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JULES VERNE

I FRATELLI KIP

Disegni di George Roux
incisi da Yroment e Gurelle
Copertina di Carlo Alberto Michelini

MURSIA
Titolo originale dell'opera
LES FRRES KIP
(1902)

Traduzione integrale dal francese di
Vincenzo Brinzi



Propriet letteraria e artistica riservata Printed in Italy
Copyright 1983 U. Mursia editore S.p.A.
2563/AC U. Mursia editore Milano Via Tadino, 29
INDICE
PRESENTAZIONE ________________________________________5

I FRATELLI KIP_______________________________________________________________________________________________________________ 8
PARTE PRIMA__________________________________________________________________________________________________________________________ 9

Capitolo I ________________________________________________9
La taverna three magpies ___________________________ 9
Capitolo II_______________________________________________23
Il brick james cook________________________________ 23
Capitolo III ______________________________________________32
Vin mod all'opera___________________________________ 32
Capitolo IV ______________________________________________46
A wellington_______________________________________ 46
Capitolo V_______________________________________________59
Alcuni giorni di navigazione__________________________ 59
Capitolo VI ______________________________________________71
Si avvista l'isola di norfolk____________________________ 71
Capitolo VII _____________________________________________82
I due fratelli _______________________________________ 82
Capitolo VIII ____________________________________________96
Il mar dei coralli ____________________________________ 96
Capitolo IX _____________________________________________108
Attraverso la luisiade_______________________________ 108
Capitolo X______________________________________________123
Si va a nord ______________________________________ 123
Capitolo XI _____________________________________________134
Port praslin_______________________________________ 134
Capitolo XII ____________________________________________146
Tre settimane nell'arcipelago_________________________ 146
Capitolo XIII ___________________________________________159
L'assassinio ______________________________________ 159
Capitolo XIV____________________________________________169
Incidenti _________________________________________ 169
PARTE SECONDA_______________________________________________________________________________________________________________ 183

Capitolo I ______________________________________________183
Hobart town______________________________________ 183
Capitolo II______________________________________________193
Progetti per il futuro________________________________ 193
Capitolo III _____________________________________________204
Ultima manovra___________________________________ 204
Capitolo IV _____________________________________________215
Dinanzi al tribunale marittimo________________________ 215
Capitolo V______________________________________________228
Il seguito del processo ______________________________ 228
Capitolo VI _____________________________________________240
Il verdetto________________________________________ 240
Capitolo VII ____________________________________________251
In attesa dell'esecuzione_____________________________ 251
Capitolo VIII ___________________________________________261
Port arthur _______________________________________ 261
Capitolo IX _____________________________________________274
Insieme__________________________________________ 274
Capitolo X______________________________________________285
I feniani _________________________________________ 285
Capitolo XI _____________________________________________297
Il biglietto________________________________________ 297
Capitolo XII ____________________________________________307
Punta saint james__________________________________ 307
Capitolo XIII ___________________________________________317
L'evasione _______________________________________ 317
Capitolo XIV____________________________________________325
Gli sviluppi del caso kip_____________________________ 325
Capitolo XV ____________________________________________336
Il fatto nuovo _____________________________________ 336
Capitolo XVI____________________________________________345
Conclusione______________________________________ 345

PRESENTAZIONE
Pu il volto di un uomo ucciso, fotografato subito dopo il delitto,
fornire la chiave per la soluzione del crimine stesso?
A leggere Verne sembrerebbe di s, in quanto egli fa propria la
convinzione scientifica dell'epoca che la retina del morto conserva
per un certo tempo come una lastra fotografica le ultime
immagini da cui stata colpita. Anzi, a leggere attentamente questo
romanzo, non sembra da escludere che proprio tale convinzione
scientifica cui del resto sono ricorsi in seguito anche noti scrittori
di romanzi polizieschi stia all'origine della macchina narrativa di
questo viaggio straordinario. Che non soltanto un
avventurosissimo viaggio lungo le coste della Nuova Zelanda, ma
anche un viaggio misterioso dentro le zone tenebrose di un delitto, di
una accusa ingiusta e infamante, fino alla soluzione finale, affidata a
un colpo di scena in tutto degno di un romanzo poliziesco.
Ma c' un altro fatto molto importante da tenere presente.
Nel 1897 era morto il fratello amatissimo di Verne, Paul. Lo
scrittore aveva annotato tristemente: Non avrei mai creduto di
poter sopravvivere a mio fratello. E qualche anno dopo,
precisamente nel 1902, egli dava alle stampe questo romanzo, I
fratelli Kip, che sotto un altro verso, di contenuti morali e di
sentimento, pub definirsi il romanzo dell'amore fraterno.
Ecco come lo scrittore delinea il ritratto dei due fratelli olandesi,
protagonisti dell'opera: Karl e Pieter erano uniti da una stretta
amicizia che nessun disaccordo aveva mai turbato: erano ancor pi
legati dalla simpatia che dal sangue. Tra di essi non c'era mai stata
un'ombra, mai una nuvola di gelosia o di rivalit. Un ritratto che
potrebbe benissimo definire anche i rapporti che intercorsero
sempre tra Jules e Paul.
Un romanzo avventuroso, dunque, drammatico, che a tratti sfiora
l'impianto poliziesco, ma che anche e soprattutto il romanzo
dell'amore di due fratelli, destinato a trionfare contro prove terribili,
contro le trame pi sottili e i pi loschi intrighi dei malvagi.
Il tema di un simile amore non certo nuovo per Verne. Esso
compare ad esempio nel romanzo La sfinge dei ghiacci e domina
quella sconcertante novella che si intitola Il destino di J ean Mornas,
inclusa nel volume Ieri e domani; ma mai, come in questo romanzo,
esso ha trovato la sua pi piena e completa celebrazione.
Naturalmente come spesso accade in Verne non mancano
gli aspetti spettacolari ed esotici, come quella sua Nuova Zelanda in
preda alla febbre dell'oro, di cui l'autore ci fornisce notizie storiche
e geografiche curiose, con quella sua minuziosa e pittoresca
precisione. N manca, anche in questo romanzo, il respiro del mare.
Anzi, all'inizio, si quasi tentati di pensare che il vero protagonista
del libro sia il mare, o quel brick inglese, il J ames Cook, che dal
porto di Dunedin muove verso un ignoto destino.
Ma questi non sono che gli espedienti di cornice, che preparano
la comparsa dei veri protagonisti, due poveri naufraghi, i fratelli
Kip Da questo istante il romanzo prende un andamento diverso.
L'attenzione dello scrittore si accentra su di essi, sulle prove e le
ingiustizie di cui sono vittime (l'accusa d'aver commesso un orrendo
crimine, l'infame processo, la condanna al bagno penale) e appunto
su quella fraterna solidariet che non viene mai meno e che anzi si
rafforza sotto i colpi della sventura.


J ULES VERNE nacque a Nantes, l'8 febbraio 1828. A undici anni,
tentato dallo spirito d'avventura, cerc di imbarcarsi
clandestinamente sulla nave La Coralie, ma fu scoperto per tempo e
ricondotto dal padre. A vent'anni si trasfer a Parigi per studiare
legge, e nella capitale entr in contatto con il miglior mondo
intellettuale dell'epoca. Frequent soprattutto la casa di Dumas padre,
dal quale venne incoraggiato nei suoi primi tentativi letterari.
Intraprese dapprima la carriera teatrale, scrivendo commedie e
libretti d'opera; ma lo scarso successo lo costrinse nel 1856 a cercare
un'occupazione pi redditizia presso un agente di cambio a Parigi.
Un anno dopo sposava Honorine Morel. Nel frattempo entrava in
contatto con l'editore Hetzel di Parigi e, nel 1863, pubblicava il
romanzo Cinque settimane in pallone.
La fama e il successo giunsero fulminei. Lasciato l'impiego, si dedic
esclusivamente alla letteratura e un anno dopo l'altro in base a un
contratto stipulato con l'editore Hetzel venne via via pubblicando i
romanzi che compongono l'imponente collana dei Viaggi
straordinari I mondi conosciuti e sconosciuti e che costituiscono il
filone pi avventuroso della sua narrativa. Viaggio al centro della
Terra, Dalla Terra alla Luna, Ventimila leghe sotto i mari, Lisola
misteriosa, Il giro del mondo in 80 giorni, Michele Strogoff sono i
titoli di alcuni fra i suoi libri pi famosi. La sua opera completa
comprende un'ottantina di romanzi o racconti lunghi, e numerose
altre opere di divulgazione storica e scientifica.
Con il successo era giunta anche l'agiatezza economica, e Verne, nel
1872, si stabil definitivamente ad Amiens, dove continu il suo
lavoro di scrittore, conducendo, nonostante la celebrit acquistata,
una vita semplice e metodica. La sua produzione letteraria ebbe
termine solo poco prima della morte, sopravvenuta a settantasette
anni, il 24 marzo 1905.
I FRATELLI KIP

PARTE PRIMA
CAPITOLO I
LA TAVERNA THREE MAGPIES
1

NEL 1885, quarantasei anni dopo essere stata occupata dalla Gran
Bretagna (che ne aveva fatto una dipendenza della Nuova Galles del
Sud) e trentadue anni dopo essere divenuta colonia staccata dalla
Corona e con governo autonomo, la Nuova Zelanda era ancora
divorata dalla febbre endemica dell'oro. I disordini prodotti da quella
febbre non furono per cos gravi come lo erano stati in talune
province del continente australiano. Ne conseguirono tuttavia
agitazioni spiacevoli, che influirono sull'animo della popolazione
delle due isole. La provincia di Otago, la quale comprende la parte
meridionale di Tawa-Pounamou,
2
fu invasa dai cercatori d'oro. I
giacimenti della Clutha attrassero molti avventurieri: facile
rendersene conto dal fatto che i giacimenti auriferi della Nuova
Zelanda resero, tra il 1864 e il 1889, milleduecento milioni di
franchi.
Australiani e cinesi non furono i soli ad abbattersi, come rapaci,
su quei ricchi territori: americani ed europei vi affluirono anch'essi.
Ci si stupir, dunque, se gli equipaggi delle navi mercantili dirette ad
Auckland, Wellington, Christchurch, Napier, Invercargill e a
Dunedin, non fossero in grado di resistere a quell'attrazione non

1
Three Magpies : Tre gazze. (N.d.T.)
2
Tawa-Pounamou: nome in lingua indigena dell'isola del Sud. La grafia francese
stata mantenuta perch la traslitterazione del nome originario stata fatta
dall'esploratore francese Dumont d'Urville (o d'Orville). (N.d.T.)
appena raggiunto il porto? I capitani cercavano inutilmente di
trattenere i loro uomini, inutilmente le autorit marittime prestavano
loro aiuto! La diserzione infieriva e le rade erano ingombre di
bastimenti che non potevano ripartire, per mancanza di marinai.
Tra questi bastimenti si notava a Dunedin il brick inglese James
Cook.
Degli otto marinai che facevano parte dell'equipaggio, solo
quattro non avevano abbandonato la nave; gli altri quattro se ne
erano andati con il fermo proposito di non imbarcarsi mai pi.
Dodici ore dopo la loro scomparsa, essi erano certamente gi
lontani da Dunedin, diretti verso i giacimenti della provincia. In sosta
da una quindicina di giorni, a carico ultimato e con la nave pronta a
prendere il mare, il capitano non era ancora riuscito a sostituire il
personale mancante. N l'allettamento di salari pi alti, n la
prospettiva di un viaggio di soli pochi mesi gli avevano fruttato
nuove reclute, ed ora egli temeva, per di pi, che altri suoi uomini
fossero tentati di raggiungere i loro compagni. In tal modo, mentre
egli cercava per conto suo, il nostromo della nave, Flig Balt, cercava
nelle taverne, presso gli affittacamere e nelle bettole di completare
l'equipaggio.
La citt di Dunedin posta sulla costa sud-orientale dell'isola
meridionale, che lo stretto di Cook separa da quella settentrionale: in
lingua indigena, Tawa-Pounamou e Ika-na-Maoui. Le due isole
costituiscono la Nuova Zelanda. Nel 1839, l dove ora sorge la citt,
Dumont d'Urville
3
aveva trovato poche capanne maore, invece di
palazzi, alberghi, piazze, squares verdeggianti, vie solcate da tram,
stazioni, depositi, mercati, banche, chiese, collegi, ospedali, quartieri
indaffarati e sobborghi che crescono continuamente. Oggi una citt
industriale e commerciale, ricca e lussuosa, dalla quale si diramano
molte linee ferroviarie in ogni direzione. Conta quasi cinquantamila
abitanti e pertanto meno popolosa della citt di Auckland, la
capitale dell'isola settentrionale, ma pi popolosa della stessa citt

3
Navigatore ed esploratore francese (1790-1842). Tra le altre imprese, contribu al
successo del viaggio scientifico di circumnavigazione destinato ad esplorare, fra il
1822 e il 1825, le coste della Nuova Guinea e della Nuova Zelanda, gli stretti di
Torres e di Cook. (N.d.T.)
di Wellington, ove ha sede il governo neozelandese.
Ai piedi della citt, disposta ad anfiteatro sulla collina, si allarga
in semicerchio il porto, nel quale hanno accesso navi di ogni
tonnellaggio, da quando stato aperto un canale che parte da Port
Chalmers.
Fra le taverne che abbondano in questo miserabile quartiere, la
Three Magpies, di propriet di Adam Fry, era fra le pi rumorose e
frequentate. Adam Fry, corpulento, acceso in volto, non valeva pi
delle bevande che mesceva; valeva si e no quanto i suoi clienti
abituali, tutti beoni e furfanti.
Quella sera, due consumatori se ne stavano seduti in un angolo
della sala, dinanzi a due bicchieri e a una pinta di gin in parte gi
bevuto, e che avrebbero asciugato fino all'ultima goccia prima
d'andarsene. Facevano parte dell'equipaggio del James Cook ed
erano per l'esattezza il nostromo Flig Balt e un marinaio di nome Vin
Mod.
Hai sempre sete, dunque? chiese Flig Balt riempiendo il
bicchiere dell'invitato.
Sempre, quando non mangio, signor Balt rispose il
marinaio. Il gin dopo l'whisky, l'whisky dopo il gin! Ma ci non
impedisce di chiacchierare, di ascoltare e di guardare! Gli occhi
vedono meglio, l'udito si affina e la lingua si fa pi sciolta!
Possiamo essere certi che nel marinaio Vin Mod quegli organi
funzionavano con meravigliosa scioltezza, nel frastuono della
taverna.
Sui trentacinque anni, di piccola statura, era magro, flessibile e
muscoloso; aveva un viso da furetto, naso affilato, occhi vivi, nei
quali sembrava splendere una luce d'alcolizzato, muso aguzzo, si
potrebbe dire, denti di topo, fisionomia astuta e intelligente.
Perfettamente in grado di mettere a segno un bel colpo, come il suo
compagno, che lo sapeva benissimo, essi si equivalevano e potevano
ben contare l'uno sull'altro.
Eppure, bisogna pur farla finita disse Flig Balt con voce
aspra, battendo il pugno sulla tavola.
Non c' che da scegliere nel mucchio! rispose Vin Mod.
E accenn ai crocchi di gente che beveva e cantava,
bestemmiando tra i fumi dell'alcool e del tabacco che appestavano
l'aria della sala: c'era da diventare brilli soltanto a respirare!
Flig Balt aveva trentotto o trentanove anni; era di statura media,
con spalle larghe, testa grossa e membra vigorose. Visto una volta,
sarebbe stato impossibile dimenticare il suo viso: aveva una grossa
verruca sulla guancia sinistra, occhi che facevano paura per la loro
crudelt, sopracciglia spesse e ricciolute, barbetta rossastra
all'americana, senza baffi: in breve, aveva la fisionomia di un uomo
astioso, geloso e vendicativo. Era al suo primo viaggio sul James
Cook, dov'era stato imbarcato come nostromo alcuni mesi prima.
Originario di Queenstown, porto del Regno Unito, nei suoi
documenti era dichiarato irlandese di nascita. Percorreva i mari da
una ventina d'anni e non si sapeva che avesse parenti. Ma quanti
marinai non hanno altra famiglia che i compagni di bordo e altro
paese che il bastimento su cui navigano! Sembra che la loro
nazionalit muti con quella della nave. Per ci che riguardava il suo
lavoro, Flig Balt lo faceva con scrupolo, puntualmente, e pur non
essendo che nostromo esercitava in realt a bordo le funzioni di
secondo. Il capitano Gibson, in questo modo, riteneva di poter
contare su di lui per le piccole cose, riservando a se stesso il
comando del brick.
Flig Balt, a dire il vero, era un farabutto che cercava di fare
qualche buon colpo, a ci continuamente sollecitato da Vin Mod di
cui subiva il pessimo ascendente e l'incontestabile superiorit. Chiss
se avrebbe avuto l'occasione di porre in atto i suoi progetti criminosi!
Vi ripeto disse il marinaio che nella taverna Three
Magpies non c' che da prendere a occhi chiusi Qui ci sono gli
uomini che ci occorrono, sempre pronti a esercitare il commercio per
conto proprio
Bisognerebbe sapere, tuttavia, da dove provengono disse
Flig Balt.
inutile saperlo, considerato che andranno dove noi vorremo!
Dal momento che li reclutiamo tra i clienti di Adam Fry, non c' che
da fidarsene.
Tutto sommato, la fama di questa taverna di infimo ordine era
fuori discussione. La polizia avrebbe potuto gettarvi le reti senza
correre il rischio di incappare in un galantuomo o in qualcuno che
non avesse gi avuto da fare con la giustizia. Sebbene il capitano
Gibson si trovasse nella necessit di completare in qualsiasi modo
l'equipaggio, egli non si sarebbe mai rivolto ai clienti della Three
Magpies. Flig Balt si era ben guardato perci dal dirgli che egli
sarebbe andato a cercare reclute in quella taverna.
La sala, con tavole, panche e sgabelli, oltre al bancone dietro cui
stava l'oste e alle mensole ingombre di bicchieri e bottiglie, riceveva
luce da due finestre chiuse da inferriata che davano su una stretta
viuzza terminante sulla banchina. Vi si entrava da una porta munita
d'una grossa serratura e di chiavistelli, al di sopra della quale
penzolava l'insegna, in tutto degna della taverna: tre gazze dipinte
vivacemente che si dilaniavano a colpi di becco. In ottobre, alle otto
e mezzo di sera, gi notte, al 45 grado di latitudine sud, anche agli
inizi della bella stagione. Alcune lampade di metallo, riempite di
petrolio puzzolente, erano accese, sospese al disopra del bancone e
delle tavole. Quelle che fumigavano venivano lasciate filare; quelle
in cui lo stoppino era quasi completamente consumato sfrigolavano e
venivano lasciate sfrigolare. Ma quella poca luce bastava. Quando si
tratta di bere non necessario vederci chiaro. Il bicchiere trova senza
difficolt la strada della bocca.
Una ventina di marinai occupavano le panche e gli sgabelli: era
gente di tutti i paesi: americani, inglesi, irlandesi, olandesi, per la
maggior parte disertori, alcuni pronti a raggiungere i giacimenti
auriferi, altri che ne erano tornati e che spendevano senza lesinare le
loro ultime pepite. Essi declamavano, cantavano e urlavano a tal
punto che, nel chiasso tumultuoso e assordante, non si sarebbero
uditi neppure dei colpi di rivoltella. La met di loro era in quello
stato di ubriachezza triste procurata dagli alcolici adulterati che
ingozzavano macchinalmente e dei quali essi non sentivano pi l'acre
bruciore. Alcuni si alzavano in piedi, barcollavano, ricadevano.
Aiutato dal garzone un indigeno vigoroso Adam Fry li
risollevava, trascinandoli via per buttarli in un canto alla rinfusa,
come si direbbe in gergo marinaresco. La porta che dava sulla via
cigolava sui cardini; c'erano quelli che uscivano sbattendo contro i
muri, urtando contro i paracarri, cadendo lunghi distesi nel rigagnolo,
e c'erano quelli che entravano e andavano a sedersi sulle panche
libere. Certe conoscenze venivano rinnovate e ci si scambiavano
convenevoli grossolani con strette di mano da spezzare le ossa. Si
rivedeva qualche vecchio compagno, dopo una lunga avventura
attraverso i giacimenti d'oro dell'Otago. A volte, da un tavolo
all'altro, venivano scambiate parole scurrili, facezie volgari, ingiurie
e provocazioni. Probabilmente la serata sarebbe finita con qualche
rissa privata destinata a degenerare in una battaglia generale. Ma ci
non sarebbe stata una novit per il padrone e per i frequentatori delle
Three Magpies.
Flig Balt e Vin Mod non cessavano d'osservare con curiosit
quella gente, prima d'avanzare proposte a seconda delle circostanze.
Alla fin fine, di che cosa si tratta? disse il marinaio,
appoggiando il gomito sulla tavola per accostarsi un po' di pi al
nostromo. Si tratta di sostituire con altri i quattro uomini che ci
hanno lasciato. Ebbene, quelli non dobbiamo rimpiangerli Non ci
avrebbero seguiti! Ve lo ripeto, troveremo qui quello che occorre
E che io sia impiccato, se uno solo di questi lascari
4
si rifiuter mai di
impadronirsi di una buona nave per scorrazzare nel Pacifico, invece
di far ritorno a Hobart Town Perch siamo sempre d'accordo, non
vero?
Certamente rispose Flig Balt.
Facciamo il conto, allora disse Vin Mod. Quattro di
questi bravi ragazzi, il cuoco Koa, voi ed io, contro il capitano, gli
altri tre e il mozzo; siamo in pi di quanto occorra per avere partita
vinta! Una mattina, entriamo nella cabina del signor Gibson Non
c'! Si fa l'appello dell'equipaggio: mancano tre uomini! Li avr
portati via un'ondata improvvisa, nella notte, durante il turno di
guardia. Capita, qualche volta, anche quando il tempo calmo E
poi il James Cook non riappare pi scomparso in pieno Pacifico.
E mentre di esso non si parla pi, eccolo, sotto altro nome un nome
grazioso, il Pretty Girl,
5
ad esempio andare da un'isola all'altra,
facendo il suo bravo lavoro, con a capo il capitano Flig Balt e il

4
Parola con cui si designavano i marinai dell'India imbarcati su navi europee che
battevano l'Oceano Indiano. (N.d.T.)
5
Bella ragazza. (N.d.T.)
nostromo Vin Mod Completa il suo equipaggio con due o tre
robusti ragazzi, come non ne mancano mai nei porti di sosta dell'est o
dell'ovest E ognuno vi fa il suo piccolo gruzzolo invece della
magra paga che di solito gi stata bevuta prima d'essere riscossa!
Che il chiasso impedisse a volte alle parole di Vin Mod di giungere
all'orecchio di Flig Balt, importava poco. Non c'era bisogno che egli
le udisse. Ci che il suo compagno diceva, egli se lo diceva da s.
Presa una decisione, egli non cercava altro che di assicurarne la
realizzazione. La sola osservazione che fece fu perci la seguente:
I quattro nuovi uomini, tu e io, saremmo in sei contro cinque,
mozzo compreso Ma tu dimentichi che a Wellington dobbiamo
imbarcare l'armatore Hawkins e il figlio del capitano!
vero Ma se si va a Wellington, appena lasciata Dunedin.
Se invece non ci andiamo
E una faccenda di quarantott'ore, con vento favorevole
disse mastro Balt. E non siamo neppure sicuri di riuscire a fare il
colpo durante la traversata
E che importa? esclam Vin Mod. Non preoccupatevi se
anche il signor Hawkins e il figlio di Gibson saranno a bordo!
Avranno fatto un salto sopra il parapetto ancora prima di sapere dove
sono! Ci che importa di reclutare dei compagni che non tengano
conto della vita di un uomo pi di quanto non facciano di una
vecchia pipa che non si adopera pi Ci vogliono dei coraggiosi che
non abbiano paura della corda E noi dobbiamo trovarli qui!
Troviamoli allora rispose mastro Balt.
Entrambi si misero a esaminare con maggiore attenzione i clienti
di Adam Fry, alcuni dei quali gi li osservavano a loro volta con
qualche insistenza.
Guardate quello! disse Vin Mod. un giovanotto che ha
la corporatura di un pugile con quella testa enorme Se non ha
gi fatto dieci volte pi del necessario per meritare d'essere
impiccato
S, mi piace abbastanza rispose mastro Balt.
E quell'altro, quello con un solo occhio E che occhio! L'altro
non lo ha perduto in una battaglia combattuta perch aveva ragione!
Parola mia, se accetta
Accetter!
Tuttavia fece notare Flig Balt non possibile dirglielo
prima.
Non glielo diremo. Quando sar venuto il momento, vedrete
che non se ne staranno con le mani in mano! Guardate quello che sta
entrando! Dal modo in cui ha fatto sbattere la porta, si direbbe che
abbia la polizia alle calcagna.
Offriamogli da bere disse mastro Balt.
Scommetto la testa contro una bottiglia di gin che non
rifiuter! E poi, laggi Guardate quella specie d'orso che porta il
berretto di traverso. Mi fa pensare che abbia navigato pi spesso in
fondo alla stiva che non sul castello di prua, e che abbia avuto pi
spesso i piedi nei ceppi che non le mani libere!
Il fatto che le quattro persone indicate da Vin Mod avevano
l'aspetto di furfanti senza scrupoli. Ecco perch, nel caso che Flig
Balt le avesse reclutate, sarebbe stato lecito chiedersi se il capitano
Gibson avrebbe consentito a imbarcare marinai di quella fatta! Era
inutile, del resto, pretendere di voler esaminare i loro documenti: non
li avrebbero mostrati, e non senza motivo.
Rimaneva da sapere se quegli uomini erano disposti a contrarre un
impegno, o se non avevano proprio allora disertato la loro nave per
prepararsi a barattare il camiciotto del marinaio con il giubbetto del
cercatore d'oro. Dopo tutto, essi, che non si sarebbero mai offerti
spontaneamente, quale accoglienza avrebbero fatto alla proposta
d'imbarcarsi sul James Cook? Lo si sarebbe appreso dopo averne
parlato e innaffiato il discorso con gin o whisky a loro scelta.
Amico un bicchiere? disse Vin Mod chiamando alla sua
tavola il nuovo venuto.
Due, se volete rispose il marinaio, schioccando la lingua.
Tre, quattro, mezza dozzina, e anche una dozzina intera, se ha
la gola asciutta!
Len Cannon questo era il suo nome o il nome che si era dato
prese posto senza cerimonie, dimostrando cos che sarebbe andato
con facilit sino alla dozzina. Poi, avendo capito che nessuno gli
avrebbe cavato la sete ammettendo che ci fosse stato possibile
per i suoi begli occhi e il suo bell'aspetto, chiese con voce fatta rauca
dall'abuso d'alcolici:
Bene, di che si tratta?
Vin Mod spieg: il brick James Cook doveva partire buona
paga, soltanto pochi mesi di navigazione di cabotaggio da un'isola
all'altra, vitto buono; vino abbondante e di buona qualit Il
capitano faceva assegnamento sul nostromo Flig Balt, qui presente,
per tutto ci che riguardava il benessere dell'equipaggio Porto di
attracco Hobart Town Insomma nulla mancava di ci che pu
allettare il marinaio che vuol divertirsi durante le soste, e non c'era da
esibire alcun documento al commissario di marina. Si sarebbero
spiegate le vele il giorno dopo, all'alba, se l'equipaggio fosse stato al
completo. Che se poi qualche amico nei pasticci avesse cercato un
imbarco, sarebbe bastato indicarlo, se si trovava a quell'ora nella
taverna delle Three Magpies
Len Cannon guard mastro Flig Balt e poi Vin Mod aggrottando
le ciglia. Che significava con esattezza quella proposta? Che cosa
nascondeva? Poi, per quanto essa sembrasse vantaggiosa, Len
Cannon rispose con una sola parola:
No.
Hai torto disse Vin Mod.
possibile, ma non posso imbarcarmi.
Perch?
Sto per sposarmi.
Ma no!
cos: sposo Kate Verdax una vedova
Amico, se ti dovessi sposare rispose Vin Mod, battendogli
sulla spalla non sar con una vedova, ma con una forca!
Len Cannon si mise a ridere e vuot in un sorso il suo bicchiere;
ma nonostante le sollecitazioni di mastro Balt insistette nel suo
rifiuto. Poi si alz e raggiunse un gruppetto di persone rumorose che
si scambiavano violente provocazioni.
Proviamo con un altro disse Vin Mod, nient'affatto
scoraggiato dal primo scacco.
Lasci mastro Balt e and a prender posto in un angolo della sala,
accanto a un marinaio il cui aspetto non appariva migliore di quello
di Cannon; sembrava persino meno comunicativo, quasi che gli
piacesse chiacchierare solo con la bottiglia: conversazione
interminabile, ma che pareva bastargli.
Vin Mod entr subito in argomento:
Si pu sapere come ti chiami?
Come mi chiamo? rispose il marinaio, con qualche
esitazione.
S, come ti chiami.
E tu come ti chiami?
Vin Mod.
Che nome ?
il nome di un marinaio del brick James Cook, in sosta a
Dunedin.
E perch Vin Mod vuol sapere come mi chiamo?
Per il caso in cui si dovesse iscrivere il tuo nome tra quelli
dell'equipaggio.
Il mio nome Kyle rispose il marinaio ma me lo tengo
per un'occasione migliore.
Se ci sar, amico mio
Non ne mancano mai!
E Kyle gli volt le spalle. Quel secondo rifiuto rese Vin Mod un
po' meno fiducioso. La taverna di Adam Fry era come la Borsa: le
richieste erano sempre superiori alle offerte e ci lasciava poche
speranze di riuscita.
Anche con altri due clienti, che disputavano da lungo tempo per il
pagamento dell'ultima pinta con il loro ultimo scellino, il risultato fu
identico: l'irlandese Sexton e l'americano Bryce sarebbero andati a
piedi in America e in Irlanda piuttosto che imbarcarsi, fosse pure
sullo yacht di Sua Graziosa Maest o sul migliore incrociatore degli
Stati Uniti.
Altri tentativi, fatti con l'appoggio di Adam Fry, sortirono eguale
esito. Vin Mod, scornato, fece ritorno alla tavola di Flig Balt.
Non sei riuscito a nulla? chiese quest'ultimo.
Non c' nulla da fare, mastro Balt.
Non vi sono altre taverne, qui vicino?
Ce ne sono rispose Vin Mod. Ma se non siamo riusciti
qui, non riusciremo da nessun'altra parte.
Flig Balt non pot trattenere una bestemmia e volle anche
accompagnarla con un forte pugno sulla tavola che fece traballare
bottiglie e bicchieri. Il suo progetto sarebbe dunque andato in fumo?
Non sarebbe riuscito a reclutare per l'equipaggio del James Cook
quattro uomini di sua scelta? Sarebbe stato costretto a completarlo
con bravi marinai, che poi si sarebbero schierati dalla parte del
capitano Gibson? vero, i marinai buoni mancavano non meno che i
cattivi, e perci sarebbero certo trascorse alcune settimane prima che
il brick potesse riprendere il mare.
Bisognava cercare altrove, dunque. Le bettole per marinai non
mancano nel quartiere; come diceva Vin Mod, abbondano molto pi
delle chiese e delle banche. Flig Balt si preparava a pagare le
consumazioni, quando un grosso litigio scoppi a un'estremit della
sala.
La discussione tra Sexton e Bryce, riguardo al pagamento del
conto, assumeva una svolta inquietante. Entrambi avevano
certamente bevuto pi di quanto la borsa avrebbe loro consentito.
Adam Fry non era uomo da far credito neppure di pochi pence. Essi
ne avevano per due scellini e avrebbero dovuto pagarli, se non
volevano che la polizia intervenisse e li arrestasse, come gi altre
volte, per percosse, ingiurie e reati di vario genere.
Avvertito dal garzone, l'oste stava reclamando ci che gli era
dovuto, ma che Sexton e Bryce non avrebbero potuto pagare,
neppure a cercar bene in fondo alle loro tasche, tanto vuote quanto
essi erano pieni di whisky e di gin. In un'occasione del genere,
l'intervento di Vin Mod, con il denaro in mano, sarebbe forse stato
efficace e i due marinai avrebbero finito con l'accettare alcune piastre
quale anticipo sulla futura paga Egli tent il colpo, ma fu mandato
al diavolo. Incerto tra il desiderio di farsi pagare e la prospettiva di
perdere due clienti, se essi si fossero imbarcati il giorno dopo sul
James Cook, Adam Fry non gli venne in aiuto come egli aveva
sperato.
Fu allora che mastro Balt comprese che bisognava farla finita e
disse a Vin Mod:
Andiamocene!
Non sono neppure le nove rispose Vin Mod. Andiamo
all'Old Brothers oppure al Good Seaman. Sono a due passi e
voglio che mi si impicchi se torneremo a bordo a mani vuote!
Come si vede, l'impiccagione come metafora o come termine di
paragone ricorreva spesso nella conversazione dell'onesto Vin Mod;
forse egli riteneva che quella fosse la fine naturale dell'esistenza
umana, in questo basso mondo!
Nel frattempo, Adam Fry era passato dalle richieste violente alle
minacce. Sexton e Bryce avrebbero dovuto pagare, se non volevano
andare a dormire in guardina! Il garzone ebbe l'ordine di andare a
chiamare gli agenti, che non scarseggiavano mai in quel quartiere del
porto. Flig Balt e Vin Mod erano dunque in procinto di andarsene
insieme con il garzone, quando tre o quattro robusti giovanotti si
posero dinanzi alla porta per impedirne l'entrata e l'uscita.
Apparve chiaro che quei marinai avevano sposato la causa dei
loro compagni. La faccenda non avrebbe tardato a ingarbugliarsi e la
serata sarebbe finita con la violenza, come tante altre.
Adam Fry e il garzone per non la pensavano cos; essi volevano
soltanto ricorrere alla forza pubblica, com'erano soliti fare in quelle
circostanze. Nel vedere la porta sbarrata cercarono di raggiungere il
vicolo che rasentava il cortile.
Ma non ne ebbero il tempo. Tutto il gruppo si schier contro di
loro; Kyle e Sexton, Len Cannon e Bryce intervennero. Soltanto una
mezza dozzina d'ubriachi fradici, incapaci di reggersi in piedi, non
prese parte alla zuffa.
Ne segu che a mastro Balt e a Vin Mod non fu permesso di
lasciare la sala.
Eppure bisogna andar via disse il primo. Qui non c' che
da prendere dei pugni.
Chi lo sa? rispose l'altro. Lasciamoli fare. Forse da
questa battaglia uscir qualcosa di buono per noi!
E poich entrambi volevano trarne i profitti, ma non dividerne le
perdite, si tennero in disparte, dietro il bancone.
La lotta si svolgeva all'arma bianca, se l'espressione pu adattarsi
ai piedi e ai pugni dei combattenti. I coltelli senza dubbio non
avrebbero tardato a comparire, e non sarebbe stata n la prima volta
n l'ultima, quella di veder scorrere il sangue nella sala delle Three
Magpies. Si sarebbe detto che Adam Fry e il garzone dovessero
essere schiacciati dal numero; e sarebbero stati ridotti certamente
all'impotenza se alcuni clienti non avessero preso le loro parti.
Cinque o sei irlandesi, infatti, nella speranza di assicurarsi un futuro
credito, li aiutarono a respingere gli assalitori.
Ne venne fuori un baccano infernale. Mastro Balt e Vin Mod,
riparandosi alla meglio, fecero fatica a evitare d'essere colpiti quando
cominciarono a volare d'ogni parte bicchieri e bottiglie. Si picchiava
vociando e urlando. Le lampade, rovesciate, si spensero e la sala
rimase rischiarata soltanto dalla luce della lanterna incastrata
nell'imposta dell'ingresso.
Alla fine i quattro uomini pi accaniti Len Cannon, Kyle,
Sexton e Bryce dopo aver attaccato, dovettero difendersi. L'oste e il
garzone non erano alle prime armi nell'esercizio della boxe. Alcuni
formidabili pugni avevano abbattuto Kyle e Bryce, con la mascella
quasi fracassata; ma essi si rialzarono per soccorrere i compagni che
gli irlandesi avevano sospinto in un angolo.
La meglio era un po' per gli uni e un po' per gli altri; la vittoria
non sarebbe potuta dipendere che da un intervento esterno. Le urla:
Aiuto! aiuto! dominavano il tumulto, ma i vicini non si
preoccupavano di ci che accadeva nella taverna delle Three
Magpies: le zuffe tra marinai erano ormai all'ordine del giorno. Era
inutile correre dei rischi per intervenire in quelle baruffe; ci
riguardava la polizia, era pagata per questo!
Il tafferuglio proseguiva con maggiore accanimento a mano a
mano che la collera si tramutava in rabbia.
Le tavole erano state rovesciate e ci si picchiava con gli sgabelli.
Poi spuntarono dalle tasche i coltelli, le rivoltelle uscirono dalle
cinture e, nel fracasso, si udirono alcuni spari.
L'oste cercava sempre di raggiungere la porta di strada o quella
del cortile, quando una dozzina di agenti fecero irruzione dalla porta
posteriore. Non era stato necessario andare a cercarli; non appena
informati dai passanti che nella taverna di Adam Fry ci si rompeva la
testa, essi vi erano accorsi in buon numero senza troppa fretta, con il
passo d'ordinanza che contraddistingue il poliziotto inglese, quando
chiamato ad assicurare l'ordine pubblico. probabile, del resto, che
tra quelli che attaccavano e quelli che resistevano, essi non avrebbero
fatto differenze. Sapevano che gli uni valevano gli altri e che,
arrestando tutti, sarebbero stati certi di non sbagliare.
Bench la sala fosse quasi al buio, i poliziotti riconobbero subito,
tra i pi violenti, Len Cannon, Sexton, Kyle e Bryce, per averli altre
volte cacciati in prigione. Questi quattro farabutti, prevedendo ci
che li attendeva, cercarono di svignarsela attraverso il cortile. Ma
dove sarebbero andati? Sarebbero stati certamente ripresi il giorno
seguente
Vin Mod intervenne nel momento migliore: mentre gli altri si
accanivano contro i poliziotti nell'intento di favorire la fuga dei pi
compromessi, egli raggiunse Len Cannon e gli disse:
Al James Cook tutti e quattro! Sexton, Bryce e Kyle lo
avevano udito.
Quando parte? chiese Len Cannon.
Domattina, all'alba.
E nonostante l'intervento degli agenti, contro i quali, per comune
intesa, tutti si erano scagliati, nonostante l'intervento di Adam Fry,
che teneva soprattutto a farli arrestare, Len Cannon e i suoi tre
compagni, seguiti da Flig Balt e da Vin Mod, riuscirono a fuggire.
Un quarto d'ora dopo, la lancia del brick li trasportava a bordo, al
sicuro nell'alloggio dell'equipaggio.
CAPITOLO II
IL BRICK JAMES COOK
IL BRICK James Cook era una nave robusta e ad ampia velatura
che stazzava duecentocinquanta tonnellate. Lo scafo ampio ne
assicurava la stabilit; la poppa svelta, la prua elevata e l'alberatura
poco inclinata gli facevano tenere magnificamente il mare con
qualsiasi velocit. Vascello orziero, sottraendosi presto all'onda e
sfuggendo cos ai colpi di mare, filava con vento favorevole i suoi
undici nodi senza intoppi.
Come sappiamo dalla conversazione gi riferita, il suo equipaggio
era composto dal capitano, un nostromo, otto marinai, un cuoco e un
mozzo. Batteva bandiera britannica e aveva per porto d'attracco
Hobart Town, capitale della Tasmania, la quale, com' noto, dipende
dal continente australiano, una delle pi importanti colonie della
Gran Bretagna.
Gi da una decina d'anni, il James Cook esercitava il gran
cabotaggio nel Pacifico occidentale, tra l'Australia, la Nuova Zelanda
e le Filippine: viaggi fortunati e lucrosi per l'abilit manovriera e
commerciale del suo capitano, buon marinaio e buon mercante.
Il capitano Harry Gibson, che a quel tempo aveva cinquant'anni,
non aveva mai lasciato il brick da quando era uscito dai cantieri di
Brisbane. Vi era interessato per un quarto, gli altri tre quarti
appartenendo al signor Hawkins, armatore in Hobart Town. I loro
affari prosperavano e gli inizi di quel viaggio lasciavano sperare
larghi utili.
La famiglia del capitano era strettamente unita a quella
dell'armatore da lunga data, Harry Gibson avendo sempre navigato
per conto della ditta Hawkins. Abitavano entrambi a Hobart Town
nello stesso rione. Gli Hawkins non avevano figli; i Gibson avevano
un solo figlio di ventun anni che intendeva dedicarsi al commercio.
Le due donne si vedevano ogni giorno e ci rendeva loro meno
penosa la separazione dai rispettivi mariti, perch l'armatore si
trovava allora a Wellington dove aveva aperto un ufficio insieme con
Nat Gibson, figlio del capitano. Di l, il James Cook avrebbe dovuto
riportarli entrambi a Hobart Town, dopo aver completato il carico
negli arcipelaghi vicini alla Nuova Guinea, al nord dell'Australia, nei
paraggi dell'equatore.
inutile dire ora che cosa fosse e ci che valesse il nostromo Flig
Balt, e quali progetti lo scellerato nutrisse. Agli istinti che lo
spingevano al delitto, e alla gelosia per il suo capitano, egli univa
un'ipocrisia che aveva ingannato quest'ultimo sin dall'inizio del
viaggio. In virt di alcuni certificati apparentemente autentici, era
stato accettato come nostromo a bordo del brick proprio quando Vin
Mod vi prendeva imbarco come marinaio. I due uomini si
conoscevano da lunga data, avevano corso insieme i mari passando
da una nave all'altra, disertando quando non si trovavano nella
possibilit di tentare qualche buon colpo; ora speravano di
raggiungere il loro scopo nel corso dell'ultima traversata del James
Cook, prima di fare ritorno a Hobart Town.
Flig Balt ispirava assoluta fiducia al capitano Gibson, ingannato
dalle sue dimostrazioni di zelo e dalla sua pretesa devozione. Poich
era in continui rapporti con l'equipaggio, egli aveva cercato di
acquistare ascendente sul personale di bordo. Per tutto ci che
riguardava la navigazione e la parte commerciale, Harry Gibson si
fidava, invece, solo di se stesso. Peraltro, non avendo mai avuto
occasione di dar prova di ci che valeva, forse Flig Balt non era quel
buon marinaio che pretendeva di essere, sebbene dicesse di aver gi
navigato in qualit di secondo. Si pu anche credere che il capitano
Gibson nutrisse qualche dubbio al riguardo; dopo tutto, poich il
servizio non lasciava nulla a desiderare, egli non aveva mai avuto
motivo di muovere rimproveri al suo nostromo. Il viaggio del brick si
sarebbe perci probabilmente effettuato nelle migliori condizioni se
la diserzione di quattro marinai non lo avesse trattenuto a Dunedin da
una quindicina di giorni.
Gli uomini che non avevano seguito l'esempio dei compagni, e
cio Hobbes, Wickley e Burnes, facevano parte di quella categoria di
brava gente, disciplinata e coraggiosa, sulla quale un capitano pu far
sempre completo assegnamento. Non ci sarebbe stato motivo di
rimpiangere i disertori, se essi non fossero stati sostituiti con i quattro
farabutti che Vin Mod aveva reclutato alla taverna delle Three
Magpies. Sappiamo gi che gente fosse e li vedremo presto
all'opera.
L'equipaggio comprendeva ancora, come sappiamo, un mozzo e
un cuoco.
Il mozzo, di nome J im, aveva quattordici anni e apparteneva a una
famiglia di onesti operai di Hobart Town, la quale lo aveva affidato
al capitano Gibson. Era un bravo ragazzo, svelto e servizievole, che
amava il mestiere e prometteva di diventare un eccellente marinaio.
Il signor Gibson lo trattava come un figlio, ma senza lasciargliene
passare mai una, e J im gli si dimostrava molto affezionato. Quasi per
istinto, invece, il ragazzo nutriva una specie di ripugnanza per il
nostromo. Flig Balt, che se n'era accorto, cercava sempre di coglierlo
in fallo provocando pi d'una volta l'intervento del signor Gibson.
Il cuoco Koa apparteneva al tipo indigeno che deriva dalla
seconda razza dei neo-zelandesi: uomini di statura media, del colore
dei mulatti, robusti, muscolosi, agili e con i capelli crespi, dei quali si
compone in genere la classe popolana dei maori. Harry Gibson si
proponeva di congedare, alla fine di quel primo viaggio che egli
faceva a bordo del brick, quest'uomo subdolo, vendicativo e cattivo,
oltre che sporco, sul quale rimproveri e punizioni non avevano pi
efficacia. Flig Balt aveva ragione di collocarlo tra coloro che non
avrebbero esitato a ribellarsi contro il capitano. Vin Mod e lui
andavano perfettamente d'accordo. Il nostromo lo trattava bene, lo
scusava, punendolo soltanto quando non poteva farne a meno. Koa
sapeva, da parte sua, che sarebbe stato sbarcato appena il brick fosse
giunto a Hobart Town e pi d'una volta aveva minacciato di
vendicarsi. Flig Balt, Vin Mod e lui, aiutati dai quattro nuovi marinai
venuti a bordo, sarebbero stati, quindi, in sette di fronte a Gibson,
agli altri tre marinai e al mozzo. vero che l'armatore e Nat Gibson
dovevano imbarcarsi sul brick, a Wellington, e che la partita sarebbe
stata allora meno diseguale; ma era sempre possibile che Flig Balt si
impadronisse della nave tra Dunedin e Wellington, nel corso della
breve traversata. Se l'occasione si fosse presentata, Vin Mod non se
la sarebbe lasciata scappare.
Il James Cook, in corso di cabotaggio da quattro mesi, aveva
carichi per vari porti, dove aveva sbarcato e imbarcato varie merci,
con noli vantaggiosi. Dopo aver toccato successivamente Malikolo,
Merena ed Eromanga nelle Nuove Ebridi, e poi Vanua Linon nelle
Figi, avrebbe raggiunto nuovamente Wellington, dove il signor
Hawkins e Nat Gibson lo aspettavano. Poi avrebbe fatto vela per gli
arcipelaghi della Nuova Guinea, ben fornito di roba scadente
destinata agli indigeni, per riportarne madreperla e copra per un
valore di circa dieci o dodicimila piastre. Di l, avrebbe fatto ritorno
poi a Hobart Town, sostando a Brisbane o a Sydney, se le circostanze
lo avessero richiesto. Ancora un paio di mesi, dunque, e poi il brick
sarebbe stato di ritorno al suo porto di attracco.
Si comprende dunque quanto il ritardo subito dalla nave a
Dunedin avesse contrariato il signor Gibson. Il signor Hawkins
sapeva quel che doveva pensare a tale riguardo, essendone stato
informato dalle lettere e dai telegrammi scambiati tra Dunedin e
Wellington e aveva sollecitato il capitano a completare nuovamente
l'equipaggio. Egli parlava anche di fare una scappata a Dunedin, se
necessario, anche se gli affari richiedevano la sua presenza a
Wellington. Abbiamo visto che il signor Gibson, premurosamente,
non aveva trascurato nulla per accontentarlo e ricordiamoci delle
difficolt incontrate anche per il motivo che molti altri capitani si
trovavano nell'identica, imbarazzante situazione. Flig Balt era
riuscito alla fine nel suo intento. Quando i quattro marinai della
taverna delle Three Magpies furono a bordo, egli fece issare
prudentemente le imbarcazioni affinch i nuovi venuti non potessero
svignarsela durante la notte.
La sera stessa, Flig Balt narr al capitano com'erano andate le
cose e come avesse approfittato della rissa per sottrarre Len Cannon
e gli altri tre uomini alle ricerche della polizia. Quel che valessero lo
si sarebbe visto presto. Il pi delle volte, le teste calde si calmano
non appena la nave in alto mare; gli attaccabrighe riescono spesso
eccellenti marinai. Il nostromo, insomma, credeva di aver agito per il
meglio.
Li vedr domani disse il signor Gibson.
Come volete rispose mastro Balt. molto meglio
lasciarli smaltire il loro gin fino a domattina.
D'accordo. Del resto, le imbarcazioni sono sui paranchi e, a
meno che non si gettino in mare, scavalcando la falchetta
Non possibile, capitano. Li ho cacciati nella stiva e non ne
usciranno che al momento della partenza.
Ma quando sar giorno, Balt?
Quando sar giorno, la paura di cadere nelle mani della polizia
li terr a bordo.
A domani allora disse il signor Gibson.
Sarebbe stato inutile, senza dubbio, chiudere a chiave Len Cannon
e i suoi compagni: essi non pensavano affatto di fuggire e perci
dormirono rumorosamente tutta la notte il sonno dell'ubriaco.
Il giorno dopo, all'alba, il capitano dispose i preparativi per la
partenza. Le sue carte erano in regola ed egli non ebbe necessit di
tornare a terra. Si rese allora necessario chiamare le nuove reclute sul
ponte.
Vin Mod apr il grande boccaporto e i quattro marinai salirono per
la manovra. I fumi dell'alcool erano svaniti ed essi non
manifestarono nessuna intenzione di abbandonare la nave.
Quando gli furono dinanzi, il capitano ne ebbe un'impressione
spiacevolissima; solo la padronanza che aveva di se stesso gli
permise di celarla. Li osserv attentamente e poi chiese i loro nomi
per annotarli tra i membri dell'equipaggio.
Nel dare il proprio nome, i nuovi venuti indicarono anche la
propria nazionalit: due erano inglesi, uno irlandese, l'altro
americano. Non avevano altro domicilio che le taverne del porto, i
cui proprietari sono anche affittacamere. Per ci che riguarda i capi
di vestiario e quello che di solito contiene il sacco del marinaio, essi
non avevano potuto portare nulla. Del resto, Flig Balt avrebbe messo
a loro disposizione gli abiti, la biancheria e gli utensili dei disertori,
che certamente non sarebbero pi tornati a reclamarli. Non vi era
motivo perci di mandarli a cercare il proprio sacco, n essi lo
richiesero.
Quando Len Cannon, Sexton, Kyle e Bryce raggiunsero la prua, il
signor Gibson disse a Balt crollando il capo:
Non credo che abbiate avuto la mano felice, Balt. Mi sembrano
dei cattivi soggetti.
Si vedr, capitano vedremo sul lavoro
Bisogner sorvegliarli da vicino!
Certamente, signor Gibson. Ma non sono marinai inesperti, da
quanto ha detto un ufficiale del West Pound, qui in sosta.
Li avevate gi sott'occhio, dunque?
Gi da qualche giorno
L'ufficiale li conosceva?
Hanno navigato insieme e, a sentir lui, sono buoni marinai.
Il nostromo mentiva sfrontatamente. Nessun ufficiale gli aveva
parlato di quei quattro marinai, ma ci che diceva non poteva pi
essere verificato. N il signor Gibson aveva motivo di sospettare.
Bisogna evitare di metterli di quarto insieme disse il
capitano. I due inglesi con Hobbes e Wickley, l'irlandese e
l'americano con Burnes e Vin Mod. Sar meglio
Ho capito, capitano; vi ripeto, una volta in mare, lavoreranno
di buona lena. Soltanto durante le soste, soprattutto a Wellington,
sar necessario sorvegliarli. Se date retta a me, niente permessi:
potrebbero non tornare pi a bordo.
Comunque, Balt, non mi ispirano nessuna fiducia; a
Wellington, se potr sostituirli con altri
Li sostituiremo rispose il nostromo.
Flig Balt non volle insistere pi del necessario, n aver l'aria di
tener troppo a quei marinai d'occasione.
Dopo tutto, capitano, ho fatto del mio meglio aggiunse.
Non c'era molto da scegliere!
Il signor Gibson torn a poppa, accanto al timoniere, mentre Flig
Balt andava a prua per fare issare l'ancora e rizzarla al suo posto, non
appena orientate le vele.
Il capitano guard la bussola, nell'abitacolo posto dinanzi alla
ruota del timone, poi il segnavento in testa d'albero di maestra, e poi
la bandiera britannica, che il vento spiegava sul picco.
Il James Cook si dondolava sulla catena in mezzo al porto. Il
vento, soffiando da nord-ovest, ne avrebbe favorito l'uscita. Dopo
aver disceso il canale fino a Port Chalmers, avrebbe trovato vento
favorevole per risalire la costa orientale della Nuova Zelanda fino
allo stretto che separa le due isole. Gli sarebbe convenuto, tuttavia,
prendere un po' di largo per evitare alcune navi ancorate all'ingresso
del canale e avvicinarsi alla riva destra.
Il signor Gibson impart gli ordini. Furono spiegate la gabbia fissa
e la volante, la vela di trinchetto, i fiocchi e la randa di cappa di
maestra. Durante la manovra parve proprio che Len Cannon e i suoi
compagni conoscessero il mestiere; e anche quando dovettero salire
fino al braccio del pennone dei velacci, lo fecero da uomini che non
hanno nulla da imparare del servizio dei gabbieri.
Poich era a picco, l'ancora fu issata nel momento in cui le scotte
erano tese per mettere il brick nella giusta direzione.
Flig Balt e Vin Mod riuscirono a scambiare qualche parola
durante la manovra.
Le nostre reclute conoscono il mestiere.
Molto bene, Mod.
Altri tre manigoldi come questi e avremmo l'equipaggio che ci
occorre.
E la nave di cui avremmo bisogno! aggiunse Flig Balt,
sottovoce.
E anche il capitano che ci occorre! disse Vin Mod, portando
la mano al berretto, come se fosse dinanzi al suo capo.
Flig Balt lo ferm con un gesto, nel dubbio che quelle parole
imprudenti potessero essere state udite dal mozzo, intento a dar volta
la scotta della trinchettina. Poi, mentre si dirigeva verso la tuga, Vin
Mod gli chiese come Gibson avesse giudicato i quattro avventori
della taverna delle Three Magpies.
parso poco soddisfatto rispose Flig Balt.
Le nostre reclute non hanno un aspetto rassicurante, infatti
rispose Vin Mod.
Non mi sorprenderebbe se egli volesse sbarcarli a Wellington
disse Flig Balt.
Per sbarcare a Wellington aggiunse Vin Mod, scrollando le
spalle bisogna prima arrivarci. Io spero di non dover andare a
Wellington e di non sbarcarvi nessuno.
Non commettiamo imprudenze, Mod!
Insomma, il capitano non contento?
No.
Cosa importa? Lo siamo noi. Il nostromo torn a poppa.
Tutto pronto? gli chiese il signor Gibson.
Tutto, capitano.
Il James Cook manovrava in quel momento per accostarsi a riva e
fare il giro della punta a meno di mezza gomena.
Sulla punta si era formato un gruppetto di marinai e di oziosi, per i
quali non mai priva di interesse la vista di una nave sottovela. Da
pi settimane, peraltro, quello spettacolo era venuto meno perch i
bastimenti non avevano potuto lasciare l'ancoraggio.
Ora nel gruppo si distinguevano alcuni poliziotti la cui attenzione
pareva rivolta verso il James Cook. Ci si capiva perfettamente dai
gesti e dal loro atteggiamento. Due o tre agenti, anzi, staccatisi dal
gruppo, corsero verso l'estremit della riva che il brick non avrebbe
tardato a rasentare.
N Flig Balt n Vin Mod si sbagliarono: quei poliziotti facevano
parte del gruppo che la sera precedente era intervenuto nella taverna
di Adam Fry. Len Cannon e i suoi compagni rischiavano dunque di
essere riconosciuti; e forse se il James Cook avesse ricevuto l'ordine
di fermarsi sarebbe stato costretto a consegnare i marinai della
Three Magpies.
Dopo tutto, il capitano Gibson, soddisfatto di aver deciso
d'esercitare un'attenta sorveglianza, aveva il proprio tornaconto nel
conservare quei quattro uomini che gli permettevano di riprendere il
mare: sarebbe stato in grave imbarazzo se avesse dovuto consegnarli
alla polizia. Dopo poche parole dettegli da Flig Balt, egli acconsenti
a che Vin Mod facesse scendere sotto coperta Len Cannon, Sexton,
Kyle e Bryce prima che fossero scorti dagli agenti.
Gi gi! disse loro Vin Mod.
Essi lanciarono una rapida occhiata alla riva, compresero tutto e
disparvero attraverso il boccaporto. La loro presenza sul ponte, del
resto, non era pi necessaria e sarebbe bastato il timoniere a dirigere
il James Cook verso l'ingresso del canale senza che fosse necessario
serrare le vele.
Il brick continu ad accostarsi alla punta pi di quanto non fanno
di solito le navi; e ci per evitare uno steamer americano le cui sirene
vigorose squarciavano l'aria.
I poliziotti ebbero allora ogni agio di osservare i marinai della
nave: certamente, se Len Cannon e gli altri non si fossero nascosti,
sarebbero stati riconosciuti e fatti sbarcare immediatamente. Ma gli
agenti non li videro e il brick pot inoltrarsi nel canale non appena lo
steamer ne ebbe lasciato libero l'accesso.
Non c'era pi nulla da temere; i quattro marinai risalirono allora
sul ponte.
La loro opera era ora necessaria; il canale, che va da sud-ovest a
nordest, molto sinuoso e a ogni svolta bisogna allentare o tendere le
scotte.
Favorito dal vento, il James Cook navig senza difficolt tra due
rive verdeggianti, cosparse di ville e di cottages, una delle quali
percorsa dalla ferrovia che unisce Dunedin a Port Chalmers.
Erano appena le otto quando il brick pass dinanzi al porto per
entrare subito in mare aperto. Poi, con le mura a sinistra, risal lungo
costa, lasciandosi a sud il faro di Otago e il capo Saunders.
CAPITOLO III
VIN MOD ALL'OPERA
LA DISTANZA tra Dunedin e Wellington, attraverso lo stretto che
separa le due grandi isole, inferiore alle quattrocento miglia. Se il
vento di nord-ovest fosse durato e il mare si fosse mantenuto calmo
lungo costa, il James Cook sarebbe giunto a Wellington due giorni
dopo alla media di dieci nodi.
Durante questa breve traversata, Flig Balt sarebbe riuscito a
realizzare i suoi progetti, a impadronirsi del brick e, dopo essersi
sbarazzato del capitano e dei suoi compagni, sarebbe riuscito a
portarlo verso quei lontani paraggi del Pacifico dove gli sarebbero
state offerte sicurezza e impunit?
Sappiamo gi come Vin Mod intendesse procedere: il signor
Gibson e gli uomini a lui devoti sarebbero stati colti di sorpresa e
gettati in mare prima di potersi difendere. Ma prima di tutto
bisognava far partecipare Len Cannon e i suoi compagni al
complotto (cosa certamente non difficile), tastare il terreno in
anticipo e assicurarsi il loro appoggio. Era ci che Vin Mod contava
di fare nel corso di quel primo giorno di navigazione per agire poi la
notte seguente. Non c'era tempo da perdere: nel giro di quarantott'ore
il brick avrebbe preso a bordo, a Wellington, come passeggeri, il
signor Hawkins e Nat Gibson. La notte stessa, dunque, oppure la
successiva, era necessario che il brick cadesse nelle mani di Flig Balt
e dei suoi complici, altrimenti le probabilit di riuscita sarebbero
notevolmente scemate e un'occasione come quella forse non si
sarebbe pi presentata.
A Vin Mod non passava neppure per il capo che individui senza
fede e senza legge, privi di coscienza e di scrupoli, come Len
Cannon, Sexton, Kyle e Bryce, potessero non essere dalla loro parte,
allettati com'erano dalla prospettiva di lucrose campagne in quelle
regioni del Pacifico dove la giustizia non li avrebbe mai raggiunti.
L'isola meridionale della Nuova Zelanda, Tawa-Pounamou, ha la
forma di un lungo rettangolo, pi largo nella parte inferiore, e si
estende un po' obliquamente da sud-ovest a nord-est. L'isola
settentrionale, Ika-na-Maoui, si presenta, invece, sotto forma di un
triangolo irregolare, terminato da una stretta lingua di terra che si
spinge sino alla punta di Capo Nord.
La costa che il brick seguiva era molto frastagliata, con rocce
enormi dai profili strani, che da lontano sembravano giganteschi
mastodonti arenati sulla battigia. Qua e l una successione di archi
suggerisce l'idea del colonnato di un chiostro, dove l'onda lunga si
avventa furiosamente, anche quando il tempo bello, con
grandissimo frastuono. Una nave che si mettesse di fronte al litorale
sarebbe irrimediabilmente perduta: basterebbero tre o quattro ondate
per demolirla. Per fortuna, se la nave sospinta dalla tempesta, sia
che venga dall'est o sia che provenga dall'ovest, essa ha molte
probabilit di poter doppiare gli estremi promontori della Nuova
Zelanda.
Vi sono due stretti, comunque, dove possibile trovare riparo se
non si riesce a entrare nei porti: quello di Cook, che separa le due
isole, e quello di Foveaux, aperto tra Tawa-Pounamou e l'isola di
Stewart, alla sua estremit meridionale. Bisogna per fare attenzione
alle pericolose scogliere delle isole Snares, dove battono le onde
dell'oceano Indiano e quelle dell'oceano Pacifico: paraggi troppo
fecondi di sinistri marittimi.
Di l dalla costa si sviluppa un possente sistema orografico,
disseminato di crateri, solcato da cascate che alimentano
considerevoli fiumi nonostante la loro breve estensione. Sul versante
delle montagne si arrampicano le foreste, i cui alberi sono a volte
smisurati: pini alti cento piedi,
6
con un diametro di venti; cedri dalle
foglie di ulivo, il kudy resinoso, il kaikatea dalle foglie resistenti e
dalle bacche rosse, i cui tronchi sono sprovvisti di rami dal piede alla
cima.
Se Ika-na-Maoui pu andare orgogliosa della ricchezza del suolo,
della sua possente fertilit, della vegetazione che gareggia in certe

6
Un piede corrisponde a cm 30,480.
zone con le pi belle produzioni della flora tropicale, Tawa-
Pounamou deve nutrire meno riconoscenza per la natura. Appena la
decima parte del suo territorio pu essere coltivata, ma in tali luoghi
privilegiati gli indigeni possono ancora raccogliere un po' di mais,
varie piante erbacee, patate in abbondanza e, a profusione, quelle
radici di pteris esculenta la felce di cui essi fanno il loro principale
nutrimento.
Il James Cook a volte si avvicinava tanto alla costa, della quale
Harry Gibson conosceva bene gli scandagli, che il canto degli uccelli
risultava chiaramente percepibile dalla nave; fra gli altri, quello
dell'esotico pu, uno dei pi melodiosi. Vi si mescolava anche il
grido gutturale di pappagalli delle varie specie, delle procellarie dal
becco giallo e dalle zampe rosso-scarlatte, per non parlare di altre
numerose specie acquatiche, i cui rappresentanti pi arditi
svolazzavano attraverso le sartie della nave. E quando la ruota di
prua disturbava i loro giochi, con quale rapidit si disperdevano gli
elefanti e i leoni marini, e quelle moltitudini di foche ricercate per il
loro grasso oleoso, per la loro pelliccia spessa, duecento delle quali
bastano per produrre quasi cento barili di olio!
Il tempo si manteneva al bello. Se il vento fosse caduto, ci non
sarebbe avvenuto prima di sera perch, giungendo da terra,
nell'abbassarsi avrebbe incontrato l'ostacolo della catena montuosa
interna.
Sotto l'efficacia di un bel sole, la brezza percorreva le zone alte
dell'atmosfera e spingeva rapidamente il brick, il quale aveva issato
gli stragli di maestra, di velaccio e controvelaccio e le altre vele
di taglio. Era gi tanto se capitava di mollare le scotte o correggere la
rotta. I nuovi membri dell'equipaggio potevano apprezzare cos, da
marinai, le qualit nautiche del James Cook.
Verso le undici, il monte Herbert, un po' prima del porto di
Oamar, mostr la cima tondeggiante, alta cinquemila piedi sul
livello del mare.
Nella mattinata, Vin Mod cerc inutilmente di parlare con Len
Cannon, che egli riteneva giustamente la pi intelligente e la pi
autorevole delle quattro reclute di Dunedin. Il signor Gibson aveva
ordinato, come si sa, che questi marinai non fossero mai insieme di
quarto; ed era meglio, certamente, tenerli separati gli uni dagli altri.
Per il resto, non dovendo disporre manovre, il capitano aveva
lasciato al nostromo la sorveglianza della nave ed era andato nella
sua cabina ad aggiornare la contabilit di bordo.
In quel momento Hobbes era al timone. Flig Balt passeggiava
dall'albero maestro a poppa, da ogni lato della tuga. Altri due
marinai, Burnes e Bryce, andavano e venivano lungo l'impavesata
senza scambiar parola. Vin Mod e Len Cannon chiacchieravano
insieme sottovento, in modo che la loro conversazione non potesse
essere ascoltata da nessuno.
Quando si accostava ad essi, il mozzo veniva allontanato
sgarbatamente; per prudenza, anzi, mastro Balt lo mand a lucidare
le parti in rame dell'abitacolo.
Gli altri due compagni di Len Cannon, Sexton e Kyle, che non
erano di quarto, preferivano l'aria aperta all'atmosfera soffocante del
posto. Il cuoco Koa, sul castello di prua, li faceva ridere con i suoi
scherzi grossolani e le sue smorfie orribili. Bisognava vedere come
quell'indigeno andasse fiero dei tatuaggi che aveva sul viso, sul torso
e sulle membra, di quei moko neo-zelandesi i quali solcano
profondamente la pelle invece di scalfirla come d'uso presso le altre
popolazioni del Pacifico. L'operazione del moko non si pratica su
tutti gli indigeni: i kukis, e cio gli schiavi, non ne sono degni, n le
persone di basso ceto, a meno che non si siano distinte in guerra con
qualche atto di valore.
Koa, perci, ne era vanitosamente superbo.
Ma ci che pareva interessare moltissimo Sexton e Kyle erano le
spiegazioni che egli intendeva dar loro del suo tatuaggio e raccontava
in quali circostanze il suo petto era stato decorato di questo o di quel
disegno, indicando quello della fronte, che rappresentava il suo nome
inciso in caratteri indelebili e che per nulla al mondo egli avrebbe
voluto cancellare.
Del resto, presso gli indigeni, la cute, in seguito a queste
operazioni che si estendono a tutta la superficie del corpo, guadagna
molto in solidit e spessore. Ne deriva una maggiore resistenza al
clima freddo dell'inverno e alle punture delle zanzare: quanti europei
non sarebbero felici, a tal prezzo, di poter sfidare gli attacchi di
quegli insetti maledetti!
Mentre Koa, sentendosi istintivamente spinto da simpatia verso
Sexton e il suo compagno, gettava le basi di una stretta amicizia, Vin
Mod lavorava Len Cannon, il quale, da parte sua, non chiedeva di
meglio.
Amico Cannon, eccoti a bordo del James Cook disse Vin
Mod. -Una buona nave, non vero? fila i suoi undici nodi senza
che sia necessario darle una mano.
proprio cos, Mod.
E con un bel carico nella pancia, vale molto
Tanto meglio per l'armatore.
Per l'armatore o per un altro! Frattanto, non c' che da
incrociare le braccia mentre essa cammina.
Oggi tutto questo va bene, ma domani? rispose Len
Cannon. Nessuno lo sa
Domani dopodomani sempre! esclam Vin Mod,
battendo sulla spalla di Len Cannon. Non forse meglio esser qui
che a terra? Dove sareste tu e i tuoi compagni oggi, se non foste qui?
Alla Three Magpies, Mod.
No. Adam Fry vi avrebbe messo alla porta, per il modo in cui
lo avete trattato E poi, i poliziotti vi avrebbero acciuffati tutti e
quattro! E poich non la prima volta, immagino, che vi capiti di
andare dinanzi al tribunale di polizia, vi avrebbero fatto il favore di
mandarvi a riposare per uno o due mesi nella prigione di Dunedin.
La prigione in citt o la nave in mare sono la stessa cosa
rispose Len Cannon che non sembrava rassegnato al suo destino.
Possibile? esclam Vin Mod. un marinaio quello che
parla in questo modo?
Non avevamo l'intenzione di navigare disse Len Cannon.
Se non fosse stato per la rissa di ieri, noi saremmo gi sulla strada
di Otago.
A stentare ad ammazzarvi di fatica a crepare di fame e di
sete, amico mio; e per che cosa?
Per fare fortuna! rispose Len Cannon.
Fare fortuna nei giacimenti auriferi? rispose Vin Mod.
Ma non c' nulla da pescare laggi. Non hai visto quelli che ne
tornano? Ciottoli, finch ne vuoi, e puoi riempirtene le tasche, per
non dire che sono vuote! La raccolta delle pepite finita ed esse non
spuntano pi dall'oggi al domani e neppure da un anno all'altro!
Conosco gente che non rimpiange di aver lasciato la propria
nave per i giacimenti della Clutha
E io ne conosco quattro che non rimpiangeranno di essersi
imbarcati sul James Cook invece di essere fuggiti verso l'interno!
Dici questo per noi?
Per te e per altri due o tre del tuo stesso stampo
Vuoi farmi credere che un marinaio guadagni di che divertirsi,
mangiare e bere per il resto della sua vita, facendo il cabotaggio per
conto del capitano e dell'armatore?
Certamente no rispose Vin Mod. A meno che non lo
faccia per conto suo!
E in qual modo, se non si proprietari della nave?
Qualche volta si pu diventarlo
Credi che i miei compagni ed io abbiamo denaro in banca a
Dunedin, per comprarne una?
No, amico mio. E se mai avete avuto qualche soldo, esso
passato certamente nelle mani di Adam Fry o di altri banchieri della
sua specie!
E allora, Mod, niente denaro, niente nave! E io non credo che il
signor Gibson ci voglia fare dono della sua
No, certamente; ma una disgrazia pu sempre capitare. Se il
signor Gibson sparisse un accidente una caduta in mare capita
anche ai capitani pi bravi un'ondata, non ci vuole molto di pi per
essere portati via. E di notte senza che nessuno se ne accorga
Poi, al mattino, non c' pi
Len Cannon guardava Vin Mod con gli occhi negli occhi,
chiedendosi se aveva capito bene quel linguaggio. L'altro prosegu:
E allora, che accade? Si sostituisce il capitano; e in questi casi
il secondo che prende il comando della nave. E se il secondo non
c', il luogotenente
E se non c' il luogotenente aggiunse Len Cannon,
abbassando la voce, dopo aver spinto lievemente con il gomito il suo
interlocutore se non c' il luogotenente, c' il nostromo
Proprio cos, amico e con un nostromo come Flig Balt, si va
lontano.
Non dove bisognava andare? insinu Len Cannon, con uno
sguardo di sfuggita.
No ma dove si vuole andare rispose Vin Mod. Dove si
fanno buoni affari, buoni carichi madreperla, copra, spezie e
tutto ci nella stiva della Little Girl.
La Little Girl!
Sarebbe il nuovo nome del James Cook. Un bel nome, non ti
pare? Un nome che dovrebbe portare fortuna!
Dopo tutto, quel nome o un altro, anche se a esso Vin Mod
sembrava tenerci moltissimo, il fatto era che un affare era in vista.
Len Cannon era sufficientemente intelligente per capire d'acchito che
la proposta era avanzata a lui e ai suoi compagni della taverna delle
Three Magpies. Non erano certamente gli scrupoli a trattenerlo.
Tuttavia, prima di impegnarsi, meglio conoscere le cose a fondo e
da che parte stanno le probabilit. Dopo alcuni attimi di riflessione,
Len Cannon volse perci lo sguardo intorno, per essere certo che
nessuno potesse udirlo, e disse a Vin Mod:
Parla!
Vin Mod lo mise allora al corrente della faccenda concordata con
Flig Balt. Disponibilissimo per proposte del genere, Len Cannon non
mostr nessuna meraviglia nel sentirsele fare, n ripugnanza a
discuterle, n esitazione ad accettarle. Sbarazzarsi del capitano
Gibson e dei marinai che avessero rifiutato di partecipare alla
ribellione contro di lui, impadronirsi del brick, cambiarne il nome e,
se necessario, la nazionalit, trafficare nel Pacifico, dividendone in
parti uguali i profitti, era proprio quel che ci voleva per sedurre quel
furfante. Nondimeno, egli voleva qualche garanzia; voleva avere la
certezza che il nostromo fosse d'accordo con Vin Mod.
Stasera, dopo il quarto delle otto, mentre sarai al timone, Flig
Balt verr a parlarti. Tu, Len, apri bene le orecchie
Sar lui a comandare il James Cooki chiese Len Cannon,
che senza dubbio avrebbe preferito non essere agli ordini di nessuno.
Certamente. Per mille diavoli, un capitano bisogna pure che ci
sia! rispose Vin Mod. Tu, i tuoi compagni e noi tutti saremo gli
armatori
D'accordo, Mod. Non appena sar solo con Sexton, Bryce e
Kyle accenner loro qualcosa della faccenda.
Il fatto che la cosa urge
Urge tanto?
Sarebbe per stanotte. Non appena padroni della nave,
prenderemmo il largo.
E Vin Mod spieg perch il colpo doveva essere mandato ad
effetto prima dell'arrivo della nave a Wellington, dove avrebbero
preso imbarco il signor Hawkins e il figlio del capitano.
Con due uomini in pi, l'esito sarebbe stato meno certo. In ogni
caso, se non si poteva fare quella notte, bisognava che fosse fatto in
quella successiva. Pi tardi, vi sarebbero state meno probabilit di
riuscita.
Len Cannon ne comprese il motivo. Quella sera stessa egli
avrebbe informato i compagni di cui rispondeva come di se stesso.
Avrebbero obbedito subito agli ordini del nostromo ma, prima,
Flig Balt doveva confermare ci che Vin Mod aveva detto. Sarebbero
bastate due parole e una stretta di mano per sigillare l'accordo. Per
San Patrizio! Len Cannon non chiedeva una firma! Quel che si
promette si mantiene!
In breve, verso le otto, cos come Vin Mod aveva detto, mentre
Len Cannon era al timone, Flig Balt usci dalla tuga e si diresse a
poppa. Poich vi si trovava ancora il capitano, bisognava aspettare
che egli fosse tornato nella sua cabina dopo aver dato gli ordini per la
notte.
Il vento di nord-ovest soffiava ancora, sebbene al tramonto fosse
un po' scemato. Il mare prometteva di essere buono fino al mattino e
perci non sarebbe stato necessario mutare la velatura; forse ci
sarebbe stato da ammainare solo la vela di straglio dell'albero di
velaccio di maestra e il velaccio di trinchetto. Il brick sarebbe
rimasto allora con le vele di gabbia, le vele basse e i fiocchi. In ogni
caso avrebbe stretto il vento meno da vicino, in attesa di mettere la
prua a nord-est.
Al largo del porto di Timaru, il James Cook avrebbe attraversato,
infatti, l'ampia baia che si apre sulla costa, nota con il nome di
Canterbury-Bight. Per doppiare la penisola di Banks che la chiude, la
nave sarebbe dovuta giungervi di due quarti e navigare sotto
l'andatura a vento largo.
Il signor Gibson fece dunque bracciare i pennoni e filare le scotte
in modo da seguire quella direzione. Se il vento non fosse caduto del
tutto, egli contava di essersi lasciato dietro, appena fatto giorno, i
Pompey's Pillars e di trovarsi dinanzi a Christchurch.
Quando i suoi ordini furono eseguiti, Harry Gibson, con gran
fastidio di Flig Balt, rimase sul ponte fino alle dieci, ora scambiando
qualche parola con lui, ora seduto sul coronamento. Pur essendo stato
avvisato da Vin Mod il nostromo si vedeva nella impossibilit di
avvicinare Len Cannon.
A bordo, comunque, ogni cosa andava bene; il brick non doveva
mutare rotta che alle tre o alle quattro del mattino, quando sarebbe
giunto in vista del porto di Akaroa. Il signor Gibson diede, allora,
un'ultima occhiata all'orizzonte e alla velatura e se ne torn alla sua
cabina che prendeva luce sul davanti della tuga.
Non ci fu molto da dire tra Flig Balt e Len Cannon. Il nostromo
conferm le proposte di Vin Mod. Niente mezze misure: si
butterebbe in mare il capitano, dopo averlo sorpreso nella sua cabina,
e poich non si poteva fare assegnamento su Hobbes, Wickley e
Burnes, sarebbero andati anch'essi a raggiungerlo in mare. Len
Cannon non doveva, perci, che assicurarsi la collaborazione dei suoi
tre compagni, o per meglio dire, avvertirli: da parte loro non sarebbe
venuta certamente nessuna obiezione.
E quando? chiese Len Cannon.
Questa notte rispose Vin Mod, che aveva preso parte al
colloquio,
A che ora?
Tra le undici e mezzanotte rispose Flig Balt. A quell'ora,
Hobbes sar di quarto con Sexton, e Wickley sar al timone. Non ci
sar bisogno, perci, di tirarlo fuori dal posto; e quando ci saremo
sbarazzati di questi marinai
D'accordo rispose, senza scrupoli e senza esitazioni, Len
Cannon. Poi, lasciato il timone a Vin Mod, and verso la prua per
mettere al corrente della faccenda Sexton, Bryce e Kyle.
Giunto ai piedi dell'albero di trinchetto, cerc inutilmente Sexton
e Bryce Sarebbero dovuti essere di quarto, ma n l'uno n l'altro
erano l.
Chiese di loro a Wickley, ma questi si limit ad alzare le spalle.
Dove sono? chiese Len Cannon.
Nell'alloggio ubriachi fradici tutti e due!
Brutte bestie! mormor Len Cannon. Eccoli ubriachi per
tutta la notte! Non si pu farne nulla!
Appena sceso, trov i suoi compagni avvoltolati nel loro quadro.
Li scosse: erano proprio delle bestie! Avevano sottratto una bottiglia
di gin dalla cambusa e l'avevano vuotata fino all'ultima goccia. Era
impossibile far passare loro la sbornia, prima dell'indomani.
Impossibile informarli dei progetti di Vin Mod! Impossibile contare
su di essi per la realizzazione di quel progetto, prima dell'alba: senza
di loro la partita sarebbe stata troppo diseguale!
Quando Flig Balt seppe del contrattempo, ci si pu immaginare
facilmente quale fu la sua reazione. Vin Mod fece molta fatica a
calmarlo, votando anche lui alla forca i miserabili ubriaconi. Ma,
dopo tutto, nulla era perduto. Ci che non si poteva fare quella notte,
sarebbe stato fatto la notte seguente. Avrebbero sorvegliato Sexton e
Bryce per impedir loro di bere. In ogni caso, Flig Balt non avrebbe
denunciato al capitano n il furto della bottiglia n l'ubriacatura
seguitane. Il signor Gibson li avrebbe spediti certamente in fondo alla
stiva fino all'arrivo del brick a Wellington, li avrebbe consegnati alle
autorit marittime e forse avrebbe fatto per di pi sbarcare, come
aveva fatto notare Vin Mod, Len Cannon e Kyle. E il suo era parlare
da saggio. Peraltro, i marinai non si denunciano mai l'un l'altro. N
Hobbes, n Wickley, n Burnes, e neppure il mozzo avrebbero
parlato e il capitano non avrebbe avuto motivo di intervenire.
La notte trascorse tranquillamente a bordo del James Cook.
Quando Harry Gibson mont di buon mattino sul ponte not che
gli uomini di quarto erano al loro posto, e che il brick filava nella
giusta direzione per trovarsi dinanzi a Christchurch dopo aver
doppiato la penisola di Banks.
La giornata del 27 prometteva bene. Il sole si lev all'orizzonte
dissipando velocemente le brume. Per un istante parve che il vento
dovesse soffiare dal largo, ma alle sette gir da terra: senza dubbio si
sarebbe mantenuto da nord-ovest, come il giorno precedente.
Stringendo il vento la nave avrebbe potuto raggiungere il porto di
Wellington senza mutare di mura.
Nulla di nuovo? chiese il signor Gibson a Flig Balt, quando
il nostromo usc dalla cabina, dove aveva trascorso le ultime ore
della notte.
Nulla di nuovo, signor Gibson rispose.
Chi al timone?
Il marinaio Cannon.
Non avete avuto motivo di riprendere le nuove reclute per il
servizio?
Nessun motivo; credo che quella gente sia migliore di quanto
non abbia dato a vedere.
Tanto meglio, Balt, perch ritengo che a Wellington, come a
Dunedin, i capitani siano a corto di equipaggio.
probabile, signor Gibson.
Tutto sommato potrei accontentarmi di questi.
Sarebbe tanto di guadagnato rispose Flig Balt.
Risalendo verso il nord, il James Cook rasent la costa a tre o
quattro miglia di distanza. Sotto i raggi infocati del sole, tutti i
particolari apparivano nitidi. Le alte catene del Kaikura, che solcano
la provincia di Malborough, rivelavano le loro creste capricciose
all'altezza di diecimila piedi. Sui loro fianchi s'ergevano fitte foreste,
dorate dalla luce del sole, mentre i corsi d'acqua correvano verso il
litorale.
Ma il vento tendeva a calare e il brick, quel giorno, avrebbe fatto
meno strada del giorno prima; con ogni probabilit, quindi, essi non
sarebbero giunti quella notte a Wellington.
Verso le cinque del pomeriggio erano state avvistate soltanto le
alture del Ben More, a sud del porticciuolo di Flaxburne. Ci
sarebbero volute ancora cinque o sei ore prima di trovarsi al largo
dello stretto di Cook. E poich questo passaggio orientato dal sud
al nord, non sarebbe stato necessario cambiare la velocit della nave.
Flig Balt e Vin Mod erano dunque certi di poter disporre
dell'intera notte per realizzare i loro progetti.
superfluo dire che l'aiuto di Len Cannon e dei suoi compagni
era assicurato. Dissipati i fumi del gin, Sexton e Bryce non avevano
mosso obiezioni, come Kyle non appena informato. E poich Vin
Mod era gi d'accordo con Len Cannon, non restava pi che aspettare
il momento dell'azione. Ecco in quale modo si voleva procedere.
Tra la mezzanotte e l'una del mattino, mentre il capitano sarebbe
stato addormentato, Vin Mod e Len Cannon sarebbero entrati nella
cabina per imbavagliarlo, caricarselo sulle spalle e gettarlo in mare,
prima che avesse il tempo di gridare. In quello stesso momento,
Hobbes e Burnes, di quarto, sarebbero stati afferrati da Kyle, Sexton
e Bryce e avrebbero subito la stessa sorte. Koa e Flig Balt, da parte
loro, avrebbero avuto facilmente ragione di Wickley e del mozzo.
Compiuta l'operazione, non sarebbero rimasti a bordo che i soli
autori del delitto, senza un solo testimone; e il James Cook,
allentando le scotte, avrebbe raggiunto a vele spiegate le acque del
Pacifico, a oriente della Nuova Zelanda.
Tutte le probabilit erano dunque in favore della riuscita di questo
odioso complotto. Prima di giorno, agli ordini di Flig Balt, il brick
sarebbe stato gi lontano da quei paraggi.
Erano circa le sette quando fu segnalato a nord-est il capo
Campbell. Questo capo , per essere precisi, la punta estrema che
limita lo stretto di Cook a sud e ha per riscontro, alla distanza di circa
cinquanta miglia, il capo Palliser, estremit dell'isola Ika-na-Maoui.
Il brick seguiva allora il litorale a meno di due miglia, con tutte le
vele spiegate, perch il vento era diminuito con la sera. La costa era
netta, orlata di rocce basaltiche, prime propaggini delle montagne
dell'interno. La cima del monte Weld spiccava come una punta di
fuoco sotto i raggi del sole morente. Sebbene le maree del Pacifico
siano poco notevoli, una corrente da terra portava verso il nord e
favoriva il cammino del James Cook in direzione dello stretto.
Il capitano doveva rientrare nella sua cabina alle otto, dopo aver
lasciato il quarto al nostromo. Non c'era che da sorvegliare il
passaggio delle navi all'ingresso dello stretto. Per il resto, la notte
sarebbe stata chiara; nessuna vela si mostrava all'orizzonte.
Prima delle otto, tuttavia, fu segnalato del fumo a destra, a poppa,
e non si tard a vedere uno steamer che doppiava il capo Campbell.
Vin Mod e Flig Balt non se ne preoccuparono; sapevano con
certezza che presto avrebbe sorpassato il brick.
Era un avviso dello stato che non aveva ancora ammainato la
bandiera. Ora, proprio in quell'istante, si ud un colpo di fucile e la
bandiera britannica discese dal picco della randa.
Harry Gibson era rimasto sul ponte. Vi sarebbe rimasto finch
fosse in vista di quell'avviso che faceva la stessa strada del James
Cook, sia che fosse sua intenzione attraversare lo stretto, sia che
fosse diretto a Wellington?
Ecco quello che si chiedevano Flig Balt e Vin Mod, non senza
qualche apprensione e anche con qualche impazienza, non vedendo
l'ora di restare soli sul ponte.
Trascorse un'ora. Seduto vicino alla tuga, il signor Gibson non
sembrava che avesse l'intenzione di chiudersi in cabina. Scambiava
qualche parola con il timoniere Hobbes, e guardava l'avviso che era a
meno di un miglio dal brick.
Si pensi alla delusione di Flig Balt e dei suoi complici: una
delusione che quasi diventava rabbia. La nave inglese non marciava
pi che a modesta velocit e il suo vapore sfuggiva dal tubo di
scappamento. Si dondolava, cullata dall'onda lunga, turbando appena
l'acqua con lo sbattere dell'elica e non lasciando dietro a s pi scia
del James Cook.
Perch l'avviso aveva rallentato la marcia? Era sopraggiunta
qualche avaria alle macchine? Voleva forse evitare di entrare di notte
nel porto di Wellington, i cui passaggi sono difficili?
Era certamente per una di queste ragioni che lo steamer sembrava
volesse avanzare lentamente, fino all'alba, restando quindi in vista
del brick.
Ci non poteva non deludere e inquietare Flig Balt, Vin Mod e gli
altri.
Per dire la verit, Len Cannon, Sexton, Kyle e Bryce ebbero
l'idea, in un primo momento, che quell'avviso fosse stato mandato da
Dunedin per inseguirli; e che la polizia, avendo saputo del loro
imbarco e della loro partenza sul brick, cercasse di riacciuffarli.
Timori esagerati e inutili, certamente. Sarebbe stato pi semplice, in
questo caso, mandare telegraficamente l'ordine di arrestarli al loro
arrivo a Wellington. Non si manda una nave dello stato per arrestare
alcuni marinai fracassoni, quando risulti semplice arrestarli all'arrivo
in porto.
Len Cannon e i suoi compagni non tardarono a tranquillizzarsi.
L'avviso non lanci nessun segnale per mettersi in comunicazione
con il brick e non mise imbarcazioni in mare. Il James Cook non
sarebbe stato perquisito e gli arruolati alle Three Magpies
potevano restarsene tranquilli a bordo.
Ma se da questo lato fu bandito ogni timore, facile immaginare
la collera del nostromo e di Vin Mod, vedendo l'impossibilit di agire
quella notte e sapendo che il giorno dopo il brick sarebbe stato
all'ancoraggio di Wellington. Aver ragione del capitano Gibson e dei
tre marinai avrebbe comportato un certo chiasso; si sarebbero difesi,
avrebbero resistito, e gridato, e le loro grida sarebbero state udite
dall'avviso, che si trovava a non pi di due o tre gomene da loro. La
rivolta non poteva scoppiare in quelle condizioni Sarebbe stata
subito soffocata dalla nave inglese, che con pochi giri di elica
avrebbe accostato il brick.
Maledizione! borbott Vin Mod. Non c' nulla da fare!
Ri-schieremmo di essere mandati a penzolare dai pennoni di quel
dannato battello
E domani aggiunse Flig Balt l'armatore e Nat Gibson
saranno a bordo!
Sarebbe stato necessario allontanarsi dall'avviso; probabilmente il
nostromo avrebbe cercato di farlo, se il capitano, invece di tornare in
cabina, non fosse rimasto sul ponte durante la maggior parte della
notte. Era impossibile prendere il largo Bisognava rinunciare,
perci, al progetto di impadronirsi del brick, quella notte.
L'alba giunse di buon'ora. Il James Cook era passato al largo di
Blenheim, posta sul litorale di Tawa-Pounamou, sulla parte
occidentale dello stretto; poi si era accostato alla punta Nicholson,
che si proietta all'ingresso della baia di Wellington. Finalmente, alle
sei del mattino, entrava nella baia insieme con l'avviso e si ancorava
in mezzo al porto.
CAPITOLO IV
A WELLINGTON
LA CITT di Wellington sorge sulla punta sud-occidentale
dell'isola del Nord, in fondo a una baia a forma di ferro di cavallo.
Ben riparata dai venti del largo, essa offre eccellenti ancoraggi. Il
brick era stato favorito dal tempo, ma ci non capita sempre. La
navigazione nello stretto di Cook presenta assai spesso non poche
difficolt, a causa delle correnti che talora raggiungono la velocit di
una decina di nodi anche se le maree del Pacifico non sono mai forti.
Il marinaio Tasman al quale dobbiamo la prima scoperta della Nuova
Zelanda dicembre 1642 vi corse gravissimi pericoli: rischi di
incagliarsi e anche di essere attaccato dagli indigeni: da ci deriva il
nome di Baia del Massacro che appare nella nomenclatura
geografica dello stretto. Il navigatore olandese vi perdette quattro
uomini, divorati dai cannibali del litorale; cento anni dopo di lui, il
navigatore inglese J ames Cook lasciava tra le loro mani l'equipaggio
di un canotto di scorta comandato dal capitano Furneaux. Due anni
dopo, infine, il navigatore francese Marion du Frne e sedici dei suoi
uomini vi trovavano la morte in un'aggressione spaventosamente
selvaggia.
Nel marzo del 1840, Dumont d'Urville, con lAstrolabe e la Zle,
penetra nella baia d'Otago dell'isola del Sud, visita le isole Snares e
l'isola Stewart, all'estremit meridionale di Tawa-Pounamou; poi
soggiorna nel porto di Akaroa senza doversi lamentare dei suoi
rapporti con gli indigeni. Il ricordo del passaggio di questo illustre
marinaio tramandato dall'isola che porta il suo nome. Abitata
esclusivamente da trib di pinguini e di albatri,, essa separata dalla
grande terra del Sud dal French pass, dove il mare cos violento
che le navi non si avventurano volentieri all'uscita dello stretto.
Oggi, sotto la protezione della bandiera britannica, almeno per ci
che riguarda i maori, assicurata ogni sicurezza nei paraggi della
Nuova Zelanda. I pericoli che provenivano dagli uomini sono stati
scongiurati; rimangono solo quelli del mare, resi meno insidiosi dai
lavori idrografici e dal gigantesco faro eretto sopra una roccia isolata
dinanzi alla baia Nicholson, in fondo alla quale appare Wellington.
Nel gennaio del 1849 la New-Zealand Land Company mand
l'Aurora. a sbarcare i primi coloni sul litorale di quelle terre lontane.
La popolazione delle due isole non conta meno di ottocentomila
abitanti, e Wellington, capitale della colonia, ne possiede da parte sua
circa trentamila.
La citt sorge in un sito ameno ed costruita con regolarit; le vie
sono ampie e pulite. La maggior parte delle case sono di legno per
paura dei terremoti, frequenti nella provincia meridionale. Sono di
legno anche gli edifici pubblici, tra i quali il palazzo del governo,
posto in mezzo a un bel parco, e la cattedrale, che a dispetto della sua
natura religiosa non al riparo dei cataclismi terrestri. Questa citt,
meno importante e meno industriale e commerciale delle due o tre
sue rivali nella Nuova Zelanda, un giorno certamente le eguaglier
grazie all'impulso colonizzatore della Gran Bretagna. In ogni caso,
con la sua universit, la sua Camera legislativa, composta da
cinquantaquattro membri, di cui quattro maori nominati dal
governatore, la sua Camera dei deputati nominati direttamente dal
suffragio popolare, i collegi, le scuole, il museo, le officine per le
carni refrigerate, la prigione modello, le piazze, i giardini pubblici
dove l'elettricit si sostituir al gas, Wellington gode di comodit
eccezionali che potrebbero suscitare l'invidia di molte citt del
vecchio e del nuovo mondo.
Se il James Cook non aveva portato i suoi ormeggi sino alla riva
era per il motivo che il capitano Gibson voleva rendere pi difficile
la diserzione dei suoi uomini. La febbre dell'oro recava guai a
Wellington come a Dunedin e agli altri porti neo-zelandesi, dove
molte navi si trovavano nell'impossibilit di partire. Il signor Gibson
doveva prendere, quindi, ogni precauzione per mantenere al
completo il suo equipaggio e conservare anche le quattro nuove
reclute, che egli avrebbe preferito scambiare volentieri con altre. Del
resto, la sosta a Wellington sarebbe stata di brevissima durata:
ventiquattr'ore appena.
Le prime persone che ricevettero la sua visita furono il signor
Hawkins e Nat Gibson. Il capitano si era fatto portare a terra subito
dopo l'arrivo e suonavano le otto quando egli si present all'ufficio
del signor Hawkins, posto all'estremit di una via che sbocca sul
porto.
Babbo!
Amico mio!
Harry Gibson fu accolto con quelle parole non appena entrato
nell'ufficio. Egli aveva preceduto il figlio e il signor Hawkins che si
preparavano a scendere sulla riva, come facevano ogni mattina, per
vedere se il James Cook fosse stato segnalato dalla vedetta del
semaforo.
Il giovane si era subito gettato al collo del padre, poi fu l'armatore
a stringere il capitano tra le braccia.
Il signor Hawkins, a quel tempo sulla cinquantina, era di statura
media, con i capelli brizzolati, occhi chiari e dolci, buona salute e
sana costituzione. Esperto e attivo nel commercio, era anche molto
intraprendente negli affari. Sappiamo gi che la sua posizione a
Hobart Town gli garantiva un'assoluta tranquillit economica;
oltretutto, avendo fatto fortuna, avrebbe anche potuto ritirarsi dagli
affari. Ma dopo un'esistenza laboriosa, gli sarebbe mai convenuto
starsene in ozio? Per questo motivo, nell'intento di sviluppare il suo
armamento, che comprendeva varie navi, aveva fondato uno scagno a
Wellington, con un socio, il signor Balfour. Nat Gibson ne sarebbe
diventato l'impiegato principale, cointeressato, non appena il James
Cook avesse terminato la sua campagna.
Il figlio del capitano aveva allora ventun anni. D'intelligenza
vivace, serio, nutriva per suo padre e sua madre e anche per il signor
Hawkins un affetto profondo. Quest'ultimo e il capitano erano legati
da cos intima amicizia che Nat Gibson poteva ben unirli nello stesso
affetto. Entusiasta, pieno di ardore e amante del bello, egli aveva
l'animo dell'artista, pur dimostrando buone capacit negli affari
commerciali. Di statura superiore alla media, aveva occhi neri,
capelli e barba castani, portamento elegante, fisionomia simpatica e
sicurezza di tratto: piaceva subito e non aveva che amici. Non c'era
dubbio che egli non dovesse diventare, con il tempo, risoluto ed
energico. Avendo preso dalla madre, era di temperamento pi ardito
di quello del padre.
Nei momenti d'ozio, Nat Gibson si occupava con piacere e con
senso artistico di fotografia, quest'arte gi cos progredita in virt dei
processi di sviluppo che portano le istantanee al massimo della
perfezione. Non abbandonava mai il suo apparecchio e si pu ben
immaginare se egli se ne fosse servito, nel corso di quel viaggio,
fotografando luoghi pittoreschi, indigeni e paesaggi d'ogni genere.
Durante il suo soggiorno a Wellington, egli aveva fotografato
molte vedute della citt e dei dintorni. Anche il signor Hawkins era
interessato alla fotografia. Spesso la gente li vedeva partire insieme,
con il loro corredo fotografico a tracolla, per tornare con nuovi
gioielli per la loro raccolta.
Dopo aver presentato il capitano al signor Balfour, il signor
Hawkins torn in ufficio, seguito dal signor Gibson e da suo figlio.
Per prima cosa, essi parlarono di Hobart Town. Le notizie non
mancavano, in virt del servizio regolare stabilito tra la Tasmania e
la Nuova Zelanda. Anche il giorno prima era giunta una lettera della
signora Hawkins; quelle della signora Gibson aspettavano gi da
alcuni giorni l'arrivo del James Cook a Wellington.
Il capitano lesse la sua corrispondenza. Laggi tutti stavano bene;
le signore godevano ottima salute. L'assenza sembrava loro lunga,
vero, ma esse speravano che non si sarebbe prolungata ancora tanto.
Il viaggio doveva durare ancora solo poco tempo.
Tra cinque o sei settimane disse il signor Hawkins
saremo di ritorno a Hobart Town.
Cara mamma! esclam Nat Gibson. Sar felice di
rivederci, come lo siamo stati noi, caro babbo, nel riabbracciarti!
E come lo sono anch'io, ragazzo mio!
Amico mio, ho motivo di credere disse il signor Hawkins
che la traversata del James Cook sar ora di breve durata
Sono dello stesso parere, Hawkins.
Anche a velocit media, la navigazione tra la Nuova Zelanda e
la Nuova Irlanda piuttosto breve riprese l'armatore.
Soprattutto con questa stagione rispose il capitano. Il
mare bello fino all'equatore e i venti regolari; credo, come te, che
non subiremo ritardi, se la nostra sosta a Port Praslin non dovr
prolungarsi.
Non sar necessario, Gibson. Ho ricevuto dal signor Zieger una
lettera rassicurante. Il nostro corrispondente dice che nell'arcipelago
c' una grossa partita di merce, madreperla e copra,
7
che il brick
potr caricare senza difficolt.
Il signor Zieger sempre pronto a prendere in consegna le
nostre merci? chiese il capitano.
S, amico mio; ti ripeto che ho avuto assicurazione che non ci
sar nessun ritardo, da questo lato.
Non dimenticare, Hawkins, che dopo Port Praslin il brick
dovr recarsi a Kerawara
una faccenda di ventiquattr'ore, Gibson.
Ebbene, babbo, possiamo essere precisi sulla durata del
viaggio disse Nat Gibson. Quanto ci fermeremo a Port Praslin
e a Kerawara?
Circa tre settimane.
E il viaggio da Wellington a Port Praslin?
Altrettanto.
E il ritorno in Tasmania?
Circa un mese.
Tra due mesi e mezzo, allora, il James Cook potrebbe essere di
ritorno a Hobart Town.
S, forse prima che dopo.
Bene rispose Nat Gibson. Scriver oggi stesso alla
mamma: il corriere per l'Australia salper domani l'altro. Le chieder
di avere pazienza ancora per due mesi e mezzo; e che la signora
Hawkins ne abbia altrettanta, non vero, signor Hawkins?
S, ragazzo mio.
All'inizio del nuovo anno le due famiglie saranno riunite!
Due famiglie che ne formano una sola! rispose il signor
Hawkins. La mano dell'armatore e quella del capitano si strinsero

