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JULES VERNE

LA CACCIA ALLA
METEORA

Copertina Hetzel - Al ventaglio e un elefante
Tavole di G. Roux

Titolo originale dell'opera
LA CHASSE AU METEORE
(1908)

Traduzione integrale dal francese di VINCENZO BRINZI




Propriet letteraria e artistica riservata - Printed in Italy
Copyright 1988 U. Mursia editore S.p.A.
3234/AC - U. Mursia editore - Milano - Via Tadino, 29
Indice
PRESENTAZIONE __________________________________ 6
LA CACCIA ALLA METEORA ___________________________ 9
Capitolo I ___________________________________________ 9
Nel quale il giudice J ohn Proth adempie a un piacevolissimo
dovere della sua carica prima di fare ritorno al suo giardino__ 9
Capitolo II _________________________________________ 22
Che introduce il lettore nella casa di Dean Forsyth e lo mette in
rapporti con Francis Gordon, suo nipote, e con la domestica
Mitz_____________________________________________ 22
Capitolo III ________________________________________ 33
Nel quale si parla del dottor Sydney Hudelson, di Flora
Hudelson sua moglie, di miss J enny e di miss Loo, loro figlie33
Capitolo IV ________________________________________ 42
Come due lettere spedite separatamente all'osservatorio di
Pittsburgh e a quello di Cincinnati furono classificate nella
pratica dei bolidi ___________________________________ 42
Capitolo V _________________________________________ 44
Nel quale, nonostante la loro ostinazione, il signor Forsyth e il
dottor Hudelson hanno notizie della meteora soltanto dai
giornali __________________________________________ 44
Capitolo VI ________________________________________ 53
Nel quale si parla di alcune variazioni pi o meno fantastiche
sulle meteore in generale e, in particolare, sul bolide di cui i
signori Forsyth e Hudelson si contendono la scoperta______ 53
Capitolo VII________________________________________ 63
Nel quale si vedr la signora Hudelson assai addolorata per
l'atteggiamento del dottore e la buona Mitz strapazzare ben bene
il padrone ________________________________________ 63
Capitolo VIII _______________________________________ 73
Nel quale le polemiche della stampa peggiorano la situazione e
che si conclude con una constatazione tanto certa quanto
inattesa __________________________________________ 73
Capitolo IX ________________________________________ 83
Nel quale i giornali, il pubblico, il signor Forsyth e il dottor
Hudelson fanno un'orgia di matematica_________________ 83
Capitolo X _________________________________________ 91
Nel quale a Zeffirino Xirdal viene un'idea, anzi due _______ 91
Capitolo XI _______________________________________ 108
Nel quale il signor Dean Forsyth e il dottor Hudelson provano
una violenta emozione _____________________________ 108
Capitolo XII_______________________________________ 115
Nel quale la signora Arcadia Stanfort aspetta a sua volta non
senza viva impazienza e in cui il signor J ohn Proth si dichiara
incompetente_____________________________________ 115
Capitolo XIII ______________________________________ 133
Nel quale, come aveva previsto il giudice Proth, si vede
spuntare il terzo ladrone, seguito dal quarto_____________ 133
Capitolo XIV ______________________________________ 144
Nel quale la vedova Thibaut, intervenendo sconsideratamente
negli alti problemi della meccanica celeste, suscita gravi
preoccupazioni al banchiere Robert Lecoeur ____________ 144
Capitolo XV_______________________________________ 154
Nel quale J .B.K. Lowenthal designa chi sar il vincitore del
grosso premio____________________________________ 154
Capitolo XVI ______________________________________ 163
Nel quale si vedono molti curiosi approfittare dell'occasione per
andare in Groenlandia ad assistere alla caduta della straordinaria
meteora_________________________________________ 163
Capitolo XVII _____________________________________ 172
Nel quale il meraviglioso bolide e un passeggero del Mozik
incontrano rispettivamente, questi un passeggero dell'Oregon, e
quello il globo terrestre___________________________ 172
Capitolo XVIII ____________________________________ 180
In cui per giungere al bolide, il signor de Schnack e i numerosi
suoi complici commettono delitti di scalata e di effrazione_ 180
Capitolo XIX ______________________________________ 187
Nel quale Zeffirino Xirdal prova una crescente avversione per il
bolide e ci che ne segue ___________________________ 187
Capitolo XX_______________________________________ 212
Capitolo che sar letto forse con amarezza, ma che il rispetto per
la verit storica ha imposto all autore di scrivere cos come un
giorno lo registreranno gli annali dell'astronomia ________ 212
Capitolo XXI ______________________________________ 216
Ultimo capitolo che contiene l'epilogo di questa storia e in cui
l'ultima parola resta al signor J ohn Proth, giudice a Whaston216
PRESENTAZIONE
Questo non un romanzo di fantascienza, come a tutta prima s
potrebbe immaginare, ma il suo divertente rovescio. Non tanto il
fenomeno celeste della meteora che interessa qui lo scrittore, quanto
piuttosto lo scompiglio e il trambusto che esso scatena tra i terrestri.
L'azione si svolge in gran parte in una cittadina di quell'America
della seconda met dell'ottocento che tipicamente verniana,
pettegola e spaccona come una piccola provincia del vecchio
continente. Il pretesto, naturalmente, la comparsa in cielo di una
meteora, che viene scoperta contemporaneamente da due astronomi
dilettanti, Dean Forsyth e Sydney Hudelson, amici di vecchia data.
Ed ecco che basta una meteora perch l'amicizia si muti in una
irriducibile e caparbia rivalit. Ciascuno di essi, infatti, intende
immortalare il proprio nome associandolo alla scoperta della
meteora in arrivo e mentre il primo ne segnala la presenza
all'Osservatorio di Pittsburgh, il secondo la segnala all'Osservatorio
di Cincinnati.
L'improvvisa inimicizia dei due suscita grande costernazione
nell'animo di Francis, il nipote del signor Forsyth, e nell'animo di
Jenny, figlia del dottor Hudelson, i quali vedono andare in fumo il
loro matrimonio, la cui data era gi stata fissata. E, come non
bastasse, coinvolge anche le persone che sono a loro vicine, dalla
bisbetica e dispettosa domestica del signor Forsyth, Mitz, alla
quindicenne sorella di Jenny, Loo, la quale ama Francis come un
fratello e desidera che il matrimonio non subisca ritardi.
Il caso diventa poi sempre pi clamoroso per il fatto che da
successivi rilievi, la meteora risulta costituita nientemeno che da oro
puro, per cui gli Osservatori e gli Stati di tutto il mondo ne seguono
con ansia spasmodica la traiettoria. Che ne sar della bizzarra
meteora? Continuer forse a girare attorno alla terra come un suo
satellite o cadr come un bolide? E dove mai cadr? Quale nazione
potr impossessarsene, diventando in tal modo il pi ricco paese del
mondo?
A questo punto, mentre gli scienziati sono intenti a spiare la
meteora, a calcolarne il peso e il valore in moneta sonante; mentre a
'Washington si riunisce addirittura una Conferenza internazionale
per dirimere le aspre contese che sono sorte, ecco apparire nel
romanzo un nuovo personaggio: Zeffirino Xirdal, grandissimo
scienziato ignoto a tutti, astronomo, fisico, matematico, inventore di
potentissime macchine capaci di attirare il bolide fiammeggiante e d
farlo cadere sulla terra esattamente dove vuole. E Zeffirino nipote
d un banchiere, per cui non gli mancano i mezzi: neppure quelli
necessari per comperare nei dintorni della Groenlandia l'isoletta di
Upemivik, destinata ad accogliere la meteora
Ma sar proprio la meteora che all'ultimo momento si far beffe
di tutti, lasciando tutti, lettori compresi, con tanto di naso.

J ULES VERNE nacque a Nantes, l'8 febbraio 1828. A undici anni,
tentato dallo spirito d'avventura, cerc di imbarcarsi
clandestinamente sulla nave La Coralie, ma fu scoperto per tempo e
ricondotto dal padre. A vent'anni si trasfer a Parigi per studiare
legge, e nella capitale entr in contatto con il miglior mondo
intellettuale dell'epoca. Frequent soprattutto la casa di Dumas padre,
dal quale venne incoraggiato nei suoi primi tentativi letterari.
Intraprese dapprima la carriera teatrale, scrivendo commedie e
libretti d'opera; ma lo scarso successo lo costrinse nel 1856 a cercare
un'occupazione pi redditizia presso un agente di cambio a Parigi.
Un anno dopo sposava Honorine Morel. Nel frattempo entrava in
contatto con l'editore Hetzel di Parigi e, nel 1863, pubblicava il
romanzo Cinque settimane in pallone.
La fama e il successo giunsero fulminei. Lasciato l'impiego, si
dedic esclusivamente alla letteratura e un anno dopo l'altro in
base a un contratto stipulato con l'editore Hetzel venne via via
pubblicando i romanzi che compongono l'imponente collana dei
Viaggi straordinari - I mondi conosciuti e sconosciuti e che
costituiscono il filone pi avventuroso della sua narrativa. Viaggio al
centro della Terra, Dalla Terra alla Luna, Ventimila leghe sotto i
mari, L'isola misteriosa, Il giro del mondo in 80 giorni, Michele
Strogoff sono i titoli di alcuni fra i suoi libri pi famosi. La sua opera
completa comprende un'ottantina di romanzi o racconti lunghi, e
numerose altre opere di divulgazione storica e scientifica.
Con il successo era giunta anche l'agiatezza economica, e Verne,
nel 1872, si stabil definitivamente ad Amiens, dove continu il suo
lavoro di scrittore, conducendo, nonostante la celebrit acquistata,
una vita semplice e metodica. La sua produzione letteraria ebbe
termine solo poco prima della morte, sopravvenuta a settantasette
anni, il 24 marzo 1905.
LA CACCIA ALLA METEORA
CAPITOLO I
NEL QUALE IL GIUDICE JOHN PROTH ADEMPIE A UN
PIACEVOLISSIMO DOVERE DELLA SUA CARICA PRIMA DI FARE
RITORNO AL SUO GIARDINO
NON ABBIAMO motivo per tacere ai nostri lettori che la citt nella
quale ha inizio questa strana storia posta nella Virginia, uno degli
Stati Uniti d'America. Se ce lo consentono, chiameremo tale citt
Whaston e la collocheremo nella parte orientale, sulla riva destra del
Potomac; non ci sembra utile indicarne le coordinate perch invano
la si cercherebbe anche sulle pi minuziose carte dell'Unione.
Il 12 marzo di quell'anno, nel corso della mattina, gli abitanti di
Whaston che attraversavano Exeter Street al momento giusto,
poterono scorgere un elegante cavaliere che risaliva e discendeva la
via in forte pendio al passo del suo cavallo, per fermarsi alla fine
sulla piazza della Costituzione, quasi al centro della citt.
Quel cavaliere, un puro yankee e quindi molto distinto, non
dimostrava pi di trent'anni. Era di statura superiore alla media, di
bella e robusta costituzione e di viso regolare; aveva capelli bruni e
barba castana, la cui punta allungava il suo volto dai baffi
accuratamente rasati. Un ampio mantello lo ricopriva sino alle gambe
e si arrotondava sulla groppa del cavallo. Maneggiava la vivace
cavalcatura con abilit e fermezza. Tutto nel suo atteggiamento
rivelava l'uomo d'azione, deciso e impulsivo, che non tentenna mai
tra desiderio e paura, come fanno gli insicuri. Un osservatore avrebbe
capito che la sua impazienza istintiva era imperfettamente
dissimulata dall'apparente freddezza.
Perch mai quel cavaliere si trovava in una citt in cui nessuno lo
conosceva e nessuno lo aveva mai visto? Intendeva soltanto
attraversarla, oppure si proponeva di restarvi per qualche tempo? Per
trovare un albergo, in quest'ultimo caso, non avrebbe avuto che
l'imbarazzo della scelta. Si pu citare Whaston, da questo punto di
vista. In nessun altro centro degli Stati Uniti il viaggiatore avrebbe
avuto migliore accoglienza, miglior servizio, ottimi pasti e maggiori
comodit a prezzi cos moderati. E veramente deplorevole che le
carte geografiche indichino con tanta imprecisione una citt provvista
di tali prerogative.
Ma il forestiero non sembrava propenso a soggiornare a Whaston
e gli allettanti sorrisi degli albergatori non avevano effetto.
Indifferente a ci che lo circondava, seguiva con aria assorta la
carreggiata che contorna la piazza della Costituzione, di cui un vasto
terrapieno occupa il centro, senza sospettare che la sua presenza
suscitava la curiosit della gente.
E Dio sa se la curiosit della gente era gi sveglia! Da quando il
cavaliere era apparso, padroni e persone di servizio si scambiavano
sulla soglia della porta frasi di questo genere:
Da dove venuto?
Da Exeter Street.
E da dove arriva?
Pare che sia entrato dal sobborgo di Wilcox.
Sar gi mezz'ora che il suo cavallo continua a fare il giro della
piazza.
Aspetta certamente qualcuno.
probabile; e anche con una certa impazienza.
Guarda sempre dalla parte di Exeter Street.
Giunger certamente da quella parte.
Chi? Un lui o una lei?
Eh! Secondo me, ha un bell'aspetto!
Un appuntamento, dunque?
Un appuntamento ma non nel senso che intendete voi.
Che ne sapete voi?
E gi la terza volta che quel forestiero si ferma dinanzi alla
porta del signor J ohn Proth
E poich il signor Proth giudice
Vuol dire che quella persona ha qualche processo
E che la parte avversa in ritardo.
Avete ragione.
Il giudice Proth far presto a conciliarli e a riconciliarli!
E molto abile.
Ed anche un brav'uomo.
Era veramente possibile che quello fosse proprio il motivo della
presenza del cavaliere a Whaston. Varie volte, infatti, egli aveva fatto
sosta, senza mettere piede a terra, dinanzi all'abitazione del signor
Proth. Ne aveva guardato porta e finestre e poi era rimasto immobile,
come se avesse atteso che qualcuno apparisse sulla soglia, fino a
quando il cavallo, scalpitante d'impazienza, non lo aveva costretto a
rimettersi in marcia.
Quando si ferm nuovamente, la porta finalmente si spalanc e un
uomo apparve al sommo della breve scalinata che conduceva al
marciapiede.
Non appena il forestiero lo vide, sollev il cappello in segno di
saluto e disse:
Il signor J ohn Proth, suppongo
In persona rispose il giudice.
Una semplice domanda che richieder soltanto un si o un no da
parte vostra.
Dite.
Stamane venuto da voi qualcuno a chiedere del signor Seth
Stanfort?
No, che io sappia.
Grazie.
Ci detto, il cavaliere sollev nuovamente il cappello e allent le
briglie, per permettere al cavallo di risalire al piccolo trotto Exeter
Street.
Ora non c'era pi da dubitare: il forestiero aveva a che fare con il
signor Proth; tale fu il parere di tutti. Dal modo in cui la domanda era
stata formulata appariva chiaro che Seth Stanfort era lui stesso,
giunto per primo a un appuntamento concordato. Ma ora sorgeva un
altro problema, non meno eccitante. L'ora dell'appuntamento era gi
trascorsa? Il cavaliere sconosciuto avrebbe lasciato la citt per non
farvi pi ritorno?
Poich siamo in America, e cio alle prese con il popolo pi
scommettitore del mondo, nessuno avr difficolt a credere che si
accesero scommesse riguardo al prossimo ritorno o alla definitiva
partenza del forestiero: poste da mezzo dollaro e persino da cinque o
sei cents, tra il personale degli alberghi e i curiosi che sostavano sulla
piazza; scommesse comunque che sarebbero state debitamente
pagate dai perdenti e incassate dai vincitori, tutte persone d'onore.
Il giudice Proth, da parte sua, si era limitato a seguire con lo
sguardo il cavaliere che risaliva verso il sobborgo di Wilcox. Il
giudice Proth era un filosofo, oltre che un saggio magistrato, e non
contava meno di cinquantanni di saggezza e di filosofia, pur avendo
appena mezzo secolo; come dire che, venendo al mondo, egli era gi
filosofo e saggio. Si aggiunga che essendo celibe prova
incontestabile di saggezza la sua vita non era stata mai turbata da
alcuna preoccupazione, la qualcosa, bisogna convenirne, facilita
moltissimo la pratica della filosofia. Nato a Whaston, non aveva
quasi mai lasciato la citt, neppure nella sua prima giovinezza; era
anche amato e stimato dai dipendenti, che lo sapevano sprovvisto di
qualsiasi ambizione.
Una ferma dirittura morale gli era di guida. Mostrava sempre
indulgenza per le debolezze e, a volte, anche per gli errori altrui.
Accomodare le faccende che gli venivano sottoposte, riconciliare gli
avversari che si presentavano al suo modesto tribunale, smussare gli
angoli, oliare gli ingranaggi, attutire i contrasti concernenti ogni
ordine sociale, per quanto perfetto possa essere, era ci che egli
riteneva sua missione.
J ohn Proth godeva di una certa agiatezza. Adempiva alle funzioni
di giudice per suo piacere e non mirava affatto ai pi alti gradi della
magistratura. Amava la tranquillit per s e per gli altri e considerava
gli uomini come compagni di viaggio, con i quali vivere in buoni
rapporti. Si alzava presto e andava a letto presto. Se amava leggere
qualche autore del Vecchio e del Nuovo Mondo, sapeva per anche
accontentarsi di un bravo e onesto giornale della citt, il Whaston
News, nel quale gli annunci economici occupavano pi spazio della
politica. Ogni giorno faceva una passeggiata di una o due ore,
durante la quale si consumavano i cappelli a furia di salutarlo, la
qualcosa lo obbligava a rinnovare il suo ogni tre mesi. Tranne queste
passeggiate e il tempo dedicato alla sua professione, egli se ne stava
nella sua tranquilla e comoda abitazione, e coltivava i fiori del suo
giardino, che lo ricompensavano delle sue cure con l'incanto dei loro
colori vivaci e il loro soave olezzo.
Queste poche righe sul suo carattere pongono il ritratto del signor
Proth nella sua vera cornice, perci si capir perch il suddetto
giudice non fosse rimasto per nulla impressionato dalla domanda
rivoltagli dal forestiero. Se questi invece di rivolgersi al padrone di
casa si fosse rivolto a Kate, la vecchia domestica, forse Kate avrebbe
voluto saperne di pi, insistendo per conoscere che cosa avrebbe
dovuto dire, se qualcuno fosse venuto a chiedere del signor Seth
Stanfort. E non sarebbe certamente dispiaciuto alla brava Kate sapere
se il forestiero si fosse proposto di tornare dal giudice un po' pi tardi
oppure nel pomeriggio.
Il signor Proth, invece, non si sarebbe mai perdonato curiosit e
indiscrezioni del genere, scusabili nella sua domestica che,
ovviamente, faceva parte del sesso femminile. Il signor Proth non
aveva fatto neppur caso al fatto che l'arrivo, la presenza e poi la
partenza del forestiero erano stati notati da coloro che
bighellonavano sulla piazza; dopo aver chiuso la porta, egli era
tornato infatti a dar da bere alle rose, agli iris, ai gerani e alle resede
del giardino.
I curiosi invece non lo imitarono e rimasero a guardare.
Il cavaliere aveva raggiunto nel frattempo l'estremit di Exeter
Street, dalla quale si dominava la parte occidentale della citt.
Pervenuto al sobborgo di Wilcox, che congiunge quella via al centro
di Whaston, ferm il cavallo e senza abbandonare la sella si guard
intorno.
Da quel punto il suo sguardo poteva spingersi a un buon miglio di
distanza e seguire la strada sinuosa che discendeva, per tre miglia,
fino alla borgata di Steel, che, al di l del Potomac, profilava i suoi
campanili sull'orizzonte. Il suo sguardo percorse inutilmente la
strada; e poich non vi scorse ci che cercava, fece alcuni vivaci
movimenti d'impazienza che si trasmisero al cavallo, del quale
dovette poi reprimere lo scalpitare.
Dieci minuti dopo il cavaliere riprendeva al passo Exeter Street e
andava, per la quinta volta, verso la piazza.
Dopo tutto diceva tra s, consultando l'orologio, non c'
ancora alcun ritardo stabilito per le dieci e sette minuti e sono
appena le nove e mezzo La distanza che separa Whaston da Steel,
da dove ella deve venire, uguale a quella che separa Whaston da
Brial, da dove io sono venuto e che ho forse percorso in meno di
venti minuti La strada bella, il tempo asciutto e non mi risulta
che il ponte sia stato portato via dalla piena del fiume. Non vi sono
perci ostacoli o impedimenti d'altro genere; se non verr
all'appuntamento, vorr dire che per sua volont. Del resto, la
puntualit consiste nellarrivare all'ora giusta e non nell'arrivare
troppo presto. In realt, sono io che non sono puntuale, essendo
arrivato prima di quanto convenga a un uomo razionale. vero per
che, a parte ogni altro sentimento, la cortesia mi imponeva di
giungere per primo all'appuntamento.
Il monologo prosegu durante tutto il tempo che il forestiero
impieg per discendere Exeter Street; termin soltanto nel momento
in cui gli zoccoli del cavallo calpestarono nuovamente la massicciata
della piazza.
Coloro che avevano scommesso sul ritorno del forestiero
guadagnavano, evidentemente, la scommessa. Quando costui pass
dinanzi agli alberghi, essi gli fecero buon viso, mentre i perdenti lo
salutarono con un'alzata di spalle.
Quando finalmente sonarono le dieci, il forestiero ferm il
cavallo, cont i colpi e si assicur che l'orologio del municipio fosse
in perfetto accordo con il suo, che tir fuori dal taschino del
panciotto.
Mancavano soltanto sette minuti all'ora dell'appuntamento, poi
sarebbe finita.
Seth Stanfort ritorn all'imbocco di Exeter Street: era evidente che
n il cavallo n lui potevano star fermi.
Un gran numero di persone affollava in quel momento la via, ma
di quelle che la risalivano Seth Stanfort non si preoccupava affatto.
La sua attenzione era rivolta invece a coloro che la discendevano, che
il suo sguardo esaminava non appena apparivano in cima al pendio.
Exeter Street abbastanza lunga perch il pedone impieghi una
decina di minuti a percorrerla, ma ne occorrono appena tre o quattro
a una carrozza che avanzi rapidamente oppure a un cavallo al trotto.
Ma non erano i pedoni che attiravano l'attenzione del nostro
cavaliere: non li vedeva neppure. Se l'amico pi intimo gli fosse
passato accanto, egli non lo avrebbe scorto. La persona che aspettava
non poteva giungere che a cavallo o in carrozza.
Ma sarebbe giunta all'ora stabilita? Ormai mancavano appena tre
minuti, e cio il tempo che occorreva per discendere Exeter Street;
ma nessun veicolo appariva in cima alla strada: n motociclo, n
bicicletta, e neppure un'automobile che, a ottanta all'ora, sarebbe
giunta in anticipo all'appuntamento.
Seth Stanfort lanci un'ultima occhiata in cima alla via e fu allora
che un lampo sprizz dalle sue pupille, mentre mormorava con
incrollabile decisione:
Se ella non sar qui alle dieci e sette, non mi sposo.
Quasi in risposta a questa sua dichiarazione, in quell'istante,
dall'alto della via, si ud il galoppo di un cavallo. La magnifica bestia
era montata da una giovane che la guidava con grazia e perizia. I
passanti si scansavano, e l'animale sarebbe giunto fino alla piazza
senza incontrare ostacoli.
Seth Stanfort riconobbe subito colei che aspettava. Il suo viso
torn impassibile: non disse parola e non fece alcun gesto. Spronato
il cavallo, si port con passo tranquillo dinanzi alla casa del giudice.
Tutto ci suscit nuovamente la curiosit della gente, la quale si
fece vicina senza che il forestiero le prestasse attenzione.
Pochi secondi dopo, la cavallerizza sbucava sulla piazza e il suo
cavallo, bianco di schiuma, si fermava a due passi dalla porta.
Il forestiero si tolse il cappello e disse:
Saluto miss Arcadia Walker
Saluto il signor Seth Stanfort rispose Arcadia Walker,
inchinandosi con grazia.
Appare superfluo dire che gli indigeni non perdevano di vista la
coppia, a loro sconosciuta.
Se sono venuti per una causa dicevano sottovoce
auguriamoci che essa finisca vantaggiosamente per entrambi.
Finir cos, a meno che il signor Proth non sia pi quell'abile
uomo che sempre stato.
E se n l'uno n l'altra sono sposati, la cosa migliore sarebbe
che il tutto finisse con un bel matrimonio!
Cos dicevano i curiosi che stavano a guardare.
Ma n Seth Stanfort n miss Arcadia Walker sembravano
preoccuparsi della curiosit, piuttosto imbarazzante, di cui erano
oggetto.
Seth Stanfort stava per scendere da cavallo per andare a bussare
alla porta del giudice, quando l'uscio si apr.
Il signor Proth apparve sulla soglia: la vecchia Kate questa volta si
mostr dietro di lui.
Avevano udito entrambi lo scalpitio dei cavalli dinanzi
all'abitazione e, abbandonando l'uno il giardino e l'altra la cucina,
erano andati a vedere che cosa accadeva.
Seth Stanfort rimase dunque in sella e, rivolgendosi al magistrato,
disse:
Signor giudice, io sono Seth Stanfort di Boston, Massachusetts.
Sono felicissimo di fare la vostra conoscenza, signor Stanfort!
Ed ecco miss Arcadia Walker di Trenton, New J ersey.
Onorarissimo di trovarmi alla presenza di miss Arcadia
Walker! E il signor Proth, dopo aver osservato il forestiero, trasfer la
sua attenzione sulla forestiera.
Poich miss Arcadia Walker era una bella ragazza, il lettore ci
sar grato se gliene faremo un rapido schizzo. Et, ventiquattro anni;
occhi, azzurro pallido; capelli, castano scuro; colorito, di una
freschezza che l'abbronzatura dell'aria aperta alterava appena; denti,
bianchissimi e perfettamente regolari; statura, un po' superiore alla
media; figura e modi, affascinanti: movenze, di rara eleganza,
flessuose e nervose a un tempo. Sotto l'abito di amazzone da lei
indossato, ella seguiva con grazia i movimenti del cavallo, il quale
scalpitava seguendo l'esempio di quello di Seth Stanfort. Le mani,
elegantemente inguantate, giocavano con le redini. Un intenditore
avrebbe indovinato in lei un'abile cavallerizza. La sua persona
denotava un'estrema distinzione, con quel certo non so che che
distingue il ceto alto dell'Unione, quello che si potrebbe chiamare
l'aristocrazia americana, se questa parola non fosse in assoluto
contrasto con gli istinti democratici dei nativi del Nuovo Mondo.
Miss Arcadia Walker, nata nel New J ersey, aveva soltanto dei
lontani parenti. Indipendente grazie alla sua ricchezza, libera delle
sue azioni e dotata dello spirito avventuroso delle giovani americane,
conduceva un'esistenza conforme ai suoi gusti. Aveva visitato gi da
vari anni i principali stati d'Europa ed era perci a conoscenza di ci
che si faceva e si diceva a Parigi, a Londra, a Berlino, a Vienna o a
Roma. E di ci che aveva visto o udito nel corso delle sue continue
peregrinazioni, ella poteva parlarne con francesi, inglesi, tedeschi e
italiani nella loro lingua. Era una ragazza istruita, la cui educazione
era stata particolarmente curata da un tutore ormai scomparso. Era
anche una donna d'affari e dava prova della sua notevole capacit
nell'amministrazione dei suoi beni.
Tutto ci che abbiamo detto di miss Arcadia Walker
corrispondeva simmetricamente questo il termine giusto al
signor Stanfort. Libero e ricco, anch'egli amante dei viaggi, aveva gi
girato il mondo intero. Non abitava a Boston, sua citt natale.
Durante l'inverno era ospite del Vecchio Continente e delle grandi
capitali, ove aveva spesso incontrato la sua avventurosa compatriota.
In estate faceva ritorno al suo paese d'origine, per frequentare le
spiagge dove i ricchissimi yankees si ritrovano con la famiglia. L,
miss Arcadia Walker e lui si erano nuovamente ritrovati.
Gli stessi gusti avevano a poco a poco avvicinato quelle due
persone giovani e coraggiose, che i curiosi e soprattutto le curiose del
luogo ritenevano fatte l'uno per l'altra. E a dire il vero, entrambe
avide di viaggi, entrambe sollecite nel recarsi dove un qualche
avvenimento particolare politico o militare richiamasse l'attenzione
pubblica, come avrebbero potuto non andare d'accordo? Nessuna
meraviglia, dunque, che il signor Stanfort e miss Walker un po' alla
volta si fossero decisi a unire le loro esistenze, la qualcosa non
avrebbe cambiato nulla nelle loro abitudini. Non sarebbero stati pi
due bastimenti che avanzano di conserva, ma uno solo e,
sicuramente, molto meglio costruito, attrezzato e apprestato per
correre tutti i mari del globo.
Non era una lite, n una discussione o la sistemazione di qualche
affare che conducevano Seth Stanfort e miss Walker dinanzi al
giudice di quella citt. Dopo aver compiuto tutte le formalit legali
dinanzi alle competenti autorit del Massachusetts e del New J ersey,
essi si erano dati appuntamento per quel giorno, 12 marzo, per
quell'ora, dieci e sette, per compiere un atto che, secondo gli
innamorati, il pi importante della vita umana.
Dopo che il signor Stanfort e miss Walker si furono presentati al
giudice nel modo da noi gi riferito, al signor Proth rest solo da
chiedere ai due viaggiatori per quale motivo fossero venuti a
cercarlo.
Seth Stanfort desidera diventare il marito di miss Arcadia
Walker rispose l'uno.
E miss Arcadia Walker desidera diventare la moglie del signor
Seth Stanfort aggiunse l'altra.
Il magistrato si inchin e disse:
Sono a vostra disposizione.
I due giovani s'inchinarono a loro volta.
Quando volete che si proceda al matrimonio? chiese il
signor Proth.
Immediatamente se siete libero rispose Stanfort.
Perch lasceremo Whaston non appena io sar la signora
Stanfort dichiar miss Walker.
Il signor Proth dimostr con il suo atteggiamento quanto
deplorasse, e con lui tutta la citt, di non poter trattenere pi a lungo
quella simpatica coppia che onorava in quel momento Whaston con
la sua presenza.
Poi aggiunse:
Sono ai vostri ordini e arretr di qualche passo per lasciar
libero l'ingresso.
Il signor Stanfort lo ferm con un gesto.
proprio necessario chiese che miss Arcadia e io si
scenda da cavallo?
Il giudice riflett per un istante.
Niente affatto disse. Ci si pu sposare sia a piedi sia a
cavallo. Sarebbe stato difficile incontrare un magistrato pi
compiacente, anche in quell'originale paese che l'America.
Una sola domanda disse il signor Proth. Le formalit
richieste dalla legge sono state adempiute?
Certamente rispose Stanfort. E porse al giudice due
permessi, redatti in piena regola dai cancellieri di Boston e di
Trenton, previo pagamento dei diritti di licenza.
Il signor Proth prese i permessi, mise sul naso gli occhiali montati
in oro, e lesse attentamente i documenti, i quali apparvero
regolarmente legalizzati e muniti del sigillo ufficiale.
Le carte sono in regola disse. Non ho difficolt a
consegnarvi il certificato di matrimonio.
Non ci si meravigli se i curiosi, il cui numero era cresciuto, si
stringessero intorno alla coppia, come altrettanti testimoni di
un'unione celebrata in condizioni che sarebbero apparse alquanto
insolite in altri paesi. Ma ci non sembrava mettere in imbarazzo i
fidanzati e nemmeno dispiacer loro.
Il signor Proth risal allora i primi gradini del portico e con voce
che fu udita da tutti disse:
Signor Seth Stanfort, volete prendere per moglie miss Arcadia
Walker?
S.
Miss Arcadia Walker, volete prendere per marito il signor Seth
Stanfort?
S.
Il magistrato medit per alcuni secondi e poi, serio come un
fotografo al momento del rituale fermi! disse:
In nome della legge, signor Seth Stanfort di Boston e miss
Arcadia Walker di Trenton, vi dichiaro marito e moglie!
I due sposi si avvicinarono e si presero la mano, come per sigillare
l'atto allora compiuto.
Poi ciascuno di essi offr al giudice un biglietto da cinquecento
dollari.
Quale onorario disse il signor Stanfort.
Per i poveri disse la signora Arcadia Stanfort.
E dopo aver salutato il giudice con un lieve inchino, spronarono i
loro cavalli, che presero la direzione del sobborgo di Wilcox.
Bene! Bene! disse Kate, talmente paralizzata dallo stupore
da non riuscire a dir parola da una buona decina di minuti.
Che intendi dire? le chiese il signor Proth.
La vecchia domestica lasci andare la cocca del grembiule che da
alcuni momenti stava torcendo come un cordaio di professione.
Credo, signor giudice, che quei due siano pazzi disse.
Sicuramente, cara Kate, sicuramente approv il signor Proth
riprendendo tranquillamente l'innaffiatoio. Ma perch stupirsene?
Dopo tutto, coloro che si sposano non sono sempre un po' matti?

CAPITOLO II
CHE INTRODUCE IL LETTORE NELLA CASA DI DEAN FORSYTH E
LO METTE IN RAPPORTI CON FRANCIS GORDON, SUO NIPOTE, E
CON LA DOMESTICA MITZ
MITZ ! Mitz!
Ragazzo mio?
Che cosa ha lo zio?
Non lo so.
E forse ammalato?
Ma no! ma se continua cos, si ammaler certamente.
Queste domande e queste risposte erano scambiate tra un giovane
di ventitr anni e una donna di sessantacinque, nella sala da pranzo di
un'abitazione di Elisabeth Street, in quella citt di Whaston nella
quale aveva avuto appena luogo lo stravagante matrimonio descritto
nel capitolo precedente.
La casa di Elisabeth Street apparteneva al signor Dean Forsyth. Il
signor Dean Forsyth aveva quarantacinque anni e li dimostrava.
Grossa testa arruffata, occhietti muniti di spessi occhiali, spalle un
pochino curve, collo possente avvolto in ogni stagione da una
cravatta a doppio giro che gli risaliva fino al mento, finanziera ampia
e spiegazzata, panciotto logoro i cui bottoni inferiori non venivano
mai usati, pantaloni troppo corti che ricoprivano a malapena scarpe
troppo larghe, berretta con fiocco portata all'indietro sui capelli
grigiastri e arruffati, viso pieno di rughe incorniciato dalla solita
barbetta degli americani del nord, carattere irascibile sempre pronto
alla collera: cos era il signor Dean Forsyth, del quale parlavano il
nipote Francis Gordon e la domestica Mitz, la mattina del 21 marzo.
Presto orfano, Francis Gordon era stato allevato dal signor Dean
Forsyth, fratello di sua madre. Un giorno avrebbe ereditato una certa
ricchezza dallo zio, ma non per questo si riteneva dispensato dal
lavorare e cos pure la pensava il signor Forsyth. Terminati gli studi
umanistici nella celebre universit di Harward, li aveva poi
completati con quelli di diritto, e ora era avvocato a Whaston, dove
vedove, orfani e muri divisori non avevano difensore pi accanito di
lui. Conosceva a fondo leggi e giurisprudenza e parlava con facilit,
con voce calda e persuasiva. I suoi colleghi, giovani e vecchi, lo
stimavano. In citt non si era mai fatto un nemico. Ben fatto, bei
capelli castani e begli occhi neri; di maniere eleganti, spiritoso senza
malignit, servizievole ma non servile, abbastanza abile nei molti
sport ai quali si dedicava con passione la gentry
1
americana, come
avrebbe potuto non avere un suo posto tra la pi cospicua giovent
cittadina? e perch non avrebbe dovuto amare l'affascinante J enny
Hudelson, figlia del dottor Hudelson e di sua moglie, nata Flora
Clarish?
Ma troppo presto per richiamare l'attenzione del lettore su questa
signorina. Sar meglio che ella entri in scena, insieme con la sua
famiglia, a tempo opportuno. Il che, del resto, non tarder. Conviene
tuttavia seguire un metodo rigoroso nello sviluppo di questa storia,
che esige estrema precisione.
Per ci che concerne Francis Gordon, aggiungeremo che egli
abitava nella casa di Elisabeth Street, dalla quale indubbiamente
avrebbe traslocato soltanto il giorno del suo matrimonio con miss
J enny Ma lasciamo ancora una volta miss J enny Hudelson dove si
trova e diciamo soltanto che Mitz era la confidente del nipote del suo
padrone e che ella lo amava come un figlio, o meglio come un
nipotino, considerato che le nonne detengono generalmente il record
della tenerezza materna.
Domestica modello, della quale oggi sarebbe impossibile trovare
l'eguale, Mitz discendeva da quella specie ormai perduta che deriva
nello stesso tempo dal cane e dal gatto: dal cane, perch si affeziona
ai padroni, dal gatto, perch si affeziona alla casa. Come facile
immaginare, Mitz parlando con il signor Dean Forsyth non aveva
peli sulla lingua. Quando aveva torto glielo diceva chiaramente,
anche se con un linguaggio stravagante del quale potremo rendere
soltanto approssimativamente la saporita fantasia. E se egli non

1
La piccola nobilt, i ricchi possidenti del luogo. (N.d.T.)
voleva ammettere il suo torto, aveva una sola cosa da fare: lasciare il
campo, raggiungere il suo studio e chiudervisi dentro a doppia
mandata.
Ma il signor Dean Forsyth non doveva temere di essere il solo.
C'era anche un altro che si sottraeva allo stesso modo alle
rimostranze e agli ammonimenti di Mitz.
Questo personaggio veniva chiamato Omicron: appellativo
bizzarro che egli doveva alla sua mediocre statura; e senza dubbio
sarebbe stato chiamato Omega, se fosse stato pi piccolo. Alto
quattro piedi e sei pollici sin dall'et di quindici anni, non era pi
cresciuto. A quell'et, Tom Wife era questo il suo vero nome
era entrato a far parte della casa del signor Dean Forsyth al tempo del
padre di costui, come giovane domestico; e poich ora aveva
superato la cinquantina, se ne dedurr che da trentacinque anni egli
era al servizio dello zio di Francis Gordon.
Occorre dire a questo punto in che cosa consistesse questo
servizio: Omicron doveva aiutare il signor Forsyth nei suoi lavori,
per i quali nutriva una passione almeno uguale a quella del suo
padrone.
Il signor Forsyth lavorava, dunque?
S, ma per diletto. Con quale foga e con quale entusiasmo, il
lettore giudicher.
Di che cosa si occupava il signor Forsyth? Di medicina, di diritto,
di letteratura, d'arte, di affari, come tanti cittadini della libera
America?
Neanche per sogno.
Di che cosa, allora? chiederete. Di scienze?
Non ci siete. Non di scienze, al plurale, ma di scienza, al
singolare. Soltanto ed esclusivamente di quella scienza sublime che
si chiama Astronomia.
Egli non sognava che scoperte planetarie o stellari. Nulla o quasi
nulla di ci che accadeva sulla superficie del nostro globo sembrava
interessarlo: viveva negli spazi infiniti. Tuttavia, poich in essi non
avrebbe trovato n da far colazione n da desinare, doveva
ridiscenderne almeno due volte al giorno. Ma quella mattina all'ora
solita non era ancora sceso, si faceva aspettare: il che faceva stizzire
Mitz, che girava intorno alla tavola.
Perch non si decide a venire? ripeteva.
Omicron con lui? chiese Francis Gordon.
E sempre dov' il suo padrone rispose la domestica. Non
ho pi abbastanza gambe vi assicuro che la stimatissima Mitz si
espresse proprio cos per arrampicarmi sino al suo posatoio!
Il posatoio altro non era che una torre, la cui galleria superiore
dominava di una ventina di piedi il tetto della casa; era cio un
osservatorio, per dargli il suo vero nome. Al disotto della galleria
esisteva una camera circolare, con quattro finestre orientate verso i
quattro punti cardinali. Nell'interno giravano sui loro piedi alcuni
cannocchiali e alcuni telescopi di portata piuttosto considerevole. Se
gli obbiettivi di tali strumenti non si consumavano, non era perch
non venivano usati. Anzi, c'era da temere invece che il signor Forsyth
e Omicron finissero per rovinarsi gli occhi a furia di applicarli agli
oculari dei loro strumenti.
In quella camera entrambi trascorrevano la maggior parte del
giorno e della notte, dandosi il cambio. Guardavano, osservavano, si
libravano nelle zone interstellari, sorretti dalla perpetua speranza di
fare qualche scoperta alla quale si potesse legare il nome di Dean
Forsyth. Quando il cielo era sereno, le cose andavano bene; ma ben
difficile che lo sia sempre oltre il 37 parallelo che attraversa lo stato
della Virginia. Nuvole, cirri, nembi, cumuli ce ne sono quanti se ne
vogliono; certamente pi di quanti ne volessero padrone e servitore.
Immaginate quindi le geremiadi e le minacce contro quel
firmamento, sul quale il vento trascinava quei brandelli di vapori!
Negli ultimi giorni di marzo la pazienza del signor Forsyth era
stata pi che mai messa alla prova. Da molti giorni il cielo si ostinava
a rimanere coperto, con disperazione dell'astronomo.
Quella mattina - era il 21 marzo un forte vento d'occidente
continuava a sospingere quasi a fior di terra un mare di nubi di
desolante opacit.
Peccato! sospir per la decima volta il signor Forsyth, dopo
un ultimo infruttuoso tentativo per vincere la spessa nebbia. Ho il
presentimento che siamo vicini a una scoperta sensazionale.
possibile rispose Omicron. E anzi pi che probabile;
da alcuni giorni, durante una schiarita, mi parso di vedere
Io ho visto, Omicron.
Tutti e due, allora, nello stesso tempo!
Omicron! protest il signor Forsyth.
S, voi prima di me, senza dubbio concesse Omicron con un
significativo cenno del capo. Quando mi parso di vedere la cosa
di cui parliamo, mi sembrato che dovesse essere che fosse
Io affermo dichiar il signor Forsyth che si trattava di
una meteora, la quale si spostava da nord a sud
Perpendicolarmente al senso del sole, signor Dean.
Senso apparente, Omicron.
Apparente, va da s.
Era il 16 di questo mese.
Il 16.
Alle sette, trentasette minuti e venti secondi.
Venti secondi ripet Omicron come ho constatato al
nostro orologio.
Poi non pi riapparsa! esclam il signor Forsyth,
allungando minacciosamente la mano verso il cielo.
Come avrebbe potuto farlo? Nubi! sempre nubi! Da cinque
giorni, mai abbastanza azzurro nel cielo da potervisi ritagliare un
fazzolettino!
Sembra fatto apposta! esclam Dean Forsyth battendo a
terra il piede. Credo che cose di questo genere capitino soltanto a
me!
A noi rettific Omicron, il quale nei lavori del padrone si
considerava una specie di socio.
A dire il vero, tutti gli abitanti della regione avevano lo stesso
diritto di lagnarsi che lo spesso strato di nubi rattristasse il loro cielo.
Che il sole risplenda o meno una faccenda che riguarda tutti.
Ma per quanto quel diritto fosse di tutti, nessuno aveva la folle
pretesa di essere di cos cattivo umore come il signor Forsyth,
quando la citt era avvolta da quelle nebbie contro le quali i telescopi
pi possenti e i cannocchiali pi sofisticati nulla possono. Nebbie del
genere non sono rare a Whaston, bench la citt sia bagnata dalle
acque chiare del Potomac e non da quelle fangose del Tamigi.
Comunque sia, il 16 marzo, quando il cielo era sereno, che cosa
avevano visto, o creduto di vedere, padrone e servitore?
Nientedimeno che un bolide di forma sferica che si spostava
sensibilmente da nord verso sud a grandissima velocit, e di tale
splendore che la sua luce gareggiava vittoriosamente con quella
diffusa dal sole. Sebbene la sua distanza dalla terra fosse di un certo
numero di chilometri e nonostante la sua velocit, sarebbe stato
possibile seguirlo per un tempo apprezzabile se un'intempestiva
nebbia non fosse venuta a impedire ogni osservazione.
Da allora si andava dipanando il filo delle lamentele provocate
dalla cattiva sorte. Sarebbe tornato il bolide sull'orizzonte di
Whaston? Sarebbe stato possibile stabilirne la composizione,
determinarne massa, peso, natura? O qualche altro astronomo pi
fortunato sarebbe riuscito a rintracciarlo in qualche altro punto del
cielo? Dopo aver tenuto il bolide per cos poco tempo sotto il
controllo del suo telescopio, sarebbe stato Dean Forsyth autorizzato a
firmare con il proprio nome quella scoperta? L'onore non sarebbe
invece andato a uno di quei sapienti del Vecchio o del Nuovo Mondo
che trascorrono l'esistenza a frugare lo spazio notte e giorno?
Accaparratori! protestava Dean Forsyth. Pirati del cielo!
Durante l'intera mattinata del 21 marzo n Dean Forsyth n
Omicron avevano potuto decidersi, nonostante il cattivo tempo, ad
allontanarsi dalla finestra che dava verso nord. Con il passar delle ore
il loro disappunto era cresciuto. Ora non parlavano pi. Dean Forsyth
percorreva con lo sguardo il vasto orizzonte, limitato da quella parte
dalle colline di Serbor, al disopra delle quali un vento piuttosto forte
cacciava le nuvole grigiastre. Omicron si sollevava sulla punta dei
piedi per allargare il proprio raggio visuale, limitato dalla sua piccola
statura. Il primo aveva incrociato le braccia e con i pugni chiusi si
premeva il petto. Il secondo tamburellava con le dita contratte il
davanzale della finestra. Alcuni uccelli passavano come frecce
lanciando piccoli stridi, con l'aria di burlarsi del padrone e del
domestico, trattenuti sulla superficie della terra dalla loro qualit di
bipedi. Oh! se avessero potuto seguire gli uccelli nel loro volo! In
brevissimo tempo avrebbero attraversato lo strato dei vapori e forse
avrebbero visto l'asteroide proseguire la sua corsa nella luce
abbagliante del sole.
In quell'istante qualcuno buss alla porta.
Assorti nei loro pensieri, Dean Forsyth e Omicron non udirono.
La porta si apr e Francis Gordon apparve sulla soglia. Dean Forsyth
e Omicron non si volsero a guardare. Il nipote si accost allo zio e gli
tocc lievemente il braccio. Il signor Forsyth lasci cadere sul nipote
uno sguardo che veniva da lontano: forse veniva da Sirio o, a dir
poco, dalla luna.
Che c'? chiese.
Zio, la colazione sta aspettando.
Davvero? La colazione aspetta? Ebbene, anche noi aspettiamo!
Aspettate? Che cosa?
Il sole dichiar Omicron. Un cenno del capo del padrone
approv la risposta.
Ma zio! Non avrete certamente invitato il sole a colazione,
perch non ci si possa mettere a tavola senza di esso!
Che rispondere a quelle parole? Se l'astro radioso non si fosse
mostrato durante tutta la giornata, il signor Forsyth si sarebbe
intestato a rimanere digiuno fino alla sera?
probabile, dopo tutto, visto che l'astronomo non sembrava
disposto a obbedire all'invito del nipote.
Zio, vi avverto che Mitz perder la pazienza insistette il
nipote.
Di colpo il signor Forsyth riprese coscienza della realt:
conosceva l'intolleranza della governante. Poich gli aveva mandato
appositamente un messo, voleva dire che la situazione era grave e
che bisognava andare subito.
Che ora , dunque? chiese.
Le undici e quarantasei rispose Francis.
Tale, infatti, era l'ora che la pendola segnava: di solito zio e nipote
sedevano a tavola, l'uno di fronte all'altro, alle undici precise.
Le undici e quarantasei! esclam il signor Forsyth fingendo
vivo malcontento per nascondere la sua inquietudine. Non capisco
come mai Mitz sia cos in ritardo!
Ma zio disse Francis gi la terza volta che bussiamo
inutilmente alla vostra porta!
Senza dir nulla, il signor Forsyth cominci a scendere le scale,
mentre Omicron, che di solito serviva il pasto, rimaneva a spiare il
ritorno del sole. Zio e nipote entrarono nella sala da pranzo. Mitz
guard in faccia il padrone ed egli chin il capo.
E l'Ami Krone? chiese. Era cos che Mitz, nella sua
innocenza, chiamava la quinta vocale dell'alfabeto greco.
occupato rispose Francis Gordon. Stamane ne faremo
a meno.
Con piacere! dichiar Mitz con tono burbero. Pu restare
dove si trova, finch ne avr voglia. Le cose andranno meglio senza
quellimpastato di prima classe.
La colazione ebbe inizio. Le bocche si aprirono soltanto per
mangiare. Mitz, che di solito parlava volentieri portando le vivande e
cambiando i piatti, non apr bocca. Il silenzio pesava e il riserbo
imbarazzava. Nel desiderio di mettervi fine, Francis Gordon, tanto
per dire qualcosa, chiese:
Siete soddisfatto, zio, della vostra mattinata?
No rispose Dean Forsyth. Le condizioni del cielo non
erano favorevoli e questo contrattempo oggi mi ha particolarmente
infastidito.
Siete forse in procinto di fare qualche scoperta astronomica?
Credo di s, Francis; ma non posso dir nulla con certezza fino a
quando una nuova osservazione
Ecco dunque che cosa vi affligge da otto giorni lo
interruppe Mitz in tono asciutto fino al punto da farvi mettere
radici nella vostra torre e da farvi alzare dal letto nel corso della
notte. S, tre volte la notte scorsa: vi ho ben sentito, perch, grazie a
Dio, non ho le traveggole! aggiunse a mo' di risposta a un gesto
del padrone e nell'intento, senza dubbio, di far capire che non era
ancora diventata sorda.
Proprio cos, mia buona Mitz acconsenti il signor Forsyth in
tono conciliante.
Bonariet superflua.
Una scoperta astrocomica! replic la brava domestica con
indignazione. E quando vi sarete mangiato il sangue, a furia di
guardare nei vostri tubi, vi sarete acchiappato una slombatura, una
curvatura, oppure una flessione di petto allora s che avrete da
stare allegro! Verranno forse le stelle a curarvi? E il medico vi
ordiner forse di ingoiarle in pillole?
Dall'andamento di quell'inizio di dialogo, Dean Forsyth si rese
conto che sarebbe stato meglio non rispondere. Continu a mangiare
in silenzio; era per cos turbato che pi volte scambi il bicchiere
per il piatto e viceversa.
Francis Gordon fece il possibile per non lasciar languire la
conversazione, ma era come parlare al deserto. Lo zio, sempre
imbronciato, pareva che non lo ascoltasse. Fin con il parlare del
tempo. Quando non si sa che cosa dire si parla del tempo che far o
che ha fatto. Materia inesauribile, alla portata di qualsiasi
intelligenza. Le faccende atmosferiche interessavano il signor
Forsyth. Per questo motivo, nel momento in cui un addensamento di
nubi rese pi oscura la sala da pranzo, egli alz il capo, guard la
finestra e, lasciando ricadere la forchetta dalla mano, esclam:
Queste maledette nubi non si decideranno mai a sbarazzare il
cielo, sia pure a costo di una pioggia torrenziale?
Dopo tre settimane di tempo asciutto disse Mitz sarebbe
un bene per la terra.
La terra la terra! mormor il signor Forsyth con tale
disprezzo da attirarsi questa risposta dalla domestica:
La terra, sissignore! Immagino che valga quanto quel cielo, dal
quale non volete mai discendere, neppure all'ora di colazione!
Su, mia buona Mitz disse Gordon con voce melliflua.
Fatica sprecata; la buona Mitz non era in vena di lasciarsi sedurre.
Non c' buona Mitz che tenga prosegu sullo stesso tono.
Vale proprio la pena di rovinarsi il temperamento a guardare la
luna, per non sapere poi che in primavera piove spesso? Se non piove
nel mese di marzo, quando dovrebbe piovere, secondo voi?
Ha ragione, zio; siamo in marzo, agli inizi della primavera, e
non c' nulla da fare. Ma presto verr l'estate e avrete il cielo pi
pulito; potrete proseguire allora il vostro lavoro in condizioni
migliori. Occorre un po' di pazienza!
Un po' di pazienza, Francis? rispose il signor Forsyth, con il
viso rabbuiato quanto l'atmosfera. E se va cos lontano da non
lasciarsi pi scorgere? E se non appare pi al disopra dell'orizzonte?
Chi? chiese Mitz.
In quel preciso momento si ud la voce di Omicron:
Signor Dean!
C' qualcosa di nuovo! esclam il signor Forsyth
allontanando precipitosamente la sedia e andando verso la porta.
Non l'aveva ancora raggiunta quando un vivo raggio di luce
penetr dalla finestra e punteggi di riflessi luminosi le bottiglie e i
bicchieri che stavano sulla tavola.
Il sole il sole! ripeteva il signor Forsyth salendo di corsa
le scale.
Se n' andato, come vuole Iddio! disse Mitz, lasciandosi
cadere su una sedia. Quando si chiude a doppia mandata
nell'osservatorio con il suo Ami Krone, si ha un bel chiamarlo.
come parlare al vento. La colazione si manger da se stessa per virt
dello Spirito Santo. E tutto questo per delle stelle!
Cos parlava la buona Mitz nel suo immaginoso linguaggio,
bench il padrone non potesse udirla. Del resto, anche se l'avesse
udita, quella eloquenza sarebbe stata egualmente sprecata. Il signor
Forsyth, ansante, era penetrato nell'osservatorio. Il vento del sud-
ovest era rinfrescato e aveva sospinto le nubi verso levante. Un'ampia
schiarita lasciava vedere sino allo zenith la parte del cielo in cui la
meteora era stata osservata. La camera era illuminata dai raggi del
sole.
Che cosa c' di nuovo? chiese il signor Forsyth.
Il sole rispose Omicron ma non per molto tempo; le
nuvole riappaiono gi a occidente.
Non c' un minuto da perdere! esclam il signor Forsyth
puntando il cannocchiale, mentre il domestico faceva la stessa cosa
con il telescopio.
Con quale ansia entrambi maneggiarono i loro strumenti per una
quarantina di minuti! Con quale pazienza manovrarono la vite per
mantenerli a fuoco! Con quale minuziosa attenzione frugarono gli
angoli e i recessi di quella parte della sfera celeste! Era stato con
tante ascensioni dritte e tante declinazioni che il bolide era apparso
loro la prima volta, per passare poi esattamente allo zenith di
Whaston, ne erano certi.
E niente, niente in quel punto! Deserto quello sprazzo di azzurro
che offriva alle meteore un magnifico campo per passeggiare!
Nemmeno un punto in quella direzione! Nessuna traccia
dell'asteroide.
Nulla! disse il signor Forsyth, asciugandosi gli occhi
arrossati a causa del sangue affluito alle palpebre.
Nulla! ripet Omicron come un'eco lamentosa.
Era troppo tardi per altre ricerche; le nubi facevano ritorno e il
cielo tornava a oscurarsi. La schiarita era finita! e per tutta la giornata
questa volta! I vapori presto si addensarono in una massa uniforme di
colore grigio sporco e si trasformarono in una pioggerella sottile.
Bisognava rinunciare a ogni osservazione, con disperazione di
padrone e servitore.
Eppure disse Omicron siamo ben sicuri d'averlo visto!
Se siamo sicuri! esclam il signor Forsyth, alzando le
braccia al cielo.
E con voce che tradiva inquietudine e gelosia insieme aggiunse:
Ne siamo fin troppo sicuri, ma altri potrebbero averlo visto
come noi. Purch siamo noi soli! Ci mancherebbe altro che lo
avesse visto anche lui, Sydney Hudelson!
CAPITOLO III
NEL QUALE SI PARLA DEL DOTTOR SYDNEY HUDELSON, DI
FLORA HUDELSON SUA MOGLIE, DI MISS JENNY E DI MISS LOO,
LORO FIGLIE
PURCH quel ficcanaso di Forsyth non lo abbia visto anche lui!
Cos si esprimeva il dottor Sydney Hudelson, la mattina del 21
marzo, parlando tra s, nella solitudine del suo gabinetto da lavoro.
Il signor Hudelson era medico; se non esercitava la medicina a
Whaston era per il fatto che preferiva dedicare il suo tempo e la sua
intelligenza a pi ampie e sublimi speculazioni. Amico intimo di
Dean Forsyth, gli era nel contempo rivale. Spronato dalla stessa
passione, come lui non aveva sguardi che per l'immensit del cielo e,
come lui, cercava di decifrare gli enigmi astronomici dell'universo.
Il dottor Hudelson possedeva un bel patrimonio, tanto da parte sua
quanto da parte della moglie, nata Flora Clarish. Giudiziosamente
amministrato, quel patrimonio dava sicurezza al suo avvenire e a
quello delle figlie J enny e Loo, rispettivamente di diciotto e
quattordici anni. Per quanto riguarda il dottore, per dirne l'et in
maniera letteraria si dovrebbe dire che la neve del quarantasettesimo
inverno era appena caduta sul suo capo. Questa deliziosa immagine
era, purtroppo, fuori posto, poich il dottor Hudelson era cos calvo
da sfidare il rasoio del pi abile figaro.
La latente rivalit esistente nel campo dell'astronomia tra
Hudelson e Forsyth turbava un pochino i rapporti delle due famiglie,
per il resto molto unite. Essi non si contendevano, ovviamente, quel
pianeta o quella stella; gli astri, i cui primi scopritori sono
generalmente sconosciuti, appartengono a tutti. Non era raro, per,
che le loro osservazioni meteorologiche o astronomiche fornissero il
tema a discussioni che, a volte, degeneravano presto in litigi.
Ci che avrebbe potuto peggiorare quei litigi e persino provocare,
all'occorrenza, spiacevoli scenate, sarebbe stata l'esistenza di una
signora Forsyth. Per fortuna detta signora non esisteva; colui che
avrebbe dovuto sposarla era rimasto scapolo e non aveva mai avuto,
neppure in sogno, l'idea di sposarsi. Non c'era, dunque, alcuna
signora Forsyth che potesse inasprire le cose con il pretesto di
conciliarle; c'erano, di conseguenza, molte probabilit perch i litigi
tra i due astronomi dilettanti si appianassero presto.
C'era senza dubbio una signora Hudelson; ma la signora Flora
Hudelson era una bravissima donna, di temperamento pacifico,
madre eccellente ed eccellente massaia, incapace di dire parole
disdicevoli su chiunque; una donna che non faceva colazione con una
maldicenza per desinare con una calunnia, come fanno tante signore
stimatissime nelle societ del Vecchio e del Nuovo Mondo.
Per quanto incredibile, questo modello di moglie cercava di
calmare il marito quando tornava a casa arrabbiatissimo per qualche
discussione con l'amico Forsyth. Altro fatto insolito era questo: la
signora Hudelson riteneva pi che naturale che il marito si occupasse
di astronomia e che vivesse negli immensi spazi del firmamento, a
condizione per che egli ne discendesse quando ella lo pregava di
farlo. Lungi dall'imitare Mitz che tormentava il padrone, ella non
assillava il marito e tollerava che si facesse attendere all'ora dei pasti:
non brontolava quando era in ritardo e cercava egualmente di
mantenere le pietanze al giusto grado di cottura. Rispettava il suo
silenzio quando era preoccupato, e s'interessava al suo lavoro; il suo
buon cuore le suggeriva parole d'incoraggiamento quando le
sembrava che l'astronomo si smarrisse negli spazi infiniti, al punto da
non ritrovare pi la propria strada.
Ecco la moglie che auguriamo a tutti i mariti, soprattutto se
astronomi. Purtroppo esse esistono soltanto nei romanzi!
J enny, la figlia maggiore, prometteva di seguire le orme materne e
di avanzare con lo stesso passo sul cammino dell'esistenza. Francis
Gordon, futuro marito di J enny Hudelson, era destinato
evidentemente a diventare un uomo felice. Senza volere umiliare le
ragazze americane, ci sia consentito di dire che si sarebbe durata
fatica a trovare in tutta l'America una ragazza pi bella, pi attraente,
pi dotata di ogni umana perfezione. J enny Hudelson era una bionda
gentile, dagli occhi azzurri e dalla carnagione fresca, con belle mani,
bei piedi e un bel vitine Inoltre possedeva in egual misura grazia e
modestia, bont e intelligenza.
Francis Gordon la stimava, quindi, non meno di quanto ella
stimasse lui. Il nipote del signor Forsyth godeva della stima della
famiglia Hudelson e quella reciproca simpatia non aveva tardato a
tradursi in una domanda di matrimonio, accolta con grande favore. I
due giovani sembravano fatti l'uno per l'altra. Con le sue qualit
familiari, J enny avrebbe reso felice il matrimonio. Francis, da parte
sua, avrebbe avuto una dote dallo zio, dal quale un giorno avrebbe
ereditato le sostanze. Ma lasciamo da parte ogni prospettiva di
eredit; non si tratta dell'avvenire ma del presente, il quale riunisce
tutte le condizioni della perfetta felicit.
Francis Gordon dunque il fidanzato di J enny Hudelson; J enny
Hudelson la fidanzata di Francis Gordon. Il matrimonio, di cui tra
breve si fisser la data, sar celebrato dal reverendo O'Garth nella
chiesa di Sant'Andrea, la pi importante della citt di Whaston.
Potete essere certi che alla cerimonia nuziale assister moltissima
gente, perch le due famiglie godono di una stima che eguagliata
soltanto dalla loro onorabilit; cos come potete essere certi che quel
giorno la pi allegra, la pi vivace, la pi pazzerella sar la piccola
Loo,
2
la quale sar damigella d'onore dell'amata sorella. Loo non ha
ancora quindici anni e perci ha diritto ad esser giovane. E vi
assicuro che se ne approfitta di tale diritto. il moto perpetuo,
fisicamente; moralmente, una furbetta che non si fa scrupolo di
burlarsi dei pianeti di pap! Ma in casa le perdonano tutto e le
consentono tutto. Il dottor Hudelson il primo a riderne e, per
punizione, depone un bacio sulle guance della ragazza.
Il signor Hudelson era un brav'uomo, in fondo, anche se caparbio
e suscettibile. Tranne Loo, alla quale permetteva gli scherzi
innocenti, tutti rispettavano le sue manie e le sue abitudini.
Attaccatissimo ai suoi studi astronomici-meteorologici, ostinato nelle
sue dimostrazioni, gelosissimo delle scoperte che faceva o che
pretendeva di fare, era gi tanto se, nonostante l'affetto che nutriva

