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ATTI

DELLA

ACCADEMIA DEI LUCEI

ANNO
SETRIE

GGXGI.

1894
Q,TJI3TT^

CLASSE DI SCIENZE MORALI, STORICHE E FILOLOGICHE

VOLUME
Parte Parte
1*

n.

2"

Memorie Notizie degli Scavi.

ROMA
TIPOGRAFIA DELLA
ntrsinX
R.

ACCADEMIA DEI LINCEI


uititcoi

biu. oat. t.

1896

V.

ATTI
DELLA

E.

ACCADEMIA DEI LINCEI

ANNO
SEI5.IE]

GGXGI.

1894:

Q^TIIITT^

GLASSE DI SCIENZE MORALI, STORICHE E FILOLOGICHE

VOLUME
Parte Partk

IL

V
2^

Memorie Notizie degli Scavi.

ROMA
TIPOGRAFIA DELLA
R.

ACCADEMIA DEI LINCEI


t.

rnorBtRTX drl cat.

aALvrocoi

1896

1^

'

IvJ

N0V10

1964
.^^^

D 4

;>

PARTE PRIMA

MEMORIE

Classe di scienze morali

ecc.

Mkmorib Voi.

Il,

Serie 5", p&rt* 1*

RELAZIONE
letta

dal Socio del

Ignazio

Guidi a
sulla

iiouie

anche del Socio


del dr.
C.

Teza

uella

seduta

15

aprile

1894
il

Memoria

A. Nallino

intitolata:

Al-Huiorzml e

suo rifacimento della Geografia di Tolomeo.

Nella memoria che

il di-.

Nallino presenta all'Accademia, l'A. prende in esame


figura della terra
altri

il

libro del

Huwrizm
solo

sulla

J>;V\

s^^-o,

del qual libro,

noto

fino

a poco tempo
si

da citazioni di

geografi,

stato
Il

recentemente ritrovato

un ms. che

conserva nella biblioteca di Strassburgo.

Nallino tocca brevemente

degli studii geografici presso gli Arabi, specialmente sotto


della vita e degli scritti del
COITO fra la J;Vi

Mamn,

quindi ragiona
il

Huwrizm. Egli mostra che non ostante


vcp'ji^aig

divario che

i^y^ e

la yswYQMpixi)

di

Tolomeo, quest'ultima, e non

altra opera greca, la

prima fonte del


la

libro dell'Huwrizm, sebbene non diretta ed

immediata.

Imperocch

J>j^

ij^-o

innanzi tutto, l'illustrazione di una carta, e


e)

precisamente di quella specie di atlante (celeste

terrestre che aveva fatto fare

Ma-

mn
di

atlante per la cui composizione era stata messa grandemente a profitto la geogi'afia
e

Tolomeo. L'opera di Huwrizm, nella quale sono copiose notizie


il

determinazioni

nuove, pu avere
di

vanto di lavoro, in buona parte, originale, siccome certo ha quello

essere assai rilevante e per s stessa e per l'infiuenza avuta sulle posteriori opere

geografiche degli Arabi. Il Nallino ragiona in seguito sulla critica del testo dell'unico

ms. della J>;V;

)^-^,

ed esamina e dichiara ad una ad una

le

grandi divisioni del-

l'opera: l'Africa, l'Asia occidentale e centrale, l'Asia orientale e l'Europa.

La Commissione che

loda la vasta e peregrina erudizione del


e

di'.

Nallino,

il

suo ottimo metodo critico,


per la storia

l'importanza che

risultamenti

da

lui

ottenuti

hanno

della geografia,

non pu non proporro all'Accademia


i

che la

memoria

sia integralmente inserita nei suoi Atti

Al-Huwririzm

il

suo rifacimento della Geografia di Tolomeo.


di C. A.

Memoria

NALLINO.

AVVERTENZA.
I

f^co^afi arabi

il

cui

nome

ricorre pi di frequente sono citati in qaesto

modo:

al-l?talrl.

Viae regnorum. Descriptio ditionis moilemicae auctore


J.

Abu Ishdk al-Fdrist


ibn Ilaude tiocje.

al- /stnkhr. Edidit M.

de tocje. Lugduui Batavorum 1870.

Ibn Hawqal. Via


ical, Edidit

et

regna. Descriptio ditionis moslemicae auctore

Abu 'l-Kdsim
i.

M.

J.

de Goeje. Lugd. Batav. 1873.

a1-Muqaddas!.

Descriptio imperii moslemici auctore al-

3/okaddas

Edidit M.

.T.

Lugd. Batav. 1876-77.

Ibn al-Faqih. Compendium libri Kitnb al-Bolddn auctore Ibn al-Faklh al-IIamadhdni. Edidit M. J. de Goeje. Lugd. Batav. 1885. Ibn Hurdiidboh, Qodmah. Kitb al-Masdlik tra'l-mamdlik auctore Ibn Khordddhbeh Accedunt excerpta e Kitdb al-Kiarddj auctore Koddmah ibn Dja'far. Una cum versione gallica edidit M. J. de Goeje. Lugd. Batav. 1889. Ibn Rosteh, al-Ya'qbi. Kitdb al-A'ldk an-NafUa VII auctore Ibn Rosteh et Kitdb <tlBolddn auctore al-Jakbl. Edidit M. J. de Goeje. Lugd. Bat. 1892. al-Edrsi. Gographie d'Edrt'si traduite de l'arabe en franfais par P. Amdt'e Jaubert.
Paris 1836-40, 2 voli.

Abfi "I-fid' (Aboulf.). Gographie d'Aboulfda. Textc arabo publie par M.


le

ReinauJ

et

M.

Baron

Mac Gnckin de Slane.

Paris 1840.

ai-Mas' ud. Mafoudi. Les


Paris 18G1-77, 9 voli.

prairies d'or. Teite et traduction par C.

Barbier de Meynard.
Leipzig 1866-

Yqt

Jacut's Geograpkisches Vrterbuch herausgegeben von

F.

WQstenfeld.

1873, 6 voli, in 10 tomi.

ad-Dimasq5. Manuel de la cosmographie du moyen dge traduit de l'arabe de Shems ed din Abou 'Abdallah Mohammed de Damas, par A. F. Mcliren. Copcnague 1874. Ibn YCinns (J. Y.). Ibn Ynus, Kitdb az-zlg al-kabir al-hnkimi. Ms. della Bibl. di Leida. Ms.
Or. 143 (Catal. DI, p. 88, n. 1057).

Per

1 <i

me

mi servo

dell'edizione curata da C. F. A. Nobbe, 2* ristampa. Lipsiae 1881-88, 3 voli.

Sento qui
Dr.

il

dovere di render vivissime grazie

al

prof.

Th.

Noldeke

ed al Sig. Bibliotecario
il

Harack
;

di

Strasburgo, por mezzo dei quali ebbi gentilmente a prestito


,T.

ms. unico d"al-Hu-

wrizmi

al

Prof. M.

de Goeje
il

di Leida,

che nella sua qualit d'Intcrpres legati Warneriani


al

m'invi, appena lo
il

rcliiesi,

codice loidcnsc d'Ibn Ynus; infine

mio Maestro Prof. G. Cora,

quale, ponendo generosamente a

mia disposizione

la

sua riccliissima biblioteca, mi diede mezzo

di

compiere questo lavoro.

I.

Prime versioni arabe d'opere


Mentre a Damasco regnava ancora
sembrava
qualiticato
la dinastia
t

di

Tolomeo.
sotto certi aspetti

ommiade, che
barbarie
"

far rivivere le idee della ffilhiliyyah o


la vita

(come Maometto aveva

dell'Arabia antoislmica), gi nel primo secolo dell'egira abbiamo


fra gli arabi conquistatori

tracce di

commercio intellettuale

ed

vinti

Bizantini e
in an-

Persiani. Hlid ben Yazd, lo sfortunato principe di stirpe


cor giovane et

ommiade che mori


702),
si

neir82 dell'Egira (15 Febbraio 701

3 Febbr.
greche
o

era dato con

passione sovra tutto allo studio dell'Alchimia,


era stato da lui incaricato appunto di tradurre

e Stefano

l'antico

(Istifan al-qadim)

opere

siriache

relative

questa e ad altre scienze

(')
i

E
Bagdad

g'

impulsi a tradurre in arabo

libri

pi notevoli greci, pehlevici, siriaci e

persino indiani, crebbero quando,


u

trasportata dagli 'Abbsidi la sede del calitfato a


significa
il

la posta

da Dio
attratti
i

(come

suo

nome

d'origine iranica),

dotti

musulmani furono
vilt ssnidica.
di

in

quelle regioni
califfi

medesime ove

era fiorita rigogliosa la ci-

Ed

primi

'abbsidi, coadiuvati dai loro ministri della casa


loro forze questo febbrile rivolgersi dei dotti alla

Barmek, favorirono con tutte

le

scienza degli antichi, e stipendiarono apposite persone le quali doveano colle loro tra-

duzioni render accessibili a tutti

tesori dell'antichit.

Ma
di

ben presto parvero


;

insufficienti le opere conservate nelle biblioteche di Siria


(-)

Mesopotamia

ed al-Ma'mn

senfi

il

bisogno

di

rivolgersi direttamente al

l'imperatore bizantino, e di inviare nelle terre di lui uomini dotti per ottenere
v'era di scelto fra le opere scientifiche antiche conservate
e

quanto
pregio
poi-

tenute

in

gran

nel paese di Rim

(^).

N sembra

che al-Ma'mun

si

limitasse a chieder

libri,

ch sappiamo che nell'anno 251 dell'era di Yezde^ird III

(=883

d. Cr.)

parecchi

astronomi osservarono a Damasco l'obliquit


sito

dell' eclittica

con uno strumento appo-

che al-Ma'mun medesimo avea fatto venire dal paese dei

Rum
i

(*).

Anche

pri-

vati cercarono d'imitare l'esempio del califfo; quindi leggiamo che


figli

tre famosi fratelli

di

Mis ben Skir, datisi con ardore allo studio della scienza antica, inviarono
dell' antichit ellenica (^).

gente nell'impero bizantino per scoprire ed acquistare opere

(')

Kitb al-Fihrist, herausgegeben von G. Fliigel,


1.

J.

Rodiger und
8139

A. Miiller.

Leipzig

1872, p. 244,
()

2 e anche

p.

242,

1.

8 segg.
ag. 833).
l/ibliogr. et

Regn

dal 2G niuliarram 198 al 18 ragab 218 (26 sett.

(5)

Kitiib al-Fihrist, p. 243;


et latine edidit

vedi anche flaji

K hai fa e

Lexicon

encydopae-

dicum, arabice
(*)

G. Fliigel. Lipsiae 1835-58,


di Leida:

voi. I, p. 81.

Ibn Ynus,
roi

cap. XI, p. 222 del ins.

c^r''"^'
-il

Uiliub

y,\ ^\S

^\
H

iJ'ilb

>y^>j^

i-l*o ,3 iJV^

sj^^ ^^^1 O^i

f^* -^^

<*^y cx^-

risultato

fu 23 33' 52" (nel ms.


(5)

'-^
p.

^).
1.

Kitdb al-Fihrist,
(ed.

243,

15, e p.

271;

Musa ben Skir


V.

Cairo 1299/1882, voi. U,

p. 505).

Ibn Hallikn, Dizionario biografico s. v. Ban Da un altro passo di Ibn Hallikn (I, 178, s.
dei tre fratelli,
si

Tbit

b.

Qorrah) sembra che lo stesso

Ab 'Abd Allah Muhaniinad, uno

fosse

recato nell'impero bizantino.

6
ii

naturale che non venissero frattanto dimenticate le opere del famoso astronomo

alessandrino, Claudio Tolomeo: ed infatti sappiamo con certezza che lo seguenti furono

tradotte prima della morte di


1.

al-Ma'mn:
in arabo

La

ci'viithi xfi larQuiouiui,

al-Ma^is(l, tradotta e commentata

per la prima volta da Yaliy ben Hlid ben Barmak, che mori nel 191 eg. (17 Nov. 8065 Nov. 807) ('). Sotto al-Ma'mn l'opera incontr molto favore e diede luogo a studi speciali:
al-Haggji; ben

Ab Hayyn

(o

Abi Hassan) e Salma la commentarono di nuovo (-);

Matar insieme con Sergn ben Hiliyy ar-Km nel 214 (11 Marzo 829 27 Febbr. 830) ne diede ima seconda e miglior traduzione {^) e da ultimo Mul.iammad ben Katr al-Farin ne pubblicava un succoso compendio (^).

2".

Il trattato astrologico

Tfrn;ii;i).oc

ai viarie ^Kt^ijiutixi], in

arabo

Kitb

al-arba'ah tradotto sotto al-Man>ur (9 Giugno

7547

Ott. 775) da al-Batriq, e tosto

commentato sopra questa traduzione da 'Omar ben al-Farrubn (^). Kegnando al-Ma'mn, Ibrhm ben as-Salt lo tradusse e comment di nuovo (''). 3. La Tavola [astronomica] di Tolomeo " [yid BaUamys) fu commentata,
probabilmente sotto Hrin ar-Rasd, da Ayyib
e

Sim'n per conto di

Mubammad

ben
;

Hlid ben Yahy ben Barmak


ed
il

(").

La medesima opera

citata in al-Fargn (*)

Golio, annotando questo passo, la crede eguale al


fra
le

xavv

nQxfiQog, che Snida

annovera

opere di Tolomeo

('')

Quanto

alla ytmyQictfixi]

v(fij,nic

Introduzione alla cartografia

"

non abbiamo

notizie sicure; ci noto che essa fu tradotta per al-Kindi ('"),

ma
se

poich questi mor

intorno al

260

eg.

(874

d. Cr.),

riesce impossibile

stabilire

questa versione sia

(>)

KUdb
I,

al-Fihrist, p. 2G7,
p.

1.

ult.;

Casi ri,

1700-70, voi.
nr.

349-350

(estratti

da

al-Qift1).

Cf. pure

Bibliotheca arabo-hispann escurialensis. Matriti al-Mas'di, VUI, 291; H. H. V, 38C,

11J13.
()

Kitdb al-Fihrist,

p.

268,

1.

Casiri,
IH,

1.

c; H. H.

1.

e.

P) Kitdb al-Fihrist, p. 244, 1. 4 Lugduno-Batavae. L"gd. 15at. 1851-77,


(*)

e 208, 1.2;
t.

Casiri,

1.

e; Catal. coda,

orient. Bibl.

Acad.

p. 80. n. 1044.

Kitdb al-Fihrist,
p.

p.

379.

Numerose
al

altre versioni e

commenti

posteriori sono indicati nel

Kitdb al-Fihrist

268, e nella prefazione

Kitdb el-Ubd'fi sarh as-sakl al-qa{(d' di 'Ali


Catal. codd. orient.

ben
ITI,

.^hmad an Nasawi
p.

(IV o
si

sec. cg.)

riportata nel

Lugd. Batav.

t.

90. IV-i rifacimenti

pu''i

consultare
lirsg.
1. 1.

M. Steinsehncider, Die arabischcn Bearbeiter


von G. EnestrOni, Neue Folge, VI. Bd. 1892,
1.

des Al-

maijest {Bibliotheca
(*) (6)

mathematica
p. p.
p.

p. 52-62).

Kitdb al-Fihrist,
Kitdb al-Fihrist,

268,
208,

5 e 273,
5 e 7.

15.

C) Kitdb al-Fihrist,
(*)

244.

Muliammadis
Sudae Lexicon
(nuqila

filli

astronomica, arabicu et latine


()
(>")

Ketiri Fergancnsis qui vulgo Al fraganus dicitur, Elementa cum notis, opera J. Golii. Amstelodami 1069, p. 6, 1. 13.
t.

recensuit Bernhardy. Halis 1834-53,


p.

II,

pars

II,

p.

526.
fu u tradotto per

Nel Kitdb al-Fihrist,


li-'l-kindi).

268 detto che


(in

il

Kildh

l'/ijirdfiyd Hi

To\omeo
hisp.
I,

al kindi n
l'

Invece al-QiftS
.

Casiri, Bibl. arab.

349) scrive:

"Al-

Kind tradusse in arabo questo libro

Ad

Siccome nel Inngo catalogo delle opere di al-Kindt che

trovasi nel
e iccomc

Fihnst

(ji.

255-201) ed in un altro luogo d'al-Qifti, non ricurdata questa traduzione


si

sappiamo che al-Kindi

fece tradurre ])er suo uso altro

opere

greche,

cosi

la

notizia

del Fihrist forso pi esatta dell'altra.

ogni modo, secondo

il

Kitdb al-Fihrist. questa tradunel 288 (26 Die.

zione era cattiva; una buona fu eseguita da


15 Die. 901).

labit ben Qorrah, morto

900

contemporanea ovvero postorioro ad al-Ma'mim


sua opera geografica

(').

Ibn Hunlilbeh,

al principio della

(p. 3),

dice:

"

Ho
le

trovato che

Tolomeo

in

una lingua straniera


io

determin

confini e rese evidenti

argomentazioni nel descrivere la terra;

tradussi questa descrizione dalla sua lingua in lingua chiara (cio araba), affinch

tu possa prenderne conoscenza;


e soddisfer

e
il

poi

ho compilato

quel che spero abbraccer

[ogni] tua richiesta


B

tuo desiderio,

essendo come testimonianza di

ci che lontano,

come

notizia di ci che vicino.

Ne ho
Il

fatto cos

un

libro ecc.

"

Da

questo passo risulta che Ibn Hurdadbeh,

prima

di redigere

la sua opera,

aveva

voluto ti'adurre o farsi tradurre la geografia di Tolomeo.

de Goeje ha dimostrato
il

che Ibn Hurddbeh fece due edizioni del suo libro, una verso
tra verso

232 (846/847),

l'al-

il 272 (885/886); se dunque il passo da me citato si trovava gi nella dovremmo couchiudere che questa traduzione della geografia di Tolomeo per opera di Ibn Hurddbeh fu di assai poco posteriore alla morte di ai-Ma' mn. Ma era una versione per uso privato della quale forse il pubblico non pot mai approfittare.

prima,

Tuttavia, se

mancano

indizi sicuri d'una versione del geografo greco durante

il

regno

di

al-Ma'mn, nel Kitdb mrat al-ard o

Libro della figura della terra


ardito

"

di di

Muhammad

ben Musa al-Huwrizm troviamo in compenso un


Tolomeo.

tentativo

rifare l'opera classica di

II.

Vita ed opere
Le

d'

al-Huvv^rizm.

notizie a noi giunte intorno alla vita di

Ab

Ga'far

Muhammad

ben Mis

al-Huwrizm sono scarsissime. L'autore del Kltb ai-Flhrisl


stano ch'egli era oriundo del

(-) ed al-Qift (*) atte-

Huwrizm,

il

Hwirizem

dell' Avest,

l'Uwrazmi delle
il.

iscrizioni cuneiformi persiane, vale a dire di quel territorio che pi tai'di costitu

huato

di

Hwah; ma
Il

forse,

quand'egli nacque, la sua famiglia s'era gi stabilita nella


datogli

Mesopotamia.

soprannome d'al-Qotrobbol,

da at-Tabar

in

un passo che

riporter pi sotto, potrebbe anzi indicare che egli nacque a Qotrobbol, borgata posta

sull'Eufrate non lungi da al-Anbr e famosa pel suo vino. L'altro titolo d'al-Ma.^si,
datogli pm-e da at-Tabari, indica verosimilmente che la sua famiglia in antico, e forse
egli stesso nella

sua giovinezza, era di religione zoroastriana.


in ancor giovane et lo
('')

Ad
alla

ogni

modo

vediamo onorato da al-Ma'mn,

e addetto

famosa Dar al-hikmah


(')

Casa della sapienza, a Bagdad. Era questa un'acca4130 dice


.

Hggi
di

Haltfali 11,003,

nr.

della Geografa di

Tolomeo:
po' troppo

fu

tradotta in arabo
si

al

tempo

al-Ma'mn,

ma

ora irreperibile

La
II,

notizia

un

vaga perch

possa

trarne una conclusione sicura.


i

Una

versione araba della Geografia di Tolomeo,


il

sfuggita a tutti

bibliografi, quella fatta eseguire

da Maometto

conquistatore di Costantinopoli.

Ne

esiste

un manoscritto nella biblioteca di


del prof. Bonelli.
(2)
(')

S. Sofia,

del quale potei avere alcuni estratti grazie alla cortesia

Kitdb al-Fihrist,

p. 274.
4-10, u
f.

Al-C^iftt, Tarih al-iukamd', Bibl. di Monaco, cod. arab.


Detta anche

108,v.
.al-l.iikmah
'

()
(p. OS.

Bcyt al-hikmah, Hiznat


eit.
f.

al-l.iiknuili ",

persino

Hiznah kutub

al-Qift,

cod.

108,v.).

8
demia
di
dotti,

istituita a
luiiii;

quanto pare da Hri'in ar-liasid

('),

ma

ampliata e resa

celebre da ai-Ma

lo ora

annessa una ricca biblioteca, ove speciali ed intelligenti


la suppellettile dei libri (-).

copisti orano destinati ad


di gran

aumentare continuamente
('),

Dotti
la di-

lama,

come Salma

Abu

Hayyfin

('),
il

Salii

ben Hrn (), avevano

rezione di quel vasto stabilimento sciontitico,

quale fu della massima importanza

per lo svolgimento della coltura.


In quell'ambiente favorevole

al-Huwrizm, cbe

si

era dato in

modo

speciale

agli studi matematici ed a.stronomici,

compose per ordine dal-Ma'mun un compendio

delle tavole astronomiche dette Sindhind, ed un breve trattato d'algebra elementare,

che contribu alla diffusione di questa scienza fra

le

persone colte dell' oriento

mu-

sulmano. Immerso negli


i

.^tiidi,

pare che abl)ia passato tian(iuillamente la vita durante


(')
;

califfati

d'al-Ma'miin e d'al-Mutasim

invoco nel primo anno di regno d'al-Wdi studio, al

tiq bi-'llah (") fu


re

da questi mandato, probabibnonte a scopo


tino

tarhn o
(^).

dei

Hazar (nella Russia meridionale


il

al versante
il

Nord del Caucaso)

Ma
Mucome

non sappiamo se

nostro al-Huw;irizm, o piuttosto


il

suo noto con'^emporaneo

i.iamniad ben Mi-sil ben kir, sia

viaggiatore mandato dallo stesso al-Wtiq reU'im-

pero bizantino,
li

coli'

incarico

di visitare le

tombe dei Sette Dormenti


.

d'Efe^J,^,

chiama

il

Corano, della Ahi al-kahf

Gente della caverna


(p. 10(3-107),

Nella relazione di questo


(') si

viaggio conservataci da Ibn

Hurddbeh

e da

Yqt

legge che

MuBa-

hammad

ben

Musa
1;\

l'astronomo, partito da SmTa-maii-ra'l sul Tigri, a

monte

di

gdad, con lettere di raccomandazione pel re dei Bizantini, pass a Qorrah nell'antica

Cappadocia, e di

in

4 giornate di viaggio (marlialah) arriv ad una collina dove


si

appunto stava
menti.
Il

la

caverna che

diceva contener

corpi ben conservati dei Sette Dor-

guardiano del luogo cerc in ogni modo di dissuaderlo dall'entrare, desiderando

che non venisse scemata la credulit dei visitatori;


lasci intimidire,
polcro.

ma

il

nostro viaggiatore non

si

od accompagnato da un servo munito di una torcia,

entr nel sesi stilac-

cadaveri erano avvolti in coperte grossolane che, prese in mano,


i

ciavano;

corpi erano unti di aloe, mirra e canfora porche

si

conservassero; la pelle

(')
(*)

Cosi sembrerebbe almeno da un passo del Kildb al-Fihrist,

p.

105,

1.

4.

Fra questi copisti

il

fihrist,

p.

10.5,

ricorda 'AUaii a'i-Su'bi, autore di varie opere impor1.

tanti.

(5)

Un

.Vbi

'l-liaris
;

ricordato {Fihrist, p. 10,

2)

come un

fanii-so legatore di libri


1.

per conto
appar-

della

Dar al-hikmah
tempo

e nel Fihrist

medesimo

(p. 19,

1.

15 e p. 21,

26-27)

si

accenna a

libri

tenenti un

alla biblioteca d'al-Ma'mfn.


1.

Fihrist, p.268, 1.1, e 305,


95.
in

19; al-Qifti in

Casiri

I,

349-350;

Haji Khalfac, Le-

xicon,

m,

{*) (5)
{')

Al-Qifti
ricini.',

Casiri,
1.

1.

e.

Fihrist, p. 10,
dal

13.

18 ragab 218 al 18 rabS' 1 227 (9 ag.


al

833 5

gonn. 842).

C) Kcga!, dal 18 rabi' I 227


(')

23

dfl
si

'l-bilJfiab

232 (5 penn. 84210 ag. 847).


percb al-Muqaddasi

Al-Muqaddasi,
Yiiqt
II,

p.

362.

La data

liwcia determinare con esattezza

fa questo Tiajrpio anteriore all'altro famoso di Sallnm at-tur)iuman cbe cominci nel 228 cg.
()

p.

805-806.

Un cenno

se ne trova in

al-HSrnS {Albt'rni's

Chronoloijie

orientalitcher

Vlker,

bmp. von K. Sachau,

Leipzijr 1878, p. 290), che per sostituisce qui,

come

altrove, al-Mu'tafira ad al-VVfitiq.

Un'altra relazione del viaggio fu narrata da al-Huwrizmi ad

Alimad

b.'n.

at-Tayyib as-Sarahsi (m. 280

= 17

genn.

899-6

genn 900); al-Mas'iidS

li,

307-308,

dioc di averla riprodotta nel

suo al-Kitb al-ausa(.

era attaccata alle ossa; e passando la

mano
appena
il

sul petto d'uno di loro

sentii la du-

rezza dei peli e la forza con cui erano piantati. 11 custode avoa preparato intanto
il

cibo e ci invitiN a mangiarne;

ma

lo

assaggiammo, provammo un senso

tale di disgusto

da

farci

vomitare. Infatti

custode voleva ucciderci aftinch non

venisse smentito ci che avrebbe narrato poi al re dei


i

Rum,

ossia che quelli erano

Sette Dormenti.

Noi

gli

dicemmo:

Avevamo creduto che

tu

ci

mostreresti dei

morti simili ai vivi;

ma

costoro non sono cosi


,

(') Solo in

un cenno fugace conteben

nuto nel Kitb at-tanbih


Skii- l'astronomo
;

{-)

il

nome

del viaggiatore

Muhammad

Musa ben

bench questo passo non sia


pii se si

forse decisivo,

pure le probabilit

maggiori non sono per al-Huwrizm, tanto

considera quanto dissi a p. 5, nota .


di
lo

Al nostro al-Huw;irizm
ii-onia

si

riferisce
il

una scena narrata non senza una punta


al-Watii s'ammal della malattia che
;

da at-Tabar

(=*)

Quando

califfo

condusse a morte, comand

di condurgli innanzi gli astronomi

e gli furon condotti.


Isl.iq

Tra

essi v'era
,

al-Hasan ben Sahl


,

(fratello d'al-Fadl

ben Sahl), al-Padl ben

al-Hsimi

Ism'il ben Nawbalit

al-Qotrobboli, Send

(compagno
stelle.

di

Muhammad ben Musa al-Huwrizm al-Magiisi Muhammad ben al-Haytam) e tutti quelli insomma
gli

che guardavano

le

Essi osservarono e la stella di lui e l'oroscopo della sua

nascita, poi dissero:

Vivr lungo tempo; anzi


i

assegnarono 50 anni per l'avvenire.

Invece non dur che 10 giorni, dopo

quali mor .
di cui

Questa

l'ultima notizia che

io

conosca intorno ad al-Huwrizm,

pertutti

tanto rimangono ignoti


gli antichi geografi

gli anni della nascita e della


e

morte; destino comune a

ed a molti astronomi
gli scritti di

matematici musulmani.
di

Mi rimane

solo
ri-

di citare in

modo sommario

al-Huwrizm

cui ci

hanno lasciato

cordo

biografi e bibliografi orientali.

1.

Kitd al-gebr iva 'l-miiqdbalah

(^),

il

famoso trattato d'algebra elementare


califfo

giungente sino alle equazioni di


e che serv per due o
tre secoli

2. grado,

composto per ordine del

al-Ma'mn,

come manuale preparatorio a


se

coloro che intendevano


;

darsi a questi studi

(^).

Anzi nel medio evo


" Il

ne fecero varie traduzioni latine

una

(')
u

Yqt
:

invece scrive:

malvagio voleva uccider noi o qualcuno


gli

di noi, affinch gli riu-

scisse di dar ad intendere al

re che

stessi Sette

Dormienti

ci

avevano fatto perire.

Noi

gli
>i

dicemmo Avevamo creduto che


(2)

essi fossero vivi simili ai morti.

Poi
ed.

lo

lasciammo

e ce

ne

andammo

A'itdb at-tanbih iva H-ischrdf

mctoie al-Mas'd,
i

M.

J.

de Goeje. Lugd. Batav. 1894,

p. 134. Ivi l'autore


/ta>.

dice d'aver gi riferito


i

particolari della spedizione nel suo libro A'itdb al-islid-

_
(3)

Cfr.

anche

detti intorno
e nel

ad alcune chiese bizantine raccolti da un

Muhammad

ben Musa,

in

Ibn Rosteh,
J.

p. 8.3,

Annales quos scripsit

passo parallelo di Ibn Hurddbeh 1C1-G2. Ahu Djafar Mohammed ibn Djarir at-Tabari, cum

aliis edidit

M.

scena,

de Goeje. Lugduni Batavorum 1879-90, ser. Ili, t. E, p. 1363. Ibn al-.\tir riferisce la stessa citando solo il nome di al-Hasan ben Sahl (Ibn el-Athiri, Chronicon quod perfertissimum

inscribitur, edidit C. J.
(<)

Tornberg, Upsaliae et Lugd. Batav. Haji Khalfae Lexicon, t. V, d. 67, nr. 10012 e II,
cod. arab. 440,
i

1851-76,

t.

VII, p. 21, all'anno 232).

585, nr. 3996;

al-Qift, Bibl. di

Monaco,

f.

108,v. Il A'itdb al-Fihrist

non

cita quest'opera nel suo articolo su al-Hu-

wrizml; ricorda per


al-Fath
(p.

281)

da Ab

commonti su quest'algebra composti da as-Saydanni (p. 280), da Sinn ben 'l-Weffi' (p. 283). Inoltre nel Fihrist 275, si fa menzione d'un A'itdb al-gebr

wa

'l-murjdbalah composto da
(5)

Send ben

'Alt, illustre astronomo contemporaneo d'al-Huwrizmi.


jier

Il

libro,

conservatosi in un codice della biblioteca di Oxford, fu pubblicato

intero dal

Rosen: The Algebra of

Mohammed

ben Musa,

edited and translated by


Vol. II, Serie 5, parte 1

Fred, liosen, Lon2

Classe

di

sciBNZK MORALI ecc.

Mbmobie


dello quali, intitolata

10

et

Liber alchoarismi de iebra


(')

almucabala, dovuta
Halfali fu questo
il

al

famoso
libro

Gherardo
d'al{,'el)ra

di

Cremona (1114-1187)
in

Secondo

H,;'l

primo

composto

arabo

(-);

comunemente
11

si

crude che sia stato tratto, nelle


di diuiostraro

suo parti foudameutali, da

libri

indiani.

Kodet invece corc

che esso

ha per base

lavori di matematici greci, sopra tutto di Diofanto; e che quindi al-

Huwrizm

non ha punto conservato nel suo trattato d'alf^ebra


tinaie la

il

principio

della

.-ioienza
e^'li

matematica

possedevano

suoi contemporanei

dell'India i,

ma

che

puramente

seinplicemouto discepolo della scuola greca

{^).

Io lascio vo-

leutiori risolver la questiono agli storici della


2.

matematica.

Kitb hisb al-'adad ai-hindi


e

Trattato di calcolo numerico indiano


conservata

li-

bro che non giunto sino a noi,

di cui ci
{*).

qualche notizia solo

in

un

passo del

Ta'rl.i

al-l.uikam'

d'al-Qifti

L'opera era un rifacimento, con molte agi

giunte, d'un analogo trattato indiano, e serv a diifondore tra

musulmani

la cono-

scenza dell'aritmetica come

si

ora sviluppata nell'india grazie al sistema decimale.


giaccii
il

Kra posteriore

al

trattato d'Algebra,

questo

vi

si

trova

citato.

L'opera fu

conosciuta anche in occidente; od infatti


scoprire
i".

principe

Honcompagni ebbe

la fortuna di
libro
('').

un frammento considerevole d'una versione latina medievale del


Kitih as-SiiidIu'/id
(''),

redatto per desiderio d'al-Ma'mn,

e consistente in un

compendio dell'opera che Jluhammad ben Ibrhim al-Fazri avea composto nel

l.Mj

157 (773

774

d. Cr.)

per

il

califfo

al-Mansr. col titolo di

Grande Sindhind

(Kitb OS- Sindhind al-kabir). Com' noto, quest'opera era un rifacimento del trattato
astronomico indiano Brahmasiddhnta, scritto nel (528
d. Cr.

da Brahmagupta; vi
astri,

si

davano regole intorno

al

modo

di

calcolar

il

movimento degli

vari processi

don 1831. Una piccola parte


de Abou Abdallah
p. 5.57-581),

di esso tratta delle arce e dei


.\.

volumi d'alcune figure geometriche;

di

questa parte diede una versione francese con note

Marre

{La parlic

i/i.'ometri(]ue
t.

de Valgi Ire

Mohammed

ben Mouisa, nei Nonvelles an lales de .fathmatiques,


p.

V, Paris 18-16,
a p. 36-

ed una rist.inipa del testo ar.ibo (r=

50-64 dell'ediz. Rosen)

H. Sclia))ira
(/t-n

42 della sua memoria:


metrische Schrift
in

rUTon mU^O Hchnat


Abtheil. der Zeitschr.
f.

/fn-./idoth

(Lchre ro

.lA/sscn) als crste gco-

hebriiischer Sprache lirsg. ecc. (nelle Abbondi, zur Gesch. der ./alhem., Sujv

plcmcnt zur
(')

hist.-liter.

Mathera.

u.

Physik, 3 Heft, Leipzig 1880).

Vedi F. Wu.st enfold, Die Uebersctsungi'tt arabisch. U'erke in das Latein. seit
p.

dem XI.

Jahrh.,
()
(')

61 (nelle Abhandl. d. k. Geselhrh. d.

Wissensch. su Gttingen, 22 Bd., 1877).

L.

Haji Khalfae Lexicon, t. V, nr. 10012. Rodet, L'Algfire d'al-Khrizml et les nu'thodes
t.

indienne

et

grecque

(nel

Journal Asia-

tique, sex. VII,

XI, 1878, p. 5-98).


in

() Riportato

Casiri

I,

p. 427,

eil

in

Woepcke,
il

.f^moire sur la propagation des chiff'res


cita solo

indient (Journ. Asial., sdr. VI,

t. I,

1863,

p.

479). Il

Kitdb aUFihriU 275,

un trattato ana-

logo (Kitb al-hisnb al-hindl) di Sciid ben


(*)

'.Vii,

noto astronomo di .Ma'min.


i.

Trattati rf'aritOTcd'ca pubblicati da

Haldassarre Buoncompagn

Fasci: Algoritmi
i

de numero indorum.

Roma

1857.

11

Liber Algorismi de practira arismetricae

Johannes
18."i7),

Hisottj

spalensis
(")
Il

(sec. XII),

pubblicato pure dal Buoncompagni (Trattali ecc., fase.

II.

Roma

molti riguardi non che una parafrasi di questo scritto d'al-Huwiirizm sul calcolo indiiino.

Kitb

al-Fihri.%t 274, conio pure

al-Qifti

(nis. di

Monaco,

f.

108,v.) ed

Ab

"1-Farag

(l/istoria

compendiosa dynastiarum authure

Abul-Pharaj io,
in

ed. et verlit

Ed. l'ocockio. Oxopag. 473

niac 1763, p. 248 del testo, 161 della vers.) che lo copiano, confondono questo libro con l'opera se-

guente
9iri,

nr. 4. Cfr. invece

un altro pa-sso d'al-Qifti

W.iepcke, Propagalion,

= Ca-

429.


per

11
di

detorminare gli ecclissi di sole


(').

luna,

coascendenti dei segni doli' eclit-

tica ecc.
4.

KUh

a>zitj

Tavole astronomiche

in

due redazioni, una anteriore,

l'altra

pojiteriore (-).

Queste tavole ottennero per lungo tempo grande rinomanza


il

in oriente,

sovra tutto presso quegli astronomi che seguivano


in esse,

metodo indiano del


s'era

Sindhind;
fondato
sui

secondo

vien riferito

nel Ta'ri'i

al-'.iukam (^), l'autore

movimenti medii (al-awst) del Sindhind,


le

ma

se ne allontan per quanto riguarda


;

equazioni (at-ta'dl) e la declinazione del sole


il

accettando per

le

prime

me-

todi persiani, per la seconda

metodo

di

Tolomeo. Inoltre propose

in questo libro

varie regole eleganti inventate da lui per le diverse specie d'approssimazione,

ma

tuttavia insufficienti

"

Nel suo libro sull'India,

al-Bi-iin

cita le tavole

di al-

Iluwrizm a proposito del computo


condo
i

dei diametri solare e lunare risolto appunto se-

metodi indiani

(');

ed un'altra volta a proposito d'osservazioni fatte da al('')

Huwrizmi
nel

sui diversi colori degli ecclissi

L'astronomo egiziano Ibn Ynus, morto


il

399
il

eg. (5 Sett.

100824

Ag.

1009), riferisce secondo


il

Kitab az-zg del nostro

autore

risultato delle osservazioni eseguite durante

calit'ato

d'al-Ma'mn nella

specola d'as-Sammsiyyah in

Bagdad per determinare

l'obliquit dell'eclittica CO-

Queche

ste tavole erano calcolate secondo gli anni dell'era persiana di

Yezdegird III

('),

comincia

il

marted 16 Giugno 632; Maslamah al-Magrt di


eg. (17
l'era

Madrid, morto a Cor-

dova nel 398

Sett.

10074

Sett. 1008),

cur una nuova edizione dell'opera,


C^),

mutando per
d'ai Magrt

di Yezde'ird in quella dell'egira

questa nuova redazione

venne tradotta in latino da Rodolfo


le

di Bruges,

che vivea a Tolosa nel

1144(9). Del resto

tavole d'al-Huvrrizm od un loro rifacimento vennero tradotte

pure in latino da Adelardo di Bath (circa 1130).


Che
il

(')

vi fossero differenze notevoli,

almeno

in certe parti, fra

il

Grande Sindhind

di al-Fa-

zar ed

compendio d'al-Hinvarizm,

sembra

risultare

dall'articolo

di

al-Qift
(nist.

sull"

astronomo

Habas stampato
(2)

dal Flligel nel Fthrist {Anmerkunffen, voi. II, p. 130).


di

Fihrist 274; al-Qifti, ms.


testo,

Monaco

f.

108,v.;

Ab '1-Fara

camp, dinast.,

p.

248 del

161 della vers.)

Propagation, 473-474. P) Stampato in Casiri, I, 429, e Woopcke, London 1887, p. 241 (=t. Sachau. edited by Ed. (*) Albrnl's India
inglese pubbl. nel 1888).
(5)

II,

p.

70 della vcrs.

Albrn's

India, 257 (vers.

Il,
si

114).

Sembra pure

tolta dal
4,

intorno alle dimensioni della terra, che

trova in

Ibn al-Faqih

Kitdb az-sig la citazione Yqt I, IG (cf. anche


p. 4-5,

ad-Dimasqi p. 7 e 8). Infine Yuus, ms. di (") Ibn


tato 23 33'; per la seconda
v.

altre citaz. in

al-Mas'dj, Kitb at-tanbth,

186, 222.
risul-

Leida, cap. XI, p. 222. Questa

prima osservazione avea dato per

nota

4,

pag.

.5.

tato casualmente dal

d'Alberto P) Infatti in un pa.sso dello Speculum astroncmicim Reinaud (La Gogr. d'Aboulfcda Iraduite etc,
p.

Magno
t. I,

(1193-1280), ripor-

Introduction generale.

Paris 1848,
u

CCXLII),

si

legge

Postquara coniposuit canones Mahometus .\lchocharithmi super

annos Persarum qui dicuntur Gerdagred


(8)

(= Yezdegird)
di

"

ecc.
II,

Ciri

attesta
si

Ibn Ahi Usaybi'ah,


occup pure del zig

'Oijn el-anbu' ed. A. MuUer. Cairo 1884, voi.

p.

39:

Egli [al-Magrit]
"

Muh.

b.

Musa al-Huwrizm; ne mut


delle stelle secondo
il

la cronologia

persiana in cronologia araba,

ponendo

movimenti medii
due

principio dell'Ora
i

islmica

vi

aggiunse belle tavole. Per mantenne

gli sbagli [dell'originale] senza additare

luoghi

errati; cosa che invece gi


"

aveva

fatto nei suoi

altri libri

Corresione dei movimenti delle stelle

ed Esposizione degli sbagli commessi dagli osservatori . P) Vedi in proposito Wiistcnfeld, Uebersetzungen,

p. 53.

5".

Kitb ar-ro}mah

Trattato doUorologio solare ,


.

6. 7".
8.

Kilb al-' amai

hi 'l-astarlb

Sul

modo

di operare

mediante l'astrolabio

Kitb 'amai al-astarlb

Sul modo di costruire

l'astrohibio .
il

Kitb

al-ta'rif} (') Il titolo

ambiguo potrebbe
i

lasciar supporr che


;

lil)ro

trattasse dei vari sistemi cronologici in uso presso


in

diversi popoli
11

e ci tanto pi

quanto die l'autore era matematico ed astronomo.


all'atto

Wiisteiifeld

sembra esser

stato di questa opinione, giacch non ricorda

al-Huw;iri/.mi nella sua diligen-

tissima rassegna degli storici arabi


dal fatto che al-Mas'd cita
lui consultati
jier

(-).

Ma

che

si

tratti di

un

libro di storia appare


fra gli storici

Mul.iammad ben lls al-Huwrizmi


(^).

da
(*),

le

sue

Praterie d'oro
relativo

Si

pu anche notare che at-Tabar


og.

parlando d'un avvenimento

ad al-Mamim nel 2lo

(24 Apr. S2^>

12 Apr.
notizia.

826), dice di narrarlo secondo quel che riferisce

Muljammad ben Musa al-Huwarizm.


hanno lasciato
dotti europei sono d'accordo nell'attri-

Qui

finisce

la serie delle opere di cui

bibliografi arabi
i

Tuttavia dopo una felice congettura del Friihn.

buire ad al-Huwdrizmi una traduzione od un rifacimento della geografia di Tolomeo

rimontante al tempo del

califfo

al-Ma'mn.

Nella Geografia d'Ab


rob'

'1-fid'

citata spesso un'opera col

titolo
(>),

di

liasm aral-ma'miir

al-ma'mur

>

Descrizione del quarto abitato [della terra]

Rasm

Descrizione della [terra] abitata

("),

rasm al-ard

Descrizione della terra

("),

ed anche semplicemente ar-rasm


pag. 22
>

{-).

Il

nome

dell'autore non viene riferito;

solo

si legge: Ci ricordato nel Kitb rasm ar-rob' ai-ma' mitr, libro attribuito a Tolomeo (mansib ila Hatlamyus) e tradotto in arabo per al-ira'mun i. Pii

sotto (pag. 74) scrive d'aver tratto le indicazioni delle latitudini e longitudini

da pa-

recchie opere, tra lo quali

il

Kitb rasm ar-rob' ai-ma' mar, libro che fu tradotto

dal greco in arabo per uso di

al-Ma'mn
l-fid'

Questi due passi d'Ab

dovettero esser gi noti nel 1G97 al d'Herbolot,


il il

perch nella sua fibliothique Orientale, sotto la voce resm, egli dice che
al-artl una traduzione araba della geografia di Tolomeo, eseguita durante
fato d' al-Ma'mn.

rasm
califil

ci viene ammesso dai dotti posteriori, compresi

il

Reiske e

de Sacy

(').
il

Tuttavia

Michaelis aveva osservato che le cifre riportate da


quello di Tolomeo,

Ab

'l-fid;V

sesi

condo

il

rasm, non s'accordavano con

concludendo

cos

che

(')
f.

I nr. 5, G,
il

8 sono menzionati nel Kitdb al-Fihrist, 274, ed

in

al-Qift! ms.
H'crkt

di

Monaco
k.

108,v.;
()

nr.

7 6 ricordato solo nel Fihrist.


Geschichtsschreiber der Araber und ihre
(.\bhan(l. d.

F.

WOstcnfcld, Die
I,

Gcscllnch. d. Wiss. EU Gnttint'en, 1882,


()
()

XXVIII

XXIX

Bd.).

Al-Mas'd
t.

11.

Annoles quos scripsit


II.

at-T abari, cum

aliis edidit

M.

.1.

de

(.ioeje, Lugd. Bat. 1879-90,

Bcr.

ni.
(i)

p. 108.5.

P. 22 e 74.

()

P. 38, 43. 44, 50 (tre volte), 53, 62 (due Tolte), 215.

n
()
()

P. 44, 59, 68, 71.


P. 69, 72 e cosi sempre nelle tavole di lonj^tndini e latitudini.

V. la sua nota a p, 3.13 della Relation de Vgypte par

Abdallatif

ecc. Paris 1810, nella

quale sono citati gli scritti anteriori.


di H. A. Schultcns, poi del Frillin,
tro

13

il

trattava di due opere ben distinte ('); e quest'asserzione ottenne


il

suffragio,

prima
al-

quale richiam l'attenzione dei dotti sopra un

passo della Geografia d'Ab

'1-fd':

In oceano septentrionali est insula Tuli, in

ultimo qui habitabilis est orbe septentrionali ad longitudinem

10 graduum

et

minutorum,
el

et latitudinem 58,
(-).

seeuiidum

al

chawarezniiciim, auctorem libri rasin


il

ardili

Facendo ancora un passo innanzi,


il

Friihn suppose che questo

huw-

rizmiano fosse appunto

i'amoso matematico

ed astronomo

Mul.iammcd ben Musa

al-Huwrizm

{^)

questa congettura fortunata,

accolta senza discussione dal Keiscienza,

naud

dal Lelewel,

rimase definitivamente acquisita alla


lo

trovando piena

conferma nella scoperta che

Spitta fece

piti

tardi d'un manoscritto dell'opera.


il

Anche

altri

autori arabi parlano d'una geografa composta per

califtb

al-Ma'-

mu;

notevole specialmente un passo del Kilb at-tanbih

wa

'l-irf d'al-Mas'd,

ove questi dice d'aver veduto parecchie carte geografiche, e che le migliori sono quelle

contenute nel trattato di Geografia di Marino,



e nella figura

al-ma'mniana eseguita

per al-Ma'mn, intorno alla quale avean lavorato insieme molti dotti del tempo. Ivi
era stato rappresentato
il

il

mondo
le

colle sue sfere celesti,

suoi astri,

il

continente,

mare, le terre abitate,

terre deserte, le regioni occupate da ciascun popolo, le

grandi citt ecc. Questa figura


grafia di Tolomeo,
in quella di

migliore delle precedenti che


altre
"

si

trovano nella Geo-

Marino ed

(^).

Ibn 'Abd Allah Muliammad ben Ab Bekr az-Zohr(5), dopo


zione a Dio ed a Maometto, comincia

la solita invoca:

il

suo Kitb al-ijujrufnjah con queste parole


('),

Ho

tratto questa Geografia

da un esemplare della Geografia d'al-Qomr

che

a sua volta la copi dalla Geografa del Signor dei credenti,

'Abd Allah al-Ma'-

mn

figlio di
i

Hrn

ar-Rasid. Per comporre quest'ultima s'eran radunati 70 peri

sonaggi tra
(')

filosofi

del 'Iraq,

quali scrissero intorno alla descrizione della terra


arabico et latine edidit

"

('').

Abulfedae

Descriptio

Aegypti,

Job.

D.

Micbaelis.

Goet-

tinjae 1776, nota 122.


(2) Abilfedae Opus geographicum, latine vertit J. J. Reiske.Uamhnrg (nel Busching^s Magazin fr neue ffistorie und Geographie, parti IV e V), p. 232. Questo passo, essendo stato soppresso da Ab'1-fid' nella terza e deinitiva redazione del suo libro, manca nel testo arabo pub-

mo

blicato dal Reinaud col de Siano.


(5)

Uebers. von C.
()

Ibn Foszlan's und anderer Araber Berichte ber Fraehn. St. Petersburg 1823, p. XVI-XVm.
Questo passo
riportato in francese dal

die Russen lterer Zeit.

Test

u.

de Sacy a
t.

p.

147 della sua memoria sul Kittib

at-tanbih [Notices et extraits des mss. de la Bibl. Impr.


dice ad
(5)

Vili. Paris 1810; ristampato in appenediz. del

al-Mas'd

IX, 314).

Il

testo a p.
sett.

33 della recentis.

Tanbih

fatta dal

Viveva a Granata nel 532 (19


ital.

1137

-7

seti 1138). Su lui


I,

e sulla

sua opera vedi


e pi

Biblioteca arabo-sicula trad.

(Torino 1880-81), voi.

p.

XXXVI-XXXVII;

De Goeje. Amari, ancora 0. Hounr.

das

e K.

Basset

pa<^.
t.

192-198 della loro Afission scientifique en Tunisie (nel Bulletin de cor-

respondance africaine,

II,

Alger 1884). L'opera esiste ms. a Parigi (Ancien fonds arabe,

596^

Catal. des mss. arabes nr. 2220), alla Bibl.

Universitaria d'Algeri (nr. 401 e 2016) e in al-Qayrwn.


(cod. arab. 456", nr.
J.

Io

mi servo d'un codice


il

della Bibl. di

Monaco

1016 del

Supjil. al Catal. dell'Au-

mcr),

quale contiene lunghi estratti d'az-Zohr copiati da M.

Jfiiller sul

codice jiarigino.

(")

Da quanto
di

scrivono l'IIoudas e
l'altro
o'*;-ftJI.
ar.

il

Basset

si

ricava che dei 3 mss. algerini e tunisini, due

leggono i^jIjiJl e

C) Bibl.
(sic)

Monaco, cod.
(1.

456",

p.

(=

f.

l,v.

del ms. parigino):


rf-^l_jj>^

iS

CJ:^.^

i_j

''^

^\ycs^

^^

l4jii_i*J)

Js^^ ^JJl

j_5_^U-iiJI (sic)

^^

ix.*J j-^

(sic) <k>w\-i.l


tine
. . .

14

(Kitb assi;})
che
fu
{*):

lufiuo dove riferirsi all'opera tl'al-Huwrizml quel che al-Battni scrive verso la
ilei

sesto capitolo delle sue


citt
e

Tavole astronomiche

La

loii'/itndine delle

la loro latitudine sono secondo quel

indicato nel

Libro della
bilito ci
terra,

fijjura

della terra (Kidib xnrat al-anl)

Noi al)biamo sta-

secondo liudicazione {ar-rasm) che trovammo nel libro della tigura della

noto col

nome
(cio

di (/iyfdfii/d:

ed abbiamo indicato separatamente

punti di
(-).

. .

mezzo

delle regioni e delle province, in

numero

di '.M,

come avea
si

fatto

Tolomeo
errori

In questo libro

nel Libro

della figura della Terra)

trovano

nelle

lon<:itudiui e nelle latitudini -.

111.

Il

us. di

Strasburgo del Kilib sral


il

al-ard.

Ci premesso, possiamo senz'altro esaminare

testo

d'al-Huwrizm quale

ci

pervenuto nel manoscritto della K. Uuiversitats- uud Landesbibliothek di Strasburgo,


segnato

L. arab. Cod. Spitta


al

18

".
().

Acquistato

Cairo neirOttol)re 1878 dallo Spitta


di Strasburgo ('),
il

ed alla morto di questi


era.,

venuto alla biblioteca

codice comprende 45 fogli, alti 32,

larghi 20,5 cm., su carta bombicina di colore tendente al bruno; ogni pagina cousta
in

generale di 23 linee, talvolta anche d'un numero maggiore.


(f.

nota finale

45

v.),
il

fu scritto nel ramailn

428
nasi.ii

eg.

(18

Come Giugno 17

ri.sulta

da una

Luglio 1(J37),
cos

non

si

sa da chi;

carattere quel grosso


e

comune

noi manoscritti

an-

tichi.

Le

vocali

mancano interamente,
il

v'

grande scarsit anche di punti


i

diacritici.

In non pochi luoghi

tempo e le tignuole hanno guastato


il

fogli,

sovra tutto in prin-

cipio ed in fino; tuttavia


e
si

contesto permette in molti casi di ricostituire lo lacune,


irreparabile solo

pu dire anzi che

il

danno

quando

si tratta di cifre.

Lo

scrit-

tore del codice dovette avere innanzi a s

un esemplare

di lettura

incerta,

giacch

non raro
dalla stessa

il

caso che sopra una cifra o sopra un

nome

proprio

se ne

veda scritto

mano un altro poco diverso, lasciando cos al lettore di scegliere fra le due varianti. Una mano posteriore, ma tuttavia assai antica a giudicai-ne dalla scritU,^ii jtj

\4^

^:^\

(1.

^\)

^iJi

^/ o;^^
testo arabo

cj".

or^'
Puris

'^'^

-^ o-^r^'
t.

^
il

(')

^a Goqraphie d'Aboulfda
paj;.

Iraduite par Reinaud.


il

1848-83,

I:

Introduetion
ins.

qfn^raU,

CDI-XIV.

Il

Roinaud

dii

di circa

met

del

M capitolo secondo

dell' Escuriale.
(')

Si alludo alla 'IxHfatt: /uiquiv tiji oixoi'fi{vi;i o tavola delle


.-lic

94 cparchie (regioni)

in cui

divina la terra,

si

tn.va in Tolonie') Vili, 29. Al-Batt;'iii5 riprodusse tutta questa tavola con leg-

regione; gerissime modificazioni ed a),'giungendo la latitudine e la lon^'tudine del centro di ciascuna IV, piessa si pu vedere stampaU in Lelewel, Oographie du moyen ge. Bruxelles 1852, t.
loguc, p. 64 sgg.

quale ne dii'de una descrizione sommaria prima nella Zeitsrhr. d. deutich. morgenl. GSoction. telUrh. XXX. 1870, |). 21^>4-2;t7; poi nelle Verhand. dcs ,>"* internai. Orienlal.-Congr. Semit. alcuni errori. cn Araber), ma bei den Ptolomaeus dcs 19-28 Geogr. (col titolo Die Berlin 1882, p.
(')
Il

() Vedi Zeitichr. d. deutsch. morgenl. OetelUch. XL, 1886,

p.

306.


tura
dal coloro sbiadito dell'inchiostro,
qiialclie

15

fatto

ha

qua

l eccellenti

correzioni,

riparata

dimenticanza del primo copista. Evidentemente per ci ebbe innanzi


(')

a s un altro buon esemplare dell'opera

Come sempre

avviene nelle tavole


e

astronomiche, le cifre sono espresse mediante le lettere dell'alfabeto


il

non secondo
lineetta

sistema decimale;
(o),

lo

zero rappresentato da
s

un cerchio sormontato da una


('^).

tangente

onde somiglia molto alla

dell'alfabeto arabo
f.

Quattro carte miniate trovansi nel codice; una, al


delle pietre preziose
tra
i
f.

10,

v.,

rappresenta l'isola
di carta inserito coi

gazrat al-gawahir

la seconda,

su un pezzo

10 e 20, rappresenta le varie configurazioni delle coste marine,


;

relativi

termini tecnici

la terza,

occupante parte dei


al
f.

f.

24,v. e 25,r.,
e

ci

d l'immagine del
la

Nilo dallo sorgenti alla foce; l'ultima


(al-batl.iah)
Il

45,r.

raffigura

palude Meotide

coi fiumi che vi si

scaricano.

titolo,

per met coperto dai pezzetti di carta incollati onde impedire la ro


(f.

vina totale del foglio,

l,r.):

^J/i-'^i

j^'^}

J'-^4-'5

o->--''

cj^

Jp^^
ai

'^)y (_>U^

^iyjUl ^^>-JJ^
^

Libro della figura della terra riguardo alle

citt,

monti,

ai

mari, alle isole ed ai fiumi.

Lo

trasse

Ab Gafar Mul.iammad ben Musa al-Hu

wrizm dal Trattato di Geografia composto da Tolomeo al-Qalawd


Il

(*).

libro

non ha introduzione

dopo la solita formola


scritte

"

In

nome

di

Dio clemente
ed in-

e misericordioso

cominciano

le tabelle

su due colonne per pagina


(f.

dicanti la posizione geografica delle localit principali

l,v.-9,v.) (^).

Queste sono
la

disposte clima per clima

inoltre in ciascun clima esse

vengon enumerate secondo

loro progressiva longitudine dal

meridiano iniziale

(-''),

la quale disposizione permette


in

di stabilire spesso la lettiu-a esatta delle cifre di la

longitudine,

molti

luoghi

ove
(^)

mancanza

dei punti diacritici lascierebbe

campo

a varie interpretazioni. Sono

537

localit cos distribuite:

8 a sud dell'equatore

54

nel II clima (16<'27'-24 N.)

64

nel I clima (0"-16''27' N.)

59 nel IIP clima (24''-3022' N.)

(1)

Dalla scrittura sembra che questo correttore sia


a'^-Siifi'i,

il

medesimo

'Ali

ben Alimad ben Ibrhm

^J\

at-Tarbulus al-As'ari

che not

al

f.

45,v. la data (nel codice abrasa) dell' acquisto

fatto del libro.

e) Lo Spitta
in

infatti confuse

due segni tra loro

e lesse 5 invece di 0.
il

Nel nostro ms., come


la

in venerale nelle tavole

matematiche ed astronomiche,
o.

5 rappresentato dalla lettera ha' scritta

forma

di piccolo cerchio
ov,

Molto probabilmente

il

segno

per indicare lo zero, viene da


v.

nota sigla greca per

che abbreviazione di oDVfV (= nulla);


S(?v.

Woepcke,

Essai sur la pr-

pagation des chi/fres indiens (Journ. Asiatique,


(3)

VI,

t. I,

1863, p. 46C e 468-69).


il

Cio discendente di Claudio imperatore. Vedi in proposito quanto scrive


et

de Sacy
Cf. pure

nelle

Notices

Extraits des mss.,

t.

Vili, 1810, p. 169 sg.

= al-Jras'di

I.\,

33.>o36.

YIli,

qt, IV, 167 e Catal. codd. orient. Bibl. Acad. Lugduno-Batavae. Lugdun. Batav. 1851-77,
p.

t.

80

al nr.
(*)

1045.
i

Per inavvertenza del copista,


testo.

f.

8,v.

!),r.

son rimasti in bianco, bench non vi sia nes-

suna lacuna nel


(S) ()

Per 9

Le eccezioni a questa regola sono rarissime localit il copista non ha segnato le

subito riconoscibili.

cifre relative. Inoltre si

hanno 5 o 6 posizioni

ripetute.


14G nel

It)

03
25
noi VI" clima (41-45<' N.) nel VII" clima

IV
il

clima (30"22'-3G" N.)


(3(5"-41<'

78 nel V clima

N.)

(45M8

N.)

40

oltre

VII" clima

tino a

63" N.

limito estremo della terra abitata .

Alle tabelle delle citt segue


cato
il

(f.

9,v.-15,v.) quella dei monti, dei quali indiil

nome,

la longitudine e

la

latitudine di ciascuno dei punti estremi,

colore

longitudine e la direziono. Sono distribuiti per climi, ed in ciascun clima secondo la progressiva dal meridiano iniziale; cosi abbiamo 209 monti (') nel modo seguente:

10 a sud dell'equatore
10 nel

23

nel

IV" (SO^-SG)

clima

((("-IG")

28 nel

V
VP

(SGMP)
(4P-45<')
(45-48)

27 nel IP clima (lG-24)

24

nel

33

nel

IIP clima (24-30) 38 al

7 nel
di l del

VIP

VIP,

tino

a 63.

Dopo
iTib
al-!

monti viene la descrizione dei mari


al-l.iriC' " il

(f.

15,v.-20r.) cio:
-

al-ba'ir al-mail

arig wa's-saml
(-'),

mare
il

esterno di N. 0.
infine

(cio l'Atlantico),
al-rau/,lim

Mediterraneo

l'Oceano Indiano
(cio
il

{^),

Caspio, ed

al-bahr

il

Mar Tenebroso

Grande Oceano). L'autore

riferisce le coordinate geoi^ratcbe

quest'ultima dei punti principali della costa, e per indicare le forme pi salienti di

adopera la seguente nomenclatura:

taylasn

(velo inamidato, di mussolina,

cbe

professori

di teologia

di
)

giurisprudenza ponevano sul turbante e sulle spalle, lasciandolo ricadere sul dorso (*)
per indicare una insenatura lunga e regolare,

ma

non molto profonda;

qowrah,

per una sporgenza considerevole della costa nel mare, cosi da for-

mare spesso una penisola semicircolare;

sbrah, per una profonda insenatura in forma di triangolo La descrizione del Caspio (f. 19,v.) mostrer meglio il metodo dell'autore:
('').

"

Esso
volge

.comincia, toccando

il

monte oy.

C^)-

a 74<'40'

long, e 435' lat.

("):

si

(')

Parecchi sono senza nome, leggendosi solo gebel


il

monte

; qualche altro

anonimo

deter-

minato secondo
()

territorio in cui si trova, p. es.


collettivo, quindi
il

Monte che s'estende


"

fra Istahr e

Gr

..

Non ha un nome

ins. dice:

Mare

di

Tan);ah (Tangeri), di Maritniyah,

altri ". u di Ifriqiyah, di larqah, d'Egitto, di Siria, tutti contigui gli uni agli sezioni varie detto sue n le secondo u il mar grande (') Al-bahr al-kabir
;

Ba\ir

al-Qolzuin

(Mar RoBso).
al-Hind,
bal.ir

al-bal.ir
tL-fi^in,

al-ahdar
e

Mar

Verde
(il

CF.QveQil eXaaait degli antichi),

balir

as-Sind, balir
detto

bahr al-Ba^rah

T.olfo Persico

lU^atxs xo'inof).

Il

Mar Caspio

mare

del Huwiirizm, di Gor^'n, del Tabarisfn, del


()

Daylom.

Dozy, Dirtionnaire
il

dtaill

p.

278-280. Circa
(voi.

significato

noms des vtcmcnts cha lex arahes. Amsterdam 1845. geografico del vocabolo cfr. anche de Goeje, Glossarium m geodes

graphoi
(S)

IV

della liibl. Gcogr. Arab.) p. 201.


i

anche la forma del tasnim, del quale per.', non si si confronti Abii 'l-fidfi 10 e alfa cenno nel corso dell'opera. Per queste varie denominazioni

La

cartina inserita tra

f.

19 e 20

dii

Has'fidi
()

I,

18.5.

Alla fine della descrizione del Caspio scritto


o

oy

il

nome manca
e

nella lista dei monti.


si

C) Invece di

il

iii.s.

jiorta o

--

(185').

La mia

lettura

evidente quando

consideri

l'ultima parte della descrizione del Caspio.

17

a Te'O' long. ST-bO' lat:

continua a 77030', SS^O' (var. 5');


79''0',

poi a 7840',

dirige verso SPO', 39045'; poi a 38040' (var. 0'); quindi a 90o0', 42o20'; in seguito a 87<'0', 4230' ; (julndi a 8740' (var. 86040'), 4820'; 90o30', 465' (var. 47o5'). In 9020', 450' (var. 5'). a 90"40' ('), 44"U';

39^30';

si

_
di

forma di taylasn prosegue tino ad SO^O' (ms. ki 109")

(-),

48o30';

prende

l'aspetto

qowrah toccando

88''20'

(ms.

(var. 5').

Poi continua in forma di

ed arriva a 89o20' (ms. er ki), 5U0' ^) 89o30' (ms. ks), e (aylasn per la long.
long.,
;

giunge- alla long. 88030' (ms. senza punti) 50020' lat.; poi 86o30' (ms. J y), SOMO'

tocca 870' (ms. senza punti) long.,

in

forma

di

qowrah passa per

50"20'; arriva ad S^O' long. (ms. senza punti), 5130' lat. (ms. sonza la 84o30' (ms. senza punti), 50o20'; punti); continua a guisa di taylasn fino a 82o0' (var. 5'), in forma di taylasn va ad u poi ad 83"0' (ms. senza punti), SPIO'; 78o0', 48oi0'. Incontrata l'imboccatura di 49020'; passa per 8I0O', 49o20'
lat.

47o0') due fiumi, prosegue per 77o4o', 4t"0' (var.

7GnO', 45"20';
J

in

forma
e

di qo-

wrah tocca
monte oy.
Terminati

la lat.
:

di 4403O'

j^, colla variante erronea


il

^ 47"30'),
I

giunge
ossia
il

"

a 7600', 4400'

poi

tocca

il

monte presso

quale abbiamo cominciato,

presso 74o40', 43o50'


i

mari, viene la descrizione delle isole


;

(f.

20,r.-2G,r.).

nomi man,

cano in grandissima parte

delle minori indicata la posizione del centro

la

lun-

ghezza

la

larghezza (^);

delle

maggiori viene seguito minutamente

il

contorno

della costa.

Ai

f.

26,r.-27,v.
;

una tabella espone


subito dopo
i

le

coordinate geografiche del punto centrale

delle vario regioni

(f.

28,r.-45,v.)

viene

la

parte pi lunga ed ultima

del libro, che descrive


sate

fiumi contenuti nei singoli climi.

Di ciascun fiume sono

fis-

matematicamente

le curve principali e le citt pi importanti toccate; per,

come

pei monti e per le isole, molti fiumi sono anonimi.

Questi pochi cenni mostrano a suBcieuza che la disposizione materiale dell'opera

araba non ha pi nulla


lomeo, che espone
tica
i

di

comune

colla ytityQaqix) vcfrj'yrjaK.


e

11

primo libro

di

Tocririfa-

principii fondamentali della cartografia


di Tiro,
libro,

che contiene

una

minuta dell'opera composta da Marino

scomparso del tutto nel


il

cimento arabo; cos pure

scomparso l'ottavo

quale

indica la durata del

giorno pi lungo nelle localit pi ragguardevoli, e d una tavola delle 94 province

{naQyua)

in cui si divide la terra abitata.

Il

materiale contenuto nei libri Il-VII


in ciascuna regione

fu dall'arabo ordinato in

modo

affatto

diverso; Tolomeo esamina

(')

Il Il

ms. per errore di scrittura

lui

r^

(,97"40')

invece che

^j>-

semplice esame delle cifre che seguoiio mostra chiiiramente la necessit di sostituire qui (80) alla Jl (100). Si pu inoltre considerare che al f. 7,v. la citt di Huwrizm e pi sotto la posta a Dl^SO', 42oi0', e la citt dei Hazar a 930', 450O'; cosi al f. (2,v. detto che un lungo
(*)

fiume

(il

nostro Slr dary)

terminante

nel

la^o

ora

detto

Arai passa per

107r>',

5O03O', poi per

lOCSO', 51n', traversa la citt dei Hazar, riceve


5105', a945', 465' ed a 92''5', 455'. Se

affluenti a 107"-20', 51"20', a IO403O' long., a lOOoSO',


la correzione ch'io

non

si

ammettesse

propongo, tutte queste

posizioni rimarrebbero dentro


(3)

il

Mar

Caspio.
in

Queste due dimensioni sono espresse sempre


.^'O'

gradi (nel testo (^i'); p.

es.

" isola estesa

li per 1; centro a

long.,

gSMO'

lat..
V(j1. II.

Classk

di

scienze morali ecc.

Memorik

Serie

T)",

parte 1

I.

clima,


nere
il

10

Ab
i

alcuno dei suoi antecessori; considerando d'altra parte che

l-fid'

sembra

rite-

rasm come una

versione dui i;reoo, egli concluse che al-Huwrizni aveva tral'g

dotto per al-Ma'niiin un'opera greca intitolata oiai.ig xtiqoc


finizione del quarto terrestre abitato ".

Dxoi'utrr^g
il

De-

Ma

quest'opera, continua

Lelewel, non

ricordata dagli scrittori bizantini e non lascia alcuna traccia di so nei libri del medio evo occidentale;

dunque essa

fu

composta nelle provincic asiatiche

dell'

impuro
In-

bizantino che la conquista araba avea staccate dalla signoria di Costantinopoli.


fatti

nel ?-asm venne rifusa appunto


i

quella

parte

della

geografia di
califfi.

Tolomeo che

abbracciava

territori corrispondenti

all'impero dei primi


di

Rispetto al bacino
ci

dell'Indo, la carta del

rasm mostra

non avere alcuna informazione precisa;

significa ch'essa anteriore allo stabilimento definitivo degli Aralii nell'India.

Da

tutte

queste considerazioni risulta che un


verso
il

Qiai,ig TSTQciog

Trjg

olxovixs'vrjg

fu

composto

750 da un greco che abitava nell'impero dei

califfi e

che pot servirsi anche


il

di materiali

musulmani. Al-Huwrizm tradusse pi tardi per al-Ma'mn


il

libro greco,

conservando

titolo dell'originale:

Easm
il

ar-roh' ai-ma' mr
si

{}).

Non
fantasia
;

difficile

accorgersi che

Lelewel

lasci trascinare

un po'troppo dalla

tanto pi che era molto pericoloso voler trarre tante deduzioni sull'origine

del libro da una lista d'un centinaio di posizioni, che non sappiamo neppure perch

siano state scelte da

Ab

'l-fid'

a preferenza di tante altre. L'analisi del testo com-

pleto d'al-Huwrizm ci mosti'er che la geografia di

Tolomeo
;

vi modificata

anche

p.T quelle regioni che non entrano nel dominio dei

califfi

inoltre ci fornir notizie


d. C.

su paesi che non potevano esser noti ad un suddito arabo o bizantino del 750
Invece
le regioni

che non erano entrate in rapporti diretti cogli Arabi portano nel-

l'opera d'al-Huwrizm
di

una nomenclatura ed una posizione spiegabili


scrittore bizantino

solo

col

testo
in-

Tolomeo.

Come mai uno

avrebbe dato notizie

cosi

scarse

torno alla penisola balcanica'? Il Kitb

mrat

al-ard, dopo l'analisi che ne faremo,


vtprjyiqttig
"

apparir come una rifusione della yU)yqa(pixri

non

d'altri libri,

cos

da

giustificare benissimo l'ultima parte del suo titolo:


"

libro

che al-Huwrizm

trasse dalla geografia di

Tolomeo

'

Le modificazioni numerose mostrano tutte di


il

provenire da fonte araba; e nulla, in tutto

libro,

lascia supporre ch'esso sia la tra-

duzione d'un rifacimento greco dell'opera tolemaica. Perch dunque inventare un qiafig TtTQcog Trjg oxoi'ua'vi^g
{-),

di cui nessuno conosce l'esistenza, e


al

che avrebbe

dovuto poi esser rimaneggiato una seconda volta per dar origine

libro arabo?

Ma
Gi
essi,

escludendo questo

giof^tg,

non mi sembra tuttavia che la rifusione arabica

provenga direttamente dal testo scritto di Tolomeo.


dissi che
si

nelle tabelle dei


lista di

monti

precisato

anche

il

colore

d'ognuno

di

onde

ha una
il

ben 33 colori

diversi.

possibile

che

al-Huwfuizm
il

sostenesse esser

Li)ano color oliva,


il

l'Antilibano (gebel a(-lalg) bruno (adkan),


in

Senir (in Siria) rosso,

monte al-Lokm (pure


ago.

Siria) rosa,

cos

immaginasse
ecc.

(')

Lelewel, Gographie du moyen


Si osservi che
il

Bruxelles

1852,

t.

I,

Cartes de gograplies

p. 23-24, 28-29.
(*)

tifilo

rasm al-ard
Nel

rasm
sec. d.

ar-rob'

al-ma'mvr

si

trova solo in .\b

'1-fidiV,

di 5 secoli posteriore ad al-Huwarizmi.

Cr. al-Mas'di ed al-Battiii lo


il

chiamano

A'i-

tdb ^rat al-ard

Libro della

fi;nra

della terra",

come

nis.

di Strasburgo.

rale
i

2(t

(mulawwan)
f.

resistenza di montagne color di lapislazzuli (lzuwerd), azzurre (azraq), giallo, nere,


biancastre, giallo d'oro, monti a vari colori
ecc.?

si

noti che in gene-

monti vicini hanno colori


(jiallo

diversi.

Cosi al
(f.

30,r.

un

tiuine africano attraversa

un monle

alla long,

di al")';

altrove

37.r.) si dice che l'Indo


>.

(Mihru) ad
citt

un

certo punto del suo corso superiore passa fra

un monte giallo ed una

Io non 80 spiegarmi im tal

fatto

se

non ammettendo che al-Huwarizm abbia


di

composto

il

suo libro
il

per illustrare una

serie

carte geografiche,

anzi

traendo

da

queste ultime tutto


la

materiale dell'opera sua, appunto come Tolomeo


si

avea ricavato

sua geografia da carte che

era prima costruito in base ad itinerari.


il

Se tale

la genesi del

libro arabo si capisce

motivo dell'indicazione dei colori dei monti;


il

questi,
il

per maggiore chiarezza, erano variamente dipinti sulla carta, ed


il

testo indica

loro colore per facilitare

confronto colla carta stessa. Torna qui in acconcio rife-

rire
.

un passo

di al-Mas'di ('),
i

ove

si

parla della geografia di Tolomeo:


rosso,
giallo,

"

In questo

libro sono indicati


tutti

colori dei monti della terra:

verde eca

E
varie

i.

questi mari .sono dipinti (mu<a\vwarah)

nel libro

della
^
.

giimlfiyri

con

"

sorta di colori, e sono ditfereuti per grandezza e per forma


{-)
il

Si vede

dunque che
che
il

anche questa versione di Tolomeo


duttore avea indicato nel testo
Altri fatti
si

era

accompagnata dalle carte

relative, e

tra-

colore che ciascun

monte portava

sulla carta.

possono recare a sostegno della mia ipotesi.


le

Al)biamo gi veduto

che moltissimi monti e fiumi, e quasi tutte

isole

(eccettuate le maggiori) rimanil

gono senza nome; ora se al-Huwrizm rimaneggiava


avrebbe accolto molti nomi aftatto greci che pi
araba (per
altri
es.

testo di

Tolomeo, perch mai

tardi

scompaiono nella geografia


ecc.)
-

nell" India

monti Sardon3TC, Bettigo, Adeisathrum, Uxentum

ed

invece ne avrebbe taciuti in quello stesse regioni, contentandosi di dire

monte,

isola,

fiume , bench vi unisse tutte


si

le

cifre relative?

