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Giovanni Lilliu

I NURAGHI
Torri preistoriche di Sardegna
prefazionedi Alberto Moravetti
I NURAGHI
Torri preistoriche di Sardegna
prefazione di Alberto Moravetti
GIOVANNI LILLIU
I NURAGHI
Torri preistoriche di Sardegna
prefazione di Alberto Moravetti
GIOVANNI LILLIU
Indice
7 Prefazione
25 Nota biografica
28 Nota bibliografica
47 Avvertenze redazionali
I NURAGHI
Torri preistoriche di Sardegna
53 Premessa
57 I nuraghi
97 Bibliografia
107 CATALOGO
231 TAVOLE
INDICI
383 Indice delle figure
384 Indice delle tavole
389 Indice dei nomi e dei luoghi
Riedizione dellopera:
I nuraghi. Torri preistoriche di Sardegna, Cagliari, La Zattera, 1962.
Copyright 2005
ILISSO EDIZIONI - Nuoro
www.ilisso.it - e-mail ilisso@ilisso.it
ISBN 88-89188-53-7
Indice
7 Prefazione
25 Nota biografica
28 Nota bibliografica
47 Avvertenze redazionali
I NURAGHI
Torri preistoriche di Sardegna
53 Premessa
57 I nuraghi
97 Bibliografia
107 CATALOGO
231 TAVOLE
INDICI
383 Indice delle figure
384 Indice delle tavole
389 Indice dei nomi e dei luoghi
Riedizione dellopera:
I nuraghi. Torri preistoriche di Sardegna, Cagliari, La Zattera, 1962.
Copyright 2005
ILISSO EDIZIONI - Nuoro
www.ilisso.it - e-mail ilisso@ilisso.it
ISBN 88-89188-53-7
7
Prefazione
Nel volgere di pochi anni dal 1962 al 1966 Giovanni Lilliu dava alle
stampe tre opere fondamentali sulla preistoria e protostoria della Sardegna, quasi
un bilancio ed una riflessione sul lungo e faticoso cammino di studi e di ricerche
compiuto dallautore a partire dalla seconda met degli anni Quaranta.
1
Al volu-
me I nuraghi. Torri preistoriche di Sardegna,
2
che ora si ristampa per le edizioni
Ilisso, seguivano La civilt dei Sardi dal Neolitico allet dei nuraghi
3
e, a breve di-
stanza, Sculture della Sardegna nuragica.
4
Nella Civilt dei Sardi, considerato a ragione un classico della letteratura ar-
cheologica di ogni tempo, lo studioso delineava con mano felice un affresco va-
sto e vigoroso delle pi remote vicende dellisola, componendo in una visione orga-
nica e sistematica tutti i dati fino ad allora acquisiti.
Nelle Sculture, invece, veniva pubblicato per la prima volta il corpus di tutti
i bronzetti conosciuti, sia quelli esposti nei musei sardi sia quelli presenti nel-
la penisola o disseminati in collezioni straniere. In questo volume, per certi ver-
si analogo nellimpostazione a I nuraghi (saggio introduttivo e schede), Lilliu
esaminava gli aspetti formali (iconografici e stilistici), la cronologia, i confronti
extrainsulari, le implicazioni socio-economiche e religiose che tali statuine in
bronzo sottendono.
In I nuraghi. Torri preistoriche di Sardegna affrontava un tema a lui molto ca-
ro e sul quale aveva gi scritto pagine significative: Sia per linteresse e limpor-
tanza scientifica e culturale in genere dellargomento, sia per far conoscere al
pubblico i risultati delle pi recenti ricerche e studi sul caratteristico monumen-
to e offriva cos un riassunto delle principali questioni che si pongono, oggi
come e pi di prima, a chi si volge con impegno allindagine sui nuraghi.
5
1. Il primo testo a stampa prodotto dallo studioso risale al 1936: G. Lilliu, Scoperta di una tom-
ba in localit Bau Marcusa ed altre tracce archeologiche in Barumini (Cagliari), in Studi Sardi,
III (1936), 1937, p. 147 ss.
2. G. Lilliu, I nuraghi. Torri preistoriche di Sardegna, Cagliari, La Zattera, 1962.
3. G. Lilliu, La civilt dei Sardi dal Neolitico allet dei nuraghi, Torino, ERI, 1963, 354 pagine, 52
tavole e 73 disegni: seguiranno le edizioni aggiornate del 1967 (403 pagine, 52 tavole e 73 dise-
gni) e del 1988 (G. Lilliu, La civilt dei Sardi dal Paleolitico allet dei nuraghi, Torino, Nuova
ERI, 1988, 669 pagine, 121 foto e 213 disegni).
Una ristampa delledizione del 1988 stata pubblicata da Il Maestrale-Rai ERI, Nuoro, 2003, con
prefazione di A. Moravetti.
4. G. Lilliu, Sculture della Sardegna nuragica, Cagliari, La Zattera, 1966.
5. Cfr. qui p. 53.
7
Prefazione
Nel volgere di pochi anni dal 1962 al 1966 Giovanni Lilliu dava alle
stampe tre opere fondamentali sulla preistoria e protostoria della Sardegna, quasi
un bilancio ed una riflessione sul lungo e faticoso cammino di studi e di ricerche
compiuto dallautore a partire dalla seconda met degli anni Quaranta.
1
Al volu-
me I nuraghi. Torri preistoriche di Sardegna,
2
che ora si ristampa per le edizioni
Ilisso, seguivano La civilt dei Sardi dal Neolitico allet dei nuraghi
3
e, a breve di-
stanza, Sculture della Sardegna nuragica.
4
Nella Civilt dei Sardi, considerato a ragione un classico della letteratura ar-
cheologica di ogni tempo, lo studioso delineava con mano felice un affresco va-
sto e vigoroso delle pi remote vicende dellisola, componendo in una visione orga-
nica e sistematica tutti i dati fino ad allora acquisiti.
Nelle Sculture, invece, veniva pubblicato per la prima volta il corpus di tutti
i bronzetti conosciuti, sia quelli esposti nei musei sardi sia quelli presenti nel-
la penisola o disseminati in collezioni straniere. In questo volume, per certi ver-
si analogo nellimpostazione a I nuraghi (saggio introduttivo e schede), Lilliu
esaminava gli aspetti formali (iconografici e stilistici), la cronologia, i confronti
extrainsulari, le implicazioni socio-economiche e religiose che tali statuine in
bronzo sottendono.
In I nuraghi. Torri preistoriche di Sardegna affrontava un tema a lui molto ca-
ro e sul quale aveva gi scritto pagine significative: Sia per linteresse e limpor-
tanza scientifica e culturale in genere dellargomento, sia per far conoscere al
pubblico i risultati delle pi recenti ricerche e studi sul caratteristico monumen-
to e offriva cos un riassunto delle principali questioni che si pongono, oggi
come e pi di prima, a chi si volge con impegno allindagine sui nuraghi.
5
1. Il primo testo a stampa prodotto dallo studioso risale al 1936: G. Lilliu, Scoperta di una tom-
ba in localit Bau Marcusa ed altre tracce archeologiche in Barumini (Cagliari), in Studi Sardi,
III (1936), 1937, p. 147 ss.
2. G. Lilliu, I nuraghi. Torri preistoriche di Sardegna, Cagliari, La Zattera, 1962.
3. G. Lilliu, La civilt dei Sardi dal Neolitico allet dei nuraghi, Torino, ERI, 1963, 354 pagine, 52
tavole e 73 disegni: seguiranno le edizioni aggiornate del 1967 (403 pagine, 52 tavole e 73 dise-
gni) e del 1988 (G. Lilliu, La civilt dei Sardi dal Paleolitico allet dei nuraghi, Torino, Nuova
ERI, 1988, 669 pagine, 121 foto e 213 disegni).
Una ristampa delledizione del 1988 stata pubblicata da Il Maestrale-Rai ERI, Nuoro, 2003, con
prefazione di A. Moravetti.
4. G. Lilliu, Sculture della Sardegna nuragica, Cagliari, La Zattera, 1966.
5. Cfr. qui p. 53.
dallinsegnamento e costretto a lasciare lItalia per gli Stati Uniti ove insegner al-
lUniversit di Princeton fino alla conclusione del conflitto mondiale.
A Doro Levi si deve, fra laltro, lo scavo del villaggio nuragico di Serra Orrios
di Dorgali, nel quale, per la prima volta, vengono individuate due strutture ret-
tangolari interpretate come tempietti a megaron.
Alla partenza di Doro Levi seguir un periodo di rallentamento nellattivit ar-
cheologica dellisola, una sorta di sbandamento determinato in parte dagli anni dif-
ficili che precedono la guerra e gli stessi eventi bellici, ma soprattutto come spie-
gher Lilliu dovuto alla danza degli instabili archeologi continentali, al carosello
dei soprintendenti reggenti, alla episodicit degli scavi: i reperti rimpiangevano la
terra che li aveva custoditi mancando ad essi lalito vivificatore della scienza.
9
Nellarco di pochi anni si avvicendarono infatti alla direzione della Soprin-
tendenza alle Antichit della Sardegna Paolo Mingazzini (1939), Salvatore Pu-
glisi (1940), lo storico dellarte Raffaello Delogu (1940), Massimo Pallottino
(1941-42) ed ancora Delogu (1943-49).
Ed proprio in questi anni che Giovanni Lilliu si avvia a raccogliere la dif-
ficile eredit del Taramelli, dal quale tuttavia si stacca fra laltro per una pi
rigorosa applicazione del metodo stratigrafico e per una pi ampia ed innovati-
va visione delle dinamiche culturali.
Nato a Barumini il 13 marzo del 1914, Giovanni Lilliu ha compiuto gli
studi liceali nel Collegio salesiano Villa Sora di Frascati, si poi iscritto alla
Facolt di Lettere e Filosofia dellUniversit di Roma ove si laureato in Lettere
Classiche con Ugo Rellini.
10
Nel medesimo Ateneo, la stessa Universit di Ro-
ma, Lilliu ha frequentato i tre anni della Scuola Nazionale di Archeologia ed ha
conseguito il diploma di specializzazione, nel 1943, con una tesi sulle stele pu-
niche di Sulcis
11
discussa con Giulio Quirino Giglioli.
Negli anni romani Lilliu avr modo di frequentare la casa del Taramelli a
parlar di Sardegna, quasi un simbolico passaggio di consegne fra il vecchio ar-
cheologo, carico di ricordi e di nostalgia per una terra che aveva amato profon-
damente e che aveva indagato pi di ogni altro, ed il giovane studente sardo,
ricco di ingegno e di entusiasmo, che forse gli ricordava gli anni giovanili e quel-
lisola sempre pi lontana.
9. G. Lilliu, Alla Consulta un archeologo, in Corriere di Sardegna, 26 settembre 1945.
10. La tesi, dal titolo Religione primitiva della Sardegna, fu discussa il 9 luglio 1938; correlatore era
Raffaele Pettazzoni, insigne storico delle religioni. Il Pettazzoni (1883-1959) aveva partecipato, da
giovane ispettore del Museo Preistorico-Etnografico di Roma (intitolato in seguito a Luigi Pigorini),
alla seconda campagna di scavi nel santuario nuragico di Santa Vittoria di Serri, nel 1909. Da quella
esperienza nascer linteresse per il pensiero religioso dei protosardi che maturer nelledizione del-
la Religione primitiva in Sardegna del 1912.
Sulla figura di Ugo Rellini (1870-1943), cfr. A. Guidi, Storia della Paletnologia, Roma, Laterza, 1988,
pp. 79-80. Si veda G. Lilliu, Necrologi, in Rivista di Scienze Preistoriche, I, 1946, pp. 131-133.
11. G. Lilliu, Le stele puniche di Sulcis (Cagliari), in Monumenti Antichi dei Lincei, XL, 1944, coll.
293-418; cfr. inoltre Monumenti Antichi, a cura di A. Moravetti, Sassari, Carlo Delfino, I, 2003.
9
Prefazione
In queste tre opere due di approfondimento tematico ed una a carattere
generale (comprensiva anche della fase preistorica) si veniva delineando il
quadro ricco ed articolato scandito nel tempo e in un ampio contesto medi-
terraneo di una civilt che nel suo divenire era stata capace di sviluppare
tratti estremamente originali e nella quale i sardi sembrano riconoscere le radici
della propria identit.
Allapparire de I nuraghi, la Sardegna nuragica poteva ormai contare su una
consolidata tradizione di studi che nei primi decenni del 900 aveva avuto in
Antonio Taramelli
6
il pi alto e valido esponente.
Lo studioso aveva lasciato la Sardegna dopo una attivit trentennale (1903-
33), fervida ed appassionata, durante la quale si era prodigato alla soluzione dei
molteplici problemi che affliggevano la ricerca archeologica al momento del
suo arrivo nellisola:
7
a lui si devono a volersi limitare al solo periodo nuragi-
co ricognizioni topografiche, la scoperta e lesplorazione di nuraghi, templi a
pozzo e fonti sacre, tombe di giganti e ledizione di cospicui complessi di mate-
riali (ceramiche, bronzi duso e figurati, etc.). I risultati di queste ricerche, sem-
pre tempestivamente pubblicati in riviste prestigiose, costituiscono uno straordi-
nario patrimonio di dati e di intuizioni che sono ancora oggi fondamento degli
studi sulla Sardegna preistorica e nuragica.
Al Taramelli, andato in pensione per raggiunti limiti di et, era subentrato nel-
lincarico Doro Levi,
8
studioso gi noto e di valore, che tuttavia rimarr nellisola
per soli tre anni (1935-38): infatti, in applicazione delle leggi razziali, verr sospeso
6. Sullattivit di Antonio Taramelli (1868-1939), cfr. G. Lilliu, La preistoria sarda e la civilt nu-
ragica nella storiografia moderna, in Ichnussa, Milano, Scheiwiller, 1981, pp. 511-519; A. Mora-
vetti, Presentazione, in A. Taramelli, Scavi e Scoperte, Sassari, Carlo Delfino, 1982-85, 4 voll. (ri-
stampa anastatica): questopera costituisce una raccolta dellintera produzione scientifica del
grande archeologo.
7. Taramelli, nel 1903, aveva sostituito Giovanni Patroni nella direzione del Museo e degli Scavi
di Antichit della Sardegna.
8. Doro Levi (1898-1991) era giunto in Sardegna come professore di Archeologia e Storia dellAr-
te antica presso lUniversit di Cagliari e con lincarico della direzione della Soprintendenza alle
Antichit. Nei pochi anni di permanenza nellisola Doro Levi mostrer di essere un degno succes-
sore del Taramelli, lasciando scritti significativi sullattivit da lui svolta nellisola: Scavi e ricerche
archeologiche della R. Soprintendenza alle opere di Antichit e Arte, in Bollettino dArte, 1937,
pp. 193-210; Nule. Bronzi preromani rinvenuti fortuitamente in localit Santu Lesei presso Nu-
le, in Notizie degli Scavi, 1937, pp. 83-90; The Amphitheatre in Cagliari, in American Journal of
Archaeology, XLVI, 1942, pp. 1-9; Il cuoiaio sardo di Gonone, in Mlanges dArchologie e dHi-
stoire offerts Charles Picard, Paris, 1949, pp. 644-658; LAntiquarium Arborense di Oristano, in
Bollettino dArte, 1949; Lipogeo di S. Salvatore di Cabras, Roma, 1949; La necropoli di Anghelu
Ruju e la civilt eneolitica della Sardegna, in Studi Sardi, X-XI, 1950, pp. 5-51; Le necropoli
puniche di Olbia, in Studi Sardi, IX, 1950, pp. 50-120, tavv. I-XIX.
Sullattivit di Doro Levi in Sardegna, cfr. G. Lilliu, Doro Levi e larcheologia della Sardegna, in
MNHMEION. Ricordo triestino di Doro Levi. Atti della giornata di studio (Trieste, 16 maggio
1992), Roma, Quasar, 1992, pp. 131-146; AA.VV., Omaggio a Doro Levi, in Quaderni della So-
printendenza ai Beni archeologici per le province di Sassari e Nuoro, 19, Ozieri, Il Torchietto, 1994.
8
dallinsegnamento e costretto a lasciare lItalia per gli Stati Uniti ove insegner al-
lUniversit di Princeton fino alla conclusione del conflitto mondiale.
A Doro Levi si deve, fra laltro, lo scavo del villaggio nuragico di Serra Orrios
di Dorgali, nel quale, per la prima volta, vengono individuate due strutture ret-
tangolari interpretate come tempietti a megaron.
Alla partenza di Doro Levi seguir un periodo di rallentamento nellattivit ar-
cheologica dellisola, una sorta di sbandamento determinato in parte dagli anni dif-
ficili che precedono la guerra e gli stessi eventi bellici, ma soprattutto come spie-
gher Lilliu dovuto alla danza degli instabili archeologi continentali, al carosello
dei soprintendenti reggenti, alla episodicit degli scavi: i reperti rimpiangevano la
terra che li aveva custoditi mancando ad essi lalito vivificatore della scienza.
9
Nellarco di pochi anni si avvicendarono infatti alla direzione della Soprin-
tendenza alle Antichit della Sardegna Paolo Mingazzini (1939), Salvatore Pu-
glisi (1940), lo storico dellarte Raffaello Delogu (1940), Massimo Pallottino
(1941-42) ed ancora Delogu (1943-49).
Ed proprio in questi anni che Giovanni Lilliu si avvia a raccogliere la dif-
ficile eredit del Taramelli, dal quale tuttavia si stacca fra laltro per una pi
rigorosa applicazione del metodo stratigrafico e per una pi ampia ed innovati-
va visione delle dinamiche culturali.
Nato a Barumini il 13 marzo del 1914, Giovanni Lilliu ha compiuto gli
studi liceali nel Collegio salesiano Villa Sora di Frascati, si poi iscritto alla
Facolt di Lettere e Filosofia dellUniversit di Roma ove si laureato in Lettere
Classiche con Ugo Rellini.
10
Nel medesimo Ateneo, la stessa Universit di Ro-
ma, Lilliu ha frequentato i tre anni della Scuola Nazionale di Archeologia ed ha
conseguito il diploma di specializzazione, nel 1943, con una tesi sulle stele pu-
niche di Sulcis
11
discussa con Giulio Quirino Giglioli.
Negli anni romani Lilliu avr modo di frequentare la casa del Taramelli a
parlar di Sardegna, quasi un simbolico passaggio di consegne fra il vecchio ar-
cheologo, carico di ricordi e di nostalgia per una terra che aveva amato profon-
damente e che aveva indagato pi di ogni altro, ed il giovane studente sardo,
ricco di ingegno e di entusiasmo, che forse gli ricordava gli anni giovanili e quel-
lisola sempre pi lontana.
9. G. Lilliu, Alla Consulta un archeologo, in Corriere di Sardegna, 26 settembre 1945.
10. La tesi, dal titolo Religione primitiva della Sardegna, fu discussa il 9 luglio 1938; correlatore era
Raffaele Pettazzoni, insigne storico delle religioni. Il Pettazzoni (1883-1959) aveva partecipato, da
giovane ispettore del Museo Preistorico-Etnografico di Roma (intitolato in seguito a Luigi Pigorini),
alla seconda campagna di scavi nel santuario nuragico di Santa Vittoria di Serri, nel 1909. Da quella
esperienza nascer linteresse per il pensiero religioso dei protosardi che maturer nelledizione del-
la Religione primitiva in Sardegna del 1912.
Sulla figura di Ugo Rellini (1870-1943), cfr. A. Guidi, Storia della Paletnologia, Roma, Laterza, 1988,
pp. 79-80. Si veda G. Lilliu, Necrologi, in Rivista di Scienze Preistoriche, I, 1946, pp. 131-133.
11. G. Lilliu, Le stele puniche di Sulcis (Cagliari), in Monumenti Antichi dei Lincei, XL, 1944, coll.
293-418; cfr. inoltre Monumenti Antichi, a cura di A. Moravetti, Sassari, Carlo Delfino, I, 2003.
9
Prefazione
In queste tre opere due di approfondimento tematico ed una a carattere
generale (comprensiva anche della fase preistorica) si veniva delineando il
quadro ricco ed articolato scandito nel tempo e in un ampio contesto medi-
terraneo di una civilt che nel suo divenire era stata capace di sviluppare
tratti estremamente originali e nella quale i sardi sembrano riconoscere le radici
della propria identit.
Allapparire de I nuraghi, la Sardegna nuragica poteva ormai contare su una
consolidata tradizione di studi che nei primi decenni del 900 aveva avuto in
Antonio Taramelli
6
il pi alto e valido esponente.
Lo studioso aveva lasciato la Sardegna dopo una attivit trentennale (1903-
33), fervida ed appassionata, durante la quale si era prodigato alla soluzione dei
molteplici problemi che affliggevano la ricerca archeologica al momento del
suo arrivo nellisola:
7
a lui si devono a volersi limitare al solo periodo nuragi-
co ricognizioni topografiche, la scoperta e lesplorazione di nuraghi, templi a
pozzo e fonti sacre, tombe di giganti e ledizione di cospicui complessi di mate-
riali (ceramiche, bronzi duso e figurati, etc.). I risultati di queste ricerche, sem-
pre tempestivamente pubblicati in riviste prestigiose, costituiscono uno straordi-
nario patrimonio di dati e di intuizioni che sono ancora oggi fondamento degli
studi sulla Sardegna preistorica e nuragica.
Al Taramelli, andato in pensione per raggiunti limiti di et, era subentrato nel-
lincarico Doro Levi,
8
studioso gi noto e di valore, che tuttavia rimarr nellisola
per soli tre anni (1935-38): infatti, in applicazione delle leggi razziali, verr sospeso
6. Sullattivit di Antonio Taramelli (1868-1939), cfr. G. Lilliu, La preistoria sarda e la civilt nu-
ragica nella storiografia moderna, in Ichnussa, Milano, Scheiwiller, 1981, pp. 511-519; A. Mora-
vetti, Presentazione, in A. Taramelli, Scavi e Scoperte, Sassari, Carlo Delfino, 1982-85, 4 voll. (ri-
stampa anastatica): questopera costituisce una raccolta dellintera produzione scientifica del
grande archeologo.
7. Taramelli, nel 1903, aveva sostituito Giovanni Patroni nella direzione del Museo e degli Scavi
di Antichit della Sardegna.
8. Doro Levi (1898-1991) era giunto in Sardegna come professore di Archeologia e Storia dellAr-
te antica presso lUniversit di Cagliari e con lincarico della direzione della Soprintendenza alle
Antichit. Nei pochi anni di permanenza nellisola Doro Levi mostrer di essere un degno succes-
sore del Taramelli, lasciando scritti significativi sullattivit da lui svolta nellisola: Scavi e ricerche
archeologiche della R. Soprintendenza alle opere di Antichit e Arte, in Bollettino dArte, 1937,
pp. 193-210; Nule. Bronzi preromani rinvenuti fortuitamente in localit Santu Lesei presso Nu-
le, in Notizie degli Scavi, 1937, pp. 83-90; The Amphitheatre in Cagliari, in American Journal of
Archaeology, XLVI, 1942, pp. 1-9; Il cuoiaio sardo di Gonone, in Mlanges dArchologie e dHi-
stoire offerts Charles Picard, Paris, 1949, pp. 644-658; LAntiquarium Arborense di Oristano, in
Bollettino dArte, 1949; Lipogeo di S. Salvatore di Cabras, Roma, 1949; La necropoli di Anghelu
Ruju e la civilt eneolitica della Sardegna, in Studi Sardi, X-XI, 1950, pp. 5-51; Le necropoli
puniche di Olbia, in Studi Sardi, IX, 1950, pp. 50-120, tavv. I-XIX.
Sullattivit di Doro Levi in Sardegna, cfr. G. Lilliu, Doro Levi e larcheologia della Sardegna, in
MNHMEION. Ricordo triestino di Doro Levi. Atti della giornata di studio (Trieste, 16 maggio
1992), Roma, Quasar, 1992, pp. 131-146; AA.VV., Omaggio a Doro Levi, in Quaderni della So-
printendenza ai Beni archeologici per le province di Sassari e Nuoro, 19, Ozieri, Il Torchietto, 1994.
8
lo aveva portato a rivelare lo straordinario complesso di Su Nuraxi di Barumi-
ni
21
e gli scavi condotti nelle Baleari, nel sito fortificato di Ses Passes.
22
Sar soprattutto lesplorazione sistematica del complesso nuragico di Su Nu-
raxi di Barumini, iniziata con un modesto saggio nellestate del 1940,
23
prose-
guita nel 1949
24
e quindi dal 1951 al 1955, a costituire una svolta fondamentale
negli studi della Sardegna nuragica.
25
La lettura delle sequenze stratigrafiche
emerse a Barumini consent infatti di individuare il succedersi di varie fasi di vi-
ta che attestavano la frequentazione della fortezza e dellannesso villaggio dalla
met del II millennio fino ai tempi della presenza punica e romana. A Barumini
venivano riconosciuti, per la prima volta in modo chiaro e preciso, momenti di
vita differenziati ai quali corrispondevano fasi edilizie distinte, prodotti artistici e
materiali duso, forme ideologiche, categorie sociali ed economiche. Nel campo
pi strettamente tecnico-architettonico si veniva definendo una tipologia delle
torri nuragiche secondo un processo dal semplice al complesso con il progres-
sivo arricchimento di elementi funzionali che avr una pi completa classifica-
zione proprio nel volume I nuraghi. Torri preistoriche di Sardegna.
Gli scavi condotti negli anni 1959-62 nelle Baleari gli consentono poi di
evidenziare le strette analogie esistenti fra le costruzioni nuragiche e le torri
della Corsica, i sesi di Pantelleria, i talaiots e le navetas delle Baleari.
Inoltre, a partire dallanno accademico 1945-46, Lilliu aveva dato inizio ad
un ambizioso progetto di censimento del patrimonio archeologico isolano me-
diante la stesura di Saggi di Catalogo Archeologico,
26
che nascevano come tesi
in Studi Sardi, VI (1944), 1945, pp. 23-41; Sculture della Sardegna nuragica, Venezia, Alfieri, 1949,
pp. 3-42, tavv. LXVIII (in collab. con G. Pesce); Sculture della Sardegna nuragica, Cagliari, La Zat-
tera, 1956; Bronzetti nuragici da Terralba (Cagliari), in Annali delle Facolt di Lettere, Filosofia e
Magistero dellUniversit di Cagliari, XXI, 1953, pp. 3-94; Cuoiai o pugilatori? A proposito di tre
figurine protosarde, in La parola del passato, LXVII, Napoli, 1959, pp. 294-304.
21. G. Lilliu, Il nuraghe di Barumini e la stratigrafia nuragica cit.
22. G. Lilliu: Primi scavi del villaggio talaiotico di Ses Passes (Art-Maiorca), in Annali delle
Facolt di Lettere, Filosofia e Magistero dellUniversit di Cagliari, XXVII, 1959, pp. 33-74 (in col-
lab. con F. Biancofiore); Primi scavi del villaggio talaiotico di Ses Passes (Art-Maiorca), in Ri-
vista dellIstituto Nazionale dArcheologia e Storia dellArte, n.s., IX, 1960, pp. 5-73; La missione
archeologica italiana nelle Baleari, in Archivio Storico Sardo, XXVIII, 1962, pp. 300-302.
23. G. Lilliu, Barumini (Cagliari). Saggi stratigrafici presso i nuraghi di Su Nuraxi e Marfudi; vicus di
S. Lussoriu e necropoli romana di Su Luargi, in Notizie degli Scavi, VII, serie VII, 1946, p. 175 ss.; ora
in Sardinia. Notizie degli Scavi, II, Sassari, Carlo Delfino, 1988, p. 732 ss. (ristampa anastatica).
24. G. Lilliu, Scoperte e scavi di antichit fattisi in Sardegna durante gli anni 1948 e 1949, in Studi
Sardi, VIII-IX (1948-49), 1950, pp. 392-559.
25. G. Lilliu, Il nuraghe di Barumini e la stratigrafia nuragica cit.
26. Nel 1962 erano state redatte una ventina di tesi: durante gli anni del suo insegnamento, fino allan-
no accademico 1984-85, Lilliu stato relatore di 73 tesi di catalogo archeologico: cfr. elenco in G. Lilliu,
La civilt dei Sardi cit., 1988, p. 586. Altre ancora ne sono state discusse nellAteneo cagliaritano fino ad
oggi, cos come nellUniversit di Sassari a partire dalla istituzione della cattedra di Antichit Sarde
(1976) nella Facolt di Magistero, divenuta poi Facolt di Lettere e Filosofia.
11
Prefazione
Rientrato in Sardegna nel 1943, negli anni 1944-55 Lilliu ha operato nella
Soprintendenza alle Antichit della Sardegna, prima come Ispettore e quindi co-
me Direttore, insegnando nel contempo varie discipline (Paletnologia, Storia
delle Religioni, Archeologia e Storia dellArte greca e romana, Geografia) nella
Facolt di Lettere e Filosofia dellUniversit di Cagliari, ove ha dato vita ad una
prestigiosa scuola di studi nella quale molti si riconoscono. Nel 1955, vinta la
Cattedra di Antichit Sarde e lasciata la Soprintendenza per dedicarsi esclusiva-
mente alla ricerca e alla didattica, Lilliu ha insegnato nella Facolt di Lettere del-
lAteneo cagliaritano fino al suo collocamento fuori ruolo nel 1984.
Nel 1962 lo studioso poteva dunque gi vantare una notevole attivit di ri-
cerche sul territorio, di scavi e di studi, ed inoltre aveva maturato unesperienza
didattica quasi ventennale. Ai numerosi scritti sulle diverse problematiche relati-
ve alla civilt nuragica dalle indagini topografiche,
12
allarchitettura civile-mili-
tare
13
e religiosa,
14
alle tombe di giganti,
15
alla storiografia nuragica,
16
ai proble-
mi di cronologia,
17
al tema dei rapporti con il mondo fenicio-punico,
18
ai saggi
sui bronzi duso
19
e su quelli figurati
20
Lilliu poteva aggiungere limpresa che
12. G. Lilliu: Scoperta di una tomba in localit Bau Marcusa ed altre tracce archeologiche in Ba-
rumini (Cagliari) cit.; Barumini. Necropoli, pagi, ville rustiche romane, in Notizie degli Scavi,
XV, serie VI, 1939, pp. 370-380; Setzu. Domus de janas di Domu sOrku e nuraghi alle falde
della Giara, in Notizie degli Scavi, I, serie VII, 1940, pp. 239-247; Gesturi. Tombe di giganti in
regione Ollastedu e Scusorgiu e sepolture dellet del ferro in contrada Nerbonis, in Notizie degli
Scavi, 1940, p. 234 ss.; Siddi. Su Pranu di Siddi e i suoi monumenti preistorici, in Notizie de-
gli Scavi, II, serie VII, 1941, pp. 130-163; Las Plassas (Cagliari). Villaggio preistorico di Su Pra-
nu, il gruppo preistorico di Simaxi e nuraghi e tombe megalitiche del falsopiano di Pauli, in No-
tizie degli Scavi, IV, serie VII, 1944, pp. 170-182; Gergei (Sardegna). Villaggio nuragico di Su
Iriu, in Notizie degli Scavi, 1944, pp. 166-170.
13. G. Lilliu: Modellini bronzei di Ittireddu e Olmedo (nuraghi o altiforni?), in Studi Sardi, X-
XI (1950-51), 1952, pp. 67-120; Il nuraghe di Barumini e la stratigrafia nuragica, in Studi Sar-
di, XII-XIII (1952-54), 1955, pp. 90-469.
14. G. Lilliu: Nuovi templi a pozzo della Sardegna nuragica, in Studi Sardi, XIV-XV (1955-57),
1958, p. 197 ss.; Religione della Sardegna nuragica, in Atti del Convegno di Studi Religiosi Sardi
(Cagliari, 24-26 maggio 1962), Padova, 1963, pp. 1-14.
15. G. Lilliu, Uno scavo ignorato dal Dott. Ferruccio Quintavalle nella tomba di giganti di Go-
ronna a Paulilatino (Cagliari), in Studi Sardi, VIII, 1948, pp. 43-72.
16. G. Lilliu, Storiografia nuragica dal secolo XVI al 1840, in Archivio Storico Sardo, XXVIII,
1962, pp. 255-276.
17. G. Lilliu: Appunti sulla cronologia nuragica, in Bollettino di Paletnologia Italiana, V-VI, 1941-42,
p. 143 ss.; Preistoria sarda e civilt nuragica, in Il Ponte, settembre-ottobre 1951, pp. 983-988.
18. G. Lilliu: Rapporti fra la civilt nuragica e la civilt fenicio-punica in Sardegna, in Studi
Etruschi, XVIII (1944), 1945, p. 323 ss.; Le stele puniche di Sulcis cit.
19. G. Lilliu: Bronzi preromani in Sardegna, in Bollettino di Paletnologia Italiana, V-VI, 1941-42,
p. 179 ss.; Dun candelabro paleosardo del Museo di Cagliari, in Studi Sardi, VIII, 1948, pp. 5-42.
20. G. Lilliu: Bronzi figurati paleosardi esistenti nelle collezioni pubbliche e private non insulari,
10
lo aveva portato a rivelare lo straordinario complesso di Su Nuraxi di Barumi-
ni
21
e gli scavi condotti nelle Baleari, nel sito fortificato di Ses Passes.
22
Sar soprattutto lesplorazione sistematica del complesso nuragico di Su Nu-
raxi di Barumini, iniziata con un modesto saggio nellestate del 1940,
23
prose-
guita nel 1949
24
e quindi dal 1951 al 1955, a costituire una svolta fondamentale
negli studi della Sardegna nuragica.
25
La lettura delle sequenze stratigrafiche
emerse a Barumini consent infatti di individuare il succedersi di varie fasi di vi-
ta che attestavano la frequentazione della fortezza e dellannesso villaggio dalla
met del II millennio fino ai tempi della presenza punica e romana. A Barumini
venivano riconosciuti, per la prima volta in modo chiaro e preciso, momenti di
vita differenziati ai quali corrispondevano fasi edilizie distinte, prodotti artistici e
materiali duso, forme ideologiche, categorie sociali ed economiche. Nel campo
pi strettamente tecnico-architettonico si veniva definendo una tipologia delle
torri nuragiche secondo un processo dal semplice al complesso con il progres-
sivo arricchimento di elementi funzionali che avr una pi completa classifica-
zione proprio nel volume I nuraghi. Torri preistoriche di Sardegna.
Gli scavi condotti negli anni 1959-62 nelle Baleari gli consentono poi di
evidenziare le strette analogie esistenti fra le costruzioni nuragiche e le torri
della Corsica, i sesi di Pantelleria, i talaiots e le navetas delle Baleari.
Inoltre, a partire dallanno accademico 1945-46, Lilliu aveva dato inizio ad
un ambizioso progetto di censimento del patrimonio archeologico isolano me-
diante la stesura di Saggi di Catalogo Archeologico,
26
che nascevano come tesi
in Studi Sardi, VI (1944), 1945, pp. 23-41; Sculture della Sardegna nuragica, Venezia, Alfieri, 1949,
pp. 3-42, tavv. LXVIII (in collab. con G. Pesce); Sculture della Sardegna nuragica, Cagliari, La Zat-
tera, 1956; Bronzetti nuragici da Terralba (Cagliari), in Annali delle Facolt di Lettere, Filosofia e
Magistero dellUniversit di Cagliari, XXI, 1953, pp. 3-94; Cuoiai o pugilatori? A proposito di tre
figurine protosarde, in La parola del passato, LXVII, Napoli, 1959, pp. 294-304.
21. G. Lilliu, Il nuraghe di Barumini e la stratigrafia nuragica cit.
22. G. Lilliu: Primi scavi del villaggio talaiotico di Ses Passes (Art-Maiorca), in Annali delle
Facolt di Lettere, Filosofia e Magistero dellUniversit di Cagliari, XXVII, 1959, pp. 33-74 (in col-
lab. con F. Biancofiore); Primi scavi del villaggio talaiotico di Ses Passes (Art-Maiorca), in Ri-
vista dellIstituto Nazionale dArcheologia e Storia dellArte, n.s., IX, 1960, pp. 5-73; La missione
archeologica italiana nelle Baleari, in Archivio Storico Sardo, XXVIII, 1962, pp. 300-302.
23. G. Lilliu, Barumini (Cagliari). Saggi stratigrafici presso i nuraghi di Su Nuraxi e Marfudi; vicus di
S. Lussoriu e necropoli romana di Su Luargi, in Notizie degli Scavi, VII, serie VII, 1946, p. 175 ss.; ora
in Sardinia. Notizie degli Scavi, II, Sassari, Carlo Delfino, 1988, p. 732 ss. (ristampa anastatica).
24. G. Lilliu, Scoperte e scavi di antichit fattisi in Sardegna durante gli anni 1948 e 1949, in Studi
Sardi, VIII-IX (1948-49), 1950, pp. 392-559.
25. G. Lilliu, Il nuraghe di Barumini e la stratigrafia nuragica cit.
26. Nel 1962 erano state redatte una ventina di tesi: durante gli anni del suo insegnamento, fino allan-
no accademico 1984-85, Lilliu stato relatore di 73 tesi di catalogo archeologico: cfr. elenco in G. Lilliu,
La civilt dei Sardi cit., 1988, p. 586. Altre ancora ne sono state discusse nellAteneo cagliaritano fino ad
oggi, cos come nellUniversit di Sassari a partire dalla istituzione della cattedra di Antichit Sarde
(1976) nella Facolt di Magistero, divenuta poi Facolt di Lettere e Filosofia.
11
Prefazione
Rientrato in Sardegna nel 1943, negli anni 1944-55 Lilliu ha operato nella
Soprintendenza alle Antichit della Sardegna, prima come Ispettore e quindi co-
me Direttore, insegnando nel contempo varie discipline (Paletnologia, Storia
delle Religioni, Archeologia e Storia dellArte greca e romana, Geografia) nella
Facolt di Lettere e Filosofia dellUniversit di Cagliari, ove ha dato vita ad una
prestigiosa scuola di studi nella quale molti si riconoscono. Nel 1955, vinta la
Cattedra di Antichit Sarde e lasciata la Soprintendenza per dedicarsi esclusiva-
mente alla ricerca e alla didattica, Lilliu ha insegnato nella Facolt di Lettere del-
lAteneo cagliaritano fino al suo collocamento fuori ruolo nel 1984.
Nel 1962 lo studioso poteva dunque gi vantare una notevole attivit di ri-
cerche sul territorio, di scavi e di studi, ed inoltre aveva maturato unesperienza
didattica quasi ventennale. Ai numerosi scritti sulle diverse problematiche relati-
ve alla civilt nuragica dalle indagini topografiche,
12
allarchitettura civile-mili-
tare
13
e religiosa,
14
alle tombe di giganti,
15
alla storiografia nuragica,
16
ai proble-
mi di cronologia,
17
al tema dei rapporti con il mondo fenicio-punico,
18
ai saggi
sui bronzi duso
19
e su quelli figurati
20
Lilliu poteva aggiungere limpresa che
12. G. Lilliu: Scoperta di una tomba in localit Bau Marcusa ed altre tracce archeologiche in Ba-
rumini (Cagliari) cit.; Barumini. Necropoli, pagi, ville rustiche romane, in Notizie degli Scavi,
XV, serie VI, 1939, pp. 370-380; Setzu. Domus de janas di Domu sOrku e nuraghi alle falde
della Giara, in Notizie degli Scavi, I, serie VII, 1940, pp. 239-247; Gesturi. Tombe di giganti in
regione Ollastedu e Scusorgiu e sepolture dellet del ferro in contrada Nerbonis, in Notizie degli
Scavi, 1940, p. 234 ss.; Siddi. Su Pranu di Siddi e i suoi monumenti preistorici, in Notizie de-
gli Scavi, II, serie VII, 1941, pp. 130-163; Las Plassas (Cagliari). Villaggio preistorico di Su Pra-
nu, il gruppo preistorico di Simaxi e nuraghi e tombe megalitiche del falsopiano di Pauli, in No-
tizie degli Scavi, IV, serie VII, 1944, pp. 170-182; Gergei (Sardegna). Villaggio nuragico di Su
Iriu, in Notizie degli Scavi, 1944, pp. 166-170.
13. G. Lilliu: Modellini bronzei di Ittireddu e Olmedo (nuraghi o altiforni?), in Studi Sardi, X-
XI (1950-51), 1952, pp. 67-120; Il nuraghe di Barumini e la stratigrafia nuragica, in Studi Sar-
di, XII-XIII (1952-54), 1955, pp. 90-469.
14. G. Lilliu: Nuovi templi a pozzo della Sardegna nuragica, in Studi Sardi, XIV-XV (1955-57),
1958, p. 197 ss.; Religione della Sardegna nuragica, in Atti del Convegno di Studi Religiosi Sardi
(Cagliari, 24-26 maggio 1962), Padova, 1963, pp. 1-14.
15. G. Lilliu, Uno scavo ignorato dal Dott. Ferruccio Quintavalle nella tomba di giganti di Go-
ronna a Paulilatino (Cagliari), in Studi Sardi, VIII, 1948, pp. 43-72.
16. G. Lilliu, Storiografia nuragica dal secolo XVI al 1840, in Archivio Storico Sardo, XXVIII,
1962, pp. 255-276.
17. G. Lilliu: Appunti sulla cronologia nuragica, in Bollettino di Paletnologia Italiana, V-VI, 1941-42,
p. 143 ss.; Preistoria sarda e civilt nuragica, in Il Ponte, settembre-ottobre 1951, pp. 983-988.
18. G. Lilliu: Rapporti fra la civilt nuragica e la civilt fenicio-punica in Sardegna, in Studi
Etruschi, XVIII (1944), 1945, p. 323 ss.; Le stele puniche di Sulcis cit.
19. G. Lilliu: Bronzi preromani in Sardegna, in Bollettino di Paletnologia Italiana, V-VI, 1941-42,
p. 179 ss.; Dun candelabro paleosardo del Museo di Cagliari, in Studi Sardi, VIII, 1948, pp. 5-42.
20. G. Lilliu: Bronzi figurati paleosardi esistenti nelle collezioni pubbliche e private non insulari,
10
Dopo aver disquisito sul nome stesso di nuraghe, analizzato le fonti antiche
che in qualche modo sembrano ricordare le torri nuragiche, rilevato lalto nu-
mero di costruzioni
31
che rappresentano una realt demografica che stupi-
sce ancora noi ma indicativo di un popolamento rurale disperso che ha im-
pedito il costituirsi di forti aggregazioni capaci di superare lo stadio di villaggio
nel quale si attardava la societ nuragica , Lilliu procede ad analizzare i punti
salienti di questo suo lavoro.
Il tema centrale del volume costituito dallanalisi degli elementi architetto-
nici del nuraghe, visto dapprima come unit isolata che si evolve nella sua
struttura interna, quindi come architettura complessa composta da numerose
torri che si aggregano secondo precisi e ripetuti schemi planimetrici.
Lilliu disponeva ormai di una cospicua documentazione che gli consentiva
di fare il punto sui nuraghi, di formularne unarticolata tipologia e di coglierne
la linea evolutiva nei particolari costruttivi.
Dalla sua forma pi elementare camera a tholos preceduta dal corridoio
dingresso la classica torre a tronco di cono si sarebbe poi arricchita di ele-
menti funzionali (scala) e di spazi sussidiari (nicchie, stipetti, silos), indicativi
di una lunga esperienza tecnico-costruttiva e di nuove esigenze.
Lo sviluppo architettonico della torre testimoniato, ad esempio, dallado-
zione di due tipi di scala: uno, scomodo e poco funzionale, si trova allinterno
della camera; laltro, elicoidale, parte dal corridoio dingresso e corre nello spes-
sore murario, consentendo laccesso ai piani superiori e al terrazzo. Lanteriorit
del primo tipo sembra provata dal fatto che essa presente in torri dallinterno
scarsamente articolato, vale a dire prive o povere di spazi sussidiari che sono in-
vece il segno di una architettura matura, capace di svuotare la massa muraria
per ampliare la superficie utile alla vita. I dati in nostro possesso suggeriscono
che lo sviluppo architettonico della torre nuragica tenda ad una maggiore fun-
zionalit soprattutto la mobilit interna e ad una continua ricerca di spazio.
Vengono quindi valutati tutti gli indici (massa-spazio, diametro-altezza,
etc.) dei diversi elementi del nuraghe al fine di individuare proporzioni ed
eventuali moduli costruttivi formalizzati.
Si osserva che lindice massa-spazio tende ad aumentare in rapporto allam-
pliarsi della camera a tholos; oppure che lo spessore dei muri direttamente
proporzionale allo sviluppo progressivo degli ambienti interni, per dare luogo
ai vani sussidiari (nicchie, scale, corridoi, cellette, etc.); oppure ancora che a
una maggiore inclinazione delle murature esterne sembra corrispondere una
maggiore antichit.
Si notato, poi, che il profilo dellandito passa progressivamente da sezio-
ni angolari-trapezoidali a sezioni rettangolari, e questo trova corrispondenza
31. Circa 7000 con una densit dello 0,27 per kmq (cfr. qui p. 58). Sul controverso problema del
numero dei nuraghi, destinato a rimanere irrisolto, cfr. da ultimo E. Contu, Sul numero dei nu-
raghi, in AA.VV., Studi in onore di Massimo Pittau, Sassari, 1994, pp. 107-117.
13
Prefazione
di laurea ed erano mirati alla conoscenza diretta ricognizioni sul terreno, carto-
grafia, schedatura e documentazione grafica e fotografica dei monumenti indivi-
duati delle emergenze antiche. Questi lavori avevano consentito di acquisire una
considerevole mole di dati e si erano rivelate di notevole interesse e di concreta
importanza scientifica, il cui valore si pu apprezzare seguendo le pagine di questo
Volume che molto deve, come contributo di base, al lavoro faticoso e veramente
meritorio e positivo degli estensori dei Saggi.
27
Ne I nuraghi Lilliu analizzava lo sviluppo architettonico delle torri nuragiche,
lorigine della tholos, il rapporto di questi monumenti con il territorio, la loro
funzione, il significato socio-economico, la cronologia e le affinit con le costru-
zioni megalitiche del Mediterraneo.
Il libro, dedicato agli allievi, costituito da una premessa, seguita dal testo
introduttivo e dalle schede descrittive di 107 nuraghi, del tempietto a megaron
di Domu e Orga di Esterzili, di tre torri della Corsica,
28
di sei talaiots
29
e
due poblados
30
delle Baleari, di alcuni bronzi e ceramiche di et nuragica: in
calce ad ogni scheda riportata una bibliografia completa. Una ricca ed inedita
documentazione grafica e fotografica 18 disegni, 107 tavole di foto e 2 carte
della Sardegna correda il lavoro, che si presentava come una novit nel pano-
rama delleditoria sarda sia per il grande formato sia per la curata veste tipografi-
ca che poteva vantare almeno in ambito archeologico il solo precedente del-
lo splendido volume di Ch. Zervos La civilisation de la Sardaigne du dbut de
lnolithique la fin de la priode nouragique pubblicato a Parigi nel 1954.
Nella premessa, Lilliu richiama due dei concetti a lui cari e sempre presenti
nella sua attivit di ricerca: la relativit dellinterpretazione del dato archeologi-
co e il valore assoluto della documentazione: Alcune [questioni sui nuraghi]
scriver appariranno risolte o in via di risoluzione, altre resteranno ancora
senza conclusione, allo stato di problema, ribadendo, se mai ve ne fosse biso-
gno, quel carattere di relativit di cui soffre la scienza archeologica, da noi co-
me altrove, di l dalla presentazione ottimistica che taluni amano fare delle sue
laboriose conquiste.
27. Cfr. qui p. 104: segue lelenco bibliografico degli estensori di queste tesi di laurea fra i quali spicca
il nome di Ercole Contu ora Professore Emerito di Antichit Sarde allUniversit di Sassari che
pubblicher due interessanti monumenti, rilevati, fra i tanti, durante le ricognizioni effettuate per la
stesura della sua tesi: E. Contu: Esterzili. Tempietto rettangolare megalitico di Domu de Orga in lo-
calit Cuccuredd, in Studi Sardi, VIII, 1948, pp. 313-317; La fortezza nuragica di nuraghe Orru-
biu presso Orroli (Nuoro), in Studi Sardi, X-XI (1950-51), 1952, pp. 120-160, tavv. I-IV.
28. Sono le torri di Foce, Torre e Balestra, monumenti messi a confronto, rispettivamente, con i
nuraghi Murartu-Silanus, Sa Coa Filigosa-Bolotana e Tusari-Bortigali.
29. Talaiots di Santa Monica, Rafal Roig, Es Mestal, Torre Nova den Lozano 1 e 2 (Minorca) e
Ses Passes (Maiorca), accostati ad alcuni nuraghi sardi, e non si tratta di pure coincidenze di for-
me semplici (cfr. qui p. 90).
30. Si tratta dei villaggi fortificati Alfurinet-Minorca e Els Antigors-Maiorca portati associati ai
complessi nuragici di Scer-Ilbono e Serbissi-Osini.
12
Dopo aver disquisito sul nome stesso di nuraghe, analizzato le fonti antiche
che in qualche modo sembrano ricordare le torri nuragiche, rilevato lalto nu-
mero di costruzioni
31
che rappresentano una realt demografica che stupi-
sce ancora noi ma indicativo di un popolamento rurale disperso che ha im-
pedito il costituirsi di forti aggregazioni capaci di superare lo stadio di villaggio
nel quale si attardava la societ nuragica , Lilliu procede ad analizzare i punti
salienti di questo suo lavoro.
Il tema centrale del volume costituito dallanalisi degli elementi architetto-
nici del nuraghe, visto dapprima come unit isolata che si evolve nella sua
struttura interna, quindi come architettura complessa composta da numerose
torri che si aggregano secondo precisi e ripetuti schemi planimetrici.
Lilliu disponeva ormai di una cospicua documentazione che gli consentiva
di fare il punto sui nuraghi, di formularne unarticolata tipologia e di coglierne
la linea evolutiva nei particolari costruttivi.
Dalla sua forma pi elementare camera a tholos preceduta dal corridoio
dingresso la classica torre a tronco di cono si sarebbe poi arricchita di ele-
menti funzionali (scala) e di spazi sussidiari (nicchie, stipetti, silos), indicativi
di una lunga esperienza tecnico-costruttiva e di nuove esigenze.
Lo sviluppo architettonico della torre testimoniato, ad esempio, dallado-
zione di due tipi di scala: uno, scomodo e poco funzionale, si trova allinterno
della camera; laltro, elicoidale, parte dal corridoio dingresso e corre nello spes-
sore murario, consentendo laccesso ai piani superiori e al terrazzo. Lanteriorit
del primo tipo sembra provata dal fatto che essa presente in torri dallinterno
scarsamente articolato, vale a dire prive o povere di spazi sussidiari che sono in-
vece il segno di una architettura matura, capace di svuotare la massa muraria
per ampliare la superficie utile alla vita. I dati in nostro possesso suggeriscono
che lo sviluppo architettonico della torre nuragica tenda ad una maggiore fun-
zionalit soprattutto la mobilit interna e ad una continua ricerca di spazio.
Vengono quindi valutati tutti gli indici (massa-spazio, diametro-altezza,
etc.) dei diversi elementi del nuraghe al fine di individuare proporzioni ed
eventuali moduli costruttivi formalizzati.
Si osserva che lindice massa-spazio tende ad aumentare in rapporto allam-
pliarsi della camera a tholos; oppure che lo spessore dei muri direttamente
proporzionale allo sviluppo progressivo degli ambienti interni, per dare luogo
ai vani sussidiari (nicchie, scale, corridoi, cellette, etc.); oppure ancora che a
una maggiore inclinazione delle murature esterne sembra corrispondere una
maggiore antichit.
Si notato, poi, che il profilo dellandito passa progressivamente da sezio-
ni angolari-trapezoidali a sezioni rettangolari, e questo trova corrispondenza
31. Circa 7000 con una densit dello 0,27 per kmq (cfr. qui p. 58). Sul controverso problema del
numero dei nuraghi, destinato a rimanere irrisolto, cfr. da ultimo E. Contu, Sul numero dei nu-
raghi, in AA.VV., Studi in onore di Massimo Pittau, Sassari, 1994, pp. 107-117.
13
Prefazione
di laurea ed erano mirati alla conoscenza diretta ricognizioni sul terreno, carto-
grafia, schedatura e documentazione grafica e fotografica dei monumenti indivi-
duati delle emergenze antiche. Questi lavori avevano consentito di acquisire una
considerevole mole di dati e si erano rivelate di notevole interesse e di concreta
importanza scientifica, il cui valore si pu apprezzare seguendo le pagine di questo
Volume che molto deve, come contributo di base, al lavoro faticoso e veramente
meritorio e positivo degli estensori dei Saggi.
27
Ne I nuraghi Lilliu analizzava lo sviluppo architettonico delle torri nuragiche,
lorigine della tholos, il rapporto di questi monumenti con il territorio, la loro
funzione, il significato socio-economico, la cronologia e le affinit con le costru-
zioni megalitiche del Mediterraneo.
Il libro, dedicato agli allievi, costituito da una premessa, seguita dal testo
introduttivo e dalle schede descrittive di 107 nuraghi, del tempietto a megaron
di Domu e Orga di Esterzili, di tre torri della Corsica,
28
di sei talaiots
29
e
due poblados
30
delle Baleari, di alcuni bronzi e ceramiche di et nuragica: in
calce ad ogni scheda riportata una bibliografia completa. Una ricca ed inedita
documentazione grafica e fotografica 18 disegni, 107 tavole di foto e 2 carte
della Sardegna correda il lavoro, che si presentava come una novit nel pano-
rama delleditoria sarda sia per il grande formato sia per la curata veste tipografi-
ca che poteva vantare almeno in ambito archeologico il solo precedente del-
lo splendido volume di Ch. Zervos La civilisation de la Sardaigne du dbut de
lnolithique la fin de la priode nouragique pubblicato a Parigi nel 1954.
Nella premessa, Lilliu richiama due dei concetti a lui cari e sempre presenti
nella sua attivit di ricerca: la relativit dellinterpretazione del dato archeologi-
co e il valore assoluto della documentazione: Alcune [questioni sui nuraghi]
scriver appariranno risolte o in via di risoluzione, altre resteranno ancora
senza conclusione, allo stato di problema, ribadendo, se mai ve ne fosse biso-
gno, quel carattere di relativit di cui soffre la scienza archeologica, da noi co-
me altrove, di l dalla presentazione ottimistica che taluni amano fare delle sue
laboriose conquiste.
27. Cfr. qui p. 104: segue lelenco bibliografico degli estensori di queste tesi di laurea fra i quali spicca
il nome di Ercole Contu ora Professore Emerito di Antichit Sarde allUniversit di Sassari che
pubblicher due interessanti monumenti, rilevati, fra i tanti, durante le ricognizioni effettuate per la
stesura della sua tesi: E. Contu: Esterzili. Tempietto rettangolare megalitico di Domu de Orga in lo-
calit Cuccuredd, in Studi Sardi, VIII, 1948, pp. 313-317; La fortezza nuragica di nuraghe Orru-
biu presso Orroli (Nuoro), in Studi Sardi, X-XI (1950-51), 1952, pp. 120-160, tavv. I-IV.
28. Sono le torri di Foce, Torre e Balestra, monumenti messi a confronto, rispettivamente, con i
nuraghi Murartu-Silanus, Sa Coa Filigosa-Bolotana e Tusari-Bortigali.
29. Talaiots di Santa Monica, Rafal Roig, Es Mestal, Torre Nova den Lozano 1 e 2 (Minorca) e
Ses Passes (Maiorca), accostati ad alcuni nuraghi sardi, e non si tratta di pure coincidenze di for-
me semplici (cfr. qui p. 90).
30. Si tratta dei villaggi fortificati Alfurinet-Minorca e Els Antigors-Maiorca portati associati ai
complessi nuragici di Scer-Ilbono e Serbissi-Osini.
12
di torri, come attestano i m 18,60 del nuraghe di Barumini e i m 22 del nura-
ghe Santu Antine.
38
Le tappe evolutive delle torri nuragiche vengono rappresentate in grafici con
piante schematiche che chiariscono molto bene la dinamica architettonica del nu-
raghe: ma, avverte Lilliu, non bisogna credere che levoluzione sia avvenuta nella
linea rigida di successione iconografica, quale potrebbe apparire dalla composizio-
ne nella tavola che ha valore puramente didattico e di larga informazione.
39
Sul finire del II millennio, dalle prime avvisaglie delle conquiste dei popoli
storici (Fenici) a quando i Cartaginesi, alla fine del VI secolo a.C., simposses-
sarono stabilmente dun terzo dellIsola, sospingendo gli Indigeni, costruttori
di nuraghi, nel ridotto delle montagne,
40
avviene il passaggio dalle torri sem-
plici ai nuraghi complessi o polilobati. La loro tipologia comprende edifici ad
addizione frontale, laterale, longitudinale oppure concentrica con mastio incluso
in un bastione a pi torri, intorno al quale, talora si estende lantemurale margi-
nato o meno da torri.
Nel III sec. a.C. scrive Lilliu avvenne il crollo definitivo delle fortezze
nuragiche e della civilt che le aveva espresse.
Uno dei problemi legati allarchitettura delle torri nuragiche quello dellori-
gine, o meglio della invenzione della camera voltata ad ogiva la tholos che
caratterizza il nuraghe classico. Lilliu, come gran parte di quanti lo avevano
preceduto, sulla base della tradizione letteraria e di alcuni particolari costruttivi,
sostiene un apporto orientale, una componente cretese-micenea nellorigine dei
nuraghi nei quali si rivive il respiro ampio delle fastose e splendide tholoi achee
peloponnesiache.
41
Il lievito miceneo nella costruzione delle torri nuragiche verr ribadito an-
cora nelle prime due edizioni della Civilt dei Sardi,
42
ma gi nel 1982 Lilliu
sottolinea il fatto che in Sardegna la tholos non mantiene loriginaria funzione
funeraria micenea come invece avviene in tombe siciliane della cultura di
Thapsos ma si innesta su strutture di tradizione megalitica locale. Tuttavia
lespediente architettonico della tholos cos invadente e straordinario da esse-
re considerato una decisa novit, una svolta, venuta e sviluppatasi dietro una
38. Cfr. qui p. 65.
39 Cfr. qui p. 63. Va detto che la sequenza evolutiva delle torri nuragiche proposta da Lilliu, cos
organica e nitida, stata formulata su una campionatura molto bassa rispetto a quanto oggi dopo
pi di quaranta anni! noi conosciamo sui nuraghi (censimenti, scavi, etc.): inoltre, per la natura-
le inesperienza degli estensori delle tesi di catalogo, il rilevamento delle strutture non stato sem-
pre puntuale. Pertanto, il richiamo di Lilliu alla cautela appare quanto mai appropriato ed onesto,
anche se il quadro delineato mantiene in linea generale inalterato il suo valore.
40. Cfr. qui p. 68.
41. Cfr. qui p. 94.
42. G. Lilliu, La civilt dei Sardi cit., 1963, p. 141; ed. 1967, p. 164: Sar nostra suggestione ro-
mantica scrive Lilliu ma ci pare che il regno di Minosse abbia trovato in Sardegna il suo ultimo
rifugio e che il grido bestiale del Minotauro si perda ancora, nei recessi labirintici dei nuraghi.
15
Prefazione
nel progressivo appiattimento dello slancio e della verticalit che caratterizza
le tholoi pi antiche; vengono inoltre esaminati rifasci murari, scale sussidiarie,
silos, etc.
Lanalisi del nuraghe si concludeva con la descrizione del coronamento del-
ledificio, ora possibile grazie agli elementi emersi negli scavi di Barumini che
consentivano di ricostruire con dati concreti lintero profilo della torre nuragi-
ca.
32
A Su Nuraxi, infatti, erano stati rinvenuti centinaia di mensoloni di basal-
to, perfettamente sagomati e del peso medio di 13 quintali, sia nel cortile sia lungo
il profilo del bastione: alcune decine, poi, erano stati recuperati in alcune capanne
del villaggio ove erano state riutilizzate.
33
Inoltre, sempre a Barumini, nella Ca-
panna delle riunioni era stato rinvenuto un betilo in calcare, a forma di tor-
re,
34
riproducente il ballatoio sporgente dal filo murario, munito di parapetto e
sorretto da mensole indicate in rilievo.
Modellini in bronzo, in pietra e in ceramica di nuraghi monotorri, trilobati
e quadrilobati sono stati rinvenuti in gran numero in questi anni;
35
allo stesso
modo i mensoloni individuati per la prima volta a Barumini sono venuti in lu-
ce nel crollo di un numero sempre crescente di nuraghi. Ed anzi, nel corso di
lavori di restauro effettuati nel bastione di Su Nuraxi sono stati individuati dei
mensoloni ancora in situ,
36
cos come nel nuraghe Losa
37
e in altri (Albucciu-
Arzachena, Tilariga-Bultei, Alvo-Baunei, etc.).
Quindi, nello spazio di mezzo millennio, dal 1500 al 1000 a.C., dalla figura
primitiva della torre, bassa e massiccia, con unica camera con o senza scala al ter-
razzo, si dovette passare a quella del tronco di cono a camere sovrapposte sullasse
verticale, in numero da due a tre Si raggiungono in tal modo, gi sul finire del
II millennio e, poi, nei tempi iniziali del I, altezze considerevoli e imponenti
32. La definizione della parte superiore del nuraghe era stata felicemente intuita dallo stesso Lilliu,
cfr. G. Lilliu, Modellini bronzei di Ittireddu e Olmedo cit.
33. G. Lilliu, Il nuraghe di Barumini e la stratigrafia nuragica cit., p. 248 ss.; cfr. qui p. 67, tav.
LXXVI, 3.
34. G. Lilliu, Il nuraghe di Barumini e la stratigrafia nuragica cit., pp. 290-291, fig. 14; cfr. qui
tav. LXXVI, 1. Da notare che sul piano superiore del modellino svetta una prominenza conica, da
interpretare come un elemento costruttivo della torre stessa: una sorta di vano cupolato a prote-
zione delluscita della scala sul terrazzo. un elemento che si ritrover in quasi tutti i modellini di
nuraghe a noi pervenuti.
35. Per una prima messa a punto di questi reperti, cfr. A. Moravetti, Nuovi modellini di torri nu-
ragiche, in Bollettino dArte, Roma, Istituto Poligrafico dello Stato, 1980; G. Ugas, Altare model-
lato su castello nuragico di tipo trilobato con figura in rilievo dal Sinis di Cabras (Oristano), in
Archeologia Sarda, Quartu SantElena, 1980.
36. V. Santoni, Il nuraghe Su Nuraxi di Barumini, in Guide e Studi, 2, Soprintendenza ai Beni ar-
cheologici per le province di Cagliari e Oristano, Quartu SantElena, 2001, p. 47 ss., fig. 45. Que-
sti mensoloni sono in marna e si riferiscono al primo impianto del bastione quadrilobato, mentre
quelli in basalto sono relativi alla fase di rifascio dello stesso bastione.
37. V. Santoni, Il nuraghe Losa di Abbasanta, in Guide e Studi, 1, Soprintendenza ai Beni archeolo-
gici per le province di Cagliari e Oristano, Quartu SantElena, 2001, p. 38 ss., figg. 41-42.
14
di torri, come attestano i m 18,60 del nuraghe di Barumini e i m 22 del nura-
ghe Santu Antine.
38
Le tappe evolutive delle torri nuragiche vengono rappresentate in grafici con
piante schematiche che chiariscono molto bene la dinamica architettonica del nu-
raghe: ma, avverte Lilliu, non bisogna credere che levoluzione sia avvenuta nella
linea rigida di successione iconografica, quale potrebbe apparire dalla composizio-
ne nella tavola che ha valore puramente didattico e di larga informazione.
39
Sul finire del II millennio, dalle prime avvisaglie delle conquiste dei popoli
storici (Fenici) a quando i Cartaginesi, alla fine del VI secolo a.C., simposses-
sarono stabilmente dun terzo dellIsola, sospingendo gli Indigeni, costruttori
di nuraghi, nel ridotto delle montagne,
40
avviene il passaggio dalle torri sem-
plici ai nuraghi complessi o polilobati. La loro tipologia comprende edifici ad
addizione frontale, laterale, longitudinale oppure concentrica con mastio incluso
in un bastione a pi torri, intorno al quale, talora si estende lantemurale margi-
nato o meno da torri.
Nel III sec. a.C. scrive Lilliu avvenne il crollo definitivo delle fortezze
nuragiche e della civilt che le aveva espresse.
Uno dei problemi legati allarchitettura delle torri nuragiche quello dellori-
gine, o meglio della invenzione della camera voltata ad ogiva la tholos che
caratterizza il nuraghe classico. Lilliu, come gran parte di quanti lo avevano
preceduto, sulla base della tradizione letteraria e di alcuni particolari costruttivi,
sostiene un apporto orientale, una componente cretese-micenea nellorigine dei
nuraghi nei quali si rivive il respiro ampio delle fastose e splendide tholoi achee
peloponnesiache.
41
Il lievito miceneo nella costruzione delle torri nuragiche verr ribadito an-
cora nelle prime due edizioni della Civilt dei Sardi,
42
ma gi nel 1982 Lilliu
sottolinea il fatto che in Sardegna la tholos non mantiene loriginaria funzione
funeraria micenea come invece avviene in tombe siciliane della cultura di
Thapsos ma si innesta su strutture di tradizione megalitica locale. Tuttavia
lespediente architettonico della tholos cos invadente e straordinario da esse-
re considerato una decisa novit, una svolta, venuta e sviluppatasi dietro una
38. Cfr. qui p. 65.
39 Cfr. qui p. 63. Va detto che la sequenza evolutiva delle torri nuragiche proposta da Lilliu, cos
organica e nitida, stata formulata su una campionatura molto bassa rispetto a quanto oggi dopo
pi di quaranta anni! noi conosciamo sui nuraghi (censimenti, scavi, etc.): inoltre, per la natura-
le inesperienza degli estensori delle tesi di catalogo, il rilevamento delle strutture non stato sem-
pre puntuale. Pertanto, il richiamo di Lilliu alla cautela appare quanto mai appropriato ed onesto,
anche se il quadro delineato mantiene in linea generale inalterato il suo valore.
40. Cfr. qui p. 68.
41. Cfr. qui p. 94.
42. G. Lilliu, La civilt dei Sardi cit., 1963, p. 141; ed. 1967, p. 164: Sar nostra suggestione ro-
mantica scrive Lilliu ma ci pare che il regno di Minosse abbia trovato in Sardegna il suo ultimo
rifugio e che il grido bestiale del Minotauro si perda ancora, nei recessi labirintici dei nuraghi.
15
Prefazione
nel progressivo appiattimento dello slancio e della verticalit che caratterizza
le tholoi pi antiche; vengono inoltre esaminati rifasci murari, scale sussidiarie,
silos, etc.
Lanalisi del nuraghe si concludeva con la descrizione del coronamento del-
ledificio, ora possibile grazie agli elementi emersi negli scavi di Barumini che
consentivano di ricostruire con dati concreti lintero profilo della torre nuragi-
ca.
32
A Su Nuraxi, infatti, erano stati rinvenuti centinaia di mensoloni di basal-
to, perfettamente sagomati e del peso medio di 13 quintali, sia nel cortile sia lungo
il profilo del bastione: alcune decine, poi, erano stati recuperati in alcune capanne
del villaggio ove erano state riutilizzate.
33
Inoltre, sempre a Barumini, nella Ca-
panna delle riunioni era stato rinvenuto un betilo in calcare, a forma di tor-
re,
34
riproducente il ballatoio sporgente dal filo murario, munito di parapetto e
sorretto da mensole indicate in rilievo.
Modellini in bronzo, in pietra e in ceramica di nuraghi monotorri, trilobati
e quadrilobati sono stati rinvenuti in gran numero in questi anni;
35
allo stesso
modo i mensoloni individuati per la prima volta a Barumini sono venuti in lu-
ce nel crollo di un numero sempre crescente di nuraghi. Ed anzi, nel corso di
lavori di restauro effettuati nel bastione di Su Nuraxi sono stati individuati dei
mensoloni ancora in situ,
36
cos come nel nuraghe Losa
37
e in altri (Albucciu-
Arzachena, Tilariga-Bultei, Alvo-Baunei, etc.).
Quindi, nello spazio di mezzo millennio, dal 1500 al 1000 a.C., dalla figura
primitiva della torre, bassa e massiccia, con unica camera con o senza scala al ter-
razzo, si dovette passare a quella del tronco di cono a camere sovrapposte sullasse
verticale, in numero da due a tre Si raggiungono in tal modo, gi sul finire del
II millennio e, poi, nei tempi iniziali del I, altezze considerevoli e imponenti
32. La definizione della parte superiore del nuraghe era stata felicemente intuita dallo stesso Lilliu,
cfr. G. Lilliu, Modellini bronzei di Ittireddu e Olmedo cit.
33. G. Lilliu, Il nuraghe di Barumini e la stratigrafia nuragica cit., p. 248 ss.; cfr. qui p. 67, tav.
LXXVI, 3.
34. G. Lilliu, Il nuraghe di Barumini e la stratigrafia nuragica cit., pp. 290-291, fig. 14; cfr. qui
tav. LXXVI, 1. Da notare che sul piano superiore del modellino svetta una prominenza conica, da
interpretare come un elemento costruttivo della torre stessa: una sorta di vano cupolato a prote-
zione delluscita della scala sul terrazzo. un elemento che si ritrover in quasi tutti i modellini di
nuraghe a noi pervenuti.
35. Per una prima messa a punto di questi reperti, cfr. A. Moravetti, Nuovi modellini di torri nu-
ragiche, in Bollettino dArte, Roma, Istituto Poligrafico dello Stato, 1980; G. Ugas, Altare model-
lato su castello nuragico di tipo trilobato con figura in rilievo dal Sinis di Cabras (Oristano), in
Archeologia Sarda, Quartu SantElena, 1980.
36. V. Santoni, Il nuraghe Su Nuraxi di Barumini, in Guide e Studi, 2, Soprintendenza ai Beni ar-
cheologici per le province di Cagliari e Oristano, Quartu SantElena, 2001, p. 47 ss., fig. 45. Que-
sti mensoloni sono in marna e si riferiscono al primo impianto del bastione quadrilobato, mentre
quelli in basalto sono relativi alla fase di rifascio dello stesso bastione.
37. V. Santoni, Il nuraghe Losa di Abbasanta, in Guide e Studi, 1, Soprintendenza ai Beni archeolo-
gici per le province di Cagliari e Oristano, Quartu SantElena, 2001, p. 38 ss., figg. 41-42.
14
appaiono architetture attardate e decadute, segno del tramonto di una civilt,
create per contrastare gli invasori cartaginesi e romani.
I risultati delle analisi radiometriche effettuate su materiale organico del Peppe
Gallu di Uri
49
forniscono una datazione compresa fra VI-III sec. a.C., a conferma
della cronologia bassa avanzata da Lilliu che in questi monumenti riconosceva
le costruzioni sotterranee e le grotte di Diodoro (IV, 30; V, 15, 4), su informazio-
ne di Timeo del IV sec. a.C., e le spelonche ricordate da Pausania (X, 17) e da
Zonara (VIII, 18) con riferimento alle campagne consolari contro i sardi Ioli e
Blari nel 231 a.C.
Nella seconda edizione della Civilt dei Sardi,
50
sulla base di nuovi dati,
51
pur confermando che il nuraghe a tholos ha preceduto nel tempo come in-
venzione quello a corridoio, tuttavia nellapplicazione ora si trova congiunta
organicamente col nuraghe a tholos, risultando le due forme coeve.
Pertanto, il nuraghe a corridoio fu un prodotto tanto antico nellorigine
quanto attardato nella conservazione. Per tale carattere e anche per la variet
della stessa forma, ne vediamo la durata per pi di un millennio, con tappe ben
indicate dalle cronologie al C14: circa 1800 a.C. del Bruncu Mdugui, circa
1200 a.C. dellAlbucciu, tra VI-IV sec. a.C. del Peppe Gallu.
52
Viene ribadito il carattere militare dei nuraghi a corridoio: nuraghi-trappole
o nuraghi-nascondigli da utilizzare per la guerriglia contro gli invasori esterni e
nelle lotte tribali (gli pseudonuraghi pi antichi); alcuni di essi, tuttavia, potevano
avere funzione di vedetta o di abitazione.
A partire dalla Civilt nuragica, del 1982, Lilliu distingue fra pseudonura-
ghi-nuraghi a corridoio le costruzioni prive di camere a tholos e i protonu-
raghi, nei quali compaiono piccoli ambienti voltati ad ogiva.
53
Inoltre, tutte
queste costruzioni pseudonuraghi e protonuraghi vengono ricondotte alle
fasi iniziali dellet nuragica.
54
49. Contu colloca i 13 nuraghi a corridoio da lui conosciuti fra XI-VIII sec. a.C. (E. Contu, I pi
antichi nuraghi e lesplorazione del Nuraghe Peppe Gallu (Uri-Sassari), in Rivista di Scienze Prei-
storiche, XIV, 1959, pp. 59-121).
50. G. Lilliu, La civilt dei Sardi cit., 1967, p. 293: i nuraghi a corridoio erano gi una quarantina
(p. 299).
51. Questa diversa valutazione dei nuraghi a corridoio nasceva dallacquisizione di nuove date al
C14 relative al Bruncu Mdugui-Gesturi e allAlbucciu-Arzachena che dilatavano notevolmente il
dato fornito dal Peppe Gallu, peraltro poco attendibile. Inoltre, negli scavi del Bruncu Mdugui
erano stati rinvenuti frammenti fittili, decorati, attribuiti allora alla cultura di Monte Claro che in
quegli anni veniva ritenuta un aspetto arcaico della civilt nuragica. Ora sappiamo che quelle cera-
miche appartengono ad et nuragica, ma al Bronzo Medio (U. Badas, Il nuraghe Bruncu Mdu-
gui di Gesturi: un riesame del monumento e del contesto ceramico, in Quaderni della Soprinten-
denza ai Beni archeologici per le province di Cagliari e Oristano, 9, Cagliari, 1992, pp. 31-76.
52. G. Lilliu, La civilt dei Sardi cit., 1967, p. 302.
53. G. Lilliu, La civilt nuragica cit., p. 17 ss.
54. G. Lilliu, La civilt preistorica e nuragica in Sardegna, in Atti dellAccademia Nazionale dei
17
Prefazione
spinta primaria esterna (anche quella minoico-micenea), senza nulla togliere al
contributo evolutivo della tradizione costruttiva gi esistente nel luogo.
43
La teoria dellorigine elladico-micenea della tholos verr decisamente respin-
ta nei lavori pi recenti a favore di una linea evolutiva interna: In passato si
credette dai pi che la pseudovolta dei nuraghi fosse derivata da quella applica-
ta nelle tombe a tholos della civilt elladica-micenea. Recenti ricerche hanno ri-
portato ragioni per ritenerla di origine e sviluppo autoctono Nellordine stati-
co-strutturale, comparando nuraghi e tholoi micenee, Cavanagh e Laxton hanno
rilevato che il coefficiente esponenziale costante utilizzato per creare la falsa vol-
ta diverso nelle due forme costruttive: di
1
/
2
nei nuraghi e di
3
/
4
nelle tombe
peloponnesiache.
44
Ed ancora: Piacque anche a me e la caldeggiai per lungo
tempo e vi insistono tuttora giovani archeologi locali. Ma la ricerca attuale non
consente di mantenerla con valide ragioni.
45
Nella classificazione delle torri nuragiche Lilliu introduce la distinzione fra due
tipi di nuraghi:
46
la prima forma quella del nuraghe a tholos, cio con la camera
circolare coperta dalla falsa cupola o pseudovolta. la forma ricordata dagli scrit-
tori greci quando parlano di daidleia e di tholoi in Sardegna, costruzioni fatte
al modo arcaico greco, cio miceneo La seconda forma quella del nuraghe
a corridoio o pseudonuraghe o nuraghe a galleria [e in essa] potrebbe ve-
dersi la componente occidentale, di gusto dolmenico-rettilineo o a trilite.
47
Sulla cronologia di queste costruzioni, Lilliu sembra inizialmente perplesso,
48
ma nel prosieguo dellopera i circa trenta nuraghi a corridoio allora conosciuti gli
43. G. Lilliu, La civilt nuragica, Sassari, Carlo Delfino, 1982, pp. 31-32.
44. G. Lilliu, Costruzioni circolari in pietre a secco con copertura a tholos (Sardegna, Corsica, Mi-
norca), in Costruzioni circolari con copertura a tholos in Europa. Atti del Convegno Internazionale
(Ascoli Piceno, 2-3 aprile 1998), p. 10.
45. G. Lilliu, La Sardegna fra il XVII e il XIV secolo a.C.: linee di sviluppo e relazioni esterne,
in AA.VV., Culture marinare nel Mediterraneo centrale e occidentale fra il XVII e il XV secolo a.C.
Ricerche di storia, epigrafia e archeologia mediterranea, a cura di C. Giardino, Roma, Bagatto Libri,
2001, pp. 271-272.
Per una provenienza egea della tholos, cfr. G. Ugas: La tomba megalitica I di San Cosimo-Gonnosfa-
nadiga (Cagliari): un monumento del Bronzo Medio (con la pi antica attestazione del miceneo in
Sardegna), in Archeologia Sarda, dicembre 1981, p. 11 ss.; Un nuovo contributo per lo studio della
tholos in Sardegna. La fortezza di Su Mulinu di Villanovafranca, in Studies in Sardinian Archaeology,
M. Balmuth (ed.), vol. III, BAR, 387, Oxford, 1987, pp. 77-128; P. Bernardini, Tholoi in Sardegna:
alcune considerazioni, in Studi Etruschi, LI, s. III, 1985, p. 48 ss.; ipotesi pi sfumata, in G. Ugas,
Architettura e cultura materiale nuragica: il tempo dei protonuraghi, Cagliari, SarEdit, 1999, p. 57.
46. Il problema dellesistenza di due tipi di nuraghi gi in C. Dess, Singolari nuraghi in Gallura,
Sassari, 1922 era stato approfondito in G. Lilliu, Il nuraghe di Barumini e la stratigrafia nura-
gica cit.
47. Cfr. qui pp. 61-62.
48. Cfr. qui p. 62: Oggi non si pu dire quale delle due forme abbia preceduto nel tempo come
invenzione.
16
appaiono architetture attardate e decadute, segno del tramonto di una civilt,
create per contrastare gli invasori cartaginesi e romani.
I risultati delle analisi radiometriche effettuate su materiale organico del Peppe
Gallu di Uri
49
forniscono una datazione compresa fra VI-III sec. a.C., a conferma
della cronologia bassa avanzata da Lilliu che in questi monumenti riconosceva
le costruzioni sotterranee e le grotte di Diodoro (IV, 30; V, 15, 4), su informazio-
ne di Timeo del IV sec. a.C., e le spelonche ricordate da Pausania (X, 17) e da
Zonara (VIII, 18) con riferimento alle campagne consolari contro i sardi Ioli e
Blari nel 231 a.C.
Nella seconda edizione della Civilt dei Sardi,
50
sulla base di nuovi dati,
51
pur confermando che il nuraghe a tholos ha preceduto nel tempo come in-
venzione quello a corridoio, tuttavia nellapplicazione ora si trova congiunta
organicamente col nuraghe a tholos, risultando le due forme coeve.
Pertanto, il nuraghe a corridoio fu un prodotto tanto antico nellorigine
quanto attardato nella conservazione. Per tale carattere e anche per la variet
della stessa forma, ne vediamo la durata per pi di un millennio, con tappe ben
indicate dalle cronologie al C14: circa 1800 a.C. del Bruncu Mdugui, circa
1200 a.C. dellAlbucciu, tra VI-IV sec. a.C. del Peppe Gallu.
52
Viene ribadito il carattere militare dei nuraghi a corridoio: nuraghi-trappole
o nuraghi-nascondigli da utilizzare per la guerriglia contro gli invasori esterni e
nelle lotte tribali (gli pseudonuraghi pi antichi); alcuni di essi, tuttavia, potevano
avere funzione di vedetta o di abitazione.
A partire dalla Civilt nuragica, del 1982, Lilliu distingue fra pseudonura-
ghi-nuraghi a corridoio le costruzioni prive di camere a tholos e i protonu-
raghi, nei quali compaiono piccoli ambienti voltati ad ogiva.
53
Inoltre, tutte
queste costruzioni pseudonuraghi e protonuraghi vengono ricondotte alle
fasi iniziali dellet nuragica.
54
49. Contu colloca i 13 nuraghi a corridoio da lui conosciuti fra XI-VIII sec. a.C. (E. Contu, I pi
antichi nuraghi e lesplorazione del Nuraghe Peppe Gallu (Uri-Sassari), in Rivista di Scienze Prei-
storiche, XIV, 1959, pp. 59-121).
50. G. Lilliu, La civilt dei Sardi cit., 1967, p. 293: i nuraghi a corridoio erano gi una quarantina
(p. 299).
51. Questa diversa valutazione dei nuraghi a corridoio nasceva dallacquisizione di nuove date al
C14 relative al Bruncu Mdugui-Gesturi e allAlbucciu-Arzachena che dilatavano notevolmente il
dato fornito dal Peppe Gallu, peraltro poco attendibile. Inoltre, negli scavi del Bruncu Mdugui
erano stati rinvenuti frammenti fittili, decorati, attribuiti allora alla cultura di Monte Claro che in
quegli anni veniva ritenuta un aspetto arcaico della civilt nuragica. Ora sappiamo che quelle cera-
miche appartengono ad et nuragica, ma al Bronzo Medio (U. Badas, Il nuraghe Bruncu Mdu-
gui di Gesturi: un riesame del monumento e del contesto ceramico, in Quaderni della Soprinten-
denza ai Beni archeologici per le province di Cagliari e Oristano, 9, Cagliari, 1992, pp. 31-76.
52. G. Lilliu, La civilt dei Sardi cit., 1967, p. 302.
53. G. Lilliu, La civilt nuragica cit., p. 17 ss.
54. G. Lilliu, La civilt preistorica e nuragica in Sardegna, in Atti dellAccademia Nazionale dei
17
Prefazione
spinta primaria esterna (anche quella minoico-micenea), senza nulla togliere al
contributo evolutivo della tradizione costruttiva gi esistente nel luogo.
43
La teoria dellorigine elladico-micenea della tholos verr decisamente respin-
ta nei lavori pi recenti a favore di una linea evolutiva interna: In passato si
credette dai pi che la pseudovolta dei nuraghi fosse derivata da quella applica-
ta nelle tombe a tholos della civilt elladica-micenea. Recenti ricerche hanno ri-
portato ragioni per ritenerla di origine e sviluppo autoctono Nellordine stati-
co-strutturale, comparando nuraghi e tholoi micenee, Cavanagh e Laxton hanno
rilevato che il coefficiente esponenziale costante utilizzato per creare la falsa vol-
ta diverso nelle due forme costruttive: di
1
/
2
nei nuraghi e di
3
/
4
nelle tombe
peloponnesiache.
44
Ed ancora: Piacque anche a me e la caldeggiai per lungo
tempo e vi insistono tuttora giovani archeologi locali. Ma la ricerca attuale non
consente di mantenerla con valide ragioni.
45
Nella classificazione delle torri nuragiche Lilliu introduce la distinzione fra due
tipi di nuraghi:
46
la prima forma quella del nuraghe a tholos, cio con la camera
circolare coperta dalla falsa cupola o pseudovolta. la forma ricordata dagli scrit-
tori greci quando parlano di daidleia e di tholoi in Sardegna, costruzioni fatte
al modo arcaico greco, cio miceneo La seconda forma quella del nuraghe
a corridoio o pseudonuraghe o nuraghe a galleria [e in essa] potrebbe ve-
dersi la componente occidentale, di gusto dolmenico-rettilineo o a trilite.
47
Sulla cronologia di queste costruzioni, Lilliu sembra inizialmente perplesso,
48
ma nel prosieguo dellopera i circa trenta nuraghi a corridoio allora conosciuti gli
43. G. Lilliu, La civilt nuragica, Sassari, Carlo Delfino, 1982, pp. 31-32.
44. G. Lilliu, Costruzioni circolari in pietre a secco con copertura a tholos (Sardegna, Corsica, Mi-
norca), in Costruzioni circolari con copertura a tholos in Europa. Atti del Convegno Internazionale
(Ascoli Piceno, 2-3 aprile 1998), p. 10.
45. G. Lilliu, La Sardegna fra il XVII e il XIV secolo a.C.: linee di sviluppo e relazioni esterne,
in AA.VV., Culture marinare nel Mediterraneo centrale e occidentale fra il XVII e il XV secolo a.C.
Ricerche di storia, epigrafia e archeologia mediterranea, a cura di C. Giardino, Roma, Bagatto Libri,
2001, pp. 271-272.
Per una provenienza egea della tholos, cfr. G. Ugas: La tomba megalitica I di San Cosimo-Gonnosfa-
nadiga (Cagliari): un monumento del Bronzo Medio (con la pi antica attestazione del miceneo in
Sardegna), in Archeologia Sarda, dicembre 1981, p. 11 ss.; Un nuovo contributo per lo studio della
tholos in Sardegna. La fortezza di Su Mulinu di Villanovafranca, in Studies in Sardinian Archaeology,
M. Balmuth (ed.), vol. III, BAR, 387, Oxford, 1987, pp. 77-128; P. Bernardini, Tholoi in Sardegna:
alcune considerazioni, in Studi Etruschi, LI, s. III, 1985, p. 48 ss.; ipotesi pi sfumata, in G. Ugas,
Architettura e cultura materiale nuragica: il tempo dei protonuraghi, Cagliari, SarEdit, 1999, p. 57.
46. Il problema dellesistenza di due tipi di nuraghi gi in C. Dess, Singolari nuraghi in Gallura,
Sassari, 1922 era stato approfondito in G. Lilliu, Il nuraghe di Barumini e la stratigrafia nura-
gica cit.
47. Cfr. qui pp. 61-62.
48. Cfr. qui p. 62: Oggi non si pu dire quale delle due forme abbia preceduto nel tempo come
invenzione.
16
(fortezze), etc. si era aggiunta, nel 1901, quella autorevole del Pinza,
58
il qua-
le, sulla base di raffronti con le tholoi micenee, si era convinto del loro carattere
funerario.
Al suo arrivo in Sardegna, il Taramelli si era subito inserito in questa animosa
querelle ed era entrato apertamente in polemica con il Pinza, sostenendo che laf-
finit fra il nuraghe e la tholos funeraria micenea era una trappola che aveva sor-
preso la buona fede di coloro che fanno larcheologia sui libri o di coloro che
credono di affrontare il problema avendo tuttal pi visitato due o tre o dieci di
siffatti monumenti.
59
Per il Taramelli, invece, bisognava buttare dalla finestra chiacchiere ed ag-
gettivi ed affrontare il problema nuragico con i piedi servendosi del metodo
delle scienze positive, con lo studio cio dei monumenti nella loro relazione
col terreno. Era necessario, quindi, studiare i nuraghi nella loro distribuzione
su estesi e ben delimitati territori.
Fin dal giugno del 1903, insieme al validissimo Filippo Nissardi, applica questo
principio ed inizia mente et pedibus lindagine topografica della giara di Gesturi,
che, oltre ai principi della tipologia nuragica, agli anelli di evoluzione dal semplice
al complesso lo determina nella convinzione che il sistema nuragico era stato for-
mato nel corso dei secoli a scopo di vigilare, possedere e difendere un territorio.
60
Alla soluzione del problema nuragico non poteva, per, essere sufficiente la
sola investigazione topografica: essa andava integrata sia con lo scavo stratigrafico
dei nuraghi sia con lesplorazione di altri monumenti che con questi sembravano
in stretta relazione (tombe, villaggi, edifici di culto). Lo scavo di alcuni impor-
tanti complessi nuragici,
61
la sapiente lettura strutturale dei monumenti ed il rin-
venimento di materiali di uso quotidiano, di focolari e di resti di pasto nelle ca-
mere nuragiche gli confermeranno sempre pi quanto losservazione diretta sul
terreno gli aveva fatto intuire: la funzione, cio, civile e soprattutto militare di
questi edifici che solo in qualche caso e in epoca pi tarda erano stati riutilizza-
ti come luoghi di culto.
Sul problema della funzione dei nuraghi, Lilliu disponeva delle esperienze
del Taramelli, ma soprattutto poteva utilizzare dati di prima mano, da lui rac-
colti negli scavi di Su Nuraxi di Barumini ove aveva riportato alla luce un vero
e proprio castello con borgo. Unalta torre svettante al centro di un poderoso
58. G. Pinza, Monumenti primitivi della Sardegna, in Monumenti Antichi dei Lincei, IX, 1901,
coll. 1-280, tavv. I-18; ora in Sardinia. Monumenti Antichi, Sassari, Carlo Delfino, 2003, I, pp.
14-173 (ristampa anastatica).
59. A. Taramelli, Nuraghe Santu Antine in territorio di Torralba cit., col. 14; ora in A. Taramelli,
Scavi e scoperte cit., IV, p. 503.
60. A. Taramelli, Nuraghe Santu Antine in territorio di Torralba cit., col. 14; ora in A. Taramelli,
Scavi e scoperte cit., IV, p. 503.
61. Nuraghi Palmavera-Alghero (1905), Lugherras-Paulilatino (1906), S. Barbara-Villanova Trusched-
du (1903, 1915), Losa-Abbasanta (1915), Domu e sOrku-Sarrok (1924), S. Antine-Torralba (1933).
19
Prefazione
Uno dei temi relativi allarchitettura nuragica pi dibattuti negli ultimi anni
quello che vede contrapposti protonuraghi e nuraghi classici a tholos: nei pri-
mi, variamente definiti nel tempo (nuraghi senza camera, falsi nuraghi, pseudo-
nuraghi, nuraghi a galleria, nuraghi-nascondiglio, nuraghi a corridoio/i, protonura-
ghi), taluni vedono una costruzione arcaica, premessa di un processo evolutivo
che porter al nuraghe a tholos, mentre altri ritengono che i due tipi di costru-
zione siano contemporanei e differenti nella struttura per ragioni diverse ma
non per motivi cronologici.
In realt, la differenza formale e concettuale fra le due architetture emerge
con sempre maggiore evidenza man mano che il numero dei protonuraghi noti
cresce in seguito allintensificarsi delle indagini territoriali. Questi monumenti,
che per la loro sporadicit apparivano come prodotti minori, imperfetti, deca-
denti o premessa della pi evoluta architettura del nuraghe a tholos, sono oggi
oltre 400, e sulla base di una proiezione statistica il loro numero stato stimato
fra le 1200 e le 1500 unit.
55
Una classe monumentale, quindi, che appare tipologicamente articolata e
sempre pi diffusa in tutta lisola, ma con particolare predilezione per larea cen-
tro-settentrionale, la stessa interessata dalle tombe megalitiche (dolmen, alles
couvertes, tombe di giganti). Non architettura episodica ed occasionale, quindi,
ma consapevole e ben definito fenomeno culturale con un suo sviluppo struttu-
rale che raggiunger piena maturit nel nuraghe con camera centrale a tholos.
56
Il tema dominante dellarcheologia sarda sul quale si erano versati fiumi
dinchiostro spesso con petulante incompetenza da chi non aveva la minima
preparazione a queste ricerche,
57
sembrava essere, almeno fino agli inizi del
Novecento, quello relativo alluso e alla destinazione dei nuraghi.
Alle diverse e curiose interpretazioni formulate in passato Vidal (case di
giganti), Madao (tombe), Peyron (tombe), Mimaut (tombe), Manno (tombe),
Inghirami (monumenti funerari), Lamarmora (tombe), Arri e Angius (edifici
destinati al culto del fuoco), Spano (abitazioni), Pais (uso polivalente), Nissardi
Lincei, Memorie, XV, serie IX, Roma, 2002, p. 237: Agli inizi del II millennio compaiono i Nuraghi
a corridoio con vano rettangolare a solaio piano contornato da nicchie e con scala ascendente allabi-
tazione superiore, erede del megalitismo eneolitico. Negli stessi tempi compaiono i protonuraghi, di
pianta ellittica e di struttura muraria rastremata verso lalto: allinterno uno o pi vani con laccenno
di falsa cupola.
55. G. Ugas: Centralit e periferia. Modelli duso del territorio: il Guspinese, in LAfrica romana,
XII, 1998, p. 553; Architettura e cultura materiale nuragica cit., p. 55.
56. Premessa allarchitettura dei protonuraghi, ad indicare una linea evolutiva che affonda le sue
radici nellet del rame, stato da tempo considerato il recinto-torre di Monte Baranta-Olmedo,
della cultura di Monte Claro: cfr. A. Moravetti, Nota agli scavi nel complesso megalitico di Mon-
te Baranta (Olmedo), in Rivista di Scienze Preistoriche, XXXVI, 1981, p. 281 ss.
57. A. Taramelli, Nuraghe Santu Antine in territorio di Torralba, in Monumenti Antichi dei Lin-
cei, XXXVIII, 1939, col. 12; ora in A. Taramelli, Scavi e Scoperte cit., IV.
18
(fortezze), etc. si era aggiunta, nel 1901, quella autorevole del Pinza,
58
il qua-
le, sulla base di raffronti con le tholoi micenee, si era convinto del loro carattere
funerario.
Al suo arrivo in Sardegna, il Taramelli si era subito inserito in questa animosa
querelle ed era entrato apertamente in polemica con il Pinza, sostenendo che laf-
finit fra il nuraghe e la tholos funeraria micenea era una trappola che aveva sor-
preso la buona fede di coloro che fanno larcheologia sui libri o di coloro che
credono di affrontare il problema avendo tuttal pi visitato due o tre o dieci di
siffatti monumenti.
59
Per il Taramelli, invece, bisognava buttare dalla finestra chiacchiere ed ag-
gettivi ed affrontare il problema nuragico con i piedi servendosi del metodo
delle scienze positive, con lo studio cio dei monumenti nella loro relazione
col terreno. Era necessario, quindi, studiare i nuraghi nella loro distribuzione
su estesi e ben delimitati territori.
Fin dal giugno del 1903, insieme al validissimo Filippo Nissardi, applica questo
principio ed inizia mente et pedibus lindagine topografica della giara di Gesturi,
che, oltre ai principi della tipologia nuragica, agli anelli di evoluzione dal semplice
al complesso lo determina nella convinzione che il sistema nuragico era stato for-
mato nel corso dei secoli a scopo di vigilare, possedere e difendere un territorio.
60
Alla soluzione del problema nuragico non poteva, per, essere sufficiente la
sola investigazione topografica: essa andava integrata sia con lo scavo stratigrafico
dei nuraghi sia con lesplorazione di altri monumenti che con questi sembravano
in stretta relazione (tombe, villaggi, edifici di culto). Lo scavo di alcuni impor-
tanti complessi nuragici,
61
la sapiente lettura strutturale dei monumenti ed il rin-
venimento di materiali di uso quotidiano, di focolari e di resti di pasto nelle ca-
mere nuragiche gli confermeranno sempre pi quanto losservazione diretta sul
terreno gli aveva fatto intuire: la funzione, cio, civile e soprattutto militare di
questi edifici che solo in qualche caso e in epoca pi tarda erano stati riutilizza-
ti come luoghi di culto.
Sul problema della funzione dei nuraghi, Lilliu disponeva delle esperienze
del Taramelli, ma soprattutto poteva utilizzare dati di prima mano, da lui rac-
colti negli scavi di Su Nuraxi di Barumini ove aveva riportato alla luce un vero
e proprio castello con borgo. Unalta torre svettante al centro di un poderoso
58. G. Pinza, Monumenti primitivi della Sardegna, in Monumenti Antichi dei Lincei, IX, 1901,
coll. 1-280, tavv. I-18; ora in Sardinia. Monumenti Antichi, Sassari, Carlo Delfino, 2003, I, pp.
14-173 (ristampa anastatica).
59. A. Taramelli, Nuraghe Santu Antine in territorio di Torralba cit., col. 14; ora in A. Taramelli,
Scavi e scoperte cit., IV, p. 503.
60. A. Taramelli, Nuraghe Santu Antine in territorio di Torralba cit., col. 14; ora in A. Taramelli,
Scavi e scoperte cit., IV, p. 503.
61. Nuraghi Palmavera-Alghero (1905), Lugherras-Paulilatino (1906), S. Barbara-Villanova Trusched-
du (1903, 1915), Losa-Abbasanta (1915), Domu e sOrku-Sarrok (1924), S. Antine-Torralba (1933).
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Prefazione
Uno dei temi relativi allarchitettura nuragica pi dibattuti negli ultimi anni
quello che vede contrapposti protonuraghi e nuraghi classici a tholos: nei pri-
mi, variamente definiti nel tempo (nuraghi senza camera, falsi nuraghi, pseudo-
nuraghi, nuraghi a galleria, nuraghi-nascondiglio, nuraghi a corridoio/i, protonura-
ghi), taluni vedono una costruzione arcaica, premessa di un processo evolutivo
che porter al nuraghe a tholos, mentre altri ritengono che i due tipi di costru-
zione siano contemporanei e differenti nella struttura per ragioni diverse ma
non per motivi cronologici.
In realt, la differenza formale e concettuale fra le due architetture emerge
con sempre maggiore evidenza man mano che il numero dei protonuraghi noti
cresce in seguito allintensificarsi delle indagini territoriali. Questi monumenti,
che per la loro sporadicit apparivano come prodotti minori, imperfetti, deca-
denti o premessa della pi evoluta architettura del nuraghe a tholos, sono oggi
oltre 400, e sulla base di una proiezione statistica il loro numero stato stimato
fra le 1200 e le 1500 unit.
55
Una classe monumentale, quindi, che appare tipologicamente articolata e
sempre pi diffusa in tutta lisola, ma con particolare predilezione per larea cen-
tro-settentrionale, la stessa interessata dalle tombe megalitiche (dolmen, alles
couvertes, tombe di giganti). Non architettura episodica ed occasionale, quindi,
ma consapevole e ben definito fenomeno culturale con un suo sviluppo struttu-
rale che raggiunger piena maturit nel nuraghe con camera centrale a tholos.
56
Il tema dominante dellarcheologia sarda sul quale si erano versati fiumi
dinchiostro spesso con petulante incompetenza da chi non aveva la minima
preparazione a queste ricerche,
57
sembrava essere, almeno fino agli inizi del
Novecento, quello relativo alluso e alla destinazione dei nuraghi.
Alle diverse e curiose interpretazioni formulate in passato Vidal (case di
giganti), Madao (tombe), Peyron (tombe), Mimaut (tombe), Manno (tombe),
Inghirami (monumenti funerari), Lamarmora (tombe), Arri e Angius (edifici
destinati al culto del fuoco), Spano (abitazioni), Pais (uso polivalente), Nissardi
Lincei, Memorie, XV, serie IX, Roma, 2002, p. 237: Agli inizi del II millennio compaiono i Nuraghi
a corridoio con vano rettangolare a solaio piano contornato da nicchie e con scala ascendente allabi-
tazione superiore, erede del megalitismo eneolitico. Negli stessi tempi compaiono i protonuraghi, di
pianta ellittica e di struttura muraria rastremata verso lalto: allinterno uno o pi vani con laccenno
di falsa cupola.
55. G. Ugas: Centralit e periferia. Modelli duso del territorio: il Guspinese, in LAfrica romana,
XII, 1998, p. 553; Architettura e cultura materiale nuragica cit., p. 55.
56. Premessa allarchitettura dei protonuraghi, ad indicare una linea evolutiva che affonda le sue
radici nellet del rame, stato da tempo considerato il recinto-torre di Monte Baranta-Olmedo,
della cultura di Monte Claro: cfr. A. Moravetti, Nota agli scavi nel complesso megalitico di Mon-
te Baranta (Olmedo), in Rivista di Scienze Preistoriche, XXXVI, 1981, p. 281 ss.
57. A. Taramelli, Nuraghe Santu Antine in territorio di Torralba, in Monumenti Antichi dei Lin-
cei, XXXVIII, 1939, col. 12; ora in A. Taramelli, Scavi e Scoperte cit., IV.
18
guerrieri potentemente armati
64
e le numerose armi in bronzo rinvenute un po in
tutta lisola; tutti elementi che sembravano proiettare limmagine di una Sardegna
dilaniata da conflittualit interne e minacciata di continuo da pericoli provenienti
doltremare.
Questa forte posizione presente ancora nel 1967,
65
ma gi si attenua in La
civilt dei Sardi del 1988: si ritiene scrive Lilliu riguardo ai nuraghi monotorri
che essi siano stati usati, fin dallorigine, come abitazione e per controllo (che
non significa uso militare quanto vigilanza di beni economici diffusi nel compen-
dio di una o pi torri).
66
In quanto ai nuraghi complessi, essi sono delle fortez-
ze: le caratteristiche costruttive, con i tanti espedienti e meccanismi atti ad assicu-
rare protezione respingendo attacchi interni ed esterni di bande armate quando
non di veri e propri eserciti, sono oltremodo significative e probanti.
67
Negli scritti pi recenti, venuto a cadere il presupposto storico del nuraghe
quale fortezza per contrastare gli eserciti punici e romani: per maggior sicurezza
a seguito anche di aumentati pericoli interni (conflitti fra cantoni) ed esterni (pi-
raterie), le antiche torri isolate furono irrobustite con laggiunta di altri possenti
corpi di fabbrica.
68
In questi anni, quindi, si fortemente attenuato il carattere militare dei
nuraghi: le forme semplici sono ritenute delle strutture abitative quasi fatto-
rie sparse nelle campagne
69
ed occupate da un clan familiare pi o meno esteso
allinterno di un sistema tribale nel quale architetture pi complesse ed arti-
colate assolvono la funzione di centri di controllo e di difesa del territorio.
Tuttavia, ancora oggi come nellOttocento, non mancano in Sardegna ap-
passionati cultori di archeologia che vedono nei nuraghi delle costruzioni mi-
steriose, edifici di culto, monumenti legati al cielo e alle sue stelle!
70
A nessuno
64. Sulla controversa cronologia della bronzistica figurata sarda esistono attualmente due correnti
di pensiero contrapposte, entrambe prive di elementi decisivi: una rialzista, che colloca queste
statuine tra XII-IX sec. a.C., ed una ribassista che propone una datazione compresa fra IX-VI
sec. a.C. Se si accetta la cronologia pi bassa che almeno sul piano storico appare pi congrua
e si combina con il fatto che gi partire dal X sec. a.C. non si costruiscono pi nuraghi, appare
evidente che alla visione bellicista dei nuraghi viene a cadere il supporto dei guerrieri in bronzo.
65. G. Lilliu, La civilt dei Sardi cit., 1967, p. 288: Dire architettura militare e dire nuraghi la
stessa cosa.
66. G. Lilliu, La civilt dei Sardi cit., 1988, p. 492.
67. G. Lilliu, La civilt dei Sardi cit., 1988, p. 513.
68. G. Lilliu, La civilt preistorica e nuragica in Sardegna cit.
69. Questa definizione in A. Moravetti, Ricerche archeologiche nel Marghine-Planargia, in Studi e
Monumenti, 5, vol. II, Sassari, Carlo Delfino, 2000, p. 91 ss.
70. Severa ed impietosa la critica di Giovanni Lilliu nei confronti di certo dilettantismo della ar-
cheoastronomia isolana: Si tratta di un sottobosco di archeoastronomi improvvisati che pullulano
in varie parti del mondo e prosperano anche nel nostro Paese. Essi vanno qua e l, aggrediscono i
monumenti, prendono misure e indicano orientamenti a vanvera e danno interpretazioni persona-
li fantastiche, strampalate, e propongono teorie scriteriate e campate in aria, suscitando, per, la
21
Prefazione
bastione quadrilobato con torri sporgenti e raccordate da possenti cortine mu-
rarie: il tutto delimitato da un antemurale munito di sette torri. Allesterno, ai
piedi della fortezza, il villaggio con la Capanna delle riunioni (vano 80). Il ri-
trovamento di centinaia di mensoloni alla base delle mura indicavano lesisten-
za di ballatoi, proprio come nelle torri medievali.
A Su Nuraxi Lilliu aveva potuto inoltre documentare diverse fasi costruttive
e ristrutturazioni: in particolare, il bastione era stato ispessito con un rifascio
murario e lingresso dal piano di campagna era stato rialzato a 7 metri: un espe-
diente che rendeva la costruzione inaccessibile.
A Barumini Lilliu aveva le prove e tutti gli elementi per considerare Su Nura-
xi una poderosa fortezza, una sorta di capoluogo di un ampio territorio o canto-
ne nuragico.
