apostolica '.niversi Dominici gregis( del 1!!?2
10assem1lea per l0elezione del pontefice >denominata conclave?2 9 composta dai soli cardinali di et inferiore a$li #%
anni2 che ven$ono sottoposti a clausura e o11li$ati al se$reto. E escluso nel modo pi; assoluto o$ni intervento o
in$erenza di altre autorit ecclesiastiche o civili.
6isulta eletto colui che ottiene il voto favorevole della maggioranza dei due terzi dei presenti2 a meno che2 dopo una
lun$a serie di scrutini infruttuosi2 $li elettori decidano di ritenere sufficiente la ma$$ioranza assoluta.
*e11ene da molti secoli il papa ven$a di fatto scelto nell0am1ito del colle$io cardinalizio2 pu8 essere eletto /ualun/ue
1attezzato2 anche laico2 di sesso maschile e dotato dell0uso di ra$ione che non rifiuti o metta in du11io le verit della
fede >eretico? e non sia separato dalla Chiesa cattolica >scismatico?.
,. #!GANI CENT!ALI di G#VE!N#
@ell0esercizio del suo supremo ufficio pastorale per il 1ene e il servizio della Chiesa universale e delle Chiese
particolari2 il pontefice si avvale dell0attivit dei diversi dicasteri e organismi della Curia romana2 attualmente
disciplinata dalla costituzione apostolica '*astor bonus( del 1!## e dal '6e$olamento $enerale( del 1!!!.
I dicasteri sono di norma composti
< da un cardinale prefetto o da un arcivescovo con funzione di presidente2
< da un determinato numero di cardinali2
< da alcuni vescovi con l0aiuto di un se$retario2 l0assistenza di consultori e la colla1orazione di funzionari
chiamati 'officiali(.
:ra di essi assume particolare rilevanza la %egreteria di %tato che si articola in 2 sezioni5
8) la prima coadiuva /uotidianamente il pontefice nel dis1ri$o de$li affari2 esamina i pro1lemi che non rientrano
nelle specifiche competenze di altre istanze2 coordina i lavori dell0intera Curia3
9) la seconda si occupa dei rapporti con $li *tati e2 in particolare2 delle /uestioni che richiedano una trattativa con
i $overni civili.
! Con$re$azioni curano le principali materie ri$uardanti il $overno della Chiesa universale5
1. della dottrina della fede2
2. per le Chiese orientali2
3. del culto divino e della disciplina dei sacramenti2
4. delle cause dei santi2
5. per i vescovi2
. per l0evan$elizzazione dei popoli2
". per il clero2
#. per $li istituti di vita consacrata e per le societ di vita apostolica2
!. per l0 educazione cattolica.
&a promozione e il coordinamento dell0apostolato dei laici e2 pi; in $enerale2 /uanto concerne la loro vita cristiana2
spettano ad un apposito consi$lio2 mentre pi; specifiche competenze ven$ono attri1uite ad altri consi$li ed uffici
nonch7 ad alcuni or$anismi di natura diversa da /uella propria dei dicasteri.
@el campo $iudiziario( la %egnatura &postolica esercita la funzione di supremo tribunale2 assicurando la retta
amministrazione della $iustizia nella Chiesa.
) tal fine5
< si occupa di una serie di /uestioni relative all0attivit svolta da altri tri1unali2
< si pronuncia sui ricorsi per violazione di le$$e avverso $li atti amministrativi posti dai dicasteri della Curia
romana o da /uesti approvati2
< $iudica le controversie amministrative che le ven$ano deferite dal pontefice o dai medesimi dicasteri2
< risolve i conflitti di competenza che insor$ano tra /uesti ultimi.
Invece2 $li appelli contro le sentenze dei tribunali ecclesiastici in$eriori2 ri$uardanti per lo pi; la materia matrimoniale2
ven$ono esaminati dalla #ota #omana che provvede all0unit della $iurisprudenza2 mentre le materie che concernono il
foro interno e le indul$enze sono sottoposte al $iudizio della *enitenzeria &postolica.
=er esercitare le sue funzioni nell0am1ito della Chiesa universale2 il pontefice si avvale anche del diritto di inviare
rappresentanti >legati? in o$ni parte del mondo2 allo scopo di essere detta$liatamente informato sulla situazione delle
varie Chiese locali e di rendersi presente nelle diverse re$ioni.
:ale diritto 9 indipendente dai poteri civili2 ma i le$ati pontifici sono riconosciuti da pi; di 1%% *tati e partecipano a
molti or$anismi internazionali5
< /uando esercitano anche funzioni di carattere diplomatico nei confronti dei poteri civili2 sono chiamati nunzi3
< se si limitano a rappresentare la *anta *ede di fronte alle Chiese particolari del territorio in cui svol$ono la loro
missione2 assumono la denominazione di delegati apostolici.
/. Il C#LLEGI# EISC#ALE
Gino a non molti anni fa2 il re$ime della Chiesa veniva definito come 'monarchico( assoluto e autocratico /uanto altri
mai( in /uanto 'la suprema potest di $overno in tutte le sue manifestazioni risiede e deve necessariamente risiedere
nella sua pienezza e nella forma pi; autocratica e assoluta imma$ina1ile in un unico so$$etto determinato2 la *anta
*ede(.
Dopo il Concilio Vaticano II2 /uesta definizione non 9 pi; accetta1ile5 la costituzione 'Lumen gentium( ha
espressamente affermato che il pontefice non 9 l0unico so$$etto di piena e suprema potest. Cuesta2 infatti2 compete
anche al colle$io episcopale2 che succede al colle$io apostolico istituito da Cristo ed 9 composto da tutti coloro che
hanno ricevuto il sacramento della consacrazione episcopale e si trovano in un rapporto di $erarchica comunione con il
capo e i mem1ri del colle$io stesso.
Cuesta dottrina della collegialit, e sacramentalit, dell2episcopato costituisce la riscoperta2 da parte del Vaticano II2 dei
dati della pi; antica e autentica tradizione della Chiesa2 che ne$li ultimi secoli della sua storia non erano stati tenuti
sufficientemente presenti.
@ella Chiesa2 dun/ue2 il potere pieno2 supremo e universale compete a 2 so$$etti5
< uno di carattere individuale2 che esprime l0unit3
< l0altro di carattere colle$iale2 che rappresenta la variet e la universalit del popolo di Dio.
Un potere pieno2 supremo e universale non pu8 appartenere contemporaneamente a 2 so$$etti2 ma2 in realt2 non si
tratta di so$$etti tra loro diversi in senso assoluto in /uanto la distinzione non 9 tra il pontefice da una parte e i vescovi
dall0altra2 ma tra il pontefice considerato sin$olarmente e il pontefice insieme a tutti i vescovi. Il papa2 infatti2 non solo
fa parte del colle$io episcopale2 ma ne costituisce il capo e mantiene inte$ro nel suo am1ito il proprio ufficio di vicario
di Cristo e di pastore della Chiesa universale.
*petta2 /uindi2 esclusivamente a lui convocare il colle$io2 diri$erlo e approvare le norme per la sua azione. =i; in
$enerale5 la determinazione del modo2 sia personale che colle$iale2 con cui deve essere $overnata la Chiesa universale
secondo le diverse necessit che si presentano nel corso dei secoli2 9 rimessa totalmente al $iudizio discrezionale del
papa che2 da parte sua2 pu8 sempre esercitare la potest che $li compete in o$ni tempo e a suo piacimento.
Il colle$io episcopale2 invece2 non pu8 a$ire se non a intervalli e con il consenso del suo capo.
&a potest colle$iale2 infatti2 viene esercitata in modo solenne nel concilio ecumenico o universale a cui hanno diritto di
partecipare >con voto deli1erativo? tutti e soli i vescovi che siano mem1ri del colle$io episcopale2 ferma restando la
facolt del pontefice di invitare anche altre persone non insi$nite del carattere episcopale.
&e decisioni del concilio per divenire o11li$atorie devono essere approvate2 confermate e promul$ate dal pontefice a
cui2 oltre a sta1ilire l0ordine del $iorno2 spettano anche2 in esclusiva2 la convocazione2 la presidenza2 il trasferimento2 la
sospensione2 lo scio$limento dell0assem1lea.
&a potest colle$iale pu8 essere esercitata anche dai vescovi sparsi per il mondo purch7 il pontefice li chiami ad
un0azione unitaria o accetti li1eramente la loro iniziativa con$iunta in modo che /uesta risulti un vero atto colle$iale.
)nche in /uesto caso le decisioni devono essere confermate e promul$ate dal papa.
0. C#LLEGIALIT e !I"AT#
*e la colle$ialit episcopale non intacca la potest piena2 suprema e universale del pontefice2 pur lasciando intatto il
primato2 incide profondamente sulle modalit del suo esercizio poich7 pone l0esi$enza che
< da un lato2 i vescovi colla1orino in modo pi; or$anico e sistematico con il papa e2
< dall0 altro2 /uesti ricorra pi; fre/uentemente al loro consi$lio e al loro aiuto nell0adempimento del suo ufficio.
I vescovi2 infatti2 in /uanto mem1ri del colle$io episcopale successore del colle$io apostolico2 non possono
preoccuparsi solo della diocesi a cui sono preposti2 ma 'sono tenuti ad avere per tutta la Chiesa una sollecitudine che2
se11ene non sia esercitata con atti di $iurisdizione2 sommamente contri1uisce al 1ene della Chiesa universale(.
In particolare2 essi 'devono promuovere e difendere l0unit della fede e la disciplina comune a tutta la Chiesa2 istruire i
fedeli all0amore di tutto il corpo mistico di Cristo >cio9 della Chiesa?2 specialmente delle mem1ra povere2 sofferenti e di
/uelle che sono perse$uitate a causa della $iustizia e2 infine2 promuovere o$ni attivit comune alla Chiesa2 specialmente
nel procurare che la fede cresca e sor$a per tutti $li uomini la luce della piena verit. Del resto 9 certo che2 re$$endo
1ene la propria Chiesa come porzione della Chiesa universale2 contri1uiscono essi stessi efficacemente al 1ene di tutto il
Corpo mistico2 che 9 pure il corpo delle Chiese(.
.i da molti secoli2 il papa si avvale dell0opera di alcuni vescovi chiamati a far parte del colle$io cardinalizio. *econdo
il Codice2 i cardinali sono di aiuto al pontefice
< sia individualmente5 nello svol$imento delle funzioni loro personalmente affidate2
< sia collegialmente: riunendosi per trattare le /uestioni di ma$$ior importanza.
:ra /ueste assem1lee2 assumono una speciale rilevanza i concistori2 convocati per ordine del papa e sono da lui
presieduti.
)i concistori ordinari ven$ono convocati tutti i cardinali o almeno /uanti si trovano a 6oma per
esaminare pro1lemi $ravi ma di carattere non eccezionale oppure per cele1rare atti di particolare
solennit. In /uest0ultimo caso2 pu8 essere ammessa la presenza di altre persone3
i concistori straordinari2 invece2 ven$ono cele1rati /uando si presentino necessit della Chiesa affatto
speciali o vi siano da discutere /uestioni di notevole rilievo e prevedono sempre la partecipazione di
tutti i cardinali.
:uttavia il colle$io cardinalizio2 essendo inte$ralmente composto da mem1ri desi$nati direttamente dal pontefice2 non
pu8 $arantire una effettiva rappresentanza delle opinioni e dei desiderata dell0intero episcopato mondiale. E /uindi
comprensi1ile che al Vaticano II sia stata avanzata da pi; parti la richiesta di un nuovo organismo che rispondesse a
/ueste esi$enze3 richiesta accolta da =aolo VI che nel 1!52 con il motu proprio '&postolica sollicitudo(2 istituiva il
Sinodo dei vescovi per la Chiesa universale.
Il %inodo 9 un0istituzione ecclesiastica centrale che2 pur essendo dotata di una se$reteria $enerale di carattere
permanente2 svol$e i suoi compiti in modo temporaneo e occasionale. E una riunione di vescovi2 provenienti dalle
diverse re$ioni del mondo2 convocata nei tempi sta1iliti per favorire una stretta unione dell0episcopato con il pontefice2
per aiutarlo con i consi$li a mantenere intatte e ad incrementare la fede e la morale e a conservare e a rafforzare la
disciplina ecclesiastica2 per esaminare le /uestioni ri$uardanti l0azione della Chiesa nel mondo.
6appresenta effettivamente tutto l0episcopato cattolico2 in /uanto
< alle assemblee generali ordinarie partecipano i vescovi appositamente desi$nati dalle sin$ole conferenze
episcopali3
< alle assemblee generali straordinarie partecipano i presidenti delle stesse conferenze >che sono pure di natura
elettiva?.
Il pontefice ha poi la facolt di aumentare il numero dei partecipanti invitando altri vescovi2 reli$iosi ed esperti fino al
15O della totalit dei mem1ri.
,ltre alle assem1lee $enerali2 9 prevista anche l0assemblea speciale destinata a trattare /uestioni che interessano solo
re$ioni determinate.
Dal momento che il *inodo non 9 una forma di esercizio del potere pieno e supremo che compete al colle$io episcopale2
ma 9 un istituto che si propone di aiutare il pontefice a me$lio adempiere il suo ufficio primaziale2 la sua funzione2 di
re$ola2 si limita a dare informazioni e consi$li. .ode2 infatti2 di potest, deliberativa esclusivamente nel caso che /uesta
$li sia stata conferita dal pontefice con la riserva di ratificare le decisioni.
In o$ni caso2 spetta al papa
convocare il *inodo o$ni volta che lo riten$a opportuno2
sta1ilire l0ordine del $iorno2
presiedere l0assem1lea2
concludere l0assem1lea2
trasferire l0assem1lea2
sospendere l0assem1lea2
scio$liere l0assem1lea.
2. ESE!CI.I# C#NGIUNT# del "INISTE!# EISC#ALE
&a dottrina della colle$ialit2 pur definendo direttamente il solo pro1lema della titolarit del supremo potere sulla
Chiesa universale2 pone anche radicalmente in crisi o$ni concezione individualistica dello stesso ministero episcopale2
mettendo in evidenza che il vescovo non presiede la Chiesa particolare che $li 9 stata affidata a titolo individuale ma in
/uanta mem1ro del colle$io episcopale2 successore del colle$io apostolico. Il vescovo2 dun/ue2 attraverso la comunione
$erarchica con il capo e le altre mem1ra del colle$io2 rappresenta nella Chiesa particolare la Chiesa universale e2
attraverso la sua partecipazione al colle$io episcopale2 inte$ra la Chiesa particolare da lui presieduta e rappresentata2
nell0unit della Chiesa universale.
*i pu8 /uindi affermare che il colle$io episcopale2 a cui compete la suprema potest sulla Chiesa universale2 non 9
estraneo alle sin$ole Chiese particolari e2 a ma$$ior ra$ione2 alle or$aniche relazioni che si sta1iliscono tra di esse a
livello locale e che costituiscono un0espressione della colle$ialit.