7
chiamata copra la mandorla della noce di cocco quando, seccata sulla sabbia
dal sole, pronta per essere macinata onde estrarne l'olio con cui si fa il sapone.
(N.d.A.)
affettuosamente.
Mio caro Gibson, mangeremo qui, con il signor Balfour
disse il signor Hawkins.
D'accordo, Hawkins.
Hai da fare qualcosa in citt?
No rispose il capitano. Bisogna per che torni a bordo.
Andiamo, allora esclam Nat Gibson. Avr piacere di
rivedere il brick, prima di trasportarvi i nostri bagagli di passeggeri.
Ma si fermer pure a Wellington qualche giorno! rispose il
signor Hawkins.
Ventiquattr'ore, al pi rispose il capitano. Non ho avarie
da riparare, n carico da imbarcare o sbarcare. Debbo soltanto
rinnovare le provviste e per fare ci mi basta un pomeriggio.
quindi necessario che dia qualche ordine a Balt.
Sei sempre soddisfatto del tuo nostromo?
S. pieno di zelo e conosce bene il mestiere.
E l'equipaggio?
Dei vecchi marinai non ho motivo di lagnarmi.
E; di quelli ingaggiati a Dunedin?
Non mi ispirano nessuna fiducia, ma non ho trovato di
meglio
Il James Cook partir, allora?
Domani, se non ci capita qui quello che ci accaduto a
Dunedin. In questo momento meglio che i capitani dei mercantili
non facciano sosta nei porti della Nuova Zelanda!
Intendi riferirti alla diserzione che decima gli equipaggi?
chiese il signor Hawkins.
Fa peggio che decimarli ribatt il signor Gibson. Su otto
marinai, io ne ho perduto quattro dei quali non ho saputo pi nulla.
Hai ragione, Gibson; bada che non si ripeta a Wellington ci
che accaduto a Dunedin.
Appunto per questo ho preso la precauzione di non permettere
a nessuno di sbarcare per qualsiasi motivo neppure al cuoco Koa.
meglio essere prudenti aggiunse Nat Gibson. Vi sono
in porto parecchie navi che non possono partire per mancanza di
marinai.
Non mi meraviglia rispose Harry Gibson. Conto perci
di spiegare le vele non appena imbarcate le provviste. Domattina, di
buon'ora, saremo pronti.
Quando il capitano aveva pronunciato il nome del nostromo, il
signor Hawkins non aveva potuto trattenere un gesto pieno di
significato.
Ti ho chiesto di Flig Balt disse egli allora perch non mi
aveva fatto un'impressione molto favorevole, quando lo abbiamo
ingaggiato a Hobart Town.
Lo so, ma le tue prevenzioni rispose il capitano non sono
giustificate. Egli svolge i suoi compiti con zelo; gli uomini sanno che
bisogna obbedirgli e il servizio non lascia affatto a desiderare.
Tanto meglio, preferisco essermi sbagliato sul suo conto; e
giacch ti ispira fiducia
Del resto, Hawkins, quando si tratta della manovra, io mi fido
solo di me stesso, tu lo sai; al nostromo lascio volentieri tutto il resto.
Dalla partenza a oggi, non ho avuto motivo di muovergli un solo
rimprovero, e se vorr tornare a imbarcarsi sul brick nel suo
prossimo viaggio
Dopo tutto, ci riguarda te solo, mio caro amico rispose il
signor Hawkins. Tu sei il migliore giudice di ci che ti conviene
fare.
Come si vede, la fiducia che Flig Balt ispirava a Harry Gibson
fiducia assai mal riposta era assoluta, tanto quel furbo aveva saputo
giocare le sue carte, al pari di Vin Mod. Ecco perch, quando il
signor Hawkins chiese ancora se il capitano fosse sicuro dei quattro
marinai che non avevano disertato, egli rispose:
Vin Mod, Hobbes, Wickley e Burnes sono buoni marinai e
quello che non hanno fatto a Dunedin non cercherebbero di farlo qui,
certamente.
Ne terremo conto al ritorno disse l'armatore.
Non per essi, dunque, che ho proibito ai marinai di scendere
a terra, ma per le quattro reclute.
E qui il signor Gibson rifer in quali condizioni Len Cannon,
Sexton, Kyle e Bryce erano venuti a bordo avendo fretta di sfuggire
alla polizia di Dunedin dopo la rissa avvenuta nella taverna delle
Three Magpies.
Cattivi soggetti disse l'armatore.
Senza dubbio, caro amico Ma tu sai in quale imbarazzo mi
sono trovato; in ritardo di una quindicina di giorni, gi mi stavo
chiedendo se non avrei dovuto aspettare dei mesi per completare
l'equipaggio! ecco perch si finisce per prendere ci che si trova
E ci si separa da ci che si trovato, non appena possibile
rispose il signor Hawkins.
ci che avrei fatto qui, a Wellington, se le circostanze lo
avessero permesso, ed quello che far a Hobart Town.
Abbiamo tempo per pensarci, babbo! disse Nat Gibson.
Il brick rester bene qualche mese in disarmo, non cos signor
Hawkins? E passeremo questo tempo in famiglia, fino al giorno in
cui io stesso torner a Wellington.
Le cose si aggiusteranno, Nat rispose l'armatore.
Il signor Hawkins, il signor Gibson e suo figlio lasciarono l'ufficio
e scesero sulla riva; chiamarono una barca che faceva servizio in
porto e si fecero condurre a bordo del brick.
Li ricevette il nostromo, sempre rispettoso e premuroso;
rassicurato da ci che gli aveva detto il capitano il signor Hawkins
gli fece buona accoglienza.
Vedo che godete buona salute, signor Hawkins gli disse
Flig Balt.
S, sto bene vi ringrazio rispose l'armatore.
I marinai Hobbes, Wickley e Burnes, che navigavano da pi anni
sul James Cook senza aver dato motivo di lagnanza, ricevettero le
felicitazioni del signor Hawkins.
Poi l'armatore baci J im sulle guance e il giovanetto dimostr
grande gioia nel rivederlo.
Ho buone notizie da parte di tua madre gli disse il signor
Hawkins. Essa spera che il capitano sia contento di te.
Contentissimo dichiar il signor Gibson.
Vi ringrazio, signor Hawkins disse J im. Mi fa gran
piacere saperlo.
Ed io non conto? disse Nat Gibson, attirandolo a s. Per
me non c' nulla?
Oh! si, signor Nat rispose J im, buttandosi al suo collo.
Che buon aspetto hai! aggiunse Nat. Se tua madre ti
vedesse ne sarebbe felice! Ti far la fotografia, prima di partire!
Rassomigliante?
Certo, se non ti muovi
Non mi muover, signor Nat!
Dopo aver parlato con Hobbes, Wickley e Burnes delle loro
famiglie, che abitavano a Hobart Town, il signor Hawkins rivolse
alcune parole a Vin Mod, il quale si mostr molto sensibile a quella
cortesia anche perch l'armatore lo conosceva meno dei suoi
compagni, considerato che era al suo primo viaggio a bordo del
James Cook.
Riguardo alle reclute, il signor Hawkins si limit a salutarle con
un semplice buon giorno.
Bisogna pur confessare, del resto, che la loro vista non gli fece
impressione migliore di quella che esse avevano fatto al signor
Gibson. Peraltro, si sarebbe potuto senza rischio permettere loro di
scendere a terra. Non avrebbero mai avuto l'idea di disertare, dopo
quelle quarantott'ore di navigazione, e sarebbero certamente rientrati
prima della partenza del brick. Vin Mod li aveva istruiti e, nonostante
la presenza del signor Hawkins e di Nat Gibson, essi ritenevano che
qualche occasione si sarebbe certamente presentata per impadronirsi
della nave. Sarebbe stato un po' pi difficile; ma c' qualcosa di
impossibile per gente senza fede n legge decisa a non indietreggiare
nemmeno dinanzi al delitto?
Dopo un'ora, durante la quale il signor Hawkins e il signor Gibson
esaminarono insieme i conti del viaggio, il capitano annunci che il
brick avrebbe ripreso il mare il giorno dopo, all'alba. L'armatore e
Nat Gibson sarebbero tornati in serata per prendere possesso della
propria cabina, dopo avervi fatto trasportare i bagagli.
Tuttavia, prima di tornare a terra, il signor Gibson chiese a Flig
Balt se avesse avuto bisogno di scendere a terra.
No, capitano rispose il nostromo. Preferisco restare a
bordo pi prudente e sorvegliare gli uomini.
Avete ragione Balt disse il signor Gibson. Bisogna, in
ogni caso, che il cuoco vada per le provviste.
Lo mander, capitano, e se necessario mander con lui anche
due uomini
Stabilita ogni cosa, il canotto che aveva condotto l'armatore e i
suoi compagni li ricondusse a terra. Tornarono allo scagno dove
abitava il signor Balfour e fecero colazione insieme.
Durante il pasto si parl di affari. Fino a quel momento il viaggio
del James Cook era stato molto favorito e aveva reso bene.
Il grande cabotaggio tendeva invero a svilupparsi notevolmente in
quella zona del Pacifico. La presa di possesso degli arcipelaghi vicini
alla Nuova Guinea da parte della Germania apriva nuovi sbocchi.
Non era senza motivo che il signor Hawkins aveva stretto rapporti
con il signor Zieger, suo corrispondente della Nuova Irlanda, ora Neu
Meklenburg. L'ufficio che egli aveva allora aperto a Wellington
doveva curare particolarmente questi rapporti grazie all'opera del
signor Balfour e di Nat Gibson che tra alcuni mesi sarebbe andato a
stare con lui.
Dopo colazione, Gibson volle occuparsi delle provviste del brick
che il cuoco sarebbe venuto a ritirare nel pomeriggio: conserve,
pollame, maiali, farina, legumi secchi, formaggio, birra, gin e sherry,
caff e spezie di vario genere.
Babbo, non uscirai di qui se prima non ti avr fatto il ritratto!

dichiar Nat.
Ancora! esclam il capitano.
Amico mio, noi due siamo posseduti dal demone della
fotografia aggiunse il signor Hawkins e non diamo requie alla
gente finch non abbia posato dinanzi al nostro obiettivo! Bisogna
perci che tu ti sottometta di buona grazia!
Ma a casa ho gi due o tre di questi ritratti!
Ebbene, ne avrai uno di pi! rispose Nat Gibson. E
poich partiamo domani, il signor Balfour si assumer il fastidio di
spedirlo a mia madre col prossimo corriere.
D'accordo disse il signor Balfour.
Vedi, babbo, il ritratto come il pesce riprese il giovane.
Ha valore solo quando fresco! Pensa che hai dieci mesi di pi di
quando sei partito da Hobart Town; sono certo che non somigli pi a
quella tua fotografia che sul caminetto della tua camera.
Nat ha ragione! conferm il signor Hawkins, ridendo. Ti
ho riconosciuto con difficolt, questa mattina!
Questa, poi esclam il signor Gibson.
Te lo assicuro Non c' nulla che trasformi come dieci mesi
di navigazione
Allora fa' pure, ragazzo mio rispose il capitano. Eccomi
pronto al sacrificio
Quale posa vuoi prendere? chiese scherzosamente
l'armatore. Quella del marinaio che parte o quella del marinaio
che arriva? La posa del comandante con il braccio teso verso
l'orizzonte e la mano che stringe il sestante o il cannocchiale? Quella
del padrone, dopo Dio?
Quella che vuoi tu, Hawkins.
E poi, quando sarai dinanzi all'apparecchio, cerca di pensare a
qualcosa! Dar pi espressione alla fisionomia! A che cosa penserai?
Penser a mia moglie, a mio figlio e a te, amico mio
rispose Gibson.
In tal caso otterremo un magnifico negativo!
Nat Gibson possedeva un apparecchio portatile assai perfezionato,
di quelli che in pochi secondi danno il negativo. Il signor Gibson
riusc molto bene, sembrava, stando a quello che il figlio aveva detto
dopo aver esaminato il negativo, il cui sviluppo sarebbe stato affidato
alle cure del signor Balfour.
Il signor Hawkins, il capitano e Nat Gibson lasciarono lo scagno
per andare a procurarsi il necessario per una navigazione d'una
decina di settimane. I depositi non mancano a Wellington e vi si
trovano provviste marittime di vario genere: prodotti alimentari,
dotazioni di bordo, attrezzi, carrucole, cordame, utensili, vele di
ricambio, strumenti di pesca, barili di catrame e di pece, utensili da
carpentiere e da calafato. Ma tranne poche guglie di cavo da
sostituire le necessit del brick si limitavano a ci che riguardava il
vitto dei passeggeri e dell'equipaggio; gli acquisti furono perci
presto fatti, pagati e mandati al James Cook, non appena i marinai
Wickley, Hobbes e il cuoco furono giunti.
Il signor Gibson sbrig nel contempo le formalit obbligatorie per
ogni nave che entra o che esce dal porto. Nulla avrebbe perci
impedito al brick di salpare all'alba, pi fortunato di altre navi
mercantili che la diserzione dei loro uomini costringeva a restare in
sosta a Wellington.
Durante queste corse attraverso la citt, tra gente affaccendata, il
signor Hawkins e i suoi compagni incontrarono un certo numero di
maori della campagna circostante. La loro importanza numerica
molto diminuita in Nuova Zelanda, come quella degli australiani in
Australia, e soprattutto quella dei tasmaniani in Tasmania, essendo
gli ultimi esemplari di questa razza quasi scomparsi. Oggi si contano
appena una quarantina di indigeni nell'isola del Nord e circa duemila
in quella del Sud. I maori si occupano in particolare della
coltivazione di ortaggi e soprattutto di alberi da frutto, i cui prodotti
sono abbondanti e di ottima qualit.
Gli uomini, bei tipi, sono di carattere energico e di robusta
costituzione. Le donne sembrano esser loro inferiori. In ogni caso,
bisogna abituarsi a vedere il sesso debole andare in giro con la pipa
in bocca e fumare pi smodatamente del sesso forte. Non ci si stupir
dunque se ci impedisce lo scambio di cortesie con le signore maore,
giacch la loro consuetudine non richiede soltanto di darsi il buon
giorno oppure una stretta di mano, ma di strofinare il naso dell'una
contro il naso dell'altra.
Sembra che questi indigeni siano di origine polinesiana ed anche
possibile che i primi immigranti nella Nuova Zelanda siano venuti
dall'arcipelago di Tonga-Tab posto a circa milleduecento miglia a
nord.
Vi sono due motivi, insomma, perch questa popolazione
diminuisca e sia destinata pi in l a sparire. La prima causa di
distruzione la malattia, soprattutto la tubercolosi, che fa grande
strage nelle famiglie. La seconda, ancora pi terribile,
l'ubriachezza; ed da notare che le donne occupano il primo posto in
questo spaventoso abuso di alcolici.
D'altra parte, bisogna osservare che il regime di alimentazione
presso i maori si profondamente modificato. Grazie ai missionari,
l'influenza del cristianesimo si fatta determinante. Un tempo gli
indigeni erano antropofago e chi potrebbe dire che questo nutrimento
molto azotato non convenisse al loro temperamento? Comunque
sia, meglio che essi muoiano piuttosto che mangiarsi a vicenda,
anche se, come pot dire un turista dotato di spirito d'osservazione,
il cannibalismo non ebbe mai che un solo scopo, la guerra: divorare
gli occhi e il cuore del nemico, per acquistarne il coraggio e la
sagacia.
I maori resistettero all'invasione britannica sino al 1875; fino a
quando, cio, l'ultimo re di King Country si sottomise all'autorit
della Gran Bretagna.
Verso le sei, il signor Hawkins, il capitano e Nat Gibson
tornarono in ufficio per cenare; poi, dopo aver salutato il signor
Balfour, si fecero condurre a bordo del brick. Il James Cook avrebbe
levato l'ancora alle prime luci del giorno.

CAPITOLO V
ALCUNI GIORNI DI NAVIGAZIONE
ERANO le sei del mattino, quando il James Cook spieg le vele per
lasciare il porto. La nave dovette fare alcune evoluzioni per uscire
dalla baia attraverso il canale sinuoso. Dopo aver contornato la punta
Nicholson, grazie a numerose virate, si cacci nello stretto dove il
vento contrario soffiava da nord. Quando fu all'altezza di Orokiva, la
brezza marina dell'ovest gli permise di attraversare la vasta
insenatura che si apre sul litorale di Ika-na-Maoui, tra Wellington e
New Plymouth, oltre il capo Egmont.
Tagliando obliquamente questa baia, il James Cook si era dunque
allontanato dalla terra che doveva poi ritrovare alla latitudine del
suddetto capo.
La distanza da percorrere lungo la costa occidentale dell'isola del
Nord era di circa cento miglia: con vento persistente avrebbe potuto
essere superata in tre giorni. Del resto, considerata la direzione del
vento, non sarebbe stato possibile restare in vista del litorale di cui
Harry Gibson conosceva perfettamente il rilievo idrografico: non vi
sarebbe stato nessun pericolo per il brick a starsene un po' lontano.
La prima giornata trascorse in piacevoli condizioni. Seduti vicino
alla tuga, il signor Hawkins e Nat Gibson si lasciavano cullare
dall'impressione deliziosa del procedere della nave. Un po' inclinata a
causa del vento, essa sfuggiva rapidamente alle lunghe ondate
lasciandosi dietro una scia ondeggiante di spuma. Il capitano andava
e veniva, gettando rapidi sguardi all'abitacolo posto dinanzi al
timoniere, e scambiando qualche parola con i passeggeri. Met
dell'equipaggio era di guardia a prua; l'altra met si riposava
nell'alloggio dopo aver ricevuto la razione del mattino. Erano state
gettate a rimorchio molte lenze, e certo a mezzogiorno, all'ora del
pasto, esse non sarebbero state tirate senza portare alcuni di quei
pesci di cui quei mari abbondano.
Bisogna anche sapere che i paraggi della Nuova Zelanda sono
frequentatissimi dalle balene. Questa pesca si esercita con grande
successo. Intorno al brick, in quella vasta baia, apparve un certo
numero di balene che sarebbe stato facile catturare.
Ci indusse il signor Hawkins a dire al capitano, mentre insieme
guardavano questi enormi mammiferi che giocherellavano in
superficie:
Ho sempre desiderato esercitare il cabotaggio e insieme la
pesca, Gibson. Credo che si possano trarre buoni guadagni sia
dall'uno sia dall'altra.
possibile! rispose il capitano. Le baleniere che visitano
questi mari riempiono facilmente la loro stiva di barili di olio, di
grasso e di fanoni.
8

Si diceva a Wellington fece notare Nat Gibson che le
balene si lascino catturare pi facilmente qui che altrove.
vero disse il capitano. Pare che ci sia dovuto al fatto
che il loro udito non sia cos addestrato come quello delle altre
specie. perci possibile accostarle a tiro di fiocina. Si pu dire che
balena segnalata balena catturata, a meno che il cattivo tempo non
ci si metta di mezzo. Purtroppo i colpi di vento in questi mari sono
frequenti e terribili.
D'accordo rispose il signor Hawkins. Un giorno o l'altro
armeremo un battello da pesca.
Ma con un altro capitano, amico mio! A ciascuno il suo
mestiere. Io non sono baleniere.
Con un altro capitano, d'accordo, Gibson, e con un'altra nave.
Ci vuole un'attrezzatura particolare che il James Cook non potrebbe
avere.
Certo, Hawkins, ci vuole una nave che possa imbarcare
duemila barili d'olio nel corso di una campagna di pesca che, a volte,
dura anche due anni, e delle piroghe per l'inseguimento degli animali,
e un equipaggio di trenta o quaranta uomini, tra fiocinieri, bottai,
fabbri, carpentieri, marinai e mozzi, oltre a tre ufficiali, almeno, e a

8
I fanoni venivano soprattutto utilizzati per le stecche dei busti e degli ombrelli.
(N.d.T.)
un medico.
Babbo, il signor Hawkins non ometterebbe nulla di ci che
occorre a questo armamento disse Nat Gibson.
una grossa faccenda, ragazzo mio rispose il capitano.
Il mio parere che in questa parte del Pacifico il cabotaggio dia
guadagni pi sicuri. Vi sono state campagne di pesca rovinose.
Aggiungo che le balene, troppo inseguite, ora tendono ad allontanarsi
verso i mari polari. Occorre andare a cercarle fin nei pressi dello
stretto di Bering, dalla parte delle isole Kurili, o nei mari antartici:
viaggi lunghi e pieni di pericoli, dai quali qualche nave non ha mai
fatto ritorno.
Dopo tutto, mio caro Gibson, questa solo un'idea disse
l'armatore. Si vedr, pi in l. Stiamo nel cabotaggio, che ha
sempre dato buoni risultati, e riportiamo il brick a Hobart Town con
un bel carico nella stiva.
Verso le sei della sera, il James Cook avvist la costa dinanzi alla
baia Waimah, all'altezza dei piccoli porti di Ohawe. Poich
spuntavano alcune nuvole all'orizzonte, il capitano fece ammainare i
velacci e prendere una mano di terzaroli nelle vele di gabbia. Questa
precauzione si impone a tutte le navi, in quei paraggi, dove i colpi di
vento sono improvvisi e violenti, e ogni sera l'equipaggio diminuisce
la velatura per timore di una sorpresa.
Il brick, infatti, fu discretamente sballottato fino al mattino e
dovette portarsi alcune miglia al largo dopo aver avvistato il faro di
capo Egmont. Spuntato il giorno, torn verso terra, dalla quale il
signor Gibson non voleva tenersi lontano, e pass dinanzi all'apertura
di New Plymouth, importante citt dell'isola del Nord.
Il vento, cresciuto durante la notte, ora soffiava forte, rendendo
impossibile spiegare i velacci ammainati il giorno prima; il signor
Gibson dovette accontentarsi perci di spiegare i terzaroli delle
gabbie. Il brick filava a dodici nodi, piegato a destra, sollevato a
lungo dall'ondata proveniente dal largo. A volte le onde, battendo sul
bordo, coprivano la prua di spruzzi. Il bompresso si tuffava fino a
bagnare la figura di prua per poi risollevarsi subito.
I colpi di beccheggio e di rollio non mettevano in imbarazzo n il
signor Hawkins n Nat Gibson: avevano gi navigato e perci vi
erano abituati; il mal di mare non lo avrebbero sofferto. Respiravano
con soddisfazione l'aria vivificante impregnata di salsedine di cui i
polmoni possono ampiamente riempirsi. Nel contempo, i loro sguardi
traevano piacere dalla contemplazione dei paesaggi infinitamente
vari della costa occidentale.
Questa costa forse pi strana di quella dell'isola del Sud. Ika-na-
Maoui il nome in lingua polinesiana significa il pesce di Maoui
appare pi ricca di insenature, baie, e porti di Tawa-Pounamou,
nome che gli indigeni danno al lago nel quale si raccoglie la giada
verde. Dal largo, l'occhio abbraccia la verdeggiante catena montuosa
dalla quale un tempo sgorgavano le eruzioni vulcaniche. Essa
costituisce l'ossatura, o meglio la colonna vertebrale dell'isola, la cui
larghezza media di una trentina di leghe. La superficie della Nuova
Zelanda, nell'insieme, non inferiore a quella delle isole britanniche:
costituisce una seconda Gran Bretagna che il Regno Unito possiede
ai suoi antipodi, nel Pacifico. Se l'Inghilterra separata dalla Scozia
da quello stretto fiume che la Tweed, qui invece un braccio di
mare che separa l'isola del Nord dall'isola del Sud.
Da quando il James Cook aveva lasciato il porto di Wellington, le
probabilit d'impadronirsi della nave erano certamente scemate. Flig
Balt e Vin Mod ne parlavano spesso, e quel giorno, nell'ora di
colazione, che riuniva nella tuga il signor Hawkins, Nat Gibson e il
capitano, essi tornarono a parlarne. Vin Mod reggeva il timone ed
essi non correvano il rischio d'essere ascoltati dai marinai di quarto a
prua.
Ah! quel maledetto avviso! non cessava di ripetere Vin
Mod. quello che ci ha impedito di fare il colpo! Per
ventiquattr'ore, quell'accidente di nave ci rimasta attaccata alle
costole! Se il suo comandante dovesse mai pendere dall'alto di un
pennone, vorrei esser io a tirare la corda che gli stringer il collo!
Non poteva proseguire la sua rotta invece di filare di conserva con il
brick? Senza quell'avviso il James Cook ora non avrebbe pi n il
capitano n i suoi uomini! Percorrerebbe i mari orientali con un buon
carico, diretto alle isole Tonga o alle Figi.
Parole! disse Flig Balt.
Ci si consola come si pu rispose Vin Mod.
Si tratta di sapere riprese il nostromo se la presenza a
bordo dell'armatore e del figlio del capitano non ci obblighi a
rinunciare
Questo mai! esclam Vin Mod. I nostri compagni non ci
sentono da quell'orecchio! Len Cannon e gli altri avrebbero ben
trovato il modo di svignarsela a Wellington, se avessero pensato che
il brick dovesse tornare tranquillamente a Hobart Town! Vogliono
navigare per conto proprio e non per conto del signor Hawkins!
Queste sono parole, ripeto disse Flig Balt, alzando le
spalle. Possiamo sperare che l'occasione si ripresenti?
S! afferm Vin Mod, che si sentiva invadere dalla rabbia
nel vedere lo scoraggiamento del nostromo. E sapremo ben
approfittarne! Se non sar oggi o domani, sar dopo nei paraggi
della Papuasia in quegli arcipelaghi in cui la polizia non d
fastidio! Facciamo una supposizione a mo' di esempio L'armatore
e qualche altro, Nat Gibson e due o tre marinai, non tornano pi a
bordo, una sera Non si sa che cosa ne stato di loro Il brick
riparte, non cos?
Vin Mod soffiava questi pensieri criminosi nell'orecchio di Flig
Balt. Deciso a non lasciarlo tentennare, risoluto a spingerlo fino agli
estremi, egli non pot trattenere una formidabile bestemmia quando
il nostromo gli diede, per la terza volta, una risposta poco
incoraggiante:
Non sono che parole, queste nientaltro che parole!
Vin Mod lanci un'altra orribile bestemmia, che fu udita questa
volta fin dalla sala della tuga. Il signor Gibson si alz da tavola e
comparve sulla porta posteriore.
Che cosa c'? chiese.
Nulla, signor Gibson rispose Flig Balt. Una sbandata che
per poco non ha buttato sul ponte Vin Mod.
Ho creduto per un momento di essere scaraventato in mare
disse il marinaio.
Il vento forte e il mare cattivo disse il signor Gibson, dopo
aver esaminato con un rapido colpo d'occhio la velatura del brick.
Il vento tende a spirare da est fece rilevare Flig Balt.
vero, ne arriva qualche soffio, Mod Non c' pericolo ad
accostarsi alla terra.
Dato quell'ordine e vistolo eseguito, il signor Gibson rientr nella
tuga.
Ah! mormor Vin Mod. Se comandaste voi, il James
Cook, mastro Balt, invece di poggiare, orzerebbe piuttosto
S, ma io non sono il capitano! rispose Flig Balt, andando
verso prua.
Ma lo sar, tuttavia diceva Vin Mod a se stesso. Bisogna
che egli lo sia, a costo di essere impiccato!
Quel giorno furono viste meno balene del giorno precedente, la
qual cosa spiegava le poche baleniere incontrate in quei paraggi. Di
solito si cerca di catturarle lungo il litorale orientale, dalle parti di
Akaroa e della baia delle isole di Tawa-Pounamou. Ma il mare non
era deserto. Un certo numero di navi di cabotaggio scendevano o
risalivano, al riparo della terra, attraverso e oltre la baia di Taranaki.
Nel pomeriggio, favorito sempre dal forte vento, e dopo aver
perduto di vista la cima del Whare-Orino, alto duemila piedi, la cui
base bagnata dal mare, il James Cook pass dinanzi ai porti di
Kawhia e di Aotea, dove rientrava una flottiglia di battelli da pesca
che non potevano pi tenere il largo.
Il signor Gibson dovette allora prendere un terzaruolo nelle gabbie
conservando la vela di mezzana, la grande vela, la randa e i fiocchi.
Se il mare fosse diventato cattivo e se il vento si fosse mutato in
tempesta, egli avrebbe avuto sempre un rifugio vicino per la notte;
verso le sei di sera, infatti, la nave si sarebbe trovata dinanzi ad
Auckland. Egli prefer, quindi, non mutare rotta.
Supponendo che il James Cook fosse stato costretto a cercare un
rifugio contro il maltempo proveniente dal largo, la nave lo avrebbe
trovato senza fatica ad Auckland. La baia, di cui questa citt occupa
il fondo verso settentrione, una delle pi sicure di questa zona del
Pacifico. Quando un bastimento ne ha superato la stretta gola tra le
rocce di Parera e il Manukan hafen, esso naviga nell'interno di una
rada protetta da tutti i lati. Non c' necessit di raggiungere neppure
il porto: la rada basta a offrire buon ancoraggio a pi flotte.
Con simili vantaggi per il commercio marittimo, non pu destare
meraviglia se la citt abbia acquistato rapidamente grande
importanza. Se si tiene conto dei suoi sobborghi, essa conta circa
sessantamila abitanti. Disposta sulle colline meridionali della baia,
essa ha aspetto vario, con le sue piazze, i giardini che la flora
tropicale abbellisce, le vie larghe e pulite, contornate da palazzi e
botteghe; questa strana citt, industriale e commerciale insieme, pu
suscitare l'invidia di Dunedin e di Wellington.
Se il signor Gibson si fosse rifugiato nel porto, vi avrebbe
incontrato cento navi in arrivo e in partenza. In questa parte
settentrionale della Nuova Zelanda, l'attrazione delle miniere d'oro si
faceva sentire meno che non nella parte meridionale di Ika-na-
Maoui, e ancora meno che nelle province di Tawa-Pounamou, dove
il brick avrebbe potuto sbarazzarsi, senza troppe difficolt, delle
reclute imbarcate a Dunedin sostituendole con quattro o cinque
marinai da scegliere tra quelli che il disarmo delle navi lascia liberi
da ingaggio. E non c' dubbio che il capitano si sarebbe deciso a farlo
tanto poca era la fiducia che gli ispiravano Len Cannon e i suoi
compagni con gran dispetto di Flig Balt e di Vin Mod, se egli
avesse gettato l'ancora ad Auckland. Ma, per evitare altri ritardi, egli
ritenne utile di starsene con poche vele tutta la notte, in mare aperto.
Qualche volta, anzi, per far fronte alle onde che provenivano da
ovest, si mise alla cappa e si allontan dalla costa, le cui luci
sembravano troppo vicine a dritta.
In breve, il James Cook si comport magnificamente, per l'abile
manovra di colui che lo dirigeva. La nave non sub avarie di rilievo,
n allo scafo n all'alberatura.
Il giorno dopo, 2 novembre, con vento pi moderato e mare
migliore, il brick passava al gran lasco dinanzi a un'altra rada, pi
ampia di quella di Auckland: la rada di Kaipara, in fondo alla quale
sorta Port Albert.
Infine, ventiquattr'ore dopo, scemato notevolmente il vento, si
lasciava dietro, dopo un percorso di settanta od ottanta miglia, le
vette dei Mannganni Bluff, la baia di Hokianga, la punta Beef e il
capo Van Diemen. A sinistra, si lasciava le scogliere dei Three
Kings. Il mare si apriva ora libero dinanzi alla prua fino a quel
groviglio di arcipelaghi compreso tra l'equatore e il tropico del
Capricorno, e cio gli arcipelaghi della Tonga, delle Ebridi e delle
Salomone.
Non c'era dunque che da mettere la prua a nord-ovest, sulle terre
della Nuova Guinea, lontane ancora millenovecento miglia, per
avvistare le Luisiadi e, oltre, i gruppi ora diventati domini coloniali
della Germania.
Se il vento e il mare lo avessero favorito, il signor Gibson contava
d'effettuare quella traversata nel pi breve tempo possibile.
Risalendo verso la linea equinoziale, i periodi burrascosi sono meno
frequenti e meno temibili che non nei paraggi dell'Australia e della
Nuova Zelanda. D'altra parte, una nave esposta, come si sa, alle
calme che possono ritardare per lunghi giorni la navigazione a vela,
mentre rendono rapida e sicura la navigazione a vapore. Ma
quest'ultima risulta troppo costosa; quando si tratta di esercitare il
grande e il piccolo cabotaggio nei lontani mari del Pacifico, conviene
avvalersi della tela piuttosto che sprecare carbone.
Comunque sia, il vento debole e intermittente minacciava di
ridurre a due o tre miglia all'ora la velocit del brick. Eppure la nave
aveva spiegato tutte le vele, comprese quelle di straglio e i velacci.
Ma se la calma assoluta fosse sopraggiunta, quando non c' un soffio
d'aria che increspi la superficie del mare e le onde lunghe cullano la
nave senza spostarla, tutto quell'apparato di vele non sarebbe servito
a nulla. Il signor Gibson avrebbe potuto trarre aiuto soltanto dalle
correnti che in quella zona del Pacifico portano generalmente a nord.
Tuttavia, il vento non cadde completamente. Un magnifico sole
sembrava mettere il mare in ebollizione, come se fosse stato
surriscaldato negli strati inferiori. Le vele alte si gonfiavano e il
James Cook si lasciava dietro una lieve scia.
Nella mattinata, mentre il signor Hawkins, Nat Gibson e il
capitano chiacchieravano di cose di cui di solito si parla durante la
navigazione, e cio del tempo che fa e di quello che far, il signor
Gibson disse:
Non credo che questo tempo duri.
Perch? chiese l'armatore.
Vedo all'orizzonte certe nuvole che presto ci porteranno vento,
a meno che non mi sbagli di grosso
Ma quelle nuvole non si alzano fece notare il signor
Hawkins. Se si alzano un poco, si dissipano
Non importa, amico mio; quelle nuvole finiranno per prendere
corpo e le nuvole significano vento!
Il quale ci sarebbe favorevole aggiunse Nat Gibson.
Ma noi non abbiamo bisogno di un vento da tre terzaroli
disse il capitano. Ci basta quello che occorre per gonfiare i nostri
coltellacci e arrotondare le nostre vele basse.
Che cosa dice il barometro? chiese il signor Hawkins.
Tende ad abbassarsi rispose Nat Gibson, dopo aver
consultato l'apparecchio posto nella sala della tuga.
Scenda pure disse il capitano purch scenda lentamente e
non faccia salti da scimmia, che si arrampica e ruzzola gi dal suo
albero di cocco! Se le calme sono noiose, i colpi di vento sono
temibili, ed io credo, tutto sommato, che sia preferibile
Voglio dirti io ci che sarebbe preferibile, Gibson disse il
signor Hawkins. Sarebbe preferibile avere a bordo un motore
ausiliario da quindici o venti cavalli. Servirebbe a farci fare della
strada quando non c' pi un alito di vento nell'atmosfera e ci
aiuterebbe a entrare nei porti e a uscirne
Finora ne abbiamo fatto a meno e ne faremo a meno ancora per
un pezzo rispose il capitano.
Il fatto , amico mio, che tu sei rimasto il marinaio della
vecchia marina mercantile
Proprio cos, Hawkins; non sono adatto per questo genere di
navi miste! Se sono costruite bene per andare a vapore sono costruite
male per la vela, e viceversa
In ogni caso, babbo, ecco laggi del fumo disse Nat Gibson
che sarebbe bello se provenisse in questo momento dalla nostra
nave.
Il giovane indicava con la mano un lungo pennacchio di fumo
nerastro che si allungava all'orizzonte verso nord-ovest. Non era
possibile scambiarlo per una nuvola: era il fumo di uno steamer che
filava rapidamente in direzione del brick. Prima di un'ora i due
bastimenti si sarebbero trovati l'uno accanto all'altro.
L'incontro in mare con una nave sempre interessante. Si cerca di
indovinarne la nazionalit dalla forma dello scafo e dalla
disposizione dell'alberatura, in attesa che essa abbia issato la
bandiera in segno di saluto. Harry Gibson aveva portato il suo
cannocchiale all'occhio e una ventina di minuti dopo che lo steamer
era stato avvistato credette di essere in grado di dire che era una nave
francese.
Non si sbagliava; quando il bastimento non fu pi che a due
miglia dal James Cook, la bandiera tricolore sali sul picco della
randa.
Il brick rispose subito inalberando la bandiera del Regno Unito.
Quello steamer di otto o novecento tonnellate, che molto
probabilmente era una carboniera, doveva esser diretto verso un
porto della Nuova Olanda.
Verso le undici e mezzo era a poche gomene dal brick e gli si
faceva ancora pi vicino come se avesse l'intenzione di scambiare
qualche frase. Del resto, il mare calmissimo favoriva la manovra che,
peraltro, non presentava pericoli. A bordo dello steamer non ci si
preparava a mettere in mare una scialuppa; domande e risposte
sarebbero state scambiate, perci, per mezzo del megafono, come
d'uso.
Ecco quel che fu detto, in lingua inglese, tra lo steamer e il brick:
Il nome della vostra nave?
James Cook, di Hobart Town.
Capitano?
Capitano Gibson.
Capito.
E voi?
L'Assomption, di Nantes, capitano Foucault.
Dove andate?
A Sydney, Australia.
Capito.
E voi?
A Port Praslin, Nuova Irlanda.
Venite da Auckland?
No, da Wellington.
Capito.
E voi?
Da Amboine, nelle Molucche.
Buona navigazione?
Buona Un'informazione: ad Amboine si preoccupati per la
sorte della goletta Wilhelmina di Rotterdam, che sarebbe dovuta
arrivare gi da un mese proveniente da Auckland. Ne avete notizie?
Nessuna.
Ho fatto rotta per l'ovest attraverso il Mar dei Coralli disse
il capitano Foucault ma non l'ho incontrata Contate forse di
cercarla a est della Nuova Irlanda?
nostra intenzione.
Forse la Wilhelmina stata disalberata da qualche tempesta
Possibilissimo
Vi preghiamo di vigilare nell'attraversare questi paraggi
Vigileremo.
E ora, buon viaggio, capitano Gibson.
Buon viaggio anche a voi, capitano Foucault!
Un'ora dopo il James Cook, che aveva perduto di vista lo steamer,
metteva la prua a nord-nord-ovest e si dirigeva verso l'isola di
Norfolk.

CAPITOLO VI
SI AVVISTA L'ISOLA DI NORFOLK
L'ISOLA di Norfolk, posta in quei paraggi del Pacifico a 2902' di
latitudine sud e a 10542' di longitudine est, ha la figura geometrica
di un quadrilatero quasi regolare su tre lati, il cui litorale si incurva,
si solleva e modifica verso nord-ovest la sua regolarit. Ai suoi
quattro angoli, le punte Howe, Nord-Est, Rocks e Rochy: pi
eccentricamente un picco, il Pitt Mount, che innalza la sua cima a
circa millecento piedi di altezza.
Quest'isola, il cui perimetro di circa sei leghe, circondata,
come tutte le altre di quel vasto oceano, da un anello di corallo che la
protegge come una muraglia protegge una piazzaforte. L'onda lunga
del largo non eroder mai la sua base di creta giallastra che una lieve
risacca basterebbe a distruggere, perch le onde si rompono contro le
rocce coralline prima di raggiungerla. Le navi perci possono
accostarsi soltanto con difficolt, scivolando attraverso passaggi
stretti e pericolosi, esposte alle sorprese dei turbini e dei risucchi. A
Norfolk non esistono porti veri e propri. Soltanto a sud, nella baia
Sydney, furono creati dei penitenziari. Per la posizione isolata, per la
difficolt di sbarcarvi e per quella di uscirne, sembra infatti che la
natura abbia destinato quest'isola a essere una prigione.
opportuno anche notare che al sud, in direzione degli isolotti
Nepcan e Philips, che completano il piccolo gruppo, le barriere di
corallo si prolungano fino a sei o sette leghe dal litorale.
Pur nelle sue piccole dimensioni, l'isola tuttavia una ricca
particella del dominio coloniale della Gran Bretagna. Quando la
scopr, nel 1774, Cook rimase per prima cosa stupito dalla magnifica
vegetazione, nel clima mite e caldo insieme dei tropici. La si sarebbe
detta un'aiuola staccata dalle campagne della Nuova Zelanda, adorna
di identiche piante. Vi cresce in abbondanza un lino di qualit
superiore, il phormium tenax, e una specie di pino bellissimo
appartenente al genere delle araucarie. Poi, a perdita d'occhio, si
stendono pianure verdeggianti, dove crescono spontaneamente
l'acetosella e il finocchio. Gi agli inizi del secolo, il governo
britannico aveva trasferito nell'isola una colonia di deportati. Con il
lavoro di questi disgraziati furono dissodati terreni e intrapresi lavori
agricoli; la resa del granturco giunse a tal punto che i moggi si
contarono a migliaia. L'isola era come un granaio ricolmo posto tra
l'Australia e la Nuova Zelanda. Ma troppi scogli d'ogni genere la
circondano e ne impediscono praticamente l'utilizzo.
In presenza di tali ostacoli, la colonia penale dovette essere perci
abbandonata una prima volta. Ma poich in quest'isola si potevano
tenere agevolmente, sotto un pugno di ferro, i criminali pi incalliti
della Tasmania e della Nuova Galles, la colonia fu riorganizzata.
Essa ebbe fino a cinquecento deportati, sorvegliati da
centoventiquattro militari e una amministrazione di centocinquanta
impiegati. Vi fu fondata e valorizzata una fattoria statale e il raccolto
del granturco assicur il consumo in cereali.
L'isola di Norfolk era disabitata all'epoca in cui il grande
navigatore ne determin la posizione geografica. Nessun indigeno
maori o malese vi era stato attratto nonostante la ricchezza del suolo.
Essa non ebbe mai altra popolazione all'infuori dei condannati
deportativi dal governo britannico. Era deserta quando fu scoperta ed
tornata deserta. Nel 1842, per la seconda e senza dubbio per
l'ultima volta, l'Inghilterra abbandon quella colonia penale per
trasferirla a Port Arthur, sulla costa meridionale della Tasmania.
Quattro giorni dopo aver perduto di vista le estreme punte della
Nuova Zelanda, il James Cook avvist l'isola di Norfolk. Con vento
medio, aveva percorso ottanta miglia durante la giornata del 2,
centoventi nella giornata del 3, altrettante durante la giornata del 4, e
solo settanta il giorno 5, il vento essendo caduto. Verso sera, il brick
aveva superato la distanza di circa quattrocento miglia che separa le
due isole.
Nel pomeriggio, la vedetta segnal a nord-est una altura. Era la
cima del Pitt Mount; verso le cinque, la nave era dinanzi alla punta
nord-est dell'isola di Norfolk.
Nel corso di quella navigazione, il signor Gibson aveva fatto
attentamente sorvegliare la zona di mare che la nave attraversava.
Sulla rotta del James Cook non era stato avvistato nessun rottame: il
mistero della scomparsa della nave olandese Wilhelmina era pur
sempre da scoprire.
A mano a mano che il sole declinava dietro le alture dell'isola, il
vento cadeva, il mare assumeva un aspetto lattiginoso e dalla sua
superficie, gonfiata dall'onda lunga, sparivano le increspature.
L'indomani mattina, il brick sarebbe stato certamente ancora in vista
dell'isola. Ne era a due miglia appena e, per prudenza, evitava di
accostarvisi di pi, i banchi di corallo allungandosi pericolosamente
al largo. Il James Cook, del resto, era quasi immobile, come se
avesse lasciato cadere l'ancora. Nessuna corrente lo trascinava e le
sue vele ricadevano con i loro imbrogli in larghe pieghe. Se il vento
si fosse alzato, sarebbe bastato lasciarle libere per rimettersi in
cammino.
Il signor Gibson e i suoi passeggeri non avevano dunque che da
godersi quella magnifica serata sotto un cielo puro e sgombro.
Dopo cena, il signor Hawkins, il capitano e Nat Gibson andarono
a sedersi a poppa.
Eccoci nella calma assoluta disse il signor Gibson.
Purtroppo non vedo segno che possa far presagire il ritorno del
vento.
Ci secondo me non dovrebbe durare disse il signor
Hawkins.
Perch? chiese il capitano.
Perch non siamo nel pieno della stagione calda, e il Pacifico
non gode di fama che giustifichi il nome che gli stato dato un po'
alla leggera
Ne convengo. Tuttavia, amico mio, anche in questa stagione, le
navi rimangono pi giorni prese nella calma; e se ci capitasse al
James Cook non ne sarei affatto sorpreso.
Per fortuna rispose l'armatore non siamo pi ai tempi in
cui l'isola di Norfolk aveva una popolazione di briganti. Allora, non
sarebbe stato prudente stare fermi nelle sue vicinanze.
vero; sarebbe stato necessario vigilare molto attentamente.
Nella mia infanzia ho sentito parlare disse il signor
Hawkins di quei forsennati che n i castighi n la disciplina delle
case di correzione avevano potuto correggere e dei quali il governo
aveva ritenuto di trasferire una colonia nell'isola di Norfolk.
Vi dovevano essere ben sorvegliati disse Nat Gibson.
D'altra parte, come avrebbero potuto evadere da un'isola alla quale le
navi non possono neppure accostarsi?
Ben sorvegliati, certo, lo erano, ragazzo mio rispose il
signor Hawkins. La fuga era difficile, anche! Ma per dei criminali
che non indietreggiano dinanzi a nessun delitto, quando si tratta di
riacquistare la libert, tutto possibile, anche ci che non sembra
esserlo.
Vi sono state frequenti evasioni, signor Hawkins?
S, Nat, anche incredibili! A volte i deportati riuscivano a
impadronirsi di qualche imbarcazione dello stato, a volte ne
costruivano qualcuna di nascosto, con pezzi di corteccia d'albero; e
non esitavano a prendere il largo.
Con novanta probabilit su cento di morire dichiar il
signor Gibson.
Senza dubbio rispose il signor Hawkins. E quando
incontravano nelle acque dell'isola qualche nave come la nostra, essi
facevano presto a saltarvi dentro e a sbarazzarsi dell'equipaggio! Poi
se ne andavano a esercitare la pirateria lungo gli arcipelaghi della
Polinesia dove non era facile trovare le loro tracce.
Ma ora tutto questo non pi da temere disse il capitano
Gibson. Si noter che ci che aveva appena detto il signor Hawkins
era vero e coincideva con i progetti formulati da Flig Balt e da Vin
Mod. Bench non fossero segregati nell'isola di Norfolk, essi
avevano per gli istinti criminali dei deportati: volevano fare ci che
quella gente avrebbe fatto, e cio mutare l'onesto brick della ditta
Hawkins in una nave di pirati, ed esercitare con essa il brigantaggio
nei paraggi del Pacifico centrale dove molto difficile reprimerlo.
Se il James Cook non aveva, dunque, pi nulla da temere nelle
vicinanze dell'isola di Norfolk, il penitenziario essendo stato
trasferito a Port Arthur, esso non era per meno minacciato dalla
presenza a bordo delle reclute di Dunedin, decise ad assecondare i
progetti di Vin Mod e del nostromo.
Ebbene, poich non vi nessun pericolo disse allora Nat
Gibson mi permetti, babbo, di prendere il canotto?
Che cosa vuoi fare?
Vorrei andare a pescare ai piedi delle rocce. Abbiamo ancora
due ore di luce: il momento migliore e mi terr sempre in vista del
brick.
Non c'era motivo per non soddisfare il desiderio del giovane. Due
marinai e lui sarebbero bastati per tendere le lenze accanto ai banchi
di corallo. Quelle acque erano molto pescose ed essi sarebbero certo
tornati dopo aver fatto buona pesca.
Del resto, il signor Gibson ritenne di doversi ancorare dov'era; e
poich la corrente portava verso sud-est, egli mand l'ancora con
trentacinque braccia di catena sopra un fondo sabbioso.
Preparato il canotto, Hobbes e Wickley si disposero ad
accompagnare Nat Gibson. Erano, come sappiamo, due bravi
marinai, dei quali il capitano poteva fidarsi.
Allora va', Nat disse a suo figlio. Ma non restare fino a
notte.
Te lo prometto, babbo.
E portaci una buona frittura per la colazione di domani
aggiunse il signor Hawkins. E anche un po' di vento, se ne rimane
ancora sulla costa!
L'imbarcazione scese in mare e sotto la spinta vigorosa dei remi
super in breve le due miglia che separavano il brick dalle prime
rocce coralline.
Furono buttate le lenze; Nat Gibson non aveva avuto neppur
bisogno di lanciare il raffio sugli scogli. Non c'era corrente e neppure
risacca. Il canotto rimase fermo non appena disarmati i remi.
I banchi si stendevano dalla parte dell'isola fino a circa mezzo
miglio e di conseguenza, meno che nel sud, in direzione delle isole
Philips. Bench non fosse pi illuminata dal sole, celato dalla massa
del Pitt Mount, lo sguardo poteva distinguere i particolari della costa:
greti ristretti tra rocce di calcare giallastro, insenature chiuse, punte
rocciose, e molti fiumiciattoli che scivolavano a migliaia verso il
mare attraverso le fitte foreste e le pianure verdeggianti dell'isola. Il
litorale era deserto: non c'era una sola capanna, sotto gli alberi, n
filo di fumo che uscisse fuori delle fronde, n una sola piroga
ancorata dietro le punte o tratta sulla sabbia.
Tuttavia, la vita non mancava nella parte compresa tra la cresta
dei banchi e la terra. Ma essa era dovuta unicamente alla presenza di
uccelli acquatici che riempivano l'aria con le loro strida discordi:
corvi dalla peluria biancastra, cuculi dalle penne verdi, martin-
pescatori con il corpo color alga marina, storni dagli occhi di rubino,
rondinelle di mare, mangiabruchi, pigliamosche, per non parlare
delle fregate che passavano sbattendo rapidamente le ali.
Se Nat Gibson avesse portato con s il fucile, avrebbe potuto
sparare qualche buon colpo, senza frutto, vero, perch questo
genere di selvaggina non commestibile. Sarebbe stato meglio, in
previsione del prossimo pasto, chiedere al mare ci che l'aria non
poteva dare: e il mare si rivel generoso.
Dopo un'ora trascorsa ai piedi dei banchi il canotto era gi in
grado di portare a bordo il nutrimento di tutto l'equipaggio per due
giorni. Il pesce abbonda in quelle acque chiare i cui fondali sono irti
di piante marine, sotto le quali formicolano crostacei, molluschi,
conchiglie, granchi, languste, pale-moni, gamberetti, tridaines,
scarabei, hlives, ovuli, patelle, e bisogna che esso sia inesauribile se
si considera che gli anfibi, foche e altri, ne fanno un enorme
consumo.
Tra i pesci che essi pescarono con le lenze e che presentavano una
straordinaria variet di specie, gareggianti per lo splendore dei loro
colori, Nat Gibson e i due marinai riuscirono a catturare molte coppie
di blenni. Il blennio un animale bizzarro che ha gli occhi in cima
alla testa, mascelle iugulate, color gridellino, il quale vive nell'acqua,
corre sui greti e salta sugli scogli con mosse di sariga o di canguro.
Erano le sette. Il sole era allora scomparso e i suoi ultimi raggi
purpurei si spegnevano sulla cima del Pitt Mount.
Signor Nat, non vi pare che sia ora di tornare a bordo? disse
Wickley.
Sarebbe meglio aggiunse Hobbes. La sera, a volte, si
alza un po' di brezza da terra; se il brick potesse approfittarne, non
bisognerebbe farlo aspettare.
Ritirate le lenze rispose il giovane. Torniamo a bordo del
James Cook. Temo per di non poter portare al signor Hawkins il
vento che mi ha ordinato.
Non ce n' neppure tanto da riempire il berretto! disse
Hobbes.
Non vi sono nuvole al largo aggiunse Wickley.
Andiamo! ordin Nat Gibson.
Ma prima di allontanarsi dal banco si alz in piedi a poppa del
canotto e percorse con lo sguardo la catena di scogli che si incurvava
intorno alla punta di nord-est. Gli tornava alla memoria la scomparsa
della goletta di cui non si avevano pi notizie. Se avesse potuto
scorgere qualche rottame della Wilhelminal Qualche relitto portato
dalle correnti verso l'isola! Non poteva darsi il caso che, non essendo
andato completamente distrutto lo scafo della nave, parte di esso
fosse ancora visibile a nord o a sud della punta?
Anche i due marinai scrutarono la costa per una distesa di varie
miglia. Tutto fu inutile; essi non videro nessun relitto della goletta
segnalata dallo steamer.
Wickley e Hobbes stavano per mettersi ai remi, quando, su una
roccia staccata dal litorale, Nat Gibson credette di distinguere una
forma umana. Poich era distante circa un miglio e il crepuscolo gi
cominciava a oscurare l'orizzonte, egli si chiese se si sbagliava o no.
Non era per caso un uomo attirato sulla spiaggia dall'arrivo del
canotto? E non sembrava che quell'uomo agitasse le braccia per
invocare soccorso? Era impossibile dirlo.
Guardate disse Nat Gibson ai due marinai.
Wickley e Hobbes guardarono nella giusta direzione, ma in
quell'istante, avendo l'ombra invaso quella parte di litorale, la forma
umana, se era tale, disparve.
Non ho visto nulla disse Wickley.
Io neppure afferm Hobbes.
Eppure credo di non essermi sbagliato disse Nat Gibson.
Un attimo fa, l c'era un uomo
Credete di aver visto un uomo? chiese Wickley.
In cima a quella roccia. Faceva dei cenni forse chiamava, ma
la sua voce non poteva giungere fin qui.
Spesso si incontrano delle foche su questi greti, verso il
tramonto rilev Hobbes. Quando una di esse si alza in piedi,
facile scambiarla con un uomo.
Lo so rispose Nat Gibson. A questa distanza, anche
possibile che io abbia visto male
L'isola di Norfolk forse abitata, attualmente? chiese
Hobbes.
No rispose il giovane. Non vi sono indigeni. Ma dei
naufraghi potrebbero essere stati costretti a cercarvi rifugio.
E se vi sono naufraghi aggiunse Wickley potrebbero
essere quelli della Wilhelmina.
A bordo! esclam Nat Gibson. probabile che domani il
brick sia ancora qui; con i cannocchiali scruteremo il litorale, che
all'alba sar in piena luce.
I due marinai fecero forza sui remi e venti minuti dopo il canotto
raggiungeva il James Cook. Il capitano, che diffidava sempre di una
parte dell'equipaggio, ebbe cura di far tirare su il canotto.
I pesci ebbero la migliore accoglienza da parte del signor Hawkins
e poich egli si interessava di storia naturale, pot studiare
comodamente quei blenni, di cui non aveva mai avuto esemplari tra
le mani.
Nat Gibson inform suo padre di ci che credeva di aver visto, nel
momento in cui stava per staccarsi dai banchi di corallo.
Il capitano e l'armatore prestarono molta attenzione al racconto
del giovane. Essi non ignoravano che, dopo l'abbandono dell'isola
come luogo di detenzione, essa doveva essere deserta e che gli
indigeni dei vicini arcipelaghi (australiani, maori, o papuasi) non
avevano mai avuto l'idea di stabilitisi.
possibile, tuttavia, che ci siano dei pescatori da queste parti
fece notare Flig Balt, il quale prendeva parte alla conversazione.
Pu darsi rispose l'armatore. Non c' da stupirsi in questa
stagione dell'anno.
Hai forse visto qualche imbarcazione tra gli scogli? chiese il
capitano al figlio.
Nessuna.
Credo, allora, che il signor Nat si sia sbagliato disse il
nostromo.
La sera era gi scura Secondo me, capitano, faremo bene a
prepararci alla partenza nel caso che questa notte si alzi il vento.
Si capiva bene che Flig Balt, gi contrariato per la presenza del
signor Hawkins e di Nat Gibson a bordo del brick, dovesse temere
moltissimo l'eventuale imbarco di altri passeggeri. In questo caso,
egli sarebbe stato costretto a rinunciare ai suoi progetti, cosa invece
che non intendeva fare, deciso com'era a impadronirsi con i suoi
complici della nave, prima del suo arrivo alla Nuova Zelanda.
Ma riprese il capitano se Nat non si sbagliato, se su
questa costa vi fossero dei naufraghi (e perch non potrebbero essere
quelli della Wilhelmina?) bisogner portar loro aiuto. Mi
sembrerebbe di venir meno al mio dovere di uomo e di marinaio se
spiegassi le vele prima di esserne certo.
Hai ragione, Gibson approv il signor Hawkins. Ma, ora
che ci penso, l'uomo che Nat ha creduto di vedere potrebbe anche
essere un deportato fuggito dalla casa di pena e rimasto sull'isola
Quest'uomo allora dovrebbe essere molto vecchio rispose il
capitano. L'evacuazione dell'isola risale al 1842 e se a quell'epoca
egli era gi al bagno, dovrebbe avere pi di settantanni, giacch
siamo nel 1885.
Hai ragione, Gibson; torno piuttosto all'idea che i naufraghi
della goletta olandese possano essere stati buttati qui, sempre che Nat
non si sia sbagliato
No! non mi sono sbagliato afferm il giovane.
In questo caso quei poveretti si troverebbero l disse il
signor Hawkins da una quindicina di giorni; probabile che il
naufragio non risalga a data pi lontana.
Da ci che ci ha detto il capitano del'Assomption, sembrerebbe
cos rispose il signor Gibson. Domani faremo perci quello che
si pu fare, quello che dobbiamo fare Se, come asserisce Nat, un
uomo si trova su questa parte della costa, vi rimarr certamente fino a
giorno fatto per tener d'occhio il brick; nonostante la distanza, con i
cannocchiali riusciremo a vederlo.
Ma, capitano insistette il nostromo. Pu darsi che il
vento questa notte si alzi, e che sia un vento favorevole
Che si alzi o non si alzi, Balt, il James Cook rester all'ancora e
non ci prepareremo a partire senza aver prima mandato un canotto in
ricognizione. Non lascer l'isola che dopo aver visitato i dintorni di
East-North-Point, anche se dovessimo spendervi un'intera giornata!
Benissimo, babbo; sono sicuro che non sar una giornata
perduta.
Sei dello stesso parere, Hawkins? chiese il capitano,
rivolgendosi all'armatore.
Senz'altro! rispose il signor Hawkins.
E a dire il vero non c'era neppur motivo di felicitarsi con il signor
Gibson per la decisione adottata; agire in quel modo, non era forse un
dovere di umanit?
Quando fu di nuovo a prua, Flig Balt raccont a Vin Mod ci che
era stato detto e che si era stabilito di fare. Il marinaio non ne rimase
pi soddisfatto del nostromo. Dopo tutto, forse Nat Gibson si era
sbagliato forse nessuno dei naufraghi della Wilhelmina si era
rifugiato su quella costa. Il problema sarebbe stato risolto prima di
dodici ore.
Giunse la notte, abbastanza oscura e con la luna nuova. Un'alta
cortina di nebbie celava le costellazioni. Tuttavia, all'ovest la terra
appariva confusa, come una massa un po' scura, ai piedi di
quell'orizzonte.
Verso le nove, un lieve venticello suscit un po' di maretta intorno
al James Cook, che si gir di un quarto sull'ancora. Quel venticello
sarebbe potuto servire per raggiungere il nord, soffiando da sud-
ovest. Ma il capitano non mut parere e il brick rimase in
ancoraggio.
Del resto, si trattava di soffi intermittenti che sfioravano la cresta
del Pitt Mount; poi il mare torn ad essere calmo.
Il signor Hawkins, il signor Gibson e suo figlio erano seduti a
poppa. Non avendo fretta di rientrare nelle loro cabine, aspiravano
l'aria fresca della sera, dopo la calura del giorno.
Erano le nove e venticinque quando Nat Gibson si alz e guard
verso terra; poi fece qualche passo verso sinistra.
Un fuoco! c' un fuoco! disse.
Un fuoco? ripet l'armatore.
S, signor Hawkins.
In quale direzione?
In direzione della roccia dove ho visto quell'uomo.
vero! disse il capitano.
Come vedete, non mi ero sbagliato! esclam Nat Gibson.
Un fuoco brillava in quella direzione, un fuoco di legna che
produceva grandi fiammate, fra turbini di fumo denso.
Gibson, quel fuoco un segnale fatto a noi disse il signor
Hawkins.
Non vi dubbio! rispose il capitano. Vi sono dei
naufraghi nell'isola!
Naufraghi o non naufraghi, erano certamente esseri umani quelli
che chiedevano soccorso. Quale ansia dovevano provare per il timore
che il brick avesse gi levato l'ancora!
Bisognava tranquillizzarli, e ci fu fatto immediatamente.
Nat, prendi il fucile disse e rispondi a quel segnale! Il
giovane entr nella tuga e torn a uscirne con una carabina.
Tre spari risonarono, dei quali il litorale rimand l'eco al James
Cook.
Nello stesso tempo, un marinaio agit tre volte un fanale, prima di
issarlo in cima all'albero di trinchetto.
Ora non c'era pi che da attendere l'alba; il James Cook si sarebbe
allora messo in comunicazione con quell'angolo dell'isola di Norfolk.