Quindi, nello scrivere I nuraghi, Lilliu ha una visione militarista della fun-
zione dei nuraghi, anche pi accentuata rispetto allo stesso Taramelli, che pure
ritenuto linterprete pi guerrafondaio dei nuraghi.
La natura militare dei nuraghi provata scrive Lilliu anche dallaspetto
generale massiccio dei muri Ma sono soprattutto alcuni espedienti singolari
di grande efficacia difensiva ed offensiva, che rivelano il carattere di fortilizio
del nuraghe. Sono le feritoie, gli angoli morti, le svolte a zigzag , i piom-
batoi , le scale retrattili, i passaggi angusti, le botole, le garette di guardia, le
ridotte , i canali acustici etc. Si aggiungano le armi di pietra (proiettili per
fionda e palle per piombatoi ) e di metallo (lance, spade, pugnali etc.).
Pertanto, pur non escludendo che alcuni nuraghi semplici siano stati delle
abitazioni di pastori e contadini, Lilliu ritiene che, nella massima parte, sia
nelle forme semplici sia in quelle plurime di mole maggiore sono da ritenersi
delle costruzioni di carattere e di uso militare fisso. Nelle forme semplici costi-
tuiscono una specie di limes a batterie di fortini dissolti nel sistema difensivo
Nei nuraghi plurimi era il fulcro della resistenza ad oltranza.
62
Anche i nuraghi a corridoio sono torri di difesa, come quelli a tholos: Il ne-
mico veniva attratto nella profondit di questi lunghi e lunghissimi corridoi,
tenuti volutamente in uno stato di semioscurit, e, una volta addentratosi nel
tranello di quegli angusti passaggi, veniva repentinamente assalito dai gruppi
darmati La concezione di difesa dunque non si fonda pi, come abbiamo
visto nei nuraghi plurimi e polilobati, su uno spiegamento fisso che manovra
dalle camere darme e sugli spalti contro unoffesa statica Si affida, invece,
allagguato insidioso di piccole unit mobili abituate ai colpi di mano In de-
finitiva, sembra di individuare nel tipo di pseudonuraghe un dispositivo fortifi-
cato che risponde alle esigenze della guerriglia.
63
Va anche detto che a questa interpretazione delle torri nuragiche cos legata alla
guerra contribuivano a parte le poderose architetture i bronzetti raffiguranti
62. Cfr. qui p. 60.
63. Cfr. qui pp. 79-80.
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guerrieri potentemente armati
64
e le numerose armi in bronzo rinvenute un po in
tutta lisola; tutti elementi che sembravano proiettare limmagine di una Sardegna
dilaniata da conflittualit interne e minacciata di continuo da pericoli provenienti
doltremare.
Questa forte posizione presente ancora nel 1967,
65
ma gi si attenua in La
civilt dei Sardi del 1988: si ritiene scrive Lilliu riguardo ai nuraghi monotorri
che essi siano stati usati, fin dallorigine, come abitazione e per controllo (che
non significa uso militare quanto vigilanza di beni economici diffusi nel compen-
dio di una o pi torri).
66
In quanto ai nuraghi complessi, essi sono delle fortez-
ze: le caratteristiche costruttive, con i tanti espedienti e meccanismi atti ad assicu-
rare protezione respingendo attacchi interni ed esterni di bande armate quando
non di veri e propri eserciti, sono oltremodo significative e probanti.
67
Negli scritti pi recenti, venuto a cadere il presupposto storico del nuraghe
quale fortezza per contrastare gli eserciti punici e romani: per maggior sicurezza
a seguito anche di aumentati pericoli interni (conflitti fra cantoni) ed esterni (pi-
raterie), le antiche torri isolate furono irrobustite con laggiunta di altri possenti
corpi di fabbrica.
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In questi anni, quindi, si fortemente attenuato il carattere militare dei
nuraghi: le forme semplici sono ritenute delle strutture abitative quasi fatto-
rie sparse nelle campagne
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ed occupate da un clan familiare pi o meno esteso
allinterno di un sistema tribale nel quale architetture pi complesse ed arti-
colate assolvono la funzione di centri di controllo e di difesa del territorio.
Tuttavia, ancora oggi come nellOttocento, non mancano in Sardegna ap-
passionati cultori di archeologia che vedono nei nuraghi delle costruzioni mi-
steriose, edifici di culto, monumenti legati al cielo e alle sue stelle!
70
A nessuno
64. Sulla controversa cronologia della bronzistica figurata sarda esistono attualmente due correnti
di pensiero contrapposte, entrambe prive di elementi decisivi: una rialzista, che colloca queste
statuine tra XII-IX sec. a.C., ed una ribassista che propone una datazione compresa fra IX-VI
sec. a.C. Se si accetta la cronologia pi bassa che almeno sul piano storico appare pi congrua
e si combina con il fatto che gi partire dal X sec. a.C. non si costruiscono pi nuraghi, appare
evidente che alla visione bellicista dei nuraghi viene a cadere il supporto dei guerrieri in bronzo.
65. G. Lilliu, La civilt dei Sardi cit., 1967, p. 288: Dire architettura militare e dire nuraghi la
stessa cosa.
66. G. Lilliu, La civilt dei Sardi cit., 1988, p. 492.
67. G. Lilliu, La civilt dei Sardi cit., 1988, p. 513.
68. G. Lilliu, La civilt preistorica e nuragica in Sardegna cit.
69. Questa definizione in A. Moravetti, Ricerche archeologiche nel Marghine-Planargia, in Studi e
Monumenti, 5, vol. II, Sassari, Carlo Delfino, 2000, p. 91 ss.
70. Severa ed impietosa la critica di Giovanni Lilliu nei confronti di certo dilettantismo della ar-
cheoastronomia isolana: Si tratta di un sottobosco di archeoastronomi improvvisati che pullulano
in varie parti del mondo e prosperano anche nel nostro Paese. Essi vanno qua e l, aggrediscono i
monumenti, prendono misure e indicano orientamenti a vanvera e danno interpretazioni persona-
li fantastiche, strampalate, e propongono teorie scriteriate e campate in aria, suscitando, per, la
21
Prefazione
bastione quadrilobato con torri sporgenti e raccordate da possenti cortine mu-
rarie: il tutto delimitato da un antemurale munito di sette torri. Allesterno, ai
piedi della fortezza, il villaggio con la Capanna delle riunioni (vano 80). Il ri-
trovamento di centinaia di mensoloni alla base delle mura indicavano lesisten-
za di ballatoi, proprio come nelle torri medievali.
A Su Nuraxi Lilliu aveva potuto inoltre documentare diverse fasi costruttive
e ristrutturazioni: in particolare, il bastione era stato ispessito con un rifascio
murario e lingresso dal piano di campagna era stato rialzato a 7 metri: un espe-
diente che rendeva la costruzione inaccessibile.
A Barumini Lilliu aveva le prove e tutti gli elementi per considerare Su Nura-
xi una poderosa fortezza, una sorta di capoluogo di un ampio territorio o canto-
ne nuragico.
Quindi, nello scrivere I nuraghi, Lilliu ha una visione militarista della fun-
zione dei nuraghi, anche pi accentuata rispetto allo stesso Taramelli, che pure
ritenuto linterprete pi guerrafondaio dei nuraghi.
La natura militare dei nuraghi provata scrive Lilliu anche dallaspetto
generale massiccio dei muri Ma sono soprattutto alcuni espedienti singolari
di grande efficacia difensiva ed offensiva, che rivelano il carattere di fortilizio
del nuraghe. Sono le feritoie, gli angoli morti, le svolte a zigzag , i piom-
batoi , le scale retrattili, i passaggi angusti, le botole, le garette di guardia, le
ridotte , i canali acustici etc. Si aggiungano le armi di pietra (proiettili per
fionda e palle per piombatoi ) e di metallo (lance, spade, pugnali etc.).
Pertanto, pur non escludendo che alcuni nuraghi semplici siano stati delle
abitazioni di pastori e contadini, Lilliu ritiene che, nella massima parte, sia
nelle forme semplici sia in quelle plurime di mole maggiore sono da ritenersi
delle costruzioni di carattere e di uso militare fisso. Nelle forme semplici costi-
tuiscono una specie di limes a batterie di fortini dissolti nel sistema difensivo
Nei nuraghi plurimi era il fulcro della resistenza ad oltranza.
62
Anche i nuraghi a corridoio sono torri di difesa, come quelli a tholos: Il ne-
mico veniva attratto nella profondit di questi lunghi e lunghissimi corridoi,
tenuti volutamente in uno stato di semioscurit, e, una volta addentratosi nel
tranello di quegli angusti passaggi, veniva repentinamente assalito dai gruppi
darmati La concezione di difesa dunque non si fonda pi, come abbiamo
visto nei nuraghi plurimi e polilobati, su uno spiegamento fisso che manovra
dalle camere darme e sugli spalti contro unoffesa statica Si affida, invece,
allagguato insidioso di piccole unit mobili abituate ai colpi di mano In de-
finitiva, sembra di individuare nel tipo di pseudonuraghe un dispositivo fortifi-
cato che risponde alle esigenze della guerriglia.
63
Va anche detto che a questa interpretazione delle torri nuragiche cos legata alla
guerra contribuivano a parte le poderose architetture i bronzetti raffiguranti
62. Cfr. qui p. 60.
63. Cfr. qui pp. 79-80.
20
Affiora anche ne I nuraghi e sar uno dei motivi ricorrenti nel pensiero poli-
tico di Lilliu il convincimento di una diversit etnica, etica e culturale dei Sardi,
maturatasi nellet dei nuraghi e giunta fino a noi grazie alla resistenza dei suoi
valori contro ogni forma di colonizzazione: Il nuraghe (e la sua civilt) fu il frut-
to di una societ di pastori e guerrieri e trov nel dinamismo, nelle competizioni
continue, negli appetiti territoriali e, in genere, nello spirito bellicoso delle comu-
nit pastorali il fondamento della sua origine, il senso della sua struttura e la spin-
ta e lalimento incessante al suo sviluppo che dur per molti secoli. Fu questo un
valore attivo e vitale della nostra primitiva storia non documentale e da questa
matrice antica ha tratto forma, pi o meno confusa ma sempre viva, il ribelli-
smo sardo, quella qualit etica cio, caratteristica di societ pastorale, storica-
mente positiva, che oggi ha sfociato a modi ordinati di autonomismo dove risie-
dono le premesse spirituali e culturali della rinascita isolana.
72
Questo volume, se da una parte risente di oltre quarantanni di ricerche che
hanno in qualche modo rinnovato e modificato quanto si credeva su taluni aspet-
ti dellet nuragica (la cronologia, il significato della sua fine, una pi sfumata in-
terpretazione della funzione dei nuraghi, ladozione di sofisticati modelli di
analisi territoriale, una maggiore conoscenza della struttura-nuraghe ora fonda-
ta su un considerevole numero di costruzioni, la ricerca dellunit di misura
nelle costruzioni nuragiche, etc.), esso rimane tuttavia ancora vitale come lezio-
ne di analisi del dato archeologico, come esempio di lettura di un monumento
e come base tipologica dellarchitettura nuragica. Ma soprattutto rimane ancora
inalterato nel suo valore documentario, perch di l della parte opinabile del li-
bro (tale o potrebbe essere il testo introduttivo), vi nel libro stesso unaltra
parte, che pure la pi estesa: ossia quella del Catalogo dei monumenti, la qua-
le rappresenta leffettivo contributo di dati concreti. Le 107 schede descrittive
dei nuraghi costituiscono la realt obbiettiva e visiva di questo lavoro, quel
che oggi si usa dire, in linguaggio antiretorico, la verit.
73
Un pensiero corre anche a quei giovani laureati che allora come oggi
trovavano difficolt ad inserirsi nel campo della ricerca archeologica. Si ramma-
ricava, lo studioso, che tali fresche e promettenti energie si siano perdute, qua-
si per intero, per la disciplina che le lusing per un momento, deviate dalle ne-
cessit della vita materiale in una societ che non risponde ancora, come si
deve, ai richiami della cultura e della scienza, contraddittoria quale essa e alie-
nata da pressioni apparentemente pi importanti e pi urgenti.
74
In chiusura del volume come gi nella premessa e come sempre avviene
negli scritti di Lilliu emerge il militante della cultura, lintellettuale che nella
72. Cfr. qui p. 54.
73. Cfr. qui p. 54.
74. Cfr. qui p. 56.
23
Prefazione
di questi moderni sacerdoti del mondo nuragico viene in mente in realt
bisognerebbe averne consapevolezza! che per determinare la funzione di una
struttura antica occorre valutare anche il contesto culturale di riferimento e che
solo esaminando unitamente materiali e costruzione, in armonia stratigrafi-
ca, possibile proporre non dico la verit assoluta ed ultima ma almeno ipotesi
logiche e comprovate nei dati.
In quanto ai tempi di svolgimento dellarchitettura nuragica, ne I nuraghi
Lilliu propone lo schema cronologico elaborato sui dati emersi a Barumini. La
civilt nuragica viene suddivisa in tre fasi distinte: nuragico arcaico (1500-1000
a.C.); apogeico (1000-500 a.C.); della decadenza (500-238 a.C.).
Lo stato attuale degli studi sembra suggerire un rialzo della fase iniziale fi-
ne del Bronzo Antico per i protonuraghi e Bronzo Medio iniziale per i nuraghi
a tholos mentre ormai opinione condivisa da molti che intorno al XI-X se-
colo a.C. tali edifici cos come le tombe di giganti non venissero pi co-
struiti:
71
pertanto, alla fine del II millennio lesperienza nuragica pu considerar-
si conclusa, anche se londa lunga della bella et dei nuraghi rimarr ancora
viva ed operante nei primi secoli dellet del Ferro fino alla conquista cartagine-
se, alla fine del VI sec. a.C.
Questa nuova cronologia comporta quindi una minore durata della civilt
nuragica e soprattutto assolve Fenici, Cartaginesi e Romani dalla colpa di essere
stati la causa primaria per invasione e conquista della sua fine. Il mondo nu-
ragico sembra invece esaurire la propria forza propulsiva senza apparenti traumi
derivati dallesterno, ma forse a causa delle profonde trasformazioni socio-eco-
nomiche che negli stessi tempi investono il bacino del Mediterraneo, a fronte
delle quali la societ nuragica viene colta impreparata ed incapace di rinnovarsi.
Il nuraghe sopravvive miniaturizzato in modellini di bronzo, pietra ed argil-
la sia in forme semplici sia in forme complesse che come betili o ex voto
vengono deposti allinterno di edifici a carattere civile (le capanne delle riunio-
ni) o di culto, a ricordo, forse, di un passato ormai entrato nel mito.
curiosaggine del pubblico privo di discernimento. Di questi gruppuscoli ne contiamo pi duno
in Sardegna, malamente indottrinati, i cui componenti si radunano in congressi e scrivono in rivi-
ste esibendo idee cervellotiche, quali, ad esempio, quella sul nuraghe Santu Antine di Torralba
Ebbene, questi sciagurati archeoastronomi ne hanno fatto un osservatorio astronomico (G. Lilliu,
Il mondo dei megaliti, in AA.VV., Archeoastronomia, credenze e religioni nel mondo antico. Atti
del Convegno Internazionale (14-15 maggio 1997), Roma, Accademia Nazionale dei Lincei, 1998,
pp. 251-252).
71. G. Lilliu, La civilt preistorica e nuragica in Sardegna cit., p. 249; A. Moravetti, La preisto-
ria: dal Paleolitico allet nuragica, in AA.VV., Storia della Sardegna, I, Bari, Editore Laterza,
2002, p. 31; V. Santoni, Introduzione, in Splendidissima civitas Neapolitanorum, a cura di R.
Zucca, Roma, Carocci, 2005, p. 12.
Decisamente contrario alla definizione del termine post-nuragico utilizzato per indicare il periodo
del I Ferro isolano, P. Bernardini: Cartagine e la Sardegna: dalla conquista allintegrazione (540-
238 a.C.), in Rivista di Studi Fenici, XXXI, 2, 2003; Presentazione, in E. Alba, La donna nura-
gica, Roma, Carocci, 2005, p. 6.
22
Affiora anche ne I nuraghi e sar uno dei motivi ricorrenti nel pensiero poli-
tico di Lilliu il convincimento di una diversit etnica, etica e culturale dei Sardi,
maturatasi nellet dei nuraghi e giunta fino a noi grazie alla resistenza dei suoi
valori contro ogni forma di colonizzazione: Il nuraghe (e la sua civilt) fu il frut-
to di una societ di pastori e guerrieri e trov nel dinamismo, nelle competizioni
continue, negli appetiti territoriali e, in genere, nello spirito bellicoso delle comu-
nit pastorali il fondamento della sua origine, il senso della sua struttura e la spin-
ta e lalimento incessante al suo sviluppo che dur per molti secoli. Fu questo un
valore attivo e vitale della nostra primitiva storia non documentale e da questa
matrice antica ha tratto forma, pi o meno confusa ma sempre viva, il ribelli-
smo sardo, quella qualit etica cio, caratteristica di societ pastorale, storica-
mente positiva, che oggi ha sfociato a modi ordinati di autonomismo dove risie-
dono le premesse spirituali e culturali della rinascita isolana.
72
Questo volume, se da una parte risente di oltre quarantanni di ricerche che
hanno in qualche modo rinnovato e modificato quanto si credeva su taluni aspet-
ti dellet nuragica (la cronologia, il significato della sua fine, una pi sfumata in-
terpretazione della funzione dei nuraghi, ladozione di sofisticati modelli di
analisi territoriale, una maggiore conoscenza della struttura-nuraghe ora fonda-
ta su un considerevole numero di costruzioni, la ricerca dellunit di misura
nelle costruzioni nuragiche, etc.), esso rimane tuttavia ancora vitale come lezio-
ne di analisi del dato archeologico, come esempio di lettura di un monumento
e come base tipologica dellarchitettura nuragica. Ma soprattutto rimane ancora
inalterato nel suo valore documentario, perch di l della parte opinabile del li-
bro (tale o potrebbe essere il testo introduttivo), vi nel libro stesso unaltra
parte, che pure la pi estesa: ossia quella del Catalogo dei monumenti, la qua-
le rappresenta leffettivo contributo di dati concreti. Le 107 schede descrittive
dei nuraghi costituiscono la realt obbiettiva e visiva di questo lavoro, quel
che oggi si usa dire, in linguaggio antiretorico, la verit.
73
Un pensiero corre anche a quei giovani laureati che allora come oggi
trovavano difficolt ad inserirsi nel campo della ricerca archeologica. Si ramma-
ricava, lo studioso, che tali fresche e promettenti energie si siano perdute, qua-
si per intero, per la disciplina che le lusing per un momento, deviate dalle ne-
cessit della vita materiale in una societ che non risponde ancora, come si
deve, ai richiami della cultura e della scienza, contraddittoria quale essa e alie-
nata da pressioni apparentemente pi importanti e pi urgenti.
74
In chiusura del volume come gi nella premessa e come sempre avviene
negli scritti di Lilliu emerge il militante della cultura, lintellettuale che nella
72. Cfr. qui p. 54.
73. Cfr. qui p. 54.
74. Cfr. qui p. 56.
23
Prefazione
di questi moderni sacerdoti del mondo nuragico viene in mente in realt
bisognerebbe averne consapevolezza! che per determinare la funzione di una
struttura antica occorre valutare anche il contesto culturale di riferimento e che
solo esaminando unitamente materiali e costruzione, in armonia stratigrafi-
ca, possibile proporre non dico la verit assoluta ed ultima ma almeno ipotesi
logiche e comprovate nei dati.
In quanto ai tempi di svolgimento dellarchitettura nuragica, ne I nuraghi
Lilliu propone lo schema cronologico elaborato sui dati emersi a Barumini. La
civilt nuragica viene suddivisa in tre fasi distinte: nuragico arcaico (1500-1000
a.C.); apogeico (1000-500 a.C.); della decadenza (500-238 a.C.).
Lo stato attuale degli studi sembra suggerire un rialzo della fase iniziale fi-
ne del Bronzo Antico per i protonuraghi e Bronzo Medio iniziale per i nuraghi
a tholos mentre ormai opinione condivisa da molti che intorno al XI-X se-
colo a.C. tali edifici cos come le tombe di giganti non venissero pi co-
struiti:
71
pertanto, alla fine del II millennio lesperienza nuragica pu considerar-
si conclusa, anche se londa lunga della bella et dei nuraghi rimarr ancora
viva ed operante nei primi secoli dellet del Ferro fino alla conquista cartagine-
se, alla fine del VI sec. a.C.
Questa nuova cronologia comporta quindi una minore durata della civilt
nuragica e soprattutto assolve Fenici, Cartaginesi e Romani dalla colpa di essere
stati la causa primaria per invasione e conquista della sua fine. Il mondo nu-
ragico sembra invece esaurire la propria forza propulsiva senza apparenti traumi
derivati dallesterno, ma forse a causa delle profonde trasformazioni socio-eco-
nomiche che negli stessi tempi investono il bacino del Mediterraneo, a fronte
delle quali la societ nuragica viene colta impreparata ed incapace di rinnovarsi.
Il nuraghe sopravvive miniaturizzato in modellini di bronzo, pietra ed argil-
la sia in forme semplici sia in forme complesse che come betili o ex voto
vengono deposti allinterno di edifici a carattere civile (le capanne delle riunio-
ni) o di culto, a ricordo, forse, di un passato ormai entrato nel mito.
curiosaggine del pubblico privo di discernimento. Di questi gruppuscoli ne contiamo pi duno
in Sardegna, malamente indottrinati, i cui componenti si radunano in congressi e scrivono in rivi-
ste esibendo idee cervellotiche, quali, ad esempio, quella sul nuraghe Santu Antine di Torralba
Ebbene, questi sciagurati archeoastronomi ne hanno fatto un osservatorio astronomico (G. Lilliu,
Il mondo dei megaliti, in AA.VV., Archeoastronomia, credenze e religioni nel mondo antico. Atti
del Convegno Internazionale (14-15 maggio 1997), Roma, Accademia Nazionale dei Lincei, 1998,
pp. 251-252).
71. G. Lilliu, La civilt preistorica e nuragica in Sardegna cit., p. 249; A. Moravetti, La preisto-
ria: dal Paleolitico allet nuragica, in AA.VV., Storia della Sardegna, I, Bari, Editore Laterza,
2002, p. 31; V. Santoni, Introduzione, in Splendidissima civitas Neapolitanorum, a cura di R.
Zucca, Roma, Carocci, 2005, p. 12.
Decisamente contrario alla definizione del termine post-nuragico utilizzato per indicare il periodo
del I Ferro isolano, P. Bernardini: Cartagine e la Sardegna: dalla conquista allintegrazione (540-
238 a.C.), in Rivista di Studi Fenici, XXXI, 2, 2003; Presentazione, in E. Alba, La donna nura-
gica, Roma, Carocci, 2005, p. 6.
22
lettura di quel lontano passato, glorioso e fervido, coglie un forte messaggio di
futuro e di speranza per unisola pi libera, autonoma e nuovamente padrona
del mare: Lantica vena culturale, per, seguit a correre per canali nascosti e
ancor oggi, di tanto in tanto, affiora, nei luoghi pi remoti e negli strati conser-
vativi e puri, come sottile sensazione di valori che non hanno perduto ogni effi-
cacia storica e rappresentano, se saputi rivivere in nuove e impegnative esperien-
ze, elementi di vita e di progresso civile.
75
Gratitudine ed affetto allinsigne Maestro, ed un plauso allIlisso per la sensibi-
lit culturale mostrata nel promuovere questa impegnativa ristampa e per i grandi
meriti acquisiti in questi anni di elevata produzione editoriale.
Alberto Moravetti
75. Cfr. qui p. 96.
24
Nota biografica
*
Giovanni Lilliu nato a Barumini (Cagliari) il 13 marzo 1914 da Giuseppe e
da Anastasia Frailis. Dopo le prime due classi elementari nel villaggio natale ha fre-
quentato le tre restanti e i cinque anni del ginnasio nel Collegio Salesiano di Lanu-
sei (Nuoro). Ha compiuto gli studi liceali a Frascati nel Collegio Villa Sora, sem-
pre dei Salesiani. Si iscritto poi nella Facolt di Lettere e Filosofia dellUniversit
di Roma, frequentando il corso di Lettere Classiche e approfondendo gli studi ar-
cheologici e paletnologici. Si laureato il 9 luglio 1938 discutendo col professor
Ugo Rellini una tesi sulla religione primitiva in Sardegna. Nella stessa Facolt ha
frequentato per tre anni la Scuola di specializzazione in Archeologia, superando
lesame di diploma il 22 febbraio 1942 con una tesi sulle stele puniche di Sulci
discussa col professor Giulio Quirino Giglioli. Sino al dicembre 1943 stato assi-
stente volontario alla cattedra di Paletnologia dellAteneo romano. Nel 1942 ha
vinto una borsa di studio per frequentare un corso di perfezionamento in Preisto-
ria e Paletnologia a Vienna, alla scuola del professor Oswald Menghin; borsa non
goduta a causa di una malattia. Rientrato in Sardegna, dal 1 febbraio 1943 chia-
mato ad insegnare Paletnologia, in qualit di professore incaricato, presso la Facol-
t di Lettere e Filosofia dellUniversit di Cagliari, con lobbligo dellinsegnamento
della Geografia. Dal 1 novembre 1943 al 31 ottobre 1947 ha insegnato Archeolo-
gia e dal 1 novembre 1950 al 31 ottobre 1951 Storia delle Religioni. Dal 1944 al
1955 Lilliu stato Funzionario della Soprintendenza alle Antichit della Sardegna,
prima come ispettore e poi come direttore. A cominciare dal 1939 ha effettuato
numerose ricerche e scavi in Sardegna e nelle Baleari (Art, Maiorca). Dopo alcuni
rilievi preliminari (1940-49), la campagna di scavi pi famosa, compiuta negli
anni 1951-56, riguarda il complesso nuragico Su Nuraxi di Barumini (Cagliari).
Il rilievo della scoperta permise a Lilliu di acquisire unindubbia autorevolezza
scientifica a livello internazionale. Risalgono a questo periodo alcune fondamentali
monografie sulla preistoria, quali, ad esempio, I nuraghi. Torri preistoriche di Sarde-
gna (1962), lampia opera di sintesi La civilt dei Sardi dal Neolitico allet dei nu-
raghi (1963), ristampata, ampliata e rimaneggiata nel 1967 e nel 1988, che resta
una delle opere pi importanti della storiografia sarda del Novecento e Sculture
della Sardegna nuragica (1966).
Il nuovo incarico (dal 1 dicembre 1954) di Antichit Sarde gli consent di vin-
cere la cattedra presso la Facolt di Lettere cagliaritana, che ricopr prima come
* La nota biografica, curata da A. Mattone, tratta dal volume di G. Lilliu, La costante resistenzia-
le sarda, Nuoro, Ilisso, 2002.
25
lettura di quel lontano passato, glorioso e fervido, coglie un forte messaggio di
futuro e di speranza per unisola pi libera, autonoma e nuovamente padrona
del mare: Lantica vena culturale, per, seguit a correre per canali nascosti e
ancor oggi, di tanto in tanto, affiora, nei luoghi pi remoti e negli strati conser-
vativi e puri, come sottile sensazione di valori che non hanno perduto ogni effi-
cacia storica e rappresentano, se saputi rivivere in nuove e impegnative esperien-
ze, elementi di vita e di progresso civile.
75
Gratitudine ed affetto allinsigne Maestro, ed un plauso allIlisso per la sensibi-
lit culturale mostrata nel promuovere questa impegnativa ristampa e per i grandi
meriti acquisiti in questi anni di elevata produzione editoriale.
Alberto Moravetti
75. Cfr. qui p. 96.
24
Nota biografica
*
Giovanni Lilliu nato a Barumini (Cagliari) il 13 marzo 1914 da Giuseppe e
da Anastasia Frailis. Dopo le prime due classi elementari nel villaggio natale ha fre-
quentato le tre restanti e i cinque anni del ginnasio nel Collegio Salesiano di Lanu-
sei (Nuoro). Ha compiuto gli studi liceali a Frascati nel Collegio Villa Sora, sem-
pre dei Salesiani. Si iscritto poi nella Facolt di Lettere e Filosofia dellUniversit
di Roma, frequentando il corso di Lettere Classiche e approfondendo gli studi ar-
cheologici e paletnologici. Si laureato il 9 luglio 1938 discutendo col professor
Ugo Rellini una tesi sulla religione primitiva in Sardegna. Nella stessa Facolt ha
frequentato per tre anni la Scuola di specializzazione in Archeologia, superando
lesame di diploma il 22 febbraio 1942 con una tesi sulle stele puniche di Sulci
discussa col professor Giulio Quirino Giglioli. Sino al dicembre 1943 stato assi-
stente volontario alla cattedra di Paletnologia dellAteneo romano. Nel 1942 ha
vinto una borsa di studio per frequentare un corso di perfezionamento in Preisto-
ria e Paletnologia a Vienna, alla scuola del professor Oswald Menghin; borsa non
goduta a causa di una malattia. Rientrato in Sardegna, dal 1 febbraio 1943 chia-
mato ad insegnare Paletnologia, in qualit di professore incaricato, presso la Facol-
t di Lettere e Filosofia dellUniversit di Cagliari, con lobbligo dellinsegnamento
della Geografia. Dal 1 novembre 1943 al 31 ottobre 1947 ha insegnato Archeolo-
gia e dal 1 novembre 1950 al 31 ottobre 1951 Storia delle Religioni. Dal 1944 al
1955 Lilliu stato Funzionario della Soprintendenza alle Antichit della Sardegna,
prima come ispettore e poi come direttore. A cominciare dal 1939 ha effettuato
numerose ricerche e scavi in Sardegna e nelle Baleari (Art, Maiorca). Dopo alcuni
rilievi preliminari (1940-49), la campagna di scavi pi famosa, compiuta negli
anni 1951-56, riguarda il complesso nuragico Su Nuraxi di Barumini (Cagliari).
Il rilievo della scoperta permise a Lilliu di acquisire unindubbia autorevolezza
scientifica a livello internazionale. Risalgono a questo periodo alcune fondamentali
monografie sulla preistoria, quali, ad esempio, I nuraghi. Torri preistoriche di Sarde-
gna (1962), lampia opera di sintesi La civilt dei Sardi dal Neolitico allet dei nu-
raghi (1963), ristampata, ampliata e rimaneggiata nel 1967 e nel 1988, che resta
una delle opere pi importanti della storiografia sarda del Novecento e Sculture
della Sardegna nuragica (1966).
Il nuovo incarico (dal 1 dicembre 1954) di Antichit Sarde gli consent di vin-
cere la cattedra presso la Facolt di Lettere cagliaritana, che ricopr prima come
* La nota biografica, curata da A. Mattone, tratta dal volume di G. Lilliu, La costante resistenzia-
le sarda, Nuoro, Ilisso, 2002.
25
1990 il riconoscimento pi prestigioso socio nazionale dellAccademia dei
Lincei di Roma. Dal 1989 professore emerito della Facolt di Lettere e Filo-
sofia di Cagliari. Dal 1966 commendatore al merito della Repubblica Italiana,
ha ottenuto il 2 giugno 1967 il diploma di prima classe di benemerito della scuo-
la, della cultura e dellarte.
Dal 1994 Lilliu decisamente schierato su posizioni progressiste e di cen-
tro-sinistra ed impegnato, come presidente onorario della Fondazione Sardi-
nia, nelle attivit tese alla valorizzazione della cultura e della identit autonomi-
stica dei Sardi. Vive e lavora a Cagliari, continua a coltivare gli studi storici e
archeologici, e interviene regolarmente sul quotidiano La Nuova Sardegna sui
temi di attualit politica, civile e culturale.
27
Nota biografica
professore straordinario, dal 15 dicembre 1955 al 14 dicembre 1958, e poi come
professore ordinario dal 15 dicembre 1958 alla sua andata fuori ruolo il 1 novem-
bre 1984. Lilliu ha ricoperto numerose cariche accademiche: preside della Facolt
di Lettere per ben diciannove anni (dal 1959 al 1967, dal 1969 al 1978); direttore
dellIstituto di Antichit, Archeologia e Arte e del Corso di perfezionamento in
Archeologia e Storia dellArte dal 1969 al 1983; membro del Consiglio dammini-
strazione e dal 1979 al 1989 presidente della Commissione dAteneo. Dal 1970 al
1989 ha insegnato nella Scuola di specializzazione in Studi Sardi, di cui stato
animatore e direttore per diversi anni (nel 1979-82, nel 1984-87, nel 1988-89).
Dal 1955 ha diretto la rivista, dellIstituto e poi della Scuola, Studi Sardi. Dal
1983 dirige il Nuovo Bullettino Archeologico Sardo.
Accanto allattivit scientifico-accademica, Lilliu ha svolto unintensa mili-
tanza politica, sin dagli anni universitari romani, nelle fila dellAzione Cattolica
e della FUCI e poi, dopo il rientro cagliaritano del 1943, della Democrazia Cri-
stiana, di cui stato consigliere e assessore nellAmministrazione Provinciale di
Cagliari. Cattolico democratico e antifascista, schierato con la sinistra democri-
stiana, Lilliu stato consigliere regionale dal 1969 al 1974, consigliere comunale
di Cagliari dal 1975 al 1980. Ha svolto anche unintensa attivit pubblicistica su
temi politici, sociali e culturali, collaborando sia alle riviste e ai giornali del do-
poguerra, da Riscossa a Il Corriere dellIsola, Il Corriere di Sardegna, Il Convegno,
sia a quelli degli anni della Rinascita, come Autonomia Cronache e Rinascita
Sarda, sia ai periodici pi impegnati sui temi dellidentit, come Il popolo sar-
do. Collaboratore de LUnione Sarda a cominciare dal 1947, dal 1994 Lilliu
collaboratore stabile de La Nuova Sardegna. Diversi suoi articoli sono stati pub-
blicati da quotidiani nazionali e stranieri, come Il Giornale dItalia, Il Corriere
della Sera, il francese Le Monde.
Lilliu stato sempre impegnato nella difesa dei beni culturali e ambientali del-
la Sardegna dalla speculazione e dal degrado, sostenendo la necessit di un passag-
gio di competenze in questo settore dallo Stato alla Regione Autonoma: dal 1975
al 1980 stato componente del Consiglio Nazionale dei Beni Culturali e Ambien-
tali e membro del Comitato di settore archeologico presso il Ministero per i Beni
Culturali e Ambientali. Dal 1976 al 1986 stato presidente del Comitato Stato-
Regione per i Beni Culturali e Ambientali. Il 1 aprile 1985 stato nominato presi-
dente dellIstituto Superiore Regionale Etnografico con sede a Nuoro.
Negli ultimi decenni, Lilliu ha continuato ad occuparsi della preistoria sarda
lultima sua corposa monografia, Arte e religione della Sardegna prenuragica,
stata pubblicata nel 1999 , delle antichit puniche e romane e dellarcheologia
altomedioevale, ma affrontando spesso anche tematiche di antropologia cultu-
rale, di sociologia e di lingua sarda. Dal 1975 al 1985 ha ripreso inoltre lattivi-
t di scavo archeologico (Fonni: localit Madau, Bidistili, Logomake ecc.). Dal
1953 socio corrispondente dellIstituto Archeologico Germanico in Roma,
dal 1956 socio dellIstituto di Studi Etruschi di Firenze, dal 1964 socio onora-
rio della Sociedad Arqueolgica Lulliana di Palma di Maiorca e, infine, dal
26
1990 il riconoscimento pi prestigioso socio nazionale dellAccademia dei
Lincei di Roma. Dal 1989 professore emerito della Facolt di Lettere e Filo-
sofia di Cagliari. Dal 1966 commendatore al merito della Repubblica Italiana,
ha ottenuto il 2 giugno 1967 il diploma di prima classe di benemerito della scuo-
la, della cultura e dellarte.
Dal 1994 Lilliu decisamente schierato su posizioni progressiste e di cen-
tro-sinistra ed impegnato, come presidente onorario della Fondazione Sardi-
nia, nelle attivit tese alla valorizzazione della cultura e della identit autonomi-
stica dei Sardi. Vive e lavora a Cagliari, continua a coltivare gli studi storici e
archeologici, e interviene regolarmente sul quotidiano La Nuova Sardegna sui
temi di attualit politica, civile e culturale.
27
Nota biografica
professore straordinario, dal 15 dicembre 1955 al 14 dicembre 1958, e poi come
professore ordinario dal 15 dicembre 1958 alla sua andata fuori ruolo il 1 novem-
bre 1984. Lilliu ha ricoperto numerose cariche accademiche: preside della Facolt
di Lettere per ben diciannove anni (dal 1959 al 1967, dal 1969 al 1978); direttore
dellIstituto di Antichit, Archeologia e Arte e del Corso di perfezionamento in
Archeologia e Storia dellArte dal 1969 al 1983; membro del Consiglio dammini-
strazione e dal 1979 al 1989 presidente della Commissione dAteneo. Dal 1970 al
1989 ha insegnato nella Scuola di specializzazione in Studi Sardi, di cui stato
animatore e direttore per diversi anni (nel 1979-82, nel 1984-87, nel 1988-89).
Dal 1955 ha diretto la rivista, dellIstituto e poi della Scuola, Studi Sardi. Dal
1983 dirige il Nuovo Bullettino Archeologico Sardo.
Accanto allattivit scientifico-accademica, Lilliu ha svolto unintensa mili-
tanza politica, sin dagli anni universitari romani, nelle fila dellAzione Cattolica
e della FUCI e poi, dopo il rientro cagliaritano del 1943, della Democrazia Cri-
stiana, di cui stato consigliere e assessore nellAmministrazione Provinciale di
Cagliari. Cattolico democratico e antifascista, schierato con la sinistra democri-
stiana, Lilliu stato consigliere regionale dal 1969 al 1974, consigliere comunale
di Cagliari dal 1975 al 1980. Ha svolto anche unintensa attivit pubblicistica su
temi politici, sociali e culturali, collaborando sia alle riviste e ai giornali del do-
poguerra, da Riscossa a Il Corriere dellIsola, Il Corriere di Sardegna, Il Convegno,
sia a quelli degli anni della Rinascita, come Autonomia Cronache e Rinascita
Sarda, sia ai periodici pi impegnati sui temi dellidentit, come Il popolo sar-
do. Collaboratore de LUnione Sarda a cominciare dal 1947, dal 1994 Lilliu
collaboratore stabile de La Nuova Sardegna. Diversi suoi articoli sono stati pub-
blicati da quotidiani nazionali e stranieri, come Il Giornale dItalia, Il Corriere
della Sera, il francese Le Monde.
Lilliu stato sempre impegnato nella difesa dei beni culturali e ambientali del-
la Sardegna dalla speculazione e dal degrado, sostenendo la necessit di un passag-
gio di competenze in questo settore dallo Stato alla Regione Autonoma: dal 1975
al 1980 stato componente del Consiglio Nazionale dei Beni Culturali e Ambien-
tali e membro del Comitato di settore archeologico presso il Ministero per i Beni
Culturali e Ambientali. Dal 1976 al 1986 stato presidente del Comitato Stato-
Regione per i Beni Culturali e Ambientali. Il 1 aprile 1985 stato nominato presi-
dente dellIstituto Superiore Regionale Etnografico con sede a Nuoro.
Negli ultimi decenni, Lilliu ha continuato ad occuparsi della preistoria sarda
lultima sua corposa monografia, Arte e religione della Sardegna prenuragica,
stata pubblicata nel 1999 , delle antichit puniche e romane e dellarcheologia
altomedioevale, ma affrontando spesso anche tematiche di antropologia cultu-
rale, di sociologia e di lingua sarda. Dal 1975 al 1985 ha ripreso inoltre lattivi-
t di scavo archeologico (Fonni: localit Madau, Bidistili, Logomake ecc.). Dal
1953 socio corrispondente dellIstituto Archeologico Germanico in Roma,
dal 1956 socio dellIstituto di Studi Etruschi di Firenze, dal 1964 socio onora-
rio della Sociedad Arqueolgica Lulliana di Palma di Maiorca e, infine, dal
26
Nota bibliografica
1937
Scoperta di una tomba in localit Bau Marcusa ed altre tracce archeologiche in
Barumini (Cagliari), in Studi Sardi, III (1936), 1937, pp. 147-155.
1939
Barumini. Necropoli, pagi, ville rustiche romane, in Notizie degli Scavi, XV, serie
VI, 1939, pp. 370-380.
1940
Alcuni monumenti preistorici di Siniscola (Nuoro), in Studi Sardi, IV, 1940,
pp. 14-24.
Gesturi. Tombe di giganti in regione Ollastedu e Scusorgiu e sepolture dellet del
ferro in contrada Nerbonis, in Notizie degli Scavi, I, serie VII, 1940, pp. 234-238.
Il villaggio punico-romano e la chiesa di S. Pantaleo di Bangius (Barumini), in
Studi Sardi, IV, 1940, pp. 25-30.
Setzu. Domus de janas di Domu sOrku e nuraghi alle falde della Giara, in No-
tizie degli Scavi, I, serie VII, 1940, pp. 239-247.
Siddi. Tomba romana imperiale in contrada Is Arroccas di Codinas, in Notizie
degli Scavi, XV, serie VI, 1940, pp. 251-254.
Tharros. Ceramiche puniche di varia epoca, in Notizie degli Scavi, XV, serie VI,
1940, pp. 247-251.
Un monumento del primo 600: il palazzo apata di Barumini, in Studi Sardi,
IV, 1940, pp. 149-152.
1941
Architettura civile sei-settecentesca in Marmilla, in Studi Sardi, V, 1941, pp.
165-187.
Siddi. Su Pranu di Siddi e i suoi monumenti preistorici, in Notizie degli Scavi,
II, serie VII, 1941, pp. 130-163.
Siniscola (Nuoro). Ricerca e scavi, in Notizie degli Scavi, XVI, serie VI, 1941,
pp. 164-171.
1942
Appunti sulla cronologia nuragica, in Bollettino di Paletnologia Italiana, V-VI,
1941-42, pp. 143-177.
Bronzi preromani in Sardegna, in Bollettino di Paletnologia Italiana, V-VI, 1941-
42, pp. 179-196.
1943
Recensione di A. Taramelli, Nuraghe Santu Antine in territorio di Torralba-Sassari,
Monumenti Antichi dei Lincei, XXXVIII, 1939, in Bollettino di Paletnologia Ita-
liana, V-VI, 1943, pp. 141-144.
Vestigia preistoriche in territorio di Siniscola (Nuoro), in Bollettino di Paletnolo-
gia Italiana, VII, 1943, pp. 97-102.
1944
Barumini. Nuovi Scavi nella necropoli romana di Siali di Sotto; tombe romane
in localit Molinu, in Notizie degli Scavi, IV, serie VII, 1944, pp. 182-187.
Gergei (Sardegna). Villaggio nuragico di Su Iriu, in Notizie degli Scavi, IV, serie
VII, 1944, pp. 166-170.
Las Plassas (Cagliari). Villaggio preistorico di Su Pranu, il gruppo preistorico di
Simaxi e nuraghi e tombe megalitiche del falsopiano di Pauli, in Notizie degli Sca-
vi, IV, serie VII, 1944, pp. 170-182.
Le stele puniche di Sulcis (Cagliari), in Monumenti Antichi dei Lincei, XL, 1944,
coll. 293-418.
Setzu. Tomba romana in localit Bingia Molinu, in Notizie degli Scavi, IV, serie
VII, 1944, p. 188.
1945
Alla Consulta un archeologo, in Corriere di Sardegna, 26 settembre 1945.
Bronzi figurati paleosardi esistenti nelle collezioni pubbliche e private non insula-
ri, in Studi Sardi, VI (1944), 1945, pp. 23-41.
Orzo carbonizzato di duemila anni fa, in LAgricoltura Sarda, XXII, n. 4, dicem-
bre 1945, pp. 81-82.
Rapporti fra la civilt nuragica e la civilt fenicio-punica in Sardegna, in Studi
Etruschi, XVIII (1944), 1945, pp. 323-370.
1946
Barumini (Cagliari). Saggi stratigrafici presso i nuraghi di Su Nuraxi e Marfudi;
vicus di S. Lussoriu e necropoli romana di Su Luargi, in Notizie degli Scavi, VII,
serie VII, 1946, pp. 175-207.
Le scoperte e gli scavi paletnologici in Italia durante la guerra (Sardegna), in Ri-
vista di Scienze Preistoriche, I, 1946, pp. 104-107.
Necrologi (Ugo Rellini), in Rivista di Scienze Preistoriche, I, 1946, pp. 131-133.
Sardegna: isola anticlassica, in Il Convegno, n. 10, ottobre 1946, pp. 9-11.
28 29
Nota bibliografica
1937
Scoperta di una tomba in localit Bau Marcusa ed altre tracce archeologiche in
Barumini (Cagliari), in Studi Sardi, III (1936), 1937, pp. 147-155.
1939
Barumini. Necropoli, pagi, ville rustiche romane, in Notizie degli Scavi, XV, serie
VI, 1939, pp. 370-380.
1940
Alcuni monumenti preistorici di Siniscola (Nuoro), in Studi Sardi, IV, 1940,
pp. 14-24.
Gesturi. Tombe di giganti in regione Ollastedu e Scusorgiu e sepolture dellet del
ferro in contrada Nerbonis, in Notizie degli Scavi, I, serie VII, 1940, pp. 234-238.
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Setzu. Domus de janas di Domu sOrku e nuraghi alle falde della Giara, in No-
tizie degli Scavi, I, serie VII, 1940, pp. 239-247.
Siddi. Tomba romana imperiale in contrada Is Arroccas di Codinas, in Notizie
degli Scavi, XV, serie VI, 1940, pp. 251-254.
Tharros. Ceramiche puniche di varia epoca, in Notizie degli Scavi, XV, serie VI,
1940, pp. 247-251.
Un monumento del primo 600: il palazzo apata di Barumini, in Studi Sardi,
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1941
Architettura civile sei-settecentesca in Marmilla, in Studi Sardi, V, 1941, pp.
165-187.
Siddi. Su Pranu di Siddi e i suoi monumenti preistorici, in Notizie degli Scavi,
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pp. 164-171.
1942
Appunti sulla cronologia nuragica, in Bollettino di Paletnologia Italiana, V-VI,
1941-42, pp. 143-177.
Bronzi preromani in Sardegna, in Bollettino di Paletnologia Italiana, V-VI, 1941-
42, pp. 179-196.
1943
Recensione di A. Taramelli, Nuraghe Santu Antine in territorio di Torralba-Sassari,
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liana, V-VI, 1943, pp. 141-144.
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1944
Barumini. Nuovi Scavi nella necropoli romana di Siali di Sotto; tombe romane
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Gergei (Sardegna). Villaggio nuragico di Su Iriu, in Notizie degli Scavi, IV, serie
VII, 1944, pp. 166-170.
Las Plassas (Cagliari). Villaggio preistorico di Su Pranu, il gruppo preistorico di
Simaxi e nuraghi e tombe megalitiche del falsopiano di Pauli, in Notizie degli Sca-
vi, IV, serie VII, 1944, pp. 170-182.
Le stele puniche di Sulcis (Cagliari), in Monumenti Antichi dei Lincei, XL, 1944,
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Setzu. Tomba romana in localit Bingia Molinu, in Notizie degli Scavi, IV, serie
VII, 1944, p. 188.
1945
Alla Consulta un archeologo, in Corriere di Sardegna, 26 settembre 1945.
Bronzi figurati paleosardi esistenti nelle collezioni pubbliche e private non insula-
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bre 1945, pp. 81-82.
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Etruschi, XVIII (1944), 1945, pp. 323-370.
1946
Barumini (Cagliari). Saggi stratigrafici presso i nuraghi di Su Nuraxi e Marfudi;
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Le scoperte e gli scavi paletnologici in Italia durante la guerra (Sardegna), in Ri-
vista di Scienze Preistoriche, I, 1946, pp. 104-107.
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Sardegna: isola anticlassica, in Il Convegno, n. 10, ottobre 1946, pp. 9-11.
28 29
Las Plassas (Cagliari). Ritrovamento di tombe di epoca romana, in localit Su Ac-
cu e sEna, in Notizie degli Scavi, XXVII, 1949, pp. 284-286.
Necrologio (Salvatore Pittalis), in Studi Sardi, IX, 1949, pp. 597-598.
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da imprecisata del territorio, in Notizie degli Scavi, XXVII, 1949, pp. 301-308.
San Gavino Monreale (Cagliari). Scoperta di tombe romane in localit Giba
Onida, in Notizie degli Scavi, XXVII, 1949, pp. 275-284.
Sculture della Sardegna nuragica, Venezia, Alfieri, 1949, pp. 42, tavv. LXVIII (in
collab. con G. Pesce).
1950
Scoperte e scavi di antichit fattisi in Sardegna durante gli anni 1948 e 1949, in
Studi Sardi, VIII-IX (1948-49), 1950, pp. 392-559.
1951
Preistoria sarda e civilt nuragica, in Il Ponte, settembre-ottobre 1951, pp.
983-988.
1952
Modellini bronzei di Ittireddu e Olmedo (nuraghi o altiforni?), in Studi Sardi,
X-XI (1950-51), 1952, pp. 67-120.
Necrologi (C. Albizzati, G. Patroni, M. Varsi), in Studi Sardi, X-XI (1950-
1951), 1952, pp. 602-609.
Recensione di G. Serra, Scritti vari di glottologia sarda, in Studi Sardi, X-XI
(1950-51), 1952, pp. 579-594.
Sardisch-nuragische Bronzestatuetten, in Du, Zrich, 7 luglio 1952.
1953
Bronzetti nuragici da Terralba (Cagliari), in Annali delle Facolt di Lettere, Filoso-
fia e Magistero dellUniversit di Cagliari, XXI, 1953, pp. 3-94.
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1955
I nuraghi della Sardegna, in Nuovo Bollettino Bibliografico Sardo, I, n. 4, 1955,
pp. 4-6.
Il nuraghe di Barumini e la stratigrafia nuragica, in Studi Sardi, XII-XIII (1952-
54), 1955, pp. 90-469.
Nuraghi e Bronzetti, in Lillustrazione italiana, fasc. speciale (Sardegna), Natale
1955, p. 31.
Pensieri sulla Sardegna, in Studi Sardi, XII-XIII (1952-54), 1955, pp. 7-20.
31
Nota bibliografica
Siddi (Cagliari). Tesoretto monetale in regione Tradoriu, in Notizie degli Scavi,
XXV, serie VI, 1946, pp. 206-209.
1947
Attivit dellIstituto per gli Studi Sardi, in Studi Sardi, VII, 1947, pp. 323-326.
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degli Scavi, XXV, serie VI, 1947, pp. 325-327.
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dAcquas, Sa Cresiedda ed altre tracce archeologiche del Sulcis, in Notizie degli
Scavi, XXV, serie VI, 1947, pp. 312-325.
Dorgali (Nuoro). Villaggio nuragico di Serra Orrios. Impressioni ed osservazio-
ni, in Studi Sardi, VII, 1947, pp. 241-243.
Gergei (Nuoro). Tomba di epoca romana in localit Prabazzedda, in Notizie de-
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Notiziario, in Rivista di Scienze Preistoriche, II, 1947, pp. 335-336.
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Per la topografia di Biora (Serri-Nuoro), in Studi Sardi, VII, 1947, pp. 27-104.
1948
Avvenimenti culturali, in Studi Sardi, VIII, 1948, pp. 455-460.
Dun candelabro paleosardo del Museo di Cagliari, in Studi Sardi, VIII, 1948,
pp. 5-42.
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pp. 461-465.
Notiziario Archeologico (1947), in Studi Sardi, VIII, 1948, pp. 412-431.
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VIII, 1948, pp. 359-411.
Recensioni (W.F. Albright, V. Bertoldi, P. Cintas), in Studi Sardi, VIII, 1948, pp.
438-454.
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Uno scavo ignorato dal Dott. Ferruccio Quintavalle nella tomba di giganti di
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Galtell (Nuoro). Ripostiglio di monete imperiali rinvenuto in localit Sa Turrit-
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1951), 1952, pp. 602-609.
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Sardisch-nuragische Bronzestatuetten, in Du, Zrich, 7 luglio 1952.
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1297.
1955
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pp. 4-6.
Il nuraghe di Barumini e la stratigrafia nuragica, in Studi Sardi, XII-XIII (1952-
54), 1955, pp. 90-469.
Nuraghi e Bronzetti, in Lillustrazione italiana, fasc. speciale (Sardegna), Natale
1955, p. 31.
Pensieri sulla Sardegna, in Studi Sardi, XII-XIII (1952-54), 1955, pp. 7-20.
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Nota bibliografica
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Recensioni (W.F. Albright, V. Bertoldi, P. Cintas), in Studi Sardi, VIII, 1948, pp.
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Uno scavo ignorato dal Dott. Ferruccio Quintavalle nella tomba di giganti di
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1960
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Due navicelle di bronzo protosarde in collezioni private, in Studi Sardi, XVII
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La missione archeologica italiana nelle Baleari, in Archivio Storico Sardo, XXVIII,
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(Cagliari, 24-26 maggio 1962), Padova, 1963, pp. 1-14.
1964
Cenno sui pi recenti scavi del villaggio talaiotico di Ses Passes ad Art-Maiorca
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1965
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33
Nota bibliografica
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Navicella di bronzo protosarda da Gravisca, in Notizie degli Scavi, XXV, serie
VIII, 1971, pp. 289-299; anche in Atti dellAccademia dei Lincei, CCCLXVIII, e
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1972
Cultura prevalente e cultura alternativa popolare nella Regione sarda, in Cultura
e politica, II, Cagliari, Fossataro, 1972, pp. 3-25.
Resoconto di mezza legislatura, Sassari, Gallizzi, 1972.
1973
Il diavolo in Sardegna, Cagliari, Stef, 1973.
Lambiente nuorese nei tempi della prima Deledda, in Studi Sardi, XXII (1971-
72), 1973, pp. 753-783.
Tripode bronzeo di tradizione cipriota dalla grotta Pirosu-Su Benatzu di Santadi
(Cagliari), in Estudios dedicados al Profesor Dr. Luis Pericot, Barcelona, Universi-
dad de Barcelona, Insituto de Arqueologa y Prehistoria, 1973, pp. 283-307.
1975
Antichit nuragiche nella diocesi di Ales, in La diocesi di Ales-Usellus-Terralba,
aspetti e valori, Cagliari, Fossataro, 1975, pp. 133-161.
Lindagine del Consiglio regionale della Sardegna e linchiesta del Parlamento ita-
liano sui problemi di criminalit in Sardegna, in Studi Sardi, XXIII (1973-74),
1975, pp. 443-469.
Questioni di Sardegna, Cagliari, Fossataro, 1975.
Un giallo del secolo XIX in Sardegna. Gli idoli sardo-fenici, in Studi Sardi,
XXIII (1973-74), 1975, pp. 313-363.
1977
Dal betilo aniconico alla statuaria nuragica, in Studi Sardi, XXIV (1975-76),
1977, pp. 73-144.
Il sacco di Cagliari, il depuratore a Molentargius, Cagliari, edizioni 3T, 1977.
Sardinien, Mnchen, 1977 (in collab. con Tet Arnold Von Borsig e D. Fisher).
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Attivit della scuola di specializzazione di studi sardi, relazioni e documenti, in
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Nota bibliografica
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ri, 6-12 aprile 1963), vol. I, Roma, Centro di studi per la Storia dellArchitettura,
1966, pp. 17-92.
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binsel, Baden Baden, 1967 (in collab. con H. Schubart; introduz. di J. Thimme).
La civilt dei Sardi dal Neolitico allet dei nuraghi, Torino, ERI, 1967 (aggiorna-
mento delledizione del 1963).
1968
Civilt Mediterranee. Corsica, Sardegna, Baleari, Gli Iberi, Milano, Il Saggiatore,
1968 (in collab. con H. Schubart).
Il dolmen di Motorra (Dorgali-Nuoro), in Studi Sardi, XX (1966-67), 1968,
pp. 74-128.
La degradazione storica della societ barbaricina, in Autonomia Cronache, 2,
1968, pp. 27-40.
Rapporti fra la cultura torreana e aspetti pre e protonuragici della Sardegna, in
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1969
Zone interne e interventi esterni, Cagliari, Stef, 1969, pp. 3-15.
1970
Civilisations anciennes du bassin Mditerranen. Corse, Sardaigne, Balares, Les Ibres,
Paris, Michel, 1970 (in collab. con H. Schubart).
Civilisations anciennes du bassin Mditerranen. Les Cyclades, Chypre, Malte, la Syrie
ancienne, Paris, Michel, 1971 (in collab. con J. Thimme, P. Astrom e J. Vesner).
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1982
Architettura e scultura dellet nuragica, in La Sardegna, a cura di M. Brigaglia,
vol. I, Cagliari, Della Torre, 1982, pp. 71-76.
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Torre, 1982, pp. 5-12.
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Nota bibliografica
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36
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Book, 1988, pp. 41-68.
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1988, pp. 83-110.
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Nuova ricchezza e nuovo potere, in Storia dei Sardi e della Sardegna, I, Milano,
Jaca Book, 1988, pp. 69-82.
Recensione de I Catalani in Sardegna (a cura di J. Carbonell e F. Manconi), Mila-
no, 1984, in Studi Sardi, XXVII (1986-87), 1988, pp. 503-524.
Recensione de Le opere e i giorni. Contadini e pastori (a cura di G. Angioni e F.
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Solitudine come crocevia, in Lumana avventura, Milano, Jaca Book, primavera
1988.
Su Nuraxi di Barumini, Sassari, Carlo Delfino, 1988 (in collab. con R. Zucca).
1989
Introduzione, in L. Porru, R. Serra, R. Coroneo, SantAntioco. Le catacombe, la
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La Sardegna preistorica e le sue relazioni esterne, in Notiziario dellUniversit di
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1989, pp. 29-100.
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Recensione de Larcheologia romana e altomedievale nellOristanese, Taranto,
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Relazione di apertura, in La cultura di Ozieri, problematiche e nuove acquisizioni.
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Nota bibliografica
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1987
In diretta dai nuraghi, intervista a Giovanni Lilliu (A. Paracchini), TC, 29 marzo-4
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Inseguendo il sogno di riconquistare il mare, in Sardegna Autonomia, n.s., XIII,
gennaio-febbraio 1987, pp. 17-32.
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1988
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38
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Book, 1988, pp. 41-68.
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Recensione di Ampsicora e il territorio di Cornus, Taranto, 1988, in Studi Sardi,
XXIX (1990-91), 1991, pp. 557-560.
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Recensione di Sancti innumerabilis. Scavi nella Cagliari del Seicento: testimonianze
e verifiche, Oristano, SAlvure, 1989, in Studi Sardi, XXIX (1990-91), 1991, pp.
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Recensione di Sassari. Le origini, Sassari, Gallizzi, 1989, in Studi Sardi, XXIX
(1990-91), 1991, pp. 570-581.
Ricordo di Raffaello Delogu, in Studi Sardi, XXIX (1990-91), 1991, pp. 545-548.
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1992
Ancora una riflessione sulle guerre cartaginesi per la conquista della Sardegna, in
Atti dellAccademia Nazionale dei Lincei, Rendiconti, serie IX, 3, Roma, 1992, pp.
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Conclusione e saluto, in La Sardegna nel Mediterraneo tra il Bronzo medio e il
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Nota bibliografica
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dizionale in Sardegna, Sassari, Carlo Delfino, 1991, pp. 7-10.
Presentazione, in M. Medde, Il senso del cammino, Ghilarza, 1991, pp. 1-6.
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Il grido di dolore di Giovanni Lilliu, in Archeologia viva, n.s., X, n. 22, settembre
1991, pp. 74-78.
La Sardegna e il mare durante let romana, in LAfrica Romana. Atti dellVIII
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Medicina in Sardegna durante let romana, in Scritti in onore di Ugo Carcassi,
Cagliari, Universit di Cagliari, 1991, pp. 206-208.
Prefazione, in In nome del pane. Forme, tecniche, occasioni della panificazione tra-
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Presentazione, in M. Medde, Il senso del cammino, Ghilarza, 1991, pp. 1-6.
Quel demiurgo Sardus Pater. Una testimonianza epistolare sulla salvaguardia
dei beni culturali nellisola, in E. Lussu, Una leggenda sullaltipiano, in La Citt.
Periodico di cultura e arte, II, nn. 3-4, 1991, pp. 61-72.
Recensione dei Quaderni della Soprintendenza archeologica per le province di Ca-
gliari e Oristano, I-II, n. 4, 1987, in Studi Sardi, XXIX (1990-91), 1991, pp.
551-556.
40
1996
Bicentenario dei moti di liberazione del 1796. Leffimero trionfo dellAngioy, in
Il Popolo sardo. Rivista bimestrale della Sardegna, II, n. 2, maggio-giugno, 1996, pp.
27-35.
La lingua sarda: problemi e prospettive, in Attoppus cun sa lingua e sa cultura de
Sardigna, Dolianova, Grafica Parteolla, 1996, pp. 17-24.
Sardegna anticlassica, in Societ sarda. Periodico di Nuovo impegno, 3 quadrime-
stre, Quartu SantElena, Castello, 1996, pp. 68-74.
Uomo e ambiente in Sardegna nel percorso storico, in Studi Sardi, XXX (1992-
1993), Cagliari, 1996, pp. 5-19.
1997
Due statuine in bronzo di et nuragica dalla localit di Agrani-Nurallao (No-
ro), in Alle soglie della classicit. Il Mediterraneo tra tradizione e innovazione.
Studi in onore di Sabatino Moscati, a cura di E. Acquaro, Pisa-Roma, 1997, pp.
833-841.
Il manoscritto Gilj e gli idoli sardo-fenici, in Le Carte dArborea. Falsi e Falsari
nella Sardegna del XIX secolo, a cura di L. Marrocu, Cagliari, AM&D, 1997, pp.
287-300.
Il Mediterraneo fra passato e presente, in Pastorizia e politica mediterranea. Atti
del XIX Seminario per la cooperazione mediterranea (Cagliari, 14-15 novembre
1997), a cura di F. Nuvoli, R. Furesi, Cagliari, Tema, 1997, pp. 25-33.
La grande statuaria nella Sardegna nuragica, in Atti dellAccademia dei Lincei,
Memorie, IX, serie IX, fasc. 3, Roma, 1997, pp. 284-385, tavv. I-XXXVI.
Pesca e raccolta dalla preistoria allet romana, in Pesca e pescatori in Sardegna.
Mestieri del mare e delle acque interne, a cura di G. Mondardini, Cinisello Balsamo,
Amilcare Pizzi, 1997, pp. 15-27, figg. 1-20.
Presentazione, in La cultura di Ozieri. La Sardegna e il Mediterraneo nel IV e III
millennio a.C. Atti del II Convegno di studio (Ozieri, 15-17 ottobre 1990), a cura
di L. Campus, Ozieri, Il Torchietto, 1997, pp. 9-12.
Sa die de sa Sardigna, in Il popolo sardo. Rivista trimestrale della Sardegna, III, 2,
aprile-giugno 1997, pp. 51-54.
Sarda Arte, in Enciclopedia dellarte antica, classica e orientale, Supplemento II
(1971-94), Roma, Istituto dellEnciclopedia Italiana, 1997, pp. 134-141, figg.
166-176.
Trentanni di lotta per la lingua sarda, in Lamarezza leggiadra della lingua. Atti
del Convegno (Tonino Ledda e il movimento felibristico del premio di letteratura Citt
di Ozieri. Percorsi e prospettive della lingua materna nella poesia contemporanea),
Ozieri, Il Torchietto, 1997, pp. 33-39.
43
Nota bibliografica
Miti e rituali nella Sardegna preistorica, in Sardinia in the Mediterranean: a Foot-
print in the Sea. Studies in Sardinian Archaeology presented to Miriam S. Balmuth,
ed. Robert H. Tykot and Tamsey K. Andrews, Sheffield Academic Press, 1992,
pp. 11-12, 378-383.
1993
Giovanni Spano, 1803-1878, in I Cagliaritani illustri, a cura di A. Romagnino,
I, Cagliari, Della Torre, 1993, pp. 182-187.
I castelli della Sardegna medievale, in La Sardegna. Trimestrale politico-culturale,
9, aprile-giugno 1993, pp. 16-19.
Il cavallo nella protostoria sarda, in Atti dellAccademia Nazionale dei Lincei, Ren-
diconti, IV, serie IX, fasc. 2, Roma, 1993, pp. 235-259.
La figura e lopera di Pietro Meloni, in Sardinia Antiqua. Atti del X Convegno di
studio (Oristano, 11-13 dicembre 1992), Nuoro, Archivio Fotografico sardo, 1993,
pp. 63-69.
Milizie in Sardegna durante let bizantina, in Sardegna, Mediterraneo e Atlantico
tra medioevo ed et moderna. Studi storici in memoria di Alberto Boscolo, a cura di L.
DArienzo, I, Roma, Bulzoni, 1993, pp. 105-135.
Passato e presente del paesaggio sardo. Il difficile rapporto uomo-natura dai nura-
gici ai giorni nostri, in Demos, Ricerca e ambiente, Cagliari, 1993, pp. 182-187.
The Sardinia of the Nuraghi, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 1993.
1994
Introduzione, in Luomo e il fiume. VII Rassegna internazionale di Documenti Et-
nografici (Nuoro, 10-15 ottobre 1994), Nuoro, ISRE, pp. 9-18.
Le grotte di Rureu e Verde nella Nurra di Alghero (Sassari), in Atti dellAcca-
demia Nazionale dei Lincei, Rendiconti, V, serie IX, fasc. 4, Roma, 1994, pp.
629-690.
Presentazione, in AA.VV., Omaggio a Doro Levi, in Quaderni della Soprintenden-
za ai Beni Archeologici per le province di Sassari e Nuoro, 19, Ozieri, Il Torchietto,
1994, pp. 5-13.
1995
Betili e betilini nelle tombe di giganti della Sardegna, in Atti dellAccademia Na-
zionale dei Lincei, Memorie, VI, serie IX, fasc. 4, Roma, 1995, pp. 422-507.
Cultura e Culture. Storia e problemi negli scritti giornalistici di Giovanni Lilliu, a cu-
ra di A. Moravetti, Sassari, Carlo Delfino, 1995, 2 voll.
Preistoria e protostoria del Sulcis, in Carbonia e il Sulcis. Archeologia e territorio,
Oristano, SAlvure, 1995, pp. 11-50.
Presentazione di Sardinia antiqua, in Archivio Storico Sardo, XXXVIII, 1995,
pp. 430-433.
42
1996
Bicentenario dei moti di liberazione del 1796. Leffimero trionfo dellAngioy, in
Il Popolo sardo. Rivista bimestrale della Sardegna, II, n. 2, maggio-giugno, 1996, pp.
27-35.
La lingua sarda: problemi e prospettive, in Attoppus cun sa lingua e sa cultura de
Sardigna, Dolianova, Grafica Parteolla, 1996, pp. 17-24.
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Amilcare Pizzi, 1997, pp. 15-27, figg. 1-20.
Presentazione, in La cultura di Ozieri. La Sardegna e il Mediterraneo nel IV e III
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di L. Campus, Ozieri, Il Torchietto, 1997, pp. 9-12.
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(1971-94), Roma, Istituto dellEnciclopedia Italiana, 1997, pp. 134-141, figg.
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Trentanni di lotta per la lingua sarda, in Lamarezza leggiadra della lingua. Atti
del Convegno (Tonino Ledda e il movimento felibristico del premio di letteratura Citt
di Ozieri. Percorsi e prospettive della lingua materna nella poesia contemporanea),
Ozieri, Il Torchietto, 1997, pp. 33-39.
43
Nota bibliografica
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ed. Robert H. Tykot and Tamsey K. Andrews, Sheffield Academic Press, 1992,
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1993
Giovanni Spano, 1803-1878, in I Cagliaritani illustri, a cura di A. Romagnino,
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9, aprile-giugno 1993, pp. 16-19.
Il cavallo nella protostoria sarda, in Atti dellAccademia Nazionale dei Lincei, Ren-
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La figura e lopera di Pietro Meloni, in Sardinia Antiqua. Atti del X Convegno di
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Milizie in Sardegna durante let bizantina, in Sardegna, Mediterraneo e Atlantico
tra medioevo ed et moderna. Studi storici in memoria di Alberto Boscolo, a cura di L.
DArienzo, I, Roma, Bulzoni, 1993, pp. 105-135.
Passato e presente del paesaggio sardo. Il difficile rapporto uomo-natura dai nura-
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1995
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pp. 430-433.
42
Su Nuraxi di Barumini. Guida, Cagliari, Valdes, 1999, pp. 1-18.
Teoria, pratica e senso dellarcheologia, in Almanacco Gallurese, 1999-2000, pp.
35-44.
Viaggio nel Partito Sardo dAzione, in Bollettino Bibliografico e Rassegna Archivi-
stica e di Studi Storici della Sardegna, 1999, pp. 1-5.
2000
Archeologia di San Vito, in I Quaderni Sarrabesi. Atti dellincontro culturale (Mu-
ravera, 19-2-2000), Litografica Progres, 2000, pp. 6-11.
Aspetti e problemi dellipogeismo mediterraneo, in Lipogeismo nel Mediterraneo,
origine, sviluppo, quadri culturali. Atti del Congresso Internazionale (Sassari-Orista-
no, 23-28 maggio 1994), Muros, Stampacolor, 2000, pp. 3-28.
Duna navicella protosarda nello heraion di Capo Colonna a Crotone, in Atti del-
lAccademia Nazionale dei Lincei, Rendiconti, serie IX, Roma, 2000, pp. 181-233.
La costante autonomistica sarda, in Presente e futuro, 10, 2000, pp. 43-80.
Prefazione, in M. Pallottino, La Sardegna nuragica, Nuoro, Ilisso, 2000, pp. 7-60.
Prefazione, in U. Cocco, G. Marras, Una moda fuori legge. Il fascino del pastore
in velluto. La scoperta di uno stile etnico, Napoli, Cuen, 2000, pp. 5-26.
Presentazione, in L. Pisanu, I frati minori in Sardegna dal 1218 al 1639 (origini e
forte presenza nellisola), Cagliari, Della Torre, 2000, pp. 11-41.
Presentazione di S. Moscati, Storia degli italiani dalle origini allet di Augusto,
Bardi Editore, in Atti dellAccademia Nazionale dei Lincei, Rendiconti, XI, serie IX,
Roma, 2000, pp. 163-171.
Recensione di A. Ingegno-R. Sassa, La casa di Eleonora. Una finestra aperta sul re-
stauro, Oristano, SAlvure, 1994, in Studi Sardi, XXXII (1999), 2000, pp. 440-444.
Recensione di G. Mondardini, Gente di mare in Sardegna. Antropologia dei saperi,
dei luoghi e dei corpi, Nuoro, ISRE, 1997, in Studi Sardi, XXXII (1999), 2000,
pp. 460-467.
Recensione di L. Pisanu, I frati minori in Sardegna dal 1900 al 1925 (sviluppo e
autonomia), vol. III, Della Torre, 1995, in Studi Sardi, XXXII (1999), 2000, pp.
445-449.
Recensione di S. Cubeddu, Sardisti, viaggio nel Partito Sardo dAzione tra cronaca
e storia, testimonianze, documenti, date e commento, vol. II, Sassari, 1996, in Studi
Sardi, XXXII (1999), 2000, pp. 450-459.
2001
La Sardegna fra il XVII e il XIV secolo a.C.: linee di sviluppo e relazioni esterne,
in AA.VV., Culture marinare nel Mediterraneo centrale e occidentale fra il XVII e XV
45
Nota bibliografica
1998
Archeologia in Sardegna: uno straordinario progresso, in Papers from the EAA
Third annual Meeting at Ravenna, 1997, vol. III (Sardinia), a cura di A. Moravetti,
Oxford, BAR International Series, 719, 1998, pp. 1-6.
Aspetti e problemi dellipogeismo mediterraneo, in Atti dellAccademia Nazionale
dei Lincei, Memorie, X, serie IX, Roma, 1998, pp. 123-157, tav. I-XLV.
Costruzioni circolari in pietre a secco con copertura a tholos (Sardegna, Corsica,
Minorca), in Costruzioni circolari con copertura a tholos in Europa. Atti del Conve-
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Il mondo dei megaliti, in Archeoastronomia, credenze e religioni nel mondo antico.
Atti del Convegno Internazionale (14-15 maggio 1997), Roma, Accademia Nazio-
nale dei Lincei, 1998, pp. 8-40, 250-252.
Larcheologo e i falsi bronzetti, con la biografia dellautore raccontata da R. Copez, Ca-
gliari, AM&D, 1998.
Lingua, identit, radici e ali, in La grotta della vipera, XXIV, n. 84, 1998-99, pp.
5-12.
Luoghi di culto e monumenti pagani convertiti in sedi della religione cristiana,
in Studi in onore di Ottorino Pietro Alberti, a cura di F. Atzeni, T. Cabizzosu, Ca-
gliari, Della Torre, 1998, pp. 41-60.
Origini della civilt in Sardegna, in Rivista di Archeologia, XXII, 1998, pp. 133-140.
Origini della civilt in Sardegna, in Sardegna. Chek Point, Firenze, Icona, 1998.
Prefazione, in G. Tore, Rilievo funerario in pietra. Scultura e rilievo nella Collezio-
ne comunale di Sedilo: dallet nuragica alla punico-romana, Villanova Monteleone,
Soter, 1998, pp. I-IV.
1999
Arte e religione della Sardegna prenuragica, Sassari, Carlo Delfino, 1999.
Gramsci e la lingua sarda, in Il pensiero permanente. Gramsci oltre il suo tempo,
Cagliari, Tema, 1999, pp. 156-160.
Introduzione, in U. Cardia, Autonomia sarda. Unidea che attraversa i secoli, Ca-
gliari, Cuec, 1999, pp. 9-29.
Recensione di Archivio Storico Sardo, XXXVIII, 1995, in Studi Sardi, XXXI
(1994-1998), 1999, pp. 569-572.
Recensione di M. Luisa Ferrarese Ceruti, Archeologia della Sardegna preistorica e
protostorica, Nuoro, Poliedro, 1997, in Studi Sardi, XXXI (1994-1998), 1999,
pp. 576-582.
Ricordo di Giovanni Tore (1945-1997), in Studi Sardi, XXXI (1994-1998),
1999, pp. 588-593.
44
Su Nuraxi di Barumini. Guida, Cagliari, Valdes, 1999, pp. 1-18.
Teoria, pratica e senso dellarcheologia, in Almanacco Gallurese, 1999-2000, pp.
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Aspetti e problemi dellipogeismo mediterraneo, in Lipogeismo nel Mediterraneo,
origine, sviluppo, quadri culturali. Atti del Congresso Internazionale (Sassari-Orista-
no, 23-28 maggio 1994), Muros, Stampacolor, 2000, pp. 3-28.
Duna navicella protosarda nello heraion di Capo Colonna a Crotone, in Atti del-
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Prefazione, in M. Pallottino, La Sardegna nuragica, Nuoro, Ilisso, 2000, pp. 7-60.
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Presentazione di S. Moscati, Storia degli italiani dalle origini allet di Augusto,
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Recensione di G. Mondardini, Gente di mare in Sardegna. Antropologia dei saperi,
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pp. 460-467.
Recensione di L. Pisanu, I frati minori in Sardegna dal 1900 al 1925 (sviluppo e
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Recensione di S. Cubeddu, Sardisti, viaggio nel Partito Sardo dAzione tra cronaca
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Sardi, XXXII (1999), 2000, pp. 450-459.
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Costruzioni circolari in pietre a secco con copertura a tholos (Sardegna, Corsica,
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Il mondo dei megaliti, in Archeoastronomia, credenze e religioni nel mondo antico.
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nale dei Lincei, 1998, pp. 8-40, 250-252.
Larcheologo e i falsi bronzetti, con la biografia dellautore raccontata da R. Copez, Ca-
gliari, AM&D, 1998.
Lingua, identit, radici e ali, in La grotta della vipera, XXIV, n. 84, 1998-99, pp.
5-12.
Luoghi di culto e monumenti pagani convertiti in sedi della religione cristiana,
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Origini della civilt in Sardegna, in Rivista di Archeologia, XXII, 1998, pp. 133-140.
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Prefazione, in G. Tore, Rilievo funerario in pietra. Scultura e rilievo nella Collezio-
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Soter, 1998, pp. I-IV.
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Gramsci e la lingua sarda, in Il pensiero permanente. Gramsci oltre il suo tempo,
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Recensione di Archivio Storico Sardo, XXXVIII, 1995, in Studi Sardi, XXXI
(1994-1998), 1999, pp. 569-572.
Recensione di M. Luisa Ferrarese Ceruti, Archeologia della Sardegna preistorica e
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Ricordo di Giovanni Tore (1945-1997), in Studi Sardi, XXXI (1994-1998),
1999, pp. 588-593.
44
Avvertenze redazionali
I Nuraghi. Torri preistoriche di Sardegna stato pubblicato per la prima volta a
Cagliari, nel 1962, per i tipi di La Zattera, da allora non stato pi ristampato.
Nella presente edizione in merito ai testi sono stati adottati criteri conservativi; si
intervenuti esclusivamente nel caso di evidenti refusi tipografici e in forma lieve
nella punteggiatura; graficamente sono state operate quelle modifiche formali fi-
nalizzate ad una pi agile consultazione del volume:
la legenda alla Carta B, le didascalie alle 18 figure presenti nel Catalogo e a
quelle contenute allinterno di ciascuna delle 107 tavole, in originale tra gli ap-
parati critici alle pp. 189-198, sono state trasferite di seguito alle figure a cui
fanno diretto riferimento. Ledizione del 1962 presentava, alla fine del testo, un
corpus di illustrazioni che si trova ora susseguente alle relative schede descrittive
in ununica sezione denominata Tavole.
Gli indici sono stati completati collinserimento dei numeri di pagine man-
canti nelloriginale.
47
secolo a.C. Ricerche di storia, epigrafia e archeologia mediterranea, a cura di C. Giar-
dino, Roma, Bagatto Libri, 2001, pp. 257-305.
Lingua, identit, radici e ali, in Limba, lingua, language. Lingue locali, standar-
dizzazione e identit in Sardegna nellera della globalizzazione, a cura di M. Argio-
las, R. Serra, Cagliari, Cuec, 2001, pp. 43-55.
Recensione di A. Moravetti, Testimonianze archeologiche nel Marghine-Planar-
gia, II, Sassari, Carlo Delfino, 2000, in Studi Sardi, XXXIII (2000), 2001, pp.
651-654.
Recensione di W. Paris, La Collezione Spano a Ploaghe, Muros, Stampacolor,
1999, in Studi Sardi, XXXIII (2000), 2001, pp. 655-660.
Ricordo di Ranuccio Bianchi Bandinelli, in Atti dellAccademia Nazionale dei
Lincei, Memorie, XI, serie IX, fasc. 4, Roma, 2001, pp. 684-689.
Simbologia astrale nel mondo prenuragico, in Luomo antico e il cosmo, Atti del
3 Convegno Internazionale di Archeologia e Astronomia (Roma, 15-16 maggio
2000), Roma, Accademia Nazionale dei Lincei, 2001, pp. 163-234.
2002
Arzachena, La civilt della Gallura, il Re-Pastore e il culto dei morti, in Almanac-
co Gallurese, 2002, pp. 54-66.
La civilt preistorica e nuragica in Sardegna, in Atti dellAccademia Nazionale dei
Lincei, Memorie, XV, serie IX, Roma, 2002, p. 237.
La costante resistenziale sarda, Nuoro, Ilisso, 2002 (riedito a cura di A. Mattone).
Le ragioni dellautonomia, a cura di G. Marci, presentazione di L. Ortu, Cagliari,
Cuec, 2002.
Profilo della storia delle miniere in Sardegna: valori e significati, in Per il Parco
geominerario. Avviamento, progetti in itinere, prospettive, Pau, localit Senixeddu,
Convegno nazionale (17 dicembre 2001), Cagliari, Rossa, 2002, pp. 28-31.
Storiografia dei rapporti sardo-etruschi, in Etruria e Sardegna centro-settentrionale
tra lEt del Bronzo finale e lArcaismo. Atti del XXI Convegno di Studi Etruschi e Ita-
lici (Sassari, 13-17 ottobre 1998), Pisa-Roma, Istituti Editoriali e Poligrafici Inter-
nazionali, 2002, pp. 19-48.
2003
La civilt dei Sardi dal Paleolitico allet dei nuraghi, Nuoro, Il Maestrale-Rai ERI,
2003 (riedito con prefazione di A. Moravetti).
Prefazione, in E. Atzeni, Cagliari preistorica, Cagliari, Cuec, 2003, pp. 7-10.
2005
Giovanni Spano e larcheologia sarda, in Il tesoro del canonico, a cura di P. Pulina
e S. Tola, Sassari, Carlo Delfino, 2005, pp. 53-64.
46
Avvertenze redazionali
I Nuraghi. Torri preistoriche di Sardegna stato pubblicato per la prima volta a
Cagliari, nel 1962, per i tipi di La Zattera, da allora non stato pi ristampato.
Nella presente edizione in merito ai testi sono stati adottati criteri conservativi; si
intervenuti esclusivamente nel caso di evidenti refusi tipografici e in forma lieve
nella punteggiatura; graficamente sono state operate quelle modifiche formali fi-
nalizzate ad una pi agile consultazione del volume:
la legenda alla Carta B, le didascalie alle 18 figure presenti nel Catalogo e a
quelle contenute allinterno di ciascuna delle 107 tavole, in originale tra gli ap-
parati critici alle pp. 189-198, sono state trasferite di seguito alle figure a cui
fanno diretto riferimento. Ledizione del 1962 presentava, alla fine del testo, un
corpus di illustrazioni che si trova ora susseguente alle relative schede descrittive
in ununica sezione denominata Tavole.
Gli indici sono stati completati collinserimento dei numeri di pagine man-
canti nelloriginale.
47
secolo a.C. Ricerche di storia, epigrafia e archeologia mediterranea, a cura di C. Giar-
dino, Roma, Bagatto Libri, 2001, pp. 257-305.
Lingua, identit, radici e ali, in Limba, lingua, language. Lingue locali, standar-
dizzazione e identit in Sardegna nellera della globalizzazione, a cura di M. Argio-
las, R. Serra, Cagliari, Cuec, 2001, pp. 43-55.
Recensione di A. Moravetti, Testimonianze archeologiche nel Marghine-Planar-
gia, II, Sassari, Carlo Delfino, 2000, in Studi Sardi, XXXIII (2000), 2001, pp.
651-654.
Recensione di W. Paris, La Collezione Spano a Ploaghe, Muros, Stampacolor,
1999, in Studi Sardi, XXXIII (2000), 2001, pp. 655-660.
Ricordo di Ranuccio Bianchi Bandinelli, in Atti dellAccademia Nazionale dei
Lincei, Memorie, XI, serie IX, fasc. 4, Roma, 2001, pp. 684-689.
Simbologia astrale nel mondo prenuragico, in Luomo antico e il cosmo, Atti del
3 Convegno Internazionale di Archeologia e Astronomia (Roma, 15-16 maggio
2000), Roma, Accademia Nazionale dei Lincei, 2001, pp. 163-234.
2002
Arzachena, La civilt della Gallura, il Re-Pastore e il culto dei morti, in Almanac-
co Gallurese, 2002, pp. 54-66.
La civilt preistorica e nuragica in Sardegna, in Atti dellAccademia Nazionale dei
Lincei, Memorie, XV, serie IX, Roma, 2002, p. 237.
La costante resistenziale sarda, Nuoro, Ilisso, 2002 (riedito a cura di A. Mattone).
Le ragioni dellautonomia, a cura di G. Marci, presentazione di L. Ortu, Cagliari,
Cuec, 2002.
Profilo della storia delle miniere in Sardegna: valori e significati, in Per il Parco
geominerario. Avviamento, progetti in itinere, prospettive, Pau, localit Senixeddu,
Convegno nazionale (17 dicembre 2001), Cagliari, Rossa, 2002, pp. 28-31.
Storiografia dei rapporti sardo-etruschi, in Etruria e Sardegna centro-settentrionale
tra lEt del Bronzo finale e lArcaismo. Atti del XXI Convegno di Studi Etruschi e Ita-
lici (Sassari, 13-17 ottobre 1998), Pisa-Roma, Istituti Editoriali e Poligrafici Inter-
nazionali, 2002, pp. 19-48.
2003
La civilt dei Sardi dal Paleolitico allet dei nuraghi, Nuoro, Il Maestrale-Rai ERI,
2003 (riedito con prefazione di A. Moravetti).
Prefazione, in E. Atzeni, Cagliari preistorica, Cagliari, Cuec, 2003, pp. 7-10.
2005
Giovanni Spano e larcheologia sarda, in Il tesoro del canonico, a cura di P. Pulina
e S. Tola, Sassari, Carlo Delfino, 2005, pp. 53-64.
46
I NURAGHI
Torri preistoriche di Sardegna
I NURAGHI
Torri preistoriche di Sardegna
Ai miei allievi
Viewing them, however, as faithful, though silent
monuments of men and days, that have totally passed
away and escaped all record, they cannot but
be contemplated as objects worthy both of
admiration and reverence
William Henry Smyth
They (nuraghes) have marked the rise and the
fall of empires, the vicissitudes of fortune, the illusory
hopes, the vain fears, and the insatiable desires
of successive generations of men, whose brief span
of existence has been that of a moment compared
with the centuries that have looked down from their
summits
Thomas Forester

Ai miei allievi
Viewing them, however, as faithful, though silent
monuments of men and days, that have totally passed
away and escaped all record, they cannot but
be contemplated as objects worthy both of
admiration and reverence
William Henry Smyth
They (nuraghes) have marked the rise and the
fall of empires, the vicissitudes of fortune, the illusory
hopes, the vain fears, and the insatiable desires
of successive generations of men, whose brief span
of existence has been that of a moment compared
with the centuries that have looked down from their
summits
Thomas Forester

Premessa
Da parecchi anni meditavo di scrivere un libro sui nuraghi della Sardegna, sia
per linteresse e limportanza scientifica e culturale in genere dellargomento, non
ignorato anche nel passato da quanti ebbero ad occuparsene con intenti e visioni
diverse, sia per far conoscere al pubblico i risultati delle pi recenti ricerche e studi
sul caratteristico monumento, da cui si arricchita la problematica e son derivate
acquisizioni obbiettive le quali segnano un notevole progresso nel campo della pro-
tostoria sarda e mediterranea.
In questo libro, che non e non pu essere popolare nel senso di una divulga-
zione a livello di base ma si apre tuttavia a una larga cerchia di persone sensibili e
interessate alla materia, viene offerto un riassunto delle principali questioni che si
pongono, oggi come e pi di prima, a chi si volge con impegno allindagine sui nu-
raghi. Alcune si vedr appariranno risolte o in via di risoluzione, altre resteran-
no ancora senza conclusione, allo stato di problema, ribadendo, se mai ve ne fosse
bisogno, quel carattere di relativit di cui soffre la scienza archeologica, da noi co-
me altrove, di l dalla presentazione ottimistica che taluni amano fare delle sue la-
boriose conquiste.
Il nuraghe, che lespressione monumentale pi cospicua ed alta della cultura
architettonica protosarda ed il risultato pi concreto e positivo della situazione so-
ciale, economica e politica di quegli antichi tempi, potrebbe prestarsi a farne il cen-
tro duna narrazione romanzesca delle vicende storiche e culturali che vi furono
connesse per lungo seguirsi di secoli; e potrebbe costituire il simbolo duna sorta di
revanche regionalistica in un momento, come lattuale, in cui le periferie provin-
ciali vengono valorizzate nei loro contenuti e nel loro impegno storico, anche sulla
base dei fatti remoti da esse prodotti.
Le pagine qui presentate non accolgono queste lusinghe; ma non ignorano, tutta-
via, certi aspetti dellantica civilt dei nuraghi, vitali e produttivi nel tempo e nel luo-
go in cui si esplicarono in concreto e nelle pi o meno scoperte discendenze attuali.
Anzitutto sta il valore spettacolare del monumento. Nel grande fenomeno del
megalitismo a torri (meravigliosa componente arcaica residuata ancora in et stori-
ca), il nuraghe rappresenta la formula pi complessa, studiata e ricca in linee e vo-
lumi, dellarchitettura protostorica isolana e (pu dirsi) anche di tutte le espressioni
architettoniche delle terre occidentali mediterranee. Il nuraghe il monumento in
cui pi si articola, si organizza, si compone, a volte baroccheggiando, il megaliti-
smo dei paesi barbari di qua dalle Colonne dErcole. Questa sorta di vocazione re-
ligiosa al monumentale, che rappresenta insieme una tendenza di stirpe e un pro-
dotto di necessit dellet del bronzo (let della guerra), il popolo la vela, oggi,
53
Premessa
Da parecchi anni meditavo di scrivere un libro sui nuraghi della Sardegna, sia
per linteresse e limportanza scientifica e culturale in genere dellargomento, non
ignorato anche nel passato da quanti ebbero ad occuparsene con intenti e visioni
diverse, sia per far conoscere al pubblico i risultati delle pi recenti ricerche e studi
sul caratteristico monumento, da cui si arricchita la problematica e son derivate
acquisizioni obbiettive le quali segnano un notevole progresso nel campo della pro-
tostoria sarda e mediterranea.
In questo libro, che non e non pu essere popolare nel senso di una divulga-
zione a livello di base ma si apre tuttavia a una larga cerchia di persone sensibili e
interessate alla materia, viene offerto un riassunto delle principali questioni che si
pongono, oggi come e pi di prima, a chi si volge con impegno allindagine sui nu-
raghi. Alcune si vedr appariranno risolte o in via di risoluzione, altre resteran-
no ancora senza conclusione, allo stato di problema, ribadendo, se mai ve ne fosse
bisogno, quel carattere di relativit di cui soffre la scienza archeologica, da noi co-
me altrove, di l dalla presentazione ottimistica che taluni amano fare delle sue la-
boriose conquiste.
Il nuraghe, che lespressione monumentale pi cospicua ed alta della cultura
architettonica protosarda ed il risultato pi concreto e positivo della situazione so-
ciale, economica e politica di quegli antichi tempi, potrebbe prestarsi a farne il cen-
tro duna narrazione romanzesca delle vicende storiche e culturali che vi furono
connesse per lungo seguirsi di secoli; e potrebbe costituire il simbolo duna sorta di
revanche regionalistica in un momento, come lattuale, in cui le periferie provin-
ciali vengono valorizzate nei loro contenuti e nel loro impegno storico, anche sulla
base dei fatti remoti da esse prodotti.
Le pagine qui presentate non accolgono queste lusinghe; ma non ignorano, tutta-
via, certi aspetti dellantica civilt dei nuraghi, vitali e produttivi nel tempo e nel luo-
go in cui si esplicarono in concreto e nelle pi o meno scoperte discendenze attuali.
Anzitutto sta il valore spettacolare del monumento. Nel grande fenomeno del
megalitismo a torri (meravigliosa componente arcaica residuata ancora in et stori-
ca), il nuraghe rappresenta la formula pi complessa, studiata e ricca in linee e vo-
lumi, dellarchitettura protostorica isolana e (pu dirsi) anche di tutte le espressioni
architettoniche delle terre occidentali mediterranee. Il nuraghe il monumento in
cui pi si articola, si organizza, si compone, a volte baroccheggiando, il megaliti-
smo dei paesi barbari di qua dalle Colonne dErcole. Questa sorta di vocazione re-
ligiosa al monumentale, che rappresenta insieme una tendenza di stirpe e un pro-
dotto di necessit dellet del bronzo (let della guerra), il popolo la vela, oggi,
53
ulteriori ricerche e studi sulla speciale materia. Si danno anche grafici e fotografie
di monumenti non sardi balearici, crsi, cretesi e anatolici i quali (segnata-
mente i primi) presentano delle somiglianze o delle affinit con i nuraghi, contri-
buendo a tracciare linee essenziali, sempre sviluppabili, di un quadro di relazioni
monumentali e culturali intermediterranee, non privo di significato storico e utile
quale invito ad approfondire ed allargare il campo di queste indagini di architettu-
ra e di civilt comparate di piccoli mondi che non furono, come generalmente si
crede, del tutto chiusi in s stessi. Ne risulta limmagine di una comunit etnico-
culturale insulare e mediterranea occidentale, di cui si colgono ancora echi ed esi-
ti nei fondi moderni subalterni, e in cui chi ammalato di romanticismo storico
potrebbe esser tentato di rispecchiarsi con sottile malinconia del passato.
LAutore e lEditore
*
hanno inteso rinnovare, con speciale cura e selezione, lap-
parato delle illustrazioni dei monumenti. Gi il magnifico volume di Ch. Zervos
(Civilisation de la Sardaigne, Paris 1954), si era posto questa esigenza assolvendo-
la degnamente con artistiche immagini. Se la ripropone questo libro che, presen-
tando una ricca serie di visioni del tutto inedite di nuraghi, le sostituisce al vecchio
repertorio mitologico dellillustrazione della solita uniforme torre nuragica cam-
peggiante sullo sfondo dun piano desolato con limmancabile gregge di pecore e il
pastore in mastruca, o inghirlandato di graziose fanciulle in costume indossato,
a richiesta, per loccasione. Si offrono immagini nuove di nuraghi non conosciuti,
e di quelli conosciuti sono state studiate e riprese inquadrature originali di esterni
e di interni, per cui si pu apprezzare, nel giusto modo, la forma del monumento,
che, a differenza di quanto si crede dai pi, riccamente svolta in linee e volumi e
spazi come si conveniva a una civilt artistica a vocazione soprattutto architettonica.
La maggior parte delle fotografie sono state eseguite personalmente dallAutore, in
numerosi sopraluoghi. Altre (tavv. X-XI, XIX, XXI, 2 XXXII-XXXIII, XLIV-XLV,
XLVII, LIII, LXI, LXXXV, LXXXVII, LXXXIX-XCVI, XCVIII-CI) sono state pre-
se dal libro citato di Ch. Zervos, il grande divulgatore francese delle antiche civilt
mediterranee, amico della Sardegna, a cui si esprime cordialmente il vivo ringra-
ziamento per aver consentito alla riproduzione. Si ringraziano anche il Soprinten-
dente alle Antichit delle Provincie di Sssari e Noro, Dott. Guglielmo Maetzke,
per aver permesso di ripubblicare le immagini fotografiche di tavv. XLVI, LXXXIV;
il giovane archeologo J. Mascar Pasarius, profondo conoscitore dei monumenti ba-
learici, per il dono delle fotografie di Pont de Bestiar, date a tav. CVI, 1-2, e la
Soprintendenza alle Antichit di Roma V per aver messo a disposizione le figure di
trulli della stessa tavola (3-4); R. Grosjean, lo scopritore e scavatore delle torri
della Corsica, per il cortese consenso alla riproduzione dei monumenti di Torre e Fo-
ce (tav. CII). La fotografia a tav. I, 1 della Ditta Fotocielo, quelle a tavv. XVIII
e XXXV del Gabinetto fotografico del Ministero della Pubblica Istruzione e, infine
quelle a tavv. XLIII, 2, XLVIII del fotografo tedesco Arnold Von Borsig. Anche a
questi il pi vivo grazie.
sottilmente con le favole dei giganti e degli orchi. Ma laltra vocazione di stirpe,
quella della bellicosit, cos evidente e prepotente nel nuraghe, e che sta alla base
anche se non lunica componente del megalitismo insulare occidentale (il mega-
litismo laico di cui il sardo fa parte), dura nel concreto, di l dal mito, nel segreto
del piccolo mondo non culto, ribelle, dellIsola. Il nuraghe (e la sua civilt) fu il
frutto di una societ di pastori e guerrieri e trov nel dinamismo, nelle competizio-
ni continue, negli appetiti territoriali e, in genere, nello spirito bellicoso delle comu-
nit pastorali il fondamento della sua origine, il senso della sua struttura e la spinta
e lalimento incessante al suo sviluppo che dur per molti secoli. Fu questo un valore
attivo e vitale della nostra primitiva storia non documentale e da questa matrice
antica ha tratto forma, pi o meno confusa ma sempre viva, il ribellismo sardo,
quella qualit etica cio, caratteristica di civilt pastorale, storicamente positiva,
che oggi ha sfociato a modi ordinati di autonomismo dove risiedono le premesse spi-
rituali e culturali della rinascita isolana.
Vorremmo per accennare pure ai limiti che suggerisce lesame dei valori antichi
che si riassumono nel nuraghe. Si pensi che, a parte loriginalit creativa e la germi-
nazione spontanea di certi aspetti (e dei sardi in particolare), il fenomeno del megali-
tismo , nel fondo, un prodotto di recessione, una mostra spettacolare dun mondo
preistorico nella storia. E, per quanto riguarda i popoli che costruirono i megaliti sar-
di (e specie i nuraghi), lo stato sociale a piccoli gruppi (o trib) divisi e contrastanti
politicamente, uniti soltanto dalla comunanza delle fedi e del sangue ma senza voca-
zione e senza coscienza dununit politica nazionale o regionale, port quei popoli al
livello del cantone, vietando di attingere e maturare ideali, concetto e pratica di na-
zione. I limiti della civilt nuragica (e in definitiva i limiti della nostra storia) furono
(e in parte ancora sono) nel frammentarismo territoriale, nellantagonismo di gruppi
a livello di zone villaggi e famiglie, che la natura suggeriva dagli altopiani precipiti
incisi da profonde valli frontiere dei piccoli stati e che luomo secondava senza
reagire. Di qui derivarono le carenze storiche per cui lIsola, sempre resistendo alle
pressioni straniere, quasi in ogni tempo ne fu asservita, e nemmeno oggi pu conside-
rarsi pienamente e totalmente libera, fuori delle apparenze istituzionali.
Il lettore giudicher sulla validit o meno della interpretazione e dei concetti espo-
sti, e i miei colleghi di disciplina potranno anche dissentire da questa archeologia. Io,
per, la preferisco da un lato al filologismo concluso in s stesso, dallaltro allo speri-
mentalismo rigidamente classificatorio ed anche alle sottigliezze ermetiche di certa
critica darte: modi di coltivare il nostro orto murato della scienza delle antichit.
Di l dalla parte opinabile del libro (tale o potrebbe essere il testo introdutti-
vo), vi nel libro stesso unaltra parte, che pure la pi estesa: ossia quella del Cata-
logo dei monumenti, la quale rappresenta leffettivo contributo di dati concreti. Le
107 schede descrittive dei nuraghi, illustrate da 20 grafici in testo e da 107 tavole
fuori testo, corredate ciascuna da una completa bibliografia, costituiscono la realt
obbiettiva e visiva di questo lavoro, quel che oggi si usa dire, in linguaggio antireto-
rico, la verit. Si tratta di un vero e proprio repertorio, ampio e vario, di tipi e di
forme del nuraghe, che offre una fonte di riferimento e una base di partenza per * [G. Lilliu fa qui riferimento alledizione del 1962, pubblicata da La Zattera, Cagliari.]
54 55
I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA Premessa
ulteriori ricerche e studi sulla speciale materia. Si danno anche grafici e fotografie
di monumenti non sardi balearici, crsi, cretesi e anatolici i quali (segnata-
mente i primi) presentano delle somiglianze o delle affinit con i nuraghi, contri-
buendo a tracciare linee essenziali, sempre sviluppabili, di un quadro di relazioni
monumentali e culturali intermediterranee, non privo di significato storico e utile
quale invito ad approfondire ed allargare il campo di queste indagini di architettu-
ra e di civilt comparate di piccoli mondi che non furono, come generalmente si
crede, del tutto chiusi in s stessi. Ne risulta limmagine di una comunit etnico-
culturale insulare e mediterranea occidentale, di cui si colgono ancora echi ed esi-
ti nei fondi moderni subalterni, e in cui chi ammalato di romanticismo storico
potrebbe esser tentato di rispecchiarsi con sottile malinconia del passato.
LAutore e lEditore
*
hanno inteso rinnovare, con speciale cura e selezione, lap-
parato delle illustrazioni dei monumenti. Gi il magnifico volume di Ch. Zervos
(Civilisation de la Sardaigne, Paris 1954), si era posto questa esigenza assolvendo-
la degnamente con artistiche immagini. Se la ripropone questo libro che, presen-
tando una ricca serie di visioni del tutto inedite di nuraghi, le sostituisce al vecchio
repertorio mitologico dellillustrazione della solita uniforme torre nuragica cam-
peggiante sullo sfondo dun piano desolato con limmancabile gregge di pecore e il
pastore in mastruca, o inghirlandato di graziose fanciulle in costume indossato,
a richiesta, per loccasione. Si offrono immagini nuove di nuraghi non conosciuti,
e di quelli conosciuti sono state studiate e riprese inquadrature originali di esterni
e di interni, per cui si pu apprezzare, nel giusto modo, la forma del monumento,
che, a differenza di quanto si crede dai pi, riccamente svolta in linee e volumi e
spazi come si conveniva a una civilt artistica a vocazione soprattutto architettonica.
La maggior parte delle fotografie sono state eseguite personalmente dallAutore, in
numerosi sopraluoghi. Altre (tavv. X-XI, XIX, XXI, 2 XXXII-XXXIII, XLIV-XLV,
XLVII, LIII, LXI, LXXXV, LXXXVII, LXXXIX-XCVI, XCVIII-CI) sono state pre-
se dal libro citato di Ch. Zervos, il grande divulgatore francese delle antiche civilt
mediterranee, amico della Sardegna, a cui si esprime cordialmente il vivo ringra-
ziamento per aver consentito alla riproduzione. Si ringraziano anche il Soprinten-
dente alle Antichit delle Provincie di Sssari e Noro, Dott. Guglielmo Maetzke,
per aver permesso di ripubblicare le immagini fotografiche di tavv. XLVI, LXXXIV;
il giovane archeologo J. Mascar Pasarius, profondo conoscitore dei monumenti ba-
learici, per il dono delle fotografie di Pont de Bestiar, date a tav. CVI, 1-2, e la
Soprintendenza alle Antichit di Roma V per aver messo a disposizione le figure di
trulli della stessa tavola (3-4); R. Grosjean, lo scopritore e scavatore delle torri
della Corsica, per il cortese consenso alla riproduzione dei monumenti di Torre e Fo-
ce (tav. CII). La fotografia a tav. I, 1 della Ditta Fotocielo, quelle a tavv. XVIII
e XXXV del Gabinetto fotografico del Ministero della Pubblica Istruzione e, infine
quelle a tavv. XLIII, 2, XLVIII del fotografo tedesco Arnold Von Borsig. Anche a
questi il pi vivo grazie.
sottilmente con le favole dei giganti e degli orchi. Ma laltra vocazione di stirpe,
quella della bellicosit, cos evidente e prepotente nel nuraghe, e che sta alla base
anche se non lunica componente del megalitismo insulare occidentale (il mega-
litismo laico di cui il sardo fa parte), dura nel concreto, di l dal mito, nel segreto
del piccolo mondo non culto, ribelle, dellIsola. Il nuraghe (e la sua civilt) fu il
frutto di una societ di pastori e guerrieri e trov nel dinamismo, nelle competizio-
ni continue, negli appetiti territoriali e, in genere, nello spirito bellicoso delle comu-
nit pastorali il fondamento della sua origine, il senso della sua struttura e la spinta
e lalimento incessante al suo sviluppo che dur per molti secoli. Fu questo un valore
attivo e vitale della nostra primitiva storia non documentale e da questa matrice
antica ha tratto forma, pi o meno confusa ma sempre viva, il ribellismo sardo,
quella qualit etica cio, caratteristica di civilt pastorale, storicamente positiva,
che oggi ha sfociato a modi ordinati di autonomismo dove risiedono le premesse spi-
rituali e culturali della rinascita isolana.
Vorremmo per accennare pure ai limiti che suggerisce lesame dei valori antichi
che si riassumono nel nuraghe. Si pensi che, a parte loriginalit creativa e la germi-
nazione spontanea di certi aspetti (e dei sardi in particolare), il fenomeno del megali-
tismo , nel fondo, un prodotto di recessione, una mostra spettacolare dun mondo
preistorico nella storia. E, per quanto riguarda i popoli che costruirono i megaliti sar-
di (e specie i nuraghi), lo stato sociale a piccoli gruppi (o trib) divisi e contrastanti
politicamente, uniti soltanto dalla comunanza delle fedi e del sangue ma senza voca-
zione e senza coscienza dununit politica nazionale o regionale, port quei popoli al
livello del cantone, vietando di attingere e maturare ideali, concetto e pratica di na-
zione. I limiti della civilt nuragica (e in definitiva i limiti della nostra storia) furono
(e in parte ancora sono) nel frammentarismo territoriale, nellantagonismo di gruppi
a livello di zone villaggi e famiglie, che la natura suggeriva dagli altopiani precipiti
incisi da profonde valli frontiere dei piccoli stati e che luomo secondava senza
reagire. Di qui derivarono le carenze storiche per cui lIsola, sempre resistendo alle
pressioni straniere, quasi in ogni tempo ne fu asservita, e nemmeno oggi pu conside-
rarsi pienamente e totalmente libera, fuori delle apparenze istituzionali.
