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ComunicArea Saggio 5 Prima edizione: marzo 1999 Copyright 1999 by Guaraldi/ Gufo edizioni Srl Via Covignano 302,

47900 Rimini. www.guaraldi.it ISBN 88-8049

Paolo Dell'Aquila

Trib telematiche Tecnosocialit e associazioni virtuali

Guaraldi Comunicare

Indice

Introduzione Cap 1 Globalizzazione e societ comunicazionale 1. Il processo di globalizzazione e la differenziazione culturale 1.2. La societ comunicazionale e le nuove tecnologie 1.3. Il glocalismo ed il ritorno della comunit Cap 2 Internet e il ciberspazio 2.1. Il World Wide Web e la sua articolazione 2.2. Il concetto di ciberspazio 2.3. Sistema sociale ed intersoggettivit Cap 3 Il concetto di comunit virtuale 3.1. Critica al concetto di comunit virtuale

3.2. La tecnosocialit 3.3. Associazioni e teleorganizzazioni Cap 4 Identit e democrazia elettronica 4.1. La scomparsa della societ civile e il declino dell'uomo pubblico 4.2. Il problema dell'identit nelle comunit virtuali 4.3. Societ civile e democrazia elettronica Conclusione Appendice Alcune comunit virtuali in Italia 1. Citt Invisibile 2. Altre associazioni virtuali 3. Le reti civiche Riferimenti bibliografici

A Michela e Lucrezia

"L'intelligenza collettiva, ricordiamolo, un'intelligenza distribuita in ogni lu ogo, permanentemente valorizzata, coordinata e mobilitata in tempo reale [...] L ungi dal fondere le intelligenze individuali in una sorta di magma indistinto, l 'intelligenza collettiva un processo di crescita, di differenziazione e di mutuo rilancio delle specificit. L'immagine dinamica che emerge dalle sue competenze, dai suoi progetti e dalle relazioni che i suoi membri intrattengono all'interno dello Spazio del sapere, costituisce per un collettivo una nuova modalit di ident ificazione, aperta, viva e positiva. Nuove forme di democrazia, pi adatte alla co mplessit dei problemi contemporanei rispetto alle forme rappresentative classiche , potrebbero allora vedere la luce" [Lvy 1996: 36-38]. "Ci che conta, in questa fase, la costruzione di forme locali di comunit al cui in terno la civilt e la vita morale e intellettuale possano essere conservate attrav erso i nuovi secoli oscuri che gi incombono su di noi. E se la tradizione delle v irt stata in grado di sopravvivere agli orrori dell'ultima et oscura, non siamo de l tutto privi di fondamenti per la speranza" [MacIntyre 1988: 313].

Introduzione

La diffusione di Internet in Italia sta considerevolmente aumentando negli ultim i anni. Una recente ricerca del Dipartimento di Sociologia dell'Universit di Bolo gna [1998] ha ravvisato la nascita di un "uomo tecnologico di seconda generazion e" che affianca ai media tradizionali (radio, televisione, elettrodomestici), gl i strumenti informatico-telematici pi recenti. Il 50% degli intervistati ha dichi arato di utilizzare il computer, mentre il 19,2% ha ammesso di usare Internet. C ome si vede, il numero dei cibernauti non altissimo, ma certo rappresenta un dis creto balzo in avanti rispetto alla situazione di due-tre anni fa.