CAPITOLO VII
I DUE FRATELLI
ALL'ALBA, una nebbia assai fitta aveva invaso l'orizzonte
occidentale. Del litorale dell'isola si distingueva appena la linea
rocciosa. Ma quelle brume non avrebbero certamente tardato a
dissiparsi; la cima del Pitt Mount appariva infatti al disopra del
nebbione gi inondata dai raggi del sole.
Del resto, il naufrago o i naufraghi non dovevano essere inquieti.
Anche se il brick non era ancora visibile, non avevano essi udito e
visto, nella notte, i suoi segnali che rispondevano ai loro? La nave
non poteva aver lasciato il suo ancoraggio; tra un'ora, senza dubbio,
la sua lancia sarebbe stata mandata a terra.
Prima di mettere in mare l'imbarcazione, il signor Gibson avrebbe
voluto, e non senza motivo, vedere la punta sgombra di nebbia. Era
l che il fuoco era stato acceso ed era l che si sarebbero fatti vedere i
naufraghi che avevano chiesto aiuto al James Cook. Era evidente,
comunque, che essi non possedevano neppure una piroga, perch, in
tal caso, sarebbero gi saliti a bordo.
Il vento cominciava a soffiare dal sud-est; alcune nuvole,
allungate tra cielo e mare, indicavano che la brezza sarebbe
aumentata nel corso della mattinata. Se non era per il motivo che lo
teneva all'ancora, il signor Gibson avrebbe gi impartito gli ordini
per la partenza.
Poco prima delle sette, la base del banco corallifero lungo il quale
spumeggiava la risacca bianchiccia si indovin nella nebbia. Le
volute di vapore si dissiparono un po' per volta e la punta si rese
visibile.
Salito sulla tuga, Nat Gibson esaminava con il cannocchiale la
costa. Egli fu il primo a gridare:
l! O meglio, sono l!
Sono in molti? chiese l'armatore.
In due, signor Hawkins.
Il signor Hawkins prese a sua volta il cannocchiale.
Ci fanno dei segnali esclam. Agitano un pezzo di tela
attaccato in cima a un bastone.
Il cannocchiale pass nelle mani del capitano, il quale not la
presenza di due uomini, in piedi sulle ultime rocce, all'estremit della
punta. La nebbia, gi dissipatasi, permetteva ora di vederli anche a
occhio nudo. Che tra quei due ci fosse quello che Nat Gibson aveva
visto la sera prima, era fuor di dubbio.
La grande lancia in mare! ordin il capitano.
Nello stesso tempo, per suo ordine, Flig Balt iss la bandiera
britannica al picco della randa in risposta ai segnali.
Il signor Gibson aveva detto di calare in mare la lancia grande per
il caso che avesse dovuto imbarcare pi di due persone. Era
possibile, infatti, che altri naufraghi si fossero rifugiati sull'isola,
ammettendo che essi facessero parte dell'equipaggio della
Wilhelmina. Bisognava sperare, anzi, che tutti avessero raggiunto
quella costa dopo aver abbandonato la goletta.
Calata in mare l'imbarcazione, il capitano e suo figlio vi presero
posto: Nat si mise al timone e quattro marinai ai remi. Vin Mod, che
era tra di essi, nel momento in cui scavalcava il parapetto, fece al
nostromo un gesto che manifestava la sua irritazione.
La lancia si diresse verso il banco di corallo. Il giorno precedente,
pescando lungo quel banco, Nat Gibson aveva notato una stretta
apertura che permetteva di superare la barriera degli scogli. Per
raggiungere la punta non c'era pi che una distanza di sette od otto
gomene.
In meno di un quarto d'ora, l'imbarcazione raggiunse il passaggio
da dove furono allora scorti i resti del fuoco che era stato mantenuto
acceso tutta la notte; accanto a quei resti si trovavano i due uomini.
A prua della lancia, Vin Mod, impaziente, si voltava spesso a
guardarli, tanto da ostacolare l'uso dei remi.
Badate a remare, Mod! gli grid il capitano. Quando
saremo a terra potrete soddisfare la vostra curiosit come meglio
vorrete!
Come vorr! mormor il marinaio, che per la rabbia
avrebbe spezzato il remo.
Il passaggio serpeggiava tra le punte di corallo che sarebbe stato
pericoloso abbordare. Le creste aguzze, taglienti come acciaio,
avrebbero fatto presto a danneggiare, lo scafo dell'imbarcazione. Il
signor Gibson ordin quindi di moderare la velocit. Non vi fu, del
resto, nessuna difficolt a raggiungere l'estremit della punta. Il
mare, che avvertiva il vento del largo, favoriva la marcia. Alla base
delle rocce spumeggiava una notevole risacca.
Il capitano e suo figlio osservavano i due uomini: si tenevano per
mano, immobili, in silenzio; non facevano gesti, n lanciavano
richiami. Quando la lancia manovr per accostarsi alla punta, Vin
Mod pot facilmente scorgerli.
Uno di essi sembrava avere trentacinque anni, l'altro trenta. Con i
vestiti a brandelli e il capo nudo, nulla faceva pensare che fossero
marinai. Quasi della stessa statura, essi si somigliavano abbastanza
per far pensare che fossero fratelli. Avevano entrambi capelli biondi
e barba incolta. Non erano, comunque, indigeni della Polinesia.
Fu allora, prima ancora che fossero sbarcati, quando il capitano
era ancora seduto a poppa, che il maggiore dei due uomini avanz
fino all'estremit della punta e, in inglese, ma con accento straniero,
grid:
Grazie per esserci venuti in aiuto grazie!
Chi siete? chiese il signor Gibson, non appena ebbe
accostato.
Siamo olandesi.
Naufraghi?
Naufraghi della goletta Wilhelmina.
Siete i soli scampati?
Soli comunque, i soli arrivati su questa costa dopo il
naufragio. Dall'incertezza manifestata con quelle ultime parole,
apparve chiaro che quell'uomo ignorava se avesse trovato rifugio in
un continente o in un'isola.
Il grappino della lancia fu mandato a terra; dopo che un marinaio
lo ebbe fissato a un incavo della rupe, Gibson e i suoi compagni
sbarcarono.
Dove siamo? chiese il maggiore dei due.
Sull'isola di Norfolk rispose il capitano.
L'isola di Norfolk ripet il pi giovane.
I naufraghi appresero allora che si trovavano in un'isola solitaria,
nella zona occidentale del Pacifico. Di tutti coloro che la goletta
olandese aveva a bordo, essi erano i soli ad avervi trovato rifugio.
Che ne era stato della Wilhelmina? Era forse affondata? Essi non
furono nella possibilit di rispondere con precisione alle domande del
signor Gibson. Ecco che cosa narrarono sulle cause del naufragio.
Quindici giorni prima la goletta era stata investita durante la notte;
forse a tre o quattro miglia a oriente dell'isola di Norfolk.
Uscendo dalla nostra cabina disse il maggiore dei fratelli
siamo stati trascinati in un turbine. La notte era scurissima e
nebbiosa. Ci siamo aggrappati a una gabbia per polli che, per fortuna,
ci passava vicino. Tre ore dopo, la corrente ci portava a questo banco
di corallo dal quale a nuoto abbiamo raggiunto la costa.
Allora siete qui da due settimane? chiese il signor Gibson.
Da due settimane.
Non avete visto nessuno?
Nessuno rispose il pi giovane. Siamo propensi a credere
che qui non ci sia anima viva; almeno, da questa parte del litorale.
Non vi venuta l'idea di andare verso l'interno? chiese Nat
Gibson.
Si rispose il maggiore dei fratelli. Ma sarebbe stato
necessario attraversare fitte foreste, rischiando di smarrirvisi, e nelle
quali forse non avremmo trovato di che sfamarci.
E poi disse l'altro a che sarebbe servito? Ci avete detto or
ora che siamo sopra un'isola deserta Era meglio non lasciare il
litorale, per non rinunciare alla speranza di essere scorti, se una nave
fosse passata qui vicino, e di venire tratti in salvo, come lo siamo
ora
Avete ragione.
Questo brick come si chiama? chiese il fratello minore.
il brick inglese James Cook.
E il suo capitano?
Sono io rispose il signor Gibson.
Ebbene, capitano, come vedete disse il fratello maggiore,
stringendo la mano del signor Gibson abbiamo fatto bene ad
aspettarvi su questa punta!
Infatti, se avessero voluto contornare la base del Pitt Mount o
raggiungerne la cima, i naufraghi, incontrando difficolt
insormontabili, sarebbero caduti sfiniti di stenti e di fatica nelle
invalicabili foreste dell'interno.
Ma come avete fatto a vivere, tra stenti e privazioni? chiese
allora il signor Gibson.
Il nostro nutrimento era limitato a pochi prodotti vegetali
rispose il fratello maggiore. Radici strappate qua e l, cuori di
palma tagliati in cima agli alberi, acetosella, cicrbita, finocchio
marino, pigne dell'araucaria Se avessimo avuto una lenza o
avessimo potuto fabbricarcela, non sarebbe stato difficile procurarci
del pesce che qui abbonda ai piedi delle rocce.
E il fuoco? Come avete potuto accenderlo?
Nei primi giorni, abbiamo dovuto farne a meno rispose il
fratello pi giovane. Non avevamo fiammiferi, o meglio, quelli
che avevamo erano inservibili. Per fortuna, risalendo verso la
montagna, abbiamo trovato una solfatara che lancia ancora qualche
fiamma. Era circondata da strati di zolfo e questo ci ha messo in
grado di cucinare radici e ortaggi.
Siete vissuti in questo modo per quindici giorni? disse il
capitano.
In questo modo, capitano. Ma confesso che le forze ci
venivano meno eravamo ormai alla disperazione quando, nel
tornare dalla solfatara, ho scorto la vostra nave ancorata a due miglia
dalla costa
Era cessato il vento disse il signor Gibson. Poich la
corrente minacciava di portarci a sud-est, sono stato costretto a
gettare l'ancora.
Era gi tardi riprese il fratello maggiore. Rimaneva
appena un'ora di luce e noi eravamo ancora a pi di mezza lega
nell'interno. Dopo aver corso a perdifiato verso la punta, scorgemmo
un canotto che si preparava a raggiungere il brick. Ho chiamato, ho
invocato aiuto con i gesti
C'ero io nel canotto disse allora Nat Gibson. Mi parso
di vedere un uomo, un uomo solo, su questa roccia, nel momento in
cui cominciava a farsi buio
Ero io disse il fratello maggiore. Avevo preceduto mio
fratello Ma quale non fu la mia delusione quando vidi il canotto
allontanarsi senza che io fossi stato visto! Abbiamo creduto che ogni
probabilit di salvezza ci abbandonasse. Si alzava un po' di vento; e
se il brick fosse partito durante la notte, per essere il giorno dopo al
largo dell'isola?
Povera gente! mormor il signor Gibson.
La costa era immersa nell'ombra, capitano. La nave non si
vedeva pi. Le ore passavano. Ci venne l'idea, allora, di accendere il
fuoco sulla punta. Portammo bracciate di erbe e di rami secchi e un
po' di carbone ardente del focolare che tenevamo acceso sul greto.
Presto ne sorse una fiammata magnifica. Se il brick fosse stato
sempre all'ancora, gli uomini di quarto avrebbero dovuto vederla.
Che gioia quando, verso le dieci, udimmo il vostro triplice sparo! Un
fanale brill dov'era il brick: eravamo stati visti! Ora eravamo certi
che la nave avrebbe atteso il giorno, prima di partire, e che all'alba
saremmo stati raccolti! Ma era tempo, capitano Come quando siete
arrivato, voglio ancora dirvi: grazie! grazie!
Era evidente che i naufraghi non ne potevano pi; erano allo
stremo delle forze per l'insufficiente alimentazione di quei giorni.
Solo pochi cenci ricoprivano le loro nudit; avevano perci fretta,
com' facile capire, di trovarsi a bordo del James Cook.
Imbarchiamoci disse il signor Gibson. Voi avete bisogno
di mangiare e di abiti. Vedremo in seguito ci che si potr fare.
I superstiti della Wilhelmina non avevano motivo di tornare sul
litorale.
Avrebbero avuto ci che era loro necessario, senza bisogno di
rimettere piede sull'isola!
Non appena il signor Gibson, suo figlio e i due fratelli ebbero
preso posto a poppa, fu ripreso il grappino e la lancia riprese la via
del ritorno.
Il signor Gibson aveva notato, udendoli parlare, che i due giovani
si esprimevano come persone appartenenti a una classe sociale
superiore a quella in cui si reclutano di solito i marinai. Tuttavia,
aveva voluto aspettare di essere in presenza del signor Hawkins
prima di informarsi sulla loro condizione.
Da parte sua, Vin Mod si era anche reso conto, con vivissimo
rammarico, che essi non appartenevano a quel genere di marinai
pronti a tutto, come Len Cannon e i suoi compagni di Dunedin, e che
non erano neppure degli avventurieri del tipo che si incontra molto
spesso in quei paraggi del Pacifico.
I due fratelli non facevano parte dell'equipaggio della goletta;
erano dunque dei passeggeri, forse i soli a essere usciti sani e salvi
dall'investimento. Vin Mod diventava perci sempre pi irascibile al
pensiero che i suoi progetti non avrebbero potuto essere realizzati.
La lancia si accost alla nave e il signor Gibson, suo figlio e i
naufraghi salirono sul ponte. Questi ultimi furono presentati subito al
signor Hawkins, il quale non cel la propria commozione nel vedere
lo stato miserevole in cui essi si trovavano. Dopo aver dato loro la
mano, disse:
Siate i benvenuti, amici miei!
Non meno commossi, i due fratelli avrebbero voluto gettarsi ai
suoi piedi; egli lo imped loro:
No! disse. No! Siamo troppo felici
Le parole venivano meno a quel brav'uomo, ed egli non pot che
approvare Nat Gibson quando questi grid: Da mangiare! Si dia
loro da mangiare! Muoiono di fame
I due fratelli furono condotti nel quadrato dov'era servita la prima
colazione, e dove ebbero modo di rifarsi dopo quindici giorni di
privazioni e di sofferenze.
Poi il signor Gibson mise a loro disposizione la cabina che
custodiva gli abiti scelti per il ricambio dei capi di vestiario
dell'equipaggio. Terminato di lavarsi e di vestirsi, essi tornarono a
poppa, dove in presenza del signor Hawkins, del capitano e di suo
figlio, narrarono la loro storia.
I due giovani erano olandesi, originari di Groningen. Si
chiamavano Karl e Pieter Kip. Karl, il maggiore, era ufficiale della
marina mercantile dei Paesi Bassi, aveva gi fatto molte traversate,
come luogotenente e poi come secondo, a bordo di navi mercantili.
Pieter, il cadetto, era socio in una ditta di Amboine (isola delle
Molucche) corrispondente della ditta Kip di Groningen.
La ditta esercitava il commercio all'ingrosso e al mezzo-ingrosso
di prodotti dell'arcipelago olandese; in particolare di noci moscate e
di chiodi di garofano abbondantissimi nella colonia. Se la ditta non
era tra le pi importanti della citt, il suo direttore, se non altro,
godeva di eccellente reputazione nel mondo commerciale.
Il signor Kip padre, vedovo da alcuni anni, era morto cinque mesi
prima. La sua morte era stata un grave colpo per gli affari della ditta
e fu necessario prender dei provvedimenti per impedire la
liquidazione dell'azienda in condizioni svantaggiose. Prima di tutto
occorreva che i due fratelli tornassero a Groningen.
Karl Kip aveva allora trentacinque anni. Abile marinaio, in
procinto di diventare capitano, aspettava un comando che non
avrebbe tardato ad ottenere. Non aveva forse l'intelligenza acuta del
fratello; era meno uomo d'affari e meno adatto di lui nel dirigere
un'impresa commerciale, ma lo vinceva in risolutezza, energia, forza
e resistenza fisica. Il suo pi grave rammarico proveniva dal fatto che
la situazione finanziaria della ditta Kip non gli avrebbe mai permesso
di possedere una sua nave. Se ne avesse avuto una, Karl Kip avrebbe
allora esercitato la navigazione di lungo corso per proprio conto. Ma
non sarebbe stato possibile sottrarre un centesimo dai fondi
impegnati nel commercio e il desiderio del figlio maggiore non
aveva potuto essere realizzato.
Karl e Pieter erano uniti da una stretta amicizia, che nessun
disaccordo aveva mai turbato: erano ancor pi legati dalla simpatia
che dal sangue. Tra di essi, non c'era mai stata un'ombra, mai una
nuvola di gelosia o di rivalit. Ciascuno restava nella propria sfera
d'azione; il maggiore aveva i viaggi lontani, le emozioni, i pericoli
del mare; l'altro aveva il lavoro d'ufficio, ad Amboine e i rapporti con
l'ufficio di Groningen. Ad essi bastava la loro famiglia. Non avevano
neppure cercato di farsene una seconda, di stringere nuovi legami che
li avrebbero forse separati. Era gi troppo che il padre fosse in
Olanda, Karl in mare, Pieter alle Molucche. Quest'ultimo, intelligente
e con un senso spiccato per gli affari, si dedicava completamente ad
essi. Il suo socio, olandese come lui, non faceva che estenderli: non
disperando mai di accrescere la fiducia nella ditta Kip, egli non
risparmiava n tempo n fatica.
Alla morte del signor Kip, Karl era nel porto di Amboine a bordo
di un tre alberi olandese di Rotterdam, sul quale espletava le funzioni
di secondo. I due fratelli furono dolorosamente colpiti da quella
perdita che li privava del padre, per il quale nutrivano profondo
affetto, e del quale non avevano potuto raccogliere le ultime parole,
l'ultimo respiro!
I due fratelli presero allora questa decisione: Pieter si sarebbe
separato dal suo socio di Amboine, per tornare a Groningen a
dirigervi la ditta paterna.
Ma il tre alberi Maximus, sul quale Karl Kip era venuto alle
Molucche (nave gi vecchia e in cattive condizioni) fu dichiarato
inadatto al viaggio di ritorno. Battuto dal cattivo tempo durante la
traversata dall'Olanda alle Isole, ora non poteva essere utilizzato che
per la demolizione. Il capitano, gli ufficiali e i marinai dovevano
essere rimpatriati in Europa a cura della ditta Hoppers di Rotterdam
alla quale esso apparteneva.
Il rimpatrio avrebbe richiesto senza dubbio un soggiorno molto
lungo ad Amboine per attendere che l'equipaggio potesse imbarcarsi
su qualche nave in partenza per l'Europa; i due fratelli invece
avevano premura di tornare a Groningen.
Karl e Pieter decisero allora di imbarcarsi sulla prima nave in
partenza sia da Amboine sia da Ceram o da Ternate che sono altre
isole dell'arcipelago delle Molucche.
In quei giorni giunse la goletta Wilhelmina di Rotterdam per farvi
una brevissima sosta. Era una nave di cinquecento tonnellate che
avrebbe raggiunto il suo porto d'attracco facendo scalo, fra l'altro, a
Wellington, di dove il suo comandante, il capitano Roebok, avrebbe
fatto vela verso l'Atlantico doppiando il capo Horn.
Se il posto di secondo fosse stato vacante, non c' dubbio che Karl
Kip lo avrebbe ottenuto. Ma il personale era al completo e nessun
membro del Maximus pot essere accettato. Non volendo perdere
quella occasione, Karl Kip prese allora una cabina da passeggero
sulla Wilhelmina.
La goletta parti il 23 settembre. Il suo equipaggio era costituito dal
capitano Roebok, dal secondo Stourn, da due nostromi e da dieci
marinai, tutti di origine olandese.
La navigazione fu molto favorita lungo il tratto del mare degli
Arafura, cos strettamente chiuso tra la costa settentrionale
dell'Australia, la costa meridionale della Nuova Guinea e il gruppo
delle isole della Sonda, a ovest, che lo protegge dall'onda lunga
dell'oceano Indiano. A est quel mare non offre altra uscita, oltre lo
stretto di Torres, il quale termina con il capo York.
All'ingresso di questo stretto, la nave ebbe venti contrari che
ritardarono il suo cammino di alcuni giorni. Soltanto il 6 ottobre essa
riusc a districarsi dai numerosi scogli e a sboccare nel Mar dei
Coralli.
Dinanzi alla Wilhelmina si apriva ora l'immenso Pacifico, fino a
capo Horn, che essa doveva raggiungere dopo una breve sosta a
Wellington, nella Nuova Zelanda. Il cammino era lungo, ma i fratelli
Kip non avevano avuto altra scelta.
Nella notte dal 19 al 20 ottobre ogni cosa procedeva bene a bordo;
i marinai di guardia erano a prua, quando si verific un terribile
incidente che la pi scrupolosa vigilanza non avrebbe potuto evitare.
Pesanti, oscure nebbie ricoprivano un mare perfettamente calmo,
come del resto accade sempre in tali condizioni atmosferiche.
La Wilhelmina aveva i fanali regolamentari, verde a destra, rosso
a sinistra; nella fitta nebbia, nessuno purtroppo avrebbe potuto
vederli, neppure a mezza gomena di distanza.
A un tratto, senza che si udissero i muggiti di una sirena e prima
ancora che fosse stato avvistato un fuoco qualsiasi di posizione, la
goletta fu investita nel fianco sinistro, all'altezza della tuga
dell'equipaggio. Un urto terribile provoc l'immediata caduta
dell'albero maestro e dell'albero di mezzana.
Nel momento in cui si lanciavano fuori del casseretto, Karl e
Pieter Kip intravidero un'enorme massa eruttante fumo e vapore
passare come una bomba dopo aver tagliato in due la Wilhelmina.
Per un attimo, era apparso un fanale bianco in cima al grande
straglio di quel bastimento. Il naviglio investitore era uno steamer; di
esso non si sarebbe saputo altro.
La Wilhelmina, con la prua da una parte e la poppa dall'altra,
affond subito. I due passeggeri non ebbero neppure il tempo di
raggiungere l'equipaggio. A malapena scorsero alcuni marinai
aggrappati alle sartie. Era impossibile utilizzare le imbarcazioni
perch gi sommerse. Il secondo e il capitano probabilmente non
avevano fatto in tempo a lasciare la loro cabina.
I due fratelli, seminudi, avevano gi l'acqua fino alla cintola. Essi
si rendevano conto che ci che restava della Wilhelmina stava per
affondare e che sarebbero stati trascinati nel gorgo che si produceva
intorno alla nave.
Non separiamoci! grid Pieter.
Conta su di me! rispose Karl.
Erano entrambi buoni nuotatori. Ma c'era una terra nelle
vicinanze? Qual era la posizione della goletta nel momento della
collisione in quella parte del Pacifico compresa tra l'Australia e la
Nuova Zelanda, sotto la Nuova Caledonia, segnalata verso l'est due
giorni prima nell'ultima rilevazione del capitano Roebok?
superfluo dire che lo steamer investitore doveva gi essere
lontano, a meno che non si fosse fermato dopo l'urto. E in questo
caso, se aveva messo in mare qualche imbarcazione, come avrebbe
fatto questa a ritrovare nella nebbia i sopravvissuti della catastrofe?
Karl e Pieter Kip si credettero perduti. Una profonda oscurit
avvolgeva il mare; nessun fischio di macchina, nessun richiamo di
sirena indicavano la presenza di una nave. Non si udiva neppure
quella specie di muggito prodotto dai getti di vapore dello steamer,
se questo fosse rimasto sul luogo del sinistro. Nessuna tavola era a
portata di mano dei due fratelli.
Per circa mezz'ora essi si sorressero, il maggiore incoraggiando il
minore, dandogli il braccio quando il giovane si sentiva venir meno.
Ma era prossimo il momento in cui entrambi, stremati di forze, dopo
un ultimo abbraccio e un supremo addio sarebbero sprofondati
nell'abisso.
Erano circa le tre del mattino quando Karl Kip riusc ad afferrare
un oggetto che galleggiava accanto a lui: era una gabbia da polli
della Wilhelmina, ed essi vi si aggrapparono.
L'alba squarci finalmente le giallastre volute del nebbione; le
brume non tardarono a diradarsi e lo sciacquio delle onde ricominci
al primo soffio del vento.
Karl Kip si guard intorno, fino all'orizzonte.
A oriente il mare era deserto. A occidente appariva invece la costa
di una terra abbastanza elevata: ecco ci che per prima cosa egli vide.
La costa non era lontana pi di tre miglia. Il vento e la corrente lo
spingevano verso di essa. Se l'onda lunga non fosse diventata troppo
forte,, egli era certo di poterla raggiungere.
A qualsiasi terra appartenesse, isola o continente, quella costa
assicurava la salvezza ai naufraghi.
Il litorale che si vedeva a ovest era dominato da un picco del quale
i primi raggi del sole doravano la vetta.
Guarda l! esclam Karl Kip.
Soltanto da quella parte, in effetti, era la salvezza. Sarebbe stato
inutile cercare al largo una vela o i fuochi di una nave. Della
Wilhelmina non rimaneva traccia. Era perduta. Non vi era traccia
neppure dello steamer investitore, che, certamente sopravvissuto alla
collisione, non era pi nemmeno a portata d'occhio.
Sollevandosi a met, Karl Kip non vide n i resti dello scafo n i
resti dell'alberatura. Galleggiava soltanto quella gabbia da polli, alla
quale essi si sorreggevano.
Stanco e intorpidito, Pieter sarebbe annegato se suo fratello non
gli avesse sollevato il capo. Karl nuotava vigorosamente spingendo
la gabbia verso un mucchio di scogli dei quali la risacca imbiancava
di schiuma la linea irregolare.
Quella prima frangia dell'anello corallifero si prolungava dinanzi
alla costa. Non ci volle meno di un'ora per raggiungerla. Sballottati
dall'onda lunga, sarebbe stato difficile prendervi piede. I naufraghi
scivolarono attraverso uno stretto passaggio, ed erano poco pi delle
sette quando riuscirono a issarsi sulla punta in cui la lancia del James
Cook era venuta a raccoglierli.
In quell'isola sconosciuta e disabitata, i due fratelli, vestiti a
malapena, senza attrezzi, utensili e arnesi, sarebbero vissuti,
miserevolmente, quindici giorni.
Questo fu il racconto fatto da Pieter Kip; il fratello ascoltava in
silenzio limitandosi a confermarlo con il gesto.
Ora si sapeva il motivo per cui la Wilhelmina, attesa a Wellington,
non vi sarebbe mai giunta, e perch la nave francese Assomption non
aveva visto rottami sul suo cammino. La goletta giaceva in fondo al
mare, a meno che le correnti non ne avessero trascinato qualche
rottame pi a nord.
L'impressione prodotta dal racconto dei naufraghi deponeva
interamente a loro favore. Nessuno, naturalmente, avrebbe ritenuto di
metterne in dubbio la veridicit. Essi parlavano l'inglese con una
scioltezza che denotava buona istruzione e buona educazione. Il loro
atteggiamento non era quello degli avventurieri che pullulano in
quelle zone del Pacifico, e si avvertiva, in Pieter Kip soprattutto,
un'incrollabile fiducia in Dio.
Il signor Hawkins non nascose la buona impressione ricevutane.
Amici miei, eccovi a bordo del James Cook disse e qui
rimarrete!
Vi siano rese grazie, signore rispose Pieter Kip.
Questa nave non potr condurvi in Europa aggiunse
l'armatore.
Non importa rispose Karl Kip. Abbiamo lasciato,
comunque, l'isola di Norfolk in cui eravamo senza risorse: non
chiediamo altro.
In qualsiasi luogo si sbarchi troveremo il modo di farci
rimpatriare aggiunse Pieter Kip.
Per parte mia, non mancher di aiutarvi disse il signor
Gibson.
Qual la destinazione del James Cook? chiese Karl Kip.
Port Praslin nella Nuova Irlanda rispose il capitano.
Quanto tempo vi rester?
Tre settimane circa.
Torner poi in Nuova Zelanda?
No, andr in Tasmania, a Hobart Town, suo porto d'attracco.
Ebbene, capitano, ci sar egualmente facile dichiar Karl
Kip imbarcarci su una nave tanto a Hobart Town quanto a
Dunedin o ad Auckland, o a Wellington.
Certamente assicur il signor Gibson. Se vi imbarcherete
sopra uno steamer che per andare in Europa attraverser il canale di
Suez, il vostro ritorno si effettuer pi rapidamente.
Ci sarebbe auspicabile rispose Karl Kip.
In ogni caso, signor Hawkins, e anche voi, capitano disse
Pieter Kip poich volete accettarci come passeggeri
Non come passeggeri, ma come ospiti disse il signor
Hawkins. Noi siamo felici di offrirvi l'ospitalit del James Cook!
Furono scambiate altre strette di mano, poi i due fratelli si
ritirarono nella loro cabina per godere un po' di riposo, avendo
vegliato tutta la notte vicino al fuoco.
Il venticello che aveva dissipato la nebbia cominciava intanto a
crescere. La calma sembrava che stesse per finire; a sud-est dell'isola
il mare gi si tingeva di verde.
Bisognava approfittarne; il signor Gibson diede gli ordini per la
partenza. Furono spiegate le vele, si tir su l'ancora e il brick riprese
la via del nord-nord-ovest.
Due ore dopo la vetta pi alta dell'isola di Norfolk era scomparsa
e il James Cook metteva la prua a nord-est in modo da poter
avvistare le terre della Nuova Caledonia, al limite del Mar dei
Coralli.
CAPITOLO VIII
IL MAR DEI CORALLI
MILLEQUATTROCENTO miglia circa separano l'isola di Norfolk
dalla Nuova Irlanda. Dopo averne percorso cinquecento, la prima
terra che il James Cook avrebbe dovuto avvistare sarebbe stata la
Nuova Caledonia, il possedimento francese che completa all'est il
gruppo delle isole Loyalty.
Se il vento e il mare avessero favorito il cammino del brick,
cinque giorni sarebbero bastati per compiere la prima parte di questa
traversata e una decina sarebbe stata sufficiente per la seconda.
La vita a bordo procedeva con la solita regolarit. I quarti si
succedevano ai quarti con la monotonia delle belle navigazioni che
pur non mancano di fascino. Marinai o passeggeri sono interessati a
ogni piccolo incidente di bordo: una nave che passa, uno stormo di
uccelli che vola intorno alle sartie, cetacei che giocano a frotte nella
scia della nave.
Il pi delle volte, i fratelli Kip, seduti a poppa, facevano lunghe
chiacchierate con il signor Hawkins, chiacchierate alle quali il
capitano e suo figlio partecipavano volentieri. Essi non potevano
celare la loro inquietudine per la situazione della ditta di Groningen.
Appariva urgente che Pieter Kip riprendesse la direzione degli affari
forse gi gravemente compromessi. N l'uno n l'altro celavano la
loro preoccupazione quando ne parlavano con l'armatore.
Il signor Hawkins non cessava di incoraggiarli dicendo loro che
certamente avrebbero trovato credito, che la liquidazione, nel caso
peggiore, si sarebbe effettuata in condizioni migliori di quelle che
essi osassero sperare Ma le inquietudini di Karl e di Pieter Kip
erano fin troppo giustificate dal ritardo imposto loro dal naufragio
della Wilhelmina.
Nessuno avr dimenticato l'impressione prodotta da Karl e Pieter
Kip nell'animo di Vin Mod. Era evidente che egli non doveva far
nessuno assegnamento sulla loro connivenza, per mettere in atto il
suo progetto. I naufraghi non erano avventurieri senza scrupoli e
senza rimorsi. Appartenendo a una classe superiore a quella in cui si
reclutano i marinai, la loro presenza a bordo rendeva irrealizzabile
ogni tentativo di rivolta.
Si pu facilmente immaginare, quindi, quali riflessioni si
scambiassero Flig Balt e Vin Mod, nel loro primo colloquio, al quale
prese parte Len Cannon.
Era opinione del nostromo che i fratelli Kip si sarebbero schierati
in caso di necessit dalla parte dell'armatore e del capitano. Len
Cannon, che giudicava gli altri da se stesso, non sembrava per dello
stesso parere:
Sappiamo con precisione che cosa sono questi olandesi?
disse. Abbiamo visto le loro carte? No; e allora, perch creder
loro sulla parola? E poich hanno perduto nel naufragio ci che
possedevano essi avrebbero tutto da guadagnare! Ho conosciuto
olandesi che avevano aspetto rassicurante ma che non facevano storie
quando c'era un buon colpo da fare!
Sarai tu a tastare il terreno? chiese Flig Balt alzando le
spalle.
Io? No, certamente no! rispose Len Cannon. I marinai
non hanno mai l'occasione di parlare con i passeggeri considerato
che quei malcapitati sono passeggeri.
Len ha ragione disse Vin Mod. N lui n io potremmo
muoverci su quel terreno.
Dovrei farlo io, allora? chiese il nostromo.
No, voi neppure, Flig Balt.
Chi, allora?
Il nuovo capitano del James Cook.
Il nuovo capitano? chiese il nostromo.
Che cosa vuoi dire, Mod? disse Len Cannon.
Voglio dire rispose Vin Mod che bisogna essere almeno
capitano per parlare con i signori Kip. E allora, bisognerebbe e
finch ci non sar possibile
Parla, dunque! esclam Flig Balt, spazientito da quelle
reticenze.
Bisognerebbe che una circostanza disse Vin Mod. Io
penso sempre a una mia idea: supponiamo che il signor Gibson una
notte cada in mare una disgrazia Chi comanderebbe a bordo?
Evidentemente mastro Balt: l'armatore e il giovane non sanno niente
del mare. E allora invece di portare il brick a Port Praslin, o tanto
meno a Hobart Town insomma, vedremo!
Poi, senza insistere oltre, non volendo ancora rinunciare al
precedente progetto, il marinaio aggiunse:
Per dir la verit, la sfortuna si accanita contro di noi! Una
prima volta, quando quell'avviso ci stette sempre alle costole! La
seconda volta, quando il signor Hawkins e Nat Gibson vennero a
bordo! Una terza quando i due olandesi diventarono nostri
passeggeri Quattro uomini di pi, giusto quanti ne abbiamo
racimolati noi a Dunedin, nella taverna delle Three Magpies!.
Buoni, quelli! Eccoli ora in otto contro noi sei! Otto capestri, io
auguro loro!
Flig Balt ascoltava, pi che non parlasse. Non c'era dubbio, la
prospettiva di comandare la nave lo tentava. E, certo, il provocare un
incidente che facesse sparire il signor Gibson era sempre meglio che
impegnare una lotta contro i passeggeri del James Cook e met
dell'equipaggio.
Ma Len Cannon sosteneva a sua volta che sei uomini decisi a tutto
avrebbero potuto aver la meglio su otto colti alla sprovvista, sorpresi
prima d'aver avuto il tempo di raccapezzarsi. Sarebbe bastato, per
prima cosa, sbarazzarsi di due di essi, a caso, per rendere eguale la
partita. Egli termin con queste parole:
Bisogna che il colpo si faccia la notte prossima. Se mastro Balt
dice di si io informer gli altri e domani il brick far rotta per il
largo!
Che cosa rispondete, mastro Balt? chiese Vin Mod.
Il nostromo continu a tacere anche dinanzi a quell'invito formale.
Siete d'accordo, allora? insistette Len Cannon.
In quel momento il signor Gibson, che si trovava a poppa, chiam
Flig Balt. L'uomo and a raggiungerlo.
Non sa decidersi, dunque? chiese Len Cannon a Vin Mod.
Si decider rispose il marinaio. Se non sar per la
prossima notte, sar per quando si presenter l'occasione.
E se l'occasione non dovesse presentarsi?
La creeremo, Cannon!
Che sia, allora, prima dell'arrivo alla Nuova Irlanda! disse il
marinaio. I miei compagni e io non ci siamo imbarcati sul brick
per stare agli ordini del capitano Gibson. Ti avverto, Mod, che se per
allora l'affare non sar concluso, a Port Praslin taglieremo la corda
D'accordo, Len.
D'accordo, Mod. Non saremo noi comunque che ricondurremo
il James Cook a Hobart Town, dove non abbiamo nessuna voglia di
strascicare le zampe.
Vin Mod era realmente preoccupato per le esitazioni di Flig Balt.
Conosceva la sua prudenza che gli faceva preferire l'astuzia
all'audacia. Aveva perci pensato che bisognasse metterlo con le
spalle al muro, un giorno o l'altro, perch non potesse pi
indietreggiare. Ma egli voleva che tutte le probabilit di riuscita
fossero dalla sua parte e immancabilmente tornava sempre all'idea di
veder passare il comando del brick nelle mani del nostromo. Si
ripromise, quindi, di frenare l'impazienza di Len Cannon che avrebbe
potuto compromettere la faccenda.
La navigazione prosegu in ottime condizioni; il vento favorevole
cresceva alquanto durante il giorno per diminuire la sera. Le notti
erano belle e fresche, dopo la calura del giorno che andava crescendo
a mano a mano che il brick s'avvicinava al tropico del Capricorno. Il
signor Hawkins, il signor Gibson e suo figlio, Karl e Pieter Kip,
spesso prolungavano la siesta della sera, chiacchierando e fumando
sul ponte fino alle prime luci dell'alba. Anche quando non erano di
quarto, la maggior parte dei marinai preferivano l'aria aperta alla
temperatura soffocante dell'alloggio. In tali condizioni, sarebbe stato
impossibile cogliere di sorpresa Hobbes, Burnes e Wickley. In un
attimo, sarebbero stati tutti e tre sulla difensiva.
Il tropico fu raggiunto nel pomeriggio del 7 novembre. Quasi
subito vennero avvistate l'isola dei Pini e le terre alte della Nuova
Caledonia.
La grande isola di Balade questo il suo nome canaco non
misura meno di duecento miglia di lunghezza, da sud-est a nord-
ovest, per venticinque o trenta miglia di larghezza. Sono alle sue
dipendenze le isole di Beaupr, Botanique, Hohohana, oltre all'isola
dei Pini; poi, a oriente, il gruppo delle Loyalty, di cui l'isola pi
meridionale si chiama Britannia.
L'arcipelago della Nuova Caledonia appartiene, come si sa, al
dominio coloniale della Francia. un luogo di deportazione, dove
vengono mandati in grande maggioranza i condannati per delitti di
diritto comune. Sebbene sia gi avvenuto un certo numero di
evasioni, non facile fuggire da questo penitenziario agli antipodi.
Per riuscirvi, occorre l'aiuto esterno di una qualche nave
appositamente noleggiata, come stato ripetutamente fatto
nell'interesse di qualche deportato politico. In ogni caso, quando i
fuggiaschi, privi di imbarcazione, devono raggiungere a nuoto una
nave, essi sono esposti al pericolo dei denti dei temibili squali che
pullulano tra gli scogli.
Del resto, se si eccettua il porto di Numea, capitale dell'isola,
quasi impossibile avvicinarsi a questo arcipelago, difeso com' da
banchi madreporici sui quali l'onda lunga si rompe rabbiosamente.
Nel risalire verso nord, il James Cook si tenne dunque al largo
della costa. Alla distanza di due o tre miglia, lo sguardo poteva
abbracciare l'intero sviluppo della grande isola, oltre alle colline del
litorale, disposte ad anfiteatro, ma talmente nude e aride che si
sarebbe stati tentati di credere che fossero disabitate. Nel 1774,
infatti, quando scopr queste nuove isole (di cui l'ammiraglio
francese d'Entrecasteaux complet il rilievo idrografico nel 1792 e
nel 1793), il capitano Cook cadde in un primo momento in questo
inganno.
Tuttavia, non cos. La popolazione della Nuova Caledonia,
ritenuta di circa sessantamila abitanti, ha la vita assicurata dai soli
prodotti del ricchissimo suolo: ignamee, canne da zucchero, taro,
ibisco, pini in abbondanza, banani, aranci, alberi di cocco, alberi del
pane, fichi, zenzero. All'interno si addensano profonde foreste, i cui
alberi raggiungono dimensioni prodigiose.
Nella giornata del 9 il signor Hawkins, Nat Gibson e i due fratelli
poterono osservare, di l dal litorale, l'alta catena che costituisce
l'ossatura dell'isola.
Solcata da torrenti, essa dominata da alcune vette: il monte
Kogt, il monte Nu, il monte Arago, l'Homedebua, la cui altezza
supera i millecinquecento metri. Venuta la notte, non si videro pi i
fuochi dei Canachi, accampati in fondo alle piccole baie, che finirono
poi con lo spegnersi.
Anche Flig Balt, Vin Mod, Len Cannon e i suoi compagni
guardavano l'isola, ma con ben altra disposizione d'animo. Avrebbero
potuto forse dimenticare che essa conteneva parecchie centinaia di
condannati dei quali avrebbero fatto salire volentieri a bordo una
mezza dozzina?
Laggi vi tanta brava gente ripeteva Vin Mod che non
chiederebbe di meglio che d'impadronirsi di una buona nave per
scorrazzare nel Pacifico! Basterebbe che qualcuno di essi avesse la
buona idea di evadere questa notte. Se la loro imbarcazione si
accostasse al brick e se si precipitassero sul ponte senza chiederne il
permesso n al signor Hawkins n al capitano, faremmo presto a
intenderci con essi.
Senza dubbio rispose Len Cannon. Ma ci non accadr.
E infatti, non accadde. D'altra parte, se ci fosse accaduto, a meno
che non fossero saliti a bordo di sorpresa, gli evasi di Numea non
sarebbero stati accolti come i naufraghi della Wilhelmina. Una nave
onesta non favorisce l'evasione di criminali!
Il giorno dopo, 8 novembre, era ancora la parte settentrionale della
Nuova Caledonia quella che sfilava sotto i loro occhi; le ultime sue
scogliere, che si stendono per un centinaio di leghe verso il nord,
furono doppiate nel pomeriggio. Il James Cook entrava ora a vele
spiegate nel Mar dei Coralli.
Tra una decina di giorni, se favorito dal vento, il brick avrebbe
potuto superare la distanza di novecento miglia che separa la Nuova
Caledonia dalla Nuova Irlanda.
Il Mar dei Coralli forse, a giudizio dei navigatori, uno dei pi
pericolosi del globo. Per un'estensione di due gradi in latitudine,
sopra e sotto la sua superficie, esso irto di punte madreporiche,
sbarrato da banchi di corallo, solcato da correnti irregolari e poco
note. Vi si sono perdute numerose navi e sarebbe stata certamente
una buona cosa se fosse stato scandagliato, come lo erano state le
baie d'America e d'Europa. Durante la notte del 10 giugno 1770,
nonostante il vento favorevole e un bel chiaro di luna, l'illustre Cook
manc poco che non vi facesse naufragio.
Bisognava sperare che il signor Gibson non vi corresse pericoli e
che lo scafo del suo bride non urtasse contro una di quelle punte, e
che egli non dovesse essere costretto, come aveva fatto il capitano
inglese, a collocare una vela sotto la chiglia per chiudere una falla.
L'equipaggio tuttavia dovette prestare molta attenzione, giorno e
notte, per evitare gli scogli. A quel tempo, gli studi idrografici erano
fatti con una certa esattezza e ci si poteva fidare delle carte di bordo.
Harry Gibson, inoltre, non era alla sua prima navigazione attraverso
il Mar dei Coralli e perci ne conosceva i pericoli.
Anche Karl Kip aveva gi frequentato quei difficili paraggi, sia
che la sua nave fosse andata a cercare all'est l'ingresso dello stretto di
Torres, sia che ne fosse uscita, lasciando il mare degli Alfura,
9
nel
corso delle sue campagne in estremo Oriente. La sorveglianza a
bordo del brick non sarebbe certamente mancata.
Tutto sommato, il tempo favoriva la traversata del James Cook ed
esso filava rapidamente sotto il soffiare costante degli alisei del
Pacifico senza che gli uomini dovessero occuparsi delle manovre.
Quei paraggi sono in genere poco frequentati. Per raggiungere i
mari europei la marina mercantile ha notevolmente abbreviato la
rotta, tornando dalle Filippine, dalle Molucche, dalle isole della
Sonda e dall'Indocina attraverso l'oceano Indiano, il canale di Suez e
il Mediterraneo. A meno che non abbiano come destinazione i porti
dell'America occidentale, gli steamer non si avventurano mai sul Mar
dei Coralli. Questo mare non frequentato che da velieri i quali
preferiscono la via del capo Horn a quella del capo di Buona
Speranza, oppure da quelli che esercitano, come il James Cook, il
cabotaggio tra l'Australia, la Nuova Zelanda e gli arcipelaghi del
nord. raro perci che una vela appaia all'orizzonte. Ne consegue
una navigazione monotona, alla quale occorre che si rassegnino se

9
Altro nome del mare degli Arafura. Alfura, o meglio Alfuri, significa gente della
foresta . Il nome indica le genti pi primitive (malesi e indonesiane) dell'interno
di alcune isole delle Molucche. (N.d.T.)
non gli equipaggi, poco curanti di distrazioni, almeno i passeggeri, ai
quali quelle traversate sembrano interminabili.
Nel pomeriggio del 9 novembre, Nat Gibson, chino a prua sul
parapetto, chiam il capitano, il quale aveva lasciato allora la tuga, e
gli indic qualcosa che sembrava una massa nerastra, a due miglia a
sinistra.
Babbo, sarebbe forse uno scoglio? gli chiese.
Non credo rispose il signor Gibson. Ho fatto un'attenta
osservazione a mezzogiorno e sono sicuro della mia posizione.
Nessuno scoglio segnato sulla carta?
Nessuno, Nat.
Eppure, c' qualcosa
Dopo aver osservato quella massa scura con il cannocchiale, il
capitano rispose:
Non me ne rendo bene conto
Erano intanto sopraggiunti i due fratelli Kip e il signor Hawkins.
Guardarono anch'essi, con molta attenzione, la massa di forma
irregolare che avrebbe potuto essere scambiata per un banco
corallino.
No, non uno scoglio disse Karl Kip, dopo aver guardato
con il cannocchiale.
Si direbbe che galleggi e che si sollevi con l'onda disse il
signor Hawkins.
L'oggetto di cui si parlava non era immobile, sulla superficie del
mare; obbediva invece ai movimenti dell'onda lunga.
E inoltre disse Karl Kip non si vede nessuna risacca
sugli orli.
Si _direbbe anzi che vada alla deriva! fece rilevare Nat
Gibson. Il capitano grid allora a Hobbes, che era al timone:
Orza leggermente in modo da avvicinarci di pi.
S, capitano rispose il marinaio, facendo fare un giro alla
ruota del timone.
Dieci minuti dopo, il brick si era fatto tanto vicino che Karl Kip
pot dire:
un rottame.
un rottame conferm il capitano.
Non c'era pi dubbio: era lo scafo di una nave quello che
galleggiava a prua del brick.
Sarebbe forse ci che rimane della Wilhelmina? chiese il
signor Hawkins.
Dopo tutto, non era impossibile. Venti giorni dopo la collisione,
non c'era da stupirsi per il fatto che i rottami della goletta fossero
stati trascinati in quei paraggi.
Capitano, ci permettete di visitare quel relitto? chiese allora
Pieter Kip. Se proviene dalla Wilhelmina, pu darsi che si
rintracci qualche oggetto
E forse anche dei naufraghi aggiunse il signor Hawkins
da salvare.
Non fu necessario insistere; fu dato l'ordine di mettere in panna a
due o tre gomene dal relitto.
Imbrogliate le vele, ralingando gi i suoi contro velacci, il brick
corse ancora per pochi minuti.
Karl Kip allora grid:
proprio la Wilhelmina! Sono i resti della sua poppa e del
cassero. Flig Balt e Vin Mod, 1 'uno accanto all'altro, parlavano a
bassa voce.
Non ci mancherebbe che imbarcare un altro paio di persone!
Il nostromo si limit ad alzare le spalle: era poco probabile che ci
fossero dei naufraghi su quel relitto.
E, infatti, nessuno apparve. Se ci fosse stato qualcuno, a meno di
non essere mezzo morto di stenti, si sarebbe gi fatto vedere da un
pezzo, avrebbe fatto qualche segnale al brick.
Il canotto in mare! ordin il signor Gibson, rivolgendosi a
Flig Balt.
L'imbarcazione fu subito staccata dalle gru e tre marinai si posero
ai remi: Vin Mod, Wickley e Hobbes. Vi presero posto anche Nat
Gibson e i due fratelli olandesi. Karl Kip si mise al timone.
Era proprio la poppa della Wilhelmina, il cui casseretto, quasi
intatto, aveva galleggiato dopo l'investimento. Mancava la parte
anteriore, verosimilmente colata a picco sotto il peso del carico, a
meno che la corrente non l'avesse trascinata lontano. Il mozzo J im,
mandato in cima all'albero maestro, grid che non si vedevano altri
rottami sulla superficie del mare.
Nel quadro di poppa, ancora intatto, si leggevano questi nomi:
Wilhelmina, Rotterdam.
Il canotto attracc al relitto. Il casseretto, molto inclinato a
sinistra, galleggiava al disopra della parte della stiva riservata alla
cambusa immersa completamente nell'acqua. Dell'albero di mezzana,
che attraversava il quadrato, non restava che un piccolo tronco di due
o tre piedi, spezzato all'altezza dei ganci, dal quale penzolavano
alcuni brandelli di drizze. Non rimaneva pi nulla del ghisso,
strappato nella collisione.
Sarebbe stato facile, del resto, penetrare nel casseretto. La porta
era sfondata e l'onda, gonfiandosi, lo spazzava internamente.
Non c'era da far altro che metter piede sul rottame, visitare le
cabine del quadrato, tra cui quella dei due fratelli, posta sul fianco.
La cabina del capitano e quella del secondo, che occupavano la
parte anteriore del casseretto, erano state completamente demolite.
Karl Kip accost il canotto al rottame, in modo da potervi
sbarcare, e Vin Mod leg l'ormeggio a un montante del parapetto di
destra.
Il mare, calmo in quel momento, non inondava il quadrato, ma
fluiva e rifluiva all'estremit del ponte. A volte, il beccheggio
scopriva la stiva vuota.
Karl e Pieter Kip, Nat Gibson e Vin Mod affidarono
l'imbarcazione alla custodia dei marinai e penetrarono nel quadrato.
Per prima cosa, bisognava esser certi che non vi fossero superstiti
della Wilhelmina. Non era forse possibile che qualche membro
dell'equipaggio avesse trovato rifugio nel cassero nel momento in cui
il resto della goletta si inabissava?
Ma su quel rottame non c'erano n vivi n morti. Il capitano e il
secondo avevano forse fatto in tempo a uscire dalle loro cabine? Non
lo si sarebbe mai saputo, cos come non si sarebbe mai saputo se la
parte anteriore della nave fosse rimasta a galla, con qualche membro
dell'equipaggio.
Era probabile, invece, che il James Cook avesse incontrato tutto
quello che era rimasto della Wilhelmina.
Si comprese facilmente quale fosse stata la violenza dell'urto,
quando lo steamer, lanciato nella nebbia alla massima velocit, si era
avventato sulla goletta, attraversandone come un proiettile lo scafo,
forse senza neppure averne riportato avarie tali da impedirgli di
proseguire la sua rotta. Era riuscito a fermarsi in seguito e a mettere
in mare le imbarcazioni per raccogliere qualche naufrago?
I due fratelli, Nat Gibson e Vin Mod, con l'acqua a mezza gamba,
visitarono il quadrato.
Nella loro cabina, Karl e Pieter Kip ritrovarono alcuni oggetti pi
o meno deteriorati: vestiti, biancheria, oggetti da toletta, due paia di
scarpe. Le lettiere a castello contenevano ancora le loro brande, che
furono portate nel canotto.
Sarebbe stato auspicabile che i due fratelli avessero potuto
ritornare in possesso dei documenti, soprattutto quelli che
riguardavano l'ufficio di Amboine e la ditta di Groningen. La loro
scomparsa avrebbe certamente reso arduo il regolamento degli affari;
ma non ve n'era traccia: penetrato nella cabina, il mare aveva
compiuto la sua opera di distruzione. La stessa cosa era accaduta alle
mille piastre appartenenti a Pieter Kip: l'armadietto, nel quale la
somma era conservata, era andato a pezzi nell'urto.
Nulla, non c' nulla! disse.
Mentre si esaminava il quadrato, Vin Mod non dobbiamo
stupirne spinto dall'istinto del saccheggio, non cessava di frugare in
ogni angolo; senza che nessuno lo vedesse, penetr nella cabina dei
due fratelli.
Fu allora che trov, sotto il quadro inferiore della cabina, dove si
apriva il cassetto, un oggetto sfuggito all'attenzione di Karl e di
Pieter Kip.
Si trattava di un pugnale di fabbricazione malese, un kriss dai
denti di sega, scivolato nell'interstizio di due tavole sconnesse.
Quest'arma, assai comune presso gli indigeni del Pacifico, non aveva
gran valore e non sarebbe potuta servire che a completare la panoplia
di un amatore.
Impadronendosi dell'arma, Vin Mod agiva per un certo scopo?
Comunque sia egli prese il kriss e lo cacci sotto il camiciotto senza
che nessuno lo vedesse: era sua intenzione nasconderlo nel suo sacco
non appena a bordo del brick.
Si pu star certi che se invece dell'arma avesse trovato il migliaio
di piastre di Pieter Kip, egli non si sarebbe fatto scrupolo di farle sue.
A bordo del relitto non c'era proprio pi nulla da raccogliere. Capi
di vestiario, biancheria, lenzuola, furono trasportati nel canotto. Del
resto, il rottame non avrebbe tardato a sfasciarsi completamente. Il
pavimento del quadrato, eroso dall'acqua, cedeva a ogni passo. Al
primo uragano avrebbero galleggiato sul mare soltanto rottami
informi.
Il brick era in panna dinanzi al relitto e la corrente cominciava ad
allontanarlo. Il vento si rinforzava, l'onda cresceva: bisognava
tornare a bordo.
Pi volte si fece udire il megafono del nostromo per sollecitare la
gente del canotto.
Ci si ordina di tornare disse Nat Gibson. Poich abbiamo
preso quello che c'era da prendere
Andiamo, allora disse Karl Kip.
Povera Wilhelmina! mormor Pieter Kip.
I due fratelli non cercarono di celare la loro commozione Se
avevano sperato di ritrovare una parte di ci che possedevano, ora
dovevano rinunciare a quella speranza!
Il canotto allent l'ormeggio; Nat Gibson si mise al timone,
mentre Karl e Pieter Kip, rivolti a poppa, contemplavano ancora il
rottame della Wilhelmina.
Quando il canotto fu issato a bordo, il brick braccio le vele;
servito da un buon vento, al gran lasco, fil rapidamente diretto a
nord-ovest.
Per cinque giorni, la navigazione non incontr incidenti; la
mattina del 14 la vedetta segnalava le prime alture della Nuova
Guinea.

CAPITOLO IX
ATTRAVERSO LA LUISIADE
IL GIORNO dopo, 15 novembre, il James Cook era riuscito a
percorrere appena una trentina di miglia verso nord-est. Al tramonto
il vento era cessato. I passeggeri e l'equipaggio trascorsero la notte
sul ponte: la calura soffocante non avrebbe reso possibile dormire
nelle cabine neppure per un'ora.
La nave, per di pi, attraversava allora delle zone pericolose e
bisognava che la sorveglianza non venisse meno un istante.
Il signor Gibson aveva fatto piantare una tenda dinanzi alla tuga,
facendola fissare ad alcuni montanti lungo il listone; sotto di essa si
consumavano i pasti pi piacevolmente che non all'interno del
quadrato.
Quel mattino, durante la colazione, la conversazione cadde sulle
isole delle Luisiadi tra le quali il brick doveva effettuare la parte pi
pericolosa della traversata. Il punto poneva la nave a
quattrocentocinquanta miglia circa dal gruppo della Nuova Irlanda.
Fra quattro giorni, se la calma non ne avesse ritardato la marcia
come capita spesso, nel corso della stagione calda, fra il tropico e
l'equatore il brick avrebbe gettato l'ancora a Port Praslin.
Avete percorso molte volte l'arcipelago delle Luisiadi?
chiese Pieter Kip al capitano.
Molte volte, quando andavo a prendere il carico alla Nuova
Irlanda rispose il signor Gibson.
La navigazione difficile? chiese Karl Kip.
difficile, signor Kip. Non avete mai avuto l'occasione di
visitare questa parte del Pacifico?
Mai, signor Gibson, e non ho mai attraversato la latitudine
della Papuasia.
Un capitano imprudente o disattento, credetemi, rischierebbe di
gettare la nave sulle numerosissime scogliere di questi paraggi.
Immaginate banchi madreporici lunghi duecento miglia e larghi un
centinaio. Se non si molto pratici ci si lascia il fasciame e a volte
anche lo scafo.
Avete fatto sosta, qualche volta, nelle isole principali?
chiese Pieter Kip.
Mai rispose il signor Gibson. Del resto, quale
commercio si potrebbe mai esercitare con Rossel, Saint-Aignan,
Trobriant ed Entrecasteaux? Tranne che non si voglia riempire la
stiva di noci di cocco: queste isole posseggono i pi begli alberi di
cocco di tutta la terra.
Tuttavia anche se le navi non vanno a fare il carico alle
Luisiadi fece rilevare il signor Hawkins ci non significa che
l'arcipelago sia disabitato.
vero, amico mio disse il signor Gibson. abitato da
gente selvaggia e crudele, forse anche cannibale, nonostante l'opera
dei missionari.
Vi sono state di recente manifestazioni di antropofagia?
chiese Pieter Kip.
Proprio cos disse il capitano. Manifestazioni
spaventose; se le navi non stanno all'erta corrono il rischio d'essere
assalite dagli indigeni.
Non soltanto dagli indigeni della Luisiade, ma anche da quelli
della Nuova Guinea dichiar Karl Kip. Io credo che i papuani
non siano meno da temersi.
Questi selvaggi si equivalgono tutti rispose il capitano.
Sono furbi e sanguinari! Sono pi di trecento anni che queste terre
sono state scoperte dal portoghese Serrano; nel 1610 furono visitate
dall'olandese Shouten, e nel 1770 da J ames Cook, il quale vi fu
accolto a colpi di chiaverina.
10
Il francese Dumont d'Urville, in
occasione del viaggio dell'Astrolabe, nel 1827, dovette rispondere
con schioppettate alle dimostrazioni ostili di questi polinesiani.
Ebbene, da allora, la civilt non ha fatto un solo passo avanti presso
questa gente.
cos disse Nat Gibson in tutta la parte del Pacifico

10
Arma ad asta, di lunghezza di circa un metro. (N.d.T.)
compresa tra la Nuova Guinea e le isole Salomone. Basta pensare ai
viaggi di Carteret, di Hunter, dell'americano Morrei che rischi di
perdervi la propria nave Australia! Una di queste isole chiamata
isola dei massacri; e molte altre meriterebbero di avere lo stesso
nome.
Parola mia, spetta a voi, signori olandesi, di civilizzare questi
indigeni concluse il signor Hawkins. La vostra bandiera
sventola sulle terre vicine. Essa protegge l'arcipelago delle Molucche
e tutti vi saranno grati per avere reso sicura la navigazione
mercantile.
Il governo di Batavia non cessa di preoccuparsene rispose
Karl Kip. Non passa anno senza che una nave venga mandata alla
baia del Tritone, sulla costa settentrionale della Nuova Guinea, dove
abbiamo fondato una colonia.
E cercheremo di fondarne altre aggiunse Pieter Kip. Non
forse nostro interesse, da quando la Germania ha messo la mano
sugli arcipelaghi del Nord?
In realt, tutte le potenze marittime avrebbero interesse ad
aiutarvi osserv Nat Gibson. Quasi tutte hanno un piede in
questa zona del Pacifico. Leggete i nomi scritti sulle carte: Nuova
Caledonia, Nuova Zelanda, Nuove Ebridi, Nuovo Hannover, Nuova
Bretagna, Nuova Irlanda; per non parlare dell'Australia, che si
chiamata Nuova Olanda, ma della quale l'Inghilterra ha il possesso
esclusivo.
L'osservazione era giustissima; bandiere d'ogni colore
sventolavano in questo dominio coloniale il cui incivilimento
avrebbe fatto rapidi progressi.
Ci che non era meno esatto era che tali possedimenti risultavano
finora insufficientemente protetti. Soprattutto tra le Salomone, le
Ebridi, la Papuasia e i gruppi del nord la navigazione si svolgeva con
grave rischio.
Non far dunque meraviglia sapere che il James Cook, destinato a
tale navigazione, fosse armato di un cannoncino di rame che lanciava
palle di quindici libbre a seicento metri di distanza e che la
rastrelliera della tuga accogliesse una mezza dozzina di fucili e di
rivoltelle. Se qualche piroga sospetta si fosse avvicinata, sarebbe
stato possibile tenerla lontano.
I papua, o pap, o negritos, costituiscono una razza intermedia tra
malesi e negri. Essi si dividono in Alfakis, che sono montanari, e in
papua propriamente detti, i quali occupano il litorale. Questi
indigeni, che non sono n agricoltori n pastori, costituiscono trib
isolate al comando di vecchi capi, ai quali attribuito il nome di
capitani. Essi abitano miserabili capanne e sono a malapena
coperti di pelli di animali o di perizomi di corteccia d'albero. Del
resto la vita facile nei territori della Nuova Guinea e delle Luisiadi.
L'alimentazione largamente assicurata: tartarughe, pesci, tari,
ignami, molluschi in abbondanza, canne da zucchero, banani, noci di
cocco, sag, cuori di palma. Nelle magnifiche foreste dell'interno,
ricche di noci moscate, latanie, bamb, ebani, pullulano maiali,
canguri, piccioni kalaos, colombacci commestibili. Vi si incontra per
eccellenza il meglio del mondo ornitologico: cacatua, pappagalli,
cuculi, lorichetti, cocorite, tortorelle, gure, nicobar, martin-pescatori,
menuralira. Bisogna citare in particolare gli esemplari pi belli di
uccelli del paradiso, otto splendide specie, dal grande smeraldo al
manucodia reale, ricercati a ottimi prezzi sui mercati dell'Asia
orientale. Per questo motivo, un viaggiatore ha chiamato questa
regione l'Eldorado dell'Oceania, al quale non mancano n i boschi
preziosi, n l'oro, n le perle di grande valore.
Non c'era motivo perch il James Cook visitasse i posti principali
della Nuova Guinea, il rifugio Dori, il golfo MacCluer, la baia
Geelwink, la baia Humboldt, la baia del Tritone dove gli olandesi
hanno qualche stabilimento. Il brick si sarebbe accontentato di
doppiare il capo Rodney, all'estremit pi orientale della grande
isola, tenendosi al largo per evitare i numerosissimi scogli.
Ci fu fatto nella giornata del 15 novembre. Da lontano fu anche
possibile scorgere la catena dell'Astrolabe, alta dai tre ai quattromila
piedi, e i picchi che la dominano: il Simpson e il Sucking. Poi, con
velatura ridotta, rapidamente manovrabile, sempre pronta ad essere
serrata o, al contrario, bracciata, il brick si inoltr in quel mare irto di
scogli compreso tra l'arcipelago delle Salomone e la lunga punta che
la Papuasia manda verso sud-est.
Non era in vista nessuna nave e nessuna imbarcazione indigena si
faceva vedere da quella parte.
Durante la notte tutti si imposero la massima vigilanza. Le vele
alte erano state ammainate, bench ci fosse poco vento e il brick
navig soltanto con le due vele di gabbia, la vela di trinchetto, il
grande fiocco e la randa.
Oltre capo Rodney furono visti numerosi fuochi lungo costa,
dall'altro lato della punta papuana e sull'isola di Entrecasteaux che
uno stretto di alcune miglia separa dal capo. L'oscurit era profonda,
il cielo coperto senza una stella. Un'ora dopo il tramonto la
mezzaluna era scomparsa dietro le nuvole.
Tra le undici e mezzanotte, gli uomini di quarto intravidero, forse,
alcune piroghe in prossimit del James Cook: ma non avrebbero
potuto affermarlo con certezza. In ogni caso, non ci fu motivo per
mettersi sulla difensiva e la notte trascorse senza incidenti.
Il giorno seguente, il vento, che all'alba era cresciuto, cess di
colpo. Il mare assunse un aspetto oleoso; e poich le nuvole verso le
dieci si dissiparono, c'era da aspettarsi un rialzo della temperatura,
essendo quei luoghi posti a dieci gradi soltanto dall'equatore e
corrispondendo il mese di novembre al mese di maggio dell'emisfero
settentrionale.
Un po' prima di mezzogiorno, dal fianco dell'isola di
Entrecasteaux lasciata a sinistra, la vedetta segnal l'approssimarsi di
una piroga. L'imbarcazione proveniva probabilmente dalla grande
terra dopo aver contornato il sud dell'isola, e marciava in direzione
del brick immobile per la calma.
Non appena scorta la piroga, Karl Kip disse al signor Hawkins:
Se non erro, quella imbarcazione viene verso di noi.
Lo credo anch'io rispose l'armatore.
Il signor Gibson, suo figlio e Pieter Kip, usciti dalla tuga, si
diressero a prua.
La piroga, fatta di corteccia d'albero e non munita di bilanciere,
era di piccole dimensioni. Era mossa dalla pagaia, senza fretta,
manovrando tra le rocce che si stendono a sud-est dell'isola di
Entrecasteaux.
Dopo averla osservata con il cannocchiale, il signor Gibson
dichiar:
montata solo da due uomini.
Due soli? ripet il signor Hawkins. Se vorranno salire a
bordo, non credo che ci sia nulla di male a riceverli.
Mi piacerebbe esaminare un po' pi da vicino il tipo papua
disse Nat Gibson.
Lasciamoli avvicinare rispose il capitano. Tra dieci
minuti la piroga sar qui e sapremo che cosa vogliono.
Vorranno senza dubbio commerciare disse il signor
Hawkins.
Vi sono altre imbarcazioni in vista? chiese Pieter Kip.
Nessuna rispose il signor Gibson, dopo aver esaminato il
mare al largo, poi a nord e a sud dell'isola di Entrecasteaux.
La piroga avanzava intanto verso il brick spinta dalla doppia
pagaia, le cui pale si alzavano e si abbassavano con meccanica
regolarit.
Quando fu a una cinquantina di piedi dalla nave, uno degli
indigeni si alz in piedi e grid:
Ebura! ebura!
Chino sul parapetto, il capitano si rivolse verso i compagni e
disse:
Nel linguaggio degli indigeni della Nuova Irlanda, la parola
significa uccello; immagino che i papua della Nuova Guinea gli
diano lo stesso significato.
Il signor Gibson non si sbagliava; il selvaggio teneva infatti nella
mano destra un uccello che valeva certamente la pena di apparire in
una raccolta di ornitologia.
Era un uccello del paradiso del genere manucodia, come si vide
subito, un maschio reale dalle piume di un rosso-bruno vellutato, con
il capo in parte color arancio, una macchia nerastra all'angolo
dell'occhio, gola bronzeo dorata, solcata da una macula brunastra e
da un'altra color verde metallico; il resto del corpo era perfettamente
bianco, il fianco guarnito di ciuffi di penne, le une rosse, le altre
gialle, e dall'estremit color smeraldo a barbe arricciate in punta.
Questo uccello, lungo circa sei pollici, si dice che sia di quelli che
non si appollaiano da nessuna parte e di cui gli indigeni non hanno
mai potuto scoprire il nido. uno dei pi strani e dei pi interessanti
del paese dei papua, dove se ne incontrano in gran numero.
Non mi dispiacerebbe proprio disse il signor Hawkins
procurarmi uno di questi uccelli dei quali Gibson mi ha spesso
parlato.
Sar facile rispose Pieter Kip. Questo selvaggio viene
certamente per farne oggetto di scambio.
Fatelo salire a bordo ordin il capitano.
Un marinaio cal la scala di corda; la piroga vi si accost e
l'indigeno, con l'uccello in mano, si lanci sul ponte, ripetendo:
Ebura ebura
Il compagno era rimasto nella piroga, la cui bozza fu avvolta a un
tacco, ed egli non cess di guardare attentamente il brick senza
rispondere ai segni che i marinai gli facevano.
L'indigeno salito a bordo rappresentava il tipo particolare di
questa razza di papua malesi che occupano la parte litoranea della
Nuova Guinea: statura media, corpo tozzo, costituzione vigorosa,
naso grossolanamente schiacciato, bocca larga dalle labbra spesse,
tratti angolosi, capelli crespi e dritti, pelle di un giallo sporco,
fisionomia truce, ma non priva di intelligenza e anche di astuzia.
Quest'uomo, secondo il signor Gibson, doveva essere un capitano,
un capo trib. Era sulla cinquantina, quasi nudo: aveva per vestito
una pelle di canguro intorno alle reni e un coprispalle di corteccia
d'albero.
Poich il signor Hawkins non era riuscito a frenare un gesto
d'ammirazione alla vista dell'uccello, fu a lui che l'indigeno si rivolse
per primo. Dopo aver sollevato l'uccello all'altezza del capo lo
dondol e lo rigir per mostrarlo sotto ogni aspetto.
Il signor Hawkins, decisissimo a farne l'acquisto, si chiedeva che
cosa avrebbe potuto dare in cambio. Molto probabilmente il papua
non sarebbe stato sensibile all'offerta di una piastra di cui senza
dubbio non conosceva il valore.
Il selvaggio lo trasse subito d'impaccio, ripetendo a bocca
spalancata:
Wobba wobba!
Il signor Gibson diede a quella parola il significato di da bere! e
fece portare una bottiglia di whisky.
Il selvaggio la prese, si assicur che fosse piena di quel liquido
giallastro che conosceva molto bene e, senza stapparla, se la pose
sotto il braccio. Poi si mise ad andare su e gi per il ponte del brick,
guardando non tanto Vacastilage e gli attrezzi, quanto i marinai, i
passeggeri e il capitano. Si sarebbe detto che volesse rendersi conto
del numero delle persone che erano a bordo. Cos almeno parve a
Karl Kip, il quale ne accenn al fratello.
A Nat Gibson venne allora l'idea di fotografare l'indigeno, non per
fargli dono del suo ritratto, mancandogli il tempo di ricavarne la
stampa, ma per arricchire la sua raccolta con l'aggiunta della foto di
un vero papua.
una buona idea disse il signor Hawkins. Ma come si
pu obbligare quel diavolo a stare fermo?
Tentiamo rispose Nat Gibson.
Prese l'indigeno per un braccio, nell'intento di condurlo a poppa.
Non comprendendo che cosa si volesse da lui, il selvaggio oppose
qualche resistenza.
Assai gli disse il signor Gibson.
Questa parola il vocativo del verbo venire nella lingua papua
e il selvaggio gli rispose dirigendosi verso la tuga.
Nat Gibson port a poppa il suo apparecchio e lo sistem sul
treppiede. Poi, prima ancora di inquadrare il selvaggio, cerc di fargli
assumere una posa tale che gli consentisse di ottenere un buon
negativo.
Ma l'indigeno, agitatissimo, cominci a muovere capo e braccia.
Come fare a farlo stare fermo per i pochi secondi necessari
all'operazione? Fortuna volle che, quando vide sparire Nat Gibson
sotto il telo nero dell'obiettivo, lo stupore lo immobilizz.
Bast quell'istante per la posa; terminata l'operazione, l'indigeno,
con la bottiglia in mano, raggiunse subito la scaletta di destra.
Nel passare dinanzi alla tuga la cui porta era aperta, vi entr come
per assicurarsi che non vi fosse nessuno. Lo stesso pensiero lo spinse
fino al posto dell'equipaggio, la cui cappa era chiusa. I suoi sguardi si
fermarono infine sul cannoncino di rame, del quale evidentemente
non ignorava la potenza, perch grid:
Mera! Mera!
Parola indigena che significa tuono, come la parola ura significa
lampo o luce viva.
L'occhio del selvaggio brill per un attimo di una fiamma che si
spense quasi subito: il suo viso riassunse la fisionomia atona che
contraddistingue i rappresentanti della razza andamana.
Tornato infine accanto alla scala, il papua oltrepass il parapetto,
scese nella piroga, volse un'ultima volta lo sguardo da prua a poppa
del brick e afferr una pagaia, mentre il suo compagno prendeva
l'altra. Rapidamente manovrata, l'imbarcazione non tard a sparire
dietro l'isola d'Entrecasteaux per raggiungere la punta della grande
terra.
Avete visto disse allora Karl Kip con quale attenzione
quell'uomo osservava il James Cook e soprattutto il suo equipaggio?
Ne sono rimasto sorpreso rispose il signor Hawkins.
Da parte sua il capitano Gibson aveva fatto la stessa osservazione.
Tuttavia, sembrava poco credibile la supposizione che il papua fosse
venuto a bordo per rendersi conto delle forze di cui il brick
disponeva. Egli aveva un uccello da vendere, lo aveva venduto per
una bottiglia di whisky, se ne era mostrato soddisfatto e la piroga lo
aveva riportato alla terra da dove era venuto. Tra un'ora sarebbe stato
ubriaco fradicio e nessuno lo avrebbe pi rivisto.
Tutto ci andava bene; era per da lamentare che il James Cook
fosse trattenuto dalla calma dinanzi all'isola di Entrecasteaux. Il
vento soffiava solo a soffi intermittenti. Le ultime increspature del
mare sparivano e la sua superficie si gonfiava appena di un'onda
lunga. Il signor Gibson si chiedeva, dunque, se non fosse il caso di
ancorarsi con cinquanta braccia di catena. Accostandosi all'isola
avrebbe trovato una buona posizione per attendervi il ritorno del
vento di sud-est.
Ne parl con il nostromo, il quale non vide nessun inconveniente
nel gettare l'ancora.
Flig Balt aveva i suoi motivi per condividere l'idea del capitano.
Vin Mod gli aveva detto:
Il cielo coperto, la notte sar piovosa: sar una di quelle
piogge senza vento che cadono dalla sera fino al mattino. probabile
che il signor Hawkins, i due olandesi e Nat Gibson vadano a dormire
nelle loro cabine. Sul ponte rimarranno il capitano e gli uomini di
quarto. Quando verr il turno di Len Cannon, Sexton, Kyle e Bryce,
gli altri si troveranno negli alloggiamenti. forse l'occasione che ci
mancata finora di sorprendere il signor Gibson e di sbarazzarci di lui.
E se non sar possibile impadronirci del brick avremo se non altro
Flig Balt per capitano.
Questo era stato l'argomento di una conversazione che Vin Mod
aveva avuto con Len Cannon e alla quale avevano preso parte Kyle,
Sexton e Bryce. Per prima cosa, era stato detto, bisognava finirla con
il capitano Gibson; poi si sarebbe visto.
Ora le circostanze sarebbero state favorevoli se il brick avesse
gettato l'ancora, invece di trascorrere la notte sotto vela. Il signor
Gibson sarebbe rimasto certamente solo a vigilare; un incidente e
sarebbe scomparso!
Ci che mand a monte i piani di Vin Mod fu il fatto che il
capitano volle avere il parere di Karl Kip sull'opportunit di ancorarsi
fino all'alba.
Karl Kip gli rispose senza incertezze:
Al vostro posto non lo farei, signor Gibson. Questi paraggi non
sono sicuri. sempre da temersi un attacco degli indigeni. Se ci
dovesse capitare, sarebbe meglio non essere all'ancora. E poi, se si
alza il vento, non perderemo tempo a issare le vele e a levare l'ancora
per allontanarci.
Il capitano comprese la bont di quei motivi e vi si arrese. Con
vivo rammarico del nostromo e dei suoi complici, il James Cook
dunque mantenne la sua velatura notturna anche quando il sole fu
tramontato, e rimase in vista dell'isola d'Entrecasteaux, lontana due o
tre miglia.
D'altro canto la pioggia, che era cominciata a cadere verso le
cinque del pomeriggio, non dur. L'uragano si manifestava con lampi
di calore e con tuoni lontani. La temperatura era assai elevata: il
termometro Fahrenheit segnava novanta gradi.
11
N il signor
Hawkins, n Nat Gibson, n Karl e Pieter Kip andarono perci a
occupare le loro cabine. Tutti si sdraiarono sul ponte, con i marinai
che non erano di quarto.

11
32 22 centigradi. (N.d.A.)
Ancora una volta la sfortuna si dichiarava decisamente contro Flig
Balt, Vin Mod e i loro complici.
superfluo dire che il signor Gibson aveva dato ordine e disposto
il necessario perch il mare intorno al brick fosse attentamente
sorvegliato. Gli uomini dovettero vigilare a poppa e a prua. Checch
ne pensasse il signor Hawkins, il sospetto di Karl Kip poteva essere
fondato. L'indigeno era venuto a bordo per barattare l'uccello del
paradiso con un oggetto qualsiasi, oppure per accertare quali fossero
le forze del James Cook?
Dinanzi alla tuga, si parl prima dell'incidente e poi di altre cose.
La tenda era stata levata per dare pi aria. Un profondo silenzio
regnava intorno alla nave. Nessun fuoco attirava lo sguardo, n al
largo n dalla parte dell'isola di Entrecasteaux certamente deserta.
Poi la conversazione langu e le palpebre si appesantirono. Il
sonno stava per vincere anche i pi resistenti, quando si ud una
voce: era quella di J im il quale andava su e gi per la corsia.
Piroghe! Piroghe in vista! gridava il mozzo.
Tutti furono subito in piedi, capitano, passeggeri ed equipaggio e
si portarono a sinistra.
Era in quella direzione che J im aveva visto, o creduto di vedere,
alcune imbarcazioni che venivano verso il brick.
L'oscurit della notte lo aveva forse ingannato?
quello che si pens in un primo momento. Ma uno sciacquio,
come pu solo essere prodotto dalla pagaia, rivel che il mozzo non
si era sbagliato. Nat Gibson allora grid, a sua volta:
Ecco le imbarcazioni!
Un marinaio rivolse allora la luce di un fanale in quella direzione
e ci permise di distinguere numerose piroghe, a una trentina di piedi
dalla nave. Se J im non fosse stato vigile, il brick sarebbe stato colto
di sorpresa da quell'improvviso attacco e nessuno avrebbe avuto il
tempo di porsi sulla difensiva.
Prendiamo rivoltelle e fucili! ordin subito il signor Gibson.
I marinai corsero verso la tuga e le armi furono distribuite. Ciascuno
ebbe un fucile o una rivoltella, con cartucce di ricambio, e and a
collocarsi lungo il parapetto di sinistra, per respingere gli assalitori
che avessero tentato di salire sul ponte.
Del resto, nulla si vedeva di sospetto al largo, dall'altro bordo, n
si udiva da quella parte uno sciacquio prodotto da pagaie: sulla
superficie del mare non si notava la minima agitazione e non
sembrava probabile che altre imbarcazioni giungessero dall'est.
Vedendo la luce del fanale puntata su di essi, gli indigeni
compresero di essere stati scoperti. Non era possibile ormai nessuna
sorpresa. E l'attacco ebbe subito inizio. Un volo di frecce e una
pioggia di sassi, lanciati dalle fionde, si abbatterono contro i fianchi
del brick o attraversarono il ponte, tra le sartie.
Nessuno fu colpito, ma dal numero dei proiettili si argu che gli
assalitori erano molto numerosi. Non erano meno di una sessantina,
infatti, imbarcati su una decina di grandi piroghe. Il capitano non
disponeva, a sua volta, che di una quindicina di uomini, mozzo
compreso.
Fuoco! ordin.
Molti spari risposero all'aggressione e non pochi proiettili
raggiunsero certamente il bersaglio: si udirono le grida dei feriti
mentre una seconda nuvola di frecce cadeva sulla nave.
Ora aspettiamo disse il capitano. Non tirate pi che a
bruciapelo su quelli che tenteranno di scavalcare il parapetto!
La qual cosa non tard a verificarsi. Un istante dopo, le piroghe
urtavano lo scafo del brick e i papua, aggrappandosi alle armature
delle sartie, cercarono di issarsi fino al listone, nell'intento di
invadere il ponte e di impegnare la lotta a corpo a corpo.
Era evidente che in quelle condizioni gli indigeni non avrebbero
potuto adoperare n arco n fionda. Ma non sarebbero stati senza
armi, perch le loro mani gi brandivano quella specie di coltellaccio
di ferro, chiamato parang in lingua insulare, che peraltro essi sanno
adoperare con vigore e destrezza.
Era dunque necessario respingere l'assalto a colpi di fucile, di
rivoltella e di coltellaccio e buttare in mare i selvaggi prima che
potessero mettere piede sul ponte.
All'inizio i papua comparvero all'altezza del listone sostenendosi
alle parasartie dell'albero maestro e dell'albero di trinchetto. Subito
respinti ricaddero in fondo alle piroghe.
Alla luce degli spari era stato riconosciuto l'uomo dell'uccello del
paradiso, capo di tutta la banda, venuto a bordo per preparare
l'attacco.
Ma il notevole numero di assalitori e le forze sproporzionate
rendevano la situazione gravissima. Se i papua avessero invaso il
ponte, gli uomini della nave, nonostante la superiorit delle armi,
avrebbero finito per soccombere. Costretti a rifugiarsi all'interno
della tuga, a poppa, oppure nel posto, a prua, sarebbero stati presto
costretti alla resa. Ne sarebbe seguito un massacro senza scampo per
nessuno. Era impossibile adoperare il cannoncino; eccellente quando
si trattava di tirare lontano, su una piroga, non serviva pi a nulla
quando le piroghe si trovavano accanto al brick.
Ma essi si difesero con energia e coraggio, tutti, passeggeri e
marinai. In un primo momento, cinque o sei indigeni erano riusciti a
risalire lo scafo. Con i piedi sul listone essi tentarono di scavalcare il
parapetto; ma con l'aiuto di rivoltelle e coltellacci furono costretti a
ricadere alcuni in mare, altri sulle imbarcazioni.
Anche tra gli assaliti, vero, non tardarono ad esservi dei feriti,
tra i quali Pieter Kip e il marinaio Burnes, raggiunti da un colpo di
parang, l'uno al braccio, l'altro alla spalla. Quelle ferite,
fortunatamente lievi, non li costrinsero ad abbandonare il
combattimento. Le armi da fuoco, insomma, produssero tra gli
indigeni gravi perdite.
La lotta dur una decina di minuti senza che i papua riuscissero a
prender possesso del brick. Ci fu un momento in cui il capo e altri
due selvaggi furono sul punto di scavalcare il listone con il
coltellaccio in mano, mentre due o tre piroghe si dirigevano a poppa.
Assecondato da Nat Gibson, Karl Kip si avvent allora sul capo e gli
cacci due palle nel petto mentre il giovane faceva fuoco sulle
imbarcazioni.
Quando i papua videro sparire in mare il corpo del loro capo
rallentarono l'attacco e parvero disposti a rinunciarvi. Non essendo
riusciti a sorprendere la nave, si erano resi conto che non sarebbe
stato pi possibile impadronirsene, sebbene lottassero almeno in
quattro contro uno. Quelli che volevano ancora saltare sul ponte sia
da prua sia dal coronamento non tardarono a ripiegare. Costretti ora a
difendersi tentarono di raggiungere le piroghe. Alcuni, feriti
gravemente, annegarono. A bordo, tranne due o tre marinai, feriti a
colpi di parang, non ci fu nessun morto.
Erano appena le dieci e un quarto quando le piroghe cominciarono
ad allontanarsi dal brick.
Gli ultimi colpi di fucile furono allora diretti contro di esse finch
fu possibile scorgerle. Fu proprio in questo momento che, senza
dubbio per l'errore di un malaccorto (la profonda oscurit sarebbe
stata la sua giustificazione), una pallottola sfior il capo del signor
Gibson, tanto da portargli via il berretto che fin dietro la tuga.
Il capitano non se ne preoccup anche se la palla per un soffio non
gli aveva attraversato il cervello; si precipit verso prua, seguito dal
figlio, che aveva chiamato in quell'istante, e insieme misero
rapidamente in posizione il cannoncino.
A una gomena dalla nave, le piroghe costituivano ancora una
massa confusa verso la quale il marinaio Hobbes diresse la luce del
fanale.
Caricato e innescato, il pezzo fu pronto a far fuoco dal portello
aperto da quel lato.
Il colpo parti e una serie di urla rispose allo sparo.
Senza dubbio, una piroga era stata colpita e affondata con i papua
che essa conteneva.
Il pezzo fu subito ricaricato, non per servire una seconda volta, ma
in previsione d'un eventuale ritorno offensivo degli indigeni, che
per non avvenne.
Il fascio luminoso del fanale, rivolto a occidente, rischiarava la
superficie del mare completamente deserta: le piroghe erano gi al
riparo, dietro l'isola di Entrecasteaux.
Ora il James Cook non aveva pi nulla da temere, o almeno, non
sarebbe pi stato colto di sorpresa. Le precauzioni sarebbero state
mantenute e si sarebbe fatta buona guardia sino all'alba con le armi a
portata di mano.
Vennero quindi esaminate le ferite di Pieter Kip, di Burnes e di
altri tre marinai. Il signor Hawkins, che se ne intendeva, assicur che
esse non presentavano nessuna gravit. La farmacia di bordo permise
d'applicar loro una prima medicazione e nessuno dei feriti volle
tornarsene alla propria cabina o al posto dell'equipaggio.
Quando Flig Balt e Vin Mod si ritrovarono soli, a prua, il
marinaio disse a bassa voce:
andata male male!
E se Flig Balt non rispose, com'era sua abitudine, Vin Mod
conosceva perfettamente il significato di quel silenzio.
Che volete, mastro Balt, quando la notte cos scura si mira
peggio aggiunse. Dopo tutto, pare che non se ne sia nemmeno
accorto! Saremo pi fortunati un'altra volta.
Poi, chinandosi all'orecchio del compagno, mormor:
un peccato, per! A quest'ora, Flig Balt sarebbe il capitano
del brick e Vin Mod il suo nostromo!
CAPITOLO X
SI VA A NORD
DISSIPATESI le ultime ombre della notte tutti osservarono il mare.
Il James Cook occupava ancora il posto del giorno precedente, tre
miglia a oriente di Entrecasteaux, come se vi fosse rimasto all'ancora.
Non si avvertiva nessuna corrente e nessun soffio increspava la
superficie delle acque appena sollevata da una molle e lunga onda
che non riusciva neppure a sommuoverla.
Nessuna piroga era in vista; si vedevano galleggiare qua e l solo i
rottami di quella che il proiettile aveva fracassato. Gli indigeni che vi
erano a bordo o erano stati raccolti dalle altre imbarcazioni o erano
stati inghiottiti dalle acque.
Il signor Gibson esamin con il cannocchiale il litorale dell'isola e
poi i numerosissimi scogli di corallo che ne circondavano la punta
meridionale. Migliaia di uccelli volavano intorno con gran colpi
d'ala. Non si vedeva n un canotto n un uomo: nessuno dubit che
gli indigeni non avessero raggiunto di l dallo stretto qualche
villaggio rivierasco della Nuova Guinea.
Bisognava, nondimeno, allontanarsi da quei paraggi non appena
possibile. Da alcuni indizi il signor Gibson comprese che il vento
non si sarebbe fatto pi aspettare.
Questo fu anche il parere di Karl Kip quando il sole spunt tra i
purpurei vapori dell'orizzonte. Da quella parte il mare sembrava
presentire qualcosa e faceva udire un lieve sciacquio.
Mi sorprenderebbe assai disse il capitano se tra un'ora o
due non avessimo un buon vento.
E se il vento durer soltanto quattro giorni disse il signor
Hawkins giungeremo a destinazione.
Trecento miglia appena rispose il signor Gibson ci
separano, infatti, dalla Nuova Irlanda.
Se ci fosse accaduto e la calma avesse avuto termine nella
mattinata, la navigazione della nave sarebbe stata certamente
agevolata. Il brick si sarebbe trovato allora nella zona degli alisei del
sud-est, che vi regnano da maggio a novembre, e ai quali segue, negli
altri mesi dell'anno, il monsone.
Il signor Gibson era dunque pronto a issare le vele alte non appena
il vento avesse potuto gonfiarle. Non sarebbe stato mai troppo presto
per allontanarsi da quella regione pericolosa della Papuasia e della
Luisiade. Favorito da un buon vento, con tutta la tela a riva e al gran
lasco, non sarebbero state certamente le piroghe spinte dalle pagaie o
quelle a bilanciere che sarebbero riuscite a raggiungere il James
Cook se gli indigeni avessero voluto rinnovare l'attacco.
Ma essi non si fecero vedere e le armi, fucili e rivoltelle, furono
riposte nella tuga. Si provvide a ritirare anche il cannoncino dal
portello di prua: il brick non doveva pi stare sulla difensiva.
In quest'occasione il signor Gibson accenn al proiettile maldestro
che lo aveva sfiorato nel momento in cui Karl Kip respingeva il capo
indigeno e lo buttava in mare.
C' mancato poco disse il signor Hawkins, stupito che
tu
S, amico mio, c' mancato poco che fossi colpito: appena
mezzo pollice e avrei avuto la testa fracassata.
Noi non sapevamo nulla disse Pieter Kip. Siete sicuro
che fosse un colpo d'arma da fuoco? Non poteva essere per caso una
chiaverina o una zagaglia lanciata da un selvaggio?
Ecco il berretto di mio padre! rispose Nat Gibson. Come
potete vedere, stato bucato da un proiettile.
Dopo l'esame del berretto ogni dubbio spar. Dopo tutto, non c'era
nulla di sorprendente nel fatto che durante la lotta, a causa del buio,
un colpo di rivoltella fosse stato mal diretto: non ci si pens pi.
Verso le sette e mezzo il vento aveva acquistato forza e regolarit
tanto da consentire al brick di riprendere il cammino, con rotta nord-
ovest. Furono issati velacci, controvelacci, coltellacci e vele di
straglio che sostengono bene l'andatura a vento largo. Terminati i
preparativi, il James Cook riprese la navigazione interrotta da una
ventina d'ore.
Prima di mezzogiorno era doppiata l'estremit settentrionale
dell'isola di Entrecasteaux. Pi oltre apparve ancora per l'ultima volta
la grande terra dove si profilava la cresta capricciosa delle alte
montagne che dominano la costa orientale della Nuova Guinea.
Fin dove giungeva lo sguardo il mare appariva deserto. Era
cessato il timore di un'altra aggressione. A oriente si sviluppava
l'immensa pianura liquida chiusa nel suo perimetro dal mare e dal
cielo.
Se mancavano i selvaggi dei quali diffidare bisognava fare i conti
per con i colpi di vento improvvisi che affliggono questa parte del
Pacifico chiusa tra la Papuasia, le isole Salomone e gli arcipelaghi
del nord. Essi non durano e non sono perci temibili che per i
capitani negligenti o inesperti che si lasciano cogliere di sorpresa.
Sono chiamati groppi. Una nave che non sia all'erta rischia di fare
scuffia.
Durante il giorno e la notte che segu non fu necessario difendersi
da nessuno di questi piovaschi. La direzione del vento non mut.
Dopo aver lasciato a sinistra l'isola di Monyon arida e disabitata
che sorge in mezzo al suo anello corallifero, il James Cook incontr
un mare meno ingombro di banchi madreporici e pot mantenere la
velocit media di dieci miglia.
In tali condizioni si capir bene che l'occasione tanto attesa da
Flig Balt, da Vin Mod e dagli altri non si sarebbe presentata. Il signor
Gibson, suo figlio, l'armatore, i fratelli Kip non trascorrevano le notti
nella loro cabina, n i marinai Hobbes, Wickley, Burnes e il mozzo
negli alloggiamenti. Era dunque impossibile sbarazzarsi del capitano
simulando un incidente, dal momento che egli non era mai solo.
Bench si fosse nel periodo dell'anno in cui il grande cabotaggio
pu esercitarsi con qualche sicurezza attraverso i mari della
Melanesia, il brick non incontrava nessuna nave sulla sua rotta. Ci
dipendeva dal fatto che gli uffici mercantili non erano ancora
abbastanza numerosi e abbastanza importanti negli arcipelaghi posti
tra l'equatore e la costa settentrionale della Papuasia. Essi non
davano luogo perci a quel traffico continuo che l'avvenire avrebbe
sicuramente sviluppato. Arrivato a Port Praslin, il signor Gibson non
vi avrebbe probabilmente trovato nessun'altra nave e ne sarebbe
ripartito senza aver scambiato parola con velieri inglesi o tedeschi.
Ecco, del resto, come sono distribuiti gli arcipelaghi dal punto di
vista politico e geografico.
Da molti anni, com' sua abitudine, l'Inghilterra, pi o meno
legalmente, estendeva il suo protettorato sulle isole vicine alla Nuova
Guinea, quando nel 1884 intervenne un accordo tra la Germania e il
Regno Unito.
In seguito a tale accordo, tutte le isole che occupavano i paraggi a
nord-est della Papuasia, fino al centoquarantunesimo grado di
longitudine a oriente del meridiano di Greenwich, furono dichiarate
possedimento germanico.
Una popolazione di circa centomila anime veniva ad accrescere in
tal modo il dominio coloniale della Germania, la cui sola
preoccupazione sarebbe stata quella di farvi affluire i suoi emigranti.
Occorre ora richiamare particolarmente l'attenzione del lettore, per
ci che riguarda il nostro racconto, sul gruppo principale di queste
isole.
Le due isole pi importanti di questo gruppo sono: Tombara o
Nuova Irlanda e Birara o Nuova Bretagna. Entrambe hanno forma
arcuata. Birara separata dalla Nuova Guinea dallo stretto di
Dampier. Il canale di San Giorgio si disegna tra la punta sud della
prima e la punta nord-est della seconda, tra numerose scogliere
coralline.
Le carte mostrano poi le seguenti isole di minore estensione: Neu
Hannover, York e alcune altre, abitate o deserte, per un'estensione
totale di millecinquecentottanta chilometri quadrati.
Non ci si meravigli se, dopo il trattato di spartizione tra le due
potenze, alle denominazioni inglesi o melanesiane furono sostituite
denominazioni tedesche: Tombara o Nuova Irlanda cos divenuta
Neu Mecklenburg; Birara o Nuova Bretagna divenuta Neu
Pommem o Nuova Pomerania; York divenuta Neu Lauenburg.
Soltanto Neu Hannover ha conservato il vecchio nome perch era gi
tedesco.
Rimaneva da battezzare l'insieme di queste isole che costituiscono
un possesso abbastanza importante in questa parte del Pacifico. Oggi
questo gruppo appare sulle carte sotto il nome di arcipelago delle
Bismarck.
Quando Pieter Kip chiese al signor Hawkins in quali circostanze e
condizioni egli avesse allacciato rapporti commerciali con questo
arcipelago, e in particolare con la Nuova Irlanda, l'armatore rispose:
Ero il corrispondente di una ditta di Wellington, nella Nuova
Zelanda, che trattava affari con Tombara.
Prima del trattato di spartizione?
Una decina di anni prima, signor Kip. Quando la ditta decise di
liquidare i suoi affari, io ho rilevato l'azienda. Poi, dopo l'accordo del
1884 tra Inghilterra e Germania, sono entrato in rapporti di affari con
i nuovi uffici aperti dai coloni tedeschi. Il James Cook stato
particolarmente adibito a questi viaggi, i cui utili tendono ad
aumentare.
Dopo il trattato, il commercio si esteso?
Certamente, signor Kip, e si allargher maggiormente. La razza
teutonica emigra volentieri, nella speranza di far fortuna.
Che cosa esporta in particolare l'arcipelago?
La madreperla che vi si trova in abbondanza. E poich su
queste isole si trovano in grande quantit i pi begli alberi da cocco
del mondo, come potrete rilevare voi stesso, esse forniscono carichi
di copra di cui noi dobbiamo imbarcare esattamente trecento
tonnellate a Port Praslin.
Come ha fatto la Germania a stabilire il suo dominio su questo
arcipelago?
Molto semplicemente rispose il signor Hawkins. Ha dato
in affitto le varie isole a una compagnia commerciale, investita anche
di autorit politica. In realt, per, il suo potere non molto esteso e
la sua azione sugli indigeni minima; si limita a garantire la
sicurezza degli emigranti e quella delle transazioni commerciali.
Del resto, come ha detto il signor Hawkins aggiunse Nat
Gibson ogni cosa fa ritenere che la prosperit dell'arcipelago
aumenter. Si potuto accertare che sono stati fatti grandi progressi,
soprattutto a Tombara, la cui scoperta, che risale al 1616, fu fatta
dall'olandese Shouten. Un vostro compatriota, signor Kip, che si
avventurato per primo attraverso questi mari pericolosi.
Lo so, signor Nat rispose Karl Kip. L'Olanda ha lasciato
la sua impronta nei paraggi della Melanesia e i suoi marinai si sono
resi protagonisti di illustri gesta a pi riprese.
esatto dichiar il signor Gibson.
Tuttavia, essa non ha conservato tutte le terre scoperte fece
rilevare il signor Hawkins.
No, certamente, ma conservando le Molucche, gliene rimasta
una grossa parte e perci abbandona volentieri alla Germania
l'arcipelago delle Bismarck.
Fu infatti il navigatore Shouten che, agli inizi del XVII secolo,
aveva avvistato la striscia orientale della Nuova Irlanda. I primi
rapporti con gli indigeni non erano stati pacifici; vi erano stati
attacchi di piroghe a colpi di fionda e colpi di fucile in risposta.
L'inizio della campagna fu segnato dalla morte di una dozzina di
selvaggi.
Dopo Shouten era venuto un altro olandese, Tasman, colui che
avrebbe dato il suo nome alla Tasmania, chiamata anche Diemania,
dal nome di un altro olandese, Van Diemen, il quale ne aveva
rilevato la costa nel 1643.
Dopo di loro erano venuti gli inglesi, tra cui Dampier, il cui nome
fu dato allo stretto che separa la Nuova Guinea da Birara. Dampier
rilev la costa dal nord al sud, prese terra in numerosi punti e
respinse l'aggressione degli isolani in una baia che egli chiam baia
dei Frombolieri.
Nel 1767 Carteret, navigatore inglese, visit la parte sud-
occidentale dell'isola e fece sosta a Port Praslin e poi nel rifugio che
porta il suo nome nell'ansa degli inglesi.
Nel 1768, nel corso del suo viaggio intorno al mondo,
Bougainville si ancor anche lui a Port Praslin e lo chiam con
questo nome, in onore del ministro della marina, promotore del
primo viaggio dei francesi intorno al mondo.
Nel 1792 d'Entrecasteaux si diresse verso la parte occidentale
dell'isola, fin allora sconosciuta, ne determin i contorni e trascorse
una settimana nel rifugio Carteret.
Nel 1823, infine, Duperrey condusse la sua nave a Port Praslin e
ne fece il rilievo idrografico. Egli ebbe rapporti frequenti con gli
indigeni che le piroghe conducevano dal villaggio di Like Like, posto
nella parte orientale della Nuova Irlanda.
La mattina del 18, la rotta del brick dovette essere modificata per
alcune ore. Il vento, che soffiava con la solita costanza degli alisei,
cess quasi di colpo. Le vele fileggiarono, batterono contro gli alberi,
e il James Cook non si mosse pi.
Del cambiamento meteorico un capitano prudente tiene sempre
conto, ed ci che fece il signor Gibson, per non lasciarsi prendere
alla sprovvista.
In quel preciso momento Karl Kip, guardando l'orizzonte, gli fece
notare a occidente una nuvola, una specie di pallone di vapori, dai
fianchi arrotondati; doveva avanzare rapidamente, perch ingrossava
a vista d'occhio.
Ci piomber addosso un groppo disse il signor Gibson.
Non durer certo a lungo rispose Karl Kip.
No, ma potrebbe essere violentissimo aggiunse il capitano.
Per ordine suo, l'equipaggio mise mano alla manovra:
controvelacci, velacci, coltellacci e vele di straglio furono ammainate
in un attimo. Venne imbrogliata la vela di trinchetto, la grande vela e
la randa. Il brick rimase con le gabbie e la trinchettina e il secondo
fiocco.
Era tempo. Non appena la nave si trov con velatura ridotta, il
groppo si abbatt con insolita violenza.
Mentre i marinai rimanevano al loro posto e il capitano era
dinanzi alla tuga, il signor Hawkins, Nat Gibson e Pieter Kip
avevano raggiunto la poppa. Karl Kip si era messo al timone: nelle
sue mani il James Cook sarebbe stato ben governato.
Come si pu facilmente capire, quando il groppo lo assal con
furore, il brick fu scosso come in uno scontro: si pieg talmente a
dritta che l'estremit del suo pennone di maestra tocc il mare bianco
di schiuma. Un colpo di timone risollev il brick e lo mantenne
diritto. Invece di prendere la cappa per affrontare la raffica, il signor
Gibson prefer fuggire dinanzi ad essa sapendo per esperienza che
quei groppi passano come meteore e non durano a lungo.
C'era da chiedersi per se il brick non sarebbe stato trascinato fino
alle Salomone, o almeno fino ad avvistare l'isola di Bougainville,
prima del gruppo che si stende a nord-est delle Luisiadi. Non ne era
lontano, allora, che una trentina di miglia.
Dopo tutto, era possibile che questa isola potesse risultare visibile,
sia pure per un istante. Essa presenta un'alta massa dal lato di nord-
est, e se ci fosse accaduto, avrebbe significato che il James Cook
era stato trascinato sino al centocinquantatreesimo grado di
longitudine est.
probabile che Flig Balt e Vin Mod non si rammaricassero
affatto nel vedere la nave spinta fuori della sua rotta. Tutto quello che
contribuiva a ritardare l'arrivo della nave alla Nuova Irlanda andava
loro bene. L'arcipelago delle Salomone si presta ai colpi di mano. Gli
avventurieri vi abbondano e spesso esso stato teatro di scene
criminose. Il nostromo avrebbe potuto incontrare all'isola di Rossel,
o in altre, qualche vecchia conoscenza che non si sarebbe rifiutata di
assecondare i suoi progetti. E poi, in quali zone del Pacifico Vin Mod
non aveva trascinato il suo sacco per non incontrare anche lui
qualche vecchia conoscenza disposta a tutto?
Del resto, ci che pungolava il nostromo e la sua anima dannata
era il fatto che Len Cannon e i suoi compagni lo incalzavano
continuamente. Non era loro intenzione continuare a navigare in
quelle condizioni e si intestardivano a ripetere:
Se il colpo non si far prima di raggiungere Port Praslin, alla
partenza noi non ci imbarcheremo. cosa gi decisa!
Ma che farete nella Nuova Irlanda? chiedeva Vin Mod.
Ci terranno come coloni rispondeva Len Cannon. I
tedeschi hanno bisogno di braccia. Aspetteremo qualche buona
occasione, che non si potrebbe mai presentare in Tasmania. Non
andremo mai a Hobart Town!
Quella decisione faceva arrabbiare maledettamente Flig Balt e il
suo complice. Mancando le quattro reclute essi avrebbero dovuto
rinunciare all'impresa. Da quella campagna del James Cook forse
non avrebbero pi tratto ci che avevano sperato.
A Port Praslin Len Cannon, Kyle, Sexton e Bryce avrebbero
disertato, vero; il capitano si sarebbe trovato in grave imbarazzo
non potendo riprendere il mare. Reclutare altri marinai nell'isola di
Tombara non era assolutamente cosa da sperare: Port Praslin non era
n Dunedin n Wellington, n Auckland, dove pullulano di solito i
marinai in cerca di imbarco.
Qui non c'erano che coloni che lavoravano per conto proprio o
impiegati di aziende commerciali. Non c'era possibilit, quindi, di
completare l'equipaggio.
Ma il signor Gibson ignorava quella potenziale minaccia cos
come ignorava il complotto ordito contro di lui e contro la sua nave.
Le reclute non davano motivi di lagnanze. Flig Balt, sempre
rispettoso e adulatore, non poteva destare sospetti. Ma se era riuscito
a ingannare anche il signor Hawkins non aveva potuto far la stessa
cosa con i fratelli Kip; non ispirando loro fiducia essi erano stati
sempre con lui molto riservati e lui lo aveva notato.
Era stato davvero un brutto affare l'aver salvato i naufraghi
dell'isola di Norfolk! Se almeno il James Cook li sbarcasse a Port
Praslin! No, doveva condurli anche a Hobart Town!
Per tornare a Len Cannon e ai suoi compagni, la speranza che essi
avevano concepito d'essere trascinati fino all'arcipelago delle
Salomone fu di breve durata. Dopo tre ore, durante le quali si scaten
con violenza inaudita, il piovasco cess improvvisamente e la
girandola posta in cima all'albero maestro non obbed pi che alle
scosse dell'onda lunga. Sotto la mano di Karl Kip la nave si era
comportata magnificamente e non aveva ricevuto nessuno di quei
colpi di mare che sono cos pericolosi quando si fugge col vento in
poppa. La nave allora non ubbidisce, o ubbidisce male e non c' nulla
di pi difficile che di evitare le sbandate che la sballottano di qua e di
l. Karl Kip aveva avuto l'occasione di mettere in luce la sua abilit e
il suo sangue freddo. Nessun uomo dell'equipaggio avrebbe tenuto
meglio di lui il timone durante la tormenta.
Il vento cess di colpo, ma non fu cos per il mare
spaventosamente sconvolto. Le onde si urtavano tanto da far credere
che il brick navigasse in mezzo a scogli a fior d'acqua o a puntelli di
banchi madreporici. Tuttavia, la calma regnava nell'aria e, dopo la
pioggia torrenziale che aveva accompagnato il piovasco e svuotato le
nuvole venute dall'ovest, gli alisei ripresero quasi subito a soffiare
nella solita direzione.
Il signor Gibson fece allora mollare i terzaroli delle gabbie,
ristabilire la vela di trinchetto, la vela di maestra, la randa, i velacci e
i contro velacci. Non furono issati i coltellacci: soffiava vento forte e
non si doveva sovraccaricare l'alberatura. Con le mure a destra il
brick fece tanta buona strada: il giorno dopo, 19, dopo aver percorso
circa centocinquanta miglia oltre l'isola di Bougainville, si trov
dinanzi allo stretto canale San Giorgio inciso tra le doppie alture
della Nuova Irlanda e della Nuova Bretagna.
Il canale largo poche miglia e la navigazione non vi facile
perch lungo il suo corso si incontrano pericolose scogliere un po'
dappertutto, ma esso accorcia la distanza d'una buona met. Per le
navi che possono raggiungere direttamente l'estremit occidentale di
Tombara, invece di seguire la costa meridionale di Birara, allo scopo
di cercare il passaggio di Dampier, occorre gente non meno pratica
del capitano Gibson.
Del resto, non c'era bisogno d'attraversarlo; Port Praslin posta,
infatti, nella parte meridionale della Nuova Irlanda sul litorale che
fronteggia il Pacifico, presso il capo di San Giorgio, quasi all'entrata
dello stretto.
Siccome il James Cook incapp in prossimit della terra quasi
nella calma, il signor Hawkins, Nat Gibson e i fratelli Kip ebbero la
possibilit d'osservare la costa. L'ossatura dell'isola costituita da
una doppia catena di montagne dell'altezza media di seimila piedi
che nasce proprio in quel punto del litorale. Le foreste si arrampicano
sino alle loro cime. Impenetrabili ai raggi del sole, esala da esse
un'umidit costante e la temperatura vi pi sopportabile di quanto
non sia in altre terre vicine all'equatore dove l'aria asciutta e
ardente. Questa circostanza attenua per fortuna la calura che regna di
solito nell'arcipelago delle Bismarck ed raro che la colonna del
termometro si elevi oltre gli ottantotto gradi Fahrenheit.
12

Durante la giornata il brick incontr soltanto qualche piroga senza
bilanciere, munita di vele quadrangolari. Esse filavano lungo la
spiaggia e non cercarono affatto di raggiungerlo. Del resto non c'
nulla da temere dagli indigeni della Nuova Irlanda, o, meglio, del
Neu Mecklenburg, ora che l'arcipelago sotto la bandiera della
Germania.
Nessun incidente turb la tranquillit della notte. Quando torn il

12
Trenta gradi centigradi. (N.d.A.)
vento dopo ventiquattr'ore di calma, fu necessario manovrare con
poca velatura tra i banchi madreporici e le scogliere coralline,
numerose nelle vicinanze di Port Praslin. Una nave deve stare attenta
ed evitare le avarie, le quali non potrebbero essere riparate
facilmente. Tutto l'equipaggio rimase quindi sul ponte e si rese
necessario bracciare spesso i pennoni. inutile dire che quelle coste
non sono ancora illuminate, dal tramonto all'alba, e che nell'oscurit
vengono meno i punti di riferimento. Ma il signor Gibson conosceva
perfettamente le vicinanze di Port Praslin.
All'alba la vedetta segnal l'ingresso della rada coperta dalle alte
montagne di Lanut. Il James Cook si inoltr nei passaggi navigabili
durante l'alta marea. Verso le nove del mattino dava fondo a due
ancore in mezzo al porto.

