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JULES VERNE

ANDR LAURIE

L'ABBANDONATO DEL
CYNTHIA

EDIZIONI CAPITOL BOLOGNA

Titolo originale dell'opera:
L'EPAVE DU CYNTHIA
(1885)



Traduzione e riduzione di DEDA PINI
Illustrazioni di U. FAINI

Copyright by Casa Editrice Capitol - Bologna 1962
GRAFICHE MIGNANI BOLOGNA
Indice
JULES VERNE.............................................................................4
L'ABBANDONATO DEL CINTHYA..................................... 6
CAPITOLO PRIMO....................................................................6
Accadde in Norvegia............................................................................ 6
CAPITOLO SECONDO............................................................21
Un caso di coscienza di babbo Hesebom............................................ 21
CAPITOLO TERZO..................................................................37
La scommessa del dottore................................................................... 37
CAPITOLO QUARTO...............................................................52
La tempesta......................................................................................... 52
CAPITOLO QUINTO................................................................66
All'osteria dell'Ancora Rossa.............................................................. 66
CAPITOLO SESTO...................................................................82
Tudor Brown, cavaliere...................................................................... 82
CAPITOLO SETTIMO ...........................................................100
Un naufragio sicuro per l'Alaska...................................................... 100
CAPITOLO OTTAVO.............................................................115
Sempre avanti, Tudor Brown! .......................................................... 115
CAPITOLO NONO..................................................................130
Cannonate al Polo............................................................................. 130
CAPITOLO DECIMO.............................................................146
Furfanti ed ugiuk............................................................................... 146
CAPITOLO UNDICESIMO....................................................160
Evviva i giornali!.............................................................................. 160
CAPITOLO DODICESIMO ...................................................174
Il nocciolo della questione................................................................ 174

JULES VERNE
Nacque a Nantes, in Francia, l'8 febbraio 1828. Il padre era
avvocato ed il ragazzo studi anch'egli legge, ma, non appena
laureato, nel 1850, si rec a Parigi per tentare la carriera di
autore drammatico.
Verne trascorse vari anni componendo commedie brillanti;
solo pi tardi egli trov la sua vera strada, allorch con alcuni
scritti racconti storici e articoli di divulgazione
incominci a collaborare al Muse des familles. E nel 1862
firm con l'editore Hetzel quel famoso contratto per cui
s'impegnava, per la durata di vent'anni, a stendere due
romanzi all'anno. Aveva cos inizio la collana dei Viaggi
straordinari nei mondi conosciuti e sconosciuti. Scienza
divulgata, fantasia, umorismo, senso morale si fondevano
felicemente nei suoi racconti che incantavano ragazzi e grandi,
e a queste doti lo scrittore ne univa un'altra, originalissima,
della quale ci si via via andati accorgendo col trascorrere
del tempo: una specie di preveggenza scientifica che gli ha
fatto anticipare scoperte di decenni dopo.
Il Verne acquist fama, ricchezza, popolarit; egli fu insignito
della Legion d'Onore e la sua opera venne lodata
dall'Accademia di Francia.
Ma nel 1886, dopo un incidente che lo rese claudicante, lo
scrittore si ritir ad Amiens, dove visse appartato e solitario
fino al 1905; il 24 marzo di quell'anno lo colse la morte.


L'ABBANDONATO DEL
CINTHYA
CAPITOLO PRIMO
ACCADDE IN NORVEGIA
I ragazzi della Svezia ed anche della Norvegia, quando
dovevano prendere per consiglio del medico l'olio di merluzzo,
a-vevano almeno una soddisfazione. Sulle bottiglie del
prezioso ricostituente, per il quale tanti pescherecci uscivano
dai porti e tanti marinai rischiavano la vita nelle tempeste, su
quelle bottiglie, dico, potevano ammirare la bella barba a
punta, gli occhialoni, il simpatico viso del dottor
Schwaryencrona.
Quella fisionomia intelligente, sotto il berretto di lontra, ritratta
nell'incisione incollata proprio sulla pancina del recipiente,
stava l a indicare come il bravo professionista si fosse
attivamente occupato della purificazione dell'olio, cercando
anche di renderlo il meno disgustoso possibile al palato di chi
era costretto a berlo, e costituiva un dolce invito alla bevuta
medesima.
Spesso le mamme incantavano i piccolini cos: Guarda che
bella barba a punta ha il dottor Schwaryencrona, se bevi l'olio
l'avrai anche tu un giorno (ci naturalmente se il bimbo era
maschio; se era femmina, si parlava solo del sorriso del
dottore), e approfittavano dell'attenzione rivolta all'incisione
per ficcare il cucchiaio colmo in bocca al paziente.
Da ci, naturalissimo che il dottor Schwaryencrona di
Stoccolma, fosse una delle persone pi note in tutta la Svezia e
Norvegia.
Nulla di stupefacente quindi, che il suo arriv in una scuola
alle due del pomeriggio, costituisse una simpatica sorpresa alla
quale tutta la scolaresca era sensibile, e non solo in quanto a
scuola qualsiasi diversivo il benvenuto perch interrompe la
lezione e sa di vacanza
La scuola nella quale il dottore arriv col suo berretto di lontra,
il suo bel naso adunco e la sua barba a punta, un bel giorno alle
due pomeridiane, era quella di Nore, paesetto sulla costa
occidentale della Norvegia, ad alcune leghe di distanza da
Bergen.
Nell'aula del maestro Malario, ampio stanzone cosparso di
morbida sabbia, bambini e bambine, gli uni a destra, gli altri a
sinistra stavano cercando di seguire sulla lavagna la
dimostrazione di un teorema di geometria, quand'egli entr.
Nessuno l'aveva mai visto personalmente, ma tutti lo
riconobbero subito e si passarono parola sottovoce: Il dottor
Schwaryencrona!.
Infatti la principale casa di produzione dell'olio raffinato che
portava il ritratto del dottore era proprio a Nore, e i ragazzi
non potevano mettere il naso fuori di casa senza vederne
bottiglie in qualche vetrina di bottega, ammesso che non
l'avessero nella credenza di famiglia.
Per nel vederlo al naturale, subirono una piccola delusione. A
forza di sentirne parlare e di vederlo effigiato, avevano
immaginato il dottore come un uomo d'alta statura, pensando
che tutti gli uomini importanti dovessero crescere in
proporzione alla loro fama, ed invece si vedevano davanti un
tipo pi piccoletto dell'ordinario. Forse si domandavano dove
poteva stare la sua immensa scienza, per non lo fecero ad alta
voce, anche se spalancarono tanto d'occhi vedendo la sua testa
grigia arrivare appena alle spalle del maestro.
Queste impressioni e riflessioni presero lo spazio d'un attimo, e
i ragazzi si alzarono tutti in piedi in segno di rispetto, mentre il
loro maestro curvava l'alta e magrissima persona, avvolta in
una specie di saio marrone cupo, un po' verdastro per il lungo
uso, che ricadeva sopra i calzoni corti. Nella cordialit
dell'abbraccio, i bambini s'avvidero che le lunghe scarpe a
fibbia del loro insegnante si posavano addirittura su quelle del
dottore, non avendo preso bene le misure del passo, il berretto
di seta nera gli andava di traverso lasciando sfuggire in
maggior quantit i ciuffetti di capelli d'argento, gli occhiali
minacciavano paurosamente di cadere. Ma gli occhi turchini,
sempre benevoli e paterni, erano ancora pi affettuosi, pi
dolci e felici.
Si capiva bene che quello era l'incontro di due veri amici, ed
anche gli scolari si sentivano in vena di commuoversi perch
volevano molto bene al loro maestro, sempre tanto buono,
giusto, caro. E chi non sapeva, a Nore, che da giovane egli
avrebbe potuto andare a insegnare anche all'Universit di una
grande citt, e che aveva preferito non lasciare il paese dov'era
nato, cui era tanto attaccata Cristina, la sorellina malaticcia che
aveva addirittura paura di abbandonare la casa paterna, quasi
dovesse morire dopo averne varcata la porta?
Quell'uomo che avrebbe potuto conquistare onori e ricchezza,
forse, era rimasto senza un lamento a fare la vita del maestro di
villaggio, spendendo senza economia, energia e intelligenza
per i suoi piccoli compatrioti.
Mio caro Malario! disse finalmente, dopo le prime
effusioni, il dottore.
Oh, professore! fece l'altro arrossendo e riprendendosi.
Come? Che ti piglia dunque? Non sono sempre il tuo
vecchio Roff? Non ti ricordi quante volte abbiamo corso
insieme sulla neve, e quante lunghe pipe abbiamo fumato a
Cristiania, alla pensione Krauss? Non vuoi pi darmi del tu,
essere mio amico?
Oh io! Tu sei celebre ora
E tu? Tu sei quello straordinario maestro che si prodiga per
i suoi allievi, pronto a spronare quelli che hanno doti maggiori,
a insegnare loro di pi, fuori di scuola, gratuitamente solo per
la passione di vederli camminare nel mondo! Credi che non si
sappia, fuori di qui, che a Nore, per merito tuo, pescatori e
campagnuoli conoscono e amano Omero e Shakespeare?
Poveretti, devono gi rinunciare a tanti altri godimenti che
d la ricchezza! Non giusto che almeno godano della buona
poesia, del buon teatro? Non vedo che merito io abbia in
questo
Su, su, si tratta di un cuore che rimane sempre giovane, mio
caro, che sa entusiasmarsi ancora. Ma anch'io, sai, anch'io!
Mio caro dottore! mormorava Malario con le lacrime
agli occhi. Che gioia rivederti dopo tanti anni! Ma ora
mandiamo a casa questi ragazzi e facciamo vacanza, verrai a
casa mia
No, no, mio caro. Non voglio interrompere la tua lezione, se
vuoi farmi piacere permettimi di sedere qui accanto a te ed
assistervi.
Volentieri, volentieri Cio, adesso sento che non mi
raccapezzerei pi in quella dimostrazione. E poi questi
birichini hanno sentito parlare di libert, guarda che occhi
lucidi hanno! Facciamo le cose a met: ora tu li interrogherai
un poco, poi li lasceremo liberi, va bene?
Benone! Ottima idea! Accettato! Per l'occasione mi
trasformer in ispettore disse il dottore battendo le mani.
Vediamo un po' seguit rivolto alla scolaresca chi il pi
bravo di voi?
Erik Hesebom! risposero senza esitazione una
cinquantina di voci argentine e squillanti.
Ah, Erik Hesebom? Ebbene, Erik Hesebom, vuoi venir
fuori?
Un ragazzo sui dodici anni si alz ed usc dal primo banco, per
accostarsi alla cattedra e al seggiolone dove l'improvvisato
ispettore stava seduto.
Aveva un visetto serio e grave, una fisionomia pensosa, e i
grandi occhi profondi, che sarebbero stati notati ovunque,
facevano maggior impressione in mezzo ai compagni che lo
circondavano.
Fra tutti quei fanciulli biondi con occhi azzurri o verdi, visi
bianchi e rosa, egli aveva capelli castani, occhi scuri, pelle
bruna. I suoi lineamenti si differenziavano spiccatamente da
quelli del tipo scandinavo; non presentava n i pomelli
sporgenti, n il naso corto, e neppure l'andatura pesante dei
nordici.
Vestiva per come loro il rozzo panno in uso tra i paesani della
provincia di Bergen, ma la grazia naturale dei suoi movimenti,
la piccolezza della testa posta sopra un collo sottile ed elegante,
tutto in lui denotava un'origine straniera.
Non uno tra mille studiosi di razze e individui, avrebbe
mancato di notare tali particolarit, e tanto meno manc di
notarlo Schwaryencrona.
Per non disse nulla in proposito e chiese soltanto:
Di dove cominciamo, dalla grammatica?
Sono agli ordini del signor dottore rispose con
franchezza, e al tempo stesso modestia, il piccolo Erik.
Il medico gli fece due domande molto semplici e stup nel
sentirsi dare la risposta, non solo in lingua svedese, ma anche
in francese e in inglese.
Era quella un'abitudine del maestro Malario! Il brav'uomo
aveva la pretesa che fosse tanto facile imparare tre lingue in
una volta quanto impararne una sola.
Ma bravo! disse l'improvvisato ispettore rivolgendosi
all'insegnante. Dunque tu insegni loro anche francese e
inglese?
E perch no? Li accompagno con gli elementi del greco e
del latino. Non mi sembra che ci possa nuocere a nessuno.
Non sembra neppure a me, perbacco! esclam il dottore
ridendo.
E aperto un volume di Cicerone a caso, invit Erik a tradurne
qualche passo, cosa che il ragazzo esegu benissimo.
In uno di quei brani si raccontava della cicuta fatta bere a
Socrate, e Malario preg l'amico di chiedere allo scolaro a
quale famiglia appartenesse quella pianta.
Erik dichiar ch'era della famiglia delle ombrellifere, trib
delle smirne, e ne indic tutti i caratteri.
Dalla botanica l'esame pass alla geometria, e qui il fanciullo
dimostr con chiarezza il teorema relativo alla somma degli
angoli d'un triangolo.
Schwaryencrona passava di sorpresa in sorpresa.
E ora parliamo un po' di geografia, la mia passione, vuoi?
Qual' il mare che circonscrive a nord la Scandinavia, la Russia
e la Siberia?
l'Oceano Glaciale Artico.
E sapresti dirmi con quali mari in comunicazione?
Con l'Atlantico all'ovest e col Pacifico ad est.
Potresti citarmi due o tre punti importanti sul Pacifico?
Per esempio: J okohama nel Giappone, Melbourne in
Australia, San Francisco nello stato di California.
Ebbene, dacch l'Oceano Glaciale Artico comunica da una
parte con l'Atlantico, che bagna le nostre coste, e dall'altra col
Pacifico, non pensi che la via pi spiccia per andare a
J okohama, o a San Francisco, sarebbe quella del mare Artico?
Certo, signor dottore, sarebbe la via pi breve! Se si
potesse, per Ma fino ad oggi tutti i navigatori che hanno
tentato questa via sono stati fermati dai ghiacci ed hanno
dovuto rinunziare all'impresa, quando poi non vi hanno
addirittura trovato la morte.
E tu mi dici che si tentato ripetutamente di scoprire un
passaggio a nord-est?
Su per gi cinquanta volte in tre secoli, signore, ma sempre
senza risultato.
E non potresti ricordare qualcuna di queste spedizioni?
La prima venne formata sotto la direzione di Francesco
Sebastiano Caboto, italiano. Si componeva di tre navi, poste
sotto il comando dello sfortunato sir Ugo Willoghby, che per
in Lapponia con tutto il suo equipaggio. Uno dei suoi
luogotenenti, Chancellor, fu in un primo tempo pi fortunato di
lui, riusc ad aprirsi una via diretta attraverso i mari artici, ma
fin anch'egli per fare naufragio e lasciarci la vita. Un capitano
mandato a ricercarlo, Stefano Borongh, pot superare lo stretto
che separa la Nuova Zemlja dall'isola Vaigac, penetrare nel
mar di Kara, ma ghiacci e nebbie gli impedirono d'andare pi
in l Due spedizioni tentate nel 1580 non andarono meglio di
queste, pure tre anni dopo gli Olandesi vollero provarcisi
ancora, armarono successivamente tre spedizioni, sotto il
comando di Barents, ma nell'anno 1596 anche questo
coraggioso navigatore mor tra i ghiacci della Nuova Zemlja
Dieci anni dopo Enrico Hudson, mandato dalla Compagnia
olandese delle Indie, con tre spedizioni una dopo l'altra non
riusciva a ottenere nulla di pi N furono pi fortunati i
Danesi nel 1653, e nemmeno nel 1676 il capitano J ohn
Wood Allora fu detto che l'impresa era impossibile e venne
abbandonata da tutte le potenze marittime
E non fu pi tentata?
S, dalla Russia che avrebbe un interesse immenso, come
del resto tutte le nazioni del Nord, a trovare una via diretta fra
le sue coste e la Siberia. In meno d'un secolo ha mandato pi di
diciotto spedizioni successive per esplorare la Nuova Zemlja, il
mar di Kara, le vicinanze orientali e occidentali della Siberia.
Ma, se vennero conosciuti meglio quei luoghi, venne anche
riconfermata l'impossibilit di aprirsi un passaggio continuato
attraverso il Grande mare Artico. L'accademico Van Ber, il
quale pure tent un'ultima volta l'impresa nel 1837, dopo
l'ammiraglio Ltke e Pachtusow, dichiar nel modo pi
assoluto che quell'oceano non altro che un ghiacciaio, tanto
impraticabile alle navi quanto la terra ferma.
Allora bisogna rinunciare a qualsiasi speranza del passaggio
a nord-est?
Cos sembra. Per si va dicendo che il nostro grande
viaggiatore Nordenskiold pensi a ritentare, dopo una
preparazione con esplorazioni parziali nei mari artici. Forse a
lui la cosa non pare assolutamente ineffettuabile, mi sembra
che sia un uomo di cos grande competenza in materia, e se
parla di tentare sar il caso di prenderlo sul serio.
Schwaryencrona era per l'appunto uno dei pi ferventi
ammiratori di Nordenskiold, ed era quella la ragione per cui
aveva tirato in ballo la questione del passaggio a nord-est. Egli
fissava il giovane allievo di Malario con grande interesse.
Ma dove hai imparato tutte queste belle cose, figlio mio?
gli chiese dopo una pausa di silenzio.
Qui, signor dottore rispose quello, stupito della
domanda.
Non hai mai frequentato altre scuole?
Oh, no!
Allora il maestro Malario ha diritto d'essere orgoglioso di te
continu il dottore voltandosi verso il maestro.
Sono veramente contentissimo del mio Erik. Da otto anni
viene alla mia scuola perch me l'hanno affidato quand'era
piccino, ed sempre stato il primo della classe.
Schwaryencrona era rimasto silenzioso ed osservava
intensamente il ragazzo. Pareva che stesse correndo dietro alla
soluzione d'un problema che non giudicava opportuno
enunciare ad alta voce.
impossibile rispondere meglio di cos alle mie domande
disse poi ed erano difficili. Quindi mi sembra inutile
proseguire l'esame; meglio che questi figlioli vadano a
godersi la vacanza che gli hai promesso, mio buon Malario.
A tali parole il maestro batt le mani, tutti gli allievi si alzarono
in un sol colpo, radunarono i libri, e si disposero in quattro file
nello spazio vuoto davanti ai banchi.
Ancora una battuta di mani e, rompendo le file, si sparsero da
ogni lato con grida di gioia. Poco dopo erano disseminati
intorno alle acque azzurre del fiordo in cui il villaggio
rispecchiava i suoi tetti verdi.
Verdi perch quasi tutte le case, anzi tutte, di Nore, sono
coperte d'uno strato erboso e costruite con grossi tronchi
d'abeti, secondo il vecchio stile scandinavo.
Quella di mastro Hesebom, ad esempio, come tante altre, era
costituita da due grandi stanzoni separati mediante un
corridoio, che conduceva alla tettoia sotto la quale venivano
tenuti i canotti, gli attrezzi da pesca, e i mucchi di dorsel, o
piccolo merluzzo di Norvegia e d'Islanda che, dopo disseccato,
viene impacchettato a rotoli per essere poi messo in commercio
sotto il nome di Rond-fish o pesce rotondo, e di Stock-fish
o pesce su bastoni, come noi diciamo stoccafisso.
Ciascuno dei due stanzoni serviva nel medesimo tempo da sala
e da camera. Certi cassettoni praticati nella parete, cassettoni a
muro per cos dire, contenevano le materasse e le coperte di
pelliccia che saltavano fuori solo all'ora di notte, disposizione
che, unitamente al colore chiaro del legno delle tavole, e alla
gaiezza dell'alto camino, dava alla casa, come a tutte quelle del
villaggio, un aspetto d'ordine, di pulizia, e di lusso sconosciuto
tra i paesani del mezzogiorno d'Europa. In quell'alto camino un
fuoco scoppiettante continuamente, metteva allegria.
Anche quella sera la famiglia si raccolse intorno a quel
focolare su cui bolliva una grossa pentola, piena d'un miscuglio
di aringhe affumicate, salmone e patate.
Mastro Hesebom se ne stava affondato comodamente in un alto
seggiolone di legno a tesser reti, da bravo marinaio quale era
ben piantato e robusto, abbronzato da tutti i venti, nonostante i
suoi capelli grigi.
Il figlio Ottone, un bel giovane di quattordici anni che gli
somigliava come la classica goccia d'acqua, era invece assorto
nei misteri della regola del tre, che pareva non gli riuscissero
facili dal numero di calcoli con cui copriva una piccola
lavagna, e che continuamente cancellava per rifarli. Si capiva
che la sua mano era assai pi adatta a maneggiare il remo, e
che la sua mente non era fatta per dedicarsi a coteste
elucubrazioni.
Erik, chino sul tavolo, era immerso nella lettura di un grosso
libro di storia, preso in prestito dal maestro e, accanto a lui,
mamma Hesebom filava tranquillamente, mentre la piccola
Vanda, una biondina sugli undici anni, seduta sopra uno
sgabello, sferruzzava velocemente una grossa calza di lana
rossa.
Completava il quadro familiare un grosso cane, di pelo tra il
bianco e il giallo assai pi folto del vello d'un montone, che
dormiva pacificamente, accocolato a ciambella.
Mamma Katrina ruppe il silenzio che durava da un'oretta circa
e che, infine, cominciava forse a pesarle un poco.
Su, mi pare che per questa sera abbiamo tutti lavorato
abbastanza! ora di cenare.
Senza una parola di lamento o di gioia Erik and col suo
librone pi vicino al camino, e Vanda abbandon la sua calza e
and a prendere piatti e posate.
E tu dicevi, Ottone continu Katrina come se proseguisse
un dialogo che il nostro Erik oggi ha risposto cos bene al
dottore?
Risposto bene? Dico che ha parlato come un libro stampato!
Chiss dove andato a pescare tutto quello che ha detto! Pi il
dottore interrogava e pi lui rispondeva E le parole uscivano,
uscivano dalla sua bocca! Pareva una pioggia! Se aveste veduto
il signor maestro come ci gongolava!
Ed ero molto contenta anch'io aggiUnse Vanda.
Oh certo! Eravamo contenti tutti, bene inteso. Stavamo ad
ascoltare a bocca aperta, mamma Avevamo solo una paura
matta di essere poi interrogati anche noi Chi ce l'avrebbe
fatta a tenere alte le proprie azioni dopo Erik? E con che
disinvoltura lui parlava davanti a quel signore che deve essere
proprio un talentone di quelli!
Straordinario, certo interruppe Erik per io credo che
il maestro Malario possa stargli a pari, sono convinto che
nessun scienziato potrebbe bagnargli il naso!
Mastro Hesebom approv con un sorriso e un cenno del capo e,
senza interrompere il suo lavoro, aggiunse:
Hai ragione, ragazzo mio. Il nostro maestro darebbe del filo
da torcere, se lo volesse, a tutti i professori della capitale E
poi almeno non abusa della sua scienza per rovinare la gente!
E forse il dottor Schwaryencrona avrebbe rovinato
qualcuno? chiese Erik incuriosito.
Uhm, uhm! Se non l'ha fatto non che non ne abbia
suscitato il pericolo! Credi che abbiamo visto con piacere, qui
nel paese, sorgere quello stabilimento che fuma, fuma, lass in
riva al fiordo? La mamma ti avr raccontato che un tempo
raccoglievamo il nostro olio di merluzzo e lo vendevamo a
prezzi assai buoni a Bergen E adesso? Adesso la cuccagna
finita. Non c' pi un cane che voglia olio bruno, grezzo, e lo
paga tanto poco che non vale la pena fare il viaggio Bisogna
accontentarsi di vendere i fegati dei pesci allo stabilimento, che
li paga poco. Io dico che quel dottore avrebbe fatto bene a stare
a badare i suoi malati a Stoccolma, invece di venire a
impiantare raffinerie qua!
Per alcuni minuti nella grande stanza non si sent pi che
l'acciottolio dei piatti, mossi da Vanda e rimescolati nella
pentola da mamma Katrina.
Erik rifletteva profondamente a ci che aveva udito. Gli si
affollavano tante obiezioni alla mente! Non pot trattenersi:
Quanto al guadagno di altri tempi, babbo, mi pare che
abbiate ragione di rimpiangerlo, ma non direi che sia colpa del
dottore Il suo olio non vale pi di quello che si faceva in
famiglia?
Oh Dio! pi chiaro, ecco tutto Non sa di resina, dicono,
come il nostro, un po' meno sgradevole Ma non per questo
voi ragazzi lo bevete molto pi volentieri, mi sembra. E non so
se non era pi efficace il nostro, lavorato all'antica!
Se fosse cos, tutti avrebbero continuato a comperare quello,
non credete, babbo? Non cercherebbero il raffinato. Deve pur
essere meno disgustoso e, trattandosi di una medicina, forse il
sapore ha la sua importanza Non era un dovere applicare la
scoperta del dottore?
Mastro Hesebom si gratt l'orecchio, indice in lui d'un certo
imbarazzo e di una certa preoccupazione.
Ma Forse sar cos Per i poveri pescatori ci sono
andati di mezzo e il dottore guadagna fior di quattrini
Alla fabbrica lavorano trecento uomini, mi dicono
Eh gi, perch il mestiere del pescatore non vai pi nulla!
pronta la cena, mettetevi a tavola! intervenne mamma
Katrina, vedendo che la conversazione prendeva una piega che
poteva condurre ad una discussione.
Del resto Erik accorgendosi che insistere sarebbe stato
sconveniente, non obiett nulla alle parole paterne, e si mise a
sedere accanto a Vanda come al solito.
Ho sentito che il nostro maestro e quel signore si davano del
tu disse poi per cambiare argomento sono dunque amici
d'infanzia?
Sono nati a Nore tutti e due, figliolo mio, e io mi ricordo
ancora d'averli veduti giocare insieme sulla piazza della scuola,
bench essi abbiano una decina d'anni pi di me Malario era
figlio del nostro medico d'allora, e il padre del dottore
Schwaryencrona era un semplice pescatore. Ne ha fatto di
strada da allora! Si dice che oggi possieda parecchi milioni, e
che abiti in uno dei pi splendidi palazzi di Stoccolma Eh,
l'istruzione una gran bella cosa, vi apre tante strade!
E, detto questo, il brav'uomo stava mettendosi alla bocca un bel
cucchiaio di pesce e patate, quando un colpo alla porta lo fece
rimanere col cucchiaio a mezz'aria.
Si pu entrare, mastro Hesebom? grid dal corridoio una
voce forte e squillante.
E, senza aspettare risposta, la persona che aveva parlato entr
insieme ad un soffio d'aria gelata.
Il dottor Schwaryencrona! esclamarono stupefatti i
ragazzi, mentre padre e madre si alzavano confusi e premurosi.
Mio caro Hesebom disse lo scienziato prendendo nelle
sue una delle mani del pescatore Non ci siamo pi veduti da
tanti anni, una vera filza, ma non ho dimenticato vostro padre,
ed ho pensato di potermi presentare a voi come un amico
d'infanzia. Mi sono forse sbagliato?
Il pescatore, un po' scombussolato forse per le accuse che
aveva formulato poco prima contro chi gli stava davanti con
aria cos piacevole ed amichevole, non riusciva a trovare voce
per rispondere. Si accontent di rendere la stretta di mano con
un cordiale saluto, mentre Katrina si affaccendava a fare onore
al visitatore.
Lesti, Ottone, Erik, aiutate il signor dottore a togliersi la
pelliccia! E tu, Vanda, prepara un'altro posto a tavola! Il signor
Schwaryencrona ci far l'onore e la cortesia di gradire un
boccone alla buona, in nostra compagnia?
Ecco, questo piatto di salmone mi fa gola, ma un'ora fa ho
pranzato col maestro Malario, e non sarei venuto cos presto se
avessi pensato di trovarvi ancora a tavola. Se volete farmi
veramente piacere, ritornate ai vostri rispettivi posti a mangiare
come se io non ci fossi!
Oh signore! implor quasi la buona donna accetterete
almeno due snorga e una tazza di t!
Vada per la tazza di t, ma a patto che prima voi finiate
tranquillamente la vostra cena mentre io me ne sto in questo
comodo seggiolone.
Subito Vanda mise il bricco sul fuoco e scomparve come un
folletto nella stanza accanto, mentre tutta la famiglia, per non
imbarazzare l'ospite, si rimetteva a tavola.
E, mentr'essi mangiavano, il dottore davanti all'ampio camino
dove il fuoco, attizzato da Katrina, scoppiettava gioiosamente,
parlava dei tempi d'una volta, dei vecchi del villaggio ch'erano
morti, dei cambiamenti avvenuti in paese ed anche a Bergen.
Pareva si trovasse proprio a casa sua e quando Vanda present
un vassoio con i famosi aghetti di renna affumicati, i filetti di
aringa al pepe rosso, le fette di pane nero, il formaggio
pizzicante, li accett con entusiasmo assieme alla tazza di t,
ed a un buon bicchierino di un eccellente liquore che mastro
Hesebom aveva ricevuto in dono da un olandese, e che si
affrett a tirar fuori da un armadio a muro in suo onore.
Inutile dire che, giunte le cose a questo punto, il ghiaccio
iniziale, se ghiaccio poteva chiamarsi, s'era rotto benissimo, e
che l'ospite sembrava ormai uno di famiglia anzich un ospite.
Intorno a lui si rideva, si chiacchierava, assolutamente da
vecchi amici, anche i ragazzi non erano affatto intimiditi, e
Katrina appariva soddisfattissima.
Cos stavano le cose quando il vecchio orologio di legno
verniciato, alla parete, suon i dieci tocchi della sera.
Oh qui si fa tardi, amici miei! disse il dottore. Se
volete mandare a letto questi figlioli, io vorrei parlare con voi:
caro amico Hesebom, con voi mamma Katrina, di cose
importanti.
E, a un segno della madre, i tre fanciulli augurarono
immediatamente la buonanotte e si ritirarono.