A fronte di questo trend verso la diffusione del nuovo medium comunicativo, le r eazioni (nell'opinione pubblica e negli studiosi) sono ambivalenti. Da un lato c ' chi vede la crescita di Internet come un pericolo per la vita civile e la stess a democrazia, che starebbe divenendo "virtuale" [Scheer 1997]; in questa ottica la progressiva spettacolarizzazione della vita sociale gi inaugurata dalla TV arr iverebbe all'apice, generando una massa di s anonimi, capaci di comunicare fra lo ro solo attraverso fittizie identit. Dall'altro lato c' chi sopravvaluta l'avvento della societ dell'informazione e le nuove possibilit offerte dai new media, in quanto potenzialmente demassificanti e d in grado di stimolare la creativit individuale [vedi ad esempio Negroponte 1995 ]. Per comprendere se gli utenti di Internet in Italia siano dei soggetti alienati o delle persone liberate, occorre avviare una riflessione a largo raggio, ricapi tolando i principali mutamenti culturali degli ultimi anni. Il nostro punto di partenza la diffusione di una rete planetaria di comunicazion i, parallela al processo di convergenza delle economie. La globalizzazione ha ri dotto le barriere spazio-temporali fra i vari popoli ed ha reso centrali i proce ssi informativi. Il controllo del sapere e dell'innovazione, favorito dall'esplo sione dei sistemi di telecomunicazione, perci divenuto un problema fondamentale. Le reti informative hanno quindi realizzato pienamente il "villaggio globale", g arantendo alla maggior parte del mondo una trasmissione in tempo reale delle com unicazioni. Ci ha condotto altres allo scontro ed al dialogo fra culture diverse. Tra le varie reazioni che si sono verificate c' anche quella del "glocalismo", ov vero l'integrazione pluralistica di elementi globali e locali [Robertson 1992]. Si nota cio, anche nel contesto delle citt [vedi Castells 1989, 1996, 1997], la ri nascita di una cultura ibrida, data dal mix, dall'assemblaggio di dati e costumi diversi nella comunit territoriale pi piccola. Come ha evidenziato anche Feathers tone [1995], la diffusione di network globali pu facilitare la rinascita di forme di comunicazione ancorate al territorio. In generale le trib telematiche si caratterizzano per condividere esperienze comu ni, per avere una particolare atmosfera emotiva, che crea dei riti e delle abitu dini pi o meno strutturate e condivise. I gruppi operanti on-line si radunano in base a degli interessi simili, per scambiarsi informazioni, per sedimentare dell e norme sempre negoziabili ed un'identit sociale sempre in mutamento [vedi Maffes oli 1988]. L'esperire uno stile comune genera un senso di condivisione emotiva e delle interazioni mediate da computer che assumono proprie regole e fini social i. Il nostro lavoro rivolto per a distinguere due tipologie di comunit virtuali. La p rima quella ampiamente analizzata dagli studi di settore, dopo quello pionierist ico di Rheingold [1994], consistente in un gruppo destrutturato altamente cangia nte ed avulso da un preciso contesto spaziale e temporale, la cui finalit prettam ente ludica. L'altra invece rappresentata dalle associazioni virtuali, che, stru tturando un loro territorio virtuale e dandosi fini collettivi, costruiscono rea lt molto pi stabili e durevoli. In questi casi i legami di solidariet sociale non r iescono completamente a prescindere da un contesto spaziale e culturale dato, po ggiando anche su legami di solidariet reali, garantiti da interazioni faccia a fa ccia. Mentre il filone cyberpunk caratterizza Internet come mezzo di comunicazione ana rchica e decentrata (operante su scala planetaria), il nostro intento quindi di mostrare come i gruppi virtuali rimangano comunque ancorati ad un territorio, ad un background sociale e culturale. Le comunit virtuali non sono "non-luoghi" [Au g 1993], dove il singolo pu spogliarsi completamente delle sue determinazioni corp oree e della sua identit personale, relazionale e storica. Esse (quando divengono veri spazi di discussione pubblica) sono entit animate da precisi legami interpe rsonali e dalla condivisione di obiettivi ed identit di gruppo. Lo stesso termine di "comunit virtuali" contraddittorio ed improprio perch nascond e due diverse tipologie. Da un lato esso designa delle forme di tecnosocialit lud ica (che vediamo all'opera nei giochi di ruolo e nei canali IRC), ove la comunic azione istantanea e spesso anonima prolifera e scompare continuamente senza lasc iare tracce sedimentate. Queste reti relazionali telematiche sono quindi caratte