CAPITOLO XI
PORT PRASLIN
IL PRIMO visitatore che si present a bordo del brick fu il signor
Zieger, commerciante della Nuova Irlanda, in rapporti di affari con la
ditta Hawkins. Da una dozzina d'anni a Port Praslin, il signor Zieger,
ancora giovane, aveva fondato la ditta prima ancora che il trattato di
spartizione avesse imposto all'isola il nome di Neu Mecklenburg e, al
gruppo insulare, quello di arcipelago delle Bismarck.
I rapporti del signor Hawkins e del signor Zieger erano stati
sempre eccellenti e non si limitavano ai soli scambi di merci tra
Hobart Town e Port Praslin; gi pi volte, infatti, il signor Zieger si
era recato nella capitale della Tasmania dov'era stato festosamente
accolto dall'armatore. I due commercianti si stimavano
reciprocamente moltissimo. Neppure Nat Gibson era un estraneo per
il signor Zieger e per la signora Zieger che di solito accompagnava il
marito nei suoi viaggi. Tutti sarebbero stati felicissimi perci di
trascorrere insieme il tempo della sosta del brick nella Nuova Irlanda.
Il capitano e il signor Zieger erano vecchie conoscenze; da buoni
amici, si strinsero affettuosamente la mano come se si fossero lasciati
il giorno prima.
Il signor Zieger, che parlava benissimo l'inglese, disse
all'armatore:
Ci terrei moltissimo, signor Hawkins, se accettaste l'ospitalit
che mia moglie e io vi offriamo nella nostra casa di Wilhelmstaf
Volete dunque che abbandoniamo il nostro James Cook?
rispose l'armatore.
Certamente, signor Hawkins.
A patto per che non vi si dia fastidio
Nessun fastidio, vi assicuro. La vostra camera gi pronta e ce
n' anche un'altra per Gibson e suo figlio.
L'offerta era fatta con tanta spontaneit che non si poteva
rispondere ad essa con un rifiuto. Il signor Hawkins, del resto, poco
abituato a vivere nel ristretto quadrato d'una nave, non chiedeva di
meglio che di mutare la cabina con una comoda camera da letto.
La proposta fu accettata anche da Nat Gibson; il capitano, invece,
la declin, come aveva fatto sempre in passato.
Ci vedremo ogni giorno, caro Zieger disse. La mia
presenza necessaria a bordo ed mia regola non abbandonare mai
la nave durante il tempo della sosta.
Come volete, Gibson rispose il signor Zieger. Resta
inteso, per, che vi avremo a tavola con noi mattino e sera.
D'accordo disse il signor Gibson. Oggi stesso andr a far
visita alla signora Zieger, con Hawkins e Nat, e far colazione con
voi.
Furono poi presentati i due naufraghi dei quali l'armatore raccont
la storia in poche parole. Il signor Zieger accolse i fratelli Kip con
molta simpatia ed espresse il desiderio di vederli spesso a
Wilhelmstaf. Egli non poteva offrir loro una camera, ma essi
avrebbero potuto trovare a Port Praslin un buon albergo e alloggiarvi,
se lo avessero voluto, fino alla partenza del James Cook.
Pieter Kip allora rispose:
Non abbiamo un soldo; abbiamo perduto nel naufragio tutto
quello che avevamo. E poich il signor Hawkins ha voluto accettarci
come passeggeri preferibile che si resti a bordo.
Siete a casa vostra amici miei disse l'armatore. Il brick
sempre in corso di navigazione. Aggiunger che, se avete bisogno di
abiti e biancheria, io sono a vostra disposizione.
Anch'io, signori disse il signor Zieger.
Vi ringraziamo rispose Karl Kip. Non appena saremo in
Olanda, vi faremo mandare
Non il caso di parlare ora di queste cose disse il signor
Hawkins. Ci penseremo dopo, senza che abbiate a
preoccuparvene.
Il signor Gibson chiese poi al signor Zieger quanto tempo,
secondo lui, il brick doveva trascorrere a Port Praslin per scaricare la
merce e ricevere il nuovo carico.
Circa tre settimane disse il signor Zieger se ne baster
una sola per scaricare le vostre merci che io mi incarico di collocare
vantaggiosamente nella colonia.
Una settimana baster disse il signor Gibson. A patto
per che le nostre trecento tonnellate di copra siano pronte.
Ne ho centocinquanta qui, nei magazzini della ditta disse il
signor Zieger. Le altre centocinquanta le imbarcherete a
Kerawara.
D'accordo rispose il capitano. La traversata breve;
andremo prima a Kerawara. Il James Cook torner poi qui per
completare il carico.
Le casse della madreperla sono pronte caro Gibson disse il
signor Zieger. Da questo lato, non subirete ritardi.
un piacere trattare con la vostra ditta, signor Zieger
aggiunse il signor Hawkins. La nostra visita, dunque, non si
prolungher oltre le tre settimane.
Siamo al 20 novembre concluse il signor Gibson e
poich il brick non ha avarie da riparare, ritengo che il 14 dicembre
sar in grado di spiegare le vele.
Nel frattempo, signor Hawkins, potrete dare un'occhiata ai
dintorni di Port Praslin. Ne vale la pena. Per il resto, la signora
Zieger e io faremo del nostro meglio perch non abbiate ad
annoiarvi.
Il signor Hawkins, i fratelli Kip e Nat Gibson sbarcarono
lasciando il capitano al suo lavoro: egli li avrebbe incontrati nella
casa di Wilhelmstaf all'ora di colazione.
Come aveva supposto il signor Gibson, nessuna nave era
all'ancora in quel momento a Port Praslin o attesa prima del nuovo
anno. Si vedevano soltanto le imbarcazioni appartenenti alle agenzie
commerciali e le piroghe degli indigeni. Le navi battenti bandiera
germanica soggiornavano di preferenza nel capoluogo degli
arcipelaghi tedeschi, nell'isola di Kerawara, che posta a sud
dell'isola di York, ora isola di Neu Lauenburg.
Eppure Port Praslin molto ben riparata in fondo alla sua baia.
Essa offre ottimi ancoraggi ai bastimenti di grosso tonnellaggio. La
profondit dell'acqua vi eguale dappertutto. Per di pi, tra Birara e
Tombara, gli scandagli misuravano fino a millequattrocento metri. Il
brick aveva potuto ancorarsi a trenta braccia. La tenuta era buona; si
trattava di un fondo di sabbia madreporica, seminato di detriti di
conchiglie dove le ancore mordono solidamente.
Port Praslin conteneva a quel tempo un centinaio di coloni, in gran
parte d'origine tedesca, e alcuni emigranti di nazionalit inglese. Essi
occupavano abitazioni disseminate a est e a ovest del porto sotto la
magnifica vegetazione del litorale.
L'abitazione del signor Zieger era stata costruita circa un miglio
pi a ovest, risalendo la costa. L'ufficio e i magazzini si trovavano,
invece, in una piazzetta irregolare in fondo al porto, dove altri
commercianti avevano impiantato il loro scagno.
Gli indigeni della Nuova Irlanda vivono separatamente dalla
popolazione coloniale. I loro villaggi sono semplici agglomerati di
capanne, la maggior parte delle quali erette su palafitte. Essi
frequentano molto volentieri Port Praslin e gli agenti che
rappresentano l'autorit nella Melanesia tedesca. Allo sbarco il signor
Hawkins e i suoi compagni ne incontrarono infatti molti.
Bench questi indigeni non amino d'istinto il lavoro e passino la
maggior parte della giornata a non far nulla, a volte li assale il
desiderio di guadagnare qualche piastra. Non raro il caso che essi si
offrano di aiutare nel carico e nello scarico delle navi. Vengono
allora accettati volentieri e, a condizione di tenerli sempre d'occhio,
essendo inclini al furto, non vi motivo di lagnarsene.
Il neo-irlandese non di grande statura: alto in media soltanto
cinque piedi e due pollici. Ha la pelle color bruno-giallastro e non
nera come quella dei negri. Il ventre prominente e le membra
piuttosto gracili. Ha i capelli lanosi, che egli lascia ricadere sulle
spalle in trecce arricciate buffamente a, spire; pettinatura che nei
paesi pi civili appannaggio del sesso femminile. da notare che
questi indigeni hanno fronte ristretta, naso schiacciato, bocca larga e
denti rosi dall'abuso del betel. Dalle narici e dai lobi delle orecchie
bucate pendono bastoncini ai quali sono attaccati denti d'animali e
ciuffi di piume, oltre ad altre cose d'uso corrente. Questi indigeni
sono a malapena vestiti di perizomi di stoffa in sostituzione di quelli
di corteccia. Per completare l'abbigliamento essi si dipingono varie
parti del corpo: con ocra stemperata nell'olio di cocco si tingono le
guance, la fronte, l'estremit del naso, il mento, le spalle, il petto e il
ventre. Solo pochi di essi non sono tatuati e il tatuaggio ottenuto
non gi con punture, ma per mezzo di tagli fatti con pietre e
conchiglie affilate. Questi ornamenti non riescono a nascondere per
la lebbra che corrode la loro epidermide, nonostante le frizioni oleose
alle quali si sottopongono, e neppure le cicatrici delle ferite ricevute
nei frequenti combattimenti, soprattutto con i loro vicini di Birara.
Non c' ombra di dubbio sul fatto che gli indigeni di questo
arcipelago siano stati antropofagi, e pu darsi che all'occasione lo
siano ancora. La pratica del cannibalismo, comunque, diminuita
notevolmente grazie all'opera dei missionari che si sono stabiliti
nell'isola di Roon, nel sud-ovest del Neu Pommern.
Gli indigeni raccolti sulla ripa appartenevano al sesso forte: non
c'erano con loro n donne n bambini. Soltanto nei villaggi e nelle
campagne, dove le neo-irlandesi lavorano i campi, possibile
incontrarle, venendo esse assai di rado in prossimit degli uffici
commerciali.
Faremo qualche gita nell'interno disse il signor Zieger.
Avrete cos la possibilit di studiare queste trib.
Molto volentieri rispose il signor Hawkins.
Intanto aggiunse il signor Zieger desidero presentarvi
subito alla signora Zieger, che dev'essere impaziente
Vi seguiamo rispose l'armatore.
La strada che costeggiava il litorale in direzione di Wilhelmstaf
era molto ombreggiata. Le piantagioni che si stendevano verso
l'interno non si arrestavano che al limite della risacca, sulle estreme
rocce dell'insenatura. A destra, fitte foreste si arrampicavano sino
alle ultime cime della catena centrale, dominata dai due o tre picchi
di Lanut. Quando un ostacolo, ruscello o acquitrino, imponeva di
scostarsi dalla riva, ci si cacciava sotto i boschi lungo sentieri appena
accennati. Qui abbondavano Pareca, i pandani, le barringtonia e altre
cicadee, e i ficus. Una rete di liane, alcune d'un giallo splendente
come l'oro, circondavano il tronco di questi alberi, si attorcigliavano
ai loro rami, si arrampicavano fino alla loro cima. Bisognava badare
alle spine pungenti e il signor Zieger non si stancava di ripetere agli
ospiti:
Vi raccomando di fare attenzione, se non volete giungere a
casa seminudi; sarebbe indecoroso anche nel Neu Mecklenburg.
C'era veramente motivo di ammirare, per la sua diversit e per la
sua magnifica crescita, la vegetazione delle foreste neo-irlandesi. Fin
dove giungeva lo sguardo, si ammucchiavano gli ibischi, il cui
fogliame ricorda quello del tiglio, le palme inghirlandate di
infiorescenze, le callophillium, il cui tronco misura fino a trenta piedi
di circonferenza, le canne d'India, gli alberi del pepe, le dritte cycas
da cui gli indigeni estraggono il midollo per fare una sorta di pane, le
lobelie semisommerse nell'acqua, le pancratiums dal fusto ornato di
bianche corolle, tra le cui foglie si annida lo scarabo, che non
volatile ma mollusco.
Questo ambiente silvestre aveva proporzioni colossali; erano
alberi di cocco, di sag, del pane, di noce moscata, latanie, areche, il
cui germoglio terminale si taglia come il cuore di palma,
commestibile anch'esso; e poi moltissime piante arborescenti: felci
dal fogliame leggero, opidendrons parassiti, inocarpe d'altezza
superiore a quella che i loro simili raggiungono in altre isole del
Pacifico e le cui radici, che emergono dal suolo, costituiscono
capanne naturali in cui cinque o sei persone possono trovar posto.
A volte si vedevano radure, chiuse da enormi cespugli, bagnate
dalle acque limpide di un ruscelletto, destinate alle coltivazioni;
campi di canne da zucchero, di patate dolci, di taro, tenuti con cura,
dove lavoravano parecchie donne indigene.
Peraltro non c'era da preoccuparsi n delle belve n di altri
animali pericolosi, e nemmeno dei rettili velenosi. La fauna era meno
varia della flora: non c'erano che maiali selvatici, meno pericolosi dei
cinghiali, per la maggior parte addomesticati, e cani indicati con il
nome di pul in lingua tombariana, dei cuscu, delle sarighe, dei
lacertili, e anche una moltitudine di minuscoli topi. Pullulavano
infine le termiti o formiche bianche che sospendono i loro nidi
spugnosi ai rami degli alberi, tra i quali sono a volte tese, come reti,
le tele intessute da legioni di ragni di color porpora e azzurro.
Mi pare di sentir abbaiare dei cani fu indotto a dire Nat
Gibson nel momento in cui le sue orecchie udirono dei latrati lontani.
Non sono cani rispose il signor Zieger quelli che
abbaiano, ma uccelli.
Uccelli? disse il signor Hawkins, sorpreso.
Si tratta di un corvo particolare dell'arcipelago delle Bismarck.
Nat Gibson e il signor Hawkins si erano sbagliati, cos come si era
sbagliato Bougainville la prima volta che s'era inoltrato nelle foreste
neoirlandesi. Questo corvo, infatti, imita i latrati del cane cos bene
da ingannare chiunque.
Del resto, l'ornitologia conta in quelle isole molti strani
rappresentanti, dei men, per usare la parola indigena.
Svolazzano da ogni parte dei lorichetti, specie di pappagalli
scarlatti, pap dalla voce roca come quella dei papua, cocorite di
varia specie, piccioni Nicobar, cornacchie dalla peluria bianca e dalle
penne nere che gli indigeni chiamano coco, lucal, pappagalli di un
verde luccicante, colombe pinon con la testina e il collo grigio-rosa e
le ali e il dorso verde dorato di sotto, con riflessi di rame e la cui
carne saporitissima.
Quando il signor Zieger e i suoi compagni si avvicinavano alla
spiaggia, prendevano il volo stormi di Hirundo tahitica, di martin-
pescatori, di alcioni ai quali gli indigeni hanno dato il nome di ki-
ki, testa e dorso verde-bruno, ali e coda color acqua marina, lunghi
sei pollici; poi si vedevano fuggire le olivastre salangane, i
mangiabruchi, i piovanelli, i pigliamosche (conice, tenouri, kine e
roukine, secondo la denominazione melanesiana). E mentre le
tartarughe strisciavano sulla sabbia, coccodrilli e pescecani si
movevano negli specchi d'acqua e le fregate si libravano nell'aria con
le ampie ali quasi immobili.
Quanto ai greti coperti o scoperti, a seconda dell'ora delle maree,
la cui altezza poco notevole, essi avrebbero fornito ai malacologhi
inesauribili ricchezze di crostacei o di molluschi, granchi, palemoni,
gamberetti, paqures, ocypodes, coni, spugne, madrepore, tubifori,
dischi, caschi, trocheus, tridacnie, hyppopes, porcellane, ovuli,
haliondes, murici, patelle, ostriche, mitili e, in fatto di zoofiti,
oloturie, attinie, salpas, meduse, acalphes di una specie molto bella.
Ma le conchiglie meritevoli di attirare particolarmente l'attenzione
del signor Hawkins e di Nat Gibson furono lo scarabo, che si rifugia
di preferenza tra le foglie umide del Pancrazio sull'orlo delle
insenature, il buline e l'hlice, che cercano anch'essi il riparo delle
fronde, e una nrite fluviatile di cui si ritrovano a volte campioni
molto lontano dai corsi d'acqua, attaccati ai rami pi alti dei
pandanus.
A proposito di una di quelle conchiglie viaggiatrici, Nat Gibson
rispose al signor Zieger:
Credo che ci sia un pesce che potrebbe fare il paio con la
nrite, in queste sue passeggiate sulla terra, e che i signori Kip hanno
visto nell'isola di Norfolk, se non erro.
Volete parlare del blennio saltatore? chiese il signor Zieger.
Esattamente conferm il signor Hawkins.
Qui non ne mancano dichiar il signor Zieger. Potrete
vedere, nella baia di Port Praslin, anfibi che vivono in acque dolci e
in acque salate, che corrono sui greti saltando come sarighe e che si
arrampicano sugli arbusti come insetti!
La casa del signor Zieger apparve alla svolta di un gruppo di
alberi di alto fusto. Era una specie di villa costruita in legno, in
mezzo a una cinta di siepi vive, nella quale si allineavano aranci,
noci di cocco, banani e molti altri alberi. All'ombra del loro alto
fogliame, Wilhelmstaf si componeva del solo pianterreno sormontato
da un tetto di tela incatramata, reso necessario dalle frequenti piogge
che rendono sopportabilissimo il clima di quell'arcipelago posto
quasi sotto l'equatore.
La signora Zieger aveva circa quarant'anni ed era tedesca come il
marito. Non appena aperta la porta del recinto ella s'affrett ad
andare incontro agli ospiti e agli invitati.
Signor Hawkins! esclam, porgendo la mano all'armatore.
Sono felice di vedervi.
Anch'io, cara signora rispose il signor Hawkins, baciando la
signora Zieger sulle due guance. Il vostro ultimo viaggio a Hobart
Town risale gi a quattro anni fa!
Quattro anni e mezzo, signor Hawkins!
Ebbene, nonostante i sei mesi in pi disse l'armatore vi
trovo sempre la stessa.
Non posso dire la stessa cosa di Nat Gibson riprese la
signora Zieger. cambiato, lui! Non pi un giovinetto, un
giovanotto, ora!
Che vi chiede il permesso di fare ci che ha fatto il signor
Hawkins ribatt Nat Gibson, baciandola a sua volta.
E vostro padre? chiese la signora Zieger.
rimasto a bordo rispose il signor Hawkins. Sar qui
per all'ora di colazione.
I coniugi Zieger non avevano figli. Abitavano soli nella villa di
Wilhelmstaf, con i domestici (una coppia anch'essa tedesca) e una
famiglia di coloni che occupava un edificio annesso. Questi
coltivatori davano la preferenza al fondo agricolo, nel quale
adoperavano anche manodopera femminile indigena. I campi di
canna da zucchero, di patate, di taro, di ignami avevano l'ampiezza di
un miglio quadrato.
Dinanzi alla casa, il terreno era tappezzato di aiuole verdeggianti,
cosparso di gruppi di casuarinas e di lataniers, bagnate da un filo di
acqua dolce proveniente da un ruscelletto poco lontano. Dietro i
locali adibiti ad abitazione, ma anch'essi ben ombreggiati, c'erano il
cortile e una voliera che custodiva gli uccelli pi belli dell'arcipelago.
Il cortile era invece popolato di colombe, piccioni e di quelle galline
domestiche alle quali gli indigeni danno il nome di coq per motivi
onomatopeici, a causa del loro richiamo gutturale.
superfluo dire che il signor Hawkins e i suoi compagni
trovarono dei rinfreschi predisposti nel salone della villa.
Karl e Pieter Kip erano stati presentati alla signora Zieger, la
quale fu commossa nell'apprendere in quali condizioni i due fratelli
erano stati raccolti dal James Cook. La brava donna si mise a loro
disposizione per tutto quello che poteva risultare utile all'uno o
all'altro dei fratelli, ed essi le espressero la loro gratitudine per la
simpatica accoglienza.
Il signor Hawkins e Nat Gibson andarono a vedere le camere loro
assegnate, ammobiliate semplicemente con robusti mobili di
fabbricazione tedesca, comodissimi, come il salone e la sala da
pranzo. La signora Zieger si scus per non poter offrire ospitalit ai
due olandesi: come si sa, a loro richiesta, era stato stabilito che
avrebbero dormito a bordo del brick.
Il signor Gibson giunse un po' prima di mezzogiorno,
accompagnato dal marinaio Burnes, il quale portava vari oggetti
offerti dal signor Hawkins alla signora Zieger: stoffe, biancheria, e
un bel braccialetto che le fece molto piacere. inutile dire che anche
il capitano fu accolto a braccia aperte.
Ci si mise a tavola e il pranzo, ben servito, fu particolarmente
gustato dagli invitati, cui non mancava l'appetito. Le portate pi
sostanziose le avevano fornite il cortile e la baia di Port Praslin. Gli
ortaggi e cio cuori di palma, ignami, patate dolci, laka (succulento
prodotto dell'inocarpe) e la frutta: banane, arance, noci di cocco,
provenivano dal recinto stesso. Per le bevande fermentate, non c'era
stato da far altro che mandarle a prendere dalla cantina, che le navi
dirette a Neu Mecklenburg rifornivano di vini francesi e tedeschi.
Furono fatti i complimenti alla signora Zieger per la squisitezza
della tavola che avrebbe potuto rivaleggiare con le migliori di Hobart
Town, e la gentile ospite parve molto sensibile a quei complimenti.
C' solo un piatto che non posso pi offrirvi, cari amici
disse il signor Zieger perch non si cucina pi in paese.
Qual ? chiese il signor Hawkins.
Si tratta di un pasticcio composto da sag, noce di cocco e
cervella umane.
Era saporito? chiese Nat Gibson.
Era il re dei pasticci!
Ne avete mangiato? domand ridendo il signor Hawkins.
Mai, e non avr pi la possibilit di prepararlo.
Ecco che cosa significa esclam il capitano aver distrutto
il cannibalismo nell'arcipelago!
Proprio cos, mio caro Gibson rispose il signor Zieger.
Il capitano doveva fare ritorno a bordo del James Cook, al termine
del pranzo. Non amava lasciare la nave pur avendo fiducia nel
nostromo. Il suo timore pi grande era quello di doversi trovare in
imbarazzo per nuove diserzioni e faceva poco assegnamento sui
marinai reclutati a Dunedin.
Di questo fatto parl quel giorno anche Len Cannon, nel corso di
una conversazione che egli e i suoi compagni ebbero con Flig Balt e
Vin Mod. Essi tornarono a parlare della loro decisione di sbarcare e
inutilmente Vin Mod impieg la sua eloquenza, facendo intervenire
anche la forca, secondo la sua abitudine. Non riuscii a persuaderli:
quegli ostinati insistevano nel voler lasciare la nave.
In fin dei conti egli disse, a corto di argomenti la nave
che non vi piace?
la nave rispose Len Cannon dal momento che
comandata dal capitano Gibson.
E se questo capitano sparisse?
Sono venti volte che ci canti lo stesso ritornello, Mod
rispose il marinaio Kyle. Siamo a Port Praslin e fra tre settimane
si ripartir per Hobart Town.
Dove noi non vogliamo andare disse Bryce.
Siamo decisi a svignarcela questa sera stessa disse Sexton.
Aspettate qualche giorno disse allora Flig Balt. Almeno
fino alla partenza del brick! Non si sa mai quel che pu capitare.
Si fa presto a disertare rilev Vin Mod. Ma, poi, che
farete qui?
Il mozzo J im, che diffidava di quei conciliaboli tra il nostromo e
le reclute, si accost al gruppo. Appena lo vide, Flig Balt gli grid:
Che fai l, mozzo?
Ero venuto per la colazione
Farai colazione pi tardi.
Sono sicuro aggiunse Vin Mod che la cabina dei fratelli
Kip non stata ancora riordinata! Finirai sulla forca, mozzo!
Va' nel quadrato ordin il nostromo e torna al tuo lavoro!
Vin Mod guard il ragazzo che se ne andava e fece a Flig Balt un
cenno che quello comprese perfettamente. Poi, la conversazione
riprese il suo corso.
J im torn a poppa senza dir nulla; e poich aveva l'incarico di
occuparsi delle cabine entr in quella dei fratelli Kip.
Il primo oggetto che gli cadde sotto gli occhi fu un pugnale
malese deposto sopra una delle brande e che egli non aveva mai visto
fin allora.
Era il pugnale che Vin Mod aveva portato via dal relitto della
Wilhelmina e che i due fratelli non sapevano essere in suo possesso.
Era dunque di proposito che quel kriss era stato deposto l, in
modo che il mozzo non potesse non vederlo?
J im prese il pugnale, ne esamin la lama dentata, l'impugnatura
ornata di chiodi di rame, e lo ripose sul tavolinetto della cabina.
Pens che uno dei fratelli avesse portato quel kriss insieme con altri
oggetti raccolti sul relitto; senza darvi altra importanza termin poi il
suo lavoro.
Nel frattempo, Flig Balt, Vin Mod e gli altri continuavano a
discutere, in modo per da non essere uditi n da Wickley n da
Hobbes che il nostromo aveva mandato in cima all'alberatura.
Burnes, come sappiamo, aveva accompagnato il signor Gibson alla
villa Wilhelmstaf.
Len Cannon insisteva e Vin Mod cercava di persuaderlo. Se non
altro, durante la sosta del brick, lui e i suoi compagni non sarebbero
stati privi di nulla Avrebbero fatto sempre in tempo a sbarcare
Durante la traversata da Port Praslin a Kerawara, per completare il
carico, forse si sarebbe presentata l'occasione Era anche possibile
che n il signor Hawkins n Nat Gibson prendessero parte al
viaggio Chiss, forse nemmeno i fratelli Kip e allora
Len Cannon, Kyle, Sexton e Bryce finirono per acconsentire e
decisero di rimanere fino al giorno in cui il brick spiegasse le vele
per Hobart Town.
Quando Flig Balt e Vin Mod furono soli, quest'ultimo disse:
Ce n' voluta di fatica!
Non per questo abbiamo fatto un solo passo avanti rispose
l'altro.
Pazienza concluse Vin Mod, con l'accento di chi ha preso
una decisione. Quando il capitano Balt far la scelta di un
nostromo, spero bene che egli non si dimenticher di Vin Mod!

CAPITOLO XII
TRE SETTIMANE NELL'ARCIPELAGO
I GIORNI seguenti furono spesi nelle operazioni di scarico del
brick. Len Cannon e i suoi compagni non si rifiutarono di dare una
mano e il signor Gibson non ebbe il minimo sospetto di ci che
bolliva in pentola.
Una mezza dozzina di indigeni robusti e capaci si un
all'equipaggio e il lavoro si svolse in ottime condizioni.
J im non aveva detto nulla ai fratelli Kip del pugnale malese: essi
ignoravano quindi che l'arma si trovava sulla branda nella loro
cabina.
Vin Mod aveva avuto cura in effetti di riprendere il pugnale prima
del loro ritorno a bordo e il kriss era ora nascosto nel suo sacco, dove
nessuno sarebbe mai andato a cercarlo. Di certo gli bastava che il
mozzo lo avesse visto. Riguardo a ci che voleva farne forse neppure
Flig Balt lo immaginava.
Mentre il capitano sorvegliava le operazioni di scarico, il signor
Hawkins, Nat Gibson, Karl e Pieter Kip, accompagnati dai coniugi
Zieger, trascorrevano il tempo facendo interessanti passeggiate nei
dintorni di Port Praslin. Visitarono le principali agenzie commerciali
di quella parte della costa: alcune appartenevano a coloni tedeschi,
altre, fondate prima del trattato di spartizione, erano ancora in mani
inglesi.
Le agenzie facevano tutte buoni affari. Il movimento di
importazione e di esportazione nell'antica Tombara e nell'antica
Birara, si sviluppava con vantaggio della Melanesia tedesca.
Gli ospiti del signor Zieger furono bene accolti dappertutto:
l'onesto commerciante occupava una posizione di rilievo nella
compagnia commerciale che deteneva l'autorit politica. Egli era
investito perci di un certo potere giudiziario che gli indigeni non si
rifiutavano di riconoscere. D'altra parte, non passava mai anno senza
che una nave da guerra venisse ad ancorarsi a una delle isole
dell'arcipelago delle Bismarck e rendesse alla bandiera tedesca gli
onori regolamentari, quando il signor Zieger la faceva issare sull'asta
di Port Praslin.
D'altra parte il governo imperiale aveva lasciato agli indigeni
quasi tutta la loro indipendenza. Le trib non avevano per cos dire
capi. Se pur qualche autorit era devoluta ai vecchi, tutti i membri
della trib vivevano tuttavia su un piede di eguaglianza. Non vi erano
pi schiavi, nemmeno nei villaggi dell'interno, e tutti i lavoratori
erano liberi. Come tali, essi lavoravano nelle fabbriche o nei campi
per un salario pagato in oggetti o in cibarie. Del resto anche prima
della soppressione della schiavit gli schiavi risultavano godere di un
favorevole trattamento da parte dei padroni.
Questa civilt nascente certamente dovuta allo zelo e alla
devozione dei missionari che si sono stabiliti in diversi punti
dell'arcipelago che essi continuamente percorrono predicando il
Vangelo. A Port Praslin esiste una cappella protestante servita da due
pastori, la quale sufficiente per i bisogni del culto.
Fu durante una gita nella parte centrale dell'isola, a circa tre miglia
dal porto, che il signor Hawkins, Nat Gibson e i fratelli Kip, guidati
dal signor Zieger, poterono visitare un villaggio tombariano.
Il villaggio consisteva in un agglomerato d'una cinquantina di
capanne di legno sorgenti su palafitte, sebbene il suolo non fosse per
nulla acquitrinoso.
Gli indigeni appartenevano senz'ombra di dubbio alla razza papua
e non differivano molto da quelli della Nuova Guinea. Il villaggio ne
conteneva circa centosessanta tra uomini, donne, vecchi e bambini
ripartiti in famiglie. inutile dire che essi conoscevano il signor
Zieger e che si sottomettevano alla sua autorit, sebbene egli la
esercitasse raramente sulle trib dell'interno.
Egli e i suoi compagni furono accolti da due personaggi anziani
che manifestavano la loro dignit nel dimostrarsi impassibili e
indifferenti. Le donne e i bambini rimasero nelle capanne e fu
difficile avvicinarli. In verit, non si sa ancora bene come sia
costituita la famiglia e quale sia lo staio sociale delle varie trib
melanesiane.
Non era pi il tempo in cui quei selvaggi andavano quasi nudi o
appena vestiti di un perizoma di corteccia di vakoi tagliata in lunghe
strisce tenute insieme da una cucitura di fibre. Grazie alle cotonine
inglesi e tedesche, ora diffuse nel paese, uomini e donne erano vestiti
di stoffe a righe: questo fatto dev'essere considerato come l'inizio di
riforme civilizzatrici.
Il signor Zieger pot fornire precise informazioni sulle abitudini di
quegli indigeni i cui sensi della vista, dell'odorato e dell'udito sono
insolitamente sviluppati. Essi dimostrano anche un'incomparabile
abilit e scioltezza in tutti gli esercizi fisici. Ma per fare un
qualunque lavoro bisogna che essi vi siano costretti dal bisogno e
dalla necessit di nutrirsi. Di carattere indolente amano sopra ogni
altra cosa il riposo. In quel villaggio la maggior parte degli abitanti
era sdraiata all'aperto. Abbandonandosi all'indolenza, con le gambe
incrociate, le mani raccolte sul petto, guardano senza mai parlare,
masticando continuamente il betel, come gli orientali fumano l'oppio
e come gli occidentali fumano il tabacco.
Il betel composto di calce ottenuta dalla calcificazione delle
madrepore e di un frutto rivestito di un'epidermide rossa, chiamato in
lingua melanesiana kamban. un vigoroso stupefacente le cui
sostanze inebrianti hanno sapore alquanto acre e un gusto che non ha
nulla di sgradevole. Presenta l'inconveniente di annerire i denti, di
corroderli e di far sanguinare le mucose della bocca. Per una
tradizione mai violata i giovani non hanno diritto a questo ricercato
godimento; solo agli indigeni d'una certa et permesso masticare il
betel.
L'industria dei neo-irlandesi si riduce alla tessitura di stuoie di
foglie di pandanus e alla fabbricazione di vari oggetti grossolani di
vasellame. E per di pi, spetta alle donne, meno pigre degli uomini,
eseguire questi lavori, per non parlare dei lavori agricoli e della
preparazione quotidiana del cibo.
L'alimentazione richiede peraltro poca scienza culinaria. Gli
indigeni non mangiano a ora fissa o, meglio, mangiano a qualunque
ora. Un viaggiatore ha perci potuto dire: Qualunque sia l'animale
caduto in mano al selvaggio, esso subito gettato sui carboni ardenti,
arrostito e divorato senza che ci si sia presa la briga di scuoiarlo, se
un quadrupede, o di spennarlo, se un volatile.
Pesci, tartarughe marine, polipi, molluschi d'ogni genere, languste,
enormi granchi chiamati kukiavar, rettili, lucertole, insetti poco
appetitosi: si nutrono di tutto con appetito da ghiottoni. In quanto a
frutti, essi mangiano quelli del map e del laka, specie di castagne
dell'inocarpe abbondantissime, le noci di cocco o lamacs di cui il
larime il guscio legnoso e il kauro il latte emulsivo, le uni o banane,
le nios o igname, le tos o canne da zucchero, il berco o albero del
pane. In quanto ai quadrupedi, gli indigeni allevano soltanto porci e
non cacciano che cusc, animali che appartengono al sottogenere dei
falangeri.
I neo-irlandesi, tuttavia, non sono per nulla refrattari ai tentativi di
civilizzazione. I missionari cercano di convertirli alla religione
cristiana, ma in essi il paganesimo ha radici profonde e si mescola a
credenze musulmane che derivano loro dai rapporti con i malesi.
anche da presumere che questi selvaggi siano poligami. In ogni
villaggio eretto un tamb o capanna pubblica e una casa degli idoli
affidata alle cure e alla custodia dei vecchi.
Il signor Hawkins e i suoi compagni non incontrarono difficolt a
visitare il tamb, le cui porte, meno chiuse di quelle delle abitazioni,
si aprirono dinanzi al signor Zieger. Nell'interno di questa ampia
capanna, essi trovarono molte statue di argilla grossolanamente
scolpite, dipinte di bianco, di nero e di rosso, i cui occhi, fatti con un
pezzetto di madreperla, scintillavano come carboni ardenti. Questi
idoli sono chiamati Bakui. Tra gli oggetti deposti intorno ad essi, si
notavano due tam-tam, che un indigeno faceva risonare con grande
fracasso per ordine di un vecchio dalla lunga barba coperta di polvere
d'ocra. Attaccato alle statue c'era anche un ornamento, fatto di legno
finemente scolpito: il prapraghan, che di solito orna la prua delle
piroghe.
Nat Gibson, che aveva portato con s l'apparecchio fotografico,
ottenne, dell'interno e dell'esterno di quel tambu, dei negativi ben
riusciti che andarono ad arricchire la raccolta del signor Hawkins.
La visita al villaggio tombariano assorb l'intero pomeriggio. Gi
si annunciava la sera, quando il signor Zieger e i suoi ospiti ripresero
la via di Wilhelmstaf attraverso la foresta. Se le stelle celesti
brillavano a migliaia oltre la volta degli alberi, erano a milioni le
stelle terrestri che proiettavano la loro luce fosforescente tra fronde
ed erbe. Il sottobosco luccicava di vermi luminosi, chiamati in lingua
melanesiana kallotte. Pareva che i piedi calpestassero un prato
luminoso mentre una nuvola di scintille brillava tra i rami.
Le giornate trascorrevano in gite interessanti, lungo il litorale o
all'interno dell'isola. Un giorno Karl Kip, Nat Gibson e il signor
Hawkins guidati da una persona dell'agenzia commerciale fecero
anche l'ascensione della montagna che era alle spalle della villa.
Sebbene la marcia si effettuasse all'ombra delle foreste ci
rappresent tuttavia alcune ore di fatica.
Quella montagna non tra le pi alte della catena centrale
misura appena cinquemila piedi circa ma la sua altezza consente
all'occhio di spaziare egualmente sul canale di San Giorgio, tra la
Nuova Bretagna e la Nuova Irlanda. Pi in l appaiono altre alture; a
sud, invece, la Neu Pommern, il cui profilo si rivela a perdita
d'occhio.
Si comprende perfettamente che i coniugi Zieger, da proprietari
che non vi fanno grazia di nessun lembo del loro dominio, non
dimenticarono uno dei luoghi pi pittoreschi che possano destare
l'ammirazione dei turisti, a oriente di Port Praslin ed era la magnifica
cascata alla quale il francese Duperrey diede il nome del francese
Bougainville.
Le acque che la montagna manda al mare cadono da una
cinquantina di piedi. Esse sgorgano dal fianco della catena
spumeggiando alla superficie di cinque gradini sovrapposti tra le
cime verdeggianti. Queste acque, impregnate d'una notevole quantit
di sale, orlano di stalattiti calcaree gli strati di calce carbonata lungo i
quali scorrono. Non c' quindi che da constatare l'esattezza della
relazione del capitano Duperrey quando parla di quei gruppi
sporgenti, i cui gradini quasi regolari precipitano e diversificano la
caduta di questa cascata, e dei vari massicci che formano cento
bacini ineguali, ove si raccolgono le acque cristalline, colorite da
alberi immensi, alcuni dei quali affondano le radici nel bacino
stesso. Quella gita valse al signor Hawkins altre fotografie: le pi
belle che fossero state fatte fin allora della cascata di Bougainville.
Lo scarico del James Cook ebbe termine nel pomeriggio del 25
novembre. Tutta la robaccia consegnata all'ufficio del signor Zieger
era stata subito collocata, composta com'era di oggetti d'uso
comunissimo, prodotti dalle manifatture tedesche e inglesi.
Il brick avrebbe accolto ora il nuovo carico, il quale consisteva,
come gi sappiamo, in copra e in casse di madreperla dirette a Hobart
Town. Delle trecento tonnellate di copra, centocinquanta dovevano
essere consegnate a Port Praslin dalla ditta Zieger e le altre
centocinquanta a Kerawara che un'isoletta posta a sud dell'isola di
York o Neu Lauenburg.
D'accordo con il signor Hawkins e con il signor Zieger, il capitano
decise che di carico di Kerawara fosse imbarcato per primo; la nave
perci sarebbe andata a prenderlo in consegna e avrebbe fatto ritorno
a Port Praslin per completare il carico.
Se il brick non aveva avarie da riparare, era necessario tuttavia
che la sua carena ricevesse una buona ripulita e che le parti superiori
fossero ridipinte da prua a poppa. Questo lavoro avrebbe richiesto tre
o quattro giorni. L'equipaggio si mise subito all'opera e si sbrig nel
termine previsto. La partenza fu stabilita per il mattino del 29.
Nessuno avr dimenticato che Flig Balt e Vin Mod avevano
sperato che i passeggeri del brick rimanessero a Port Praslin durante
il viaggio a Kerawara e che il capitano restasse solo a bordo in modo
di poter approfittare della circostanza per mettere in atto il loro
progetto. Una volta padroni della nave avrebbero fatto rotta a nord-
est e il signor Hawkins avrebbe atteso inutilmente il ritorno del
James Cook nelle acque della Nuova Irlanda.
Ma la speranza del nostromo e dei suoi complici doveva andare
delusa. Non soltanto il signor Hawkins, Nat Gibson e i fratelli Kip
avrebbero partecipato alla breve traversata, ma il signor Zieger
propose di accompagnarli e la sua proposta fu accettata con gioia.
Flig Balt e Vin Mod fecero fatica a dissimulare il loro disappunto.
La possibilit di impadronirsi della nave o, quanto meno,
l'eventualit sulla quale contavano, sfuggiva loro un'altra volta.
Il diavolo protegge questo capitano della malora! esclam
Vin Mod, quando seppe di quella decisione.
Vedrai, Mod, che far anche ritorno a Hobart Town!
aggiunse il nostromo.
No, mastro Balt disse Vin Mod. Se non possiamo
disfarci di lui sulla nave, forse potremo
E gli altri che cosa faranno? ribatt Flig Balt.
Gli altri erano Len Cannon, Sexton, Kyle e Bryce. Avrebbero
abbandonato subito la nave? Avrebbero compiuto il viaggio di
Kerawara prima di riprendere il loro sacco? Se le cose non fossero
maturate durante la traversata, perch continuare a prestare servizio?
pur vero che durante la sosta a Port Praslin avevano capito che
non sarebbe stato facile campare la vita sull'isola e ci aveva dato
loro da pensare. Era quello che aveva fatto valere Vin Mod per
ottenere che essi venissero a Kerawara, salvo sbarcare al ritorno.
Il brick parti la mattina del 29. Ventiquattr'ore per raggiungere
l'isola di York, due giorni per caricare le centocinquanta tonnellate di
copra, ventiquattr'ore per tornare a Port Praslin: il viaggio non
doveva durare pi di quattro o cinque giorni.
Il capoluogo politico e commerciale dell'arcipelago delle
Bismarck era stato, agli inizi, l'isoletta di Mioko, a sud dell'isola di
York. Occupava un punto intermedio tra le due grandi isole
dell'arcipelago delle Bismarck. Poi, per motivi di insalubrit, esso fu
trasferito all'isola di Matupi, sorta in mezzo a un cratere della Baia
Bianca, che posta all'estremit settentrionale di Birara. Ma
avendone i terremoti compromesso la sicurezza, il governo aveva
stabilito definitivamente il capoluogo nell'isoletta di Kerawara.
La navigazione si comp attraverso il canale San Giorgio non
senza qualche lentezza, a causa dei venti contrari che investivano
l'ampia baia, nella quale gli scandagli accusano fin quattromila piedi
di profondit. Essa formata dalle isole Tombara e Birara che
ravvicinano le loro punte sud-est e nord-est. Tuttavia, n il signor
Hawkins n Nat Gibson ebbero il permesso di sbarcare, con loro vivo
rincrescimento, perch Birara merita d'essere visitata. Circondata da
un anfiteatro di coni vulcanici, quali la Madre, la Figlia del Nord e la
Figlia del Sud, l'isola pi importante dell'arcipelago, la pi
montagnosa, la pi ricca di foreste e di alberi di cocco. Ha poi
particolarit etnologiche che costituiscono un'originalit tutta sua! In
quale altra parte del mondo si troverebbe un'isola in cui il genero non
osa rivolgere la parola alla suocera, e che si nasconde, per di pi,
quando l'incontra? un'isola i cui abitanti si dice che abbiano le dita
dei piedi riunite da una membrana? un'isola infine dove la leggenda
vuole che esistano indigeni provvisti di un'appendice caudale e
chiamati uomini con la coda?
Ma se il brick non doveva farvi sosta, doveva se non altro passarvi
accanto, attraversando il canale San Giorgio per raggiungere l'isola di
York.
Fu Carteret che, nel 1707, le impose il nome di York in
sostituzione del nome melanesiano di Amakata. Vista da Hunter nel
1791, da Entreca-steaux nel 1792, da Duperrey nel 1823, si conosce
con assoluta precisione la sua posizione geografica tra 150 2' e 150
7' di longitudine e 4 5' e 4 10' di latitudine sud. Si estende per otto
miglia dal nord-est al sud-ovest, per cinque miglia di larghezza; la
sua altitudine media, al disopra del livello del mare, considerevole.
Per quanto sia popolosa e per sicuri che siano i suoi ancoraggi,
essa non ospita tuttavia il capoluogo dell'arcipelago. circondata da
numerosi isolotti: Makada, Burnan, Ulu, Utuan, Kabokon, Muarlin,
Mioko, Kerawara. Su quest'ultimo, posto pi a sud, caduta la scelta
del governo tedesco.
Nelle prime ore del 30 la vedetta segnal il capo Brown
dell'isolotto di Makada. Puntando verso il sud, il James Cook avvist
il capo Makukar della grande isola, punt al largo del passaggio del
nord-ovest tra di essa e l'isola di Uln, avvist l'isolotto di Kabokon e
venne ad ancorarsi a Kerawara.
Questo isolotto dalla forma di un serpente non misura pi di tre
miglia da ovest a est. Dotato di un porto sicurissimo, offre alle navi
tutti i vantaggi per un'ottima sosta.
L'agente tedesco pi importante il signor Hamburg che ha le
funzioni di governatore dell'arcipelago delle Bismarck, aveva
frequenti rapporti con il signor Zieger. Egli era a capo di una delle
pi note agenzie commerciali del gruppo, e la sua ditta doveva
consegnare al James Cook, per conto del signor Zieger, le
centocinquanta tonnellate di copra. Questa partita di merce sarebbe
stata imbarcata in quarantott'ore e la sosta a Kerawara avrebbe avuto
dunque brevissima durata.
Mentre l'equipaggio, sotto la sorveglianza del capitano, si
occupava dell'operazione, il signor Hawkins, Nat Gibson e i fratelli
Kip ebbero il tempo di visitare l'isolotto.
Si trattava, in realt, d'una vasta foresta, dove s'incontrano le
diverse essenze della Nuova Irlanda. dominata dalle colline, la pi
alta delle quali misura circa ottocento piedi. Questo capoluogo
dell'arcipelago contava allora un migliaio di abitanti, un quarto dei
quali era europeo e il rimanente di origine melanesiana. Questi
indigeni non sono affatto sedentari; la maggior parte di essi, stabiliti
sull'isola di York e sugli isolotti vicini, vengono a Kerawara
chiamativi dai loro affari. I canali di questo piccolo gruppo di isole,
solcati continuamente dalle loro ben costruite piroghe, presentano
grande animazione.
Il signor Hamburg pot fornire interessanti particolari sul gruppo.
La scelta dell'isolotto di Kerawara quale capoluogo politico gli
pareva ben giustificata. I rapporti commerciali con la Nuova
Bretagna e la Nuova Irlanda erano facili.
In quel momento erano in porto due navi mercantili entrambe
occupate nelle operazioni di scarico: si trattava di una nave tedesca e
di una inglese. In attesa di partire, la prima per Sydney, Australia, e
la seconda per Auckland, Nuova Zelanda, dovevano prolungare la
loro sosta a Kerawara ancora per tre settimane. I signori Hawkins e
Gibson conoscevano il capitano inglese, che avevano visto qualche
volta a Hobart Town, e furono perci felici di stringergli la mano.
L'abitazione del signor Hamburg era posta sul fianco della collina,
nel folto della foresta attraversata da un largo sentiero orlato di fitti
cespugli. Dal suo ufficio al porto c'era circa mezzo miglio.
Il governatore aveva invitato a pranzo per il giorno dopo il signor
Hawkins, il signor Gibson e suo figlio. Il carico delle centocinquanta
tonnellate di copra sarebbe terminato il pomeriggio del 2 dicembre: il
giorno 3 il James Cook avrebbe ripreso il mare per far ritorno a Port
Praslin.
I fratelli Kip erano stati invitati anche loro dal signor Hamburg,
ma avevano declinato l'invito con il riserbo di gente che non vuole
imporre se stessa. Avrebbero approfittato della serata per compiere
un'ultima passeggiata nei dintorni del porto. L'equipaggio del brick,
mancando ogni timore di diserzione, era stato autorizzato a scendere
a terra e non avrebbe mancato di fraternizzare con i marinai delle
altre navi. La serata sarebbe finita con qualche ubriacatura nella
taverna principale di Kerawara. Sarebbe stato difficile impedire ci e
il signor Gibson si limit a raccomandare di non lasciare andare le
cose troppo oltre.
Flig Balt disse al capitano che poteva contare su di lui, ma mentre
parlava con il consueto rispetto non riusciva a celare il turbamento
che lo agitava. Il signor Gibson allora gli chiese:
Che cosa avete, Balt?
Nulla, signor Gibson, nulla rispose il nostromo. Sono un
po' stanco, ecco tutto.
E i suoi occhi si volsero verso Vin Mod che stava a guardarlo.
Verso le cinque, il signor Hawkins, Nat Gibson e il signor Zieger
si trovavano in casa del signor Hamburg: il pranzo sarebbe stato
servito alle sei e mezzo. Trattenuto a bordo per le ultime formalit, il
capitano sarebbe arrivato solo a quell'ora, portando con s duemila
piastre in oro, in pagamento del carico ora gi sistemato nella stiva
del James Cook.
Gli invitati del governatore visitarono nell'attesa il podere; tenuto
con cura, era uno dei pi belli di Kerawara. Nat Gibson fece alcune
fotografie della casa e dei dintorni. Lo sguardo si stendeva fino al
mare oltre le macchie di alberi. In direzione nord-ovest si vedevano
l'estremo promontorio del grande isolotto di Ulu e, verso ovest,
l'estrema punta del piccolo isolotto di Kabokon, oltre il quale il sole
tramont in un orizzonte magnificamente imporporato di nuvole, al
limite del cielo e del mare.
Quando sonarono le sei e mezzo, il capitano non era ancora
venuto.
Il signor Hamburg e i suoi ospiti rimasero in giardino, spiando il
suo arrivo. La sera era bellissima, l'aria pi fresca, essendosi levato
un po' di vento all'approssimarsi della notte. Si respirava con delizia
il profumo delle zagare che impregnava l'atmosfera.
Ma il tempo passava. Alle sette il signor Gibson non si era ancora
visto.
Mio padre sar stato trattenuto all'ultimo momento disse
Nat Gibson. Non posso spiegare altrimenti il suo ritardo.
Sarebbe dovuto passare dai vostri uffici, forse, signor
Hamburg? chiese l'armatore.
S, ma solo per prendere le sue carte.
Forse ci ha richiesto del tempo.
Pazienza disse il governatore. Non sono passati neppure
trenta minuti
Dopo la mezz'ora, il signor Hawkins, il signor Zieger e Nat
Gibson cominciarono a essere molto inquieti.
Avr sbagliato strada? si chiese il signor Zieger.
Non possibile rispose il signor Hamburg. La strada
diritta ed egli la conosce; venuto pi volte qui.
Se gli andassimo incontro? propose Nat Gibson, alzandosi.
Andiamo disse il signor Hawkins.
Il signor Hamburg chiam un domestico che si mun di un fanale
e accompagnato dagli invitati usci dal recinto per cacciarsi nella
foresta.
Il buio era gi fitto, sotto lo spesso fogliame che faceva da volta al
sentiero.
Si rimase in ascolto, se mai si udissero dei passi provenienti dal
porto.
Nessun rumore di passi.
Si chiam.
Nessuna risposta.
Quella parte della foresta sembrava completamente deserta.
Dopo mezzo miglio, sbucarono infine sulla piazza di Kerawara.
Dalla taverna principale, vivamente illuminata, proveniva il
chiasso dei bevitori. Se una parte dell'equipaggio del brick era gi
tornata a bordo alcuni marinai, tra i quali Len Cannon e i suoi
compagni, erano invece l.
Pieter e Karl Kip, tornati appena allora, erano seduti a poppa del
James Cook.
Poco prima di loro, erano tornati a bordo anche Flig Balt e Vin
Mod, dopo un'assenza di circa mezz'ora.
Giunto sul greto, Nat Gibson grid con voce inquieta:
E il capitano?
Il capitano? rispose Vin Mod. Non in casa del signor
Hamburg?
No! rispose il governatore.
Eppure ha lasciato il brick per andarci disse il marinaio
Burnes.
Quando partito? chiese il signor Zieger.
Circa un'ora fa rispose Vin Mod.
capitata una disgrazia! esclam il signor Hawkins.
Ed eccoli affrettarsi tutti per le vie del porto, andare da un ufficio
all'altro, cercare nelle taverne
Il capitano non era da nessuna parte.
Si rese allora necessario estendere le ricerche anche attraverso la
foresta.
Forse il signor Gibson aveva raggiunto l'abitazione del
governatore facendo un giro pi lungo.
Fatica inutile. Dopo alcune ore, i signori Hamburg, Zieger,
Hawkins, Nat Gibson e i fratelli Kip, che si erano uniti a loro,
dovettero tornare a bordo.
La notte trascorse nell'angoscia; il capitano non tornava. Il
sentiero che congiungeva il porto con l'abitazione del signor
Hamburg fu percorso e ripercorso, con fanali e con torce. Harry
Gibson non fu rintracciato da nessuna parte.
Nat Gibson era in preda alla disperazione. Disperato non meno di
lui, il signor Hawkins non riusciva a calmare il giovane, sconvolto
dal pensiero di non rivedere pi suo padre.
Il presentimento non lo ingannava.
All'alba si sparse la voce che il cadavere del capitano Gibson era
stato trovato nella foresta, a mezzo miglio dal porto.

CAPITOLO XIII
L'ASSASSINIO
Ecco che cosa era accaduto.
Dopo aver dato le ultime istruzioni perch il James Cook fosse
pronto a partire il giorno dopo, all'alba, il capitano Gibson sbarc e si
rec subito allo scagno.
In una piccola borsa che teneva in tasca aveva messo duemila
piastre che doveva consegnare al signor Hamburg.
Dopo di lui, una parte dell'equipaggio aveva lasciato il brick; i
fratelli Kip passeggiavano gi nei dintorni del porto.
Quando il signor Gibson giunse allo scagno, un impiegato gli
consegn alcune carte di vario genere, la polizza di carico e altri
documenti.
Ancora per un paio d'ore il sole avrebbe rischiarato le alture
dell'isolotto di Kerawara. Il capitano conosceva bene la strada che
conduceva alla villa del signor Hamburg e non temeva perci di
smarrirsi.
Cacciatosi nel bosco in fondo al porto, il signor Gibson cammin
per circa mezzo miglio; si preparava a piegare a sinistra quando fu
gettato a terra con violenza.
Due uomini si erano precipitati su di lui: uno dei due gli stringeva
la gola.
Stordito dal colpo violento che aveva ricevuto al petto, egli non la
riconobbe avendo quasi perso i sensi.
I due uomini lo presero allora per le spalle e per i piedi e lo
trasportarono per cinquecento passi attraverso il bosco.
Dopo essersi fermati al margine di una radura, i due malfattori lo
deposero a terra. Uno di loro disse:
Bisogna finirlo.
In quel momento il signor Gibson riapr gli occhi.
Flig Balt! Vin Mod! disse.
Erano stati il nostromo e Vin Mod ad attuare il gesto criminoso.
Liberatosi finalmente di Harry Gibson, Vin Mod avrebbe avuto la
fondata speranza che Flig Balt ottenesse il comando della nave. Sotto
la direzione del nuovo capitano, invece di far vela per Hobart Town,
il brick si sarebbe posto fuori della sua rotta e senza che il signor
Hawkins potesse accorgersene, s sarebbe spinto verso l'est, nei
paraggi delle isole Salomone, in attesa di potersi sbarazzare anche
dell'armatore, di Nat Gibson, dei fratelli Kip e di quegli altri uomini
che non intendessero associarsi alla progettata campagna di pirateria.
Quello che non era stato fatto tra la Nuova Zelanda e l'arcipelago
delle Bismarck si sarebbe fatto dopo la partenza da Port Praslin.
Dopo aver pronunciato il nome degli assassini il signor Gibson s
lasci sfuggire queste parole:
Miserabili! miserabili
Tent di alzarsi per difendersi; ma che cosa poteva fare, inerme,
contro due uomini vigorosi e armati?
Aiuto! grid.
Vin Mod si precipit sul pover'uomo e gli tapp la bocca con la
mano, mentre Flig Balt, con il pugnale rubato dal suo complice a
bordo della Wilhelmina, lo colpiva in pieno petto.
Harry Gibson emise un ultimo gemito; poi i suoi occhi spalancati
si fissarono un'ultima volta, con uno sguardo di terrore, sui suoi
assassini: la lama del pugnale lo aveva colpito al cuore. Dopo un
attimo d'angoscia, cadde morto.
Capitano Balt salute! disse Vin Mod portando la mano al
berretto.
Il nostromo, atterrito, indietreggiava dinanzi agli occhi della sua
vittima che, illuminati da un raggio di sole, lo fissavano immobili.
Vin Mod, che aveva conservato il suo sangue freddo, frug nelle
tasche del capitano: vi trov le carte di bordo e la borsa dalla quale
ritir le duemila piastre.
Piacevolissima sorpresa! esclam.
Poi batt sulla spalla del nostromo ancora immobile sotto lo
sguardo del cadavere e disse:
Filiamo.
Abbandonato il corpo in quel luogo dove non sarebbe stato
probabilmente scoperto prima della partenza del brick, tutti e due
raggiunsero il sentiero e si diressero in fretta verso il porto.
Un quarto d'ora dopo mettevano piede sul ponte del James Cook.
Flig Balt rientr nella sua cabina; Vin Mod discese nell'alloggio
dell'equipaggio e nascose in fondo al suo sacco le carte del capitano
Gibson, le piastre rubate e il pugnale che era servito ad assassinare il
capitano.
Era trascorsa mezz'ora, quando Karl e Pieter Kip tornarono a
bordo e, in attesa del ritorno degli invitati del signor Hamburg,
andarono a sedersi dietro la tuga.
Vin Mod risal invece verso prua, dove, fingendo d'essere molto
allegro, si mise a parlare con i marinai Hobbes e Wickley che non
erano scesi a terra.
Era questo il modo in cui era stato commesso il crimine.
Il giorno dopo, l'impiegato di un'azienda commerciale,
nell'attraversare la radura, scopr il corpo del capitano Gibson. Corse
in fretta allo scagno e subito dopo si sparse la voce dell'omicidio.
La notizia colpi Nat Gibson come un fulmine. Sappiamo gi quali
legami d'affetto univano padre e figlio. Il signor Hawkins, anche lui
terribilmente colpito, non avrebbe potuto offrirgli nessun conforto. I
fratelli Kip dovettero trasportarlo nella sua cabina dove in seguito
riprese conoscenza. Tutti e due, peraltro, apparivano profondamente
addolorati e vivamente indignati.
L'equipaggio era sconvolto. J im piangeva a calde lagrime.
Hobbes, Burnes e Wickley non riuscivano a credere alla morte del
loro capitano. Flig Balt e Vin Mod si sfogavano vociando violente
minacce contro l'omicida.
Le reclute di Dunedin mostravano invece assoluta indifferenza.
Sappiamo gi che Len Cannon e gli altri avevano deciso di sbarcare
quel giorno, con il risultato di compromettere e fors'anche di
impedire la partenza del brick. Ma con la scomparsa del signor
Gibson la loro decisione sarebbe stata senza dubbio modificata. Pi
volte Len Cannon lanci a Vin Mod occhiate interrogative, ma
quest'ultimo girava il capo dall'altra parte come se non volesse
capire.
Non appena tornato in s, Nat Gibson si slanci fuori della cabina:
Mio padre! esclam. Voglio rivedere mio padre!
Karl Kip tent di trattenerlo; Nat lo respinse e si precipit sul
ponte.
Tornato a casa, il signor Hamburg s'era affrettato ad accorrere non
appena saputo del delitto. Giunse a bordo nel momento in cui Nat
Gibson cercava di sbarcare e gli disse:
Vengo con voi.
Erano le otto. Il signor Hamburg, Zieger, Hawkins, Nat Gibson, i
fratelli Kip e alcuni impiegati dell'ufficio si inoltrarono nella foresta:
dieci minuti dopo, raggiungevano la radura.
Il corpo del capitano era ancora come gli assassini lo avevano
lasciato: disteso per terra, con gli occhi sbarrati come se la vita non
lo avesse ancora abbandonato.
Nat Gibson s'inginocchi accanto a suo padre. Lo baci, lo
chiam, e invoc anche sua madre: la signora Gibson sarebbe
sopravvissuta a quella terribile disgrazia?
Intanto il signor Hamburg, al quale incombeva il compito di
condurre l'inchiesta, dopo aver esaminato le tracce di passi recenti
lasciate sull'erba credette di capire che il delitto era stato commesso
da due uomini. Poi, aperto un poco l'abito del signor Gibson, mise a
nudo la ferita prodotta nel petto da una lama dentata: la piaga aveva
sanguinato poco. Il denaro e le carte che il capitano aveva con s
erano sparite.
Era dunque evidente che il furto era stato il movente del delitto.
Ma chi lo aveva commesso? Un colono di Kerawara? A prima vista
ci sembrava assai dubbio. Erano stati gli indigeni, forse? A dire il
vero essi potevano dar adito a fondati sospetti. Ma come e dove
scoprire gli assassini? Compiuto il delitto, non avevano lasciato
subito Kerawara, sulla loro piroga, per tornarsene all'isola di York?
In poche ore potevano essersi messi al sicuro d'ogni inseguimento.
Era dunque probabile che quel delitto restasse impunito come
tanti altri commessi in quella zona che va dalla Nuova Guinea fino
all'arcipelago delle Salomone.
Ma bisognava trasportare il corpo del capitano allo scagno. Il
signor Hamburg aveva fatto portare una barella sulla quale il morto
fu deposto. Poi, tutti ripresero il sentiero del porto: Nat Gibson era
sorretto dal signor Hawkins.
Il cadavere venne adagiato in una sala dell'agenzia in attesa che il
signor Hamburg terminasse l'inchiesta. La triste cerimonia
dell'inumazione sarebbe avvenuta il giorno dopo: il clima ardente dei
tropici provoca con rapidit la decomposizione del cadavere.
Il missionario, che si trovava allora a Kerawara, and a
inginocchiarsi e a pregare accanto alla vittima.
Il signor Hawkins ricondusse a bordo Nat Gibson, il quale, in un
preoccupante stato di prostrazione, rimase sdraiato sul lettino della
cabina.
Il signor Hamburg, intanto, non cessava d'assumere informazioni
che potessero metterlo sulle tracce degli assassini. Dopo aver
ricondotto il signor Hawkins e il signor Zieger allo scagno, parl con
essi della faccenda. Quando gli fu chiesto quali persone potessero
essere autori del delitto, rispose:
Degli indigeni, senza dubbio.
Per derubare il povero signor Gibson? chiese il signor
Hawkins.
Credo; avranno saputo che aveva con s del denaro Lo
avranno spiato e seguito nella foresta, per attaccarlo e spogliarlo.
Ma come scoprirli? disse il signor Zieger.
Sar quasi impossibile dichiar il signor Hamburg. Non
abbiamo indizi di cui valerci per cominciare le ricerche.
Ci sarebbe una cosa da fare disse il signor Zieger.
Bisognerebbe fotografare la ferita fatta dall'arma dell'assassino; se
riuscissimo a trovare l'arma, si potrebbe scoprire a chi essa
apparteneva.
Avete ragione rispose il signor Hamburg. Chiedo al
signor Hawkins di provvedervi.
Subito disse il signor Hawkins, la cui voce tremava di
commozione. Questo orribile delitto non deve restare impunito.
Il signor Zieger and a bordo a cercare l'apparecchio e fece ritorno
pochi minuti dopo. Messo a nudo il petto del capitano, si torn a
esaminare minuziosamente la ferita. Essa misurava mezzo pollice di
larghezza; da un lato, il margine aveva una dentatura, quasi che la
pelle fosse stata segata.
Il signor Hamburg allora disse:
Come vedete, il colpo stato inferto con un'arma indigena, con
un kriss a lama dentata, arma solitamente usata dagli indigeni.
Due fotografie furono ottenute con estrema precisione: la prima
riproduceva il petto di Harry Gibson, l'altra il capo, con gli occhi
spalancati che poi il signor Hawkins chiuse. Fu deciso che quelle
foto sarebbero state consegnate al signor Hamburg per l'inchiesta. I
negativi, in possesso del signor Hawkins, sarebbero serviti per
ricavarne altre copie. L'immagine dell'amico morto a Kerawara
sarebbe stata riportata nella citt dov'era nato.
Nel pomeriggio fu necessario richiudere il cadavere nella bara. Le
esequie avrebbero avuto luogo la mattina successiva. Fu scelto il
luogo di sepoltura, nel piccolo cimitero di Kerawara. Non sarebbe
stato possibile aspettare il ritorno del brick a Port Praslin per scavare
la fossa destinata ad accogliere il corpo del capitano.
Quel triste giorno ebbe termine nel dolore generale. Nat Gibson
trascorse la notte singhiozzando, senza riuscire a trovare un istante di
riposo.
Il giorno dopo tutta la popolazione inglese e tedesca di Kerawara
accorse ai funerali. La bandiera del James Cook era a mezz'asta e
anche le altre navi issarono la loro a mezz'asta, in segno di lutto.
Ricoperta dalla bandiera nazionale la bara fu portata da quattro
uomini del brick. Nat Gibson, il governatore, il signor Hawkins e il
signor Zieger la seguivano. Dietro di loro venivano Flig Balt e il
resto dell'equipaggio; ad essi si erano uniti anche i marinai di altri
bastimenti.
Il missionario anglicano precedeva la bara recitando le preghiere
previste dalla liturgia.
Il corteo funebre raggiunse il cimitero dove il signor Hamburg
pronunci, dinanzi alla tomba, poche parole in memoria del capitano
Gibson.
Il dolore di Nat faceva pena. Il signor Hawkins riusciva a stento a
sorreggerlo. Ancora una volta il giovane tent inutilmente
d'abbracciare la bara del padre prima che discendesse nella fossa;
sulla fossa il signor Hamburg fece porre una croce di legno con
questa scritta:

AL CAPITANO HARRY GIBSON
di Hobart Town
assassinato il 2 dicembre 1885
il figlio, gli amici, il suo equipaggio e la popolazione di Kerawara
Dio accolga la sua anima!

Le ricerche fatte dal signor Hamburg non avevano dato alcun
esito. Compiuto il delitto, gli assassini s'erano affrettati certamente a
lasciare Kerawara per rifugiarsi presso le trib del Neu Lauenburg.
Come poter mai sperare di scoprirli se si considera che le piroghe
indigene circolano giorno e notte tra l'isola e l'isolotto? Si sarebbero
mai ritrovati l'arma del delitto e il suo proprietario? Soltanto il caso
avrebbe potuto intervenire in quella faccenda! Ma, sarebbe
intervenuto?
La nave non prolung il suo soggiorno a Kerawara. La mattina
stessa in cui si sparse la notizia dell'omicidio il brick era pronto a
riprendere il mare per tornare a Port Praslin.
D'intesa con il signor Zieger il signor Hawkins fece venire il
nostromo nel quadrato e gli disse:
Flig Balt, il James Cook ha perduto il suo capitano
una grande disgrazia! rispose Flig Balt, la cui voce
tremava di un'emozione che non era suscitata dal dolore.
So che il mio disgraziato amico aveva molta fiducia in voi;
questa fiducia io sono disposto a mantenervela.
Il nostromo, a occhi bassi, s'inchin senza dir nulla.
Domani il James Cook spiegher le vele riprese l'armatore
e voi, Flig Balt, lo riporterete a Port Praslin, per completarvi il
carico. Terminata l'operazione, lo riporterete a Hobart Town.
Ai vostri ordini, signor Hawkins rispose Flig Balt.
Il signor Hawkins aveva detto che il nostromo avrebbe sostituito il
signor Gibson nella direzione della nave, ma non che egli ne fosse il
capitano. Forse non pensava neppure di dargli ufficialmente quel
titolo e riteneva sufficiente che egli ne facesse le funzioni durante la
traversata dall'arcipelago delle Bismarck alla Tasmania. Al nostromo
ci non era sfuggito. Alcuni istanti dopo, egli ne parl con Vin Mod.
Che cosa importa? rispose il marinaio. Riportiamo per
prima cosa il brick a Port Praslin. Che ne siate il capitano o il
secondo, non importa, mastro Balt. Non appena in possesso della
nave, saremo noi a nominarvi capitano. Voglio essere impiccato se la
nostra nomina non varr quanto quella del signor Hawkins!
Del resto, Len Cannon e i suoi compagni, bench ignorassero che
Flig Balt e Vin Mod fossero gli assassini del signor Gibson, erano
certi ora che il brick non sarebbe pi tornato a Hobart Town, e non
parlarono pi di sbarcare.
Il giorno dopo, 5 dicembre, il signor Hawkins prese commiato dal
governatore. Il signor Hamburg abbracci Nat Gibson e gli promise
di fare il possibile per scoprire gli assassini di suo padre. Se ci fosse
riuscito, la giustizia tedesca non ne avrebbe avuto piet! Avrebbero
pagato con la loro testa l'orrendo crimine.
Il signor Hawkins, il signor Zieger, Karl e Pieter Kip fecero i loro
saluti e furono saluti assai tristi! al governatore e agli agenti
degli uffici commerciali di Kerawara.
Sotto gli ordini di Flig Balt, la nave si prepar a partire.
Un'ora dopo, il brick, uscito dai banchi madreporici, navigava
verso sud-est, perdeva di vista il capo Barard, punta pi avanzata
dell'isola di York, e si dirigeva verso l'entrata del canale San Giorgio.
La traversata sarebbe stata breve; non richiedeva pi di
ventiquattr'ore. Flig Balt non ebbe a lamentarsi dell'equipaggio, che
esplet regolarmente il proprio servizio. Del resto, non c'erano
manovre da eseguire perch il vento favorevole non richiedeva
nessun cambiamento di mure. Che Flig Balt fosse o meno un buon
marinaio, non era certamente quella breve navigazione che avrebbe
consentito di formulare un giudizio. Bisognava aspettare che egli
riconducesse prima la nave a Hobart Town. Peraltro, egli non occup
la cabina del capitano e conserv la sua all'ingresso degli alloggi.
Nella notte, quando furono entrambi di quarto, a Len Cannon che
lo interrogava, Vin Mod rispose in modo soddisfacente per lui e per i
suoi compagni. Il James Cook non avrebbe fatto ritorno in Tasmania.
Capitano o no, Flig Balt avrebbe saputo metterlo fuori della sua rotta,
e una volta nei paraggi delle Salomone, non sarebbe stato difficile
sbarazzarsi dei passeggeri. Non vi sono forse laggi bravi marinai in
cerca di avventure, che all'occorrenza presterebbero loro man forte?
Len Cannon e gli altri non avevano motivo perci di lasciare la nave,
di cui sarebbero presto diventati padroni.
Le alture di Lanut furono avvistate nella mattinata del 6 dicembre.
Prima di mezzogiorno, il brick si sarebbe ancorato dinanzi allo
scagno del signor Zieger.
Poich il James Cook giungeva con la bandiera a mezz'asta, tutti
compresero, a Port Praslin, che a bordo era accaduta una disgrazia.
Quale dolore ebbero tutti nell'apprendere le circostanze che
avevano provocato la morte del signor Gibson! La signora Zieger,
accorsa sulla riva, strinse Nat Gibson tra le braccia, nel momento in
cui egli metteva piede a terra. I singhiozzi la soffocavano; non
appena pot parlare, disse, mentre gli occhi le si colmavano di
lagrime:
Mio caro Nat, povero ragazzo, penso a vostra madre
Nat Gibson e il signor Hawkins non poterono rifiutarsi di
trascorrere a Wilhelmstaf gli ultimi giorni di sosta. Entrambi quindi
rioccuparono le loro camere e sedettero a tavola, in quella casa
ospitale in cui il signor Gibson non sarebbe pi tornato.
Il signor Zieger non volle lasciare ad altri la cura di sorvegliare
l'imbarco delle centocinquanta tonnellate di copra a completamento
del carico del brick. Fu aiutato peraltro da Karl e da Pieter Kip che
non lasciarono la nave neppure per un'ora. Il maggiore dei fratelli si
intendeva perfettamente del lavoro di stivamento; ma, del resto, Flig
Balt se la sarebbe cavata benissimo coadiuvato com'era dallo zelo
dell'equipaggio.
Sistemata la copra nella stiva, furono sistemate a poppa e a prua le
casse della madreperla destinate a Hobart Town. E poich il
capitano, prima d'andare a Kerawara, aveva fatto procedere al lavoro
di pulizia e pitturazione della nave, la partenza non fu ritardata.
Nel pomeriggio del 9 ogni cosa era terminata.
Quella sera, il signor Hawkins e Nat Gibson, accompagnati dai
coniugi Zieger, tornarono a bordo perch il brick potesse spiegare le
vele all'alba.
All'arrivo furono ricevuti in cima alla scaletta da Flig Balt. Il
signor Hawkins allora gli chiese:
tutto pronto?
S, signor Hawkins.
Allora, Flig Balt, partiremo domani. Avete condotto il brick da
Kerawara a Port Praslin; ora conducetelo a Hobart Town! Ormai,
siete voi a comandarlo!
Vi ringrazio, signor Hawkins rispose Flig Balt mentre
l'equipaggio lasciava udire un mormorio d'approvazione.
L'armatore strinse la mano al nuovo capitano senza per notare
che essa tremava nella sua.
I coniugi Zieger fecero i loro saluti a Nat Gibson e al signor
Hawkins, senza dimenticare i fratelli Kip per i quali mostravano viva
simpatia. Poi, promettendo di andare a trascorrere, non appena
possibile, alcune settimane in Tasmania, vicino alle due famiglie,
tornarono a casa.
Il giorno dopo, alle cinque del mattino, il capitano Balt fece i suoi
preparativi per partire.
Un'ora dopo essere uscito dai passaggi di Port Praslin, il James
Cook, che faceva rotta a sud-est, si trovava al largo della Nuova
Irlanda.

CAPITOLO XIV
INCIDENTI
LA DISTANZA tra l'arcipelago delle Bismarck e la Tasmania
ritenuta di circa duemilaquattrocento miglia. Con venti favorevoli,
alla media di cento miglia ogni ventiquattro ore, il James Cook non
avrebbe impiegato pi di tre settimane a percorrerla.
Al periodo degli alisei, ora alla fine, sarebbe presto seguito il
monsone dei tropici; e, infatti, dopo un breve periodo di calma, il
vento regolare non tard a soffiare da ovest.
La nave ne sarebbe stata favorita, dunque, per attraversare i
difficili passaggi delle Luisiadi e penetrare nel Mar dei Coralli.
Ora non era pi il tempo in cui i passeggeri del James Cook,
durante un piacevole viaggio, s'interessavano alle cose della
navigazione. Essi non si abbandonavano pi alle liete prospettive del
ritorno che avrebbero certamente provato se la loro permanenza a
Kerawara non fosse terminata con una spaventosa sciagura.
Quando lasciava la cabina, Nat Gibson andava a sedersi a poppa,
accanto al signor Hawkins. Nulla poteva distrarre questi due uomini
dal loro dolore. Essi pensavano al prossimo arrivo al porto, alla
signora Gibson che attendeva con impazienza il ritorno del James
Cook, e al momento in cui la povera donna avrebbe appreso che il
brick non riportava a casa il suo capitano.
Il pi delle volte, i fratelli Kip si tenevano in disparte, desiderosi
di rispettare quel dolore che la lontananza non aveva ancora mitigato.
Tuttavia, senza averne troppo l'aria, Karl sorvegliava il cammino
della nave. Il nostromo non gli aveva mai ispirato fiducia; in ripetute
occasioni le qualit che fanno il vero marinaio gli erano parse, in lui,
assolutamente inadeguate. Due o tre volte, quando il signor Gibson
era nella sua cabina, alcune manovre mal dirette gli avevano fatto
dubitare che Flig Balt fosse uomo di mare. Ma ci in fondo non lo
riguardava e quindi non aveva mai detto nulla. Ma quello che allora
non aveva importanza perch era Harry Gibson a comandare la nave,
ora che Flig Balt ne era il capitano ne acquistava invece moltissima.
Quel giorno Karl Kip partecip i suoi timori al fratello.
Tu credi, dunque, che Flig Balt non sia all'altezza delle nuove
funzioni?
Ho motivo per crederlo, Pieter. Durante il piovasco che ci ha
colpito nel Mar dei Coralli, ho avuto la certezza che egli non
conoscesse bene il suo mestiere.
Allora, Karl, tuo dovere sorvegliarlo; se qualche manovra ti
sembrer pericolosa, non esitare a fare le tue osservazioni.
Alle quali Flig Balt replicher dicendomi di non immischiarmi
nella direzione della nave.
Non importa, Karl: lo devi. E nel caso che i tuoi suggerimenti
fossero male accolti, rivolgiti direttamente al signor Hawkins. Ha
buon senso e ti dar ascolto; ne parler con l'ex nostromo, e
certamente dar ragione a te e non a lui.
Vedremo, Pieter. Purtroppo, non ho a mia disposizione le carte
di bordo e mi difficile controllare la rotta.
Fa' quello che puoi, Karl; il James Cook ha gi subito
abbastanza colpi dal destino perch non gliene siano risparmiati altri!
Come si vede, Karl Kip non credeva che in Flig Balt ci fosse
malafede; lo riteneva soltanto un mediocre marinaio. Senza che
quello se ne accorgesse egli perci lo teneva d'occhio fin dove gli era
possibile. D'altra parte la presenza di Karl Kip non mancava di
suscitare, nell'animo del nuovo capitano, una certa inquietudine; ecco
perch, nonostante l'impazienza di Vin Mod, egli intendeva agire con
prudenza, quando avrebbe cercato di cambiare la rotta per
raggiungere l'arcipelago delle Salomone.
Dopo essere passato al largo del canale San Giorgio, il brick
perdette di vista sia le estreme terre della Nuova Irlanda sia quelle
della Nuova Bretagna. Per attraversare questo tratto di mare, Flig
Balt ebbe ragione di volgere la prua al sud, non volendo accostarsi
alla Nuova Guinea. A costo di allungare il percorso di una
cinquantina di miglia, era meglio tenersi al largo dell'isola
d'Entrecasteaux. Non bisognava esporre la nave al pericolo di un
altro attacco dei papua, che forse non sarebbe stato respinto
facilmente, come la volta precedente.
Nella giornata del 15, il James Cook raggiunse i confini della
Luisiade. La traversata si era compiuta senza incidenti. Dopo essersi
lasciato a ovest l'isola di Rossel la pi importante del gruppo il
Mar dei Coralli si spalanc dinanzi al brick sul dodicesimo grado di
latitudine meridionale.
A partire da quel parallelo, la direzione sarebbe stata mantenuta
sempre al sud, fino ad avvistare la costa orientale dell'Australia,
all'altezza di Brisbane. Con il vento che soffiava regolarmente da
ovest, il James Cook avrebbe ottenuto la massima velocit con
l'andatura al gran lasco.
Era precisamente al confine con il Mar dei Coralli che Flig Balt
doveva mutare la rotta della nave e volgere la prua verso l'est se
voleva avvistare l'isola di Mangara, posta in coda alle Salomone. Un
mutamento del genere avrebbe comportato, nella rotta del brick, un
cambiamento notevole che forse non sarebbe sfuggito agli altri: Flig
Balt si limit quindi a piegare per sud-sud-est.
Questo mutamento fu notato tuttavia da Karl Kip, il quale, dopo
aver osservato la bussola, disse al capitano:
Vi lasciate trasportare, signor Balt.
S, di due quarti.
Eppure avreste mare buono al riparo della costa australiana
Pu darsi replic Flig Balt, cominciando a guardare di mal
occhio l'olandese.
E allora perch non mantenete la giusta direzione? disse
Karl Kip.
Perch le raffiche di nord-est sono sempre da temersi; non
voglio farmi trascinare verso terra.
Oh, c' tanto spazio! avreste sempre tempo lo interruppe
Karl Kip.
Non sono del vostro parere disse seccamente Flig Balt.
Quando egli rifer a Vin Mod le poche parole scambiate tra di loro
questi disse:
Di che cosa si impiccia il groninghese di Groningen? Quando
ci sbarazzeremo una buona volta di tutta questa gente?
Il progetto di buttare in mare i passeggeri del brick non era stato
abbandonato e si aspettava soltanto l'occasione favorevole per
realizzarlo. Fare la cosa nei paraggi delle Salomone, forse con l'aiuto
di malfattori che in quella zona abbondano, avrebbe accresciuto
notevolmente le probabilit di successo.
Del resto, la lieve modifica di rotta rilevata da Karl Kip non era
importante, e anche senza essere assolutamente giustificata si poteva
fino a un certo punto accettare. Supponendo, infatti, che un uragano
si fosse scatenato al largo, la nave era pur sempre in minore pericolo
quando non era in vicinanza della costa, perch aveva sempre la
possibilit di fuggire il tempo per usare l'espressione marittima.
Karl Kip non ritenne dunque di informarne il signor Hawkins.
Tuttavia, con dispetto di Flig Balt, che se ne avvedeva, non cess di
sorvegliare la direzione data al timoniere.
Ma Flig Balt e i suoi complici non tardarono a essere favoriti dalle
circostanze.
La sera del 17 il tempo mut. Il sole era tramontato in un
orizzonte carico di spesse nuvole. Il mare, che presentiva qualcosa,
cominciava ad agitarsi. Durante il giorno, il caldo era stato
opprimente. Pi volte, cessato il vento, le vele sbatterono contro gli
alberi.
Verso le tre del pomeriggio, il termometro Fahrenheit aveva
accusato centotr gradi all'ombra
13
e, verso le cinque, il barometro
era caduto a 27 pollici.
14
Questo rapido abbassamento della
colonnina del mercurio indicava un profondo turbamento
atmosferico.
Del resto, l'onda lunga, assai mossa, e i cavalloni, che gi
irrompevano, annunciavano che il vento infuriava dall'ovest.
Quella perturbazione atmosferica fu preceduta da un violento
temporale. Verso le nove, dopo lontani brontolii di tuono, l'orizzonte
si incendi di numerosissimi lampi, tanto che il mare, riflettendoli,
parve sommuovere onde di fuoco. Quando non si scaricavano sulla
sua superficie, essi passavano da una nube all'altra, ininterrottamente.
Gli scoppi del tuono divennero cos insistenti da assordare l'orecchio;

13
39 44 centigradi. (N.d.A.)
14
730 millimetri. (N.d.A.)
gli occhi rimanevano abbagliati dai lampi accecanti.
Verso le undici, il temporale raggiunse la massima intensit. Il
fulmine colp pi volte l'estremit dell'alberatura senza causare danni
e corse lungo i fili del parafulmine.
Si poteva esser certi, ora, che il temporale sarebbe stato seguito da
un colpo di vento di grande violenza e bisognava essere pronti ad
accoglierlo.
Non si correva rischio, attualmente, di essere buttati verso una
costa qualsiasi, come aveva detto Flig Balt; ma, al contrario, salvo a
correre verso l'arcipelago delle Salomone, il brick, all'est, non
avrebbe incontrato nessun ostacolo.
Il signor Hawkins, Flig Balt e Karl Kip, in gruppo dinanzi alla
tuga, non potevano sbagliarsi sull'imminenza della tempesta.
L'armatore disse:
Avremo l'uragano addosso.
Senza alcun dubbio rispose Flig Balt. E non sar, questa
volta, uno di quei piovaschi che durano soltanto poche ore!
Lo temo anch'io rispose il signor Hawkins.
Sar necessario fuggire al largo disse Flig Balt.
Perch non affrontare la burrasca? chiese Karl Kip. Se ci
si mette alla cappa
Ma sarebbe possibile? lo interruppe Flig Balt. Una nave
carica come il James Cook, che conserva appena la linea di
galleggiamento, riuscirebbe mai a sollevarsi dinanzi all'onda? Non
sarebbe invece spazzata via furiosamente?
Il marinaio deve cercare di mantenere sempre la rotta
rispose Karl Kip. Non fugge che quando non pu fare altrimenti.
anche il mio parere dichiar il signor Hawkins.
Potremmo essere spinti molto lontano, verso oriente.
E anche verso il nord-est! aggiunse Karl Kip. Le nuvole
cominciano a venire da sud-ovest; con il vento in poppa, rischiamo di
andare a finire nei paraggi delle Salomone.
Era quello che volevano Flig Balt e Vin Mod.
Tuttavia, sarebbe stato difficile, per l'ex nostromo, di non
riconoscere che l'olandese parlava da uomo di mare. D'altra parte,
lasciarsi sfuggire l'occasione di mutare la direzione del brick, gli
dispiaceva. Perci disse:
Io ho la responsabilit della nave, il signor Hawkins lo capir:
non devo ricevere ordini dal signor Kip!
Non sono ordini, ma consigli, quelli che vi do rispose Karl
Kip, sorpreso per l'ostinazione.
Ordini di cui non ho bisogno replic Flig Balt, irritato dalla
contestazione che gli veniva mossa.
Signori, desidero che questa discussione finisca intervenne
il signor Hawkins. Ringrazio il signor Kip del suo consiglio, ma
poich il capitano Flig non ritiene opportuno attenervisi, bene che
egli agisca come meglio crede. Gli ho affidato il comando della nave
ed suo diritto rivendicare la responsabilit di quello che fa.
Karl Kip fece un inchino e and a raggiungere il fratello, al quale
disse:
Flig mi sembra un incapace; temo che metta la nave in
pericolo! Ma il capitano lui
In ogni caso, non c'era pi da esitare un solo istante. La forza del
vento cresceva da un minuto all'altro e le raffiche furiose che
piombavano a bordo rischiavano di strappare la velatura.
Per ordine di Flig Balt, barra sopravvento, il brick cominci ad
accostare, non senza gravi scosse. Gli alberi cigolavano, le sartie e i
paterazzi minacciavano di rompersi. Per ben due volte si temette di
non riuscire a compiere l'evoluzione. Alla fine essa fu fatta e il James
Cook, con la tormentina a poppa, il parrocchetto inferiore ridotto,
prese la fuga con prua a nord-est.
Per circa mezz'ora la navigazione prosegu in condizioni quasi
normali. L'unica difficolt consisteva nell'impedire al brick di
sbandare a destra o a sinistra. Governava a stento tra le onde che
correvano rapide come la nave, la quale a ogni istante rischiava di
essere superata o di mettersi al traverso. La sua situazione sarebbe
stata gravissima, allora, perch esposta ai pericolosi colpi di mare sul
fianco.
D'altra parte era impossibile aumentare la velatura. Un fiocco fatto
issare da Flig Balt per rendere il timone pi sensibile e pi efficace,
fu fatto a pezzi. La gabbia sbatteva fino a lacerarsi. Vi era motivo di
chiedersi se non bisognasse fuggire senza vele, che come dire che
la nave allora come smantellata, incapace di seguire una direzione,
fatta trastullo delle onde.
Un po' dopo mezzanotte il marinaio pi ignorante di bordo
avrebbe capito che il James Cook non era in grado di mantenere
quell'andatura. Le sbandate si susseguivano senza interruzione. Esso
era letteralmente in balia del mare. Il brick non governava pi perch
le onde avevano una velocit doppia della sua.
Il signor Hawkins non celava l'inquietudine che lo divorava. Non
si trattava solo della nave e del carico che egli avrebbe fatto buttare
in mare, se necessario, ma della vita dei passeggeri e dell'equipaggio.
Se Flig Balt aveva l'intera responsabilit del comando, egli, armatore,
aveva la responsabilit di averlo nominato capitano del James Cook.
L'ex nostromo poteva anche non essere all'altezza delle sue nuove
funzioni; e se, per sua imperizia, la sicurezza del brick fosse
compromessa? Se Karl Kip, che era uomo di mare, avesse avuto in
fondo ragione?
Questi pensieri e queste incertezze agitavano l'animo del signor
Hawkins il quale li comunicava a Nat Gibson che a sua volta ne
condivideva le apprensioni e mostrava poca fiducia in Flig Balt.
Ogni tanto, quando quest'ultimo gli si accostava, il signor
Hawkins gli rivolgeva molte domande alle quali egli rispondeva con
frasi incomprensibili o incoerenti, rivelando un profondo turbamento
e una grande insufficienza dinanzi ai pericoli presentati dalla
situazione.
E quando alla luce degli ultimi lampi il signor Hawkins si volgeva
verso Karl Kip, egli lo vedeva ritto accanto al fratello al quale
parlava a bassa voce nell'atteggiamento di chi in grande ansiet e
teme di non riuscire a controllarsi. Pareva quasi che lui, Karl, stesse
per precipitarsi sul timone per rimettere il brick nella giusta
direzione.
E infatti, ostinandosi su quella rotta, sempre che la nave non
ricevesse qualche brutto colpo di mare che la rovesciasse sul fianco e
che non perdesse l'alberatura, dove sarebbe andata mai a finire? Nel
cuore dei paraggi delle Salomone? Tra isole formicolanti di scogliere
contro le quali essa si sarebbe perduta?
Flig Balt lo capiva. Vin Mod e gli uomini lo capivano anche. Era
la sicura perdita del brick se la tempesta fosse durata ancora
quarantott'ore.
La pi elementare prudenza richiedeva dunque di tornare a ogni
costo verso l'ovest, finch restava ancora un lembo di vela.
Flig Balt volle provare. Era una manovra pericolosissima, con il
mare in tempesta; forse non sarebbe stato neppure possibile mutare la
direzione in senso contrario.
La barra fu messa sottovento e fu bordata la randa di cappa di
maestra per aiutare il timone.
In quel momento il brick si pieg a sinistra e l'estremit del
braccio del pennone di maestra si tuff nella schiuma del mare.
Un uomo si slanci allora verso il signor Hawkins e disse solo
queste parole:
Lasciatemi fare.
Fate rispose l'armatore.
Si vide allora di che cosa pu esser capace il vero uomo di mare,
quello che possiede sangue freddo, e ci che era capace di fare, a
paragone del nostromo.
Al comando di Karl Kip, alla sua voce energica, alla chiarezza dei
suoi ordini, l'equipaggio manovr con decisione e unanimit. Il
James Cook si rialz a poco a poco conservando la sua alberatura e
approfittando di brevissime calme Karl Kip riusc a rimetterlo con la
prua al mare. I colpi di mare anche se straordinariamente impetuosi
furono meno pericolosi perch assalivano la nave da prua invece che
da poppa. Venne issato, con grande difficolt, un fiocco da uragano
in grado di resistere alle raffiche. Sotto una trinchettina di fortuna e
la piccola gabbia, cui Karl Kip fece dare una mano di terzarolo e che
furono ben presto orientate, il brick tenne la cappa, mentre il
marinaio Burnes, eccellente timoniere, manteneva
imperturbabilmente il James Cook nella giusta direzione.
A un certo momento Vin Mod si accost a Flig Balt e gli disse
con rabbia:
Tutto perduto con Kip capitano al posto del capitano Balt!
Il giorno dopo, 21 dicembre, contrariamente a ci che sembrava
probabile, la violenza di quella tempesta si attenu sensibilmente, in
conseguenza del fatto che il vento era risalito di circa cinque quarte e
soffiava ora da ovest-nord-ovest.
Era una felicissima circostanza: bisognava che il brick non
continuasse a correre verso terra, ma riprendesse la direzione verso il
sud.
Era ci che fece Karl Kip non appena il vento glielo permise,
mentre faceva spiegare la grande vela di gabbia, il pennone di
trinchetto e la randa di cappa di maestra. Sotto questa velatura e con
buon vento, il James Cook avrebbe presto riguadagnato il cammino
perduto andando verso l'est.
Il mare non si sarebbe placato presto, vero, come aveva fatto il
vento: sarebbe rimasto agitato ancora per molte ore, continuando a
scuotere il brick terribilmente, con beccheggio e rullio.
Verso le dieci, riapparso il sole, Karl Kip prese l'altezza. Il suo
punto, completato dall'osservazione di mezzogiorno, gli diede con
esattezza la posizione della nave, e cio 150 17' di longitudine ovest
e 13 27' di latitudine sud.
In quel momento, il signor Hawkins lo raggiunse e gli disse:
Vi ringrazio, signor Kip.
Karl Kip fece un lieve inchino, ma non disse nulla.
Vi ringrazio riprese l'armatore a nome mio e a nome
dell'equipaggio tutto
Non ho fatto che ci che qualsiasi marinaio avrebbe fatto al
posto mio rispose Karl Kip. Non merito nessun ringraziamento
e vado a restituire il comando al capitano
No dichiar il signor Hawkins con voce ferma, udita da
tutti. D'accordo con Nat Gibson, vi prego di conservare il
comando della nostra nave.
E poich Karl Kip fece un gesto di rifiuto, il signor Hawkins
aggiunse:
Spetta guidarla a chi l'ha salvata! Tocca a voi, capitano Kip,
riportarla a Hobart Town!
Al colmo della collera, Flig Balt protest allora con il signor
Hawkins:
Voi mi avete nominato capitano del James Cook e pretendo di
restarlo fino a quando non saremo giunti a destinazione.
Balt, il capitano quello che io scelgo rispose il signor
Hawkins, la cui decisione era irrevocabile quale armatore e
proprietario di questa nave. Ho visto che non eravate all'altezza delle
vostre funzioni. Ormai a bordo comander il capitano Kip, dopo
Dio
Far valere i miei diritti dinanzi alle autorit marittime a
Hobart Town rispose Flig Balt.
Come vorrete rispose l'armatore.
Io sono stato regolarmente nominato e
Basta, Flig Balt disse Karl Kip. Non una parola di pi!
Andate al vostro posto! Marinai, conto sulla vostra devozione e sulla
vostra obbedienza!
Ebbe cos termine il comando della nave da parte dell'ex nostromo
e venne meno cos anche quell'ultima probabilit di impadronirsi del
bastimento. Da quel momento, i marinai compresero che avevano da
fare con un capitano energico e risoluto che non avrebbe tollerato
nessuna opposizione ai suoi ordini. Il signor Hawkins si rallegr
della risoluzione adottata nell'interesse della nave.
Ma Vin Mod, Len Cannon e i suoi compagni si sarebbero ora
rassegnati? Avrebbero rinunciato ai loro progetti? Oppure avrebbero
tentato di impadronirsi del brick con la forza prima del suo arrivo in
Tasmania?
In ogni caso, sarebbero stati attentamente sorvegliati. Fattosi
diffidente, Karl Kip avrebbe mantenuto a bordo una severa
disciplina.
Dal 20 al 27 dicembre la navigazione non offr nulla di
particolare. La nave si era avvicinata alla costa australiana. Al riparo
delle terre alte essa fu favorita dal vento. A quella data una buona
osservazione pose la nave dinanzi a Sydney, un po' al disopra del
trentaquattresimo parallelo sud. Faceva agevolmente le cento miglia
ogni ventiquattro ore. Nel pomeriggio del 30 si trov perci
all'ingresso dello stretto di Bass che separa la Tasmania dal
continente australiano.
Se le circostanze si fossero mantenute favorevoli, fra tre o quattro
giorni il James Cook avrebbe avvistato Hobart Town, con vivissimo
dispiacere di Flig Balt, di Vin Mod e, soprattutto, di Len Cannon e
delle altre reclute di Dunedin.
Sar facile capire perch mai l'irritazione del nostromo e dei suoi
complici fosse ora agli estremi. Un incontenibile spirito di rivolta li
dominava; non gi una rivolta sorda, che vuol agire di sorpresa,
nell'ombra, ma una rivolta aperta, da manifestare prima di entrare in
porto e nella quale avrebbero giuocato tutto per tutto!
Karl Kip non ignorava che la ribellione serpeggiava in una parte
dell'equipaggio; ma egli riteneva di poterne trionfare come aveva
trionfato della tempesta.
Del resto, per non parlare del signor Hawkins, di Nat Gibson e di
suo fratello, Karl Kip poteva fare completo assegnamento sui marinai
Hobbes, Wickley e Burnes, onesti e devoti. Riguardo a Vin Mod,
grazie alla sua abitudine di incitare gli altri e di ritirarsi in tempo,
forse il nuovo capitano provava una certa perplessit. Per contro la
sua opinione era gi formata riguardo a Len Cannon, Kyle, Sexton,
Bryce e al cuoco Koa.
Karl Kip non fu dunque sorpreso quando, la sera del 30, scoppi
la rivolta a bordo del brick. Trascinando i suoi complici, Flig Balt
volle forzare l'ingresso della tuga per impadronirsi delle armi,
lanciarsi poi sui fratelli Kip, e costringere alla resa, dopo essersi
sbarazzati di loro, il signor Hawkins, Nat Gibson e i tre marinai.
Ma l'atteggiamento di Karl Kip fece fallire il tentativo. Egli si
precipit tra i ribelli, afferr per la gola Len Cannon, che si gettava
su di lui, e lo minacci con la rivoltella. Un gesto di pi e sarebbe
stata la sua fine.
Nello stesso istante, Nat Gibson, il signor Hawkins, Hobbes,
Wickley e Burnes si impadronivano delle altre reclute, mentre Pieter
Kip, avendo atterrato Flig Balt, gli strappava di mano il coltellaccio
di cui si era provvisto.
La lotta non dur neppure un minuto. Sei uomini (Vin Mod si era
tenuto prudentemente in disparte) potevano mai sopraffarne sette che
non erano stati colti di sorpresa?
Karl Kip era in posizione di legittima difesa. Sarebbe stato suo
diritto far saltare le cervella al nostromo e forse lo avrebbe anche
fatto senza l'intervento del signor Hawkins, il quale glielo imped,
preferendo consegnare Flig Balt alla giustizia marittima, non appena
il brick fosse entrato nel porto di Hobart Town.
Flig Balt fu dunque cacciato in fondo alla stiva, dove gli furono
messi i ferri, insieme con i due ribelli pi violenti: Len Cannon e
Kyle. La sicurezza della nave ora era assicurata fino al termine del
viaggio.
La traversata avrebbe avuto termine, del resto, tra meno di
sessanta ore e Karl Kip, verosimilmente, non avrebbe avuto pi
bisogno delle braccia di quei tre uomini. Quei paraggi poi sono molto
frequentati; le piccole navi di cabotaggio navigano di continuo lungo
la costa orientale della Tasmania, dove si incontrano spesso flottiglie
di imbarcazioni dinanzi allo stretto di Bass. In caso di necessit,
dunque, pagandoli alla giornata, sarebbe stato facile trovare alcuni
marinai per ricostituire l'equipaggio, qualora Karl Kip fosse stato
costretto a infierire contro gli altri compagni di Len Cannon, presi in
gran sospetto per la parte avuta nella rivolta.
A ogni buon fine, Karl Kip proib loro ogni contatto con i
prigionieri. Questi avrebbero lasciato la stiva della nave solo per
essere rinchiusi nella prigione marittima di Hobart Town. Venivano
lasciati salire sul ponte per due ore, nel pomeriggio, ed era proibito
rivolgere loro la parola. L'incarica di portar loro da mangiare era
stato affidato a J im; del giovane mozzo non c'era affatto da diffidare,
affezionato com'era al signor Hawkins e a Nat Gibson.
Vin Mod fu perci nella impossibilit di comunicare con Flig
Balt, bench ne avesse vivissimo desiderio, sia per fargli qualche
raccomandazione, sia per esporgli qualche piano prima della sua
comparsa dinanzi al Consiglio. Si sentiva particolarmente
sorvegliato. Al minimo passo falso, sarebbe stata imprigionato e
senza dubbio il suo piano richiedeva che egli avesse libert di agire
non appena sbarcato a Hobart Town.
La navigazione prosegu in ottime condizioni con vento e mare
favorevoli, e Karl Kip non fu neppure costretto ad assumere marinai
supplementari per condurre la nave in porto.
Il signor Hawkins, insomma, non pot che essere soddisfatto di se
stessa per aver messo al posto dell'indegno nostromo un capitano
quale Karl Kip aveva dimostrato di essere.
Quando il brick ebbe avvistato il capo Pillar, all'estremit
meridionale della Tasmania, fu necessario serrare il vento e anche
bordeggiare, per poter doppiare prima quella punta e poi pi a ovest
il capo Raoul. Ci voliera ventiquattr'ore per raggiungere Storm Bay,
che incide profondamente quella parte della costa tasmaniana.
La configurazione delle terre alte modifica spesso il senso delle
correnti atmosferiche. Il James Cook trov dinanzi a Storm Bay un
forte vento di sud-est. Fu dunque a vele spiegate che esso attravers
la baia da sud a nord, raggiungendo la foce del fiume Derwent. Il 2
gennaio, verso le tre del pomeriggio, il brick gettava l'ancora nel
porto di Hobart Town.