Una prima forma di or$anica relazione a livello locale tra le Chiese particolari 9 la provincia ecclesiastica B il
ra$$ruppamento delle diocesi circonvicine >B su$$raganee)2 intorno a una diocesi pi; importante per dimensioni o per
tradizione2 presieduta da un metropolita insi$nito di di$nit arcivescovile.
)ttualmente i poteri del metropolita sono pressoch7 inesistenti2 riducendosi a poche funzioni di supplenza e vi$ilanza2
mentre la colla1orazione tra i vescovi comprovinciali trova la sua pi; si$nificativa espressione istituzionale nel concilio
provinciale. :ale assem1lea 9 dotata di potest di $overno soprattutto le$islativa e viene convocata dal metropolita tutte
le volte che la ma$$ior parte dei vescovi della provincia lo riten$a opportuno al fine di incrementare la fede2 coordinare
l0azione pastorale2 re$olare i comportamenti morali2 assicurare un0identica disciplina in modo da provvedere
ade$uatamente alle necessit spirituali del popolo di Dio.
Il voto deli1erativo 9 riservato ai vescovi3 a$li altri prelati che devono intervenire e ai sacerdoti e ai fedeli
eventualmente convocati spetta un voto meramente consultivo.
&e deli1erazioni devono poi essere inviate alla *anta *ede e ven$ono promul$ate solo dopa aver ottenuto il suo
nullaosta.
@ei secoli immediatamente antecedenti il Vaticano II2 la celebrazione dei concili locali si 9 fatta sempre pi; rara a causa
di una serie di fattori che vanno dalle antiche in$erenze dei sovrani2 allo sviluppo della le$islazione pontificia che ha
lasciato spazio ridotto a /uella de$li episcopati2 alle nuove esi$enze dell0era contemporanea.
Infatti2 a partire dal secolo DID2 la costituzione de$li *tati moderni2 la secolarizzazione della societ2 la crescente
socializzazione della vita de$li uomini2 pon$ono alla Chiesa pro1lemi che eccedono di $ran lun$a i confini delle
province ecclesiastiche2 investendo interi paesi2 e richiedono pi; che un occasionale intervento di carattere le$islativo
>/uale possono assicurare i concili particolari?2 una consultazione sistematica tra i vescovi appartenenti alla stessa
nazione in funzione della realizzazione di un0azione comune diretta a far fronte alle nuove esi$enze?.
@ascono cos42 per spontanea iniziativa di alcuni episcopati dapprirna2 e con il deciso appo$$io della *anta *ede poi2 le
conferenze episcopali2 che periodicamente e molto fre/uentemente riuniscono i vescovi di uno stesso *tato e sono
dotate anche di or$anismi di carattere permanente per assicurare uno sta1ile coordinamento delle attivit pastorali
>ufficio di presidenza2 consi$lio permanente2 se$retariato $enerale2 commissioni ecc.?.
Cuesti istituti hanno ottenuto una disciplina di diritto comune solo con il Vaticano II che ha riconosciuto l0utilit che in
tutto il mondo i vescovi della stessa nazione a re$ione si adunino periodicamente tra di loro affinch72 da uno scam1io di
esperienze e di pareri2 s$or$hi /uella colla1orazione al 1ene comune di pi; Chiese particolari che appare indispensa1ile
nell0et contemporanea per un fruttuoso e ade$uato svol$imento del loro ministero.
:uttavia2 il Concilio e la le$islazione immediatamente successiva2 si sono limitati a sta1ilire pochi e $eneralissimi
principi2 senza sancire una disciplina or$anica.
Cuesta lacuna 9 colmata dal nuovo Codice che2 ispirandosi al dettato conciliare e tenendo conto delle indicazioni
emer$enti dall0esperienza2 propone una normativa non priva di si$nificative innovazioni.
&a conferenza viene sostanzialmente descritta come l0unione dei vescovi di una nazione o di un territorio che esercitano
con$iuntamente funzioni di carattere pastorale per l0incremento del 1ene che la Chiesa offre a$li uomini2 specialmente
per mezzo di forme di apostolato appropriate alle circostanze dei tempi e dei luo$hi.
)l tempo stesso2 il Codice sottolinea decisamente /uella 'permanenza( che caratterizza le conferenze rispetto ai concili
locali. -sse2 infatti2 non si riducono ad assem1lee occasionali2 ma sono 'istituti permanenti( in /uanto non solo si
riuniscono molto fre/uentemente >almeno una volta all0 anno e /uando sia richiesto da particolari circostanze?2 ma sono
dotate di or$ani sta1ili come il presidente2 il consi$lio permanente2 la se$reteria $enerale e tutti /ue$li uffici e
commissioni che siano opportuni per l0efficacia della loro azione.
Inoltre il canone 44# sta1ilisce come 're$ola $enerale( che la conferenza comprenda i vescovi di tutte le Chiese
particolari della medesima nazione.
Un0altra innovazione 1en pi; radicale ri$uarda il problema della ritualit,.
) /uesto proposito2 il Concilio dispone espressamente che alla conferenza partecipino2 a parit di diritti2 i vescovi di
tutti i riti. Invece il canone 45% prevede che ne facciano parte i soli prelati di rito latino2 consentendo che $li orientali
siano invitati2 ma con solo voto consultivo.
Circa la specifica composizione delle conferenze2 i canoni 45% e 454 sanciscono la partecipazione di pieno diritto dei
vescovi diocesani2 dei prelati ad essi e/uiparati2 dei coadiutori e l0intervento con voto consultivo de$li ausiliari e dei
vescovi titolari incaricati dalla *anta *ede o dalla stessa conferenza di un particolare ufficio nel territorio.
.li statuti delle sin$ole conferenze possono per8 disporre una pi; ampia attri1uzione del voto deli1erativo2 salvo per
/uanto ri$uarda l0approvazione e la revisione de$li statuti.
&e conferenze $odono di vera e propria potest, legislativa2 sia pure in misura limitata. -ssa2 infatti2 ri$uarda solo le
materie sta1ilite dal diritto universale o da una speciale disposizione della *anta *ede2 emanata di sua iniziativa o su
richiesta della stessa conferenza.
&e condizioni per l0esercizio sono ri$orose5 le deli1erazioni $iuridicamente vincolanti2 oltre ad essere so$$ette al
controllo della *anta *ede2 devono essere approvate da due terzi dei vescovi che apparten$ono alla conferenza con voto
deli1erativo.
=er /uanto2 poi2 specificamente concerne le dichiarazioni di natura dottrinale2 9 richiesta l0approvazione unanime di
tutti i mem1ri della conferenza che siano vescovi consacrati o2 in mancanza di /uesta2 il voto favorevole dei due terzi
dei mem1ri dotati di suffra$io deli1erativo unitamente al nullaosta della *anta *ede.
:utte /ueste limitazioni si spie$ano con l0osservazione che una pi; ampia competenza attri1uita ad un istituto
permanente >come le conferenze episcopali? avre11e finito con il coartare eccessivamente lo spazio di
autodeterminazione dei sin$oli vescovi diocesani.
E peraltro evidente che il 1ene della Chiesa in un determinato paese pu8 esi$ere una le$islazione particolare or$anica e
non solamente episodica e frammentaria. Di conse$uenza il nuovo Codice prevede che i vescovi appartenenti ad una
stessa conferenza possano riunirsi in concilio plenario.
:ale assem1lea ha una composizione e una competenza analo$a a /uella del concilio provinciale e viene convocata con
l0approvazione della *anta *ede tutte le volte che alla conferenza episcopale appaia opportuno o necessario.
&0istituzione delle conferenze episcopali e la loro valorizzazione da parte del Concilio2 avre11ero anche richiesto la
creazione di circoscrizioni territoriali2 corrispondenti a$li am1iti delle sin$ole conferenze. &o stesso Concilio prevede
espressamente la possi1ilit di riunire pi; province in un0unica regione ecclesiastica2 accennando implicitamente
all0opportunit che /uest0ultima a11ia un territorio corrispondente a /uello statuale.
Il Codice si rivela2 a /uesto proposito2 sin$olarmente prudente2 limitandosi a ripetere il dettato conciliare e a prevedere
una riunione re$ionale dei vescovi priva delle competenze proprie delle conferenze episcopali. @on solo 9 scomparso
o$ni riferimento alla dimensione nazionale2 ma essa sem1ra sconsi$liata dal momento che tale riunione non coincide
con la conferenza che di norma ha carattere nazionale.
*i pu8 /ui riconoscere il permanere di una certa di$$idenza nei con$ronti di strutture ecclesiastiche nazionali che si
riscontra anche nel canone 43!. In esso2 infatti2 si sta1ilisce che /uando la provincia ecclesiastica coincide con il
territorio di uno *tato2 l0approvazione della *anta *ede 9 necessaria anche per la convocazione del concilio provinciale.
Il Codice2 conformemente all0inse$namento conciliare2 riconosce espressamente l0opportunit di una colla1orazione tra
i vescovi che superi i confini dei sin$oli *tati2 raccomandando di favorire le relazioni tra le conferenze episcopali2
soprattutto tra /uelle pi; vicine.
:ali relazioni sono sta1ilmente assicurate nei diversi continenti da appositi or$anismi2 composti dai dele$ati delle
conferenze interessate2 che2 pur essendo privi di poteri $iuridici2 svol$ono una rilevante funzione nella vita della Chiesa
contemporanea.
3. Il G#VE!N# della CHIESA A!TIC#LA!E
Il Codice2 sulle orme del Concilio2 mette in luce il signi$icato delle Chiese particolari( affermando che 'in esse e da
esse 9 costituita l0una e l0unica Chiesa cattolica(.
&a diocesi 6 viene descritta come 'una porzione del =opolo di Dio2 che 9 affidata alle cure pastorali del vescovo
coadiuvato dal suo pres1iterio2 in modo che2 aderendo al suo pastore e da lui per mezzo del Van$elo e dell0-ucarestia
unita nello *pirito *anto2 costituisca una Chiesa particolare2 nella /uale 9 veramente presente e a$isce la Chiesa di
Cristo2 una2 santa2 cattolica e apostolica( .
Cuesta definizione 9 testualmente ripresa dal decreto 'Christus Dominus(.
Fanca la menzione dell0elemento territoriale5 esso non viene pi; considerato essenziale. Infatti2 mentre si afferma che
di re$ola o$ni Chiesa particolare comprenda tutti i Gedeli a1itanti nel territorio asse$natole2 si prevede la possi1ilit che
in uno stesso am1ito territoriale si costituiscano pi; Chiese particolari distinte secondo il rito dei Gedeli o altro criterio
simile.
)lle diocesi sono assimilate le porzioni del popolo di Dio che hanno come pastore proprio un prelato o un abate dotato
di poteri corrispondenti a /uelli del vescovo diocesano >prelature territoriali e a11azie territoriali? o che2 per circostanze
particolari >vicariati e prefetture apostoliche? o per ra$ioni $ravi e speciali >amministrazioni apostoliche?2 non ven$ono
erette in diocesi2 ma affidate ad un ecclesiastico che le $overni in nome del pontefice e $li ordinariati militari.
,$ni diocesi 9 affidata ad un vescovo che la re$$e con tutta la potest ordinaria2 propria e immediata necessaria allo
svol$imento del suo ministero2 salvo in /uelle materie che una le$$e o un decreto del pontefice a11iano riservato al
papa stesso o ad altra autorit.
I vescovi che non hanno /uesta responsa1ilit >non sono cio9 diocesani?2 sono chiamati titolari in /uanto ad essi di
re$ola viene conferito il titolo di una diocesi estinta.
Il vescovo diocesano >come tutti $li altri vescovi? 9 nominato o confermato dal pontefice che consulta previamente2 a
livello di provincia ecclesiastica o di conferenza episcopale2 l0episcopato competente per territorio.
Cuando si trovi nell0impossi1ilit di adempiere personalmente tutti i doveri che $li incom1ono a causa della vastit
della diocesi2 dell0eccessivo numero di Gedeli o di altre circostanze2 viene aiutato da uno o pi; vescovi ausiliari che
a$iscono in stretta armonia con lui.
In situazioni di particolari difficolt2 la *anta *ede pu8 anche asse$nar$li un vescovo ausiliare dotato di speciali facolt
e persino inviar$li un vescovo coadiutore che oltre a particolari facolt2 $ode del diritto di successione.
Circa i compiti del vescovo diocesano si sottolinea2 innanzitutto2 il suo dovere di essere testimone di Cristo di fronte a
tutti2 preoccupandosi dei suoi fedeli2 ma anche dei cristiani di altro rito2 dei 1attezzati che non sono in piena comunione
con la Chiesa cattolica e de$li stessi non 1attezzati.
=er /uanto concerne la funzione di inse$nare2 9 tenuto a proporre e ad illustrare le verit di fede da credere e da
applicare nella vita sia personalmente2 sia curando che la predicazione e la catechesi siano ade$uatamente assicurate a
tutti i fedeli della sua diocesi.
Deve anche tutelare l0inte$rit e l0unit della fede con i mezzi che ritiene pi; idonei2 ma rispettando la $iusta li1ert
della ricerca teolo$ica.
@ell0am1ito della funzione di santificare2 promuove la santit dei fedeli2 curandone la crescita mediante la ricezione dei
sacramenti in $enere e la partecipazione in specie alla cele1razione eucaristica che presieder fre/uentemente nella
chiesa cattedrale o in altra chiesa della diocesi.
Disposizioni pi; detta$liate ri$uardano la funzione di $overno. Il vescovo2 mentre esercita personalmente la potest
le$islativa2 per /uella esecutiva pu8 servirsi dei vicari generali ed episcopali. Di re$ola vi 9 un solo vicario $enerale che
nella sfera esecutiva $ode della stessa potest del vescovo s4 che pu8 compiere tutti $li atti amministrativi2 salvo /uelli
che lo stesso vescovo a11ia riservati a s7 o che richiedano un suo speciale mandato.
Inoltre2 di norma2 $uida l0attivit amministrativa della curia diocesana >B di /uell0insieme di istituti e di persone che
aiutano il vescovo nella $uida dell0intera diocesi sia nell0am1ito $iuridico<amministrativo sia in /uello pi; ampiamente
pastorale?.
Cuanto ai vicari episcopali2 che possono essere istituiti per un pi; efficace $overno2 essi hanno una potest ordinaria
simile a /uella del vicario $enerale2 ma limitata ad una parte della diocesi o ad un settore di affari o ad un $ruppo di
fedeli.
In o$ni diocesi2 tutte le cause che non sono espressamente sottratte alla sua competenza2 ven$ono $iudicate in prima
istanza dal vescovo >che esercita la sua potest $iudiziaria personalmente o per mezzo di altri a norma di diritto?. ) tal
fine deve nominare2 oltre ai $iudici2 un vicario giudiziario o o$$iciale che ha potest ordinaria e pu8 essere coadiuvato
da vicari giudiziari aggiunti o vice1o$$iciali.
@ei colle$i $iudicanti2 la causa pu8 essere istruita da un uditore e viene illustrata da un $iudice ponente o relatore che ha
anche il compito di redi$ere il testo della sentenza dopo la decisione.