rizzate dall'emergere di nuclei sociali spontanei ed a segmentazione plurima, da un'autonomia relativa e dall'afinalismo. Dall'altro lato nel ciberspazio (1) tr oviamo per anche comunit strutturate, sotto forma di associazioni telematiche dota te di una composizione pi o meno democratica e formalizzata, con certe regole ed una stratificazione organizzativa. Queste realt sono una parte minoritaria dell'u niverso di Internet; operano tramite mailing list e newsgroup, nascendo spesso c on controparti reali. Le reti civiche sono dei grandi catalizzatori per queste c omunit che si danno dei fini normativi, richiedono qualche forma di identificazio ne personale e normalmente si legano a dei mondi della vita gi esistenti. In esse troviamo quindi una strutturazione del ciberspazio (con forme diverse di "selezione della complessit"), intrecciata con relazioni interpersonali. Le asso ciazioni telematiche superano il problema dell'eccesso di possibilit dello spazio virtuale dandosi codici di comportamento ed ancorandosi ad un contesto di solid ariet comunitaria e di fiducia reciproca. Esse quindi rappresentano dei tentativi di democrazia elettronica basati su stili di vita "glocali", da un lato transaz ionali e dall'altro tipicamente fondati sull'empatia, sull'intersoggettivit, sull a condivisione di esperienze coscienziali. Il nostro intento quindi di mettere in evidenza come una associazione virtuale s perimenti un processo di ri-territorializzazione. Attorno a questa idea costruir emo il nostro cammino, partendo da un'analisi della societ dell'informazione per poi giungere ad esaminare come funziona una teleorganizzazione, ovvero una organ izzazione a rete operante in un ambiente virtuale. Presenteremo durante la tratt azione anche alcuni casi empirici che dibatteremo pi a lungo nell'apposita Append ice posta a fine di questo saggio. Speriamo cos di cogliere alcune forme di consumo critico ed intelligente, rivolte a favorire l'autoconsapevolezza del singolo (anche a sostegno della societ, tram ite appositi progetti). Se con il nostro precedente volume Verso un'ecologia del consumo [1997] volevamo individuare stili di vita pi capaci di porsi in equilibr io con la societ e l'ambiente naturale, qui intendiamo dimostrare che l'ambiente virtuale pu favorire a certe condizioni la maturazione di cibernauti attivi, capa ci anche di collaborare con le istituzioni e di attendere ai loro doveri sociali . A nostro parere alcuni casi empirici italiani suggeriscono che, a determinate condizioni, possibile generare una nuova sfera pubblica basata sulla comunicazio ne mediata da computer. Le realt cui faremo riferimento sono attualmente esigue d al punto di vista numerico, ma possono costituire dei modelli di sviluppo per le nuove esperienze che l'espansione di Internet va stimolando. Prima di entrare nel vivo del dibattito, intendo ringraziare tutti coloro che ha nno contribuito a questa ricerca (leggendo il manoscritto o dispensandomi prezio si consigli): Sergio Belardinelli, Costantino Cipolla, Paolo Fabbri, Guido Gili, Stefano Martelli, Gianfranco Morra, Lucio Picci, Domenico Secondulfo. A loro va tutta la mia gratitudine. Riconosciuti tutti i miei debiti, non posso far altro che ribadire che la responsabilit per quanto scritto (in positivo ed in negativo ) rimane comunque mia. Forl, 5 gennaio 1999 (1) Preferiamo utilizzare il termine "ciberspazio" anzich "cyberspazio", in quant o il primo (seppure meno usato) ha la medesima valenza semantica del secondo e t raduce perfettamente l'inglese cyberspace.

Cap 1 Globalizzazione e societ comunicazionale "Proprio perch il mondo diventato transazionale in tanti modi - e dovr diventarlo ancora di pi - la gente ha bisogno di definire se stessa in termini che sa capire. Ha bisogno di