CAPITOLO SECONDO
UN CASO DI COSCIENZA DI BABBO HESEBOM
Voi sarete curiosi di sapere perch sono venuto, bench non
me l'abbiate chiesto disse il dottore quando furono soli,
piantando i suoi occhi penetranti su mastro Hesebom.
Il mio ospite sempre il benvenuto, per qualsiasi ragione.
Lo so, lo so che l'ospitalit norvegese sempre in vigore a
Nore Eppure voi certamente avete pensato che io non posso
avere abbandonato senza un motivo il mio amico Malario, ed
essere venuto a presentarmi cos francamente, e senza
complimenti, qui da voi Scommetto che comare Hesebom ha
qualche idea in proposito.
Sapremo i vostri motivi quando vi piacer farceli conoscere
rispose diplomaticamente, la buona donna.
Allora poich non volete aiutarmi vi dir io Vostro figlio
Erik un ragazzo straordinario, mastro Hesebom.
Oh davvero non posso lamentarmene!
d'una intelligenza singolare e d'una istruzione non
indifferente per la sua et. E mi ha anche stupito come i suoi
lineamenti ed il suo tipo fisico differiscano da voi e dagli altri
ragazzi di Nore
Il pescatore e sua moglie stavano immobili e silenziosa
domandandosi un po' ansiosamente dove il dottore volesse
arrivare.
Alle corte riprese lo scienziato questo ragazzo, non
solo m'interessa, ma mi sconcerta. Ho parlato di lui con
Malario ed ho saputo che non vostro figlio, che un naufragio
l'ha gettato sulle nostre coste, che voi l'avete raccolto, adottato
fino al punto di dargli il vostro nome. Non cos?
S, signor dottore rispose Hesebom pensieroso e quasi
accigliato.
Se non nostro figlio per il sangue, lo per l'affetto che
abbiamo per lui, e che lui ha per noi aggiunse Katrina.
Tra lui e il nostro Ottone e la nostra Vanda noi non facciamo
differenza.
Questi sono sentimenti che vi fanno onore, miei cari. Ma
ora io vi scongiuro, cari amici, di raccontarmi tutta la storia di
questo ragazzo. Sono venuto qui stasera apposta per
conoscerla, e vi assicuro che voglio unicamente fare del bene a
Erik.
Il pescatore si gratt l'orecchio, come sempre nei momenti
critici, e rest incerto per qualche istante. Poi vedendo che il
dottore aspettava con una certa impazienza, deciso a non
andarsene finch non avesse saputo quel che gli premeva, si
rassegn a parlare.
Le cose stanno come ve le hanno raccontate. Quanto ai
dettagli, eccoveli. Saranno ormai dodici anni ch'io andai a
pescare, un giorno, oltre l'isoletta che maschera l'ingresso del
fiordo verso l'alto mare Voi sapete che essa si erge sopra un
banco di sabbia e che in quel punto il merluzzo abbondante
Dopo una buona pescata stavo per alzare la vela, quando vidi
galleggiare sull'acqua, al sole del tramonto, a distanza di circa
un miglio, qualcosa di bianco che attir la mia attenzione. Il
mare era bello, tranquillo, e non avevo poi tanta fretta di
tornare a casa. Cedetti alla curiosit, e mi diressi alla volta di
quella cosa bianca. In dieci minuti l'avevo raggiunta Era una
culla di vimini, avvolta in una copertina di mussola, e attaccata
sopra una boa. Potete immaginare la mia agitazione! Mi
avvicinai ancor pi, in modo di potere afferrare quella boa o
cintura di salvataggio, la trassi dall'acqua, e mi accorsi che
nella culla c'era un povero piccolino di sette o otto mesi che
dormiva, con le manine strette a pugno, come se fosse a casa
sua.
Non aveva patito affatto? interruppe il dottore, lasciando
cos che il pescatore riprendesse fiato e radunasse meglio i suoi
ricordi.
Era palliduccio e freddino, certamente, ma non aveva
sofferto, e lo dimostr col vigore dei suoi strilli svegliandosi
appena le onde smisero di cullarlo. Allora per io avevo gi un
figlio, e sapevo come si fa a calmare un piccolino Tuffai una
pezzuola pulita che, per fortuna, avevo in tasca nell'acquavite,
e gliela diedi da succhiare
Insomma gli improvvisaste un poppatoio
Cos. E se anche non era latte, si acquiet subito. Parve che
quel cordiale gli piacesse Forse lo riscaldava. Ma per timore
che non se ne contentasse per molto tempo tornai in fretta a
Nore. Avevo staccato la culla dalla cintura di salvataggio, e
mi domandavo di dove potesse venire quella povera creaturina
abbandonata alle onde Da un naufragio, certamente La
notte prima il mare era stato molto cattivo e probabilmente
erano avvenuti parecchi disastri, come infatti seppi poi. Ma
come aveva potuto quel piccino sfuggire alla sorte dei suoi, o
di coloro cui era affidato? Come era venuta l'idea di legarlo a
quella ciambella di salvataggio? Da quante ore galleggiava
sulle onde? E che ne era stato di suo padre, di sua madre, di
quelli che lo amavano? Tanti problemi ai quali lui, poverino,
non poteva rispondere Ma, insomma, mezz'ora dopo lo
consegnavo qui a Katrina. Allora noi avevamo una buona
mucca che divenne subito la nutrice per il bambino. Se aveste
veduto come era carino, roseo, grazioso. L'amammo subito
come se fosse nostro Ecco tutto. Non vero, Katrina?
Proprio cos rispose la buona donna asciugandosi gli
occhi pieni di lacrime, come se fosse nostro figlio dacch lo
abbiamo adottato cos piccolino. Non so perch Malario
venuto fuori a dire che non lo .
E, quasi indignata, prese a far girare vorticosamente il fuso.
Gi! aggiunse Hesebom. Che c'entra lui in queste
storie?
Non c'entra, vero disse in tono conciliante
Schwaryencrona. Ma non il caso di accusarlo
d'indiscrezione. La cosa partita da me che sono rimasto
colpito dalla fisionomia del ragazzo, cos diversa da quelle
degli altri nostri fanciulli nordici, e l'ho pregato di raccontarmi
la sua storia, dacch intuivo che una storia dovesse esserci.
Malario mi ha informato che Erik si crede vostro figlio e che
tutti a Nore non pensano nep-pur pi che non lo . Perci mi
sono guardato bene dal parlare di questi fatti davanti a lui, a
Ottone e a Vanda Avete detto che poteva avere sette o otto
mesi quando l'avete raccolto?
Press'a poco. Aveva gi due dentini, e vi assicuro che non
tard molto a servirsene. rispose Hesebom ridendo.
Era un magnifico bambino! aggiunse Katrina. Bianco
e rosa, robusto, ben piantato Che braccia e che gambe!
Bisognava vedere!
Com'era vestito quando lo trovaste?
Come un principino, signor mio! Come un principino.
Figuratevi, una vestina trapunta, tutta guernita di pizzo, una
pelliccetta foderata di seta, che pi bella non potrebbe averla il
figlio d'un re, una cuffiettina di velluto bianco Una
meraviglia. Del resto lascer giudicare a voi, perch ho
conservato tutto, tutto. Capirete, dopo, in casa nostra, non era
pi il caso che il bambino indossasse roba tanto di lusso E
tutto ancora come il giorno in cui lo raccogliemmo.
Cos dicendo la brava donna s'era inginocchiata davanti ad una
grande cassapanca di quercia, ne aveva sollevato il coperchio,
frugava in uno degli scomparti, togliendone ad uno ad uno gli
indumenti di cui aveva parlato.
Si lev poi e li sciorin davanti al dottore, mostrandogli anche
la biancheria, di grande finezza, un bavaglino ornato di
merletti, un piccolo copripiedi di seta trapunta, le mutandine di
lana bianca. Ogni capo era segnato in cifre elegantemente
ricamate, con le iniziali E.D. che il dottore not subito.
E. D. per questo lo chiamate Erik?
Precisamente rispose Katrina, che facendo quella
esposizione si era tutta eccitata, mentre il marito andava
sempre pi rabbuiandosi. Per dargli almeno un nome che
cominciasse con la lettera con cui cominciava il suo vero. Ed
eccovi il capo pi bello, signore, ci che aveva intorno al collo,
guardate!
E la buona donna mostrava con orgoglio al visitatore una
catenina d'oro, con appeso un sonaglino pure d'oro e corallo
rosa, su cui le iniziali E. D. erano circondate da una leggenda
latina Semper Idem.
In principio avevamo pensato che questo fosse il nome del
piccolino; che vuole, siamo ignoranti Ma il maestro ci disse
che quelle parole significano: Sempre lo stesso.
Vi ha detto la verit. Certamente questo bimbo apparteneva
ad una famiglia ricca E non avete assolutamente nessuna
idea, nessun indizio sul suo paese d'origine?
Come diavolo potrei sapere qualcosa, se l'ho pescato in
mare? rispose Hesebom quasi seccato e indispettito.
giusto, per non avete detto che la cestina era legata ad
una boa di salvataggio? In tutte le marine del mondo si usa
scrivere su tali ciambelle il nome della nave cui appartengono!
disse il dottore fissando il pescatore.
Quello abbass gli occhi leggermente confuso.
S, ebbene?
Ebbene, che nome portava questa cintura di salvataggio?
Signor mio, io non sono un sapiente So leggere
abbastanza bene la mia lingua, ma non le lingue straniere!
Eppoi passato tanto tempo!
Pure dovreste ricordarvene, cos alla meglio. Avrete ben
fatto vedere anche quella a Malario, assieme al resto, no?
Suvvia mastro Hesebom Uno sforzo di memoria, non c'era
forse scritto sopra Cynthia?
S, mi pare qualcosa di simile rispose vagamente il
brav'uomo.
un nome straniero, infatti, e di qual paese, secondo voi?
E che ne so io? Come faccio a conoscere tutti quei paesi del
diavolo? Io non mi sono mai allontanato dai dintorni di Nore
e di Bergen; solo due volte arrivai a pescare sulle coste della
Groenlandia e dell'Islanda replic il pescatore in tono
sempre pi indispettito.
Io direi che si trattasse di un nome inglese o tedesco
continu imperturbabilmente il dottore senza avere l'aria di
accorgersi del malumore del suo interlocutore. Lo potrei
capire facilmente dalla forma delle lettere, se potessi vedere la
boa. L'avete conservata?
Macch! Perch dovevo conservarla? Da tanto tempo l'ho
buttata via!
Secondo il ricordo che ne conserva Malario, le lettere
avevano forma romana mormorava il dottore quasi parlando
tra s. Come del resto le iniziali della biancheria. Perci
poco probabile che il Cynthia fosse un bastimento tedesco.
Sarebbero state gotiche Io propendo per una nave inglese.
Non anche la vostra opinione, mastro Hesebom?
Oh, io non mi curo di avere un'opinione in proposito! Che
m'importa se era tedesco, francese, inglese, o russo, o anche
cinese? Ormai in fondo all'oceano da un bel pezzo, direi!
Pareva quasi che mastro Hesebom fosse lietissimo che quel
segreto fosse sepolto definitivamente a tre, quattromila metri al
disotto di lui.
Ma, infine, non avrete mancato di fare qualche ricerca per
trovare i genitori di quel bambino disse il dottore, ed i suoi
occhi dietro le lenti, ebbero un lampo d'ironia. Avrete
certamente scritto al governatore di Bergen, pubblicato annunzi
sui giornali
Io? Io impicciarmi con governatori e giornali? Ma che
diavolo mi tocca sentire! Io non sono che un povero pescatore
e non so di tanti diavolerie, Dio solo sa da che parte il fanciullo
arrivato, e se c' ancora un'anima che pensi a lui! Non potevo
davvero spendere danaro per cercare gente sepolta in fondo al
mare. Mettetevi al mio posto, dottore, non sono un milionario
come voi! Ci giocherei un orecchio che, anche se avessimo
speso quei quattro poveri soldi, non avremmo scovato nulla. Si
fatto il meglio che si poteva, abbiamo allevato il bambino
come se fosse nostro figlio, l'abbiamo amato come i nostri
due
Pi ancora quasi intervenne Katrina. Se abbiamo
qualcosa da rimproverarci di non avere mai fatto nessuna
differenza tra lui e loro.
Comare Hesebom, sono io il primo ad apprezzare la vostra
generosit ed affezione per quel piccolo naufrago, e vi ammiro,
ve lo assicuro disse il dottore commosso. Ma
permettetemi di parlarvi con assoluta franchezza. Vi dir che, a
parere mio, cotesta vostra tenerezza vi ha chiuso gli occhi su
qualche dovere da compiere. Insomma, le indagini da fare per
trovare la famiglia di quel Piccolino, nella misura delle vostre
forze, naturalmente.
Segu una pausa di silenzio fondo.
Forse avete ragione! disse finalmente il pescatore che a
quella specie di rimprovero aveva abbassato la testa. Ma
adesso quello che fatto fatto. Adesso Erik nostro, e non
voglio davvero andare a turbarlo con queste vecchie storie.
State tranquillo! Neppure io lo voglio Ed ora notte alta,
miei buoni amici, e vi auguro la buonanotte, una notte senza
rimorsi rispose il dottore, alzandosi dal seggiolone, con
accento grave.
Indoss quindi la sua pelliccia e, scartando l'offerta del suo
ospite che voleva accompagnarlo, strinse cordialmente la mano
a lui e a comare Katrina e se ne and.
Hesebom rimase un momento sulla porta osservandolo
allontanarsi al raggio della luna.
Diavolo d'un uomo! borbott tra i denti. E si decise
finalmente a chiudere l'uscio.
Ma la mattina seguente, mentre alla sua fabbrica il dottore
Schwaryencrona stava terminando di fare colazione in
compagnia del suo amministratore, se lo vide arrivare davanti.
Per l'occasione aveva indossato l'abito delle feste solenni,
panciotto ricamato, giacca foderata di pelo, alto cappello a
trombone, e non pareva quasi quello della sera innanzi. Aveva
per gli occhi rossi e gonfi, e si capiva che doveva avere
dormito molto male.
Infatti il brav'uomo, per nulla avvezzo, nella sua vita semplice,
ad avere rimorsi di coscienza, aveva passato una gran brutta
notte, rigirandosi a pi non posso sul suo materasso di pelli.
La mattina aveva poi comunicato le sue dolorose riflessioni
alla moglie, la quale, a sua volta, non aveva quasi chiuso
occhio.
Donna, ho ripensato a quanto ha detto il dottore
Anch'io.
L per l m' parsa una cicalata di quelle come ne sa fare la
gente di citt, ma poi m' balenato il pensiero che forse noi
siamo stati egoisti senza immaginarcelo neppure. Chi ci
assicura che il nostro ragazzo non abbia diritto ad una grande
ricchezza, a un bel posto nel mondo di cui noi lo priviamo per
troppo affetto? Chi sa che qualcuno non l'abbia pianto per tutti
questi dodici anni? Non detto che fosse in viaggio con tutta la
famiglia Una famiglia che potrebbe accusarci di non avere
fatto neanche un passettino per rintracciarla, non ti pare,
moglie?
Gi, proprio quello che andavo rimuginando tra me e me
stanotte, marito. Se sua madre fosse ancor viva, povera
donna! Mi metto al suo posto. Pensa, se avessimo perduto il
nostro Ottone! Non ce ne saremmo pi consolati, credo.
Non penso tanto alla madre, secondo me essa era col
bambino e deve essere morta. Un piccolino di quell'et non si
carica su una nave senza la mamma, non ti pare? E se la madre
fosse stata ancora viva, o avesse in qualche modo potuto
salvarsi, sarebbe stata accanto a lui.
vero Per si danno a volte cos strane combinazioni!
Chiss che non possa anch'essa essersi salvata per miracolo
Il bambino potrebbe anche esserle stato rapito. una idea
che a volte mi venuta, per dire la verit. Ci sarebbe poi tanto
da meravigliarsi che qualcuno avesse avuto interesse a farlo
scomparire? Il fatto di trovarlo cos, legato ad una boa,
autorizza tutte le supposizioni, anche le pi assurde. E allora,
capisci, saremmo addirittura complici di un delitto senza
volerlo! Fino a ieri l'avremmo fatto per ignoranza, e passi, ma
ora mi vengono i brividi!
Ma noi abbiamo fatto un'opera di carit adottandolo! Che
dici mai? E senza ombra di malizia, di secondi fini
S, s, anche questo vero. Ma siamo stati un po' storditacci,
da ignoranti che siamo. Abbiamo pensato ad amarlo, allevarlo,
ma un giorno ci potrebbe rimproverare, non ti pare? Non
abbiamo fatto per lui tutto quello che dovevamo.
Oh, quanto a questo, mi sento sicura del nostro Erik!
S, s, ma mi accorgo adesso che una medesima azione
come la nostra, pu venire giudicata in due maniere
differenti Che complicazione, moglie mia! E sono bastate le
parole del dottore a confondermi le idee!
Insomma, esito di quello scambio di considerazioni notturne
era ora la presenza di mastro Hesebom davanti a
Schwaryencrona, in tenuta ufficiale di uomo che viene per
consiglio.
Dapprima il dottore non credette opportuno trattare subito
l'argomento della sera precedente, e parl col brav'uomo di
pesca, del prezzo del pesce, fingendo di credere ad una
restituzione di visita e nulla pi.
Naturalmente questo suo contegno non serviva che a mettere in
maggiore imbarazzo mastro Hesebom, che smaniava di
arrivare al punto che lo interessava e non sapeva come
cominciare, non tenendoci molto a tirare fuori per primo
l'argomento. Pure, vedendo che non ci si arrivava, cominci a
prenderlo molto alla larga, si mise a parlare del maestro
Malario, della scuola, degli scolari e, infine, salt il fosso.
Vedete, signor dottore Io e la mia donna abbiamo stanotte
pensato parecchio a quanto ci avete detto iersera a proposito di
Erik. Credetemi, non ci eravamo mai immaginati neppure per
ombra, di commettere un torto verso di lui, o che so io.
Insomma, ora siamo molto turbati, ed io vorrei sapere che cosa
convenga fare per non continuare a peccare d'ignoranza.
Pensate che si sia ancora in tempo a ricercare la famiglia del
nostro figliuolo?
Non mai troppo tardi per fare il proprio dovere, mastro
Hesebom, bench, realmente, oggi l'impresa sia ancor pi
difficile di quanto non lo fosse al primo momento. Volete
lasciar fare a me? Me ne assumer l'incarico volentieri, e me ne
occuper con la massima attivit, facendo naturalmente fronte
a tutte le spese. Per
Per?
Per metto un patto.
E sarebbe?
Voi mi consegnerete il ragazzo ed io lo condurr con me a
Stoccolma e lo terr presso di me.
Una mazzata sul capo avrebbe stordito meno il povero
pescatore.
Impallid, stralun gli occhi.
Consegnarvi Erik? Mandarlo a Stoccolma? Ma per quale
ragione? Non capisco nulla.
Infatti ci era evidente dalla sua agitazione, dalla voce alterata.
Calmatevi, mastro Hesebom. Calmatevi e spieghiamoci.
Perch Erik ha attirato la mia attenzione? Non solo per i suoi
caratteri fisici che lo distinguono da tutti noi, ma per la sua
intelligenza vivace, la sua naturale attitudine a studi superiori.
Sarebbe un tradimento, una pazzia lasciarlo in una scuola di
villaggio, sia pure come quella del nostro Malario.
Non basta per lui?
No, le sue doti meritano maggiori cure, mastro Hesebom.
Erik deve vivere in un luogo dove biblioteche, collezioni
scientifiche, musei, compagni degni di lui, lo aiutino a
sviluppare queste sue facolt intellettuali. Ecco perch ho
chiesto la sua storia Perch prima ancora di conoscerla,
provavo il vivo desiderio di procurare a quel ragazzo i vantaggi
di un'istruzione completa, mi capite come non pu riceverla
qui, a Nore.
Capisco, ma infine
Infine, se scopriremo la sua famiglia, sar certamente una
famiglia ricca, di elevata condizione sociale; Erik non dovr
fare il pescatore Volete che glielo restituiamo cos? Non si
troverebbe spostato questo povero figliolo, rientrando in quello
che sarebbe il suo vero ambiente?
Mastro Hesebom abbassava la testa. Senza che se n'accorgesse
due grosse lacrime gli correvano gi per le guance abbronzate.
Ma allora, ancora prima di sapere se esiste veramente
un'altra famiglia che non potr amarlo certo pi di quanto non
lo amiamo noi, dovremmo separarci da lui definitivamente! E
per ora sta cos bene in casa nostra, tanto felice Perch non
pu rimanerci fino a quando sia sicuro di una sorte pi bella?
S, ora certamente felice, ma lo sar poi sempre, anche se
dovesse non trovare questa famiglia di cui faremo ricerca? Chi
non vi dice che, fatto adulto, non rimpianga d'essere stato
salvato per condurre poi un'esistenza umile come la vostra,
avendo invece avuto dal Signore doni tali d'intelligenza da
aprirgli altre vie assai pi luminose? Smanioso com' di
studiare, non temete che presto si senta soffocare nell'atmosfera
ristretta di Nore?
Ma questa vita che voi stimate cos poco pur buona per
noi, signor dottore! Perch non lo sarebbe anche per il nostro
Erik?
Io non disdegno affatto la vostra esistenza, mio caro mastro
Hesebom. Mio padre e mio nonno erano pescatori come voi. Io
non ho dimenticato di provenire da una famiglia in tutto simile
alla vostra. Ma proprio perch ebbi egualmente un'istruzione
ed una educazione superiore, che capisco quanto valga, quanto
abbia valso per me, che mi permetto di sottoporvi questo
problema, di insistere con voi. Vi assicuro che lo faccio
soltanto per il bene di Erik, non per altro, amico mio, e che mi
rendo conto del vostro dolore a separarvi da lui, n ve lo
proporrei senza una forte ragione.
Ma s chi lo nega? Ma Erik sar poi molto pi felice quando
ne avrete fatto un signore che non sapr servirsi delle proprie
braccia? E se non riuscirete a trovare la sua famiglia, com' poi
abbastanza probabile dopo dodici anni? In fin dei conti la vita
del marinaio bella, mi pare! Sono certo che la farebbe
volentieri. Un buon battello sotto i piedi, il fresco venticello tra
i capelli, dei buoni merluzzi nell'esca delle sue canne, ed ecco
un pescatore norvegese che non ha paura di nulla, che non deve
nulla a nessuno! E il ragazzo sembra che senta il mare fin nel
midollo delle ossa, che sappia d'essere stato cullato da lui!
Tutte le biblioteche e i musei del mondo non lo consolerebbero
d'esserne lontano.
Ma il mare l'abbiamo anche noi a Stoccolma obiett
dolcemente il dottore intenerito da quell'affettuosa resistenza.
Veniamo al sodo! Che volete in conclusione? Che
proponete?
Oh bravo! Sentite dunque anche voi la necessit di fare
qualcosa? Ebbene: ecco le mie proposte. Erik ha dodici anni, e
sembra fornito di doti eccezionali. Poco importa chi sia e di
dove venga; una questione che per il momento lasceremo da
parte. Il ragazzo merita che si sviluppino ed utilizzino le sue
facolt. Io, grazie al cielo, sono ricco, molto ricco, e non ho
famiglia. Mi incarico di provvedere alle spese necessarie, ad
assegnargli i migliori maestri, metterlo in condizione di
approfittare delle loro lezioni procurandogli libri, tutto ci che
ci vuole. L'esperimento durer due anni, e in questo tempo mi
dar daffare per rintracciare la famiglia del ragazzo. Se non ci
riuscir, allora vi rimander Erik.
Avr quindici anni e avr veduto il mondo abbastanza da
capire e da farsi delle idee, gli potremo allora rivelare la verit
sulla sua nascita e, dietro il parere dei suoi insegnanti, potr
decidere la via che vorr seguire. Vorr essere pescatore?
Ben lontana da me l'idea di oppormi a un simile desiderio!
Vorr continuare gli studi? Mi impegno io a farglieli condurre
a termine, come se fosse mio figlio. E se invece troveremo la
famiglia Ebbene, lo restituiremo, e non dovremo pi pensare
a nulla.
Dite, mastro Hesebom, non vi sembra una cosa ragionevole?
Anche pi che ragionevole, signor dottore so cosa vuol
dire avere studiato Ma ora devo ripetere tutto a mia moglie,
e chiss che dir, povera donna! Quando fareste conto di
portare via il ragazzo?
Io devo partire domani per Stoccolma, lo prenderei con me.
Il pescatore mand un sospiro da sembrare un singhiozzo.
Domani? Ma scherzate! Dite sul serio?
Dico sul serio, amico mio.
Ma quel che sar sar Vado a parlare a mia moglie.
S e ditele che quando ci si deve levare un dente meglio
non pensarci a lungo, e fare le cose tutte in una volta. Ma
potrete consigliarvi anche con Malario, bench io sospetti che
la pensi come me.
Uhm lo sospetto anch'io mormor il brav'uomo con
un malinconico sorriso.
E, stretta la mano a Scwaryencrona, torn a casa.
Verr da voi stasera disse quello congedandolo.
Ma, quando entr nuovamente nella grande stanza, questa volta
prima dell'ora di cena, il dottore trov bens la famiglia riunita
attorno al focolare, ma non la medesima atmosfera di serenit
del giorno prima.
Il padre stava seduto lontano dal camino, taciturno, in ozio
Katrina, con gli occhi pieni di lacrime, teneva fra le sue, la
manina di Erik, il quale era, nel medesimo tempo,
evidentemente eccitato dalle nuove speranze e addolorato al
pensiero di doversi allontanare da quelli che credeva i suoi
genitori. Vanda e Ottone stavano quasi rintanati accanto al
babbo, per dividere e consolare la sua pena.
Uh che facce scure e desolate! esclam il dottore
fermandosi sulla soglia. Stoccolma non poi in capo al
mondo, e il figliolo non vi lascia per sempre, che diamine!
Entro due anni torner quasi sapiente. Su, su, un po' d'allegria!
Signor dottore rispose Katrina levandosi in piedi noi
vi siamo tanto grati di quanto fate per il nostro ragazzo, ma non
meravigliatevi se la sua partenza ci addolora. Dobbiamo
abituarci un po'
Mamma, se dovete avere tutti tanto dispiacere rinuncer a
partire. disse Erik.
No, no, caro! L'educazione, la buona istruzione sono una
fortuna di cui noi siamo stati privi, non vogliamo davvero
allontanarla da te. Va', figliolo mio, ringrazia il signor dottore
che ti procura cose tanto belle, e dimostragli sempre, col tuo
comportamento, che meriti l'interesse ch'egli ha per te.
Oh, mamma Katrina, volete far commuovere anche me,
ora? I miei occhiali si vanno appannando stranamente Su,
parliamo di cose pratiche. Dovremo partire domattina presto,
sar pronto tutto?
Erik non possiede molto
Non voglio dire un gran corredo, Dio me ne scampi e liberi!
Ci penser poi io a quello che gli abbisogner per vivere
decorosamente, anche se senza lusso inutile, in citt. Andremo
dunque in slitta fino a Bergen, e l prenderemo la ferrovia.
Basta che il ragazzo abbia un po' di biancheria, un cappotto.
Sar tutto pronto, signor dottore. Ma, Vanda, non vedi che il
nostro ospite ancora in piedi? A che pensi?
Al rimprovero materno la bambina si asciug due grosse
lacrime col dorso della manina, poi spinse una poltrona verso
Schwaryencrona.
Grazie, cara, ma devo andare a pranzo da Malario. Di', non
sei mica in collera con me?
No, signore, Erik star bene con voi; non nato per vivere
in questo villaggio, troppo intelligente!
E tu sarai triste senza di lui?
La spiaggia mi sembrer deserta. Ma Erik imparer tante
cose. Vorrei per, col vostro permesso e quello di babbo e
mamma
Che vorresti, piccola?
Vorrei guidare la vostra slitta fino alla prima tappa.
Credo che babbo e mamma ti daranno il permesso come te
lo do io.
E la mattina seguente, quando la grande slitta si ferm davanti
a casa Hesebom, la bambina teneva le redini seduta sul davanti.
Non era cosa strana anche se avrebbe stupito uno straniero,
d'uso in Svezia e Norvegia.
Dopo gli abbracci, i baci commossi a babbo Hesebom, a
mamma Katrina, a Ottone, Erik prese posto accanto al dottore e
la bambina tocc il cavallo.
La slitta part, l'aria era fredda, la strada lucida come vetro, e in
pochi minuti Nore scomparve in lontananza agli occhi del
ragazzo che ancora cercava d'intravedere i visi amati.

CAPITOLO TERZO
LA SCOMMESSA DEL DOTTORE
Il dottor Schwaryencrona abitava a Stoccolma in un magnifico
palazzo nell'isola di Stadsholmen, quartiere pi antico e
ricercato della citt, una delle pi belle citt del Nord.
Agli occhi di Erik, che non s'era mai mosso dal villaggio di
Nore, tutto appariva meraviglioso, e credette che il picchiotto
della porta d'ingresso fosse d'oro fino, tanto lo vide bello e
lucente tanto quella costruzione in mattoni rossi a lui, avvezzo
alle case in tronchi d'abete, parve stupefacente.
Non parliamo poi del vestibolo lastricato di marmo, adorno di
statue, candelabri in bronzo e vasi della Cina: lo stord
addirittura. Mentre un servitore in livrea liberava il padrone
della pelliccia, e s'informava della sua salute con l'abituale
cordialit dei domestici svedesi, il ragazzo si guardava intorno
trasecolato.
Un rumore di voci attir la sua attenzione verso la scala, dalla
quale vide scendere una signora con i capelli grigi, veste scura,
calze rosse e scarpe a fibbia, seguita da una ragazzina di undici
o dodici anni, che gli parve una principessa da libri di fiabe. Il
fatto che, invece del costume nazionale, il solo abito che Erik
aveva visto indossare dalle donne del paese, essa portava una
vestina di velluto azzurro cupo sulla quale scendevano i suoi
riccioli d'oro fino; calze nere e scarpe di seta, e un nastro rosso
posato sui capelli, che faceva ancor pi risaltare gli occhi di
uno strano colore verde, quasi fosforescenti.
Ben tornato, zio! grid correndo gi ad aggrapparsi al
collo del dottore, senza quasi degnare di uno sguardo il nuovo
venuto.
Schwaryencrona le ricambi il bacio, strinse la mano alla
signora che era frau Greta Maria, la sua governante, poi
accenn al suo protetto di farsi avanti.
Kaisa, disse volgendosi alla bambina donna Greta, vi
domando la vostra cortesia per Erik Hesebom, che viene con
me dalla Norvegia.
E tu, caro, non avere timore. Donna Greta non per nulla
severa come pare, e con la mia nipotina Kaisa andrai presto
d'accordo. Non vero, piccola?
Ma l per l la fatina bionda fece una smorfia un po' disgustata,
e anche donna Greta non parve molto persuasa.
Erik viene a Stoccolma per studiare, ed molto bravo. Un
ragazzo che si far onore, mie care. Ma ora andiamo a pranzo,
poi parleremo pi a lungo.
Nella stanza da pranzo nuovi stupori per il povero Erik, che
non aveva mai veduto una tovaglia n stoviglie fini, e bisogn
che il dottore gli ripetesse due volte l'invito a sedersi a tavola,
tanto si sentiva in soggezione. Ma poi l'appetito e la bont delle
vivande aiutarono a rompere il ghiaccio, e il ragazzo riusc a
contenersi, servendosi di posate di tipo a lui sconosciuto, cos
lucenti che a tutta prima gli facevano quasi paura, in maniera
pressoch disinvolta.
Dopo si pass in una vasta sala dalle pareti ricoperte di legno,
con sei finestre i cui vani, chiusi da pesanti tende, sarebbero
bastati per farvi una cameruccia. Il dottore si sdrai in un
seggiolone di pelle a braccioli, accanto al fuoco, Kaisa gli si
mise vicina sopra uno sgabello, ed Erik cerc di andare a
piazzarsi nella semioscurit di una delle finestre. Ma non ci
riusc perch il dottore lo richiam subito.
Ehi, ehi, dove vai? Vieni qui e raccontami un po' che te ne
pare di Stoccolma.
Le case sono molto alte, e le vie strette rispose il ragazzo
confuso.
S, le case sono pi alte che a Nore.
Impediscono di vedere le stelle
Ma questo il quartiere nobile ribatt Kaisa quasi
impermalita se passi i ponti troverai vie pi larghe.
Le ho vedute venendo dalla stazione, ma la pi larga
ancora pi stretta del fiordo di Nore.
Eh eh! fece il dottore avremo mica gi il mal del
paese?
No, no, signor dottore. Ma voi mi avete chiesto che cosa
penso di Stoccolma ed io ho forse ancora veduto troppo poco
per poter rispondervi con giustizia.
Nore deve essere un brutto bugigattolo! salt su Kaisa.
Brutto bugigattolo! Se vedeste le nostre montagne, froken
Kaisa, la cinta di scogli del nostro fiordo, il nostro mare
immenso, i nostri ghiacciai, le nostre foreste! E se vedeste
passare i gabbiani e li sentiste sfiorarvi con l'ala
Ma le case, non sono capanne povere?
Capanne, figliola, dove nacquero tuo padre e tuo nonno,
come me intervenne gravemente il dottore.
La bambina arross e tacque.
Sono appena case di legno prosegu Erik ma sono
comode e ci si affeziona. Certo questa stanza tanto bella, l
non ci si sogna neppure! E ci sono anche molti libri!
Oh, ma nel salone ci sono sedie di velluto, tappeti, orologi
francesi, quadri! Altro che libri! rispose Kaisa.
Ma l'attenzione del ragazzo non veniva eccitata da quell'elenco
di ricchezze, attratta com'era dall'ampia libreria di quercia che
occupava tutto un lato del salotto.
Va' pure a scegliere l quello che preferisci disse
Schwaryencrona che se n'era accorto.
Erik non si fece ripetere l'invito, prese un volume e,
rannicchiatosi sopra un sedile in luogo bene illuminato, si
immerse nella lettura in modo tale che neppure si accorse
dell'entrata di due signori, due amici del dottore che venivano
quasi tutte le sere da lui per la partita a carte: il professore
Hochstedt, e l'avvocato Bredejord. Alto e massiccio l'uno,
smilzo e svelto sempre pronto ad arrivare in soffio di vento, il
secondo.
Ohi, ohi fece questo un pescatore di merluzzo che si
d alla lettura? E legge il Gibbon in inglese! Ma dove avete
pescato questa rarit, Schwaryencrona?
A Nore, amico mio. Erik un caro ragazzo che viene a
studiare a Stoccolma.
E al suo paese i giovani hanno occhi cos bruni e capelli
come i suoi?
No, lui un caso a parte tagli corto il dottore con un
impercettibile segno del capo per cui l'avvocato, cui nulla
sfuggiva, cap l'opportunit di rimandare a pi tardi la
soluzione di quel problema. Effettivamente, conoscendo
l'amico, si domandava perch s'interessasse a quel ragazzo, e
intuiva che sotto doveva esserci un mistero.
Dovette per tenersi la curiosit (era di natura curiosissima),
fino alle dieci, ora in cui Kaisa si ritir augurando la
buonanotte e frau Greta venne incaricata dal padrone di
condurre Erik alla stanza che, nel frattempo, aveva fatto
preparare per lui.
Ebbene? chiese allora.
Il dottore raccont a Bredejord la storia dell'abbandonato del
Cynthia, come ne avesse apprezzato l'intelligenza viva e aperta,
tutti i dettagli, la boa di salvataggio col nome, i vestitini
mostratigli da comare Katrina, il sonaglio di corallo, il motto
inciso.
Ora siete a giorno del problema che si posto davanti? Non
vi stupisce il fatto ch'io mi domandi di dove venga questo
ragazzo?
No, non mi stupisce, e neppure che l'affrontiate col vostro
solito entusiasmo, ma ricapitoliamone i vari elementi.
Eccoveli. Primo, il tipo fisico del fanciullo che
evidentemente di origine celtica, anzi ne presenta il tipo in tutta
la sua purezza e bellezza, differenziandosi completamente dal
tipo svedese e norvegese. Secondo, il nome Cynthia, trovato
sulla cintura di salvataggio. Certamente il nome della nave, non
scritto in lettere gotiche, quindi le supposizioni si restringono a
navi anglosassoni. Del resto, voi mi capite bene, che solo un
bastimento inglese, andando a Inverness, o alle Orcadi, poteva
trovarsi spinto dalla tempesta in vicinanza di Nore. In pi il
piccino non aveva galleggiato a lungo, perch aveva resistito al
digiuno e ai rischi di quel genere di navigazione, e dormiva
saporitamente.
Non solo l'avvocato, ma anche l'amico professore, ascoltavano
senza aprir bocca.
Forse vi pare ci sia contraddizione fra questi due elementi,
un bambino di stirpe celtica e una nave anglosassone? Ma voi
trascurate allora il fatto che gli Irlandesi sono appunto celti, e il
ragazzo pu benissimo essere d'origine irlandese! Non pensate
cos, voi, Hochstedt?
Se c'era al mondo cosa che il degno professore detestasse di
fare, era proprio di dare un'opinione positiva e decisa su
qualche argomento, qualunque fosse. Per cui croll il capo in
maniera alquanto evasiva, rispondendo:
Certo innegabile che gli Irlandesi appartengano al ramo
celtico della razza ariana.
Schwaryencrona ebbe l'aria di contentarsi, e non gli chiese di
impegnarsi maggiormente. Prese anzi quella risposta per una
conferma addirittura.
Dunque anche voi convenite che probabilmente abbiamo
gi in mano un tenue filo che pu dirigere le nostre ricerche?
Dobbiamo cercare senz'altro in Gran Bretagna! Probabilmente
basteranno pochi annunci sul Times per metterci sulle tracce
della famiglia di Erik.
Giunto a questo punto per, il dottore dovette accorgersi
dell'ostinato silenzio dell'amico Bredejord e del suo sguardo
lievemente ironico.
Se non siete del mio parere avvocato, ditelo! Sapete ch'io
non temo la discussione, ma non mi va la gente che tace e non
consente.
Avete ragione, rimane fuori dal proverbio Chi tace
consente, non vero? Ed io non ho detto nulla, n
N, n! Si vede benissimo che non condividete la mia
opinione! E sarei proprio curioso di saperne il perch, ecco
tutto! Vediamo un po', Cynthia non forse un nome inglese?
Se fosse tedesco sarebbe scritto in lettere gotiche. E non lo era,
mi capite, non lo era! E gli Irlandesi sono o non sono Celti?
Non avete sentito or ora un uomo della competenza del nostro
Hochstedt, proclamarlo a voce spiegata? Non accettare il mio
parere come dichiarare d'essere in malafede!
L'avvocato non ebbe l'aria di scomporsi punto a questa tirata.
Conosceva bene l'amico, le sue sfuriate e il suo cuor d'oro, e
non per nulla giocava a whist con lui tutte le sere.
Malafede una parola grossa, se diretta a me che non ho
ancora aperto bocca per esprimere la minima opinione
disse semplicemente, senza dipartirsi dal suo bonario ed un po'
ironico sorriso.
No, ma avete lasciato capire che non accettate la mia! E non
avete modo di sostenere la vostra tesi
Diavolo! Ma chi vi ha detto che ne abbia una?
Allora soltanto la voglia di contraddirmi, come al whist!
Nulla di pi lontano dalle mie intenzioni, mio caro amico!
Ma il vostro ragionamento mi sembra un po' spiccio, ecco
tutto!
Ma in che, di grazia? Mi piacerebbe saperlo!
Dirvelo richiederebbe del tempo, ed il vostro magnifico
orologio suona le undici Mi limito a fare con voi una
scommessa: scommettiamo il vostro Plinio di Aldo Manuzio,
contro il mio Quintiliano dell'edizione principe di Venezia.
Scommettiamo come?
Che il ragazzo non irlandese, ecco tutto!
Sapete bene che le scommesse mi piacciono poco,
soprattutto quando sono in giuoco libri rari come quelli, ma
avrei tanto gusto a vincervi che accetto la sfida.
Benissimo, affare fatto, qua la mano. Voi siete testimonio,
Hochstedt. E quanto tempo volete per le vostre ricerche?
Spero che bastino alcuni mesi, ma con Hesebom ho preso
due anni per essere pi sicuro del fatto mio.
E vada per due anni. Ma vedo il vostro Plinio in gran
pericolo di raggiungere il mio Quintiliano
E con un arguto sorriso l'avvocato, insieme al professore, si
conged dall'amico che rimase a meditare ancora sul problema,
ed anche a studiare come organizzare in maniera opportuna la
nuova vita di Erik.
Ecco, il giorno dopo l'avrebbe condotto da un sarto, fatto
vestire di nuovo, poi l'avrebbe presentato al direttore d'una
delle migliori scuole di Stoccolma, una di quelle in cui si
imparano lingue morte e vive, scienze elementari, e tutto quello
che necessario per poi entrare all'Universit; un liceo,
insomma.
Cos, all'indomani ebbe inizio la nuova esistenza del trovatello
di mastro Hesebom, e la catena di annunzi e ricerche per
trovare la sua famiglia, ed impedire che il Plinio andasse a
raggiungere il Quintiliano nella biblioteca dell'avvocato
Bredejord.
Ma di questa attivit di Schwaryencrona, che lo riguardava
tanto da vicino, e che veniva tenuta segretissima, Erik non
sapeva nulla. Non avrebbe avuto modo neppure di sospettarla,
e forse anche se avesse subodorato qualche mistero intorno a
s, non se ne sarebbe curato, tanto era impegnato ad abituarsi,
in un mondo totalmente nuovo, anzi in due mondi totalmente
nuovi, quello della casa e quello della scuola.
In casa si conquist in quattro e quattr'otto l'affetto di Fru
Greta che apprezz rapidamente il suo carattere docile, la sua
cortesia, la sua voglia di studiare, di applicarsi, di rendersi
utile; doti che contrastavano alquanto con quelle della piccola
Kaisa. La bella fatina, come era apparsa al fanciullo la prima
volta che l'aveva veduta, continuava a sembrare una fata, ma
era scortese, gelosa di Erik, anche perch lo vedeva
conquistarsi l'affetto dell'avvocato e del professore, dei servi
oltre che di frau Greta e dello zio.
Ma, per fortuna del ragazzo, aveva poche occasioni di mostrare
il suo risentimento e un certo sprezzo che nutriva per lui, figlio
di pescatori, perch egli era molto fuori di casa e occupato a
studiare.
A scuola poi, tutto andava a meraviglia e Schwaryencrona
tornava dai mensili colloqui col direttore, tutto raggiante,
perch il suo protetto superava in profitto tutte le sue
aspettative. E i compagni erano simpatici, i professori gentili e
affettuosi, lo studio riusciva cos leggero, cos interessante ad
Erik che gli pareva d'essere in Paradiso.
E quando si in Paradiso due anni passano in fretta e il
secondo Natale dopo la sua partenza da Nore, arriv in fretta.
Natale una gran festa in Norvegia, una festa che dura ben
tredici giorni, perch in quell'epoca, causa la freddissima
stagione e la mancanza di luce, le attivit sono in gran parte
sospese. Tredici giorni di divertimento, di gioia, di riunioni in
famiglia, di buoni pranzetti.
Di quei tredici giorni il pi allegro la vigilia della festa,
dedicata a canti corali, a giochi sulla neve, a gite in slitta.
In casa Hesebom la gioia era aumentata dall'attesa di Erik, e
Ottone era continuamente sulla porta a scrutare la strada.
Mamma, Vanda, credo che sia qui!
Come credo? Non lo riconosci?
Vedo un bel giovane, ben vestito, che arriva a grandi passi
come usava camminare Erik. Ma mi sembra diverso
Effettivamente, da lontano non era del tutto facile riconoscere
nel giovanotto vestito di panno scuro, con un bel berretto di
pelo, il trovatello di babbo Hesebom. Ma poco dopo era entrato
in casa, e passava dalle braccia di uno a quelle dell'altro,
mamma, babbo, Ottone, Vanda; la piccola Vanda che era molto
cresciuta.
Mio Dio! Come ti sei fatto, ragazzo mio! non si stancava
di ripetere il pescatore.
Katrina poi, andava addirittura in visibilio e gli occhi le
luccicavano come le fiammelle degli alberi di Natale.
Come mi sono sembrati lunghi questi anni senza di voi! E
voi mi ricordavate?
Ricordarti, bambino mio. Ma se non passava giorno senza
che parlassimo pi e pi volte di te
E tu sei contento di rivedere il paese? La vecchia casa?
Chiss come eri abituato
Scherzerai mamma! Vi avevo sempre tutti davanti agli
occhi, anche se l la vita era bella e tante cose m'interessavano!
E il babbo poi, quando faceva tempesta Come avrei voluto
essere con lui nella barca, aiutarlo a tirare la vela, a superare
tante difficolt
Il pescatore sorrise.
I libri non me l'hanno guastato pensava tra s. E ad alta
voce: Buon Natale e buon anno, figliuolo, vieni, siedi a
tavola. Il pranzo non aspetta che te.
E, durante quel pranzo, fu un continuo domandare e rispondersi
perch Erik voleva sapere tutto di tutti, e come fosse brava a
scuola Vanda e avesse preso il suo posto di primo della classe,
e come stesse il maestro Malario, e che facesse Ottone, e poi
tutti, tutti quelli di Nore, e come avessero passato quei due
anni. Tutto questo osservando affettuosamente ora uno ora
l'altro, notando come si fosse fatto grande Ottone che a sedici
anni ne dimostrava venti, e come si fosse fatta bella Vanda. E
poi fu il suo turno di parlare del dottore, dei suoi due amici,
della scuola, di fru Greta, di Kaisa.
Oh a proposito disse poi ad un tratto il dottore mi ha
dato una lettera per te, non ne conosco il contenuto, ma mi ha
detto di non perderla perch mi riguarda.
Mastro Hesebom prese la lettera e la pos accanto a s sulla
tavola senza aprirla.
Non ce la leggi? chiese Erik stupito.
No rispose bruscamente il pescatore.
Ma poich riguarda me
indirizzata a me, la legger pi tardi tagli corto
mastro Hesebom, fra lo stupore dei tre giovani che non ci si
raccapezzavano in quello strano modo di fare, ma si
guardarono bene dall'insistere.
Terminato il pasto sedettero accanto sopra una panca vicino al
camino, a raccontarsi tutti quei nonnulla che interessano i
ragazzi, mamma Katrina andava e veniva mettendo a posto le
stoviglie, dopo avere dato vacanza a Vanda per quel giorno
perch facesse festa e godesse la compagnia di Erik e, solo
dopo avere fumato la sua pipa, mastro Hesebom apr la lettera.
La lesse due volte da cima a fondo senza aprir bocca, la
richiuse, la mise in tasca, caric una seconda pipa, la fum
lentamente e rimase assorto in riflessioni tutta la sera.
Non era un tipo chiacchierone, per quel suo silenzio stupiva
tutti.
Katrina fece qualche tentativo per farlo parlare, ma
discretamente infruttuoso, e fin per rinunciarci e diventare
malinconica, e anche i ragazzi, a poco a poco, cominciarono a
provare un senso confuso di tristezza.
Per fortuna una ventina di fresche voci, venute a cantare un
coro d'augurio alla loro porta, crearono un diversivo, tanto pi
che si trattava di compagni di scuola di Vanda, vecchi amici di
Erik, che furono fatti entrare e accolti con gioia. Anzi, con
altrettanta gioia venne accettato anche l'invito ch'essi fecero ai
tre ragazzi di uscire con loro, ed accompagnarli nel giro di
auguri natalizi che stavano facendo.
Cos, quando tutti furono usciti, finalmente Katrina pot
rivolgere al marito la domanda che le bruciava le labbra da un
bel pezzetto e che la teneva in un'ansia indescrivibile.
E cos? Il dottore ha saputo qualcosa?
Invece di rispondere mastro Hesebom lev di tasca la lettera e
la lesse tutta:

Mio caro Hesebom diceva in questi due anni ho avuto il
piacere di vedere il nostro Erik progredire in tutti i sensi.
veramente un ragazzo straordinario per le doti della mente e
del cuore, e i genitori che l'hanno perduto avrebbero davvero
mille ragioni di desolarsene; ma ormai comincio a dubitare
dell'esistenza di questi genitori Come d'accordo ho tentato
tutto il possibile per rintracciarli, ho scritto a parecchie persone
residenti in Inghilterra, ho incaricato una speciale agenzia di
fare indagini, ho inserito annunci in giornali scozzesi, irlandesi,
inglesi, ma nessuna luce venuta a diradare il mistero, anzi, le
notizie che ho avute sino ad oggi servono piuttosto a infittirlo
ancora. Il nome Cynthia molto usato nella marina inglese e
l'ufficio del Lloyd mi ha indicato almeno diciassette navi, di
varia stazzatura, portanti quel nome. Alcune appartengono a
porti inglesi, altri a quelli della Scozia e Irlanda. La mia ipotesi
sulla nazionalit del ragazzo quindi confermata in modo
positivo, e mi sembra sempre pi evidente che egli debba
appartenere ad una famiglia irlandese. Ma, sia che di questa
famiglia non esista pi alcuno, sia che abbia qualche interesse a
non farsi conoscere, non mi ha dato il minimo segno di vita.
Non solo, nessuno dei naufragi registrati dal Lloyd e dalle
compagnie d'Assicurazione marittime si riferisce, a quanto
pare, alla data dell'arrivo del bimbo sulle vostre coste. Due
Cynthia sono finiti male in questo secolo, ma uno nel mare
delle Indie trentadue anni fa, uno in vista di Portsmouth
diciotto anni fa.
Bisognerebbe pensare che Erik non fosse superstite di un
naufragio, ma abbandonato in mare apposta. E ci
spiegherebbe perch nessuno si faccia vivo. Per cui ormai il
problema per me, e specialmente per voi, caro Hesebom, di
pensare che cosa si debba dirgli e cosa si debba fare per lui.
S'io fossi al vostro posto gli svelerei senz'altro tutto,
lasciandolo libero di prendere da solo le sue decisioni. Non
avevamo detto cos quando iniziammo le ricerche due anni fa?
Lascio a voi questo compito, per vi consiglio di parlargli,
perch un giorno Erik si stupirebbe che non aveste compiuto
questo vostro dovere. Di pi, egli tanto intelligente che
sarebbe davvero un peccato condannarlo ad una vita oscura,
perci io vi rinnovo la mia offerta.
Sono disposto a fargli condurre a termine gli studi, a fargli
prendere a Upsala la laurea di dottore in medicina; come se
fosse mio figlio io mi occuper di aprirgli la strada.
Consigliatevi, se lo volete, anche con Malario, ma sono certo
che nulla vi tratterr dall'accettare la mia proposta.
Vi stringo affettuosamente la mano e vi prego di porgere i miei
saluti a comare Katrina e ai figlioli.
R. W. Schwaryencrona M. D.