&a tutela del 1ene pu11lico e l0accusa sono affidate ad un promotore di giustizia2 mentre il di$ensore del vincolo ha il
dovere di rivendicare la validit dei matrimoni e delle sacre ordinazioni contro chi ne afferma la nullit.
Da tutte /ueste funzioni i laici non sono esclusi2 ma possono fun$ere da uditori2 promotori di $iustizia2 difensori del
vincolo e2 /uando vi sia l0autorizzazione della conferenza episcopale2 da $iudici5 9 ammesso che un laico sia chiamato a
far parte di un colle$io $iudicante.
Il Concilio Vaticano II ha reso il ministero del vescovo diocesano molto pi; dialo$ico e partecipato di /uanto sta1ilito
dalla disciplina precedente2 prevedendo a tale scopo anche l0istituzione di alcuni nuovi organismi.
In particolare2 in o$ni diocesi deve essere insediato un consiglio presbiterale2 in lar$a parte elettivo2 che rappresenta
tutti i sacerdoti e fun$e da senato del vescovo con il compito di aiutarlo nel $overno della diocesi per me$lio
promuovere il 1ene spirituale della porzione di popolo di Dio che $li 9 stata affidata.
Il consi$lio pres1iterale non ha voto deli1erativo ma il vescovo lo deve consultare nelle /uestioni di ma$$iore
importanza e non pu8 a$ire senza il suo consenso /ualora sia cos4 espressamente sta1ilito dal diritto.
E invece rimessa alla prudente valutazione del vescovo la creazione di un consi$lio pastorale2 composto da chierici2
consacrati a Dio e soprattutto laici2 che2 sotto la sua autorit2 studi ed esamini /uanto ri$uarda le attivit pastorali2
proponendo con voto puramente consultivo delle conclusioni pratiche.
Va ricordato anche il consiglio per gli a$$ari economici2 composto da 3 fedeli nominati dal vescovo tra $li esperti in
economia e in le$islazione dello *tato che deve o$ni anno predisporre il 1ilancio preventivo e approvare il consuntivo
in relazione alla $enerale $estione della diocesi.
:utti /uesti or$anismi hanno ridimensionato l0importanza del $ruppo di sacerdoti istituito presso la chiesa cattedrale
>capitolo cattedrale? che nella le$islazione precedente veniva considerato il consi$lio del vescovo.
Il Codice $li affida solo la cele1razione delle pi; solenni funzioni litur$iche nella cattedrale e altri incarichi che $li
siano attri1uiti dalla le$$e o dal vescovo.
&a desi$nazione del sacerdote che assicura il $overno della diocesi durante la vacanza della sede >amministratore
diocesano?2 che un tempo $li spettava2 9 ora effettuata da un collegio di consultori li1eramente scelti dal vescovo tra i
mem1ri del consi$lio pres1iterale e destinati anche ad altre funzioni. )l fine di evitare rotture troppo 1rusche con la
tradizione2 la conferenza episcopale pu8 dispone che le competenze del colle$io dei consultori ven$ano esercitate dal
capitolo cattedrale.
In /uesti ultimi decenni ha conosciuto notevole valorizzazione il sinodo diocesano2 convocato /uando il vescovo2 udito
il consi$lio pres1iterale2 lo riten$a opportuno per averne aiuto a vanta$$io di tutta la comunit diocesana.
-sso riunisce i sacerdoti pi; rappresentativi della diocesi insieme ad altri fedeli >che hanno solo voto consultivo5 anche
in /uesta assem1lea sinodale l0unico le$islatore rimane il vescovo?.
*ono2 infine2 da ricordare alcuni specifici o11li$hi che incom1ono al vescovo5
< /uello di risiedere nella diocesi2
< di visitarla o$ni anno in tutto o in parte >visita pastorale?2
< di presentare o$ni 5 anni una relazione alla *anta *ede e di recarsi nello stesso anno a 6oma per venerare le
tom1e de$li )postoli =ietro e =aolo e per rendere visita al pontefice >visita ad limina?.
.li atti delle visite pastorali e le relazioni /uin/uennali2 conservati ne$li archivi ecclesiastici2 rivestono un eccezionale
interesse sotto il profilo storico5 si rivelano fonti preziose2 e spesso uniche e insostitui1ili2 per la conoscenza della storia
della Chiesa e della stessa societ civile.
) /uesti doveri tradizionali2 il decreto conciliare Christus Dominus ha a$$iunto la 'calda pre$hiera ai Vescovi
diocesani e a coloro che sono ad essi $iuridicamente e/uiparati2 perch72 /ualora per la loro troppo avanzata et o per
altra $rave ra$ione2 diventassero meno atti a compiere i loro doveri2 spontaneamente o dietro invito della competente
)utorit2 rasse$nino le dimissioni dal loro ufficio(.
:ale raccomandazione si 9 venuta $radualmente trasformando in un dovere5 si prevede che la rinuncia avven$a non
oltre il compimento del "5 anni.
1. Il CLE!# DI#CESAN#
@ell0adempimento del loro ministero2 i vescovi devono avere una particolare sollecitudine nei confronti dei presbiteri o
sacerdoti2 ascoltandoli come consi$lieri e colla1oratori. -ssi2 infatti2 partecipano in modo su1ordinato alle loro stesse
funzioni2 avendo ricevuto il secondo $rado del sacramento dell0ordine >c.d. presbiterato?.
Il presbiterato conferito2 per mezzo dell0imposizione delle mani da parte dl un vescovo2 a 1attezzati di sesso maschile
che presentino le /ualit richieste dal diritto >1attesimo e sesso maschile sono indispensa1ili per la sua validit.
&e tesi che2 appellandosi alle esi$enze della promozione della donna2 ne auspicano l0ammissione al sacerdozio2 sono
state riprovate nel 1!" dalla Con$re$azione per la dottrina della fede2 che le ha considerate contrarie non solo al
comportamento de$li )postoli e all0ininterrotta tradizione della Chiesa2 ma alla stessa volont di Cristo.
Da parte sua .iovanni =aolo II2 ha ritenuto necessario intervenire personalmente per dichiarare che 'la Chiesa non ha in
alcun modo la facolt di conferire alle donne l0ordinazione sacerdotale e che /uesta sentenza deve essere tenuta in modo
definitivo da tutti i fedeli(.
I pres1iteri sono2 innanzitutto2 ministri della parola5 hanno il dovere di annunciare a tutti $li uomini il Van$elo in modo
ade$uato alle necessit dei loro ascoltatori.
*ono2 poi2 ministri di Cristo nel conferimento dei sacramenti. In particolare sono ministri ordinari del 1attesimo e
ministri esclusivi2 insieme con i vescovi2 della penitenza2 dell0unzione de$li infermi e dell0eucaristia.
=er l0amministrazione dell0ordine nei suoi vari $radi2 9 invece richiesta la consacrazione episcopale.
Cuanto alla confermazione2 ministro ordinario ne 9 il vescovo2 ma essa pu8 essere conferita anche da un sacerdote che
ne a11ia ricevuto la facolt.
I pres1iteri sono2 infine2 educatori del popolo di Dio5 9 loro concessa nei confronti dei fedeli una potest spirituale che
devono usare per la costruzione della Chiesa2 non limitandosi ad aver cura dei sin$oli2 ma preoccupandosi anche della
formazione di un0autentica comunit cristiana.
I sacerdoti di o$ni sin$ola diocesi >clero diocesano? costituiscono con il vescovo un unico presbiterio o collegio
presbiterale >di cui il consi$lio pres1iterale 9 un0espressione istituzionale?5 sono strettamente uniti tra di loro dal
sacramento dell0ordine che hanno ricevuto e dall0esercizio di un identico ministero nell0am1ito della stessa Chiesa
particolare.
:ale ministero viene concretamente svolto in una notevole diversit di mansioni5 alcuni sacerdoti si dedicano allo studio
e all0inse$namento2 altri svol$ono un lavoro manuale2 condividendo le condizioni di vita de$li operai e altri ancora si
occupano di diverse opere dirette all0apostolato o con /uesto connesse.
&a ma$$ior parte dei pres1iteri 9 destinata al servizio delle parrocchie2 che costituiscono la cellula fondamentale
dell0or$anizzazione diocesana.
,$ni diocesi2 infatti2 9 suddivisa in parrocchie B comunit affidate ad un sacerdote parroco2 eventualmente aiutato da
altri sacerdoti2 a cui2 come pastore proprio2 incom1e la responsa1ilit della cura pastorale di /uanti ne fanno parte.
:ale appartenenza 92 di re$ola2 sta1ilita dal domicilio che si ac/uisisce con la dimora nel territorio della parrocchia per
un periodo superiore ai 5 anni o anche per un tempo pi; 1reve se vi 9 l0intenzione di restarvi per sempre. &e parrocchie2
infatti2 hanno di norma una 1ase territoriale delimitata in modo tale che le eccessive distanze non impediscano al
parroco di adempiere nei confronti di tutti i fedeli i propri doveri >principalmente la predicazione della parola di Dio2 la
cele1razione dei sacramenti2 la visita alle fami$lie2 l0assistenza e il conforto a$li infermi2 la carit verso i poveri?.
Il decreto 'Christus Dominus( raccomanda specificamente che i parroci inseriscano la loro azione nell0unit della
pastorale diocesana2 colla1orando sistematicamente sia con i sacerdoti preposti alle or$anizzazioni intermedie esistenti
tra le diocesi e le sin$ole parrocchie >decanati o vicariati $oranei?2 sia con /uelli responsa1ili delle opere pastorali di
carattere sovrapparrocchiale.
17. I DIAC#NI
Con i vescovi e con $li stessi pres1iteri cooperano /uanti hanno ricevuto il $rado del sacramento dell0ordine chiamato
diaconato.
E compito dei diaconi amministrare solennemente il 1attesimo2 conservare e distri1uire l0eucaristia2 assistere e 1enedire
il matrimonio2 portare l0eucaristia ai mori1ondi >c.d. viatico?2 le$$ere la *acra *crittura ai fedeli2 istruire ed esortare il
popolo2 presiedere al culto e alla pre$hiera2 amministrare i sacramentali >impartire2 cio92 determinate 1enedizioni?2
presiedere al rito fune1re e alla sepoltura2 dedicarsi alla carit e all0assistenza.
Cueste funzioni sono spesso svolte direttamente dai sacerdoti
< sia perch7 la loro presenza pu8 rendere non necessario il ricorso ai diaconi2
< sia perch7 il numero di /uesti ultimi 9 scarsissimo. Da secoli2 infatti2 il diaconato 9 stato praticamente ridotto a
una fase del curriculum che porta al pres1iterato s4 che i chierici perman$ono nell0ordine diaconale pochi mesi2
nell0attesa di ascendere al sacerdozio2 e in tale periodo sono impe$nati2 pi; che nelle attivit pastorali2 nei
compiti inerenti alla loro formazione.
Il Vaticano II non ha sostanzialmente mutato /uesta situazione2 ma ha posto le premesse per un0evoluzione profonda e
si$nificativa.
&a costituzione 'Lumen gentium( ha infatti previsto la possi1ilit che il diaconato ven$a restaurato come $rado proprio
e permanente della $erarchia2 non ven$a cio9 conferito solo a /uanti aspirano al sacerdozio2 ma anche a fedeli che lo
esercitino effettivamente e sta1ilmente.
&a decisione di restaurare il diaconato come $rado proprio e permanente della $erarchia2 ha posto i padri conciliari di
fronte ad una /uestione complessa e delicata.
I sacerdoti sono o11li$ati dalla le$$e ecclesiastica del celibato2 che
< da un lato impedisce il conferimento del secondo $rado dell0ordine ai coniu$ati2
< dall0altro proi1isce ai pres1iteri di sposarsi2 sta1ilendo la nullit del loro eventuale matrimonio.
,ra2 se nulla impediva in linea di principio che il diaconato permanente fosse conferito anche a uomini sposati e
appariva persino necessario prevedere /uesta possi1ilit allo scopo di trovare un ade$uato numero di diaconi2 vi era in
molti padri la preoccupazione di evitare o$ni eccezione che potesse intaccare la le$$e del celi1ato2 aprendo la via ad una
sua revisione anche per i pres1iteri.
Di fronte a /uesto dilemma2 il Concilio ha adottato una soluzione intermedia sta1ilendo che il diaconato potr essere
conferito ad uomini di et matura anche viventi nel matrimonio e cos4 pure a $iovani idonei per i /uali rester per8 in
vi$ore la le$$e del celi1ato.
@onostante /ueste aspirazioni fossero considerate con favore da alcuni vescovi2 il Concilio non ha ritenuto di doverle
acco$liere e papa Fontini le ha ampiamente criticate e decisamente respinte nell0enciclica '%acerdotalis coelibatus(2
pu11licata neI 1!".
In particolare2 la *anta *ede si 9 dimostrata assolutamente intransi$ente per /uanto concerne il matrimonio dei sacerdoti
$i ordinati poich72 anche /uando ha concesso la dispensa a /uelli tra loro che desiderassero sposarsi2 ha vietato nel
modo pi; ri$oroso che essi continuassero ad esercitare le funzioni inerenti all0ordine sacro.
Ha2 invece2 assunto un atte$$iamento pi; possi1ilista circa l0ammissione di uomini sposati al pres1iterato2 permettendo
che esso fosse conferito ad alcuni ministri coniu$ati di altre confessioni cristiane che avevano a11racciato il
cattolicesimo.
11. Gli ALT!I "INIST!I
*econdo la disciplina del Codice pio<1enedettino2 /uanti aspiravano al sacerdozio ac/uisivano2 innanzitutto2 lo stato
clericale mediante un0apposita cerimonia2 c.d. prima tonsura.
In se$uito ricevevano $li ordini minori >privi di carattere sacramentale?2 corrispondenti a$li antichi ministeri5
< l0ostiariato relativo alla cura delle porte della chiesa3
< il lettorato relativo alla pu11lica lettura della *crittura durante le funzioni litur$iche3
< l0esorcistato relativo al compimento delle pratiche dirette a cacciare i demoni da$li ossessi3
< l0accolitato relativo all0assistenza al sacerdote nel servizio all0altare.
)scendevano2 /uindi2 al suddiaconato >considerato ordine ma$$iore come il diaconato e il pres1iterato?.
Cueste disposizioni sono state profondamente innovate dal motu proprio +inisteria 7uaedam del 1!"22 in conformit
al desiderio espresso da molti vescovi che nell0imminenza del Vaticano II avevano auspicato una radicale revisione
della disciplina di tutta la materia.
Il documento pontificio ha infatti
soppresso la prima tonsura2 sta1ilendo che l0in$resso nello stato clericale avven$a con il diaconato2
abolito il suddiaconato2 trasferendone le funzioni di carattere litur$ico ai lettori e a$li accoliti.
per /uanto concerne $li ordini minori2 ha disposto che d0ora innanzi essi siano chiamati ministeri e non siano
pi; riservati ai candidati al sacerdozio2 ma possano essere a$$idati anche a laici che li esercitino effettivamente
e sta1ilmente.