una comunit geografica, linguistica, religiosa, culturale" [Drucker 1993: 170]. 1. Il processo di globalizzazione e la differenziazione culturale Per capire meglio i principali snodi problematici che hanno incentivato il proli ferare della "societ dell'informazione", occorre risalire a quel vasto processo s torico, operante per la verit solo in alcuni parti del mondo, che spesso definito con il termine "globalizzazione". Evidenzieremo quindi, per scopi didattici, al cuni dei principali problemi posti da questo mutamento. Con esso si designa una pluralit di fattori spesso differenti, ma riconducibili a lla ridefinizione del rapporto spazio-tempo nelle societ avanzate. Da un lato com porta una straordinaria intensificazione e potenziamento dei flussi di comunicaz ione, con le nuove possibilit di trasmettere istantaneamente in tutto il mondo in formazioni, immagini, conoscenze, idee, favorite dalla telematica e dalla digita lizzazione dei dati. Dall'altro lato v' una chiara accelerazione ed aumento di consistenza dei flussi di capitali, di merci e di persone fisiche. Tutto ci conduce ad un'ibridazione tr a culture e stili di vita, che inaugura nuovi rapporti fra il locale ed il siste ma-mondo. Questi processi tendono a riorganizzare lo spazio sociale, che sempre meno carat terizzato da contiguit territoriali, a favore invece di funzionalit sistemiche e m ediazioni culturali. Allo stesso modo il tempo sociale perde la sua profondit, di viene reversibile, contingente e si verifica un annullamento della variabile spa zio. Si genera cos una "compressione spazio-temporale" [Harvey 1991], che pare fi nalmente dar vita al "villaggio globale" di McLuhan. La societ post-industriale i stantanea e ludica; le informazioni e le merci possono essere veicolate in tempo reale da un lato all'altro del mondo ed anche il senso della storia finisce con l'appiattirsi fatalmente sul presente eterno [cfr. ad esempio McLuhan 1967; Mas cilli Migliorini 1987; Sartori 1989; Grandi 1992 e le conclusioni di Morra 1992: 72]. Anche Giddens mette in rilievo che la tarda modernit conduce allo sradicame nto delle attivit sociali dalle particolarit dei contesti di presenza. I meccanism i di disaggregazione (disembedding), "enucleano l'attivit sociale dai contesti lo calizzati e riorganizzano i rapporti sociali su grandi distanze di spazio-tempo" [Giddens 1994: 59]. La globalizzazione causa un processo di "stiramento" subto dalle relazioni tra fo rme ed eventi sociali locali e distanti, generando effetti divergenti: da un lat o, la mondializzazione e la contemporaneit degli scambi e dei flussi di merci ed informazioni; dall'altro, invece la regionalizzazione, con la nascita di ambiti sia sub-regionali sia sovra che transnazionali (come l'Unione Europea). Anche la percezione soggettiva di questi avvenimenti muta: i singoli infatti com inciano a vivere un'esperienza dell'universale, vedendo il mondo come un tutto p i grande. Secondo Robertson [1992] la globalizzazione porta anche ad una visione pi relativista di tutte le formazioni socioculturali. Questo evidente sia nei mov imenti che percepiscono il mondo come totalit sia in quelli che viceversa rivendi cano il ritorno al territorio ed all'etnia. L'analisi di Robertson quindi lumegg ia il difficile rapporto fra la globalizzazione (con la formazione del sistema-m ondo) ed il risveglio delle identit locali, nazionali, etniche, religiose. Ai pro cessi di disembedding (decontestualizzazione) segnalati da Giddens si affianca a nche il risveglio di una cultura ancorata al territorio, che privilegia interazi oni faccia a faccia fra persone con limitata mobilit. Anche questo pare segnalare quell'ambivalenza della modernit che Bauman [1996] ha giustamente sottolineato. Queste dimensioni sono state troppo sovente dimentica te; come sostiene infatti Picci [1998], oggi si verifica (limitatamente ad un ce rto numero di paesi) una convergenza verso determinati livelli e modelli di prod uttivit e di standard di vita. Gli stili di esistenza di certe regioni mondiali ( vedi gli USA) sono spesso mutuati (adattandoli) anche da altri. Contemporaneamen te si verifica un avvicinamento delle forme istituzionali dei sistemi politici ( verso le forme di governo democratiche), anche se questa tendenza ancora limitat