2
Diminutivo di Luisa. (N.d.T.)
per Dean Forsyth, rimaneva amico di un rivale cos temibile. Erano
due cacciatori che si contendevano, sullo stesso terreno di caccia, la
rara selvaggina. Molte volte c'era stata della freddezza nei loro
rapporti che avrebbe potuto degenerare in discordia, se non ci fosse
stato l'intervento pacificatore della buona signora Hudelson,
notevolmente aiutata, nella sua opera di pace, dalle figlie e da Francis
Gordon.
Questo pacifico quartetto fondava grandi speranze sulla progettata
unione per rendere pi rare le scaramucce. Quando il matrimonio di
Francis e di J enny avesse unito pi strettamente le due famiglie, quei
passeggeri temporali sarebbero stati meno frequenti e meno temibili.
Chiss, forse i due astronomi dilettanti, uniti in cordiale
collaborazione, avrebbero proseguito di comune accordo le loro
ricerche astronomiche, dividendosi equamente la selvaggina
scoperta, se non abbattuta, sui vasti campi dello spazio.
La casa del dottor Hudelson era comodissima. Si sarebbe cercato
inutilmente in tutta Whaston una casa meglio tenuta. Quel bel
palazzetto, tra cortile e giardino, con begli alberi e aiuole
verdeggianti, occupava il centro di Moriss Street. Si componeva del
pianterreno e del primo piano, con sette finestre sulla facciata. A
sinistra il tetto era dominato da una specie di torrione quadrato, alto
una trentina di metri, che terminava con una terrazza a balaustra. A
un angolo sorgeva l'antenna a cui, la domenica e nei giorni di festa,
veniva issata la bandiera dalle cinquantuno stelle degli Stati Uniti
d'America.
La camera superiore del torrione era stata predisposta per gli
speciali lavori del proprietario. Era l che entravano in funzione gli
strumenti del dottore, cannocchiali e telescopi, a meno che durante le
notti serene egli non decidesse di trasportarli sulla terrazza, da dove
lo sguardo poteva liberamente percorrere la volta celeste. Era l che
il dottore, a dispetto delle raccomandazioni della moglie, si buscava
potenti raffreddori e le influenze meglio riuscite.
Finir che pap far prendere il raffreddore ai suoi pianeti
ripeteva spesso miss Loo.
Ma il dottore non prestava ascolto e a volte, quando il firmamento
appariva perfettamente sereno, sfidava i sette od otto gradi sotto lo
zero dei grandi geli invernali.
Dall'osservatorio della casa di Moriss Street si distingueva
benissimo la torre della casa di Elisabeth Street. Non pi di mezzo
miglio separava le due abitazioni; tra di esse non sorgevano
monumenti n alberi interponevano i loro rami.
Senza bisogno di ricorrere al telescopio a lunga portata, si
riconoscevano facilmente, con un buon binocolo, le persone che
stavano sulla torre o sul torrione. Senza dubbio, Dean Forsyth aveva
altro da fare che stare a guardare Sydney Hudelson, e Sydney
Hudelson certamente non sprecava il suo tempo a guardare Dean
Forsyth. Le loro osservazioni miravano in alto, molto pi in alto. Ma
era naturale che Francis Gordon volesse vedere se J enny Hudelson si
trovasse sulla terrazza, cos che spesso i loro occhi si guardavano
attraverso i binocoli. Credo che in questo non ci fosse nulla di male.
Sarebbe stato facile stabilire una comunicazione telegrafica o
telefonica tra le due case: un filo teso dal torrione alla torre avrebbe
trasmesso simpatiche espressioni di Francis a J enny e di J enny a
Francis. Ma non dovendo scambiarsi paroline dolci, Dean Forsyth e
il dottor Hudelson non avevano mai pensato all'installazione di un
tale filo. Dopo il matrimonio dei due fidanzati forse tale lacuna
sarebbe stata colmata; il legame elettrico, dopo il legame
matrimoniale, avrebbe unito ancor pi le due famiglie.
Nel pomeriggio del giorno in cui la buona ma bisbetica Mitz ha
dato al lettore un saggio della sua saporita eloquenza, Francis Gordon
and a fare la sua solita visita alla signora Hudelson e alle sue figlie
e a sua figlia, rettificava Loo, ostentando un'aria offesa. E lecito
dire che fu ricevuto come se fosse stato il dio della casa. Non era
ancora il marito di J enny, d'accordo! ma Loo pretendeva che egli
fosse gi come suo fratello, e ci che entrava nel cervello di quella
ragazzetta difficilmente ne usciva.
Il dottor Hudelson si era rinchiuso nel torrione sin dalle quattro
del mattino; dopo essere sceso in ritardo a colazione, cos come
aveva fatto Dean Forsyth, era stato visto raggiungere a precipizio la
terrazza, come aveva fatto il signor Forsyth, nel momento in cui il
sole si liberava dalle nuvole. Non meno preoccupato del suo rivale,
non sembrava disposto a ridiscendere.
Eppure non era possibile decidere senza di lui l'importante
faccenda che stava per essere discussa in assemblea generale.
Toh! esclam Loo, non appena il giovane apparve sulla
soglia del salotto ecco il signor Francis, l'eterno signor Francis!
Non si vede che lui, qui!
Francis Gordon si limit a minacciare con il dito la ragazza.
Quando tutti si furono seduti, la conversazione ebbe inizio con
semplice e naturale bonomia. Sembrava che non si fossero mai
lasciati; e in realt, almeno con il pensiero, i due fidanzati non si
separavano mai l'uno dall'altra. Miss Loo asseriva persino che
l'eterno Francis fosse sempre in casa; e che se fingeva di uscire
dalla porta della strada, lo faceva per rientrare da quella del giardino.
Quel giorno si parl di ci di cui si parlava ogni giorno. J enny
ascoltava ci che diceva Francis con una seriet che non le toglieva
nulla del suo fascino. I due giovani si guardavano, formulavano
progetti per l'avvenire, la cui realizzazione non si riteneva lontana.
Perch mai, infatti, avrebbe dovuto tardare? Francis aveva gi trovato
in Lambeth Street una bella casa, perfettamente adatta alla giovane
coppia. Era nel quartiere occidentale, con vista sul Potomac, e non
molto lontana da Moriss Street. La signora Hudelson promise di
andarla a vedere; per poco che fosse piaciuta alla futura locataria,
sarebbe stata presa in affitto entro pochi giorni. E superfluo dire che
Loo avrebbe accompagnato la madre e la sorella. La ragazza non
avrebbe tollerato che si fosse fatto a meno del suo parere.
A proposito disse ella a un tratto e il signor Forsyth?
Non deve venire oggi?
Mio zio verr verso le quattro rispose Francis.
La sua presenza indispensabile per decidere disse la
signora Hudelson.
Lo sa; non mancher all'appuntamento.
Se dovesse mancare disse Loo, mostrando il pugno
dovrebbe vedersela con me; e non se la caverebbe a buon mercato!
E il signor Hudelson? chiese Francis. Abbiamo bisogno
anche di lui, oltre che di mio zio.
Pap nel torrione disse J enny. Verr gi appena sar
avvisato.
Me ne occuper io rispose Loo. Far presto a salire i sei
piani. Occorreva infatti che i signori Forsyth e Hudelson fossero
presenti.
Non bisognava concordare la data della cerimonia? In linea di
massima, il matrimonio doveva essere celebrato al pi presto, a
condizione per che la damigella d'onore avesse il tempo di farsi
confezionare un bell'abito un abito lungo, da signorina,
naturalmente da inaugurare in quella occasione.
Francis si permise scherzosamente di fare un'osservazione:
E se l'abito non fosse pronto per il giorno stabilito?
Rimanderemo le nozze decret imperiosamente Loo.
La risposta fu seguita da tale scoppio di risa da giungere persino
alle orecchie del signor Hudelson.
Nel frattempo la sfera della pendola segnava, uno dopo l'altro,
tutti i minuti del quadrante, senza che il signor Forsyth apparisse.
Loo si sporgeva continuamente dalla finestra, dalla quale poteva
vedere la porta di casa, ma del signor Forsyth non c'era neppur
l'ombra. Fu necessario armarsi di pazienza, arma della quale Loo non
conosceva affatto l'uso.
Eppure lo zio mi ha promesso di venire ripeteva Francis.
Da qualche giorno, non so proprio che cosa abbia.
Spero che il signor Forsyth non sia indisposto disse J enny.
No, inquieto preoccupato Non si riesce a tirargli fuori di
bocca dieci parole. Non so che cosa abbia in testa.
Avr la scheggia di qualche stella! esclam Loo.
Accade la stessa cosa con mio marito disse la signora
Hudelson.
Questa settimana mi parso pi taciturno del solito. Non si
riesce a strapparlo dal suo osservatorio. Deve accadere qualcosa di
straordinario nel firmamento.
Sono tentato di crederlo rispose Francis per il modo in
cui si comporta mio zio. Non esce pi, non dorme, dimentica l'ora dei
pasti ed gi tanto se mangia appena qualcosa.
Chiss quali salti di gioia far Mitz! esclam Loo.
furibonda! disse Francis. Ma ci non serve a nulla.
Mio zio, che sino ad ora temeva le sue sgridate, adesso la lascia dire,
senza prestarle attenzione.
Anche qui succede la stessa cosa disse J enny sorridendo.
Pare che mia sorella abbia perduto il suo ascendente su mio padre; e
sappiamo tutti che esso era notevole.
E mai possibile, signorina Loo? chiese Francis, sullo stesso
tono.
Purtroppo vero! rispose la ragazza. Ci vuole pazienza;
prima o poi, Mitz ed io la spunteremo.
Ma che cosa pu essere accaduto a tutti e due? chiese
J enny.
Forse avranno smarrito qualche pianeta di valore esclam
Loo.
Santo cielo, purch lo ritrovino prima delle nozze!
Noi scherziamo disse la signora Hudelson ma intanto il
signor Forsyth ancora non si vede.
E sono gi quasi le quattro e mezzo aggiunse J enny.
Se mio zio non sar qui entro cinque minuti disse Francis
andr a cercarlo.
In quell'istante si ud il campanello della porta d'ingresso.
il signor Forsyth disse Loo. Perch continua a sonare?
Scommetto che segue il volo di una cometa e non si accorge che
continua a sonare!
Era proprio il signor Forsyth; entr quasi subito nel salotto, dove
Loo lo accolse con vivi rimproveri.
Siete in ritardo! Volete essere rimproverato, dunque?
Buon giorno, signora Hudelson! buon giorno, cara J enny!
disse il signor Forsyth abbracciando la fanciulla. Buon giorno!
ripet dando un buffetto sulle guance della ragazza.
Quello scambio di saluti era stato fatto con aria distratta. Come
aveva intuito Loo, il signor Forsyth aveva, come si dice, la testa
altrove.
Zio, non vedendovi giungere all'ora stabilita, stavo per venire a
cercarvi. disse Francis.
Avevo un po' dimenticato l'impegno, lo confesso; vi chiedo
scusa, signora Hudelson. Mitz per fortuna me lo ha ricordato, con le
consuete buone maniere.
Ha fatto bene dichiar Loo.
Non mi angariate, piccola signorina. Gravi preoccupazioni
Sono forse alla vigilia di fare un'interessantissima scoperta.
Anche pap cominci a dire Loo.
Che cosa? esclam il signor Forsyth alzandosi con un tale
salto, da far credere che una molla fosse scattata nel fondo della sua
poltrona. Volete dire che il dottore
Non stiamo dicendo nulla si affrett a rispondere la
signora Hudelson, temendo sempre, non senza ragione, che potesse
sorgere un altro motivo di rivalit tra suo marito e lo zio di Francis.
Per tagliar corto, poi aggiunse:
Loo, va' a chiamare tuo padre.
Leggera come un uccello, la ragazza corse verso il torrione. Se
fece le scale, invece di volare attraverso la finestra, senza dubbio
perch non volle servirsi delle ali.
Poco dopo il signor Hudelson faceva il suo ingresso nel salotto:
aspetto grave, occhio stanco e viso rosso, tanto da far temere un
colpo apoplettico.
Scambi senza convinzione una stretta di mano con il signor
Forsyth, mentre entrambi si studiavano, osservandosi di sfuggita con
diffidenza. Dopo tutto, le due famiglie si riunivano soltanto per
fissare la data del matrimonio; o meglio, per dirla con Loo, della
congiunzione degli astri Francis e J enny. Non c'era dunque che da
stabilire la data; e poich tutti erano d'accordo che la cerimonia
dovesse aver luogo al pi presto, la conversazione fu breve.
Il signor Forsyth e il signor Hudelson vi prestarono molta
attenzione? permesso credere, invece, che essi fossero corsi dietro
a qualche asteroide smarritosi nello spazio, ciascuno di essi
chiedendosi se l'altro non fosse sul punto di rintracciarlo. Nessuno
dei due, comunque, fece obiezione a che il matrimonio fosse stabilito
per il 15 maggio. Poich si era al 21 marzo, ci sarebbe stato il tempo,
affrettando un pochino le cose, di preparare il nuovo appartamento.
E di finire il mio abito! aggiunse Loo, con grande seriet.
CAPITOLO IV
COME DUE LETTERE SPEDITE SEPARATAMENTE
ALL'OSSERVATORIO DI PITTSBURGH E A QUELLO DI CINCINNATI
FURONO CLASSIFICATE NELLA PRATICA DEI BOLIDI
Al signor Direttore dell'Osservatorio di Pittsburgh (Pennsylvania)
Whaston, 24 marzo

Signor Direttore,
ho l'onore di portare a vostra conoscenza il fatto seguente, che
tale da interessare la scienza astronomica. La mattina del 16 marzo
ho scoperto un bolide che attraversava la zona settentrionale del cielo
a grandissima velocit. La sua traiettoria, sensibilmente nord-sud,
faceva con il meridiano un angolo di 3 31' che ho potuto misurare
con esattezza. Erano le sette e trentasette minuti e venti secondi
quando apparso nell'obiettivo del mio cannocchiale, per sparire
nove secondi dopo. Da allora non mi stato pi possibile rivederlo,
nonostante le pi minuziose ricerche. Vi prego perci di voler
prendere nota della mia osservazione e di darmi atto della presente
lettera: la quale, nel caso in cui la detta meteora si rendesse
nuovamente visibile, mi assicurerebbe la priorit di questa preziosa
scoperta.
Vogliate gradire, signor Direttore, l'assicurazione della mia
altissima considerazione e credermi vostro devotissimo servitore.

Dean Forsyth,
Elisabeth Street.

Al signor Direttore dell'Osservatorio di Cincinnati (Ohio)
Whaston, 24 marzo
Signor Direttore,
la mattina del 16 marzo, tra le sette e trentasette e venti secondi e
le sette e trentasette e ventinove secondi, ho avuto la grande fortuna
di scoprire un nuovo bolide che si spostava da nord a sud, nella zona
settentrionale del cielo; la sua direzione apparente faceva con il
meridiano un angolo di 3 31'. Da allora non ho pi potuto seguire la
traiettoria della meteora. Ma se essa dovesse riapparire sul nostro
orizzonte, della qualcosa non dubito, mi sembrerebbe giusto di essere
considerato come autore di questa scoperta, che merita di essere
annotata negli annali astronomici del nostro tempo. A tale scopo, mi
prendo la libert di indirizzarvi la presente, della quale vi prego di
volermi accusare ricezione.
Vogliate gradire, signor Direttore, con i miei umilissimi saluti,
l'assicurazione dei miei rispettosi sentimenti.

Dottor Sydney Hudelson,
17, Moriss Street.
CAPITOLO V
NEL QUALE, NONOSTANTE LA LORO OSTINAZIONE, IL SIGNOR
FORSYTH E IL DOTTOR HUDELSON HANNO NOTIZIE DELLA
METEORA SOLTANTO DAI GIORNALI
LA RISPOSTA alle due raccomandate sopra riportate sarebbe stata
un breve cenno di ricevuta e di presa nota. Gli interessati non
chiedevano di pi: entrambi ritenevano di ritrovare il bolide entro
breve tempo. Che l'asteroide si fosse perduto nelle profondit del
cielo, abbastanza lontano per sfuggire all'attrazione terrestre e che
non dovesse pi riapparire in vista del mondo sublunare, essi si
rifiutavano di ammetterlo. Non sottomesso a leggi formali, esso
sarebbe tornato sull'orizzonte di Whaston, rendendo cos possibile
scorgerlo al suo passare, segnalarlo nuovamente e determinarne le
coordinate, per apparire infine sulle carte del cielo con il glorioso
nome del suo scopritore.
Ma chi era il suo scopritore? Questione molto delicata, la quale
avrebbe certamente posto in imbarazzo persino la giustizia di
Salomone. Il giorno in cui il bolide fosse riapparso, sarebbero stati
entrambi i nostri astronomi a rivendicarne la conquista. Se avessero
intuito i rischi che la situazione offriva, Francis e J enny avrebbero
certamente supplicato il cielo di fare in modo che il loro matrimonio
fosse celebrato prima del ritorno della sciagurata meteora. E non
meno certamente, la signora Hudelson, Loo, Mitz e gli amici delle
due famiglie si sarebbero uniti di tutto cuore alla loro preghiera.
Ma nessuno era a conoscenza di nulla; nonostante la crescente
preoccupazione dei due rivali preoccupazione che appariva a tutti
incomprensibile gli abitanti della casa di Moriss Street, eccettuato
il dottor Hudelson, non si preoccupavano affatto di ci che potesse
accadere nelle profondit del firmamento. Preoccupazioni nessuno ne
aveva; occupazioni s, e numerose. Visite e complimenti da ricevere
e da restituire, partecipazioni e inviti da mandare, preparativi per il
matrimonio e regali di nozze da scegliere; tutto questo, secondo Loo,
era paragonabile alle dodici fatiche di Ercole e non c'era tempo da
perdere.
Quando si d marito alla primogenita, una faccenda grossa
diceva. Non si ancora abituati. Per la seconda figlia la cosa pi
semplice: si fatta l'abitudine e non si teme di dimenticare qualcosa.
Quando toccher a me, tutto andr liscio.
La signorina Loo penserebbe gi al matrimonio? chiedeva
Francis. Si pu sapere chi il fortunato mortale?
Pensate a sposare mia sorella rispondeva la ragazza. E
una faccenda che richiede tutto il vostro tempo e non immischiatevi
in ci che riguarda me!
Come aveva promesso, la signora Hudelson si era recata alla casa
di Lambeth Street: contare sul dottore sarebbe stata una follia.
Ci che farete sar ben fatto, mia cara: mi fido di voi! aveva
risposto alla moglie che gli proponeva di visitare insieme la futura
dimora della giovane coppia. Del resto, ci riguarda soprattutto
J enny e Francis.
Ma, pap disse Loo credete forse di rimanere nel vostro
torrione anche il giorno delle nozze?
S, Loo, s.
Sapete bene che dovete accompagnare vostra figlia all'altare!
S, Loo, s.
E che dovete indossare il vestito nero, con il panciotto e la
cravatta bianchi?
Ma s, Loo, s.
E che dovrete dimenticare i pianeti per ascoltare il
commovente discorso del reverendo O'Garth?
S, Loo, s, ma abbiamo ancora tempo! E poich oggi il cielo
sereno, cosa che non capita spesso, andate senza di me.
La signora Hudelson, J enny, Loo e Francis lasciarono dunque il
dottore al suo binocolo e al suo telescopio, mentre il signor Forsyth,
da parte sua, manovrava i suoi strumenti nella torre di Elisabeth
Street. Quella doppia ostinazione avrebbe avuto la propria
ricompensa? La gi intravista meteora sarebbe passata una seconda
volta dinanzi all'obiettivo degli strumenti dei due astronomi
dilettanti?
Per recarsi alla casa di Lambeth Street, Francis e le sue compagne
discesero Moriss Street e attraversarono piazza della Costituzione,
ove, passando, furono salutati dal giudice Proth; poi risalirono Exeter
Street, cos come aveva fatto alcuni giorni prima Seth Stanfort, e
giunsero in Lambeth Street.
La casa era bella e ben disposta, secondo le regole delle moderne
comodit. Nel retro, lo studio e la sala da pranzo davano sul giardino,
di pochi acri ma ombreggiato da bei faggi e rallegrato da aiuole dove
gi cominciavano a sbocciare i primi fiori primaverili. Cucina e
dispensa erano nel sottosuolo, alla moda anglosassone.
Il primo piano non era da meno del pianterreno e J enny non pot
che felicitare il fidanzato per aver trovato quella bella residenza: una
specie di villa di aspetto molto grazioso.
La signora Hudelson fu del parere della figlia e si disse persuasa
che non sarebbe stato possibile trovare di meglio, in qualsiasi altro
quartiere di Whaston.
Il lusinghiero apprezzamento parve anche pi giustificato quando
il gruppetto raggiunse l'ultimo piano dell'abitazione. Circondata da
una balaustrata, c'era un'ampia terrazza, dalla quale l'occhio
abbracciava uno splendido panorama. Si poteva risalire e discendere
con lo sguardo il corso del Potomac e scorgere, oltre il fiume, la
borgata di Steel, dalla quale miss Arcadia Walker era partita per
raggiungere Seth Stanfort.
Si scorgeva tutta la citt, le chiese con i campanili, gli alti tetti
degli uffici pubblici e le cime verdeggianti degli alberi.
Ecco piazza della Costituzione disse J enny servendosi di un
occhialino, del quale si erano munite per consiglio di Francis.
Ecco Moriss Street vedo la nostra casa, con il torrione e la
bandiera che ondeggia al vento. Toh! sul torrione c' qualcuno.
Pap! disse Loo senza esitare.
Non pu esserci che lui afferm la signora Hudelson.
E proprio lui! afferm la ragazza, la quale, senza tante
cerimonie, si era impadronita dell'occhialino. Lo riconosco
Maneggia il cannocchiale Vedrete che non gli passer neppure per
il capo di guardare dalla nostra parte! Se fossimo nella luna, invece
Dal momento che vedete la vostra casa, signorina Loo disse
Francis forse potete vedere anche quella di mio zio.
Lasciatemi cercare disse la ragazza. La riconoscer
facilmente dalla torretta. Dev'essere da questa parte aspettate
Eccola!
Loo non si sbagliava: era proprio la casa del signor Forsyth.
C' qualcuno sulla torretta disse, dopo aver prestato un po'
di attenzione.
Sar certamente lo zio disse Francis.
Non solo.
Sar con lui Omicron.
E non occorre chiedersi che cosa facciano aggiunse la
signora Hudelson.
Fanno quello che fa mio padre disse con una sfumatura di
tristezza J enny, alla quale la latente rivalit dei due astronomi
dilettanti cagionava sempre un po' di inquietudine.
Al termine della visita, dopo che Loo ebbe affermato ancora una
volta la propria soddisfazione, la signora Hudelson, le sue figlie e
Francis fecero ritorno a casa. Il giorno dopo si sarebbe firmato il
contratto di affitto con il proprietario della villa e ci si sarebbe
occupati della mobilia, in modo da essere pronti per il 15 maggio.
Durante questo tempo, il signor Forsyth e il dottor Hudelson non
persero neppure un'ora del loro preziosissimo tempo; nonostante la
fatica fisica e morale proseguirono, durante i giorni limpidi e le notti
serene, la ricerca del bolide che si ostinava a non riapparire al disopra
dell'orizzonte!
Sino a quel momento, a dispetto della loro costanza, i due
astronomi ci avevano rimesso tempo e fatica: la meteora non era
passata in vista di Whaston n di giorno n di notte.
Ci passer mai? sospirava a volte Dean Forsyth, dopo una
lunga sosta all'oculare del telescopio.
Ci passer! rispondeva Omicron con imperturbabile
sicurezza. Dir persino: passa.
Allora perch non la vediamo?
Perch non visibile.
desolante! sospirava Forsyth. Dopo tutto, se non la
vediamo noi non la vede alcuno almeno a Whaston.
Con assoluta certezza affermava Omicron.
Cos ragionavano padrone e domestico. Le stesse frasi erano
pronunciate, in forma di monologo, dal dottor Hudelson, non meno
disperato del suo insuccesso.
Entrambi avevano ricevuto dagli osservatori di Pittsburgh e di
Cincinnati la risposta alla loro lettera: era stata presa buona nota della
comunicazione relativa alla comparsa di un bolide, in data 16 marzo,
nella parte settentrionale dell'orizzonte di Whaston. Si aggiungeva
che, finora, era stato impossibile rintracciare quel bolide, ma che se
fosse riapparso il signor Forsyth e il dottor Hudelson ne sarebbero
stati subito informati.
E superfluo dire che gli osservatori avevano risposto
separatamente, senza sapere che i due astronomi dilettanti si
attribuivano ognuno l'onore della scoperta, rivendicandone la
priorit.
Dopo l'arrivo di quella risposta, la torre di Elisabeth Street e il
torrione di Moriss Street avrebbero potuto fare a meno dal proseguire
le loro faticose ricerche. Gli osservatori possedevano strumenti ben
pi precisi e ben pi possenti dei loro; se la meteora non era una
massa errante, ma se seguiva un'orbita chiusa, se insomma fosse
tornata nelle condizioni in cui era gi stata osservata, i cannocchiali e
i telescopi di Pittsburgh e di Cincinnati avrebbero saputo coglierla al
suo passare. Il signor Forsyth e il signor Hudelson si sarebbero
comportati saggiamente affidandosi all'esperienza degli scienziati dei
due famosi osservatori.
Ma il signor Forsyth e il signor Hudelson erano degli astronomi e
non dei saggi; ecco perch proseguirono con accanimento la loro
opera, e con crescente entusiasmo. Senza che nulla si fossero detto
delle loro preoccupazioni, avevano il presentimento di cacciare
entrambi un'unica selvaggina e il timore che l'uno arrivasse prima
dell'altro non lasciava loro un attimo di riposo. La gelosia mordeva il
loro cuore e i rapporti delle due famiglie risentivano del loro stato
d'animo.
A dire il vero, c'era di che essere inquieti. Ogni giorno i loro
sospetti acquistavano peso: il signor Forsyth e il dottor Hudelson, un
tempo intimi amici, ora non mettevano pi piede l'uno in casa
dell'altro.
Quale situazione penosa per i fidanzati! Continuavano a vedersi
ogni giorno, perch la porta della casa di Moriss Street non era
interdetta a Francis Gordon. Il signor Hudelson gli dimostrava
sempre la stessa fiducia e la stessa amicizia; ma egli sentiva che il
dottore sopportava la sua presenza con visibile imbarazzo. Era ben
altra cosa quando si parlava del signor Forsyth in presenza del signor
Hudelson. Il dottore si faceva pallido, poi rosso; i suoi occhi
lanciavano lampi, subito spenti dalle palpebre che si abbassavano; e
questi spiacevoli sintomi, rivelatori di reciproca antipatia, venivano
egualmente constatati nel signor Forsyth.
Invano la signora Hudelson aveva cercato di conoscere la causa di
quel gelido comportamento o, per dir meglio, dell'avversione che i
due vecchi amici provavano l'uno per l'altro: suo marito si era
limitato a rispondere:
Non capiresti, inutile ma non mi sarei mai aspettato un tale
atteggiamento da parte di Forsyth!
Quale atteggiamento? Impossibile saperlo; persino Loo, la
bambina viziata alla quale tutto era permesso, nulla sapeva.
Ella aveva proposto di andare a snidare il signor Forsyth nella sua
torre, ma Francis l'aveva dissuasa.
Non avrei mai creduto Hudelson capace di trattarmi in questo
modo! tale sarebbe stata indubbiamente la risposta che, come il
dottore, lo zio Forsyth avrebbe data.
Ne era stata prova il modo in cui il signor Dean aveva risposto a
Mitz, che si era azzardata a interrogarlo.
Occupatevi soltanto di ci che vi riguarda! le aveva risposto
seccamente.
Se il signor Forsyth osava parlare in questo modo alla terribile
Mitz, vuol dire che la situazione era grave.
Mitz ne era rimasta estomacata, per dirla con le sue parole, e
aveva aggiunto che per non rispondere a tanta insolenza aveva
dovuto mordersi la lingua fino all'osso. Per ci che concerneva il
padrone, la sua opinione era drastica e non ne faceva mistero.
Secondo lei, il signor Forsyth era matto, a causa, come spiegava con
molta semplicit, delle scomode posizioni che era costretto a
prendere per guardare nei suoi strumenti, specialmente quando certe
osservazioni presso lo zenith lo costringevano a rovesciare il capo.
Mitz supponeva che, a causa di quella posizione, il signor Forsyth si
fosse rotto qualcosa nella colonna cerebrale.
Non c' segreto cos ben celato, tuttavia, che non trapeli.
Un'indiscrezione di Omicron alla fine fece sapere di che cosa si
trattasse. Il padrone aveva scoperto un bolide straordinario e temeva
che la stessa scoperta fosse stata fatta dal dottor Hudelson.
Ecco qual era la causa di quella ridicola discordia! Una meteora,
un bolide, un aerolito, una stella filante! una pietra, grossa se si
vuole, ma sempre un semplice sasso, contro il quale correva il rischio
di andare in pezzi il carro nuziale di Francis e di J enny.
Loo non faceva complimenti, quindi, per mandare al diavolo le
meteore e, con esse, tutta la meccanica celeste!
Intanto il tempo passava. Giorno dopo giorno il mese di marzo
trascorse e cedette il posto al mese di aprile. Presto sarebbe
sopraggiunta la data stabilita per le nozze; ma non sarebbe accaduto
nulla prima di allora? Finora quella deplorevole rivalit era parsa
fondata su mere supposizioni, su ipotesi; ma che cosa sarebbe
accaduto se qualche avvenimento imprevisto l'avesse resa certa e
ufficiale, se un urto avesse posto i due rivali l'uno contro l'altro?
Questi timori, pi che giustificati, non avevano per interrotto i
preparativi del matrimonio: tutto, perci, sarebbe stato pronto per la
data stabilita, persino il bellissimo abito di miss Loo.
I primi quindici giorni di aprile trascorsero in condizioni
atmosferiche odiose: pioggia, vento e il cielo coperto di grosse nubi
che si rincorrevano continuamente. Non si mostrarono n il sole, che
descriveva allora una curva piuttosto alta sopra l'orizzonte, n la luna
quasi piena, che avrebbe dovuto illuminare lo spazio, n a fortiori
3

l'introvabile meteora.
La signora Hudelson, J enny e Francis non si lagnavano affatto
dell'impossibilit di fare osservazioni astronomiche. Mai Loo, che

3
A maggior ragione. (N.d.T.)
detestava il vento e la pioggia, si era tanto rallegrata del cielo azzurro
quanto si rallegrava ora per la persistenza del cattivo tempo.
Speriamo che duri almeno fino al giorno delle nozze
ripeteva e che ancora per tre settimane non si veda n il sole, n la
luna e neppure la pi piccola stella!
Ma le condizioni atmosferiche mutarono nella notte dal 15 al 16
aprile, con vivo dispetto di Loo. Il vento del nord disperse le nuvole e
il cielo torn perfettamente sereno.
Il signor Forsyth dalla sua torre e il dottor Hudelson dal suo
torrione ripresero a frugare il firmamento, dall'orizzonte fino allo
zenith.
Ripass la meteora dinanzi ai loro cannocchiali? Non sarebbe da
credere, a giudicare dal loro aspetto arcigno. Il loro pessimo umore
era prova del duplice uguale scacco. E a dire il vero tale opinione
sarebbe stata esatta. Il signor Hudelson non aveva visto nulla
nell'immensit del cielo, e nulla aveva visto il signor Forsyth. Quella
che allora avevano vista era, dunque, una meteora errante, sfuggita
per sempre all'attrazione terrestre?
Una notizia apparsa nei giornali del 19 aprile diede loro un'idea
precisa sull'argomento.
L'informazione, redatta dall'osservatorio di Boston, era cos
concepita:
Il 17 aprile, alle nove, diciannove minuti e nove secondi della
sera, un bolide di grande volume ha attraversato lo spazio nella parte
occidentale del cielo, a velocit vertiginosa.
Circostanza stranissima e tale da lusingare l'amor proprio della
citt di Whaston: sembrerebbe che quella meteora fosse stata
scoperta lo stesso giorno e alla stessa ora, da due suoi eminenti
cittadini.
Secondo l'osservatorio di Pittsburgh, quel bolide gli sarebbe stato
segnalato il 24 marzo dal signor Dean Forsyth. Secondo
l'osservatorio di Cincinnati, quel bolide gli sarebbe stato segnalato,
alla stessa data, dal dottor Sydney Hudelson. I signori Forsyth e
Hudelson abitano entrambi a Whaston, ove sono molto
favorevolmente noti.

CAPITOLO VI
NEL QUALE SI PARLA DI ALCUNE VARIAZIONI PI O MENO
FANTASTICHE SULLE METEORE IN GENERALE E, IN
PARTICOLARE, SUL BOLIDE DI CUI I SIGNORI FORSYTH E
HUDELSON SI CONTENDONO LA SCOPERTA
SE MAI CONTINENTE pu essere fiero di una delle regioni che lo
compongono, come un padre lo sarebbe di un figlio, quello proprio
l'America del Nord. Se mai una repubblica pu essere fiera di uno
degli stati che la costituiscono, quella proprio la repubblica degli
Stati Uniti. Se mai uno dei cinquantuno stati, di cui le cinquantuno
stelle appaiono sull'angolo della bandiera federale, pu essere fiero di
una sua metropoli, quello proprio lo stato della Virginia, che ha per
capitale Richmond. E, infine, se una citt della Virginia pu essere
fiera dei suoi figli, quella proprio la citt di Whaston, ove era stata
fatta quella clamorosa scoperta che avrebbe occupato un posto di
grande prestigio negli annali astronomici del secolo.
Tale era, se non altro, il parere unanime degli abitanti di Whaston.
Come sar facile immaginare, i giornali, almeno quelli di
Whaston, pubblicarono entusiastici articoli riguardo al signor Forsyth
e al signor Hudelson. La gloria di questi due illustri cittadini non si
rifletteva forse su tutta la citt? Quale abitante non ne aveva la sua
parte? Il nome di Whaston non sarebbe rimasto indissolubilmente
legato a quella scoperta?
Tra la popolazione americana, nella quale correnti di opinione
nascono e si diffondono in brevissimo tempo, non tardarono a farsi
sentire le conseguenze di quegli articoli ditirambici. Il lettore non
sar dunque stupito se lo fosse, dovrebbe avere la cortesia di
crederci sulla parola se gli diciamo che a partire da quel giorno la
popolazione si diresse in folla chiassosa verso le abitazioni di Moriss
Street e di Elisabeth Street. Nessuno sapeva della rivalit esistente tra
il signor Forsyth e il signor Hudelson.
Il pubblico entusiasmo li univa in quella circostanza, ci era fuor
di dubbio. I loro nomi erano e sarebbero rimasti per tutti inseparabili
sino alla consumazione dei secoli, inseparabili al punto che dopo
migliaia di anni i futuri storici avrebbero forse detto che essi erano
appartenuti a un solo uomo!
Nell'attesa che il tempo permettesse di verificare il fondamento di
tale ipotesi, il signor Forsyth dovette apparire sulla terrazza della
torre e il signor Hudelson su quella del torrione, per rispondere alle
acclamazioni della folla. Mentre gli evviva si innalzavano verso di
loro, essi si inchinarono entrambi per salutare con riconoscenza.
Un osservatore avrebbe constatato per che il loro atteggiamento
non manifestava una gioia pura. Un'ombra passava sul loro trionfo
come una nuvola sul sole. Lo sguardo obliquo del primo si volgeva
verso il torrione, e quello obliquo del secondo verso la torre.
Ciascuno dei due vedeva l'altro rispondere agli applausi della folla e
riteneva meno armoniosi quelli che gli erano rivolti di quanto non
considerasse stonati quelli che risonavano in onore del rivale.
Quegli applausi erano per identici. La folla non faceva alcuna
differenza tra i due astronomi: Dean Forsyth fu applaudito quanto il
dottor Hudelson, e viceversa, dai cittadini che si succedettero dinanzi
alle due abitazioni.
Nel corso delle ovazioni che misero a rumore i due quartieri
cittadini, che cosa si dissero Francis Gordon e Mitz da una parte, la
signora Hudelson, J enny e Loo dall'altra? Temettero che la notizia
spedita ai giornali dall'osservatorio di Boston potesse avere
spiacevoli conseguenze? Ci che fin allora era rimasto segreto, ora
era noto a tutti. Forsyth e Hudelson conoscevano ufficialmente la
loro rivalit. C'era forse da temere che entrambi rivendicassero, se
non il beneficio, almeno l'onore della scoperta? e che forse ne
risultasse uno spiacevole screzio tra le due famiglie?
Ci che la signora Hudelson e J enny provarono, quando la folla
manifest dinanzi alla loro abitazione, si pu facilmente immaginare.
Se il dottore era salito sulla terrazza del torrione, esse si erano ben
guardate dal mostrarsi al balcone. Con il cuore stretto, entrambe
avevano guardato, celate dietro le tende, quella manifestazione che
non lasciava presagire nulla di buono. Se, spinti da un'assurda
gelosia, il signor Forsyth e il signor Hudelson si fossero disputati la
meteora, non avrebbe finito il pubblico per prendere partito per l'uno
o per l'altro? Ciascuno di loro avrebbe avuto i propri partigiani; e
allora, in mezzo all'effervescenza regnante in citt, quale sarebbe
stata la situazione dei futuri sposi, di quel Romeo e di quella
Giulietta, in una lite scientifica che avrebbe fatto delle due famiglie
dei Capuleti e dei Montecchi?
Loo era furibonda. Avrebbe voluto aprire la finestra e parlare alla
folla, e non mancava di manifestare il proprio dispiacere per non
avere sottomano una pompa con la quale innaffiarla e annegare i suoi
evviva in torrenti di acqua fredda. Madre e sorella fecero fatica a
moderare l'indignazione della focosa ragazza.
Nell'abitazione di Elisabeth Street, la situazione era identica.
Anche Francis Gordon avrebbe volentieri mandato al diavolo quegli
entusiasti che, senza saperlo, potevano aggravare la situazione.
Anche lui si era astenuto dal mostrarsi, mentre il signor Forsyth e
Omicron si presentavano alla folla, esibendo dalla torre
un'imbarazzante vanit.
Come la signora Hudelson aveva dovuto reprimere l'insofferenza
di Loo, cos Francis aveva dovuto controllare le minacciose collere di
Mitz, la quale parlava di spazzare via la folla: e questa minaccia,
sulla sua bocca, non faceva ridere. Lo strumento che ella maneggiava
ogni giorno con tanta abilit, avrebbe indubbiamente funzionato
vigorosamente nelle sue mani. Tuttavia, accogliere a colpi di scopa le
persone che vengono ad applaudirvi sarebbe stato, forse, spingersi
troppo innanzi!
Ragazzo mio! esclam la domestica tutta questa gente
che urla forse diventata matta?
Sarei tentato di crederlo rispose Francis.
Tanto chiasso per una grossa pietra che va a spasso per il cielo?
Proprio cos, Mitz.
Una met ora?
Una meteora, Mitz rettific Francis, soffocando a stento la
voglia di ridere.
quello che dicevo: una met ora ripet Mitz con
sicurezza. Oh, se potesse cadere sulle loro teste e schiacciarne una
mezza dozzina! Lo chiedo a te che sei un sapiente: a che cosa serve
una met ora?
A creare discordia nelle famiglie disse Francis, mentre gli
evviva si facevano sempre pi fragorosi.
Ma perch i due vecchi amici non potevano condividersi il loro
bolide? Non c'era da sperare in alcun beneficio materiale o
pecuniario; era una faccenda di onore esclusivamente platonico.
Perch non lasciare indivisa, quindi, una scoperta alla quale i loro
due nomi sarebbero rimasti uniti sino alla fine dei secoli? Perch?
Perch si trattava di amor proprio e di vanit. E quando l'amor
proprio in giuoco, quando c' di mezzo la vanit, chi potrebbe mai
illudersi di fare ragionare due creature umane?
Ma era cosa talmente gloriosa, alla fin fine, l'avere scorto quella
meteora? La sua scoperta non era dipesa unicamente dal caso? Se il
bolide non si fosse compiaciuto di attraversare il campo visivo degli
strumenti del signor Forsyth e del signor Hudelson nel momento in
cui essi guardavano attraverso l'oculare, sarebbe stato mai visto da
quei due astronomi che se ne facevano tanto merito?
Del resto, non ne passano forse giorno e notte, a centinaia e a
migliaia, bolidi, asteroidi e stelle filanti? mai possibile contare i
globi di fuoco che tracciano a sciami le loro capricciose traiettorie sul
fondo scuro del firmamento?
Secondo gli scienziati, sono seicento milioni le meteore che
attraversano l'atmosfera terrestre in una sola notte; ossia un miliardo
e duecento milioni ogni ventiquattr'ore. Sono dunque miriadi quei
corpi luminosi che passano e dei quali, secondo Newton, soltanto
quindici milioni al pi sarebbero visibili a occhio nudo.
Trovare un bolide in cielo, quindi faceva rilevare il Punch,
l'unico giornale di Whaston che prendesse la cosa dal lato umoristico
un po' meno difficile che trovare un chicco di grano in un campo
di frumento, cos che appare fondato dire che intorno ai nostri due
astronomi si fa troppo chiasso, per una scoperta a proposito della
quale non c' motivo di togliersi il cappello.
Ma se il Punch, giornale satirico, non trascurava l'occasione per
fare dell'ironia, i suoi confratelli pi seri, ben lungi dall'imitarlo,
colsero l'occasione per fare mostra di una scienza tanto recentemente
acquisita quanto capace di rendere gelosi i professionisti pi quotati.
Keplero scriveva il Whaston Standard credeva che i bolidi
provenissero dalle esalazioni terrestri. Appare pi verosimile che
siano soltanto degli aeroliti, nei quali sono state sempre constatate
tracce di violenta combustione. Al tempo di Plutarco erano gi
ritenuti masse minerali che precipitano sulla terra quando sono
captate dall'attrazione terrestre. L'esame dei bolidi rivela che la loro
sostanza non differisce da quella dei minerali da noi conosciuti e che,
nel loro insieme, essi comprendono press'a poco il terzo dei corpi
semplici. L'unione di tali elementi rivela, per, notevole diversit. Le
particelle che li costituiscono sono, a volte, minute come limatura e a
volte grosse come piselli o come nocciuole di notevole durezza; nel
punto della rottura mostrano tracce di cristallizzazione. Vi sono
persino bolidi costituiti soltanto di ferro allo stato naturale, talvolta
misto a nichel, che l'ossidazione non ha mai alterato.
Era esatto, a dire il vero, ci che il Whaston Standard portava a
conoscenza dei suoi lettori, mentre, nel frattempo, il Daily Whaston
metteva in evidenza l'attenzione che gli scienziati antichi e moderni
avevano sempre accordata allo studio dei meteoriti. Il giornale
scriveva:
Diogene di Apollonia
4
non cita forse una pietra incandescente,
grande come la ruota di un mulino, la cui caduta nei pressi dell'
Aegos-Potamos spavent gli abitanti della Tracia? Se un tale bolide
cade sul campanile di Sant'Andrea lo demolisce da cima a fondo. Ci
sia consentito, a tale riguardo, citare alcune di tali pietre che, venute
dalla profondit dello spazio e entrate nel campo dell'attrazione della
terra, furono raccolte sul suo suolo. Prima dell'era cristiana, la pietra
del fulmine, che si adorava come simbolo di Cibele in Galizia e che
fu trasportata a Roma, cos come quella trovata in Siria e consacrata
al culto del sole; lo scudo sacro raccolto sotto il regno di Numa; la
pietra nera che si conserva preziosamente alla Mecca; la pietra del