Quando babbo Hesebom ebbe terminata quella lettura la
moglie che aveva ascoltato piangendo spesso, gli domand che
pensasse di fare.
chiaro, donna mia, parler al ragazzo.
S, e pi presto lo faremo, pi presto avremo l'animo in
pace, mio caro rispose la buona donna.
Ma i giovani tornarono a casa soltanto a mezzanotte passata,
con i visi accesi dalla corsa, gli occhi vivi e lieti, affamati come
tanti cuccioli e per quella sera non si pens che a servir loro
delle cialde calde davanti al camino
Solo il giorno dopo babbo Hesebom chiam Erik e, alla
presenza di Katrina, Ottone e Vanda, che dovevano essere pure
informati ormai della cosa, gli disse:
La lettera del dottore riguardava proprio te, figliolo, come
Schwaryencrona ti aveva detto. Dice che tu ti sei comportato
molto bene a Stoccolma, e che i tuoi insegnanti sono tutti stati
molto contenti di te, ed egli propone di provvedere ai tuoi studi
fino in fondo, se tu vorrai continuarli. Ma nella sua lettera il
dottore esige che sia tu a decidere, con cognizione di causa, se
vorrai cambiare condizione definitivamente, o vorrai restare
con noi a Nore, come preferiremmo con tutto il cuore. No,
non parlare ragazzo mio aggiunse in fretta il brav'uomo ad
un gesto di Erik non parlare ancora. Prima necessario ch'io
ti riveli un segreto che io e tua madre avremmo voluto potere
tenere sempre nascosto
A questo punto mamma Katrina, non pot resistere e scoppi in
pianto prendendo la mano del figliuolo adottivo, che guardava
lei e il marito con ansia e stupore, senza trovare modo di
spiccicar parola, come pure Ottone e Vanda.
Il fatto , mio caro Erik, che tu non sei nostro figlio
veramente, ma soltanto per adozione! Io ti ho trovato in mare,
ragazzo mio, e ti ho raccolto quando avevi appena otto mesi o
gi di l. Non avrei mai voluto dirtelo, n io n la mamma
abbiamo mai fatto differenza nel nostro cuore fra te, Ottone e
Vanda! Ma Schwaryencrona dice che nostro dovere dirti tutto
questo, guarda che cosa mi ha scritto.
Erik era diventato pallidissimo ed i suoi fratelli adottivi gli
avevano subito, istintivamente messo un braccio attorno al
collo, e se lo tenevano stretto stretto.
Ma il giovane prese la lettera e la lesse tutto d'un fiato. Dopo di
che babbo Hesebom spieg in qual modo il dottore si fosse
ficcato in testa di ritrovare la sua famiglia, e tutto ci che era
accaduto dal giorno in cui l'aveva veduto nella scuola del
maestro Malario.
Poi mamma Katrina and a prendere fuori le vestine, il
sonaglietto d'oro, tutte le cosette trovate addosso al piccolo
cullato dalle onde, e le mostr ai tre ragazzi che le guardavano
stupiti.
Erik rimaneva trasognato. Il suo pensiero andava a quella
mamma ignota che certo gli aveva messo addosso pi di una
volta quelle belle cosine e, toccandole, gli pareva di
comunicare con lei attraverso il tempo e lo spazio Ma
dov'era quella mamma? Era viva? Immerso in queste riflessioni
il povero figliolo rimaneva come staccato da tutto quello che
era attorno a lui.
Fu la voce dolce, affettuosa di comare Katrina a riscuoterlo da
quello strano torpore:
Erik, bambino mio, tu sei sempre nostro figlio! gli disse
inquieta per quel silenzio.
E, leggendo in tutti i visi che aveva attorno tenerezza ed amore,
il cuore del poverino batt forte e grosse lacrime gli rigarono il
viso. Vedeva davanti a s la scena della culla abbandonata sul
mare, del buon pescatore che la raccoglieva, vedeva davanti a
s quei due sposi umili e santi che non avevano esitato un
minuto a caricarsi d'un figlio in pi, ad amarlo
Mamma disse gettandosi tra le braccia di Katrina
credete che ora che so tutto, io, possa esitare? Scrivete al
dottore, anzi scriviamogli insieme per ringraziarlo della sua
generosit, ma io vi chiedo di conservarmi quel posto che mi
avete assegnato volontariamente nella vostra casa, voglio
restare con voi, lavorare con voi, amarvi quanto voi mi avete
amato.
Dio sia lodato! esclam la buona donna stringendoselo al
cuore tutta felice.
Lo dicevo io che il nostro Erik avrebbe preferito il mare e la
mia barca a tutti i libri! esclam trionfante, abbraciandolo
pure lui, babbo Hesebom.
Evviva, evviva! grid Vanda. Ora non parliamo pi di
questo e passiamo un bel Natale, tutti insieme. Non vi pare la
cosa migliore?
S, hai ragione, mia piccola Vanda disse Erik con voce
ferma E bando ai problemi!

CAPITOLO QUARTO
LA TEMPESTA
Se Erik aveva comunicato con tanta franchezza ed affettuosit
la sua decisione cos, su due piedi, ci non vuol dire che non
sapesse valutare a cosa rinunciava impegnandosi a rimanere
per tutta la vita accanto alle buone creature che lo avevano
adottato con cuore cos grande.
Addio sogni di studio, di carriera! Sarebbe stato un umile
pescatore e nulla pi D'altra parte se babbo e mamma
Hesebom si mostravano contenti di quella semplice vita, non
c'era nulla di strano che lo fosse anche lui. Col tempo avrebbe
dimenticato i libri per il mare, il mare che l'aveva cullato e
portato dove ora si trovava.
E il dottore capir perch prendo questa decisione? Non mi
considerer ingrato verso di lui?
Il dottore, mentre Erik stava sospirando nel fare queste
riflessioni era, dal canto suo, occupato a confessare
all'avvocato Bredejord, in presenza dell'amico professore
Hochstedt, il risultato delle sue ricerche nei riguardi della
famiglia di Erik in Inghilterra. E lo stava facendo secondo il
suo carattere, in tutta franchezza.
Tuttavia, sarei ingiusto verso me stesso se non vi dichiarassi
che non credo affatto di avere perduto definitivamente la
scommessa fatta, non ho trovato la famiglia del ragazzo,
vero, ma le notizie che ho potuto raccogliere sono pi atte a
confermare le mie supposizioni che a farle cadere. Ma,
naturalmente, non posso costringere questa famiglia fantasma a
mostrarsi Ecco, mio caro Hochstedt cosa avevo da dire, siate
voi arbitro fra noi, decidete se il Quintiliano dell'amico
Bredejord debba legittimamente venire trasferito nella mia
biblioteca!
La conclusione, come si vede, non era esattamente quella da
aspettarsi dal precedente racconto d'insuccessi, e l'avvocato,
preso da un irrefrenabile scoppio d'ilarit, si allung all'indietro
nella sua poltrona a dondolo, fissando gli occhietti scintillanti
sul professore per vedere come si sarebbe cavato d'impaccio.
Ma Hochstedt non si mostr impacciato come ci si poteva
aspettare.
innegabile disse scuotendo il capo che in questo
fatto le diciassette navi inglesi dal nome Cynthia costituiscono
un curioso indizio in favore della teoria del nostro dottore.
Indizio che, unito ai caratteri razziali del soggetto in questione,
(il soggetto era Erik), certamente di grande peso, quasi
decisivo, direi. Secondo me le probabilit sono in appoggio
della nazionalit irlandese del ragazzo Ma altro una
probabilit e altro una certezza, e per decidere della scommessa
in questione ci vorrebbe una certezza. Non vedo perci ragione
sufficiente perch il Quintiliano debba entrare a far parte della
biblioteca del dottore, n perch il Plinio di quella del nostro
avvocato A parer mio la scommessa deve essere annullata,
ed ancora il risultato migliore!
Come tutte quelle sentenze che rimandano le parti a casa con
un pugno di mosche, quella del professore non soddisfece n
l'uno n l'altro.
E che direste, mio caro Hochstedt intervenne l'avvocato
scattando in piedi come se avesse improvvisamente avuto una
molla sul sedile, che ne direste se io vi provassi qui, su due
piedi, che il Cynthia non era per nulla una nave inglese?
Oh, esaminerei la questione sotto i suoi diversi aspetti
rispose il degno professore un po' sconcertato.
Esaminatela dunque a tutto vostro agio! tuon Bredejord,
levandosi di tasca una lettera, chiusa in una di quelle buste
color giallo canarino che indicano a prima vista una
provenienza americana, e tendendola all'amico arbitro.
Il malcapitato (cominciava ormai a definirsi cos entro di s
tanto poco gli garbava la posizione in cui l'avevano messo), il
malcapitato lesse ad alta voce.
Signore, in risposta alla vostra onorata del 5 corrente,
mi affretto ad informarvi dei fatti sottonotati:
1) Una nave denominata Cynthia, capitano Barton,
propriet della Compagnia Generale dei Trasporti
Canadesi, perita, persone e beni, sono appunto
quattordici anni all'altezza delle isole Frer.
2) Quella nave era assicurata alla General Steam
Insurance Company di New York, per la somma di tre
milioni e ottocentomila dollari.
3) Essendo rimasta inesplicata la scomparsa del Cynthia
e non essendo risultate abbastanza chiare per la
Compagnia di Assicurazione le cause del disastro, si
fatto un processo, ed stato perduto dai proprietari di
detta nave.
4) La perdita di questo processo ha prodotto lo
scioglimento della Societ dei Trasporti Canadesi, la
quale ha cessato di esistere da undici anni, in seguito a
liquidazione.
In attesa di vostri nuovi ordini, vi prego di gradire,
signore, i nostri sinceri saluti.
Geremia Smith, Walther e C.
Agenti marittimi.
Ebbene, che ne dite di questo documento? domand
infine l'avvocato quando anche il dottore ebbe riletto
avidamente la lettera.
L'accetto senz'altro per valido, amico mio, ma come ve lo
siete procurato?
Nella maniera pi semplice, caro Schwaryencrona, quando
parlaste di una nave inglese mi avvidi subito che restringevate
troppo il raggio delle vostre ricerche, e che la nave avrebbe
benissimo potuto essere americana. Il tempo passava e capivo
che non approdavate a nulla, altrimenti ce l'avreste subito
comunicato, ed allora ebbi l'idea di scrivere a New York. Non
poi un'ispirazione cos peregrina Non vi sembra che il vostro
Plinio.
Questa una conclusione tirata troppo rapidamente!
Ah s! Io vi provo che la nave era americana, naufragata
all'altezza delle isole Frer, proprio nel tempo adatto, e che
volete di pi? Non siete ancora convinto del vostro errore?
Ma nemmeno per sogno! Voi avete certamente trovato ci
ch'io non ero riuscito a scoprire, il vero Cynthia, andato a
perdersi in vicinanza delle coste norvegesi nel tempo voluto.
Ma poich la nave era canadese, cio inglese, non americana,
badate bene, ed essendo notevolissimo nel Canada l'elemento
irlandese ecco che io ho adesso una ragione di pi a sostegno
della mia teoria sull'origine irlandese del ragazzo!
Ah cos? E persistete a pensare di non avere perduto la
scommessa?
Naturalmente.
E sareste anche capace di accampare diritti sul mio
Quintiliano?
No, non cos in fretta. Spero per di arrivare a stabilire tali
diritti, grazie alla vostra stessa scoperta, se volete darmene il
tempo e rinnovare la nostra scommessa.
Accettato! Quanto tempo chiedete?
Vogliamo fare ancora due anni? Fissiamo la seconda festa
di Natale dopo questa.
E sia, dottore! Ma vi assicuro che fareste bene a mandarmi
il vostro Plinio fino da oggi!
Aspettate, aspettate, mio caro Bredejord, far cos bella
figura nella mia libreria accanto al vostro Quintiliano!
E il dottore, all'insaputa di Erik e di babbo e mamma Hesebom
stava proponendosi tutto un nuovo piano di ricerche, proprio
mentre essi consideravano gi sepolta tutta la storia.
Sepolta? S e no.
Erik, pieno di fervore, s'era dato alla vita del pescatore,
cercando con tutte le sue forze di scordarsi di averne intravista
un'altra. E s'impegnava a fondo, povero ragazzo, ma quel
sottile rammarico per i libri abbandonati non lo lasciava, n lo
lasciava il pensiero per quella mamma ignota, viva o morta,
chiss!
Un giorno c'era stato gran lavoro per mettere in pila i merluzzi
salati, e mastro Hesebom, dopo aver affidato quel lavoro ad
Erik e a Ottone, era partito da solo per la pesca.
Il tempo era afoso, per nulla in armonia con la stagione, e i due
ragazzi, pure lavorando di buona lena, non potevano fare a
meno di osservare che quell'aria pesante raddoppiava la loro
fatica.
strano disse Erik mi sento un ronzio nella testa
come se mi trovassi in un pallone all'altezza di quattro o
cinquemila metri!
E quasi subito cominci ad uscirgli sangue dal naso. Anche
Ottone provava sintomi simili, bench non sapesse definirli con
tanta esattezza.
Ho idea che il barometro sia molto basso ripigli Erik.
Se avessi tempo di correre da Malario andrei a guardarlo.
Ma hai tutto il tempo che vuoi! Il nostro lavoro quasi
finito e, anche se vai via, potr facilmente terminarlo da solo.
Allora vado. Non so perch, Ottone, ma lo stato
dell'atmosfera mi inquieta Vorrei essere certo che il babbo
tornato a terra.
Mentre si dirigeva alla scuola trov proprio per la strada il
maestro.
Ecco il nostro Erik! Sono contento di vederti qui, temevo
che tu fossi in mare, e venivo a prendere notizie. Il barometro
in una mezz'ora si abbassato con una rapidit spaventosa, ora
a 718 millimetri. Avremo una grossa burrasca sicuramente.
Non aveva finito di parlare che una specie di lontano boato
squarci l'aria, seguito da un miagolamento lugubre. Il cielo, a
ovest, si copr istantaneamente d'una gran macchia nera come
inchiostro, l'atmosfera si oscur di colpo. Poi, d'un tratto, dopo
un silenzio minaccioso che parve eterno, una raffica
potentissima port via dal suolo tutte le foglie, la sabbia, i
ciottoli. Il turbine giungeva. E fu un turbine di violenza mai
veduta
Camini, inferriate delle finestre, qua e l i tetti stessi, venivano
divelti come piume leggere. Pi d'una casa si sfasciava.
Tutte le tettoie dei capannoni dove si lavorava il merluzzo
furono schiantate e distrutte.
Nel fiordo, dove generalmente le pi violente tempeste dell'alto
mare non arrivavano, si formavano altissime ondate che
andavano a spezzarsi sulla costa con fragore assordante.
Il ciclone impervers cos per un tempo che nessuno fu capace
di calcolare, tanto parve lungo, poi, fermato dalle alte cime
della Norvegia, ripieg a sud e se ne and a imperversare
sull'Europa continentale. rimasto negli annali della
meteorologia come uno dei pi straordinari e disastrosi che mai
abbiano attraversato l'Atlantico.
Molti porti europei, avvertiti in tempo per telegrafo, poterono
preannunciare la tempesta alle navi in partenza, o male riparate
in ancoraggio, perci i disastri furono un poco attenuati, ma
sulle coste poco frequentate, nei villaggi di pescatori e in mare,
i naufragi non poterono essere contati. Il primo pensiero di
tutta la famiglia Hesebom, come di tante altre, fu per le persone
care che erano in mare, i capi famiglia, i figli
Babbo Hesebom si recava di preferenza a pescare sulla costa
occidentale di un'isola piuttosto grandetta, situata a circa due
miglia oltre l'imbocco del fiordo, quella stessa presso la quale
aveva raccolto il suo piccolo naufrago.
Data l'ora si poteva sperare che avesse fatto in tempo a
rifugiarsi da qualche parte, ma l'inquietudine che divorava Erik
e Ottone non permise loro di attendere la sera per averne
notizie, sicch appena, passato l'uragano, il fiordo fu tornato
tranquillo, chiesero una barca in prestito ad un vicino per
andare in esplorazione. Malario insistette per accompagnarli.
Partirono cos tutti e tre, seguiti dalle raccomandazioni e dalle
preghiere di Katrina e di Vanda.
Sul fiordo il vento era quasi cessato, ma soffiava dall'ovest, per
modo che, per arrivare all'imboccatura, fu necessario remare
per pi d'un'ora. Arrivati l si trovarono davanti un ostacolo
inatteso. Sull'oceano la tempesta si scatenava ancora e le onde,
infrangendosi sull'isoletta che chiude l'imbocco del fiordo di
Nore, determinavano due correnti, le quali andavano a
ricongiungersi un po' indietro e spingersi con violenza in quel
canale come in un tubo.
Impossibile superare quell'intoppo, anche un battello a vapore
non ci sarebbe riuscito che con molto pericolo, tanto meno,
quindi, era il caso di arrischiarcisi con una barchetta a remi e
vento contrario. Bisogn tornare a Nore ed aspettare.
Intanto arriv l'ora consueta del ritorno di babbo Hesebom
senza che il brav'uomo si facesse vedere. Per non si erano fatti
vedere neppure gli altri pescatori che quel giorno erano usciti
in mare.
C'era perci ragione di sperare che fossero trattenuti fuori dal
fiordo da un impedimento comune non grave, anzich si
trattasse di un intero, immenso disastro.
Tuttavia quella serata fu tristissima in tutto il villaggio perch
rare erano le famiglie che non avessero qualcuno in mare, e
anche quelle che non avevano nessuno erano amiche delle altre
e soffrivano e stavano in ansia con loro e per loro.
In casa Hesebom nessuno and a letto, nessuno avrebbe potuto
dormire perch l'angoscia aumentava di ora in ora. Seduti
vicino al fuoco quei poveretti aspettavano in silenzio, un
silenzio fondo che nessuno trovava modo d'interrompere.
In Norvegia, di marzo, il sole si leva ancora assai tardi, ma
quella mattina, dopo la burrasca, si lev chiaro in un cielo
sereno.
La brezza soffia da terra verso il largo disse Erik.
Andiamo, si pu sperare di passare il canale.
Il suo pensiero era diviso da molti altri del paese e tutto ci
ch'era rimasto a terra il giorno prima, di battelli e barche, si
preparava all'esplorazione, quando altre imbarcazioni vennero
segnalate, provenienti dall'imbocco, e arrivarono leste al
villaggio. Per buona fortuna c'erano tutte quelle uscite prima,
della tempesta, tutte Ma non quella di mastro Hesebom!
E peggio ancora nessuno sapeva darne notizia, nessuno lo
aveva veduto. Tutti i pescatori avevano corso pericolo grande,
chi era stato sorpreso dal ciclone alla sprovvista e gettato sulla
costa, ed aveva avuto il battello rovinato, chi aveva potuto
rifugiarsi in tempo in un seno ben riparato, altri al momento
peggiore si erano trovati a terra, ma poi erano andati in cerca
dei compagni.
Bench avessero passato ore d'inferno, quegli uomini decisero
tutti, ad una sola voce, di ripartire, almeno chi aveva il battello
che glielo consentiva, e andare alla ricerca di babbo Hesebom.
Nessuno pens a tirarsi indietro, ad andare a riposare, e di
riposo ne avevano ben bisogno tutti Ma nel paese si era
sempre usato cos per la buona e la cattiva sorte; uno per tutti e
tutti per uno.
Malario volle ancora far parte della spedizione con Ottone ed
Erik. Anche Klaas, il cane degli Hesebom, non volle restare a
terra per nessuna ragione, ed il suo pelame giallastro, fulvo,
metteva una macchia quasi solare nel piccolo equipaggio della
barca.
Ma quando a mezzogiorno, secondo il patto convenuto, tutti i
ricercatori si radunarono presso la punta meridionale del
canale, nessuno aveva ancora trovato tracce del pescatore
smarrito.
Le ricerche sono state compiute con la massima diligenza
Purtroppo non c' pi nulla da fare. Cos si dissero gli uomini,
con gran dolore, e decisero di tornare ognuno alle proprie
occupazioni. A che pro cercare ancora? Ormai era chiaro che
mastro Hesebom con la sua barca si era perduto.
giusto ci che dicono, ma io non voglio darmi ancora per
vinto disse Erik. Ho visitato stamani le isole del sud, ora
non credi Ottone, che faremmo bene a esplorare quelle a nord?
Forse non tutte le speranze sono da considerarsi perdute
Malario e Ottone erano del suo parere, nessuno di quei tre
cuori voleva arrendersi. E neppure Klaas Klaas che verso le
due, mentre l'imbarcazione rasentava un'isoletta vicina alla
terra ferma, si mise ad abbaiare furiosamente e, prima che
potessero trattenerlo, si gett in acqua nuotando in direzione
degli scogli.
Naturalmente, dando di piglio con rinnovata forza ai remi,
anche quelli della barca lo seguirono, videro il cane saltare
sull'isoletta, scuotersi, mandare ululati lamentosi, girando
intorno a qualcosa che parve loro una figura umana, distesa sul
sasso grigio.
Saltarono a terra rapidamente e l'uomo l steso era proprio
babbo Hesebom!
Hesebom, tutto sanguinante, pallido, immobile, inanimato; e
Klaas gli leccava la faccia mugolando.
Primo atto di Erik fu di gettarsi in ginocchio vicino a quel
corpo e mettergli l'orecchio sul cuore.
Vive, vive! Sento un debole battito!
Malario intanto aveva preso il polso dell'amico, ma scuoteva la
testa in segno di dubbio. Per non volle egualmente tralasciare
di tentare tutto il possibile. Si tolse una grande cintura di lana
che portava ai fianchi e la stracci in tre pezzi. Uno lo tenne
per s e diede gli altri due ai ragazzi, e con loro si mise a
frizionare energicamente il petto, le gambe, le braccia del
pescatore.
Fu presto evidente che la cura semplice produceva il suo
effetto salutare, e che la circolazione del sangue si andava
riattivando, perch le pulsazioni si fecero pi robuste, il petto si
sollev in un respiro tenue. Non pass molto tempo che mastro
Hesebom cominci a riaversi ed emise un lamento.
Allora Malario e i due giovani, sollevandolo da terra si
affrettarono a portarlo via. Mentre lo stavano posando con cura
sul fondo della barca, sopra un improvvisato letto di vele, il
poveretto apr gli occhi.
Erik gli mise alla bocca una bottiglia di acquavite, ed egli ne
inghiott una buona sorsata guardandolo con occhi
riconoscenti. Ormai capiva; era tornato in s.
Non rimaneva che portarlo a casa pi in fretta possibile. Intanto
i ragazzi si tolsero i giacconi e lo coprirono abbondantemente,
incuranti del freddo; poi si diedero a remare con tale vigore da
fare reazione abbondantemente. Cos, presto arrivarono al
villaggio e trasportarono il pescatore a casa dove Katrina
piangendo di consolazione, aiutata da Vanda lo mise a letto, lo
copr di compresse d'arnica montana, lo riscald con un brodo
e una tazza di birra.
Di grave, fu riscontrato, che non aveva che una frattura
dell'avambraccio, per era tutto contuso.
Voleva raccontare, ma il maestro lo obblig a tacere, per cui
poco dopo s'addorment.
Solo il giorno seguente gli fu permesso di narrare la sua storia.
Sorpreso dal ciclone nel momento in cui alzava la vela per
tornare al villaggio, era stato gettato contro gli scogli di
quell'isoletta, dove il battello s'era fracassato poi era stato
portato via dalle onde.
Poco era mancato non venisse schiacciato contro le rocce, ma
con incredibili sforzi era riuscito ad issarsi l dove l'avevano
trovato, e poi non sapeva, n ricordava pi nulla.
Ora era salvo, ma desolato per la perdita della sua barca e per
quel braccio immobilizzato da due stecche.
Che ne sarebbe stato di lui e della sua famiglia?
Anche ammettendo che, dopo otto o dieci settimane d'inazione
avesse potuto servirsi di quell'arto, che avrebbe potuto fare? Il
suo battello aveva sempre rappresentato l'unico capitale della
famiglia, ed era scomparso! Lavorare per conto di altri?
Cosa dura alla sua et, e poi chi l'avrebbe assunto? A Nore
nessuno teneva aiutanti, e anche nello stabilimento del dottor
Schwaryencrona non c'era bisogno di nuovi operai, e vecchi
per giunta
Intanto, aspettando la sua guarigione, mentr'egli faceva tante
amare riflessioni, la famigliola viveva con gli ultimi residui e
col prodotto dei merluzzi salati che aveva ancora in magazzino.
Ma l'avvenire si presentava a tinte cupe, n era possibile capire
come quelle nuvolacce nere avrebbero potuto diradarsi.
Anche Erik rifletteva non poco. Quella famiglia, che cos
generosamente l'aveva accolto come figlio, stava per trovarsi in
ristrettezze, poteva lui continuare a gravarle addosso? Non era
forse suo dovere aiutarla in tutte le maniere? E quali
potrebbero essere state queste maniere? Andare a Bergen a
ingaggiarci come marinaio? O che diavolo? Ne parl,
naturalmente, col suo pi caro confidente, il maestro, e ne ebbe
un consiglio deciso tanto da assomigliare quasi ad un ordine:
Non mi pare affatto il caso che tu vada ad impegnarti a
Bergen, se ho capito le ragioni per cui sei voluto rimanere
presso i tuoi genitori adottivi, ora non vedo perch tu debba
condannarti, lontano da loro, ad un lavoro che ti chiude per
sempre tutte quelle prospettive che il dottore voleva aprirti, e
che potrebbero anche servirti, una volta realizzate, ad aiutare
assai meglio i tuoi cari.
Non disse, per, il buon Malario, di avere gi scritto a
Stoccolma per informare Schwaryencrona dell'accaduto. La
risposta non tard ad arrivare, ed egli la lesse immediatamente
in casa Hesebom.
Ho creduto bene d'informare il nostro comune amico
disse perch sono certo che avrebbe avuto gran dispiacere
se io non l'avessi fatto, ed egli mi scrive cos Ti ringrazio per
avermi fatto conoscere le disastrose conseguenze del ciclone
del giorno 3 per gli Hesebom. Sono lieto e fiero di sentire che
Erik si comportato come c'era da aspettarsi da lui. Troverai
qui unito un biglietto di cinquecento corone che ti prego di
consegnargli a nome mio. Digli che, se non bastasse per
acquistare a Bergen la migliore barca da pesca che sia possibile
procurarsi, mi avvisi subito subito. La battezzer col nome di
Cynthia, e l'offrir a mastro Hesebom. Dopo di che ripiglier i
suoi studi. In casa mia il suo posto pronto e, se bisogna
aggiungere un motivo a deciderlo a venire, digli che ora ho in
mano dati sicuri per sperare di risolvere il mistero della sua
nascita.
Una pausa di silenzio segu la lettura. Indirizzando il suo dono
a Erik il dottore mostrava di avere capito assai bene il carattere
del vecchio pescatore, che non avrebbe mai accettato nulla da
un amico, ma non poteva negare al figlio adottivo la gioia di
ripagarlo in qualche modo di tutto quello che aveva fatto per
lui.
Per meglio rendere quell'idea, aveva anzi trovato il sistema
d'imporre alla barca il nome Cynthia
Ma, siccome non c' medaglia senza rovescio, qui il rovescio
era rappresentato dalla prospettiva di vedere ripartire Erik. E
nessuno osava parlarne, anche Erik era evidentemente in lotta
con se stesso.
Fu Vanda a rompere il ghiaccio.
Erik gli disse con quella sua voce dolce e soave ad
una lettera cos non puoi dire di no! Non puoi perch
mostreresti ingratitudine verso il dottore, e mancheresti anche
contro te stesso. Il tuo posto fra gli studiosi non fra i
pescatori, io lo vado meditando da quando sei tornato fra noi
E scommetto che anche tutti gli altri se ne sono accorti e,
siccome nessuno ha il coraggio di dirtelo, te lo dico io!
Vanda ha ragione! esclam Malario, mettendo un
braccio al collo della sua allieva preferita.
Vanda ha ragione Fece eco comare Katrina asciugandosi
una lacrima con la cocca del grembiule.
Cos fu decisa la seconda partenza di Erik.