PARTE SECONDA
CAPITOLO I
HOBART TOWN
SCOPERTA nel 1642 dall'olandese Abel Tasman, intrisa del sangue
del francese Manon nel 1772, visitata da Cook nel 1784 e da
Entrecasteaux nel 1793, ci volle l'intervento del signor Bass, chirurgo
della colonia australiana, per accertare finalmente che la Tasmania
era un'isola. Essa si chiam inizialmente Terra di Van Diemen, in
onore del governatore di Batavia, capoluogo del dominio coloniale
dei Paesi Bassi in quella zona dell'Estremo Oriente.
Soltanto nel 1804 la Tasmania pass sotto il dominio della Gran
Bretagna e cio quando gli emigranti inglesi fondarono Hobart
Town, la sua capitale..
Dopo esser appartenuta al territorio politico della Nuova Galles
del Sud, provincia dell'Australia meridionale, dalla quale divisa
dalle centocinquanta miglia dello stretto di Bass, la Terra di Van
Diemen se ne distacc definitivamente. Da allora essa ha conservato
la sua autonomia, pur dipendendo dalla Corona come la maggior
parte dei possedimenti britannici d'oltremare.
Si tratta di un'isola quasi triangolare, attraversata dal
quarantatreesimo-parallelo sud e dal centoquarantasettesimo
meridiano a est di Greenwich. grande circa centosettantacinque
miglia per centocinquanta ed fertile perch vi si raccolgono, in
abbondanza, tutti i prodotti della zona temperata. Suddivisa in nove
distretti, essa possiede due citt principali: Hobart Town e
Launceston, un tempo Port Dalrympe. La prima sulla costa
settentrionale e la seconda sulla costa meridionale, sono entrambe
collegate da una magnifica strada costruita dai deportati australiani.
Furono i deportati i primi abitanti della Tasmania, dove vennero
fondati importanti penitenziari quale quello di Port Arthur. Il genio
colonizzatore dell'Inghilterra ha fatto oggi di essa un paese di uomini
liberi, in cui la civilt ha messo radici profonde e regna l dove un
tempo imperava la barbarie.
La popolazione indigena scomparsa del tutto. Nel 1884 stato
possibile esibire, come curiosit etnologica, l'ultimo tasmaniano, o
meglio, l'ultima tasmaniana: una vecchia del paese. Di questi negri
stupidi e selvatici, posti sul gradino pi basso del genere umano, non
esiste pi neppure un rappresentante. Senza dubbio questo il
destino che attende i loro fratelli australiani, sotto il pugno di ferro
della Gran Bretagna.
Hobart Town stata costruita a nove miglia dalla foce del fiume
Derwent, in fondo alla piccola baia di Sullivan Cove. Disposta con
regolarit (forse sin troppa) sul modello della citt americana, tutte le
sue vie si incrociano ad angolo retto; i suoi dintorni per sono
pittoreschi, con valli profonde e fitte foreste dominate da alte
montagne. Del resto la straordinaria frastagliatura del litorale intorno
a Storm Bay, le numerose frange di Cookville Island, la capricciosa
dentellatura della penisola di Tasmania dicono quale fosse la
violenza delle forze telluriche nel periodo plutonico di formazione. Il
porto di Hobart Town ben riparato dai venti del largo. Le acque vi
sono profonde e l'ancoraggio sicuro; difeso da una lunga gittata, che
rompe l'onda lunga come potrebbe farlo un frangiflutto, il James
Cook vi ritrov il suo solito posto, di fronte agli uffici della ditta
Hawkins.
Hobart Town non conta pi di venticinque o ventiseimila abitanti.
Si conoscono tutti in questo mondo di armatori, negozianti e agenti
marittimi, che costituisce la parte pi cospicua di questa citt
essenzialmente mercantile. Sebbene la passione per gli studi
scientifici, artistici e letterari sia in essa sviluppata, come potrebbe il
commercio non occuparvi il primo posto? Il territorio tasmaniano
molto fertile, le foreste di numerose essenze vi sono, per cos dire,
inesauribili. Posta sotto una latitudine che corrisponde a quella della
Spagna, nell'emisfero settentrionale, che cosa non produce il suolo in
fatto di cereali, caff, t, zucchero, tabacco, lana, cotone, vino e
birra? L'allevamento del bestiame attecchisce in ogni parte dell'isola,
ed tale l'incredibile abbondanza della frutta che essa produce che si
potuto dire: La Tasmania basterebbe a rifornire di marmellate il
resto del mondo.
Il signor Hawkins godeva, come si sa, d'una onorevolissima
posizione tra i pi importanti commercianti di Hobart Town. La sua
azienda, della quale il signor Gibson faceva parte in qualit di socio e
come capitano per il gran cabotaggio, godeva di generale stima e
simpatia. La disgrazia che lo aveva colpito doveva avere, in citt,
un'eco dolorosa. Prima ancora che il James Cook avesse portato a
terra gli ormeggi, tutti avevano la certezza che fosse accaduta una
disgrazia a bordo.
Tuttavia, non appena il brick fu segnalato all'ingresso di Sullivan
Cove, un impiegato dell'ufficio and ad avvertire la signora
Hawkins, la quale, accompagnata dalla signora Gibson, si affrett ad
accorrere al porto. Entrambe volevano essere presenti quando il brick
si sarebbe accostato alla riva.
Ma gi qualcuno dovette dolersene. Non c'era da sbagliarsi,
infatti: la bandiera britannica, invece di essere issata all'estremit del
picco, ondeggiava a mezz'asta.
Sulla gittata, alcuni marinai si scambiavano le impressioni:
capitata una disgrazia!
Sar morto qualche marinaio durante la traversata.
C' stato certamente un decesso in mare.
Purch non si tratti del capitano!
Il James Cook aveva passeggeri?
Sembra di S. A ci che si dice, doveva imbarcare a Wellington
il signor Hawkins e Nat Gibson.
Si esporrebbe la bandiera a mezz'asta se si trattasse di un
membro dell'equipaggio?
Certamente.
La signora Hawkins e la signora Gibson non erano abbastanza al
corrente delle consuetudini marittime per rilevare ci che aveva dato
da pensare alla gente del porto; del resto, tutti evitavano di
richiamare sul fatto la loro attenzione. Non sembrava il caso di
allarmarle forse senza motivo.
Quando il brick fu alla riva la signora Gibson non riconobbe il
marito nel capitano che comandava la manovra; e quando non vide
suo figlio correre ad abbracciarla, ma lo scorse seduto a poppa, con i
tratti del viso tesi, senza osare neppure di guardarla, e, accanto a lui,
il signor Hawkins in atteggiamento di dolore, le sfugg un grido:
Harry! dov' Harry!
Un attimo dopo, Nat Gibson la stringeva a s e, singhiozzando, la
soffocava di baci. Ella comprese allora la terribile disgrazia che
l'aveva colpita; mormor qualche parola, con voce strozzata, e
sarebbe caduta se il signor Hawkins non l'avesse sorretta.
Morto! le disse.
Morto? ripet la signora Hawkins, atterrita.
Assassinato!
Fu fatta venire una carrozza e vi si adagi sopra la signora Gibson
svenuta, accanto alla signora Hawkins. Il signor Hawkins e Nat
Gibson presero posto in faccia ad esse. Poi la vettura si diresse verso
l'abitazione, dove faceva ritorno il figlio, ma nella quale il padre non
avrebbe pi messo piede. La disgraziata vedova fu trasportata nella
sua camera senza avere ripreso conoscenza. Trascorse pi di un'ora
prima che ella potesse rispondere con le lagrime ai singhiozzi del
figlio.
La ferale notizia fece presto il giro della citt. La costernazione fu
profonda per la simpatia di cui godeva la famiglia Gibson da parte di
tutti. E poi, c' qualcosa di pi triste del ritorno, nel porto di attracco,
di un bastimento che non riporta il proprio capitano?
Prima d'andar via, l'armatore aveva chiesto a Karl Kip di
continuare a esercitare le sue funzioni durante le operazioni di
scarico fino al momento di mettere la nave in disarmo. Ci avrebbe
richiesto soltanto pochi giorni e i due fratelli sarebbero potuti
rimanere a bordo, cosa che non avrebbe impedito loro di cercare una
nave diretta in Europa. Da parte sua, il signor Hawkins li avrebbe
informati delle partenze marittime.
Karl e Pieter Kip accettarono volentieri la proposta dell'armatore,
il quale, sin dal giorno dopo, li avrebbe messi a contatto con la sua
ditta.
Per prima cosa, Karl Kip mand a chiamare l'ufficiale di porto per
provvedere a ci che riguardava Flig Balt e i suoi complici.
L'ufficiale non tard a presentarsi e nell'apprendere che c'era stata
una rivolta a bordo della nave, nelle circostante gi note, chiese:
Il nostromo ai ferri?
Insieme con due marinai reclutati a Dunedin rispose Karl
Kip.
E gli altri?
Eccetto tre o quattro che sbarcher, posso contare su di essi.
Vi mander allora alcuni agenti di polizia disse l'ufficiale
perch provvedano a fare rinchiudere i ribelli nella prigione del
porto.
Un quarto d'ora dopo giungeva un gruppetto di agenti che si
disponeva a prua accanto al boccaporto.
Flig Balt, Len Cannon e Kyle vennero allora tratti fuori dalla stiva
e condotti sul ponte.
In silenzio, con i denti serrati, il nostromo si limit a lanciare a
Karl Kip uno sguardo pieno di odio e foriero di vendetta. Len
Cannon, invece, lo minacci con il pugno e lo salut con una bordata
di ingiurie tali da costringere un agente a imbavagliarlo.
Nel frattempo Vin Mod, rannicchiato dietro l'argano, sollevandosi
fino all'orecchio di Flig Balt, gli disse a bassa voce, per non essere
udito dagli altri:
La cosa non finita. Fate ci che abbiamo detto: si troveranno
carte e denaro.
Era evidente che nonostante le precauzioni prese dopo che il
nostromo era stato messo ai ferri, egli aveva potuto parlargli e che tra
i due era stato studiato un piano al quale Flig Balt doveva soltanto
conformarsi. Alle poche parole pronunciate dal suo complice egli
rispose quindi con un gesto di assenso.
Quando gli agenti stavano per condurre via i tre prigionieri, dal
gruppo costituito da Sexton, Bryce e Koa sorse un mormorio, subito
represso in seguito all'atteggiamento di Karl Kip, che per poco non
mand le due reclute a raggiungere i compagni.
Un istante dopo, Flig Balt, Len Cannon e Kyle mettevano piede a
terra e, seguiti dalla folla vociante, erano condotti alla prigione del
porto, dove sarebbero stati rinchiusi fino al giorno della loro
comparsa dinanzi al tribunale marittimo.
Quasi subito dopo la loro partenza, Karl Kip fece chiamare Vin
Mod, Sexton, Bryce e il cuoco, e senza dar loro altre spiegazioni li
licenzi, dicendo loro di non rimettere pi piede a bordo, per nessun
motivo. Potevano recarsi presso gli uffici della ditta Hawkins per il
regolamento delle loro spettanze.
Vin Mod aveva previsto il licenziamento e mostr di esserne
soddisfatto. Discese nell'alloggiamento e risal sul ponte con il sacco.
Sexton e Bryce, di cui sappiamo in quali condizioni fossero stati
imbarcati a Dunedin per sfuggire alla polizia dopo gli incidenti
accaduti nella taverna delle Three Magpies, quello che
possedevano lo avevano gi addosso.
Venite disse loro Vin Mod.
Essi seguirono il marinaio, il quale li condusse prima presso gli
uffici dell'armatore, poi presso un affittacamere di sua conoscenza,
dove tutti e tre presero alloggio.
Con Hobbes, Wickley, Burnes e J im, ora Karl Kip non aveva pi
nulla da temere. Quella brava gente sarebbe bastata per il servizio di
bordo. Poi, deposto a terra il carico, il James Cook sarebbe entrato in
disarmo.
impossibile descrivere come Nat Gibson trascorse la notte
accanto alla madre. La signora Hawkins non aveva voluto
allontanarsi dall'amica: quali premure avrebbero potuto essere pi
devote delle sue? quali attestazioni di amicizia pi consolanti? Fu
necessario narrarle tutta la penosa storia, e in quali circostanze
l'infelice capitano era stato colpito, senza trovare traccia
dell'assassino. Bisogn indicarle l'angolo del piccolo cimitero di
Kerawara in cui riposava il marito. E fu necessario mostrarle infine
la fotografia fatta dal signor Hawkins. Ella volle vederla a ogni
costo: come sarebbe stato possibile, peraltro, opporsi al suo
desiderio? E quando ella vide il ritratto del capitano, con il petto
lacerato dalla lama del pugnale, e gli occhi spalancati, il cui sguardo
sembrava fissarsi su di lei, una crisi la colse e fu necessario vegliarla
per tutta l'interminabile notte!
Il giorno dopo fu chiamato il medico, le cui cure diedero un po' di
calma alla signora Gibson. Ma quale esistenza ormai l'attendeva nella
tristezza di quella casa!
Trascorsero alcuni giorni. Lo scarico delle merci del brick era
stato compiuto, sotto la direzione di Karl Kip: le trecento tonnellate
di copra e le casse della madreperla giacevano ora nei magazzini del
signor Hawkins. I marinai avevano cominciato intanto le operazioni
di disarmo della nave, togliendo i pennoni dagli alberi, sguarnendo le
drizze e curando altre normali operazioni, come la completa
ripulitura della stiva, della tuga, degli alloggi e del ponte. Sarebbero
trascorsi molti mesi prima che il James Cook riprendesse il mare.
Poi, dopo che l'equipaggio ebbe ricevuto la paga, il brick fu condotto
in fondo al porto dove rimase sotto la sorveglianza di un guardiano.
I fratelli Kip dovettero allora prendere alloggio a terra ed inutile
dire che ogni giorno avevano avuto rapporti con l'armatore e che pi
volte avevano preso posto alla sua tavola. La signora Hawkins, che
nutriva per loro gli stessi sentimenti del marito, non cessava di
testimoniar loro la propria simpatia.
La signora Gibson non riceveva nessuno. Un paio di volte,
tuttavia, accolse eccezionalmente i due fratelli, i quali, rispettando il
suo dolore, furono verso di lei estremamente riservati. Nat Gibson,
da parte sua, si rec spesso a bordo e non pot far altro che
aggiungere i suoi ringraziamenti a quelli del signor Hawkins.
Il 7 gennaio, prima che Karl e Pieter Kip lasciassero la nave,
l'armatore li intrattenne sulla loro situazione e non far meraviglia
sapere che egli fece loro le seguenti proposte:
Signor Karl, io ho avuto solo da lodarmi disse della
vostra devozione e del vostro zelo nelle tristi circostanze in cui la
nave venuta a trovarsi. Noi vi dobbiamo la salvezza sua e quella del
suo equipaggio. Senza di voi, essa sarebbe forse affondata durante la
tempesta nel Mar dei Coralli.
Sono felice, signor Hawkins, di esservi stato utile.
Ve ne sono riconoscente rispose l'armatore. Se il James
Cook fosse dovuto ripartire, vi avrei offerto di conservarne il
comando.
Siete troppo buono, signor Hawkins, e sono onoratissimo della
vostra proposta, che non avrei esitato ad accettare, se affari gravi e
urgenti non obbligassero me e mio fratello a partire al pi presto
Per dir la verit, signor Hawkins, eravamo in procinto
aggiunse Pieter Kip di andare a informarci se c'era una nave in
partenza per l'Europa.
Vi capisco, signori dichiar il signor Hawkins. E non
senza vivo dispiacere che ci separiamo forse per non rivedervi mai
pi
Non si sa mai, signor Hawkins disse Karl Kip. Sistemati
1 nostri affari a Groningen, dov' necessaria la nostra presenza,
perch non iniziare dei rapporti di affari tra le nostre due aziende?
Lo desidero sinceramente disse l'armatore. Ne sarei
felice!
Anche noi rispose Karl Kip. Per ci che mi riguarda, io
spero di trovare imbarco non appena la liquidazione sar completata
a Groningen, ed possibile che ritorni a Hobart Town.
Dove sarete ricevuto da amico assicur il signor Hawkins
con grande cordialit. inutile dirvi che la mia casa vi aperta.
Nel naufragio della Wilhelmina avete perduto quello che avevate e
per tutto quello che vi occorre a Hobart Town faremo i conti dopo,
d'accordo?
Vi ringraziamo della vostra benevolenza, signor Hawkins
rispose Karl Kip. Spero che non dovremo approfittarne. Pu darsi
che abbia la possibilit d'esercitare le funzioni di secondo sulla nave
che ci riporter in Europa: la mia paga, in tal caso, servir a pagare il
passaggio di mio fratello.
Come volete, signor Kip; ma se questa probabilit non si
presentasse, ricordatevi che io sono a vostra disposizione.
I due fratelli gli risposero con una calorosa stretta di mano.
In ogni caso riprese l'armatore vi sono dovuti gli onorari
di capitano, signor Kip, per l'ultima parte della traversata del James
Cook, e non potrei accogliere al riguardo un rifiuto da parte vostra.
Come vorrete signor Hawkins rispose Karl Kip. Ma noi
non dimenticheremo mai l'accoglienza che ci stata fatta a bordo
della vostra nave. Vi siete comportato da uomo di cuore, dinanzi a
due naufraghi. Qualunque cosa accada, noi saremo sempre vostri
debitori.
Il signor Hawkins promise allora di aiutare i due fratelli: li
avrebbe tenuti informati delle partenze e avrebbe fatto il possibile per
procurare un posto di secondo a Karl Kip, consentendogli cos di
tornare in Europa senza l'aiuto di altri, com'era loro desiderio.
Poi l'armatore e i due fratelli si separarono dopo calorose
reciproche attestazioni di stima.
Karl e Pieter Kip cercarono dunque di scegliere un modesto
albergo nel quale soggiornare fino alla loro partenza da Hobart
Town. Quest'occasione permise loro di visitare la citt in cui il
maggiore dei fratelli non era mai stato, pur avendo fatto lunghi
viaggi.
La capitale della Tasmania merita senza dubbio l'ammirazione dei
turisti. una delle citt pi graziose dell'Australasia britannica. Ha
strade ampie, luminose, pulite, rallegrate dal verde e rinfrescate dal
fogliame; le case sono piccole ma piacevolmente disposte. Non
manca di piazze ed ha un magnifico parco con una superficie di
quattrocento ettari, che il monte Wellington domina da occidente con
le cime nevose coperte di nubi.
Nel corso delle passeggiate Karl e Pieter Kip incontrarono spesso
qualche marinaio del James Cook, tra cui Vin Mod e Bryce: erano in
cerca d'imbarco o pensavano di trascorrere qualche tempo a terra? In
ogni caso, appariva chiaro che i due uomini non intendevano
separarsi, perch erano sempre insieme, in giro per la citt. Ma ci
che Karl e Pieter Kip non notarono fu questo: Vin Mod e Bryce non
avevano smesso mai di seguirli quando essi cercavano alloggio.
I fratelli Kip non avrebbero pi dubitato che i due marinai erano
interessati alla faccenda del loro alloggio se avessero potuto ascoltare
ci che l'uno ripeteva continuamente all'altro:
Non la finiranno mai? sono proprio esigenti nella scelta
dell'albergo!
Eppure hanno le tasche vuote o quasi vuote faceva notare
Bryce.
A meno che quello stupido armatore, che il diavolo lo
strangoli, non si sia preoccupato di riempirle.
Purch non offra loro di ospitarli! diceva Bryce.
No! speriamo di no esclam Vin Mod. Preferirei
piuttosto pagar loro, in qualsiasi albergo, una bella camera a dieci
scellini al giorno!
Quelle parole, scambiate tra Vin Mod e Bryce, provavano due
cose: prima, che essi si preoccupavano di sapere dove i due fratelli
sarebbero andati ad alloggiare; seconda, che se il signor Hawkins
avesse loro offerto la propria ospitalit, nella sua casa, ci non
avrebbe mancato di contrastare i loro piani.
Quali piani? Essi preparavano certamente contro Karl e Pieter Kip
qualche colpo che esigeva, per essere realizzato, la possibilit
d'introdursi nella loro camera.
Ora, ci sarebbe stato possibile se essi avessero alloggiato in un
albergo, ma non mai se fossero andati ad abitare in casa del signor
Hawkins fino al giorno della loro partenza.
Era quello dunque il motivo del pedinamento a cui essi
sottoponevano i due fratelli, senza affatto preoccuparsi d'essere pi o
meno notati. Del resto, l'8 gennaio ebbero motivo di dichiararsi
soddisfatti.
Nella mattinata, il marinaio Burnes, portando la valigia salvata sul
relitto della Wilhelmina, la quale conteneva tutto ci che i due fratelli
possedevano, accompagn Karl e Pieter Kip in una via vicina al
porto.
Non in un albergo, ma in una locanda di modesta apparenza,
tenuta per con pulizia, i due fratelli avevano scelto un'unica camera
per tutti e due, al primo piano.
Vin Mod se ne assicur pochi minuti dopo. Raggiunto poi Bryce
che lo aspettava sulla ripa, gli disse:
Fleet Street, albergo del Great-Old-Man. Ora sono nelle
nostre mani!

CAPITOLO II
PROGETTI PER IL FUTURO
LA CATASTROFE che aveva colpito crudelmente la famiglia Gibson
avrebbe innanzi tutto avuto per risultato di mutare i progetti del
signor Hawkins.
Nessuno avr dimenticato che volendo allargare il suo giro di
affari, l'armatore si era recato nella Nuova Zelanda per aprirvi un
ufficio insieme con il signor Balfour, noto e rispettato mercante di
Wellington. Nat Gibson, che lo aveva accompagnato in quel viaggio,
avrebbe dovuto diventare in un secondo momento socio del signor
Balfour. Tra breve, rapporti di affari avrebbero avuto inizio in
particolare con l'arcipelago delle Bismarck. Il signor Zieger,
consultato durante la sosta del James Cook a Tombara, non chiedeva
di meglio che di mettersi in corrispondenza con il nuovo scagno, al
quale egli avrebbe assicurato un buon giro di affari. Una nave della
ditta Hawkins avrebbe esercitato il grande cabotaggio tra Wellington
e Port Praslin.
Ci si ricorder anche che il capitano Gibson aveva raggiunto, a
Wellington, il figlio e il signor Hawkins per ricondurli a Hobart
Town dopo essere andato a prendere il carico alle isole
dell'arcipelago delle Bismarck e che soltanto dopo il suo rientro in
Tasmania Nat Gibson sarebbe andato a stabilirsi nella capitale della
Nuova Zelanda.
Scomparso nelle circostanze gi riferite il capitano Gibson, non si
parl pi di dar seguito a quei progetti. La signora Gibson non
avrebbe potuto rassegnarsi all'idea di separarsi da suo figlio; Nat
Gibson non avrebbe acconsentito a lasciare la madre sola in quella
casa dove la vedovanza aveva creato un gran vuoto. L'amicizia e la
devozione dei signori Hawkins non sarebbero certamente bastate alla
signora Gibson. Bisognava che suo figlio le fosse vicino e che il suo
affetto e le sue premure l'aiutassero a ricominciare una nuova vita.
L'armatore fu il primo a rendersene conto. Si sarebbe messo
d'accordo con il signor Balfour e gli avrebbe trovato un nuovo socio.
Nat Gibson avrebbe lavorato al suo fianco nell'ufficio di Hobart
Town.
Nat, ti ho sempre considerato come un figlio gli disse
abbracciandolo e ora voglio che tu lo sia per me pi di prima. Io
non dimenticher mai il mio disgraziato amico.
Padre mio! mio povero babbo! mormor il giovane. Non
so neppure chi ti abbia assassinato!
Nel suo dolore c'era sempre quella sete di vendetta che non era
riuscito ad appagare.
Miserabili! aggiunse. Non si sapr mai chi stato?
L'orribile assassinio rimarr dunque impunito?
Aspettiamo il prossimo corriere di Port Praslin rispose il
signor Hawkins. Forse l'inchiesta dei signori Hamburg e Zieger
dar qualche risultato. Potrebbero avere raccolto nuovi indizi. Non
posso credere che questo crimine rimanga impunito.
E se si troveranno gli assassini, andr io laggi! Vi andr
e disse Nat Gibson.
Non pot terminare la frase: la voce gli tremava di collera.
Ma prima che quell'assassinio fosse sottoposto a giudizio (se lo
sarebbe mai stato) un altro processo si sarebbe svolto dinanzi al
Consiglio marittimo: quello contro i ribelli del James Cook.
Karl Kip, quale capitano del brick, aveva consegnato alle autorit
il suo rapporto. Flig Balt, come capo dei rivoltosi, e Len Cannon,
quale complice, sarebbero stati condannati a pene gravissime: le
leggi inglesi sono estremamente severe in casi del genere che
mettono in forse la disciplina a bordo delle navi mercantili.
Dal giorno dell'arresto i detenuti non avevano avuto rapporti con i
loro compagni. Sexton, Kyle e Bryce apparivano nel processo
soltanto in qualit di testimoni. Il rapporto non li considerava
responsabili del tentativo di ribellione represso per l'energia mostrata
dal nuovo capitano. Forse essi non sarebbero stati pi neppure a
Hobart Town, allo svolgimento del processo, se nel frattempo
avessero trovato da imbarcarsi; e senza dubbio, ci sarebbe stato
meglio per loro.
Riguardo a Vin Mod, che in effetti era stato l'anima della rivolta,
bisogna dire che per questo astuto personaggio, del quale il nostromo
subiva il pessimo ascendente, la faccenda era ben altra. Egli non
cercava di sottrarsi con la fuga alle conseguenze delle sue malefatte,
delle quali l'istruzione del processo forse avrebbe fornito le prove.
Flig Balt avrebbe finito probabilmente per svelare la complicit di
Vin Mod, se, stretto dalle domande, si fosse visto perduto Del
resto, non erano forse legati l'uno all'altro, come forzati alla catena,
dal sangue versato per l'assassinio del capitano Gibson?
Poich diffidava della debolezza del nostromo, Vin Mod aveva
interesse a toglierlo dai guai e forse sapeva anche come riuscirvi.
Molto intelligente e pieno di risorse, sapeva che Flig Balt contava su
di lui. Se fosse riuscito, nella faccenda del James Cook, a fuorviare il
braccio della giustizia nessuno dei due avrebbe avuto pi nulla da
temere. Chi avrebbe mai immaginato che fossero loro gli autori di
quell'orribile delitto commesso nella Nuova Irlanda? Nell'attesa, Vin
Mod poteva rimanere tranquillamente a Hobart Town e, con il denaro
rubato al capitano, non aveva bisogno di preoccuparsi per le
necessit quotidiane dell'esistenza.
Il furbo doveva gi aver architettato un piano d'intesa con Flig
Balt; quel piano, usufruendo egli di completa libert, avrebbe tentato
di metterlo in esecuzione. Ma, nell'impossibilit di farlo conoscere al
nostromo, mentre ruminava la sua idea e studiava il suo progetto, per
non lasciare nulla all'imprevisto, egli diceva a se stesso:
Mi avr capito? Eppure non c' nulla di pi semplice. Questo
giustificherebbe la ribellione e la scuserebbe! Ah, se fossi al suo
posto! Certo non sarei pi al mio, e invece ho bisogno di esserci!
Disgraziatamente, non uomo che capisca le cose a volo! Bisogna
cacciargliele bene in capo! Vediamo Non ci sarebbe modo di
giungere fino a lui? io o un altro, sarebbe la stessa cosa Kyle
oppure Sexton, ad esempio baster dirgli: fatto! Ma bisogna che
la cosa si faccia soltanto alla vigilia del Consiglio. Se troppo in
anticipo, i due fratelli potrebbero accorgersene Beh, ci penser.
Prima di tutto, bisogna tirarlo fuori di l poi ci vendicheremo di
quel dannato capitano d'occasione. Oh, se potessi vederlo danzare
accanto a suo fratello all'estremit di una corda!
Mentre diceva tra s queste cose, il viso di Vin Mod si faceva
pallido, gli occhi gli si iniettavano di sangue e tutta la sua fisionomia
manifestava un odio implacabile.
Era evidente che Vin Mod tramava qualche oscura macchinazione
contro i fratelli Kip. Ora, riaccostando certi fatti, non c'era dubbio
che il crimine di Kerawara fosse stato commesso in modo da
poterveli implicare. Dall'arrivo del brick e dal loro sbarco, Vin Mod
si era preoccupato soprattutto di ci che avrebbero fatto Karl e Pieter
Kip. Sapeva perfettamente che essi avevano fretta di lasciare Hobart
Town per far ritorno in Europa. Ma bisognava trovare una nave
pronta a partire e, a meno di avere molta fortuna, occasioni del
genere non si presentano da un giorno all'altro.
Vin Mod non ignorava che Karl Kip cercava un posto di secondo
con l'aiuto del signor Hawkins. Anche questo fatto era causa di
difficolt; i due fratelli non avrebbero certamente preso il largo,
prima che il Consiglio marittimo avesse giudicato i ribelli del James
Cook; perch in questo caso la loro partenza avrebbe compromesso
definitivamente le mene di Vin Mod.
Del resto, non era forse necessaria la presenza di Karl Kip al
dibattimento del processo? Che si potesse fare a meno di suo fratello
era evidente, dal momento che il signor Hawkins, Nat Gibson e i
marinai del brick sarebbero stati chiamati a deporre. Ma la
deposizione del capitano era la pi importante; non gli sarebbe stato
possibile esimersi dal presentarsi dinanzi al Consiglio, quale
testimonio principale!
Vin Mod non intendeva pi perder di vista i due fratelli durante il
loro soggiorno a Hobart Town. Dopo aver accertato che essi
alloggiavano all'albergo del Great-Old-Man, in Fleet Street, egli si
rese irriconoscibile per mezzo d'una barba posticcia e and a fissarvi
una camera per s. Pag in anticipo per una quindicina di giorni, e si
fece registrare sotto il falso nome di Ned Pat. Diede invece il vero
nome, Vin Mod, all'albergo dei Fresh-Fishes, nel quale avevano
preso alloggio Sexton, Kyle e Bryce, in un altro quartiere del porto.
Egli ne usciva di buon mattino e vi rientrava tardi, senza prendervi i
pasti. Tutto ci era fatto perch Karl e Pieter Kip non venissero a
sapere quello che egli faceva. E in effetti ag in modo tale che essi
non lo incontrarono mai; del resto, i due fratelli non lo avrebbero
certamente riconosciuto.
Vin Mod aveva avuto cura di scegliere una camera vicino a quella
da loro occupata al Great-Old-Man, le cui finestre si aprivano
sopra un balcone comune, dal quale gli sarebbe stato facile penetrare
nella loro camera.
Poteva anche ascoltare la conversazione dei due fratelli quando, a
sera, egli scivolava sul balcone. I due fratelli, ignorando d'essere
spiati e parlando solitamente di faccende personali nient'affatto
compromettenti, non avevano motivo per discorrere a bassa voce.
Spesso, a causa del caldo eccessivo, tenevano la finestra socchiusa
dietro le persiane del balcone.
Ecco che cosa pot ascoltare, la sera del 13, avendo cura di non
farsi vedere. L'oscurit era profonda e la camera era rischiarata
soltanto dalla poca luce di un lume a petrolio. Vin Mod aveva la
possibilit non solo di ascoltare, ma anche di vedere. La camera
conteneva un modesto mobilio: due letti in ferro, accostati l'uno
all'altro, un armadio grossolano, una tavola, una toletta a tre piedi, tre
sedie di legno. Il focolare del camino era pieno di vecchie ceneri.
Sopra uno sgabello era deposta la valigia raccolta sul relitto della
Wilhelmina. Essa conteneva tutto ci che apparteneva ai due fratelli:
quello che rimaneva loro dopo il naufragio e quello che si erano
procurati a Hobart Town: biancheria e altri oggetti acquistati con il
denaro versato loro dalla ditta Hawkins. Alcuni abiti, acquistati con
quel denaro, erano appesi a un attaccapanni, a destra dell'ingresso, la
cui porta dava in un corridoio comune ad altre camere tra cui quella
occupata da Vin Mod.
Seduto dinanzi alla tavola, Pieter Kip consultava alcune carte
riguardanti l'ufficio di Amboine, quando entr suo fratello
annunciando lietamente:
andata bene, Pieter: ci sono riuscito! Il nostro ritorno
assicurato. Pieter comprese che quelle parole si riferivano a certi
passi fatti da alcuni giorni dal fratello nell'intento d'ottenere il posto
di secondo ufficiale sopra una nave olandese, che avrebbe lasciato
prossimamente Hobart Town per un porto europeo.
La ditta Arnemniden ti accetta dunque come secondo dello
Skydnam? disse Pieter stringendogli affettuosamente la mano.
S, Pieter, grazie alle vive raccomandazioni del signor
Hawkins.
Dobbiamo gi tanto a quel brav'uomo!
Mi ha dato una buona spinta, sai disse Karl Kip.
Possiamo contare su di lui in ogni circostanza, caro Karl! Se
deve esserti grato per quello che hai fatto a bordo del James Cook,
che cosa non gli dobbiamo per quello che finora ha fatto per noi?
Pensa al modo in cui siamo stati accolti nella sua famiglia e in quella
della signora Gibson nonostante la disgrazia che l'ha colpita
Povero capitano! esclam Karl Kip. Perch doveva
toccare a me prendere il suo posto? Il signor Hawkins non sa darsi
pace per la morte del suo disgraziato amico. Oh, se si potessero
scoprire quei miserabili assassini e punirli!
Saranno puniti, ne sono certo! rispose Pieter Kip.
Vin Mod si limit a stringersi nelle spalle: quella affermazione gli
pareva senza dubbio azzardata.
Certamente saranno castigati e pi presto di quanto tu non
creda! mormor.
Pieter Kip poi disse:
Sei stato gi presentato al capitano dello Skydnam?
S, Pieter, e non posso dirne che bene. olandese, di
Amsterdam. Mi parso un uomo con cui mi intender benissimo.
Era al corrente di ci che era accaduto a bordo del James Cook e sa
che ho esercitato le funzioni di capitano, quando Flig Balt ha perduto
il comando.
Questo non basta Karl; bisogna che l'ex nostromo sia punito
severamente! Dopo che per imperizia faceva quasi perdere la nave,
ha voluto consegnarla ai ribelli, mettendosi a capo dei rivoltosi.
Stai tranquillo, Pieter, il Consiglio non lo risparmier.
Mi chiedo, Karl, se non hai fatto male a far arrestare soltanto
Flig Balt e Len Cannon. I compagni di quest'ultimo, reclutati a
Dunedin, non valgono pi di lui. Il capitano Gibson non aveva
nessuna fiducia in essi, lo sai
vero, Pieter.
E aggiungo, Karl, che per conto mio ho sempre diffidato di
quel Vin Mod; mi sembra un gran furbo. Il suo comportamento mi
sempre parso pi che sospetto, in molte circostanze. Ha evitato di
compromettersi, ma doveva essere d'accordo con Flig Balt. Se la
ribellione non fosse stata repressa, sono certo che sarebbe diventato il
secondo del nuovo capitano.
Possibilissimo rispose Karl Kip. Ma non detto tutto, in
questa faccenda, ed probabile che il dibattimento ci riserbi delle
sorprese. I marinai del James Cook saranno chiamati a deporre e noi
non sappiamo che cosa ci riveler la loro testimonianza. Vin Mod
sar interrogato e gli saranno fatte molte domande. Se era d'accordo
con il nostromo, forse quest'ultimo si lascer sfuggire di bocca la
verit. E poi, Hobbes, Wickley e Burnes, che sono dei galantuomini,
parleranno e se faranno carico a Vin Mod
quel che vedremo! mormor Vin Mod, che non si lasciava
sfuggire nulla di quella conversazione. Forse la cosa andr in
tutt'altro modo di come voi sperate, olandesi del diavolo!
In quel momento, Karl Kip si accost alla finestra e Vin Mod
dovette ritirarsi in fretta, per non essere sorpreso. Alcuni istanti dopo,
per, aveva ripreso il suo posto. Quella conversazione lo interessava
vivamente e desiderava ascoltarla sino alla fine.
I due fratelli si erano seduti dinanzi alla tavola, l'uno di fronte
all'altro. Mentre Pieter Kip raccoglieva i documenti, esaminandoli, il
fratello diceva:
Dunque, Pieter, sono arruolato come secondo sullo Skydnam;
non una buona occasione? Ce n' un'altra, per, non meno buona
Torner forse la buona sorte dopo tutte le disgrazie che ci sono
piovute addosso? Avremmo forse finito con tutte queste traversie?
probabile; ma ecco, ora, ci che dovremmo aspettarci
nell'avvenire. So che il capitano Fork che comanda lo Skydnam al
suo ultimo viaggio. anziano e si gi fatto una buona posizione:
dovrebbe ritirarsi al suo rientro in Olanda. Ora, se durante la
traversata sar riuscito a soddisfare le esigenze della ditta
Arnemniden, non impossibile che mi chiamino per sostituire il
signor Fork nelle sue funzioni di capitano quando lo Skydnam
riprender il mare. In tal caso sarebbero soddisfatte tutte le mie
ambizioni.
E ci che sarebbe per te una buona cosa lo sarebbe anche per i
nostri affari rispose Pieter.
Lo credo anch'io disse Karl Kip. Non ho peraltro ancora
perduto tutte le speranze: le cose potrebbero andare ancor meglio di
quanto osiamo sperare. Abbiamo buoni amici a Groningen e nostro
padre vi ha lasciato fama di uomo onesto.
Per di pi ci siamo creati qui qualche buona relazione
aggiunse Pieter. L'aiuto del signor Hawkins non ci verr meno.
Potrebbe darsi che, con il suo appoggio, si possano stabilire rapporti
commerciali con Hobart Town, con "Wellington per mezzo del
signor Hamburg e con l'arcipelago delle Bismarck per mezzo del
signor Zieger.
Eccoti in volo verso l'avvenire!
Hai ragione Karl. Spero di non dover ricadere bruscamente nel
presente. Non credo di farmi illusioni. C' una serie di buone
prospettive di cui dobbiamo cercare di profittare. La migliore,
intanto, che tu sia secondo sullo Skydnam. Quando sar di ritorno
in Olanda lavorer con coraggio. Ritroveremo il credito e la ditta Kip
di Groningen ritorner fiorente come non lo mai stata in passato.
Dio ti ascolti Pieter!
Mi ascolter perch ho sempre riposto in Lui ogni speranza!
Poi dopo un attimo di silenzio aggiunse:
Una domanda, Karl. La partenza dello Skydnam vicina?
Ho ragione di credere che sar per il 25 di questo mese.
Tra una dozzina di giorni dunque?
S, Pieter; da quanto ho potuto vedere avr finito di caricare
verso quella data.
Quanto durer la traversata?
Se saremo favoriti dal tempo lo Skydnam non impiegher pi
di sei settimane per compiere il tragitto da Hobart Town ad
Amburgo.
Sei settimane sarebbero dovute bastare a uno steamer di buona
andatura che avesse seguito la via dell'ovest, attraverso l'oceano
Indiano, il Mar Rosso, il canale di Suez, il Mediterraneo e
l'Atlantico. Non avrebbe dovuto avvistare il capo di Buona Speranza,
n doppiare capo Horn dopo aver attraversato l'oceano Pacifico.
Pieter Kip chiese allora al fratello se dovesse esercitare subito le
sue funzioni di secondo a bordo dello Skydnam.
A partire da domani mattina rispose Karl Kip. Ho
appuntamento con il capitano Fork, il quale mi presenter
all'equipaggio.
tua intenzione, forse, di trasferirti subito a bordo?
Quella domanda era particolarmente interessante per Vin Mod
considerati i suoi piani. Si sarebbe forse trovato nell'impossibilit di
metterli in atto se i due fratelli avessero lasciato l'albergo del Great-
Old-Man.
No, le riparazioni dureranno ancora una decina di giorni. Non
mi trasferir a bordo prima del 23. Quel giorno, anche tu, Pieter,
potrai venire a prender possesso della tua cabina: una delle migliori
ed accanto alla mia.
Ti confesso che ne sono felice. Non mi par vero di lasciare
questo albergo.
E aggiunse ridendo:
Non degno dell'ufficiale che comanda in seconda lo
Skydnam.
E ancor meno rispose Karl Kip, sullo stesso tono del
capo della ditta Fratelli Kip di Groningen!
Erano felici quei due bravi giovani! La fiducia tornava nei loro
cuori; e infatti, non era gi una fortuna che Karl Kip avesse trovato
imbarco a condizioni cos vantaggiose? Quella notte, per la prima
volta dopo tanto tempo, il loro sonno non sarebbe stato turbato dalle
inquietudini destate dall'avvenire.
Rintoccarono le dieci ed essi si alzarono per prepararsi ad andare
a letto.
Essendo finita la conversazione, Vin Mod stava per raggiungere la
sua camera attraverso il balcone, quando un'ultima domanda di Pieter
Kip lo riport accanto alla finestra.
Tu dici, Karl, che la partenza dello Skydnam avverr intorno al
25 del mese?
Tutto sar pronto per quella data, giorno pi giorno meno.
Ma Flig Balt non dev'essere giudicato alcuni giorni prima?
Lui e Len Cannon saranno condotti dinanzi al Consiglio
marittimo il giorno 21. Noi vi compariremo come testimoni, con il
signor Hawkins, Nat Gibson, e gli uomini dell'equipaggio.
Benissimo rispose Pieter Kip. Ogni cosa va nel migliore
dei modi perch, in fin dei conti, la tua presenza al processo
indispensabile.
Certamente. Credo che la mia testimonianza consentir al
Consiglio d'essere senza piet verso quel nostromo che ha osato
indurre i marinai all'ammutinamento!
In casi del genere le leggi inglesi non perdonano affatto. Si
tratta di garantire la sicurezza della navigazione mercantile e sarei
molto sorpreso se Flig Balt se la cavasse con meno di una decina di
anni di bagno nel penitenziario di Port Arthur.
Vin Mod digrign i denti per la collera; poi, mormor: Non sono
dieci anni di bagno, signori Kip, quelli che vi attendono Prima
d'essere mandato a Port Arthur, se ci dovr andare, Flig Balt vi avr
visto penzolare tutti e due dalla forca pi alta di Hobart Town!
Pieter Kip chiese ancora al fratello:
Il signor Hawkins sa gi che sei stato nominato secondo dello
Skydnam?
Volevo dirglielo rispose Karl Kip. Era tardi e non era pi
in ufficio.
Andremo da lui domani, Karl.
Di buon mattino.
E ora buona notte.
Buonanotte.
Alcuni istanti dopo la camera era immersa nel buio e Vin Mod
non dovette far altro che allontanarsi.
Non appena rientrato, prima di lasciare, secondo la sua abitudine,
l'albergo del Great-Old-Man per raggiungere quello dei Fresh-
Fishes, chiuse con cura l'armadio che conteneva le sue carte e
diversi altri oggetti tra i quali il kriss da lui trovato a bordo del relitto
della Wilhelmina. Poi usci e si diresse verso il porto.
Cammin facendo, diceva a se stesso:
Contano di trasferirsi a bordo dello Skydnam non prima del
giorno 22 Bene! Flig Balt sar dinanzi al Consiglio il 21 Bene!
Non facciamo confusione con le date! La sera del 20 la faccenda
dovr essere sistemata Ma bisogna avvertire in tempo Flig Balt
Come fare?

CAPITOLO III
ULTIMA MANOVRA
IL GIORNO dopo, il signor Hawkins trasse grande soddisfazione
dalla visita che gli fecero Karl e Pieter Kip. Era felice che il suo
intervento presso la ditta Arnemniden avesse dato buoni risultati. La
cosa non meritava tanti ringraziamenti. Per quel poco che contava,
per la stima e la fiducia che la gente gli dimostrava egli era a
disposizione dei due fratelli. Non era forse loro debitore? Poi, il
brav'uomo espresse le sue felicitazioni a Karl Kip per esser stato
nominato secondo dello Skydnam: se ne rallegr con tanto
entusiasmo come se egli non avesse avuto nessuna parte in quella
nomina.
Nat Gibson, che in quel momento si trovava in casa del signor
Hawkins, non manc di aggiungere le proprie felicitazioni a quelle
dell'armatore. Egli era gi socio della ditta, ma il lavoro assiduo e il
pensiero degli affari non riuscivano ad allontanare da lui i tristi
ricordi del recente passato. L'immagine del padre era sempre dinanzi
ai suoi occhi e quando tornava a casa non faceva che unire le sue
lacrime a quelle della madre. A quel dolore si aggiungeva inoltre
l'invincibile orrore per gli ignoti assassini, che non sarebbero forse
mai stati presi e puniti.
Quello stesso giorno Karl Kip, accompagnato dal fratello, and ad
assumere le funzioni di secondo a bordo dello Skydnam, dove il
capitano Fork fece loro la migliore accoglienza.
Lo Skydnam, steamer di milleduecento tonnellate e di seicento
cavalli, faceva regolari viaggi tra Amburgo e diversi porti del litorale
australiano. Portava carbone e riportava grano. Il suo carico giaceva
da alcuni giorni sulla banchina. Si lavorava ad effettuare alcune
riparazioni e a ripulire stiva e casseretto, a pulire caldaie e macchine,
oltre che porre rimedio alle avarie sopraggiunte all'alberatura.
Alla fine della settimana disse il capitano Fork tutto sar
certamente terminato e non avremo che da imbarcare il carico. Sar
un po' affar vostro, signor Kip.
Non perder n un giorno n un'ora, capitano rispose il
nuovo secondo. Mi rincresce solo di non poter occupare subito la
mia cabina.
Come vedete, siamo nelle mani di operai, falegnami e
decoratori rispose il signor Fork. Non ci vorr meno di una
decina di giorni prima che abbiano terminato il loro lavoro. N la
vostra cabina n la mia sono in condizioni di accoglierci.
Non importa, capitano disse Karl Kip. Sar a bordo
all'alba e vi rimarr sino a sera. Non dipender certo da me se lo
Skydnam non sar pronto per il giorno 24 o per il 25.
D'accordo, signor Kip rispose il capitano Fork. Lascio la
nave nelle vostre mani e se avrete bisogno di me mi troverete quasi
certamente negli uffici della ditta Arnemniden.
Da questa intesa deriv il fatto che Karl Kip dovette passare le sue
giornate a bordo dello steamer. Da parte sua, Pieter Kip avrebbe
cercato di allacciare rapporti sulla piazza di Hobart Town. Si
proponeva di visitare i pi importanti commercianti utilizzando le
referenze del signor Hawkins. Avrebbe seminato sicuro di ricavare
un buon raccolto nell'avvenire.
Nel frattempo il processo ai ribelli del James Cook seguiva il suo
corso. La sua istruzione, affidata al relatore del Consiglio, si
svolgeva secondo i regolamenti particolari del codice marittimo.
Chiuso con Len Cannon nella prigione del porto, Flig Balt non era
rimasto isolato. Comunicava liberamente con gli altri detenuti. Del
resto, quella prigione ospitava soltanto marinai arrestati per
insubordinazione o per delitti comuni. Vi venivano rinchiusi, inoltre,
per la notte, i marinai ubriachi, i rissosi raccolti nelle vie o nelle
taverne del quartiere, non meno chiassoso e non meno irrequieto di
quello di Dunedin dove Vin Mod aveva reclutato Len Cannon e i
suoi compagni.
Questi ultimi del resto, e cio Sexton, Kyle e Bryce, per quanto lo
desiderassero, non avevano ancora lasciato Hobart Town. Non
volevano partire lasciando Len Cannon nelle mani della giustizia con
quella grave imputazione a carico. Se citati quali testimoni nel
processo del James Cook, Vin Mod intendeva dettar loro, all'ultimo
momento, una valida testimonianza. Egli li vedeva ogni giorno
perch alloggiavano anche loro ai Fresh-Fishes, un buco orribile
nel quale Vin Mod aveva preso alloggio sotto il suo vero nome.
Quando i tre marinai avessero finito di mangiarsi e soprattutto di
bersi la paga ricevuta all'arrivo del brick, egli sarebbe intervenuto per
trarli d'imbarazzo, garantendo gi per essi nei confronti del padrone
della locanda. Sexton, Kyle e Bryce non si preoccupavano, quindi, di
ottenere un imbarco.
Aspettate, aspettate! ripeteva loro Vin Mod. Non c'
premura, diavolo! L'amico Balt vi chiamer a testimoniare e noi
chiuderemo il becco a quelli che vorranno accusare lui e il vostro
compagno Len Cannon! Non era forse nostro diritto rimandare quel
dannato olandese alla sua cabina di passeggero? di ridare il comando
del brick al bravo inglese che ne era il capitano? Non vi pare? Questo
Flig Balt voleva fare e ora vorrebbero condannarlo! Questo voleva
fare Len Cannon e volevamo fare tutti noi! Credetemi, amici miei, il
nostromo sar assolto e Len Cannon uscir di prigione insieme con
lui.
Ma non c' pericolo che arrestino anche noi? disse Bryce.
Che ci mandino ad alloggiare insieme con Len Cannon?
No! disse Vin Mod. Voi siete testimoni, soltanto
testimoni e nient'altro. Quando Len Cannon prender imbarco per
tornare in Nuova Zelanda o altrove, voi partirete con lui. Vi trover
io la nave, una buona nave insieme con l'amico Balt. E ci
troveremo meglio, forse, che a bordo del James Cook!
cos che Vin Mod tratteneva a Hobart Town i compagni di Len
Cannon. Forse pensava che essi avessero una parte da recitare nel
processo dal quale egli voleva ottenere l'assoluzione del nostromo.
Mentre tesseva queste trame sotterranee, che ove fossero riuscite
avrebbero rovinato i fratelli Kip, questi ultimi, ignari di tutto, si
dedicavano alle loro faccende.
Il carico dello Skydnam procedeva con metodo sotto la direzione
del secondo; le riparazioni seguivano il loro corso, con l'aiuto degli
operai del porto, in maniera che la partenza avvenisse alla data
stabilita.
La ditta Arnemniden non poteva non apprezzare lo zelo e la
perspicacia dell'ufficiale che aveva scelto. Il capitano Fork non
lesinava gli elogi dopo aver compreso che Karl Kip possedeva una
completa conoscenza delle complicate minuzie di bordo di
competenza del secondo. E a questo riguardo anche il signor
Hawkins riceveva abbondanti felicitazioni e ringraziamenti.
Sempre che il vostro protetto sappia ben eseguire le manovre
gli disse un giorno il capitano Fork io dico che un marinaio
completo!
Non dubitatene capitano rispose l'armatore. Non lo
abbiamo forse visto a bordo del brick? Non ha forse fatto il suo
tirocinio quando ha assunto di sua iniziativa, per istinto, il comando
della nostra nave? Ho forse avuto motivo di pentirmi un solo
momento, d'averlo nominato al posto del miserabile Flig Balt che ci
stava portando al disastro? Avete ragione, Karl Kip un vero uomo
di mare!
Lo vedremo all'opera, signor Hawkins rispose il capitano
Fork. Se, come non dubito, Karl Kip giustificher durante questa
traversata la buona opinione che abbiamo di lui, la ditta Arnemniden
ne terr conto e il suo avvenire sar assicurato.
La giustificher! dichiar il signor Hawkins, con tono
convinto.
Come si vede, l'armatore era, non senza motivo, tutto dalla parte
dei due fratelli. Ci che pensava del maggiore, lo pensava anche del
minore, avendo gi ravvisato in Pieter Kip una notevole conoscenza
degli affari di commercio. Egli era sicuro, perci, che il giovane
avrebbe dato un ottimo sviluppo alla ditta di Groningen, grazie ai
rapporti che si sarebbero creati con la Tasmania e la Nuova Zelanda.
Si comprende quanta gratitudine nutrissero i due fratelli nei
confronti del signor Hawkins che rendeva loro tali servigi. Essi lo
vedevano molto spesso e a volte, a fine giornata, si sedevano alla sua
tavola. La signora Hawkins condivideva i sentimenti di simpatia del
marito per quei giovani intelligenti e sensibili. Amava chiacchierare
con loro e parlare dei loro progetti per l'avvenire. Ogni tanto Nat
Gibson andava a trascorrere la sera in quella casa ospitale. Egli si
interessava ai passi che Pieter Kip faceva. Tra pochi giorni lo
Skydnam avrebbe preso il mare, ma l'anno non sarebbe finito senza
che la nave fosse tornata a Hobart Town, e allora sarebbe stata una
gioia rivedersi!
Sar il capitano Kip comandante dello Skydnam, diceva il
signor Hawkins quello che allora accoglieremo con gioia! Il bravo
Fork all'arrivo in Europa ha diritto al riposo. Voi lo sostituirete Karl
Kip; nelle vostre mani lo Skydnam sar ci che stato che era il
James Cook!
Quel nome, purtroppo, richiamava sempre alla memoria ricordi
tristissimi. Il signor Hawkins, Nat Gibson e i due fratelli si
rivedevano in Nuova Zelanda, a Port Praslin, a Kerawara, nel cuore
della foresta dov'era caduto il povero capitano Gibson, nel modesto
cimitero dove egli riposava.
E quando veniva fatto il suo nome, Nat impallidiva di colpo. Il
sangue gli affluiva al cuore, la voce gli tremava di collera ed egli
diceva:
Padre mio! non sarai dunque vendicato?
Il signor Hawkins cercava di calmare il giovane: bisognava
attendere le notizie che sarebbero giunte dall'arcipelago delle
Bismarck con la prima posta il signor Hamburg e il signor Zieger
avevano forse gi individuato i colpevoli le comunicazioni tra la
Tasmania e la Nuova Irlanda non sono frequenti e ci sarebbero
certamente voluti dei mesi prima di conoscere i risultati
dell'inchiesta.
Si era al 19 di gennaio. Tra quarantott'ore il processo dei ribelli si
sarebbe svolto dinanzi al Consiglio e, salvo imprevisti, il
dibattimento sarebbe terminato il giorno stesso.
Tre giorni dopo, lo Skydnam avrebbe ripreso il mare e i fratelli
Kip avrebbero lasciato Hobart Town per raggiungere Amburgo.
Il giorno dopo, nel pomeriggio, Vin Mod s'aggirava vicino alla
prigione del porto. Era un po' agitato, bench fosse di solito sempre
padrone di se stesso. Camminava con passo svelto, evitando ogni
sguardo, lasciandosi sfuggire, accompagnandole con gesti inquieti,
frasi smozzicate, che sarebbe stato interessante ascoltare.
Che cosa sperava d'ottenere facendo la spola dinanzi alla porta
della prigione? Voleva entrarvi per incontrare Flig Balt? Non poteva
pensare a una cosa del genere; gli sarebbe stato certamente
impossibile oltrepassare la porta d'ingresso.
Bisognava dunque supporre che sperasse di vedere il nostromo
dietro qualche alta finestra dell'edificio, l'ultimo piano del quale
sovrastava il muro di cinta? Non era probabile, a meno che Flig Balt,
sapendo da parte sua che il processo avrebbe avuto inizio il giorno
successivo, non avesse pensato che Vin Mod avrebbe in qualche
modo tentato di parlargli. E ci non era forse stato stabilito in
anticipo in seguito a un piano concordato tra di loro?
Ma stando l'uno dentro e l'altro fuori, avrebbero potuto entrambi
comunicare solo con qualche gesto o con un cenno del capo; in tal
caso sarebbero riusciti a comprendersi?
Comunque sia Vin Mod non vide Flig Balt e Flig Balt non vide
Vin Mod. Quest'ultimo, arrivata la sera, gettato un ultimo sguardo
sulla buia prigione, se ne torn lentamente all'albergo.
Immerso nelle sue riflessioni, egli diceva a se stesso:
Non c' altro mezzo per informarlo e se fallisse Ma, dopo
tutto, io sar chiamato a testimoniare parler quello che Flig
Balt forse non dir, ebbene, lo dir io! La vedranno, i fratelli Kip!
Non fu ai Fresh-Fishes che Vin Mod si rec quella sera, ma
all'albergo del Great-Old-Man.
Erano le sette. Da mezzogiorno cadeva una pioggerella sottile e
penetrante. Il quartiere era immerso in un'oscurit profonda rotta a
stento dalla luce del gas.
Senza esser visto Vin Mod segu il cammino che conduceva alla
sua camera, sali le scale, scivol sul balcone e guard dalla finestra
le cui persiane non erano state ancora chiuse.
Dopo esser rimasto un po' in ascolto, non avendo udito alcun
rumore, ebbe certezza che la camera in quel momento era vuota.
Proprio quella sera, Karl e Pieter Kip cenavano dai signori
Hawkins e non sarebbero tornati in albergo prima delle dieci o delle
undici.
Favorito dalle circostanze, a Vin Mod non sarebbe quindi mancato
il tempo d'agire senza il rischio d'essere sorpreso.
Egli torn allora in camera, apr l'armadio e ne trasse fuori diverse
carte; poi un ad esse un certo numero di piastre equivalenti a tre o
quattro sterline malesi, e il kriss con il quale Flig Balt aveva colpito
il capitano Gibson.
' Alcuni istanti dopo Vin Mod entrava nell'alloggio dei due
fratelli, senza neppure avere avuto necessit di rompere il vetro della
finestra, rimasta socchiusa.
Conosceva bene la disposizione della camera per avervi pi volte
guardato dentro quando veniva ad ascoltare, non visto, la
conversazione di Karl e di Pieter Kip. Non ebbe neppure bisogno di
farsi luce: ci avrebbe potuto peraltro tradire la sua presenza. Sapeva
com'erano disposti i mobili e dov'erano lo sgabello e la valigia
trovata sul relitto della Wilhelmina.
Vin Mod non fece altro che allentare le cinghie della valigia e
dopo averne sollevato la biancheria che conteneva vi cacci dentro
carte, piastre e pugnale. Poi, la richiuse.
fatto! mormor.
Usci dalla finestra di cui richiuse il battente alle spalle, scivol
lungo il balcone e rientr in camera.
Poco dopo, Vin Mod scendeva le scale, usciva dall'albergo e si
dirigeva verso la locanda dei Fresh-Fishes, dove lo aspettavano
Sexton, Kyle e Bryce.
Suonavano le sette e mezzo quando entr nella sala e raggiunse i
compagni che stavano bevendo.
Sexton e Bryce avevano gi vuotato un certo numero di bicchieri
di whisky e di gin. Ubriachi, non di un'ubriachezza rumorosa e
battagliera, ma di un'ubriachezza ebete e triste, non sarebbero pi
stati capaci di capire ci che Vin Mod avrebbe loro detto, se egli
avesse avuto bisogno della loro opera.
Soltanto Kyle, senza dubbio per precedente intesa e con il quale
egli parlava di solito volentieri, aveva appena assaggiato il contenuto
delle bottiglie.
Perci, quando Vin Mod apparve nella sala egli si alz per
andargli incontro.
Vin Mod gli fece cenno di non muoversi e and a sedersi accanto
a lui.
V'era una ventina di bevitori, quasi tutti marinai scesi a terra senza
permesso; erano seduti a tavola, sotto i lumi, in un'atmosfera
soffocante.
A ogni istante, clienti avvinazzati entravano e uscivano dalla sala,
dove regnava un tale chiasso da rendere possibile parlarsi
all'orecchio senza correre il rischio d'essere uditi dai vicini. La tavola
di Kyle si trovava, per di pi, nell'angolo pi buio della sala.
Ecco che cosa Vin Mod disse a bassa voce al compagno:
Siete qui da un'ora?
Ti si aspettava, come d'accordo.
Gli altri non hanno potuto resistere alla voglia di bere?
No; pensa un po' un'ora di attesa!
E tu?
Ho soltanto riempito il bicchiere, ed ancora pieno, come
vedi
Non te ne pentirai, Kyle, perch ho bisogno che tu abbia la
mente lucida.
Ce l'ho, Mod.
Bene. Se non hai bevuto, ora comincerai a bere.
Alla tua salute! rispose Kyle, portando alle labbra il
bicchiere. Vin Mod gli trattenne il braccio e gli fece posare il
bicchiere sulla tavola senza neppure permettergli di bagnarvi le
labbra.
Non vuoi che beva? chiese Kyle.
No. Voglio che tu finga di bere e che tu abbia l'aria di aver
bevuto troppo.
E perch, Mod?
Perch, fingendo di essere ubriaco, ti alzerai e andando in giro
per la sala cercherai d'attaccar briga con questo e con quello,
minacciando di rompere tutto, finch l'oste non chiamer la polizia e
questa non ti cacci in prigione.
In prigione?
Kyle non capiva che cosa volesse da lui Vin Mod. Gli piaceva gi
poco fingere di bere, ma farsi cacciare in prigione gli garbava ancora
meno.
Sta' a sentire gli disse Vin Mod. Ho bisogno di te per una
faccenda che ti render parecchio, se riuscirai a recitare bene la tua
parte.
Non c' nulla da rischiare?
Qualche spintone, forse, ma ci guadagnerai cinque o sei
sterline.
Cinque o sei sterline! ripet Kyle, entusiasmato dalla
proposta. Poi, mostrando i suoi compagni chiese:
E gli altri?
Per gli altri nulla rispose Vin Mod. Non li vedi? Non
sono pi in condizione n di capire n di muoversi!
Nessuno di loro, infatti, aveva riconosciuto Vin Mod quand'era
venuto a sedersi. Non capivano e non vedevano. La mano sollevava
macchinalmente il bicchiere e ricadeva sulla tavola. Sexton
farfugliava parole incoerenti; a volte cantava ritornelli d'una canzone
marinara accompagnandosi con pugni lanciati in aria. Con il capo
chino, spalle curve e occhi socchiusi, Bryce non avrebbe tardato ad
addormentarsi come un ghiro.
Il chiasso intorno cresceva; si gridava, ci si chiamava da una
tavola all'altra e, a volte, ci si provocava per delle sciocchezze.
L'oste, abituato a quel genere di clientela, andava e veniva
versando all'uno o all'altro le sue schifose bevande.
Kyle si accost un po' di pi al suo interlocutore e gli chiese:
Ebbene, che cosa bisogna fare?
Debbo far dire due parole all'amico Flig Balt rispose Vin
Mod. E poich Flig Balt in prigione, bisogna andare a
raggiungerlo.
Questa sera?
Questa sera. Domani si riunisce il Consiglio e sarebbe troppo
tardi. Non c' tempo da perdere, perci. Sono sicuro che ora farai
l'ubriaco
Senza aver bevuto
Senza aver bevuto, Kyle. Non sar difficile. Ti alzerai,
griderai, urlerai Litigherai con gli altri bevitori e, se del caso,
picchierai.
E se nella confusione ricever qualche brutto colpo?
Raddoppier la somma rispose Vin Mod.
Quella risposta parve eliminare le esitazioni di Kyle, il quale non
amava affatto gli spintoni. Egli fece per un'osservazione:
Se necessario comunicare con Flig Balt, perch debbo andare
io a raggiungerlo e non tu?
Non facciamo tante parole, Kyle! rispose Vin Mod,
cominciando a perdere la pazienza. Ho bisogno di essere libero,
d'essere presente quando si far il processo. Se si entra in carcere, ci
si sta almeno ventiquattr'ore; io, invece, debbo essere presente,
quando Flig Balt sar giudicato. Come ultimo argomento, Vin Mod
trasse fuori dalla tasca del camiciotto una sterlina e la fece scivolare
nelle mani del marinaio.
un acconto disse. Il resto verr quando sarai rilasciato.
Dove ti trover quando sar libero?
Qui, ogni sera.
D'accordo rispose Kyle. E ora, un bicchiere di gin, tanto
per cominciare. Mi servir per fare meglio l'ubriaco!
Sollev il bicchiere e lo vuot di un fiato.
l'ora disse Vin Mod. Ascoltami attentamente. Ci che
debbo dire a Flig Balt avrei potuto scriverlo: un pezzetto di carta da
consegnargli da parte mia. Ma se ti trovano quel pezzetto di carta in
tasca tutto perduto. Del resto basteranno poche parole. Te le
ricorderai. Non appena la polizia t'avr cacciato in prigione, cerca di
incontrare Flig Balt. Se non ci riesci stasera sar per domani mattina,
prima che vengano a cercarlo per condurlo davanti al Consiglio.
D'accordo, Mod. Che cosa gli dovr dire da parte tua?
Gli dirai che l'affare fatto e che pu lanciare l'accusa senza
timore.
A chi?
Egli lo sa.
Bene; nient'altro?
Nient'altro.
Benissimo rispose Kyle. Eccomi ora ubriaco come il
suddito pi ubriaco della Regina.
Kyle si alz barcollando e fece qualche passo reggendosi ai tavoli
per non cadere. Cominci a lanciare minacce ai bevitori, i quali lo
respinsero con vigorosi spintoni, insult il taverniere che non gli
voleva dar da bere, e con una testata in pieno petto lo fece rotolare
fin sulla via, attraverso la porta semiaperta.
Fuori di s e gettato fuori della propria casa l'oste chiam
aiuto. Accorsero due o tre agenti di polizia, i quali immobilizzarono
Kyle che, del resto, sembr opporre debole resistenza per non farsi
picchiare. Alla fine, arrestato, fu condotto via tra la curiosit e le
grida dei passanti, e rinchiuso nella prigione del porto.
Vin Mod, che lo aveva seguito, dopo aver visto con i suoi occhi
che la porta della prigione si era chiusa alle spalle di Kyle, se ne
torn ai Fresh-Fishes.