:ali ministeri nel diritto universale della Chiesa latina sono stati ridotti a 25
il lettorato5 che attri1uisce le funzioni di le$$ere la *crittura durante le cele1razioni litur$iche2 di $uidare il
canto e la partecipazione del popolo2 di preparare i fedeli alla ricezione dei sacramenti2
l0accolitato5 che comporta i compiti di assistere il sacerdote e il diacono nel servizio all0altare2 specialmente
nella cele1razione della Fessa2 e di distri1uire2 all0occorrenza2 la comunione ai fedeli.
&a determinazione dell0et e delle doti richieste per essere ammessi al lettorato e all0accolitato >comun/ue riservati a
1attezzati di sesso maschile? 9 rimessa alle conferenze episcopali competenti per territorio che possono anche chiedere
alla *anta *ede l0istituzione di altri ministeri /uando li $iudichino necessari o almeno molto utili per il 1ene dei fedeli
nelle rispettive re$ioni.

Capitolo 4
I -EDELI nella CHIESA
1. La :STATUS; DI -EDELE
II Concilio Vaticano II2 definendo la Chiesa come popolo di Dio2 ha operato una profonda rivalutazione del si$nificato
dell0appartenenza a tale popolo. Ha2 cio92 posto in piena luce /uello status di fedele che 9 comune a tutti i 1attezzati e
che2 identificandosi con la stessa appartenenza alla Chiesa2 costituisce il necessario presupposto di o$ni pi; specifica
posizione ecclesiale2 connessa all0esercizio di una determinata funzione o alla pratica di un dato stato di vita.
=er comprendere la portata di /uesta innovazione 9 necessario ricordare che2 prima del Vaticano II2 la societ
ecclesiastica veniva prevalentemente descritta come composta2 per diritto divino2 da cate$orie di so$$etti nettamente
distinte e dise$uali in osse/uio ad una concezione ecclesiolo$ica che esaltava il ruolo dell0autorit fino a mettere in
om1ra la realt $lo1ale della comunit cristiana e accentuava le differenze tra i vari livelli $erarchici fino ad oscurare la
condizione comune a tutti i 1attezzati.
Una concezione decisamente superata dal Concilio Vaticano II che2 mentre ri1adisce il valore della $erarchia2 riconosce
in essa una funzione specifica della Chiesa che non pu8 in alcun modo esaurirne la missione ed il si$nificato.
In particolare2 i chierici e i laici non costituiscono due classi separate2 ma sono tra di loro strettamente le$ati. &a
distinzione tra i chierici e i laici 9 di carattere esclusivamente funzionale in /uanto si fonda sulla diversit delle
rispettive e specifiche funzioni5
< i sacri ministri sono al servizio de$li altri 1attezzati che ven$ono chiamati ad un0attiva colla1orazione2
< tutti i fedeli2 nell0esercizio delle diverse funzioni loro affidate2 contri1uiscono efficacemente a manifestare e
incrementare l0unit del popolo di Dio.
I canoni dedicati dal nuovo Codice al popolo di Dio si aprono proprio con la de$inizione di $edele5 'i fedeli sono coloro
che2 essendo stati incorporati a Cristo per mezzo del 1attesimo2 sono stati costituiti in popolo di Dio e2 resi cos4 partecipi
a loro modo dell0ufficio sacerdotale2 profetico e re$ale di Cristo2 sono chiamati a esercitare2 ciascuno secondo la sua
condizione2 la missione che Dio ha affidato alla Chiesa da compiere nel mondo(.
Cuesta formulazione pu8 lasciare sconcertati per la sua sinteticit. In realt2 la norma in /uestione ha la sola funzione di
rinviare ad una serie di inse$namenti del Vaticano II che ven$ono specificamente richiamati5
< il 1attesimo come incorporazione a Cristo2
< la Chiesa come popolo di Dio2
< la partecipazione di tutti i fedeli a$li uffici di Cristo2
< l0universale missione di salvezza affidata alla Chiesa2
< la responsa1ilit che compete a tutti i cristiani nella sua realizzazione.
In essa si pu8 dun/ue riconoscere una codificazione del ricordato principio interpretativo secondo cui il Codice deve
essere letto in parallelo con i documenti conciliari.
@on deve sorprendere la mancata menzione di /ue$li elementi pi; specificamente $iuridici che caratterizzano la
condizione di fedele. Il le$islatore ha preferito collocarli in altra parte del Codice >nel li1ro I <@orme $enerali< al titolo
VI <&e persone fisiche e $iuridiche<?5 'con il 1attesimo l0uomo viene incorporato alla Chiesa di Cristo ed 9 costituito in
essa persona con i diritti e i doveri che2 secondo la loro condizione2 sono propri dei Cristiani in /uanto siano nella
comunione ecclesiastica e non vi sia una sanzione le$ittimamente inflitta(.
) /uesta disposizione fa se$uito una serie di norme relative a /uelle condizioni che incidono sullo status delle persone
fisiche /uali l0et2 l0uso di ra$ione2 il domicilio2 la consan$uineit2 l0affinit2 il rito.
Il rilievo attri1uito dalla nuova codificazione alla fi$ura del fedele ha posto il le$islatore di fronte ad un delicato
pro1lema5
< da un lato2 occorreva specificare pi; accuratamente le condizioni e le modalit dell0appartenenza alla Chiesa<
popolo di Dio2
< dall0altro2 tale determinazione doveva avvenire nel clima di apertura ecumenica sancito dal Vaticano II.
=er adempiere a /uesto difficile compito2 il Codice ha scelto di attenersi il pi; strettamente possi1ile alle enunciazioni
conciliari. Cos4 il canone 2%4 afferma che 'la Chiesa2 in /uesto mondo costituita e or$anizzata come una societ2
sussiste nella Chiesa cattolica2 $overnata dal successore di =ietro e dai vescovi in comunione con lui(2 mentre il canone
successivo recita5 in /uesta terra sono pienamente in comunione con la Chiesa Cattolica /uei 1attezzati che nel suo
or$anismo visi1ile sono uniti a Cristo dai vincoli della professione di fede2 dei sacramenti e del $overno ecclesiastico(.
,ccorre tenere presente che le le$$i meramente ecclesiastiche o11li$ano solo i cristiani che hanno ricevuto il 1attesimo
nella Chiesa cattolica o vi sono stati successivamente accolti. &a mancanza di comunione ecclesiastica importa una
limitazione non solo dei diritti2 ma anche dei doveri.
In sintesi5 se tutti i 1attezzati sono fedeli2 solo i cattolici hanno la pienezza dei diritti e la totalit dei doveri che spettano
a$li appartenenti alla Chiesa.
Il nuovo Codice2 sulle orme della costituzione 'Lumen gentium(2 considera anche i cristiani non cattolici come
appartenenti alla Chiesa2 ma2 nel nuovo clima di sensi1ilit ecumenica2 non pretende pi; di imporre loro tutti $li
o11li$hi dei fedeli cattolici.
%. La @UESTI#NE dei DI!ITTI -#NDA"ENTALI
Una volta identificata nei suoi tratti essenziali la fi$ura del fedele2 il le$islatore ha definito specificamente il suo stato
$iuridico2 indicandone diritti e doveri secondo /uanto sta1ilito dai principi direttivi per la revisione del Codice approvati
dal *inodo dei Vescovi del 1!".
Il compito 9 stato tutt0altro che a$evole in /uanto il Concilio2 mentre riconosce l0esistenza di diritti e doveri comuni a
tutti i mem1ri del popolo di Dio2 indicandone il fondamento e la natura2 non si preoccupa di prospettarli in modo
or$anico e completo2 ma si limita ad alcune esemplificazioni formulate in termini privi della necessaria veste $iuridica.
@ella Chiesa2 infatti2 non 9 possi1ile separare e contrapporre 1ene pu11lico e 1ene privato5 secondo la dottrina cattolica2
o$ni fedele realizza il proprio destino personale nella partecipazione alla comunit ecclesiale dal momento che /uesta 9
stata istituita perch7 tutti $li uomini $iun$ano alla salvezza. &a Chiesa ha un concetto di li1ert 1en diverso da /uello
proprio alla cultura laica e razionalistica5 essa ritiene che l0uomo de11a sempre riconoscere e rispettare la sua ori$inaria
dipendenza da Dio.
I diritti dei fedeli non si fondano2 almeno direttamente2 immediatamente ed esclusivamente nella natura umana2 ma
derivano dall0incorporazione al popolo di Dio. I diritti specifici dei cristiani non sono preesistenti alla Chiesa2 ma sono
conferiti dalla stessa attraverso il 1attesimo e $li altri sacramenti. - la Chiesa non ha come scopo primario di $arantire
la realizzazione dei diritti dei sin$oli2 ma di assicurare la permanenza del mistero di Cristo nella storia.
:utto /uesto non to$lie che i sin$oli cristiani a11iano dei diritti nella Chiesa2 ma richiede che in essa /ualun/ue diritto2
come /ualun/ue potere2 ven$a esercitato in modo corrispondente allo spirito e alla finalit della comunit ecclesiale.
Cuesta esi$enza 9 stata codificata dal canone 2%!5 'i fedeli sono o11li$ati2 anche con il loro modo di a$ire2 a conservare
sempre la comunione con la Chiesa(2 e specificata dalle norme che richiedono un dili$ente adempimento dei doveri
verso la Chiesa2 sia universale sia particolare e un esercizio dei diritti che ten$a conto2 oltre che dei propri doveri e de$li
altrui diritti2 del 1ene comune della Chiesa.
Fa per i cristiani2 vivere in comunione con la Chiesa non 9 solo un dovere5 9 anche un diritto2 di cui il canone 213 si
preoccupa di precisare un aspetto /uanto mai si$nificativo5 'i fedeli hanno diritto a ricevere dai sacri pastori l0aiuto dei
1eni spirituali della Chiesa2 soprattutto della parola di Dio e dei sacramenti(. Di pi;5 vivere nella comunione non 9 uno
tra i tanti diritti e doveri che spettano ai 1attezzati2 ma costituisce l0unico diritto1dovere veramente $ondamentale5
riassume2 sintetizza e /ualifica tutti $li altri.
&a norma del canone 2%! ha dun/ue una portata molto pi; ampia e $enerale di /uanto possa apparire da una
interpretazione meramente 'letterale( e si comprende2 /uindi2 a$evolmente perch7 il le$islatore a11ia voluto collocarla
all0inizio dell0enumerazione dei diritti e dei doveri dei cristiani2 facendola precedere solo dall0affermazione della loro
e$ua$lianza.
Dispone2 infatti2 il canone 2%#5 'tra tutti i fedeli2 in forza della loro ri$enerazione in Cristo2 vi$e una vera e$ua$lianza
nella di$nit e nell0azione con cui tutti2 ciascuno secondo la condizione e la funzione propria2 cooperano
all0edificazione del Corpo di Cristo(. Cuesta disposizione riflette /uasi testualmente la costituzione 'Lumen gentium( e
sancisce una conse$uenza $iuridica di /uell0appartenenza al popolo di Dio che2 prima e al di l della distinzione tra
laici2 chierici e consacrati a Dio richiamata dal canone 2%"2 accomuna tutti i 1attezzati.
+. ELENC# dei DI!ITTI e dei D#VE!I
=rima di passare a una rapida presentazione dei sin$oli e specifici diritti e doveri prospettati dai canoni 21%<2232 si
impon$ono alcune precisazioni.
Innanzitutto2 tale elenco non pu8 essere considerato esauriente5 esso costituisce una formalizzazione positiva2 e dun/ue
storica e contin$ente2 di principi di diritto divino. Di conse$uenza non pu8 essere interpretato in modo formale e
le$alistico2 ma deve essere collocato nel contesto dell0imma$ine $lo1ale del fedele /uale emer$e dalla 6ivelazione e
dall0interpretazione autentica che ne propone l0autorit della Chiesa.
Contro i pro$etti dei canoni in /uestione si sono appuntate diverse critiche. In particolare si 9 osservato che le evidenti
deficienze di carattere sistematico non consentivano di co$liere il criterio se$uito nell0enunciazione2 e si 9 pure
sottolineato che $li o11li$hi morali risultavano talvolta confusi con /uelli $iuridici2 mentre i diritti dei fedeli non
venivano sempre chiaramente distinti da /uelli umani.
:ali carenze si riscontrano anche nel testo del nuovo Codice2 che pu8 dar luo$o a rilievi soprattutto per il tentativo di
conciliare nelle stesse norme l0affermazione dei diritti dei sin$oli e la tutela delle prerogative dell2autorit,.
=articolarmente si$nificativo in /uesto senso 9 il canone 2232 che conclude il titolo dedicato ai diritti e ai doveri dei
fedeli avvertendo5 'all0autorit ecclesiastica compete moderare in funzione del 1ene comune l0esercizio dei diritti propri
ai fedeli(2 mentre sare11e stato opportuno precisare2 acco$liendo la proposta formulata da un $ruppo di canonisti
tedeschi2 che o$ni eventuale limitazione dei diritti fondamentali avvenisse per le$$e e sempre nel rispetto della loro
sostanza.
=eraltro2 /uesti come $li altri limiti rileva1ili2 non devono far sottovalutare l0importanza e il si$nificato delle norme in
esame5 non si tratta2 infatti2 di $eneriche affermazioni di principio2 ma di vere e proprie norme $iuridiche sta1ilite dal
le$islatore supremo. Di conse$uenza2 se l0autorit ecclesiastica ha il potere di re$olare l0esercizio dei diritti dei fedeli2
essa non pu8 comportarsi come se non esistessero o fossero inte$ralmente a11andonati alla sua discrezionalit. ,$ni
eventuale limitazione al loro esercizio dovr avere carattere eccezionale ed essere $iustificata da $ravi e proporzionate
ra$ioni.
)i fini di una sintetica esposizione dei principali diritti e doveri dei fedeli enunciati dal Codice2 si pu8 innanzitutto
ricordare l0o11li$o di impe$nare le proprie ener$ie nel condurre una vita santa2 incrementare la Chiesa e promuovere la
sua continua santificazione2 immediatamente completato dal diritto<dovere di adoperarsi perch7 la 1uona novella
ra$$iun$a in misura sempre ma$$iore $li uomini di tutti i tempi e della terra intera.
Cueste disposizioni2 di carattere molto ampio e $enerale2 trovano precise specificazioni nel riconoscimento del diritto di
associazione e del diritto a promuovere e a sostenere2 anche con proprie iniziative2 l0azione apostolica.
Circa le relazioni con la $erarchia2 si afferma preliminarmente il dovere dei fedeli di se$uire2 con cristiana o11edienza e
nella coscienza della propria responsa1ilit2 /uanto i sacri pastori inse$nano come maestri nella fede o sta1iliscono
come $uide della comunit.
)l contempo si sottolinea la necessit di un rapporto veramente dialo$ico e non improntato a passivit o mera
sudditanza5 non solo si afferma la li1ert di manifestare le personali esi$enze2 soprattutto spirituali2 ma si riconosce il
diritto2 che pu8 diventare un dovere2 di far conoscere ai pastori2 secondo la propria scienza2 competenza e presti$io2
eventuali opinioni ri$uardanti il 1ene della Chiesa e di renderle note2 sia pure nel rispetto di una serie di ri$orose
condizioni2 a$li altri fedeli.