La

cosa

si

spiega benissimo

quando

ammetta che

le carte

geografiche su cui lavorava al-Huwrizmi indicavano


citti,

in certi luoghi

l'esistenza d'una

d'un fiume, d'un monte, di un'isola,

ma

sunza

dar loro alcuna denominazione, appunto com avviene


se ancora vi fosse bisogno

in ogni carta geografica.

E
di

duna prova

decisiva,

basterebbe

citare

passi

seguenti

del libro:

Al

f.

18,v. si

legge che la costa dell'Oceano Indiano incontra

le foci

dieci fiumi; l'autore ne

trova sulla figura


scritto
:

(wa gayru lika

nomina quattro aggiungendo: mimm l asm'ahu


"

ed altri
fi

il

cui nouio non si

'^-srah) .

Al

f.

40,r.

fiume

che scorre fra due citt


cittA sulla quale

anonime

(l

asma

lahumi), e

si

getta

in

mare

fra

una

non

v'

nome
si

nella figura (l isma 'alayh

fi "s-.u-

rah) e la citt di

y^A
fi

e poco

dopo

parla ancora d'una citt senza


-

nomo

sulla

figura (l isma lah


(^lrah)

's-surah).
f.

la stessa frase

citt senza

nome

nella carta

ricorre anche al

41, r.

ila quali carte avr adoperato al-Huwrizmi?

Non certamente

quelle di Tolo-

meo,

percli allora

non

si

capirebbero tante modificazioni e tante aggiunte.


d'

La

solu-

zione del problema data dal passo gi riferito del Kith al-Taiibih
(vedi nota 4, pag. 13).
(>)
()

al-Mas'di

Ivi

si

legge che al-Ma'mn avea fatto lavorare molti dotti

Al-Mas'fidl
l'robabilmcnfc

I,

184 e 185.
la traduzione araba di Tiil)it
si tratti

scendo

ben Q^rrab.

particolari

riferiti

da

al-Mas'tidi non lanciano dubbio che

veramente d'una traduzione della yiutyQuifixt]

i(ftj)",at(.


del suo
li

21

tempo

(')
i

intorno ad una serie di carte rappresentanti


suoi astri,
il

il

mondo

colle sue

sfere celesti,

continente,

il

mare, le terre abitate, le terre deserte,


;

in altre parole era ecc. " le regioni occupate da ciascun popolo, le grandi citt era uno di quei dotti, probabilmente che Al-Huwrizm, un atlante celeste e terrestre.
li

di latitudini dovette esser incaricato di riprodurre in forma di libro, mediante tabelle poich queste carte erano Itasate su e longitudini, le carte riguardanti la terra; e

quello che

accompagnavano

la geografia di

Tolomeo,

si

comprende che

il

libro arabo

venisse considerato

come un

rifacimento della y^wyQuifixr] vqi'yr^oig.

Si potrebbe discutere se,

per redigere le carte alma'mniane,

quest'ultima sia
la cui

stata adoperata nell'originale greco o in qualche versione siriaca,

esistenza

messa

fuori

dubbio dal Kitb al-Fihrist


la considera

('').

Ab

'1-tid'

come tradotta dal greco;

ma

il

modo vago con

cui si

esprime non esclude clie vi sia stato un intermediario siriaco. Unica guida per decipre^o dere la questione potrebbe esser l'esame della forma che i nomi greci hanno
nel testo arabo;

ma
/',

disgraziatamente molti errori


di
ii

facili nella scrittiu-a siriaca


;

(p. es.

scambio

di

d con

con y) sono altrettanto facili nella scrittura arabica

di piii

proprio ad al-Hu impossibile stabilire quali errori del ms. di Strasburgo rimontino

warizm
tata da
il

quali sien dovuti ai successivi copisti


(p. es.

(^).

Talvolta la o greca rappresen-

una araba

Ottorqr per 'OrroQoxQQa, Mlibqon per Mi^XC/okuv),

che potrebbe forse indicare rm'influenza siriaca;

ma

altre volte la o rimasta anil

che nell'arabo (od almeno non


brevi; p.
es.

segnata con ,

poich

Qa,\.ova.(\ionyim
(p. es.

= EurorQaxzriov,

Eboraqn
Masi-iy

ms. non scrive


'/:?o(xoi),
;

le vocali
si si

oppure

mutata

in

Flmiliyon

pu trarne alcuna conclusione.


resi

3>iAo^t/;'A/or,

Mff>)

quimli non

La
(^),

rispettivamente da

da h

La t9- ed il x sono x sempre resa da un q. due lettere che l'alfabeto siriaco non possiede;
siri,

ma

anche

ci

non prova nulla, giacch gli scrittori

per una tacita convenzione,


si

rappresentano sempre le aspirate

&

(^on

k,

laddove per le tenui t e x


/,

ser-

vono delle enfatiche


e

e q.

Il t

reso in

generale con

come ha luogo

in sii-iaco,

come accade anche


;

nei vocaboli che l'arabo

ha

tolto

direttamente dalle lingue noi (^),

stre

per

il

fatto che

qualche volta

al

t corrisponde pure la semplice

sembra

(!)

Abbiamo gi veduto che az-Zohr parla

si

di

70 dotti riuniti per questo lavoro.


ti-a
i

Il

numero

di

70 non

a prendersi alla lettera, poich esso ha acquistato

musulmani un

significato

quasi

simbolico, su cui

pu veder

lo scritto dello

Stein s eh neider

nella Zcilschr. d. deutsch.

mor-

genl. Gesellsch. IV, 1850, p. 145 sgg.


(2)

Kitb al-Fihrist

p.

268.
la lezione precisa del testo tolemaico,

(3)

Di pi noi non conosciamo


ai

che

serv'i

di base o

al

supposto traduttore siro o


greco adoperato.
[*)

dotti d'

al-Ma"mn

certi

errori

potrebbero rimontare

al

manoscritto

P. es. Ot/ecr>;f

ms. senza punti);

= Yhards
le

(f. 4.3,v.;

ms.

,j^>yL^y,
:

X/?);pof
;

Xr;.;,u.

= Hilimt
si

(f.

32,r.; nel ras.

JjU_J.a.)

nel ms. ^_,.v-^a.^^).

Vi sono
quali

tre sole eccezioni

\h?

= Kiyus,

= Hbros = Dawhis JQ(aanx>) = Dorosqt,


(f.

32,r.:
(f.

nel
9,v.;

//nv^ts"

'

Iriax'

fnisqi (ms. (jJ->.*t^ol)

spiegano facilmente mediante

lo

scambio

di

con

che spesso

ha luogo
(')

nei mss. greci.

P. es.
;

TotiVcffo?

senza punti)

Ol^eviov

= Tundiys = Uksinton (ms.


(f.

32,r.;

nel ms. senza punti);

TouVk?

= Tnas

(f.

32, r.; nel ms.

senza punti).


far prevalore

22

Molto maggior peso ha


la
;

l'ipotesi d'iiua (itrivazione diretta dal greco.


la

il

fatto

che por esprimere


al

y greca,
I siri

al

lluwrizmi

adopera sempre

(-jayn) {'),

suomi che manca

siriaco.

trascrivono sempre la y greca col loro g (pronunij

ziato duro, non palatalo);


forestiere,

ma

la

.siriaca,

tanto delle parole indigene, quanto delle


ij\

sempre rappresentata dagli Arabi colla palatale


da escludersi.
;

quindi un testo siriaco

nel nostro
sostituita

caso sembra

Inoltro
il

il

ms. non

ci

d alcun esempio

di

da

/*,

o viceversa
A, x)

''

laddove

siriaco potrebbe facilmente dar luogo a con-

fusione fra

k (=^
testi

poich gi molto prima d'al-Mamiin gli Arabi sape-

van leggere

greci, e poich d'altra parte la geogratia o le carte di


cos'i

Tolomeo non
diretto

richiedono che cognizioni linguistiche elementarissime,


del testo colle carte greche

l'ipotesi dell'uso

mi sembra
il

preferibile a quella d'un tramite siriaco.


;

Stabilire l'anno preciso in cui

libro fu redatto impossibile

e forse

una sola

limitazione certa
l'Egitto, al
f.

si

pu

fare ai

20 anni

di regno

d'al-Ma'mn. Fra

le localit del-

3,v.

segnata Qiraan (nel ms.

^^\

villaggio di nessun conto del Sa'd,

che

geograti arabi, eccetto Yqiit (IV, 177), non ricordano neppure.

L'unico titolo

per cui al-Huwrizmi, oppure l'autore della carta al-ma'mniana, lo accolse fra tante
citt
lit
l;t

molto pi importanti, mi sembra essere lo scontro avvenuto presso quella locafra as-Sari

ben al-Hakam o Suleymn ben lib nel 201

eg.

(30 luglio

816

luglio 817); se la

mia

ipotesi giusta, la composizione del

K'db furai al-ard

non pu essere anteriore a questo anno, e neppure di molto posteriore, perch altrimenti il ricordo della scaramuccia di Qiman avrebbe perduto ogni importanza. Si pu

dunque ritenere che

la carta

al-ma'mniana
il

l'opera tosto ricavatane da al-Huwdell'egira

rizm siano state redatte fra

20l

il

210

(817-826

d. Cr.).

Sussidi per
Ed
tire

la critica

(1<>1

lesto.

ora possiamo esaminare

il

contenuto geogratoo del libro.

11

bene per avver-

ancora una volta che l'indole della scrittura araba e la mancanza molto frequente

dei punti diacritici nel ms., rendono incerta la lettura non solo dei

nomi

propri,

ma

anche delle
(nel ms.
(-.)

fra 4 >, 6 5, 7 j cifre. Gli scambi pi frequenti sono fra 3 ^ ed 8 ^ 0, (quand' unito ad altra cifra): fra 10 i sempre ^ che sarebbe 200) e o i (-L), quando siano uniti ad altra cifra; fra 80 e 100 . Per ristabilire
;
.'>

il

testo dei numeri, oltre al confronto tra

vari luoghi del libro ove lo stesso


i

nome
mezzi

ricorre,

ed oltre al confronto colle localit vicine, stanno a mia disposizione


:

seguenti

1.

Siccome al-Huwrizmi enumera

le

citt,

monti

ecc.

di

ciascun
ci

clima

zona secondo la loro progressiva distanza dal meridiano iniziale,


molti casi un elemento sicuro per determinare
{')
.Si

cos'i

fornisce in

le longitudini.

fa eccezione per '.laxijiovQyioy -^ .Vsriibirqiyn

(ms.

si

Bvovu un errore ncll'uriginaic greco; e per /np/i.f


(il

= Ganis,

Oy^)y'~^^)
che era una

<

"vo prubaliilmcute
entrata gi da

forni;i

lungo tempo nell'arabo

Fy}

>;

di

Taprobano

= Uan^Ss).

2.
(f)

23

Una

lista

di

sett.

1008

24

ag.

291 posizioni che l'astronomo Ibn Tnus, morto nel 309 eg. 1009) inser nel suo celebre ^ Libro della Gran Tavola Hal-kabr al-hnkim}), a pag. 133-1:^G del manoscritto della Bi-

kimita

{Kitb

a:-siij

blioteca di Leida (ms. or.

143; Catal.
suoi dati;

Ili,

88, nr. 1057)

(').

Ibn Tunus non indica

da che libro abbia


fonte
il

tolto

ma un

semplice
di questo,

confronto mostra che la sua


fatta eccezione per

.Kitb suraf al-ard, o

un derivato

10 paesi
(-),

dell'Egitto e per 41 villaggi sulla via da Ba'idd ad


i

el-Mednah ed alla

Mecca

quali non sono menzionati in al-Huwrizm, od inoltre per

20

altre localit prove-

nienti da altre tavole.


ripetute.
3.

Rimangono 220
92
citt che

indicazioni

comuni

alle

due opere; per 11 sono

Una
Il

lista

di

Ab

'1-fid'

estrasse dal

rasm al-ma'mur;
(^).

alle

quali vanno aggiunte


4.

23

altre posizioni

di

monti, fiumi e laghi

testo di Tolomeo, che

pu dar qualche aiuto nelle

cifre

sovra tutto col

fornire indicazioni sulla posizione relativa di localit vicine.


5.

Yqt

nel suo gran dizionario geografico cita


"

30 posizioni secondo

la

Ta-

vola Astronomica

{az-zUj) di

Ab 'Awn

Ishq ben 'Ali

{%

delle quali

27 sembrano

derivare da al-Huwrizm; le altre tre (Sin'r, Qinnasrn, Ral.ibah Mlik) non sono

menzionate nel Kilb

silrat

al-ard. Tuttavia nelle cifre che

Yqt
'Awn;

riporta v' talora


p. es.

qualche errore grossolano che impossibile attribuire ad

Ab

quando

a
si

Nasbn

assegnata la long, di 2730', ed a Singr quella di 300'. L'utilit che

ricava da questi

frammenti d'Ab 'Awn


(v.

dunque minima.

Ho

gi dovuto citare

nota

1,

pag. 14) un luogo d'al-Battn ove questi dice

(1)

E Lelewel,

Geogr.

t. I,

Cartes de gographes,

p.

165-177, iiubblic queste tavole secondo

una copia inesatta del ms.


gli errori della
si

di Leida,

ed a

p.

43-62 tent di ricostruire la carta di Ibn Ynus.


di molti

Ma

copia a sua disposizione, la

mancanza

geografi
si

orientali
il

che attualmente

posseggono, infine la sua ignoranza della lingua araba bau fatto

che

tentativo del Lelewel,

per quanto ingegnoso, in molti punti fallisse del tutto.


(2)

Delle localit costituenti questo itinerario non indicata la longitudine;

invece

si

hanno

Jp}j due colonne parallele di latitudini, come avverte una nota marginale (p. 135): " latitudini delle stazioni [sulla via] della Jlekkah ^-^ dS^ (sic) (1. ^^j^yii) ^^y^y^j anche in [a partire] da Bagdad, in due modi . Il medesimo itinerario, espresso in latitudini ed

uy

Mj^

^y^

miglia,

si

trova in

al-Hamdni, Geographie

der arabischen Halbinsel, herausg. von D. H. Miil-

ler. Leiden 1884-91, p. 183-185); le cifre di quest'ultimo,

meno alcune
Ynus.

lievissime differenze,

con-

cordano con quelle della seconda colonna


(3)

(a sinistra) d'ibn
all'

pili

vi

sarebbe quel passo relativo

isola di

Thule che fu soppresso nel testo arjbo

del lioinaud, e che sopra

ho

riferito

secondo

la traduzione latina del Reislie.


d'

Ma

le cifre

non

corri'1-fidiV

spondono

aifatto

con quelle (certo esatte) del ms.

al-Huwrizmi. Tre posizioni citate da

Ab

come
*

tolte dal

dare che nel

rasm (Fayd, ar-RohhaL', .\mid) mancano nel ms. di Strasburgo. Bisogna poi ricortesto d'Ab '1-fid' non si fa mai distinzione fra j- 8 e ^ 3, e neppure fra *^. 15 e
grado
fornire alcuna notizia precisa su questo autore
il

>

55.
(<)

Non sono

in

di

cui

nome non

trovo

in altro opere.

Al-Fargn, contemporaneo d'al-Huwrizmi, nel suo breve compendio d'astrimomia


et latine,

(Alfragani, Elementa astronomica arabico


le

cura

J.

Golii. Amstelodami 1669) enumera

citt principali d! ciascuno dei


in

7 climi (senza coordinate geografiche) citando quasi soltanto


]ier

nomi
assi-

che ricorrono

al-Huwrizm. Avremo occasione di trarre da questo fatto alcuna utilit


ni'i.

curare talvolta la lettura del nostro


zioni del

24

si

d'aver segnato le latitudini e le longitudini delle varie citt, basandosi sulle indica-

Kitdb

firal

al-ard

egli

per avverte che in questo libro

trovano errori

di latitudini
trovate.
si

longitudini, lasciando cos capirt? d'aver corretto molte delle indicazioni


le

Basta infatti considerare


il

tavolo d'al-Battrmi

(')

per convincersi
di

che egli

sforz di metter d'accordo

Klh xrat al-anl coH'opera


e

Tolomeo, dando spesso

decisamente la preferenza a quest'ultimo,

conservando talora nomi greci per localit

che pi non esistevano o che avean preso da lungo tempo una nuova denominazione
aralia.

La tavola

poi delle !>4 provincio od epareiiie tolta,


V'/T'/'^'si

come

dice lo stesso al-

Battnt, dalla Yf<^Y9"V'>"


rizm.

non ha nulla a che fare coU'opera dal-Huwe costituente

Sembrer strana questa preferenza accordata a Tolomeo


se

un vero

regresso; e la spiegazione ne va cercata,


si

non m'inganno,

nelle condizioni in cui


OiJU).

trov al-Battui (morto nel

317

eg.

14 febbr. 'J2y 2 febbr.

La

citt di

Harrn, dalla quale usciva la sua famiglia, non solo avea lottato vittoriosamente contro
il

cristianesimo
dh-l.ianp\

s"i

da meritare

il

titolo di
'
;

'E?.lrywr nhc,

o,

presso

Siri, di Jld[^n]-

thi

La

citt dei

pagani

ma

ancora nei primi secoli dell'egira man-

tenne viva la tradizione del paganesimo e della cultura ellenica, dando cosi origine

ad una potente scuola scientifica mista d'elementi greci ed aramaici, la quale visse
per un certo tempo quasi appartata ed esercit da ultimo una forte azione sulla cultura musulmana.

questa scuola apparteneva per lunghe tradizioni


sbi',

di

famiglia lo
desi-

stesso al-Battani, che anzi ricevette l'epiteto di

col

quale

musulmani

gnavano

gli ultimi seguaci del

paganesimo confinati ormai nel

territorio di

Harrn.

Una

traduzione della geografia di Tolomeo, migliore che quella eseguita o fatta ese-

guire da al-Kind, fu compiuta da Tbit ben Qorrah (m.

288

= 26

dee.

900

lo de-

cemb. 901), non solo quasi coetaneo d'al-Battni

ma come

questi appartenente per


di

origine e per tradizione scientifica alla scuola di Harrn.

L' influenza

Tbit ben

Qorrah pot quindi spingere pi del giusto


s

il

nostro astronomo verso Tolomeo, e far

che

le tavole
il

albateniane, troppo fedeli all'opera greca, ci dessero scarsi aiuti per

ristabilire

prospetto delle citt d'al-Huwrizmi.

VI.

Esame
,

del testo: IVAfricu.

Prima d'esaminare pi da vicino


il

l'opera d'al-Huwrizm,

necessario stabilire
;

quale sia

meridiano iniziale adoperato. L'autore non dice nulla in proposito


le

mail
paesi

confronto tra
situati

longitudini tolemaiche e quelle del Kiib Ritrai al-ard per

vicino alle rive dell'Atlantico,

non lascia dubbio che al-Huwrizm

si

serva

del meridiano tolemaico delle Isole Fortunate.

Kra necessario osservar questo, perch


le

Ab

'1-fid',

mentre dichiara (pag. 73) che tutte


.^aiiil

longitudini ricordate nei suo libro

parlano

min

al-bal.ir

ai-garbi

dal meridiano delle rive dell'Atlantico,

il

(')

l'ublilicate in arabe f francese, sccoikIm

il

ms. ik-H'Escurialo,

dalLclewel,

t.

IV, fipilo-

gue, pag. 64-93.

25

quale differisce di 10 gradi (ad E.) da quello delle Isole Eterne

puro d

le cifre

longitudinali d'al-ljinvrizm senza ridurle di 10 gradi.

spesso le cifro del

Kitb

mrat

ai-ani coincidono con quello di geografi ed astronomi posteriori, che dicono di


dall'Atlantico.

contare le longitudini dalle spiaggie


la storia

Questo fatto ha importanza per


di

della geografia araba, dimostrando,


il

al contrario

quanto

si

credette sin
in-

qui

('),

che

successore diretto del primo meridiano tolemaico delle

il

Beatorum
dal

sulae {MaxcQior vaui)


solo per.il

meridiano delle rive dell'Atlantico,


il

diverso

primo

nome;

che invece

meridiano delle fsole A7ere al-^az'ir

al-l.'lidt,

a 10 gradi Ovest delle sponde occidentali dell'Africa, un'invenzione di geografi arabi


posteriori
i

quali non avevano pi coscienza dell' identit del primo

meridiano occi-

dentale col primo meridiano tolemaico.

Ma

questa invenzione rimase sempre teorica,

senza conseguenze nel campo pratico.

L'Africa occidentale

una delle parti ove pi


(f.

si

sente l'imitazione di Tolomeo.

Nelle coste dell'Atlantico, che sono descritte

15,v.) a cominciar

dall'equatore,

accennata meglio che nel libro greco la curvatura africana, avendosi la serie seguente
di coordinate (-)
:

long. 20"0'

lat.

ono'
30' (ms.
j.)

long.

70'

lat.

12<'30'

17"0' (var. 5')


90'

OHS'
9045'
10"0'

1220'
\Q''0'

(sic)

8030' a cui se-

gue una grande sporgenza (qowrah)

17''0'

dopo di che ha luogo una insenatura triangolare (sbrah).


il

partire da questo punto

divario da

Tolomeo

piccolissimo e senza importanza,


(f.

come appare anche dal con5-G):

fronto delle foci dei fiumi

31,r.

31, v.; Ptol.

IV,

6,

Darados(3)
Fiydis, cio

9020'

1320'

Jqao^

ICO'
10"0' 10"0'
d^O'

IS'O'

Nahr al-hayyt
(^)

(fiume dei serpenti)

20''25'

'Ocpiorjg

20''0'

Hsayros
Sbos
('')

(5)

945'
QoQ'

21045'
25040'

XovadQiog

2l"40'
^^O'

2o^og

L'Africa settentrionale ha una miscela curiosa d'elementi tolemaici con elementi nuovi

musulmani;

geografi
la

d'al-Ma'mn pare non abbiano


loro situazione di Tangeri

tentato, od
,

almeno non siano


al-Qayrawn
e

riusciti a coordinare

CTangah)

Tunisi,

(')

Vedi

p. es.

Rcinaud,
i

Introd. generale, p.

CCXXXIV; Lelewcl,

t. I,

CarWs de Gogr.
(IV, G, 7) a ll"ii'

pag. 27.
(2)

In Tolomeo
lat.,

imiiti

iiii

orientali della eosta sono

Y v-nigo^oq At^ionlag

long.,

.5].5'
(3)

la foco del
f.

fiume

MuaaUtoXK

(iljid.)
il

a U0', 610'.

Ms. ^y>});

15,v.
Il

^'>i). Nella Uititiuline

ms. ha

^
u

^.
fiume dei serpenti

(')

Rottura nel ms.


greco.

nome Fiydis
15,v.

nel codice

fc

^^\z;

traduzione

del

nome
(')

Ms. ^^^->^yt.;

f.

^y^.^^.

(")

Ms. senza punti.


di

Classe

scienze mor.m.i ecc.

Memorik

Voi. II

Serie

.'>*,

parte 1*


mostrer
le

20

Un
confronto tra
il

Barqah, colle numerose altre dovute a Tolomeo.

greco e l'arabo

conseguenze strane di un tal fatto

(').

Tan>ah

(-)


Taraondqan
Nigr
(-) (I)

27

0/ioi()ox)
230'
170'

2330'
25''30'

180'

18"20'

NiyHQu
fonti:

2540'

1740'

Le

altre localit
^

provengono da

altre

Mura
(?),

1030',

15V

('),

Kos
d'

interna
(forse

al-wjfilah

50"0',
altri

12"30' C), 'Alwah


geograt)
,

('*),

Pazzn

Zajj;wah,

Gnah, yLLS"

la

Kiikii degli

Garmi

la

grande 340',

1930',

Garm

al-Habas

41"4o',

1940', Donqolah

(53"0' long.; una rottura del ms. impedisce di leggere la

latitudine), Bilq 55"25',

2P40'

C'),

^_^^

('),

e la

famosa Siiiilmsah 31"0', 21 "0'


(1.
;

{^). ('),

Al
e

f.

4,r.

sono menzionate ancora Tfihart, v_j^b


tutte localit del Salir'
Il

cu^^'J Tqdemt?),
pm-troppo
il
il

Targali

Katmah,

marocchino

ma

ms. ha lasciato in
il

bianco le cifre relative.

paese dei Boi;ah (f 2,v.)

fra

Nilo ed

Mar Rosso

(')

L^3-?^""'

'^

*" '^^-<'^-

(_5-*-'j>^' ^'^ '""a-

n<^l "is.

fi (28)

30';

la
f.

mia correzione
29,v.,

i confer-

mata

dall'ordine longitudinale progressivo delle localit, da


(2)

un passo del
:

ed infine da Tolomeo.

\j^;

f.

30,r.

^j^.

Al-Edrsl

I,

107 I^jo" (Jaubert


il

Taghiza); per la carta itineraria


la carta itineraria

nel ms. Asselin

ha 'j-:^ iXigini.
sicuri

notevole

fatto, sin qui

non osservato, che


nel testo
i

del 1 e 2 clima, contiene in Africa certi

nomi non ricordati

quali derivano da Tolomeo.


fine

Eccone alcuni esempi

che tolgo dalle riproduzioni della carta poste alla


i

del

1*

volume

d'al-Kdrs

e nel

volume del Lelewel;

nomi

fra parentesi

sono la trascrizione del Lelewel:

n^^Kdifttg; (Kakus), 1. ^j^ monte ^:~^)^ (Lurtis), 1. ^j,'.'~^^^\ ='AQovc<Xxt]g; monte e>i.ci; monte cjWj^ (Garitan), 1. ^;jiojU= rp^roj'; monte ..j^'-:^* (Kas), monte (Tsela) '^^ in Ibn lys, Badd'i' az-zoMr, 1. ^j^-JJ\="F.'kecfa.;; monte ^JjJ (Lunia, ^^^ d"al-Huwr.,

^^^

Cairo 1310,
pili

1. ^^^ Ai^vx o Ai^vtjs igt;. Tutti questi nomi si trovano in al-Huwrizm (vedi Troviamo pure il monte ^_j-..~-.^ (Dzerdzis), e la citt di |;^ (J/wra), che non hanno o^^jJ. forse corrispondente in Tulomeo, ma che figurano nel Kitdb Rrat al-ard colle forme ^jf questo possibili deduzioni da Sulle (f. l,v.). (f. ll,r.; al f. 31, v. ^^y'.y^y^. e ^-^--^^r^). e

p. 29j,

innanzi!.

U^

fatto e
(3)

da

altri

consimili,

si

veda la mia Conclusione

richiami

indicati nella nota

1,

pag.

.52.

Mura, come

dissi nella

nota precedente, ha riscontro solo nella carta itineraria di al-Edrsl,


27; Ksah

ove posta non lungi dalle rive dell'Atlantico.


(')

Probabilmente la Ksah o Ks d'al-Edris,


(389). Nelle tavole di

I,

d'Ab'lfid"
t.

(151 e 1.59)

e di

ad-Dimasq

al-Battni

(presso
a

Lelewel,
l'interna "

IV, piloyue, p. 69)


Il

s'incontra AXs^ljJl

o^3^'

he va letta

iJ^WI J^^
Ksin,

Es

50"0', 12''0'.

Lelewel

credeva a torto di dover leggere

^_j.^^

per scoprirvi un

supposto

ebraismo (k-siyyim

Etiopi, da ks che nella Bibbia indica forse l'Etiopia).


(^)

Su 'Alwah vedi al-Ya'qbl


Sopra un'isola del Nilo a

335-33(1,

Ibn

al-Faqih

78 (che scrive 'Aiwa),

al-Edrs
I,

I,

33 (ove per errore Galwah).


(6)

S. di

Aswn; vedi al-Ya'qb 334; al-Edrs


cifre.

27,33,34,

36, 37;

Yqt
p.

I,

710.

I.

Y. ha Blq (sic) colle stesse cifre d'al-Huwrizm.


610', 2145'.

C) FoL
(t.

2,v. colle cifre

I,

Cartes,

59, nota 147) crede, e


si
il

Ibu Y'nus ha ^y^ colle stesse mi sembra con ragione, che si tratti di
la posizione tolemaica
si
f.

Il

Lelewel

lUargii (Ptol. IV, 7,

15: 610', 2040'), per la quale


colle localit vicine. In tal caso

mantenne

invece di metterla in armonia

nome

leggerebbe
32,v.

v_5;-a Fisr.
I.

Sembrano

far parte del de-

serto libico
(f. 3,r.:

c^}}^
Su

{f.

3,r.:

5000', 28''0';

^35^=;

Y.

^y.^U

eolle stesse cifre), e U=J.;lj

520', 27"'30';

I.

Y. Uu^L colle stesse cifre).


(25

(8)

Citt fondata nel 140 eg.


di essa vedi

Maggio 75713 Maggio 758)

corrispondente

all'odierna

oasi di Tfillt.

specialmente al-Bekrl (Description de VAfrique scptentrionale par

Ahou Obeid el-Bekri,


e G.

texte arabe publi par le Baron


d. (ics.
f.

De Slane.

Alger 1857,

p.

148-152),

Kohlfs,
{^)

Sifiihndsa iind T<l/lcU (Zcitschr.

Erdk. zu Berlin,

voi. XII, 1877. p. 335-346).

Nel ms. <>*^. Era a due giornate da Sigilmsah,


cit.

e col crescere di quest'ultima fu

abban-

donata (al-BekrJ, op.

p. 148).


rapprosoiitato da

28
la

miniera
di

Madia
.la
(').

az-zuinuinid

smeraldo

io',

21"5."',

Ma'din ad-ilahab

miniera d'oro

.")7"5'.

21"4r)',

dne

luo<,'hi

che gli scrittori

arabi ricordano spesso

Le sponde

africane dcV
di

Oceano Indiano
lo radi

(al-l)ahr

al-alidar

il
i

Mar Verde
f.

ebbero pure diminuita


il

circa

la loro lon<?itu(line.

Secondo

17,v. e lH,r.
si

Mar Verde
()1)"30',
t"0'.

si

stacca dal

Mare

d'al-Qol/.um

(Mar Rosso) a 64"4u',

10"20',
f.

dirige

a G^^SO', hbb'
a

(sic),
e,

poi tocca una citt

anonima

la cui posizione al

l,v. fissata

girata una

qowrah

o grossa sporgenza rotonda,

bagna Medinat

at-

Tib

Fann giungendo a 72"3o',


le

4"2u'.

Seguono

seguenti posizioni a

Sud

dell'equatore:

6620'

0''20'

S.


tino alla nostra Sus.

29

(f.

Anche

la

posizione di Adulis o Adiile

l,v.;

Ptol. IV, 7, 8)

fu molto migliorata:

Aduli

(I)

58"30'

Vo-O'

'ASovh^

GT^O'

IIHO'

Il

sistema oro-fd/'ogra/co

africano in

massima parte tolemaico.


(-');

Certi

nomi

del ms. non hanno riscontro sicuro nel testo greco

ma

la

maggior parte corrispon(f.

dono nel nome

nelle cifre ai dati di Tolomeo.


0,

Sud dell'equatore

9,v.) sono

monti seguenti (Ptol. IV,

6)

,.., Dawhis (3)


Inesqi
(^)

830'

0''50'

S.

jgg^,
I

^_,

Javxn
Ivea^c

,..,,

15"0

8"2o

., Q S.

25o0

j
(

3^^^,
Q70A'

^^^^^,
(iof)'

13"0

S.

g_

Brdln
I

^^^,
(

y^,

5^J,rov
j )
^

45''0'

CO'
12<'3(j'

S. S.

, , , Gehel al-qamar

1130' S. ^^.^, ^^^3^, g


46''30'

^ , le^vr,, ago,
,

470'

g^^, ^^030' S.

L'identitcazione dei monti


nell'Africa a S. dell' equatore,

^yxb,

^jU_<*o.., ^M=r" ed

:^J-:^-JU

quali sono

mi

riesce impossibile.
i

N. dell'equatore

facile riconoscere

monti
il

Kdqag
e

Qfas (ms. ^-^li),

il

Oulcc

Tal, V'AQovcXTrjc Arwalts (ms. ^,x^l^y),

rap/SaTor Grbaton, Y " Eltq ug Eidas


;

(ms. senza punti),

At^vx

oq,

Libiy (ms. US' J)


il

nel

IH" clima V'Arkag


^J,^

Atlas al-kabir,

il

Jovqov Durdn,

Muf^ov^akov

(ms.

itieiCov

^:s-o,

che leggo

^yJj^),
il

Kiva^u Qnab (ms. Lu-o), il (pqovQuiaov Fm-raTgn raqnQ Garas (ms. ^f\) ecc. BiQiv Birn (ms. ^,jA,
il
'\\

(ms.

^^.^),

L' idrografia mostra maggiore indipendenza da Tolomeo. Il fiume


rados, Darats) {^)

Jd^nog (Da-

cresce d'importanza ricevendo un numero notevole d'attiueuti; tra

questi ultimi un fiume anonimo (corrispondente senza dubbio al NCyeig, IV, 6, 14),
il

quale nasce a 240', 20"30', bagna la citt di Nigr (vedi nota 2, pag. 27) e ragil

giunge

Darados a 26020'

long.,
al
f.

18^20'
30.r.;

lat.

notevole l'esistenza d'un lungo

fiume anonimo, cos descritto


1.

Nasce

a 42'^30' (var. 44"30'), (vedi sopra)

1P40',
taglia

si
il

dirige a 3930',

16"40', tocca la citt di Garra la grande


(")

monte ^^[s.^^

alla long,

di 31"0'

ed alla medesima long, traversa pure uu

(')

Nel ms.

la lat. , por
il

gradi, ^..

La

lettura

-s

autorizzata

anche dal

fatto

che Adil

compresa nel
(^)

1 clima,

quale giunge solo fino a 16''27' N.


in
'^''-''

(3)

Per alcuni esempi che ricorrono anche Leggo ^j^-..^^>; il ms. ha c^'-^^'^)^lo
])iii

al-Edrsi
centro.

vedi pag. 27, nota

2.

"'onti al-Huwrizm indica le coordinate di cia-

scuna estremit; Tolomeo indica per


()

solo

il

Leggo
Al
f.

,_yii-\;

il
f-

ms. (,y>--'^'ir),v,
f.

(5)

31

,r.

^>});
si

^^5;; f
nel

29,v. tre volte

^^)>.

Cf. sopra.

(0)

Lo

stesso
6,

legge al

ll,r.

catalogo

dei

monti;

sembra identico -M' OvaQyaXd

di

Tolomeo IV,

10.

30

mare a SPSO'
45''30',
si

iiu

monto

giallo; poi tocca al-Qayrawrin alla long, di 31 0' e sbocca in


lai.

long. 32"40'

39"40',

1640'

riceve un altluente che

forma a

210'

per

l'unione di due fiumi provenienti ciascuno da una delle due bol.iayrt


(cio lagune delle testuggini) (').
-.

^ as-sall.iir

Di queste

la

prima trovasi a
si

4r)"0',

22"20',
la

la seconda a 4(>"2o' (var. 3u'), 22"U'

Se non m'inganno,

avrebbe qui
che
si

pi

antica rappresentazione di quell'intricato

sistema di wd del SahiS',

forma
di

negli altopiani di '.iaqqar (o Hoqqfir) e di Tassili,

e che scorre a N. col

nome

wd Yar'ar sino a raggiunger quasi

lo sott

liei

'.ir.

La complicata

idrografia del

bacino degli sott algerini e tunisini pu spiegare l'orrore degli Arabi antichi di far

giunger quel lungo letto d'acqua sino ad al-Qayrawn.


Il

corso superiore del Nilo corrisponde nei suoi tratti

essenziali

all'idea
i

tole-

maica
grafi

per ha gi ricevuto quei maggiori particolari che sono rimasti in tutti


^

geo-

arabi posteriori. Dal gebel al-qamar

monte della Luna


i

"

alle rispettive lon-

gitudini di 48, 49, 50, 51, 52,

nascono 5 fiumi,

quali terminano in un solo


il

lago (balil.iah) circolare, del diametro di 5 gradi, avente


dagli stessi monti della Luna,

centro a 500', 70' Sud;

alle longitudini 5520', 56"2o', 57^30', 5820', 59"20',


tutti in

nascono

altri

5 fiumi che terminano

un secondo lago

circolare,

del diametro

di 5 gradi, col centro a 570',

7"0' Sud.
(il

Da

ciascuno dei due laghi escono 4 fiumi,


dei geografi posteriori) situato a 2"0'

e tutti otto sboccano in


N., dal quale esce

un terzo lago
il

Kr

un

solo fiume:

Nilo.

Esso prosegue oltre Donqolah con vario

curvatm-e oscillanti fra 500' e 59''20' e che troppo

lungo
(il

sarebbe
Cairo)
si

il

riferire

qui;

raggiunge Aswn
canali, che
di

(-).

percorre l'Egitto, e poco dopo Misr


il

divide in 7 hal

raggiungono
11

mare

fra

5130' long, (ramo d'Alessandria) e 5430' (ramo

Damietta).

ramo

di

Alessandria d origine ad altri rami secondari.

Degli altluenti del Nilo ricordato uno solo,

che corrisponde

all'

'Aatarrorc di
(f.

Tolomeo ed
i.

al

Balir al-azraq od

Abi dei moderni; esso


che
si

cos descritto

29,v.):

Lago rotondo,

situato sull'equatore,
(^)

scarica
il

nel Nilo presso

la citt della

i >

Nubia. Questo lago

ha

il

diametro di 3 gradi;
si

suo centro posto a 62''U' long.

Alla long, di 6130' ne esce un fiume che


IV,
7,

getta nel Nilo a 530', 16"20' (Ptol.

22; 01"0',

12''0'),

toccando

il

limite del 1 clima.

La

confluenza

dei

due

fiumi ha luogo sopra la citt della


\1 Eijillo
la parte dell'Africa

Nubia (madnat an-Nbah,

cio Donqolah) '.


clie

meglio conosciuta da al-Huwrizm,

ne enu-

mera

4(J

localit (49 colle ripetizioni di Esn,

Erment ed Etf)

coi loro

nomi arabi

e con moltissima indipendenza dal geografo greco.

notevole che per qualche citt

abbiamo due

serie parallele di longitudini,

p. es.:

Dals

(^)
j

2755' (ms.
f;J^?'
j

^)

(')

Traduzione del crecd .VtAuWdff A(>i (IV,

C,

13:

J90',

20"0').

()
(>)

A
T.

.5r>"0',

2j:J0'; cos\
il

pure

I.

Y. e rasm in

Aboulf.

112.

Cfr. it./Vij 63<>0', 23''50'.


ii^i-ij

Evidentemente

nostro lago .Sana; in


15').

Tolomeo

(IV, 7, 2) K'oidi;

690', 00'.

M)

Y. r,l20', 27"55' (o

>

al-Fayyum
(')
j

81

KQoxoeawv Tthg
61''20'

^|[j^'

2800'
|

27''20'

ManfO
I

54040'

^^^^'
i

^^'"f'^
'HXlov rtXig

^^^'^'

^^'^^'

'Ayu Sams(-')
(

o4"4o

.,

,.,
)

b0"4'

C2'>30'

30n0'

Si v.ede subito che le

prime

cifre longitudinali

sono tolemaiche, e le seconde do-

vute ad al-Huwrizm e da accettarsi. Ecco infatti alcune citt marittime scelte da

me

a caso:
31'
540'
()
('')

al-Iskanderiyyah

(^)

51''20'

Tinns

(^)

3140'
31''30'

Rasd

()

52"40'

3340'

al-Faram
al-Qolzum

54"40' 56O30'

Dimyt

C*)

58n5'
di lasciare

3125'

28"2(y

Prima

l'

Egitto credo bene


:

di indicar

alcuni

luoghi

sconosciuti

od

assai poco noti ai geografi posteriori


f.

2,v.

oL<-"

54''50',

23''0'

(ms.

J,
p.

la correzione

confermata dal fatto

che la citt

nel II" cUma).

Al-Ya'qb

334,
di

1.

4 nomina appunto una o'


(v.

sulla rifa occidentale del Nilo, poco a


f. f.
f.

Nord

Aswan

pag. 30, nota 2).

3,v. Uyi 55M0', 270'.


3,r.
l^^..vwJ^I

540', 27''40'.

I.

Y. l^^-^^l colle stesse

cifre.

4,v.

UiU^
l^J^Ls

sul mare, o220', 3540'.

Y.

I.

Y.

UoU^

colle stesse cifre.


I.

f.

4,v.

sul mare, b3' (0

15';

ms.

^)

354(y.

Y. y.li 53 (ms.

*j

J) 55', 3540'.
f.

4,v.
II,

(p.

U^>
1.

sul mare, 5350',

dlHO'.

Yqut,

711, ed al-Maqriz (Kiib

U> 53" (ms. ^) 50', al-maw'i? wa 'I-i' libar. Blq


I.

32040'

(sic).

1270/1854,

voi. I,

p. 73,

31) nominano Uoj> come un'antica localit del Basso Egitto. Seguendo
il

questi due autori

De Goeje mut

in

i^}

(Ds) la

<-o^

del

ms. di

Qodmah

247,

1.

13).

(1)
(2) (3)
()

Rasm Rasm Rasm Rasm


Ms.,

(5)

Aboulf. 114: .S^"!.?', 28''0'; I. Y. ePSS' (o 15'), 28''0'. Aboulf. IIG, ed Ab 'A wn (s. v. Mi?r) 5440', 29>>15'; I. T. 61''4.5', 29015' (o in Aboulf. 118: 6150' (colla var. 544'), 30!'; I. Y. Bl-SO', 30''4'. in Aboulf. 112 ha le stesse cifre; I. Y. nella lat. lejrge 310'. rasm in Aboulf. 116, I. Y. hanno le stesse cifre; la latitudine in tutti tre
in

in

.VV).

88''40'.

La

correzione evidente per se stessa, ed anche perch la citt posta nel

IV

clima.

()

Ms.,

rasm

in

Aboulf.

116, ed
in

I.

Y. hanno

le

stesse cifre (long. <*J J).


I.

P) Medesime
(') I. (')

cifre nel
cifre.

rasm

Aboulf.
Kosso.

118, ed in

Y.

Y. stesse

Clysma degli

antichi, sul

Mar

Rasm

in

Aboulf.

116, e

I.

Y. stesse

cifre.

32

VII.

Asia occidentale e centrale.


Le
lotte continue fra

Hrn

ar-llasd e

l'

imporo bizantino avevano

ot'erto

pi

volte occasione agli Arabi d'invader l'Asia minore, e cosi acquistare mia ma{,'jrior co-

noscenza dei luoghi; sappiamo infatti che nel 181

(5

Marzo

7'J7

21

Febbr. 798)
(')

'Abd al-Malik ben

^lil.i

avea condotto

le

sue truppe sino ad Anqirah

ed all'El-

lesponto, e che nell'anno seguente 'Abd ar-llahman ben

'Abd al-Malik s'era spinto

combattendo sino ad Efeso


mentare
le

(-).

Gli stessi prigionieri di guerra contribuivano ad au-

conoscenze arabe suir.4s/a Minore bench in


la
;

modo

certo non scientifico.

Al-Huwri/.mi oper anche per questa regione


piuta sulle rive africane del Mediterraneo orientale
7,r.

riforma delle longitudini comf.

alcuni esempi tolti dal

6,r.

del ms. lo provano a sufficienza:

Iliyn


Siccome poi
risce e

33

sul Mediterraneo,

la costa meridionale dell'Asia minore,

non

diffe-

molto
lat.,
i

in latitudine

dalle cifre tolemaiche, mantenendosi

sempre a circa

35''40'

St'^'O'

ne segue una eccessiva grandezza latitudinale della penisola.


(f.

Tra

monti
s.

14,r.)

il

facile riconoscere l'dis (ms.

senza punti;

"/J;),

il

Si-

flos (ms.
i

p.;

^Ltvhig),

Ddmos {ms.^^^^>;
4240'
42"20'

./h'itoi); invece

rimangono oscuri

seguenti

c>r^
l,-..o_^ {')

SS'-SO'
tO''20'

55050'
62''50'

41''0'

44''40'

^jr^>.^\

(-)

60020'

43020'

69040'

41030'

meli' Armenia

una

serie di localit estranee a

Tolomeo

rivela

nuovi studi arabi:

Qliqal, Hilt, Arzan, Arss

(=

Args), Bagunays, Gorzn,

Nasaw, Berda'ah, Bb

al-Abwb (== Derbend).

Una
sojiotamia

rifusione completa della geografia greca ebbe luogo nella Siria, nella
e

MeTo-

nella Persia, tanto che difBcile scorgervi a

prima vista tracce


localit,

di

lomeo.

Il

materiale copioso;
('),

poich la Siria ci offre

36

la

Mesopotamia
48,

(al-Gazirah ed al-'Irq) 23

la Persia (intesa nei suoi limiti politici attuali)

non contando lo molte


'1-fid'
il

cifre

relative alle coste, ai

monti

(')

ed ai mari. Siccome

Ab

ha conservato parecchie indicazioni del rasm su questi paesi, delle quali gi Lelewel pot trar profitto, cos non occorre che mi fermi a lungo sull'argomento;

tanto pi che dovrei entrare in lunghe discussioni sulle latitudini di parecchie citt

34o e 37o della Sria fra

lat.,

per le quali

il

ms. di Strasburgo contiene alcuni errori


>

dovuti allo scambio facilissimo nella scrittura araba del

(4) col

(5) e col ^ (6).

difficile

comprendere

il

motivo

dell'

esagerata

inclinazione
si

della
es.,

costa

della

Siria, ancor maggiore di quella stabilita


dini di alcune citt marittime:

da Tolomeo;

vedano, p.

le longitu-

'Asqaln


E
poi
si

34

(f.

questa longitudine di
ritorna ad

61''0' si

mantiene sino alla latitudine di 35''20'


quella di

16,r.);

una posiziono normale, come


8"0'
;{6"5' (ms.

Tarso:

Tarass

do)

Tagac

i;7"40' SG^SO'

In Persia, per influenza di Tolomeo, la costa meridionale portata circa 2 gradi


troppo a Nord, bench verso
le foci

dell'Eufrate

si

ristabiliscano le giuste proporzioni;

abbiamo

infatti

le

seguenti citt marittimo da 0. ad E. ('):

al-Hasrah


IS'O'C);
13"0'
(').

a 71"0',
12<>30' (-),

la capitale

dello

Hadraraawt (Sibm)
anormale
7,

'Aden a

G-'O',
cxgee,

tolta COSI la sporgenza

del promontorio Syagros

{2iaYQog

ora Ka's al-Fartak)

che in Tolomeo VI,

lU

si

avanzava

tino
il

a 9(ru',

14"0'.

de-

Invece una rientranza regolare,

ma

eccessiva,

che raggiunge

suo massimo presso


(si confronti la

Goddah

o Giddah, rende deforme la costa arabica del

mar Rosso

scrizione gi data della costa africana):

^^1
Mara

(')

sul

mare
{^)
(f.

S'^O'

(ms. (ms.

del

Yemen
sul

sul

mare

63'>0'

punto della costa

19,r.)

GS-O' (ms.

^) ^) ^)

12''15'

1515'
180'

Goddah

()

mare

eS^SO'
64''20'

2P45'
24''0'

al-Gr sul mare

punto della costa

(f.

19,v.)

630'

260'
2800'
28''20'

Madyan

(")

s.

m.

6120'
56<>30'

al-Qolzum (Egitto)

Ben coordinate con Goddah, al-Gr

Madyan sono

le

2 citt sante

Mekkah
'Bell'Asia

GToQ'

210'

al-Mednah

G.5''20'

25"0'

Centrale le regioni corrispondenti


le localit

al

Turkestan

russo

mostrano una

nuova elaborazione, bench

ad E. di

Merw

siano portate troppo a S.

La
{^).

posizione di Ballj a N. di Samarcanda ripete lo strano errore

commesso da Tolomeo

Mirbt; vedi Glaser, Skizze der Geschichte und Geographie Arabiens bis zum Prophelen

Muham-

mad. Berlin 1890, (') Le stesse


(*)
(3)

voi. II, p. 181.

cifre nel

rasm

in
I.

Aboulf.
I.

96, ed in

I.

Y.

Rasm Rasm

in in

Aboulf. Aboulf.
nel

96, ed

Y. hanno le stesse

cifre.

92, stesse cifre;

Y. nella long. GS^SO'.

(*)

Ignoro che cosa

sia. I.

Y. colle stesse cifre (long, senza punti) ha ^j^^^:


>i.

al-Battn
nomina nel
non ha nulla

citt di

,_y^\

Yemen,

TS'O', 12''55'

Al-Fargu

(cfr. p. 23,

nota

4),

pai;. 36,

I" clima in Arabia

una

citt di cr^*^'! che


il

evidentemente sta per

la nostra ^^J>-J1, o

a che fare,

come vorrebbe

Golio, colla al-Qayn che trovasi presso 'Aitar,

cio ai confini tra el-

Yemen ed al-Higz. Johannes Hispalensis, che nel XII sec. tradusse in latino al-Fargn, deve aver letto ^:,r:^^ perch al posto corrispondente della sua versione (Norimbergae 1537, fol. 9,r.) si legge

Fons

n.

(5)

la

Mcqic fxrjTQno'Ms, che per in

Tolomeo

(VI, 7, 37: 76"0', 1820')

una

citt di terra,
p.

cos che viene identificata dallo

Sprenger
Mara

(Alte Geographie Arabiens.

Bern 1875,
:

1571

con

Sa'dah a N. di San''.
la ricorda colla

I.

Y. ha

colle stesse cifre d'

al-Huwrizmi (senza punti)


(t.

al-BattnJ
"

forma erronea, non compresa dal

Lelewel
p. 36,

IV, pilogue, p. 87), di

^fo

del Yemen,
('')

730', 15''15'
in

Anche al-Fargn,
le stesso
cifre.

pone Mara

fra le citt arabe del 1 clima.

Rasm
Il

C)

ms.,

Aboulf. 92 ha rasm in Aboulf.

86, e

I.

Y. leggono nella lat. 290'.


lat.,

Ma

la descrizione del
la

Mar

Eosso

(f.

19,v.),

nessun punto del quale supera 28"20'

sembra render necessaria

mia

corre-

zione. Cfr. Ptol. VI, 7, 27.


(8)

MaJulfxa 680', 28n5'.


9)

Bttxtqa ^aaOieiov (VI, 11,

116''0'.

H0';

MuQaxdva

(VI, 11, 9) 112''0', SS^IS'.


Saralis
83''20'

30

Hojrendah
Citt dei
92''30' 37<>10'
45<'0'

380'

llerw
Mt'rwaiTiVl

84O20'
S.^'u'

3835'
38"50'

Hazar

t)3"0'

IJaiikit (')

94"3u'

38"3U' 37"40' 39"35'


395U'

Aininvah
Ihihi
Balli

854'
872U' 8835' 8930'

37"40' 37"50'
38''40'
37''30' 3(5"40'
42''10'

Hasilkat

(-')

96"30'
(^)

Turiabend
Isbi-ib

9G"30'

9810'

Saiuarqand
Osriisanah

at-Tarz

100"3u'
(<)

4024'
44''0'

gplO'
91"50'

Nawfikat

10400'

Huwrizm
Molto importauto
(e

il

fatto che

al-Huwrizm conosce
anticiii

il

lago d'Arai, nel quale


fol.

non nel mar Caspio)


il

si

versano

gli

Oxus

Jaxartes (). Al

42,r.

leg-

giamo che
si

Nahr

IJalh

fiume di Balh

{'i^i^oc dei

Greci,

Am
si

dary dei moderni)

getta a 88"0', 39020' (var. 30') in un lago (batil.iah) che

estende da 86030' a

90"0' long.
tico col
>i

Al

f.

42,v. detto che.un gran fiume, la cui descrizione lo mostra iden-

la^c'tQii^c dei

Greci e col Sir dary dei moderni,

90"5',

41030' termina

nel lago del fiume

IJallj ".

L'idrografia complicata, ed ancor oggi poco nota, della Persia orientale pare abbia
fatto nascer

un curioso equivoco. Al

f.

42, r.

si
si

parla d'un fiume


dirige

il

quale a 9r'30',

3y"4o' esce dal fiume di Balh (Ami'i darv),


92'>30', 37"40',

tagliando

un lungo monte a

passa fra Osrsanah e Hoi:endah, scorre non lungi da al-Mul.iamma-

diyyah

(f.

5,v.:

OCO', 31''45')

da Kirmn
il

(f.

3,v.:

gOoC,

30''0')

sbocca in mare

a 87''30' (ms.

^), 27"0', ossia presso

golfo Persico. Tale stranezza

mi

fa

sup-

(')

Seguo

l'ortografia prescritta

da

Yaqt

(il

ms.

^^:^^;

I.

Y.

vJ^Lo

p.l35', 38'>30');

per
cfr.

.sarebbe metrlio leggere tutte queste desinenze


/(eit. d. (eutsch.

kat

(neir.\vest Aat

= casa, ncupcrs.

J^

Jsi';

morgenl. Geselhch. XXXIII, 1879, 154).

Banakit

molto probabilmente forma

secondaria di Binkat, la capitale del territorio as-Ss, corrispondente alla moderna T.kend (.ii9iiog
nilQyoi di
(')

Tolomeo VI,
I.

13, 2: ISSoQ', 43">0').

Cosi anche

Y. (vlUS'U-^ colle cifre 98''34', 3703O');

gli

altri

geografi
del

hanno Ahsikat
Horsn
e del

(nella prov. di Fergnah).

Lo scambio

di

a con

l si

verifica in parecchi luoghi

Turkestan;

p. es.

Hasasak (Ibn

Hurda.lbch
cfr.
I.

173) ed Ahslsak (al-Ist.ahri 298), Bwcrd ed Abl-

werd, ^V<gird e AVi^gird, Nawakat e NawSkat.

ins.
(f.

La
si

lat.

nel ms. .36''40', per errore del copista

che scrisse
(')

invece di

(jJ)

Y.

In causa d'una rottura del foglio, nel

legge solo la
ove
il

>>

finale. Il

nome

di

Turarabend
(cfr.

(con e senza articolo), noto ad al-Huwrizmt


pag. 23, nota
(per la long.
4), p.
cfr.

27,r.,

ms. ha J-onU>);
I.

al-Farni

38

lo

conosce pure (nell'ediz. Joyiy.);

ed

Y. ha

Jojj\^\

9810', 39-35'

le

cifre di Hassak).

Credo dunque
322.

giu.stifieato

abbastanza
G,

(I,

La
34,

localit ricorre poi in


1.

Ibn-al-Faqh
I.

nl-Muqaddasi

il nome che supplisco. Ibn Rosteh 98; Yaqt

4 e 23) la

corrompe come

Y. in ''ijoj^\jL.

CUSy 104''0', 4200'. - Al-Farg&nl 38 Ibn Hurdadbeh 29, Qodmah20r., Ibn Rosteh98,
(*) 1.

Y.

ed al-EdrisS

II,

218 scrivono JUJ-ly;


t.

at-

Tabari
2).

(zinna/, ser. II.

III. p.

1593)

hanno .^^Iv;
II, 207-8,
(')
il

al-Muqaddas1

204 \l^-^.yi

(cfr.

pag. 30, nota


e 404,

265, al-I?tahrl 331, 333, 344,

.^IS,

Ibn Hawqal 386


I.

al-Muqaddasi 49 e Ibn al-Faqih 327 ed al-Edrsi


Invece
e Banakit.

leggono

J^^
fa

(o

CUSyi) come

Y.; cfr. le

due forme parallele Binkat

una conferma

di pi,

bench non ve ne fosse bisogno, delle conclusioni a cui era giunto

de Goejc, Pas

alte lieti des O.rus,

Am-Darja. Leiden 1875.


(cfr.

Anche

la

nuova edizione

di

Ibn Hurdadbeh 173

sboccare l'Oxus nel lago d'Arai

Da$

alle lieti, p. 8).


vicine dell'

37

porre che la carta dei geografi d'al-Ma'mn avesse riunito le sorgenti d'uno fra
butarli meridionali di'll'Amii daryfi (probabilmente
il

tri-

(iume

di

Qiinduz)
e

con

quelle

Hindmcnd
di

Hilmeud
il

alHiiento della palude

Hmiui,
si

che da quest" ul-

tima avesse fatto uscire


di

fiume che passa per Bampi- e


11
-

getta in

mare

allo stretto

Hormz ad

10.

Render 'Abbs.

monte lungo

attraversato, corrisponde dun-

que alle catene del Kh-i-bb

e del

HiuJiikus.

Vili.

Asia orientale.

noto che Tolomeo allunga le coste della


errore,

Gedrosia 10 gradi pi del vero.


:

11

medesimo

diminuito di 2 gradi, appare anche in al-Huwrizm

Armzah
foce 0.

90''B0'

220' 2000'

"AQi.iovCa
foce 0. dell'Indo

94''30'

22''0'

deirindo

104015'

11020'

19<>50'

- /\r

Lungo questa
Daybol
ed infine ^rr^l
Neil' interno

costa,

che per gli Arabi fa gi parte del Sind,


(')

incontransi

ad-

92''0, 24''20',
(')

an-Niin

92''20', 23"30',

Armbl

(^) 92''15' (o 55'), 22''45',

a lOo^SO', 200' presso la foce del


:

ramo pi occidentale

dell'Indo.

possiamo notare

Kabul
Farsis

(^) (^)

lOOoO'
103<'0'

330'
2500'

'Ogrunava
nagaC?
Kovvi
'Akf^dvQsia'AQaxtaiag

IIS^O'

3b''0'

10680' 23''30'
1100'
27'>0'

QimiPC')
al-Qandahr

104n0'
11U"0'

2445'

SCO'

IW'

31''20'

Si vede subito che

Kabul ha una

posizione conforme alle nuove cognizioni arabe


;

e coordinata colle localit della

Persia e del Turkestan

invece Farsis, Qn ed al-

Qaudahr sono rampolli


Il
fol.

diretti di

Tolomeo.

corso dell' /rfo

37,r.-38,r. ci

(0 conserva le linee generali che aveva nella carta greca. I danno su ci molte indicazioni, di cui lo principali sono: L'Indo
ed
e 31,v.,

(')

Il

ms. qui

(f. 3,r.)

ai

ff.

19,r.

non

lia

punti diacritici,

(ili

autori arabi sono in-

certi tra la

forma an-Nirii

(Yaqt

IV, S5(>

j^y^) ed

alBiriin; la prima per sembra la miiiliiire.


its

Vedi H. M.

E Ilio t, The

history of India as told by

own
le

historians.

London 18G7-77,

voi.

I,

pag. 396 seg.


(2)

Il

ms. senza punti. Anche qui v' incertezza tra


preferirsi
si

forme Armbil ed Arm'l;

la

prima

sembra da
(^)
(*)

(Elliot,
il

I,

394
f.

sgg.).
19,r.

Cos

legge

nome

ai

e 37,v.; qui

(f. 3,r.)

il

ms. non ha punti.

La
Il Il

lettura della lat. incerta in causa d'una rottura del foglio.

{^)

ms. senza punti.


ms. \S^- Se la mia ipotesi e leggere 107''10', 27"-15'.
fc

C)

giusta,

si

dovr porre nella

lat.

long,

un

(j)

in

luogo del
(")

> 4,

In arabo Mihrn, che

mi sembra

tulto dal persiano (mih-rau

= gran

corrente).

nasce a 126''30'. 36"10',


si

38

il

abbassa rapidamente verso


31"3o'.
parec(;lii

Sud toccando

125''30', 3220',

scorre verso Ovest tino a 119-0',

donde passa a lll'l', 260'; a 107-0',


rami, e sbocca in mare per
e
1,

23-30' comincia a suddividersi


cipali,

in

foci

prin-

poste tutte alla latitudine di -Jicu', e comprese fra li>-l15'


le

luO'iO' long.
20), o lo foci

Secondo Tolomeo,
8i

sorgenti dell'Indo sono a 125-0', 37'0' (VII,


lat.

schierano fra 110-20' e 113-30' long.; e 19-50' e 20-15'

Pi

sensibili sono lo moditicazioni nel corso del

Gange (Gangis,

f.

38,r. e 38,v.)

che prende una direzione troppo longitudinale:


39-0' 31-0'
37-0'

Sorgente:

135-0'

(Ptol. VII, 1, 29)


(

136-0'

135-30'

136-10'
142-0'

31-30'
28-0' 22-0'

140-10'
139-0'
foce 0.: foce E.:

27-30'
22-0'

(Ptol. VII, 1, 30)

'

(
,

146U'

135-20'
139-0'

17-45'

j \

144-30'

18-15' 18-15'

18-40'

'

'

''

148-30'

Per

gli altri fiumi dell'

India non

si

ha differenza notevole dalle

cifre di Tolo;

meo, fatta eccezione della diminuzione costante di 6-8 gradi nella longitudine
i

quindi
s. p.;

fiumi costieri,

come

il

Sln (ms.

s. p.

2wX[\ ora Vaipiu),

il

Hbros (ms.
s. p.; il

Xu^^Qoc, ora Kvori),


ora Krisija),
il

il

Tiinas (ms.
^-^

s. p.;
;

Ttnac),
.

il

Tuiidiyiis (ms.

Tovvioc, (ms.

Dosarn (ms.

JwaQwr

ora

Mahnada)

Dumas

^_^b

"Au/iag, ora Brahmani), hanno tutti quella direzione da N. a S. cosi carat-

teristica della carta tolemaica.

Una
sicura,

lista

d'alcune citt, scelte fra quelle la cui corrispondenza

coi

nomi greci

completer questi cenni sull'India:

Fatala

(')

presso

il

mare

107-20' 112-15'

16-30'
14-30'

ndttda
Mov^iQi'g
'O^^r;

112-50'
117-0'

21-0'
14-0'

Miiziris sul

mare

Ozin

(2)

112-20'
115-55'
116-0'

20-40'
14-0'

117-0'
121-0'

20-0'
14-0'

Qottiyar sul mare Fqiir(3)

KoTTiaga
'I.77txovqu

19-10'
170'

119-45'
121-20'

19"l0'
17'0'

Fimal

(')

116-30'
125-0'

IJoviidru
Xa^r^gig

Hbiri8(^)

16-15'

12830'
133-0'

15-40'

Sgida

()

130-0'

23-30'

layiiu

2330'

Il

punto pi meridionale della costa indiana a 12"3o'


(').

lat.

(f.

18,v.);

ond'

evidente la completa derivazione da Tolomeo

Anche

l'

India

transgangetica non

(')

F.

3,r.,

senza punti;

f.

19,r. "^Ujlii.

(')
(')

Ms. senza punti.

M. '^yjjl*:
M.S. U4.

f.

34,r. Ij^'*.

Nella longitudine forse bisogna legger A 115-0'.

(<) (') ()

M. Ms.
I

^P>l^;
\^l^-

f.

.S2,r.

O^'^tutti

C)

nomi dei monti sono

tolemaici: "Aq^iik (nella Uedrnsia, VI, 21,

;ij,

i'opdlu'yi'f, /)iji-


mostra cognizioni speciali, bench
tezza solo (cfr. Ptol.
fra
le

39

nel ms.
identificar con cer-

citt si lascino

VII, 2, 23-24):

Tii'ma

(')

f.

40
si

nomenclatura
che

80,T. ^j-.-.jl).

Invece nello citt

osserva una

ha

stretti

rapporti con quella di al-Edrsi, ina ajisai poco conforme al modello tolemaico:
f.

l,v.

A'jna sul mare, 122"0',


di simile;

3''U'

S.

Il

ms. qui e

f.

2."),r.

U6\.

I,

To-

lomeo non ha nulla


p. OS.

invece ricordata da parecchi


'1-tid'

altri

geograti

arabi,

da al-Ediisi
f.

I,

72,

Ab

;{7,

ad-Dimasqi 11, 199. 2o4.

l,v.

Ij.U^ sul

mare, 12'0', 30' Sud.

f.

25,r.

UU^.

al-Edrisi

72

bU^

(altro ms. bl-y*).


f.

l,v.
2,r.

^l3.^
L;^>>-U;

124(i',

S''0'

Nord.

Sconosciuta agli altri scrittori arabi


4<'0'

(').

f.

sul mare,

117015' (o 55')

N.

al-Edrisi

I.

72 Lc.^-Lw

(altro

ms.
f.

U^j^^-l.^).

2,r.

^>yl

sul mare,

118"15' (o 55'), 4"30' N.

al-Edrsi

I,

72

^jo.\.

Al

f.

30,v. v3>yl, colla variante ^jylf.

2,r.

^il....X

12O''40',

1145' N.

f.

30,T. ^>Ujj; colla var. ^3>UJj'.


si

f.

25.r.

^>\^

colla

var.

^>\

oU;

al-Edrisi

1,

72 ^V-AJ'

(altro ms.

^3'^!).

Forse

devo leggere (^jUJj' Talaqr ed identilicare con TaXdxagv (126''2o', ll'iO'


citt sono rappresentate

supponendo una scrittura /xwpr), poich ambedue queste


presso la foce del Pliasis.
f.

2,r.

oyy^^

12155, 70' N.

i'

f.

30.v.

^J.^^U;

al-Edr.

1,

72

^^y>~U
mi
fa

Dal

f.

30,v. si ricava che la citt non era lontana dalla foce del Ganges; ci

supporre che debbasi leggere


(127-U', 710').
f.

^^

^y

M^Tamn
55'),
5''15'

= MaayQa^ifiov
N.

lirjQnohc

2,r.
I,

^^yyx^j sul mare, 1251.V (o

f.

25, r. senza punti;

al-Edrs

72 j_$^yL^^ (altro
(131, 5''40').

nis.

= nqxiWQi
f.

^,yi.^).

Probabilmente ^^^'i^^ Forosqr

2,r.

yu
I'

12115', 17''45' N.

La

latitudine certo erronea, giacch la


jo

citt trovasi nel

clima che arriva solo a 16"27' N.; anche la correzione a

1445' sarebbe insufficiente, poich nessun punto


e la citt verrebbe a trovarsi nell' India.

di Serendb oltrepassa 12''30' lat. N.,

Nel mare a Sud ed a S-E. di Serendib compaiono certe

isole

senza riscontro in

Tolomeo,

le quali

sembrano dovute
(-),

alle informazioni

per met favolose dei marinai


d. Cr.

del golfo Persico

che

si

spingevano sino alla Cina gi prima del 750

Con

(')

Forse bisogna leggere


il

rajiprcscntare

nome greco
ara/j.

lell'isola

^b^j-J> Tabriibini= TanQo^vtj. Questa medesima scrittura jicr adoperata in Ibn Rosteb HI, 1. l.S, ed in al-Hamdni,
voii

Gcof/raphie (At

HaUiinsel lierausg.

D. H. Mflller. Leiden 1881-"Jl,i>. 12,

1.

11.

Al-Bal-

tanS (Rcinaud, /ntroduction generale d la Gogr. d'Aboulfda, pag. C'1>LXII) ha Tabrubani. Credo che al-Huwrizmi, come accade altre volte, indichi col nome dell'intera regione la capitale
del paese; infatti
e
I.

Y. ha Serendib colle stesse cifre (nella long


^itatXeiot'

per errore

A^

invece che >^^,

Tolomeo 'ArovQyQituuov
{*)

12410', 8"1'>'.
fatti

Un

bell'esempio di questi racconti, ove

veri sono mescolati


il

a narrazioni fantastiche,

il

Libro delle merav/lie dell'India, composto

fra

ftOO ed

il

953

d. Cr.

dal capitano

Bozorg
e
notte,

ben Sahriy&r
L. M.

di Riinihormoz, e pubblicato con versione

francese
il

da V. A. van der Lith


nelle .filc e

Po vie

fLeide 1883-86K

Le avventure di Sindibiid

mnrinnio

una

sembrano pure nna eco


o 9.50 d. Ct.
XI-II.
(efr.

di simili racconti, e dovettero formarsi in al-Hasrah

non pi

tardi del

000

Nldeke,
nota
2).

/fu den agyplinehen .Vrehen, Zeitschr. d. dentsch. morgenl. Ge.sell.

18S8,

p. 6n.


molti particolari sono descritti
Scorpioni
',
i

41

(f.

24,t.)

contorni della tjaslrat al-'aqrib

isola degli

cui limiti estremi sono in long. 112''50' e 12120', in latitudine a S.

dell'equatore TTiD e 11"0'; vien fatta menzione della ^asirat al-'orh

i^ola degli

uomini nudi

di

forma quadrangolare, col centro a IST^SO', ISoQ',


e

lunga 4 gradi
(f.

per 3 di larghezza
degli
(f.

percorsa

(f.

30,v.) da

un fiume; ed

ricordata

25, v.), l'isola

Zani] antropofaghi, larga e lunga 4 gradi col centro a ISS^O', S^O', e percorsa

30,v.) da

un fiume

(').

Proseguendo ancora verso Est

s'incontra la ^asirat al-fd(f.

dah
long.
in

isola dell' argento

a'

Sud

dell'

equatore;
e

suoi limiti estremi

25,v.) sono in

1540' e 159"30',

in

lat.

4020' S.

O^O' S.
(-').

Un

fiume

(f.

29,v.)

che sbocca

mare per

tre foci l'attraversa in

buona parte

Altre isole favolose sono la


"

gazlrat al-qal'nh al-mwll'ah

isola

del Castello lucente


e

{^)

nel

mar Tenebroso

(il

Pacifico) a circa 176 long., 22 lai;

la (jaslral
"

al-gawhir

isola delle Pietre

Preziose
2"
lat.

detta anche

gadrat al-yqid
{*).

isola dei Giacinti

a circa 173 long.,

N. nel

mar Tenebroso
(2(3

Nell'anno 95 eg.
il

Sett.

71315

Sett. 714),

regnando l'ommiade al-Walid


il

I,

generale arabo Qutaybah ben

Muslim soggiogava
un corpo
C'),

territoiio

di

Ksgar

nell'alta
figlio

valle del

Tarim

{')

sconfiggendo

di

200.000 Turchi comandati dal

d'una sorella dell'imperatore cinese

cosicch quest'ultimo venne a trattative col

generale musulmano. Dopo d'allora le relazioni a scopo commerciale colla Cina non
furono pi inteiTotte; ed ambascerie arabe giunsero alla corte
cinese
(").

nel
le

726,

nel

756, nel 798


si

d. Cr.,

quest'ultima per opera di

Hrn ar-Rasid

relazioni

limitarono alla via di terra attraverso l'Asia centrale, poich


C.
i

gi

nell'

Vili

sec.

d.

marinai delle coste arabe

persiane spingevano le loro navi sino ai porti del

Celeste impero; anzi gli annali cinesi raccontano che nel

758

gli

Arabi

Persiani

erano tanto numerosi e potenti a Canton, da approfittare d'un

momento

di agitazioni

(')

Sngli Zang della geografia araba posteriore,

vedi L. M.

De vie, Le

pays des Zendja, ou

la cte orientale d'Afriqii.e


(2)

au moyen dge d'aprs

les crivains arabes. Paris 1883.


(il

Un'altra Isola dell'Argento nel


29,v.).

Mar Tenebroso
.^JiiJCJI

Pacifico) a circa 168-172'' long., 7 hit.

S.

(f.

20,r. e
(3)

Il

ms.

al

f.

20,r.

scrive i~-~'a^\
le

al

f.

32,r.

<*--;-mJ1

<*^j<-J1.

I geografi arabi della


v.

decadenza, che vanno in cerca di tutte


171,

cose meravigliose, ricordano quest'isola:

ad-Dimasqi
Torn-

Ibn al-Ward (Fragmentum


p.

libri

Margaritae mirabilium,

edidit et latine vertit C. J.


i'.s

berg, Upsaliae 1835-30,


V.
20,r.,

49 del

testo) ed

al-Qaz win
voi. II, p. 55).

(t-Z-

C jm'

Kosmographie,)i&rAnsg.

von F. Wiistenfeld. Gottingen 1847-49,


(*)

31,r. e 10, v.; in


(f.

quest'ultimo

v' la figura dell'isola,


i_j

Huwfirizmi
,^!iUs:*
I,
(f.

vi

conosce

2,r.)

le citt
(f.

(^'^,
31,r.)

col

monte die

-^-^

(anche

f.

31, r.),

^^
J.

la circonda.
f.

Ale

= (anche

31,r.)

31,r.

^'^^))

ricorda

anche un fiume ,_y~jU>y

(var. ,_5^Li.jl).

Al-Edrsi

300-301, conosce pure un'isola dei Giacinti,


(^)

ma

la

pone nel

IH

clima.

Ann.ales quos scripsil


ser. II,
t.

at-Tabari, cum
p.
II,

aliis edidit

M.

de Gocjo. Lugduni

Batavorum 1879-90,
()

Il,

1275
p.

e segg.

At-Tabar,

ser.

II, t.

1195.

C) Vedi Kremer, CuUurgcschicUe des Oriimts unter don Chalifen. Wien 1875-77, voi. II, p. 279-280, ove son riassunti in breve gli studi del Itrct sch nei der {On the knowledge possesscd

by the anr.ient Chinese of the Arabs and Arahian colonies. London 1871J. .\ltro interessanti citazioni si trovano in de Goejc, De Muur van Gog cn Magog (Verslagen en Mededeelingen der k.
Ak. von Wetensch., Afdool.
I-ctterk., 3" reek.s, deel

V.

Amsterdam 1888,

p. 102).

Classe

di

scienze morali ecc.

Memorie

Tol.

II.

Serie 5*, parte 1*

politiche per sollevare un tumulto, in cui sacchoggiarono le botteghe od abbruciarono


le case

dei mercanti, allontanandosi poi per


coli'

mare

col lauto bottino (').

Tali rapporti

estremo oriente lasciarono tracce nel


i

Kitnh ^rat al-anl.

Il

sistema oro-idrografico ha sempre


greco
si

caratteri generali di
e

Tolomeo;

ma

su questo fondo

innestano

le

citt di cui

mercanti

marinai portavano notizia.


