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Napoli 20/2008 del 28/02/2008

FATTO di CRONACA

Sabato12 aprile 2014

Servizi Segreti e Protocollo farfalla


Di Francesca Cascone

I Servizi Segreti
I servizi segreti hanno la licenza di uccidere? La licenza di uccidere, i servizi segreti ce lhanno solo in casi estremi, dipende dal movente per cui si ammazza , cos risponde il noto professore, nonch criminologo e psichiatra Francesco Bruno. Il ruolo dei servizi segreti ormai esteso a tutti, unorganizzazione statale, il cui operato coperto dal segreto, operante ai fini della salvaguardia degli interessi nazionali. Per certi versi, l'attivit di spionaggio, molto antica ed considerata alla stregua di qualunque altro mezzo a disposizione degli stati per il perseguimento dei loro fini generali. I servizi segreti si muovono secondo un codice penale che segue delle regole. Come ci spiega il prefessor Bruno , riprendendo cos il discorso precedente, Il personale dei servizi segreti non sar sottratto da incriminazione per aver commesso reati, autorizzati di volta in volta, indispensabili al raggiungimento degli obiettivi delle missioni affidategli, tranne i casi in cui si presentino delitti diretti a mettere in pericolo o a pregiudicare la vita, lintegrit fisica, , la libert personale, , la salute o lincolumit di una o pi persone". Ma fino a che punto il perseguimento dei fini dell organizzazione nel bilanciamento degli interessi ,pu prevalere sul diritto alla vita soprattutto considerando che i fini dell organizzazione sono contaminati da fini politici?

Protocollo Farfalla realt o finzione?


di Laura Benedetto Il Protocollo Farfalla un documento top secret in cui si parlerebbe di un accordo tra il DAP ( dipartimento penitenziario) e i servizi segreti, e consisterebbe nella gestione di informazioni provenienti dai detenuti del 41 bis. Le prime testimonianze, o voci di un presunto documento scritto, risalgono al 2011, quando Sebastiano Ardita ne fece il nome durante il processo di Mori. Poco si sa di questo documento e ci sono numerosi pareri discordanti; sembra essere coperto dal segreto di Stato e in una recente intervista, avvenuta nella prima giornata di lavori della Commissione Parlamentare Antimafia, Rosy Bindi ha affermato di essere in grado di affermare linesistenza di questo documento. Opinione discordante quella del suo vice, Claudio Fava, che ha dichiarato: Ho rivolto una specifica domanda al ministro della Giustizia e al ministro degli Interni riguardo il contenuto del Protocollo Farfalla, il quale avrebbe legato il dipartimento di polizia penitenziaria al Sisde, tanto che avrebbe previsto la possibilit da parte degli agenti del Sisde di incontrarsi con i detenuti sottoposti a regime di 41 bis senza lasciare alcuna traccia della propria visita. Se davvero esistesse un protocollo del genere, sarebbe solo un altro tassello da inserire nella ormai ventennale inchiesta sulla trattativa Stato-Mafia; di questo certo Maurizio Torrealta, che nel suo libro Processo allo Stato aggiunge nuovi documenti e nuove teorie su come il protocollo farfalla abbia a che fare con morti misteriose come quelle di Loris DAmbrosio e Armida Miserere e di come, alla fine, lo Stato abbia provato ad insabbiare tutto.