)ltri diritti ri$uardano la $iusta li1ert di ricerca nelle scienze sacre l0immunit da /ualun/ue coazione nella scelta dello
stato di vita2 il rispetto della propria 1uona fama e della propria intimit.
E inoltre $arantita ai fedeli la possi1ilit di difendere le$ittimamente i loro diritti davanti ai tri1unali ecclesiastici2 che
devono $iudicare secondo le norme $iuridiche e le esi$enze e/uitative e non possono punire nessuno se non nei casi e
nei modi sta1iliti dalla le$$e.
Va osservato che per /uanto concerne i doveri dei fedeli2 il le$islatore si 9 per lo pi; limitato alle $i menzionate
indicazioni di carattere molto ampio e $enerale.
Un0eccezione a /uesto orientamento si pu8 riconoscere nel canone 222 che menziona l0o11li$o di provvedere alle
necessit economiche della Chiesa2 di promuovere la $iustizia sociale2 di soccorrere i poveri.
,. Il DI!ITT# di ASS#CIA.I#NE
Il Vaticano II2 pur affermando in modo chiaro il diritto di associazione dei fedeli2 non ne ha proposto una definizione
formale ed esauriente.
*upplisce il nuovo Codice nel canone 2155 'i fedeli hanno il diritto di li1eramente fondare e $uidare associazioni per
fini di carit e di piet e per favorire la vocazione cristiana nel mondo e a riunirsi per perse$uire insieme /uesti fini(.
&0esercizio del diritto di associazione2 traducendosi in forme di or$anizzazione 'spontanea( della vita del popolo di
Dio2 pu8 rivelarsi uno dei modi pi; efficaci con cui i fedeli partecipano alla missione della Chiesa.
&0ine/uivoca1ile dettato del canone 215 ha imposto una radicale revisione di tutta la disciplina precedente e in /uesta
riforma la commissione competente si 9 volutamente limitata ad alcune disposizioni di carattere $enerale per non
ostacolare l0evoluzione delle associazioni che nel periodo post<conciliare hanno assunto un sin$olare sviluppo.
) tale scopo2 il Codice delinea innanzitutto una tipolo$ia sin$olarmente ampia e detta$liata delle finalit che pu8
proporsi un0associazione ecclesiale5
< favorire una ma$$ior perfezione della vita2
< promuovere il culto pu11lico e la dottrina cristiana o altre opere di apostolato dirette alla evan$elizzazione2
all0esercizio della piet e della carit2 all0animazione cristiana dell0ordine temporale.
*i precisa che le sin$ole associazioni possono essere composte da soli laici2 da soli chierici2 o anche da laici e chierici
insieme.
Cuanto alla partecipazione dei reli$iosi2 essa non viene esclusa2 ma risulta su1ordinata al consenso del loro superiore2 a
norma delle costituzioni.
In o$ni caso2 la *anta *ede e i vescovi diocesani hanno il diritto<dovere di vi$ilare sulla vita delle associazioni2
preoccupandosi soprattutto dell0inte$rit della fede e dei costumi e del rispetto della disciplina.
Un0innovazione particolarmente si$nificativa 9 la distinzione delle associazioni in
< pu11liche
< private.
*olo alle prime 9 riconosciuto il diritto di a$ire 'in nome della Chiesa(.
=i; lar$a risulta la disciplina sancita per le associazioni private5 il diritto di associazione importa per i fedeli la li1ert di
costituire2 con li1eri accordi2 associazioni di carattere privato che restano tali anche /ualora ven$ano lodate o
raccomandate dai pastori. Cuesta li1ert incontra alcuni limiti di carattere $enerale5 nessuna associazione pu8 assumere
la /ualifica di 'cattolica( se non con il consenso dell0autorit ecclesiastica a cui 9 comun/ue riservata l0istituzione delle
associazioni che si propon$ano fini propri alla $erarchia.
Il canone 2!! dispone che nessuna associazione privata 9 riconosciuta nella Chiesa se i suoi statuti non sono rivisti dalla
competente autorit ecclesiastica. &a disposizione va interpretata nel senso che essa si limiti ad esi$ere tale revisione
de$li statuti come necessario presupposto di /ualun/ue provvedimento formale con cui i pastori prendano ufficialmente
atto dell0esistenza di una determinata associazione privata.
@elle altre disposizioni del Codice2 la li1ert delle associazioni private 9 sancita in termini ine/uivoca1ili. -sse2 infatti2
si re$$ono secondo i propri statuti ed ele$$ono autonomamente le cariche sociali. &o stesso assistente spirituale2 che
necessita della conferma del vescovo2 viene scelto li1eramente tra i sacerdoti che esercitano le$ittimamente il ministero
pastorale nella diocesi.
Circa l0amministrazione dei 1eni2 i poteri dell0autorit si limitano al controllo della loro effettiva destinazione ai fini
statutari2 controllo compreso in /uel $enerale diritto<dovere di vi$ilanza su tutte le associazioni che e sancito dal canone
3%52 specificamente richiamato dal canone 323.
Cuest0ultima norma precisa anche che spetta alla $erarchia2 nel rispetto dell0autonomia propria delle associazioni
private2 curare che si eviti la dispersione delle forze e l0apostolato sia sempre diretto al 1ene comune.
Infine2 il Codice tutela la li1ert delle associazioni private anche ri$uardo all0eventualit della soppressione2 poich7
/uesto $ravissimo provvedimento 9 consentito solo /uando la loro azione risulti di $rave danno alla dottrina e alla
disciplina ecclesiastica o provochi scandalo tra i fedeli.
/. L<AUT#N#"IA !IVATA
:utta la pro1lematica relativa ai diritti fondamentali nella Chiesa attualmente in discussione implica e presuppone il
riconoscimento dell0esistenza di una sfera di li1ert dei sin$oli fedeli e conferisce2 /uindi2 nuova attualit al di1attito
relativo all0autonomia privata nell0ordinamento canonico.
&a /uestione ha dato luo$o in passato a una netta diver$enza di opinioni tra
< chi affermava che 'non solo la distinzione di diritto pu11lico e diritto privato deve considerarsi estranea
all0ordinamento canonico2 ma che tutto il diritto della Chiesa deve considerarsi come pu11lico(2
< chi considerava /uesta tesi come 'incomprensi1ile( e 'in$iustificata(2 mentre2 da altre parti2 si cercava di
comporre il contrasto avvertendo che '/uesto ordinamento superando le cate$orie del pu11lico e del privato
presenta un0unit nella /uale 9 la sostanza dell0uno e dell0altro(.
:ale interessante di1attito ha dato un rilevante contri1uto alla riflessione sulle 'peculiarit( del diritto della Chiesa e
pu82 per certi aspetti2 considerarsi ancora pienamente attuale.
In /uesti ultimi anni2 infatti2 nel /uadro di un rinnovato interesse per il tema dell0autonomia privata2 la scienza
canonistica si 9 riproposta la /uestione della le$ittimit di ricorrere a$li schemi ela1orati da$li studiosi del diritto
statuale2 che2 da parte loro2 si rivelano tutt0altro che concordi circa il si$nificato e il criterio della distinzione tra diritto
pu11lico e diritto privato.
E inne$a1ile che molti dei pro1lemi connessi con l0autonomia privata nel diritto della Chiesa attendano ancora una
soluzione or$anica e ade$uata sul piano scientifico a causa del disinteresse da cui sono stati a lun$o circondati da parte
de$li studiosi e dello stesso le$islatore.
Il nuovo Codice si propone di colmare /uesta lacuna dedicando a$li atti $iuridici un apposito titolo del li1ro I ')orme
generali(. ) tale scopo2 il le$islatore definisce2 innanzitutto2 le condizioni di validit dell0atto $iuridico2 identificandole
nella capacit della persona2 nella presenza de$li elementi costitutivi essenziali dell0atto stesso2 nel rispetto delle
solennit e dei re/uisiti sta1iliti dal diritto sotto pena di nullit.
)l contempo2 sancisce una presunzione $enerale di validit per o$ni atto che nei suoi elementi esterni sia compiuto nei
modi dovuti.
Inoltre2 il canone 125 dispone specificamente che la violenza estrinseca e irresisti1ile >c.d. violenza fisica? importa
nullit2 mentre sia le minacce $ravi e in$iuste sia il dolo hanno2 di re$ola2 il solo effetto di rendere possi1ile
l0annullamento dell0atto ad opera del $iudice. Cuanto all0errore2 esso determina invalidit solo se ri$uarda la sostanza
dell0atto o si risolve in una condizione considerata dal suo autore come decisiva >condizione sine 7ua non? e rende
possi1ile ne$li altri casi l0azione rescissoria2 salvo che sia diversamente disposto.
&e altre norme ri$uardano 10invalidit de$li atti compiuti dal superiore in violazione delle le$$i che $li impon$ono di
ottenere il consenso o di richiedere il parere di altre persone e sta1iliscono un o11li$o $enerale di risarcire i danni
ille$ittimamente provocati dai propri atti.
0. LI"ITI e SAN.I#NI
Il li1ero esercizio dei diritti da parte dei fedeli pu8 essere limitato dalle sanzioni le$ittimamente inflitte dall0autorit
ecclesiastica2 come espressamente ricorda il Codice.
&a Chiesa2 infatti2 ritiene di avere un diritto proprio e ori$inario ad irro$are sanzioni penali ai fedeli che commettano
delitti. Cuindi essa2 come o$ni societ costituita2 $ode di /uella potest coattiva che 9 indispensa1ile per il
mantenimento dell0ordine sociale. Fa il suo diritto 9 notevolmente diverso da /uello de$li ordinamenti statuali.
:ale differenza risulta particolarmente evidente nel disposto del canone 1341 dove si prevede che il vescovo ricorra alle
sanzioni penali solo dopo aver constatato che la correzione fraterna2 i richiami e $li altri mezzi pastorali non sono
sufficienti ad assicurare la riparazione dello scandalo2 la reinte$razione della $iustizia2 l0emendazione del reo.
In effetti2 dal momento che lo scopo della Chiesa 9 /uello di far s4 che tutti i fedeli e2 pi; in $enerale2 tutti $li uomini
ra$$iun$ano il destino a cui sono stati chiamati da Dio2 il suo diritto penale2 mentre si preoccupa della tutela dell0ordine
sociale2 si rivela particolarmente sensi1ile al valore della persona umana e attento alle specifiche condizioni e vicende di
o$ni sin$olo colpevole.
@el /uadro di un sintetico accenno al sistema penale canonico si pu82 innanzitutto2 ricordare che il Codice definisce il
delitto come la violazione esterna di una le$$e o di un precetto2 $ravemente imputa1ile a titolo di dolo o di colpa.
*o$$iace alla pena prevista solo la tras$ressione compiuta deli1eratamente3 /uella dovuta ad omissione della de1ita
dili$enza non viene punita salvo che la le$$e o il precetto dispon$ano diversamente.
)nche se il termine 'legge( 9 /ui assunto in senso lato >comprende non solo la le$$e vera e propria2 universale e
particolare2 ma anche il precetto imposto ai sin$oli?2 /uesta disposizione sem1ra sancire nel diritto della Chiesa il
divieto di punire taluno per un fatto che non sia espressamente previsto come reato dalla le$$e > nullum crimen sine
lege?. - tale interpretazione appare confermata dal riconoscimento del diritto dei fedeli ad essere puniti solo a norma di
le$$e >can. 221? e in /uel divieto di estensione analo$ica delle le$$i penali >can. 1!? che2 di re$ola2 implica il vi$ore del
principio nullum crimen in un dato ordinamento.
Cualun/ue tras$ressione esterna di le$$e2 sia divina sia umana2 pu8 esser sanzionata con una $iusta pena se la speciale
$ravit della violazione lo esi$a e vi sia la necessit di prevenire o di riparare lo scandalo.
E evidente che /uesta norma di carattere $enerale comporta una sensi1ile riduzione delle $aranzie che un0inte$rale
applicazione del principio di le$alit offrire11e ai fedeli.
E affermata in modo assolutamente chiaro /uella esi$enza di limitare il pi; possi1ile il ricorso alle pene che $i emer$e
dal canone 1321.
Infatti il Codice2 mentre prevede l0applicazione della le$$e posteriore pi; favorevole al reo2 dispone che le pene
ven$ano sta1ilite solo /uando risultino veramente necessarie ad una mi$lior tutela della disciplina ecclesiastica2
raccomandando che il precetto penale non ven$a emanato se non dopo attenta considerazione. Inoltre2 richiede una
necessit $ravissima perch7 il le$islatore particolare possa a$$iun$ere altre pene a /uelle previste da una le$$e
universale.
Cuanto alla pena >che consiste nella privazione di /ualche 1ene spirituale o temporale?2 essa pu8 assumere forme e
contenuti molteplici e differenziati.
) seconda della loro finalit prevalente2 le pene si distin$uono in
< medicinali o censure2 che mirano soprattutto alla correzione del reo
< espiatorie2 che si propon$ono principalmente la punizione del delitto.
=ene medicinali sono
la scomunica: che esclude dalla partecipazione ministeriale a /ualun/ue cerimonia di culto pu11lico2 dalla
cele1razione e dalla ricezione dei sacramenti2 dall0esercizio di /ualsiasi ufficio2 ministero2 funzione
ecclesiastica come da o$ni atto di $overno3
l0interdetto5 che vieta solo la partecipazione ministeriale alle cerimonie di culto e la cele1razione e ricezione
dei sacramenti3
la sospensione5 che proi1isce ai chierici tutti o alcuni de$li atti della potest di ordine o di $overno e l0esercizio
di tutti o alcuni diritti e funzioni inerenti all0ufficio.
=ene espiatorie sono5
il divieto o l0o11li$o per chierici e reli$iosi di a1itare in un luo$o determinato3
la privazione di una potest2 ufficio2 funzione2 diritto2 privile$io2 facolt2 $razia2 titolo2 inse$na2 anche se di
carattere puramente onorifico3
la proi1izione o limitazione del loro esercizio3
il trasferimento a titolo di pena ad altro ufficio3
la dimissione dallo stato clericale.
)ltre pene espiatorie che siano consone al fine soprannaturale della Chiesa possono essere sta1ilite dalla le$$e.
Vi sono2 poi2
< i rimedi penali >come l0ammonizione2 che pu8 avere funzione preventiva o rivol$ersi a chi sia $ravemente
sospetto di delitto2 e la correzione di colui che con il suo comportamento provochi scandalo o $rave
tur1amento dell0ordine?
< le penitenze che consistono nell0imposizione di un0opera di reli$ione2 piet o carit.
In 1ase al modo con cui ven$ono inflitte2 le pene si distin$uono in
a) pene latae sententiae2 in cui si incorre automaticamente per il fatto stesso di aver commesso il delitto2
b) pene $erendae sententiae2 che per essere applicate esi$ono l0intervento dell0autorit ecclesiastica.