4
Filosofo greco discepolo di Anassimene e vissuto intorno al V secolo a.C.
L'Aegos-Potamos, citato subito sotto, un fiume della Tracia. (N.d.T.)
tuono che serv a fabbricare la famosa spada di Antar.
5
Aeroliti
caduti dagli inizi dell'era cristiana e descrizione delle circostanze che
accompagnarono la loro caduta: una pietra di duecentosessanta libbre
caduta a Ensisheim, in Alsazia; una pietra color nero metallico di
forma e grossezza di una testa umana, caduta sul monte Vaison, in
Provenza; una pietra di settantadue libbre, dalla quale si sprigionava
un odore solforoso e che si sarebbe detto fatta di schiuma di mare,
caduta a Larini, in Macedonia; una pietra caduta a Luc, vicino a
Chartres, nel 1763, e che scottava al punto che non fu possibile
toccarla. Si dovrebbe anche citare il bolide che nel 1203 colp la citt
normanna di Laigle e del quale Humboldt parla in questi termini:
"All'una del pomeriggio, con un cielo purissimo, si vide un gran
bolide che si moveva dal sud-est al nord-ovest. Pochi istanti dopo si
ud, nel corso di cinque o sei minuti, un'esplosione che partiva da una
nuvoletta nera, quasi immobile. L'esplosione fu seguita da tre o
quattro detonazioni e da un rumore che si sarebbe potuto paragonare
a scariche di fucileria, alle quali si fosse aggiunto il rullo di molti
tamburi. Ogni detonazione staccava dalla nube nera una parte dei
vapori che la formavano. Non si not in quel punto nessun fenomeno
luminoso. Pi di mille meteoriti caddero su una superficie ellittica il
cui asse, diretto dal sud-est al nord-ovest, misurava undici chilometri
di lunghezza. Quelle pietre fumavano e scottavano, pur senza essere
infiammate. Fu constatato che esse erano pi facili da spezzare alcuni
giorni dopo la loro caduta, che non in seguito."
Il Daily Whaston continuava su questo tono per pi colonne,
prodigo di particolari che provavano, se non altro, la coscienziosit
dei suoi redattori.
Gli altri giornali, del resto, non rimanevano indietro. Poich
l'astronomia era di attualit, tutti parlavano di astronomia; e se dopo
ci un solo abitante di Whaston non fosse stato un esperto in fatto di
bolidi, vuol dire che doveva averci messo molta cattiva volont.
Alle informazioni date dal Daily Whaston il Whaston News
aggiungeva le sue. Evocava il ricordo di quel globo di fuoco, dal
diametro doppio di quello della luna piena, che nel 1254 fu visto

5
Guerriero e poeta arabo del VI secolo, protagonista di un grande romanzo
cavalleresco arabo del VII secolo, d'ignoto autore. (N.d.T.)
successivamente a Hurworth, a Darlington, a Durham, a Dundee e
pass senza esplodere da un orizzonte all'altro, lasciandosi dietro una
lunga scia luminosa color d'oro, larga e compatta, che spiccava
vivamente sull'azzurro cupo del cielo.
Il giornale ricordava poi che se il bolide di Hurworth non era
esploso, era esploso invece quello che il 14 maggio 1864 era stato
scorto da un osservatore di Castillon, in Francia. Bench la meteora
fosse stata visibile appena cinque secondi, la sua velocit era stata
tale da farle descrivere, in quel breve lasso di tempo, un arco di sei
gradi. Il suo colore, inizialmente di un azzurro verdastro, era poi
diventato bianco, di straordinario splendore. Tra la sua esplosione e
la percezione del rumore trascorsero appena quattro minuti, forse
meno: il che significa che si era allontanata di circa settanta
chilometri. La violenza dello scoppio doveva essere stata, dunque,
superiore a quella delle pi forti esplosioni che si possono verificare
alla superficie del globo. Il diametro del bolide, calcolato in rapporto
alla sua altezza, era stato stimato di almeno millecinquecento piedi;
la sua velocit, a pi di centotrenta chilometri al secondo,
infinitamente superiore, quindi, a quella della terra nel suo
movimento di traslazione intorno al sole.
Poi fu la volta del Whaston Morning e poi quella del Whaston
Evening. Quest'ultimo tratt in particolare dei bolidi, molto
numerosi, del resto, e quasi interamente composti di ferro. Ricord ai
lettori che la massa meteorica trovata nelle pianure della Siberia non
pesava meno di settecento chilogrammi; che quella scoperta in
Brasile pesava seimila chili; che una terza di quattordicimila chili era
stata trovata a Olimpia, nel Tucuman; che un'ultima infine, caduta
nei dintorni di Duranzo, nel Messico, raggiungeva il peso enorme di
diciannovemila chilogrammi!
Non dir troppo, in verit, l'affermare che una parte della
popolazione di Whaston non pot fare a meno di provare un certo
spavento nel leggere quegli articoli. Per essere visibile nelle
condizioni che sappiamo, a una distanza che doveva essere
considerevole, occorreva che la meteora dei signori Forsyth e
Hudelson avesse dimensioni forse superiori a quelle dei bolidi del
Tucuman e di Duranzo. Forse le sue dimensioni eguagliavano o
superavano quelle dell' aerolite di Castillon, il cui diametro era stato
calcolato in millecinquecento piedi. E possibile immaginare il peso
di tale massa?
Ora, se la suddetta meteora era gi apparsa allo zenith di Whaston,
ci significava che Whaston era posta sotto la sua traiettoria, e che
essa sarebbe ripassata sopra la citt, se appena appena quella
traiettoria avesse avuto la forma di un'orbita. Ebbene, se in quel
momento, per una ragione qualsiasi, avesse fermato la sua corsa, la
citt ne sarebbe stata colpita con inimmaginabile violenza. Quella era
dunque l'occasione d'insegnare a quei cittadini che la ignoravano, e di
ricordare a coloro che la conoscevano, la terribile legge della forza
viva: la massa moltiplicata per il quadrato della velocit, velocit
che, secondo la legge ancor pi spaventosa della caduta dei corpi, per
un bolide che cade dall'altezza di quattrocento chilometri sarebbe
stata di quasi tremila metri al secondo, nel momento in cui si fosse
schiacciato sulla superficie della terra.
La stampa cittadina non venne meno a questo suo dovere e mai i
quotidiani fecero tale baldoria di formule matematiche.
A poco a poco una certa apprensione cominci a diffondersi in
citt. Il pericoloso e minaccioso bolide divent l'argomento di ogni
conversazione, in casa e fuori. La popolazione femminile non vedeva
che chiese schiacciate e case annientate; gli uomini invece ritenevano
pi elegante fare spallucce, ma lo facevano senza convinzione. Notte
e giorno, sia sulla piazza della Costituzione sia nei quartieri pi
elevati della citt, gruppetti di persone sostavano in permanenza. Il
tempo coperto non faceva cambiare idea agli osservatori; mai gli
ottici avevano venduto tanti cannocchiali, occhialetti e altri strumenti
ottici. Mai il cielo era stato tanto guardato dagli occhi inquieti della
popolazione cittadina. Che la meteora fosse visibile o meno, il
pericolo era costante, di tutte le ore, per non dire di tutti i minuti e di
tutti i secondi.
Ma, si dir: quel pericolo minacciava egualmente varie regioni e,
con esse, citt, borgate, villaggi e casali posti sotto la traiettoria del
bolide. Certamente. Se il bolide faceva, com'era logico supporre, il
giro del globo, tutti i punti della terra posti al disotto della sua orbita
erano minacciati dalla sua caduta. Tuttavia, era Whaston che
deteneva il record della paura, se si vuole accogliere questa
espressione ultramoderna; e ci per il solo motivo che il bolide era
stato avvistato a Whaston.
Un giornale per resistette al contagio e si rifiut, sino alla fine, di
prendere le cose sul serio; e non fu tenero con i signori Forsyth e
Hudelson, che rendeva garbatamente responsabili del pericolo dal
quale la citt era minacciata.
Di che cosa si sono impicciati questi dilettanti? diceva il Punch.
Che bisogno avevano di fare il solletico allo spazio con i loro
cannocchiali e i loro telescopi? Non potevano lasciare tranquillo il
firmamento e fare a meno di andare a stuzzicare le stelle? Non ci
sono abbastanza scienziati veri, per occuparsi di ci che non li
riguarda e per intrufolarsi senza discrezione nelle zone interstellari? I
corpi celesti sono pudichi e non amano essere guardati troppo da
vicino.
La nostra citt minacciata, vero, e ora nessuno pu sentirsi al
sicuro; ma a questa situazione non c' rimedio. Ci si assicura contro
l'incendio, la grandine, i cicloni Andate un po' ad assicurarvi
contro la caduta di un bolide, forse dieci volte pi grande della
fortezza di Whaston! E se dovesse scoppiare nel cadere, cosa che
capita spesso agli ordigni del genere, tutta la citt sar bombardata e
forse incendiata, se i proiettili saranno incandescenti! In ogni caso, la
distruzione della nostra citt certa, non dobbiamo nasconderlo! Si
salvi chi pu, dunque! Si salvi chi pu! Ma perch i signori
Forsyth e Hudelson non sono rimasti tranquillamente al pianterreno
della loro abitazione, invece di spiare le meteore? Sono stati loro a
provocarle a causa della loro indiscrezione, attirandole con i loro
colpevoli intrighi. Se Whaston sar distrutta, se essa sar schiacciata
o incendiata dal bolide, sar per loro colpa, perch loro ne saranno i
responsabili! Noi chiediamo in verit a tutti i lettori imparziali, e cio
a tutti gli abbonati del Whaston Punch, a che cosa servono gli
astronomi, gli astrologi, i meteorologi e gli altri animali del genere?
Quale bene mai risultato dal loro lavoro? Porre la domanda anche
rispondervi; e, per ci che ci riguarda, noi persistiamo pi che mai
nelle nostre ben note convinzioni, perfettamente espresse in questa
frase sublime, dovuta al genio di un francese: l'illustre Brillat-
Savarin:
6
"La scoperta di una nuova pietanza conta pi per la felicit
del genere umano della scoperta di una stella!" In quale
modestissima considerazione Brillat-Savarin non avrebbe dunque
tenuto i due malfattori che non hanno avuto paura di attirare sul loro
paese le peggiori catastrofi, per il piacere di scoprire un semplice
bolide?

6
Famoso gastronomo francese (1755-1826) autore della Fisiologia del Gusto.
(N.d.T.)
CAPITOLO VII
NEL QUALE SI VEDR LA SIGNORA HUDELSON ASSAI
ADDOLORATA PER L'ATTEGGIAMENTO DEL DOTTORE E LA
BUONA MITZ STRAPAZZARE BEN BENE IL PADRONE
CHE COSA risposero il signor Forsyth e il dottor Hudelson alle
facezie del Whaston Punch? Nulla, per la buona ragione che
ignorarono l'articolo dell'irriguardoso giornale. Ignorare le cose
spiacevoli che si possono dire di noi ancora il mezzo pi sicuro per
non soffrirne, avrebbe detto il signor de la Palisse,
7
con
incontestabile saggezza. Tuttavia, quelle facezie pi o meno spiritose
sono poco accette da coloro che ne sono il bersaglio; e se in questa
circostanza essi non ne ebbero conoscenza, non fu la stessa cosa per
parenti e amici. Mitz, in particolare, era furibonda. Com'era possibile
accusare il padrone di aver attirato il bolide che minacciava la
sicurezza di tutti? A sentir lei, il signor Forsyth avrebbe dovuto
chiamare in giudizio l'autore dell'articolo: il giudice Proth avrebbe
provveduto a condannarlo per danni e interessi, per non parlare della
prigione pi che meritata per le sue calunniose insinuazioni.
Loo, da parte sua, prese la cosa sul serio e senza alcuna esitazione
diede ragione al Whaston Punch.
Ha ragione diceva. Perch il signor Forsyth e pap si
sono messi in capo di scoprire quel maledetto ciottolo? Senza di loro,

7
J acques de Chabannes, signore de La Palisse (1470?-1525) capitano dell'esercito
francese, fu ucciso nel corso della battaglia di Pavia. I seguenti versi, che fanno
parte di una canzone composta probabilmente dai suoi soldati: Monsieur de la
Palisse est mort, / Mort devant Pavie; / Un quart d'heure avant sa mort, / Il tait
encore en vie, volevano ingenuamente significare che egli aveva combattuto fino
agli ultimi istanti della sua vita. Sono rimasti celebri per dare rilievo a una verit
sin troppo evidente, detta comunemente lapalissiana. (N.d.T.)
sarebbe passato inosservato, come tanti altri che non ci hanno fatto
mai male.
Il male, o meglio il malanno al quale pensava la ragazza, era
l'inevitabile rivalit che stava per nascere tra lo zio di Francis e il
padre di J enny, con relative conseguenze, alla vigilia di una unione
che avrebbe stretto maggiormente i legami che univano le due
famiglie.
I timori di miss Loo erano fondati e ci che doveva accadere,
accadde. Finch il signor Forsyth e il dottor Hudelson non avevano
avuto che reciproci sospetti, non era avvenuto alcun urto. Se i loro
rapporti si erano raffreddati, se avevano evitato d'incontrarsi, le cose
per non erano andate pi in l. Ora per, dopo la notizia data
dall'osservatorio di Boston, era pubblicamente stabilito che la
scoperta della stessa meteora era dovuta ai due astronomi di
Whaston. Che cosa avrebbero fatto? Avrebbero entrambi rivendicato
la priorit della scoperta? Ci sarebbero state, al riguardo, discussioni
a quattr'occhi oppure clamorose polemiche, alle quali la stampa
cittadina avrebbe certamente dato compiacente ospitalit?
Soltanto l'avvenire avrebbe dato risposta a quelle domande. Era
certo, comunque, che n il signor Forsyth n il dottor Hudelson
facevano pi allusione al matrimonio, la cui data, per l'impazienza
dei fidanzati, si avvicinava con troppa lentezza. Quando se ne parlava
dinanzi all'uno o dinanzi all'altro, essi avevano sempre dimenticato
qualcosa che richiedeva la loro immediata presenza nel proprio
osservatorio. Era l, peraltro, che trascorrevano la maggior parte del
loro tempo, ogni giorno sempre pi preoccupati e taciturni.
Infine, se la meteora era stata rivista dagli astronomi ufficiali,
mentre il signor Forsyth e il dottor Hudelson non riuscivano pi a
rintracciarla, che cosa bisognava pensare? Si era forse allontanata a
troppo grande distanza per la portata dei loro strumenti? Ipotesi
plausibile, ma che nulla permetteva di verificare. Per tale motivo,
essi non si dipartivano da un'incessante sorveglianza, di giorno e di
notte, approfittando delle schiarite del cielo, a costo di finire per
ammalarsi.
Si esaurivano entrambi in inutili sforzi nell'intento di calcolare gli
elementi dell'asteroide, del quale ciascuno si ostinava a considerarsi
il solo scopritore. Era, quella, l'unica probabilit per risolvere la loro
controversia: tra i due astronomi ex aequo, il matematico che pi si
dava da fare poteva ancora riportare la palma della vittoria.
Ma l'unica osservazione del bolide era stata di troppo breve durata
per dare alle loro formule una base sicura. Prima di poter determinare
con certezza l'orbita del bolide sarebbe stata necessaria un'altra
osservazione; forse parecchie altre. Ecco perch il signor Forsyth e il
dottor Hudelson, ciascuno temendo di essere anticipato dal rivale,
sorvegliavano il cielo con eguale sterile zelo. La capricciosa meteora
non riappariva sull'orizzonte di Whaston o vi riappariva di nascosto.
L'umore dei due astronomi risentiva della inutilit dei loro sforzi;
non era possibile avvicinarli. Venti volte al giorno il signor Forsyth
si arrabbiava contro Omicron, il quale non mancava di rispondergli
senza peli sulla lingua. Il dottore, invece, poco mancava che non
fosse costretto a sfogare la rabbia su se stesso.
In tale stato d'animo, chi mai avrebbe avuto il coraggio di parlare
di contratto di matrimonio e di cerimonia nuziale?
Tre giorni erano intanto trascorsi dalla pubblicazione della notizia
mandata ai giornali dall'osservatorio di Boston; l'orologio celeste, del
quale il sole la sfera, avrebbe sonato il 22 aprile se il Grande
Orologiaio avesse pensato di munirlo di soneria. Ancora una ventina
di giorni e la grande data sarebbe scoccata a sua volta, anche se Loo
pretendeva, nella sua impazienza, che essa non esistesse nel
calendario.
Occorreva ricordare allo zio di Francis e al padre di J enny quel
matrimonio, del quale essi non parlavano pi come se non fosse
dovuto mai farsi? La signora Hudelson fu del parere di non farne
parola al marito. Egli non aveva motivo di occuparsi dei preparativi
delle nozze, pi di quanto non si occupasse delle faccende di casa. Il
giorno stabilito, la signora Hudelson gli avrebbe detto
semplicemente:
Ecco il vestito, il cappello e i guanti: ora di andare a
Sant'Andrea; su, dammi il braccio e andiamo.
Ed egli sarebbe certamente andato senza neppure rendersene
conto, a condizione per che la meteora non fosse passata in quel
momento dinanzi all'obiettivo del suo telescopio.
Ma se il parere della signora Hudelson prevalse nell'abitazione di
Moriss Street, e il dottore non fu costretto a spiegare il suo
atteggiamento nei confronti del signor Forsyth, quest'ultimo fu per
aspramente investito. Mitz non volle ascoltare ragioni; furibonda
contro il padrone, ella voleva parlargli, diceva, fra quattro occhi e
mettere in chiaro quella situazione che appariva talmente tesa da far
temere, al minimo incidente, una rottura tra le due famiglie. Con
quali conseguenze? Matrimonio rimandato e forse rotto, disperazione
dei due fidanzati, specialmente del caro Francis, il suo ragazzo,
com'era solita chiamarlo, secondo una tenera consuetudine familiare.
Che avrebbe fatto il povero giovane se lo scandalo pubblico avesse
reso impossibile ogni riconciliazione?
Nel pomeriggio del 22 aprile, trovandosi sola con il signor Forsyth
in sala da pranzo, fra quattro occhi, secondo il suo desiderio, ella lo
ferm nel momento in cui si avviava verso la scala della torre.
Sappiamo che il signor Forsyth non amava affatto le spiegazioni
con Mitz: sapeva perfettamente che di solito esse non finivano a suo
vantaggio e riteneva quindi meglio evitare di affrontarle.
Anche questa volta, dopo aver guardato di sottecchi il viso di Mitz
che dava l'impressione di una bomba con la miccia accesa, pronta
a scoppiare il signor Forsyth, volendo mettersi al riparo
dell'esplosione, batt in ritirata in direzione della porta. Ma prima che
avesse avuto il tempo di girare la maniglia, Mitz gli aveva sbarrato il
passo e fissava con occhi di fuoco il padrone, che ne rifuggiva
terrorizzato lo sguardo.
Debbo parlarvi gli disse.
Mi dispiace, ma non ho tempo.
Nemmeno io; debbo sparecchiare e lavare i piatti. I vostri tubi
e i miei piatti possono aspettare.
E Omicron? Credo che mi stia chiamando.
Bel tipo anche lui! Un giorno o l'altro, anche il vostro amico
avr mie notizie: potete dirglielo! A buon tintore poche parole.
Glielo dir. E il mio bolide?
Non so che cosa sia, ma non dev'essere una bella cosa, visto
che da un po' di tempo vi ha messo una pietra al posto del cuore.
Un bolide spieg con pazienza il signor Forsyth una
meteora e
Ho capito! la famosa met ora Far come Ami Krone,
aspetter anche lei!
Questo poi! esclam il signor Forsyth, toccato nel punto
debole.
Del resto, il tempo coperto e sta per piovere; non il
momento di divertirvi a guardare la luna.
Era vero: il persistere del cattivo tempo non faceva che
giustificare il pessimo umore dei due astronomi. Da quarantotto ore il
cielo era coperto da spesse nuvole; durante il giorno non si vedeva
raggio di sole e, alla notte, non brillava alcuna stella. Bianchi vapori
si accavallavano da un orizzonte all'altro, come un velo di crespo che
a volte la punta del campanile di Sant'Andrea riusciva a sfilacciare.
In quelle condizioni non era possibile osservare lo spazio per
rintracciare il disputato bolide. Bisognava anche ritenere probabile
che le condizioni atmosferiche non favorissero neppure gli astronomi
dello stato dell'Ohio e dello stato di Pennsylvania, n quelli degli altri
osservatori del vecchio e del nuovo continente. Nessun'altra notizia
era infatti apparsa sui giornali, concernente l'apparizione della
meteora. pur vero che la meteora non presentava tale interesse da
mettere in agitazione il mondo scientifico. Si trattava, in fin dei conti,
di un banale fatto cosmico; bisognava essere un Dean Forsyth o un
Hudelson per spiarne il ritorno con tanta rabbiosa impazienza.
Quando ebbe accertato che il signor Forsyth non aveva la
possibilit di sfuggirle, Mitz incroci le braccia e cominci a dire:
Signor Forsyth, avreste dimenticato, per caso, che avete un
nipote?
No rispose il signor Forsyth, dondolando il capo con
bonomia. Non l'ho dimenticato; come sta il caro Francis?
Benissimo, grazie.
Credo di non averlo visto da qualche tempo.
Infatti, dall'ora di colazione che non lo vedete.
Davvero?
Avete dunque gli occhi nella luna? chiese Mitz,
costringendo il padrone a voltarsi verso di lei.
Ma no sai, sono un po' preoccupato
Tanto preoccupato da farmi temere che abbiate dimenticato
una cosa importante.
Una cosa importante? Quale?
Che vostro nipote sta per sposarsi!
Sposarsi!
Spero che non mi chiederete chi sar la sposa.
No, Mitz. Ma a che cosa tendono queste tue domande?
Siete furbo! Non occorre essere un mago per sapere che le
domande si fanno per ottenere una risposta.
A quale scopo?
A proposito della vostra condotta nei riguardi della famiglia
Hudelson. Non ignorerete certamente che esiste una famiglia
Hudelson, un dottor Fludelson che abita in Moriss Street, una signora
Hudelson che madre di miss Loo e di miss J enny, fidanzata di
vostro nipote.
A mano a mano che il nome di Hudelson usciva dalla bocca di
Mitz con sempre maggior forza, il signor Forsyth si portava la mano
al petto, al fianco, al capo, come se quel nome lo avesse colpito a
bruciapelo, come un proiettile. Pareva che soffrisse, che soffocasse,
che il sangue gli salisse al capo.
Poich non rispondeva, Mitz insistette:
Ebbene, avete capito?
S, ho capito! esclam il padrone.
Ebbene? che cosa rispondete? disse Mitz alzando la voce.
Dunque Francis pensa ancora a quel matrimonio? disse alla
fine il signor Forsyth.
Altro che! disse Mitz. Ci pensa come all'aria che respira,
poverino! come ci pensiamo tutti, come ci pensate anche voi, voglio
sperare!
Dunque mio nipote sempre deciso a sposare la figlia di quel
dottor Hudelson?
Si chiama miss J enny, se non vi dispiace! Altro che deciso!
Dovrebbe aver perduto la bussola per non esserlo pi. Dove
troverebbe una fidanzata pi bella, una giovinetta pi affascinante?
Ammettiamo la interruppe il signor Forsyth che la figlia
dell'uomo che dell'uomo che dell'uomo di cui non posso
pronunciare il nome senza sentirmi soffocare, possa essere
affascinante.
Questa grossa! esclam Mitz slacciandosi il grembiule
come se volesse darglielo.
Su, Mitz, vediamo mormor il padrone inquieto per
l'atteggiamento minaccioso della domestica.
La domestica brand il grembiule, i cui nastri pendevano fino a
terra.
Non c' altro da vedere disse. Dopo cinquant'anni di
servizio, preferisco andare a marcire in un cantuccio come un cane
rognoso, piuttosto che restare in casa di un uomo che strappa il
proprio sangue. Io sono una povera serva, ma ho un cuore io!
Mitz, non sai dunque che cosa mi ha fatto quell'Hudelson?
rispose il signor Forsyth, punto sul vivo.
Che cosa vi ha fatto?
Mi ha derubato!
Derubato?
S, vergognosamente derubato!
Che cosa vi ha portato via? l'orologio? il portafoglio? il
fazzoletto?
Il mio bolide!
Ancora la faccenda della met ora! esclam Mitz,
sogghignando nel modo pi ironico e pi spiacevole per il signor
Forsyth. Era un pezzo che non se ne parlava. Ma mai possibile
ridursi in queste condizioni per una pietra che va a spasso? Questa
met ora apparteneva pi a voi che al signor Hudelson? Ci avevate
scritto sopra il vostro nome? Non appartiene forse a tutti, anche a me
e anche al mio cane, se ne avessi uno ma, grazie al cielo, non ne
ho! L'avete forse comprata con i vostri soldi, oppure l'avete avuta in
eredit?
Mitz! grid il signor Forsyth, non riuscendo pi a
controllarsi.
Niente Mitz! disse la domestica, la cui esasperazione era al
colmo. Diamine, bisogna essere stupidi come Saturno per litigare
con un vecchio amico a causa di uno sporco ciottolo che nessuno
vedr pi.
Taci! protest l'astronomo, colpito al cuore.
Non star zitta, neppure se chiamerete in aiuto quel vostro
bestia di Ami Krone
Bestia di Omicron!
S, bestia; non mi far stare zitta neppure il nostro Presidente
potrebbe imporre il silenzio all'arcangelo Gabriele, se venisse da
parte dell'Onnipotente ad annunciare la fine del mondo!
Rimase il signor Forsyth completamente sconcertato nell'udire
quella terribile frase? la sua laringe si era forse ristretta al punto da
impedirgli di parlare? la sua trachea era rimasta paralizzata al punto
da non poter emettere suoni? certo comunque che non riusc a
rispondere. Anche se, al colmo della collera, avesse voluto mettere
alla porta la fedele ma scontrosa Mitz, gli sarebbe stato impossibile
pronunciare il tradizionale: Uscite! Uscite subito e fate che non vi
riveda mai pi!.
Mitz del resto non gli avrebbe obbedito. Non certamente dopo
cinquantanni di servizio che una domestica si separa dal padrone che
ha visto venire al mondo, a motivo di una sciagurata meteora!
Era tempo per che quella scenata avesse termine: comprendendo
che non avrebbe mai avuto il sopravvento, il signor Forsyth cominci
a battere in ritirata senza che la mossa sembrasse proprio una fuga.
Fu il sole ad andargli in aiuto: il tempo si schiar di colpo e un
raggio di sole penetr attraverso i vetri della finestra che dava sul
giardino.
In quel momento il dottor Hudelson era senza dubbio sul suo
torrione, ecco ci che pens subito il signor Forsyth. Vedeva il rivale
approfittare della schiarita per mettere l'occhio all'oculare del
telescopio e percorrere le alte zone dello spazio.
Non riusc a contenersi; quel raggio di sole fu per lui come un
pallone gonfio di gas: pi si gonfiava, pi cresceva la forza
ascensionale che l'obbligava a sollevarsi nell'atmosfera.
Gett lontano da s come fosse zavorra - e ci per completare il
paragone la collera ammucchiatasi nel suo animo e si diresse
verso la porta.
Mitz vi era davanti, purtroppo, e non sembrava disposta a lasciarlo
passare; sarebbe stato costretto a prenderla per il braccio? a
ingaggiare una lotta con lei? a ricorrere all'aiuto di Omicron?
Non fu necessario giungere a tanto; la buona domestica era
indubbiamente sfinita per lo sforzo gi fatto; bench avesse
l'abitudine di sgridare il padrone, non lo aveva mai fatto, in passato,
con tanto impeto.
Fosse a causa dello sforzo fisico richiesto dalla violenza, oppure a
causa della importanza dell'argomento della conversazione
argomento del pi palpitante interesse, dal momento che si trattava
della futura felicit del suo caro ragazzo il fatto che Mitz si
sent all'improvviso venir meno e si accasci pesantemente su una
sedia.
Bisogna dire, a sua lode, che il signor Forsyth abbandon sole,
cielo azzurro e meteora per accostarsi alla domestica e chiederle
premurosamente che cosa si sentisse.
Non so rispose Mitz. Mi sembra di avere lo stomaco
rivoltato.
Rivoltato? ripet il signor Forsyth, sbalordito da quella
strana malattia.
S conferm Mitz con voce lamentosa. E come se avessi
un nodo al cuore.
Uhm! fece il signor Forsyth, sempre pi perplesso per
questa seconda spiegazione.
A ogni buon fine, egli stava per prestare all'ammalata le cure pi
comuni in simili circostanze: slacciatura del corsetto, aceto sulla
fronte e sulle tempie, acqua zuccherata.
Ma non ne ebbe il tempo.
La voce di Omicron rison dall'alto della torre:
Il bolide! gridava Omicron. Il bolide!
Il signor Forsyth dimentic il resto dell'universo e si precipit su
per le scale.
Ma non era ancora sparito quando Mitz, ritrovate le forze, gli
corse dietro a precipizio; e mentre montava a tre per volta i gradini a
spirale, la voce della domestica lo inseguiva, vendicatrice:
Ricordatevi, signor Forsyth diceva Mitz che il
matrimonio di Francis e di J enny si far alla data stabilita. Si far a
costo di perderci il mio latino! Nella bocca della buona
domestica, quell'alternativa non mancava di particolare sapore.
Il signor Forsyth non ud e non rispose: saliva a precipizio la
scaletta della torre.
CAPITOLO VIII
NEL QUALE LE POLEMICHE DELLA STAMPA PEGGIORANO LA
SITUAZIONE E CHE SI CONCLUDE CON UNA CONSTATAZIONE
TANTO CERTA QUANTO INATTESA
E PROPRIO il nostro bolide, Omicron! esclam il signor
Forsyth, non appena messo l'occhio all'oculare del telescopio.
Ne sono sicuro dichiar Omicron; e aggiunse: Voglia il
cielo che il dottor Hudelson non sia in questo momento sul suo
torrione!
E se c', che non possa rintracciare il bolide!
Il nostro bolide precis Omicron.
Il mio bolide! rettific Dean Forsyth.
Entrambi si sbagliavano: il cannocchiale del dottor Hudelson era
puntato in quel momento verso il sud-est, zona del cielo percorsa
allora dalla meteora. Lo strumento l'aveva afferrata nell'attimo della
sua apparizione e, cos come la torre, il torrione non la perdette di
vista fino al momento della sua scomparsa nelle brume meridionali.
Del resto, gli astronomi di Whaston non furono i soli a segnalare il
bolide; lo scorsero anche l'osservatorio di Pittsburgh e quello di
Boston.
Il ritorno della meteora costituiva un fatto di altissimo interesse,
ammesso che la meteora offrisse per se stessa un qualsiasi interesse.
Poich rimaneva in vista del mondo sublunare, voleva dire che essa
seguiva un'orbita chiusa. Non era una stella filante che sparisce dopo
aver sfiorato i bassi strati atmosferici, o un asteroide che si mostra
una volta e poi si perde nello spazio, oppure un aerolito la cui caduta
non tarda a seguire la sua apparizione. No, la meteora tornava, girava
intorno alla terra come un satellite; meritava dunque che ci si
occupasse di lei: ecco perch bisognava scusare l'accanimento con
cui il signor Forsyth e il dottor Hudelson se la disputavano.
Poich la meteora obbediva a leggi costanti, nulla si opponeva al
calcolo dei suoi elementi. Lo si faceva un po' dappertutto, ma da
nessuna parte con la stessa alacrit impiegata a Whaston. Tuttavia
sarebbero state necessarie molte osservazioni per la risoluzione del
problema.
Il primo punto fu determinato quarantotto ore dopo da alcuni
matematici che non si chiamavano n Forsyth n Hudelson, e
riguardava la traiettoria del bolide.
Quella traiettoria si sviluppava rigorosamente da nord a sud; la
lieve deviazione di 3 31', segnalata dal signor Forsyth nella sua
lettera all'osservatorio di Pittsburgh, era soltanto apparente e risultava
dalla rotazione della terra.
Quattrocento chilometri separavano il bolide dalla superficie del
nostro pianeta; la sua velocit non era inferiore ai 6967 metri al
secondo. Esso effettuava, quindi, la sua rivoluzione intorno al globo
in un'ora, quarantuno minuti, quarantuno secondi e novantatr
centesimi di secondo; dal che si poteva concludere, secondo gli
addetti ai lavori, che non sarebbe pi ripassata allo zenith di Whaston
prima che fossero trascorsi centoquattro anni, centosettantasei giorni
e ventidue ore.
Felice constatazione, tale da tranquillizzare gli abitanti della citt
che temevano la caduta dell'asteroide! Se fosse caduto, non sarebbe
stato certamente sul loro capo.
Ma esiste l'eventualit che esso cada? si chiedeva il Whaston
Morning. Non possibile che incontri qualche ostacolo sul suo
cammino, oppure che possa essere fermato nel suo movimento di
traslazione?
Ci era evidente.
Certamente fece rilevare il Whaston Evening vi sono asteroidi
che sono caduti e che ancora cadono; ma si tratta in genere di
asteroidi di piccole dimensioni, che vagano nello spazio e che cadono
soltanto quando l'attrazione terrestre li capta al loro passare.
La spiegazione era esatta, ma non sembrava che potesse applicarsi
al bolide in questione, il quale girava con regolarit e la cui caduta
non sembrava doversi temere pi di quella della luna.
Ci stabilito, rimanevano ancora altre cose da chiarire, prima di
ritenersi completamente informati sul conto di quell'asteroide,
diventato un secondo satellite della terra.
Qual era il suo volume? Quali erano la sua natura e la sua massa?
Alla prima domanda rispose il Whaston Standard in questi
termini:
Dall'altezza e dalle dimensioni del bolide, si presume che il suo
diametro debba essere di oltre cinquecento metri: tale almeno ci
che le osservazioni hanno permesso di stabilire finora. Non stato
possibile per determinare la sua natura. Ci che lo rende visibile,
sempre che si disponga di strumenti abbastanza potenti, il suo
vivissimo splendore, dovuto verosimilmente allo sfregamento con
l'atmosfera, anche se la densit dell'aria sia debolissima a
quell'altezza. Bisogna poi chiedersi: questa meteora costituita da un
ammasso di materie gassose? oppure composta da un nocciolo
solido circondato da chioma luminosa? Quali sono, in tal caso, la
grossezza e la natura del nocciolo? Questo ci che non si sa e che
forse non si sapr mai.
Tutto sommato, n come volume n come velocit di traslazione,
questo bolide non ha nulla di straordinario. La sua particolarit
consiste nel fatto che descrive un'orbita chiusa. Da quanto tempo gira
intorno alla terra? Gli astronomi non saprebbero dircelo perch mai
l'avrebbero osservato con i loro telescopi ufficiali senza la
segnalazione fattane dai nostri due compatrioti, ai quali era riservata
la gloria della magnifica scoperta.
In tutto ci, come faceva giudiziosamente notare il Whaston
Standard, non c'era nulla di straordinario, se non l'eloquenza del suo
redattore; il mondo scientifico non si occup, quindi, se non nella
solita misura, di ci che appassionava quel giornale, mentre il mondo
ignorante vi prendeva poco interesse.
Soltanto gli abitanti di Whaston cercarono di conoscere tutto ci
che concerneva la meteora, la cui scoperta era dovuta a due stimate
persone della citt.
Del resto, come ogni altra creatura del nostro pianeta, anch'essi
avrebbero forse finito per pensare con indifferenza a quell'incidente
cosmico, che il Punch continuava a chiamare comico, se i giornali,
con allusioni sempre pi chiare, non avessero fatto conoscere la
rivalit esistente tra i due astronomi dilettanti; e ci, ovviamente,
diede alimento alle chiacchiere. Tutti colsero subito l'occasione per
litigare e la citt, un po' per volta, per dividersi in due campi.
La data del matrimonio intanto si avvicinava; la signora Hudelson,
J enny e Loo da una parte, Francis e Mitz dall'altra, vivevano in una
crescente inquietudine. Temevano continuamente che l'incontro dei
due rivali provocasse un'esplosione, cos come l'incontro di due
nuvole cariche di opposte energie fa sprizzare la scintilla e scoppiare
la folgore. Si sapeva che la collera del signor Forsyth non si placava
e che la rabbia del signor Hudelson cercava l'occasione per
esplodere.
Il cielo era generalmente bello, l'atmosfera pura e gli orizzonti di
Whaston sgombri. I due astronomi potevano dunque moltiplicare le
loro osservazioni. Le occasioni non mancavano loro, dal momento
che il bolide riappariva pi di quattordici volte ogni ventiquattr'ore,
ed essi ora conoscevano, grazie alla segnalazione degli osservatori, il
punto esatto verso il quale, a ogni passaggio, puntare l'obiettivo.
La comodit di quelle osservazioni era indubbiamente disuguale,
come disuguale era l'altezza del bolide al disopra dell'orizzonte. Ma i
passaggi della meteora erano cos numerosi da far si che
quell'inconveniente perdesse gran parte della sua importanza. Se non
tornava pi allo zenith matematico di Whaston, dove per un caso
miracoloso era stata vista per la prima volta, essa lo sfiorava ogni
giorno cos da vicino da essere praticamente la stessa cosa.
I due appassionati astronomi dilettanti potevano, infatti, inebriarsi
liberamente nella contemplazione della meteora che solcava lo spazio
sul loro capo, splendidamente ornata di una brillante aureola.
La divoravano con lo sguardo, l'accarezzavano con gli occhi;
ognuno dei due la chiamava con il proprio nome: il bolide Forsyth, il
bolide Hudelson. Era loro figlio, carne della loro carne; apparteneva
loro come il figlio appartiene ai genitori, o meglio, come la creatura
appartiene al suo creatore. La sua vista non mancava mai di metterli
in agitazione; le loro osservazioni, le ipotesi dedotte dal suo
cammino e dalla sua forma apparente essi le riferivano
rispettivamente all'osservatorio di Cincinnati e a quello di Pittsburgh,
senza mai dimenticare di rivendicare la priorit della scoperta.
Ben presto per la lotta pacifica non soddisfece pi la loro
animosit.
Non contenti di avere rotto le relazioni diplomatiche, cessando
ogni rapporto personale, ebbero bisogno della guerra ufficialmente
dichiarata e dello scontro.
Un giorno il Whaston Standard pubblic una nota abbastanza
aggressiva contro il dottor Hudelson: quella nota fu attribuita al
signor Forsyth. Essa diceva che certe persone hanno occhi buoni solo
quando si tratta di guardare attraverso i cannocchiali di altri, per
vedere con troppa facilit ci che stato gi visto.
In risposta a quella nota, il giorno dopo il Whaston Evening
scrisse che, in fatto di cannocchiali, ve ne sono indubbiamente di
quelli mal ripuliti e il cui obiettivo cosparso di macchioline che non
da gente avveduta scambiare per meteore.
Nel contempo il Punch pubblicava la rassomigliantissima
caricatura dei due rivali che, provvisti di ali gigantesche, lottavano in
velocit per giungere primi ad acchiappare il bolide, rappresentato
dalla testa di una zebra che mostrava loro la lingua.
In seguito a quegli articoli e a quelle allusioni vessatorie, lo
screzio dei due avversari continu ad aggravarsi di giorno in giorno,
ma nessuno dei due aveva ancora avuto l'occasione d'intervenire
nella faccenda del matrimonio. Se non ne parlavano, lasciavano per
andare le cose e nulla faceva ritenere che Francis e J enny non
dovessero unirsi alla data stabilita

Con un aureo laccio
Che finisce soltanto con la morte,

come dice una vecchia canzone bretone.
Non ci fu alcun incidente durante gli ultimi giorni di aprile;
tuttavia, se la situazione non si aggrav, non ebbe per alcun
miglioramento. In casa Hudelson non si faceva alcuna allusione alla
meteora durante i pasti; miss Loo taceva per obbedire agli ordini
materni, soffocando la stizza per non poter dire ci che di essa
pensava. Bastava vederla tagliare la cotoletta per capire che pensava
al bolide e che avrebbe voluto ridurlo a pezzettini cos piccoli da non
poterne pi ritrovare la traccia. Da parte sua, J enny non cercava di
dissimulare la propria tristezza, della quale il dottore pareva non
volersi accorgere, e forse non se ne accorgeva davvero, assorto
com'era nelle sue preoccupazioni astronomiche.
E superfluo dire che Francis non prendeva parte a quei pasti;
faceva ogni giorno la sua visita, quando era sicuro che il dottore
fosse tornato al suo torrione.
Nella casa di Elisabeth Street i pasti non erano pi allegri; il
signor Forsyth non apriva bocca; quando si rivolgeva a Mitz, ella
rispondeva con un s o con un no asciutti, come era allora il tempo.
Una sola volta - il 28 aprile - il signor Forsyth, al momento di
alzarsi da tavola, dopo la colazione, disse al nipote:
Vai sempre dagli Hudelson?
Certamente, zio rispose Francis con voce ferma.
Perch non dovrebbe andarvi? chiese Mitz con voce aspra.
Non ho chiesto a te, Mitz! brontol il signor Forsyth.
Ma son io che vi rispondo; il cane pu ben parlare al vescovo!
Il signor Forsyth alz le spalle e si volse verso Francis.
Vi rispondo anch'io, zio: ci vado ogni giorno disse Francis.
Dopo ci che il dottore mi ha fatto! esclam l'astronomo.
Che cosa vi ha fatto?
Si permesso di scoprire
Ci che avete scoperto anche voi, ci che tutti avevano il
diritto di scoprire. Infine, di che si tratta? Di un bolide: uno dei tanti
che passano in vista di Whaston.
Non sprecare il tuo tempo, ragazzo mio disse Mitz con un
sogghigno. Non vedi che tuo zio tutto stordito dal suo ciottolo,
che non vale certamente pi del paracarro che all'angolo della
nostra casa?
Cos si espresse Mitz nel suo linguaggio particolare. Quelle parole
esasperarono il signor Forsyth, il quale non riuscendo pi a frenarsi
esclam:
Francis, ti proibisco di rimettere piede in casa del dottore!
Mi dispiace, zio rispose Francis, indignato da quella pretesa
e cercando di conservare la propria calma ma io ci andr!
Ci andr certamente disse Mitz anche se doveste farci a
pezzi! Il signor Forsyth non si degn di rispondere a Mitz.
Persisti dunque nei tuoi progetti? chiese al nipote.
S, zio.
Intendi sempre sposare la figlia di quel ladro?
Nulla al mondo me lo impedir!
Lo vedremo!
Dopo quelle parole che rivelavano la decisione di opporsi al
matrimonio, il signor Forsyth lasci la sala, chiuse la porta con
fracasso e mont sulla torre.
Che Francis fosse deciso a tornare come di consueto dalla
famiglia Hudelson era fuori discussione; ma se, seguendo l'esempio
del signor Forsyth, anche il dottore gli avesse proibito di frequentare
la sua casa? Non c'era da temere qualsiasi cosa da parte di quei due
nemici accecati da reciproca gelosia, dall'odio degli scopritori, che
il peggiore degli odi?
Quel giorno Francis fece molta fatica a nascondere la propria
tristezza, quando si ritrov in presenza della signora Hudelson e delle
sue figlie. Non volle dir nulla sullo scontro avuto con lo zio. Perch
accrescere le preoccupazioni della famiglia Hudelson, dal momento
che era deciso a non tener conto delle ingiunzioni dello zio?
Come poteva venire in mente a una creatura ragionevole che
l'unione di due fidanzati potesse essere impedita o soltanto rimandata
a causa di un bolide? Se il signor Forsyth e il dottor Hudelson non
volevano trovarsi a faccia a faccia, durante la cerimonia, ebbene, si
sarebbe fatto a meno di loro: dopo tutto, la loro presenza non era
indispensabile; bastava che il loro consenso non fosse venuto meno,
almeno da parte del dottore, perch, se Francis era soltanto nipote
dello zio, J enny era invece figlia di suo padre e non avrebbe potuto
sposarsi contro la sua volont. Se, dopo, i due rivali avessero voluto
divorarsi l'un l'altro, non per questo il matrimonio sarebbe stato meno
valido.
Quasi a giustificare questi ragionamenti, trascorse ancora qualche
giorno senza che la situazione mutasse. Il tempo era sempre al bello e
mai il cielo era stato pi sereno. Tranne un po' di nebbia al mattino e
al vespro, che si dissipava al levar del sole e al tramonto, nulla
turbava la purezza dell'atmosfera attraverso la quale il bolide
effettuava la sua corsa.
E forse necessario ripetere che i signori Forsyth e Hudelson
continuavano a divorarlo con gli occhi? che tendevano le braccia
come per afferrarlo? che lo aspiravano a pieni polmoni? Sarebbe
stato certamente meglio se la meteora si fosse nascosta dietro un fitto
strato di nubi, se la sua vista non faceva che esaltarli sempre di pi.
Ecco perch ogni sera, prima di andare a letto, Mitz sollevava i pugni
verso il cielo. Vana minaccia: la meteora, impassibile, continuava a
tracciare la sua curva luminosa, sul firmamento cosparso di stelle.
Ma ci che tendeva ad aggravare le cose era l'intervento
quotidiano, sempre pi evidente, del pubblico in quella discordia
personale. I giornali, alcuni con vivacit e altri con violenza,
parteggiavano per Forsyth oppure per Hudelson. Nessuno di essi
mostrava indifferenza. Per quanto la questione di priorit non
dovesse essere posta per motivi di giustizia, nessuno voleva
rinunciarvi. Dall'alto della torre e del torrione, il litigio scendeva sino
alla redazione dei giornali, lasciando prevedere gravi complicazioni.
Gi si annunciavano riunioni per discutere la faccenda; considerata
l'impetuosa natura dei cittadini della libera America, si pu
immaginare con quale intemperanza di linguaggio.
La signora Hudelson e J enny erano inquiete a causa di quella
effervescenza; Loo cercava inutilmente di tranquillizzare la madre e
Francis di rassicurare la fidanzata. Ma non era possibile non rendersi
conto che i due rivali si vedevano sempre pi come il fumo negli
occhi, a causa di ci che leggevano nei giornali. Si riferiva ci che
aveva detto, vero o falso che fosse, il signor Forsyth; le parole, vere o
false, pronunciate dal dottor Hudelson; di giorno in giorno e di ora in
ora la situazione si faceva pi minacciosa.
Fu allora che, come un colpo di fulmine, una notizia si diffuse in
tutto il mondo. Il bolide era forse esploso? L'eco di quella esplosione
era forse risonata sotto la volta celeste?
No: si trattava semplicemente di una strana notizia, diffusa
rapidamente dal telegrafo e dal telefono in tutti i regni e in tutte le
repubbliche del Vecchio e del Nuovo Mondo. L'informazione non
proveniva dal torrione del signor Hudelson, n dalla torre del signor
Forsyth, n dall'osservatorio di Pittsburgh, n da quello di Boston o
da quello di Cincinnati. Era l'osservatorio di Parigi che, questa volta,
metteva in rivoluzione il mondo civile facendo sapere, il 2 maggio,
per mezzo della stampa, quanto segue:
Il bolide segnalato all'attenzione degli osservatori di Cincinnati e
di Pittsburgh dai due stimati cittadini della citt di Whaston (Stato
della Virginia) e del quale la traslazione intorno alla terra sembra
compiersi finora con perfetta regolarit, attualmente studiato,
giorno e notte, in tutti gli osservatori del mondo, da una falange di
eminenti astronomi, la cui alta competenza soltanto eguagliata dalla
devozione da loro messa al servizio della scienza.
Se, nonostante il loro attento esame, alcune parti del problema
rimangono ancora da risolvere, l'osservatorio di Parigi riuscito se
non altro a ottenere la soluzione di una di esse e a determinare
la.natura della meteora.
I raggi emanati dal bolide sono stati sottoposti ad analisi spettrale
e la disposizione delle loro linee ha consentito di individuare con
certezza la sostanza del corpo luminoso.
Il suo nocciolo, circondato da brillante chioma e dal quale si
diramano i raggi osservati, non di natura gassosa, ma di natura
solida; non costituito da ferro naturale, come molti aeroliti, n da
quei composti chimici che di solito compongono i corpi erranti.
Il bolide in oro puro; se non possibile indicarne il valore ci
dovuto al fatto che, finora, venuta meno l'opportunit di misurare
con precisione le dimensioni del suo nocciolo.
Questa era la notizia portata a conoscenza del mondo intero. Quali
conseguenze essa produsse pi facile immaginarlo che descriverlo.
Una massa di prezioso metallo, il cui valore era certamente di
parecchi miliardi, girava intorno alla terra. Quanti sogni quel
meraviglioso avvenimento stava per far nascere! Quale cupidigia
avrebbe destato in tutto il mondo, nella citt di Whaston soprattutto,
alla quale spettava l'onore della scoperta e, in particolare, nel cuore
dei due suoi cittadini, ormai immortali, che rispondevano al nome di
Dean Forsyth e Sydney Hudelson!