CAPITOLO QUINTO
ALL'OSTERIA DELL'ANCORA ROSSA
Veramente ci che il dottor Schwaryencrona aveva saputo non
era poi gran cosa, ma era sempre il punto per seguire una lieve
traccia.
Aveva scovato il nome dell'ex direttore della Compagnia dei
Trasporti Canadesi, per poi imparare che era morto da sette
anni e senza eredi, e che tutti i suoi registri, quaderni, tutto ci
che riguardava la Compagnia era andato distrutto. Per, in tutta
questa corsa dietro a un certo J eshua Churchill defunto, aveva
da una vecchia gazzetta imparato la data esatta della partenza
del Cynthia, il quale aveva lasciato il 3 di novembre il porto di
New York per recarsi ad Amburgo. Dunque non era partito da
un porto canadese Tutto qui. Non era davvero molto, quel
tanto che bastava a far spuntare risolini ironici sulle labbra di
Bredejord e a fargli rivolgere occhiate significative in direzione
del Plinio che faceva bella mostra di s su di uno scaffale.
La traccia pareva si fosse perduta cos, come un passo nella
sabbia, ma in casa Schwaryencrona se ne parlava, forse se ne
parlava anche troppo, ed Erik pensava molto a quella famiglia
che non conosceva, che non sapeva se ci fosse ancora o no, a
quella mamma cui non poteva dare n un nome n un volto, a
quella patria di cui neppure conosceva la latitudine. Perch,
infine, se aveva perduto mamma, famiglia, almeno una patria
doveva pur averla anche lui! E non sapendo qual'era gli pareva
d'essere come un battello senz'ancora.
Un giorno o l'altro disse una sera un giorno o l'altro
passer l'esame di capitano da lungo corso, e allora andr a
New York a riprendere l'inchiesta relativa al Cynthia
E perch mai dovresti aspettare fino ad allora per andare a
New York? chiese il dottore quasi con impeto.
Il giovane tacque confuso.
Ah! Capisco Per andarci a spese tue, vero? Nossignore,
non dovrai affatto aspettare fino ad allora, non voglio starmene
a casa, ci andremo insieme, ragazzo mio!
Benone! esclamarono a loro volta l'avvocato e il
professore Hochstedt Benone, Erik parla d'andare solo per
delicatezza, e voi, caro amico perch diavolo volete lasciarci a
casa? Siamo interessati tutti quanti in questa faccenda.
Verremo anche noi!
Infatti, anche se la cosa veniva presentata sotto veste scherzosa,
la verit era che tutte e tre quelle brave persone si erano tanto
affezionate ad Erik, si erano tanto appassionate al problema
della sua nascita e provenienza, che non chiedevano di meglio
che cercare di risolverlo, o almeno di tentare il tutto per tutto
per risolverlo.
Cos, un bel giorno di settembre, un anno e mezzo dopo la
partenza del ragazzo da Nore, s'imbarcarono tutti e quattro per
gli Stati Uniti.
Dieci giorni dopo eccoli a New York, a mettersi subito in
relazione con la casa Geremia Smith, Walther e C, dalla quale
erano venute le prime informazioni.
Cominci allora ad entrare in azione una potente leva, cui
nessuno dei tre vecchi amici aveva fino allora dato la dovuta
importanza, ossia la personale attivit di Erik il quale,
approfittando dell'ottima conoscenza della lingua inglese che
aveva acquistato, andava al porto ad informarsi
minuziosamente di una quantit di cose, ficcava, insomma, il
naso dappertutto. E quello di ficcare il naso dappertutto, se non
consigliabile nella vita comune, per un'abitudine che serve
molto quando si vuole scovare qualcosa che non si riesce a
trovare.
Per solo dopo quindici giorni di interrogazioni, ricerche di
tutti i generi, arriv a sapere qualcosa che apriva uno spiraglio.
Dottore, mi stato assicurato che un marinaio di nome
Patrick O' Donoghan sopravvisse al naufragio del Cynthia, e
che anzi tornato pi volte a New York dopo. Me lo assicura
gente che l'ha conosciuto
Come, come? url quasi Schwaryencrona, scuotendo il
giovane per un braccio come se glielo volesse staccare.
Come hai detto? Patrick O' Donoghan? Irlandese, dunque!
Irlandese, mio caro Bredejord!
Ma Erik non lasci che la discussione s'impiantasse subito e
continu tranquillamente:
Quest'uomo pare servisse come mozzo o poco pi a bordo
del bastimento, in quel suo ultimo viaggio. Era addetto in
maniera particolare al servizio del capitano, e, probabilmente
avr conosciuto i passeggeri di prima classe, che mangiano
sempre alla tavola di poppa
Gi, e certamente, data la finezza degli abitini che portavi, i
tuoi genitori dovevano viaggiare in prima classe Ma questo
importantissimo, Erik mio, importantissimo! E, mio caro
Bredejord non vorrete mica negarmi che il nome di quel
marinaio sia irlandese, vero?
Mai pi, ma da quello a dire che deve essere di origine
irlandese anche il nostro Erik, ci corre qualcosa, direi.
Il ragazzo sorrise. Il nostro Erik Discussioni sulla sua origine
s, scommesse, ma, in fondo a tutto, l'adozione da parte di quei
tre cuori, l'adozione del piccolo abbandonato del Cynthia.
Ma quella volta la discussione fin presto. C'era altro da
pensare.
Bisogna scovare quell'uomo, con qualsiasi mezzo
dichiar il dottore.
Adoperare mezzi legali meglio consigli l'avvocato. Da
quel giorno Erik concentr tutti i suoi sforzi, e i tre amici con
lui, allo scopo di scovare Patrick O' Donoghan.
Domanda di qua, domanda di l, un marinaio che stava per
tornarsi ad imbarcare sull'Hudson forn qualche informazione.
Patrick O' Donoghan? Un pezzo d'uomo nativo della contea
di York? Uno sui trentacinque anni, coi capelli rossi, occhi
neri, naso schiacciato in seguito a una brutta caduta?
L'avete conosciuto?
un tipo che si distinguerebbe fra ventimila! Me lo ricordo
come se l'avessi visto ieri, invece saranno sei o sette anni che
non lo incontro.
E ordinariamente dove lo incontravate?
A New York ed anche altrove. Ma l'ultima volta fu
certamente qui.
Non potreste indicarmi qualcuno che mi sappia dire che ne
sia di lui adesso?
Purtroppo no Cio, aspettate Provate ad andare a
parlare al proprietario dell'osteria Ancora Rossa a Brooklyn.
Patrick O' Donoghan alloggiava sempre l quando veniva da
queste parti. un tale Bowles; marinaio. Se non sa niente lui,
non so chi possa darvene notizie!
Erik non mise tempo in mezzo e venti minuti dopo, grazie ad
un veloce vaporetto, era a Brooklyn.
Sulla porta dell'osteria trov una vecchietta, pulita come un
gatto, intenta a pelar patate come se quella fosse l'occupazione
pi importante del mondo.
Il signor Bowles in casa, signora? domand il giovane
salutando col massimo garbo.
S, ma sta schiacciando un sonnellino. Se volete posso
incaricarmi io, se c' qualcosa da dirgli. Sono mistress Bowles.
Oh, signora! Certo anche voi potete informarmi quanto
vostro marito. Vorrei sapere se conoscete un marinaio di nome
Patrick O' Donoghan; se potete dirmi dove potrei trovarlo.
Patrick O' Donoghan. Altro che lo conosco. Per saranno
gi cinque o sei anni che non lo vediamo pi E quanto a
dirvi dove possa essere, ragazzo mio, non saprei davvero
Il viso di Erik espresse un cos profondo dispiacere che la
buona vecchia se ne accorse e ne fu commossa.
Avete dunque tanto bisogno di Patrick O' Donoghan, che vi
rincresce tanto non averlo trovato?
S, signora. Solo lui potrebbe darmi la chiave di un mistero
che cercher per tutta la mia vita di decifrare.
In quelle tre settimane di ricerche, parlando con tanta gente
diversa, Erik aveva acquistato una certa conoscenza dell'animo
umano, e pen poco ad accorgersi di avere destato nella
vecchietta una buona dose di curiosit. Le chiese quindi se
potesse avere una gazosa per rinfrescarsi la gola, ed entr
dietro di lei nell'osteria.
Si trov in una stanza bassa, con tavole di legno verniciato, e
seggiole di paglia, ma assolutamente deserta.
Questa fortunata circostanza lo incoraggi ad entrare
maggiormente in discorso con la donna.
Vi domanderete certamente, signora, che cosa io voglia da
Patrick O' Donoghan. Sentite. Pare ch'egli si sia trovato
presente al naufragio del Cynthia, un bastimento americano che
si perse sulle coste della Norvegia, qualcosa come diciassette
anni fa. Io che vi parlo fui raccolto da un pescatore norvegese
che mi trov, bambino di sette o otto mesi, in una culla che
galleggiava sopra una boa del Cynthia. Capite, se lui era l,
forse potrebbe darmi notizie della mia famiglia, o almeno della
mia patria!
Un grido di mistress Bowles interruppe di botto le sue
spiegazioni:
Sopra una boa avete detto? Eravate legato sopra una boa?
E, senza aspettare risposta, corse alla scala.
Flaminio! Flaminio! Vieni gi subito! gridava con voce
stridula. Sulla boa! E voi siete il bambino della boa? Chi
l'avrebbe pensato? ripeteva tornando verso Erik che era
diventato pallido per la sorpresa e la speranza.
Intanto sulla scala di legno risuonava un passo pesante e, poco
dopo, appariva un vecchietto tondo tondo, roseo e fresco, con
un vestito di grosso panno turchino, la faccia incorniciata da
due grandi basette bianche, e gli anellini d'oro alle orecchie.
Che c'? Che c'? Chi ? Che volete? interrog quel
vecchietto da fiaba stropicciandosi gli occhi.
Abbiamo bisogno di te dichiar in tono perentorio la sua
linda met. Siediti l, e ascolta questo signore che ti ripeter
quello che ha detto a me.
Bowles obbed ed Erik fece altrettanto, raccontando su per gi
quanto aveva raccontato prima.
Allora la faccetta rosea del vecchino si allarg come una luna
piena, la sua bocca si schiuse in un gran sorriso, ed egli guard
la moglie, stropicciandosi le mani. Dal canto suo essa appariva
contenta quanto lui.
Debbo supporre che conosciate qualcosa della mia storia?
chiese il giovane col cuore che gli batteva forte nel petto.
La conosco senza conoscerla, e la conosce anche mia
moglie Ne abbiamo discorso insieme molte volte, senza
capirci troppo!
Erik, pallido, tremante, beveva quelle parole aspettando uno
schiarimento. Ma purtroppo Bowles non possedeva affatto il
dono della chiarezza, fors'anche le sue idee erano un po'
confuse da un residuo di sonno, e appena sveglio non aveva
potuto bere, come di solito, qualche buon bicchierino di gin.
Solo quando la moglie gliene mise davanti una bottiglia, il
brav'uomo cominci a parlare un poco meglio.
Ecco, vedete, Patrick O' Donoghan non era proprio quello
che chiamereste un modello di virt L'ho conosciuto mozzo,
poi novizio, poi marinaio, prima e dopo il naufragio del Cyn-
thia. Era povero, sapete, prima un mozzo povero in canna, ed
erano pi le volte che veniva a bere a ufo, come suol dirsi, che
quelle che pagava. Ma era simpatico, e mi faceva piet.
Quando part sul Cynthia non era pi mozzo, era novizio, ma
povero lo stesso, povero come Giobbe. Gi, a lui, pareva che i
soldi in tasca non ci volessero restare. Certo un mozzo e un
novizio ne hanno pochi, e quei pochi lui li faceva volare in
quattro e quattr'otto. Poi part sul Cynthia
E allora? chiese Erik che era sulle spine.
B, quando torn aveva le tasche piene di banconote.
Proprio un bel mazzo, sapete? Disse che aveva avuto un'eredit
in Irlanda, ma non ci abbiamo creduto molto Mi aveva tutta
l'aria di una fortuna fatta sul naufragio del Cynthia, ma non
capivo come.
Si pu fare una fortuna su un naufragio?
Eh s, signor mio, si pu, se si senza scrupoli E Patrick
O' Donoghan evitava di parlare di quel naufragio, mentre in
genere i superstiti parlano volentieri delle catastrofi alle quali
sono sopravvissuti.
Anzi intervenne la moglie quando ci fu il processo
mosso dalla Compagnia d'Assicurazione ai proprietari della
nave, lui si affrett, mi pare, a cavarsela partendo per un
viaggio di lungo corso, per non intervenire come testimonio, e
ci mi parve strano, perch prima era un carattere cui piaceva
mettersi in vista, in tutte le maniere, anche nell'aula di un
tribunale.
S, la sua condotta fu piuttosto sospetta rincar il marito
anche perch prima si era comportato rispondendo cos
goffamente quando gli si parlava di quella disgrazia, e poi
perch l'unico superstite era proprio lui, mi capite?
Uhm Capisco. E come si comportava quand'era qui?
Non era a corto di denaro, pareva avesse trovato una
miniera di biglietti di banca, inesauribile. Era tutta una
faccenda che ci pareva un po' losca, ed io e mia moglie ne
ragionavamo spesso. Poi, quando si ubriacava, e gli succedeva
di quando in quando, faceva discorsi strambi.
Discorsi strambi?
S, giovanotto. Si vantava di possedere un segreto che
valeva un tesoro, e in quelle divagazioni aveva sempre in bocca
il fanciullo sulla boa. Il fanciullo sulla boa gridava in quei
momenti picchiando il pugno sulla tavola, vale tanto oro
quanto pesa! e sghignazzava, sapete, contentissimo di s
Ora capite perch mi hanno colpito le vostre parole? Voi
siete il fanciullo sulla boa disse con grande commozione
mistress Bowles.
Erik era sbalordito, letteralmente.
E non avete mai potuto farvi spiegare quelle parole?
No, mai. Quando non era alticcio guai a ricordargliele.
Diceva che eravamo matti a tenere conto di ci che diceva un
uomo quando aveva bevuto il nostro gin.
S, moglie, ma poi ci fu la faccenda del visitatore
misterioso
Il visitatore misterioso? fece eco Erik con voce strozzata
dall'emozione.
S, una sera l'Irlandese ricevette la visita di un uomo che si
chiuse in camera con lui per circa un'ora. Fu quattro anni fa. E,
dopo quella visita, tutto turbato e frettoloso prese il suo sacco
da marinaio, pag il conto fino all'ultimo centesimo, alz i
tacchi, e chi s' visto s' visto. Non ne abbiamo mai pi saputo
niente.
Non avete idea della causa di quella partenza improvvisa?
Signorino mio, noi donne abbiamo un certo naso. Secondo
me quel visitatore lo fece andare via, e tutta la faccenda doveva
essere collegata con quel naufragio, giacch tutti i cambiamenti
e le stranezze nella vita di Patrick O' Donoghan erano
cominciate allora.
Mia moglie convinta che il visitatore fosse venuto ad
avvertirlo che qualche pericolo lo minacciava, infatti aveva
l'aria molto strana nell'andarsene via. E non deve essere pi
capitato a New York perch, se qualche avventore dell'osteria
l'avesse veduto, si sarebbe meravigliato di non trovarlo
all'Ancora Rossa, dove veniva da quand'era ragazzetto, e ce
l'avrebbe detto.
Inutile dire con quale interesse, e quale animo, venisse accolto
dai tre amici il racconto che Erik fece al ritorno dalla visita a
Bowles.
Perbacco! esclam il dottore. Quattro anni fa
Allora da quando io cominciai a mettere avvisi sui giornali
Da quando iniziammo le prime ricerche sulla tua famiglia!
Mi pare opportuno avvertire questa mistress Bowles di
prepararci un pranzo per sei persone intervenne l'avvocato.
A tavola pi facile far cantare la gente, come suol dirsi,
e quei due degni coniugi bene che consumino un buon pasto
sedendo con noi; onorati per l'invito, fra un boccone e un
bicchiere, probabile che discorrano ancora.
Ho l'impressione che abbiano gi detto tutto quel che
sapevano, avvocato.
possibilissimo, mio caro Erik, ma non male che quello
che hanno detto a te, lo ripetano davanti a tre testimoni. Eppoi,
noi avvocati sappiamo interrogare in modo da ottenere a volte,
certi dettagli, certe precisazioni
La buona mistress Bowles si ritenne onoratissima dell'invito,
suo marito anche, come Bredejord aveva immaginato, e
prepar un pranzetto coi fiocchi, prestandosi poi con la
migliore grazia del mondo all'interrogatorio progettato.
Come aveva pensato l'avvocato, venne cos raccolto un certo
numero di fatti che avevano la loro importanza.
In un primo tempo Patrick O' Donoghan aveva detto in termini
positivi, nell'occasione del processo intentato dalla compagnia
d'Assicurazione, che se ne andava per non venire citato come
testimonio. Quindi era evidente che non gli garbava fornire
spiegazioni sulle circostanze del naufragio, come del resto
risultava da tutto il suo contegno anche con le persone di
conoscenza, da certi suoi silenzi. D'altra parte master Bowles si
riteneva sicuro che in New York, o nei dintorni, doveva
trovarsi la fonte di quei danari ch'egli si procurava
misteriosamente. Infatti arrivava sempre a corto di soldi e, una
sera o l'altra, dopo avere passato fuori le ore del pomeriggio,
tornava con le saccocce rifornite a dovere.
Che quel segreto si riannodasse poi al fanciullo sulla boa
l'aveva detto pi volte; era uno di quei tipi che hanno la sbornia
sincera, cio che raccontano la verit quando hanno bevuto,
salvo poi rimangiarsela dopo.
Di pi, Patrick O' Donoghan doveva avere tentato di fare un
vero colpo grosso, un colpo di stato, con quel segreto, e il
tentativo stesso doveva avere prodotto una crisi. Infatti il
giorno prima della sua improvvisa partenza aveva dichiarato
d'essere stanco di navigare, di non volere pi riprendere il
mare, di far conto di stabilirsi a New York a fare il signore che
vive di rendita. Poi c'era stato il visitatore misterioso, che
aveva evidentemente interessi suoi a farlo partire, perch il
giorno seguente l'improvviso sgombero del marinaio era
passato dall'Ancora Rossa a chiedere di lui, ed aveva avuto
l'aria d'essere soddisfattissimo di non trovarcelo pi.
Io penso concluse l'avvocato, riunendo tutte quelle
informazioni che il nostro uomo doveva venire spaventato
sistematicamente dalla persona medesima che gli riempiva le
tasche di danaro, che probabilmente gli aveva mandato un
detective per fargli temere un'azione giudiziaria. Ci soltanto, a
mio parere, spiega la fuga improvvisa e senza ritorno
dell'Irlandese. Volete ora provare se vi possibile, cari signori
Bowles, a darci tutte le informazioni possibili su questo
detective o vi domando troppo?
No, no il signor avvocato non domandava troppo, e i signori
Bowles, sfogliazzando i loro libri di conti, trovarono la data
esatta della sua visita e della partenza di Patrick O' Donoghan,
e diedero i connotati di tutti e due gli uomini.
Questa data concorda precisamente con i primi annunci
ch'io ho fatto fare in Inghilterra per cercare i superstiti del
Cynthia disse il dottore.
Mi pare che si cominci a vedere un po' chiaro in questo
problema aggiunse il professor Hochstedt che parlava poco
ma era tutt'orecchi. A mio parere l'abbandono di Erik sulla
boa deve essere stata una faccenda losca, non un mezzo per
salvarlo dal naufragio generale, altrimenti non si spiegherebbe
lo strano contegno di cotesto marinaio
Ne sono convinto anch'io disse l'avvocato. Si tratta di
un delitto, delitto di cui il novizio O' Donoghan era stato
testimonio, e forse anche complice. Ed egli doveva conoscerne
l'autore, o l'istigatore, che so io, e deve avere sfruttato bene
quel segreto che valeva tanto oro, come diceva quando era
alticcio. Poi quel medesimo delinquente o istigatore, seccato
dalle sue esigenze, e messo in pensiero dagli annunci sui
giornali, deve avere spaventato il nostro uomo e averlo
obbligato a levare le tende.
Insomma, i tre amici ed Erik salutarono i simpatici vecchietti
con la convinzione di trovarsi prossimi allo scioglimento della
matassa che stavano cercando di dipanare.
Bredejord si precipit subito il giorno seguente dal ministro
svedese perch lo mettesse in comunicazione col
sovraintendente di polizia di New York, e lo inform dei fatti
di cui era venuto a conoscenza, e nel tempo stesso entr in
relazione con gli avvocati della Compagnia d'Assicurazione e
riusc a ripescare l'incartamento della causa riguardante il
Cynthia.
Per l'esame di quelle carte non port a nulla.
Amico mio, non stato possibile produrre nessun
testimonio del naufragio disse al dottore, di ritorno da quella
spedizione. Tutta la questione si aggirata su punti di diritto
e sull'esagerazione della cifra d'assicurazione, opposta al valore
effettivo della nave e del carico. La compagnia ha finito per
pagare parecchi premi d'assicurazione sulla vita agli eredi di
vari passeggeri, ma non stato mai fatto cenno a nessun
bambino di pochi mesi.
Purtroppo, anche il sovraintendente di polizia richiam
l'avvocato pochi giorni dopo per dirgli soltanto che non aveva
scoperto nulla. Nessuno a New York conosceva un detective
ufficiale o privato i cui connotati corrispondessero a quelli
forniti dai Bowles. Nessuno aveva potuto dare la minima
indicazione su un individuo che potesse avere avuto interesse a
sbarazzarsi di Patrick O' Donoghan. L'Irlandese, infine, non
aveva pi messo piede negli Stati Uniti da circa quattro anni. E,
pur supponendo un possibile ritorno di quell'uomo, dai fatti del
Cynthia ormai erano passati parecchi anni, ci si avviava verso
quel numero venti che portava la prescrizione, quindi sarebbe
anche stato difficile che la giustizia tornasse ad occuparsi della
faccenda.
Insomma, la soluzione che per un momento era parsa a portata
di mano, tornava a svanire
Potremmo tornare in Svezia passando per l'Irlanda
sugger Schwaryencrona per vedere se per caso il nostro
Patrick fosse andato a piantarci i suoi cavoli. Dopo tutto era
quella la sua terra d'origine.
Ma anche l scoprirono ben poco. Patrick O' Donoghan
risultava partito dal paese nativo a dodici anni e non si era mai
pi fatto vedere, n nessuno aveva mai pi avuto sue notizie.
Dove cercarlo adesso? chiedeva il dottore mentre si
imbarcavano tutti e quattro per Londra, e poi di l per
Stoccolma.
Nei porti di mare, beninteso rispose Bredejord e
specialmente non nei porti americani. Dobbiamo tenere a
mente che l'uomo ha sempre fatto il marinaio e non sa fare
nient'altro, io penso che stia continuando a navigare. E cosa fa
la gente che naviga?
Cosa fa? chiese il dottore guardando sbalordito l'amico.
S, cosa fa? Non va forse da un porto all'altro? Quindi nei
porti che dobbiamo ricercare Patrick.
Il ragionamento non fa una grinza ammise Hochstedt
bench mi sembri un poco assoluto.
Ammettiamo che lo sia. Ma posto per base che O'
Donoghan partito sotto l'impressione di un vero errore, e
probabilmente la minaccia d'una procedura criminale, da
pensare che studi di non farsi riconoscere, che eviti gli antichi
camerati. Frequenter pi volentieri i porti dove questi non
sono soliti approdare S, so cosa volete dire, sono tutte
ipotesi, d'accordo, ma supponiamo un momento che queste
ipotesi siano fondate. Il numero dei porti dove gli Americani
non hanno traffico non poi cos grande che sia difficile farne
un bell'elenco. Mi pare che si potrebbe, dopo, cominciare in
questi a chiedere se ci sono notizie di un individuo i cui
connotati corrispondano a quelli del nostro amico.
Perch non ricorrere senz'altro a degli annunci? chiese il
dottore.
Credete forse che Patrick risponderebbe? Ammesso poi
anche che un annuncio del genere arrivi a un marinaio
Chi ci proibisce di farlo in termini rassicuranti per lui, di
avvertirlo che ormai al sicuro causa la prescrizione, e che
sarebbe ben ricompensato se fornisse informazioni?
Cos potrebbe andare, per io torno alla mia obiezione:
temo che un semplice avviso di giornale non arrivi fino a un
marinaio qualunque.
Si pu provare, offrendo una ricompensa a O' Donoghan o a
chi ce lo facesse scoprire, che ne dici Erik?
Penso, dottore, che tali avvisi per avere effetto devono
venire pubblicati su una quantit di giornali, e costeranno una
grossa somma Poi, non spaventeranno il nostro uomo? Non
sarebbe meglio affidare a qualcuno l'incarico di fare un giro
d'ispezione nei porti in cui supponiamo ch'egli possa fermarsi?
E dove pescare una persona di fiducia cui dare questo
incarico?
Eccolo trovato, se volete, sono io.
Tu, Erik? E i tuoi studi?
Cercher di continuarli viaggiando. Inoltre devo confessarvi
che mi sono gi procurato il mezzo di viaggiare gratis
Come? Come? chiesero ad una sola voce i tre amici
sbalorditi.
In maniera semplicissima. Mi sono preparato per l'esame a
capitano di lungo corso. Posso passarlo anche domani, se
necessario. E, appena avr in mano il mio diploma, mi sar
facile imbarcarmi come luogotenente per un porto qualsiasi.
Diavolo! E hai fatto tutto questo senza dirmi nulla?
chiese il dottore un po' risentito, mentre l'avvocato e il
professore se la ridevano di gusto.
Per ora non ho che imparato le materie dell'esame. Per
presentarmi poi, volevo appunto prima chiedere il permesso a
voi, e ve lo domando appunto adesso, amico mio grande!
Io te lo do, cattivaccio! brontol il buon Schwaryen-
crona abbracciando il suo pupillo. Ma quanto a lasciarti
partire subito, e solo soletto Questo un altro paio di
maniche. Aspetteremo che tu sia maggiorenne.
Come volete voi cos voglio anch'io rispose Erik con un
accento di gratitudine e sottomissione sul quale non c'era da
sbagliarsi.
Cos fu che, dopo avere ponderato attentamente tutto il pro e il
contro, avere pensato che Erik non sarebbe poi partito cos
presto, tutti finirono per dar ragione al dottore, e venne
compilato il testo di un avviso che, tradotto in otto lingue,
doveva fare il giro delle cinque parti del mondo sulle ali dei
cento giornali pi diffusi.

Patrick O' Donoghan, marinaio assente da New York da
quattro anni. Cento sterline di premio a chi lo far ritrovare.
Cinquecento sterline a lui stesso, se si mette in relazione col
firmatario. Niente da temere, essendo i fatti coperti dalla
prescrizione.
Dottor Schwaryencrona - Stoccolma.

Tale annuncio fu presentato all'Agenzia generale di pubblicit
in Stoccolma il giorno 21 ottobre, quello seguente al ritorno in
Svezia di Erik e dei suoi protettori.
Tre giorni dopo venne pubblicato, ma il giovane leggendolo
prov una stretta al cuore, come il presentimento d'una disfatta.
Quanto a Bredejord, anche lui scosse il capo. Era sempre stato
contrario a quella mossa, che gli pareva pi atta a guastare tutta
la faccenda che altro.
E, fino a maggio, non si seppe nulla di nulla. Pareva proprio
che avessero ragione loro due.


CAPITOLO SESTO
TUDOR BROWN, CAVALIERE
Maggio riempiva l'aria di profumo e il cielo era azzurro
pallido, come dei paesi nordici, ma senza la minima nuvoletta.
Il servitore buss alla porta del gabinetto di consultazione di
Schwaryencrona e present al dottore un biglietto da visita di
proporzioni minuscole, che portava un nome e un'indicazione e
nulla pi, all'uno inglese:
M. Tudor Brown Esquire - On board of the Albatros.
Ossia:
Signor Tudor Brown, cavaliere a bordo dell'Albatros.
Questo signore chiede di vedervi
E non potrebbe venire all'ora delle consultazioni?
E venga dunque la seccatura! disse il dottore, che non
aveva voglia di essere interrotto nella sua presente occupazione
di studio.
Rialz il capo sentendo aprirsi l'uscio, e osserv con una certa
sorpresa il singolare personaggio che rispondeva al nome
Tudor, decisamente feudale e nobile, e col cognome Brown,
decisamente plebeo, di Brown pi l'aggiunta del titolo di
cavaliere.
Aveva davanti a s un uomo d'una cinquantina d'anni, con una
capigliatura a ricci corti come li presenta nel suo ritratto
l'imperatore Tito, del pi bel color carota, capelli che non
reggevano neppure all'esame pi superficiale e si rivelavano
subito per una bella parrucca; naso adunco sormontato da lenti
affumicate legate in oro, denti d'una lunghezza alquanto
cavallina, un pizzico di barba rossa che giustificava il colore
scelto per la parrucca, perch, altrimenti, dacch a una finzione
era ricorso, sarebbe stato da domandarsi la ragione per cui non
l'aveva scelta di tinta pi normale.
Su quella testa bizzarra stava, poi, un cappello altissimo, che
sembrava esserci avvitato, perch il suo proprietario non
abbozz neppure il gesto di toglierselo, e che completava
stranamente una figura magra, angolosa, squadrata alla meglio
vestita a quadrettoni verdi e grigi.
E non bastava, quello stravagante personaggio portava alle dita
una dozzina di anelli, alla cravatta una spilla con un enorme
brillante, una catena d'oro grossissima serpeggiava nelle pieghe
d'un panciotto dai bottoni d'ametista; insomma, pareva una
oreficeria ambulante.
Entr nel gabinetto del dottore come sarebbe entrato in una
stazione ferroviaria, senza neppure salutare, e, con voce simile
a quella di Pulcinella, nasale e gutturale, disse senza
complimenti:
Siete voi il dottor Schwaryencrona?
Sono proprio io rispose l'interpellato, che gi stava
meditando di suonare il campanello e fare ricondurre fuori quel
villano.
Ho visto il vostro annuncio a proposito di Patrick O'
Donoghan, ed ho pensato che vi piacerebbe conoscere ci che
io so di lui.
A tali parole Schwaryencrona stava per dire: Signore, vi
prego di sedere, ma si trattenne, non ce n'era bisogno,
quell'originale s'era gi accomodato senza attendere il suo
invito, aveva scelto la poltrona che gli era parsa pi comoda, vi
si era sdraiato cacciandosi le mani nelle tasche, posava i talloni
sul davanzale della vicina finestra, e guardava il suo
interlocutore con aria evidentemente soddisfatta.
Penso che accoglierete con piacere questi particolari, poich
offrite cento sterline per conoscerli.
Il dottore s'inchin senza parlare.
Certo voi vi state domandando chi io sia. Come avete potuto
rilevare dal mio biglietto da visita, mi chiamo Tudor Brown,
suddito britannico.
Irlandese, forse?
Lo straniero, visibilmente stupito, esit un momento.
No Scozzese. Oh! So bene che non lo sembro ed ho
piuttosto l'aria d'un Yankee. Ma non fa nulla, sono Scozzese.
E ripetendo quest'affermazione guardava Schwaryencrona
come per dire:
Potete credere quel che vi pare, mi indifferente.
Siete forse d'Inverness? sugger il dottore. Lo straniero
esit un'altra volta, poi:
No, di Edimburgo. Ma poco importa, direi. Ci non ha nulla
a che vedere con la questione che ci interessa, mi pare. Io
possiedo una ricchezza che mi rende indipendente e non devo
nulla a nessuno, se vi dico chi sono perch piace a me, nulla
mi obbliga a farlo!
Mi permettete di farvi osservare ch'io non ve l'ho neppure
domandato? rispose sorridendo il dottore.
No, e dunque non m'interrompete, o non verremo mai a
capo di nulla. Voi pubblicate annunci per sapere che ne di
Patrick O' Donoghan, non vero? Vuol dire che avete bisogno
di quelli che sanno! Io che vi parlo so.
Sapete?
Lo so. Ma prima di dirvelo, bisogna che vi domandi che
interesse avete a sapere qualcosa voi!
troppo giusto!
E il dottore raccont brevemente la storia di Erik, che il
visitatore ascolt con molta attenzione.
E quel bambino vive ancora? chiese poi.
Vive, e in ottima salute, e nel prossimo ottobre comincer a
studiare medicina all'universit di Uppsala.
Ah, guarda! riprese lo straniero che parve riflettere. E
non avete altro modo di scoprire il mistero della sua nascita che
rivolgendovi a Patrick O' Donoghan?
Non ne conosco altri. Dopo lunghe ricerche sono arrivato a
sapere, o almeno a supporre, che quell'uomo ne abbia la chiave
e perci lo vado cercando. Del resto non ho grande speranza di
ottenerne neppure a questo modo.
Perch?
Perch temo che quell'uomo abbia gravi motivi per
nascondersi. Mi pare poco probabile che voglia rispondere ai
miei annunzi. Per ho i suoi connotati, so quali sono i porti che
probabilmente frequenter e mi propongo di farlo ricercare da
agenti segreti.
Il dottore non diceva quelle cose senza un perch, voleva
osservare che effetto producessero sul tipo che gli stava
davanti. Quindi not benissimo, nonostante che lo straniero
volesse mostrare una certa flemma, una leggera contrazione nel
viso scialbo di Tudor Brown. Ma quasi subito questi si alz in
piedi.
Ebbene, dottore, se per informazioni non potete ricorrere
che a lui non ne avrete pi Patrick O' Donoghan morto!
La dolorosa sorpresa di Schwaryencrona a quella notizia fu
grande, ma non la lasci vedere, e continu ad osservare il suo
interlocutore che proseguiva:
Morto e sepolto, o per meglio dire, morto e annegato alla
profondit di trecento braccia, signor mio! Il caso ha voluto che
costui, il cui passato era piuttosto misterioso, tanto che anch'io
avevo le mie buone ragioni per tenerlo d'occhio, venisse
impiegato tre anni fa come sentinella di coffa a bordo del mio
yacht, l'Albatros. Una nave seria, sapete, a bordo della quale
viaggio per circa sette o otto mesi all'anno. Ora, mentre
passavamo vicino a Madera, Patrick cadde in mare. Feci
fermare la imbarcazione, mettere a mare le scialuppe, e fu
ricercato con tanta cura che venne ritrovato Ma era gi
morto. Naturalmente sul libro di bordo fu redatto verbale
dell'accaduto e, se pu esservi utile, ne ho fatto fare una copia
certificata che vi ho portato.
Cos dicendo Tudor Brown tir fuori dal portafoglio una carta
coperta di timbri, e la present a Schwaryencrona, che la lesse
rapidamente.
Non c'era nulla da dire, vi si raccontava quel fatto, confermato
da due testimoni, e l'atto di morte del marinaio era stato
registrato a Londra, a Somerset House, dai commissari di Sua
Maest Britannica.
I caratteri dell'autenticit c'erano tutti, ma il modo in cui quel
documento gli arrivava nelle mani era cos strano, che il
dottore non ci si raccapezzava molto.
Permettetemi una domanda, signore, una sola.
Dite pure.
Come avviene che abbiate in tasca un tale atto, gi pronto,
debitamente certificato e legalizzato? E perch me lo portate?
Se so contare bene, queste sono due domande, non una.
Rispondo ad una per volta. Ho in tasca questo documento
perch, avendo veduto or son due mesi i vostri annunci, e
potendo fornirvi l'indicazione richiesta, ho preferito fornirvela
completa e definitiva. Ve la porto io stesso perch, passando da
queste parti a bordo del mio yacht, ho creduto di far bene a
presentarvi di persona questa carta, per soddisfare nel
medesimo tempo la vostra curiosit e la mia.
Nulla da obiettare a tale ragionamento.
Voi siete dunque qui con l'Albatros? chiese soltanto il
dottore.
Precisamente.
E avete ancora a bordo marinai che conobbero Patrick O'
Donoghan?
Parecchi.
Mi permettereste di venirli a interrogare?
Volentieri, e anche subito!
Non avete nessuna difficolt in proposito?
Nessuna, nessuna, andiamo pure! Schwaryencrona si fece
portare il cappotto, il cappello, il bastone, e part con Tudor
Brown.
In pochi minuti arrivarono al porto dov'era fermo l'Albatros.
Furono ricevuti da un vecchio lupo di mare rosso in faccia e
grigio di barba, dall'aspetto franco e leale.
Signor Ward, eccovi un gentiluomo che desidera essere
informato sulla sorte di Patrick O' Donoghan disse Brown
avvicinandogli.
Patrick O'Donoghan! Dio l'abbia in gloria! Ci fece tribolare
non poco per ripescarlo il giorno che anneg presso l'isola di
Madera! E dire che dopo averlo ripescato dovemmo restituirlo
ai pesci.
Lo conoscevate da molto tempo? chiese il dottore.
Quel pescecane? No, da un anno, due al pi Credo che
l'abbiamo preso su a Zanzibar. Non cos Tommy Duff?
L'interpellato, un giovanotto intento a pulire una palla di ottone
alla rampa della scala, si avvicin rispettosamente.
a Zanzibar, nevvero, che prendemmo su Patrick O'
Donoghan? chiese nuovamente il vecchio lupo di mare.
Patrick O' Donoghan? rispose il giovane frugando nei
suoi ricordi Ah! S mi rammento Quella vedetta che
cadde in acqua mentre passavamo presso Madera. S, signor
Ward, veniva da Zanzibar.
Il dottore si fece descrivere il marinaio annegato per assicurarsi
che i connotati corrispondessero a quelli che possedeva. Tutti
quei marinai dell'Albatros parevano buoni diavoli sinceri,
anche se le loro risposte erano di un'uniformit che pareva un
po' concertata.
Intanto che parlava con loro, Schwaryencrona osservava, senza
averne l'aria, l'Albatros.
Era cos ben piantato che, se avesse avuto alcuni cannoni,
avrebbe potuto benissimo passare per una nave da guerra. A
bordo pulizia assoluta. Uomini sani e robusti, ben vestiti,
disciplinati.
Non c'era che da dichiararsi soddisfatto e fu ci che fece il
dottore che decise di tornare a terra, non senza avere fatto lo
sforzo d'invitare a pranzo lo strano ed antipatico Tudor Brown,
che per non accett.
No, non posso rispose Non mi piace desinare in
citt! Andate pure.
E, dopo simile stramba maniera di declinare un invito, non
mise tempo in mezzo ed accompagn lo stupefatto dottore a
terra, salutandolo, poi, senza nemmeno fare lo sforzo di
toccarsi il cappello.
Che poteva fare Schwaryencrona? Si precipit a raccontare
tutto all'amico Bredejord, parole, fatti, impressioni.
Aprir una mia piccola inchiesta su questo signore.
comment l'avvocato, poco persuaso.
Ma, quando il giorno dopo volle iniziarla in compagnia di Erik,
messo al corrente dei fatti avvenuti, volle iniziarla dando uno
sguardo all'Albatros, la nave non era pi in porto; aveva
lasciato Stoccolma per destinazione ignota. Tudor Brown, suo
proprietario, non aveva lasciato alcun indirizzo. Rimaneva
soltanto l'atto di morte, debitamente certificato, di Patrick O'
Donoghan.
Ma Bredejord non si sentiva di dare a quell'atto un valore
assoluto, nonostante l'attestazione del console generale inglese
a Stoccolma che, interrogato in proposito, aveva dichiarato di
riconoscere la perfetta autenticit dei sigilli e della firma che vi
figuravano.
Si fece quindi mandare informazioni da Edimburgo, ma l
nessuno conosceva Tudor Brown, cosa che aggrav i sospetti
vaghi che gli frullavano per il capo.
Ma, fatto vero ed innegabile, fu che non si ebbero pi notizie,
da nessun'altra parte, sul conto di Patrick O' Donoghan, e se lui
era scomparso davvero, come pareva, non c'era pi nessuna
speranza di giungere a risolvere il mistero della nascita di Erik.
Per cui il giovane nell'autunno seguente accett di iniziare gli
studi a Uppsala, all'Universit, non senza prima avere passato
l'esame da capitano di lungo corso. E quello fu l'unico indizio
che fece comprendere ai suoi tre amici come, in fondo al suo
cuore, non avesse rinunziato alla speranza di riuscire, un giorno
o l'altro, a seguire qualche altra pista che potesse condurlo a
risolvere il suo personale problema. Forse a questo lo spingeva
anche il contegno poco caritatevole di Kaisa che, pi
conosceva, pi mostrava senza complimenti, un deciso
disprezzo per "il trovatello" come lo chiamava lei, che tanto
posto aveva nell'affetto di suo zio.
Cosa avrebbe dato il povero ragazzo per potere, un giorno, dire
a quella ch'egli aveva fin da principio chiamata la "bella
fatina", e che ora s'era fatta davvero una bella ragazza, anche se
cos sdegnosa, guarda anch'io ho un nome veramente mio,
anch'io ho avuto una famiglia onorata, anch'io ho una patria
che amo! E intanto studiava, e sopportava pazientemente gli
sgarbi ch'essa non mancava di fargli quando lo zio,
naturalmente, non era presente.
E venne cos il dicembre del 1878. Erik aveva ormai venti anni
ed aveva passato il primo esame di dottorato. In quei giorni, in
Svezia, e si pu dire in tutto il mondo, si parlava moltissimo di
una spedizione artica, la grandissima spedizione del navigatore
Nordenskiold.
Dopo avere preparato la sua spedizione con altri viaggi alle
regioni polari, e studiato a fondo tutti i lati di quel problema,
egli tentava una volta di pi la scoperta di quel passaggio
nordest dall'Atlantico al Pacifico, che da tre secoli era stato il
miraggio di tutte le Nazioni marittime.
Nordenskiold aveva lasciato Tromsee il 21 di luglio di
quell'anno 1878 a bordo della Vega, per raggiungere il porto
di Bering passando a nord della Russia e della Siberia.
La nave era comandata dal luogotenente Palanders, della
marina svedese, e a bordo c'era un intero stato maggiore di
botanici geologi, medici e astronomi.
La Vega, di cinquecento tonnellate, munita di elica, con una
macchina di sessanta cavalli, doveva venire accompagnata da
tre battelli di carbone fino a determinati punti successivi sulla
costa della Siberia. Per il capitano non nascondeva la
speranza di arrivare allo stretto di Bering prima dell'autunno, e
tutta la Svezia divideva la sua speranza.
Il 29 luglio la Vega arrivava alla Nuova Zemlja, il 6 agosto
alla foce dello J enissej, il 9 agosto girava il capo Celjuskin, il 7
ottobre s'ancorava alla foce del Lena e si separava dal terzo dei
battelli da carbone, e il 16 del medesimo mese un telegramma
da Irkutsk, deposto da quel medesimo battello, annunciava al
mondo il successo della prima parte della spedizione.
Gli amici del navigatore svedese aspettavano con impazienza
sue notizie dirette, ma le lettere della Vega impostate ad
Irkutsk, il giorno stesso in cui era partito il telegramma, misero
pi di sei settimane ad arrivare a Stoccolma. Finalmente il 5
dicembre uno dei grandi giornali svedesi, pubblicava una
corrispondenza sulla prima parte del viaggio, dovuta alla penna
di un giovane medico addetto alla spedizione.
Quel giorno stesso, all'ora di colazione, il dottor
Schwaryencrona si vide arrivare l'amic Bredejord a colpo di
vento tutto eccitato, col giornale in mano.
Avete letto la corrispondenza della Vega? gli chiese
senza preamboli e con l'aria spiritata.
L'ho appena cominciata, pensavo di finirla dopo colazione
facendo una pipata.
Allora non avete ancora veduto cosa contiene quella
corrispondenza?
No, che diavolo c'?
Sentite, sentite! il diario di un vostro collega giorni 30 e
31. Entriamo nello stretto di J ugor e sostiamo davanti al
villaggio di Ciabarova. Scendiamo a terra. Comperiamo da un
pescatore samojede due magnifici salmoni
Scusate interruppe il dottore una sciarada che volete
propormi? Arrivate qui come uno spiritato per leggermi cose di
cui non vedo l'importanza!
Ah non la vedete? Aspettate un poco ancora Comperati
da un pescatore samojede due magnifici salmoni; incidente: il
pescatore cade nell'acqua lasciando la nave al momento in cui
stiamo per ripartire
Interessantissimo questo bagno, amico mio!
Aspettate, vi dico Ripeschiamo il pescatore mezzo
affogato, irrigidito dal freddo e, per giunta, ferito alla testa. Lo
trasportiamo all'infermeria e, svestito e coricato, si rileva che
quel pescatore non un samojede, ma un europeo. Ha i capelli
rossi, il naso schiacciato da qualche infortunio e, sul petto, al
livello del cuore, queste parole tatuate in uno scudo: Patrick O'
Donoghan - Cynthia.
Perbacco! Datemi, datemi!
Calma, calma, vi leggo il resto. Merc valide cure il
poveretto torna alla vita, ma impossibile sbarcarlo in quello
stato. Lo teniamo con noi. Ha febbre e delirio. Parla di un
fanciullo sulla boa
Santi numi!
E ancora 3 agosto. Il pescatore di Ciabarova si rimesso
completamente in salute. rimasto molto stupito di trovarsi a
bordo della Vega e in viaggio per il capo Celjuskin ma si
rassegnato. Potendo esserci utile la sua conoscenza della lingua
samojeda, l'abbiamo indotto a girare con noi la costa della
Siberia. Parla inglese con l'accento nasale degli Yankee,
pretende di essere Scozzese, e di chiamarsi J ohnny Bowles.
Sarebbe venuto alla Nuova Zemlja con dei pescatori russi, e si
sarebbe stabilito qui da dodici anni. Dice che il nome tatuato
sul suo petto quello di un amico d'infanzia morto da gran
tempo.
lui, lui, bugiardissimo! grid il dottore alzandosi in
piedi come se volesse partire subito per la Siberia.
Pare anche a me che non ci siano dubbi. Connotati, nome, le
parole pronunciate nel delirio E la scelta dello
pseudonimo
Gi! L per l gli venuto in mente solo il nome del suo
albergatore, dell'oste di New York
E la premura di dichiarare che Patrick O' Donoghan
morto? C' tutto, c' tutto, vi dico!
E i due amici tacquero riflettendo alle conseguenze che
potevano derivare da quella rivelazione.
Come si fa ad andare a cercarlo cos lontano? domand
finalmente Schwaryencrona, quasi chiedendolo pi a se stesso
che all'amico.
Certo difficile osserv Bredejord Ma gi qualcosa
sapere che esiste e in che parte del mondo si trova, anche se
un po' scomoda Forse rester sulla Vega fino al termine del
viaggio e, allora, arriverebbe a Stoccolma O, nel caso
contrario, troveremo bene, o presto o tardi, un'occasione per
comunicare con lui. I viaggi alla Nuova Zelanda diventeranno
meno rari per merito della spedizione di Nordenskiold. Alcuni
armatori discorrono gi di mandare navi ogni anno alla foce
dello J enissej
I due amici erano ancora occupati a trattare quell'argomento
quando, alle due, arriv Erik da Uppsala. Anche lui aveva letto
il giornale ed era corso subito a prendere il treno.
Ma, cosa strana, era piuttosto dominato dall'inquietudine che
dalla speranza.
Sapete che cosa temo adesso? Temo che la Vega abbia
avuto qualche incidente Siamo al 5 dicembre e i capi della
spedizione contavano d'arrivare allo stretto di Bering prima del
mese di ottobre. Se cos fossero andate le cose, lo sapremmo
gi perch la nave sarebbe nel Giappone, o almeno a
Petropawlosk, alle isole Aleutine, e avremmo sue notizie! Ora i
dispiaceri e le lettere venute per la via d'Irkutsk sono in data
del 7 settembre, tre mesi fa! Vale a dire che la Vega non
arrivata allo stretto di Beimg, che ha diviso la sorte di tutte le
spedizioni partite da tre secoli per scoprire il passaggio
nordest!
Pu essere stata costretta a svernare tra i ghiacci, come era
ammesso anche dalle previsioni obiett il dottore.
S, questa l'ipotesi pi favorevole e, ad ogni modo, una
simile svernata circondata da tanti pericoli che equivale quasi
ad un naufragio. In ogni caso ormai non avremo pi notizie
della Vega fino all'estate.
E perch, ragazzo mio?
Perch, se non perita, stretta tra i ghiacci, e non potr
sprigionarsene che a luglio, ad andare bene.
vero comment l'avvocato.
E a quale conclusione vorresti arrivare? chiese
Schwaryencrona colpito dall'accento concitato di Erik.
La conclusione ch'io non posso aspettare tanto
Che vuoi fare? Bisogna rassegnarsi all'inevitabile, figliolo
caro!
Ma se fosse inevitabile solo in apparenza? Le lettere sono
pur venute dai mari artici per la via d'Irkutsk Non potrei
andarci io per la medesima via? Seguir la costa della Siberia,
cercher d'informarmi dalla gente del paese, di sapere se non si
sentito parlare d'una nave naufragata o chiusa tra i ghiacci
Forse riuscirei a trovare Nordenskiold e Patrick O'
Donoghan! un'impresa che merita d'essere tentata
Nel cuore dell'inverno?
E perch no? la stagione buona per viaggiare in slitta
nelle alte latitudini.
S, ma dimentichi che non ci sei ancora nelle alte latitudini,
a che la primavera ti preceder.
vero rispose il giovane rimanendo, occhi fissi al
suolo, assorto nel suo pensiero.
Non importa! rispose poi improvvisamente Bisogna
ch'io trovi Nordenskiold e con lui l'Irlandese! Li voglio
trovare! Infine si tratta di comunicare ai giornali di Stoccolma,
sotto forma di nota impersonale, il dilemma sulla sorte della
Vega o perduta, o chiusa tra i ghiacci, di mettere in
evidenza la necessit di una ricerca. I circoli scientifici
s'interesseranno
Erik aveva ragione. I circoli scientifici s'interessarono al di l
delle sue aspettative.
Intanto tutti i giornali commentarono la sua nota e
l'approvarono, oltre agli scienziati tutta la nazione prese a
cuore quel problema; l'opinione pubblica si dichiar
unanimemente favorevole ad una spedizione di soccorso.
Si formarono comitati, si aprirono sottoscrizioni. Tutte le classi
sociali vollero contribuire, e un ricco armatore offr di
equipaggiare a sue spese una nave che sarebbe partita sulle
tracce della Vega.
L'entusiasmo e l'orgasmo crescevano via via che passavano i
giorni senza che arrivassero notizie di Nordenskiold. Facevano
parte del comitato direttivo il dottore e l'avvocato, e ne era
segretario Erik.
Venne allestito uno schooner di 540 tonnellate che, pur
conservando intatta l'alberatura del suo tipo, fu provvisto di
una macchina a vapore della forza di ottanta cavalli, e di una
elica disposta in modo da potersi ritirare a bordo qualora i
ghiacci l'avessero messa in pericolo. Il focolare d'una delle
caldaie venne preparato in maniera che vi si potessero bruciare
oli e grassi facili a trovarsi nelle zone artiche, in mancanza di
carbone. I fianchi vennero protetti da un robusto rivestimento
di quercia e rinforzi con travi trasversali, in modo da presentare
una forte resistenza alla pressione dei ghiacci. La parte davanti
poi, venne corazzata ed armata di uno sperone d'acciaio, adatto
ad aprire il passo attraverso il ghiaccio medesimo, se il suo
spessore non superava il limite dell'immersione.
Fu battezzato col nome di Alaska, e venne deciso che facesse il
giro dalla parte opposta alla via battuta dalla Vega, per
accostarsi all'oceano siberiano dalla penisola d'Alaska (di qui il
nome impostogli), e dallo stretto di Bering.
Questa era stata un'idea suggerita da Erik, perch gli sembrava
che, seguendo la medesima rotta della nave di cui mancavano
notizie, si dovesse incappare nei medesimi guai.
Ora aveva detto le ultime notizie della Vega ci
dicono ch'essa non si trovava che a duecento o trecento leghe
dallo stretto di Bering, e la maggiore probabilit d'incontrarla
l'abbiamo portandoci davanti a lei su quella via.
L'Alaska venne caricata anche di materiale esplosivo per far
saltare i ghiacci, di copiose provviste, di conserve
antiscorbutiche, di un calorifero per conservare una
temperatura possibile.
Il comando venne assunto da un ufficiale della marina svedese,
il luogotenente Marsilas, notissimo per altri suoi viaggi nei
mari artici, e suo immediato sostituto fu nominato lo stesso
Erik. Ufficiali secondo e terzo furono designati i marinai
Bosewitz e Kjellquist, vecchi del mestiere, e l'equipaggio
venne scelto fra navigatori abituati al freddo delle spedizioni di
pesca in Islanda e Groenlandia. Tutti opportunamente attrezzati
di abiti adatti.
Su proposta di Erik l'osservatorio mobile, chiamato nido di
corvo, che si drizza in cima all'albero maestro per indicare
l'arrivo degli icebergs venne corredato di un potente riflettore a
luce elettrica alimentato dalla macchina stessa della nave, col
quale l'Alaska poteva rischiarare le sue navigazioni notturne.
Vennero imbarcati anche sette battelli ausiliari, di cui due
balenieri e un cutter a vapore, sei slitte, un paio di scarpe
speciali da neve per ogni uomo dell'equipaggio, quattro
cannoni Gattling, trenta fucili a ripetizione, e viveri in
abbondanza.
Questi preparativi erano quasi terminati quando arriv da
Nore babbo Hesebom, col fido e grosso Klaas, ad implorare
di venire accolto nella spedizione come marinaio. Aveva
saputo da una lettera di Erik quale interesse personale egli
avesse in quel viaggio e voleva partecipare con lui al rischio
della spedizione.
Io sono pratico del paese groenlandese e Klaas pu essere
un ottimo capofila nell'apprestamento d'una slitta disse.
Avete ragione, amico mio e, non potendo io seguire il
vostro Erik, sono ben felice che voi e Klaas siate al suo fianco
rispose il dottore facendosi in quattro subito, perch
venissero accettati.
Ai primi di febbraio del 1879 tutto era pronto, e l'Alaska aveva
cos a sua disposizione cinque mesi per giungere allo stretto di
Bering alla fine di giugno, tempo giudicato come il pi
favorevole per la sua esplorazione. Avrebbe seguito la via pi
diretta: Mediterraneo, canale di Suez, oceano Indiano, mari
della Cina. Avrebbe sostato a fare carbone a Gibilterra, Aden,
Colombo di Ceylon, Singapore, Hong-Kong, Yokohama e
Petropowlosk.
Da tutte quelle stazioni sarebbero stati inviati telegrammi a
Stoccolma, e, se nell'intervallo qui si fossero avute notizie della
Vega, sarebbero subito state trasmesse.
Ma, all'ultimo una difficolt grave minacciava di ritardare la
partenza. I fondi cominciavano a scarseggiare per i crediti
indispensabili al viaggio, spese di carbone ecc. Fu necessario
rivolgere un nuovo appello alla solidariet popolare.
Arrivarono subito due lettere raccomandate.
Una era di Malario, e conteneva la domanda di essere addetto
alla spedizione in qualit di naturalista e conteneva cento
kroner, e richiesta e denaro vennero accolti con gioia, la
seconda conteneva un buono per venticinquemila kroner, con
questa nota alquanto laconica:
Per il viaggio dell'Alaska, da parte di Tudor Brown, a
condizione di venire ammesso in qualit di passeggero.
Questa condizione fu a tutta prima respinta. Ma quando il
dottore e Bredejord vennero interrogati sulla loro ripugnanza di
ammettere nella spedizione quel tipo cos munifico, rimasero
parecchio impacciati. Infine non avevano una ragione
veramente fondata C'era il fatto di quell'atto di morte di
Patrick O' Donoghan, da lui consegnato a Schwaryencrona,
quando risultava invece che l'Irlandese era vivo Ma il
Comitato, prima di rifiutare una cos lauta somma, avrebbe
voluto ascoltare anche la difesa di Tudor Brown, le sue
spiegazioni Ed egli avrebbe potuto benissimo affermare
d'essersi ingannato. Avrebbe potuto dire che desiderava
sincerarsi anche lui dello strano fatto che un marinaio da lui
veduto annegare presso Madera fosse vivo sulla costa
siberiana.
A pensarci bene concluse l'avvocato i casi sono due.
O quest'uomo in buona fede, ed allora non c' ragione di
rifiutare la sua offerta e la sua condizione, o un nemico degli
interessi di Erik, ed allora meglio averlo sottocchio, mi pare.
S, amico mio, ma il nostro Erik sar gi tanto occupato che
non potr tenerlo sotto osservazione tanto bene
Bisognerebbe che
Ho capito cosa volete dire, mio caro, che noi andassimo con
lui! Ebbene, vi assicuro che non chiedo di meglio, e mi
impegno a fare la parte di detective in questa faccenda.
Andremo magari solo fino ai mari della Cina, se non ce la
faremo ad andare pi avanti, al prezzo che il Comitato
giudicher equo farci pagare.
Hochstedt, naturalmente, si sentiva attratto anche lui, ma la sua
natura incerta sempre sul da farsi, gli fece giocare il viaggio a
testa e croce senza arrivare a concludere nulla.
Cos si limit a giocare la sera del 9 febbraio, ultima prima
della partenza, una bella partita a whist con gli amici, mentre
Erik s'intratteneva con Katrina, Vanda e Ottone che erano
venuti a salutare i loro cari.
Kaisa, sgarbata al solito, non prese parte al brindisi generale.
Non mi auguri buon viaggio? le chiese Erik.
Perch augurare l'impossibile? Non basta che tu abbia fatto
partire lo zio?
Il giovane sospir. Quella bella fatina mancava totalmente di
dolcezza.
La partenza era stabilita per le dieci del mattino, ma dal far del
giorno tutti erano gi a bordo, meno Tudor Brown. Che si fosse
pentito? Non arriv che all'ultimo momento e, occupati nei
saluti a Katrina, a Vanda, a Kaisa, a Ottone, quasi non se
n'accorsero.
Ti auguro che non ti si geli il naso e tu possa scoprire
d'essere un principe! grid per ultima da terra la bella fatina;
poi tre fischi striduli e prolungati, un ribollimento di schiuma,
annunciarono la partenza dell'Alaska.
Erik agitava la mano in direzione delle tre donne rimaste, il
bastimento scivolava maestosamente sulle verdi onde del
Baltico, e la sua grande avventura cominciava.