(').

Nel centro

dell'Asia, a 130"0', 33''0' (-)

compare at-Tubbat

il

Tibet, col quale gli Arabi erano


So'.i

entrati in rapporto, tanto che,

.econdo lo storico

Ibn al-Alir, nel 194 (15 Ott.

3 Ott. 810) al-Ma'miin,

essendo ancora

semplice governatore del

Horsn

della

Transoxiana. avea concluso un trattato col monarca tibetano.


nella Serica degli antichi, gli elomenti greci
si

^^^^

Procedendo ad Est.

avvicendano con qualche dato nuovo;

a 148"1U', 4644' indicata

(f.

8.r.)
II,

la citt di

cj^.

y^.

P^^''^

identica colla

regione di ^-U....^^ che al-Edrisi

410

seg.

pone nel VI clima; poi abbiamo:

Ottorqr

(*)

140no'
151 "30'
(')

37"50'
42"0'
40"'20'

'Ouoqoxqqu
jQcoaax'^

I660'
1(j740'

3715' 42"30'

Dorosqi
Siri cio Sisiyu

15S''30'

2i]Qa ^ir^TQnokic

ITT^O'

38"35'

Sempre nel

territorio dell'antica Serica,

al-Huwrizmi cita ancora


40''37'

(f.

0,v.)

J^j^

lb0''3'

yj> ^p.^

1G00'

4055'

Ignoro cosa sia

il

secondo nome, al quale non trovo corrispondenti n in Tolomeo n

presso gli altri geografi arabi; quanto al primo


in

mi sembra
Bagbir

quasi certa la correzione

sy^

Bajibr. Gli Arabi chiamavano

l'imperatore della Cina col


>.

nome

di Hajibiir

Fagfur(''); quindi verosimile che la

citt di

indichi una dello capi-

(>)

Uichthofcii, China, Ergebn'me cigencr Reisen und darauf gegrndeter Studien. BerI,

lin

18:7-83, voi.
()
(3)

p. 569.

Ms.

(f. r,,v.)

J.

I.

Y. ha ISO-IS' (o 55'), 33"0' (^).

Nejjli annali cinesi del

scc. d.

Cr.

il

nome

T'u-bat;
vedi

esso
L.

corruzione del
nel

tibetano

Slod-liod
sT.

Bod superiore

(sul significato di

Bod

Ti\>o,

Fcer

Journ. Asiatiquc

IX,
()

t.

I,

1893, p. 161-C2).
e 21.5

In
,\1

al-Edrisi U, 214
f.

(5)

28,r. si lepfre
(cfr.

^;;l>.^.4.i
II,

erroneamente LiUiy! (Jaiibert: Atracana). ,_yb^ ^y^.^ >)h u Territorio Siriqi


J>^\
222, 22:?.

(i>;e'X';) ossia

terra di Sisiyn

al-Edrisi

:^'Q"

(Sin'i)

crrisimude a Canp-npm,

l'attuale

Hsi-npan-fu, nella provincia di Sen-si

(Richthofen, China, 1, 489). Teofilatto (Hfoyiinxrov) Si551-52); e gi nella parte siriaca della faiii./catta neir828 la chiama Sovji;v (IMchthofcn, I, mosa iscrizione bilingue di Hsi-n(?an-fu, dell'anno 781 la citt appare col nome di Kumdan. Ibn 87017 Nov. 781) Waiib, che il saccheggio d'al-Ba.:;rah per opera degli Zanii nel 25T eg. (29 Xov.
,

del regno, e avca spinto a viaggiar nell'India e nella Cina, visit anche Cang-ngan, alb.ra capitale geografia araba nella sua relazione la chiam Homdan. D'allora in poi questo nome rimase nella
(solo
il
(<')

h'itiib al-Fihrist, p. 3-50,


l'er le varie

1.

15 ed

ai-Mas'
il

ldi

I,

313, 321

hanno Hamdn).
II,

forme del nomf vedi

Kitiib al-Fihrist, Aninirkungen, voi.


(tosto, p. 350, 1.2-3)

pag. 185.

si-

A I-M a'
gnifici

ldi

I,

306, e l'autore del Fihrist

dicono che Uagbir in cinese

u figli.,

del cielo.

evidente che gli Arabi ebbero questo

nome per tramito

iranico;

in

persiano ba^-pr significa

figlio di

Dio

ed la traduzione del titolo imperiale cinese tiCn-tszc


tali cinesi;
ci

43

ora

ed allora la sua posizione rispetto a Sr (Cang-ngan,

Hsi-ngan-fu)

autorizza a identificarla con Lo-yang (ora Ho-nan-fu presso lo Hwang-ho), che in

quell'epoca era una dulie residenze iuiperiali.

Nella Cina (as-Sin) proi)riamente detta, 2ivoh' xw(>,

oltre

a 5 citt anonime,

abbiamo

sulle rivo del

mare due avanzi

di

Tolomeo:

Qatty:r (')


i'ig

44

ed ancor pi verso oriente,


nell'ei

abitato dalla popolazione turca at-Tiujusyus (^);

stremo angolo N.-K. dell'Asia, son relegati

mitici paesi di

Gog

e di
i

Mugog (Ymusulmani.

Mj^l), che la leggenda coranica aveva reso famosi anche tra


fra
i

La muraglia gigantesca (as-sadd) posta


data al
f.

due monti

YC'Uii: e MAj^i'i^ (-) ricoril

14,r.;

al

f.

14,v.

si

parla della montiigna circondante

paese di Yg^,

quella stessa che al-Kdrs


si

li,

347 nomina Qqy;


^_;,.-.-..i>.

ed ancora nel paese di

Y^^

citano

monti Smlil

(f.

14,v.),

(f. l.".,v.) e

^^^^
(I.

(f-

l'),v.).

Le

citt sono:

Citt di Ya'ft^(3)
Citt di

170''25'

4335'

Y.

170''25', 42''35')

W^i
Mgg
f.

1710'
interna
(<)

450' (manca in

Y.)

Citt di

172''30'

630'

(I.

Y.

172''30', 63''0')

Secondo

il

38,v.,

il

turae

Btis

{BavTtaog o Bavu^i, Ptol. VI,


HO^O', 41O30'
e

Ili,

3),

che

nasce a He^O',
entra fra
il

SO-'O',

dopo esser passato per


e la gran

per 158''0', 40''10',

monte ^_ywXw^

muraglia (as-sadd),

tocca le citt di
il

Y;g
(f.

e di Mgig, terminando a 1800', 47''30'.

Un

altro fiume,

Yhards

43,v.

^_y-o>y^y; 01xci()i^g YI, la, 2 e 16, 3), nascente a 14"3u',

47''0',

percorre le

me-

desime regioni, passa per la

citt di

Maglie interna,

e finisce

a IBCO', 49''30'.
le

Si vede dunque che al-Huwrizm, avendo diminuito di alcuni gradi

longitudini dei
i

paesi orientali,

approfitt
e

dello

spazio

rimasto libero ad E. per collocarvi

popoli

leggendari di

Ygg

Mgig.

Le

altre regioni asiatiche corrispondenti alla

Scythia intra

Imaum

ed alla Scy('').

Ihia extra

Imaum

degli antichi non offrono innovazioni molto importanti

(')

F. 27.V. jij-^l.

Il

nome

scritto e letto
Il

in vario

modo: at-Taazgaz, at-Tagaiyar

(al-

Edris!
1.

a torto sempre al-Bagargar).

Reinaud (La

f/i'ographie d'

Aboul fda

traduile ctc,

1; Introduclion qi'iUrale. Paris 1848, p.


il
\

Cygfir; e pi tardi

Grigoricff, notando che


10 ygr
j

CCCLXIII) fu il primo ad identificare questo popolo cogli gli ygr si dividevano in Toqz-ygr a i 9 uyQuesta
il

gr

ed On-yijr u

spieg la forma araba come derivata dal primo nome.

ipotesi,

generalmente ammessa, fece dar la preferenza ad at-Tuguzgur. Per", come osserva

fi

1-

deke

(nella prefazione del de

Goeje

ad Ibn Rosteh),

]i!tzend in

uno

scritto pehlerico del gran sacerdote


;

nome Tughzghuz s'incontra con caratteri MnNscihr, il quale nel IX sec. d. Cr. pare abbia
il

avuto rapporti personali con quel popolo


Iirefcriro la

ci>

rende dubbia assai l'etimologia del

trigorieff, e ci fa

forma at-Tuguzjuz.

Questi

al

tempo

d'

al-Huwrizml abitavano a Nord

dell' Altln-tg

e del

Kk-nr.
().

Le

notizie

vaghe intorno

alla

grande muraglia cinese,

la cui costruzione

rimonta

al

220-

212

av. Cr.,

hanno dato origine a questa leggenda d'una grande muraglia


en

edificata

da Alessandro

Magno, leggenda che appare gi

nel II. sec. d. Cr. nel Pscudo-Callistene. Si veda

de Goeje, De

muur van Gog

Magog

(Versi,

on Medcdeel. dcr

k.

Ak. van Wetensch., Afdeel. Lctterk., 3" recks,

V
la

deci.
(')

Amsterdam
Xel ms.

1888, p. 87-124).

la lat.

48 invece che

^. Siccome

la citt 6 posta nel

VI clima
fra

(fino a 450'),

mia correzione
(*)

necessaria;
il

Nella lat
(pi a

ms. ^
legge

al

inoltre confermata da altri passi del ms.

>>

68".

Ma

al-Huwrizmi pone la

citt nella

zona

il

VII clima

630'

lat.

Nord non esistono


si
f.

terre abitate); quindi la correzione evidente.

Essa

pure con-

fermata da quanto
(')

43,v.

di

Anche qui il testo d' al-HuwrizmI pennetto di riconoscer con certezza l'origine tolemaica alcuni nomi edrsiani. Al-Edr5sl II, 412, monti lJL-Ji-j\ (.laubertr Oscasca); la carta iti(f.

neraria mostra la loro identit cogli LwjLi.ol d' al-ljuwiirizmi

15,r.

U-aiU-wI;

f.

42,v. senza punti)

45

IX.

L'

Eu ropa.

Nell'Europa, pi che nelle altre parti del mondo, naturale che appaia la guida
di

Tolomeo, bench anche qui

il

geografo arabo mostri alcune buone rettificazioni al


i

suo predecessore; solo a dolersi che


scritto di

nomi europei siano tanto

alterati

nel

mano-

Strasburgo da diventare in buona parte irriconoscibili.

L'Irlanda, ricordata col

nome

di

Yilbrniy

(f.

20,v. L_-J,by,

f.

43,r. Lo.^b^),

per la configurazione delle coste

e pel

suo sistema idrografico calcata interamente

sul modello greco; le longitudini e lo latitudini estreme sono:

long.


Fra
le citt si

46

possono riconoscere:

Om5<ros

(')


Kasfriy
^LL^ib
Isola
(')

47

Kagaugiu W.ovnXu
'AnQanoi
00'
12<'30'

G'O' (var. 5')

1230'

3"(^)]()'
3''2U'

13(^)40'
15"U'"(var. 5')

CO'
0U'

W\h'
160'

L'idea
e

di

un continente

cos

interposto fra la

Spagna

e la Cina non tolemaica,

neppure mi sembra indicare

vacrlie

notizie intorno all'America.

Nella Torrayijtafi'a
la terra abitata e

Xtnaiiccvixi]
la

composta

fra

il

535

il

547 da Cosma Indopleuste, come

ha

forma di un grande rettangolo circondato interamente dall'Oceano,


terra inaccessibile all'uomo,
o,

questo a sua

volta tutto cinto da una

dice la figura del

mappamondo
xovv
ol

di

Cosma,

yij

ttqkv tuv uixKcrov i'iO^a ttq zov xarctxXvcyiioi' xan-

cii^(i).-Toi
(-).

terra al di l dell'Oceano, ove


di

prima del diluvio abitavano

gli

uomini

Questa concezione

Cosma

(')

esiste

anche presso

altri scrittori cristiani,

come quella che bene rispondeva a


a far passare tra la Spagna

certe

loro

idee

cosmologiche.

Ora,
si

se si vuol

Il

mettere d'accordo questo concetto coU'altro della sfericit della


e

terra,

costretti

la

Cina

il

continente che circonda l'Oceano.

famoso
della

Giacomo d'Edessa (Ya'qibh d-Urhy, morto nel 708) sostenitore della sfericit terra, in una sua grande opera siriaca intitolata Mimr dha-st yawm
tato sui sette giorni [della creazione]
al

Trat-

parla infatti di continenti inaccessibili posti

di l del

mare a N. dell'Europa
rosso

dell'Asia,
;

ed a Sud dell'Oceano Indiano (yam


nel

simq

mar

= 'Qv&Q

^Xaaau)

tempo
una

stesso scrive

"

Anche ad

Est di tutta l'Asia narrano che parimenti vi

sia

terra sconosciuta,

con abissi,

voragini e baratri profondi, opera di Dio, la quale non viene percorsa [da alcuno]
e

neppure
vi

abitata

(^).

Pi innanzi Giacomo d'Edessa continua


alla

Sta scritto

che

una terra dirimpetto


si

Spagna ed

alle

Colonne d'Ercole (qyemt dh(athr dh-Sny)

"

Heraqls), [la quale

estende] fino al paese dei Cinesi

che

ad est dell'India;

questa terra

sconosciuta e disabitata

(^).

Cos

la teoria

della sfericit terrestre, combinandosi con una vecchia e fantastica concezione cosmologica,

faceva intravvedere alla fine del VII sec. l'esistenza del continente americano.

(') (2)

Ms.

Uo.^UU^.

ed

buona ri])rocliizione dui mapiiainondo di Cosma nel Marinelli, La Geografia Padri della Chiesa. K..ma 1882, \<. 37 (Estr. dal Bollet. della Soc. Geogr. Rai, Mafrijio-LuSi veda la

fflio

1882).
(

')

L'origino di quest' idea d' una terra inaecessibile circondante l'Oceano, mi sembra vada cor-

cata nella cosmografia iranica. Secondo VAvestn, nel primo giorno di pioggia la terra fn dalle acque
divisa in 7 parti (karsvare); gli uomini ]inssono abitare sido
al
il

knrxrarc detto hiranirntha, intorno


ti.

quale, separati da abissi insormontabili e dalle aeque, sono disposti in giro gli altri

Insomma
il

un concetto analogo a quello dei

7 dv/pa indiani. Ritengo probabile che questa idea iranica sia

passata,

come tante

altre di carattere religioso, nel cristianesimo,

avendo anche trovato

terreno

un po' preparato dalle antiche concezioni elleniche. Al di

l dell' oceano, creduto


<

una vasta corrente,

Omero collocava non


citate
ili

solo l'Ade,

ma

anche la terra dei Cimmerii;

tradizioni consimili vengono


il

altri scrittori greci.

Gli stessi racconti di continenti sommersi potevano favorire

ditl'on-

dersi del concetto orientale.


(')
t.

Si

veda

il

testo

in

Martin,

L' E.vnmrron de Jacques

d'

Edcssc

[Journ. Asiat.

st'r.

Vili,

XI, 1888, p.
(')

-1.3.5).

Il)ideiii,

p.

\'u

unta.


Lo
ideo di
tissinie di

48

ditTuso nello scuoio siriache tiorene,

Giacomo d'Edessa erano senza dubbio


Nisibi e di Edessa; in tal

modo

{giunsero agli Arabi,

un

po' modificato,

riapparvero nell'opera dei geografi dal-Ma'min.

Parlando dell'Africa abbiamo veduto che

fra

Tunisi

ed

Alessandria era stata

operata una riduzione della troppo grande distanza tolemaica; una riforma consimile,

bench men buona, ebbe luogo anche nelle coste settentrionali del Mediterraneo orientale.

In Ispagna

il

geografo arabo non


:

si

scosta dal greco,

come bastano a provarlo

alcune posizioni di citt

(j

adir

(')


Di qui
la correzione

40
:

'Idega
4200'
-SG^O'

aumenta rapidamente
BS^O'
49''50'
44<'30'
45''0'

Yder(')
al-Qostantiniyjah

43<'45'

Bv^dvxiov

4305'

Cos la lunghezza totale del Mediterraneo pi conforme al vero che in Tolomeo;


per, la riforma essendosi operata per le coste settentrionali solo a partir dall'Italia,
la

differenza

fra

Koma

Costantinopoli

in

Tolomeo 2" i maggiore del

vero, in

al-Huwrizm rimase di 2 \ troppo piccola.


Trattando dell'Asia Minore, notammo che le sue coste settentrionali erano state
portate troppo a Nord; conseguenza di questo fatto la troppo elevata latitudine di

Costantinopoli e delle rive settentrionali del

Mar Nero;

p.

es.:

Ewfatoriyy

(^)

55''20'

52n0'

EvnutoQla

60"45'

4740'

Delle isole italiane sono ricordate per


35,v. e 36,r.; Kvqvoo)
e

nome
in

solo

la

Corsica

(Qumos
5,v.),

f.

22,r.,
si

la

Sardegna
'1-fid'

(');
(p.

quest'ultima

noto

(f.

perch

trova anche nel

rasm

in

Ab

190),

Sardniyah, in un'isola 32''8'

3600'

KaqaXXn;

3230'

360'

Nella longitudine

si

legge veramente 428';

ma
l,

il

confronto

colla descrizione delsi

l'isola e con altre indicazioni sparse qua e

non lascia dubbio che


32''8'.

tratti

d'un

errore di copia e che

al-Huwrizm aveva
e l'idrografa

scritto

Del resto l'orografa

europea non presentano novit importanti;

nomi

stessi si

lasciano per lo pi riconoscere bene.

Merita di esser notata l'apa


400',

parizione della citt di Borun (in altri geografi

anche Borsan)

450'

(*),

che forse
il

il

pi antico accenno orientale alla capitale dei Bulgari occupanti allora

sud dell'Ungheria e la parte N. della penisola balcanica.

Rimangono a vedere

le

regioni nordiche d'Europa.


citt.

Al

f.

22,r.

si

legge:
;

Isola

di

Sqandiy (ms. bj^.;j^) con una


alla lat. di 590',

Comincia a

42''30',

59''40'

in

forma di
;

qowrah giunge
in

incontra la foce d'un fiume presso 46''0', 59''45'


lat.,

forma

di

qowrah passa per 6030'


5940'
".

torna al luogo d'onde


di

cominciammo,
in

ossia a 4230',
II,

Si confronti la descrizione dell'isola


43<'0',

^xarduc

To-

lomeo

11, 34:

Estremit 0.
;

580';

estremit

E. 4600'.
"
.

5800';

estremit N. 44030', 58''30'

estremit S.

45''0',

5740'

In alcune isole

(1)

Cio Zara. Ms.

(f.

7,r.) ^'jL>

f.

17,r. j>l>

colla var.

yLo.

Si

noti la posizione longitudinale

rispetto a
()
(5)

Roma,

assai migliore che in

Ms.

(f 8,v.)
f.

senza punti;

f.

Tolomeo. 16,v. ^J^/',_y**-=-r^, ila legc^ersi

Nel ms.

22,v., 36,r.

sempre

probabilmente

^^j-^

SarJus.

Il

nome

greco

ialini, al genitivo XttQiuvf, l'arabo forse


il

derivato
,

da quest'ultimo?

(ili

altri scrittori

arabi per indicare la Sardegna usano


(Cagliari).

nome
V.

Sardiiivali

che in

al-Huwrizm

iiulica la capitale

C)

Rasm
di

in

Aboulf.

210, ed
ecc.

I.

hanno

lo

stesse cifre.

Classe

scienze morali

Memorie

Voi. Il

Serie

.')*,

parte I


anonimo ricordate
allo stesso
f.

50

riconoscere le 'Ai.ox{at e le Ixavlai


e 33).

22,r.,

facile

iHxQcti del geografo alessandrino (II,

11,

32

La Danimarca (Chersonesus
mezzo
delle varie regioni:

Cirabrica) ricordata al
.

f.

2G,v.,

nella tavola doi punti di


;

Territorio di Qimriqi (ms.

^y,j-^

hiftSgix,]

Xt^aun^aog). isola unita alla terra

ferma, 4 IMO',
L'isola
di

()00' .

Til
(f.
i

(ms. senza
21,v.),

punti;
le

0o7;)

ha una descrizione minuziosa nel


dimensioni assai

Kilb xrat ai-ani


in

ove

sono attribuite

maggiori che

Tolomeo. Infatti

limiti estremi sono:

long. 2(i20'
lat.

(J2"0'

32^20'
64''40'

Tolomeo 2900'
-

6240'


citt

SIMO'
6340'

Inoltre

al-Huwrizmi d particolari
(f. 8,r.

affatto
e

nuovi;

conosce una
il

chiamata

^
da

a SO'O', 62045'
l'isola.
I

al

f.

33,r.

J^J>\),

descrive
ignota.

corso d'un fiume percorrente

La

fonte di queste notizie

mi rimane
ricordano

lettori

d'al-Edrsi

(li.

433)

che
('),

nel

Mar

Tenebroso,

N. della
l'altra

Russia, son posto duo isole

chiamate Amrynes

una

aliitata

da uomini,

donne; ogni anno gli uomini vanno a passare un mese coU'altro sesso.
ripetuta
(p.
17ij,

La

favola

volentieri

da

autori

orientali;

essa

ricorre
{^)

in

al-Qazwin
('),
il

(-),

ad-l)ima^q

ove

il

nome
la

Irmiynus), al Hkuwi

ed al-Bekri

quale cita anzi

questo

proposito

testimonianza
il

d'ilirhim

ben

Ya'qub,

che avrebbe appreso


recato
in

queste notizie da Ottone (Htoh)


forse nel

Grande, presso cui sera


sec.

ambasceria

973

(^).

Anche Adamo da Brema, nel

XI, parla della terra

feminarum
"

lungo

le

rive del Baltico. notevole che la leggenda si trova gi in

Ma

.
i.

al-Huwrizm

f.

22,r.:

Isola di

Amrns (ms. qui Amrtis) appartenente agli uomini. Comincia a 49''4o' (var. 0'), 6445' (var. 40'), va a 5020', 62020', continua a 56"50', 6520', passa per 54''20',
etJMO', e ritoi-na al luogo donde abbiamo cominciato.
dalle donne.

Isola di Ami-niis abitata

Comincia a 5030', tiPlO',

continua a 5230',
64''40'
e

Sg'SO',
al

poi a 56"0',

.
..

6120'; in forma di taylasn

giunge a 5725',
al
f.

ritorna

luogo donde

abbiamo cominciato

Ed

44,r.

descritto

un

fiume

dell'isola

Amrnus
una tarda
(")

(ms.

j^ym)

delle donne, ed

un

altro fiume scorrente nell'isola

Amnins

(ms. senza

punti) degli uomini.

Si deve forse leggere

^yl/<' Amazans
alla leggenda

e vedervi

rimembranza dello Amazzoni antiche sovrapposta


()

germanica?

La

()

carta itineraria, riprodotta noW Atlante del Lclewol, purta ^y^j*\ El-Cazwini's Kosmoyraphie hcrausg. von F. Wflstcnfe Id. GOttiiigcn

(Ainranys

?)
II,

1847-49, voi.

pag. 408.
(')

Nelle Notice et Extraits dei mss. de la Bibl. du Roi,

t.

H. Paris 1789,
russo da

p. 539,

ove ricorda

la

Citt delle donne


(*)

inadnat an-nisa'.
e sugli

Bekr!, Notisie mi Russi


1878, p. 37.

Slavi pubblicate in arabo

Kunik

Roscn.

St. l'etersburp,
()

Su Ibnililm ben Ya'qb vedi Jacob, Sludien in arabischen Oeographen. Berlin 1891-92,
fase.

fase. I, p. 10;
()

U,

p.

37-42.

Sull'origine di quest'ultima, per


e
il

una confusione tra

il

nome

dei Filini Ku'cncn


,

(a

N. del

golfo di Bothnia)

vocabolo

gennanico kiren (=donna), vedi


p.

Peschel Rugo

Gesch. dir

Erdkunde,

2.

Ausg.,

MUnchen

1878,

90.

51

X.

Conclusione.

Da

quest'analisi non difficile formarsi


un'imitazione

un giudizio sull'opera d'al-Huwrizm.

Essa non'

servile del

modello greco,

ma

un'elaborazione dei materiali

tolemaici fatta con molta indipendenza, anzi con una indipendenza che non
forse sospettato a quei tempi in cui gli Arabi

avremmo
nelle

moveauo

il

loro

primo

passo

scienze geografiche, od in cui

il

nome
si

di Tolomeo appariva cinto da un'aureola quasi

miracolosa.

In

Em-opa,

fin

che

tratt

di

rappresentazioni

generali
si

della terra,
il

l'emancipazione dal geografo greco fu assai lunga e laboriosa; onde


spettacolo di carte nautiche eccellenti accanto a

ebbe

curioso

mappamondi

di forme mostruoso. la

Naturalmente nell'opera araba


tra gli elementi antichi
le
e

le

incertezze non

mancano;
si

fusione armonica
e cosi

le

informazioni nuove non

verifica sempre,
e

nascono

sconcordanze notate

nell'

Africa del Nord

presso Tunisi,

nelF altopiano iranico


forza

orientale. Talora anzi

dobbiamo meravigliarci che Tolomeo abbia avuto tanta


es.

da

far

mantenere

p.

anche nel libro arabo

la strana posizione

di

Balh

(Bactra)

rispetto alle altre localit della Transoxiana.


felici,

Le

correzioni stesse non sempre furono

come

nelle coste troppo inclinate della Siria, e in quelle del

Mar Nero

spinto

tanto a Nord.

Ma
che
si

d'altro canto

non bisogna tacere che miglioramenti

ci

furono, e di notevole

importanza.

Non

li

enumerer qui avendo gi avuto occasione

di ricordarli

man mano
le regioni

presentavano; noter solo come l'ardita ed eccellente riduzione di 9 gradi nella


effetti

lunghezza tolemaica del Mediterraneo abbia prodotto benefici


poste ad oriente di esso,
ridurre
effetti

su tutte
si

che sarebbero stati ancora migliori se


Gedi-osia
nella

avesse osato
vtprjyrjaig.

anche

la

esagerata

lunghezza della

yfOYQaqtxrj

L'Egitto, la Siria, la Mesopotamia, la Persia, la Transoxiana rivelano un lavoro quasi


del tutto indipendente dalla
cartografia

greca;

tra le novit pi importanti pos-

siamo ricordare la prima comparsa del lago Arai, coi suoi due affluenti, nei trattati
di geografia generale.

Nella Cina, nelle isole dell'Arcipelago malese, nella stessa Se-

rendb (Ceylon) facile riconoscere le notizie portate dai marinai del golfo Persico;

a quella guisa che le carovane traversanti l'Asia centrale hanno lasciato traccio nel
lavoro di al-Huwrizm. L'interno dell'Africa segna pure un progresso; e se la rap-

presentazione del Nilo superiore non


tolemaica, ispirato
al

forse che

un ampliamento

fittizio

dell'
i

idea

desiderio di simmetria perfetta, non bisogna dimenticare


relazioni dirette coli' interno, ed
di
il

nuovi

nomi che compaiono ad attestare


durre l'idrografia del
Sal.ir'

tentativo di ripro-

a S. dell'Algeria meglio

quanto

avesse

potuto fare

Tolomeo.

Un
tale (cfr.

concetto cristiano, d'origine forse iranica, combinato colla teoria della

sferi-

cit terrestre

ha

fatto sorgere
;

un continente

tra l'Europa occidentale e l'Asia orien-

pagina 47)

come un
per

altro continente
l'

unito

all'estremo nord

coli'

Europa

viene

rappresentare

un caso fortunato

esistenza delle terre polari artiche.


11

52

(si

grande spostamento avvenuto nelle longitudini dell'Asia centrale


capoluogo del
territorio di

cfr.

per

es.

Haukit,

as-s,

col

suo corrispondente tolemaico

A(-

Oirog Tii^yuc),

e per conseguenza anche nella Serica degli anticlii,

ha riparato con

buon

esito all'errore dei

Greci, ed ha permesso di relegar, senza danno per gli altri,


il

nell'estremo N.-E.

dell'Asia,

leggendario

paese

di

Gog

Magog, che gi nel


misteriosa Tuie,

IP
e

sec. d. Cr. dal

Pseudo-Callistene posto iu relazione colla gran muraglia cinese e

colle imprese d'Alessandro.


la

Le ampliate cognizioni intorno

alla
dell'

leggenda appena abbozzata delle due isole Amrns a N.


l'altra

Europa,

abitate

una da donne,

da uomiui, sono
e
le coste

forse

primi frutti delle relazioni commerciali


relazioni che raggiungeranno
il

iniziatesi fra gli

Arabi

del

Baltico,

loro

massimo sviluppo

nel secolo seguente.

L'opera geogratca fatta compiere da al-Ma'mim, ebbe senza dubbio molta importanza per
i

lavori posteriori.

Certe posizioni fissate nel Kildb xiirat al-anl non ebbero


nel

pi rimaneggiamenti
carte,
scritti)

sensibili;

sec.

al-Mas'd vanta l'eccellenza

di

quelle
d'altri
lo spa-

e pochi anni
vi

dopo l'astronomo Ibn Yimus (o direttamente o per mezzo


delle

attinge buona parte

sue

tavole

geografiche;

verso
(cfr.

il

llu

gnuolo az-Zohr basa la sua geografia su quella d'un al-Qomr

pag. 13, nota 5)

che a sua volta era fondata sull'opera al-ma'mniana; ed ancora nella prima met
del sec.

XIV, Abi

'l-fid',

accanto

alle cifre

d'un al-Birni o del

Ki/d al-ativl

crede bene di citare molte posizioni determinate dal vecchio rasm.

Ed anche
steriori
(il-(ird

in altro

modo

si

manifesta l'azione

d'al-Huwrizm.
in

Quegli Pseudo-

Tolomei arabi, che da vari indizi possiamo arguire esistessero

tempi non molto poil

ad al-Ma'mn. sembrano essere un nuovo tentativo di fusione tra


e

Kitb xurat

la ytoy/gacfixi]

{'(fiji^atc,

simile a quello tentato da al-Battiin.

Le

cifre di

latitudini e longitudini conservate


la

qua

e l da

Yqt come

tolte

da Tolomeo, sono
ci

prova sicura di quanto diciamo; ed altra prova non meno importante


(')
il

offerta

da al-Edris. Nella sua prefazione


fonti

geografo di re Ruggero cita tra le proprie

anche Tolomeo

al-Aqlii'li;

ma

un Tolomeo speciale,
e che fissa la

che

nel

mar Tenebroso
longitudine

conosce
di

27000
e

isole abitate e deserte (-),


(^).

latitudine e la

Gog

di

Magog

Se

si

considerano ora le osservazioni che ho dovuto fare pi


il
il

volte intorno a certi rapporti fra al-Huwarizm ed al-Edris, per cui

testo di que-

st'ultimo veniva chiarito e corretto

('),

non pu rimaner dubbio che

Tolomeo

edr-

siano fosse un Tolomeo rifatto con l'aiuto dell'opera al-ma'mniana.

Un'ultima conseguenza importante


Alcuni
severi,
storici della Geografia

si

pu trarre dal libro sin


alle

qui

esaminato.

hanno espresso intorno


(^)

carte arabe
di

giudizi molto

tanto che

il

Kichthofen

le

accusa

a dirittura

non conoscere nemmeno

(')

testo arabo si pu{> vedere ia

Amari,

Biblioteca arabo-sicula. Lipsia 1855-57, p. 14 sgg.

e nell'opera L'Italia descritta nel libro di re

sione e noto di M.
()

Amari

e C.

Ruggero compilata da Schiaparelli. Roma 1883.

Ed risi,

testo arabo con ver-

O
(5)

Al-Edris, I, 202. Al-EdrJsi, n, 421.


la descrizione

() Si vedano specialmente
nota 5; inoltre
lo

di ScrendSb

e le pagg. 27, nota 2; 38, nota 7; 44,


1, ecc.

papi;. 30, nota 1; 42,

nota 4 o 5; 43, nota


voi. I, p. 629.

Kichthofen,

China. Berlin 1877-83,


meridiani e paralleli,
e

53

di costituire

un regresso molto notevole rispetto agli antichi.

Ma
e

critici

hanno preso qui un grosso abbaglio, considerando come modelli della

cartografia araba le figure miniate che esistono p. es. in alcuni manoscritti d'al-Istahri

d'al-Muqaddas.
i

In

quelle rappresentazioni

multicolori

abbiamo l'opera

di

tardi
ele-

copisti,

quali,

non curanti delia parte geografica, peusavan solo a render pi

gante

il

manoscritto con pagine dipinte a vari colori; appunto come certi codici del-

l'opera d'al-Qazwni, conservati a Berlino ed a

Monaco, raffigurano

in

modo

del tutto
tre

fantastico gli animali che

il

testo descrive con cura.


il

Del resto uno sguardo aUe

carte miniate accompagnanti

ms. d'al-Huwrizmi basta per convincere che in esse


il

abbiamo

il

lavoro individuale d'un pittore,

quale

non

si

preoccupa neppure del


i

testo che deve illustrare.

Ed

a tutti noto che le carte itinerarie accompagnanti


dell'opera
edrsiana,

codici bodleiani e parigini (ms. Asselin)

non solo

differiscono

molto

fra loro,

ma

hanno ben poca relazione

col planisfero costrutto pel re siciliano.

Ora

io

domando come mai al-Huwrizm avrebbe potuto con tanta cura


la carta

indicare se-

condo

eseguita per
di
tutti

al-Ma'mn
i

le

coordinate geografiche della citt, dei punti


nel

estremi dei monti,

luoghi

importanti

corso

dei

fiumi

delle

coste

marine, se quella carta medesima non fosse stata costruita con ogni cura, segnando
tanto
i

meridiani che

paralleli.

Cosa sarebbe mai riuscita l'opera di Tolomeo


Solo

s'egli

avesse avuto dinanzi a s la famosa carta peutingeriana?


sata su principii matematici poteva dar origine ad

una costruzione ba-

un

libro

come quello d'al-Huwl'anonimo

rizm; e solo carte eseguite con regole scientifiche possono spiegare la lunga serie di
cifre

ben coordinate

fra loro

che

molto

pii

tardi

ci

danno

al-Brn e

autore del Kiib al-atwl. In altre parole non bisogna confondere le rozze figm-e aventi

uno scopo puramente pratico od estetico

(e

per ci appunto giunte sino a noi), colle


allo stesso

rappresentazioni accurate ad uso esclusivo dei dotti;

modo che sarebbe

puerile giudicar le carte di Tolomeo dalle labalae pictae che servivano ad uso degli

impiegati dello Stato romano.

Nel porre termine all'esame sommario del pi antico monumento geografico degli
Arabi, di questo

monumento

del

quale

nessuna

nazione
io

europea potrebbe

vantare
lieta

l'eguale nel periodo dei primi suoi passi nella

scienza,

m'auguro che una

fortuna faccia presto rinvenire un altro buon manoscritto del Libro della figura della
Terra, onde
si

possa pensare a farne un'edizione

completa,

la

quale

ci

soddisfi in

ogni punto.

R4

Il

Gadla 'Aragw
del

>.

Memoria

Socio

IGNAZIO

GUIDI

letta iella seduta del

21 giugno 1891.

Della vita di Za-Mk'l


anzi
il

Aragw, uuo dui celebri


i

nove Santi
biblioteche

di Abissinia,

primo

fra essi,
i

sono assai rari


si

manoscritti nelle

pubbliche di

Europa.

Secondo

cataloghi che

hanno a stampa,

se ne conoscono
(').

due mss.,

questi nella pi ricca collezione, cio nel British

Museum

Per un caso strano, in

Roma, dove

cos scarsi sono


vita,

codici etiopici,

si

conservano, nel

Museo Borgiano,
autore*

altri

duo mss. di quella


Chi abbia
che
il

buoni ambedue e generalmente corretti.

scritto questa vita e in qual

tempo s'ignora;

I"

sembra dire
di

fondo almeno
si

della narrazione risale agli stessi


altre vite (-).

discepoli

immediati
fin

Arasi

gw, come

danno analoghe origini ad

Senonch

dal principio

nome ^'flAA "^t\.[\ vale a dire l'arabo j. ^ g--.^l; altrove occorrono nomi in forma araba, come 'J'rtT'JT'JJP. C7*Sdel niese Tasrin Anobe la l'orma hCftft')?' di Teqemt data la corrispondenza con ^^-^.
narra che a Za-Mikl fu posto
'

con

del

nome Horsisius (gtop-C6-HC6


facili

Oro

tglio

di Iside ) potrebbe nascere

da scambi
rimata
o

nella scrittura araba.

L' introduzione poi in una specie di prosa

vb^

che difficilmente antica, sebbene questa introduzione potrebbe credersi


(-^.

aggiunta posteriormente

Quanto

al breve

accenno che occorre di chiliasmo, esso

sembra derivare direttamente dal noto passo dell'Apocalisse.

(')

Il

XLVI

il

CCI.XXXV;

cfr.

Catalophi del
83.

Dillmann
i

pap. 50 e del

Wripht
ma

p. 188.

() Cf.

Pereira, Vida do Alba Samuel,


nX^l,5^ll
:

Secondo
il

codici di

Roma

(v.

appresso pag. 57,


son per-

col. I, lin. 8-9), l'aatore

sarebbe nientemeno che Y&rd,


:

famoso inventore del canto,

suaso che debba Iffirersi IIW.I


(14 di Teqemt): V;'U.
:

"

qualcosa
:

di simili',

.illudendosi alle strofe del


Il

HflD-

A<'.:)'1.'

/Il

ilin>

XK*

(D'IC

Il"l->M;or ecc.

Deggud Deggud passa per est-Aim.'^


,

ser tutto opera di Yrd.


(')

Nell'introduzione trovasi anche la parola ^AO^^J4: orbene t'Anj_.^ e


..

pi.

se

non

erro, parola

non antica, e deriva direttamente dall'arabo


.v^S
l)
;

j(T^'7,-l.

I ;

un'altra voce certo non antica

il

> b fpr. talmld) pi. > y*^ ("o" li* ^a \^^ (j'Afn.) che occorre verso latine
:

del tosto. Nelle rime di codesto introduzioni fcho lepponsi, p.

es.,

nelle croniche pubblicate dal l'e-

reira, dal Perruclion, nelle vite

di

Taklu
la

ilayni:in<*it

ecc.) si ripnarda solo all'ultima consonante,


siriaca, cos
il

qualunque

sia la vocile precedente.

Come
influito

rima della poesia araba sulla poesia


queste
introduzioni abissine.
si

5f^
il

delle prefazioni arabe

sembra aver
nel norerare
d

su

Non

tacer poi che

nostro
Yfihanl

Gadla 'Arag.,
;

successori di Za-MikiVd,

arresta a Za-Iyasus successore di

Abb

qaeiti

i!

il

Vn" abbate

Dabra

Dmmo

dopo

Za-Mik&'/!>1, e

quindi la sua et pu assegnarsi


Pu quindi
ratura etiopica,
credersi che
il

55

sia del secondo periodo della lettesia


si

Gadla 'Aragwi

ma

per quanto conosco, non

pu addurre alcuna prova che esso


ai'abo.

una semplice traduzione o parafrasi di alcun testo


s.

Anzi nella prolissa vita

di

Pacomio pubblicata dall'Amlineau


s.

(')

non

si fa

cenno di Za-Mk'l
nulla
fa

e de' coml'

pagni, quantunque discepoli di

Pacomio.
la

Ed

invero

sospettare
si

origine
a

straniera di questa vita di Za-Mik'l,

quale

in moltissima parte
di

riferisce

luoghi

cose

puramente
il

abissine,

(come suole essere

simili leggende) desti-

nata a magnificare

convento di Dabra

Dmmo, non meno


e

dello stesso

Za-Mik'l;

non voglio per dire con questo che molti brani


imitati (forse mediatamente) da libri stranieri.

leggende
stile

di mii-acoli ecc.

non siano

Dallo

in generale

da alcuni

luoghi in particolare scorgesi che questa vita un' omelia,

come tante

altre consimili

della letteratura orientale cristiana e dell'etiopica in ispecie, per la

commemorazione
ri-

solenne nella festa del santo, e tahmi periodi sono affatto omiletici, se pure non
tengasi esser ci

semplicemente una forma retorica della narrazione.


il

Del Gadla 'Aragwi ha detto


las manifestas

compianto

Dillmann

(-),

che

"

praeter fabu-

multas quoque traditiones ex Aethiopum historia non contemnendas connon pochi


s.

tinet

Certo

tratti

che sono,

come spesso avviene

in queste leggende,

imitazioni della

Scrittura, di apocrifi e di leggende agiografiche, non


io

hanno alcun

valore storico,
del

ma

confido che per gli studiosi delle cose abissine, la pubblicazione

Gadla 'Aragwi non mancher d'importanza e per il contenuto e per la lingua. Per condurre la mia edizione mi sono servito dei quattro codici che ho menzio(^).

nato in principio

Essi stanno fra loro in relazione diversa, poich

due codici

di
e
:

Londra

e il

cod. del

Museo Borgiano segnato

L, V, 12 appartengono ad

una famiglia,
molto diversa

l'altro del detto

Museo, segnato L. V, 13 ad altra famiglia distinta

e spesso

ma
di
io

talvolta

codici

romani hanno lezioni comuni un poco

ditt'erenti

da quelle dei codici


:

Londra. In tal condizione di cose non sarebbe possibile costituire un unico testo

ho seguito

la lezione del

primo gruppo del quale avea

tre

codici,

ed ho segnato

in

nota le varianti, talvolta migliori, di L, V, 13

che sembra essere del

XVI

sec, e
altro

la cui lezione avrei messo a fondamento dell' edizione, se avessi avuto

almeno un

codice di quella famiglia. In tal guisa lo studioso potr avere sotto gli occhi le due

forme principali nelle quali

ci

pervenuto questo

testo.

Ho

segnato anche talune

varianti speciali dei codici di Londra, che mi parevano aver qualche importanza; del

air Vili sec. incirca.

Ma Abb
:

Yhanl

contemporaneo

di

Takla HymnSt, cio del famoso monaco,


(cf.

della cui vita hannosi pi esemplari, e che sarebbe stata scritta nel 1042

Dillmann,
1'

Cat. Br.
il

Mus.

49-50, ove

dod+

"rMl

l'ra della Creazione, detta ra della condanna n, perch per


l'opposto di tftoo-f
:

pec-

cato di

Adamo

V umanit fu tosto condannata, ed


le

qo^hi,^ cio

ra della

Redenzione). Senonch

croniche abissine fanno Takla

Hym.

(che

si

ritiene essere

una stessa persona

con quella di cui parliamo)

contemporaneo

vite nulla dicano delle sue relazioni

Yekun Amlk, quantunriue e il Senkessr e le dette con questo re. Finch tutto ci non sia ben chiarito, non sembra
di

potersi trovare indizio sicuro sull'et del Gadla'' Arag., nell' arrestarsi che esso fa alla menzione di

Za-Iyasus.
(')

Monuments pour

servir Vhistoire de Vgypte Chrt. ecc. (Ann.

du Mus. Guimet, XVU).

(}

Catal. Br. AIus. pag. 50.

(3) I

due codici di Londra sono

stati
il

diligentissimamente collazionati
prezioso aiuto prestatomi.

i)ur

me

dal prof. C.

Be-

zold

al

quale rendo qui vivo grazie por

sareste l'uno di questi, lezioni erronee.


il

CCLXXXV,

oltre all'essere in
le varianti

disordine, ha talvolta strane

Avverto poi che tutte

di

ciascun codice non menzionate

nulle note critiche a

pi di pagina, saranno da

me

trascritte sopra

un esemplare

di

quest'edizione, che depositer nella Biblioteca della nostra Accademia.

Quanto

all' ortografia,

dir che, in alcune parole,

ho conservato la scrittura dei

mss. quando corrispondo all'uso costante dei buoni codici, e non deriva da negligenza

ignoranza

dell'amanuense,

come sarebbe
fl/i''

Vh9C

per

^\9"C

(sapere):

flO*
e sotto

eaoerna (per distinguerlo da


il

ingresso) ecc.,

quantunque teoricamente

riguardo dulia filologia comparata, l'altra scrittura sarebbe preferibile.

In fine ho aggiunto un esteso sommario analitico;

in

esso ho tradotto letteralsi

mente e per mente

intiero tutti quei luoghi del

Gadla 'Aragwi che

riferiscono diretta-

alla storia di Abissinia.

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sostituito qui e in seguito groiA.l " ll^A


il

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suole scriversi dafjli amanuensi, quando

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destinato per alcun pcissessore in ]iarticoIare.


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Memohie

Voi. II

Serie

parte 1*

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2 ^iro

gm5i^H,nouil

>^-l^

JEoox-AVliiu-.

R 2"1UAdi chi

9d". Segue qui la sottoscrizione, secondo la quale

codice fu scritto l'anno di grazia 251, sotto


il

Ya'qb (Malak Sagad


il

II,

1597-1603; 1604-1C07), e

papas Aba Petrus

il

nome

ha fatto

scrivere

codice cancellato.

88

SOMMARIO ANALITICO

Invocazioni alla Trinit

(')

Origine regale di'Abd al-Masth o AragSwt


e
il

(-), il

padre

P-

56.

ha nome

Isacco, la

madre Edn

fratello

Teodoro; sua educazione;

istruito nei

Libri Santi, e frequenta continuamente la chiesa; non vuole prender moglie ('). Venendo in Tebaide presso S. Pacomio, s'incontra con un monaco che l'introduce presso S. Pa-

comio

colloquio con

quest'ultimo che gli dice quanto sia ardua la vita monastica,

e gli consiglia di sperimentar


lo

bene

la

sua vocazione. Riconosciutolo degno,

S.

Pacomio

ns.

veste dell'abito monacale, e gli pone


della sua santit
si

nome Za-Mikl; aveva


e

allora

14 anni. La

fama

sparge in

Rm,

vengono a

lui

Abb;l Liqnos di Questenteny

(Costantinopoli),

Gub

di
e S.

Abb Yem't di QosySt, Abb ijehm di .\nsokiy (Antiochia), Abb Qilqey (Cilicia), Abb Afs di 'Esy (Asia), Abb Pantalwou di Romy
Abb
S.

(Roma)
dono a

'Alf di Qsry (Cesarea). Fraternamente accolti da Za-Mikl, chiel'abito monacale,


li

Pacomio

mostrandosi fermi nel proposito di darsi alla vita

monastica.

Pacomio

riveste

del sacro abito, e restano ferventi

monaci con

lui

per molti anni. S. Pacomio, morendo, d al suo discepolo Teodoro un ordine in riguardo delle proprie ossa, e Teodoro l'interpreta quasi il Santo volesse che le proprie ossa
fossero secretamente tolte da dove erano sepolte (0-

Sue raccomandazioni a Teodoro che

(')

Nella prima invocazione {cttp. 104, Lib. Ilenoch


causai, di (DVlfh.

p.

18 ecc.)

il

.va)rii"h

(H

1,

ycYl^) sembrerebbe
i>ropriamente
s. il

essere
tarsi

il

ma

non saprei aJdurne alcun altro esempin. (DVlrh


il

van-

ad alta voce dei soldati,

che quadra bene

nel passo citato in

i 1 1

mann

v. Infatti il
1.

Sawdesatto,

aew pubblicato

a Moncullo lo spiega con

KHdel

mentre

il

Voc. acth.

(Dillmann,
t>a).

e. )

non
*.

raccogliendo, sotto inTi, dei verbi affatto distinti fra loro,

come sarebbero
e fa

KO

Potrebbe
questa
che la

adunque intendersi: Dio che porta l'acqua


nuvola per mano
dc^'li

mare nella nuvola,


terribile, coi

salire
i

velocemente
facendo
s

angeli e la rende
il

forte,

fulmini e

tuoni,

commozione

del tuono e

bagliore del fulmine vantino, per cos dire, la terribile forza, tanto che
della terra.
il

intesa nei quattro

anfji.li

Il

RA*A*
Tit. III. 0,

corto

si

riferisce al ciclo e alle

nuvole

cf Hen.

60).

Di questa radice (DX\,h

l'iatt ha,

"n/h
il

jier (DVlri,

ma

dubito sia errore di stampa


gli

o di manoscritto. Nella terza invocazione notevole


ansioso fervore ricevono
il

(DUI/.nip

(lin.

28);

Apostoli

che con

Paracleto, per

correr poi tutta la terra,

sono

paragonati a

eavalli che
:

guardano ansiosi
sulla quale
(')
v.
i

al

sorgere del giorno. Notisi anche

come

vi

occorre la figura rcttorica (Igor


1801, pag. 61.
di

(DC^

mici Proverbi, strofe e rarconli abissini.


si

Roma

Nello stosso giorno nel quale

fa la

commemorazione
Krestos,

Za-Mikiifd (14 di Teqemt) cade


distinto; cf

anche

la

commemorazione
158.
(p. 57, II,

di

un

,U J.-^ o '"abra

affatto

Zotonbcrg,

atal. pag. 6.5 e


(')

^V.

6) tanto (ohniofifm in senso ccclcs.)


si

(> Per evitare che


colto; forse questo tratto
2,
p. 967,
e.

sovrapponessero
ciiN

altri

cadaveri, ovvero perch non divenissero oggetto di


S.

ha origine da

che narra

Atanasio di
ai
f.

S.

Antonio (ed. Migne X,

90) e

si

collega coU'ueo dei cristiani di Egitto relativo


{Z.

cadaveri de' martiri ecc., sul


aeg. Sprache,

<iaale uso cf. C.

.Schmidt, Ein altchriiUichts .Vumienetikett, 8

XXXII).

compagni,

89

ama Za-Mikl
e
i

insieme con Orsisio, eletto al posto di S. Pacomio. Teodoro

suoi
p.

ma

specialmente

Za-Mikl. Ednit, la madre di questo, viene presso lui per


la

o.

vederlo: sulle
altri

prime Za-Mikl nou vuole incontrare


e
fa

madre; poi persuaso dagli


:

monaci, va a vederla,

intende che essa

venuta per vestir l'abito monacale


e la

egli la veste di S.

monaca,

e la

dimorare insieme colla madre di Teodoro


;

sorella

Pacomio, che era la badessa del monastero


(').

questo era prossimo al convento degli

uomini, e ne era sorvegliante Pietro

Za-Mikl cogli

altri

Santi

(Abb Garim non era ancora con


e

loro)

prendono

congedo, dopo 7 anni che eran vissuti insieme, da Teodoro e Orsisio,

tornano al proprio

paese di Rm, ove operano miracoli, e convertono

il

paese

alla

tede.
era.

Divozione

di

Za-Mikl verso la Vergine,


citt con

grande fervore del popolo ove egli


S.

Uscito dalla

due compagni, vengono, guidati dall'Arcangelo

Michele, in Aksum. Za-

Mikl vede questa citt gi convertita alla fede,


telli
i

e tornato in
i

Rm, ne informa

frap.

quali vengono
il

lieti,

colle loro suppellettili e

Libri Santi, guidati da Za-Mikl

02.

in

Aksum, ove
Al'md

Re
di

il

Metropolita

li

accolgono festosamente, l'anno V del regno


Ishq,

di in

figlio

Sal'dob.

Mandano ad
il

parente di Za-Mikl, che era

Rm,

il

quale abbandonato

regno,

viene anche egli in

Aksum, guidato
;

dal(^)

l'Arcangelo S. Michele. Gioia dei nove Santi nel ritrovarsi insieme

vivono a corte
di

ammirati
specie,

dal

Re

dal
la

Metropolita,
fede

operano
^

assai

miracoli
il

diversissime
tre

onde
la

rafforzano

in Etiopia.

Quindi mor

Re Al'md,
e

anni

dopo

venuta di quei Santi, pianto da

essi

e dal popolo,

onoratamente
I

lo sep-

pellirono nel sepolcro dei Re, e regn

Tzn padre

di

Klb.

Santi rimasero

a corte (fl,'^ : i'm.') tutti insieme, digiunando e operando moltissimi miracoli, e cos'i stettero per 12 anni (*) la madre di Za-Mikl, Edn, colle altre raoniche, era ivi
;

presso. Za-Mikl,
cio
s "

amato

e riverito

come padre

e signore,
i

soprannominato
si

'Aragw

il

savio.

Nel 6" anno del regno di Tzn,


:

nove Santi

separano per andare

in varii luoghi

alla distanza di

incontro, alla

Abb Alf
di Oriente,

in

Abb Liqnos va a Dabra Quansel, Abb Pantalwon va di contro, due miglia; Abuna Isl.iq o Garim in Madar, e Abb Gub i\a distanza di un me'rf " Abb Sehm a Sedy, Abb Yem't in Gar'alt, Ahse'a detto Rehz e Abb Afs in Yh e abuna Aragw iisc'i al paese
;

chiamato Egal, paese che un


la

forte corridore

pu percorrere

in

due giorni

Con Za-Mikl era


luogo chiamato
contro

madre Edn, insieme


i

col discepolo

Mtys. Giungono ad un
scagliano

p.

m,

Madhanit ove pernottano;


il

malvagi
e

abitanti

improperii
vicina.

Aragw,

quale maledice quel luogo

benedice

invece una
i

citt

Passato

oltre, risana

un indemoniato:
"

la

folla

lo
"

circonda al vedere
('');

suoi miracoli.
di

Proceduto
(')
(*)

oltre, siede sotto

l'ulivo del convento

giunge in vista

Damme. Un

cf.

AmiJliiioau,
:

//^.s^

(ft-T)

lfl\T
il

che

Di
1

11

maini,

de S. Pnkhrme de. {Ann. M. Guimcl, nv\ lessico della crestomazia, fa


i

= cr^
(cf

II) "!.

(3)

Secondo

God. L.

per 22 anni. Fra

miracoli che qui

si

raccontano, ([uell" del ijrano piantato,

cresciuto e mietuto in un giorno .sembra derivare daj;li Atti apocrifi di S.

Oiuda

Ma

ii,

The

confticts

oflhe H. Apostles 222 e


Irino
fr.

miei Atti apocrifi degli Apostoli 22,

1 i ii

p. 1)

quantunque leggende

.simili s'incon-

non

di rado; cf.

Am

u,

au Caire, IV)
di

IG. Il verbo

ATflAllA

Moimmnnls pour servir V rtude di' l'//ypte cirrl. {Miss, archol. (03, 1, 19) che manca in I> 1 1 in a n n, spiegato rettamente nel
i

.Sair/tseir
(*)

lloneullo con -l-'ll'lfl hrillarr. Vi corrisponde


I,a l'urnui

1'

amiirico

A^nMAriA
:

e 'l-guilAllA
C'irse

!S(D-A ulivo selvatico.


ni

X'AA, a

me

ignota, dei due codd. romani

per X-AA. V

Classe

SCIENZE

MORAM

ecc.

Memorie -

Voi. II,

Serie 5", parte I"

12


Mesguilgue, donde vedo
la

!>i

iiu

(forine udendo della sua santit e dei miracoli che operava, gli reca

suo

figliuolo

malato, cui Za-Mikl guarisco con istupore di

tutti.

Viene poi ad una rupe chiamata


piacegl.

cima

di

Dammo;

assai

e gira tutto intorno al

piede della montagna, por trovare una via da salire su quella cima,

ma

inutilmente.

Va ad un monto

(')

con alto precipizio, detto -Sequor' ove trova una via per salire,
il

ma
!'

sente che non era

beneplacito di Dio, che egli ivi restasse; e cos gli accade

''C

al

monto Mongergr

e al

monto Jlnhz. Hitorna quindi a


ivi

Dammo
Edii,

e o

vede una fonquesto

ditura nella rupe, ov'eni acqua;


fu

fa

restare la
oltre, e gli
()
;

sua madre

luogo

chiamato

>.

baat elem

(fY\).

Procede
il

distendono sulla roccia un tappeto


del
tappeto, quella
si

sul quale riposa, posandovi sopra

bastone

al togliere

roccia

diviene della stessa larghezza e lunghezza di esso, e di bianca che era,


rosso, restandovi l'impronta del bastono: questo vestige

tingo in

restano ancora venerate. Giunge


la

Za-Mikl
appare
S.

-al piede della corda'

(cio

dove ora

corda per salire) e prega: gli

Michele Arcangelo che


salire.

lo conforta, e

mentre Za-Mikl stava aspettando e


e gli dice

non sapendo come

S.

Michele

gli

appare di nuovo,

siccome verr un
infatti

serpente alto 00 cubiti, che lo porter sulla

cima del monte.

Viene

questo

serpente

il

quale dall'erta dice a Za-Mikl, che quel monte era deserto e inospitalo;
gli

ma

Za-Mikl

comanda

di

abbassare la coda, al pi del monte ova egli era. ZaS.

Mikol monta sulla coda del serpe, protetto dall'Arcangelo

Michele che

gli allato, al

stupoiidoue Mattia e gli altri discepoli che erano al pi del monte,


p.

come Eliseo

GS.

veder rapito Elia. Za-Mikl


al di

portato sul

monto Dammo. ove giunto


il

dice: Alleluia
il

Padre, Alleluia al Figlio, Alleluia allo Spirito Santo, onde


'

monte ebbe

nome

Dabra

Hallluv'.

"

La montagna

s'illumina, e Za-Mikl, avuta prova del bene-

placito di

Dio

(^),

lieto di quella
il

dimora.
e

Dopo pochi
fa

giorni mor
il

Re Tzn

regn

il

Re Klb

in

sua vece
dal cielo

Zatutto

Mikl
ci

una capanna per

tabernacolo, e gli Angeli gli

portano

che serve per celebrare l'oucaristia, tinche poi edifica un santuario, e por propria
si

abitazione

sceglie
lui

una caverna, ove vive

in

preghiere e mortificazioni.

Uomini

donne vengono a

per essere risanati; anche coloro che abitavano ad oriente, gente


(^),

che viveva solo di pastorizia e di ladroneggi


e lasciano
]..

vengono a Za-Mikl che

li

converte,

le

rapino. Za-Mikl converte gli infedeli, e conforma quelli che, gi con(');

70

vertiti
di
> '

da Abb Salm. orano nella fedo ortodossa; sua vita santa


fa altri miracoli.

risana la figlia

un capo di milizia, che era indemoniata, e

Allora

mand a

lui

Klb dicendo

io

mi sono apparecchiato ad andare


il

a far guerra ai nemici di Dio,


di

che distrussero la chiesa, e versarono


infedele per

sangue dogli abitanti

Nagrn

codesto

nome

Finlis

poich ha mandato a

me

il

patriarca Timoteo, dicen-

(')

Il

testi'

Ila
.si

'pyTO
li.-uino
'.
'

che
la

cvidcntcmontc da 'rpor. niu sembra signiflcar un monte alto

ed isolato donde
() (')

veda tutta

regione circostante.

Tutti

codici
f>8.

qui n^<^J,.
lozione scorretta; forse da

pag.

II,

la

emendare

Ki.U'ini.

"it-yv.

(') .SeinbraTTo

essere pli aliitanli del pae.e ora occnpiito dai


.\far

TeUl

ecc. e

che

prili ihihiiriMr erano,

come

gli

attuali, di stirile

(Cf.

l'raet orin

s,

f'rier

ilii:

hamitisrhcn Spnirlian Oshifrihi's

{Iteilr. 2.

Atsyriol. ecc.
l'a^r.

II, :lHl.

f)

70, II, 27 .i.irehbc Jii ruirett.. )V^.y.(i.V-.

91

di

domi- di vendicare

il

sangue dogli abitanti

Nagrn. Tu, o mio padre,


(').

fa preghiera,

poich la preghiera del giusto ha potere e dominio

Kisposegli

il
i

nostro padre
tuoi nomici,

li

Aragw
e
li

e disse al

messo del Re: va

in paco, e che Iddio sottometta


e
ti

riduca ad ubbidienza nello tue mani, e a te dia grazia


ti

renda terribile ai

"

nemici, e

riconduca sauo

salvo.

E Kalb

era re

giusto, e niun re fuvvi,

che

operasse, pi di lui, miracoli e prodigii, mentre era nello splendore del suo regno.

" "

E quando
perch non

si

ribellarono

gli

abitanti di Bur,

Iddio gli apr le viscere della terra,


di loro, e

lo vedessero gl'insorti,
si

allorch faceva incursione contro

non

fuggissero da lui e

salvassero:

il

percorso

per giungere a Br di un tre


" "

giorni per un robusto corridore.

Klb, entrato por l'apertura dove Iddio aveva


solo, e

aperto

il

terreno,

giungendo all'improvviso, gli stermin, e non ne lasci un


si

sottomise la citt nelle sue mani, e fino al giorno di oggi esiste e

vede

il

luogo,

dove entr Klb nell'apertura e dove usc da essa, essendo

il

detto luogo divenuto

un pavimento di

pietra.
;

E and

per far guerra, e giunto al paese dei Sabei, guerreggi


essi,

con quell'infedele

grande fu la strage presso di

per la forza delle preghiere


i

del giusto re e dei Santi, nelle cui preghiere era fidato, e vinse ed uccise tutti

nemici,
re di

non lasciando vivi n grandi n


Saba, nemico di Cristo.

piccoli, nel paese dei Sabei,


lieto, e ringrazi

ed uccise

Fin'.is,

E Klb fu E

Iddio, e costru nella citt di

Nagrn
la

la chiesa che quell'infedele avea


lieto

distrutto, e diede
e

ad

essa in dote tutta

preda fatta nel paese di Saba.

giulivo torn in
il

Aksum, n

torn alla
;

reggia,

ma

and secretamente, abbandonando


gli disse:

suo regno e la sua gloria

andato

presso

Abb Pantalwon,
;

rivestimi

dell'abito monastico, e incontanente


e

no lo rivest

diede

il

regno al figliuolo Gabra Masqal,

mand ad Abuna Aragw


ricondotto, ed ho preso
il
il

dicendo

Iddio, per le tue preghiere,


di

mi ha felicemente

monacale abito

Cristo

prega per

me

affinch possa compiere la vocazione.

nostro padi-e Ai-agvvi


gliore, e

si alliet, e disse al

messo del re d dirgli: hai


!

fatto la cosa milui.

che Iddio

ti

compia ogni tuo volere

ci udito

and via da

regn Ga-

bra Masqal, e selette sul suo regno. Nell'S" anno del regno di Bzn nacque Cristo,
e

da Bzn

fino

ad Abrch ed Asbel.i

cristiani,

regnarono

19

re, e

gli

anni della

loro vita {del loro regno) furono 244; da Abreh ed Asbeh fino a Gabra Masqal

regnarono 9

re,

e la loro durata fu di

124 anni:

e tutti

insieme

sommano

368

anni

(-).

E Gabra Masqal

regn con
;

rettitudine e giustizia, eia


si

fama

del suo regno

fu udita in tutta l'Abissinia

ninno

oppose al suo regno, n egli usciva a spe-

dizioni militari,

ma

solo a costruir
celato,

chiese, poich regn iu

tempo

di pace.

"

Za-

Mikl voleva vivere

ma

tutti

andavano

da lui per essere risanati.

Gabra Masqal venne presso Abna Aragw, mentre stava nella sua caverna, affinch benedicesse il suo regno, e desse compimento alle sue cure per costruire il santuario; venne prestamente a Debra Dammo, lasciando l'esercito

l'anno che regn,

ai piedi della ai

montagna,

egli solo sal co' suoi, presso

il

santo padre Aragw

si

prostr

suoi piedi e l'abbracci dell'abbraccio dello Spirito Sauto, e lo supplic e gli disse:
il

bonedicimi, o padre venerato, e benedici

mio regno

e tutto il

mio

esercito

il

(>) (^)

Jac. V, 16.

Queste

cifre

sono quasi tutte diverse da quello dello note

liste.

02

come benedisse
nemico
il

Santo rispose
e Salomone,

cho Iddio benedica


il

il

tuo regno,

regno di David
i

e corno benedisse

regno di

K;ilb tuo padre; prolunghi


il

tuoi giorni, e
;

conservi

il

tuo esercito, e sottometta l'avversario e

sotto

tuoi piedi

pensa

alle chiese, alle vedove od ai pupilli!


cos sia.

E Gabra Masqal
il

pieg la testa e disse:


il

Amen.

.
-

stettero insieme,

ammonendolo

Santo come rafforzare

suo regno.

E
re

(Jabra Masqal gli disse: mostrami, ten

prego, in qual

luogo costruire la chiesa, e

Za-Mikt'l sorse immantinente, e gli mostr dove edificarla.

subito

comand

il

ad operai robusti

quali tagliassero legni e raccogliessero pietre, e cerc uomini sapienti

che conoscessero l'arte di edificare. Fece andare attorno un araldo per tutta la terra
di Oriente,

ingiungendo che portassero legni e pietre e terra da lontano e da vicino.


(?)

Ordin quindi che facessero ruote di carri

a guisa di gradini di stanze, di pietre

e legni, della larghezza di 3 eubiti, perch potessero salire in esso, uomini ed animali,

portando legni

e pietre,

acqua

e terra; e costruirono

con magnificenza, con molta cura,


i

un edificio mirabile a vedere, che allietava l'animo e rapiva


compito nel
di

cuori.

l'edificio fu

II"

anno del suo regno

ed egli lo dot di

vesti

preziose,

di

patene

oro ed argento, e calici di oro ed argento; e diede 12 croci di oro e di argento


legati in oro e argento, le lettere di S. Paolo e le lettere degli Apostoli,

e vangeli

di oro e argento, e veli; ogni cosa in


la

dovuto ordine. La onor e magnific, perch essa


M >

prima chiesa,

ninna chiesa era stata edificata prima di essa, ad eccezione di

Aksum. madre
Fece venire
(olio) e vi
il

delle citt {nr-TQroXtc). e diede ad esso quanto la corte reale possedeva.

metropolita che la consacr


il

e la

segn

coli'

unzione del Sacro Crisma

fc

pose entro
(') e il

tbt

"

che Za-Mikl con s avea recato, sacro al ceto del


il

Primogenito

tbt

che avea dato

re e quel
il

tbt

sacro al Ceto del Pri-

mogenito ricoperto
insieme con esso.
l'eucarestia
.

di oro e di
11

argento, e

tabernacolo di N. S. Maria, adornatolo


il

re e

il

metropolita pregarono

nostro S. Padre cho celebrasse

Za-Mikl celebra
tutti.
Il

il

Sacrificio,
fa

scendendo dal cielo

gli arredi necessari, e

comunica
dando

re

Gabra Masqal

una grande
ignudi, e

festa per la consecrazioue della


si

chiesa,

cibo agli all'amati e vesti agli

fa
;

promettere da Aragw che in vita e in


quindi Aragw
toglie
lo benedice, e

morte non
tutto
il

lo

dimenticher nelle sue preghiere


(-).

benedice

popolo
il

Il
(')

re,

per desiderio di

Za-Mikl,

la

scala fatta
in

quando

costruiva
serpe

tempio
Il

mette

in

suo luogo una corda per

salire,

memoria del
monaci

(cf. p. li!)-

re se ne torna via. Molti

vanno a

farsi

monaci, presso Za-Mikl e

sono battezzati in un fiume a pie del monte, chiamato


accrescono sempre
p.
-'.

y a

e r

q y

si

si

danno a

varii

lavori.

Vengono anche molte

monaclie, delle

quali Za-Mikl d la cura al discepolo Pietro, e consegna a sua

madre Kdn. Muore


;

questa

il

4 di Ter, ed portata col dove era Aragw che la piange

vien sepolta

(')

nTlr;

qui

il

Primogenitus omnit creaturae, 0. Cristo;

il

cnj'^n/.

ntV>C sono
il

tutti

Santi dell' .\. e


()
liffti,

N. Te.stainento, rOjrnissanti, sotto la cui invocazione era stato consacrato

tibnt

n.
i

JSIRiJ,

non qui tursum suspicere, m..

s\

il

dare la benedizione al popolo,

come fanno

alzando la
al
(')

mano

e t-cnendola, nel benedire, a quel

modo che usano

Greci, cio coll'anulare

unito

jioUicc.

Kj^oooo, che m.anca in Dillmann, gpicf^ato con J'JJ. Da dlim'mo demoliscilo

significa u demolire " e nc\


n

Siwiisew

di

Moncullo

sarebbe derivato

il

wnnf

di

Debra Dammo.

m
in

un sepolcro nuovo, preparato da Za-lMikl per

lei.

In
;

quel

tempo vivea Yird;


Za-

notizie di lui, che

ammaestrato dagli Angeli nel canto

egli viene per visitare

Mikl
la

vedere
lui;

la

chiesa fondata da Gabra Masqal. Za-Mikl predice ai discepoli


si

venuta di

giunto Yrd,

abbracciano e vanno alhi chiesa, cui Yrd celebra

col suo

canto.
i

Grandi conversioni operate da Za-Mikl; cresciuti


varii ufficii.

monaci a GOOO,

egli assegna

p.

78.

Gli appare N. S.
ogni

colloquio di Za-Mikl con G. Cristo che lo


l'invocher, a chi

chiama
p.

al cielo, e promette
ecc.,
li
il

benedizione a chi
la visione al suo
:

scriver la sua vita


i

so.

ecc.

Za-Mikl narra

discepolo Mattia; fa radunare


.successore,
e
I

monaci

informa della vicina sua morte

fa

Mattia suo

scompare, a 99

anni,
il
,,.

14

di

Teqemt

11 di Tasru, regnando Gabra


lieti

Masqal.

monaci

apprendono

82.

kidn

concesso da G. Or. a Za-Mikl, e


e

ne scrivono la vita, e ne celebrano


('),

la

commemorazione. Miracoli

apparizioni di Za-Mikl

visione di

Abb Benvm.
al

Gabra Masqal avea udito che Za-Mikl era scomparso dalla terra; viene
e fa donazione alla chiesa di molte terre, cio: tutta la terra di
fino a
1

monte
p
g-t

E gal

(h) dal

Mar eb

M a k a d sei citt, e in B e 1 n tre citt, M a t a r , R r a k a G u e r g u e r, in G e eSeyot (e Makad di Gelo). Barali to, (In Rl.ito?) Bta nobayt, (?) Baqlo. 'E(ja, ('Ed) Mare, Galab, Ham (Aham, Ehem) B ad. Erak (in Barak ) Gandef, Megary (Mag. oMug.) Damr, Yl.i (Yel.i): privilegi che il re accorda. Vita esemplare dei

monaci sotto la direzione


Egzi'. Sotto
il

di

Mattia muore questi


;

l'S di

Thss.

Suoi successori Yosf

Mad^aina
i

settimo superiore, dopo Za-Mikl, che

avea nome Abb

Yol.ian,

discepoli editicano

ima chiesa

all'entrata della

caverna

abitata da Za-Mikl, perch serva di sepoltura.

Abb

Yo' ani riveste dell'abito mo-

Abb lyasus Mo'a che tornato in Haiq, vi propaga il monachismo. Takla Hymnot (cf. p. .3, nota 3) dal luogo di lyasus Mo'a viene presso Abb Yohani a Debra Dammo, dove riceve l'abito monacale, e restatovi 12 anni, torna presso lyasus Mo'a e prpaga il monachismo. Abb Yohani muore il 9 di Genbot, e gli succede Za-Ivasus.
nacale

p.

Il

cod.

preceduto

dal

novero

degli scritti

in

esso

contenuti

da

una
scrit-

descrizione della Chiesa di S. Aragw, che credo opportuno qui pubblicare.

La

tura sembra essere della fine del secolo passato, incirca


"

(-).

Descrizione della Chiesa di S. Aragavi, fabbricata dall'Imperadore, Gebera Mascall,


del santo Imp." Caleb, o sia Elesbaan nell' anno del Signore 600. Questa Chiesa,
di

figlio

che

fabbrica rotonda (come

sono anche al

d'oggi

le

Chiese

di

Etiopia)
('),

si

divide in tre parti.

La prima

di queste si appella in etiopico


:

C/mee Afaali
(),

cio

Coro, ed un giro rotondo di archi aperti

La seconda

dicesi Cchedest

cio santa,

ed un giro rotondo chiuso,

ma

con dodici porte

per l'ingresso, ed otto

fenestre:
di

La

terza

Macchedas
pag. 83,
I,

(^)

cio

Santa dei Santi, ed


sta,

una fabbrica
nei (re codici.

di

muro

forma

(') ('J

A
IjO

12

il

tVA"

come vodesi

ilalla nota,

parole stampate in corsivo sono sottolineate nel manoscritto.


:

(3) (4)

^i OD^A'V
^v:.f,.V:


quadra, in mezzo di cui
vi

Il

sia trono, o

un meniter

(^) o

vogliamo dire altare pari.S.

niento quadrato di legno, con pitture di Angeli, della Madonua, di


reiione.

Giorgio. Kesur-

Ascensione ecc. Per intelligenza di questa


di detta

descrizione

si

pone nella pagina

seguente la pianta

Chiesa,

come

la

form Mo^sig^ Tobia Etiope traduttore

della suddetta descrizione:

Chnce maalt
Notisi che le chiese in Etiopia

non sono n a volto n

a soflitto,

ma

a tetto,

come
Cliiiee

se ne conserva

1'

uso nella basilica di S. Paolo di


parte, o sia
(-)

Roma.
di S.

Adunque
Manli

nella
vi

Prima

primo giro della Chiesa

Aragavi, detto

sono 98 chinib

cio certi legni quadrati per sostegno della fabtgure di Angeli, uccelli ecc. per vaghezza.

brica, nei quali al di dentro vi sono scolpite

Vi sono parimente cinque colonne di marmo.

1735 naia
di fuori.

(^),

cio palle

di legno sulla paiete

d'intorno per tutto

il

giro al

295 Cchnat

{*)

cio cinture di legno


di

per tutto

il

giro, e in

guisa collocato, che

alternansi un ordine di cintura

legno, e

un ordine

di

pietre,

come

nella

figura

seguente, formata a dichiarazione migliore della cosa dallo stesso Monsig^ Tobia.

Ic^o
pietre

legno

pietre

le^o
(Il

mnnq
S-A (?)

0)


202 maucaf
riori

05

(')

o siano sostegni di legno noi giro snperiore di tutta la chiesa. e

397 viaian, madrcc'i,


7 porte.

guen

('-)

cio pilastri laterali, pilastri inferiori, e supe-

legno.

124

fenustre.

Nella seconda parte o sia nel

Cchedest sonovi 72 chirub.