a e diffusa soprattutto in certe aree geopolitiche. A livello culturale, come si visto, la situazione ancor pi complessa. Non possibile dare per scontato che esi sta una cultura globale, in cui prevalgono stili di vita, credenze, valori e sim boli importati da certi nazioni (come gli USA). Il modello McDonald's, con la bu rocratizzazione e la massificazione della vita quotidiana [Ritzer 1993] non esau risce l'ambito esistenziale all'interno delle societ post-industriali. Il burger, la Coca-Cola, le Marlboro, Hollywood, la musica rock sono comuni a paesi differ enti, ma vengono rielaborati in modo diverso dalle culture locali. Le attuali an alisi della cultura globale dunque si svincolano da queste rappresentazioni trop po sempliciste. I pensatori post-moderni come Featherstone [1995] evidenziano il fatto che ogni contesto tende a rielaborare simbolicamente la propria cultura, riadattando quelli che sono i materiali simbolici veicolati dai media. Non si ve rifica la diffusione di stereotipi unificanti o di un mlange indifferenziato di c ostumi differenti, ma al contrario assistiamo ad uno scontro-dialogo intercultur ale. La global culture un campo di battaglia, nella quale predominano le differe nze, le guerre per il potere ed il prestigio culturale. Dunque si pu parlare (pi c orrettamente) di "culture globali" e di global modernities [Featherstone et al. 1995; Featherstone (a cura di) 1996], per sottolineare proprio la molteplicit di forme in cui le trasformazioni attuali si sostanziano. Le relazioni interculturali possono quindi assumere differenti modalit, cui abbia mo precedentemente accennato: 1) l'assimilazione (che consiste nel pieno accoglimento della cultura dominante occidentale); 2) l'omogeneizzazione (l'emergere di una nuova cultura che deriva dalla mescolan za di tutte le altre, dal melting pot a livello planetario); 3) l'integrazione pluralistica (che consiste, come si diceva sopra, nella ricerc a di un'unit nella diversit, della difficile convivenza fra omogeneizzazione e dif ferenziazione: il caso dell'insalatiera etnica o salad bowl); 4) la separatezza (il rifiuto del dialogo e la difesa delle tradizioni, dei valo ri, dell'etnia, dei fondamentalismi religiosi) [vedi Scid 1990]. Gli apocalittici post-moderni vedono incombere il pericolo del melting pot e del l'ibridazione di culture, ovvero della semplice assimilazione della cultura e de gli stili di vita americani da parte di tutti gli altri. Oggi intravediamo anche quei processi di dialogo-incontro reciproco fra culture diverse, che permettono ad ognuno di difendere le proprie tradizioni accettando anche parti di quell'im maginario che ci viene veicolato in massa dal sistema-mondo. Questo processo est remamente difficile oggi pi che mai in corso e si verifica anche nel campo della telematica (pur come orizzonte futuro in progress). quindi necessario analizzare da vicino il campo delle telecomunicazioni, per cogliere gli esiti pi interessan ti della globalizzazione. 1.2. La societ comunicazionale e le nuove tecnologie Il processo di globalizzazione ha inciso profondamente sul panorama mondiale del le telecomunicazioni. I cambiamenti pi recenti sono fortemente interconnessi con il passaggio dalla produzione di beni all'economia di servizi. Le teorie sull'av vento "post-industriale" [Bell 1973, 1983; Touraine 1970, 1975, 1978] evidenzian o gi da tempo la centralit assunta dal sapere teorico, generatore del mutamento e dalle nuove tecnologie dell'informazione. Secondo Touraine, ad esempio, viviamo in una societ programmata, in cui proprio l a capacit di pianificare l'innovazione il nodo fondamentale attorno al quale si c ombatte la battaglia per decidere il futuro. L'informazione diviene quindi une merce soft, capace di catalizzare i mutamenti, generando lo sviluppo sociale. L'avanzata della telematica, dell'informatica e delle biotecnologie, demassificando la vita ed affrancando in parte l'uomo dai b isogni materiali, creano un nuovo habitat per la nostra specie. L'importanza del l'immaterialit, della migliore qualit della vita rappresentano dei valori affermat i gi da diversi anni [Naisbitt 1984; Cesareo 1985; De Masi (a cura di) 1987; Toff ler 1987; Crook et al. 1992].