CAPITOLO IX
NEL QUALE I GIORNALI, IL PUBBLICO, IL SIGNOR FORSYTH E IL
DOTTOR HUDELSON FANNO UN'ORGIA DI MATEMATICA
ERA d'oro!
La prima impressione fu di incredulit. Per gli uni si trattava di un
errore che, tra non molto, sarebbe stato riconosciuto; per gli altri, una
mistificazione immaginata da burloni geniali.
In questo secondo caso, nessuno dubitava che l'osservatorio di
Parigi avesse immediatamente provveduto a smentire la notizia
falsamente attribuitagli.
Diciamo subito che la smentita non ci fu e che, anzi, gli astronomi
di tutti i paesi, ripetendo a gara le esperienze dei confratelli francesi,
ne confermarono tutti le conclusioni. Fu dunque necessario ritenere
lo strano fenomeno come cosa certa.
Ne segu una specie di pazzia collettiva.
E noto che quando si verifica un'eclisse di sole le lenti ottiche si
smerciano in quantit considerevole; si pensi dunque alla quantit di
binocoli, di cannocchiali e di telescopi venduti in occasione del
memorabile avvenimento! Mai sovrani, cantanti o ballerine famosi
furono tanto e cos intensamente guardati quanto quel meraviglioso
bolide che proseguiva, con superba indifferenza, il suo regolare
cammino nell'infinit dello spazio.
Il tempo era sempre al bello stabile e si prestava compiacente alle
rilevazioni, il signor Forsyth e il dottor Hudelson non
abbandonavano pi, perci, il primo la torre e il secondo il torrione.
Entrambi volevano determinare gli altri elementi della meteora: il
suo volume e la sua massa, senza trascurare quegli aspetti non
previsti che uno studio attento poteva rivelare. Se era ormai
impossibile risolvere la questione della priorit, quale vantaggio non
avrebbe ricavato quello dei due rivali che fosse riuscito a strappare
per primo alla meteora qualche segreto? Il bolide non era forse il
fatto del giorno? Al contrario dei Galli, che nulla temevano all'infuori
della caduta del cielo sul loro capo, l'umanit intera nutriva soltanto
un desiderio: che il bolide cedesse all'attrazione per arricchire la terra
dei suoi miliardi erranti.
Quanti calcoli furono fatti per stabilire il numero di quei miliardi!
Purtroppo, quei calcoli mancavano di una base certa; essendo
sconosciute le dimensioni del nocciolo, mancava la base di partenza
per il calcolo.
Qualunque fosse, il valore di quel nocciolo non poteva che essere
prodigioso, e ci bastava per dar fuoco alle fantasie.
Il 3 maggio, il Whaston Standard pubblic sull'argomento un
articolo che, dopo una serie di riflessioni, terminava con queste
parole:
Se ammettiamo che il nocciolo del bolide Forsyth-Hudelson sia
costituito da una sfera che misuri appena dieci metri di diametro,
quella sfera peserebbe, se fosse in ferro, 3.773 tonnellate. La stessa
sfera, formata soltanto d'oro puro, peserebbe 10.083 tonnellate e
avrebbe il valore di oltre 31 miliardi di franchi.
Come si vede, lo Standard, lanciatissimo nelle correnti moderne,
aveva preso il sistema decimale come base per i suoi calcoli. Ci sia
permesso di felicitarlo sinceramente.
Anche se di volume cos ridotto, il bolide avrebbe avuto dunque
un grandissimo valore.
E possibile? balbett Omicron, dopo aver letto l'articolo.
Non soltanto possibile, ma certo rispose con tono
dottorale il signor Forsyth. Per trovare tale risultato stato
necessario moltiplicare la massa per il valore medio dell'oro, ossia
3.100 franchi al chilo; la massa non altro che il prodotto del volume
per la densit del metallo, e cio 19.238. Il volume si ottiene nel
modo pi semplice mediante la formula

V =
nD3
6


Infatti! approv con aria da intenditore Omicron, per il
quale tutto ci era arabo.
E odioso per che il giornale persista disse il signor Forsyth
nell'appaiare il mio nome a quello di quell'individuo!
Dal canto suo, il dottor Hudelson faceva molto probabilmente la
stessa riflessione.
Quando miss Loo lesse l'articolo dello Standard, una smorfia di
sdegno si disegn sulle sue rosee labbra, umiliando profondamente i
trentuno miliardi.
noto che il temperamento spinge istintivamente i giornalisti
all'esagerazione. Quando uno ha detto due, l'altro dice tre, senza
neppure pensarvi. Non ci si stupisca, quindi, se la stessa sera il
Whaston Evening rispondeva in questi termini che rivelavano la sua
deprecabile parzialit in favore del torrione.
Non riusciamo a capire per quale motivo lo Standard si sia
mostrato cos prudente nelle sue valutazioni. Per ci che ci riguarda,
noi saremo pi audaci. Non fosse altro che per rimanere nel campo
delle ipotesi accettabili, noi attribuiamo al nocciolo del bolide
Hudelson un diametro di cento metri. Sulla base di tale dimensione,
si ricava che il peso di una tale sfera d'oro puro sarebbe di
10.083.488 tonnellate, il cui valore supererebbe i 31 trilioni e 260
miliardi di franchi, e cio un numero di 14 cifre!
Per non parlare dei centesimi, fece notare ironicamente il
Punch, citando questi numeri prodigiosi che la fantasia non riesce a
concepire.
Intanto, poich il tempo continuava a mantenersi al bello, i due
astronomi dilettanti proseguivano instancabilmente le loro ricerche,
nella speranza di essere almeno i primi a determinare con precisione
le dimensioni dell'asteroide. Non era agevole, purtroppo, rilevarne i
contorni nello splendore della sua chioma.
Una sola volta, nel corso della notte dal 5 al 6, il signor Forsyth
credette di essere sul punto di riuscirvi. L'irradiazione si era per un
istante indebolita, lasciando apparire un globo d'intenso splendore.
Omicron! chiam il signor Forsyth, con voce strozzata
dall'emozione.
Signore?
Il nocciolo!
Lo vedo!
Finalmente! Lo vediamo!
Oh! esclam Omicron non lo distinguo gi pi!
Non importa, io l'ho visto! Avr questa gloria! Domani,
all'alba, mander un dispaccio all'osservatorio di Pittsburgh. Questa
volta, quel miserabile non potr pretendere
Il signor Forsyth si illudeva, oppure il dottor Hudelson aveva
realmente lasciato che il suo avversario prendesse tale vantaggio?
Non lo sapremo mai, cos come non sapremo perch non fu mai
spedita la progettata lettera all'osservatorio di Pittsburgh.
La mattina del 6 maggio i giornali di tutto il mondo pubblicarono
la seguente notizia:
L'osservatorio di Greenwich ha l'onore di portare a conoscenza
del pubblico che, dai suoi calcoli e da un insieme di osservazioni,
risulta che il bolide segnalato dai due stimati cittadini della citt di
Whaston, e che l'osservatorio di Parigi ha riconosciuto essere
composto esclusivamente d'oro puro, costituito da una sfera di 110
metri di diametro e da un volume di circa 696 mila metri cubi.
Tale sfera in oro dovrebbe pesare pi di 13 milioni di tonnellate.
Il calcolo rivela che cos non . Il peso reale del bolide non supera un
settimo del numero precedente ed sensibilmente eguale a 1.867.000
tonnellate, peso corrispondente a un volume di circa 97.000 metri
cubi e a un diametro approssimativo di 57 metri.
Dalle considerazioni che precedono dobbiamo necessariamente
concludere, la composizione chimica del bolide essendo fuori
discussione, o che esistano ampie cavit nel metallo che costituisce il
nocciolo o, pi verosimilmente, che il metallo vi si trovi allo stato
pulverulento, il nocciolo essendo, in questo caso, di struttura porosa
analoga a quella della spugna.
Comunque sia, i calcoli e le osservazioni permettono di precisare
con maggiore esattezza il valore del bolide. Tale valore, al corso
attuale dell'oro, non inferiore a 5.788 miliardi di franchi.
Se non era dunque cento metri, come aveva supposto il Waston
Evening, non era neppure dieci metri, come aveva ammesso lo
Standard. La verit era tra le due ipotesi. Cos com'era, del resto,
essa sarebbe bastata a soddisfare la cupidigia pi sfrenata, se la
meteora non fosse stata destinata a seguire una traiettoria eterna
intorno alla terra.
Quando il signor Forsyth apprese il valore del bolide esclam:
Son io che l'ho scoperto! non quella birba del torrione! Se
dovesse cadere sulla terra, dovrebbe appartenere a me! Sarei molto
ricco, avrei 5.800 miliardi!
Anche da parte sua il dottor Hudelson diceva a se stesso,
allungando il braccio minaccioso verso la torre:
E mio, cosa mia l'eredit delle mie ragazze, quella che
gravita attraverso lo spazio. Se dovesse cadere sulla terra, dovrebbe
appartenermi; sarei cinquemila e ottocento volte miliardario!
E certo che i Vanderbilt, gli Astor, i Rockefeller, i Pierpont
Morgan, i Mackay, i Gould e altri cresi americani, per non parlare dei
Rothschild, non sarebbero pi stati, in tal caso, che piccoli
benestanti, in confronto al dottor Hudelson o al dottor Forsyth!
Ecco a qual punto erano i due astronomi dilettanti; se non
perdevano la testa, era perch la loro testa era solida.
Francis e la signora Hudelson prevedevano anche con troppa
facilit come sarebbe andata a finire. Ma come trattenere i due rivali
che erano gi su una china cos sdrucciolevole? Era impossibile
parlare pacatamente con loro; pareva persino che avessero
dimenticato il progettato matrimonio. Pensavano soltanto alla loro
rivalit, deplorevolmente tenuta viva dai giornali cittadini.
Gli articoli di tali giornali, solitamente abbastanza pacati, erano
diventati virulenti e le discutibili persone che vi prendevano parte
avrebbero finito per condurre sul terreno uomini abitualmente
socievolissimi.
Con i suoi epigrammi e le sue caricature il Punch, da parte sua,
non cessava di stimolare i due avversari. Se non era olio, quello che
il detto giornale gettava sul fuoco, era almeno sale, il sale delle sue
facezie quotidiane, e il fuoco crepitava sempre pi forte.
Si era giunti persino a temere che il signor Forsyth e il dottor
Hudelson intendessero disputarsi il bolide con le armi alla mano e
regolare la faccenda con un duello all'americana. Cosa che non
avrebbe certamente sistemato la situazione dei due fidanzati.
Fortunatamente per la pace del mondo, mentre i due paranoici
perdevano ogni giorno sempre pi un pochino del loro buon senso, il
pubblico a poco a poco si calmava. Una semplicissima riflessione
finiva con l'imporsi a tutti: importava assai poco che il bolide fosse in
oro e che valesse migliaia di miliardi, dal momento che non si
sarebbe potuto raggiungere.
Che non si potesse raggiungere era cosa certa; a ogni rivoluzione
la meteora riappariva fedelmente nel punto del cielo previsto dai
calcoli. La sua velocit era dunque costante; come aveva fatto notare
sin dagli inizi il Whaston Standard, non c'era motivo di credere che
potesse mai diminuire. Il bolide, quindi, sarebbe gravitato
eternamente intorno alla terra, come aveva gi fatto presumibilmente
in passato, sin dalla notte dei tempi.
Quelle considerazioni, ripetute a saziet da tutti i giornali del
mondo, contribuirono a calmare gli animi; si cominci a pensare un
po' meno al bolide e ciascuno, dopo un sospiro di rimpianto rivolto
all'inafferrabile tesoro, riprese le proprie occupazioni.
Nel suo numero del 9 maggio il Punch constat la sempre
crescente indifferenza del pubblico per ci che tanto lo aveva
appassionato ancora pochi giorni prima; e continuando con queste
battute, che giudicava ovviamente eccellenti, trov poi altri
argomenti per calcare la mano sui due scopritori del bolide.
Fino a quando esclamava con indignazione il Punch, alla fine
dell'articolo resteranno impuniti i due malfattori da noi gi segnalati
al pubblico disprezzo? Non contenti di aver voluto annientare con un
solo colpo la citt che li ha visti nascere, ecco che ora provocano la
rovina delle famiglie pi degne di rispetto. La scorsa settimana, un
amico nostro, ingannato dalle loro fallaci e menzognere affermazioni,
ha dilapidato in quarantott'ore un considerevole patrimonio. Lo
sventurato contava sui miliardi del bolide! Che ne sar dei poveri
bambini del nostro amico, ora che i miliardi ci passeranno sotto
no, sul naso? E forse necessario aggiungere che questo nostro amico
un simbolo e che si chiama legione? Noi proponiamo che tutti gli
abitanti della terra intentino un processo ai signori Forsyth e
Hudelson, allo scopo di farli condannare, per danni e interessi, al
pagamento di 5.788 miliardi; chiediamo inoltre che vengano costretti
a pagare, senza piet!
Gli interessati ignorarono sempre che tale processo, senz'altro
senza precedenti e, del resto, di difficile esecuzione, li avesse mai
minacciati.
Mentre le altre creature umane tornavano a prestare la loro
attenzione alle cose di questa terra, i signori Forsyth e Hudelson
continuavano a librarsi nell'azzurro del cielo e persistevano a frugarlo
ostinatamente con i loro telescopi.

CAPITOLO X
NEL QUALE A ZEFFIRINO XIRDAL VIENE UN'IDEA, ANZI DUE
NEL LINGUAGGIO familiare si diceva solitamente: Zeffirino
Xirdal? Che tipo!. Sia fisicamente sia moralmente, Zeffirino
Xirdal era, infatti, un personaggio poco comune.
Lungo corpo dinoccolato, camicia spesso senza colletto e sempre
senza polsini, pantaloni a cavatappi, panciotto al quale mancavano
due bottoni su tre, giacca immensa dalle tasche gonfie di mille
oggetti di vario genere, il tutto molto sporco e pescato a caso da un
mucchio di abiti scompagnati: questo l'esame anatomico di
Zeffirino Xirdal e questo il metro della sua eleganza. Dalle sue
spalle, arcuate come il soffitto di una cantina, pendevano braccia
chilometriche, alle quali mettevano termine enormi mani villose di
prodigiosa abilit, che il loro proprietario metteva a contatto con il
sapone soltanto a intervalli indeterminati.
Se la testa era, come per tutti, il punto culminante del suo corpo,
era perch non era stato possibile farne a meno. Ma questo tipo
originale si riscattava offrendo alla pubblica ammirazione un viso la
cui bruttezza arrivava al paradosso. Nulla di pi avvincente di quei
lineamenti sgradevoli e contraddittori: mento massiccio e quadrato,
grande bocca dalle grosse labbra corredata di splendidi denti; naso
largamente schiacciato, orecchie male orlate che sembrava
rifuggissero con orrore il contatto con il cranio: tutto ci ricordava,
molto alla lontana, il bell'Antinoo.
8
Per contro, la fronte,
grandiosamente modellata e con un'ammirevole nobilt di linee,
coronava quello strano viso come un tempio corona una collina,
tempio capace di accogliere i pi sublimi pensieri. E infine, per
mettere definitivamente fuori strada il suo prossimo, Zeffirino Xirdal

8
Bellissimo giovane di Bitinia, annegato nel Nilo. In onore di questo suo favorito,
l'imperatore Adriano fond in Egitto la citt di Antinopoli. (N.d.T.)
apriva alla luce del giorno, sotto la vasta fronte, due grandi occhi
sporgenti che esprimevano, a seconda dell'ora e del minuto, una
straordinaria intelligenza o la pi crassa stupidit.
Dal punto di vista morale, egli non spiccava di meno sulla banalit
dei suoi contemporanei.
Refrattario a ogni regolare insegnamento, aveva deciso sin da
ragazzo che si sarebbe istruito da s, e i suoi genitori avevano dovuto
sottomettersi alla sua indomabile volont. Alla fin fine, le cose non
erano andate troppo male. All'et in cui si trascorre ancora il tempo
sui banchi dei licei, Zeffirino si era iscritto per divertirsi, come
egli diceva a tutte le grandi scuole, l'una dopo l'altra. In tali scuole
aveva sempre ottenuto il primo posto.
Quei successi erano stati subito dimenticati, appena ottenuti. Le
grandi scuole avevano dovuto, l'una dopo l'altra, cancellare dai loro
registri quell'iscritto che trascurava di presentarsi alla ripresa dei
corsi.
La morte dei genitori lo aveva reso, a diciotto anni, padrone delle
sue azioni e di una quindicina di migliaia di franchi di rendita.
Zeffirino si affrett allora a dare tutte le firme richiestegli dal suo
tutore e padrino il banchiere Robert Lecoeur - che egli chiamava
zio sin dall'infanzia, e poi, libero da ogni preoccupazione, si
sistem in due minuscole camerette, al sesto piano, in via Cassette, a
Parigi.
A trentun anni abitava ancora l.
Da quando vi aveva trasportato i suoi penati, l'abitazione non si
era ingrandita e perci era prodigiosa la quantit di cose che vi aveva
ammucchiate. Vi si vedevano, sistemate alla rinfusa, macchine e pile
elettriche, dinamo, strumenti d'ottica, storte e cento altri apparecchi
di vario genere. Piramidi di opuscoli, di libri e di carte s'innalzavano
dal pavimento sino al soffitto, si ammucchiavano sull'unica sedia e
sulla tavola, alzandone il livello, e il nostro amico non ne notava
neppure il cambiamento quando, seduto sull'una, scriveva sull'altra.
Del resto, quando le cartacce gli erano d'ingombro, rimediava senza
fatica all'inconveniente. Con il dorso della mano le buttava per terra;
poi, tranquillamente, si metteva al lavoro sulla tavola perfettamente
sgombra, dal momento che non vi rimaneva pi nulla, e pronta di
conseguenza per future invasioni.
Che cosa faceva, dunque, Zeffirino Xirdal?
Bisogna riconoscere che, generalmente, si accontentava di correre
dietro ai suoi sogni, nella nebbia odorosa di una pipa mai spenta. A
volte, per, a intervalli irregolari, egli aveva un'idea. Allora metteva
in ordine la tavola a modo suo, e cio spazzandola con la mano, poi
vi si piazzava a lavorare e la lasciava soltanto a lavoro finito, sia che
durasse quaranta minuti oppure quaranta ore. Poi, messo il punto
finale, lasciava sulla tavola i fogli contenenti le sue ricerche, che
costituivano la base della pila futura, che a sua volta, come la
precedente, sarebbe stata spazzata via al momento della prossima
crisi di lavoro.
Nel corso di quelle crisi irregolari egli faceva un po' di tutto:
matematiche trascendenti, fisica, chimica, fisiologia, filosofia;
scienze pure e applicate avevano, a turno, sollecitata la sua
attenzione. Qualunque fosse il problema egli lo aveva sempre
affrontato con entusiasmo e frenesia, non lo aveva mai
abbandonato se prima non l'aveva risolto, a meno che
A meno che un'altra idea non lo allontanasse con eguale
impazienza da quello studio. Poteva allora capitare che quel
fantasioso oltranzista si lanciasse a corpo morto nelle lande delle sue
chimere per correre dietro a una seconda farfalla, i cui colori brillanti
lo ipnotizzavano, e che nell'ebbrezza del nuovo sogno smarrisse
persino il ricordo delle precedenti preoccupazioni.
Ma in questo caso la faccenda era soltanto rimandata. Un bel
giorno, ritrovando casualmente il lavoro abbandonato, egli vi si
tuffava con rinnovata passione e non mancava di portarlo a
compimento, anche dopo altre interruzioni.
Quante considerazioni ingegnose o profonde, quanti appunti
definitivi sulle difficolt pi ardue delle scienze esatte o sperimentali,
quante invenzioni pratiche dormivano nel mucchio di cartacce che
Zeffirino calpestava sdegnosamente! Mai egli aveva pensato di trarre
profitto da quel tesoro, se non quando qualcuno dei suoi pochissimi
amici parlava dinanzi a lui dell'inutilit di una ricerca, in un senso o
nell'altro.
Aspetta diceva allora Xirdal debbo avere qualcosa al
riguardo.
E cos dicendo allungava la mano e al primo colpo, con un fiuto
meraviglioso, sotto mucchi di fogli pi o meno spiegazzati, prendeva
lo studio concernente la questione sollevata e lo consegnava
all'amico, con il permesso di usarne senza la minima limitazione.
Non gli era mai passato per la mente, neppure una volta, che cos
facendo potesse nuocere ai suoi interessi.
Denaro? Per che farne? Quando aveva bisogno di denaro, andava
dal padrino. Se non era pi suo tutore, il signor Lecoeur era rimasto
suo banchiere e Xirdal era sicuro che, al ritorno dalla visita, avrebbe
avuto in tasca una somma per tirare innanzi fino al suo esaurimento.
Da quando abitava in via Cassette, aveva sempre fatto cos, con sua
completa soddisfazione. Aver desideri sempre nuovi e poterli
realizzare certamente una forma di felicit. Non la sola. Senza
l'ombra del pi piccolo desiderio, Zeffirino Xirdal era perfettamente
felice.
La mattina del 10 maggio, quest'uomo felice, comodamente
seduto sull'unica sedia con i piedi sollevati sul davanzale della
finestra, fumava con estremo piacere la sua pipa, divertendosi a
decifrare rebus e parole incrociate stampate sulla carta di un
sacchetto, dove il droghiere gli aveva incartato qualcosa da mangiare.
Quando l'importante occupazione ebbe termine e la soluzione
decifrata, egli gett la carta tra le altre e allung con noncuranza la
mano sinistra dalla parte della tavola, nell'oscuro intento di prendervi
qualcosa, non importa che cosa.
La mano sinistra incontr un fascio di giornali non aperti.
Zeffirino ne prese uno, a caso. Era un numero del Journal di otto
giorni prima. Il fatto che il giornale fosse vecchio di otto giorni non
aveva importanza per un lettore che viveva fuori dello spazio e del
tempo.
Zeffirino diede un'occhiata alla prima pagina, senza leggerla.
Scorse allo stesso modo le altre, fino all'ultima. Si interess molto
agli annunci e poi, credendo di passare alla pagina seguente, torn
involontariamente alla prima.
Senza volerlo, gli occhi gli caddero sulle prime parole dell'articolo
di fondo; un bagliore d'intelligenza si accese allora nelle sue pupille,
che fin allora avevano espresso un'assoluta imbecillit.
A mano a mano che la lettura proseguiva, il bagliore si accentuava
sino a diventare fiamma.
Toh! toh! toh! mormor su tre toni diversi, preparandosi a
una seconda lettura dell'articolo.
Aveva preso l'abitudine di parlare spesso ad alta voce, nella
solitudine della sua camera; parlava volentieri anche al plurale,
nell'intento senza dubbio di darsi la lusinghiera illusione di avere un
pubblico che pendesse dalle sue labbra; pubblico immaginario,
ovviamente, ma che appunto per questo non poteva che essere
numeroso, poich comprendeva allievi, ammiratori e tutti gli amici
che Zeffirino non aveva e che non avrebbe avuto mai.
Questa volta fu meno prolisso del solito e si limit alla triplice
esclamazione gi riferita. Vivamente interessato dall'articolo del
Journal, ne prosegu in silenzio la lettura.
Ma che cosa leggeva con tanto interesse?
Ultima persona sulla faccia della terra, egli scopriva in quel
momento la storia del bolide e ne apprendeva, nel contempo, la sua
insolita composizione, il caso avendogli messo sottomano un articolo
dedicato alla favolosa palla d'oro.
Questa buffa! disse tra s, al termine della seconda lettura.
Rimase un po' soprappensiero; poi abbass i piedi dal davanzale
della finestra e si accost alla tavola: la crisi di lavoro era imminente.
Trov in un baleno, tra molte altre, la rivista scientifica che
desiderava e ne fece saltare la fascetta. La rivista si apr alla pagina
che egli cercava.
Una pubblicazione scientifica deve essere pi tecnica di un grande
quotidiano: quella non veniva meno alla regola. Le caratteristiche del
bolide traiettoria, velocit, volume, massa, natura non vi erano
spiegate con poche parole, ma con pagine di dotte curve e di
equazioni algebriche.
Zeffirino assimil senza sforzo quel nutrimento intellettuale, che
pure era di natura piuttosto indigesta, e poi diede un'occhiata al cielo:
nessuna nube ne velava l'azzurro.
Ora vedremo! mormor, facendo con mano impaziente
alcuni rapidi calcoli.
Cacci la mano sotto un mucchio di carte deposte in un angolo
della camera e, con un gesto al quale soltanto la lunga pratica poteva
dare tanta precisione, mand il mucchio in un altro angolo.
E stupefacente come sono ordinato! disse con evidente
soddisfazione, constatando che quel rassettamento, secondo le sue
previsioni, aveva messo allo scoperto un cannocchiale astronomico
ricoperto di polvere come una bottiglia centenaria.
Andare alla finestra con il cannocchiale, rivolgerlo verso quella
parte del cielo in precedenza calcolata e applicare l'occhio all'oculare
non richiese pi di un istante.
Esatto! disse dopo alcuni minuti di osservazione.
Dopo aver riflettuto ancora qualche minuto, prese (deciso) il
cappello e cominci a scendere i suoi sei piani di scale diretto in via
Drouot, ove aveva sede la banca Lecoeur, della quale la suddetta
strada andava a giusto titolo orgogliosa.
Zeffirino Xirdal conosceva un solo modo di fare le sue
commissioni: non prendere mai autobus, tram o carrozze. Qualunque
fosse la distanza che lo separava dalla meta, vi si recava sempre a
piedi.
Ma anche in quest'esercizio, il pi naturale e il pi pratico degli
sport, egli non poteva fare a meno di essere originale. A occhi bassi,
roteando le larghe spalle a destra e a sinistra, attraversava la citt
come se fosse stato nel deserto. Ignorava veicoli e pedoni con eguale
serenit. Immaginate quindi quanti villano! screanzato!,
maleducato! raccoglieva dai passanti spintonati o ai quali, con
estrema disinvoltura, aveva pestato i piedi! Quanti robusti insulti gli
venivano urlati dietro dai cocchieri, costretti a frenare di colpo i
cavalli per non fornire materia alle cronache cittadine, nelle quali
Zeffirino Xirdal avrebbe recitato la parte della vittima!
Ma di tutto ci egli non si curava. Senza nemmeno sentire il
concerto d'insulti che lo seguiva come la scia segue una nave in
navigazione, egli, imperturbabile, proseguiva la sua strada, a grandi
passi eguali e sicuri.
Gli bastarono venti minuti per raggiungere la banca Lecoeur.
C' mio zio? chiese al fattorino.
S, signor Xirdal.
solo?
S.
Zeffirino spinse la porta imbottita ed entr nell'ufficio del
banchiere.
Toh! Sei tu? chiese il signor Lecoeur vedendolo entrare.
Poich mi vedete in carne e ossa rispose Zeffirino direi
che la domanda sia oziosa e che la risposta sarebbe pleonastica.
Abituato alle stranezze del figlioccio, che egli considerava con
ragione un po' squilibrato, ma sotto certi aspetti anche geniale, il
signor Lecoeur si mise a ridere allegramente.
Infatti! conferm. Ma se tu avessi risposto si avresti
fatto pi presto. Posso chiederti qual lo scopo della tua visita?
Certamente, perch
inutile lo interruppe il signor Lecoeur. La mia seconda
domanda non meno superflua della prima; l'esperienza m'insegna
che vieni a trovarmi soltanto quando hai bisogno di denaro.
Non siete forse il mio banchiere? rispose Zeffirino.
Verissimo disse Lecoeur ma tu sei uno strano cliente.
Vuoi permettermi, a questo proposito, di darti un consiglio?
Se pu farvi piacere
Il consiglio questo: cerca di fare meno economia. Diamine,
caro amico, che cosa stai facendo della tua giovinezza? Sai a quanto
ammonta il tuo conto presso di me?
Non ne ho la minima idea.
Il tuo conto semplicemente mostruoso. I tuoi genitori ti
hanno lasciato pi di quindicimila franchi di rendita all'anno, e tu non
riesci a spenderne neppure quattromila!
Bah! disse Xirdal, mostrandosi sorpreso da quella
osservazione che udiva almeno per la ventesima volta.
E proprio cos. Gli interessi si accumulano. Non conosco
esattamente il saldo del tuo conto, ma sono certo che oltrepassa i
centomila franchi. Come dobbiamo impiegare questo denaro?
Studier la cosa disse Zeffirino, con l'aria pi seria di
questo mondo. Del resto, se il denaro vi d fastidio, non avete che
da sbarazzacene.
Come posso sbarazzarmene?
Datelo via; semplicissimo.
A chi?
A chi volete; che volete che me ne importi?
Il signor Lecoeur alz le spalle.
Dimmi, quanto vuoi oggi? chiese. Duecento franchi,
come al solito?
Diecimila rispose Zeffirino.
Diecimila! ripet Lecoeur, stupitissimo. C' qualcosa di
nuovo, dunque! Che cosa vuoi farne?
Voglio fare un viaggio.
Idea magnifica! Dove vuoi andare?
Non lo so!
Il signor Lecoeur, divertito, guard il figlioccio con aria
canzonatoria.
E un bel paese! disse con seriet. Eccoti diecimila
franchi; vuoi altro?
S rispose Zeffirino. Vorrei anche un terreno.
Un terreno? ripet Lecoeur passando, come si dice, di
sorpresa in sorpresa. Quale terreno?
Un terreno come tutti i terreni. Due o tre chilometri quadrati,
all'incirca.
piccolo disse con freddezza il padrino, aggiungendo
beffardamente: Lo vuoi sul Boulevard des Italiens?
Non lo voglio in Francia.
Dove lo vuoi, allora? Su, parla.
Non lo so disse per la seconda volta Zeffirino, senza
manifestare alcuna emozione.
Il signor Lecoeur riusciva a fatica a trattenere la sua voglia di
ridere.
Cos, almeno, si ha la possibilit di scegliere approv.
Dimmi, Zeffirino, non saresti per caso un po' matto? Che significa
tutto questo?
Ho un affare in vista dichiar Zeffirino, corrugando la
fronte per lo sforzo della riflessione.
Un affare! esclam il signor Lecoeur, al colmo dello
stupore. Era proprio assurdo supporre che quel matto pensasse agli
affari.
S conferm Zeffirino.
E un affare importante?
Non so rispose Zeffirino. Di circa cinque o seimila
miliardi. Il signor Lecoeur guard il figlioccio con crescente
inquietudine; se il giovane non scherzava, allora era matto, matto da
legare.
Quanto? chiese.
Da cinque a seimila miliardi di franchi ripet Zeffirino con
voce tranquilla.
Ti ha dato di volta il cervello? insistette il signor Lecoeur.
Sai che sulla terra non c' tanto oro per formare la centesima parte
di questa somma favolosa?
Sulla terra, pu darsi disse Zeffirino altrove un'altra
cosa.
Altrove?
A quattrocento chilometri da qui, in linea verticale.
Un lampo rischiar la mente del banchiere. Informato come tutti
dai giornali, che da tanti giorni parlavano a saziet della stessa cosa,
egli credette di aver capito.
Il bolide? balbett, facendosi un po' pallido.
Il bolide approv Zeffirino pacatamente.
Se invece del figlioccio fossero stati altri a parlargli in quel modo,
il signor Lecoeur li avrebbe senza dubbio fatti mettere alla porta. Il
tempo di un banchiere troppo prezioso perch lo sprechi ad
ascoltare i matti. Ma Zeffirino non era gli altri. Che nel suo cranio
ci fosse una crepa di notevoli dimensioni era, ohim! cosa troppo
certa; ma quel cranio bacato conteneva il cervello almeno di un
genio, al quale, a priori, nulla era impossibile.
Vorresti sfruttare il bolide? chiese il signor Lecoeur,
guardandolo bene in faccia.
Perch no? Che ci sarebbe di straordinario?
Ma il bolide a quattrocento chilometri dal suolo, lo hai detto
poco fa. Non credo che tu abbia la pretesa di andare fin lass!
Perch andarvi? basta che lo faccia cadere.
Come?
So come farlo cadere, e basta.
Tu sai tu sai ma come puoi agire su un corpo cos
lontano? Dove prenderai un punto d'appoggio? Quali forze metterai
in azione?
Non possibile darvi la spiegazione in poche parole disse
Zeffirino e anche inutile; non mi capireste.
Molto gentile, da parte tua! lo ringrazi il padrino, senza
offendersi.
Tuttavia, aderendo alla sua richiesta, Zeffirino acconsenti a dargli
qualche breve spiegazione. Il narratore di questa strana storia
abbrevier ancora di pi quella spiegazione, mettendo bene in chiaro
che, nonostante la sua nota inclinazione per le speculazioni rischiose,
egli non intende affatto condividere nessuna di tali teorie,
interessanti, ma forse troppo audaci.
Per Zeffirino Xirdal la materia non era che apparenza, non una
sostanza reale. Pretendeva di dimostrarlo attraverso l'incapacit che
abbiamo di concepirne la sua intima costituzione. Per quanto la si
scomponga in molecole, atomi, particelle, rimane sempre un'ultima
frazione, dalla quale riparte integralmente il problema che si dovr
eternamente ricominciare, fino al momento in cui si ammetter che il
principio primo non materia. Questo principio primo immateriale
l'energia.
Che cos' l'energia? Zeffirino ammetteva di non saperne nulla.
Poich l'uomo percepisce il mondo esteriore per mezzo dei sensi, e
poich i sensi sono sensibili soltanto agli stimoli materiali, tutto ci
che non materia rimane sconosciuto all'uomo. Se anche pu
ammettere, con uno sforzo della ragione pura, l'esistenza di un
mondo non materiale, non ha per la possibilit di concepirne la
natura per mancanza di un termine di paragone. E sar cos fino a
quando l'umanit non avr acquisito nuovi sensi, cosa a priori non
assurda.
Comunque sia, l'universo, secondo Zeffirino, colmo d'energia
che oscilla eternamente tra due estremi: l'equilibrio assoluto, che
potrebbe essere ottenuto soltanto con la sua ripartizione uniforme
nello spazio, e la concentrazione assoluta in un solo punto
circondato, in tal caso, dal vuoto perfetto. Poich lo spazio infinito,
i due estremi sono egualmente inaccessibili. Ne deriva che l'energia
immanente in uno stato di perpetuo movimento. Poich i corpi
materiali assorbono continuamente energia e poich questa
concentrazione provoca necessariamente altrove un nulla relativo, la
materia irradia nello spazio l'energia che tiene prigioniera.
In opposizione dunque con l'assioma classico Nulla si crea e
nulla si distrugge, Zeffirino Xirdal proclamava che Tutto si crea e
tutto si distrugge. La sostanza, eternamente distrutta, si ricompone
eternamente. Ciascun cambiamento di stato si accompagna a un
irradiamento di energia e a una corrispondente distruzione di
sostanza.
Se tale distruzione non pu essere constatata dai nostri strumenti,
ci dipende dalla loro imperfezione, un'enorme quantit di energia
essendo racchiusa in una particella imponderabile di materia, la
qualcosa spiega, secondo Zeffirino Xirdal, perch gli astri siano
separati da distanze prodigiose, comparativamente alla loro mediocre
grandezza.
Pur non constatata, questa distruzione tuttavia esiste. Suono,
calore, elettricit, luce ne sono la prova indiretta. Questi fenomeni
non sono altro che materia irradiata e attraverso ad essi si manifesta
l'energia liberata, anche se in forma ancora grossolana e
semimateriale. L'energia pura, in qualche modo sublimata, non pu
esistere che al di l dei confini dei mondi materiali. Essa avvolge
questi mondi con una dinamo-sfera in uno stato di tensione
direttamente proporzionale alla loro massa e tanto minore quanto pi
ci si allontana dalla loro superficie. La manifestazione di questa
energia e della sua tendenza a una condensazione sempre pi grande
l'attrazione.
Questa era la teoria che Zeffirino espose al signor Lecoeur, un po'
sbalordito. Confessiamo che noi lo saremmo stati per molto meno.
Ci posto concluse Zeffirino, come se avesse finito di
esporre proposizioni molto semplici basta che io liberi una piccola
quantit di energia e che la diriga verso un dato punto dello spazio, a
mia scelta, perch io sia padrone di influenzare un corpo nelle
vicinanze di quel punto, soprattutto se quel corpo di poca
importanza, e cio se non detentore di una quantit considerevole di
energia. E roba da ragazzi!
E tu hai il mezzo per liberare questa energia? chiese
Lecoeur.
Ho il mezzo di aprirle un passaggio, scartando dinanzi a essa
tutto ci che sostanza e materia, il che la stessa cosa.
E cio esclam il signor Lecoeur tu potresti, volendo,
rovinare tutta la meccanica celeste!
Zeffirino non parve turbato dall'enormit di quella ipotesi.
Per il momento riconobbe con modesta semplicit la
macchina che ho costruito non pu darmi che risultati molto scarsi.
per sufficiente per influenzare un modesto bolide di poche migliaia
di tonnellate.
E cos sia! concluse il signor Lecoeur, il quale cominciava a
non capirci pi nulla. Ma dove conti di far cadere il bolide?
Nel mio terreno.
Quale terreno?
Quello che voi acquisterete, quando avr fatto i calcoli
necessari. Vi scriver per informarvi. Beninteso, io sceglierei se
possibile una regione quasi deserta, dove la terra costi pochissimo.
Naturalmente, avrete qualche difficolt per stipulare l'atto di vendita.
Non sono completamente libero nella mia scelta e pu capitare che il
paese non sia di comodo accesso.
Questo affar mio disse il banchiere. Il telegrafo non
stato inventato che per questo. Ne rispondo io.
Con questa assicurazione e con i diecimila franchi in tasca,
Zeffirino torn in fretta a casa e, appena chiusa la porta, si sedette
alla tavola precedentemente sgombrata nel solito modo.
La crisi di lavoro era decisamente al colmo.
Si accan tutta la notte nei suoi calcoli, ma al mattino la soluzione
era stata trovata. Aveva determinato la forza che bisognava applicare
al bolide, le ore durante le quali bisognava applicare quella forza, le
direzioni che bisognava darle, il luogo e la data di caduta della
meteora.
Prese subito la penna, scrisse al signor Lecoeur la lettera
promessa, discese per impostarla e fece ritorno a casa.
Chiusa la porta, si avvicin all'angolo nel quale il giorno prima
aveva scaraventato con notevole precisione il mucchio di carte che
celavano il cannocchiale. Oggi doveva fare l'operazione inversa.
Xirdal cacci il braccio sotto il mucchio di cartacce e con un colpo
preciso le rimand dove si trovavano prima.
Questo nuovo rassettamento ebbe come risultato di far venire
alla luce una specie di cassa nerastra, che Zeffirino sollev senza
sforzo e trasport in mezzo alla camera, di fronte alla finestra.
L'aspetto della cassa non aveva nulla di particolare: era un
semplice cubo di legno, di colore scuro. Conteneva bobine intercalate
in una serie di ampolle di vetro, le cui estremit aguzze erano riunite
a due a due da fili di rame sempre pi sottili. Al disopra della cassa,
all'aria libera, si vedeva, montata su un perno, al fuoco di un riflettore
metallico, un'ultima ampolla doppiamente fusiforme, che nessun
conduttore materiale congiungeva alle altre.
Con l'aiuto di strumenti precisi, Zeffirino Xirdal orient il
riflettore metallico nella direzione precisa suggeritagli dai calcoli
della notte precedente; poi, dopo aver accertato che tutto fosse in
ordine, sistem nella parte inferiore della cassa un tubetto che
emanava vivo splendore. Secondo la sua abitudine, parlava
lavorando, come se avesse voluto far ammirare la sua eloquenza a un
folto pubblico.
Questo, signori diceva del Xirdalium, corpo centomila
volte pi radioattivo del radio. Confesser, tra di noi, che se utilizzo
questo corpo, lo faccio un po' per il pubblico. Non che sia nocivo,
ma la terra irradia abbastanza energia perch sia superfluo
aggiungerne altra. E un granello di sale nel mare. Tuttavia, un po' di
messa in scena non disdicevole, a mio modo di vedere, in una
esperienza di questo genere.
Aveva richiuso nel frattempo la scatola, riunendola per mezzo di
due cavi agli elementi di una pila posta sopra uno scaffaletto.
Le correnti neutro-elicoidali, signori riprese essendo
neutre, hanno la propriet di respingere tutti i corpi, senza eccezione,
pi o meno elettrizzati che siano. D'altra parte, essendo elicoidali,
essi arieggiano una forma elicoidale Un bambino lo capirebbe
stato per me un vero colpo di fortuna pensare di scoprirlo Nella
vita serve proprio tutto!
Chiuso il circuito elettrico, la cassa eman un lieve ronzio e una
luce azzurrognola sprizz dall'ampolla montata sul perno. Quasi
subito l'ampolla cominci un movimento di rotazione che,
inizialmente lento, si acceler di secondo in secondo per diventare in
breve vertiginoso.
Zeffirino contempl per alcuni istanti l'ampolla trasportata in un
valzer scapigliato, poi il suo sguardo, seguendo una direzione
parallela all'asse del riflettore metallico, si smarr nello spazio.
A prima vista non sembrava che l'azione della macchina si
rivelasse con qualche segno materiale. Un osservatore attento,
tuttavia, avrebbe potuto notare un fenomeno che, pur discreto, non
era per questo meno strano. Il pulviscolo sospeso nell'atmosfera,
appena entrato in contatto con gli orli del riflettore metallico,
sembrava che non potesse superare quel limite e turbinava con
violenza, come se urtasse contro un invisibile ostacolo. Nell'insieme,
quel pulviscolo disegnava la forma di un cono tronco, la cui base
poggiava sulla circonferenza del riflettore. A due o tre metri dalla
macchina, quel cono di particelle impalpabili e turbinanti si
tramutava gradatamente in un cilindro di polvere di pochi centimetri
di diametro che continuava anche fuori, all'aria aperta, nonostante la
brezza abbastanza fresca, fino al momento in cui spariva lontano.
Ho l'onore, signori, di annunciarvi che tutto va bene! disse
Zeffirino sedendosi sull'unica sedia e accendendo la pipa
accuratamente riempita.
Mezz'ora dopo egli fermava la macchina, per rimetterla in
funzione a pi riprese quello stesso giorno e nei giorni seguenti,
avendo cura di rivolgere il riflettore, ogni volta, verso un punto dello
spazio un po' differente. Per diciannove giorni egli procedette in
questo modo, con assoluta precisione.
Il ventesimo giorno aveva appena messo in azione la macchina e
acceso la fedele pipa, quando il demone dell'invenzione si impadron
ancora una volta del suo cervello. Una conseguenza della teoria della
perpetua distruzione della materia, esposta succintamente al signor
Lecoeur, s'impose, abbagliante, alla sua mente. Di colpo, come gli
accadeva di consueto, aveva concepito il principio di una pila
elettrica capace di rigenerarsi da se stessa per mezzo di reazioni
successive, l'ultima delle quali riconducesse i corpi scomposti al loro
stato primitivo. Una tale pila avrebbe evidentemente funzionato sino
alla scomparsa totale delle sostanze impiegate e sino alla loro
trasformazione integrale in energia. Era, in pratica, il moto perpetuo.
Toh! Ma Diamine! balbett Zeffirino, in preda a
forte emozione.
Riflett com'era solito riflettere, e cio proiettando su un solo
punto e su una sola massa tutta la forza vitale del suo organismo. Il
pensiero cos concentrato, che egli rivolgeva sulle ombre di un
problema, era come un pennello luminoso nel quale fossero raccolti
tutti i raggi del sole.
Nessuna obiezione possibile disse alla fine, traducendo ad
alta voce il risultato del suo sforzo interiore. Bisogna fare subito
la prova!
Zeffirino prese il cappello, discese a precipizio i suoi sei piani e
corse da un modesto falegname, la cui botteguccia era dall'altra parte
della strada. In poche parole chiare e precise gli spieg ci che
voleva, e cio una specie di ruota, montata su di un asse di ferro, che
portasse sulla sua circonferenza ventisette supporti, dei quali
specific le dimensioni, destinati a contenere altrettanti barattoli che
dovevano rimanere verticali durante la rotazione.
Data la spiegazione, con l'ordine di eseguire immediatamente il
lavoro, egli si rec da un negoziante di prodotti chimici, dal quale era
conosciuto. Vi scelse i ventisette barattoli, che l'impiegato avvolse in
un robusto foglio di carta e leg con lo spago.
Ci fatto, Zeffirino stava per tornare a casa con il pacchetto in
mano, quando sulla soglia della bottega si trov a faccia a faccia con
uno dei suoi pochissimi amici, batteriologo di vero merito. Immerso
nei suoi pensieri, non vide l'amico, ma il batteriologo vide lui.
Toh, Xirdal! esclam con le labbra schiuse a un amichevole
sorriso. Guarda chi si vede!
Nell'udire la voce ben nota, l'interpellato si adatt ad aprire i
grandi occhi sul mondo esterno.
Toh! disse Zeffirino come un'eco Marcello Leroux!
In persona.
Come va? Sono proprio felice di vederti!
Sto come un uomo che in procinto di prendere il treno. Cos
come mi vedi, con questa borsa, nella quale sono contenuti tre
fazzoletti e altra roba da toletta, vado di corsa al mare, ove conto di
prendere una sbornia di aria libera, per otto giorni.
Uomo fortunato! approv Zeffirino.
Dipende da te l'esserlo quanto me. Stringendoci un pochino,
troveremmo posto entrambi nel treno.
vero! cominci Zeffirino.
A meno che in questo momento tu non sia trattenuto a Parigi
Niente affatto.
Non c' nulla che ti trattenga? Nessun esperimento in corso?
Xirdal cerc in buona fede nella sua memoria.
Nulla rispose.
Allora lasciati tentare. Otto giorni di vacanza ci faranno un
bene enorme. Pensa a quante chiacchiere potremo fare sulla sabbia.
Senza dire lo interruppe Zeffirino che potrei
approfittarne per chiarire qualche punto che mi assilla a proposito
delle maree, che si ricollega, da un certo punto di vista, a dei
problemi che sto studiando. Pensavo proprio a questo, quando ti ho
incontrato disse con commovente sincerit.
Allora vieni?
S.
Andiamo, dunque! Ma, ora che ci penso, bisognerebbe passare
prima da casa tua, e non so se l'ora del treno
inutile rispose Xirdal con convinzione ho tutto ci che
mi occorre.
E distrattamente indic con gli occhi il pacchetto dei barattoli.
Magnifico! concluse allegramente Leroux.
I due amici si misero in cammino di buon passo, diretti alla
stazione.
Capirai, caro Leroux, io suppongo che la tensione
superficiale
Una coppia che veniva loro incontro costrinse i due amici a
separarsi e il resto della frase si perdette nel baccano delle carrozze.
Ma ci non riusc a turbare Zeffirino Xirdal, il quale prosegu,
imperturbabile, la spiegazione, rivolgendosi ai passanti, con loro
grande sorpresa. L'oratore non se ne rendeva conto e persisteva nella
sua oratoria, continuando a fendere le onde umane dell'oceano
parigino.
Intanto, mentre Xirdal, completamente perso nella sua nuova
fissazione, andava in fretta a prendere il treno che lo avrebbe
trasportato lontano dalla citt, in via Cassette, in una camera del sesto
piano, una cassa scura dall'aspetto inoffensivo continuava a
borbottare con discrezione, un riflettore metallico continuava a
irradiare la sua luce azzurrognola e il cilindro di pulviscolo
turbinante continuava a tuffarsi, rigido e fragile, nell'ignoto dello
spazio.
Lasciata a se stessa, la macchina che Zeffirino Xirdal aveva
trascurato di fermare e della quale ora aveva dimenticato persino
l'esistenza, continuava ciecamente il suo oscuro e misterioso lavoro.
CAPITOLO XI
NEL QUALE IL SIGNOR DEAN FORSYTH E IL DOTTOR HUDELSON
PROVANO UNA VIOLENTA EMOZIONE
ORMAI si sapeva tutto del bolide. L'avevano studiato da tutte le
parti e se ne erano determinati la velocit, l'orbita, il volume, la
massa, la natura e il valore. Non suscitava pi inquietudine, dal
momento che seguendo la sua traiettoria con movimento uniforme,
non era destinato a cader mai sulla terra. Nulla di pi naturale,
dunque, che la pubblica attenzione si disto-gliesse dall'inaccessibile
meteora che aveva perduto il suo mistero.
Negli osservatori, qualche astronomo dava certamente, ogni tanto,
una rapida occhiata alla sfera d'oro che gravitava sul suo capo, ma
presto se ne distoglieva per tornare a occuparsi di altri problemi dello
spazio.
La terra aveva un secondo satellite, ecco tutto. Che il satellite
fosse di ferro o d'oro, per gli scienziati la cosa non aveva importanza:
per loro il mondo non forse un'astrazione matematica?
Era increscioso che il signor Forsyth e il dottor Hudelson non
possedessero anime altrettanto ingenue. La crescente indifferenza che
li circondava non placava la loro febbrile immaginazione ed essi si
accanivano a osservare il bolide il loro bolide! con una
passione che confinava con la rabbia. A ogni suo passaggio, essi
erano con l'occhio appiccicato all'oculare del cannocchiale o del
telescopio, anche nelle ore in cui la meteora si sollevava di qualche
grado appena al disopra dell'orizzonte.
Il tempo, sempre splendido, favoriva purtroppo la loro mania,
consentendo loro di scorgere l'astro errante una dozzina di volte ogni
ventiquattr'ore. Che dovesse cadere o meno sulla terra, le insolite
caratteristiche della meteora, quelle caratteristiche che la rendevano
unica e che l'avrebbero resa celebre per sempre, accrescevano il loro
morboso desiderio di esserne dichiarati, ciascuno da parte sua,
esclusivo scopritore.
Sarebbe stato follia, perci, sperare nella riconciliazione dei due
rivali; tra i quali, al contrario, si elevava ogni giorno una barriera di
odio sempre pi alta. La signora Hudelson e Francis Gordon lo
comprendevano sin troppo chiaramente. Francis ora non metteva pi
in dubbio che lo zio si sarebbe opposto, con ogni mezzo in suo
potere, al matrimonio; la signora Hudelson, da parte sua, si sentiva
meno fiduciosa della docilit del marito, quando fosse venuto il gran
giorno. Non c'era pi da farsi illusioni. Con disperazione dei
fidanzati, con rabbia di miss Loo e di Mitz, il matrimonio appariva,
se non compromesso, almeno rimandato a tempo indeterminato,
probabilmente a una data molto lontana.
Eppure era scritto che quella situazione, pur cos grave, si sarebbe
maggiormente complicata.
La sera dell'11 maggio, il signor Forsyth, che come di consueto
aveva l'occhio appoggiato all'oculare del telescopio, si allontan di
colpo dallo strumento lanciando un'esclamazione soffocata; poi,
dopo aver preso alcuni appunti, vi fece ritorno, per allontanarsene
nuovamente e poi farvi ancora ritorno e cos via. Tutto ci ebbe
termine soltanto quando il bolide spar sotto l'orizzonte.
In quel momento il signor Forsyth, pallido come cera, respirava
con grande difficolt. Preoccupato, Omicron corse in suo aiuto, ma il
padrone lo allontan con un gesto e, con il passo malfermo
dell'ubriaco, si rifugi nello studio, ove si chiuse a chiave.
Vi rimase trenta ore senza bere n mangiare; una sola volta
Francis era riuscito a forzare la porta ma appena l'aveva socchiusa,
aveva visto lo zio cos affranto e con tali occhi da demente da
fermarsi, interdetto, sulla soglia.
Che cosa vuoi? aveva chiesto il signor Forsyth.
Ma zio aveva esclamato Francis sono ventiquattr'ore
che non venite gi! Lasciate almeno che vi porti da mangiare!
Non ho bisogno di nulla aveva risposto il signor Forsyth.
Mi occorrono calma e silenzio; ti prego di non disturbare la mia
solitudine!
La risposta era stata formulata con grande fermezza e, nel
contempo, con una dolcezza alla quale Francis non era abituato; al
giovane era venuto meno il coraggio d'insistere. Del resto, non
sarebbe stato facile, perch la porta era stata subito richiusa ed egli
aveva dovuto ritirarsi senza aver saputo nulla.
La mattina del 13 maggio, antivigilia delle nozze, Francis
ripeteva, per la ventesima volta, questo nuovo motivo di
preoccupazione alla signora Hudelson, la quale lo ascoltava
sospirando.
Non ci capisco nulla disse ella alla fine. C' da credere
che il signor Forsyth e mio marito siano diventati matti.
Perch vostro marito? esclam Francis. Sarebbe
accaduto qualcosa anche al dottore?
Proprio cos confess la signora Hudelson. Se si fossero
messi d'accordo, vostro zio e mio marito non avrebbero potuto
comportarsi altrimenti. La crisi di mio marito cominciata dopo,
ecco tutto. Soltanto da ieri mattina; da allora che chiuso nel suo
studio. Nessuno lo ha pi visto. Potete immaginare la nostra
inquietudine.
C' da perdere la testa! esclam Francis.
Ci che mi dite del signor Forsyth riprese a dire la signora
Hudelson mi fa supporre che tutti e due abbiano fatto,
contemporaneamente, una nuova scoperta riguardo a quel maledetto
bolide. Non ne traggo alcun buon auspicio per il loro stato d'animo.
Se fossi io la padrona! disse Loo.
Che faresti, cara sorellina? chiese Francis.
Manderei quella orribile palla d'oro a passeggiare lontano, in
modo che i migliori cannocchiali non potessero pi vederla!
La scomparsa del bolide forse avrebbe effettivamente restituito la
calma al signor Forsyth e al dottor Hudelson. Se la meteora fosse
partita per non fare pi ritorno, forse la loro assurda gelosia sarebbe
scomparsa di colpo.
Ma non sembrava che un'eventualit del genere dovesse
verificarsi. Il bolide sarebbe stato l il giorno del matrimonio e chiss
ancora per quanto tempo avrebbe continuato a gravitare con
regolarit sulla sua orbita.
Vedremo, comunque concluse Francis. Entro
quarantott'ore dovranno prendere una decisione definitiva; sapremo
allora che cosa pensare.
Del resto, tornato a casa, si convinse che il nuovo incidente non
avrebbe avuto alcun seguito preoccupante; il signor Forsyth era
uscito alla fine dal suo isolamento e aveva divorato in silenzio un
pasto copioso. Stanco e a stomaco pieno, ora dormiva a pugni chiusi,
mentre Omicron era andato a fare una commissione per conto del
padrone.
Hai visto lo zio, prima che si addormentasse? chiese Francis
alla domestica.
Come vedo te, ragazzo mio rispose Mitz. Gli ho dato da
mangiare.
Aveva fame?
Fame da lupo; ha divorato tutto: uova strapazzate, roast-beef,
patate, pudding alla frutta
9
Non ha lasciato nulla.
Com'era?
Non troppo male; era pallido come uno scettro e aveva gli
occhi rossi. Gli ho detto di lavarli con l'acqua borrica, ma pareva che
non mi ascoltasse.
Ha detto qualcosa per me?
N per te n per altri. Ha mangiato senza aprire la bocca ed
andato a coricarsi dopo aver mandato l'Ami Krone al Whaston
Standard.
Al giornale! esclam Francis. Avr comunicato alla
stampa il risultato del suo lavoro, ci scommetterei! Ora
ricominceranno le polemiche sui quotidiani! Ci mancava anche
questo!
Francis lesse la mattina dopo, con desolazione, ci che il signor
Forsyth aveva scritto al Whaston Standard: il caso aveva fornito
nuovo alimento a una rivalit che si era gi rivelata dannosa alla sua
felicit. La sua desolazione si accrebbe quando ebbe constatato che i
due rivali arrivavano dead beat
10
ancora una volta. Mentre lo
Standard pubblicava la comunicazione del signor Forsyth, il

9
Una specie di budino. (N.d.T.)
10
Pari al traguardo. (N.d.T.)
Whaston Morning ne pubblicava un'altra consimile del dottor
Hudelson. La lotta continuava, accanita, dunque; nessuno dei due
combattenti era riuscito, fin allora, ad assicurarsi un qualsiasi
vantaggio.
Eguali all'inizio, le comunicazioni dei due astronomi differivano
notevolmente nelle conclusioni. La diversit di vedute, che non
manc di suscitare controversie, poteva del resto essere utile a uno
dei due permettendogli di assicurarsi la supremazia.
Contemporaneamente a Francis, tutta Whaston, e
contemporaneamente a Whaston, il mondo intero, attraverso il quale
essa fu subito diffusa dalla fitta rete di fili telegrafici e telefonici,
appresero la sorprendente notizia data al pubblico dagli astronomi di
Elisabeth Street e di Moriss Street, suscitando immediatamente i pi
appassionati commenti sull'argomento.
Il lettore giudicher da s come la notizia fosse sconvolgente e
l'emozione pubblica giustificata.
Il signor Forsyth e il dottor Hudelson cominciavano con il dire che
le loro incessanti osservazioni avevano consentito di rilevare
un'incontestabile perturbazione nel cammino del bolide. La sua
orbita, fin allora esattamente nord-sud, era ora lievemente piegata
verso nord-est-sud-ovest. Una modifica molto pi importante era
stata anche rilevata riguardo alla sua distanza dal suolo, lievemente
ma incontestabilmente diminuita, senza che la velocit di traslazione
fosse aumentata. Da quelle osservazioni e dai calcoli eseguiti, i due
astronomi concludevano che la meteora, invece di seguire un'orbita
eterna, sarebbe necessariamente caduta sulla terra, in un punto e a
una data che sarebbe stato possibile precisare sin da ora.
Se fino a questo punto i due astronomi erano d'accordo, cessavano
per dall'esserlo nel seguito.
Mentre le dotte equazioni dell'uno lo inducevano a predire che il
bolide sarebbe caduto il 28 giugno sull'estremit meridionale del
Giappone, le equazioni non meno dotte dell'altro lo inducevano ad
affermare che la sua caduta sarebbe avvenuta il 7 luglio, in un punto
della Patagonia.
Ecco come vanno d'accordo gli astronomi! Al pubblico, la scelta!
Per il momento il pubblico non pensava affatto a scegliere. Lo
interessava soltanto il fatto che l'asteroide sarebbe caduto e, con esso,
sarebbero caduti sulla terra le migliaia di miliardi che portava in giro
nello spazio. Questo era il fatto essenziale: per il resto, in Giappone,
in Patagonia o altrove, i miliardi si sarebbero sempre ritrovati!
Le conseguenze di un fatto del genere, lo sconquasso economico
che tanto afflusso d'oro non avrebbe mancato di provocare,
costituivano l'argomento di ogni conversazione. I ricchi per lo pi
erano desolati, pensando al probabile svilimento delle loro sostanze; i
poveri erano invece felici, per la prospettiva presumibilmente errata
di avere una parte della torta.
Francis ne fu sinceramente disperato; che cosa gli importava dei
miliardi e dei trilioni? Il solo bene che egli desiderasse era la sua cara
J enny, tesoro infinitamente pi prezioso del bolide.
Corse alla casa di Moriss Street; la cattiva notizia era giunta anche
l e tutti ne comprendevano le spiacevoli conseguenze. La lite
sarebbe stata inevitabile tra i due insensati che si attribuivano diritti
su un astro del cielo, ora che all'amor proprio professionale si
aggiungeva l'interesse materiale.
Quanti sospiri emise Francis, stringendo le mani della signora
Hudelson e delle sue care figliuole! Quante volte la collera fece
battere i piedi a terra alla furibonda Loo! Quante lagrime vers la
bellissima J enny! lagrime che sorella, madre e fidanzato cercarono
inutilmente di asciugare, anche quando quest'ultimo ebbe affermato
solennemente la sua incrollabile fedelt e giurato di aspettare, se
necessario, fino al giorno in cui l'ultimo soldo dei 5.788 miliardi
fosse stato speso dal definitivo proprietario della favolosa meteora:
giuramento imprudente che, secondo ogni apparenza, lo avrebbe
condannato a un eterno celibato.