148 mae:o
l.")2

(')

cio porte di

cedro.

:;cdchl'a

(').

Notisi che questo vocabolo scdeblra in lingua


poi di
Gltee:^

Arnahharn
che

signi-

fica

canonici e nella lingua


il

significa tabernacolo, e

rimane

per

incerto

vero suo significato.


legno.
certi

193 Cchnat

40 flu (^) cio 222 maucaf


12 porte.

travi fatti a guisa di

colonne intortigliate come le corde.

legno.

22 colonne
7 colonne.

di stucco.

18 manca, cio legni a foggia di chiavi per sostegno della fabbrica nella parte
esteriore.

4 Chenfaasa
15
11

(")

voce di oscuro significato per renderla in italiano.

Nella terza parte, o sia fabbrica quadrata detta Macchedas sono:


flu.
travi.
(")

28 Saragall

cio appoggi di legno per sostenere

travi.

3 porte grandi rivolte alle parti del


vi

mondo fuorch
terra.

dalla parte Orientale, dove

una grande fenestra poco elevata dalla


3 colonne di marmo.

37 naia

legno.
e

102 madrech, macan


13 manca 4

guen

legno.
legno.

travi a guisa di colonne intortigliate.


(^)

177 Zerghcf

di legno o di cemento.

50 Cchnal
Descrizione di Betgul
il

legno.
(')

sia

Beldehem, cio

di

quel

luogo,

dove

si

lavora

pane di proposizione, o sia del


In questa vi sono 14 flu.

sacrifizio

ed una fabbrica separata dalla Chiesa.

(') (-)

(oov-njj.) nv^q.

(?)

oD^>'i, tm\^l^y\,

wy\

(V)

iiropriam. s(/lin, stpite, architrave.

(')

iiv.n-i-A.

(>>)

Vl-t<.

M,^
(V)

(V)

(^1

l"l/.T>

C)
(')

llf.'Ki.

rLM-

ini: {i"niic

rL-l") (V)


O Cchnat.
14

!)(

muucuf
in sasso

legno.
vivo.
in

ir>U pozzi scavati

72

sepolcri scavati

parimente

sassj

vivo,

e questi ]'o:i

sepolcri
S.

fin

ora

esistono e si vedono, giacch questo

celebre e grande

Tempio di

Aragaoi fu

distrutto dai

Turchi del regno di Adel.

KiTula-Corriije
II,

65, 20 (sembra essere)


-21

1.:

che
ir,

della fine

67,

I,

aaou

68,

-l^-'H

V.go'i;";
li,

"lO. II,

Agnj.;i"V
(Vi, 1,
."2

6,

II,

Aaii.
^

'^ >>'nii./,(irii.c.; (il. 1,


'

17

ArAiVJi'70,
1,

15-10
i

yXyoc;
o3
n.

nni>>>iO twV"
75,
I,
:

''-J'

' ffliriiV.'
;

n/.n^rt";
10 metti
i

IH

tofrli

Jue imnti
llll-l

in fin di rgra;
l.

1.

ntnM%i-

76,

I,

duo punti

d..].'

ajri,'.

It

ny,<'."'l

l"

07

RELAZIONE

dei

Soci Guidi,

relatore,

Teza, presentata

al

Presideute

durante

le

ferie

accademiche del 1895, sulla Memoria del


lata:

dott. U.

Conti Rossini

intito-

Il

Gadla Talda Haijmanol^ secondo

la

redazione loaldebbana.

Una

classe di fonti molto importanti per la storia dell' Abissinia sono le vite
il

di

quei santi che esercitarono qualche azione sugli avvenimenti e


:

progresso di quel
teocratica del

paese

n ci deve recar meraviglia, se


clero.

si

considera l'indole pi o
il

men

governo e la potenza del

Fra questi santi

pi famoso forse

Takla Haymanot,

sulla storia del quale restano ancora molti punti oscuri ed incerti.

La sua

vita ci
l'altra

pervenuta in due forme o redazioni affatto distinte: l'una di


di

Dabra Libanos,

Waldebba. La prima
;

la pi nota: di

essa

si

conservano parecchi mss. special-

mente a Londra

fu anche conosciuta dal P. d'Almeida, che se ne valse nella sua storia,

ed ha servito di fonte, per la parte maggiore, alla breve narrazione del S e n k e s s a r. La redazione di Waldel)ba invece, pi antica ed importante, non ci conservata che

un unico ms. della Bibliothque Nationale di Parigi. Il Conti Rossini ha prepacio rato l'edizione di questo testo, per intero, e lo ha tradotto quasi tutto, omettendo
in

solo quei passi che poca importanza

hanno per chi non intenda

il

testo ge'ez,

come

sarebbero

racconti de' miracoli

senza speciale importanza, ecc.

La preparazione critica di questo testo, che in lingua assai pura, molto buona, come fedele ed esatta ne la traduzione. Nelle note il Conti Rossini rende anco conto quella di di quei luoghi nei quali la redazione di Dabra Libnos pi si discosta da

Waldebba;
si

in

queste note e nell'introduzione egli dimostra di ben conoscere quanto

pu

riferire al soggetto

che tratta.
il

La pubblicazione

del lavoro del Conti Rossini desiderabile per

progresso

giusto che deo-li studi sulla storia e la letteratura di Abissinia, ai quali studi ben
sia portato

un contributo specialmente
perci e

dagl'Italiani.

La Commissione
di

di parere che la

Vita

di

Takla Haymanot mdla


i

re-

censione

Waldebba,

per la sua intrinseca importanza o per


.

modo onde

stata

preparata, possa pubblicarsi negli Atti Accademici

Classb

di

scienze morali ecc.

Mkmorik

Voi.

II,

Scr. 5', parte 1*.

IS

98

Il-Gadla TaklaHaymanot"
Memoria
del dott.

secondo la redazione waldebbana.

CONTI ROSSINI CARLO.

Fra
il

santi che sortirono

natali in Etiopia

indubbiamente Takla Haymanot

pi celebre, sia per quanto da alcuni vuoisi facesse a pr della dinastia salomonide,

gi scacciata, narrasi, dagli aviti domini (su di che, peraltro, non posso che rinviare
a quanto scrissi
altrove), sia, e con
nia<,';j;ior

fondamento, per l'opera sua


di

in

favore

del cristianesimo, opera che gli valse

il

nome

apostolo novello

Numerosi manoscritti ne contengono


Bibl. Nat. Parigi: ms. et. 13C. Del secolo
n

la vita:

XV

primi

f.

90. 1\

rt.

T.

II.

comprende
d.

f.

1-44

r. {')

ms.

ar.

284. Datato, dell'anno 1307 dei martiri


il

1590

C.

F. 148. Secondo

titolo,

questa vita araba fu mandata da re GalSwdcwos (1.540-1559)

a Gabriele, 95. patriarca d'Alessandria.

La
i

redazione diiferisce da

quella del ms. precedente e dogli altri etiopici susseguenti. Trattasi

per d'opera composta o tradotta dal gtl3, e


subite le pi btranc modificazinni
Bibl. Bodl. d'Oxford
Bibl. Nat. l'arigi
: :

nomi propri
F. 75

vi

hanno

(').

ms.
et.

ar. crist.

CV. Datato,

del

1.310 dei martiri


il

1593

d. C.
i

(').

ms.

137.

Secolo XVIII. F. 153, di cui

G. T. H. occupa

f.

1-111. Kedazione

in 115 capitoli, seguiti dalla enumerazione dei miracoli. I primi capitoli

contengono

la

genealogia d'I
e

santo da .Adamo a Zadoc, e da


tnc,

Zadoc a Takla HiSymnot,

quella dei re d'Etiopia; alla

l'elenco

degli abati e degli amministratori di

Dabra Libnnos. Questa redazione


numerose aggiunte (genea-

sembra essere una


sia stato
.1

perifrasi della araba, con

logie, liste reali, miracoli, ecc.), e par clie

non semi)re

il

testo arabo

ben inteso

(*).
il

138. Secolo XIX. F. 150.

Come

ms. 137. Mancano la genealogia d'.Xzaria,

le liste reali e la divisione in capitoli.

La

vita propriamente detta

jircceduta da una oniilia e da un'inlroduzione: altra omilia, da leggersi


il

12 di

genbot

(festa della traslazione delle ossa del santo),


i

e un'altra sulla sua nascita, sono inserite fra la vita e

miracoli

(^).

(')
()

Zotenberg, Cataoijue Zotenborg, op.


cit.,
,

da
p.

ms. thiopiena de la Bibl. Nat., p. 205.


;

200

Slane, Cataloi/ue

des mss.

araba de

la

Ili/il.

Xat-, n. 284.
I, p.

(')

Uri, Bibliothccac
crist., n.

Bodleianae codicum manuscriptorum oricntalium catalogus, pars

46;

codd.

ar.
{*)
(')

CV.
cit., cit.,

Zotcnberg, op. Zotcnberg, op.

p.

204. 206.

p.


British

!)9

Muscum: ms.
"

adii.

16.

2.')7.

Secolo

XIX.

F. 1-118, vita di T. H.

118-119, sua gcncalngia;

11!)-I27, (rasluziune del corpo; 127-101, miracoli (').

ms.

oreiit.

G9G.
T.

Del tempo
II.
;

di

re

Takla Hliymanot (1769-1777).


secolo

F. 42/i, vifa di
miracoli
(j.

f.

i;!2rt!,

discorso sulla traslazione;


del

M2a- M9,
vita

"

"

"

"

721.

rriiiii

parte

XVIII.

F.

0,

di T.

H.

f.

184a,

discorso sulla traslazione; 203a, miracoli in numero di 16;209a-212,

invocazione ed inno
" "

(').

722.

Secolo

XVIII.

F.

4a,

vita di

T.

H.

108A, discorso sulla tras-

lazione; 117/y-127(2, miracoli in


n n

numero

di

16

(^).

723. Sec"loX\III. F. 9, vita di T. H.; 167a, discorso sulla traslazione;


179fl,
altri

miracoli in numero di 44, con discorso introduttivo; 227i-279i,

due miracoli

scritti

da

differenti

mani
;

(^).

"

>

"

"

724. Secolo XVIII.

F. 5a, vita di

T.

H.

f.

174-190, miracoli in

nu-

mero

di 16, con discorso introduttivo {').

725. Secolo

XVIII.

Di varie

mani.

F. 3a, vita di T. H.;

155-157,

genealogia da

"

Adamo
F. 5a,

(').

it

726. Secolo XVIII.

vita di T. H.

102a,

discorso

sulla

tras-

lazione; 109i, miracoli con introduzione; 133-135, invocazione,

come
tras-

nel ms. orient. 721,


n n

f.

209a
vita
in
II

(*).

727. Secolo

XVIII.

F. 2a, miracoli

di T. H.;

155

3,

discorso

sulla

lazione; IdSb,
"

numero

di 18; 1845, invocazione

(^).

>,

728. Del
f.

tempo

di

lyasu

(1730-1755). F.
(>").

3a, vita

di

T.

H.;

134a-149A, miracoli in numero di 20

Coli. d'Abbadie,

40.

Vita di T. H., pagine 12; miracoli in numero di 17, pagine 14 (").

Vanno
British

altres

rammentati:
/littoria

Museum, ms. 9801.

da Ethiopia,

ecc. del

padre Manoel d'Almeida, comprendente

un largo riassunto del G. T. H.


e infine l'articolo,

che al santo dedica

il

sinassario ('-).

gorie.

facile vedere

come questi manoscritti possano


il

raggrupparsi
Cos

in

poche
di

cate-

Identico

dev'essere

contenuto

dei

ms.

arabi.

pure

due

quelli

etiopici di Parigi e quelli di

Londra sembrano appartenere

alla stessa redazione,

che

(')

Dillmann, Catalogus codd. mss. orientalium, qui in Museo Britannico asservantur :


p.

-p^xs III,

codd. aethinp.,
(^)
(3)
()

49.
p.

Wright, Cataloijue of the ethiopic mss. in the British Museum,


VS'right, op. cit, p. 194.

182.

Wright, op.
Wright, op. Wright,

cit.,
cit.,

p. p.

194-195.
195. 195.
195.

(5)

()

op. cit, p.
cit.,
cit.,

C) Wright, op. (8) Wright, op.


()

p.

p. 196.
p. p.

Wright, op.
Wright, op.

cit., cit.,

196.
196.
p. 48.
e

(Il)

(") Cat. rais, de mss. lh. di A. d'Abbadie,

(") Dillmann, Chr. aeth., p. 36; Sapeto, Viaggio


gli Uabab, p. 429.
difFu.so

missione cattolica fra

Mensa,

Bogos
:

Degni

altres di
elio

menziono sono

numerosi inni a Takla HitymSnot dedicati


AO'tI-l-'n
:

il

pi

fra di essi quello

incomincia lAgn
di

(DAA.V.'Vtl
cnii

XvnYlf.JLu

probaliil-

mente composto da Yohannes, supcriore


glia vinta da Nur, re d'Adal,
il

Dahra Lihanos, morto


p.

re

(alwdwos mila

batta-

23 marzo 1559 (Basset tudes,

21-22;

W.

E. Conzelman, Chro-

nique de Galdwdwos,

p.

54

e 105).

100

scritta in

ritengo identica, o molto simile a quella del ms. tradotto e compendiato dal P. d'Almeida,

che accenni a Dabra

Libanos

fanno

erodere

quel convento.

Il

ms. 130

Bibl. Nat. Parigi prosenta invece

una redazione sua propria.

il

Appunto questo ms.,

che,

come vedemmo,
mi ha

pi antico di
il

tutti,

e che

assai

facilmente presenta la redazione primitiva,

fornito

testo che poco oltre imbltlico.


1-1-

La data

di

questa vita non pu essere anteriore al regno di Yesl.iaq (11


ai

1429),

parlando essa di questo sovrano, n posteriore


stato distrutto, con spaventevoli eccidi, da

primi tempi dol sec. XVI, essendo


nel giorno
(').

Alimad ben Ibrahim


fu vita
scritta
si

18

gen

naio

1530
ossa
al

il

convento ov'essa

assai

probabilmente
tale

Inoltre

non

senza
delle
resi

importanza osservare
di

come, mentre in
a'

parla

della

traslazione

Takla
da
re

Haymanot avvenuta
Yesliaq,
10.

tempi

di Sayfa

Arad,

e degli onori

santo

non

vi

si

faccia

invece

alcun

accenno
ai

dell'altra

traslazione che dal ms. add.


Nfi'od (lt!t4-31

257

Hritish

Mus.

sappiamo fatta

tempi di re
il

luglio

1508). Certo, quando conosceremo con


ii

maggior esattezza
il

tempo

in cui visse

la b

n a Takla lyasus, per cui volere fu scritto

codice di cui
sin d'ora pos-

disponiamo, potremo meglio precisarne l'epoca della composiziono.

Ma

siamo con ogni verisimiglianza ritenere che

il

ms. 130, se pur non autografo, non debba

essere di molto posteriore alla composizione del


anzi,

ga d

1.

Esso sicuramente del

sec.

XV,

per

quanto,

trattandosi

di

caratteri onciali,

avanzare ipotesi troppo partico-

lareggiate non sia prudente, direi non dogli ultimi tempi di quel secolo. Questo di-

mostrano
il

le

forme delle parti rotonde nel


dell'asta
la
fl;

tn>,

nel d,
di

nel R, nel

^,
jp*

nel
e

f
nel

nel ip;
f>>^

modo

d'unirsi

indicante
o

l'assenza

vocale

nel

dell'asta

denotante

vocale

nel JP; la curva dell'asta sinistra noi

|/;

la

forma

quasi rettangolare del


in
-f^

quella pressoch triangolare del cerchietto indicante la vocale

^;

l'assenza costante d'un tratto d'unione fra la vocale e la consonante in A",


il

assenza che

Wright

(-')

all'erma

non aver mai notato in manoscritti posteriori

al secolo

XV; Non
ai

e, in6ne, la presenza di frequenti fregi marginali, presi,


,

come

noto, dal copto (^).

secondo me, improbabile

che la

composizione di questa

vita

debba

ascri-

versi a quel

periodo di rapido sviluppo e di floridezza che la letteratura etiopica ebbe

tempi

di Zar'a Y'qob.

Dello scrittore di questa vita nulla possiam dire.


quali -["^-f.
fu
:,

La forma
al

d'alcuni

vocaboli,

f'-)f. s, ecc.,

lo

dimostra nativo del Tigre: assai verisimilmente egli

un monaco dell'ordine di Samu'l di


il

Gadama
lyasus.
si

AValdcbbri,

pari di

Takla Syon,

cui devesi

ms. 130, e dell'ai)


passo
(f.

una Takla
11
v.).

questa origine waldebbana sembra


dei

accennare anche un

ove

parla

conventi, che, fondati

da

Takla

Hfiymanot

nel

Tigray,

innalzano
il

sacrificio

razionabile all'Agnello

del Si-

gnore, passo cui da contrapporsi


Libfinos.

silenzio costantemente serbato intorno a

Dabra

Lo

stile

semplice,

bello; la lingua
:

pura o scevra

di

dialettismi.

Anche

la grafia

abbastanza corretta

di

raro soltanto avvengono scambi fra le aspirate, pi

(')
()

Bassct, tudes, p. 14; Ncrazzini,

La

conquista musfulmana dell'Etiopia, Roma, 1891,

p.

156.

Wright, op
V. Krics,

cit.,

p.

X.

(')

ll'eildds Mdryiiin, Leipzig, 1892, p.


p.

20

e nota; V.

JL Estcves Pereira, Vida do

Abba Samuel,

Lisboa, 1804,

76 nota.

lui
raramente
fra le gutturali
:

pochissime volte in luogo di

trovasi >
si

il

che invece

cosLantemente avviene noi manoscritti moderni. Tutto ci


poich all'ortografa del codice
io

meglio

vedr in seguito,

mi sono sempre attenuto


parti:
la

nella stampa, correggendo

soltanto quelle lezioni che manifestamente apparivano erronee.


Il

ga d

pu

dividersi in due

prima, in cui campeggiano le

figure

di

Motalame,
;

di lyasus

Mo'a

di Zamika'l, si estende tino alla andata

dell'abuna

in Gerarya

la seconda, assai
infine,

povera d'interesse, tratta della vita di lui nel deserto.

Segue,

un'appendice, non senza importanza, relativa ai primi successori del

santo ed alla traslazione delle sue ossa.

Nel
N. T.
e

comporre
di altre

questa vita,

l'autore,

oltre

servirsi

di varie

narrazioni

del

leggende

agiogi'afche, raccolse le tradizioni allora correnti intorno a


le

Takla Haymanot, tradizioni che, ove


santo e alla data della composizione avere un gran fondo di vero.

mie

ipotesi intorno al

tempo

in cui visse quel

delgadlsieno conformi

alla realt,

dovrebbero
il

Da

essa rilevasi che, se gi assai dilfuso era allora

cristianesimo, perdurava ancor fortissima l'idolatria, specialmente nel Katata, nel Damot,
e,

in genere,

nelle regioni

pi lontane,

ove

l'elemento semitico o

mancava

affatto

era in fortissima

minoranza.

Ma

anche nel resto d'Etiopia, quando se ne eccettui la


e

parte nord-est, ove sorgono


della civilt abissina,
il

Aksum

'Adwa,

dove ancora in que' tempi era

il

focolare
;

il

cristianesimo e gli istituti della chiesa erano

mal

conosciuti

che

risulta evidente dall'episodio di lyasus Mo'a.

L'averli divulgati, l'averli fatti

meglio conoscere
il

gloria

di

Takla Haymanot,
la storia
si

e ci

appunto deve averne reso


l'episodio di
e,

s
il

caro

ricordo agli Etiopi.


il

Per
ga d 1,

politica,

abbiamo

Motalame,

pi

importante di tutto
dello

dal quale

rilevano l'esistenza
ecc.

in certo

modo, l'estensione

stato zagu, l'indipendenza dello Scioa,

Questa

la

redazione waldebbana. Quella di Dabra Libanos forse pi singolare,


si

bench con ogni fondamento


quali l'ab'un a Beniamino,

possa ritenerla

meno

antica: nuovi e numerosi personaggi,

l'abuna Toh anni, abba Basalota


il

Mika'l, ecc., vi appaiono.


:

Non
tore

direi tuttavia che sia pi importante per veridicit del racconto

troppo spesso l'auil

sembra aver lasciato soverchiamente libero

corso alla fantasia,

che lo fa cadere
redazioni per
gli

in contradizioni e in anacronismi.

Uno

studio comparativo fra


:

le varie
farlo,

rilevarne

reciproci rapporti sarebbe interessantissimo

ma, per

mi mancano
il

elementi necessari. Del resto, in nota alla mia traduzione ho riportato in sunto
del P.

racconto

d'Almeida

(') e l'articolo

del sinassario

ci baster a dare

un concetto

dei punti di

contatto e di quelli di divergenza. In fondo, moltissimi episodi dell'uno


tro,

trovansi nell'al-

bench, talvolta, non poco alterati

(-): il

che denota come all'autore di una reda-

zione non era ignota l'altra redazione. Il sinassario, poi, segue di preferenza la redazione
di

Dabra Libanos,

ma

talvolta se ne stacca per accostarsi alla

waldebbana

in alcuni

punti trovasi altres qualche piccola cosa di nuovo. Trattasi d'invenzioni del compilatore
'?

oppure di cose che

il

d'Almeida trascur

che trovansi nel testo etiopico?

(')

Sarebbe, per^, vivamente desiderabile che questo compendio venisse tosto pubblicato inte-

gralmente.
()

P.

e.,

Motalame diventa, nella redazione


al

di

Dabra Libnos
jiarso

e nel sinassario,
afrli

un tiranno sorto nel


quesili
scritti

Damot: trasformazioni' dovuta, credo,


che un governatore idolatra e
s

non

essere

possibile

autori di

fiero

nemico dei

cristiani esistesse nel regno dei piissimi ZSgn.

oppure altrimenti, per


cercar la sjiio^aziono ?

1(12

d'una terza redazione,


se

esempio nella

esistenza

ne dove

K quanto

futuri studi non

mancheranno

di dirci.

Se ho potuto
dott.J. B. Chabot,

intraprendere que>to lavoro, lo debbo in particolar


il

modo

al

sig.

quale mi forn una eccellente copia del


et.

Gadla Takla
di Parigi.

Hiiv-

manot

contenuto nel ms.

13t della

Hibliotque Nationale

Nel con-

come sempre, trovato nel prof. I. Guidi il pi benevolo ed ampio aiuto. Il sig. F. M. Esteves Pereira mi ha comunicata una sua copia dell' interessantissimo compendio, fatto nel principio del secolo XVII dal padre M. d'Almeida, della redazione di Dabra Libanos del Gadl del nostio santo. Li prego di voler
durlo a compimento, ho,

nuovamente aggradire

miei maggiori ringraziamenti.

F.

Ir.

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/"pih

at^.ao.

Ah

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rip.<>

ini*-

125

TRADUZIONE

Al 24
In

di

nabas

()

lettura.

nome
e

della Santa Trinit,

che
dorso

un
del

sol

Dio, che ha sospeso

il

cielo

come

f.

r.

una volta
Ecco

stabilita la terra sul

mare.

Lui

gloria per bocca di ogni

creato, in sempiterno.

Amen.
dell'

la storia della vita

abuna Takla Haymanot.


si

Il

suo

luogo

d'

origine,

invero, fu la terra di

Amhara, che
il

chiama Bahr Qaga


diZarar

(^),

e la sua stirpe fu

Harb
per-

Gas. Di l migr un uomo,

cui

nome

era Ydla, per la regione di


{^).

Swa

(^),

venne

in Selales {*), e si stabil nella terra


;

Egli gener Heywatna Basyon;


;

Heywatna Basyon gener Bakuera Syon Qadasa gener Berhana Masqal questi,
;

Bakuera Syon gener Hezb Qadasa


gener Masqal Bena
;

Hezb
v.

poi,

questi, poi, gener id.

Heywat Bena

Heywat Bena gener Saga

Za-'ab, padre di Takla

Haymanot

(").

Fu

(')

17 agosto, giorno in cui

il

sinassario dico avvenuta la morte di Takla

Haymanot. Questo
del santo.

principio prova trattarsi d' nn' omilia da leggersi nel giorno della solenne

commemorazione
Queste feste

Sulle tre feste in onore di T. H.,

v.

Ferrei et Galinier,

Voyage,

II, y. 36.3.

commemo-

rano
e

la nascita

del

santo,

al

'24

di tahsas (17

luglio) la sua morte, al

24 di nahase (17 agosto),


11"26'

la traslazione del
^2)

suo Corpo,
la cui
il

al

12 di genbut (7 aprile).

Nel Dwent,

capitale

omouima

trovasi a 2635' long.


1.

ai

lat.

(') ()

Sawa, secondo

Ludolf, Hisl. aeth.,

I,

e.

3,

24, parola amhariiia.

Antica provincia dello Scioa, verso l'Abay, ancora importante

tempi di 'Amda Syon

I:

T.

Perruchon, Histoire des guerres d''Amda

Syn,

p..

10 e 118;

Dillmann, Die Kriegsthaten

des Knigs
(5)
(')

'Amda Syon,
diffusa, e

p.

G.

Zorar in Dillmann, Chrest.,

p. 37.

Ben pi

non poco differente


("in''5^

la parte corrispondente della


1

redazione di Dabra Libanos,

tradotta dal d'Almeida*.

Da Abeitar
1

Sam., XXII, 20, A-fiyj-q

:)

nasce Sadoc (p1"72f, "IX* 0=

da Sadoc nasce Azarias

(|n''"nj?,

Re, IV, 2; AHC.VI:), che da Salomone viene mand.ato da Gerusa-

lemme

in Etiopia, ov'egli porta l'arca di


re.

Syam (= Sion,
e
i

et.

X-P-T

:),

insieme col
i

figlio di

quel sovrano,

che tornava in patria per esserne

Su questa parte della favola, veggansi


il

capitoli 40, 51, 52, 56,

57 ecc. del Kebra Nagast, concernenti Sadok,


ryas
:

capitoli 47, 48, 90 dell' opera stessa, concernenti Azap.

Dillmann, Cat. codd. mss.

bibl.

Bodleianae Oxoniensis, pars VII, Codd. Aeth.,


figlio

70

e 71.

Giunto

nel Tigre, Azarias da

Decamadabay, donna nobilissima, ha

Leni (a.t;

:),

padre di Ilizbizaay

(fhlin:

0>hK:?
fhiiO)^

cfr.il
:

nome

a)?.K.

tiSi

portato da un re del primo periodo), padre di Hezbeoay

(rhfin

?).

Questi sacerdoti insegnarono la legge agli Etiopi, sino ai tempi di Tiberio, impere di Galilea,

ratore di

Roma, Erode,

Bacen ('lin

:),

durante la vita dei quali nacque G. C. in Betlemme.

re d'Etiopia, e Aqnim (fh"n.gD:?) sacerdote, Aquim gener Sima (iXquT :), questi Embarim.

Baecento cinquanta

sei

anni dopo l'ascensione di G. C, venne da Gerusalemme un mercante co' suoi

furina

' NoUr Qna Tolt.i duU loro da quello

por iempro cho nel componiliu dull'upera del d'lttulda conservo costauttmento per
scrittoru.

nomi propri


questi

126

il

uomo timorato

di

Dio, e sposA una donna,


tgli

cui

nome

era Egzi'

HarayS: erano

entrambi giusti, non avevano


e facendo la

e se

no stavano dolenti, dando elemosine ai poveri


(')

commemorazione
figli.

di

Michele

Stettero cosi molti anni, e pregavano

il

Signore che desse loro

Mentre

essi cos stavano, sorse

un uomo dal regno degli Zaguay

('-).

che chiama-

figliuoletti

nella cui casa, morto


cisioiie,

iX.VA.t'ft 0, e pfeso alloggio presso Embarim, Fremcnatos e Sydracos (Q./'.ijorCM il genit'ire, crebbero i due fanciulli. <ili antichi padri avevano pnilato la oircon:

la regina

Endakc

{\J^Xt^.
il

:)

insegn

il

cristianesimo. Frcmenatos, andato a


il

Gerusalemme,

ha dal patriarca Alhanasio


terra d'Agazy (nh.<l
lo
:

grado di vescovo d'Etiopia e


0, vi trova, nel

Aioni.

315 dopo

la

nome d'Abba Salama: tornato nella nascita di ("i, C, Embarim, lo battezza,


(^T|.{1
:

nomina diacono

e poi s,icerdote, gli pone in

nome Hczbkadez

M>y.f :?),

e,

con poteri di
)

vescovo, lo
e

manda a
in

convertire

il

popolo
:

cos furono b.ittezzati quei del Tigre, dell'Amalu^ru (f^qoihf^


:

dell'Angot.
:),

Hezbibarie (,>,Tin

ir,U
'P'^

? Aillfl
;

HAiCt

?).

figlio di
:
:

Hezbekadez, migra
v.

mi Daont
spo.a:),

(J^a>^^'

Baharaqued
p.

('h/.

esiste peraltro

anche 4>K

Eiiteves Pereira. //istoria


ecc.):

de ifinds, Lisboa, 1888,


tosi,

18 e 19, e
:

le

altre tre fonti citate nel


:

mio Cutaloi/o

ove

ha per

figlio

Tecla Rade (-tVA

*.V^h

?). il

quale,

da una donna anihara, Magnedela (ooika

ha
e

sette figli; ed ancor oggi

battezzata la gente di

nellWmhar trovanti i suoi discendenti. Uno dei sette, Azqucleui (?), uor.di fVIr :) oDA.r>in.-|: Olec ((DA^ 0, Amahara. Marrabete fonA.n.-|.:
,

Manz

(t^>^^(

OD'nirh :) s'accas

in Harbeguixi- (fliC-tl
:

Hrt.

:),

e vi

gener Abaila

(A-ll

-tV-A-

:).

Come Abaila

fu cresciuto, dal re

Dignacio iy,-nr

''n

lista B, per. 2,

nome 28?)

fu

mandato con

cencinqnanta sacerdoti nella terra di Cuna (>$): ove in un solo giorno battezz ventimila persone. Stabilitosi quindi in Zorare, vi gener Harbeguii (nome gi visto tanto in questa nota, quanto nella
redazione

waldebbana, n^n

per riferito
:

persona):

questi

gener

Racr.rasinn
:

'ntlV.
:t.

X'I'-T

:),

questi gener Hezbekadez (/hll-n

't'S.f :).
:)

questi Brahanamascal

(4icm

croft'f'A

al
:

cui
:).

tempo
questi

pass

il

regno d'Israele agli Zagoe (H3>


:

Brahanamascal gener Hcotbena


Ab, padre di T. H.
:
;

(/fiV.CD--

-dV

Zarajoannes (Hf.A
bellezza e
i

P-rfTrt :\ questi .Sagaza

Sagaza Ab

sjm.s Sara,
i

donna pir

virili

oliianiata Eg-/.yerea (X"1II.X


figli,

li.V

:),

ma

sterile,

il

che molto affliggeva

due Coniugi,

quali, per ottener

presero per loro avvocato S.an Michole, festeggiandolo, ecc.


Cat.. p. 182) del British
e quella dei re

Nel ms.

or.

696 (Wright,

.Museum

la gene.ilogia del santo,

che occupa

parecchie pagine, comincia da Ad.imo,


u

da 'Ebna Hakim va sino a Delna'ad. F. 454.:


lin.-a

BerhiSna Masqal (detto altrimenti 'AqtSbina Egzi", era contein])oraneo di Deln.i'Sd, con cui la

Heywat Bena, detto anche Nolawina Egzi': Heywat Bena gener S5t: Set gener Warada Mehrjit: Warada Mehrat gener ZakarjrSs: ZakBryas gener Zar'a Yohannes, che fu il sauto Sag3 Z.i-'ab. Quegli, poi, gener l'abuna T. H. Generazioni 61
d'Israele cess e succedette quella degli Zagu) gener

da Adamo,
Il

da AzlrySs 27

n.

La madre

di T.

H.

chi.amata Egzi"

HarayS.

sinassario, che concorda con gli altri testi nei


di sacerdoti

nomi

dei genitori di T. H., si limita a dire


la loro fede.

che egli discendeva da quella stirpe


Ricorda parimenti
(')

che avevano illuminato l'Etiopia con

la sterilit di

Egzi" HarayS ecc.


i

Michele,

come

noto, fra

santi pi venerati in Abissinia: influenza, crederci, della chiesa

egiziana. Cfr. E. Amlineau,


(')

Le

chri.it i ani sme

chci Irs anriens Coptes,


:

p.

38-43.

ZSguSy
dissi, i

forma tigray, come


il

VT/.-y.

in

luogo di -^d.

ecc.

L'episodio di Motalam,
la

come gi

pi importante di tutta

la

vita di T. H.
gli

A
Il

proposito dei leggendari

rapporti

fra

Ziign e T.

il.,

cfr.

mia memoria Appunti

ottervazioni xugi

Zgul e significato del nome MotalSmc


il

Tnkla llymanot. lioma, 1695.

ignoto:

Dillmann

lo

suppone derivato dall'arabo gt,


di vocabolo cuscitico. Nell'inno a

(Chr. p. 177),
re

Basset lo accosta a .,A~;


edito dal Guidi,
il

ma

forse trattasi
il

'Amda Syon,
domin

un nemico

di quel re porta

nome

di

qo'V

Anq,

:.

Cosi rjicconta
questi

sinassario questo episodio: Sayt.n eccit M"talrinii", prefetto del Dilmot, e

tutte le terre dello Sw5, sino al fiume di GTmniS.


le loro

Tutti

governatori del paese gli


le

davano a vicenda

mogli

e,

come aveva

fatto prede, egli,

quando trovava belle donne,

faceva


vasi Motalam.

127

cristiani e fece

Costui

venne

in

Selales,
;

uccise

prigionieri.

IJaga
2, r.

Za-'ab, un cavaliere volle ucciderlo


tre giorni.
l'

e subito egli fuggi, entr in un' acqua, e vi stette F.


:

Portarono via prigioniera sua moglie


tiglio,

Saga Za-'ab, Iddio


lui, e

lo

trasse dal-

acqua, e gli parl del

che sarebbe nato da


che
la

siccome sua moglie sarebbe

tornata dalla schiavit. Quelli,

avevano fatta prigioniera, quando la videro,


dicendo: Avvi

ne ammirarono la venust delle forme, e parlarono al loro signore,

una donna

fra

prigionieri,
.

bella d'aspetto: ella

ti

sar moglie . Egli disse loro:

Fatela venire

fecero subito

come aveva

loro comandato.

Quando ebbe rimirata


San Michele che
paese, voUe
IJ.
v.

la venust dell' aspetto di lei, egli ordin di custodirla e di darle quanto ella volesse.

Ma

quella

santa

non mangiava n beveva, pregando


Questi,

il

Signore

la salvasse

dalla unione dell' infedele.

quando fu giunto

al suo
il

sposarla.
al
le

Ma, allorch

egli ordin di arrecargliela,

mand

il

Signore
la

suo angelo

tempo

delle tre ore; ed esso la rap di


al

mezzo a coloro che

conducevano, per
il

nove ore la port

suo paese,

la fece entrare nella sua quell' angelo alla

casa:

percorso del

suo

cammino

di circa

dodici giorni. Disse

santa e

beata Egzi'

Haray:

Partorirai un figlio, benedetto

come Giovanni battezzatore


1'

della divinit,
di molti

predicatore di penitenza, e che con la sua dottrina redimer


detto,

anima

Ci

r angelo subito scomparve.


in

E
come
quando

quel giorno, mentre egli stava in chiesa incensando, raccontarono al marito


tornata

era

sua moglie. Poscia, avendo


il

finito,

egli

ritorn

alla

sua

casa,

e,

F.

3, r.

ebbe vista lei, si rallegr, lod

suo Dio, e le domand tutto; ed ella gli

sue concubine. In que' giorni egli venne nel paese di Selales ed uccise tutti
fugg per paura dell'uccisione,

cristiani
i

Saga Za-'ab
Mota-

ma

sna moglie Egzi' Haraya, la fecero prigioniera

soldati di

lam, e la condussero presso di


le
a'

lui.

Come

egli la vide, ne

die' molti

ornamenti, prepar l'ordinamento delle


si

ammir la bellezza, si rallegr seco stesso, nozze, e mand messi ai suoi governatori ed

suoi prefetti, affinch questi

raunassero per

le

nozze.

Come

ud ci, Egzi'

Haray preg Dio

di

salvarla dall'unione dell'infedele.

subito

venne Michele arcangelo,

e la port via

con la sna ala

luminosa dalla terra

di

Daraot

al

tempo

delle tre ore, e la


il

fece giungere nella terra di Zorar al

temjio delle nove ore n. Egzi'

Haraya

vi ritrova

marito (l'incontro per


riunisce con lui.

raccontato un po' diver-

samente da quello della redazione waldebbana), e


loro

si

Una

notte,

un angelo annuncia
della gioia

un

figlio,

che diverrebbe illustre per la sua santit. Nato questo

figlio,

a ricordo

provatane, gli pongono


Il

nome Fesha Syon.

racconto del sinassario ha con quello del d'Almeida assai pi strette relazioni che non con

quello della redazione waldebbana. Ecco la narrazione del d'Almeida. Sorse in que' tempi un tiranno

chiamato Mutalam, che ebbe per madre Asoldane,


sino al fiume

che regn nel Damot, Xava (flT 0,

Amahar
lag", ove

venne a

Gema (3Toq :), Zorar. Sagaza Ab

idolatra e distruttore delle chiese.

Avendo una volta

egli attaccato Salalgi,


in

fugge

inseguito da un cavaliere,

scampa rifugiandosi
al
re,

un

resta, custodito

da San Michele,

tre giorni.

Egzyerea
e

consegnata

che,

desiderandola per
idolo

moglie, fa preparar grandi


Malberedfi.
il

feste per sposarla

incoronarla regina dinanzi a un

chiamato

La donna
il

per, triste e dolente, pregava

Dio

di salvarla.

Giunto

il

d prefisso, che era

22 agosto, mentre conducevano Egzyerea nel tempio ove


cielo,

la corto reale l'attendeva, fattosi all'ime

provviso fosco

scoppia un terribile

uragano,
di l la

che uccide molti sacerdoti idolatri

rende

demente Mutolam; intanto, Michele toglie


Con Sagaza Ab. Generato
futura grandezza di
lui.
Il

donna

e la riporta in Zorar, ov'ella si riunisce

in quella notte

(22 agosto) un

figlio,

misteriosi sogni la avvertono della

bimbo, nato
il

il

30 dicembre, dopo tre giorni, parla di

Dio.
:

Decorso
X-i'-T 0-

il

tempo

della purificazione, battezzano

fanciullo ponendogli in

nome Fe9a Sion

(.MJ'I


raccont

128

le

come

1"

aveva rapita un angelo e come questo


il

aveva detto riguardo


riuniti.

al figlio.

Si rallegrarono e glorificarono

Signore, ohe

li

aveva

Dopo pochi
grarono
i

giorni, concep

sua

moglie,

partor questo

abuua santo:
del

si

ralle-

suoi

parenti

nel

d della sua nasi-ita, che fu al

24

mese

di tahsas,
li

fecero elemosine ai poveri, e


rallegrati
Yot.iannes.
il

chiamarono
sua

il

bambino Feshana Syon, perch


Il

aveva

Signore

con

la

nascita.

suo

nome

di battesimo, poi, fu Zar'a

Tre giorni dopo la sua nascita, egli benedisse


Id.
r,

il

Signore, e disse

Santo, santo,

santo

il

Signore vivente, immortale!


lor paese (-);

(').

Nel quarto anno da che era nato, sopravtristi

venne una carestia nel

ed erano

suo padre e sua madre, perch


di

non avevano nulla da elargire nel giorno della festa


fanciullo:
*

Michele. Disse la madre al

luco de' miei occhi, che

mi

diede

il

Signore per la preghiera di Mi-

chele, ecco! non ho che

fare per celebrare alla sua festa la sua


la

commemorazione

Mentre diceva
un orciuolo,

ci,

piangeva
era poca

madre sua;

ma

il

fanciullo indicava con la sua

mano
e,

in cui la

farina.

La sua madre,

invero, si sdegn contro di lui,


:

quando

egli

ebbe

infastidita,

prese

quel!' orciuolo
e,

come
la

egli

l'

ebbe toccato,

si

emp

di

farina e incominci a traboccare;


il

allorch

distribuirono, essa riemp

dodici sporte. Inoltre, quando egli tocc


F. 4,
r.

recipiente del burro, questo fu tanto che

riemp, in verit, tutti


ci (').
il

vasi della casa. Si allietarono e si stupirono quanti videro

fanciullo, giocondo

come

il

vino, e lotta

cui miracoli sono soavi


e

come

1"

incenso (^)!

far miracoli, invero, dopo molta

spirituale

dopo grande ascesi viene con-

cesso ai santi:
digi!

ma
egli

tu,

mentre
e

eri

fanciullo di quattro anni, fosti degno di far pro-

La tua preghiera
Dopo che
fu

la

potenza del tuo ausilio sieno con noi. Amen.


('),

alquanto cresciuto

lo

educarono nella dottrina, comp la

{')
(*)
(')

la nota

formula etiopica del


varianti,

trisatrio.

Con leggere

anche nel dWlmcida.


I
Ile,

Probabilmente derivazione da
l'rosa rimata.
Il

XVII, 10-16.

(*)
(')

racconto del d'Almeida

si

va qui notevolmente allontanando dal racconto waldcbbano.


le

T. H. cresce, molto imparando, e con digiuni e preghiere fortificandosi contro

tentazioni. (iunto

che egli

ai

diciotto anni, suo padre


:),

lo

invia,

per

avere gli

ordini

di

diacono,

presso
il

l'abuna

Kcrilos ("tq/V-n

essendo patriarca d'Aless.indria


il

Abba Benjamin. Ottenuto


jiarte di

l'intento,

santo torna

a casa; o durante

viaggio oggetto di vari miracoli da

san Michele. l'oco di poi, suo


cfr., p. e.,

padre cerca di dargli moglie per forza;


la vita di

ma

(circostanza comunissinia in queste vite di santi,


di

Macario

in

Dillmann,

Chreil. Aeth., p. 24) la sposa, por voler

Dio, muore di

poco. Fc^a Sion di poi va presso Kerilos, svelandogli gli abusi che erano in quella terra, ove face-

vano altra fede


prete e lo

nuove consuetudini, battezzando

fanciulli

prima

di circonciderli:

Kerilos lo fa

nomina suo
ai

vicario generale in tutto lo Xaoa. Tornato egli in patria, ai 12 agosto


le

muore
eredi-

Egiyerca, ed

10 dolio stesso mese Sagaza Ab. Fe^a Sion se ne sta sette anni godendo ed

tate ricchezze,

anche accadendo

ai

propri doveri religiosi.

san Michele e Cristo l'avvertono dell'alta missione


stesso gii

che

egli

Ma, dorante una caccia, apparsigli, chiamato a compiere, e nel tempo


torn.ito a casa, distribuisce ai
infinite con-

mutano

il

nome

in quello di

Takia llymnot; ond'egli,


e

poveri

suoi averi,

incomincia una vita nuova,

compie grandi miracoli seguiti da


recato,

versioni.

In Catita

(TlrT:!' :),

ove T. H., in seguito a notizie avuto nel Tigr, crasi


si

por

le

sue
i

preghiere l'albero adorato

sradica da

si,

Satana fugge svelando

suoi

ingann, risuscitando


lefjge

129

verso
l'

della chiesa e fu nominato diacono.

Quando giunse
il

adolescenza, fu eletto

prete; ed era potente per la sua voce e per


siastico di giorno e di notte,
e

suo operare, assiduo nel servizio ecclesu


di

compiva

il

suo ministero santamente; n

lui
Id.
v.

era

il

pensiero di questo mondo.


egli

Mentre

stava cos, sentirono la sua fama gli abitanti dei paesi lontani,
i

venivano per essere da lui benedetti, portavano


in

loro
i

ammalati,

questi guarivano

nome
il

del nostro Signore

Ges

Cristo. E,

vedendo

suoi miracoli, molti abbando-

navano

culto degl'idoli.

Raccontarongli inoltre come vi fossero idoli nella terra di Katta('). Quali vene-

ravano un albero,
sentendo,
far
il

quali

il

sole,

e quali

un fiume

(-)

fra

loro

eranvi

indovini.

Ci

santo abuna and nella terra di Katata, per istruirne gli abitanti e per
il

loro

abbandonare
e,

culto idolatra.

Quando

fu giunto

l,

prese a insegnar loro

il

culto del Signore:


vollero ucciderlo

allorch sentirono quel nuovo parlare, s'irritarono contro lui e


quel!'

Ma

abuna rimase fermo per

ricondurli alla fede della Trinit, F.

5, r.

veiitiqiiattro uomini, uccisi (iall'albcro nel cadere,

e altri quindici conterranei, vissuti a'

tempi d'Abra

Azba (Xa X-flCM CDAX"-nfh :), e, dopo morti, giacenti in luogo di grandi pene: episodio assai comune in queste leggende agiografiche, cfr., p. e., Guidi, Bemerkungen zum ersten Bande der
e
: =

syrischen
tissimi,

Ada Martyrum
i

et

Sanctorum,

ZDMG,

v.

XLVI,

p. 747. In

quel

d'i

T. H. battezza mol-

compresi anche

quindici ultimi risorti, che per, non appena avuto

il

sacro lavacro, nuo:

vamente muoiono. Nel

d seguente egli battezza

anche
:

il

principe di quella terra Darasgued (j^C


:

AllR

:),

cui pone

l'albero, fa

nome Baraina Christos (nAoni Yl^l+l 0, e la moglie di lui Acrocia (?) deluna chiosa in Enquedem, nel luogo di Jatuiber. In Catata T. H. sta tre anni. Nel deserto,
quaresime digiunando,
gli

ov'egli passa le

appare Dio, che, mentre


:),

gli

annuncia dover un giorno

col sorgere una chiesa per opera di Tadeos {if-^^f


nello Xaoa. T.

suo figlio spirituale, gli impone di andar

predicando

e convertendo,

demone tirannico
neir Oiragu
(?

crudele, nell'Ermaret {?
:

XrcX'"

va nello Xaoa, nell'Oifat (TJ^-^ :)> d'onde scaccia un terra dello Saw?), ove distrugge molti idoli,
:
,

(D^/\^
:

?),

in

Catal,

nella

terra di Bilat.

Quaranta giorni egli lotta invano per

convertirne gli abitanti

alla fine,

una voce

celeste gli annuncia che la conversione di quella terra

sarebbe avvenuta per opera del suo figlio spirituale Anoreos (probabilmente

rAr<i,(pfl
re

morato

al

18 di maskarram dal sinassario, celebre per la sua lotta contro

il

comme'Amda Syon, e la
:
,

vita del quale trovasi esposta nel ms.

43 d'Abbadie. Per Tadwos

v.

Basset, Ftuces, p. 10, e Esteves

Pereira,

Chr. de Susenyos,

p.
f.

38: la sua vita

contenuta nel ms. 177 d'Abbadie, e un inno in suo

onore nel ms. orient. 573,


Il

1884, British Museum).


si

sinassario anche qui

accosta pi alla redazione

di

Dabra Libanos che non a quella


e

VVald'-bba

T. H. cresce nello Spirito Santo e fa innumerevoli prodigi


il

miracoli. Quindi lo inviano,

perch riceva

grado

di diacono, presso

il

vescovo abb Grlos,

ai

giorni di abba BenySmi, patriarca

d'.Alessandria, al

tempo

del regno degli

Zague convertiti

alla fede.

Abba

(irlos preconizza la gran-

dezza di T. H., che, fatto diacono, torna in patria. Divenuto un giovine, ed essendo egli andato nel
deferto a caccia, gli compare Iddio sull'ala di San Michele, che l'avverte dell'alta missione che gli

riserbata e gli pone in


la

nome Takla Haymanot.


il

Il

santo allora distribuisce ai poveri


il

suoi averi,
in

abbandona
un
sol

sua casa;

e poscia,

nominato prete, predica

vangelo in tutto lo Swa, battezza

giorno 10000 anime, abbattendo

cnlto degli idoli, ecc.


:

(') (2) p.

Antica provincia dello Scioa, limitrofa, sembra, a Selales

v.

Perrnchon,

1.

e. Dillmanu,

1.

e.

Su questi
Soleillet,

culti

pagani in Etiopia,

nelle terre vicine veggansi, fra gli altri, Basset, Et.,

271;

Une exploration commerciale en thopie,

Paris, 1886, p. 211; Quatremrc, J/e-

moires, pag. 1.52-153, 155; Paulitschke, Ethnographie Nordest Afrikas:


Berlino, 1896, cap. 2; ecc

die geisliye Cultur ecc.,

Classb

di

scienze morali ecc.

Memorie

Voi. II, Serie 5*, parte 1*

17


e disse loro:

130

Che cosa adorate?

Essi gli dissero:


.

Noi adoriamo un grande albero


il

Ed

egli:

Di grazia inastratenielo

E,

quando giunse

santo,

urlc>

Satana, che

stava in mezzo
straniero

all'albero, e disse agli uomini:

Perch avete condotto un uomo che


il
il

beato e
Signore,
Id
I'.

mia legge? . Quelli, sentendolo, tornarono indietro per lapidare santo Takla Haymanot, e lo scacciarono via da loro: egli si scost, preg
alla
e.

compiuta

la

sua preghiera, disse:


Uesi Cristo
il

>i

Io

ti

ordino, o albero, di svellerti dalle


il

tue radici in
dicatosi

nome
al

di

>

(')

Sentendo

nome

di

Ges

Cristo, esso sra-

and

luogo ov" era

Santo

di

Dio, questo fattor di miracoli al pari degli


l'albero e scagliar pietre con le sue
di quell'uomo. Inoltre,

Apostoli: e subito videro gli uomini


radici,
il

camminar
1'

Satana urlare

al di

sopra di

esso fuggendo dal cospetto

santo Takla

Haymanot precedeva

albero, e questo lo seguiva, sinch ebbe uccise


:

trenta persone. L'abuna torment Satana, e questi fuggi


credettero e furono battezzati nel
loro di recidere quell'albero:
V- 6,
r.
il

quanti avevano ci veduto

nomo

del nostro Signore


lo tagliavano,

Ges
il

Cristo.

Egli ordin
di

e,

mentre
il

giunse

governatore

Katat,

quale, a tal vista,

si

sdegn contro

santo.

E, mentre l'albero veniva percosso, ne

verso l'abuna, salt via la corteccia, ed acciec gli occhi del governatore. Questi grid dicendo Cristo ti e lo preg di sanarlo. Egli fu clemente verso di lui, e lo tocc
:

sani
fece

"

e subito

e.sso

fu sanato.

Quelli,

poi,

che erano

morti

per
il

getto di pietra,
loro

li

risuscitare
li

in

nome

del

Signor
:

nostro

Ges

Cristo (ed

numero
molto

era di

trecento), e
rito

battezz tutti dicendo

In

nome

del Padre, del Figlio e dello Spi-

Santo-. Con quel legno costru

loro

una chiesa: rimase con loro


vivificatrice,

tempo

fortificandoli nella dottrina della religions

nella fede della Trinit, e vi

stette facendo molti miracoli.


Id. V.

Un' altra

volta venne

Motalam
Il

{-)

in

quel paese,

uccise molti
e
li

fil

di spada,

e fece ancora prigionieri.

santo, invero, and con

essi,

incoraggiava a soppor-

tare

il

maitirio.
di

Giunto nella terra


il

Damot, l'abuna Takla Haymanot trov un capo del paese,


('), e

tenne proposito con lui intorno alla religione. Entr nella religione della la soavit del suo parlare nel cuor di lui; ed egli lo ammaestr
cui

nome

era Qarara

Wedem

Trinit, lo distolse dal culto idolatra, lo battezz

in

nome

di

Cristo

lo

chiam

Cabra Wljd.

Inoltre,

istru molti

e converti

loro cuori alla fede del nostro Signore

Ges
F. 7,
r.

Cristo.

La sua

preghiera, la sua benedizione, e la soave forza della sua predi-

cazione sieno con noi.

Amen.
una donna mentre
egli,

Dopo

ci, lo

vide

tenendo

in

mano un

libro,

leggeva,

0) Un miracolo non molto


fra
i

aiffcrentc narrasi di abbtt

GarimS;

v.

Sapete, Viaggio e

missione

Boijos ecc.,

Roma, 1857,

p.

408.

recasi racconto del d'Alnicida. T. H., friunto nel Daraot facendovi prandi miracoli, il suo essere, e il nome della madre, lui svela a stolido: anni venticinque presso .Mutolami*, ^ da con il re Mutolam, risuscitare quanti .rano rima.sli uccisi nel d dell' urapano, e b.ittezza

C) Ecco
fa

il

lo sana,

cui pone

nome Kcva Sion,

altre 1029!'

p.Tsono. Hesta poi du.iici anni nel Pamot.

Il

sinassario, accen-

Damot. dice che T. H. per mnlti iriorni nato alle conversioni di indovini e di incantatori operate nel quelli che con lui stavano. In questo tratto lui e converti resistette a Mnt.ilSm?, perverso, sino a che invece alla waldebbana. accostasi e LibUnos, Dabra di redazione dalla
il

lenkcuSr
()

si

scosta

Poco appresso

chirtmato

Qafaia

Wedem.


e gli disse:

131

Che

ci

che
".

nella tua

mano?
^

Le

disse l'abuna:
forse
il

Questo

il

libro della legge del

mio Dio

Ed

ella:

Pi graude

tuo Dio del mio


le

Dio?

Subito arse
il

il

cuore di lui della

Hamma

della fede,
il

ed egli

disse:

Si!

maggiore

mio Dio, perch Egli ha creato


sua esistenza

tutto

mondo: Egli uccide


abuna.
lo

e vivifica,

impoverisce ed arrichisce; la
espose a
di

non ha

principio . Subito ella, andata,


1'

Motalame
e lo

tutto quello che le

aveva detto

Motalame ordin

tosto

farlo venire,

fecero stare al suo cospetto: egli

interrog sulla sua venuta


Id. v.

e su quelli

che con lui erano stati condotti schiavi, e gli chiese inoltre perch vili

pendesse gl'Iddii. Gli disse l'abuna:

Perch immondi sono

tuoi

Dei. Sentendo
Gli dis-

Motalame come
sero inoltre

egli

oltraggiava

suoi Dei, ordin con ira che lo legassero.

come

egli

avesse distolto Qafara


e,

"VVedem

dall'

adorare gl'Iddi; ed egli


s'

invero ordin di far venire costui,


di lui moltissimo.
li

quando esso
che
li

fu giunto presso di lui,

irrit

contro

E comand Motalame

mettessero entrambi in una corba, e

gettassero in un grande baratro, che chiamano


li

Tama

Gerar. Sei

soldati
li

li

porta-

rono via, e

precipitarono gi: ma, prima che essi arrivassero a terra,


e
si
li

sostenne
i

r angelo del Signore,


dati.

condusse presso Motalame, innanzi che tornassero


disse:
"

solli

Vedendoli, quegli
rilasciati sani
e

rattrist,

Avendo accettato

regali di corruzione,

hanno

salvi.

E nuovamente

comand a dodici uomini


i

di gettarli

F. 8, r.

come aveva
una corba,
rapi

detto prima, ed insieme con loro di gettare


li

sei soldati.

Posero tutti in

sigillarono con pelle bovina umida, e

li

scagliarono nel baratro.

Ma

li

r angelo
s'

del Signore,
l'

come prima,

li

pose dinanzi a Motalame. Questi, a


e ordin di

tal

vista,
e

irrit contro

abuna Takla Haymanot,

porgli
il

una corda

al collo,

d'appiccarlo a un albero. Mentre l'appiccavano, piegossi

legno e depose l'abuna:

ma

l'uomo che tirava

la

corda fu sbattuto

al suolo
i

mor.

E comand Motalame
Ed E preg nome del
.

che legassero l'abuna Takla Haymanot:


pregarono l'abuna di risuscitarlo.
essi dissero
:

ma

soldati commilitoni di quel ch'era morto


"

Ed

egli

disse loro:
:

Credete nel mio Dio? .


il

v.

S,

crediamo

Ed

egli disse loro

Portate subito

morto
:

l'abuna: terminata la sua preghiera, lo prese

per mano, e dissegli

In

Signor nostro Ges Cristo, sorgi!

. E,
:

sorto,
v'

quel morto

si

prostr
il

all'

abuna;

e quelli e

che erano l gridarono, e dissero


noi invero crediamo in Lui .
duto, e
li

"

Non

Dio fuor che

Dio di questo santo,

uccisero: quanto
g'

all'

Motalame ordin che uccidessero quanti avevano creabuna Takla Haymanot, poi, comand che lo legassero.
li

riun

Motalame
"^

indovini, e

consult sul
e

come

ei

dovesse fare. Dissero a lui


il

gl'indovini:

Comanda che radunino legna


uccideremo

accendano

fuoco: noi

entreremo

f. 9,

r.

nel fuoco prima, e costui, poi, v'entrer dopo di noi. Se egli vince, segui lui: se lo

vinciamo
al

noi, lo

Cos fecero. Entrati,


co' suoi,

g'

indovini scherzavano in mezzo


il

fuoco:

ma

l'abuna preg insieme


il

onde mostrasse
in

Signore

suoi prodigi,

e tosto, facendo

segno
"

della croce con l'acqua


il

nome
i

della

santa Trinit, fece


(').

aspersioni dicendo:

Sorga

Signore, e saranno dispersi


il

suoi nemici

Prima che
divennero

dalla

sua bocca

fosse

compiuto
e

dire,

g"

indovini

arsero,

bruciarono e

polvere.

Ma

quel beato

santo taumaturgo, predicatore

come

gli

antichi apostoli, sopin

portatore di martirio, compagno dei martiri, abuna Takla

Haymanot salmeggiava

(1)

Siilmi,

LXVIII,

1.

Cfr.

Numeri X,

3.5.


1(1.

132

Davide, o usci senza che vi


co'

V.

meizo

al

fuoco fiammeggiante, e cant dodici salmi di


lui

fosse iu
di
far

odor di fuoco.

tal

vista

Motalme credette

suoi soldati e
vinti
.

comand
gl'indoegli lo

festa,

dicendo:

Vinsero

gli attizzatori
.

del fuoco ('). furono

vini '.

Disse Motalam allabuna:

Battezzami nel nome del tuo Dio

Ed

nomo del Signor nostro Ges Cristo, costru molte cinese, e convert tutti gli abitanti del Dimot con l'aroma della sua dottrina. La sua preghiera e la sua benedizione siano con noi. Amen.
battezz nel

Mentre era questo abuna nei giorni


Fatan
(-).

di

digiuno nel deserto


(conviensi

che

chiamano Zeba
la

venne a

lui

il

Signoro
^

nostro

(es Cristo
te.

venerare

gloria
il

Kio.r. del suo regno),

e gli disse:

Salute a

mio

diletto!

D'or innanzi,

invero, sia

nome Takla Haymanot (') ecco, io t lio chiamato con un nomo nuovo, come ho chiamato Abramo mio amico (*). Ti costituir padre di molti ('); e, siccome per cagion del mio nome hai sotlerto. ti retribuir, in grazia del mio nome, grandemente nel mio io sar sempre regno. Ivi ora, invero, recati iu alt/e terre e prodicavi nel mio nome
tuo
:

teco '.

E
il

gli

di.-ise

il

sauto:

mio Signore,

sii

con

me ovunque

andr!

Gli

rispose
il

nostro Signore, e disse:

La mia pace

sia

teco! -.

R, ci detto, s'innalz

Signore con magnificenza.

M.

r.

And questo santo nella terra di Swa C'). e fortific con la sua dottrina gli abitanti di Katata. Dopo alquanti giorni, torn di nuovo nella terra di Damot. Mentre
vi

andava, sal sul monte che


l'altare,

si

chiama

\Vif5t,

e vi trov

un
del

altare

degli
in

Iddii:

demoli

uccise un dragone,
l,

e convert

gli

abitanti

paese
i

nome

del

Signor nostro. Part di


di
la.

giunse nella terra di Segag, e

vi estirp

sortilegi.

Part

giunse nuovamente nella terra di Damot, e ne trov gli abitanti fermi siccome

(')

Il

senso della jiaroLi


:

^rtst'l''*'
:

m'

incerto, e solo a titolo provvisorio ne


varius,

dfi

questa tra-

dazione:
inaciilis
^fl'V
:

t*UIt*M'

|-M"I^JLU
n,
il

ecc.

in

gYls sgniRca

variigatus, vcrsicolor. pnnctis vel


I^rtl>^fl

inlerstinctus
P^''l^'''
:
"

che. nel nostro passo, non darebbe senso soddisfacente.

:,<t^rt

" iirccus, ^'uttus aquariiis : " lii>mines viliorcs n,

pensando all'aralm J^'-^J.

''lie,
:

oltre

a
d.i

supel-

lettile "

pn<i sif;nificare

avevo daiiprima

trfidi.tto >--ri;l,>'1-V

"

iinmini

nulla ",

senso che mi pareva quadrar bene col contesto. In seguito, per, nel far lo spoglio del lessico titrray del compianto L. De Vito, trovai il verbo tipray t>.n<l>.n : 1) attizzii il fuoco; 2) <ri..fhprell>'> con
q. e.

stand

S(i|)ra
(l>-dl!
:

pensiero
<DV.V'
:

>.

Pensando a una
:

frase precedente

del

gndl (llX'inA
il

.Vl/lX-ilo
eli

nc,

y,^n''/^4.y>

Din.

tiOoy,

:).

mi

p.irso preferibile ad 'ttaro

primo senso
si

questo

verbo, tanto

]>iu

che l'aatorc del gadl era un tigray e che qui probabilnunte

ha da

fare

con un

detto o con an canto popolare.


(j

Da

cfr.

col liamir sil/

terra,

localit"?

redazione di Dabra LibSnos riferito assai prima.

Come s' visto, il mutamonlo di nome nella A questo punto, essa parla di una grande visione
il
i

avuta da T. H.

alla

mezzinottc del sabbato santo, dopo


ridi le

digiuno quaresimale. Egli riceve un cibo


di

soprannaturale che

gli

forze, affievolite durante

quaranta giorni

completa astinenza da

ogni vivanda, e l'ordine di recarsi neU'.Vmahara


(')

e di restar col sino

a nuovo comando.

Cfr. Cencsi,

XVII,

.5.

()
()

Genesi,

XVn,

.ve.

Di qu.sta andata dal Daniot


il

nello

8i
vi

dopo
accenna

la
il

conversione
senkessr:

di
u

M"talm

prima del
del

viaggio ncH'Anibarii tace

d'Almeida, mentre

Allora

prop.agi'i l'abito

monacismo

nella terra

ili

.Swa, e vi stette servendo Iddio con digiuni e preghiere


n.

senza numero,

vinche eccit all'emulazione gli altri monaci


La sua preghiera
Pens
giunse al lago di
e

133

loro,

aveva loro insegnato. Stette col alcuni giorni insegnando


miracoli: quindi torn nella terra di Swa,
e vi

mentre faceva molti


a'

stette

insegnando

suoi abitanti.

l'acuta forza della sua predicazione sieno con noi.

Amen.

inoltre di

prendere
(-),

il

giogo del monachismo


il

(').

And

nella terra di Angot, F.ll.r.


{^),

Hayq
il

presso

convento di Santo Stefano

capo dei diaconi,

protomartire, vi trov

santo abuna lyasns Mo'a, e discorse con lui intorno al mogli

nachismo,

lyasus Mo'a

disse:

Fermati
stato
di

qui,

lgliuol

mio,

alquanto;
stette con lui,

lo

rivest l'abuna

lyasus Mo'a dell'abito monacale. Takla

Haymanot
suo
inoltre

ser-

vendolo, uovo anni. Essendo

quindi

benedetto
Tlgray,
il

dal

maestro,
a

abuna abba

lyasus

Mo'a,
di

egli

pass

nella

terra
ivi

giunse
e

Dabra Dammo, Dabra


Id.

convento

abba Aragawi, ed

prese

cuculio

l'abito
i

monacale da

Dammo.
suo
il

Nella terra di Tigray egli fece molti monaci e fond

conventi, che innalora chiamansi col

zane sacrificio razionabile all'Agnello del Signore, e che sino

ad

nome poich egli fu il padi-e di lor nome in tutta l'Etiopia. Come


;

tutti

quei

vittoriosi

monaci, sparse

che
i

illustrarono

detto nel salmo:


",

suoi

rami

fin

nel mare, e sino nei fiumi


i

il

suo seme(*)
(^);

cos

sparse l'abuna

Takla Haymanot

suoi frutti

come cedro del Libano

poich questo abuna Takla

Haymanot

fu

gene-

(')
il

Altro episodio di grandissima importanza. Cos narra


di

il

d'Almeida. Lasciato Feija Sion e


sfa dieci anni servendo

Damot, T. H. va nell'Amahar, nel convento


i

Abba Michael, ove


Ma,
in segaito
il

umi-

lissimamente

frati e

facendo grandi esercizi

di

piet.

ad alcuni miracoli venendo


lo

venerato pi di quanto la sua umilt comportasse, ottiene che


vento, posto in un'isola del lago di
vento,

Signore

mandi

in

un altro con-

Dambe chiamata Haic


nell'isola, T.

(!).

Quivi accolto dal capo del con-

Abba

Jesus, cui Michele aveva gi svelata la volont di Dio, che egli desse a T. H. l'abito

monacale. Mentre dimora con grande divozione

H. da una straordinaria visione apprende

la futura grandezza sua e dell'ordine che avrebbe fondato.


di

Dopo
l'abito

dicci anni egli passa nel convento

Damo, ove abba Joanni gli d il cappello T. H. facendo miracoli come i nove santi:
(?),

(f>'n

:)

monacale. Dodici anni


di

sta

col

quindi,

per

volere
santi,

san Michele,
al

T. H.
di

va nel
Hainzan

deserto di Oallis

ove sta in digiuno 48 giorni con


?),

molti

poi

monastero

(cattiva scrittura europea per Bizan


sull'altra costa, d'onde,

e,

giunto in riva al
di

Mar
sete,

Rosso,
si

da san

Michele portato
quindi

risuscitato

un pellegrino morto

reca

a Gerusalemme,

presso
in

Abba Micael,

patriarca d'Alessandria,

e poi nel deserto di Sihot e

Asquetes,
de' quali

d'onde torna
il

Etiopia. Pervenutovi, fonda conventi nel Tigre e fa molti monaci,


lui risuscitato,

primo

pellegrino
poi,

da

cui pone

nome Brahaya Caguhu(?): torna


e,

altre

due volte a Gerusalemme,

essendogli dal patriarca ordinato di non andarvi pi,

ricevuta al

monte Dani

la

benedizione di

Abba
al

Ioanni,

si

ritira sul

monte Cantorar

(?)

ma, per volere

di Dio, parte di l e

giungo ancora

lago di Haic. Quivi d schema e cappello ad

Nel sinassario l'episodio

di

Abba Jesus. Abb lyasus Mo'a manca affalto. Esso


il

dice

soltanto che T.

II.

sul carro di Elia va nell'Amliara, ove per molto

tempo dimora presso abba Basalota Mik'el.


si

L'agiografia di Basalota Mika'l,


Br. Mus., viveva in

quale,

come

rileva dal

Gadla Aron,
collezione

ras. orient.

093,

f.

Mn,

Dabra Guai,
di

contenuta nel

ms. 129

della

d'Abbadie. Quella di

Yohanni
(2)
(*)

fu gi pubblicata dal Basset,

Vie d'Abba 'ohanni, Algeri, 1885.

Noto lago a E.
Intorno
a

Maqdal.
convento,

questo

gi ricchissiino,
ecc..
p.

v.,

per

il

periodo anteriore ad

Alimail ben
ecc.,

Ibrahim, Alvarez,
p.

Verdadeira informaco

71,

e,

pi ancora, Nerazzini,

La conquista

102-108.
(") (5)

Salmi,
Salmi,

LXXX, 11. XCU, 12.


rato di stirpo
K.l'J.r

134

numerosi come
le

gloriosa e gener

figli

illustri,

stelle del cielo ('),

la cui

luce

come
e di

il

sole,

la cui

purit

come una margherita. Dai


si

contini della

terra di

Uamot

Swa

iuo alla terra di Tgray

molliplicarono

suoi
il

lgli,

vennero nutriti dalla mensa del lor

padre Takla Haymanot, che seminava


(-).

grano,

che

la

dottrina del vecchio e del nuovo testamento

orazione ci salvino dalla morte dui peccato e dell'errore.


Stette
egli

La sua preghiera Amen.


del
il

e la sua

poi

nella
vi
si

terra

di

Tigray

e in

per

voler

Signore

torn

nella

terra di Swa.

Mentre

andava,

pervenne

Hayq, presso
dissegli

suo

maestro abbi

Ivasus
figliuol
(li
Ili

Mo'a.

Quando

trovarono
ti

insieme,

l'abuna

lyasus

Mo'a:

0
".

mio, che questo che

sta sulla testa e sul collo? dove l'hai trovato?


ci

espose

Takla

Haymanot come
terra
di

rendesse

perfetto
e gli

l'

ordinamento

monastico,

0.

come

l'avesse preso dal convento di

Dammo;
E
gli

raccont inoltre

come avesse

procreato

monaci

nella

Tigray.

disse

abba lyasus
.

Mo'a:

D a

me

pure come quello ch'io veggo, perocch ci buono


-

Disse a lui l'abuna Takla


o

Haymanot:

Come
.

posso

io

dartelo,

essendo tu

mio padre,
suo

abba?
".

Gli disse
egli ve
il

lyasus Mo'a:
lo

Perch tu

sei

mio

figlio,

per questo siimi padre


a

E.

come

ebbe costretto, diede abba Takla


('),

Haymanot

padre abba lyasus Mo'a

cuculio e r abito monacale

fm'ouo concordi fra di loro.

La

loro preghiera sia

con noi. Amen.

Dopo alquanti
F.13,r.

giorni dissegli l'abuna lyasus Mo'a:

Va
lo

nella

terra

di

Sna,

poich

nel volere di Dio che tu vada col.


part'i

Sentitolo,

salut
(');

l'abuna
di
l

Takla

Haymanot umilmente,

pervenne nella terra di AVaylaqa


(").

pass per

Mugar
gando;

(^)

sal'i

su di un gran monte, chiamato Qu'at


si

Bravi

un'ara

per

demoni, e Satana vi appariva. L'abuna vi


e

ferm alcuni giorni digiunando


di

e pre-

Satana invero, vedendo

il

dardo della preghiera

quel

santo

come

era

pronto a saettarlo, fuggi e and via dicendo:

Ahim! guai

me! dove andr lungi

da questo uomo?

Quando

l'ebbe udito, lo maled'i l'abuna, perch non tornasse pi

col in sempiterno.
Id. p.

Partito, l'abuna

Takla Haymanot and

in

Zem.i

("),

vi

ud di

un

incantatore,
esso era.

e lo interrog intorno al suo

modo
di

d'operare.
lui

L'incantatore gli disse


:

come

Ascoltatolo,

comand l'abuna
si

dare a

un cibo proibito

l'incantatore lo

mangi
ti

subito, e l'abuna invero

stup.

disse quegli allabuna:

".

Senti quel che

rac-

(1)

Genesi,
Il

XXVI.

()
(')

testo corrisponilentc g'fti in iirosa


" liiia tra.sinlia

riin.-ita.

L'a.skni, e

Je <ros

tiriis

ile

couro ordinario e vcmiellio; as quays lan^ados

A o pescovo se rcniatam

cm Ima

argolinha de ferro, on cobre, quc traz


ecc., p. 8.5.

em

li.i

correva, coni iiue

se cinfrem ". Tcilcz, Ifistoria


(*)
l'ili

da Klhiopin
fra

coninnt'inente Walaqil,

l'Amliara e lo Sawil, verso T'Abiiv.


cif.,

(^)

Antica provincia dello Scioa (l'crrnclion, op


I,

Dillmann, op. cit). a nord

di

<<iimiiri

(EstcTcs Pereira, Chr. dr Suienyox,


sinistra di questo fiume
()

p.

17 e 159), attigua all''Abny.

Ancor

<i<,'k

un adlucnto

di

chiamato Mu^'ar.
Chr. de Susenyos,
I,

Cfr. EstcTcs l'ereira,

p. 12.

f)

Probabilmente

il

distr.

ogpi detto di

Zuma

(forse

anticamente provincia), nel Mcrah Bte,

non molto lontano dalla sponda destra del fiome

ZcmmS

(jroi) 0, a E.SE di Darn.


conto.

135
"

ve nel

Un

d,

quegli che io adoro disse:


tiirura

io

Guazam
vesti:

('),

perch

giunger un
torr .

uomo, la cui
udendo,

sar tale, e tali saranno le sue


il

egli

mi

ti

Ci

l'abiina

Takla Haymanot lod

Signoro, battezz quell'indovino e io istru

nella fede del nostro Signore

Ges

Cristo.

La sua preghiera
il

sia con noi.

Amen.
negavano,
e in
F.i4,r.

Di
lo

l pass in

Gerarya

(-)

e giunse dove

governatore teneva l'assemblea. Quando


altri

videro,

disse/o:
:

Che

ci?. Alcuni dicevano esser un uomo,

ed altri dissero

Questi invero colui del quale


per volere di
Dio, sorse
il

udimmo

la

fama

in

Zema
Il

Mugar. E
poi,
lo

subito,

governatore e salut l'abuna:

questi,

benedisse e cognobbe nel suo spirito come egli sarebbe suo discepolo.

gover-

natore lo preg d'entrare nella sua casa: l'abuna vi pernott quella notte parlandogli
del giusto. Il governatore invero lo ascolt con allegrezza, gli chiese di restar presso
di
lui

divenne perfetto nella fede di Cristo.


giorno raccontarono all'abuna come vi fosse un

Un
col,

mago che indovinava,


e,

come
IJ.
r.

egli stesse sotto

un albero
:

sotto

una grande rupe. Sorse l'abuna,

quando giunse

grid dicendo

In

nome

del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, che sono


il

un

sol

Dio

Quando
la sua

l'ebbe udito,

seduttore, abbandonata la sua dimora, fugg.


stata

Noi vedemmo

dimora,

che

era

spogliata degli
gli

oggetti

di

ferro

di

bronzo con cui egli mangiava e beveva. Con


gli

utensili di ferro invero

avevano
il

fatto

uncini per appendervi la tenda alloch venne costruita la chiesa. Poscia

gover-

natore condusse l'abuna Takla


in

Haymanot
il

in

un gran dirupo
lo

e questi stette solo col

digiuno

in preghiere.