Il lettore giudicher sulla validit o meno della interpretazione e dei concetti espo-
sti, e i miei colleghi di disciplina potranno anche dissentire da questa archeologia. Io,
per, la preferisco da un lato al filologismo concluso in s stesso, dallaltro allo speri-
mentalismo rigidamente classificatorio ed anche alle sottigliezze ermetiche di certa
critica darte: modi di coltivare il nostro orto murato della scienza delle antichit.
Di l dalla parte opinabile del libro (tale o potrebbe essere il testo introdutti-
vo), vi nel libro stesso unaltra parte, che pure la pi estesa: ossia quella del Cata-
logo dei monumenti, la quale rappresenta leffettivo contributo di dati concreti. Le
107 schede descrittive dei nuraghi, illustrate da 20 grafici in testo e da 107 tavole
fuori testo, corredate ciascuna da una completa bibliografia, costituiscono la realt
obbiettiva e visiva di questo lavoro, quel che oggi si usa dire, in linguaggio antireto-
rico, la verit. Si tratta di un vero e proprio repertorio, ampio e vario, di tipi e di
forme del nuraghe, che offre una fonte di riferimento e una base di partenza per * [G. Lilliu fa qui riferimento alledizione del 1962, pubblicata da La Zattera, Cagliari.]
54 55
I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA Premessa
I nuraghi
Fra i monumenti delle antiche culture megalitiche del Mediterraneo occiden-
tale, tengono un posto importante e significativo i nuraghi dellIsola di Sardegna.
Questi imponenti edifizi di architettura preclassica ed aclassica costituiscono
un segno rilevante della primitiva storia non documentale dei Sardi, detta da essi
nuragica, assumono un posto fondamentale nel paesaggio geografico isolano e
rappresentano il dato pi consistente culturalmente fra le manifestazioni varie
della civilt protosarda svoltasi per lungo passare di tempo e per diverse vicende.
Si tratta di migliaia di costruzioni a torre del passato, le quali danno ancora
figura e rilievo allo scenario fisico e umano del presente in Sardegna, opera di
popolazioni indigene di stirpe mediterranea preindoeuropea a coloritura occi-
dentale, chiamate dagli scrittori classici Ioli e Blari.
Preindoeuropeo, o di sustrato mediterraneo, anche il nome del monu-
mento: nuraghe, detto pure altrimenti, a seconda dei distretti e dialetti della
Sardegna, nurke, nurxi, nurcci, nurgi, narcu etc. Questo termine, specie
nel secolo XIX, fu messo in relazione con la radice fenicia di nur, che vuol dire
fuoco, e fu spiegato come fuoco nel senso di dimora o di tempio del fuo-
co, con riferimento a culti solari che si sarebbero praticati sulla terrazza delle
torri nuragiche. Oggi, invece, i filologi propendono a considerare il vocabolo
nuraghe come un reliquato della parlata primitiva paleomediterranea, da ricol-
legarsi col radicale nur e con le varianti nor, nul, nol, nar etc.: radicale larga-
mente diffuso nei paesi del Mediterraneo, dallAnatolia allAfrica, alle Baleari,
alla Penisola iberica, alla Francia, col duplice significato, opposto ma unitario,
di mucchio e di cavit. Il vocabolo stesso poi indicherebbe non la destina-
zione ma la speciale forma costruttiva del nuraghe, il quale vorrebbe dire ap-
punto mucchio cavo, costruzione cava, torre cava, a causa della figura tur-
rita del suo esterno, fatta per accumulo di grossi massi, e per la cavit cupoliforme
dellinterno. Comunque si pensi di ci (altri hanno supposto anche unequa-
zione nur-mur di muro), certo che la diffusione del radicale nur in paesi a
monumenti megalitici, indizia nella parola qualcosa di connesso o di espresso
da civilt architettoniche le quali avevano il gusto e il senso religioso di co-
struire con grandi pietre senza cemento (stile megalitico) al fine di ottenere edi-
fizi duraturi, eterni nellintento di quelle ingenue genti primitive.
I nuraghes (nuraghi italianizzando il termine e rendendolo al plurale) sono
gi ricordati dalle fonti greco-latine, variamente e ripetutamente. Gli autori
57
LAutore ha dedicato questo libro ai suoi allievi, sia perch non poche delle idee
qui espresse sono il risultato della preparazione ai corsi universitari e del ripensa-
mento durante il loro svolgersi, sia perch un notevole contributo di dati analitici
monumentali, con corredo di grafici e di esplicazioni varie, stato portato, da poco
meno dun ventennio a questa parte, da un numeroso gruppo di quei giovani, pi
degli altri impegnati, in tesi di Catalogo archeologico che offrono importante ma-
teria utilizzata, rielaborandola, in questo volume. Chi scrive li ricorda tutti e li
ringrazia i suoi allievi, rammaricandosi soltanto che tali fresche e promettenti ener-
gie si siano perdute, quasi per intero, per la disciplina che le lusing per un momen-
to, deviate dalle necessit della vita materiale in una societ che non risponde anco-
ra, come si deve, ai richiami della cultura e della scienza, contraddittoria quale essa
e alienata da pressioni apparentemente pi importanti e pi urgenti.
LAutore e lEditore si lusingano di aver sodisfatto, con questa opera, unesigenza
di studio e di conoscenza dellargomento, affacciata da pi parti con insistenza, e di
aver colmato una lacuna effettivamente esistente sul piano generale (non su quello
degli apporti scientifici particolari, numerosi e importanti, passati e presenti). Pensa-
no anche di aver fatto cosa in favore della Sardegna, perch, conosciuta attraverso
la manifestazione pi esemplare e storicamente produttiva della sua antica civilt,
possa riconoscersi nellIsola anche limpegno delle sue giovani generazioni tese a ri-
creare valori vitali e umani in termini moderni per la buona causa di un mondo
nuovo e senza confini.
Cagliari, settembre 1961
Giovanni Lilliu
56
I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA
I nuraghi
Fra i monumenti delle antiche culture megalitiche del Mediterraneo occiden-
tale, tengono un posto importante e significativo i nuraghi dellIsola di Sardegna.
Questi imponenti edifizi di architettura preclassica ed aclassica costituiscono
un segno rilevante della primitiva storia non documentale dei Sardi, detta da essi
nuragica, assumono un posto fondamentale nel paesaggio geografico isolano e
rappresentano il dato pi consistente culturalmente fra le manifestazioni varie
della civilt protosarda svoltasi per lungo passare di tempo e per diverse vicende.
Si tratta di migliaia di costruzioni a torre del passato, le quali danno ancora
figura e rilievo allo scenario fisico e umano del presente in Sardegna, opera di
popolazioni indigene di stirpe mediterranea preindoeuropea a coloritura occi-
dentale, chiamate dagli scrittori classici Ioli e Blari.
Preindoeuropeo, o di sustrato mediterraneo, anche il nome del monu-
mento: nuraghe, detto pure altrimenti, a seconda dei distretti e dialetti della
Sardegna, nurke, nurxi, nurcci, nurgi, narcu etc. Questo termine, specie
nel secolo XIX, fu messo in relazione con la radice fenicia di nur, che vuol dire
fuoco, e fu spiegato come fuoco nel senso di dimora o di tempio del fuo-
co, con riferimento a culti solari che si sarebbero praticati sulla terrazza delle
torri nuragiche. Oggi, invece, i filologi propendono a considerare il vocabolo
nuraghe come un reliquato della parlata primitiva paleomediterranea, da ricol-
legarsi col radicale nur e con le varianti nor, nul, nol, nar etc.: radicale larga-
mente diffuso nei paesi del Mediterraneo, dallAnatolia allAfrica, alle Baleari,
alla Penisola iberica, alla Francia, col duplice significato, opposto ma unitario,
di mucchio e di cavit. Il vocabolo stesso poi indicherebbe non la destina-
zione ma la speciale forma costruttiva del nuraghe, il quale vorrebbe dire ap-
punto mucchio cavo, costruzione cava, torre cava, a causa della figura tur-
rita del suo esterno, fatta per accumulo di grossi massi, e per la cavit cupoliforme
dellinterno. Comunque si pensi di ci (altri hanno supposto anche unequa-
zione nur-mur di muro), certo che la diffusione del radicale nur in paesi a
monumenti megalitici, indizia nella parola qualcosa di connesso o di espresso
da civilt architettoniche le quali avevano il gusto e il senso religioso di co-
struire con grandi pietre senza cemento (stile megalitico) al fine di ottenere edi-
fizi duraturi, eterni nellintento di quelle ingenue genti primitive.
I nuraghes (nuraghi italianizzando il termine e rendendolo al plurale) sono
gi ricordati dalle fonti greco-latine, variamente e ripetutamente. Gli autori
57
LAutore ha dedicato questo libro ai suoi allievi, sia perch non poche delle idee
qui espresse sono il risultato della preparazione ai corsi universitari e del ripensa-
mento durante il loro svolgersi, sia perch un notevole contributo di dati analitici
monumentali, con corredo di grafici e di esplicazioni varie, stato portato, da poco
meno dun ventennio a questa parte, da un numeroso gruppo di quei giovani, pi
degli altri impegnati, in tesi di Catalogo archeologico che offrono importante ma-
teria utilizzata, rielaborandola, in questo volume. Chi scrive li ricorda tutti e li
ringrazia i suoi allievi, rammaricandosi soltanto che tali fresche e promettenti ener-
gie si siano perdute, quasi per intero, per la disciplina che le lusing per un momen-
to, deviate dalle necessit della vita materiale in una societ che non risponde anco-
ra, come si deve, ai richiami della cultura e della scienza, contraddittoria quale essa
e alienata da pressioni apparentemente pi importanti e pi urgenti.
LAutore e lEditore si lusingano di aver sodisfatto, con questa opera, unesigenza
di studio e di conoscenza dellargomento, affacciata da pi parti con insistenza, e di
aver colmato una lacuna effettivamente esistente sul piano generale (non su quello
degli apporti scientifici particolari, numerosi e importanti, passati e presenti). Pensa-
no anche di aver fatto cosa in favore della Sardegna, perch, conosciuta attraverso
la manifestazione pi esemplare e storicamente produttiva della sua antica civilt,
possa riconoscersi nellIsola anche limpegno delle sue giovani generazioni tese a ri-
creare valori vitali e umani in termini moderni per la buona causa di un mondo
nuovo e senza confini.
Cagliari, settembre 1961
Giovanni Lilliu
56
I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA
cui i potenti usufruivano di una forte massa di lavoro. Infine manifesta il fatto
geoantropico pi espressivo di quei tempi remoti, che determin pi tardi, in et
storica, lorigine e i motivi topografici di aggregati a tipo rurale sparso, causa forse
non ultima della mancata costituzione nellIsola di grosse formazioni urbane igno-
rate dalla civilt paleosarda pur nelle fasi pi recenti e progredite del suo sviluppo.
Se le migliaia di nuraghi fossero tutte della stessa et, il loro valore per stabilire
lentit della popolazione nuragica sarebbe grandissimo e certo. Ma per il fatto
che essi si distribuiscono e si dissolvono in una prospettiva di secoli di storia, le
conclusioni che se ne possono trarre dal numero non riguardano variazioni de-
mografiche quantitative e qualitative (che pur dovettero esserci per fattori naturali
e forza di vicende storiche), ma prospettano soltanto la indicazione del fenomeno
del popolamento disperso, con conseguenze utili ai fini produttivi sebbene nei li-
miti dunattitudine cantonale, tuttavia perdurante in Sardegna. Nellinsieme ri-
mane limmagine duna produttivit edilizia e architettonica, le cui punte vanno
riconosciute nei tempi del maggior fiore della storia protosarda in et di relativo
benessere economico e di libert politica, entro i limiti e per le esigenze duna so-
ciet di pastori e di agricoltori i quali nel particolarismo e frammentarismo pro-
vinciale trovano ancora la misura della vita, lorizzonte delle proprie realt, il
senso duna contenuta solidariet e disciplina, duna riconosciuta gerarchia da cui
trae origine e in cui assume impegno e consistenza anche lo sforzo monumentale.
I circa settemila nuraghi si sono andati costruendo attraverso molti secoli,
fino ad occupare, dove pi dove meno, tutto il suolo della Sardegna.
impossibile, oggi, precisare da dove abbiano cominciato a edificarli. Se si am-
mette lipotesi di impulsi esterni, le zone litoranee del Sud e dellOvest dellIsola
potrebbero conservarci i pi antichi nuraghi. Certo che le torri nuragiche si
presentano in maggior numero nella parte centroccidentale della Sardegna (car-
tina A [p. 109]), che pi idonea naturalmente alle due forme economiche
della civilt protosarda (la pastorizia e lagricoltura non di rado in lotta fra di
loro) ed anche pi importante, sotto laspetto strategico, sia per la presenza di
vasti altopiani precipiti incisi da profonde valli e difesi per natura, sia perch le
coste occidentali, portuose e perci soggette alle offese degli invasori (Fenici,
Cartaginesi, Greci, Tartessi etc.), necessitavano di pi nutrite e complesse opere
di fortificazione da parte degli Indigeni. Ma i nuraghi risalgono fin sui dirupi
montuosi del centro (tav. I, 2: Su Nurzze di Tonra) e si estendono sino alle
coste inospitali della Sardegna orientale (Ogliastra), dove le forme perdurano
semplici e si svolgono con pigro sviluppo.
In genere ragioni di sicurezza, interna ed esterna, governano la situazione
dei nuraghi, ma con esse concorrono fattori geografici, economici, umani i
quali, nellunit sostanziale, variano in linea specifica da luogo a luogo e di
tempo in tempo. Certo, per lo pi i nuraghi sono posti su alture dal largo do-
minio, in collegamento visuale a catena fra torre e torre, in un sistema che si
inserisce in una regione naturale definita: una valle, un profilo daltopiano, una
59
I nuraghi
greci, desumendo soprattutto da Timeo autore del IV secolo a.C., li definiscono
daidleia ossia edifici ben architettati di tipo egeo, o tholoi, per la loro forma
a falsa cupola pur essa di primitiva origine egea-anatolica. Quegli scrittori, parti-
colarmente sensibili ai problemi estetici della forma e ligi al canone di armonia e
proporzioni architettoniche quale durava in tempi e nei circoli di cultura elleni-
stica, rilevano nel nuraghe soprattutto il classico ordine dei giri della tholos, non
accorgendosi che le torri son del tutto fuori dai moduli della classicit. Gli stessi
autori fan costruire i nuraghi da Ddalo per impulso di colonizzatori greci della
Sardegna (Iolo, Aristeo etc.), riconoscendovi, con spirito nazionalistico, i pro-
dotti della grecit pi pura che vince la barbarie degli Indigeni. Dagli scrittori
romani i nuraghi sono menzionati come castra, cio castelli o luoghi fortificati
in genere, oppure come spelonche o costruzioni sotterranee, in cui trovavano
difesa, nascondendovisi, le trib locali del Centro montano chiamato dai Roma-
ni Barbria (attuali Barbagie). Queste denominazioni precisano luso dei nura-
ghi e derivano da una esperienza storica basata sulla conoscenza diretta dei mo-
numenti o sullinformazione dei militari; sono del resto nello spirito del concreto
e del pratico, caratteristico della letteratura storica romana.
La cosa pi curiosa che, non mai, i monumenti nuragici sono chiamati nei
testi antichi col nome di nuraghe, cio col loro nome, con lantica parola indigena
della lingua mediterranea e preistorica dei Sardi. Ma la conoscenza del termine
nuraghe, con implicita allusione, traspare gi in autore del IV secolo a.C., il quale
fa ricordo di Norax (Norake), il leggendario eroe iberico-tartessico (cio mediter-
raneo dei paesi del Nur), con evidente trasposizione mitografica-monumentale.
Nel complesso le fonti classiche dimostrano ammirazione per le costruzioni nura-
giche, rilevandone lordo greco e il fiore in genere, dovuti sia agli impulsi artistici
venuti dalla civilt protoellenica, sia a uno stato economico e sociale della Sarde-
gna, particolarmente felice. Ci, in una certa misura e per alcune fasi del com-
plesso svolgimento della civilt nuragica, trova conferma nella realt storica ed
anche nella pi recente esperienza archeologica.
Circa settemila nuraghi sopravvivono fino al presente, conservati pi o meno
bene, ma nellantichit e prima delle molte distruzioni il loro numero era certa-
mente maggiore. Essi sono distribuiti con una densit media regionale di 0,27
per kmq che, in qualche zona (Trexenta, Mrghine), raggiunge anche la punta di
0,90 (si veda la cartina di densit a figura A).
Settemila nuraghi rappresentano una realt demografica di codesto lembo
sardo del mondo antico che stupisce ancora noi, gente lunare, e che incantava,
si pu comprendere, gli uomini del passato i quali, poeti pi di noi, ponevano i
nuraghi fra le cose meravigliose dei loro tempi, cose pi da eroi che da umani.
In effetti, un numero cos impressionante di costruzioni distribuite in tutta lIso-
la, rappresenta una patente e concreta testimonianza dun grande sforzo umano
economico e sociale e lesito di una situazione storico-politica di non poca effi-
cienza. Dimostra anche lesistenza dunorganizzazione a base semischiavistica in
58
I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA
cui i potenti usufruivano di una forte massa di lavoro. Infine manifesta il fatto
geoantropico pi espressivo di quei tempi remoti, che determin pi tardi, in et
storica, lorigine e i motivi topografici di aggregati a tipo rurale sparso, causa forse
non ultima della mancata costituzione nellIsola di grosse formazioni urbane igno-
rate dalla civilt paleosarda pur nelle fasi pi recenti e progredite del suo sviluppo.
Se le migliaia di nuraghi fossero tutte della stessa et, il loro valore per stabilire
lentit della popolazione nuragica sarebbe grandissimo e certo. Ma per il fatto
che essi si distribuiscono e si dissolvono in una prospettiva di secoli di storia, le
conclusioni che se ne possono trarre dal numero non riguardano variazioni de-
mografiche quantitative e qualitative (che pur dovettero esserci per fattori naturali
e forza di vicende storiche), ma prospettano soltanto la indicazione del fenomeno
del popolamento disperso, con conseguenze utili ai fini produttivi sebbene nei li-
miti dunattitudine cantonale, tuttavia perdurante in Sardegna. Nellinsieme ri-
mane limmagine duna produttivit edilizia e architettonica, le cui punte vanno
riconosciute nei tempi del maggior fiore della storia protosarda in et di relativo
benessere economico e di libert politica, entro i limiti e per le esigenze duna so-
ciet di pastori e di agricoltori i quali nel particolarismo e frammentarismo pro-
vinciale trovano ancora la misura della vita, lorizzonte delle proprie realt, il
senso duna contenuta solidariet e disciplina, duna riconosciuta gerarchia da cui
trae origine e in cui assume impegno e consistenza anche lo sforzo monumentale.
I circa settemila nuraghi si sono andati costruendo attraverso molti secoli,
fino ad occupare, dove pi dove meno, tutto il suolo della Sardegna.
impossibile, oggi, precisare da dove abbiano cominciato a edificarli. Se si am-
mette lipotesi di impulsi esterni, le zone litoranee del Sud e dellOvest dellIsola
potrebbero conservarci i pi antichi nuraghi. Certo che le torri nuragiche si
presentano in maggior numero nella parte centroccidentale della Sardegna (car-
tina A [p. 109]), che pi idonea naturalmente alle due forme economiche
della civilt protosarda (la pastorizia e lagricoltura non di rado in lotta fra di
loro) ed anche pi importante, sotto laspetto strategico, sia per la presenza di
vasti altopiani precipiti incisi da profonde valli e difesi per natura, sia perch le
coste occidentali, portuose e perci soggette alle offese degli invasori (Fenici,
Cartaginesi, Greci, Tartessi etc.), necessitavano di pi nutrite e complesse opere
di fortificazione da parte degli Indigeni. Ma i nuraghi risalgono fin sui dirupi
montuosi del centro (tav. I, 2: Su Nurzze di Tonra) e si estendono sino alle
coste inospitali della Sardegna orientale (Ogliastra), dove le forme perdurano
semplici e si svolgono con pigro sviluppo.
In genere ragioni di sicurezza, interna ed esterna, governano la situazione
dei nuraghi, ma con esse concorrono fattori geografici, economici, umani i
quali, nellunit sostanziale, variano in linea specifica da luogo a luogo e di
tempo in tempo. Certo, per lo pi i nuraghi sono posti su alture dal largo do-
minio, in collegamento visuale a catena fra torre e torre, in un sistema che si
inserisce in una regione naturale definita: una valle, un profilo daltopiano, una
59
I nuraghi
greci, desumendo soprattutto da Timeo autore del IV secolo a.C., li definiscono
daidleia ossia edifici ben architettati di tipo egeo, o tholoi, per la loro forma
a falsa cupola pur essa di primitiva origine egea-anatolica. Quegli scrittori, parti-
colarmente sensibili ai problemi estetici della forma e ligi al canone di armonia e
proporzioni architettoniche quale durava in tempi e nei circoli di cultura elleni-
stica, rilevano nel nuraghe soprattutto il classico ordine dei giri della tholos, non
accorgendosi che le torri son del tutto fuori dai moduli della classicit. Gli stessi
autori fan costruire i nuraghi da Ddalo per impulso di colonizzatori greci della
Sardegna (Iolo, Aristeo etc.), riconoscendovi, con spirito nazionalistico, i pro-
dotti della grecit pi pura che vince la barbarie degli Indigeni. Dagli scrittori
romani i nuraghi sono menzionati come castra, cio castelli o luoghi fortificati
in genere, oppure come spelonche o costruzioni sotterranee, in cui trovavano
difesa, nascondendovisi, le trib locali del Centro montano chiamato dai Roma-
ni Barbria (attuali Barbagie). Queste denominazioni precisano luso dei nura-
ghi e derivano da una esperienza storica basata sulla conoscenza diretta dei mo-
numenti o sullinformazione dei militari; sono del resto nello spirito del concreto
e del pratico, caratteristico della letteratura storica romana.
La cosa pi curiosa che, non mai, i monumenti nuragici sono chiamati nei
testi antichi col nome di nuraghe, cio col loro nome, con lantica parola indigena
della lingua mediterranea e preistorica dei Sardi. Ma la conoscenza del termine
nuraghe, con implicita allusione, traspare gi in autore del IV secolo a.C., il quale
fa ricordo di Norax (Norake), il leggendario eroe iberico-tartessico (cio mediter-
raneo dei paesi del Nur), con evidente trasposizione mitografica-monumentale.
Nel complesso le fonti classiche dimostrano ammirazione per le costruzioni nura-
giche, rilevandone lordo greco e il fiore in genere, dovuti sia agli impulsi artistici
venuti dalla civilt protoellenica, sia a uno stato economico e sociale della Sarde-
gna, particolarmente felice. Ci, in una certa misura e per alcune fasi del com-
plesso svolgimento della civilt nuragica, trova conferma nella realt storica ed
anche nella pi recente esperienza archeologica.
Circa settemila nuraghi sopravvivono fino al presente, conservati pi o meno
bene, ma nellantichit e prima delle molte distruzioni il loro numero era certa-
mente maggiore. Essi sono distribuiti con una densit media regionale di 0,27
per kmq che, in qualche zona (Trexenta, Mrghine), raggiunge anche la punta di
0,90 (si veda la cartina di densit a figura A).
Settemila nuraghi rappresentano una realt demografica di codesto lembo
sardo del mondo antico che stupisce ancora noi, gente lunare, e che incantava,
si pu comprendere, gli uomini del passato i quali, poeti pi di noi, ponevano i
nuraghi fra le cose meravigliose dei loro tempi, cose pi da eroi che da umani.
In effetti, un numero cos impressionante di costruzioni distribuite in tutta lIso-
la, rappresenta una patente e concreta testimonianza dun grande sforzo umano
economico e sociale e lesito di una situazione storico-politica di non poca effi-
cienza. Dimostra anche lesistenza dunorganizzazione a base semischiavistica in
58
I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA
Ma sono soprattutto alcuni espedienti singolari di grande efficacia difensiva ed
offensiva, che rivelano il carattere di fortilizio del nuraghe. Sono le feritoie, dis-
poste in unico o duplice ordine nelle torri e nei corridoi (tavv. XXVII, 1-3,
XLVIII, 2, XLIX, 1, 4, L, 3-4, LII, 1-3, LIII, LXIV, 2, LXV, 3, LXVI, 1, 3,
LXVII, LXVIII, 3, LXX, LXXX, 2), gli angoli morti, le svolte a zigzag (tav.
XXX, 1), i piombatoi (tav. LXXVI, 1-4), le scale retrattili, i passaggi angusti, le
botole, le garette di guardia, le ridotte (tav. LXXI, 1-2), i canali acustici etc. Si
aggiungano le armi di pietra (proiettili per fionda e palle per piombatoi, tav.
LXXVI, 4) e di metallo (lance, spade, pugnali etc. di bronzo e di ferro, tavv.
XCIII-XCVI) ed oggetti vari che hanno attinenza con la vita e con lorganizza-
zione militare.
Non da escludersi la possibilit che dei nuraghi di forma semplice siano stati
abitazioni di pastori e contadini, dallaspetto forte dovuto, come si detto, al
modo di costruire di tipo megalitico. Non mai i nuraghi sono stati, nemmeno
allorigine, tombe o templi come gi si credette e da taluni ancora si opina. Noi
oggi conosciamo le dimore funerarie e le sedi di culto della civilt nuragica, di
cui arricchiscono il repertorio architettonico, completando il quadro di vita del
quale i nuraghi rappresentano soltanto laspetto aristocratico e guerriero. Le
prime sono costituite da domus de janas (grotticelle artificiali), da caverne, da
tombe megalitiche e da tombe di giganti. Le seconde consistono in templi a
pozzo coperto da cupola a ogiva, talvolta con eleganti facciate architettoniche,
o da edifizi rettangolari in antis, nei quali si vorrebbe scorgere linfluenza lonta-
na del megaron anatolico-peloponnesiaco (tav. CVII, 3).
Il numero di queste costruzioni sepolcrali e cultuali tale ed il loro sviluppo
stilistico e cronologico si accompagna cos coerentemente a quello dei nuraghi
che non v proprio bisogno di immaginare che questultimi sostituissero o in-
tegrassero nelluso le prime.
Sostanzialmente esistono due forme di nuraghi, le quali corrispondono a
due filoni costruttivi, distinti fin dallorigine e di senso assolutamente diverso.
Uno di essi ha sviluppo lungo e complesso e sfocia in opere colossali di genera-
le diffusione. Laltro di svolgimento semplice e corto e insiste in espressioni
povere e primitive per aspetto e si riduce a certe zone recessive, adatte per la
conservazione dei temi semplici ed elementari.
La prima forma quella del nuraghe a tholos, cio con la camera circolare co-
perta dalla falsa cupola o pseudovolta. la forma ricordata dagli scrittori greci
quando parlano di daidleia e di tholoi in Sardegna, costruzioni fatte al
modo arcaico greco, cio miceneo o pi largamente egeo-anatolico. La seconda
forma quella del nuraghe a corridoio, dove il vano costituito da un lungo
andito pi o meno stretto a copertura piatta, che traversa, per tutta o parte della
lunghezza o della larghezza, il corpo costruttivo che di figura rettangolare o
subquadrangolare o ellittica o, comunque, non circolare come il contorno del
nuraghe a tholos. Il nuraghe a corridoio, detto anche pseudonuraghe o
61
I nuraghi
serie di terrazzi in profondit etc. (tav. I, 1, 3). Ma vi sono pure nuraghi voluta-
mente occultati, o a s stanti, in perfetta pianura, che rispondono a situazioni
di difesa o di economia e di altra utilizzazione distinta da quella dei precedenti.
In un punto fondamentale converge la posizione dei nuraghi. Cio in quelle co-
stanti che ne indicano il carattere di monumenti della vita civile e laica: lesposi-
zione dellingresso fra i quadranti Est-Sud-Ovest con prevalenza a Sud e Sudest,
cio al sole e al riparo dal maestrale il vento dominante di Nordovest; la si-
tuazione elevata sulle quote altimetriche fra i m 200 e 700, quote di massima
abitabilit preferite ancor oggi; la relazione con le zone di produttivit varie,
pascoliva, cerealicola, peschereccia e mineraria.
possibile che alcuni nuraghi formassero linee di confine fra cantone e
cantone, come sulle giare che sono dei vasti altopiani basaltici a pareti diru-
pate (tav. I, 1). In altri nuraghi, ricchi architettonicamente e articolati in torri e
cinte fortificate costruite a difesa del villaggio, si riconoscono le reggie o castelli
di piccole capitali: per esempio a Barmini, a Losa di Abbasanta, a Domu Bc-
cia di Uras etc. Queste ultime costituiscono il nucleo in cui si incentrano le
proliferazioni di minori semplici torri nuragiche, agli effetti della tutela della vi-
ta delle trib (civitates) e degli interessi economici e territoriali del minuscolo
reame, soggetto a mire di conquista interna ed esterna.
Tutto ci che si detto sulla situazione dei nuraghi viene a dimostrare che
essi, nella massima parte, sia nelle forme semplici sia in quelle plurime di mole
maggiore sono da ritenersi delle costruzioni di carattere e di uso militare fisso.
Nelle forme semplici costituiscono una specie di limes a batterie di fortini
dissolti nel sistema difensivo, ospitanti una cellula di soldati o nuclei tattici
con funzioni di aggiramento o di copertura. Nei nuraghi plurimi era il fulcro
della resistenza ad oltranza, dove si dispiegava tutta la forza di difesa attiva
contro i nemici assedianti, per mezzo del nerbo pi valido della milizia reale
comandata dallo stesso principe nuragico che aveva sede e dimora entro il mu-
nito castello. A Barmini, la guarnigione si pu calcolare di 300-200 uomini,
variamente armati di archi, lance, spade, fionde etc. Questi nuraghi colossali,
vere fortezze studiate con sottile arte militare, si potrebbero assomigliare a certi
castelli medievali dei quali ripresentano la posizione a dominio e a guardia del
borgo adiacente, i cui abitanti, inabili alla guerra (donne, vecchi e bambini), al
momento del pericolo si mettevano al sicuro riparandosi dietro le alte e robu-
ste pareti murarie delle lizze e dei bastioni turriti circondanti il mastio (tav.
LVI: Barmini).
La natura militare dei nuraghi provata anche dallaspetto generale massic-
cio dei muri, spessi e megalitici, i quali, se rivelano un particolare modo di co-
struire comune alle popolazioni mediterranee che ne fanno uso pure in edifizi di
natura pacifica (tombe, templi, case etc.), in quelli destinati alla guerra ne accen-
tuano la forza di resistenza alloffesa che, come forse a Barmini, poteva venire
anche dalle macchine poliorcetiche, dallariete kriophoros, usate dai Cartaginesi.
60
I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA
Ma sono soprattutto alcuni espedienti singolari di grande efficacia difensiva ed
offensiva, che rivelano il carattere di fortilizio del nuraghe. Sono le feritoie, dis-
poste in unico o duplice ordine nelle torri e nei corridoi (tavv. XXVII, 1-3,
XLVIII, 2, XLIX, 1, 4, L, 3-4, LII, 1-3, LIII, LXIV, 2, LXV, 3, LXVI, 1, 3,
LXVII, LXVIII, 3, LXX, LXXX, 2), gli angoli morti, le svolte a zigzag (tav.
XXX, 1), i piombatoi (tav. LXXVI, 1-4), le scale retrattili, i passaggi angusti, le
botole, le garette di guardia, le ridotte (tav. LXXI, 1-2), i canali acustici etc. Si
aggiungano le armi di pietra (proiettili per fionda e palle per piombatoi, tav.
LXXVI, 4) e di metallo (lance, spade, pugnali etc. di bronzo e di ferro, tavv.
XCIII-XCVI) ed oggetti vari che hanno attinenza con la vita e con lorganizza-
zione militare.
Non da escludersi la possibilit che dei nuraghi di forma semplice siano stati
abitazioni di pastori e contadini, dallaspetto forte dovuto, come si detto, al
modo di costruire di tipo megalitico. Non mai i nuraghi sono stati, nemmeno
allorigine, tombe o templi come gi si credette e da taluni ancora si opina. Noi
oggi conosciamo le dimore funerarie e le sedi di culto della civilt nuragica, di
cui arricchiscono il repertorio architettonico, completando il quadro di vita del
quale i nuraghi rappresentano soltanto laspetto aristocratico e guerriero. Le
prime sono costituite da domus de janas (grotticelle artificiali), da caverne, da
tombe megalitiche e da tombe di giganti. Le seconde consistono in templi a
pozzo coperto da cupola a ogiva, talvolta con eleganti facciate architettoniche,
o da edifizi rettangolari in antis, nei quali si vorrebbe scorgere linfluenza lonta-
na del megaron anatolico-peloponnesiaco (tav. CVII, 3).
Il numero di queste costruzioni sepolcrali e cultuali tale ed il loro sviluppo
stilistico e cronologico si accompagna cos coerentemente a quello dei nuraghi
che non v proprio bisogno di immaginare che questultimi sostituissero o in-
tegrassero nelluso le prime.
Sostanzialmente esistono due forme di nuraghi, le quali corrispondono a
due filoni costruttivi, distinti fin dallorigine e di senso assolutamente diverso.
Uno di essi ha sviluppo lungo e complesso e sfocia in opere colossali di genera-
le diffusione. Laltro di svolgimento semplice e corto e insiste in espressioni
povere e primitive per aspetto e si riduce a certe zone recessive, adatte per la
conservazione dei temi semplici ed elementari.
La prima forma quella del nuraghe a tholos, cio con la camera circolare co-
perta dalla falsa cupola o pseudovolta. la forma ricordata dagli scrittori greci
quando parlano di daidleia e di tholoi in Sardegna, costruzioni fatte al
modo arcaico greco, cio miceneo o pi largamente egeo-anatolico. La seconda
forma quella del nuraghe a corridoio, dove il vano costituito da un lungo
andito pi o meno stretto a copertura piatta, che traversa, per tutta o parte della
lunghezza o della larghezza, il corpo costruttivo che di figura rettangolare o
subquadrangolare o ellittica o, comunque, non circolare come il contorno del
nuraghe a tholos. Il nuraghe a corridoio, detto anche pseudonuraghe o
61
I nuraghi
serie di terrazzi in profondit etc. (tav. I, 1, 3). Ma vi sono pure nuraghi voluta-
mente occultati, o a s stanti, in perfetta pianura, che rispondono a situazioni
di difesa o di economia e di altra utilizzazione distinta da quella dei precedenti.
In un punto fondamentale converge la posizione dei nuraghi. Cio in quelle co-
stanti che ne indicano il carattere di monumenti della vita civile e laica: lesposi-
zione dellingresso fra i quadranti Est-Sud-Ovest con prevalenza a Sud e Sudest,
cio al sole e al riparo dal maestrale il vento dominante di Nordovest; la si-
tuazione elevata sulle quote altimetriche fra i m 200 e 700, quote di massima
abitabilit preferite ancor oggi; la relazione con le zone di produttivit varie,
pascoliva, cerealicola, peschereccia e mineraria.
possibile che alcuni nuraghi formassero linee di confine fra cantone e
cantone, come sulle giare che sono dei vasti altopiani basaltici a pareti diru-
pate (tav. I, 1). In altri nuraghi, ricchi architettonicamente e articolati in torri e
cinte fortificate costruite a difesa del villaggio, si riconoscono le reggie o castelli
di piccole capitali: per esempio a Barmini, a Losa di Abbasanta, a Domu Bc-
cia di Uras etc. Queste ultime costituiscono il nucleo in cui si incentrano le
proliferazioni di minori semplici torri nuragiche, agli effetti della tutela della vi-
ta delle trib (civitates) e degli interessi economici e territoriali del minuscolo
reame, soggetto a mire di conquista interna ed esterna.
Tutto ci che si detto sulla situazione dei nuraghi viene a dimostrare che
essi, nella massima parte, sia nelle forme semplici sia in quelle plurime di mole
maggiore sono da ritenersi delle costruzioni di carattere e di uso militare fisso.
Nelle forme semplici costituiscono una specie di limes a batterie di fortini
dissolti nel sistema difensivo, ospitanti una cellula di soldati o nuclei tattici
con funzioni di aggiramento o di copertura. Nei nuraghi plurimi era il fulcro
della resistenza ad oltranza, dove si dispiegava tutta la forza di difesa attiva
contro i nemici assedianti, per mezzo del nerbo pi valido della milizia reale
comandata dallo stesso principe nuragico che aveva sede e dimora entro il mu-
nito castello. A Barmini, la guarnigione si pu calcolare di 300-200 uomini,
variamente armati di archi, lance, spade, fionde etc. Questi nuraghi colossali,
vere fortezze studiate con sottile arte militare, si potrebbero assomigliare a certi
castelli medievali dei quali ripresentano la posizione a dominio e a guardia del
borgo adiacente, i cui abitanti, inabili alla guerra (donne, vecchi e bambini), al
momento del pericolo si mettevano al sicuro riparandosi dietro le alte e robu-
ste pareti murarie delle lizze e dei bastioni turriti circondanti il mastio (tav.
LVI: Barmini).
La natura militare dei nuraghi provata anche dallaspetto generale massic-
cio dei muri, spessi e megalitici, i quali, se rivelano un particolare modo di co-
struire comune alle popolazioni mediterranee che ne fanno uso pure in edifizi di
natura pacifica (tombe, templi, case etc.), in quelli destinati alla guerra ne accen-
tuano la forza di resistenza alloffesa che, come forse a Barmini, poteva venire
anche dalle macchine poliorcetiche, dallariete kriophoros, usate dai Cartaginesi.
60
I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA
muratura del genere di quella recentemente segnalata, nelle Baleari, per il ta-
laiot di Ses Passes, ad Art-Maiorca (fig. 17, 2, tav. CIV, 2).
possibile che tale primo stadio del nuraghe a ogiva sia stato seguito dalla
forma della torre rotonda con la camera a ingresso esterno sollevato dal piano
di campagna, accessibile con una scaletta mobile: gli esempi tardivi del nuraghe
Mesu e Ros di Scanu Montiferru (fig. 2, 5) e del nuraghe Peppe Gallu di Uri
(tav. LXXXIV, 1-2) lo farebbero supporre, anche se non danno levidenza della
successione proposta. Con siffatta forma daspetto arcaico, che limita il vuoto
ai 2/3 superiori della costruzione mentre il terzo basale residuo costituisce la so-
lida e robusta piattaforma, si realizzava, per la prima volta, il nuraghe a scala in-
terna, ricavata nello spessore della muratura, e si otteneva una difesa maggiore,
perch si passava dalla camera al terrazzo, al coperto senza esser visti, e perch
lentrata alla tholos era rialzata da terra. Il tipo della torre a tholos con ingresso
sollevato, trova significativi riscontri in talaiots balearici di figura circolare, talu-
ni con scala al terrazzo, di cui per ci sfugge ogni sia pur approssimativo riferi-
mento cronologico. Il particolare dellingresso esterno sopraelevato avr appli-
cazione in Sardegna in et molto evoluta, in torri aggiunte, come nel nuraghe
Losa di Abbasanta (fig. 8, 4), o in cortine monumentali, come nel Su Nuraxi
di Barmini (fig. 10, 2), in et dallVIII al VI secolo a.C.
Nello spazio di circa mezzo secolo, fra la met del II millennio e la fine di
esso o linizio del I, il primitivo nuraghe semplice a tholos tramuta la sua for-
ma embrionale in quella definitiva e completa, con un progressivo arricchi-
mento del vuoto per mezzo di vani via via aggiunti, praticati dentro la camera e
nellandito dingresso. Nel grafico a fig. 1, 1-25, sono presentati esempi che
sottolineano questo sviluppo progressivo del nuraghe classico a unit isolata,
per quanto non bisogna credere che levoluzione sia avvenuta nella linea rigida
di successione iconografica, quale potrebbe apparire dalla composizione nella
tavola che ha valore puramente didattico e di larga informazione.
Riguardo allo spazio della tholos, si osserva che i profili puri dei nuraghi Or-
rbiu-rzana (fig. 1, 1), SIscla e Pedra-Semstene (fig. 1, 2), Bailu-silo (fig.
1, 3), Mindddu-Barisrdo (fig. 1, 4), Genna Masni-Giro (fig. 1, 5) si artico-
lano nelle iconografie, sempre pi complesse, di celle e vani sussidiari. Si hanno
cos i disegni a una nicchia dei nuraghi Sa Domo e sOrku-Ittirddu (fig. 1, 6),
Nuraddo-Suni (fig. 1, 7), Marosni-Tertena (fig. 1, 8), Muru de sa Figu-Santu-
lussrgiu (fig. 1, 9), SAttentu-Orni (fig. 1, 10), Piandnna-Sssari (fig. 1, 11);
quelli a due nicchie dei nuraghi SOmu e sOrku-San Baslio (fig. 1, 12), Karc-
na-Orrli (fig. 1, 13), Gurti qua-Nurri (fig. 1, 14), Sa Preda Longa-Noro
(fig. 1, 15), Su Frile-Burgos (fig. 1, 16), Ginnas-Flussio (fig. 1, 17), Armn-
gia-Armngia (tav. II, 2), Scandaru-Armngia (tav. V, 1); quelli a tre nicchie dei
nuraghi Orolo-Silnus (fig. 1, 18), Tittirila-Boltana (fig. 1, 19), Abbaddi-
Scanu Montiferru (fig. 1, 20), Sa Figu Rnchida-Scanu Montiferru (fig. 1, 21),
Perda Arrbia-Samugho (tav. VII, 1), Goni-Goni (tav. XIV, 1); quello, infine, a
63
I nuraghi
nuraghe a galleria, ha laspetto interno di grotta, tale che vi si potrebbero adat-
tare le denominazioni di spelonca e di costruzioni sotterranee, menzionate
dagli scrittori romani per tempi recenti della civilt indigena sarda.
Le due forme denunziano due distinti e diversi strati storici-culturali origina-
ri. Nella forma del nuraghe a corridoio potrebbe vedersi la componente occi-
dentale, di gusto dolmenico-rettilineo o a trilite (presente pure nelle tombe me-
galitiche). Il nuraghe a tholos, che vorrei chiamare anche nuraghe classico in
quanto il tipo pi diffuso e quello che ha avuto maggior forza di svolgimento
e ha maturato esempi quasi armonici come il Santu Antne di Torralba, rivela
una componente orientale anatolicaegea che si esprime nel gusto della linea
circolare e nella tecnica ad aggetto tradotta nellogiva.
Oggi non si pu dire quale delle due forme abbia preceduto nel tempo co-
me invenzione. Come applicazione il nuraghe a corridoio si presenta aggiunto
al nuraghe a tholos, o nello schema intero (Serra Crstula A di Bonrcado,
fig. 13, 2) o in soluzioni particolari di andito (Palmavera di Alghero, fig. 5, 7).
Torner pi a lungo sullargomento.
Visto nella sua espressione essenziale, quale si pu pensare allorigine, il nu-
raghe a tholos, o nuraghe classico, presenta la figura duna torre rotonda, dal
profilo verticale a tronco di cono (tavv. II, 1, III, V, VII, 2, VIII, 1-3, X-XI,
XIV-XV, XVII, 2, XVIII-XX, XXII, 2, XXIII-XXIV, XXVI, XXXIV-XXXVI,
XXXVII, 2-3, XL-XLIII, LV, LXI, LXII, 1, LXXX, CIII, 2, 4, CIV, 1).
La torre costruita al modo ciclopico, cio con grosse pietre talora rozze
talora lavorate, messe in file orizzontali sovrapposte a cerchi sempre pi stretti
dal basso verso lalto. Le pietre si reggono senza laiuto di alcun cemento, solo
con il peso ed il contrasto dei massi che sono ben legati in struttura per effetto
duna tecnica costruttiva affinata dallesperienza di maestranze abili nel maneg-
giare i materiali che portavano su ad altezze considerevoli (anche pi di 20 me-
tri) facendo rotolare i blocchi, talvolta enormi, su piani inclinati di massi e ter-
ra compressa. Si aiutavano ovviamente con rulli di legno e con altri strumenti
primitivi oltre che con la forza delle braccia e con lintesa intelligente del lavoro
di quipe, qualit delle manovalanze antiche e, in genere, dei grandi costrut-
tori mediterranei.
Linterno di queste torri cavo, essendo occupato da una camera voltata a
tholos, ossia con la figura del vano di sezione uguale a quella di un uovo ta-
gliato a met per la sua dimensione maggiore, con le pareti elevantisi ad anelli
concentrici sporgenti luno sullaltro, con diametro decrescente da gi in su do-
ve, alla serraglia, una o pi lastre chiudono il foro della falsa cupola (tavv. IV, 2,
VI, 1, XVI, 1, XXV, 1, XXXIII, LXV, 1).
A queste torri iniziali, conformate a terrazzo fin dallorigine per ragioni di
avvistamento e di difesa, si saliva forse, in un primo tempo, con scale esterne
retrattili di legno o di corda. Ma non conosciamo esempi di questo tipo di nu-
raghe embrionale, come non conosciamo torri a tholos con rampe esterne in
62
I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA
muratura del genere di quella recentemente segnalata, nelle Baleari, per il ta-
laiot di Ses Passes, ad Art-Maiorca (fig. 17, 2, tav. CIV, 2).
possibile che tale primo stadio del nuraghe a ogiva sia stato seguito dalla
forma della torre rotonda con la camera a ingresso esterno sollevato dal piano
di campagna, accessibile con una scaletta mobile: gli esempi tardivi del nuraghe
Mesu e Ros di Scanu Montiferru (fig. 2, 5) e del nuraghe Peppe Gallu di Uri
(tav. LXXXIV, 1-2) lo farebbero supporre, anche se non danno levidenza della
successione proposta. Con siffatta forma daspetto arcaico, che limita il vuoto
ai 2/3 superiori della costruzione mentre il terzo basale residuo costituisce la so-
lida e robusta piattaforma, si realizzava, per la prima volta, il nuraghe a scala in-
terna, ricavata nello spessore della muratura, e si otteneva una difesa maggiore,
perch si passava dalla camera al terrazzo, al coperto senza esser visti, e perch
lentrata alla tholos era rialzata da terra. Il tipo della torre a tholos con ingresso
sollevato, trova significativi riscontri in talaiots balearici di figura circolare, talu-
ni con scala al terrazzo, di cui per ci sfugge ogni sia pur approssimativo riferi-
mento cronologico. Il particolare dellingresso esterno sopraelevato avr appli-
cazione in Sardegna in et molto evoluta, in torri aggiunte, come nel nuraghe
Losa di Abbasanta (fig. 8, 4), o in cortine monumentali, come nel Su Nuraxi
di Barmini (fig. 10, 2), in et dallVIII al VI secolo a.C.
Nello spazio di circa mezzo secolo, fra la met del II millennio e la fine di
esso o linizio del I, il primitivo nuraghe semplice a tholos tramuta la sua for-
ma embrionale in quella definitiva e completa, con un progressivo arricchi-
mento del vuoto per mezzo di vani via via aggiunti, praticati dentro la camera e
nellandito dingresso. Nel grafico a fig. 1, 1-25, sono presentati esempi che
sottolineano questo sviluppo progressivo del nuraghe classico a unit isolata,
per quanto non bisogna credere che levoluzione sia avvenuta nella linea rigida
di successione iconografica, quale potrebbe apparire dalla composizione nella
tavola che ha valore puramente didattico e di larga informazione.
Riguardo allo spazio della tholos, si osserva che i profili puri dei nuraghi Or-
rbiu-rzana (fig. 1, 1), SIscla e Pedra-Semstene (fig. 1, 2), Bailu-silo (fig.
1, 3), Mindddu-Barisrdo (fig. 1, 4), Genna Masni-Giro (fig. 1, 5) si artico-
lano nelle iconografie, sempre pi complesse, di celle e vani sussidiari. Si hanno
cos i disegni a una nicchia dei nuraghi Sa Domo e sOrku-Ittirddu (fig. 1, 6),
Nuraddo-Suni (fig. 1, 7), Marosni-Tertena (fig. 1, 8), Muru de sa Figu-Santu-
lussrgiu (fig. 1, 9), SAttentu-Orni (fig. 1, 10), Piandnna-Sssari (fig. 1, 11);
quelli a due nicchie dei nuraghi SOmu e sOrku-San Baslio (fig. 1, 12), Karc-
na-Orrli (fig. 1, 13), Gurti qua-Nurri (fig. 1, 14), Sa Preda Longa-Noro
(fig. 1, 15), Su Frile-Burgos (fig. 1, 16), Ginnas-Flussio (fig. 1, 17), Armn-
gia-Armngia (tav. II, 2), Scandaru-Armngia (tav. V, 1); quelli a tre nicchie dei
nuraghi Orolo-Silnus (fig. 1, 18), Tittirila-Boltana (fig. 1, 19), Abbaddi-
Scanu Montiferru (fig. 1, 20), Sa Figu Rnchida-Scanu Montiferru (fig. 1, 21),
Perda Arrbia-Samugho (tav. VII, 1), Goni-Goni (tav. XIV, 1); quello, infine, a
63
I nuraghi
nuraghe a galleria, ha laspetto interno di grotta, tale che vi si potrebbero adat-
tare le denominazioni di spelonca e di costruzioni sotterranee, menzionate
dagli scrittori romani per tempi recenti della civilt indigena sarda.
Le due forme denunziano due distinti e diversi strati storici-culturali origina-
ri. Nella forma del nuraghe a corridoio potrebbe vedersi la componente occi-
dentale, di gusto dolmenico-rettilineo o a trilite (presente pure nelle tombe me-
galitiche). Il nuraghe a tholos, che vorrei chiamare anche nuraghe classico in
quanto il tipo pi diffuso e quello che ha avuto maggior forza di svolgimento
e ha maturato esempi quasi armonici come il Santu Antne di Torralba, rivela
una componente orientale anatolicaegea che si esprime nel gusto della linea
circolare e nella tecnica ad aggetto tradotta nellogiva.
Oggi non si pu dire quale delle due forme abbia preceduto nel tempo co-
me invenzione. Come applicazione il nuraghe a corridoio si presenta aggiunto
al nuraghe a tholos, o nello schema intero (Serra Crstula A di Bonrcado,
fig. 13, 2) o in soluzioni particolari di andito (Palmavera di Alghero, fig. 5, 7).
Torner pi a lungo sullargomento.
Visto nella sua espressione essenziale, quale si pu pensare allorigine, il nu-
raghe a tholos, o nuraghe classico, presenta la figura duna torre rotonda, dal
profilo verticale a tronco di cono (tavv. II, 1, III, V, VII, 2, VIII, 1-3, X-XI,
XIV-XV, XVII, 2, XVIII-XX, XXII, 2, XXIII-XXIV, XXVI, XXXIV-XXXVI,
XXXVII, 2-3, XL-XLIII, LV, LXI, LXII, 1, LXXX, CIII, 2, 4, CIV, 1).
La torre costruita al modo ciclopico, cio con grosse pietre talora rozze
talora lavorate, messe in file orizzontali sovrapposte a cerchi sempre pi stretti
dal basso verso lalto. Le pietre si reggono senza laiuto di alcun cemento, solo
con il peso ed il contrasto dei massi che sono ben legati in struttura per effetto
duna tecnica costruttiva affinata dallesperienza di maestranze abili nel maneg-
giare i materiali che portavano su ad altezze considerevoli (anche pi di 20 me-
tri) facendo rotolare i blocchi, talvolta enormi, su piani inclinati di massi e ter-
ra compressa. Si aiutavano ovviamente con rulli di legno e con altri strumenti
primitivi oltre che con la forza delle braccia e con lintesa intelligente del lavoro
di quipe, qualit delle manovalanze antiche e, in genere, dei grandi costrut-
tori mediterranei.
Linterno di queste torri cavo, essendo occupato da una camera voltata a
tholos, ossia con la figura del vano di sezione uguale a quella di un uovo ta-
gliato a met per la sua dimensione maggiore, con le pareti elevantisi ad anelli
concentrici sporgenti luno sullaltro, con diametro decrescente da gi in su do-
ve, alla serraglia, una o pi lastre chiudono il foro della falsa cupola (tavv. IV, 2,
VI, 1, XVI, 1, XXV, 1, XXXIII, LXV, 1).
A queste torri iniziali, conformate a terrazzo fin dallorigine per ragioni di
avvistamento e di difesa, si saliva forse, in un primo tempo, con scale esterne
retrattili di legno o di corda. Ma non conosciamo esempi di questo tipo di nu-
raghe embrionale, come non conosciamo torri a tholos con rampe esterne in
62
I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA
profilo circolare delle pareti, sale, dove esistono, alle camere superiori, conforma-
te a tholos come quella a piano terra, sino al terrazzo in cui ha termine leleva-
to della costruzione. Il passaggio della scala non sempre agevole sia per le di-
mensioni del vano, largo da m 0,60 a 1, sia per la fattura dei gradini per lo pi
erti e rozzi, sia per la scarsa illuminazione che proviene, ma non sempre, da
strette feritoie o spioncini aperti verso lesterno, a diversa altezza del percorso.
Esistono due tipi di scale, luno successivo allaltro. Il primo tipo quello in
cui la scala si apre sul vano della camera centrale con la soglia sopraelevata di m
3/4 sul piano del pavimento (fig. 1, 2-3, 7, 13, 15, fig. 2, 1, tavv. IV, 3, XIV, 1,
XXV, 1, LXIV, 1). Nel secondo tipo, la scala parte dallandito dingresso, a fior
di suolo, e volge verso lalto per lo pi in direzione di sinistra (fig. 1, 4-5, 10-
11, 16, 18-19, 21, 23, 25, fig. 2, 3, tav. XLVI, 1-2), eccezionalmente verso de-
stra (fig. 1, 17, 20, fig. 2, 2). Il primo tipo stato riconosciuto come pi anti-
co, in quanto la scala impegna un minor volume di masso murario ed alterna,
col suo ritmo di percorso spezzato ad ogni piano, vuoti a pieni strutturali onde
non compromettere lequilibrio statico in uno stadio costruttivo meno evoluto
e ardito. Si tratta duna limitazione di spazio che trova lanalogo negli spazi,
pur essi contenuti, delle camere semplici con una o due nicchie al massimo. Il
secondo tipo appare pi recente, perch il suo giro investe, con percorso conti-
nuo a spirale obliqua, lintero anello murario per tutto lelevato, rivelandosi, in
ci, una disinvoltura e sicurezza nel costruire che rivelano un progresso tecnico
derivato da lunga esperienza e dal passar del tempo. A questo maggior respiro
spaziale del vano della scala corrisponde, di massima, la forma pi evoluta della
camera a tre nicchie, pur non mancando esempi di scala dandito in tholoi con
una o due nicchie, ma in numero molto minore.
In alcuni nuraghi si ha lassociazione dei due tipi di scale, come vedesi nelle
torri di Sa Figu Rnchida (fig. 1, 21) e di Ala (fig. 2, 4). Le tholoi che la presen-
tano, mostrano la figura ormai completa e definita della camera a tre nicchie e
rivelano unesperienza architettonica matura che compone, armonicamente, le
soluzioni via via studiate e realizzate per lunghi anni.
Levoluzione della semplice torre nuragica si pu studiare anche attraverso
lesame dello sviluppo dellelevato. Nello spazio dun mezzo millennio, dalla fi-
gura primitiva della torre, bassa e massiccia, con unica camera con o senza scala
al terrazzo, si dovette passare a quella del tronco di cono a camere sovrapposte
sullasse verticale, in numero da due a tre, con dimensioni in diametro ed altez-
za che regrediscono in rapporto diretto al restringersi del volume verso la parte
superiore (fig. 3, 2, 4-5). Si raggiungono in tal modo, gi sul finire del II mil-
lennio a.C. e, poi, nei tempi iniziali del I, altezze considerevoli e imponenti di
torri, come attestano i m 18,60 del nuraghe di Barmini (fig. 3, 2) e i m 22 del
nuraghe Santu Antne (fig. 3, 5).
Tale svolgimento sottolineato pure dal variare dellinclinazione delle mura-
ture esterne della costruzione nuragica, in cui si osserva, seppure in successione
non strettamente progressiva, una pendenza sempre minore dalle forme antiche
65
I nuraghi
quattro nicchie del nuraghe Sa Cuguttda-Mores (fig. 1, 22). Queste nicchie,
come si desume chiaramente da quelle dei nuraghi Marosni, Tittirila, Armn-
gia, Goni etc., erano destinate ad accogliere lettucci fatti di strame e pelli, per
una o pi persone.
Pure nel vano del corridoio dingresso si nota una progressiva evoluzione. Da-
gli anditi semplici dei nuraghi Orrbiu, SIscla e Pedra, Nuraddo, Sa Domo e
sOrku, Marosni, SOmu e sOrku, si passa a quelli con sola celletta, destinata
per il soldato di guardia, situata per lo pi sulla destra (Bailu, Muru de sa Figu,
Sa Preda Longa) ma pure sulla sinistra (Gurti qua), o agli anditi provvisti della
sola scala a fior di suolo posta sulla sinistra, come nei nuraghi Mindddu, SAt-
tentu, Sa Cuguttda, Sa Figu Rnchida, Murrtu (fig. 1, 23). Si hanno, da ulti-
mo, anditi completi di scale e garette, le prime ubicate pi di frequente a sinistra,
come nei nuraghi Genna Masni, Piandnna, Su Frile, Orolo, Tittirila, ma
anche a destra come nei nuraghi Ginnas, Abbaddi, Perda Arrbia.
Uno sviluppo tecnico-costruttivo ulteriore si coglie nei nuraghi Murrtu
(fig. 1, 23), Leortnas (fig. 1, 24) e Santu Antne (fig. 1, 25). In essi, per gradi,
si realizzano intorno alla camera dei corridoi anulari verso i quali, come nel
Leortnas e soprattutto nel Santu Antne, si aprono a raggera le nicchie delle
tholoi. Si tratta di disegni molto evoluti, che rivelano una concezione del taglio
dello spazio a gusto circolatorio in cui sembrerebbe di riconoscere (ma in realt
non si verifica) linflusso dellordine classico.
In generale si nota una continua, per quanto molto lenta e contenuta, ricer-
ca di ampliamento dello spazio anche se, in ogni caso, lo scavo fatto nel pieno
murario non ne attenua il peso o ne ingentilisce laspetto tanto da svalutare il
senso e leffetto della massa che domina, rude e sovrana, nella sua essenzialit
primitiva. Il citato grafico illustra questa osservazione. I 25 nuraghi, nei quali si
hanno diametri medi di torre di m 11,24 e diametri medi di tholos di m 4,08,
con indice medio nel rapporto torre-camera di 2,75, presentano indice medio
di massa-spazio di 1,6; cio la somma degli spessori murari misurata alla base
della sezione diametrale di 1,6 volte maggiore rispetto al vano della tholos. Si
deve notare anche che lindice di massa-spazio tende ad aumentare in ragione
diretta dello sviluppo spaziale della camera del nuraghe (1,52 medio dei nura-
ghi a fig. 1, 1-17 contro 2,26 medio dei nuraghi a fig. 1, 18-25): ossia i muri
vanno sempre pi irrobustendosi per far luogo al numero e alla capienza sem-
pre maggiori dei vani sussidiari (cellette, garette, scale, corridoi anulari etc.).
Lo spessore delle murature varia, nei 25 nuraghi del grafico dimostrativo, dai
m 5,20 del nuraghe Leortnas (fig. 1, 24) ai m 2,30 del nuraghe Nuraddo (fig.
1, 7) con una media normale, sui 25, di m 3,56. Si tratta, in ogni caso, di valori
notevoli a cui, oltre la ragione esposta di far da sede ai vuoti, sta di base la speciale
tecnica costruttiva a secco con grossi elementi, tecnica che, mancando la coesione
del cemento, affida la solidit e la statica delledifizio allampiezza del muro.
Una parte rilevante di questo massiccio fasciame murario occupata dal va-
no della scala (tavv. XXV, 2, XLVI, 1-2) che, girando elicoidalmente secondo il
64
I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA
profilo circolare delle pareti, sale, dove esistono, alle camere superiori, conforma-
te a tholos come quella a piano terra, sino al terrazzo in cui ha termine leleva-
to della costruzione. Il passaggio della scala non sempre agevole sia per le di-
mensioni del vano, largo da m 0,60 a 1, sia per la fattura dei gradini per lo pi
erti e rozzi, sia per la scarsa illuminazione che proviene, ma non sempre, da
strette feritoie o spioncini aperti verso lesterno, a diversa altezza del percorso.
Esistono due tipi di scale, luno successivo allaltro. Il primo tipo quello in
cui la scala si apre sul vano della camera centrale con la soglia sopraelevata di m
3/4 sul piano del pavimento (fig. 1, 2-3, 7, 13, 15, fig. 2, 1, tavv. IV, 3, XIV, 1,
XXV, 1, LXIV, 1). Nel secondo tipo, la scala parte dallandito dingresso, a fior
di suolo, e volge verso lalto per lo pi in direzione di sinistra (fig. 1, 4-5, 10-
11, 16, 18-19, 21, 23, 25, fig. 2, 3, tav. XLVI, 1-2), eccezionalmente verso de-
stra (fig. 1, 17, 20, fig. 2, 2). Il primo tipo stato riconosciuto come pi anti-
co, in quanto la scala impegna un minor volume di masso murario ed alterna,
col suo ritmo di percorso spezzato ad ogni piano, vuoti a pieni strutturali onde
non compromettere lequilibrio statico in uno stadio costruttivo meno evoluto
e ardito. Si tratta duna limitazione di spazio che trova lanalogo negli spazi,
pur essi contenuti, delle camere semplici con una o due nicchie al massimo. Il
secondo tipo appare pi recente, perch il suo giro investe, con percorso conti-
nuo a spirale obliqua, lintero anello murario per tutto lelevato, rivelandosi, in
ci, una disinvoltura e sicurezza nel costruire che rivelano un progresso tecnico
derivato da lunga esperienza e dal passar del tempo. A questo maggior respiro
spaziale del vano della scala corrisponde, di massima, la forma pi evoluta della
camera a tre nicchie, pur non mancando esempi di scala dandito in tholoi con
una o due nicchie, ma in numero molto minore.
In alcuni nuraghi si ha lassociazione dei due tipi di scale, come vedesi nelle
torri di Sa Figu Rnchida (fig. 1, 21) e di Ala (fig. 2, 4). Le tholoi che la presen-
tano, mostrano la figura ormai completa e definita della camera a tre nicchie e
rivelano unesperienza architettonica matura che compone, armonicamente, le
soluzioni via via studiate e realizzate per lunghi anni.
Levoluzione della semplice torre nuragica si pu studiare anche attraverso
lesame dello sviluppo dellelevato. Nello spazio dun mezzo millennio, dalla fi-
gura primitiva della torre, bassa e massiccia, con unica camera con o senza scala
al terrazzo, si dovette passare a quella del tronco di cono a camere sovrapposte
sullasse verticale, in numero da due a tre, con dimensioni in diametro ed altez-
za che regrediscono in rapporto diretto al restringersi del volume verso la parte
superiore (fig. 3, 2, 4-5). Si raggiungono in tal modo, gi sul finire del II mil-
lennio a.C. e, poi, nei tempi iniziali del I, altezze considerevoli e imponenti di
torri, come attestano i m 18,60 del nuraghe di Barmini (fig. 3, 2) e i m 22 del
nuraghe Santu Antne (fig. 3, 5).
Tale svolgimento sottolineato pure dal variare dellinclinazione delle mura-
ture esterne della costruzione nuragica, in cui si osserva, seppure in successione
non strettamente progressiva, una pendenza sempre minore dalle forme antiche
65
I nuraghi
quattro nicchie del nuraghe Sa Cuguttda-Mores (fig. 1, 22). Queste nicchie,
come si desume chiaramente da quelle dei nuraghi Marosni, Tittirila, Armn-
gia, Goni etc., erano destinate ad accogliere lettucci fatti di strame e pelli, per
una o pi persone.
Pure nel vano del corridoio dingresso si nota una progressiva evoluzione. Da-
gli anditi semplici dei nuraghi Orrbiu, SIscla e Pedra, Nuraddo, Sa Domo e
sOrku, Marosni, SOmu e sOrku, si passa a quelli con sola celletta, destinata
per il soldato di guardia, situata per lo pi sulla destra (Bailu, Muru de sa Figu,
Sa Preda Longa) ma pure sulla sinistra (Gurti qua), o agli anditi provvisti della
sola scala a fior di suolo posta sulla sinistra, come nei nuraghi Mindddu, SAt-
tentu, Sa Cuguttda, Sa Figu Rnchida, Murrtu (fig. 1, 23). Si hanno, da ulti-
mo, anditi completi di scale e garette, le prime ubicate pi di frequente a sinistra,
come nei nuraghi Genna Masni, Piandnna, Su Frile, Orolo, Tittirila, ma
anche a destra come nei nuraghi Ginnas, Abbaddi, Perda Arrbia.
Uno sviluppo tecnico-costruttivo ulteriore si coglie nei nuraghi Murrtu
(fig. 1, 23), Leortnas (fig. 1, 24) e Santu Antne (fig. 1, 25). In essi, per gradi,
si realizzano intorno alla camera dei corridoi anulari verso i quali, come nel
Leortnas e soprattutto nel Santu Antne, si aprono a raggera le nicchie delle
tholoi. Si tratta di disegni molto evoluti, che rivelano una concezione del taglio
dello spazio a gusto circolatorio in cui sembrerebbe di riconoscere (ma in realt
non si verifica) linflusso dellordine classico.
In generale si nota una continua, per quanto molto lenta e contenuta, ricer-
ca di ampliamento dello spazio anche se, in ogni caso, lo scavo fatto nel pieno
murario non ne attenua il peso o ne ingentilisce laspetto tanto da svalutare il
senso e leffetto della massa che domina, rude e sovrana, nella sua essenzialit
primitiva. Il citato grafico illustra questa osservazione. I 25 nuraghi, nei quali si
hanno diametri medi di torre di m 11,24 e diametri medi di tholos di m 4,08,
con indice medio nel rapporto torre-camera di 2,75, presentano indice medio
di massa-spazio di 1,6; cio la somma degli spessori murari misurata alla base
della sezione diametrale di 1,6 volte maggiore rispetto al vano della tholos. Si
deve notare anche che lindice di massa-spazio tende ad aumentare in ragione
diretta dello sviluppo spaziale della camera del nuraghe (1,52 medio dei nura-
ghi a fig. 1, 1-17 contro 2,26 medio dei nuraghi a fig. 1, 18-25): ossia i muri
vanno sempre pi irrobustendosi per far luogo al numero e alla capienza sem-
pre maggiori dei vani sussidiari (cellette, garette, scale, corridoi anulari etc.).
Lo spessore delle murature varia, nei 25 nuraghi del grafico dimostrativo, dai
m 5,20 del nuraghe Leortnas (fig. 1, 24) ai m 2,30 del nuraghe Nuraddo (fig.
1, 7) con una media normale, sui 25, di m 3,56. Si tratta, in ogni caso, di valori
notevoli a cui, oltre la ragione esposta di far da sede ai vuoti, sta di base la speciale
tecnica costruttiva a secco con grossi elementi, tecnica che, mancando la coesione
del cemento, affida la solidit e la statica delledifizio allampiezza del muro.
Una parte rilevante di questo massiccio fasciame murario occupata dal va-
no della scala (tavv. XXV, 2, XLVI, 1-2) che, girando elicoidalmente secondo il
64
I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA
bottega protosarda del VII-VI secolo a.C., mostrano il profilo superiore delle tor-
ri di forma piatta, ed uno quello meglio conservato di Olmedo presenta la
vetta dei piccoli coni circondata da coroncine sporgenti allesterno. In un caso e
nellaltro si tratta di terminazione del cono a terrazzo, a profilo contenuto nella li-
nea del muro della torre nel modellino di Ittirddu, con sbalzo a parapetto nel
bronzetto di Olmedo. Pi significativa ancora la colonnina di calcare a tav.
LXXVI, 1, pur essa del VII-VI secolo a.C., in cui riprodotta con evidenza la
torre dun nuraghe: forse la torre dello stesso nuraghe di Barmini presso il quale
stato ritrovato il monumentino, in recenti scavi. Alla sommit del cono si ripete
la sagoma del ballatoio con parapetto sporgente dal filo murario, qui sorretto da
mensole espresse nei rilievi verticali al disotto del tamburo circolare.
Alla forma dei terrazzi di queste riproduzioni in piccolo, corrispondono
esempi reali precisati di recente. Un terrazzino a sporto con orlatura di conci
sagomati, sovrastava, nella fase b (VIII-VII secolo a.C.), la torre centrale del
nuraghe Losa di Abbasanta. Ed un simile coronamento, intorno alla prima me-
t dellVIII secolo, fu inserito in restauro al sommo dellantico mastio del nura-
ghe di Barmini, facendo sbalzare il terrazzo sopra mensole di basalto del peso
medio di 13 q, ritrovate alla base della torre entro il colmaticcio del cortile del-
la poderosa fortezza (fig. 3, 2, tav. LXXVI, 3). La terminazione in piano dellal-
to delle torri nuragiche rispondeva alloriginaria destinazione di osservatorio e a
quella successiva di luogo di comando nelle complicate operazioni di difesa. La
sporgenza si dovette alla necessit di riguadagnare la verticale del getto dei
proiettili nel sistema del piombatoio, proiettili i quali, altrimenti, sarebbero an-
dati a cadere sul profilo inclinato del muro esterno.
A questi esempi evoluti di terrazzi a ballatoio in pietra su mensole (un
esempio ancora pi tardivo stato riconosciuto da poco nel nuraghe Albciu
di Arzachena), si giunse dopo esperienze di balconcini in legno, sostituiti poi
per esser di materia deperibile e di facile presa per gli elementi incendiari in uso
nelle guerre antiche.
Molto recente losservazione, fatta in parecchi nuraghi semplici, di grosse
murature dargine che avvolgono tutto allintorno e consolidano, contraffortan-
dolo e inspessendolo, il paramento interno della torre (fig. 15, 3, tav. CIV, 1).
Questi rifasci murari in alcuni esempi foderano il cono per lintero elevato e
sembrano costituire una reintegrazione di parti costruttive pericolanti per varie
cause; sono dunque posteriori nel tempo al nucleo fondamentale. Ma in altri
esempi, la sfoglia di contenimento si eleva soltanto di pochi metri formando
un gradone anulare al disotto del terrazzo terminale della torre, gradone che
rinforza la parte inferiore del nuraghe soggetta al massimo sforzo statico, am-
plia, attraverso la terrazza periferica, il raggio visivo e, forse anche, tradisce lin-
tendimento di movimentare, col profilo spezzato, luniforme linea obliqua pri-
mitiva. Nulla si oppone a ritenere che siffatte torri terrazzate siano opera di
getto, cio con le varie sfoglie costruite contemporaneamente.
67
I nuraghi
a quelle recenti, un lieve e lento mutare dal profilo di volume troncoconico in
profilo di volume subcilindrico. Si confronti, in concreto, la sezione a forte in-
clinazione della torre del Domu sOrku di Sarrk (fig. 3, 1), torre fra le pi anti-
che dellIsola, e quella del nuraghe Altriu di Scanu (fig. 4, 9), dove il muro
esterno, quasi verticale, sembra lesito duna soluzione moderna, sebbene imper-
fetta, di muro a piombo, avvalorata dalla novit del contorno oblungo delledifi-
zio e dal dispositivo della scala di camera, a fior di pavimento, con andamento
spezzato e inusitato nei nuraghi di perimetro circolare, e rivelante gusto tardivo
di linea retta (fig. 3, 6).
Per quanto il valore non sia assoluto, una certa indicazione, in uno agli altri
elementi, dellevoluzione formale del nuraghe monotorre data anche dal rap-
porto fra laltezza della tholos ed il suo diametro basale. Profili stretti e slanciati
di camera, sembrano, almeno come origine, pi antichi di quelli proporzionati
nelle due dimensioni di piano e di elevato, e questi ultimi, a loro volta, sembra-
no anteriori, sempre per origine, ai profili delle pseudovolte in cui il rapporto
volge decisamente in favore della misura diametrale con un progressivo appiat-
timento della cupola. Lindice, che segna il rapporto, decresce in relazione col
progredire del tempo (fig. 3, 1-6: i numeri si riferiscono in ordine ai nuraghi
sottoindicati). Cos si passa dallindice di 2,2 del nuraghe Domu sOrku (tholos
semplice con scala di camera) all1,61 del Su Nuraxi di Barmini (tholos a due
nicchie con scala di camera e garetta dandito), all1,48 del Losa (tholos a tre
nicchie con garetta e scala dandito), all1,4 del Santu Antne (tholos come so-
pra con deambulatorio concentrico), all1,1 del nuraghe Altriu di cui sono
state notate le caratteristiche di costruzione molto recente o, comunque, poste-
riore alle precedenti, essendone una derivazione tipologica decaduta ed alterata
per la presenza di elementi del tutto nuovi.
Infine, costituisce un segno largamente indicativo del progresso cronologico
della torre nuragica, la variazione del profilo dellandito dingresso. Il grafico di
fig. 4 mostra come gli anditi vadano progressivamente riducendo lobliqua del
soffitto elevata verso linterno dei nn. 1-6, fino ad appiattirsi nei solai gradonati
dei nn. 7-9, e trapassino gradualmente dalle sezioni angolari-trapezoidali dei pri-
mi alle sezioni rettangolari piattabandate dei secondi. Dallo stesso grafico si rileva
lorganica corrispondenza fra sezioni dandito e di camera, le quali, col mutare
graduale nel primo dallobliqua allorizzontale di copertura e con labbassamento
generale dei vani, vanno perdendo quello slancio e quella verticalit che contras-
segnano i nuraghi pi antichi, per assumere via via valore preponderante nella di-
mensione di base, segno di tempi meno lontani.
Solo da pochi anni, dopo incertezze e discussioni, si potuto accertare su dati
concreti, come la torre nuragica finiva al suo culmine. Due modellini in bronzo
di nuraghi uno da Ittirddu e laltro da Olmedo (tav. LXXVI, 2) , prodotti di
66
I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA
bottega protosarda del VII-VI secolo a.C., mostrano il profilo superiore delle tor-
ri di forma piatta, ed uno quello meglio conservato di Olmedo presenta la
vetta dei piccoli coni circondata da coroncine sporgenti allesterno. In un caso e
nellaltro si tratta di terminazione del cono a terrazzo, a profilo contenuto nella li-
nea del muro della torre nel modellino di Ittirddu, con sbalzo a parapetto nel
bronzetto di Olmedo. Pi significativa ancora la colonnina di calcare a tav.
LXXVI, 1, pur essa del VII-VI secolo a.C., in cui riprodotta con evidenza la
torre dun nuraghe: forse la torre dello stesso nuraghe di Barmini presso il quale
stato ritrovato il monumentino, in recenti scavi. Alla sommit del cono si ripete
la sagoma del ballatoio con parapetto sporgente dal filo murario, qui sorretto da
mensole espresse nei rilievi verticali al disotto del tamburo circolare.
Alla forma dei terrazzi di queste riproduzioni in piccolo, corrispondono
esempi reali precisati di recente. Un terrazzino a sporto con orlatura di conci
sagomati, sovrastava, nella fase b (VIII-VII secolo a.C.), la torre centrale del
nuraghe Losa di Abbasanta. Ed un simile coronamento, intorno alla prima me-
t dellVIII secolo, fu inserito in restauro al sommo dellantico mastio del nura-
ghe di Barmini, facendo sbalzare il terrazzo sopra mensole di basalto del peso
medio di 13 q, ritrovate alla base della torre entro il colmaticcio del cortile del-
la poderosa fortezza (fig. 3, 2, tav. LXXVI, 3). La terminazione in piano dellal-
to delle torri nuragiche rispondeva alloriginaria destinazione di osservatorio e a
quella successiva di luogo di comando nelle complicate operazioni di difesa. La
sporgenza si dovette alla necessit di riguadagnare la verticale del getto dei
proiettili nel sistema del piombatoio, proiettili i quali, altrimenti, sarebbero an-
dati a cadere sul profilo inclinato del muro esterno.
A questi esempi evoluti di terrazzi a ballatoio in pietra su mensole (un
esempio ancora pi tardivo stato riconosciuto da poco nel nuraghe Albciu
di Arzachena), si giunse dopo esperienze di balconcini in legno, sostituiti poi
per esser di materia deperibile e di facile presa per gli elementi incendiari in uso
nelle guerre antiche.
Molto recente losservazione, fatta in parecchi nuraghi semplici, di grosse
murature dargine che avvolgono tutto allintorno e consolidano, contraffortan-
dolo e inspessendolo, il paramento interno della torre (fig. 15, 3, tav. CIV, 1).
Questi rifasci murari in alcuni esempi foderano il cono per lintero elevato e
sembrano costituire una reintegrazione di parti costruttive pericolanti per varie
cause; sono dunque posteriori nel tempo al nucleo fondamentale. Ma in altri
esempi, la sfoglia di contenimento si eleva soltanto di pochi metri formando
un gradone anulare al disotto del terrazzo terminale della torre, gradone che
rinforza la parte inferiore del nuraghe soggetta al massimo sforzo statico, am-
plia, attraverso la terrazza periferica, il raggio visivo e, forse anche, tradisce lin-
tendimento di movimentare, col profilo spezzato, luniforme linea obliqua pri-
mitiva. Nulla si oppone a ritenere che siffatte torri terrazzate siano opera di
getto, cio con le varie sfoglie costruite contemporaneamente.
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I nuraghi
a quelle recenti, un lieve e lento mutare dal profilo di volume troncoconico in
profilo di volume subcilindrico. Si confronti, in concreto, la sezione a forte in-
clinazione della torre del Domu sOrku di Sarrk (fig. 3, 1), torre fra le pi anti-
che dellIsola, e quella del nuraghe Altriu di Scanu (fig. 4, 9), dove il muro
esterno, quasi verticale, sembra lesito duna soluzione moderna, sebbene imper-
fetta, di muro a piombo, avvalorata dalla novit del contorno oblungo delledifi-
zio e dal dispositivo della scala di camera, a fior di pavimento, con andamento
spezzato e inusitato nei nuraghi di perimetro circolare, e rivelante gusto tardivo
di linea retta (fig. 3, 6).
Per quanto il valore non sia assoluto, una certa indicazione, in uno agli altri
elementi, dellevoluzione formale del nuraghe monotorre data anche dal rap-
porto fra laltezza della tholos ed il suo diametro basale. Profili stretti e slanciati
di camera, sembrano, almeno come origine, pi antichi di quelli proporzionati
nelle due dimensioni di piano e di elevato, e questi ultimi, a loro volta, sembra-
no anteriori, sempre per origine, ai profili delle pseudovolte in cui il rapporto
volge decisamente in favore della misura diametrale con un progressivo appiat-
timento della cupola. Lindice, che segna il rapporto, decresce in relazione col
progredire del tempo (fig. 3, 1-6: i numeri si riferiscono in ordine ai nuraghi
sottoindicati). Cos si passa dallindice di 2,2 del nuraghe Domu sOrku (tholos
semplice con scala di camera) all1,61 del Su Nuraxi di Barmini (tholos a due
nicchie con scala di camera e garetta dandito), all1,48 del Losa (tholos a tre
nicchie con garetta e scala dandito), all1,4 del Santu Antne (tholos come so-
pra con deambulatorio concentrico), all1,1 del nuraghe Altriu di cui sono
state notate le caratteristiche di costruzione molto recente o, comunque, poste-
riore alle precedenti, essendone una derivazione tipologica decaduta ed alterata
per la presenza di elementi del tutto nuovi.
Infine, costituisce un segno largamente indicativo del progresso cronologico
della torre nuragica, la variazione del profilo dellandito dingresso. Il grafico di
fig. 4 mostra come gli anditi vadano progressivamente riducendo lobliqua del
soffitto elevata verso linterno dei nn. 1-6, fino ad appiattirsi nei solai gradonati
dei nn. 7-9, e trapassino gradualmente dalle sezioni angolari-trapezoidali dei pri-
mi alle sezioni rettangolari piattabandate dei secondi. Dallo stesso grafico si rileva
lorganica corrispondenza fra sezioni dandito e di camera, le quali, col mutare
graduale nel primo dallobliqua allorizzontale di copertura e con labbassamento
generale dei vani, vanno perdendo quello slancio e quella verticalit che contras-
segnano i nuraghi pi antichi, per assumere via via valore preponderante nella di-
mensione di base, segno di tempi meno lontani.
Solo da pochi anni, dopo incertezze e discussioni, si potuto accertare su dati
concreti, come la torre nuragica finiva al suo culmine. Due modellini in bronzo
di nuraghi uno da Ittirddu e laltro da Olmedo (tav. LXXVI, 2) , prodotti di
66
I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA
della nuova costruzione, in piano (celle) ed elevato (scale), introduce un ingresso la-
terale (fig. 5, 5-6), nella fig. 5, 7 integrato da unentrata frontale munita di due cop-
pie di cellette di guardia con scala e feritoie. Il muro del recinto o tancato ad un
estremo seconda il giro della torre minore, con contatto spezzato di membri (fig. 5,
3-4) o fuso con dolce curvilineit (fig. 5, 5-7), allestremit opposta si salda ad an-
golo al paramento della torre maggiore, o contenendola per una parte soltanto della
sua circonferenza (fig. 5, 3-6) o circondandola del tutto col fasciame ellittico, s da
costituire un blocco unitario pi compatto e saldo (fig. 5, 7).
Alcune forme ceramiche con decorazione protogeometrica nello stile dei va-
si a tavv. XCVIII e C, e alcuni bronzetti indigeni di circa lVIII-VII secolo a.C.,
trovati dentro il cortile del nuraghe Palmavera (fig. 5, 7), stanno a dimostrare
che lo schema del nuraghe a tancato era gi conformato e portato ad un
avanzato grado evolutivo intorno al 750 a.C.
Uno schema vicino, ma non uguale, a quello precedente, si mostra nella fig. 5,
8: nuraghe Su Monte sOrku Turi-Perdasdefgu. Due torrette minori (B, C)
fronteggiano, sullasse di lunghezza, la torre principale A; camere e ingressi
stanno tutti sulla stessa linea longitudinale. Identico allineamento in lungo di
tre torri mantiene il nuraghe Su Sensu di Pompu, a fig. 5, 9. Qui, per, laddi-
zione longitudinale delle torri minori (C, B) alla torre maggiore primitiva (A), si
sviluppa non solo sul davanti ma anche a tergo di questultima che, allorigine,
aveva due ingressi opposti, uno al Nord e laltro al Sud. Tali ingressi servirono,
poi, per collegare allinterno le camere delle tre torri, disposte pur esse sul me-
desimo asse di lunghezza, mentre laccesso dallesterno al nuovo corpo costrut-
tivo fu ricavato di lato (b) entro il muro della torre B.
Nel grafico a fig. 6 sono disegnati nuraghi con addizione frontale a sviluppo
trasversale degli elementi aggiunti.
Gli esempi 1-4 mostrano una variazione dello schema a tancato, disposto di
traverso, tangenzialmente al cono antico. Lo schema consiste appunto in un corpo
costruttivo che include al centro un cortile raccordato da anditi sfocianti in tholoi
contenute in due torri al margine dello stesso corpo; lingresso esterno sul davanti,
in asse con la porta della torre primitiva (fig. 6, 1-2), o di lato (fig. 6, 4). Negli
esempi 5-6 si riconosce lo stesso schema, ma atrofizzato e semplificato, perch man-
ca il cortile, la cui funzione di elemento coordinatore degli anditi delle due torri mi-
nori sostituita dal corridoio ricavato nella cortina frontale in continuazione diretta
dellandito della torre principale pi antica. da osservare che, in analogia col di-
verso modo di saldarsi del corpo aggiunto sul nucleo originario visto nel tancato a
sviluppo longitudinale, anche in questo a sviluppo trasversale il lato opposto a quel-
lo del prospetto o ripiega ad angolo sul paramento della torre maggiore lasciandone
la met o i tre quarti della circonferenza scoperti (fig. 6, 1-2, 5) o va, dolcemente, a
fondersi nel suo giro (fig. 6, 3-4), quando anche non lo consolida avvolgendolo
con un rifascio anulare (fig. 6, 6). Unevoluzione dello schema a tancato traverso
69
I nuraghi
Lespediente struttivo, applicato talora in forma monumentale, diventa di
maggior interesse e significato se lo si vede, come da vedersi, quale esito locale
dun tipo architettonico largamente divulgato nel Mediterraneo occidentale gi
da et molto remota (II millennio a.C.). Noteremo pi oltre le rispondenze
nelle aree paleomediterranee delle Baleari, di Corsica e delle Puglie.
Forse gi sul finire del II e, certamente, agli inizi e pi ancora con lavanzare
del I millennio a.C., alle antiche e semplici torri nuragiche a tholos isolate,
svolte e definite ormai negli elementi di pianta e di alzato sopradescritti, si ag-
giungono, addossandosi variamente, altri corpi di fabbrica i quali, pur non alte-
rando sostanzialmente il fondamento della forma architettonica e struttiva, lar-
ricchiscono portandola a soluzioni elaborate e configurandola, al culmine, in
esempi grandiosi e organici di architettura superiore. Questo passaggio dalla for-
ma del nuraghe elementare a tholos alla forma del nuraghe a tholos plurimo
o complesso, avvenne attraverso unevoluzione lenta, non dappertutto uniforme,
condizionata dallo sviluppo diverso dello stato dei singoli sistemi cantonali
nuragici, dalla diversa fertilit inventiva e dal modo di vedere pi o meno pron-
to delle maestranze, dallapertura maggiore o minore dei rapporti con lesterno.
Pu dirsi, in generale, che levoluzione architettonica matur nello spazio dun
mezzo millennio, dal 1000 circa al 500 a.C., cio dai tempi delle prime avvisa-
glie delle conquiste dei popoli storici (Fenici) a quando i Cartaginesi, alla fine
del VI secolo a.C., simpossessarono stabilmente dun terzo dellIsola, sospingen-
do gli Indigeni, costruttori di nuraghi, nel ridotto delle montagne.
Laddossamento dei nuovi corpi di fabbrica ai coni primitivi avviene, grosso
modo, con tre forme di addizione: frontale, laterale e concentrica. Elemento
frequentissimo e importante, sebbene non strettamente indispensabile, come
ordinatore e concentratore delle masse periferiche al nucleo centrale o principa-
le, un cortile, talora daspetto monumentale (tavv. XVII, 1, XXII, 1, XXIV,
3-4, XXXIV, 1, XLIII, 2, LV, 3, LXI, LXIII, 1-2).
Laddizione frontale si effettua costruendo la parte moderna o sullasse lon-
gitudinale della torre primitiva o su una linea trasversale ad essa.
Il grafico a fig. 5 mostra uno schema di evoluzione dei nuraghi ad addizio-
ne frontale longitudinale. Il tipo pi semplice quello delladdizione sulla fron-
te del cono originario, dun cortiletto aperto sul davanti, in asse con lingresso
della tholos, di pianta a segmento di cerchio (fig. 5, 1) o rettangolare (fig. 5, 2).
Laggiunta si opera su torri a camera semplice, apparentemente molto antiche;
assai antico potrebbe essere pure linserto aggiuntivo, almeno nel nuraghe Giba
e skorka, tutto di gusto curvilineo (fig. 5, 1).
I nn. 3-7 della fig. 5 presentano dispositivo dinserzione cosiddetto a tancato.
Cio sul fronte della torre primitiva si sviluppa in longitudine un corpo murario, di
varia figura, racchiudente una seconda torre minore con un cortile antistante che fa
da passaggio alla prima. Al cortile, in cui si raccordano tutti i vani della vecchia e
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I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA
della nuova costruzione, in piano (celle) ed elevato (scale), introduce un ingresso la-
terale (fig. 5, 5-6), nella fig. 5, 7 integrato da unentrata frontale munita di due cop-
pie di cellette di guardia con scala e feritoie. Il muro del recinto o tancato ad un
estremo seconda il giro della torre minore, con contatto spezzato di membri (fig. 5,
3-4) o fuso con dolce curvilineit (fig. 5, 5-7), allestremit opposta si salda ad an-
golo al paramento della torre maggiore, o contenendola per una parte soltanto della
sua circonferenza (fig. 5, 3-6) o circondandola del tutto col fasciame ellittico, s da
costituire un blocco unitario pi compatto e saldo (fig. 5, 7).
Alcune forme ceramiche con decorazione protogeometrica nello stile dei va-
si a tavv. XCVIII e C, e alcuni bronzetti indigeni di circa lVIII-VII secolo a.C.,
trovati dentro il cortile del nuraghe Palmavera (fig. 5, 7), stanno a dimostrare
che lo schema del nuraghe a tancato era gi conformato e portato ad un
avanzato grado evolutivo intorno al 750 a.C.
Uno schema vicino, ma non uguale, a quello precedente, si mostra nella fig. 5,
8: nuraghe Su Monte sOrku Turi-Perdasdefgu. Due torrette minori (B, C)
fronteggiano, sullasse di lunghezza, la torre principale A; camere e ingressi
stanno tutti sulla stessa linea longitudinale. Identico allineamento in lungo di
tre torri mantiene il nuraghe Su Sensu di Pompu, a fig. 5, 9. Qui, per, laddi-
zione longitudinale delle torri minori (C, B) alla torre maggiore primitiva (A), si
sviluppa non solo sul davanti ma anche a tergo di questultima che, allorigine,
aveva due ingressi opposti, uno al Nord e laltro al Sud. Tali ingressi servirono,
poi, per collegare allinterno le camere delle tre torri, disposte pur esse sul me-
desimo asse di lunghezza, mentre laccesso dallesterno al nuovo corpo costrut-
tivo fu ricavato di lato (b) entro il muro della torre B.
Nel grafico a fig. 6 sono disegnati nuraghi con addizione frontale a sviluppo
trasversale degli elementi aggiunti.
Gli esempi 1-4 mostrano una variazione dello schema a tancato, disposto di
traverso, tangenzialmente al cono antico. Lo schema consiste appunto in un corpo
costruttivo che include al centro un cortile raccordato da anditi sfocianti in tholoi
contenute in due torri al margine dello stesso corpo; lingresso esterno sul davanti,
in asse con la porta della torre primitiva (fig. 6, 1-2), o di lato (fig. 6, 4). Negli
esempi 5-6 si riconosce lo stesso schema, ma atrofizzato e semplificato, perch man-
ca il cortile, la cui funzione di elemento coordinatore degli anditi delle due torri mi-
nori sostituita dal corridoio ricavato nella cortina frontale in continuazione diretta
dellandito della torre principale pi antica. da osservare che, in analogia col di-
verso modo di saldarsi del corpo aggiunto sul nucleo originario visto nel tancato a
sviluppo longitudinale, anche in questo a sviluppo trasversale il lato opposto a quel-
lo del prospetto o ripiega ad angolo sul paramento della torre maggiore lasciandone
la met o i tre quarti della circonferenza scoperti (fig. 6, 1-2, 5) o va, dolcemente, a
fondersi nel suo giro (fig. 6, 3-4), quando anche non lo consolida avvolgendolo
con un rifascio anulare (fig. 6, 6). Unevoluzione dello schema a tancato traverso
69
I nuraghi
Lespediente struttivo, applicato talora in forma monumentale, diventa di
maggior interesse e significato se lo si vede, come da vedersi, quale esito locale
dun tipo architettonico largamente divulgato nel Mediterraneo occidentale gi
da et molto remota (II millennio a.C.). Noteremo pi oltre le rispondenze
nelle aree paleomediterranee delle Baleari, di Corsica e delle Puglie.
Forse gi sul finire del II e, certamente, agli inizi e pi ancora con lavanzare
del I millennio a.C., alle antiche e semplici torri nuragiche a tholos isolate,
svolte e definite ormai negli elementi di pianta e di alzato sopradescritti, si ag-
giungono, addossandosi variamente, altri corpi di fabbrica i quali, pur non alte-
rando sostanzialmente il fondamento della forma architettonica e struttiva, lar-
ricchiscono portandola a soluzioni elaborate e configurandola, al culmine, in
esempi grandiosi e organici di architettura superiore. Questo passaggio dalla for-
ma del nuraghe elementare a tholos alla forma del nuraghe a tholos plurimo
o complesso, avvenne attraverso unevoluzione lenta, non dappertutto uniforme,
condizionata dallo sviluppo diverso dello stato dei singoli sistemi cantonali
nuragici, dalla diversa fertilit inventiva e dal modo di vedere pi o meno pron-
to delle maestranze, dallapertura maggiore o minore dei rapporti con lesterno.
Pu dirsi, in generale, che levoluzione architettonica matur nello spazio dun
mezzo millennio, dal 1000 circa al 500 a.C., cio dai tempi delle prime avvisa-
glie delle conquiste dei popoli storici (Fenici) a quando i Cartaginesi, alla fine
del VI secolo a.C., simpossessarono stabilmente dun terzo dellIsola, sospingen-
do gli Indigeni, costruttori di nuraghi, nel ridotto delle montagne.
Laddossamento dei nuovi corpi di fabbrica ai coni primitivi avviene, grosso
modo, con tre forme di addizione: frontale, laterale e concentrica. Elemento
frequentissimo e importante, sebbene non strettamente indispensabile, come
ordinatore e concentratore delle masse periferiche al nucleo centrale o principa-
le, un cortile, talora daspetto monumentale (tavv. XVII, 1, XXII, 1, XXIV,
3-4, XXXIV, 1, XLIII, 2, LV, 3, LXI, LXIII, 1-2).
Laddizione frontale si effettua costruendo la parte moderna o sullasse lon-
gitudinale della torre primitiva o su una linea trasversale ad essa.
Il grafico a fig. 5 mostra uno schema di evoluzione dei nuraghi ad addizio-
ne frontale longitudinale. Il tipo pi semplice quello delladdizione sulla fron-
te del cono originario, dun cortiletto aperto sul davanti, in asse con lingresso
della tholos, di pianta a segmento di cerchio (fig. 5, 1) o rettangolare (fig. 5, 2).
Laggiunta si opera su torri a camera semplice, apparentemente molto antiche;
assai antico potrebbe essere pure linserto aggiuntivo, almeno nel nuraghe Giba
e skorka, tutto di gusto curvilineo (fig. 5, 1).
I nn. 3-7 della fig. 5 presentano dispositivo dinserzione cosiddetto a tancato.
Cio sul fronte della torre primitiva si sviluppa in longitudine un corpo murario, di
varia figura, racchiudente una seconda torre minore con un cortile antistante che fa
da passaggio alla prima. Al cortile, in cui si raccordano tutti i vani della vecchia e
68
I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA
La seconda variet esemplificata dal Pranu Nuracci di Siris (fig. 8, 2) e dal
Nuraddo di Suni (fig. 8, 3 e tav. XXVI). Intorno alla torre principale si ad-
dossa il corpo triangolare con le tre torri delle cuspidi unite da cortine rettilinee.
Nel Pranu Nuracci il raccordo tra torre antica A e torricelle frontali (B, C),
dato da due lunghi corridoi, paralleli alla cortina di prospetto, i quali si dirigo-
no verso B e C partendo dal corridoio dellingresso esterno sul prolungamento
di quello di A (vedi per confronto fig. 6, 5-6). Nel Nuraddo il raccordo viene
offerto, invece, dal cortile E con formula apparentemente evoluta rispetto a
quella del Pranu Nuracci. Ambedue i nuraghi mostrano la torretta tergale D
con uscio a parte, come nel citato nuraghe Longu di Cglieri (fig. 8, 1). Allo
schema del Nuraddo si avvicina anche il piano del trilobo del nuraghe Is
Paras di Isili, con la variante di una cortina curvilinea su due rettilinee (tavv.
XXII-XXV).
Alla terza variet appartengono i nuraghi Losa (fig. 8, 4, tavv. XXVII-
XXXIII), Lughrras (fig. 8, 5) e Santu Antne (fig. 8, 6, tavv. XL-LIV). Il fa-
sciame triangolare, a differenza del precedente a sequenza retto-curvilinea di
cortine e torri, si svolge in un profilo continuo unitario a linea curva e sinuosa,
internata in lieve concavit in corrispondenza alle cortine e pronunziata con
garbo convesso nel giro delle tre torri perimetrali (B, C, D).
A base dei due modi di sentire il profilo perimetrale a linea spezzata e a li-
nea continuata stanno ragioni di stile, ma anche di difesa: una difesa a punte,
frazionata nel risalto delle cuspidi turrite pronunziatissime dei bastioni retto-
curvilinei, e una difesa concepita e realizzata con spiegamento di soldati in con-
tinuazione su tutto lo spalto delle torri e delle cortine del bastione ad anda-
mento curvilineo e sinuoso.
Per il resto, a parte il singolare inserto aggiunto dello schema a tancato (E,
F) sul trilobo del Lughrras (fig. 8, 5), i tre nuraghi Losa-Lughrras-Santu An-
tne mostrano una progressiva evoluzione dello schema tripartito fondamenta-
le. Levoluzione consiste nel raccordo a cortile in Lughrras-Santu Antne ri-
spetto al raccordo a corridoio in Losa; nellunione, per interno, di C a D nel
Lughrras mentre nel Losa D isolata con uscita esterna sopraelevata; nel totale
raccordo interno per corridoi paralleli alle cortine illuminati da feritoie, delle
camere delle torri marginali (B, C, D) nel nuraghe Santu Antne.
Materiali vari, soprattutto di terracotta e di bronzo, trovati dentro le tholoi e
nei pozzi (p, tav. XLIII, 2) dei cortili del Losa-Lughrras-Santu Antne, stanno
a provare che lo schema del trilobo curvilineo esisteva gi nei tempi dellVIII se-
colo a.C. Linserto aggiuntivo a tancato del Lughrras potrebbe esser stato
portato nel VII secolo a.C.
Dello schema predetto si hanno anche versioni imbarbarite e decadute co-
me, per esempio, nel nuraghe Asru di San Vito (tavv. XVII-XXI).
Esempi di nuraghi quadrilobati si vedono nella fig. 9, 1-4. Si riconducono a
due variet.
71
I nuraghi
con cortile costituito dal nuraghe Oes di Torralba (tavv. XXXIV-XXXIX), in cui
una delle torri minori (quella di sinistra) si articola in due giri turriti a linea continua.
I nuraghi esemplificati nella fig. 7 danno unidea di come si effettua laddi-
zione laterale, cio laggiunta dei membri costruttivi pi recenti ai lati della for-
ma originaria.
Laddizione avviene per contatto o tangenza delle torri minori alla torre mag-
giore, la quale, in ogni caso, conserva un tratto pi meno esteso del perimetro in
vista, ossia non coperto n obliterato dalle opere secondarie. Al cono antico si
addossano una (fig. 7, 1, 3), due (fig. 7, 2, 4) o tre torri (fig. 7, 5), nellultimo
esempio con addizione tangenziale delle torri laterali (B, C) mentre la terza, la
frontale (D), ne separata dallinterposto cortile (E). Negli esempi a fig. 7, 1-2
lunione delle diverse parti murarie avviene per semplice tangenza, con il risulta-
to di produrre uno schema paratattico, cio a pura giustapposizione in piano
delle componenti della costruzione. Nei nuraghi a fig. 7, 3-4 e specialmente nel
Noddle di Noro (fig. 7, 5) si osserva, invece, un vero e proprio ordinamento
sintattico o compositivo delle varie membrature, affidato, come di consueto, al
cortile verso cui si concentrano, articolandosi, masse e vani del complesso.
Le forme pi vistose ed elaborate di nuraghi plurimi si ottennero con laddi-
zione concentrica, per cui la torre primitiva sta nel mezzo, o quasi, di un fascia-
me murario, di varia figura, articolato in cuspidi ai margini, in corrispondenza
alle torri minori, le quali sono unite fra di loro per mezzo di cortine, o rettili-
nee o curvilinee.
Questi nuraghi sono stati definiti anche polilobati, in quanto le torrette
perimetrali figurano come tanti lobi in cui si espande la massa centrale domi-
nata dal cono maggiore o mastio (tavv. XVII-LXXI, LXXVII, LXXX).
A seconda del numero delle cuspidi turrite, si distinguono nuraghi trilobati
dal corpo triangolare con torri ai tre apici; nuraghi quadrilobati a corpo quadri-
latero turrito ai quattro angoli; nuraghi pentalobati in cui cinque torri perime-
trali muniscono le cuspidi dun bastione pentagonoide (figg. 8-9).
La fig. 8, 1-6 presenta esempi in cui si riconoscono tre variet di nuraghi
trilobati.
Nella prima variet, visibile nel nuraghe Longu di Cglieri (fig. 8, 1), da un
robusto anello murario che avvolge concentricamente il mastio A, si dipartono,
con pronunziamento di tre quarti di cerchio rispetto al raccordo anulare, tre
torrette: due situate frontalmente alla torre antica (B, C) con un interposto
grande cortile di disimpegno spaziale (E), e la terza emergente allopposto nella
parte retrale (D). Lingresso dallesterno sta nellangolo della cortina curvilinea
di prospetto presso la torretta B; i vani di A, B e C sono coordinati dal cortile
verso cui convergono i corridoi, e D presenta, forse, unuscita indipendente che
consentiva improvvise e nascoste sortite.
70
I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA
La seconda variet esemplificata dal Pranu Nuracci di Siris (fig. 8, 2) e dal
Nuraddo di Suni (fig. 8, 3 e tav. XXVI). Intorno alla torre principale si ad-
dossa il corpo triangolare con le tre torri delle cuspidi unite da cortine rettilinee.
Nel Pranu Nuracci il raccordo tra torre antica A e torricelle frontali (B, C),
dato da due lunghi corridoi, paralleli alla cortina di prospetto, i quali si dirigo-
no verso B e C partendo dal corridoio dellingresso esterno sul prolungamento
di quello di A (vedi per confronto fig. 6, 5-6). Nel Nuraddo il raccordo viene
offerto, invece, dal cortile E con formula apparentemente evoluta rispetto a
quella del Pranu Nuracci. Ambedue i nuraghi mostrano la torretta tergale D
con uscio a parte, come nel citato nuraghe Longu di Cglieri (fig. 8, 1). Allo
schema del Nuraddo si avvicina anche il piano del trilobo del nuraghe Is
Paras di Isili, con la variante di una cortina curvilinea su due rettilinee (tavv.
XXII-XXV).
Alla terza variet appartengono i nuraghi Losa (fig. 8, 4, tavv. XXVII-
XXXIII), Lughrras (fig. 8, 5) e Santu Antne (fig. 8, 6, tavv. XL-LIV). Il fa-
sciame triangolare, a differenza del precedente a sequenza retto-curvilinea di
cortine e torri, si svolge in un profilo continuo unitario a linea curva e sinuosa,
internata in lieve concavit in corrispondenza alle cortine e pronunziata con
garbo convesso nel giro delle tre torri perimetrali (B, C, D).
A base dei due modi di sentire il profilo perimetrale a linea spezzata e a li-
nea continuata stanno ragioni di stile, ma anche di difesa: una difesa a punte,
frazionata nel risalto delle cuspidi turrite pronunziatissime dei bastioni retto-
curvilinei, e una difesa concepita e realizzata con spiegamento di soldati in con-
tinuazione su tutto lo spalto delle torri e delle cortine del bastione ad anda-
mento curvilineo e sinuoso.
Per il resto, a parte il singolare inserto aggiunto dello schema a tancato (E,
F) sul trilobo del Lughrras (fig. 8, 5), i tre nuraghi Losa-Lughrras-Santu An-
tne mostrano una progressiva evoluzione dello schema tripartito fondamenta-
le. Levoluzione consiste nel raccordo a cortile in Lughrras-Santu Antne ri-
spetto al raccordo a corridoio in Losa; nellunione, per interno, di C a D nel
Lughrras mentre nel Losa D isolata con uscita esterna sopraelevata; nel totale
raccordo interno per corridoi paralleli alle cortine illuminati da feritoie, delle
camere delle torri marginali (B, C, D) nel nuraghe Santu Antne.