I computer e le nuove tecnologie della comunicazione forniscono quindi le infras trutture che permettono all'informazione di essere elaborata, mutata e distribui ta. Si verifica quindi una rapida espansione della produzione e commercializzazi one della merce conoscenza. Ci ingenera anche un collasso dei confini tradizional i che separavano il banking, il brokeraggio, i servizi finanziari e le agenzie d i credito, ecc. L'alta finanza si basa sempre pi su una rete telematica mondiale che gestisce in tempo reale i movimenti di ingenti somme di capitale [Webster 19 95: 18 e sgg.]. La metafora delle autostrade informatiche sottolinea proprio que sta costante mobilit dell'informazione immateriale, che si condensa in una sorta di spina dorsale planetaria, caratterizzata da un processo di "virtualit simulati va" di cui oggi osserviamo solo l'inizio [Longo 1998: 7 e sgg.]. Questi mutamenti, incontrandosi con le azioni dei singoli, hanno prodotto anche una svolta nell'immaginario collettivo e nella sensibilit dei singoli. Ricordiamo soltanto l'attenzione per l'immagine, il look, i significati immateriali che tu tti veicoliamo nella nostra vita quotidiana. Per comprendere meglio questa mutazione possiamo efficacemente utilizzare il par adigma proposto da Costantino Cipolla della "societ comunicazionale" [Cipolla 199 7]. A suo parere infatti le nostre formazioni sociali "hanno sottratto gran part e delle persone alla soddisfazione dei semplici bisogni primari, [...] hanno trasferito il consumo da puro calcolo economico a complessa comunica zione dotata di senso e di molteplici rimandi simbolici" [ibidem: 276]. Le merci si sono semantizzate e sono divenute una riserva di significati simboli ci atti ad esaltare la visibilit sociale [Carmagnola 1989, 1991]. Dagli anni Otta nta in avanti i prodotti si sono distinti per un "valore spettacolo" in pi, che p rescindendo dalle tradizionali funzioni di indicazione di uno standing sociale, li hanno resi delle micro-mitologie culturali da cui ognuno ha potuto attingere per costruirsi la propria identit. La cultura materiale si trasformata in un imme nso sistema di significazione, un magazzino di immagini e di stili da cui tutti potevano ricavare degli stili personalizzati [Ewen 1988; McCracken 1988; Secondu lfo 1995; Di Nallo (a cura di) 1997]. Secondo alcuni il processo chiave per comprendere questo passaggio il fenomeno d ella "estetizzazione di massa": se l'inaugurarsi della modernit aveva dato avvio ad una segmentazione delle sfere di valore della scienza-tecnica, di quella del diritto e della morale e di quella artistica, oggi si verifica un processo di co lonizzazione da parte di quest'ultima di tutte le altre sfere [Lash 1990; Koslow ski 1990; Featherstone 1991]. Nel sistema culturale avviene quindi una de-differenziazione fra le varie compon enti che genera una sensibilit neo-tattile, un'autoidentificazione su base espres siva. La "quotidianizzazione dell'estetico" [Morra 1992] esalta le virt immateria li, rendendo il consumo un mezzo per creare nuove identit sociali [Dell'Aquila 19 97]. C' chi ritiene che la spettacolarizzazione della realt produca una comunicazione a utoreferenziale e capace di riplasmare il reale [Baudrillard 1990]: tutto ci per ( su cui torneremo fra breve) non esclude che nell'attuale societ anche il soggetto possa essere co-attore e co-protagonista del flusso di azioni e comunicazioni c he costituisce il mondo sociale. Se nella societ comunicazionale anche i reggisen i sono "figli delle relazioni sociali, o, se preferisci, della capacit intelletti va della donna e dell'uomo" [Cipolla 1997: 2406], non dobbiamo scordare che anch e i soggetti rimangono co-autori dei flussi comunicativi, stilisti e fabbri dell a propria immagine. Ne un esempio il fiorire contemporaneo di stili di vita [Fabris 1992, 1995] e mo de [Bovone (a cura di) 1997], la capacit del soggetto di creare (cos come di distr uggere) maschere sociali. Come hanno osservato M. Douglas e B. Isherwood [1984], i comportamenti di consumo divengono oggi un linguaggio che permette di costrui re e perpetuare i rapporti sociali, di scambiare informazioni e di dare ordine a ll'ambiente socioculturale. La capacit di forgiare tramite gli oggetti un nuovo a lfabeto sociale, per certi versi esalta la creativit simbolica dell'attore social e e di tutti i microgruppi che permeano il quotidiano [Scardigli 1983]. La fascinazione dell'estetico rende la societ un immenso sistema di significazion e simbolica in cui i flussi macrosoggettivi (pubblicit, mass media, ecc.) e quell