Ma

governatore
il

visitava,

perch

da

lui

era stato

generato nella fede; e l'abuna chiam

suo^nome Zamika'l.
incantatore

Altri miracoli durante

il

soggiorno in Gerarya. Saputo dell'arrivo dell'abuna, un


si

fugge, abbandonando la moglie, che

converte

al

cristianesimo.

Mentre

si

sta,

per ordine del


piii

governatore, tagliando un gran cedro, adorato dagli abitanti del luogo,


serpenti uccidendo
fa
il
i

erompono

di

trecento

soldati di lui.

Appare quindi un mostruoso dragone: ma, non appena l'abuna


le

segno della croce, esso perde


e

forze,

una donna

lo uccide.

Ne segue una
s.

conversione gene{^).

rale

l'abuna col legno del cedro costruisce una chiesa, dedicandola a


l'ufficio

Michele

si

Un'altra
:

volta.

Satana compare in chiesa durante


preghiera del santo
si

divino, sotto

forma

di fuoco in

modo spaventevole

la tranquillit e la

lo

fanno dissipare come fumo.


egli,
i

Essendo stato detto all'abuna


di

come

in

un luogo

adorassero

demoni,

insieme col governatore


:

Gerry, vi

reca, di-

strugge l'ara ad essi destinata e converte


zione, ridona la vista a

pagani che col dimoravano

al ritorno

da questa spedi-

un uomo, cieco da venticinque anni.

(1)

i-HOD

:,

forse per l^'i-r^o

:,

il

che mostrerebbe ancora non diffuso, quando questo testo fu

scritto, nel

Tigre l'uso delle lettere amharn.

Come

noto,

il

Guazm

celebre per

suoi stregoni

((VX

:),

indubbiamente avanzi dell'antica

idolatria.
cit.,

(2)

Antica provincia dello Scioa (Pcrruclion, op.

Dillniann, op.

cit.),

probabilmente ove

oggi sorge (ien'ar, a


(3)

SO

di

Dabra Libnos.
del

Secondo
:),

il

racconto

d'AImeida,

T. H. da
:

Haic va nell'Amahar;

giunto in Araba
(V..V, :)
,

(^ft..'?

e,

col suo discepolo

Azaya Sagahu (XtII.X

XPU-:),

salito

.<<ul

monto Oad

vi

uccide, in circostanze analoghe a quelle raccontate dalla rad. wald. pel dragone, un gran serpente,
e,

quindi, con l'acqua del vicino fiume So, battezza

il

re del luogo con altre 10000 persone, e fa

su quel

monte costruire una chiesa dedicata


il

ai

quattro evangelisti.

Questo episodio ha probabil-

mente relazione con quanto dice

Ludolf su

'I'.

H.


F.18,r.
il
il

i^r,

lo
<

Inoltre,

mentre partiva questo santo ahuna,


lo

seguirono molti nomini, ed anco

governatore govoruatoro
ligliuol

segu con
si

essi.

Dissegli l'abunu:
dissegli:

Torna

al

tuo

domicilio

-.

Ma
ti

vi

ritinto,

.Non

ti

lascer solo. Gli disse l'abuna: ritorna


o

mio, non bene


il

ciie

tu stia con

me:

casa

tua,

come

ho
.

detto.
1,1.
,,.

Dissegli

governatore:

-Sia
i

la

tua volont,
tigli,

padre mio!
.

benedicimi
nel

l'abuna, invero, benedisse lui od


ti

suoi

e gli

disse:
poi,

Colui
se ne

quale hai
gli

creduto

renda vaso di elezione

(') .

Quel governatore,

and come

aveva detto l'abuna.


Questo abuna Takla Hilymnut domand agli abitanti del paese se vi deserto, ove non abitasser uomini (-). (ili dissero: -Avvi un desorto che
fosso

un ha

non

uguale.

Disse loro

il

beato:
lo

Di grazia, mostratemelo. Andarono con lui: quane vi trov

d'egli vide quell'eremo,


1

ebbe caro,
lui
i

vicino grotto e
-

caverne

belle, bello,

acqua era lontana. Dissero a

suoi discepoli:
a'

Il

luogo in verit

ma ma

V.io.r

l'acqua

lontana
il

Disse l'abuna

suoi tigli:

Non

attristatevi invero per cagion

dell'acqua, che

nostro Dio potente, che serviamo, ce la dar . Quindi preg l'abuna

Takla HaymSnot dicendo:


tasti
la

mio

signore.

Dio degli Iddii, e re dei

re,

che ascol-

preghiera di Sansone, quand'egli ebbe sete e gli desti da bere in una mascella
('),

d'asino

e
i

quella del popolo


dodici
ti

d' Israele,

cui desti da bere facendo scaturire dodici

sorgenti per

accampamenti

di Giacobbe,
sei

tuo santo!
l'Iddio
-

{*)

dacci ora da bere, a imi


cos'i

tuoi servi che

ministriamo,

poich tu

nostro . Mentre

diceva,

senfi al di sopra della sua testa

una voce che diceva:


ti

Fu

ascoltata la tua preghiera.

(').

servo di
Ij
r.

Dio

benedici verso la rupe che


il

sta dinanzi, e sgorgher l'acqua


il

Tosto egli fece

segno della santa croce invocando

nome
di

di Cristo,

allora

si

screpol la rupe, e ne scorse acqua limpida e


Lidio questo abuna Takla
rallegrarono con
lui.

molto buona
e
i

gusto

(").

benedisse
si

Haymanot. dal nome soave;


stette
col,

suoi discepoli, invero,

Egli

mentre per cinque giorni digiunava,


frutti

ma

al

sabbato ed alla domenica gustava dei


Saf.-ina

degli alberi o dell'erba della


del
colle

campagna.
i

minaccia

di

far rotolaru

macigi'i

liall'allo

sulla

dimora del santo:

suoi

discepoli, atterrili, propnnttoiio d fug!;ire,

mi

l'abuna
di

li

incorassjia con citazioni bibliche. Mentre

poi con digiuni e

dn

pre<rbiere egli prega Iddio

svergognar l'inimico,

avvertito che presto

(I)
()

Atti,

K,

1.5.

Lasciato .\zaya Sagahn con quei

di

Zema, T. H., andato, per ordine


Cos'i
il

di

Hiu, nello Xaoa,


Il

vi

l'abito

monacale a

ib

(=

Vi) persone, fra cui un suo cugino.

d'Almeida.

sinassario

Msrqos, suo cugino, con Ini racconta che, lasciato Ba?alota Mika'l, T. H. va nello SwS: trovatovi
si

ritira nel deserto di


(')
(*)

Wagada, ove d

l'abito

monacale a sedici suoi discepoli.

Giudici,

XV, 1519.
0.

Ksodo, XV, 27. Esodo, XVII,


Trattasi d'una sorgente che zampilla ancor oggi a

(J ()

Dabra LibiSnos presso

la

tomba

di

T.

II.,

vie mi.steriose congiunta al Giordano. Le si attribuie che, v.'nrati8sima dagli Abissini, vuoisi per acqua e la terra medesima da cui essa sgorga venla sua scono virt f<-rapeuticlie sopranaturali: Nel Vi"!l!/io e minionr cattolica ecc., p. 470. gravi malattie iiiii nelle medicine gono usate come cima v' un piccol" parlasi del soggiorno e della morte di T. H sul monte Zecinala, alla cui

del Sapet>,

e delizioso laghetto, cinto

chiese

ma temo

siavi

da foltissimi e grossi alberi, in mezzo ai quali si trovano rovine d'antiche Abbo. confusione con Oabra Manfas Qedus o. come volgarmente { chiamato,


monaci,
diti
si

137

scampo
fuga.
nel deserto per isfuggire a" suoi sudgli

questi lo tenter sotto le spoglie di giovinetto. Satana infatti cos gli appare, lo saluta a rao' dei dice signore del paese e costretto a cercare
lo invita

che l'hanno abbandonato,

a seguirlo

in

un amenissimo luogo, ove

promette di
lamentarsi

fargli

da servo;

ma

la proghiera del santo lo


('),

pone

in

L'abuna quindi

lo

sente

delle ripetute sconftte sofferte

convoca

suoi discepoli, loro racconta l'avvenuto,

ed uniti ren-

dono lode a Dio. Mentre l'abuna dimora nel deserto,


e tre

leopardi sogliono venir ad accovacciarsi presso di


di essi

lui,

mangiar

la loro caccia a' suoi piedi.

Avendo due
fiere

rapito

il
i

cibo

all'altro,

l'abuna toglie

loro la preda di

bocca e

la

al terzo

leopardo. Rassicura quindi


i

suoi paurosi discepoli, dicendo

che nulla hanno da temere da quelle

servi di Dio.

Inoltre,

un

d fra gli
(-):

altri,

raccontarono all'abuna
loro la causa

suoi discepoli

come
lei,

si

fosse F.24,r.
essi ij.
v.

ammalata una monaca


gli dissero:
i^

egli chiese

della

malattia

di

ed

Quando
le

ella

and per attinger acqua, allora torn ammalata, n sap.

piamo che cosa


presso di

avvenne

Disse l'abuna
a
lui,
e,

beato,

taumatm-go:
vide
il

Fatela venir qui


e vide

me

La portarono

allorquando la

santo di Dio,

come
lui.

ella era

venuta meno, comand a quei che l'avevano portata


i

di lasciarla presso

Tosto egli prese a leggere

salmi di Davide, e poi


:

il

vangelo,

asperse

acqua

col segno della santa croce

dicendo

In

nome
le

del Padre, del Figlio e dello Spirito

Santo!

",

e ordin che la aspergessero.

Come

ebbero fatte delle aspersioni, apparve


Dissegli
.

F.25,r.

tremando colui che l'aveva fatta ammalare sotto l'aspetto d'un giovinetto.
l'abuna:

D'onde

vieni,

che hai

fatto,

che hai fatto ammalare l'ancella di Cristo?


:

Disse all'abuna quegli che l'aveva fatta ammalare


lare,

signor mio, non

posso para

perch m'abbandon la mia forza:

ma

la

tua santit

mi

costringe

parlare.
;

Ascolta, signor mio,

me

infelice

stavo in verit presso l'acqua, e dov'erano gli uomini


l'afferrai,

quando vidi la tua


cando
solse

figlia

mentre attingeva acqua, subito


lei.

sembrandomi che
mi

avrei avuto potere su di


il

Quando tu

facesti

il

segno della croce su di essa involei,

nome
le

di Cristo,
e

m'oppresse la forza del Suo nome, mi separ da

diste,
id. v.

come

cera,

m'avvilii e divenni tremante


.

come

tu

mi

vedi star dinanzi a

legato con
e

catene della tua preghiera


pii

Gli disse l'abuna:

Torna alla tua dimora,

non trasgredir

contro

servi di Cristo .
te,

disse ancora l'altro:

mio

signore,

ove poss'io andare lasciando

fiaccatore della forza dei prepotenti?


e

Ma
il

io in verit

mi

rifugio nella tua santit,

per esserti ministro

servo . Sentito

suo

parlare,

l'abuna conobbe come egli favellava secondo lo Spirito Santo, lo segn tre volte col

segno della santa croce; e usc


Allora r abuna lo battezz nel

lo

sgomento

di

lui,

l'abbandon
e

il

suo
Spirito

tremito.

nome

del Padre,

del

Figlio

dello

Santo,

e tosto ne splendette e ne divenne bella la faccia: lo sigill l'abuna con l'unguento


della fede, e gli pose

nome

Be.su e

Zaharayo

Kerstos.

Dopo alquanti
stette

giorni
i

lo

f'

monaco;

Besu'e Zaharayo Kerstos piacque al Signore, e

servendo

fratelli

F.26,r.

monaci per ordine del suo maestro, finch mor ed entr nella vita eterna per forza

(')

Cfr., fra

tanti esempi analoghi, Malan,

The

conflicts

of the Apostles,

p.

168-169.

(2)

L'episodio ne! racconto d'.41meida ha subito profonde alterazioni.

Trattasi infatti in esso


di

d'uno spirito maligno,

chiamato bahara Alcao,

clic,

entrato

nel

corpo d'un discepolo


battezzato

T. H.,
di

mentre questi col maestro passeggiava presso un lago, vien


Christos harayo,
e,

convertito,

col

nome

fattosi frate, alla

sua morto sale in cielo.


Voi. Il, Serio 5", parte 1'

Classe

di scienze

morali

ecc.

Memorie

18


del beato e diletto

138

sia

abuna Takla Haymanot. La benedizione della sua preghiera


sentita la sua fama, gli

con noi.

Amen.
uomini
elio

Quando ebbero

abitavano

lontane

regioni

monavenivano presso l'abuna Takla Hyraanot, dalle sue mani prendevauo il giogo del animo con digiuni e cismo, e stavano col santo abuna. servendo il lor Dio di buon
con preghiere molto diligentemente
(').

Allorch vide l'abuna Takla


il

Haymanot come
un
cenobio nel

U.

V.

eransi radunati presso lui molti che servivano

Signore,

fece

loro

deserto ov' erano, e costru una chiesa nel


disaero
i

nome
!

della nostra Signora Maria.

Di poi,
i

fratelli

al

padre loro

padre, ecco
;

vedi

come

si

sono

moltiplicati

discepoli per la tua santa preghiera

frutti, invero, degli alberi, che sono nel deserto,


fratelli.

vengono meno, n bastano


terra -.

al

sostentamento dei
>

Noi desideriamo coltivar la


tgli

Disse loro

il

lor venerabile padre:

Sta bene, o

miei:

ma

che ci sia

essi incominciacon timor di Dio -. Avendone ottenuto licenza dal sauto padre loro, ma essi animali, rono a seminare; n ci avveniva con l'aiuto di buoi o di altri

stessi coltivavano la terra

con le loro

mani,

non

aravi

alcuno

che mormorasse,

scelsero un di loro, poich tutti erano consenzienti nella concordia dello Spirito Santo,
F.27,r.

e lo preposero all'amministrazione degli

all'ari

del loro cenobio.

La

loro preghiera sia

con noi. Amen.


Sentite inoltre, o miei padri, e miei fratelli, e monaci! congiuntamente
delle donne, le quali stavano coi monaci:
in
i

eranvi

maschi uscivano nei campi e tornavano


e

casa promiscuamente con

esse.
;

Alla mensa non eravi divisione: maschi


ed anco nel
s'

femmine
il

insieme mangiavano in comunit


ciullo con la sua

medesimo
ella in pari

letto

dormivano, come
il

fan-

madre
la

quando

alzavano per la preghiera, se

maschio s'alzava
lui

prima, chiamava
zione, poich

donna alla preghiera, ed


pensieri terreni,

modo chiamava

alla ora-

non avevano

ma

sibbeue

pen.><ieri celestiali,

essendo itato

Id. V.

ricordanza, legato Satana dalla forza della preghiera di questo abuna beato, di bella Takla Haymanot; e li proteggeva nella purit il braccio del lor padre esimio

mara

(-)

nell'operare, taumaturgo.

La sua preghiera

la sua

benedizione siano con

noi.

Amen.

Mentre

erano nello stato degli angoli, venne l'angelo del Signore presso l'abuna
:

santo e venerabile, e dissegli

Scegli fra

tuoi discepoli dodici,

quali ammaestre-

ranno le anime, e mandali, divisamente, in dodici grandi provincie, affinch predichino coad esso e le convertano nel nome della Trinit; poich molti son coloro che non
noscono
F.28,r. la
il

nome

di

Dio

->.

Sentendo

il

venerabile

il

pariar dell'angelo, disse:

Sia fatta
li

volont del Signore!

Poscia, l'abuna

scelse

dodici uomini saggi e prudenti,

invi in dodici provincie, e disse loro:

tgli

miei, perch Dio v'ha prescelti affinch


verit,

insegniate
in

Suo nome a quo' popoli che non lo conoscono, voi in quelle provincie ove vi avr mandati lo Spirito Santo, stendete
il

pervenuti
del

la rete

Van-

(')

ginassario racconta che T.

H. da WagadJS

si

ritira in GeraryS, ove fa grandi

penitenze.

donne, che divengono suoi discepoli e monaci: essi abitano Presso contraggono familiarit fra loro, e uniti stanno alla in una sola casa, ma maschio e femmina non legato a* tempi di quel santo. tra preghiera ed alla comunione, poich .Satana ma gli Etiopi debbono averla ricevuta non gi parola bene il siriaco -JJO, )oo
lui si

radunano molti uomini

{)

Questa

d'Egitto, direttamente, ne' tempi pi antichi, bens pi tardi per mezzo de' cristiani
noto, spessissimo scrvivansi di quel vocabolo

quali,

come

{^j^.

;M

premettendolo

a'

nomi

dei santi.

gelo nel

139

la legge della fede,


il

mare

del

mondo, insegnate agli uomini

e guidateli nel
voi.

porto delia reden/.ioao.

Ed

ora,

andate, o

tigli

miei, e

Dio della pace sia con

Amen.

Essi invero, ricevuta la benedizione del giusto e beato


la

abuua abba Takla


della loro preghiera

Haymanot, andarono ciascuno per


pervenga a
noi.

sua via

(').

La benedizione

Amen.
mandato
fuori dall'amministratore del convengo,

Un

frate

('),

trova

una donna con

un suo

figlio dell'et

di due anni, avuto da U-i

dopo lunga

sterilit e
il

che Satana aveva reso

sordo-muto.

Avendoli egli condotti da Takla Haymanot, questi guarisce

bambino.

Mentre stava l'abuna Takla Haymanot nella sua


una voce dal
cielo la quale
il

cella,

in quel

di

venne a
te

lui

F.30,.

diceva:
cui

Salute

te,

uomo

di

Dio! verr a
(^): egli

un

uomo

di

stirpe di nobili,

nome

Abl, figlio di

Zb Daliar

di grande

lignaggio. Tu, invero, lo accoglierai nella giustizia,

perch egli

caro a

Dio. Dopo

alquanti giorni, venne Abl presso l'abuna, abba Takla Haymanot. I monaci lo tro-

varono mentre egli stava sulla porta dal convento, lo salutarono, e


circa la sua venuta;

lo

interrogarono

ed egli disse loro:

Voi,

invero,

parlate

di
e

me

all'abuna

".

Andati,
"

fratelli

no parlarono all'abuna, abba Takla Haymanot,

questi disse loro: F.31,r.

fatelo venire qui, presso di

me
e
i

poich aveva conosciuto per lo Spirito Santo essere


apparso. Giunse Abl dov'era l'abuna,
si

quegli pel quale lo Spirito Santo gli era


prostr e ne baci le

mani

piedi.

L'abuna, abba Takla Haymanot, interrog Abl


il

intorno alla sua venuta; e gli espose Abl tutto

suo animo,

siccome
il

era venuto

per

il

monacismo. Gli rispose l'abuna:


sei

Come

potrai sopportare

giogo del mona-

cismo? perocch tu
d'oro, che

persona di nobile stato. Potrai ripudiare

il

mondo

fregi

stanno sul tuo collo? lascerai forse le vesti onorate per coprirti di cenci o

altrimenti di pelle bovina?

Disse a lui Abl:


il

compiere tutto ci m'aiuter la u.


buono,
l'

y.

tua preghiera

Sentendo come
;

parlare

di
lo

lui

era

abuna

lo fece stare

insieme
prese
il il

co'

fratelli

dopo alquanti giorni


egli,

nomin monaco. Nel giorno

in cui
"

Abl

santo abito monacale,

entrato nella sua cella, disse al compagno:


notte
;

Fammi

piacere, o fratello, di
:

non costringermi a mangiare per questa

L'altro gli

disse

"

Fa

quello che vuoi

L' indomani, poi, fece


lo

ugualmente

e per la terza volta

ancora non volle mangiare. Andati,


e

raccontarono all'abuna abba Takla Haymanot;

questi chiam Abl suo

tglio,

dissegli:

figliuol

mio, renditi

simile

a"

tuoi

fratelli in tutto, desisti dalla

tua astinenza, e mangia al crepuscolo

co' tuoi

fratelli

Gli disse Abl:

Sta bene, o padre;

ma

d'or innanzi

il

mio cibo sar l'erba

del F.32,r.

deserto, e giuro che non guster pi vivande .

Conoscendo l'abuna com'egli era

inspi-

rato dallo Spirito Santo, lasci di consigliarlo.

E
il

stette

Abl

a'

piedi del suo maestro

combattendo un esimio combattimento

spirituale. Poscia disse

Abl

al

suo maestro:
mio,

Io

voglio migrare nel deserto. Gli


.

disse

suo

maestro:

Va,

o figliuol

dunque
(')

lo benedisse,

e lo

mand dove

egli

volle.

Andato, Abl

combatt con

L'origine di questo episodio evidente.

(2)

La

lettera t,

lia,

in
il

questo codice,

una forma abbastanza singolare, come

di

un y

alla

cui sinistra ftjsse aggiunto


(3)

tratto indicante la

mancanza

di vocale in

-l.

Non conosco
di
H-(1.V.C
=

il

significato di questo

nome, che nel noto inno a

re

'Anula Syon ha assunto

la

forma


digiuni

140

fu

con preghiere vagando per


-sino

deserti, sino a che gli

dato d'ascoltare

il

suono degli angeli del cielo, e

a che fece scaturire l'acqua con la sua preghiera.

Ed
Id. V.

il

suo cibo non fu pi sapido, da che egli ebbe preso l'angelico schema. Poscia

che ebbe combattuta una grande lotta spirituale, questo beato Abl emigr da questo

mondo, od entr nel regno

de'

cieli.

La sua preghiera venga a


i

noi.

Amen.

In seguito, radun l'abuna Takla Ilayuianot tutti


loro regole e disse loro:
si
>^

suoi discepoli, prese a dettar

miei discepoli, non con l'essere chiamati monaci che


;

entrer nel regno dei cieli


tgli

ma

sibbene ci soltanto avverr col ripudiare


in

il

mondo.

miei,

non siate cupidi di cibo o di vestimenta: cercate


(').
figli

prima

la giustizia
il

il

regno di Cristo, e tutto vi sar aggiunto


;

miei,

osservate
poi,
li

digiuno

e la pregliiera
F.33,r.

non mangiate cosa da cui esca sangue. Specialmente,


il

amatevi fra

di voi. Queste cose osservate:

vostro deposito

(-).

In quel giorno

esort molto,

citando tratti

dei libri
i

santi,

onde guardassero
*

le

loro

anime dalla cupidigia del


preghiera, o
li

mondo;
pace.

e gli dissero

discepoli suoi:
il

Ci aiuti la tua
.

padre

nostro,
la

affinch noi si sia vigilanti a fare

bene

Dopo

ci,

benedisse e diede loro

La sua

preghiera, e la sua benedizione sieno con noi.

Amen.
citt

Dopo che
redense

l'abuna ebbe predicato


lo

convertito,

molte
poich

d'anime umane
somigliava
agli

mentre

tormentavano

come
ci,

un

martire,
fu

egli

Apostoli nella predicazione.


dicare, intraprese
Id. V.

Dopo

quando

fiaccata la sua forza pel molto pre-

una grande lotta

spirituale, entr nella

sua

cella, ostru la
si

bocca
i

della caverna con pietre, e stette col sette anni, insino a che
piedi per
il

gonfiarono
e gli
si

suoi

molto dolore dello stare

in piedi, gli si sec

una pianta,

separ

dal corpo

{^).

Cristo visita Takla

Haymnot,
lo

e promette a lui le infinite gioie del Paradiso,


l'iiltro

come pur anco

promette

il

ciclo

a quanti

venereranno. Diccsi qui fra

che quel santo por quattro anni non

gustasse acqua.

F.3-l,r.

Quindi, per cagion del dolore, non pot


inaridita la sua carne
Matteo, VI, 33.
Cfr. 1

pii
I

emettere alcim suono, perch erasi


discepoli,

come

l'erba d'estate.

suoi

quando non sentirono

(>) ()

Timoteo, VI, 20; 2 Timoteo,


il

I,

12, 14. di Christos

P) Secondi
venuto
in

racconto del d'.Mmeida.


loilo,
il

poco dopo la conversione


a

harayo, essendo

Etiopia l'abuna

questi offer

T. H.

il

grado di vescovo e met dell'Etiopia:

offerta rifiutiita dal santo,

quale, scampato poi miracolosamente dalle armi di un fattucchiero, bat-

tezza molti dello Xaoa sino alla terra di Gueraria (lA.C.V ') Narratisi quindi alcuni suoi miracoli.

Divenuto vecchio, T. H.
altro

ritirasi

in

una casuccia, ove sta sempre


anni
T. H. dura

in piedi,

senza mangiare n bere

che on po' d'erbe e d'acqua alla domenici, finch


sette

gli s'imputridisce e in

cado un piede, che dai suoi

discepoli sepolto nella chiesa. Altri

tale

iienitenza,

dopo

di

che
e

gli
il

appare Cristo con grande gloria,


sno corpo, dopo

il

quale
|.er

gli

.innuncin prossima la fine

delle

sue

pene,

che

essere rimasto sepolto

cinquanfasette anni col, e franando quella casa, sarebbe


i

tra>portato in un grande convento, che nel luogo stesso


raunati allora
e
il
i

suoi

discepoli
loro

avribbero
il

eretto. T. H.,

discepoli,

annuncia

la

sua prossima

fine,

raccomanda

disprezzo del

mondo

reciproco amore, e indica

come suo successore Elsa. Quindi,


il

nella notte del 27 agosto, egli

muore in et di 103 anni e 4.5 giorni. Poco differisce dalla redazione waldcbbana
e

sinassario, ove per

manca ogni cenno ad

Elss',

dove

l'et di

T. H. di 99 anni, 10 mesi e IO giorni.


udirono la sua voce, gli dissero:
"

141

IJ.
v.

pi alcuna voce da parte del loro padre venerabile, gli parlarono per la finestra piangendo, e l'abima, sentita la voce de' suoi discepoli, rispose loro con tuvole voce. Allorch
padre, quando pi non
noi

abbiam potuto
il

sentire,

come
loro,

dianzi, suono
e gli

da presso
d'

te,

siamo

venuti

Chiam

venerabile uno di

comand

entrare.

Avendo

aperto, entr, e vedendo quel fratello


Il

come

egli

non avesse pi un piede, pianse d'un pianto amaro.


e

venerabile invero erasi seccato


eravi traccia
di

coamentato col luogo in cui egli

era; n su di

lui

carne,

si

distingueva ove erano le sue membra, poich la pelle erasi attaccata alle ossa. Allora

l'abuna gli ordin di prendere quel piede che erasi staccato, e d'andare verso
telli.

fra-

11

nome

di

quel frate era Elsa'e


lui.

('),

cui spett di doventar erede della sede di F.i5,r.


il

questo abuna, dopo di


egli

E avendo

preso

piede del suo padre, che erasi staccato,


i

and verso

fratelli

e lo

die loro. Ci vedendo

fratelli

monaci,
e

il

lor cuore

fu conturbato; ed essi piansero, lo riverirono tutti, portarono


sero,

una veste

ve lo invole

lo

misero in un marmo, e

lo

posero in un bel luogo.

La preghiera
e

la

benetutti
i

dizione di Takla
suoi seguaci.

Haymanot

sieno con suo tglio,

abuna Takla lyasus,

con

Amen.
il

Giunta presso

suo compimento la vita dell'abuna, torna ad apparirgli Gesi Cristo,

il
i

quale,
disce-

annunciatagli prossima la morte, e datagli licenza di domandargli qualsiasi grazia, benedice


poli di lui e ne promette la grandezza: quindi concede
il

kidaii all'abulia. E, poich questi


gli angeli,

ha paura
i

della

suprema

dipartita,
i

il

Signore

gli assicura

che a riceverlo verranno tutti

profeti,

gli apostoli e tutti

santi ecc. Vicino a morire,

Tabuna esorta
invadono

frati a salvar la loro

anima, e ad

amarsi vicendevolmente. Avendogli essi chiesto di sciogliere quanto era stato legato dalla voce di
lui,

ed avendo egli annuito, tosto


devastano
;

le fiere del deserto

le

piantagioni e

campi dei
fiere

frati,

e li

essendo essi allora ricorsi al santo, questi raduna presso di s quelle


definiti.

ed ordina

loro di

non uscir pi per l'avvenire dai luoghi per esse


a'

Le

fiere

obbediscono, e l'abuna

comanda
quindi
si

suoi discepoli di non molestarle, avendoli esse preceduti nell' .bitare que' deserti. L'autore

diffonde in lodi per Takla


e

Haymanot, paragonandolo

ai profeti,

agli apostoli, ai martiri,

ad Antonio, a Macario

ad Abramo.

Torniamo
lottare,

al racconto di

prima. Quando divenne debole per


e

la

molta pena del


sua

f.SS.w.

l'abuna
tutti

raun

fratelli,
il

die loro

Elsa'e,

affinch

fosse loro padre in

vece;

confermarono

dire del padre loro.

Quindi, allorch perdette le forze e tacque, l'abuna odor di un buon profumo.

Mentre

fratelli

lo

circondavano, egli stese

il

suo corpo

rese la sua

anima

in

mano
e F.39,r.

del suo Creatore, in pace.

E
i

subito sal la sua

anima

in cielo con

grande gloria

magnificenza, la ricevettero
nella

profeti, gli apostoli

e tutti gli angeli, e la introdussero

Gerusalemme
di

celeste con grande letizia della citt del


lui,

Gran Ke. Mentre

innal-

zavano l'anima
II

sentirono molti fra


lo

suoi discepoli

il

canto degli angeli.

suo corpo, poi,


in

involsero in un bel sudario. Io posero in un feretro nuovo,

e lo seppellirono

chiesa in grande onore con inni e con cantici. Allora vi furono


e lagrime.

molte grida, pianti, lamenti

Fu

sentita la

fama della sua morte

in ogni
v.

terra dell' Etiopia, e fuvvi gran pianto e dolore, perch era caduta la colonna preziosa, id.

che era stata piantata in mezzo

all'

Etiopia, ed era spai'ita nel cuor della terra,

come

(1)

Eliseo.

142

anche
i

suoi

padri.
i

solo

monaci piansero;

ma

magistrati e

principi, tutti

piccoli e

grandi, gli uomini e le donne, tulli invero piansero. Quelli che egli aveva

sua convertito con la sua predicazione, dapprima lo andavano percuotendo durante la conto ebbero in lo creduto, mentre egli li ammaestrava, ma, dopo che ebbero
vita,
al

pari del lor padre e

della

loro
Piii

madre, pc-ich

somigliava

la

sua predica/ione

quella dei nostri padri Apostoli.


K.40,r.

che durante la vita della sua carne, dopo la sua

morte specialmente

si

locuplet la sua grazia; da

mare a mare

si

moltiplicarono

suoi frutti, ogni mattino

aumentavano

e s'accrescevano quelli che erano generati per


de'

opera di
di
lui.

lui.

e
ci

per opera de' suoi discepoli e dei discepoli


separi egli da
se nella sua preghiera (').

suoi di.scepoli,

dopo

Non

o faccia della

sua felicit parlegger, chi la

tecipi noi. lo scrittore della sua

storia e chi la

fa

scrivere, chi

la

tradurr, e quei che la ascolteranno, in sempiterno.

Amen, amen.

Gloria al Padre, al Figlio ed allo Spirito Santo, che sono un sol Dio. Prodigi
e
Id.
V.

miracoli che fece

il

Signore per la

preghiera del

beato
il

abuna Takla Havmanot,


Sole di
giustizia,

stella prodigiosa che sorse dal nostro paese per seguire

nostra

quest'uomo, guida, che Ges Cristo, nostro Signore, a Lui gloria, a Lui che dilesse
in sempiterno.

Amen.
(-).

Miracolo primo
figlio

Tre giorni innanzi

la

morte del beato abuna Elsa'e, mor un

d'una sorella

di

questo santo, chiamato

Gabra Masqal, monaco


per seppellirlo;
il

diacono, di
fu ter-

prestante virt. Lo involsero nel lenzuolo funebre

ma, come

minata

la preghiera dei defunti, egli si


gli

mosse

ne aprirono
'

lenzuolo, e lo interroe

garono su quanto
F.n.r. sero presso
il

era avvenuto.

Ei disse loro:

Morii,

come mi vedete,

mi po-

Signore; e di l mi condussero nella parte assegnata all'abuna Takla Haymanot. Lo vidi co' miei occhi in una grande gloria inenarrabile: nulla v'ha che va, somigli al suo luogo, non il sole, non la folgore. Egli con me discorse, dicendo stia Filpos (>) venga Elsa'e, che fu costituito in mio luogo, e di ai miei discepoli
:
' :

al posto di

lui e

'.

E, fra

monaci, disse
in

il

nome

di ciascuno di quelli, che migreranno


il

all'altra vita,

ne indic,

ordine,

il

giorno. Cos'i disse


il

Signore della giustizia,

ed

io

risuscitai per raccontarvelo

Avendo compiuto
che
egli

suo messaggio, Gabra Masqal


detto.
I

mori.

Dopo

tre

mesi

si

comp'i

quello

aveva

discepoli

di

Takla
Filpos

U.

V.

Haymanot fecero invero come l'abuna aveva loro comandato,


padre
lo
al

costituirono
de' suoi
fino

posto

di Elsa'e: perfetto quegli era nella virt al pari

padri che

avevano preceduto. A' suoi tempi


mori
(')

venne alHizione e persecuzione,


noi.

a tanto che

egli

{^).

La sua benedizione pervenga a

Amen.

Prosa rimata.
L'episodio npuale audio nel racconto del d'Almeida, ove per
:

()

il

copino di T. H.

cliia-

mato Anida Mascal (Vtqay,


p)
Il
iiis.

oon<t>A
f.

:),

clic

muore

tre giorni

dopo T. H.

e tre mesi

prima

di Elsaa.

..rieiit.
:

728,

1.50a-109, contiene pli atti di questo

santo,
:

opq
il

a.<t^ri :, niil^ in

U1<J,:ni"V:ll-Vluoy.

A-V: d parenti cristiani, e vissuto

nuiiilXT

sotto

ret;no di 'Anidri S^un.


ltisset,

Vcggansi su

di lui le importanti notizie

contenute nella cronica abbreviala,

Jludes, p. 10.

La pubblicazione
(')

del

Gadla Filpos

e del

d'apportar notizie preziose alla storia d'

Gndla Anoriros, vivamente Etiopia nel secolo XIV.

desiderabile,

non nianclier

liuesto accenno alle persecuzioni del re

'Amda Syon manca

nel

d'.Mincida, ove

invece

si

parla dell' incremento

avuto dalla fede per opera di Filpos.


Dopo
di
lui,

143

ascetico.

fu nominato

abuna Hezqeyas, uomo

Gli apparve in

visione,
ossa,

notte,

l'abuna Takla Haymanot:


;

Giunse

il

tempo della traslazione delle mie


ci,

giusta la volont del mio Signore

e,

per cagione di

compi
.

il

suo volere, e traci,

sporta le mio ossa, onde tu consegua la

mia benedizione
;

Dopo

gli

scomparve.

L'abuna Hezqeyas radun molta gente


e

e presero
il

a trasportare le ossa del giusto

fecero festa in quel giorno


e

(').

Mentre portavano
angu.~;tia,

corpo dell'abuna Takla


si

Haymanot
ruppe un

F.)2,r

con laudi piede


;

cantici,

per la molta

schiacciarono un uomo, e gli

ma, quando

gli fecero toccare le ossa dell'abuna

Takla Haymanot, subito egli


introdotto la salma

guar, e quanti ci videro resero lode al Signore.

Quando ebbero
re,

dell'abuna Takla

Haymanot

nella santa chiesa, rovin quella cella.


il

Molti anni dopo, regnando


storia del beato

diletto a

Dio Yeshaq,

gli

piacque

ascoltar la

Takla Haymanot. Comand


;

egli che gli erigessero


di

una chiesa molto


trasportavano
v.

onorevolmente
il

(')

e,

dopoch ebbero terminato


si

costruirla,

mentre

corpo dell'abuna,

radunarono molti infermi. In quel giorno apparvero grandi pr- Udel santo.
per
cielo

digi al toccare della Narransi

tomba

le

miracolose guarigioni, avvenute in quel tempo


si

grazia

di

Takla Haymanot,
in

d'un paralitico, divenuto

curvo da non poter

piii

n veder

il

bere

un bicchiere, e

d'una vedova piena di mali.

Cos salvi l'abuna Takla

Haymanot

noi tutti, figli del battesimo, con lo scrittore F.43,w.

della sua storia, con chi la fece scrivere, coi lettori, con gli ascoltatori, in sempiterno.

Amen, amen. Divida


gadl benedetto
rati per
e

il

suo serto con l'abuna Takla lyasus, che fece scrivere questo
i

la storia del suo padre, con tutti

suoi discepoli, che furono gene-

mano
Takla

di lui e per la voce della sua bocca,

con tutti

pellegrini che redense

Cristo col sangue del


storia,
S3'on,

suo costato, in sempiterno.

Amen.
di

E, per

povero discepolo di

Abba Sjmu'l
Maryam.
il

me che scrissi questa Gadama Waldebba, ricori

datemi, e non dimenticatemi, insieme col mio padre Takla lyasus, e con
telli

miei

fra-

VA\,r.

Ptros,

Takla Selus, Pavvlos,

Sarsa

pellegrini, padri
il

miei, non

dimenticatemi, in sempiterno. Amen, amen. Per

corpo ed

sangue di Cristo, per


al

Maria nostra Signora, per

il

Calvario e

il

Golgota affidiamoci

nostro Dio, perch

Egli abbia di noi misericordia, in sempiterno.

Amen.

(')

Ci commemorato dal sinassario

ai

12 del mese di genbot

7 aprile. V. altres Basset,

ludes, p. 10.
(2)

Cfr.

Gatao(]ue de mss. Hh. de M. A. d'Abbadie, p. 122, ms. 108, n.

1.

PARTE SECONDA

NOTIZIE DEGLI SCAVI

C'i.ASSK DI

SCIENZE MOKALI fCC.

MkMOUII-:

\ .il.

Jl. Siri.'

"i',

liiUto'J"

NOTIZIE DEGLI HCAVI

GENNAIO
Regione XI
I.

1894.

(TRANSPADANA).
et

MASER

Tombe

di

romana scoperte nel


inviata per

territorio

del

comune.

Da una
lettura di
in

relazione del maggiore Giulio Bazetta,


al Ministero,

mezzo della R. Pre-

Novara
di

rilevasi che nel luglio scorso, eseguendosi alcuni sterri


si

un fondo

propriet

del cay. Mellerio,

rinvenne una tomba con alcuni vasi,

sparsi qua e l.
strie,

Presso

la

tomba

si

raccolsero

nn

bastoncino di vetro

colorato a

un pugnale Nel luogo

di ferro ed alcune monete.

stesso,

a m. 4 di profondit,
sei

il

giorno 15 del passato novembre torn

in luce un'altra

tomba, formata da
si

lastre di pietra,

lunga m. 1,05, larga m. 0,42, due


delle

alta

m. 0,55. Vi

rinvennero

cinque

patere

aretine,

quali

con ornati
di vetro

a rilievo nel labbro, e tutte poi con

marca

di fabbrica nell'intorno;

due ampolle
di

azzurro;

due

piccole
il

scuri di bronzo;

una bella lucerna pure

bronzo, intarsiata

di oro presso

becco, e con

manico formato da un

pipistrello, squisitamente
si

model-

lato e lavorato.

In un vaso di pietra oliare, pur contenuto nella tomba,

[trovarono

ossa cremate, in

mezzo

alle' quali

erano

una casseruola
di

di argento

con manico piatto

recante

il

bollo:

EPAPHRODI; un

braccialetto

argento,

della

forma

cos

detta

a vitigno;

un anello di argento, a spirale di quattro giri;

altro anello,

pure di ar-

gento, con cerchio d'oro che tratteneva una pietra calcedonia, finamente incisa;
fibula di argento,

una
di

ed infine tre monete di bronzo, una di Druso Giuniore,


vittoriato di argento.

due

Nerone. Si raccolse pure un

Questi notevoli oggetti saranno


modossola.

donati dal proprietario al Civico

Museo

di

Do-

Regione Vili (CISPADANA).


II.

CAORSO
e
il

Scavi nella Terramara Rovere.


14 chilom. circa ad
est

La terramara
via Emilia

della quale parlo situata nella bassa pianiira piacentina, fra la

Po,

di

Piacenza, nel

comune
>

di

Caorso,
"

un chilometro

mezzo dal capoluogo.

attraversata dalla via dotta della

Rovere

CAORSO

lungo
la

parte
di

REOIONK

Vili.

la quale corro

destra

della

Chiureuna, e per la sua postura


dalla
occidente.
Il

tino

a qui
le

Tultiiiia delle terremare dell' Kinilia

nome che

con-

viene quello di

lloverc di Cuoi'su.
nel

Da
nel

esatto informazioni avute risulta che fu scoperta


^

1865 costruendosi ap-

punto l'attuale strada

della Uovere

uia gli studiosi

ne ebbero soltanto notizia


alle
in

1877

(')

grazie

al

dotto

piacentino

conte
gli

Bernardo PallastroUi,
rinvenuti

cure del

quale siamo debitori

se si

couservaruno

oggetti allora

quell'antica

staziono e che, insieme col copioso materiale arclitologico


citt,

da

lui

legato alla propria


:

passarono al Museo Civico di Piacenza,


vasi e

(.ili

oggetti stessi sono

Fittili.

Tre
reci-

piccoli

un tubo che era

forse applicato a guisa di beccuccio a

un grande

piente.
lice,

ISroiiii.

Uno

spillone, quattro

lame

di coltelli

o pugualetti a foglia di sa-

una punta

di

lancia a cannone ed un'ascia ad alette.

Conosciuta la potenza fertilizzante del terreno artificiale esistente nel luogo indicato (e noto di passaggio
altra terramara)
,

che perfettamente identico a quello che compone ogni


nei

chi lo possedeva

giorni in cui
il

fu

scoperto vi fece estesi scavi


tratto

nell'interesse agricolo, sconvolgendo o distruggendo

compreso

fra le lettere

X'X"X"', della

tg.

8, tuttavia ne rimase ancora intatta tanta parte da potervi ese-

guire sistematiche esplorazioni con profitto degli studi palelnologici.

la fortuna di

intraprenderle tocc a me, pei mezzi accordatimi nel

lir>y2

e nello scorso

anno dal

Ministero della Pubblica Istruzione. dall'Amministrazione


di

della Cassa di Risparmio

Piacenza, e dalla Commissione della Biblioteca e

Museo Civico
furono
allora

della stessa citt,

per cui mi professo a tutti oltremodo grato.

Le mie primo
(tg. y.

indagini
7,

risalgono
fatti,

al

1891,

ma

semplici assaggi

num.

4,

.T,

8,

18)

pi che per altro, per assicurarmi della esistenza


dei
lavori agricoli
in

della stazione.

Il

luogo, a motivo

passato
le
(i,

ivi

compiuti,

mi

si

present poco

meno che uniformemente


nell'aprile

spianato: ad ogni

modo
3,

ricerche di detto anno,


9),

come

altre eseguitovi

del

1802

(tg.

num.

bastarono a pro-

vare che pur tale terramara, al pari delle altre, aveva in origine la forma di monticello,

di

cui

rimaneva ancora intatta


di

la

base.

Assicurato della esistenza


del

una vera e propria

terramara, allorch nell'estate

1892
i

intrapresi gli scavi coi mezzi dei quali ho fatto cenno, fu

mia cura

di cer-

carne

limiti,

seguendo

il

metodo appreso dal

prof.

Pigorini

assistendo ogni anno

agli studi da lui compiuti sulla terramara Castellazzo di Fontanellato nel Parmense.

Con

tale

intendimento
nel

eseguii

una trivellazione

(tg.

i},

num.

'u),

200 metri

circa

a sud della strada,


siffatta trivellazione,

podere della signora Frodesvinda Carrara ved. Boriani. Con


altre

come con

due pi a nord (28, 29), non cstrassi che

ter-

reno naturale, segno certo che la stazione non giungeva fino ai punti indicati. Per con-

(')

Bull, di pnltln., IH,


ilal

)).iK.

-11.
j;li

Qui peri

);iov lU'tiirc elio


gli

il

l'all.iiitrclli

la cliiani ttT-

ratnara di rnli);n&n<>

fatto

clic

optietti in essa raccolti


al

furono

ilun.iti

lai

rev. ilon

Gae-

tano Morandi parroco allora n l'olipnano,


dott.

quale

poi,

come

in

jiarticolar incido gli

epregi sigg,

Francesco Ferrari

di

Polignano

e dott.

Riccardo Pedrini di Cortcmaggiore. mi compiaccio addi-

nioKtrare la

mia vira riconoscenta per

tutte quelle notizie

che gentilmente mi vollero favorire.

REOIONE

Vili.


i)

CAORSO

trarlo colla trivellazione

26 incontrai un terreno
sopra
silfatti

che

accennava

al

riempimento di

una

fossa

(').

FoDdamloiiii

indizi

intrapresi

uno scavo di m.
attendeva,
si

10X4
il

(fg. 3,

num. 27) onde mettere

iu chiaro se ivi,

come

io

mi

trovasse

limite meridionale della stazione.

Levato
dit di

il

terreno coltivahile,
circa,

un altro ben distinto se ne present alla profondubbio


di

un metro
il

di

tinte diverse e senza

trasporto.

Esso per altro

non formava
iu

piano inferiore della trincea per tutta la sua lungliezza,

ma

di

mano

mano che

lo

scavo discendeva andava gradatamente restringendosi a sud, ove ap-

pariva invece un' argilla sabbiosa giallognola pura ed in posto. Arrivato alla prof, di

m. 2.80 mi

arrestai,

ripulito
il

colla

maggior cura

il

lato occidentale dello scavo,


la quale

vidi che io aveva toccato

margine esterno della fossa


(tig.

lambiva

la stazione

a sud, come dimostra l'esatta sezione che ne presento

1) eseguita sulla lincia 0. P.

li'll

aiiiiimiBiii

:k

.iiiiiii],:!,iiiMun.;,.r:,i|

:i.:!...<ia',..

,.;iI',.;i,Him,

ii.

iif.ji.ji.

Fir;.

1.

della

fig.

(-).

Restava per di determinare anche

il

margine interno dello stesso

lato

della fossa, e ci ottenni ben presto colle trivellazioni

25
le

26.
il

Posto

in

chiaro

il

fatto
le

cui ho accennato,

rivolsi
e

mie indagini a cercare

lato orientale.

Gi per

trivellazioni

22

23

per alcuni assaggi (num. 15 e 16)

eseguiti presso la strada

aveva notato gl'indizi


e

della fossa che ivi continuava, e a


in

provarlo apersi lo scavo 12

12'

di

m. 18X5, tracciato
altres'i

modo che non

solo

met-

tesse allo scoperto la fossa ad est,


esistita,

ma

a nord,
i

se pure da quella parte fosse

com'era da credere. Inoltre nel punto in cui


retto,

due

tratti dello scavo

formano

un angolo

se le

mie

previsioni erano fondato, avrei dovuto tagliare la stazione

nell'interno, o in altri termini

incontrare

il

terreno
il

artificiale,

composto dei

rifiuti

delle abitazioni e al quale


Il

si

d in proprio

nome

di terramara.

risultato che ne ebbi

non poteva riuscire pi soddisfacente. Ai due


distinti
il

capi, cio

ad

est a nord,

apparvero

ben

margine

interno

della fossa,

l'argine che

(')

questi primi assaggi e a parecchi altri presiedette

il

.sig.

in?.

Francesco Tapuzzi. erede

ed ainniinistrafore delle propriet Boriani. .Mrugregio ingegnere, all'esimia signora rredesvitida Carrara ved. Boriani,
agli Ospizi Civili di Piacenza
i

e al sig.

Giuseppe Bassini,

nuali permisero di

intraprendere scavi nelle loro propriet,

miei sinceri ringraziamenti..


di
1

() Questa prima sezione

e la

seconda che segue sono sulla scala

cent, por metro.

CAORSO

lato della

<)

declive,

REOIONE

Vili.

luugo

il

fossa

scendeva con dolco

mentre aveva quello interno


di

verticale, ap]ii);,'triandobi al contiatrorte di cui pure a

Rovere

Caorso riuiangono

segni non dubbi

esso fa riscontro alla costruzione simile osservata gi dal prof Pi-

gorini nelle due terreniare parmensi Castione dei Marchesi e Castellazzo di Fontanellato
(').

Laddove

poi nell'interno
di
rifiuti

due

tratti dello

scavo

si

congiungono ad angolo retto


nel quale restavano
i

trovai

l'ammasso

che

si

adagiava

sul suolo vergine,


(-).

testimoni sicuri della jialatitta che reggeva le abitazioni


altro non era giunto a scoprire cos a nord,

Col lavoro eseguito per

come ad

est, il

limite esterno della fossa,

e a completare l'opera, che riusc felicemente, servirono le

due trincee 13 e 14
rilevare, sulla linea
;

(*).

Terminata questa parte del lavoro, posi ogni cura nel


la sezione di
(fig.

R,

quanto

si

notava sul lato

occideutale

dello scavo

nel

presentarla

2) ho fede di
ossenrati.

far cosa

gradita al lettore e provargli

all'evidenza l'esattezza dei

fatti

KiG.

2.

In tale sezione abbiamo pertanto

seguenti terreni:

a-f) terreno arabile dello spessore di cm. 20;


c-d) strato archeologico o terramara delio spessore di stazione
;

m. 1,50: interno

della

d-e) terriccio scuro per

una larghezza

di

m. 1,50: tracce del contrafforte:

e-f-rj) argilla giallognola scura dell'argine;

della fossa; f-g) terreno di riempimento

I-m) suolo vergine colle punte delia palafitta.

(')

Terramara

in

Caslione dei

./arciesi, istr.

dagli Atti d. Acc. dei Lincei 1883, pag. 25;


5.

Terramara Cartellano
()

di Fontanrlloto,

cstr. dalle
si

Notizie degli Scavi 1892, pag.


i

Ijuanto fu osservato nel punto ove a


ci
clic
si
il

congiunpono ad angolo retto

due

tratti dello

scavo
fig.

corrisponde esattamente

rinvenne cogli scavi 7-8-10-1

1-1 8-10.2'>-21

e 21

della

3.

Ad

alcuni di questi scavi assistette

chiarissimo conte cav. Lodovico Marazzani benemerito riordi-

natore del Musco Civico piacentino.


(1)

Pei
le

fatti esposti

rimasero pienamente convinte


cio
i

le cg^regie

persone

le quali visitarono

il

luogo

durante
di

mie

ricerche,

sigg. prof, coinm. Luigi l'ig'irini direttore del

Museo

Prci.'stnrico

Roma,

rag. Lagorio sindaco di Caorso, prof. cav.

bonora K. ispettore degli

scavi,

prof cav. Hri-

gtdini preside del R. Istituto Tecnico piacentino, professori Alfredo Ferrari e Ascr Poli dello stesso
Istituto, cunte avv.

Alessandro Morandi

ispclture della Hiblinteca e


I!.

Museo

Civico, conte (iuscppc

Nosalli Rocca e arciprete Gaetano Tononi della

deputazione

di .Storia Patria.

REGIONE

Vili.

7
lati

CAORSO

Gli scavi dei quali ho parlato sin qui condussero, come ognun vede, a detorminare tre
soli

della stazione,

cio
di

ronent.ale,
oriente,

il

settentrionale e
rivolsi le

il

meridionale.

Kestava aucoia da trovare quello


ticate nello scorso luglio.

e a corcarlo

esplorazioni pra-

Partendo dai dati


si

raccolti, e assicuratomi

colle trivellazioni

aob

(fig.

3) che in a

aveva

il

terreno naturale

come

nei casi precedenti, e in h per contrario quello di

trasporto da cui riempita la fossa, tracciai lo scavo 1 di

m. l.^)X4.

Il risultato

avu-

tone fu questo, che in a misi allo scoperto la sponda esterna occidentale della fossa,

mentre dalla parto opposta


golo che
ivi
il

{h)

rinvenni non solo

il

margine interno,

ma

altres l'an-

lato occidentale

forma con quello

di nord.

nei

due

lati

maggiori

dello scavo

si

not con ogni chiarezza l'inclinazione della

fossa che anche

ad ovest

manteneva

la

larghezza
il

la profondit osservate negli altri punti (').

provare poi

sempre meglio che

lato della

fossa

rinvenuto

collo

scavo

si

congiungeva con

quello di settentrione,
col

giov mirabilmente l'altro, aperto a breve distanza e segnato


di discorrere partitamente

num.

2,

del quale tralascio

per non cadere in troppo

frequenti ripetizioni.

Dopo quanto sono venuto esponendo


dagini
di
si

gli

chiaro che anche senza ulteriori in-

poteva rilevare intera la figura che in pianta disegna la terramara Rovere

Caorso, e determinare esattamente le dimensioni tanto dell'area interna occupata

dalle abitazioni,
la

quanto
per
e

della fossa
altro

e dell'argine

col

rispettivo
fino

contrafforte
lo

che la
i

circondano.

Volli

continuare nelle ricerche

a che

permisero

mezzi concedutimi,

proseguii

nello studio del limite occidentale collo scavo 17 e


Il risultato

con una numerosa serie di trivellazioni sulle linee d-e-f,(j-h,i-l,m-n.


di stabilire esattamente
la

fu

lunghezza del limite stesso,


le

di provare che in ogni suo

punto, scendendo da nord a sud, aveva


e che al

stesse particolarit osservate collo scavo 1

termine formava un angolo acuto col lato meridionale.

sono questi sol-

tanto

frutti degli

ultimi lavori. Vidi inoltre che sul punto indicato


e
il

si

congiungevano
che
sul

esattamente l'argine

contrafforte
al

dei lati occidentale e meridionale, e


e nella direzione

margine esterno della fossa,


si

vertice dell'angolo

di sud-ovest, si
si

apre un canale della stessa larghezza della fossa. Evidentemente


dal
prof.

ha

ivi,

come
,

gi fu notato

Pigorini

nella terramara Castellazzo

di Fontanellato {-)
fossa.

il

canale d'immissione o incile per cui traevasi l'acqua che allagava la

il

fatto

tanto pi certo in quanto

il

detto canale

si

dirige a

monte del
(').

torrentello Chia-

venna, unico corso d'acqua naturale e perenne del luogo


di

La presenza

del canale

iminissione induce
il

erodere

che in qualche altro dei punti della fossa vi fosse

anche
che
io

canale di scarico delle acque,

ma

per indagarlo occorrono speciali ricerche

non ho avuto ancora modo di eseguire.

(')

Testimoni
il

del

fallo

fiir'oi"

il

compianto
Istituto
5.

prof.

cav. Aiil'Hiio

lioiii.ra

K".

ispettore degli

Scavi, e
(2)
(')

prof. Alfredo Ferrari del


cit.

l.

Tocnico

ili

Piaicnza.

Terram. Castellazzo

pag.

La Chiavenna oggi
che
in

si
si

trova alla distanza di

m. 400 circa a sud-ovest della stazione,

ma

probabile

antico vi

acc"stasse maggiormente

CA0K80

mie
(lig. 3).

KKDIONB

Vili.

In base ai fatti positivi osservati collo

esplorazioni, che oso dire accuratis-

sime, ho disegnato la pianta che prosento ai lettori


estesa complessivamente
tazioni misura soltanto

Essa

ci

mostra una stazione

por raq. 20<M0.

della quale per^ l'area dei-tinata alle abi-

mq. 12870:

la fossa,

come

Tarf^ine e

il

contratTorte.

manten-

gono ciascuno

in ogni

punto uguali dimensioni, cio

la fossa, al pari del

canale d'im-

missione, profonda

m.

l.M dall'antico
di

piano di campatrna
contrafforte largo m.

con

ima larghezza di

m. lo,

l'aririno

ha una base

m.

^, e

il

l..'>ii.

Per chi amasse

che l'orientale di poi di conoscere la lunghezza dei singoli lati della stazione, dir settentrionale di ed il di m. 135 meridionale il l'occidentale di m. 170,

m.

1.50,

m. 130

(").

Ma

ci<S

che pi importa di notare

si

che pure

la

terramara Royere

di

(') T,e

foMa

e iella

lolla larL'hozza Iella vario misuro ritatc. fia il-lla liindiozza di opii iiiijolo lato, sia fatto pia dal baso delParirinc, nono <lvMbili por .'. Ci si aroonla mlle osservazioni

prof. rie.rini al Tastcllazzo di

Fontanellato,
i

avvalora la opinione da

lui

manifestata (Ttfrram.

Canlellazso nX. paR.

('

k\v cio

tirr.imnriooli avpssoro nn.i

unit di misuri.

REGIONE

VII.

fatto,
i

MASSA E COZZILE

Caoiso ha forma di trapezio,


leli.

che

suoi Iati di oriente e di occidente sono paral-

Abbiamo

in

ci
('),

una nuova conferma del


che
le

dimostrato anche
caratteri essenziali

recentemente
delle
citt

dal prof. Pigorini


degl'Italici,

terremare presentano

quelli cio della

quadratura

della orientazione.
i

Cogli scavi praticati nell'interno rinvenni avanzi organici ed altri industriali,


quali tutti trovano
riscontro
in
cil^

che ordinariamente esce dallo terremare. Negli


il

avanzi organici, che furono ossa di animali,


di esaminarli,
vi riconobbe
il

prof. Strobel,

il

quale ebbe
la

la cortesia
il

cavallo,

il

porco {sus palusiris),

capra e

bue

(hos brachjceros). Gli oggetti lavorati dall'uomo sono di terra, di corno cervino, di

bronzo e di pietra, cio:


tre piccoli

FiltiU. Sette fusaiuole, quattro dui creduti pesi da telaio,

vasi e moltissimi

frammenti di stoviglie

fra

cornute.

ora,

cui

le

Corno di cervo. Alcuni punteruoli.


tre

caratteristiche anse
spilloni,
di

Broazo.

Due
Pietra.

uno frammentato,

lame

di coltello a foglia di salice.

onde

cui

Una

cote.

Ed
i

nel chiudere la

mia

relazione,
il

mi anima
loro

la fiducia
io

che pure in avvenire


possa proseguire
le

miei concittadini

vorranno

mantenermi
della

aiuto,

iniziate esplorazioni

paletnologiche

provincia

piacentina,

dalle quali, oltre al


il

vantaggio che pu averne la scienza, riceve notevole incremento

Civico Museo.

L. Scotti.

Regione VII (ETRURL).


III.

MASSA E COZZILE
sulle

Tombe antiche scoperte a Monte a


gli

Colle.
e

oriente del poggio,

cui pendici sorgono


livello

ameni paeselli
altro

di

Massa

Cozzile, si eleva, a 4.57 metri

sul

del mare,

un

monte,

conosciuto e

segnato nella carta dello Stato Maggiore col


proprietario di

nome
alla

di

Monte a
di esso,

Colle. Giovanni Mucci,

un piccolo podere situato presso un punto

cima

stava nel maggio

189U

scassando

il

terreno,

che scende con pendio ripido verso occidente, per ridurlo a coldiscosto dalla casetta circa

tivazione, in

un centinaio

di metri,

allorquando

s'abbatt in una pietra arenaria (serena) piantata ritta, in terra, a guisa di pilastro
assai iiTcgolare
e

scabro,

alto

circa

un metro

mezzo
di

dello

spessore

medio

di

4U centimetri. Rimossa
strato di carboni,

la pietra,

a circa 3 metri

profondit, riconobbe un denso

in cui eran

mischiati frammenti di vasi, e da un canto un vasetil

settino di terra rossa intero, che

Mucci

raccolse,

ma

che poi and perduto.


il

Seguitando

in

quell'anno e nel successivo a scassare

terreno, gli

avvenne spes-

sissimo d'incontrare cumuli di sassi irregolari, che sovrastavano a fosse di forma rettangolare, della larghezza

media

di

m.

1,.50

della lunghezza di m. 3,50.

Pare che

complessivamente
carboni pi o

il

numero

di cotesto fosse sia stato di sedici.

tutte contenevano

meno decomposti, qualche


pii

volta misti a frantumi di stoviglie.


nel

Ma

la scoperta

notevole
di

occorse

maggio 1891.

Tn una di quelle tali

fosse giaceva

una specie

vaso a foggia di

campana

capovolto, contenente un altro

(')

Terram. Castellazzo
di scienze

cit.

imtr,

1.

Classe

morm.i

ecc.

Memorie

Voi. II, Serie

T)",

parie 2'

MASSA E COZZILE

".0

REGIONE

VII.

vaso coperto da una ciotola, nel quale orano ossa combuste. Disi^raziatamente

il

vaso

a campana fu distrutto, e non potei vederne che un piccolo frammento, d'argilla rossa,

abbastanza depurata, appartenente


cima, vale a dire al pieile
evidente che
il

alla

estremit

del vaso che veniva a trovarsi in


di

rovesciato.

Dalla struttura
le

questo frammento

risulta

vaso tiniva a punta, come

anfore

romane. Io credo

pertanto

che

esso vaso fosse

una i^rande

anfora,

la

quale, sejjata in

mezzo

al ventre,

sarebbe stata

usata con l'apertura volta in gi, secondo una consuetudine frequentissima ne' tempi

romani.

Ma

non escludo che


il

si tratti

d'un vaso fatto apposta

cos'i

per l'uso sepolcrale:


laterali,

perch, secondo

Mucci.

esso

era

munito

di

due

anse o manubri

che

non combinerebbero propriamente con

l'ipotesi d'un'anfora segata;

essendoch la por-

zione segata avrebbe dovuto restare sprovvista di manichi. Checch sia di ci, anche
il

frammento

di

un'ansa, che lui fu fatto vedere, cosi por la

qualit.'i

dell'argilla

come

per la forma scanalata, corrisponde iu ogni caso a quello proprie delle liguline di et

romana.
Sotto di quella specie di
rico
e
si

campana

si

rinvenne un ossuario col ventre quasi sfe-

la

bocca rientrante,

fornito di

un grosso labbro, ora rotto iu cinque pezzi,


(alto

ma
(').

che

pu ricomporre quasi interamente


il

m. 0,21

maggior diametro 0,23)

Considerato diligentemente
fetta regolarit di

vaso, misurato esattamente l'orificio, constatata la per-

esso e del ventre, notate certe strisele circolari che girano intorno
rossastra

a questo, ho dedotto che l'ossuario sia stato fatto al tornio. Esso di terra

simile a quella del vaso a


D'argilla
cotta invece
la

campana su

ricordato.

di

color cupo o di rozzissimo


ciotola (alta

impasto,

fatta

mano

malamente
canto,

una

m. 0,09, diametro 0,17) sbocconcellata da un


vi

quale serviva da coperchio all'ossuario, e

era posta, secondo cui rifeii

il

Mucci,

diritta,

non rovesciata.
della

Accanto
terra

ad

essa

si

rinvenne

un
e

bicchiere
di

di

forma quasi

cilindrica

stessa

brunastra

(alto

m. 0,10)
lo

grossolana fattura.
si

Kntro all'ossuario
di

finalmente
in

insieme
antico,
in

con

ossa combuste

trov un pezzo
atfatto
irrico-

moneta

di

bronzo tagliata

cui tipo e

leggenda sono

noscibili.

Un
(alto

secondo bicchiere di terra roizissima, un po' panciuto e scheggiato nell'orlo


fu trovato in un' altra di quelle fosse.

m. 0,08)

In una terza s'ebbe un vasetto,


di

di cui restano

due insigniticanti
rossastra,

frammenti
di

due pezzetti
di

ansa scanalata. Ksso


11

era di line argilla

ricoperta

uno strato

vernice nera.

Mucci mi
e

accenn per ultimo ad un vasellino elegantissimo di argilla, oltremodo leggero

di

color rosso vivacissimo, disgraziatamente andato perduto, e che avr molto probabil-

mente appartenuto
Visitato
la propriet
il

al

genere aretino.

podere del Mucci e giunto al lato meridionale, dove esso confina con
si

Puccini,

vide

una delle pietre

del genere di quelle che

si

sogliono

rinvenire sopra le fosse. Il Mucci


e,

si prolTerse di fare

un piccolissimo

.saggio di scavo;
po'

rimossa

la

pietra e scavato

il

terreno sottoposto, altre jiietre

un

meno grandi

(') Cfr.

por la forma Fabrctti, Scavi di

Carr nepli
fig.

Atti della Societ d'Archeologia e Belle


Ili,
lg.

arti

per

provincia di Torino, li (1879), tav. U,

10-12; tav.

4.

REGIONE

VII.

11

MASSA E COZZILE

comparvero sotto
spessore di circa
tatto,

d'intorno. Tolte anche queste, si vide chiaramente

uno strato dello


untuosa al

20 centimetri formato da una


mescolati

terra nericcia, grassa ed

residuo evidente di carboni decomposti e polverizzati. Soltanto qualche pezzetto


era

di

carbone

ancora

intero,

con la terra

si

ravvisarono certi esigui


rozzo.

fraiiimentini di stoviglie di argilla rossastra e d'impasto


la
l'ossa, in

piuttosto

Sgombrata

modo che
si

sotto

intorno

apparisse

il

terreno

naturale senza tracce di

combustione, non

rinvenne malauguratamente

alcun oggetto, e neppure alcun veil

stigio d'ossa bruciate.

La cosa parve
come
e
dissi,
il

me
le

alquanto singolare e mi fece nascere

sospetto che, sebbene,

terreno sembrasse sotto ed intorno intatto, con-

venisse tuttavia allargare

approfondire

indagini

il

che

l'i

per

non

si

po-

teva naturalmente fare.


Intanto, raccogliendo
le
i

dati,

che l'analisi dei pochi oggetti serbati dal Mucci e

informazioni assunte

sopra

luogo

potevano

fornirmi, credo

di

poterne

trarre le

seguenti conclusioni.
1 Il sepolcreto appartenne ad

un

vico,

che doveva sorgere sul Monte a Colle;


che
si

e,

per quanto
di gente
di
Il

si

pu arguire

dal

pochissimo

scoperto,

serv'i

alla deposizione

povera condizione.
sepolcreto, se non tutto,

2
si

almeno parzialmente

de'

tempi romani, secondo


esplorata. Il vaso a
fatto
al

deduce dall'indole della tomba meglio conservata o meglio


l'ossuario, l'ossuario

campana che serviva a proteggere


vasello rosso non

stesso

tornio,

quel

veduto da me,

ma

giudicato, giusta le indicazioni de' contadini, di

fabbrica aretina, finalmente la mezza moneta, la quale, sebbene corrosa, pare tuttavia
essere stata

un medio bronzo romano


in

tutto
di

cotesto accenna, a parer mio, indubbia-

mente
'6

all'epoca,

cui anche nella

Val

Nievole

era

oggimai

estesa la

romana

dominazione.

Sebbene spettante

a'

tempi romani,

il

sepolcreto serba

una peculiare impronta

primitiva e paesana: di che non da far meraviglia, essendo risaputo che, dirimpetto
all'assorbente e unificatrice cultura classica diffusa ed

imposta
ne'

dai

dominatori

del

mondo, ogni singola regione mantenne


gezione
a'

in parte,

massime
che le
era

primordi della sua sogper

Romani,
i

il

patrimonio della civilt

proprio

T innanzi,

e,

ricevendo
e locali,

benefici della

nuova coltura,

li

adatt alle particolari condizioni etniche

in

cui

si

trovava.

Ora, appunto

per

la consistenza

d'una

civilt

arcaica,

rude e disforme dalla

romana

classica,

il

vico di

Monte a Colle pare a me degno

di nota.
i

una
di

tal

civilt

accennano la ciotola sovrimposta come coperchio all'ossuario,


fattura scoperti in talune delle tombe, e specialmente
delle
il

vaselli

grossolana

rito e
si

il

modo

di costruzione

tombe

stesse.

sassi
il

che in grandissimo numero

rinvennero accumulati sui

sepolcri e sopratutto

grande ed erto pilastro rozzamente scarpellato che serviva da


ci

cippo a una delle sepolture,


simi sepolcreti
italici,

fanno pensare a consuetudini riscontrate

in

antichis-

in

particolar
(-),

modo
dove
I,

in
le
p.

sepolcreti ligud.

Mi

baster ricordare

quelli di Velleia (')


()

di

Cenisola

tombe
524
S(i

erano
tiiv.

costrutte o protette

Cfr. Marietti, Aotisic Cfr. Todcsti, Notizie

1877, sor. 3*, voi.


187!), scr.

e sgpr.; o
s<r?r.;

V-IX.
Vili. 1\

r)

3^

voi.

V, p,

tav.

Masetto
da
Nt-l sepolcreto di

12

REGIONE

VI.

sassi.

Cenisela poi uscirono in luce quei roizi cippi, uno de' quali,
p'>

edito nelle .Voline

1879

('),

esser messo a diretto coufrouto con quello scoperto

dal Mucci.

G. (illlUAKUlN'l.

Ueoiunk vi (ILUBIIIA).

riANKTTo
e

{Irazione

dol

comuue

di

GaieaU)

Tomba preromana

scoperta nel terrilorio del Comune.


Fra Gaieata
renze, in un
di
viti

Santa

Sotia,

al

contine della provincia di Forl con quella di Fi-

fondo del sig.

Qiiercioli,

pesto a Pianutto, in occasione di piantanicnto


di grossi ciottoli.

stata trovata
;

una tomba composta

Dalle notizie avute era


i

di

combusto
:[

bronzi

ma

non ne ho potuto determinare la forma. Essa conteneva

seguenti

Due

armille di verga ettagona, massiccia, a un giro e mezzo circa, assot-

tigliantesi lievemente verso le estremit e del diametro interno di

mm.
lU).

42. Per forma presso


fibule

richiamano altre trovate qui,


Forl
(cfr.

specialmente

quelle
tav.

del

ripostiglio

scoperto

Bull,

di

l'alelu.

Hai. anno IX,

VII, mi. 9,
di bottone

Quattro

a navicella piena, fornite di tre globetti

sullarco e

un

po' rialzato alla

punta del breve astuccio; riproducono


(cf.

gli

esemplari che erano nel ricordato ripostiglio


con
soli

luU.

cit.,

tav.

VII,

n.

(3).

Altre due a navicella vuota,


(op.
cit.

due globetti

laterali;

ma

privo di cartoccio e di spillo

d.

2).

Due pi

piccole con sei

bottoncini distribuiti tre per parte, nelle coste del sottile arco e somigliante a quella
riportata dal

Gozzadini negli

Scavi .Irnoaldi-

Veli,

presso Bologna, tav. X,

n.

10.

Cinque

spilli

con resti di ripiegatura e due cartocci con bottone


i

tinaie, spettanti

ad

altre fibule. Tutti


privi di

pezzi sono coperti da patina bruna con chiazze verdastre e sono


gratlito.

qualunque ornato

Nulla mi fu dato

di raccogliere

di fittili

che mi

si

assicur non esser stati trovati.


nella distribuzione,

Come
si

noto, fibule a quattro globetti, con qualche dilVerenza

incontrano nelle necropoli della prima et del ferro e scompaiono, o quasi, nel periodo

successivo.

In altra occasiono trattai di questa foggia di fibule e provai che

le

medesime,

quasi sempre associate alle armille semplici suddescritte, sono molto


in

diiTuse e anzi

assoluta prevalenza nella nostra regione, specialmente sulle pendici


(cf.

appenniniche

a sud-est e sud-ovest di Forl che


la

Bull.

cit.

anno IX,

p.

180

sgg.).

Ritengo perci

tomba

in

discorso, sia di deciso tipo italico.


fai e

Ho

potuto

acquisto dei ricordati avanzi pel

Museo

forlivese,

gi

ricco di

esemplari consimili, usciti tutti dal nostro territorio, o da lunghi contermini.

A. S.VNT.\REI,M.

(')

Tav. vili.

fiff.

10. Il sepolcro

II.

2 (ibid. fipll. 12.

cfr.

p.

299-300) conlcncva un ossuario

coporto di una ciotola diritta, come

pare fosse quella sovrimposta all'ossuario della nostra tomba.

IIOMA

13

ROMA

V.

ROMA.

Nuove scoperte

nella cllth e nel suburbio.

Regione
si

III. Disfacendosi

il

muro muro

di cinta di di
ni.

mi cito per sistemare


U,80 sotto
il

l'ultiino

tratto della via della Polveriera,

alla profondit

piano stradale,

riconosciuto un avanzo di antico


i

a cortina, per la lunghezza di circa


si

m. 20.
grande

Fra

materiali

adoperati

nella

costruzione

rinvenne

un

frammento
;

di

coperchio di sarcofago marmoreo, con maschera scenica scolpita sull'angolo


di

un pezzo

capitello ov' rilevata


alto

una pantera,

di cui

manca

la testa

un piede

di candelabro

marmoreo,
in rilievo,

m. 0,70, sopra un lato del quale

conservata una figurina muliebre


destra abbassata tiene una pelle

con breve tunica succinta, che nella

mano
;

leonina e

con la sinistra sorregge una lunga asta

un frammento di lapide sepolcrale,

ove rimane soltanto:

M NV
F

Entro

il

medesimo muro

si

trov
e

una colonna

di

granitello,

del diametro di
il

m. 0,45, collocata verticalmente,


rimasto interrato.

sporgente

appena m. 0,35 dal suolo:

resto

Regione IV.
m. 4
sotto
il

Presso l'angolo tra la via Cavour e la via de' Serpenti, a circa

piano stradale, stato scoperto im rocchio di colonna di

marmo

bianco,

del diametro di

m. 0,50.
V.
Intrapreso

Regione
di

nel

grande terrapieno rimasto sulla piazza


stati raccolti

Dante,

un piccolo sterro per ricavarvi una cantina, sono

parecchi frammenti
;

marmo,

cio

testa virile alta

m. 0,40, con la

faccia del tutto consunta

pezzo di

gamba appartenuta
un avanzo

a statua pi grande del vero; plinto di statua, sul quale resta

di pelle leonina; rocchio di colonna di bigio,

lungo m. 0,78, diam. m. 0,30;

altro rocchio di colonna, in

marmo

bianco, baccellata, lungo m. 0,82, diam. m. 0, 22.