Sabato12 aprile 2014

P2 e P4
di Giovanna Fiorentino

Dalla P2 alla P4 il passo di una lista


20 anni fa come oggi,gli scandali che coinvolgono alte cariche dello Stato e non solo ,sono numerosi e all'ordine del Giorno,ma pochi sono stati cos eclatanti e gravi come la cosidetta "Propaganda 2" o la pi attuale,ma non meno radicata"Propaganda 4". Legate da un filo conduttore,un nome,una personalit influente quale Luigi Bisignani,le due "Logge", si sono fatte spazio durante l'arco della storia italiana del XX Secolo, ed in tutte le diramazioni del potere in Italia. La Propaganda 2 nasce con il nome di Propangada massonica nel 1877, viene poi sospesa durante il Regime Fascista e successivamente rimessa inpiedi nel 1976 e riconosciuta come vera Organizzazione criminale, il cui maggior esponente stato Lucio Gelli. Lo scandalo ha inizio il 17 Marzo 1981 con il ritrovamento di una lista di 1000 affiliati alla loggia nella Villa Wanda di Gelli composta da 3 ministri,vertici dei servizi segreti, 20 ufficiali, 18 alti magistrati, 49 banchieri, 120 imprenditori, 44 parlamentari, 27 giornalisti, che hanno come unico scopo colpire la sovranit dei cittadini e lo fanno attraverso la messa in atto di innumerevoli crimini tra cui la Strage di Italicus, Strage di Bologna, Assassinio di Roberto Calvi, il Depistaggio del Rapimento di Aldo Moro. Propongono la loro missione come un Piano di Rinascita Democratica, andando ad influenzare anche gli organi stessi della Comunicazione Pubblica,tra cui giornali e tv, come il Corriere della Sera, attraverso cui condiziona a proprio volere la condotta dei politici, inserisce un proprio organico nel quotidiano ed assume la capacit di censurare i giornali. Per questo viene istituita per volont di Nilde Lotti una Commissione d'Inchiesta Parlamentare presieduta da Tina Ansetti, che giudica la lista attendibile ma Incompleta, la loggia responsabile della Strage di Italicus e di un complotto permanente. Il verdetto finale del 1996 defin la Loggia solo come un Comitato d'affari che non ha minacciato le Istituzioni. Allo stesso modo a distanza di circa 20 anni si fa strada lo Scandalo P4, che vede come pricipali indagiti il prima citato Luigi Bisignani ed il deputato Alfonso Papa. Questa nuova Loggia aveva come obiettivo manipolare le informazioni segrete o coperte da segreto di stato e controllare l'assegnazione di appalti e nomine. L'indagine viene avviata a Napoli su iniziativa del Pm Francesco Curcio e Woodcoock, i quali analizzano innumerevoli intercettazioni tra Luigi Bisignani e Enrico Cisnetto, Vittorio Felti, Silvio Berlusconi e Flavio Briatore, ma non solo, viene riconosciuto anche il coinvolgimento del Maresciallo dei Carabinieri Enrico Lamonica, colpevole secondo i Pm di aver lasciato passare notizie riguardo l'inchiesta su Nicola Cosentino,indagato per associazione Mafiosa. Cosi come una mela fuori ha una buccia e dentro la polpa, il sistema potere ha fuori la sua buccia bella e lucida, ma dentro innumerevoli macchie di marcio, a dimostrazione che non tutto oro ci che luccica.