Materiali vari, soprattutto di terracotta e di bronzo, trovati dentro le tholoi e
nei pozzi (p, tav. XLIII, 2) dei cortili del Losa-Lughrras-Santu Antne, stanno
a provare che lo schema del trilobo curvilineo esisteva gi nei tempi dellVIII se-
colo a.C. Linserto aggiuntivo a tancato del Lughrras potrebbe esser stato
portato nel VII secolo a.C.
Dello schema predetto si hanno anche versioni imbarbarite e decadute co-
me, per esempio, nel nuraghe Asru di San Vito (tavv. XVII-XXI).
Esempi di nuraghi quadrilobati si vedono nella fig. 9, 1-4. Si riconducono a
due variet.
71
I nuraghi
con cortile costituito dal nuraghe Oes di Torralba (tavv. XXXIV-XXXIX), in cui
una delle torri minori (quella di sinistra) si articola in due giri turriti a linea continua.
I nuraghi esemplificati nella fig. 7 danno unidea di come si effettua laddi-
zione laterale, cio laggiunta dei membri costruttivi pi recenti ai lati della for-
ma originaria.
Laddizione avviene per contatto o tangenza delle torri minori alla torre mag-
giore, la quale, in ogni caso, conserva un tratto pi meno esteso del perimetro in
vista, ossia non coperto n obliterato dalle opere secondarie. Al cono antico si
addossano una (fig. 7, 1, 3), due (fig. 7, 2, 4) o tre torri (fig. 7, 5), nellultimo
esempio con addizione tangenziale delle torri laterali (B, C) mentre la terza, la
frontale (D), ne separata dallinterposto cortile (E). Negli esempi a fig. 7, 1-2
lunione delle diverse parti murarie avviene per semplice tangenza, con il risulta-
to di produrre uno schema paratattico, cio a pura giustapposizione in piano
delle componenti della costruzione. Nei nuraghi a fig. 7, 3-4 e specialmente nel
Noddle di Noro (fig. 7, 5) si osserva, invece, un vero e proprio ordinamento
sintattico o compositivo delle varie membrature, affidato, come di consueto, al
cortile verso cui si concentrano, articolandosi, masse e vani del complesso.
Le forme pi vistose ed elaborate di nuraghi plurimi si ottennero con laddi-
zione concentrica, per cui la torre primitiva sta nel mezzo, o quasi, di un fascia-
me murario, di varia figura, articolato in cuspidi ai margini, in corrispondenza
alle torri minori, le quali sono unite fra di loro per mezzo di cortine, o rettili-
nee o curvilinee.
Questi nuraghi sono stati definiti anche polilobati, in quanto le torrette
perimetrali figurano come tanti lobi in cui si espande la massa centrale domi-
nata dal cono maggiore o mastio (tavv. XVII-LXXI, LXXVII, LXXX).
A seconda del numero delle cuspidi turrite, si distinguono nuraghi trilobati
dal corpo triangolare con torri ai tre apici; nuraghi quadrilobati a corpo quadri-
latero turrito ai quattro angoli; nuraghi pentalobati in cui cinque torri perime-
trali muniscono le cuspidi dun bastione pentagonoide (figg. 8-9).
La fig. 8, 1-6 presenta esempi in cui si riconoscono tre variet di nuraghi
trilobati.
Nella prima variet, visibile nel nuraghe Longu di Cglieri (fig. 8, 1), da un
robusto anello murario che avvolge concentricamente il mastio A, si dipartono,
con pronunziamento di tre quarti di cerchio rispetto al raccordo anulare, tre
torrette: due situate frontalmente alla torre antica (B, C) con un interposto
grande cortile di disimpegno spaziale (E), e la terza emergente allopposto nella
parte retrale (D). Lingresso dallesterno sta nellangolo della cortina curvilinea
di prospetto presso la torretta B; i vani di A, B e C sono coordinati dal cortile
verso cui convergono i corridoi, e D presenta, forse, unuscita indipendente che
consentiva improvvise e nascoste sortite.
70
I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA
Sono questi nuraghi polilobati, i quali talvolta assumono proporzioni gigan-
tesche e poderose, a presentare ulteriori espedienti difensivi tradotti in pi vasti
dispositivi destinati a rendere pi munito e sicuro il gi valido e protetto ba-
stione del nuraghe plurimo.
Si tratta di esempi di arte militare molto progredita, in cui si scorge da un
lato il felice risultato della completa maturazione di formule e soluzioni archi-
tettoniche della civilt locale, e dallaltro lato si coglie il riflesso di conoscenze e
di insegnamenti della poliorcetica di popoli esterni (Cartaginesi, Greci etc.).
Questi grandiosi e complessi edifizi fortificati, se hanno conosciuto limpeto di
assalti a scorreria delle truppe indigene nella guerra tribale interna, hanno so-
prattutto sostenuto il peso di assedi prolungati degli eserciti di conquista, in
particolare di quelli cartaginesi, armati dei ritrovati bellici pi efficaci, quali
arieti ed altre macchine di urto e di tiro.
A fig. 10, 1-4 data unesemplificazione molto istruttiva di siffatte fortezze
nuragiche. A fig. 10, 1 il disegno di piano completo del nuraghe Lughrras, a
fig. 10, 2 quello del Su Nuraxi, a fig. 10, 3 quello del Domu sOrku di Domusn-
vas (tavv. LXXVII-LXXIX) e, infine, a fig. 10, 4 si vede la rappresentazione
planimetrica del formidabile nuraghe Orrbiu di Orrli.
Tutte e quattro le fortezze predette sono accomunate dalla esistenza intorno
al bastione interno plurilobato, di un vasto antemurale o proteichisma o lizza
a sequenza di torri unite da cortine rettilinee. Questo recinto turrito forma la
linea pi esterna di difesa del forte, situata davanti alla linea interna principale
del bastione col fine di proteggerlo attraverso il diaframma e lo schermo del ro-
busto baluardo. Si tratta duna concezione difensiva a linee concentriche terraz-
zate, in cui gli spalti vanno elevandosi a gradoni di tiro dalla campagna verso il
centro della fortezza sino a culminare nel mastio destinato a punto di osserva-
zione e a centrale di comando. Il Su Nuraxi di Barmini (fig. 10, 2) per esser
stato totalmente messo in luce e per la buona conservazione dei vari elementi
della cintura concentrica difensiva, permette di farsi unidea delle diverse quote
di elevazione delle terrazze darme (tav. LVIII, 2). Lesterna dellantemurale era
alta 10 metri, quella mediana del bastione quadrilobato la sovrastava di 5 metri
giungendo a m 15 daltezza, e, al sommo del complesso, dominava il mastio
dai suoi 20 metri. Per tutta lestensione delle cerchie gradonate, sopra gli spalti
e dentro le camere darme operava, in tempi di guerra, una massa di circa 200
soldati delle varie specialit: spatari (tav. XC), frombolieri (tav. XCI), arcieri
(tav. XCII) al comando dei capi militari, i potenti re-pastori (tav. LXXXIX).
La cerchia esterna o antemurale si presenta di figura poligonale, talvolta ab-
bastanza regolare: come nel Lughrras (fig. 10, 1), di forma quadrilatera con
quattro torri per angolo (G, H, I, L), e nel Su Nuraxi (fig. 10, 2) a disegno epta-
gonale con sette torri allo spigolo delle sette cortine rettilinee (G, H, M, N, O,
P, Q); tavv. LXVI-LXXI. Nel nuraghe Orrbiu (fig. 10, 4, tav. LXXX), il fonda-
mentale schema della lizza a poligono di torri e cortine in linea retta, visibile nei
73
I nuraghi
In una il corpo quadrilatero aggiunto mostra cortine e torri dangolo fuse in
unica linea curva e sinuosa, linea concava sulle cortine, convessa alla leggera
prominenza delle quattro torri marginali. La torre antica (A) e le torrette ango-
lari frontali (B, C) hanno i vani disimpegnati dal cortile (F); le torrette angolari
tergali (D, E) sono raccordate alle frontali (B, C) da corridoi che seguono il
profilo ondulato delle cortine. Tale schema ben chiaro nel nuraghe Santa Br-
bara di Macomr (fig. 9, 1, tav. LV).
I nuraghi a fig. 9, 2-4 esemplificano la seconda variet, a bastione quadrango-
lare con sequenza di torri e cortine rettocurvilinee. Nel nuraghe Ca perdsa di S-
neghe (fig. 9, 2), il quale mostra anche il tratto retrale del mastio non coperto n
protetto dal fasciame, si ha un misto di cortine rettilinee e curvilinee. Del resto,
come nei nuraghi Sa Serra-Orrli (fig. 9, 3) e Su Nuraxi-Barmini (fig. 9, 4, tavv.
LVII-LXXI), le celle del mastio (A) e delle torri perimetrali (B, C, D, E) sono col-
legate fra di loro dal pi ampio spazio del cortile scoperto che dava aria e luce ai
vani (tavv. LXI, LXIII, 1-2) e sboccano nel cortile stesso o direttamente (B, C, D)
oppure tramite un lungo corridoio curvilineo praticato nello spessore murario a
raggiro della torre primitiva (E). Lingresso alla fortezza in ogni caso aperto nella
cortina frontale, spostato verso langolo con la torre di sinistra (B), nel Su Nuraxi
(fig. 9, 4) difeso da due garette di guardia. Il medesimo Su Nuraxi presenta le came-
re darme delle torri perimetrali munite di feritoie a doppio ordine (tavv. LXIV, 2,
LXV, 3) ed provvisto di due pozzi per riserva dacqua potabile durante gli assedi
prolungati: un pozzo nel cortile p (tav. LXIII, 1) e laltro nella torretta E, dietro la
torre primitiva, nella parte pi riposta e di difficile accesso del forte.
Per quanto riguarda le due cennate variet di nuraghi quadrilobati, segnalia-
mo i diversi modi di sentire la linea, a ritmo continuo e a ritmo spezzato, nota-
ti per i nuraghi trilobati.
Ceramiche caratteristiche rinvenute nel pozzo del nuraghe Piscu di Suelli
un quadrilobato della variet a profilo rettocurvilineo, tav. CIII, 4 ed altri
materiali avutisi dal Su Nuraxi di Barmini, permettono di accertare lesistenza
dello schema a quadrilobo gi nellVIII secolo a.C. A Barmini deve ritenersi
anche pi antico: del IX secolo a.C.
Situando una torretta a met circa della cortina dunione fra le torri frontale e re-
trale del lato sinistro (B, E) del nuraghe Orrbiu di Orrli (fig. 9, 5, tav. LXXX), si
ottenne il disegno del nuraghe pentalobato, in cui il pentagono completato dalle
due torri marginali del lato destro (C, D). La sequenza di profilo rettocurvilinea
come in una variet dei quadrilobati e dei trilobati. Il cortile G, nel quale si entra per
un ingresso a doppia garetta come nel Su Nuraxi, raccorda i vani del mastio e delle
torri perimetrali, con sfocio diretto delle due frontali (B, C) e della laterale sinistra
(F), con collegamento a lungo corridoio a raggiro di mastio delle due tergali (D, E).
Si pu supporre che anche la figura del nuraghe pentalobato si conoscesse
gi dallVIII secolo a.C. Certo essa anteriore al VI secolo, et in cui la fortezza
dellOrrbiu cadde in mano dei Cartaginesi.
72
I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA
Sono questi nuraghi polilobati, i quali talvolta assumono proporzioni gigan-
tesche e poderose, a presentare ulteriori espedienti difensivi tradotti in pi vasti
dispositivi destinati a rendere pi munito e sicuro il gi valido e protetto ba-
stione del nuraghe plurimo.
Si tratta di esempi di arte militare molto progredita, in cui si scorge da un
lato il felice risultato della completa maturazione di formule e soluzioni archi-
tettoniche della civilt locale, e dallaltro lato si coglie il riflesso di conoscenze e
di insegnamenti della poliorcetica di popoli esterni (Cartaginesi, Greci etc.).
Questi grandiosi e complessi edifizi fortificati, se hanno conosciuto limpeto di
assalti a scorreria delle truppe indigene nella guerra tribale interna, hanno so-
prattutto sostenuto il peso di assedi prolungati degli eserciti di conquista, in
particolare di quelli cartaginesi, armati dei ritrovati bellici pi efficaci, quali
arieti ed altre macchine di urto e di tiro.
A fig. 10, 1-4 data unesemplificazione molto istruttiva di siffatte fortezze
nuragiche. A fig. 10, 1 il disegno di piano completo del nuraghe Lughrras, a
fig. 10, 2 quello del Su Nuraxi, a fig. 10, 3 quello del Domu sOrku di Domusn-
vas (tavv. LXXVII-LXXIX) e, infine, a fig. 10, 4 si vede la rappresentazione
planimetrica del formidabile nuraghe Orrbiu di Orrli.
Tutte e quattro le fortezze predette sono accomunate dalla esistenza intorno
al bastione interno plurilobato, di un vasto antemurale o proteichisma o lizza
a sequenza di torri unite da cortine rettilinee. Questo recinto turrito forma la
linea pi esterna di difesa del forte, situata davanti alla linea interna principale
del bastione col fine di proteggerlo attraverso il diaframma e lo schermo del ro-
busto baluardo. Si tratta duna concezione difensiva a linee concentriche terraz-
zate, in cui gli spalti vanno elevandosi a gradoni di tiro dalla campagna verso il
centro della fortezza sino a culminare nel mastio destinato a punto di osserva-
zione e a centrale di comando. Il Su Nuraxi di Barmini (fig. 10, 2) per esser
stato totalmente messo in luce e per la buona conservazione dei vari elementi
della cintura concentrica difensiva, permette di farsi unidea delle diverse quote
di elevazione delle terrazze darme (tav. LVIII, 2). Lesterna dellantemurale era
alta 10 metri, quella mediana del bastione quadrilobato la sovrastava di 5 metri
giungendo a m 15 daltezza, e, al sommo del complesso, dominava il mastio
dai suoi 20 metri. Per tutta lestensione delle cerchie gradonate, sopra gli spalti
e dentro le camere darme operava, in tempi di guerra, una massa di circa 200
soldati delle varie specialit: spatari (tav. XC), frombolieri (tav. XCI), arcieri
(tav. XCII) al comando dei capi militari, i potenti re-pastori (tav. LXXXIX).
La cerchia esterna o antemurale si presenta di figura poligonale, talvolta ab-
bastanza regolare: come nel Lughrras (fig. 10, 1), di forma quadrilatera con
quattro torri per angolo (G, H, I, L), e nel Su Nuraxi (fig. 10, 2) a disegno epta-
gonale con sette torri allo spigolo delle sette cortine rettilinee (G, H, M, N, O,
P, Q); tavv. LXVI-LXXI. Nel nuraghe Orrbiu (fig. 10, 4, tav. LXXX), il fonda-
mentale schema della lizza a poligono di torri e cortine in linea retta, visibile nei
73
I nuraghi
In una il corpo quadrilatero aggiunto mostra cortine e torri dangolo fuse in
unica linea curva e sinuosa, linea concava sulle cortine, convessa alla leggera
prominenza delle quattro torri marginali. La torre antica (A) e le torrette ango-
lari frontali (B, C) hanno i vani disimpegnati dal cortile (F); le torrette angolari
tergali (D, E) sono raccordate alle frontali (B, C) da corridoi che seguono il
profilo ondulato delle cortine. Tale schema ben chiaro nel nuraghe Santa Br-
bara di Macomr (fig. 9, 1, tav. LV).
I nuraghi a fig. 9, 2-4 esemplificano la seconda variet, a bastione quadrango-
lare con sequenza di torri e cortine rettocurvilinee. Nel nuraghe Ca perdsa di S-
neghe (fig. 9, 2), il quale mostra anche il tratto retrale del mastio non coperto n
protetto dal fasciame, si ha un misto di cortine rettilinee e curvilinee. Del resto,
come nei nuraghi Sa Serra-Orrli (fig. 9, 3) e Su Nuraxi-Barmini (fig. 9, 4, tavv.
LVII-LXXI), le celle del mastio (A) e delle torri perimetrali (B, C, D, E) sono col-
legate fra di loro dal pi ampio spazio del cortile scoperto che dava aria e luce ai
vani (tavv. LXI, LXIII, 1-2) e sboccano nel cortile stesso o direttamente (B, C, D)
oppure tramite un lungo corridoio curvilineo praticato nello spessore murario a
raggiro della torre primitiva (E). Lingresso alla fortezza in ogni caso aperto nella
cortina frontale, spostato verso langolo con la torre di sinistra (B), nel Su Nuraxi
(fig. 9, 4) difeso da due garette di guardia. Il medesimo Su Nuraxi presenta le came-
re darme delle torri perimetrali munite di feritoie a doppio ordine (tavv. LXIV, 2,
LXV, 3) ed provvisto di due pozzi per riserva dacqua potabile durante gli assedi
prolungati: un pozzo nel cortile p (tav. LXIII, 1) e laltro nella torretta E, dietro la
torre primitiva, nella parte pi riposta e di difficile accesso del forte.
Per quanto riguarda le due cennate variet di nuraghi quadrilobati, segnalia-
mo i diversi modi di sentire la linea, a ritmo continuo e a ritmo spezzato, nota-
ti per i nuraghi trilobati.
Ceramiche caratteristiche rinvenute nel pozzo del nuraghe Piscu di Suelli
un quadrilobato della variet a profilo rettocurvilineo, tav. CIII, 4 ed altri
materiali avutisi dal Su Nuraxi di Barmini, permettono di accertare lesistenza
dello schema a quadrilobo gi nellVIII secolo a.C. A Barmini deve ritenersi
anche pi antico: del IX secolo a.C.
Situando una torretta a met circa della cortina dunione fra le torri frontale e re-
trale del lato sinistro (B, E) del nuraghe Orrbiu di Orrli (fig. 9, 5, tav. LXXX), si
ottenne il disegno del nuraghe pentalobato, in cui il pentagono completato dalle
due torri marginali del lato destro (C, D). La sequenza di profilo rettocurvilinea
come in una variet dei quadrilobati e dei trilobati. Il cortile G, nel quale si entra per
un ingresso a doppia garetta come nel Su Nuraxi, raccorda i vani del mastio e delle
torri perimetrali, con sfocio diretto delle due frontali (B, C) e della laterale sinistra
(F), con collegamento a lungo corridoio a raggiro di mastio delle due tergali (D, E).
Si pu supporre che anche la figura del nuraghe pentalobato si conoscesse
gi dallVIII secolo a.C. Certo essa anteriore al VI secolo, et in cui la fortezza
dellOrrbiu cadde in mano dei Cartaginesi.
72
I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA
Nel primo lo spazio fra lantemurale ed il bastione suddiviso in due corti darme,
con ingressi separati: la prima corte Mbattuta dalle torri Ned L (tav. LXXIX, 3-4),
laltra la maggiore segnata con la lettera I, vigilata dalle torri F-G della lizza e
B, D, C del bastione (tavv. LXXVII, 4, LXXVIII, a sinistra). Nel nuraghe Losa,
nel tratto del ridotto del pozzo, lo stretto spazio G, compreso fra la torre E e le
punte turrite del bastione B e C, una specie di camera della morte in cui chi si
avventurava non aveva scampo alcuno (tavv. XXX, 2).
Il ritrovato dellantemurale noto fin dal secolo IX a.C. Lo dimostra lanti-
ca lizza del Su Nuraxi di Barmini, della quale nella pianta si vedono le torri
M ed O incorporate, ad integrazione di difesa, nel nuovo antemurale dellVIII
secolo, pi vasto e munito (tav. LVI). DellVIII secolo, ma anche di tempi pi
tardivi, potrebbero essere gli antemurali del Lughrras e del Losa. Tutte le lizze,
per, saranno anteriori alla fine del VI secolo a.C., quando le fortezze in dis-
corso capitolarono di fronte alle maggiori forze e agli strumenti di guerra pi
efficienti e perfezionati dei Cartaginesi.
Al confronto con il grado di evoluzione formale e tecnica raggiunto dal nu-
raghe a tholos, risalta, per opposto, il corso introverso e pigro della forma del
nuraghe a corridoio, il quale resta sostanzialmente allo stadio elementare e, in
ogni caso, d lidea duna costruzione povera e scaduta architettonicamente. Si
tratta dun ciclo abortivo duna forma primitiva allapparenza (e altrove, fuori
della Sardegna, effettivamente primitiva e arcaica) la cui elaborazione fu impe-
dita da condizioni naturali e da particolari situazioni economiche e storiche di
depressione della societ che la produsse (fig. 12; tavv. LXXXI-LXXXV).
Le caratteristiche essenziali di queste costruzioni subalterne che chiamia-
mo anche pseudonuraghi, in quanto danno la parvenza del nuraghe classico
a tholos in alcuni elementi (opera megalitica a filari, profilo circolare del peri-
metro in qualche esempio etc.), sono due. Una consiste nella figura del contor-
no il quale, tranne qualche esempio di piano a tutto tondo, come nel Santl-
vera di Oziri (fig. 12, 1), nel Cnculu di Scanu (fig. 12, 2), nel Peppe Gallu
di Uri (tav. LXXXIV), si allontana dalla forma planimetrica circolare della torre
nuragica tipica. Laltra caratteristica si presenta nella sostituzione della camera
a tholos con copertura ad aggetto, con uno (generalmente) o pi corridoi con
tetto a solaio piano di lastre. Taluni esempi mostrano un piano rialzato a cui si
sale per mezzo di scale che partono dal corridoio, a fior di pavimento (fig. 12,
4-5, 8, 13; si veda anche il nuraghe Albciu di Arzachena). Non vi caso di
pi dun piano rilevato, come invece si d per il nuraghe a tholos. Nella mag-
gior parte dei pseudonuraghi il piano alto corrisponde a un terrazzo talvolta so-
speso ed aggettante su mensole (nuraghe Albciu).
La fig. 12, 1-13 offre unesemplificazione sufficientemente indicativa delle
variet dei nuraghi a corridoio. Lordine nel grafico non pretende ad alcuna
significazione evolutiva del tipo. Gli esempi sono sommariamente raggruppati
e classificati secondo la forma del profilo esterno.
75
I nuraghi
lati Sud-ovest-nord (P, Q, R, H, I), variato ed alterato, sul lato Est, da una se-
quenza a spezzata di speroni curvilinei a sporgenze e rientranze angolari (L, M,
N, O). Nel nuraghe Domu sOrku di Domusnvas (fig. 10, 3, tavv. LXXVII-
LXXIX), lantemurale costituito di cinque torri (F, G, H, L, N) collegate da cor-
tine rettilinee, non circonda lintero corpo polilobato del bastione interno una
massa esagonoide con tre torri frontali (B, D, C) e cortile (E) intorno al mastio
A ; invece, ripiega verso la cuspide Sudest (C) del bastione e vi si addossa con
ampio svolto rotondo (I), lasciando scoperto ed esposto allurto diretto il tratto
Est-nordest del bastione stesso (tav. LXXVIII). Analogamente ne Losa (fig. 11),
stando a quanto ora appare, resta coperto dallantemurale formato da due tor-
ri (E, F) unite da una cortina a spezzata soltanto il fianco Nordovestovest del
bastione trilobato (tavv. XXVIII, 2, XXIX-XXX), mentre il resto sembra lasciato
aperto alle offese (tavv. XXVII, XXVIII, 1, XXIX, 1). Qui per da osservare
che la lizza pare esser stata costruita pi che allo scopo di difendere il nucleo in-
terno col frapporre la cintura duna muraglia periferica come negli altri esempi
di nuraghi a proteichisma, per costituire invece una sorta di ridotto fortificato
a protezione del pozzo contenuto nella torretta E. La vera e propria funzione di an-
temurale era assolta dal vastissimo recinto ellittico-pentagonoide, di m 292 di lun-
ghezza in senso Nordovest-sudest x 133 metri di larghezza media, circondante
da ogni parte e proteggente, dalle torri e dalle cortine, il grosso villaggio di ca-
panne compreso fra il recinto stesso e il bastione trilobato, questultimo spostato
verso il lato Nord della grande muraglia recintoria.
In queste cerchie esterne noi possiamo osservare una molteplicit interes-
sante di ritrovati e di espedienti dellarte architettonica dellassedio.
In tutti i nuraghi esaminati le cortine rientrano profondamente dal profilo
delle torri, ci evidentemente per attirare lassediante verso la cortina ed abbat-
terlo nel ristretto spazio col tiro incrociato degli archi piazzati nelle feritoie del-
le torri e delle cortine; si veda G-H, M-Q di Barmini (tav. LXVI, 1, 3), L di
Domu sOrku, Q ed R di Orrbiu, E ed F di Losa (tavv. XXIX, XXX, 1). Con
i profili a zigzag di cortine (Losa, fra E ed F, tav. XXX, 1) e col frastaglio di
speroni tortuosi (Orrbiu, L, M, N, O) si creano angoli morti per deviare e dis-
orientare gli assalitori. Oppure si fa in modo di frazionare il nemico, per batter-
lo separatamente in luoghi di particolare efficacia offensiva.
Nel nuraghe di Barmini, una poderosa ridotta a tenaglia (L), costruita anche
per recingere e difendere entro lalto muro megalitico la grande Sala del Consi-
glio (I), attirava nel chiuso dello spazio triangolare il nemico che fosse riuscito a
forzare lingresso esterno e l consentiva di concentrargli addosso il tiro ravvicina-
to, dalle feritoie e dagli spalti, delle armi dei difensori delle torri H ed M (tavv.
LXX, 3, LXXI). Che se, poi, una parte del contingente durto, evitando loffesa,
fosse penetrato per lingresso interno di L nel settore interiore dellantemurale,
entrava sotto il tiro dei piombatoi delle torri C ed E e dellinterposta cortina rice-
vendo in pari tempo alle spalle i colpi delle batterie delle torri citate H ed M. Il
concetto della difesa a compartimenti riappare nei nuraghi Domu sOrku e Losa.
74
I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA
Nel primo lo spazio fra lantemurale ed il bastione suddiviso in due corti darme,
con ingressi separati: la prima corte Mbattuta dalle torri Ned L (tav. LXXIX, 3-4),
laltra la maggiore segnata con la lettera I, vigilata dalle torri F-G della lizza e
B, D, C del bastione (tavv. LXXVII, 4, LXXVIII, a sinistra). Nel nuraghe Losa,
nel tratto del ridotto del pozzo, lo stretto spazio G, compreso fra la torre E e le
punte turrite del bastione B e C, una specie di camera della morte in cui chi si
avventurava non aveva scampo alcuno (tavv. XXX, 2).
Il ritrovato dellantemurale noto fin dal secolo IX a.C. Lo dimostra lanti-
ca lizza del Su Nuraxi di Barmini, della quale nella pianta si vedono le torri
M ed O incorporate, ad integrazione di difesa, nel nuovo antemurale dellVIII
secolo, pi vasto e munito (tav. LVI). DellVIII secolo, ma anche di tempi pi
tardivi, potrebbero essere gli antemurali del Lughrras e del Losa. Tutte le lizze,
per, saranno anteriori alla fine del VI secolo a.C., quando le fortezze in dis-
corso capitolarono di fronte alle maggiori forze e agli strumenti di guerra pi
efficienti e perfezionati dei Cartaginesi.
Al confronto con il grado di evoluzione formale e tecnica raggiunto dal nu-
raghe a tholos, risalta, per opposto, il corso introverso e pigro della forma del
nuraghe a corridoio, il quale resta sostanzialmente allo stadio elementare e, in
ogni caso, d lidea duna costruzione povera e scaduta architettonicamente. Si
tratta dun ciclo abortivo duna forma primitiva allapparenza (e altrove, fuori
della Sardegna, effettivamente primitiva e arcaica) la cui elaborazione fu impe-
dita da condizioni naturali e da particolari situazioni economiche e storiche di
depressione della societ che la produsse (fig. 12; tavv. LXXXI-LXXXV).
Le caratteristiche essenziali di queste costruzioni subalterne che chiamia-
mo anche pseudonuraghi, in quanto danno la parvenza del nuraghe classico
a tholos in alcuni elementi (opera megalitica a filari, profilo circolare del peri-
metro in qualche esempio etc.), sono due. Una consiste nella figura del contor-
no il quale, tranne qualche esempio di piano a tutto tondo, come nel Santl-
vera di Oziri (fig. 12, 1), nel Cnculu di Scanu (fig. 12, 2), nel Peppe Gallu
di Uri (tav. LXXXIV), si allontana dalla forma planimetrica circolare della torre
nuragica tipica. Laltra caratteristica si presenta nella sostituzione della camera
a tholos con copertura ad aggetto, con uno (generalmente) o pi corridoi con
tetto a solaio piano di lastre. Taluni esempi mostrano un piano rialzato a cui si
sale per mezzo di scale che partono dal corridoio, a fior di pavimento (fig. 12,
4-5, 8, 13; si veda anche il nuraghe Albciu di Arzachena). Non vi caso di
pi dun piano rilevato, come invece si d per il nuraghe a tholos. Nella mag-
gior parte dei pseudonuraghi il piano alto corrisponde a un terrazzo talvolta so-
speso ed aggettante su mensole (nuraghe Albciu).
La fig. 12, 1-13 offre unesemplificazione sufficientemente indicativa delle
variet dei nuraghi a corridoio. Lordine nel grafico non pretende ad alcuna
significazione evolutiva del tipo. Gli esempi sono sommariamente raggruppati
e classificati secondo la forma del profilo esterno.
75
I nuraghi
lati Sud-ovest-nord (P, Q, R, H, I), variato ed alterato, sul lato Est, da una se-
quenza a spezzata di speroni curvilinei a sporgenze e rientranze angolari (L, M,
N, O). Nel nuraghe Domu sOrku di Domusnvas (fig. 10, 3, tavv. LXXVII-
LXXIX), lantemurale costituito di cinque torri (F, G, H, L, N) collegate da cor-
tine rettilinee, non circonda lintero corpo polilobato del bastione interno una
massa esagonoide con tre torri frontali (B, D, C) e cortile (E) intorno al mastio
A ; invece, ripiega verso la cuspide Sudest (C) del bastione e vi si addossa con
ampio svolto rotondo (I), lasciando scoperto ed esposto allurto diretto il tratto
Est-nordest del bastione stesso (tav. LXXVIII). Analogamente ne Losa (fig. 11),
stando a quanto ora appare, resta coperto dallantemurale formato da due tor-
ri (E, F) unite da una cortina a spezzata soltanto il fianco Nordovestovest del
bastione trilobato (tavv. XXVIII, 2, XXIX-XXX), mentre il resto sembra lasciato
aperto alle offese (tavv. XXVII, XXVIII, 1, XXIX, 1). Qui per da osservare
che la lizza pare esser stata costruita pi che allo scopo di difendere il nucleo in-
terno col frapporre la cintura duna muraglia periferica come negli altri esempi
di nuraghi a proteichisma, per costituire invece una sorta di ridotto fortificato
a protezione del pozzo contenuto nella torretta E. La vera e propria funzione di an-
temurale era assolta dal vastissimo recinto ellittico-pentagonoide, di m 292 di lun-
ghezza in senso Nordovest-sudest x 133 metri di larghezza media, circondante
da ogni parte e proteggente, dalle torri e dalle cortine, il grosso villaggio di ca-
panne compreso fra il recinto stesso e il bastione trilobato, questultimo spostato
verso il lato Nord della grande muraglia recintoria.
In queste cerchie esterne noi possiamo osservare una molteplicit interes-
sante di ritrovati e di espedienti dellarte architettonica dellassedio.
In tutti i nuraghi esaminati le cortine rientrano profondamente dal profilo
delle torri, ci evidentemente per attirare lassediante verso la cortina ed abbat-
terlo nel ristretto spazio col tiro incrociato degli archi piazzati nelle feritoie del-
le torri e delle cortine; si veda G-H, M-Q di Barmini (tav. LXVI, 1, 3), L di
Domu sOrku, Q ed R di Orrbiu, E ed F di Losa (tavv. XXIX, XXX, 1). Con
i profili a zigzag di cortine (Losa, fra E ed F, tav. XXX, 1) e col frastaglio di
speroni tortuosi (Orrbiu, L, M, N, O) si creano angoli morti per deviare e dis-
orientare gli assalitori. Oppure si fa in modo di frazionare il nemico, per batter-
lo separatamente in luoghi di particolare efficacia offensiva.
Nel nuraghe di Barmini, una poderosa ridotta a tenaglia (L), costruita anche
per recingere e difendere entro lalto muro megalitico la grande Sala del Consi-
glio (I), attirava nel chiuso dello spazio triangolare il nemico che fosse riuscito a
forzare lingresso esterno e l consentiva di concentrargli addosso il tiro ravvicina-
to, dalle feritoie e dagli spalti, delle armi dei difensori delle torri H ed M (tavv.
LXX, 3, LXXI). Che se, poi, una parte del contingente durto, evitando loffesa,
fosse penetrato per lingresso interno di L nel settore interiore dellantemurale,
entrava sotto il tiro dei piombatoi delle torri C ed E e dellinterposta cortina rice-
vendo in pari tempo alle spalle i colpi delle batterie delle torri citate H ed M. Il
concetto della difesa a compartimenti riappare nei nuraghi Domu sOrku e Losa.
74
I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA
I corridoi o traversano tutto ledifizio (donde il termine di nuraghe a galle-
ria usato per alcuni esempi: fig. 12, 1, 4-6, 8, 10-11) o penetrano profonda-
mente nel vivo della massa muraria senza fuoruscire dalla parte opposta a quel-
la dellingresso principale attraverso un ingresso secondario come si d, invece,
per i nuraghi a tunnel.
Nei corridoi a doppio ingresso si misurano lunghezze da m 18 (Tsari, B-
das: fig. 12, 4, 11) a m11 (Ginna Uda: fig. 12, 6) con media, su 7, di m 14,70
(tondo 15); larghezze da m 1,60 (Sneghe: fig. 12, 5) a m 0,70 (Bdas: fig. 12,
11), con media, su 7, di m 1,10; altezze da m 3,00 (Funtanedda: fig. 12, 8) a m
1,58 (Bdas: fig. 12, 11), con media, su 7, di m 2,06 (tondo 2). Gli ingressi
principali, esposti a Est (fig. 12, 8, 10), Sudest (fig. 12, 4), Sud (fig. 12, 5, tav.
LXXXI, 1), Sudovest (fig. 12, 1, 6, 11), sono larghi in media, su 7, m 1,20, alti
m 1,60 (media di 5). Nei corridoi a fondo cieco (cio con un solo ingresso) si
hanno lunghezze da m 12,40 (Fronte e Mola: fig. 12, 13) a 4,40 (Tanca Man-
na: fig. 12, 12) con media, su 5 (fig. 12, 2-3, 9, 12-13), di m 7,30; larghezze da
m 1,60 (Fronte e Mola: fig. 12, 13) a 1,00 (Siliggu; fig. 12, 3) con media, su
6, di m 1,26; altezze da m 2,75 (Lighedu: fig. 12, 9) a m 1,12 (Siliggu: fig. 12,
3) con media, su 6, di m 1,71. Gli ingressi, con esposizione a Est (fig. 12, 2, 9),
a Sudest (fig. 12, 7), a Sud (fig. 12, 3, 13), a Nordovest (fig. 12, 12), presentano
medie di larghezza di m 1,17 (su 4) e di altezza di m 1,63 (su 3). Tutti i corri-
doi, talvolta leggermente ristretti di sezione verso lalto ma per lo pi a taglio
rettangolare, sono coperti con lastroni orizzontali che formano un solaio piano.
La funzione dei corridoi quella di assicurare il transito e di disimpegnare
lingresso alle cellette del dromos e la salita, per mezzo delle scale, al piano supe-
riore, dove questo esiste.
Le cellette sono disposte o solo lateralmente, da ununica (fig. 12, 1, 11) o
da ambe le parti (fig. 12, 4-5, 8), oppure insieme ai lati e sul fondo (fig. 12, 2-3,
9, 12-13), talvolta con simmetrica, per quanto non perfetta, corrispondenza
(fig. 12, 2-4, 9, 12-13). Esse si presentano di figura rettangolare, per lo pi con
la parete di fondo curvilinea (fig. 12, 1-5, 8-9, 13) o a pianta ellittica od oblun-
ga (fig. 12, 11-12).
Le misure in profondit variano da m 5,90 (Sneghe: fig. 12, 5) a m 1,15
(Siliggu: fig. 12, 3) con media, su 9, di m 2,56; quelle in larghezza da m 5,20
(Tanca Manna: fig. 12, 12) a m 0,60 (Sneghe: fig. 12, 5) con media, su 10, di
m 1,50: quelle in altezza da m 3 (Cnculu: fig. 12, 2) a 1,10 (Siliggu: fig. 12,
3), con media, su 8, di m 1,90. Anche il soffitto delle celle, come la copertura
dei corridoi, tabulato.
I nuraghi a fig. 12, 4 (Tsari), 5 (Sneghe), 8 (Funtanedda), 13 (Fronte e
Mola) conservano resti, pi o meno estesi, della scala che portava al piano rial-
zato. Una scala pure da supporsi nel Tanca Manna (fig. 12, 12) perch si ha
traccia di un piano alto. Scale al terrazzo presentano pure i pseudonuraghi
Agnu (tav. LXXXV), Albciu e Peppe Gallu, in questultimo edifizio partente
77
I nuraghi
I citati nuraghi di Santlvera e Cnculu (fig. 12, 1-2) mostrano linea ro-
tonda di contorno, sicch, allesterno, come il Peppe Gallu (tav. LXXXIV), si
possono confondere con la forma del nuraghe classico a tronco di cono. I nn.
3-6 della stessa fig. 12, sono nuraghi a pianta ellittica: il n. 3 il Siliggu di Si-
lnus, il n. 4 il Tsari di Bortigali, il n. 5 il Sneghe di Suni e il n. 6 il Ginna
Uda di Bonrcado. Variazioni di profilo ellittico e combinazione di gusto retto-
curvilineo si osservano nel nuraghe Mulinddu di Sgama (fig. 12, 7) a tre quar-
ti di ellisse col lato Nord rettilineo; nel Funtanedda dello stesso Comune (fig.
12, 8) con ellissi tronca sui lati brevi e dritti; nel Lighedu di Suni (fig. 12, 9) in
forma di ferro di cavallo con la fronte in linea retta. Figura subrotonda presenta
il nuraghe Perca e Pazza di Boltana (fig. 12, 10), subellittica il Bdas di Tm-
pio (fig. 12, 11), mentre il profilo subquadrangolare del Tanca Manna (fig. 12,
12) e dellAgnu o Monte di Deu (tav. LXXXV) rispettivamente di Tmpio e
Calangianus, trova completezza di schema rettangolare nel Fronte e Mola di
Thisi (fig. 12, 13). Molto irregolare, non definibile in una figura geometrica,
, infine, lo schema di pianta rettocurvilineo e concavo-convesso del pseudo-
nuraghe Brunku Mdili di Gsturi (tavv. LXXXI-LXXXIII).
Quanto alle proporzioni in piano dei nostri nuraghi a corridoio, quelli a
contorno circolare mostrano diametri da m 10,80 (Santlvera) a 10 (Cnculu)
sono le misure delle torri rotonde a tholos. Nei nuraghi a profilo ellittico o a va-
riazioni dellisse (fig. 12, 3-9) si va dai m 19,60 x 14 del Sneghe-Suni (fig. 12, 5)
ai m 13 x 8,75 del Siliggu-Silnus (fig. 12, 3), con media di m 16,25 (in tondo
16) x 11,14 (in tondo 11) sui 7 esempi. Metri 13 x 12 ha il Perca e Pazza (fig.
12, 10) e, rispettivamente, m 19 x 15 e 16 x 12 hanno i due nuraghi galluresi di
Bdas e Tanca Manna (fig. 12, 11-12). Nel nuraghe rettangolare di Fronte e
Mola (fig. 12, 13) si misura una lunghezza di m 16 e una larghezza di m 12. Infi-
ne, cito le proporzioni veramente grandiose e, per quanto mi consta le maggiori
nei pseudonuraghi, del Brunku Mdili, di m 28,30 x 16,50 (tav. LXXXI, 1).
Per lelevato si conoscono altezze residue massime di m 6 (Sneghe-Suni) e
5,30 (Tanca Manna-Tmpio), ma la media, in 12 esempi (fig. 12, 1-12), di
m 3,50, ci che fa pensare a costruzioni piuttosto basse e massiccie, in origine
raggiungenti un massimo di dieci metri o poco pi.
Il corridoio, situato alla mezzeria (fig. 12, 2, 4-5, 9-13) o di lato con mag-
giore o minore vicinanza allestremo (fig. 12, 1, 3, 6-8), si allinea sullasse lon-
gitudinale (fig. 12, 4, 12-13) ma soprattutto segue lasse trasversale della torre
(fig. 12, 3, 5, 11) con percorso per lo pi rettilineo (fig. 12, 2-3, 5-9, 12-13), e
a volte per con svolto angolare (fig. 12, 1, 10-11, tav. LXXXI, 1) o con profilo
tortuoso (fig. 12, 4). Si hanno casi di nuraghi a doppio corridoio (fig. 12, 11).
Da ricordare, per la sua singolarit il pseudonuraghe di Friorosu, in territorio
di Mogorella, costruzione di pianta ellittica con tre corridoi normali a un lato
lungo e che introducono ciascuno a una celletta tondeggiante, con disposizione
che ricorda quella di certi sesi di Pantelleria.
76
I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA
I corridoi o traversano tutto ledifizio (donde il termine di nuraghe a galle-
ria usato per alcuni esempi: fig. 12, 1, 4-6, 8, 10-11) o penetrano profonda-
mente nel vivo della massa muraria senza fuoruscire dalla parte opposta a quel-
la dellingresso principale attraverso un ingresso secondario come si d, invece,
per i nuraghi a tunnel.
Nei corridoi a doppio ingresso si misurano lunghezze da m 18 (Tsari, B-
das: fig. 12, 4, 11) a m11 (Ginna Uda: fig. 12, 6) con media, su 7, di m 14,70
(tondo 15); larghezze da m 1,60 (Sneghe: fig. 12, 5) a m 0,70 (Bdas: fig. 12,
11), con media, su 7, di m 1,10; altezze da m 3,00 (Funtanedda: fig. 12, 8) a m
1,58 (Bdas: fig. 12, 11), con media, su 7, di m 2,06 (tondo 2). Gli ingressi
principali, esposti a Est (fig. 12, 8, 10), Sudest (fig. 12, 4), Sud (fig. 12, 5, tav.
LXXXI, 1), Sudovest (fig. 12, 1, 6, 11), sono larghi in media, su 7, m 1,20, alti
m 1,60 (media di 5). Nei corridoi a fondo cieco (cio con un solo ingresso) si
hanno lunghezze da m 12,40 (Fronte e Mola: fig. 12, 13) a 4,40 (Tanca Man-
na: fig. 12, 12) con media, su 5 (fig. 12, 2-3, 9, 12-13), di m 7,30; larghezze da
m 1,60 (Fronte e Mola: fig. 12, 13) a 1,00 (Siliggu; fig. 12, 3) con media, su
6, di m 1,26; altezze da m 2,75 (Lighedu: fig. 12, 9) a m 1,12 (Siliggu: fig. 12,
3) con media, su 6, di m 1,71. Gli ingressi, con esposizione a Est (fig. 12, 2, 9),
a Sudest (fig. 12, 7), a Sud (fig. 12, 3, 13), a Nordovest (fig. 12, 12), presentano
medie di larghezza di m 1,17 (su 4) e di altezza di m 1,63 (su 3). Tutti i corri-
doi, talvolta leggermente ristretti di sezione verso lalto ma per lo pi a taglio
rettangolare, sono coperti con lastroni orizzontali che formano un solaio piano.
La funzione dei corridoi quella di assicurare il transito e di disimpegnare
lingresso alle cellette del dromos e la salita, per mezzo delle scale, al piano supe-
riore, dove questo esiste.
Le cellette sono disposte o solo lateralmente, da ununica (fig. 12, 1, 11) o
da ambe le parti (fig. 12, 4-5, 8), oppure insieme ai lati e sul fondo (fig. 12, 2-3,
9, 12-13), talvolta con simmetrica, per quanto non perfetta, corrispondenza
(fig. 12, 2-4, 9, 12-13). Esse si presentano di figura rettangolare, per lo pi con
la parete di fondo curvilinea (fig. 12, 1-5, 8-9, 13) o a pianta ellittica od oblun-
ga (fig. 12, 11-12).
Le misure in profondit variano da m 5,90 (Sneghe: fig. 12, 5) a m 1,15
(Siliggu: fig. 12, 3) con media, su 9, di m 2,56; quelle in larghezza da m 5,20
(Tanca Manna: fig. 12, 12) a m 0,60 (Sneghe: fig. 12, 5) con media, su 10, di
m 1,50: quelle in altezza da m 3 (Cnculu: fig. 12, 2) a 1,10 (Siliggu: fig. 12,
3), con media, su 8, di m 1,90. Anche il soffitto delle celle, come la copertura
dei corridoi, tabulato.
I nuraghi a fig. 12, 4 (Tsari), 5 (Sneghe), 8 (Funtanedda), 13 (Fronte e
Mola) conservano resti, pi o meno estesi, della scala che portava al piano rial-
zato. Una scala pure da supporsi nel Tanca Manna (fig. 12, 12) perch si ha
traccia di un piano alto. Scale al terrazzo presentano pure i pseudonuraghi
Agnu (tav. LXXXV), Albciu e Peppe Gallu, in questultimo edifizio partente
77
I nuraghi
I citati nuraghi di Santlvera e Cnculu (fig. 12, 1-2) mostrano linea ro-
tonda di contorno, sicch, allesterno, come il Peppe Gallu (tav. LXXXIV), si
possono confondere con la forma del nuraghe classico a tronco di cono. I nn.
3-6 della stessa fig. 12, sono nuraghi a pianta ellittica: il n. 3 il Siliggu di Si-
lnus, il n. 4 il Tsari di Bortigali, il n. 5 il Sneghe di Suni e il n. 6 il Ginna
Uda di Bonrcado. Variazioni di profilo ellittico e combinazione di gusto retto-
curvilineo si osservano nel nuraghe Mulinddu di Sgama (fig. 12, 7) a tre quar-
ti di ellisse col lato Nord rettilineo; nel Funtanedda dello stesso Comune (fig.
12, 8) con ellissi tronca sui lati brevi e dritti; nel Lighedu di Suni (fig. 12, 9) in
forma di ferro di cavallo con la fronte in linea retta. Figura subrotonda presenta
il nuraghe Perca e Pazza di Boltana (fig. 12, 10), subellittica il Bdas di Tm-
pio (fig. 12, 11), mentre il profilo subquadrangolare del Tanca Manna (fig. 12,
12) e dellAgnu o Monte di Deu (tav. LXXXV) rispettivamente di Tmpio e
Calangianus, trova completezza di schema rettangolare nel Fronte e Mola di
Thisi (fig. 12, 13). Molto irregolare, non definibile in una figura geometrica,
, infine, lo schema di pianta rettocurvilineo e concavo-convesso del pseudo-
nuraghe Brunku Mdili di Gsturi (tavv. LXXXI-LXXXIII).
Quanto alle proporzioni in piano dei nostri nuraghi a corridoio, quelli a
contorno circolare mostrano diametri da m 10,80 (Santlvera) a 10 (Cnculu)
sono le misure delle torri rotonde a tholos. Nei nuraghi a profilo ellittico o a va-
riazioni dellisse (fig. 12, 3-9) si va dai m 19,60 x 14 del Sneghe-Suni (fig. 12, 5)
ai m 13 x 8,75 del Siliggu-Silnus (fig. 12, 3), con media di m 16,25 (in tondo
16) x 11,14 (in tondo 11) sui 7 esempi. Metri 13 x 12 ha il Perca e Pazza (fig.
12, 10) e, rispettivamente, m 19 x 15 e 16 x 12 hanno i due nuraghi galluresi di
Bdas e Tanca Manna (fig. 12, 11-12). Nel nuraghe rettangolare di Fronte e
Mola (fig. 12, 13) si misura una lunghezza di m 16 e una larghezza di m 12. Infi-
ne, cito le proporzioni veramente grandiose e, per quanto mi consta le maggiori
nei pseudonuraghi, del Brunku Mdili, di m 28,30 x 16,50 (tav. LXXXI, 1).
Per lelevato si conoscono altezze residue massime di m 6 (Sneghe-Suni) e
5,30 (Tanca Manna-Tmpio), ma la media, in 12 esempi (fig. 12, 1-12), di
m 3,50, ci che fa pensare a costruzioni piuttosto basse e massiccie, in origine
raggiungenti un massimo di dieci metri o poco pi.
Il corridoio, situato alla mezzeria (fig. 12, 2, 4-5, 9-13) o di lato con mag-
giore o minore vicinanza allestremo (fig. 12, 1, 3, 6-8), si allinea sullasse lon-
gitudinale (fig. 12, 4, 12-13) ma soprattutto segue lasse trasversale della torre
(fig. 12, 3, 5, 11) con percorso per lo pi rettilineo (fig. 12, 2-3, 5-9, 12-13), e
a volte per con svolto angolare (fig. 12, 1, 10-11, tav. LXXXI, 1) o con profilo
tortuoso (fig. 12, 4). Si hanno casi di nuraghi a doppio corridoio (fig. 12, 11).
Da ricordare, per la sua singolarit il pseudonuraghe di Friorosu, in territorio
di Mogorella, costruzione di pianta ellittica con tre corridoi normali a un lato
lungo e che introducono ciascuno a una celletta tondeggiante, con disposizione
che ricorda quella di certi sesi di Pantelleria.
76
I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA
e nel calcare pietre usate nei pseudonuraghi: tavv. LXXXI-LXXXIV si otten-
nero, in nuraghi a tholos, pezzature perfette), le strutture dei paramenti dei nu-
raghi a corridoio sono daspetto per lo pi rozzo e trascurato. Domina luso del-
lopera poliedrica, con massi adoperati al naturale o appena sbozzati con la
mazza, di formato grande e talvolta grandissimo. Si fa eccezione nei vani di porte
e finestre in cui, di frequente, si osservano stipiti e architravi lavorati con una cer-
ta perizia. Mancano segno di decadenza certi ritrovati tecnici comuni ai nura-
ghi a tholos: ad esempio lo spiraglio di scarico sugli architravi delle porte.
I circa trenta nuraghi a corridoio, limitati, per quanto se ne sa, a zone re-
cesse della Gallura, del Gocano, del Mrghine, della Planrgia, del Montifer-
ru, di Parte Usllus, del Sarcidano etc., occupano per lo pi la sommit di altu-
re, da m 800 (Perca e Pazza) a m 271 di quota (Ginna Uda), con media di m
430 (su 11 esempi).
Talvolta dominanti (Bdas, Tanca Manna, Agnu, Brunku Mdili), ma spes-
so con vista esclusa intenzionalmente (Cnculu, Sneghe) o seminascosti tra
formazioni rocciose (Perca e Pazza), sono situati in luoghi accessibili per pas-
saggi obbligati e aperti a una sola direzione, mentre per il resto dellarea scen-
dono precipiti a causa della presenza di rupi acclivi. Spesso, non lontana, lac-
qua potabile e, talvolta, il bosco concorre a mimetizzare le torri.
Le quali, evidentemente, sono torri di difesa, come quelle dei nuraghi a
tholos.
Ci dimostrato, innanzitutto, dalla descritta situazione topografica dei
monumenti. Lo confermano, in genere, laspetto massiccio e lopera megalitica
degli stessi. In particolare, poi, abbiamo elementi che escludendo altro uso, ad
esempio quello di tomba, indicano la destinazione militare. Infatti, per quanto
siano bassi gli ingressi dei pseudonuraghi, superano di molto, coi m 1,63 di al-
tezza media, i m 0,50/0,70 di elevato dei portelli delle tombe megalitiche e del-
le tombe di giganti. Il doppio ingresso e la scala, poi, sono inconcepibili in
un sepolcro. Porte e corridoi, alti questultimi in media m 1,88, eran fatti per il
transito, ripetuto e frequente, di persone vive e non per farvi passare morti i
quali, come ovvio, non avevan bisogno di scale.
Ma, a parte queste evidenti considerazioni che provano labitabilit e leffetti-
va originaria abitazione del tipo di costruzione in esame, alcuni specifici ritrovati
ne precisano la natura di dimora fortificata, per di pi duno speciale e distinto ti-
po. Lingresso principale, a Sud, del nuraghe Sneghe sollevato dal piano di
campagna di m 1,50 (fig. 2, 7) per renderne difficile laccesso, una volta levata la
scala retrattile di legno. Dicasi lo stesso del Peppe Gallu, rialzato da terra, coi suoi
due ingressi, di m 1,60/2,50. da tener presente il profilo, a risvolto angolare
improvviso, dei corridoi dei nuraghi Santlvera, Perca e Pazza, Bdas, Brunku
Mdili, e quello tortuoso, un po labirintico, del Tsari, cosiffatti allo scopo di dis-
orientare chi vi fosse penetrato senza conoscerli. Il nemico veniva attratto nella
profondit di questi lunghi e lunghissimi corridoi, tenuti volutamente in uno stato
79
I nuraghi
da un andito con apertura esterna sopraelevata (tav. LXXXIV). Per gli altri nu-
raghi a corridoio non possediamo elementi sicuri dellesistenza duna parte
superiore che tuttavia pu pensarsi in pi duno di essi, per analogia con quelli
meno incompleti nei quali si presentano avanzi ben riconoscibili.
A giudicare dagli esempi rimastine, la scala situata di massima sul lato de-
stro del corridoio, da m 7,50 (Tsari: fig. 12, 4) a m 2,40 (Sneghe: fig. 12, 5)
di distanza dallingresso principale. La scala nasce a piano terra, come quella
dei nuraghi a tholos, e sale dritta, ripida in genere, su un pianerottolo rialzato
(m 4,80 a Fronte e Mola, m 2,80 a Tsari: fig. 2, 8), ubicato sul fianco della
costruzione presso al margine esterno in modo da ricevere luce attraverso una
finestra che guarda sulla campagna a Nordest (Tsari: fig. 12, 4) ed Est (Sne-
ghe: fig. 12, 5). Nel Sneghe si hanno due vani di scala, a 5 metri di distanza
luno dallaltro, che si raccordano sul pianerottolo descrivendo una mezza ellissi
entro lo spessore murario (fig. 2, 7).
Le luci delle scale sono larghe, alla base, da m 1,30 (Sneghe) a m 1 (Tsa-
ri), laltezza va da m 1,70 (Tsari) a m 2,30 (Sneghe).
Dal pianerottolo parte il corridoio che serve gli ambienti del piano superiore,
con percorso ora rettilineo angolato (Fronte e Mola), ora curvilineo (Sneghe),
ora a decisa spirale o chiocciola (Tsari), s da ricordare lo sviluppo elicoidale
dei vani di scala dei nuraghi a tholos (fig. 2, 8). Rispetto a questultimo tipo di
scala, il nostro a rampa dritta sul corridoio, rappresenta una soluzione affatto di-
versa e certo pi moderna, che nasce da un nuovo gusto e che si adatta alla linea
differente delle nuove costruzioni dimpianto ellittico-quadrangolare.
Stando ai resti dei nuraghi che lo mostrano ancora, il piano superiore va-
riamente conformato. O pare ripetere lo schema a corridoio del piano terra
(Sneghe), o contiene un grande camerone rettangolare, di m 8 x 4, spostato
sul lato sinistro delledifizio forse per ragioni di illuminazione (Fronte Mola),
oppure si rileva di lato a formare una torretta forse osservatorio scavata a
chiocciola dal corridoio che porta alla piccola cella interna, a sezione ogivale, di
m 2,50 di diametro x 1,60 daltezza (Tsari: fig. 2, 8). Nel nuraghe Albciu
una torretta emerge sul terrazzo a parapetto sospeso su mensole.
Si deve osservare che nei due piani, ma specialmente nel piano inferiore dei
pseudonuraghi, la luce doveva penetrare assai scarsa e debole. Ne filtrava at-
traverso la finestra al livello del pianerottolo della scala e, nel corridoio inferiore
e nelle cellette prospicienti, veniva dallunico o dal duplice ingresso nella quan-
tit limitata consentita dalla piccolezza del vano piuttosto basso e angusto (m
1,63). Nel nuraghe Sneghe (fig. 12, 5) un lungo e strettissimo pertugio aperto
sul lato Ovest della costruzione, illumina la celletta centrale sul fianco sinistro
del dromos. In genere le torri erano tenute in penombra intenzionalmente, per
ragioni che spiegher pi avanti.
Giova rilevare il carattere dellopera muraria. A parte la scelta della pietra che,
come nel granito (tav. LXXXV), di taglio difficile (ma nel basalto, nella trachite
78
I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA
e nel calcare pietre usate nei pseudonuraghi: tavv. LXXXI-LXXXIV si otten-
nero, in nuraghi a tholos, pezzature perfette), le strutture dei paramenti dei nu-
raghi a corridoio sono daspetto per lo pi rozzo e trascurato. Domina luso del-
lopera poliedrica, con massi adoperati al naturale o appena sbozzati con la
mazza, di formato grande e talvolta grandissimo. Si fa eccezione nei vani di porte
e finestre in cui, di frequente, si osservano stipiti e architravi lavorati con una cer-
ta perizia. Mancano segno di decadenza certi ritrovati tecnici comuni ai nura-
ghi a tholos: ad esempio lo spiraglio di scarico sugli architravi delle porte.
I circa trenta nuraghi a corridoio, limitati, per quanto se ne sa, a zone re-
cesse della Gallura, del Gocano, del Mrghine, della Planrgia, del Montifer-
ru, di Parte Usllus, del Sarcidano etc., occupano per lo pi la sommit di altu-
re, da m 800 (Perca e Pazza) a m 271 di quota (Ginna Uda), con media di m
430 (su 11 esempi).
Talvolta dominanti (Bdas, Tanca Manna, Agnu, Brunku Mdili), ma spes-
so con vista esclusa intenzionalmente (Cnculu, Sneghe) o seminascosti tra
formazioni rocciose (Perca e Pazza), sono situati in luoghi accessibili per pas-
saggi obbligati e aperti a una sola direzione, mentre per il resto dellarea scen-
dono precipiti a causa della presenza di rupi acclivi. Spesso, non lontana, lac-
qua potabile e, talvolta, il bosco concorre a mimetizzare le torri.
Le quali, evidentemente, sono torri di difesa, come quelle dei nuraghi a
tholos.
Ci dimostrato, innanzitutto, dalla descritta situazione topografica dei
monumenti. Lo confermano, in genere, laspetto massiccio e lopera megalitica
degli stessi. In particolare, poi, abbiamo elementi che escludendo altro uso, ad
esempio quello di tomba, indicano la destinazione militare. Infatti, per quanto
siano bassi gli ingressi dei pseudonuraghi, superano di molto, coi m 1,63 di al-
tezza media, i m 0,50/0,70 di elevato dei portelli delle tombe megalitiche e del-
le tombe di giganti. Il doppio ingresso e la scala, poi, sono inconcepibili in
un sepolcro. Porte e corridoi, alti questultimi in media m 1,88, eran fatti per il
transito, ripetuto e frequente, di persone vive e non per farvi passare morti i
quali, come ovvio, non avevan bisogno di scale.
Ma, a parte queste evidenti considerazioni che provano labitabilit e leffetti-
va originaria abitazione del tipo di costruzione in esame, alcuni specifici ritrovati
ne precisano la natura di dimora fortificata, per di pi duno speciale e distinto ti-
po. Lingresso principale, a Sud, del nuraghe Sneghe sollevato dal piano di
campagna di m 1,50 (fig. 2, 7) per renderne difficile laccesso, una volta levata la
scala retrattile di legno. Dicasi lo stesso del Peppe Gallu, rialzato da terra, coi suoi
due ingressi, di m 1,60/2,50. da tener presente il profilo, a risvolto angolare
improvviso, dei corridoi dei nuraghi Santlvera, Perca e Pazza, Bdas, Brunku
Mdili, e quello tortuoso, un po labirintico, del Tsari, cosiffatti allo scopo di dis-
orientare chi vi fosse penetrato senza conoscerli. Il nemico veniva attratto nella
profondit di questi lunghi e lunghissimi corridoi, tenuti volutamente in uno stato
79
I nuraghi
da un andito con apertura esterna sopraelevata (tav. LXXXIV). Per gli altri nu-
raghi a corridoio non possediamo elementi sicuri dellesistenza duna parte
superiore che tuttavia pu pensarsi in pi duno di essi, per analogia con quelli
meno incompleti nei quali si presentano avanzi ben riconoscibili.
A giudicare dagli esempi rimastine, la scala situata di massima sul lato de-
stro del corridoio, da m 7,50 (Tsari: fig. 12, 4) a m 2,40 (Sneghe: fig. 12, 5)
di distanza dallingresso principale. La scala nasce a piano terra, come quella
dei nuraghi a tholos, e sale dritta, ripida in genere, su un pianerottolo rialzato
(m 4,80 a Fronte e Mola, m 2,80 a Tsari: fig. 2, 8), ubicato sul fianco della
costruzione presso al margine esterno in modo da ricevere luce attraverso una
finestra che guarda sulla campagna a Nordest (Tsari: fig. 12, 4) ed Est (Sne-
ghe: fig. 12, 5). Nel Sneghe si hanno due vani di scala, a 5 metri di distanza
luno dallaltro, che si raccordano sul pianerottolo descrivendo una mezza ellissi
entro lo spessore murario (fig. 2, 7).
Le luci delle scale sono larghe, alla base, da m 1,30 (Sneghe) a m 1 (Tsa-
ri), laltezza va da m 1,70 (Tsari) a m 2,30 (Sneghe).
Dal pianerottolo parte il corridoio che serve gli ambienti del piano superiore,
con percorso ora rettilineo angolato (Fronte e Mola), ora curvilineo (Sneghe),
ora a decisa spirale o chiocciola (Tsari), s da ricordare lo sviluppo elicoidale
dei vani di scala dei nuraghi a tholos (fig. 2, 8). Rispetto a questultimo tipo di
scala, il nostro a rampa dritta sul corridoio, rappresenta una soluzione affatto di-
versa e certo pi moderna, che nasce da un nuovo gusto e che si adatta alla linea
differente delle nuove costruzioni dimpianto ellittico-quadrangolare.
Stando ai resti dei nuraghi che lo mostrano ancora, il piano superiore va-
riamente conformato. O pare ripetere lo schema a corridoio del piano terra
(Sneghe), o contiene un grande camerone rettangolare, di m 8 x 4, spostato
sul lato sinistro delledifizio forse per ragioni di illuminazione (Fronte Mola),
oppure si rileva di lato a formare una torretta forse osservatorio scavata a
chiocciola dal corridoio che porta alla piccola cella interna, a sezione ogivale, di
m 2,50 di diametro x 1,60 daltezza (Tsari: fig. 2, 8). Nel nuraghe Albciu
una torretta emerge sul terrazzo a parapetto sospeso su mensole.
Si deve osservare che nei due piani, ma specialmente nel piano inferiore dei
pseudonuraghi, la luce doveva penetrare assai scarsa e debole. Ne filtrava at-
traverso la finestra al livello del pianerottolo della scala e, nel corridoio inferiore
e nelle cellette prospicienti, veniva dallunico o dal duplice ingresso nella quan-
tit limitata consentita dalla piccolezza del vano piuttosto basso e angusto (m
1,63). Nel nuraghe Sneghe (fig. 12, 5) un lungo e strettissimo pertugio aperto
sul lato Ovest della costruzione, illumina la celletta centrale sul fianco sinistro
del dromos. In genere le torri erano tenute in penombra intenzionalmente, per
ragioni che spiegher pi avanti.
Giova rilevare il carattere dellopera muraria. A parte la scelta della pietra che,
come nel granito (tav. LXXXV), di taglio difficile (ma nel basalto, nella trachite
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I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA
finale duno speciale elemento costruttivo, cio del corridoio di disimpegno di vani,
in soluzioni particolari di ampliamento di nuraghi della forma a tholos.
Gi nel nuraghe Palmavera (fig. 5, 7) si pu osservare che la parte frontale a
segmento di ellissi aggiunta alla torre antica a camera voltata, mostra uno sche-
ma di corridoio tabulato a coppia di garette analogo a quello dei corridoi del Sili-
ggu (fig. 12, 3) e del Fronte e Mola (fig. 12, 13). In fondo poi il dispositivo
altro non che uno sviluppo degli anditi dingresso delle cortine di prospetto
dei nuraghi plurimi a tholos, quali si vedono, ad esempio, nel Su Nuraxi di
Barmini (fig. 10, 2) e nellOrrbiu di Orrli (fig. 10, 4). Linserto aggiuntivo
del Palmavera , come si detto, di circa lVIII secolo a.C.
Premesse al tipo del pseudonuraghe si colgono nel nuraghe Gurti qua-Nurri
(fig. 13, 1), dove linserto a tre quarti di ellissi addossato posteriormente alla torre
primitiva A, nasconde un corridoio (C) di m 8 di lunghezza x 0,79/0,92 di lar-
ghezza x 1,50/1,90 daltezza, in funzione di raccordo fra A e lopposta torretta B
con cameruccia a ogiva. Lingresso dallesterno dato dallandito D, normale a C,
con un disegno di piano esemplato sullo schema a corridoi incrociati della parte
anteriore del trilobo del Losa (fig. 8, 4), e dei corpi turriti ad addizione frontale
dei nuraghi Krasta e Addu (fig. 6, 5-6). Nel complesso architettonico si ricono-
sce lapplicazione dello schema a tancato dove il cortile di raccordo viene sosti-
tuito col lungo corridoio a solaio piano.
Anche i nuraghi di Serra Crstula A (piccolo castello) Bonrcado (fig. 13, 2)
e del Santu Perdu-Nurri (fig. 13, 3), mostrano laggiunta di corpi costruttivi ellit-
tici e subovali alloriginaria torre a tholos (A). Nelle due costruzioni si osservano
ancora, nel vivo dei membri addossati, soluzioni e tecniche costruttive caratteri-
stiche del nuraghe a tholos: cortili (B), torrette sussidiarie (C, D del Santu Per-
du), il tutto con pareti o soffitti in aggetto. Ma i profondi e stretti corridoi piatta-
bandati che scavano gli enormi fasciami murari (C, D, E, F del Serra Crstula; E,
F del Santu Perdu), per la presenza di garette e di doppi e tripli ingressi (D, E, C,
F del Serra Crstula) e per il gioco incrociato dei passaggi (E, F del Santu Perdu),
anticipano taluni dispositivi riconosciuti nei pseudonuraghi. Ed in definitiva que-
ste masse struttive addossate altro non sono che nuraghi a corridoio embrionali,
il cui carattere di corpo dopera applicato non ha ancora maturato levoluzione
completa verso la forma costruttiva singola, individua, del tutto libera dallantica
funzione complementare della forma del nuraghe a tholos.
Simili osservazioni sono da farsi per il nuraghe Quu (nascosto) di Bonrcado
(fig. 13, 4), costituito dalladdossamento tardivo duna massa irregolare ellissoide,
con corridoi a solaio piatto (C), cortile e torretta sussidiaria a ogiva (D, E) a un
antico nuraghe binato con addizione tangenziale laterale di due torri a tholos
(A, B) producenti, per effetto del rifascio, uno schema a otto.
Non conosciamo elementi di cultura tali da consentire una datazione degli
inserti aggiuntivi dei nuraghi Serra Crstula, Santu Perdu e Quu. Ma, se si tien
conto che in essi si pu scorgere limitazione decaduta di spartiti e soluzioni di
nuraghi plurimi dellVIII-VII secolo a.C., si potrebbe pensare a una cronologia
81
I nuraghi
di semioscurit, e, una volta addentratosi nel tranello di quegli angusti passaggi,
veniva repentinamente assalito dai gruppi darmati annidati nelle garette dellandi-
to. Lincauto assalitore era preso in mezzo, aggredito di fianco e di spalle di garetta
in garetta e veniva abbattuto a colpi di pugnale in una stretta colluttazione. Che
se, poi, ad eliminare il pericolo dellincursione nemica non fosse bastato il nerbo di
uomini di guardia nel corridoio inferiore, accorrevano in soccorso, per le scale, i
soldati di scolta appostati nel piano superiore o nel terrazzo, e annientavano lulti-
ma disperata resistenza con lo sterminio totale.
La concezione di difesa dunque non si fonda pi, come abbiamo visto nei
nuraghi plurimi e polilobati, su uno spiegamento fisso che manovra dalle ca-
mere darme e sugli spalti contro unoffesa statica, prolungata nel tempo e orga-
nizzata in grandi masse durto. Si affida, invece, allagguato insidioso di piccole
unit mobili abituate ai colpi di mano e alla lotta a corpo a corpo col nemico
che attacca, pur esso, di sorpresa in rapide scorrerie. In definitiva, sembra di in-
dividuare nel tipo del pseudonuraghe un dispositivo fortificato che risponde al-
le esigenze della guerriglia, e non pi alle norme e alle formule della guerra
dassedio a grande spiegamento di forze militari, riconoscibili nelle fortezze nu-
ragiche complesse del tipo a tholos.
Ho ripetutamente sostenuto che se vi fu un tempo, nello sviluppo della civilt
nuragica, in cui le condizioni del terreno e lo stato storico delle popolazioni indige-
ne imposero luso della guerriglia, questo fu il periodo di lotte cruente e feroci inter-
venute fra le genti nuragiche dei monti e i Cartaginesi dapprima e i Romani poi, a
noi note attraverso la narrazione soltanto degli ultimi e decisivi episodi militari.
Ribadisco lipotesi che i termini di costruzioni sotterranee (oikseis kat-
gheioi) e di grotte (orgmata), riportati da Diodoro (IV, 30; V, 15, 4) su in-
formazione di Timeo del IV secolo a.C., e quello di spelonche (splaia) usato
da Pausania (X, 17) e da Zonara (VIII, 18) con riferimento alle campagne con-
solari contro i Sardi Ioli e Blari del 231 a.C., trovano lindividuazione monu-
mentale nei nostri pseudonuraghi. Questi sanno veramente di sotterraneo e
di grotta e si adattano, nel loro aspetto generale e per i particolari notati, al-
luso di rifugio e di nascondiglio che ne avrebbero fatto i soldati indigeni brac-
cati dalle truppe romane doccupazione e dai cani di fiuto fatti venire apposita-
mente dalla Capitale.
Tale ipotesi, per cui i nuraghi a corridoio potrebbero esser stati costruiti nel
periodo di tempo che va dal VI secolo a.C. al III, stata recentemente avversata.
Ma la recentissima datazione di materiale organico del nuraghe a corridoio di
Peppe Gallu (tav. LXXXIV), ottenuta col metodo del carbonio radioattivo 14,
ponendo la costruzione fra il VI e IV secolo a.C. (tale la cronologia fisica pro-
posta dal Ton-Giorgi), torna a confermare lipotesi negata.
In effetti il tipo del nuraghe a corridoio, senza escludersi in assoluto unantica
esperienza episodica (nota fuori della Sardegna), sembra rappresentare il risultato
80
I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA
finale duno speciale elemento costruttivo, cio del corridoio di disimpegno di vani,
in soluzioni particolari di ampliamento di nuraghi della forma a tholos.
Gi nel nuraghe Palmavera (fig. 5, 7) si pu osservare che la parte frontale a
segmento di ellissi aggiunta alla torre antica a camera voltata, mostra uno sche-
ma di corridoio tabulato a coppia di garette analogo a quello dei corridoi del Sili-
ggu (fig. 12, 3) e del Fronte e Mola (fig. 12, 13). In fondo poi il dispositivo
altro non che uno sviluppo degli anditi dingresso delle cortine di prospetto
dei nuraghi plurimi a tholos, quali si vedono, ad esempio, nel Su Nuraxi di
Barmini (fig. 10, 2) e nellOrrbiu di Orrli (fig. 10, 4). Linserto aggiuntivo
del Palmavera , come si detto, di circa lVIII secolo a.C.
Premesse al tipo del pseudonuraghe si colgono nel nuraghe Gurti qua-Nurri
(fig. 13, 1), dove linserto a tre quarti di ellissi addossato posteriormente alla torre
primitiva A, nasconde un corridoio (C) di m 8 di lunghezza x 0,79/0,92 di lar-
ghezza x 1,50/1,90 daltezza, in funzione di raccordo fra A e lopposta torretta B
con cameruccia a ogiva. Lingresso dallesterno dato dallandito D, normale a C,
con un disegno di piano esemplato sullo schema a corridoi incrociati della parte
anteriore del trilobo del Losa (fig. 8, 4), e dei corpi turriti ad addizione frontale
dei nuraghi Krasta e Addu (fig. 6, 5-6). Nel complesso architettonico si ricono-
sce lapplicazione dello schema a tancato dove il cortile di raccordo viene sosti-
tuito col lungo corridoio a solaio piano.
Anche i nuraghi di Serra Crstula A (piccolo castello) Bonrcado (fig. 13, 2)
e del Santu Perdu-Nurri (fig. 13, 3), mostrano laggiunta di corpi costruttivi ellit-
tici e subovali alloriginaria torre a tholos (A). Nelle due costruzioni si osservano
ancora, nel vivo dei membri addossati, soluzioni e tecniche costruttive caratteri-
stiche del nuraghe a tholos: cortili (B), torrette sussidiarie (C, D del Santu Per-
du), il tutto con pareti o soffitti in aggetto. Ma i profondi e stretti corridoi piatta-
bandati che scavano gli enormi fasciami murari (C, D, E, F del Serra Crstula; E,
F del Santu Perdu), per la presenza di garette e di doppi e tripli ingressi (D, E, C,
F del Serra Crstula) e per il gioco incrociato dei passaggi (E, F del Santu Perdu),
anticipano taluni dispositivi riconosciuti nei pseudonuraghi. Ed in definitiva que-
ste masse struttive addossate altro non sono che nuraghi a corridoio embrionali,
il cui carattere di corpo dopera applicato non ha ancora maturato levoluzione
completa verso la forma costruttiva singola, individua, del tutto libera dallantica
funzione complementare della forma del nuraghe a tholos.
Simili osservazioni sono da farsi per il nuraghe Quu (nascosto) di Bonrcado
(fig. 13, 4), costituito dalladdossamento tardivo duna massa irregolare ellissoide,
con corridoi a solaio piatto (C), cortile e torretta sussidiaria a ogiva (D, E) a un
antico nuraghe binato con addizione tangenziale laterale di due torri a tholos
(A, B) producenti, per effetto del rifascio, uno schema a otto.
Non conosciamo elementi di cultura tali da consentire una datazione degli
inserti aggiuntivi dei nuraghi Serra Crstula, Santu Perdu e Quu. Ma, se si tien
conto che in essi si pu scorgere limitazione decaduta di spartiti e soluzioni di
nuraghi plurimi dellVIII-VII secolo a.C., si potrebbe pensare a una cronologia
81
I nuraghi
di semioscurit, e, una volta addentratosi nel tranello di quegli angusti passaggi,
veniva repentinamente assalito dai gruppi darmati annidati nelle garette dellandi-
to. Lincauto assalitore era preso in mezzo, aggredito di fianco e di spalle di garetta
in garetta e veniva abbattuto a colpi di pugnale in una stretta colluttazione. Che
se, poi, ad eliminare il pericolo dellincursione nemica non fosse bastato il nerbo di
uomini di guardia nel corridoio inferiore, accorrevano in soccorso, per le scale, i
soldati di scolta appostati nel piano superiore o nel terrazzo, e annientavano lulti-
ma disperata resistenza con lo sterminio totale.
La concezione di difesa dunque non si fonda pi, come abbiamo visto nei
nuraghi plurimi e polilobati, su uno spiegamento fisso che manovra dalle ca-
mere darme e sugli spalti contro unoffesa statica, prolungata nel tempo e orga-
nizzata in grandi masse durto. Si affida, invece, allagguato insidioso di piccole
unit mobili abituate ai colpi di mano e alla lotta a corpo a corpo col nemico
che attacca, pur esso, di sorpresa in rapide scorrerie. In definitiva, sembra di in-
dividuare nel tipo del pseudonuraghe un dispositivo fortificato che risponde al-
le esigenze della guerriglia, e non pi alle norme e alle formule della guerra
dassedio a grande spiegamento di forze militari, riconoscibili nelle fortezze nu-
ragiche complesse del tipo a tholos.
Ho ripetutamente sostenuto che se vi fu un tempo, nello sviluppo della civilt
nuragica, in cui le condizioni del terreno e lo stato storico delle popolazioni indige-
ne imposero luso della guerriglia, questo fu il periodo di lotte cruente e feroci inter-
venute fra le genti nuragiche dei monti e i Cartaginesi dapprima e i Romani poi, a
noi note attraverso la narrazione soltanto degli ultimi e decisivi episodi militari.
Ribadisco lipotesi che i termini di costruzioni sotterranee (oikseis kat-
gheioi) e di grotte (orgmata), riportati da Diodoro (IV, 30; V, 15, 4) su in-
formazione di Timeo del IV secolo a.C., e quello di spelonche (splaia) usato
da Pausania (X, 17) e da Zonara (VIII, 18) con riferimento alle campagne con-
solari contro i Sardi Ioli e Blari del 231 a.C., trovano lindividuazione monu-
mentale nei nostri pseudonuraghi. Questi sanno veramente di sotterraneo e
di grotta e si adattano, nel loro aspetto generale e per i particolari notati, al-
luso di rifugio e di nascondiglio che ne avrebbero fatto i soldati indigeni brac-
cati dalle truppe romane doccupazione e dai cani di fiuto fatti venire apposita-
mente dalla Capitale.
Tale ipotesi, per cui i nuraghi a corridoio potrebbero esser stati costruiti nel
periodo di tempo che va dal VI secolo a.C. al III, stata recentemente avversata.
Ma la recentissima datazione di materiale organico del nuraghe a corridoio di
Peppe Gallu (tav. LXXXIV), ottenuta col metodo del carbonio radioattivo 14,
ponendo la costruzione fra il VI e IV secolo a.C. (tale la cronologia fisica pro-
posta dal Ton-Giorgi), torna a confermare lipotesi negata.
In effetti il tipo del nuraghe a corridoio, senza escludersi in assoluto unantica
esperienza episodica (nota fuori della Sardegna), sembra rappresentare il risultato
80
I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA
1) Nuragico arcaico o antico
2) Nuragico apogeico o medio
3) Nuragico della decadenza o recente o finale.
Il Nuragico arcaico compreso nei periodi medio e finale dellet del Bronzo
in Sardegna, cio fra il 1500 a.C. ed il 1000. Lo dividiamo in due sottofasi: del
Nuragico arcaico I, corrispondente al Bronzo medio (1500-1200 a.C.) e del
Nuragico arcaico II, che si svolge durante i tempi del Bronzo recente (1200-
1000 a.C.). Il Nuragico apogeico si pone nella prima met dellet del Ferro, dal
1000 al 500 a.C. in lati termini. Al Nuragico recente o finale si pu assegnare la
durata dal 500 al periodo della conquista romana dellIsola (scorcio del III se-
colo a.C.), in connessione con la seconda et del Ferro dei paesi barbarici me-
diterranei.
Nellinsieme il ciclo nuragico ha durato per circa 1300 anni, con manifesta-
zioni molteplici e, talune, storicamente positive.
1) NURAGICO ARCAICO (1500-1000 a.C.)
a) Nuragico arcaico I (1500-1200 a.C.)
la fase delle torri rotonde elementari, con camera a tholos, tipo Domu
sOrku di Sarrk (fig. 2, 1).
Vi si possono riferire nuraghi non scavati o distrutti, come il nucleo origina-
rio del nuraghe SantAntoco di Bisrcio-Oziri e del Serra Ilixi di Nuragus. La
datazione di questi edifizi elementari si basa sulla scoperta, avvenuta nelle vici-
nanze delle costruzioni, di lingotti di rame, facenti parte di tesori, segnati con
lettere dellalfabeto egeo, dimportazione o cipriota o cretese (tav. LXXXVIII).
Gli esemplari sardi di tali lingotti si ascrivono allo scadere del secolo XV a.C.,
al pi tardi.
b) Nuragico arcaico II (1200-1000 a.C.)
Le torri rotonde a tholos assumono laspetto di quella del Su Nuraxi di
Barmini (fig. 9, 4); od anche degradano alla forma della tholos a piano ellittico
del nuraghe di Enna Pruna-Mgoro.
Vi appartengono il nuraghe di Barmini, quelli mogoresi di Enna Pruna e
Su Guvntu (tav. CIV, 1), la tholos primitiva del Palmavera ed altre tholoi del ti-
po ed anche quelle dal disegno a camera ogivata con tre celle e scala dandito,
come il Losa ed il Lughrras (fig. 8, 4-5).
Gli elementi di datazione sono di duplice ordine. Uno fornito dal risultato
dellanalisi fatta col carbonio radioattivo 14 dun trave di legno della tholos di
Barmini, per cui la torre primitiva viene a collocarsi intorno al 1270 a.C. pi o
meno 200 anni. Altre prove consistono in vasi duna facies nuragica particola-
re, detta di Monte Claro, i quali, per risentire ancora in qualche sagoma ma so-
prattutto nella decorazione dellinfluenza di forme e motivi prenuragici (cultura
del vaso campaniforme, di Fontbousse, in genere del Calcolitico sardo) e per
83
I nuraghi
intorno al VII-VI secolo a.C., precedente cio non di molto o in parte coeva a
quella dei pseudonuraghi.
Segni di compromesso tra formule del nuraghe a tholos e ritrovati del tipo
di nuraghe a corridoio si individuano pure nel nuraghe Marasrighes di Ottana
(fig. 13, 5) e nel nuraghe zzana di ggius (fig. 13, 6), entrambi in zone monta-
ne, isolate, e adatte a far fermentare fenomeni di segregazione e di ibridazione
morfologica e culturale.
Ambedue le costruzioni mostrano il contorno chiaramente esemplato su
quello dei nuraghi plurimi trilobati con profilo concavo-convesso (fig. 8, 4-6).
In esse stato imitato, da rozze e tarde maestranze nuragiche, il modello del
Losa-Lughrras-Santu Antne. Lispirazione si riconosce non soltanto nella linea
esterna tricuspidata, alterata nel Marasrighes con soluzioni rettilinee (angolo
Sudovest), ma anche in particolari dellinterno.
Nel Marasrighes si conserva intatto lo schema del cortile (C) che raccorda
le camere (A, B) contenute nelle torrette frontali, con lingresso dallesterno vi-
gilato da una garetta: unica variante nel gusto diverso della linea dello spazio
aperto C, diventata da curva, qual nei paradigmi del Lughrras-Santu Antne,
dritta e a svolti angolari nella maggior parte del perimetro. Nello zzana, lo
spartito H, G-G dellingresso del fronte di cortina di Sudovest, ripete quello del
Losa, con la differenza che il ramo sinistro di corridoio (G) raggiunge anzich
una camera a tholos come nel Losa, un altro corridoio normale (F); ed il sen-
so circolatorio dei corridoi ed il gusto di scavo della massa con la grande tholos A
e con le minori tholoi B, C, D, E, tradiscono la lontana suggestione dellesempio
classico del Santu Antne. Ma, per altro verso, nel Marasrighes la cuspide
Nord del trilobo mostra la torre percorsa per 5 metri dal corridoio piattabanda-
to D, forse sfociante in un secondo ingresso opposto al principale di Sud, se-
condo un dispositivo da nuraghe a corridoio; e di stile dandito da pseudo-
nuraghe sa anche il dromos del detto ingresso principale, pur esso coperto da
solaio piatto, a sezione dolmenica. Parimenti, nello zzana, le soluzioni a incro-
cio angolare dei corridoi, per la gran parte piattabandati, la disposizione labi-
rintica degli stessi e soprattutto delle celle minori fatte per attirare il nemico
nel viluppo oscuro dei vani, disorientarlo e colpirlo di sorpresa allarma bianca,
il generale aspetto dellinterno, rivelano segni propri dei pseudonuraghi.
Anche la datazione del Marasrighes e dello zzana non sembrerebbe disco-
starsi di troppo da quella dei nuraghi precedenti: VII-VI secolo a.C.
Le pi recenti ricerche e studi consentono di raggruppare i nuraghi in pe-
riodi diversi e successivi di civilt indigena, corrispondenti a molta parte dello
sviluppo dellet del Bronzo e del Ferro del Mediterraneo occidentale.
Distinguiamo, ora, le seguenti fasi di cultura nuragica, a cui si possono far
corrispondere particolari forme e tipi di torri megalitiche o successioni costrut-
tive di esse:
82
I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA
1) Nuragico arcaico o antico
2) Nuragico apogeico o medio
3) Nuragico della decadenza o recente o finale.
Il Nuragico arcaico compreso nei periodi medio e finale dellet del Bronzo
in Sardegna, cio fra il 1500 a.C. ed il 1000. Lo dividiamo in due sottofasi: del
Nuragico arcaico I, corrispondente al Bronzo medio (1500-1200 a.C.) e del
Nuragico arcaico II, che si svolge durante i tempi del Bronzo recente (1200-
1000 a.C.). Il Nuragico apogeico si pone nella prima met dellet del Ferro, dal
1000 al 500 a.C. in lati termini. Al Nuragico recente o finale si pu assegnare la
durata dal 500 al periodo della conquista romana dellIsola (scorcio del III se-
colo a.C.), in connessione con la seconda et del Ferro dei paesi barbarici me-
diterranei.
Nellinsieme il ciclo nuragico ha durato per circa 1300 anni, con manifesta-
zioni molteplici e, talune, storicamente positive.
1) NURAGICO ARCAICO (1500-1000 a.C.)
a) Nuragico arcaico I (1500-1200 a.C.)
la fase delle torri rotonde elementari, con camera a tholos, tipo Domu
sOrku di Sarrk (fig. 2, 1).
Vi si possono riferire nuraghi non scavati o distrutti, come il nucleo origina-
rio del nuraghe SantAntoco di Bisrcio-Oziri e del Serra Ilixi di Nuragus. La
datazione di questi edifizi elementari si basa sulla scoperta, avvenuta nelle vici-
nanze delle costruzioni, di lingotti di rame, facenti parte di tesori, segnati con
lettere dellalfabeto egeo, dimportazione o cipriota o cretese (tav. LXXXVIII).
Gli esemplari sardi di tali lingotti si ascrivono allo scadere del secolo XV a.C.,
al pi tardi.
b) Nuragico arcaico II (1200-1000 a.C.)
Le torri rotonde a tholos assumono laspetto di quella del Su Nuraxi di
Barmini (fig. 9, 4); od anche degradano alla forma della tholos a piano ellittico
del nuraghe di Enna Pruna-Mgoro.
Vi appartengono il nuraghe di Barmini, quelli mogoresi di Enna Pruna e
Su Guvntu (tav. CIV, 1), la tholos primitiva del Palmavera ed altre tholoi del ti-
po ed anche quelle dal disegno a camera ogivata con tre celle e scala dandito,
come il Losa ed il Lughrras (fig. 8, 4-5).
Gli elementi di datazione sono di duplice ordine. Uno fornito dal risultato
dellanalisi fatta col carbonio radioattivo 14 dun trave di legno della tholos di
Barmini, per cui la torre primitiva viene a collocarsi intorno al 1270 a.C. pi o
meno 200 anni. Altre prove consistono in vasi duna facies nuragica particola-
re, detta di Monte Claro, i quali, per risentire ancora in qualche sagoma ma so-
prattutto nella decorazione dellinfluenza di forme e motivi prenuragici (cultura
del vaso campaniforme, di Fontbousse, in genere del Calcolitico sardo) e per
83
I nuraghi
intorno al VII-VI secolo a.C., precedente cio non di molto o in parte coeva a
quella dei pseudonuraghi.
Segni di compromesso tra formule del nuraghe a tholos e ritrovati del tipo
di nuraghe a corridoio si individuano pure nel nuraghe Marasrighes di Ottana
(fig. 13, 5) e nel nuraghe zzana di ggius (fig. 13, 6), entrambi in zone monta-
ne, isolate, e adatte a far fermentare fenomeni di segregazione e di ibridazione
morfologica e culturale.
Ambedue le costruzioni mostrano il contorno chiaramente esemplato su
quello dei nuraghi plurimi trilobati con profilo concavo-convesso (fig. 8, 4-6).
In esse stato imitato, da rozze e tarde maestranze nuragiche, il modello del
Losa-Lughrras-Santu Antne. Lispirazione si riconosce non soltanto nella linea
esterna tricuspidata, alterata nel Marasrighes con soluzioni rettilinee (angolo
Sudovest), ma anche in particolari dellinterno.
Nel Marasrighes si conserva intatto lo schema del cortile (C) che raccorda
le camere (A, B) contenute nelle torrette frontali, con lingresso dallesterno vi-
gilato da una garetta: unica variante nel gusto diverso della linea dello spazio
aperto C, diventata da curva, qual nei paradigmi del Lughrras-Santu Antne,
dritta e a svolti angolari nella maggior parte del perimetro. Nello zzana, lo
spartito H, G-G dellingresso del fronte di cortina di Sudovest, ripete quello del
Losa, con la differenza che il ramo sinistro di corridoio (G) raggiunge anzich
una camera a tholos come nel Losa, un altro corridoio normale (F); ed il sen-
so circolatorio dei corridoi ed il gusto di scavo della massa con la grande tholos A
e con le minori tholoi B, C, D, E, tradiscono la lontana suggestione dellesempio
classico del Santu Antne. Ma, per altro verso, nel Marasrighes la cuspide
Nord del trilobo mostra la torre percorsa per 5 metri dal corridoio piattabanda-
to D, forse sfociante in un secondo ingresso opposto al principale di Sud, se-
condo un dispositivo da nuraghe a corridoio; e di stile dandito da pseudo-
nuraghe sa anche il dromos del detto ingresso principale, pur esso coperto da
solaio piatto, a sezione dolmenica. Parimenti, nello zzana, le soluzioni a incro-
cio angolare dei corridoi, per la gran parte piattabandati, la disposizione labi-
rintica degli stessi e soprattutto delle celle minori fatte per attirare il nemico
nel viluppo oscuro dei vani, disorientarlo e colpirlo di sorpresa allarma bianca,
il generale aspetto dellinterno, rivelano segni propri dei pseudonuraghi.
Anche la datazione del Marasrighes e dello zzana non sembrerebbe disco-
starsi di troppo da quella dei nuraghi precedenti: VII-VI secolo a.C.
Le pi recenti ricerche e studi consentono di raggruppare i nuraghi in pe-
riodi diversi e successivi di civilt indigena, corrispondenti a molta parte dello
sviluppo dellet del Bronzo e del Ferro del Mediterraneo occidentale.
Distinguiamo, ora, le seguenti fasi di cultura nuragica, a cui si possono far
corrispondere particolari forme e tipi di torri megalitiche o successioni costrut-
tive di esse:
82
I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA
sistemato sulla terrazza a sbalzo sostenuta dalla corona di mensole del peso me-
dio di 13 q (fig. 14, 1, tav. LXXVI, 1, 3-4).
Gi nel IX secolo nascono le cerchie esterne o antemurali: lo dimostra an-
cora una volta Barmini. NellVIII secolo la lizza si rinnova e si estende nel Su
Nuraxi; e la si applica nel Lughrras, forse nel Domu e sOrku di Domusnvas
e nellOrrbiu di Orrli (fig. 10, 1, 3, 4). Nulla vieta di pensare che antemurali
venissero costruiti ancora nel VI secolo a.C., perch i pericoli urgevano sempre,
anzi si erano fatti maggiori (forse la lizza del Losa di tale periodo di tempo).
Nel VII, e soprattutto nel VI secolo a.C., poterono realizzarsi i fasciami
compositi, applicati alle antiche torri a tholos, in cui le soluzioni tecniche e le
forme di spazi del nuraghe a tholos si confondono con quelle del nuraghe a
corridoio, non ancora pervenuto alla maturazione della costruzione a s stante
(fig. 13, 1-6), se non forse eccezionalmente: come a nuraghe Albciu che sem-
bra essere del VII secolo a.C.
Questo progresso cronologico dal IX circa al VI secolo a.C., dei nuraghi del
Nuragico apogeico ben documentata dalle recenti osservazioni stratigrafiche di
Barmini. documentata dalla stratigrafia costruttiva laterale del nuraghe che
mostra due fasi (Nuragico I inferiore e Nuragico I superiore); e dalla stratigrafia
orizzontale delle abitazioni adiacenti alla fortezza, le quali anche presentano le
stesse due fasi distinte per mezzo del tipo diverso delle strutture e in parte per la
differente tipologia formale e decorativa degli oggetti, soprattutto delle cerami-
che. Queste due fasi, datate la prima (Nuragico I inferiore) al IX-met VIII seco-
lo a.C. e la seconda (Nuragico I superiore) alla met VIII-VI secolo a.C., si carat-
terizzano specialmente per la presenza di alcune forme vascolari confrontabili
con esempi esterni alla Sardegna, di certa o di molto approssimativa cronologia.
Nel Nuragico I inferiore di Barmini si hanno vasi (a beccuccio, a reticella,
con appendici linguiformi sul labbro etc.) comparabili, pi da vicino, con
esemplari del periodo arcaico nuragico (facies di Monte Claro) e, pi alla
lontana, con sagome della civilt subappenninica e protolatina della Penisola
italiana dei primi tempi della civilt del Ferro (IX-VIII secolo a.C.). Dello stra-
to culturale del Nuragico I superiore sono di particolare significato cronologico
gli askoi a collo obliquo (schnabelkanne dei Tedeschi), lisci, del tipo di tav.
CI (da SantAnastsia di Srdara) o decorati con motivi geometrici, del tipo di
tav. C (pure da SantAnastsia), i quali trovano lovvio parallelo nelle culture
protoetrusche preorientalizzanti e nella fase III della cultura sicula di Pantalica:
aspetti non anteriori allVIII secolo a.C. In Sardegna la forma dellaskos ha
durato per tutto il VII fino al VI secolo a.C. Da segnalare anche i vasi pirifor-
mi, nello stesso gusto geometrico, simili a quello dato a tav. XCVIII, sempre da
SantAnastsia di Srdara. Non si sono avute a Barmini le fogge ceramiche del
collared vessel; ma le ha restituite il pozzo del nuraghe Lughrras, da riferirsi
al periodo di tempo del Nuragico I superiore di Su Nuraxi (tav. XCIX).
Ma la vasta dimensione cronologica del Nuragico apogeico segnata pure da og-
getti di varia materia, trovati in tempi diversi in altri nuraghi del periodo in esame.
85
I nuraghi
anticipare tipi vascolari del nuragico apogeico ai suoi primordi (Nuragico I infe-
riore, di Barmini), possono, almeno in parte, ascriversi allo scadere del II mil-
lennio a.C. Tali tipi ceramici, rinvenuti in tombe e in grotte, sono stati raccolti
anche nei nuraghi, allesterno (Enna Pruna e Su Guvntu di Mgoro; Is Paras di
Isili) e dentro la camera in livello ancora intatto (Sa Korona di Villagreca-Caglia-
ri, nuraghe a tholos semplicissimo senza spazi sussidiari).
A tav. XCVII, 1-7 sono riprodotte le pi caratteristiche forme di vasi nura-
gici della facies arcaica di Monte Claro, da tombe di Cagliari: ciotole, vasi a
beccuccio, olle, vasi situliformi, tripodi, piatti. Si tratta di ceramiche dimpasto,
con superfici per lo pi rosse, talvolta polite e lucide, decorate con tecniche e
disegni vari subgeometrici, talvolta di stile dissociato. Risalta lornato a solca-
ture e si distinguono i motivi ottenuti con le tecniche del ritaglio e dello straluci-
do che simula la pittura. Lo stile rigido delle sagome sottolinea let del Bronzo.
Qualche forma vascolare e, specialmente, la decorazione a scanalature ricordano
esempi di civilt enee della Penisola italiana (terramaricola, appenninica e
subappenninica) e dellEstero (Lausitz, ceramica excisa e a cannelure della
Francia, della Spagna etc.).
Ci anche varrebbe a confermare la coordinata cronologica sopraproposta
del 1200-1000 a.C.
2) NURAGICO APOGEICO O MEDIO (1000-500 a.C.)
Nei primissimi tempi (1000-900 a.C.) si continuano a costruire torri isolate
a tholos nella forma perfetta a camera tricellulare con garetta e scala dandito,
sino a giungere al modello insuperato della tholos a deambulatorio circolare del
Santu Antne (fig. 1, 25). Ma gi nel IX secolo a.C., come dimostra il nuraghe
di Barmini, si presentano gli schemi dei nuraghi plurimi e polilobati: al Su
Nuraxi, il disegno a quadrilobo di profilo retto-curvilineo (fig. 9, 4).
NellVIII secolo, poi, sono gi costituiti gli inserti a tancato, tipo Palma-
vera (fig. 5, 7), che proseguono nel VII a Lughrras (fig. 8, 5). Nello stesso se-
colo han preso figura definitiva gli impianti aggiuntivi a trilobo ondulato, tipo
Losa-Lughrras-Santu Antne e si evolvono i modelli a piano quadrilobato ret-
to-curvilineo, a giudicare dalla presenza nel nuraghe Piscu di Suelli, approssi-
mativamente databile (tav. CIII, 4).
A partire dal IX, e soprattutto nel corso dellVIII secolo a.C., con progressi-
va diminuzione, si concludono pure le forme delle addizioni varie dei corpi
sussidiari: le addizioni frontali (fig. 5, 1-9, fig. 6, 1-6); quelle laterali tangenziali
o meno (fig. 7, 1-5); quelle concentriche nei tipi plurilobati gi visti e negli
schemi trilobati a profilo retto-curvilineo (fig. 8, 2-3) e nei quadrilobati a con-
torno sinuoso o concavo-convesso, esemplificato dal Santa Brbara (fig. 9, 1).
Nella seconda met dellVIII secolo, il quadrilobo di Barmini viene protetto
ed ampliato col poderoso rifascio, anche in funzione di difesa contro lariete
kriophoros, viene modificato in una forma di bastione imprendibile sopraele-
vandone 7 metri da terra lunico e basso ingresso, viene munito col piombatoio
84
I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA
sistemato sulla terrazza a sbalzo sostenuta dalla corona di mensole del peso me-
dio di 13 q (fig. 14, 1, tav. LXXVI, 1, 3-4).
Gi nel IX secolo nascono le cerchie esterne o antemurali: lo dimostra an-
cora una volta Barmini. NellVIII secolo la lizza si rinnova e si estende nel Su
Nuraxi; e la si applica nel Lughrras, forse nel Domu e sOrku di Domusnvas
e nellOrrbiu di Orrli (fig. 10, 1, 3, 4). Nulla vieta di pensare che antemurali
venissero costruiti ancora nel VI secolo a.C., perch i pericoli urgevano sempre,
anzi si erano fatti maggiori (forse la lizza del Losa di tale periodo di tempo).
Nel VII, e soprattutto nel VI secolo a.C., poterono realizzarsi i fasciami
compositi, applicati alle antiche torri a tholos, in cui le soluzioni tecniche e le
forme di spazi del nuraghe a tholos si confondono con quelle del nuraghe a
corridoio, non ancora pervenuto alla maturazione della costruzione a s stante
(fig. 13, 1-6), se non forse eccezionalmente: come a nuraghe Albciu che sem-
bra essere del VII secolo a.C.
Questo progresso cronologico dal IX circa al VI secolo a.C., dei nuraghi del
Nuragico apogeico ben documentata dalle recenti osservazioni stratigrafiche di
Barmini. documentata dalla stratigrafia costruttiva laterale del nuraghe che
mostra due fasi (Nuragico I inferiore e Nuragico I superiore); e dalla stratigrafia
orizzontale delle abitazioni adiacenti alla fortezza, le quali anche presentano le
stesse due fasi distinte per mezzo del tipo diverso delle strutture e in parte per la
differente tipologia formale e decorativa degli oggetti, soprattutto delle cerami-
che. Queste due fasi, datate la prima (Nuragico I inferiore) al IX-met VIII seco-
lo a.C. e la seconda (Nuragico I superiore) alla met VIII-VI secolo a.C., si carat-
terizzano specialmente per la presenza di alcune forme vascolari confrontabili
con esempi esterni alla Sardegna, di certa o di molto approssimativa cronologia.
Nel Nuragico I inferiore di Barmini si hanno vasi (a beccuccio, a reticella,
con appendici linguiformi sul labbro etc.) comparabili, pi da vicino, con
esemplari del periodo arcaico nuragico (facies di Monte Claro) e, pi alla
lontana, con sagome della civilt subappenninica e protolatina della Penisola
italiana dei primi tempi della civilt del Ferro (IX-VIII secolo a.C.). Dello stra-
to culturale del Nuragico I superiore sono di particolare significato cronologico
gli askoi a collo obliquo (schnabelkanne dei Tedeschi), lisci, del tipo di tav.
CI (da SantAnastsia di Srdara) o decorati con motivi geometrici, del tipo di
tav. C (pure da SantAnastsia), i quali trovano lovvio parallelo nelle culture
protoetrusche preorientalizzanti e nella fase III della cultura sicula di Pantalica:
aspetti non anteriori allVIII secolo a.C. In Sardegna la forma dellaskos ha
durato per tutto il VII fino al VI secolo a.C. Da segnalare anche i vasi pirifor-
mi, nello stesso gusto geometrico, simili a quello dato a tav. XCVIII, sempre da
SantAnastsia di Srdara. Non si sono avute a Barmini le fogge ceramiche del
collared vessel; ma le ha restituite il pozzo del nuraghe Lughrras, da riferirsi
al periodo di tempo del Nuragico I superiore di Su Nuraxi (tav. XCIX).
Ma la vasta dimensione cronologica del Nuragico apogeico segnata pure da og-
getti di varia materia, trovati in tempi diversi in altri nuraghi del periodo in esame.
85
I nuraghi
anticipare tipi vascolari del nuragico apogeico ai suoi primordi (Nuragico I infe-
riore, di Barmini), possono, almeno in parte, ascriversi allo scadere del II mil-
lennio a.C. Tali tipi ceramici, rinvenuti in tombe e in grotte, sono stati raccolti
anche nei nuraghi, allesterno (Enna Pruna e Su Guvntu di Mgoro; Is Paras di
Isili) e dentro la camera in livello ancora intatto (Sa Korona di Villagreca-Caglia-
ri, nuraghe a tholos semplicissimo senza spazi sussidiari).
A tav. XCVII, 1-7 sono riprodotte le pi caratteristiche forme di vasi nura-
gici della facies arcaica di Monte Claro, da tombe di Cagliari: ciotole, vasi a
beccuccio, olle, vasi situliformi, tripodi, piatti. Si tratta di ceramiche dimpasto,
con superfici per lo pi rosse, talvolta polite e lucide, decorate con tecniche e
disegni vari subgeometrici, talvolta di stile dissociato. Risalta lornato a solca-
ture e si distinguono i motivi ottenuti con le tecniche del ritaglio e dello straluci-
do che simula la pittura. Lo stile rigido delle sagome sottolinea let del Bronzo.
Qualche forma vascolare e, specialmente, la decorazione a scanalature ricordano
esempi di civilt enee della Penisola italiana (terramaricola, appenninica e
subappenninica) e dellEstero (Lausitz, ceramica excisa e a cannelure della
Francia, della Spagna etc.).
Ci anche varrebbe a confermare la coordinata cronologica sopraproposta
del 1200-1000 a.C.
2) NURAGICO APOGEICO O MEDIO (1000-500 a.C.)
Nei primissimi tempi (1000-900 a.C.) si continuano a costruire torri isolate
a tholos nella forma perfetta a camera tricellulare con garetta e scala dandito,
sino a giungere al modello insuperato della tholos a deambulatorio circolare del
Santu Antne (fig. 1, 25). Ma gi nel IX secolo a.C., come dimostra il nuraghe
di Barmini, si presentano gli schemi dei nuraghi plurimi e polilobati: al Su
Nuraxi, il disegno a quadrilobo di profilo retto-curvilineo (fig. 9, 4).
NellVIII secolo, poi, sono gi costituiti gli inserti a tancato, tipo Palma-
vera (fig. 5, 7), che proseguono nel VII a Lughrras (fig. 8, 5). Nello stesso se-
colo han preso figura definitiva gli impianti aggiuntivi a trilobo ondulato, tipo
Losa-Lughrras-Santu Antne e si evolvono i modelli a piano quadrilobato ret-
to-curvilineo, a giudicare dalla presenza nel nuraghe Piscu di Suelli, approssi-
mativamente databile (tav. CIII, 4).