Regione

VI. Negli

sterri

per la nuova chiesa americana sull'angolo di via Venti


stati

Settembre e via Firenze,

sono

ritrovati:

un pezzo

di

panneggio di statua,

in

marmo bianco; un frammento di cornice, ingiallo antico, e varie lastrine squadrate di marmo bianco, che dovettero appartenere ad un pavimento; un frammento di colonna scanalata in tufo, lungo m. 0,37
in
;

ed un piccolo frammento di capitello dorico,

travertino.

Nel

sito

medesimo

stato

compiuto

lo

sterro di
di tufo,

una colonna, fornuita


alto

di vari

rocchi trovata al suo posto.

Al primo rocchio

m.

1,1."),

era sotIl

toposto un altro

rocchio di pietra sperone, anch'esso scanalato

ed alto m. l,lU.

POMl'Kl

11

poiif^ia

REOIONR

I.

diametro della colonna

di

m. O.OO.
di

E-isa

sulla propria base di

travertino,

alta in. O.HO, del diametro

m. 0.7o; e questa

piantata sopra un fondamento a

massi squadrati di tufo,


di simile costruzione.
Il

il

quale congiunto pon>endicolanuente con un altro tratto


;">

piano di posa della base a m.

sotto

il

livello stradale

della via Venti Settembre.

Uegiono
di statua virile,

IX. In via Capodiferro.

avanti

la

casa segnata col metri 1,20


si

n.

T),

facendosi

un cavo per imbocco di fogna, alla


in

profondit

di

trovato

un torso
all'at-

marmo,

granile pi del naturalo, di


1.

buona

fattura.

Dal collo

taccatura della coscia

misura m.

La

li^'ura

tutta ignuda; sulla spalla sinistra

rimangono

le tracce di

una clamide, che

fu totalmente scarpellata.

Via Noraentana.
liclinico,

Nella escavazione per fondare un nuovo fabbricato del Polo

sono stati raccolti fra


bronzo,

terre di

scarico vari oggetti, cio: un'asta

di

bi-

lancia, in

con appiccagnolo; un pezzo di cerniera, in osso; un cucchiaio ed


in

una borchia, parimente

osso; un frammento

di

ornato, in bronzo.

Via Salaria.
di cui altre volte si

Altri avanzi di

muri

reticolati, in tufo,

sono apparsi nello sterro,

riferito, sul piazzale

esterno di porta Salaria. Si rinvennero


fittile
il

poi parecchi frammenti d'intonaco dipinto; un'anfora


sette lucerne comuni.

intiera,

alta

m. 0,80. e
un'altra
il

Due

di

queste

hanno impresso

bollo

FORTIS,

bollo
di

GABINIA,

le rimanenti sono anepigrafi. In

un pezzo di mattone leggesi parte

un bollo

circolare,

che sembra finora sconosciuto:


I

LESAGOR

n.

Facendosi un cavo dinanzi al casamento

45

in

via di porta Salaria, a circa

m. 0,50
di

sotto

il

piano stradale,

si

rinvenuta una base di colonna ed un capitello

marmo,

assai guasto.

G. Gatti.

Regione
VI.
1

(LATIUM ET CAMPANIA).
leijli

POMPEI

1.

Giornale
il

scaci rcdallo dai soprastadi.


isola

dicembre. Si ripreso

lavoro

di

sterro nella regione V,

2" ad est

della casa detta delle .\o:e di

Argento;

ma
si

non avvennero trovamenti.

2-15 detto. Non avvennero scoperte.


Il)

detto.

Facendosi

alcuni

restauri

rivenne:

Avorio.

Una
31.

tessera

tea-

trale col

bassorilievo di una testa muliebre, a sin.; diametro


di

mm.

Fu

trovata

nella

prima stanza della casa detta


17-18 detto. Non
si

P.

Emilio Celere, regione IX, isola 7".

ebbero rinvenimenti.

REGIONE

I.

15

la nettezza,

POMPEI

19 detto. Fu causalmente trovato nei lavori per


imperiale, guasto per l'ossidazione.

un medio bronzo,

20-31

detto.

Non avvennero

scoperte.

2.

Nuove

epigrafi rinvenute
Santilli
(cfr.

nel fondo del signor Eduardo


a.

SantiUi.

Nel fondo
il

Notkie
a

1893

p.

333

sgg.),

continuandosi a cavare

lapillo,

son tornati
iscrizioni:

recentemente

luce

altri

sette cippi

marmorei ad erma con

le seguenti
1.

Alto m. 0,95, largo m. 0,24:

DELLIAEQiL
CHI AE

2.

Alto m. 0,54, largo m. 0,26

FORTVNATAtVe'ANc^L3.

Alto m. 0,45, largo m. 0,20. Lettere quasi corsive:

lANVARIVS
VIX-ANN

XXV

4.

Alto m. 0,97. largo m. 0,32. Lettere alhmgate

L'LATVRNIOGRATO
PAGANO
Et MI N ISTRO

Innanzi a questo cippo era sepolta un' urna di vetro ben conservata, col coperchio,
il

cui alto

manubrio vuoto era messo


p.

in
p.

comunicazione con un tubo


25;j,
3).

di

piombo

(cfr.

So-

gliano in Notizie 1892,


5.

252,

Alto m. 0,88, largo m. 0,31. Lettere rubricate:

A T V R N
ANN

lANVARIA'CALCARlA
VIX
6.

XXXXV

Grosso cippo marmoreo ad


lavorato

erma, alto
1;\

m.

1,10, largo

m. 0,50: nella met


(cfr.

inferiore grezzo,
p.

cio sin

dove appare

l'epigrafe

Notizie 1893,

333-34)

PETACIO M

MEN

FORCHIA

Iti

KF.OIONE

II.

7.

Alto m. 0.60, largo m. 0.21

P R V N CF VIXITI

AN
Le
Si
lapilli
1,
li,

XVI

A.

.">

o 7

prescntauo

verso
di

il

basso
fra

il

.olito

foro circolare.

raccolsero
di

inoltre

poche

monete

bronzo,

cui

un

asse

repul)blicano.
e

un dupondio
qualcimo
in in

Claudio e monetine del basso impero,


messi gi
in

parecchi tubi di ternicotta


olio

piuuilio.
si

comunicazione

colle

cinerarie

di

terracotta,

una delle quali

rinvenne unanfoietta di alabastro.

A. SOGLIANO.

Ekoioxk
VII.

II

(APULI.V.
riconosciute
nel
territorio

l'CiKCinA.

Antichit

varie

del

comune.
Nel fondo denominato Tascaricllo, situato nella contrada
Crocefisso,
di di
s.

Alfonso,
il

del

propriet dei sigg. Falco, lavorandosi la terra, presso

ciglio di

una

cos detta muracchia. si riconobbero alcune antiche tomlie, quasi accoppiato,

rivolte

ad

oriente, costruite con


di

tegoli,

ed embrici.

tegoli erano privi di bolli ed in


vi
si

nu-

mero

quattro pei lati lunghi della tomba.

Non

riconobbe alcun oggetto della

suppellettile

funebre e le ossa furon trovate scomposte.


dalle

Poco
cale,
in

lungi

dette

tombe

si

rinvennero

due grossi blocchi

di pietra lo-

forma

di parallelepipedi.

Nella faccia di uno vodesi praticata una specie di

nicchia di m. 0,25

o.;{7

0,65.

Entrambi
la

blocchi
si

presentano
rinvennero

le

due facce con


rottami
di
di

prima lavoratura a
vasi neri,
di

scalpello.

Tra

terra

mossa
ferro,

alcuni

impasto rozzo: un

chiodo di

ossidato;

due

monete

bronzo,

irriconoscibili per l'ossido.

Nei pressi
di tegole

di un'antica fabbrica, detta

la peschiera ,

esaminai aliuni fnmimenti

mamraate.
tratto
di

Nel recinto del caseggiato riconobbi un


di

acquedotto

qualche avanzo

opera reticolata. Osservai inoltre due tratti di grande muratura a getto, in uno dei
i

quali veggonsi

fori
si

pei quali passavano tubi

tttili

o plumbei.

Presso l'aia

osservano

le

fondazioni di muri di

antiche

camere,
pietra

nel

ter-

reno rinvengonsi di frequente cubetti di pietra bigia ed altri di


partenuti a pavimenti in mosaico.

bianca, ap-

F.

Colonna.

''^<*'^^"-

-17BRINDISI

BRINDISI

Vili.

Xuom
e

titoli
si

sepolcrali della necropoli brindisimi.


i

Nel fondo De Marzo Monaco,


pietra calcare bianca:
1.

rinvennero

seguenti

titoli sepolcrali, incisi

su

Cubo, alto m. 0,92, largo m. 0,30, dello spessore

di
:

m. 0,26. Nella parte

sini-

stra scolpita

una mano aperta,

nella fronte leggesi

D
I

M
I

HE LIO MATE R PIO FILI Va A XX


V L

CAMPA TIA

SE

VERA- V-A-XXI
H-S-E-NICOPOLIS F B

POS
2.

Lastra di

ui.

U,5(J

0,27

0,07: Reca inciso:

/OCTAVlVSeJELTICVS

SACERD

V A3.

XXX

Lastra

di

m. 0,48

di

altezza,

m. 0,86 di larghezza,

ni.

0,12 di spessore:

/
N
I

M
A

yv
4.

E/

^HEOGNjT^Id.
di
111.

0,40 di altezza e m. 0,.54 di larghezza:

A
I

E F

XXIII C I V S

HERMES
SORORI
5.

PIENISSIME

Id.

di

ui.

0,15

0,27

0,06:

?^io-diane'n|

QV AV ATQ^

Nel medesimo
_

sito
n.

si

riprodotto del

Cohen

rinvenne un medio bronzo di Antonino Pio. uguale a quello ' 588.

G. Nervegn..
Ci.AS.sK DI scIE^v.E MOK.vLi ccc.

Mk.moru.:

\\,l. ji, Seri,. .V,

parie 2

., 8TR0N00LI

18 '"

REGIONE

111.

RKiiinNK

III

(UICAMA ET BRUTTI).
un piedislallo di
slatiai

IX. STRoN'eitilil

1)1

onoraria posta

Manio Megonio Lame nel Foro


Il

di Petclia, con iscrisione dedicatoria e

con un nuovo capitolo del testamento di quel personaggio.


che, ricominIC ottobre del 18t>2 l'ispettore dott. Cesare Trombetta annunzi che terPianette, contrada iu Stiongoli, gli scavi di antichit nel comnne di
si

ciati

reno di propriet municipale,


blocco di marmo,
vicino
alla alto

scopr

il

piedistallo di una statua, formalo in

un solo

m, 1.25 largo m. 0,00, senza


la

la cornice. Si trov rovesciato

sua baso,

quale rimane

ancora

al proprio

posto.

Nel prospetto reca

un'iscrizione onoraria a

Manio Megonio Leone;


la

nel lato sinistro inciso un capitolo

del testamento di questo personaggio. Insieme a questo piedistallo si rinvenne

mano

sinistra di

una statua

di bronzo,

maggiore del vero,

il

cui indice lungo m.

0,11, e l'anulare porta l'anello sul cui

castone un oi-nameiito a meandro, della forma di


Si scopr pure
il

un

s.

volto a sinistra.

frammento

di

un grande

vaso di pietra bianca o di calcare


in origine correre

del luogo, sul cui labbro, largo

m. 0,03, doveva

una leggenda, della

quale rimane soltanto la parola:

SACRVM
Si scopri inoltre

una moneta

di

bronzo ossidata, attribuita a Faustina Giuniore,

e molti pezzi di bronzo appartenenti

ad una statua.
si

Nel luogo ove queste scoperto avvennero,


a grandi massi, alcuni

rimise pure iu luce un tratto di


di

muro
e

dei quali, formanti angolo, misurano m. 1,70

lunghezza

m. 0,40

di altezza

e questi

muri sono

in rapporto

con altre costruzioni pi lontane,

che accennano

a rovine di grandiosi edilzi.


si

Non
come
dice

fu

questa la prima volta che

rinvennero antichilii in quel luogo. La cona


all'altezza
di
2.")7

trada Piauette, ad est di Strongoli, sorge


il

metri,

consiste.
si

nome

stesso,

in

un piccolo ripiano sopra una delle tante colline che

affacciano lungo la spiaggia ionica, alla distanza di circa cinque chilometri dal mare. distante poco pi di un chilometro da Strongoli che sovrasta, sorgendo a mag-

giore altezza cento metri circa.

Quivi
nostra,

le scoperte di

antichit furono quasi continuo, per quanto a conoscenza

non essendovisi fatto scavo alcuno che non avesse prodotto il rinvenimento di cose antii'he; e gi fino dal 1S(7 il compianto cav. Domenico Marincnla Pistoia aveva pubblicato una memoria sopra queste antichit quivi dissepolte. Sapevasi che nel 1842
presso
il

diruto convento
i

dei

Domenicani erano
i

stati

rimessi a luce

ruderi di un
e

edificio termale,
si

resti di acquedotti, od

frammenti
si

di varie lapidi iscritte:

poi

erano scoperto altre costruzioni; e da ogni parte


in quel ripiano

avevano argomenti per provare

che
la

ebbe sede l'antica


il

citt di Petelia.

La quale

tesi topografica riceve

massima conferma mediante

piedistallo

marmoreo

iscritto,

ora rinvenuto presso

REGIONE

III.

ly

la statua

STRONGOLI

la propria base, vale a dire nel

luogo che doveva conispoudero alla parte superiore a cui appar-

del Foro di Petelia. ove appunto avrebbe dovuto essere collocata

teneva quel piedistallo, come sappiamo dalla iscrizione

clic

vi si legye.

Scavi sistematici fattivi intraprendere dall'amministrazione provinciala sui primi


del

1880

sotto la direzione

dell'ispettore

sac.

Nicola Volante, e continuati in tutto

l'anno stesso, fecero riconoscere nuove costruzioni e diedero copiosi oggetti di suppellettile

domestica di et romana {Noi. 1880


fattivi

ser.

3%

voi.

V,

p.

317, 411 e
di oggetti

voi.

VI,

p.

502).

Nuovi scavi

nel

188G,

oltre la solita

messe

comuni, diedero

alcuni frammenti di una statua muliebre in bronzo, altri pezzi di bronzo di una statua
virile,

e poi

due piedistalli di marmo l'uno con iscrizione iu memoria di Lucilla Isauepigrafe in onore di Cedicia Iride. Servirono

rica,

l'altro con
i

ambedue come
;

basi di

statue che

Petelini con denaro proprio posero a quelle donne

per

tali onoranze,

come

si

legge nelle epigrafi, lo stesso Manio Megonio Leone, di cui parla la lapide
fece al

ultimamente trovata,

municipio di Petelia cospicui doni. Anche questi piedistalli

furono trovati rovesciati


Io non so
il

presso le proprie basi che rimangono tuttora al loro posto.

se con

queste scoperte

si

abbia la guida sicura per risolvere tutto

problema della topografia,

cio se le antichit dissepolte in contrada Pianette ba-

stino a provare che la citt di Petelia


si

ebbe sempre quivi


prestato

la

sua sede. Perocch se

considera che
i

il

luogo

non sarebbesi

per resistere a quel lungo assedio

con cui

Cartaginesi nelle guerre annibaliche oppressero la citt da loro finalmente


7, 1,

conquistata per mezzo della fame (Polib.


d'altra parte che all'et
si

3; Liv. 22, 10, 30); se


tutte le costruzioni

si

considera

romana appartengono

e gli oggetti

che

rinvennero in contrada Pianette, apparisce


il

sommamente probabile che

la citt nel
cui

tempo che precedette


la

dominio

di

Roma

avesse avuto sede sull'altura in

sorge

moderna
e

Strongoli,

ove tornarono a chiudersi le famiglie per difendersi dalle pira-

terie

da pericoli nell'et di mezzo.


lasciando ci da parte, certo che Petelia nell'et della dominazione romana
al

Ma

ebbe sede in questa collina sosttostante

paese moderno, e se non fu citt di quella

importanza che potrebbe credersi pigliando alla lettera le parole di Strabone, che la

chiam

(ir^icrrD/.ig

lo'v

.itvxcamv

((3,3),

intorno a che bene avere innanzi ci che

del prof.

Mommsen
le

fu osservato (C. /. Z.
i

p.

15), god

indubitamente di una certa


edifici

floridezza, della quale ci fanno fede


diosi,

ruderi che accennano ad

pubblici granla citt.

e le lapidi

quali sono testimoni dei

monumenti che abbellivano


la floridezza di

Vero

che,

argomentando da queste
si

lapidi,

Petelia non avrebbe


il

avuto lunga durata. Esse

riferiscono tutte
l'et di

ad un periodo ben circoscritto,

quale

comincia con Traiano


dalla fine del primo
parir ardito
il

non supera

Antonino Pio, ossia

diu-a

pochi decenni,
forse

alla

met

del secondo secolo dell'era

nuova.

E
di

non ap-

supporre che questa prosperit avesse pigliato principalmente origine

della munificenza di
la

un personaggio,

di quel personaggio

appunto

cui ci parla

nuova base marmorea recentemente

scoperta.

E
il

poich lo studio di essa

ci

offro

motivo a considerazioni

utili sopra la storia

dei municipi nel periodo


fac-simile,

imperiale, ne dir brevemente, cominciando dal presentarne


al

per cui

siamo debitori

solerte dott. Solone

Ambrosolj, conservatore

8TR0N00LI

20

REGIONE

III.

del Canibttto nuinisinatico di Milano. Questi trovandosi iu Catanzaro a riordinare

il

medagliere civico per incarico del Ministero, fu


assistito dall'ispettore

prejijato

di recarsi in Strou>,'oli. ove


i

locale dottoro

Trombetta pot

fare

calchi

delle due nuove

epigrafi
le

e poich l'iscrizione in ca:atteri pi piccoli presentava alcuni passi nei quali

lettere sono

appena superficialmente

incise, cur

che un esatto fac-siiuile riparasse

allinsuflcieu/a dal calco.

Abbiamo adunque

dal prospetto della nuova base:

/WMEGOMIOj:AA/-F^ M/* M'AA/' P R O W co R'

'

LiONl
AJD^IJIPVIRLEG'COR Q_'PP'PATR_PNO^MV
MlClPlMlll^VlR'd'Q.

DECVI^I0NE5 AVGV5 TALCS P0PVLV5Q.VE

EXAERECOMLAT
0BAAERITAEIV5
cio
:

Mfanio) Megonio
Leoni, aed(ilt),

M(anii) f(ilio) M(anii)

n(ejioti)

M(anii)

pronfepoti)

Cor(nelia)

UH

virfo) legfe), cor(nelia)


virfo)

i/ufaestori)

]>(cmnian) pfublicae), paAufiiliirilrx

trono

mmicipii,

iiii

q(uin)q(uennaU).
eius.

ilornrnim.

j,o/iuliisi^ue

fx aere conlal(o), ob merita

REGIONE

III.

L'I

STRONGOLI

dal lato sinistro:

KAPV>[XTfSTMV\lNIO
RFIPAXVNKIPV^/v\[oRVM51M(HlS^X^VA
I

PiDlSIRlS
I

INfOROSvPtRloRLSOLiAL^PlDtKBMi x\RUORUAD|XIx\PLVMBJ 15 QVAWvMI H WGVrTl P05yi.I^yNT PI?0P| AXXQVAMXXi hi MMN CI PFi POSVfRVA;TF0SITAFV[Rn_14^CMN OVAf H5 Mf VlVOPOU IflTV? SVMDaRIVOiO
F S
(

FXKMTtAA(OMDI(ION[ hHC

MNQSSS

D^f^l

VO(OV7f K ViV/Rl
1

5[MI<;S BVS
I

ElV^PfCUNlWOWKiiBVSANMii DH

MM K

15

AM

IQVl

HT X

K Al

APRII
f

DlSTRIBVTlOriATDICvniOMlBV$ FPVIANTIBV^ XCfC OlDvCrOFXHi; 3\/K\n-VSTRATiONlSUliOviif\iTI R| O^QV/lPRM 51 NlTF SF AHOR/ RVNT DIVIDANTVR It|MKVG.vSTAIIBV5 (ADIAXCOMDK I0N[ X( L DM51 VOI ITMVNlClPlBvSRTfllMlWTRlVSQVf 51 VVS F^A^OR[ FOCI ^ OXA
I

NIBvSAnNJiSDXRivolOItiXA INCMPaR[ntLI(
I

IA

XMPFIVSSVMPIVMHOSTIAF PROVTl OCATIoPVBl CAlMf RiTDARiVOfO

X[

Il

hoc

AvoBiSOFTi\AlAXVMiClPfSPfTOiTCo&oPfR'iAIVTF\ASACI?ATlSSlAAlPRlNCIPIS HToMiMiAN/GYSTIPil |II?fPoRV\A9Vf FIVSHANCVOlVNTAT(XX\X(AM(rD(S

Tullm

i?,'lY.''^-''''^'^l^VAM9V) HABfAT/(ToT\/AAOV[

HOCCAPVT

rf5

ccL c-c,Tw, ,,^^^'^<^^'^f^'^Q^ON0^l^5PoSTf(?lSQV0QvFN0STf?IS ^^ff^P5^'T^flMSQvO0VFQ\)IAAVNI H( FRaAPATRIAMSVAMERJNTAD


I

Cloe:

KapiU ex
Reij)(ublicae)

Icslaineulo

inumcipum meorum,

si

mihi statua pedeslris

in foro superiore, solea lapidea, basi

marmorea, ad exemjdum

basis

quam mihi
5.

auguslales posueruiU, prope

posueruHi, posila fueril (seslerlium)

eam quam mihi municipes c(entum) m(ilia) n(mnmum), quae


\_vivo pollicilus

eis

me

sum, dari volo.


q(uae) s(upra)

Ea aulem
eius

condicione (seslerlium) c(entum)

in(ilia)

n(ummmn)
est

[s(cripla) s(unt) dari volo, ut ex usuris semissibus

pecuniae omnibus annis, die nalalis mei, qui

cal(endus)

April(es),

distribulio fial decurionibus epulantibus (denariorum) ccc, deducto ex his

sumjHu strationis
10. dividanlur.
et

reliqui inler eos qui praesenles ea hora erunt


e
l

Ilem augustalibiis cadevi condicione (denarios)

dari volo

municj)ibus Peleliais ulriusque sexus ex more loci (denarios singulos)


l

om-

nibus annis dari volo, ilem in cena parentalicia (denarios)

et

hoc

amjdius sumptum hosliae, prout localio publica fuirit, dari volo.

A
15.

vobis, optimi tm/nicipes, peto et rogo

per salutem sacratissimi principis


hanc voluntatem

Antonini Augusti Pii liberorumque

eius,

meam

et

dis-

posilionem ratam perpetuamque habeatis, totumquc hoc caput testamenti mei basi statuae pedeslris, quam sapr a vos (sic) pelivi (sic) mihi ponatis, inscribendum curetis, quo notius posteris quoque nostris
esse possit vel eis

quoque qui munifici ergo piatriani suam erint ad-

20. moiiianl.

STRONUOLI

il

22

che a
lui

RBOIONE

HI.

Quattro volte ricorre

nomo

di

Mcgonio

tra lo epigrafi latine dell'antica Petelia.

La prima

nel piudistallo di

una

^jtatua

posero gli augnatali, e chu


lui,

contiene oltre la epigrafe


si

dedicatoria
fatti

anche

un capitolo del tet-tamento di

ove

parla di lasciti che aveva


di

e pei quali pot poi

meritare quella ouoranza.

in

un solo blocco

marmo, simile a quello ora rinvenuto,

e conservagli ora nella chiesa

madre
secolo

di

Strongoli.

Non

si

sa

quando

fu

scoperto, n dove;

ma

era conosciuto nel

XVI,

e probaliilmeiite fu

rinvenuto anch'esso nella medesima contrada Pianette

(C.I.L.X, HI).
La seconda
pure rinvenuta
volta ricorre
in
il

nome

di

Jlegonio in un' altra iscrizione marmorea

antico e murata attualmente nell'editicio del


113).

Monte

dei Pegni in

Strongoli (('././.. X,
di

in

una semplice lastra marmorea che doveva servire

rivestimento al piedistallo di una statua, essa pure di Megonio, con la dilTorenza


statua

che questa nuova

non

dagli

augustali

soltanto,

ma

anche degli
al

altri

ordini

dei cittadini fu posta,

ed

allorquando Megonio

era

giunto

pi alto onore della

sua carriera municipale, onore che nella lapide precedente non citato.

La

terza volta ricordato nella base della statua di Cedicia Iride


p.

madre

di lui

{Notizie ISSI),

172, Kjihem. Epigr. Vili 2t3U);

la

quarta nella iscrizione della

statua innalzata a Lucilla Isaurica {No/isic 188(3, p. 172;


la

Ephem.

Ejiigr. Vili. 201);


il

quinta volta torna

ora

nel

nuovo piedistallo,

ed in tutto queste lapidi


e non

nome
orrore

del nostro personaggio leggesi costantemente


di

Megonio

Meconio

come per

tra.scrizione

fu

ri]iri,idotto

nella pubblicazione dei primi due titoli.


in

Per quanto concerne


tolo

l'et

cui egli visse,

abbiamo

la notizia precisa dal capiai

del

testamento inciso nel nuovo piedistallo, ove Manio Megonio chiede

suoi

concittadini che questa sua volont testamentaria sia adempiuta jier salutem sacratissiiii

jtrincipis
il

Aiitoinni Augusti Pii liberoruvique eius,


il

il

che

ci

riporta

agli

anni tra

13S ed

161 dell'era volgare.


il

Dunque
di

la statua a cui appartenne

nostro piedistallo, non fu la sola che in onore

Manio Megonio

fosse stata innalzata in Petelia.

Una

statua gli era stata gi eretta


/.
/>.

dagli augustali; e dal capitolo del testamento inciso nella base di essa (C.

X,

114) sappiamo

ciie

tale

onoranza ebbe Megonio perch aveva lasciato

al

municipio

di Petelia diecimila sesten-, e la vigna cediciana, che

indubbiamente aveva avuta


eh.
().

per eredit dalla madre Cedicia Iride,


Epigr., Vili,
p.

come osserv

il

Hirschfeld {Ephem.

74)

inoltre perch
in

aveva legata per testamento una parte del fondo pom-

peiano ed aveva

fatti

favore del municipio altre disposizioni.

se

la statua

per
lui,

questi lasciti non dai cittadini dei vari ordini,


la

ma

dagli

augustali

fu

posta

ragione

sta

in

ci

che quasi

protitto esclusivo
finisse

degli augustali riusciva


in

quel
e

legato testamentario, per quanto ci

poi

a risolversi
i

decoro

pubblico

quindi riuscisse a vantaggio

del

municipio. Imperocch
sei

diecimila sesterzi che do-

vevano essere

mossi
i

al

frutto del
il

per

cento,
viti,
i

la

vigna cediciana

ed

il

fondo

pompeiano ed

pali

per

sostegno dello
tutto ci

quali gli eredi di Megonio avrebbero


in

dovuto fornire da

altri fondi,

insomma che era considerato

questo capitolo
tricliuii

del testamento, doveva

servire

per gli augustali a migliore comodo dei duo

che Mcgooio aveva loro donati pei banchetti pubblici, o doveva servire pel vino che
gli

augustali avrebbero bevuto in tali l)anchetti.

REGIONE

III.

23

STRONGOLI

Una
e
lo

seconda statua gli era stata innalzata dai vari ordini dei cittadini, cio dai
e

decurioni, dagli augustali e dal popolo,

con denaro raccolto tra


suporiorniente
citata

cittadini stessi;
/.

sappiamo

dall'altra

lapide

onoraria
1

(C.

L. X,

113).

Ma

nulla conosciamo di

preciso sopra
il

motivi che diedero origine a questa seconda


che fu posto sulla fronte del monumento,
lati del piedistallo.

onoranza, essendoci noto solamente

titolo

ed essendosi perdute le altre lastre marmoree che rivestivano gli altri

Dove per
blocco di
di

da considerare che la base


la

di

questa statua non fu formata


augustali;

tutta di

un

marmo, come

base della statua innalzata dagli

ma

fu

fatta

fabbrica con rivestimento in lastre di

marmo

di tali lastre
in

pervenuta a noi
laterali

soltanto

quella del prospetto.


il

E non

improbabile che

una delle lastre

fosse stato incso anche

ricordo della munificenza per cui

Megonio aveva ottenuta


si

questa

seconda statua, innalzata a lui dai vari ordini dei suoi concittadini, come
si

accennato. Anzi, se ben

riflette,
il

non solo

probabile

ma

quasi certo che tale


statua innalzata a

ricordo vi fosse stato. In fatti

capitolo inciso nella base


le parole:

della

Megonio dagli augustali comincia con

hoc amplius rei p(ublicae) Peieliitem vineam caediciaaam, parole


che
il

nonim duri
aveva
fatti

volo sestertium

decem milia
manifesto
;

nummum
altri

che accennano nel modo pi


al

ad

lasciti

nostro

personaggio

suo

municipio

deve essere stato appunto per uno di questi lasciti

che questa seconda statua gli fosse stata posta. Certamente sarebbe assai utile sapere
in

che cosa consistessero questi lasciti

ma

intorno a ci nulla

si

pu argomentare
con

con sicurezza. Io avevo pensato che

ci

potesse essere in rapporto


ci

due munifi-

cenze di Megonio, delle quali altre lapidi petoline

conservarono la notizia.
accanto alla propria base, e
scoperto,
i

Un

piedistallo

marmoreo, rinvenuto pochi anni


sito

fa,

poco distante

dal

ove

il

nuovo piedistallo

si

reca
di

una

iscrizione

onoraria a Lucilla Isaurica figliuola di Caio, alla quale

cittadini

Petelia, con
in

denaro raccolto tra

essi,

avevano innalzato una statua. Dice l'iscrizione che

menon

moria

di

quella donna Manio

Megonio Leone aveva donato


i

al

municipio centomila
:

sesterzi.

Non

ci

dice quali fossero stati

rapporti
fosse

fra

Lucilla e Megonio

ma

andremo
tutto

errati

supponendo

che

costei

stata

sua

moglie.

Abbiamo

innanzi

una donna ingenua, e poi una somma considerevole lasciata per testamento

ad

onorare la

memoria

di lei;

il

che significa che quella

somma

avrebbe dovuto essere messa


e farsi la distri-

a frutto, e colle rendite annue di essa avrebbe dovuto farsi

un banchetto,

buzione di denaro

ai

vari ordini dei cittadini, o nel giorno natalizio, o negli altri nei

quali era costume di onorare la

memoria
il

del

defunto.
a

Doveva
di

trattarsi di persona

tanto nota, che bastava citarne


essere essa la moglie di lui.

nome accanto

quello

Megonio per ricordare

Un
che
1

altro piedistallo

marmoreo, pure con iscrizione onoraria, rinvenuto vicino


ci fa

quello ora citato, e non lungi dalla nuova ba.so recentemente dissepolta,
Petelini posero
figlio

sapere

una statua a Cedicia


il

Iride,

come

attestato di riconoscenza a
lasci
al

Megonio

di lei;

quale per la memoria di Cedicia

municipio

altri

centomila sesterzi.
cilla,

Ed

qui da ripetere ci che stato notato per la statua di Lu-

vale a dire che questi centomila sesterzi dovevano essere mossi a frutto, e dalla
degli interessi annui

somma

doveva ricavarsi quanto occorreva pel banchetto pubblico

STRONOOLl

-1

del natalizio
o

ItKGIONE

III.

e per la distribuzione di

denaro

nella

ricorrenza

nell'anniversario

della morte di

lei.

Ora

io

pen.savo che questi due lasciti, di ccntuiiiila sesterzi l'uno, ricordati nelle basi

delle statue poste alle due donne, avrebbero potuto costituire un titolo sufficiente per
far ineritare a

Meirunio una :>tatua innalzataceli dai cittadini, e che la lastra marmorea


i>tatua.

con l'iscrizione onoraria a Megonio, avesse appartenuto alla base di tale

Ma

ho dovuto abbandonare questa


la

ipotesi,

rllettendu che la riconoscenza dei cittadini per

elargizione dei duecento mila sesterzi era stata sufficientemente addimostrata con

l'erezione delle

due statuo alle due donne,

la

cui

memoria Megonio desiderava ve-

dere onorata.

Deve

trattarsi

adunque

di

un altro

lascito,

ben distinto da quello

per
le

cui gli

angustili posero la statua, e dagli altri che per


alle

quali

Petelini

posero

statue

due donno, alla moglie cio ed alla madre

di

Megonio:

ma

in

che cosa consistesse


dai vari

questo lascilo che fece ottenere a Megonio una seconda statua posta a lui
ordini dei suoi concittadini, ancora ignoto por noi.

Ikl

resto,

stando a ci che sappiamo del nuovo

monumento

ora dissepolto,

come
gli

se tutte queste munificenze non bastassero,


fosse eretta

Megonio

fece

un quinto lascito, affinch

una terza

st;vtua.

Ne

fece egli la richiesta in

modo propriamente
terza
statua,
i

solenne
nella
tutti

nel

capitolo del testamento inciso nella

base di

questa

ossia

base ora scoperta. Comincia infatti questo capitolo col dire che se
gli

cittadini
alla

avessero posta una statua nella parte


i

superiore

del

Foro,

accanto
di

statua
tutta

che gi
di
\

cittadini stessi gli avevano quivi innalzata, e con

una base

marmo

pezzo,

come quella

della

statua
i

posta a lui dagli


sesterzi

augustali, avrebbero do-

vuto

pagarsi ai medesimi
le

cittadini

centomila
res^to

che

Megonio aveva

loro

promessi, salvo

condizioni che nel


agli
alle
Ilufi

del capitolo sono indicate.


piii

Anche
municipi
osato
tin

in

mezzo
mezzo

esempi dell'ambizione

miseranda che immaginare

si

possa, anche in
i

memorie che
ed
i

ci

provano non essere

stati infrequenti nei

Nasidieni

Trimalcioni,
il

sorprende che la vanit

umana

avesse

quello che molto ingenuamente os


citt, e

nostro Megonio, al quale non bastarono


;

due statue innalzategli nella stessa

ne volle una terza

e non

si

perit di do-

mandarla con atto pubblico.

Non

gi che in un numero cos grande di persone onorate


di

mancasse qualunque
di

documento

onoranza conceduta spontaneamente; anzi abbiamo qualche esempio

velata modestia,

come

fu quella di L'aio

Medio Varo, patrono del municipio

di

Foro
de-

Sempronio

al
et

quale
is

i/itod

citm anlea statua ei nomine puhlico ob merita

eiiis

creta esset.

honore coalentus sumjilibus publicis pepercissel, decuriones de suo


fi9-l).

poKuennt (Wilmanns,
gli
8i

Ma

.sono

esempi

rari,

come

rari

nel senso opposto sono


essi

esempi

di coloro

che a somiglianza del nostro Megonio chiesero

medesimi che

ponesse loro la statua. Possiamo ricordare Postumio Giuliano di Frenaste, che fece
lascito ai suoi cittadini
incide.-<serc)
il

un
vi

a condiziono che gli collocassero una statua nel Foro, e


I.

suo testanunto (C.

A.

XIV.
morto

2tt;i|).

Ma

Postumio visse quasi due


:{8.5

gecoli e
in

mezzo dopo Megonio.


di

essondo

nell

anno

dell ra

volgare,

cio

un perodo

estrema decadenza.

REGIONE

III.

il

25

lui,

STRONGOLI

poich

caso di Mt'?onio pi che raro forse unico, essendo aisai

dilficile

che

si trovi

doeuineato di tanto sfrenata ambizione come quella di

che domand ai suoi

concittadini gli innalzassero

una statua, quando due

altre statue gli erano state in-

nalzate nella citt medesima; sembra conveniente di indagare se possa esservi stato

qualche motivo, per


La, statua

cui la

domanda

di

Megonio diventi

in

qualche modo spiegabile.

ultima non pu collegarsi ad un fatto che avesse potuto SL-gnare nella car-

riera pubblica di

Megonio un grado superiore a quello che Megonio aveva raggiunto


l'altra
tale

quando
blica di
lui

gli fu innalzata

statua dai suoi concittadini. Gi questa carriera pubdi

Megonio non

da eccitare ammirazione. Trattasi


di
;

cariche ottenute da

semplicemente nel municipio

Petelia,

dove giunse

al

pi alto onore

quando

divent quattuorviro quinquennale

questa dignit, che era la maggiore a cui nella


l'altra statua

sua carriera potesse aspirare, l'aveva gi ottenuta allorcli


cittadini gli fu
eretta.

dai suoi con-

Dunque non

era
le

il

caso di chiedere

una nuova statua sola-

mente acci nella lapide dedicatoria

dignit della persona onorata fossero pi nu;

merose di quelle segnate nella statua precedente


la stessa, cio avrebbe ripetuto,

imperocch
ripete,

l'iscrizione sarebbe stata

come

in

fatto

precisamente

quello che nel

piedistallo dell'altra statua fu scritto.

Ed

allora se

il

titolo

dedicatorie doveva essere lo stesso,

come

lo

fu di fatto, e

sarebbe stato assolutamente ridicolo che la nuova statua che Megonio chiedeva fosse
stata una ripetizione pura e semplice della statua che gli era stata gi innalzata,
si

pu indagare

in che

cosa la nuova statua avrebbe potuto variare,

sicch

si

mostri

almeno un motivo possibile nella domanda che Megonio rivolgeva


Ricordo bene
che
parecchi

ai suoi concittadini.

sono gli esempi

di

due statue innalzate

al

perso-

naggio medesimo in un municipio; sappiamo


alla stessa persona nel luogo istesso,

pure

che pi di una statua fu posta


L.

come avvenne per


a lui
fra
i

Arrunzio Rufo che


l'uaa
(

nel

Foro sorrentino ebbe due statue decretate


del

dai decurioni,
concittadini

fatta a

spese 689).

municipio,

l'altra

per

denaro

raccolto

C.

f.

L. X,

n.

Ma

dobbiamo supporre che L. Arrunzio Rufo non avesse


e

rivolto lui la

domanda per

queste due statue,


all'altra.

che in ogni caso queste non fossero state simili in tutto l'una

sono concepibili

statue alla stessa persona e nel medesimo municipio non non supponendo che fossero state erette in diversi luoghi; e, se erette nel luogo medesimo, avessero rappresentato il personaggio stesso o in abito
Infatti,

parecchie
se

civile e militare,

ovvero a piedi ed a cavallo.

Come
di

fosse stata la statua che gli augustali


si

innaharono a Megonio
conserva

ci

dimo-

strato dal piedistallo che ne fu scoperto e che

ora nella chiesa


e

madre
poich

Strongoli {C.

I.

L. IX, n.

114).
il

di

un solo blocco marmoreo;

non poteva

servire che ad

una statua

in cui

personaggio fosse rappresentato a piedi.


gli

domandava Megonio che


come quello

la

nuova statua

fosse

eretta

dai suoi concittadini con

piedestallo di un solo blocco

marmoreo

{solea lapidea, basi

marmorea), precisamente

della statua che dagli augustali gli fu posta {ad

exempUm

basis

quam
essere

Aiujustales posicci-unl), ne nasce di conseguenza che tale base avrebbe dovuto

adatta per una statua pedestre, appunto come quella che gli augustali avevano erotta.

Ma

gi queste deduzioni sono pi

clie

superflue,

se si

ripiglia a leggero
ji.irte

il

capitolo
1

Classe

di

scienze mokm.i ecc.

.AIe.morik

Voi. II. Serie ",

STR0S00I.1

2^j

Megonio

RKOIOSE

111.

del ttSiauiento, ove appunto una statua poilestre cliiode

ai suoi conoittadini.

Ed

anche manifesto che la base della statua, che

suoi concittaini gli

avevano

gi innalzata nella parte superiore

del

Foro,

ove

desiderava
posta

che

la

nuova statua
;

dovesse sorgere, non fosso simile a quella della statua

dagli augustali
il

giac-

che in questo

caso

Megonio

avrebbe

trovato

pi

conveniente
fosse

dire che la

base

della statua che chiedeva ai

municipali nel Foro

come

la

base della statua

che

municipali nel Foro stesso gli avevano gi innalzata; e la cosa sarebbe stata

indicata con tanta chiarezza da non aver bisogno di ulteriori dilucidazioni.

vi sar

chi possa supporre che la dill'erenza tra la base della vecchia e quella cui le

della nuova statua dovesse unicamente consistere nella materia con


fossero fatte, riposando sopra

due basi

un piedistallo
mentre
solo

di

fabbrica rivestito di lastre

marmoree

la statua gi erettagli nel Foro,

la statua

nuova avrebbe dovuto posare sopra

un piedistallo marmoreo

di

un

pezzo.

Perocch pur volendo misurare l'ambi lecito di

zione di Megouio al livello pi basso die immaginare sia possibile, non

supporre che egli chiedesse ai suoi cittadini una nuova


di sapere che la base di questa

statua, solo
di

per la volutt
la base

non fosse di fabbrica rivestita

marmo, come
il

della precedente,

ma

fosse

di

un blocco

solo,

e per tutto

il

resto

nuovo monumento

fosse perfettamente somigliante al primo. Ci deve essere stata una dilTerenza pi so-

stanziale che

avesse potuto incoraggiare

il

nostro

personaggio ad esprimere

il

suo

morboso desiderio; e cosi siamo condotti ad ammettere che


nel Foro dai suoi cittadini non fosse stata pedestre

la statua gi innalzatagli

come quella che

ora

Megonio chie-

deva,

ma

fosso stata equestre.

Ed

allora si pu comprendere

come quest'uomo reputasse appagata


della
citt,

la

sua va-

nit se nel luogo pi f.equcntato

ove egli era

stato

gi

rappresentato

a cavallo, fosse rappresentato anche a piedi, accanto alla statua della sua donna, ed accanto a quella di sua madre.

vale in conferma della cosa

il

considerare

che

non sarebbe stato

facile in

quella parto remota della moderna Calabria trasportare un blocco

marmoreo

cos grande,

come quello che sarebbe


potovasi
lastre

stato

necessario per sostenere la


fare
lo

statua

equestre; mentre
rivestendola
di

benissimo

ad una statua simile


in

la

base di fabbrica,

marmoree, come

fatto si fece.

dimostra la lastra col

titolo dedicatorie,

che indubitatamente fu applicato alla base di detta


fronte del piedistallo,

statua equestre, e che rivesti la


vi

come

si

deduce dall'epigrafe che

fu

incisa.

Nasce da

ci la

conseguenza che la statua posta a Megouio dagli augustali non

fosse stata innalzata nel Foro,

ma

nella sede del collegio.

Intorno alle condizioni alle

quali fu fatto
il

qU'^t'ultimo

lascito di

Megonio ed

intorno ad altre questioni epigrafiche

dott.

D. Vaglieri, addotto al

Museo NazioISVRNABKI.

nale Ilomano, scrisse la nota che qui

si

aggiunge.
F.

Il

nuovo capitolo del testamento di Maniu Megonio,


tratti caratteristici del

mo.>tra
cio

con rara evidenza

uno dei

mondo

antico,

il

desiderio

tanto diffuso, di perduCicerone,

rare dopo la morte nella

memoria

dei posteri.

Insidit, dice

quaedam

in

REGIONE

IH.

27

animum

STRONGOLI

optimo quoque virtus, quae noctes ac dies

glorine stimulis coiicilat alque

admoiiet, non cum, vilae tempore esse eommetieadam camme morationem nominis nostri sed cum omni posteritate adaequandam {pr Arch. 29). Le statue innalzate
sulle piazze e nelle case,
le

immagini degli antenati,

le

marmoreae moles
Baehrens

dell'Appia,

che pure concutiet stenielque dies (Seneca in Poet. mia. ed.

p. 68), lo iscri-

zioni sepolcrali (') sono tutte manifestazioni di quel desiderio, al quale noi

dobbiamo
il
i

tanta conoscenza dell'antichit.


cordo della loro gloria,

E come

gli antichi desideravano che


fosse, cos

rimanesse

ri-

grande o piccola che


di

credevano

indecoroso, che

vi-

venti non dimostrassero

frequente ai morti la loro ricordanza con sacrifizi e con


del culto dei

banchetti.

Da

qui

il

fiorire

Mani

e le

grandi solennit funebri, tanto

pubbliche, quanto specialmente private, nell'occasione dei parentalia, dei rosalia, del
dies violae, del giorno natalizio del defunto ed anche di altri giorni, oltre questi
tuali
ri-

(Marquardt, Staci tsv.

'-

p.

311 segg.)

(2).

Da

qui quella grande cura di assiil

curarsi atti di piet da parte dei posteri, o per lo

meno

semplice voto del vian-

dante, che la terra al morto fosse leggiera.

Ed

perci

che tanto spesso abbiamo le

raccomandazioni agli eredi,


loro interesse per
piet.

a comunit, o collegi, fatte anche e principalmente nel


e

mezzo
si

di legati,

non rivolte puramente

semplicemente alla

loro

Che

il

morto

dovesse rallegrare di quegli atti e merc

di essi rivivere coi posteri,

era opinione tanto diffusa, che vi badava anche chi non credeva ad una vita futura.

Cos fa

il

nostro

Megonio Leone,
:

ricco

cittadino

di

Petelia,

dove egli occup


{^)
,

tutte le cariche municipali

vi fu infatti aedilis,

II II vir lege Cornelia


infine

quaestor

pecuniae publicae

(')

patronus municipii ed

//// vir quinquennalis. Delle


e

sue prestazioni a favore della citt egli fu ricompensato con onori


reso ai suoi meriti non

con statue, omaggio

meno che
da
quello

alle sue ricchezze,

che egli us nobilmente a giudegli augustali {C. I. L.

dicare da' suoi

legati

specialmente a favore

X, 114). Nel capitolo del suo testamento test scoperto,


egli

lega alla sua citt, secondo

una promessa
statua.
i

fatta in vita, centomila sesterzi alla condizione che gli fosse posta
il

una

questa condizione, necessaria per poter adire


i

legato,
il

soddisfecero subito

tre ordini di cittadini,

decuriones, gli augustales ed

populus, che gli innal-

zarono la statua aere conlato, non ex pecunia piiblica.

Col frutto del legato


i

al

sei

per cento

si

dovevano per pubblicamente venerare


e

Mani

del defunto

nel

suo

giorno natalizio

in quello parentalis,

probabilmente

nel giorno anniversario della sua morte o del suo funerale.

Qme fuerunt praetoritae vitae testimonia nunc declarantur hac (1) Cf. C. I. L. Vili 2756: scriptura postrema: haec sunt cnim mortis solacia ubi continelur nominis vel generis aeterna me.
.

moria

etc.
(*)

Cf.

C.I.L. VI 10239:

... ut die parentali [meo,

Item

XI

k.

Apr. die viola]tionls, item


etc.

Xll
p.

k. lunias die rosationis, item


(3)

UH
cf.

k.

lanuar. die natali meo, cu[m mortuus ero]


I.

Cio praefectus pr duoviro,

Mdumisoii C.

L.

I r-

125 e Stadtrechte von Saipensa

etc.

447.
(*)

Petelia la questura dov essere un munus, non un honor, dal posto che essa occupa nel

cursus honorum di Megonio.

STRONOOLI

28

doveva
ossero

REGIONE

III.

11

SUO piorno natalizio,


j,'li

il

2:^" luarno,

solennizzato con una cena

por

augnatali ('), e con una distribuzione di trecento denari a quelli dell'apparecchio (-). Kssi doe di centocinquanta a questi, dotraendone per la spesa se qualcuno tardava, valeva fissata; e all'ora trovarsi presenti al banchetto
i

decurioni e

vevano

por lui lanmiouimeuto

della

lapido
(^).
i

di

Ferentino

{C. I. L. X, '>Hi4\:
poi, in

[(/f]

le

lar-

dior a[/] piger qucren\_s]


a testa,
si

Un' altra distribuzione


Petelini

ragione di un denaro

doveva
ej:

faro a

tutti
loci,

secondo l'uso locale. a maschi o femmine.


in

Quest'aiTgiunta

move

che credo nuova, tanto pi curiosa,


llii),

quanto secondo
nostia accenni

unaltra'lscrizione Petelina {C.f.L.'K,

la sola

che oltre

alla

cio ad una distribuzione di donaio, un augustale distribu un sesterzio a testa virilim, consideevidentemente soltanto agli uomini. La ditlerenza si poti foi-se spiegare

rando, che quest'ultima fatta ob


In diverso

honorem augustalilatis
doveva

(<).
il

modo

quel fondo doveva servire a ricordare


si

dies parenlalis di

Me-

gonio Leone. Con cinquanta denari cio


e inoltro si

contribuire alla spesa per la cena (^)


farsi allora sulla

doveva pagare la vittima pel sacrifizio da


il

sua tomba.

Ricorre spessissimo
colarit che
la

ricordo di un sacrifizio simile


si

{");

ma

qui abitiamo la parti-

vittima

deve

pagare

al

prezzo fissato nel pubblico appalto delle

della lex coloaiae luliae cose necessarie al culto, illustrato specialmente da un passo

Genclirae

(')

(')

Tali biincliitli pubblici


si

tiiin'.

...iiiuiiissinii,

sotto

epulum

liebba intenJirc
C. I. L.

sportula.
:

qua.si

sempre sono

bcnch senza dubbio nelle iscrizioni <ulvolla decurioni e gli augustali, che i
Verae
filiae

banchettano;

cf.

XIV 2793

die natali Platine

suae decur.

et

VI

vir.

Aug. publice in triclinis suis cpulcnlur. significato della parola strallo, che ricorre, per quanto () Almeno questo sumbra debba essere il del collegio dei cultori di Piana ed .\ntinoo a banchetti Nei iscrizioni. altre ricordo, scio in due et pane a(s.uum duoru7n). qui numcrus roiegi sinnulas amphoras boni dare vini deve si Lanuvio ministerio {C. I. L. XIV, 2112). Inoltre et sardas n\umero qualluor, strationem caldani cum
fuerit,
nell'altro noto capitolo

del

suo testamento (C.

/.

/-.X,

11) scrive

Megonio Leone: Volo aulem ex


loci

aunuslalium uiuti* ncmiuiUs (icsterlium) X (milium) n(ummum) comparar i {in usum) et candclahra tradidi, vibo me quod ei duum, tricliniorum ttri) ad instrumentum

n,o-

lucerna[s\

passini. Secondo il Forbilichnen arbitrio auguslnlium. quo facilius slrati\o\nd>us publicis obire indica il luogo dove si prepara il banchetto; cellini, che cita Viiruvio G, 10, la parola stratio

secondo

il

Friedlaonder (Sitteng. I

p.

308) indica la coperta o


(.V.
/.

cuscini per

divani, forse ricor-

dando

gli strato
if'on/ej

cauponarum
p.

di

Plinio

16,

36,

(;4)

e lo

slralm del testamento del Callo


dies, quibus cella

(Bmns,

iunV

297): stratas

ibi

sit,

quod sternatur per eos

memoriae

aperietur:

ma

da ricordare n l'una n l'altra di queste spiegazioni panni potersi accettare. Forse

la fra.se tecnica: sterncre triclini um.


()

Cf.

C.I.L. 11,1511:
del ratto Tolkr.

... si

quo pauciores coH[vener]int, amplius inter praestntes pr rata


73 seg.

divildatur} etc.
(<) Cf.

De

spec.laculis etc. p.

iscrizioni; cf. p. es. Orelli 3999: ... ex cuius re() Questa cena mcniion.ita in parecchie homincs .MI ad rogum meum vescerentur. minus ne pnrentalwrum die qiiodonnis dilu XI, 1120 lin. 18 segg. () Cf. specialmente il ccnotafio pisano, C / L.

Pi Cf.

C.

I.

A.

n Suppl. 54.39 cap.

I.XIX

...

Il viri qui post colon{iam) dedwit]fim primi erunt,

in tuo mafi(istratu) et

quicumque II

vir(i) in colon(ia) lu(ia) erunt, ii in

diebus L.\ proxumis,


-VA' aderunt,

quibus eum

maij(islralum) gerer-: coeperint,

ad decuriones referunto, cum non minus

SAIIDINIA

2!)

in

TERRANOVA FAUSANIA
genere all'altro capitolo del testamento
dagli augustali. Egli desidera
('),

L'ultima parto del documento corrisponde


di

Megonio, inciso nella base della statua a


si

lui eretta

che

approvi e duri eterna la sua volont

e la

sua disposizione

che

il

capitolo
(-),

del suo testamento


e
i

sia iscritto sulla base della statua perch la cosa si ricordi


{^).

posteri imparino ad essere munifici verso la patria


egli invita
i

Peraltro qui aggiunta

una foripula assolutamente nuova, perocch


il

suoi concittadini ad approvare

suo testamento per


eius.

salutem sacralissiml prlacipis AalotUni Augusti Pii liberola

ramque

Egli

non minaccia

multa

che spesso
nel

intimata nelle lapidi, per


si

coloro che avessero


all'obbligo

mancato

ai

doveri

imposti

testamento, n
il

affida

soltanto

che

suoi

concittadini

s'assumevano,

accettando

legato;

egli

mette

invece in seconda linea la


Patella,

memoria
la

della propria persona e dei proprii meriti verso


al

ponendo

innanzi

devozione

sacratissimo

imperatore.
si

questa

gli

dava sicurezza, che


i

gli oneri

imposti nel suo testamento

sarebbero adempiuti, che


durata.

suoi ilani sarebbero stati venerati e che la sua

memoria sarebbe

D. Vaglieui.

SARDINIA
X.

TERRANOVA FAU8ANIA

Oggetti

di et

romana

costru-

sioni varie riconosciute nel territorio comunale.


1.

Nel luogo vocabolo la conca di la padda, situato nella regione loiri mannu,
il

a circa sei chilometri da Terranova, furono scoperte da certo Salvatore Fogu,


vi

quale
inalli-

faceva uno sterro per impiantare

le

fondazioni d'una casupola, cinque

tombe

terrate a

m. 0,40

di profondit,

e vicinissime fra loro,

senza ordine di regolare


la
di

neamento. Esse sono degne

d'interesse

per la loro

struttura

quale,

per

quanto

mia cognizione, apparisce


L'interno presentasi in

ora la prima volta nelle

tombe
la

Sardegna.

forma quadrilatera,

variando

lunghezza da m. 1,80
disteso un selciato di

a 2 metri, e la larghezza

massima
cinta

in

m. 1,10. Nell'alveo

pietre alquanto grosse, non lavorate, negli interstizi delle quali sono state conficcate
altre pietre minori. 1

muri

di

sono formati

da eguali pietre, del


di

pari

rozze,

senza rivestimento di calce o cemento, ed


di

hanno

l'altezza
in

m.

0,(35,

lo spessore

m. 0,30. La copertura d'ogni tomba consiste

un lastrone granitico, che posa

mi redemptori
erunt, pecunia
locet

redemptorihusque, qui ea redrmpla habchunt qme ad sacra resq{ue) divinas opus ex lege locationis adtrihuatur solmturq{ue). Cf. TertuU. de idool. 17: /wn liostias
Epir/r. 3 p. 104; Staatsr.
lin.

(V.
(')

Mommsen, Eph.
Cf.

2'

p.

428j.

C.I.L. X, 114

41

sugg.

hatic

voluntatem

meam ratam

et

ut

perpetua forma

observetis.
{)

Cf.

tatem

(sic),
(')

e, lin. 4:! segg. quo facilius autem nota sit corpori veslro haec erga 1. vos voluntotum loco /caput quod ad vcstrum honorem pertinet cfc.
:

Cf.

a I.

L.

XIV

3679.

TBRRANOVA FAirSANlA

in. ;i,()0

30

ni.

SAlDI.SIA

sui mentovati

muri

laterali,

od eccedo di molto lo dimensioni della tomba, giacch


in

esso raj^'i^uiigo in

media
solo in

lunghezza,

2,(K)

in

larghezza,
in.

con lo spesU,;12.

sore di cent.

20;

una

lastra lo spessore

fu riscontrato in

In ogni

tomi) stava uno scheletro quasi disfatto dall'umidit, senza indizio di suppellettile
funebre.

A
di

pociii

pas.si

dalla
ai

tomba
di

s'incontr l'avanzo di una muraglia costrutta con


scalpellate,

rottami di

mattoni, e

piedi

essa due lunghe pietre

unitamente a

frantumi

embrici o di vasi

littili.

Vi furono anche raccolte alcune monete guasto

dall'ossidazione.

Poco distante da quell'area, nell'interno d'una costruzione ciclopica


raccolsi io stesso alcuni

caduta

in rovina,

pezzetti di ossidiana,
il

e la parete d'un

vaso

nerastro,

fatto a

mano, e d'impasto ordinario,

quale sonza dubbio

appartiene al-

l'epoca preistorica.
2.

Cinque chilometri da Terranova, nella regione Moronsit, ove spesso


fu

si

rinven-

gono monete antiche,


vatore Serra,
il

trovato in una piccola scavazione apertasi

da

un certo Sal-

residuo d'una conduttura per acqua, consistente in un canaletto ri(jiiadro


lo

con pareti di pietra, intonacate, e ricoperto da embrici. Slargato

scavo s'incontr

un gruppo d'informi avanzi


tubo di piombo, lungo
partenere a Claudio
3.
in.

di fabbriche costruite a mattoni, e si


0,7.'>,

raccolse un piccolo

poche monete ossidate, delle quali una sembra ap-

li.

Nella regione Frali Ziania, aprendosi una larga

scassatura per fare un de-

posito d'acqua pel bestiame,


terizi;

furon messe all'aperto le fondamenta d'una casa in lalati

essa a pianta
i

quadrata, coi

di

m. 9.50

conserva da un lato

cinque

gradini di granito,
stente nel

quali trovansi anconi a posto, e corrispondono ad un vano esi-

muro
vi
si

del

manufatto.

La

detta

localit

dista

circa

sei

chilometri da
si

Terranova, e

trovano con frequenza monete romane.


in

Due

anni or sono vi

rac-

colse un pane di
4.

piombo

forma ovale, attraversato nel mezzo da due

fori circolari.

Nel predio vocabolo Sticcatu, posto sulla stessa linea della regione anzidetta,
da
questo paese,
si

e distante quasi quattro chilometri


ra.

rinvenne
0,30,

seppellito

a circa

0.20, un recipiente

quadrato di granito.
in

E lungo m.
un
fosso

largo m. 0,18,
la

con

pareti alte

m. 0.12. Nello stesso predio,

aperto
in

lungo

sponda d'un
sul quale

fiumicello, si misero alla luce gli avanzi d'un

pavimento

calcestruzzo,

stavano rovesciate due colonnine granitiche.


5.

Essendosi ultimamente riattivata una cava di prestito sul versante della cols.

lina,

dietro la basilica di

Semplirio. vennero .scoperte

due

tombe antiche costrutte


m.
0,(0;
i

con pietre e cemento. Sottostavano al

piano della campagna

muri ave1,80, largo

vano l'altezza di m. 0,50, e

lo

spessore di

m. 0,25;

il

piano lungo m.

m. 0,70,
nitiche,

consistc^va in

un battuto

di calcestruzzo.

La

vlta era formata da lastre gradi queste

rivestite all'esterno
lo

da uno strato cementizio. In una

tombe

fu rin-

venuto

scheletro in buona conservazione, raccogliendosi in mezzo


fttili,

alla
si

tona pochi
trovarono in

frantumi di

due ampolline

di

retro azzurrognolo; nell'altra

prossimit ai piedi del cadavere, un'anforetta priva di anse, col collo stretto, e mancante
del fondo, e un piattello leggermente concavo,

alquanto scheggiato
lavorali al
tornio.

negli orli:

am-

bedue questi
G.

fittili

.sono

d'argilla fini.ssima,
il

Cavandosi nell'interno del paese

terreno per impiantare la conduttura del-

fn/i/.v;

si

:U

avanzi
di

TERRANOVA FAUSANIA

l'acqua potabile,
cui

linveiiiiuio

a pi riprese molti
scalpellinati.

antiche costruzioni, di
le

qualcuna con blocchi

enormi,

Numerosissime

monete.

Di

esse,

stando alle narrazioni fattemi, ne vennero raccolte non meno


disperse fra gli operai, e poi vendute
;

di tremila,

ma

andarono

ed

io

non ho potuto esaminarne che una pic-

cola parte che ho diligentemente studiata e confrontata. Appartengono a Treboniano Gallo, Valeriano,

Gallieno, Cornelia Salonina,

Aureliano, Severino, Tetrico, Floriano,


e

Probo, Caro, Numeriano, Diocleziano, Massimiano Erculeo, Costanzo Cloro

Galerio

Massimiano. Le dette scavazioni hanno inoltre restituito alla luce una straordinaria
quantit di embrici e mattoni frammentati, con avanzi di antiche stoviglie e di vetrerie,
fittile,

chiodi,

e altri

piccoli oggetti di ferro

couie pure un
e

residuo

di

mattonella

su

cui

sono impressi

ornati

in

rilievo a meandri,

fogliami
e

elegantissimi,

un anellino

di bronzo
le lettere

per dito, ricoperto di bella patina verdastra,


:

due frammenti

marmorei con

7.

Nel gettare

le fondazioni

d'una nuova ala di fabbrica, presso la casa di certo


si

Salvatore Fedele, entro l'abitato di Terranova,


tiche costruzioni
in
si

posero al nudo le vestigia di anfabbricati accessori


in

quadratura,
scopr

con

traccie

di

sporgenti

sugli

angoli; l presso

una vaschetta rovinata,

forma ovale, con impiantito so-

lidissimo tirato a perfetto pulimento, raccogliendovisi alcune monete di piccolo

mocon

dulo in cattivissimo stato, due oggetti di ferro contorti e acuminati, di uso incerto,

una lama

di coltello affatto corrosa,

parte

inferiore

di

una lucernina

fittile

bollo ben conservato.


8.

Nel giardino Tamponi,, vicino

al porto,

furono scoperti casualmente due pez-

zettini di cristallo

lavorati in forma concava, e un

frammento

di

lamina

di bronzo

opistografa che appartiene ad un diploma militare.

Vi

si

legge

9.

In un cavo

apertosi nel cortile del

nominato

Luigi

Negri,

all'

entrata del

paese, si

ebbe a trovare un tubo di terracotta lungo m. 1,20, molte monete sformate


e

dall'ossido,

alcuni piccoli arnesi di ferro di uso ignoto.


r.

Tampo.ni.

Roma, 18 febbraio

18ti4.

REGIONE

XI.

U:j

GRAN SAX BERNARDO

FKI3BH AIO
(IRAN SPADANA).

Regione XI

I.

GRAN SAN BERNARDO


"

Quarta relazione degli scavi al

Pian

de Jiipiter

Con

gli

scavi,

cominciati nel pomeriggio del 22 di agosto dello scorso anno (1893),

proseguiti nel restante del mese, senza interruzione, salvo la domenica 27, e terminati
il

primo giorno

di settembre,

si

condotta a fine la esplorazione del Pian de


continuazione nel 1891 e 1892
e
(').

Jii-

piler, ch'ebbe principio nel

1890

Rimaneva da scavare
nerale del

il

mezzo

la parte sud-ovest del

piano

frutto di questi

lavori fu la scoperta di resti di

muri del medesimo genere

di costruzione ed in ge-

medesimo spessore (m. 0,90)

di quelli dell'edifizio sterrato nell'anno scorso.

Questi avanzi molto guasti, di altezza variante da m. 0,90 a 0,50, sono troppo pochi
per potere ricavare l'intera pianta dell'edifizio,
zione di quelli del tempio e dell'altro edifizio,
il

cui asse devia alquanto dalla dire-

col quale

ha comune

la

disposizione

generale dei muri, sicch

pu tenersi come un'

altra casa della

mansione del monte

Penino.
11

viandante adunque, che aveva salito

il

versante italiano, uscendo dalla strada


edifizt

('-)

giungendo sul piano, trovavasi a destra ed a sinistra due

fra

loro

separati

da uno spazio assai pi largo della strada percorsa. L'edifizio

di

sinistra,

come ab-

biamo dedotto dalla grande quantit


suo muro
genti
(3).

di tegoli

di carboni

raccolti

all'esterno del

occidentale, doveva essere coperto da un tetto a due

pendenze assai spori

Non

si

potuto fare uguale ossen-azione per l'edifizio di destra,


294-305; 1892,
lo

cui pochi

(')

Notizie 1890,
scavata;

p.

p.

63-77, p. 440-450. Era nostro desiderio lasciare


in cui si trovano
i

.^flatto

libera l'area

ma
:

stato di rovina,

ruderi

disscpolti,

ci

consigli di

provvedere alla loro conservazione ricoiirendoli con terra. Questn lavoro di ricoprimento non si ponel finirlo pros.simamente probabile clie dalla terra, anche gi ripetutatuto ancora ultimare

mente

rovistata,

venga

fuori ([ualche altro piccolo oggetto, qualche moneta.


le

(2)

Nei piani, che accompagnano

sol.imfiite

una

parti- della

strada romana; in quello ora dato

mie relazioni degli scavi degli anni procedenti, segnata (p. 3-1) ho creduto non inutile di tracciare
duo ultimi
tratti

quanto rimane
(')

di questa strada.
p.
ti:;.

Ter

la descrizione dei

vedi Notizie 1800, p. 2!>4.

Notizie 1802.

Classe

di

scikn/k

mokam

eco.

IIf.mokik

V<d. II, Serie

.'i",

parte 2"

GRAN SAN BBKNAKlai

in

;i4

REUIONK

XI.

niiloii

furono

ticoperti

un luogo

rovistato

dagli

scavatori

antecedenti

pi ancora
e

dell'area doU'altra casa.


si

Pu

darsi che la loruia del tetto non ditl'erisse dall'altro,


si

pu creder che l'ingresso


in

trovasse sul lato rivolto a tramontana, nou in quello


del tempio,

ad oriente,

faccia al

muro
oriente

occidentale

dal quale lo
ciie

si

pu supporre
il

separato da una certa dibtanza, forse la stessa (metri 7)

intercede fra
santuario.
incastri.

piccolo
sul

avanzo

di

muro pi ad

g' incastri

occidentali

del

Infatti
Il

suolo roccioso, contiguo a questi,

non

si

veggono tracce di

altri

tempio

aveva un

edilizio in

faccia ?

Un

leggero intaglio in un tratto di rupe sul prolunga-

mento del muro meridionale della casa dissopolta l'anno passato farebbe supporre
l'esistenza di qualche altra costruzione,

che per non doveva

giungere sino al san-

'A

.'\

strada rnmaiin

Piati de Jupiler

tuario,

rimpetto ad esso, non discernendosi niun indizio di spianamento e d'intagli


ci

sulla roccia che lo fronteggia, e la quale

parve abbia potuto essere l'altare pre-

REGIONE

XI.

(').

."j

GRAK SAN BERNARDO

romano

di

Penino

Libera adunque doveva essere la vista dinanzi

al

tempio, di

fronte a cui si presenta la

CheaaleUan con l'alta sua punta e ai piedi del monte lo

stagno, da cui

si

estrassero pregevoli oggetti votivi.

Nelle costruzioni della mansione dovevansi trovare scuderie non solo per le bestie da soma,

ma

anche per quelle da


il

tiro;

poich non parmi vi sia ragione por negare


colle,

noU'aiitichiti

paesaggio di veicoli per questo

che era valicato da soldatesche,


(-).

talvolta in grosso

numero

necessariamente con cavalleria e con carri

Fra
m.

gli oggetti

raccolti nelle ultime escavazioni primi per

importanza sono
(alta

tre

tabelle votive di bronzo,

una delle quali dorata. Questa ultima


macerie all'esterno
dell'edifizio

m. 0,055, larga
scorso.

0,112), fu estratta
lettere di
nini.

dalle

scoperto l'anno

Con

9 nella prima riga e di

mm.

II

nelle

due

altre

vi

incisa

l'iscrizione:

C- VETTIVS'SALl LEG' XV P'PV S -ML


'

C.

Veltlus

Sai... p(rmi)p{ilus)

leg{ionis)

XV

v{o(um) s(olvU) l{ibens) m{erito).

Per

la legione, in cui serv questo ufficiale, fu essa la

XV

Apollinare, che da Augusto

(')
(-)

Notizie 1892,

p.

65.

Per esempio
(Tacito,

il

passag^'io dei soldati di Vitellio guidati da Cecina nel 69 hibernis


70).

adhuc

Alpilm
la

Iliit., I,

Il

De Saulcy

(Rev. arcL, nouv. srie,


n. 5519),

t.

Ili,

186, p. 454 e seg.),


le

cui

ipotesi stata fatta sua daU'Hirschfeld (C. /. L., XII,

suppone che

venticinque

miglia segnate nell'itinerario antoniniano e nella tavola peutingeriana per la distanza da Octodurus

(Martigny) al

summm

Poeninus non

si

riferiscano che al tratto carrozzabile, che doveva terminare

verso Bourg-Saint-Pierre, ove esiste un milliario col numero XXIIII: la strada rimanente sarebbe
stata soltanto mulattiera e quindi trascurata dagl'itinerari.

Ma, anche ammesso, come pare


so dove
si
il

]irobabile,

che

il

milliario

non

sia

mai

stato

mosso da quel luogo (non


il

Durandi, Alpi

Graie

Pennine, Torino, 1804,


di

p. 50,

abbia tratto la notizia che

milliario

trovasse un tempo al ponte


colle),

Nudry

sulla Dranse, due chilometri

prima

di

giungere alla sommit del

non

si

pu esser
Aosta
e il

sicuri che

non

esista

un errore nelle

cifre degli itinerari,

come

vi per la distanza fra

Penino. L'antoniniano d venticinque miglia, numero da ridursi; la carta peutingeriana aumenta ancora la distanza,
e quella della e reca venticinque

miglia fra Aosta ed Eiuracinum

tredici fra questa stazione


in

sommit
?),

del valico.

Sia

Eudracimum

l'attuale

Saint-Kmy, sia da collocarsi pi


sulle
il

basso (Ktroubles

la cifra

pur sempre esagerata. Dunque

distanze degl'itinerari non vi

qui da Contare: piuttosto da notare la stazione fra Aosta e


(sia

Penino con una distanza segnata


italiano

pur essa erronea); argomento per credere

la

strada sul versante

aperta

ai

veicoli, e

quindi tale pure sull'elvetico.

Certamente

il

passaggio non ha dovuto essere molto frequente:

le offerte
il

votive a Giove Pe-

nino rivelano la poca tranquillit


le

d'animo

di

coloro, che

dovevano traversar
romana,
di

monte temuto
in

ma

condizioni di viabilit erano certamente

migliori

all'et

quanto furono

appresso

e sino a ieri.

Qualche giorno dopo

la fine degli

scavi di quest'anno fu aperta la strada carrozzabile

sul versante svizzero, costrutta a spese del cantone Vallese col concorso dell'Ospizio.

Per quanto

so,

non

si

fecero trovamenti antiquari, salvo un certo iiiimero di

monete

di argento, inglesi dei seculi

XI

e XII,

probabilmente peculio

di

un viandante perito por istrada. Se, come


si

da sperare,

si )ir(i-

lungher questa strada sul nostro territorio sino a Saint-Uemy,


sibili

avr cura di vigilare

sulle pos-

scoperte archcologiclie.

GRAN SAN HERNARDO

'>''>

REGIONE

XI.

a Nerone ebbe

>t;in/.a in

Pannonia. dove torn al principio del regno di Vespasiano e

rimaso siuo

ai

tempi di Traiano, ovvero la

XV
di

Primigenia, di' ebbe breve vita,

la

Claudio

sino a Vespasiano

come pare

(').

e .sedo nella

Germania
titolo alla

inferiore?

La forma

dei caratteri

accenna

al

primo secolo;
il

la

mancanza

legione non sufficiente a far

supporre che
sola legione

dedicante abbia collocato questa


Agli esempi
di

taltella

quando non esisteva che una


della
legione,

XV.

omissione

del

nomo

anche quando

questo seno a distinguer legioni col medesimo numero, un altro da aggiungere ci somministrato da una lastra da noi scoperta in suolo ancora vergine nella parte meridionale del piano,

non

lungi

dal

tempio,
di

ft

alta

m, 0,05'); con

l'aletta di destra,

che

le

rimane, misura m. U,ll;^

larghe/za;

l'iscrizione,

dentro una riquadratura


riga, di nini. 7 nella se-

formata da semplici linee, ha lettere di min. 8 nella prima nelle due ultime: conda, () nella terza,
.'

C A

S S

FESTVS
MILES LEG XOIV^-I RVFI

V
if.

M
Iu[iy{i) liu/ v{otHm) s(plcl)
l{i-

Cassius Fesfus miles leg(ionis)


l^ens) m{erilo).

X {cenluriae)
tempo
di

Due
fra

legioni

esistettero sin dal


e

Augusto, la Pretense, ch'ebbe

suoi

quartieri in Oriente,
i

la

Gemina dapprima

in Ispagna, poi nella

Germania

inferiore

riore. letta,

tempi ili Vespasiano e quelli di Traiano, nei quali pass nella Pannonia supeprobabile che il nostro milite fosse ascritto a quest'ultima. Questa tavo-

K ben

fissata

da principio

con due
il

piccoli

chiodetti

nelle

ali,

fu

iermata di nuovo

pi tardi malamente, forandosi

gentilizio

del centurione, su cui per non rimane

alcun dubbio.

La

parimente terza tabella di voto fu rinvenuta in terra gi da altri rovistata e

nella zona meridionale.

alta
sic

m. 0,U72. larga m.
I

0,08;:<,

con lettere

alte

mm.

!:

PEONINcf
3

IVLc-FORTV NATVS B F

COS VS'L)M
/(oy/) I\oc)nino lul(ius)
l{i/j/is)

Fortunaius b(ene)f{iciarius) co(n)s{ulam) viotum)

s(olvil)

inferito).

Oltre
(a.

queste
1.

trovammo un

piccolo

franiiiieuto

di

sottile

lamina
15:

di

bronv;o

m. 0,01,

m.

0,035) con la sola lette.a a sbalzo, alta

mm.

(') Cf.

Ritterlinj;, It- i-gione

Romana

.V

gemini. Lipsino, 1885,

i<.

81 e icgg.

REGIONE

XI.

y?

GRAN SAN BERNARDO

e due alette di altre tabelle (a. m. 0,084 e 0,095); nel foro di una di esse era piantato un grosso cliiodo di ferro. Questi frammenti non appartengono a nessuna delle

tavolette esistenti nella collezione dell'O.spizji.