CAPITOLO SETTIMO
UN NAUFRAGIO SICURO PER L'ALASKA
Tudor Brown era salito a bordo col suo bel vestitone a scacchi,
con l'altissimo cappello ben calcato sui ricci color carota.
Tempo curioso! disse a mo' di saluto incontrando
Schwaryencrona.
Ebbene rispose quello senza tanti complimenti pare
che il vostro Patrick O' Donoghan non sia morto come si
diceva, eh?
Gi proprio quello che cerco di sapere, perci ho voluto
mettermi in viaggio anch'io.
Dopo di che volt i tacchi zufolando un'arietta.
Erik e Bredejord, che si trovavano nelle vicinanze, erano stati
attenti al colloquio, con una curiosit naturalissima. Per loro
Tudor Brown era un passeggero nuovo, quindi lo squadrarono
ben bene, ed ebbero l'impressione che lo straniero, bench
facesse l'indifferente, lanciasse di quando in quando sguardi
furtivi nella loro direzione. Perci, di comune accordo, finsero
di non occuparsi di lui. Ma tosto, scesi nella sala da cui si
andava nella cabina, tennero consiglio.
Quale poteva essere lo scopo di quell'uomo nel cercare di
accreditare la notizia della morte dell'Irlandese? E quale era il
suo vero scopo nell'imbarcarsi sull'Alaska? Poteva essere
anche un viaggio pericoloso
Io ho l'impressione che il signor Tudor Brown sia nel
problema di Erik un fattore non meno importante di Patrick O'
Donoghan disse l'avvocato Chiss ch'egli non possieda
la chiave del segreto che andiamo cercando?
Potrebbe essere anche in buona fede osserv il dottore
e si pu sempre riuscire a farlo cantare
Io non so come sia, ma davanti a quel figuro le mani mi
prudono per una terribile voglia di cacciarlo in mare!
esclam Erik. Vorrei che non l'avessimo mai ammesso a
bordo
Stiamo a vedere come si comporta, e cerchiamo di essere, se
non gentili, per lo meno indifferenti con lui disse
Schwaryencrona.
S, osserviamo senza scoprirci assent Bredejord
bene che non si senta troppo sospetto.
Infatti a pranzo, alla tavola del comandante, dove Tudor Brown
sedette senza togliersi il cappello, mangiando con una rozzezza
mai veduta, neppure nei pi rudi lupi di mare, nessuno lasci
trasparire i propri sentimenti e i propri disgusti.
Quello che invece dimostr senza complimenti il suo modo di
pensare fu Klaas che, all'uscita sul ponte di quel signore, a
pranzo terminato, gli si avvent contro addentandogli i calzoni.
Sconvolto per la rabbia e la paura quel bel tipo di gentiluomo
aveva levato di tasca una rivoltella e voleva a tutti i costi
bruciare le cervella al cane, mastro Hesebom lo difese, ne
nacque un parapiglia che venne sedato dall'autorit del
comandante. Ma il povero Klaas ci guadagn di dovere essere
tenuto sempre legato.
Dopo quel ridicolo episodio tutti si abituarono, a poco a poco,
al mutismo e alle strane maniere di Tudor Brown.
Ognuno si cre abitudini e si procur occupazioni e distrazioni,
e alla tavola del comandante nessuno bad pi a quel tipo
strambo.
Malario, dopo due o tre giorni di mal di mare, cominci a
mangiare e a occuparvi anche lui il suo posticino, giocando
anche interminabili partite di whist con Bredejord e il dottore.
Erik assorto nel suo servizio a bordo, dedicava alla lettura i
pochi momenti di riposo. La navigazione dell'Alaska seguiva il
corso normale e regolare. Il 15 febbraio la nave imboccava il
passo di Calais, il 16 girava il capo della Hague.
Ma, a met della notte seguente, Erik si dest e si accorse che
l'elica non lavorava pi. Essendo di quarto Kjellquist non c'era
da preoccuparsi, per si alz ugualmente ed and a vedere.
La pompa di circolazione si guastata ed abbiamo dovuto
spegnere la caldaia. Navighiamo a vela con vento di sud-ovest.
Facciamo subito un'ispezione sulle cause di questa avaria.
Ma l'ispezione non port nessuna luce, e fu deciso di approdare
a Brest per le riparazioni.
Per fortuna il guasto non era grave, e un ingegnere prontamente
chiamato assicur la partenza per tre giorni dopo. In quei giorni
pensarono di fare il pieno di carbone, cos non c'era pi
bisogno di fermarsi a farlo a Gibilterra come progettato. In tal
modo, facendo prima sosta a Malta, si venivano a guadagnare
ventiquattr'ore, cos non ne perdevano che quarantotto invece
di tre giorni.
Non c'era quindi ragione di preoccuparsi, anzi il contrattempo
diede origine a una festa perch alla diffusione della notizia
che l'Alaska si trovava in porto, rappresentanti della marina
francese si recarono a fare visita a bordo, vennero offerti un
pranzo e un ballo agli arditi esploratori che andavano alla
ricerca della Vega, e tutti si divagarono.
Tra i commensali al pranzo si trovava un vecchio d'alta statura
e di nobilissimo portamento, ma d'aspetto malinconico, che
dimostr subito una evidentissima simpatia per Erik.
il signor Durrien console generale onorario, membro
militante della Societ di geografia, notissimo per i suoi viaggi
nell'Asia Minore e nel Sudan.
La rispettosa ammirazione del giovane per le relazioni da lui
lette su questi viaggi, fece sorridere quel dotto uomo:
Non ho grande merito in queste scoperte. Io andavo diritto
davanti a me, il caso ha fatto il resto
Vedendo che Erik e Durrien conversavano volentieri insieme,
l'ammiraglio ebbe la delicatezza di metterli vicini a tavola, per
modo che potessero continuare il loro colloquio per tutto il
tempo del pranzo.
Mentre veniva servito il caff un ometto calvo si fece
presentare come dottor Kergaridec, e chiese al giovane
ufficiale dell'Alaska quale fosse il suo paese d'origine.
Stupito dalla domanda, ed anche dal tono brusco con cui gli
veniva rivolta, Erik rispose che era Norvegese, e che la sua
famiglia viveva nel contado di Bergen.
Ma potrei sapere il perch di questa vostra richiesta?
domand poi gentilmente.
Il motivo semplicissimo. Da un'ora vi osservo e non ho
mai veduto in nessuna persona il tipo celtico risaltare tanto
bene come in voi Io sono dedito agli studi celtici, mi
capite Ebbene: la prima volta che ritrovo questi caratteri in
uno Scandinavo. Forse possiamo dal vostro caso trarre
utilissime indicazioni scientifiche, chiss che non dobbiamo
registrare la Norvegia tra le regioni visitate dai nostri antichi
gaeli!
Erik stava per gettare un po' d'acqua sul suo entusiasmo e
spiegare al dotto Bretone come stavano le cose; ma l'ingresso
nella sala di altre persone tronc quel colloquio.
Colloquio che ebbe per occasione di riferire a
Schwaryencrona il giorno dopo, cosa che gli fece un piacere
immenso e fece riaccendere la sua discussione con Bredejord,
in base anche all'osservazione della somiglianza del giovane
col tipo dei Bretoni che avevano davanti.
Tudor Brown non era intervenuto al pranzo del prefetto
marittimo perch, all'ultimo momento, piuttosto che separarsi
dal suo cappello se ne era andato.
Tornando all'Alaska Erik seppe dal babbo Hesebom che quel
signore era ricomparso a bordo verso le sette, ed aveva
pranzato da solo, quindi era entrato nell'appartamento del
comandante per consultare una carta marittima, e un'ora dopo
era ripartito sul medesimo canotto che l'aveva condotto da
terra.
Furono le ultime notizie che si ebbero di lui.
La sera del giorno dopo, alle cinque non si era ancora fatto
vivo. Eppure sapeva benissimo che la partenza non poteva
venire ritardata, che per quell'ora, terminate le riparazioni, i
fuochi sarebbero stati riaccesi, e tolta l'ancora.
La nave stava ormai per prendere il largo quando venne
segnalato un canotto che veniva a gran velocit dalla riva. Tutti
pensarono che portasse il sopralodato Tudor Brown, ma invece
si trattava di una lettera per Erik, una lettera del signor Durrien
che desiderava augurargli ancora buon viaggio e prossimo
ritorno, cosa che lo commosse molto. Le accoglienze avute a
Brest gli facevano provare una curiosa nostalgia nel lasciare la
Francia, e chiuse quel biglietto nel portafoglio, come se fosse
un talismano.
Due minuti dopo l'Alaska partiva lasciando a terra Tudor
Brown che non aveva dato segno di s, e alle sei Brest non si
scorgeva pi all'orizzonte.
S'era al 20 di febbraio, con un cielo sereno, ma la notte stava
per scendere, e buia, perch la luna non si sarebbe levata che
quattro ore dopo. Erik, di servizio per il primo quarto
passeggiava su e gi sul cassero. Gli pareva che con Tudor
Brown fosse scomparso il cattivo genio della spedizione, e non
avrebbe saputo dire il perch di tale sensazione.
Purch non gli salti il ticchio di raggiungerci a Malta o a
Suez! pensava.
La sua sensazione, nei riguardi di quel degno signore, doveva
essere divisa anche dagli altri, perch il pranzo alle sei e mezzo
fu assai pi gaio del solito, e alla frutta si fece un bel brindisi al
buon esito del viaggio, ed ognuno trov, qualcosa di piacevole
da dire, come se col cappello di Tudor Brown fosse scomparsa
una cappa di piombo che avesse gravato su tutti.
Dopo tutti salirono sul ponte a fumare un sigaro, o una
sigaretta secondo i gusti.
La notte era ormai fonda. Si vedevano brillare i fuochi di Capo
San Matteo e di Ouessant, e quello barbagliante a eclissi, di
Tevennec.
L'uomo di servizio disse al comandante:
Dieci nodi e un quarto.
Un bel viaggiare esclam Schwaryencrona
bisognerebbe andare avanti cos per cinquanta o sessanta
giorni.
Se cos fosse non avremmo bisogno di molto carbone per
arrivare allo stretto di Bering, un buon venticello di nord-est
come questo il miglior combustibile del mondo! replic il
comandante Marsilas, e si diresse verso la sua cabina a studiare
un poco la carta marittima.
Si trattava di una bella carta dell'ammiragliato britannico, che
indicava tutte le particolarit della regione, detta americana,
allora percorsa dall'Alaska, tra il 47 e 49 grado di latitudine
nord, e il 4 e 5 di longitudine ovest, al meridiano di
Greenwich. Vi erano segnati minuziosamente i fari, fissi e
giranti, le coste, le isole, i banchi di sabbia, le profondit,
perfino le direzioni da tenere. Con una simile carta e una
bussola, perfino un ragazzo avrebbe potuto guidare una nave in
quei paraggi.
Ora il caso voleva che il comandante non avesse mai navigato
in quelle acque, da cui si sarebbe tenuto al largo se il bisogno
delle riparazioni alla pompa non l'avesse costretto a fare scalo a
Brest. Perci studiava la carta sulla quale, del resto, la rotta si
presentava semplicissima.
Il fuoco fisso dell'isola di Sein indicava come a meno di un
quarto di miglio di distanza, l'isola terminasse in scogliere alte,
contornate dal mare libero, a profondit che raggiungevano
subito i cento metri.
Essendo quello un punto di riparo prezioso in una notte cos
buia, Marsilas decise di costeggiarle pi da vicino, torn quindi
sul ponte, dette un'occhiata al mare, e disse ad Erik di
appoggiare per 25 a sud-ovest.
A sud-ovest? domand rispettosamente il giovane credendo
di avere capito male.
Ho detto a sud-ovest ripet un po' bruscamente il
comandante non approvate questa strada?
Dacch me lo chiedete, comandante, debbo dirvi di no
rispose con franchezza Erik Avrei preferito correre ancora
all'ovest.
A che pro? Per metterci una notte di pi?
Il tono era tale da non permettere d'insistere, ed il giovane
diede l'ordine come lo aveva ricevuto. Infine Marsilas era un
marinaio esperto
Per lieve che fosse il cambiamento era bastato per modificare
un poco il cammino della nave. L'Alaska incominciava a
rullare forte e, ad ogni bordata, cozzava con la punta nelle
onde. Cos tutto intorno era un ribollimento confuso di piccoli
flutti dalla cresta bianca. Poich il vento continuava vennero
assicurate le vele, per prudenza.
Il dottore e Bredejord risentirono un poco di tutto quel rullio e
dovettero discendere in cabina, il comandante, che per un
pezzetto aveva camminato su e gi per il ponte, leggermente
inquieto anche se non voleva darlo a vedere, li imit.
Era appena entrato nella sua stanzetta che Erik lo raggiunse:
Comandante, ho sentito a babordo dei rumori sospetti:
Sembra di onde che si infrangono contro gli scogli Mi credo
obbligato, in coscienza, ad avvertirvi che, secondo me, stiamo
battendo una strada pericolosa!
Ma che diavolo di pericolo temete, ragazzo mio, finch
abbiamo quel faro acceso tre miglia da noi, se non addirittura
quattro? Erik segu la direzione che il comandante, un po'
impazientemente, gli indicava sulla carta, e vide che,
effettivamente, non c'era alcun pericolo indicato in vicinanza
dell'isola, tagliata a picco e circondata da acque profonde.
Eppure quei fragori d'onde infrante? E c'era qualcosa di pi
strano ancora; ricordando la configurazione descritta e studiata
nei trattati di geografia, gli pareva di non riconoscerla su quella
carta Ma che poteva dire? Opporre una sua idea ad una realt
che era l sotto gli occhi, che proveniva niente meno che
dall'ammiragliato britannico?
Risal sopra coperta, dopo avere rispettosamente salutato il suo
capo, ma non aveva ancora messo piede sulla passerella che
risuon un grido dall'alto:
Scogli a tribordo! E subito dopo:
Scogli a babordo!
Segu un fischio accompagnato da un andirivieni agitato e da
una serie di manovre una dietro l'altra. L'Alaska rallent il suo
cammino e fece macchina indietro
Il comandante si precipit verso la scala, ma in quel preciso
momento sent un fracasso cupo, che somigliava al rumore
d'una slitta sulla neve, ed una terribile scossa lo rovesci
indietro, facendo tremare la nave dalla chiglia alla cima degli
alberi.
Poi venne il silenzio, e l'Alaska rimase immobile.
Marsilas, con la testa sanguinante per la caduta, si rialz per
salire sul ponte. I marinai, smarriti, si gettavano verso le
scialuppe, le onde s'infrangevano con nuovo furore su
quell'improvviso scoglio costituito dal bastimento naufragato, i
due occhi luminosi del faro di Tevennec e dell'isola di Sein,
aperti con fissit implacabile, parevano rivolgere un
rimprovero aspro.
Erik, in piedi sulla passerella e chinandosi a tribordo, cercava
di misurare l'estensione del disastro, ma era buio.
Che c' insomma? gli grid il comandante, ancora mezzo
stordito per la caduta.
C' che appoggiando a sud-ovest, ci siamo gettati sugli
scogli rispose, quanto pi rispettosamente pot, il giovane.
Che poteva dire Marsilas? Si volt e rifece la scala.
Per una vera stranezza la situazione era tragica, ma non
appariva pericolosa, almeno per il momento. L'immobilit della
nave, la presenza di quei due fari, la vicinanza della terra che si
rivelava senza discussione dalle rocce fra cui l'Alaska si
trovava chiusa, tutto contribuiva a fare di quel disastro
un'avventura pi triste che spaventosa.
Improvvisamente uno sparo fece correre Erik sotto coperta. La
porta della cabina del comandante era chiusa, l'apr con una
spallata, e si vide davanti il suo capo steso a terra morto.
Secondo il codice d'onore in vigore in quel tempo nella marina,
il poveretto, avendo condotto in perdizione la nave, si era
ucciso.
Inginocchiandosi accanto a lui, Erik non pot che constatarne
la morte, e cos il dottore accorso al colpo udito dalla sua
cabina.
Strana idea dell'onore abbiamo! comment amaramente
Un uomo deve espiare uno sbaglio di questo genere con la
morte, quando sarebbe tanto pi logico che lo espiasse
vivendo, cercando di rimediare, quando non serve proprio a
nessuno ch'egli danni la sua anima rinunciando
volontariamente al dono pi bello che Dio ha dato all'uomo: la
vita!
Questa considerazione giustissima, amico mio disse
Bredejord ma sar meglio che ne discutiamo in altro
momento. Ora deponiamo questo poveretto sulla cuccetta. E tu,
Erik, che fai?
Debbo andare a pensare alla salvezza dell'equipaggio. E
finch non sar morto anch'io, finch avr un po' di respiro,
cercher di salvare la nostra spedizione!
Gi, ora sarai tu il comandante.
S, spetta a me, per sar lieto di valermi del consiglio di
tutti. Se Marsilas mi avesse ascoltato invece di irrigidirsi nella
sua posizione di capo
Salito sul ponte e poi disceso nella stiva, il giovane pot
constatare che il rivestimento esterno aveva evidentemente
protetto il guscio interno, che la macchina a vapore s'era,
vero, fermata immediatamente, ma non era scoppiata n c'era
guasto vitale da deplorare. Turate diligentemente le falle e
spalmate di catrame le aperture, per il caso che il mare fosse
divenuto pi impetuoso, non c'era che da aspettare il giorno per
sbarcare, se proprio si fosse capito che ci era necessario.
Fece sparare il cannone per chiedere soccorso all'isola di Sein e
fece mettere in mare la scialuppa per mandarla a Lorient. Era
quell'arsenale marittimo della Francia occidentale, il luogo
migliore per trovare mezzi di salvataggio pi pronti.
Se posso disincagliare l'Alaska disse al dottore che era
salito sul ponte per essergli vicino in quelle prime
dolorosissime ore di comando se posso disincagliarla,
vedremo chi la spunter!
Fece distribuire ai marinai del t col rhum per metterli un po' di
buon umore, e rassicur tutti con calma e serenit.
Presto alcuni razzi lanciati dall'isola di Sein annunciarono che
di l partivano soccorsi e non tard molto che nel buio
spuntarono dei fuochi rossi, si udirono delle voci. Fu possibile
parlarsi e capire che la nave era andata a finire sulla Basse-
Froide, del rialto di Sein.
Ci volle un'ora buona prima che un canotto potesse accostare,
tanto era forte la risacca, ma finalmente sei rozzi pescatori
dell'isola, grandi, grossi, nerboruti, riuscirono ad arrampicarsi
sul bastimento. Approvarono l'idea di chiedere soccorsi a
Lorient, e diedero alcune informazioni sul luogo del naufragio.
Il rialto di Sein un basso fondo a punta che dall'isola va in
direzione ovest, stendendosi a nove miglia dall'isola stessa. Si
divide in due parti, quella detta del Ponte di Sein che forma
catena di scogli sopra le acque, e quella della Basse-Froide, i
cui scogli invece non emergono che con la bassa marea. Un
luogo quindi pericoloso, ma indicato dai fari, dalle carte,
dissero quegli uomini.
Nulla spiegava come Marsilas fosse corso addosso a quel
pericolo cos deliberatamente
Erik ridiscese nella cabina del poveretto che era ora vegliato
dal maestro Malario e da Bredejord, e si chin sulla carta
dell'ammiragliato ancora distesa sul tavolino.
incomprensibile Io sentivo che facevamo rotta falsa e
lui era cos sicuro E questa carta mi dava torto E allora?
Vedete anche voi, avvocato, qui non indicato nessun
pericolo, non uno scoglio subacqueo, solo il colore cupo delle
grandi profondit. Che sia possibile un errore in una carta
dell'ammiragliato?
Mi pare di fare un brutto sogno
Non ci pu essere stato qualche abbaglio sulla posizione?
Scambio di qualche faro, per esempio?
quasi assurdo in un tragitto cos breve, da Brest a qui
Non abbiamo mai perduto di vista la terra e siamo andati da
una insenatura all'altra. Bisognerebbe supporre che non fosse
stato acceso uno dei fuochi segnati sulla carta, e che ne sia
stato aggiunto qualcuno, insomma, supporre l'inverosimile. E
poi ci non basterebbe perch la nostra navigazione fu tanto
regolare, e la marcia cos ben diretta, che si pu dire non potere
essere ammissibile un errore. Il termine del nostro itinerario
grafico, corrisponde esattamente alla posizione che
l'osservazione ci assegna adesso riguardo al faro dell'isola di
Sein! E ci troviamo sopra uno scoglio quando dovremmo
essere con trecento metri di acqua sotto la chiglia
Ma come finir questa faccenda?
Lo sapremo presto, se le autorit marittime si affretteranno a
venirci in aiuto. Per ora dobbiamo soltanto aspettare; e la
miglior cosa da fare quella di dormire un po' per essere
freschi dopo. Erik non diceva per che, per parte sua, intendeva
invece vegliare, e tutta la notte passeggi sul ponte,
accertandosi che gli uomini di quarto facessero buona guardia.
Sul fare del giorno not con soddisfazione che la marea calava
rapidamente col vento, e che ben presto l'Alaska si sarebbe
trovata in secco. Allora sarebbe stato facile verificare
l'estensione del disastro e, infatti, verso le sette del mattino fu
possibile compiere un accurato sopraluogo.
La nave era traforata da quei denti di rocce che sporgono fuori
dai banchi di sabbia. Tre s'erano infitti nella veste esterna,
come piccoli puntelli, e con la loro direzione mostravano
chiaramente d'essere stati quelli che l'avevano fermata di colpo,
impedendole di penetrare pi oltre sullo scoglio. Anche la
manovra comandata da Erik aveva giovato molto a rallentare il
cozzo. La nave, avendo fatto macchina indietro, era cascata
addosso alla roccia solo per quel tanto che le rimaneva di
velocit acquisita, e per la forza della corrente. Se cos non
fosse stato si sarebbe sfracellata.
Insomma, il disastro non era cos grave come poteva essere
apparso al primo momento, anche perch vento e flutti,
mantenendosi tutta notte nella medesima direzione, avevano
aiutato a conservare l'Alaska in quel punto, senza fissarla sugli
scogli.
Rimaneva il problema di riuscire a disincagliarla prima che un
urto di vento complicasse le cose.
Il giovane comandante decise di non perdere neppure un
minuto.
Fece applicare tutti al lavoro, per allargare a grandi colpi di
accetta le tre aperture principali, fatte al rivestimento esterno
delle punte di roccia. Se fosse arrivato in tempo un
rimorchiatore da Lorient, a marea alta sarebbe stato possibile
liberare la nave senza grande sforzo.
Infatti, sul mezzogiorno arriv un avviso, seguito subito da un
rimorchiatore, e il luogotenente che comandava l'avviso venne
a mettersi molto gentilmente a disposizione dei naufraghi.
Erik e il suo stato maggiore discesero in sala con lui, dopo
averlo ricevuto con la massima cordialit.
Ma spiegatemi esattamente come mai aveva potuto lanciarvi
sul basso fondo di Sein, essendo partiti da Brest domand
l'ufficiale francese.
Ve lo spiegher questa carta rispose Erik il pericolo
non vi segnalato.
Il luogotenente esamin la carta, prima con curiosit, poi con
stupore.
Infatti Ma che razza di negligenza! Ma che? Il colore
turchino delle grandi profondit intorno all'isola? E codesto
profilo a picco? Perfino la posizione del faro data
inesattamente.. Eppure una carta dell'ammiragliato
britannico Si direbbe ci abbiano preso gusto a farla sbagliata,
ingannatrice Ma sono tiri che si facevano tra loro i
navigatori di un tempo, ora non s'usa pi. Non avrei per
creduto che l'Inghilterra potesse avere conservato carte
tradizionali piratesche
certo che sia l'Inghilterra? Mi sta nascendo un sospetto
disse Bredejord. Queste alterazioni potrebbero essere
opera di un falsario, e la carta potrebbe essere stata messa negli
scaffali dell'Alaska con un'intenzione delittuosa.
Da Tudor Brown! esclam impetuosamente Erik La
sera del pranzo presso il prefetto marittimo di Brest
s'introdusse nella stanza del comandante col pretesto di
consultare una carta. Perci era tornato a bordo! Infame!
stato causa della morte di un innocente, del nostro Marsilas!
Ma perch l'avrebbe fatto? chiese Schwaryencrona
Un'azione del genere suppone abissi di scelleratezza
E perch venne a Stoccolma a dirvi che Patrick O'
Donogham era morto? Perch offr venticinquemila kroner per
il viaggio dell'Alaska quando il viaggio era gi deciso? Che
interesse ha quell'uomo in tutto questo, non lo so, ma deve
essere grave, terribile. Ora penso che sia da attribuirsi a lui
anche l'avaria per cui dovemmo fare tappa a Brest per dargli
modo di condurci, quasi per mano, su questo scoglio!
Ma come poteva prevedere, caro avvocato, quale strada
avrebbe battuto il capitano? chiese Malarie.
Questa era la strada indicata nella carta. Era la via pi
breve, ed egli doveva ritenersi sicuro che, dopo tre giorni di
ritardo, Marsilas l'avrebbe scelta, per riguadagnare il tempo
perduto.
vero, per io avevo insistito per poggiare ancora ad ovest
e se il capitano avesse accettato obiett Erik.
E chi ci dice che non ci fossero a bordo altre carte truccate
in modo da ingannare su altri punti, se si fosse sfuggiti alla
Basse-Froide? insist Bredejord.
facile da verificare, diamo un'occhiata a tutte le carte che
sono nello scaffale.
E tanto quella della Corua, che quella del capo San Vincenzo,
che quella di Gibilterra, contenevano false indicazioni
Qua e l erano state cancellate le giuste mediante una sostanza
chimica, ed eseguiti opportuni ritocchi.
Non rimanevano dubbi, se il naufragio dell'Alaska non fosse
avvenuto sul basso fondo di Sein, sarebbe avvenuto
egualmente prima dell'arrivo a Malta.