Sabato12 aprile 2014

LOmosessualit
di Stefania Paone

LOmosessualit per Francesco Bruno


La transessualit una malattia, perch si perde la propria funzione,si va contro la natura . psicologica il noto criminologo e psichiatra Francesco Bruno ci ricasca: ritorna a parlare di omosessualit come malattia. La posizione del prof. Bruno riguardo allomosessualit non certo un mistero. Negli anni lo psichiatra ha, in diversi episodi, ribadito le sue discusse convinzioni sullargomento. Attirando sulla propria persona:ardenti antipatie, aspre polemiche, una travolgente esposizione mediatica e, proprio per non farsi mancare nulla, una pronta denuncia allOrdine dei Medici da parte di Arcigay, la principale organizzazione nazionale italiana per la difesa e la promozione dei diritti di omosessuali, lesbiche, bisessuali e transessuali. Tutto ha inizio nel 1990. Francesco Bruno contesta la depatologizzazione dellomosessualit decisa dallOrganizzazione mondiale della Sanit. Le sue dichiarazioni in merito non vengono digerite dallArcigay che presenta denuncia allOrdine dei Medici. La vicenda per non scuote minimamente lo psichiatra che, fermo sulla propria posizione, risponde a gran voce:" Se oggi parlare chiaro una colpa, sono colpevole facciano pure, tanto non li temo, ho il coraggio delle mie idee e continuo ad essere della mia opinione. Gli omosessuali sono dei disturbati e come tali patologicamente rilevanti. Quando mi dimostreranno il contrario, ci creder. Insomma, mi condannino anche al rogo, non mi muovo dalle mie posizioni Continua: " io ho il diabete. Non mi offendo se qualcuno mi dice che sono malato, la realt. Bene, per quale motivo gli omosessuali si offendono se qualcuno, correttamente, parla di patologia? Peggio ancora di scelte deviate? i gay sono soggetti patologicamente diversi e basta. Francesco Bruno, per nulla intimidito dalle critiche scatenate, ritorna sullargomento, questa volta, in unintervista per il blog Pontifex, dichiara:Lomosessuale nella stessa situazione, dal punto di vista concettuale, di chi handicappato, sordo o cieco. Per queste categorie, con una certa ipocrisia si dice diversamente abili, non vedenti e simili. Il gay diversamente orientato per la sessualit e quel diversamente la dice lunga sulla normalit" E ancora, rincarando la dose: Chi dice che padre e madre sono contenti o accettano la diversit del figlio, mente sapendo di mentire. Lo psichiatra, dopo essersi difeso dalle polemiche che lo hanno investito, dichiarandosi assolutamente lontano da giudizi discriminatori o omofobi e sottolineando di avere il massimo e assoluto rispetto per chi compie scelte di altro tipo rispetto al suo, si mostrato ultimamente pi restio a dilungarsi sullargomento. Avr forse deciso di mollare un po la presa? Sar forse compiuto lultimo atto di questa vicenda? A me se qualcuno me dice questo non se dice io lo dico! Questa recente affermazione non lascia ben sperare

Sabato12 aprile 2014

Il testosterone influisce sulla possibilit di uccidere


di Dario Ciardiello Luomo un killer naturale, uccide da sempre perch quello che sa fare. Con queste parole lo psichiatra e criminologo Francesco Bruno racconta la propria teoria sulla capacit di commettere omicidi. Secondo i suoi studi, infatti, emerso che il numero di morti provocate da individui di sesso maschile nettamente superiore rispetto a quelle della controparte di genere perch, continua, gli uomini hanno il testosterone, il testosterone un potentissimo rinvigorente, ti fa sentire forte e potente. Nel corso della storia, infatti, luomo ha sempre ucciso e sempre uccider perch una cosa che gli piace. I maschi umani, quindi, uccidono per diverse ragioni: rabbia, rancore, vendetta ecc. mentre le donne, secondo Francesco, assumono un comportamento pi ferino: uccidono per la difesa dei cuccioli. Le donne non hanno la stessa aggressivit degli uomini, a meno che non debbano difendere i cuccioli oppure non stiano cercando di sovvertire lordine sociale: in quel caso diventano feroci. Continuando su questo punto, infatti, lo psichiatra fa notare una massiccia presenza di donne allinterno di organizzazioni terroristiche nazionali e internazionali. Quando si compirono indagini sulle Brigate Rosse si scopr che molte erano donne e che queste erano le pi agguerrite a portarne avanti gli ideali. Proprio per questa ragione la sua tesi continua affermando che, oggi, le norme giuridiche e sociali sono spersonalizzanti e tendono a reprimere gli istinti degli individui per fare in modo che possano correttamente vivere in societ cercando di non ledere i propri simili. Francesco crede molto infatti nella sanzione come deterrente: una grandezza, cio, che serve a limitare in potenza la commissione di crimini. Lo studio del Dr. Bruno trova fondamento in unaccurata analisi del ruolo di uomini e donne nelle societ:Gli uomini cacciano, fanno la guerra e lhanno sempre fatta mentre le donne hanno ricoperto altri ruoli, per questo in loro c una maggiore predisposizione allomicidio. Il discorso ha anche sfiorato il punto della violenza sulle donne nel quale il Prof. Francesco ha richiamato il senso del possesso accennando a come alcuni uomini si sentano in dovere di disporre come vogliono di qualcosa in loro possesso. Nonostante queste dichiarazioni, il criminologo tende a specificare come provare piacere a togliere la vita sia da considerarsi sintomo di un disturbo mentale e che n il testosterone, n alcuna altra caratteristica insita negli organismi possa essere considerata unattenuante.