A partire dal IX, e soprattutto nel corso dellVIII secolo a.C., con progressi-
va diminuzione, si concludono pure le forme delle addizioni varie dei corpi
sussidiari: le addizioni frontali (fig. 5, 1-9, fig. 6, 1-6); quelle laterali tangenziali
o meno (fig. 7, 1-5); quelle concentriche nei tipi plurilobati gi visti e negli
schemi trilobati a profilo retto-curvilineo (fig. 8, 2-3) e nei quadrilobati a con-
torno sinuoso o concavo-convesso, esemplificato dal Santa Brbara (fig. 9, 1).
Nella seconda met dellVIII secolo, il quadrilobo di Barmini viene protetto
ed ampliato col poderoso rifascio, anche in funzione di difesa contro lariete
kriophoros, viene modificato in una forma di bastione imprendibile sopraele-
vandone 7 metri da terra lunico e basso ingresso, viene munito col piombatoio
84
I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA
e di semianarchia, causa principale della disfatta finale ad opera dei Romani e
del tramonto sostanziale dellantica civilt.
Gli elementi culturali restituiti negli scavi recenti effettuati nel nuraghe a
corridoio del Peppe Gallu (tav. LXXXIV) rivelano uno stadio povero e decadu-
to di civilt con la rozzezza dei tipi ceramici, ridotti a poche forme di routine
(vasi carenati, tegami, vasi a settori etc.) senza decorazione alcuna; con i rarissimi
oggetti di bronzo; con il durare dellindustria litica espressa in schegge informi.
La tarda et indicata da elementi dimportazione dargento e di pasta vitrea.
Lesame dei carboni prelevati dallo strato basale del nuraghe, viene a confermare
questo recente periodo di storia nuragica, con la datazione dal VI al IV secolo
a.C. Di bassa et, non lontana dal VI, sono pure i materiali archeologici, ancora
inediti, restituiti da scavi recentissimi nei nuraghi Fronte Mola di Thisi e Alb-
ciu di Arzachena, questultimo forse anche del VII secolo a.C., per la presenza,
fra gli oggetti di bronzo (che sono i pi significativi) di un elemento laminato a
ornato orientalizzante, di una rozza figurina di sacerdote offerente con tutulo,
del tipo geometrico ma di patina nerastra simile a quella dei tardi bronzetti di
stile barbaricino-mediterraneizzante (Lilliu, Sculture della Sardegna nuragica,
1956, p. 27), dun caratteristico pugnaletto a elsa gammata (Lilliu, Sculture cit.,
p. 29). I fittili, le ceramiche (fra cui un vaso dipinto punico), la povera industria
litica si assomigliano ai prodotti del nuraghe Peppe Gallu che sembra essere un
po pi recente anche per la maggiore semplicit architettonica.
Non si pu valutare pienamente la portata e la misura culturale della civilt e
della societ di cui i nuraghi sono la massima e pi appariscente manifestazione,
non si pu cio apprezzare il valore storico delle stesse costruzioni nuragiche, se
non si cerca di vederle nelle relazioni e nelle connessioni con monumenti pi o
meno similari del Mediterraneo, ossia di quellarea etnico-geografica da cui la
cultura sarda del Bronzo e del Ferro assunse la ragione fondamentale di vita e in
cui trov, principalmente, i motivi dello sviluppo e del progresso secolare. Per-
ch, in definitiva, fu il mare mediterraneo, che i Sardi antichi al contrario dei
Sardi doggi navigarono, il mezzo per il quale la civilt nuragica pot commer-
ciare spiritualmente e materialmente con intensit maggiore o minore a seconda
dei periodi di storia, pot ricevere i prodotti altrui e ricambiarli con i propri, po-
t insomma porsi come elemento concorrente a definire il quadro civile di
quella grande nostra comunit, in epoca protostorica.
Anche ledifizio del nuraghe in s, con le sue forme i suoi tipi e le sue strut-
ture, testimonia leffettiva presenza mediterranea, sia perch ne contiene compo-
nenti di sustrato (gusto megalitico, tholos, corridoio di stile dolmenico o a trilite
etc.) sia perch, per suo mezzo, si relaziona, per simiglianze e affinit, con mo-
numenti di altre regioni della medesima vasta area culturale.
Questi rapporti di natura architettonica, si individuano principalmente in
due direzioni: da una parte verso il mondo insulare del Mediterraneo occiden-
tale (Corsica, Baleari), dallaltra verso il Centro e lEst dello stesso mare (Puglie,
87
I nuraghi
Forse del X-IX secolo a.C. un rasoio a lama quadrangolare rinvenuto in
un nuraghe della Nurra. Un piede di vaso tripode, restituito da livello antico
del nuraghe Losa, segna la persistenza duna sagoma, propria di alta et del
Bronzo, nellincipiente et del Ferro, con fenomeno di durata analogo a quello
di simili tripodi nella Niederrheinische Hgelgrberkultur della media et di
Halstatt-Hz 2: 900-700 a.C. AllVIII-VII secolo ci riportano nuovamente askoi
del tipo di Barmini ed altri vasi con ornato geometrico (reticolato, bande trat-
teggiate, cerchielli concentrici etc.), venuti in luce nei nuraghi plurimi di Pal-
mavera, Lughrras, Losa, Piscu, Sianeddu e Bartili di Cabras, La Prisciona di
Arzachena. Degli stessi secoli sono due tipici oggetti bronzei: una cuspide di
lancia del nuraghe Losa, del tipo a tav. XCIII, datata 750-650 a.C.; e una fibu-
la a navicella venuta in luce nello spazio dellantemurale di Barmini, ascritta al
VII secolo a.C. Coeve sono grandi daghe da Siniscola (Noro), della foggia
portata dal soldato a tav. XC; coeve pure le armi (spada, pugnale, bipenne) di
tavv. XCIV-XCVI, in cui si armonizzano lefficienza, leleganza di linea e la ma-
gnifica patina del bronzo. AllVIII-VII secolo a.C. si possono riferire braccialet-
ti di bronzo con ornato a spina di pesce e zigzag, provenienti dallinterno del
nuraghe Santu Antne. Tempi dallVIII al VI secolo a.C. sono indicati da sta-
tuine varie in bronzo, rappresentanti soggetti umani e animali, custodite entro
le fortezze nuragiche di Palmavera, Flumenlongu-Nurra, Iselle-Buddus, Piz-
zinnu-Siniscola, Barmini, Santu Perdu-Genoni, Cummossriu-Furti etc.; e
da una figurina fittile, forse di colomba, dal citato Santu Antne.
Mi limito a queste documentazioni caratteristiche. Numero, qualit e varie-
t segnano, evidentemente, un periodo di apogeo dovuto alla fertilit spirituale
e materiale delle popolazioni indigene giunte al massimo grado di maturazione
culturale, ma fanno riconoscere anche contatti con genti prossime e lontane del
Mediterraneo (Fenici, Cartaginesi, Greci, Etruschi, Tartessi etc.). Il fiorire di
codeste vivissime manifestazioni di civilt fu stroncato dai Cartaginesi, alla fine
del VI secolo a.C., per ragioni politiche di dominio, con una vera e propria oc-
cupazione militare dei reami locali del piano e delle colline, cio delle regioni
pi evolute e produttive dellIsola.
3) NURAGICO DELLA DECADENZA O RECENTE O FINALE (500-238 a.C.)
Vi appartengono i nuraghi delle zone non conquistate dagli invasori, dove,
per la natura del suolo di difficile accesso (monti, tratti di altopiani scoscesi e
aridi atti alla difesa etc.) era ancora possibile organizzare la resistenza contro i
tentativi, non mai abbandonati dai Cartaginesi, di impossessarsi totalmente del-
la Sardegna.
Di massima trattasi dei nuraghi a corridoio, i quali rispondono bene, co-
me concetto e formula difensiva, alle condizioni storiche di quei tempi di gran-
de travaglio e instabilit di vivere, di insidie e di paure a cui furono soggetti gli
ultimi costruttori delle torri megalitiche, ormai decaduti dalla notevole orga-
nizzazione politico-militare dellet del maggior fiore a uno stato di isolamento
86
I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA
e di semianarchia, causa principale della disfatta finale ad opera dei Romani e
del tramonto sostanziale dellantica civilt.
Gli elementi culturali restituiti negli scavi recenti effettuati nel nuraghe a
corridoio del Peppe Gallu (tav. LXXXIV) rivelano uno stadio povero e decadu-
to di civilt con la rozzezza dei tipi ceramici, ridotti a poche forme di routine
(vasi carenati, tegami, vasi a settori etc.) senza decorazione alcuna; con i rarissimi
oggetti di bronzo; con il durare dellindustria litica espressa in schegge informi.
La tarda et indicata da elementi dimportazione dargento e di pasta vitrea.
Lesame dei carboni prelevati dallo strato basale del nuraghe, viene a confermare
questo recente periodo di storia nuragica, con la datazione dal VI al IV secolo
a.C. Di bassa et, non lontana dal VI, sono pure i materiali archeologici, ancora
inediti, restituiti da scavi recentissimi nei nuraghi Fronte Mola di Thisi e Alb-
ciu di Arzachena, questultimo forse anche del VII secolo a.C., per la presenza,
fra gli oggetti di bronzo (che sono i pi significativi) di un elemento laminato a
ornato orientalizzante, di una rozza figurina di sacerdote offerente con tutulo,
del tipo geometrico ma di patina nerastra simile a quella dei tardi bronzetti di
stile barbaricino-mediterraneizzante (Lilliu, Sculture della Sardegna nuragica,
1956, p. 27), dun caratteristico pugnaletto a elsa gammata (Lilliu, Sculture cit.,
p. 29). I fittili, le ceramiche (fra cui un vaso dipinto punico), la povera industria
litica si assomigliano ai prodotti del nuraghe Peppe Gallu che sembra essere un
po pi recente anche per la maggiore semplicit architettonica.
Non si pu valutare pienamente la portata e la misura culturale della civilt e
della societ di cui i nuraghi sono la massima e pi appariscente manifestazione,
non si pu cio apprezzare il valore storico delle stesse costruzioni nuragiche, se
non si cerca di vederle nelle relazioni e nelle connessioni con monumenti pi o
meno similari del Mediterraneo, ossia di quellarea etnico-geografica da cui la
cultura sarda del Bronzo e del Ferro assunse la ragione fondamentale di vita e in
cui trov, principalmente, i motivi dello sviluppo e del progresso secolare. Per-
ch, in definitiva, fu il mare mediterraneo, che i Sardi antichi al contrario dei
Sardi doggi navigarono, il mezzo per il quale la civilt nuragica pot commer-
ciare spiritualmente e materialmente con intensit maggiore o minore a seconda
dei periodi di storia, pot ricevere i prodotti altrui e ricambiarli con i propri, po-
t insomma porsi come elemento concorrente a definire il quadro civile di
quella grande nostra comunit, in epoca protostorica.
Anche ledifizio del nuraghe in s, con le sue forme i suoi tipi e le sue strut-
ture, testimonia leffettiva presenza mediterranea, sia perch ne contiene compo-
nenti di sustrato (gusto megalitico, tholos, corridoio di stile dolmenico o a trilite
etc.) sia perch, per suo mezzo, si relaziona, per simiglianze e affinit, con mo-
numenti di altre regioni della medesima vasta area culturale.
Questi rapporti di natura architettonica, si individuano principalmente in
due direzioni: da una parte verso il mondo insulare del Mediterraneo occiden-
tale (Corsica, Baleari), dallaltra verso il Centro e lEst dello stesso mare (Puglie,
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I nuraghi
Forse del X-IX secolo a.C. un rasoio a lama quadrangolare rinvenuto in
un nuraghe della Nurra. Un piede di vaso tripode, restituito da livello antico
del nuraghe Losa, segna la persistenza duna sagoma, propria di alta et del
Bronzo, nellincipiente et del Ferro, con fenomeno di durata analogo a quello
di simili tripodi nella Niederrheinische Hgelgrberkultur della media et di
Halstatt-Hz 2: 900-700 a.C. AllVIII-VII secolo ci riportano nuovamente askoi
del tipo di Barmini ed altri vasi con ornato geometrico (reticolato, bande trat-
teggiate, cerchielli concentrici etc.), venuti in luce nei nuraghi plurimi di Pal-
mavera, Lughrras, Losa, Piscu, Sianeddu e Bartili di Cabras, La Prisciona di
Arzachena. Degli stessi secoli sono due tipici oggetti bronzei: una cuspide di
lancia del nuraghe Losa, del tipo a tav. XCIII, datata 750-650 a.C.; e una fibu-
la a navicella venuta in luce nello spazio dellantemurale di Barmini, ascritta al
VII secolo a.C. Coeve sono grandi daghe da Siniscola (Noro), della foggia
portata dal soldato a tav. XC; coeve pure le armi (spada, pugnale, bipenne) di
tavv. XCIV-XCVI, in cui si armonizzano lefficienza, leleganza di linea e la ma-
gnifica patina del bronzo. AllVIII-VII secolo a.C. si possono riferire braccialet-
ti di bronzo con ornato a spina di pesce e zigzag, provenienti dallinterno del
nuraghe Santu Antne. Tempi dallVIII al VI secolo a.C. sono indicati da sta-
tuine varie in bronzo, rappresentanti soggetti umani e animali, custodite entro
le fortezze nuragiche di Palmavera, Flumenlongu-Nurra, Iselle-Buddus, Piz-
zinnu-Siniscola, Barmini, Santu Perdu-Genoni, Cummossriu-Furti etc.; e
da una figurina fittile, forse di colomba, dal citato Santu Antne.
Mi limito a queste documentazioni caratteristiche. Numero, qualit e varie-
t segnano, evidentemente, un periodo di apogeo dovuto alla fertilit spirituale
e materiale delle popolazioni indigene giunte al massimo grado di maturazione
culturale, ma fanno riconoscere anche contatti con genti prossime e lontane del
Mediterraneo (Fenici, Cartaginesi, Greci, Etruschi, Tartessi etc.). Il fiorire di
codeste vivissime manifestazioni di civilt fu stroncato dai Cartaginesi, alla fine
del VI secolo a.C., per ragioni politiche di dominio, con una vera e propria oc-
cupazione militare dei reami locali del piano e delle colline, cio delle regioni
pi evolute e produttive dellIsola.
3) NURAGICO DELLA DECADENZA O RECENTE O FINALE (500-238 a.C.)
Vi appartengono i nuraghi delle zone non conquistate dagli invasori, dove,
per la natura del suolo di difficile accesso (monti, tratti di altopiani scoscesi e
aridi atti alla difesa etc.) era ancora possibile organizzare la resistenza contro i
tentativi, non mai abbandonati dai Cartaginesi, di impossessarsi totalmente del-
la Sardegna.
Di massima trattasi dei nuraghi a corridoio, i quali rispondono bene, co-
me concetto e formula difensiva, alle condizioni storiche di quei tempi di gran-
de travaglio e instabilit di vivere, di insidie e di paure a cui furono soggetti gli
ultimi costruttori delle torri megalitiche, ormai decaduti dalla notevole orga-
nizzazione politico-militare dellet del maggior fiore a uno stato di isolamento
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I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA
spioncino di luce in fondo al corridoio principale di Torre ritorna nella garetta cen-
trale del Sneghe, con la stessa esposizione a Ovest (fig. 12, 5). Per quanto riguarda
la destinazione del monumento di Torre, il Grosjean propende a ritenerlo una
tomba a incinerazione, per vero con argomenti molto discutibili; e la cronologia
che egli ne propone del II millennio a.C., si fonda su oggetti che in Sardegna (co-
me quelli di Peppe Gallu e di Albciu) potrebbero scendere anche al VII-VI secolo
a.C., se non pi gi. Infine, non si pu condividere la sua osservazione sullanalo-
gia architettonica e struttiva fra Torre e le costruzioni di Balestra e Foce, per levi-
denza dellassoluta diversit del tipo di edifizio e dellopera muraria nei monumenti
crsi comparati. Risalta, invece, la grande somiglianza fra Torre e i pseudonuraghi
sardi, tanto da indurre a considerare lipotesi di riconoscere nel manufatto megaliti-
co di Portovecchio proprio il tipo del nuraghe a corridoio: e cio un rifugio e una
difesa per vivi, in condizioni storico-politiche delle popolazioni indigene crse non
diverse da quelle della Sardegna, negli ultimi tempi della civilt nuragica.
Come spiegare queste impressionanti convergenze?
Anzitutto ha avuto peso determinante il fattore biogeografico dellantica co-
munit e unit fisico-antropica del massiccio sardo-crso. Poi sono intervenuti
fattori specifici di ordine storico-culturale.
Fra questi, la componente egeoanatolica, e pi direttamente micenea, ha por-
tato nelle due Isole la forma della tholos, la quale si sviluppata, nei due am-
bienti, per circostanze naturali e umane diverse, nella direzione delluso funera-
rio (Corsica) e delluso difensivo (Sardegna), uso che ha prodotto le morfologie
e le linee architetturali particolari, a corso subalterno in Corsica e a livello al-
tissimo in Sardegna. Non saranno mancati forse anche contatti episodici fra le
due aree, almeno nel II millennio a.C., e questi spiegherebbero certe evoluzioni
consimili nella articolazione della camera a tholos (v. fig. 15, 1-4).
Pi ipotetica la spiegazione della convergenza nel tipo architettonico a cor-
ridoio (pseudonuraghe). Se non si pu escludere, allorigine e limitatamente al-
lo spazio interno, linfluenza dellarchitettura dolmenica o a trilite (componente
occidentale), la maturazione del tipo a forma individua trova fondamento in
cause storiche recenti, comuni alle due Isole. Se si pensa che Sardi e Corsi (della
Sardegna e della Corsica) combatterono affiancati, per tanti secoli, contro i Car-
taginesi e i Romani, vien fatto di trarne le conseguenze che, per le necessit e i
pericoli comuni, fossero venuti nella determinazione di elaborare insieme uno
strumento di arte architettonica militare il quale, contenendo formule costrut-
tive e tecniche comuni alle due regioni, soddisfacesse, di pieno accordo, la nuo-
va tattica della guerriglia. Il nuraghe a corridoio, presente in Corsica e in Sar-
degna, corrispondeva in toto a questo specifico bisogno bellico.
2) Somiglianze fra nuraghi e talaiots balearici
Le somiglianze fra nuraghi e talaiots monumenti megalitici a torre delle isole
Baleari (Maiorca e Minorca) sono state ripetutamente affermate, inclinandosi, in
genere, a credere che, per lo pi, i talaiots siano state brutte copie dei nuraghi.
89
I nuraghi
Pantelleria, Malta, Peloponneso, Creta etc.). A base delle relazioni stanno, in
sostanza, due fondamenti. E cio, per primo influisce il determinismo di su-
strato che nasce dalla comunit etnica antichissima e dallambiente spiccata-
mente insulare (fondamento biogeografico), poi ha peso il movimento di idee e
anche di popoli ripetutamente verificatosi nel Mediterraneo, nei due versi, nel
corso dei secoli (fondamento storico).
1) Somiglianze fra nuraghi e costruzioni a torre della Corsica
Le generiche affinit architettoniche, rilevate da molto tempo, fra tipi di
monumenti megalitici della Sardegna (specie nella sua parte Nord: della Gallu-
ra) e della vicina Corsica, si precisano, ora, a seguito di recentissimi scavi, nelle
somiglianze fra nuraghi a tholos e a corridoio ed edifizi crsi in grandi o
medie pietre a secco con alcune caratteristiche comuni.
La fig. 15 mostra i disegni in piano del nuraghe Murrtu di Silnus (1) e del
monumento rotondo di Foce, nella valle del Taravo (2). Dal confronto diretto si
rileva la comunanza nel contorno circolare, nellandito dellingresso da cui, circa
al mezzo, si dipartono lateralmente due corridoi curvilinei a deambulatorio in
parte concentrico alla camera, nella camera stessa ad articolazione tricellulare. An-
che lorientazione della porta varia di poco: a Sudest nel Murrtu, a Sud a Foce.
Nel Foce il Grosjean suppone la copertura a tholos, presente e ben conservata
nel Murrtu. Andito e corridoi del nuraghe sono a sezione angolare, profilo che si
osserva nel monumento crso (tav. CII, 3). Differenze: nellopera muraria, mega-
litica e curata a Murrtu, mediolitica e rozza a Foce (tav. CII, 3-4); nellesistenza, a
Murrtu, della scala che manca a Foce; della presenza, a Murrtu, del piano rialza-
to inesistente a Foce. Queste divergenze sono connesse con la diversa destinazio-
ne dei due monumenti: torre di difesa il nuraghe, sepoltura ad incinerazione la
tholos di Foce. Il Grosjean data la tomba nella seconda met del II millennio a.C.;
della fine dello stesso millennio o degli inizi del I, il nuraghe.
Le convergenze ritornano nella figura di piano del nuraghe Sa Ca Filigsa-
Boltana (fig. 15, 3) e del monumento circolare di Balestra, sempre nella valle
del Taravo (fig. 15, 4). Gli edifizi hanno in comune: la forma rotonda della
tholos a due cellette, il rifascio murario. Differenze: le stesse notate fra Murrtu
e Foce; idem per la destinazione diversa e per la cronologia.
Da ultimo, si ritenga la somiglianza fra il nuraghe a corridoio di Tsari (fig.
15, 5) e la costruzione di Torre, a poco pi di 5 km a Nord di Portovecchio in
Corsica (fig. 15, 6, tav. CII, 1-2). Il raffronto principale sta nel dispositivo interno
del corridoio e delle celle; accede, qui, inoltre, luso della stessa tecnica muraria a
regolari file di grosse pietre (gusto megalitico), sia allesterno sia dentro i vani tutti
piattabandati a Tsari come a Torre. Pi in generale si pu richiamare anche qual-
che ulteriore analogia fra ledificio di Torre e altri pseudonuraghi. Ad esempio, il
contorno a ferro di cavallo ricorda quello di Lighedu (fig. 12, 9); il riservare parte
del perimetro negli spuntoni di roccia si rivede nei pseudonuraghi di Perca e Paz-
za, Bdas, Tanca Manna (fig. 12, 10-12), di Agnu (tav. LXXXV); il lungo e stretto
88
I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA
spioncino di luce in fondo al corridoio principale di Torre ritorna nella garetta cen-
trale del Sneghe, con la stessa esposizione a Ovest (fig. 12, 5). Per quanto riguarda
la destinazione del monumento di Torre, il Grosjean propende a ritenerlo una
tomba a incinerazione, per vero con argomenti molto discutibili; e la cronologia
che egli ne propone del II millennio a.C., si fonda su oggetti che in Sardegna (co-
me quelli di Peppe Gallu e di Albciu) potrebbero scendere anche al VII-VI secolo
a.C., se non pi gi. Infine, non si pu condividere la sua osservazione sullanalo-
gia architettonica e struttiva fra Torre e le costruzioni di Balestra e Foce, per levi-
denza dellassoluta diversit del tipo di edifizio e dellopera muraria nei monumenti
crsi comparati. Risalta, invece, la grande somiglianza fra Torre e i pseudonuraghi
sardi, tanto da indurre a considerare lipotesi di riconoscere nel manufatto megaliti-
co di Portovecchio proprio il tipo del nuraghe a corridoio: e cio un rifugio e una
difesa per vivi, in condizioni storico-politiche delle popolazioni indigene crse non
diverse da quelle della Sardegna, negli ultimi tempi della civilt nuragica.
Come spiegare queste impressionanti convergenze?
Anzitutto ha avuto peso determinante il fattore biogeografico dellantica co-
munit e unit fisico-antropica del massiccio sardo-crso. Poi sono intervenuti
fattori specifici di ordine storico-culturale.
Fra questi, la componente egeoanatolica, e pi direttamente micenea, ha por-
tato nelle due Isole la forma della tholos, la quale si sviluppata, nei due am-
bienti, per circostanze naturali e umane diverse, nella direzione delluso funera-
rio (Corsica) e delluso difensivo (Sardegna), uso che ha prodotto le morfologie
e le linee architetturali particolari, a corso subalterno in Corsica e a livello al-
tissimo in Sardegna. Non saranno mancati forse anche contatti episodici fra le
due aree, almeno nel II millennio a.C., e questi spiegherebbero certe evoluzioni
consimili nella articolazione della camera a tholos (v. fig. 15, 1-4).
Pi ipotetica la spiegazione della convergenza nel tipo architettonico a cor-
ridoio (pseudonuraghe). Se non si pu escludere, allorigine e limitatamente al-
lo spazio interno, linfluenza dellarchitettura dolmenica o a trilite (componente
occidentale), la maturazione del tipo a forma individua trova fondamento in
cause storiche recenti, comuni alle due Isole. Se si pensa che Sardi e Corsi (della
Sardegna e della Corsica) combatterono affiancati, per tanti secoli, contro i Car-
taginesi e i Romani, vien fatto di trarne le conseguenze che, per le necessit e i
pericoli comuni, fossero venuti nella determinazione di elaborare insieme uno
strumento di arte architettonica militare il quale, contenendo formule costrut-
tive e tecniche comuni alle due regioni, soddisfacesse, di pieno accordo, la nuo-
va tattica della guerriglia. Il nuraghe a corridoio, presente in Corsica e in Sar-
degna, corrispondeva in toto a questo specifico bisogno bellico.
2) Somiglianze fra nuraghi e talaiots balearici
Le somiglianze fra nuraghi e talaiots monumenti megalitici a torre delle isole
Baleari (Maiorca e Minorca) sono state ripetutamente affermate, inclinandosi, in
genere, a credere che, per lo pi, i talaiots siano state brutte copie dei nuraghi.
89
I nuraghi
Pantelleria, Malta, Peloponneso, Creta etc.). A base delle relazioni stanno, in
sostanza, due fondamenti. E cio, per primo influisce il determinismo di su-
strato che nasce dalla comunit etnica antichissima e dallambiente spiccata-
mente insulare (fondamento biogeografico), poi ha peso il movimento di idee e
anche di popoli ripetutamente verificatosi nel Mediterraneo, nei due versi, nel
corso dei secoli (fondamento storico).
1) Somiglianze fra nuraghi e costruzioni a torre della Corsica
Le generiche affinit architettoniche, rilevate da molto tempo, fra tipi di
monumenti megalitici della Sardegna (specie nella sua parte Nord: della Gallu-
ra) e della vicina Corsica, si precisano, ora, a seguito di recentissimi scavi, nelle
somiglianze fra nuraghi a tholos e a corridoio ed edifizi crsi in grandi o
medie pietre a secco con alcune caratteristiche comuni.
La fig. 15 mostra i disegni in piano del nuraghe Murrtu di Silnus (1) e del
monumento rotondo di Foce, nella valle del Taravo (2). Dal confronto diretto si
rileva la comunanza nel contorno circolare, nellandito dellingresso da cui, circa
al mezzo, si dipartono lateralmente due corridoi curvilinei a deambulatorio in
parte concentrico alla camera, nella camera stessa ad articolazione tricellulare. An-
che lorientazione della porta varia di poco: a Sudest nel Murrtu, a Sud a Foce.
Nel Foce il Grosjean suppone la copertura a tholos, presente e ben conservata
nel Murrtu. Andito e corridoi del nuraghe sono a sezione angolare, profilo che si
osserva nel monumento crso (tav. CII, 3). Differenze: nellopera muraria, mega-
litica e curata a Murrtu, mediolitica e rozza a Foce (tav. CII, 3-4); nellesistenza, a
Murrtu, della scala che manca a Foce; della presenza, a Murrtu, del piano rialza-
to inesistente a Foce. Queste divergenze sono connesse con la diversa destinazio-
ne dei due monumenti: torre di difesa il nuraghe, sepoltura ad incinerazione la
tholos di Foce. Il Grosjean data la tomba nella seconda met del II millennio a.C.;
della fine dello stesso millennio o degli inizi del I, il nuraghe.
Le convergenze ritornano nella figura di piano del nuraghe Sa Ca Filigsa-
Boltana (fig. 15, 3) e del monumento circolare di Balestra, sempre nella valle
del Taravo (fig. 15, 4). Gli edifizi hanno in comune: la forma rotonda della
tholos a due cellette, il rifascio murario. Differenze: le stesse notate fra Murrtu
e Foce; idem per la destinazione diversa e per la cronologia.
Da ultimo, si ritenga la somiglianza fra il nuraghe a corridoio di Tsari (fig.
15, 5) e la costruzione di Torre, a poco pi di 5 km a Nord di Portovecchio in
Corsica (fig. 15, 6, tav. CII, 1-2). Il raffronto principale sta nel dispositivo interno
del corridoio e delle celle; accede, qui, inoltre, luso della stessa tecnica muraria a
regolari file di grosse pietre (gusto megalitico), sia allesterno sia dentro i vani tutti
piattabandati a Tsari come a Torre. Pi in generale si pu richiamare anche qual-
che ulteriore analogia fra ledificio di Torre e altri pseudonuraghi. Ad esempio, il
contorno a ferro di cavallo ricorda quello di Lighedu (fig. 12, 9); il riservare parte
del perimetro negli spuntoni di roccia si rivede nei pseudonuraghi di Perca e Paz-
za, Bdas, Tanca Manna (fig. 12, 10-12), di Agnu (tav. LXXXV); il lungo e stretto
88
I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA
Non dato oggi sapere se il tipo del talaiot a tholos possa risalire, come le
tholoi crse e sarde, al II millennio a.C. Ci impedisce di vedere anche nella tho-
los talaiotica linfluenza sicura della tholos egeoanatolica e micenea in particolare;
e pone, per altro verso, leventualit ipotetica dun insegnamento diretto della
tholos sarda del nuraghe, avvenuta in et pi recente. In questultimo caso, po-
trebbe trattarsi dun prestito parallelo in parte, nel tempo e nei limiti, a quello
per cui nella tholos protoetrusca del VII secolo a.C. si vorrebbe vedere, da talu-
no, limitazione decaduta del modello protosardo. Il paragone si avvalorerebbe
con la presenza del pilastro, a sostegno della copertura, tanto nella forma ad al-
veare delle tombe dellEtruria settentrionale e marittima quanto nella forma a
tholos interrotta per far luogo al solaio piano del talaiot: forme, entrambe, che
significherebbero scarsa capacit costruttiva e traduzione alterata dun modello
architettonico poco sentito perch non proprio. Ma, daltra parte, non si pu
ignorare che il tipo del pilastro plurilitico allargato al sommo, caratteristico delle
camere talaiotiche rotonde o meno, riproducendo un tipo comune nel Mediter-
raneo centrale ed occidentale fin dallet del Bronzo recente seconda met del
II millennio a.C. pu essere anche considerato sotto un profilo diverso, per
cultura e cronologia, da quello del pilastro e della colonna sorreggente la cupola
paleoetrusca. Da qui il problema accennato, che resta tuttora aperto.
Tenter di spiegare la concordanza di torri megalitiche sarde e baleariche,
quale appare anche dal tipo a corridoio.
Come stato detto, in ordine allo stesso argomento, a proposito della somi-
glianza di torri sarde e crse, non v dubbio che la comunanza morfologica abbia
per base originaria lo stile architettonico a trilite del dolmen, monumento che, nel
Mediterraneo occidentale e centrale, evoluziona verso le forme a corridoio,
gi da tempi elevati dellet del Bronzo. Questa alta antichit del tipo della tor-
re a corridoio che noi non possiamo affermare nel concreto di esempi monu-
mentali per la Sardegna e la Corsica, provata invece, nelle Baleari, dal talaiot
di Ses Passes (fig. 17, 2, tavv. CIV, 2, CV, 1-3), la cui stratigrafia costruttiva
consente di risalire alla fine del II millennio o al principio del I. Ma, nelle stesse
Baleari, il tipo della torre a corridoio subisce una trasformazione tale che na-
scono esempi della figura della torre di Santa Monica (fig. 17, 6), dove, a parte
il persistere dello schema arcaico del corridoio di Ses Passes (tema puramente
morfologico), la funzione dello stesso corridoio, qui provvisto di cellette-garette
come certi pseudonuraghi sardi, appare essere stata del tutto diversa da quella
del passillo del talaiot di Art.
Parrebbe, dunque, di riconoscere nellarcipelago balearico due stadi della
torre a corridoio: uno antico, documentato dal talaiot di Ses Passes, con cor-
ridoio semplice; e laltro recente, a corridoio con cellette-garette, esemplificato
dal talaiot ibrido di Santa Monica. Lo stadio antico del Ses Passes non lo co-
nosciamo in Sardegna. Infatti il nuraghe Korngiu Maria, che ricorda il Ses
Passes per la figura rotonda traversata al diametro dal corridoio, si distingue
91
I nuraghi
Finora per le analogie sono state rilevate su un piano piuttosto vago di ri-
spondenze generali nella forma esterna rotonda e nella tecnica delle murature
erette con grandi pietre disposte a filari pi o meno regolari e curati. Inoltre, nu-
raghi e talaiots sono stati associati, almeno in qualche esempio, per la comunanza
dellaspetto interno della camera in essi contenuta, foggiata a tholos. Il confron-
to delle strutture del paramento della torre antica del nuraghe SUrdlli-Gergi
(tav. CIII, 2) con quelle del talaiot di Sa Canova-Art (tav. CIII, 1), ed i parti-
colari dei muri esterni della torre principale del nuraghe Piscu-Suelli (tav. CIII,
4) e del citato talaiot (tav. CIII, 3) che si rispondono pienamente, dimostrano,
certo, unaria di famiglia nelle due categorie di costruzioni insulari. Si devono,
poi, ritenere valide le concordanze quanto alluso della tholos ogivata, non per-
ch si conoscano molti talaiots che ne mostrino un esempio sicuro nel concre-
to, ma perch lesistenza originaria della falsa volta nelle torri antiche baleariche
provata, pi largamente, dal persistere per tradizione della forma nei Pont de
Bestiar (capanne per bestiame) moderni di Minorca (tav. CVI, 1). da rileva-
re, tuttavia, la grande differenza dellimpiego della tholos nel nuraghe e nel ta-
laiot: nel primo normale ed assoluto, nel secondo del tutto eccezionale per
quanto oggi se ne sa.
Un esame comparativo pi attento delle due serie di costruzioni, reso possibi-
le anche da recenti scoperte, consente unindividuazione pi puntuale dei rappor-
ti che ci interessano.
La fig. 16, 1-7 dimostra la evidente concordanza di schemi di piano di nu-
raghi e talaiots: stessa camera semplice, ogivata forse anche nel talaiot, nel nura-
ghe Mannu-Senis (1) e nel talaiot di Es Mestal-Mercadal (2); stessa camera a
cerchio sformato con cellette, nel nuraghe Funtana Spidu-Orrli (3) e nel ta-
laiot di Torre Nova den Lozano-Ciudadela (4); stessa camera a stretta ellissi
longitudinale, nel nuraghe Casteddu Joni-Ussssai (5) e nel talaiot di Torre Vel-
la den Lozano-Ciudadela (6). Non si tratta di pure coincidenze di forme sem-
plici, dovute ad effetto dambiente similare ed al modo di costruire megaliti-
co, perch le somiglianze si ripetono anche in forme meno consuete e pi
elaborate.
quanto spiega la fig. 17, 5-6. Qui, si hanno immagini planimetriche di
nuraghi e talaiots del tipo a corridoio. Riscontri pi stretti fra di loro presen-
tano il nuraghe Korngiu e Maria-Nurri (1) e il talaiot di Ses Passes-Art (2;
tavv. CIV, 2, CV, 1-3), a causa del corridoio tabulato, che traversa diametral-
mente lintera torre rotonda (tav. CV, 1-3); il nuraghe Cnculu-Scanu (3) e il
talaiot di Rafal Roig-Mercadal (4) per lo schema crociato degli anditi a solaio
piano internati nella massa circolare della costruzione; il nuraghe di idu Ar-
bu-Bortigali (5) e il talaiot di Santa Monica-Mercadal (6), dove sembra di rico-
noscersi unibridazione del tipo di edifizio a tholos con quello a corridoio.
Si aggiunga la notata analogia di piano e di posizione della scala dietro un in-
gresso esterno sopraelevato nel nuraghe Peppe Gallu-Uri (tav. LXXXIV, 1-2) e
nel talaiot di Fontredones de Baix-Mercadal (pp. 259-260).
90
I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA
Non dato oggi sapere se il tipo del talaiot a tholos possa risalire, come le
tholoi crse e sarde, al II millennio a.C. Ci impedisce di vedere anche nella tho-
los talaiotica linfluenza sicura della tholos egeoanatolica e micenea in particolare;
e pone, per altro verso, leventualit ipotetica dun insegnamento diretto della
tholos sarda del nuraghe, avvenuta in et pi recente. In questultimo caso, po-
trebbe trattarsi dun prestito parallelo in parte, nel tempo e nei limiti, a quello
per cui nella tholos protoetrusca del VII secolo a.C. si vorrebbe vedere, da talu-
no, limitazione decaduta del modello protosardo. Il paragone si avvalorerebbe
con la presenza del pilastro, a sostegno della copertura, tanto nella forma ad al-
veare delle tombe dellEtruria settentrionale e marittima quanto nella forma a
tholos interrotta per far luogo al solaio piano del talaiot: forme, entrambe, che
significherebbero scarsa capacit costruttiva e traduzione alterata dun modello
architettonico poco sentito perch non proprio. Ma, daltra parte, non si pu
ignorare che il tipo del pilastro plurilitico allargato al sommo, caratteristico delle
camere talaiotiche rotonde o meno, riproducendo un tipo comune nel Mediter-
raneo centrale ed occidentale fin dallet del Bronzo recente seconda met del
II millennio a.C. pu essere anche considerato sotto un profilo diverso, per
cultura e cronologia, da quello del pilastro e della colonna sorreggente la cupola
paleoetrusca. Da qui il problema accennato, che resta tuttora aperto.
Tenter di spiegare la concordanza di torri megalitiche sarde e baleariche,
quale appare anche dal tipo a corridoio.
Come stato detto, in ordine allo stesso argomento, a proposito della somi-
glianza di torri sarde e crse, non v dubbio che la comunanza morfologica abbia
per base originaria lo stile architettonico a trilite del dolmen, monumento che, nel
Mediterraneo occidentale e centrale, evoluziona verso le forme a corridoio,
gi da tempi elevati dellet del Bronzo. Questa alta antichit del tipo della tor-
re a corridoio che noi non possiamo affermare nel concreto di esempi monu-
mentali per la Sardegna e la Corsica, provata invece, nelle Baleari, dal talaiot
di Ses Passes (fig. 17, 2, tavv. CIV, 2, CV, 1-3), la cui stratigrafia costruttiva
consente di risalire alla fine del II millennio o al principio del I. Ma, nelle stesse
Baleari, il tipo della torre a corridoio subisce una trasformazione tale che na-
scono esempi della figura della torre di Santa Monica (fig. 17, 6), dove, a parte
il persistere dello schema arcaico del corridoio di Ses Passes (tema puramente
morfologico), la funzione dello stesso corridoio, qui provvisto di cellette-garette
come certi pseudonuraghi sardi, appare essere stata del tutto diversa da quella
del passillo del talaiot di Art.
Parrebbe, dunque, di riconoscere nellarcipelago balearico due stadi della
torre a corridoio: uno antico, documentato dal talaiot di Ses Passes, con cor-
ridoio semplice; e laltro recente, a corridoio con cellette-garette, esemplificato
dal talaiot ibrido di Santa Monica. Lo stadio antico del Ses Passes non lo co-
nosciamo in Sardegna. Infatti il nuraghe Korngiu Maria, che ricorda il Ses
Passes per la figura rotonda traversata al diametro dal corridoio, si distingue
91
I nuraghi
Finora per le analogie sono state rilevate su un piano piuttosto vago di ri-
spondenze generali nella forma esterna rotonda e nella tecnica delle murature
erette con grandi pietre disposte a filari pi o meno regolari e curati. Inoltre, nu-
raghi e talaiots sono stati associati, almeno in qualche esempio, per la comunanza
dellaspetto interno della camera in essi contenuta, foggiata a tholos. Il confron-
to delle strutture del paramento della torre antica del nuraghe SUrdlli-Gergi
(tav. CIII, 2) con quelle del talaiot di Sa Canova-Art (tav. CIII, 1), ed i parti-
colari dei muri esterni della torre principale del nuraghe Piscu-Suelli (tav. CIII,
4) e del citato talaiot (tav. CIII, 3) che si rispondono pienamente, dimostrano,
certo, unaria di famiglia nelle due categorie di costruzioni insulari. Si devono,
poi, ritenere valide le concordanze quanto alluso della tholos ogivata, non per-
ch si conoscano molti talaiots che ne mostrino un esempio sicuro nel concre-
to, ma perch lesistenza originaria della falsa volta nelle torri antiche baleariche
provata, pi largamente, dal persistere per tradizione della forma nei Pont de
Bestiar (capanne per bestiame) moderni di Minorca (tav. CVI, 1). da rileva-
re, tuttavia, la grande differenza dellimpiego della tholos nel nuraghe e nel ta-
laiot: nel primo normale ed assoluto, nel secondo del tutto eccezionale per
quanto oggi se ne sa.
Un esame comparativo pi attento delle due serie di costruzioni, reso possibi-
le anche da recenti scoperte, consente unindividuazione pi puntuale dei rappor-
ti che ci interessano.
La fig. 16, 1-7 dimostra la evidente concordanza di schemi di piano di nu-
raghi e talaiots: stessa camera semplice, ogivata forse anche nel talaiot, nel nura-
ghe Mannu-Senis (1) e nel talaiot di Es Mestal-Mercadal (2); stessa camera a
cerchio sformato con cellette, nel nuraghe Funtana Spidu-Orrli (3) e nel ta-
laiot di Torre Nova den Lozano-Ciudadela (4); stessa camera a stretta ellissi
longitudinale, nel nuraghe Casteddu Joni-Ussssai (5) e nel talaiot di Torre Vel-
la den Lozano-Ciudadela (6). Non si tratta di pure coincidenze di forme sem-
plici, dovute ad effetto dambiente similare ed al modo di costruire megaliti-
co, perch le somiglianze si ripetono anche in forme meno consuete e pi
elaborate.
quanto spiega la fig. 17, 5-6. Qui, si hanno immagini planimetriche di
nuraghi e talaiots del tipo a corridoio. Riscontri pi stretti fra di loro presen-
tano il nuraghe Korngiu e Maria-Nurri (1) e il talaiot di Ses Passes-Art (2;
tavv. CIV, 2, CV, 1-3), a causa del corridoio tabulato, che traversa diametral-
mente lintera torre rotonda (tav. CV, 1-3); il nuraghe Cnculu-Scanu (3) e il
talaiot di Rafal Roig-Mercadal (4) per lo schema crociato degli anditi a solaio
piano internati nella massa circolare della costruzione; il nuraghe di idu Ar-
bu-Bortigali (5) e il talaiot di Santa Monica-Mercadal (6), dove sembra di rico-
noscersi unibridazione del tipo di edifizio a tholos con quello a corridoio.
Si aggiunga la notata analogia di piano e di posizione della scala dietro un in-
gresso esterno sopraelevato nel nuraghe Peppe Gallu-Uri (tav. LXXXIV, 1-2) e
nel talaiot di Fontredones de Baix-Mercadal (pp. 259-260).
90
I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA
riappare nelle Puglie, nella grande specchia di Talene-Ceglie Messapica, monu-
mento purtroppo di cronologia sconosciuta, ma certo antico. Questultima non
una coincidenza casuale, dovuta soltanto al determinismo ambientale (roccia cal-
care, modo di costruire a megalito etc.), ma la somiglianza si affonda in un terre-
no di affinit culturale che noi oggi non siamo in grado di valutare nel giusto
senso ma che si intuisce come realmente esistita.
Ne fanno fede i tipi di costruzioni subalterne, rustiche, presenti ancora nelle
Baleari e nelle Puglie, nellarea di questa regione a monumenti megalitici (menhirs,
dolmens, tumuli). Si osservi limpressionante simiglianza di figura e di struttura tra
il citato Pont de Bestiar di Minorca (tav. CVI, 1) ed il trullo di Calimera-Lecce
(tav. CVI, 3); simili anche gli interni a cupola (tav. CVI, 2: Pont de Bestiar di
Ciudadela; tav. CVI, 4: trullo di Castrignano dei Greci-Lecce). I Pont de Bestiar
derivano dai talaiots tipo Ses Passes, i trulli (o casedde) sono limitazione con-
tadinesca delle specchie antiche tipo Talene. Si tratta, nelle due serie di costruzio-
ni moderne, di due esiti, uguali e paralleli, di comune discendenza da una vasta
area culturale a impronta megalitica e di senso mediterraneo estesa dalle Baleari
allestremo lembo del Mezzogiorno dItalia e a paesi anche pi orientali e meridio-
nali. Di questa koin, di cui si hanno pure altre testimonianze costruttive (torri
gradonate a cupola della Tarragona-Spagna, del Languedoc-Francia, di Sibenic-
Dalmazia, dellisola di Lesina o Hvar etc.), la Sardegna e la Corsica costituirono
forse il tratto dunione, partecipandovi attivamente.
Un ultimo istruttivo raffronto vien fatto di istituire, fra nuraghe e talaiot,
per come essi si presentano nel contesto e in funzione del villaggio.
Nella fig. 18, 1-4 sono messi a confronto diretto i piccoli aggregati di capan-
ne, di civilt nuragica montana, di Serbssi-Osni (1) e Scer-Ilbono (3), e i po-
blados talaiotici di Alfurinet-Ciutadela (2) e Els Antigors-Les Salines (4). Il dis-
positivo topografico ed urbanistico analogo: posizione su alture naturali
dominanti, cerchia di mura megalitiche provvista o meno di torri nei punti sa-
lienti e deboli del perimetro, con ingresso o ingressi vigilati da altre torri, le case
di abitazione entro il recinto fortificato e, sullelevazione maggiore del villaggio,
al centro o di lato, il nuraghe o il talaiot.
Certo, a determinare questa eloquente rispondenza topografica-urbanistica
avr contribuito la comune necessit della difesa che cerca luoghi alti e li munisce
racchiudendoli in robuste cinte murarie (vedasi anche il confronto fra il recinto
nuragico di Sa Urcci-Gspini, tavv. LXXXVI-LXXXVII e la muraglia di Ses
Passes, tav. CV, 4; si ricordino pure i castra villaggi fortificati circondati da
mura della civilt indigena iberica). Ma limpianto generale del centro abitato en-
tro la linea curva dellellissi, la rotondit delle torri ed il profilo curveggiante delle
capanne, la disposizione irregolare e libera dei singoli elementi nel tessuto edili-
zio pur esso disordinato e dissimmetrico, sono segni esteriori che traducono uno
stile di linea mediterranea ed uno spirito del pari mediterraneo, in cui sono da
riconoscersi le vere causali della cennata analogia sardo-balearica.
93
I nuraghi
nettamente, accusando et molto meno remota, per il corridoio a garette e for-
se a scala interna diretta al piano superiore, scala che, invece, a Ses Passes sta
allesterno, rivelando una concezione molto primitiva. Rivediamo, per, in Sar-
degna lo stadio recente, con esempi di torri del tutto simili (fig. 12, 3-4).
Orbene, questa somiglianza nel tipo della torre a corridoio di stadio recen-
te, visibile in esemplari sardi e balearici, trova conferma nella identit di notizie,
applicabili e applicate alla particolare forma di edifizio, riferite per le popolazioni
indigene sia della Sardegna sia delle Baleari, dagli scrittori antichi greco-romani.
Al termine di orgmata ricordato da Diodoro (IV, 30 e V, 15, 4: da Timeo-IV
secolo a.C.) per la Sardegna, corrispondono le denominazioni di orgmata e
di upnomoi (vie sotterranee), rifugi fortificati dei Balearici, menzionati dallo
stesso Diodoro (V, 17: pure da Timeo). E lepitomatore Floro (I, 42), accennan-
do alla resistenza degli indigeni di Maiorca al sopraggiungere dei Romani nel
122 a.C., scrive che bisogn andare a scovarli nei nascondigli, ci che fecero i
medesimi Romani con i Sardi montanari nel 231 a.C., andando a snidarli dai
ridotti sotterranei con laiuto di cani poliziotti (Pausania, X, 17; Zonara, VIII,
18). In tutti i casi, le fonti alludono a costruzioni presentanti laspetto di grotta
e sotterranei, connesse con una forma di resistenza militare sparsa e mobile,
caratteristica della guerriglia, comune alle due popolazioni insulari.
Bisognerebbe ritenere lintera documentazione storiografica sullargomento
falsa e fantasiosa per escluderne il riferimento a situazioni militari obbiettive e
ad edifizi in concreto: in particolare alle torri a corridoio con garette, presenti
in Sardegna e nelle Baleari.
In fondo, come fra i Sardi ed i Corsi, il similare tipo di costruzione dei Balearici
venne a nascere da una convergenza di necessit e da un costume militare comune
determinatosi in speciali circostanze storiche fra i popoli barbari del Mediterra-
neo. E ne fu facile e naturale lapplicazione e la divulgazione, in quanto la formula
architettonica, nella sua essenza, aveva origini remotissime ed era entrata nel gusto e
nello spirito tradizionale della civilt e della societ di quelle genti di sustrato medi-
terraneo ed insulare. Al che si pu aggiungere la possibilit di suggerimenti recipro-
ci, facili fra Sardi e Corsi, difficili, ma non impossibili, fra Sardi e Balearici.
A p. 67 ho fatto cenno a nuraghi i quali, intorno al nucleo centrale roton-
do, mostrano un robusto anello murario che, se in taluni esempi sale fino ad
avvolgere la sommit del tronco di cono, in altri si interrompe al disotto for-
mando una terrazza (fig. 15, 3, tav. CIV, 1). Queste fodere murarie di rifascio
si osservano anche in costruzioni della Corsica (fig. 15, 4); e si rivedono, segna-
late solo di recente, pure nei talaiots delle Baleari. Si tratta dunque dun altro
elemento che accomuna torri sarde, corse e baleariche.
Nelle Baleari, la sfoglia anulare serv, in qualche caso, per sistemarvi sopra
una scala o rampa di salita al culmine della torre: lo dimostra con sicurezza il
talaiot di Ses Passes (fig. 17, 2), in unet, come stato detto, molto remota.
N in Sardegna n in Corsica conosciamo finora un simile ritrovato che, per,
92
I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA
riappare nelle Puglie, nella grande specchia di Talene-Ceglie Messapica, monu-
mento purtroppo di cronologia sconosciuta, ma certo antico. Questultima non
una coincidenza casuale, dovuta soltanto al determinismo ambientale (roccia cal-
care, modo di costruire a megalito etc.), ma la somiglianza si affonda in un terre-
no di affinit culturale che noi oggi non siamo in grado di valutare nel giusto
senso ma che si intuisce come realmente esistita.
Ne fanno fede i tipi di costruzioni subalterne, rustiche, presenti ancora nelle
Baleari e nelle Puglie, nellarea di questa regione a monumenti megalitici (menhirs,
dolmens, tumuli). Si osservi limpressionante simiglianza di figura e di struttura tra
il citato Pont de Bestiar di Minorca (tav. CVI, 1) ed il trullo di Calimera-Lecce
(tav. CVI, 3); simili anche gli interni a cupola (tav. CVI, 2: Pont de Bestiar di
Ciudadela; tav. CVI, 4: trullo di Castrignano dei Greci-Lecce). I Pont de Bestiar
derivano dai talaiots tipo Ses Passes, i trulli (o casedde) sono limitazione con-
tadinesca delle specchie antiche tipo Talene. Si tratta, nelle due serie di costruzio-
ni moderne, di due esiti, uguali e paralleli, di comune discendenza da una vasta
area culturale a impronta megalitica e di senso mediterraneo estesa dalle Baleari
allestremo lembo del Mezzogiorno dItalia e a paesi anche pi orientali e meridio-
nali. Di questa koin, di cui si hanno pure altre testimonianze costruttive (torri
gradonate a cupola della Tarragona-Spagna, del Languedoc-Francia, di Sibenic-
Dalmazia, dellisola di Lesina o Hvar etc.), la Sardegna e la Corsica costituirono
forse il tratto dunione, partecipandovi attivamente.
Un ultimo istruttivo raffronto vien fatto di istituire, fra nuraghe e talaiot,
per come essi si presentano nel contesto e in funzione del villaggio.
Nella fig. 18, 1-4 sono messi a confronto diretto i piccoli aggregati di capan-
ne, di civilt nuragica montana, di Serbssi-Osni (1) e Scer-Ilbono (3), e i po-
blados talaiotici di Alfurinet-Ciutadela (2) e Els Antigors-Les Salines (4). Il dis-
positivo topografico ed urbanistico analogo: posizione su alture naturali
dominanti, cerchia di mura megalitiche provvista o meno di torri nei punti sa-
lienti e deboli del perimetro, con ingresso o ingressi vigilati da altre torri, le case
di abitazione entro il recinto fortificato e, sullelevazione maggiore del villaggio,
al centro o di lato, il nuraghe o il talaiot.
Certo, a determinare questa eloquente rispondenza topografica-urbanistica
avr contribuito la comune necessit della difesa che cerca luoghi alti e li munisce
racchiudendoli in robuste cinte murarie (vedasi anche il confronto fra il recinto
nuragico di Sa Urcci-Gspini, tavv. LXXXVI-LXXXVII e la muraglia di Ses
Passes, tav. CV, 4; si ricordino pure i castra villaggi fortificati circondati da
mura della civilt indigena iberica). Ma limpianto generale del centro abitato en-
tro la linea curva dellellissi, la rotondit delle torri ed il profilo curveggiante delle
capanne, la disposizione irregolare e libera dei singoli elementi nel tessuto edili-
zio pur esso disordinato e dissimmetrico, sono segni esteriori che traducono uno
stile di linea mediterranea ed uno spirito del pari mediterraneo, in cui sono da
riconoscersi le vere causali della cennata analogia sardo-balearica.
93
I nuraghi
nettamente, accusando et molto meno remota, per il corridoio a garette e for-
se a scala interna diretta al piano superiore, scala che, invece, a Ses Passes sta
allesterno, rivelando una concezione molto primitiva. Rivediamo, per, in Sar-
degna lo stadio recente, con esempi di torri del tutto simili (fig. 12, 3-4).
Orbene, questa somiglianza nel tipo della torre a corridoio di stadio recen-
te, visibile in esemplari sardi e balearici, trova conferma nella identit di notizie,
applicabili e applicate alla particolare forma di edifizio, riferite per le popolazioni
indigene sia della Sardegna sia delle Baleari, dagli scrittori antichi greco-romani.
Al termine di orgmata ricordato da Diodoro (IV, 30 e V, 15, 4: da Timeo-IV
secolo a.C.) per la Sardegna, corrispondono le denominazioni di orgmata e
di upnomoi (vie sotterranee), rifugi fortificati dei Balearici, menzionati dallo
stesso Diodoro (V, 17: pure da Timeo). E lepitomatore Floro (I, 42), accennan-
do alla resistenza degli indigeni di Maiorca al sopraggiungere dei Romani nel
122 a.C., scrive che bisogn andare a scovarli nei nascondigli, ci che fecero i
medesimi Romani con i Sardi montanari nel 231 a.C., andando a snidarli dai
ridotti sotterranei con laiuto di cani poliziotti (Pausania, X, 17; Zonara, VIII,
18). In tutti i casi, le fonti alludono a costruzioni presentanti laspetto di grotta
e sotterranei, connesse con una forma di resistenza militare sparsa e mobile,
caratteristica della guerriglia, comune alle due popolazioni insulari.
Bisognerebbe ritenere lintera documentazione storiografica sullargomento
falsa e fantasiosa per escluderne il riferimento a situazioni militari obbiettive e
ad edifizi in concreto: in particolare alle torri a corridoio con garette, presenti
in Sardegna e nelle Baleari.
In fondo, come fra i Sardi ed i Corsi, il similare tipo di costruzione dei Balearici
venne a nascere da una convergenza di necessit e da un costume militare comune
determinatosi in speciali circostanze storiche fra i popoli barbari del Mediterra-
neo. E ne fu facile e naturale lapplicazione e la divulgazione, in quanto la formula
architettonica, nella sua essenza, aveva origini remotissime ed era entrata nel gusto e
nello spirito tradizionale della civilt e della societ di quelle genti di sustrato medi-
terraneo ed insulare. Al che si pu aggiungere la possibilit di suggerimenti recipro-
ci, facili fra Sardi e Corsi, difficili, ma non impossibili, fra Sardi e Balearici.
A p. 67 ho fatto cenno a nuraghi i quali, intorno al nucleo centrale roton-
do, mostrano un robusto anello murario che, se in taluni esempi sale fino ad
avvolgere la sommit del tronco di cono, in altri si interrompe al disotto for-
mando una terrazza (fig. 15, 3, tav. CIV, 1). Queste fodere murarie di rifascio
si osservano anche in costruzioni della Corsica (fig. 15, 4); e si rivedono, segna-
late solo di recente, pure nei talaiots delle Baleari. Si tratta dunque dun altro
elemento che accomuna torri sarde, corse e baleariche.
Nelle Baleari, la sfoglia anulare serv, in qualche caso, per sistemarvi sopra
una scala o rampa di salita al culmine della torre: lo dimostra con sicurezza il
talaiot di Ses Passes (fig. 17, 2), in unet, come stato detto, molto remota.
N in Sardegna n in Corsica conosciamo finora un simile ritrovato che, per,
92
I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA
del corpo aggiunto trilobato del nuraghe Santu Antne (tavv. LIII-LIV), rievoca-
no, a molta distanza di tempo, la suggestione, forse minore, delle gallerie orienta-
le e meridionale della rocca di Tirinto. False gallerie con scalette tortuose, come
nel nuraghe Tres Nurxis B di Siddi, camminamenti coperti quali si presentano
nella muraglia che recinge il santuario nuragico di Santa Vittoria di Serri, riecheg-
giano espedienti difensivi di Tirinto e di Micene, le cui cittadelle, erte e domi-
nanti fra la protezione di elevate mura, trovano riscontri tardivi in complessi for-
tificati su alte rupi precipiti della zona montuosa della Sardegna (vedi sopra, i
villaggi di Serbssi e Scer comparati con i poblados talaiotici).
La tradizione cretese-micenea si esprime anche in altre manifestazioni costrut-
tive paleosarde. La forma del megaron presente nel tempio megalitico montano
di Domu de Orga-Esterzli (tav. CVII, 3); impressionante la sua rispondenza
icnografica col megaron I B di Troia (tav. CVII, 4). Nella fase recente del villag-
gio di Barmini, del V-IV secolo a.C., persiste ancora il tipo di abitazione cre-
tese (embrione dellanaktoron), di figura rotonda e con vani disposti radialmen-
te attorno a un cortiletto centrale scoperto (tav. CVII, 1); le premesse sono a
Chamezi Sitia, in Creta, nella prima met del II millennio a.C. (tav. CVII, 2).
Non mancano infine altri elementi della vita spirituale e materiale della civilt
nuragica (armi in bronzo, ceramiche, formule stilistiche nella plastica in bron-
zo, motivi ideologico-religiosi etc.), i quali riflettono la cultura egea, con presti-
ti da varie regioni del suo lungo e fecondo sviluppo (Creta, Cipro, Grecia con-
tinentale etc.).
stato scritto che il rifugio di Ddalo in Sardegna rappresenta lultimo ten-
tativo di salvezza della civilt cretese in Occidente. A parte che le stesse consi-
derazioni si potrebbero fare per le isole baleariche, ove pure si colgono echi di
civilt minoica, la tesi pare portata allestremo. Ma vi in essa un fondo di veri-
t, se la si intende limitata alla percezione non dellintera civilt, ma soltanto di
alcuni elementi rifluiti dalla cultura egea micenica, e che trovano nella terra dei
nuraghi un ritiro periferico, una recessione marginale, un ridotto psicologico
con tutte le conseguenze di decadimento e recenziorit valevoli a produrre sif-
fatti fenomeni di accantonamento culturale. In fondo, la componente orientale
finisce per diventare il residuo semplificato e imbastardito delle primitive acqui-
sizioni del II millennio, fuori dogni prospettiva di tempo culturale in unarea
che ha perduto il senso e la dimensione dei valori originari.
Siamo cos giunti al termine di questo discorso sui nuraghi. Li abbiamo vi-
sti in s stessi, li abbiamo visti nelle loro relazioni insulari e mediterranee, come
documenti di civilt in cui agiscono i fermenti originali e personali dei Sardi ed
in cui pure si riflettono echi e suggerimenti di civilt esterne, su un sustrato lar-
gamente comunitario.
I nuraghi sono stati testimoni dun lungo e vario corso storico delle genti
sarde del mondo antico.
95
I nuraghi
La quale, in definitiva, intravvedibile da noi, ormai lontani, per parziali ele-
menti, era abbastanza chiara agli antichi, vicini se non contemporanei di quelle
genti insulari, tanto che essi potevano scrivere, tramandandocene il sunto, sui non
pochi modi di vita e di costume comuni ai costruttori dei nuraghi e dei talaiots.
3) I nuraghi e la componente cretese-micenea.
Ho gi detto che gli storiografi ellenistici (e specialmente Timeo di Taormina
che ne fu autore ascoltato), nel riferire per soli accenni sulla civilt architettonica dei
Sardi nuragici, riconoscendone le forme fatte allarcaico modo ellenico (Ps. Arist.,
de mir. ausc., 100), ne affermano, per la prima volta, una discendenza iconografica e
uninfluenza culturale egea, o micenea o protogreca ( noto che, oggi, la decifrazio-
ne della scrittura lineare minoica permette di vedere nella cultura achea-micenica
una cultura greca antica). Ho detto che, fra le numerose manifestazioni costruttive,
alle tholoi in specie (e cio ai nuraghi) quegli Autori offrono nomi: i nomi degli eroi
Aristeo e Iolo, ed il nome dellartista Dedalo.
I nomi degli eroi adombrano un aspetto politico e sociale della realt storica
sarda nella prima met del I millennio a.C., che conserva il fondo del reggimento
monarchico-teocratico (sia pure con aspirazioni democratiche) di tipo cretese del
millennio precedente, e denunziano residui di cultura egea in Sardegna. Queste
tracce sono suggerite anche dal ricordo della tomba di Iolo che si trasforma in
tempio, particolare che ricalca quello della tomba-tempio del Vanax Minos a
Cmico in Sicilia (Diod., IV, 79, 3-4). In Dedalo, fuggito da Cmico in Sarde-
gna, e, quivi, fattosi costruttore di edifici detti daidleia forse i dadareio dei
testi egei si riassumono il genio e laspetto architettonico della civilt protosar-
da. In esso anche si ravvisa un ulteriore elemento della leggenda cretese, estesa
dalla Sicilia alla Sardegna secondo un ordine geografico e cronologico che indica
le tappe successive di un movimento di popoli egei sulle rotte marine che condu-
cono allOccidente mediterraneo. In definitiva, dalla tradizione letteraria si desu-
me che nella struttura civile della Sardegna al tempo dei nuraghi esista una
componente cretese-micenea per quanto si voglia decaduta alterata ed attardata.
Questa componente si manifesta altres nella forma essenziale e in particola-
ri tecnici costruttivi del nuraghe.
Il ritmo della bella tholos del nuraghe Su dili o Is Paras di Isili (tav. XXV, 1),
se partecipa dello schema fondamentale delle false cupole mediterranee e del Vi-
cino Oriente con esempi antichissimi (Creta, Cipro, Irak etc.: III millennio a.C.),
ripete, pi da vicino, il respiro ampio delle fastose e splendide tholoi achee pelo-
ponnesiache della seconda met del II millennio a.C. Le aperture di scarico sul-
larchitrave della porta del secondo piano del nuraghe Oes di Torralba (tav.
XXXVIII, 1) e sugli architravi dei nicchioni nella tholos primitiva del Santu Ant-
ne (tav. XLV), ricordano quelle dellarchitrave dellingresso alla cella laterale del
Tesoro di Atreo, e il triangolo di scarico della porta dei Leoni di Micene. Nella
struttura, nella sezione, nel gioco alterno di luci ed ombre, i corridoi perimetrali
94
I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA
del corpo aggiunto trilobato del nuraghe Santu Antne (tavv. LIII-LIV), rievoca-
no, a molta distanza di tempo, la suggestione, forse minore, delle gallerie orienta-
le e meridionale della rocca di Tirinto. False gallerie con scalette tortuose, come
nel nuraghe Tres Nurxis B di Siddi, camminamenti coperti quali si presentano
nella muraglia che recinge il santuario nuragico di Santa Vittoria di Serri, riecheg-
giano espedienti difensivi di Tirinto e di Micene, le cui cittadelle, erte e domi-
nanti fra la protezione di elevate mura, trovano riscontri tardivi in complessi for-
tificati su alte rupi precipiti della zona montuosa della Sardegna (vedi sopra, i
villaggi di Serbssi e Scer comparati con i poblados talaiotici).
La tradizione cretese-micenea si esprime anche in altre manifestazioni costrut-
tive paleosarde. La forma del megaron presente nel tempio megalitico montano
di Domu de Orga-Esterzli (tav. CVII, 3); impressionante la sua rispondenza
icnografica col megaron I B di Troia (tav. CVII, 4). Nella fase recente del villag-
gio di Barmini, del V-IV secolo a.C., persiste ancora il tipo di abitazione cre-
tese (embrione dellanaktoron), di figura rotonda e con vani disposti radialmen-
te attorno a un cortiletto centrale scoperto (tav. CVII, 1); le premesse sono a
Chamezi Sitia, in Creta, nella prima met del II millennio a.C. (tav. CVII, 2).
Non mancano infine altri elementi della vita spirituale e materiale della civilt
nuragica (armi in bronzo, ceramiche, formule stilistiche nella plastica in bron-
zo, motivi ideologico-religiosi etc.), i quali riflettono la cultura egea, con presti-
ti da varie regioni del suo lungo e fecondo sviluppo (Creta, Cipro, Grecia con-
tinentale etc.).
stato scritto che il rifugio di Ddalo in Sardegna rappresenta lultimo ten-
tativo di salvezza della civilt cretese in Occidente. A parte che le stesse consi-
derazioni si potrebbero fare per le isole baleariche, ove pure si colgono echi di
civilt minoica, la tesi pare portata allestremo. Ma vi in essa un fondo di veri-
t, se la si intende limitata alla percezione non dellintera civilt, ma soltanto di
alcuni elementi rifluiti dalla cultura egea micenica, e che trovano nella terra dei
nuraghi un ritiro periferico, una recessione marginale, un ridotto psicologico
con tutte le conseguenze di decadimento e recenziorit valevoli a produrre sif-
fatti fenomeni di accantonamento culturale. In fondo, la componente orientale
finisce per diventare il residuo semplificato e imbastardito delle primitive acqui-
sizioni del II millennio, fuori dogni prospettiva di tempo culturale in unarea
che ha perduto il senso e la dimensione dei valori originari.
Siamo cos giunti al termine di questo discorso sui nuraghi. Li abbiamo vi-
sti in s stessi, li abbiamo visti nelle loro relazioni insulari e mediterranee, come
documenti di civilt in cui agiscono i fermenti originali e personali dei Sardi ed
in cui pure si riflettono echi e suggerimenti di civilt esterne, su un sustrato lar-
gamente comunitario.
I nuraghi sono stati testimoni dun lungo e vario corso storico delle genti
sarde del mondo antico.
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I nuraghi
La quale, in definitiva, intravvedibile da noi, ormai lontani, per parziali ele-
menti, era abbastanza chiara agli antichi, vicini se non contemporanei di quelle
genti insulari, tanto che essi potevano scrivere, tramandandocene il sunto, sui non
pochi modi di vita e di costume comuni ai costruttori dei nuraghi e dei talaiots.
3) I nuraghi e la componente cretese-micenea.
Ho gi detto che gli storiografi ellenistici (e specialmente Timeo di Taormina
che ne fu autore ascoltato), nel riferire per soli accenni sulla civilt architettonica dei
Sardi nuragici, riconoscendone le forme fatte allarcaico modo ellenico (Ps. Arist.,
de mir. ausc., 100), ne affermano, per la prima volta, una discendenza iconografica e
uninfluenza culturale egea, o micenea o protogreca ( noto che, oggi, la decifrazio-
ne della scrittura lineare minoica permette di vedere nella cultura achea-micenica
una cultura greca antica). Ho detto che, fra le numerose manifestazioni costruttive,
alle tholoi in specie (e cio ai nuraghi) quegli Autori offrono nomi: i nomi degli eroi
Aristeo e Iolo, ed il nome dellartista Dedalo.
I nomi degli eroi adombrano un aspetto politico e sociale della realt storica
sarda nella prima met del I millennio a.C., che conserva il fondo del reggimento
monarchico-teocratico (sia pure con aspirazioni democratiche) di tipo cretese del
millennio precedente, e denunziano residui di cultura egea in Sardegna. Queste
tracce sono suggerite anche dal ricordo della tomba di Iolo che si trasforma in
tempio, particolare che ricalca quello della tomba-tempio del Vanax Minos a
Cmico in Sicilia (Diod., IV, 79, 3-4). In Dedalo, fuggito da Cmico in Sarde-
gna, e, quivi, fattosi costruttore di edifici detti daidleia forse i dadareio dei
testi egei si riassumono il genio e laspetto architettonico della civilt protosar-
da. In esso anche si ravvisa un ulteriore elemento della leggenda cretese, estesa
dalla Sicilia alla Sardegna secondo un ordine geografico e cronologico che indica
le tappe successive di un movimento di popoli egei sulle rotte marine che condu-
cono allOccidente mediterraneo. In definitiva, dalla tradizione letteraria si desu-
me che nella struttura civile della Sardegna al tempo dei nuraghi esista una
componente cretese-micenea per quanto si voglia decaduta alterata ed attardata.
Questa componente si manifesta altres nella forma essenziale e in particola-
ri tecnici costruttivi del nuraghe.
Il ritmo della bella tholos del nuraghe Su dili o Is Paras di Isili (tav. XXV, 1),
se partecipa dello schema fondamentale delle false cupole mediterranee e del Vi-
cino Oriente con esempi antichissimi (Creta, Cipro, Irak etc.: III millennio a.C.),
ripete, pi da vicino, il respiro ampio delle fastose e splendide tholoi achee pelo-
ponnesiache della seconda met del II millennio a.C. Le aperture di scarico sul-
larchitrave della porta del secondo piano del nuraghe Oes di Torralba (tav.
XXXVIII, 1) e sugli architravi dei nicchioni nella tholos primitiva del Santu Ant-
ne (tav. XLV), ricordano quelle dellarchitrave dellingresso alla cella laterale del
Tesoro di Atreo, e il triangolo di scarico della porta dei Leoni di Micene. Nella
struttura, nella sezione, nel gioco alterno di luci ed ombre, i corridoi perimetrali
94
I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA
Bibliografia
Sui nuraghi esiste unampia e varia bibliografia, che acquista interesse e im-
portanza maggiore quanto pi si fa vicina a noi. A volerne accennare il carattere,
si rileva che esso cambia col mutare dei secoli in cui si venuta formando e, gra-
datamente, arricchendo. Dalle prime fuggevoli notizie dellArquer e del Fara,
suggerite dallattitudine erudita e culturale del secolo XVI, attraverso le fanta-
sticherie baroccheggianti dei secoli XVII e XVIII e dopo lattenzione dellar-
cheologia romantica del secolo XIX, si passa alla letteratura riflessa e scientifica
doggi per cui la nuragologia diventata una vera e propria disciplina di ricer-
ca e dinsegnamento.
Questo cammino si pu ben rifare sulla traccia di numerosi scritti e pubbli-
cazioni di impegno diverso; e il rifarlo risulta utile non soltanto per illustrare
largomento specifico dei nuraghi, ma anche per delineare un certo profilo pro-
gressivo di pensiero e di cultura pi generale in Sardegna, che si ricostruisce at-
traverso linteresse acuto e diffuso in ogni tempo (e soprattutto in periodo pi
recente) per quello che fu e resta ancora il fatto monumentale pi clamo-
roso della storia isolana. Ritessere e comporre insieme i motivi molteplici, ta-
lora coloriti, di questa letteratura si pu bene; ma non lo si fa presentando que-
sta bibliografia che, a voler esser critica, dovrebbe prendere numerose pagine o
diventare materia di trattazione estesa e precisa, mentre leconomia del libro
non consente di esser turbata da una esposizione specifica che assume il valore
di vero e proprio contenuto a s stante.
Perci qui si presenta un elenco bibliografico della letteratura scientifica o
meno sui nuraghi, completo per i secoli dal XVI al XIX, limitato invece alle
pubblicazioni di maggiore incidenza e di particolare rilievo per il secolo XX.
Questa distinzione la si capisce pensando che la difficolt di trovare i dati bi-
bliografici dal 500 all800 (talvolta consegnati a scritti di contrattissima diffu-
sione e rintracciabili in Biblioteche locali quando non sono desunti da mano-
scritti) diminuisce nei nostri tempi; e che uno il valore della bibliografia dei
secoli anteriori al 900, ormai diventata oggetto di riflessione storico-culturale,
altro il significato della bibliografia contemporanea sui nuraghi che, per esser
viva e per pretendere a un fine critico, va presa e presentata con speciale discer-
nimento e con corretto criterio selettivo.
SECOLO XVI
S. Arquer, Sardiniae brevis historia et descriptio tabula chorographica insulae
ac metropolis illustrata, in S. Mnster, Cosmographia Universalis, ed. 1550
97
Hanno dapprima conosciuto i fatti culturali connessi con i movimenti del
commercio egeo verso lOccidente, fino nella lontana Inghilterra, nei secoli XV-
XIV a.C.; e, poi, sul declinare del II millennio sono stati forse partecipi degli avve-
nimenti legati alla dispersione delle genti achee ed asiatiche, ai quali sembra non
esser stata completamente estranea la Sardegna, se prestiamo fede a fonti antiche.
Nei primi secoli dellet del Ferro (X-IX secolo a.C.), sfuggiti allassalto delle
grandi invasioni indoeuropee, ed in particolare a quella dei Celti, che arianizza-
rono lOccidente, i nuraghi conobbero i rapporti amichevoli con le popolazioni
villanoviane della Penisola italica, con i popoli protoetruschi, e gli approcci in-
sidiosi con i primi nuclei di Fenici. Sono i tempi in cui fu dato alle popolazioni
indigene di antica residenza e ai gruppi etnici di nuova recente provenienza
orientale usi alla guerra di sviluppare, in favorevoli condizioni, le premesse
storico-culturali della fine del II millennio a.C. in questo periodo che, forse, la
civilt nuragica sogn miraggi di conquista esterna e anche, non improbabile,
tent delle infiltrazioni etnico-culturali nellarcipelago balearico ed in Etruria.
Pi tardi, nel corso dellVIII-VI secolo a.C., le torri nuragiche furono oggetto
dun enorme sforzo costruttivo militare, dovuto al sostituirsi alle mire di conqui-
sta delle preoccupazioni di difesa per laumentare dei pericoli interni nella lotta
tribale e per il precisarsi di quelli esterni: prime profonde colonizzazioni semiti-
che; programmi greci non evasi; lusinghe iberico-tartessiche etc. Ma, alla fine del
VI secolo a.C., i nuraghi delle regioni strategiche situati a protezione delle capitali
dei piccoli reami indigeni, vengono investiti dallurto delle truppe cartaginesi e,
cedendo agli assedi prolungati del nemico, dopo alterne vicende, sono presi e di-
strutti coinvolgendo, con la loro caduta, anche quella degli staterelli relativi.
Lultimo capitolo di storia delle torri nuragiche rievoca i fatti della resistenza sui
monti attraverso la nuova forma del nuraghe a corridoio: prima contro il progre-
dire degli attacchi occasionali dei Cartaginesi nel corso del V-IV secolo a.C., e poi
contro i Romani a cominciare dal 238 a.C.
Nel III secolo a.C. avvenne il crollo definitivo delle fortezze nuragiche e
della civilt che le aveva espresse. La grande carica storica del periodo della-
pogeo, le manifestazioni architettonicamente complesse e colossali del bel tem-
po, diventarono, allora, un pallido ricordo, una sensazione di grandezza passata
sempre pi evanescente e dolorosa; forse anche destavano un impulso passegge-
ro di orgogliosa ed inutile rivincita ideale.
Ma gi sulla fine della Repubblica, i Barbari costruttori di nuraghi, o per buo-
na disposizione o per necessit, si rendevano sensibili, per quanto non totalmente, al-
la spiritualit e alla cultura del nuovo e potente conquistatore romano. Lantica vena
culturale, per, seguit a correre per canali nascosti e ancor oggi, di tanto in tanto,
affiora, nei luoghi pi remoti e negli strati pi conservativi e puri, come sottile sensa-
zione di valori che non hanno perduto ogni efficacia storica e rappresentano, se sa-
puti rivivere in nuove e impegnative esperienze, elementi di vita e di progresso civile.
Giovanni Lilliu
96
I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA
Bibliografia
Sui nuraghi esiste unampia e varia bibliografia, che acquista interesse e im-
portanza maggiore quanto pi si fa vicina a noi. A volerne accennare il carattere,
si rileva che esso cambia col mutare dei secoli in cui si venuta formando e, gra-
datamente, arricchendo. Dalle prime fuggevoli notizie dellArquer e del Fara,
suggerite dallattitudine erudita e culturale del secolo XVI, attraverso le fanta-
sticherie baroccheggianti dei secoli XVII e XVIII e dopo lattenzione dellar-
cheologia romantica del secolo XIX, si passa alla letteratura riflessa e scientifica
doggi per cui la nuragologia diventata una vera e propria disciplina di ricer-
ca e dinsegnamento.
Questo cammino si pu ben rifare sulla traccia di numerosi scritti e pubbli-
cazioni di impegno diverso; e il rifarlo risulta utile non soltanto per illustrare
largomento specifico dei nuraghi, ma anche per delineare un certo profilo pro-
gressivo di pensiero e di cultura pi generale in Sardegna, che si ricostruisce at-
traverso linteresse acuto e diffuso in ogni tempo (e soprattutto in periodo pi
recente) per quello che fu e resta ancora il fatto monumentale pi clamo-
roso della storia isolana. Ritessere e comporre insieme i motivi molteplici, ta-
lora coloriti, di questa letteratura si pu bene; ma non lo si fa presentando que-
sta bibliografia che, a voler esser critica, dovrebbe prendere numerose pagine o
diventare materia di trattazione estesa e precisa, mentre leconomia del libro
non consente di esser turbata da una esposizione specifica che assume il valore
di vero e proprio contenuto a s stante.
Perci qui si presenta un elenco bibliografico della letteratura scientifica o
meno sui nuraghi, completo per i secoli dal XVI al XIX, limitato invece alle
pubblicazioni di maggiore incidenza e di particolare rilievo per il secolo XX.
Questa distinzione la si capisce pensando che la difficolt di trovare i dati bi-
bliografici dal 500 all800 (talvolta consegnati a scritti di contrattissima diffu-
sione e rintracciabili in Biblioteche locali quando non sono desunti da mano-
scritti) diminuisce nei nostri tempi; e che uno il valore della bibliografia dei
secoli anteriori al 900, ormai diventata oggetto di riflessione storico-culturale,
altro il significato della bibliografia contemporanea sui nuraghi che, per esser
viva e per pretendere a un fine critico, va presa e presentata con speciale discer-
nimento e con corretto criterio selettivo.
SECOLO XVI
S. Arquer, Sardiniae brevis historia et descriptio tabula chorographica insulae
ac metropolis illustrata, in S. Mnster, Cosmographia Universalis, ed. 1550
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Hanno dapprima conosciuto i fatti culturali connessi con i movimenti del
commercio egeo verso lOccidente, fino nella lontana Inghilterra, nei secoli XV-
XIV a.C.; e, poi, sul declinare del II millennio sono stati forse partecipi degli avve-
nimenti legati alla dispersione delle genti achee ed asiatiche, ai quali sembra non
esser stata completamente estranea la Sardegna, se prestiamo fede a fonti antiche.
Nei primi secoli dellet del Ferro (X-IX secolo a.C.), sfuggiti allassalto delle
grandi invasioni indoeuropee, ed in particolare a quella dei Celti, che arianizza-
rono lOccidente, i nuraghi conobbero i rapporti amichevoli con le popolazioni
villanoviane della Penisola italica, con i popoli protoetruschi, e gli approcci in-
sidiosi con i primi nuclei di Fenici. Sono i tempi in cui fu dato alle popolazioni
indigene di antica residenza e ai gruppi etnici di nuova recente provenienza
orientale usi alla guerra di sviluppare, in favorevoli condizioni, le premesse
storico-culturali della fine del II millennio a.C. in questo periodo che, forse, la
civilt nuragica sogn miraggi di conquista esterna e anche, non improbabile,
tent delle infiltrazioni etnico-culturali nellarcipelago balearico ed in Etruria.
Pi tardi, nel corso dellVIII-VI secolo a.C., le torri nuragiche furono oggetto
dun enorme sforzo costruttivo militare, dovuto al sostituirsi alle mire di conqui-
sta delle preoccupazioni di difesa per laumentare dei pericoli interni nella lotta
tribale e per il precisarsi di quelli esterni: prime profonde colonizzazioni semiti-
che; programmi greci non evasi; lusinghe iberico-tartessiche etc. Ma, alla fine del
VI secolo a.C., i nuraghi delle regioni strategiche situati a protezione delle capitali
dei piccoli reami indigeni, vengono investiti dallurto delle truppe cartaginesi e,
cedendo agli assedi prolungati del nemico, dopo alterne vicende, sono presi e di-
strutti coinvolgendo, con la loro caduta, anche quella degli staterelli relativi.
Lultimo capitolo di storia delle torri nuragiche rievoca i fatti della resistenza sui
monti attraverso la nuova forma del nuraghe a corridoio: prima contro il progre-
dire degli attacchi occasionali dei Cartaginesi nel corso del V-IV secolo a.C., e poi
contro i Romani a cominciare dal 238 a.C.
Nel III secolo a.C. avvenne il crollo definitivo delle fortezze nuragiche e
della civilt che le aveva espresse. La grande carica storica del periodo della-
pogeo, le manifestazioni architettonicamente complesse e colossali del bel tem-
po, diventarono, allora, un pallido ricordo, una sensazione di grandezza passata
sempre pi evanescente e dolorosa; forse anche destavano un impulso passegge-
ro di orgogliosa ed inutile rivincita ideale.
Ma gi sulla fine della Repubblica, i Barbari costruttori di nuraghi, o per buo-
na disposizione o per necessit, si rendevano sensibili, per quanto non totalmente, al-
la spiritualit e alla cultura del nuovo e potente conquistatore romano. Lantica vena
culturale, per, seguit a correre per canali nascosti e ancor oggi, di tanto in tanto,
affiora, nei luoghi pi remoti e negli strati pi conservativi e puri, come sottile sensa-
zione di valori che non hanno perduto ogni efficacia storica e rappresentano, se sa-
puti rivivere in nuove e impegnative esperienze, elementi di vita e di progresso civile.
Giovanni Lilliu
96
I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA
historique sur les temples du Feu mentionns dans la Bible, in Annales de Philo-
sophie chrtienne, n. 79, t. XIV, p. 27 ss.; M. Valery, Voyages en Corse, a lle dElbe
et en Sardaigne, Paris 1837, t. II, pp. 50 s., 89, 115, 142, 305; V. Angius, in Bi-
blioteca Sarda, dic. 1838, fasc. 3, p. 93 s., gennaio 1839, fasc. 4, pp. 139-143,
168-178, maggio 1839, fasc. 8, pp. 335, 341, 377 (ripetuto in articolo Nura-
ghi nel Dizionario geografico storico-statistico, commerciale degli Stati di S.M. il Re
di Sardegna di Goffredo Casalis, Torino 1843, vol. XII, pp. 706-713); Peyron, ci-
tato in A. Lamarmora (v.) a p. 123 s.; A. De La Marmora, Voyage en Sardaigne ou
description statistique, physique et politique de cette le avec des recherches sur ses pro-
ductions naturelles et ses antiquits, s.p. (Antiquits), Paris-Turin 1840, pp. 9 ss.,
36-158, 550-564, Atlas pl. III, I-Ibis, V-XIV, XV, 2; N. Gavino, in La Meteora, I,
n. 1, 1843; E. Gerhard, Ueber die Kunst der Phoenicier, 1846, p. 6, t. II, ristampa
in Gesammelte Akademische Abhandlungen, Berlin 1866, pl. XLI, XLIV-XLV; G.
De Gregory, Isola di Sardegna, traduzione di A.F. Falconetti, Venezia 1847, p. 5
s.; P. Martini, Nuove Pergamene dArborea, vol. I, Cagliari 1849, pp. 59, 64 ss.;
J.W. Tyndale, The Island of Sardinia including pictures of the manners and customs
of the Sardinians and notes on the antiquities and modern objects of interest in the
Island, I, London 1849, pp. 109-139, 147; G. De Ferrari, Sopra i Norachi dellIso-
la di Sardegna, dissertazione letta nella Pontificia Accademia romana di Archeologia li
12 giugno 1852, pp. 191-198; G. Spano, I Nuraghi della Sardegna del Canonico
Giovanni Spano o Memoria sopra i Nuraghi della Sardegna, Cagliari 1854, pp. 8-
49; B. Bellini, Sopra i nuraghi di Sardegna (Carme di B.B.), Cagliari 1855, p. 5; P.
Martini, Compendio della Storia di Sardegna, Cagliari 1855, p. 5 (ed. V, 1878, p.
5 s.); J.F. Neigebaur, Die Insel Sardinien-Geschichtliche Entwiclung der Gegenwr-
tigen zustnde derselben in ihrer Verbindung mit Italien, Leipzig 1855, pp. 11,
292-298; S. Cocco, I Nur-hag in Sardegna. Riflessi del Sacerdote Rettore S.C., Ca-
gliari 1856, pp. 5-9; A. Campus, Osservazioni sulla Sardegna, avanti il dominio
dei Romani, Cagliari 1857, pp. 34, 42; Th. Forester, Rambles in The Islands of Cor-
sica and Sardinia, London 1858, pp. 379-405; A. Messner, Durch Sardinien Bil-
der von Festland und Insel, Leipzig 1859, p. 173; E.L. Tocco, Opinioni sulle anti-
chit della Sardegna, Cagliari 1860, pp. 15, 22 s., 30, 34 ss., 50 ss.; A. De La
Marmora, Itinraire de lle de Sardaigne, Turin, 1860, I, pp. 207, 228 s., 236 s.,
243, 245, 253, 304, 320 s., 355, 369 s., 380, 383, 394, 402, 420, 439, 443 s.,
449, 467 s., 471, 481, 572, II, pp. 49, 74, 123-126, 129, 132, 135-138, 140,
145, 212, 218, 222 s., 248 s., 280 s., 297 s., 300-302, 310, 317, 438; A. Meloni,
Discorso accademico della importanza dellarcheologia, Cagliari 1861, p. 29; P. Tola,
Codex Diplomaticus Sardiniae, Torino 1861, t. I, p. 23 col. 1, p. 25 col. 1; A. Bre-
sciani, Dei costumi dellisola di Sardegna comparati cogli antichissimi popoli orienta-
li, Napoli 1861, pp. 186-210; E. Marongiu Nurra, Considerazioni filologiche in-
torno ai nuraghi lette nellAccademia di Sssari dal Can. D.E.M.M. al suo torno
nellanno 1840, Roma 1861, p. 8 ss.; A. Mazzoldi, Prolegomeni alla Storia dItalia
in continuazione delle Origini italiche, Milano 1862, p. 329; J.F. Neigebaur, Die
99
Bibliografia
(1558), p. 5 della ristampa del 1738, Torino; G.F. Fara, De Rebus Sardois, lib. I,
1580 (ed. Angius, 1838, p. 5) e Chorographia Sardiniae, 1580-1591 (ed. An-
gius, 1838, l. II, p. 112 s.).
SECOLO XVII
D. Serpi, Chronica de los Santos de Sardea, Barcelona 1600, l. I, cap. XLVII, p.
82 s.; M. Carillo, Relacion al Rey don Philipe del nombre, sitio, planta, conquistas,
christianidad, fertilidad, ciudades, lugares y govierno del Reyno de Sardea, Barce-
lona 1612, p. 15; S. Vidal, Annales Sardiniae, Florentiae 1639, pars I, pp. 35,
52; F. De Vico, Historia general de la Isla y Reyno de Sardea, Barcelona 1639,
parte I, cap. XV, 63, parte II, cap. III, 4-6; G. Pinto (o Pintus), Christus Cruci-
fixus, Lugduni 1644, t. II, l. VI, t. I, l. III, p. 16.
SECOLO XVIII
G.P. Nurra, Quae supersunt ad Sardiniae Historiam pertinentia, manoscritto del-
la Biblioteca Universitaria di Cagliari (fondo Baylle), 1708, t. I, pp. 23, 25 e
25v, 111v, 113 e 113v; S. Stefanini, De veteribus Sardiniae laudibus oratio habita
IV non. septembris, 1773, pp. 9-12; F. Cetti, Storia naturale della Sardegna, Ss-
sari 1774, t. I, p. 201 s.; M. Madao, Dissertazioni storiche apologetiche critiche
delle sarde antichit, Cagliari 1792, t. I, pp. 8, 11, 13-19.
SECOLO XIX
A.M. Urgias, Notizie compendiose sulla Sardegna ad uso della giovent, Genova
1815, p. 35; F. Mnter, Religion de Carthaginois, Copenhague 1821, p. 8 e
Sendschreiben ueber einige sardische Idole, Copenhague 1822, p. 10, nota 19; G.A.
Arri, Lapide fenicia di Nora in Sardegna, Torino 1824, p. 7 ss.; G. Manno, Storia
di Sardegna, Torino 1825, t. I, p. 12 ss.; M. Mimaut, Histoire de Sardaigne ou la
Sardaigne ancienne et moderne, Paris 1825, t. II, c. VIII, p. 379 ss.; L.C.F. Petit
Radel, Notice sur les nuraghes de la Sardaigne considrs dans leurs rapports avec les
rsultats des recherches sur les monumens cyclopens ou plasgiques, Paris 1826, p. 21
ss.; C. De Saint-Severin, Souvenirs dun sjour en Sardaigne pendant les annes
1821 et 1822 ou Notice sur cette Ile, Lyon 1827, p. 50 ss.; W.H. Smyth, Sketch of
the present state of the Island of Sardinia, London 1828, pp. 4 ss., 290, 320; G.
Floris, Componimento topografico storico dellIsola di Sardegna (manoscritto della
Biblioteca Universitaria di Cagliari, con data 1829), parte II, t. II, pp. 23, 51-69;
G. Micali, Storia degli antichi popoli italici, 1832, t. II, p. 46 s. (2
a
ed., 1849, II,
p. 43 ss.); Inghirami, Di alcuni toli sepolcrali, edificati dagli Etruschi nellantica
necropoli di Volterra, non veduti finora in Etruria, con alcune osservazioni sullo-
pera di M. Petit Radel, relativa alle Nuraghe di Sardegna, in Annales de lInstitut
de correspondance archologique de Roma, 1832, p. 20 ss.; G.A. Arri, Lettera di
Giannantonio Arri al Chiarissimo Cavaliere Alberto della Marmora intorno ai Nurhag
della Sardegna, Torino, 10 luglio 1835, p. 3 ss.; G.A. Arri, Essai philologique et
98
I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA
historique sur les temples du Feu mentionns dans la Bible, in Annales de Philo-
sophie chrtienne, n. 79, t. XIV, p. 27 ss.; M. Valery, Voyages en Corse, a lle dElbe
et en Sardaigne, Paris 1837, t. II, pp. 50 s., 89, 115, 142, 305; V. Angius, in Bi-
blioteca Sarda, dic. 1838, fasc. 3, p. 93 s., gennaio 1839, fasc. 4, pp. 139-143,
168-178, maggio 1839, fasc. 8, pp. 335, 341, 377 (ripetuto in articolo Nura-
ghi nel Dizionario geografico storico-statistico, commerciale degli Stati di S.M. il Re
di Sardegna di Goffredo Casalis, Torino 1843, vol. XII, pp. 706-713); Peyron, ci-
tato in A. Lamarmora (v.) a p. 123 s.; A. De La Marmora, Voyage en Sardaigne ou
description statistique, physique et politique de cette le avec des recherches sur ses pro-
ductions naturelles et ses antiquits, s.p. (Antiquits), Paris-Turin 1840, pp. 9 ss.,
36-158, 550-564, Atlas pl. III, I-Ibis, V-XIV, XV, 2; N. Gavino, in La Meteora, I,
n. 1, 1843; E. Gerhard, Ueber die Kunst der Phoenicier, 1846, p. 6, t. II, ristampa
in Gesammelte Akademische Abhandlungen, Berlin 1866, pl. XLI, XLIV-XLV; G.
De Gregory, Isola di Sardegna, traduzione di A.F. Falconetti, Venezia 1847, p. 5
s.; P. Martini, Nuove Pergamene dArborea, vol. I, Cagliari 1849, pp. 59, 64 ss.;
J.W. Tyndale, The Island of Sardinia including pictures of the manners and customs
of the Sardinians and notes on the antiquities and modern objects of interest in the
Island, I, London 1849, pp. 109-139, 147; G. De Ferrari, Sopra i Norachi dellIso-
la di Sardegna, dissertazione letta nella Pontificia Accademia romana di Archeologia li
12 giugno 1852, pp. 191-198; G. Spano, I Nuraghi della Sardegna del Canonico
Giovanni Spano o Memoria sopra i Nuraghi della Sardegna, Cagliari 1854, pp. 8-
49; B. Bellini, Sopra i nuraghi di Sardegna (Carme di B.B.), Cagliari 1855, p. 5; P.
Martini, Compendio della Storia di Sardegna, Cagliari 1855, p. 5 (ed. V, 1878, p.
5 s.); J.F. Neigebaur, Die Insel Sardinien-Geschichtliche Entwiclung der Gegenwr-
tigen zustnde derselben in ihrer Verbindung mit Italien, Leipzig 1855, pp. 11,
292-298; S. Cocco, I Nur-hag in Sardegna. Riflessi del Sacerdote Rettore S.C., Ca-
gliari 1856, pp. 5-9; A. Campus, Osservazioni sulla Sardegna, avanti il dominio
dei Romani, Cagliari 1857, pp. 34, 42; Th. Forester, Rambles in The Islands of Cor-
sica and Sardinia, London 1858, pp. 379-405; A. Messner, Durch Sardinien Bil-
der von Festland und Insel, Leipzig 1859, p. 173; E.L. Tocco, Opinioni sulle anti-
chit della Sardegna, Cagliari 1860, pp. 15, 22 s., 30, 34 ss., 50 ss.; A. De La
Marmora, Itinraire de lle de Sardaigne, Turin, 1860, I, pp. 207, 228 s., 236 s.,
243, 245, 253, 304, 320 s., 355, 369 s., 380, 383, 394, 402, 420, 439, 443 s.,
449, 467 s., 471, 481, 572, II, pp. 49, 74, 123-126, 129, 132, 135-138, 140,
145, 212, 218, 222 s., 248 s., 280 s., 297 s., 300-302, 310, 317, 438; A. Meloni,
Discorso accademico della importanza dellarcheologia, Cagliari 1861, p. 29; P. Tola,
Codex Diplomaticus Sardiniae, Torino 1861, t. I, p. 23 col. 1, p. 25 col. 1; A. Bre-
sciani, Dei costumi dellisola di Sardegna comparati cogli antichissimi popoli orienta-
li, Napoli 1861, pp. 186-210; E. Marongiu Nurra, Considerazioni filologiche in-
torno ai nuraghi lette nellAccademia di Sssari dal Can. D.E.M.M. al suo torno
nellanno 1840, Roma 1861, p. 8 ss.; A. Mazzoldi, Prolegomeni alla Storia dItalia
in continuazione delle Origini italiche, Milano 1862, p. 329; J.F. Neigebaur, Die
99
Bibliografia
(1558), p. 5 della ristampa del 1738, Torino; G.F. Fara, De Rebus Sardois, lib. I,
1580 (ed. Angius, 1838, p. 5) e Chorographia Sardiniae, 1580-1591 (ed. An-
gius, 1838, l. II, p. 112 s.).
SECOLO XVII
D. Serpi, Chronica de los Santos de Sardea, Barcelona 1600, l. I, cap. XLVII, p.
82 s.; M. Carillo, Relacion al Rey don Philipe del nombre, sitio, planta, conquistas,
christianidad, fertilidad, ciudades, lugares y govierno del Reyno de Sardea, Barce-
lona 1612, p. 15; S. Vidal, Annales Sardiniae, Florentiae 1639, pars I, pp. 35,
52; F. De Vico, Historia general de la Isla y Reyno de Sardea, Barcelona 1639,
parte I, cap. XV, 63, parte II, cap. III, 4-6; G. Pinto (o Pintus), Christus Cruci-
fixus, Lugduni 1644, t. II, l. VI, t. I, l. III, p. 16.
SECOLO XVIII
G.P. Nurra, Quae supersunt ad Sardiniae Historiam pertinentia, manoscritto del-
la Biblioteca Universitaria di Cagliari (fondo Baylle), 1708, t. I, pp. 23, 25 e
25v, 111v, 113 e 113v; S. Stefanini, De veteribus Sardiniae laudibus oratio habita
IV non. septembris, 1773, pp. 9-12; F. Cetti, Storia naturale della Sardegna, Ss-
sari 1774, t. I, p. 201 s.; M. Madao, Dissertazioni storiche apologetiche critiche
delle sarde antichit, Cagliari 1792, t. I, pp. 8, 11, 13-19.
SECOLO XIX
A.M. Urgias, Notizie compendiose sulla Sardegna ad uso della giovent, Genova
1815, p. 35; F. Mnter, Religion de Carthaginois, Copenhague 1821, p. 8 e
Sendschreiben ueber einige sardische Idole, Copenhague 1822, p. 10, nota 19; G.A.
Arri, Lapide fenicia di Nora in Sardegna, Torino 1824, p. 7 ss.; G. Manno, Storia
di Sardegna, Torino 1825, t. I, p. 12 ss.; M. Mimaut, Histoire de Sardaigne ou la
Sardaigne ancienne et moderne, Paris 1825, t. II, c. VIII, p. 379 ss.; L.C.F. Petit
Radel, Notice sur les nuraghes de la Sardaigne considrs dans leurs rapports avec les
rsultats des recherches sur les monumens cyclopens ou plasgiques, Paris 1826, p. 21
ss.; C. De Saint-Severin, Souvenirs dun sjour en Sardaigne pendant les annes
1821 et 1822 ou Notice sur cette Ile, Lyon 1827, p. 50 ss.; W.H. Smyth, Sketch of
the present state of the Island of Sardinia, London 1828, pp. 4 ss., 290, 320; G.
Floris, Componimento topografico storico dellIsola di Sardegna (manoscritto della
Biblioteca Universitaria di Cagliari, con data 1829), parte II, t. II, pp. 23, 51-69;
G. Micali, Storia degli antichi popoli italici, 1832, t. II, p. 46 s. (2
a
ed., 1849, II,
p. 43 ss.); Inghirami, Di alcuni toli sepolcrali, edificati dagli Etruschi nellantica
necropoli di Volterra, non veduti finora in Etruria, con alcune osservazioni sullo-
pera di M. Petit Radel, relativa alle Nuraghe di Sardegna, in Annales de lInstitut
de correspondance archologique de Roma, 1832, p. 20 ss.; G.A. Arri, Lettera di
Giannantonio Arri al Chiarissimo Cavaliere Alberto della Marmora intorno ai Nurhag
della Sardegna, Torino, 10 luglio 1835, p. 3 ss.; G.A. Arri, Essai philologique et
98
I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA
les Bronzes de Sardaigne, in Matriaux pour lhistoire primitive et naturelle de
lhomme, XVIII, 3
e
srie, tome I, 1884, pp. 187-199, 202; R. Tennant, Sardinia
and its resources, Rome-London 1885, pp. 39-49; M. Cossu, Ristretto storico-geo-
grafico, Oristano 1887, p. 8; Perrot-Chipiez, Histoire de lart dans lAntiquit, IV,
Paris 1887, pp. 22-55, figg. 8-28, 32; S. Cocco Solinas, Geografia storica della
Sardegna, Sssari 1888, p. 3; A.M. Centurione, Studii recenti sopra i Nuraghi e
loro importanza, in Civilt Cattolica, serie XIII, 1888, pp. 1-156; Ch. Hewards,
Sardinia and the Sardes, London 1889; A. Camboni, Storia popolare della Sardegna,
Sssari 1890, p. 2; S. Corti, Le provincie dItalia sotto laspetto geografico e storico, Re-
gione Sarda, Prov. di Cagliari, Torino 1891, pp. 18, 38-46, 48-50, 52, 54-70; Le
provincie cit., Prov. di Sssari, Torino 1891, pp. 18, 34-48; P. Cugia, Nuovo Itinera-
rio dellisola di Sardegna, Ravenna 1892, pp. 12, 309-312; G. Vuillier, Le isole di-
menticate, la Sardegna, Cagliari 1930 (trad. di R. Carta Raspi di Les Iles oublis,
Paris, 1893), p. 38 s.; A. Cionini, La Sardegna (Note e impressioni di viaggio), Par-
ma 1896, p. 14 s.; F. Corona, Guida storico-artistica-commerciale dellIsola di Sar-
degna, Bergamo 1896, pp. 45 s., 161, 171, 200, 221, 224 s., 227, 280, 317; O.
Montelius, Ricordi della Sardegna, traduzione di Pasquale Gastaldi-Millelire, Ca-
gliari 1898, pp. 25-36.
SECOLO XX
Gli scritti che qui si trascelgono, fra i numerosissimi sullargomento dei nura-
ghi, si distinguono per il valore scientifico e per il contributo di originalit sia
per quanto concerne la novit dei dati archeologici (di ricerca sul terreno e di
scavo) sia per limpostazione di problemi di fondo o per particolari prospettive
storico-culturali via via maturate e progredite nel quadro dello sviluppo meto-
dologico e critico della scienza delle antichit in questo sessantennio di secolo.
Vista in questi limiti di lite, la letteratura nuragologica di parte del secolo
XX, si riduce a non molti nomi, di estrazione culturale diversa, e a un insieme
considerevole di pubblicazioni dimpegno sempre maggiore e con contributi sem-
pre pi validi e positivi, contenutistici e strumentali. Accanto a questa biblio-
grafia propriamente scientifica e fondamentale, si cita anche qualche opera di
intelligente e buona divulgazione. Si tace, naturalmente, di quella letteratura
nuragologica minore, per lo pi parassitaria e mitologica, che, ancor oggi,
non cessa di far mostra nel sottobosco della cultura regionale sullargomento.
G. Pinza, Monumenti primitivi della Sardegna, in Monumenti Antichi Lincei,
XI, 1901, col. 88-254, 275-280, figg. 58-74, 79-135, tavv. V-VI, IX, X-XVIII; F.
Nissardi, Contributo per lo studio dei nuraghi della Sardegna, in Atti del Con-
gresso Internazionale di Scienze storiche, Roma 1903, vol. V, sezione IV (Archeolo-
gia), Roma 1904, pp. 652-670, figg. 1-5; G. Patroni, Nora, Colonia fenicia in
Sardegna, in Mon. Ant. Lincei, XIV, 1904, col. 149, 154, 252; Origine del nura-
ghe sardo e relazioni della Sardegna con lOriente, in Atene e Roma, 1916, p. 109
101
Bibliografia
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reins von Freunden der Erdkunde zu Leipzig 1862, Leipzig 1863, p. 106; A. Bouil-
lier, Lle de Sardaigne, Description-Histoire-Statistique-Moeurs, Paris 1865, p. 53
ss.; G. Spano, Memoria sopra i Nuraghi della Sardegna, 1867, pp. 3-84; V. Crespi,
Memoria sopra gli antichi popoli egiziani in Sardegna, Cagliari 1868, p. 50 s.; P.