CAPITOLO OTTAVO
SEMPRE AVANTI, TUDOR BROWN!
Sollevata dall'onda, l'Alaska aveva unicamente bisogno di
staccarsi dalle punte di scoglio che la trattenevano. Bast che il
rimorchiatore si movesse ed esercitasse un'azione sulle gomene
posteriori, perch la nave si sottraesse alla terribile stretta con
uno stridore di legnami lacerati, e si trovasse libera.
Alla sera era al sicuro nella rada di Lorient, e il giorno dopo
veniva messa in sacco in uno dei bacini di riparazione.
Il 16 marzo avrebbe potuto riprendere il viaggio, e non era
impresa del tutto impossibile quella di raggiungere lo stretto di
Bering in tre mesi, per la fine di giugno.
Bredejord, il dottore e Malario, temevano per che Tudor
Brown, quando si fosse accorto che il suo tentativo aveva avuto
esito negativo, non volesse tralasciare ogni sforzo per
rinnovarlo, ma davanti alla risoluzione ferma di Erik, alla sua
volont di superare tutti gli ostacoli, ricominciavano a sperare
nella riuscita della spedizione. E non osavano ripetere gli
argomenti che gi gli avevano fatto presente, ma finivano per
tenerseli per loro.
Nella notte dal 14 al 15 marzo avvenne per un fatterello che
conferm le loro supposizioni. Un corpo di pompa che do-deva
essere raccorciato per terminare i lavori alla nave, spar dallo
stabilimento dove si lavorava, e non fu possibile rintracciarlo
da nessuna parte. Chi l'aveva portato via? Un'inchiesta
accuratissima non diede nessun risultato, ma tutti in coro ne
accusarono il signore dal vestito a quadrettoni.
Fatto che, in tal modo, furono perduti altri dieci giorni e la
partenza non pot effettuarsi che il 25 marzo.
Curioso che quell'incidente, pi semplice degli altri, fece una
maggiore impressione su Erik dello stesso naufragio sugli
scogli.
Si vuole impedire il viaggio, vedete babbo? diceva con
mastro Hesebom che, nei momenti gravi, era ancora e sempre
il suo confidente pi caro.
Forse non sarebbe male modificare un poco l'itinerario di
navigazione, ragazzo mio, perch pretendere di arrivare allo
stretto di Bering nel tempo prefisso, seguendone uno noto a
quel Tudor Brown mi sembra pazzia.
Lo muteremo, babbo, ma non diciamone nulla a nessuno.
E solo il 25, quando gi l'Alaska, lasciata la rada di Brest,
aveva preso il largo, il giovane comandante radun nella sala i
suoi tre amici per una comunicazione grave.
Ho riflettuto molto. Penso che quel losco individuo ci spia
gi a Gibilterra, a Malta, o altrove. Se anche non riuscir a
perderci del tutto, facile che riesca a farci ritardare Quindi
non arriveremo allo stretto di Bering nella stagione estiva, la
sola in cui l'Oceano Glaciale sia avvicinabile.
Penso cos anch'io rispose l'avvocato Sono convinto
che ormai dobbiamo rinunciare a percorrere in tre mesi la
distanza da qui allo stretto.
Credo anch'io aggiunse il dottore.
Malario si limit ad annuire con un cenno del capo.
Ebbene, allora che linea di condotta dobbiamo tenere?
Mi sembra, figliolo, caro disse Bredejord che ce ne
sia una sola ragionevole e conforme al dovere. Dobbiamo
rinunciare ad un'impresa che vediamo impossibile. Torniamo a
Stoccolma. Mi congratulo con te per il fatto che tu sappia
guardare in faccia questa dura necessit.
Ecco un complimento che non posso accettare! esclam
Erik sorridendo Non lo merito. Io non penso affatto di
rinunciare, ma di far tutto il possibile per sventare le
macchinazioni di quel furfante, e perci la prima precauzione
da adottare quella di modificare il nostro itinerario.
Ma questo non farebbe che aumentare le difficolt
rispose Schwaryencrona perch avevamo scelto la via pi
diretta. Per quella del Capo di Buona Speranza, o del Capo
Horn ci vorrebbero cinque o sei mesi.
D'accordo, ma ce n' una ancora che invece lo accorcerebbe,
quella dell'Oceano Glaciale, il passaggio a nord-ovest!
Vedendo i suoi tre interlocutori ammutoliti e sbalorditi, il
giovane continu:
Il passaggio a nord-ovest non pi ora, come per il
passato, il terrore e il tormento dei navigatori. una via
intermittente, vero, perch non sgombra che per cinque o
sei settimane all'anno, ma conosciuta, segnata su ottime carte,
frequentata dalle baleniere. La si prende di rado per andare
dall'Atlantico al Pacifico, vero, un esperimento, un rischio,
ma c' molto da sperare per questa via, e l'incarico che abbiamo
preso con i nostri sottoscrittori, che ci siamo assunti di
arrivare allo stretto di Bering nel minor tempo possibile.
Capisco che una nave ordinaria si possa trovare imbarazzata
davanti a simile programma, ma la nostra armata
precisamente per la navigazione circumpolare Non voglio
tornare a Stoccolma senza avere trovato Nordenskiold, o
almeno avere tentato il tutto per tutto per raggiungerlo!
Il ragionamento di Erik era cos stringato, che i tre amici non
trovarono nulla da obiettare. S sarebbe stato pi glorioso o
anche soltanto pi decoroso, tentare l'avventura che tornare a
Stoccolma con la coda tra le gambe per colpa di Tudor Brown.
Ma come ci procureremo carbone nelle regioni artiche?
chiese il dottore, come se tutto fosse gi accettato e stabilito e
rimanesse solo da esaminare qualche dettaglio.
Penso che potremmo andare a Londra. L il nostro bel
signore non pensa di cercarci ora. Di l col telegrafo
transatlantico manderemo ordine ad una casa di Montreal di
inviare subito un battello carico di carbone ad attenderci alla
baia di Baffin, e daremo un ordine simile ad una casa di San
Francisco per lo stretto di Bering..!
inutile che arriviamo al mare di Baffin prima della fine di
maggio, e i nostri corrispondenti avranno quindi tutto il tempo
per eseguire questi ordini, coperti da depositi in danaro presso
un banchiere di Londra. Allora la questione si ridurr a trovare
praticabile il passaggio a nord-ovest. Ma se lo trovassimo
chiuso avremo almeno la coscienza di non avere tralasciato
nessun tentativo.
Sicuro, sicuro! esclam Malario Figliolo caro, hai
proprio ragione!
Piano, piano, andateci piano con gli entusiasmi
interruppe l'avvocato Io ho maggior pratica di delinquenti di
quanta ne abbiate voi! Credete forse che l'Alaska passer
inosservata sulle acque del Tamigi, e che il nostro amico dal
cappello, inamovibile non verr a saperlo? Credo che allora
non gli sar difficile impedire l'arrivo dei battelli di carbone.;
E' vero! rispose il giovane comandante E' vero!
Grazie avvocato di farmi vedere che si deve pensare a tutto
Ebbene, allora non andremo a Londra, andremo a Lisbona,
come se fossimo in via per Gibilterra e Suez. Poi uno di noi
partir in incognito per Madrid, e si metter in corrispondenza
telegrafica con Montreal e San Francisco, e provveder alle
ordinazioni. Non si sapr a cosa siano destinati quei battelli che
resteranno nei punti designati a disposizione del capitano che
porter loro una parola d'ordine convenuta.
Benissimo, ragazzo mio! Cos sfido Tudor Brown a trovare
le nostre tracce!
Volete dire la mia traccia, perch non penso davvero che
vogliate venire con me nei mari artici!
Ah no, caro Erik! esclam il dottore Non me la fai!
Non sar mai detto che quella birba a quadrettoni mi abbia
fatto rinunciare al mio viaggio!
E neppure a me! aggiunse l'avvocato Voglio
perseguire l'accusato fino al polo.
Ed io disse Malario ho bisogno di studiare storia
naturale da quelle parti
Il giovane comandante tent di smuovere i suoi protettori ed
amici da quella decisione, ma non ci fu nulla da fare e dovette
capitolare.
Il 2 aprile l'Alaska arrivava a Lisbona. Ma, prima ancora che i
giornali portoghesi ne avessero dato l'annuncio, Bredejord era
partito per Madrid a sistemare la questione dei battelli di
carbone, mandando la parola d'ordine Cynthia. Sette giorni
dopo era nuovamente a bordo, senza che nessuno si fosse
accorto del suo viaggio e l'avesse pubblicato su alcun giornale,
e la nave ripartiva, attraversava l'Atlantico, e il 25 arrivava a
Montreal.
Una buona provvista di carbone, e quattro giorni dopo lasciava
le acque di San Lorenzo, e superava lo stretto di Belle-Isle che
separa il Labrador da Terranova. Il 10 maggio trov a
Godhaven, sulle coste della Groenlandia, il battello di carbone
che l'aveva preceduta. Rimase ferma nel porto di quel povero
villaggio quindici giorni che vennero occupati a prendere
informazioni precise, a comprare una dozzina di cani per le
slitte, e il 28 maggio incontr per la prima volta dei ghiacci
galleggianti. Erano veri e propri frantumi, ma presto divennero
pi grossi, e bisogn manovrare lo sperone per potere andare
avanti.
Ogni giorno il paesaggio si faceva pi desolato e glaciale,
eppure splendido per le cascate di ghiacci, per la fantasmagoria
dei cirri in cielo nel sole del mattino, per le immense distese
bianche, sulle quali svolazzavano i grandi uccelli marini.
L'Alaska doveva quasi, senza interruzione, spazzarsi una via, a
volte si vedeva fermata da barriere invincibili cui bisognava
girare attorno non potendo romperle. Ora veniva investita da
una tempesta di neve, ora s'intricava in un lago circondato dal
ghiaccio, chiuso come una gola. Ora appariva un mostruoso
iceberg nel mare aperto, ora la chiglia urtava in un ghiaccio
sottomarino. Perdette due scialuppe, e fu costretta a ritirare
l'elica a bordo per aggiustarne le ali.
Ma, almeno, i gradi di longitudine si snocciolavano
rapidamente sul libro di bordo, e l'11 giugno apparve la terra, e
venne gettata l'ancora alla bocca dello stretto di Lancastre.
Erik aveva temuto di dovere aspettare alcuni giorni prima di
potere infilarsi in quel lungo canale, ma con grande sorpresa e
soddisfazione lo trov libero all'entrata, per cui vi penetr
risolutamente.
Purtroppo il giorno dopo si vide bloccato dai ghiacci per tre
giorni interi. Grazie alle correnti violente riusc a liberarsi
abbastanza presto, e pot continuare il viaggio.
Il 17 era allo stretto di Barrow e il 18 mentre stava per sboccare
a Melville-Sound, all'altezza del capo Walk, si trov
nuovamente incagliato dai ghiacci.
Non c'era che aspettare il disgelo, che per tardava. Ai
viaggiatori non mancavano le distrazioni, ma erano impazienti
lo stesso, il fatto di passeggiare in slitta, di trovare piante
sconosciute; di gustare le novit degli aspetti della natura
circumpolare, non era sufficiente a far dimenticare l'ansia di
trovare Nordenskiold e Patrick O' Donoghan.
Erik faceva scavare nel ghiaccio una catena di camere da mina
perch scandagli ripetuti gli avevano rivelato l'esistenza di una
corrente sotto i ghiacci, corrente diretta verso lo stretto di
Franklin, cio verso il sud, ed egli pensava che uno sforzo
audace avrebbe potuto provocare il disgelo.
In ciascuna delle mine a catena fu messo un chilogrammo di
dinamite, e vennero collegate insieme da un filo di rame chiuse
in una guaina di guttaperca.
Il 30 giugno, alle otto del mattino, Erik diede fuoco alle polveri
premendo il bottone d'un apparato elettrico.
Cento vulcani di ghiaccio stritolato gettarono i loro sprazzi
verso il cielo in un rombo formidabile. Stormi di uccelli di
mare si misero a roteare pazzamente stridendo, i muraglioni
ghiacciati si scossero come per uno sconquasso sottomarino.
Quando torn il silenzio una lunga striscia nera intersecava il
campo bianco, abbagliante, di poco prima. Lo strato s'era
aperto. L'Alaska pot riaccendere i fuochi e il 2 luglio arrivava
allo stretto di Banks, per sboccare due giorni dopo nell'Oceano
Glaciale.
Il 14 a nord dello stretto di Bering, nel golfo di Kotsebue,
incontrava il battello carico di carbone venuto da San
Francisco. Cos in due mesi e sedici giorni era stato portato a
termine il programma stabilito nel golfo di Guascogna.
L'Alaska si era appena fermata che Erik salt nella baleniera, e
si accost al battello del carbone.
Semper idem disse rivolgendosi al comandante.
Lisbona rispose l'americano.
Siete da molto tempo qui ad aspettarmi?
Da cinque settimane. Lasciammo San Francisco un mese
dopo aver ricevuto il vostro dispaccio.
Si era sempre senza notizie di Nordenskiold?
S, a San Francisco non se ne avevano. Ma qui ho parlato
con parecchi balenieri, i quali dicono d'avere sentito dai nativi
di Serdze Kamen che, da nove o dieci mesi, c' una nave
imprigionata tra i ghiacci all'ovest di quel capo, e credono sia
la Vega.
Davvero? esclam Erik con gioia facile a immaginarsi
E credete che ci sia ancora e non abbia passato lo stretto?
Sicuramente. Di qui in cinque settimane non passato
neppure un bastimento senza ch'io mi sia messo in
comunicazione.
Le nostre pene non saranno inutili allora, se arriviamo a
trovare Nordenskiold!
Non sarete per i primi. Vi precede uno yacht americano.
passato giorni fa, e da bordo ci hanno chiesto appunto di
Nordenskiold.
Uno yacht americano?
S l'Albatros, capitano Tudor Brown, proveniente da
Vancouver.
Gli ho detto quel che sapete e si subito diretto a Serdze-
Kamen.
Una doccia ghiacciata sul capo avrebbe fatto meno effetto al
povero Erik Dunque l'uomo dal vestito a quadrettoni aveva
fiutato il mutamento di rotta dell'Alaska, e aveva potuto
precederla nello stretto di Bering.
Come e per quale via? Pareva incredibile, eppure era un fatto
col quale bisognava fare i conti.
Il giovane non disse nulla a nessuno, neppure ai suoi tre santi
protettori, si affrett a fare il trasporto del carbone, e si avvi
immediatamente per il mare di Siberia.
Serdze-Kamen un lungo promontorio asiatico, a circa un
centinaio di miglia a ovest dello stretto di Bering. L'Alaska vi
arriv in ventiquattr'ore e, in fondo alla baia di Koijutcin pot
riconoscere, dietro una mole di ghiacci, la fine alberatura della
Vega, incagliata da ben nove mesi.
La barriera che la teneva imprigionata era larga un po' meno di
dieci chilometri, l'Alaska la gir, poi torn ad ovest ad
ancorarsi in un piccolo seno riparato dai venti del nord.
Erik sbarc insieme ai tre amici e, per via di terra, si rec allo
stabilimento che quelli di Nordenskiold avevano impiantato
sulla costa siberiana per passarvi il lungo inverno.
La costa era una pianura bassa, senza boschi, solcata da vallette
di erosione. Solo qualche cespuglio di salici nani, tappeti di
camarine e licopodi, qua e l qualche artemisia.
L'accampamento si componeva dapprima di un grande deposito
di viveri, pel caso che la pressione dei ghiacci avesse distrutto
la nave, ed era cosa sorprendente e davvero consolante vedere
come quelle povere popolazioni, per le quali tale deposito
avrebbe costituito una ricchezza, una fortuna, neppure vi si
fossero avvicinate, bench non fossero molto custodite.
I viaggiatori dell'Alaska vennero ricevuti da un giovane
astronomo che raccont la loro odissea:
Lasciando la foce del Lena ci dirigemmo alle isole della
Nuova Siberia, ma incontrammo grandi difficolt per i ghiacci
e la scarsa profondit marina, i nebbioni, l'oscurit notturna
Giungemmo a questo porto solo il 27 settembre, e gettammo
l'ancora sopra un banco di ghiaccio, sperando di potere
all'indomani superare le non molte miglia che ci separavano
dallo stretto di Bering, ossia dalle acque libere del Pacifico.
Ma, nella notte, si lev un forte vento del nord che ci spinse
attorno tanti mucchi di ghiaccio che nei giorni seguenti non
fecero che aumentare di numero. Cos la Vega si trovata
chiusa qui, condannata a svernare, proprio quando stava per
raggiungere la meta.
Immagino la vostra delusione! esclam Erik.
Fu grande, ma non c'era nulla da fare, altro che disporre le
cose nostre in maniera che, almeno, questo ritardo servisse a
fini scientifici. Siamo entrati in relazione con i Ciukci, trib
che nessun viaggiatore aveva finora potuto studiare da vicino.
Abbiamo potuto formulare un vocabolario della loro lingua,
fare una collezione dei loro utensili, armi, attrezzi.
Interessantissimo! esclam Malario che non fiatava quasi
per l'emozione.
S, ed anche le nostre osservazioni magnetiche sono
interessanti, e le nuove specie di flora e fauna che abbiamo
conosciuto Poi, ormai, lo scopo del viaggio raggiunto per
noi, abbiamo girato capo Celjuskin e superata la distanza che
divide le bocche dello Yenissej da quelle del Lena.
Questo racconto fu fatto ed ascoltato camminando, tanto che al
termine i viaggiatori dell'Alaska erano a tale vicinanza dalla
Vega, da distinguerne la parte davanti coperta con un'ampia
tela tesa fino alla passerella, che lasciava libero soltanto il
cassero, protetti i fianchi da alte moli di neve, ridotte le
manovre alle sartie e agli stragli, diligentemente fasciato di
materassi il camino perch non scoppiasse per l'azione del
gelo.
La nave si trovava, non incastrata in un letto unito di ghiaccio,
ma in certo qual modo sospesa in mezzo a un vero labirinto di
laghi, isole e canali, tra i quali erano stati sovrapposti ponticelli
di legno.
L'equipaggio, in tenuta artica, e due o tre ufficiali radunati sul
cassero li attendevano, avendoli veduti venire, e furono
felicissimi di sentirsi salutare in svedese. N Nordenskiold, n
il capitano Palenders erano a bordo, perch stavano compiendo
un'escursione geologica nell'interno delle terre, ed erano attesi
dopo qualche giorno.
Questa fu una delusione per i navigatori dell'Alaska, e
purtroppo non fu la sola. Interrogati da Erik sulla visita di uno
yacht americano di nome Albatros, gli ufficiali risposero di
avere conosciuto il suo capitano, Tudor Brown, il quale aveva
detto loro d'essersi imbarcato prima di quelli dell'Alaska, e di
dubitare della possibilit ch'essi potevano avere di condurre a
termine il loro viaggio.
Infatti aveva ottime ragioni per dubitarne comment
ironicamente e freddamente Erik Ma vi disse perch veniva
a cercarvi?
Per portarci soccorso in caso di bisogno, e per informarsi
riguardo ad un uomo stravagante del quale avevamo
incidentalmente parlato nelle nostre corrispondenze, e per il
quale pare ch'egli nutra un vivissimo interessamento.
I quattro amici si scambiarono un'occhiata.
Un tale Patrick O' Donoghan forse? chiese Erik.
Precisamente! Ossia, quello il nome ch'egli porta tatuato
sul petto, ma pretende che non sia il suo, ma quello d'un amico
morto in infanzia, o quasi. Si fa chiamare, J ohnny Bowles
Posso domandarvi se quest'uomo qui?
Ci ha lasciati gi da sei mesi. Prima avevamo sperato che
potesse esserci utile come intermediario presso gl'indigeni della
costa, perch pareva conoscesse abbastanza bene la lingua
samojeda, ma poi ci accorgemmo che non possedeva che
nozioni assai superficiali. Oltre a questo quello strano tipo era
pigro, beone, indisciplinato, una vera jattura a bordo! Per cui
quando ci chiese di venire sbarcato con alcune provviste
all'isola Ljakhov, mentre ne battevamo la costa meridionale,
non chiedemmo di meglio d'accontentarlo!
Ma quell'isola disabitata! esclam Erik stupefatto.
Appunto. Pare che s'interessasse alle ossa di mammuth,
ossia all'avorio fossile di cui l'isola quasi interamente coperta.
Pensava di raccoglierne quanto pi poteva nei mesi estivi, poi,
quando l'inverno avesse fatto gelare il braccio di mare che
divide Lyakhov dal continente, trasportare in slitta quella
ricchezza alla costa siberiana, per venderla ai mercanti russi.
E voi avete ripetuto queste cose a Tudor Brown?
Naturalmente, poich veniva da tanto lontano per saperle
Erik giudic opportuno fare deviare ormai la conversazione su
altri argomenti, e ritorn a parlare del viaggio compiuto.
S disse un ufficiale della Vega stato assai pi facile
di quanto non credessimo e si pu dire che questa via potr
venire praticata con molta frequenza, mentre ormai le
popolazioni marittime dell'Atlantico o del Pacifico possono
considerare possibili le relazioni dirette con la Siberia. Non
abbiamo fatto che approfittare dell'esperienze dei nostri
predecessori per realizzare questa spedizione, come avete fatto
voi in senso opposto.
Cos ragionando, scambiandosi scoperte ed esperienze, pass il
pomeriggio, i visitatori dell'Alaska accettarono l'offerta di
pranzare sul Vega; Erik si fece spiegare diligentemente
l'itinerario che avevano seguito per arrivare fin l, si bevve alla
riuscita finale degli scopi di tutti, si formularono sinceri voti
per il ritorno in patria, e il giorno dopo, di buon'ora l'Alaska
partiva diretta all'Isola di Lyakhov.
Dobbiamo seguire le tracce di Patrick O' Donoghan perch
il suo segreto che anche quello di Tudor Brown, dev'essere
terribile aveva detto Schwaryencrona senza neppure
attendere che Erik facesse proposte.
Senza dubbio aggiunse l'avvocato. E mi viene sempre
pi voglia di scoprirlo, ci troviamo, senza dubbio, davanti a dei
delinquenti.
Ma arriveremo a quell'isola prima del nostro individuo a
scacchettoni? chiese Malario dubbioso.
Il giovane comandante non si pronunci in proposito, una
grande ansia gli stringeva il cuore. Pensare che ci che gli
premeva sapere era chiuso in mano di quei due uomini E
perch?
Scenderemo dalla parte della costa meridionale disse
soltanto. La necessit di ripararsi dai venti polari, di scrutare
il mare, direi che dovesse avergli fatto scegliere di fermarsi in
quel tratto
Infatti i viaggiatori discesi all'isola avevano seguito per un'ora
la linea della spiaggia, e scorsero, sopra un'altura molto ben
riparata dietro la catena di colline, e rivolta verso il sud, una
specie di abitazione, una casetta di forma cubica, tutta bianca,
come se fosse intonacata col gesso.
Strano! disse Malarie Si fabbricato una casetta alla
quale mancano solo le persiane verdi per sembrare un cottage
americano!
Ma, giunti vicino a quella curiosa costruzione, ebbero la
spiegazione di ci che li stupiva: non era intonacata, ma
composta di ossami giganteschi sovrapposti e messi assieme
con una certa maestria, ossami bianchissimi.
Non essendoci altro materiale nell'isola comment
Schwaryencrona non strano che abbia usato questo, anche se
un tantino macabro. Per interessantissimo! Pensate, ossa di
bisonti, mammuth, aurochi!
Ma Erik non riusciva in quel momento ad interessarsi al lato
scientifico della cosa. Andava diritto verso la porta di quella
capanna, aperta spalancata.
Entrandoci i quattro visitatori s'accorsero che quell'unica stanza
era stata abitata fino a poco prima. Nel focolare, formato da tre
rozze pietre, i tizzoni spenti portavano cenere fresca, leggera e
chiara come ovatta. Il letto fatto d'un tavolato coperto con
un'amaca da marinaio, mostrava ancora l'impronta d'una
persona.
Quell'amaca porta il timbro della Vega, guardate! disse
Erik.
Sopra una specie di tavola formata da una scapola di fossile
sorretta da quattro stinchi, c'erano briciole di galletta, una
scodella di peltro, un cucchiaio in legno di fabbrica svedese.
Non c' dubbio disse Bredejord questo il ricovero di
Patrick O' Donoghan. Ora sta a vedere se il suo proprietario ha
lasciato l'isola, o se sta aggirandosi per la medesima.
Bisogna esplorare il territorio intorno aggiunse il dottore.
Intorno alla casupola era chiaro che si erano svolti lavori di
dissotterramento e, sopra un altipiano che costituiva la cima
della collina, i quattro amici trovarono una ventina di denti di
elefante allineati.
Che essendo pigro si sia stancato di spaccare il terreno per
trovare questa roba, ed abbia acciuffato la prima buona
occasione per andarsene?
Pu darsi, avvocato, per scendiamo verso la costa dal lato
opposto, e vediamo se si trova qualche indizio che ci illumini
un poco.
S, ragazzo mio, scendiamo Oh, guarda, mi pare di
scorgere laggi gli avanzi d'un fuoco
Infatti sulla riva era chiara la traccia d'un traino e il resto di un
fuoco recente.
Erik esamin la cosa attentamente, ma non riscontr nessun
segno di imbarcazione. Stava tornando accanto ai compagni
quando vicino a un arbusto, un oggetto di colore rosso attir la
sua attenzione.
Era una di quelle scatole di latta che contengono carne
conservata, e delle quali c' abbondanza su tutte le navi. Poteva
provenire dalla Vega, ma il giovane osserv che l'etichetta
portava scritto Martinez Domingo, Valparaiso.
Tudor Brown passato di qui! esclam. A bordo della
Vega mi dissero che la sua nave si trovava a Valparaiso quando
egli le telegraf di andarlo ad aspettare a Vancouver lo
raccont proprio lui! E questa scatola sar stata vuotata da tre
giorni, forse meno, che ne dite avvocato?
I tre amici parevano un poco restii ad accettare su due piedi
simile conclusione, ma Erik, che continuava a voltare e
rivoltare la scatola da tutte le parti, indic loro la parola
Albatros scritta a matita sul coperchio rosso
Tudor Brown passato di qui!
E allora non ci resta che ripartire comment il dottore.
Si certamente portato via il nostro uomo
Partiamo disse Erik. Ma dove trasciner lui e il suo
segreto?

CAPITOLO NONO
CANNONATE AL POLO
L'Alaska era ripartita diretta al capo Celjuskin, il terribile capo
Celjuskin.
Viaggiava a tutto vapore. L'itinerario che teneva non era
precisamente quello della Vega, partita dalla foce del Lena,
dove aveva fatto tappa per recarsi all'isola Ljakhov. Erik non
aveva ragioni per ridiscendere la costa siberiana. Doveva
subordinare tutto alla necessit di uscire al pi presto da quei
luoghi pericolosi; arrivati alle bocche dello Yenissej, per il
combustibile si sarebbero industriati, ma ora dovevano bruciare
molto carbone perch avevano vento contrario.
Il 14 agosto, a mezzod, un fitto nebbione copr il cielo, ed egli
dovette dare ordine di diminuire la velocit fin quasi a
fermarsi, precauzione che si rivel opportunissima perch la
mattina seguente, gettando lo scandaglio furono trovate appena
trenta braccia di profondit e, poco dopo, fu segnalata la terra.
Aspettarono due giorni sperando che il nebbione se n'andasse,
ma inutilmente, ed Erik si decise a sbarcare con i suoi tre
inseparabili amici.
Da una ricognizione sommaria risult che si trovavano
all'estremit nord della baia fra i due punti del capo Celjuskin
e, avvicinandosi alla punta estrema all'ovest, videro una pila di
sassi che sosteneva un pilastro di legno. Tale colonna mostrava
due iscrizioni:

Il 19 agosto 1878, la Vega, partita dall'Atlantico ha girato il
capo Celjuskin in rotta per lo stretto di Bering.
Il 12 agosto 1879 l'Albatros, proveniente dallo stretto di
Bering, ha girato il capo Celjuskin in rotta per l'Atlantico.

Anche questa volta Tudor Brown aveva preceduto l'Alaska.
Per Erik era come se quelle due scritte significassero: Fino
alla fine la tua spedizione non avr servito a nulla! Nor-
denskiold avr compiuto l'esperimento, e Tudor Brown la
controprova. Tu tornerai umiliato e confuso senza avere trovato
nulla, neppure Patrick O' Donoghan!
Stava per andarsene, quando Schwaryencrona, con un
temperino, intagli nel legno:

Il 16 agosto l'Alaska, partita da Stoccolma, venuta
dall'Atlantico, dal mare di Baffin, dagli stretti americani artici,
dal mare di Siberia, ha girato il capo Celjuskin, in rotta per
compiere il primo periplo circumpolare.

Con queste semplici parole il dottore ricordava ad Erik quale
problema geografico stava per condurre a termine, quasi senza
accorgersene. Sicuro, l'Alaska stava per compiere il primo
periplo circumpolare! Prima di lei altri viaggiatori avevano
passato gli stretti artici americani e riconosciuto il passaggio a
nord-ovest. Prima di lei Nordenskiold e Tudor Brown avevano
girato il Celjuskin e superato il passaggio nord-est. Ma una
cosa non ancora fatta da nessuno era stata quella di andare da
un passaggio all'altro, di descrivere intorno al polo, passando
per i mari artici, il circolo completo di 360 gradi.
Ora, per terminarlo non rimanevano pi che 60 gradi Affare
d'una diecina di giorni di navigazione, forse.
Quella nuova prospettiva rese tanto entusiasmo ad ognuno che
fu subito organizzata la partenza. Lasciandosi a sud il golfo di
Tajmyr, che d il nome alla penisola siberiana di cui il capo
Celjuskin l'estrema punta, l'Alaska si diresse a ovest e navig
senza soste.
La mattina del 18 agosto pot finalmente uscire dalla nebbia
per entrare in un'atmosfera pi pura e soleggiata. A mezzod
pot fare riposo, ma erano appena state condotte a termine le
necessarie manovre che la vedetta segnal un vela a sud-ovest.
Una vela in questi mari cos poco frequentati mormoro
Erik. Ci scommetterei che l'Albatros! E diede ordine di
attizzare i fuochi della macchina.
In meno di un quarto d'ora il fianco della nave si scorse ad
occhio nudo e, improvvisamente, cambi il suo andare a vela
con vento debole, dal camino usc un pennacchio denso di
fumo, e si mise a viaggiare a vapore nella stessa direzione
dell'Alaska.
Non c' pi dubbio, l'Albatros! esclam Erik, dando
ordine al meccanico di affrettare ancor pi la corsa.
La nave inseguita non aveva ancora potuto raggiungere i
quattordici nodi, gi raggiunti dall'Alaska che continuava ad
avvicinarlesi.
Dopo poco si distinsero il sistema d'alberatura, gli uomini che
andavano e venivano sul ponte, le modanature della poppa e il
nome Albatros.
Erik comand d'issare bandiera svedese, e l'altra iss bandiera
americana. Ormai le due imbarcazioni erano divise da uno
spazio di tre o quattrocento metri.
Oh! Della nave! grid Erik nel portavoce. Desidero
parlare al vostro capitano!
Un uomo sal sul cassero dell'Albatros; era Tudor Brown.
Sono proprietario e comandante di questo yacht, che volete
da me?
Desidero sapere se Patrick O' Donoghan a bordo della
vostra nave.
S, a bordo dell'Albatros e verr a rispondervi in persona.
A un suo cenno sal sul cassero un uomo.
Eccolo, che volete da lui?
Avrei bisogno di parlare a lungo e confidenzialmente con
voi, Patrick O' Donoghan. Vi cerco da parecchi anni e per
trovarvi sono venuto anche in questi mari. Volete trasbordare
sulla mia nave?
Io non vi conosco e sto bene dove sono. fu la villana
risposta.
Ma io conosco voi! So dal signor Bowles di New York che
vi siete trovato al naufragio del Cynthia, e che avete parlato
con lui del bambino sulla boa Quel bambino ero io, ed
appunto a questo proposito che vorrei domandarvi le
informazioni che potete darmi.
Bisogner che le domandiate a qualcun altro, signore,
perch a me non garba di darvele.
Volete farmi supporre che non tornino a vostro onore?
Supponete quel che vi pare, per me fa lo stesso. Erik era
deciso a non perdere la pazienza.
Sarebbe meglio che mi diceste in tono amichevole quello
che ho interesse a sapere, anzich trovarvi poi a doverlo fare
davanti a un tribunale.
Un tribunale! Ma bisognerebbe essere capaci di condurmici!
A questo punto intervenne Tudor Brown.
Vedete che non colpa mia se non potete ottenere le
informazioni che desiderate. meglio che ognuno riprenda il
suo viaggio per suo conto, e farla finita.
Perch ognuno per suo conto? Non meglio navigare
insieme fino ad un paese civilizzato, per regolare l i nostri
affari?
Non mi risulta di avere nessun affare con voi, e non ho
bisogno di navigare in compagnia! replic Tudor Brown
muovendosi per lasciare il cassero.
Ma un gesto del comandante dell'Alaska lo ferm:
Proprietario dell'Albatros, vi accuso d'avere tentato di fare
naufragare la mia nave sulla Basse-Froide di Sein, e v'intimo di
venirvi a spiegare su quest'accusa davanti a un tribunale
marittimo. Se rifiutate di accogliere questa insinuazione e
quest'ordine, sar mio dovere costringervi con la forza!
Provate, se n'avete il fegato! grid l'altro dando ordine di
ripartire.
Nel tempo del colloquio la sua nave aveva virato adagio
adagio, ed ora si trovava ad angolo retto con l'Alaska. L'elica
entr in azione e l'acqua biancheggi spumosa. Un fischio
lungo, e l'Albatros part a tutto vapore in direzione del Polo
Nord.
Due minuti dopo Erik si era lanciato all'inseguimento,
ordinando di mettere in batteria il cannone che si trovava a
prua.
Si trattava di un'operazione lunghetta e, quando fu compiuta, e
l'arma tolta dal suo fodero incatramato, caricata e pronta, il
nemico era fuori tiro almeno per quattro miglia. A quella
distanza, dato come era stretto l'Albatros, tirare significava con
tutta probabilit buttare obici alle onde. Meglio aspettare.
D'altra parte la velocit (forzata in un primo tempo) della nave
di Tudor Brown, cominci a diminuire e la distanza tra i due
bastimenti a scemare anche quella, finch ad un certo punto
andarono di pari passo, mantenendosi a distanza eguale.
Intanto per il carbone a bordo dell'Alaska diminuiva e c'era da
temere di restare senza, se non era possibile raggiungere
l'Albatros prima di notte.
Erik non si sent in diritto di giocare quell'ultima carta senza
consultare il suo equipaggio. Lo riun sul ponte ed espose
francamente la situazione.
Amici miei, voi sapete di che si tratta. Dobbiamo decidere
se convenga fare di tutto per afferrare il delinquente che cerc
di farci naufragare sulla Basse-Froide e fu cagione della morte
del nostro innocente comandante. Credo che non abbiamo
carbone che per sei giornate intere, quindi ogni deviazione ci
riduce a terminare a vela il nostro viaggio. D'altra parte
l'Albatros fa certamente assegnamento sulla notte per
svignarsela. Dobbiamo lasciarcelo sfuggire, o tentare il tutto
per tutto? Penso che, ad ogni modo, questa corsa avr un
termine obbligato, domani o dopodomani alla barriera di
ghiacci perpetui che ostruisce gli approcci del polo verso il 78
o 79 grado. Ma non voglio continuare l'inseguimento senza la
vostra approvazione, perch dovremo dividerne pericoli e
complicazioni possibili.
Gli uomini si consultarono ed incaricarono mastro Hesebom di
rispondere per tutti.
Noi siamo del parere che l'Alaska abbia il dovere di
sacrificare qualunque cosa alla cattura di quel miserabile.
Sta bene, faremo del nostro meglio per riuscirci! Stanotte
terremo dietro all'Albatros col nostro proiettore elettrico, senza
diminuire neppure un momento di velocit.
E per tutta la notte l'intervallo tra le due navi rest il medesimo.
A mezzogiorno l'Alaska si trovava a 78 21' 14" di latitudine
nord per 98 di longitudine est.
I ghiacci galleggianti cominciarono a diventare frequenti, a
volte era necessario spaccarli a colpi di sperone.
Erik diede ordine di obliquare lievemente sulla diritta
dell'Albatros, in modo di impedirne l'orientazione verso l'est, se
avesse tentato di cambiare strada vedendo a nord i banchi di
ghiaccio che non potevano tardare a mostrarsi.
Quella precauzione fu ottima, perch verso le due del
pomeriggio si profil all'orizzonte una lunga barriera
scintillante. Subito lo yacht americano si port verso l'ovest,
lasciando le muraglie ghiacciate quattro o cinque miglia al
largo a tribordo. L'Alaska segu immediatamente quella
manovra, ma obliquando a sinistra questa volta, in modo di
tagliare la strada all'Albatros se avesse tentato di tornare a sud.
La caccia diventava sempre pi accanita, agitata. Erik cercava
di prendere il nemico di fianco, in modo da spingerlo sempre
pi contro i ghiacci. Lo yacht appariva sempre pi esitante,
ritardato nel suo cammino dalle mostruose moli galleggianti,
era costretto a mutare spesso direzione, ora appoggiando a
nord, ora gettandosi a foga lanciata verso l'ovest.
Dal nido di corvo il comandante dell'Alaska seguiva con
attenzione quei mutamenti per sventarli con altre mosse adatte,
quando tutto a un tratto vide l'Albatros fermarsi di botto, virare
di bordo, presentarsi per la parte davanti.
Una lunga linea bianca che si stendeva a ovest diceva la causa
di quella manovra, era andato a gettarsi in fondo ad un golfo,
formato dal promontorio meridionale del ghiaccio fermo e,
come una bestia inseguita dai cani ora si voltava contro gli
inseguitori.
Il giovane aveva appena fatto a tempo a rendersi conto di
questo e a scendere sul ponte, che un obice pass sibilando sul
suo capo.
Dunque il nemico era armato e dava battaglia!
Meglio cos, meglio che sia stato lui il primo a tirare.
Rispondete! grid Erik.
Il suo colpo non fu pi fortunato di quello di Tudor Brown, e
cadde forse a trecento metri dal punto designato. Per presto il
tiro si regolarizz, un proiettile fracass la grande antenna
dell'Alaska, cadde sul ponte, scoppi, uccise due uomini.
Un obice svedese cadde in pieno sul cassero dello yacht e port
guasti e vittime. Altri proiettili si piantarono da una parte e
dall'altra, nei fianchi e negli attrezzi della nave.
I due legni si avvicinavano sempre pi, virando repentinamente
per scambiare i loro tiri, quando improvvisamente, al rombo
del cannone si mischi un lontano boato fragoroso, e gli
equipaggi, alzando gli occhi, videro il cielo nero verso ovest.
Attenzione! disse Erik. Attenzione! Un turbine di
nebbia, e di neve, sta arrivando, armatevi tutti di sciabole,
accette, coltellacci, spingete l'Alaska a tutto vapore contro
l'Albatros, e andiamo all'arrembaggio!
Ma Tudor Brown batt in ritirata costeggiando il banco di
ghiaccio tirando ogni cinque minuti una cannonata da poppa.
Per il suo campo d'azione andava sempre pi restringendosi,
asserragliato com'era fra il continente di ghiaccio e la nave
avversaria.
Unica cosa era tentare di virare di bordo per pigliare l'alto
mare E vi si arrischi.
Ma il comandante dell'Alaska aveva capito il suo giuoco, lo
lasci fare, poi, nel preciso momento in cui l'Albatros, lanciato
a tutto vapore gli arrivava a tiro, lo invest con lo sperone
d'acciaio.
L'effetto del cozzo fu terribile. Nei fianchi dello yacht si apr
uno squarcio orribile, dovette fermarsi e risult impossibile
qualsiasi manovra.
Intanto sopraggiungeva anche la tempesta con un terribile
vento di sud-est, accompagnato da vortici di neve, da onde alte.
L'Alaska, che si era ritirata indietro per rinnovare l'assalto con
lo sperone, non pot farlo, e dopo poco le due navi si trovavano
come in fondo a un imbuto nel golfo, fra massi giganteschi di
ghiacci galleggianti.
Virate ad est! grid Erik in mezzo ai fischi del vento e
delle onde. Bisogna cercare di sprigionarsi immediatamente,
o ci si rimane inchiodati senza scampo!
Ma la tempesta era cos furiosa, che n la macchina, n lo
sperone servivano pi a nulla. Gli alberi scricchiolavano, la
nave era costretta spesso a indietreggiare, la neve fitta accecava
gli uomini, copriva gi il ponte e gli attrezzi per l'altezza di un
piede.
L'Albatros era scomparso nella tormenta, ed era ben difficile
che potesse resistere, conciato com'era dallo sperone
dell'Alaska.
Niente pu dipingere l'orrore e la formidabilit di una tempesta
artica, il buio profondo, i fischi dell'uragano, gli scoppi
tremendi del tuono, il fracasso dei ghiacci galleggianti che si
urtano e si schiacciano a vicenda, gli schianti del banco che si
apre in larghe crepe ed oscilla da tutte le parti.
Ogni crepaccio al suo formarsi produceva una detonazione, e la
frequenza di quegli scoppi indicava che le spaccature dovevano
essere numerosissime.
Il minuscolo seno dove l'Alaska era riuscita a rifugiarsi fu
invaso da ammucchiamenti di lastre di ghiaccio, unite subito e
cementate dalla neve, che l'assediarono, l'avvolsero in un
astuccio.
La nave cominci a scricchiolare, e buon per lei che aveva i
fianchi corazzati appositamente, perch pareva che ogni
minuto dovessero squarciarsi sotto quella pressione.
Erik tenne consiglio con i suoi amici e con gli ufficiali, e decise
di mettere in sicuro sul banco di ghiaccio stabile un deposito di
viveri e munizioni, per il caso che il bastimento non avesse
potuto resistere a quelle spaventevoli scosse. Ogni uomo
doveva prendersi provviste sufficienti per otto giorni, e
lavorare con fucile ad armacollo.
L'operazione del trasbordo d'una ventina di botti e barili fu
assai scomoda, per finalmente ne vennero a capo, e il
mucchio dei viveri fu portato a circa duecento metri dalla nave
sotto un copertone di tela incatramata, che presto la neve
ricopr.
Prese quelle precauzioni tutti si trovarono pi al sicuro dalle
conseguenze immediate d'un possibile naufragio, e decisero di
riprendere forza con un pasto supplementare innaffiato con t
al rhum di effetto riscaldante.
Ma ecco che, proprio sul pi bello di quella refezione, una
scossa improvvisamente pi violenta agit il banco di ghiaccio,
determinando una pressione formidabile che spezz il candido
letto sul quale la povera Alaska riposava, la nave venne
sollevata con schianti terribili, e immerse la prua nel gorgo
formatosi, come se stesse per inabissarvisi.
Presi dal panico tutti si precipitarono sul ponte, alcuni
cercarono subito rifugio sulla distesa dove erano stati sistemati
i viveri ma di quelli quattro o cinque ci arrivarono, e due
rimasero incagliati fra l'ammasso bianco che circondava il
bastimento e il bastimento stesso, che si stava raddrizzando con
funesti scricchiolii.
Le loro grida di dolore si persero in mezzo al fragore
dell'uragano.
Torn la calma e la nave rest immobile.
Dovete persuadervi disse allora Erik, quando si fu
ristabilita un po' di calma che lo sbarco non pu essere che
un rimedio estremo, la triste sorte dei nostri compagni ce lo ha
dimostrato, i nostri sforzi devono essere rivolti tutti al
salvataggio dell'Alaska. Che faremmo sul banco di ghiaccio
quando l'avessimo perduta? Solo quand'essa non ci potesse pi
sostenere dovremmo sbarcare, ed anche allora sar
importantissimo che tale sgombero si effettui con la massima
calma e il maggior ordine possibile.
La fermezza delle sue parole rassicur anche i pi intimoriti, ed
il giovane si rivolse allora a babbo Hesebom.
Andiamo sul banco di ghiaccio gli disse a bassa voce
per ricondurre i fuggitivi: meglio non lasciarli errare alla
ventura, prendiamo Klaas.
Dopo averli ritrovati e indotti a risalire sulla nave, si spinsero
fino al deposito, dove temevano che qualcuno potesse essersi
rifugiato e nascosto, ma non trovarono nessuno.
Vado pensando disse allora Erik se non sarebbe
prudente per impedire un nuovo panico, di sbarcare almeno
una parte dell'equipaggio.
Ma forse poi quelli lasciati a bordo potrebbero divenire
gelosi degli sbarcati, e indocili Forse meglio fare lavorare
tutti, impegnarli alla salvezza dell'Alaska, non lasciare loro
troppo tempo per riflettere. Uomo che lavora duro si preoccupa
meno, figlio mio
vero. Ma dacch siamo qui, sul banco di ghiaccio, non
sarebbe male che lo osservassimo un po'. A dirvela in
confidenza, babbo, queste detonazioni, questi crac-crac, mi
lasciano in dubbio sulla sua solidit.
Infatti, non avevano fatto pi di trecento passi in direzione
nord, oltre il deposito viveri, che si spalanc davanti a loro un
enorme crepaccio. Per passarlo sarebbero state necessarie
lunghe pertiche che non avevano. Ne seguirono l'orlo,
obliquando a ovest per vedere fin dove si prolungasse ma,
costeggiatolo per pi di mezz'ora ancora non ne vedevano la
fine.
Tornarono indietro, ma a met strada verso il deposito nuove
vibrazioni del banco gelato, nuove detonazioni, schianti,
frastuono assordante di ghiacci che si urtavano. Non se ne
inquietarono troppo, ma affrettarono il passo, ansiosi di
assicurarsi che la nave non ne avesse avuto a soffrire.
Arrivati al piccolo seno dove era riparata si stropicciarono gli
occhi temendo di essere preda di un cattivo sogno: l'Alaska non
c'era pi!
Sar sprofondata sotto le acque! ansim mastro Hesebom
quando fu riuscito a ritrovare un po' di fiato.
Non si vede nessun rottame E la rada ha preso tutt'altro
aspetto, babbo Sembra che il banco di ghiaccio si sia
distaccato dall'orlo occidentale e si sia reso indipendente!
Ed il vento mutato, non ce ne eravamo accorti, tutti assorti
nelle nostre osservazioni, ora tira dall'ovest. Non potrebbe
darsi, figliolo, che la tempesta, cambiando direzione, abbia
semplicemente sospinto in fondo al golfo i ghiacci galleggianti
in mezzo ai quali era stretta la nostra nave?
La possibilit di un fatto del genere c', effettivamente.
Resta a vedersi se si tratta di possibilit o di realt.
Incamminiamoci verso il fondo del golfo.
Camminarono per almeno quattro o cinque chilometri. Le onde
furiose andavano ad infrangersi contro il banco quasi fosse una
dolce spiaggia, ma il fondo del golfo non si lasciava scorgere,
ed anche il promontorio che lo chiudeva verso il sud era
scomparso.
Alla fine Erik si ferm. Aveva capito. Prese le mani di mastro
Hesebom e le strinse nelle proprie.
Babbo disse con voce commossa e tremante meglio
affrontare la realt Il banco di ghiaccio si spezzato, si
separato dalla massa che imprigionava, che forse imprigiona
ancora l'Alaska, e noi siamo sopra un'isola ghiacciata lunga
alcuni chilometri, larga alcune centinaia di metri, trascinata
sulle acque a capriccio della tempesta!
Non era davvero una situazione entusiasmante, ma Erik sapeva
che il padre adottivo l'avrebbe affrontata col suo stesso
coraggio.
Non c'era molto da fare e, dopo avere a lungo scrutato intorno
se per caso si scorgesse la nave e la terra da qualche parte, non
rimase ai due poveretti che andare a introdursi nel deposito
viveri, tra due botti, e stendersi accanto a Klaas, contando sulla
sua calda pelliccia come fonte di riscaldamento. Erano persone
abbastanza equilibrate per non perdere il senno nemmeno in
situazioni difficili, infatti s'addormentarono per destarsi quando
il sole gi alto all'orizzonte illuminava un cielo tornato
turchino, un mare tornato calmo.
Il vasto banco di ghiaccio procedeva calmo sulle acque
tranquille, tanto calmo da sembrare immobile. Ma lungo i suoi
e ili pi ravvicinati passavano enormi icebergs con velocit
spaventosa, s'inseguivano, s'urtavano, s'accavallavano,
fracassandosi spesso l'uno contro l'altro. Lo spettacolo del
paesaggio formato da quei giganteschi cristalli che riflettevano
a mo' di prisma, i raggi solari era fantastico.
Che bellezza! non pot trattenersi dall'esclamare babbo
Hesebom come sarebbe bello godere tutto questo stando a
bordo d'un buon vapore!
Bah! rispose Erik sorridendo si dovrebbe poi
continuamente tenere l'occhio attento per schivare tutti questi
icebergs. Mentre qui non abbiamo proprio altro da fare che
ammirare!
Era una filosofia molto ottimista, e che mastro Hesebom non
poteva accettare in pieno. Ma Erik era deciso a volere prendere
le cose dal lato migliore.
Abbiamo una bella fortuna a possedere, un cos bel deposito
di viveri, venti botti di biscotti e gallette, carne affumicata e
acquavite, con in pi i nostri fucili e buone cartucce! Alla
peggio si tratter di aspettare alcune settimane prima di vedere
terra da qualche parte C' caso che finiamo per sbarcare
nell'America del nord come fecero i naufraghi dell'Hansa.
S, per ci misero sei mesi e mezzo Sei mesi e mezzo
sopra una bianca isola galleggiante
B, mangiamoci su una galletta e una fetta di bue
affumicato. Ci far bene.
Mastro Hesebom sfond due botti per toglierne fuori i cibi, poi,
con la punta del coltello apr il fianco d'un bariletto
d'acquavite, dopo avere preparato un tappo col legno d'una
delle botti sfondate.
Dopo di che si misero a fare onore al pranzo.
Era grande come la nostra l'isola dell'equipaggio
dell'Hansa? chiese il vecchio pescatore, quando ebbe
ammazzato la fame e ristorato le forze.
No, no! La nostra dev'essere lunga dieci o dodici chilometri
e quella soltanto due. Di pi era ridotta alla sua minima
espressione dopo quei sei mesi di servizio I naufraghi si
videro costretti ad abbandonarla, come avevano dovuto
abbandonare la loro nave perita nei mari artici, ormai non
riuscivano pi a difendersi dalle onde, era un continuo bagno a
spruzzo. Per fortuna possedevano un canotto assai grande e
poterono con quello andarsi a cercare un'altra isola. Passarono
cos a pi riprese da un banco a un altro, finch riuscirono a
toccare terra ferma.
Ma, perdinci! Avevano un canotto, e noi no! A meno che ci
imbarchiamo dentro una botte vuota non vedo in che modo
potremmo abbandonare il nostro campo di ghiaccio.
Ci penseremo quando sar venuto il momento, babbo. Per
ora quello che importa di compiere una bella e completa
esplorazione del nostro dominio.
E, levatisi in piedi, salirono sopra un monticello di ghiaccio e
neve per farsi un'idea generale del banco galleggiante.
Appariva di l come una lunga zattera, e una vera e propria
isola lunga una dozzina di chilometri almeno. Con un po' di
fantasia la si poteva rassomigliare a un cetaceo enorme
viaggiante in superficie. Il deposito viveri si trovava al livello
d'una linea che ne avrebbe delimitato il primo terzo, sul piano
sorgevano molti monticelli tipo quello sul quale si trovavano, e
l'estremit che il giorno prima corrispondeva al fondo del golfo
era la pi lontana da loro.
Andiamo a esplorare un po' da quella parte, babbo.
Mi sembra che il lembo del banco che si stendeva a ovest,
prima che ci staccassimo dalla massa totale di cui faceva parte,
ora sia rivolto a nord, non ti sembra Erik?
Gi e non si scorge pi traccia della lunga barriera di
ghiacci, quindi dovremmo navigare verso il sud.
Guarda quelle macchie nere!
Che sono? Spiccano in mezzo alla neve e sono molte.
Sono vacche marine barbute, figliolo, che abitavano
certamente dentro a crepacci o caverne del banco, e che sono
venute a scaldarsi al sole.
Discesi dall'osservatorio, dovettero camminare pi di un'ora
per raggiungere la punta estrema dell'isola galleggiante.
Klaas li seguiva divertendosi a mettere in fuga le vacche
marine o ugiuk, come sono chiamate nei paesi dove si trovano.
Gli isolani improvvisati avrebbero potuto benissimo dedicarsi a
una partita di caccia, perch la carne di quelle bestie delicata,
ma a che avrebbe servito sprecare cartucce per selvaggina che
non avevano poi modo di arrostire?
Molti crepacci prendevano talvolta tutta la lunghezza del
banco, e potevano fare temere ch'esso potesse dividersi, a un
bel momento, in tanti pezzi.
Sarebbero sempre d'una discreta grandezza osserv Erick
ma sar bene stare in vicinanza del deposito viveri per
staccarsi con lui, nel caso. Queste spaccature sono state in parte
coperte dalla neve caduta ieri, per, ed ora sta un po'
cementandole. E il giovane riprese l'esplorazione dal lato ovest,
dopo una tappa di alcuni minuti alla punta nord.
Ora i due strani navigatori costeggiavano la sponda che due ore
prima faceva da riviera al golfo dove era andato a incastrarsi
tra i ghiacci l'Albatros. Klaas correva avanti adesso, come
battistrada, tutto allegro, animato dall'aria, come se fosse stato
nelle native pianure della Groenlandia.
Ma, tutto a un tratto Erik lo vide alzare il muso, fiutare l'aria,
correre via come un fulmine, e fermarsi ad abbaiare su
qualcosa, un oggetto, un animale o chiss che, nascosto da un
ammasso di ghiacci.
Avr scovato qualche altro ugiuk disse babbo Hesebom.
O una foca aggiunse Erik, senza affrettare il passo. Ma
Klaas continuava ad abbaiare voltandosi indietro, come a
chiamarli, ululando.