CAPITOLO IV
DINANZI AL TRIBUNALE MARITTIMO
I FATTI penosi accaduti a bordo del James Cook durante il suo
ultimo viaggio, avevano avuto larga eco a Hobart Town e di ci non
dobbiamo meravigliarci. Da una parte l'assassinio del capitano Harry
Gibson commesso in circostanze misteriose, dall'altra il tentativo di
ribellione fatto da Flig Balt e soffocato da Karl Kip: ce n'era
abbastanza per suscitare la commozione di tutti.
Dell'assassinio non si sapeva niente di pi di quanto s'era appreso
il giorno in cui il brick era entrato in porto con la bandiera a
mezz'asta.
Riguardo alla ribellione, le autorit marittime si sarebbero ora
pronunciate sulla colpevolezza di Flig Balt e dei suoi complici.
Secondo il parere di tutti il nostromo sarebbe stato severamente
condannato: il suo grado costituiva un'aggravante. Non se la sarebbe
cavata, perci, con meno di dieci o quindici anni di bagno penale.
I testimoni principali il signor Hawkins, Nat Gibson, Karl e
Pieter Kip, i marinai Hobbes, Wickley, Burnes e il mozzo J im
erano gi stati ascoltati nel corso dell'inchiesta. Quelli citati
dall'accusato Vin Mod, Sexton, Kyle, Bryce e il cuoco Koa
sarebbero stati chiamati come testimoni a discarico.
Salvo imprevisti, la faccenda, condotta sollecitamente, si sarebbe
conclusa in una sola udienza.
Quel giorno nella sala del tribunale marittimo afflu moltissima
gente. Fin dalle nove del mattino la folla invase lo spazio a
disposizione del pubblico, commercianti, armatori, ufficiali della
marina mercantile e giornalisti. In fondo, la sala era affollata di
marinai venuti dalle taverne vicine, favorevoli probabilmente agli
accusati.
All'inizio dell'udienza il signor Hawkins e Nat Gibson presero
posto sulle panche riservate ai testimoni.
I fratelli Kip entrarono nella sala pochi istanti dopo e scambiarono
con loro cordiali strette di mano.
Quel giorno la presenza di Karl Kip a bordo dello Skydnatn non
era indispensabile. Il carico delle merci aveva avuto termine il giorno
precedente; riguardo alle riparazioni, rimanevano ancora da fare
alcuni collegamenti. La carbonaia era colma di carbone; la macchina
in ottime condizioni: l'equipaggio aveva gi ripreso servizio. Fra tre
giorni, all'alba, lo steamer sarebbe stato pronto a salpare.
Fin da quella stessa sera, Karl e Pieter Kip si proponevano quindi
di occupare le loro cabine, abbandonando la camera dell'albergo del
Great-Old-Man.
I marinai Hobbes, Wickley e Burnes avevano preso posto dietro di
loro insieme con il mozzo J im, al quale il signor Hawkins e Nat
Gibson avevano fatto un amichevole cenno di saluto.
Sopra un'altra panca, avevano preso posto Vin Mod, Sexton,
Bryce e il cuoco Koa il cui faccione nero faceva smorfie,
meravigliato forse di non apparire tra gli accusati.
Mancava Kyle, il quale non sarebbe stato rimesso in libert prima
di quarantott'ore, avendo recitato con troppo entusiasmo la parte
dell'ubriaco quando lottava contro gli agenti.
La sua deposizione, peraltro, non avrebbe avuto importanza. Vin
Mod era preoccupato invece per non esser riuscito a sapere se Kyle
avesse potuto mettersi in contatto, in prigione, con Flig Balt e se gli
aveva detto da parte sua ci che era stato incaricato di dirgli. Dopo
tutto, ogni preoccupazione sarebbe forse venuta meno, non appena il
nostromo e lui si fossero visti. Se Flig Balt fosse stato informato,
sarebbe bastato un cenno impercettibile, una sola occhiata, per
comprendersi; nel momento giusto, allora, Flig Balt da accusato
sarebbe diventato accusatore.
In attesa che il giuri del tribunale facesse il suo ingresso, il signor
Hawkins parlava con i fratelli Kip e riferiva loro di aver ricevuto
notizie dalla Nuova Irlanda quel mattino stesso.
Una lettera del signor Zieger? chiese Pieter Kip.
No. Un dispaccio inviatomi dal signor Balfour, mio
corrispondente. Una nave giunta ieri a Wellington, proveniente da
Kerawara: una nave inglese che ha lasciato l'arcipelago delle
Bismarck dieci giorni dopo il James Cook con una lettera del signor
Zieger. Il signor Balfour mi ha subito telegrafato il contenuto della
lettera e il telegramma mi giunto stamane.
Che cosa dice il signor Zieger riguardo all'inchiesta? chiese
Karl Kip.
Nulla rispose Nat Gibson. Gli assassini non sono stati
ancora scoperti.
Purtroppo vero! aggiunse il signor Hawkins. Il signor
Zieger e il signor Hamburg hanno fatto di tutto, con scrupolo, ma
senza risultato.
Non hanno raccolto neppure un indizio che consenta di
indirizzare le ricerche in una certa direzione, con qualche speranza?
chiese Pieter Kip.
No rispose il signor Hawkins. Non si pu sospettare di
nessuno. ormai certo che il delitto stato commesso da indigeni, i
quali hanno avuto il tempo di rifugiarsi nell'isola di York, dove ormai
sar difficile individuarli.
Non bisogna per che il signor Gibson perda ogni speranza
disse Karl Kip. Se le carte sottratte possono essere state distrutte,
rimane ancora il denaro, che certo non scomparso. Se gli assassini
volessero spenderlo si farebbero certamente arrestare.
Voglio tornare a Kerawara disse Nat Gibson. Voglio
tornarci! E chiss che non dovesse mettere effettivamente in atto il
suo proposito La conversazione fu interrotta dall'ingresso dei
membri del tribunale marittimo che andarono a prendere posto sugli
scranni. Erano: un commodoro, un capitano e un luogotenente,
assistiti dal giudice istruttore che aveva redatto l'atto d'accusa.
Aperta l'udienza, il presidente diede l'ordine di fare entrare gli
accusati.
Condotti dagli agenti, Flig Balt e Len Cannon andarono a
prendere posto l'uno accanto all'altro sulle panche a sinistra della
Corte.
Il nostromo sembrava sicuro di s; aspetto sereno, viso
impassibile, sguardo indifferente. Pur riuscendo a frenare i
sentimenti che lo agitavano tutta la sua fisionomia rivelava per una
profonda astuzia.
Il signor Hawkins ebbe come un lampo nella mente. Gli parve di
vedere per la prima volta Flig Balt quale egli era veramente. Come
avevano potuto essere cos ciechi, lui e il capitano Gibson, da riporre
ogni fiducia in quell'uomo, da essersi lasciati conquistare dalle
maniere rispettose di quel furbo di tre cotte?
Ma ci che stupiva il signor Hawkins non meravigliava affatto i
fratelli Kip, ai quali, come sappiamo, il nostromo aveva sempre
ispirato profonda antipatia, cosa di cui quest'ultimo si era
perfettamente accorto.
L'atteggiamento di Len Cannon non deponeva affatto in suo
favore. Guardava a destra e a manca, con fare subdolo, ora verso Vin
Mod, ora verso Sexton o verso Bryce: forse si chiedeva perch mai
essi non fossero seduti accanto a lui, avendo commesso ci che
veniva imputato a lui.
Se Len Cannon diceva tra s Vin Mod sembra meno tranquillo
di Flig Balt vuol dire che Flig Balt non gli ha detto nulla di quello
che Kyle gli ha fatto sapere per conto mio. Ma, Kyle gli ha riferito la
mia comunicazione, oppure no? Ecco a che cosa pensava Vin Mod,
non senza qualche ansiet.
Ma Kyle era riuscito a parlare con Flig Balt. S'erano incontrati
quel mattino stesso. Il nostromo poteva ora lanciare la sua accusa.
Allo sguardo, con cui Vin Mod lo interrogava, egli rispose con un
gesto che non lasciava dubbi.
E ora disse a se stesso la miccia accesa attenzione alla
bomba!
Il presidente concesse la parola al relatore. Il rapporto riassunse
brevemente i fatti, indicando le circostanze in cui Flig Balt aveva
ricevuto il comando del James Cook, e quelle in cui quel comando
gli era stato revocato; come, per motivi di manifesta incapacit, Flig
Balt era stato sostituito dal marinaio olandese Karl Kip, passeggero
della nave, e come, indotto l'equipaggio a ribellarsi contro il nuovo
capitano, si fosse messo a capo dei ribelli, con lo scopo certo di
impadronirsi della nave.
Riguardo a Len Cannon, era impossibile non vedere in lui un
complice di Flig Balt. Era stato lui che, valendosi del suo ascendente,
aveva spinto alla ribellione i compagni reclutati a Dunedin. Sin
dall'inizio della rivolta, aveva mostrato particolare inclinazione alla
violenza, lanciandosi con il coltello in pugno contro Karl Kip e
indietreggiando soltanto quando gli era stata puntata la rivoltella sul
petto. Erano fuori discussione, quindi, la sua complicit e la sua
colpevolezza.
Quando pose termine alla lettura, il relatore chiese per gli accusati
il massimo della pena.
I testimoni allora lasciarono l'aula e si ritrassero in una sala vicina.
Il presidente interrog allora Flig Balt, chiedendogli che cosa
avesse da dire riguardo l'accusa fatta contro di lui.
Nulla rispose il nostromo con semplicit.
Riconoscete esatti i fatti esposti nel rapporto?
Li riconosco esatti.
Quelle parole furono dette con voce chiara, tra la sorpresa
dell'uditorio.
Avete qualcosa da dire in vostra difesa? chiese il presidente.
Neppure una parola rispose Flig Balt; e considerando
terminato il suo interrogatorio si rimise a sedere.
Vin Mod guard il compagno con qualche preoccupazione.
Forse Flig Balt aveva perso l'occasione di dire la sua? Aveva
forse frainteso, lui, Vin Mod, il cenno che il nostromo gli aveva
fatto? Forse Flig Balt non aveva compreso, oppure non aveva
nemmeno ricevuto la comunicazione di Kyle? Ma dopotutto che
importanza aveva?
Se Flig Balt non parlava, avrebbe parlato lui, Vin Mod, una volta
chiamato a deporre.
Interrogato a sua volta, Len Cannon forn risposte evasive
fingendo di non capire le domande del presidente: senza dubbio Flig
Balt gli aveva raccomandato di parlare il meno possibile.
A Vin Mod venne allora il sospetto che il nostromo volesse lasciar
allargare il dibattito e che venissero prima ascoltati i testimoni e Karl
Kip. In previsione dell'accusa che egli si preparava a lanciare contro i
due fratelli sarebbe stato meglio che questi si fossero spiegati dinanzi
al Consiglio.
Vin Mod disse tra s:
Flig Balt ha ragione: lancer l'accusa al momento giusto!
Terminato l'interrogatorio del principale accusato e del suo
complice, fu fatto entrare il primo testimone.
Era Karl Kip. Quando si present alla sbarra un lieve bisbiglio
corse tra i presenti.
Karl Kip forn le proprie generalit e precis la sua nazionalit:
era olandese, originario di Groningen. Professione: ufficiale della
marina mercantile, anche se per alcune settimane aveva esercitato le
funzioni di capitano a bordo del James Cook. Al presente era
secondo a bordo dello steamer Skydnam, in partenza per Amburgo.
Terminati i preliminari, Karl Kip si espresse nei seguenti termini,
con tale accento di verit da non permettere in alcun modo di poter
dubitare della sua buona fede:
Mio fratello ed io disse passeggeri della Wilhelmina,
siamo stati raccolti sull'isola di Norfolk, dov'eravamo scampati dopo
il naufragio, dal signor Hawkins e dal capitano Gibson. Voglio qui
rendere pubblico omaggio a questi due uomini buoni e generosi che
hanno fatto tutto per noi e che meritano la nostra profonda
gratitudine.
Durante la traversata del James Cook da Norfolk a Port Praslin,
ebbi ripetute occasioni di osservare le maniere del nostromo. Esse
suscitarono in me molta diffidenza che gli avvenimenti futuri
avrebbero giustificato. Mi stup che l'armatore e il capitano avessero
fiducia in lui. Ma ci non mi riguardava e non ne parlai mai con loro.
Ebbi modo di constatare anche che Flig Balt non era all'altezza delle
funzioni che esercitava. Quando il capitano Gibson lasciava a lui la
cura di fare certe manovre di competenza del nostromo, esse furono
spesso cos mal disposte che spesso fui sul punto di intervenire.
Tuttavia, poich quelle manovre non compromettevano la sicurezza
della nave, mi astenni dal parlarne al capitano.
Il 20 novembre il James Cook si ancorava a Port Praslin per
sbarcarvi il carico e farvi qualche riparazione. La sosta dur nove
giorni; poi la nave si rec a Kerawara, capitale dell'arcipelago delle
Bismarck.
Fu a Kerawara che lo sfortunato capitano Gibson, la sera del 2
dicembre, cadde sotto i colpi di assassini rimasti fin oggi
sconosciuti.
Da quelle parole traspariva tale dolore che l'uditorio non pot fare
a meno di manifestare qualche segno della propria commozione.
Fu allora che Flig Balt, il quale ascoltava a capo chino, si alz,
nell'atteggiamento di chi non riesca pi a controllarsi.
Il presidente gli chiese allora se aveva qualcosa da dire al
Consiglio.
Nulla! rispose il nostromo.
E torn a sedersi, dopo aver lanciato un'occhiata a Vin Mod che,
con i nervi a pezzi, cominciava a manifestare viva impazienza.
Nello stesso tempo, Karl Kip guard fissamente Flig Balt fino a
costringerlo ad abbassare gli occhi.
Karl Kip riprese la sua deposizione. Morto Harry Gibson,
bisognava affidare a un altro il comando della nave. N a Port Praslin
n a Kerawara c'era un capitano inglese che potesse prendere il suo
posto. Era dunque naturale che quelle funzioni fossero affidate al
nostromo, anche se Karl Kip diceva a se stesso che il James Cook
veniva affidato a persona incapace e disonesta.
Tuttavia, il signor Hawkins non poteva fare altrimenti
aggiunse e Flig Balt fu incaricato, per prima cosa, di riportare il
brick a Port Praslin. Ultimato il carico a Kerawara, la nave riprese il
mare per andare a completare il carico a Port Praslin.
Fu a Port Praslin che le funzioni di capitano furono regolarmente
attribuite al nostromo. Il 10 dicembre il brick lasci l'arcipelago.
Durante i primi giorni, nell'attraversare i paraggi delle Luisiadi, la
navigazione non present nulla di particolare. Il vento era favorevole
e non c'erano manovre da eseguire. Rilevai soltanto che il James
Cook s'allontanava a poco a poco dalla rotta consueta, andando verso
l'est invece di seguire la rotta del sud che la pi diretta.
Il fatto mi sembr insolito. Ne parlai con mio fratello, il quale mi
sugger di parlarne al signor Hawkins e a Nat Gibson, condividendo
anche lui la mia diffidenza per il nuovo capitano. Non sapevo
decidermi: le denunce mi ripugnano. Ma non cessai di controllare la
direzione del brick con attenzione, almeno per quanto mi era
possibile. Flig Balt se ne accorse e forse si rese conto che, ci
facendo, ostacolavo in parte la realizzazione di qualche suo
progetto.
Karl Kip sembrava esitare a manifestare interamente il suo
pensiero. Il presidente ritenne allora di dovergli dire:
Avete detto di aver notato, signor Kip, che Flig Balt pareva
voler modificare la rotta; ma a che scopo lo avrebbe fatto?
Non saprei dire, con certezza rispose Karl Kip. Secondo
me, l'intenzione non era dubbia. Flig Balt cercava di portare il brick
verso est negli arcipelaghi di dubbia fama dove una nave non mai
al sicuro. Ora, avendo Flig Balt tentato in seguito di provocare a
bordo una rivolta, mi chiedo se non fosse nelle sue intenzioni
d'impadronirsi della nave.
Quel colpo diretto parve, tuttavia, lasciare indifferente l'accusato,
il quale si limit ad alzare le spalle.
Comunque sia, la tempesta che ci investi al limite del Mar dei
Coralli riprese Karl Kip poteva favorire i suoi progetti
spingendo il brick al largo. La mia esperienza di uomo di mare mi
diceva che bisognava far fronte al vento furioso dell'ovest tenendo la
cappa, ma l'opinione del nuovo capitano fu tutt'altra. Egli cominci a
fuggire verso i pericolosi paraggi delle isole Salomone a un'andatura
che comprometteva la sicurezza della nave. Temevo a ogni istante
che il brick venisse sommerso; le ondate lo ricoprivano interamente
ed esso non rispondeva pi al timone. Ebbi la sensazione che la nave
fosse perduta e non intervenivo in tempo. Mi precipitai verso la
barra. L'equipaggio aveva perduto la testa: Flig Balt dava ordini
incoerenti. Lasciatemi fare! gridai. Il signor Hawkins mi aveva
compreso e senza esitare mi disse: Fate!. Comandai la manovra
i marinai mi obbedirono. Riuscii a invertire la rotta Il giorno dopo,
diminuita l'intensit della tempesta, non dovemmo far altro che
cercare il riparo della terra.
Fu allora che il signor Hawkins mi affid il comando del James
Cook, dopo averlo tolto a Flig Balt. Il nostromo protest, ma io lo
indussi a obbedire. Non era quella per me l'occasione che mi
permetteva di pagare il mio debito verso il signor Hawkins, con il
mio zelo e la mia devozione?
Non appena possibile, la nave riprese la rotta verso il sud;
eravamo al largo di Sydney quando, la sera del 30 dicembre, scoppi
a bordo la rivolta. L'indegno nostromo era a capo dei ribelli e li
guidava verso la tuga nell'intento di impadronirsi delle armi. Len
Cannon si precipit su di me per colpirmi. Poich avevo afferrato la
rivoltella, lo minacciai di spaccargli la testa. Il mio atteggiamento
impose a quegli uomini il rispetto. Alcuni bravi marinai si erano
schierati al mio fianco, gli altri tornarono a prua. Feci allora afferrare
Flig Balt e Len Cannon e li feci mettere ai ferri.
Un altro tentativo non era pi da temersi. La navigazione
prosegu in circostanze favorevoli. Il 31 dicembre, il James Cook
doppiava il capo Pillar e due giorni dopo si ancorava a Hobart Town.
Ecco quello che avevo da dire aggiunse Karl Kip. Non ho
detto una sola parola che non sia la verit.
Terminata la deposizione egli torn al banco dei testimoni con la
certezza che si prestasse assoluta fede alla sua testimonianza.
Quando sedette accanto al signor Hawkins e a Nat Gibson, i due gli
strinsero affettuosamente la mano.
Accusato, avete qualcosa da dire? chiese il presidente.
Nulla rispose nuovamente Flig Balt.
Poi comparvero alla sbarra gli altri testimoni, la cui deposizione
conferm quella di Karl Kip.
Il signor Hawkins confess di aver errato nel giudicare le capacit
del nostromo, errore condiviso interamente da Harry Gibson che
riteneva Flig Balt meritevole di assoluta fiducia. Dopo l'assassinio
commesso a Kerawara, egli non aveva esitato, per questo motivo, ad
affidargli il comando del brick, per il viaggio di ritorno. La maggior
parte dell'equipaggio parve approvare la scelta. Ma quando la
tempesta assal la nave nel nord del Mar dei Coralli, bisogn pur
riconoscere che il nuovo capitano non era in grado di esercitare le
sue nuove funzioni. Smarr il sangue freddo e il James Cook sarebbe
certamente affondato senza l'intervento di Karl Kip, al quale il signor
Hawkins volle testimoniare pubblicamente la sua gratitudine.
Chiamato a testimoniare dopo l'armatore, Nat Gibson non pot
che confermare quella deposizione. Ma quando dovette parlare di suo
padre, tutti si resero conto che il suo cuore ribolliva di collera contro
gli assassini.
Pieter Kip riprese, abbreviandolo, il racconto fatto dal fratello
dinanzi al Consiglio. Mise nuovamente in luce la diffidenza che il
nostromo aveva loro ispirato e i sospetti sorti in loro quando Karl
Kip not che la nave aveva cambiato rotta. Egli riteneva che tutto ci
non fosse stato fatto senza intenzioni criminose svelate in seguito dal
tentativo di ribellione.
Le deposizioni dei marinai Hobbes, Wickley, Burnes e del mozzo
J im concordarono: si seppe cos che essi erano stati sollecitati a
ribellarsi, ma furono colti di sorpresa da ci che accadde il 30
dicembre, prima ancora che avessero avuto il tempo di informare il
capitano di ci che si tramava. superfluo dire che essi si
schierarono dalla sua parte.
Il presidente li elogi per il modo in cui si erano comportati in
quella circostanza.
La deposizione dei testimoni a carico essendo terminata, si
procedette all'interrogatorio degli altri, pi o meno compromessi
nella faccenda e, quindi, pi o meno preoccupati dell'esito che
avrebbe avuto per loro il dibattimento.
Vin Mod fu il primo a essere interrogato su quello che sapeva.
Non c'era da aspettarsi nessuna sincerit da quel furbissimo
farabutto. Egli parl in modo da allontanare da s ogni
responsabilit. Non riteneva che Flig Balt avesse l'intenzione di
modificare la rotta del brick, come aveva creduto Karl Kip. Flig Balt
era un buon marinaio che aveva fatto il suo tirocinio. Non si poteva
che approvare la sua manovra durante la tempesta ed era stata
un'ingiustizia avergli tolto il comando della nave.
Basta cos! disse il presidente, nauseato dal tono e
dall'atteggiamento di Vin Mod.
Il marinaio torn al suo posto, dopo aver lanciato uno sguardo
significativo a Flig Balt, il quale gli rispose con un gesto
impercettibile. Quello sguardo voleva dirgli: Parla, il momento!.
Le deposizioni di Sexton e di Bryce non ebbero importanza.
Ancora con la mente annebbiata dall'ubriacatura della sera
precedente, compresero a malapena ci che veniva loro chiesto.
Il presidente ordin allora a Flig Balt di alzarsi. Il dibattito stava
per finire; prima che il Consiglio si ritirasse per deliberare, il
nostromo avrebbe potuto prendere la parola per l'ultima volta.
Sapete di quale colpa siete accusato? gli chiese. Avete
sentito ci che stato detto contro di voi? Che cosa avete da dire a
vostra discolpa? Potete rispondere?
S dichiar il nostromo, con tono assai diverso da quello
prima usato per pronunciare la parola nulla! delle sue ultime
risposte.
Nella sala regn un profondo silenzio. Il pubblico intu che stava
per verificarsi qualcosa: forse una rivelazione che avrebbe
modificato l'impostazione del processo.
In piedi, rivolto verso i giudici, Flig Balt, con gli occhi bassi e la
bocca lievemente contratta aspettava che il presidente gli formulasse
una precisa domanda, la quale gli fu rivolta con queste precise
parole:
Flig Balt, che cosa avete da dire in vostra difesa?
Accuso a mia volta rispose il nostromo.
Il signor Hawkins, Nat Gibson e i fratelli Kip si guardarono,
sorpresi, ma non preoccupati. Nessuno di loro poteva immaginare
che cosa intendesse dire Flig Balt con quelle parole, n contro chi
intendesse lanciare l'accusa.
Flig Balt allora disse:
Io ero il capitano del James Cook, essendone stato
regolarmente incaricato dal signor Hawkins. Dovevo riportare il
brick a Hobart Town e, checch se ne pensi, ve lo avrei ricondotto, se
un nuovo capitano non fosse stato nominato al posto mio. Chi? uno
straniero: un olandese! Ma gli inglesi, a bordo di una nave inglese,
non possono accettare di navigare agli ordini di uno straniero! Ecco
che cosa ci ha spinto alla ribellione contro Karl Kip.
Contro il vostro capitano disse il presidente e contro ogni
diritto. Occupando egli legalmente quel posto, voi gli dovevate
obbedienza.
Sia pure rispose Flig Balt, con tono pi fermo. Ammetto
che da questo punto di vista io sia colpevole. Ma ecco che cosa
debbo dire. Se Karl Kip mi accusa di essermi ribellato, se mi accusa
senza prove, del resto di aver voluto condurre il James Cook
fuori della sua rotta per im-padronirmene io lo accuso, da parte
mia, di un crimine di cui non potr discolparsi!
Quella grave dichiarazione, bench non si sapesse su che cosa
fosse fondata, fece balzare in piedi, di colpo, Karl e Pieter Kip, quasi
volessero precipitarsi verso il banco dal quale Flig Balt li guardava
sfrontatamente.
Il signor Hawkins e Nat Gibson li trattennero, impedendo loro di
dare sfogo alla collera.
Pieter Kip riprese per primo la padronanza di s. Aveva preso la
mano del fratello e, senza lasciarla, disse con voce che riusciva a
stento a controllare:
Di che cosa ci accusa costui?
Di assassinio! rispose Flig Balt.
Assassinio! esclam Karl Kip. Accusa noi di assassinio!
S, voi siete gli assassini del capitano Gibson!
Sarebbe impossibile descrivere lo sbalordimento dell'uditorio. Un
senso di orrore percorse la sala: orrore contro il nostromo che aveva
osato formulare quell'accusa contro i fratelli Kip.
Tuttavia, come per istinto incontrollabile, giustificato dal suo stato
d'animo, Nat Gibson si era subito tratto indietro, invano trattenuto dal
signor Hawkins.
Paralizzati dallo stupore per quella orribile accusa, Pieter e Karl
Kip stavano per prendere la parola, nell'impeto dello sdegno, quando
il presidente disse:
Flig Balt, la vostra sfrontatezza supera ogni limite! Voi
ingannate la giustizia!
Dico la verit!
Perch non l'avete detta subito, se la verit?
Perch l'ho appresa durante la traversata del ritorno. All'arrivo
del James Cook sono stato arrestato e ho dovuto aspettare il processo
per accusare pubblicamente coloro che mi perseguitavano.
Karl Kip era fuori di s; ad altissima voce, come la voce di un
capitano che sovrasta le raffiche, grid:
Miserabile! Calunniatore! Quando si fanno accuse del genere
bisogna portare delle prove!
Ne ho! La giustizia potr averle quando vorr rispose Flig
Balt.
Quali?
Si perquisisca la valigia che i fratelli Kip hanno ritrovato sulla
Wilhelmina. Vi si troveranno le carte e il denaro del capitano Gibson!
CAPITOLO V
IL SEGUITO DEL PROCESSO
IMPOSSIBILE descrivere lo stupore prodotto dalla dichiarazione
del nostromo. Il presidente riusc a stento a reprimere il doloroso e
prolungato mormorio sorto allora nell'uditorio. Gli occhi di tutti
erano rivolti verso i due fratelli, adesso sotto il peso di un'accusa che
comportava la pena capitale. Karl e Pieter Kip, immobili, avevano
l'atteggiamento di uomini nei quali la sorpresa eguaglia l'orrore. Il
maggiore, di temperamento impetuoso, faceva gesti di minaccia nei
confronti dell'odioso Flig Balt. Il pi giovane, pallido in viso, gli
occhi umidi e le braccia incrociate sul petto, si limitava ad alzare le
spalle e a guardare con profondo disprezzo il suo accusatore.
Poi, per ordine del presidente, entrambi lasciarono il banco dei
testimoni e si recarono ai piedi dello scranno accompagnati dagli
agenti incaricati di non perderli di vista.
Il signor Hawkins, Hobbes, Wickley, Burnes e il mozzo, dopo un
breve mormorio di protesta, rimasero in silenzio, mentre Sexton,
Bryce e Koa scambiavano qualche parola a bassa voce.
A capo chino, con mani febbrili, il volto contratto, Nat Gibson
s'aggrappava al banco. Quando alzava gli occhi verso i fratelli Kip,
riluceva in essi uno sguardo d'odio. Era gi dunque persuaso della
loro colpevolezza?
Vin Mod, impassibile, attendeva il risultato della denuncia del
nostromo contro Karl e Pieter Kip.
Quando l'uditorio, profondamente scosso, riprese un po' di calma,
il presidente diede la parola a Flig Balt perch completasse la sua
denuncia.
Flig Balt la fece con chiarezza e brevit e le sue parole non
mancarono di suscitare in tutti una favorevole impressione.
Il 25 dicembre, verso sera, quando non aveva pi il comando del
brick, egli si trovava nella tuga. La porta della cabina occupata dai
fratelli Kip non era chiusa. In quel momento un violento rullio scosse
la nave e una valigia rotol nel quadrato: era quella trovata sul relitto
della Wilhelmina. Nel rotolare, la valigia si era aperta e ne erano
venute fuori alcune carte e un pugno di piastre che si sparsero sul
pavimento.
Il rotolio delle monete d'oro aveva attirato l'attenzione di Flig
Balt, suscitando in lui stupore. Ognuno sapeva che Karl e Pieter Kip
avevano perduto nel naufragio tutto il denaro che possedevano. Dopo
aver raccolto le monete, Flig Balt stava per rimetterle nella valigia
insieme con le carte, quando riconobbe tra queste i documenti del
James Cook, la polizza di carico e il contratto di noleggio che il
capitano Gibson aveva con s il giorno in cui fu ucciso e che non
erano pi stati trovati.
Spaventato dalla scoperta Flig Balt usci dalla tuga. Non poteva
pi dubitare che i fratelli Kip fossero i colpevoli. Suo primo pensiero
fu quello di presentarsi al signor Hawkins per dirgli: Ecco che cosa
ho scoperto; di raggiungere poi Nat Gibson e di gridargli: Ecco gli
assassini di vostro padre!.
Era ci che il nostromo avrebbe dovuto fare, ma che non fece.
Non parl neppure con altri del segreto di cui era venuto a
conoscenza. Ma rimanere agli ordini di un criminale e cio
dell'assassino del suo capitano no, non poteva accettarlo. Volle
strappargli il comando del quale era stato privato ingiustamente e
spinse perci i marinai alla ribellione.
Il suo tentativo non riusc. Disarmato, ridotto all'impotenza, fu
chiuso in fondo alla stiva per ordine del miserabile che aveva tradito
la fiducia del signor Hawkins. Decise quindi di non dir nulla di ci
che sapeva, almeno fino all'arrivo della nave a Hobart Town, e di
attendere il processo che sarebbe stato fatto contro di lui. Avrebbe
allora denunciato pubblicamente, dinanzi al Consiglio marittimo, gli
autori del delitto di Kerawara.
Dopo tale deposizione, alla quale fece seguito un lungo mormorio
da parte degli astanti, il presidente non ritenne opportuno continuare
il dibattito. Sospesa l'udienza, gli agenti ricondussero Flig Balt e Len
Cannon nella prigione del porto. Si sarebbe visto poi quale seguito
dare alla faccenda. Karl e Pieter Kip, arrestati immediatamente,
furono condotti nella prigione della citt.
Prima di lasciare la sala del Consiglio, Karl Kip, non riuscendo a
frenare la propria indignazione, aveva protestato violentemente
contro l'uomo che lo accusava. Pieter si era limitato a dirgli:
Lascia correre, mio povero fratello, lascia che sia la giustizia a
proclamare la nostra innocenza!
Ed erano andati via senza che una mano neppure quella del
signor Hawkins fosse loro tesa.
Karl e Pieter Kip credevano senza dubbio che l'inchiesta non
avrebbe potuto stabilire la loro colpevolezza. Non avevano
commesso quell'esecrabile delitto Le piastre e le carte che Flig
Balt dichiarava d'aver visto nella valigia, la perquisizione non
avrebbe potuto trovarle perch essi non le avevano mai viste.
Potevano attendere senza timore, quindi, il risultato della
perquisizione che la polizia avrebbe compiuto nella loro camera,
all'albergo del Great-Old-Man. La sola dichiarazione del nostromo
non sarebbe mai stata sufficiente a farli condannare per furto e
assassinio.
Quale non fu quindi il loro stupore e quale il senso di orrore che
percorse tutta la citt quando, il giorno stesso, si sparse la notizia che
la perquisizione aveva confermato le parole di Flig Balt.
Gli agenti si erano recati all'albergo del Great-Old-Man; la
valigia di cui aveva parlato il nostromo era stata aperta e frugata.
Sotto la biancheria che vi era contenuta erano state trovate le carte
rubate al capitano Gibson e sessanta sterline in piastre d'oro.
E inoltre prova forse ancora pi convincente nella valigia era
nascosta un'arma, un pugnale malese, un kriss a lama dentata. Gli
accertamenti fatti a Kerawara e la fotografia presa dal signor
Hawkins mostravano indubbiamente che la ferita del capitano era
stata fatta con un'arma del genere.
Contro i fratelli Kip non c'erano pi soltanto presunzioni, ma ora
esistevano le prove materiali annunciate da Flig Balt all'udienza. E
ci che non consentiva di contestare la veridicit delle dichiarazioni
del nostromo era il fatto che egli non avesse detto nulla del kriss
malese, come se non sapesse affatto che era in possesso dei due
fratelli: in tal caso ne avrebbe parlato al Consiglio, come aveva fatto
per le carte e le piastre di Harry Gibson.
Ma J im aveva visto quel pugnale, il lettore se ne ricorder,
deposto da Vin Mod sopra la tavola della cabina, e dallo stesso Vin
Mod subito ritirato, dopo che il mozzo ne era uscito. E se il
giovanetto fosse stato chiamato a deporre su questo fatto,
aggiungendo questa schiacciante testimonianza a quella del
nostromo?
Come si vede, la trama ordita dal miserabile Vin Mod era ben
congegnata. Tutti i mezzi adoperati per compromettere e far
condannare i due fratelli erano riusciti. Avrebbero mai potuto
chiarire questa oscura faccenda e cancellare l'accusa che pesava sul
loro capo?
Quel grave incidente Vin Mod ne era sicuro ebbe per
risultato, se non altro, l'abbandono del processo contro Flig Balt e
Len Cannon. Che cosa rappresentava il tentativo di rivolta a bordo
del James Cook di fronte a quella rivelazione? Il nostromo sarebbe
apparso dinanzi al Consiglio non pi come accusato, ma come
testimone!
inutile parlare della foga con cui Nat Gibson si butt su quella
pista. Ora che erano noti, gli assassini di Kerawara sarebbero stati
puniti! Non dobbiamo sorprenderci se, nel suo stato d'animo, il
disgraziato giovane dimentic tutto quello che avrebbe potuto essere
invocato a discolpa dei fratelli Kip: il loro comportamento dal giorno
in cui la nave li aveva raccolti sull'isola di Norfolk e quello tenuto
durante l'attacco dei papua della Nuova Guinea; il dolore manifestato
per la morte del capitano Gibson; e poi, nel corso della traversata del
ritorno, l'intervento di Karl Kip che aveva salvato il brick in procinto
di perdersi nel momento pi grave della tempesta, la sua energia nel
fronteggiare la ribellione suscitata dal nostromo! Nat Gibson non si
ricord pi della vivissima simpatia che gli avevano fin da allora
ispirato i due naufraghi della Wilhelminal Questi sentimenti
scomparvero dinanzi al suo odio per gli assassini che ogni fatto
accusava e al suo bisogno imperioso di vendicare la morte del padre!
Del resto, bisogner convenirne, a Hobart Town il mutamento
della pubblica opinione fu totale. Ci si era tanto occupati dei fratelli
Kip, nell'aiutarli a trovare un imbarco come secondo per il maggiore,
e a predisporre relazioni commerciali con la Tasmania per la ditta di
Groningen per l'altro, quanto adesso erano oggetto di pubblica
esecrazione. Per contro Flig Balt divent una specie di eroe. Che
carattere! Mantenere il suo segreto fino al giorno della comparizione
dinanzi al Consiglio! Non era un motivo, questo, per giustificare, se
non altro, il tentativo di ribellione, fatto allo scopo di sottrarre la
nave al comando di un assassino e nel quale il nostromo aveva
rischiato la vita? Ora, anche i bravi e onesti marinai Hobbes, Wickley
e Burnes, trascinati dal generale cambiamento di opinione, non si
ricordavano pi della stima nutrita per il nuovo capitano e della
devozione dimostratagli.
Se a Hobart Town nessuno pi nutriva delle incertezze, a Port
Praslin e Kerawara ogni dubbio sarebbe stato inconcepibile. N il
signor Zieger n il signor Hamburg avrebbero dovuto continuare
un'inchiesta ormai diventata inutile.
La signora Gibson, immersa nel dolore per la perdita del marito
pi che nel dispiacere di sapere la sua morte non vendicata, che cosa
avrebbe potuto dire a suo figlio per destare in lui qualche perplessit?
Per lei, come per tutti, dopo la particolareggiata denuncia del
nostromo e le prove prodotte, i due fratelli non erano forse i soli e i
veri assassini di Harry Gibson?
Per tutti? Forse no; il signor Hawkins non si pronunciava. Bench
la sua fiducia in Karl e Pieter Kip fosse scossa, egli non si sentiva
affatto convinto della loro colpevolezza. Accettare l'idea che quei
due giovani, per i quali nutriva molta stima, fossero gli autori di un
simile delitto gli ripugnava. I moventi del delitto gli erano
incomprensibili. Bisognava cercarli nel desiderio d'appropriarsi delle
poche migliaia di piastre del capitano Gibson o nella speranza di Karl
Kip di succedergli nel comando del brick? Tutto ci non
soddisfaceva l'intelligenza limpida del signor Hawkins. Quando la
moglie gli ripeteva:
Le prove ci sono: il denaro, le carte di bordo e, infine, anche il
pugnale! Si pu forse mettere in dubbio che il nostro disgraziato
amico non sia stato ucciso con quell'arma?
Lo so rispondeva il signor Hawkins. Ci sono prove che
sembrano schiaccianti. Ma in me sorgono molti ricordi. Io dubito, a
meno che questi infelici non confessino il loro delitto
Amico mio, parleresti forse in questo modo dinanzi a Nat?
insisteva la signora Hawkins.
No, perch non mi capirebbe. Nello stato di esasperazione in
cui si trova non servirebbe a nulla. Aspettiamo il processo. Pu darsi
che Karl e Pieter riescano a dimostrare la loro innocenza! Anche se
dovessero essere condannati, io direi sempre: aspettiamo l'avvenire!
Dopo la perquisizione eseguita nella camera dell'albergo del
Great-Old-Man, il processo doveva seguire il suo corso dinanzi
alla giurisdizione criminale. Esso sarebbe stato istruito in fretta, del
resto. I testimoni da interrogare soggiornavano a Hobart Town. Le
informazioni sulla famiglia dei due fratelli, sulla loro posizione
personale e sui loro precedenti, richieste telegraficamente, si
sarebbero ottenute in ventiquattro ore. L'inchiesta non necessitava n
di ricerche lontane n di larga documentazione.
Passarono tre giorni; il 25 lo Skydnam prese il mare dopo che il
capitano Fork ebbe scelto un altro secondo. N Karl n Pieter
poterono essere a bordo: il signor Hawkins ebbe una stretta al cuore
nell'assistere a quella partenza.
Come sar facile supporre, Flig Balt e Vin Mod erano persuasi di
non aver pi nulla da temere per il crimine di Kerawara. Chi avrebbe
mai potuto immaginare l'orribile macchinazione che coinvolgeva due
innocenti, impastoiandoli senza alcuna possibilit di liberazione?
Nella realt delle cose, erano stati il nostromo e il suo complice,
loro soltanto, ad architettare il piano delittuoso. Sexton, Bryce e il
cuoco non ne avevano avuto il minimo sospetto e non furono meno
stupiti degli altri per quel colpo di scena sopraggiunto dinanzi al
Consiglio marittimo. Kyle, rilasciato quarantotto ore dopo, pur
essendo servito da tramite tra Vin Mod e Flig Balt era lontano dal
sospettare che tutti e due avessero commesso il delitto e che i fratelli
Kip fossero caduti in un tranello. Anche Len Cannon non ne sapeva
pi degli altri. Ma quei marinai d'infima classe non potevano che
gongolare per la piega assunta dal processo. Flig Balt, tornato libero,
avrebbe potuto cercare un imbarco insieme con loro. Se anche ne
avessero avuto la possibilit, essi non avrebbero fatto nulla in favore
dei due fratelli. Nella serata del 25, dopo la partenza dello Skydnam,
Flig Balt e Vin Mod, passeggiando sulla riva, allora deserta, che
chiude il porto a occidente, poterono chiacchierare senza il pericolo
d'essere ascoltati.
Buon viaggio allo Skydnam disse Vin Mod considerato
che non porta in Olanda i due olandesi! Karl Kip aveva preso il
vostro posto a bordo del J ames Cook; come vedete, mastro Balt, egli
prende ancora una volta il vostro posto dietro le sbarre d'una prigione
i cui chiavistelli non si aprono facilmente
Il nostro piano riuscito riprese il nostromo forse pi
facilmente e pi appieno di quanto sperassi.
Era stato tutto predisposto da tempo. I due Kip non riusciranno
a cavarsela.
Aspettiamo la fine, Mod.
La conosciamo gi, mastro Balt! Che faccia debbono aver
fatto, quando hanno saputo della valigia! stata una fortuna averla
trovata sul relitto! Sarebbe potuta andare a picco. E che imprudenza!
Erano ancora in possesso delle carte e del denaro del capitano. Ho
dovuto buttar via un centinaio di piastre, ma non bisogna
rimpiangerle
Quante ce ne rimangono? chiese Flig Balt.
Quasi duemila. Non avremo difficolt a svignarcela, quando ne
avremo voglia
Dopo il processo
giusto! Non bisogna dimenticare che Flig Balt, gi
comandante del James Cook, il testimone principale e spero che
egli non si contraddica
Non temere, Mod.
A proposito, mastro Balt, stata un'ottima idea quella che nella
vostra deposizione vi ha suggerito di parlare soltanto di carte e di
piastre! Cos, quando saltato fuori il kriss, avete potuto vedere
quale sensazione ha suscitato la sua scoperta! Non si poteva pi
dubitare! Vedrete! I Kip potranno dire che essi ignoravano che il
pugnale era stato raccolto sul relitto, ma non saranno creduti! e poi,
dovranno ben confessare che apparteneva a loro! Non dobbiamo
dimenticare che sono persone oneste incapaci di mentire!
Vi dico la verit, non mi dispiacerebbe vedere la smorfia che la
gente onesta fa quando pende dalla forca.
Il miserabile rideva delle sue buffonate senza tuttavia riuscire a
distrarre il nostromo, il quale, sempre inquieto, non riusciva a
liberarsi da certe preoccupazioni. Il processo era stato senza dubbio
condotto bene ma non sarebbe potuto forse sopraggiungere qualche
inatteso inconveniente?
Vin Mod, creder che tutto sia finito bene solo quando avremo
lasciato Hobart Town per andare a cercare fortuna lontano da qui, in
capo al mondo, all'inferno
Mastro Balt, siete come al solito Vi impossibile mantenere
l'animo sereno nella vostra natura
Non dico di no, Mod!
Voi non vedete le cose come sono! Vi ripeto: per ci che
riguarda noi non avete nulla da temere! Se oggi confessassimo che
siamo stati noi a fare il colpo, nessuno ci crederebbe.
Nessuno, dimmi, ti ha mai visto disse il nostromo
all'albergo del Great-Old-Man?
Nessuno; n visto, n riconosciuto. Non Vin Mod che vi ha
alloggiato, ma un certo Ned Pat, che non mi somiglia affatto.
Era un rischio ci che hai fatto.
Affatto. Non potete immaginare come il mio viso cambi se ha
la barba. Una bella barba rossiccia che mi arrivava sino agli occhi
e poi, ci andavo soltanto la sera, all'ora di andare a letto, e me ne
andavo prima che facesse giorno.
Non hai ancora lasciato l'albergo? chiese Flig Balt.
Non ancora. meglio starci qualche giorno di pi. Se fossi
andato via dopo l'arresto dei fratelli Kip la cosa forse sarebbe apparsa
strana Avrebbero potuto fare delle supposizioni. Per maggior
precauzione me ne andr soltanto dopo la condanna degli assassini
del nostro povero capitano Gibson.
Importa, Mod, che tu non sia riconosciuto in seguito.
Non abbiate paura. Quando andavo all'albergo, ho incontrato
tre o quattro volte Sexton, Kyle e Bryce: ebbene, non hanno mai
immaginato che fossi io che passavo accanto a loro. Non mi avreste
riconosciuto nemmeno voi, mastro Balt; non avreste detto: Toh,
ecco Vin Mod!.
Come si vede erano state prese tutte le precauzioni; nulla avrebbe
permesso di scoprire che Vin Mod, sotto il nome di Ned Pat, aveva
occupato al Great-Old-Man la camera accanto a quella dei fratelli
Kip.
Frattanto il magistrato incaricato proseguiva l'inchiesta. Nessuno,
del resto, dubitava della colpevolezza dei due olandesi, chiaramente
accusati dalle carte e dal denaro del capitano che erano stati trovati
presso di loro. Era evidente che carte e denaro non potevano esser
stati rubati che dagli assassini di Harry Gibson, il quale li aveva
addosso nel momento dell'omicidio.
Inoltre, gli agenti avevano trovato anche un pugnale sotto la
biancheria contenuta nella valigia.
Ora, ci si chiedeva: era quella l'arma del delitto?
Come evitare di rispondere affermativamente? La ferita a dente di
sega non poteva provenire che da un kriss malese. Sarebbe stato
facile accertarlo, comunque, attraverso la fotografia in possesso del
signor Hawkins.
In Melanesia quei kriss sono, vero, di uso comune; gli indigeni
di Kerawara e dell'isola di York, quelli della Nuova Zelanda e della
Nuova Bretagna se ne servono, di solito, come arma da
combattimento, insieme con zagaglie e chiaverine. Ma era sicuro che
proprio il kriss appartenente a Karl Kip fosse l'arma del delitto?
La certezza di questo fatto non tard a essere stabilita.
La mattina del 15 febbraio un tre alberi inglese, il Gordon di
Sydney,-gett l'ancora nel porto di Hobart Town.
Tre settimane prima, la nave aveva lasciato l'arcipelago delle
Bismarck, dopo aver fatto sosta, tra l'altro, a Kerawara e a Port
Praslin.
La posta del Gordon conteneva una lettera accompagnata da un
pacchetto postale indirizzato al signor Hawkins.
La lettera proveniva da Port Praslin. L'aveva scritta il signor
Zieger dopo le notizie giunte a Wellington e trasmesse al signor
Hawkins dal signor Balfour, suo corrispondente. Le notizie non
riferivano nulla di nuovo riguardo all'inchiesta.
La lettera diceva:

Port Praslin, 22 gennaio
Caro amico,
approfitto della partenza del Gordon per pregarvi, per prima
cosa, di rammentarmi alla signora Hawkins e di riferire alla signora
Gibson e a suo figlio che la signora Zieger e io partecipiamo
sinceramente al loro dolore.
Il signor Hamburg a Kerawara, e io a Neu Mecklenburg, abbiamo
fatto accuratissime ricerche sull'omicidio e purtroppo senza
risultato. Le indagini svolte presso le trib indigene dell'isola di York
non hanno condotto alla scoperta n di carte appartenenti al
capitano Gibson n del denaro che egli aveva con s. Potrebbe
quindi darsi che il crimine non sia stato commesso da indigeni
dell'isola di York, perch, in tal caso, si sarebbe finito per trovare
nelle loro mani una somma in piastre di tanto rilievo da essere di
difficile smercio nell'arcipelago.
Ma c' dell'altro. Ieri, per caso, nella foresta di Kerawara, a
destra del sentiero che conduce all'abitazione del signor Hamburg, e
precisamente nel luogo in cui fu commesso l'omicidio, un impiegato
dell'agenzia ha trovato una ghiera di rame, staccatasi probabilmente
dal pugnale nel momento in cui l'assassino colpiva il nostro povero
amico.
Vi mando questa ghiera anche se non penso che essa possa
costituire una prova, non essendo stata trovata l'arma del delitto.
Credo, tuttavia, di doverlo fare nella speranza che questo odioso
delitto non rimanga impunito.
Vi rinnovo, caro amico, i migliori saluti per la signora Gibson e
per Nat, per la signora Hawkins e per voi. Se sapr qualcosa di
nuovo, ne sarete informato. Vi prego, da parte vostra, di tenermi al
corrente.

Vostro affezionatissimo
R. ZIEGER

Ora, ci che ignorava il signor Zieger, era che i magistrati di
Hobart Town erano gi in possesso dell'arma di cui, verosimilmente,
si erano serviti gli assassini del capitano. Fu costatato che la ghiera
che chiudeva l'impugnatura del pugnale mancava dal kriss
sequestrato nella camera dei due fratelli.
Quando la ghiera fu rimessa in sito si constat che essa vi si
adattava perfettamente.
Dopo questa nuova prova, quando Nat Gibson and dall'armatore
gli disse:
Signor Hawkins, dubitate ancora della colpevolezza di quei
miserabili?
Il signor Hawkins non rispose e chin il capo.

CAPITOLO VI
IL VERDETTO
L'INCHIESTA si avviava alla fine; i fratelli Kip erano stati
interrogati e c'era stato anche il confronto con il nostromo, fino allora
il principale accusatore e il solo ad avere scoperto nella loro cabina,
sulla nave, prove schiaccianti. Gli accusati gli avevano risposto
negando formalmente tutto. Ma come sperare in un'ordinanza di non
luogo a procedere in loro favore, se tanti indizi li accusavano e tante
prove si accumulavano a conforto di quegli indizi?
I due fratelli non ebbero neppure la possibilit di preparare
insieme la loro difesa, di confortarsi e di incoraggiarsi a vicenda,
durante le lunghe ore trascorse in carcere: separati l'uno dall'altro
potevano soltanto comunicare con l'avvocato scelto per la difesa.
Quando il magistrato procedeva al loro interrogatorio, essi non si
incontravano neppure alla sua presenza: si sarebbero rivisti il giorno
della discussione del processo dinanzi alla corte criminale.
La lettera del signor Zieger e il pacchetto che ora l'accompagnava
erano noti al pubblico. I giornali di Hobart Town ne avevano parlato;
non si poteva pi negare che il pugnale trovato nella valigia fosse
l'arma del delitto e da ci discendeva la fondatezza dell'accusa
lanciata contro i due fratelli. Il verdetto della giuria sarebbe stato,
dunque, quello di condanna alla pena capitale, a causa delle
aggravanti del delitto.
A mano a mano che si approssimava il giorno dell'udienza, il
signor Hawkins sentiva tuttavia di avere le idee sempre meno chiare.
I ricordi si destavano in lui. Possibile? Quei due uomini che gli
avevano ispirato tanta simpatia avrebbero mai commesso quel delitto
orribile? La sua coscienza si rifiutava di crederlo; il suo cuore si
ribellava al solo pensarci. Egli scorgeva in quel processo molti punti
oscuri, che non erano stati spiegati e che, forse, sarebbero rimasti
inspiegabili! Ma le sue perplessit poggiavano su motivi
esclusivamente morali, mentre il dato materiale dei fatti accertati
dall'inchiesta si ergeva dinanzi a lui come un muro invalicabile.
Il signor Hawkins evitava di parlare del processo con Nat Gibson,
la cui convinzione era ormai radicata. Un paio di volte, nel far visita
alla signora Gibson, aveva tentato di manifestare qualche
impressione riguardo alla innocenza dei fratelli Kip e alla speranza
che essi riuscissero a dimostrare la loro estraneit al delitto. La
signora Gibson si era chiusa in un ostinato silenzio, mostrando
chiaramente di condividere le idee del figlio. Del resto, non aveva
mai avuto occasione d'apprezzare il carattere dei naufraghi della
Wilhelmina, n di conoscere il loro passato o di interessarsi del loro
avvenire. Quasi certamente, la vedova non vedeva in essi che gli
assassini di suo marito.
La signora Hawkins non poteva non avere, invece, fiducia nella
rettitudine e nel giudizio di suo marito. Se non era convinto della
colpevolezza dei due fratelli non poteva esserlo neppure lei. Ella
partecipava perci ai suoi dubbi, poich non si trattava che di dubbi;
ed probabile che a Hobart Town essi fossero i soli a pensarla cos.
Dal fondo della loro prigione, gli accusati non avrebbero potuto mai
immaginare fino a qual punto l'opinione pubblica fosse contro di
loro, continuamente sollecitata dalla stampa con articoli di
incredibile violenza.
Il processo doveva avere inizio il 17 febbraio. Venticinque giorni
dopo l'udienza del Consiglio marittimo, nel corso della quale Flig
Balt aveva denunciato Karl e Pieter Kip, Vin Mod non ritenne pi
necessario prolungare il suo soggiorno nell'albergo del Great-Old-
Man; lasci quindi la camera che vi occupava con il nome di Ned
Pat e pag il conto. Poi, non avendo pi bisogno di travestirsi, and a
dividere la camera del nostromo alla locanda dei Fresh-Fishes,
dalla quale i due farabutti avrebbero seguito gli sviluppi della
macchinazione cos abilmente preparata e la cui conclusione avrebbe
assicurato loro l'impunit.
Per ci che riguarda gli altri marinai del brick, possiamo riferire
che essi avevano trovato alloggio nelle vicinanze in attesa d'aver
l'occasione di imbarcarsi.
Il dibattito processuale ebbe inizio la mattina del 17 febbraio,
dinanzi alla Corte criminale di Hobart Town. La Corte era composta
dal presidente, assistito da due magistrati e dal procuratore generale.
La giuria sarebbe stata sciolta soltanto quando i suoi dodici
componenti fossero stati d'accordo sul verdetto.
La gente affoll la sala e le strade vicine. Grida di vendetta
accolsero gli imputati quando uscirono dal carcere. Soltanto allora
essi poterono stringersi la mano, subito divisi dagli agenti che
dovevano proteggerli dalla folla durante il tragitto fino al palazzo di
giustizia. I due fratelli compresero allora che non avevano nulla da
sperare da parte dell'opinione pubblica.
I vari testimoni che avevano preso parte al processo svoltosi
dinanzi al Consiglio marittimo, ora si ritrovarono nuovamente
dinanzi alla Corte: erano, come sappiamo, il signor Hawkins, Nat
Gibson e i marinai del James Cook. La curiosit generale si
accentrava per su Flig Balt e sulle sue parole, che costituivano il
fondamento dell'accusa, oltre che sulle risposte che i due fratelli
avrebbero date.
Karl e Pieter Kip avevano nominato il loro difensore, il cui
compito sarebbe stato molto arduo, non potendo egli opporre altro
che dinieghi alle affermazioni del nostromo sorrette da prove
materiali.
Adeguandosi alla legge inglese, il presidente si limit a chieder
loro se si dichiaravano colpevoli o non colpevoli
15

Non colpevoli! risposero entrambi ad alta voce.
Ed essi dovettero allora ripetere la deposizione fatta nel corso del
primo processo e dire quale fu la loro condotta durante la
navigazione, da quando furono raccolti nell'isola di Norfolk fino allo
sbarco a Hobart Town.
Entrambi affermarono che la valigia portata a bordo del brick
conteneva soltanto un po' di biancheria e qualche vestito; dissero di
non aver trovato nessun pugnale malese sul relitto della Wilhelmina e
che non sapevano rendersi conto del fatto che il kriss fosse stato
rintracciato nella loro valigia. All'affermazione che detta valigia
conteneva le carte e il denaro del capitano Gibson, essi opposero

15
la formula d'uso nei tribunali inglesi. (N.d.T.)
formale smentita. O il nostromo si sbagliava o alterava volutamente
la verit.
A quale scopo? chiese il presidente.
Allo scopo di rovinarci dichiar Karl Kip e di
vendicarsi! Quelle parole furono accolte dall'uditorio con un
mormorio di protesta. Spettava ora al procuratore generale era un
avvocato a farne le veci interrogare i testimoni ed esaminare le loro
deposizioni; dopo sarebbe spettato al difensore procedere a un
controinterrogatorio. Flig Balt, interpellato, rispose:
Durante il viaggio di ritorno ero entrato nel quadrato quando
un colpo di mare butt la valigia fuori della cabina dei fratelli Kip, la
cui porta era aperta. Ne sfuggirono delle carte e alcune piastre
rotolarono sul pavimento della tuga: le carte erano quelle di bordo
scomparse dopo l'assassinio del capitano.
Flig Balt non aveva parlato del pugnale perch non lo aveva visto.
Ignorava persino che quell'arma appartenesse agli accusati; ora per
non si stupiva pi del fatto che la polizia l'avesse sequestrata nella
camera d'albergo dei fratelli Kip, poich era quella l'arma del delitto.
D'altra parte, se i due fratelli non esitavano a dichiarare d'averla
acquistata alle Molucche, ad Amboine, affermavano per contro che il
pugnale era scomparso nel naufragio della Wilhelmina. Essi
insistevano soprattutto nel dire che n l'uno n l'altro lo avevano mai
portato a bordo del James Cook e che non sapevano spiegarsi come
mai esso fosse stato ritrovato nella valigia.
Pieter si limit a dire:
Negli arcipelaghi della Melanesia, kriss del genere se ne
vendono in gran numero; solo pochi indigeni non ne posseggono
uno, perch esso costituisce la loro arma familiare. Potrebbe darsi
che quella che voi asserite esser stata l'arma del delitto non sia la
nostra: tutti i kriss sembrano uguali, essendo tutti di fabbricazione
malese.
La risposta suscit altri mormorii ostili, subito repressi dal
presidente.
Il procuratore generale fece per osservare che quel pugnale era
proprio l'arma del delitto, perch la ghiera mandata dal signor Zieger
si adattava ad esso perfettamente, che ne era privo.
Aggiunger disse allora Pieter Kip che nessuno a bordo
ha mai visto quell'arma nelle nostre mani. Se noi l'avessimo trovata,
probabile che l'avremmo mostrata al signor Hawkins e a Nat
Gibson.
Ma quella argomentazione non serviva a nulla e i due fratelli lo
compresero perfettamente. Quel pugnale era il loro, senza alcun
dubbio, e la ferita era stata provocata dalla sua lama dentata; la
ghiera mancante era proprio quella raccolta sul luogo del delitto nella
foresta di Kerawara.
Pieter Kip si limit a fare, perci, quest'ultima osservazione:
Mio fratello ed io siamo vittime di circostanze assolutamente
inspiegabili! Perch avremmo dovuto uccidere l'uomo al quale
dovevamo la nostra salvezza e la nostra vita? Questa accusa
ingiusta e odiosa: ad essa non risponderemo pi!
Pronunciate con voce che non tradiva nessun turbamento, quelle
parole parvero suscitare una certa commozione nel pubblico; ma
ormai la persuasione di colpevolezza era stata raggiunta e in quella
dichiarazione si volle solo vedere un espediente della difesa. Se i
fratelli Kip rifiutavano di rispondere ad altre domande non era forse
perch non sapevano che cosa dire?
Furono poi ascoltati gli altri testimoni: prima di tutti, Nat Gibson,
il quale, incapace di controllare i propri sentimenti, inve contro Karl
e Pieter Kip. I due fratelli lo guardarono con compassione; se
avessero preso la parola gli avrebbero detto:
Comprendiamo il tuo dolore e non possiamo fartene colpa.
Quando fu chiamato a testimoniare, il signor Hawkins parve
sopraffatto dai ricordi. Era mai possibile che i due naufraghi ospiti
del James Cook potessero ripagare con un delitto orribile la
generosit e la cortesia del capitano? Gli dovevano la vita e lo
avrebbero assassinato, invece, per derubarlo, pur sapendo che Harry
Gibson e lui, Hawkins, erano ben felici di aiutarli? Accuse
schiaccianti, senza dubbio, erano state fatte a loro carico il signor
Hawkins non sapeva rendersene conto Vinto dalla commozione,
non riusc a dire altro.
Nelle testimonianze dei marinai Hobbes, Wickley e Burnes non vi
fu nulla da rilevare. Lo stesso si dica per quelle rese da Len Cannon,
Sexton, Kyle, Bryce e Koa.
Le risposte che Vin Mod diede al procuratore generale furono
sempre affermative per ci che riguardava Flig Balt. Alcuni giorni
prima che scoppiasse il tentativo di rivolta a bordo del brick, il
nostromo gli era parso pervaso da una sorda collera. Era forse perch
Karl Kip lo aveva sostituito nel comando della nave? Vin Mod aveva
sempre creduto che Flig Balt avesse altri gravi motivi.
Non vi ha confidato nulla? gli chiese il procuratore
generale.
Nulla rispose Vin Mod.
Rimaneva pur sempre una considerazione in favore dei due
accusati: nessuno aveva mai visto il pugnale nelle loro mani durante
la traversata; e ci risultava anche dalla stessa dichiarazione di Flig
Balt. Non senza motivo, Pieter Kip pot quindi dichiarare
nuovamente:
Se il kriss fosse stato ritrovato da noi sul relitto, se fossimo
stati noi a portarlo a bordo del brick, non lo avremmo certamente
nascosto, come non abbiamo mai nascosto gli altri oggetti contenuti
nella valigia. C' forse un solo testimone che possa dire d'aver visto
in nostro possesso il pugnale? Neppure uno. Soltanto nel corso della
perquisizione fatta nella nostra camera, all'albergo del Great-Old-
Man, gli agenti lo hanno sequestrato insieme con le carte e il denaro
del capitano. Poich stato trovato l, noi affermiamo che qualcuno
ce lo aveva messo a nostra insaputa e in nostra assenza!
A questo punto del dibattimento, si verific un gravissimo
incidente, di natura tale da distruggere ogni dubbio nell'animo dei
giurati, se ne rimaneva ancora qualcuno in favore degli imputati.
J im, il mozzo, fu chiamato a fare la sua deposizione.
J im, devi dirci tutto ci che sai gli disse il presidente e
soltanto quello di cui sei sicuro.
S, signor presidente rispose J im.
Il suo sguardo esitante parve che cercasse quello del signor
Hawkins.
L'armatore ebbe allora il presentimento che egli stesse per fare
un'importante rivelazione; qualcosa che J im non aveva osato dire fin
allora. Quando il procuratore generale lo interrog, rispose:
Si tratta del pugnale che nessuno avrebbe visto a bordo del
kriss dei signori Kip
J im si arrest: non riusciva a nascondere il proprio turbamento.
Esitava a parlare. Incoraggiato dal presidente, fin per dichiarare:
Quel pugnale io l'ho visto!
I fratelli Kip sollevarono il capo. L'ultima tavola di salvezza alla
quale si erano aggrappati stava forse per sfuggire loro di mano?
Il kriss fu mostrato a J im.
questo il pugnale? gli chiese il procuratore generale.
S, lo riconosco.
Affermi di averlo visto a bordo?
S.
Dove?
Nella cabina dei signori Kip.
Proprio nella loro cabina?
S.
Quando?
Quando il James Cook fece sosta, la prima volta, a Port
Praslin!
E J im allora narr in quale occasione egli aveva visto per la prima
volta il pugnale; che l'arma aveva attirato la sua curiosit e che, dopo
averla presa in mano, l'aveva poi deposta dove l'aveva trovata.
Come sappiamo, il pugnale era stato portato nella cabina da Vin
Mod, alcuni istanti prima che Flig Balt vi mandasse il mozzo,
appunto perch questi lo vedesse. Subito dopo, Vin Mod lo aveva
ripreso per nasconderlo nel suo sacco.
La dichiarazione del ragazzo produsse viva sensazione e una
commozione alla quale pubblico, giudici e giurati non riuscirono a
sottrarsi. Poteva rimanere ancora qualche dubbio? I fratelli Kip
affermavano che il kriss non era stato mai portato a bordo, e invece
vi era stato visto e poi trovato nella loro valigia, all'albergo del
Great-Old-Man.
Il kriss, quando lo hai preso in mano, aveva la ghiera?
chiese il procuratore al mozzo.
S rispose J im. Non vi mancava nulla.
Era dunque certo che la ghiera s'era staccata dal pugnale durante
la lotta degli assassini con il capitano, essendo stata raccolta, qualche
tempo dopo, nella foresta di Kerawara.
Alla deposizione di J im non c'era nulla da ribattere e nulla dissero
gli accusati.
Persino il signor Hawkins sent vacillare le proprie convinzioni;
ma come poteva mai immaginare che i fratelli Kip fossero le vittime
di un tranello predisposto da Vin Mod? che il miserabile aveva
portato il pugnale a bordo di nascosto, per lasciarlo vedere al mozzo
per pochi istanti nella cabina degli accusati, prima di adoperarlo per
il delitto e che gli assassini del capitano erano Flig Balt e lui, uniti in
questa orribile macchinazione ordita per annientare due innocenti?
Nat Gibson chiese la parola: voleva richiamare l'attenzione dei
giurati su di un fatto del quale non si era parlato, ma che era bene
tener presente.
Autorizzato a parlare, egli disse:
Signori giudici e signori giurati, voi gi sapete che durante la
traversata dalla Nuova Zelanda all'arcipelago delle Bismarck il
James Cook dovette combattere per respingere l'assalto dei papua
all'altezza delle Luisiadi. Ufficiali, passeggeri ed equipaggio
concorsero insieme alla difesa del brick, mio padre in prima fila. In
quella occasione, fu sparato un colpo durante la mischia, non si sa
bene da chi: quella pallottola sfior la testa di mio padre. Signori,
finora ho sempre creduto che si trattasse di un colpo accidentale,
dovuto all'oscurit e all'ardore della difesa; ora ho cambiato idea e
penso che si trattasse di un attentato premeditato contro mio padre,
che si era gi deciso di ammazzare E da chi, se non da coloro che
lo avrebbero assassinato pi tardi?
La nuova tremenda accusa fece scattare in piedi Karl Kip; con
l'occhio acceso e la voce fremente di sdegno grid:
Noi! Come osate dir questo, Nat Gibson?
Karl era fuori di s. Il fratello gli prese la mano e lo fece sedere,
cercando di calmarlo. Ansimava con il cuore gonfio di singhiozzi.
Quell'episodio commovente turb i presenti. Dagli occhi del
signor Hawkins sgorgarono le lagrime.
Vin Mod tocc con il ginocchio quello del nostromo; poi guard
furtivamente il compagno, come se volesse dirgli:
A questo non avevo pensato! Il figlio del capitano non se n'
invece dimenticato!
Il compito dell'accusatore ora sarebbe stato facilissimo. Furono
portati a conoscenza dei giurati i precedenti dei fratelli Kip; la loro
situazione economica in difficolt, la liquidazione che pesava come
una minaccia sulla ditta di Groningen. Nel naufragio della
Wilhelmina avevano perduto ci che possedevano. Il denaro portato
da Amboine lo avevano certamente ritrovato sul relitto senza farlo
sapere ad altri insieme con il pugnale, di cui si sarebbero serviti
poche settimane dopo. Avevano spogliato inoltre il disgraziato
capitano delle poche migliaia di piastre delle quali solo uno sparuto
quantitativo era stato trovato nella valigia. Chiss poi se Karl Kip
non aveva gi pensato di succedere alla sua vittima nel comando
della nave come del resto era accaduto
In quali condizioni sarebbe stato commesso il reato? I giurati ora
non lo ignoravano pi. Quando il signor Harry Gibson era sbarcato
per recarsi dal signor Hamburg, i due fratelli non erano pi a bordo.
Essi lo aspettavano, lo spiavano Lo avevano seguito nella foresta
di Kerawara per assalirlo e trascinarne poi il corpo fuori del sentiero.
Dopo averlo spogliato del denaro e delle carte, erano tornati a bordo
senza che nessuno potesse sospettare di loro. Il giorno dopo avevano
avuto il coraggio di unirsi al corteo che aveva accompagnato il
capitano all'ultima sua dimora unendo le loro lagrime a quelle del
figlio.
L'accusa chiedeva perci ai giudici di non aver piet per gli
assassini; chiedeva un verdetto di colpevolezza per tutte le
imputazioni: era la pena di morte per Karl e Pieter Kip.
Il difensore prese poi la parola e non venne meno al suo compito.
Ma avrebbe mai potuto sperare che i suoi sforzi sarebbero stati
coronati dal successo? Egli capiva che giudici e pubblico s'erano gi
formati il proprio convincimento; che cosa avrebbe potuto opporre
alle prove raccolte contro gli accusati? Null'altro che presunzioni
morali, le quali non avrebbero avuto peso sul piatto della bilancia!
Parl del passato dei suoi clienti, della loro vita onorata, nota a tutti
coloro che avevano avuto rapporti con loro. Che la ditta di
Groningen non fosse in ottime condizioni finanziarie e che essi
avessero perduto le loro ultime risorse nel naufragio della
Wilhelmina era verissimo! Ma, attentare alla vita del capitano Gibson
per procurarsi qualche migliaio di piastre, cifra modestissima
uccidere colui che aveva salvato loro la vita No! non era
ammissibile! I fratelli Kip erano vittime di una fatalit inspiegabile.
Rimanevano molti dubbi che dovevano esser considerati a loro
favore e guidare la giuria verso l'assoluzione.
Terminato il dibattito, i giurati si ritirarono in camera di consiglio.
Nat Gibson rimase al banco dei testimoni con il capo fra le mani.
Non si creda, per, che l'avvocato della difesa fosse riuscito a far
nascere nel suo animo il pi piccolo dubbio. No! per lui, Karl e Pieter
Kip erano gli assassini di suo padre.
Il signor Hawkins si teneva in disparte; con il cuore infranto
guardava il posto vuoto che tra breve gli accusati avrebbero ripreso
per ascoltare la sentenza.
Il mozzo gli si fece vicino e gli disse con voce tremante:
Signor Hawkins non potevo testimoniare altrimenti, non
vero?
Non potevi, ragazzo mio rispose il signor Hawkins.
Il consiglio andava intanto per le lunghe. Forse la colpevolezza
degli imputati non appariva a tutti dimostrata a sufficienza? Forse la
giuria avrebbe concesso il beneficio delle attenuanti, in relazione al
comportamento dignitoso dei due fratelli che nel corso del dibattito
aveva impressionato favorevolmente i giudici?
Due uomini non riuscivano a dissimulare la loro impazienza: il
nostromo e Vin Mod che sedevano in silenzio l'uno accanto all'altro.
Non avevano bisogno di parlare per capirsi e per dirsi ci che
pensavano. Quello in cui speravano e che occorreva alla loro
impunit era la condanna capitale, l'esecuzione dei fratelli Kip! Una
volta morti, sarebbe stato tutto finito. Vivi, anche se cacciati in fondo
a un bagno penale, avrebbero protestato sempre la loro innocenza, e
forse il caso avrebbe potuto mettere la giustizia sulle tracce dei veri
colpevoli
Dopo trentacinque minuti di camera di consiglio, suon il
campanello e i giurati vennero a prendere il proprio posto in sala. Il
verdetto aveva dunque raccolto l'unanimit.
Il pubblico rientr subito, spingendosi e accalcandosi tra il chiasso
e la confusione.
Riapparsi quasi subito i magistrati il presidente fece annunciare la
ripresa dell'udienza.
Il capo dei giurati fu invitato a far conoscere il verdetto.
Affermativo su tutti i punti, non concedeva agli accusati neppure
le circostanze attenuanti.
Furono fatti entrare Karl e Pieter Kip. Ripresero il loro posto, ma
rimasero in piedi.
Il presidente e i giudici deliberarono allora brevemente sulla pena
da infliggere agli accusati per il crimine di assassinio con
premeditazione.
Karl e Pieter Kip furono condannati a morte. All'annuncio della
condanna seguirono alcuni applausi.
I due fratelli si guardarono con. dolore; si presero per mano, ma
poi allargarono le braccia e, senza dir parola, si strinsero l'uno al
petto dell'altro.

CAPITOLO VII
IN ATTESA DELL'ESECUZIONE
I FRATELLI Kip non dovevano dunque attendersi pi nulla dalla
giustizia degli uomini: essa si era gi pronunciata contro di loro,
senza neppure ammettere attenuanti per il delitto che veniva loro
imputato. Nessun argomento, presentato dalla difesa, era stato
accolto dai giurati. L'atteggiamento fermo e dignitoso mantenuto
dagli accusati nel corso del dibattimento, lo sdegno che a volte Karl
Kip manifestava con parole indignate e le serene spiegazioni di
Pieter Kip nulla avevano potuto contro i fatti esposti e contro le
imputazioni cos malvagiamente accumulate sul loro capo, dopo le
dichiarazioni del miserabile Flig Balt, suffragate dall'ultima
deposizione del mozzo!
Finch Karl e Pieter Kip avevano potuto asserire che l'arma del
delitto non era mai stata trovata nelle loro mani; finch avevano
potuto sostenere, non senza apparente fondamento, che essendo il
kriss l'arma pi diffusa presso gli indigeni della Melanesia, il pugnale
dal quale la ghiera si era staccata doveva appartenere a un indigeno
di Kerawara o dell'isola di York oppure di qualche altro vicino
isolotto, qualche incertezza sembrava ammissibile. Ma quel pugnale
era proprio quello che essi avevano trovato sul relitto e portato a
bordo del James Cook senza mostrarlo a nessuno; com'era dunque
possibile mettere in dubbio la dichiarazione del mozzo che l'aveva
visto nella loro cabina?
La condanna ebbe subito il risultato di dare soddisfazione alla
popolazione di Hobart Town. Nell'odio generale per gli assassini,
c'era gran parte di quell'egoismo caratteristico dei popoli
anglosassoni, che non vuole controprove. L'assassinato era un
inglese; e stranieri, olandesi, erano quelli che l'avevano ucciso In
presenza di tale delitto, chi avrebbe mai osato aver piet per gli
assassini? Nessuno, quindi, del pubblico e neppure uno solo dei
numerosi giornali della Tasmania alz la voce nell'intento di ottenere
la commutazione della pena.
Non si rimproveri al figlio della vittima l'orrore che suscitavano in
lui i fratelli Kip. Credeva nella loro colpevolezza, come credeva in
Dio: una colpevolezza non fondata su presunzioni, ma su prove certe.
Negazioni, proteste, erano tutto quello che gli accusati avevano
potuto opporre a testimonianze concordi e precise. Dopo aver
disperato a lungo di riuscire a rintracciare gli assassini di suo padre,
ora finalmente li conosceva: erano due mostri che dovevano la loro
vita al capitano e che avevano risposto alla sua bont e alla sua
generosit con il pi vile assassinio! Dei pochi motivi, pi o meno
validi, che potevano militare in favore della loro innocenza, egli non
voleva veder nulla, non poteva veder nulla a causa dell'indignazione
e del dolore che lo accecavano.
Il giorno in cui venne emessa la sentenza della Corte criminale,
quando torn a casa disse alla madre:
Madre, pagheranno il loro delitto con la propria testa e mio
padre sar vendicato! La voce gli tremava di sdegno.
Dio abbia piet! mormor la signora Gibson.
Piet per quei miserabili? esclam Nat Gibson, dando quel
significato alla risposta di sua madre.
No, Dio abbia piet di noi, ragazzo mio! rispose la signora
Gibson, stringendo il figlio tra le braccia.
Queste erano le prime parole che Nat Gibson aveva pronunciato,
non appena varcata la soglia della casa paterna.
Ecco ora ci che disse l'armatore, quando si ritrov in presenza
della moglie al termine della udienza:
Condannati
Condannati?
A morte, poveri giovani! Voglia il Cielo che la giustizia
umana non si sia sbagliata!
Dubiti sempre, amico mio?
Sempre!
Come si vede, pi per un'oscura intuizione che per un
convincimento razionale, il signor Hawkins si rifiutava ancora di
riconoscere la colpevolezza dei fratelli Kip. Non riusciva a crederli
colpevoli di un delitto cos odioso verso il loro benefattore per il
quale avevano sempre mostrato molta gratitudine! Il movente, un
movente apparentemente incontestabile, gli sfuggiva. In altri termini,
quale vantaggio avrebbero tratto dalla morte del signor Gibson?
Alcune migliaia di piastre; e per quanto riguarda la speranza di
sostituirlo nel comando della nave, come sarebbe stato possibile
realizzarla, considerato che il nostromo che esercitava le funzioni di
secondo era quello che avrebbe dovuto sostituire il capitano?
Per non tacere nulla, il signor Hawkins era tuttora scosso dalla
deposizione resa dal mozzo J im. Egli era certo che il pugnale,
sequestrato nella camera dei due fratelli nella locanda del Great-
Old-Man, fosse stato visto da J im nella loro cabina, a bordo del
James Cook. Karl oppure Pieter Kip lo avevano preso a bordo del
relitto della Wilhelmina e se non lo avevano mostrato a nessuno ci
derivava dal fatto che a loro non conveniva farlo vedere. L'accusa ne
traeva perci la conseguenza che l'idea del delitto fosse gi germinata
nella loro mente.
Ebbene no! nonostante tante prove schiaccianti e nonostante il
verdetto di colpevolezza emesso da giurati onesti con assoluta
indipendenza di giudizio il signor Hawkins non si arrendeva. Quella
condanna gli ripugnava. Il processo Kip lo turbava profondamente;
se non ne parlava con Nat Gibson, a causa della sua particolare
disposizione d'animo, non per questo ne soffriva meno, sapendolo
ostile alla sua convinzione. Tuttavia, egli non disperava: un giorno o
l'altro la giustizia gli avrebbe dato ragione!
In simili occasioni, di solito, le opinioni spesso non sono
concordi: alcuni ritengono l'accusato innocente, altri colpevole. Ma a
Hobart Town e in altre citt della Tasmania ci non accadeva. Chi
avrebbe mai potuto immaginare un mutamento di opinione in favore
dei fratelli Kip? Il signor Hawkins sapeva perfettamente che tutti
sarebbero stati contro di lui, ma ci non lo scoraggiava: aveva fede! e
che cosa non si pu sperare dal tempo, che spesso il grande
correttore degli errori umani?
Ma stavolta sarebbe forse mancato il tempo. Il ricorso presentato
dai fratelli Kip contro la loro condanna non avrebbe tardato ad essere
respinto. Non c'era motivo per annullare la sentenza e si prevedeva
che la sua esecuzione avrebbe avuto luogo nella seconda quindicina
di marzo, un mese dopo la condanna.
Non si pu negare che quell'esecuzione era attesa con
un'impazienza veramente feroce da quella parte della popolazione
che sempre pronta alla brutalit e agli eccessi e che altro non chiede
che di sostituirsi agli agenti della giustizia; quella insomma che vuol
linciare i colpevoli, o quelli che ritiene tali. E forse ci che sarebbe
capitato a Hobart Town, se i giurati non avessero dato soddisfazione
ai malvagi istinti della folla, se non fosse stata pronunciata dalla
Corte criminale la condanna capitale che essa attendeva. Il giorno
dell'espiazione, quella folla si sarebbe accalcata intorno alla prigione.
E non sarebbero mancati, in prima fila, altri spregevoli furfanti, e
cio Flig Balt e Vin Mod, per assicurarsi con i propri occhi che Karl
e Pieter Kip avrebbero pagato con la vita il delitto di cui soltanto loro
due erano gli autori. Avrebbero potuto allora respirare liberamente e
lanciarsi in altre avventure, senza aver pi nulla da temere!
Dopo l'udienza, i due fratelli erano stati condotti in prigione; e non
ci si stupisca se il loro passaggio aveva provocato gli ignobili insulti
della plebaglia dalla quale si era reso necessario proteggerli. Agli
oltraggi essi avevano opposto un dignitoso e sdegnoso silenzio.
Quando la porta della prigione si chiuse alle loro spalle, il capo
carceriere non li ricondusse nelle celle che avevano gi occupato
separatamente, sin dal loro imprigionamento, ma nelle celle dei
condannati a morte. Se non altro, tra tante pene, avrebbero avuto la
consolazione di essere insieme. In quegli ultimi giorni di vita,
avrebbero potuto, con il pensiero, riandare ai ricordi del passato e
vivere l'uno vicino all'altro, fino ai piedi del patibolo.
In quella cella essi non avevano certo la solitudine che avrebbero
voluto godere ardentemente. I guardiani non dovevano lasciarli soli
n di giorno n di notte, ma sorvegliarli, ascoltare i loro discorsi. Ai
loro sfoghi pi intimi sarebbero state presenti altre persone, alle
quali, senza dubbio, essi non ispiravano nessuna piet.
Abbiamo avuto occasione di rilevare che se Karl Kip aveva dato
pi volte ampio sfogo alla propria indignazione, dinanzi all'orrenda
ingiustizia che vedeva due innocenti mandati a morte, suo fratello,
invece, che cercava sempre di moderare il suo sdegno, si mostrava
tranquillo e rassegnato al suo destino.
Del resto, Pieter Kip non si faceva illusioni sul ricorso che
entrambi avevano firmato seguendo i consigli del loro avvocato. Se
Karl, in fondo al cuore, aveva conservato la speranza che la sentenza
venisse annullata, che si dovesse rifare il processo e che il tempo cos
guadagnato avrebbe permesso alla verit d'emergere in tutto il suo
splendore, egli invece non nutriva alcuna speranza. Pensando alla
gravit delle accuse che pesavano sulle loro spalle, da dove sarebbe
giunto il soccorso? Quale intervento sarebbe stato in grado di salvarli
se non quello della Provvidenza?
Poi, col pensiero tornavano al passato, ai colpi dell'avversa
fortuna che i avevano oppressi e, per cominciare, al naufragio della
Wilhelmina, causa di quelle sventure che li avevano condotti al punto
in cui erano. Sarebbe stato meglio se il James Cook non fosse venuto
a raccoglierli sull'isola di Norfolk! Quanto meglio, se il capitano
Gibson non avesse scorto i loro segnali! Sarebbero certamente morti
di fame e di stenti in quell'isola deserta; ma non della morte
infamante del capestro riservata agli assassini!
Pieter! diceva Karl Kip. Se nostro padre fosse ancora
vivo le vedesse il suo nome disonorato! Questa vergogna lo
ucciderebbe!
Credi che ci avrebbe creduti colpevoli?
No, fratello mio; mai!
E allora cominciavano a parlare di coloro con i quali erano vissuti
per alcune settimane, di coloro che li avevano salvati e che avevano
mostrato per essi tanta simpatia, e verso i quali avevano un grosso
debito di riconoscenza!
Che Nat Gibson, nel suo grande dolore, avesse assunto nei loro
confronti un atteggiamento accusatore, essi lo capivano si
mettevano nei suoi panni era il figlio della vittima! Ma com'era
possibile perdonargli di credere che fossero gli assassini di suo
padre?
Riguardo al signor Hawkins, essi avevano compreso, dal riserbo
della sua deposizione, che il dubbio aveva lasciato qualche ombra nel
suo cuore. Essi dicevano a se stessi che il cuore di quell'uomo onesto
non era forse chiuso del tutto per essi. Alle testimonianze cos sicure
del nostromo e del mozzo, anche se non aveva potuto opporre che
presunzioni morali, egli se non altro le aveva presentate ai giurati
secondo i suggerimenti della sua coscienza.
E i testimoni avrebbero, forse, potuto deporre altrimenti?
Riguardo a Flig Balt, i due fratelli vedevano nel suo miserabile modo
di agire soltanto il soddisfacimento del suo odio, una vendetta contro
il nuovo comandante del James Cook, contro il capitano che aveva
soffocato energicamente la rivolta e inviato il suo capo in fondo alla
stiva. Le carte di Harry Gibson e il pugnale che apparteneva a loro,
se si trovavano nella loro valigia, voleva dire che ce li aveva messi
nel solo intento di annientare i due fratelli colui che li aveva rubati!
Come avrebbero mai potuto immaginare che uno degli assassini di
Kerawara fosse proprio il nostromo?
Neppure il signor Hawkins, che cercava nuove piste, riusciva a
seguirne una sola con qualche speranza di successo. Egli credeva, del
resto, che l'attentato dovesse esser stato commesso da indigeni
dell'isola di York: forse le autorit germaniche avrebbero un giorno o
l'altro finito per scoprirli
Frattanto si avvicinavano il giorno e l'ora in cui due uomini, due
fratelli, avrebbero subito l'estremo supplizio per un delitto che non
avevano commesso!
Sempre pi ossessionato dalla persuasione che Karl e Pieter Kip
fossero innocenti, anche se gli era impossibile averne la prova, il
signor Hawkins aveva cominciato a fare dei passi in loro favore.
Il governatore della Tasmania era ben conosciuto dal signor
Hawkins, il quale stimava sua eccellenza sir Edward Carrigan come
uomo di senno e di sicuro giudizio. Decise perci di domandargli
subito udienza, e la mattina del 25 febbraio si rec da lui. Fu
immediatamente ricevuto.
Il governatore non immaginava neppure alla lontana quale motivo
avesse condotto il signor Hawkins alla sua presenza. Aveva seguito
con interesse, come tutti, il dibattimento del processo Kip e non
dubitava affatto della colpevolezza dei condannati.
Grande fu perci la sua sorpresa, quando il signor Hawkins gli
manifest la sua opinione.
E poich lo ascoltava con molta attenzione, il signor Hawkins
parl con assoluta sincerit e con tanta foga delle due vittime di
quell'errore giudiziario, mettendo in evidenza con grande logica i
punti oscuri e incerti, o quanto meno inspiegabili, della loro causa,
che il governatore ne fu in parte scosso.
Vedo, mio caro Hawkins disse che durante la traversata
a bordo del James Cook Karl e Pieter Kip hanno saputo acquistarsi la
vostra stima, mostrandosene sempre degni.
Li ritenevo e li ritengo ancora dei galantuomini, signor
governatore disse il signor Hawkins con tono convinto. Non
posso fornirvi prove materiali a sostegno della mia persuasione,
perch esse finora mi sfuggono, e forse non le avremo mai Ma
nulla di ci che stato detto nel corso del dibattito, n una sola delle
testimonianze prodotte ha potuto far vacillare la certezza che io ho
dell'innocenza di quei due sventurati. Vostra eccellenza avr notato
che le testimonianze si riducono, in fondo, a una sola: a quella del
nostromo, che io ora ho motivo di considerare con grave sospetto.
Egli ha agito per odio e accusa per vendetta i fratelli Kip di un delitto
di cui essi non sono colpevoli, e che io attribuisco, invece, a qualche
indigeno di Kerawara
Ma c' un'altra testimonianza, oltre a quella di Flig Balt
La testimonianza del mozzo, signor governatore, che io accetto
integralmente perch quel ragazzo incapace di mentire. S, J im ha
visto nella cabina dei fratelli Kip il pugnale che essi non sapevano di
avere. Ma proprio l'arma del delitto? e la storia della ghiera non
potrebbe essere frutto di coincidenze fortuite?
Essa ha sempre valore, e bisognava tenerne conto
Certamente, signor governatore, e perci ha influito sulla
giuria. Tuttavia, ripeto, il passato dei fratelli Kip perora in loro
favore. Per parlarvi in questo modo, bisogna che dimentichi il dolore
suscitato in me dalla morte del mio povero amico Gibson, che
avrebbe potuto mettermi una benda sugli occhi, come capitato a
suo figlio, che io compiango e scuso! Io invece intuisco la verit,
tra le oscurit di questo processo, e sono persuaso che un giorno o
l'altro essa verr a galla!
Il governatore era visibilmente scosso dalle dichiarazioni del
signor Hawkins, di cui conosceva l'animo probo e retto. Le sue
argomentazioni poggiavano senza dubbio sopra un fondamento
morale; ma, dopo tutto, in cause del genere, le prove materiali non
rappresentano l'unica argomentazione e bisogna tener conto anche
delle altre.
Dopo un breve silenzio, sir Edward Carrigan rispose:
Vi capisco, mio caro Hawkins. Mi rendo conto del valore della
vostra opinione. Ma, ora, ditemi: che cosa volete da me?
Che vogliate intervenire, se non altro, per salvare la vita di
quegli sventurati.
Intervenire? rispose il governatore. Voi sapete che il solo
modo di intervenire era quello di fare ricorso contro la sentenza. Il
ricorso stato presentato in tempo utile e rimane solo da sperare che
sia accolto tra brevissimo tempo.
Mentre il governatore parlava, il signor Hawkins non aveva potuto
trattenere un gesto di diniego. A sua volta, rispose:
Signor governatore, non mi faccio illusioni riguardo al ricorso.
Le formalit giuridiche sono state in questo processo regolarmente
seguite. Non c' nessun motivo che permetta d'annullare la sentenza;
il ricorso verr perci respinto.
Il governatore tacque: sapeva che il signor Hawkins aveva
ragione.
Sar respinto, vi ripeto riprese il signor Hawkins. E
allora, signor governatore, voi solo potrete tentare un ultimo sforzo
per salvare i condannati.
Mi chiedete di sollecitarne la grazia?
S, la grazia della regina. Potreste mandare un dispaccio al lord
che a capo della giustizia, affinch la pena sia commutata, la
qualcosa ci consentirebbe di avere l'avvenire dinanzi a noi o
quanto meno che si soprassieda all'esecuzione della sentenza. Avr il
tempo, allora, di fare altri passi; torner, se necessario, a Port Praslin
e a Kerawara, aiuter nelle indagini i signori Hamburg e Zieger, e
finiremo per scoprire i veri colpevoli, senza badare a spese e alla
fatica! Se insisto, lo si deve al fatto che mi sento spinto da una forza
irresistibile: riconosciuta finalmente la verit, la giustizia non avr
motivo di rimproverarsi, dopo, la morte di due innocenti!
Il signor Hawkins salut poi il governatore, non senza che
quest'ultimo lo invitasse a tornare da lui per parlare ancora della
faccenda. Ed proprio ci che quell'uomo di cuore fece ogni giorno.
In tal modo, per la sua devozione, la causa dei due fratelli guadagn
terreno nell'animo di sua eccellenza che alla fine volle unirsi a lui
nell'opera di riparazione.
Il segreto di quei passi rimase custodito dal governatore e dal
signor Hawkins. Nessuno seppe mai che, senza neppur attendere la
decisione relativa al ricorso, Edward Carrigan aveva inviato in
Inghilterra un telegramma ufficiale per chiedere la grazia a sua
maest la regina.
Il 7 marzo, corse voce in citt che il ricorso presentato dai fratelli
Kip era stato respinto. La notizia era fondata e non provoc nessuna
sorpresa. Dall'inizio del processo, tutti s'aspettavano una sentenza di
condanna, anzi la condanna alla pena capitale, e nessuno avrebbe
dubitato che essa non dovesse esser seguita dall'esecuzione.
Nessuno del resto immaginava che il governatore della Tasmania
fosse intervenuto presso la regina, n che il signor Hawkins avesse
fatto presso di lui tante sollecitazioni a questo scopo.
La popolazione di Hobart Town credeva dunque che l'esecuzione
fosse vicina e tutti sanno quale irresistibile e malsana curiosit
provochino questi supplizi, sia presso le popolazioni anglosassoni sia
presso quelle latine.
Secondo le leggi inglesi l'impiccagione dei condannati non viene
eseguita sulla pubblica piazza, ma soltanto alla presenza di alcune
persone a ci designate; e questo gi un progresso. La folla per si
accalca egualmente intorno alla prigione.
Fin dall'alba del 7 marzo, anzi poche ore dopo la mezzanotte,
molti curiosi vi affluivano per vedere issare la bandiera nera che
indica il momento del supplizio.
Dester meraviglia, forse, che tra di essi fossero anche Flig Balt,
Vin Mod, Len Cannon e i suoi compagni, che non avevano ancora
lasciato Hobart Town? Il nostromo e il suo complice volevano
vedere con i propri occhi ridiscendere la bandiera, dopo l'esecuzione
della sentenza, ed essere certi, in tal modo, che altri avevano pagato
per loro il debito per il delitto commesso. Non ci sarebbe stato pi
motivo, allora, di rifare il processo e i due miserabili avrebbero
potuto far ritorno alla loro taverna dove le piastre rubate sarebbero
state spese in gin e whisky.
La signora Gibson e suo figlio, che non si trovavano a Hobart
Town, vi sarebbero rientrati dopo l'esecuzione. Quando Nat ne aveva
parlato al signor Hawkins, l'armatore si era limitato a rispondergli:
Hai ragione, Nat meglio!
Dopo la condanna, il signor Hawkins aveva incontrato pi volte i
marinai Hobbes, Wickley, Burnes e il mozzo. Quella brava gente non
aveva ancora cercato imbarco; forse era loro intenzione attendere che
il James Cook ripigliasse il mare con un altro capitano.
Essi sapevano, del resto, di poter fare assegnamento sul signor
Hawkins, quando egli avesse ricostituito l'equipaggio del brick o di
un'altra nave della sua ditta. inutile dire che avevano rotto ogni
rapporto con Flig Balt, Vin Mod e con gli altri compagni del vecchio
equipaggio della nave.
Il 19 marzo la citt cominciava a stupirsi del fatto che non fosse
ancora giunto l'ordine dell'esecuzione, la qual cosa preoccupava per
motivi personali Flig Balt e Vin Mod. Questi erano fermamente
decisi peraltro, se ci fosse stato un rinvio, a lasciare Hobart Town:
ci prevedendo, gi cercavano una nave in partenza.
Nella giornata del 25 giunse da Londra un dispaccio inviato dal
lord responsabile della giustizia a sua eccellenza il governatore della
Tasmania.
Sua maest la regina d'Inghilterra e imperatrice delle Indie aveva
concesso la grazia: la pena di morte pronunciata contro i fratelli Kip
era stata commutata in quella dei lavori forzati a vita.