Mantegazza, Profili e paesaggi della Sardegna, Milano 1869, p. 77 ss.; S. Musu,
Storia compendiata della Sardegna, Cagliari 1869, p. 22 s.; G. Spano, Paleoetnolo-
gia sarda ossia let preistorica segnata nei monumenti che si trovano in Sardegna,
Cagliari 1871, pp. 5-10, 23, 29; N. Gavino, I Nuraghes di Sardegna, Cagliari
1872, pp. 5-48; F. Chabas, tudes sur lantiquits historiques daprs les sources
gyptiennes, et les monuments reputs prhistoriques, 1872, p. 191 s.; G. Spano, Me-
moria sopra il nome di Sardegna e degli antichi Sardi in relazione coi monumenti
dellEgitto illustrati dallegittologo F. Chabas, Cagliari 1873, p. 35; Emendamenti ed
aggiunte allItinerario dellIsola di Sardegna del Conte Alberto della Marmora, Ca-
gliari 1874, pp. 29, 45, 53, 55, 78, 80, 115 s., 118 s., 121, 132 s., 135-138, 143,
148-151, 160, 176, 196, 206, 211-213; S.A. De Castro, I primi abitatori della Sar-
degna, Sssari 1878, pp. 25, 33-35, 52, 54, 89-103, 134, 142 s.; H. von Maltzan,
Viaggio nellIsola di Sardegna, Lipsia 1869, traduzione di C.G. Bertolini, Cagliari
15 giugno 1875, pp. 17, 21, 23; Il Barone di Maltzan in Sardegna con unappen-
dice sulle iscrizioni fenicie dellIsola, traduzione di G. Prunas Tola, Milano 1886,
cap. XIII, pp. 336-361, schizzi a pp. 339 s., 346, 353, 355-359; J.H. Bennet, La
Corse et la Sardaigne, tude de voyage et de climatologie, Paris 1876, p. 196 s.; A.
Ostini, in Gazzetta di Sardegna, I, n. 168, 1876; Ch. Maclagan, The Hill Forts,
Stone Circles, and others structural Remains of Ancient Scotland, Edinburgh 1875 e
recens. in The Saturday Review, n. 1078, vol. 41, 24 giugno 1876; G. Cara, Con-
siderazioni sopra una fra le opinioni espresse intorno allorigine ed uso dei Nuraghi di
Sardegna, Cagliari 1876, pp. 6-22; A. Cara, Notizie intorno ai Nuraghi di Sarde-
gna, Cagliari 1876, pp. 5-22; G. Regaldi, in Nuova Antologia, anno XI, II serie,
vol. III, dic. 1876, p. 824; A. Cara, Lettera al Can. Giovanni Spano, Cagliari
1877, pp. 1-8; C. Corbetta, Sardegna e Corsica, libri due, Milano 1877, pp.
168-177, 218, 242, 246, 255, 262, 265, 267 s., 271, 276, 278, 284, 381, 398,
408, 427 s., 444 s.; Bibliofilo, Studio critico sulla storia primitiva della Sardegna,
Cagliari 1877, pp. 14-27, 30; M. Saragat, Brevissime notizie di storia sarda, Mila-
no 1877, p. 5 s.; F. Martorell y Pea, Apuntes arquelogicos, Gerona 1879, pp.
165-221 (Nurhages de la Isla de Cerdea y Talaiots de las Baleares); E. Pais, La
Sardegna prima del dominio romano, in Atti della R. Accademia dei Lincei,
CCLXXVIII, vol. VII, 1881, pp. 277-301, tavv. II-III; E. Pais, in Bull. Arch. Sar-
do, n.s., 1884, fasc. I-II, p. 29 s., fasc. III-IV, pp. 17, 20, fasc. V-VI, p. 79, fasc.
IX-X, pp. 136, 145, 156-158, fasc. XI-XII, pp. 162-165, 177, 179; F. Nissardi, ibi-
dem, pp. 10, 35, 37; E. Roissard De Bellet, La Sardaigne a vol doiseau en 1882 son
histoire, ses murs, sa gologie, ses richesses mtallifres et ses production de toute sorte,
Paris 1884, cap. VI, pp. 103-116; A. Baux et L. Gouin, Essai sur les Nuragues et
100
I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA
les Bronzes de Sardaigne, in Matriaux pour lhistoire primitive et naturelle de
lhomme, XVIII, 3
e
srie, tome I, 1884, pp. 187-199, 202; R. Tennant, Sardinia
and its resources, Rome-London 1885, pp. 39-49; M. Cossu, Ristretto storico-geo-
grafico, Oristano 1887, p. 8; Perrot-Chipiez, Histoire de lart dans lAntiquit, IV,
Paris 1887, pp. 22-55, figg. 8-28, 32; S. Cocco Solinas, Geografia storica della
Sardegna, Sssari 1888, p. 3; A.M. Centurione, Studii recenti sopra i Nuraghi e
loro importanza, in Civilt Cattolica, serie XIII, 1888, pp. 1-156; Ch. Hewards,
Sardinia and the Sardes, London 1889; A. Camboni, Storia popolare della Sardegna,
Sssari 1890, p. 2; S. Corti, Le provincie dItalia sotto laspetto geografico e storico, Re-
gione Sarda, Prov. di Cagliari, Torino 1891, pp. 18, 38-46, 48-50, 52, 54-70; Le
provincie cit., Prov. di Sssari, Torino 1891, pp. 18, 34-48; P. Cugia, Nuovo Itinera-
rio dellisola di Sardegna, Ravenna 1892, pp. 12, 309-312; G. Vuillier, Le isole di-
menticate, la Sardegna, Cagliari 1930 (trad. di R. Carta Raspi di Les Iles oublis,
Paris, 1893), p. 38 s.; A. Cionini, La Sardegna (Note e impressioni di viaggio), Par-
ma 1896, p. 14 s.; F. Corona, Guida storico-artistica-commerciale dellIsola di Sar-
degna, Bergamo 1896, pp. 45 s., 161, 171, 200, 221, 224 s., 227, 280, 317; O.
Montelius, Ricordi della Sardegna, traduzione di Pasquale Gastaldi-Millelire, Ca-
gliari 1898, pp. 25-36.
SECOLO XX
Gli scritti che qui si trascelgono, fra i numerosissimi sullargomento dei nura-
ghi, si distinguono per il valore scientifico e per il contributo di originalit sia
per quanto concerne la novit dei dati archeologici (di ricerca sul terreno e di
scavo) sia per limpostazione di problemi di fondo o per particolari prospettive
storico-culturali via via maturate e progredite nel quadro dello sviluppo meto-
dologico e critico della scienza delle antichit in questo sessantennio di secolo.
Vista in questi limiti di lite, la letteratura nuragologica di parte del secolo
XX, si riduce a non molti nomi, di estrazione culturale diversa, e a un insieme
considerevole di pubblicazioni dimpegno sempre maggiore e con contributi sem-
pre pi validi e positivi, contenutistici e strumentali. Accanto a questa biblio-
grafia propriamente scientifica e fondamentale, si cita anche qualche opera di
intelligente e buona divulgazione. Si tace, naturalmente, di quella letteratura
nuragologica minore, per lo pi parassitaria e mitologica, che, ancor oggi,
non cessa di far mostra nel sottobosco della cultura regionale sullargomento.
G. Pinza, Monumenti primitivi della Sardegna, in Monumenti Antichi Lincei,
XI, 1901, col. 88-254, 275-280, figg. 58-74, 79-135, tavv. V-VI, IX, X-XVIII; F.
Nissardi, Contributo per lo studio dei nuraghi della Sardegna, in Atti del Con-
gresso Internazionale di Scienze storiche, Roma 1903, vol. V, sezione IV (Archeolo-
gia), Roma 1904, pp. 652-670, figg. 1-5; G. Patroni, Nora, Colonia fenicia in
Sardegna, in Mon. Ant. Lincei, XIV, 1904, col. 149, 154, 252; Origine del nura-
ghe sardo e relazioni della Sardegna con lOriente, in Atene e Roma, 1916, p. 109
101
Bibliografia
Insel Sardinien und der General della Marmora, in Zweiter Jahresbericht des Ve-
reins von Freunden der Erdkunde zu Leipzig 1862, Leipzig 1863, p. 106; A. Bouil-
lier, Lle de Sardaigne, Description-Histoire-Statistique-Moeurs, Paris 1865, p. 53
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Memoria sopra gli antichi popoli egiziani in Sardegna, Cagliari 1868, p. 50 s.; P.
Mantegazza, Profili e paesaggi della Sardegna, Milano 1869, p. 77 ss.; S. Musu,
Storia compendiata della Sardegna, Cagliari 1869, p. 22 s.; G. Spano, Paleoetnolo-
gia sarda ossia let preistorica segnata nei monumenti che si trovano in Sardegna,
Cagliari 1871, pp. 5-10, 23, 29; N. Gavino, I Nuraghes di Sardegna, Cagliari
1872, pp. 5-48; F. Chabas, tudes sur lantiquits historiques daprs les sources
gyptiennes, et les monuments reputs prhistoriques, 1872, p. 191 s.; G. Spano, Me-
moria sopra il nome di Sardegna e degli antichi Sardi in relazione coi monumenti
dellEgitto illustrati dallegittologo F. Chabas, Cagliari 1873, p. 35; Emendamenti ed
aggiunte allItinerario dellIsola di Sardegna del Conte Alberto della Marmora, Ca-
gliari 1874, pp. 29, 45, 53, 55, 78, 80, 115 s., 118 s., 121, 132 s., 135-138, 143,
148-151, 160, 176, 196, 206, 211-213; S.A. De Castro, I primi abitatori della Sar-
degna, Sssari 1878, pp. 25, 33-35, 52, 54, 89-103, 134, 142 s.; H. von Maltzan,
Viaggio nellIsola di Sardegna, Lipsia 1869, traduzione di C.G. Bertolini, Cagliari
15 giugno 1875, pp. 17, 21, 23; Il Barone di Maltzan in Sardegna con unappen-
dice sulle iscrizioni fenicie dellIsola, traduzione di G. Prunas Tola, Milano 1886,
cap. XIII, pp. 336-361, schizzi a pp. 339 s., 346, 353, 355-359; J.H. Bennet, La
Corse et la Sardaigne, tude de voyage et de climatologie, Paris 1876, p. 196 s.; A.
Ostini, in Gazzetta di Sardegna, I, n. 168, 1876; Ch. Maclagan, The Hill Forts,
Stone Circles, and others structural Remains of Ancient Scotland, Edinburgh 1875 e
recens. in The Saturday Review, n. 1078, vol. 41, 24 giugno 1876; G. Cara, Con-
siderazioni sopra una fra le opinioni espresse intorno allorigine ed uso dei Nuraghi di
Sardegna, Cagliari 1876, pp. 6-22; A. Cara, Notizie intorno ai Nuraghi di Sarde-
gna, Cagliari 1876, pp. 5-22; G. Regaldi, in Nuova Antologia, anno XI, II serie,
vol. III, dic. 1876, p. 824; A. Cara, Lettera al Can. Giovanni Spano, Cagliari
1877, pp. 1-8; C. Corbetta, Sardegna e Corsica, libri due, Milano 1877, pp.
168-177, 218, 242, 246, 255, 262, 265, 267 s., 271, 276, 278, 284, 381, 398,
408, 427 s., 444 s.; Bibliofilo, Studio critico sulla storia primitiva della Sardegna,
Cagliari 1877, pp. 14-27, 30; M. Saragat, Brevissime notizie di storia sarda, Mila-
no 1877, p. 5 s.; F. Martorell y Pea, Apuntes arquelogicos, Gerona 1879, pp.
165-221 (Nurhages de la Isla de Cerdea y Talaiots de las Baleares); E. Pais, La
Sardegna prima del dominio romano, in Atti della R. Accademia dei Lincei,
CCLXXVIII, vol. VII, 1881, pp. 277-301, tavv. II-III; E. Pais, in Bull. Arch. Sar-
do, n.s., 1884, fasc. I-II, p. 29 s., fasc. III-IV, pp. 17, 20, fasc. V-VI, p. 79, fasc.
IX-X, pp. 136, 145, 156-158, fasc. XI-XII, pp. 162-165, 177, 179; F. Nissardi, ibi-
dem, pp. 10, 35, 37; E. Roissard De Bellet, La Sardaigne a vol doiseau en 1882 son
histoire, ses murs, sa gologie, ses richesses mtallifres et ses production de toute sorte,
Paris 1884, cap. VI, pp. 103-116; A. Baux et L. Gouin, Essai sur les Nuragues et
100
I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA
pp. 175-201, figg. 1-7; Studi Sardi, 1948, VIII, p. 412 (Arbus), 414 (Collinas),
415 (Gspini), 416 (Lunamatrona), 417 (Mgoro, Pabillonis, Pauli Arbarei, San
Gavino Monreale, Sanluri), 418 (Srdara, Serrenti, Siddi, Uras), 419 (Villamar,
Villanovaforru), 420 (Dorgali, Buddus); Studi Sardi, 1950, IX, p. 396 (Barmi-
ni), 398 (Lunamatrona), 399 ss. (SUraki di San Vero Milis), 432 (Tonra), 433
(ggius), 434 (Bortigiadas), 435 (Buddus), 438 (Calangianus), 440 (Luras),
448 (Sssari), 450 (Sorso), 451 (Tmpio), 462 (Tissi); Preistoria sarda e civilt
nuragica, in Il Ponte, VII, n. 9, settembre-ottobre 1951, Sardegna, pp. 989-993;
Modellini bronzei di Ittirddu e Olmedo (Nuraghi o alti-forni?), in Studi Sardi,
X-XI, 1952, pp. 92 ss. (nuraghi quadrilobati), 98-106, 110-113 (Su Nuraxi di Ba-
rmini); Il nuraghe di Barmini e la stratigrafia nuragica, in Studi Sardi, XII-
XIII, I, 1955, pp. 90-469, figg. 1-16, tavv. I-LXXX; The Nuraghi of Sardinia, in
Antiquity, vol. XXXIII, n. 129, March 1959, pp. 32-38, pl. VII-VIII; Primi scavi
del villaggio talaiotico di Ses Passes (Art, Maiorca) (Missione archeologica italia-
na, aprile-maggio 1959), in Rivista dellIstituto Nazionale dArcheologia e Storia
dellArte, n.s., a. IX, 1960, pp. 62-64, figg. 84-86 (pseudonuraghi) e p. 54 ss. (rap-
porti tra nuraghi e talaiots); La facies nuragica di Monte Claro (sepolcri di
Monte Claro e Sa Duchessa-Cagliari e villaggi di Enna Pruna e Su Guvntu-M-
goro), in Studi Sardi, XVI, 1960, pp. 3-266, figg. 1-48, tavv. I-L (con M.L. Fer-
rarese Ceruti); I nuraghi, in Il Progresso della Sardegna, I.S.E., 1960, pp. 23-32;
P. Mingazzini, Restituzione del nuraghe S. Antne in territorio di Torralba, in
Studi Sardi, VII, 1947, pp. 9-26, tavv. I-III; M. Pallottino, La Sardegna nuragica,
Roma 1950, pp. 35 ss., 50 ss., tavv. I, V-VII; El problema de las relaciones entre
Cerdea e Iberia en la antigedad prerromana, in Ampurias, XIV, Barcelona
1952, p. 144 ss.; E. Contu, La fortezza nuragica di Nuraghe Orrbiu presso Or-
rli (Noro), in Studi Sardi, X-XI, 1952, pp. 121-160, figg. 1-6, tavv. I-IV; Ar-
gomenti di cronologia a proposito delle tombe a poliandro di Ena Muros (Ossi-
Sssari) e Motroxe Bois (Usellus-Cagliari), in Studi Sardi, XIV-XV, I, 1958, pp.
181-196; I pi antichi nuraghi e lesplorazione del Nuraghe Peppe Gallu (Uri-
Sssari), in Rivista di Scienze Preistoriche, vol. XIV, fasc. 1-4, 1959, pp. 59-121,
figg. 1-21; O. Baldacci, Alcune considerazioni geografiche sulla storia della Sarde-
gna, in Studi Storici in onore di Francesco Loddo Canepa, Firenze 1959, vol. II, p.
34 ss. (osservazioni geografiche sui nuraghi); R. Pracchi, Contributo allo studio
dellinsediamento umano in Sardegna, La Sardegna sud-occidentale, parte I, in
Contributi alla geografia della Sardegna, Universit degli Studi di Cagliari, Istituto
di Geografia, serie A, fasc. 4, Cagliari 1960, pp. 35-59 (studio geografico dei nura-
ghi del Sulcis e dellIglesiente).
Esposizioni divulgative di ottimo livello sui nuraghi si hanno in: Ch. Zervos,
La Civilisation de la Sardaigne du dbut de lnolithique a la fin de la priode
nouragique, Paris 1954, pp. 43-100, figg. 15-90 (buon numero di grafici e ma-
gnifiche e ricche illustrazioni fotografiche, eseguite con fine senso darte e insieme
103
Bibliografia
ss.; Il villaggio di Serrucci e la Sardegna nuragica, in Arch. Storico Sardo, 1919;
La Preistoria, in Storia Politica dItalia, Milano 1937, I, p. 355 ss., II, p. 462 ss.
(2
a
ed. 1951, I, p. 360, 366 ss., 474-495); F. Prchac, Notes sur larchitecture des
Nuraghes de Sardaigne, in Mlanges dArchologie et dHistoire publis par lcole
franaise de Rome, 1908, t. XXVIII, pp. 153-168; A. Taramelli, Laltopiano della
Giara di Gsturi e i suoi monumenti preistorici, in Mon. Ant. Lincei, 1907, col. 6
ss. (con Nissardi); Il nuraghe Palmavera presso Alghero, in Mon. Ant. Lincei, vol.
XIX, 1909, col. 225 ss., figg. 1-20, tavv. I-VI; Il nuraghe Lughrras presso Pauli-
ltino, in Mon. Ant. Lincei, vol. XX, 1910, col. 153 ss., figg. 1-28; Notizie di Sca-
vi, 1915, p. 305 ss., figg. 1-2 (nuraghe Santa Brbara di Vilanovatruscheddu); No-
tizie di Scavi, 1916, p. 235 ss., tav. I, figg. 1-9, 12-13 (nuraghe Losa); Fortezze,
recinti, fonti sacre e necropoli preromane nellagro di Bonorva (Prov. di Sssari),
in Mon. Ant. Lincei, vol. XXV, 1919, col. 765-781, 789-800, 826-836; Sarrk,
Scavi nel nuraghe Sa Domu e sOrcu, in Mon. Ant. Lincei, XXXI, 1926, col.
405-446, figg. 1-16; La ricerca archeologica in Sardegna, in Il Convegno archeo-
logico in Sardegna giugno 1926, Reggio Emilia 1926, pp. 14-34, figg. 28-47 (in ge-
nerale); Cosa insegna una Carta archeologica della Sardegna, in Atti del XII Con-
gresso geografico italiano, Cagliari 1935, pp. 63-69; Nuraghi, in Enciclopedia
Italiana, Roma 1935, vol. XXV, pp. 81-83, tavv. XI-XII; Santu Antne in territo-
rio di Torralba (Sssari), in Mon. Ant. Lincei, vol. XXXVIII, 1939, col. 9-70, figg.
1-27, tavv. I-IX. Del Taramelli si devono ricordare anche le edizioni di dieci fogli
della Carta Archeologica della Sardegna, in ordine cronologico: f. 208-Dorgali
(1929), f. 210-Capo S. Marco (1929), f. 194-Oziri (1931), f. 207-Noro (1931),
f. 195-Orosei (1933), ff. 205-206-Capo Mannu e Macomr (1935), ff. 181-182-
Tmpio Pausania e Terranova Pausania (1939), f. 193-Bonorva (1940). E. Pais,
Sulla civilt dei nuraghi e sullo sviluppo sociologico della Sardegna, in Rend. Ac-
cad. Lincei, 18 (1909), pp. 3-48, 87-117, e in Arch. Stor. Sardo, 1910, p. 85 ss.; C.
Dess, Singolari nuraghi in Gallura, Sssari, nov. 1922, pp. 9, 12; F. Giarrizzo, in
Bull. Paletn. It., 43 (1923), pp. 46-57 (rapporti metrici); B.R. Motzo, in Conv.
arch. in Sardegna cit., p. 97 ss. e in Studi Sardi, I, fasc. I, p. 116. (etimologia e fon-
ti classiche in rapporto con i Nuraghi); F. Von Duhn, Nurage, in Reallexicon der
Vorgeschichte, neunter Band, Berlin 1927, pp. 140-145; G. Lilliu, Appunti sulla
cronologia nuragica, in Bull. Paletn. It., n.s., V-VI, 1941-42, pp. 143-177, figg. 1-9,
tav. I; Su Pranu di Siddi e i suoi monumenti preistorici (Siddi-Sardegna), in
Not. di Scavi, s. II, vol. II, 1941, pp. 130-163, figg. 1-28; Villaggio nuragico di
Su Iriu-Gergi (Sardegna), in Not. di Scavi, s. VII, vol. IV, 1943, pp. 166-170,
figg. 1-4; Lasplassas (Cagliari) villaggio preistorico di SUraxi e nuraghi e tom-
be megalitiche del falsopiano di Pauli, ibidem, pp. 170-182, figg. 5-8; Rapporti
fra la civilt nuragica e la civilt fenicio-punica in Sardegna, in Studi Etruschi,
vol. XVIII, 1944, pp. 323-370, figg. 1-4, tavv. XII-XV; Barmini (Cagliari)
Saggi stratigrafici presso i nuraghi di Su Nuraxi e Marfudi; vicus di S. Lusso-
rio e necropoli romana di Su Luargi, in Not. di Scavi, s. VII, vol. VII, 1946,
102
I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA
pp. 175-201, figg. 1-7; Studi Sardi, 1948, VIII, p. 412 (Arbus), 414 (Collinas),
415 (Gspini), 416 (Lunamatrona), 417 (Mgoro, Pabillonis, Pauli Arbarei, San
Gavino Monreale, Sanluri), 418 (Srdara, Serrenti, Siddi, Uras), 419 (Villamar,
Villanovaforru), 420 (Dorgali, Buddus); Studi Sardi, 1950, IX, p. 396 (Barmi-
ni), 398 (Lunamatrona), 399 ss. (SUraki di San Vero Milis), 432 (Tonra), 433
(ggius), 434 (Bortigiadas), 435 (Buddus), 438 (Calangianus), 440 (Luras),
448 (Sssari), 450 (Sorso), 451 (Tmpio), 462 (Tissi); Preistoria sarda e civilt
nuragica, in Il Ponte, VII, n. 9, settembre-ottobre 1951, Sardegna, pp. 989-993;
Modellini bronzei di Ittirddu e Olmedo (Nuraghi o alti-forni?), in Studi Sardi,
X-XI, 1952, pp. 92 ss. (nuraghi quadrilobati), 98-106, 110-113 (Su Nuraxi di Ba-
rmini); Il nuraghe di Barmini e la stratigrafia nuragica, in Studi Sardi, XII-
XIII, I, 1955, pp. 90-469, figg. 1-16, tavv. I-LXXX; The Nuraghi of Sardinia, in
Antiquity, vol. XXXIII, n. 129, March 1959, pp. 32-38, pl. VII-VIII; Primi scavi
del villaggio talaiotico di Ses Passes (Art, Maiorca) (Missione archeologica italia-
na, aprile-maggio 1959), in Rivista dellIstituto Nazionale dArcheologia e Storia
dellArte, n.s., a. IX, 1960, pp. 62-64, figg. 84-86 (pseudonuraghi) e p. 54 ss. (rap-
porti tra nuraghi e talaiots); La facies nuragica di Monte Claro (sepolcri di
Monte Claro e Sa Duchessa-Cagliari e villaggi di Enna Pruna e Su Guvntu-M-
goro), in Studi Sardi, XVI, 1960, pp. 3-266, figg. 1-48, tavv. I-L (con M.L. Fer-
rarese Ceruti); I nuraghi, in Il Progresso della Sardegna, I.S.E., 1960, pp. 23-32;
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Studi Sardi, VII, 1947, pp. 9-26, tavv. I-III; M. Pallottino, La Sardegna nuragica,
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Cerdea e Iberia en la antigedad prerromana, in Ampurias, XIV, Barcelona
1952, p. 144 ss.; E. Contu, La fortezza nuragica di Nuraghe Orrbiu presso Or-
rli (Noro), in Studi Sardi, X-XI, 1952, pp. 121-160, figg. 1-6, tavv. I-IV; Ar-
gomenti di cronologia a proposito delle tombe a poliandro di Ena Muros (Ossi-
Sssari) e Motroxe Bois (Usellus-Cagliari), in Studi Sardi, XIV-XV, I, 1958, pp.
181-196; I pi antichi nuraghi e lesplorazione del Nuraghe Peppe Gallu (Uri-
Sssari), in Rivista di Scienze Preistoriche, vol. XIV, fasc. 1-4, 1959, pp. 59-121,
figg. 1-21; O. Baldacci, Alcune considerazioni geografiche sulla storia della Sarde-
gna, in Studi Storici in onore di Francesco Loddo Canepa, Firenze 1959, vol. II, p.
34 ss. (osservazioni geografiche sui nuraghi); R. Pracchi, Contributo allo studio
dellinsediamento umano in Sardegna, La Sardegna sud-occidentale, parte I, in
Contributi alla geografia della Sardegna, Universit degli Studi di Cagliari, Istituto
di Geografia, serie A, fasc. 4, Cagliari 1960, pp. 35-59 (studio geografico dei nura-
ghi del Sulcis e dellIglesiente).
Esposizioni divulgative di ottimo livello sui nuraghi si hanno in: Ch. Zervos,
La Civilisation de la Sardaigne du dbut de lnolithique a la fin de la priode
nouragique, Paris 1954, pp. 43-100, figg. 15-90 (buon numero di grafici e ma-
gnifiche e ricche illustrazioni fotografiche, eseguite con fine senso darte e insieme
103
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Nuraghes de Sardaigne, in Mlanges dArchologie et dHistoire publis par lcole
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Giara di Gsturi e i suoi monumenti preistorici, in Mon. Ant. Lincei, 1907, col. 6
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tizie di Scavi, 1916, p. 235 ss., tav. I, figg. 1-9, 12-13 (nuraghe Losa); Fortezze,
recinti, fonti sacre e necropoli preromane nellagro di Bonorva (Prov. di Sssari),
in Mon. Ant. Lincei, vol. XXV, 1919, col. 765-781, 789-800, 826-836; Sarrk,
Scavi nel nuraghe Sa Domu e sOrcu, in Mon. Ant. Lincei, XXXI, 1926, col.
405-446, figg. 1-16; La ricerca archeologica in Sardegna, in Il Convegno archeo-
logico in Sardegna giugno 1926, Reggio Emilia 1926, pp. 14-34, figg. 28-47 (in ge-
nerale); Cosa insegna una Carta archeologica della Sardegna, in Atti del XII Con-
gresso geografico italiano, Cagliari 1935, pp. 63-69; Nuraghi, in Enciclopedia
Italiana, Roma 1935, vol. XXV, pp. 81-83, tavv. XI-XII; Santu Antne in territo-
rio di Torralba (Sssari), in Mon. Ant. Lincei, vol. XXXVIII, 1939, col. 9-70, figg.
1-27, tavv. I-IX. Del Taramelli si devono ricordare anche le edizioni di dieci fogli
della Carta Archeologica della Sardegna, in ordine cronologico: f. 208-Dorgali
(1929), f. 210-Capo S. Marco (1929), f. 194-Oziri (1931), f. 207-Noro (1931),
f. 195-Orosei (1933), ff. 205-206-Capo Mannu e Macomr (1935), ff. 181-182-
Tmpio Pausania e Terranova Pausania (1939), f. 193-Bonorva (1940). E. Pais,
Sulla civilt dei nuraghi e sullo sviluppo sociologico della Sardegna, in Rend. Ac-
cad. Lincei, 18 (1909), pp. 3-48, 87-117, e in Arch. Stor. Sardo, 1910, p. 85 ss.; C.
Dess, Singolari nuraghi in Gallura, Sssari, nov. 1922, pp. 9, 12; F. Giarrizzo, in
Bull. Paletn. It., 43 (1923), pp. 46-57 (rapporti metrici); B.R. Motzo, in Conv.
arch. in Sardegna cit., p. 97 ss. e in Studi Sardi, I, fasc. I, p. 116. (etimologia e fon-
ti classiche in rapporto con i Nuraghi); F. Von Duhn, Nurage, in Reallexicon der
Vorgeschichte, neunter Band, Berlin 1927, pp. 140-145; G. Lilliu, Appunti sulla
cronologia nuragica, in Bull. Paletn. It., n.s., V-VI, 1941-42, pp. 143-177, figg. 1-9,
tav. I; Su Pranu di Siddi e i suoi monumenti preistorici (Siddi-Sardegna), in
Not. di Scavi, s. II, vol. II, 1941, pp. 130-163, figg. 1-28; Villaggio nuragico di
Su Iriu-Gergi (Sardegna), in Not. di Scavi, s. VII, vol. IV, 1943, pp. 166-170,
figg. 1-4; Lasplassas (Cagliari) villaggio preistorico di SUraxi e nuraghi e tom-
be megalitiche del falsopiano di Pauli, ibidem, pp. 170-182, figg. 5-8; Rapporti
fra la civilt nuragica e la civilt fenicio-punica in Sardegna, in Studi Etruschi,
vol. XVIII, 1944, pp. 323-370, figg. 1-4, tavv. XII-XV; Barmini (Cagliari)
Saggi stratigrafici presso i nuraghi di Su Nuraxi e Marfudi; vicus di S. Lusso-
rio e necropoli romana di Su Luargi, in Not. di Scavi, s. VII, vol. VII, 1946,
102
I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA
Facolt di Lettere e Filosofia, a.a. 1948-49, pp. 1-195; E. Sale, Saggio di Catalogo
archeologico sul Foglio 193 (Quadrante I, Tavoletta NO e SO), Universit degli Studi
di Cagliari, Facolt di Lettere e Filosofia, a.a. 1949-50, pp. 1-417; G.G. Dvoli,
Saggio di Satalogo archeologico (Foglio 194, Quadrante II), Universit degli Studi di
Cagliari, Facolt di Lettere e Filosofia, a.a. 1949-50, pp. 1-289; F. Pilia, Saggio di
Catalogo archeologico (Foglio 218, II NE-SE), Universit degli Studi di Cagliari, Fa-
colt di Lettere e Filosofia, a.a. 1950-51, pp. 1-239; D. Masia, Saggio di Catalogo
archeologico (F. 194 della Carta dItalia, Tavolette IV NO e IV S0), Universit degli
Studi di Cagliari, Facolt di Lettere e Filosofia, a.a. 1950-1951, pp. 1-328; O. Fer-
reli, Saggio di Catalogo archeologico, Carta dItalia Foglio 218, Quadrante I, Tavolet-
ta NE-SE, Universit degli Studi di Cagliari, Facolt di Lettere e Filosofia, a.a.
1951-52, pp. 1-185; G. Chelo, Saggio di Catalogo archeologico sul Foglio 180 della
Carta dItalia, Quadrante III, Tavolette NE-SE, a.a. 1951-52, parte I, pp. 1-262,
parte II, pp. 263-382; A. Piras, Saggio di Catalogo archeologico sul Foglio 206 della
Carta dItalia, Quadrante III, Tavolette NE e NO, Universit degli Studi di Caglia-
ri, Facolt di Lettere e Filosofia, a.a. 1952-53, pp. 1-226; T. Racis, Saggio di Cata-
logo archeologico Foglio 217, III SO, Foglio 225, IV NO, Universit degli Studi di
Cagliari, Facolt di Lettere e Filosofia, a.a. 1952-53, pp. 1-146; G. Cherchi, Saggio
di Catalogo archeologico F. 206, I NE e F. 207, IV NW, Universit degli Studi di
Cagliari, Facolt di Lettere e Filosofia, a.a. 1952-53, pp. 1-293; P. Pes, Saggio di
Catalogo archeologico sul Foglio 206 della Carta dItalia, Quadrante IV, Tavoletta SE-
SO, Universit degli Studi di Cagliari, Facolt di Lettere e Filosofia, a.a. 1953-54,
pp. 1-362; A.P. Piludu, Saggio di Catalogo archeologico sul Foglio 206 della Carta
dItalia, Quadrante IV, Tavolette NE e NO, Universit degli Studi di Cagliari, Fa-
colt di Lettere e Filosofia, a.a. 1953-54, pp. 1-258; C. Puxeddu, Saggio di Catalo-
go archeologico sul Foglio 217 della Carta dItalia, Quadrante II, Tavoletta NO-SO,
Universit degli Studi di Cagliari, Facolt di Lettere e Filosofia, a.a. 1954-55, Sche-
dario Monumenti, pp. 1-517, Studio dei Monumenti, pp. 1-174, Saggio di Catalogo
archeologico sul Foglio 217 della Carta dItalia, Quadrante II, Tavoletta SE (Valle Riu
SIsca), Schedario Monumenti, pp. 1-61; F. Carta, Saggio di Catalogo archeologico sul
Foglio 219 della Carta dItalia, Quadrante III, Tavoletta NE-SE, Universit degli
Studi di Cagliari, Facolt di Lettere e Filosofia, a.a. 1954-55, pp. 1-206; A. Diana,
Saggio di Catalogo archeologico sul Foglio 225 della Carta dItalia, Quadrante II, Ta-
volette NE-SE, Universit degli Studi di Cagliari, Facolt di Lettere e Filosofia, a.a.
1955-56, pp. 1-249; V. Tetti, Saggio di Catalogo archeologico Carta dItalia Foglio
193, II SO-SE, Universit degli Studi di Cagliari, Facolt di Lettere e Filosofia, a.a.
1956-57, I, pp. 1-81, II, pp. 1-99.
105
Bibliografia
molto utili per lo studio scientifico dei monumenti); V. Mossa, Architettura do-
mestica in Sardegna, Cagliari 1957, pp. 26-45, figg. 1-7, tavv. 1-4 (i nuraghi
son visti specialmente nel quadro dello sviluppo della casa in Sardegna).
Per quanto non si possano considerare vere e proprie pubblicazioni, essendo
inedite, elenco, tuttavia, in ordine cronologico, le dissertazioni di Laurea aventi
per argomento Saggi di Catalogo archeologico, che sono state presentate, discusse
e molto favorevolmente giudicate nelle sessioni della Facolt di Lettere e Filoso-
fia dellUniversit di Cagliari, dallanno accademico 1944-45 fino ad oggi.
Questi scritti, elaborati dai giovani ricercatori sardi nellambito dellIstituto di
Paletnologia prima e poi dellIstituto di Antichit Sarde, contengono una gran-
de quantit di dati monumentali e culturali, per lo pi assolutamente nuovi,
relativi alle civilt preistoriche e storiche antiche che si sono susseguite nellIsola
per secoli. Il maggior numero dei dati costituito appunto dai nuraghi, i quali,
per lo pi, sono stati rilevati, con grafici di pianta e di sezione, e fotografati. Ne
risultato un repertorio documentale di notevole interesse e di concreta impor-
tanza scientifica, il cui valore si pu apprezzare seguendo le pagine di questo
Volume che molto deve, come contributo di base, al lavoro faticoso e veramente
meritorio e positivo degli estensori dei Saggi. I quali sono:
A. Atzori, Saggio di Catalogo archeologico sul Foglio 226 della Carta dItalia, Qua-
drante IV, Tavolette NE e NO, R. Universit degli Studi di Cagliari, Facolt di Let-
tere e Filosofia, a.a. 1944-1945, pp. 1-247; M. Figus, Saggio di Catalogo archeolo-
gico (F. 217, II NE, II SE), R. Universit degli Studi di Cagliari, Facolt Lettere e
Filosofia, a.a. 1944-45, pp. 1-208; S. Ghiani, Saggio di Catalogo archeologico (F.
226, IV SO-SE), R. Universit degli Studi di Cagliari, Facolt di Lettere e Filoso-
fia, a.a. 1944-45, pp. 1-188; G.M. Pintus, Saggio di Catalogo archeologico (F. 193
della Carta dItalia, Tavolette II NE e I SE), R. Universit degli Studi di Cagliari,
Facolt di Lettere e Filosofia, a.a. 1945-46, pp. 1-345; O. Stochino, Saggio di Ca-
talogo archeologico sul Foglio 219, Quadrante I, Tavolette SE-NE della Carta dItalia,
Universit degli Studi di Cagliari, Facolt di Lettere e Filosofia, a.a. 1945-46, pp.
1-167; L. Congiu, Saggio di Catalogo archeologico sul Foglio 225 della Carta dIta-
lia, Quadrante IV, Tavolette SE-NE, Universit degli Studi di Cagliari, Facolt di
Lettere e Filosofia, a.a. 1946-47, pp. 1-341; C. Porru, Saggio di Catalogo archeolo-
gico sul Foglio 225 della Carta dItalia, Quadrante I, Tavolette SE-NE, Universit
degli Studi di Cagliari, Facolt di Lettere e Filosofia, a.a. 1946-47; E. Contu, Sag-
gio di Catalogo archeologico sul Foglio 218 della Carta dItalia, Quadrante II, Tavo-
lette NO-SO, Universit degli Studi di Cagliari, Facolt di Lettere e Filosofia, a.a.
1947-48, pp. 1-220; M.V. Del Rio, Saggio di Catalogo archeologico sul Foglio
180 della Carta dItalia, Quadrante III NO-SO, Universit degli Studi di Cagliari,
Facolt di Lettere e Filosofia, a.a. 1947-48, pp. 1-157; F. Manconi, Saggio di Ca-
talogo archeologico (Foglio 181, Quadrante IV), Universit degli Studi di Cagliari,
104
I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA
Facolt di Lettere e Filosofia, a.a. 1948-49, pp. 1-195; E. Sale, Saggio di Catalogo
archeologico sul Foglio 193 (Quadrante I, Tavoletta NO e SO), Universit degli Studi
di Cagliari, Facolt di Lettere e Filosofia, a.a. 1949-50, pp. 1-417; G.G. Dvoli,
Saggio di Satalogo archeologico (Foglio 194, Quadrante II), Universit degli Studi di
Cagliari, Facolt di Lettere e Filosofia, a.a. 1949-50, pp. 1-289; F. Pilia, Saggio di
Catalogo archeologico (Foglio 218, II NE-SE), Universit degli Studi di Cagliari, Fa-
colt di Lettere e Filosofia, a.a. 1950-51, pp. 1-239; D. Masia, Saggio di Catalogo
archeologico (F. 194 della Carta dItalia, Tavolette IV NO e IV S0), Universit degli
Studi di Cagliari, Facolt di Lettere e Filosofia, a.a. 1950-1951, pp. 1-328; O. Fer-
reli, Saggio di Catalogo archeologico, Carta dItalia Foglio 218, Quadrante I, Tavolet-
ta NE-SE, Universit degli Studi di Cagliari, Facolt di Lettere e Filosofia, a.a.
1951-52, pp. 1-185; G. Chelo, Saggio di Catalogo archeologico sul Foglio 180 della
Carta dItalia, Quadrante III, Tavolette NE-SE, a.a. 1951-52, parte I, pp. 1-262,
parte II, pp. 263-382; A. Piras, Saggio di Catalogo archeologico sul Foglio 206 della
Carta dItalia, Quadrante III, Tavolette NE e NO, Universit degli Studi di Caglia-
ri, Facolt di Lettere e Filosofia, a.a. 1952-53, pp. 1-226; T. Racis, Saggio di Cata-
logo archeologico Foglio 217, III SO, Foglio 225, IV NO, Universit degli Studi di
Cagliari, Facolt di Lettere e Filosofia, a.a. 1952-53, pp. 1-146; G. Cherchi, Saggio
di Catalogo archeologico F. 206, I NE e F. 207, IV NW, Universit degli Studi di
Cagliari, Facolt di Lettere e Filosofia, a.a. 1952-53, pp. 1-293; P. Pes, Saggio di
Catalogo archeologico sul Foglio 206 della Carta dItalia, Quadrante IV, Tavoletta SE-
SO, Universit degli Studi di Cagliari, Facolt di Lettere e Filosofia, a.a. 1953-54,
pp. 1-362; A.P. Piludu, Saggio di Catalogo archeologico sul Foglio 206 della Carta
dItalia, Quadrante IV, Tavolette NE e NO, Universit degli Studi di Cagliari, Fa-
colt di Lettere e Filosofia, a.a. 1953-54, pp. 1-258; C. Puxeddu, Saggio di Catalo-
go archeologico sul Foglio 217 della Carta dItalia, Quadrante II, Tavoletta NO-SO,
Universit degli Studi di Cagliari, Facolt di Lettere e Filosofia, a.a. 1954-55, Sche-
dario Monumenti, pp. 1-517, Studio dei Monumenti, pp. 1-174, Saggio di Catalogo
archeologico sul Foglio 217 della Carta dItalia, Quadrante II, Tavoletta SE (Valle Riu
SIsca), Schedario Monumenti, pp. 1-61; F. Carta, Saggio di Catalogo archeologico sul
Foglio 219 della Carta dItalia, Quadrante III, Tavoletta NE-SE, Universit degli
Studi di Cagliari, Facolt di Lettere e Filosofia, a.a. 1954-55, pp. 1-206; A. Diana,
Saggio di Catalogo archeologico sul Foglio 225 della Carta dItalia, Quadrante II, Ta-
volette NE-SE, Universit degli Studi di Cagliari, Facolt di Lettere e Filosofia, a.a.
1955-56, pp. 1-249; V. Tetti, Saggio di Catalogo archeologico Carta dItalia Foglio
193, II SO-SE, Universit degli Studi di Cagliari, Facolt di Lettere e Filosofia, a.a.
1956-57, I, pp. 1-81, II, pp. 1-99.
105
Bibliografia
molto utili per lo studio scientifico dei monumenti); V. Mossa, Architettura do-
mestica in Sardegna, Cagliari 1957, pp. 26-45, figg. 1-7, tavv. 1-4 (i nuraghi
son visti specialmente nel quadro dello sviluppo della casa in Sardegna).
Per quanto non si possano considerare vere e proprie pubblicazioni, essendo
inedite, elenco, tuttavia, in ordine cronologico, le dissertazioni di Laurea aventi
per argomento Saggi di Catalogo archeologico, che sono state presentate, discusse
e molto favorevolmente giudicate nelle sessioni della Facolt di Lettere e Filoso-
fia dellUniversit di Cagliari, dallanno accademico 1944-45 fino ad oggi.
Questi scritti, elaborati dai giovani ricercatori sardi nellambito dellIstituto di
Paletnologia prima e poi dellIstituto di Antichit Sarde, contengono una gran-
de quantit di dati monumentali e culturali, per lo pi assolutamente nuovi,
relativi alle civilt preistoriche e storiche antiche che si sono susseguite nellIsola
per secoli. Il maggior numero dei dati costituito appunto dai nuraghi, i quali,
per lo pi, sono stati rilevati, con grafici di pianta e di sezione, e fotografati. Ne
risultato un repertorio documentale di notevole interesse e di concreta impor-
tanza scientifica, il cui valore si pu apprezzare seguendo le pagine di questo
Volume che molto deve, come contributo di base, al lavoro faticoso e veramente
meritorio e positivo degli estensori dei Saggi. I quali sono:
A. Atzori, Saggio di Catalogo archeologico sul Foglio 226 della Carta dItalia, Qua-
drante IV, Tavolette NE e NO, R. Universit degli Studi di Cagliari, Facolt di Let-
tere e Filosofia, a.a. 1944-1945, pp. 1-247; M. Figus, Saggio di Catalogo archeolo-
gico (F. 217, II NE, II SE), R. Universit degli Studi di Cagliari, Facolt Lettere e
Filosofia, a.a. 1944-45, pp. 1-208; S. Ghiani, Saggio di Catalogo archeologico (F.
226, IV SO-SE), R. Universit degli Studi di Cagliari, Facolt di Lettere e Filoso-
fia, a.a. 1944-45, pp. 1-188; G.M. Pintus, Saggio di Catalogo archeologico (F. 193
della Carta dItalia, Tavolette II NE e I SE), R. Universit degli Studi di Cagliari,
Facolt di Lettere e Filosofia, a.a. 1945-46, pp. 1-345; O. Stochino, Saggio di Ca-
talogo archeologico sul Foglio 219, Quadrante I, Tavolette SE-NE della Carta dItalia,
Universit degli Studi di Cagliari, Facolt di Lettere e Filosofia, a.a. 1945-46, pp.
1-167; L. Congiu, Saggio di Catalogo archeologico sul Foglio 225 della Carta dIta-
lia, Quadrante IV, Tavolette SE-NE, Universit degli Studi di Cagliari, Facolt di
Lettere e Filosofia, a.a. 1946-47, pp. 1-341; C. Porru, Saggio di Catalogo archeolo-
gico sul Foglio 225 della Carta dItalia, Quadrante I, Tavolette SE-NE, Universit
degli Studi di Cagliari, Facolt di Lettere e Filosofia, a.a. 1946-47; E. Contu, Sag-
gio di Catalogo archeologico sul Foglio 218 della Carta dItalia, Quadrante II, Tavo-
lette NO-SO, Universit degli Studi di Cagliari, Facolt di Lettere e Filosofia, a.a.
1947-48, pp. 1-220; M.V. Del Rio, Saggio di Catalogo archeologico sul Foglio
180 della Carta dItalia, Quadrante III NO-SO, Universit degli Studi di Cagliari,
Facolt di Lettere e Filosofia, a.a. 1947-48, pp. 1-157; F. Manconi, Saggio di Ca-
talogo archeologico (Foglio 181, Quadrante IV), Universit degli Studi di Cagliari,
104
I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA
CATALOGO
CATALOGO
109
CARTA A: CARTINA DI DENSIT DEI NURAGHI
zone prive di nuraghi
zone con densit inferiore al 0,1 per km
2
zone con densit da 0,1 a 0,35 per km
2
zone con densit da 0,35 a 0,60 per km
2
zone con densit superiore a 0,60 per km
2
109
CARTA A: CARTINA DI DENSIT DEI NURAGHI
zone prive di nuraghi
zone con densit inferiore al 0,1 per km
2
zone con densit da 0,1 a 0,35 per km
2
zone con densit da 0,35 a 0,60 per km
2
zone con densit superiore a 0,60 per km
2
1. GGIUS (Sssari): nuraghe zzana
2. TMPIO (Sssari): nuraghe Bdas
3. CALANGIANUS (Sssari): nuraghe Agnu
4. TMPIO (Sssari): nuraghe Tanca Manna
5. SSSARI (Sssari): nuraghe Piandnna
6. SILO (Sssari): nuraghe Bailu
7. ALGHERO (Sssari): nuraghe Palmavera
8. URI (Sssari): nuraghe Peppe Gallu
9. PLOGHE (Sssari): nuraghe Attentu
10. THISI (Sssari): nuraghe Fronte e Mola
11. TORRALBA (Sssari): nuraghe Oes
12. TORRALBA (Sssari): nuraghe Santu Antne
13. MORES (Sssari): nuraghe Sa Cuguttda
14. ITTIRDDU (Sssari): nuraghe Sa Domo e
sOrku
15. OZIRI (Sssari): nuraghe Santlvera
16. SEMSTENE (Sssari): nuraghe SIscla e Pedra
17. BOLTANA (Noro): nuraghe Perka e Pazza
18. BOLTANA (Noro): nuraghe Tittirila
19. BOLTANA (Noro): nuraghe Sa Ca Filigsa
20. ILLORI-ESPORLATU (Sssari): nuraghe Frida
21. BURGOS (Sssari): nuraghe Su Frile
22. NORO (Noro): nuraghe Noddle
23. NORO (Noro): nuraghe Sa Preda Longa
24. SUNI (Noro): nuraghe Nuraddo
25. POZZOMAGGIORE (Sssari): nuraghe Ala
26. SUNI (Noro): nuraghe Sneghe
27. SUNI (Noro): nuraghe Lighedu
28. SINDA (Noro): nuraghe Santa Brbara
29. MACOMR (Noro): nuraghe Santa Brbara
30. BORTIGALI (Noro): nuraghe Tsari
31. SILNUS (Noro): nuraghe Santa Sarbna
32. SILNUS (Noro): nuraghe Orolo
33. SILNUS (Noro): nuraghe Murrtu
34. ORNI (Noro): nuraghe SAttentu
35. OTTANA (Noro): nuraghe Marasrighes
36. SILNUS (Noro): nuraghe Siliggu
37. BORTIGALI (Noro): nuraghe idu Arbu
38. SGAMA (Noro): nuraghe Mulinddu
39. SGAMA (Noro): nuraghe Funtanedda
40. FLUSSIO (Noro): nuraghe Ginnas
41. SCANU M. (Noro): nuraghe Sa Figu Rnchida
42. SCANU M. (Noro): nuraghe Altriu
43. SCANU M. (Noro): nuraghe Sa Mura e
Mzzala
44. SCANU M. (Noro): nuraghe Cnculu
45. SCANU M. (Noro): nuraghe Mese Ros
46. SCANU M. (Noro): nuraghe Salggioro
47. SCANU M. (Noro): nuraghe Abbaddi
48. SENNAROLO (Noro): nuraghe Sena e Tana
49. TRESNURAGHES (Noro): nuraghe Nani
50. SENNAROLO (Noro): nuraghe Leortnas
51. SENNAROLO (Noro): nuraghe Frommgas
52. SANTULUSSRGIU (Cagliari): nuraghe Krasta
53. CGLIERI (Noro): nuraghe Longu
54. CGLIERI (Noro): nuraghe Monte Lcana
55. SANTULUSSRGIU (Cagliari): nuraghe Muru
de sa Figu
56. BONRCADO (Cagliari): nuraghe Bronku
57. ABBASANTA (Cagliari): nuraghe Losa
58. BONRCADO (Cagliari): nuraghe Nrgius
59. BONRCADO (Cagliari): nuraghe Serra Cr-
stula A
60. BONRCADO (Cagliari): nuraghe Ginna
Uda
61. PAULILTINO (Cagliari): nuraghe Lughrras
62. SNEGHE (Cagliari): nuraghe Ca Perdsa
63. SNEGHE (Cagliari): nuraghe Molinddu
64. BONRCADO (Cagliari): nuraghe Quu
65. TONRA (Noro): nuraghe Su Nurzze
66. SAMUGHO (Cagliari): nuraghe Perda Arrbia
67. RZANA (Noro): nuraghe Orrbiu
68. ILBONO (Noro): complesso nuragico di Scer
69. SENIS (Cagliari): nuraghe Mannu
70. OSNI (Noro): complesso nuragico di Serbssi
71. LOCRI (Noro): nuraghe Pliga
72. BARISRDO (Noro): nuraghe Giba e Scorka
73. BARISRDO (Noro): nuraghe Mindddu
74. GIRO (Noro): nuraghe Genna Masni
75. USSSSAI (Noro): nuraghe Casteddu Joni
76. POMPU (Cagliari): nuraghe Su Sensu
77. SIRIS (Cagliari): nuraghe Pranu Nuracci
78. GSTURI (Cagliari): nuraghe Brunku Mdili
79. GSTURI (Cagliari): nuraghe Addu
80. ISILI (Noro): nuraghe Is Paras
81. NURRI (Noro): nuraghe Santu Perdu
82. NURRI (Noro): nuraghe Korngiu e Maria
83. ESTERZLI (Noro): tempio a megaron di Do-
mu de Orga
84. TURRI (Cagliari): nuraghe Su Sensu
85. BARMINI (Cagliari): nuraghe Su Nuraxi
86. GERGI (Noro): nuraghe SUrdlli
87. ORRLI (Noro): nuraghe Sa Serra
88. NURRI (Noro): nuraghe Gurti qua
89. ORRLI (Noro): nuraghe Funtana Spidu
90. ORRLI (Noro): nuraghe Karcna
91. ORRLI (Noro): nuraghe Orrbiu
92. PERDASDEFGU (Noro): nuraghe Monte
sOrku Turi
93. TERTENA (Noro): nuraghe Marosni
94. TERTENA (Noro): nuraghe Su Konkli
95. GSPINI (Cagliari): recinto nuragico di Sa
Urcci
96. GSPINI (Cagliari): nuraghe Santa Sofa
97. MGORO (Cagliari): nuraghe Mudgu
98. MGORO (Cagliari): nuraghe Su Guvntu
99. GSICO (Cagliari): nuraghe Su Cvunu
100. SUELLI (Cagliari): nuraghe Piscu
101. SSINI (Cagliari): nuraghe Su Nuraxi
102. SAN BASLIO(Cagliari): nuraghe SOmu e sOrku
103. GONI (Cagliari): nuraghe Goni
104. ARMNGIA (Cagliari): nuraghe Scandaru
105. ARMNGIA (Cagliari): nuraghe Armngia
106. SAN VITO (Cagliari): nuraghe Asru
107. DOMUSNVAS (Cagliari): nuraghe SOrku
108. SARRK (Cagliari): nuraghe Domu sOrku
110 111
Catalogo
CARTA B: CARTINA DEI NURAGHI CATALOGATI E STUDIATI
1. GGIUS (Sssari): nuraghe zzana
2. TMPIO (Sssari): nuraghe Bdas
3. CALANGIANUS (Sssari): nuraghe Agnu
4. TMPIO (Sssari): nuraghe Tanca Manna
5. SSSARI (Sssari): nuraghe Piandnna
6. SILO (Sssari): nuraghe Bailu
7. ALGHERO (Sssari): nuraghe Palmavera
8. URI (Sssari): nuraghe Peppe Gallu
9. PLOGHE (Sssari): nuraghe Attentu
10. THISI (Sssari): nuraghe Fronte e Mola
11. TORRALBA (Sssari): nuraghe Oes
12. TORRALBA (Sssari): nuraghe Santu Antne
13. MORES (Sssari): nuraghe Sa Cuguttda
14. ITTIRDDU (Sssari): nuraghe Sa Domo e
sOrku
15. OZIRI (Sssari): nuraghe Santlvera
16. SEMSTENE (Sssari): nuraghe SIscla e Pedra
17. BOLTANA (Noro): nuraghe Perka e Pazza
18. BOLTANA (Noro): nuraghe Tittirila
19. BOLTANA (Noro): nuraghe Sa Ca Filigsa
20. ILLORI-ESPORLATU (Sssari): nuraghe Frida
21. BURGOS (Sssari): nuraghe Su Frile
22. NORO (Noro): nuraghe Noddle
23. NORO (Noro): nuraghe Sa Preda Longa
24. SUNI (Noro): nuraghe Nuraddo
25. POZZOMAGGIORE (Sssari): nuraghe Ala
26. SUNI (Noro): nuraghe Sneghe
27. SUNI (Noro): nuraghe Lighedu
28. SINDA (Noro): nuraghe Santa Brbara
29. MACOMR (Noro): nuraghe Santa Brbara
30. BORTIGALI (Noro): nuraghe Tsari
31. SILNUS (Noro): nuraghe Santa Sarbna
32. SILNUS (Noro): nuraghe Orolo
33. SILNUS (Noro): nuraghe Murrtu
34. ORNI (Noro): nuraghe SAttentu
35. OTTANA (Noro): nuraghe Marasrighes
36. SILNUS (Noro): nuraghe Siliggu
37. BORTIGALI (Noro): nuraghe idu Arbu
38. SGAMA (Noro): nuraghe Mulinddu
39. SGAMA (Noro): nuraghe Funtanedda
40. FLUSSIO (Noro): nuraghe Ginnas
41. SCANU M. (Noro): nuraghe Sa Figu Rnchida
42. SCANU M. (Noro): nuraghe Altriu
43. SCANU M. (Noro): nuraghe Sa Mura e
Mzzala
44. SCANU M. (Noro): nuraghe Cnculu
45. SCANU M. (Noro): nuraghe Mese Ros
46. SCANU M. (Noro): nuraghe Salggioro
47. SCANU M. (Noro): nuraghe Abbaddi
48. SENNAROLO (Noro): nuraghe Sena e Tana
49. TRESNURAGHES (Noro): nuraghe Nani
50. SENNAROLO (Noro): nuraghe Leortnas
51. SENNAROLO (Noro): nuraghe Frommgas
52. SANTULUSSRGIU (Cagliari): nuraghe Krasta
53. CGLIERI (Noro): nuraghe Longu
54. CGLIERI (Noro): nuraghe Monte Lcana
55. SANTULUSSRGIU (Cagliari): nuraghe Muru
de sa Figu
56. BONRCADO (Cagliari): nuraghe Bronku
57. ABBASANTA (Cagliari): nuraghe Losa
58. BONRCADO (Cagliari): nuraghe Nrgius
59. BONRCADO (Cagliari): nuraghe Serra Cr-
stula A
60. BONRCADO (Cagliari): nuraghe Ginna
Uda
61. PAULILTINO (Cagliari): nuraghe Lughrras
62. SNEGHE (Cagliari): nuraghe Ca Perdsa
63. SNEGHE (Cagliari): nuraghe Molinddu
64. BONRCADO (Cagliari): nuraghe Quu
65. TONRA (Noro): nuraghe Su Nurzze
66. SAMUGHO (Cagliari): nuraghe Perda Arrbia
67. RZANA (Noro): nuraghe Orrbiu
68. ILBONO (Noro): complesso nuragico di Scer
69. SENIS (Cagliari): nuraghe Mannu
70. OSNI (Noro): complesso nuragico di Serbssi
71. LOCRI (Noro): nuraghe Pliga
72. BARISRDO (Noro): nuraghe Giba e Scorka
73. BARISRDO (Noro): nuraghe Mindddu
74. GIRO (Noro): nuraghe Genna Masni
75. USSSSAI (Noro): nuraghe Casteddu Joni
76. POMPU (Cagliari): nuraghe Su Sensu
77. SIRIS (Cagliari): nuraghe Pranu Nuracci
78. GSTURI (Cagliari): nuraghe Brunku Mdili
79. GSTURI (Cagliari): nuraghe Addu
80. ISILI (Noro): nuraghe Is Paras
81. NURRI (Noro): nuraghe Santu Perdu
82. NURRI (Noro): nuraghe Korngiu e Maria
83. ESTERZLI (Noro): tempio a megaron di Do-
mu de Orga
84. TURRI (Cagliari): nuraghe Su Sensu
85. BARMINI (Cagliari): nuraghe Su Nuraxi
86. GERGI (Noro): nuraghe SUrdlli
87. ORRLI (Noro): nuraghe Sa Serra
88. NURRI (Noro): nuraghe Gurti qua
89. ORRLI (Noro): nuraghe Funtana Spidu
90. ORRLI (Noro): nuraghe Karcna
91. ORRLI (Noro): nuraghe Orrbiu
92. PERDASDEFGU (Noro): nuraghe Monte
sOrku Turi
93. TERTENA (Noro): nuraghe Marosni
94. TERTENA (Noro): nuraghe Su Konkli
95. GSPINI (Cagliari): recinto nuragico di Sa
Urcci
96. GSPINI (Cagliari): nuraghe Santa Sofa
97. MGORO (Cagliari): nuraghe Mudgu
98. MGORO (Cagliari): nuraghe Su Guvntu
99. GSICO (Cagliari): nuraghe Su Cvunu
100. SUELLI (Cagliari): nuraghe Piscu
101. SSINI (Cagliari): nuraghe Su Nuraxi
102. SAN BASLIO(Cagliari): nuraghe SOmu e sOrku
103. GONI (Cagliari): nuraghe Goni
104. ARMNGIA (Cagliari): nuraghe Scandaru
105. ARMNGIA (Cagliari): nuraghe Armngia
106. SAN VITO (Cagliari): nuraghe Asru
107. DOMUSNVAS (Cagliari): nuraghe SOrku
108. SARRK (Cagliari): nuraghe Domu sOrku
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Catalogo
CARTA B: CARTINA DEI NURAGHI CATALOGATI E STUDIATI
Fig. 1: planimetrie di nuraghi semplici
1. Orrbiu-rzana; 2. SIscla e Pedra-Semstene; 3. Bailu-silo; 4. Mindd-
du-Barisrdo; 5. Genna Masni-Giro; 6. Sa Domo e sOrku-Ittirddu; 7. Nu-
raddo-Suni; 8. Marosni-Tertena; 9. Muru de sa Figu-Santulussrgiu; 10. SAt-
tentu-Orni; 11. Piandnna-Sssari; 12. SOmu e sOrku-San Baslio; 13.
Karcna-Orrli; 14. Gurti qua-Nurri; 15. Sa Preda Longa-Noro; 16. Su Fri-
le-Burgos; 17. Ginnas-Flussio; 18. Madrone-Silnus; 19. Tittirila-Boltana;
20. Abbaddi-Scanu Montiferru; 21. Sa Figu Rnchida-Scanu Montiferru; 22.
Sa Cuguttda-Mores; 23. Murrtu-Silnus; 24. Leortnas-Sennarolo; 25. Santu
Antne-Torralba.
Figura 1, 1: nuraghe ORRBIU-rzana (Noro); cartina B, 67.
Si eleva a quota di 992 metri su dunaltura rocciosa e impervia, in vista dun paesaggio
silvestre di grande suggestione. un nuraghe monotorre, del tipo elementare, di pianta
113
Catalogo
112
I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA
1 2 3 4 5
6 7 8 9 10
11 12 13 14 15
11 12 13 14 15
16 17 18 19
20
circolare (diametro m 10,80), con lingresso a Sudest. Nellandito, di m 3,20 di lunghezza x
1 circa di larghezza, n garetta n scala. Allinterno, la camera centrica e rotonda ha m 4,80
di diametro sul colmaticcio. Il cono si conserva per laltezza massima residua di m 1,70 a
Sudovest. Lopera muraria di granito rossiccio (donde il nome di Orrbiu rosso del
nuraghe), con blocchi appena sbozzati di medie dimensioni: m 0,76 x 0,52 x 0,18 di altez-
za; 0,66 x 0,42 x 0,27; 0,54 x 0,45 x 0,20. Nel terreno adiacente si osservano resti di stovi-
glie dimpasto nerastro e rossastro, di et nuragica.
Bibliografia: O. Ferreli, Saggio di Catalogo archeologico sul foglio 218 della Carta dItalia, I, NE-SE, Uni-
versit di Cagliari, a.a. 1951-1952, p. 9 s., tav. IV, fig. 5.
Figura 1, 2: nuraghe SISCLA E PEDRA-Semstene (Sssari); cartina B, 16.
A quota di 470 m, su un pendio a mezza costa, seminascosto in un vallone, fra terreni
fertili e coltivati. Monotorre di piano circolare di m 11 di diametro, con ingresso a
Sud, in parte interrato. Nellandito, leggermente strombato verso la camera, lungo m
3,20, non si nota segno di garetta; certamente non v la scala. Anche la camera, cen-
trica, di m 4,40 di diametro, non mostra nicchie; presenta invece, a m 2,90 dal risvolto
interno dellandito, sulla destra, unapertura sopraelevata di m 0,80 sullattuale riempi-
mento (pi alta in realt) che mette nella scala a spirale. Questa scala, con luce sulla
camera di m 1,60 daltezza x 0,80 di larghezza, gira nello spessore murario da sinistra
a destra con un percorso seguibile per 3 metri circa; ostruita poi nel tratto che sfo-
ciava sul terrazzo. Landito, col soffitto elevato gradualmente verso la camera, da m 1 a
3,20 (misure prese sullinterrimento), presenta sezione ogivale, come la tholos che al-
ta m 5 sul colmaticcio. Il cono residua allesterno per m 6 daltezza (a Nord), ed co-
stituito da un paramento di blocchi di basalto bruti, con interblocchi riscagliati e con
abbondante uso di terra e zeppe. Il volume medio delle pietre si tiene nella parte basa-
le su mc 0,5 e allo svettamento su 0,2.
Bibliografia: Angius, in Casalis, Dizionario, XIX, 1849, p. 834 (Scala Pedra); A. Taramelli, Carta ar-
cheologica, p. 193, 1940, p. 66, n. 28; V. Tetti, Saggio di Catalogo archeologico Carta dItalia, Foglio 193,
II, SO-SE, Universit di Cagliari, a.a. 1956-57, p. 41 ss.
Figura 1, 3: nuraghe BAILU-silo (Sssari); cartina B, 6.
posto sopra un dirupo roccioso, a dominio della vallata sottostante. Nuraghe mono-
torre circolare del diametro di m 9 circa allo svettamento, con spessore murario da m 3
(muro dove si svolge la scala) a 1,80 (Ovest); mostra lingresso a Sud, di m 0,75 di lar-
ghezza x 0,65 daltezza visibile. Dietro lingresso il corridoio, di m 0,75/1,05 di larghez-
za, lungo m 2,20, alto sul colmaticcio m 1,45, riceve sulla destra lapertura della garetta,
rettangolare, di m 1,10 x 1,40 di altezza, con pareti laterali aggettanti. La camera eccen-
trica, ellittica (m 4,40 x 3,60), con la volta crollata, non mostra spazi sussidiari; presenta
invece, sulla parete destra verso il fondo, ad altezza dal pavimento, lapertura della scala
(largh. m 0,90) che gira da sinistra a destra nello spessore murario maggiore. Il cono si
conserva per laltezza residua massima di m 4 su 13 filari a Nordovest, a Sudsudovest
quasi completamente interrato. Il paramento esterno costituito di blocchi di trachite
monolitica di forma poligonale, con dimensioni di m 1,61 x 0,50 x 0,51; 0,55 x 0,81 x
0,24; 0,86 x 0,91 x 0,45. Da Sudsudovest a Sudsudest si sviluppa ad arco un muro re-
cintorio di rinforzo del cono, nella parte di pi difficile accesso e dirupata, residuato in
Fig. 1: planimetrie di nuraghi semplici
1. Orrbiu-rzana; 2. SIscla e Pedra-Semstene; 3. Bailu-silo; 4. Mindd-
du-Barisrdo; 5. Genna Masni-Giro; 6. Sa Domo e sOrku-Ittirddu; 7. Nu-
raddo-Suni; 8. Marosni-Tertena; 9. Muru de sa Figu-Santulussrgiu; 10. SAt-
tentu-Orni; 11. Piandnna-Sssari; 12. SOmu e sOrku-San Baslio; 13.
Karcna-Orrli; 14. Gurti qua-Nurri; 15. Sa Preda Longa-Noro; 16. Su Fri-
le-Burgos; 17. Ginnas-Flussio; 18. Madrone-Silnus; 19. Tittirila-Boltana;
20. Abbaddi-Scanu Montiferru; 21. Sa Figu Rnchida-Scanu Montiferru; 22.
Sa Cuguttda-Mores; 23. Murrtu-Silnus; 24. Leortnas-Sennarolo; 25. Santu
Antne-Torralba.
Figura 1, 1: nuraghe ORRBIU-rzana (Noro); cartina B, 67.
Si eleva a quota di 992 metri su dunaltura rocciosa e impervia, in vista dun paesaggio
silvestre di grande suggestione. un nuraghe monotorre, del tipo elementare, di pianta
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Catalogo
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I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA
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11 12 13 14 15
11 12 13 14 15
16 17 18 19
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circolare (diametro m 10,80), con lingresso a Sudest. Nellandito, di m 3,20 di lunghezza x
1 circa di larghezza, n garetta n scala. Allinterno, la camera centrica e rotonda ha m 4,80
di diametro sul colmaticcio. Il cono si conserva per laltezza massima residua di m 1,70 a
Sudovest. Lopera muraria di granito rossiccio (donde il nome di Orrbiu rosso del
nuraghe), con blocchi appena sbozzati di medie dimensioni: m 0,76 x 0,52 x 0,18 di altez-
za; 0,66 x 0,42 x 0,27; 0,54 x 0,45 x 0,20. Nel terreno adiacente si osservano resti di stovi-
glie dimpasto nerastro e rossastro, di et nuragica.
Bibliografia: O. Ferreli, Saggio di Catalogo archeologico sul foglio 218 della Carta dItalia, I, NE-SE, Uni-
versit di Cagliari, a.a. 1951-1952, p. 9 s., tav. IV, fig. 5.
Figura 1, 2: nuraghe SISCLA E PEDRA-Semstene (Sssari); cartina B, 16.
A quota di 470 m, su un pendio a mezza costa, seminascosto in un vallone, fra terreni
fertili e coltivati. Monotorre di piano circolare di m 11 di diametro, con ingresso a
Sud, in parte interrato. Nellandito, leggermente strombato verso la camera, lungo m
3,20, non si nota segno di garetta; certamente non v la scala. Anche la camera, cen-
trica, di m 4,40 di diametro, non mostra nicchie; presenta invece, a m 2,90 dal risvolto
interno dellandito, sulla destra, unapertura sopraelevata di m 0,80 sullattuale riempi-
mento (pi alta in realt) che mette nella scala a spirale. Questa scala, con luce sulla
camera di m 1,60 daltezza x 0,80 di larghezza, gira nello spessore murario da sinistra
a destra con un percorso seguibile per 3 metri circa; ostruita poi nel tratto che sfo-
ciava sul terrazzo. Landito, col soffitto elevato gradualmente verso la camera, da m 1 a
3,20 (misure prese sullinterrimento), presenta sezione ogivale, come la tholos che al-
ta m 5 sul colmaticcio. Il cono residua allesterno per m 6 daltezza (a Nord), ed co-
stituito da un paramento di blocchi di basalto bruti, con interblocchi riscagliati e con
abbondante uso di terra e zeppe. Il volume medio delle pietre si tiene nella parte basa-
le su mc 0,5 e allo svettamento su 0,2.
Bibliografia: Angius, in Casalis, Dizionario, XIX, 1849, p. 834 (Scala Pedra); A. Taramelli, Carta ar-
cheologica, p. 193, 1940, p. 66, n. 28; V. Tetti, Saggio di Catalogo archeologico Carta dItalia, Foglio 193,
II, SO-SE, Universit di Cagliari, a.a. 1956-57, p. 41 ss.
Figura 1, 3: nuraghe BAILU-silo (Sssari); cartina B, 6.
posto sopra un dirupo roccioso, a dominio della vallata sottostante. Nuraghe mono-
torre circolare del diametro di m 9 circa allo svettamento, con spessore murario da m 3
(muro dove si svolge la scala) a 1,80 (Ovest); mostra lingresso a Sud, di m 0,75 di lar-
ghezza x 0,65 daltezza visibile. Dietro lingresso il corridoio, di m 0,75/1,05 di larghez-
za, lungo m 2,20, alto sul colmaticcio m 1,45, riceve sulla destra lapertura della garetta,
rettangolare, di m 1,10 x 1,40 di altezza, con pareti laterali aggettanti. La camera eccen-
trica, ellittica (m 4,40 x 3,60), con la volta crollata, non mostra spazi sussidiari; presenta
invece, sulla parete destra verso il fondo, ad altezza dal pavimento, lapertura della scala
(largh. m 0,90) che gira da sinistra a destra nello spessore murario maggiore. Il cono si
conserva per laltezza residua massima di m 4 su 13 filari a Nordovest, a Sudsudovest
quasi completamente interrato. Il paramento esterno costituito di blocchi di trachite
monolitica di forma poligonale, con dimensioni di m 1,61 x 0,50 x 0,51; 0,55 x 0,81 x
0,24; 0,86 x 0,91 x 0,45. Da Sudsudovest a Sudsudest si sviluppa ad arco un muro re-
cintorio di rinforzo del cono, nella parte di pi difficile accesso e dirupata, residuato in
lingresso a Sud, con architrave di m 2 x 0,90 x 0,30. Landito retrostante, di m 3,50 di
lunghezza x 1,20 di larghezza x 2 daltezza, a sezione trapezia, privo di spazi sussidiari, in-
troduce nella camera. Questultima, eccentrica, rotonda del diametro di m 3, mostra una
nicchia sul fondo, di piano semiellittico, di m 1 di larghezza x 1 di profondit x 2 daltez-
za. Il cono si conserva per laltezza esterna massima di m 4 ad Ovest; la camera ripiena
di crollo per la gran parte. Opera poliedrica di basalto con zeppe negli interstizi, a pietre
non lavorate. A 20 m circa a Nordovest del nuraghe, si osservano i resti dunabitazione
di pianta rettangolare, di m 11,80 x 8,40 compreso lo spessore del muro di m 1,50,
con luscio a Sudovest, forse di et romana. Dentro landito del nuraghe e allesterno,
resti di stoviglie nuragiche dimpasto rozzo e anche daspetto buccheroide.
Bibliografia: A. Taramelli-P. Mingazzini, Carta archeologica (Bonorva), foglio 193, 1940, I SE, p. 9, n.
9; P. Pintus, Saggio di Catalogo archeologico, Foglio 193 della Carta dItalia, II, NE e I SE, Universit di
Cagliari, a.a. 1945-46, p. 63 ss., tav. n. 32; G. Lilliu, St.S. (Studi Sardi) XVI, 1960, p. 58, nota 44.
Figura 1, 7: nuraghe NURADDO-Suni (Noro).
Planimetria della torre centrale. Si veda la scheda descrittiva della figura 8, 3.
Figura 1, 8: nuraghe MAROSNI-Tertena (Noro); cartina B, 93.
Nella regione di Srrala, su dun mammellone granitico che si affaccia, dominandola,
sulla pianura, a quota di m 124. Il nuraghe di forma complessa, costituita da una
torre antica (A) data qui nella planimetria con addizione laterale tangenziale, a
Sudovest, duna torre aggiunta (B); a Nord del gruppo di due torri, resti dun contraf-
forte a due rami che si incontrano ad angolo ottuso (C). La torre primitiva (fig. 1, 8)
di figura circolare, del diametro di m 8,50 con spessore murario di m 2,55; lingres-
so lo ha ad Est, di m 1,16/0,56 di larghezza, sormontato da pietra di architrave di m
0,70 x 0,28 x 0,47. Landito retrostante, lungo m 2,48, non presenta, almeno in ap-
parenza, n garetta n scala; introduce alla camera, di forma leggermente ovoidale,
centrica, di diametro di m 4,00 x 3,25. Sulla parete sinistra per chi entra nella camera,
unapertura di m 0,65 di larghezza mette a due nicchie contrapposte, sviluppate nel-
larco Sud del muro della torre; di forma semiellittica, molto profonde, la nicchia a si-
nistra larga m 0,72, profonda 2,95 e alta 1,22, e quella a destra di m 0,70, 3,50 e
1,20. Si possono ritenere destinate a giaciglio. Il cono si conserva per laltezza massi-
ma di m 4,70 su 12 filari. La camera, a sezione ogivale, mostra elevazione massima di
parete sul colmaticcio di m 1,60 (a Sudest). Il taglio dellingresso trapezoidale; ad
aggetto quello delle nicchie entro la camera. Lopera muraria di tipo poliedrico-subqua-
drato di granito grigio e rossiccio, a disposizione di file relativamente regolare, con bloc-
chi di grandi dimensioni alla base, poi diminuenti verso lalto: m 1,17 x 0,69 x 0,30;
1,06 x 0,59 x 0,51; 0,83 x 0,75 x 0,24. La torre B non disegnata nella figura cir-
colare del diametro di m 7,20 molto distrutta. Si rileva a tratti lo spessore murario
di m 1; lingresso forse a Sudsudest. Il contrafforte C pure non disegnato sta a m
4 di distanza dal nuraghe; lungo m 7,40, spesso 1,20 e alto 3,80 su 8 file. La tecnica
muraria delle parti aggiunte non differisce da quella del nucleo originario. Alla super-
ficie del terreno, resti di ceramica nuragica.
Bibliografia: Angius, in Casalis, Dizionario, XX, 1850, p. 855; F. Carta, Saggio cit., 1954-55, p. 117 ss.,
tav. X, fot. 38; G. Lilliu, St.S., XVI, 1960, p. 60, nota 57.
2-3 filari di blocchi poligonali. Nelle vicinanze del nuraghe, sul terreno, si osservano
frammenti di ceramica e una meta di macina in basalto, di et romana.
Bibliografia: A. Lamarmora, Voyage, II, 1840, p. 115 (dallelenco Angius del 1835, col nome di Pagilu);
Chelo, Saggio di Catalogo archeologico sul Foglio 180 della Carta dItalia, III, NE-SE, Universit di Ca-
gliari, a.a. 1951-52, parte I, p. 231 ss., tav. XXIII, fig. 71; Boscolo-Pintor-Serra, Guida, 1951, p. 151.
Figura 1, 4: nuraghe MINDDDU-Barisrdo (Noro); cartina B, 73.
A m 38 di quota, su dun mammellone distante 300 m dal mare di Barisrdo. Mono-
torre, circolare del diametro di m 9, con ingresso a Sud, del tutto ostruito, sormonta-
to da pietra darchitrave di m 1,95 x 0,43. Nellandito retrostante, rettangolare, largo
m 0,95 lungo 3 e alto 2,10, sulla sinistra si presenta lapertura della scala larga m 0,80
e alta (sul colmaticcio) 0,85, percorribile per circa 5 metri. La camera, leggermente
eccentrica, circolare del diametro di m 3,90 al riempimento, non ha spazi sussidiari
allintorno. Opera poliedrica rozza di granito, a stratificazione irregolare, con uso di
zeppe e malta di fango; misure di blocchi: m 0,95 x 0,47 x 0,50; 0,72 x 0,53 x 0,42;
0,69 x 0,75 x 0,57. A Nordovest e a Sudest della torre, a m 8 di distanza, si conserva-
no i resti dun recinto o contrafforte concentrico al nucleo centrale, luno di m 4,70
di lunghezza, alto 3,40 su 7 file e laltro resto di m 6,30 x 3,10 su 6 file; lo spessore
di m 1,15. I blocchi misurano m 0,80 x 0,35 x 0,45; 0,63 x 0,50 x 0,40; 0,55 x 0,46
x 0,35. Residui di stoviglie di et nuragica nel terreno adiacente alla costruzione.
Bibliografia: E.E.M. (Elenco Edifici Monumentali) (prov. di Cagliari), p. 84; F. Carta, Saggio di Catalogo
archeologico sul Foglio 219 della Carta dItalia, II, NE-SE, Universit di Cagliari, a.a. 1954-1955, p. 67
ss., tav. VII, fot. 27.
Figura 1, 5: nuraghe GENNA MASNI-Giro (Noro); cartina B, 74.
Su un ciglione roccioso a quota di m 121, a dominio delle pianure di Pelu e di Cam-
pu Mannu. Monotorre, circolare del diametro di circa 10 metri, con ingresso a Sud-
est, rastremato (m 0,98/0,18 di larghezza), alto m 1,55, coperto da architrave di m
1,15 x 0,87 x 0,79. Nel corridoio di accesso, rettangolare, lungo m 3,20 e largo
1,40/0,80, mettono dalle due parti, fronteggiandosi, la garetta a destra di piano semi-
circolare (larghezza in base 0,95, in alto 0,32 x 1,55 di profondit) e la scala a sinistra,
non rilevabile a causa della rovina. Della camera si delinea il giro al piano di svetta-
mento, di m 3,50 di diametro, per il resto riempita dal deposito di crollo per cui
non dato di rilevarne gli spazi interni che tuttavia, per trovar lanalogo in altri nura-
ghi, si possono immaginare nella articolazione delle tre nicchie in croce. La sezione
del corridoio ad angolo acuto, trapezoidale quella delle luci della garetta e della scala
dandito; ogivale il taglio della camera. Il cono si conserva per laltezza massima di m
3,75 su 11 filari, a Ovest. Opera di granito poliedrica, con pietre di medie dimensio-
ni: m 0,75 x 0,54 x 0,43; 0,68 x 0,72 x 0,37; 0,72 x 0,45 x 0,39. Nel terreno circo-
stante al nuraghe, resti di stoviglie comuni di impasto, di et nuragica.
Bibliografia: E.E.M. (prov. di Cagliari), p. 111; F. Carta, Saggio cit., 1954-55, p. 41 ss., tav. III, fot. 22.
Figura 1, 6: nuraghe SA DOMO E SORKU-Ittirddu (Sssari); cartina B, 14.
A m 296 di quota, su un altopiano basaltico coperto di lecci e di macchia mediterra-
nea. Monotorre, circolare con circonferenza esterna di m 31,40 (diametro m 9,40), ha
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I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA Catalogo
lingresso a Sud, con architrave di m 2 x 0,90 x 0,30. Landito retrostante, di m 3,50 di
lunghezza x 1,20 di larghezza x 2 daltezza, a sezione trapezia, privo di spazi sussidiari, in-
troduce nella camera. Questultima, eccentrica, rotonda del diametro di m 3, mostra una
nicchia sul fondo, di piano semiellittico, di m 1 di larghezza x 1 di profondit x 2 daltez-
za. Il cono si conserva per laltezza esterna massima di m 4 ad Ovest; la camera ripiena
di crollo per la gran parte. Opera poliedrica di basalto con zeppe negli interstizi, a pietre
non lavorate. A 20 m circa a Nordovest del nuraghe, si osservano i resti dunabitazione
di pianta rettangolare, di m 11,80 x 8,40 compreso lo spessore del muro di m 1,50,
con luscio a Sudovest, forse di et romana. Dentro landito del nuraghe e allesterno,
resti di stoviglie nuragiche dimpasto rozzo e anche daspetto buccheroide.
Bibliografia: A. Taramelli-P. Mingazzini, Carta archeologica (Bonorva), foglio 193, 1940, I SE, p. 9, n.
9; P. Pintus, Saggio di Catalogo archeologico, Foglio 193 della Carta dItalia, II, NE e I SE, Universit di
Cagliari, a.a. 1945-46, p. 63 ss., tav. n. 32; G. Lilliu, St.S. (Studi Sardi) XVI, 1960, p. 58, nota 44.
Figura 1, 7: nuraghe NURADDO-Suni (Noro).
Planimetria della torre centrale. Si veda la scheda descrittiva della figura 8, 3.
Figura 1, 8: nuraghe MAROSNI-Tertena (Noro); cartina B, 93.
Nella regione di Srrala, su dun mammellone granitico che si affaccia, dominandola,
sulla pianura, a quota di m 124. Il nuraghe di forma complessa, costituita da una
torre antica (A) data qui nella planimetria con addizione laterale tangenziale, a
Sudovest, duna torre aggiunta (B); a Nord del gruppo di due torri, resti dun contraf-
forte a due rami che si incontrano ad angolo ottuso (C). La torre primitiva (fig. 1, 8)
di figura circolare, del diametro di m 8,50 con spessore murario di m 2,55; lingres-
so lo ha ad Est, di m 1,16/0,56 di larghezza, sormontato da pietra di architrave di m
0,70 x 0,28 x 0,47. Landito retrostante, lungo m 2,48, non presenta, almeno in ap-
parenza, n garetta n scala; introduce alla camera, di forma leggermente ovoidale,
centrica, di diametro di m 4,00 x 3,25. Sulla parete sinistra per chi entra nella camera,
unapertura di m 0,65 di larghezza mette a due nicchie contrapposte, sviluppate nel-
larco Sud del muro della torre; di forma semiellittica, molto profonde, la nicchia a si-
nistra larga m 0,72, profonda 2,95 e alta 1,22, e quella a destra di m 0,70, 3,50 e
1,20. Si possono ritenere destinate a giaciglio. Il cono si conserva per laltezza massi-
ma di m 4,70 su 12 filari. La camera, a sezione ogivale, mostra elevazione massima di
parete sul colmaticcio di m 1,60 (a Sudest). Il taglio dellingresso trapezoidale; ad
aggetto quello delle nicchie entro la camera. Lopera muraria di tipo poliedrico-subqua-
drato di granito grigio e rossiccio, a disposizione di file relativamente regolare, con bloc-
chi di grandi dimensioni alla base, poi diminuenti verso lalto: m 1,17 x 0,69 x 0,30;
1,06 x 0,59 x 0,51; 0,83 x 0,75 x 0,24. La torre B non disegnata nella figura cir-
colare del diametro di m 7,20 molto distrutta. Si rileva a tratti lo spessore murario
di m 1; lingresso forse a Sudsudest. Il contrafforte C pure non disegnato sta a m
4 di distanza dal nuraghe; lungo m 7,40, spesso 1,20 e alto 3,80 su 8 file. La tecnica
muraria delle parti aggiunte non differisce da quella del nucleo originario. Alla super-
ficie del terreno, resti di ceramica nuragica.
Bibliografia: Angius, in Casalis, Dizionario, XX, 1850, p. 855; F. Carta, Saggio cit., 1954-55, p. 117 ss.,
tav. X, fot. 38; G. Lilliu, St.S., XVI, 1960, p. 60, nota 57.
2-3 filari di blocchi poligonali. Nelle vicinanze del nuraghe, sul terreno, si osservano
frammenti di ceramica e una meta di macina in basalto, di et romana.
Bibliografia: A. Lamarmora, Voyage, II, 1840, p. 115 (dallelenco Angius del 1835, col nome di Pagilu);
Chelo, Saggio di Catalogo archeologico sul Foglio 180 della Carta dItalia, III, NE-SE, Universit di Ca-
gliari, a.a. 1951-52, parte I, p. 231 ss., tav. XXIII, fig. 71; Boscolo-Pintor-Serra, Guida, 1951, p. 151.
Figura 1, 4: nuraghe MINDDDU-Barisrdo (Noro); cartina B, 73.
A m 38 di quota, su dun mammellone distante 300 m dal mare di Barisrdo. Mono-
torre, circolare del diametro di m 9, con ingresso a Sud, del tutto ostruito, sormonta-
to da pietra darchitrave di m 1,95 x 0,43. Nellandito retrostante, rettangolare, largo
m 0,95 lungo 3 e alto 2,10, sulla sinistra si presenta lapertura della scala larga m 0,80
e alta (sul colmaticcio) 0,85, percorribile per circa 5 metri. La camera, leggermente
eccentrica, circolare del diametro di m 3,90 al riempimento, non ha spazi sussidiari
allintorno. Opera poliedrica rozza di granito, a stratificazione irregolare, con uso di
zeppe e malta di fango; misure di blocchi: m 0,95 x 0,47 x 0,50; 0,72 x 0,53 x 0,42;
0,69 x 0,75 x 0,57. A Nordovest e a Sudest della torre, a m 8 di distanza, si conserva-
no i resti dun recinto o contrafforte concentrico al nucleo centrale, luno di m 4,70
di lunghezza, alto 3,40 su 7 file e laltro resto di m 6,30 x 3,10 su 6 file; lo spessore
di m 1,15. I blocchi misurano m 0,80 x 0,35 x 0,45; 0,63 x 0,50 x 0,40; 0,55 x 0,46
x 0,35. Residui di stoviglie di et nuragica nel terreno adiacente alla costruzione.
Bibliografia: E.E.M. (Elenco Edifici Monumentali) (prov. di Cagliari), p. 84; F. Carta, Saggio di Catalogo
archeologico sul Foglio 219 della Carta dItalia, II, NE-SE, Universit di Cagliari, a.a. 1954-1955, p. 67
ss., tav. VII, fot. 27.
Figura 1, 5: nuraghe GENNA MASNI-Giro (Noro); cartina B, 74.
Su un ciglione roccioso a quota di m 121, a dominio delle pianure di Pelu e di Cam-
pu Mannu. Monotorre, circolare del diametro di circa 10 metri, con ingresso a Sud-
est, rastremato (m 0,98/0,18 di larghezza), alto m 1,55, coperto da architrave di m
1,15 x 0,87 x 0,79. Nel corridoio di accesso, rettangolare, lungo m 3,20 e largo
1,40/0,80, mettono dalle due parti, fronteggiandosi, la garetta a destra di piano semi-
circolare (larghezza in base 0,95, in alto 0,32 x 1,55 di profondit) e la scala a sinistra,
non rilevabile a causa della rovina. Della camera si delinea il giro al piano di svetta-
mento, di m 3,50 di diametro, per il resto riempita dal deposito di crollo per cui
non dato di rilevarne gli spazi interni che tuttavia, per trovar lanalogo in altri nura-
ghi, si possono immaginare nella articolazione delle tre nicchie in croce. La sezione
del corridoio ad angolo acuto, trapezoidale quella delle luci della garetta e della scala
dandito; ogivale il taglio della camera. Il cono si conserva per laltezza massima di m
3,75 su 11 filari, a Ovest. Opera di granito poliedrica, con pietre di medie dimensio-
ni: m 0,75 x 0,54 x 0,43; 0,68 x 0,72 x 0,37; 0,72 x 0,45 x 0,39. Nel terreno circo-
stante al nuraghe, resti di stoviglie comuni di impasto, di et nuragica.
Bibliografia: E.E.M. (prov. di Cagliari), p. 111; F. Carta, Saggio cit., 1954-55, p. 41 ss., tav. III, fot. 22.
Figura 1, 6: nuraghe SA DOMO E SORKU-Ittirddu (Sssari); cartina B, 14.
A m 296 di quota, su un altopiano basaltico coperto di lecci e di macchia mediterra-
nea. Monotorre, circolare con circonferenza esterna di m 31,40 (diametro m 9,40), ha
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I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA Catalogo
Nuraghe monotorre, circolare del diametro di m 11,50, con ingresso a Sudest, di m
0,92 x 1,30 daltezza, sormontato da pietra di architrave (m 1,90 x 0,81 x 0,65) alleg-
gerita da finestrino di scarico di m 0,30 x 0,50. Nellandito retrostante, leggermente
strombato verso linterno, lungo m 4 e largo 0,80/1,20, si aprono a destra la garetta di
piano semiellittico (m 1,13 x 1,60 x 3 daltezza) e a sinistra la scala a spirale, di m 0,97
di larghezza in base e 0,30 di altezza visibile, in parte franata ma seguibile fino al ter-
razzo. Alla camera eccentrica, rotonda del diametro di m 3,95, d una nicchia in fondo
a destra per chi entra, di m 1,60 di larghezza x 1 di profondit x 2,90 di altezza, a se-
zione ogivale. Particolare notevole della camera il suo conformarsi a piccolo atrio con
due nicchiette per parte allo sfocio interno dellandito (largh. m 2,40). La torre alta
allesterno, al punto massimo residuo, m 6,50, con 12 file di pietre a Nord. La camera
si eleva fino a 6 metri dove si chiude la serraglia della pseudovolta (v. fig. 3, 3). Lopera
muraria del tipo subquadrato con pietre di calcare di forme regolari alla base e nella par-
te mediana del paramento, mentre nei filari superiori si presentano massi di pi grossola-
na lavorazione, quasi poliedrici, di grandi e medie dimensioni: m 0,76 x 0,68 x 0,60;
0,85 x 0,50 x 0,46; 0,82 x 0,58 x 0,61. A Sud del nuraghe, si apre la bocca a fior di
suolo di una caverna naturale con parziali adattamenti fatti dalluomo. Nel terreno
adiacente ammassi di pietra, resti di stoviglie di varia et ed embrici di periodo roma-
no, segno che al centro nuragico ne segu un altro in et storica.
Bibliografia: M.V. Del Rio, Saggio di Catalogo archeologico sul Foglio 180 della Carta dItalia, III, NO-SO,
Universit di Cagliari, a.a. 1947-48, p. 73 ss., tav. VII, 29; G. Lilliu, St.S., IX, 1950, p. 449, 12; St.S.,
XVI, 1960, p. 57, nota 41.
Figura 1, 12: nuraghe SOMU E SORKU-San Baslio (Cagliari); cartina B, 102.
A 1 km a Sud del moderno abitato di San Baslio, su dun colle fra i rius Croccolnti
e Perdu Molas. Monotorre circolare del diametro di m 11 allo svettamento, con in-
gresso a Sud, ostruito. Dentro la camera, leggermente eccentrica, del diametro di m 5
circa si aprono, ai due lati, luno rimpetto allaltro, due nicchioni in gran parte ripieni
di macerie, larghi alla luce apparente m 1,20 e profondi 1,40/1,60. Allesterno la torre
si conserva per laltezza massima di m 4,70 su 11 file a Nordovest. Lopera muraria di
tipo subquadrato, con blocchi disposti a filari orizzontali regolari, con zeppe di rincal-
zo; misure di blocchi: m 0,58 x 0,80 x 0,25; 0,70 x 0,75 x 0,20; 0,75 x 0,70 x 0,35.
Resti di stoviglie dimpasto nuragico nel terreno circostante.
Bibliografia: S. Ghiani, Saggio di Catalogo archeologico sul Foglio 226, IV, SO-SE, Universit di Cagliari,
a.a. 1944-45, p. 116 ss., tav. V, 79; E.E.M. (prov. di Cagliari), p. 158.
Figura 1, 13: nuraghe KARCNA-Orrli (Noro); cartina B, 90.
A quota di m 573, sul limite dellaltopiano di Pranemuru. del tipo binato a torri
congiunte da un breve muro normale ad addizione laterale ad Est della torre principa-
le. Qui si d il disegno del solo mastio. La torre Ovest (maggiore e pi antica) ha dia-
metro basale di m 11, con ingresso a Sudest sormontato da architrave con spiraglio di
scarico. La cella circolare, eccentrica, contornata da muro spesso da m 2,70 a 1,80.
Il cono residua allesterno per laltezza massima di m 9,50 (a Sudest). La torre Est
(minore e aggiunta), del diametro basale di m 9,70 rastremato allo svettamento a m
8,70. Dentro la camera ellittica di m 5,15 x 3,48, due nicchie: una a Nordovest di
Figura 1, 9: nuraghe MURU DE SA FIGU-Santulussrgiu (Cagliari); cartina B, 55.
A m350 di quota su un pendio declinante a Est, sopra il solco del riu Ria Dos. Mo-
notorre, di pianta circolare del diametro di m 12,40 (allo svettamento), con spessore
murario di m 4,20/2,60. Lingresso, a Sudest, sormontato da architrave di m 1,90 x
0,90 x 1, con feritoia triangolare di scarico. Landito retrostante, strombato leggermen-
te verso linterno, di m 0,95/1,20 di larghezza e lungo m 4, mostra, sulla destra, la nic-
chia di guardia, semiellittica, molto profonda, di m 1 di larghezza x 2 di profondit x
1,60 di altezza. Nella camera rotonda, del diametro di m 5,15, eccentrica rispetto al
profilo esterno del cono, si apre, sulla destra di chi entra, una nicchia, di piano semiel-
littico, di m 1 di larghezza x 1,80 di profondit; nessun altro vano e nessuna traccia di
scala, sicch il nuraghe deve considerarsi costituito del solo piano terreno con terrazzo
terminale. Il cono, alto ora 6 metri su 9 filari, ha il paramento costituito di pietre di
basalto di forme poliedriche, rozzamente sbozzate, di varie dimensioni: m 0,95 x 0,55
x 0,30; 1,05 x 0,60 x 0,40; 1 x 0,45 x 0,35; interblocco di 0,10/0,30. La camera, di ta-
glio ogivale come landito, si conserva per laltezza media di 3 metri, sui 7 filari elevati
sul piano di crollo; nei piani di posa delle pietre resti di malta di fango.
Bibliografia: A. Lamarmora, Voyage, II, 1840, p. 106, pl. VIII; E.E.M. (prov. di Cagliari), p. 89; A. Ta-
ramelli, Carta archeologica, ff. 205-206, 1935, p. 146 s., n. 10; Boscolo-Pintor-Serra, Guida, 1951, p.
138; A. Piras, Saggio di Catalogo archeologico sul Foglio 206 della Carta dItalia, III, NE e NO, Universi-
t di Cagliari, a.a. 1952-53, p. 73, tav. VII, 49; G. Lilliu, St.S., XVI, 1960, p. 57, nota 41.
Figura 1, 10: nuraghe SATTENTU-Orni (Noro); cartina B, 34.
A ridosso duna rupe di trachite, a quota di m 313, sul margine duno spiazzo roccioso,
a 1 km a Est del Tirso. Con unica torre del diametro esterno basale di m 10,50, con
ingresso a Sud, sormontato da architrave con spiraglio di scarico (m 2 x 0,50 x 1).
Landito, di piano rettangolare di m 1,10/1,61 di larghezza x 4,40 di lunghezza, pre-
senta sulla sinistra la scala molto ripida, con apertura di m 0,93/0,39 di larghezza e
sviluppo visibile di m 7,70; manca la garetta. La camera, in situazione eccentrica, di
m 4,10 di diametro, si articola in una celletta a sinistra, di piano trapezoidale (lar-
ghezza m 1,40/2,20, profondit 1,68). Sezione di camera ogivale con altezza di m 7;
angolari i tagli dei soffitti della celletta, dellandito e della scala, tranne che allapertura
di questultima, che di profilo trapezio. Landito va elevandosi dallesterno allinter-
no, da m 2,20 a 4. Il cono, alto allesterno m 9,97 al massimo residuo su 16 file, si pre-
senta con corsi abbastanza regolari, con blocchi di trachite di taglio subquadrato, di
medie dimensioni: m 0,75 x 0,70 x 0,70; 1 x 0,60 x 0,55; 1 x 0,50 x 0,53. Nei pressi
del nuraghe, a Nord, Est e Ovest, resti di capanne con pietre grandi e medie. A pochi
metri a Nord, si vede un avanzo di muro megalitico di m 7 di lunghezza con 3 file di
pietre, alto m 1,94. A Sud sta la ripa naturale integrata a tratti con opera muraria di gran-
di massi. Si tratta di elementi sussidiari di difesa del nuraghe.
Bibliografia: Angius, in Casalis, Dizionario, XIII, p. 205; G. Cherchi, Saggio di Catalogo archeologico sul
Foglio 206, I, NE, 207, IV, NO, Universit di Cagliari, a.a. 1952-53, p. 232 ss., tav. VI, 43, fot. 66.
Figura 1, 11: nuraghe PIANDNNA-Sssari (Sssari): cartina B, 5.
In localit Giunchddu, a quota di m 140, su dun poggio inaccessibile a Nord e a
Ovest, domina la confluenza di due vallette. Terreni abbastanza fertili al suo piede.
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I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA Catalogo
Nuraghe monotorre, circolare del diametro di m 11,50, con ingresso a Sudest, di m
0,92 x 1,30 daltezza, sormontato da pietra di architrave (m 1,90 x 0,81 x 0,65) alleg-
gerita da finestrino di scarico di m 0,30 x 0,50. Nellandito retrostante, leggermente
strombato verso linterno, lungo m 4 e largo 0,80/1,20, si aprono a destra la garetta di
piano semiellittico (m 1,13 x 1,60 x 3 daltezza) e a sinistra la scala a spirale, di m 0,97
di larghezza in base e 0,30 di altezza visibile, in parte franata ma seguibile fino al ter-
razzo. Alla camera eccentrica, rotonda del diametro di m 3,95, d una nicchia in fondo
a destra per chi entra, di m 1,60 di larghezza x 1 di profondit x 2,90 di altezza, a se-
zione ogivale. Particolare notevole della camera il suo conformarsi a piccolo atrio con
due nicchiette per parte allo sfocio interno dellandito (largh. m 2,40). La torre alta
allesterno, al punto massimo residuo, m 6,50, con 12 file di pietre a Nord. La camera
si eleva fino a 6 metri dove si chiude la serraglia della pseudovolta (v. fig. 3, 3). Lopera
muraria del tipo subquadrato con pietre di calcare di forme regolari alla base e nella par-
te mediana del paramento, mentre nei filari superiori si presentano massi di pi grossola-
na lavorazione, quasi poliedrici, di grandi e medie dimensioni: m 0,76 x 0,68 x 0,60;
0,85 x 0,50 x 0,46; 0,82 x 0,58 x 0,61. A Sud del nuraghe, si apre la bocca a fior di
suolo di una caverna naturale con parziali adattamenti fatti dalluomo. Nel terreno
adiacente ammassi di pietra, resti di stoviglie di varia et ed embrici di periodo roma-
no, segno che al centro nuragico ne segu un altro in et storica.
Bibliografia: M.V. Del Rio, Saggio di Catalogo archeologico sul Foglio 180 della Carta dItalia, III, NO-SO,
Universit di Cagliari, a.a. 1947-48, p. 73 ss., tav. VII, 29; G. Lilliu, St.S., IX, 1950, p. 449, 12; St.S.,
XVI, 1960, p. 57, nota 41.
Figura 1, 12: nuraghe SOMU E SORKU-San Baslio (Cagliari); cartina B, 102.
A 1 km a Sud del moderno abitato di San Baslio, su dun colle fra i rius Croccolnti
e Perdu Molas. Monotorre circolare del diametro di m 11 allo svettamento, con in-
gresso a Sud, ostruito. Dentro la camera, leggermente eccentrica, del diametro di m 5
circa si aprono, ai due lati, luno rimpetto allaltro, due nicchioni in gran parte ripieni
di macerie, larghi alla luce apparente m 1,20 e profondi 1,40/1,60. Allesterno la torre
si conserva per laltezza massima di m 4,70 su 11 file a Nordovest. Lopera muraria di
tipo subquadrato, con blocchi disposti a filari orizzontali regolari, con zeppe di rincal-
zo; misure di blocchi: m 0,58 x 0,80 x 0,25; 0,70 x 0,75 x 0,20; 0,75 x 0,70 x 0,35.
Resti di stoviglie dimpasto nuragico nel terreno circostante.
Bibliografia: S. Ghiani, Saggio di Catalogo archeologico sul Foglio 226, IV, SO-SE, Universit di Cagliari,
a.a. 1944-45, p. 116 ss., tav. V, 79; E.E.M. (prov. di Cagliari), p. 158.
Figura 1, 13: nuraghe KARCNA-Orrli (Noro); cartina B, 90.
A quota di m 573, sul limite dellaltopiano di Pranemuru. del tipo binato a torri
congiunte da un breve muro normale ad addizione laterale ad Est della torre principa-
le. Qui si d il disegno del solo mastio. La torre Ovest (maggiore e pi antica) ha dia-
metro basale di m 11, con ingresso a Sudest sormontato da architrave con spiraglio di
scarico. La cella circolare, eccentrica, contornata da muro spesso da m 2,70 a 1,80.
Il cono residua allesterno per laltezza massima di m 9,50 (a Sudest). La torre Est
(minore e aggiunta), del diametro basale di m 9,70 rastremato allo svettamento a m
8,70. Dentro la camera ellittica di m 5,15 x 3,48, due nicchie: una a Nordovest di
Figura 1, 9: nuraghe MURU DE SA FIGU-Santulussrgiu (Cagliari); cartina B, 55.
A m350 di quota su un pendio declinante a Est, sopra il solco del riu Ria Dos. Mo-
notorre, di pianta circolare del diametro di m 12,40 (allo svettamento), con spessore
murario di m 4,20/2,60. Lingresso, a Sudest, sormontato da architrave di m 1,90 x
0,90 x 1, con feritoia triangolare di scarico. Landito retrostante, strombato leggermen-
te verso linterno, di m 0,95/1,20 di larghezza e lungo m 4, mostra, sulla destra, la nic-
chia di guardia, semiellittica, molto profonda, di m 1 di larghezza x 2 di profondit x
1,60 di altezza. Nella camera rotonda, del diametro di m 5,15, eccentrica rispetto al
profilo esterno del cono, si apre, sulla destra di chi entra, una nicchia, di piano semiel-
littico, di m 1 di larghezza x 1,80 di profondit; nessun altro vano e nessuna traccia di
scala, sicch il nuraghe deve considerarsi costituito del solo piano terreno con terrazzo
terminale. Il cono, alto ora 6 metri su 9 filari, ha il paramento costituito di pietre di
basalto di forme poliedriche, rozzamente sbozzate, di varie dimensioni: m 0,95 x 0,55
x 0,30; 1,05 x 0,60 x 0,40; 1 x 0,45 x 0,35; interblocco di 0,10/0,30. La camera, di ta-
glio ogivale come landito, si conserva per laltezza media di 3 metri, sui 7 filari elevati
sul piano di crollo; nei piani di posa delle pietre resti di malta di fango.
Bibliografia: A. Lamarmora, Voyage, II, 1840, p. 106, pl. VIII; E.E.M. (prov. di Cagliari), p. 89; A. Ta-
ramelli, Carta archeologica, ff. 205-206, 1935, p. 146 s., n. 10; Boscolo-Pintor-Serra, Guida, 1951, p.
138; A. Piras, Saggio di Catalogo archeologico sul Foglio 206 della Carta dItalia, III, NE e NO, Universi-
t di Cagliari, a.a. 1952-53, p. 73, tav. VII, 49; G. Lilliu, St.S., XVI, 1960, p. 57, nota 41.
Figura 1, 10: nuraghe SATTENTU-Orni (Noro); cartina B, 34.
A ridosso duna rupe di trachite, a quota di m 313, sul margine duno spiazzo roccioso,
a 1 km a Est del Tirso. Con unica torre del diametro esterno basale di m 10,50, con
ingresso a Sud, sormontato da architrave con spiraglio di scarico (m 2 x 0,50 x 1).
Landito, di piano rettangolare di m 1,10/1,61 di larghezza x 4,40 di lunghezza, pre-
senta sulla sinistra la scala molto ripida, con apertura di m 0,93/0,39 di larghezza e
sviluppo visibile di m 7,70; manca la garetta. La camera, in situazione eccentrica, di
m 4,10 di diametro, si articola in una celletta a sinistra, di piano trapezoidale (lar-
ghezza m 1,40/2,20, profondit 1,68). Sezione di camera ogivale con altezza di m 7;
angolari i tagli dei soffitti della celletta, dellandito e della scala, tranne che allapertura
di questultima, che di profilo trapezio. Landito va elevandosi dallesterno allinter-
no, da m 2,20 a 4. Il cono, alto allesterno m 9,97 al massimo residuo su 16 file, si pre-
senta con corsi abbastanza regolari, con blocchi di trachite di taglio subquadrato, di
medie dimensioni: m 0,75 x 0,70 x 0,70; 1 x 0,60 x 0,55; 1 x 0,50 x 0,53. Nei pressi
del nuraghe, a Nord, Est e Ovest, resti di capanne con pietre grandi e medie. A pochi
metri a Nord, si vede un avanzo di muro megalitico di m 7 di lunghezza con 3 file di
pietre, alto m 1,94. A Sud sta la ripa naturale integrata a tratti con opera muraria di gran-
di massi. Si tratta di elementi sussidiari di difesa del nuraghe.