CAPITOLO DECIMO
FURFANTI ED UGIUK
Non un ugiuk, e neppure una foca, giaceva presso l'orlo del
banco galleggiante, ed era causa degli abbaiamenti di Klaas,
ma un uomo.
Era un uomo inanimato e sanguinante, vestito in maniera che
rivelava chiaramente la sua non appartenenza all'equipaggio
dell'Alaska.
Erik gli sollev la testa coperta da fittissimi capelli rossi,
inconfondibile con altre per uno strano naso camuso.
Credette di vederci doppio, d'essere vittima di un'illusione.
Sbotton la giacca di pelle del disgraziato, le maglie, e gli
scopr il petto. Non lo faceva per esaminare se il cuore battesse
ancora; cercava un nome. Un nome che vi era tatuato in
turchino in lettere rozze Patrick O' Donoghan - Cynthia.
E il cuore batteva, batteva ancora! L'uomo non era morto!
Presentava per un'ampia ferita al capo, una alla spalla, una
contusione al petto che ne rendeva difficile i movimenti
respiratori.
Bisogna trasportarlo al nostro ricovero, medicarlo,
richiamarlo in vita, babbo! l'individuo che abbiamo tanto
cercato senza poterlo acciuffare; e in che stato!
Il pensiero che il segreto della sua vita fosse nascosto in quel
grosso cranio sanguinolente, sul quale pareva che gi la morte
segnasse la sua impronta, accendeva una fiamma negli occhi
del giovane.
Babbo Hesebom se ne accorse:
Adesso che importa se anche potessimo sapere tutto da cima
a fondo? Su questo banco tutte le cose cambiano prospettiva,
figliolo Questo non pi un uomo che custodisce un segreto,
forse anche un delittuoso segreto un uomo che forse
muore, al quale forse non possiamo fare altro che dare il nostro
perdono, perch la vita non pu mantenergliela che il Signore!
Per, pur parlando cos, prese il moribondo per le gambe,
mentre Erik lo prendeva per le braccia e, carichi di tale fardello
doloroso, tornarono verso il deposito.
Ma il movimento fece riaprire gli occhi al ferito, e il dolore fu
tanto acuto che prese a lamentarsi confusamente, mormorando
spesso sete, sete!.
meglio che ci fermiamo, babbo, che gli diamo un sorso
d'acquavite.
Patrick O' Donoghan trangugi l'alcool e parve tornare in vita.
Si guard intorno, sospir profondamente, e chiese:
Dov' J ones?
Noi vi abbiamo trovato solo, abbandonato sull'orlo del
banco di ghiaccio. C'eravate da molto tempo? chiese il
giovane.
Non so. non so rispose il ferito ansimando e
lamentandosi Datemi ancora da bere! aggiunse poi,
fissando gli occhi stralunati su Erik.
Dopo un altro sorso d'acquavite pot parlare ancora:
Quando scoppiata la tempesta lo yacht stava per
affondare. Qualcuno ha potuto gettarsi nelle barche di
salvataggio Il signor J ones ha voluto ch'io andassi con lui
In un piccolo kajak
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sospeso a poppa di cui nessuno voleva
sapere Ma quello il solo che non si sia rovesciato, che sia
arrivato al banco di ghiaccio Le scialuppe si sono capovolte
tutte, tutte! Ci siamo trascinati su, fuori dalla portata delle
onde, ad aspettare il mattino Stamane il signor J ones mi ha
lasciato. Era andato a vedere se trovava una foca, un uccello di

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Barca esquimese.
mare, tanto da sfamarci Ma non l'ho pi visto.
E questo J ones sarebbe un'ufficiale dell'Albatros? chiese
Erik.
Oh bella! il proprietario e comandante.
Ma proprietario e comandante non Tudor Brown?
Non so Non so disse esitando il ferito come se
temesse di avere commesso un'imprudenza.
Erik non stette a insistere su questo punto che, d'altra parte, gli
risultava abbastanza chiaro egualmente; gli premeva di sapere
altre cose.
Sedette vicino all'Irlandese, sulla neve, e continu:
L'altro giorno vi siete rifiutato di venire sull'Alaska a parlare
con me, e quel vostro rifiuto stato causa di un inseguimento,
di una lotta, che ha gi portato un bel mucchio di disgrazie
anche a voi, mi pare. Ora che ci troviamo qui insieme, forse
davanti alla morte, volete parlare? Senza di noi siete
condannato a finire affamato, stremato dalle vostre ferite non
curate, con noi avrete cure, viveri. Non chiediamo che di
rimettervi in gamba, in cambio non volete dirci quello che
abbiamo bisogno di sapere?
L'Irlandese guardava il giovane con uno sguardo indeciso
misto di paura e riconoscenza.
Bisogna vedere che razza d'informazioni desiderate!
rispose poi evasivamente.
Eh via! Ve lo immaginate. Su, ve l'ho detto l'altro giorno,
voi sapete ci ch'io da tanto tempo cerco ansiosamente di
sapere, ci che sono venuto a cercare fin qua Suvvia, Patrick
O' Donoghan, ditemi quel che sapete sul bambino della boa
Datemi almeno qualche indicazione che mi metta sulla via per
trovare la mia famiglia! Che cosa potete temere? Fate il vostro
dovere e ci saremo noi a difendervi!
O' Donoghan non rispondeva, pareva che pesasse il pro e il
contro degli argomenti di Erik.
Ma se riusciamo a scapolarcela di qui, se arriviamo in un
paese dove ci siano dei giudici
Vi giuro che non faremo mai il vostro nome! Qualsiasi
siano i torti che potreste avere avuto verso di me, verso la mia
famiglia! Eppoi sono passati vent'anni dal naufragio del
Cynthia, e c' gi la prescrizione. Nessuno ha pi diritto di
chiedervi nulla in proposito.
Davvero? Eppure J ones mi aveva detto che l'Alaska era
mandata dalla polizia Ed anche voi avete parlato di
tribunali
S, ma a proposito di altri fatti che non vi riguardano, che
riguardano J ones soltanto. Quel tipo ha voluto ingannarvi, ha
qualche interesse perch non parliate.
Ah! Questo positivo! rispose l'Irlandese con accento di
profonda convinzione. Ma come fate a sapere che io
conosco il segreto?
Lo seppi dai coniugi Bowles dell'Ancora Rossa, che vi
hanno sentito varie volte parlare del bambino sulla boa.
vero! Ma voi mi giurate che non siete mandato dalla
polizia?
No, state quieto, qui la polizia non c'entra per nulla. Io non
sono mandato da nessuno, voglio sapere qual' la mia patria se
esiste ancora una mia famiglia, chi erano i miei genitori.
Ebbene s, io lo so, posso dirvelo! esclam con una certa
qual vanteria Patrick Q' Donoghan.
Coraggio, allora, parlate.
Ma mi si seccata la gola disse l'uomo con voce
impastoiata. Berrei volentieri una boccata d'acquavite, se
avete la compiacenza.
Qui non ce n' pi, ma andremo a cercarcela al deposito. Ne
abbiamo due grosse botti! rispose Erik calcando sulle
parole, consegnando la fiaschetta a mastro Hesebom, che part
subito, seguito da Klaas.
Non tarder molto a tornare disse allora il giovane al
ferito. Suvvia, da bravo Patrick! Non vi domando nemmeno
che vi accusiate di nulla, se avete qualcosa da rimproverarvi.
Datemi solo una indicazione, anche lieve, anche alla lontana;
mettetemi sulla via e mi accontenter, e non far mai il vostro
nome a nessuno. Fate s ch'io possa tentare di ritrovare mia
madre se vive ancora, o almeno possa andare a pregare sulla
sua tomba se non c' pi Avrete pure avuto una mamma
anche voi, no?
Evvia, dal momento che debbo farvi un piacere ve lo far
completo! Dovete dunque sapere, se non lo sapete gi, che ero
a bordo del Cynthia come novizio
Si ferm di botto mentre Erik pendeva letteralmente dalle sue
labbra Era finalmente giunto al suo scopo? Avrebbe avuto la
chiave dell'enigma? Conosciuto il nome della sua famiglia?
quello della sua patria?
Intento alle parole dell'uomo che gli era accanto, gli teneva gli
occhi addosso, e non osservava che dietro di lui s'era levata
un'ombra. Eppure la vista di quell'ombra aveva gi troncato le
parole sulle labbra di Patrick.
Il signor J ones! esclam confuso e impaurito, con
l'accento d'uno scolaretto sorpreso mentre sta compiendo un
malestro.
Erik si volt e vide Tudor Brown, ritto in piedi vicino a uno dei
monticelli di ghiaccio, dietro il quale era stato nascosto fino ad
allora.
Ebbe modo cos di constatare che, come aveva pensato, J ones e
Tudor Brown erano veramente la stessa persona, ma non fece
in tempo a condurre a termine questa riflessione e ad adottare
una qualsiasi linea di condotta, che una fucilata al cuore aveva
fulminato Patrick O' Donoghan.
Era troppo! Prima che facesse a tempo ad abbassare l'arma, e a
puntarla nuovamente contro qualcun altro, una palla colpiva a
sua volta Tudor Brown in fronte, e lo faceva stramazzare
bocconi.
Ho fatto appena in tempo a tornare, a quanto vedo! disse
babbo Hesebom abbassando il fucile. Quel tipo ci avrebbe
messo poco a far fuori anche te!
Ma Erik non pensava al pericolo corso, non ascoltava;
inginocchiato accanto all'Irlandese spiava in lui un ultimo
soffio di vita, un barlume di speranza! Nulla da fare! Le
labbra di Patrick O' Donoghan erano chiuse per sempre, ed il
segreto della nascita del bambino sulla boa era sepolto con lui,
e con l'altro uomo che giaceva a pochi passi di distanza.
Babbo! mormor dopo essersi accertato della fine di
Tudor Brown ora non sapremo pi nulla Bisognava farlo
prigioniero
Dici bene, ragazzo mio, ma credi che ce ne avrebbe dato il
tempo? Il secondo colpo era pronto per te, stanne certo. Un
colpo di cui pensava che nessuna eco sarebbe giunta in Europa,
e che avrebbe sistemato il segreto, certamente terribile, che
voleva custodire. Non aveva ammazzato il suo complice per
farsi poi legare mani e piedi e raccontarci tutto per filo e per
segno! Il ragionamento calzava a meraviglia, ed Erik lo sentiva
benissimo, anche nell'immensa amarezza che gli stringeva il
cuore.
Il mistero della tua vita, bambino mio continu il
vecchio pescatore cingendo affettuosamente con un braccio le
spalle del figlio adottivo andremo a domandarlo quanto
prima a Dio, stanne certo Ed ora l'unica cosa da fare di
preparare l'anima nostra a comparire davanti a Lui!
Ma aveva appena terminato queste parole, che un colpo di
cannone rintron, ripercosso dagli icebergs e dai banchi di
ghiaccio.
Pareva una risposta allo scoraggiamento che aveva invaso
mastro Hesebom.
Invece era una risposta alle due fucilate risuonate sull'isola
galleggiante.
Il cannone dell'Alaska! Siamo salvi! esclam il giovane
levandosi in piedi ed arrampicandosi su un monticello per
esplorare con l'occhio il mare sconfinato.
A tutta prima non vide davanti a s che icebergs sospinti dal
vento, e ondeggianti al sole in uno sfarfallio di mille colori e
luci.
Ma babbo Hesebom spar un'altra fucilata e, a quella, rispose
subito un altro colpo di cannone.
Aguzzando sempre pi gli occhi Erik riusc a distinguere un
filo di fumo nero che spiccava verso ovest, sull'azzurro terso
cristallino del cielo.
Ancora una fucilata, ancora una cannonata, strano dialogo nelle
acque polari, ma dialogo non d'odio, ma d'amore, di soccorso,
di speranza.
Non molto tempo dopo, girando un iceberg, comparve la nave,
spinta a tutto vapore verso il lato nord del banco di ghiaccio.
I due naufraghi si erano gettati uno nelle braccia dell'altro, con
lacrime di consolazione. Poi agitarono pezzuole bianche,
cercarono ogni maniera per farsi notare dai compagni.
Finalmente l'Alaska si ferm. Da bordo venne staccata una
baleniera che venti minuti dopo accostava al banco
galleggiante.
Difficile descrivere la gioia del dottore Schwaryencrona, di
Bredejord, di Malario, ritrovando sani e salvi quelli che
credevano perduti.
Si raccontarono i terrori e le disperazioni della notte, la
chiamata senza risposta, le inutili arrabbiature. La nave
trovandosi al mattino quasi libera dai ghiacci aveva, per ordine
del secondo ufficiale, Besewitz, ricorso alle mine per
disincagliarsi del tutto.
Dopo non abbiamo avuto altro pensiero che quello di
ritrovare il banco galleggiante, e ci siamo messi a cercarlo nella
direzione in cui il vento l'aveva trascinato narr il dottore.
stata una curiosa navigazione, ragazzo mio! disse
Malario. Ormai mi sento proprio lupo di mare, e non avrei
mai creduto di poterlo diventare
Credo sia stata pericolosissima aggiunse Bredejord
ma per fortuna non me ne intendo, eppoi il nostro pensiero era
tutto concentrato su voi due, pi che sul pericolo.
Per fortuna, caro Erik, l'equipaggio era stato ben addestrato
da te, ed ha coadiuvato eccellentemente gli sforzi di Besewitz;
abbiamo corso nella stessa direzione dei ghiacci, ma con
velocit superiore alla loro, ed eccoci qui. Le vostre
schioppettate sono state un'ottima ispirazione ci hanno indicato
la via.
Purtroppo non sono partite da ispirazioni, ma da fatti
concreti che hanno distrutto le mie speranze, le nostre
speranze, dottore, perch so che parte prendevate alle mie
ricerche sulla famiglia perduta!
E, fra lo stupore degli amici, Erik e Mastro Hesebom
raccontarono a loro volta il ritrovamento di Patrick O'
Donoghan, e quello che ne era seguito.
Accidenti! borbottarono i tre in coro, senza trovare
parole per commentare quel disgraziato episodio.
Ma ormai l'unica cosa da fare era di imbarcarsi sull'Alaska.
Avremo ben poco carbone a bordo, penso, vero? chiese
Erik dopo che, legato un peso ai piedi dei due morti, dopo
averli inutilmente frugati nella speranza di trovare qualche
indizio sul segreto che portavano con s nella tomba marina, li
ebbero gettati gi dal banco.
Certamente. Andremo a vela.
A vela? No davvero. Io ho due idee. La prima di farsi
rimorchiare dal banco galleggiante fino a quando esso andr
verso sud, o verso ovest. Eviteremo cos anche di vederci
sempre alle prese con gli icebergs che la nostra isola spinger
davanti a s.
E la seconda? chiese interessatissimo il dottore.
La seconda, di raccogliere sul nostro banco il combustibile
necessario per terminare il viaggio quando saremo costretti a
riprendere una navigazione autonoma.
O bella! Oltre che ritrovare qui quei due figuri, hai anche,
per caso, scoperto qualche miniera di carbon fossile?
Ecco, di carbon fossile proprio no, ma qualcosa che far per
noi lo stesso ufficio, una miniera di carbone animale, cio la
grascia di ugiuk.
Perbacco, hai ragione, ragazzo! Vale la pena di tentare
l'esperienza, e vedere se quello che abbiamo studiato sui libri
regge all'applicazione pratica.
L'Alaska si avvicin quindi al fianco del banco, in modo da
seguirne il movimento mentre si trovava protetta dalla sua
massa. Cos non fu tanto difficile riportare a bordo i viveri del
deposito che era opportuno non abbandonare.
Terminata questa operazione delicata, la nave and ad
attaccarsi all'estremit nord del banco di ghiaccio, dove si
sarebbe trovata pi protetta dagli icebergs. Erik si era gi
assicurato che, rimorchiati a quel modo avrebbero filato a una
media di sei nodi.
Mentre lo strano continente ghiacciato se ne andava alla deriva,
trascinandosi l'Alaska come un satellite a rimorchio, venne
iniziata una caccia regolare agli ugiuk.
Due o tre volte al giorno partivano gruppi di uomini armati di
fucili e ramponi, accompagnati dai cani groenlandesi,
sbarcavano sull'isola semovente, e accerchiavano i mostri
marini addormentati sull'orlo delle loro buche.
Li ammazzavano con una palla tirata giusto giusto nello
orecchio, li squartavano, ne levavano il lardo, e lo caricavano
sui traini, che i cani tiravano alla nave.
Quella caccia era cos facile e redditizia, che in una settimana i
serbatoi furono letteralmente stracolmi di grasso.
Intanto il bastimento, sempre rimorchiato dal banco di
ghiaccio, aveva lasciato dietro di s la Nuova Zemlja,
sorpassandola a nord.
Per l'isola galleggiante si era andata riducendo di misura, non
era ormai pi che la met, e anche la parte rimanente, mangiata
dal sole, attraversata da crepacci sempre pi larghi e fondi,
dava chiari segni di star avvicinandosi alla decomposizione.
Non il caso di aspettare un momento cos pericoloso
disse il giovane comandante dell'Alaska meglio levare
l'ancora e filare direttamente a ovest.
Il lardo di ugiuk, immediatamente stivato nella caldaia
preparata apposta per tale tipo di combustibile, si dimostr
unito ad una piccolissima dose di carbone fossile, un ottimo
combustibile. Aveva, s, cattivo odore, ma a bordo non c'erano
signore dal naso delicato, e gente del meridione poco avvezza a
simili profumi, ma solo svedesi e norvegesi che non ci
badavano.
Fatto che, grazie agli ugiuk, l'Alaska, dopo avere navigato a
vapore fino all'ultimo, gettava l'ancora davanti a Stoccolma il
14 di settembre, ed aveva compiuto in sette mesi e quattro
giorni il primo periplo circumpolare, per merito del suo
capitano di ventidue anni.
Figuriamoci se i giornali non vollero impadronirsi di cos
interessanti e ghiotte notizie, tali da sbalordire mezzo mondo
ed anche tutto! Si trattava di un ardimento nel campo
geografico e marinaro, e che per di pi veniva subito dopo
quello compiuto da Nordenskiold!
Per questo avvenne in un secondo tempo, all'inizio solo
alcuni, al corrente delle cose, erano in grado di apprezzare
quell'impresa, anche perch ne conoscevano a fondo tutte le
fasi.
Se poi c'era una persona che non voleva vedere nessun merito
di Erik in quella faccenda, era Kaisa.
Domando io se c' sale in zucca a correre volontariamente
incontro a certi pericoli!
Dalla sua bella bocchina non usc commento pi favorevole di
questo. Anzi non manc di aggiungere, e in presenza del
povero giovane: Finalmente si pu sperare di essersi
sbarazzati per sempre di quella noiosa storia del famoso
Irlandese e del suo segreto!
Forse fu quasi un bene che parlasse cos, perch Erik pot fare
un paragone saggio fra le parole della bionda fata, e quelle che
gli venivano scritte da Nore, nella fine calligrafia di Vanda.
La fanciulla gli raccontava quante angustie avessero passato lei
e la mamma, ed anche Ottone, in quei lunghi mesi; come il loro
cuore fosse stato sempre vicino ai cari viaggiatori, quanto
avessero pregato per la realizzazione delle sue speranze Ma
lo pregava anche di non affliggersi troppo d'avere perduto per
sempre le tracce che potevano condurlo alla sua vera famiglia;
ne aveva in loro una che lo amava altrettanto, e pi ancora.
Non sarebbe venuto a riposare un mesetto a Nore?
Eppure malgrado quella tenerezza, Erik soffriva molto per la
disillusione patita, al punto che, passato ormai l'eccitamento
del pericolo, della responsabilit d'essere comandante di una
nave, si sentiva invaso da una profonda apatia.
Pensare che era stato vicino al punto di sapere ci che voleva
Non se ne dava pace, e non pensava che a quel lato negativo
della sua impresa.
Ma ecco che arrivarono sulla scena i giornali. I giornali di tutto
il mondo.
Come, d'un tratto, s'accorsero che il viaggio dell'Alaska era un
avvenimento che eguagliava in grandezza quello della Vega?
Forse Bredejord avrebbe saputo dirlo Ma non lo disse mai.
Fatto che, allo stesso modo che divampa un incendio,
divamp la fama di quel viaggio. In breve i giornali non
parlarono pi che del periplo circumpolare, le navi di tutti gli
Stati, ancorate a Stoccolma, fecero a gara a imbandierarsi in
onore di quella vittoria nautica.
Il giovane comandante dell'Alaska, sorpreso e confuso, si vide
accolto dappertutto con le ovazioni riservate ai trionfatori.
Societ di scienziati venivano ad augurare il benvenuto a lui e a
tutto l'equipaggio, gli enti pubblici proposero di offrire ai
navigatori una ricompensa nazionale.
Ma, dottore diceva il povero ragazzo fra trasognato e
turbato io non ho merito Io ho fatto tutto questo per un
motivo mio personale, non per amore della scienza. Mi
scappato fatto, ecco tutto! Bisogna che lo dica, che lo confessi.
Il dottore sorrideva. Evidentemente la gloria non guastava il
cuore del suo Erik
E i giornali si impossessarono ghiottamente anche del racconto
del giovane comandante. Cosa ci poteva essere di pi
romantico?
La storia venne prima raccontata da un buffo tipo di reporter,
alto quanto uno stivale, simile a uno scoiattolo, che si era
presentato al navigatore per avere notizie tali da potere
stendere una sua breve biografia.
Ci che Erik gli disse super tutte le speranze che poteva
nutrire di far sensazione Mentre il giovane raccontava come
fosse stato trovato su una boa, raccolto da babbo Hesebom, e
gi gi, le ricerche infruttuose, l'inseguimento di Patrick O'
Donoghan, la fine drammatica di tutte le speranze; la matita del
signor Squirrello (cos si chiamava l'ometto buffo), correva,
volava sul foglio.
E, il giorno dopo ci che la sua matita aveva annotato era
riprodotto su tre colonne dal giornale pi diffuso in Svezia.
Articolo sensazionale, di quelli che gli strilloni gridano per le
vie, articolo che venne tradotto in tutte le lingue
Articolo che comparve con titoli grandi sui giornali di tutta
Europa ed anche d'America.
Cos fu che la storia di Erik arriv anche a Parigi, ed entr una
sera, sotto la fascia ancora umida d'un quotidiano, in un
tranquillo salotto di via Varennes, al secondo piano d'un
vecchio palazzo.
In quel salotto c'erano due persone. Una signora vestita di nero,
con i capelli bianchi bench avesse un aspetto ancora
abbastanza giovane, anche se triste, triste. Seduta accanto a un
tavolino, sotto il raggio d'una lucerna, ricamava
macchinalmente, fissando di quando in quando gli occhi
nell'ombra, come se vedesse davanti a s qualcosa di doloroso.
Dall'altra parte del tavolino, un vecchio alto e nobile, si mise a
leggere distrattamente il giornale che il servitore gli aveva
portato in quel momento.
Quel vecchio era il console generale Durrien che aveva
conosciuto Erik a Brest, al pranzo del prefetto marittimo, e gli
aveva mandato un biglietto d'auguri al momento della partenza.
A causa di quell'incontro e quel ricordo, della simpatia che il
giovane aveva destato in lui, il vecchio signore lesse con
maggiore attenzione del resto l'articolo che riguardava il
giovane comandante dell'Alaska e, a poco a poco, il suo viso si
fece pi pallido, e le mani che reggevano il foglio si misero a
tremare visibilmente.
Babbo, ti senti male? chiese la signora che s'era accorta
di quel turbamento.
No No Fa un po' caldo qui stato acceso il fuoco
troppo presto. Vado a prendere un po' d'aria nel mio studio
Non nulla, non ti preoccupare, cara! cosa passeggera
E Durrien si alz per passare nella stanza accanto e, come per
inavvertenza, port con s il giornale che teneva in mano.
Se la figliola avesse potuto leggere nell'animo suo, avrebbe
veduto come, in mezzo ad un tumulto di emozioni, speranze e
timori che lo agitavano, dominasse un pensiero: nasconderle
quel giornale.
Al primo momento pens di seguire il padre, poi ebbe
l'impressione ch'egli desiderasse star solo, e si adatt, anche se
un po' ansiosa, a rimanersene tranquilla a ricamare sotto la
lampada. Del resto si sent subito rassicurata sulla salute del
vecchio perch lo sent passeggiare avanti e indietro, aprire e
chiudere la finestra.
Solo dopo un pezzetto si decise ad aprire la porta per vedere
come stava.
Il padre, seduto allo scrittoio, scriveva una lettera.
Quello che la signora non vide, che la stava scrivendo con gli
occhi pieni di lacrime