CAPITOLO VIII
PORT ARTHUR
UN MESE dopo che i condannati a morte avevano goduto del
beneficio della commutazione della pena, due uomini lavoravano nel
penitenziario di Port Arthur sotto la sferza degli aguzzini.
Questi due forzati non facevano parte della stessa squadra:
separati, non potevano scambiarsi l'un con l'altro n uno sguardo n
una parola. Non condividevano neppure il capanno o la gavetta.
Andavano ciascuno per la propria strada, vestiti dell'ignobile
giubbotto del galeotto, oppressi dalle ingiurie della ciurma, in mezzo
a quella turba di banditi che la Gran Bretagna manda alle sue colonie
d'oltremare. Essi lasciavano il bagno al mattino per rientrarvi la sera,
sfiniti dalla fatica, insufficientemente nutriti con cibi grossolani. Si
buttavano allora sul lettino da campo, accanto a un compagno di
catena, cercando inutilmente l'oblio in poche ore di sonno. Tornato il
giorno, nel calore torrido dell'estate e, pi tardi, nei terribili freddi
invernali, avrebbero ripreso la stessa vita fino all'ora in cui la morte,
tanto spesso invocata, non li avesse liberati da quella esistenza
orribile.
Quei due uomini erano i fratelli Kip, gi da tre settimane nel
penitenziario di Port Arthur.
Fino alla met del secolo XVII, la Tasmania, come si sa, fu abitata
soltanto dalle pi misere popolazioni della terra, e cio da indigeni
inselvatichiti quasi come animali. I primi europei che avevano posto
piede su quella grande isola non valevano certamente pi dei
selvaggi. Dopo costoro erano per giunti gli emigranti, i quali, con
l'aiuto del tempo e con molta buona volont, ne avevano fatto una
fiorente colonia.
A quel tempo la Gran Bretagna aveva gi stabilito un bagno
penale a Botany Bay, sulla costa orientale dell'Australia, chiamata
allora Nuova Galles del Sud. Ritenendo che i francesi volessero
creare un analogo bagno penale in terra tasmaniana, essa si affrett a
precederli, come fece in seguito nella Nuova Zelanda.
Verso la fine dell'anno 1803, J ohn Bowin lasci Sydney con un
drappello di truppe coloniali e sbarc sulla riva sinistra del fiume
Derwent, venti miglia sopra la foce, nel luogo detto Ridens. Bowin
conduceva un certo numero di condannati, che assommarono a
quattrocento l'anno seguente, sotto il comando del tenente colonnello
Collins.
Questo ufficiale abbandon Ridens e gett le fondamenta di
Hobart Town sull'altra riva del Derwent, nel luogo in cui un piccolo
fiume fornisce l'acqua dolce, in fondo alla baia di Sullivan Cove,
nella quale trovavano ottimo ancoraggio anche le navi di grosso
tonnellaggio. La nuova citt non tard a estendersi; uno dei suoi
primi edifici civili a essere costruito fu il bagno, chiuso da quattro
alte mura di pietra dura come il granito.
Tre elementi hanno contribuito a formare la popolazione della
Tasmania: gli uomini liberi, e cio gli emigranti, coloni che hanno
abbandonato volontariamente il Regno Unito; gli emancipati, e cio i
deportati ai quali era stato concesso il condono della pena per buona
condotta, o perch avevano scontato interamente la pena; i deportati,
infine, che non appena a terra passavano immediatamente sotto la
sorveglianza del sovrintendente, detto anche commissario delle
ciurme.
I deportati si dividevano in tre categorie:
1. I condannati alle pene pi gravi, ospiti del bagno, che venivano
utilizzati, sotto la direzione degli agenti di polizia, nei lavori pi
faticosi: in particolare, nella costruzione di strade.
2. I condannati per colpe meno gravi (i magistrati inglesi avevano
spesso la mano pesante) i quali ottenevano il favore di prestare
servizio presso i coloni, senza riceverne salario, ma erano da questi
alloggiati e nutriti, secondo la razione regolamentare, e messi in
grado di attendere alla domenica ai loro doveri religiosi.
3. I condannati che, per la loro buona condotta, avevano la libert
di lavorare per proprio conto: alcuni di costoro erano riusciti a far
fortuna e a essere indipendenti, anche se, nonostante i tentativi fatti
dai governatori, nessuno di essi avrebbe potuto essere ammesso nella
societ degli uomini liberi.
Tali erano stati i primi provvedimenti adottati dalla colonia, agli
inizi, per l'ordinamento penale, e tali erano state le categorie dei
deportati, sia uomini sia donne. Dumont d'Urville dice che al suo
arrivo in Tasmania, verso il 1840, le pene inflitte ai condannati erano
distinte a seconda della gravit del delitto nel modo che segue:
rimprovero, condanna a far girare la ruota di un mulino per un
limitato periodo di tempo, lavori forzati durante il giorno e cella
d'isolamento durante la notte, lavori forzati sulle grandi strade, lavori
forzati nelle squadre incatenate e, infine, invio al penitenziario di
Port Arthur.
A proposito di quest'ultimo penitenziario opportuno ricordare
che nel 1768 era stato fondato un penitenziario sull'isola di Norfolk:
l'isola in cui erano stati raccolti i due naufraghi della Wilhelmina
Karl e Pieter Kip. Ma nel 1805 il governo lo aveva fatto evacuare
perch, mancando di un porto, lo sbarco vi era reso difficile. L'isola
tuttavia torn pi tardi ad essere sede di colonia penale, dove
l'amministrazione deportava i pi pericolosi criminali della Tasmania
e della Nuova Galles del Sud. Nel 1842 questo penitenziario fu
definitivamente abbandonato e sostituito con quello di Port Arthur.
16

Oltre al bagno di Hobart Town, la Tasmania ne possedeva un
altro, del quale opportuno far conoscere la situazione con qualche
particolare.
Incisa profondamente a sud dalla Storm Bay, la grande isola
limitata a ovest dal litorale molto frastagliato, attraversato dal
Derwent, la cui riva destra occupata da Hobart Town. A oriente ha
per frontiera la penisola di Tasman, battuta, dall'altro lato, dalle
lunghe onde del Pacifico. Al nord, essa legata da un istmo molto
stretto alla penisola di Forestier, congiunta a sua volta al distretto di
Panbroke da una stretta lingua di terra. Al sud, verso il largo, si
proiettano le punte aguzze del capo del Sud Ovest e del capo Pillar.
Dall'istmo, che congiunge le penisole Forestier e Tasman fino al
capo Pillar, corrono circa sei miglia: fu in una piccola baia della

16
Oggi Port Arthur destinato ad altro uso: la casa di pena in Tasmania non esiste
pi.. (N.d.A.)
costa meridionale che l'amministrazione fond il penitenziario di
Port Arthur.
La penisola di Tasman ricoperta da fitte foreste, ricchissime di
piante idonee alla cantieristica navale, tra cui alberi dal legno
durissimo che ha l'apparenza e la qualit del tek. Molti alberi gi
secolari sono riconoscibili dal tronco gigantesco, spoglio di rami
laterali, le cui fronde si stendono soltanto sulla cima.
La piccola citt di Port Arthur si sviluppa in forma di anfiteatro
sulla collina in fondo alla baia. Il suo porto, riparato dalle alture
circostanti e ben attrezzato per lo sbarco, offre sicurezza alle navi,
alle quali spesso le furiose raffiche del nord-ovest impediscono di
penetrare nelle acque della Storm Bay. Del resto, le navi vi si
inoltrano, eccezion fatta per i bisogni del penitenziario, soltanto per
necessit, non esistendo affatto il commercio, in quel porto al quale
l'avvenire potrebbe riservare una certa prosperit se ne fosse mutato
l'uso che se ne fa.
La popolazione di Hobart Town composta soprattutto di
impiegati governativi, d'agenti di polizia e soldati delle due
compagnie di fanteria. Posto agli ordini di un capitano, il personale
doveva provvedere a custodire e far funzionare il penitenziario. Il
capitano si chiamava allora Skirtle; risiedeva a Port Arthur, ove
occupava una comoda abitazione, sopra un'altura del litorale, la cui
vista si stendeva sul mare.
A quel tempo, il penitenziario era diviso in due parti, destinate a
due distinte categorie di deportati.
La prima era posta a sinistra, entrando nel porto. Il suo nome
Point Puer indicava che essa era destinata ai giovani detenuti:
ospitava infatti varie centinaia di ragazzi tra i dodici e i diciotto anni.
Deportati troppo spesso per delitti non gravi, occupavano delle
baracche di legno attrezzate a laboratori e a dormitori. Si cercava in
tal modo di ricondurli sulla retta via per mezzo del lavoro, con
l'istruzione moralizzatrice che il regolamento imponeva e con le
lezioni che i ragazzi ricevevano da un pastore incaricato di
provvedere alle pratiche religiose. A volte, ne venivano fuori bravi
calzolai, falegnami, carpentieri e buoni operai in altri mestieri
manuali che avrebbero potuto assicurar loro una vita onesta. A quei
giovani reclusi la vita per era resa dura dalle minacce delle
punizioni, come l'internamento in cella, l'essere posti a pane e acqua
e l'uso dello staffile sempre brandito dai guardiani contro i
recalcitranti.
Una parte di quelli che lasciavano il penitenziario, dopo avere
scontato la pena, rimanevano nella colonia per lavorarvi come operai,
il resto invece ritornava in Europa. I primi conservavano traccia delle
buone lezioni ricevute; i secondi, purtroppo, non tardavano a
dimenticarle. Risospinti sulla via del crimine, erano nuovamente
condannati alla deportazione, quando non finivano sulla forca, e in
tal caso rinchiusi nel penitenziario degli uomini, talora a vita, e
sottoposti ai rigori di una ferrea disciplina.
La seconda parte conteneva circa ottocento deportati ed per
questo motivo che era stato giustamente detto che essa conteneva la
feccia dei banditi d'Inghilterra, scesi fino all'ultimo gradino della
scala della depravazione umana. cos erano un tempo i deportati
dell'isola di Norfolk, prima che venissero trasferiti in Tasmania. Non
ce n'era uno solo che non avesse una fedina penale piena di assassinii
o di furti. Quasi tutti erano stati condannati alle pene pi gravi,
tranne quella determinante: la pena di morte.
A Port Arthur era stata presa, ovviamente, ogni precauzione per
impedire le evasioni, le quali avevano qualche probabilit di riuscita
soltanto se fatte dalla parte del mare e sempre che i fuggiaschi
riuscissero a impadronirsi di un'imbarcazione che li trasportasse in
un punto del litorale, di l dalla penisola di Tasman. Ma occasioni
del genere erano rare. I deportati non avevano accesso al porto, a
meno che non vi fossero impiegati per qualche lavoro, e in questo
caso erano sempre rigorosamente sorvegliati.
Ma se era difficile evadere dal mare, non era forse possibile
fuggire via terra, considerato che i deportati non erano pi in
un'isoletta come lo erano nell'isola di Norfolk? Qualcuno era
certamente riuscito a evadere dal penitenziario e a rifugiarsi nei
boschi circostanti, sottraendosi a ogni ricerca; ma, cos facendo, si
era condannato a una vita ancora pi terribile di quella del bagno e
aveva finito per morire di stenti e di fame. Ma c'erano anche molte
probabilit che essi venissero ripresi: nel cuore di quelle foreste, che
le pattuglie percorrevano giorno e notte, erano stati notevolmente
aumentati i posti di sorveglianza, nei quali le guardie si davano il
cambio ogni due ore!
Per evadere, i fuggiaschi avrebbero dovuto poter lasciare la
penisola di Tasman, ma ci non sarebbe stato possibile.
L'istmo di Eagle Hawk Neck, e cio l'istmo dell'Aquila-Sparviero,
che la congiunge alla penisola di Forestier, non misura nella parte pi
ristretta pi di cento passi di larghezza. Su questo greto, che non
presentava riparo alcuno, l'amministrazione aveva fatto piantare dei
pali vicinissimi l'uno all'altro. A questi pali erano legati dei cani, le
cui catene avrebbero potuto incrociarsi: erano una cinquantina di
mastini, feroci come belve; chiunque avesse tentato di forzare questa
linea sarebbe stato sbranato in un batter d'occhio. Nel caso che un
evaso vi fosse riuscito, altri cani, chiusi entro canili eretti su palafitte,
avrebbero segnalato la sua presenza alle sentinelle scaglionate sul
greto. Stando cos le cose, sembrava che i deportati dovessero
rinunciare a ogni speranza di evasione.
Questo era il penitenziario di Port Arthur, riservato ai malfattori
pi pervicaci e pi irrequieti, ed era l che Karl e Pieter Kip erano
stati condotti quindici giorni dopo la commutazione della loro pena.
Nel corso della notte, un canotto era venuto a prenderli all'estremit
del porto e li aveva tratti a bordo del piccolo avviso che prestava
servizio per conto dello stabilimento penale. L'avviso aveva
attraversato la Storm Bay e, dopo aver doppiato il capo del Sud
Ovest, era entrato nel porto e si era accostato al molo. I due fratelli,
subito incarcerati, erano rimasti poi in attesa di comparire dinanzi al
comandante di Port Arthur.
Il capitano Skirtle aveva cinquantanni, ma possedeva l'energia
richiesta dalle sue difficili funzioni; era senza piet quando occorreva
esserlo, ma giusto e buono verso quei disgraziati che mostravano di
meritare la sua giustizia e la sua bont. Se puniva con rigore le gravi
colpe contro la disciplina, non tollerava per che gli agenti a lui
sottoposti abusassero dei loro poteri. La severit regolamentare che
applicava ai deportati, egli l'applicava egualmente agli agenti
incaricati di sorvegliarli.
Il capitano Skirtle abitava a Port Arthur gi da una decina di anni,
con la moglie, che era sui quarant'anni, con il figlio William e con la
figlia Belly, rispettivamente di quattordici e dodici anni. Poich la
signora Skirtle abitava nella villa di cui si detto, ella non aveva mai
avuto rapporti con il personale del penitenziario. Il capitano, invece,
giungeva ogni mattina, vi trascorreva gran parte della giornata e
tornava a casa alla sera. Ogni mese, egli faceva vari giri d'ispezione
nell'interno della penisola, fino all'istmo di Eagle Hawk Neck,
visitava i posti di sorveglianza, passava in rivista le squadre che
lavoravano nella costruzione delle strade. Per ci che riguarda la sua
famiglia, baster dire che, oltre alle passeggiate fatte nei dintorni di
Port Arthur, attraverso le bellissime foreste circostanti, essa si faceva
portare dall'avviso a Hobart Town, quando ne aveva voglia,
continuando a mantenere cos le sue relazioni con la capitale della
Tasmania.
Quando si recava al penitenziario di Point Puer, il comandante
aveva preso l'abitudine di far condurre alla sua presenza i ragazzi che
il giorno prima si erano macchiati di qualche colpa per ammonirli e
applicar loro le pene previste dal regolamento. Si giudichi fino a qual
punto di perversione giungessero, a volte, questi piccoli mostri! Un
ragazzo che nutriva rancore verso un agente di polizia, quando gli si
fece intravedere la forca, in un prossimo futuro, se non si fosse
corretto, rispose: Che importa? seguir l'esempio di mio padre e
di mia madre! ma prima d'essere impiccato, ammazzer quell'agente!
Dopo aver visitato Point Puer, il signor Skirtle si rec al
penitenziario degli uomini. Qui, la mattina del 5 aprile, comparvero
per la prima volta dinanzi a lui Karl e Pieter Kip.
Il capitano sapeva gi del loro processo che aveva fatto scalpore
ed era terminato con la condanna a morte degli accusati. Nonostante
la grazia concessa dalla regina, il delitto, reso pi odioso per il modo
in cui era avvenuto, non gravava meno sulle loro spalle. Essi
dovevano essere trattati, dunque, con la massima severit, senza
concessioni che attenuassero la loro pena.
Il comandante non pot non essere stupito, tuttavia,
dell'atteggiamento che i due fratelli tennero dinanzi a lui. Dopo avere
risposto alle domande che egli aveva loro rivolte, Karl Kip disse con
voce ferma:
La giustizia degli uomini ci ha condannati, signor comandante,
ma noi siamo innocenti. Non abbiamo ucciso il capitano Gibson!
Si tenevano per mano, come quando si erano trovati dinanzi alla
Corte criminale, e fu quella l'ultima volta che si scambiarono una
stretta fraterna.
Gli agenti li condussero via separatamente: avevano avuto l'ordine
di non farli mai rimanere insieme. Furono assegnati a due squadre
diverse e non ebbero pi la possibilit di parlare tra di loro; a
malapena, avrebbero avuto l'occasione di vedersi da lontano.
Ebbe allora inizio per loro la terribile esistenza del forzato che
indossa la gialla divisa del penitenziario di Port Arthur. Non erano
accoppiati, per, come si suol fare in altri paesi, a un compagno
legato alla stessa catena. A onore della Gran Bretagna, occorre dire
che questa tortura, pi morale che fisica, non era stata mai imposta
nelle colonie inglesi. Una catena lunga tre piedi circa impacciava le
gambe del condannato, il quale, se voleva camminare, doveva
sollevarla fino alla cintola. Ma se l'accoppiamento costante a Port
Arthur non esisteva, a volte, per motivi disciplinari, i forzati della
stessa squadra venivano legati insieme e lavoravano insieme al
trasporto di fardelli.
I fratelli Kip non erano stati sottoposti all'orribile pena della
chain-gang.
17
Per lunghi mesi, senza potersi scambiare una sola
parola, essi, in squadre separate, avevano lavorato alla costruzione di
strade che il governo faceva aprire attraverso la penisola di Tasman.
Il pi delle volte, quando la giornata era finita, rientravano nei
dormitori del penitenziario, dove i deportati erano rinchiusi in gruppi
di quaranta. Quale sollievo, tra tante pene, se avessero potuto
incontrarsi e riposare l'uno accanto all'altro, anche quando passavano
la notte nel cantiere all'aria aperta!
Soltanto alla domenica, Karl e Pieter avevano la gioia di
intravedersi, quando i forzati si raccoglievano nella cappella dove un
pastore metodista attendeva al servizio religioso. Che cosa dovevano
pensare, quei due innocenti, della giustizia degli uomini, nel trovarsi
in mezzo a tanti criminali, le cui catene stridevano lamentosamente
tra canti e preghiere?

17
Squadra di forzati incatenati tra di loro.
Ci che spezzava il cuore di Karl Kip, ci che suscitava in lui
moti di ribellione che avrebbero potuto avere gravi conseguenze, era
il fatto che suo fratello venisse sottoposto a lavori cos faticosi. Egli
godeva di una salute di ferro, aveva una robustezza eccezionale e
avrebbe potuto sopportarli, anche se la razione di vitto del bagno
fosse appena bastata a sostentarlo: tre quarti di libbra di carne fresca,
oppure otto once di carne salata, mezza libbra di pane, oppure quattro
once di farina e mezza libbra di patate. Ma Pieter, che era di
costituzione meno robusta, avrebbe potuto resistere? Dopo gli ultimi
calori di un clima quasi tropicale, vestiti soltanto del brutto
camiciotto giallo del bagno, avrebbero sofferto il freddo intenso, le
raffiche glaciali e le fitte nevicate. Bisognava continuare a fare il
lavoro, sotto le minacce delle guardie e la frusta degli aguzzini. Non
era consentito nessun riposo, tranne per i brevi momenti del pasto, a
met giornata, in attesa del ritorno al penitenziario. E poi c'erano le
punizioni disciplinari che si abbattevano su quei disgraziati alla
minima resistenza: la segregazione in cella, il supplizio della chain-
gang e, infine, la pi terribile di tutte le altre, quella che a volte
portava alla morte del colpevole: la fustigazione con il gatto a nove
code!
Un'esistenza del genere non avrebbe potuto non far nascere nei
deportati l'irresistibile desiderio di evadere. Alcuni tentavano di
fuggire nonostante i numerosi pericoli e le scarse probabilit di
riuscirvi. Quando i fuggitivi venivano ripresi nelle foreste della
penisola, era il gatto che li castigava dinanzi a tutto il personale del
penitenziario. Il gatto a nove code, impugnato da un braccio
vigoroso, colpiva le reni nude del paziente e solcava di strisce la
carne fino a mutarla in una specie di poltiglia sanguinolenta.
Se Karl a volte era in procinto di ribellarsi contro i rigori della
disciplina, Pieter invece vi sottostava nella speranza che un giorno la
verit sarebbe venuta a galla e che un fatto, un incidente o una
scoperta, avrebbe dimostrato la loro innocenza. Per quanto penosa e
disonorante fosse, egli accettava dunque la vita del bagno; e se non
possedeva la vigoria fisica del fratello, la forza morale gli permetteva
di sopportarla, sorretto com'era da una cieca fiducia in Dio. Ci che
pi lo tormentava era il timore che Karl non riuscisse a dominarsi e
che si lasciasse andare a qualche atto violento. Karl non avrebbe
cercato di fuggire, non lo avrebbe lasciato solo nel penitenziario, dal
quale non sarebbero usciti che insieme! Ma in un'ora di grande
disperazione, Karl avrebbe potuto eccedere, mentre lui, Pieter, non
gli era vicino per calmarlo e trattenerlo.
Inquieto e preoccupato Pieter ritenne di dover fare qualcosa. Un
giorno, durante l'ispezione del comandante, os rivolgergli la parola
con voce supplichevole. Non gli chiese di essere riunito al fratello, di
lavorare cio nella stessa squadra, ma di concedergli di trascorrere
qualche momento con lui.
Il capitano Skirtle attese che Pieter finisse di parlare mentre
l'osservava con attenzione: pareva che facesse capolino in
quell'attenzione un certo interesse per i due fratelli. Ci era dovuto
forse al fatto che Karl e Pieter Kip appartenevano a una classe
sociale nella quale si reclutano assai di rado gli ospiti del bagno? O
forse perch il signor Hawkins, con l'appoggio del governatore,
aveva continuato a interessarsi alla loro sorte? Era mai possibile che
dopo aver ottenuto la commutazione della pena quel brav'uomo
continuasse a fare il necessario per ottenere che fosse loro mitigata la
disciplina del bagno?
Il signor Skirtle non lasci trapelare nulla di ci che pensava. I
fratelli Kip non erano per lui e non potevano esser altro che due
uomini condannati per assassinio. Era gi molto che la piet della
regina avesse risparmiato loro l'estremo supplizio. Pi tardi, forse,
egli avrebbe potuto accogliere la richiesta di Pieter Kip, ma non ora.
Con il cuore gonfio, soffocato dai singhiozzi, Pieter non ebbe
l'animo di insistere; ne aveva compreso l'inutilit e rientr nella fila.
Erano trascorsi quasi sei mesi dall'arrivo dei due fratelli nel
penitenziario. L'inverno stava per finire. Era stato un inverno duro da
sopportare per quei disgraziati che non intravedevano nessuna
possibilit di miglioramento della loro condizione. Tuttavia, un
cambiamento si verific, ed ecco in quali circostanze.
Una bella mattina era il 15 settembre il signor Skirtle aveva
compiuto una lunga gita con moglie e figli attraverso la foresta.
Giunto all'istmo di Eagle Hawk Neck erano scesi dalla vettura.
Poco lontano, alcuni deportati erano intenti a scavare un canale di
irrigazione e il comandante aveva voluto ispezionare i lavori.
Le squadre delle quali facevano parte Karl e Pieter Kip
lavoravano insieme, ma a qualche distanza l'una dall'altra. I due
fratelli non avevano neppure avuto la consolazione di vedersi,
separati com'erano da una fitta fila di alberi.
Terminata la visita, il signor Skirtle e la sua famiglia si
disponevano a salire in carrozza, quando si udirono delle grida
provenienti dalla parte della palizzata che chiudeva l'istmo. Quasi
subito, si unirono alle grida dei furiosi latrati: erano i cani legati ai
pali della spiaggia, a meno di trecento passi, che abbaiavano
furiosamente.
Spezzata la catena, un cane si era lanciato verso la foresta, tra le
grida degli agenti e gli urli di tutta la squadra. Si sarebbe detto che il
mastino volesse avventarsi contro i deportati, di cui conosceva bene
la divisa. Spaventato dai loro urli, il mastino balz verso la foresta
prima che i guardiani riuscissero a riprenderlo.
Non restava al capitano che risalire in vettura e andarsene, prima
che il cane spaventasse i cavalli. Disgrazia volle che questi ultimi si
impaurirono prima che il cocchiere riuscisse a trattenerli e fuggirono
in direzione di Port Arthur.
Venite! grid il signor Skirtle alla moglie e ai figli,
trascinandoli verso una grande macchia d'alberi, nella speranza di
trovarvi rifugio.
Ma ecco apparire il mastino con la bava alla bocca e gli occhi che
lanciavano fiamme. Emetteva ruggiti da belva. Con un salto, si lanci
sul giovane Skirtle e gli balz alla gola gettandolo a terra.
Si udivano gi le grida delle guardie che accorrevano dal bosco.
Nel vedere il pericolo corso dal figlio, il signor Skirtle stava per
gettarsi sull'animale quando due braccia vigorose lo respinsero.
Un istante dopo il giovane Skirtle era salvo, mentre il cane era alle
prese con colui che lo aveva salvato e che il mastino aveva addentato
al braccio sinistro con le sue poderose zanne, lacerandoglielo
furiosamente.
Ma l'uomo gli piant nel corpo il ferro da zappa che teneva in
mano; l'animale cadde allora a terra, ansante.
La signora Skirtle stringeva intanto il figlio tra le braccia,
colmandolo di tenere carezze. Il capitano si volse allora verso
l'uomo: la divisa gialla diceva che egli era un galeotto.
Era Karl Kip. Lavorava a un centinaio di passi di distanza, quando
aveva udito le grida degli agenti e aveva visto il cane lanciarsi nella
foresta. Senza preoccuparsi del pericolo, si era precipitato allora sulle
tracce del mastino.
Il comandante riconobbe l'uomo. Karl Kip perdeva sangue da
un'orribile ferita. Il signor Skirtle stava per andare a ringraziarlo e a
fargli prestare le prime cure, ma fu preceduto da Pieter Kip.
Nell'udire le grida che provenivano al di qua del margine della
foresta, le squadre erano accorse sul posto contemporaneamente agli
agenti.
Oltrepassati gli alberi, Pieter Kip vide suo fratello a terra, accanto
al corpo dell'animale. Corse verso di lui, gridando:
Karl! Karl!
Invano i guardiani cercarono di trattenerlo. Del resto, un cenno del
capitano, verso il quale la signora Skirtle tendeva le mani e il cui
figlio implorava piet per il suo salvatore, fece arretrare gli agenti.
Per la prima volta, dopo sette lunghi mesi di separazione, di pene e di
disperazione, Karl e Pieter Kip piangevano nelle braccia l'uno
dell'altro.

CAPITOLO IX
INSIEME
TRASPORTATO al penitenziario nella carrozza del comandante,
Karl Kip fu deposto in una sala dell'infermeria, dove suo fratello,
autorizzato a stargli vicino, non tard a raggiungerlo.
Quali sentimenti di riconoscenza non dovevano nutrire per
quell'uomo i coniugi Skirtle! Il suo coraggio aveva risparmiato al
figlio un'orribile morte.
In un primo momento, per un irresistibile slancio del cuore, il
ragazzo si era gettato ai piedi del padre, ripetendo con voce rotta dai
singhiozzi:
Grazia, pap grazia per lui!
La signora Skirtle si era unita al figlio; entrambi supplicavano il
comandante, come se egli avesse avuto la facolt di accondiscendere
alla loro richiesta e restituire la libert a Karl Kip!
Ma, era mai possibile dimenticare il delitto per il quale i due
fratelli, gi condannati alla pena capitale, erano stati rinchiusi per
sempre nel bagno di Port Arthur?
Nulla sapendo delle trame di Flig Balt e di Vin Mod, come
avrebbe potuto il signor Skirde mettere in dubbio la colpevolezza dei
condannati? Il fatto che uno di essi, rischiando la vita, fosse riuscito a
salvare quella del ragazzo, non escludeva che essi fossero gli
assassini di Harry Gibson e puniti come tali. Quel gesto di altruismo,
per quanto nobile, avrebbe mai potuto riscattare un orribile delitto?
Amico mio, possibile far qualcosa in favore di quell'infelice?
chiese la signora Skirtle, non appena il marito rientr a casa, dopo
aver affidato il ferito al medico.
Nulla rispose il comandante. Non si pu che
raccomandarlo: alla benevolenza dell'amministrazione, perch venga
trattato meno severamente e sia esentato dai lavori forzati.
Credo che occorra informare subito il governatore
dell'accaduto.
Lo sapr prima di sera rispose il signor Skirtle. Si potr
ottenere soltanto una mitigazione della pena, ma non gi una
riduzione. Karl Kip e suo fratello hanno gi ottenuto un grandissimo
favore: stata fatta loro grazia della vita.
Ne ringrazio il Cielo, come ringrazio lui; ha potuto, cos,
salvare nostro figlio!
Amica mia, far il possibile per Karl Kip, in segno di
gratitudine rispose il comandante. Anche perch, da quando
sono giunti a Port Arthur, la condotta dei due fratelli stata
esemplare; non mai capitato di dover applicare nei loro confronti la
severit del regolamento. Pu darsi che io riesca a ottenere dalla
superiore amministrazione che essi non siano pi costretti a lavorare
fuori del penitenziario (lavoro molto penoso per gente della loro
condizione sociale) e che possa occuparli, invece, nei lavori d'ufficio
del penitenziario. Sarebbe un gran sollievo per loro. Tu sai per quale
crimine sono stati condotti dinanzi alla Corte e su quali indiscutibili
prove si fondata la convinzione dei giurati.
Ma come possibile esclam la signora Skirtle che un
uomo capace di un atto di questo genere possa essere un assassino?
Eppure, non c' ombra di dubbio. I Kip non hanno mai potuto
provare la loro innocenza.
Ma tu sai che cosa pensa il signor Hawkins insistette la
signora Skirtle.
Lo so; egli non li crede colpevoli, ma non ha potuto far nulla
per dimostrarlo. Ha potuto ottenere, per mezzo del governatore,
soltanto la commutazione della pena.
Pensa, dunque, come la condanna gli sembrer ancora pi
ingiusta riprese la signora Skirtle quando sapr in quale modo
si comportato oggi Karl Kip
Il marito non rispose; era rimasto turbato da ci che gli aveva
detto il signor Hawkins sul conto dei due fratelli, ma poi,
riflettendoci, aveva detto & se stesso: lecito aver dei dubbi
dinanzi alle prove rappresentate dalle carte di Harry Gibson in
possesso di Karl e di Pieter Kip, e dal kriss, arma del delitto, trovato
nella loro valigia?.
- In ogni caso, amico mio, debbo chiederti un favore disse
ancora la signora Skirtle. Un favore che puoi farmi e che spero
non mi rifiuterai.
Vuoi che i due fratelli non siano pi separati l'uno dall'altro?
S, mi hai capito. Spero che oggi stesso autorizzerai Pieter Kip
a rimanere accanto al fratello e a prestargli le sue cure.
Lo far certamente disse il signor Skirtle.
Andr a trovarlo aggiunse la signora Skirtle e far in
modo, da parte mia, che non gli manchi nulla. Chiss, forse con il
tempo
Nell'attesa il desiderio dei due fratelli sarebbe stato esaudito; non
sarebbero stati pi divisi come il loro cuore aveva sempre desiderato.
Da quel giorno, Karl e Pieter Kip si videro tutti i momenti. Tre
settimane dopo, quando, una volta cicatrizzatasi la ferita, Karl Kip
dovette lasciare l'infermeria, tutti e due passeggiavano nel cortile del
penitenziario. Occupavano ora la stessa sala, dormivano nello stesso
dormitorio e lavoravano nella stessa squadra. Alla fine furono addetti
ai lavori del penitenziario, con la speranza d'essere utilizzati tra non
molto nei lavori d'ufficio.
Si pu immaginare facilmente che cosa si dicessero i due fratelli,
quale fosse l'argomento costante delle loro conversazioni e quali
prospettive offrisse loro l'avvenire.
Quando il pi giovane dei due vedeva il fratello abbandonarsi al
timore che la verit non dovesse pi venire a galla, egli gli diceva:
Rinunciare alla speranza una colpa verso Dio! Ci stata
risparmiata la vita: vuol dire che la Provvidenza dispone che gli
assassini un giorno saranno scoperti e che la nostra riabilitazione sar
proclamata pubblicamente.
Il Cielo ti ascolti, Pieter rispondeva Karl Kip. Invidio la
tua fiducia! Ma, infine, chi potrebbe avere ucciso il capitano Gibson?
Evidentemente gli indigeni di Kerawara, se non quelli dell'isola di
York o di qualche altra isola dell'arcipelago! Come scoprirli, tra tanti
melanesiani sparsi un po' dovunque?
Pieter Kip ne conveniva, sarebbe stato difficile Nondimeno,
egli aveva fede: forse sarebbe accaduto un fatto inatteso forse i
signori Zieger e Hamburg avrebbero ottenuto altre informazioni
Del resto, siamo certi che gli assassini siano indigeni? disse
un giorno, vedendo il fratello in preda alla disperazione.
Karl Kip gli aveva preso la mano e, guardandolo negli occhi,
aveva detto:
Che cosa vuoi dire? Spiegati! Credi che il delitto possa essere
stato commesso da un colono, oppure da un impiegato delle agenzie?
No, fratello mio!
Un marinaio, allora? C'erano alcune navi nel porto di
Kerawara.
C'era anche il nostro brick aveva risposto Pieter.
Il nostro brick! Il James Cook!
E nel ripetere quel nome Karl Kip interrogava il fratello con lo
sguardo.
Fu allora che Pieter gli partecip i sospetti insinuatisi nel suo
animo. L'equipaggio del brick non aveva forse uomini pi che mai
sospettabili? tra i quali i marinai reclutati a Dunedin che avevano
preso parte alla rivolta capeggiata da Flig Balt? E, fra questi uomini,
Len Cannon (per citarne uno solo) non poteva forse avere appreso
che il capitano Gibson aveva con s, oltre alle carte di bordo, anche
alcune migliaia di piastre, quando si era recato dal signor Hamburg?
Quel pomeriggio, Len Cannon e i suoi compagni erano scesi a terra;
potevano avere spiato Harry Gibson, averlo seguito nella foresta per
assalirlo, ucciderlo e svaligiarlo
Karl ascoltava il fratello con ansiosa attenzione. Gli sembrava che
si facesse luce in lui un fatto nuovo: una rivelazione! Non gli era mai
venuto in mente che l'assassinio potesse trovare spiegazione anche
senza l'intervento degli indigeni. Ed ecco che Pieter ora gli
dimostrava che poteva esserne colpevole Len Cannon o un'altra
recluta!
Dopo qualche attimo di riflessione, disse:
Pur ammettendo che gli assassini possano essere ricercati tra
questi uomini, certo per che il capitano Gibson fu ucciso con un
pugnale malese.
S, Karl; e io aggiungo: con il nostro!
Il nostro? Ne sei sicuro?
Sin troppo certo disse Pieter Kip. Proprio con il nostro,
di cui fu ritrovata la ghiera nel bosco di Kerawara.
Come mai il nostro pugnale potrebbe essere caduto nelle mani
degli assassini?
Perch ci stato rubato.
Rubato?
stato portato via dal relitto della Wilhelmina, mentre noi lo
visitavamo.
Rubato! ma da chi?
Da uno dei marinai che conducevano il canotto e che, come
noi, sal sul relitto.
Chi erano quei marinai? Ricordi il loro nome?
Vagamente. C'era con noi Nat Gibson, che aveva voluto
seguirci,, ma non ricordo pi da quali marinai il capitano ci avesse
fatto accompagnare.
C'era il nostromo, forse?
Flig Balt era rimasto a bordo, ne sono sicuro.
E Len Cannon?
Mi sembra di averlo visto sul relitto, ma non ne sono sicuro.
Ma, non importa; lui o un altro, certo che qualcuno entrato nella
nostra cabina, anche se dopo di noi, ha trovato il kriss in qualche
angolo, dove noi non lo avevamo visto. In un secondo tempo, quando
quei miserabili hanno pensato al delitto, si sono serviti del nostro
pugnale per commetterlo, cacciandolo in seguito nella nostra valigia.
Ma noi lo avremmo trovato, Pieter!
No, se ce lo hanno cacciato all'ultimo momento
Pieter Kip si era molto accostato alla verit, come si vede: si
sbagliava soltanto sulla identit degli assassini. Se sospettava di Len
Cannon o di altre reclute capaci di commettere un delitto, non
sospettava per n di Flig Balt n di Vin Mod. Una cosa era certa: il
nostromo non faceva parte dei marinai che li avevano accompagnati
per recarsi al relitto; non meno certo era il fatto che Vin Mod c'era,
cosa di cui i due fratelli non si ricordavano affatto. Noi sappiamo
come s'era comportato l'astuto furfante e con quale abilit fosse
riuscito a non essere mai sospettato.
Ecco quali idee i due fratelli si sarebbero scambiate se non fossero
stati separati sia nella prigione di Hobart Town sia nel penitenziario
di Port Arthur.
Era pur vero che, non avendo commesso il delitto, quello che per
loro era certezza per gli altri risultava presunzione. Avrebbero mai
potuto provare che il kriss fosse stato raccolto sul relitto da un
marinaio del James Cook per servirsene, poi, a uccidere il capitano
Gibson? Le apparenze erano tutte contro di loro: le ipotesi di Pieter
Kip, anche se basate su una certa logica, non potevano essere accolte
che da loro perch si sapevano innocenti. Era questo il fondamento
della loro disperazione, soprattutto della disperazione di Karl Kip,
contro la quale Pieter, sorretto da un'incrollabile fede nella giustizia
divina, faceva fatica a lottare.
Frattanto, in seguito all'interessamento del comandante Skirtle, il
governatore e l'amministrazione penale del Regno Unito avevano
autorizzato l'ammissione dei fratelli Kip negli uffici di Port Arthur. Il
regime di vita, cui erano stati sottoposti fin allora, ne risult molto
mitigato. Non fecero pi parte delle squadre occupate nella
costruzione di strade e allo scavo di canali, ma lavoravano alla
contabilit, oppure, sotto la sorveglianza degli agenti, a predisporre i
lavori in vari punti della penisola. A sera, tuttavia, era molto penoso
rientrare nei dormitori comuni senza potersi sottrarre alla promiscuit
del bagno!
La nuova situazione dei due fratelli non manc di suscitare gelosie
furiose. Due assassini condannati a morte, la cui pena era stata
commutata, godevano favori del genere! Meritava proprio tanto il
servizio reso da Karl Kip alla famiglia del comandante? In fondo,
non aveva fatto altro che gettarsi sopra un cane, col rischio di
ricevere solo qualche morso: chi non lo avrebbe fatto? I due fratelli
dovettero quindi difendersi dalle violenze dei compagni. Per tenerli a
bada occorse il vigore fisico di Karl.
Tra l'accozzaglia di galeotti, con i quali convivevano nelle sale
comuni, due deportati si erano schierati dalla loro parte, difendendoli
contro le violenze dei loro compagni.
Erano due uomini tra i trentacinque e i quarant'anni, due irlandesi;
si chiamavano O'Brien l'uno e Macarthy l'altro. Nessuno dei due
aveva mai detto per quale delitto fossero stati condannati. Si
tenevano in disparte il pi possibile e, poich erano dotati di un
vigore fisico eccezionale, avevano saputo imporre rispetto. Non
erano certamente persone volgari, ma possedevano anzi un'istruzione
superiore a quella dei soliti condannati al bagno. Indignati nel vedere
una ventina di deportati lanciarsi contro i fratelli Kip, avevano dato
loro man forte nel difendersi dalle loro odiose brutalit.
Bench scontrosi, fieri e taciturni, era facile prevedere che si
sarebbe stabilita una certa intimit tra i due irlandesi e i fratelli Kip;
purtroppo una nuova decisione dell'amministrazione lasci loro
poche occasioni per incontrarsi durante il giorno.
Il signor Skirtle non aveva tardato a conoscere quale fosse stata la
condotta di alcuni deportati pi facinorosi. Seppe cos che Karl e
Pieter Kip erano stati fatti oggetto di attacchi alla loro persona e che
avrebbero corso rischi peggiori quando la sera riuniva i deportati
nello stesso dormitorio.
La signora Skirtle, che non aveva mai cessato di interessarsi alla
sorte dei due fratelli, faceva ci che poteva per alleviare le loro
sofferenze. Dopo aver pi volte parlato di loro con i signori Hawkins,
quando si recava a Hobart Town per far loro visita, ella ora si sentiva
assalita da gravi dubbi e, senza spingersi fino ad ammettere che i
fratelli Kip potessero essere innocenti del delitto di Kerawara,
riteneva se non altro che le prove della loro colpevolezza non fossero
decisive. Come avrebbe potuto dimenticare, poi, ci che doveva al
coraggio di Karl Kip? Si deve a questa donna grata e riconoscente,
infaticabile nel suo interessamento presso il governatore della
Tasmania, se i due fratelli ottennero di occupare, la notte, una cella
singola.
Prima di prender possesso della cella, Karl e Pieter Kip vollero
nuovamente ringraziare O' Brien e Macarthy della loro bont.
Gli irlandesi risposero con freddezza alla loro cortesia. Non
avevano fatto, dopo tutto, che il loro dovere difendendo i due fratelli
da quei forsennati. Ma quando i due Kip tesero loro la mano per
salutarli, prima di separarsi, essi non la presero.
Quando furono soli, Karl Kip disse:
Non so per quale delitto quei due siano stati condannati, ma
non certo per assassinio, se non hanno voluto stringere la mano di
due assassini quali ci credono. Poi aggiunse vinto dalla collera:
Assassini, noi! E non poter provare la nostra innocenza!
Non bisogna disperare, Karl rispose Pieter. Un giorno,
giustizia ci sar resa!
Un anno dopo, nel marzo del 1887, i due fratelli non avevano pi
nulla da sperare per un'ulteriore mitigazione del regime
penitenziario. Pieter Kip, nonostante la sua fiducia nell'avvenire,
cominciava a temere di dover rimanere, insieme con il fratello,
definitivamente vittima di quell'errore giudiziario. Eppure non erano
stati abbandonati, come credevano. Avevano ancora dei protettori, se
non amici, che non avevano cessato di interessarsi vivamente alla
loro situazione. Anche se Nat Gibson, fuorviato dal dolore, rifiutava
di accettare la presunzione a loro favore, il signor Hawkins
continuava egualmente a occuparsi del processo, intrattenendo un
fitto scambio di corrispondenza con il signor Zieger e con il signor
Hamburg, sollecitando entrambi a proseguire l'inchiesta, a estendere
le informazioni sia alla Nuova Irlanda sia alla Nuova Bretagna, per
cercar di sapere se non fossero stati dei forestieri, invece degli
indigeni, a commettere il delitto: e cio qualche operaio delle
agenzie, oppure qualche marinaio delle navi che si trovavano allora
nei porti dell'arcipelago.
Imboccata questa via, il signor Hawkins aveva finito con il
chiedersi se non bisognasse cercare gli assassini nello stesso
equipaggio del James Cook, come gi facevano Karl e Pieter Kip.
Non era forse il caso di sospettare di Len Cannon e dei suoi
compagni? o di altri? A volte affiorava sulle sue labbra il nome di
Flig Balt. Si trattava di sole ipotesi, ovviamente, non sorrette da
nessuna deposizione testimoniale o da prove effettive.
Al signor Hawkins venne allora l'idea di recarsi a Port Arthur. Fu
quasi un bisogno irresistibile: voleva rivedere i suoi protetti. Una
specie di presentimento istintivo lo conduceva al penitenziario.
Si pu immaginare la sorpresa e la commozione dei fratelli Kip
quando, la mattina del 19 marzo, chiamati nell'ufficio del
comandante, vi trovarono l'armatore.
Anche il signor Hawkins fu vinto dalla commozione nel rivedere i
due naufraghi della Wilhelmina nella divisa del galeotto. Cedendo a
un primo impulso, Karl Kip cerc di buttarsi al collo del suo
benefattore: suo fratello lo trattenne. E poich il signor Hawkins,
imponendosi un comprensibile riserbo, non mosse loro incontro, essi
rimasero immobili, in silenzio, in attesa che venisse loro rivolta la
parola.
Il signor Skirde si teneva in disparte, con apparente indifferenza.
Voleva che il signor Hawkins fosse libero di dare al colloquio il
carattere pi opportuno e, all'incontro, il corso che doveva avere.
Signori disse l'armatore.
Quella parola rappresent un sollievo morale per i due infelici, ora
diventati soltanto dei numeri.
Signori Kip, sono venuto qui per mettervi al corrente di cose
che vi interessano e delle quali mi sono occupato.
I due fratelli credettero che quella dichiarazione si riferisse
all'inchiesta di Kerawara, ma si ingannavano: il signor Hawkins non
recava nessuna prova della loro innocenza. Poi continu:
Si tratta della vostra ditta di Groningen. Mi sono posto in
corrispondenza con alcune ditte della vostra citt, dove sembra che
l'opinione pubblica vi sia stata sempre favorevole.
Noi siamo innocenti! esclam Karl Kip, non pi in grado di
dominare il suo cuore in rivolta.
Poich non eravate pi in condizione di metter ordine nei
vostri affari riprese il signor Hawkins, che riusciva a stento a
conservare II suo riserbo che gi soffrivano a causa della vostra
assenza, ho preso in mano i vostri interessi. Era necessario por subito
in atto la liquidazione della azienda.
Noi ve ne siamo grati rispose Pieter Kip. Avete aggiunto
un altro grande favore a tutti quelli che ci avete gi fatto.
Desidero dunque farvi sapere che la liquidazione prosegu
l'armatore stata fatta a condizioni pi vantaggiose di quanto non
si sperasse. I corsi erano in rialzo e le merci sono state acquistate ad
alto prezzo. Ne consegue che il bilancio presenta un saldo a vostro
favore.
Sul viso pallido di Pieter Kip apparve un lieve sorriso di
soddisfazione. Tra i tormenti della sua miserabile esistenza di
deportato, quante volte aveva pensato agli affari in sospeso, alla ditta
ridotta al fallimento, alla nuova macchia sul nome del padre. Ed ecco
che il signor Hawkins ora li informava che la liquidazione aveva
felicemente sistemato i loro interessi.
Karl Kip disse:
Signor Hawkins, non sappiamo come manifestarvi la nostra
gratitudine. Dopo quello che avete fatto per noi e la stima che ci
avete sempre dimostrato e della quale eravamo degni della quale
siamo ancora degni ve lo giuro! Per merito vostro, l'onore della
nostra ditta salvo! E non saremo noi a infamarlo! Noi siamo
innocenti; non abbiamo commesso noi il delitto per cui ci hanno
condannati! Non siamo gli assassini del capitano Gibson!
E come avevano gi fatto dinanzi alla Corte, i due fratelli,
tenendosi per mano, invocarono il Cielo.
Il signor Skirtle li guardava con attenzione; era commosso, si
sentiva conquistato dal loro dignitoso comportamento e dall'accento
sincero della loro voce.
Fu allora che il signor Hawkins, non riuscendo pi a trattenere ci
che aveva nel cuore, si lasci andare, con commosso calore No,
egli non credeva alla colpevolezza dei fratelli Kip non li aveva mai
ritenuti colpevoli! Purtroppo l'inchiesta fatta a Port Praslin, a
Kerawara e nelle altre isole dell'arcipelago non aveva dato risultati.
Non c'era traccia degli omicidi fra le trib indigene. Nondimeno, egli
non disperava di riuscire a ottenere la revisione del processo!
Revisione! Era la prima volta che questa parola veniva
pronunciata dinanzi ai due condannati che pi non speravano di
udirla! Revisione! cio un processo dinanzi a nuovi giudici, ai quali
portare nuove prove!
Ma per i nuovi giudici e per le nuove prove ci voleva un fatto
nuovo, indiscutibile, che lasciasse presentire un errore giudiziario, e
un altro accusato al posto di quelli che erano stati condannati in sua
vece. Sarebbe stato mai possibile trovare il vero autore del delitto e
metterlo di fronte ai due fratelli, dinanzi ai giurati di Hobart Town?
Il signor Hawkins e i fratelli Kip riesaminarono allora i principali
punti dell'accusa: il capitano Gibson era stato assassinato con il
pugnale trovato nella camera dei due fratelli, di loro propriet? Essi
non lo avevano ovato sul relitto della Wilhelmina e quindi non lo
avevano portato a bordo del brick. Se J im lo aveva visto nella loro
cabina, vuol dire che qualcuno ce lo aveva messo, e se vi erano state
trovate le carte del capitano, vuol dire che qualche altro ce le aveva
portate. Quest'altro non poteva essere che colui che aveva rubato il
denaro di Harry Gibson, dopo averlo assassinato! Era quella la verit,
anche se ne mancavano le prove! Ci considerato, i sospetti non
potevano ricadere che sui marmai del James Cook. Soltanto uno di
essi aveva potuto impadronirsi del kriss, nella cabina del relitto: uno
dei marinai che erano nel canotto Karl Kip allora chiese:
Vi era forse Flig Bah?
No! rispose Pieter. La memoria non mi tradisce. Flig
Balt non ha messo piede sul relitto.
Non ha lasciato la nave, ricordo benissimo disse l'armatore.
Chi erano gli uomini del canotto? chiese Karl Kip.
Hobbes e Wickley rispose il signor Hawkins. Ho potuto
interrogarli su questo fatto: sono certi di avere imbarcato Nat, Gibson
e voi.
Len Cannon vi era, forse? riprese Pieter Kip.
Hanno detto che non vi era.
Io avevo creduto
Ma, n Hobbes n Wickley possono esser sospettati
riprese Karl Kip.
Certamente no rispose il signor Hawkins. Sono marinai
onesti. Ma c'era un altro marinaio con essi
Chi, signor Hawkins?
Vin Mod.
Vin Mod! esclam Karl Kip. Vin Mod un astuto
furfante.
Vin Mod! aggiunse Pieter Kip. Io ho sempre pensato che
fosse l'anima dannata di Flig Balt!
N il nostromo n Vin Mod erano pi, a quel tempo, a Hobart
Town. Dove mai sarebbe stato possibile, ora, trovare le loro tracce?

CAPITOLO X
I FENIANI
NEL 1867, nell'intento di strappare l'Irlanda all'insopportabile
dominazione della Gran Bretagna, si costitu l'associazione politica
del fenianismo.
Due secoli prima, i sudditi cattolici della verde Erin avevano
sopportato gravi persecuzioni, quando i soldati di Cromwell,
intolleranti e feroci, avevano voluto imporre alla popolazione
irlandese il giogo della riforma. I perseguitati avevano resistito
nobilmente, fedeli alla propria fede religiosa, come alla loro fede
politica. Erano passati gli anni, ma la situazione non era migliorata;
l'Inghilterra, anzi, aveva fatto sentire con maggior rigore la propria
mano brutale. Alla fine del diciottesimo secolo, nel 1798, era
scoppiata anche una rivolta, subito repressa, che aveva avuto quale
conseguenza la soppressione del parlamento irlandese, difensore
naturale della libert del paese.
Nel 1829 aveva fatto la sua comparsa un protettore il cui nome era
echeggiato in tutto il mondo. O'Connel era andato a prender posto
alla Camera dei Comuni, dove la sua voce possente aveva protestato
contro le violenze britanniche in favore di sette milioni di cattolici
sugli otto milioni di abitanti che l'Irlanda contava.
Per dare un'idea dello stato di miseria in cui il paese era stato
ridotto, baster citare un solo fatto: su cinque milioni di ettari di terre
coltivabili, un milione e mezzo di esse rimaneva incolto perch il
contadino era privo di mezzi.
Non necessario dilungarci su questo periodo di torbidi che
avrebbe suscitato le rappresaglie del fenianismo: lo considereremo
soltanto per i suoi rapporti con il nostro racconto.
18


18
Questo periodo della storia d'Irlanda stato gi trattato nella serie dei Viaggi
straordinari con il romanzo P'tit-Bonhomme, da noi pubblicato con il titolo
O'Connel era morto nel 1847, prima di aver potuto realizzare la
sua opera e senza neppure averne intravisto il successo in un
avvenire pi o meno lontano. Gli sforzi individuali continuarono
tuttavia a manifestarsi. Nel 1867 il governo del Regno Unito si trov,
infatti, in presenza di una nuova rivolta, scoppiata questa volta non
pi in una citt irlandese, ma in una citt dell'Inghilterra. Fu a
Manchester che sventol per la prima volta, per la causa
dell'indipendenza, la bandiera dei feniani, il cui nome deriva senza
dubbio dai gaeli dell'antichit.
Anche questa rivolta fu repressa, come la precedente, con spietato
rigore. La polizia arrest i suoi capi pi importanti: Alien, Kelly,
Deary, Laskin, Gorld. Imprigionati e poi tradotti dinanzi alla Corte
criminale, i primi tre erano stati condannati alla pena capitale e
giustiziati il 23 novembre a Manchester.
Risale a quest'epoca un altro tentativo di ribellione, dovuto alla
tenacia e all'energia di Burke e di Casey; i quali, arrestati a Londra,
erano stati rinchiusi nel carcere di Clerkenwell. I loro amici non li
avevano abbandonati; decisi a liberarli, il 13 dicembre avevano fatto
saltare in aria le mura del carcere: l'esplosione aveva fatto quaranta
vittime tra morti e feriti. Burke, che non era riuscito a fuggire, fu
condannato a quindici anni di lavori forzati per alto tradimento.
Erano stati arrestati alcuni feniani: William e Timothy Desmond,
English, O'Keeffe, Michel Baret e una donna, Anna J ustice.
Questi ribelli furono difesi dinanzi alla Corte dal celebre Bright
che aveva gi difeso in parlamento i diritti dell'Irlanda.
Il grande oratore fall in parte nel suo compito: nell'aprile del 1868
gli accusati furono tradotti dinanzi alla Corte criminale centrale, la
quale condann a morte uno di essi, Michel Baret, di ventisette anni,
del quale Bright non riusc a impedire l'esecuzione.
Se dopo l'esplosione di Clerkenwell il fenianismo aveva perduto
terreno nell'opinione pubblica, le persecuzioni non avevano potuto
impedire tuttavia le sue rappresaglie. Era sempre da temersi che la
causa dell'Irlanda spingesse coloro che la sostenevano a qualche
tentativo disperato. Si deve all'energia dimostrata da Bright davanti
alla Camera dei Lords e alla Camera dei Comuni se fu fatto un passo

Avventure di un ragazzo.
avanti con la legge del 1869. Tale legge stabil l'eguaglianza della
chiesa irlandese e di quella anglicana, in attesa di una legge
riguardante la propriet fondiaria concepita con spirito di equit, cos
da poter giustificare il nome di Regno Unito dato a Inghilterra,
Scozia e Irlanda.
La polizia per non aveva dato tregua ai feniani, che si erano visti
braccati senza piet. Essa era riuscita a sventare molti complotti, i cui
autori erano stati processati e condannati alla deportazione.
Tra questi ultimi dopo un tentativo fatto a Dublino si
trovavano gli irlandesi O'Brien e Macarthy. Appartenevano entrambi
alla famiglia di quel Farcy che era stato coinvolto nel processo del
1867.
Denunciati, i ribelli furono arrestati dalla polizia prima ancora che
potessero dare corso ai loro progetti.
O'Brien e Macarthy non vollero mai denunciare i loro complici e
si assunsero la responsabilit del complotto. La Corte fu
eccessivamente severa; condannati alla deportazione perpetua,
furono inviati al penitenziario di Port Arthur.
Eppure non erano che condannati politici; ma di condannati
politici Port Arthur ne contava gi, quando Dumont d'Urville lo
visit nel 1840. E sono pi che giuste le proteste del navigatore
francese contro questo barbaro regime, quando dice: Le pene inflitte
ai ladri e ai falsari non sono state ritenute abbastanza gravi per i
condannati politici: ritenuti indegni di vivere con loro, sono stati
cacciati tra gli assassini e i furfanti pi pericolosi.
Era dunque l che nel 1879, dopo otto lunghi anni, erano stati
deportati i due irlandesi O'Brien e Macarthy, subendo con il
maggiore rigore il regime del bagno, in mezzo a una turba immonda.
O'Brien era un anziano capofabbrica di Dublino, Macarthy un
operaio del porto. Dotati entrambi di rara energia, avevano ricevuto
un po' di istruzione. Legami di famiglia, ricordi ed esempi li avevano
indotti ad arruolarsi sotto la bandiera del fenianismo. Avevano
rischiato la vita e perduto la libert. Potevano mai sperare che dopo
un certo tempo la condanna avesse termine o che la grazia reale
permettesse loro di lasciare il bagno? No, non c'era da sperarlo; senza
dubbio, avrebbero trascinato sino alla fine quella orribile esistenza,
se non fossero riusciti a fuggire.
Ma come realizzare una simile impresa? Le evasioni dalla
penisola di Tasman non sono forse impossibili?
No, se l'aiuto giunge da fuori; gi da parecchi anni i feniani
d'America avevano studiato vari progetti per strappare i loro fratelli
agli orrori di Port Arthur.
Verso la fine dell'anno, O'Brien e Macarthy erano stati avvertiti
che gli amici di San Francisco avrebbero tentato di farli evadere. Al
momento opportuno, essi avrebbero ricevuto un altro avviso per
tenersi pronti a fuggire.
In qual modo erano stati avvertiti? In qual modo il secondo avviso
sarebbe stato portato a loro conoscenza? E dato che erano sorvegliati
giorno e notte, dentro e fuori del penitenziario, come avrebbero
potuto sfuggire alla vigilanza delle guardie?
Tra gli agenti di custodia c'era un irlandese che manteneva
rapporti con i suoi compatrioti. Per devozione alla causa del
fenianismo e per salvare le ultime vittime, questo irlandese di nome
Farnham, mandato dall'America in Tasmania, si era fatto assumere
quale agente di custodia al penitenziario di Port Arthur, nell'intento
di favorire l'evasione dei prigionieri. Il rischio era certamente
notevole se il tentativo fosse fallito o se si fosse scoperto che egli era
d'accordo con O'Brien e il suo compagno Macarthy. Ma solidariet
del genere ce n'erano state molte, e tra i feniani questa solidariet
giungeva fino al sacrificio della vita. Non erano forse fuggiti
dall'Australia, alcuni anni prima, sei deportati politici, grazie ai
collegamenti predisposti a una certa distanza l'uno dall'altro, che
avevano permesso loro di raggiungere la costa e di imbarcarsi sul
Catalpa? Questa nave, dopo un breve combattimento con il battello
della polizia, li aveva trasportati in America.
Da circa diciotto mesi, Farnham esercitava le sue funzioni di
agente con soddisfazione dei suoi superiori; i suoi compatrioti erano
invece rinchiusi nel penitenziario gi da sei anni. Egli non aveva
tardato a farsi accogliere tra i guardiani della squadra, per tenerli
sempre sotto la propria sorveglianza e poterli accompagnare anche
fuori. Poich i due reclusi non lo conoscevano, gli era costato fatica
ispirar loro fiducia e non essere sospettato di ingannarli. Vi era
riuscito: una perfetta intesa si era allora stabilita fra tutti e tre.
Farnham era soprattutto preoccupato di non destare sospetti e, a
questo scopo, si era mostrato, con i deportati della sua squadra, non
meno spietato degli altri guardiani. Nessuno avrebbe mai detto che
egli trattasse O'Brien e Macarthy con pi indulgenza degli altri,
anche perch i due reclusi sottostavano alla rude disciplina del
penitenziario senza protestare, e a Farnham veniva sempre meno
l'occasione di infierire contro di loro.
In ripetute occasioni, per, non era sfuggito ai fratelli Kip che
quel guardiano si comportava in modo meno grossolano degli altri,
ma ci non li aveva indotti a credere che Farnham recitasse una
parte. Non appartenevano alla sua squadra e lo vedevano da lontano
quando tornavano dall'ufficio.
I due fratelli appresero ci che riguardava O'Brien e Macarthy dai
documenti che dovettero consultare, riguardanti la posizione del
personale di Port Arthur. Seppero cos che la condanna che imponeva
ai due feniani la promiscuit con i pi repellenti criminali era dovuta
esclusivamente a fini politici.
Quando Karl Kip apprese di quali colpe si fossero macchiati
O'Brien e Macarthy, disse al fratello:
Ecco perch non hanno voluto stringerci la mano
Me ne rendo conto rispose Pieter Kip.
Pensano che noi si sia dei condannati a morte, degli assassini a
cui stata commutata la pena
Poveracci! riprese Pieter Kip, riferendosi ai due irlandesi.
Siamo qui anche noi, non ti pare? disse Karl Kip in un
impeto incontenibile di collera di cui il fratello temeva sempre le
conseguenze.
Senza dubbio rispose Pieter. Ma noi siamo vittime di un
errore giudiziario che un giorno sar riparato. I due irlandesi, invece,
sono condannati a vita per aver voluto l'indipendenza del loro paese!
Ma se le funzioni di Farnham nel penitenziario erano di natura
tale da poter facilitare l'evasione dei feniani, non sembrava tuttavia
che l'occasione dovesse presentarsi presto. Da oltre un anno, i due
irlandesi avevano appreso da lui che gli amici d'America
preparavano la loro evasione, ma non avevano ricevuto nessun altro
avviso. O'Brien e Macarthy avevano gi cominciato a disperare
quando, la sera del 20 aprile, Farnham aveva fatto loro la seguente
comunicazione.
Mentre tornava al penitenziario era stato avvicinato da una
persona che lo aveva chiamato per nome; gli aveva poi dato il suo,
Walter, e la_ parola d'ordine stabilita con i feniani di San Francisco.
Poi lo aveva avvertito che il tentativo di evasione sarebbe stato fatto
presto, nelle seguenti condizioni: prima di una quindicina di giorni,
lo steamer Illinois, proveniente da San Francisco, sarebbe entrato
nella rada di Hobart Town, in attesa che circostanze favorevoli gli
permettessero di attraversare la Storm Bay e d'accostarsi alla
penisola. Il giorno e il punto della costa dove avrebbe mandato
un'imbarcazione, sarebbero stati segnalati in un secondo momento.
Nel caso in cui Farnham e il suo interlocutore, pur vedendosi, non
avessero potuto scambiare parola, Walter avrebbe lasciato cadere ai
piedi di un albero un biglietto avvolto in una foglia verde, che
Farnham avrebbe potuto raccogliere senza farsi notare. Per il seguito,
sarebbe bastato seguire le istruzioni contenute nel biglietto.
facile immaginare la commozione e la gioia che quella
comunicazione suscit nel cuore dei due irlandesi. Con quale
impazienza avrebbero atteso l'arrivo dell'Illinois nella rada di Hobart
Town, sperando che la traversata della nave non fosse ritardata da
incidenti di mare! L'aprile, nell'emisfero meridionale, non ancora il
mese in cui le tempeste del Pacifico si scatenano con maggiore
violenza. Tra una quindicina di giorni sarebbe arrivato lo steamer,
aveva detto Walter; che cosa erano a paragone dei sei anni trascorsi
nell'inferno di Port Arthur?
Come abbiamo detto, Walter avrebbe dovuto incontrare Farnham
per dirgli in quale giorno i due irlandesi sarebbero dovuti fuggire e il
punto della costa dove il canotto dell'Illinois sarebbe venuto a
cercarli. E poich non era possibile che egli riuscisse a superare le
mura del penitenziario, era evidente che avrebbe cercato di
incontrarlo fuori. Forse, quel giorno sarebbe venuto quando la loro
squadra, occupata nei lavori esterni, sarebbe stata in procinto di
rientrare a Port Arthur; essi, allora, avrebbero raggiunto il litorale
Si sarebbe visto comunque si sarebbe agito a seconda delle
circostanze Importava soprattutto che Farnham fosse avvisato
tempestivamente che ricevesse in un modo o nell'altro l'ultimo
avviso. Aveva visto Walter una sola volta, ma lo avrebbe
riconosciuto con certezza. Durante i giorni seguenti, quindi, avrebbe
dovuto rimanere sempre all'erta; e se Walter non fosse riuscito a
parlare direttamente con lui, avrebbe dovuto tenerlo d'occhio da
lontano e prestare attenzione ai suoi segnali, al biglietto che avrebbe
lasciato cadere e alle precauzioni da usare per raccoglierlo, e in
seguito farne conoscere il contenuto ai suoi due compatrioti
Ci riusciremo aggiunse. Tutto predisposto. L'arrivo
dellIlllinois non pu destare nessun sospetto. Getter l'ancora a
Hobart Town come per farvi sosta, e quando riprender il largo, le
autorit marittime non avranno motivo di diffidare. Una volta in
mare, poi
Saremo salvi grazie a te! esclam O'Brien. E tu,
Farnham, verrai con noi, in America!
Fratello, avr fatto per voi ci che voi avreste fatto per
l'Irlanda! Trascorse una settimana. Farnham non aveva pi visto
Walter, il quale senza dubbio spiava a Hobart Town l'arrivo dello
steamer americano.
Da parte loro i fratelli Kip non sapevano pi nulla del signor
Hawkins. Pensavano continuamente alla revisione del processo di cui
egli aveva loro parlato; vivevano ormai con quella speranza, senza
neppure chiedersi su quali motivi essa avrebbe potuto fondarsi.
Ormai erano persuasi della parte che Flig Balt e probabilmente anche
il suo istigatore, Vin Mod, avevano recitato nel dramma di Kerawara
e del ruolo che avevano avuto nell'assassinio del capitano Gibson.
Ma quei due miserabili avevano gi lasciato Hobart Town da quasi
un anno e nessuno pi sapeva dov'erano andati a finire.
Nel vedere prolungarsi quella situazione, Karl Kip veniva assalito
a volte da una irresistibile impazienza e proponeva al fratello di
evadere, sia pure a rischio della vita. Ma senza un aiuto esterno, la
fuga sarebbe stata impossibile.
Il 3 maggio erano venuti a scadere i quindici giorni annunciati da
Walter a Farnham. I due uomini non si erano pi rivisti. Salvo ritardi,
lIllinois avrebbe dovuto gi trovarsi nella rada di Hobart Town, ma
certamente ancora non vi si trovava se i due irlandesi non erano stati
avvertiti.
facile immaginare con quale ansiet questi trascorressero i
giorni! Quando la loro squadra si avvicinava al litorale, essi
scrutavano avidamente il mare, cercando tra le navi, al largo della
Storm Bay, quella che avrebbe dovuto portarli lontano da quella terra
maledetta.
Se ne stavano, immobili, a guardare qualche voluta di fumo
sospinta dal vento di sud-est; quella voluta segnalava l'arrivo di uno
steamer prima ancora che la nave apparisse all'estremit del capo
Pillar, per dare fondo poi nella baia.
Forse quella! diceva O'Brien.
Forse rispondeva Macarthy. Tra quarantott'ore, in
questo caso, Farnham sar avvisato.
Rimanevano in silenzio a meditare.
La voce del capo dei guardiani li sollecitava al lavoro; e per non
destare sospetti, Farnham non si mostrava tenero con loro.
Terminato il servizio, Farnham da parte sua lasciava il
penitenziario e si recava in citt; andava in giro per le vie e per il
porto, con la speranza di incontrare Walter. Tutto inutile. Ma, dopo
tutto, era a Hobart Town e non a Port Arthur che Walter doveva
attendere l'arrivo dellIllinois; evidentemente, sarebbe riapparso nei
dintorni del penitenziario soltanto dopo l'arrivo dello steamer, per
poter dare le ultime istruzioni a Farnham.
Nel pomeriggio di quel giorno, varie squadre, tra le quali quella di
cui facevano parte i feniani, furono mandate cinque miglia lontano,
verso sud-ovest, dove al margine della foresta si abbattevano molti
alberi per fare posto a una fattoria che l'amministrazione aveva
deciso di crearvi a mezzo miglio dalla costa.
Poich occorreva delimitarne l'area, i fratelli Kip, incaricati di
sorvegliare lo svolgimento dei piani ai quali avevano lavorato in
ufficio, furono uniti alla squadra.
Sotto l'occhio vigile d'una ventina di agenti e del loro capo, un
centinaio di deportati marciava per raggiungere la foresta.
Come al solito, i condannati portavano la catena ribadita al piede e
congiunta alla cintola; ma da quando facevano parte dell'ufficio del
penitenziario, Karl e Pieter Kip, esentati dal portare quella grave
pastoia, non avevano pi del forzato che la divisa gialla.
Dal giorno in cui avevano scambiato qualche parola di
ringraziamento con O'Brien e Macarthy, essi avevano avuto soltanto
poche occasioni di incontrarli; e ora che conoscevano la storia dei
due deportati per motivi politici, quasi dimenticavano se stessi per
impietosirsi sulla sorte dei patrioti irlandesi.
Non appena quel gregge umano raggiunse il luogo in cui doveva
sorgere la futura fattoria, i lavori ebbero subito inizio. Sotto la
sorveglianza di un guardiano, Karl e Pieter Kip dovevano
contrassegnare, sulla base delle indicazioni del disegno, gli alberi da
abbattere per l'apertura della radura in quella parte della foresta.
Faceva freddo per l'approssimarsi dell'inverno; rami morti e foglie
secche gi ingombravano il terreno. Soltanto gli alberi a vegetazione
perenne, querce e pini marittimi, conservavano il loro fogliame. Il
vento di ponente faceva stormire le fronde. Nell'aria pregna del
profumo degli alberi resinosi si mescolavano anche i possenti sentori
marini. Si percepiva il brontolio della risacca contro le rocce del
litorale, al disopra del quale svolazzavano stormi di uccelli notturni.
O'Brien e Macarthy ritenevano forse che in quelle condizioni
nessun canotto avrebbe potuto accostarsi al litorale. Dopo essersi
arrampicato in cima alla scogliera, Farnham, da parte sua, aveva
constatato che nessuna nave era in vista in quella zona della Storm
Bay. O lIllinois non era ancora arrivato, oppure si trovava ancora in
rada.
In previsione dei lavori inerenti alla fattoria, gi da alcuni mesi era
stata aperta una strada tra Port Arthur e quella parte della penisola.
Quella strada era molto frequentata perch serviva altre fattorie
agricole; capitava spesso, quindi, che i passanti si fermassero a
guardare il lavoro eseguito dai deportati. Venivano tenuti a distanza,
naturalmente, e non era loro permesso di parlare con i forzati.
O'Brien e Macarthy notarono, tra i passanti, un individuo che era
andato pi volte su e gi per la strada.
Era Walter? Essi non lo conoscevano, ma Farnham lo riconobbe
subito ed evitando di commettere imprudenze, non lo perdette pi di
vista. Nel contempo, fece capire con un cenno ai due feniani che era
quello l'uomo che essi aspettavano. Che cosa era venuto a fare e
perch cercava di accostarsi a Farnham, se non per fargli sapere che
lo steamer era arrivato e per stabilire il giorno e il luogo della fuga?
Il capo guardiano che dirigeva le squadre era uomo brutale,
sospettoso e severissimo nell'espletamento del servizio. Farnham non
avrebbe potuto rivolgere la parola a Walter senza dar adito a sospetti.
Walter lo aveva compreso e, dopo vari inutili tentativi, aveva deciso
di procedere com'era stato in precedenza concordato.
Trasse di tasca il biglietto nel quale erano contenute le necessarie
indicazioni, e dopo averlo mostrato da lontano a Farnham si accost
a un albero che fiancheggiava la strada, una cinquantina di passi
lontano, e, raccolta una foglia, vi avvolse il biglietto e la depose ai
piedi dell'albero.
Dopo aver fatto un altro cenno, che Farham comprese
perfettamente, Walter ridiscese in fretta la strada e disparve in
direzione di Port Arthur.
I feniani avevano seguito con gli occhi tutte le mosse dell'uomo,
ma non potevano certamente andare a raccogliere il biglietto senza
correre il rischio di essere visti.
Spettava a Farnham di agire con grandissima precauzione. Egli
dovette quindi aspettare che i deportati terminassero il loro lavoro da
quella parte della radura.
Il caso volle, purtroppo, che il capo delle guardie vi mandasse una
squadra che non era quella sorvegliata da Farnham.
La preoccupazione di quest'ultimo e quella dei suoi compatrioti fu
enorme, perch essi erano a pi di duecento passi dalla strada, di cui
gli altri deportati occupavano il margine.
Tra costoro c'erano Karl e Pieter Kip che procedevano al lavoro di
segnare gli alberi da abbattere, tra i quali era compreso quello presso
il quale Walter si era fermato per un istante. C'era motivo di temere
dunque che la foglia lasciasse vedere il biglietto in essa avvolto e che
qualcuno, raccattatolo, lo consegnasse poi al capo.
E allora sarebbe stato dato l'allarme Al rientro delle squadre a
Port Arthur, si sarebbe organizzata una severissima sorveglianza
all'interno e all'esterno del penitenziario I deportati sarebbero stati
consegnati e il lavoro ripreso soltanto dopo alcuni giorni. Il tentativo
di evasione sarebbe venuto meno. Il canotto dell'Illinois non avrebbe
trovato nel luogo stabilito nessuno da imbarcare e dopo alcune ore di
attesa avrebbe raggiunto nuovamente l'alto mare.
Il sole intanto cominciava a declinare. A occidente cominciavano
ad addensarsi le nubi. Alle sei il capo delle guardie avrebbe dato il
segnale della ritirata, in modo che le squadre rientrassero a Port
Arthur prima di notte. Non bastava pi, ora, che Farnham andasse ai
piedi dell'albero: bisognava che ci fosse abbastanza luce per scorgere
la foglia in cui il messaggio era stato avvolto. Se non fosse riuscito a
raccogliere il biglietto oggi, domani sarebbe stato troppo tardi. Il
vento e la pioggia che minacciava di cadere avrebbero bagnato e
portato lontano le foglie cadute al suolo.
Gli irlandesi non perdevano d'occhio Farnham.
E se i nostri amici avessero gi deciso di farci evadere oggi?
mormorava O'Brien all'orecchio del compagno.
Oggi? Non era probabile Non occorreva forse lasciare a
Farnham il tempo di predisporre il necessario e agli irlandesi di
raggiungere il punto stabilito del litorale? Ma, tra quarantotto ore al
pi, il canotto dellIllinois sarebbe stato, senza dubbio, nel luogo
convenuto
Gli ultimi raggi del sole strisciavano ora per terra. Se Farnham
fosse riuscito a raggiungere l'albero ci sarebbe stata ancora
abbastanza luce per raccogliere la foglia. Egli fece in modo allora
d'accostarsi al luogo in cui Walter si era fermato. Fece ci senza che
nessuno lo notasse, tranne i due irlandesi, che osavano appena
volgere il capo da quella parte.
Quando fu vicino all'albero Farnham si chin: tra le foglie morte
che ingombravano il suolo, si vedeva una sola foglia verde, lacera e
stropicciata quella che doveva contenere il biglietto di Walter.
Ma il biglietto non c'era pi: lo aveva forse portato via il vento?
Forse era stato gi raccolto da altri e consegnato al capo delle
guardie?
Quando Farnham raggiunse di nuovo la squadra, O'Brien e
Macarthy lo interrogarono con lo sguardo e compresero che qualcosa
era andata male Dopo il ritorno al penitenziario, che cosa non
avrebbero dovuto temere quando Farnham avesse loro detto che il
biglietto di Walter era scomparso?

CAPITOLO XI
IL BIGLIETTO
IL BIGLIETTO DICEVA:

Dopodomani, 5 maggio, non appena si presenter l'occasione
durante i lavori esterni, raggiungere tutti e tre la punta Saint James,
sulla costa occidentale della Storm Bay, dove la nave mander il suo
canotto. Se le condizioni del tempo non le avranno permesso di
lasciare la rada di Hobart Town e di attraversare la baia, bisogner
attendere che essa giunga in vista della punta e vigilare dal
tramonto all'alba.
Dio protegga l'Irlanda e aiuti i vostri amici d'America!

Il biglietto non portava nomi: n quello dei destinatari n quello di
coloro che lo avevano compilato in termini cos concisi e formali.
Non indicava neppure il nome dello steamer venuto dall'America a
Hobart Town e la cui destinazione rimaneva ignota.
Il nome dell'Irlanda era per scritto chiaramente; nessun dubbio,
quindi, che fosse stato mandato ai feniani di Port Arthur. Se fosse
caduto sotto gli occhi del comandante del penitenziario, questi non
avrebbe avuto nessuna possibilit di sbagliarsi: il progetto di
evasione, ormai fallito, riguardava O'Brien e Macarthy.
Ma del contenuto di questo biglietto, che forniva indicazioni
precise e dava appuntamento ai fuggitivi tra quarantotto ore sulla
punta Saint J ames, quali persone erano venute a conoscenza?
Il biglietto era caduto nelle mani dei fratelli Kip.
Essi avevano notato gli andirivieni di Walter, lungo la strada, e
allora avevano forse pensato che quell'uomo cercasse di mettersi in
contatto con qualche deportato. Ci tuttavia non aveva attirato la loro
attenzione, come aveva attirato invece quelle di Farnham e dei suoi
compatrioti. Non avevano visto Walter che staccava una foglia
dall'albero per avvolgervi un pezzo di carta e poi gettarla a terra. Se il
biglietto era finito nelle loro mani ci era opera del caso.
Le squadre erano intente al loro lavoro, mentre Karl e Pieter Kip
andavano di qua e di l per segnare gli alberi da abbattere.
Quando Pieter Kip, precedendo il fratello, si trov vicino
all'albero per intaccarne il tronco con l'accetta, gli gir prima intorno.
Fu allora che scorse, tra due radici, una foglia verde semi-
arrotolata, dalla quale faceva capolino un pezzo di carta. Dopo averla
raccolta, not il biglietto con lo scritto.
Letto in un batter d'occhio il biglietto e assicuratosi che nessuno lo
aveva visto, lo cacci in tasca.
Quando fu raggiunto dal fratello e procedevano entrambi nel loro
lavoro, egli lo inform di tutto.
Si tratta senza dubbio di un'evasione mormor Karl Kip.
Qualche condannato che anela alla libert forse qualche
criminale E noi, invece
Karl, non si tratta n di assassini n di ladri rispose Pieter
Kip. Si tratta dei due irlandesi. Alcuni amici hanno preparato la
loro fuga.
Quel biglietto, infatti, non poteva essere stato mandato che ai due
irlandesi.
Ma i feniani sono due rispose Karl Kip. Il biglietto, se ho
ben capito, parla di tre persone, invece
La cosa era inspiegabile per i due fratelli, che non sapevano e non
potevano neppure sospettare la connivenza di Farnham e dei suoi
compatrioti.
Tre! ripeteva Karl Kip. Chi potrebbe essere il terzo che
dovrebbe fuggire insieme con loro?
Il terzo rispose Pieter potrebbe essere colui che ha
portato il biglietto, e cio quel tale che abbiamo visto gironzolare qui
intorno. Probabilmente, cercava di avvicinare O'Brien e Macarthy
In quel momento Pieter Kip vide che i due irlandesi scambiavano
qualche parola con l'agente che dirigeva la loro squadra. Ebbe un
lampo. Quell'agente era Farnham, anch'egli irlandese. Sarebbe stato
lui, forse, il terzo uomo?
Erano le sei di sera: poich era stato dato il segnale della ritirata,
la colonna torn a formarsi, sotto la direzione delle guardie, e si mise
in marcia, in doppia fila, per tornare a Port Arthur.
I fratelli Kip erano in coda; gli irlandesi, invece, marciavano in
testa. Dovevano essere molto inquieti e, con loro, anche Farnham.
Walter aveva certamente deposto il biglietto e senza dubbio qualcuno
lo aveva preso, se non era andato perduto.
Sonavano le sette, quando i deportati rientrarono nel penitenziario.
Terminato il pasto della sera, Karl e Pieter Kip sarebbero tornati
nella loro cella.
Al buio, non avrebbero potuto rileggere il biglietto, ma ci non
sarebbe stato neppure necessario: Pieter Kip lo conosceva a
memoria, parola per parola.
Nessun dubbio, un'evasione era stata preparata! Si trattava con
certezza di O'Brien, di Macarthy e dell'agente Farnham, il quale ne
doveva preparare la fuga, fornendo loro l'occasione, la sera del 5
maggio, e cio fra trentasei ore, di raggiungere la punta Saint J ames,
dove, al sopraggiungere della notte, il canotto della nave avrebbe
accostato. Se lo stato del mare avesse proibito allo steamer di lasciare
la rada, avrebbero dovuto attendere fino al giorno seguente, o anche
dopo, forse, con il rischio per i fuggitivi di essere scoperti, ripresi e
ricondotti al bagno.
Non importa disse Karl Kip. Hanno la speranza di
riuscire nella fuga. Non avranno bisogno di nascondersi nella foresta
con il rischio di essere inseguiti dalle guardie dei vari posti di
sorveglianza! non dovranno valicare le palizzate dell'istmo con il
pericolo di essere sbranati dai cani di guardia! La costa a cinque
miglia di distanza, non lontano dal luogo dove lavorano Giunger
una nave, la quale mander il suo canotto a cercarli E poche ore
dopo, essa avr doppiato il capo Pillar mentre noi
Tu dimentichi, Karl, che nessuno dei tre sa nulla di ci che hai
detto disse Pieter Kip.
vero, poveretti!
Io credo che essi sappiano che il biglietto stato lasciato
cadere ai piedi dell'albero; e ricordo di aver visto Farnham dirigersi
dopo di noi da quella parte. Egli non ha pi trovato il biglietto e certo
ritiene che sia stato raccolto da qualche agente che, a sua volta, l'avr
consegnato al governatore! e che quindi si provveder per rendere
impossibile qualsiasi fuga.
Ma il biglietto lo hai trovato tu esclam Karl Kip e
nessuno ne conosce il contenuto, tranne noi; non c' nulla che si
opponga, quindi, a questo tentativo di fuga.
Certamente. A patto per che O'Brien e Macarthy lo
sappiano Ma essi non lo sanno!
Lo sapranno, Pieter. Noi non dimenticheremo che essi hanno
preso le nostre difese e che si tratta di lasciar evadere due patrioti che
hanno commesso un solo crimine: quello di sognare l'indipendenza
del loro paese!
Domani cercheremo di far loro avere il biglietto rispose
Pieter.
Perch non fuggiamo anche noi con loro? disse Karl
prendendo le mani del fratello.
Era la proposta che Pieter si aspettava. Ci aveva pensato anche lui,
ma senza rifletterci, senza aver pesato il pro e il contro. Dato il
biglietto ai due irlandesi e lasciato loro il tempo di leggerlo e di
apprendere che ogni cosa era pronta per la loro evasione la nave
alla punta Saint J ames e il canotto in attesa sulla costa, la sera del 5
perch non chieder loro il permesso di accompagnarli nella fuga? Era
prevedibile un rifiuto da parte loro? oppure che li respingessero
ritenendoli indegni di seguirli?
Per i due feniani i fratelli Kip erano criminali che non meritavano
piet; associarli alla loro fuga significava concedere la libert agli
assassini del capitano Gibson!
Pieter Kip aveva pensato a ci e, nello stesso tempo,
all'interessamento affettuoso e costante del signor Hawkins per
ottenere la revisione del loro processo. Egli non riusciva ad abituarsi
all'idea di una possibile fuga.
Se egli aveva fiducia nell'avvenire, Karl, da parte sua, ne aveva
altrettanta? No; non riusciva neppure a tollerare l'idea di dover
aspettare una incerta riabilitazione, lontana nel tempo Nondimeno,
ci che Pieter allora gli disse lo turb profondamente. Lo ascolt con
il cuore in tumulto e parve a poco a poco perdere ogni sicurezza.
Ascoltami, Karl, ho riflettuto molto. Sono sicuro che O'Brien e
Macarthy, dopo quello che avremo fatto per loro, non ci negheranno
di fuggire con loro, anche se in noi essi vedono sempre due
assassini
Ma noi non lo siamo! disse Karl Kip.
Lo siamo ai loro occhi e agli occhi di tanti altri di tutti,
tranne il signor Hawkins, forse. Ebbene, se riusciamo a fuggire e a
raggiungere l'America, che cosa ci avremo guadagnato?
La libert, Pieter, la libert!
Sar proprio la libert, se saremo costretti a nasconderci sotto
un falso nome, oltre che denunciati alla polizia di tutte le nazioni? se
vivremo sempre con il rischio dell'estradizione? Mio povero Karl, se
penso a ci che sarebbe la nostra vita in tali condizioni, mi chiedo se
non sia meglio restare qui, se non sia meglio attendere qui che la
nostra innocenza venga riconosciuta
Karl Kip non diceva nulla: in lui si combatteva una lotta
tremenda. Egli comprendeva le ragioni del fratello e la loro
fondatezza. Dopo l'evasione, la loro vita in America sarebbe stata
impossibile, con il marchio del delitto sulla fronte Per i due feniani
e per i loro compagni, i fratelli Kip sarebbero sempre stati gli
assassini del capitano Gibson!
Karl e Pieter parlarono molto a lungo, quella notte, della faccenda
e alla fine Karl Kip fin con l'arrendersi. Per tutti, senza dubbio
anche per il signor Hawkins la fuga sarebbe stata una confessione
di colpa.
Da parte loro, O'Brien, Macarthy e Farnham erano divorati
dall'inquietudine. In fin dei conti Farnham non s'era certamente
sbagliato. L'uomo che andava su e gi per la strada era, senza
dubbio, Walter, quel Walter dal quale aveva ricevuto il primo avviso.
La foglia con il biglietto era stata deposta ai piedi dell'albero, e se il
biglietto Se il biglietto non era stato trovato vuol dire che era stato
consegnato al comandante Il signor Skirtle non sapeva ora che un
tentativo di evasione era stato preparato secondo quanto rivelato
dall'avviso? che si trattava dei due irlandesi, con la complicit del
loro compatriota Farnham? In tal caso, sarebbero seguiti
provvedimenti severissimi contro di loro e la rinuncia definitiva alla
speranza di tornar liberi!
I due disgraziati irlandesi trascorsero la notte nel timore di veder
apparire gli agenti e d'essere rinchiusi nelle segrete del penitenziario.
Il giorno dopo era domenica e i deportati non venivano mandati a
lavorare fuori: il regolamento li obbligava a seguire le funzioni
religiose. Dopo l'ufficio sarebbero rimasti consegnati nel cortile.
Quando suon l'ora di recarsi alla cappella, O'Brien e Macarthy
sentirono scemare le loro apprensioni. Poich nessun provvedimento
era stato preso a loro carico ne dedussero che il comandante non
sapeva nulla del biglietto.
Non appena i deportati ebbero occupato il proprio posto, il pastore
celebr l'ufficio senza che capitasse nulla di particolare. Seduti l'uno
accanto all'altro i due irlandesi tenevano d'occhio Farnham, il cui
sguardo sembrava dire chiaramente: niente di nuovo.
Il signor Skirtle assisteva all'ufficio, come faceva ogni domenica,
per ordine della superiore amministrazione. Nel suo atteggiamento
non c'era ombra di preoccupazione e cos certamente non sarebbe
stato se qualcosa della progettata fuga fosse giunta al suo orecchio.
N Farnham, n O'Brien e n Macarthy rilevarono inoltre di
essere oggetto di particolare attenzione. C'era dunque da credere che
il biglietto fosse stato portato via dal vento e che fosse ormai
impossibile trovarne traccia.
Quando il pastore ebbe terminato l'allocuzione con la quale
poneva fine all'ufficio, i deportati lasciarono la cappella e
raggiunsero le sale da pranzo per il primo pasto. Poi si sparsero nei
cortili o cercarono riparo sotto i portici perch la pioggia era
cominciata a cadere.
Pieter Kip s'era proposto d'incontrare O'Brien oppure Macarthy
nei cortili dove i detenuti si raccoglievano in gruppetti, e di
consegnar loro il biglietto, dicendo:
Ho trovato questo biglietto: nessuno lo ha letto tranne mio
fratello ed io. Spetta a voi decidere quello che volete fare!
Poi Pieter Kip si sarebbe allontanato.
Poich ai deportati non era proibito chiacchierare tra di loro non
sembrava che ci che egli voleva fare comportasse rischio. Si
trattava, dopo tutto, di fare scivolare il biglietto nelle mani di O'Brien
o del suo compagno, indicandone la provenienza.
Ma ci che sarebbe stato facile fare nel cortile, diventava molto
meno facile sotto i portici o nelle sale comuni, dove ottocento o
novecento prigionieri erano strettamente ammassati sotto la
sorveglianza dei guardiani.
Fu proprio quello che accadde, purtroppo, prima della fine del
pomeriggio in seguito ad alcuni violenti acquazzoni. Le sale furono
invase e nessuno dei due fratelli ebbe la possibilit d'avvicinare gli
irlandesi.
Occorreva per che O'Brien e Macarthy fossero informati quello
stesso giorno.
Si era al 4 maggio e il biglietto diceva che l'appuntamento era
fissato per il giorno seguente, alla punta Saint J ames dove
l'imbarcazione avrebbe atteso gli evasi.
Per raggiungere il luogo stabilito, i fratelli Kip ritenevano che ci
potesse avvenire nel modo seguente: il giorno dopo i deportati
sarebbero stati impiegati in quella parte della foresta che
l'amministrazione faceva diboscare. Il lavoro durava di solito fino
alle sei di sera. Senza dubbio, verso quell'ora, prima che le squadre si
riunissero per fare ritorno a Port Arthur, Farnham avrebbe trovato un
pretesto qualsiasi per accompagnare i due irlandesi al limite della
radura. Nessuno avrebbe mai sospettato delle loro intenzioni o se ne
sarebbe meravigliato, vedendoli sotto la custodia di un agente. Poi,
mossesi le squadre, nessuno avrebbe pi notato l'assenza di O'Brien,
di Macarthy e di Farnham. Soltanto nel caso che quell'assenza fosse
stata segnalata il capo degli agenti avrebbe dato l'allarme; e allora, al
buio, sarebbe stato difficile rintracciare i fuggiaschi nel cuore della
foresta.
Se la loro fuga, invece, fosse stata notata dopo il ritorno delle
squadre a Port Arthur, sarebbe stato il cannone a dare l'allarme a tutta
la penisola; ma poich la costa era ad appena mezzo miglio dalla
radura i fuggiaschi avrebbero avuto il tempo di raggiungere la punta
Saint J ames. Se il canotto fosse stato gi sulla costa ad attenderli, in
pochi colpi di remo essi sarebbero stati al sicuro a bordo dell'Illinois.
La nave avrebbe avuto dinanzi a s tutta la notte per uscire dalla
Storm Bay; all'alba sarebbe stata quindi a una decina di miglia al
largo di capo Pillar.
Bisognava per che gli irlandesi fossero avvertiti subito oppure al
pi tardi il giorno dopo. Se Pieter Kip non fosse riuscito a parlare con
loro prima di sera, sarebbe stato impossibile farlo durante la notte
perch essi occupavano una cella a parte dalla quale non era loro
permesso di uscire.
Questa era dunque la situazione: i feniani erano inquieti per il
biglietto scomparso, i fratelli Kip erano impazienti d'avvertire
O'Brien e Macarthy! Intanto il tempo passava e s'approssimava l'ora
in cui i deportati sarebbero stati rinchiusi nei dormitori.
A conti fatti, per, non sarebbe stato sufficiente avvertirli al
mattino? Non avrebbero avuto egualmente il tempo per evadere alla
fine del giorno? Del resto, per raggiungere la costa era necessario che
fossero fuori del penitenziario. Era mai possibile che il giorno
seguente, durante il lavoro, non capitasse per i fratelli Kip l'occasione
d'avvicinarsi ai due irlandesi, godendo essi di una certa libert di
movimento durante la segnatura degli alberi?
Verso le sei pomeridiane, dopo una giornata piovosa, il cielo si
rasseren proprio al tramonto. Un fresco venticello disperse le
nuvole. I deportati poterono abbandonare i portici per pochi minuti
prima di raggiungere i dormitori: sorvegliati dagli agenti si
dispersero nei cortili.
L'occasione di avvicinare O'Brien, oppure Macarthy, si sarebbe
finalmente presentata? Poich il biglietto era in possesso di Pieter,
spettava a lui tentare di consegnarlo ai feniani.
Alle sette, ora regolamentare, i deportati dovevano raggiungere i
dormitori, suddivisi in camerate di circa cinquanta posti ciascuna.
Fatto l'appello, vi venivano poi rinchiusi fino al giorno dopo; i fratelli
Kip venivano rinchiusi, invece, nella loro cella.
S'erano formati parecchi capannelli, qua e l, a seconda della
simpatia che i condannati reciprocamente si ispiravano. Non era del
passato che essi parlavano: a che sarebbe servito? n del presente,
che non sarebbe potuto mutare ma dell'avvenire! E che cosa
intravedevano essi nell'avvenire? Una mitigazione del regime
penitenziario? il condono della pena? la possibilit di un'evasione?
Sappiamo gi che i fratelli Kip e i due irlandesi di solito non
parlavano mai insieme. Dal giorno in cui O'Brien e Macarthy
avevano accolto con voluta freddezza i ringraziamenti di Karl e di
Pieter Kip, essi non si erano pi rivolti la parola. E poich non
facevano parte della stessa squadra di lavoro, non avrebbero potuto
incontrarsi se non la mattina e i pomeriggi dei giorni festivi.
Il tempo intanto scorreva. Occorreva che gli irlandesi fossero soli
nel momento in cui sarebbe stato consegnato loro il biglietto di
Walter. Farnham, che gironzolava nelle loro vicinanze, sembrava non
staccar loro gli occhi di dosso.
C'era, senza dubbio, motivo di credere che Farnham fosse a
conoscenza della faccenda e che egli dovesse accompagnare i
prigionieri nella fuga. Ma se questa ipotesi si fosse rivelata errata e
Farnham avesse sorpreso i fratelli Kip a chiacchierare con i feniani
tutto sarebbe stato perduto. Eppure, no! Pieter non si sbagliava I
tre uomini si scambiavano sguardi d'intesa nei quali impazienza e
inquietudine lottavano insieme Erano cos turbati da non riuscire a
star fermi.
Chiamato dal capo delle guardie, ecco che Farnham dovette
lasciare il cortile, senza poter dire neppure una parola ai suoi
compatrioti le cui apprensioni si accrebbero. Nello stato d'animo in
cui si trovavano, ogni cosa appariva loro sospetta. Che cosa si voleva
da Farnham? Chi lo aveva fatto chiamare? Forse il comandante, per
parlargli del biglietto? La sua complicit era dunque scoperta?
O'Brien e Macarthy non riuscirono a celare le loro preoccupazioni
e si avviarono verso l'uscita del cortile come per spiare il ritorno di
Farnham, chiedendosi se non sarebbero stati chiamati anche loro di l
a poco.
Nell'angolo buio e deserto dove si erano fermati, non si correva il
rischio d'essere notati o uditi.
Pieter Kip and da loro con passo rapido; afferr con gesto
sollecito la mano di O'Brien che questi istintivamente cerc di
ritirare; sent che una carta gli veniva fatta scivolare tra le dita,
mentre Pieter Kip gli diceva a bassa voce:
un biglietto che vi riguarda L'ho raccolto ieri ai piedi d'un
albero Nessuno sa nulla, tranne mio fratello ed io Non ho potuto
darvelo prima ma siete ancora in tempo per domani Voi
sapete quello che dovete fare!
O'Brien aveva capito, ma sorpresa e commozione gli impedirono
di rispondere.
Karl Kip, che si era avvicinato anche lui, aggiunse sottovoce,
parlando ai due irlandesi:
Noi non siamo assassini, signori, e, come vedete, non siamo
neppure traditori!