Il Codice2 mentre riserva e pene latae sententiae a pochissimi delitti2 dispone che esse ven$ano sta1ilite dal le$islatore
eccezionalmente2 per /uei reati che provochino particolare scandalo e non possano essere altrimenti efficacemente
sanzionati.
,rdina2 inoltre2 che le censure2 e soprattutto la scomunica2 siano comminate con la massima moderazione ed
esclusivamente per le violazioni pi; $ravi.
In o$ni caso2 il $iudice o il superiore $ode di una $rande discrezionalit poich7 la le$$e2 /uando non $li affida
inte$ralmente la determinazione dell0entit della $iusta sanzione2 $li riconosce2 tra l0altro2 il potere di miti$are le pene
previste e persino di non irro$arle nel caso in cui il reo si sia emendato e lo scandalo sia state riparato oppure appaia
sufficiente la punizione inflitta dall0autorit civile.
2. I CHIE!ICI
Dalla loro destinazione all0inse$namento2 alla santificazione e al $overno del popolo di Dio2 deriva per i chierici o sacri
ministri >B /uanti2 cio92 hanno ricevuto il sacramento dell0ordine in almeno uno dei suoi $radi? una serie di diritti e di
doveri che costituiscono il loro status personale.
Innanzitutto i chierici2 nel momento stesso in cui ricevono il diaconato2 ven$ono 'incardinati( in una determinata
Chiesa particolare o in un determinato istituto di vita consacrata o societ di vita apostolica alla cui autorit devono
o11edienza e reverenza2 accettando e adempiendo fedelmente $li incarichi che siano loro affidati.
Il Vaticano II2 mentre riconosceva la necessit di mantenere l0istituto dell0incardinazione2 ha auspicato una sua revisione
in senso pi; rispondente alle esi$enze dei tempi. ) tale scopo la *anta *ede2 udite le conferenze episcopali interessate2
pu8 eri$ere prelature personali per una pi; razionale distri1uzione del clero o per attuare iniziative pastorali a favore di
certe re$ioni o $ruppi sociali.
:ali prelature sono costituite dai pres1iteri e diaconi del clero secolare che ven$ono in esse incardinati sotto l0autorit di
un prelato come ordinario proprio2 e possono avvalersi2 mediante apposite convenzioni2 della or$anica cooperazione di
fedeli laici.
I loro statuti ven$ono sta1iliti direttamente dalla *anta *ede e devono disciplinare anche le modalit del rapporto con le
Chiese particolari nelle /uali la prelatura2 previo consenso del vescovo diocesano2 svol$e la sua azione pastorale e
missionaria.
Inoltre2 secondo il Codice2 il vescovo diocesano non deve contrastare2 salvo il caso di vera necessit della sua Chiesa
particolare2 /uei chierici che2 presentando i necessari re/uisiti2 desiderino trasferirsi per esercitare il loro ministero in
re$ioni dove il clero 9 $ravemente insufficiente.
Cueste innovazioni sono dettate anche dalla convinzione che la missione derivante dall0ordinazione non 9 limitata e
ristretta ai confini di una diocesi2 1ens4 partecipa all0universalit della missione de$li apostoli e implica2 di conse$uenza2
la sollecitudine per tutte le Chiese.
:ra i principali do'eri evidenziati dal decreto '*resb0terorum /rdinis( e ri1aditi dal Codice5
il principale 9 /uello di tendere alla per$ezione della vita personale2 svol$endo fedelmente e indefessamente il
proprio ministero e avvalendosi soprattutto dell0aiuto della *acra *crittura e dell0eucarestia.
) tale scopo2 9 sta1ilito lo specifico o11li$o di recitare lun$o le ore della $iornata l0ufficio divino2 composto da
1rani tratti dall0)ntico e dal @uovo :estamento e da altri testi della letteratura ecclesiastica2 e di dedicarsi
periodicamente a ritiri di carattere spirituale.
Inoltre2 i chierici devono appro$ondire lo studio delle scienze sacre nel solco della dottrina comunemente
accolta dalla Chiesa e proposta dal ma$istero2 avvalendosi de$li strumenti istituiti a /uesto fine e senza
trascurare le altre discipline utili nello svol$imento del ministero pastorale.
@ella Chiesa latina a tutti i chierici >ad eccezione de$li uomini sposati in et matura che siano ammessi al
diaconato? incom1e l0obbligo del celibato sancito da una le$$e che prevede2 per la sua violazione2 oltre alla
nullit del matrimonio2 $ravi pene >dalla sospensione latae sententiae alla dimissione dallo stato clericale.
Da /uest0o11li$o deriva il dovere di comportarsi con prudenza in /uei rapporti personali che possano porre in
pericolo la continenza o suscitare scandalo tra i fedeli.
I chierici hanno l0obbligo di portare l2abito ecclesiastico secondo le disposizioni del diritto particolare e
astenersi da tutte 7uelle pro$essioni( attivit, e comportamenti incompatibili o comun7ue poco consoni al loro
stato >es. non possono accettare cariche pu11liche che importino partecipazione all0esercizio della potest
civile?.
Hanno il compito adoperarsi sempre e con tutte le $orze perch: tra gli uomini si mantengano una pace e una
concordia $ondate sulla giustizia.
=er /uanto concerne la sfera economica2 il Codice sancisce per i chierici l0obbligo di condurre una vita
semplice2 esortandoli anche a destinare al 1ene della Chiesa e ad opere di carit la parte dei redditi di natura
ecclesiastica che ecceda le necessit di un onesto sostentamento e dell0adempimento dei doveri del proprio
stato.
*peciale attenzione 9 dedicata dal Codice alle relazioni tra i chierici che2 colla1orando tutti all0edificazione del corpo di
Cristo2 sono caldamente invitati a mantenersi uniti nella fraternit e nella pre$hiera2 ad aderire a /uelle associazioni che
favoriscono la santit della vita nell0esercizio del ministero2 a praticare forme di vita comune.
Circa i diritti5
solo i chierici possono ottenere $li u$$ici che richiedono l0esercizio della potest di ordine o di $overno
ecclesiastico.
I chierici2 in /uanto si dedichino al ministero ecclesiastico hanno diritto2 oltre alle prestazioni assistenziali e
previdenziali2 ad una remunerazione adeguata che ten$a conto sia della natura della funzione concretamente
esercitata sia delle condizioni dei luo$hi e dei tempi2 e che consenta di provvedere alle esi$enze personali e alla
retri1uzione del personale di cui vi sia necessit.
=er $arantire l0effettiva attuazione di /uesto diritto2 il Codice prevede la creazione in o$ni diocesi di uno
'speciale istituto( che raccol$a 1eni ed offerte da destinare al sostentamento del clero.
Cuanto alla previdenza sociale2 se essa non 9 $i sufficientemente assicurata2 provvede la conferenza
episcopale mediante un apposito istituto.
Il codificatore2 rendendosi conto delle difficolt che si presentano a tale ri$uardo soprattutto nei paesi a re$ime
concordatario2 ha ritenuto di dover procedere con cautela in /uesta riforma del diritto patrimoniale della Chiesa.
Infatti2 il canone 12"2 prevede che l dove esistono ancora 1enefici propriamente detti >B entit patrimoniali dotate di
personalit $iuridica e annesse ai sin$oli uffici allo scopo di assicurare con i loro redditi il mantenimento dei rispettivi
titolari?2 la conferenza episcopale provveda a disciplinarli con opportune norme concordate con la *anta *ede e da lei
approvate in modo che i redditi2 e in /uanto possi1ile i loro stessi 1eni2 siano $radualmente trasferiti all0istituto speciale
per il sostentamento del clero della diocesi.
:utte /ueste situazioni attive e passive >ad eccezione dell0o11li$o del celi1ato per cui occorre dispensa pontificia?
ven$ono meno con la perdita della stato clericale che pu8 verificarsi5
< per sentenza $iudiziaria o decreto amministrativo che dichiari l0invalidit della ordinazione2
< a causa della pena della dimissione le$ittimamente inflitta o di un apposito rescritto della *anta *ede che viene
concesso ai diaconi solo per $rave causa e ai pres1iteri solo per $ravissima causa.
Colui che ha perduto lo stato clericale decade immediatamente da tutti $li uffici e funzioni ricoperti2 e da /ualun/ue
potest dele$ata che $li sia stata conferita. 6imane il potere d0ordine ac/uisito con l0ordinazione sacerdotale2 ma $li atti
sacramentali eventualmente compiuti sono $ravemente illeciti.
&0assoluzione dai peccati 9 da considerarsi invalida2 salvo che sia impartita a penitenti in pericolo di vita5 in tal caso2
oltre che valida2 risulta pienamente lecita.
3. I LAICI

Il Vaticano II e il Codice prospettano 9 diverse nozioni di laico5
8) il primo /ualifica come laici 'tutti i fedeli ad esclusione dei mem1ri dell0ordine sacro e dello stato reli$ioso
riconosciuto dalla Chiesa(3
9) il secondo ritiene tali i 1attezzati che non hanno ricevuto il sacramento dell0ordine e /uindi anche /uanti tra
essi a11iano a11racciato una forma di vita consacrata.
&a diver$enza 9 di carattere terminolo$ico5
< da un lato2 il Concilio non intendeva definire la /uestione sotto il profilo dottrinale2 ma semplicemente
precisare in /uale si$nificato adottava il termine2
< dall0altro2 il Codice distin$ue chiaramente i laici consacrati a Dio da /uelli che non hanno ritenuto di optare per
tale scelta di vita.
Il codificatore ha rinunciato a delineare la fi$ura del laico nei tratti che la caratterizzano positivamente.
&a costituzione 'Lumen gentium( avverte che2 mentre i chierici sono destinati al sacro ministero e i religiosi conducono
un0esistenza diversa dalla comune per una pi; evidente testimonianza evan$elica2 i laici vivono nel 'secolo(2 sono cio9
implicati nelle /uestioni e nei pro1lemi di /uesto mondo con tutti i doveri e le preoccupazioni derivanti dalle
responsa1ilit della vita familiare e sociale.
&a loro vocazione 9 /uella di ordinare le realt temporali secondo il dise$no di Dio e di rendere presente la Chiesa nelle
diverse circostanze e am1iti in cui ven$ono a trovarsi.
:ale secolarit non pu8 tuttavia considerarsi una sua caratteristica esclusiva.
Innanzitutto2 poich7 tutta la Chiesa vive in /uesto mondo2 o$ni fedele partecipa2 secondo la propria condizione
personale2 alla sua dimensione secolare. Di conse$uenza2 la nota propria e peculiare dei laici non 9 la secolarit tout
court2 /uanto la specifica modalit di realizzarla descritta nei testi sopra ricordati.
In secondo luo$o non 9 escluso che anche i chierici2 come 'compito a$$iuntivo o eccezionale(2 svol$ano attivit ed
esercitino professioni di natura secolare >ad es.2 vi sono sacerdoti che inse$nano discipline non ecclesiastiche nelle
scuole e nelle universit?.
*e i laici sono i 'comuni( fedeli2 i doveri e i diritti loro propri non possono essere altro che applicazioni e specificazioni
dei doveri e dei diritti che competono indistintamente a tutti i 1attezzati. *i comprende2 /uindi2 come la commissione
codificatrice a11ia avuto du11i e perplessit circa l0opportunit di enunciarli in un apposito elenco.
Ha poi finito con l0optare per una soluzione positiva per ra$ioni di carattere pratico e peda$o$ico5 poich7 il nuovo
Codice2 in osse/uio all0ecclesiolo$ia conciliare2 si proponeva di valorizzare il laicato2 non poteva assolutamente
mancare un titolo apposito e sufficientemente ampio.
Inoltre dal momento che lo status di laico 9 la condizione pi; diffusa tra i 1attezzati2 una sua precisa e articolata
descrizione avre11e facilitato una mi$lior comprensione del si$nificato e della rilevanza delle disposizioni ri$uardanti
tutti i fedeli.
Cueste considerazioni possono spie$are la scarsa omo$eneit e or$anicit dei relativi canoni.
)lcune norme sono semplici 'richiami( delle disposizioni circa l0apostolato e l0educazione cristiana dei fedeli nella
prospettiva di /uella secolarit che 9 propria del laicato. In particolare2 il canone 225 sottolinea la responsa1ilit dei
laici nel campo della evan$elizzazione e il canone 22! sancisce il loro diritto<dovere di ac/uisire una conoscenza della
dottrina cristiana proporzionata alla capacit ed alla condizione di ciascuno2 anche mediante la fre/uenza de$li istituti
superiori di scienze sacre per conse$uirvi i $radi accademici.
)ltre disposizioni si occupano dei coniu$ati e2 di conse$uenza2 non interessano tutti i laici e ri$uardano anche un certo
numero di chierici2 data la possi1ilit de$li sposati di accedere all0ordine sacro nel diaconato permanente.
*olo i canoni 225 e 22" contemplano doveri<diritti che competono in modo esclusivo a tutti i laici in /uanto
contraddistinti dalla condizione secolare5
< il primo sancisce il loro 'specifico dovere( di 'animare e perfezionare(2 secondo la propria condizione
personale2 'l0ordine delle realt temporali con lo spirito evan$elico e di rendere cos4 testimonianza a Cristo2
particolarmente nel trattare tali realt e nello svol$imento dei compiti secolari(3
< il secondo precisa che i laici2 nell0adempimento di /uesta missione connaturata alla loro indole secolare2
$odono 'nella realt della citt terrena( di '/uella li1ert che compete ad o$ni cittadino(.
:utti $li altri canoni di /uesto titolo del Codice concernono2 direttamente o indirettamente2 la capacit dei laici di essere
chiamati dalla $erarchia a svol$ere funzioni e a ricoprire uffici che non siano riservati ai chierici.
@on si pu8 a /uesto proposito parlare di un vero e proprio diritto5 l0assunzione di tali responsa1ilit da parte di un
numero necessariamente ridotto di laici richiede una 'idoneit( non me$lio precisata ed 9 comun/ue su1ordinata ad una
li1era decisione della competente autorit ecclesiastica.
6estano riservate ai chierici tutte le funzioni che richiedono il potere d0ordine2 mentre per /uelle che importano
l0esercizio della potest di $overno2 le prescrizioni del Codice non sono del tutto chiare e univoche.
E inevita1ile riconoscere che il le$islatore non 9 riuscito a pervenire ad una soluzione lineare e or$anica del pro1lema
che ha costituito una delle ma$$iori difficolt incontrate dal processo di codificazione. &a materia implica2 infatti2
delicate /uestioni di carattere teolo$ico2 non ancora del tutto definite dal ma$istero2 circa il rapporto tra il potere di
ordine e /uello di $iurisdizione.
In o$ni caso2 il Codice precisa2 sia pure in modo molto $enerale2 i doveri e i diritti dei laici chiamati a prestare2 in modo
permanente o temporaneo2 uno specifico servizio alla comunit ecclesiale.