Il

numero

delle tabelle votive del


insignilcanti.

Gran San Hernanlo


di

ora di cinquanta; una

decina

frammenti

Quarantima
di

esse sono possedute dall'Ospizio;

una dal
le

;iiuseo Britannico ('),

una dal museo


(*).

Berna

(-),

una da quello

di

Brunswick

(')

altre sei sono perdute o celate

Una
perte

piccola statuetta di divinit venne ad aumentare


al

il

numero

di

quelle scodi

precedentemente
(a.

pian de Japiler
e

(^).

questa

una graziosa Pallade

bronzo

m. 0,055) con alta


il

lunga cresta sull'elmo

e col petto coperto dal


si

manto.

La dea ha
ed ha
il

braccio destro alzato per tenere l'asta, di cui


sinistro

trov una parte del fusto,

braccio

pendente.

Posa sul piede


statuetta
di

destro

con la

gamba

sinistra

alquanto ripiegata in dentro.

Ad una

pi grande di squisitissima fattura

doveva appartenere un piede destro ignudo


tina,

bronzo bianchiccio con bellissima pa-

nel quale sono ottimamente indicate le muscolature. Il calcagno rotto, nello

stato attuale
di

misura m. 0,039

di lunghezza.

aver posato sopra

un piedistallo.
di

La gamba era vuota: la pianta mostra Ad una mano di maggior grossezza apparteparte
inferiore
e

neva un dito mignolo


trovato
1.

bronzo mancante della che


la
ci

lungo m. 0,028,
di

negli

ultimi
a.

scavi,

diedero

pure

una bella mascherina

bronzo,
infissa.

m. 0,045 ed

m. 0,045, con

bocca aperta e traforata destinata ad essere


personali devono aggiungersi
gr.
i

Alla raccolta degli


di

ornamenti

seguenti: Fibula
sottile

oro (a. m. 0,035,

1.

m. 0,03; peso

3,12), formata
fori

di

un

nastro, la

cui

massima larghezza

di

mm.

4,

con due

alle estremit,
;

in

cui passava
l.

una

spilla di ferro,

della quale rimane

una parte ossidata


la

fbula di bronzo,

m. 0,065, con

arco depresso, mancante

dell'ardiglione e con
1.

molla interamente coperta dall'ose

sido; altra simile pure a molla,


fbula

0,040, con grossa staffa

senza ardiglione; altra


e

ad arco,

a.

m. 0,025,
m. 0,05,
punta

1.

m. 0,045, con una capocchia sulla coda


altra

due

ai

fianchi

della cerniera ora priva dell'ardiglione;


a.

della

medesima forma, ma pi
cerniera;
fibula
di

grossa,
a.

m. 0,029,
1.

1.

senza
arco a

ornamenti sulla
nastro,
il

ferro, la

m. 0,037,
rotta
giri;

m. 0,068,
la

con

che

va

restringendosi

verso

stata,

come

dell'ardiglione,

quale

parte
di

da

una
con

molla

di

quattro
con-

frammenti

di altre fibule;

due

fermagli

bronzo

un

dischetto

(1)

C.I.L., V.

n.

6866.

(2j Ibid., n.
(3)
{-')

6883.

Ibid., n. 6872. Ibid., n.

6878, 6886, 6888, 6889, 6890, 6891. Quelle indicate coi numeri 6886

6890

fu-

rono

trovate nel 1837 dalla contessa Calieri di Sala: ignorasi dove tinirono; non pass-^rono all'erede,

presso cui ne ho fatto ricorca.

Trentadue tabelle sono riprodotte nel C.


lirinia

I.

L. V,

n.

6863-6891. Cinque delle altre furono per la


se.

volta pubblicate dal prof.

Barnabei

nei

Rendiconti dell'Accademia dei Lincei,


dell' Acc. delle se. di

nior.,

T. IH,
p. 291,

1887, p. 36I-.367, e nove da


p.

me

iegl
p.

Atti

Torino, T. XXIV, 1888-80,


p.

838

e seg., e nelle

Notiiie 1890,
71, 118.

296, nota 2 e p. 303; 1892,

06, 68, 445.

('')

Vedi Notizie

18!)2, p.

OH\S SAN BERNARDO


tornato da globetti,
l'uno intero
elio

38

rotto; un pezzetto
di

REGIONE

XI.

l'altro

lastrina di argento

con due borchiette,


di

forse fece parte di un" estremit di cintura;

un'armilla fatta

un nastro

sottile di

bronzo

a.

m. 0,01

diani. in. 0,05.').

con una riga incavata


tre

longitudinalmente;

sette

anelli di bronzo,
di

di cui

due con qualche ornamento;


calice
fra

gemme
deltiui,

inciso,

cio

una specie

topazio (m.

0,013X0,014) con un
sinistra,

due

una corniola (m. 0,007 XO.Ol) con uu leone a


ed un
onice

ed in atto di slana
sinistra

ciarsi,

(m.

0,011X0,009) con una

figura

giovanile

incisa

nello

strato

inferiore

nero e spiccante sul fondo bianco delio strato superiore; uno

spillone di bronzo rotto con capocchia ovoidale; un battone di osso; cinque di pasta e
di

pietra di vario colore; giani di collana, di pasta vitrea.

Le armi scoperte
di millim.

(')

furono: un ferro di lancia

1.

m. 0,12,

di

forma piramidale

con base triangolare di m. 0,03 di lato e con gorbia esteriormente corta (m. 0,017),
2 di spessore, l'asta entrava nella parto piramidale; una cuspide pirami1.

dale piena

in.

0,15

con

sezione
1.

triangolare

di

m. 0.03

di

lato,

mancante della
punta a seziono

gorbia

un

ferro di giavellotto

m. 0,108, di cui m. 0,088 per


cono vuoto; un altro

la
1.

quadrata di m. 0,015
la

di

lato

con gorbia a

m. 0,145. con
di

punta

1.

m. 0,066 alquanto smussata, parimente a sezione quadrata

m. 0,016

di

lato e con gorbia a cono vuoto, per la cui rottura si vede che l'asta vi penetrava

per almeno

35 millimetri; quattro punte

di freccie,

di

cui

una a foglia di lauro

(lungh. totale m. 0,08, della gorbia m. 0,035, largh. della punta m. 0,02), un'altra
a

rombo smussata

1.

0,035 con traccia del legno entro


quadrilatera di

la

gorbia, una terza

I.

0,06
che

della forma di piramide


s'infiggeva nell'asticella,

m. 0,009
1.

di

lato e con

punta
di

in basso,

come

la

quarta

in.

U.055 a sezione

triangolo con lati


di cui

convessi; la

lama

di

un pugnale con la punta .smussata, lunga m. 0,28,


e larga
1.

m. 0,065

per
la
I.

il

codolo piatto,

presso

il

codolo m. 0,037

un' alt.-a col coJolo e con

parte inferiore

rotti,

m. 0,25; un pezzo
di

di un'altra;

un calzuolo

di asta conico

m. 0,12 e con diametro alla baso

m. 0.025.

Gli altri oggetti fo.niti dagli ultimi scavi fmono: la parte superiore di un candeliere di ferro, a.

m. 0,25, quasi uguale a quella rinvenuta l'anno passato


di

(-').

con

punta piramidale di base quadrata, e mancante


simile,
di
lato,

uno degli uncini laterali; un'altra


min. 8

ma

molto rovinata; due sbarro

di

ferro

di sezione quadrangolare di

l'una lunga m. n,24, l'altra pi corta per rottura, entrambe ripiegate in cima

e terminanti in

una punta piramidale (credo servissero per infiggervi piccole candele,

e fossero o piantate nel

muro od

attaccate ad un fusto); un gancio di ferro, che pare

(')

Nel

dci-crivi'rt;

il

fcrr" di jnluin cMmi.it" iluc anni ur Simo

{SolUie, 1892,

j).

Ifi)
il

mi

sfujr:^

di dire

quadrata

la seziunc della )>unta,

laddnvc

ssa trian^rularc. Imdtre ho dellu che


(pr.

peso

ori-

orinario
il

doveva essere di iiocc superiore all'atlnale

1305). Al contrario

il

peso antico era quasi

doppio; come ho potuto verificare facendo fare un ferro simile. Esso pesa pr. 2370; una jierfofla
il

identit fra l'antico e

nuovo nell'interno impossibile, essendovi


che punto la gorbia
er.i

in lineilo

avanzi dell'asta, che

impediscono
t.

di scorgere sino a

vuota, ^|di Atti dell'Acc. delle se. di Torino,

X.XI.X, p.
()

150 e sepg.
1

Xotiii* 1892, p

1.'..

REGIONE

\I.

in

3;i

GRAN SAN HERNARDO

abbia servito per tener appesa uua lucuriui;


e

due lame di coltello a foglia


(1.

di

salice

doppio taglio prolnugantisi


di coltello ad
1.

un manico quasi cilindrico

m.

0,2;3);

duo altre

lame

un taglio solo col eodolo sul prolungamento del lato minore non
e

tagliente,
a.

m. 0,15

0,12; altre lame della stessa forma rotto; un ferro di falcetto

m. 0,125;

la parte superiore di
1.

un altro pi grosso; l'impugnatura


di

di

osso di

un

pugnale o
diminuenti

coltello,

m. 0,075 della figura

quattro piani esagonali sovrapposti e


di ferro;

di

grandezza; un piccolo

manico di osso con dentro un pezzo


fatto parte

un pezzo di osso lavorato,


uno
stilo

che pu aver

dell'impugnatura

di
1.

una lama;

di ferro
di

mollette di bronzo, probabilmente per la depilazione,


il

m. 0,052

una spatola

bronzo per l'unguento od

belletto,

1.

m. 0,076, che mostra aver avuto


a forma di rosone, del
il

un manico di altra materia; im oggetto pure di bronzo, che pu essere stato destinato
al

medesimo uso

un

coperchietto

di

bronzo od ornamento

diametro di m. 0,035; un grosso manico rotto di ferro rivestito di bronzo;


di

manico
;

una casseruola
di

di

bronzo

quello di un vaso con testa di ariete,


longitudinali rilevate,
1.

1.

m. 0,045

ima

maniglia

bronzo con

righe
a.
(a.

a.

m. 0,027,

1.

m. 0,045; una
di

grossa maniglia di ferro

m. 0,15,

m. 0,37; parecchi frammenti


e

ima

sottile

lunga lamina di bronzo

m. 0,08) ripiegata

contenente tilauienti di legno;


;

altri

pezzi di lamine di bronzo, che hanno servito per rivestimenti


di bronzo

una piastra rettangolare

con
;

trafori,

a.

m. 0,041,

1.

m. 0,085; chiodetti

di bronzo; altri pezzi dello

stesso metallo

parecchi pezzi di catene di ferro con anelli a forma di 8, pi o


;

meno

lunghi

pi o meno aperti sul mezzo


arnesi
di

sette chiavi di ferro di varia

forma

e gros-

sezza; alcuni
lastre,

ferro guasti
;

o di uso ignoto; ganci,


di

grossi

anelli,

pezzi di
dif-

chiodi pure di ferro


di

frammenti di anfore, di vasi


e
fina, tra

forma

grandezza

ferenti

terra

cotta
riflessi

grossolana

questi ultimi qualche pezzo con bella

vernice nera di
rilievo,
il

argentini ed altri con vernice corallina, talvolta con lavori in


l>ollo
:

fondo di un vasettino pure a vernice corallina e col

ARRI

di

cui altro

esempio

si

ha nella Narbonese

(');

un

altro

col

bollo

in

impronta

di piede:

OF MERC

esso pure noto nella Narbonese, nella Spagna, nel

Piemonte

(-)

un terzo con

le lettere

2AM

(')

C. I. L. XII,

II.

568G, 7G.
C257, 110; XII,
p.
11.

()

Op.

cit.,

II,

11.

5G8G, 582; Atti della Soc. di nrrheolotjia e belle arti

per

la prov.

di

Torino, T. V,

11

il.

n.

.1.

GRAN SAN BERNARDO

40

REGIONE

XI.

una lainpaiia

tttik'

rotta col uoiue

POTIDES
frammenti
di
bottifflie,

coppe od

altri

vasi

di

vetro,

fra cui di

un vaso di vetro

j,'iallo

con ornamenti bianchi


di

e di

un vaso turchino parimente con ornamenti bianchi, un pezzo

vaso di vetro bianco, su cui inciso un pesce a sinistra u sotto:

le lettere

minori sono alte min. 4 le maggiori

mm.

L'i.

Nei frammenti raccolti di tegoli con

bolli, oltre

a quelli gi noti, trovossi in due

l> C- CASSI <l

intiero

nell'uno,
gi;\

rotto
si

null'altro.

Il

sigillo

nuovo

per

il

pian dv Jupiter

per

nell'Ospizio

conservava un pezzo di tegola con questo nome, scoperto anni sono


nel

sul versante elvetico,

luogo detto

le

fond de

la

Combe.

Nuovi sono pure

se-

guenti, che ci pervennero rotti:

con lettere alte 34 millimetri

dove l'ultima lettera e bene distinta e la forma di essa e delle altre non permette
di crederlo parto del sigillo;

l>

PVBL'C
Un
pezzo di tegolo reca
il

ovvio sui tegoli del Gran San Bernardo.

bollo:

fl-P-N"!

un altra l'avanzo:

REGIONE

XI.

rettificare

41

GRAN SAN BERNARDO

che

ci

fanno

quello

scoperto precedentemente, per

meno buona

conserva-

zione letto ('):

I>|l-p-nivp[<

Vi

dunque uu cognome principiante per Nijmp.

Notiamo ancora

fra

il

materiale laterizio dissepolto tre frammenti di antefisse.

Non poche
l'elenco
:

furono le monete, rinvenute quasi tutte in terra gi smossa. Eccone

Galliche.
1 (pot. gr.

1,97). Tipo

come

in

Von Duhn
tav.
n.

Ferrer,
nelle

Le monete galliche

del

medagliere dell'Ospizio del Gran San Bernardo,


scienze di Torino, serie 2^,
volta a d.
t.

Mera, della R.
sin.

Acc

delle
ri-

XLI,

I,

2.

^.

Cervo a

con la testa

(Von Duhn
gr.

e Ferrer, p.

342,
s.

n.

21).

2
I?l.

(pot.

4,35). Testa barbara a


s.

con diadema di due fascie molto oblique.

Cavallo geometrico a
n.

con le

gambe

ripiegate e la coda a forma di S

(Von Duhn

e Ferrer,

36).
2,8.5).

(pot. gr.
(br.
gr.

Altra simile.

2,92).
s.

REMO.

Tre busti accollati a


e Ferrer, n.

s.

l!.

[RE]MO.

Vittoria in una

biga in corsa a

(Von Duhn

59).

(br.

gr.

2,86). Altra simile, nel diritto e nel rovescio

[RE]MO.

6 (br. gr. 1,98). Altra simile, nel diritto


7 (pot. gr 2,12).
dirterenza che

[REMO]

nel rovescio
le teste
1{).

REMO.

Due

teste

imberbi

addossate

come

di

Giano, con la

una
e

in senso diritto e l'altra capovolta

[AIAoYIN]. Cinghiale

s.

(Von Duhn

Ferrer, n. 63).

Romane.
8 9
(br.

gr.

42,20). Asse (con un buco nel mezzo).


16,70). Asse.

(br.

gr.

10-12

(br.).

Tre assi tagliati per met.

13
14

(arg.).
(id.).
t.

Vittoriato.

Denario di Lucio Valerio Aciscolo (Babelon,


II,

Descr. des monn. de la

rp. rom.,

p.

519,

n.

18).

15

(br.

med.). Ottaviano ed Agrippa,


ed.
t. I,

coniata
n.

Nemaimis (Cohen, Descr. des

monn. de l'Emp. rom., 2^


16-17
18-20
(id.).

p.

179,

10).

Altre due tagliate per met.

(arg.).

Augusto (Cohen,

t. t.

I,
I.

p.
p.

69,
94,

n. n.

43).

21-34
35-37

(br.
(id.).

med.). Td. (Cohen,

228).

Altre tre tagliate per met.

(')

Notizie 1SP2,

p.

11:5.

Cl.ASSB DI sciKNZi'. MORALI ucc.

Memorik

Voi.

II,

Sode

5',

parte 2*.

fi

GRAN SAN BERNARDO


38-41

t.

12

05, n. 237).

REGIONE

XI.

(id.).

Augusto (Cohen,
t.

I,

p.
n.

42 43

(id.).

Id. (Cohen,

I,

p.
t.

9t).
I.

244).
111.
u.

(br.

picc). Id. (Cohen,


<rr.).

p.

352).

U
48

(br.

Id. (Cobon.

t.

I.

p.
t.

ll'.i,
I,

n,

407).
n. n.
42.")).

45-47
(br.

(br.

picc). Id. (Cohen,


t.

122,

med.). Id. (Cohen,


Id. (Cohen,
Id.
t.

I,

p.

124,

437).

49

(id.).

I,

p.

125, n. 440).
di

5U-.M
zione del n.

(id.).
.")04

Due moneto, entrambe


t.

fabbrica barbara,

ma

diversa (imit;v-

Cohen,

I,

p.
t.

137).
I.

52

(id.).

Augusto (Cohen,
Monetarii

p.

:'.'..

n.

.Jl')).

53-55

(id.).

di Augu.sto irriconoscibili.

5fi-57 (id.). Altre due tajjliate por met;\.

58-59
60-61

(br.
(br.

picc). Monetarii di Augusto irriconoscibili.

med.). Marco Agrippa (Cohen,

t.

I.

p.

17.').

n.

3).

62
63

(id.).
s.

Id.

rostrata a

l(.

[M- AGRIPPjA LFCOSIII. Testa ROM ET AVG. Altare di Lione (')


t.

di

Agrippa con

la corona

(id.). (ib.).

Tiberio (Cohen,
Id. (Cohen,
t.

I,

p.

191, n. 14).
n.

64
65

I. I,
t.

p.

191,

18).

(id.). Id. (Cohen, (id.).

t.

p.
I.

192, n. 24-26).
p.

66-69
70-71

Id.

(Cohen,

193, n. 37).

(id.).

Due monete

logore di Tiberio.
t.

72

(id.).

Augusto

Tiberio (Cohen,

I,

p.

95, n. 240,

oppure

p.

193,

n.

31

34
73 74

37).
(id.).
(id.).

Druse giuniore (Cohen,


Antonia (Cohen,
t.

t.

I,

p. n.

217.
6).

n.

2).

I,

p.
t.

223,
I,

75-76 77

(id.).

Germanico (Cohen,
(Cohen,
t.

p.

224,

n.

1).

(id.).

Id.

I,

p.

226,

n.

8).

78

(id.).

Moneta logora
(Cohen,

di

Germanico.
t.

79-80
81

(id.).

Caligola (Cohen,
t.

I,

p.

240,

n.

27-29).

(id.).

Id.

I.

p.

240,
t.

n.
p.

28-29).

82-83

(id.).

Claudio (Cohen,
(Cohen,
Id.
t.

I,

250,
47).
n.

n.

1).

84
88

(id.).

Id.

I,
t.

p.
I,

254,
p.
t.

n.

85-87
(br. (br.

(id.).

(Cohen,

257,
I.

84).
n.

picc). Nerone (Cohen,

p.

J'.'l.

]>.\).
u.
2iiii-\):>),

89 90
91

med). Id. (Cohen,

t.

I.
t.

p.
I,

298
p-

seg.,
n.

(id.).

Vespasiano (Cohen,
Id.

369,
n.

13).
p.

(arg.).
(id.).
(id.).

(Cohen, (Cohen,
t.

t.

I, I, I,
I,

p.
p.

376, 377,
384,

102 o
125).

377

n.

125).

92 93
<J4

Id.

n.

Id. (Cohen,
Id.

t. t.

p.

n.
n.

222).

(id.). (id.).

(Cohen,

p.
p.

395, 401,

364

o 365).

95

Id. (Cohen,

t.

I,

n.

432).

(')

Credo 8cono8cin1a questa moneta

Ji Agrijiiia ibrida, al iari dei n.

2 C.dun,

t.

I.

\k 17.5.

REGIONE

XI.

med.). Tito (Cohen,


Id.
t.

43

n.

GRAN SAN BERNARDO

96
97

(br.

I,

p.

420,
n.
p. n.

4).

(arg.).

(Cohen,

t.

I,

p.

452,
t. 1,

272).

98

(br.

gr.)

Domiziano (Cohen,
(Cohen,
t.

498,
412).

n.

314-316).

99 (arg).
100-101 102
(br. (br.
(id.).

Id.
(br. gr.)

I,

p.

505,

med.) Due monete logore di Domiziano.

Adriano

(?).

103

med.). Moneta logora di Antonino Pio.

104
105 106 107

Marco Aurelio (Cohen,


Id.

t.

Ili,

p.

lo. n.

109).

(id.).

(Cohen,
Id.

t.

Ili,
t.

p.

39, n. 78).
p.

(br. gr.).
(arg.).

(Cohen,

Ili,

57, n. 564).

Moneta logora

di

Marco Aurelio.
t.

108 109
110

(br. (br. (br.

gr.).

Faustina giuniore (Cohen,


t.

Ili, p.
n.

143,

n.

96).
n.

med.). Id. (Cohen,


gr.).

Ili,

p.

146,

123, o p. 147,

130).

Moneta logora

del secolo I o del II.

111-144
145

(br.

med.). Trentaquattro monete logore del secolo I o del II.

(br. gr.). (br.


gr.).

Moneta logora del


(Cohen,

secolo II o del III.


t.

146
147

Severo Alessandro (Cohen,


t.

IV, p. 432,

n.

305).

(arg.).
(id.).
(id.).

Id.

IV,

p.

444,

n.

429).

148
149

Id. (Cohen,

t.

IV, p. 459,
t.

n.

563).
p.

Filippo seniore (Cohen,

V,
t.

98, n. 33).
p. n.
n.

150
151

(id.).
(id.).

Valeriane seniore (Cohen,


Gallieno (Cohen,
picc).
Id.
t.
t.

V,

303,
173).

n.

57).

V, p. 363,
V,
p.

152

(br.
(id.).

(Cohen,

400,

617).

153

Moneta logora

di Gallieno.
t.

154
163
168 169
p.

(id.).

Claudio Gotico (Cohen,


(id.).

VI, p. 135,

n.

50).

155-162
(br.

Otto monete logore del tempo di Gallieno e di Claudio

Gotico.

picc).
(id.).

Moneta logora

di Crispo.
figli.

164-167
(id.).

Quattro monete logore del tempo di Costantino e dei


di

Moneta logora
med.).

Magnenzio.
I

(br.
n.

Valentiniano

Valente

(Cohen,

t.

VIII,

p.

88,

n.

12

103,

11).

170

(id.).

Graziano (Cohen,
(br.

t.

VIII,

p.

130, n. 30).

171-174

picc). Quattro

monete logore del secolo IV.


que.sti si

Negli scavi precedenti ed in


vini,
elle

rinvennero non pochi ossi di animali bo-

ovini,

suini; due grosse e lunghe corna appartengono ad

un bovino

di

una

razza,

tuttora esiste,

ma

non pi
ed
il

in quei

monti,
:

dai quali disparvero pure,

ma

non da

tempo remotissimo,
una mandibola
ed un pezzo
di di

l'orso

cinghiale

trovaronsi molti denti di questa fiera ed


si

quella.

Di ossa umane

riconobbero due mandibole, due parietali


?

occipite.

qual tempo rimontano

Fra
ninna
vi

le

cose

scoperte

da noi

dai

nostri

piedecessori
si

sul

pian de

Jupiter

ha, salvo Io

moneto

galliclie,

la quale

possa assegnare con certezza ad

et preromana. I

fittili

rozzamente lavorati possono benissimo essere prodotti di grosofficine,

solana industria locale, contemporanea alle perfezionate

donde uscirono quegli

GRAN SAN BERNARDO

il

14

REGIONE

XI.

altri,

di cui

trovainiiio copiosi avanzi.

Negli strumenti, nello armi, negli ornamenti


resto, nulla si prosenta

della persona, in una paiola in t\ilto

con impronta
il

di un'in-

dustria anteriore ai tempi imperiali,


sione,

ai

cui

ini/i
(').
il

rimontano

santuario e hi man-

com
{-),

lavori stradali del


po' pi

monte Penino
era

Per

esso,

non ostante l'aspro camnel

mino
l'ra

un

frequente
lo

divenuto

passaggio

primo secolo avanti


por la sicuro/./a

volgare,

come attestano

di.>iposi/ioiii

dato da Cesare nel -u

di esso (') e le

moneto galliche

colassi! dissepolte (').

E
il

assai probabile che

prima
doveva
della

delle

romane non

esiste.ssero costruzioni sul


si

colle: per

culto di Penino

{')

bastare la rupe, intorno a cui

scoprirono in copia monete galliche con


le lo

nummi

repubblica romana

(").

Fra

le

cose votivo, anche fra

tabelle,

pi abbondanti sono
secolo, spe-

quelle di bel lavoro, conio in maggior

numero sono
delle

monete del primo

cialmente dei Giulii


tgli

dei Claudii,

ultime

romane quelle

di Teodosio e dei

c).
Il

tempio ha

sofferto

una profanazione attestata dagli oggetti votivi spesso vio-

(I)

Probabilmente

cuiiiiiiciat

subtu

di>|iii

la coiiijuista del paese


fatti d(.])o la

dei Salassi e la

fondazione

di

Augusta Practoria
il

(2.')

av.

C). Anche ammettendoli

conquista della Kczia (15 av. C.)


t.

ed

principio delle guerre gerraauichc

(Mommsen, Rm. Geschichte,

V, p. 18),

il

ritardo di

poco tempo.
()
(3)

Cf. Strabonc, IV, 0, 7, p. 205.

Rell. Gali, HI, 1.

(*)

Le monete galliche

del

Gran San Bernardo

descritte

nel catalogo fatto insieme col eh.


t.

Von Dahn (Mcm.

della R. Acc. delle sciense di 'forino, serie 2*


le

XLI,

p.

331

e segg.), nel

quale

sono comprese anche

poche trovate nel 1890, ammontano a 418. Negli scavi dogli anni seguenti da aggiungere un piccolo numero
di altre,

se ne rinvennero 74, e vi

che

ci

erano rimaste ignote,

quando compiemmn
(5)

il

nostro lavoro.

Cf

Livio, X.VXI, 28.

1)

Notizie, 1802, pag. 64 e sgg.

P)

peccato che non tutte

le

moneto romane scoperto


uno specchietto

al

pian de Jupiter

si

trovino

nel-

l'Ospizio e che quelle, che vi esistono, non siano state distinte dai

nummi

di straniera provenienza.

Mi
il

6 sembrato

non

inutile

riunire:

in

gruppi delle monete romane esistenti nel


si

medagliuro dell'Ospizio prima dei nostri scavi, per la maggior parte delle quali

pu presumere

rinvonimento

al

pian de Jupiter (ho escluso quelle, della cui origine diversa ho avuto sicura
i

informazione e separato

gruppi delle monete fornito dai nostri scavi):


scoperte prima
degli ultimi scavi

scoperte negli

Repubblica romana.
Imperatori
(iiulii

130

e Claudii

.... ....

305
Gii

Da Galba Da Nerva Da Da Da Da

a Domiziano
a

Commodo
dei
sec. I-II

134

Irricunoscibili

l'ertinace a Valeriano

137
141

Gallieno a Carino

Diocleziano a Gioviano
Valenliniano
I

....
di

252
67 1322

ai

figli

Teodosio
Totale

303

1625

REGIONE

XI.

gli
editz

come
le

GRAN SAN BERNARDO

lenteraente infranti, spesso scagliati lontano,

belle statuette

e le altre cose

ricavate dallo stagno:

della mansione
la

furono consumati

da un incendio.

La

devastazione
?

del santuario

rovina

della mansione avvennero nel


la

medesimo

tempo

Ovvero quello fu violato


si

prima, quando trionf


e

religione di Cristo, e la

mansione
santi
del,

conserv
?

sotto

Burgundii

poi sotto

Franchi padroni dei due ver:

monte

queste domande
(')

non possiamo rispondere

solo a cagione delle

monete caroliugiche

ci

dato sia

supporre col un ricovero, almeno nel secolo

IX

(-).

Siasi conservata la mansione,

caduta

e poi

risorta

pi tardi, certo che (vero-

similmente per

le

devastazioni,

di cui quei
il

monti furono teatro nel secolo

per opera

dei Saraceni annidati nel Vallese)

luogo ora deserto quando San Bernardo di Menlhon


la

nel secolo

XI

(^)

venne a fondarvi

sua

casa

ospitale

ad

un mezzo chilometro

dall'antica stazione e dall'altra parte del lago, che occupa la

sommit del
(^).

colle,

ado-

perando per tale costruzione


ci

le

pietre della

mansione

del tempio
,

questo poi

sembra accenni

il

cronista della Novalesa (secolo XI)


nel

allorch, a proposito della

discesa di Carlomaguo
pietre riquadrate

773 parla

di

un tempio sul Monginevro costrutto con


('').

congiimte con ferro e piombo


per l'Alpe Penina

Carlomagno non valic

il

Mon-

ginevro,

ma

il

Cenisio;

pass con parte dell'esercito lo zio Ber-

ci)

I^oHzie 1889,

p.

393; 1890,

p.

805; 1892,

p.

77.
:

Fra

gli altri og<;etti

qualcuno pu essere dei primi secoli del medio evo


si

non ve n'ha per

di quelli, in cui
(-)

indubbiamente

palesi l'industria delle genti barbariche.

Non parliamo

di un monastero,

parendoci infondate

le

notizie, che vuoisi

lo

concernano.
u

Esse

si

riducono a quella di un

Vultgarius abbas ex monasterio quod est situm in monte lovis


et

circa l'anno 820

[Formuae Merovingici
" clericus

KaroUni

aeoi, ed. Zeumer, Hannoverae, 188G, p. .321);

a quella di nn

nomine Benedictus, ipsius

loci (cio del

monte Giove) aedituus monte lovis


al fratello
il

neir826

{Ada Sanctorum,
(Ann. Berlin.,
a.

ian.

t.

U,

p.

284) ed

all'

hospitale quod est in


fatta

escluso dalla ces-

sione dei contadi di Ginevra, Losanna e Sion


859).

da Lotario II

Ludovico II nell'SSD
S.

Ma
n

d'altra parte

si

ricorda neir842 o 849 aug.


t.

"

monasterium

Petri quod

ad radicera mentis situm est"


s.

Ada Sandorum,
doc. piillis
in

III.p. 613),

un

Hartmannus elemosinarius
VI);
1'

P(etri)

montis lovis

verso r851 (Cartulaire


et

du chapicre de Notre Dame de Lausanne, LauSoc. d'hist. de la Suisse romanie.


rei.
t.

sanne, 1846, p. 8 in

Mcm.

par

la

ab-

batiara montis lovensis Sancti Petri


t.

una carta del 1011 (Grmaud, Doc.


primi sopra

Vhist. du Vallais,

(XXIX

dei ]\Im. de la Soc. de la Suisse rom.), p. 54). Questi testi spettano ad


al

un monastero

a Bourg-Saint-Pierrc,
Vhospitale
. .

quale pure sono da riferire

citati.

Notisi la esclusione dcl-

in

monte lovis dalla cessione

del contado di Sion. In questo trovavasi Bourg-Sainl-Pierre,


al territorio

ma
J.

non
(')

il

pian de Jupiler, che ha dovuto sempre appartenere

di Aosta.

A.

Non nel precedente, come comunemente si creduto. Vedasi il recente studio di monsignor Due, vescovo di Aosta, A quelle date est mort Saint-Bernard de Menthon ? (voL XXXI della
(*) Il

Miscellanea di storia italiana).


racconto del culto idolatrico rinato in quei luoghi e della statua di Giove distrutta dal

santo non appartiene che alla leggenda.


fatte narrazioni
di e

La

vita di

San Bernardo, piena

di favole,

che contiene

va sotto

il

nome
t.

di

Riccardo di Val d'Iscra, successore a


1077) compilazione tarda
e

lui nell'arcidiaconato

Aosta
{^)

(Ada Sanctorum,
li

iunii

II, p.

senza valore.

In niontem (ieminum ... in quo olim templum ad honorem cuiusdam Caco doo, scilicet
quadris
.

" lovis,
"

e.x

lapidibus

plumbo

et

ferro valde
III,
7.

conncxis, niirae pulchritudinis

quondam con-

structum fucrat

Chron. Novuliciense,

GRAN SAX BERSARDO


Non pu

una confusione

4(1

REGIONE

XI.

nardo

(').

darsi

fra

due personaggi, un errore


di

nel

nomo

del monte,

ma

in

pari

tempo un ricordo del santuario


al

Penino

(-) ?

circa

due chilometri prima di giungere


l.')00

pian de Jupitcr, sopra un altopiano

della superficie di un

metri quadrati, sorge una casa, chiamata la Cantina di


di

Fontiales, la quale serve

come luogo

riposo ed all'uopo di rifugio per coloro, che


fu costrutta uel
(^).

salgono
quivi
fin

il

versante italiano del monte.


dalla

La casa odierna
canonico

I8:i5;

ma

met del
di

secolo

XIII esisteva
il

un piccolo ospizio

Trovansi sparsi

sul suolo rottami


periale.

tegoli

romani:

Lugon

vi

raccolse

una moneta im-

Queste traccio di una casa antica destinata


dussero a farvi saggi
di

al

medesimo scopo

dell'attuale

in'

in-

scavo,

nei

quali

si

scoprirono molti pezzi di tegoli, di cui

imo

col bollo:

RP- A
un altro con:

resto del sigillo Ilijlae,

uno

col

nonio:

l> P

V B L' C

<
due sono di terra gialla; mentre

un

altro con

avanzo del medesimo

bollo:

questi

quelli con uguale impronta scoperti al

pian de

Jtipiter sono di terra rossa.


fittili

Rinvenimmo

poi una
fina

certa quantit di framiiieuti di vasi

grossi e piccoli, qualcuno di terra

con vernice corallina, e di vasi di vetro, chiodi e carbone, che mostra la distru-

zione di quesf appendice della mansione


editzi

romana

essere avvenuta

come quella
muri
:

dogli
forse

principali.

saggi di scavo non


nella

mi condussero

allo scoprimento di

la casa

romana era

medesima area

della moderna.

(') (*)

Einardo, Ann.,

a.

77:5

Nel 1881

si

scoprironci iivanzi antichi sul Monu'inevro,


al

ove

si

sa esisteva una stazione rot'pi(/r.,

mana. Si suppose appartenessero


p.

tempio menzionato dalla cronaca novaliciensc (Bull

1882,

47)

ed

io stesso ricordai

si

fatta identificazione,
t.

descrivendo la strada di questo monte (Mem.


]>.

della R. Are. delle sciente di Torino, serie 2*

XXXVIII,

441).

Ma

la notizia del ritrovamento,

che fu pubblicata
per
la

molto scarsa; n

si

fece un'estesa esplorazione, la quiile sarebbe impresa utile

scienza e lodevole per la Francia, sul cui territorio avvenne la scoperta.


poi in quale

Non sappiamo

misura materiali degli

editzi

del

pian de Jupiter abbiano servito


le

alla primitiva costruzione dell'Ospizio,

n so di l se ne trassero ancora per

ricostruzioni e le

ampliazioni successive.
nil
l'j.'iS,

Ho

trovato

conti delle spese per la rifabbric.izione di

una parte

di esso

dopo un incendio:

non

vi

per cenno alcuno su trasporti

di

materiali

dal pian de

Jupiter.
(')

Martfuerett.iz, /l''ie/n
.Socict'i

hpilaux
di

du vai d'Aoste, Aoste, l^'O,


di
.\osta).

p,

s^ri,'-

"'"'r.

dal 7

Bullettin della

Accademica

.SantWnselmo

REGIONE

VI.

47

FOSSOMBRONE, ASSISI

N
sono
le forni

risnltamento pi soddisfacente ebbero gli scavi, che per cura dell'Ospizio

si

latti

ad un chilometro e mozzo da esso sul versante elvetico,


i

in

un luogo detto

de la Combe. ove

pezzi di pietre e di tegoli sul terreno attestano l'antica

esistenza di un edificio,

anche esso

dipendenza della mansione in

summo

Poeniao.

In questo luogo
chi scende dalla

si

osservano avanzi della strada scavata nella roccia, e a destra di


colle si

sommit del

vede intagliato nella rupe un piccolo condotto

per avere l'acqua da uu ruscello

circa

dugento metri di distanza: se ne possono

seguire le traccie per tratti assai lunghi.

Nell'escavazione quivi fatta dal canonico Lugon,


altri superiori

come monsignor prevosto


le

gli
i

dell'Ospizio,

sempre disposto a favorire


frammenti
di
tegoli,

nostre

esplorazioni ed

nostri lavori, si trovarono

di cui

due di terra rossa con

resti

del sigillo:

I>|PVBL'C
una fibula
di bronzo

<l

ad arco ed a cerniera mancante dell'ardiglione, alta m. 0,025,


(?)

larga m. 0,035; un peso

di pietra nera circolare (gr.

146); una moneta di Augusto


p.

(Cohen, 2*

ed.,

t.

I,

p. 95, n.

237); una di Agrippa

(ibid.,

175,

n.

3); una irrico-

noscibile dei tempi di Tiberio con la contromarca impressa due volte:

IMP///////

frammenti di vasellame cretaceo

e vitreo,

chiodi ed altri pezzi di ferro.

E.

Ferrer.

Regione VI (UMBRIA).
II.

FOSSOMBRONE

Di una statuetta di bronco scoperta fuori


non
di

la

citta.

Nella localit detta Culla,

lungi

dal

mulino

dello

stesso

nome, apparte-

nente alla signora Teresa Cesarini

Fossombrone, posto sul monte Cesana, a nord

della citt, un contadino, atterrando un albero, rinvenne una statuetta di bronzo votiva

rappresentante una

divinit muliebre.

alta

m. 0,07, e raffigura una donna


destra.

avvolta in lungo manto con una patera nella


tratta stringe qualche cosa di indistinto.

mano

Colla sinistra molto con-

A. Vernarecci.

III.
Il

ASSISI

alto

Rilievo sepolcrale scoperto nel territorio del comune.


del

sig.
s.

Francesco

Bianco,

facendo

eseguire

lavori

agricoli

nel

suo

fondo

presso

Potente, scopri un cippo di travertino, largo inferiormente


;

m. 0,61,

supe-

riormente m. 0,5!

m. 0,GO,

e dello

spessore di metri 0,39. Nel piano superiore

CAPOLONA

ni.

48

lato, profondi

REGIONE

VII.

sono due incavi a base qnailrata, di


essere destinati per le ceneri di
rilievi di

0.20 di

m.
da

(K't,

che dovevano
con

due defunti; erano chiusi

coperchio ornato
in.
il

due

pelte.

Nel prospetto, entro campo rettangolare, largo m. 0,45, alto

0,35,

rappresentato

in bassorilievo un
nell'attiUidiui'

uomo adagiato

su di un letto, poggiando

gomito
defunti

sinistro sul guaciale,

con cui sono raftigurati

quasi

sempre

sui coperdii

delle urne etrusche nel territorio volterrano, nel perugino e nel chiusino.
la destra

Regge con
destra un
i

un oggetto rotondo,
stesso letto siede
lo

ed

Iia

la

sinistra

sopra una patera

(?).

Presso di

lui, nello

una donna coperta

di velo,
il

reggendo con la

bambino ignudo che

sta ritto innanzi.

La donna ed
il

bambino posano

piedi sopra uno sgabello, che alla sua volta posato sopra

suppedaneo.

Nel campo tra

lo

ligure

pendono due

festoni.

A. Brizi.

RAGIONE VII {BTRURIA).


IV.
Are:::o.

CAl'OLONA

.\ra:

di.

un'antica

via

a poca disianza da

Nel parlare dell'antica

figulina di

Publio Telilo, stabilita


si

al

ponte a Buriano

sull'Arno Notiiie 1803, p. 138), accennava che di quivi

dipartivano o diramavano
Firenze, e l'altra
ri-

due

vie,

sulla destra dell'Arno, seguendone l'una


il

il

corso verso

salendolo verso

Casentino. Ora

venuta nuova occasione di parlare specialmente di


ne riinane ricordo o traccia alcuna: se non

questa, e ne profitto volentieri, perch non

che vi sono elementi invero scarsi per segnarla e seguirla con qualche sicurezza.

La strada antichissima da Arezzo giungeva

al

ponte a Buriano passando da Gail

lognono, che poi fu costituita Pieve ora distrutta. Alla riva opposta presso

ponte.

Publio Telilo stabil la fabbrica dei vasi rossi a rilievo incirca ai tempi di Siila: ne venne
Publio Cornelio
e

se ne

impossessava, seguitando

lavorarci con gli stessi operai.

Ma

cess presto, che la fabbrica fu trasferita con loro a Cincelli a


via,

meno

di

un chi-

lometro di distanza sopra la

che risaliva
e sul

il

corso dell'Arno.

La quale

via aveva

suo principio proprio dal ponte,

bivio

era un' edicola


si

edificata probabilmente

con due sole colonne dinanzi, a ordino corinzio, come

vede da un capitello rimasto.


dedicata
ai

Per

la sua posizione
di
l'i

noi

possiamo credere che

fosse

Lari

compitali,

com' era
Di
si

costume.
costeggiava
la

collina di Cincelli, chiamata allora

Centum-Cellae, come
e

trae da carte dell'et di mezzo.

Nelle sue falde, e sopra

la via,

rimpotto all'Arno

lavorava Publio Cornelio, certo un liberto di Siila, e venuto colla colonia corneliana
in

Arezzo.

Ma

si

riscontra che prima di lui, o insieme


lo

a lui era ivi un' altra figu-

lina tenuta
di

da Caio Cispio.

propendo a credere

elio

per alcun tempo fossero soci

quell'industria almeno in quel luogo, perch tranne che a Cincelli non s'incontra
vasi
il

nei

nome

di

Cispio,

commisto a quello

di

Publio Cornelio.

Ora che

vi

sia

stata stretta relazione o

comune

interesso fra questo

due famiglio

si

rileva dalla let-

tera di Cicerone al proconsole Quinto Valerio nel raccomandargli un Publio Cornelio,

REGIONE

VII.

qui
G).
tibi
lia^

1'*

dedit,
si

CAPOLONA

dicouilo<,di
iiientatiis in

P. ConK'liu.s,

litterai>

est

mihi a P. Caspio
il

comtempo,

(Famil. XIII,

Dal quale

passo

potrebbe anche rilevare

cui

Moriva la loro tigulina.

Ma
sero in

dopo avere addotti tanti argomenti, che

vasi aretini si fecero, e


a

si

spar-

Roma

nel

mondo romano
Cincelli

dai tempi di Siila


sig.

quelli di Augusto, noi ne

al)biamo oggi un'altra prova manifesta. Il

ing.

Vincenzo Funghini nell'csplorare


di

nuovamente
e tra questi

la figulina di

ha trovato molti avanzi


e
si

quella di P. Cornelio,

una piccola coppa ornata,

segnata

RODO

che apparisce essere degli


orli l'im-

ultimi lavoranti di Publio Cornelio. Vi

vede in giro ripetuta per quattro

pronta di una medaglia colla testa giovanile di Augusto, col

nome AVGVSTVS,
Tutto questo

la

quale medaglia

collocata in

mezzo a due

delfini guizzanti.

relativo

all'assunzione del

nome

di

Augusto due anni dopo

la

vittoria

navale di Azio, avvedelfini.

nuta nel l'anno 723 di Roma, vittoria simboleggiata dai due

Questa data

importantissima per la storia dei vasi aretini, segnando la loro decadenza, per essere gi

scomparse prima della figulina corneliana, quelle della Rasinia, Memmia, Perennia,
e

Tellia,

che produssero le opere pi fine

leggiadre

bassorilievo nei loro vasi

destinati ad onorare le mense.

Poco sopra a Cincelli l'antica


traccie, si biforcava;

via,

della quale

ha

il

Funghini

verificato sicure

l'una seguiva l'Arno, e andava verso la Badia di Capolona, ora


leonis, se
s.

distrutta,

e ridotta,

nome che proviene da Cap/U


si

possiamo prestar fede

alle

carte del mille.

L'altra

dirigeva

alla Pieve

Giovanni.

Fra Cincelli

questa

Pieve
rallini,

si

transita per
si

Casa rossa, dove pare che


ricercata.

fosse un'altra

fabbrica di vasi cos.

che non
il

Alla Pieve, che ha l'aggiunto di


Sulpicia, fanno capo,

Giovanni

in

Sul-

piciano, onde

fondo

fu della famiglia

come era ancora da


di provenienza italica,
di

supporsi, pi vie, delle quali non terremo conto. Quindi la principale scende a un vil-

laggio chiamato Apia,


se

nome che conserva

dall'antico,
in

che
la

non vogliam dire


si

pelasgica, essendo Apia


l

Arcadia

sede

Pelasgi. Sotto

Apia

scorge qualche traccia, e


gli oggetti

presso sono stati trovati dei sepolcri, di cui per


certificare
il

non aver veduto

non ho potuto

tempo: solo mi

capitato

un asse onciale di

Roma

del secolo secondo avanti Cristo.

Da Apia
l'una del

la strada volgeva

alquanto a destra per Busseto. Quivi nel 1654 fudi

rono discoperte due urne cinerarie

marmo

assai eleganti, lo quali erano iscritte:


le quali ora

nome

di

Lucio Valerio Pesto, l'altra di sua moglie Crispinia,


/.

sono nel museo di Firenze (C.


l'arte

Z. XI, 1863, 1864). Sia per la paleografia, sia per


e

appartengono

al

secolo primo dell'impero,

Busseto (Buxetum) era adunque

un fondo della Valeria.

qui non voglio tralasciare


si

come pochi anni


i

fa nella

china

del poggio verso Carbonaia


forse alla villa

rinvenne un grande orcio, che

villani infransero, addetto

romana, o per l'uso dell'orto.


la

Proseguendo

strada incontrasi Casa vecchia, e poi Palazzo


o

(il

nome Palatum
si

come fermata od

osteria,

taverna, frequente nelle auticho vie); e poi

viene sotto

Serboli. In quel tratto, lavorando la terra or fa


tello in

un mese,

si

trov un manico di col-

osso degno di essere descritto,

che ha prto occasione al presente ragio-

namento.
Ci.ASSK DI sciENZic MOiiALi ecc.

IIkmouie

Voi.

II,

Serie S', parte 2*.

CAPOI.ONA

di tre pezzi,

.Mt

ed ha
la

REGIONE

VII.

11

manico

ma

ricon?n"nti

intera

lano^hezza di centi;

metri otto. In

sommo

stato

intagliato

un busto muliebre panneggiato


intrecciati

nel quale

la testa tiene l'acconciatura

alta

di molti capelli

sopra la fronte, simile


le patrizie

a quella che

si

vede nell'imperatrice Sabina: foggia che allora

e le liberte
effigiata

di lei avranno sicuramente usato.

Anzi
il

pi probabile che nel manico sia


:

Sabina

stessa,

uou discostandosene

profilo

poich non solo nelle monete ,ma negli


sovrani d'allora.

oggetti di uso ripetevansi sovente

ritratti dei

Tale ritrovamento ha pure


lungo
presso la via romana:

la
la

sua importanza topografica, indicandoci, che siamo

quale

avanzandosi

lasciava

a sinistra in alto

il

villaggio di

Ves:a,

nome anch'esso

italico,

e luogo ricco di fontane,


a

onde certo non


la

tralasciato dalla primitiva gente,

l'ii

oltre

circa un chilometro
il

dominava

via

vecchia (di cui non rimane adesso segno alcuno)


derivare dalla Dnchin,
si

castello di Bibbiano, che potrebbe

come

dalla Vibia,
il

anzi pi probabilmente da questo: poicli

cangil^

bene

spes.so e in

tempi tardi
o
in

v in

/;.

si

chiama ora Bibbiena, quella

che fu un tempo Vibiena.

etruso

Vi pena.

Inoltre

abbiamo un

riscontro di /?/-

hianum per Vibianum per


in

ascrivere

Bibbiau"

alla

Vibia. che aveva molti possessi

Ktruria.
.V

poca distanza

da

Bilii)iano

il

sig.

Farsetti trov e don

al

Museo pubblico

un'

umetta

colla iscrizione TILI.^E


si

TERTVLLAE. Per
Il

essere le due prime letal

tere corrose ed incerte

potrebbe ]>ensare a Tnliac o TcHac scritte

modo

arcaico:

ma

non convenendoci la paleografia lascio Tiliae.

luogo chiamasi Miglinriiio. forse

da una colonna miliaria, come abbiamo Migliari


fra Civitella e Montevarchi.

in

una diramazione della via Cassia

Di
Belfiori,

l'i

si

andava verso Ponina, luogo etrusco,


in

e poi

sotto

il

prossimo castello di

dove
si

basso lungo la via

si

sono trovati sepolcri del secondo secolo dell'imdi l

pero.
di

Per

frequentava
e

molto prima, essendomi

pervenuto un asse onciale

Roma. Ponina

Belfiore fanno parte del piviere di


di

Vogognano, vale a dire pi-ae-

dinm
si

Vocoiiianum. Al di sopra

questo punto, circa un chilometro sopra Subbiano


il

designa sull'Arno un pont^ antico distrutto, che viene chiamato


via poi lasciato a destra
il

ponte della regina.

La
di

ponte proseguiva tra


e

il

fiume e
si

le colline della

Zenna,

Lorenzano,

di

Talliano.

avanti

di

giungervi
/.
/..

scopriva nella fine del seIl

colo scorso la lapide di

Testimo Vittorino

(/^.

XI, 1893).

tratto che

abbiamo

percorso dal ponte a Buriane, ove era situata la figulina Tellia fino a
circa dieci chilometri, e vi

Talliano

abbiamo sempre
la

riconosciuti fondi posseduti


la Valeria,

da famiglie
la

romane.
Tilia,
la

Prima

l'Abiuia, quindi
la

('omelia, la Sulpicia.

Bcbia.

hi

Voconia,

Laurentia. e la Tallia
effetto della

Questi fondi quasi tutti

fertili

ed ameni

saranno loro pervenuti per


ficile

colonia sillana, ovvero della triumvirale':' Dif-

per ora

il

risolverlo

iu

ogni

modo

apparisce chiaro, che


>;

si

proclam nell'aretine
chiara,
l'Italia

campagne
le

l'editto:

veteres migrati coloni

e per dirla

pi

dopo

funestissime guerre civili

non fu degli italiani

ma

de'

romani.

G. F. Gamurrini.

REGIONE

VII.

">'

CORTONA, MONTERIGGIONI

V.

CORTONA

Di un'urna con iscrizione etrusca, scoperta fuori


rinvenuta, lavorando
fronte

r abitalo.

A
sic.

tre miglia dalla citt di

Cortona

stata

il

terreno del
incisa la

Petti

un'

umetta cineraria

di

travertino,

nella cui

malamente

seguente iscrizione:

Mentre
la di

il

primo verso

chiaro,

Vol.karse,

l'altro incertissimo

per

buchi

qualit della pietra e la pessima scrittura. Importante per

mi sembra
in

il

nome

karse

Cursus, sicuramente italico: dal quale derivarono


e

nomi

tipici di Carseoii
//

Carsoli latino,

di

Carsalae umbro.aggiungendovi

11

suffisso

latino lum,

significante luogo o dimora.

Or questo nome

italico si
il

vede qui divenuto un persofondo e


il

nale etrusco, indizio non lieve, essere la lingua italica

sustrato dell'etrusca,

come per

la nostra la latina.

l'eicia naitts,

Nulla diremo sul nome materno, probabilmente vele hai, essendo comune, italico anch'esso, e pronunciato dagli Etruschi voi e hai.
('),

Gi abbiamo da Dionigi d'Alicarnasso


bavasi la primitiva lingua pelasga.

che

In

Cortona

a suo

tempo ancor

ser-

cio italica, la

vale a dire che quel

dialetto con-

servava maggiori
il

voci

modi

arcaici:

qual cosa viene ancora notata da Plinio


di Citt di Castello
(

giovine,

quando descrive la sua


situato dietro
i

villa nel territorio


(-).

Tifer-

num Tlberlaum)
La

monti di Cortona
l'arcaismo,
e

paleografia

pure

conserva

specialmente
si

la lettera k,

col

di-

stacco inoltre della curva dalla linea retta: la quale forma

riscontra in uno specchio


il

Cortonese,
dichiarativi

che

rappresenta

un uomo che
forse

cavallo

passa

mare, e reca

nomi
Pare

Erkle Pakste,
fosse

Hercules
tarda

Pacifer,

che

va

agli

Elisi.

dunque che

una regione piuttosto

nello svolgimento dell'etrusca civilt.

G. F. Gamurkini.

VI.

MONTERIGGIONI

Di una grande tomba a camera con sarparte della tenuta del Casone di pro-

cofagi, scoperta nella tenuta del Casone.


In un altipiano detto Malacena
facente
priet del sig. Giulio Terrosi, non lungi dalla stazione ferroviaria della Castellina in

Chianti, eseguendosi

soliti

fossati

per una piantagione di


tufo,

viti,

si

rinvenne casual-

mente una tomba famigliare a camera, scavata nel


banchine
riferibile in al giro,
sec.

con un

pilastro centrale e

dalla quale
ITI
a.

si

estrasse
:

una

assai copiosa ed importante suppellettile

C.

Vi sono

Trentacinque urne cinerarie delle quali quattro di alabastro e le altre

di travertino.

(') I,
(-)

20.
I.

Ep. IV,

CORSETO-TARQCISIA

">2

1,07 e larga 0,84,

REGIONE

VII.

Liirna principale,
im-gi^iato
q

alti col coperchio

ni.

di alabastro lu-

oro.

il

bisoma, cio fatto per

le ceneri di

due coniugi. Essi sono aggniiti

pati sul copeidiio dell'urna

come recunibenti
sono
scritti

nel

proprio lotto. Sono

capi fanii^'lia

della

tomba; ed

loro

nomi

in

bei caratteri

nel fronte dell'urna fog-

giata a letto funebre:

mi capra
:

calis'nas'
:

lar!}al

s'epus
(Quattordici

arnSalisla

cursniflx

specchi di bronzo figurati.


oriticeria.
le

Trentaquattro pezzi di
Treutasette
Hai., tav. 48.

monete,

fra

quali due dupondi di Volterra

Garrucci,

Mon.

1).

Quattordici vasi di bronzo di varie forme.

Trenta

pi vasi

verniciati,

detti

etrusco-campani,

co.stitucnti

di

per s una

stupenda collezione, con pezzi unici.


Ventotto
vasi dipinti della
vari

Campania, per

lo

pi krateri a campana.
;

Vi sono inoltre
locali
di

candolabri, armi e molti altri oggetti in ferro

molti vasi

terra gialla di varia forma; stoviglie che io giudico, imitazioni etrusche del
ecc.

genere campano

La

suppellettile

raccolta

tale

e cosilTatta

da potersi costituire con essa un

Museo
Il

particolare.
sig.

Terrosi la fece trasportare di questi di appunto iu Firenze nella sua abi-

tazione per costituiiTi un

Museo

privato. Egli promise di dare al nostro


di

Museo Etrusco
impor-

Centrale una rappresentanza di essa. Dal mio canto promisi


tante scoperta con una

illustrare la

memoria

a parte.

Frattanto

si

sta ripulendo e ristaurando gli

oggetti principali per poterli studiare e descivcre esattamente. L. A. Milani.

VII.

CORNETO-TARQUINIA

Nuove scoperte
il

d antichit nella ne-

cropoli tarquiniese.
Gli scavi in questo anno furono incominciati
alle Arcatelle ed alla

20 gennaio
il

ai

Monterozzi vicino
fulibraio,

tomba

del citaredo
il

(').

Visitandoli

10 el'll

trovai

scoperte soltanto due tombe,

cui contenuto era interessante per diversi rapporti. La


al sepolcro dipinto del

prima

di

esse

una tomba a camera situata vicino


indicato col

fondo Quer-

ciola (-), sepolcro oggi

num.

4. Il tetto

no era franato. Oltre a ci risul-

tava da certi indizi che la camera gih anticamente era stata visitata.

Ma

quella visita
jiarccciii

deve essere stata molto superticiale, giaccii sotto


getti
di

rottami furono trovali

og-

materia preziosa. Tra

tali

oggetti primeggia uno scarabeo intagliato in onice

(')
()

.I/o,

dell' fmt.

VI. VII 79,

Ann. 1863

(uv. d'apg.

p.

:W6-360.
)..

Mon.

deU'Insl. I 33.

I/altrn letteratura relativa ne);li

Ann. ddVInst. 1803

317

iiot.

nani. 3.

REGIONE

VII.

ni.

CORNETO-TARgOlNIA

orientale,

il

cui diametro lungo di


stile arcaico

0,019. L'incisione eseguita con grande finezza


nell'atto di versare

manifesta uno
dell'olio

avanzato.

Vediamo sull'impronta Peleo


s.

da una lekjithos nella mano


il

ed

ai

suoi piedi seduto per terra un giovinetto


il

ignudo,

quale non so se abbia da interpretarsi per

di Peleo.

Quest'ultimo
s.

piccolo Acliille o per uno schiavo


vi

determinato per l'iscrizione 3

31

incisa dietro le

gambe

sta in piedi verso

inchinando alquanto la parte superiore del corpo. L'eroe rap-

presentato ignudo ed imberbe. Egli tiene colla destra una lekylhos a base piana coll'orifizio

diretto ingi verso la


incisi sopra la

mano

s.

protesa. L'olio che ne stilla indicato

mediante

due puntini

palma

della

medesima mano. Attorno


Il

il

collo della Ickijllio

avvolta la correggia

che serviva a .sospenderla.

giovinetto seduto per terra davanti

a Peleo, guarda ins verso quest'ultimo e nell'atto di discorrere protende la sinistra,


dalla cui

palma pendono,

sospesivi con
i

una correggia, un anjballos ed una


rottami otto oggetti di oro,
i

striglie.

Oltre a ci furono

trovati sotto

quali sono: un
il

anello liscio (diametro di luce 0,02; peso 14


sisto le

grammi); un orecchino,

quale conpresso

d'un anello aperto (diam. di luce 0,015; peso


in rilievo;

4^ grammi)

decorato

estremit con strisce parallele

due bottoncini (diam. 0,015) che mo-

strano nel mezzo una rosetta vuota, la quale anticamente fuori di dubbio era empita

con smalto; due

altri

bottoncini rigonfi (diam. 0,012), l'uno dei quali ha una deco-

razione eseguita a puntini d'oro (lavoro a granaglia), mentre l'altro ornato con
tivi

mo-

simili a foglie di vite, staccantisi da


in

un fondo coperto con puntini

di oro;

final-

mente un attaccaglio

forma

di conchiglia {jiecteii)

munito di due anellini per

so-

spenderlo (diam. 0,015).

Di oggetti
manico

di bronzo furono

trovati soltanto

un piede scannellato

di vaso

ed un

(alto 0,13),

che finisce al di sotto in una maschera di Sileno, fornita d'una


stile arcaico

barba cuneiforme, la quale maschera palesa uno

abbastanza avanzato.

Notai inoltre due lekythoi d'alabastro (alte 0,15) ed uno strano oggetto di osso,
il

quale a quanto pare faceva parte

d'un ombrello,

cio

vi

serviva per inserire

le

costerelle.

Esso ha la forma d'un grosso disco (alto 0,03; diam. 0,045), perii quale
Il

passa verticalmente un buco tondo (diam. 0,025).

cerchio

che circonda la parte

superiore di questo buco munito di dieci intacchi


fissarvi le costerelle.

che sembrano adattatissimi per

Mi
Tra

resta di descrivere

vasi

fittili

scoperti nella

medesima camera, cinque


munita

dei

quali sono attici, uno di fabbricazione locale.


i

vasi attici merita speciale attenzione un' olla


dell'orifizio
in

di

due manici obbliqui

(alta 0,18; diam.


tav.

0,225; forma: Furtwaengler


ogni lato mostra la

7?e/"//yier

Vasensammlaag
figure

VI

n.

214), la quale

medesima rappresentanza a
impossibile che vi
('),

nere, eseguita con


di

grande trascuratezza.

Non mi sembra

si tratti
il

un fatto simile a quelli ultimamente accennati dal Klein

che cio

pittore

vascolare, avendo gi incominciato ad eseguire la scena da raffigurarsi, repentinamente


la

cambi

in

una rappresentanza
tale

di

significato diverso.

La pittura ripetuta

in

ogni
:

lato dell'olla,

quale

si

presenta

attualmente,

composta dai motivi seguenti

(')

Jahrhurli

d.-s

arrh. histituts VII (1802)

ji.

12-14

1.

COnXETO-TARyUlNIA

si

.")1

REGIONE

VII.

Nel centro sono

rappr->i'iit;iii

iiuaitio cavalli galoppanti

verso destra. Dietro all'ul-

timo cavallo a sinistra


presa la testa

\ede un peisouajrgio (verso d.), la cui maggiore parte

com-

coperta dai quadrupedi.

Non

se ne travede altro che

il

torace co-

perto da una veste e sul dorso lo scudo (dipinto con colore bianco) quadrangolare e
rigonfio, caratteristico

per gli aurighi. Nel


simile

campo

dietro a questo personaggio dipinto


il

con colore rosso un oggetto

ad una

spada,

quale non sta in alcuna relad.,

zione col resto della rappresentanza. Davanti ai cavalli procede velocemente verso

ma

rivolgendo la testa indietro,

una donna

riconoscibile

come

tale per la carna-

gione bianca

vestita

con alto berretto aguzzo e con un corto e stretto chitone.


le

Essa priva di qualunque arma,


tezza della vita.
rinchiusa
11

braccia sono incurvate e

le

mani congiunte
Tale

all'al-

Una

simile figura procede

dietro ai cavalli (vereo d.).


il

scena

da due Sfingi sedute, ognuna delle quali guarda verso


rappresentando donne vestite
col

vicino manico.

pittore,

costume

scitico,
fa

certamente ha voluto
specie che le vergini

ralliguraro

Amazzoni.

Ma
si
il

accettata questa interpretazione,

guerriere sono prive di armi e che anche l'insieme della scena


nei

non
In

trova riscontro
tali

monumenti

quali

riferiscono

ai
il

miti

delle

Amazzoni.

condizioni

spontaneamente sorge

pensiero che

pittore originariamente

avesse voluto espriin

mere

un altro soggetto. La quale supposizione trova conferma

due

fatti.

In primo

luogo dall'anca di una delle Amazzoni sporge

un oggetto dipinto di rosso-brunastro


il

che rassomiglia ad una coda da cavallo. In secondo luogo un'altra Amazzone ha


volto sproporzionatamente lungo,
ci

che suscita l'inpressione aver


la

il

pittore coperfo

un volto barbuto col colore bianco tipico per

carnagione femminile. Per essere breve,

sembra possibile che

il

pittore in principio abbia avuto l'intenzione di rappresentare

un soggetto molto comime


preceduto
e

nella

pittura

vascolare, cio

Bacco montato sul cocchio,


cos'i

seguito da un Sileno, e che poi abbia trasformato

fatto soggetto

in

una scena
(ili

riferibile alle

Amazzoni.
trovati

altri

vasi

attici

nella

medesima tomba sono

seguenti:

Un

or-

cietto linamente lavorato (alto 0.045), decorato sul recipiente piatto colla figura rossa

d'un delfino (verso

s.).

Un

vaso (alto 0.1 la) informa

di

IcpitUtams (non eguale

ma

simile a Furtwaengler tav. VII n. 338) con un ornato rosso a schacchi che gira attorno
la parte

superiore del recipiente.

Una

tazza (alta 0,07; diam. O.l.'i).


sopra

il

cui

reci-

piente

circondato da una zona di palmette nere


il

fondo giallo.
del

Un'anforetta
recipiente con

(altau.lT) decorata sotto

collo ed attorno la parte pi gonfia

palmette impresse e coperta di tni.ssima vernice nera.


Il

vaso di fabbricazione locale, trovato nella medesima tomba, lavorato in buc-

chero grigio scuro. Esso consiste in un cerchio (diam. di luco 0,07). sul quale in distanze

simmetriche sono imposte


contenere
Il
il

tre

ollette (alte 0,M8.')).

Sembra aver

servito a tavola

per

sale e due altre spezie.


fra
il

29 febbraio a nord degli stradali che trovansi


scoperta una tomba a pozzo, nella quale
la
il

Tiro a segno e

le

Arca-

telle

fu

corredo funebre era rinchiuso in

un grande ziro d'argilla (dolium). Siccome

lastra di pieti-a che copriva lo ziro non


il

chiudeva esattamente, cos della terra


pressione aveva sconvolto in gran parte

si
il

era infiltrata entro

recipiente e colla sua


il

contenuto del dolinm e danneggiato

piede

REGIONE

VII.

0,2), nella fonna


in un'altra

,").)

COKNKTO-TARQUINIA

dfl vaso cenerario in lamina di colore aureo (') postovi nel centro. Tale vaso (alto

in

quanto

conservato

e nella decorazione a sbalzo corrisponde general-

mente ad un esemplare trovato

tomba tarquiniese a
il

pozzo, anche essa provvista

d'un dolium. Quest'ultimo esemplare per,


tav.

quale

riprodotto nei Mon. dell' Inst. voi.


al

XI

LX

n.

.5

(-),

non serviva da urna ceneraria,

ma

apparteneva
gii-evoli

corredo funebre accom-

pagnante, l'urna. Esso munito di due manichi

entro

due fermagli, ognuno

dei quali resta fissato con due chiodi sulla striscia di metallo formante l'orifizio. Sic-

come

sul vaso recentemente trovato in ogni lato della

medesima

striscia si osservano
di

due buchi, cos risulta che anche questo vaso originariamente era fornito
numichi
chio.
e

due simili

fermagli,

quali sono stati levati per poter imporre al recipiente un copere decorato nel centro

Questo coperchio

con una specie d'ombelico, dal quale strisce

rette
feria,

come raggi
tutti

si

dirigono verso una zona di piccoli tondi che gira attorno la periil

questi ornati lavorati a sbalzo. Siccome


recipiente, cos

coperchio

fissato

molto

soli-

damente sul
pere
il

non

si

ancora rischiato di toglierlo per paura di romsi

vaso.

Pu

essere

dunque che entro questo vaso

trovi ancora qualche piccolo

manufatto frammisto alle ceneri.

Ora passo alla descrizione degli oggetti aggruppati attorno all'urna ceneraria. Vi
erano due vasi in lamina di colore aureo, cio una tazza munita d'un manico verticale e
baccellata attorno al recipiente (alta

compreso
(la

il

manico

0,19

diam. 0,19)

(^)

ed un

piatto semplice (alto 0,085; diam. di luce 0,23). Tra le stoviglie notai due esemplari di

fabbricazione locale, lavorati a

mano

nel cos detto bucchero italico, cio

ed im'oUetta, ambedue con manico verticale


diuui. U,()9;
l'olletta alta

prima

alta

compreso
Ma

una tazzetta

(^)

il

manico

U,U6,

0,09, diam. dell'orifizio 0,08).

vi era anche un vaso (alto


il

0,23),

il

quale

lavorato al tornio e perci sembra importato. Esso ha

ed

decorato con ornati

zone

recipiente sferico
rossi sopra fondo

orizzontali, strisce verticali, triangoli

giallastro.

Per

ci che riguarda la

forma

la

tecnica, questo vaso corrisponde con


n.

quello riprodotto nei

Man.

dell' List.

XI

tav.

LIX

18

('),

ma

ne diversifica alquanto

nella disposizione degli ornati.

Sul fondo poi del


notai

doUmn

si

trovarono sparsi molti oggetti di piccole dimensioni. Vi

una fusarola

d'argilla giallo-rossastra a sette faccette,

due grani

cilindrici d'ar-

(')

Per quanto concerne questi vasi

di

lamina metallica del colore medesimo del nostro ottone


(]>.

(Ir.

il

voi.
il

IV dei Monumenti antichi editi dalla R. Accademia dei Lincei, test pubblicato
iirof.

208-22(i).

calivi
e
(li

Barnabei, illustrando

vasi scoperti nelle pi antiche

tombe

delle necropoli di

Narce

Falerii,

ha inserito una Memoria che produce una vera rivoluzione noi nostri

apprezzamenti

sulla tecnica antica.

per amore di brevit dichiaro che d'ora in poi nelle mie relazioni mi servir

sempre
()

delle determinazioni esposte nella


Cf.

Memoria
;

suddetta.

BM.

deWInst. 1883

p.

119

n. 1

A>in. 1S83 p.

289

n.

5.

(3)
(')
('')

Essa rassomiglia all'esemplare riprodotto nei Mon. delVInst.


Simile all'esemplare riprodotto nei
Il

fav.

LX

n. 2.

Mon. deU'Inst XI
Vulci
p.

tav.

LX
I

21-21'.

Gsell Fouillc.i dans la ncropole de


u

.390 not.

attribuisce questo

vaso

alla

categoria degli

exemplaires d'imitation

suppone dunque a quel che paro che essa

sia un'imita-

zione locale d'un vaso importato. Sopra la quisfione, se questi due vasi fossero

lavorati al tornio.

ho domandato un parere
vasi
ili]iinti.

al

sig. Scapjiini, proprietario


ri,>;po.'io

direttore della nota fablirica

cornetana

di

Egli

)ier

ambedue esemplari mi

in

maniera affermativa.

CUKSKTO-TAHylM.NMA

.'ili

IJi

KEOIONE:

VII.

geiito
j,'ialli,

ed

fraiiiincnti Hi pareoolii altri,

quattro perle di vetro azzurro decorato con cerclii


libulo furono trovati dieci

una

stretta spirale di Itronzo (alta 0,U2; diaiii. U.Ol).

esemplari del tipo detto a sani;juisuga, nove dei quali di bronzo, uno d'argento, cinque

esemplari di tipo simile

ma

muniti

in

ogni lato dell'ureo d'una sporgenza


a<l

puntuta,
fibule

tre coll'arco semplice scannellato,

uno

arco semplice

liscio.

In due grandi

a sanguisuga (lunghe U,U7) inserita

una catenella
le

di anelli di

bronzo

in

modo cbo
pende
spalle,

una parte
ingi.

di essa (questa parte

lunga 0,25) riunisce

due

fibule,

mentre

l'altra

Se tliinque queste fibule erano adoperate per


catenella
il

fissare

una veste sopra

le

due

allora la parte della


l'altra

stesa

tra

esse adornava l'orlo superiore della veste,


(').

pendente ingi

busto in

modo

simile all''w/ioc omerico

Sopra parecchio

fibule sono infilati anelli.


tallo.

Quella d'argento

munita d'un anello del medesimo me-

Negli altri esemplari notai soltanto anelli di bronzo. Speciale attenzione merita
fibula di bronzo a sanguisuga, sopra la quale sono infilati tre anelli. L'uno n' molto
Il

ima

piccolo e senz'aggiunta.
vetro,
filo

secondo pi grande (diani. U,U35) ha infilate due perle

di

l'una celeste, l'altra bianca (non tralucida).

Al terzo (diam. 0,02)

fissato

un
che

di bronzo

che avvolge una freccia di pietra focaja.


</ih

Ne
le

risulta

il

fatto interessante
si

le

armi

di pietra

al

tempo,

a cui
la

appartengono

tombe a pozzo,

usavano come
ai

amuleti, e che la superstizione,


nostri
si

quale durante l'epoca classica ed ancora


antichi
(-).

giorni
fino

attacca a quegli oggetti, risalisce fino a tempi tanto

Alla
i

furono trovati anche diversi frammenti di bronzo, in parte muniti di buchi,

quali

frammenti seml)rano provenire da due morsi

di cavallo,

spezzati a bella posta. Vi ap-

jiartengono due rozze teste di cavallo simili a quelle che servono


lavorati nella

come ornato

ai

morsi

prima epoca
(IoIid/

di

ferro (').
vi era

Siccome nel

non

n un rasojo semilunare,
le ceneri

il

quale s'incontra rego-

larmente nelle tombe a pozzo contenenti


vi
si

di uomini, n alcun'arma.

ma

invece

trovarono una fusarola e grani di una o di pi collane, cosi sembra che la tomba

fosse stata di

una donna.
dal
i

Gli scavi continuarono sui Monterozzi

12

febbraio al

12 marzo, nel qual

giorno

mi

vi

recai

nuovamente. Ed

ecco

fatti

principali

che

meritano

di

essere

notati per quest'ultimo periodo dei lavori.

(')

f'f.

lli'Ibi);

Dos homerisfhe Epos

2' ed. p. 268.

Un

vezzo

siinilnieiite atti-ptfiato si

osserva

in

un iiloM
9
n. 1.5.
(*)

di terracotta (.\iihroditc ?) trovato in

una tomba micenea:


souvenirs

'/(/i;i(fp(c (Q/itin).oyixi]

1888

tar.

Cf. C'artailhac

Z. ''</

de pii^rre dans

Irs

et

superslilions populaircs, l'aris

187S.

Bellucci

Catalor/ue d'une coUection d'amulHtes i'alicnnex cnroi/t'e a 'e.rposition de Paris, l'rouso


p.

1889. Heinach dans la Rerue archfologique Z* sino XI (1888)


liner GeseUschaft fr Anlhropoloffie 1803 p.
|>eri<tizionc
.5.58
s^'.

71
il

net. 2.

Verhandluni/en der Bert.ilo

Nell'Italia

pi antico esem|>io di

su-

fino

ad ora era
:

fcmiito
deijli

da un sepolrro ad inumazione scoperto nella necropoli


scavi ISS-I
p. "0,

.\rnoaliIialtri

Veli presBo Uoliii^ia

Xotixie

XV. A
:

tale

esempio fanno

seputo

os-

servati in necropoli cbu coiiten);ono gi vasi dipinti attici

nella necropoli della Certosa di ]!o1of;nn

(Zannoni

Oli scavi della Certosa tav.

XV

n.

C-IO

p. GG), in

quella di Marzabotto (liozzadini

l'Ite-

riori scoperte nella necropoli a Marialiotto p.


loifia

12).

in nirlla di

Tolentino piceno {lM. di paletnoIH??


y. 169).

italiana
(')

VI 1880

p. 1.50),

in quella d't.Inieto

(Ann. dell'Insl.