CAPITOLO XII
PUNTA SAINT JAMES
LA SERA del giorno seguente, un po' dopo le sette, a pochi minuti
di intervallo l'uno dall'altro, tre lampi rischiararono le alte mura del
penitenziario, seguiti da tre violente detonazioni. L'eco delle tre
cannonate propagatasi sulla penisola di Tasman mise tutti in allarme.
I posti di sorveglianza si sarebbero subito collegati a mezzo di
pattuglie, sarebbero state allungate al massimo le catene dei cani
lungo le palizzate dell'istmo di Eagle Hawk Neck. Nessuna macchia
d'alberi e nessun fossato della foresta sarebbero sfuggiti alle ricerche
delle guardie.
Le tre cannonate avevano segnalato che era stata in quel momento
accertata un'evasione e che erano stati subito presi gli opportuni
provvedimenti per impedire ai fuggiaschi di lasciare la penisola.
Il tempo, del resto, era cos brutto da rendere impossibile la fuga
via mare. Nessuna imbarcazione avrebbe potuto accostarsi al litorale
n le navi avvicinarsi alla costa. Nell'impossibilit di superare le
palizzate dell'istmo gli evasi sarebbero stati costretti a nascondersi
nella foresta e, con ogni probabilit, sarebbero stati presto catturati e
ricondotti al bagno.
Un forte vento di sud-ovest, infatti, rendeva il mare agitatissimo,
sia nella Storm Bay sia al largo della penisola.
Quella sera, dopo il rientro dei forzati nel penitenziario, era stata
accertata l'assenza di due detenuti della quinta squadra. Mentre li
conduceva a Port Arthur, il capo delle guardie, che era in testa alla
colonna, non s'era accorto della loro scomparsa, la quinta squadra
essendo sotto la sorveglianza dell'insospettabile Farnham.
L'evasione era stata in conseguenza accertata soltanto nel corso
dell'appello serale e il comandante ne era stato subito informato.
Poich gli evasi erano i due condannati politici O'Brien e
Macarthy, era probabile che l'aiuto di amici esterni non fosse loro
mancato. Ma com'era avvenuta la fuga? In quali condizioni era stata
effettuata? Avevano gli evasi gi lasciato l'isola? oppure erano
nascosti in un luogo stabilito? Ora che i tre colpi di cannone avevano
dato l'allarme a tutto il personale della penisola, le ricerche lo
avrebbero fatto sapere.
Per ci che riguarda Farnham occorre precisare che il giorno
precedente era stato chiamato per faccende riguardanti il servizio;
nessuno, infatti, sospettava di lui e, anche quando fu notata la sua
assenza, il signor Skirtle e il capo delle guardie ritennero che gli
irlandesi prima di evadere si fossero sbarazzati di lui.
Come abbiamo gi detto, a causa del mare agitato non era
possibile che O'Brien e Macarthy fossero fuggiti con
un'imbarcazione. Per ordine del signor Skirtle un drappello di
guardie parti quindi, subito, in direzione dell'istmo che, dopo i tre
colpi di cannone, era gi sottoposto a sorveglianza. Ci si assicur che
i mastini delle palizzate facessero buona guardia e si sguinzagliarono
anche gli altri cani sui greti di Eagle Hawk Neck.
Il tentativo d'evasione suscita sempre una vasta eco nel personale
dei penitenziari. Ben presto i deportati di Port Arthur non ignorarono
pi che due compagni erano evasi e che si trattava dei due irlandesi.
Quanta invidia quel tentativo doveva suscitare nell'animo di quei
miserabili! Essi, condannati per crimini comuni, non si
consideravano da meno dei condannati politici! I due feniani non
erano, in fondo, come loro? ed erano riusciti ad evadere Ma erano
riusciti a superare le palizzate dell'istmo e a lasciare la penisola?
oppure si erano nascosti nella foresta in attesa dell'aiuto esterno?
Ci che si diceva nei dormitori, si diceva anche nella cella dei
fratelli Kip. Ma i due fratelli erano al corrente di quello che gli altri
ignoravano e cio che una nave avrebbe raccolto gli evasi e che un
canotto sarebbe andato a prenderli sulla punta Saint J ames C'era
per da chiedersi: l'imbarcazione vi si era trovata all'ora stabilita?
Non possibile! disse Karl Kip rispondendo alle domande
del fratello. Nella Storm Bay soffia un vento terribile; un canotto
non avrebbe mai potuto avvicinarsi alla costa. Una nave, fosse pure
uno steamer, non avrebbe mai osato portarsi in prossimit del
litorale!
Quei poveracci saranno costretti allora a passare la notte sulla
punta? disse Pieter Kip.
Non soltanto la notte, ma anche il giorno seguente: l'evasione
non pu avvenire di giorno! Non si sa neppure se questa tempesta si
placher tra ventiquattr'ore!
In quelle lunghe ore, nessuno dei due fratelli riusc a chiudere
occhio. Tendevano l'orecchio, mentre la tormenta flagellava
l'apertura della loro cella, se mai un va e vieni di passi indicasse loro
che le guardie avevano catturato e stavano riportando nel
penitenziario gli evasi.
Ma ecco in qual modo era avvenuta, quel giorno, l'evasione di
O'Brien e di Macarthy, con la complicit di Farnham.
Erano quasi le sei. Le squadre avevano cessato il lavoro e la
foresta gi sprofondava nel buio. Tra cinque o sei minuti il capo delle
guardie avrebbe dato l'ordine di marcia verso Port Arthur.
Fu allora che i due fratelli videro Farnham accostarsi agli irlandesi
e dir loro qualche parola a bassa voce. Poi, i due lo seguirono fino al
margine della radura, dove si fermarono dinanzi a un albero segnato
per l'abbattimento.
Il capo delle guardie non ebbe motivo di preoccuparsi nel vederli
allontanare in quella direzione, accompagnati dall'agente; e cos essi
rimasero in quel luogo fino all'ora in cui le squadre ricostituirono la
colonna per fare ritorno a Port Arthur.
Come abbiamo gi detto, nessuno rilev che O'Brien, Macarthy e
Farnham non erano con i loro compagni. Soltanto dopo l'appello,
fatto nel cortile del penitenziario, fu accertata la loro assenza.
Favoriti dalla crescente oscurit i tre fuggiaschi avevano potuto
allontanarsi senza essere visti. Evitarono una pattuglia che tornava al
proprio posto, rannicchiandosi in fondo a un fossato e cercando di
non farsi tradire dal rumore delle catene che O'Brien e Macarthy
portavano al piede e alla cintola.
Allontanatasi la pattuglia, tutti e tre si rimisero in cammino,
fermandosi ogni tanto e prestando orecchio al minimo rumore finch
non raggiunsero la cresta di quel dirupo ai piedi del quale s'allungava
la punta Saint J ames.
La penisola di Tasman era avvolta nell'oscurit e l'oscurit era
resa ancora pi fitta dalle spesse nuvole che il vento dell'ovest
spingeva nello spazio.
Erano quasi le sei e mezzo quando i fuggiaschi si fermarono a
guardare la baia.
Non si vede nessuna nave disse O'Brien.
La baia sembrava proprio deserta. Anche se invisibile a causa
dell'oscurit, la nave sarebbe stata segnalata dai fuochi di bordo, se ci
fosse stata.
Farnham, siamo proprio sul dirupo della punta Saint J ames?
chiese Macarthy.
S, ma non credo che il canotto abbia potuto accostare disse
Farnham.
Come avrebbero potuto mai sperarlo, udendo i tremendi muggiti
del mare e vedendo giungere fino a loro gli spruzzi delle onde
sollevati dalle raffiche?
Farnham e i suoi compagni piegarono allora a sinistra e poi
scesero sul greto, nell'intento di raggiungere l'estremit della punta.
Era una specie di capo stretto, ingombro di scogli e pieno di pozze
d'acqua; era lungo circa trecento piedi, con una curva che formava
una piccola insenatura aperta verso nord. Un canotto vi avrebbe
trovato acque molto meno agitate, se fosse riuscito a sottrarsi agli
scogli contro i quali il mare si spezzava con incredibile violenza.
Pervenuti all'estremit della punta, dopo un'aspra lotta contro la
tormenta, i fuggiaschi si misero al riparo di un'alta roccia. Il biglietto
portato da Walter prescriveva di trovarsi quel giorno sulla punta
Saint J ames, e loro adesso vi si trovavano, anche se non nutrivano
speranza d'esser imbarcati quella sera. Del resto, la comunicazione
prevedeva anche un eventuale ritardo: ne sapevano a memoria ogni
parola:
Se il tempo non permetter alla nave di lasciare la rada di Hobart
Town e di attraversare la baia, aspettare che essa giunga in vista della
punta e vigilare dal tramonto all'alba.
Bisognava attenersi a quelle prescrizioni.
Cerchiamo un riparo disse O'Brien. Un buco dove poter
passare la notte e la giornata di domani.
Senza allontanarci dalla punta disse Macarthy.
Venite disse Farnham.
In previsione del cattivo tempo l'irlandese si era preoccupato di
ispezionare quella spiaggia selvaggia e deserta durante l'ultima sua
uscita festiva. Forse la base della scogliera avrebbe offerto ai tre
fuggiaschi qualche anfratto dove celarsi fino all'arrivo del canotto?
Farnham aveva scoperto un riparo proprio all'inizio della punta e vi
aveva deposto un po' di viveri: biscotti secchi e carne conservata
acquistati a Port Arthur, oltre a una fiasca riempita d'acqua attinta da
un vicino ruscello.
Sferzati da raffiche che li accecavano, non fu facile ritrovare
nell'oscurit quel riparo, a cui alla fine pervennero dopo aver
attraversato il greto, lievemente in declivio.
l disse Farnham.
Pochi istanti dopo, tutti e tre si cacciavano in una cavit profonda
non pi di cinque o sei piedi, dove, se non altro, sarebbero stati al
riparo della tempesta. Soltanto durante l'alta marea le onde, sospinte
dal vento, forse avrebbero raggiunto l'apertura della cavit. I viveri,
sufficienti per due giorni, furono trovati al loro posto.
Si erano appena sistemati nell'anfratto, quando uno sparo, tre volte
ripetuto, domin il frastuono della tormenta.
Era il cannone di Port Arthur.
La nostra fuga stata segnalata! disse Macarthy.
Si sa che siamo scappati aggiunse O'Brien.
Ma non ci hanno ancora ripresi disse Farnham.
E non ci lasceremo riprendere! disse O'Brien.
Bisognava per prima cosa che i due irlandesi si liberassero della
catena, per il caso che fosse necessario scappare. Farnham si era
munito di una lima e si serv di essa per tagliare l'anello del piede.
Dopo sei anni trascorsi nel bagno, ora finalmente O'Brien e
Macarthy non erano pi legati alle pesanti pastoie del galeotto.
Era evidente che quella notte nessuna imbarcazione sarebbe
approdata sulla costa. Nessuna nave avrebbe corso il rischio di
rimanere incagliata sugli scogli che si stendevano dal fondo di Storm
Bay al capo Pillar.
Ma l'entusiasmo era tale che i fuggiaschi non seppero resistere al
bisogno di tener d'occhio le vicinanze della punta. Pi volte, senza
preoccuparsi di essere visti, essi abbandonarono il loro rifugio e
gironzolarono sulla spiaggia, cercando inutilmente, nell'oscurit, i
fuochi di posizione della nave!
Rientrati poi nella cavit, essi parlarono della situazione in cui si
trovavano e che con la luce del giorno sarebbe diventata certamente
pi pericolosa.
Dopo aver frugato nei dintorni di Port Arthur e nelle foreste, fino
all'istmo, le guardie non avrebbero esteso le loro ricerche fino al
litorale? Abituati a lanciarsi sulle tracce dei deportati i cani non
avrebbero finito per scovare il buco in cui Farnham e i suoi
compagni s'erano rannicchiati?
Mentre i tre si prospettavano questa terribile eventualit, O'Brien
fece il nome dei fratelli Kip. Pensando al servizio che Karl e Pieter
avevano reso loro, disse:
No, non sono degli assassini! Lo hanno affermato
recisamente e io lo credo!
Hanno un grande cuore aggiunse Macarthy. Se ci
avessero denunciati, forse avrebbero potuto sperare di trarne qualche
vantaggio Ma non lo hanno fatto!
Ho sentito parlare di questo processo pi volte, a Hobart Town
riprese Farnham. Si tratta dell'assassinio del capitano Gibson
del James Cook. Alcune persone si sono interessate in favore dei
fratelli Kip, e tuttavia non si crede che essi siano stati ingiustamente
condannati
Sono innocenti! ripet O'Brien. Quando penso che non
ho voluto stringer loro la mano! Poveracci! Non sono colpevoli,
no; eppure, eccoli qui, in questo penitenziario, in mezzo a tanti
criminali Soffrono ci che abbiamo sofferto noi! Ma noi sappiamo
che abbiamo sofferto per aver voluto strappare il nostro paese agli
uccelli da preda d'Inghilterra! e noi abbiamo amici, fuori di qui, che
si occupano della nostra liberazione Ma Karl e Pieter Kip
resteranno chiusi l per tutta la vita! Quando ci sono venuti vicino, e
ci hanno dato il biglietto, avrei dovuto dir loro: Fuggiamo insieme!
I nostri compatrioti vi accoglieranno come fratelli!.
La notte avanzava, piovosa e glaciale. I fuggiaschi soffrivano il
freddo, eppure attendevano il giorno con grande apprensione. A volte
giungevano alle loro orecchie i latrati dei cani sguinzagliati nella
penisola. Avvezzi a fiutare i deportati da lontano, e a riconoscere la
divisa dei galeotti, non sarebbero riusciti i mastini a scoprire
l'anfratto in cui si nascondevano gli evasi?
Poco dopo mezzanotte, il greto era stato interamente coperto dalla
marea crescente, favorita dai venti occidentali. Il mare si gonfi tanto
che la base della rupe fu battuta dalle onde. Per una mezz'ora i
fuggiaschi ebbero l'acqua a mezza gamba. Per fortuna, il suo livello
non and oltre e il riflusso port via l'acqua, nonostante la resistenza
opposta dalle raffiche.
Prima dell'alba la tempesta cominci a scemare. Il vento a poco a
poco gir a nord, rendendo la baia quasi praticabile. Farnham,
O'Brien e Macarthy potevano dunque sperare che il mare non
tardasse a calare. Allo spuntare del giorno, il miglioramento era gi
sensibile. Se le onde si frangevano ancora oltre gli scogli,
un'imbarcazione avrebbe potuto, senza troppa fatica, accostarsi
dall'altro lato alla punta Saint J ames.
Ovviamente, bisognava attendere la sera prima di avventurarsi sul
greto.
Farnham divise in tre parti eguali il pane e la carne secca.
Bisognava farli durare, in previsione di ulteriori ritardi, oltre le
quarantott'ore, impossibilitati com'erano a procurarsene altri. L'acqua
avrebbero potuto attingerla la stessa sera dal ruscello.
Parte della mattina trascorse senza incidenti in quelle condizioni.
La tormenta ebbe definitivamente termine e il sole riapparve tra le
ultime nuvole dell'est.
La nave che nella rada di Hobart Town disse allora
O'Brien ora potr attraversare la Storm Bay: prima di sera avr
raggiunto la penisola.
Ma la costa sar certamente meglio sorvegliata rispose
Macarthy.
Vediamo riprese O'Brien. Nessuno sa a Port Arthur
che una nave venuta dall'America per prenderci a bordo, e tanto
meno che abbiamo appuntamento qui. Che cosa debbono
immaginare? Penseranno che siamo nascosti nella foresta e, almeno
per i primi giorni, l che continueranno a cercare invece che sul
litorale.
E Walter, ora che ci penso? rilev Farnham. Sabato, due
giorni fa, lo abbiamo visto sulla strada di Port Arthur. forse tornato
a Hobart Town? Lo credo probabile. Dopo essere tornato a bordo
dello steamer, avr informato il capitano che la sera di luned
saremmo stati alla punta Saint J ames.
Se Walter non fosse tornato a Hobart Town, senza dubbio
rispose Macarthy ci avrebbe raggiunti qui, questa notte. Nel buio,
non gli sarebbe stato difficile sfuggire alle pattuglie.
Lo credo anch'io disse O'Brien. Walter avr lasciato Port
Arthur domenica, con un vapore che presta servizio nella baia.
Noi siamo sicuri aggiunse Farnham che egli solleciter
la partenza dello steamer. Non ci rimane che di aver pazienza.
Appena sar notte, vedrete che il canotto si accoster alla punta.
Dio lo voglia! disse O'Brien.
Verso l'una del pomeriggio, si verific un allarme. Sull'orlo della
rupe si udirono distintamente alcune voci, a cento passi sopra
l'anfratto che ospitava i fuggiaschi. Nello stesso tempo, echeggiarono
i latrati dei cani, incitati dai loro padroni.
Gli agenti! I mastini! esclam Farnham. quanto di
peggio potesse capitarci!
C'era il rischio infatti che i cani scendessero sul greto, dove gli
agenti avrebbero potuto seguirli lungo il sentiero che Farnham aveva
percorso il giorno precedente. L'istinto li avrebbe allora guidati ai
piedi della rupe, fino a scoprire l'anfratto. Quale resistenza avrebbero
potuto mai opporre gli inermi O'Brien, Macarthy e Farnham a una
dozzina di uomini armati? Avrebbero fatto presto a ridurli
all'impotenza e a ricondurli al penitenziario. E sapevano anche che
cosa li attendeva laggi: la doppia catena e la cella per O'Brien e
Macarthy! E la morte per Farnham, che ne aveva favorito la fuga!
Tutti e tre rimasero immobili. Non era pi possibile uscire
dall'anfratto senza essere visti. E dove rifugiarsi, se non sulle ultime
rocce della punta? E qui, se non volevano tornare al bagno, non
potevano far altro che gettarsi in mare Sarebbe stato sempre
meglio, comunque, che cadere nuovamente nelle mani delle guardie!
Un suono di voci giungeva alle loro orecchie; udivano le parole
che venivano scambiate sulla cresta della rupe, le grida di coloro che
li cercavano, alle quali si univano i latrati furiosi dei mastini.
Di qua diceva qualcuno.
Sciogliete i cani disse un altro. Guardiamo bene
dappertutto, prima di andarcene.
Che sarebbero venuti a fare qui? rispose il caposquadra, del
quale Farnham riconobbe la voce. Non potevano certo salvarsi a
nuoto! Bisogna tornare a cercarli nella foresta.
O'Brien aveva afferrato la mano dei compagni: dopo le parole del
loro capo, era probabile che le guardie si allontanassero. Una di esse
invece rispose:
Si pu dare un'occhiata, comunque. Seguiamo il sentiero che
conduce al greto. Potrebbero essere nascosti tutti e tre in qualche
buco!
Tutti e tre? A Port Arthur dunque non si dubitava pi che
Farnham, complice dei due irlandesi, fosse con essi?
Se ora le parole si udivano meno chiaramente, a riprova che le
guardie andavano verso il sentiero, i latrati dei cani invece si
avvicinarono.
Una felice circostanza forse avrebbe impedito che i fuggiaschi
venissero scoperti. Il mare, cresciuto nuovamente, ora inondava il
greto fino ai piedi della rupe: le ultime ondulazioni della risacca
bagnavano gi l'anfratto. Sarebbe stato impossibile scorgerne
l'ingresso, senza fare da quel lato il giro del contrafforte. La punta
Saint J ames ora mostrava soltanto le rocce estreme sotto un mare di
schiuma. Ci sarebbero volute almeno un paio d'ore di riflusso prima
che il greto fosse nuovamente praticabile. Non era perci probabile
che le guardie vi si fermassero oltre. Avevano fretta invece di seguire
una pista migliore.
I cani per abbaiavano con maggior foga; senza dubbio, l'istinto li
spingeva lungo la rupe. Un mastino si lanci persino nell'acqua, ma
gli altri non lo seguirono.
Il capo delle guardie diede ordine quasi subito di tornare indietro.
In breve, il chiasso dei latrati e delle voci scem: poco dopo non si
udiva pi che il muggito del mare che batteva con fracasso la base
della rupe.

CAPITOLO XIII
L'EVASIONE
IL PERICOLO si era allontanato ma non era scongiurato: frugata la
foresta, le ricerche sarebbero riprese su tutto il litorale.
necessario ripetere qui che se qualche volta le evasioni dal
penitenziario di Port Arthur sono riuscite, ci dovuto al fatto che
esse sono avvenute dalla parte del mare. O i deportati riescono a
impadronirsi di una imbarcazione, oppure se la sono costruita
riuscendo a raggiungere con questo mezzo un altro punto della baia.
Il tentativo di attraversare l'istmo era considerato assurdo, mentre i
fuggiaschi nascostisi nei boschi erano stati sempre riacciuffati dopo
alcune settimane. Il comandante lo sapeva e la ricerca degli evasi era
sempre rivolta verso la foresta quando il cattivo tempo impediva la
fuga dal mare.
Ora che la tempesta scemava e il litorale della penisola diventava
praticabile, il giorno seguente pattuglie di guardie ne avrebbero
frugato certamente le insenature.
Questo era ci che dicevano a se stessi O'Brien, Macarthy e
Farnham, e si pu immaginare con quale apprensione. Le ore del
pomeriggio parvero loro interminabili; le trascorsero senza allarmi
ma con l'orecchio teso ai rumori lontani, credendo di udire a ogni
istante dei passi sul greto o i latrati dei feroci mastini con il timore di
vedere a ogni istante un cane avventarsi su di essi.
A volte, invece, riacquistavano fiducia. Senza uscire allo scoperto,
potevano abbracciare con lo sguardo una vasta distesa della baia e
spiare le navi che transitavano al largo. Da quando il vento era
calato, si vedevano da lontano alcuni velieri. Parecchi altri
rientravano bordeggiando dopo aver doppiato il capo Pillar. Farnham
aveva saputo da Walter, nel suo primo incontro, che la nave
americana giunta in rada a Hobart Town, era lo steamer Illinois. Era
dunque un fil di fumo quello che i fuggiaschi cercavano di scorgere
sul mare: un fil di fumo che annunciasse l'approssimarsi della nave
che essi aspettavano tra tanti pericoli.
Ma era ancora troppo presto. Ci sono appena una ventina di miglia
tra Hobart Town e la punta Saint J ames: sarebbe bastato che lIllinois
lasciasse la rada verso le sei di sera. Non sarebbe stato certamente
cos imprudente da accostarsi alla punta, almeno finch l'oscurit
della notte non permettesse di mandarvi il canotto per raccogliervi i
fuggiaschi.
Sapranno gi a bordo che siamo riusciti a fuggire? chiese
Macarthy.
Non dubitatene rispose Farnham. Siamo qui, nel luogo
stabilito, da ventisei ore; da stamane, la notizia della nostra fuga sar
stata trasmessa a Hobart Town. Il governatore ne sar stato avvisato
telegraficamente. Del resto, io credo che Walter si sia affrettato a
raggiungere l'Illinois. Se, a causa del cattivo tempo, lo steamer non
riuscito a partire ieri, oggi non tarder a fare rotta verso la penisola.
Sono gi le cinque disse O'Brien. Tra un'ora e mezzo,
l'oscurit render difficile distinguere la punta Saint J ames. Potr il
capitano mandarvi il canotto?
Io non ho dubbi rispose Farnham. Egli avr preso
certamente le sue precauzioni. Se non conosce il litorale della
penisola, lo conoscer certamente qualche suo marinaio. Anche di
notte, non sar in imbarazzo per
Ecco il fumo! esclam Macarthy.
A nord-ovest, dove le nuvole porporine velavano il sole, si vedeva
un filo di fumo.
Sar l'Illinois? disse O'Brien, che sarebbe corso sul greto, se
Farnham non lo avesse prudentemente trattenuto.
Di solito la Storm Bay frequentata da molte navi, soprattutto a
vapore. Quella segnalata non avrebbe forse messo la prua a sud-est,
per uscire dalla baia e andare al largo? Nulla autorizzava a credere
che movesse verso la costa.
L'ansia dei fuggiaschi non era stata mai pi intensa, neppure
quando le guardie percorrevano il sentiero della rupe e i cani
minacciavano di precipitarsi sul greto! Mai, d'altra parte, avevano
nutrito tanta speranza! Quel fumo avanzava visibilmente verso sud-
est. Tra meno di mezz'ora, mentre era ancora chiaro, avrebbero
potuto distinguere la nave tra cielo e mare. Dal fumo, non certo
scuro, si sarebbe detto che essa non volesse forzare l'andatura. Se era
l'Illinois, infatti, perch avrebbe dovuto marciare a tutto vapore? A
notte fatta, si sarebbe trovato egualmente a poche gomene dalla punta
Saint J ames e il canotto avrebbe potuto staccarsi dalla nave senza
correre il rischio di essere visto.
Ma O'Brien lanci a un tratto un grido disperato:
Non lIllinois!
Come fai a saperlo?
Guardate!
Lo steamer infatti aveva cambiato direzione e non si avvicinava
pi alla penisola. Manovrava come fanno di solito le navi che
vogliono rilevare il capo Pillar per uscire dalla Storm Bay.
Dopo un'intera giornata d'attesa snervante, ecco avanzare la notte!
Era svanita la speranza di essere vicini alla salvezza, di poter essere
presi a bordo! La nave si allontanava dalla penisola, per raggiungere
il largo!
Non era dunque l'Illinois annunciato da Walter, lo steamer di cui i
fuggiaschi scorgevano il fumo! Lo steamer americano era rimasto,
dunque, nella rada di Hobart Town. Ma tutto non era ancora perduto!
Sarebbe giunto forse nel cuore della notte?
Ebbene, lo avrebbero atteso e spiato! Appena buio, i fuggiaschi
avrebbero attraversato il greto per raggiungere l'estremit della punta
Saint J ames e rannicchiarsi tra le rocce. Se uno steamer si fosse
avvicinato, avrebbero udito, nell'oscurit, il ronzio delle macchine e
il turbinio dell'elica E se avesse inviato un'imbarcazione, essi
l'avrebbero chiamata per invitarla ad accostare, facendo attenzione
agli scogli E infine, se la risacca le avesse impedito di toccare
terra, si sarebbero buttati in mare per esservi raccolti e trasportati a
bordo! Come aveva detto O'Brien, avrebbero rischiato tutto, a costo
di lasciarci la pelle, piuttosto che tornare al bagno!
Il sole era tramontato; in quel periodo dell'anno, il crepuscolo era
di breve durata; tra breve, baia e litorale sarebbero stati avvolti
dall'ombra della notte. La luna, al suo ultimo quarto, non sarebbe
apparsa prima delle tre del mattino. Sotto un cielo senza stelle, velato
di nuvole stagnanti, la notte sarebbe stata buia.
Un profondo silenzio regnava al largo. Il vento, caduto verso sera,
soffiava a tratti. Dal lato della baia, i fuggiaschi avrebbero udito
benissimo, anche a distanza di due o tre miglia, l'ansito delle
macchine di uno steamer in marcia verso la costa, e a cinque o sei
gomene, il rumore prodotto da un canotto spinto dai remi.
Incapace di star fermo, O'Brien volle raggiungere a ogni costo la
punta Saint J ames.
Era un'imprudenza: faceva ancora un po' chiaro e le guardie
avrebbero potuto scorgerlo dall'alto della rupe. Sembrava tuttavia che
quella parte del litorale fosse deserta.
Strisciando sulla sabbia, O'Brien raggiunse il luogo dove la punta
Saint J ames si salda al greto. Vi si ammucchiavano enormi rocce
cosparse di alghe, il cui prolungamento, emergente durante la bassa
marea, si inoltrava in mare per circa trecento piedi, descrivendo una
curva.
La voce di O'Brien giunse in quel momento a Farnham,
rannicchiato nell'anfratto, accanto a Macarthy.
Alla punta! gridava.
Aveva forse visto un'imbarcazione? Ne aveva sentito il rumore dei
remi? Bisognava raggiungerla senza esitare. Ed ci che fecero
subito Farnham e Macarthy, strisciando sul greto.
Quando tutti e tre furono insieme ai piedi delle prime rocce,
O'Brien disse:
Mi parso credo Viene un'imbarcazione
Da che parte? chiese Macarthy.
Da questa parte.
E O'Brien indicava il nord-ovest.
Era la direzione che avrebbe dovuto seguire un'imbarcazione che
avesse cercato di penetrare nell'insenatura attraverso la scogliera.
Macarthy e Farnham si posero in ascolto: non v'era dubbio,
un'imbarcazione proveniente dal largo avanzava lentamente quasi
incerta: ne udivano il battere dei remi.
il rumore dei remi che urtano contro gli scalmi. Una barca
viene da queste parti.
Ed quella dell'Illinois! rispose O'Brien.
Non poteva essere che la barca inviata dallo steamer nel luogo
stabilito. Ma i fuggiaschi cercavano inutilmente di vedere la nave
nascosta dalla crescente oscurit. Forse si teneva a un buon miglio al
largo, sia per non essere segnalata in prossimit della costa, sia per
non accostarsi troppo a quel gruppo di scogli.
Non c'era ora da far altro che raggiungere l'estremit della punta e
di spiare l'arrivo dell'imbarcazione, chiamarla se necessario, indicare
la direzione,, tra gli scogli, per poi saltarvi dentro, non appena vicino
alle ultime rocce.
Ma ecco echeggiare dei latrati in cima alla rupe, seguiti da grida.
La cresta era stata allora occupata da un drappello di guardie
accompagnate da una dozzina di cani. Dopo aver seguito il margine
della foresta, gli agenti erano tornati verso la costa.
Non lontano, le squadre che lavoravano nella radura si
preparavano a tornare a Port Arthur.
Dalle grida delle guardie, O'Brien, Macarthy e Farnham
compresero d'essere stati scoperti: li avevano visti mentre
attraversavano il greto. Erano stati traditi, forse, dal richiamo lanciato
da O'Brien?
Unica speranza di salvezza per loro era l'arrivo dell'imbarcazione;
ma non potevano far nulla per affrettarlo. Se non si erano sbagliati e
se il canotto realmente si avvicinava, avrebbero potuto essere raccolti
prima dell'arrivo delle guardie? E poi: i marinai formanti
l'equipaggio dell'imbarcazione avrebbero osato avvicinarsi se
avessero udito rumore di lotta? E sarebbero comunque stati in
numero adeguato per attaccare le guardie, strappar loro di mano i
prigionieri e portarli al sicuro, a bordo dell'Illinois?
I cani! grid a un tratto Macarthy.
Dopo aver superato il sentiero della rupe i mastini piombarono sul
greto: erano quattro o cinque, addestrati a dare la caccia ai deportati.
Abbaiavano furiosamente.
Quasi subito apparvero anche una dozzina di guardie, con la
rivoltella in pugno, gridando:
Di qua!
Sono l, tutti e tre!
Andiamo sulla punta!
S'avvicina una lancia!
O'Brien non si era sbagliato: un'imbarcazione cercava di penetrare
nella piccola insenatura. I fuggiaschi non avevano potuto vederla
prima, perch essa rimaneva invisibile dai piedi della rupe.
L'attenzione delle guardie appostate sulla cresta, invece, era stata
attratta dalla lancia, la quale, dopo aver seguito la costa, cercava ora
di scivolare tra gli scogli. Essi erano certi che fosse venuta a prendere
gli irlandesi. Poi, guardando verso il largo, finirono per scorgere la
nave la cui presenza dinanzi alla baia non poteva non apparire pi
che sospetta.
La presenza della nave era stata notata anche da due deportati, i
quali, dopo aver lavorato al margine della radura, avevano ora
raggiunto la cresta della rupe.
Quei due deportati erano Karl e Pieter Kip.
facile immaginare l'ansiet che aveva invaso l'animo dei due
fratelli durante l'intero giorno. Sapevano perfettamente che il cattivo
tempo del giorno precedente non avrebbe permesso alla nave
americana di accostarsi alla penisola. Essi pensavano che i
fuggiaschi, raggiunta la punta, avevano dovuto nascondersi in
qualche anfratto per trascorrervi la notte e il giorno successivo Ma
avevano potuto procurarsi un po' di cibo?
La tempesta era ormai cessata da una quindicina di ore rendendo
praticabile la baia; ci che non era stato possibile fare il giorno
precedente sarebbe stato fatto forse quella sera al sopraggiungere
dell'oscurit.
I fratelli Kip avevano lasciato, come al solito, il penitenziario sin
dal mattino. Tornati in prossimit della rupe avevano ansiosamente
cercato di scorgere a occidente, o lungo la costa, le volute di fumo
che indicavano l'avvicinarsi dello steamer.
La giornata era ormai trascorsa quando, dieci minuti prima che
fosse dato il segnale della partenza, ecco risuonare alcune grida dalla
parte del litorale.
Poveracci! Sono stati scoperti! esclam Karl Kip.
Fu proprio allora che dieci o dodici guardie, abbandonando la
custodia delle squadre ai loro compagni, corsero in quella direzione,
seguiti a loro insaputa dai fratelli Kip.
Giunti sulla cresta, i due fratelli si sdraiarono bocconi e
guardarono in basso.
Una lancia scivolava rasente la costa, verso la punta Saint J ames!
Non giunger in tempo! disse Karl Kip.
Saranno ripresi, poverini! aggiunse il fratello.
E non poter dare loro aiuto!
Appena dette quelle parole, Karl Kip prese il braccio del fratello:
Seguimi! gli disse.
Un minuto dopo, disceso il sentiero, strisciavano sul greto.
La lancia dell'Illinois faceva in quell'istante il giro delle rocce
dell'insenatura. Pur avendo visto accorrere le guardie, l'ufficiale
americano e i suoi marinai non avevano voluto fermarsi, sicuri che i
fuggiaschi fossero l ad attenderli, sin dal giorno prima. Facendo
forza sui remi e a rischio di fracassare la lancia contro gli scogli, essi
fecero un ultimo sforzo per raggiungere la punta prima delle guardie.
Ma quando l'imbarcazione tocc terra, era troppo tardi: O'Brien,
Macarthy e Farnham, nonostante avessero opposto resistenza,
venivano gi trascinati verso la rupe.
Avanti! grid l'ufficiale. Avanti!
Appena messo piede a terra, i marinai, armati di coltellacci e di
rivoltelle, si precipitarono dietro di lui, nell'intento di liberare i
prigionieri.
La lotta fu accanita. Gli americani erano otto: l'ufficiale, il
timoniere e sei uomini. Anche a contare O'Brien, Macarthy e
Farnham, essi erano in undici contro una ventina di guardie,
essendone sopraggiunte dopo le prime grida altre in loro aiuto.
Anche i feroci mastini non sarebbero stati avversari meno
pericolosi.
Fu perci ai cani che i marinai cominciarono a sparare. Colpiti da
pi. proiettili, due mastini caddero uccisi; gli altri fuggirono
riempiendo l'aria di urli.
I combattenti vennero poi alle prese, al buio, con estrema
violenza. Macarthy e Farnham non erano riusciti a divincolarsi e
stavano gi per essere trascinati via quando due uomini sbarrarono il
passo alle guardie.
Karl Kip e suo fratello, avventandosi su di esse, riuscirono a
strappare i prigionieri dalle loro mani.
Dopo altri spari, alcuni uomini furono gravemente feriti da
entrambe le parti. Ma su quella piccola striscia di terra, non era
possibile che la lotta durasse a lungo con vantaggio degli americani.
Se l'ufficiale e i marinai dellIllinois fossero stati costretti ad
abbandonare la partita, i fuggiaschi sarebbero stati ripresi e forse
anch'essi avrebbero pagato con la perdita della libert, nelle prigioni
di Hobart Town, il generoso tentativo fatto in favore degli irlandesi.
Per fortuna, se spari, grida e latrati erano stati uditi dalla radura,,
erano stati uditi anche dall'Illinois, dove si comprese che un
combattimento accanito era in corso tra marinai e guardie: urgeva
quindi intervenire!
Il comandante si accost allora a meno di due gomene e fece
mettere in mare un'altra imbarcazione con una dozzina di marinai.
Pochi istanti dopo, quell'aiuto giunse sulla punta e subito le cose
cambiarono. Non essendo pi in maggior numero, le guardie
dovettero abbandonare i prigionieri e ritirarsi, portando via i loro
feriti. All'ufficiale e ai marinai non rimase da far altro che
reimbarcarsi nelle due lance, con i tre fuggiaschi* dopo un ultimo
scambio di colpi d'arma da fuoco.
Fu allora che Karl Kip e suo fratello chiamarono O'Brien e gli
dissero :,
Siete salvi! salvi!
Anche voi! grid l'irlandese.
E prima ancora che avessero avuto il tempo di raccapezzarcisi a
un cenno di O'Brien i due fratelli vennero deposti dai marinai sopra
una lancia e trasportati sullo steamer.
L'Illinois volgeva intanto la prua verso l'ingresso della Storm Bay;
doppiato il capo Pillar, al sopraggiungere della notte gi navigava a
tutto vapore nel Pacifico.

CAPITOLO XIV
GLI SVILUPPI DEL CASO KIP
GI DA ALCUNI mesi, a Hobart Town si riparlava del processo Kip
con vivo interesse. Non era avvenuto nessun mutamento nel modo di
pensare della gente, la quale continuava sempre a ritenere Karl e
Pieter Kip responsabili dell'assassinio del capitano Gibson: per le due
vittime di quell'errore giudiziario l'opinione pubblica non aveva
ancora cambiato parere. Si sapeva per che il signor Hawkins
credeva nella loro innocenza e nessuno ignorava che egli proseguiva
le sue indagini, che moltiplicava le sue visite al governatore della
Tasmania e che sua eccellenza sir Edward Carrigan gli prestava
orecchio volentieri. Alcuni perci gi dicevano:
E se il signor Hawkins avesse ragione?
Tuttavia, bisogna pur dirlo, la maggior parte della popolazione
non dubitava affatto della colpevolezza dei due fratelli, e il processo
sarebbe stato dimenticato da un pezzo se l'armatore non avesse posto
tanta caparbiet nel chiederne la revisione.
Sar facile immaginare che la visita fatta dal signor Hawkins a
Port Arthur non aveva fatto altro che rafforzare la sua persuasione. I
suoi colloqui con il comandante, la condotta dei due fratelli nel
penitenziario, l'atto di coraggio che era valso loro una mitigazione
della pena, il loro comportamento dignitoso quando venivano
interrogati, il comune pensiero di ricercare i veri autori del delitto tra
i componenti l'equipaggio del James Cook, i sospetti che il subdolo
atteggiamento di Flig Balt e di Vin Mod autorizzava a concepire e,
infine, la profonda gratitudine che gli avevano dimostrato Karl e
Pieter ai quali egli aveva lasciato intravedere qualche speranza, tutto
aveva contribuito ad accrescere quella persuasione.
Come avrebbe potuto dimenticare, del resto, i suoi primi rapporti
con i naufraghi olandesi, dopo il loro incontro sull'isola di Norfolk? il
loro aiuto durante l'attacco dei papua? e, infine, ci che il James
Cook doveva a Karl Kip, per averlo salvato dal naufragio e dalle
mani di Flig Balt?
No, il signor Hawkins non nutriva dubbi: si sarebbe dedicato a
quella impresa, anche da solo, pur di strappare al processo il suo
ultimo segreto, dimostrare l'innocenza dei condannati e farli
rimettere in libert.
La signora Hawkins condivideva la persuasione del marito se non
la sua speranza sull'esito dell'impresa. Ella lo incoraggiava anche se
sapeva l'opinione pubblica refrattaria. Soffriva nel vederlo fiducioso
un giorno e disperato il giorno successivo. Da parte sua non cessava
di palesare la sua persuasione ad amici e conoscenti. Ma la maggior
parte delle persone non vi credeva: l'orribile assassinio, seguito dalla
condanna capitale, aveva turbato profondamente gli animi e convinto
anche coloro che durante il processo avevano conservato ancora
qualche dubbio.
Ma fu proprio nell'animo della signora Gibson che la signora
Hawkins fece breccia, grazie all'intimit che le univa. In un primo
momento, l'infelice vedova s'era rifiutata di starla ad ascoltare. Nel
suo immenso dolore, ella non vedeva che una cosa: chiunque fosse
l'assassino, suo marito non c'era pi! Ma la signora Hawkins era cos
sicura riguardo all'innocenza dei fratelli Kip, che ella fin per starla a
sentire. Quando le balen il primo dubbio che potessero non essere
loro gli assassini del marito, allora fu pervasa dal timore che fossero
due innocenti a scontare la condanna a vita nell'inferno di Port
Arthur!
Ne usciranno! ripeteva la signora Hawkins. Prima o poi,
la verit verr a galla e i veri assassini saranno puniti!
Ma se la signora Gibson subiva l'ascendente della signora
Hawkins, il figlio si ostinava a credere, invece, nella colpevolezza
dei fratelli Kip. Nonostante il rispetto che nutriva per l'armatore e per
il suo sicuro giudizio, non aveva voluto mai arrendersi alle ragioni
che gli venivano esposte; le quali, del resto, si basavano soltanto su
convincimenti morali. Nat Gibson si atteneva ai fatti materiali
provati dall'inchiesta e stabiliti dall'istruttoria, all'unisono con la
popolazione di Hobart Town. Quando il signor Hawkins gli parlava
perci dei suoi sospetti riguardo a Flig Balt e a Vin Mod, egli si
limitava a dire:
Signor Hawkins, le carte, il denaro di mio padre e l'arma che lo
ha ucciso sono stati trovati nella valigia che era nella loro camera.
Bisognerebbe provare, dunque, che Flig Balt e Vin Mod abbiano
potuto metterceli, e ci non sar mai provato
Non si sa mai, mio caro Nat rispondeva il signor Hawkins.
E aveva ragione, perch, dopo tutto, le cose erano andate proprio
in quel modo! Ma Vin Mod aveva agito con tanta astuzia che sarebbe
stato impossibile provare la sua presenza nella locanda del Great-
Old-Man.
Il signor Hawkins aveva parlato varie volte con l'albergatore a
questo riguardo, ma senza risultati: egli non si ricordava neppure se a
quell'epoca la camera accanto a quella dei fratelli Kip fosse occupata
o no. Vin Mod, comunque, non era mai venuto nella sua locanda e
nessuno poteva dire di avervelo visto.
Questa era dunque la disposizione degli animi e questo era
l'interessamento che il signor Hawkins continuava a svolgere
nell'intento di ottenere la revisione del processo con una tenacia che
qualcuno considerava fissazione.
La mattina del 7 maggio una inattesa notizia fece il giro della
citt.
Il governatore era stato avvertito telegraficamente che un'evasione
era avvenuta a Port Arthur. Due deportati politici due feniani e
una guardia del penitenziario loro complice erano riusciti a fuggire
ed erano stati raccolti da uno steamer mandato certamente dai loro
amici d'America. Nello stesso tempo, due altri detenuti,
approfittando dell'occasione, erano fuggiti con loro.
I due detenuti, condannati per reati comuni, erano gli olandesi
Karl e Pieter Kip.
Era capitato, infatti, che durante la lotta con i marinai americani,
sulla punta Saint J ames, le guardie avevano riconosciuto i due fratelli
nelle persone venute in aiuto dei tre fuggiaschi. Era per accaduto
che essi erano stati imbarcati contro la loro volont. Ma chi avrebbe
mai creduto che non fossero gi d'accordo con i feniani per evadere
anch'essi? Non c'era dubbio: tutto ci era stato stabilito in anticipo.
Questo ci che dichiararono le guardie al loro rientro nel
penitenziario, dove era stata gi rilevata l'assenza di Karl e Pieter
Kip; e questo ci che dovette ammettere il comandante quando
venne informato della evasione dei cinque uomini, e che rifer nel
suo rapporto a sua eccellenza Edward Carrigan.
inutile parlare dell'impressione suscitata dalla notizia a Hobart
Town e in tutta la Tasmania. Il signor Hawkins fu tra i primi ad
esserne informato dal governatore il quale lo fece mandare a
chiamare. Il telegramma esibitogli dal governatore gli cadde di mano
non appena avutolo sotto gli occhi. Non poteva credere a ci che
aveva letto; guardava sua eccellenza e balbettava, ripetendo con voce
rotta:
Sono fuggiti!
E pare che fossero d'accordo con i due condannati politici, loro
complici.
Capisco che i due irlandesi abbiano voluto riacquistare la
libert esclam il signor Hawkins, con grande agitazione.
Capisco che amici siano venuti in loro aiuto e abbiano preparato la
loro fuga giungo fino ad approvarli
Mio caro Hawkins, non dite cose del genere. Dimenticate che
sono nemici dell'Inghilterra?
vero, non dovrei dire queste cose dinanzi a voi! Ma, in
fondo, i feniani erano condannati politici e non potevano aspettarsi
nessuna grazia! Avrebbero dovuto passare la vita a Port Arthur ma
Karl e Pieter Kip No, non posso credere che essi fossero d'accordo
con i condannati politici, per evadere! Non potrebbe trattarsi di una
notizia errata?
No, il fatto pi che certo.
Eppure, Karl e Pieter Kip sapevano ci che facevo per ottenere
la revisione del processo! Sapevano che vostra eccellenza si
interessava del loro caso che avevo fatto mio il loro processo!
Senza dubbio, mio caro Hawkins; ma forse hanno creduto che
non sareste mai riuscito a nulla. E allora, presentatasi l'occasione di
fuggire
230
Bisogna allora ammettere che i due feniani disse il signor
Hawkins non li ritenevano, neppure loro, dei criminali. Non
avrebbero mai dato aiuto agli assassini del capitano Gibson. Neppure
il comandante della nave americana avrebbe accettato a bordo degli
assassini!
Non saprei spiegare tutto ci rispose sua eccellenza.
Forse ne conosceremo la spiegazione in seguito. Una cosa certa: i
fratelli Kip sono fuggiti da Port Arthur. Ora voi, mio caro, non avrete
pi bisogno di occuparvi di loro.
Al contrario!
Credete ancora nella loro innocenza, anche dopo l'evasione?
Ci credo, signor governatore rispose il signor Hawkins con
incrollabile convinzione. Lo so, si dir che sono matto, che nego
l'evidenza, che la fuga una confessione di colpa, che essi non
contavano sul risultato della revisione del processo perch si
sapevano colpevoli e che hanno preferito evadere non appena si
presentata l'occasione
Vi confesso che mi riesce difficile disse il governatore
interpretare in altro modo la condotta dei vostri protetti.
No; no; questa fuga non una confessione riprese il signor
Hawkins. In tutto questo c' qualcosa di inspiegabile, che
l'avvenire spiegher. Io crederei, invece, che Karl e Pieter Kip siano
stati portati via a forza, contro la loro volont.
Nessuno lo crederebbe mai.
Nessuno, ma io s! E ci mi basta. Non abbandoner la loro
causa. Come potrei dimenticare il comportamento di quei due
disgraziati quando sono andato a trovarli a Port Arthur? La
rassegnazione di Pieter, soprattutto la loro fiducia nel mio
interessamento Potrei mai dimenticare ci che sono stati a bordo
del James Cook e quello che ha fatto Karl Kip al penitenziario? Non
li abbandoner sono sicuro che la verit verr a galla! No, cento
volte no! Karl e Pieter Kip non hanno sparso il sangue del capitano
Gibson! Non sono assassini!
Sir Edward Carrigan non volle insistere oltre e non volle
aggiungere nulla che potesse affliggere il signor Hawkins. Si limit a
comunicargli le informazioni ricevute dall'ufficio del porto di Hobart
Town.
Secondo il rapporto che mi stato fatto disse lo steamer
americano Illinois, di cui non ci si sapeva spiegare il motivo della
sosta, giunto in rada. Tutto lascia credere, essendo partito nella
mattinata di ieri, che abbia raccolto i fuggiaschi in un punto stabilito
della penisola. Li condurr certamente in America. In quel paese, i
due feniani e il loro complice hanno ogni sicurezza, perch i trattati
internazionali non ammettono l'estradizione per i deportati politici;
non cos invece per i due olandesi condannati per reati comuni. Se
si riuscir a mettere le mani sui fratelli Kip, quindi, la loro
estradizione sar richiesta e ottenuta ed essi saranno ricondotti a Port
Arthur, di dove non riusciranno pi a fuggire.
A condizione, signor governatore, che io non sia riuscito prima
a scoprire i veri autori del crimine!
A che cosa sarebbe servito discutere contro un tale partito preso?
Una cosa era certa: le apparenze davano ragione al governatore,
anche se il signor Hawkins non fosse dello stesso parere. E quella fu
l'opinione generale. I difensori dei fratelli Kip scarseggiarono sempre
pi e anzi si ridussero a uno solo. La fuga fu interpretata a loro
danno. Era chiaro che essi non speravano nella revisione del processo
o almeno nei risultati di quella revisione, considerato che avevano
preferito evadere
Tali furono le conseguenze di quella evasione che fin con il
costituire un'ulteriore prova della loro colpevolezza.
Da parte sua, avendo compreso che il signor Hawkins, invece di
essere mortificato per quella fuga, sembrava invece pi che mai
fermo nella sua convinzione, Nat Gibson evitava con lui ogni
discorso sull'argomento. Non riusciva ad abituarsi per all'idea che
gli assassini di suo padre fossero fuggiti da Port Arthur, che i
deportati politici li avessero accettati per compagni e che l'America
consentisse a dar loro asilo. L'estradizione per avrebbe permesso di
ricondurli al penitenziario, dove avrebbero scontato la pena con la
massima severit.
Trascorsero una ventina di giorni. Il Lloyd, nelle sue
corrispondenze marittime, non dava notizie dell'Illinois. Nessuna
nave lo aveva incontrato durante la sua navigazione nel Pacifico.
Non si metteva in dubbio, del resto, che lo steamer americano si
fosse prestato alla fuga degli irlandesi. Dopo l'inchiesta fatta per
ordine del governatore una sola nave aveva lasciato la rada dopo la
tempesta del 5 maggio: lIllinois. D'altra parte, i semafori di capo
Pillar non avevano segnalato alcuna nave proveniente dal largo e
diretta alla Storm Bay. I cinque fuggiaschi dovevano trovarsi dunque
a bordo dell'Illinois in viaggio per l'America. Ma verso quale porto
degli Stati Uniti si dirigeva lo steamer? dove sarebbero sbarcati i
prigionieri fuggiti dal bagno? Nessuno riusciva a saperlo Come far
arrestare i fratelli Kip al loro sbarco nel Nuovo Continente?
Il 25 maggio i coniugi Hawkins ebbero la graditissima sorpresa di
ricevere una visita annunciata loro gi da qualche tempo. I signori
Zieger avevano deciso di trascorrere alcune settimane a Hobart Town
e si erano imbarcati a Port Praslin sullo steamer tedesco Faust. Dopo
una rapida traversata, erano sbarcati nella capitale della Tasmania
dove li aspettavano i loro amici.
Come gi in altre occasioni, i coniugi Zieger furono ospiti del
signor Hawkins, nella cui casa una camera era gi pronta. La loro
prima visita fu per la vedova del capitano e per suo figlio. Nat
Gibson e sua madre furono sensibili a quella premurosa attenzione:
naturalmente, di che cosa potevano parlare, piangendo, se non del
terribile dramma di Kerawara?
Il signor Zieger ignorava che i fratelli Kip fossero evasi dal
penitenziario di Port Arthur. Quando lo apprese, vide anche lui in
quella fuga un'altra prova che la giustizia non s'era sbagliata nel
condannarli.
Non ci si stupir tuttavia se fin dai primi giorni il signor Hawkins
volle parlare del processo con il suo corrispondente di Port Praslin.
Gliene rifece la storia e richiam alla sua memoria le circostanze
misteriose del delitto, aggiungendo:
Mio caro Zieger, quando avete saputo che i due fratelli erano
stati accusati di essere gli autori del delitto e avete appreso la loro
condanna, avete forse creduto subito alla loro colpevolezza?
Certamente no! Sembrava assurdo pensare che Karl e Pieter
Kip fossero due assassini! Li avevo sempre giudicati intelligenti e
onesti, pieni di gratitudine per il capitano Gibson e per voi; due
persone insomma che non dimenticavano mai di essere i naufraghi
della Wilhelmina, raccolti dal James Cook! Non avrei mai
immaginato che potessero essere colpevoli!
E se effettivamente non lo fossero? disse il signor Hawkins,
guardando in viso il signor Zieger.
Avete qualche dubbio, dopo il dibattito che ha chiarito ogni
cosa?
Sono persuaso che essi non sono gli autori del delitto, ma non
ne ho la prova.
Era una dichiarazione formale. Il signor Zieger allora disse:
Ascoltate, mio caro Hawkins: il signor Hamburg a Kerawara,
io a Port Praslin e in tutta la Nuova Irlanda, abbiamo svolto
un'inchiesta minuziosissima. Non c' trib dell'arcipelago dove non
abbiamo raccolto informazioni debitamente controllate. Da nessuna
parte, neppure nella Nuova Bretagna, si potuto sospettare che
qualche indigeno abbia partecipato all'assassinio del capitano
Gibson.
Io non dico che il delitto debba essere attribuito a un indigeno
dell'arcipelago delle Bismarck; dico che esso non stato commesso
dai fratelli Kip.
E allora da chi stato commesso? chiese il signor Zieger.
Da coloni? da marinai?
Da marinai.
Di quale equipaggio? A quel tempo, c'erano soltanto tre navi
nel porto di Kerawara; a Port Praslin nessuna.
Una c'era
Quale?
Il James Cook.
Pensereste per caso che due uomini del brick possano avere
ucciso il loro capitano?
S. E sono quelli che hanno trovato sul relitto della Wilhelmina
l'arma di cui si servito l'assassino quelli che, in seguito, l'hanno
cacciata nella valigia dei fratelli Kip, dove avevano anche messo le
carte e il denaro di Gibson.
C'erano dunque, nell'equipaggio del brick, uomini capaci
chiese il signor Zieger.
C'erano! dichiar il signor Hawkins. Tra gli altri, c'erano
gli uomini che mastro Balt aveva reclutati a Dunedin e che si sono
ribellati al nuovo capitano.
Sarebbe uno di loro l'assassino?
No. Io accuso Flig Balt del delitto.
Il nostromo?
S. Proprio l'uomo che avevo posto al comando del brick, alla
partenza da Port Praslin; l'uomo che per la sua imperizia lo avrebbe
fatto affondare se Karl Kip non fosse intervenuto in tempo!
E aggiunse che Flig Balt doveva aver avuto un complice in Vin
Mod.
Scosso da quella affermazione, il signor Zieger chiese con
interesse altre spiegazioni. Quei sospetti erano avvalorati da prove?
O forse poggiavano soltanto su supposizioni di cui nulla permetteva
di stabilire la fondatezza? C'era dunque da pensare che il nostromo,
aiutato da Vin Mod e deciso a disfarsi del capitano, avesse da tempo
preparato quella macchinazione che faceva ricadere il delitto sul capo
dei fratelli Kip.
Tuttavia, se Flig Balt avesse voluto vendicarsi dei fratelli Kip,
avrebbe potuto averne motivo soltanto dopo la nomina di Karl Kip a
capitano, oppure quando Karl aveva represso la ribellione suscitata
dal nostromo
L'indiscutibile valore di quella deduzione si era presentato
certamente alla mente del signor Hawkins; fermo nella sua
persuasione egli l'aveva per respinta e la rifiutava ancora.
Mio caro Zieger, quando Flig Balt e Vin Mod hanno avuto
l'idea del delitto gli rispose essi erano gi in possesso del
pugnale dei fratelli Kip. Solo allora venuta loro l'idea di servirsene,
perch quei disgraziati potessero essere accusati in seguito di aver
assassinato il capitano Gibson. A voi ci potr sembrare ipotetico
per me, invece, certezza!
La spiegazione che dava il signor Hawkins era, insomma, la vera.
Purtroppo, Flig Balt e Vin Mod hanno lasciato Hobart Town da
pi di un anno aggiunse. Non ho avuto il tempo di sorvegliarli,
di procurarmi prove schiaccianti a loro carico, per giungere alla
revisione del processo. Non sono riuscito a sapere neppure che ne
di loro
Io lo so! rispose il signor Zieger.
Lo sapete? esclam il signor Hawkins, prendendogli le
mani.
Lo so. Ho visto Flig Balt, Vin Mod e le reclute del James
Cook
Dove?
A Port Praslin.
Quando?
Tre mesi fa.
Vi sono ancora?
No. Si sono imbarcati a bordo del tre alberi tedesco Kaiser.
Sono partiti dopo una sosta di quindici giorni.
Per dove?
Per l'arcipelago delle Salomone. D'allora, non ne so pi nulla.
Flig Balt, Vin Mod, Len Cannon e i suoi compagni avevano
trovato imbarco, dunque. In quale porto? Si ignorava ma si sapeva
che facevano parte dell'equipaggio del Kaiser. Il tre alberi aveva
fatto sosta, alcune settimane prima, a Port Praslin: se dunque il
nostromo e Vin Mod erano gli assassini del capitano Gibson, essi
non avevano avuto nessun timore a fare ritorno sulla scena del loro
delitto, come fece notare il signor Zieger.
Ora erano partiti per quei paraggi pericolosi dove volevano
portare allora il brick: con l'aiuto dei loro compagni, avrebbero fatto
senza dubbio del Kaiser ci che non avevano potuto fare del James
Cook!
Era impossibile ritrovare le loro tracce a bordo d'una nave alla
quale avrebbero certamente cambiato nome Era impossibile
rimettere le mani su di loro La loro assenza avrebbe, quasi
certamente, reso impossibile la revisione del processo Kip.
Le cose erano a questo punto quando, alcuni giorni dopo il 20
giugno il Lloyd segnal, tra le sue notizie del mare, l'arrivo
dell'Illinois a San Francisco di California, Stati Uniti d'America. Era
il 30 maggio, circa tre settimane dopo la sua partenza da Storm Bay,
quando la nave aveva sbarcato O'Brien, Macarthy e Farnham, tra le
entusiastiche accoglienze dei loro confratelli politici, nella terra della
libert. I giornali celebrarono con grande chiasso il successo
dell'evasione, come una rivincita del fenianismo e che faceva onore a
coloro che l'avevano preparata.
Si veniva a sapere, nello stesso tempo, che gli olandesi Karl e
Pieter Kip erano scomparsi, subito dopo lo sbarco.
Si erano nascosti a San Francisco per non cadere nelle mani della
polizia americana? oppure avevano raggiunto le regioni centrali degli
Stati Uniti? Come fare a saperlo? La richiesta di estradizione ora
sarebbe giunta troppo tardi.
Quella notizia conferm sempre pi nella loro opinione gli
accusatori dei fratelli Kip e ottenne il risultato di porre termine ai
dubbi che il processo poteva aver fatto nascere fin allora. Pur
conservando le proprie convinzioni, che nulla avrebbe potuto
scuotere, anche il signor Hawkins raffredd un pochino il suo
interessamento. A che cosa poteva servire la revisione del processo,
ora che i fratelli Kip erano evasi dal penitenziario di Port Arthur per
rifugiarsi in America, di dove non sarebbero mai pi tornati?
Si cominciava gi a non occuparsi pi del dramma di Kerawara
quando, la mattina del 25 giugno, una notizia, alla quale in un primo
momento nessuno voleva prestar fede, fece il giro della citt.
Karl e Pieter Kip, giunti il giorno prima, erano stati arrestati e
rinchiusi nella prigione di Hobart Town.

CAPITOLO XV
IL FATTO NUOVO
NON ERA POSSIBILE! Doveva trattarsi di voci nate chiss dove, che
si spargono non si sa come e di cui il buon senso di tutti fa presto
giustizia.
Era mai possibile che i fratelli Kip, dopo aver avuto l'insperata
fortuna di fuggire in America, fossero tornati in Tasmania? Proprio
essi, gli assassini del capitano Gibson?
Forse che la nave sulla quale si erano imbarcati a San Francisco
era stata costretta a fare rotta a Hobart Town? e che allora,
riconosciuti, denunziati e arrestati, fossero stati condotti in prigione,
in attesa di essere trasferiti nel penitenziario, dove, stavolta,
avrebbero saputo impedir loro ogni altro tentativo di fuga? Nessuno
riusciva a credere che avessero potuto commettere l'imprudenza di
tornare spontaneamente.
Comunque sia i pi impazienti poterono persuadersi sin dal
mattino) Karl e Pieter Kip erano, dal giorno prima, chiusi
nuovamente in carcere. Il capo delle guardie si rifiutava di dire in
qual modo vi erano stati condotti o come era avvenuto il loro arresto.
Se questo fatto appariva inspiegabile, c'era tuttavia un uomo a cui
il proprio convincimento suggeriva l'esatta spiegazione. Nel suo
animo si verific una specie di rivelazione, ma sarebbe meglio dire
che essa avvenne nel suo cuore. Ed essa forn la soluzione del
problema che egli si era posto sin dal giorno dell'inverosimile fuga
dei fratelli Kip.
Non sono fuggiti! diceva il signor Hawkins. Sono stati
portati via da Port Arthur! E sono poi tornati di loro spontanea
volont perch sono innocenti perch vogliono far vedere a tutti
che sono innocenti!
Era la verit.
Il giorno precedente, infatti, uno steamer americano, lo Standard,
di San Diego, aveva gettato l'ancora con un carico destinato a Hobart
Town. Vi erano a bordo i passeggeri Karl e Pieter Kip.
Nel corso della traversata dell'Illinois tra Port Arthur e San
Francisco, i due fratelli avevano tenuto un contegno assai riservato
verso i loro compagni di bagno penale. Avevano anche protestato per
il loro rapimento. Peraltro, quando riaffermarono che essi non
erano gli assassini del capitano Gibson, n O'Brien, n Macarthy, n
Farnham, n altri misero in dubbio la loro parola. E se essi si
dolevano di quella evasione non era forse perch temevano che
potesse risultare compromessa la revisione del loro processo?
D'altra parte, sebbene fosse stato soltanto il caso a condurre i
fratelli Kip sulla punta Saint J ames, essi non avevano esitato a dar
loro man forte contro gli agenti. Da quel momento, nulla di pi ovvio
quindi che i feniani approfittassero della circostanza per trascinarli a
bordo della nave americana. Dopo l'aiuto dato agli irlandesi da Karl e
Pieter Kip non era stata quella una prova di gratitudine? Potevano
essi pentirsi ora di averla compiuta? Certamente no. Insomma, ci
che era fatto era fatto!
All'arrivo dll'Illinois al porto di San Francisco, i fratelli Kip si
accomiatarono dagli irlandesi i quali tentarono inutilmente di
trattenerli. Dove avrebbero trovato rifugio? Essi non lo dissero. Ma
poich erano privi di denaro, accettarono soltanto qualche centinaio
di dollari da rimborsare non appena possibile. Dopo un ultimo addio
si separarono da O'Brien, da Macarthy e da Farnham.
Per loro fortuna nessuna domanda di estradizione era stata ancora
rivolta alle autorit americane dal console della Gran Bretagna e la
polizia, quindi, non aveva potuto arrestarli al loro sbarco.
Da quel giorno in poi, nessuno incontr pi i due fratelli nelle
strade di San Francisco; c'era motivo di credere che essi avessero
lasciato la citt.
Quarantott'ore dopo il loro arrivo, infatti, Karl e Pieter Kip
andavano ad alloggiare in un modesto albergo di San Diego, capitale
della California meridionale, dove speravano di trovare una nave in
partenza per un porto del continente australiano.
Era loro ferma intenzione di tornare al pi presto a Hobart Town e
di consegnarsi a quella giustizia che li aveva ingiustamente
condannati. Se la fuga era stata interpretata come confessione di
colpevolezza, il ritorno avrebbe proclamato al mondo intero la loro
innocenza. No, non avrebbero accettato di vivere all'estero sotto il
peso di un'accusa infamante, con il timore continuo d'essere
riconosciuti, denunciati e ripresi! Volevano la revisione del processo
e la pubblica riabilitazione; ecco che cosa volevano!
Di tale progetto e del modo di realizzarlo, Karl e Pieter Kip non
avevano smesso di parlare a bordo dell'Illinois. Forse in Karl c'era
una specie di istinto di ribellione Sentirsi libero e rinunciare alla
libert! Affidarsi alla giustizia degli uomini e all'umana fallibilit!
Ma poi si era arreso alle osservazioni del fratello.
Erano dunque a San Diego, in cerca di imbarco, se possibile,
sopra una nave diretta in Tasmania. Le circostanze li favorirono. Lo
Standard, con carico per Hobart Town, accettava passeggeri di
diverse classi. Karl e Pieter si accontentarono della meno costosa e
fissarono due posti con falso nome. Il giorno dopo, lo steamer faceva
rotta verso sud-ovest. Dopo una lunghissima traversata, ostacolata
dalle burrasche del Pacifico, la nave doppi l'estrema punta di Port
Arthur e gett l'ancora a Hobart Town.
Di tutto quello che viene riferito in poche righe, la citt fu
informata sin dalle prime ore del mattino. Un cambiamento
d'opinione si verific subito in favore dei fratelli Kip; chi avrebbe
potuto stupirsene? Erano dunque le vittime di un errore giudiziario?
Non erano fuggiti allora, dal penitenziario, di loro spontanea volont
se, non appena avevano avuto l'occasione di lasciare l'America, erano
tornati in Tasmania! Non sarebbe stato possibile ora stabilire la loro
innocenza su basi meno fragili delle semplici presunzioni?
Non appena apprese la notizia, il signor Hawkins si rec al
carcere, le cui porte gli furono subito aperte. Poco dopo, egli si
trovava alla presenza dei due fratelli, chiusi nella stessa cella.
Nel vedere l'armatore, essi si alzarono, tenendosi per mano.
Signor Hawkins disse Pieter Kip non a voi che il nostro
ritorno apporta nuove testimonianze. Voi conoscete la verit da un
pezzo e non avete mai creduto alla nostra colpevolezza. Ma questa
verit bisognava renderla evidente agli occhi di tutti: ecco perch lo
Standard ci ha riportati a Hobart Town.
Il signor Hawkins era commosso: le parole gli venivano meno
Le lagrime gli scorrevano dagli occhi. Infine, disse:
S, signori avete fatto bene. grande ci che avete fatto! Qui
vi aspetta la riabilitazione, con la simpatia dei galantuomini! Non
dovevate essere considerati gli evasi di Port Arthur! Gli sforzi da me
fatti e i passi che ricomincer a fare raggiungeranno lo scopo!
Datemi la mano, Pieter Kip! Datemi la vostra, capitano del James
Cook!
Restituendo quel titolo a Karl Kip, il signor Hawkins non gli
restituiva forse tutta la sua stima?
Tutti e tre allora parlarono del processo e dei sospetti che il
nostromo e Vin Mod avevano ispirato loro. I due fratelli appresero
allora che Flig Balt, Vin Mod, Len Cannon e i suoi compagni si
erano imbarcati sul Kaiser; che dopo essere passati da Port Praslin
erano partiti per l'arcipelago delle Salomone. Nessuno sapeva se, in
quel momento, gi padroni della nave, non esercitassero la pirateria
in quella zona del Pacifico dove non sarebbe stato facile rintracciarli!
Del resto fece notare Pieter Kip se fosse possibile trarre
Flig Balt e i suoi compagni dinanzi alla Corte criminale, quali prove
potremmo mai produrre contro di loro? Tornerebbero ad accusarci e
noi non possiamo provare che gli assassini del capitano non siamo
noi, ma loro!
Saremo creduti! esclam Karl Kip. Saremo creduti,
perch siamo tornati per riaffermare la nostra innocenza!
Ma quali fatti nuovi era possibile invocare per ottenere la
revisione del processo?
inutile parlare dell'impressione che produsse nelle due famiglie
il ritorno di Karl e Pieter Kip. La signora Gibson, assalita da terribili
dubbi sulla colpevolezza dei due fratelli, non riusc a scuotere la
convinzione del figlio. E questo non deve far meraviglia; dopo i fatti
rivelati nel corso del processo da Flig Balt, gli assassini per Nat
Gibson erano i due fratelli e nessun altro! Egli tornava spesso col
pensiero sulla scena del delitto vedeva suo padre assalito nella
foresta di Kerawara, colpito dalla mano di quelle stesse persone che
egli aveva raccolto nell'isola di Norfolk, assassinato dai due
naufraghi della Wilhelmina! Le prove erano tutte contro di loro. A
loro favore c'erano soltanto vaghe e incerte presunzioni riguardanti il
nostromo e il suo complice! Tuttavia, essi erano tornati a Hobart
Town! e vi erano tornati spontaneamente!
superfluo dire che il signor Hawkins aveva subito chiesto
udienza a sir Edward Carrigan. Il governatore, favorevolmente
impressionato, decise di fare, da parte sua, il necessario per riparare
l'errore giudiziario e provocare una revisione del processo che
permettesse di riabilitare i fratelli Kip. E quanta strada si sarebbe
fatta su questa via, se fosse stato possibile mettere la mano su Flig
Balt, Vin Mod e i loro compagni!
Si comprender anche il mutamento d'opinione da parte della
popolazione di Hobart Town, ora decisamente a favore di Karl e
Pieter Kip. Perch meravigliarsi? non c' nulla di pi naturale
Questa volta, del resto, ci che era accaduto dopo l'arresto dei due
fratelli non giustificava il mutamento degli animi?
Nel frattempo, un giudice della Corte criminale era stato designato
per ricominciare l'inchiesta, interrogare nuovamente i condannati,
citare se necessario, altri testi, nella speranza che un fatto nuovo
permettesse di presumere l'innocenza dei condannati e portare alla
revisione del processo.
Se questa inchiesta infatti non fosse riuscita a dimostrare che altri,
e non i fratelli Kip, dovessero essere gli assassini del capitano
Gibson, sarebbe stato allora necessario considerare il processo
precedente ben condotto e non ci sarebbe stato il motivo di procedere
alla riabilitazione dei condannati.
La giustizia fu dunque regolarmente investita del processo e
l'istruttoria avrebbe subito avuto inizio. Ma, in considerazione delle
circostanze lontananza della scena del delitto, difficolt delle
ricerche per ci che riguardava Flig Balt, Vin Mod, Len Cannon e gli
altri imbarcati sul Kaiser forse la cosa sarebbe andata per le lunghe.
Per ovviare in parte a tale inconveniente, sarebbe stato mitigato
subito per i prigionieri il regime carcerario. Essi non furono pi
tenuti in segregazione e fu concesso loro di ricevere la visita delle
persone che si interessavano alla loro sorte tra cui il signor Hawkins
e il signor Zieger, i cui incoraggiamenti li sorreggevano in quelle
dure prove.
Il lord che era a capo della giustizia del Regno Unito era stato
informato di questo appassionante processo. Poich si attribuiva
molta importanza alla ricerca del Kaiser, fu impartito l'ordine di
rintracciarlo in quella zona del Pacifico che comprende la Nuova
Guinea, l'arcipelago delle Bismarck, le Salomone e le Nuove Ebridi.
Da parte sua, il governo tedesco aveva dato gli stessi ordini, nella
supposizione che il Kaiser fosse caduto nelle mani di pirati, in quella
zona di mare dove l'Inghilterra e la Germania estendono la loro
duplice protezione.
Nel contempo, a Hobart Town il magistrato inquirente, con il
concorso ufficioso del signor Hawkins, di cui conosceva i passi gi
fatti, procedette all'interrogatorio di nuovi testimoni. I due fratelli
erano stati interrogati con riferimento al loro soggiorno nell'albergo
del Great-Old-Man. Avevano notato che la camera accanto alla
loro era occupata? Essi non avevano potuto rispondere nulla.
Lasciavano l'albergo al mattino e vi tornavano soltanto per andare a
dormire.
Dopo essersi recati in quell'albergo, il magistrato e il signor
Hawkins si resero conto che il balcone interno del cortile dava
accesso alla camera vicina. Ma l'albergatore, presso il quale erano
molti gli ospiti che vi passavano una sola notte, non si ricordava da
chi era stata occupata questa seconda camera.
D'altra parte, quando il proprietario dei Fresh-Fishes fu
interrogato dal giudice, egli pot affermare ed era vero che Vin
Mod e gli altri avevano sempre alloggiato nella sua locanda, sin
dall'arrivo del James Cook a Hobart Town, fino al giorno dell'arresto
dei fratelli Kip.
Si era al 20 luglio. Era trascorso quasi un mese, da quando Karl e
Pieter Kip si erano riconsegnati alla giustizia. L'inchiesta non dava
risultati di nessun genere. Mancava sempre la base su cui poggiare la
revisione del processo. Il signor Hawkins non cedeva; ma quale
amarezza non provava nel constatare l'inutilit dei suoi sforzi!
Nonostante le parole di conforto del signor Hawkins, anche Karl
Kip si lasciava abbattere dallo scoramento, contro il quale suo
fratello reagiva a stento. Forse rimproverava a Pieter d'esser voluto
tornare in Tasmania dall'America per presentarsi nuovamente dinanzi
a quella giustizia che li aveva gi condannati una prima volta?
E che forse ci condanner una seconda volta! disse un
giorno Karl Kip.
No, fratello mio! esclam Pieter. Dio non lo permetter!
Ha pur permesso che fossimo condannati a morte come
assassini e che il nostro nome fosse infamato!
Abbi fiducia, fratello mio!
Pieter Kip non poteva dir altro. Del resto, nessuno avrebbe potuto
scuotere la sua fiducia, la quale era tanto assoluta quanto la
convinzione del signor Hawkins nella loro innocenza!
Nel frattempo, il signor Zieger, il cui soggiorno a Hobart Town
non avrebbe dovuto durare pi di una quindicina di giorni, cercava
un passaggio sopra uno steamer tedesco o inglese diretto a Port
Praslin.
Le due famiglie avevano trascorso insieme, nell'intimit, quelle
poche settimane. Dopo il ritorno dei fratelli Kip essi condividevano
insieme idee e speranze. La signora Gibson da parte sua era turbata
profondamente dal pensiero che due innocenti potessero esser stati
vittime di un errore giudiziario: ella soffriva per il prolungarsi di
quella situazione.
In realt, il processo era sempre allo stesso punto per ci che
riguardava la domanda di revisione. Nuove informazioni assunte in
Olanda riguardo ai fratelli Kip, avevano confermato quelle
precedenti. Nel paese in cui sopravviveva il ricordo della loro
famiglia, erano pochi quelli che avevano ammesso, in un primo
momento, la loro colpevolezza; ma dopo che a Groningen si era
appreso del loro ritorno in Tasmania, nessuno pi dubitava
dell'errore.
Ma tutto ci faceva parte dei sentimenti, e il magistrato non
otteneva nulla di quel che era giuridicamente richiesto per dichiarare
accettabile la domanda di revisione del processo.
A proposito, infine, della nave tedesca Kaiser, le notizie marittime
non ne segnalavano il passaggio dopo la sua partenza da Port
Praslin n dalle Salomone n dagli arcipelaghi vicini. Era
impossibile sapere dove fossero andati a finire Flig Balt, Vin Mod e
quegli altri che potevano essere implicati nel delitto di Kerawara.
Con vivo dispiacere del signor Hawkins il magistrato avrebbe
finito quindi col rinunciare a continuare l'inchiesta. Sarebbe stata,
allora, la condanna definitiva, il ritorno dei due fratelli nel
penitenziario di Port Arthur, a meno che la grazia reale non fosse
intervenuta per metter fine a tante sofferenze.
Preferisco morire piuttosto che tornare al bagno! esclamava
Karl Kip.
O essere salvati da una grazia che ci disonora! rispondeva
Pieter Kip.
La situazione era a questo punto. Si capir come essa fosse di
natura tale da turbare profondamente gli animi fino a suscitare
qualche atto di indignazione popolare.
La partenza del signor Zieger doveva avvenire il 5 agosto
successivo, a bordo di uno steamer inglese diretto all'arcipelago delle
Bismarck. Ci si ricorder che il giorno successivo all'assassinio di
Kerawara, il signor Hawkins aveva fatto una doppia fotografia del
capitano Gibson, raffigurato con il petto nudo trapassato dal kriss
malese.
Ora, prima di fare ritorno a Port Praslin, il signor Zieger chiese al
signor Hawkins di fargli un ingrandimento fotografico della testa del
capitano, che egli intendeva collocare nel salotto della sua abitazione.
L'armatore ader volentieri al desiderio del signor Zieger. Avrebbe
stampato pi copie da quest'altro negativo, per darle anche alla
famiglia Gibson e a quella del signor Hawkins, oltre che al signor
Zieger.
La mattina del 27 luglio, il signor Hawkins fece quelle fotografie
nel suo laboratorio, che era provvisto dei migliori apparecchi che, fin
da allora, grazie all'evoluzione dei reagenti, consentivano d'ottenere
vere e proprie opere d'arte. Volendo lavorare nelle pi favorevoli
condizioni, egli si serv del negativo fatto a Kerawara, del quale
ritrasse soltanto la testa del capitano Gibson.
Dopo aver collocato il negativo nella camera di ingrandimento,
regol l'apparecchio in modo da ottenere una fotografia a grandezza
naturale.
Poich la luce era eccellente, bastarono pochi istanti; la nuova
fotografia fu poi sistemata in una cornice e posta sopra un cavalletto,
nel centro del laboratorio.
Nel pomeriggio, avvertiti dal signor Hawkins, il signor Zieger e
Nat Gibson si recarono da lui.
Sarebbe difficile descrivere la loro commozione, quando essi si
trovarono dinanzi alla fedele immagine di Harry Gibson, ritratto
vivente dello sventurato capitano.
Era proprio lui, con il viso grave e simpatico invaso da
un'angoscia mortale, con l'espressione che aveva al momento in cui
gli assassini lo colpivano al cuore, nell'istante in cui egli li guardava
con occhi smisuratamente sbarrati.
Nat Gibson s'era avvicinato al cavalletto con il petto gonfio di
singhiozzi, in preda a un dolore che i signori Hawkins e Zieger
condividevano, tanto sembrava loro di avere dinanzi agli occhi il
capitano vivo.
Poi il figlio si chin per baciare la fronte del padre.
A un tratto si arrest, si fece ancora pi vicino, con gli occhi fissi
negli occhi del ritratto
Che cosa aveva visto, o creduto di vedere? Il suo viso era
sconvolto, la fisionomia contratta Era pallido come un morto!
Sembrava che volesse dire qualcosa, ma che non potesse. Le sue
labbra erano contratte La voce gli veniva meno
Alla fine si volt, prese dalla tavola una di quelle fortissime lenti
di ingrandimento di cui si servono i fotografi per ritoccare i
particolari dei negativi; l'accost alla fotografia e poco dopo grid
con voce terribile:
Eccoli! Sono loro! Sono loro gli assassini di mio padre!
In fondo agli occhi del capitano Gibson, sulla retina ingrandita, si
vedevano, nel loro aspetto pi feroce, i visi di Flig Balt e di Vin
Mod.

CAPITOLO XVI
CONCLUSIONE
GI DA QUALCHE tempo, dopo gli strani esperimenti oftalmologici
intrapresi da ingegnosi scienziati e da osservatori di indiscusso
merito, risulta dimostrato che gli oggetti esterni che impressionano la
retina dell'occhio, possono conservarvisi indefinitamente. L'organo
della vista contiene una particolare sostanza, la porpora retinica, sulla
quale si fissano le immagini. Si riesce a ritrovarvele, con perfetta
chiarezza, anche quando l'occhio, dopo il decesso, viene cavato e
immerso in un bagno di allume.
Ci che si sapeva, riguardo a questa conservazione delle
immagini, avrebbe ricevuto, in questa circostanza, un'indiscutibile
conferma.
Nel momento in cui il capitano Gibson rendeva l'ultimo sospiro, il
suo sguardo colmo di spavento e d'angoscia si era rivolto agli
assassini; in fondo ai suoi occhi si erano allora fissati i visi di Flig
Balt e di Vin Mod. Per questo motivo, quando il signor Hawkins
fotograf la vittima, i minimi particolari della fisionomia del
capitano furono riprodotti sulla lastra. Se allora si fosse esaminata la
prima foto con la lente di ingrandimento, sarebbe stato possibile
rintracciarvi, in fondo all'orbita, i visi dei due assassini che si
scorgevano ancora in quel momento.
Ma un pensiero del genere, come sarebbe potuto venire in mente
allora al signor Hawkins, al signor Zieger, o al signor Hamburg? Era
stato necessario il concorso di tante circostanze e in particolare il
desiderio espresso dal signor Zieger di portar con s a Port Praslin
l'ingrandimento fotografico del signor Gibson fatto nello studio
dell'armatore! Quando Nat Gibson s'era avvicinato al ritratto del
padre per baciarlo, egli aveva creduto di vedere in fondo agli occhi
due punti luminosi. Presa una lente di ingrandimento, aveva visto
distintamente e riconosciuto la faccia del nostromo e quella del suo
complice.
Quelle facce il signor Hawkins e il signor Zieger adesso le
avevano viste e riconosciute anche loro. Non erano le immagini di
Karl e di Pieter Kip quelle che l'occhio del morto aveva conservato,
ma quelle di Flig Balt e di Vin Mod! Esisteva finalmente il fatto
nuovo, la presunzione indiscutibile dell'innocenza degli accusati, che
avrebbe permesso di ottenere la revisione del processo. Poteva forse
essere messa in dubbio l'autenticit del negativo fatto a Kerawara?
No: esso faceva gi parte degli atti del processo e l'attuale
ingrandimento ne era la fedele riproduzione.
Poveri disgraziati! esclam Nat Gibson. Erano innocenti!
e mentre voi li consideravate ingiustamente condannati e volevate
salvarli, io invece
Ma sei tu che ora li salvi, Nat! rispose il signor Hawkins.
Tu, che hai visto quello che nessuno di noi, forse, avrebbe mai visto!
Mezz'ora dopo l'armatore si presentava alla residenza del
governatore con le due foto, la grande e la piccola, e chiedeva di
essere subito ricevuto da sua eccellenza.
Sir Edward Carrigan diede ordine di far passare il signor Hawkins
nello studio.
Non appena informato della faccenda, il governatore dichiar che
dalle foto si ricavava una prova certa assolutamente indiscutibile.
L'innocenza dei fratelli Kip, l'ingiustizia della condanna subita,
apparivano con estrema evidenza perch il magistrato esitasse ad
avanzare la richiesta di revisione del processo.
Tale fu anche il parere del magistrato all'ufficio del quale il signor
Hawkins s'era recato appena ebbe lasciato la residenza. Aveva voluto
far quelle due visite prima di recarsi al carcere con il signor Zieger e
con Nat Gibson. Ora non si trattava pi di sole congetture ma di
certezze. Era un fatto che tutto il passato dei due fratelli contestava la
sentenza della Corte criminale! Gli autori del delitto erano ora noti ed
era stata la stessa vittima a denunciarli: erano il nostromo del James
Cook e il marinaio Vin Mod!
Come mai la notizia si era diffusa in tutta la citt? di dove aveva
tratto origine? Chi era stato il primo a parlare della scoperta fatta
nello studio del signor Hawkins? Nessuno lo sapeva
comunque certo che la cosa fu risaputa prima ancora che
l'armatore si recasse alla prigione. Una folla rumorosa e appassionata
si raccolse in breve dinanzi al carcere.
Karl e Pieter Kip credettero di udire, dalla loro cella, un gran
tumulto; e tra le prolungate grida che venivano lanciate, parve loro di
udire i loro nomi, continuamente ripetuti.
Si avvicinarono alla finestrella chiusa da sbarre che dava sopra un
cortile della prigione e rimasero in ascolto, in preda a viva ansiet.
Ma da quella finestra non era possibile vedere che cosa accadeva
nelle strade vicine.
Che cosa succede? chiese Karl Kip. Vengono a prenderci
per portarci al bagno? Piuttosto che riprendere quella vita
spaventosa
Pieter Kip questa volta non disse nulla.
Nel corridoio risonarono dei passi affrettati, e la porta della cella
si apr.
Nat Gibson apparve nella soglia; era accompagnato dal signor
Hawkins e dal signor Zieger.
Si ferm, a capo chino, e tese le braccia verso i due fratelli.
Karl, Pieter esclam. Perdonatemi!
I due fratelli non capivano, non potevano comprendere Il figlio
del capitano Gibson li supplicava, implorava il loro perdono.
Siete innocenti! grid allora per tre volte il signor Hawkins.
Abbiamo la prova, finalmente, della vostra innocenza!
E io che ho potuto credere! disse Nat Gibson, buttandosi
nelle braccia aperte di Karl Kip.
La revisione del processo richiese solo il tempo necessario al
disbrigo delle formalit legali. Fu quindi facile ristabilire i fatti della
causa: sul relitto della Wilhelmina era stato trovato il pugnale malese
appartenuto ai fratelli Kip. Vin Mod lo aveva sottratto e portato a
bordo di nascosto. Flig Balt e lui si erano serviti di quell'arma per
commettere il delitto con l'intenzione di attribuirne la paternit ai due
passeggeri del James Cook. Erano stati loro due, dopo, a lasciar
vedere il kriss al mozzo nella cabina dei due fratelli. Le carte, il
denaro e il kriss sequestrati nella camera dell'albergo del Great-Old-
Man, vi erano stati deposti la vigilia del giorno in cui Flig Balt
sarebbe stato tradotto dinanzi al tribunale marittimo e ci era stato
fatto dal complice del nostromo rimasto libero: dal marinaio Vin
Mod.
Non rimaneva pi alcun dubbio ormai che l'uomo che aveva
occupato, in quei giorni, la camera vicina a quella dei fratelli Kip
fosse proprio Vin Mod. Sin dall'arrivo del James Cook, dopo essersi
assicurato che Karl e Pieter Kip alloggiavano in quell'albergo, egli
era venuto ad occuparvi una camera. Probabilmente travestito per
non essere riconosciuto, aveva atteso il momento in cui poter dare
esecuzione al suo progetto e cacciare carte, piastre e kriss nella
valigia, dove la polizia li avrebbe trovati il giorno dopo.
Questo era il modo in cui era stata perpetrata quell'abietta
macchinazione.
Era evidente che i sospetti del signor Hawkins gi da tempo erano
caduti sul nostromo e su Vin Mod; occorreva per che quei sospetti
diventassero certezza. C'era voluta per quest'ultima rivelazione, che
il pubblico aveva appreso dai giornali di Hobart Town, per provocare
in tutti un unanime e giustificato cambiamento di opinione.
Due giorni dopo, i magistrati dichiararono di poter accogliere la
domanda di revisione dei processo. Poggiata su un fatto nuovo, essa
consentiva di presumere che fosse avvenuto un errore giudiziario; i
fratelli Kip furono rimandati quindi dinanzi alla Corte criminale.
Al dibattimento di questo secondo processo, la folla fu pi
numerosa che mai, e questa volta interamente favorevole ai due
fratelli. Non manc certamente l'occasione di rimpiangere che alcuni
testimoni non fossero presenti, perch sarebbero passati dal loro
banco a quello degli accusati. Dopo tutto Flig Balt e Vin Mod non
erano forse l, in fondo agli occhi spalancati della loro vittima?
Il processo dur appena un'ora e termin con la riabilitazione di
Karl e Pieter Kip proclamata ad alta voce tra gli applausi dei presenti.
Ma non appena rimessi in libert, quando si trovarono nel salotto
del signor Hawkins, con le famiglie Gibson e Zieger, essi furono
ripagati di tutte le sofferenze e di tutti gli oltraggi da lungo tempo
sofferti.
inutile aggiungere che le offerte di servizio vennero loro non
soltanto dal signor Hawkins ma anche dai suoi amici. Se Karl Kip
voleva riprendere il mare, avrebbe trovato un comando a Hobart
Town. Se Pieter Kip voleva tornare agli affari di commercio avrebbe
trovato i negozianti pronti a venirgli in aiuto. Era certamente quanto
di meglio potessero fare, ora che la ditta di Groningen era stata
liquidata con profitto. E quando il James Cook fu nuovamente messo
in riarmo, esso riparti al comando del capitano Kip e con i bravi
marinai del precedente equipaggio.
Per concludere questa vicenda, bisogner dire che trascorsero
alcuni mesi prima che la giustizia avesse notizie del Kaiser, sul quale
erano imbarcati Flig Balt, Vin Mod e i loro compagni, o meglio, i
loro complici. Si seppe allora che la nave, che esercitava la pirateria
nei paraggi delle Salomone e delle Nuove Ebridi, era stata catturata
da un avviso inglese. I marinai del Kaiser, gente della peggiore
risma, si erano difesi come si difendono i miserabili che in caso di
sconfitta sanno che li attende la forca. Parecchi malfattori erano stati
uccisi tra cui Flig Balt e Len Cannon. Per ci che riguarda Vin Mod,
possiamo dire che riusc a raggiungere un'isola dell'arcipelago con
alcuni suoi compagni e che di lui non si seppe pi nulla.
Cos ebbe fine questa causa celebre; esempio rarissimo di errore
giudiziario, ebbe allora grandissima risonanza con il nome di
processo dei fratelli Kip.