Il canone 231 esi$e che ac/uisiscano la formazione necessaria per un corretto adempimento dell0incarico ricevuto e
riconosce2 in linea di massima2 il diritto ad una onesta remunerazione che ten$a conto delle condizioni personali e
familiari e $arantisca le prestazioni assistenziali e previdenziali.
=er il resto2 il titolo del Codice dedicato ai diritti e ai doveri dei laici si limita ad alcune disposizioni relative a specifiche
funzioni che possono essere loro affidate >es. il consi$lio e la consulenza all0autorita ecclesiastica2 l0inse$namento
delle scienze sacre2 il ministero di lettore e di accolito2 certi compiti temporanei nelle cele1razioni litur$iche2 la
supplenza alla mancanza dei sacerdoti nel ministero della parola2 nella presidenza delle pre$hiere litur$iche2 nel
conferimento del 1attesimo2 nella distri1uzione della comunione?.
Il nuovo Codice ha operato un0imponente valorizzazione del laicato.
1. LA VITA "AT!I"#NIALE
Il Vaticano II2 illustrando la missione dei laici nella vita della Chiesa il '$rande valore( e la specifica importanza della
vita matrimoniale e familiare.
&a condizione giuridica dei coniugati costituisce un vero e proprio status personale dal momento che importa un
complesso di precisi diritti e doveri.
)ll0esposizione di tali posizioni so$$ettive >proprie di chi ha contratto matrimonio? 9 opportuno premettere un cenno
alla concezione e alla struttura $iuridica dell0istituto matrimoniale2 /uali risultano dalla vi$ente normativa canonica e
dall0inse$namento dell0ultimo Concilio.
=er la Chiesa cattolica il )atri)onio 92 innanzitutto2 un istituto naturale5 un istituto che rispondendo alle esi$enze
ori$inarie della natura umana2 9 determinato nella sua struttura $iuridica essenziale dal diritto divino naturale2 e ha
dun/ue per 'autore( Dio stesso2 come espressamente afferma la costituzione conciliare 'Gaudium et spes(.
Il matrimonio tra i 1attezzati 9 stato2 poi2 elevato da Cristo alla di$nit di sacramento2 divenendo cos4 se$no visi1ile
attraverso cui si comunica la vita divina e si realizza la missione di salvezza della Chiesa.
Da tale 'sacramentalit( derivano importanti conse$uenze in /uanto
< da un lato2 essa fonda la competenza della Chiesa a disciplinare il matrimonio tra i 1attezzati2 specificando e
inte$rando /uanto sta1ilito dal diritto naturale3
< dall0altro2 esclude che tra fedeli vi possa essere un valido matrimonio che non sia anche sacramento.
In pratica2 secondo la dottrina cattolica2 nessun fedele pu8 contrarre matrimonio se non nelle forme e nei modi sta1iliti
dal diritto canonico e che la competenza dello *tato si limita a$li effetti meramente civili.
Una definizione dell0istituto matrimoniale nella sua essenza si presenta tutt0altro che semplice sia per la variet e la
ricchezza dei suoi contenuti2 sia per le diverse accezioni in cui il termine viene assunto.
=er 'matrimonio( infatti si intende comunemente
< sia l0atto costitutivo o iniziale della relazione coniu$ale >matrimonio in $ieri?2
< sia il rapporto permanente e il vincolo sta1ile che ne derivano >matrimonio in $acto?.
@el primo senso >matrimonio in $ieri? il matrimonio 9 un patto che nasce dal consenso delle parti manifestato nelle
forme previste dal diritto tra persone che ne siano $iuridicamente capaci.
:ale consenso non pu8 essere sostituito da nessun potere umano2 essendo l0atto di volont con cui un uomo e una donna
per mezzo di un patto irrevoca1ile si donano e si ricevono reciprocamente per costituire il matrimonio.
&a relazione cos4 sta1ilita 9 /ualificata dal Concilio come 'intima comunit di vita e di amore(2 'mutua donazione(2
'comunione di tutta la vita(.
&e caratteristiche e la specificit della relazione coniugale risultano particolarmente evidenti se si considerano i fini e le
propriet essenziali del matrimonio2 /uali risultano dall0inse$namento conciliare e dalla normativa vi$ente.
Il Codice pio<1enedettino riconosceva il $ine primario del matrimonio nella procreazione e nell0educazione della prole2
identificando il $ine secondario nel mutuo aiuto tra i coniu$i e nel 'rimedio della concupiscenza( >B nella lecita
soddisfazione dell0istinto sessuale?.
Il Concilio2 pur affermando espressamente l0esistenza di diverse finalit istituzionali2 non ha ritenuto di doversi
addentrare in /uesta complessa pro1lematica5 non ha voluto n7 prospettare un elenco or$anico e completo di tali fini2 n7
indicare una ri$ida $erarchia tra $li stessi.
&a costituzione 'Gaudium et spes(2 infatti2 si limita a ricordare che 'per sua indole naturale2 l0istituto stesso del
matrimonio e l0amore coniu$ale sono ordinati alla procreazione e all0educazione della prole e in /ueste trovano il loro
coronamento( e menziona2 /uasi incidentalmente2 il 'mutuo aiuto e servizio( e $li altri fini2 che non devono comun/ue
essere trascurati o sottovalutati2 soffermandosi invece ampiamente sull0importanza ed il si$nificato dell0amore
coniu$ale che non costituisce un fine specifico2 ma il 'principio motore( di tutta la vita matrimoniale e familiare.
)lla luce di /uesto inse$namento conciliare2 il nuovo Codice preferisce non occuparsi direttamente dei fini del
matrimonio e della loro $erarchia e ritiene sufficiente una definizione le$islativa dell0istituto che lo presenta come il
consorzio di tutta la vita tra un uomo e una donna2 per natura sua ordinato al 1ene dei coniu$i e alla procreazione ed
educazione della prole.
*e ne pu8 dedurre che la Chiesa non ha inteso introdurre radicali innovazioni di carattere dottrinale e disciplinare a
/uesto proposito2 ma ha superato la tradizionale impostazione del pro1lema2 preferendo insistere pi; sull0essenza della
vita matrimoniale che sulle sue specifiche finalit.
Circa le 'propriet( del matrimonio2 la costituzione 'Gaudium et spes( avverte che la 'intima unione2 in /uanto mutua
donazione di due persone2 come pure il 1ene dei fi$li2 esi$e la piena fedelt dei coniu$i e ne reclama l0indissolu1ile
unit(.
Coerentemente2 il nuovo Codice identifica le propriet essenziali del matrimonio nell0unit e nell0indissolu1ilit che nel
matrimonio cristiano trovano una particolare consistenza in forza del sacramento . .razie alla propriet dell0unit2 il
matrimonio si instaura tra un solo uomo e una sola donna2 con esclusione di /ualun/ue forma di poli$amia e di
poliandria e di o$ni relazione sessuale con terzi >o11li$o della fedelt?. &0indissolubilit, impedisce che il matrimonio
possa essere sciolto per volont dei coniu$i o per circostanze sopravvenute2 ad eccezione della morte2 o per intervento
dell0autorit >salvo che nei casi di scio$limento da parte del pontefice del matrimonio tra 1attezzati che non sia stato
consumato? e di scio$limento del matrimonio contratto tra non 1attezzati ad opera del pontefice in forza del cosiddetto
privile$io paolino?.
II matrimonio rato >Bavente natura sacramentale? e consumato non pu82 dun/ue2 mai essere sciolto.
6isulta evidente che la Chiesa ha una propria e specifica concezione del matrimonio che si differenzia nettamente da
altre diffuse concezioni2 teoricamente formulate o praticamente attuate nel mondo contemporaneo.
In /uesto campo si pon$ono o$$i2 sia ai sin$oli fedeli sia alle autorit ecclesiastiche2 $ravi pro1lemi a cui accenna
l0esortazione apostolica di .iovanni =aolo II '3amiliaris consortio( del 1!#12 rilevando come nel mondo d0o$$i la
fami$lia2 accanto ad aspetti positivi2 presenti 'se$ni di preoccupante de$radazione di alcuni valori fondamentali5
un0errata concezione teorica e pratica dell0indipendenza dei coniu$i fra di loro3 le $ravi am1i$uit circa il rapporto di
autorit fra $enitori e fi$li3 le difficolt concrete che la fami$lia spesso sperimenta nella trasmissione dei valori3 il
numero crescente dei divorzi3 la pia$a dell0a1orto3 il ricorso sempre pi; fre/uente alla sterilizzazione3 l0instaurarsi di
una vera e propria mentalit contraccettiva(.
*iffatta situazione o11li$a la Chiesa a tenere precisamente conto dei 'se$ni dei tempi(2 sia formulando il suo
inse$namento in modo pi; attento alla sensi1ilit de$li uomini contemporanei2 sia impe$nandosi con i nuovi pro1lemi.
*i$nificativa in /uesto senso 9 la decisione di .iovanni =aolo II di istituire presso la *anta *ede un Consiglio per la
$amiglia.
Dalla concezione cattolica del matrimonio e dalla relativa disciplina canonistica emer$e /uel complesso di diritti e di
doveri che costituisce lo status personale dei fedeli che hanno cele1rato tale sacramento.
I diritti e i doveri dei coniu$i sono mutui5 al diritto di un coniu$e corrisponde un dovere dell0altro e viceversa. Farito e
mo$lie hanno $li stessi diritti e doveri per /uanto concerne il consorzio della vita coniugale.
:ra i prin$ipali diritti5do'eri dei $oni&gi5
/uelli attinenti alla loro 'missione propria( 'di essere cooperatori dell0amore di Dio creatore e /uasi suoi
interpreti nel compito di trasmettere la vita umana e di educarla( e specialmente il dovere $ravissimo e diritto
primario di assicurare per /uanto possi1ile l0educazione fisica2 sociale2 culturale2 morale e reli$iosa dei fi$li.
=er /uanto2 poi2 specificamente concerne la comunit di vita e di amore che consente ai coniu$i di adempiere
la loro missione2 va sottolineato il diritto<dovere di realizzare un consorzio che implica l0o11li$o della
convivenza e della pi; assoluta fedelt e tende al mutuo perfezionamento spirituale e materiale.
Infine2 i doveri nei confronti della Chiesa e della societ umana2 sinteticamente enunciati in vari documenti
conciliari. In particolare il decreto '&postolicam actuositatem( impe$na i coniu$i cristiani a 'manifestare e
comprovare2 con l0esempio della propria vita2 l0indissolu1ilit e la santit del vincolo matrimoniale3 affermare
con fortezza il diritto e il dovere che spetta per natura ai $enitori e ai tutori di educare cristianamente la prole3
difendere la di$nit e la le$ittima autonomia della fami$lia(2 colla1orando 'con $li uomini di 1uona volont2
affinch7 nella le$islazione civile siano sanciti e difesi /uesti sacri diritti(.
&0esortazione apostolica '3amiliaris consortio( ricorda che la fami$lia cristiana '9 posta al servizio
dell0edificazione del re$no di Dio nella storia2 mediante la partecipazione alla vita e al mistero della Chiesa( e
nello stesso senso2 ma pi; sinteticamente2 il Codice afferma che il matrimonio e la fami$lia devono essere
vissuti in funzione dell0edificazione del popolo di Dio.
&o status matrimoniale importa anche delle in$apa$it=5
chi 9 $i le$ato da vincolo coniu$ale non pu8 contrarre un altro matrimonio3
nella Chiesa latina i coniu$ati non possono accedere al sacerdozio a causa di una incapacit sancita dalla
tradizione3
lo stato matrimoniale 92 per definizione2 incompati1ile con /uello di vita consacrata.
17. LA VITA C#NSAC!ATA
Gin dai primi secoli della Chiesa numerosi fedeli avvertirono l0esi$enza di non limitarsi ad osservare i precetti comuni a
tutti i cristiani2 ma di impe$narsi a se$uire con ma$$ior li1ert Cristo2 imitandone pi; da vicino l0esempio di vita.
Di conse$uenza molti2 uomini e donne2 si consacrarono >ancora o$$i si consacrano? in modo speciale al *i$nore nella
professione dei 3 consi$li evan$elici
8) di castit,2 che implica la perfetta continenza nel celi1ato3
9) di povert,2 che implica la dipendenza e la limitazione nell0uso e nella disponi1ilit dei 1eni terreni3
;) di obbedienza2 che implica la sottomissione della volont ai le$ittimi superiori.
:ale status di vita consacrata2 9 caratterizzato non dalla destinazione a determinate attivit ecclesiali >come /uello
clericale?2 ma da una particolare modalit, della vita personale. -sso2 /uindi2 appartiene alla vita e alla santit della
Chiesa in /uanto se$no efficace che preannuncia il compimento del 6e$no dei cieli2 ma non concerne la sua struttura
$erarchica e non costituisce una condizione intermedia tra i chierici e i laici2 potendo essere a11racciato sia dai primi
che dai secondi.
*econdo la disciplina del Codice2 apparten$ono allo stato di vita consacrata /uanti2 ne$li istituti appositamente eretti
dall0autorit ecclesiastica2 professano i consi$li evan$elici secondo $li impe$ni li1eramente assunti con pubblici voti
>Bcon pu11liche promesse fatte a Dio?2 o ne$li altri modi previsti dalle norme dei sin$oli istituti >le c.d. costituzioni?.
@ella Chiesa esistono numerosi istituti che si differenziano sensi1ilmente nello spirito e nelle finalit2 dalle forme di vita
che ven$ono concretamente assunte.
)$li istituti di vita consacrata ven$ono assimilate le societ, di vita apostolica2 i cui mem1ri perse$uono2 senza voti
reli$iosi2 un determinato fine di carattere apostolico2 vivendo in comunit.
.li istituti di vita consacrata si distin$uono in5
< clericali2 che assumono l0esercizio dell0ordine sacro2
< laicali2 privi di tale caratterizzazione.
*otto un diverso profilo si distin$uono in5
< istituti di diritto ponti$ico2 eretti o approvati con formale decreto dalla *anta *ede2
< istituti di diritto diocesano eretti dal vescovo senza che a11ia fatto se$uito l0approvazione pontificia.
:utti $li istituti o$$i esistenti sono nati sotto la spinta della volont e dell0iniziativa individuale di un fondatore s4 che2
nonostante i tentativi compiuti in passato dalla *anta *ede per introdurre in /uesto campo una certa razionalizzazione2
coordinazione e pro$rammazione2 si pu8 affermare che una concezione pluralistica dell0uomo e della sua vocazione ha
$eneralmente presieduto al loro sviluppo e alla loro or$anizzazione.
Il nuovo Codice riconosce espressamente il valore del carisma personale che ha dato ori$ine a o$ni sin$olo istituto2
disponendo che tutti i suoi mem1ri si atten$ano fedelmente alle intenzioni del $ondatore.
&0autorit ecclesiastica >cui compete interpretare i consi$li evan$elici2 disciplinarne la pratica2 approvarne le forme
sta1ili e concrete di attuazione?2 deve preoccuparsi che $li istituti crescano e si sviluppino secondo lo spirito del
fondatore e le loro sane tradizioni.