Sabato12 aprile 2014

La Dia
di Ilaria Marsanich La Dia, Direzione Investigativa Antimafia l acquisizione, lanalisi delle informazioni e dei fenomeni criminali di stampo mafioso. Investigazioni giudiziarie per il contrasto alla criminalit organizzata. In poche parole sono man in black della realt, coloro che lavorano per la nostra protezione che si mimetizzano tra la gente comune per scovare i criminali. A capo ci sono dirigenti scelti tra la polizia che hanno sviluppato nel corso della carriera una specifica esperienza nel settore. Proprio come nei film agiscono sotto copertura, nel totale silenzio. Questo particolare corpo di polizia impiegato per catturare determinati soggetti molto pericolosi, non li si vede mai in faccia sempre coperti dai passamontagna. composto da personale specializzato, adeguatamente addestrato e organizzato per queste operazioni da film come squadra antimafia. Insomma una squadra da vero premio Oscar, che in silenzio opera per la nostra salvaguardia.

Carcere duro?
di Sabrina Autiero Il 41 bis,meglio conosciuto come carcere duro, un regime di custodia carceraria con restrizioni e controlli speciali. Introdotto nel 1986 per dissuadere le rivolte nelle carceri, fu esteso -in seguito alla morte di Giovanni Falcone - anche ad alcuni detenuti incarcerati per reati di criminalit organizzata, terrorismo, eversione. Lo scopo quello di ostacolare i contatti tra i detenuti sia allinterno del carcere,sia allesterno. Fin qui nulla da obiettare. Tuttavia le controversie sono molte. Nonostante le limitazioni prevedano un numero minore di colloqui con i familiari (tutti attraverso un vetro blindato e sottoposti a videocontrollo); non pi di tre colloqui a settimana con i legali; massimo due ore daria al giorno e con non pi di quattro persone; pene pi alte per chi aiuta i detenuti a comunicare con lesterno, stato dimostrato che per i boss non comunque cos difficile riuscire a inviare messaggi in codice. Basta che si poggi una bottiglia dacqua sul tavolo,durante i colloqui col detenuto, per eludere la sorveglianza del 41 bis, rivela il capo della DIA,si possono cerchiare le lettere sulle confezioni,comporre nomi e dare il via ad una conversazione in codice. Molti sono i casi in cui stato accertato che i detenuti siano realmente riusciti a comunicare con lesterno e a dare ordini. Tra questi vi anche il caso di Mariano Agate : luomo che era pi vicino al boss Salvatore Riina - ,arrestato nel 1983 da Giovanni Falcone, successivamente viene inserito nel regime del 41 bis e riesce ad eluderlo. Eppure c chi invece sostiene che sia la forma di regime carcerario pi dura e disumana in assoluto, soprattutto a causa dellelevata percentuale di suicidi, tentati suicidi e alla manifestazione di malattie psichiatriche. In ogni caso il 41 bis, insieme al 416bis (il reato di associazione mafiosa), resta il miglior modo se non lunico di tenere sotto controllo individui che altrimenti minerebbero la sicurezza e lordine pubblico.