i interpersonali (creati dalle tante bande o reti sociali quotidiane) convergono verso una cultura fortemente instabile e seduttiva, basata sul gioco ludico ed astratto [Lipovetsky 1983, 1989; Baudrillard 1983]. La societ comunicazionale ved e quindi il passaggio da un'identificazione fondata sullo status symbol ad un'al tra basata sullo style symbol: le merci si emancipano dal loro vecchio ruolo di indicatori di uno status sociale (e di un'appartenenza di classe) per aprirsi ad una dimensione completamente comunicativa, adeguandosi cos alla ricerca di immag ine che pervade il nostro periodo [Codeluppi 1989; Cutolo 1989; Cesareo (a cura di) 1990; Morace 1990, 1996]. Le ricerche sui gruppi giovanili scoprono sempre pi profondamente questo lato del problema, dimostrando come molte identificazioni poggino sulla vicinanza espres siva, sul provare emozioni in comune. Un teorico come Maffesoli [1988, 1992, 199 3a] ne ha dedotto che la socialit contemporanea si struttura in una successione d i ambiances, di sentimenti, che danno luogo poi ad un legame etico, uno stare in sieme basato su un habitus, un costume di gruppo. Le nuove trib condividono un se nso di solidariet cutaneo, una socialit tattile, prossemica, vitalistica. L'esteti ca comune crea un'empatia, un "narcisismo collettivo" che cementa il gruppo, fon dandosi su uno stile particolare e risolvendosi in un modo di vita condiviso. Talvolta Maffesoli eccede nel suo energetismo, rappresentando la socialit come pu ra vita al quotidiano, quasi libera dall'influenza delle comunicazioni sistemich e. La sua teoria per sembra raffigurare il quadro contemporaneo di una societ comu nicazionale intesa come "compresenza di ambivalenze e pluralismi, come co-e plur i-in continua competizione ed interazione [...] come eccedenza di opportunit che si segmenta per strati sociali e si riduce sia per via informativa (comunicazion e) che per via concreta (azione)" [Cipolla 1997: 462]. Dunque oggi sperimentiamo un'ipertrofia di possibilit che causa una proliferazione di azioni e comunicazio ni caratterizzate dal loro alto contenuto simbolico, immateriale. Contemporaneam ente si verifica, peraltro, un salto tecnologico, caratterizzato dal "passaggio dalla separazione tra le 'due culture', quella scientifico-naturalista e quella umanistica (la prima fondata sulla conoscenza di oggetti e fenomeni naturali e l a seconda su fenomeni spirituali e morali), ad un'unica cultura artificiale del modello, del design, ad una conoscenza per lo pi condotta su oggetti e fenomeni a rtificiali. Donde il prevalere di codici largamente convenzionali e specialistic i, nella comunicazione; ci in luogo di evidenze ottenute per via genuinamente int erpersonale" [Ardig 1988: 87; vedi anche Ardig e Mazzoli (a cura di) 1990; Donati 1991]. Il flusso informativo diviene quindi sempre pi artificiale, basato su codici "fre ddi", impersonali. C' da ricordare, per, che oggi i principali produttori di softw are e sistemi operativi (come Microsoft e Macintosh) tendono a creare delle inte rfacce il pi possibili friendly, facili da utilizzare e molto interattive. Inoltr e lo sviluppo su vasta scala delle reti, pur aumentando l'artificialit, tende ad ampliare la capacit di feed-back del singolo. La "societ dell'informazione" appare quindi come uno sviluppo della societ comunic azionale per l'importanza crescente della gestione dell'informazione e per i flu ssi comunicativi multidirezionali che la pervadono. In questo scritto, per ragioni di spazio, ci dedicheremo soprattutto a descriver e le innovazioni introdotte dalle reti telematiche, lasciando un po' in ombra gl i altri new media. I nuovi canali, come quelli satellitari, le fibre ottiche, il Teletext ed il Vid eotext rendono comunque il consumatore un utente sempre pi attivo ed intelligente . La diffusione delle reti telematiche e della Realt Virtuale garantisce compless ivamente una maggiore interattivit. In termini generali la letteratura sostiene che i new media garantiscono la plur idirezionalit nello scorrimento dell'informazione, non pi diretta da un centro ad una periferia, ma senza percorsi predefiniti lungo tutta la rete. L'utente divie ne cos molto pi attivo nella selezione delle informazioni richieste (che gli arriv ano direttamente a domicilio) ed il ritmo della comunicazione aumenta considerev olmente [Bettetini e Colombo 1993]. I nuovi sviluppi, a partire dalla televisione interattiva (video on demand, pay per view, teleshopping, telebanking, ecc.) rappresentano quindi i primi passi ve