Bibliografia: Angius, in Casalis, Dizionario, XIII, p. 205; G. Cherchi, Saggio di Catalogo archeologico sul
Foglio 206, I, NE, 207, IV, NO, Universit di Cagliari, a.a. 1952-53, p. 232 ss., tav. VI, 43, fot. 66.
Figura 1, 11: nuraghe PIANDNNA-Sssari (Sssari): cartina B, 5.
In localit Giunchddu, a quota di m 140, su dun poggio inaccessibile a Nord e a
Ovest, domina la confluenza di due vallette. Terreni abbastanza fertili al suo piede.
116 117
I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA Catalogo
Figura 1, 17: nuraghe GINNAS-Flussio (Noro); cartina B, 40.
A quota di m 370, su terreno in leggero pendio dal vasto dominio; pascoli e coltivi in-
torno e una sorgente dacqua vicina. Nuraghe monotorre, circolare del diametro di m
12,20, con ingresso a Sudsudest, sormontato da pietra darchitrave di buona lavorazione
(m 1,60 x 0,60 x 0,70). Nellandito, un po strombato verso linterno, lungo m 4 e largo
1,20/1,30, sfociano a sinistra la garetta, di pianta semiellittica di m 1 x 1,20, e a destra il
vano della scala di m 0,40 di larghezza con una decina di gradini di cm 20 di alzo, usu-
rati, nel tratto inferiore. La camera quasi centrica, rotonda, del diametro di m 4,20, si
articola in due nicchie aperte sul fondo della parete, equidistanti dagli spigoli dellandi-
to, a pianta semiellittica, in gran parte ricolme di macerie tranne che in alto. Il cono si
conserva per laltezza massima residua di m 4 su 12 file a Est; la camera si eleva sul col-
maticcio di 2 metri, per laltezza di 4 metri. Le sezioni dei vani sono ogivali. Il paramen-
to esterno di tipo poliedrico fatto di pietre di basalto di buona lavorazione, ben con-
nesse senza scaglie; piccole zeppe, invece, si presentano nei piani posa e nei giunti dei
filari della camera. Davanti allingresso del nuraghe, si osservano resti dun edificio a
grosse pietre senza cemento, di m 10/12 di superficie interna x 1 m di spessore murario,
con ingresso architravato situato di fronte a quello della torre nuragica distante appena 2
metri. Ad Ovest del nuraghe cumuli di rovine corrispondono a capanne nuragiche e a
costruzioni romane. In superficie, resti di stoviglie di et del nuraghe e posteriore.
Bibliografia: Angius, in Casalis, Dizionario, VI, 1840, p. 700; A. Lamarmora, Voyage, II, 1840, p. 108;
E.E.M. (prov. di Cagliari), p. 109; A. Taramelli, Carta archeologica, ff. 205-206, 1935, p. 220, n. 22;
Boscolo-Pintor-Serra, Guida, 1951; P. Pes, Saggio di Catalogo archeologico sul Foglio 206 della Carta dI-
talia, IV, SE-SO, Universit di Cagliari, a.a. 1953-54, p. 117 ss., tav. n. 21.
Figura 1, 18: nuraghe MADRONE od OROLO-Silnus (Noro); tav. XI; cartina B, 32.
La figura rappresenta soltanto la torre antica; ma qui si descrive il nuraghe nel suo insie-
me. Il nuraghe si erge, a quota di m 453, su una collina ai piedi della catena del Mrghi-
ne, fra i centri di Silnus e di Li, presso la strada statale Macomr-Noro. Si distingue
per la bellezza delle strutture, la linea slanciata, lo stato relativamente buono di conserva-
zione. un monotorre con resti di contrafforte e tracce di coni minori periferici. La tor-
re primitiva (fig. 1, 18, tav. XI), del diametro esterno di m 12,60, mostra lingresso basa-
le a Sudest, con architrave di m 2,30 x 0,70 x 0,17. Landito, lungo m 4,60 con
larghezza quasi costante di m 1/1,10, a met circa del corso presenta la scala a sinistra
(larghezza m 1) e la garetta a destra, di forma ellittica con risvolto sul lato sinistro (lar-
ghezza m 1,10, profondit 2,80). Dallandito, col soffitto elevantesi verso linterno (da
m1,44 a 1,90 daltezza visibile sul colmaticcio), si penetra nella camera, centrica, di m 4
di diametro, con tre nicchie in croce simmetriche, di piano semiellittico, larghe m
1/1,35 e profonde m 1,86/2,70. La sezione dellandito trapezia (tre lastroni di piatta-
banda di fronte alla garetta); a ogiva tronca sono il vano della garetta e quelli delle cellet-
te interne (altezza della garetta m 2,37, delle cellette m 1,57/2,38); del tutto ogivale il
taglio della tholos, di m 5,20 di altezza sul colmaticcio. A circa m 6 daltezza, quasi alla
met del cono dove il diametro si restringe a m 8, sta il piano rialzato (o superiore). La
camera, sovrapposta a quella inferiore, di m 2,35 di diametro x 5,50 daltezza, prende
luce da un finestrone volto a Sud (m 0,65 di larghezza x 1,37 di altezza); vi si entra, dal
pianerottolo della scala che sale dal basso, per una porticina, di m 0,65 x 1,35 daltezza,
pianta angolare (m 2,44 daltezza sul riempimento x 1,22 di larghezza x 1,35 di pro-
fondit) e laltra a Sudest (a destra), di sezione trapezoidale (altezza sul piano attuale
m 1,95 x 0,87/0,52 di larghezza x 0,75/0,62 di profondit). Alla camera si entra da
una porta a Sudsudovest, con architrave a feritoia di scarico. Il cono, dallo spessore
murario di m 4,60/2,60, si conserva a Sudest per laltezza massima di m 6; la camera
alta ora m 5 su 18 file di massi regolari subquadrati. Dentro la cella esiste una scala
sopraelevata con giro da destra a sinistra.
Bibliografia: Spano, Memoria, 1854, p. 18, nota 1; Memoria, 1867, p. 23, nota 3; E.E.M. (prov. di Ca-
gliari), p. 149; E. Contu, Saggio di Catalogo archeologico sul Foglio 218 della Carta dItalia, II, NO-SO,
Universit di Cagliari, a.a. 1947-48, p. 55 ss., tav. II, 24.
Figura 1, 14: nuraghe GURTI QUA-Nurri (Noro); cartina B, 88.
Planimetria della torre antica A; vedi la scheda descrittiva della figura 13, 1.
Figura 1, 15: nuraghe SA PREDA LONGA-Noro (Noro); cartina B, 23.
In localit Su Pradu (il prato), su un ciglione di rocce granitiche a dominio della valle
del riu de Lcula. Nuraghe monotorre, circolare del diametro di m 11,10, con ingres-
so leggermente rialzato sul piano di campagna, di m 1,50 di larghezza x 0,37 di altez-
za rilevabile sul colmaticcio. Landito retrostante, di m 3,60 di lunghezza x 1,12/1,36
di altezza visibile, mostra, sulla destra di chi entra, la garetta di guardia, di pianta se-
miellittica, di m 1,12 di larghezza x 2,66 di profondit x 0,52 di altezza sul piano del
detrito. La camera circolare, eccentrica, del diametro di m 4 circa, si articola in due
nicchie: una sul lato destro, di figura semiellittica, di m 1,15 di larghezza x 2,32 di
profondit, laltra sul fondo di m 0,93 di larghezza x 2,10 di profondit x 0,97 dal-
tezza sul piano di colmata. Sulla fiancata destra di questultima nicchia, verso il fondo,
si osserva lapertura della scala al piano superiore, che gira nello spessore del muro di m
3,40 da sinistra a destra; si misura m 0,70 di luce e si segue il percorso per m 2,50; poi
il vano si presenta ostruito dalle macerie. Il cono si conserva per laltezza esterna di cir-
ca m 4 su 12 file, la parete della camera per m 1,10 su 5 file. Opera muraria di granito,
con blocchi in parte naturali in parte sbozzati in forme subquadrangolari, di medie di-
mensioni: m 0,34 x 0,56 x 0,91; 0,29 x 0,57 x 0,74; 0,28 x 0,46 x 0,88.
Bibliografia: G.G. Dvoli, Saggio di Catalogo archeologico sul Foglio 194 della Carta dItalia, II, Universi-
t di Cagliari, a.a. 1949-50, p. 23 ss., tav. II, 2; G. Lilliu, St.S., XVI, 1960, p. 57, nota 41.
Figura 1, 16: nuraghe SU FRILE-Burgos (Sssari); cartina B, 21.
A quota di m 731, su una rupe a dominio duna vasta conca. Nuraghe monotorre, circo-
lare del diametro di m 11 circa, con lingresso volto a Sud. Sul lato dellandito retrostante,
di m 1/1,20 di larghezza, si aprono a destra la garetta di piano semiellittico di m 1 di lar-
ghezza x 1,40 di profondit, e a sinistra la scala. Alla camera eccentrica, rotonda del dia-
metro di m 4, dnno due nicchie situate sul lato di fondo, di dimensioni vicine a quelle
della garetta, con la stessa forma planimetrica. Il cono si conserva per laltezza massima
residua di m 2,50; la camera mostra la parete elevata fino a m 2,40 sul colmaticcio. Ope-
ra di basalto poliedrica, con pietre non lavorate di grandi e medie dimensioni.
Bibliografia: A. Taramelli-P. Mingazzini, Carta archeologica, foglio 193, 1940, II NE, p. 48, n. 13a; A.
Taramelli, Mon. Ant. Lincei, XXV, 1919, col. 775; P. Pintus, Saggio cit., 1945-46, p. 190 s., tav. fig. 91.
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I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA Catalogo
Figura 1, 17: nuraghe GINNAS-Flussio (Noro); cartina B, 40.
A quota di m 370, su terreno in leggero pendio dal vasto dominio; pascoli e coltivi in-
torno e una sorgente dacqua vicina. Nuraghe monotorre, circolare del diametro di m
12,20, con ingresso a Sudsudest, sormontato da pietra darchitrave di buona lavorazione
(m 1,60 x 0,60 x 0,70). Nellandito, un po strombato verso linterno, lungo m 4 e largo
1,20/1,30, sfociano a sinistra la garetta, di pianta semiellittica di m 1 x 1,20, e a destra il
vano della scala di m 0,40 di larghezza con una decina di gradini di cm 20 di alzo, usu-
rati, nel tratto inferiore. La camera quasi centrica, rotonda, del diametro di m 4,20, si
articola in due nicchie aperte sul fondo della parete, equidistanti dagli spigoli dellandi-
to, a pianta semiellittica, in gran parte ricolme di macerie tranne che in alto. Il cono si
conserva per laltezza massima residua di m 4 su 12 file a Est; la camera si eleva sul col-
maticcio di 2 metri, per laltezza di 4 metri. Le sezioni dei vani sono ogivali. Il paramen-
to esterno di tipo poliedrico fatto di pietre di basalto di buona lavorazione, ben con-
nesse senza scaglie; piccole zeppe, invece, si presentano nei piani posa e nei giunti dei
filari della camera. Davanti allingresso del nuraghe, si osservano resti dun edificio a
grosse pietre senza cemento, di m 10/12 di superficie interna x 1 m di spessore murario,
con ingresso architravato situato di fronte a quello della torre nuragica distante appena 2
metri. Ad Ovest del nuraghe cumuli di rovine corrispondono a capanne nuragiche e a
costruzioni romane. In superficie, resti di stoviglie di et del nuraghe e posteriore.
Bibliografia: Angius, in Casalis, Dizionario, VI, 1840, p. 700; A. Lamarmora, Voyage, II, 1840, p. 108;
E.E.M. (prov. di Cagliari), p. 109; A. Taramelli, Carta archeologica, ff. 205-206, 1935, p. 220, n. 22;
Boscolo-Pintor-Serra, Guida, 1951; P. Pes, Saggio di Catalogo archeologico sul Foglio 206 della Carta dI-
talia, IV, SE-SO, Universit di Cagliari, a.a. 1953-54, p. 117 ss., tav. n. 21.
Figura 1, 18: nuraghe MADRONE od OROLO-Silnus (Noro); tav. XI; cartina B, 32.
La figura rappresenta soltanto la torre antica; ma qui si descrive il nuraghe nel suo insie-
me. Il nuraghe si erge, a quota di m 453, su una collina ai piedi della catena del Mrghi-
ne, fra i centri di Silnus e di Li, presso la strada statale Macomr-Noro. Si distingue
per la bellezza delle strutture, la linea slanciata, lo stato relativamente buono di conserva-
zione. un monotorre con resti di contrafforte e tracce di coni minori periferici. La tor-
re primitiva (fig. 1, 18, tav. XI), del diametro esterno di m 12,60, mostra lingresso basa-
le a Sudest, con architrave di m 2,30 x 0,70 x 0,17. Landito, lungo m 4,60 con
larghezza quasi costante di m 1/1,10, a met circa del corso presenta la scala a sinistra
(larghezza m 1) e la garetta a destra, di forma ellittica con risvolto sul lato sinistro (lar-
ghezza m 1,10, profondit 2,80). Dallandito, col soffitto elevantesi verso linterno (da
m1,44 a 1,90 daltezza visibile sul colmaticcio), si penetra nella camera, centrica, di m 4
di diametro, con tre nicchie in croce simmetriche, di piano semiellittico, larghe m
1/1,35 e profonde m 1,86/2,70. La sezione dellandito trapezia (tre lastroni di piatta-
banda di fronte alla garetta); a ogiva tronca sono il vano della garetta e quelli delle cellet-
te interne (altezza della garetta m 2,37, delle cellette m 1,57/2,38); del tutto ogivale il
taglio della tholos, di m 5,20 di altezza sul colmaticcio. A circa m 6 daltezza, quasi alla
met del cono dove il diametro si restringe a m 8, sta il piano rialzato (o superiore). La
camera, sovrapposta a quella inferiore, di m 2,35 di diametro x 5,50 daltezza, prende
luce da un finestrone volto a Sud (m 0,65 di larghezza x 1,37 di altezza); vi si entra, dal
pianerottolo della scala che sale dal basso, per una porticina, di m 0,65 x 1,35 daltezza,
pianta angolare (m 2,44 daltezza sul riempimento x 1,22 di larghezza x 1,35 di pro-
fondit) e laltra a Sudest (a destra), di sezione trapezoidale (altezza sul piano attuale
m 1,95 x 0,87/0,52 di larghezza x 0,75/0,62 di profondit). Alla camera si entra da
una porta a Sudsudovest, con architrave a feritoia di scarico. Il cono, dallo spessore
murario di m 4,60/2,60, si conserva a Sudest per laltezza massima di m 6; la camera
alta ora m 5 su 18 file di massi regolari subquadrati. Dentro la cella esiste una scala
sopraelevata con giro da destra a sinistra.
Bibliografia: Spano, Memoria, 1854, p. 18, nota 1; Memoria, 1867, p. 23, nota 3; E.E.M. (prov. di Ca-
gliari), p. 149; E. Contu, Saggio di Catalogo archeologico sul Foglio 218 della Carta dItalia, II, NO-SO,
Universit di Cagliari, a.a. 1947-48, p. 55 ss., tav. II, 24.
Figura 1, 14: nuraghe GURTI QUA-Nurri (Noro); cartina B, 88.
Planimetria della torre antica A; vedi la scheda descrittiva della figura 13, 1.
Figura 1, 15: nuraghe SA PREDA LONGA-Noro (Noro); cartina B, 23.
In localit Su Pradu (il prato), su un ciglione di rocce granitiche a dominio della valle
del riu de Lcula. Nuraghe monotorre, circolare del diametro di m 11,10, con ingres-
so leggermente rialzato sul piano di campagna, di m 1,50 di larghezza x 0,37 di altez-
za rilevabile sul colmaticcio. Landito retrostante, di m 3,60 di lunghezza x 1,12/1,36
di altezza visibile, mostra, sulla destra di chi entra, la garetta di guardia, di pianta se-
miellittica, di m 1,12 di larghezza x 2,66 di profondit x 0,52 di altezza sul piano del
detrito. La camera circolare, eccentrica, del diametro di m 4 circa, si articola in due
nicchie: una sul lato destro, di figura semiellittica, di m 1,15 di larghezza x 2,32 di
profondit, laltra sul fondo di m 0,93 di larghezza x 2,10 di profondit x 0,97 dal-
tezza sul piano di colmata. Sulla fiancata destra di questultima nicchia, verso il fondo,
si osserva lapertura della scala al piano superiore, che gira nello spessore del muro di m
3,40 da sinistra a destra; si misura m 0,70 di luce e si segue il percorso per m 2,50; poi
il vano si presenta ostruito dalle macerie. Il cono si conserva per laltezza esterna di cir-
ca m 4 su 12 file, la parete della camera per m 1,10 su 5 file. Opera muraria di granito,
con blocchi in parte naturali in parte sbozzati in forme subquadrangolari, di medie di-
mensioni: m 0,34 x 0,56 x 0,91; 0,29 x 0,57 x 0,74; 0,28 x 0,46 x 0,88.
Bibliografia: G.G. Dvoli, Saggio di Catalogo archeologico sul Foglio 194 della Carta dItalia, II, Universi-
t di Cagliari, a.a. 1949-50, p. 23 ss., tav. II, 2; G. Lilliu, St.S., XVI, 1960, p. 57, nota 41.
Figura 1, 16: nuraghe SU FRILE-Burgos (Sssari); cartina B, 21.
A quota di m 731, su una rupe a dominio duna vasta conca. Nuraghe monotorre, circo-
lare del diametro di m 11 circa, con lingresso volto a Sud. Sul lato dellandito retrostante,
di m 1/1,20 di larghezza, si aprono a destra la garetta di piano semiellittico di m 1 di lar-
ghezza x 1,40 di profondit, e a sinistra la scala. Alla camera eccentrica, rotonda del dia-
metro di m 4, dnno due nicchie situate sul lato di fondo, di dimensioni vicine a quelle
della garetta, con la stessa forma planimetrica. Il cono si conserva per laltezza massima
residua di m 2,50; la camera mostra la parete elevata fino a m 2,40 sul colmaticcio. Ope-
ra di basalto poliedrica, con pietre non lavorate di grandi e medie dimensioni.
Bibliografia: A. Taramelli-P. Mingazzini, Carta archeologica, foglio 193, 1940, II NE, p. 48, n. 13a; A.
Taramelli, Mon. Ant. Lincei, XXV, 1919, col. 775; P. Pintus, Saggio cit., 1945-46, p. 190 s., tav. fig. 91.
118 119
I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA Catalogo
Figura 1, 19: nuraghe TITTIRILA-Boltana (Noro); cartina B, 18.
Situato sulla cresta duna propaggine a strapiombo sul riu Bardosu, dominante a quota di
m951 in un paesaggio di pascoli. Una fonte a 250 m a Sudovest. Monotorre, circolare, del
diametro di m 12 circa, con ingresso a Sudest. Landito, di m 5,50 di lunghezza, si allarga
al centro dove si guardano, contrapposte, la garetta a destra, semiellittica (m 1 x 2 di pro-
fondit) e la scala a sinistra, di m 1,40 di larghezza a fior di suolo, percorribile per poco pi
di 2 metri. Nella camera eccentrica, rotonda, del diametro di m 5, si affacciano tre nicchioni
in croce: quello a destra e quello in fondo, a pianta semiellittica, di m 1,20 di larghezza x 2 e
1,40 di profondit rispettivamente; il nicchione a sinistra, di m 1,20 x 1,20, si articola in
un risvolto a destra, di m 1,20 x 0,80 componendo nellinsieme unalcova o giaciglio. Sul-
landito dingresso visibile una botola a caditoia, a cui si accede da una finestra sollevata,
posta fra lo sbocco nella camera dellandito stesso ed il nicchione destro. Rimane traccia del
piano superiore in un finestrone di m 1,40 x 0,80 di luce; per il resto distrutto. Landito
ha pareti aggettanti con copertura tabulare; il sommo angolare delle nicchie sormontato
da architravi (altezza da m 4,00 a 3,10); ogivale la sezione della camera con bella pseudocu-
pola alta ora m 7,50. Il cono, alto oggi m 10 circa, raggiungeva in antico 15 metri, per far
luogo ai due piani. Lopera muraria subquadrata, con bellordinamento in file regolari di
pietre basaltiche di mc 1/2 fino allaltezza di m 4, di mc 0,2 allo svettamento.
Bibliografia: Angius, in Casalis, Dizionario, II, 1834, p. 406 (Tittiriolu); A. Lamarmora, Voyage, II,
1840, p. 106 (Tittirriola); P. Cugia, Nuovo Itinerario cit., II, 1892, p. 112; F. De Rosa, Delluso dei nu-
raghi, 1909, p. 26; A. Taramelli, Carta archeologica, f. 193, 1940, p. 58, n. 16; Boscolo-Pintor-Serra,
Guida, 1951, p. 149 (errato Tittiola); V. Tetti, Saggio cit., 1956-57, p. 13 (II).
Figura 1, 20: nuraghe ABBADDI-Scanu Montiferru (Noro); cartina B, 47.
A quota di m 431, su una lingua rocciosa darenaria, alla pendice Ovest della collina di
Santa Brbara, quasi al fondo valle. Ad unica torre circolare di m 40 di circonferenza
basale, con ingresso a Sud, di m 2,20 di altezza, con architrave ben lavorato sormonta-
to da regolare finestrino di scarico. Alla destra dellandito si osserva la scala che parte
dal piano e gira da sinistra a destra con larghezza di vano di m 1,10; alla sinistra sta il
piccolo spazio per la guardia, a forma di ogiva proiettata in piano, di poca profondit.
La camera, di m 4 di diametro, mostra tre nicchie in croce, a tre quarti di cerchio, della
larghezza di m 2; in posizione eccentrica rispetto al perimetro della torre (spessore del
muro frontale m 5, di quello di fondo m 3). La torre, alta 9 metri con 16 file di pietre,
costituita di blocchi darenaria, cavati dalle vicinanze; si presentano ben lavorati, di gran-
di dimensioni alla base e di medie nel resto del paramento. La camera alta m 8,60 sui
18 filari; di perfetta sezione ogivale come lo sono i profili delle celle alte da m 3 a 2,50
e della scala alta m 3,20. Il tutto si compone con eleganza e senso di slancio, a cui con-
tribuisce pure il taglio ampio ed alto del tetto inclinato dellandito (v. fig. 4, 2). Tracce di
capanne dun villaggio nuragico nelle vicinanze.
Bibliografia: Spano, Memoria, 1867, p. 22; E.E.M. (prov. di Cagliari), 1922, p. 166 (errato Abbandi); A. Ta-
ramelli, Carta archeologica, ff. 205-206, 1935, p. 200, n. 22; P. Pes, Saggio cit., 1953-54, p. 57 ss., tav. n. 9.
Figura 1, 21: nuraghe SA FIGU RNCHIDA-Scanu Montiferru (Noro); cartina B, 41.
A quota di m 555, su duna piccola dorsale declive, a mezza costa, in zona di buon pa-
scolo. A 30 metri di distanza, una sorgente. Monotorre, circolare, della circonferenza di
m38, con ingresso a Sudest, architravato senza finestrino di scarico. Dietro la porta lan-
dito, lungo m 4, presenta sul fianco sinistro, circa alla met, un vano curvilineo, di m 4
con architrave alleggerito da spiraglio. La scala, a sezione troncogivale (altezza da m 1,90
a 3,60), ha il suo percorso di 18 metri (dal pianterreno al terrazzo) illuminato da fine-
strini. Esiste anche una scaletta sussidiaria che dalla camera superiore scende, con giro
opposto a quello della grande scala, ad un pianerottolo sovrastante il soffitto della garet-
ta di guardia dellandito, e, di qui, per uno spazio al disopra dellarchitrave della stessa
garetta, esce allandito con un piccolo salto (lunghezza della scaletta m 8, larghezza 0,60;
rischiarata da due finestrini ad Ovest). Il cono alto oggi m 12,60 (a Sudovest) e si eleva
con 33 file di pietre di granito, poco lavorate ma messe in opera con molta perizia; i
blocchi vanno diminuendo di proporzioni dal basso in alto. Tre blocchi sul filare sopra
larchitrave della porta misurano m 1 x 0,53 x 0,92; 0,81 x 0,75 x 0,63; 1,40 x 0,55 x
0,70; tre blocchi dellultimo filare superiore m 0,55 x 0,34 x 0,41; 0,45 x 0,30 x 0,52;
0,47 x 0,33 x 0,43. Sul lato Sudovestovest e sul lato Est della torre antica, si rilevano
tracce di opere aggiunte. Nel primo punto si riconosce il resto duna cortina curvilinea
rientrante al centro, di m 22,80 di lunghezza, alta m 3 con 6 filari, che unisce due torri
situate ai suoi margini. Ad Est rimane il segno di una terza torre di cui si disegna, fra le
rovine, un semicerchio di parete interna col vano dun andito diretto verso Nordnord-
ovest, forse verso la camera duna quarta torre. Ci rende possibile lipotesi di riconosce-
re, nel nostro, un nuraghe quadrilobato, del tipo del Santa Brbara di Macomr, a profi-
lo di contorno concavo-convesso (vedi scheda descrittiva di figura 9, 1). Intorno al
nuraghe si raccolgono cocci di stoviglie preromane e romane indicanti che la vita vi du-
r molto a lungo da et preistorica fino a tempi classici. Nella parte superiore della torre
sono visibili restauri in muratura di mattoni e pietre legati con malta di calce, eseguiti in
et romana per adattarvi si pensa una vedetta.
Bibliografia: A. Lamarmora, Voyage, II, 1840, p. 67, pl. VIII, fig. 2; Angius, in Casalis, Dizionario, XX,
1850, p. 138; Spano, Memoria, 1854, pp. 26, 40, 43, 50; A. Lamarmora, Itinraire, II, 1860, p. 137;
Spano, Mnemosine sarda ossia ricordi e memorie di varii monumenti antichi con altre rarit dellIsola di
Sardegna, Cagliari 1864, tav. VI, 4-5, 9; Memoria, 1867, pp. 22, 27, 36, 38 s., 61 s., 64, 66; G. Cara,
Considerazioni sopra una fra le opinioni emesse intorno allorigine ed uso dei nuraghi di Sardegna, Cagliari
1876, frontespizio e tav. 1, I, a-b; F. Martorell y Pea, Apuntes arqueologicos, Nurhaghes de la Isla de
Cerdea y talaiots de las Baleares, Barcelona 1879, pp. 186-188; Centurione, Studii recenti sopra i Nu-
raghi e loro importanza, in Civilt Cattolica, serie XIII, 1888, pp. 31, 34, fig. VI, 103, fig. XXVIII; P.
Cugia, Nuovo Itinerario dellisola di Sardegna, Ravenna 1892, p. 109; F. Nissardi, Contributo per lo stu-
dio dei Nuraghi della Sardegna, in Atti del Congresso Internazionale di Scienze storiche, Roma 1903,
p. 656; Ardu Onnis, Per la Sardegna preistorica, in Atti della Societ Romana di Antropologia, vol. IX,
fasc. I-II, 1903, pp. 13, 26; A. Bezzenberger, Vorgeschichte Bauwerke der Balearen, in Zeitschrift fr
Ethnologie, Heft 4-5, 1907, p. 582; S. Manca, Sardegna leggendaria, Roma 1910, fotografia in copertina;
G. Vacca, Posizione geografica dei principali Nuraghi esistenti in Sardegna, Cagliari 1917, pp. 6, 14; A. Ta-
ramelli, in Guida Generale della Sardegna compilata da Antonio Manca, Milano 1914-15, p. 94, fig. 166;
E.E.M. (prov. di Sssari), 1922, p. 156; C. Dess, I nuraghi della Sardegna, 1924, p. 7; A. Taramelli,
Nuraghi, in Enciclopedia Italiana, Roma 1935, vol. XXV, p. 82 s.; Carta archeologica, ff. 205-206,
1935, p. 9, n. 8; Boscolo-Pintor-Serra, Guida, 1951, p. 148; G. Cherchi, Saggio cit., 1952-53, p. 159 ss.,
tav. VI, 34; G. Lilliu, I nuraghi della Sardegna, in Le Vie dItalia, ott. 1953, LIX, n. 10, p. 1291; Sarde-
gna (Touring), XX, 1954, p. 94, fig. 166; Zervos, Civilisation cit., 1954, p. 46, fig. 15; G. Lilliu, St.S.,
XII-XIII, I, 1955, p. 157; M. Serra, Mal di Sardegna, 1955, p. 247; A. Borio, Sardaigne, Arthaud 1957,
p. 126; V. Mossa, Architettura domestica in Sardegna, Cagliari 1957, p. 26, tav. I; G.F. Ackermann, Reise-
land von morgen: Sardinien, Wien 1957, p. 38, tav. 13; G. Lilliu, The Nuraghi of Sardinia, in Antiquity,
1959, XXXIII, p. 23, fig. ivi.
120 121
I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA Catalogo
Figura 1, 19: nuraghe TITTIRILA-Boltana (Noro); cartina B, 18.
Situato sulla cresta duna propaggine a strapiombo sul riu Bardosu, dominante a quota di
m951 in un paesaggio di pascoli. Una fonte a 250 m a Sudovest. Monotorre, circolare, del
diametro di m 12 circa, con ingresso a Sudest. Landito, di m 5,50 di lunghezza, si allarga
al centro dove si guardano, contrapposte, la garetta a destra, semiellittica (m 1 x 2 di pro-
fondit) e la scala a sinistra, di m 1,40 di larghezza a fior di suolo, percorribile per poco pi
di 2 metri. Nella camera eccentrica, rotonda, del diametro di m 5, si affacciano tre nicchioni
in croce: quello a destra e quello in fondo, a pianta semiellittica, di m 1,20 di larghezza x 2 e
1,40 di profondit rispettivamente; il nicchione a sinistra, di m 1,20 x 1,20, si articola in
un risvolto a destra, di m 1,20 x 0,80 componendo nellinsieme unalcova o giaciglio. Sul-
landito dingresso visibile una botola a caditoia, a cui si accede da una finestra sollevata,
posta fra lo sbocco nella camera dellandito stesso ed il nicchione destro. Rimane traccia del
piano superiore in un finestrone di m 1,40 x 0,80 di luce; per il resto distrutto. Landito
ha pareti aggettanti con copertura tabulare; il sommo angolare delle nicchie sormontato
da architravi (altezza da m 4,00 a 3,10); ogivale la sezione della camera con bella pseudocu-
pola alta ora m 7,50. Il cono, alto oggi m 10 circa, raggiungeva in antico 15 metri, per far
luogo ai due piani. Lopera muraria subquadrata, con bellordinamento in file regolari di
pietre basaltiche di mc 1/2 fino allaltezza di m 4, di mc 0,2 allo svettamento.
Bibliografia: Angius, in Casalis, Dizionario, II, 1834, p. 406 (Tittiriolu); A. Lamarmora, Voyage, II,
1840, p. 106 (Tittirriola); P. Cugia, Nuovo Itinerario cit., II, 1892, p. 112; F. De Rosa, Delluso dei nu-
raghi, 1909, p. 26; A. Taramelli, Carta archeologica, f. 193, 1940, p. 58, n. 16; Boscolo-Pintor-Serra,
Guida, 1951, p. 149 (errato Tittiola); V. Tetti, Saggio cit., 1956-57, p. 13 (II).
Figura 1, 20: nuraghe ABBADDI-Scanu Montiferru (Noro); cartina B, 47.
A quota di m 431, su una lingua rocciosa darenaria, alla pendice Ovest della collina di
Santa Brbara, quasi al fondo valle. Ad unica torre circolare di m 40 di circonferenza
basale, con ingresso a Sud, di m 2,20 di altezza, con architrave ben lavorato sormonta-
to da regolare finestrino di scarico. Alla destra dellandito si osserva la scala che parte
dal piano e gira da sinistra a destra con larghezza di vano di m 1,10; alla sinistra sta il
piccolo spazio per la guardia, a forma di ogiva proiettata in piano, di poca profondit.
La camera, di m 4 di diametro, mostra tre nicchie in croce, a tre quarti di cerchio, della
larghezza di m 2; in posizione eccentrica rispetto al perimetro della torre (spessore del
muro frontale m 5, di quello di fondo m 3). La torre, alta 9 metri con 16 file di pietre,
costituita di blocchi darenaria, cavati dalle vicinanze; si presentano ben lavorati, di gran-
di dimensioni alla base e di medie nel resto del paramento. La camera alta m 8,60 sui
18 filari; di perfetta sezione ogivale come lo sono i profili delle celle alte da m 3 a 2,50
e della scala alta m 3,20. Il tutto si compone con eleganza e senso di slancio, a cui con-
tribuisce pure il taglio ampio ed alto del tetto inclinato dellandito (v. fig. 4, 2). Tracce di
capanne dun villaggio nuragico nelle vicinanze.
Bibliografia: Spano, Memoria, 1867, p. 22; E.E.M. (prov. di Cagliari), 1922, p. 166 (errato Abbandi); A. Ta-
ramelli, Carta archeologica, ff. 205-206, 1935, p. 200, n. 22; P. Pes, Saggio cit., 1953-54, p. 57 ss., tav. n. 9.
Figura 1, 21: nuraghe SA FIGU RNCHIDA-Scanu Montiferru (Noro); cartina B, 41.
A quota di m 555, su duna piccola dorsale declive, a mezza costa, in zona di buon pa-
scolo. A 30 metri di distanza, una sorgente. Monotorre, circolare, della circonferenza di
m38, con ingresso a Sudest, architravato senza finestrino di scarico. Dietro la porta lan-
dito, lungo m 4, presenta sul fianco sinistro, circa alla met, un vano curvilineo, di m 4
con architrave alleggerito da spiraglio. La scala, a sezione troncogivale (altezza da m 1,90
a 3,60), ha il suo percorso di 18 metri (dal pianterreno al terrazzo) illuminato da fine-
strini. Esiste anche una scaletta sussidiaria che dalla camera superiore scende, con giro
opposto a quello della grande scala, ad un pianerottolo sovrastante il soffitto della garet-
ta di guardia dellandito, e, di qui, per uno spazio al disopra dellarchitrave della stessa
garetta, esce allandito con un piccolo salto (lunghezza della scaletta m 8, larghezza 0,60;
rischiarata da due finestrini ad Ovest). Il cono alto oggi m 12,60 (a Sudovest) e si eleva
con 33 file di pietre di granito, poco lavorate ma messe in opera con molta perizia; i
blocchi vanno diminuendo di proporzioni dal basso in alto. Tre blocchi sul filare sopra
larchitrave della porta misurano m 1 x 0,53 x 0,92; 0,81 x 0,75 x 0,63; 1,40 x 0,55 x
0,70; tre blocchi dellultimo filare superiore m 0,55 x 0,34 x 0,41; 0,45 x 0,30 x 0,52;
0,47 x 0,33 x 0,43. Sul lato Sudovestovest e sul lato Est della torre antica, si rilevano
tracce di opere aggiunte. Nel primo punto si riconosce il resto duna cortina curvilinea
rientrante al centro, di m 22,80 di lunghezza, alta m 3 con 6 filari, che unisce due torri
situate ai suoi margini. Ad Est rimane il segno di una terza torre di cui si disegna, fra le
rovine, un semicerchio di parete interna col vano dun andito diretto verso Nordnord-
ovest, forse verso la camera duna quarta torre. Ci rende possibile lipotesi di riconosce-
re, nel nostro, un nuraghe quadrilobato, del tipo del Santa Brbara di Macomr, a profi-
lo di contorno concavo-convesso (vedi scheda descrittiva di figura 9, 1). Intorno al
nuraghe si raccolgono cocci di stoviglie preromane e romane indicanti che la vita vi du-
r molto a lungo da et preistorica fino a tempi classici. Nella parte superiore della torre
sono visibili restauri in muratura di mattoni e pietre legati con malta di calce, eseguiti in
et romana per adattarvi si pensa una vedetta.
Bibliografia: A. Lamarmora, Voyage, II, 1840, p. 67, pl. VIII, fig. 2; Angius, in Casalis, Dizionario, XX,
1850, p. 138; Spano, Memoria, 1854, pp. 26, 40, 43, 50; A. Lamarmora, Itinraire, II, 1860, p. 137;
Spano, Mnemosine sarda ossia ricordi e memorie di varii monumenti antichi con altre rarit dellIsola di
Sardegna, Cagliari 1864, tav. VI, 4-5, 9; Memoria, 1867, pp. 22, 27, 36, 38 s., 61 s., 64, 66; G. Cara,
Considerazioni sopra una fra le opinioni emesse intorno allorigine ed uso dei nuraghi di Sardegna, Cagliari
1876, frontespizio e tav. 1, I, a-b; F. Martorell y Pea, Apuntes arqueologicos, Nurhaghes de la Isla de
Cerdea y talaiots de las Baleares, Barcelona 1879, pp. 186-188; Centurione, Studii recenti sopra i Nu-
raghi e loro importanza, in Civilt Cattolica, serie XIII, 1888, pp. 31, 34, fig. VI, 103, fig. XXVIII; P.
Cugia, Nuovo Itinerario dellisola di Sardegna, Ravenna 1892, p. 109; F. Nissardi, Contributo per lo stu-
dio dei Nuraghi della Sardegna, in Atti del Congresso Internazionale di Scienze storiche, Roma 1903,
p. 656; Ardu Onnis, Per la Sardegna preistorica, in Atti della Societ Romana di Antropologia, vol. IX,
fasc. I-II, 1903, pp. 13, 26; A. Bezzenberger, Vorgeschichte Bauwerke der Balearen, in Zeitschrift fr
Ethnologie, Heft 4-5, 1907, p. 582; S. Manca, Sardegna leggendaria, Roma 1910, fotografia in copertina;
G. Vacca, Posizione geografica dei principali Nuraghi esistenti in Sardegna, Cagliari 1917, pp. 6, 14; A. Ta-
ramelli, in Guida Generale della Sardegna compilata da Antonio Manca, Milano 1914-15, p. 94, fig. 166;
E.E.M. (prov. di Sssari), 1922, p. 156; C. Dess, I nuraghi della Sardegna, 1924, p. 7; A. Taramelli,
Nuraghi, in Enciclopedia Italiana, Roma 1935, vol. XXV, p. 82 s.; Carta archeologica, ff. 205-206,
1935, p. 9, n. 8; Boscolo-Pintor-Serra, Guida, 1951, p. 148; G. Cherchi, Saggio cit., 1952-53, p. 159 ss.,
tav. VI, 34; G. Lilliu, I nuraghi della Sardegna, in Le Vie dItalia, ott. 1953, LIX, n. 10, p. 1291; Sarde-
gna (Touring), XX, 1954, p. 94, fig. 166; Zervos, Civilisation cit., 1954, p. 46, fig. 15; G. Lilliu, St.S.,
XII-XIII, I, 1955, p. 157; M. Serra, Mal di Sardegna, 1955, p. 247; A. Borio, Sardaigne, Arthaud 1957,
p. 126; V. Mossa, Architettura domestica in Sardegna, Cagliari 1957, p. 26, tav. I; G.F. Ackermann, Reise-
land von morgen: Sardinien, Wien 1957, p. 38, tav. 13; G. Lilliu, The Nuraghi of Sardinia, in Antiquity,
1959, XXXIII, p. 23, fig. ivi.
120 121
I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA Catalogo
sulla sinistra si incontra il vano della scala a fior di terra (larghezza allimbocco m 1,15);
poco oltre, poi, a met circa del corso, si disegnano le aperture di due bracci di corridoio,
uno sulla sinistra e uno sulla destra, i quali, senza raccordarsi, girano, per tre quarti di
cerchio, intorno alla camera tranne che sul lato di fondo (Nordovest), dove il masso
murario resta pieno. Il ramo di corridoio a destra, che rappresenta una soluzione nata
dal prolungamento della primitiva garetta di guardia, ha uno sviluppo di m 9,50; al-
lingresso mostra una porta architravata di m 0,90 di larghezza x 1,30 di altezza. Del
corridoio opposto, realizzato per simmetria, si misura uno sviluppo residuo di m 7,70, ma
il suo corso deve immaginarsi allorigine uguale a quello dellaltro; vi introduce una
porticina architravata a luce trapezoidale (m 1/0,53 di larghezza x 1,10 di altezza). La
camera, rotonda (m 3,50/3 di diametro), eccentrica, si articola in tre nicchie a croce,
dissimmetriche, individuate ma non rilevabili. I vani mostrano tutti profili aggettanti,
ma mentre la camera presenta il taglio ogivale, gli altri ambienti minori sono conclusi
da elementi tabulari (architravi) che configurano sezioni troncogivali. Non si osserva
una perfetta coerenza di ritmi spaziali, a cui corrisponde lirregolarit e lasimmetria
delle componenti di piano. Il cono allesterno consta di strutture di rozzi blocchi di ba-
salto, di medie dimensioni, disposti senza ordine. Pi diligente la posa delle pietre
nellinterno, ma non regolare e misurata come in altri nuraghi di bella apparenza strut-
tiva e di simmetria architettonica. A questa generale trascuratezza fanno eccezione sti-
piti ed architravi i quali presentano facce ben sbozzate, non per per particolare gusto
ma per necessit funzionale (altezza residua del cono m 2,35/3,38). A Sud e Sudest del
nuraghe, si riconoscono tracce di muri di capanne in grandi pietre, di pianta circolare,
da ritenersi dello stesso periodo della torre. A poca distanza dal nuraghe si vedono i re-
sti di una tomba di giganti. Vedi anche fig. 15, 1.
Bibliografia: A. Taramelli, Carta archeologica, ff. 205-206 (1935), I, NE, p. 13, nn. 27-28; G. Cherchi,
Saggio cit., 1952-53, p. 75 ss., tav. I, fig. 12.
Figura 1, 24: nuraghe LEORTNAS-Sennarolo (Noro); cartina B, 50.
A quota di m 203, presso il riu di Piraura, in situazione bassa ma dominante su un
paesaggio solitario di mirti e cisti. Mostra unica torre della circonferenza di m 45, con
due ingressi: uno, il principale, a Sudovest, ad architrave di medie dimensioni ben la-
vorato; e laltro, pi stretto, a Nordest, ostruito in gran parte. Landito dellingresso
principale, lungo oltre 5 metri, incontra, a circa met del suo percorso, un deambula-
torio circolare di m 1 di larghezza, concentrico al perimetro della torre e al profilo della
camera; poi, restringendosi, introduce nella camera di m 4 di diametro, semplicissima.
La torre si conserva, allesterno, per m 3 su 5-6 filari; allinterno la tholos non misura-
bile a causa del crollo. Gli anditi ed il corridoio concentrico (alto, questultimo, m 2)
presentano copertura tabulare. Il paramento esterno di pietre di basalto, di forme po-
liedriche, di media grandezza. Tra Ovest e Sud v traccia dun cortile addossato alla
torre primitiva, di m 10 x 3, interrotto in corrispondenza allingresso principale.
Bibliografia: Angius, in Casalis, Dizionario, XIX, 1849, p. 860; A. Taramelli, Carta archeologica, ff. 205-
206, 1935, p. 209, n. 25; P. Pes, Saggio cit., 1953-54, p. 175 ss., tav. n. 29.
Figura 1, 25: nuraghe SANTU ANTNE-Torralba (Sssari).
Planimetria del mastio A; vedi scheda illustrativa della figura 8, 6 e figg. 3, 5 e 14, 2.
di profondit x 0,80 di larghezza x 2,50 di altezza, costruito per situarvi la scala che,
invece, fu poi realizzata allinterno della camera. La camera, centrica, rotonda, del dia-
metro di m 4 al riempimento, ha la cupola crollata. Vi si affacciano le aperture di tre
nicchie in croce, quelle a sinistra e in fondo a piano semiellittico di m 1 x 1,60 di
profondit, quella a destra, di m 1,10 di larghezza, introducente alla scala che, con gi-
ro da sinistra a destra e con ritorno sul solaio dellandito, portava al terrazzo ora man-
cante. Landito e lo spazio sulla sua sinistra sono a soffitto piattabandato; trapezoidale
(con chiusura ad architravi) il taglio delle nicchie della camera, questultima in origine
a sezione ogivale (altezza calcolabile m 6); ogivale nella prima parte (m 0,80 di larghezza
x 2 daltezza) appare la sezione della scala, nella seconda met trapezoidale. Il mozzicone
di cono residua allesterno per m 5 daltezza massima (a Nordest), su 11 file di pietre
basaltiche di forma subquadrata, di proporzioni varie. Nella camera i blocchi sono di
dimensioni minori, di forme poliedriche irregolari, a disposizione poco curata con zep-
pe. A 20 metri dal nuraghe correva una cinta esterna megalitica, ad un solo ordine di
pietre, residuata solo a tratti.
Bibliografia: E.E.M. (prov. di Cagliari), 1922, p. 166; A. Taramelli, Carta archeologica, ff. 205-206,
1935, p. 194, n. 50; A.P. Piludu, Saggio di Catalogo archeologico, Foglio 206 della Carta dItalia, IV, NE-
NO, Universit di Cagliari, a.a. 1953-54, p. 206 ss., tav. n. 25.
Figura 1, 22: nuraghe SA CUGUTTDA-Mores (Sssari); cartina B, 13.
In regione Sa Tanca e su Duca, a quota di m 301, confuso con un ammasso naturale di
rocce basaltiche, incluso entro la confluenza dei rius Mannu e Tilchiddesu. Nuraghe
monotorre, circolare, del diametro di m 12,50, con lingresso a Sud (m 1,05 di larghez-
za x 1,60 daltezza), sormontato da pietra darchitrave di m 1 x 0,75 x 0,25. Landito retro-
stante, a sezione trapezoidale, di m 4 di lunghezza x 2,10 daltezza rilevabile sul detrito, ri-
ceve a sinistra (dove si misura la maggiore larghezza di m 1,40) una garetta semiellittica in
piano, di m 1 di larghezza, quasi del tutto ostruita. La camera centrica, oblunga (m 4 x 3),
si distingue per la presenza inusitata di quattro nicchie, una sul lato sinistro, una sul fondo
contro lingresso e due (a coppia) sul lato destro. Sono tutte di piano semiellittico, con lar-
ghezza da m 0,40 a 1,20, profondit da 1,25 a 2,15 e altezza visibile da 1,40 a 1,60; la se-
zione trapezoidale come quella dellandito di accesso. Il cono residua per laltezza esterna
di m 3 circa, in figura dun grande cumulo di pietre; la camera conserva visibile la parete
per m 2,25. Lopera muraria consta di blocchi di basalto poliedrici, non lavorati n stratifi-
cati a file, con misure medie di blocco di m 0,45 x 0,30 x 0,35. Alla difesa naturale, costi-
tuita dalla confluenza dei fiumi, si aggiungeva quella artificiale di due muraglie megalitiche:
una, pi vicina al nuraghe, che correva da un torrente allaltro, spessa m 2, con un passag-
gio interno; e laltra, a 50 m ad Ovest del nuraghe, con larghezza di 5 metri, che formava la
prima linea di sbarramento. Fra le due muraglie cumuli di pietrame in basalto costituisco-
no i segni della presenza di capanne dabitazione di et nuragica; la loro forma circolare.
Bibliografia: A. Taramelli-P. Mingazzini, Carta archeologica, 193, I SE, 1940, p. 12, n. 20; P. Pintus,
Saggio cit., 1945-46, p. 128 ss., tav. n. 70.
Figura 1, 23: nuraghe MURRTU-Silnus (Noro); cartina B, 33.
situato presso la riva sinistra del riu Ordari, su un rialzo di terreno basaltico, a 200
metri a Nordovest del nuraghe idu Arbu (fig. 17, 5). Lunica torre rotonda, del dia-
metro esterno subbasale di m 13 circa, ha lingresso a Sudest, con architrave di m 1,13
x 0,72 x 0,70, senza spiraglio di scarico. Nellandito, lungo 6 metri, a m 1 dal filo esterno
122 123
I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA Catalogo
sulla sinistra si incontra il vano della scala a fior di terra (larghezza allimbocco m 1,15);
poco oltre, poi, a met circa del corso, si disegnano le aperture di due bracci di corridoio,
uno sulla sinistra e uno sulla destra, i quali, senza raccordarsi, girano, per tre quarti di
cerchio, intorno alla camera tranne che sul lato di fondo (Nordovest), dove il masso
murario resta pieno. Il ramo di corridoio a destra, che rappresenta una soluzione nata
dal prolungamento della primitiva garetta di guardia, ha uno sviluppo di m 9,50; al-
lingresso mostra una porta architravata di m 0,90 di larghezza x 1,30 di altezza. Del
corridoio opposto, realizzato per simmetria, si misura uno sviluppo residuo di m 7,70, ma
il suo corso deve immaginarsi allorigine uguale a quello dellaltro; vi introduce una
porticina architravata a luce trapezoidale (m 1/0,53 di larghezza x 1,10 di altezza). La
camera, rotonda (m 3,50/3 di diametro), eccentrica, si articola in tre nicchie a croce,
dissimmetriche, individuate ma non rilevabili. I vani mostrano tutti profili aggettanti,
ma mentre la camera presenta il taglio ogivale, gli altri ambienti minori sono conclusi
da elementi tabulari (architravi) che configurano sezioni troncogivali. Non si osserva
una perfetta coerenza di ritmi spaziali, a cui corrisponde lirregolarit e lasimmetria
delle componenti di piano. Il cono allesterno consta di strutture di rozzi blocchi di ba-
salto, di medie dimensioni, disposti senza ordine. Pi diligente la posa delle pietre
nellinterno, ma non regolare e misurata come in altri nuraghi di bella apparenza strut-
tiva e di simmetria architettonica. A questa generale trascuratezza fanno eccezione sti-
piti ed architravi i quali presentano facce ben sbozzate, non per per particolare gusto
ma per necessit funzionale (altezza residua del cono m 2,35/3,38). A Sud e Sudest del
nuraghe, si riconoscono tracce di muri di capanne in grandi pietre, di pianta circolare,
da ritenersi dello stesso periodo della torre. A poca distanza dal nuraghe si vedono i re-
sti di una tomba di giganti. Vedi anche fig. 15, 1.
Bibliografia: A. Taramelli, Carta archeologica, ff. 205-206 (1935), I, NE, p. 13, nn. 27-28; G. Cherchi,
Saggio cit., 1952-53, p. 75 ss., tav. I, fig. 12.
Figura 1, 24: nuraghe LEORTNAS-Sennarolo (Noro); cartina B, 50.
A quota di m 203, presso il riu di Piraura, in situazione bassa ma dominante su un
paesaggio solitario di mirti e cisti. Mostra unica torre della circonferenza di m 45, con
due ingressi: uno, il principale, a Sudovest, ad architrave di medie dimensioni ben la-
vorato; e laltro, pi stretto, a Nordest, ostruito in gran parte. Landito dellingresso
principale, lungo oltre 5 metri, incontra, a circa met del suo percorso, un deambula-
torio circolare di m 1 di larghezza, concentrico al perimetro della torre e al profilo della
camera; poi, restringendosi, introduce nella camera di m 4 di diametro, semplicissima.
La torre si conserva, allesterno, per m 3 su 5-6 filari; allinterno la tholos non misura-
bile a causa del crollo. Gli anditi ed il corridoio concentrico (alto, questultimo, m 2)
presentano copertura tabulare. Il paramento esterno di pietre di basalto, di forme po-
liedriche, di media grandezza. Tra Ovest e Sud v traccia dun cortile addossato alla
torre primitiva, di m 10 x 3, interrotto in corrispondenza allingresso principale.
Bibliografia: Angius, in Casalis, Dizionario, XIX, 1849, p. 860; A. Taramelli, Carta archeologica, ff. 205-
206, 1935, p. 209, n. 25; P. Pes, Saggio cit., 1953-54, p. 175 ss., tav. n. 29.
Figura 1, 25: nuraghe SANTU ANTNE-Torralba (Sssari).
Planimetria del mastio A; vedi scheda illustrativa della figura 8, 6 e figg. 3, 5 e 14, 2.
di profondit x 0,80 di larghezza x 2,50 di altezza, costruito per situarvi la scala che,
invece, fu poi realizzata allinterno della camera. La camera, centrica, rotonda, del dia-
metro di m 4 al riempimento, ha la cupola crollata. Vi si affacciano le aperture di tre
nicchie in croce, quelle a sinistra e in fondo a piano semiellittico di m 1 x 1,60 di
profondit, quella a destra, di m 1,10 di larghezza, introducente alla scala che, con gi-
ro da sinistra a destra e con ritorno sul solaio dellandito, portava al terrazzo ora man-
cante. Landito e lo spazio sulla sua sinistra sono a soffitto piattabandato; trapezoidale
(con chiusura ad architravi) il taglio delle nicchie della camera, questultima in origine
a sezione ogivale (altezza calcolabile m 6); ogivale nella prima parte (m 0,80 di larghezza
x 2 daltezza) appare la sezione della scala, nella seconda met trapezoidale. Il mozzicone
di cono residua allesterno per m 5 daltezza massima (a Nordest), su 11 file di pietre
basaltiche di forma subquadrata, di proporzioni varie. Nella camera i blocchi sono di
dimensioni minori, di forme poliedriche irregolari, a disposizione poco curata con zep-
pe. A 20 metri dal nuraghe correva una cinta esterna megalitica, ad un solo ordine di
pietre, residuata solo a tratti.
Bibliografia: E.E.M. (prov. di Cagliari), 1922, p. 166; A. Taramelli, Carta archeologica, ff. 205-206,
1935, p. 194, n. 50; A.P. Piludu, Saggio di Catalogo archeologico, Foglio 206 della Carta dItalia, IV, NE-
NO, Universit di Cagliari, a.a. 1953-54, p. 206 ss., tav. n. 25.
Figura 1, 22: nuraghe SA CUGUTTDA-Mores (Sssari); cartina B, 13.
In regione Sa Tanca e su Duca, a quota di m 301, confuso con un ammasso naturale di
rocce basaltiche, incluso entro la confluenza dei rius Mannu e Tilchiddesu. Nuraghe
monotorre, circolare, del diametro di m 12,50, con lingresso a Sud (m 1,05 di larghez-
za x 1,60 daltezza), sormontato da pietra darchitrave di m 1 x 0,75 x 0,25. Landito retro-
stante, a sezione trapezoidale, di m 4 di lunghezza x 2,10 daltezza rilevabile sul detrito, ri-
ceve a sinistra (dove si misura la maggiore larghezza di m 1,40) una garetta semiellittica in
piano, di m 1 di larghezza, quasi del tutto ostruita. La camera centrica, oblunga (m 4 x 3),
si distingue per la presenza inusitata di quattro nicchie, una sul lato sinistro, una sul fondo
contro lingresso e due (a coppia) sul lato destro. Sono tutte di piano semiellittico, con lar-
ghezza da m 0,40 a 1,20, profondit da 1,25 a 2,15 e altezza visibile da 1,40 a 1,60; la se-
zione trapezoidale come quella dellandito di accesso. Il cono residua per laltezza esterna
di m 3 circa, in figura dun grande cumulo di pietre; la camera conserva visibile la parete
per m 2,25. Lopera muraria consta di blocchi di basalto poliedrici, non lavorati n stratifi-
cati a file, con misure medie di blocco di m 0,45 x 0,30 x 0,35. Alla difesa naturale, costi-
tuita dalla confluenza dei fiumi, si aggiungeva quella artificiale di due muraglie megalitiche:
una, pi vicina al nuraghe, che correva da un torrente allaltro, spessa m 2, con un passag-
gio interno; e laltra, a 50 m ad Ovest del nuraghe, con larghezza di 5 metri, che formava la
prima linea di sbarramento. Fra le due muraglie cumuli di pietrame in basalto costituisco-
no i segni della presenza di capanne dabitazione di et nuragica; la loro forma circolare.
Bibliografia: A. Taramelli-P. Mingazzini, Carta archeologica, 193, I SE, 1940, p. 12, n. 20; P. Pintus,
Saggio cit., 1945-46, p. 128 ss., tav. n. 70.
Figura 1, 23: nuraghe MURRTU-Silnus (Noro); cartina B, 33.
situato presso la riva sinistra del riu Ordari, su un rialzo di terreno basaltico, a 200
metri a Nordovest del nuraghe idu Arbu (fig. 17, 5). Lunica torre rotonda, del dia-
metro esterno subbasale di m 13 circa, ha lingresso a Sudest, con architrave di m 1,13
x 0,72 x 0,70, senza spiraglio di scarico. Nellandito, lungo 6 metri, a m 1 dal filo esterno
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I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA Catalogo
Fig. 2: planimetrie e sezioni di nuraghi
1. Domu sOrku-Sarrk; 2. Santa Brbara-Sinda; 3. Santa Sarbna-Silnus; 4.
Ala-Pozzomaggiore; 5. Mesu e Ros-Scanu Montiferru; 6. Altriu-Scanu Monti-
ferru; 7. Sneghe-Suni; 8. Tsari-Bortigali.
Figura 2, 1: nuraghe DOMU SORKU-Sarrk (Cagliari); cartina B, 108.
A m 107 di quota, su un mammellone isolato proteso sul mare, a guardia dello sboc-
co della valletta del riu Grampera. Fa parte duna catena di costruzioni nuragiche dis-
poste a difesa dellarco del Golfo degli Angeli. Pi in particolare, il nuraghe arrocca,
con altri nuraghi, le vie naturali che mettono in comunicazione la conca di Pula (del-
lantica Nora) col territorio costiero per cui si giunge a Cagliari. Il luogo di rilevante
interesse strategico. Il nuraghe di cui si presenta pianta e sezione del solo mastio
del tipo a tancato, con una torre antica a cui si addossa un corpo costruttivo di pia-
no trapezoidale limitato a Ovestsudovest da una torre minore, pi recente. Linsieme
si dispone in direzione Ovestsudovest-Estnordest assecondando il profilo del terreno,
con lingresso verso il mare sottostante. Lintera costruzione misura m 23,45 x 14,45.
La torre antica (figg. 2, 1 e 3, 1), circolare, del diametro di m 10,15, mostra lingresso
a Sudovest, di m 0,72 di larghezza x 2,00 daltezza, a luce rettangolare sormontata da
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I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA Catalogo
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pietra darchitrave con spiraglio di scarico. Dietro la porta, landito, di m 3,80 di lun-
ghezza, col soffitto ascendente verso linterno da m 2 a 5,65, introduce nella camera a
tholos, ribassata di m 0,22 rispetto al piano del corridoio dingresso. Nella camera ec-
centrica, rotonda, di m 3,75 di diametro, non si presentano spazi sussidiari, alla base
del muro. In alto, per, nella parete a destra di chi entra, a m 4,50 dal suolo, si apre
limbocco della scala al terrazzo, di cui si conservano 14 gradini. Pure nella parete a de-
stra, fra lo spigolo interno dellandito e lapertura della scala, si osserva, sollevata di m
3,80 sul pavimento, la bocca duna nicchia-ripostiglio, di m 1,30 daltezza x 2 circa di
profondit. La sezione dellandito angolare, ogivale (a profilo stretto e allungato)
quella della cupola. Il cono si conserva per laltezza residua massima di m 8,10, che
corrisponde allelevato calcolabile della tholos. Lopera muraria del tipo poliedrico,
con rozzi massi di porfirite di grandi dimensioni, per lo pi non sbozzati, spaccati a
mazza; pi curati nel taglio i blocchi di stipite e gli architravi. Le pietre a tratti si dis-
pongono in file, a tratti perdono lordinamento orizzontale per dar luogo a paramenti
confusi per quanto ben concatenati. Meno irregolare, per quanto rozza, la disposizione
dei filari allinterno. Il corpo aggiunto ha lingresso a Sudsudest, di m 0,77 di larghezza
x 1,53 daltezza, con architrave di m 1,25 x 0,84, alleggerito da spiraglio. Landito re-
trostante, di m 3 circa di lunghezza, si allarga a destra in un nicchione semicircolare di
m 1 di larghezza x 1,30 di profondit (garetta di guardia), sfocia poi nel cortile per una
seconda porta, molto bassa, anchessa con architrave a spiraglio (sistema del dipylon). Il
cortile forma uno spazio scoperto, di piano trapezoidale, di m 4 x 3,50; le pareti agget-
tano leggermente nei corsi superiori. Nel cortile dnno gli usci delle due torri e sono
inoltre aperte due nicchie: una, al disopra della porta interna dellandito, a m 3,55 dal
suolo (m 0,70 x 1,10) corrispondente a un ripostiglio o nascondiglio; e laltra, alla base
del muro opposto allingresso, un armadione, di sezione angolare, di m 1,30 x 1,20
x 3 daltezza, in cui si accendeva il fuoco (vi si trovarono resti di carbone e ciottoli arro-
tondati). Al piede del muro dingresso corre anche un bancone di grosse pietre (m 2,25
di lunghezza x 0,50 di altezza), usato per sedile. Nel lato corto del cortile, con verso a
Estnordest si apre la porta della torre aggiunta, di m 0,90 x 1,40 di altezza, pur essa ar-
chitravata con finestrino di scarico. Dietro landito strombato, di m 2,70 di lunghez-
za x 1,30 di larghezza x 3,60 daltezza alla estremit interna, che introduce nella tholos.
Questa stanza, contenuta nel perimetro della torre di m 9,20 di diametro con spessore
murario di 2,40, centrica, rotonda, del diametro di m 4,40, a profilo semplice senza
articolazione di vani sussidiari. Alta e slanciata, mostra la sezione ogivale chiusa in ori-
gine a circa 10 metri dal pavimento (oggi svettata a m 6,75); landito presenta, invece,
taglio angolare, piuttosto basso, e con tendenza alla copertura tabulare per via degli ar-
chitravi di serraglia disposti a gradoni. Sul corpo aggiunto, conservato per laltezza
massima di m 8,25, e costruito con la stessa tecnica poliedrica e nel gusto arcaico tradi-
zionale, correva, in alto, sui muri esterni, un paramento di pietre conce che aveva lo
scopo, rendendo liscia la parete, di render pi difficile la scalata. Forse questa mostra
terminale isodoma si estendeva pure alla torre primitiva per la cui scala (e non per altre
vie) si saliva in cima alledifizio, agli spalti sede di osservazione e di difesa. Nel nuraghe,
scavato dal Taramelli nel 1924, si ebbe una stratificazione archeologica testimoniante
due periodi di vita: uno antico dellet del nuraghe, e laltro di riutilizzazione posteriore
in et romana. Documenti del primo periodo sono: proiettili per fionda, crogioletti di
Fig. 2: planimetrie e sezioni di nuraghi
1. Domu sOrku-Sarrk; 2. Santa Brbara-Sinda; 3. Santa Sarbna-Silnus; 4.
Ala-Pozzomaggiore; 5. Mesu e Ros-Scanu Montiferru; 6. Altriu-Scanu Monti-
ferru; 7. Sneghe-Suni; 8. Tsari-Bortigali.
Figura 2, 1: nuraghe DOMU SORKU-Sarrk (Cagliari); cartina B, 108.
A m 107 di quota, su un mammellone isolato proteso sul mare, a guardia dello sboc-
co della valletta del riu Grampera. Fa parte duna catena di costruzioni nuragiche dis-
poste a difesa dellarco del Golfo degli Angeli. Pi in particolare, il nuraghe arrocca,
con altri nuraghi, le vie naturali che mettono in comunicazione la conca di Pula (del-
lantica Nora) col territorio costiero per cui si giunge a Cagliari. Il luogo di rilevante
interesse strategico. Il nuraghe di cui si presenta pianta e sezione del solo mastio
del tipo a tancato, con una torre antica a cui si addossa un corpo costruttivo di pia-
no trapezoidale limitato a Ovestsudovest da una torre minore, pi recente. Linsieme
si dispone in direzione Ovestsudovest-Estnordest assecondando il profilo del terreno,
con lingresso verso il mare sottostante. Lintera costruzione misura m 23,45 x 14,45.
La torre antica (figg. 2, 1 e 3, 1), circolare, del diametro di m 10,15, mostra lingresso
a Sudovest, di m 0,72 di larghezza x 2,00 daltezza, a luce rettangolare sormontata da
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pietra darchitrave con spiraglio di scarico. Dietro la porta, landito, di m 3,80 di lun-
ghezza, col soffitto ascendente verso linterno da m 2 a 5,65, introduce nella camera a
tholos, ribassata di m 0,22 rispetto al piano del corridoio dingresso. Nella camera ec-
centrica, rotonda, di m 3,75 di diametro, non si presentano spazi sussidiari, alla base
del muro. In alto, per, nella parete a destra di chi entra, a m 4,50 dal suolo, si apre
limbocco della scala al terrazzo, di cui si conservano 14 gradini. Pure nella parete a de-
stra, fra lo spigolo interno dellandito e lapertura della scala, si osserva, sollevata di m
3,80 sul pavimento, la bocca duna nicchia-ripostiglio, di m 1,30 daltezza x 2 circa di
profondit. La sezione dellandito angolare, ogivale (a profilo stretto e allungato)
quella della cupola. Il cono si conserva per laltezza residua massima di m 8,10, che
corrisponde allelevato calcolabile della tholos. Lopera muraria del tipo poliedrico,
con rozzi massi di porfirite di grandi dimensioni, per lo pi non sbozzati, spaccati a
mazza; pi curati nel taglio i blocchi di stipite e gli architravi. Le pietre a tratti si dis-
pongono in file, a tratti perdono lordinamento orizzontale per dar luogo a paramenti
confusi per quanto ben concatenati. Meno irregolare, per quanto rozza, la disposizione
dei filari allinterno. Il corpo aggiunto ha lingresso a Sudsudest, di m 0,77 di larghezza
x 1,53 daltezza, con architrave di m 1,25 x 0,84, alleggerito da spiraglio. Landito re-
trostante, di m 3 circa di lunghezza, si allarga a destra in un nicchione semicircolare di
m 1 di larghezza x 1,30 di profondit (garetta di guardia), sfocia poi nel cortile per una
seconda porta, molto bassa, anchessa con architrave a spiraglio (sistema del dipylon). Il
cortile forma uno spazio scoperto, di piano trapezoidale, di m 4 x 3,50; le pareti agget-
tano leggermente nei corsi superiori. Nel cortile dnno gli usci delle due torri e sono
inoltre aperte due nicchie: una, al disopra della porta interna dellandito, a m 3,55 dal
suolo (m 0,70 x 1,10) corrispondente a un ripostiglio o nascondiglio; e laltra, alla base
del muro opposto allingresso, un armadione, di sezione angolare, di m 1,30 x 1,20
x 3 daltezza, in cui si accendeva il fuoco (vi si trovarono resti di carbone e ciottoli arro-
tondati). Al piede del muro dingresso corre anche un bancone di grosse pietre (m 2,25
di lunghezza x 0,50 di altezza), usato per sedile. Nel lato corto del cortile, con verso a
Estnordest si apre la porta della torre aggiunta, di m 0,90 x 1,40 di altezza, pur essa ar-
chitravata con finestrino di scarico. Dietro landito strombato, di m 2,70 di lunghez-
za x 1,30 di larghezza x 3,60 daltezza alla estremit interna, che introduce nella tholos.
Questa stanza, contenuta nel perimetro della torre di m 9,20 di diametro con spessore
murario di 2,40, centrica, rotonda, del diametro di m 4,40, a profilo semplice senza
articolazione di vani sussidiari. Alta e slanciata, mostra la sezione ogivale chiusa in ori-
gine a circa 10 metri dal pavimento (oggi svettata a m 6,75); landito presenta, invece,
taglio angolare, piuttosto basso, e con tendenza alla copertura tabulare per via degli ar-
chitravi di serraglia disposti a gradoni. Sul corpo aggiunto, conservato per laltezza
massima di m 8,25, e costruito con la stessa tecnica poliedrica e nel gusto arcaico tradi-
zionale, correva, in alto, sui muri esterni, un paramento di pietre conce che aveva lo
scopo, rendendo liscia la parete, di render pi difficile la scalata. Forse questa mostra
terminale isodoma si estendeva pure alla torre primitiva per la cui scala (e non per altre
vie) si saliva in cima alledifizio, agli spalti sede di osservazione e di difesa. Nel nuraghe,
scavato dal Taramelli nel 1924, si ebbe una stratificazione archeologica testimoniante
due periodi di vita: uno antico dellet del nuraghe, e laltro di riutilizzazione posteriore
in et romana. Documenti del primo periodo sono: proiettili per fionda, crogioletti di
pietre di m 0,40 x 0,35 nei corsi superiori. Curata anche lopera muraria nei vani, spe-
cie nelle ogive, di cui linferiore elevata per m 6,20 su 15 filari e quella al piano rialzato
scapitozzata allaltezza di m 2,50, con file di blocchi subquadrati a forte aggetto.
Bibliografia: Angius, in Casalis, Dizionario, XX, 1850, p. 181 s.; J.F. Neigebaur, Die Insel Sardinien-
Geschichtliche Entwiclung der Gegenwrtigen zustnde derselben in ihrer Verbindung mit Italien, Leipzig
1855, p. 296; Spano, Memoria, 1867, p. 21; E.E.M. (prov. di Cagliari), p. 177; A. Taramelli, Carta ar-
cheologica, ff. 205-206, 1935, p. 192, n. 39; A.P. Piludu, Saggio cit., 1953-54, p. 174 ss., tav. n. 22.
Figura 2, 3: nuraghe SANTA SARBNA o SANTA SABINA-Silnus (Noro); tav. X; carti-
na B, 31.
Si leva in mezzo alla vasta piana, a Sud dellabitato moderno, a m 381 di quota, a 34 me-
tri dallabside minore (sinistra) della chiesa medievale di Santa Sarbna. La suggestione del
paesaggio accompagnata dalla suggestione monumentale che evoca una lontana e lunga
prospettiva storica (tav. X). Il nuraghe a unica torre, con diametro esterno basale di m
12,60 ridotto a m 9,85 allo svettamento attuale. Dallingresso, volto a Sud, provvisto in
origine darchitrave (di cui resta un pezzo sullo stipite sinistro di m 0,50 daltezza x 0,93
di spessore), si entra nellandito, strombato verso lesterno (da m 1 a 1,20 di larghezza),
lungo m 5. In esso, circa a met, si aprono a destra luscio della garetta di piano rettango-
lare con parete di fondo arcuata (m 1 di larghezza x 1,86 di profondit), e a sinistra il va-
no della scala (larghezza m 1, lunghezza visibile m 13, altezza 3,88; una feritoia di luce nel
muro a Nordovest). Nella camera eccentrica, rotonda, del diametro di m 4,15, mettono
tre nicchie in croce, con disposizione simmetrica, di pianta semiellittica di m 0,70/1 di
larghezza e di m 1,40/1,90 di profondit. La camera, alta m 8,35, di sezione ogivale; a
taglio trapezoidale sono invece le aperture delle nicchie (altezza da m 1,20 a 1,10), della
scala dandito (altezza m 2,37), della garetta (altezza m 1,50), vani che, nellinterno, vanno
elevandosi e si chiudono ad aggetto angolare. La torre, con altezza residua di m 8,60 su 17
filari, fatta di blocchi basaltici in forme poligonali, disposte in file, con buon combacia-
mento di giunti; alla base la lavorazione meno curata, ben tagliate, invece, le pietre dei fila-
ri medi e superiori, ad elementi di medie dimensioni (m 1 x 0,80; 0,88 x 0,65; 0,65 x 0,66;
1,65 x 0,58 x 0,87). A 400 metri dal nuraghe, un pozzo con copertura a tholos, del tipo
cultuale, indica, insieme al forte, la presenza dun centro abitato di et protostorica. Poco
distante anche la sepoltura: una tomba di giganti con resti di cella. Nel nuraghe, nel
1881, si trov un grosso vaso con tracce di decorazioni incise.
Bibliografia: Angius, in Casalis, Dizionario, X, 1850, p. 138; A. Vivanet, Not. di Scavi, 1882, p. 378; F.
Corona, Guida storico-artistica-commerciale dellIsola di Sardegna, Bergamo 1896, pp. 46, 807; H. De
Chaignon, Sur les nuraghes de Sardaigne, in Mm. d. l. Soc. dHist. nat. dAutun, XX, 1906-07, p. 24;
P. Ledda, Sardegna, Firenze 1924, p. 204; A. Taramelli, Carta archeologica, ff. 205-206, Firenze 1935, p.
12, n. 24, p. 13, nn. 24a e 25; P. Cao, Uno sprazzo di luce nelle tenebre della preistoria sarda, Cagliari
1942, p. 3 s.; G. Lilliu, St. Etr., 1944, p. 154; M. Pallottino, La Sardegna nuragica, Roma 1950, pp. 45,
54, 61, tav. VII, 2; Boscolo-Pintor-Serra, Guida, 1951, p. 148; G. Cherchi, Saggio cit., 1952-53, p. 66 ss.,
figg. 9-10; R. Delogu, Larchitettura del Medioevo in Sardegna, Roma 1953, tav. XLVI (in alto), tav.
XLIX (alto a sinistra); Sardegna (Touring), XX, 1954, p. 94, fig. 168; D. Panedda, Lagro di Olbia,
1954, p. 13; Zervos, Civilisation cit., 1954, p. 47, fig. 19; G. Lilliu, St.S., XII-XIII, I, 1955, p. 156;
Serra, Mal di Sardegna, 1955, p. 246 s.; E. Putzulu, in Mollier, Sardinia, Milano 1956, p. 98 bis, fig.
95; A. Borio, Sardaigne, 1957, tav. 57; A. Maiuri, Arte e Civilt nellItalia antica, in Conosci lItalia,
vol. IV (Touring Club dItalia), Milano 1960, tavv. 13, 42.
pietra per piccole fondite (nel cortile); e poi, ceramiche liscie, utensili di bronzo, una
perla di vetro, elementi tutti rinvenuti associati a ceneri, carboni e resti di pasti. Si vuo-
le che il nuraghe, fra i pi antichi della Sardegna, risalga, con la sua torre primitiva, fi-
no al sec. XVI-XV a.C. Il corpo aggiunto vien riferito allVIII secolo. Il forte lo distrus-
sero i Cartaginesi qualche secolo dopo la fondazione della vicina citt di Nora.
Bibliografia: A. Taramelli, Bollettino dArte, dicembre 1925, p. 277 ss., figg. 1-4; Mon. Ant. Lincei, XXXI,
1926, col. 405-446, figg. 1-16; Convegno Archeologico in Sardegna, 1926, pp. 16, 26, 77, nota 19, figg. 39,
46; Gli studi archeologici in Sardegna, in Mediterranea, IV, 1932, p. 5 (estratto); Mon. Ant. Lincei,
XXXVIII, 1939, col. 15, 19-20; G. Lilliu, Studi Etruschi, 1944, p. 364, nota 143, p. 366, nota 172; St.S.,
VIII, 1948, p. 8, nota 5; G. Patroni, La Preistoria, 1951, vol. II, p. 713; G. Lilliu, St.S., X-XI, 1952, p.
116; I nuraghi della Sardegna, in Le Vie dItalia cit., p. 1290, fig. ivi; Zervos, Civilisation cit., 1954, p. 44,
fig. 15, 3; G. Lilliu, St.S., XII-XIII, I, 1955, pp. 105-108, 161-163, 198, 201, 203, 210-211, 220-221; I
nuraghi della Sardegna, in Bollettino Bibliografico sardo, I, 4, Cagliari, settembre 1955, p. 5; I nuraghi del-
la Sardegna, in Realt Nuova (Rivista dei Rotary Club dItalia), 1956, n. 9, p. 9 (estratto); Atzeni, St.S.,
XIV-XV, I, 1958, p. 69, n. 42, p. 126; E. Contu, ibidem, p. 177, 184; G. Lilliu, ibidem, p. 206; The nu-
raghi cit., XXIII, n. 129, 1959, p. 35; The Proto-Castles of Sardinia, in Scientific American, december
1959, p. 68, fig. ivi; E. Contu, I pi antichi nuraghi e lesplorazione del nuraghe Peppe Gallu (Uri-Sssa-
ri), in Rivista di Scienze Preistoriche, vol. XIV, fasc. 1-4, 1959, pp. 104, 116.
Figura 2, 3: nuraghe SANTA BRBARA-Sinda (Noro); cartina B, 28.
A quota di m 530, sul piano di basalto, ricco di pascoli. A 20 metri a Est, sgorga una
fonte. Nuraghe monotorre, svettato poco sotto la chiave di volta del primo piano, di
pianta circolare di m 43 di circonferenza esterna, con ingresso a Sudsudovest; la porta,
di m 0,95 di larghezza x 1 daltezza visibile, sovrastata da pietra darchitrave riquadra-
ta, di m 1,66 x 1,05 x 0,73, alleggerito da finestrino rettangolare di scarico (m 0,35 x
0,40). Nellandito retrostante, strombato verso linterno (da m 1,20 a 2,40), a met cir-
ca del percorso lungo m 5, si incontrano a sinistra la garetta di guardia, semiellittica (m
0,75/1 x 1,70 di profondit x 1,54 daltezza sul riempimento) e, a destra, la scala a fior
di suolo, con imbocco largo m 1,15, alto 2,40, che gira a spirale da sinistra a destra. La
camera eccentrica, tondeggiante (diametro m 4,10), si arricchisce di tre nicchie disposte
simmetricamente in croce, di m 0,85 di larghezza x 2,10 di profondit x 2,20 di altezza.
La scala dandito, dopo m 22,50 di sviluppo col vano illuminato da una feritoia a m
9,50 dallimbocco terreno, giunge al pianerottolo del primo piano, situato fra il finestro-
ne allesterno, sulla verticale dellingresso inferiore, e la camera, a circa m 8 daltezza dal
piano di campagna. Il finestrone, di taglio trapezoidale, di m 0,90/0,40 di larghezza x
1,60 di altezza, si distingue per la fattura dellarchitrave (m 0,95 x 0,42), squadrato e
con la faccia inferiore interna arcuata con la cavit rivolta in basso; un architrave simile
nel finestrone del nuraghe Santa Brbara di Macomr, tav. LV, 3-4. La scala proseguiva
fino al terrazzo, prendendo luce da finestrini messi ad altezza ed esposizione diverse; ora
si interrompe allaltezza di m 12, cio allo svettamento del cono, ristretto a m 9 di dia-
metro. Andito inferiore (altezza da m 2 a 3,50 su 8 file), garetta, ogive e nicchie della
tholos a pian terreno presentano sezione ogivale; trapezoidale il taglio della scala al primo
piano. Il cono si conserva per laltezza massima di m 12 su 28 filari di blocchi basaltici
di forma subquadrata, con rado e piccolo brecciame, ordinati con bella disposizione
orizzontale. Nella parte alta i blocchi passano a conci quasi squadrati, di lavorazione pi
regolare e di dimensioni minori. Da m 1,70 x 0,80 in media nelle file inferiori si passa a
126 127
I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA Catalogo
pietre di m 0,40 x 0,35 nei corsi superiori. Curata anche lopera muraria nei vani, spe-
cie nelle ogive, di cui linferiore elevata per m 6,20 su 15 filari e quella al piano rialzato
scapitozzata allaltezza di m 2,50, con file di blocchi subquadrati a forte aggetto.
Bibliografia: Angius, in Casalis, Dizionario, XX, 1850, p. 181 s.; J.F. Neigebaur, Die Insel Sardinien-
Geschichtliche Entwiclung der Gegenwrtigen zustnde derselben in ihrer Verbindung mit Italien, Leipzig
1855, p. 296; Spano, Memoria, 1867, p. 21; E.E.M. (prov. di Cagliari), p. 177; A. Taramelli, Carta ar-
cheologica, ff. 205-206, 1935, p. 192, n. 39; A.P. Piludu, Saggio cit., 1953-54, p. 174 ss., tav. n. 22.
Figura 2, 3: nuraghe SANTA SARBNA o SANTA SABINA-Silnus (Noro); tav. X; carti-
na B, 31.
Si leva in mezzo alla vasta piana, a Sud dellabitato moderno, a m 381 di quota, a 34 me-
tri dallabside minore (sinistra) della chiesa medievale di Santa Sarbna. La suggestione del
paesaggio accompagnata dalla suggestione monumentale che evoca una lontana e lunga
prospettiva storica (tav. X). Il nuraghe a unica torre, con diametro esterno basale di m
12,60 ridotto a m 9,85 allo svettamento attuale. Dallingresso, volto a Sud, provvisto in
origine darchitrave (di cui resta un pezzo sullo stipite sinistro di m 0,50 daltezza x 0,93
di spessore), si entra nellandito, strombato verso lesterno (da m 1 a 1,20 di larghezza),
lungo m 5. In esso, circa a met, si aprono a destra luscio della garetta di piano rettango-
lare con parete di fondo arcuata (m 1 di larghezza x 1,86 di profondit), e a sinistra il va-
no della scala (larghezza m 1, lunghezza visibile m 13, altezza 3,88; una feritoia di luce nel
muro a Nordovest). Nella camera eccentrica, rotonda, del diametro di m 4,15, mettono
tre nicchie in croce, con disposizione simmetrica, di pianta semiellittica di m 0,70/1 di
larghezza e di m 1,40/1,90 di profondit. La camera, alta m 8,35, di sezione ogivale; a
taglio trapezoidale sono invece le aperture delle nicchie (altezza da m 1,20 a 1,10), della
scala dandito (altezza m 2,37), della garetta (altezza m 1,50), vani che, nellinterno, vanno
elevandosi e si chiudono ad aggetto angolare. La torre, con altezza residua di m 8,60 su 17
filari, fatta di blocchi basaltici in forme poligonali, disposte in file, con buon combacia-
mento di giunti; alla base la lavorazione meno curata, ben tagliate, invece, le pietre dei fila-
ri medi e superiori, ad elementi di medie dimensioni (m 1 x 0,80; 0,88 x 0,65; 0,65 x 0,66;
1,65 x 0,58 x 0,87). A 400 metri dal nuraghe, un pozzo con copertura a tholos, del tipo
cultuale, indica, insieme al forte, la presenza dun centro abitato di et protostorica. Poco
distante anche la sepoltura: una tomba di giganti con resti di cella. Nel nuraghe, nel
1881, si trov un grosso vaso con tracce di decorazioni incise.
Bibliografia: Angius, in Casalis, Dizionario, X, 1850, p. 138; A. Vivanet, Not. di Scavi, 1882, p. 378; F.
Corona, Guida storico-artistica-commerciale dellIsola di Sardegna, Bergamo 1896, pp. 46, 807; H. De
Chaignon, Sur les nuraghes de Sardaigne, in Mm. d. l. Soc. dHist. nat. dAutun, XX, 1906-07, p. 24;
P. Ledda, Sardegna, Firenze 1924, p. 204; A. Taramelli, Carta archeologica, ff. 205-206, Firenze 1935, p.
12, n. 24, p. 13, nn. 24a e 25; P. Cao, Uno sprazzo di luce nelle tenebre della preistoria sarda, Cagliari
1942, p. 3 s.; G. Lilliu, St. Etr., 1944, p. 154; M. Pallottino, La Sardegna nuragica, Roma 1950, pp. 45,
54, 61, tav. VII, 2; Boscolo-Pintor-Serra, Guida, 1951, p. 148; G. Cherchi, Saggio cit., 1952-53, p. 66 ss.,
figg. 9-10; R. Delogu, Larchitettura del Medioevo in Sardegna, Roma 1953, tav. XLVI (in alto), tav.
XLIX (alto a sinistra); Sardegna (Touring), XX, 1954, p. 94, fig. 168; D. Panedda, Lagro di Olbia,
1954, p. 13; Zervos, Civilisation cit., 1954, p. 47, fig. 19; G. Lilliu, St.S., XII-XIII, I, 1955, p. 156;
Serra, Mal di Sardegna, 1955, p. 246 s.; E. Putzulu, in Mollier, Sardinia, Milano 1956, p. 98 bis, fig.
95; A. Borio, Sardaigne, 1957, tav. 57; A. Maiuri, Arte e Civilt nellItalia antica, in Conosci lItalia,
vol. IV (Touring Club dItalia), Milano 1960, tavv. 13, 42.
pietra per piccole fondite (nel cortile); e poi, ceramiche liscie, utensili di bronzo, una
perla di vetro, elementi tutti rinvenuti associati a ceneri, carboni e resti di pasti. Si vuo-
le che il nuraghe, fra i pi antichi della Sardegna, risalga, con la sua torre primitiva, fi-
no al sec. XVI-XV a.C. Il corpo aggiunto vien riferito allVIII secolo. Il forte lo distrus-
sero i Cartaginesi qualche secolo dopo la fondazione della vicina citt di Nora.
Bibliografia: A. Taramelli, Bollettino dArte, dicembre 1925, p. 277 ss., figg. 1-4; Mon. Ant. Lincei, XXXI,
1926, col. 405-446, figg. 1-16; Convegno Archeologico in Sardegna, 1926, pp. 16, 26, 77, nota 19, figg. 39,
46; Gli studi archeologici in Sardegna, in Mediterranea, IV, 1932, p. 5 (estratto); Mon. Ant. Lincei,
XXXVIII, 1939, col. 15, 19-20; G. Lilliu, Studi Etruschi, 1944, p. 364, nota 143, p. 366, nota 172; St.S.,
VIII, 1948, p. 8, nota 5; G. Patroni, La Preistoria, 1951, vol. II, p. 713; G. Lilliu, St.S., X-XI, 1952, p.
116; I nuraghi della Sardegna, in Le Vie dItalia cit., p. 1290, fig. ivi; Zervos, Civilisation cit., 1954, p. 44,
fig. 15, 3; G. Lilliu, St.S., XII-XIII, I, 1955, pp. 105-108, 161-163, 198, 201, 203, 210-211, 220-221; I
nuraghi della Sardegna, in Bollettino Bibliografico sardo, I, 4, Cagliari, settembre 1955, p. 5; I nuraghi del-
la Sardegna, in Realt Nuova (Rivista dei Rotary Club dItalia), 1956, n. 9, p. 9 (estratto); Atzeni, St.S.,
XIV-XV, I, 1958, p. 69, n. 42, p. 126; E. Contu, ibidem, p. 177, 184; G. Lilliu, ibidem, p. 206; The nu-
raghi cit., XXIII, n. 129, 1959, p. 35; The Proto-Castles of Sardinia, in Scientific American, december
1959, p. 68, fig. ivi; E. Contu, I pi antichi nuraghi e lesplorazione del nuraghe Peppe Gallu (Uri-Sssa-
ri), in Rivista di Scienze Preistoriche, vol. XIV, fasc. 1-4, 1959, pp. 104, 116.
Figura 2, 3: nuraghe SANTA BRBARA-Sinda (Noro); cartina B, 28.
A quota di m 530, sul piano di basalto, ricco di pascoli. A 20 metri a Est, sgorga una
fonte. Nuraghe monotorre, svettato poco sotto la chiave di volta del primo piano, di
pianta circolare di m 43 di circonferenza esterna, con ingresso a Sudsudovest; la porta,
di m 0,95 di larghezza x 1 daltezza visibile, sovrastata da pietra darchitrave riquadra-
ta, di m 1,66 x 1,05 x 0,73, alleggerito da finestrino rettangolare di scarico (m 0,35 x
0,40). Nellandito retrostante, strombato verso linterno (da m 1,20 a 2,40), a met cir-
ca del percorso lungo m 5, si incontrano a sinistra la garetta di guardia, semiellittica (m
0,75/1 x 1,70 di profondit x 1,54 daltezza sul riempimento) e, a destra, la scala a fior
di suolo, con imbocco largo m 1,15, alto 2,40, che gira a spirale da sinistra a destra. La
camera eccentrica, tondeggiante (diametro m 4,10), si arricchisce di tre nicchie disposte
simmetricamente in croce, di m 0,85 di larghezza x 2,10 di profondit x 2,20 di altezza.
La scala dandito, dopo m 22,50 di sviluppo col vano illuminato da una feritoia a m
9,50 dallimbocco terreno, giunge al pianerottolo del primo piano, situato fra il finestro-
ne allesterno, sulla verticale dellingresso inferiore, e la camera, a circa m 8 daltezza dal
piano di campagna. Il finestrone, di taglio trapezoidale, di m 0,90/0,40 di larghezza x
1,60 di altezza, si distingue per la fattura dellarchitrave (m 0,95 x 0,42), squadrato e
con la faccia inferiore interna arcuata con la cavit rivolta in basso; un architrave simile
nel finestrone del nuraghe Santa Brbara di Macomr, tav. LV, 3-4. La scala proseguiva
fino al terrazzo, prendendo luce da finestrini messi ad altezza ed esposizione diverse; ora
si interrompe allaltezza di m 12, cio allo svettamento del cono, ristretto a m 9 di dia-
metro. Andito inferiore (altezza da m 2 a 3,50 su 8 file), garetta, ogive e nicchie della
tholos a pian terreno presentano sezione ogivale; trapezoidale il taglio della scala al primo
piano. Il cono si conserva per laltezza massima di m 12 su 28 filari di blocchi basaltici
di forma subquadrata, con rado e piccolo brecciame, ordinati con bella disposizione
orizzontale. Nella parte alta i blocchi passano a conci quasi squadrati, di lavorazione pi
regolare e di dimensioni minori. Da m 1,70 x 0,80 in media nelle file inferiori si passa a
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I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA Catalogo
di muro poco inclinato, irregolare. Se si eccettua la copertura della camera che a tho-
los, il resto dei vani, andito e scala a gomito, presentano sezione dolmenica e tetto a
piattabanda (altezza della nicchia dellandito m 2,50); sugli architravi che concludono
gli ingressi dei vani, nessun finestrino di scarico. Lopera muraria di basalto, rozza-
mente poliedrica, senza ordinamento a filari, con blocchi di grandezza media alla base
e piccola in alto. Si vedono tratti restaurati con piccole e irregolari pietre, specie verso
la parte alta. Rozzissimi cocci dimpasto, di pessima cottura e di rude aspetto, si trova-
rono nello strato basale della camera; alla superficie, invece, si ebbe una lampada puni-
ca. Ad et punica si devono forse riferire i restauri accennati.
Bibliografia: Spano, Memoria, 1867, p. 22; A. Taramelli, Carta archeologica, ff. 205-206, 1935, p. 200
s., n. 25; P. Pes, Saggio cit., 1953-54, p. 77 s.
Figura 2, 6: nuraghe ALTRIU-Scanu Montiferru (Noro); cartina B, 42.
A quota di m 545, allestremo dun falsopiano roccioso che domina una valle stretta e
profonda. In posizione nascosta. Con unica torre di piano ellittico, ha una circonfe-
renza di m 40 e diametri di m 14 x 11. Landito volto a Sudest, lungo m 3,60 e largo
1, non mostra n garetta n scala; e porta alla camera tondeggiante provvista di tre
nicchie, due sul fondo abbinate e una a sinistra. Dirimpetto a questultima, sulla de-
stra della camera, sta lingresso alla scala, a livello di suolo. La torre alta ora da m 2 a
3,5, in origine si elevava per 4 metri. La camera alta m 3 circa, costituita di file di la-
stre leggere, di rozza fattura, messe in opera con tecnica trascurata ed affrettata; il suo
volume largo e schiacciato. Le nicchie si presentano a sezione rettangolare con co-
pertura piattabandata, alte da m 1,50 a 1,80. Il profilo dellandito, a copertura tabula-
re gradonata, si eleva da m 1,20 allinizio a m 1,80 allo sfocio nella cella. La costruzio-
ne in basalto, a pietre di medie dimensioni di rozza lavorazione. Uno sbarramento
di grossi massi difende il nuraghe ad Est, per il resto la difesa era affidata al precipizio
naturale della roccia. Vedi pure le figure 3, 6 e 4, 9.
Bibliografia: A. Taramelli, Carta archeologica, ff. 205-206, 1935, p. 198, n. 15; E.E.M. (prov. di Cagliari), 1922,
p. 166 (Altorio); P. Pes, Saggio cit., 1953-54, p. 69 ss., tav. n. 12; G. Lilliu, St.S., XIV-XV, I, 1958, p. 226.
Figura 2, 7: nuraghe SNEGHE-Suni (Noro); cartina B, 26.
A quota di m 271, in una cengia sul ripido versante della valle di Mdolo, dominante
in posizione nascosta, fra rocce basaltiche, macchie e pascoli. A 200 m circa, una sor-
gente. Di figura ellittica irregolare, di m 19,80 in senso Ovest-Est x 14 in senso Nord-
Sud, ha una circonferenza totale di m 50 circa. Il poderoso masso murario scavato
ed attraversato per la sua larghezza da un corridoio, lungo m 14 e largo 1,60, che fa
capo a due ingressi opposti. Uno degli ingressi, a Sud, rialzato sul piano di campagna
di m 1,50, ha sezione trapezoidale di m 1,40/1,15 di larghezza x 2,10 daltezza, con
architrave ben lavorata, di m 1,60 x 1,40 x 0,80, senza finestrino di scarico; laltro in-
gresso, a Nord, pure trapezoidale, pi piccolo di luce (m 1,30/1 di larghezza x 1,55
daltezza) ed sormontato da architrave di m 2,40 x 1,10 non provvisto di spiraglio
di alleggerimento. Dentro il corridoio, alto 3 metri circa, si succedono sulla sinistra, a
distanza di m 3 e 2,20, due nicchioni ed una nicchia da Sud verso Nord; sulla destra,
con lo stesso verso, si seguono gli inviti di due scale, separate per 5 metri da un enorme
piede murario di pianta semiellittica, intorno a cui girano, allinterno, i bracci delle
Figura 2, 4: nuraghe ALA-Pozzomaggiore (Sssari); cartina B, 25.
Su un breve ripiano intervallivo, alto sul riu Mannu, a quota di m 600. Una sorgente ad
Est. Nuraghe monotorre, circolare, di m 38 di circonferenza basale, con ingresso a Sud,
architravato con finestrino di scarico. Dietro lingresso, di m 1,80 daltezza x 0,80 di lar-
ghezza, strombato verso linterno, si allunga landito per m 4,50, e riceve le aperture duna
garetta sulla destra (m 1/1,30 di larghezza x 1,80 di profondit) e della scala sulla sini-
stra: questultima, larga m 1 e alta m 2,80 (allimbocco) e 3,20 (allinterno), gira, con
corso ripido, per una lunghezza seguibile per m 9, poi si interrompe a causa del crollo.
Nella camera eccentrica, rotonda, di m 13 di circonferenza al colmaticcio, si aprono i
vani di tre nicchioni in croce, di piano semiellittico, di m 1,10/1,50 di larghezza e di
m 1,20/2 di profondit. In alto, sulla parete a destra del nicchione laterale di Est,
lapertura duna seconda scala, o rampa, di cm 0,60 x 0,70 di luce, che, girando in sen-
so inverso a quello della scala dandito, ritorna verso lingresso principale, interrompen-
dosi, dopo un percorso di 6 metri; nel punto dellinterruzione, dove il vano alto m 2,
la scala riceve luce da uno spioncino aperto verso lesterno del muro a m 0,50 sopra lar-
chitrave della porta dingresso. La scala, dissimulata, porta forse al pianerottolo duna ca-
ditoia oppure a un ripostiglio nascosto nel vivo del masso murario. Landito dingresso si
eleva verso la tholos a sezione obliqua da m 2,80 a 4 sullinterrimento, con sezione tra-
sversa ogivale, troncata in alto da lastroni darchitrave; interamente ogivale il taglio del-
lapertura della scala dandito, delle nicchie (altezza m 2,10/3), della cupola (altezza m 6
su sei file) a colmo depresso e arrotondato. Il cono, che si restringe allo svettamento a m
8,50 di diametro, residua per laltezza massima di poco pi di 8 m su 19 filari (a Est e
Sud). fatto di blocchi basaltici di forma poligonale, con faccia a vista sbozzata. Nellin-
terno le pietre, di m 0,55 x 0,35 in media, sono pure poliedriche, con interblocchi riem-
piti di scaglie e malta di fango. Lingresso del nuraghe, rivolto verso la vallata, era difeso
da un bastione murario, alla distanza di 5 metri.
Bibliografia: A. Taramelli, Carta archeologica, ff. 205-206, 1935, IV NE, p. 187, n. 11; A.P. Piludu,
Saggio cit., 1953-54, p. 114 ss., tav. n. 14.
Figura 2, 5: nuraghe MESU E ROS (MESURIOS)-Scanu Montiferru (Noro); cartina B, 45.
Sta, come dice il nome, alla confluenza di due corsi dacqua, su una lingua rocciosa, a
m 375 di quota, in posizione nascosta, difesa naturalmente dallacclivio della rupe, for-
tificata anche, di tratto in tratto, nei punti di facile accesso, con muri megalitici. Sulla
rupe, nascosti fra i lecci e la macchia, i resti di cinque capanne circolari e di muri retti-
linei, situati fra il nuraghe e lo strapiombo. Il nuraghe di pianta ellittica, con m 43,50
di circonferenza (m 14 x 12). Ha lingresso al Nord, di m 1 di larghezza, eccezional-
mente rialzato dal suolo di m 2 (v. nuraghe PEPPE GALLU), accessibile dunque con
una scala mobile, di legno o di corda. Landito rettilineo, lungo m 3,40, strombato ver-
so linterno (m 1,60 di larghezza), senza scala e garetta, porta alla camera che in situa-
zione eccentrica, spostata verso il fronte della costruzione. La camera, di pianta qua-
drangolare (m 3,60 x 3,20), era coperta a cupola ad aggetto (ora il tetto crollato e
residua per unaltezza di m 3,80). La camera non mostra nicchie, ma, subito alla sini-
stra dello sfocio dellandito, presenta una scala a due rampe, a incontro angolare, a gu-
sto di linea spezzata, che porta al terrazzo (altezza m 1,20 allo spicco sul pavimento,
larghezza m 0,80/1). Il volume si conserva per laltezza esterna di m 6 circa, con profilo
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I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA Catalogo
di muro poco inclinato, irregolare. Se si eccettua la copertura della camera che a tho-
los, il resto dei vani, andito e scala a gomito, presentano sezione dolmenica e tetto a
piattabanda (altezza della nicchia dellandito m 2,50); sugli architravi che concludono
gli ingressi dei vani, nessun finestrino di scarico. Lopera muraria di basalto, rozza-
mente poliedrica, senza ordinamento a filari, con blocchi di grandezza media alla base
e piccola in alto. Si vedono tratti restaurati con piccole e irregolari pietre, specie verso
la parte alta. Rozzissimi cocci dimpasto, di pessima cottura e di rude aspetto, si trova-
rono nello strato basale della camera; alla superficie, invece, si ebbe una lampada puni-
ca. Ad et punica si devono forse riferire i restauri accennati.
Bibliografia: Spano, Memoria, 1867, p. 22; A. Taramelli, Carta archeologica, ff. 205-206, 1935, p. 200
s., n. 25; P. Pes, Saggio cit., 1953-54, p. 77 s.
Figura 2, 6: nuraghe ALTRIU-Scanu Montiferru (Noro); cartina B, 42.
A quota di m 545, allestremo dun falsopiano roccioso che domina una valle stretta e
profonda. In posizione nascosta. Con unica torre di piano ellittico, ha una circonfe-
renza di m 40 e diametri di m 14 x 11. Landito volto a Sudest, lungo m 3,60 e largo
1, non mostra n garetta n scala; e porta alla camera tondeggiante provvista di tre
nicchie, due sul fondo abbinate e una a sinistra. Dirimpetto a questultima, sulla de-
stra della camera, sta lingresso alla scala, a livello di suolo. La torre alta ora da m 2 a
3,5, in origine si elevava per 4 metri. La camera alta m 3 circa, costituita di file di la-
stre leggere, di rozza fattura, messe in opera con tecnica trascurata ed affrettata; il suo
volume largo e schiacciato. Le nicchie si presentano a sezione rettangolare con co-
pertura piattabandata, alte da m 1,50 a 1,80. Il profilo dellandito, a copertura tabula-
re gradonata, si eleva da m 1,20 allinizio a m 1,80 allo sfocio nella cella. La costruzio-
ne in basalto, a pietre di medie dimensioni di rozza lavorazione. Uno sbarramento
di grossi massi difende il nuraghe ad Est, per il resto la difesa era affidata al precipizio
naturale della roccia. Vedi pure le figure 3, 6 e 4, 9.
Bibliografia: A. Taramelli, Carta archeologica, ff. 205-206, 1935, p. 198, n. 15; E.E.M. (prov. di Cagliari), 1922,
p. 166 (Altorio); P. Pes, Saggio cit., 1953-54, p. 69 ss., tav. n. 12; G. Lilliu, St.S., XIV-XV, I, 1958, p. 226.
Figura 2, 7: nuraghe SNEGHE-Suni (Noro); cartina B, 26.
A quota di m 271, in una cengia sul ripido versante della valle di Mdolo, dominante
in posizione nascosta, fra rocce basaltiche, macchie e pascoli. A 200 m circa, una sor-
gente. Di figura ellittica irregolare, di m 19,80 in senso Ovest-Est x 14 in senso Nord-
Sud, ha una circonferenza totale di m 50 circa. Il poderoso masso murario scavato
ed attraversato per la sua larghezza da un corridoio, lungo m 14 e largo 1,60, che fa
capo a due ingressi opposti. Uno degli ingressi, a Sud, rialzato sul piano di campagna
di m 1,50, ha sezione trapezoidale di m 1,40/1,15 di larghezza x 2,10 daltezza, con
architrave ben lavorata, di m 1,60 x 1,40 x 0,80, senza finestrino di scarico; laltro in-
gresso, a Nord, pure trapezoidale, pi piccolo di luce (m 1,30/1 di larghezza x 1,55
daltezza) ed sormontato da architrave di m 2,40 x 1,10 non provvisto di spiraglio
di alleggerimento. Dentro il corridoio, alto 3 metri circa, si succedono sulla sinistra, a
distanza di m 3 e 2,20, due nicchioni ed una nicchia da Sud verso Nord; sulla destra,
con lo stesso verso, si seguono gli inviti di due scale, separate per 5 metri da un enorme
piede murario di pianta semiellittica, intorno a cui girano, allinterno, i bracci delle
Figura 2, 4: nuraghe ALA-Pozzomaggiore (Sssari); cartina B, 25.
Su un breve ripiano intervallivo, alto sul riu Mannu, a quota di m 600. Una sorgente ad
Est. Nuraghe monotorre, circolare, di m 38 di circonferenza basale, con ingresso a Sud,
architravato con finestrino di scarico. Dietro lingresso, di m 1,80 daltezza x 0,80 di lar-
ghezza, strombato verso linterno, si allunga landito per m 4,50, e riceve le aperture duna
garetta sulla destra (m 1/1,30 di larghezza x 1,80 di profondit) e della scala sulla sini-
stra: questultima, larga m 1 e alta m 2,80 (allimbocco) e 3,20 (allinterno), gira, con
corso ripido, per una lunghezza seguibile per m 9, poi si interrompe a causa del crollo.
Nella camera eccentrica, rotonda, di m 13 di circonferenza al colmaticcio, si aprono i
vani di tre nicchioni in croce, di piano semiellittico, di m 1,10/1,50 di larghezza e di
m 1,20/2 di profondit. In alto, sulla parete a destra del nicchione laterale di Est,
lapertura duna seconda scala, o rampa, di cm 0,60 x 0,70 di luce, che, girando in sen-
so inverso a quello della scala dandito, ritorna verso lingresso principale, interrompen-
dosi, dopo un percorso di 6 metri; nel punto dellinterruzione, dove il vano alto m 2,
la scala riceve luce da uno spioncino aperto verso lesterno del muro a m 0,50 sopra lar-
chitrave della porta dingresso. La scala, dissimulata, porta forse al pianerottolo duna ca-
ditoia oppure a un ripostiglio nascosto nel vivo del masso murario. Landito dingresso si
eleva verso la tholos a sezione obliqua da m 2,80 a 4 sullinterrimento, con sezione tra-
sversa ogivale, troncata in alto da lastroni darchitrave; interamente ogivale il taglio del-
lapertura della scala dandito, delle nicchie (altezza m 2,10/3), della cupola (altezza m 6
su sei file) a colmo depresso e arrotondato. Il cono, che si restringe allo svettamento a m
8,50 di diametro, residua per laltezza massima di poco pi di 8 m su 19 filari (a Est e
Sud). fatto di blocchi basaltici di forma poligonale, con faccia a vista sbozzata. Nellin-
terno le pietre, di m 0,55 x 0,35 in media, sono pure poliedriche, con interblocchi riem-
piti di scaglie e malta di fango. Lingresso del nuraghe, rivolto verso la vallata, era difeso
da un bastione murario, alla distanza di 5 metri.