) tal fine2 9 necessario che a11iano una $iusta autonomia di vita e di governo2 che consenta loro di conservare intatto il
proprio patrimonio spirituale e di avvalersi di una propria e specifica disciplina nell0am1ito della Chiesa.
Cuanto al governo2 esso 9 assicurato da autorit individuali2 i superiori2 e colle$iali2 i capitoli2 che ne$li istituti clericali
di diritto pontificio hanno potest di $overno in foro sia esterno sia interno e ne$li altri istituti esercitano /uei pi;
ristretti poteri che siano loro attri1uiti dal diritto universale e dalle costituzioni.
.li istituti di vita consacrata2 in /uanto dedicati al servizio di Dio e della Chiesa intera2 sono so$$etti alla *anta *ede5 i
loro mem1ri2 anche in forza del voto pronunciato2 devono o11edienza al papa come supremo superiore. In particolare2
< il re$ime interno e la disciplina de$li istituti di diritto pontificio2 dipendono immediatamente ed esclusivamente
dalla *anta *ede2
< /uelli di diritto diocesano restano affidati alla particolare cura del vescovo.
=er /uanto concerne la cura delle anime2 l0esercizio pu11lico del culto divino e le altre opere di apostolato2 tutti $li
istituti indistintamente so$$iacciono alla potest del vescovo diocesano.
Il Codice dedica ampia attenzione a$li istituti reli$iosi2 disciplinando accuratamente i diversi aspetti della loro vita.
Distin$ue precisamente i loro superiori in
< maggiori5 come i 'supremi moderatori( preposti ad un intero istituto o i 'provinciali( che sovrintendono a pi;
case2
< minori5 a cui incom1ono pi; limitate responsa1ilit.
Di re$ola2 le autorit periferiche2 ed in particolare i padri provinciali2 non sono semplici or$ani di trasmissione ed
esecuzione delle decisioni delle autorit centrali2 ma $odono di un lar$o spazio di iniziativa e autodeterminazione2
attuando cos4 una forma di 'decentramento 1urocratico $erarchizzato( che tende anche a realizzare una partecipazione
molto ampia. - a /uesto scopo si prevede che il capitolo $enerale sia formato in modo da rappresentare effettivamente
tutto l0istituto e che o$ni mem1ro possa li1eramente far$li presenti desideri e su$$erimenti.
Cualun/ue fedele cattolico pu8 essere ammesso in un istituto di vita consacrata purch7 a11ia retta intenzione2 posse$$a
i re/uisiti necessari e riceva una con$rua preparazione.
=er $li istituti reli$iosi 9 specificamente richiesto il noviziato B un periodo di almeno 1 anno da trascorrersi in
un0apposita casa in cui il candidato si prepara alla vita che desidera a11racciare e comincia a praticarla a tutti $li effetti2
mettendo cos4 alla prova le proprie capacit e intenzioni.
)l termine del noviziato2 se viene $iudicato idoneo2 9 ammesso alla professione dei voti temporanei e solo dopo almeno
3 anni2 pu8 pronunciare /uelli perpetui.
Con la professione si ac/uisisce lo stato religioso che implica una serie di diritti e di doveri.
:ra i doveri si possono ricordare5
< l0o11li$o $enerale di avere come suprema re$ola di vita il se$uire l0esempio di Cristo2
< l0assiduit nella pre$hiera e nella meditazione2
< la partecipazione /uotidiana al sacrificio eucaristico2
< $li esercizi spirituali o$ni anno2
< le o11li$azioni derivanti dai voti >es. il voto pu11lico di castit perpetua emesso in un istituto reli$ioso importa
la nullit dell0eventuale successivo matrimonio?.
Cuanto ai diritti5 $li istituti devono fornire ai loro mem1ri tutto ci8 che2 a norma delle costituzioni2 sia necessario al
conse$uimento del fine della loro vocazione.
Il Codice prevede anche la possi1ilit di vocazioni alla vita consacrata che si possono definire individuali B si
realizzano fuori dall0am1ito di un istituto. E infatti espressamente menzionata la vita eremitica o anacoretica in cui certi
fedeli2 ritirandosi totalmente dal mondo2 dedicano la loro esistenza alla lode di Dio e alla salvezza del mondo2 nel
silenzio della solitudine2 nella pre$hiera e nella penitenza. &0eremita viene $iuridicamente riconosciuto come consacrato
a Dio /ualora si impe$ni ai tre consi$li evan$elici pu11licamente nelle mani del vescovo diocesano e si atten$a alla
forma di vita prescelta sotto la $uida di /uest0ultimo.
*ono pure ricordate /uelle ver$ini che2 senza entrare a far parte di un istituto2 ven$ono consacrate a Dio dal vescovo
mediante un apposito rito litur$ico che le rende misticamente spose di Cristo e le impe$na al servizio della Chiesa.
&a disciplina fin /ui descritta risulta sotto diversi profili sensi1ilmente diversa da /uella sancita nel precedente Codice.
=er valutare ade$uatamente le innovazioni2 occorre tenere presente la crisi che dopo il Concilio si 9 venuta
manifestando tra i reli$iosi e che ri$uarda non tanto la vita reli$iosa in s72 /uanto le forme istituzionali che essa ha
assunto ne$li ultimi secoli.
Infatti2 mentre alcuni istituti si trovano in difficolt a causa della diminuzione delle vocazioni e dell0aumento delle
defezioni o suscitano preoccupazioni nella *anta *ede per $li atte$$iamenti assunti dai loro mem1ri2 si assiste
all0imponente sviluppo di fami$lie reli$iose di recentissima fondazione e al moltiplicarsi di nuove esperienze di vita
consacrata sia all0interno de$li istituti riconosciuti sia al di fuori di essi.
)lla luce di /uesta situazione sem1ra doversi pienamente condividere l0orientamento di fondo della nuova le$islazione
che ha preferito sottolineare 'pi; la tipolo$ia spirituale della vita consacrata che le forme istituzionali da essa prese fino
a ora(2 manifestando anche una certa apertura nei confronti dell0'apparizione di nuove forme di vita consacrata(2 la cui
approvazione 9 comun/ue riservata alla *anta *ede.
Cualche osservazione specifica si impone a proposito delle reli$iose5 tra esse la crisi ha assunto aspetti peculiari a causa
dell0intrecciarsi dei pro1lemi concernenti la vita consacrata con /uelli relativi alla promozione della donna nella vita
della Chiesa. Il fenomeno ha assunto particolare rilievo ne$li *tati Uniti dove molte suore hanno rivendicato un ruolo
meno su1alterno e pi; corresponsa1ile nell0attivit pastorale unitamente alla possi1ilit di una pi; ade$uata formazione
culturale e professionale2 sollevando anche la /uestione del conferimento alle donne del sacerdozio o2 almeno2 del
diaconato.
)lcune di /ueste richieste esi$ono da parte delle autorit ecclesiastiche un cam1iamento di mentalit e di atte$$iamento
che in alcuni luo$hi e in una certa misura si 9 $i realizzato. )ltre2 invece2 implicano profonde modifiche della
disciplina della Chiesa che sem1rano assolutamente impro1a1ili a causa della recisa posizione assunta in merito dalla
*anta *ede.
Circa poi la /uestione del diaconato femminile va osservato che o$$i2 di fatto2 le donne sono escluse non solo dai tre
$radi del sacramento dell0ordine 1ens4 anche dai ministeri del lettorato e dell0accolitato2 1ench7 sia loro consentito2 in
determinate circostanze2 distri1uire la comunione.
Una pi; favorevole acco$lienza hanno trovato le richieste dirette a far cessare o$ni forma di tutela su$li istituti
femminili che implichi una loro discriminazione rispetto a /uelli maschili5 il nuovo Codice dispone espressamente che
le norme relative ai mem1ri de$li istituti di vita consacrata ri$uardano identicamente am1edue i sessi2 salvo che dal
contesto del discorso o dalla natura dell0ar$omento risulti diversamente.
11. I N#N AATTE..ATI
&a condizione giuridica dei non 1attezzati 9 al/uanto controversa5
8) alcuni riten$ono che essi2 in /uanto persone fisiche2 possano essere titolari di diritti e doveri nell0am1ito
dell0ordinamento canonico2
9) altri ne$ano tale loro capacit.
&e 2 tesi presuppon$ono una diversa interpretazione del canone ! >secondo cui l0uomo diventa persona nella Chiesa
con il 1attesimo? che per la prima si limitere11e a definire l0appartenenza al popolo di Dio2 mentre per la seconda
disciplinere11e la capacit $iuridica delle persone fisiche riservandola ai 1attezzati. )nche se tutti riconoscono ai non
1attezzati nell0am1ito del diritto naturale i diritti e i doveri propri di o$ni persona umana2 la /uestione implica il pi;
vasto pro1lema dell0atte$$iamento della Chiesa nei confronti dei non cristiani e importa evidenti conse$uenze
sull0effettiva tutela dei loro diritti umani nell0am1ito dell0ordinamento canonico.
Infatti2 le le$$i ecclesiastiche possono interessare direttamente e concretamente anche i non cristiani2 come avviene ad
esempio nella disciplina dei matrimoni tra fedeli e non 1attezzati2 mentre resta aperto il pro1lema se la Chiesa2 in
considerazione della sua universale missione di salvezza2 a11ia /ualche potere nei confronti dei non 1attezzati.
&a tesi che afferma la capacit $iuridica dei non 1attezzati appare pi; aderente alla disciplina del Codice che2 nel canone
!2 assume chiaramente l0espressione 'persona nella Chiesa( come e/uivalente a /uella di 'mem1ro della Chiesa(2
riconnettendo a tale /ualifica2 che si ac/uisisce con il 1attesimo2 la titolarit dei diritti e dei doveri propri2 specifici ed
esclusivi dei cristiani2 e in altre norme riconosce la capacit dei non 1attezzati a porre in essere atti $iuridicamente
rilevanti2 come a$ire in $iudizio o amministrare il 1attesimo in caso di necessit.
Il Vaticano II ha espressamente inse$nato che /uanti non hanno ancora ricevuto il Van$elo sono chiamati e in vari modi
ordinati al popolo di Dio2 sottolineando ripetutamente il dovere della Chiesa2 derivante dalla stessa missione apostolica2
di annunciare a tutti $li uomini la salvezza portata da Cristo. *u /ueste 1asi si pu8 sostenere l0esistenza di un vero e
proprio diritto di o$ni persona umana ad essere istruita nella dottrina cristiana e a ricevere il 1attesimo /ualora lo
desideri e a11ia le necessarie disposizioni. )nche in /uesto caso2 infatti2 deve essere rispettata la li1ert reli$iosa5 a
nessuno 9 lecito costrin$ere altri ad a11racciare la fede cattolica contro la loro coscienza.
=i; in $enerale5 la dichiarazione ')ostra aetate( >ri$uardante le relazioni della Chiesa con le reli$ioni non cristiane?2
richiamandosi alla fraternit universale de$li uomini2 ha dichiarato priva di fondamento e contraria alla volont di Cristo
o$ni teoria o prassi che per motivi di reli$ione introduca una /ualsiasi discriminazione tra uomo e uomo in ci8 che
ri$uarda la di$nit umana e i diritti che ne derivano.
Da /uesto principio di carattere universale2 valido per o$ni or$anizzazione sociale2 sem1ra potersi dedurre
l0impossi1ilit di ne$are ai non 1attezzati la capacit ad essere titolari nell0ordinamento canonico di /uelle posizioni
$iuridiche attive e passive che siano proprie delle persone fisiche in $enere e non derivino dallo status di fedele.
E2 infine2 necessario ricordare che tra i non 1attezzati2 i catecumeni >B /uanti hanno a11racciato la fede cristiana e si
stanno preparando al 1attesimo mediante una $raduale introduzione nella vita del popolo di Dio? hanno uno specifico
status $iuridico5 il canone 2% dispone che essi per il loro desiderio di essere incorporati al popolo di Dio e per la loro
vita di fede2 speranza e carit sono uniti 'speciali ratione( alla Chiesa e2 di conse$uenza2 $odono di diverse prero$ative
proprie dei cristiani.
1%. LE E!S#NE GIU!IDICHE
=er completare la trattazione relativa alle persone 9 necessario accennare anche a /uei centri di imputazione di
situazioni $iuridiche che sono diversi dai sin$oli fedeli.
@el diritto canonico /uesta pro1lematica assume una sin$olare importanza2 in /uanto investe direttamente la
costituzione della Chiesa. Infatti2 il canone 113 afferma che la Chiesa Cattolica e la *anta *ede sono persone morali per
disposizione dello stesso diritto divino.
Il Codice sta1ilisce in merito vari principi2 ricordando innanzitutto che nella Chiesa esistono2 oltre alle persone $isiche2
le persone giuridiche che sono titolari di diritti e doveri compati1ili con la loro natura.
&a personalit, giuridica si ac/uisisce
< per disposizione le$islativa >come avviene per le conferenze episcopali2 le province ecclesiastiche2 le diocesi2
le parrocchie?
< per mezzo di un decreto speciale dell0autorit >come nel caso delle re$ioni ecclesiastiche e delle associazioni
private dei fedeli? che la conceda espressamente a realt associative e istituzionali che2 oltre ad essere ordinate
ad un fine coerente con la missione della Chiesa e trascendente $li scopi dei sin$oli2 siano veramente utili e
dotate di mezzi sufficienti.
&e persone $iuridiche ven$ono distinte in
universitates rerum2 costituite da un complesso di cose o di 1eni2 sia spirituali sia materiali2
universitates personarum2 composte da almeno 3 persone2 che2 a loro volta2 hanno natura colle$iale o non
colle$iale.
)ssolutamente nuova rispetto alla disciplina precedente 9 la distinzione sta1ilita tra
le persone pubbliche2 che esercitano in nome della Chiesa la funzione loro affidata dall0autorit a vanta$$io del
1ene comune2
le persone private2 che possono ottenere la personalit $iuridica solo per mezzo di speciale decreto2 previa
approvazione de$li statuti da parte dell0autorit.
=articolare attenzione 9 dedicata alla disciplina degli atti collegiali.
Il Codice sta1ilisce un numero legale per la validit delle decisioni che2 oltre ad ottenere l0approvazione della
ma$$ioranza assoluta dei presenti2 devono vedere la partecipazione della ma$$ior parte de$li aventi diritto. Distin$ue2
/uindi2 nettamente le elezioni dalle deliberazioni di altro tipo5
< nelle elezioni2 dopo due scrutini inefficaci si passa al 1allotta$$io e in caso di parit dopo il terzo scrutinio si
considera eletto il pi; anziano. Cuesta procedura mira ad assicurare per /uanto possi1ile una decisione rapida
che non lasci troppo a lun$o vacanti uffici e funzioni3
< nelle deliberazioni diverse dalle elezioni2 se dopo due scrutini permane una situazione di stallo determinata
dalla parit dei suffra$i2 il presidente pu8 dirimere la /uestione con il suo voto.
&e decisioni che incidono sulla situazione di tutti i componenti il colle$io in /uanto sin$oli devono essere approvate
all0unanimit.