Sabato12 aprile 2014

Mafia e Camorra
di Sabrina Lanza Gli obiettivi della camorra sono le cose, quelli della mafia, le persone. E con questo enunciato che Giuseppe Linares, capo della DIA di Napoli, evidenzia la prima sostanziale differenza tra i due tipi di attivit criminali organizzate pi conosciute, forse a livello mondiale. La mafia, spiega Linares, riuscita, col tempo, ad amalgamarsi ai tessuti della societ, divenendo una realt complessa che cura i suoi affari attraverso la politica. Il popolo stesso la vede come una potente istituzione da rispettare, fatta di regole e gerarchie ben precise. La camorra invece, spesso frutto della misera e della disperazione; nasce nelle zone meno abiette della citt e finisce per coinvolgere coloro che hanno la necessit di sopravvivere e che sentono cos di potersi ribellare allo Stato. Proprio perch nascono da principi diversi, mafia e camorra sono anche strutturate in maniera differente, al loro interno. La mafia ha pochi ma solidi punti di riferimento. Sono poche e ben conosciute le famiglie che si occupano di gestire territorio e affari. La camorra invece, manca di nuclei centrali, si organizza in maniera dispersiva e non verticistica; tant che le numerose famiglie camorristiche vengono spesso e volentieri in contrasto luna con laltra. Anche gli atteggiamenti e le priorit tendono a non combaciare. I mafiosi sono caratterizzati da seriet, discrezione e determinazione. I camorristi, diversamente, propendono verso la strafottenza, la spacconeria, lattrazione per il lusso e un atteggiamento, spesso eccessivamente, violento. Si fa dunque un po di chiarezza su due realt apparentemente simili, spesso erroneamente associate in termini di sostanza ma che invece risultano divergenti sotto tanti aspetti. A cominciare dalla storia, dagli scopi e dalla filosofia di vita di coloro che ne fanno attivamente parte.

Pentito: da criminale a collaboratore


di Ida De Stasio I collaboratori sottoscrivono un "contratto" con lo Stato basato sulla fornitura di informazioni provenienti dall'interno dell'organizzazione criminale in cambio di benefici processuali, penali e penitenziari, della protezione e del sostegno economico per s e per i propri familiari. I collaboratori di giustizia, che in gergo vengono definiti "pentiti", sono un elemento indispensabile nella lotta contro le mafie, cos come per altri versanti lo sono stati negli anni '70 e '80 del secolo scorso relativamente al fenomeno del terrorismo. Essi, infatti, permettono di conoscere:come le organizzazioni criminali sono strutturate ,quali obiettivi perseguono, quali strategie adottano, di quali rapporti di connivenza o di collusione si nutrono, quali delitti hanno compiuto o intendono compiere. I collaboratori di giustizia, inoltre, permettono:l'arresto di importanti boss mafiosi, il sequestro e la confisca di patrimoni illecitamente accumulati, di evitare l'uccisione di alcune persone finite nel mirino delle cosche. Un mafioso che inizia la sua collaborazione con lo Stato viola una regola fondamentale delle organizzazioni mafiose: la consegna del silenzio, l'omert, che garanzia del mantenimento della segretezza, di esercizio del potere e di assicurazione dell'impunit. Nel mondo mafioso, tali collaboratori vengono considerati "infami" e vengono colpiti dalle cosiddette "vendette trasversali", dove i loro cari sono stati vittime di feroci agguati. Le dichiarazioni dei collaboratori e quelle dei testimoni devono essere oggettivamente riscontrate dagli investigatori al fine di constatarne la loro veridicit. Appurato che la collaborazione o la testimonianza siano veritiere, i collaboratori sono inseriti in un apposito programma di protezione. Una apposita Commissione ministeriale, denominata Commissione centrale, presieduta da un sottosegretario di Stato e composta da magistrati ed investigatori valuta e decide l'ammissione dei soggetti allo speciale programma di protezione, nonch la modifica e la revoca dello stesso. La struttura che attua il programma di protezione il Servizio centrale di protezione, il quale si occupa dell'assistenza e della promozione di misure per il reinserimento nel contesto sociale e lavorativo dei collaboratori di giustizia e degli altri soggetti ammessi al programma. Il Servizio mantiene i rapporti con le Autorit Giudiziarie e di Pubblica Sicurezza, nonch con i competenti organi dell'Amministrazione Penitenziaria e con tutte le altre Amministrazioni centrali e periferiche eventualmente interessate. Nel 2001, la legislazione in materia di collaboratori di giustizia stata modificata dal Parlamento. La legge 13 febbraio 2001, n. 45 ha stabilito innanzitutto una formale e netta distinzione tra collaboratori e testimoni di giustizia nonch un diverso regime giuridico di trattamento tra le due figure; ha stabilito criteri pi rigidi per la selezione delle collaborazioni; ha introdotto il limite temporale di centottanta giorni, periodo entro il quale il collaboratore deve confessare tutte le informazioni e gli elementi di cui a conoscenza; infine, ha introdotto, per l'ammissione ai benefici penitenziari, dei limiti di pena da scontare in carcere nella misura di un quarto della pena inflitta e, in caso di condanna all'ergastolo, di dieci anni di reclusione.