CAPITOLO UNDICESIMO
EVVIVA I GIORNALI!
Da quando era tornato a Stoccolma, o meglio, da quando si era
cominciato a parlare di lui, Erik riceveva tanta posta da
mettersi le mani nei cappelli al pensiero, soltanto, di dovere
rispondere.
Corporazioni scientifiche si congratulavano, persone private,
governi stranieri comunicavano di avere deciso di conferirgli
onori o ricompense, armatori e negozianti gli chiedevano
informazioni che potevano riuscire utili ai loro interessi, ce
n'era per tutti i gusti.
Dovrai mettere su un segretario, Erik! diceva scherzando
il dottore, dal canto suo felicissimo della gloria del suo
protetto, che veniva, almeno quella, a compensarlo un poco
della delusione patita.
Perci il giovane non si sorprese affatto ricevendo, una
mattina, due buste che portavano il timbro di Parigi. Gli
scrivevano da tutte le parti del mondo, ormai! Ridendo diceva
che s'aspettava qualche missiva anche dagli Zul
La prima lettera era un invito della Societ geografica di
Francia, che lo pregava di recarsi, insieme con i suoi compagni
di viaggio, a Parigi per ricevere una medaglia d'oro, decretata
in adunanza solenne all'autore del primo periplo circumpolare
attraverso i mari artici.
Ne hai fatta della strada, figliolo comment il dottore che
era presente da quel giorno in cui t'interrogai sulle
spedizioni polari nella scuola del maestro Malario
E se ne and ridendo.
Ma Erik neppure se n'accorse, era divenuto sordo e cieco a
tutto quello che gli avveniva intorno dopo avere preso in mano
la seconda lettera.
La busta era chiusa con la ceralacca, e su quella cera rossa era
impresso un sigillo che gli fece sbiancare il viso: E.D. due
iniziali circondate da un motto Semper idem
L'apr tremando, e il foglio che conteneva portava in testa le
medesime iniziali e il medesimo motto.
Corse ansioso alla firma: E. Durrien.
Dovette sedersi perch le gambe gli tremavano e non gli
bastava, stando in piedi, la forza per leggere.
Mio caro figliuolo diceva la lettera lasciate che
vi chiami cos. Ho letto in un giornale francese un
articolo biografico tradotto dallo svedese, che mi ha
commosso, sconvolto pi di quanto non riesca a dirvi.
Quell'articolo si riferisce a voi. Se posso credere a
quanto riporta, voi sareste stato raccolto in mare, or
sono ventidue anni, da un pescatore norvegese dei
dintorni di Bergen, sopra una boa che portava il nome
Cynthia.
Il vostro viaggio artico non avrebbe avuto scopo
scientifico, ma piuttosto, dopo avere incontrato
Nordenskiold, avreste proseguito nella speranza di
ritrovare un superstite di quel bastimento, naufragato
nell'ottobre del 1858 all'altezza delle isole Frer.
Sareste poi tornato dalla vostra spedizione senza avere
potuto, per drammatiche e misteriose circostanze,
ottenere nessuna informazione su quel naufragio, su di
voi.
Se tutto ci vero, ed io darei la vita perch lo fosse, vi
supplico di non perdere neppure un'ora, di correre al
telegrafo, e darmene conferma.
In questo caso, figliolo mio, (perdonate la mia
impazienza e la mia gioia), in questo caso sareste mio
nipote, un nipotino che piango da tanti anni, che ho
creduto perduto per sempre, che mia figlia, la vostra
mamma, col cuore spezzato dopo il dramma del
Cynthia, invoca ancora ogni giorno. Sareste il suo unico
figlio, il sorriso, la consolazione della sua vita di
vedova!
Ritrovarvi, ritrovarvi vivo e glorioso, sarebbe una
fortuna tanto straordinaria che non oso crederci. Non
oso lusingarmi, se non ricevo prima un cenno da voi!
Eppure tutto combina. Particolari e circostanze
concordano rigorosamente! Ed ora che ci penso, che vi
ricordo, che vedo la vostra fotografia su questo
giornale, mi accorgo quanto il vostro viso mi rammenti
quello del mio disgraziatissimo genero. Non posso
dimenticare che quell'unica volta in cui la sorte ci ha
fatto incontrare, a Brest, io mi sentii attirato da voi con
una simpatia cos straordinaria, improvvisa, proprio
come se il sangue parlasse tra noi!
Vi prego, una parola al telegrafo, subito. Mi sembra di
non sapere come vivere finch non mi arriver quel
vostro telegramma. Dio voglia che mi porti la risposta
che aspetto, che potr ridare alla mia povera figliola
una felicit perduta, tanto grande da cancellare tutta una
vita di rimpianti e di lacrime.
E. DURRIEN
Console generale onorario
104 Rue de Varennes - Parigi.
A questa lettera era aggiunta una nota giustificativa che Erik
divor addirittura.
Io ero console di Francia a New Orlans, quando la
mia unica figlia, Caterina, spos un giovane francese,
Giorgio Durrien, nostro lontano parente, d'origine
bretone come noi. Giorgio era ingegnere minerario, e
veniva negli Stati Uniti per esplorare certe sorgenti di
petrolio recentemente scoperte. Faceva conto di restarci
alcuni anni. Venne accolto in casa mia come meritava,
e fui ben lieto quando mi chiese la mano della mia
Caterina. Era un giovane serio, buono, figlio d'un mio
amico di giovent e, per di pi, portava il mio stesso
cognome, i loro figli avrebbero continuato il mio
casato.
Poco dopo il loro matrimonio venni designato console a
Riga e dovetti lasciarli. Seppi che avevano avuto un
bellissimo bambino e che l'avevano chiamato Emilio,
Enrico, Giorgio.
La loro felicit era completa.
Ma, purtroppo, sei mesi dopo il mio povero genero
rimase vittima di una sciagura mineraria e mor
asfissiato.
Fatti regolare in fretta e furia i suoi affari, la mia povera
figliuola, vedova a vent'anni, s'imbarc a New York,
sul Cynthia, per Amburgo, volendo raggiungermi per la
via pi breve.
Il 7 ottobre 1858 il Cynthia naufrag ad est delle
Frer.
A dir vero, in un primo tempo, le circostanze di quel
naufragio parvero sospette. Infatti sono rimaste
inspiegate. Fatto che, nel momento di maggior
confusione del disastro, quando i passeggeri si
sistemavano alla rinfusa nelle scialuppe, il mio
nipotino, che la mamma aveva legato a una boa di
salvataggio, scivol in mare o, forse, vi fu spinto, e
scomparve trascinato dalla tempesta.
Mia figlia, atterrita e disperata a quell'orrendo
spettacolo, voleva gettarsi nelle onde. Fu trattenuta a
forza e, svenuta com'era, buttata in una barca dove
erano altre persone, la sola scialuppa che pot sfuggire
alla catastrofe.
Dopo quarantanove ore la barca approd alle Frer, e
di l Caterina torn da me, dopo ch'io per sette
settimane avevo vissuto in un'ansia angosciosa. L'aiut
un bravo marinaio, certo J ohn Denman, che presi poi al
mio servizio e mor in casa mia, quando mi trovavo in
Asia Minore.
Non avevamo nessuna positiva speranza che il bambino
potesse essere sopravvissuto al naufragio, per feci fare
ricerche alle isole Frer, alle Shetland, sulla costa
norvegese al nord di Bergen. Non rinunciai alle
ricerche che in capo a tre anni e, se Nore sfuggito a
quelle ricerche, bisogna dire che si tratti di un luogo
assai recondito e poco in comunicazione con la costa
marittima.
Perduta ogni speranza, mi dedicai soltanto alla mia
povera figliuola, che richiedeva fisicamente e
spiritualmente i massimi riguardi e molte cure. Ottenni
d'essere appunto mandato in Oriente, e cercai di
svagarla con viaggi e imprese scientifiche. Fu la
compagna di tutti i miei lavori, ma non riuscii a guarirla
dalla sua tristezza.
Da due anni in qua mi sono ritirato a vita privata, e
siamo tornati in Francia. Abitiamo un po' a Parigi, un
po' nella vecchia casa che possediamo a Val Feray,
vicino a Brest.
Potr esser vero ch'io vi veda entrare mio nipote, il
nipotino che piango come un figlio da tanti anni?
Tanto bella questa speranza che non oso parlarne a
mia figlia, fintanto che non sar una certezza.
Una delusione la ucciderebbe, una realizzazione
sarebbe per lei la resurrezione. Non posso pensare di
essermi ingannato. Chi avrebbe potuto fornire ai
giornalisti tali notizie, se non fossero vere?
Oggi luned. Alla posta mi dicono che sabato potrei
avere una risposta migliore che per telegrafo Ma,
figlio mio, quest'ansia mi snerva!.
Erik aveva stentato a finire di leggere lettera e nota; le lacrime
gli annebbiavano la vista.
Non osava abbandonarsi a quella speranza, risorta cos
improvvisamente ed impensatamente.
S, s, c'erano tutti gli indizi, le concordanze delle date, quel
sigillo identico al gioiello portato dal bimbo sulla boa,
custodito gelosamente da mamma Katrina Ma era possibile
simile felicit?
Davvero stava per ritrovare famiglia, mamma, patria?
Aveva paura che tutto si risolvesse in un sogno. Chiss? Forse
il dottore con una semplice parola poteva far crollare tutto
quell'edificio incantevole.
Perch bisognava parlarne subito al dottore, al grande amico,
Schwaryencrona lesse attentamente lettera e nota, non senza
interrompersi alcune volte per un'esclamazione di sorpresa e di
gioia.
Figliolo mio! disse a lettura ultimata Non c' nessuna
ragione per dubitare. Tutti i particolari concordano e-
sattamente, anche quelli che questo signore lascia da parte, cio
le iniziali sulla biancheria, il motto inciso sul sonaglietto, motto
che quello di questo sigillo! Figlio mio, questa volta hai
davvero ritrovato la tua famiglia! Bisogna subito correre a
telegrafare a questo povero nonno!
Ma Che devo dirgli? balbett Erik che si sentiva
sperduto per la commozione, debole come un bambino.
Digli che domani, col primo treno, andrai ad abbracciare lui
e la tua mamma, no?
Il giovane, per tutta risposta, abbracci il dottore che era
commosso quasi quanto lui, e prese una vettura per arrivare pi
in fretta al telegrafo che, del resto, non distava pi di sette
minuti di cammino
Quel medesimo giorno egli lasciava Stoccolma, andava per
ferrovia a Malm, sulla costa nord-ovest della Svezia, in venti
minuti attraversava lo stretto, poi con un viaggio diretto
arrivava a Copenaghen dove saliva sul direttissimo dell'Olanda
e del Belgio, e a Bruxelles, finalmente, sul treno per Parigi.
Mai nessun convoglio gli era sembrato pi lento in vita sua.
non riusciva a star fermo, andava al finestrino, tornava a
sedere, pareva avesse la tarantola in corpo.
Come Dio volle, il sabato, alle sette della sera, esattamente sei
giorni dopo quello in cui Durrien aveva impostato la sua
lettera, ecco la locomotiva entrare fragorosamente, fischiante,
sotto la grande tettoia di cristallo.
Lungo il viaggio Erik aveva mandato al nonno vari
telegrammi, che avevano servito abbastanza a moderare
l'impazienza del vecchio console, ma quando lo vide scendere
dallo scompartimento, quasi non trovava la forza di muovere
verso di lui Poi si abbracciarono stretti stretti, incuranti di
gente che li urtava, di facchini che urlavano, del bagaglio che
giaceva a terra incustodito e sarebbe stato ottimo bottino per un
ladro.
E la mamma? domand Erik appena pot parlare.
Non ho osato dirle tutto, finch non ti vedevo!
Non sa ancora nulla?
Sospetta qualcosa, forse spera. Dacch arrivato il tuo
primo telegramma ho cercato di cominciare a prepararla
meglio che ho potuto all'inattesa consolazione che l'aspetta. Le
ho detto d'una traccia sulla quale sono stato messo da un
ufficiale svedese, da quel giovane che avevo veduto a Brest, e
del quale gi le avevo parlato. Poverina! Non sa che pensare,
che domandare, non osa neppure, ma credo che abbia
cominciato a presentire che si sta maturando qualche
avvenimento molto importante. Stamattina a colazione ho fatto
una fatica a contenere la mia impazienza! E mi sono accorto
che non mi levava gli occhi di dosso, quegli occhi fissi che
scintillavano d'una nuova luce. Anzi, due o tre volte m' parso
fosse l l per chiedermi qualche spiegazione pi esauriente.
E ne ho avuto paura, lo confesso! Se fosse accaduto qualcosa?
Un malinteso, un disastro, che so io? Pensavo tutte le cose
belle e tutte le cose brutte, figlio mio! Succede cos quando si
sofferto tanto Quando Dio ci d una grazia improvvisa cos
grande E non ho avuto il coraggio di pranzare con lei, ho
detto che avevo un affare urgente che mi costringeva a restare
fuori. E lei mi ha guardato a lungo, oh, cos a lungo!
Erik ascoltava il nonno, bevendone le parole senza avere la
forza d'interromperlo. Buon per loro che il facchino era un
onest'uomo e pens lui a portare i bagagli nella carrozza che li
attendeva fuori, perch altrimenti sarebbero rimasti sotto la
pensilina della stazione.
Nel grazioso salotto, di via Varennes, intanto, la signora
Caterina aspettava con discreta inquietudine il ritorno del
padre. Da pi giorni quel suo andare e venire, quella sua
agitazione, quei telegrammi che si susseguivano Lo
osservava stupita, agitata anche lei, preoccupata.
Aveva pi volte avuto voglia di chiedergli la chiave di quel
mistero, ma lo aveva veduto cos abbottonato che non aveva
osato.
Mi sta preparando qualche sorpresa, ma quale? si
domandava senza osare sperare tanto, come tutti quelli che
hanno molto sofferto. Bisogna che non gliene guasti il
piacere. Ma quegli ultimi due giorni poi, l'aria felice del
vecchio, l'acuirsi della sua agitazione, l'insistenza con la quale
andava ricordando il disastro del Cynthia, argomento del quale
non parlava mai, per non rinnovare l'antico dolore
E qualche barlume di luce l'aveva illuminata. Una mamma non
rinunzia, in un caso come il suo, ad una lontana vaga speranza,
che pi sogno che speranza, e le era parso di capire che il
padre avesse trovato qualche traccia Che traccia? Non
riusciva a farsene un'idea.
Ma stasera voglio parlargli, voglio che mi spieghi, che mi
dica
E girava per le stanze riandando con la mente alla tragica
scena: il Cynthia invaso dall'acqua, vicino a sommergersi ad
ogni nuova ondata E lei che legava il bimbo alla ciambella di
salvataggio, mentre i passeggeri e i marinai si precipitavano
nelle scialuppe E lei restava indietro a tutti, implorando,
supplicando che almeno prendessero in salvo il suo piccino
E un uomo glielo prendeva di mano Un altro gettava lei in
un canotto E ancora un'ondata enorme, una tromba d'acqua,
e la boa col bimbo sulla cresta d'un cavallone, e le spume che
giocavano con la mussolina della culla, e il bimbo che volava
verso gli scogli, d'onda in onda! Una lotta contro qualcuno che
la tratteneva l'incoscienza! Poi il risveglio, le notti di febbre
e delirio, e poi il dolore, il dolore senza pace, l'ansia delle
ricerche che non approdavano a nulla. E quel miraggio senza
fine, quel sembrarle di seguirlo nella vita, prima bambino,
ragazzo, adolescente, giovanotto, ma vivo, vivo!
D'anno in anno l'aveva pensato come forse era, perch non
riusciva a convincersi che non ci fosse proprio pi.
Stasera parler al babbo, mi far spiegare questo mistero
della sua agitazione, delle sue mezze parole
Stava proponendosi per l'ennesima volta questa linea di
condotta, quando il signor Durrien entr nel salotto seguito da
un giovane:
Figliola cara, ecco il signor Erik Hesebom, del quale ti ho
parlato diverse volte, dopo quel pranzo a Brest durante il quale
c'incontrammo. E' arrivato a Parigi or ora, dove la societ di
Geografia gli consegner la sua grande medaglia d'onore, ed
egli tanto gentile di volere accettare la nostra ospitalit.
Il vecchio si comportava come aveva combinato in vettura col
nipote; avrebbero aspettato un po' parlando del pi e del meno,
poi avrebbero portato il discorso su Nore, sul bambino
raccolto l da un pescatore, in maniera di preparare la signora
Caterina un po' per gradi.
Ma quando Erik si trov davanti alla mamma gli manc la
forza per quella pietosa commedia.
Divent pallidissimo, s'inchin profondamente senza riuscire a
tirare fuori nemmeno una sillaba, con le labbra, che gli
tremavano e gli occhi pieni di lacrime.
La signora Durrien, intanto, s'era alzata dalla poltrona e lo
guardava con bont. Ma improvvisamente, i suoi occhi si
spalancarono, e lasci sfuggire un grido:
Ma tu sei mio figlio! Sei il ritratto di tuo padre! D, d, sei
mio figlio?
E, mentre il giovane le cadeva in ginocchio davanti, la povera
donna quasi sveniva dalla gioia, chinandosi su di lui,
baciandolo a pi, pi riprese, come se temesse che qualcuno
potesse portarglielo ancora via
Non sarebbe facile descrivere come pass quella prima serata,
che intrecciarsi di domande e risposte, di ringraziamenti alla
Provvidenza, di commozione e di gioia.
difficile che in tutta Parigi, quella sera, esistesse una famiglia
pi felice.
Quanto chiese la signora Caterina sull'infanzia del suo figliolo!
Ecco, mamma, volevo giusto dirti. Mamma Katrina e babbo
Hesebom sono stati dei genitori affezionatissimi, buonissimi
per me. E babbo Hesebom mi ha accompagnato in tutte le mie
sfortunate ricerche, fino al Polo! Ha rischiato la vita con me
Vorrei che non si sentissero privati di qualcosa, messi da parte
perch ho ritrovato te e il nonno Se anche possono avere
commesso qualche errore stato per il grande amore che
avevano per me, per me che, infine, non ero nulla per loro. E
Vanda e Ottone sono stati dei veri fratelli
Certamente, figlio mio, scriveremo subito, devono venire a
prendere parte alla nostra gioia, devono continuare ad esserti
cari come per il passato, sentirsi amati da te come per il
passato. Cos fu che a Nore, nella modesta casa del pescatore,
arriv un giorno un invito per tutta la famiglia, invito di recarsi
a Val Feray, presso Brest, ospiti del console onorario Durrien e
di suo nipote Emilio, che per si firmava ancora Erik, per loro,
Erik da Parigi.
Parigi! Una citt di cui avevano sentito parlare come in sogno,
specialmente mamma Katrina e Vanda. Parigi
Al primo momento si sentirono incerti, sbatacchiati, come
quando tira un gran vento. Loro in casa di persone cos
distinte? Ma Vanda fu lesta a risolvere i dubbi.
Se non andiamo, babbo, se non andiamo, mamma, la gioia
non sar completa per il nostro Erik, che ci vuole certamente
accanto a s per fargli festa.
E, siccome ormai in casa Hesebom il consiglio di Vanda
veniva molto ascoltato, vennero fatti i progetti per la partenza.
Ma non dovevano partire soli, quella medesima sera si videro
arrivare a casa il maestro Malario.
Avete sentito, avete sentito? grid sventolando un foglio.
Il nostro Erik ha trovato la sua famiglia! Ci vuole in
Francia!
Anche voi, maestro?
Anch'io, mastro Hesebom. Partiremo insieme, nevvero?
Il fatto di partire col buon Malario, se anche qualche dubbio
fosse rimasto negli animi dei vecchi dopo il consiglio di
Vanda, li risolveva ampiamente.
Anche lui, era chiaro, pensava che dovevano andare, senza
falsi imbarazzi, senza timori.
E, un mese dopo il giorno in cui Erik aveva riabbracciato la sua
vera mamma, nell'ampia villa dei Durrien, vicino a Brest, erano
riuniti tutti coloro che avevano voluto bene al piccolo
abbandonato del Cynthia anche il dottor Schwaryencrona e lo
avvocato Bredejord, venuti da Stoccolma e, strano a dirsi,
anche Kaisa.
S, perch a Kaisa, ora che lo sapeva discendente da famiglia
signorile, Erik faceva tutt'altro effetto, e si sentiva in vena di
festeggiarlo.
Durrien aveva voluto riunire tutti a Val-Feray per una di quelle
squisite sensibilit del suo animo nobile. In mezzo al rustico
paesaggio bretone, presso il mare, i suoi ospiti norvegesi si
sarebbero sentiti meno spostati di quanto sarebbe certamente
accaduto loro in via Varennes.
L'incontro fra tutti fu pieno di calore, senza imbarazzi di sorta,
come avviene sempre fra persone che sono unite da un vero
affetto per un'altra, affetto che costituisce un grande interesse
in comune, un legame solido.
E le giornate trascorrevano serene, dolci, raccontandosi tante
cose, tutte quelle che la signora Caterina volle sapere da
mamma Hesebom, per rivivere con lei l'infanzia del suo
figliolo attraverso i suoi ricordi, tenendo sulle ginocchia quelle
vestine conservate con tanta gelosa cura, quel sonaglietto, che
la buona norvegese non aveva mancato di portare con s
venendo in Francia.
Tutte quelle che il console Durrien si faceva narrare da babbo
Hesebom, le prime prodezze di Erik, le sue prime armi nel
campo della navigazione, la parte presa da lui nei terribili
giorni del ciclone sulle coste norvegesi, la generosit con la
quale aveva voluto rinunciare agli studi, che gli erano cari, per
stare vicino ai genitori d'adozione, ma anche lo struggente
desiderio che s'era impossessato del ragazzo quando aveva
saputo di non essere loro figlio, desiderio della sua vera
famiglia, della sua vera patria, una patria da amare e da servire
con tutto il suo cuore.
E con Bredejord venivano messi insieme scampoli
d'informazioni, tutti gli scampoli possibili, che potessero
gettare luce su quella storia che aveva ancora tanti punti oscuri.
S, perch Bredejord, da vero avvocato, riport dopo alcune
sere al termine delle prime commosse effusioni, una questione
sul tappeto, come suol dirsi.
Chi era Tudor Brown?

CAPITOLO DODICESIMO
IL NOCCIOLO DELLA QUESTIONE
S, chi era Tudor Brown? chiedeva l'avvocato ai suoi
ascoltatori, seduto in un ampio seggiolone a braccioli che gli
conferiva l'aspetto & la dignit d'un presidente di tribunale,
mentre un ciocco crepitava allegramente nel caminetto.
Voglio dire, che interesse aveva ad impedire che Patrick O'
Donoghan mettesse Erik sulle tracce della sua famiglia?
Perch, infine, ha dimostrato ben chiaramente di volerlo
impedire, fino ad arrivare ad ucciderlo quando ha capito che
stava per parlare
Tudor Brown, tanto per cominciare, ho idea che non si
chiamasse affatto cos intervenne Erik ma J ones, perch
quel disgraziato irlandese quand'era sul ghiaccio, ferito,
controllandosi meno lo chiamava cos.
J ones! esclam la signora Caterina Hai detto J ones,
figlio mio?
S, mamma, ma perch tu sbianchi in viso? Che accade?
Che ti ricorda questo nome?
Dacch ci siamo ritrovati tu mi hai parlato di Tudor Brown,
e mai di J ones
Effettivamente pu darsi ch'io non abbia pi riflettuto a
questo dettaglio, che ora mi riaffiora alla memoria. Ricorder
credo anche babbo Hesebom?
S, mio caro, ricordo benissimo, disse proprio J ones.
Ebbene riprese la signora Durrien un tale Noah J ones
era socio di tuo padre per la lavorazione d'un giacimento di
petrolio, scoperto dal babbo in Pensilvania.
Ne siete sicura, signora? chiese Bredejord
interessatissimo. Potreste produrre qualche documento che
provi questo?
Senz'altro intervenne il vecchio console. Giorni fa,
prima che voi arrivaste, mentre rimettevo in ordine alcune mie
carte riguardanti appunto il passato, e che potevano interessare
mio nipote, lo trovai.
Volete mostrarmelo?
Poco dopo il signor Durrien presentava all'avvocato alcuni
fogli piuttosto ingialliti.
Alcuni mesi prima del suo matrimonio, mio genero Giorgio,
aveva scoperto ad Harrisburg una sorgente di petrolio. Gli
mancava per il capitale necessario per assicurarsene la
propriet, e si vedeva nella condizione di perdere tutti i
vantaggi della sua scoperta. Volle il caso ch'egli si mettesse in
relazione con questo Noah J ones, che si spacciava per
mercante di buoi nel Far West, ma in realt, lo sapemmo dopo,
era importatore di schiavi della Carolina del Sud.
Ne aveva proprio il tipo con quel suo vestito a quadrettoni
comment Schwaryencrona a denti stretti.
S, vestiva nella foggia tipica di quella gente, mezza di
colore. Insomma, costui s'impegn a versare la somma
necessaria per acquistare la sorgente Vandalia, e sfruttarla.
Giorgio era un vero gentiluomo e, come i veri gentiluomini
quando si trovano ad avere a che fare con certa gente, un poco
ingenuo. J ones riusc a fargli firmare un contratto da strozzino,
contratto di cui io ignoravo il testo quando avvenne il suo
matrimonio con Caterina. Del resto, a quel tempo, Giorgio
stesso credo non ci pensasse neppure pi, era cosa di giovent
e nessuno era meno esperto di lui in materia! Mio genero, tuo
padre figliolo mio, era un ottimo matematico, un chimico di
valore, un meccanico impareggiabile, un vero gentiluomo
come ho detto, ma non s'intendeva di affari, e gi due volte
aveva pagato la sua inesperienza in tale materia. Certamente
trascur questa storia con Noah J ones. Firm ad occhi chiusi il
contratto che gli era stato messo davanti, ed eccovene gli
articoli principali.
Volete che li legga, avvocato?
Ve ne prego, anzi, signor console.
Articolo 3 - La propriet del giacimento di petrolio
Vandalia rester indivisa tra il ritrovatore, Giorgio Durrien ed
il signor Noah J ones.
Art. 4 - Il signor Noah J ones avr l'amministrazione di tutto il
denaro versato da lui per lo sfruttamento della sorgente,
vender i prodotti della medesima, con impegno di darne tutti
gli anni resoconto al suo socio, e ripartirne i profitti derivanti.
Il signor Durrien diriger i lavori ed i servizi tecnici necessari.
Articolo 5 - Nel caso che uno dei proprietari-soci desiderasse
vendere la sua parte sar obbligato ad interpellare il socio,
dandogli la facolt di acquistare prima di entrare in trattative
con chicchessia. Il socio che acquisti dovr pagare il capitale
con un interesse del tre per cento in pi.
Articolo 6 - Solamente i figli di ciascuno dei due soci sono
eredi dei suoi diritti. Mancando di figli un socio defunto, la
propriet va tutta all'altro socio con esclusione di qualsiasi altro
erede del socio morto, moglie, padre, madre, fratello ecc.
Questo articolo motivato dalla differente nazionalit dei soci,
e dalle complicazioni di procedura che deriverebbero da
qualsiasi altro accordo in proposito.
Pfuiii! Tutti si voltarono stupiti. Bredejord, cosa ben
insolita in lui, s'era lasciato sfuggire un lungo, significativo
fischio.
Continuate, continuate, signor Durrien disse poi tutto
questo interessantissimo!
Poco ho da aggiungere. Tale era l'accordo fra mio genero e
J ones, accordo stipulato in un periodo nel quale non pensava
neppure a prendere moglie, e quando tutti ignoravano, eccetto
forse Noah J ones, l'immenso valore che doveva acquistare in
seguito il giacimento petrolifero Vandalia. Si era allora ancora
nel periodo delle prove a tentoni, e delle brighe fastidiose.
Allora il progetto dell'americano si riduceva probabilmente
soltanto a disgustare a un certo momento il suo socio, per
modo che si ritirasse dall'affare trovandone esagerate le
difficolt di avviamento, in modo da assicurarsene, con poca
spesa, la esclusiva propriet.
Ma ci non avvenne?
No, avvocato. Il matrimonio di Giorgio con mia figlia, la
nascita del bimbo, e la subitanea constatazione della ricchezza
del giacimento, mutarono la situazione dal nero al bianco. Non
era pi il caso di pensare di assicurarsi l'intera propriet per un
boccone di pane, e Noah J ones non poteva restare unico
padrone che se fossero spariti non solo mio genero, ma anche il
figlio
Pfuiii! un altro fischio dell'avvocato sottoline queste
parole, e nella sala si fece un improvviso silenzio, denso di
drammaticit. Tutti avevano la sensazione medesima che si ha
quando, sollevando un pezzo di stoffa o di carta, sappiamo di
dovere scoprire qualcosa di molto brutto, che ci far ribrezzo.
Ora prosegu con voce bassa il console ora, due anni
dopo il suo matrimonio, e sei mesi dopo la nascita del
bambino, Giorgio fu tolto asfissiato da un pozzo di miniera,
asfissiato dissero i medici, da gas irrespirabili. In quel tempo io
non ero gi pi negli Stati Uniti, ero gi stato trasferito a Riga.
Un avvocato regol gli affari della successione. Noah J ones si
mostr molto accomodante e sottoscrisse tutte le disposizioni
che vennero prese per mia figlia. Rimase inteso ch'egli avrebbe
continuato a sfruttare il fondo comune, e che avrebbe pagato
semestralmente alla Central Bank di New York la parte dei
profitti spettanti al nostro bambino. Ma non ebbe da pagarne
neppure un semestre! Caterina s'imbarc sul Cynthia per venire
a raggiungermi, e il bastimento naufrag, in condizioni cos
sospette che la Compagnia di Assicurazioni riusc a farsi
esonerare da ogni responsabilit, e che, in quel naufragio,
l'unico e-rede di Giorgio scomparve.
Cosicch Noah J ones rest unico proprietario del
giacimento, pozzo, tutto quanto?
S, avvocato. Una propriet che gli ha certamente fruttato
ogni anno dollari in abbondanza
E non avete mai sospettato il suo intervento in quei drammi
successivi, la morte di vostro genero, il naufragio strano, la
sparizione del piccolo?
S io sospettai qualcosa, era naturale. Troppi guai tutti
convergenti ad un medesimo risultato. Ma come dare un corpo
ai miei sospetti? Come provarli davanti a un tribunale? I dati
che avevo in mano erano troppo vaghi, lo capite anche voi
Bredejord annu pensieroso.
E poi continu il vecchio Durrien sapevo anche
quanto poco assegnamento ci sia da fare sui tribunali, nelle
contestazioni internazionali In quel tempo mio unico
pensiero, mia unica cura, era la salute di Caterina, e un
processo a-vrebbe piuttosto rinnovato, che consolato, il suo
dolore, insomma, mi rassegnai e non feci nulla. Ebbi torto? Fu
quella una colpa da parte mia? Non credo. Mi pare, anche
adesso, che non avrei ottenuto nulla. Guardate come anche
oggi, raccogliendo tutte le nostre impressioni, tutti i fatti che
conosciamo, ci riesce difficile arrivare ad una conclusione
precisa!
E come si spiegherebbe in tutto questo la parte di Patrick O'
Donoghan? chiese Schwaryencrona.
Siamo ridotti a fare delle congetture, nulla pi. Per direi
che le cose sarebbero andate cos
Dite pure, Bredejord, siate detective, se vi riesce.
Ecco, signor Durrien, secondo me cotesto O' Donoghan si
trovato per caso a bordo del Cynthia come novizio, non vero?
La sua vita non mut dopo quel viaggio?
S intervenne il dottore i coniugi Bowles furono assai
precisi su questo punto, ricordate?
Appunto; furono precisissimi, Pare che Patrick, prima, fosse
come tanti giovani marinai, sempre senza soldi in tasca, pronto
per a bere e a godersela se gli capitava di poterlo fare. Ora ci
hanno detto anche che, sul Cynthia, egli era addetto al servizio
particolare del capitano. Probabilmente prima di partire se ne
vant un poco; era una promozione per lui.
Certamente!
Addetto al servizio del capitano era probabilmente in
continue relazioni con i passeggeri di prima classe, che
mangiano alla tavola del comandante. Ebbe cos occasione di
imparare il nome di vostra figlia, signor Durrien, di conoscere
la sua nazionalit. Ora non poteva quest'uomo essere entrato in
comunicazione con Noah J ones? Poteva anche avere avuto
qualche incarico da lui, che ne sappiamo? Avere avuto mano
nel naufragio cos sospetto del bastimento, o nella caduta del
bambino in mare morto e non sapremo mai esattamente,
ma certo egli conosceva l'importanza che aveva per il socio di
vostro genero, signor Durrien, il bambino legato sulla boa O
non ne avrebbe parlato in quelle ore in cui il vino gli faceva
fare confessioni pericolose Non diceva forse che il
fanciullo della boa valeva tanto oro quanto pesava?.
S, i Bowles ripeterono varie volte queste parole che li
avevano stupiti disse Erik con voce tremante.
Da questa conoscenza a sfruttare a proprio benefizio, il
passaggio breve per un tipo primitivo come Patrick O'
Donoghan
Gi, amico mio intervenne Malario e non potrebbe
essere ch'egli immaginasse anche che il bambino era vivo? Che
avesse aiutato a salvarlo, l'avesse deposto lui sulla costa dove
lo trov mastro Hesebom? Era certamente un uomo molto
venale, attaccato al danaro guadagnato facilmente, ma da
quello a lasciare annegare un bimbo
Eppoi non si meravigli mica molto vedendomi
mormor Erik.
Appunto, ci che dice il nostro maestro non affatto
improbabile. E forse l'Irlandese avr spesso minacciato J ones
di fare sapere tutto al fanciullo della boa cresciuto E J ones
avr dovuto pagare il suo silenzio Ecco la provenienza di
quei gruzzoli che Patrick O' Donoghan spendeva cos volentieri
e mostrava ai Bowles!
Tutto ci appare assai verosimile disse
Schwaryencrona.
E il seguito degli avvenimenti conferma tale ipotesi
continu l'avvocato. I primi annunzi vostri sui giornali,
amico mio, dovettero inquietare non poco il signor J ones alias
Tudor Brown. Credette indispensabile sbarazzarsi di Patrick O'
Donoghan, ma dovette esser prudente, appunto perch
l'Irlandese doveva avergli fatto balenare l'idea d'avere preso le
sue precauzioni.
Che precauzioni?
Non posso dirvi con precisione, signor console, ma poteva
avergli detto di avere depositato da qualche parte una lettera di
spiegazioni da fare arrivare ad Erik, o a voi, in caso di sua
morte. E tali spiegazioni non dovevano garbare a J ones
Voi pensate che cerc di mandarlo via, lontano?
S, dottore, in un primo tempo penso che J ones Tudor si sia
accontentato di far paura al suo socio di delitti, di fargli temere
a seguito di quei vostri annunci, un intervento immediato della
giustizia. Ci risulta anche dal racconto che ci fece Bowles
all'Ancora Rossa, rammentate? Dalla fretta con cui Patrick O'
Donoghan fece fagotto.
vero, pareva anche a loro ch'egli si credesse minacciato e
volesse Scappare lontano
Tanto lontano che and a finire tra i Samojedi! J ones
dovette sentirsi al sicuro da qualunque sorpresa. Ma eccoti che
gli capitano tra capo e collo gli annunci della seconda ondata,
quelli che domandavano proprio conto di Patrick O' Donoghan!
Dev'essere stato un bel colpo per lui!
S, maestro Malario Un bel colpo. Un colpo che gli fece
spuntare, sotto all'alto cappello che non abbandonava mai, la
bella idea di venire dal nostro Schwaryencrona, a Stoccolma, a
dare ad intendere che l'Irlandese era morto, mostrandoci anche
le cosiddette pezze d'appoggio.
Ci gli doveva poi anche servire a sincerarsi dove fossimo
arrivati con le nostre indagini borbott il dottore. Non
per nulla appena lo vidi entrare nel mio gabinetto mi venne una
voglia matta di farlo ruzzolare per le scale! Sentivo che era un
brutto signore!
Per quella volta si sent forse nuovamente tranquillo
Poi venne la corrispondenza di Nordenskiold. La partenza
dell'Alaska.
Tudor Brown J ones si vide in pericolo, perch non doveva
avere eccessiva fiducia nell'Irlandese, doveva temere che
bastasse poca, poca paura a farlo cantare. E da allora non
indietreggi davanti a nessun delitto per procacciarsi la
sicurezza, la salvezza!
L'incidente della pompa intervenne Erik Il
naufragio sulla Basse-Froide causa le carte falsificate
S, ragazzo mio. Per fortuna le cose andarono abbastanza
bene per noi e servirono a farci conseguire lo scopo disse il
dottore. Vedi, se il brutto tiro del Basse-Froide non ci avesse
messo in allarme e fatto cambiare rotta, probabilmente
saremmo arrivati allo stretto di Bering troppo tardi per trovarci
la nave di Nordenskiold. Ed poco probabile che saremmo
riusciti a far parlare Patrick O' Donoghan, se l'avessimo trovato
in compagnia di Tudor Brown. Poi, in conclusione, l'intero
nostro viaggio fu determinato dai tragici avvenimenti dei primi
giorni, ed soltanto per effetto del pericolo compiuto
dall'Alaska, e dalla celebrit che ne derivata a te suo capitano,
che hai rintracciato la tua famiglia.
S disse con orgoglio la signora Durrien posso dire
che mio figlio mi stato ridonato dalla gloria
E quasi subito aggiunse:
Come dal delitto mi era stato rapito, come la bont di tutti
voi me l'ha conservato facendone un uomo rispettabile, di
meglio, meglio ancora forse di quanto avrei saputo far io!
E prese tra le sue le mani dei vecchi Hesebom, poi quelle degli
amici di Stoccolma.
Sissignori tuon allora Bredejord con voce insolitamente
solenne che fece rimanere tutti a bocca aperta Sissignori,
come fu la scellerataggine di Noah J ones a fare del nostro Erik,
infine, uno degli uomini pi ricchi delle due Americhe!
A questa uscita tutti si guardarono, e lo guardarono sbalorditi.
Quelle care persone, con l'animo pieno di effetto, di
riconoscenza l'uno verso l'altro, avevano dimenticato, almeno
per il momento, un piccolo particolare.
Quel particolare che, purtroppo, aveva fatto commettere delitti,
seminato angosce, proprio perch invece di essere soltanto, un
lato della vita, un suo aspetto, era, per J ones, per Patrick O'
Donoghan, divenuto l'unico scopo
Ma sicuro continu l'avvocato sorridendo dello stupore
generale Non forse il nostro Erik l'erede di suo padre nella
sua parte di propriet del giacimento petrolifero Vandalia? E
non stato privato della parte che gli spettava di frutto di
quella propriet per vent'anni e pi? Non baster forse provare
ch'egli figlio di Giorgio Durrien, perch ne entri nuovamente
in possesso? Questa prova siamo qui pronti a fornirla tutti
quanti.
Oh certamente!
E, se quel briccone morto senza figli, Erik padrone di
tutto quanto. E mi pare probabile che quel tipo non avesse
famiglia D'altra parte anche la met sarebbe un buon
bocconcino!
Eh! Eh! esclam ridendo il dottor Schwaryencrona
Ecco il piccolo pescatore di Nore diventato un buon partito!
Laureato dalla societ di geografia, autore del primo periplo
circumpolare, provvisto di una rendituccia di un duecentomila
dollari, un marito come a Stoccolma se ne trovano pochi!
Kaisa, che aveva sempre taciuto, divent rossa rossa. Capiva
che lo zio aveva parlato per lei, per mostrarle la vanit delle
sue ariette passate. Del resto, la ragazza stava appunto
riflettendo sulla tattica da seguire per mutare totalmente
contegno verso Erik, ma con una certa qual'arte.
Effettivamente Erik era un buon partito, circonfuso da una
aureola di gloria, ed era anche un bel giovane
Ma Erik non aveva pi occhi per lei. In passato aveva sofferto
per le sue piccole crudelt, ma ora non gliene importava
proprio pi nulla.
Il trovatello non guardava pi a lei come alla fatina.
Vedeva invece accanto a s Vanda, ogni giorno pi graziosa e
cara, Vanda, cui solo quei pochi giorni nella villa signorile
avevano gi tolto un poco della scorza campagnola e
peschereccia di Nore
L'avvocato decise d'incaricarsi, col consenso dei Durrien, di
tutta la procedura per reintegrare il giovane comandante
dell'Alaska nella sua propriet e dopo otto giorni di deliziosa
permanenza a Val-Feray, la brigata si sciolse con rammarico.
Erano stati giorni di paradiso per tutti!
Anzi, la signora Caterina rivolse una preghiera a mamma
Katrina:
Volete lasciarmi la vostra Vanda? E cos graziosa, fine,
merita di vivere per un po' di tempo in una grande citt, di
ricevere un'istruzione superiore
I due vecchi pescatori si guardavano sconcertati. Intervenne
Erik:
Se ci lasciate qui Vanda per un pochino, dopo ve la
riaccompagner io e rimarr un poco a Nore
Questa promessa era cos attraente che fece decidere babbo e
mamma Hesebom
Ma non sarebbe anche meglio propose ancora il giovane
che tornaste anche voi, per stabilirvi in Bretagna con noi?
Potremmo ricostruire, col medesimo legname portato da
Nore, la nostra casa qui, nella rada di Brest, o nei pressi, non
sarebbe bello?
Figliolo caro, ti ringrazio rispose il pescatore Capisco
da quello che dici quanto bene ci vuoi. Ma noi siamo vecchi
ormai, e la nostra patria la Norvegia Non potremmo essere
felici in un paese nuovo, alla nostra et. Non ne conosciamo n
lingua n costumi, tutto ci riuscirebbe difficile.
Mi permetterete, allora, di ricambiare tutto quello che avete
fatto per me, di provvedere in futuro al vostro benessere, come
se fossi davvero vostro figlio? Io, vedete, mi considero il figlio
di due mamme, e di babbi, se non ho babbo Hesebom, non ne
ho nessuno
Neppure Ottone volle rimanere, bench Erik si offrisse di
aprirgli una buona carriera.
Preferisco il mio fiordo a tutte le rade della terra, Erik, e
sono nato per fare il pescatore.
Cos gli Hesebom partirono insieme al maestro Malario, che
tornava volentieri ad istruire i ragazzi di Nore, ora che era
stato associato agli onori decretati dalla Societ geografica di
Francia al comandante dell'Alaska.
Scriver finalmente il mio libro sulla flora dei mari artici, e
lo dedicher a te, Erik!
E tutti abbracciarono Vanda Capivano che in Norvegia non
sarebbe tornata pi, che sarebbe divenuta la signora Durrien,
che Erik le avrebbe lasciato giusto il tempo di prepararsi
convenientemente a tenere il posto di moglie d'un comandante
divenuto famoso e ricco, raffinandosi s, ma restando nel cuore
la semplice, dolce, buona compagna, che aveva diviso la sua
infanzia sul mare.
E stavano gi facendo un progetto, quando, vinto da Bredejord
il suo processo, Erik sarebbe entrato in possesso delle sue
ricchezze (cosa che avvenne in breve tempo, perch non
c'erano eredi da parte di J ones). Avrebbe comperato l'Alaska,
ed ogni anno sarebbe andato con Vanda a Nore.
E Schwaryencrona?
Schwaryencrona vide con piacere la nipotina Kaisa approfittare
della lezione che aveva avuto dalla vita, diventare meno
principessina, pi dolce, pi riflessiva, e, al ritorno di
Bredejord dall'America riprese, naturalmente, le serali partite
di whist con lui e con Hochstedt.
Una sera in cui giocava peggio del solito, distratto quanto mai,
l'avvocato ci prese gusto a ricordargli, battendo sulla
tabacchiera, qualcosa che i molteplici e drammatici e
consolanti avvenimenti avevano tutta l'aria di avergli fatto
dimenticare.
Quando fate conto di mandarmi il vostro Plinio di Aldo
Manuzio? gli disse con uno scintillio malizioso negli occhi
furbi Non vorrete pi sostenere, penso, che Erik sia
d'origine Irlandese, vero?
Il dottore rimase l sbalordito per un momento. C'era
effettivamente, poco da ribattere
Ma Schwaryencrona non era tipo da darsi per vinto molto
facilmente, ed era capace di trovare il modo d'aver ragione
peggio d'un avvocato.
B disse strascicando le parole Un ex presidente della
repubblica francese discende pure dai re d'Irlanda Non ci
sarebbe poi tanto da stupire se altrettanto fosse per la famiglia
Durrien In fondo c' un po' di mare fra la Francia e l'Irlanda,
e nulla pi
Gi ribatt Bredejord e noi di mare ne abbiamo
valicato tanto, che quel tratto una vera inezia! Quello che
dite, caro amico, cos verosimile, che vi mander per un
poco, come in villeggiatura, il mio Quintiliano!

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