Bibliografia: A. Taramelli, Carta archeologica, ff. 205-206, 1935, IV NE, p. 187, n. 11; A.P. Piludu,
Saggio cit., 1953-54, p. 114 ss., tav. n. 14.
Figura 2, 5: nuraghe MESU E ROS (MESURIOS)-Scanu Montiferru (Noro); cartina B, 45.
Sta, come dice il nome, alla confluenza di due corsi dacqua, su una lingua rocciosa, a
m 375 di quota, in posizione nascosta, difesa naturalmente dallacclivio della rupe, for-
tificata anche, di tratto in tratto, nei punti di facile accesso, con muri megalitici. Sulla
rupe, nascosti fra i lecci e la macchia, i resti di cinque capanne circolari e di muri retti-
linei, situati fra il nuraghe e lo strapiombo. Il nuraghe di pianta ellittica, con m 43,50
di circonferenza (m 14 x 12). Ha lingresso al Nord, di m 1 di larghezza, eccezional-
mente rialzato dal suolo di m 2 (v. nuraghe PEPPE GALLU), accessibile dunque con
una scala mobile, di legno o di corda. Landito rettilineo, lungo m 3,40, strombato ver-
so linterno (m 1,60 di larghezza), senza scala e garetta, porta alla camera che in situa-
zione eccentrica, spostata verso il fronte della costruzione. La camera, di pianta qua-
drangolare (m 3,60 x 3,20), era coperta a cupola ad aggetto (ora il tetto crollato e
residua per unaltezza di m 3,80). La camera non mostra nicchie, ma, subito alla sini-
stra dello sfocio dellandito, presenta una scala a due rampe, a incontro angolare, a gu-
sto di linea spezzata, che porta al terrazzo (altezza m 1,20 allo spicco sul pavimento,
larghezza m 0,80/1). Il volume si conserva per laltezza esterna di m 6 circa, con profilo
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I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA Catalogo
superiore (lunghezza del vano m 4,30, larghezza media 1, altezza non rilevabile perch
la scala parzialmente ostruita dal materiale di crollo). Il piano superiore costituito
da una specie di torretta ellittica la quale, nellinterno, scavata a chiocciola da un
corridoio in piano che da una parte d sul pianerottolo rialzato della scala, e dallaltro
mette in una celletta a sezione ogivale di m 2,50 di diametro x 1,60 daltezza, dopo
essersi avvolto a spirale per m 7 di percorso. A fior di pianerottolo si vede anche un fi-
nestrone di vedetta che si affaccia sulla parete esterna lunga di Nordest, con una luce
di m 1,40; esso rialzato di m 2,50 sullattuale piano di rovina. Tutti i vani del piano
inferiore (corridoi e nicchie) sono coperti da lastroni orizzontali che si concludono a m
1,50/2,50 di altezza sul colmaticcio. Il monumento residua allesterno per laltezza di
m 3,60/2,10. Il paramento consta di blocchi di basalto per lo pi di forma subquadra-
ta e di media grandezza: m 1,14 x 0,54 x 0,46; 1,05 x 0,65 x 0,62; 0,78 x 0,30 x 0,60.
Nelle adiacenze della torre, resti di capanne di et nuragica.
Bibliografia: A. Taramelli, Carta archeologica, ff. 205-206, 1935, p. 21, n. 65; G. Cherchi, Saggio cit., 1952-
53, p. 43 ss., tav. I, figg. 4, 6 (planimetria e sezioni), fig. 8 (fotografia); G. Lilliu, St.S., XII-XIII, I, 1955, p.
129 s., fig. 2, 3; E. Contu, St.S., XIV-XV, I, 1958, p. 190; R. Grosjean, Rapports Corse-Sardaigne-Pouil-
les, Art et monument mgalithique du bronze moyen, in Bull. de la S. P. F., Le Mans 1960, n. 5-6, p. 298.
scale stesse che si raccordano in semicerchio. I nicchioni, di piano rettangolare e di se-
zione trapezoidale, sono larghi profondi ed alti il primo m 1,30/0,90 x 5,90 x 2,20, il
secondo 1,40/0,75 x 5,60 x 2,45: sul muro fondale del secondo, ad altezza dal suolo,
si apre un pertugio o spia verso lesterno molto stretto e irregolare (lunghezza m
3,50). La nicchia, a metri 2 dallingresso Nord, di pianta uguale a quella dei nicchioni
e con la medesima sezione trapezoidale, larga m 1/0,60, profonda m 2,30 e alta
2,20. Il vano di scala a Sud, distante dallingresso m 2,60, di sezione trapezia, larga al-
lapertura m 1,30/0,90 e alto 2,30, dopo un giro di 7 metri, sincontra con laltro ra-
mo di scala su un pianerottolo al piano superiore; la seconda scala, a m 3,30 dallin-
gresso Nord, ha limbocco largo m 1,70/0,70 ed alto 2,75.
Allaltezza del pianerottolo, dove sincontrano i due bracci, la scala prende luce da una fi-
nestra volta ad Est, sollevata sul crollo esterno di m 0,80: aperta nel muro, spesso m 2, ha
sezione trapezoidale di m 1,50/0,70 di larghezza x altezza non rilevabile. Dal detto piane-
rottolo, girando da Nord ad Ovest, un tronco di corridoio curvilineo metteva in un altro
corridoio del piano superiore situato sullo stesso asse del grande corridoio inferiore: del
corridoio di raccordo si segue il tracciato segnato da un avvallamento, del corridoio cen-
trale superiore resta il vano con alcuni filari. Tutti i vani (anditi, nicchioni, nicchia, scale),
perfettamente coerenti nelle linee di profilo a taglio trapezio, lo sono anche nella forma
della copertura, che a solaio piano, costituito di grandi lastroni. Esternamente il grosso
edifizio si conserva per laltezza massima sul crollo, di m 6 su 7 filari (a Ovest). Ne costi-
tuiscono il paramento, a disposizione non regolare, grossi massi di basalto rozzamente
lavorati e rabberciati con pietrame minuto. Si hanno pietre di m 0,70 x 0,93 x 0,80;
0,85 x 1 x 0,70; 1,10 x 0,53 x 0,70; larghi gli interblocchi da m 0,30 a 0,20. Sopra i ru-
deri della fortezza e allintorno, in basso, si raccolgono cocci di et romana.
Bibliografia: Angius, in Casalis, Dizionario, XX, 1850, p. 530; E.E.M. (prov. di Cagliari), p. 181; A. Tara-
melli, Carta archeologica, ff. 205-206, 1935, p. 217, n. 9; A.P. Piludu, Saggio cit., 1953-54, p. 61 ss., tav. n.
7, pianta e sezione, fott. 11-13; Boscolo-Pintor-Serra, Guida, 1951, p. 140; G. Lilliu, Primi scavi del villag-
gio talaiotico di Ses Passes (Art, Maiorca), in Rivista dellIstituto Nazionale dArcheologia e Storia dellArte,
N.S. IX, 1960, p. 62, fig. 84, 1; G. Lilliu, I Nuraghi, in Il Progresso della Sardegna, I.S.E., 1960, p. 29.
Figura 2, 8: nuraghe TSARI-Bortigali (Noro); cartina B, 30.
Su una lieve prominenza di roccia basaltica, nel vasto campo di Bortigali, a 75 metri a
Ovest del riu Bidana, a m 370 di quota. La costruzione di contorno ovale, non del
tutto regolare, di m 18,70 (da Nordovest a Sudest) x 12,70 (da Nordest a Sudovest),
con ingresso a Sudest, provvisto di architrave di m 1,43 x 0,52 x 0,39, parzialmente
interrato. Linterno, alla base, costituito da un lungo corridoio ostruito nella parte di
fondo, che si pu supporre far capo a unuscita situata allopposto dellingresso anzi-
detto, volta a Nordovest; il corridoio della larghezza di 1 metro, si percorre per la lun-
ghezza di 17 metri. Il corridoio, a m 2 dallingresso, ed in fondo, a m 3,50 dallostru-
zione, fiancheggiato da due nicchie, opposte sul medesimo asse, quelle che si
incontrano per prime di m 1,30 x 2,50 di profondit la destra e di m 2 x 1,80 la sini-
stra; le restanti, in fondo, di m 1,20 x 2,90 la destra e di m 1,50 x 2,50 la sinistra.
Quasi al centro del suo percorso lungo e sinuoso il corridoio mostra anche, sul lato si-
nistro, una quinta nicchia di m 1,30 x 2,90 e a destra, in situazione disassiale, il vano
duna scala di otto gradini, che, partendo direttamente dal corridoio, porta al piano
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I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA Catalogo
superiore (lunghezza del vano m 4,30, larghezza media 1, altezza non rilevabile perch
la scala parzialmente ostruita dal materiale di crollo). Il piano superiore costituito
da una specie di torretta ellittica la quale, nellinterno, scavata a chiocciola da un
corridoio in piano che da una parte d sul pianerottolo rialzato della scala, e dallaltro
mette in una celletta a sezione ogivale di m 2,50 di diametro x 1,60 daltezza, dopo
essersi avvolto a spirale per m 7 di percorso. A fior di pianerottolo si vede anche un fi-
nestrone di vedetta che si affaccia sulla parete esterna lunga di Nordest, con una luce
di m 1,40; esso rialzato di m 2,50 sullattuale piano di rovina. Tutti i vani del piano
inferiore (corridoi e nicchie) sono coperti da lastroni orizzontali che si concludono a m
1,50/2,50 di altezza sul colmaticcio. Il monumento residua allesterno per laltezza di
m 3,60/2,10. Il paramento consta di blocchi di basalto per lo pi di forma subquadra-
ta e di media grandezza: m 1,14 x 0,54 x 0,46; 1,05 x 0,65 x 0,62; 0,78 x 0,30 x 0,60.
Nelle adiacenze della torre, resti di capanne di et nuragica.
Bibliografia: A. Taramelli, Carta archeologica, ff. 205-206, 1935, p. 21, n. 65; G. Cherchi, Saggio cit., 1952-
53, p. 43 ss., tav. I, figg. 4, 6 (planimetria e sezioni), fig. 8 (fotografia); G. Lilliu, St.S., XII-XIII, I, 1955, p.
129 s., fig. 2, 3; E. Contu, St.S., XIV-XV, I, 1958, p. 190; R. Grosjean, Rapports Corse-Sardaigne-Pouil-
les, Art et monument mgalithique du bronze moyen, in Bull. de la S. P. F., Le Mans 1960, n. 5-6, p. 298.
scale stesse che si raccordano in semicerchio. I nicchioni, di piano rettangolare e di se-
zione trapezoidale, sono larghi profondi ed alti il primo m 1,30/0,90 x 5,90 x 2,20, il
secondo 1,40/0,75 x 5,60 x 2,45: sul muro fondale del secondo, ad altezza dal suolo,
si apre un pertugio o spia verso lesterno molto stretto e irregolare (lunghezza m
3,50). La nicchia, a metri 2 dallingresso Nord, di pianta uguale a quella dei nicchioni
e con la medesima sezione trapezoidale, larga m 1/0,60, profonda m 2,30 e alta
2,20. Il vano di scala a Sud, distante dallingresso m 2,60, di sezione trapezia, larga al-
lapertura m 1,30/0,90 e alto 2,30, dopo un giro di 7 metri, sincontra con laltro ra-
mo di scala su un pianerottolo al piano superiore; la seconda scala, a m 3,30 dallin-
gresso Nord, ha limbocco largo m 1,70/0,70 ed alto 2,75.
Allaltezza del pianerottolo, dove sincontrano i due bracci, la scala prende luce da una fi-
nestra volta ad Est, sollevata sul crollo esterno di m 0,80: aperta nel muro, spesso m 2, ha
sezione trapezoidale di m 1,50/0,70 di larghezza x altezza non rilevabile. Dal detto piane-
rottolo, girando da Nord ad Ovest, un tronco di corridoio curvilineo metteva in un altro
corridoio del piano superiore situato sullo stesso asse del grande corridoio inferiore: del
corridoio di raccordo si segue il tracciato segnato da un avvallamento, del corridoio cen-
trale superiore resta il vano con alcuni filari. Tutti i vani (anditi, nicchioni, nicchia, scale),
perfettamente coerenti nelle linee di profilo a taglio trapezio, lo sono anche nella forma
della copertura, che a solaio piano, costituito di grandi lastroni. Esternamente il grosso
edifizio si conserva per laltezza massima sul crollo, di m 6 su 7 filari (a Ovest). Ne costi-
tuiscono il paramento, a disposizione non regolare, grossi massi di basalto rozzamente
lavorati e rabberciati con pietrame minuto. Si hanno pietre di m 0,70 x 0,93 x 0,80;
0,85 x 1 x 0,70; 1,10 x 0,53 x 0,70; larghi gli interblocchi da m 0,30 a 0,20. Sopra i ru-
deri della fortezza e allintorno, in basso, si raccolgono cocci di et romana.
Bibliografia: Angius, in Casalis, Dizionario, XX, 1850, p. 530; E.E.M. (prov. di Cagliari), p. 181; A. Tara-
melli, Carta archeologica, ff. 205-206, 1935, p. 217, n. 9; A.P. Piludu, Saggio cit., 1953-54, p. 61 ss., tav. n.
7, pianta e sezione, fott. 11-13; Boscolo-Pintor-Serra, Guida, 1951, p. 140; G. Lilliu, Primi scavi del villag-
gio talaiotico di Ses Passes (Art, Maiorca), in Rivista dellIstituto Nazionale dArcheologia e Storia dellArte,
N.S. IX, 1960, p. 62, fig. 84, 1; G. Lilliu, I Nuraghi, in Il Progresso della Sardegna, I.S.E., 1960, p. 29.
Figura 2, 8: nuraghe TSARI-Bortigali (Noro); cartina B, 30.
Su una lieve prominenza di roccia basaltica, nel vasto campo di Bortigali, a 75 metri a
Ovest del riu Bidana, a m 370 di quota. La costruzione di contorno ovale, non del
tutto regolare, di m 18,70 (da Nordovest a Sudest) x 12,70 (da Nordest a Sudovest),
con ingresso a Sudest, provvisto di architrave di m 1,43 x 0,52 x 0,39, parzialmente
interrato. Linterno, alla base, costituito da un lungo corridoio ostruito nella parte di
fondo, che si pu supporre far capo a unuscita situata allopposto dellingresso anzi-
detto, volta a Nordovest; il corridoio della larghezza di 1 metro, si percorre per la lun-
ghezza di 17 metri. Il corridoio, a m 2 dallingresso, ed in fondo, a m 3,50 dallostru-
zione, fiancheggiato da due nicchie, opposte sul medesimo asse, quelle che si
incontrano per prime di m 1,30 x 2,50 di profondit la destra e di m 2 x 1,80 la sini-
stra; le restanti, in fondo, di m 1,20 x 2,90 la destra e di m 1,50 x 2,50 la sinistra.
Quasi al centro del suo percorso lungo e sinuoso il corridoio mostra anche, sul lato si-
nistro, una quinta nicchia di m 1,30 x 2,90 e a destra, in situazione disassiale, il vano
duna scala di otto gradini, che, partendo direttamente dal corridoio, porta al piano
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I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA Catalogo
Fig. 4: sezioni di nuraghi
1. Frommgas-Sennarolo; 2. Abbaddi-Scanu Montiferru; 3. SEna e Tana-Senna-
rolo; 4. Salggioro-Scanu Montiferru; 5. Nani-Trenuraghes; 6. Monte Lcana-C-
glieri; 7. Krasta-Santulussrgiu; 8. Longu-Cglieri; 9. Altriu-Scanu Montiferru.
Figura 4, 1: nuraghe FROMMGAS-Sennarolo (Noro); cartina B, 51.
In regione Bittitai, cinge, con altri cinque nuraghi, la fertile valle di Su riu de Signario-
lo, in situazione riparata ma dominante, a quota di m 241. Consta di unica torre circo-
lare, di m 41 di circonferenza, con ingresso a Sud, verso la valle, architravato (m 1,80 x
0,90 x 0,90). Landito, lungo m 5, strombato (da m 1,50 a 4), con la scala a sinistra,
introduce alla camera eccentrica, di m 5 e pi di diametro (al riempimento) con due
nicchie tondeggianti ai lati. La torre si conserva per laltezza residua di m 6/7 con 12 filari
a Nord; forse, in origine, raggiungeva laltezza di m 9. Nellinterno si misurano altezze vi-
sibili non superiori ai m 6, su 12 filari. Le sezioni della camera, delle nicchie e della scala
dandito sono ogivali; il taglio dellandito obliquo e innalzantesi verso linterno. Lopera
muraria, poliedrica di basalto, consta di blocchi di media grandezza allesterno; pietre
sbozzate e scaglie nei filari dellinterno. Pochi elementi culturali: un coccio rozzo nura-
gico e frammenti di stoviglie punico-romane, segni di rioccupazione e frequentazione
Fig. 3: planimetrie e sezioni di nuraghi
1. Domu sOrku-Sarrk; 2. Su Nuraxi-Barmini; 3. Piandnna-Sssari; 4. Losa-
Abbasanta; 5. Santu Antne-Torralba; 6. Altriu-Scanu Montiferru.
Figura 3, 1: nuraghe DOMU SORKU-Sarrk (Cagliari).
Planimetria e sezione del mastio, per cui vedi scheda descrittiva di figura 2, 1.
Figura 3, 2: nuraghe SU NURAXI-Barmini (Cagliari).
Planimetria e sezione del mastio A; vedi scheda descrittiva della figura 10, 2 e figure
9, 4, 14, 1.
Figura 3, 3: nuraghe PIANDNNA-Sssari (Sssari).
Planimetria e sezione del nuraghe; vedi scheda descrittiva di figura 1, 11.
Figura 3, 4: nuraghe LOSA-Abbasanta (Cagliari).
Planimetria e sezione del mastio A; vedi scheda descrittiva della figura 8, 4 e figura 11.
Figura 3, 5: nuraghe SANTU ANTNE-Torralba (Cagliari).
Planimetria e sezione del mastio A; vedi scheda descrittiva della figura 8, 6 e figure 1,
25 e 14, 2.
Figura 3, 6: nuraghe ALTRIU-Scanu Montiferru (Noro); v. anche figure 2, 6 e 4, 9.
Planimetria e sezione del nuraghe. Si veda scheda descrittiva di figura 2, 6.
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I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA Catalogo
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Fig. 4: sezioni di nuraghi
1. Frommgas-Sennarolo; 2. Abbaddi-Scanu Montiferru; 3. SEna e Tana-Senna-
rolo; 4. Salggioro-Scanu Montiferru; 5. Nani-Trenuraghes; 6. Monte Lcana-C-
glieri; 7. Krasta-Santulussrgiu; 8. Longu-Cglieri; 9. Altriu-Scanu Montiferru.
Figura 4, 1: nuraghe FROMMGAS-Sennarolo (Noro); cartina B, 51.
In regione Bittitai, cinge, con altri cinque nuraghi, la fertile valle di Su riu de Signario-
lo, in situazione riparata ma dominante, a quota di m 241. Consta di unica torre circo-
lare, di m 41 di circonferenza, con ingresso a Sud, verso la valle, architravato (m 1,80 x
0,90 x 0,90). Landito, lungo m 5, strombato (da m 1,50 a 4), con la scala a sinistra,
introduce alla camera eccentrica, di m 5 e pi di diametro (al riempimento) con due
nicchie tondeggianti ai lati. La torre si conserva per laltezza residua di m 6/7 con 12 filari
a Nord; forse, in origine, raggiungeva laltezza di m 9. Nellinterno si misurano altezze vi-
sibili non superiori ai m 6, su 12 filari. Le sezioni della camera, delle nicchie e della scala
dandito sono ogivali; il taglio dellandito obliquo e innalzantesi verso linterno. Lopera
muraria, poliedrica di basalto, consta di blocchi di media grandezza allesterno; pietre
sbozzate e scaglie nei filari dellinterno. Pochi elementi culturali: un coccio rozzo nura-
gico e frammenti di stoviglie punico-romane, segni di rioccupazione e frequentazione
Fig. 3: planimetrie e sezioni di nuraghi
1. Domu sOrku-Sarrk; 2. Su Nuraxi-Barmini; 3. Piandnna-Sssari; 4. Losa-
Abbasanta; 5. Santu Antne-Torralba; 6. Altriu-Scanu Montiferru.
Figura 3, 1: nuraghe DOMU SORKU-Sarrk (Cagliari).
Planimetria e sezione del mastio, per cui vedi scheda descrittiva di figura 2, 1.
Figura 3, 2: nuraghe SU NURAXI-Barmini (Cagliari).
Planimetria e sezione del mastio A; vedi scheda descrittiva della figura 10, 2 e figure
9, 4, 14, 1.
Figura 3, 3: nuraghe PIANDNNA-Sssari (Sssari).
Planimetria e sezione del nuraghe; vedi scheda descrittiva di figura 1, 11.
Figura 3, 4: nuraghe LOSA-Abbasanta (Cagliari).
Planimetria e sezione del mastio A; vedi scheda descrittiva della figura 8, 4 e figura 11.
Figura 3, 5: nuraghe SANTU ANTNE-Torralba (Cagliari).
Planimetria e sezione del mastio A; vedi scheda descrittiva della figura 8, 6 e figure 1,
25 e 14, 2.
Figura 3, 6: nuraghe ALTRIU-Scanu Montiferru (Noro); v. anche figure 2, 6 e 4, 9.
Planimetria e sezione del nuraghe. Si veda scheda descrittiva di figura 2, 6.
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I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA Catalogo
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poco inclinate, ordinate su 20 filari. Proporzionata la camera, a sezione ogivale, di m
7 daltezza con aggetto del 30%; sezione ogivale mantengono pure le nicchie (altezza
m 1,80/2) e la scala (altezza m 2,40). Il tutto mostra una forma coerente, con mem-
brature proporzionate e duna certa simmetria; fig. 4, 4. Intorno al nuraghe si dise-
gnano cumuli indicanti capanne di abitazione. A valle, sbarramenti megalitici, rettili-
nei e curvilinei, costituiscono una linea di difesa avanzata.
Bibliografia: A. Taramelli, Carta archeologica, ff. 205-206, 1935, p. 201, n. 26; P. Pes, Saggio cit., 1953-
54, p. 74 ss., scheda n. 46, fot. n. 21, pianta e sezione n. 13.
Figura 4, 5: nuraghe NANI-Tresnuraghes (Noro); cartina B, 49.
Sul ciglio a destra del riu Mannu, a guardia di fertili campi. Monotorre, con circonferen-
za di m 38, mostra lingresso a Sud, largo m 0,80, sovrastato da architrave regolare, con
finestrino di scarico. Nellandito, lungo m 4 e largo 1,20, sta, a sinistra, la scala che volge
a manca; non c garetta. La camera eccentrica, del diametro di m 4, arricchita con due
nicchie fra di loro equidistanti, strette e profonde (m 1 di larghezza x 2 di profondit). La
torre, coi muri poco inclinati, si eleva, ora, per pi di 6 metri su 15-16 filari; la camera, a
sezione ogivale, proporzionata, alta sul riempimento m 6. Contrasta col taglio ogivale
della camera, quello a sezione trapezoidale delle nicchie (altezza m 1,80) e della scala
dandito (altezza m 3); a ogiva tronca pure il profilo trasversale dellandito coperto,
sulle pareti inclinate, di lastre della larghezza visibile di m 0,40/0,50. Il paramento
esterno consta di pietre basaltiche di medie dimensioni curate nel lavoro, disposte in fi-
le regolari; le pareti della camera si ordinano con blocchi sbozzati uniti con scaglie e
malta di fango, su 20 filari di bello aspetto. Nel giro da Est a Ovest per il Nord, il nu-
raghe circondato da un doppio muro concentrico, a sfoglie, dello spessore complessi-
vo di m 3. Da un lato, a Nordest, il muro si interrompe; dallaltro, a Ovest, dove alto
m5, si articola con una torretta, di m 6 di diametro esterno e di m 3,40 di diametro di
camera, che rotonda, con lingresso piattabandato volto a Sudest. Verso Sud, nel pen-
dio sotto al nuraghe, si osservano resti duna decina di capanne circolari e qualche trat-
to di muro rettilineo: avanzi di et nuragica e romana segnati anche dagli elementi cul-
turali (stoviglie in specie) disseminati al suolo.
Bibliografia: A. Taramelli, Carta archeologica, ff. 205-206, 1935, p. 23, n. 23 (Nanni); P. Pes, Saggio cit., p.
154 ss., scheda n. 107.
Figura 4, 6: nuraghe MONTE LCANA-Cglieri (Noro); cartina B, 54.
Su dun piccolo rialzo di terreno, al centro duna conca. Nuraghe monotorre, circolare
del diametro di m 11,60, mostra lingresso a Sud (larghezza m 1,20), con architrave sen-
za finestrino di scarico, ben lavorato, di dimensioni normali. Landito, lungo m 4,70,
strombato verso linterno (larghezza m 1,50), presenta la nicchia di guardia a destra e
la scala a fior di suolo a sinistra (larghezza m 1,20). Introduce alla camera, di pianta
subrotonda, quasi a pera, di m 4 x 3,50, con tre nicchie simmetriche in croce (lar-
ghezza m 1 x circa 2 di profondit). La torre, di m 6 daltezza residua, ha muri esterni
poco inclinati, ed tozza daspetto (fig. 4, 6). Nei vani, accanto al persistere degli ele-
menti tradizionali, come la sezione ogivale della tholos (altezza residua m 4,50) e il
profilo obliquo dellandito (da m 2 a m 3 verso linterno), si osserva lintroduzione del
taglio a piattabanda delle aperture delle nicchie e della scala, sicch logiva risulta
tardiva. Attorno al nuraghe, per un raggio di 20 metri, si presenta un muro megalitico
che fa bastione a valle. Tracce di capanne, forse nuragiche.
Bibliografia: A. Taramelli, Carta archeologica, ff. 205-206, 1935, p. 209, n. 27; P. Pes, Saggio cit., 1953-
54, p. 177, n. 128.
Figura 4, 2: nuraghe ABBADDI-Scanu Montiferru (Noro).
Sezione del nuraghe; vedi scheda descrittiva di figura 1, 20.
Figura 4, 3: nuraghe SENA E TANA-Sennarolo (Noro); cartina B, 48.
A quota di m 254, sorge su una piana, alla sponda sinistra del riu Mannu, in luogo di
buoni pascoli, solitario e dominante con le sue belle strutture. Consta dununica tor-
re, della circonferenza esterna di m 48, con spessore murario di m 5 per tutto il con-
torno. Landito, lungo m 5 e largo 1,20, non strombato, circa a met riceve gli ingres-
si della scala a fior di suolo (a sinistra) e della garetta (a destra), molto profonda (m 3)
a profilo concentrico al paramento. Da una parte landito volge allesterno, con la
porta sormontata da grande architrave (m 2 x 1,10 x 1) con finestrino di scarico
(esposizione a Sudest), dallaltra mette alla camera, del diametro di m 5, arricchita da
tre nicchie in croce (larghezza m 1, profondit m 2), dal profilo rigidamente geome-
trico, acuto e spigoloso. Il cono tronco presenta laltezza residua di poco pi di 10
metri, con muri abbastanza inclinati, ci che fa supporre una forma slanciata quando
il volume era integro. Slanciatissima ed allungata la cupola della camera, parzial-
mente rovinata e ridotta a m 6 daltezza, che in origine raggiungeva i 10 metri. La sua
elegante sezione ogivale si ripete, coerentemente, nelle nicchie (altezza m 3), nella ga-
retta (altezza m 3,50) e nella scala (altezza m 4,20), conformate in figure agilissime,
quasi stilizzate. Notevole linclinazione del tetto dellandito (da m 3,40 a 5,40 allo
sfocio nella tholos); fig. 4, 3. Il paramento esterno in opera subquadrata di lava ba-
saltica con pietre di grandi dimensioni disposte in file regolari; curate pure le pareti
dei vani, specie nella camera, dove i conci sono uniti con poche scaglie. Il roccione su
cui si staglia il poderoso nuraghe mostra, verso il fiume, un bastione megalitico di rin-
forzo. Sul piano presso la torre ed entro la protezione della cinta, si riconoscono un
centinaio di capanne coeve al nuraghe, appartenenti a un piccolo centro una piccola
capitale importante e preminente come lo la torre. La cinta che si sviluppa a un
raggio di 50 metri dal nuraghe, a un solo ordine di pietre.
Bibliografia: A. Taramelli, Carta archeologica, ff. 205-206, 1935, p. 206, n. 13 (Sanna de Tiana o Rode-
du); P. Pes, Saggio cit., 1953-54, p. 170 ss., n. 122, fot. n. 42, pianta e sez. 28.
Figura 4, 4: nuraghe SALGGIORO-Scanu Montiferru (Noro); cartina B, 46.
A quota di m 417, sorge su un vasto spazio a pascoli, a dominio della confluenza, ai
suoi piedi, di due corsi dacqua. Ad unica torre di m 39,50 di circonferenza esterna, con
lingresso a Sud, architravato, con spiraglio di scarico. Nellandito, strombato verso la ca-
mera (da m 0,80 a 1,60), quasi al centro si incontrano la garetta a sinistra (m 1 x 1,40
di profondit) e la scala a fior di suolo a destra (larghezza m 1). La camera, concentri-
ca, del diametro di m 4,50 e di 17 mq di superficie, si articola in tre nicchie, a mezza
ellissi, larghe m 1,40/1,20, profonde 2, dissimmetriche rispetto allasse delledifizio. Il
tronco di cono, alto oggi sugli 8 metri, appare piuttosto largo e tozzo, con murature
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I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA Catalogo
poco inclinate, ordinate su 20 filari. Proporzionata la camera, a sezione ogivale, di m
7 daltezza con aggetto del 30%; sezione ogivale mantengono pure le nicchie (altezza
m 1,80/2) e la scala (altezza m 2,40). Il tutto mostra una forma coerente, con mem-
brature proporzionate e duna certa simmetria; fig. 4, 4. Intorno al nuraghe si dise-
gnano cumuli indicanti capanne di abitazione. A valle, sbarramenti megalitici, rettili-
nei e curvilinei, costituiscono una linea di difesa avanzata.
Bibliografia: A. Taramelli, Carta archeologica, ff. 205-206, 1935, p. 201, n. 26; P. Pes, Saggio cit., 1953-
54, p. 74 ss., scheda n. 46, fot. n. 21, pianta e sezione n. 13.
Figura 4, 5: nuraghe NANI-Tresnuraghes (Noro); cartina B, 49.
Sul ciglio a destra del riu Mannu, a guardia di fertili campi. Monotorre, con circonferen-
za di m 38, mostra lingresso a Sud, largo m 0,80, sovrastato da architrave regolare, con
finestrino di scarico. Nellandito, lungo m 4 e largo 1,20, sta, a sinistra, la scala che volge
a manca; non c garetta. La camera eccentrica, del diametro di m 4, arricchita con due
nicchie fra di loro equidistanti, strette e profonde (m 1 di larghezza x 2 di profondit). La
torre, coi muri poco inclinati, si eleva, ora, per pi di 6 metri su 15-16 filari; la camera, a
sezione ogivale, proporzionata, alta sul riempimento m 6. Contrasta col taglio ogivale
della camera, quello a sezione trapezoidale delle nicchie (altezza m 1,80) e della scala
dandito (altezza m 3); a ogiva tronca pure il profilo trasversale dellandito coperto,
sulle pareti inclinate, di lastre della larghezza visibile di m 0,40/0,50. Il paramento
esterno consta di pietre basaltiche di medie dimensioni curate nel lavoro, disposte in fi-
le regolari; le pareti della camera si ordinano con blocchi sbozzati uniti con scaglie e
malta di fango, su 20 filari di bello aspetto. Nel giro da Est a Ovest per il Nord, il nu-
raghe circondato da un doppio muro concentrico, a sfoglie, dello spessore complessi-
vo di m 3. Da un lato, a Nordest, il muro si interrompe; dallaltro, a Ovest, dove alto
m5, si articola con una torretta, di m 6 di diametro esterno e di m 3,40 di diametro di
camera, che rotonda, con lingresso piattabandato volto a Sudest. Verso Sud, nel pen-
dio sotto al nuraghe, si osservano resti duna decina di capanne circolari e qualche trat-
to di muro rettilineo: avanzi di et nuragica e romana segnati anche dagli elementi cul-
turali (stoviglie in specie) disseminati al suolo.
Bibliografia: A. Taramelli, Carta archeologica, ff. 205-206, 1935, p. 23, n. 23 (Nanni); P. Pes, Saggio cit., p.
154 ss., scheda n. 107.
Figura 4, 6: nuraghe MONTE LCANA-Cglieri (Noro); cartina B, 54.
Su dun piccolo rialzo di terreno, al centro duna conca. Nuraghe monotorre, circolare
del diametro di m 11,60, mostra lingresso a Sud (larghezza m 1,20), con architrave sen-
za finestrino di scarico, ben lavorato, di dimensioni normali. Landito, lungo m 4,70,
strombato verso linterno (larghezza m 1,50), presenta la nicchia di guardia a destra e
la scala a fior di suolo a sinistra (larghezza m 1,20). Introduce alla camera, di pianta
subrotonda, quasi a pera, di m 4 x 3,50, con tre nicchie simmetriche in croce (lar-
ghezza m 1 x circa 2 di profondit). La torre, di m 6 daltezza residua, ha muri esterni
poco inclinati, ed tozza daspetto (fig. 4, 6). Nei vani, accanto al persistere degli ele-
menti tradizionali, come la sezione ogivale della tholos (altezza residua m 4,50) e il
profilo obliquo dellandito (da m 2 a m 3 verso linterno), si osserva lintroduzione del
taglio a piattabanda delle aperture delle nicchie e della scala, sicch logiva risulta
tardiva. Attorno al nuraghe, per un raggio di 20 metri, si presenta un muro megalitico
che fa bastione a valle. Tracce di capanne, forse nuragiche.
Bibliografia: A. Taramelli, Carta archeologica, ff. 205-206, 1935, p. 209, n. 27; P. Pes, Saggio cit., 1953-
54, p. 177, n. 128.
Figura 4, 2: nuraghe ABBADDI-Scanu Montiferru (Noro).
Sezione del nuraghe; vedi scheda descrittiva di figura 1, 20.
Figura 4, 3: nuraghe SENA E TANA-Sennarolo (Noro); cartina B, 48.
A quota di m 254, sorge su una piana, alla sponda sinistra del riu Mannu, in luogo di
buoni pascoli, solitario e dominante con le sue belle strutture. Consta dununica tor-
re, della circonferenza esterna di m 48, con spessore murario di m 5 per tutto il con-
torno. Landito, lungo m 5 e largo 1,20, non strombato, circa a met riceve gli ingres-
si della scala a fior di suolo (a sinistra) e della garetta (a destra), molto profonda (m 3)
a profilo concentrico al paramento. Da una parte landito volge allesterno, con la
porta sormontata da grande architrave (m 2 x 1,10 x 1) con finestrino di scarico
(esposizione a Sudest), dallaltra mette alla camera, del diametro di m 5, arricchita da
tre nicchie in croce (larghezza m 1, profondit m 2), dal profilo rigidamente geome-
trico, acuto e spigoloso. Il cono tronco presenta laltezza residua di poco pi di 10
metri, con muri abbastanza inclinati, ci che fa supporre una forma slanciata quando
il volume era integro. Slanciatissima ed allungata la cupola della camera, parzial-
mente rovinata e ridotta a m 6 daltezza, che in origine raggiungeva i 10 metri. La sua
elegante sezione ogivale si ripete, coerentemente, nelle nicchie (altezza m 3), nella ga-
retta (altezza m 3,50) e nella scala (altezza m 4,20), conformate in figure agilissime,
quasi stilizzate. Notevole linclinazione del tetto dellandito (da m 3,40 a 5,40 allo
sfocio nella tholos); fig. 4, 3. Il paramento esterno in opera subquadrata di lava ba-
saltica con pietre di grandi dimensioni disposte in file regolari; curate pure le pareti
dei vani, specie nella camera, dove i conci sono uniti con poche scaglie. Il roccione su
cui si staglia il poderoso nuraghe mostra, verso il fiume, un bastione megalitico di rin-
forzo. Sul piano presso la torre ed entro la protezione della cinta, si riconoscono un
centinaio di capanne coeve al nuraghe, appartenenti a un piccolo centro una piccola
capitale importante e preminente come lo la torre. La cinta che si sviluppa a un
raggio di 50 metri dal nuraghe, a un solo ordine di pietre.
Bibliografia: A. Taramelli, Carta archeologica, ff. 205-206, 1935, p. 206, n. 13 (Sanna de Tiana o Rode-
du); P. Pes, Saggio cit., 1953-54, p. 170 ss., n. 122, fot. n. 42, pianta e sez. 28.
Figura 4, 4: nuraghe SALGGIORO-Scanu Montiferru (Noro); cartina B, 46.
A quota di m 417, sorge su un vasto spazio a pascoli, a dominio della confluenza, ai
suoi piedi, di due corsi dacqua. Ad unica torre di m 39,50 di circonferenza esterna, con
lingresso a Sud, architravato, con spiraglio di scarico. Nellandito, strombato verso la ca-
mera (da m 0,80 a 1,60), quasi al centro si incontrano la garetta a sinistra (m 1 x 1,40
di profondit) e la scala a fior di suolo a destra (larghezza m 1). La camera, concentri-
ca, del diametro di m 4,50 e di 17 mq di superficie, si articola in tre nicchie, a mezza
ellissi, larghe m 1,40/1,20, profonde 2, dissimmetriche rispetto allasse delledifizio. Il
tronco di cono, alto oggi sugli 8 metri, appare piuttosto largo e tozzo, con murature
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I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA Catalogo
Fig. 5: planimetrie di nuraghi con avancorpi di vario disegno
1. Giba e Scorka-Barisrdo; 2. Su Nuraxi-Ssini; 3. Su Cvunu-Gsico; 4. Su
Sensu-Turri; 5. Nrgius-Bonrcado; 6. Molinddu-Sneghe; 7. Palmavera-Alghe-
ro; 8. Monte sOrku Turi-Perdasdefgu; 9. Su Sensu-Pompu.
Figura 5, 1: nuraghe GIBA E SCORKA-Barisrdo (Noro); cartina B, 72.
Su una rupe basaltica, a dominio della vallata di Bacu e Strupu e del vicino mare di
Abba de slimu. Nuraghe monotorre con recinto scoperto antistante allingresso. La
torre circolare, del diametro di m 8,30, con spessore murario di m 2,60/1,30, mostra
lingresso a Sudest, strombato verso lesterno. Linterno del nuraghe appena rilevabile
nel cerchio superiore di svettamento della camera rotonda, di m 3,20 di diametro. Il
volume troncoconico residua per laltezza di m 1,10 su 3 file di blocchi basaltici di ta-
glio subquadrato. Nellinterno si osserva traccia di malta di fango. Misure di blocchi:
m0,75 x 0,48 x 0,72; 1 x 0,85 x 0,35; 0,61 x 0,83 x 0,27. Il recinto disegna una figura
a tre quarti di cerchio aperto a Sudest, dove si evidenzia lingresso; ha m 5 di corda x 4
di profondit sullasse dei due ingressi. Il muro spesso m 2 ed alto, oggi, altrettanto.
Bibliografia: O. Stochino, Saggio di Catalogo archeologico sul Foglio 219 della Carta dItalia, I SE-NE,
Universit di Cagliari, a.a. 1945-46, p. 10 s., tav. VIII, 45.
tronca. In connessione con questo stadio si rileva un certo appiattimento e il defor-
marsi della rotondit della cupola alla base, il diminuire dellinclinazione dellobliqua
del soffitto dellandito, il citato taglio dritto della conclusione superiore dei vani sussi-
diari. Il paramento esterno di pietre basaltiche di media grandezza ben ordinate in
file, con cura maggiore nel taglio e nella disposizione nella parte alta della muratura.
Il nuraghe era circondato da una galleria circolare, di m 1 di larghezza, con copertura
piatta di lastroni, alto m 2 circa, con inizio e fine a fianco dellingresso alla torre.
Bibliografia: A. Taramelli, Carta archeologica, ff. 205-206, 1935, p. 171, n. 8
a
; P. Pes, Saggio cit., p. 227,
scheda n. 174, pianta e sezione n. 34.
Figura 4, 7: nuraghe KRASTA-Santulussrgiu (Cagliari).
Sezione del mastio; vedi scheda descrittiva della figura 6, 5.
Figura 4, 8: nuraghe LONGU-Cglieri (Noro); cartina B, 53.
Sezione del mastio; vedi scheda descrittiva della figura 8, 1.
Figura 4, 9: nuraghe ALTRIU-Scanu Montiferru (Noro).
Sezione sullandito dingresso; vedi scheda descrittiva della figura 2, 6 e figura 3, 6.
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Fig. 5: planimetrie di nuraghi con avancorpi di vario disegno
1. Giba e Scorka-Barisrdo; 2. Su Nuraxi-Ssini; 3. Su Cvunu-Gsico; 4. Su
Sensu-Turri; 5. Nrgius-Bonrcado; 6. Molinddu-Sneghe; 7. Palmavera-Alghe-
ro; 8. Monte sOrku Turi-Perdasdefgu; 9. Su Sensu-Pompu.
Figura 5, 1: nuraghe GIBA E SCORKA-Barisrdo (Noro); cartina B, 72.
Su una rupe basaltica, a dominio della vallata di Bacu e Strupu e del vicino mare di
Abba de slimu. Nuraghe monotorre con recinto scoperto antistante allingresso. La
torre circolare, del diametro di m 8,30, con spessore murario di m 2,60/1,30, mostra
lingresso a Sudest, strombato verso lesterno. Linterno del nuraghe appena rilevabile
nel cerchio superiore di svettamento della camera rotonda, di m 3,20 di diametro. Il
volume troncoconico residua per laltezza di m 1,10 su 3 file di blocchi basaltici di ta-
glio subquadrato. Nellinterno si osserva traccia di malta di fango. Misure di blocchi:
m0,75 x 0,48 x 0,72; 1 x 0,85 x 0,35; 0,61 x 0,83 x 0,27. Il recinto disegna una figura
a tre quarti di cerchio aperto a Sudest, dove si evidenzia lingresso; ha m 5 di corda x 4
di profondit sullasse dei due ingressi. Il muro spesso m 2 ed alto, oggi, altrettanto.
Bibliografia: O. Stochino, Saggio di Catalogo archeologico sul Foglio 219 della Carta dItalia, I SE-NE,
Universit di Cagliari, a.a. 1945-46, p. 10 s., tav. VIII, 45.
tronca. In connessione con questo stadio si rileva un certo appiattimento e il defor-
marsi della rotondit della cupola alla base, il diminuire dellinclinazione dellobliqua
del soffitto dellandito, il citato taglio dritto della conclusione superiore dei vani sussi-
diari. Il paramento esterno di pietre basaltiche di media grandezza ben ordinate in
file, con cura maggiore nel taglio e nella disposizione nella parte alta della muratura.
Il nuraghe era circondato da una galleria circolare, di m 1 di larghezza, con copertura
piatta di lastroni, alto m 2 circa, con inizio e fine a fianco dellingresso alla torre.
Bibliografia: A. Taramelli, Carta archeologica, ff. 205-206, 1935, p. 171, n. 8
a
; P. Pes, Saggio cit., p. 227,
scheda n. 174, pianta e sezione n. 34.
Figura 4, 7: nuraghe KRASTA-Santulussrgiu (Cagliari).
Sezione del mastio; vedi scheda descrittiva della figura 6, 5.
Figura 4, 8: nuraghe LONGU-Cglieri (Noro); cartina B, 53.
Sezione del mastio; vedi scheda descrittiva della figura 8, 1.
Figura 4, 9: nuraghe ALTRIU-Scanu Montiferru (Noro).
Sezione sullandito dingresso; vedi scheda descrittiva della figura 2, 6 e figura 3, 6.
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allaperto. La torre a Sud sembrerebbe pi antica; la torre a Nord ed il cortile, costrui-
ti unitariamente, sono di et pi recente. Linsieme, disposto longitudinalmente su
una linea Nord-Sud, misura m 32 x 16 (alla massima espansione del cortile). La torre
a Sud, distrutta quasi per intero, misura m 10 di diametro. La torre minore, a Nord,
conserva resti del basamento per un perimetro di m 28,26 (diametro m 9). Nessuna
traccia apparente dei vani, nemmeno del cortile che misura m 12 (Nord-Sud) x 14 (Est-
Ovest), questultimo recinto da un muro di m 1,20 x 3 daltezza su 3 file. Lopera mura-
ria subquadrata, con blocchi ben lavorati di marna calcare, di m 1,20 x 0,45 x 0,90;
0,60 x 0,40 x 0,60; 0,60 x 0,40 x 1,00. Nel terreno allintorno si osservano avanzi di
stoviglie nuragiche.
Bibliografia: M. Figus, Saggio di Catalogo archeologico sul Foglio 217, II, NE-SE, Universit di Cagliari,
a.a. 1944-45, p. 111 ss., tav. fig. 64.
Figura 5, 5: nuraghe NRGIUS-Bonrcado (Cagliari); cartina B, 58.
A quota di m 472, su unaltura declinante a Est e a Sud. Due sorgenti dacqua nelle vici-
nanze. Nuraghe del tipo a tancato, con torre primitiva fronteggiata da un corpo ag-
giunto di forma irregolarmente triangolare che si addossa circa alla mezzeria della torre
antica con due ali di muro rettilinee. La torre antica, circolare, del diametro di m 11,40
al piano di svettamento, mostra lingresso a Sud-sudest (m 1 x 0,80), con pietra di archi-
trave. Il corridoio retrostante alla porta, di m 1/1,60 di larghezza e 4,20 di lunghezza, ri-
ceve sulla sinistra lapertura della scala dandito (larghezza m 1) di cui si vedono alcuni
gradini nel vano elicoidale. Landito sfocia nella camera, rotonda, del diametro di m
4,70/3,70, articolata in tre cellette disposte a croce, di pianta semiellittica, di m 1,20 di
larghezza x 1,40 di profondit x 2 daltezza media. La torre alta ancora m 5 su 8-9 file
di pietre; landito dingresso, con volta angolare, si innalza fino a m 3; la camera ogivale
presenta 12 filari per laltezza residua di m 4,20. Ad aggetto il taglio delle cellette, alte m 2.
Il paramento esterno consta di blocchi basaltici di forma poliedrica su piani non regolar-
mente orizzontali, di medie dimensioni: m 1,10 x 0,40 x 0,60; 1,05 x 0,45 x 0,60;
0,95 x 0,35; interblocco 0,05/0,20. Le pietre del paramento interno sono sbozzate nella
faccia a vista con interstizi riempiti dargilla e di scaglie di pietra. Il corpo aggiunto, di
m12 di lunghezza x 14,60 di ampiezza massima misurata allangolo delle branche che si
saldano al mastio, consta di una torretta opposta a Sudest al cono primitivo, e a que-
stultimo collegata da due cortine curvilinee che si espandono in due ali racchiudenti,
contraffortandole, le strutture primitive. Fra il mastio e la torretta aggiunta racchiuso
un cortiletto scoperto a cui si accede dalla cortina di Est e in cui mettono capo gli usci
delle camere delle due torri. Nella cortina di Est, lingresso si apre circa alla mezzeria e in
corrispondenza a una leggera rientranza della cortina stessa, per ragioni di difesa; la por-
ta alta m 1 circa, sormontata da architrave. Il breve corridoio che mette al cortile, di
m2,60 di lunghezza ed elevato sino a 2 metri, presenta sulla destra di chi entra, spostato
verso il cortile, la garetta di guardia, di pianta semiellittica, di m 1,20 di larghezza x 1,80
di profondit x 2,50 daltezza. Del cortile, di piano oblungo, di m 3,40 x 2,40, emergo-
no 5 filari delle pareti per m 2,50 daltezza, con muro a piombo. Il disegno della celletta
e del corridoio della torre minore congetturale in quanto in corrispondenza appare
tutta una rovina. Il corpo aggiunto si conserva allesterno per m 4/2,50 di altezza su 4-6
filari. A due metri a Sudest della torre aggiunta, si osserva un segmento curvilineo di
Figura 5, 2: nuraghe SU NURAXI-Ssini (Cagliari); cartina B, 101.
A meno di 200 m a Sud dellabitato moderno di Ssini, in terreno quasi pianeggiante,
ma dominante. Il nuraghe consta duna torre circolare, semplice, preceduta a Sud da
un piccolo atrio rettangolare aperto sul davanti. La torre antica, latrio da ritenersi ag-
giunto, forse, in un secondo tempo. Linsieme richiama la figura planimetrica dei pozzi
sacri: per esempio di quello di Santa Vittoria di Serri-Noro, Zervos, Civilisation cit.,
1954, p. 290, fig. 353. La torre rotonda, del diametro di m 9,70, con muro di m
2,50/3 di spessore allo svettamento, mostra lingresso a Sud, del tutto ostruito. visibi-
le e percorribile landito dalla parte interna, per la lunghezza di m 2; esso non presenta,
almeno in apparenza, n garetta n scala. Senza spazi sussidiari, per quanto pare, an-
che la camera, con la volta crollata, del diametro di m 4 sul colmaticcio. La torre con-
serva ancora, a Nord, 14 file di pietre per laltezza residua di m 5,50. Lopera muraria
subquadrata, con blocchi di marna accuratamente sbozzati e ben ordinati sullorizzon-
tale, con dimensioni di m 0,60 x 0,55 x 0,23; 0,75 x 0,75 x 0,32; 0,90 x 0,60 x 0,40.
Latrio, antistante la torre, si articola in due branche murarie rettilinee, di m 2,50 di
spessore x 4,50 di altezza residua, lunghe 10 metri circa. Esse formano un corpo co-
struttivo consistente ed evidente, anche per la bella muratura che include uno spazio
rettangolare di m 8 x 3,50/2,30, forse scoperto. Si osservano resti di stoviglie nuragi-
che, fra cui un coccio decorato allesterno con scanalature (facies di Monte Claro?).
Bibliografia: S. Ghiani, Saggio di Catalogo archeologico sul Foglio 226, IV, SO-SE, Universit di Cagliari,
a.a. 1944-45, p. 99 s., tav. IV, 70.
Figura 5, 3: nuraghe SU CVUNU-Gsico (Cagliari); cartina B, 99.
Su un breve terrazzo marnoso prospiciente il riu Linus Abrus, chiude la gola di SUt-
turu de Maria Ruda. Nuraghe del tipo a tancato, costituito da una torre primitiva, a
Sud, collegata a una torre aggiunta, allestremo opposto di Nord, da un corpo mura-
rio ellittico che include un cortile della stessa forma. Il tutto, disposto longitudinal-
mente sullasse Nord-Sud, misura m 18 di lunghezza x m 7 circa sulla linea trasversa
del cortile. La torre antica a Sud, circolare del diametro di m 7,50, mostra linvito del-
lingresso a Nord, per il resto ridotta al filare di base; internamente completamente
ingombra di rovine. La torre aggiunta, del tutto ripiena, ha un diametro di m 6 al peri-
metro esterno di cui si vede soltanto il filare di base apparente. Del cortile frapposto fra
le due torri e che aveva lingresso su duno dei lati curvilinei che lo delimitano a Est e
a Ovest con spessore di m 1,50, si misura la lunghezza di m 4,80 x 4 di larghezza; il
paramento si conserva per qualche filare. Lopera muraria, tanto nella torre antica
quanto nelle parti aggiunte, subquadrata, con blocchi di marna a disposizione rego-
lare, di medie dimensioni: m 0,71 x 0,48; 0,37 x 0,40; 0,65 x 0,50 (nella torre Sud);
e m 0,45 x 0,42; 0,62 x 0,50; 0,56 x 0,45 (nella torre Nord).
Bibliografia: Atzori, Saggio di Catalogo archeologico sul Foglio 226 della Carta dItalia, IV, NE-NO, Uni-
versit di Cagliari, a.a. 1944-45, p. 41 s., tav. IV, 20.
Figura 5, 4: nuraghe SU SENSU-Turri (Cagliari); cartina B, 84.
Sul ciglio del terrazzo marnoso di Planu Giuanni Spanu, a dominio duna vasta regio-
ne. un nuraghe complesso, costituito di due torri unite da un corpo costruttivo a
quattro bracci di muraglia articolati in figura di losanga, i quali includono un cortile
138 139
I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA Catalogo
allaperto. La torre a Sud sembrerebbe pi antica; la torre a Nord ed il cortile, costrui-
ti unitariamente, sono di et pi recente. Linsieme, disposto longitudinalmente su
una linea Nord-Sud, misura m 32 x 16 (alla massima espansione del cortile). La torre
a Sud, distrutta quasi per intero, misura m 10 di diametro. La torre minore, a Nord,
conserva resti del basamento per un perimetro di m 28,26 (diametro m 9). Nessuna
traccia apparente dei vani, nemmeno del cortile che misura m 12 (Nord-Sud) x 14 (Est-
Ovest), questultimo recinto da un muro di m 1,20 x 3 daltezza su 3 file. Lopera mura-
ria subquadrata, con blocchi ben lavorati di marna calcare, di m 1,20 x 0,45 x 0,90;
0,60 x 0,40 x 0,60; 0,60 x 0,40 x 1,00. Nel terreno allintorno si osservano avanzi di
stoviglie nuragiche.
Bibliografia: M. Figus, Saggio di Catalogo archeologico sul Foglio 217, II, NE-SE, Universit di Cagliari,
a.a. 1944-45, p. 111 ss., tav. fig. 64.
Figura 5, 5: nuraghe NRGIUS-Bonrcado (Cagliari); cartina B, 58.
A quota di m 472, su unaltura declinante a Est e a Sud. Due sorgenti dacqua nelle vici-
nanze. Nuraghe del tipo a tancato, con torre primitiva fronteggiata da un corpo ag-
giunto di forma irregolarmente triangolare che si addossa circa alla mezzeria della torre
antica con due ali di muro rettilinee. La torre antica, circolare, del diametro di m 11,40
al piano di svettamento, mostra lingresso a Sud-sudest (m 1 x 0,80), con pietra di archi-
trave. Il corridoio retrostante alla porta, di m 1/1,60 di larghezza e 4,20 di lunghezza, ri-
ceve sulla sinistra lapertura della scala dandito (larghezza m 1) di cui si vedono alcuni
gradini nel vano elicoidale. Landito sfocia nella camera, rotonda, del diametro di m
4,70/3,70, articolata in tre cellette disposte a croce, di pianta semiellittica, di m 1,20 di
larghezza x 1,40 di profondit x 2 daltezza media. La torre alta ancora m 5 su 8-9 file
di pietre; landito dingresso, con volta angolare, si innalza fino a m 3; la camera ogivale
presenta 12 filari per laltezza residua di m 4,20. Ad aggetto il taglio delle cellette, alte m 2.
Il paramento esterno consta di blocchi basaltici di forma poliedrica su piani non regolar-
mente orizzontali, di medie dimensioni: m 1,10 x 0,40 x 0,60; 1,05 x 0,45 x 0,60;
0,95 x 0,35; interblocco 0,05/0,20. Le pietre del paramento interno sono sbozzate nella
faccia a vista con interstizi riempiti dargilla e di scaglie di pietra. Il corpo aggiunto, di
m12 di lunghezza x 14,60 di ampiezza massima misurata allangolo delle branche che si
saldano al mastio, consta di una torretta opposta a Sudest al cono primitivo, e a que-
stultimo collegata da due cortine curvilinee che si espandono in due ali racchiudenti,
contraffortandole, le strutture primitive. Fra il mastio e la torretta aggiunta racchiuso
un cortiletto scoperto a cui si accede dalla cortina di Est e in cui mettono capo gli usci
delle camere delle due torri. Nella cortina di Est, lingresso si apre circa alla mezzeria e in
corrispondenza a una leggera rientranza della cortina stessa, per ragioni di difesa; la por-
ta alta m 1 circa, sormontata da architrave. Il breve corridoio che mette al cortile, di
m2,60 di lunghezza ed elevato sino a 2 metri, presenta sulla destra di chi entra, spostato
verso il cortile, la garetta di guardia, di pianta semiellittica, di m 1,20 di larghezza x 1,80
di profondit x 2,50 daltezza. Del cortile, di piano oblungo, di m 3,40 x 2,40, emergo-
no 5 filari delle pareti per m 2,50 daltezza, con muro a piombo. Il disegno della celletta
e del corridoio della torre minore congetturale in quanto in corrispondenza appare
tutta una rovina. Il corpo aggiunto si conserva allesterno per m 4/2,50 di altezza su 4-6
filari. A due metri a Sudest della torre aggiunta, si osserva un segmento curvilineo di
Figura 5, 2: nuraghe SU NURAXI-Ssini (Cagliari); cartina B, 101.
A meno di 200 m a Sud dellabitato moderno di Ssini, in terreno quasi pianeggiante,
ma dominante. Il nuraghe consta duna torre circolare, semplice, preceduta a Sud da
un piccolo atrio rettangolare aperto sul davanti. La torre antica, latrio da ritenersi ag-
giunto, forse, in un secondo tempo. Linsieme richiama la figura planimetrica dei pozzi
sacri: per esempio di quello di Santa Vittoria di Serri-Noro, Zervos, Civilisation cit.,
1954, p. 290, fig. 353. La torre rotonda, del diametro di m 9,70, con muro di m
2,50/3 di spessore allo svettamento, mostra lingresso a Sud, del tutto ostruito. visibi-
le e percorribile landito dalla parte interna, per la lunghezza di m 2; esso non presenta,
almeno in apparenza, n garetta n scala. Senza spazi sussidiari, per quanto pare, an-
che la camera, con la volta crollata, del diametro di m 4 sul colmaticcio. La torre con-
serva ancora, a Nord, 14 file di pietre per laltezza residua di m 5,50. Lopera muraria
subquadrata, con blocchi di marna accuratamente sbozzati e ben ordinati sullorizzon-
tale, con dimensioni di m 0,60 x 0,55 x 0,23; 0,75 x 0,75 x 0,32; 0,90 x 0,60 x 0,40.
Latrio, antistante la torre, si articola in due branche murarie rettilinee, di m 2,50 di
spessore x 4,50 di altezza residua, lunghe 10 metri circa. Esse formano un corpo co-
struttivo consistente ed evidente, anche per la bella muratura che include uno spazio
rettangolare di m 8 x 3,50/2,30, forse scoperto. Si osservano resti di stoviglie nuragi-
che, fra cui un coccio decorato allesterno con scanalature (facies di Monte Claro?).
Bibliografia: S. Ghiani, Saggio di Catalogo archeologico sul Foglio 226, IV, SO-SE, Universit di Cagliari,
a.a. 1944-45, p. 99 s., tav. IV, 70.
Figura 5, 3: nuraghe SU CVUNU-Gsico (Cagliari); cartina B, 99.
Su un breve terrazzo marnoso prospiciente il riu Linus Abrus, chiude la gola di SUt-
turu de Maria Ruda. Nuraghe del tipo a tancato, costituito da una torre primitiva, a
Sud, collegata a una torre aggiunta, allestremo opposto di Nord, da un corpo mura-
rio ellittico che include un cortile della stessa forma. Il tutto, disposto longitudinal-
mente sullasse Nord-Sud, misura m 18 di lunghezza x m 7 circa sulla linea trasversa
del cortile. La torre antica a Sud, circolare del diametro di m 7,50, mostra linvito del-
lingresso a Nord, per il resto ridotta al filare di base; internamente completamente
ingombra di rovine. La torre aggiunta, del tutto ripiena, ha un diametro di m 6 al peri-
metro esterno di cui si vede soltanto il filare di base apparente. Del cortile frapposto fra
le due torri e che aveva lingresso su duno dei lati curvilinei che lo delimitano a Est e
a Ovest con spessore di m 1,50, si misura la lunghezza di m 4,80 x 4 di larghezza; il
paramento si conserva per qualche filare. Lopera muraria, tanto nella torre antica
quanto nelle parti aggiunte, subquadrata, con blocchi di marna a disposizione rego-
lare, di medie dimensioni: m 0,71 x 0,48; 0,37 x 0,40; 0,65 x 0,50 (nella torre Sud);
e m 0,45 x 0,42; 0,62 x 0,50; 0,56 x 0,45 (nella torre Nord).
Bibliografia: Atzori, Saggio di Catalogo archeologico sul Foglio 226 della Carta dItalia, IV, NE-NO, Uni-
versit di Cagliari, a.a. 1944-45, p. 41 s., tav. IV, 20.
Figura 5, 4: nuraghe SU SENSU-Turri (Cagliari); cartina B, 84.
Sul ciglio del terrazzo marnoso di Planu Giuanni Spanu, a dominio duna vasta regio-
ne. un nuraghe complesso, costituito di due torri unite da un corpo costruttivo a
quattro bracci di muraglia articolati in figura di losanga, i quali includono un cortile
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I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA Catalogo
dista 1 km e mezzo dal mare, sul profilo del torrentello che, scendendo nel solco fra il
M. Murone e il M. del Daus, si versa nellarco della rada algherese a Sud del rilievo di
Pera Pons. Poco distante gli il pozzo Patagone con una bella sorgiva. Il Palmavera fa
parte duna serie di altri numerosi nuraghi, addensati specialmente nelle pianure retro-
stanti alle due maravigliose baie. Il territorio circostante di alto interesse archeologico
ed i monumenti, di ogni genere ed et, testimoniano unantica vivace frequenza umana
in prospere condizioni di vita che ora si va restituendo in quella regione pittoresca, anti-
ca anche nel nome (Nurra). Il nuraghe, del tipo a tancato, consta di una torre primiti-
va a cui si aggiunto, pi tardi, un fasciamento ellittico irregolare che si pronunzia a
Sudest in una torretta secondaria a protezione dei due ingressi e contiene al centro un
piccolo cortile scoperto. Linsieme misura m 21,50 (sullasse dellingresso principale a
Estsudest) x 15 (sullanello del rifascio del mastio, in senso Nord-sud). La torre antica,
circolare del diametro di m 9/10, ha lingresso a Est, con porta leggermente rastremata
di m 1,60 daltezza misurata allarchitrave alleggerito da spiraglio. La porta si chiudeva
dallinterno appoggiando una lastra di pietra sostenuta da pali. Landito retrostante al-
lingresso, di m 2,80 di lunghezza, con copertura tabulare di lastroni chiusi a m 2,50 da
terra, non presenta vani sussidiari. Introduce alla camera, a un dipresso circolare, del
diametro di m 4 per laltezza di m 7, con 16 file di pietre disposte su pareti che, verticali
verso la base, aggettano via via negli anelli medi e superiori fino a formare la calotta ogi-
vale della pseudovolta. Nella camera si affacciano tre nicchioni-armadioni, due laterali di
m1,50 di larghezza x 0,60 di profondit x 2,50 di altezza, ed uno in fondo, poi murato
per ragioni di sicurezza del vano della cella; la sezione trapezoidale. Nella stessa came-
ra, a m 3 di rialzo sul pavimento, si apre limbocco della scala al piano superiore a cui d
luce, a livello del pianerottolo, una feritoia (poi murata dal rifascio). La scala, con giro
da sinistra a destra sviluppato per poco pi dun quarto del perimetro della torre, entro
un vano di m 0,50 di larghezza contenente 22 gradini erti e consunti dal passaggio,
mette in alto sul pianerottolo antistante la camera superiore, dal lungo andito volto a
Nordnordest. Questa camera, del diametro di m 2, ridotta a due filari basali, fu costrui-
ta forse al posto del terrazzo originale, quando la torre primitiva fu fortificata col corpo
aggiunto. Infatti non v traccia di finestrone allesterno, che sempre il segno indicativo
dellesistenza duna seconda cella, n in corrispondenza al pianerottolo superiore della
scala n, come si osserva in genere, in direzione del cortile (vedi, ad esempio nel Santu
Antne, nel Voes di Torralba, nel Su Nuraxi di Barmini etc.). La torre si conserva per
laltezza massima di m 8, con muri inclinati di 8, tirati su a file orizzontali di blocchi
subquadrati di calcare. Allinterno lopera muraria meno curata, ma i blocchi, messi
per lo pi grezzi col taglio naturale, si ordinano del pari in corsi regolarizzati con scheg-
giame e argilla. Il corpo aggiunto, dopo aver fasciato per tre quarti la torre primitiva per
la met circa dellaltezza con uno spessore variante fra 2 e 3 metri, si protende davanti al
mastio in forma di mezza ellissi di m 10 di lunghezza x 13,60 di larghezza (alla tangente
del torrione), interrotta, a Sudest, dalla prominenza della torretta, che forma un picco-
lo baluardo ad orecchione in difesa della parte pi vulnerabile del forte, per la presenza
degli ingressi. Gli ingressi sono due. Uno, il principale, sul lato Sud del tancato, guar-
da a Sudsudest; laltro, sussidiario e di pianta complessa, volge ad Est, ad unestremit
dellellissi. Il primo, di m 1,40 di altezza (tale da obbligare a curvarsi lassalitore), mo-
stra la soglia di calcare e larchitrave subquadrato di trachite; si apre in angolo con la
muro a 2 filari di m 1 daltezza. Pi lontano, a m 8 di distanza, si presenta un anello
murario di 2 metri di diametro e 1,20 di spessore, con blocchi poliedrici di medie di-
mensioni. Trattasi di resti di capanne coeve al nuraghe.
Bibliografia: E.E.M. (prov. di Cagliari), 1922, p. 89; A. Taramelli, Carta archeologica, ff. 205-206,
1935, p. 137 s., n. 30; A. Piras, Saggio cit., 1952-53, p. 78 ss., tav. VII, 53.
Figura 5, 6: nuraghe MOLINDDU-Sneghe (Cagliari); cartina B, 63.
A quota di m 276, su uno spuntone di roccia basaltica dominante sul riu Funtana Can-
nas. Nuraghe a tancato, con torre antica fronteggiata, a Sudest, da un corpo aggiunto
avente allestremit una torretta che stringe, insieme con la torre primitiva, un cortile
frapposto, il tutto sullo stesso asse. La torre principale, lasciata con paramento in vista
per un quarto di giro a Nordovest, tondeggiante, con diametro di m 8,60 allo svet-
tamento: presenta lingresso a Sudest. Dietro la porta, landito rettangolare, lungo m
5,40 largo 1,70 ed alto allo sfocio in camera m 5, mette nella tholos scoperchiata, in
situazione eccentrica, del diametro di m 3,40 sopra le macerie. Landito ha sezione an-
golare, la camera ogivale (altezza residua m 4 su 8 filari). La torre allesterno si conser-
va per laltezza massima di m 5/6 su 8-10 file formate da pietre di basalto, di m 1,05
x 0,45, 1 x 0,40, 1 x 0,75 x 0,35 (interblocchi 5/25 cm); allinterno il paramento mo-
stra tracce di malta di fango negli spazi fra i filari. Il corpo aggiunto, di m 15 di lun-
ghezza x 12,40 di larghezza alle ali saldate al mastio, si restringe al centro (m 9 sullas-
se del cortile) per concludersi nellestremo opposto al mastio, nella torretta sussidiaria
di m 4,40 di diametro. Le cortine di Est e Sudovest, rettocurvilinee, di m 9 circa di
sviluppo, uniscono le due torri, fondendo le strutture in quella della minore. La tor-
retta marginale contiene una camera rotonda, di m 2,50 di diametro sul crollo, con
pareti a 6 file di pietre visibili sul riempimento per m 3 daltezza. La camera comuni-
ca, per un andito lungo m 1,40 e largo 0,75, leggermente strombato, col vano scoper-
to del cortile. Questultimo, di pianta a tre quarti di ellissi (m 4,50 x 3,50), con pareti
verticali (altezza residua m 2/4 su 8 file), riceve gli ingressi delle due torri (architravato
con spiraglio di scarico quello della maggiore), posti sullasse di longitudine; sullasse
trasverso accoglie il corridoio dentrata del corpo aggiunto, con luscio volto a Sud-
ovest. Nel tratto di parete ad Ovest dello stesso cortile, a m 1,70 daltezza sul piano di
rovina, si osserva unapertura a sezione quadrata, larga cm 70, da supporsi in relazione
col vano dun corridoio, della stessa larghezza, ricavato nello spessore della cortina di
Sudovest, nella parte a destra dellandito dingresso. Questandito, lungo m 3 e largo
1/0,80, ha due garette di guardia contrapposte, la sinistra di m 0,75 di larghezza x 1,80
di lunghezza x 0,70 daltezza, quella a destra di m 1 x 0,80. Il corpo aggiunto si eleva
per m 3 su 6 filari (alla torretta). Le pietre usate, di forma poliedrica, rozzamente la-
vorate e con uso di scheggiame, sono di grandi e medie dimensioni: m 0,90 x 0,65;
1,05 x 0,45 x 0,30; 0,95 x 0,40 x 0,40; interblocchi cm 5/25.
Bibliografia: A. Piras, Saggio cit., 1952-53, p. 85 s., tav. VIII, 59.
Figura 5, 7: nuraghe PALMAVERA-Alghero (Sssari); cartina B, 7.
Gi del monte omonimo (m 358), a mezzo fra le rade di Alghero e Porto Conte, domina
la strada che gli passa al margine Sud, da un terrazzo vallivo a m 64 di quota. Il nuraghe
140 141
I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA Catalogo
dista 1 km e mezzo dal mare, sul profilo del torrentello che, scendendo nel solco fra il
M. Murone e il M. del Daus, si versa nellarco della rada algherese a Sud del rilievo di
Pera Pons. Poco distante gli il pozzo Patagone con una bella sorgiva. Il Palmavera fa
parte duna serie di altri numerosi nuraghi, addensati specialmente nelle pianure retro-
stanti alle due maravigliose baie. Il territorio circostante di alto interesse archeologico
ed i monumenti, di ogni genere ed et, testimoniano unantica vivace frequenza umana
in prospere condizioni di vita che ora si va restituendo in quella regione pittoresca, anti-
ca anche nel nome (Nurra). Il nuraghe, del tipo a tancato, consta di una torre primiti-
va a cui si aggiunto, pi tardi, un fasciamento ellittico irregolare che si pronunzia a
Sudest in una torretta secondaria a protezione dei due ingressi e contiene al centro un
piccolo cortile scoperto. Linsieme misura m 21,50 (sullasse dellingresso principale a
Estsudest) x 15 (sullanello del rifascio del mastio, in senso Nord-sud). La torre antica,
circolare del diametro di m 9/10, ha lingresso a Est, con porta leggermente rastremata
di m 1,60 daltezza misurata allarchitrave alleggerito da spiraglio. La porta si chiudeva
dallinterno appoggiando una lastra di pietra sostenuta da pali. Landito retrostante al-
lingresso, di m 2,80 di lunghezza, con copertura tabulare di lastroni chiusi a m 2,50 da
terra, non presenta vani sussidiari. Introduce alla camera, a un dipresso circolare, del
diametro di m 4 per laltezza di m 7, con 16 file di pietre disposte su pareti che, verticali
verso la base, aggettano via via negli anelli medi e superiori fino a formare la calotta ogi-
vale della pseudovolta. Nella camera si affacciano tre nicchioni-armadioni, due laterali di
m1,50 di larghezza x 0,60 di profondit x 2,50 di altezza, ed uno in fondo, poi murato
per ragioni di sicurezza del vano della cella; la sezione trapezoidale. Nella stessa came-
ra, a m 3 di rialzo sul pavimento, si apre limbocco della scala al piano superiore a cui d
luce, a livello del pianerottolo, una feritoia (poi murata dal rifascio). La scala, con giro
da sinistra a destra sviluppato per poco pi dun quarto del perimetro della torre, entro
un vano di m 0,50 di larghezza contenente 22 gradini erti e consunti dal passaggio,
mette in alto sul pianerottolo antistante la camera superiore, dal lungo andito volto a
Nordnordest. Questa camera, del diametro di m 2, ridotta a due filari basali, fu costrui-
ta forse al posto del terrazzo originale, quando la torre primitiva fu fortificata col corpo
aggiunto. Infatti non v traccia di finestrone allesterno, che sempre il segno indicativo
dellesistenza duna seconda cella, n in corrispondenza al pianerottolo superiore della
scala n, come si osserva in genere, in direzione del cortile (vedi, ad esempio nel Santu
Antne, nel Voes di Torralba, nel Su Nuraxi di Barmini etc.). La torre si conserva per
laltezza massima di m 8, con muri inclinati di 8, tirati su a file orizzontali di blocchi
subquadrati di calcare. Allinterno lopera muraria meno curata, ma i blocchi, messi
per lo pi grezzi col taglio naturale, si ordinano del pari in corsi regolarizzati con scheg-
giame e argilla. Il corpo aggiunto, dopo aver fasciato per tre quarti la torre primitiva per
la met circa dellaltezza con uno spessore variante fra 2 e 3 metri, si protende davanti al
mastio in forma di mezza ellissi di m 10 di lunghezza x 13,60 di larghezza (alla tangente
del torrione), interrotta, a Sudest, dalla prominenza della torretta, che forma un picco-
lo baluardo ad orecchione in difesa della parte pi vulnerabile del forte, per la presenza
degli ingressi. Gli ingressi sono due. Uno, il principale, sul lato Sud del tancato, guar-
da a Sudsudest; laltro, sussidiario e di pianta complessa, volge ad Est, ad unestremit
dellellissi. Il primo, di m 1,40 di altezza (tale da obbligare a curvarsi lassalitore), mo-
stra la soglia di calcare e larchitrave subquadrato di trachite; si apre in angolo con la
muro a 2 filari di m 1 daltezza. Pi lontano, a m 8 di distanza, si presenta un anello
murario di 2 metri di diametro e 1,20 di spessore, con blocchi poliedrici di medie di-
mensioni. Trattasi di resti di capanne coeve al nuraghe.
Bibliografia: E.E.M. (prov. di Cagliari), 1922, p. 89; A. Taramelli, Carta archeologica, ff. 205-206,
1935, p. 137 s., n. 30; A. Piras, Saggio cit., 1952-53, p. 78 ss., tav. VII, 53.
Figura 5, 6: nuraghe MOLINDDU-Sneghe (Cagliari); cartina B, 63.
A quota di m 276, su uno spuntone di roccia basaltica dominante sul riu Funtana Can-
nas. Nuraghe a tancato, con torre antica fronteggiata, a Sudest, da un corpo aggiunto
avente allestremit una torretta che stringe, insieme con la torre primitiva, un cortile
frapposto, il tutto sullo stesso asse. La torre principale, lasciata con paramento in vista
per un quarto di giro a Nordovest, tondeggiante, con diametro di m 8,60 allo svet-
tamento: presenta lingresso a Sudest. Dietro la porta, landito rettangolare, lungo m
5,40 largo 1,70 ed alto allo sfocio in camera m 5, mette nella tholos scoperchiata, in
situazione eccentrica, del diametro di m 3,40 sopra le macerie. Landito ha sezione an-
golare, la camera ogivale (altezza residua m 4 su 8 filari). La torre allesterno si conser-
va per laltezza massima di m 5/6 su 8-10 file formate da pietre di basalto, di m 1,05
x 0,45, 1 x 0,40, 1 x 0,75 x 0,35 (interblocchi 5/25 cm); allinterno il paramento mo-
stra tracce di malta di fango negli spazi fra i filari. Il corpo aggiunto, di m 15 di lun-
ghezza x 12,40 di larghezza alle ali saldate al mastio, si restringe al centro (m 9 sullas-
se del cortile) per concludersi nellestremo opposto al mastio, nella torretta sussidiaria
di m 4,40 di diametro. Le cortine di Est e Sudovest, rettocurvilinee, di m 9 circa di
sviluppo, uniscono le due torri, fondendo le strutture in quella della minore. La tor-
retta marginale contiene una camera rotonda, di m 2,50 di diametro sul crollo, con
pareti a 6 file di pietre visibili sul riempimento per m 3 daltezza. La camera comuni-
ca, per un andito lungo m 1,40 e largo 0,75, leggermente strombato, col vano scoper-
to del cortile. Questultimo, di pianta a tre quarti di ellissi (m 4,50 x 3,50), con pareti
verticali (altezza residua m 2/4 su 8 file), riceve gli ingressi delle due torri (architravato
con spiraglio di scarico quello della maggiore), posti sullasse di longitudine; sullasse
trasverso accoglie il corridoio dentrata del corpo aggiunto, con luscio volto a Sud-
ovest. Nel tratto di parete ad Ovest dello stesso cortile, a m 1,70 daltezza sul piano di
rovina, si osserva unapertura a sezione quadrata, larga cm 70, da supporsi in relazione
col vano dun corridoio, della stessa larghezza, ricavato nello spessore della cortina di
Sudovest, nella parte a destra dellandito dingresso. Questandito, lungo m 3 e largo
1/0,80, ha due garette di guardia contrapposte, la sinistra di m 0,75 di larghezza x 1,80
di lunghezza x 0,70 daltezza, quella a destra di m 1 x 0,80. Il corpo aggiunto si eleva
per m 3 su 6 filari (alla torretta). Le pietre usate, di forma poliedrica, rozzamente la-
vorate e con uso di scheggiame, sono di grandi e medie dimensioni: m 0,90 x 0,65;
1,05 x 0,45 x 0,30; 0,95 x 0,40 x 0,40; interblocchi cm 5/25.
Bibliografia: A. Piras, Saggio cit., 1952-53, p. 85 s., tav. VIII, 59.
Figura 5, 7: nuraghe PALMAVERA-Alghero (Sssari); cartina B, 7.
Gi del monte omonimo (m 358), a mezzo fra le rade di Alghero e Porto Conte, domina
la strada che gli passa al margine Sud, da un terrazzo vallivo a m 64 di quota. Il nuraghe
140 141
I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA Catalogo
aggiunto. La rampa nella cortina a Sud (lato sinistro del cortile) sfociava, al suo termine,
in una cameretta sovrapposta a quella inferiore della torretta; laltra rampa, sul lato destro
del cortile, metteva a un ripostiglio o sul terrazzo. Si capisce che gli imbocchi delle scale
sul cortile si raggiungevano con delle scale mobili di legno o di corda, data la notevole so-
praelevazione dal suolo. Entrambe le rampe, ricavate in vani stretti e ripidi, mostrano i
gradini erti e usurati. Lilluminazione era assicurata con lampade di terracotta, di cui si
trovato un esemplare entro il vano della scaletta a Sud. Tutta la costruzione del tancato
era terminata da un terrazzo con lo spalto pi ampio e pronunciato nellarco del perime-
tro da Sudsudest a Nordnordest, dove convergevano le scale dallandito di Est e dal corti-
le, e dove si infittivano le camere darme (nella torretta e sopra lingresso Est) e si presen-
tava la trappola, ben architettata, della galleria secondaria daccesso al forte. Il resto del
rifascio murario del tancato offriva soprattutto un robusto anello di consolidamento e
di sostegno dellantico torrione che costituiva parte ancora efficiente del sistema difensivo
del nuraghe. Il tipo di struttura del bastione aggiunto, conservato per laltezza massima di
m 5 (alla torretta), con inclinazione esterna di 10, pi regolare di quella del mastio. Il
paramento esteriore costituito di blocchi subquadrati di arenaria, di taglio pseudoisodo-
mo, ordinati in file orizzontali con elementi che diminuiscono in proporzione verso lal-
to. Nellangolo fra la torretta e la cortina di Sud, si osservano grandi blocchi con la faccia
a vista sagomata in modo da prendere insieme, concatenandoli, il filo rettilineo e quello
curvilineo delle pareti a tangenza. Meno curata lopera nellinterno e di pietre di minori
dimensioni che allesterno; mantenuta per sempre la disposizione a filari, con molto
scheggiame minuto. Il nuraghe fu scavato dal Taramelli nel 1904. Sia la camera del ma-
stio, sia il cortile, sia la cella della torretta aggiunta restituirono copioso e vario materiale.
Lo strato inferiore della camera del torrione mostr tracce di focolari e resti di sbavature e
oggetti minuti spezzati di rame e bronzo che fecero supporre unattivit di piccola fondita
di metallo, per fare armi e strumenti; simili documenti si rinvennero nel cortile. Si son
trovati anche sgabelli di pietra e sedili (questultimi nellinterno del torrione) usati dalle
persone che attendevano allopera artigianale. Fra i materiali archeologici, agli oggetti di
pietra (pestelli, macinelli, accette verdi etc.) si accompagnavano armi (spade, pugnali, col-
telli) e utensili (accette, pettini) ed elementi ornamentali (spilloni, anellini, lamine, botto-
ni con figurine) di bronzo, perline di ambra e, in misura prevalente, ceramiche. Questul-
time eran di varia forma (olle biansate con collo, ciotole carenate, lampade etc.), impasto
e tecnica di lavorazione, or fine ora sciatta. Fra le altre si ebbero resti di belle stoviglie ne-
rolucide, buccheroidi, fra cui si distinguono sagome di brocche a becco con eleganti de-
corazioni geometriche di gusto villanoviano. Una gran quantit di resti di pasto (ossa
danimali fra cui bue e cervo) e molluschi del vicino golfo. Negli strati superiori si osser-
varono tracce della frequentazione del nuraghe in epoca punico-romana, ci che fa sup-
porre lesistenza dun vicino piccolo centro di vita che sostitu quello di et nuragica. La
torre antica pu datarsi prima del 1000 a.C.; dei tempi fra lVIII e il VII secolo a.C. il
tancato. Il forte fu distrutto forse intorno al VI secolo a.C. La frequentazione in et
classica si rivela in stoviglie del III-II secolo a.C.
Bibliografia: A. Taramelli, A.S.S. (Archivio Storico Sardo) I, 1905, p. 419; Rendiconti R. Istituto Lombardo di
Sc. e Lettere, s. II, vol. XXXIX, 1906, p. 460; Mon. ant. Lincei, 1907, XVIII, col. 20, nota 1, col. 90, 112;
Mon. ant. Lincei, 1909, vol. XIX, col. 225-304, tavv. I-VI, figg. 1-20; Mon. ant. Lincei, 1910, vol. XX, col.
165, 201, 209, 217 s., 222, 228; Mon. ant. Lincei, 1914, XXIII, col. 369, 372, 384, 386, 412; Guida del
torretta aggiunta, guardato sulla destra a filo esterno da una feritoia (concetto di colpire
da destra, sul fianco scoperto non protetto dallo scudo, comune nei nuraghi e forse di
derivazione micenea). Landito retrostante, lungo m 3, col soffitto tabulato, mostra, sulla
sinistra, una nicchia quadrangolare con gradino usato come sedile dal soldato di guar-
dia; sfocia, poi, per una porta alta m 1,80, con architrave e spiraglio di scarico, con trac-
cia di chiusino dallinterno, dentro il cortile. Complicato e studiato per ritardare, dis-
orientare e offendere il nemico che fosse riuscito a forzarlo, il secondo ingresso. Vi si
mostra un dispositivo di nicchie bilaterali in profondit, che sar molto divulgato, pi
tardi, nei nuraghi a corridoio; a questa forma richiama anche la copertura a piattaban-
da. Lingresso si apre, come laltro, in angolo con la torre aggiunta, nascosto, sul lato si-
nistro, dal suo giro sporgente. La porta, di sezione rettangolare alta m 1,30, con archi-
trave e battuta della chiudenda nello stipite destro, si fermava dallinterno con travi
inseriti in profonde incassature delle spalle dellandito. Il corridoio dietro lingresso, che
perfora la cortina per la lunghezza di m 7, si articola in due tratti che ripetono in di-
mensioni minori, dallesterno verso linterno, lo schema del vano a garette affrontate. Il
vano anteriore si compone di una nicchia-garetta, breve, a sinistra e di unaltra, pi pro-
fonda, a destra. Nella prima batte una feritoia dalla camera della torre aggiunta, che fa
pendant a quella dinfilata sullingresso principale. Dalla parete di fondo della nicchia di
destra unaltra stretta e lunghissima feritoia (m 4,40) guarda sul lato Nord del tancato,
o forse anche meglio fungeva da finestrino di luce su quel groviglio di ambienti frasta-
gliati scavati nel massiccio della cortina. Nella stessa nicchia, sulla parete di destra ad al-
tezza di suolo, unapertura mette ad una scaletta che, girando a destra con due branche
interrotte da brevi tratti di pianerottolo, sale a una cella di pianta cuoriforme, sovrappo-
sta allandito dingresso. Da osservare anche, in questo primo tratto dellandito, una bo-
tola nel soffitto chiusa da un grosso sasso, e una buca sul pavimento: evidenti ritrovati di
offesa per sorprendere il nemico. Superata la porta, architravata, di m 2,05 daltezza con
incassature negli stipiti per il chiusino, si entra nel secondo tratto del corridoio, vigilato
per parte da nicchie rettangolari, minori di quelle del primo tratto, di m 1 di larghezza
x 1,50 di profondit col soffitto piano chiuso a poco pi di due metri daltezza; anche in
questo tratto, nel soffitto tabulare, sta una botola. Il secondo andito mette, infine, nel
cortile per una porta alta m 1,70 e larga m 1, con la soglia rialzata di mezzo metro dal
suolo del recinto (altro espediente per offendere il nemico); la porta volutamente dis-
assiale rispetto a quella del mastio, situazione divergente comune ad aperture di altri nu-
raghi. Il cortile, di pianta a un dipresso semilunare, misura m 2,20 x 6,50 (mq 28,67 di
superficie). racchiuso da pareti leggermente convergenti verso lalto, ma non chiuse,
per permettere che venissero illuminati e arieggiati i vani interni del mastio e della tor-
retta. Nel cortile si dispongono aperture a piano terra e rialzate. A livello di suolo, a sini-
stra di chi entra dallandito secondario, la porta architravata che immette, per landito
strombato, alla camera della torretta, di m 4,20/3,80, ogivata con la cupola sfondata,
munita delle due feritoie descritte. A destra, a un metro daltezza sul pavimento, si apre
la luce rettangolare, architravata, duna nicchia rettangolare. Pi in alto, poi, a m 2,50,
alle due estremit opposte delle pareti del cortile alla tangenza col giro del mastio, aper-
ture di bel taglio trapezoidale (o troncogivale), a stipiti ben profilati e con architravi re-
golari (altezza m 1,80) introducono a rampe di scale in muratura, ricavate nelle ali Nord
e Sud delle cortine dellellissi, tornanti, a gomito stondato, verso la fronte Est del corpo
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I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA Catalogo
aggiunto. La rampa nella cortina a Sud (lato sinistro del cortile) sfociava, al suo termine,
in una cameretta sovrapposta a quella inferiore della torretta; laltra rampa, sul lato destro
del cortile, metteva a un ripostiglio o sul terrazzo. Si capisce che gli imbocchi delle scale
sul cortile si raggiungevano con delle scale mobili di legno o di corda, data la notevole so-
praelevazione dal suolo. Entrambe le rampe, ricavate in vani stretti e ripidi, mostrano i
gradini erti e usurati. Lilluminazione era assicurata con lampade di terracotta, di cui si
trovato un esemplare entro il vano della scaletta a Sud. Tutta la costruzione del tancato
era terminata da un terrazzo con lo spalto pi ampio e pronunciato nellarco del perime-
tro da Sudsudest a Nordnordest, dove convergevano le scale dallandito di Est e dal corti-
le, e dove si infittivano le camere darme (nella torretta e sopra lingresso Est) e si presen-
tava la trappola, ben architettata, della galleria secondaria daccesso al forte. Il resto del
rifascio murario del tancato offriva soprattutto un robusto anello di consolidamento e
di sostegno dellantico torrione che costituiva parte ancora efficiente del sistema difensivo
del nuraghe. Il tipo di struttura del bastione aggiunto, conservato per laltezza massima di
m 5 (alla torretta), con inclinazione esterna di 10, pi regolare di quella del mastio. Il
paramento esteriore costituito di blocchi subquadrati di arenaria, di taglio pseudoisodo-
mo, ordinati in file orizzontali con elementi che diminuiscono in proporzione verso lal-
to. Nellangolo fra la torretta e la cortina di Sud, si osservano grandi blocchi con la faccia
a vista sagomata in modo da prendere insieme, concatenandoli, il filo rettilineo e quello
curvilineo delle pareti a tangenza. Meno curata lopera nellinterno e di pietre di minori
dimensioni che allesterno; mantenuta per sempre la disposizione a filari, con molto
scheggiame minuto. Il nuraghe fu scavato dal Taramelli nel 1904. Sia la camera del ma-
stio, sia il cortile, sia la cella della torretta aggiunta restituirono copioso e vario materiale.
Lo strato inferiore della camera del torrione mostr tracce di focolari e resti di sbavature e
oggetti minuti spezzati di rame e bronzo che fecero supporre unattivit di piccola fondita
di metallo, per fare armi e strumenti; simili documenti si rinvennero nel cortile. Si son
trovati anche sgabelli di pietra e sedili (questultimi nellinterno del torrione) usati dalle
persone che attendevano allopera artigianale. Fra i materiali archeologici, agli oggetti di
pietra (pestelli, macinelli, accette verdi etc.) si accompagnavano armi (spade, pugnali, col-
telli) e utensili (accette, pettini) ed elementi ornamentali (spilloni, anellini, lamine, botto-
ni con figurine) di bronzo, perline di ambra e, in misura prevalente, ceramiche. Questul-
time eran di varia forma (olle biansate con collo, ciotole carenate, lampade etc.), impasto
e tecnica di lavorazione, or fine ora sciatta. Fra le altre si ebbero resti di belle stoviglie ne-
rolucide, buccheroidi, fra cui si distinguono sagome di brocche a becco con eleganti de-
corazioni geometriche di gusto villanoviano. Una gran quantit di resti di pasto (ossa
danimali fra cui bue e cervo) e molluschi del vicino golfo. Negli strati superiori si osser-
varono tracce della frequentazione del nuraghe in epoca punico-romana, ci che fa sup-
porre lesistenza dun vicino piccolo centro di vita che sostitu quello di et nuragica. La
torre antica pu datarsi prima del 1000 a.C.; dei tempi fra lVIII e il VII secolo a.C. il
tancato. Il forte fu distrutto forse intorno al VI secolo a.C. La frequentazione in et
classica si rivela in stoviglie del III-II secolo a.C.
Bibliografia: A. Taramelli, A.S.S. (Archivio Storico Sardo) I, 1905, p. 419; Rendiconti R. Istituto Lombardo di
Sc. e Lettere, s. II, vol. XXXIX, 1906, p. 460; Mon. ant. Lincei, 1907, XVIII, col. 20, nota 1, col. 90, 112;
Mon. ant. Lincei, 1909, vol. XIX, col. 225-304, tavv. I-VI, figg. 1-20; Mon. ant. Lincei, 1910, vol. XX, col.
165, 201, 209, 217 s., 222, 228; Mon. ant. Lincei, 1914, XXIII, col. 369, 372, 384, 386, 412; Guida del
torretta aggiunta, guardato sulla destra a filo esterno da una feritoia (concetto di colpire
da destra, sul fianco scoperto non protetto dallo scudo, comune nei nuraghi e forse di
derivazione micenea). Landito retrostante, lungo m 3, col soffitto tabulato, mostra, sulla
sinistra, una nicchia quadrangolare con gradino usato come sedile dal soldato di guar-
dia; sfocia, poi, per una porta alta m 1,80, con architrave e spiraglio di scarico, con trac-
cia di chiusino dallinterno, dentro il cortile. Complicato e studiato per ritardare, dis-
orientare e offendere il nemico che fosse riuscito a forzarlo, il secondo ingresso. Vi si
mostra un dispositivo di nicchie bilaterali in profondit, che sar molto divulgato, pi
tardi, nei nuraghi a corridoio; a questa forma richiama anche la copertura a piattaban-
da. Lingresso si apre, come laltro, in angolo con la torre aggiunta, nascosto, sul lato si-
nistro, dal suo giro sporgente. La porta, di sezione rettangolare alta m 1,30, con archi-
trave e battuta della chiudenda nello stipite destro, si fermava dallinterno con travi
inseriti in profonde incassature delle spalle dellandito. Il corridoio dietro lingresso, che
perfora la cortina per la lunghezza di m 7, si articola in due tratti che ripetono in di-
mensioni minori, dallesterno verso linterno, lo schema del vano a garette affrontate. Il
vano anteriore si compone di una nicchia-garetta, breve, a sinistra e di unaltra, pi pro-
fonda, a destra. Nella prima batte una feritoia dalla camera della torre aggiunta, che fa
pendant a quella dinfilata sullingresso principale. Dalla parete di fondo della nicchia di
destra unaltra stretta e lunghissima feritoia (m 4,40) guarda sul lato Nord del tancato,
o forse anche meglio fungeva da finestrino di luce su quel groviglio di ambienti frasta-
gliati scavati nel massiccio della cortina. Nella stessa nicchia, sulla parete di destra ad al-
tezza di suolo, unapertura mette ad una scaletta che, girando a destra con due branche
interrotte da brevi tratti di pianerottolo, sale a una cella di pianta cuoriforme, sovrappo-
sta allandito dingresso. Da osservare anche, in questo primo tratto dellandito, una bo-
tola nel soffitto chiusa da un grosso sasso, e una buca sul pavimento: evidenti ritrovati di
offesa per sorprendere il nemico. Superata la porta, architravata, di m 2,05 daltezza con
incassature negli stipiti per il chiusino, si entra nel secondo tratto del corridoio, vigilato
per parte da nicchie rettangolari, minori di quelle del primo tratto, di m 1 di larghezza
x 1,50 di profondit col soffitto piano chiuso a poco pi di due metri daltezza; anche in
questo tratto, nel soffitto tabulare, sta una botola. Il secondo andito mette, infine, nel
cortile per una porta alta m 1,70 e larga m 1, con la soglia rialzata di mezzo metro dal
suolo del recinto (altro espediente per offendere il nemico); la porta volutamente dis-
assiale rispetto a quella del mastio, situazione divergente comune ad aperture di altri nu-
raghi. Il cortile, di pianta a un dipresso semilunare, misura m 2,20 x 6,50 (mq 28,67 di
superficie). racchiuso da pareti leggermente convergenti verso lalto, ma non chiuse,
per permettere che venissero illuminati e arieggiati i vani interni del mastio e della tor-
retta. Nel cortile si dispongono aperture a piano terra e rialzate. A livello di suolo, a sini-
stra di chi entra dallandito secondario, la porta architravata che immette, per landito
strombato, alla camera della torretta, di m 4,20/3,80, ogivata con la cupola sfondata,
munita delle due feritoie descritte. A destra, a un metro daltezza sul pavimento, si apre
la luce rettangolare, architravata, duna nicchia rettangolare. Pi in alto, poi, a m 2,50,
alle due estremit opposte delle pareti del cortile alla tangenza col giro del mastio, aper-
ture di bel taglio trapezoidale (o troncogivale), a stipiti ben profilati e con architravi re-
golari (altezza m 1,80) introducono a rampe di scale in muratura, ricavate nelle ali Nord
e Sud delle cortine dellellissi, tornanti, a gomito stondato, verso la fronte Est del corpo
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I NURAGHI. TORRI PREISTORICHE DI SARDEGNA Catalogo
per mezzo di un corridoio di m 2 di lunghezza. Il lobo B, di m 7,40 x 8,50, con mu-
ro spesso 2 metri, potrebbe essere anche dun cortiletto scoperto, perch non facile
immaginare altra illuminazione e aerazione se non da uno spazio a cielo aperto, non
consentendo una qualche luce il profondo seguirsi dei vani C-A se supposti tutti co-
perti. Sia una camera o sia un cortile, il lobo B di figura tondeggiante, con m 4 di
diametro. Da B il detto corridoio mette in C, lobo frontale di cui si misura il diame-
tro esterno di m 5, ma non linterno perch il vano ricolmo di terra e pietre. Si pro-
fila invece lapertura esterna dellingresso a Sud (che poi lunico ingresso a tutta la
costruzione), ancora con un imponente architrave di m 2,15 x 0,71 x 0,53. Lopera
muraria del corpo aggiunto identica a quella di A.
Bibliografia: Angius, in Casalis, Dizionario, VI, 1840, p. 704 (Turi); E.E.M. (prov. di Cagliari), p. 153; Bo-
scolo-Pintor-Serra, Guida, p. 133 (Orcu); F. Pilia, Saggio di Catalogo archeologico, Foglio 218, II, NE-SE, Uni-
versit di Cagliari, a.a. 1950-51, p. 147 ss., tav. X, 3; G. Lilliu, St.S., XVI, 1960, pp. 55, 63, figg. 16, 18.
Figura 5, 9: nuraghe SU SENSU-Pompu (Cagliari); cartina B, 76.
Al confine del territorio di Pompu e di Siris, su un colle che domina le valli dei rius Mguru
e Mannu. Nuraghe di planimetria singolare, con tre torri (B-A-C) allineate in longitudine
su un asse Nord-Sud, fra loro comunicanti per corridoi disposti sullo stesso asse e con unico
ingresso esterno, ad Estnordest, entro il muro di rifascio di B che si addossa a quello di rin-
calzo ad A. Nella successione costruttiva, A segna la torre primitiva originaria; il rifascio di A
e le torri B e C sono state aggiunte e coordinate strutturalmente ad A in tempi posteriori,
sempre nuragici. Linsieme della costruzione misura m 31 (sulla linea B-C) x 19 (sullasse
trasversale di B). La torre A circolare, del diametro di m 11,40 compreso il rifascio di m
1,70 di spessore, aveva in origine un solo ingresso a Sud, lungo m 3 e largo 0,50/0,80,
senza spazi di garetta n di scala, che introduceva nella camera rotonda, centrica, di m
4,80 di diametro. In essa al fondo, cio a Nord, si affacciava un nicchione che, poi, colla
costruzione del corpo aggiunto fu aperto e trasformato in un andito di passaggio a B. Nel-
lesecuzione del piano della nuova fabbrica, tenuto conto della breccia fatta nello spessore
murario di A oltre che del suo generale stato di vetust, la torre antica fu rifasciata; e le
nuove strutture di rincalzo furono organicamente collegate e fuse con i paramenti delle
torri B e C, risultandone ununit articolata con coerenza architettonica e stilistica. La tor-
re C incorporata a Sud di A, circolare del diametro di m 8 con spessore di muro di 2 m,
contiene la camera leggermente oblunga di m 4 di diametro, a profilo lineare semplice.
Della torre B, di m 9,40 di diametro, non si pu rilevare linterno perch ricolmo di ma-
cerie. La torre, per tutto larco da Est a Ovest, circondata da un muro di contenimento
di spessore vario (da m 2,80 a 5), nel quale, al contatto fra le torri B e A, ricavato lin-
gresso dalla campagna, a Estnordest come si detto. Lingresso largo m 1 e si prolunga
in un andito di m 4 circa da cui, attraverso il corridoio non rilevabile della torre B (segna-
to a tratteggio), si entrava nella camera della stessa. Il nuraghe molto distrutto, ridotto
per lo pi a un solo filare. Lopera muraria del complesso di marna calcare, con blocchi
subquadrati di mc 0,197 e di t 0,314 di media. Nel terreno intorno alledifizio, frequenti
resti di ossidiana e avanzi di stoviglie di rozzo impasto del periodo nuragico.
Bibliografia: A. Taramelli, Mon. ant. Lincei, XXV, 1918, col. 27; C. Puxeddu, Saggio di Catalogo archeo-
logico sul Foglio 217 della Carta dItalia, II, NO-SO, Schedario Monumenti, a.a. 1954-55, p. 254 ss.; G.
Lilliu, St.S., XVI, 1960, p. 163, fig. 40, 4, p. 163, nota 83, p. 168 ss., fig. 41, 14.
Museo Nazionale di Cagliari, Cagliari 1914, p. 11 s., p. 171 e tavv. V-VIII, fig. 8-12, tav. IX, fig. 13; Mon.
ant. Lincei, 1918, XXV, col. 62, 66, 68, 76, 78, 83, 86, 125; Mon. ant. Lincei, 1919, XXV, col. 8, 35;
Mon. ant. Lincei, 1921, XXVII, col. 10 s.; U. Rellini, Miniere e forni preistorici, in Riv. dAntropologia,
XXV, 1922, p. 14; E. Pais, Storia della Sardegna e della Corsica durante il dominio romano, Roma 1923, II, p.
729; F. Flumene, Un po pi di luce sul problema genetico dei Nuraghi di Sardegna, Sssari 1923, pp. 69, 166,
168, 213; U. Rellini, Miniere e fonderia det nuragica in Sardegna, in Bull. Paletn. It., LXIII, 1, 1923, pp.
6, 15; A. Taramelli, Il Convegno archeologico in Sardegna, 1926, pp. 16, 26, 41, 43, figg. 34-38; F. Von
Duhn, Nurage, in Reall. d. Vorg., 1927, IX, p. 142; A. Taramelli, Bull. Paletn. It., XLIX, 1929, p. 86; I
nuraghi e i loro abitatori, in LArte per tutti, Roma 1930, pp. 3, 9, figg. 4-5; Mon. ant. Lincei, 1931, XXXIV,
col. 54, 103; Gli studi archeologici in Sardegna, in Mediterranea, VI, 1932, p. 5 (estratto); Bull. Paletn. It.,
LII, 1932, p. 101; Atti Congresso Geografico Italiano, 1935, p. 67; A. Taramelli-Delogu, Il R. Museo Nazionale
e la Pinacoteca di Cagliari, Roma 1936, p. 8, figg. 51-52; A. Taramelli, Chi i Romani trovarono in Sarde-
gna?, in Sardegna Romana, II, 1939, p. 7 (estratto); Mon. ant. Lincei, XXXVIII, 1939, col. 12, 18-20, 41-
43, 45-46, 53, 68, 280, figg. 14-15, tav. IX, n. 209; U. Rellini, La Penisola apenninica e la Penisola ibero-
lusitana nei rapporti preistorici, in Relazioni storiche fra lItalia e il Portogallo, Roma 1940, p. 28; G. Patroni,
Architettura preistorica generale e italica Architettura etrusca, Bergamo 1941, pp. 182, 197, 199, 205, 208,
347, figg. 214, 238, 240-241, 255-6; G. Lilliu, Bull. Paletn. It., V-VI, 1941-42, pp. 158, 186; A. Bonu, Nel-
lIsola dei Nuraghi, 1942, p. 26; D. Levi, Sardinia: Isle of Antitheses, in The Geographical Review, XXXIII,
n. 4, 1943, p. 637, fig. 8; P. Mingazzini, St.S., VII, 1947, pp. 15, 17, 20; G. Lilliu, St.S., VIII, 1948, p. 7,
nota 4, p. 8, 62 s., 318 s., 320; M. Pallottino, La Sardegna nuragica, 1950, pp. 29, 38, 54, 61, tav. VI, 1; G.
Patroni, La Preistoria, I, 1951, pp. 480, 483, tav. XI, d; G. Lilliu, St.S., X-XI, 1952, pp. 84, 114, 116; E.
Contu, ibidem, p. 138 s., 143, 150; G. Lilliu, Annali delle Facolt di Lettere e Filosofia e di Magistero dellUni-
versit di Cagliari, XXI, parte I, 1953, p. 93; Zervos, Civilisation cit., 1954, p. 50 s., figg. 20-26; D. Paned-
da, Lagro di Olbia, 1954, p. 12, nota 31, p. 14; G. Lilliu, St.S., XII-XIII, 1, 1955, pp. 98, 100-102, 108,
118, 120, 152-154, 159, 161, 163, 187 s., 196, 198, 200-203, 209, 211, 306, 309, 447, 460; E. Contu,
ibidem, pp. 470, 474; V. Mossa, Architettura domestica cit., 1957, p. 56, nota 54; A. Borio, Sardaigne, 1957,
p. 21; Atzeni, St.S., XIV-XV, 1958, p. 97; E. Contu, ibidem, pp. 141, 143, 145, 147-150, 176, 178, 185; G.
Lilliu, ibidem, p. 260; M. Serra, Sardegna quasi un Continente, 1958, p. 153; E. Contu, I pi antichi nura-
ghi cit., 1959, pp. 103, 105, 110 s., 114; G. Lilliu, I nuraghi, in Il Progresso, cit., 1960, p. 27.
Figura 5, 8: nuraghe MONTE SORKU TURI-Perdasdefgu (Noro); cartina B, 92.
Su unaltura dellaltopiano di Perdasdefgu, in terreno selvoso e ricco dacque. Nura-
ghe singolare, costituito da tre corpi di torre ellittica allineati su dun asse longitudina-
le