CAPITOLO XII
NEL QUALE LA SIGNORA ARCADIA STANFORT ASPETTA A SUA
VOLTA NON SENZA VIVA IMPAZIENZA E IN CUI IL SIGNOR JOHN
PROTH SI DICHIARA INCOMPETENTE
QUELLA mattina il giudice Proth guardava dalla finestra, mentre la
domestica andava avanti e indietro nella camera. Che il bolide
passasse o meno al disopra di Whaston non lo angustiava
minimamente. Non avendo preoccupazioni di alcun genere, egli
percorreva con lo sguardo la piazza della Costituzione, sulla quale si
apriva la porta principale della sua tranquilla dimora.
Ma ci che il signor Proth riteneva privo d'interesse non mancava
di avere importanza agli occhi di Kate.
Dunque, sarebbe d'oro chiese al padrone.
Sembra rispose il giudice.
A quanto pare, la cosa non ha importanza, per voi.
Come vedete, Kate
Eppure, se d'oro, deve valere molti milioni!
Molti miliardi, Kate. Sono miliardi quelli che passeggiano sul
nostro capo.
E che stanno per cadere!
Cos dicono, Kate.
Pensate, signore: non ci saranno pi poveri sulla terra!
Ce ne saranno quanti ve ne sono adesso, Kate.
Eppure
Ci richiederebbe troppe spiegazioni E poi, Kate, avete
un'idea del miliardo?
Il miliardo
Mille volte un milione.
Tanto!
S, Kate; se viveste cent'anni, non avreste il tempo di contare
un miliardo, anche a dedicarvi dieci ore al giorno.
E possibile!
E certo.
La domestica parve annientata al pensiero che un secolo non
sarebbe bastato per contare un miliardo; poi riprese scopa e piumino
e si rimise all' opera, fermandosi spesso: sembrava immersa in
profonde riflessioni.
Quanto spetterebbe a ciascuno?
Di che cosa, Kate?
Del bolide, se fosse diviso in parti eguali, fra tutti.
Bisogna fare il calcolo, Kate rispose il giudice. Il signor
Proth prese carta e matita.
Ammettendo disse che la terra abbia un miliardo e
mezzo di abitanti, ci farebbe farebbe 3.859,20 franchi a testa.
Cos poco! disse Kate, delusa.
Cos poco afferm il signor Proth, mentre Kate guardava il
cielo con aria sognante.
Quando si decise a tornare sulla terra, ella vide all'angolo di
Exeter Street due persone, sulle quali richiam l'attenzione del
giudice.
Guardate quelle due signore che aspettano, laggi.
Le vedo, Kate.
Guardate la pi alta, quella che pesta i piedi per l'impazienza.
Pesta i piedi, vero, Kate. Ma non so chi sia.
E quella che voi avete sposato, un paio di mesi fa, e che non
neppure scesa da cavallo.
La signorina Arcadia Walker? chiese il giudice.
Ora la signora Stanfort.
E proprio lei, infatti.
Che cosa viene a fare qui?
Non ne ho idea rispose il signor Proth e non darei un
farthing
11
per saperlo.
Avr forse bisogno ancora di voi?

11
Monetina spicciola, pari al centesimo. (N.d.T.)
Non probabile; la bigamia non consentita sul territorio
dell'Unione disse il giudice, chiudendo la finestra. Comunque
sia, bisogna che mi rechi senza perder tempo al Palazzo di Giustizia,
dove oggi si discute un'importante causa che riguarda proprio il
bolide. Se quella signora venisse a chiedere di me, le direte che mi
rincresce di non essere in casa.
E il signor Proth, che si era preparato, discese le scale con passo
tranquillo e usc dalla porticina che dava sulla Potomac Street, per
poi sparire nel Palazzo di Giustizia, che s'innalzava di fronte a casa
sua.
Kate non si era sbagliata; era proprio la signora Arcadia Stanfort
quella che si trovava a Whaston, quella mattina, insieme con Bertha,
sua cameriera. Entrambe andavano su e gi con impazienza,
seguendo con gli occhi Exeter Street.
L'orologio del municipio son le dieci.
Non ancora qui! esclam la signora Arcadia.
Forse non si pi ricordato del giorno dell'appuntamento le
sugger Bertha.
Non possibile! ripet la giovane indignata.
A meno che non ci abbia ripensato aggiunse Bertha.
Ripensato! ripet la padrona, con accresciuta indignazione.
Fece alcuni passi verso Exeter Street, seguita dalla cameriera.
Lo vedi? chiese con impazienza qualche minuto dopo.
No, signora.
Questa grossa!
La signora Stanfort torn indietro.
Ancora non si vede! ripeteva. Mi fa aspettare, nonostante
i nostri accordi! Eppure, oggi proprio il 18 maggio!
S, signora.
Quanto manca alle dieci e mezzo?
Dieci minuti.
Che non pensi di farmi perdere la pazienza! Rimarr qui tutto
il giorno e anche pi, se necessario!
Il personale degli alberghi della piazza avrebbe potuto notare
l'agitazione della giovane, come due mesi prima aveva notato le
impazienze del cavaliere, che allora ne spiava l'arrivo per condurla
dinanzi al magistrato. Ora, per, tutti: uomini, donne e bambini,
pensavano ad altro; a qualcosa alla quale, in quella citt, la signora
Stanfort era la sola a non pensare. Non ci si occupava che della
meravigliosa meteora, del suo passaggio, della sua caduta
preannunciata per un giorno stabilito anche se diverso dai due
astronomi cittadini. I gruppetti raccolti sulla piazza e il personale di
servizio sulla soglia degli alberghi non si preoccupavano della
presenza della signora Stanfort. Noi non sappiamo se, come sembra
stabilito dalla credenza popolare, la luna eserciti un certo influsso sui
cervelli umani. Ci sia consentito affermare, comunque, che la terra
contava allora un prodigioso numero di meteorici, i quali
dimenticavano persino di bere e di mangiare al pensiero che un
bolide del valore di tanti miliardi passeggiasse sul loro capo e che un
giorno quel bolide sarebbe venuto a cadere sulla terra.
La signora Stanfort aveva evidentemente altre preoccupazioni.
Lo vedi, Bertha? chiedeva a ogni istante.
No, signora.
In quel momento alcune grida si elevarono all'estremit della
piazza, richiamando i passanti da quella parte. Poich alcune
centinaia di persone erano accorse dalle vie vicine, l'assembramento
si fece in breve tempo notevole. Nel contempo, le finestre degli
alberghi si riempivano di curiosi.
Eccolo! Eccolo!
Quelle parole che volavano di bocca in bocca rispondevano cos
bene all'impazienza della signora Stanfort da indurla a esclamare:
Finalmente! come se fossero state rivolte a lei.
No, signora fu costretta a dirle la cameriera queste grida
non vi riguardano.
E a dire il vero, per quale motivo la folla avrebbe acclamato la
persona che la signora Stanfort aspettava? Perch mai avrebbe
dovuto notarne l'arrivo?
Del resto, tutte le braccia si tendevano verso il cielo e tutti gli
sguardi si volgevano verso la parte settentrionale dell'orizzonte. Era
forse il famoso bolide che faceva la sua apparizione al disopra della
citt? Gli abitanti si erano forse riuniti sulla piazza per salutarne il
passaggio?
No; a quell'ora il bolide solcava lo spazio nell'altro emisfero. Del
resto, quand'anche avesse solcato lo spazio al disopra dell'orizzonte,
non sarebbe stato possibile scorgerlo a occhio nudo, in pieno giorno.
A chi erano rivolte, dunque, le acclamazioni della folla?
Un pallone, signora! Guardate! disse Bertha. Eccolo!
dietro il campanile di Sant'Andrea!
Salutato dagli applausi della folla, un aerostato scendeva infatti
dalle alte zone dell'atmosfera. Perch mai quegli applausi?
Quell'ascensione offriva forse particolare interesse? C'era qualche
motivo perch la gente le facesse tale accoglienza?
A dire il vero, il motivo c'era.
La sera precedente il pallone si era alzato da una vicina citt, con
a bordo il celebre aeronauta Walter Vragg, accompagnato da un
aiutante. L'ascensione aveva il solo scopo di osservare il bolide da
condizioni pi favorevoli: tale era la causa dell'entusiasmo della
folla, ansiosa di conoscere i risultati dell'originale tentativo.
Decisa l'ascensione, il signor Forsyth aveva chiesto ovviamente di
farne parte, con grande preoccupazione della buona Mitz; altrettanto
ovviamente, egli si era trovato di fronte il dottor Hudelson, il quale
avanzava eguale pretesa, con non meno preoccupazione della moglie.
Poich l'aeronauta poteva portare con s un solo passeggero, la
situazione si presentava molto delicata. Ne nacque una disputa
epistolare tra i due rivali, i quali esibivano eguali titoli. Alla fine
erano stati scartati entrambi, a beneficio di una terza persona, che
Vragg presentava come suo aiutante e del quale diceva di non potere
fare a meno.
Un lieve venticello ora riportava l'aerostato sopra la citt, i cui
abitanti si proponevano di fare agli aeronauti trionfali accoglienze.
Sospinto da lievissima brezza, il pallone, proseguendo la sua
tranquilla discesa, prese terra in mezzo alla piazza della Costituzione.
Cento mani afferrarono subito la navicella, mentre Walter Vragg e il
suo aiutante saltavano a terra.
Quest'ultimo lasci che il suo capo si occupasse della delicata
manovra dello sgonfiamento e and, con passo rapido, verso la
signora Stanfort.
Quando le fu vicino le disse, inchinandosi:
Eccomi, signora.
Sono le dieci e trentacinque disse seccamente la signora
Stanfort, indicando il quadrante dell'orologio municipale.
Il nostro appuntamento era per le dieci e mezzo, lo so disse
il nuovo venuto con deferente cortesia. Vi prego di scusarmi; gli
aerostati non sempre obbediscono alla nostra volont con la
precisione che sarebbe auspicabile.
Non mi sono sbagliata, dunque? Eravate in quel pallone, con
Walter Vragg?
Non vi siete sbagliata.
Mi spiegherete?
Nulla di pi semplice. Ho voluto essere originale giungendo
cos all'appuntamento, ecco tutto. Ho comprato a colpi di dollari un
posto sulla navicella, contro promessa da parte di Vragg di portarmi
qui alle dieci e mezzo precise. Credo che si possa perdonargli il
ritardo di cinque minuti.
Possiamo perdonargli concesse la signora Stanfort dal
momento che siete qui. Immagino che non abbiate cambiato idea.
Niente affatto.
Ritenete sempre che agiamo saggiamente rinunciando alla vita
in comune?
Tale la mia opinione.
Io penso che non siamo fatti l'uno per l'altra.
Sono del vostro parere. Ovviamente, signora Stanfort, sono ben
lontano dal disconoscere i vostri meriti
I vostri io li apprezzo al loro giusto valore.
Ci si pu stimare e non piacersi. La stima non amore: non
potrebbe rendere tollerabile una s grande incompatibilit di caratteri.
Le vostre parole sono oro.
E evidente che se ci fossimo amati
Oggi le cose sarebbero differenti.
Ma non ci amiamo.
E persino troppo certo. Ci siamo sposati senza conoscerci e
abbiamo avuto alcune delusioni, da una parte e dall'altra:.. Se noi
avessimo fatto qualcosa capace di accendere la nostra
immaginazione, le cose non sarebbero forse al punto in cui sono.
Purtroppo non andata cos. Non avete avuto l'occasione di
sacrificare il vostro patrimonio per evitarmi la rovina.
Lo avrei fatto, signor Stanfort. Da parte vostra, non vi stato
dato di salvare la mia vita a rischio della vostra.
Non avrei esitato a farlo, signora Arcadia.
Ne sono persuasa, ma l'occasione non si presentata. Eravamo
estranei l'uno all'altra e tali siamo rimasti.
deplorevole, ma esatto.
Avevamo creduto di avere gli stessi gusti, quanto meno
riguardo ai viaggi
E non siamo stati mai d'accordo sulla direzione da prendere!
Infatti, quando io desideravo andare al sud, voi volevate andare
al nord.
E quando io intendevo andare all'ovest, voi preferivate andare
all'est!
Questa faccenda del bolide ha fatto traboccare il vaso.
Proprio cos.
Siete sempre deciso a schierarvi dalla parte del signor Forsyth?
Sempre.
E a partire per il Giappone, allo scopo di assistere alla caduta
della meteora?
S.
Cos come io sono decisa a seguire l'opinione del dottor
Hudelson
E ad andare in Patagonia
Non esiste alcuna possibilit di conciliazione.
Non ne esiste.
Non ci resta che una cosa da fare, dunque.
Una sola!
Recarci dal giudice.
Vi seguo, signora.
Entrambi sulla stessa linea, a distanza di tre passi, andarono verso
la casa del giudice, seguiti a rispettosa distanza da Bertha. La vecchia
Kate era sulla soglia.
Il signor Proth? chiesero insieme i signori Stanfort.
Non c' rispose Kate.
I visi dei due sposi si allungarono nello stesso tempo.
Torner presto? chiese la signora Stanfort.
Torner all'ora di pranzo disse Kate.
A che ora pranza?
All'una.
Torneremo all'una dissero all'unisono i signori Stanfort,
allontanandosi. Raggiunto il centro della piazza, ancora ingombro dal
pallone di Vragg, si fermarono per un istante.
Abbiamo due ore da lasciar trascorrere disse la signora
Arcadia.
Due ore e un quarto precis il signor Stanfort.
Volete che queste due ore si trascorrano insieme?
Se avrete la bont di acconsentirvi.
Che direste di una passeggiata sulle rive del Potomac?
Stavo per proporvelo.
Marito e moglie cominciarono ad allontanarsi in direzione di
Exeter Street, ma si fermarono dopo tre passi.
Permettete un'osservazione? chiese il signor Stanfort.
Dite rispose la signora Arcadia.
Volevo constatare che siamo d'accordo: la prima volta che
ci accade.
E anche l'ultima! rispose la giovane rimettendosi in
cammino. Per raggiungere Exeter Street, marito e moglie dovettero
aprirsi un varco tra la folla raccolta intorno all'aerostato. E se la folla
non era pi fitta, se tutti gli abitanti di Whaston non erano raccolti
sulla piazza della Costituzione, era perch un avvenimento molto pi
importante assorbiva l'interesse della citt. Sin dalle prime ore del
mattino, la popolazione era andata al Palazzo di Giustizia, dinanzi al
quale una lunghissima coda era cominciata a formarsi. Non appena
aperte le porte, la gente si era precipitata tumultuosamente nella sala
del Tribunale, affollandola in un batter d'occhio. Coloro che non
avevano potuto trovarvi posto erano stati costretti a uscirne: a titolo
d'indennizzo, gli sfortunati avevano potuto assistere sulla piazza
all'atterraggio del pallone di Walter Vragg.
Anch'essi per avrebbero preferito trovarsi tra coloro che
affollavano la sala del Tribunale, ove si discuteva in quel momento la
pi importante causa che mai fosse stata sottoposta, in passato,
all'esame dei giudici.
Il delirio delle folle era sembrato arrivare agli estremi limiti
quando l'osservatorio di Parigi aveva fatto conoscere che il bolide, o
quanto meno il suo nocciolo, era composto d'oro puro. Ma quel
delirio non reggeva il paragone con quello manifestatosi in tutti gli
angoli della terra, quando i signori Forsyth e Hudelson avevano
affermato categoricamente che l'asteroide sarebbe caduto. I casi di
follia che si manifestarono in quella circostanza furono innumerevoli,
e non vi fu manicomio che dopo poco tempo riuscisse ad accogliere
altri ospiti.
Ma fra tutti quei matti, i pi matti erano certamente gli autori di
quell'agitazione collettiva.
Fin allora, nessuno dei due aveva pensato a questa conseguenza.
Se avevano preteso entrambi la priorit della scoperta del bolide, non
era a causa del suo valore e dei miliardi, di cui nessuno avrebbe
avuto mai nulla, ma esclusivamente per dare il proprio nome a
quell'importante fatto astronomico.
La situazione mut di colpo dopo che essi ebbero constatato, nel
corso della notte dall'11 al 12 maggio, il mutamento sopraggiunto
nella corsa della meteora. Una questione pi scottante s'impose
subito alla loro mente.
A chi sarebbe appartenuto il bolide dopo la sua caduta? A chi
sarebbero andati i trilioni del nocciolo, che ora appariva circondato
da una scintillante aureola? Scomparsa l'aureola del resto, a che
cosa sarebbero serviti i raggi impalpabili? il nocciolo sarebbe
rimasto, per essere convertito in moneta sonante.
A chi sarebbe appartenuto?
A me! aveva esclamato il signor Forsyth, senza esitare.
A me, che per primo ho segnalato la sua presenza!
A me! aveva esclamato con altrettanta convinzione il dottor
Hudelson perch sono stato io a scoprirlo!
I due matti non avevano mancato di far valere quelle pretese
contrastanti per mezzo della stampa. I quotidiani di Whaston
avevano ospitato per due giorni l'abbondante e irritata prosa dei due
avversari, i quali si scagliarono l'un l'altro i pi svariati epiteti, a
proposito dell'inaccessibile bolide che sembrava prendersi giuoco di
loro, dall'alto dei suoi quattrocento chilometri.
E facile capire che, in una situazione del genere, non si poteva pi
parlare di matrimonio. La data del 15 maggio trascorse, perci, senza
che Francis e J enny avessero cessato di essere fidanzati.
Potevano, anzi, ritenersi ancora fidanzati? Al nipote, che cercava
di fare presso di lui un ultimo tentativo, il signor Forsyth aveva
risposto testualmente:
Ritengo il dottore un miserabile; non dar mai il mio consenso
al tuo matrimonio con la figlia di un Hudelson!
Quasi alla stessa ora, il dottor Hudelson troncava brevemente le
lagnanze della figlia con queste parole:
Lo zio di Francis un disonesto; mia figlia non sposer mai il
nipote di un Forsyth!
Fu necessario inchinarsi alla volont dei due rivali.
L'ascensione di Walter Vragg aveva fornito un'altra occasione di
manifestarsi all'odio che i due astronomi nutrivano l'uno per l'altro.
Nelle lettere, immediatamente pubblicate dalla stampa avida di
scandali le espressioni adoperate da una parte e dall'altra furono di
inaudita violenza, e non certo tali da migliorare la situazione.
Ma insultarsi non serve a niente. Quando non si d'accordo, non
rimane che agire come si fa di solito in casi del genere: affidarsi alla
Giustizia. il solo modo per risolvere una questione, e anche il
migliore.
I due antagonisti avevano finito per convenirne.
Ecco perch, il 17 maggio, un'ingiunzione a comparire il giorno
dopo dinanzi al Tribunale dell'eminente signor J ohn Proth, era stata
diretta dal signor Forsyth al dottor Hudelson; ed ecco perch una
identica ingiunzione era stata immediatamente mandata dal dottor
Hudelson al signor Forsyth; ed ecco, infine, perch quella mattina
18 maggio una folla rumorosa e trepidante aveva invaso la
pretura.
Il signor Forsyth e il signor Hudelson erano presenti; citatisi
reciprocamente dinanzi al giudice, i due rivali si ritrovarono l'uno di
fronte all'altro.
All'inizio dell'udienza varie cause erano state discusse e le parti,
giunte con il pugno alzato minacciosamente, avevano poi lasciato la
sala sottobraccio, con grande soddisfazione del signor Proth. Sarebbe
accaduta la stessa cosa con i due avversari che stavano per
presentarsi dinanzi a lui?
La causa seguente ordin il giudice.
Forsyth contro Hudelson e Hudelson contro Forsyth chiam
il cancelliere.
I signori si avvicinino disse il giudice, raddrizzandosi.
Il signor Forsyth e il signor Hudelson si fecero avanti tra gruppi di
partigiani che facevano loro da scorta e si ritrovarono davanti al
giudice, l'uno accanto all'altro. Si squadrarono con occhi
fiammeggianti e con le mani contratte, come due cannoni carichi sino
alla bocca, pronti a esplodere.
Di che cosa si tratta? chiese il giudice, pur sapendo
perfettamente di che cosa si trattasse.
Il signor Forsyth prese per primo la parola.
Vengo per far valere i miei diritti
Ed io, i miei lo interruppe subito il signor Hudelson.
Ebbe cos inizio un continuo e assordante duetto, nel quale si
cantava in perpetua dissonanza, contro le regole dell'armonia.
Il signor Proth batt subito un certo numero di colpi sulla sua
scrivania servendosi di un tagliacarte d'avorio, cos come avrebbe
fatto un direttore d'orchestra con la sua bacchetta, per mettere fine a
un'insopportabile cacofonia.
Per favore, signori disse spiegatevi uno alla volta!
Seguendo l'ordine alfabetico, do la parola al signor Forsyth. Il signor
Hudelson risponder poi, a suo comodo.
Il signor Forsyth cominci per primo a esporre i fatti, mentre il
dottor Hudelson si conteneva a stento. Egli narr che il 16 marzo,
alle sette, trentasette minuti e venti secondi, trovandosi in
osservazione nella sua torre di Elisabeth Street, aveva scorto un
bolide che attraversava il cielo da nord a sud. Aveva poi seguito la
meteora fino a quando era stata visibile e, qualche giorno dopo,
aveva scritto all'osservatorio di Pittsburgh per segnalarne la scoperta
e stabilirne la priorit.
Quando gli fu concesso di parlare, il dottor Hudelson diede
necessariamente l'identica spiegazione, per cui dopo queste due
arringhe, il signor Proth doveva saperne quanto prima; tuttavia
sembrarono bastargli perch, invece di chiedere altre spiegazioni,
chiese con gesto mellifluo il silenzio e, dopo averlo ottenuto, diede
lettura della sentenza, che aveva gi redatto mentre i due avversari
esponevano le loro ragioni.
Considerato da una parte - diceva la sentenza - che il signor
Dean Forsyth dichiara di avere scorto un bolide che attraversava
l'atmosfera al disopra di Whaston il 16 marzo, alle sette, trentasette
minuti e venti secondi del mattino;
Considerato d'altra parte che il signor Sydney Hudelson dichiara
di avere scorto lo stesso bolide alla stessa ora, allo stesso minuto e
allo stesso secondo.
S! S! gridarono i partigiani del dottor Hudelson,
sollevando freneticamente i pugni verso il cielo.
No! No! gridarono i partigiani del signor Forsyth, pestando
i piedi sul pavimento.
Atteso che l'istanza avanzata poggia su una questione di minuti e
di secondi e che essa d'ordine esclusivamente scientifico;
Atteso che non esiste articolo di legge applicabile alla priorit di
una scoperta astronomica;
Per questi motivi ci dichiariamo incompetenti e condanniamo le
due parti a pagare in solido le spese.
Il magistrato non poteva, ovviamente, decidere in altro modo.
Del resto e tale era forse l'intenzione del giudice i litiganti
essendo voltati schiena contro schiena, non c'era da temere che in
questa posizione si abbandonassero ad atti di reciproca violenza; e
questa era gi una buona cosa.
Ma n i litiganti n i loro sostenitori volevano che la faccenda
terminasse in quel modo. Se il signor Proth aveva sperato di
cavarsela con una dichiarazione d'incompetenza, si sbagliava di
grosso.
Due voci dominarono il mormorio che aveva accolto la sentenza.
Domando la parola! esclamarono contemporaneamente il
signor Forsyth e il dottor Hudelson.
Bench io non debba ritornare sulla mia sentenza rispose il
magistrato con l'amabilit che non lo abbandonava mai, nemmeno
nelle circostanze pi gravi accordo volentieri la parola al signor
Forsyth e al dottor Hudelson, a condizione che essi la prendano l'uno
dopo l'altro.
Era chiedere troppo ai due rivali: essi risposero insieme, con
eguale speditezza ed eguale veemenza di linguaggio, nessuno dei due
volendo restare indietro di una sola parola o di una sillaba sull'altro.
Il signor Proth si rese conto che sarebbe stato meglio lasciarli
sfogare e si sforz di ascoltarli. Alla fine riusc a capire il senso dei
loro nuovi argomenti. Non si trattava pi di una questione
astronomica, ma di una questione di interessi, di una rivendicazione
di propriet. In una parola, poich il bolide doveva cadere, a chi
sarebbe appartenuto? Al signor Forsyth oppure al dottor Hudelson?
Al signor Forsyth! gridarono i partigiani della torre.
Al dottor Hudelson! gridarono i partigiani del torrione.
Il signor Proth, il cui viso si era illuminato di un incantevole
sorriso di filosofo, reclam il silenzio. Poich l'interesse della folla
era vivissimo, l'ottenne immediatamente.
Signori disse mi permetterete prima di tutto di darvi un
consiglio. Nel caso in cui il bolide dovesse cadere
Cadr! ripeterono pi volte i partigiani dei due astronomi.
Sia pure concesse il magistrato con condiscendente cortesia
(cortesia della quale la magistratura non d sempre l'esempio,
neppure in America) per conto mio, non ci vedo alcun
inconveniente; spero soltanto che non cada sui fiori del mio giardino.
Alcuni sorrisero tra la folla e il signor Proth approfitt di quel
momento di distensione per rivolgere uno sguardo benevolo ai due
litiganti. Ohim! benevolenza sprecata. Addomesticare tigri assetate
di sangue sarebbe stato pi facile che riconciliare gli irreconciliabili
litiganti.
In tal caso disse il paterno magistrato poich il bolide
di elevatissimo valore, io vi suggerirei di condividerne la propriet.
Mai!
Quella parola, che negava, si alz dalla folla. Mai il signor
Forsyth e il signor Hudelson avrebbero acconsentito alla divisione.
La divisione avrebbe reso a ciascuno dei due circa tre trilioni di
franchi; ma non ci sono trilioni che tengano dinanzi a una faccenda di
amor proprio.
Il signor Proth, conoscendo le umane debolezze, non fu per nulla
sorpreso che il suo consiglio, per quanto saggio, non ottenesse il
consenso unanime dei presenti. Non si scompose e attese che il
tumulto si fosse placato.
Poich qualsiasi conciliazione risulta impossibile disse, non
appena riusc a farsi ascoltare il Tribunale emetter la sua
sentenza.
Segu un profondo silenzio, quasi per incanto; nessuno os
interrompere il signor Proth, il quale cominci a dettare al cancelliere
quanto segue:
Il Tribunale,
Udite le parti nelle loro arringhe di difesa;
Considerato che le prove prodotte hanno lo stesso valore da una
parte e dall'altra e sono confortate da eguali argomenti;
Atteso che dalla scoperta di una meteora non ne consegue
necessariamente il diritto di propriet su di essa; che la legge muta
a questo proposito e che, in mancanza della legge, nulla esiste di
analogo nella giurisprudenza;
Atteso che l'esercizio di questo preteso diritto, se fondato,
potrebbe, a motivo delle circostanze particolari della causa, urtarsi
nella fattispecie contro insormontabili difficolt e che qualsiasi
giudizio rischierebbe di restare lettera morta: la qualcosa, con grande
pregiudizio dei principi sui quali riposa la societ civilizzata, sarebbe
di natura tale da diminuire, nello spirito pubblico, la giusta autorit
della cosa giudicata;
Atteso che in una faccenda cos particolare occorre agire con
prudenza e circospezione;
Atteso infine che la vertenza poggia, quali che siano le
affermazioni delle parti, su un avvenimento ipotetico che potrebbe
benissimo non aver luogo; che la meteora potrebbe cadere nel mare
che ricopre i tre quarti del nostro globo e che, nell'uno o nell'altro
caso, la causa dovrebbe essere cancellata dal ruolo per la scomparsa
della materia del contendere;
Per i suddetti motivi,
Si rimanda il giudizio a dopo la effettiva caduta del bolide,
debitamente constatata.
L'udienza era terminata.
L'uditorio era rimasto impressionato dai saggi Atteso che del
signor Proth. In realt, era possibile che il bolide cadesse in mare, dal
quale bisognava rinunciare a ripescarlo. D'altra parte, a quali
difficolt insormontabili il giudice aveva fatto allusione? Qual era
il significato di quelle parole?
Tali considerazioni inducevano a riflettere e la riflessione placa, di
solito, gli animi sovreccitati.
Bisogna supporre che il signor Forsyth e il signor Hudelson non
riflettessero abbastanza, dal momento che i loro animi erano ben
lungi dal placarsi. Dalle due estremit della sala, si mostravano
reciprocamente il pugno, arringando i propri sostenitori.
Non intendo dare un giudizio su questa sentenza gridava
Forsyth ad altissima voce ma essa insensata!
Questa sentenza assurda urlava nel contempo Hudelson.
Come pu dire che il mio bolide non cadr?
Come pu dubitare della caduta del mio bolide?
Cadr dove io ho previsto!
Io ho gi stabilito il luogo della sua caduta!
Poich non riesco a farmi rendere giustizia
Poich mi si nega giustizia
Parto questa sera per difendere i miei diritti fino all'ultimo
Difender il mio diritto sino in fondo; partir questa sera
Andr in Giappone! url Forsyth.
Andr in Patagonia! url nel contempo il dottore.
Evviva! risposero come un sol uomo i due campi avversari.
Quando tutti furono usciti, la folla si divise in due gruppi, ai quali si
unirono i curiosi che non avevano potuto trovare posto nella sala
delle udienze. Vi fu un bel chiasso; grida, provocazioni, minacce. Le
vie di fatto non erano lontane: era evidente che i partigiani del signor
Forsyth avrebbero voluto linciare il dottor Hudelson, e quelli del
dottore morivano dalla voglia di linciare il signor Forsyth, la
qualcosa sarebbe stato un modo ultraamericano di mettere fine alla
faccenda.
Le autorit avevano preso, per fortuna, opportune precauzioni e
numerosi poliziotti intervennero risolutamente per separare i
contendenti.
Non appena gli avversari furono separati, la loro rabbia si plac.
Ma poich bisognava avere un pretesto per fare del chiasso,
cessarono di urlare contro il capo del partito avverso e continuarono
a gridare in onore di colui del quale avevano adottato la bandiera.
Evviva Dean Forsyth!
Evviva Hudelson!
Quegli evviva s'incrociavano come scoppi di tuono e presto si
fusero in un solo ruggito.
Alla stazione! urlarono i due partiti, finalmente d'accordo.
Subito la folla si divise in due cortei che attraversarono piazza della
Costituzione, dalla quale era stato gi rimosso il pallone di Walter
Vragg. Alla testa di un corteo c'era Dean Forsyth; il dottor Sydney
Hudelson era alla testa dell'altro.
I poliziotti indifferenti lasciavano fare, ogni timore di torbidi
essendo stato ormai allontanato. Non c'era pi pericolo, infatti, di urti
tra i due cortei: uno dei quali conduceva trionfalmente il signor
Forsyth alla stazione dell'Ovest, prima tappa per San Francisco e il
Giappone; mentre l'altro scortava, non meno trionfalmente, il dottor
Hudelson alla stazione dell'Est, capolinea per New York, ove si
sarebbe imbarcato per la Patagonia.
A poco a poco le grida scemarono e poi. si spensero in lontananza.
Il signor Proth, che si era divertito a guardare dalla soglia della
porta la folla rumoreggiante, pens che era tempo di andare a
mangiare. Nel rientrare, fu per avvicinato da un gentleman e da una
dama, i quali avevano fatto il giro della piazza per giungere fino a
lui.
Una parola, signor giudice, se non vi dispiace disse il
gentiluomo.
Sono a vostra disposizione, signori Stanfort rispose il signor
Proth, amabilmente.
Signor giudice disse il signor Stanfort quando siamo
venuti da voi, due mesi fa, era per contrarre matrimonio.
E sono lieto rispose il giudice di aver fatto la vostra
conoscenza, in quella occasione.
Oggi, signor giudice aggiunse il signor Stanfort siamo
venuti da voi per divorziare.
Da uomo ricco di esperienza, il giudice comprese che non era
quello il momento di tentare una conciliazione.
Mi felicito egualmente dell'occasione che mi concede di
rinnovare la vostra conoscenza disse senza scomporsi.
I due sposi s'inchinarono.
Vogliate prendervi il disturbo di entrare propose il
magistrato.
necessario? chiese il signor Stanfort, come aveva gi fatto
due mesi prima.
Come due mesi prima, il signor Proth rispose con flemma:
No.
Non sarebbe stato possibile essere pi arrendevoli. Del resto, per
quanto in genere non siano pronunciati in condizioni cos insolite, i
divorzi non sono per questo pi difficili da ottenere nella grande
repubblica dell'Unione.
Nello stupefacente paese d'America, sembra che il divorziare sia
ancora pi facile che sposarsi. In alcuni stati, per dividersi basta
scegliere un domicilio fittizio, senza che sia necessario presentarsi di
persona. Speciali agenzie si assumono l'incarico di trovare i testimoni
e di procurare i prestanome. Alcune, molto note, assumono, per tale
scopo, degli specialisti.
I signori Stanfort non avevano avuto bisogno di ricorrere a
sotterfugi del genere; avevano espletato le formalit necessarie nel
luogo del loro vero domicilio, a Richmond, nel cuore della Virginia.
Ora si trovavano a Whaston per il capriccio di voler rompere il loro
matrimonio l dove era stato contratto.
I vostri documenti sono in regola? chiese il magistrato.
Eccoli disse il signor Stanfort.
Ecco i miei disse la signora Stanfort.
Il signor Proth accert che essi fossero in regola e si limit a
rispondere:
Ed ecco l'atto di divorzio gi stampato; basta scriverci i nomi e
firmarlo. Ma non so se potremo qui
Permettetemi di offrirvi questa perfezionata penna stilografica
disse il signor Stanfort, porgendola al signor Proth.
E questo cartone che sostituir perfettamente la scrivania
aggiunse la signora Stanfort, prendendo dalle mani della cameriera
una grande scatola piatta e offrendola al magistrato.
Avete una risposta a tutto approv il signor Proth,
cominciando a riempire gli spazi bianchi dell'atto stampato.
Terminato il lavoro, porse la penna alla signora Stanfort.
Senza dir nulla e senza esitare, ella firm con mano ferma:
Arcadia Walker.
Con identica calma, il signor Seth Stanfort firm dopo,di lei.
Poi ciascuno dei due offr, come due mesi prima, un biglietto da
cinquecento dollari.
Per l'onorario disse il signor Stanfort.
Per i poveri disse la signora Arcadia Walker.
Senza perdere altro tempo, i due fecero poi un lieve inchino
dinanzi al magistrato, si salutarono l'un l'altro e si allontanarono
senza volgere il capo; il primo and verso il sobborgo di Wilcox, la
seconda in direzione opposta.
Quando entrambi furono scomparsi, il signor Proth rientr
definitivamente in casa, dove la colazione lo attendeva da un pezzo.
Sapete, Kate, che cosa dovrei fare scrivere sulla mia insegna?
disse alla domestica, mentre appuntava il tovagliolo sotto il
mento.
No, signore.
Dovrei fare scrivere queste parole: Qui ci si sposa a cavallo e
si divorzia a piedi.
CAPITOLO XIII
NEL QUALE, COME AVEVA PREVISTO IL GIUDICE PROTH, SI VEDE
SPUNTARE IL TERZO LADRONE, SEGUITO DAL QUARTO
MEGLIO rinunciare a descrivere il profondo dolore della famiglia
Hudelson e la disperazione di Francis Gordon, che non avrebbe
certamente esitato a bisticciare con lo zio e a fare a meno del suo
consenso, sfidandone la collera e le inevitabili conseguenze; ma ci
che poteva fare con il signor Forsyth, non poteva farlo con il signor
Hudelson. Invano la signora Hudelson aveva cercato di ottenere il
consenso del marito e di farlo ritornare sulla decisione gi presa: n
suppliche n rimproveri fecero cambiare idea al testardo dottore.
Persino Loo era stata impietosamente respinta, nonostante le sue
moine, le sue preghiere e le inutili lagrime.
Ormai non sarebbe stato pi possibile fare altri tentativi; zio e
padre, definitivamente impazziti, erano partiti per lontani paesi.
Quella doppia partenza era stata perfettamente inutile;
perfettamente inutile era stato anche il divorzio del signor Stanfort e
della signora Walker, del quale erano state causa determinante le
affermazioni dei due astronomi. Se questi quattro personaggi si
fossero imposti appena ventiquattro ore di riflessione, la loro
condotta sarebbe stata certamente diversa.
La mattina del giorno seguente, infatti, i giornali di Whaston e di
altre citt pubblicarono, con la firma di J .B.K. Lowenthal, direttore
dell'osservatorio di Boston, una notizia che modificava notevolmente
la situazione. Tutt'altro che tenera per le due glorie cittadine, la
notizia diceva:
Una comunicazione, fatta nei giorni scorsi da due astronomi
dilettanti della citt di Whaston, ha suscitato molto turbamento nel
pubblico. Spetta a noi rimettere le cose al loro posto.
Ci sia consentito deplorare, innanzi tutto, che comunicazioni di
tale gravit siano fatte a cuor leggero, senza essere state in
precedenza sottoposte al controllo dei veri competenti. Gli scienziati
non mancano; la loro scienza, garantita da brevetti e diplomi,
esercitata in moltissimi osservatori ufficiali.
E certamente motivo di gloria essere il primo a scoprire un corpo
celeste che si compiace di attraversare il campo visivo di un
cannocchiale puntato verso il cielo; ma un tale caso fortunato non ha
la virt di trasformare di colpo semplici dilettanti in matematici di
professione. Se, disconoscendo questa verit dettata dal buon senso,
ci si accosta sconsideratamente a problemi che richiedono particolare
competenza, si rischia di commettere errori del genere di quello che
nostro dovere rettificare.
E esatto segnalare che il bolide di cui tutta la terra si occupa in
questo momento ha avuto una perturbazione. I signori Forsyth e
Hudelson hanno avuto il torto di limitarsi a una sola osservazione e
di eseguire, su tale dato incompleto, calcoli che sono falsi. Tenendo
conto soltanto del turbamento constatato la sera dell'11 o il mattino
del 12 maggio, si giungerebbe infatti a risultati assolutamente diversi
dai loro. Ma c' di pi. Il turbamento nel cammino del bolide non
cominciato n finito n l'11 n il 12 maggio. La prima perturbazione
risale al 10 maggio e continua ancora all'ora attuale.
Questa perturbazione, o meglio, le perturbazioni successive
hanno avuto per risultato, da una parte, di avvicinare il bolide alla
terra e, dall'altra, di far deviare la sua traiettoria. Alla data del 17
maggio la distanza del bolide dalla terra era diminuita di 78
chilometri circa e la deviazione della sua traiettoria raggiungeva
quasi i 55 minuti d'arco.
Tale doppia modifica dello stato anteriore delle cose non stata
realizzata in una sola volta. Al contrario, essa la somma di
piccolissimi cambiamenti che non hanno cessato di aggiungersi, gli
uni agli altri, dal 10 di questo mese in poi.
Non stato possibile finora scoprire il motivo della
perturbazione subita dal bolide. Sembra che nel cielo non ci sia nulla
che possa spiegarlo. Le ricerche su questo punto continuano e si
ritiene che entro breve tempo esse diano buoni risultati.
Appare prematuro, comunque, annunciare la caduta
dell'asteroide e, a fortiori,
12
fissarne il luogo e la data della caduta.
Se la causa ignota che agisce sul bolide continuer la sua azione nello
stesso senso, esso finir evidentemente per cadere; nulla per
autorizza sinora ad affermare che cos sar. La sua velocit , per il
momento, necessariamente aumentata per il motivo che l'orbita
attuale pi piccola della precedente. Esso non avrebbe dunque
alcuna tendenza a cadere, ove la forza che lo sollecita cessasse di
perturbarlo.
Nell'ipotesi contraria, poich le perturbazioni constatate al
passaggio della meteora sono state finora ineguali e le loro variazioni
d'intensit sembra che non obbediscano ad alcuna legge, pur
pronosticandone la caduta, non si saprebbe precisarne n luogo n
data.
Riassumendo, concluderemo come segue: La caduta del bolide
appare probabile, ma non certa. In ogni caso, non imminente.
In presenza di una eventualit che rimane ipotetica e la cui
realizzazione potrebbe non condurre ad alcun risultato pratico, noi
consigliamo la calma. Del resto, sar nostra cura tenere informato il
pubblico con comunicazioni quotidiane che riferiranno il susseguirsi
degli avvenimenti.
Il signor Stanfort e la signora Walker ebbero conoscenza delle
conclusioni alle quali era pervenuto J .B.K. Lowenthal? Non stato
possibile saperlo. Per ci che riguarda il signor Forsyth e il dottor
Hudelson sappiamo che il primo ricevette lo schiaffo del direttore
dell'osservatorio di Boston a Saint-Louis, nello stato del Missouri, e
il secondo a New York. Entrambi ne arrossirono come di un vero
schiaffo.
Per quanto crudele fosse la loro umiliazione, non c'era che da
inchinarsi. Non si poteva discutere con uno scienziato del calibro di
J .B.K. Lowenthal. Il signor Forsyth e il signor Hudelson tornarono a
Whaston con le orecchie basse, il primo sacrificando il biglietto
pagato fino a San Francisco, il secondo cedendo a una compagnia
rapace il prezzo della cabina gi fissata sino a Buenos Aires.

12
A maggior ragione. (N.d.T.)
Tornati ai rispettivi domicili, montarono immediatamente l'uno
alla sua torre e l'altro al suo torrione. Non occorse loro troppo tempo
per rendersi conto che J .B.K. Lowenthal aveva ragione: fecero molta
fatica, infatti, a ritrovare il loro bolide vagabondo, non presentatosi-
all'appuntamento che i loro calcoli inesatti gli avevano fissato.
I due astronomi dilettanti non tardarono a subire le conseguenze
del loro spiacevole errore. Che ne era dei cortei che li avevano
trionfalmente accompagnati alla stazione? Il favore pubblico li aveva
abbandonati apertamente. Dopo aver gustato a lunghi sorsi la
popolarit, riusciva loro penoso restar privi di colpo di quella
inebriante bevanda!
Ma una preoccupazione pi grave s'impose presto alla loro
attenzione. Come il giudice Proth aveva predetto velatamente, un
terzo competitore si ergeva di fronte a loro. Dapprima fu soltanto un
mormorio tra la folla, poi, poche ore dopo, divenne notizia ufficiale,
annunciata a suon di tromba urbi et orbi.
13
Difficile da combattere, questo terzo ladrone che comprendeva in
s tutto il mondo. Se il signor Forsyth e il signor Hudelson non
fossero stati accecati dalla passione, avrebbero previsto sin dall'inizio
il suo intervento. Invece di intentarsi l'un l'altro un ridicolo processo,
avrebbero dovuto rendersi conto che i governi di tutti i paesi del
mondo si sarebbero interessati necessariamente a quelle migliaia di
miliardi, la cui improvvisa presenza avrebbe potuto provocare una
terribile rivoluzione finanziaria. Ma i due astronomi dilettanti non
avevano fatto quel ragionamento semplice e ovvio; l'annuncio di una
Conferenza internazionale cadde loro addosso, perci, come un colpo
di fulmine.
Chiesero informazioni: la notizia era esatta! Risultavano persino
indicati i membri della futura Conferenza, che si sarebbe riunita a
Washington a una data che la lunghezza del viaggio, per molti
delegati, rendeva purtroppo pi lontana di quanto non fosse stato
auspicabile. Sollecitati dalle circostanze, i governi avevano deciso
tuttavia che, nell'attesa dei delegati, sarebbero stati tenuti a
Washington riunioni preparatorie tra i diplomatici accreditati presso

13
Alla citt e al mondo. (N.d.T.)
il governo americano; e ci allo scopo di preparare un programma
ben definito da discutere sin dalla prima seduta della Conferenza.
Non ci si aspetti di trovare qui l'elenco dei paesi che avrebbero
preso parte alla Conferenza: come abbiamo gi detto, l'elenco
avrebbe compreso tutti i paesi civili. Imperi, regni, repubbliche e
principati si erano tutti interessati alla questione e avevano designato
un delegato, a cominciare da Russia e Cina, rappresentate
rispettivamente dal signor Ivan Saratoff, di Riga, e da sua eccellenza
Li-Mao-Tchi, di Canton, per finire alle repubbliche di San Marino e
di Andorra, delle quali i signori Beveragi e Ramontcho avrebbero
difeso strenuamente gli interessi.
Ogni ambizione era permessa e ogni speranza legittima per il
motivo che nessuno ancora sapeva dove la meteora sarebbe caduta,
ammesso che dovesse effettivamente cadere.
La prima riunione preparatoria ebbe luogo il 25 maggio, a
Washington, e cominci con il regolare ne varietur
14
la questione
Forsyth-Hudelson, la qualcosa non richiese pi di cinque minuti. I
due astronomi dilettanti, che avevano fatto apposta il viaggio,
insistettero inutilmente per essere ascoltati; furono messi alla porta
come miserabili intrusi. Si immagini la loro rabbia, al loro ritorno a
Whaston; la verit ci obbliga a dire, tuttavia, che le loro
recriminazioni rimasero senza eco. Nessun giornale, fra i tanti che in
passato li avevano ricoperti di fiori, prese le loro difese. Avevano
dato loro fino alla nausea dell'onorevole cittadino di Whaston,
dell'ingegno-so astronomo, del matematico tanto eminente quanto
modesto. Ora la musica era cambiata.
Che venivano a fare a Washington quei due fantocci? Erano stati
i primi a segnalare la meteora? E allora? Tale fortuita circostanza
dava loro forse qualche diritto? Avevano forse qualche rapporto con
la caduta della meteora? Le loro ridicole pretese non erano neppure
da prendere in considerazione! Ecco come si esprimeva ora la
stampa. Sic transit gloria mundi.
15
Regolata questa faccenda, ebbero inizio i lavori pi importanti.

14
Alla lettera Che non si muti. (N.d.T.)
15
Cos passa la gloria del mondo. (N.d.T.)
Varie sedute furono dedicate, tanto per cominciare, alla redazione
dell'elenco degli stati sovrani ai quali sarebbe stato riconosciuto il
diritto di partecipare alla conferenza. Molti di essi non avevano
rappresentante accreditato a Washington. Si trattava di riservare il
principio della loro collaborazione per il giorno in cui la Conferenza
avrebbe iniziato la discussione di fondo. La compilazione dell'elenco
non fu facile e le discussioni raggiunsero un grado di vivacit che
lasciava bene sperare per l'avvenire. Ungheria e Finlandia,
16
per
esempio, avanzarono la pretesa di essere direttamente rappresentate;
contro tale pretesa insorsero vivacemente i governi di Vienna e di
San Pietroburgo. Francia e Turchia iniziarono, da parte loro, una
violenta discussione a proposito della Tunisia: discussione che
l'intervento personale del Bey complic maggiormente. Il Giappone,
da parte sua, ebbe molti grattacapi per colpa della Corea. In breve, la
maggior parte delle nazioni si dibatteva tra analoghe difficolt; dopo
sette sedute consecutive non si era ancora concluso nulla, quando, il
1 giugno, un incidente inatteso venne a gettare il turbamento negli
animi.
Come aveva promesso, J .B.K. Lowenthal dava ogni giorno
regolari notizie del bolide, sotto forma di brevi comunicati attraverso
la stampa. Fin allora quei comunicati non avevano nulla di
particolare: si limitavano a informare il lettore che il cammino della
meteora continuava a subire lievi cambiamenti che, nel complesso,
rendevano la sua caduta sempre pi probabile, senza poterla
considerare ancora certa.
La nota pubblicata il 1 giugno fu per notevolmente diversa dalle
precedenti. C'era proprio da credere che la perturbazione del bolide
avesse qualcosa di contagioso, se J .B.K. Lowenthal si mostrava
turbato a sua volta.
Non senza emozione scriveva quel giorno che portiamo a
conoscenza del pubblico gli strani fenomeni da noi osservati; i quali
tendono quanto meno a scalzare le basi sulle quali si regge la Scienza
astronomica, e cio la Scienza stessa, se si considera che le scienze
umane costituiscono un tutto le cui parti sono solidali. Per inesplicati

16
L'Ungheria faceva allora parte dell'impero Austro-Ungarico e la Finlandia
dell'impero Russo. (N.d.T.)
e inspiegabili che siano, non possiamo disconoscere il carattere di
irrefragabile certezza di tali fenomeni.
I nostri precedenti comunicati hanno informato il pubblico che il
cammino del bolide di Whaston ha subito successive e continue
perturbazioni, delle quali non stato possibile finora determinare la
causa e la legge. Tale fatto non mancava di essere insolito.
L'astronomo, infatti, legge nel cielo come in un libro, ove non accade
nulla che egli non abbia previsto, o del quale egli non possa almeno
predire i risultati. cos che eclissi, annunciate centinaia d'anni
prima, si verificano al minuto secondo stabilito, come se obbedissero
all'ordine della creatura mortale la cui prescienza le ha viste nelle
nebbie del futuro e che, nell'istante in cui la sua predizione si
verifica, si addormentato da secoli nel sonno eterno.
Ma se le perturbazioni rilevate non erano normali, esse non erano
neppure contrarie ai dati della Scienza, e se la loro causa rimaneva
sconosciuta, noi potevamo accusarne l'imperfezione dei nostri metodi
di analisi.
Oggi non pi cos. Dall'altro ieri, 30 maggio, il cammino del
bolide ha subito nuove perturbazioni, le quali sono in assoluta
contraddizione con le nostre conoscenze teoriche. E come dire che
dobbiamo perdere la speranza di trovarne mai una spiegazione
soddisfacente, i principi che avevano forza d'assioma e sui quali
poggiano i nostri calcoli non essendo applicabili al nostro caso.
L'osservatore meno abile ha potuto facilmente rilevare che, in
occasione del suo secondo passaggio, nel pomeriggio del 30 maggio,
il bolide, invece di continuare ad avvicinarsi alla terra, come faceva
ininterrottamente dal 10 maggio, se ne era invece sensibilmente
allontanato. Peraltro, l'inclinazione della sua orbita, che da venti
giorni tendeva a diventare sempre pi spiccatamente nord-est-sud-
ovest, aveva di colpo cessato di accentuarsi.
Tale brusco fenomeno aveva gi in s qualcosa
d'incomprensibile, allorch ieri, 31 maggio, al quarto passaggio della
meteora dopo il sorgere del sole, si dovette constatare che la sua
orbita era tornata ad essere quasi esattamente nord-sud, mentre la sua
distanza dalla terra era rimasta immutata, dal giorno prima.
Tale attualmente la situazione. La scienza impotente a
spiegare fatti che avrebbero le caratteristiche dell'incoerenza, se
qualcosa potesse essere incoerente nella natura.
Nella nostra prima comunicazione avevamo detto che la caduta
del bolide, ancora incerta, doveva essere considerata almeno
probabile; ora non osiamo pi essere altrettanto sicuri e preferiamo
limitarci a confessare modestamente la nostra ignoranza.
Se un anarchico avesse lanciato una bomba tra i partecipanti
all'ottava riunione preparatoria della Conferenza, non avrebbe
ottenuto un risultato paragonabile a quello ottenuto dalla
comunicazione firmata J .B.K. Lowenthal. Ci si disputava i giornali
che la pubblicavano con commenti traboccanti di punti esclamativi.
L'intero pomeriggio trascorse in conversazioni e nello scambio di
punti di vista assai nervosi, con grave pregiudizio dei faticosi lavori
della Conferenza.
Nel corso dei giorni seguenti fu ancora peggio; le comunicazioni
di J .B.K. Lowenthal si susseguivano, sempre pi sorprendenti. Nella
danza meravigliosamente regolata degli astri, il bolide sembrava
ballare un vero cancan, un capriccioso assolo, senza regole e senza
tempo. Ora la sua orbita si inclinava di tre gradi a est e ora si
raddrizzava di quattro gradi a ovest. Se nel corso di un passaggio
sembrava essersi avvicinato un pochino alla terra, se ne era
allontanato un po' di pi al passaggio successivo. C'era da impazzire.
Quella follia pervadeva a poco a poco la Conferenza
internazionale. Incerti sulla pratica utilit delle loro discussioni, i
diplomatici lavoravano con lentezza e senza ferma volont di
giungere a una conclusione.
Il tempo intanto passava. Da diverse parti del mondo, i delegati
delle nazioni accorrevano in fretta verso Washington. Molti di essi
erano gi arrivati e presto il loro numero sarebbe stato sufficiente per
costituirsi regolarmente in assemblea, senza attendere l'arrivo dei
colleghi dei paesi pi lontani. Avrebbero trovato l'intero problema da
risolvere, senza che neppure il primo punto fosse stato chiarito?
I membri della riunione preparatoria si misero all'opera e in otto
sedute supplementari riuscirono a elencare gli stati i cui delegati
sarebbero stati ammessi alle sedute. Il loro numero fu stabilito in
cinquantadue; venticinque per l'Europa, sei per l'Asia, quattro per
l'Africa e diciassette per l'America. Comprendevano dodici imperi,
dodici regni ereditari, ventidue repubbliche e sei principati. Quei
cinquantadue stati, sia per se stessi, sia per i loro vassalli e per le loro
colonie, erano dunque riconosciuti come i soli proprietari della sfera
d'oro.
Era tempo che le riunioni preparatorie giungessero a tale
conclusione.
I delegati dei cinquantadue stati ammessi a partecipare alle
deliberazioni erano, in grande maggioranza, gi a Washington; altri
ne giungevano ogni giorno.
La Conferenza internazionale si riun per la prima volta il 10
giugno, alle due del pomeriggio, sotto la presidenza del delegato pi
anziano, che risult essere il signor Solis, professore di oceanografia
e delegato del Principato di Monaco. Si procedette immediatamente
alla costituzione della presidenza definitiva.
Al primo scrutinio, la presidenza fu attribuita, per deferenza verso
il paese che li ospitava, al signor Harvey, eminente giureconsulto,
che rappresentava gli Stati Uniti.
La vice presidenza fu pi disputata, per toccare alla fine alla
Russia, nella persona del signor Saratoff.
I delegati francese, inglese e giapponese furono designati quali
segretari.
Dopo tali formalit, il presidente pronunci un'allocuzione molto
cortese e molto applaudita; poi annunci che si sarebbe proceduto
alla nomina di tre sotto commissioni, le quali avrebbero ricevuto il
mandato di ricercare il miglior metodo di lavoro dal triplice punto di
vista demografico, finanziario e giuridico.
La votazione era appena cominciata quando un usciere si rec dal
presidente per consegnargli un telegramma.
Il signor Harvey lesse il telegramma, mentre il suo viso esprimeva
un crescente stupore, a mano a mano che proseguiva nella lettura.
Dopo qualche attimo di riflessione, per, egli alz sdegnosamente le
spalle; la qualcosa non gli imped, dopo altri attimi di riflessione, di
sonare il campanello per attirare l'attenzione dei colleghi.
Ristabilito il silenzio, disse:
Signori, ritengo di dover portare a vostra conoscenza che ho
ricevuto in questo momento un telegramma. Non dubito che esso non
sia opera di un burlone o di un pazzo; ritengo tuttavia dovervene dare
lettura.
Il telegramma, privo di firma, cos concepito:
Signor Presidente,
Ho l'onore d'informare la Conferenza internazionale che il bolide
che dovr essere oggetto delle sue discussioni non res nullius,
17

atteso che mia propriet personale.
La Conferenza internazionale non ha dunque alcuna ragion
d'essere; ove essa persistesse nei suoi lavori, questi sarebbero gi in
anticipo colpiti da sterilit.
E per mia volont che il bolide si avvicina alla terra ed sul mio
terreno che esso cadr: appartiene quindi soltanto a me.
Il telegramma non firmato? chiese il delegato inglese.
Non lo .
Se cos, non c' da tenerne conto dichiar il rappresentante
dell'impero tedesco.
E anche il mio parere approv il presidente e credo di
interpretare il parere unanime dei miei colleghi depositando
puramente e semplicemente questo documento negli archivi della
Conferenza. E questo anche il vostro parere, signori? Nessuna
opposizione? Signori, la seduta riprende.