Sabato12 aprile 2014

Le intercettazioni
di Gennaro Iovine L'intercettazione nel diritto processuale penale italiano un mezzo di ricerca della prova tipico, in quanto previsto e disciplinato dall'art. 266 e seguenti del codice di procedura penale italiano. Essa consiste nell'attivit diretta a captare comunicazioni e conversazioni, nonch flussi di comunicazioni informatiche o telematiche mediante strumenti della tecnica. L'intercettazione tende a limitare gravemente alcune importanti libert costituzionali, fra cui la libert di comunicazione del pensiero e la libert domiciliare, per cui sono dettate particolari norme procedurali volte a garantire la legittimit formale e sostanziale dell'attivit. Nella materia delle intercettazioni vige la riserva di legge e la riserva di giurisdizione, in quanto previste espressamente dalla Costituzione. Il codice di procedura penale prevede dei limiti e dei presupposti e una disciplina procedimentale molto rigorosa. Tutti i corpi dello stato utilizzano questa tecnica per riuscire a risolvere i casi a loro affidati. Tra chi utilizza le intercettazioni c sicuramente la DIA(Direzione Investigativa Antimafia), ma come ci spiega Giuseppe Linares, dal settembre del 2013 a capo della Dia di Napoli; Ex dirigente della Divisione anticrimine della questura di Trapani ed ex capo della squadra mobile della citt siciliana, non sempre possibile essere rintracciati. Infatti i latitanti usano spesso metodi medievali come i pizzini per non essere intercettati e continuare sfuggire alle forze dellordine. Fino a poco tempo fa anche il software per comunicare Skype non era intercettabile ma poi attraverso degli studi stato creato un algoritmo lAES(Advanced Encryption Standard) con il quale diventato pi semplice effettuare anche intercettazioni sulla rete.

Supertestimoni, coraggio da vendere


di Marzia Muto Gli esercenti di Ercolano si sono ribellati al racket, denunciando gli estorsori, e hanno liberato, cos, il comune dal pizzo. Testimoniando, hanno messo la loro vita in pericolo e ora girano con la scorta 24h/24 queste le parole del colonello Conforti, che vuole mettere in evidenza il grande coraggio dei supertestimoni di giustizia. Portatori di informazioni determinanti, che dopo un riscontro, possono risultare centrali per unindagine. Vittime o semplici testimoni, che decidono di rompere la cappa di omert per aiutare lo Stato nella lotta contro le organizzazioni malavitose, mettendo a rischio la propria vita e quella dei propri familiari, perch la mafia non perdona chi si ribella al sistema. Veri e propri eroi dei nostri tempi, costretti a lasciare la propria terra, i propri affetti, a cambiare la propria identit o a vivere con la protezione delle forze dellordine 24h/24. Insomma, rinunciare al proprio passato, essere risucchiati da un buco nero e andare in esilio o rinunciare alla propria solitudine e al piacere di girare liberi per la propria citt? Nel primo caso, lo Stato fornisce ai testimoni una casa in una localit protetta ed eroga un contributo di circa 2500 euro mensili, cercando di garantirgli uno stile di vita simile a quello precedente. Nel secondo caso, uomini delle forze dellordine si alternano tutto il giorno per sorvegliare e proteggere le vite dei testimoni. A fronte della paura di un pericolo costante e di un radicale cambiamento della propria vita la quantit di testimoni di giustizia sempre pi esigua.