Goziadini Pe quelijues mors de cheval italiques (Bologna 1875)

pi.

1.

REGIONE

VII.

una tomba a camera


franato.

tl

in.

CORNETO-TARQDINIA

Il

13 febbraio a circa 40 metri dal Tiro a segno ed a settentrione


(limer
2,

di quest'iil-

tinio fa scoperta

larga
in

m.

l,i*0),

con

ingresso
i

rivolto a ponente e con tetto

Era stata spogliata

antico, giacch sotto

rottami non
pani,

si

raccolse altro che parecclii frammenti di vasi

campani

o etrusco-cam-

due

olle decorate con

zone nere

senza dubbio prodotti d'una figulina italica

e tre lebiitho d'argilla grezza.

Pi interessante era
quale fu messa alla
luce

il

contenuto

di

una toinba a

fossa,

coperta con lastre, la

50 metri a settentrione
si

dal suddetto

sepolcro a camera.

Attorno allo scheletro (incombusto)


1)

trovarono

seguenti oggetti:

Un

disco (diam.

m. 0,041) lavorato

in lastra d'oro clie


-

sembra aver

servito
-

da pendaglio ad una collana. La decorazione a sbalzo

un ombelico ed attorno cerchi


1

rassomiglia a quella dell'esemplare riprodotto nelle Notizie 1882 tav. XIII


il

p.

14(3,

quale esemplare proviene da una tomba tarquiniese a pozzo


2, 3)

(').

Due

fibule

di

bronzo,

il

ctii

tipo

si

ravvicina a quello detto a sanguisuga.

Ma

ambedue hanno

in

ogni lato

dell'arco

una sporgenza leggermente puntuta ed

attaccato al canale un disco che serve d'appoggio alla spilla.


4)

Una

figura di

Bes

(alta

m. 0,03) lavorata
pilastrino,
al

in pastiglia verdastra.

Un

foro pra-

ticato nell'estremit

superiore

del

quale

questa figura

appoggiata,
fare con

prova che essa era sospesa.

Non

arrischio

decidere, se

abbiamo da

un

prodotto egizio o con un' imitazione fenicia.


5)
in

Uno

strano guttus (alto m. 0,1.5) lavorato in argilla rosso-brunastra. Consiste

un cerchio vuoto, alla cui parte anteriore


si

attaccata una protome di toro, mentre

dall'orlo inferiore

distaccano
il

le

quattro zampe. Sulla parte posteriore del cerchio imil

posto

il

tubo, mediante

quale

liquido s'invasava nel recipiente circolare. Per vertoro.

sarlo serviva un buco praticato nel muso del

Le orecchia

del toro sono ornate

con orecchini composti di gruppi di anellini di bronzo.


6)
Il

Una

specie di fiaschetta (alta m. 0.155), lavorata a


sferica,
il

mano

in argilla brunastra.
Il

recipiente ha una forma

collo

una direzione alquanto obliqua.

primo

riunito a!

secondo mediante un manico verticale.


tazzetta lavorata a

7)

Una

mano

nella

medesima

argilla (alta

m. 0,085; diam.

m. 0,09), simile all'esemplare riprodotto nei Moii. dell'Inst.


dell' Inst.

tav.

X"

n.

15 [Anii.

1874
(-).

p.

262

n. 15).

11

tipo appartiene a quelli

comuni

alle

tombe a pozzo

ed a fossa

8) Un' oUetta (alta

m. 0,086) della medesima tecnica colla tazzetta

n.

7.

Ha

duo

manici verticali ed in ogni lato del recipiente una sporgenza.


11

23 febbraio

fu fatto

un saggio

a settentrione ed alla distanza di circa

100 metri

dal secondo miglio della strada provinciale. Vi fu scoperta una tomba a camera col
tetto a schiena,

lunga m. 1,05, larga m. 2,20, alta (cio massima altezza) m. 1,80.

L'ingresso rivolto a ponente. Sopra


scheletri
e

ognuna

delle
si

due

banchine
il

si

trovarono
fatto,

due
che

sopra

1'

una come

1'

altra

banchina

osserv

medesimo

(i)

Cf.

Ami.
.inn.
IM

dell'Inst.

1884

p.

122 note 4
118-119
-

r-,.

() Cf.

deWInst. 1881

p.

iiot.

n,

1.

(j.ASSK.

Siir.N^K Mon.M.i ecc.

Mem'MUK.

Voi. II, Si-rio 5'. l'irte 2".

ROMA

prima,

58

<,M

ROMA

cio le ossa del corpo, ileposto

erano state rimosse verso la parete, per

far

posto alla salma indottavi


e spogliata degli oggetti
di lancia in
ferro,

postiriormente. La tomba

anticamente era stata visitata


niente altro che una punta
e sei

preziosi. Perci essa conteneva

lunga m. 0,42, otto stoviglie greche


sono

vasi di

bucchero nero.

Le

stoviglie greche

un

orcio (alto

m. 0,275)

coll'oritizio

tondo e con due ditav.

schetti attorno airestrernitii superiore del


la cui decorazione dipinta

manico (forma: Furtwaengler

IV

n.

li),

non

si

riconosce,

essendo l'intero recipiente coperto

dun

grosso strato di sedimento calcareo; due tazze (alte

m.

0,1<J(>;

diam. m. (i,12; forma:

Furtwaenu'ler tav.

n.

117),

cui piedi sono dipinti

con vernice brunastra, mentre

Zone del medesimo

colore

adornano

tanto

l'esterno
;

quanto l'interno del recipiente;

tre lekythoi decorate anche esse con zone bruuastre

due

piattini con zone rossastre,


1

ognuno presso

la periferia

munito con due buchi per sospenderli.

vasi di bucchero

sono tre calici bassi

con zone gratlite attorno la parte esterna del recipiente e tre

tazze semplici, ognuna munita con due manici orizzontali.

Nel proseguire
braio circa

lo

scavo verso

il

secondo miglio della strada provinciale


dipinto
detto
fu

il

26

feb-

200 metri

dal sepolcro

delle

duo bighe ovvero di Frannon

cesca Giustiniani (oggi insignito col

num. 22)

scoperta una tomba franata ed antia ponente.

camente spogliata, r ingresso


si

della quale guardava

Sotto

ruderi

trov altro che parecchio stoviglie, le quali tutte quante sembrano di fabbricazione

locale, cio cinque orci

(forma simile a quella riprodotta dal Furtwaengler Bcrliner


n.

Vasenmmmluiifj

tav.

IV
al

63)

coperti

di

cattiva

vernice

nera ed alcuni piatti e

lekythoi d'argilla grezza.

Dal 26 febbraio

12 marzo non avvennero scoperte

di

sorta.

W. Hklbig.

Vili.

ROMA.

Nuove
Regione IV.

scoperte nella citl e nel suburbio.


Mini-

Nella parte occidentale del tempio di Venere e Roma,

il

stero della Pubblica Istruzione ha fatto rimuovere le terre, che

formavano

il

giardino

annesso alle moderne fabbriche


fondit di m. 2,80

si

dell'ex-convento
il
ili

di

s.

Francesca Romana. Alla procella,

trovato

pavimento dell'antica
pavonazzetto.

una parte del quale

ancora lastricata di porfido e

Nello sterro

si

sono trovati

molti

frammenti
rocchi

di

bellissime colonne di porfido,

di diverso diametro. Alcuni

di questi

appartengono all'ordine inferiore della

decorazione intorna del tempio; ed uno di essi misura m. 2,40 di lunghezza e m. 0,86
di
I

diametro.

Altri spettano

all'ordine

superiore,

ed

hanno

il

diametro

di

ra.

0,36.

rocchi maggiori sono similissimi


il

quelli

che

furono

posti, alcuni anni or sono,

lungo

lato esterno della basilica di Costantino,

ed

evidentemente provengono dal

dmao

adrianeo dedicato a Venere e

Roma.

ROMA

btati

-O

di

ROMA

Sono

puro rocupeiati

fiainincnti

capitelli

marmorei, d'ordine corinzio;

pezzi di cornici intagliate, e mattoni con bollo di Cablirica.Uno di questi dell'anno


e

123

delle figuline di Claudio Liviano {C.

I.

L.

XV, 932); due


col
secolo.

portano

il

bollo, del se-

colo quarto (ib.

1620); ed

altri

tre

sono
del

improntati
quarto

noto

sigillo

delle officine

Domi/.iane

(ib.

1569 ),
nei

anch'esse

Ci

indica

che

la

prima

costruzione di Adriano
rinnovata.

primordii del quarto secolo fu in gran parte

risarcita e

Kegione

V. Demolendosi

una

piccola

casa
e

rustica
il

nell'area

della

villa gi

Giustiniani, poi Lancellotti,

fra la via Ariosto

viale

Manzoni,

stato riconole

sciuto ch'essa era stata costruita

sopra

un avanzo

di antica

fabbrica,

cui

mura

erano di opera reticolata.

Il

rudero messo allo scoperto, presenta una stanza di circa

metri

5X4,
o

coperta a volta con intonaco, e con un'apertura in un lato per darvi luce.
in

Sopra di essa fu

antico elevata un' altra costruzione in mattoni, dei quali restano

appena due
Tra
i

tre filari.

materiali di fabbrica fu raccolta una lastra di

marmo,

di

m. 0,64

X 0,27,

con l'avanzo di iscrizione sepolcrale cristiana:

DEPOSITA mi NOIIAS D

sic

FL

VALENTINI4NO AVO

OVIESCET IN PACE

sic

Spetta agli ultimi

decenni
il

del

secolo quarto,

nei

quali

Flavii Valentiniani

Augusti pi volte ottennero

consolato.

Via Tiburtina.
stato trovato

Per

consueti lavori al pubblico cimitero nel


di lapide sepolcrale cristiana,
si

Campo Verano

un frammento

che certamente proviene

dal sottoposto cimitero di Ciriaca. Vi

legge:

aiiios

BENEMERENTI QVAE VIXIT ... me NSENSV- DEPOSITA III -IDVS-SEPTEMBRES CE FECIT CLARISSIM,v\ SORORI iti 2)
E

Si pure rinvenuto

un frammento

di

tavola

lusoria

che

conserva le parole

maCnvs VINC AS
Evidentemente
nei primi

due versi

si

contenevano

le

formole, gi note per pa-

recchi altri consimili

monumenti: Circus

-plcnus,

clamor magnux. Per l'ultimo verso

POMPEI, rARANTO

<J0

al

REGIONE

I,

li.

ha un confrouto d uua eguale tavola lusoria, pariuieule trovata


si

Campo Verauo,

nella quale
p.

legge: Circiis ple/ius,

clamor

tnanniis,

Eugeni vincas {Dull. comun. 1877


in terracotta;

88).

Per

medesimi

lavori si
vitreo,

licupcrato

mia piccola testa di Genietto,

un frammento
in

di vaso

baceullato;

un peso rotondo,

di

basalte;

una lucerna

terra rossa, intiera, senza ornati o col bollo di fabbrica

FORTVNATI.

REtONK
IX.
i't'.Ml'il

(LATIUM ET CAMPANIA).
lavori di restauro nella regione IX, isola
le

(liornalc del lavori rcilaUu daijU assniteuli.


i

1-2 gennaio. Continuano

(!,

e nella

regione

I,

isola

5 casa n.

.">.

Si assicurano anche

pareti nelle caso

5 della

regione VI,

isola 8.

Proseguono

pure

lavori

di

pulizia

delle case, strade e dei

monumenti.
3-4 detto.
l.")

Non avvennero
Proseguono
i

scoperte.

detto.
n.

re.stauri nella regione

IX, isolai!, nella regione

I,

isola 4,

nella casa

5 detta del
scoperte.

Citarista e nella casa detta del Pozzo,

regione VII, isola 2.

Non avvennero

16-31 detto. Non avvennero rinvenimenti.

Regione
X.
1

II

(APULIA).
epiurafcJic.

TARANTO

Nuove seoperte

lavori di Taranto in questi ultimi anni hanno Iruttato molto materiale scien-

tifico,

che resta ancora inedito nel Jluseo Nazionale di quella


di

citt.

Fra Taltro son

venute fuori molte iscrizioni; le quali bench non siano


sono
tali tuttavia

grande importanza, non

da restare ancora

ignote ai

cultori

dcH'archeologia.
di

Non
in

si

cessa per^ dal deplorare

la scarsezza

iscrizioni greche
il

in

uua

cittii,

cui le diverse manifestazioni della vita ellenica ebbero


il

pi ampio svolgimento,

e nella quale
latine,

grecismo continu anche dopo

la

conquista

romana.
e

Le

iscrizioni

tranne pochi frammenti, sono tutto di ordine sepolcrale


nei
lavori eseguili dal

furono tutte

rac-

colte

Genio Militare

fuori

dentro l'arsenale marittimo.

1.

Lastra di

marmo; m. 0,24X0,18.

/ Ao AN A JAEnNE n KOPni
I
I

KAIArYNATAAYKA

REGIONE

li.

(il

TARANTO

2.

Frammento su

lastra di

marmo

bianco; m. 0,32X0,17.

YPriM/XIOS r O N O Y TANEYZ 'P Y ANTA0EOIS


A T
I

3.

Frammento

d'iscrizione su piccolo blocco di pietra viva; le lettere sono esili

ed alcune quasi corrose, poich pare che la pietra sia stata per molto tempo esposta
all'azione dell'aria e dell'acqua; ni.

0,37X0,18X0,22.

PA AINOS
!--^_X
!

A A

4.

Piccola lastra

di

marmo; m.

5.

Altra piccola lastra di

marmo

0,13X0,09.

bianco; m. 0,12X0,08.

-'-STTi

TPIHPEAI/'i

AYToSoEW

6.

Lastra

di

marmo

con

lettere

7.

Lastra di crparo con rozza cor-

molto incavate; m. 0,16X0,14.

nice; m.

0,21X0,12.

TAKANTO

lastra di

C2

9.

REGIONE

II.

8.

Su piccola

marmo

rosso
di
ui.

Sopra

il

lato lun<jo di uu blocco

con

lettere quasi

f,'rallite;

m. 0,11

carparo e con lettere mal eseguite;

X0,0G7.

1,25X0,70X37

(').

OPAIKICAC

Venendo
pubblicata nel

alle
n.

iscrizioni lutine,

prima

di

ogni altro bisogna correggere la iscrizione


alle

10.

della

mia relazione intorno

scoperte

di

Taranto;

Notule

1891

p.

42:j: dove per errore fu edito pineses invece di

PINNESES.
:

10. Sopra lastra di

marmo

grigio frammentata e ridotta in 4 pezzi

m. 0,38

0.39.

V A R G^V>
I

Q-^f ATA\
L-HELVIVSDIC V X. O R I
\-

11. Sopra lastra di

marmo

biancastro frammentata e ridotta in 5 pezzi; m. 0,30

0,27.

L- TAMP/AIvfVS'

7~r\

oPTvrysyixiT ys-\;i
AN V

-i^i-Elg-I-LL

HS-

(')

Questo blocco trovavasi

in

una costruzione

di

dell'angolo sud-ovest dell arsenale marittimo. Tale avanzo

forma semicircolare, rinvenuta nello sterro di monumento deve rimandarsi ad epoca


tutti

molto antica, non solo percli era formato da p.irallclcripedi


piano di campagna

delle proporzioni di quello clic

contiene la parola prcca sopra riferita, p mossi insieme senza malta;

ma

anche percl' stava a circa


in

8 metri otto da mano


nel resto

il

mentre

clic la iscrizione

p.irc

tracciata

tempo posteriore

inesi.eria. Intr.rnn alla destinazione del


si

monumento

nulla fu possibile ronjictturarc. poich

addcnlr.iva nel terreno che non venne taglialo.

REGIONE

II.

G:5

e rotta in

TARANTO

12. Sopra lastra di


della iscrizione inciso
lati

marmo

grigio

frammentata
rottone,

tre pezzi.

Al disopra

un cerchio con

formato da segmenti

di circolo; nei

due

delfini;

m. 0,37X0,26.

/D

JoyiUA

IVLIAc^

HICESTSITA QVEVI XSITANNIS-LXXV-ME SIBVSIII DIESVFILIE

MATRI-BENE-MERE
NTI'FECERVNT-ET-NE \ICIE AVIE BENE
-<ri-posvERVKr

13. Sopra

frammento

di lastra in

marmo
u,39.

bianco,

rotto

in

due pezzi

con cor-

nice nella parte superiore;

m. 0,39

14. Lastra
tre

di

marmo

bianco in

16. Id.

frammentata

in

un angolo

pezzi; m.

0,25X0,16.

m. 0,22X0,16.

C R A

T E

GRAECINIA a SEVIA O
YIXITANIIII H -S-E-

VANNVH-S-E

16. Lastra

in

marmo

biancastro;

17. Id.

di

marmo

bianco; m. 0,24

m. 0,23X0,16.

X0,24.

VENN

TAHAXTO

lunghe
ra.

(U

marmo

HEOIONE

II.

18.
tere sono

Piccolo frammento di grande iscrizione su lastra di

bianco: lo let-

0,24

molto bene scolpite; m. 0,36X0,S1.

jES i

amento

19. Lastra

di

marmo

baidiglio;

2n.

hi.

(li

marmo

grigio;

iii.

U,15

m. 0,24X0,20.

X0,14.

^TINA {X-HSE
_CARIS^

M AN AN V|

II

21. IJ. di

marmo

bianco: lettere

22. Id. in

marmo

bianco; m. 0,12

grandi e ben incise; m.

0,21X018.

X0,13.

Xtds

26. Id. id.; m.

0,15X0,15.

24. Id. in lettere alte m. U,21

ben scolpite; m. 0,26X0,24.

V l;

[li

25.

Lastra

in

marmo

grigio;

2t>.

Id.

id.

con cornice

laterale

m. 0,13X0,12.

lettere piuttosto grandi ;.m. 0,23

X 0,13.

REGIONK

li.

in

(55

T Ai; ANTO

27.

Lastra

marmo

bianco;

28. Id.

con

cornice

nella

parte

m. 0,14X0,22.

superiore;

m. 0,22X0,22.

RCHIV
ARIVS^

2y.

Lritraa

in

marmo

grigio;

yo. IJ.

iJ.

m. 0,1(JX0,1.J.

m. 0,23X0,29.

(^

ETINCOL
ICE

\
\

frTANN XXII
^S-E

31.

Lastra

di

marmo

bianco;

32. Id. id.; m.

0,15X0,09.

m. 0.16X0,11.

33. Stela in

marmo

bianco

mancante nella parte superiore: ornata con

rilievi

di foglie nei quattro lati;

m. O.oO

0,18

X 0,04.

VS FIRMVS MAIRI- ET

SIBIQVI
V-ALVH-SS

34. Su grande lastra di carparo e con listello sporgente nella parte superiore e
nella
inferiore.

F'iVidentemento
in.^iunie

fu

adoperato

nel

fregio

di

qualche

cdifizio,

anche

perch fu trovata
altri
Ivi

a molti blocchi della stessa pietra,

alcuni sparsi al .suolo,

ancora in costrii/ioni' nel sito dove ora sorge la casa Fanigliulo nella via d'Aquino.

furono

pure

Inivati

riiHjnc

i_n'andi

pc/./.i

di
-

cornice

in

marmo, due
',

dei quali
9

(j.ASSK DI Srir.NZK

MOUAM

rCC.

Mli.MnUlK

Vul. II, ^l'vio

jiaite 2'.

TAKASTO

(t.;i(t.

fio

di

REGIONE

IL

appartenenti a frontone e molti framnu'nti


X().-17

una ptatua

di

epoca romana

1.20

f-.EPlDIO- P
o").

Nk

lu altro pezzo della stessa pietra, in lettere dello stesse autore e probabil-

mente

della stessa iscrizione;

m. 0,50

(j,47

0,30.

CAPI"
Mi. Su lastra di carparo

con cornice

nella parte inferiore;

le

lettere sono alte

m. 0,29; m. 0,77X0,64.

|MIG
37. Stela di crparo lavorata nella parte superiore con due angoli sporgenti nei
lati

ed un arco nel mezzo; m.

0,5.')

X 0.32.

HORDIONN ESSPER VIX AN L X V


A
H

s<>

SE
nella piutc sui)io.
<iiie

38. Stela di carparo lavorata a tre angoli sporgenti


uei Iati ed

uno nel mezzo; m. 0,88X0,2(3.

Q_ PLOTIV SIANVARI VS- VIX

ANNIS XXV

HS
39. Stela di cai-paro lavorata
nella

E-

parti-

superiore

come

la precedente.

PATHRIA AMPLIATA
V

XI

HSIIST CONTVBIIR
NALIIS Mll RIINTI

REGIONE

II.

come
per
la corrosione

m. 0,78X0,52.

TARANTO

40. Stela di crparo lavorata

le

precedenti: alcune delle lettere sono al-

quanto incerte

della superticie;

D M S LAQVIVSSATER

sic

VIXANLX
H
S

E
aie

ItZIAFOTVNATA COIVCB-MEET-SIBIVIXALH S E ET-FILIPARENTI


BVSBM'FECERVNT
41. Stela sepolcrale in crparo lavorata nell'alto alla solita maniera;
ra.

0,83

0,39.

C
S

IVLIVS

ABASCANTv
V A XXXX H-S-EST SEXTIA-SAT^

RNINACM F

42. Stela sepolcrale di carparo con lettere molto guaste, alcune delle quali se-

gnate in rosso; m. 0,74X0,44.

POP H INI
SERCLYPO

VIXANNL
ARTEMIO ORVSET-

FEROXA
MICAE-BM
43. Stela di ci-i)aro lavorata allo stesso

modo

nella parte superiore

m. 0,70

0,34.

C SCEVI VSHILAR

VS-H-I-S

sic

CLAVDIA

PRIMA
HISsic

TARANTO

Altra stela simile;


in.

'>*^

UEOIONK

II.

11.

0.72X0,39.

C-MEMInJ vsaS'hv

VA XXX

HSE
lavorata

lo.

Stela sepolcrale

di crparo,
ni.

froiitoue

nella

parte superiore con

lettere rozzo ed in parte corrose;

0,70X0,36.

ARTIMIA
APRHODITIA
H-S-E

40. Stela sepolcrale

in

carparo

lavorata

al

solito

modo

nella parte superiore;

m. (1.78X0.36.

PHALERES
A- XVI

ESnella jiarte superiore

47. Stela sepolcrale

in

crparo lavorata

a tre angoli, dei

quali manca uno; m. 0,72X0,38.

ACERRONIA
ELEVTHERIV LXXV

VA

USE'
48. Stela di carparo frammentata nella parte supcriore;
ni.

0,75X0.34.

M M

A7777777Trr

NIVS
V- A

M
S

A L L V
IX

REGIONE

II.

((0

in

TARANTO
due pezzi

49. Stela sepolcrale


nella parte superiore;
ni.

di

crparo,

rotta

lavorata al solito

modo

U,80XO,4(t.

PAEZVSA
VA-VII

50. Stela

sepolcrale

di

crparo

terminata

ad

arco

nella

parte

superiore

m. 11.73X0,46.

L XALIDIVS

sic

VENERIVS

VAXXXV HSE

51. Stela di crparo finita ad angolo nella parte superiore; m.

0,60X0,43.

C VETIVS ECVNDVS VIXALXHI

52. Stela in crparo con lettere incavate e tinte in rosso: la parte superiore a tre punte
;

m. 0,59

0,42.

PVBLILIVS

LVCRIOVIX

ANCVCA
RVS SVIS

HES-

53. Stela sepolcrale in crparo frammentata allo stesso


riore.

modo

nella parte supe-

MCLODIVS
PRIMOGENE
V. AX A N ^- C
,-

TAKANTO

ni.

REGIONE

II.

"4.

Sopra framiuonto di stela sepolcrale con lettere molto corrose;

0,34

0,48.

)'777777///iA

ILYDEVIX

."SS.

Frammento

di

stela sepolcrale in crparo con epigrafe incompleta e con let-

tere molto corrose; m. 0,47X0,36.

56.

Frammento

superiore

di

stela

in

crparo

con

iscrizione

incompleta; m.

0.22

0.34.

MD MALLEGINIVS

57. Stela sepolcrale in crparo frammentata nella parte inferiore, e con lettere

molto guaste nelle ultime due

ri{,'be

m. 0,30

0,28.

SABINIANVS VIXANXIII
HS-

E-

////ILIS

VIR

/////E-B.M-F

58.

Frammento

di stela

in

crparo; m. 0.28X0,20.

jELVIA
.'SI

E-

51*.

Frammento

di stela in crparo con

testa

virilo

di

liassa

arte romana, alt.

m.

i>,3!.

MIS

/lXHSE

REGIONE

II.

alt.

71

testa

TARANTO

60. Nella parte anteriore di un basso pilastrino in crparo con

virile

di

bassa arte romana;

m. 0,39.

C-MVTIFAVSTE SALVE

61. Riproduco completandola l'epigrafe tarantina, pubblicata dal prof. Sogliano;

Notisie 1893, p. 255, n. 6.

QVEeRIVS

MASCHIO VA ex
L. Viola.

Roma

18 marzo 1894

REGIONE

XI.

liOKGO.M ASINO,

PAVIA

AI

A R

Regione XI
I.

(TRANSPADANA).
di oro.
di
oro,

BORGOMASINO
fatta
in

Moneta barbarica
accennai
secolo,

Nelle
riche

No ti:/' e del 1893, pag. 259, parlando della scoperta


questo

sepolture barba-

comune,

ad

una

moneta
in

di

imitazione

dei

nummi
moneta

imperiali del
io

o del

VI

rinvenuta

tale

sepolcreto.

Di

questa

non aveva potuto vedere allora che un'impronta imperfettissima; ma, avendo
di

avuto ora occasione

esaminarla,

vi

ho riconosciuto una delle note imitazioni dei


sottile,

tremissi di Maurizio Tiberio (582-602),

leggermente solfata

e circondata

da

un cerchietto, particolarit osservate nelle monete longobarde


della Toscana:

dell'Italia superiore e

DN tDAVRCTbPPVI.
R}.

Busto diademato a destra.


Victoria
di

VICTORIAAVIVITORVN.

fronte

con

la

corona ed
gr.

il

globo

crucigero; nell'esergo

CONOB;
(Parigi,

nel
e dal

campo a
Serrure

destra

(mm. 18;
del loro

1,496).

Una

simile

riprodotta dall'Engel
dii

a pag. 31

Trai/. de numis-

matique

moyen dge

1891).
E.

Ferrer.

II.

PAVIA

Avanci

di

un antico ponte romano presso


licinum.

la citt,

Note

di topoi/rafia nella

regione dell'antica
immediatamente
pu
dirsi

Nel breve periodo che passai nelle scorse vacanze a Pavia ho eseguito alcune
ricerche nel territorio che circonda
l'antica

Ticiaum,

che dal lato

archeologico, e specialmente
offrire

preistorico,

ancora inesplorato. Perci poteva

campo

a studi interessanti, principalmente perch, data la frequenza di stazioni


il

dell'ut del ferro lungo tutta la vallata ed

bacino del

fmme

Ticino sino a Castel-

lotto-Ticino ed al famoso territorio di Golasecca, potevasi sperare che nella regione

comprosa tra
cura,
del
si

due rami del delta del Ticino ed


i

il

corso del Po, regione forte e si-

dovessero avere

resti

d'un centro notevole di quelle genti.


scientifici

Ma
le

la scarsezza

tempo ed anche dei mezzi


Classi-: di

e materiali,

pi di tutto

esigenze dei
10

scIE^zE morali ecc.

Mf.mokie

N'ol. II,

Serie S", parte 2"

PAVIA

74

il

REGIONE

XI.

miei studi, mi costrinsero a limitare per ora

campo

delle

mie ricerche

e dirigerle
nel letto

ad un pi modesto ambito, cio


del fiume stesso, a poca distanza

allo studio

di alcuni manufatti,

esistenti

dalla cittA di Pavia, e

che gi avevano vagamente


(')

attratto l'attenzione di alcuni dei pi insigni scrittori di storia locale

La
tica

citt di Pavia,

come

Ticinum,

e siede sulla

noto, ha sponda sinistra del fiume, che diede nome alla citt romana,

conservata la

sua posiziono nell'ambito dell'an-

elevandosi a poco a poco sino a raggiungere l'estremit superiore del terrazzo quaternario, entro al quale racchiusa l'attuale corrente del fiume stesso.

Ancora attualgrande

mente recinta da una poderosa cerchia


la sua pittoresca irregolarit,

di fortificazioni, congiunta al suo pi


la

sobborgo sulla riva destra del fiume, da un ponte coperto, che per

sua forma, per

una delle caratteristiche della

citt

moderna.

K appunto
la

sotto all'arco centrale di questo ponte che si notava nelle grandi

magre

traccia d'una costruzione

molto poderosa,

la quale aveva dato luogo, credo, alla sul Ticino,

leggenda popolare dell'intervento del demonio nella costruzione del ponte


opera veramente colossale dei tempi di mezzo.
archivi del municipio, e

Ma

per quanto

io

abbia cercato negli


di storia cittadina,

pi

ancora

nelle

opere

degli scrittori

nessuna notizia era cosi chiara da


torno a quell'avanzo subacqueo.

rispondere alle

domande che

si

potevano fare in-

Nello scorso anno la magra del Ticino, iu seguito ai fortissimi calori, fu delle il velo pi grandi; e cos, essendosi ridotto a poco pi di un metro e cinquanta cent, asserire che potere d'acqua purissima, che copriva l'avanzo in questione, mi parve di
si

trattava di un basamento d'una pila


in

di

un ponte,

il

quale

si

trovava in questa
Decisi
al-

stessa localit,

momento

precedente alla costruzione del ponte attuale.


il

lora di approfittare dell'occasione favorevole e di fare

rilievo topografico,
il

prima che

qualche pioggia improvvisa facesse crescere


1

il

livello,

o alterasse

colore delle acque.

resultati delle

mie ricerche non furono

dei pi copiosi,

ma

per non credo inop-

portuno di presentarli nella speranza che possano incoraggiare a qualche altra ricerca
sulla topografia dell'antica

Ticinum

(-').

Qui aggiungo uno


coni, perch possa la

sciiizzo

topografico, eseguito dall'egregio

mio amico Emilio Tac2,

mia esposizione

essere pi chiara

(fig.

1,

3,

4).

L'avanzo in questione dista m. 8.40 dal pilone centrale del ponte moderno, sul quale sorge una piccola cappelletta, e m. V.\'m dal primo pilone di destra. La sua

forma

(fig.

3, 4)

rettangolare, di

poco rastremata verso monte, ove termina con uno


iu

sperone triangolare a larga base ed alquanto smussato. Invece a valle termina


testata a semicerchio, di cui
riore a
si

una

scorge nettamente

il

profilo.

La

pila ha la faccia supe-

m. 1,50 sotto

il

pelo della massima magra, e sorge per un altezza di m. 1,35


t,.".!)

dal letto sabbioso del fiume, che s'abbassa a destra fino a m.

(fig.

1 e),

a sinistra

(>)

Mi limito a

citare Capsoni, Storia della citili di


ililiinp.irnii

Pavia

voi.

I,

cnj-.

Ili

e scjruenti.

()

Non

voglio

n descrivere

come

iiroccdetti
:

alla ricrea,

n-ii

del tutto a(.'ovole;

arcndo dovuto
siirnor

condurla

sott'acqua,

con una

corrente f-rte

devo

j.cW.

rendere sentite prazie al


ai

Emilio Tacconi, allievo della Kacolt scientifica di queiriniversitil ed


altri,

miei amici Ncpri,

Caldino, Sanporpi. Sacelli ed


nottieri e di palombari, per
il

che mi prestarono pcntilmente l'opera loro di topografi, di ca-

rilievo o per le misuraiioui subacquee.

REGIONE

XI.

1 (/),

75

minimum
di
livello,

PAVIA

m. 3,25

(fig.

calcolanJo per semine uu

quale appunto

era nello scorso anno.

Sorgendo dal fondo, questa pila presenta due larghe riseghe, che
da basamento, e corrono

le

fanno quasi
ter-

lateralmente

ai

due fianchi ed alla testata posteriore,


dove comincia
lo

minando dolcemente a smusso, a


alquanto pi indietro (m. 1,00).

destra,

sperone, a sinistra invece

La lunghezza
riseghe, che

totale della pila di

m. 12,20, computando naturalmente


di

le

due

hanno ciascuna una larghezza

circa ni. 0,40.

Fig.

1.

La larghezza
del semicerchio, e

a monte, alla base dello sperone, di

m. 2,05

a valle, alla base

tralasciando

le

due riseghe,

di

m. 2,35, ed

alla base inferiore

m. 3,15.

Come
di legno,

risulta da queste cifre e dalle figure qui aggiunte, questa pila assai pi che
si

quella del ponte medioevale, svelta ed elegante, e con cui


si

accosta, per la forma, alle chiatte

fanno

ponti natanti. D'altra parte l'eleganza di questo pilone

^.
li

Fig. 2.

non urta

allatto

contro

le

esigenze tecniche a cui deve rispondere, giacche la forma

stretta ed allungata,

offre

poco

ostacolo

alla

corrente,

mentre

la leggera rastrema-

zione e la duplice risega danno solidit e robustezza ai suoi fianchi.

Gi anticamente
colle

era

noto

ci

che la scienza idraulica moderna ha consacrato


d'una pila tanto mag-

esperienze e coi calcoli, cio che la resistenza statica

giore,

quanto meglio

essa,

pur essendo normale alla corrente, ne riceve l'impeto sopra


i

piani obliqui, atti a rompere la corrente stessa ed a deviarla lungo


nostro caso la costruzione

due

lati.

Nel
ro-

risponde

tale esigenza:

infatti

la

forma tozza,

ma

busta del triangolo mouolatico

a larga base costituente

lo sperone,

servo a tagliare

PiVIA

costretta

Tfi

RBOIONB

XI.

la correute,

dopo a

sfu^r<,'irc

secondo

i>iaiii

inclinati,

dotormiDati dallo

riseghe.

D'altra parte poi la testata eurvilinea a valle, aualofja a quella conservata nei

grandi ponti moderni in muratura, atta ad impedire


colosi alla navigazione ed alla solidit stessa della pila,

la

formazione

di
il

gorghi perisubito avvisi

determinando

cinarsi delle

acque,

divise

dalla punta

dello

sperone.

L'eccellenza della tecnica

rivela altres'i dal


le

modo

magistrale ed eminentemente pratico col quale furono disposte

varie pietre che costituiscono l'edificio,

come anche

dalla scelt^i del uiateiiale.

Esso

il

bellissimo granito

delle

celebri cave

del lago Maggiore, d'una

com-

pattezza tale che riuscirono vani tutti gli sforzi por staccarne anche un piccolo fram-

l"lG. 3.

mento che doveva

servire a risolvere

una questione storica

e litologica insieme, sull'uso

delle cave di IJaveno nell'antichit.

Quanto

alla disposizione delle pietre essa chiara-

mente dimostrata dalla

tig.

-1

solo deblio aggiungere che lo sperone e la testata superiore

constano di due enormi blocchi, lavorati a perfezione; gli altri conci sono tagliati a

squadra viva, disposti secondo


all'altro,

le migliori regole d'arte e siffattamente aderenti l'uno


le

che solo dopo ripetute immei-sioni ho potuto esattamente notare

commest,

sure.

L'unione d'un concio coU'altro era ottenuto mediante grappe a doppio

forse

di bronzo, le cui impronte si notano ancora,

come

si

notano quelle di altre grappe che

congiungevano questi conci con quelli del corso soprastante. Si vede adunque che quando

l'io.

\.

si

costru

il

ponte medioevale e

si

distrusse
strati

ci(^

che restava del ixinte pi antico,

si

levarono anche da

que.'^ta pila gli

pi

alti,

sino a togliere ogni pericolo per la

navigazione;

ma

per quanto l'opera di distruzione fosse violenta e tale da non rispettare

questo vetusto avanzo, essa non pot alterare la distribuzione della robusta compagine.

Un esame
il

per quanto mi fu possibile minuzioso ed accurato, che eseguii in tutto


lo studio diligente della strut-

letto del

fiume nelle adiacenze del ponte coperto, e

REGIONE

XI.

del

77

come
dir pi oltre, fu

PAVIA

tura e della composizione

ponte stesso, mi indussero nel pi assoluto convinci-

mento che
Le

la costruzione

del ponte medioevale,

compiuta a

spese del ponte precedente, o per lo mt-no di quanto di esso restava.


altre pile di pietra,

che,

data la larghezza

di

m. 200 circa della corrente

ed una luce degli archi di m. 12 o 14 ('), possibile colla struttura della pila stessa,

dovevano essere certo pi di 10, sono completamente scomparse,

comprese dal largo

impostamento delle

pile moderne, o forse

anche sistematicamente distrutte.

Come giova

credere, al monieuto della costruzione del ponte medioevale, essendo stata deviata la"

corrente per la maggior parte, apparvero allo scoperto almeno le parti pi alte delle
pile

antiche, che furono adoperate nell'edificio nuovo, o direttamente, o anche estraenle belle piastre di granito, le quali
si

done
nelli,

vedono ancora,

qui

e l

murate nei pen-

negli speroni del

ponte moderno, in mezzo al rosso vivo cupo degli eccellenti

mattoni medioevali.
Dalla pianta da

me

presentata

(tg. 5),

pi ancora che delle mie parole, apparir

chiaramente che la pila da

me

rilevata,

appartenga all'antico ponte romano che univa

PAVIA

FiG.

5.

la fiorente citt di

Ticinum

col suo territorio finitimo,

che sosteneva sulle sue so-

lide pile la grande strada,

importante strategicamente e commercialmente, la quale,

staccatasi dalla via Aemilia a Placentia, raggiungeva


si

Ticinum

e poi varcato il fiume,


si

dirigeva

per Cuttiae

Laumelliim a Mutatio Diiriae, dove poi

divideva in

(')

La

luce di 12 o 11 m.
si

moltu considerevole per

ponti rom.ani, ed in generale veniva


all'altra. Cosi,

adottata solo nel caso che

volesse con un solo arco saltare

danna sponda
Moltke
e

per esempio,

nel ponte presso Kiakhta, nella Coinmagene,

visitato dal prof.

dal Sester ed ora rilevato

recentemente

dall'architetto

0. Puchstein (V. Karl


p.

Humann, Otto
come
si

l'uclistein,

Reiscn
di

in

Kein10,

asicn und Nordsyrien. liorlin 1800

393

e seg.

Atlas, Taf. XLI, 1)


inferiore,

abbiamo una luce

m, 14,

con una lunghezza delle due spalle


(m. 12,20).

di

m. 8,20,

vede, a quella della pila ticinensc

PAVIA

l'uno,
l'altra

78

REGIONE

XI.

duo grandi rami,


Poeninac,

che per Kporedia metteva ad Augusta Praeloria ed alVAlpes


rajrfjiunjjeva la regione
in

che per liigomagum ed Augusta Taurinorum,

dei Cottii e di l la (allia (M.

Non

ritengo ardita la

mia supposizione,

quanto

che un ponte che faceva parte integrale di


e del

una delle pi importanti arterie delllUilia


di

mondo romano,

che oongiuugeva

fra

loro citt e territ<>ri liorenti per

com-

merci e per industrie, doveva essere certamente in pietra, perch potesuo essere pi
sicuro e mantenere non interrotte le comunicazioni

d'ogni

sorta che avvenivano du-

rante

lunghi secoli di tranquillo e forte dominio romano.


di pietra,
e

Ed appunto

solidamente
;

ed elegantemente costrutta,
le
i

la pila
tali

che

ancora rimane nel fondo del tame

la sua forma e

sue dimensioni sono

da

reggere al confronto coi migliori editici congeneri che


i

Romani

costrussero in tutti
la

paesi del loro vasto dominio

(-).

Kssa ricorda assai da vicino

forma delle

pile

del ponte detto dei Quattro capi sul

Tevere a Roma,
citt.

e quella del

ponte Fabricio o

dello splendido ponte Elio, nella

medesima
fanno
clie

Questi ultimi ponti per, oltre ad

essere nella capitale

dell'impero,

anche parte di un complesso architettonico

ed artistico,
bricio,

come

il

ponte
lo belle

Elio,

completava

la

mole Adriana, o

il

ponte Fa-

che continuava

opere repubblicane ed imperiali del Palatino e dell'Avenutili


i

tino

(^).

Quindi tornano pi
dell'iiiipero,

confronti colle costruzioni di ponti nelle provincia

e sui contini
in

che

furono

recentemente rilevati e studiati, specialmente


i

Francia ed in Germania, quali ad esempio


i

ponti sul

Rodano

e suoi atlluenti ('),


('),

ponti sul

Reno presso Magontiacura,


ricercati

Colonia,

Augst-Wylen

e sul

Meno a

Seligenstadt ed altrove,
Altertuiiinfreunden
dell'antica civilt

con

zelo
la

indefesso

dalla benemerita societ degli


alla

in

Ilheinlaiidc,

quale ha tanto contribuito


contini.

conoscenza

romana su quei lontani


si

Un'altra questione che ora

presenta riguarda la forma di questo ponte. Dall'unico

frammento sarebbe ardito desumerla; per non credo d'essere lontano dal vero, supponendo che non solo questa pila, ma le altre che rimanevano dovessero essere costrutte

completamente
Danubio,
il

in pietra.
il

Romani
(");

costrussero ponti in legno sui grandi fiumi, preferirono

come

il

Reno,

Meno

ma

sempre, nei luoghi dove

le

(')
()

V. C.

L. V, pap. 715 e r.iiiiicssa carta (IcU'aiitica Italia supcriore di U. Kirpcrt.


cf.

Per

confronti colle altre pile e coi ponti romani

l'opera un po' antiquata, ina

sempre

utilissima, di Guhl e Kohner, Dai Lehen der Griechen uni Rmer p. 419 e seg. 'JOO. () R. Lanciani, The Anricnt Rom. Roma 1800. p. II. L'illustre ingegnere (<) C. Lcntlicric, /fUtoirc d'un feuve. Lyon 1802, voi. 1,

in capo di

ponti e strade di Lione, ha in questo lavoro riassunto splendidamente tutte le notizie arclieolociche ricerca del bacino del Rodano, e l'opera sua merita d'essere segnalata a tutti quanti amano una

coscienziosa e completa.
(^)

Wolff. Berlin. Philol.


cf.

Iforlienschrift, VI, 18S6

p.

1381. Vili, 1888


in

p.
a.

314; per
1885
(

ponti

kul

Meno

K. K..fler,

Alte Meinbrcke bei Scli</enslad


cf.
il

llonner Studien

p.

169; sui

ponti del

Reno a Colonia

lavoro del generale

Von

Vcitli,

Dos Rmi^rht
sui confini del
in

h'Sln

Vinchelmanns
48

lntproijrnmm
,V<rM''i/

188.">);ed in generale per tutto le opere

romane

Reno vedi E. HQbner,


a.

Studien ber den rmischen Grcnzrall in fleutschland


V. Koflcr. Alle MeinbrAcke ecc. in lonner Studien

lonner Studien

1888

p. 30,

e fcg., 58 e ig. ecc.


(")

a.

1885,

p.

100.

REGIONE

XI.

attenersi
alia

79

costruzione
in

PAVIA

condizioni lo permisero,

solida

muratura, lasciando la

costruzione in legno ai luoghi paludosi, dove le pesanti pile in


fatto

buona riuscita
le

(').

muro non avrebbero Potrebbe anche darsi che questo nostro ponte sul Ticino, pur
avesse la
costruzione
superiore, cio
il
i

avendo
le

pile di pietra,
e la

correnti,

supporti,

capriate

balaustrata in legno, come per esempio


E.

ponte di

Magontiacum

sul Keno, studiato dal eh. prof.

Hubner
nel

(-).

Osservo per un fatto che mi venne


del tiuiue.

dato di notare durante

miei

studi

letto
il

Sotto

il

secondo arco, a

partire dalla sponda sinistra,

a m. 2,50 sotto

pelo dell' acqua,

rilevai

un grosso

frammento

di

muratura, costituito

da grossi quadrelloni rosso-cupi, d'eccellente cotpresentare quasi un solo masso, leggermente


vorrei

tura, fortemente cementati in

modo da

concavo su una delle sue superficie.

Non

ora andare

errato,
di

attribuendo quel
questo ponte

frammento ad un arco

crollato

precedentemente alla costruzione


il

me-

dioevale, e di ritenere quindi che


gliori e

ponte romano fosse costrutto nelle condizioni mii

completamente
difficile

in

muratura, come
l'et

ponti di Verona, di
risalire

Roma

ed

altri.
il

Pi

conoscere

cui

pu

questo ponte, come anche


costruzione.

modo con
del fiume,

cui gli architetti

romani procedettero nella

Non conoscendosi
che
il

allora l'arte delle fondazioni a pressione atmosferica, possiamo


la

ritenere

corso

cui strada chiaramente designata dai terrazzi

quaternari, fosse stata


finito.

deviata durante la costruzione delle pile e poi ricondotta nel suo letto a lavoro

Mi
data

pare di ravvisare nella cosidetta Morta a monte del ponte, e nella linea di
tutto
il

massima depressione lungo


nelle

borgo Ticino, la quale


di questo canale

la

prima ad essere inon(tg.

piene

del

fiume, la traccia

artificiale

5,

lett. a),

utilizzato forse anche nella costruzione del ponte medioevale.

Quanto

all'et della costru-

zione non credo possibile un giudizio; credo solo che essa possa risalire all'et augustea,

quando, ampliato l'impero, assicurata la pace,

si

procedette alla costruzione od alla

restaurazione di tutte le grandi arterie stradali che percorsero l'Italia e la allaccia-

rono colle altre provincie transalpine. Se questa supposizione non ardita, per non
vi sono,

per quanto

io

mi

sappia, notizie letterarie od epigrafiche d'et classica, le quali

accennino direttamente al nostro ponte. Solo abbiamo un ricordo assai breve, ma di grande valore, in Procopio {De Bello Gotico 2,25) che dice uhi ( Ticino) Romani
:

veteres ponte /lumen (Ticinum) iunxerunt.

La

costruzione del ponte che tuttora vediamo, dovuta a due architetti di Verona,

risale agli anni

1351-1354,

al

momento

cio in cui la citt di Pavia, sotto

il

dominio

dei Vi-:Conti prima, e poi degli Sforza, aveva preso un grande sviluppo ed

una grande

importanza

(')

ma

nell'intervallo tra questa costruzione medioevale, e quella notizia

() Sui ponti (li legno nelle paludi, rimando il left.iro ad una mia Nota sui ponies lomji della Germania. V. A. Taramelli, Le Campagne di Germanico nella Germania pag. 83 e se.?. (2) E. Hubner, Neiieste Studien ecc. p. 48 e sg.
(')

Torello Sairano {[Ustoria e fatti dei Veronesi, Verona

16-111

p. 52)

parla di due arcliitotti


il

insigni di Verona,

Giovanni Ferrarese, Jacopo


quale
gli
e gli

Go/.io,

quali havevano fatto

ponte

di

Pavia

sopra
(cf.

il

Tesino,
i

il

era riuscito bene .

Questo avvenimento
30).

posto

nel

1351, o 1354

Magenta,

Visconti

Sforza nel Castello di Pavia, pag.

PAVIA

80

REGIONE

XI.

Pixwopio sul ponte Uoinano noi troviamo molti ricordi chu sembrano mostrare che quest'ultimo siasi conservato sino ad epoca assai vicina a noi. Cos per esempio noto
di

che nell'anno lU'l l'impcriitore Unrico


l'avia
il

V
il

con un suo decreto confermava alla ghibellina

privilejfio

d'avere essa nila

ponte sul Ticino

(').

favorendo in

tal

modo
pri-

gli interessi di questa citt a danno di Milano e degli altri borghi vicini. Tale

vilegio pere dur solo sino al


i

1203, perch

in

seguito ad una guerra accanita contro

Milanesi,

cittadini di Tavia. sconfitti, dovettero concedere ai loro vincitori la costru-

zione d'un ponte presso Vigevano.

Nell'aureo libretto
Ticinese, cos ricco
e.

De

Laudil/iis civitatis

Papiae

(2)

del

cosidetto

Anonimo
seguente:

di

notizie

riguardanti Pavia
11

medioevale,

noi

abbiamo anche a
il

XII un importantissimo cenno sul ponte.


que
(

passo, che cito por intoro,

///

Tci/i'im)

e$l

poiis

jicr

dimidium sladium
et

longiis. ipiasi

dimidius

copertila,

habens hiac inde muros ac fenestras

a parte suburbii portam ciim

valvis, sttpra
et lapidibiis

quam
factas

est ecclesia
et

S.'

Saturniai. llabet etiam hic pons pilas ex saxis


et
ille

in aliqua parte lapideos arcus ftindatos saxis

Vetus pons dicitur.

Ora questa insistenza


nell'et medioevale,
l'eliis,

sulle pile in pietra, che

dovevano costituire una meraviglia

sugli archi di muratura, e pi di tutto su questo

nomo

di

pons

che l'autore

indica cos chiaramente,

per

distinguerlo

da un altro ponte di
toliim

barche, inferii>re al primo (habet ipsa cioilas aliqttando

pontem alium ligneiim


pons Vetus

a parte inferiore ftuminis)


il

mi induce a

ritenere che questo

fosse ancora

ponte romano, con molte aggiunte posteriori e con molti ampliamenti di carattere

militare.

Tutte queste aggiunte e sovraccarichi,

fatti

forse senza

alcun criterio tecnico, e

forse anche qualche forte alluvione fecero crollare questo antico avanzo, certamente nell'intervallo dal l:0 al 1:351, e tornati vani gli sforzi di riattarlo (^). si cominci
la

costruzione, non del tutto spregevole del ponte coperto, che forma una delle caratdi

teristiche

Pavia.

Durante questa costruzione,


si

che

assai

probabilmente

fu

fatta

colla deviazione

della corrente,

fece,

come
la

dissi, tavola rasa di tutti gli avanzi

ingombranti; solo venne lasciata, forse per


spetto alla veneranda
antichit,
la

sua profonditi!, forse anche por un

ri(^).

pila che

mi

dette occasione a questo studio

(') .\zuvio,
<

Cronico

e.

IX,

pag. 92.

Del Carretto, Cronaca di Monferrato


di

voi. III.

111111111.

Memorie
un

spellanti alla cilU e


dei
piii

campagna

Milano
e

IV, 77.
di

()

Ter giudiiio concorde

distinti annalisti

storiufrr.'if

Pavia

roper.i di questo

anonimo, forse
r.triri.

esule, forse frate


v.

Onesto da Pavia, dev'essere

riferita all'anno 1329, 1330.

V.

Mu-

Rer. Italie, tcriptor.

XI.

Bosisio, Gaietta provinciale


91.

di Pavia 27 pinpno
2.

1857.

Terenzio, Comment. drll'nnnnimo


(')

]ia(r,

Maeenta,

oj>.

ot..

i>.

Ho

alcuni saiiuto troppo tardi che esistono in .ilcune ])arti dell'archivio di Stato di Pavia,
le

documenti riguardanti
patria.
(<)

opere fatte dal

Comune
nel
1.3.5

intorno al ponte. Li consultcrf al

mio ritorno

in

Non dobbiamo dimenticare che


ili

1-1.'154,

epoca di questo colossale lavoro, Pavia era


nelle sue

sede llorente di Mudi e


epistole latine.

civilt o

piena di cortesia, come la dipinge Kranccsco Petrarca

REGIONE

XI.

81

si

l'AVIA

Un'altra osservazione che debbo aggiungere

clie
;

la

pila

romana da me
presente

rile-

vata sul medesimo asse delle pile del moderno ponte


il

dal che si deve arguire che


il

ponte romano, non solo fosse stato nel medesimo sito nel quale sta
il

ma

avesse avuto anche

medesimo

asse,
i

la

medesima
io

direzione.

Sino a questo punto arrivano

fatti

die

potei osservare colla

massima

diligenza;
la topo-

mi

si

permetta ora

di

desumerne alcune conclusioni non senza interesse per

grafia dell'antica

Ticiiium.
il

Come
torio

noto,
;

ponte medioevale sul Ticino


io

si

trova allo sbocco del Corso Vit-

Emanuele

ed

credo probabile

ciie,

come

l'attuale ponte si trova sulla conti-

nuazione della via pi importante dell'attuale Pavia, cos l'antico ponte, che come di-

cemmo,

posto sul luogo e sull'asse

medesimo

dell'attuale, dovesse trovarsi all'estree

mit meridionale d'una delle grandi arterie della citt romana,

probabilmente della
cio
sulla

maggiore delle
cardo maxiiim

strade che
{^).

la

percorrevano

dal nord

al

sud,
di

linea

del

Non
ci

facile trovare la

prova diretta
suolo

questa ipotesi, giacch


alto

per Pavia lo strato di macerie che copre

l'antico

almeno

tre

metri.

Per non credo che Se


si

manchino

affatto gli indizi.


si

osserva l'attuale pianta di Pavia,


solita nelle citt che si dicono

nota al primo sguardo una regolarit


(-).

non molto

medioevali

Il

corso V. Emanuele, l'antica


(tig.

strada grande, e che come dicemmo va presso a poco dal nord a sud

B)

intersecato

normalmente dalle

linee

delle

strade
(ib.

ora

chiamate Corso Garibaldi,

Via Cardano, Via Cavour, Via Mazzini e parallele


colle linee parallele del Corso principale,

C, D, E, F), le quali, insieme

dividono la citt in tante isole quadrate o di

forma quadrilatera. Tale regolare distribuzione non


che,

d'ora; anzi esistono prove certe

almeno
pittura

le

grandi linee, risalgono molto addietro

nella storia
{^),

della

citt.

Cos

nella

murale esistente nella chiesa


s.

di

s.

Teodoro

ed in

quella inedita

della chiesa di

Salvatore fuori

mura

facile ravvisare la

questa linea principale della


dell'abitato.
( ').

strada (jraade, che dal ponte attraversa tutta

massa

Non

senza valore

anche l'attestazione dell'anonimo Ticinese

Questi, nella

sua accurata descrizione della citt (anteriore al 1330) ricorda che la parte interna

(')

Non

posso qui entrare nella di.scussione

intorno al valore dei


filologi
ai passi

due termini cardo


di

e decu-

manm,
I,

determinata dall'interpretazione diversa data dai


71
(v.

Servius

Verq. Georg.

12(): Festus, pag.

Nissen, Das

Templum,

p.

13 e

seg.; Curtius,

Gr. Ft>/m.

p. 1-12;

Legnazzi,

Del cataro romano, Padova, 1887; Pigorini, Nuove scoperte nella torramara Castella;so, Koma, Kcndiconti Acc. Lincei, 1803 p. 832) e mi attengo all'opinione del Marquardt, Rmische Staatver;

waltunff
(*)

11^,

p.

406.

Le

citt d'origine

medioevale
e

feudataria, si svilupparono successivamente intorno ad un

centro,

il

castello del dominatore,

sono quindi formate di zone concentriche. Cos alcune delle

citt lombarde, p. es. Milano, che si svilupp su


di Federico
(')

un piano completamente medioevale, dopo l'incendio


prof. P. iloiraghi,

Barbarossa nel 1162.


cit.
I,

V. Magenta, op.

pag. .586, n.

1,

Il

rev.

ha pubblicato una buona


la storia di

eliotipia di questa jiianta, corredandola con

una illustrazione

del

massimo interesse per

Pavia medioevale; rimaiidn


1803,

]ierci

il

lettore alla monnfri-iila )iuhblieata nel Hullettino storico

Pavese

Anno I, p. 41 e () De Laudibus
Classe
di

sg.
etc.
e.

XL
ecc.

scienze mokai.i

Memorie

Voi.

II,

Serio 5', parte 2*

1-vvu

82

RBOIONB

XI.

crii

la

iiii

antica, o che essa


la

era difesa ancora al suo

tempo da una cinta


successivamente
dai

antichis-

sima

di

mura,

prima di

tre cerchie concentriche

pi esteso, la
la

quale era quadrata, e che era

stata

rinforsata

ristorata

Longobardi dopo

cimquista della citt. (Questa parie interiore, prose^'ue, pur essendo vetusta, aveva ancora vie larghe e spaziose e ben selciato, e tali erano anche le piazze, cinte di
porticati.

ampi

Quasi come

illustrazione del passo citato dell'anonimo,


il

abbiamo

la

famosa

pianta di Pavia, dise^'nata verso

l.M'i)

dal grande arcliitetto

(.

Hattista Ciancio,

pianta che propriet del conte Sola di Jlilano e che veime pubblicata dal prof. Magenta
nella sua opera sul Castello di Pavia
cello con
(').

Questa carta, che disegnata a volo d'uccerchie di mura.

veduta dal mezzod, presenta

le tre

La

parte centrale, limiedilzi


il

tata dalla cinta quadrilatera delle


la

mura pi
(-),

vetuste, contiene gli

pi anticiii.

duplice cattedrale del

XI

secolo

la

torre di Severino Boezio,

palazzo dei

consoli romani {sic) ed altri edifici dell'alto

medioevo.
le

notevole che, mentre non

sono segnate le vie, periN


nel circuito delle

si

osserva

come

porte

si

aprono con grande simmetria

mura;

cosi si
(^).

fanno riscontro la porta Palacense ad est colla porta


Sull'altra linea nord-sud troviamo la porta del ponte,
s.

Maricia o Marenga all'ovest

mentre

al

nord

si

devia verso sinistra a Porta Palazzo, o a destra verso Porta


linea del ponte,

Pietro;

ma
si

devo notare che diritto alla

nel lato settentrionale delle

mura,

presenta un tonione con un segno di pustierla, accanto al

palazzo dei coiuoli ro-

mani.
della
e la
s

questa apertura corrisponde


-

in

linea retta una porta nel


s.

muro meridionale
il

Cittadella

in

cui stanno racchiuse la chiesa di


s.

Pietro

Ciel d'auro

(^),

chie.-ia

ora scomparsa di
si

Agostino.

Al nord questa linea

continua colla porta .settentrionale della cittadella e colla

strada suburbana, detta nelle carte del XII secolo e seguenti strafa, sive citrsum. la

quale attraversa in linea retta tutta la regione che fu


seguiva pi al nord,
in

il

parco Visconteo, e poi pro-

linea rotta,
(')

e che se non altro era un ricordo dell'antica via


il

che univa Pavia a Milano


riciiis

Ora noi non possiamo sapere esattamente donde


carta
;

C/a-

desunse le notizie con cui poi compil la sua bella


riguarda
antichi,
i

certo

per che
e

le

sue indicazioni sono molte esatte per quanto


anche, per quanto riguarda gli
il

monumenti medioevali
accordano
colle

cos'i

editici

pi

si

notizie

dell'anonimo Ticinese,

cui libro rimase forse ignoto all'ingegnere Claricio.

l'j
iti

II

Clariciu fu uno dei pi fjrandi inpcftiicri

idraiilii-i
t.

iloi

sudi toiiipi,
paf,'.

v.

rniinis. Iiio<)rafic

ingctjneri militari Jlnliani dal secolo


(')

XIV

al

XVIll,
di

XIV,

731 e

se>r.

Brambilla.

La

chiena di
il

,t.

Maria

del popolo.

Ci Sarcbbi; imprudente
nel

collci^arc questo

nome

purta Marioia, che

.'-i

trova del restu


in

;-ino

XII

8CC., colla

popolazione antica dei Marici, abitanti

insieme eoi

Lacvi

que.sto territorio

Ticinensc.
(*)
)

Vedi Dante, Parodilo, canto \l\.


LanfTo qucDta linea troviamo
i

v.

lli'i

villa););!

che portano

il

nome

di

arrus .farianuf. ad
strada

.'>epti-

miim. ad ferimum e che non sono che ricordi delle antiche tahcrnaf. lun);o la
sposte presso
i

romana

di-

miliari.
pais'.

Un documento
%trniii

scoperto recentemente nell'Archivio di Stato di Milano (\\of.


ti.

Missine, n. 12,
].ir
!

2t'8)
>

contiene una lettera di

(Jaleazzo Visconti, che

impone

di tener libera

i.r^'

la

v,-. r)ii

REGIONE

XI.

sia

83

riferire

PAVIA

Ora non ciedo che

una supposizione troppo ardita

questa regolarit

nelle linee generali della Topografia

moderna

medioovale di Pavia ad una remini-

scenza

ad una continuit dell'antica disposizione della citt di Ticinum. Richiamo


il

un momento
sione del
rina.
si

confronto con
le

Roma.

Se v' una citt che pi

sofferse

nella succesla citt tibe-

tempo per

guerre e per gli spostamenti edilizi

appunto

E malgrado
Via Lata;

queste molteplici vicende notissimo che molte delle linee antiche

conservano anche nella topografa attuale.


la

Non ho bisogno
l'ff/te

di

accennare

il

Corso, che
la

l'antica

Via Venti Settembre, che

Semita del monte Quirinale;

piazza Agonale, l'antico Stadium Domitiani.


e

tale conservazione
i

un fatto molto chiaro

spiegabile. Se

una

citt subisce

una grande distruzione ed

suoi abitanti sono im-

pediti di farvi ritorno, in

modo

che la localit resti abbandonata, allora, dopo appena


si

mezzo

secolo,

le

rovine

si

frantumano,

forma un terriccio vegetale,

l'humus colla
forma

sua verde coltre di vegetazione cancella ed altera tanto potentemente l'antica

della citt, che solo con istud e con scavi si pu seguirne la traccia. Se invece, ap-

pena cessato

il

disastro e scomparso ogni pericolo, la popolazione pu rientrare nella

citt e riaprirsi
le macerie, e
tal caso
ci)

una via
e
si

fra le rovine,

allora avviene che si

sgomberino

e si livellino

utilizzino le parti inferiori degli edilzi per le

nuove costruzioni. In

di

una distrazione, anche completa, ha per conseguenza immediata l'elevazione qualche metro del livello delle nuove strade, che per pi o meno si conservano
Cos molto probabilmente avvenne di Pavia.

nell'andamento primitivo.
i

La

citt che

Romani

costrussero. fortificarono ed abbellii-ono, non fu coinvolta nella grande rovina

dell'Italia.

Appena

tocca da un parziale incendio dei Goti

('),

essa venne

per divina virt

preservata dai Longobardi, che la elessero a stanza e capitale del proprio regno
e quindi per tutto
il

(-)

lungo periodo longobardo fu non solo conservata,


il

ma

anzi ampliata
il

ed abbellita. Poco diversa fu la sorte sotto

regno dei Carolingi, durante

quale

probabilmente avvenne l'ampliamento della seconda cerchia, che rese


Il

la citt formidabile.
il

pi famoso negli annali Ticinesi


fatto,

l'

incendio del 1004 sotto Enrico II

Zoppo:

ma

il

che venne troppe volte esagerato, va ridotto nella sua vera misura: poich
(?)

r imperatore, entrato senza contrasti nella fedele Pavia, ricevette, in San Michele

la

corona ferrea;

ma

in seguito

ad una zuffa tra


citt,

cittadini e le soldatesche imperiali,


stesso,

queste vennero espulse


frattur la

dalla

l'

imperatore

precipitato

da cavallo,

si

gamba

destra.

L' incendio che si svilupp in questa occasione deve avere

danneggiato qualche

edilzio

della citt,

ma

non

la

distrusse
ciie

completamente, perch

poro tempo dopo troviamo diplomi ed atti pubblici,

attestano
i

come

la vita civile

non rimase sospesa. Pi tardi,

le

lotte interne tra

Beccaria ed

Langosco ed altre

grandi famiglie feudatarie, e la lunga accanita contesa con Milano fecero erio-ere in
citt

dei palazzi fortificati e le famose torri del secolo XI,


i

le

quali, importa notare,

sono tutte allineate lungo

due

assi

principali e

le

vie

parallele

della citt.

La

(')
j).

.luniiiiiJes,

De

bello 'jotico,

e.

e sg.

cf.

F. Hodglviu.

Italy

and her hivaders,

vof.

IH,

220

e SL-g.

^')

Anonimo

Ticinese,

De

land. civ. efc.

ci,

1.

PAVIA

si

fii

uno splendore ed uu

REGIONB

XI.

dominazione viscontea poi ebbe per


citt

oflfetto

di dare

ordine alla

che

manifesta nelle

pitturi-

murali citate e che trasparo


false,

altres dalle lettere

uu

jtoco onfaticho.

ma

non del tutto

del grande Petrarca.


le linee dell'attuale

Da

quanto ho sino a qui esposto appare verosimile che

Pavia
ri-

ricordino in

generale quelle dell'antica Ticinuui. Per, ad onore del vero, debbo

conoscere che noi siamo assai poco informati sulla disposizione della

citt all'epoca

romana. Noi sappiamo


zioni

solo che

il

luogo era occupato da Laevi

da Marici. popola-

Liguri, secondo Livio e Plinio, Galliche invece, secondo Polibio e

Tolomeo

(')

Visitato dai

Romani
567

al

tempo

delle guerre coi Galli e della seconda guerra punica,

probabile che questo luogo ricevesse

uno stabilimento, forse una colonia militare

quando

nel

d.

R. fu costrutto quel prolungamento della via Emilia che

moveva

da Placeutia e Crenxona e veniva a Ticinum, per dividersi poi nei due grandi rami, uno per Mediolanum e le regioni alpine della Retia, l'altro verso ovest per la Gallia (-).

probabile allora che questo stanziamento, che divenne pi tardi municipio {C.
la

I.

L. \.
del

6419) avesse

forma

regolare, quadrata che

fu

propria della

colonia,

come

campo
secondo

militare, e
i

come

della citt italica in generale, colle sue grandi vie. orientate


{^).

punti cardinali, e tagliate ad angolo retto

Ora questa forma tipica del

castro romano, salta subito agli occhi a chi osserva la pianta di Pavia,
tig.

come vedesi

nella

qni aggiunta, ove suno indicate lo parti corrispondenti

alla

pi

interna cerchia.

Ci presentano esse perfettamente la forma dell'accampaniento romano, come ognuno pu


riconoscere confrontando la nostra pianta con quella del castro
diligenti del

romano secondo

gli studi

Domazeswski, del Marquardt, del Nissen


al

{*).

Al punto

corrisponde la

]or/a praelon'a:
quintana;
parte pi
(jual'era
la linea

punto
alla

la

por/a decumana

la linea

E F

corrisponde alla via

CD
il

via princijialis coWe relative porte. Noto anche come la


le

regolare e

pi interna di Pavia ha
castro

misure

di

circa

1100 m. periato,
aggiunte e col suo

appunto
(').

romano d'una

sola legione, colle

sue

bagaglio

Debbo

inoltre ricordare che

nelle vie principali della citt moderna, nel punto in

cui intersecavano la cinta detta dall'anonimo vetustissima

interior,
al

disegnata

nella

carta del Claricius come quadrata

regolare, esistettero sino

principio

di questo
e

secolo alcune porte antichissime, dagli archi di pietra


gli scrittori

profondamente

interrati,

che

pavesi, di

comune

accordo, chiamano archi Romani. Cos sulla linea di

via Mazzini trovavasi la porta Palaconse, con alcuni resti d'un edificio grandioso, incor-

(')

Plinio, h. H. Ili,
%',

17,

coni pure Livio, V,


cfr.

2. u

Ticinum... conditum a Laevis et Mariciis, Li<iurum populis" Antiquam gcntem Lacvox Ligure*, incolentes circa Ticinum amnrm n.
12 J:
I.

Tolomeo,

.3.

1.
3!>.

33. Polibio, 2. 17. 4. eh. Moininscn, C.


2.

L. V, pa?. 015.

() Livio.
()

Strabo, V. 11, ].?. 217.


:J1.

Polyb.,

VL

10. ro
:

uiy avftnaf ax>'if"

;i>'f'i

"v aiQiituiidSiiti

reiQiiytavot'

iaTiXef

poK. Cfr. Joseph. Judaic. 3. 51


()

dtitf/fiQttm i nnpf,u,WfJ ittQnyiavoi, cfc.

Domaszewski, llygini gromatici de munitionibui ra.ttrorum. Li-ipzip 1887; MarNissen. f)as Tempum. llerlin, IHC!, p. 23 e seg. qaarilt, Rrimirhe ."^Inatsverunllung V", 101 lager in Banner Jahrbuch. 1887. paff. 189. lfmcrt det Banner Ventandniss Kocnen, /um cf. C.
Cf. -Xlfr.
;

(')

Marnn.ir(lf. op. e lr. cif.

REGIONE

XI.

85

linea
di

PAVIA

porato nella attuale casa Fiorar; pi a sud, sulla

via Garibaldi, parallela


si

a quella prima, esisteva la porta

s.

Giovanni, atterrata nel 1818, alla quale

col-

lega la tradizione dell' ingresso di re Alboino, condottiere dei Longobardi. Xell'estre-

mit opposta della

cittil,

ad ovest, via Cavour


al
182.')
('),

era

intersecata

da porta

Jlaricia,

Marenga, conservata sino


del

poco lontano dalla quale v'era la nota statua

Muto dell'Accia al

collo, rappresentante

un magistrato romano, avvolto nella toga.

F:g.

6.

E
le

anche interessante notare che


si

al

di fuori della cinta delle mura, in cui queste


i

porte romane erano poste,

estendevano
i

cimiteri, sacri

in

tutto

il

medioevo per

reliquie dei martiri e di tutti

vescovi pavesi; e non voglio scordare una notizia


fuori dtdla

dell'Anonimo del pi alto valore, che cio


al

prima cerchia

di
si

mura, accanto
erano trovate

monastero di

s.

Maria

in

Pertica, dalla parte orientale della citt


i

insieme a tombe ad inumazione della et cristiana,

vasi

di

terra dove gli antichis-

{')

Tcunzio, La statua del muto dell'Accia


suo posto, o poco lontano, ed
pallidore.
!

al collo. Pavia

1S5.5.

Questa famosa statua


essa
si

ancora

al

importante ricnnlari' cnine ad

Cidlei;a

tii(ta

una

letteratura di

PAVIA

le

8(.i

noi vedere
in

REGIONE

XI.

simi riponevano

ceneri dei loro morti.

Non vogliamo
d'etii

queste parole

mi ricordo di qualche antico sepolcreto romano, allineato lungo le vie che furono gi
estraurbane e poi incorporate nell'aliitato
pi recente?

Se queste mie osservazioni rL-uJoiio in qualche


le

modo evidente che

in parte

almeno
conceda
la

linee generali dell'attuale citti

ripetono quelle della citt romana,

mi
si

si

di

aggiungere una considerazione che non mi


si

sembm

trascurabile. Se

esamina

pianta di Pavia,
del Corso Vittorio
e

trova ohe l'asse did ponte, non in perfetta coineidenza con quello

Emanuele,

ma

che questo alquanto


della

piii

inclinato verso nord nord-est,

come

le

altre linee, normali alla principale,

via Garibaldi, Mazzini, Cavour


est-ovest,

e parallele non corrispodono esattamente alla linea astronomica un'inclinazione verso sud di 13, liO', 15".

ma hanno
perch di
inclina-

Questo fatto sulle primo sorprende, perch

naturale domandarsi
il

il

questa curva della strada prima di giungere sul ponte,


zione sulla linea astronomica. Credo che la

perch

di

questa

mia

risposta non sia del tutto errata.


ita-

Sappiamo che

tutti gli

impianti di cas/ra, e le fondazioni di colonie, tanto


elleuiclie o

liche die latine (forse anche

indogermaniche) erano precedute dalla ceri-

monia ieW augurano,


prendendo per punto
con questo punto
si

colla quale si stabilivano le

prime mensurae del futuro abitato,


dal
sole
la

di base quello dell'apparente spuntare

sull'orizzonte;

tracciava la linea da oriente a ponente, poi

normale da nord
(').

a sud, valendosi delle leggi augurali e dei calcoli dei gromalici profcssores

Ora dal

precedente discorso, credo di avere

dimostrato

come

la citt
si

di Ticinum, ebbe per

sua prima origino un castro romano, che successivamente

venne ampliando, che ebbe

molte vicende, vide


tari,

le case

ed

palazzi succedere alle umili tende o baracche mili

ma

che conserv sempre la sua forma tipica: e quindi


la

molto probabile, anzi

vorrei dire certo che avvenne anche per Ticinum

cerimonia religioso-agronoma della

augurano
Ora
a nord

etl

preliminare.

noto che

il

punto dall'apparente levata del sole

si

sposta durante l'anno

a sud dell'est astronomico, equinoziale: ed cos che, applicando un sem-

plicissimo calcolo,

saremmo

condotti a stabilire che


il

il

momento

in

cui venne fatta o

l'osservazione cardinale per

tracciamento topografico del cas/rum


il

dello
il

stabili-

mento romano, doveva

trovarsi tra

21

settembre ed

il

21 dicembre, o tra

21

di-

(')

C'Ir.

Hytfiuus (iJoiniiszcwskiJ
clic

minati. Nei lavori


cai>ilalc del

ho citato

piii

ijromatici sunt cognoe. 1:5. .J. hi profuisons eius arlts. innanzi del Legnazzi, dui Marquardt, e specialmente nel lavoro
.

N88en: Das Tftnplum pag. 13 e seg.;

2.3,

e scg. pag.

53

e scg.,

sono esposte con grande

nell'edilizia e nellarghezza di critica le fonti classiche sul rito augurale, che appare fondamentale credenze inveterate pi sulle coordinato che antica, e dell'Italia e l'oconomia iiolitica della Koina Hyginus. De limitili, consltpasso di il ricordare basti l^ui mi italica, schiatta religiose della

luendis pog. 16H: postea placuit


natur, sic
et

omncm

relujionfm eo convertere et qua parte coeli terra inlumi;

limites in

oriente constituunlur
itaque ti loci

cosi

anche

l'altro

dello stesso autore pag. 181

natura permittit, rationem servare debemus, sin {aromatici vet. ree. Laclimann): I, 120, cum agri colonia dwidcrentur, fossa Georg. Vcrg. Servius. autem proximam rationi; cfr. et alia de seplcntrionc ad me nuncupabatur. cardo quae occidentem, oriente in ducebatur ab I/nt. IV. 30, ecc. ridiemqui decimonus limet vorabatur - Cfr. Veget. t. 23; F.stus. png. 2'2X Tacif.

REGIONE

XI.

87

PAVIA

cembre ed
air 11

il

lil

marzo, e pi
(').

precisamente

si

doveva

essere

o al

12 novembre o

febbraio

Se noi pensiamo</