17
Cosa di nessuno. (N.d.T.)

CAPITOLO XIV
NEL QUALE LA VEDOVA THIBAUT, INTERVENENDO
SCONSIDERATAMENTE NEGLI ALTI PROBLEMI DELLA MECCANICA
CELESTE, SUSCITA GRAVI PREOCCUPAZIONI AL BANCHIERE
ROBERT LECOEUR
ALCUNE anime buone dicono che il progresso dei costumi
condurr a poco a poco alla scomparsa delle sinecure; noi vogliamo
creder loro sulla parola. In ogni caso, se ne contava almeno una
all'epoca degli strani avvenimenti sin qui narrati.
Quella sinecura apparteneva alla vedova Thibaut, gi macellala,
preposta alle faccende domestiche dell'abitazione di Zeffirino Xirdal.
Il servizio della vedova Thibaut consisteva nel rifare la camera del
dotto squilibrato; e poich il mobilio della camera era ridotto alla sua
pi semplice espressione, il tenerlo in ordine non poteva essere
paragonato alla tredicesima fatica di Ercole. Il resto dell'alloggio
sfuggiva, in gran parte, alla sua competenza. Per la seconda camera
in particolare, le era stato notificato il divieto assoluto di toccare le
pile di cartacce che l'arredavano un po' dappertutto; l'andirivieni della
scopa doveva limitarsi, per espressa convenzione, a un quadratino
centrale, il cui pavimento era a nudo.
La vedova Thibaut, che d'istinto era per l'ordine e la pulizia,
soffriva nel vedere il caos da cui quel quadrato di pavimento era
circondato, come un isolotto nel mare immenso, ed era divorata dal
costante desiderio di mettere ordine dappertutto. Una volta era
sola in casa aveva osato darvi inizio; ma Zeffirino Xirdal,
rientrato all'improvviso, aveva manifestato tale furore e il suo viso,
solitamente bonario, tale ferocia, che la vedova Thibaut era rimasta
agitata per pi giorni da tremito nervoso. Da allora, ella non aveva
pi osato metter piede nel territorio sottratto alla sua giurisdizione.
Dalle molteplici pastoie che imbrigliavano gli slanci dei suoi
talenti professionali risultava che la vedova Thibaut non aveva quasi
nulla da fare; la qualcosa non le impediva di trascorrere ogni giorno
un paio d'ore dal suo borghese era cos che ella designava
Zeffirino con una cortesia che riteneva raffinata sette quarti d'ora
delle quali erano dedicati alla conversazione, o meglio a un
monologo.
Alle sue molte qualit la vedova Thibaut univa, infatti, un'insolita
facilit di eloquio; alcuni dicevano che ella fosse una gran
chiacchierona, ma lo dicevano per malanimo. Ella amava parlare,
ecco tutto.
Non gi che ella facesse sfoggio di immaginazione; in genere, la
signorilit della famiglia che l'annoverava tra i suoi membri era il
tema iniziale dei suoi discorsi. Nel proseguire poi con il capitolo
delle sue disgrazie, ella spiegava per quale funesto concorso di
circostanze una macellala possa diventare una serva. Non aveva
importanza che gi si conoscesse quella straziante storia; la vedova
Thibaut la raccontava sempre con grande piacere. Esaurito
l'argomento, ella parlava delle persone che serviva o che aveva
servito. Alle opinioni, alle abitudini di quelle persone ella
paragonava quelle di Zeffirino Xirdal e il suo modo di comportarsi,
distribuendo imparzialmente elogio e biasimo.
Il padrone dava prova d'inalterabile pazienza evitando di
risponderle; pur vero che, perso nei suoi sogni, egli non udiva
nemmeno queste chiacchiere, la qualcosa diminuisce molto il suo
merito. Comunque sia, le cose andavano benissimo in questo modo
da pi anni con soddisfazione di entrambi: lei continuando a parlare,
lui non prestandole attenzione.
Il 30 maggio, com'era solita fare ogni giorno, la vedova Thibaut si
rec da Zeffirino alle nove del mattino. Poich Zeffirino era partito il
giorno precedente con l'amico Leroux, la casa era vuota.
La vedova Thibaut non ne fu eccessivamente stupita: una lunga
serie di precedenti fughe aveva reso consuete quelle scomparse
repentine. Seccata per essere priva di ascoltatori, accud alle faccende
domestiche, come faceva solitamente, e poi entr nell'altra camera,
da lei chiamata pomposamente gabinetto di lavoro. Qui ebbe una
sorpresa.
Un oggetto insolito, una specie di cassa scura, riduceva
notevolmente la superficie del quadratino di pavimento riservato alla
sua scopa. Perch mai? Decisa a non tollerare un simile attentato ai
suoi diritti, la vedova spost l'oggetto con mano ferma e si occup
delle sue faccende abituali.
Poich era un po' dura d'orecchio, non ud il ronzio che la cassa
emanava e non fece neppur caso alla debolissima luce azzurrina del
riflettore metallico. Ma uno strano fatto attir a un certo momento la
sua attenzione. Nel passare dinanzi al riflettore, una spinta
irresistibile la fece cadere. Alla sera, nello spogliarsi, ebbe la
sorpresa di vedere che un superbo livido si era formato sulla sua anca
destra. Poich era caduta sulla gamba sinistra, la cosa le parve strana.
Ma non avendo pi avuto l'occasione di ripassare dinanzi al riflettore
e non essendosi pi ripetuto il fenomeno, non ebbe motivo di
stabilire un qualsiasi rapporto tra ci che le era capitato e la cassa
spostata temerariamente. Ritenne di aver messo il piede in fallo e non
ci pens pi.
Ligia al dovere, la vedova non manc, dopo aver spazzato, di
rimettere la cassa al suo posto. Fece anzi il possibile e ci torna a
suo merito per disporla esattamente come l'aveva trovata, e se non
vi riusc con assoluta precisione, bisogna scusarla: non era sua
intenzione mandare il piccolo cilindro di polvere turbinante in una
direzione un pochino diversa da quella precedente.
Nei giorni successivi, procedette allo stesso modo: perch
cambiare le proprie abitudini, se sono virtuose e lodevoli?
Bisogna per riconoscere che, con l'abitudine, per lei la cassa
perdette un po' per volta gran parte della sua importanza, ed ella mise
sempre minor diligenza nel rimetterla nella sua originaria posizione,
dopo la quotidiana scopatura. Non mancava mai, ovviamente, di
trascinare la cassa dinanzi alla finestra, perch era l che il signor
Xirdal aveva ritenuto di collocarla, ma il riflettore metallico rivolse il
suo orifizio in direzioni sempre diverse. Un giorno proiettava il
cilindro di polvere un po' a sinistra e un altro giorno un po' a destra.
La vedova faceva ci in perfetta buona fede, non sospettando le
crudeli angosce che la sua imprevista collaborazione infliggeva a
J .B.K. Lowenthal. Una volta, aveva fatto girare inavvertitamente il
riflettore sul suo perno e lo aveva lasciato con la bocca spalancata
verso il soffitto.
Il 10 giugno, nel tornare a casa agli inizi del pomeriggio, Zeffirino
Xirdal ritrov la macchina puntata verso lo zenith.
Il suo soggiorno al mare era trascorso piacevolmente; forse lo
avrebbe prolungato se, una dozzina di giorni dopo l'arrivo, non gli
fosse venuta la buffa idea di cambiare la propria biancheria. Quel
capriccio lo aveva costretto a riaprire il pacchetto, ove aveva trovato,
con enorme sorpresa, ventisette barattoli dall'orlo svasato. Zeffirino
spalanc gli occhi. Che cosa ci stavano a fare quei barattoli nel
pacchetto? In breve la catena dei ricordi si riannod ed egli torn con
la mente alla progettata pila elettrica.
Dopo essersi dato qualche pugno in testa a titolo di castigo, si
affrett a impacchettare nuovamente i barattoli e piantando in asso
l'amico salt sul treno, diretto a Parigi.
Sarebbe potuto accadere che durante il viaggio Zeffirino perdesse
di vista il motivo urgente che lo spingeva a tornare a casa; non ci
sarebbe stato nulla di straordinario; un incidente per gli rinfresc la
memoria, non appena mise piede a terra, alla stazione di Saint-
Lazare.
Aveva rifatto il suo pacchetto con i ventisette barattoli con tanta
cura, che si ruppe in quel preciso istante lasciando cadere sull'asfalto,
con grande fracasso, il suo contenuto. Duecento persone si volsero
credendo si trattasse di un attentato anarchico, ma videro soltanto
Zeffirino che contemplava il disastro, con aria intontita.
Il disastro aveva avuto almeno il vantaggio di rammentare al
proprietario dei defunti barattoli lo scopo che lo aveva ricondotto a
Parigi. Prima di recarsi a casa, Zeffirino decise allora di passare dal
negoziante di prodotti chimici, ove compr altri ventisette barattoli, e
dal falegname dove il congegno che aveva ordinato lo attendeva da
una decina di giorni.
Quando apr in fretta la porta, ansioso di riprendere i suoi
esperimenti, rimase inchiodato sulla soglia nel vedere la sua
macchina con il riflettore rivolto verso lo zenith.
Zeffirino fu subito assalito da un'ondata di ricordi; e tale fu il suo
turbamento che gli caddero dalle mani i pacchetti, che obbedendo
immediatamente alla legge di gravit, si sarebbero difilato diretti al
centro della terra, se disgraziatamente non li avesse fermati il
cavalletto, che si ruppe in due pezzi, cos che i ventisette barattoli si
fracassarono con grande rumore. In meno di un'ora aveva rotto
cinquantaquattro barattoli. Di quel passo, non avrebbe impiegato
molto tempo a chiudere il suo conto corrente, cos scandalosamente
in attivo.
Ma il nostro fracassatore di barattoli non si era neppure accorto
dell'ecatombe; immobile sulla soglia dell'uscio, osservava la
macchina con sguardo assorto.
Questa opera della vedova Thibaut! disse, decidendosi a
entrare. Il suo fiuto, come si vede, era eccellente.
Alz gli occhi e scorse nel soffitto e, oltre il soffitto, nel tetto, un
forellino situato esattamente nell'asse del riflettore, al cui focolare
l'ampolla continuava a ballare disperatamente. Quel foro, grosso
come una matita, aveva orli nettissimi, come se fosse stato tagliato
con la fustella.
Un largo sorriso apparve sulla bocca di Zeffirino, il quale
cominciava veramente a divertirsi.
Bene! Bene! mormor.
Ma bisognava intervenire. Si chin sulla macchina e ne interruppe
il funzionamento. Il ronzio cess immediatamente, la luce
azzurrognola si spense e l'ampolla a poco a poco torn immobile.
Bene! Bene! ripet Zeffirino. Ne vedremo di belle! Tolse
con mano impaziente la fascetta dai giornali ammucchiati sulla
tavola e lesse gli articoli con i quali J .B.K. Lowenthal faceva
conoscere a tutti le incoerenti fantasie del bolide di Whaston.
Zeffirino si contorse letteralmente dal ridere.
La lettura di altri articoli, invece, gli fece aggrottare la fronte. A
che cosa mirava la Conferenza internazionale, la cui prima seduta,
dopo le riunioni preparatorie, era annunciata proprio per quel giorno?
Che bisogno c'era di attribuire la propriet del bolide? Non sarebbe
appartenuto di diritto a colui che lo attirava verso la terra e senza il
quale avrebbe eternamente solcato lo spazio?
Zeffirino si disse allora che nessuno sapeva del suo intervento.
Occorreva dunque rivelarlo, perch la Conferenza non perdesse il suo
tempo in lavori inutili.
Respinse con il piede i frantumi dei barattoli e corse all'ufficio
postale pi vicino, dal quale sped il telegramma che il signor Harvey
avrebbe poi letto, dall'alto del seggio presidenziale. Nessuno da
biasimare se, per una distrazione sorprendente in un uomo cos poco
distratto, egli dimentic di firmarne il testo.
Ci fatto, Zeffirino torn a casa, apprese da una rivista scientifica
i recenti movimenti della meteora e prese nuovamente il
cannocchiale, con il quale fece un'eccellente osservazione che
costitu la base di nuovi calcoli.
Verso la met della notte, quando ogni problema fu risolto, rimise
in azione la macchina e rivers nello spazio energia radiante con
adeguata intensit e giusta direzione. Mezz'ora dopo, ferm la
macchina e and a letto, per dormire il sonno del giusto.
Da due giorni Zeffirino Xirdal proseguiva il suo esperimento; nel
pomeriggio aveva appena interrotto, per la terza volta, il
funzionamento della macchina, quando fu bussato alla porta. Era il
banchiere Lecoeur.
Eccoti, finalmente! esclam il banchiere, varcando la soglia.
Sono qui, come vedete disse Zeffirino.
Era ora! continu Lecoeur. Non so quante volte ho fatto
questi sei piani inutilmente! Dove diavolo eri?
Ero fuori rispose Xirdal, arrossendo lievemente.
Fuori? esclam Lecoeur, indignato. Ma abominevole!
Non si pu mettere la gente in agitazione in questo modo!
Zeffirino guard il padrino con un po' di stupore. Sapeva di poter
contare sul suo affetto, ma non sino a quel punto!
Ma, zio perch tanta agitazione? chiese.
Perch? ripet il banchiere. Non sai, dunque, che tutta la
mia fortuna grava sul tuo capo?
Non capisco disse Zeffirino, sedendosi sulla tavola e
offrendogli l'unica sedia.
Quando sei venuto a comunicarmi i tuoi progetti fantastici
disse il signor Lecoeur confesso che hai finito per convincermi.
Bene! approv Xirdal.
Ho decisamente puntato sulla tua buona sorte e in Borsa ho
giocato al ribasso.
Al ribasso?
S, ho venduto.
Che cosa?
Miniere d'oro. Tu capisci che se il bolide cade, le miniere
scenderanno e che
Scenderanno? Ci capisco sempre meno lo interruppe Xirdal.
Non capisco come la mia macchina possa far scendere il livello di
una miniera.
Di una miniera no convenne il signor Lecoeur ma delle
sue azioni s.
Sia pure disse Xirdal, non volendo insistere. Voi avete
venduto dunque le azioni delle miniere d'oro. Non grave; ci prova
solo che ne avete.
Non ne ho nemmeno una!
Ma disse Xirdal, stupito. Vendere ci che non si ha
proprio da furbi! Io non saprei farlo.
Questo ci che si chiama speculazione a termine, caro
Zeffirino spieg il banchiere. Quando si dovranno vendere i
titoli, io li acquister, ecco tutto.
Dov' allora il guadagno? Vendere per poi comprare non mi
sembra cosa molto intelligente, a prima vista.
E qui che ti sbagli, perch in quel momento le azioni delle
miniere d'oro costeranno meno.
E perch dovrebbero costare meno?
Perch il bolide metter in circolazione pi oro di quanto
attualmente la terra non ne contenga. Il prezzo dell'oro quindi
diminuir almeno della met ed per questo motivo che le azioni
delle miniere d'oro non varranno pi nulla o quasi nulla. Hai capito,
ora?
Certamente disse Zeffirino, poco persuaso.
In un primo momento riprese il banchiere sono stato
felice di avere avuto fiducia in te. Le perturbazioni notate nel
cammino del bolide e la sua caduta annunciata come certa hanno
provocato un primo ribasso del 25% sulle miniere. Persuaso che il
ribasso si sarebbe enormemente accentuato, ho accresciuto con
entusiasmo la mia posizione in proporzione considerevole.
E cio?
Ho venduto una maggiore quantit di miniere d'oro.
Sempre senza averle?
Ovviamente. Puoi dunque immaginare le mie angosce vedendo
quello che succede: tu sparito, il bolide che non cade pi e che d i
numeri ai quattro angoli del cielo. Risultato: le miniere sono andate
su e io perdo somme enormi. Che cosa vuoi che io pensi di tutto
questo?
Zeffirino guardava il padrino con curiosit; non aveva mai visto
quell'uomo impassibile scosso da tanta agitazione.
Non ho compreso bene i vostri intrighi disse alla fine.
Queste cose sono difficili da capire, per uno come me. Mi pare di
comprendere che vi farebbe piacere che il bolide cadesse. Ebbene,
state tranquillo: cadr.
Me lo confermi?
Ve lo confermo.
Con assoluta certezza?
Con assoluta certezza. E voi, avete comprato il mio terreno?
Certamente rispose Lecoeur. Siamo in regola; ho in tasca
gli atti di propriet.
Allora, tutto va bene approv Zeffirino. Posso anche
annunciarvi che il mio esperimento avr termine il 5 luglio prossimo.
Quel giorno lascer Parigi e andr incontro al bolide.
Che cadr?
Che cadr.
Verr con te! esclam Lecoeur, con entusiasmo.
Se vi fa piacere disse Zeffirino.
Fosse il senso della responsabilit nei confronti del signor
Lecoeur, o fosse soltanto l'interesse scientifico risvegliatosi in lui, il
fatto che un rinnovato entusiasmo gli imped di commettere altre
sciocchezze. L'esperimento fu proseguito con metodo e la misteriosa
macchina ronz, fino al 5 luglio, un po' pi di quattordici volte ogni
ventiquattr'ore.
Ogni tanto Zeffirino compiva una rilevazione astronomica della
meteora, per essere certo che ogni cosa procedesse secondo le sue
previsioni.
La mattina del 5 luglio egli punt un'ultima volta l'obiettivo verso
il cielo.
Ci siamo disse allontanandosi dallo strumento. Ora posso
lasciar perdere.
E si occup immediatamente delle valigie.
Per prima cosa, del cannocchiale, della macchina e delle ampolle
di ricambio. Li fasci con cura e li protesse con astucci imbottiti
contro gli inconvenienti del viaggio. Poi fu la volta del bagaglio
personale.
Manc poco che una grave difficolt lo fermasse al primo passo.
Dove mettere le cose che doveva portare? In un baule? Zeffirino
Xirdal non ne aveva mai avuti. In una valigia?
Dopo breve riflessione, si ricord che doveva averne una; dopo
laboriose ricerche la rintracci, in uno sgabuzzino ove erano
ammucchiate cianfrusaglie di ogni genere, excreta
18
della sua vita
domestica, in mezzo a cui il pi esperto antiquario si sarebbe
smarrito.
La valigia che Zeffirino riport alla luce del sole era stata un
tempo ricoperta di tela. Lo si capiva da qualche brandello di tessuto
che aderiva ancora al suo scheletro di cartone. Un'eventuale esistenza
di cinghie era probabile ma non certa, perch di esse non esisteva
traccia. Zeffirino apr la valigia e rimase a lungo soprappensiero
dinanzi al vuoto dei suoi fianchi spalancati. Che cosa metterci
dentro?
Appena il necessario disse a se stesso. Bisogna perci
agire con metodo e fare una scelta ragionata.
Seguendo questo principio egli cominci a cacciarvi dentro tre
scarpe. Doveva in seguito pentirsene poich, per un caso disgraziato,
una era a bottoni, un'altra a stringhe, e la terza era una pantofola. Ma
almeno per il momento ci non presentava alcun inconveniente: un
grande pezzo della valigia era pieno. Era gi qualcosa.

18
Cianfrusaglie inutili. (N.d.T.)
Sistemate le tre scarpe, Zeffirino si asciug la fronte: era stanco.
Poi, ricominci a riflettere.
A conclusione delle sue riflessioni egli prese vaga coscienza della
sua inferiorit nell'arte di fare le valigie. Per questo, sicuro di non
riuscire a fare qualcosa di buono con il metodo classico, decise di
affidarsi all'ispirazione.
Attinse quindi a piene mani dai cassetti e nel mucchio di vestiti
che costituivano il suo corredo e in pochi istanti un sacco di cose
disparate riemp fin oltre l'orlo quella parte della valigia in cui le
aveva cacciate. Sicuramente l'altro compartimento della valigia era
vuoto, ma Zeffirino non lo sapeva. Fu quindi costretto a comprimere
il carico con l'aiuto imperioso del tallone per giungere a un
sufficiente accordo tra contenente e contenuto.
La valigia fu poi legata con una robusta corda, fermata da una
serie di nodi tanto complicati da mettere il loro autore nell'assoluta
impossibilit di disfarli. Ci fatto, Zeffirino contempl la sua opera
con vanitosa soddisfazione.
Non restava che andare alla stazione.
Per quanto fosse un intrepido camminatore, Zeffirino non pens
neppure alla lontana di riuscire a trasportare a piedi macchina,
cannocchiale e valigia. Sarebbe stato un bell'impiccio!
C' da supporre che avrebbe finito con lo scoprire che a Parigi
esistevano le carrozze; ma questo sforzo intellettivo gli fu
risparmiato. Il signor Lecoeur apparve sulla soglia.
Sei pronto? gli chiese.
Vi aspettavo, come vedete rispose candidamente Zeffirino,
il quale aveva del tutto dimenticato che il padrino dovesse partire con
lui.
Andiamo, allora. Qual la roba da portare via? chiese il
signor Lecoeur.
Questa: la macchina, il cannocchiale e la valigia.
Dammene una; tu prendi il resto. La mia carrozza ci aspetta.
Che magnifica idea! esclam Zeffirino chiudendo l'uscio di
casa.
CAPITOLO XV
NEL QUALE J.B.K. LOWENTHAL DESIGNA CHI SAR IL
VINCITORE DEL GROSSO PREMIO
DA QUANDO avevano commesso l'errore rilevato da Lowenthal,
disavventura seguita dallo scacco umiliante inflitto loro dalla
Conferenza internazionale, la vita era priva d'allegria per i signori
Forsyth e Hudelson. Tornati ad essere trascurabili cittadini, dopo
aver conosciuto l'ebbrezza della gloria, non sapevano rassegnarsi
all'indifferenza del pubblico.
Nei colloqui con i loro pochi fedeli, essi protestavano
energicamente contro la cecit delle folle e difendevano la propria
causa con molti argomenti. Se avevano commesso un errore, era
giusto farne loro carico? Il dotto Lowenthal, loro severo critico, non
si era forse sbagliato anche lui? Non aveva dovuto, anche lui,
confessare la propria impotenza? Che cosa bisognava concluderne, se
non che il loro bolide era eccezionalmente anormale? Il loro errore
non era, dunque, pi che scusabile?
Certamente! approvavano i pochi fedeli.
Riguardo alla Conferenza internazionale, si poteva immaginare
nulla di pi iniquo del suo rifiuto di render loro giustizia? Che essa
prendesse le necessarie precauzioni per la salvaguardia del buon
ordine finanziario del mondo, era cosa pi che comprensibile; ma
perch voler negare i diritti dello scopritore della meteora? Se lo
scopritore non lo avesse segnalato all'attenzione di tutti, il bolide non
sarebbe forse rimasto ignorato? e se doveva cadere, la sua caduta
sarebbe stata forse prevista?
Quello scopritore son io! esclamava con forza il signor
Forsyth.
Son io! esclamava da parte sua il dottor Hudelson, con non
meno forza.
Certamente! approvavano nuovamente i pochi fedeli.
Per consolante che fosse la loro approvazione per i due astronomi,
essa non poteva sostituire le grida entusiastiche della folla. E poich
non era materialmente possibile convincere ad uno ad uno tutti i
passanti, dovevano per forza accontentarsi del modesto incenso di
pochissimi ammiratori.
Ma le amarezze non avevano diminuito la loro caparbiet, al
contrario. Pi i loro diritti sul bolide erano contestati, pi essi
s'incaponivano a rivendicarli; meno le loro pretese erano prese sul
serio, pi entrambi si ostinavano a dichiararsi unici proprietari del
bolide.
In un tale stato d'animo, una riconciliazione sarebbe stata
impossibile: nessuno quindi nemmeno ci pensava. Di conseguenza
ogni giorno che passava sembrava separare sempre pi i due afflitti
fidanzati.
I signori Forsyth e Hudelson annunciavano ad alta voce la loro
intenzione di protestare fino all'ultimo respiro contro la spoliazione
di cui si consideravano vittime e di ricorrere fino ai pi alti gradi
della giurisdizione. Che stupendo spettacolo si sarebbe avuto! Il
signor Forsyth da una parte, il dottor Hudelson dall'altra e, contro di
essi, il resto del mondo. Sarebbe stato un processo grandioso! se
tuttavia fosse stato possibile trovare il tribunale competente.
Nell'attesa, i due amici di un tempo, diventati avversari carichi
d'odio, non uscivano pi di casa. Superbi e solitari, trascorrevano i
giorni sulla piattaforma delle loro torri, da dove potevano sorvegliare
la meteora per colpa della quale avevano smarrito il buon senso e
assicurarsi pi volte al giorno che essa continuasse a tracciare la sua
curva luminosa nelle profondit del firmamento. Scendevano di rado
dalla propria torre, ove, se non altro, erano al riparo dai loro parenti
prossimi, la cui dichiarata ostilit aggiungeva amarezza alle
amarezze delle quali si erano gi abbeverati.
I ricordi d'infanzia avevano impedito a Francis Gordon di lasciare
la casa di Elisabeth Street, ma egli non rivolgeva pi parola allo zio.
Si faceva colazione e si cenava in silenzio. Persino Mitz non apriva
bocca e non dava pi sfogo alla sua gustosa eloquenza; la casa perci
era diventata triste e silenziosa come un chiostro.
In casa del dottor Hudelson, i rapporti familiari non erano pi
piacevoli. Loo teneva spietatamente il broncio, nonostante le occhiate
supplichevoli del padre; J enny piangeva inesauribili lagrime,
nonostante le materne esortazioni; la signora Hudelson si limitava a
sospirare, in attesa che il tempo ponesse rimedio a una situazione in
cui il ridicolo gareggiava con l'esecrabile.
La signora Hudelson aveva ragione nel confidare nel tempo;
bisogna per dire che questa volta il tempo sembrava non avere
troppa fretta di cambiare in meglio la situazione di quelle sconsolate
famiglie. Il signor Forsyth e il dottor Hudelson non erano insensibili
al biasimo che li circondava, biasimo che per non provocava in loro
un dispiacere paragonabile a quello di altre circostanze. La loro idea
fissa li corazzava di indifferenza contro qualsiasi altra emozione che
non avesse per oggetto il loro bolide. Al bolide andavano l'amore del
loro cuore, i pensieri del loro cervello e ogni aspirazione del loro
animo!
Con quale premura leggevano gli articoli quotidiani di Lowenthal
e i resoconti delle sedute della Conferenza internazionale! Quelli
erano i loro comuni nemici e contro di essi erano finalmente uniti
dallo stesso, identico odio.
Vivissima era stata perci la loro soddisfazione nell'apprendere a
quali difficolt erano andate incontro le riunioni preparatorie; furono
ancora pi soddisfatti quando appresero con quale lentezza e per
quali vie tortuose la Conferenza, definitivamente costituita, si
avviava verso un accordo che sarebbe rimasto incerto e problematico.
Per adoperare un'espressione del linguaggio comune, c'erano
difficolt a Washington.
A partire dalla seconda seduta, la Conferenza aveva dato
l'impressione che non avrebbe condotto a buon fine i suoi lavori
senza intoppi. Nonostante lo studio approfondito fatto dalle sotto-
commissioni, l'intesa parve, sin dagli inizi, difficile da realizzare.
La prima proposta avanzata fu quella di lasciare la propriet del
bolide al paese in cui sarebbe caduto. Era come ridurre la questione a
una specie di lotteria con un solo premio; e che premio!
La proposta, fatta dalla Russia e appoggiata dall'Inghilterra e dalla
Cina stati in possesso di vastissimi territori suscit ci che in
linguaggio parlamentare si chiama vivace agitazione. Molto indecisi
gli altri stati. Si sospese la seduta. Vi furono conciliaboli e intrighi di
corridoio Alla fine, allo scopo di rimandare un'imbarazzante
votazione, la Svizzera present una mozione di aggiornamento che
raccolse la maggioranza dei suffragi.
Si sarebbe tornato a discutere quella soluzione soltanto nel caso in
cui non si fosse raggiunta un'intesa su un'equa ripartizione.
Ma mai possibile, in una simile materia, avere la nozione di ci
che giusto e di ci che non lo ? Il problema molto delicato.
Senza che una precisa opinione a tale riguardo riuscisse ad emergere
dalla discussione, la Conferenza si riun inutilmente molte volte;
alcune sedute furono cos tumultuose che il signor Harwey si mise il
cappello e abbandon la poltrona presidenziale.
Se quel gesto era bastato in quella occasione a placare
l'effervescenza dell'assemblea, sarebbe stato sempre cos? A
giudicare dall'animosit e dalla violenza delle espressioni, era lecito
dubitarne. A dire il vero, l'agitazione che regnava nell'assemblea era
tale da lasciar prevedere che, un giorno o l'altro, sarebbe stato
necessario fare intervenire le forze armate, con grave pregiudizio per
la maest degli stati sovrani rappresentati alla Conferenza.
Un tale scandalo era nella logica delle cose; non c'era motivo
perch l'agitazione si calmasse. Era probabile invece che crescesse di
giorno in giorno, poich di giorno in giorno, secondo gli articoli
quotidiani di Lowenthal, la caduta del bolide appariva sempre pi
probabile.
Dopo una decina di emozionanti comunicati che rivelavano la
stupefacente sarabanda della meteora e la disperazione
dell'astronomo, questi sembrava essersi ripreso. Nella notte dall'11 al
12 giugno aveva ritrovato di colpo la pace dell'anima: la meteora
aveva cessato le sue fantasiose peregrinazioni ed era nuovamente
sollecitata da una forza regolare e costante che, pur essendo ignota,
non era per contraria alla ragione. Da quell'istante, Lowenthal era
tornato alla serenit, appannaggio del matematico, riservandosi di
ricercare in un altro momento perch mai quel corpo celeste fosse,
durante dieci giorni, come impazzito.
Il mondo aveva subito appreso da lui che il bolide era rientrato
nella normalit; da quel giorno, le sue note quotidiane avevano
segnalato una lenta perturbazione della meteora, la cui orbita aveva
ricominciato a inclinarsi verso nord-est-sud-ovest, mentre la sua
distanza dalla terra tornava a diminuire con una gradualit di cui
Lowenthal non era riuscito a determinare la legge. Le probabilit
della sua caduta si facevano dunque sempre pi numerose; se non era
ancora una certezza, vi si avvicinava un po' di pi ogni giorno.
Non era questo un motivo perch la Conferenza portasse presto a
termine i suoi lavori?
Nelle note che apparvero dal 5 al 14 luglio, il dotto direttore
dell'osservatorio di Boston sembr nei suoi pronostici ancora pi
audace: annunci contemporaneamente, con parole sempre meno
velate, che una nuova notevole modifica era sopraggiunta nel
cammino del bolide e che ben presto la gente sarebbe stata informata
delle conseguenze che se ne dovevano dedurre.
Proprio il 14 luglio la Conferenza si cacci in un vicolo cieco.
Poich tutte le combinazioni esaminate erano state successivamente
respinte, ora mancava la materia di discussione. I delegati si
guardavano imbarazzati. Da quale parte ricominciare a discutere una
questione gi esaminata senza risultato sotto tutti gli aspetti?
Sin dalle prime sedute era stata respinta la proposta di dividere i
miliardi fra tutti gli stati, in proporzione alla superficie del loro
territorio: e pertanto, se questa combinazione rispettava l'equit che
si diceva di ricercare, le nazioni a vasta superficie avendo maggiori
necessit delle altre, accettando tale divisione, sacrificavano le loro
pi numerose probabilit, e perci meritavano un compenso. Ma ci
non aveva impedito che la proposta fosse respinta a causa
dell'opposizione dei paesi densamente popolati; i quali proposero, per
contro, di eseguire la ripartizione non in proporzione al numero di
chilometri quadrati del territorio, ma in proporzione al numero degli
abitanti. Anche tale proposta, che non mancava di equit, perch
conforme al principio d'eguaglianza dei diritti dell'uomo, fu respinta
da Russia, Brasile, Argentina e parecchi altri grandissimi paesi
scarsamente popolati. Il presidente Harvey, partigiano convinto della
dottrina di Monroe, non pot fare a meno di schierarsi dalla parte
delle due repubbliche americane e la sua autorit decise del voto.
Venti astensioni e diciannove voti contrari bocciarono la proposta.
Governi dalle finanze dissestate, che sar meglio non specificare,
suggerirono allora che sarebbe stato equo dividere l'oro caduto dal
cielo in modo che la sorte di tutti gli abitanti del pianeta fosse il pi
possibile equilibrata. Si obiett subito che questo sistema, con le sue
prospettive socialiste, avrebbe premiato l'ozio e condotto a una
suddivisione cos complicata da farla ritenere praticamente
irrealizzabile. Questo non imped ad altri oratori di voler complicare
le cose sostenendo, per mezzo di emendamenti, che bisognava tener
conto di tre fattori: superficie, popolazione e ricchezza, attribuendo a
ciascuno di essi un coefficiente conforme a giustizia.
Giustizia! Quella parola era sulla bocca di tutti, ma non
certamente in fondo ai loro cuori: ecco perch, forse sperando dal
tempo una soluzione pi vantaggiosa, quelle proposte furono respinte
come le precedenti.
L'ultima votazione ebbe luogo il 14 luglio e fu allora che i delegati
si guardarono con imbarazzo. Si trovavano di fronte al nulla.
Russia e Cina ritennero che fosse venuto il momento di riesumare
la proposta sepolta agli inizi sotto una mozione di aggiornamento,
mitigando per ci che essa aveva di rigoroso. I due stati proposero,
dunque, che la propriet dei miliardi celesti fosse attribuita alla
nazione il cui territorio fosse scelto dalla sorte, ma che quella nazione
dovesse versare agli altri paesi un'indennit calcolata in mille franchi
per cittadino.
A causa della stanchezza dell'assemblea, quella transazione
sarebbe stata forse votata la sera stessa, se non avesse incontrato
l'ostruzionismo della repubblica di Andorra, il cui rappresentante
diede inizio a un interminabile discorso, che forse durerebbe ancora
se il presidente, constatato che l'aula era vuota, non avesse deciso di
mettere fine alla seduta e di rimandare al giorno dopo il seguito della
discussione.
La repubblica di Andorra aveva manifestato la sua preferenza per
la ripartizione basata esclusivamente sul numero degli abitanti; per
tale motivo aveva creduto di fare atto di buona politica impedendo di
votare immediatamente la proposta fatta dalla Russia, ma si era
sbagliata di grosso. Se quella proposta le assicurava in ogni caso
apprezzabili vantaggi, essa ora correva il rischio di non prendere un
centesimo: spiacevole risultato, sul quale il signor Ramontcho, il
quale aveva perduto una bella occasione per stare zitto, non contava
certamente.
La mattina dopo stava per verificarsi un avvenimento di natura
tale da screditare i lavori della Conferenza e da comprometterne
definitivamente il successo. Se era stato possibile, allorch s'ignorava
il luogo in cui sarebbe caduto il bolide, discutere sulla ripartizione
del suo valore, era il caso di continuare a discuterne quando tale
ignoranza non esisteva pi? Non sarebbe stato di cattivo gusto
chiedere al vincitore di dividere il premio, dopo l'estrazione?
Una cosa era certa, comunque: non sarebbe stato pi possibile
procedere alla ripartizione in forma amichevole. Il paese favorito
dalla sorte non avrebbe mai acconsentito di buona voglia. Ormai il
signor de Schnack, delegato della Groenlandia, non avrebbe pi
partecipato ai lavori della Conferenza: il signor Lowenthal, nella sua
comunicazione quotidiana, attribuiva a lui i miliardi erranti.
Da una decina di giorni, scriveva il dotto direttore
dell'osservatorio di Boston, abbiamo parlato pi volte di un
importante cambiamento avvenuto nel cammino della meteora.
Torniamo oggi con maggiore precisione sull'argomento, perch il
tempo trascorso ci ha persuasi del carattere definitivo di questo
cambiamento, mentre il calcolo ci permette di determinarne le
conseguenze.
Il cambiamento consiste nel fatto che, dal 5 luglio, la forza che
sollecitava il bolide ha cessato di manifestarsi. A partire da tale
giorno non stata pi constatata la minima deviazione dall'orbita,
cos che il bolide si avvicinato alla terra nella stretta misura
impostagli dalle condizioni in cui si muove. Oggi esso ne dista una
cinquantina di chilometri.
Se la forza che agiva sul bolide fosse scomparsa alcuni giorni
prima, esso avrebbe potuto, a causa della forza centrifuga,
allontanarsi dal nostro pianeta quasi fino alla distanza primitiva.
Ormai non pi cos. La velocit della meteora, ridottasi in seguito
all'attraversamento degli strati pi densi dell'atmosfera, appena
sufficiente per mantenerla nella sua attuale traiettoria. Ci rimarrebbe
eternamente, se la causa alla quale dovuto il suo rallentamento, e
cio la resistenza dell'aria, fosse soppressa. Poich tale causa
permanente, si pu essere certi che il bolide cadr.
C' dell'altro. Poich la resistenza dell'aria un fenomeno noto e
perfettamente studiato, possibile tracciare sin d'ora la curva di
caduta della meteora. Fatte salve complicazioni inattese, delle quali i
fatti precedenti non ci permettono di respingere l'ipotesi, si pu
affermare sin d'ora ci che segue:
1 Il bolide cadr.
2 La caduta avverr il 19 agosto, tra le due e le undici del
mattino.
3 Avverr nel raggio di dieci chilometri intorno alla citt di
Upernivik, capitale della Groenlandia.
Se il banchiere Lecoeur avesse avuto la possibilit di conoscere la
comunicazione di Lowenthal, avrebbe avuto motivo di esserne
soddisfatto. Appena la notizia fu nota, infatti, si verific il crollo di
tutti i mercati finanziari e le azioni degli sfruttamenti auriferi del
Vecchio e del Nuovo Mondo perdettero i quattro quinti del loro
valore.

CAPITOLO XVI
NEL QUALE SI VEDONO MOLTI CURIOSI APPROFITTARE
DELL'OCCASIONE PER ANDARE IN GROENLANDIA AD ASSISTERE
ALLA CADUTA DELLA STRAORDINARIA METEORA
LA MATTINA del 27 luglio, una folla numerosa assisteva alla
partenza dello steamer Mozik, il quale stava per lasciare Charleston,
il grande porto della Carolina del Sud. I curiosi che desideravano
recarsi in Groenlandia erano moltissimi; a bordo di quella nave di
millecinquecento tonnellate, che non era stata la sola ad essere
noleggiata per tale destinazione, non c'era pi una sola cabina
disponibile. Altri piroscafi di varia nazionalit si preparavano a
risalire l'Atlantico fino allo stretto di Davis e al mare di Baffin, al di
l del circolo polare artico.
Ove si pensi all'agitazione che regnava negli animi, dopo la
clamorosa rivelazione fatta da J .B.K. Lowenthal, l'affluire di tanta
gente non deve sorprendere.
Il dotto astronomo non poteva essersi sbagliato. Dopo avere
rimproverato aspramente i signori Forsyth e Hudelson, non avrebbe
corso il rischio di esporsi a identiche contestazioni. In circostanze
cos eccezionali, parlare con leggerezza sarebbe stato imperdonabile
e avrebbe voluto dire esporsi alla pubblica indignazione.
Bisognava perci ritenere certe le sue conclusioni. Il bolide non
sarebbe caduto n nelle inospitali contrade polari n negli abissi
oceanici, dai quali sarebbe stato impossibile tirarlo fuori. Sarebbe
caduto sul suolo della Groenlandia, a preferenza di ogni altro stato
della terra.
La fortuna stava per favorire, dunque, quella vasta regione che un
tempo dipendeva dalla Danimarca, che le aveva generosamente
concesso l'indipendenza alcuni anni prima dell'apparizione della
meteora.
La regione immensa; di essa non si saprebbe dire neppure se si
tratta di un continente o di un'isola. Avrebbe potuto accadere che la
sfera d'oro cadesse molto lontano dal litorale, a centinaia di leghe
verso l'interno; le difficolt sarebbero state enormi, in tal caso, per
raggiungerla. inutile dire che quelle difficolt sarebbero state
superate, che si sarebbe sfidato il freddo artico e le tempeste di neve;
si sarebbe raggiunto persino il polo, se necessario, per correre dietro
a quelle migliaia di miliardi.
Era una fortuna, perci, che non si fosse costretti a compiere
imprese del genere e che il luogo della caduta fosse stato indicato con
tanta precisione. La Groenlandia accontentava tutti; nessuno
invidiava la gloria un po' troppo fredda dei Parry, dei Nansen
19
e di
altri navigatori delle latitudini iperboree.
Se il lettore avesse preso posto sul Mozik, tra centinaia di
passeggeri, tra i quali alcune donne, avrebbe notato cinque persone
che non gli sono sconosciute. La loro presenza, o quanto meno la
presenza di quattro di esse, non lo avrebbe sorpreso.
Una era il signor Forsyth, il quale, insieme con Omicron,
gironzolava lontano dalla torre di Elisabeth Street; un'altra era il
signor Hudelson, il quale aveva abbandonato il torrione di Moriss
Street.
Non appena avvedute compagnie di trasporto ebbero organizzato i
viaggi in Groenlandia, i due rivali non avevano esitato a prendere il
proprio biglietto di andata e ritorno. In caso di necessit, ciascuno di
essi avrebbe noleggiato una nave per andare a Upernivik. Non
avevano certamente l'intenzione di mettere le mani sul blocco d'oro
per portarselo a Whaston; intendevano per essere presenti al
momento della sua caduta.
Dopo tutto, entrato in possesso del bolide, il governo groenlandese
avrebbe potuto attribuir loro una parte di quei miliardi caduti dal
cielo!
Ovviamente, a bordo del Mozik, il signor Forsyth e il signor
Hudelson si erano ben guardati dallo scegliere cabine vicine. Nel

19
Sono qui ricordati due celebri esploratori: William Edward Parry (1790-1855),
esploratore inglese delle regioni artiche, e Fridtjof Nansen (1861-1930),
esploratore norvegese della Groenlandia e dei mari artici. (N.d.T.)
corso della navigazione, come a Whaston, non vi sarebbe stato tra i
due il minimo rapporto.
La signora Hudelson non si era opposta alla partenza del marito,
cos come la bisbetica Mitz non aveva cercato di dissuadere il
padrone dall'intraprendere il viaggio. Il dottore per si era visto fatto
oggetto di incalzanti sollecitazioni da parte della figlia maggiore e
aveva finito per acconsentire a condurla seco, a ci spinto dal dolore
che sapeva di averle arrecato con la sua ostinazione. J enny, dunque,
accompagnava il padre.
L'insistenza della giovane aveva uno scopo. Separata da Francis,
dopo le scenate che avevano provocato la rottura dei rapporti tra le
due famiglie, ella supponeva che il suo fidanzato avrebbe
accompagnato lo zio. In questo caso, sarebbe stata una felicit per i
due innamorati poter essere vicini, per non parlare delle occasioni
che certamente non sarebbero mancate durante il viaggio, di parlarsi
e di stare insieme.
I fatti le diedero ragione; Francis aveva deciso infatti di
accompagnare lo zio, anche perch durante l'assenza del dottore egli
non avrebbe voluto trasgredire i suoi ordini, presentandosi
all'abitazione di Moriss Street. Sarebbe stato meglio, dunque,
partecipare al viaggio, per mettersi in mezzo ai due avversari, in caso
di necessit, e per approfittare di qualsiasi circostanza che potesse
modificare quella spiacevole situazione. Forse la tensione esistente
tra i due avversari si sarebbe allentata da s, dopo la caduta del
bolide, sia che esso fosse diventato propriet della nazione
groenlandese, sia che fosse andato a perdersi nelle profondit
dell'oceano Artico. Lowenthal era un uomo, dopo tutto, e, come tale,
soggetto a sbagliare. La Groenlandia non forse posta tra due mari?
Sarebbe bastata una lieve deviazione, provocata da qualche
circostanza atmosferica, perch l'oggetto di tanta cupidigia sfuggisse
all'umana avidit.
Il personaggio che quella soluzione non avrebbe soddisfatto era il
signor Ewald de Schnack, delegato della Groenlandia presso la
Commissione internazionale, che era tra i passeggeri del Mozk. Il
suo paese sarebbe diventato lo stato pi ricco del mondo. Le
casseforti del governo non sarebbero state n abbastanza ampie n
abbastanza numerose per contenere quei trilioni. Felice nazione, ove
non sarebbero pi esistite tasse di alcun genere e dove sarebbe stata
soppressa l'indigenza! La saggezza della razza scandinava non
lasciava dubbi sul fatto che quella enorme massa d'oro sarebbe stata
immessa nel mercato con estrema prudenza; c'era motivo di sperare,
dunque, che il mercato monetario non avrebbe subito sconquassi in
seguito a quella pioggia di cui Giove inond la bella Danae,
20
se
bisogna credere ai racconti mitologici.
Il signor de Schnack sarebbe diventato l'eroe di bordo. Le
personalit dei signori Forsyth e Hudelson sparivano dinanzi a quella
del rappresentante della Groenlandia; i due rivali avevano dunque in
comune l'astio nutrito verso il rappresentante di uno stato che non
lasciava loro alcuna parte neppure una parte di vanit nella loro
immortale scoperta.
La traversata da Charleston alla capitale groenlandese si calcola in
circa tremila e trecento miglia, e cio in pi di seimila chilometri.
Essa sarebbe durata una quindicina di giorni, compreso lo scalo a
Boston, ove il Mozik si sarebbe provvisto di carbone. La nave
portava anche viveri per parecchi mesi, come le altre aventi la stessa
destinazione, poich in seguito all'affluenza dei curiosi a Upernivik
non sarebbe stato possibile assicurarne l'esistenza.
Il Mozik risal dapprima verso il nord, in vista della costa orientale
degli Stati Uniti, ma il giorno dopo la partenza, lasciatosi dietro il
capo Hatteras, estrema punta della Carolina del nord, mise la prua
pi al largo.
In luglio il cielo solitamente bello in quei paraggi dell'Atlantico;
finch il vento soffiava dall'ovest lo steamer, riparato dalla costa,
scivolava sul mare calmo. A volte per il vento veniva dal largo e
allora, purtroppo, rollio e beccheggio producevano i soliti effetti.
Se il signor de Schnack aveva uno stomaco da trilionario, non si
poteva dire la stessa cosa del signor Forsyth e del dottor Hudelson.
Era la prima volta che viaggiavano per mare e pagarono,
abbondantemente, il loro tributo al dio Nettuno; ma non rimpiansero
neppure per un istante di essersi lanciati in quell'avventura.

20
Madre di Perseo, uccisore di Medusa. (N.d.T.)
superfluo dire che quelle indisposizioni che li riducevano
all'impotenza erano messe a profitto dai due fidanzati, i quali non
soffrivano il mal di mare. Essi riguadagnavano perci il tempo
perduto, mentre padre e zio gemevano sotto i colpi disgustosi della
perfida Anfitrite.
21
Non si lasciavano che per prodigare le loro cure
ai due sofferenti; ma non era senza un po' di raffinata malizia che si
erano divisi il lavoro: mentre J enny offriva le sue consolazioni al
signor Forsyth, Francis spronava il vacillante coraggio del dottor
Hudelson.
Quando le ondate erano meno forti, J enny e Francis conducevano
fuori dalle loro cabine i due sventurati astronomi e li portavano sullo
spardeck, ove li facevano sedere su poltroncine di vimini, non molto
lontani l'uno dall'altro, avendo cura di ridurre un po' per volta quella
distanza.
Come state? chiedeva J enny, coprendo con la coperta le
gambe del signor Forsyth.
Sto male! sospirava il sofferente, senza rendersi conto della
persona che gli parlava.
Come state, signor Hudelson? chiedeva Francis
affabilmente, come se non fosse stato mai messo alla porta da lui,
appoggiando il capo del dottore sui cuscini.
I due rivali rimanevano alcune ore sullo spardeck, avendo appena
vaga coscienza della loro vicinanza. Per dar loro un po' di vita
bisognava che il signor de Schnack passasse loro accanto, solido
sulle gambe, sicuro di s come un gabbiere che si rida delle onde,
con il capo eretto dell'uomo che ha soltanto sogni d'oro e che vede
tutto in oro. Il barlume di un lampo passava allora negli occhi dei due
rivali ed essi trovavano la forza di borbottare tra i denti qualche
invettiva:
Ladro di bolidi! mormorava il signor Forsyth Predone di
meteore! mormorava il signor Hudelson.
Il signor de Schnack non vi badava; non mostrava neppure di
notare la loro presenza a bordo. Andava avanti e indietro
sprezzantemente, con l'indifferenza dell'uomo che sa di trovare nel

21
Mitologica figlia di Nereo e di Doride. Fu moglie di Poseidone e regina del
mare. (N.d.T.)
proprio paese pi denaro di quanto ne occorra per rimborsare cento
volte il debito pubblico del mondo intero.
La navigazione procedeva, intanto, in condizioni abbastanza
buone; ed era da credere che altre navi, partite dai porti della costa
orientale, risalissero al nord, dirigendosi verso lo stretto di Davis, e
che altre con la stessa destinazione attraversassero in quel momento
l'Atlantico.
Il Mozik pass al largo di New York senza fermarsi e, facendo
capo a nord-est, prosegu verso Boston. La mattina del 30 luglio fece
sosta dinanzi alla capitale dello stato del Massachusetts. Sarebbe
bastata una giornata per riempire le sue stive, perch rinnovare in
Groenlandia la provvista di combustibile non sarebbe stato
certamente possibile.
La traversata non era stata fin allora cattiva, ma la maggior parte
dei passeggeri aveva egualmente sofferto il mal di mare. Cinque o sei
passeggeri ritennero di averne avuto abbastanza e, rinunciando al
viaggio, sbarcarono a Boston. Tra costoro non c'erano certamente n
il signor Forsyth n il dottor Hudelson. Se a causa del beccheggio e
del rollio fossero giunti in punto di morte, avrebbero reso se non altro
il loro ultimo respiro dinanzi alla meteora, oggetto della loro
passione.
Lo sbarco di quei passeggeri lasci disponibili alcune cabine della
nave, delle quali non mancarono di approfittare altre persone
imbarcatesi a Boston.
Tra costoro si sarebbe potuto notare un gentleman di bell'aspetto,
presentatosi prestissimo per assicurarsi una cabina disponibile. Il
gentleman era il signor Seth Stanfort, sposo della signora Arcadia
Walker, sposata e divorziata, come sappiamo, dinanzi al giudice
Proth.
Dopo la separazione di pi di due mesi prima, il signor Stanfort
era tornato a Boston. Sempre posseduto dalla smania di viaggiare e
costretto a rinunciare ad andare in Giappone, in seguito al
comunicato di Lowenthal, aveva visitato le principali citt del
Canada: Quebec, Toronto, Montreal, Ottawa. Cercava forse di
dimenticare la moglie? Sembrava poco probabile. Gli sposi si erano
piaciuti prima e dispiaciuti poi. Il divorzio, non meno originale del
matrimonio, li aveva separati. Era detto tutto. Non si sarebbero pi
rivisti, senza dubbio; o, se si fossero rivisti, forse non si sarebbero
nemmeno riconosciuti.
Il signor Stanfort era appena giunto a Toronto, attuale capitale del
Dominio quando aveva preso conoscenza della straordinaria
comunicazione di Lowenthal. Anche se la caduta del bolide fosse
dovuta avvenire ad alcune migliaia di leghe lontano, nelle pi remote
regioni dell'Asia o dell'Africa, egli avrebbe fatto l'impossibile per
andarvi. Non gi che quel fenomeno meteorico lo interessasse
particolarmente, ma assistere a uno spettacolo che avrebbe avuto un
ristretto numero di spettatori, vedere ci che milioni di esseri umani
non avrebbero visto, tentava l'avventuroso gentleman che amava
molto i viaggi e al quale le grandi ricchezze permettevano i pi
fantastici spostamenti.
In questo caso, non si trattava di partire per gli antipodi; la scena
di quella magia astronomica era alla porta del Canada.
Il signor Stanfort prese dunque il primo treno in partenza per
Quebec e, di l, quello che andava a Boston, attraversando le pianure
del Dominio e della Nuova Inghilterra.
Quarantotto ore dopo l'imbarco del gentleman, il Mozik, senza
perdere di vista la terra, pass al largo di Portsmouth e poi di
Portland, a portata dei semafori, che forse erano in condizione di dare
notizie del bolide, ora visibile a occhio nudo quando il cielo era
sgombro.
I semafori rimasero muti; neppure quello di Halifax fu pi
loquace, quando lo steamer pass dinanzi al grande porto della
Nuova Scozia.
I viaggiatori dovettero deplorare che la baia di Fundy, tra la
Nuova Scozia e il Nuovo Brunswick, non offrisse alcuna via d'uscita
verso l'est o verso il nord, il che non li avrebbe costretti a sopportare
il violento mare lungo che accompagn la nave fino all'isola del
Capo Breton. Moltissimi stettero male, tra i quali si notarono
naturalmente, nonostante le cure di J enny e di Francis, il signor
Forsyth e il signor Hudelson.
Il comandante della nave ebbe piet dei passeggeri malconci, e
s'infil nel golfo di San Lorenzo per tornare in alto mare attraverso lo
stretto di Belle-Ile, al riparo del litorale di Terranova; poi cerc di
costeggiare la Groenlandia occidentale, attraversando lo stretto di
Davis in tutta la sua larghezza. E la navigazione fu pi tranquilla.
La mattina del 7 agosto fu segnalato il capo Confort. La terra
groenlandese finisce un po' pi a est, al capo Farewel, contro il quale
vanno a frangersi furiosamente le onde dell'Atlantico settentrionale,
come sanno troppo bene i coraggiosi pescatori del banco di
Terranova e d'Islanda.
Per fortuna, non si trattava di risalire la costa orientale della
Groenlandia, che risulta quasi inabbordabile e non offre alcun porto
di riparo, battuta com' dalle onde d'alto mare. Nello stretto di Davis,
invece, i ripari non mancano; sia in fondo ai fiordi, sia dietro le isole,
si pu facilmente trovare rifugio, e tranne quando soffiano
direttamente i venti meridionali, la navigazione si svolge in
condizioni favorevoli.
La traversata procedette, infatti, senza che i passeggeri avessero
da lagnarsene troppo.
La costa groenlandese, dal capo Farewel all'isola di Disko,
generalmente orlata da scogliere a picco di considerevole altezza che
ostacolano i venti provenienti dal largo. Persino nel periodo
invernale quel litorale il meno ostruito dai ghiacci che le correnti
del polo conducono dall'oceano Boreale.
In queste condizioni, il Mozik batt con la rapida elica le acque
della baia Gilbert, ove sost per qualche ora a Godthaab, dando la
possibilit al cuoco di bordo di procurarsi una grande quantit di
pesce fresco. Non dal mare, infatti, che i groenlandesi traggono il
loro principale nutrimento? Poi pass dinanzi ai porti di Holsteinborg
e di Christianshaab. Queste borgate, la seconda delle quali si cela in
fondo alla baia Disko, sono cos nascoste nelle loro muraglie di rocce
da non lasciarne sospettare l'esistenza. Esse costituiscono utili rifugi
per i numerosi pescatori che solcano lo stretto di Davis a caccia di
balene, narvali, trichechi e foche, portandosi a volte fino agli estremi
confini del mare di Baffin.
L'isola Disko, che lo steamer raggiunse sin dalle prime ore del 9
agosto, la pi importante di quelle che si sgranano come un rosario
lungo il litorale groenlandese; ha rupi basaltiche e un capoluogo
Godhaven che sorge sulla costa meridionale; le sue case non sono
in pietra, ma in legno, con travi appena squadrate e ricoperte da uno
spesso strato di catrame che le protegge dalla penetrazione dell'aria.
Francis Gordon e Seth Stanfort, unici passeggeri non magnetizzati
dalla meteora, furono sconcertati dalla vista di quella borgata
nerastra, alla quale dava spicco, qua e l, il colore rosso dei tetti e
delle finestre. Come era mai la vita in quel posto durante l'inverno?
Sarebbero rimasti stupiti se avessero appreso che essa era press'a
poco quella delle famiglie di Stoccolma o di Copenaghen. Alcune
case, sebbene poco ammobiliate, non sono sprovviste di comodit:
hanno salone, sala da pranzo e persino una biblioteca. L'alta
societ, se cos si pu dire, di origine danese, non digiuna di
lettere. L'autorit vi rappresentata da un delegato del governo che
risiede a Upernivik.
Dopo essersi lasciato dietro l'isola di Disko, il Mozik and a
gettare l'ancora nel porto di quella citt. Erano le sei della sera del 10
agosto.
CAPITOLO XVII
NEL QUALE IL MERAVIGLIOSO BOLIDE E UN PASSEGGERO DEL
MOZIK INCONTRANO RISPETTIVAMENTE, QUESTI UN
PASSEGGERO DELL'OREGON, E QUELLO IL GLOBO TERRESTRE
GROENLANDIA significa Terra Verde; ma a questo paese
ricoperto di neve sarebbe stato pi adatto il nome di Terra Bianca.
Dev'essere stato chiamato cos per un'ironica facezia del suo padrino,
un certo Erik il Rosso, marinaio del X secolo, il quale probabilmente
non era pi rosso di quanto la Groenlandia non sia verde. Dopo tutto,
lo scandinavo sperava forse in questo modo di indurre i suoi
compatrioti ad andare a colonizzare quella verde regione iperborea.
Non vi proprio riuscito; i coloni non si sono lasciati tentare da quel
nome allettante, e oggi, comprendendovi gli indigeni, la popolazione
groenlandese non oltrepassa i diecimila abitanti.
Se mai paese fu meno adatto per accogliere un bolide del valore di
quasi seimila miliardi, quello proprio la Groenlandia. Dei numerosi
passeggeri che la curiosit aveva condotto a Upernivik, pi d'uno
aveva dovuto fare tale riflessione. Non sarebbe stata la stessa cosa,
per il bolide, cadere alcune centinaia di leghe pi al sud, alla
superficie delle vaste pianure del Dominio oppure dell'Unione,
22
ove
sarebbe stato pi facile ritrovarlo? No, teatro di quello straordinario
avvenimento stava per essere una regione quanto mai impraticabile e
inospitale!
A dire il vero, non mancavano i precedenti a cui richiamarsi; non
erano gi caduti altri bolidi in Groenlandia? Nell'isola di Disko,
Nordenskiold non ha forse trovato tre blocchi di ferro, del peso di

22
La parola Dominio si riferisce al Canada, allora dominio inglese; la parola
Unione, agli Stati Uniti d'America. (N.d.T.)
ottanta tonnellate ciascuno, molto probabilmente meteoriti, che si
trovano attualmente nel museo di Stoccolma?
Per fortuna, se Lowenthal non si era sbagliato, il bolide sarebbe
caduto in una zona accessibilissima e in agosto, mese in cui la
temperatura sale al disopra dello zero. In tale periodo dell'anno, il
suolo pu giustificare, in qualche tratto, l'ironica denominazione di
terra verde data a quel pezzo del Nuovo Continente. Nei giardini
crescono qualche legume e alcune graminacee; nell'interno, invece, il
botanico non raccoglierebbe che muschi e licheni. Dopo il disgelo,
sul litorale si vedono alcuni pascoli che consentono di allevare un po'
di bestiame. Non si contano certamente a centinaia n i buoi n le
mucche, ma vi s'incontrano polli e capre di particolare resistenza, per
non parlare delle renne e della numerosa popolazione canina.
Dopo due o tre mesi di estate, l'inverno fa ritorno, con le sue notti
interminabili, i suoi aspri venti provenienti dalle regioni polari e le
sue paurose tormente. Sullo strato di ghiaccio che ricopre il suolo,
volteggia una specie di polvere grigia, detta polvere di ghiaccio,
quella cryokonite piena di piante microscopiche di cui Nordenskiold
raccolse i primi campioni.
Ma dal fatto che la meteora non dovesse cadere all'interno della
grande terra, non ne conseguiva che il possesso ne fosse assicurato
alla Groenlandia.
Upernivik non si trova soltanto in riva al mare, ma circondata da
ogni parte dal mare. un'isola in mezzo a un arcipelago di isolotti
sparsi lungo il litorale; e questa isola, che non ha neppure dieci leghe
di circonferenza, offriva un ristretto bersaglio al proiettile aereo. Se
non l'avesse raggiunta con matematica precisione, sarebbe passato
accanto alla meta e le acque del mare di Baffin si sarebbero richiuse
su di esso. Il mare profondo in quelle zone iperboree: la sonda ne
raggiunge il fondo a mille o duemila metri. Andate a pescare in
quell'abisso una massa del peso di quasi novecentomila tonnellate!
Tale eventualit non mancava di preoccupare vivamente il signor
de Schnack, il quale aveva ripetutamente confidato le sue
inquietudini a Seth Stanfort, con cui aveva stretto amicizia nel corso
della traversata. Ma contro tale pericolo non c'era nulla da fare:
bisognava aver fiducia nei calcoli del dotto Lowenthal.
L'accidente temuto dal signor de Schnack sarebbe stato
considerato, invece, da Francis e da J enny, come la pi auspicabile
soluzione per i loro problemi. Scomparso il bolide, le due persone
dalle quali dipendeva la loro felicit non avrebbero avuto pi nulla da
rivendicare, nemmeno l'onore di dargli il loro nome. E questo
sarebbe stato un gran passo sulla via dell'agognata riconciliazione.
fuor di dubbio che il modo di considerare le cose da parte dei
due giovani non fosse condiviso dai numerosi passeggeri del Mozik e
dalla decina di bastimenti di molte nazioni all'ancora dinanzi a
Upernivik. Costoro ci tenevano a vedere qualcosa, dal momento che
erano venuti proprio per questo.
Non sarebbe stata la notte, comunque, ad opporsi alla
realizzazione del loro desiderio. Durante ottanta giorni, dei quali
met prima e met dopo il solstizio d'estate, il sole non sorge e non
tramonta, a quella latitudine. Si nutrivano quindi grandi speranze di
vedere bene, al momento dell'apparizione della meteora, se,
conformemente alle affermazioni di Lowenthal, il destino l'avesse
condotta nei pressi del luogo.
Il giorno dopo l'arrivo, una folla composta di persone di ogni
genere si sparse tra le casette di legno di Upernivik, la pi importante
delle quali esponeva la bandiera bianca con croce rossa della
Groenlandia. Mai i groenlandesi e le groenlandesi avevano visto
tanta gente affluire alle loro rive lontane.
I groenlandesi della costa occidentale sono tipi piuttosto strani.
Piccoli di media statura, tarchiati, vigorosi, corti di gambe, mani e
caviglie sottili, carnagione bianco giallastra, viso largo e piatto, quasi
senza naso, occhi scuri e lievemente a mandorla, capelli neri e ruvidi
che ricadono loro sul viso, somigliano vagamente alle loro foche, con
la stessa espressione dolce e anche con lo stesso strato di grasso che
li protegge dal freddo. Gli abiti sono identici per i due sessi: stivali,
pantaloni, ama o cappuccio; ma le donne, graziose e ridenti quando
sono giovani, si rialzano i capelli a mo' di elmo, s'imbacuccano con
stoffe moderne e si adornano di nastri multicolori. La moda del
tatuaggio, che un tempo furoreggiava, scomparsa in seguito alla
propaganda dei missionari; ma la popolazione ha conservato la
passione per il canto e la danza, loro uniche distrazioni. Bevono
acqua, mangiano carne di foca e di cani commestibili, pesce e bacche
d'alga. Quella dei groenlandesi , dunque, una triste vita.
L'arrivo di tanti forestieri nell'isola caus grande sorpresa alle
poche centinaia di indigeni che vi abitano; quando poi ne appresero il
motivo, la loro sorpresa crebbe maggiormente. La gente non
ignorava il valore dell'oro, ma la cuccagna non era per loro. Se i
miliardi cadevano sulla loro terra, essi non sarebbero andati a
riempirsene le tasche, anche se le tasche non mancano negli abiti dei
groenlandesi, che a ragione non sono quelli dei polinesiani. Quei
miliardi sarebbero andati a inabissarsi nelle casse dello Stato, dalle
quali, come al solito, nessuno li avrebbe pi visti uscire. Non era
tuttavia il caso di disinteressarsi della faccenda: anche per i poveri
abitanti del paese forse ne sarebbe comunque venuto un po' di
benessere.
Ad ogni buon conto, era tempo che si giungesse alla conclusione
della faccenda.
Se altri steamer fossero giunti, il porto di Upernivik non avrebbe
potuto contenerli. D'altra parte, agosto veniva avanti, e non potevano
attardarsi a lungo sotto quella latitudine; settembre apre le porte
all'inverno, perch porta i ghiacci degli stretti e dei canali e comincia
a rendere impraticabile il mare di Baffin. Bisogna fuggire, bisogna
allontanarsi dalla zona; bisogna lasciarsi dietro il capo Farewel, per
non correre il rischio di rimanere imprigionati dai ghiacci per i sei o
sette mesi del rigido inverno dell'oceano Artico.
Nell'attesa, gli intrepidi passeggeri facevano lunghe passeggiate
attraverso l'isola; il suolo roccioso, quasi piatto, rialzato soltanto da
alcune tu-mescenze nella parte centrale, si prestava alle gite. Qua e l
si estende qualche pianura, ove, sopra un tappeto di musco e di erbe
pi gialle che verdi, s'innalzano arbusti che non diventeranno mai
alberi e alcune betulle intristite che ancora crescono oltre il 72
parallelo.
Il cielo era di solito nebbioso; spesso grosse nubi basse lo
attraversavano, spinte dai venti dell'est. La temperatura non superava
mai i dieci gradi sopra lo zero. I passeggeri erano felici, perci, di
ritrovare a bordo della propria nave le comodit che il villaggio non
poteva offrire e il cibo che non avrebbero potuto trovare n a
Godhaven n in altre stazioni del litorale.
Cinque giorni dopo l'arrivo del Mozik, la mattina del 16 agosto, fu
segnalato un altro bastimento al largo di Upernivik: uno steamer
scivolava tra isole e isolotti dell'arcipelago, per venire ad ancorarsi.
Al picco di mezzana sventolava la bandiera degli Stati Uniti.
Lo steamer conduceva certamente altri curiosi sulla scena del
grande avvenimento meteorologico; forse alcuni ritardatari che, del
resto, non sarebbero arrivati affatto in ritardo, considerato che il
globo d'oro continuava a gravitare nell'atmosfera.
Verso le undici del mattino, lo steamer Oregon lasciava cadere
l'ancora in mezzo alle altre navi e, subito, un canotto portava a terra
un passeggero che, indubbiamente, aveva pi premura dei compagni
di viaggio.
Si sparse subito la voce che era un astronomo dell'osservatorio di
Boston, un certo signor Wharf, che si rec presso il capo del
governo, il quale fece immediatamente avvertire il signor de Schnack
di recarsi alla casetta sul tetto della quale sventolava la bandiera
nazionale.
L'ansiet fu grande; il bolide stava forse per piantare in asso tutti e
filarsela all'inglese verso altre zone celesti, secondo il desiderio di
Francis Gordon?
Si fu presto tranquillizzati a tale riguardo: il calcolo aveva
condotto Lowenthal a conclusioni esatte; il signor Wharf aveva
intrapreso quel lungo viaggio unicamente per assistere alla caduta del
bolide, quale rappresentante del suo capo gerarchico.
Era il 16 agosto; fra tre giorni il bolide avrebbe riposato sulla terra
groenlandese.
A meno che non cada in mare! mormorava Francis, il quale
era il solo a formulare quella speranza.
Ma per sapere quale sarebbe stata la conclusione della faccenda,
occorreva aspettare ancora tre giorni. Tre giorni non sono molti, ma a
volte sono moltissimi, soprattutto in Groenlandia, ove sarebbe stato
pretendere troppo affermare che gli svaghi abbondino. Ci si
annoiava, quindi, e contagiosi sbadigli disarticolavano le mascelle
dei turisti inoperosi.
Il signor Seth Stanfort era certamente tra coloro ai quali il tempo
sembrava meno lungo. Globe-trotter
23
convinto, andava volentieri
dove c'era qualcosa di speciale da vedere; abituato com'era alla
solitudine, sapeva tenere compagnia a se stesso.
La fastidiosa monotonia di quegli ultimi giorni d'attesa sarebbe
stata interrotta, tuttavia, a suo esclusivo vantaggio, quasi a riprova
dell'immanente ingiustizia che regna nel mondo.
Il signor Stanfort passeggiava sulla spiaggia per assistere allo
sbarco dei passeggeri dell'Oregon, quando si ferm di colpo nel
vedere la dama che un'imbarcazione deponeva sulla sabbia.
Per un istante il signor Stanfort dubit dei propri occhi; si
avvicin alla dama e, con tono che manifestava sorpresa, ma non
dispiacere, disse:
La signora Arcadia Walker, se non sbaglio?
Il signor Stanfort! rispose la dama.
Non credevo di rivedervi su questa lontana isola!
Nemmeno io, signor Stanfort!
Come state?
Benissimo; e voi?
Benissimo.
E senza altre cerimonie, cominciarono a chiacchierare come
vecchie conoscenze che s'incontrano per caso.
Per prima cosa, la signora Walker chiese, indicando il cielo:
Non ancora caduto?
Non ancora, tranquillizzatevi; ma non tarder.
Sar presente, dunque! disse la dama con soddisfazione.
Come me! rispose il signor Stanfort.
Erano indubbiamente due persone molto distinte, due persone
della buona societ, per non dire due vecchi amici, che la curiosit
aveva condotto sulla spiaggia di Upernivik.
Dopo tutto, perch stupirne? Arcadia Walker non aveva
certamente trovato in Seth Stanfort il proprio ideale, ma forse
quell'ideale non esisteva, non avendolo ancora incontrato da nessuna
parte. Mai la scintilla, il romanzesco colpo di fulmine, era
sprizzata per lei; e, in mancanza di questa leggendaria scintilla,

23
Che ama girare il mondo. (N.d.T.)
nessuno si era impadronito del suo cuore per la riconoscenza dovuta
a qualche importante servizio. Dopo averne fatto leale esperienza, il
matrimonio non era risultato conveniente n per lei n per il signor
Stanfort: ma mentre ella nutriva molta simpatia per l'uomo che aveva
avuto la delicatezza di rinunciare ad esserle marito, questi conservava
per l'ex moglie il ricordo di una persona intelligente e originale,
apparsagli assolutamente perfetta dopo aver cessato di essere sua
moglie.
Si erano separati senza rimproveri e senza recriminazioni. Il
signor Stanfort aveva viaggiato e la signora Arcadia aveva fatto
altrettanto; ora il capriccio li aveva condotti su quell'isola. Perch
mai fingere di non conoscersi? C'era forse qualcosa di pi volgare del
considerarsi prigionieri di pregiudizi e di sciocche convenzioni?
Dopo quelle prime parole, il signor Stanfort si era posto a
disposizione di Arcadia Walker, la quale aveva accettato molto
volentieri i servizi dell'ex marito e avevano parlato soltanto del
fenomeno meteorologico e della sua imminente conclusione.
A mano a mano che il tempo passava, un crescente nervosismo
turbava i curiosi raccolti su quella spiaggia lontana; i principali
interessati soprattutto, tra i quali erano, oltre alla Groenlandia, il
signor Forsyth e il dottor Hudelson, i quali si ostinavano ad
attribuirsi tale qualit.
Purch cada sull'isola! pensavano questi ultimi.
E non vicino all'isola! pensava il capo del governo
groenlandese.
Ma non sul nostro capo! pensavano i pavidi.
Troppo vicino o troppo lontano, erano gli estremi pi inquietanti.
Il 16 e il 17 agosto trascorsero senza incidenti. Il tempo,
purtroppo, si faceva brutto e la temperatura cominciava ad abbassarsi
sensibilmente. Forse ci sarebbe stato un inverno precoce. Le
montagne del litorale erano gi coperte di neve; quando soffiava, il
vento era cos pungente da indurre i turisti a rifugiarsi nei saloni delle
navi. Non c'era possibilit di soggiornare a quelle latitudini;
soddisfatta la propria curiosit, i passeggeri delle navi avrebbero
ripreso volentieri la rotta che conduceva al sud.
Eccetto, forse, i due rivali, intestati a far valere ci che essi
chiamavano i loro diritti; i quali avrebbero voluto rimanere accanto al
tesoro. Ci si poteva aspettare qualsiasi cosa, da parte di quegli
arrabbiati; pensando alla sua cara J enny, Francis Gordon considerava
non senza angoscia l'eventualit di un lungo svernamento.
Nella notte dal 17 al 18 agosto, si scaten una vera e propria
tempesta sull'arcipelago. Venti ore prima, l'astronomo di Boston era
riuscito a osservare il bolide, la cui velocit si riduceva
continuamente. La violenza della tormenta era per tale da lasciar
credere che potesse portar lontano il bolide.
Nella giornata del 18 agosto non subentr alcun miglioramento; le
prime ore della sera furono cos inquietanti da turbare i capitani delle
navi in rada.
Tuttavia, verso la met della notte, la tempesta scem
notevolmente e i passeggeri ne approfittarono per farsi portare a
terra: il 19 agosto non era forse la data stabilita per la caduta del
bolide?
Era tempo: alle sette si ud un sordo tonfo, cos violento che tutta
l'isola ne trem.
Pochi minuti dopo, un indigeno si precipitava in casa del signor de
Schnack: recava la lieta novella
Il bolide era caduto sulla punta nord-ovest dell'isola.
CAPITOLO XVIII
IN CUI PER GIUNGERE AL BOLIDE, IL SIGNOR DE SCHNACK E I
NUMEROSI SUOI COMPLICI COMMETTONO DELITTI DI SCALATA E
DI EFFRAZIONE
Fu SUBITO una corsa generale.
Sparsasi in un baleno, la notizia mise in agitazione tutti; le navi
furono abbandonate dall'equipaggio e il torrente umano si precipit
nella direzione indicata dall'indigeno.
Se l'attenzione generale non fosse stata rivolta esclusivamente alla
meteora, si sarebbe potuto osservare in quel preciso istante un fatto
pressoch incomprensibile. Come se obbedisse a un misterioso
segnale, uno steamer alla fonda nella baia, la cui ciminiera vomitava
fumo sin dalle prime luci dell'alba, lev l'ancora e a grande velocit
mise la prua verso l'alto mare. Era una nave dalle forme snelle,
verosimilmente veloce: pochi minuti dopo era scomparsa dietro le
rupi.
Tale comportamento non poteva non sorprendere. Perch era
venuta a Upernivik? Non certo per lasciarla nel momento in cui c'era
qualcosa da vedere. Nella fretta generale, nessuno bad a quella
partenza, che tuttavia appariva singolare.
Andare a rotta di collo, tale era la preoccupazione della folla, nella
quale non mancavano donne e persino bambini; tutti procedevano in
disordine, urtandosi e spingendosi. Una persona per aveva
conservato la calma: da accanito globe-trotter che nulla avrebbe
potuto stupire, il signor Stanfort conservava, nell'agitazione generale,
il suo sdegnoso dilettantismo. Non si sa se per raffinata cortesia o per
altro sentimento, aveva persino voltato le spalle alla direzione seguita
dalla folla per andare incontro alla signora Walker e offrirle la sua
compagnia. Non era naturale, dopo tutto, che andassero insieme a
vedere il bolide, considerati i loro amichevoli rapporti?
Finalmente, caduto! disse la signora Walker per prima.
Finalmente! rispose il signor Stanfort.
Finalmente! aveva ripetuto e continuava a ripetere la folla,
dirigendosi verso la punta nord-ovest dell'isola.
Cinque persone erano riuscite tuttavia a precedere di qualche
passo le altre; la prima era il signor de Schnack, al quale anche i pi
impazienti avevano cortesemente ceduto il passo.
Nello spazio rimasto libero si erano insinuati i signori Forsyth e
Hudelson, che, accompagnati dai fedeli Francis e J enny, erano ora
alla testa del corteo. I due giovani, come a bordo del Mozik,
continuavano a invertire le loro parti: J enny dedicava le sue
attenzioni al signor Forsyth, e Francis si mostrava molto premuroso
verso il dottor Hudelson. La loro sollecitudine per la verit non era
sempre ben accolta, ma stavolta i due rivali erano cos turbati da non
accorgersi neppure l'uno dell'altro. A maggior motivo non potevano
notare la malizia dei due giovani, che camminavano a fianco a fianco
in mezzo a loro due.
Il delegato sar il primo a prendere possesso del bolide
borbott il signor Forsyth.
E a mettervi sopra le mani aggiunse il dottor Hudelson,
credendo di rispondere a Francis.
Ma ci non mi impedir di far valere i miei diritti! proclam
il signor Forsyth, rivolgendosi a J enny.
No, certo! approv il dottore, pensando ai suoi.
Con immensa soddisfazione della figlia dell'uno e del nipote
dell'altro, sembrava che i due avversari, dimenticando i rancori
personali, unissero il loro reciproco odio contro il comune nemico.
In seguito a un felice concorso di circostanze le condizioni
atmosferiche erano completamente mutate. Il vento si era voltato al
sud e la tormenta era cessata. Il sole si alzava ormai di appena
qualche grado sull'orizzonte, ma se non altro brillava attraverso le
ultime nubi che i suoi raggi attenuavano. Pioggia e raffiche erano
cessate; il cielo si era schiarito e la temperatura oscillava tra gli 8 e i
9 gradi sopra lo zero.
Tra la stazione e la punta c'era una buona lega, che bisognava
percorrere a piedi. Non era certamente Upernivik che avrebbe potuto
fornire un veicolo; del resto, si camminava agevolmente sul terreno
abbastanza pianeggiante ma la cui natura rocciosa si accentuava
notevolmente al centro dell'isola e sul litorale, dove si ergevano delle
alte scogliere.
Era oltre quelle scogliere che il bolide era caduto; dalla stazione
non era possibile vederlo.
L'indigeno che aveva recato la buona novella faceva da guida. Lo
seguivano da presso il signor de Schnack, i signori Forsyth e
Hudelson, J enny e Francis, seguiti a loro volta da Omicron,
dall'astronomo di Boston e dai turisti.
Il signor Stanfort camminava un po' indietro accanto alla signora
Walker. Entrambi erano a conoscenza della ormai leggendaria rottura
tra le due famiglie e le confidenze di Francis, con il quale durante la
traversata il signor Stanfort aveva avuto cordiali rapporti, avevano
messo quest'ultimo al corrente delle conseguenze di questa rottura.
La cosa si aggiuster aveva pronosticato la signora Walker,
quando ne fu informata.
da sperarlo! approv il signor Stanfort.
Non dubitatene! disse la signora Arcadia. E in seguito le
cose andranno meglio. Vedete, signor Stanfort, difficolt e
inquietudini non guastano, prima del matrimonio; le unioni concluse
con troppa facilit corrono il rischio di disfarsi con eguale facilit.
Non credete, signor Stanfort?
La penso come voi; ne prova ci che capitato alla nostra. In
cinque minuti a cavallo il tempo di allentare le briglie
Per allentarle di nuovo sei settimane dopo ma a noi stessi,
stavolta, reciprocamente! lo interruppe sorridendo la signora
Arcadia. Ebbene, Francis Gordon e J enny Hudelson, per il solo
fatto di non sposarsi a cavallo, avranno maggiori probabilit di
raggiungere la felicit.
Superfluo dire che, tra la folla di curiosi, il signor Stanfort e la
signora Walker dovevano essere i soli, se si eccettuano i due
fidanzati, a non preoccuparsi in quel momento della meteora, a non
parlarne, e a filosofare, come avrebbe fatto probabilmente il signor
Proth, del quale, le poche parole allora dette avevano evocato ai loro
occhi il viso bonario.
Procedevano di buon passo su un altopiano cosparso di magri
arbusti, dai quali volavano via molti uccelli pi spaventati di quanto
non lo fossero mai stati nei dintorni di Upernivik. In una mezz'ora
furono percorsi tre quarti di lega; mancavano ancora un migliaio di
metri per raggiungere il bolide, nascosto agli sguardi da una rupe.
Era l che lo avrebbero trovato, secondo la guida groenlandese, che
non poteva certamente sbagliarsi: stava lavorando la terra, quando
aveva visto la luce sfolgorante della meteora e ne aveva sentito
l'impatto della caduta, come molti altri anche se pi lontani.
Una circostanza, paradossale in quella regione, obblig i turisti a
fermarsi un istante: faceva caldo. Per incredibile che la cosa potesse
apparire, si asciugavano la fronte, come se si trovassero a una
latitudine pi temperata. Era stata forse la rapida marcia a infliggere
a quei curiosi un inizio di liquefazione? Essa vi contribuiva
certamente, ma la temperatura dell'aria tendeva incontestabilmente a
risalire. In quel luogo, in prossimit della punta nord-ovest dell'isola,
il termometro avrebbe indubbiamente segnato alcuni gradi di
differenza con la stazione di Upernivik. Sembrava persino che il
calore aumentasse man mano che ci si avvicinava alla meta.
La caduta del bolide avrebbe forse modificato il clima
dell'arcipelago? chiese il signor Stanfort, ridendo.
Sarebbe una bella fortuna per i groenlandesi! rispose la
signora Arcadia scherzosamente.
probabile che il blocco d'oro, surriscaldatosi nell'attraversare
l'atmosfera, sia ancora allo stato incandescente spieg l'astronomo
di Boston e che il suo calore giunga fin qui.
Magnifico! esclam il signor Stanfort. Dovremo forse
attendere che si raffreddi?
Si sarebbe raffreddato pi presto se fosse caduto fuori
dell'isola, invece di cadervi sopra disse tra s Francis Gordon,
tornando alla sua opinione favorita.
Aveva caldo anche lui, ma non era il solo. Il signor de Schnack e
il signor Wharf sudavano come lui, e cos gli altri, per non dire dei
groenlandesi che non erano mai stati cos bene.
Dopo una breve sosta, ci si rimise in cammino; ancora
cinquecento metri e alla svolta della rupe la meteora sarebbe apparsa
in tutto il suo splendore.
Dopo duecento passi, il signor de Schnack dovette per fermarsi
nuovamente; dietro di lui si fermarono i signori Forsyth e Hudelson e
poi la folla, costretta a fare altrettanto. Non era il caldo a costringerli
a un'altra sosta, ma un ostacolo assolutamente inatteso e
imprevedibile in un simile paese.
Uno sbarramento fatto da tre linee di fil di ferro sorrette da dei
piuoli si piegava con una curva continua da destra a sinistra sul
litorale, impedendo il passaggio da ogni parte. Altri piuoli pi alti
sostenevano, di tratto in tratto, cartelli sui quali, in inglese, in
francese e in danese, erano ripetute le stesse parole. Il signor de
Schnack, che aveva proprio dinanzi a s uno di quei cartelli, vi lesse
con stupore: Propriet privata. Proibito entrare.
Una propriet privata in quei lontani paraggi era davvero una cosa
insolita! Villeggiare sulle coste assolate del Mediterraneo o su quelle
pi nebbiose dell'oceano comprensibile: ma non sulle rive
dell'oceano glaciale! Che poteva farsene il suo originale proprietario
di quel terreno arido e roccioso?
In ogni caso, la faccenda non riguardava il signor de Schnack.
Assurda o meno, una propriet privata gli sbarrava il cammino;
quell'ostacolo, soprattutto morale, aveva frenato di colpo il suo
slancio. Un delegato ufficiale non pu non rispettare i principi sui
quali poggiano le societ civili, e l'inviolabilit del domicilio privato
un assioma universalmente proclamato.
Il proprietario del resto aveva avuto cura di ricordarlo a tutti
coloro che avessero avuto la tentazione di dimenticarlo. Proibito
entrare ripetevano chiaramente in tre lingue quei cartelli.
Il signor de Schnack non sapeva che cosa fare. Rimanere l gli
sembrava una crudelt. D'altra parte, poteva violare la propriet
altrui, con disprezzo di ogni legge divina e umana?
Dei mormorii di minuto in minuto sempre pi alti partiti dalla
coda in pochi istanti raggiunsero la testa della colonna. Le ultime
file, ignorando le cause della sosta, manifestavano con forza la loro
impazienza. Messi al corrente dell'incidente, non si ritennero
soddisfatti; e allo scontento che continuava a crescere e a diffondersi
segu in breve un chiasso indiavolato, nel quale tutti parlavano a un
tempo.
Sarebbero dunque rimasti li sino alla fine dei secoli? Dopo aver
percorso migliaia di miglia per giungere in quell'isola, si sarebbero
lasciati fermare stupidamente da un miserabile fil di ferro? Il
proprietario del terreno non poteva avere l'assurda pretesa di essere
padrone anche della meteora. Non aveva alcun diritto di impedire
alla gente di passare. E se persisteva nel suo rifiuto bastava
semplicemente ricorrere alla forza.
Il signor de Schnack fu scosso da quella valanga di argomenti? Il
fatto che i suoi principi vacillarono. Dinanzi a lui, chiusa da un
semplice filo di spago, c'era una porticina. Con l'aiuto di un
temperino, egli tagli lo spago e, senza pensare che l'effrazione
faceva di lui un volgare malfattore, penetr sul territorio proibito.
Alcuni attraverso la porticina, altri scavalcando il filo di ferro, il
resto della folla vi si rivers dietro di lui. In pochi istanti, oltre
tremila persone invasero la propriet privata: erano agitati e
rumorosi e commentavano vivacemente l'inatteso incidente.
Ma il silenzio si ristabil di colpo, come per incanto.
A cento metri dalla porticina, una piccola capanna di legno, fin
allora nascosta da una piega del terreno, era apparsa all'improvviso:
dalla soglia della porta, uno stranissimo personaggio gridava agli
invasori, in francese, con voce aspra:
Voi, laggi! non fate complimenti; fate come se foste a casa
vostra!
Il signor de Schnack capiva il francese; si ferm quindi di colpo e,
dietro di lui, si fermarono anche i turisti, che, con identico
movimento, voltarono contemporaneamente le loro tremila facce
incuriosite verso l'insolito individuo che li interpellava.

CAPITOLO XIX
NEL QUALE ZEFFIRINO XIRDAL PROVA UNA CRESCENTE
AVVERSIONE PER IL BOLIDE E CI CHE NE SEGUE
SE FOSSE stato solo, Zeffirino Xirdal sarebbe mai giunto senza
inciampi a destinazione? Forse, perch tutto pu capitare; ma sarebbe
stato pi prudente scommettere per il no.
Comunque sia, scommesse non ce n'erano state perch la sua
buona stella lo aveva messo sotto la tutela di un Mentore il cui spirito
pratico neutralizzava l'eccesso di fantasia di quello strano tipo.
Zeffirino ignor, dunque, le complicate difficolt del viaggio, che il
signor Robert Lecoeur era riuscito a rendere semplici come una
passeggiata nei dintorni.
Condotti in poche ore di direttissimo a Le Havre, i due viaggiatori
furono accolti premurosamente a bordo di un magnifico steamer, il
quale lev subito gli ormeggi e prese il largo senza attendere altri
passeggeri.
L'Atlantic non era un piroscafo ma uno yacht di circa seicento
tonnellate, noleggiato dal signor Lecoeur e a sua esclusiva
disposizione. Per l'importanza degli interessi in giuoco, il banchiere
aveva ritenuto opportuno avere tutto per s un mezzo che gli
consentisse di comunicare a suo piacimento con i paesi civili. E
poich gli enormi utili realizzati attraverso la speculazione sulle
miniere aurifere gli permettevano lussi principeschi, egli si era
assicurato la disponibilit di quella nave, scelta in Inghilterra tra
cento altre.
LAtlantic, capriccio di un lord multimilionario, era stato costruito
per le grandi velocit. Di forma snella e affusolata, poteva, sotto
l'impulso dei quattromila cavalli delle sue macchine, raggiungere e
persino superare i venti nodi. La scelta del signor Lecoeur era stata
dettata proprio da quella particolarit che sarebbe stata di grande
vantaggio, in caso di necessit.
Zeffirino non si mostr per nulla sorpreso di avere una nave ai
suoi ordini. Forse, per la verit, non se ne rese neppure conto. Ad
ogni modo sal a bordo e si sistem nella propria cabina, senza dir
nulla.
La distanza tra Le Havre e Upernivik di circa ottocento leghe
marine, che l'Atlantic, volendo, avrebbe potuto percorrere in sei
giorni: ma il signor Lecoeur non aveva fretta e perci dedic alla
traversata una dozzina di giorni. Soltanto la sera del 18 luglio la nave
giunse dinanzi alla stazione di Upernivik.
Durante quei dodici giorni, si pu dire che Zeffirino non apr
bocca. Durante i pasti, che pigliavano necessariamente insieme, il
signor Lecoeur si sforz molte volte di avviare la conversazione sullo
scopo del loro viaggio: non riusc mai a ottenere risposta. Inutilmente
gli parlava della meteora; sembrava che il figlioccio non se ne
ricordasse neppure; nessun barlume d'intelligenza si accendeva nei
suoi occhi.
Xirdal guardava entro di s e cercava la soluzione di altri
problemi. Quali? Non lo diceva. Ma dovevano avere in qualche
modo il mare per oggetto, perch trascorreva i giorni a prua o a
poppa della nave guardando le onde. Non temerario supporre che
forse proseguiva mentalmente le sue ricerche sul fenomeno della
tensione superficiale, di cui precedentemente aveva accennato a un
gruppo di passanti, credendo di parlare con l'amico Leroux. Forse le
deduzioni fatte allora non furono estranee ad alcune di quelle
meravigliose invenzioni con le quali in seguito avrebbe stupito il
mondo.
Il giorno dopo l'arrivo a Upernivik, il signor Lecoeur, che gi
cominciava a disperare, volle tentare di risvegliare l'attenzione del
figlioccio mettendogli sotto gli occhi la macchina tratta fuori
dall'imballaggio. Non si era sbagliato: il mezzo fu efficacissimo. Nel
vedere la macchina, Zeffirino si scosse come se uscisse da un sogno
e gir intorno lo sguardo, in cui si scorgevano la fermezza e la
lucidit dei grandi giorni.
Dove siamo? chiese.
A Upernivik rispose il padrino.
E il mio terreno?
Vi andremo immediatamente.
Non era proprio cos. Fu necessario passare prima dal signor Biarn
Haldorsen, capo dell'Ispettorato del Nord, del quale si rintracci
facilmente l'abitazione perch sormontata dalla bandiera nazionale.
Scambiate le solite parole di cortesia, presero a trattare gli affari
importanti servendosi di un interprete, del quale il signor Lecoeur si
era prudentemente assicurato la collaborazione.
Si present subito una prima difficolt. Il signor Haldorsen non si
prov nemmeno a contestare gli atti di propriet che gli furono
esibiti, ma la loro interpretazione non risultava chiara. Secondo
quegli atti, regolarissimi e muniti di tutte le firme e di tutti i sigilli
ufficiali richiesti, il governo groenlandese, rappresentato dal suo
agente diplomatico di Copenaghen, cedeva al signor Zeffirino Xirdal
un terreno di nove chilometri quadrati, delimitato da quattro lati
eguali di tre chilometri ciascuno, orientati secondo i punti cardinali e
tagliati ad angolo retto a eguale distanza da un punto centrale posto a
72 53' 30" latitudine nord e a 55 35' 18" longitudine ovest; il tutto
al prezzo di cinquecento corone al chilometro quadrato, e cio a un
po' pi di seimila franchi.
Il signor Biarn Haldorsen non chiedeva di meglio che
accondiscendere, ma voleva sapere con esattezza dov'era situato il
punto centrale. Aveva gi sentito parlare di latitudine e di longitudine
e non ignorava che esistessero cose del genere, ma il suo sapere non
andava oltre. Che la latitudine fosse un animale o un vegetale e la
longitudine un minerale o un mobile di casa, per lui era del tutto
plausibile e si guardava bene dall'avere una qualsiasi preferenza.
Zeffirino Xirdal complet con poche parole le conoscenze
cosmografiche del capo dell'Ispettorato del Nord e ne rettific quelle
sbagliate. S'offerse poi di procedere da solo, con l'aiuto degli
strumenti dell'Atlantic, alle osservazioni e ai calcoli necessari. Il
capitano di una nave danese in rada avrebbe potuto, del resto,
controllarne i risultati, per tranquillizzare del tutto Sua Eccellenza
Biarn Haldorsen.
Cos fu deciso.
Zeffirino Xirdal termin in due giorni il suo lavoro, del quale il
capitano danese conferm la meticolosa esattezza, e a questo punto si
present la seconda difficolt.
Il punto della superficie terrestre determinato dalle coordinate
risultava posto in pieno mare, a duecentocinquanta metri circa a nord
dell'isola di Upernivik.
Sconvolto da quella scoperta, il signor Lecoeur proruppe in
veementi recriminazioni. Che fare? Sarebbero dunque venuti in
quelle sperdute contrade per vedere il bolide cadere stupidamente in
mare? Ma si aveva idea di simile leggerezza? Ma come aveva potuto
Zeffirino Xirdal - uno scienziato! commettere un errore cos
grossolano?
La spiegazione dell'errore era semplicissima: che la parola
Upernivik indicasse non soltanto un agglomerato di abitazioni, ma
anche un'isola, Zeffirino non lo sapeva, ecco tutto. Dopo aver
determinato dal punto di vista matematico il luogo di caduta del
bolide, si era fidato di una vecchia cartina tolta da un atlante
scolastico, cartina che tir fuori da una delle sue numerose tasche e
mise sotto gli occhi del banchiere. Quella cartina indicava che il
punto del globo determinato dalla latitudine e dalla longitudine sopra
indicate era vicino alla borgata di Upernivik, ma si dimenticava di
precisare che quella borgata, esageratamente segnata nell'entroterra,
era invece situata sulla riva del mare dell'isola omonima. Senza
indagare oltre, Zeffirino si era fidato di quella carta imprecisa.
Possa ci servire di lezione! Possano i lettori di questo racconto
dedicarsi allo studio della geografia e ricordare che Upernivik
un'isola! Ci potr essere loro utile, il giorno in cui dovranno andarvi
a raccogliere un bolide del valore di 5.788 miliardi!
Purtroppo, ci non serviva a nulla per quello che riguardava il
bolide di Whaston.
Se fosse stato possibile tracciare il terreno pi a sud, l'imbroglio
sarebbe risultato vantaggioso nel caso di una deviazione della
meteora. Poich Zeffirino aveva commesso l'imprudenza di
completare l'istruzione del signor Haldorsen e di accettare un
controllo divenuto imbarazzante, quel piccolo inganno non fu pi
realizzabile. Bisognava accettare la situazione qual era e prendere
possesso del terreno acquistato, anche se in parte esso era in fondo al
mare.
Il limite meridionale della seconda frazione, pi interessante
dell'altra, si trov portato, in ultima analisi, a 1.251 metri dalla riva
settentrionale di Upernivik, e poich la sua lunghezza in quel punto
superava di tre chilometri la larghezza dell'isola, ne risult che i
limiti orientale e occidentale avrebbero dovuto essere tracciati in
mare. In realt, Zeffirino ricevette dunque un po' pi di 272 ettari,
invece dei nove chilometri quadrati acquistati e pagati, la qualcosa
rese molto meno vantaggiosa l'operazione immobiliare. Era stato un
cattivo affare.
Dal particolare punto di vista riguardante la caduta del bolide, essa
era diventata pessima. Il punto stabilito con molto acume da
Zeffirino era in mare! Egli aveva certamente ammesso la possibilit
di una deviazione, dal momento che si era concesso 1.500 metri da
ogni parte intorno al punto; ma da quale parte l'eventuale deviazione
sarebbe avvenuta? Questo proprio non lo sapeva. Poteva accadere
che la meteora cadesse sul poco terreno rimasto in suo possesso, ma
anche il contrario non avrebbe avuto nulla di sorprendente. Ci
costituiva la grande perplessit del signor Lecoeur.
Che farai, ora? chiese al figlioccio. Zeffirino alz le braccia
al cielo: non lo sapeva.
Eppure bisogna fare qualcosa disse il padrino, irritato.
Bisogna che tu ci tiri fuori da questo impiccio!
Zeffirino riflett per qualche istante.
La prima cosa da fare disse alla fine quella di recingere
il terreno e di costruirvi una baracca ove sistemarci. Poi vedr.
Il signor Lecceur si mise all'opera. In otto giorni, i marinai
dell'Atlantic, aiutati da alcuni groenlandesi attratti dall'alta paga,
recinsero il terreno con del fil di ferro, le cui due estremit finivano
in mare, e costruirono una capanna di legno che fu sommariamente
arredata del necessario.
Il 26 luglio, tre settimane prima del giorno in cui doveva avvenire
la caduta del bolide, Zeffirino si mise al lavoro. Dopo aver osservato
ripetutamente la meteora nelle alte sfere dell'atmosfera, egli prese il
volo verso le alte zone delle matematiche. I nuovi calcoli
confermarono l'esattezza dei precedenti. Non era stato commesso
alcun errore, nessuna deviazione si era prodotta. Il bolide sarebbe
caduto esattamente nel punto previsto.
Cadr in mare, dunque concluse il signor Lecoeur, mal
dissimulando la sua rabbia.
In mare, evidentemente disse serenamente Zeffirino, il
quale, da matematico, provava grande soddisfazione nel constatare
l'esattezza dei suoi calcoli.
Quasi subito gli apparve, per, l'altra faccia del problema.
Diamine! disse mutando tono e guardando il padrino con
aria indecisa.
Il signor Lecoeur si costrinse alla calma.
Vediamo, Zeffirino disse con il tono bonario con cui si parla
ai bambini non resteremo con le mani in mano, immagino. stato
commesso un errore? Rimediamolo! Poich sei stato capace di
andare a cercare il bolide in pieno cielo, sar un giuoco da ragazzi
per te fargli subire una deviazione di qualche centinaio di metri.
Credete? rispose Zeffirino scotendo il capo. Quando
agivo sulla meteora, essa era a quattrocento chilometri. A quella
distanza l'attrazione terrestre si esercita in misura tale che la quantit
di energia, da me proiettata su una delle facce, era capace di
provocare un'apprezzabile rottura di equilibrio. Ora non pi cos. Il
bolide pi vicino a noi e l'attrazione terrestre lo sollecita con tale
forza che un po' pi o un po' meno, non cambier gran cosa. D'altra
parte, se la velocit in assoluto del bolide diminuita, la sua velocit
angolare molto cresciuta. Esso ora passa nella posizione pi
favorevole come un lampo e non c' tempo di svolgere un'azione
qualsiasi sulla sua superficie.
Dunque non puoi far nulla? insistette il signor Lecoeur
mordendosi le labbra per non esplodere.
Non ho detto questo rettific Zeffirino ma la cosa riesce
difficile. Si pu tentare, comunque.
Tent, infatti, e lo fece con tanta ostinazione che il 17 agosto
ritenne certo il successo del suo tentativo. Il bolide, definitivamente
deviato, sarebbe caduto sulla terraferma, a una cinquantina di metri
dalla riva, distanza sufficiente a evitare ogni pericolo.
Durante i giorni seguenti, la violenta tempesta che scosse le navi
nella rada di Upernivik spazz la superficie della terra e fece temere
a Zeffirino che la traiettoria del bolide fosse modificata da quel
furioso spostamento dell'aria.
La tempesta, com' noto, si plac nella notte dal 18 al 19, ma gli
abitanti della capanna non approfittarono della tregua concessa loro
dagli elementi. L'attesa del verificarsi dell'avvenimento non permise
loro di prendere un po' di riposo. Dopo aver assistito al tramonto del
sole, poco dopo le dieci e mezzo della sera, essi videro l'astro del
giorno tornare a levarsi meno di tre ore dopo, in un cielo totalmente
sgombro di nubi.
La caduta del bolide ebbe luogo esattamente nell'ora annunciata
da Zeffirino. Alle sei, cinquantasette minuti e trentacinque secondi,
una luce sfolgorante attravers lo spazio nella regione settentrionale,
quasi accecando il signor Lecoeur e Zeffirino che gi da un'ora
sorvegliavano l'orizzonte dalla soglia della capanna. Quasi nel
contempo si ud un rumore sordo e la terra fu scossa da un urto
formidabile. La meteora era caduta.
Quando Zeffirino e il signor Lecoeur ebbero ritrovato l'uso della
vista, per prima cosa videro il blocco d'oro a cinquecento metri da
loro.
Brucia! balbett il signor Lecoeur, in preda a forte
emozione.
S rispose Zeffirino, incapace di articolare altre parole.
Ritrovata a poco a poco la calma, cominciarono a rendersi conto di
ci che vedevano.
Il bolide era allo stato incandescente e la sua temperatura doveva
superare i mille gradi, e cio essere prossima al punto di fusione. Si
vedeva chiaramente che la sua composizione era di natura porosa,
cos come aveva giustamente detto l'osservatorio di Greenwich che
l'aveva paragonato a una spugna. Attraversandone la superficie, della
quale il raffreddamento oscurava la tinta, un'infinit di canali
permettevano allo sguardo di penetrare nell'interno, dove il metallo
appariva rosso vivo. Divisi, incrociati, ricurvi in mille meandri, quei
canali formavano un numero enorme di alveoli, dai quali l'aria
surriscaldata fuggiva fischiando.
Bench il bolide si fosse notevolmente schiacciato nella sua
caduta vertiginosa, la sua forma sferica era ancora evidente. La parte
superiore era ancora abbastanza arrotondata, mentre la base,
sconquassata e schiacciata, aderiva intimamente alle irregolarit del
suolo.
Ma scivoler in mare! esclam il signor Lecoeur, dopo
pochi istanti di contemplazione.
Il figlioccio non disse nulla.
Avevi detto che sarebbe caduto a cinquanta metri dalla riva!
Ne a dieci; bisogna tener conto del suo mezzo diametro.
Dieci non sono cinquanta.
Sar stato deviato dalla tempesta di vento.
Non dissero altro e rimasero a contemplare la sfera d'oro in
silenzio.
A dire il vero, il signor Lecoeur non aveva torto nel nutrire
qualche inquietudine. Il bolide era caduto a dieci metri sull'estrema
cresta della rupe, sul terreno inclinato che la congiungeva al resto
dell'isola. Poich il suo raggio era di cinquantacinque metri, come
l'osservatorio di Greenwich aveva giustamente predetto, esso si
trovava a strapiombo di quarantacinque metri sul vuoto. L'enorme
massa di metallo, resa molle dal calore e sospesa in aria, era per cos
dire scivolata lungo la rupe verticale e pendeva fino a poca distanza
dalla superficie del mare. L'altra parte, letteralmente impressa nella
roccia, tratteneva il tutto al disopra dell'oceano.
Poich non cadeva, era certamente in equilibrio; ma l'equilibrio
appariva instabile e lasciava capire che sarebbe bastato il minimo
impulso a far precipitare nell'abisso il favoloso tesoro. Lanciato sulla
china, nulla al mondo sarebbe stato capace di fermarlo: sarebbe
scivolato inesorabilmente nelle profondit sottomarine.
Motivo di pi per non perdere tempo, pens il signor Lecoeur,
riprendendo coscienza di s. Era una pazzia sprecare il proprio tempo
in una sciocca contemplazione, con grave danno per i propri
interessi.
Pass subito dietro la capanna e iss la bandiera francese in cima
a un'antenna abbastanza alta per essere scorta dalle navi all'ancora
davanti a Upernivik.
Sappiamo gi che quel segnale doveva essere visto e compreso.
L'Atlantic aveva subito preso il mare per raggiungere il pi vicino
posto telegrafico, dal quale avrebbe lanciato alla Banca Robert
Lecoeur, via Drouot, a Parigi, un telegramma redatto in linguaggio
chiaro: Bolide caduto. Vendete.
A Parigi qualcuno si sarebbe affrettato a eseguire l'ordine e ci
avrebbe significato un immenso guadagno per il signor Lecoeur, il
quale giocava a colpo sicuro. Non c'era il minimo dubbio che, non
appena nota la caduta del bolide, le azioni minerarie non subissero un
ultimo crollo. Il signor Lecoeur avrebbe allora riacquistato quelle
azioni a prezzi molto pi bassi. L'affare era buono, qualunque cosa
potesse accadere, e Lecoeur avrebbe certamente incassato un buon
numero di milioni.
Insensibile a quei volgari interessi, Zeffirino era rimasto assorto
nella sua contemplazione, quando un gran chiasso gli giunse
all'orecchio. Si volse e scorse la folla dei turisti che, con il signor de
Schnack alla loro testa, avevano osato penetrare nella sua propriet.
Era qualcosa di intollerabile! Xirdal aveva acquistato il terreno per
essere padrone in casa sua; non poteva perci ammettere tanta
disinvoltura. Ne fu indignato.
And in fretta incontro agli invasori, mentre il delegato della
Groenlandia gli risparmiava, da parte sua, met del cammino.
Che cosa succede, signore? disse Zeffirino. Perch siete
entrato in casa mia? Non avete letto i cartelli?
Scusatemi, signore rispose cortesemente il signor de
Schnack li abbiamo visti, ma abbiamo creduto che, a causa di
circostanze eccezionali, fosse possibile venir meno alle regole
generalmente ammesse.
Circostanze eccezionali? chiese Zeffirino con candore.
Quali? L'espressione del signor de Schnack espresse, a buon diritto,
qualche sorpresa.
Quali? ripet. Dovr essere io, signore, ad annunciarvi
che il bolide di Whaston caduto su quest'isola?
Lo so perfettamente dichiar Xirdal. Ma non c' nulla di
eccezionale in questo. La caduta di un bolide un fatto banalissimo.
Non quando d'oro.
D'oro o d'altro, un bolide sempre un bolide.
Non tale il parere di questi signori e di queste signore
rispose il signor de Schnack, indicando la folla dei turisti, la maggior
parte dei quali non capiva una sola parola di quel dialogo. Tutta
questa gente qui per assistere alla caduta del bolide di Whaston.
Convenite, signore, che sarebbe stato spiacevolissimo, dopo un
viaggio del genere, essere trattenuti da una barriera di fil di ferro.
vero convenne Xirdal, conciliante.
Le cose stavano mettendosi bene, quando il signor de Schnack
ebbe l'imprudenza di aggiungere:
Per ci che mi riguarda, io ancora meno potevo lasciarmi
fermare dalla vostra barriera che si opponeva al compimento della
missione ufficiale di cui sono investito.
Missione che consiste
Nel prendere possesso del bolide in nome della Groenlandia,
della quale sono qui il rappresentante.
Zeffirino ebbe un soprassalto.
Prendere possesso del bolide! esclam. Ma voi siete
matto, caro signore!
Non vedo perch rispose il signor de Schnack, piccato. Il
bolide caduto in territorio groenlandese; appartiene dunque allo
stato, dal momento che non appartiene ad alcuno.
Tante parole, tanti errori protest Zeffirino, con crescente
veemenza. Per prima cosa, il bolide non caduto sul territorio
della Groenlandia, ma sul mio, vendutomi dalla Groenlandia e da me
pagato in contanti. Il bolide, poi, appartiene gi a qualcuno: questo
qualcuno sono io!
Voi?
Io!
A qual titolo?
A tutti i titoli possibili e immaginabili, caro signore. Senza il
mio intervento, il bolide graviterebbe ancora nello spazio, dove, per
rappresentante che siate, vi sarebbe difficile andare a cercarlo. Come
potrebbe non esser mio, se in casa mia e son io che ve l'ho fatto
cadere?
Volete dire insistette il signor de Schnack.
Dico che sono stato io a farlo cadere. Del resto, ne ho
informato la Conferenza internazionale che si riunita, a quanto
pare, a Washington. Ritengo che il mio telegramma l'abbia indotta a
interrompere i suoi lavori.
Il signor de Schnack guardava il suo interlocutore con aria
dubbiosa: aveva da fare con un burlone o con un matto?
Facevo parte rispose della Conferenza internazionale e
posso dirvi che essa continuava le sue sedute, quando ho lasciato
Washington. D'altra parte, posso anche dirvi che non so nulla del
telegramma di cui parlate.
Il signor de Schnack era sincero; un po' duro d'orecchio, non
aveva udito una sola parola del dispaccio, letto, come uso in ogni
parlamento che si rispetti, in mezzo al chiasso infernale delle singole
conversazioni.
Non per questo io non l'ho spedito afferm Zeffirino,
cominciando a scaldarsi. Che sia arrivato o meno a destinazione, i
miei diritti rimangono.
I vostri diritti? rispose il signor de Schnack, irritato
dall'inattesa discussione. Osereste avanzare seriamente qualche
pretesa sul bolide?
Perch? Credete forse che la cosa mi metta in imbarazzo?
esclam Zeffirino, beffardo.
Un bolide che vale sei trilioni di franchi!
E poi? Anche se valesse trecentomila milioni di miliardi di
trilioni, ci non impedirebbe di appartenermi.
Appartenere a voi! uno scherzo Un uomo che possieda
da solo pi oro del resto del mondo! Non sarebbe tollerabile.
Non so se sia tollerabile o meno grid Zeffirino, seccato.
So una cosa: il bolide mio.
quello che vedremo! concluse il signor de Schnack,
seccamente. Per il momento, vorrete permetterci di proseguire il
nostro cammino.
E il delegato tocc lievemente la tesa del proprio cappello in
segno di saluto; poi, a un suo cenno, la guida si rimise in marcia. Il
signor de Schnack la segu e i tremila turisti seguirono lui.
Piantato sulle sue lunghe gambe, Zeffirino Xirdal guard passare
la folla che sembrava lo ignorasse. La sua indignazione era grande.
Tutta quella gente era entrata in casa sua senza il suo permesso e vi si
comportava come in un paese di conquista. Si osavano contestare i
suoi diritti, cosa che oltrepassava ogni limite!
Ma non c'era nulla da fare contro tanta gente. Ecco perch, quando
l'ultimo forestiero gli pass dinanzi, dovette battere in ritirata verso la
capanna. Ma se era vinto, non era per convinto; e strada facendo
diede libero sfogo alla sua rabbia.
E uno sconcio! ripeteva gesticolando come un semaforo.
Intanto la folla si affrettava dietro alla guida, che alla fine si ferm
all'inizio dell'estrema punta dell'isola: non era pi possibile andare
avanti.
Il signor de Schnack e il signor Wharf la raggiunsero e subito
dopo la raggiunsero anche i signori Forsyth e Hudelson, Francis e
J enny, Omicron, il signor Stanfort e la signora Walker. Seguiva la
folla dei curiosi che le navi in rada avevano riversato su quel litorale
del mare di Baffin.
Era proprio impossibile andare avanti; il calore, fattosi
insopportabile, non avrebbe permesso di fare un passo di pi.
Del resto, quel passo sarebbe stato inutile. A meno di quattrocento
metri appariva la sfera d'oro e tutti potevano contemplarla, come
avevano fatto, un'ora prima, Zeffirino e il signor Lecoeur. Ora non
irraggiava pi, come quando tracciava la sua orbita nello spazio, ma
tale era il suo splendore che gli occhi facevano fatica a sopportarlo.
Tutto sommato, inafferrabile quando solcava lo spazio, non lo era
meno anche ora che giaceva sulla terra.
In quel punto, il litorale si arrotondava in una specie di ripiano
roccioso, chiamato in lingua indigena unalek. Inclinato verso il largo,
il ripiano terminava in una rupe verticale, alta una trentina di metri al
disopra del livello del mare. Il bolide era caduto sull'orlo del ripiano;
alcuni metri pi a destra e sarebbe stato inghiottito dagli abissi sui
quali poggiava la rupe.
S non pot fare a meno di mormorare Francis Gordon
venti passi pi in l e sarebbe finito in fondo al mare!
Dal quale non sarebbe stato facile tirarlo fuori aggiunse la
signora Walker.
Il signor de Schnack non lo possiede ancora fece rilevare il
signor Stanfort. Ce ne vuole, prima che il governo groenlandese
possa farci dei soldi.
Era vero; ma un giorno o l'altro la cosa sarebbe stata possibile. Si
trattava di avere pazienza e di aspettare il raffreddamento del bolide:
con l'approssimarsi dell'inverno artico, l'attesa non sarebbe stata
lunga.
I signori Forsyth e Hudelson erano come ipnotizzati dalla vista di
quella massa d'oro che bruciava loro gli occhi. Avevano cercato
entrambi di andare avanti, ma avevano dovuto tornare indietro, cos
come l'impaziente Omicron per poco non rimaneva arrostito come un
roast-beef. Alla distanza di quattrocento metri, la temperatura
raggiungeva i cinquanta gradi centigradi e il calore rendeva l'aria
irrespirabile.
Dopo tutto qui sull'isola non in fondo al mare Il
mondo non lo ha perduto: nelle mani della felice Groenlandia!
Baster aspettare
Ecco ci che dicevano i curiosi, trattenuti dal soffocante calore
alla svolta della rupe.
Aspettare ma fino a quando? Quanto tempo avrebbe impiegato
il bolide a raffreddarsi? un mese? due mesi? Masse metalliche del
genere, a cos elevata temperatura, possono bruciare per molto
tempo. Ci stato constatato in altri meteoriti di volume
infinitamente pi piccolo.
Trascorsero tre ore senza che qualcuno pensasse di andarsene. La
gente voleva forse attendere che fosse possibile avvicinarsi al bolide?
Ma ci non sarebbe stato n per oggi n per domani. A meno di non
volersi accampare sul posto e di portarvi i viveri, bisognava fare
ritorno alle navi.
Signor Stanfort disse la signora Walker credete che
alcune ore basteranno perch quel blocco incandescente si raffreddi?
N alcune ore n alcuni giorni.
Io torno a bordo dell' Oregon, dunque, salvo a tornare qui pi
tardi.
Fate benissimo rispose il signor Stanfort. Far anch'io
come voi; andr a bordo del Mozik. L'ora del pranzo dev'essere gi
sonata.
Era la cosa pi saggia da fare, ma n Francis n J enny poterono
far adottare quella decisione dai signori Forsyth e Hudelson.
A poco a poco la folla and via e il signor de Schnack si decise,
per ultimo, a tornare alla stazione di Upernivik; i due maniaci si
ostinarono, per, a rimanere soli con la meteora.
Andiamo dunque, pap? chiese per la decima volta J enny,
alle due del pomeriggio.
Invece di rispondere, il dottor Hudelson avanz di una dozzina di
passi, ma fu costretto a retrocedere precipitosamente: era come
essersi avventurato dinanzi alla bocca di un forno. Il signor Forsyth,
che gli era corso dietro, dovette battere in ritirata non meno
sollecitamente.
Su, zio disse Francis a sua volta su, signor Hudelson,
bisogna tornare a bordo! Il bolide non se la dar certamente a gambe,
diamine! Divorarlo con gli occhi, non vi riempir lo stomaco!
Sforzi inutili: soltanto alla sera, stanchissimi per la fatica e la
mancanza di nutrimento, il signor Forsyth e il signor Hudelson si
rassegnarono a lasciare il posto, decisi a tornarvi il giorno dopo.
Vi tornarono infatti di buon'ora per incappare in una cinquantina
d'uomini armati forze groenlandesi che prestavano servizio
d'ordine intorno alla preziosa meteora.
Contro quali persone il governo prendeva quella precauzione?
Contro Zeffirino Xirdal? In tal caso, cinquanta uomini erano troppi,
anche perch il bolide si difendeva benissimo da solo. Il suo
insopportabile calore manteneva i pi audaci a rispettosa distanza;
era gi tanto se dal giorno precedente si era riusciti ad avvicinarsi di
un metro. Di questo passo, ci sarebbero voluti mesi e mesi perch il
signor de Schnack potesse prendere effettivo possesso del tesoro, in
nome della Groenlandia.
Ci non aveva importanza; il tesoro era sotto custodia. Quando si
tratta di cinquemila settecento ottantotto miliardi, non si mai troppo
prudenti.
Per desiderio del signor de Schnack, una nave era partita per
portare a conoscenza del mondo intero, per mezzo del telegrafo, la
buona novella. Nel giro di quarantotto ore la caduta del bolide
sarebbe stata nota a tutti. Ci non avrebbe ostacolato i piani del
signor Lecoeur? In alcun modo. La partenza dell'Atlantic risaliva a
ventiquattr'ore prima e la marcia dello yacht era notevolmente
superiore a quella della nave partita ora; il banchiere aveva quindi
trentasei ore di anticipo, sufficienti per condurre a buon fine la sua
speculazione finanziaria.
Se il governo groenlandese si era sentito tranquillo per la presenza
di cinquanta uomini armati, nel pomeriggio dello stesso giorno non
dovette esserlo pi tanto quando si rese conto che gli uomini che
sorvegliavano la meteora erano saliti a settanta.
Verso mezzogiorno, un incrociatore si era ancorato dinanzi a
Upernivik: al suo picco sventolava la bandiera stellata degli Stati
Uniti d'America. Gettata l'ancora, dall'incrociatore erano sbarcati
venti uomini, i quali, al comando di un midshipman,
24
erano andati
ad accamparsi nelle vicinanze del bolide.
Quando apprese dell'accresciuto servizio d'ordine, il signor de
Schnack non seppe che cosa pensare; se fu soddisfatto di sapere che
il prezioso bolide era difeso con zelo, lo sbarco di marinai americani
armati sul territorio groenlandese suscit in lui perplessit e
inquietudine. Il midshipman, con il quale parl della faccenda, non
seppe dirgli nulla. Obbediva agli ordini dei suoi superiori e non
sapeva altro.
Il signor de Schnack decise di manifestare il giorno dopo le
proprie doglianze al comandante dell'incrociatore, ma quando volle
farlo si trov dinanzi a un doppio lavoro.
Durante la notte era giunto un incrociatore inglese e il suo
comandante, nell'apprendere che la caduta del bolide era gi
avvenuta, aveva sbarcato, come il collega americano, una ventina di
marinai, i quali, al comando di un altro midshipman, si diressero in
fretta verso il nord-ovest dell'isola.
Le perplessit del signor Schnack crebbero: che cosa significava
tutto ci? Le sue perplessit crebbero ancora con il passare del

24
Guardiamarina. (N.d.T.)
tempo. Nel pomeriggio fu segnalata la presenza di un altro
incrociatore battente bandiera francese e, due ore dopo, venti marinai
francesi, al comando di un sottotenente di vascello, andavano a loro
volta a montare la guardia intorno al bolide.
La situazione si complicava; e non si sarebbe fermata qui. Nella
notte dal 21 al 22 sopraggiunse, quarto, un incrociatore russo. Poi,
nel corso del giorno 22, furono viste giungere, una dopo l'altra, una
nave giapponese, una italiana e una tedesca. Il giorno 23 un
incrociatore argentino e uno spagnolo precedettero di poco un
battello cileno, seguito a breve distanza da una nave portoghese e da
una olandese.
Il 25 agosto, sedici navi da guerra, in mezzo alle quali lAtlantic
aveva discretamente ripreso il suo posto, costituivano, dinanzi a
Upernivik, una squadra internazionale come non si era mai vista in
quei paraggi. E poich ogni nave da guerra aveva sbarcato i suoi
venti uomini al comando di un ufficiale, trecentoventi marinai e
sedici ufficiali di varie nazionalit calpestavano ora un suolo che,
nonostante il loro coraggio, i cinquanta soldati groenlandesi non
avrebbero potuto difendere.
Ogni nave apportava il proprio contributo di notizie, che, a
giudicare dai risultati, non dovevano essere soddisfacenti. Si era
rilevato che la Conferenza internazionale continuava le sue sedute
soltanto per la forma. Ormai la parola era alla diplomazia, in attesa,
si diceva nell'intimit, che passasse al cannone. Si discuteva
animatamente nelle cancellerie e non senza una certa acrimonia.
A mano a mano che le navi giungevano, le notizie si facevano pi
inquietanti. Non si sapeva nulla di preciso, ma correvano strane voci
negli stati maggiori e tra gli equipaggi e le relazioni si facevano ogni
giorno pi tese tra le forze d'occupazione.
Se il commodoro americano aveva invitato alla sua tavola, in un
primo momento, il collega inglese, e se quest'ultimo, restituendogli la
cortesia, aveva approfittato dell'occasione per rendere un cordiale
omaggio al comandante dell'incrociatore francese, ora lo scambio di
cortesie era finito. Ciascuno rimaneva sulla propria nave, in attesa di
sapere, allo scopo di regolare il proprio comportamento, da quale
parte sarebbe spirato il vento, i cui primi soffi sembravano precursori
di tempesta.
La collera di Zeffirino non sembrava, nel frattempo, diminuire. Il
signor Lecoeur era stordito dalle sue incessanti recriminazioni e si
sforzava minuziosamente di fare appello al suo buon senso.
Devi capire, caro Zeffirino gli diceva che il signor de
Schnack ha ragione e che non possibile lasciare a una sola persona
la libera disponibilit di una somma cos enorme. E quindi logico che
si intervenga. Ma lascia fare a me. Quando ci sar un po' di calma,
interverr a mia volta; ritengo che non si potr fare a meno di tener
conto in larga misura della nostra giusta causa. Otterr certamente
qualcosa.
Qualcosa! grid Zeffirino. Me ne infischio del vostro
qualcosa! Che volete che me ne faccia di quell'oro. Ne ho forse
bisogno?
Ma, allora, perch sei cos arrabbiato?
Perch il bolide mi appartiene; m'indigna il fatto che si cerchi
di portarmelo via. Non lo tollerer mai!
Non vorrai lottare contro tutto il mondo!
Se potessi, lo avrei gi fatto. Quando quel delegato ha avanzato
la pretesa di prendersi il mio bolide, ne sono rimasto disgustato! Che
dire, oggi? Tanti paesi, tanti ladri; per non dire che finiranno per
sbranarsi tra loro, a ci che si dice. Avrei fatto meglio a lasciare il
bolide dov'era! Ho creduto di fare uno scherzo facendolo cadere.
L'esperienza mi parsa interessante Se avessi saputo! Dei
poveri diavoli che non hanno un soldo in tasca ora lotteranno per dei
miliardi! Dite quel che volete, ma la cosa si fa sempre pi
ripugnante!
Zeffirino era sempre allo stesso punto.
Aveva torto, comunque, a prendersela con il signor de Schnack. Il
povero delegato era nei guai, anche lui. L'invasione del territorio
groenlandese non prometteva nulla di buono e la prodigiosa fortuna
della repubblica gli sembrava che poggiasse su basi molto fragili.
Che fare? Poteva, con appena cinquanta uomini, gettare in mare i
trecentoventi marinai stranieri? o cannoneggiare e mandare a fondo
le sedici mastodontiche corazzate che lo circondavano?
Non poteva, evidentemente. Ma ci che poteva e doveva fare era
protestare, in nome del proprio paese, contro la violazione del
territorio nazionale.
Un giorno in cui i comandanti inglese e francese erano scesi
insieme a terra, da semplici turisti, il signor de Schnack approfitt
dell'occasione per chiedere loro spiegazioni e avanzare rimostranze
ufficiose, la cui moderazione diplomatica non escludeva la fermezza.
Il commodoro inglese rispose che il signor de Schnack faceva
male a prendersela. I comandanti delle navi in rada obbedivano agli
ordini dei rispettivi Ammiragliati. A loro non competeva n discutere
n interpretare gli ordini, ma soltanto eseguirli. Si presumeva,
tuttavia, che lo sbarco internazionale avesse soltanto lo scopo di
mantenere l'ordine, data la numerosa folla di curiosi, che
indubbiamente si era prevista molto pi numerosa.
Per il resto, il signor de Schnack poteva stare tranquillo. La
questione era allo studio e il diritto di ciascuno sarebbe stato
rigorosamente rispettato.
Esatto! approv il comandante francese.
Poich tutti i diritti saranno rispettati, potr allora difendere
anche i miei! esclam a un tratto una persona, intervenendo senza
complimenti nella discussione.
A chi ho l'onore chiese il commodoro.
Sono Dean Forsyth di Whaston, astronomo, e legittimo
proprietario del bolide rispose con aria d'importanza il nuovo
personaggio, mentre il signor de Schnack faceva spallucce.
Benissimo! disse il commodoro. Conosco il vostro
nome; ma se avete qualche diritto, perch non siete in condizione di
farlo valere?
Quale diritto? esclam in quel momento una seconda
persona. Che cosa dir allora del mio? Non sono io, e io solo, io
dottor Sydney Hudelson, che ho segnalato per primo la meteora
all'attenzione di tutti?
Voi! protest il signor Forsyth, voltandosi come morso da
una vipera.
Io!
Un mediconzolo di periferia pretende di aver fatto una scoperta
del genere!
Tanto quanto lo pretenda un ignorante come voi!
Un cialtrone che non sa neppure da quale parte si guardi dentro
il cannocchiale!
Un buffone che non ha mai visto un telescopio!
Ignorante, io!
Io, un mediconzolo!
Non tanto ignorante da non sapere smascherare un impostore.
Non tanto mediconzolo da non sapere smascherare un ladro!
Questo troppo! esclam con voce strozzata il signor
Forsyth, schiumando di rabbia. Badate, signore!
Con i pugni stretti, i due rivali si lanciavano sguardi d'odio,
minacciando di venire alle mani. Francis e J enny si posero tra i
contendenti.
Zio! diceva Francis, trattenendo con mano vigorosa il signor
Forsyth.
Pap! Ti prego implorava J enny, piangendo.
Chi sono quei due energumeni? chiese Zeffirino Xirdal al
signor Stanfort, accanto al quale si trovava per caso, mentre assisteva
da lontano alla tragicomica scena.
Quando si in viaggio, si fa facilmente a meno del protocollo
mondano. Il signor Stanfort non ebbe difficolt a rispondere alla
domanda rivoltagli, senza tante cerimonie, dallo sconosciuto.
Immagino che abbiate sentito parlare del signor Forsyth e del
dottor Hudelson.
I dilettanti astronomi di Whaston?
Precisamente.
Quelli che hanno scoperto il bolide?
Precisamente.
Perch litigano?
Non riescono a mettersi d'accordo, perch ciascuno rivendica
per s la priorit della scoperta.
Zeffirino Xirdal si strinse sdegnosamente nelle spalle.
Bella faccenda! disse.
Reclamano entrambi la propriet del bolide.
Per il solo motivo che lo hanno visto, per caso, in cielo?
Proprio cos.
Hanno una bella faccia tosta disse Zeffirino. Ma quel
giovane e quella ragazza che c'entrano?
Con molta cortesia, il signor Stanfort espose la situazione.
Raccont per quale concorso di circostanze i due fidanzati avessero
dovuto rinunciare alla progettata unione, e in seguito a quale assurda
gelosia era nato l'odio che separava le due famiglie e calpestava il
loro tenero affetto.
Zeffirino parve sconvolto; guard, come se avesse contemplato un
fenomeno, il signor Forsyth trattenuto per il braccio da Francis, e
J enny che circondava con le braccia il padre esasperato. Quando il
signor Stanfort ebbe finito di parlare, Zeffirino, senza neppure
ringraziarlo, lanci un rimbombante: Questa grossa!, e si
allontan in fretta. Il flemmatico signor Stanfort lo segu con lo
sguardo e poi fece ritorno dalla signora Walker, rimasta
temporaneamente sola durante quel breve dialogo.
Zeffirino era fuor di s; apr brutalmente la porta della capanna e
poi apostrof energicamente lo zio:
Zio, dichiaro che tutto questo disgustoso! Lo zio ebbe un
sussulto:
Che cosa successo? chiese.
Il bolide, perbacco! Sempre quel maledetto bolide!
Che cosa ha fatto?
Sta per devastare la terra. I suoi misfatti non si possono pi
contare. Non soddisfatto d trasformare la gente in ladri, non fa che
seminare ovunque discordia e guerra. E non tutto. Ora si permette
di far bisticciare i fidanzati. Andate a vedere quella povera piccina,
zio, e mi saprete dire. Farebbe piangere persino un paracarro. Tutto
ci fa venire la nausea!
Quali fidanzati? Di quale piccina parli? Che cos' quest'altra
storia? chiese il signor Lecoeur, sbalordito.
Zeffirino non si degn di rispondergli.
E troppo! disse con veemenza. Ma non finir cos!
Penser io a metterli d'accordo, e presto!
Quale sciocchezza vorresti fare?
Nessuna stregoneria; caccer il loro bolide in mare!
Il signor Lecoeur balz in piedi. Pallido per l'intensa emozione,
temette che il cuore gli si fermasse. Non credette neppure per un
istante che Zeffirino, sotto l'impulso della collera, minacciasse di fare
cose che gli fosse impossibile realizzare. Aveva gi dato prova di ci
che poteva fare. Da lui ci si poteva aspettare qualunque cosa.
Tu non lo farai, Zeffirino! esclam il signor Lecoeur.
Lo far, invece. Nulla me lo impedir. Ne ho abbastanza; mi
metter subito al lavoro!
Non pensi, sciagurato
Il signor Lecoeur s'interruppe di colpo. Un pensiero geniale,
stupefacente e improvviso come il lampo, era nato di colpo nel suo
cervello. Bastarono pochi istanti a quel grande capitano delle
battaglie finanziarie per esaminare i diversi aspetti del problema.
Dopo tutto mormor.
Un'ulteriore riflessione gli conferm che il suo progetto era
magnifico. Si rivolse a Zeffirino:
Non voglio contraddirti disse subito, da uomo che non ha
tempo da perdere. Vuoi gettare il bolide in mare? Fallo! Ma non
puoi darmi qualche giorno di respiro?
Vi sono costretto esclam Zeffirino. Debbo far subire
alcune modifiche alla macchina, per il nuovo lavoro che dovr
eseguire. Mi ci vorranno quattro o cinque giorni.
Saremo allora al 3 settembre.
S.
Benissimo! Il signor Lecoeur usc e si rec in fretta a
Upernivik, mentre il figlioccio si metteva al lavoro.
Senza perdere tempo si fece poi condurre a bordo dell' Atlantic, il
cui camino cominci subito a lanciare torrenti di fumo nero. Due ore
dopo, tornato a terra il suo armatore, lAtlantic filava a tutto vapore.
Come tutto ci che geniale, il piano del signor Lecoeur era
semplicissimo.
Gli si presentavano due soluzioni: denunciare il figlioccio alla
truppa internazionale e metterlo nell'impossibilit di agire, o lasciare
che le cose seguissero il loro corso. Il signor Lecoeur scelse la
seconda.
Nel primo caso, avrebbe potuto ragionevolmente contare sulla
riconoscenza dei governi interessati. Una parte del tesoro, salvato in
seguito al suo intervento, gli sarebbe stata indubbiamente riservata.
Ma in che misura? Irrisoria, probabilmente, e resa anche pi irrisoria
dallo svilimento dell'oro, che un tale afflusso di quel metallo avrebbe
logicamente provocato.
Se avesse mantenuto il silenzio, invece, oltre a eliminare le
calamit che quella malefica massa d'oro portava in germe in se
stessa, e che stava per spargere come un torrente devastatore sulla
superficie della terra, avrebbe evitato ogni inconveniente personale e
si sarebbe assicurato, in cambio, enormi vantaggi. Poich per cinque
giorni era il solo a conoscere quel segreto, gli sarebbe stato facile
trarne profitto. Per fare ci, bastava spedire per mezzo dell'Atlantic
un altro telegramma, nel quale, dopo averlo decifrato, si sarebbe
letto, in via Drouot, quanto segue: Avvenimento importantissimo
imminente. Comprate miniere quantit illimitata.
Quell'ordine sarebbe stato sollecitamente eseguito. La caduta del
bolide era certamente nota, a quell'ora, e le azioni delle miniere d'oro,
precipitate quasi a zero, dovevano essere offerte a prezzi
insignificanti senza trovare contropartita. Quale boom,
25
invece,
quando si sarebbe conosciuta la fine della storia! Con quale rapidit
sarebbero allora risaliti i prezzi di quelle azioni, con grande profitto
del felice possessore!
Diciamo subito che il signor Lecoeur aveva avuto buon fiuto. Il
telegramma fu recapitato in via Drouot e quello stesso giorno furono
puntualmente eseguite in Borsa le sue istruzioni. La banca Lecoeur
compr in contanti e a termine tutte le azioni di miniere d'oro che
furono offerte e il giorno seguente fece la stessa cosa.
Quale messe di azioni raccolse in quei due giorni! Miniere di poca
importanza per alcuni centesimi ciascuna, miniere gi fiorenti cadute
a due o tre franchi, miniere di prim'ordine svilite a dieci o dodici
franchi: la banca raccatt tutto, indiscriminatamente.
Quarantotto ore dopo, la voce di quegli acquisti cominci a
circolare nelle varie Borse del mondo e vi suscit un po' di
trepidazione: la banca Lecoeur, azienda seria nota per il suo fiuto,

25
Grande richiesta, con relativo notevole rialzo del prezzo. (N.d.T.)
non doveva agire alla leggera buttandosi sui quegli specifici titoli.
Sotto covava certamente qualcosa; e la quotazione di quei titoli risal
sensibilmente.
Ma era tardi, ormai: il colpo era stato fatto. Robert Lecoeur
possedeva gi pi della met della produzione aurifera del mondo.
Mentre ci accadeva a Parigi, Zeffirino utilizzava per modificare
la sua macchina gli accessori di cui si era provvisto prima della
partenza. All'interno della macchina allacciava dei fili che
s'incrociavano in complicati circuiti. All'esterno, aggiungeva ampolle
di strana foggia in mezzo a due nuovi riflettori. Alla data stabilita, e
cio il 3 settembre, il lavoro era terminato e Zeffirino si dichiar
pronto per l'azione.
La presenza del padrino gli assicurava eccezionalmente un vero
uditorio. Era un'occasione unica per esercitare il suo talento oratorio:
non se la lasci sfuggire.
La mia macchina disse chiudendo il circuito elettrico non
ha nulla di misterioso o di diabolico. soltanto un organo di
trasformazione: riceve l'elettricit nel solito modo e la restituisce in
una forma superiore scoperta da me. L'ampolla che vedete girare
come matta quella di cui mi sono servito per attirare il bolide. Con
l'aiuto del riflettore, nel centro del quale essa posta, mando nello
spazio una corrente di particolare natura, alla quale ho dato il nome
di corrente neutro-elicoidale. Come dice il suo nome, essa si muove
come un'elica. D'altra parte essa ha la caratteristica di respingere con
violenza ogni corpo con il quale viene a contatto. L'insieme delle sue
spire costituisce un cilindro cavo, da dove l'aria, come ogni altra
materia, scacciata, in modo che nell'interno di questo cilindro non
ci sia nulla. Capite bene, zio, il valore della parola nulla! Voi dite a
voi stesso che ovunque, nell'infinit dello spazio, c' qualcosa, e che
il mio cilindro invisibile che si avvita nell'atmosfera , per un istante,
il solo punto dell'universo in cui non vi sia nulla! Istante brevissimo,
pi breve della durata del lampo. Quest'unico punto in cui regna il
vuoto assoluto uno scaricatoio dal quale sfugge in onde compresse
l'indistruttibile energia che la terra trattiene prigioniera, condensata
nelle maglie pesanti della sostanza. Non debbo far altro, dunque, che
sopprimere un ostacolo.
Il signor Lecoeur aveva seguito con la massima attenzione quella
strana spiegazione.
La cosa pi delicata riprese Zeffirino consiste nel
regolare la lunghezza d'onda della corrente neutro-elicoidale. Se
raggiunge l'oggetto sul quale si vuole agire, essa lo respinge, invece
di attirarlo. Occorre quindi che essa spiri a una certa distanza
dall'oggetto, ma il pi vicino possibile, in modo che l'energia
sprigionata si irradii nelle sue immediate vicinanze.
Ma perch il bolide scivoli in mare occorre spingerlo, non
attirarlo! obiett il signor Lecoeur.
S e no rispose Zeffirino. Fate bene attenzione, zio. Io so
con precisione quale distanza ci separa dal bolide: essa esattamente
di cinquecentoundici metri e quarantotto centimetri e perci regolo la
portata della corrente in conseguenza.
Mentre parlava, Zeffirino manovrava un reostato intercalato nel
circuito tra la sorgente elettrica e la macchina.
Ecco fatto riprese. Ora la corrente muore a meno di tre
centimetri dal bolide, dalla parte della sua convessit nord-orientale.
L'energia liberata lo circonda, quindi, da quel lato con un intenso
irradiamento. Questa per non sarebbe forse sufficiente per smuovere
una massa cos aderente al suolo. Per maggior prudenza, impiegher
quindi altri due mezzi sussidiari.
Zeffirino immerse la mano nell'interno della macchina: una delle
due ampolle cominci subito a crepitare furiosamente.
Rileverete, zio comment che questa ampolla non gira
come l'altra. La sua efficacia di altro genere. Gli effluvi che essa
emette sono speciali. Se non vi dispiace, li chiameremo correnti
neutre rettilinee per distinguerle dalle precedenti. La lunghezza delle
correnti rettilinee non ha bisogno di essere regolata. Esse se ne
andrebbero, invisibili, nell'infinito, se io non le proiettassi sulla
convessit sud-occidentale della meteora, la quale le ferma. Non vi
consiglio di mettervi sulla loro strada: fareste un bel capitombolo,
come dicono le persone malate di sportmania, dalle quali
evidentemente stata tratta la parola sportman. Ma torniamo a noi.
Che cosa sono queste correnti rettilinee? Come quelle elicoidali e,
del resto, come ogni corrente elettrica di qualsiasi natura come il
suono, il calore e la stessa luce esse non sono altro che un
trasporto di atomi materiali all'ultimo grado di semplificazione.
Avrete un'idea della piccolezza degli atomi, quando vi avr detto che
in questo momento essi colpiscono la superficie del blocco d'oro, nel
quale essi s'incrostano in numero di settecentocinquanta milioni al
secondo. Si tratta dunque di un vero bombardamento, nel quale la
leggerezza dei proiettili compensata dal loro numero infinito e dalla
velocit. Aggiungendo questa spinta all'attrazione esercitata sull'altra
faccia, si pu ottenere un risultato soddisfacente.
Il bolide per non si muove disse Lecoeur.
Si mover afferm tranquillamente Zeffirino. Occorre un
po' di pazienza. Del resto, ecco qui qualcosa che affretter il risultato.
Questo terzo riflettore spedir altri obici atomici diretti sul terreno
che lo sostiene dal lato del mare, invece che sul bolide. Vedrete che il
terreno a poco a poco si disgregher e che, con l'aiuto del proprio
peso, il bolide comincer a scivolare sulla china.
Zeffirino cacci di nuovo la mano nella macchina e la terza
ampolla cominci a crepitare a sua volta.
Guardate, zio! disse credo che ora ci sar da ridere.
CAPITOLO XX
CAPITOLO CHE SAR LETTO FORSE CON AMAREZZA, MA CHE IL
RISPETTO PER LA VERIT STORICA HA IMPOSTO ALL AUTORE DI
SCRIVERE COS COME UN GIORNO LO REGISTRERANNO GLI
ANNALI DELL'ASTRONOMIA
AL PRIMO fremito della massa d'oro le grida singole si fusero in un
sol grido: fu come un ruggito formidabile lanciato dalla folla.
Gli sguardi si volsero ansiosamente dalla stessa parte. Che cosa
accadeva? Era stata forse un'allucinazione collettiva? oppure la
meteora si era realmente mossa? In tal caso, quale ne era la causa?
Forse il suolo cedeva a poco a poco sotto il suo peso, mandando il
tesoro a finire nell'abisso?
Sarebbe la buffa conclusione di una faccenda che ha messo in
subbuglio il mondo rilev la signora Walker.
Forse non sarebbe la conclusione peggiore rispose il signor
Stanford.
Sarebbe la migliore aggiunse Francis Gordon.
Non si erano sbagliati: il bolide continuava a scivolare lentamente
dalla parte del mare. Non c'era dubbio alcuno: il terreno cedeva a
poco a poco. Se quel movimento non si fermava, la sfera d'oro
sarebbe rotolata sino all'orlo del pianoro per essere poi inghiottita
dagli abissi marini.
Fu uno stupore generale misto a un po' di disprezzo per quel suolo
che si rivelava indegno di sostenere un cos meraviglioso fardello.
Che peccato che la caduta fosse avvenuta su quell'isola e non
sull'incrollabile roccia basaltica del litorale groenlandese, dove quelle
migliaia di miliardi non avrebbero corso il rischio di essere perduti
per sempre per l'avida umanit!
La meteora effettivamente scivolava; forse sarebbe stata una
faccenda di ore, o forse di minuti, se il pianoro fosse sprofondato
bruscamente sotto l'enorme peso.
Tra le grida suscitate dall'imminenza della sciagura, il signor de
Schnack aveva lanciato un'esclamazione di spavento: addio, unica
occasione di rendere miliardario il suo paese! Addio, speranza di
arricchire i cittadini della Groenlandia!
Il signor Forsyth e il dottor Hudelson tendevano disperatamente le
braccia e chiedevano aiuto, come se fosse stato possibile rispondere
alle loro invocazioni: era lecito temere per la loro ragione.
Un movimento pi deciso del bolide fin per far perdere loro la
testa. Senza pensare al pericolo a cui si esponeva, il dottor Hudelson
ruppe la linea dei sorveglianti e corse verso la sfera:
Non gli fu possibile andare lontano; soffocato dall'atmosfera
ardente, dopo un centinaio di passi vacill di colpo e si afflosci a
terra.
Il signor Forsyth avrebbe dovuto essere soddisfatto: l'eliminazione
del rivale faceva venir meno ogni competizione. Ma, prima di essere
un appassionato astronomo, il signor Forsyth era un brav'uomo:
l'intensa emozione lo restitu alla sua vera natura. L'odio fittizio spar
di colpo, come un brutto sogno sparisce al risveglio, e nel suo cuore
rimase soltanto il ricordo dei vecchi giorni. Senza pensare a se stesso,
il signor Forsyth - diciamolo a sua gloria! invece di rallegrarsi per
la morte del rivale, vol coraggiosamente in soccorso del vecchio
amico.
Le sue forze non erano per all'altezza del suo coraggio. Aveva
appena raggiunto il dottore, era appena riuscito a trascinarlo indietro
di qualche passo, allorch cadde accanto a lui, soffocato a sua volta
dal calore.
Per fortuna, Francis lo aveva seguito precipitosamente e il signor
Stanfort non aveva esitato a corrergli dietro. Bisogna credere che ci
non lasciasse indifferente la signora Walker, perch ella grid
istintivamente, quasi fosse spaventata dal pericolo al quale si
esponeva l'ex marito:
Seth! Seth!
Francis e il signor Stanfort, seguiti da altri coraggiosi spettatori,
dovettero trascinarsi sul terreno e strisciare con un fazzoletto sulla
bocca, a causa dell'aria irrespirabile. Giunti accanto al signor Forsyth
e al dottor Hudelson, li rialzarono e li trasportarono al di qua del
limite che non era permesso di varcare senza pericolo di bruciare
sino alle viscere.
Per fortuna, i due, vittime della loro imprudenza, erano stati
salvati in tempo. Le cure non furono loro risparmiate ed essi
tornarono in vita in tempo, ahim! per assistere alla rovina delle loro
speranze.
Il bolide, infatti, continuava a scivolare lentamente, sia a causa del
proprio movimento sul piano inclinato, sia perch la superficie si
piegava a poco a poco sotto il suo peso. Il suo centro di gravit si
avvicinava al ciglio, al di l del quale la rupe sprofondava
verticalmente in mare.
Le grida che echeggiarono da ogni parte manifestarono l'emozione
della folla. Tutti si agitavano senza saperne la causa. Alcuni, tra i
quali erano il signor Stanfort e la signora Walker, corsero dalla parte
del mare per non perdere nessun particolare della catastrofe.
Si ebbe tuttavia un momento di speranza: la sfera d'oro si era
fermata!
Ma la speranza dur appena un momento. A un tratto si ud un
orribile scricchiolio: la roccia aveva ceduto e la meteora s'inabissava
nel mare.
Se gli echi del litorale non ripeterono l'enorme clamore della folla,
ci si deve al fatto che quel clamore fu subito coperto dal fracasso di
un'esplosione pi violenta dello scoppio della folgore. Nel contempo
un furioso colpo di vento spazz la superficie dell'isola, e tutti gli
spettatori, nessuno eccettuato, furono irresistibilmente rovesciati a
terra.
Il bolide era esploso. Penetrata attraverso le migliaia di pori della
superficie negli innumerevoli alveoli di quella spugna d'oro, l'acqua
era evaporata istantaneamente al contatto del metallo incandescente e
la meteora era saltata in aria come una caldaia surriscaldata. Ora i
suoi frantumi ricadevano in mare, tra fischi assordanti.
La violenza dell'esplosione sollev il mare; un'onda prodigiosa
parti all'assalto del litorale e vi ricadde con furore irresistibile. Gli
imprudenti che si erano avvicinati alla riva fuggirono spaventati,
cercando di raggiungere la parte alta del pendio.
Ma non tutti dovevano raggiungerla. Vilmente respinta da alcuni
suoi compagni che la paura aveva trasformato in belve, la signora
Walker, raggiunta dall'onda, fu rovesciata a terra. Sarebbe stata
trascinata in mare al momento in cui la massa liquida sarebbe tornata
indietro, se, pronto, il signor Stanfort, a rischio della propria vita,
quasi senza speranza alcuna di salvarla non si fosse precipitato a
soccorrerla, lasciando credere per un momento che, in quelle
condizioni, alla fine si sarebbero contate due vittime, invece di una
sola.
Seth Stanfort riusc a raggiungere la giovane; piegandosi ad arco
contro una roccia, riusc poi a resistere alla mostruosa ondata.
Numerosi turisti corsero allora in loro aiuto e li ricondussero al
sicuro. Erano salvi!
Se il signor Stanfort non aveva perduto i sensi, la signora Walker
era invece svenuta; sollecite cure non tardarono, per, a riportarla in
vita. Le sue prime parole furono per l'ex marito.
Poich dovevo essere salvata, era giusto che lo fossi da voi
disse stringendogli la mano e rivolgendogli uno sguardo di tenera
riconoscenza.
Meno fortunato della signora Walker, il meraviglioso bolide non
era riuscito a sfuggire al suo funesto destino. Al sicuro dagli uomini,
i suoi resti ora riposavano, irraggiungibili, nelle profondit marine.
Quand'anche fosse stato possibile con sforzi inauditi tirar fuori una
tal massa dagli insondabili abissi marini, bisognava rinunciare a
quella speranza. Del nocciolo sbriciolato dall'esplosione, le molte
migliaia di schegge si erano, infatti, sparpagliate al largo. I signori de
Schnack, Forsyth e Hudelson ne cercarono inutilmente una piccola
particella sul litorale. I cinquemila settecento ottantotto miliardi
erano scomparsi tutti, fino all'ultimo centesimo. Della straordinaria
meteora non restava pi nulla.
CAPITOLO XXI
ULTIMO CAPITOLO CHE CONTIENE L'EPILOGO DI QUESTA
STORIA E IN CUI L'ULTIMA PAROLA RESTA AL SIGNOR JOHN
PROTH, GIUDICE A WHASTON
SODDISFATTA la curiosit, alla folla non restava che di andar via.
Siamo per sicuri che la curiosit fosse stata soddisfatta? Quella
conclusione valeva la fatica e la spesa del viaggio? Aver potuto
vedere la meteora soltanto da lontano, senza poterla avvicinare, era
un risultato ben magro. Tuttavia, bisognava accontentarsi.
Era lecito almeno sperare di prendersi, un giorno, la rivincita?
Non sarebbe mai riapparso un altro bolide d'oro sul nostro orizzonte?
Cose del genere non capitano mai due volte. Possono esistere
indubbiamente altri astri d'oro galleggianti nello spazio, ma le
probabilit che essi vengano colti dall'attrazione terrestre sono assai
poche: non perci il caso di tenerne conto.
una fortuna, tutto sommato; sei trilioni d'oro immessi sul
mercato deprezzerebbero enormemente tale metallo, vile per coloro
che non ne posseggono, ma preziosissimo per gli altri. Non era il
caso, quindi, di rimpiangere la perdita del bolide, il quale, non
contento di mettere a soqquadro il mercato finanziario del mondo,
avrebbe potuto forse scatenare una guerra a livello mondiale.
Gli interessati avevano per il diritto di essere delusi da quella
conclusione. Il signor Forsyth e il dottor Hudelson andarono a
contemplare, con profonda amarezza, il luogo dove il bolide era
esploso. Era dura cosa dover fare ritorno senza portar via nulla di
quell'oro celeste! neppure tanto quanto ne occorre per una spilla da
cravatta o per un bottone da polsini; neppure un grano da conservare
quale ricordo, a meno che il signor de Schnack non lo avesse
reclamato per il suo paese!
Nel comune dolore, i due rivali avevano perduto persino il ricordo
della passata ostilit. N poteva essere diversamente. Come avrebbe
potuto il dottor Hudelson tenere il broncio a chi aveva
generosamente sfidato la morte per salvarlo? E, d'altra parte, non
umano che si rimanga affezionati a colui per il quale si corso il
rischio di morire? La scomparsa del bolide avrebbe condotto
comunque alla completa riconciliazione. A che serve disputarsi il
nome di una meteora che non esisteva pi?
Pensavano a questo i due ex rivali? si rendevano conto
dell'inconsistenza della loro tardiva generosit mentre gareggiavano
nel far mostra di disinteresse, passeggiando sottobraccio nel primo
quarto di luna di miele di una rinnovata amicizia?
una grande disgrazia diceva il dottore la perdita del
bolide Forsyth.
Del bolide Hudelson rettificava il signor Forsyth. Era
vostro, caro amico, proprio vostro.
Niente affatto protestava il dottore. La vostra
osservazione, caro amico, aveva preceduto la mia.
L'aveva seguita, caro amico.
Ma no! La poca precisione della mia lettera all'osservatorio di
Cincinnati ne costituirebbe la prova, all'occorrenza. Invece di dire
come voi, da tale ora a tale ora, ho detto: tra tale ora e tale ora. E
un'altra cosa!
Il buon dottore non voleva cedere, ma nemmeno Dean Forsyth
cedeva; e quindi altre discussioni, per fortuna inoffensive.
Quel commovente ravvedimento aveva qualcosa di comico. Chi
non pensava di riderne era, per, Francis Gordon, ridiventato il
fidanzato ufficiale della sua cara J enny. Dopo tante burrasche, i due
giovani approfittavano il pi possibile del ritorno del bel tempo e
facevano del loro meglio per guadagnare le ore perdute.
La mattina del 4 settembre, le navi da guerra e le altre ormeggiate
al largo di Upernivik salparono per latitudini pi meridionali. Dei
curiosi che, per qualche tempo, avevano animato quell'isola delle
regioni artiche, rimasero il signor Robert Lecoeur e lo pseudo nipote
Zeffirino Xirdal, costretti ad attendere il ritorno dell'Atlantic. Lo
yacht fece ritorno il giorno dopo e i due s'imbarcarono subito. Ne
avevano avuto abbastanza delle ultime ventiquattr'ore trascorse
nell'isola.
Poich la loro capanna era stata distrutta dall'ondata seguita
all'esplosione del bolide, avevano dovuto passare la notte all'aria
aperta, in pessime condizioni. Il mare non si era accontentato di
portar via la baracca, li aveva anche inzuppati ben bene. Poco
asciugati dal pallido sole delle contrade polari, non avevano pi
alcuna coperta per difendersi dal freddo della brevissima notte. Nel
disastro era andato perduto tutto, persino la valigia e gli strumenti di
Zeffirino. Perduto anche il cannocchiale con il quale aveva osservato
tante volte la meteora. Egualmente perduta la macchina che aveva
attirato la meteora sulla terra per poi precipitarla in fondo al mare.
Il signor Lecoeur non riusciva a consolarsi della perdita di quel
meraviglioso apparecchio. Zeffirino invece ne rideva; avendone
costruito uno, nulla avrebbe potuto impedirgli di costruirne un altro
migliore e pi potente.
Avrebbe potuto farlo, certamente, ma non ci pens pi, purtroppo.
Il padrino lo sollecit inutilmente perch si rimettesse al lavoro, ma
egli rimand sempre; fino a quando, giunto in et avanzata, port il
suo segreto nella tomba.
Bisogna rassegnarsi, dunque: quella macchina prodigiosa
perduta per sempre per l'umanit; il suo principio rester ignorato
fino a quando un nuovo Zeffirino non apparir sulla terra.
A conti fatti, quest'ultimo faceva ritorno dalla Groenlandia pi
povero di quanto non fosse alla partenza. Senza contare gli strumenti
e gli indumenti personali, vi lasciava un vasto terreno difficilmente
rivendibile perch situato in gran parte in fondo al mare.
Per contro, quanti milioni aveva guadagnato il suo padrino,
durante quel viaggio? Quei milioni egli li trov al ritorno, in via
Drouot: tale fu l'origine della favolosa fortuna che doveva rendere la
banca Lecoeur all'altezza dei pi potenti imperi finanziari.
Zeffirino non fu estraneo, vero, a quel colossale incremento di
potenza. Il signor Lecoeur, che ora sapeva di che cosa fosse capace,
gli assegn una larga partecipazione agli utili. La banca sfrutt dal
punto di vista pratico tutte le invenzioni uscite dal suo cervello
geniale. E non ebbe a pentirsene; in mancanza dell'oro del cielo, essa
colm le proprie casseforti con una notevole parte di quello della
terra.
Il signor Lecoeur non era certamente uno Shylock.
26
Di quelle
ricchezze che erano opera sua, Zeffirino avrebbe potuto prendere la
propria parte, e anche la pi grossa, se avesse voluto. Ma Zeffirino,
quando si parlava di tali cose, vi guardava come uno stupido, e allora
si preferiva non insistere. Denaro? Oro? Per che farne? Farsi dare,
ogni tanto, le piccole somme che occorrevano ai suoi modesti
bisogni, era ci che chiedeva. A tale scopo, egli continu a recarsi a
piedi, sino alla fine della sua vita, dallo zio che era anche il suo
banchiere, senza mai voler lasciare il suo alloggio, al sesto piano di
via Cassette, n separarsi dalla vedova Thibaut, che fu sino all'ultimo
la sua ciarliera domestica.
Sette giorni dopo l'annuncio che il signor Lecoeur ne aveva dato al
suo corrispondente di Parigi, la perdita del bolide fu nota a tutto il
mondo. Era stato l'incrociatore francese a informarne il primo posto
semaforico, durante il viaggio di ritorno; da questo la notizia era stata
poi trasmessa ovunque.
L'emozione fu grande, com' facile immaginare, ma si plac da s
abbastanza presto. Ci si trovava dinanzi al fatto compiuto ed era
meglio non pensarci pi. In breve, la gente fu ripresa dalle proprie
preoccupazioni personali e smise di pensare al messaggero celeste
che aveva fatto quella brutta e un po' buffa fine.
Non se ne parlava gi pi quando il Mozik gett l'ancora, il 18
settembre, nel porto di Charleston.
Oltre ai passeggeri di prima, il Mozik sbarcava una passeggera che
non aveva imbarcato nel viaggio di andata. La passeggera era la
signora Arcadia Walker, la quale, volendo manifestare pi a lungo la
propria riconoscenza per l'ex marito, si era fatta sistemare nella
cabina lasciata vuota dal signor de Schnack.
Dalla Carolina del Sud alla Virginia la distanza non molta;
peraltro, le ferrovie non mancano negli Stati Uniti. Il giorno
seguente, il 19 settembre, il signor Forsyth, Francis e Omicron da
una parte, il signor Hudelson e sua figlia dall'altra, erano di ritorno: i

26
Impersona la figura dell'usuraio nella nota commedia di W. Shakespeare Il
Mercante di Venezia. (N.d.T.)
primi alla torre di Elisabeth Street, i secondi al torrione di Moriss
Street.
Vi erano attesi con impazienza. La signora Hudelson e sua figlia
Loo erano alla stazione di Whaston, cos come la buona Mitz,
quando il treno di Charleston vi depose i viaggiatori; i quali furono
commossi dell'accoglienza che venne loro fatta. Francis abbracci la
futura suocera e il signor Forsyth strinse cordialmente la mano della
signora Hudelson, come se nulla fosse mai accaduto. Nessuna
allusione ai giorni penosi del passato sarebbe stata mai fatta, se miss
Loo, un pochino inquieta, non avesse voluto essere tranquillizzata.
Dunque finita? esclam, gettandosi al collo del signor
Forsyth. Era finita, proprio finita. Il 30 settembre, infatti, le campane
della chiesa di Sant'Andrea diffusero a distesa i loro sonori rintocchi
sulla citt. Dinanzi ad una brillante assemblea di parenti, amici delle
due famiglie e notabili della citt, il reverendo O'Garth celebr il
matrimonio di Francis Gordon e di J enny Hudelson, giunto
felicemente in porto dopo traversie e vicissitudini.
Nessuno ne dubiti: miss Loo era presente alla cerimonia quale
damigella d'onore, graziosissima nel suo bel vestito, pronto da
quattro mesi. E c'era anche Mitz, che rideva e piangeva, a un tempo,
per la felicit del suo ragazzo. Non era stata mai cos commessa,
diceva a chi voleva ascoltarla e capirla.
Quasi alla stessa ora, un altro matrimonio era celebrato da un'altra
parte, con meno pompa. Stavolta non era celebrato n a piedi n a
cavallo, n in pallone; il signor Stanfort e la signora Walker
andarono dal giudice Proth seduti l'uno accanto all'altra in una
comoda carrozza e, per la prima volta, misero piede nella sua casa,
sottobraccio, per presentargli le proprie carte in maniera meno
fantasiosa del solito.
Dopo aver sposato nuovamente i due giovani, il magistrato si
inchin con galanteria dinanzi a loro,
Grazie, signor Proth disse la signora Stanfort.
E addio aggiunse il signor Stanfort.
Addio, signori Stanfort rispose il signor Proth, tornando
subito a curare i fiori del suo giardino.
Ma un dubbio turbava il bravo filosofo. Aveva riempito per la terza
volta l'innaffiatoio quando la mano cess di spargere la benefica
pioggia sui gerani assetati.
Addio? mormor fermandosi, assorto, in mezzo al viale.
Forse avrei fatto meglio a dir loro arrivederci

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