rso la diffusione di un ambiente interattivo multidimensionale che relegherebbe nel dimenticatoio il modus operandi dei media tradizionali (verticale, discenden te e monodirezionale) inaugurando una comunicazione a doppio senso fra fonte e d estinatario [cfr., per un primo quadro, Leebaert (ed.) 1991; Ferraro e Montagano (a cura di) 1994; Mazzoli e Boccia Artieri 1995; Gilder 1995; Negroponte 1995; Mitchell 1995; Maldonado 1997]. C' chi, come Gilder fortemente convinto che la stessa TV sparir a favore di un nuo vo oggetto tecnico, il teleputer, unione di televisione, telefono e computer. "I l nuovo sistema sar il telecomputer, o teleputer, un personal adatto per elaborar e video e connesso da cavi di fibre ottica agli altri teleputer intorno al mondo " [Gilder 1995: 32]. Avvalendosi di un sistema di segni bidirezionali (come quello del telefono), piu ttosto che un sistema di trasmissione unidirezionale come la TV, il teleputer po tr agilmente superare la Tv nella stessa comunicazione video. Questi strumenti mu ltimediali ed interattivi promuoveranno infatti la creativit personale, contribue ndo ad incrementare la quantit di informazioni che circolano in rete. "In un netw ork top-down come un sistema telefonico convenzionale o un cable-system, allacci are un nuovo dispositivo pu appesantire la centrale o l'emittente [...] Ma in una eterarchia di computer alla pari ogni nuovo dispositivo una risorsa per il sist ema, che allarga le sue capacit e anche la sua larghezza d'onda potenziale. Pi il network cresce, pi efficienti e potenti sono le sue parti" [ibidem: 13]. Perch tutto ci possa avvenire, come dimostra l'esempio degli Stati Uniti, occorre che si sviluppi il cablaggio delle citt, poich solo la fibra ottica permette il ra ggiungimento di elevati standard tecnici. La realizzazione di un sistema di comu nicazioni digitali commutate su banda larga su cavi a fibra ottica permetter quin di la diffusione a livello di massa di teleconferenze, di teleparty, telemedicin a e telebiblioteche. Mentre negli USA queste tecnologie sono ora abbastanza diffuse, l'Italia ha accu mulato un certo ritardo, che impedisce di sfruttare pienamente le possibilit mess e a disposizione dai new media e soprattutto da Internet. Dalle poche rilevazioni esistenti in questo settore risulta chiaro che l'Italia ancora dominata da media generalisti come la televisione e che, anche nelle espe rienze pi avanzate di rete civica si sperimenta un gap tecnologico rispetto a que lle americane [cfr. per questo le rilevazioni della RUR e ASSIMFORM 1996; BCNet e RCM 1997; Bettetini 1997]. Secondo De Kerchkove [1997a], per, esistono a livello planetario innegabili tende nze verso questa evoluzione. La globalizzazione dell'economia, l'attenzione semp re maggiore alle reti, la trasformazione dei principali servizi e prodotti nelle loro dimensioni numeriche, comporteranno una radicale spinta verso l'ampliament o del mercato delle telecomunicazioni. L'automazione in rete degli investimenti, assistiti da un "calcolatore intelligente", la riconfigurazione delle pratiche e delle zone di influenza dei prestiti bancari, dei valori borsistici, delle div ise straniere e dei diritti d'autore renderanno impellente la riorganizzazione d el nostro paese per poter accedere ad una pi solida economia di rete. Nella nostra societ dell'informazione "le conoscenze escono dall'involucro del co rpo per diventare 'oggetti' su cui operare, e l'elaborazione delle conoscenze-og getto pu essere almeno in parte affidata (e sempre pi lo sar) agli automatismi form ali dei linguaggi di programmazione" [Longo 1998: 6]. Oggi si va sempre pi diffon dendo nella noosfera una "creatura planetaria", una riserva di sapere generata d all'estroflessione cognitiva favorita dalle nuove tecnologie e svincolata dai tr adizionali ambiti spaziali e temporali [cfr. anche Di Spirito et al. 1996; Bello ni e Rampazi (a cura di) 1996]. Questo inaugura un mutamento storico anche nel sistema dei media, con il progres sivo superamento della televisione generalista a vantaggio dei nuovi mezzi infor matico-telematici [vedi per esempio Olivi e Somalvico 1997]. La prima era infatti centrata sulla sensorialit sinestetica che coinvolgeva con l a vista e l'udito l'intero sentire. Inoltre utilizzava dei codici analogici, che , tramite i segnali visivi o sonori, favorivano una traduzione operativa dell'es perienza vivente. I nuovi media informatici, invece, esaltano le capacit di elaborazione e di inter

attivit consentendo una gestione personalizzata dei dati, che vengono fruiti riel aborandoli. "In tal senso la tecnologia multimediale rappresenta un'operazione di sintesi tr a processi comunicativi: - sintesi del segnale fisico (integrato su di un unico supporto o trattato sull'unitaria base elettronica di TV e computer); - sintesi dei sistemi simbolici (suono, scrittura, grafica, animazione [...] son o compresenti ed interattivamente gestibili); - testualit composita (si combinano le sequenzialit del libro e dei programmi audi ovisivi con la strutturazione enciclopedica e l'ipertestualit" [Boccia Artieri 19 95: 109]. Per certi versi la telematica assicura quindi il ritorno alla civilt della scritt ura, arricchendola per di molte capacit multimediali. Inoltre lo schermo del compu ter presenta un glamour, un fascino parallelo a quello della TV, pur richiedendo l'utilizzo di appositi codici per garantire la comunicazione mediata dalla macc hina. I new media quindi sviluppano anche le modalit "tattili" del messaggio e la possi bilit di utilizzare una pluralit di canali per diffondere e ricevere i messaggi. T utto ci rende pi facile e spontanea l'interazione, riportandola per certi versi in un ambiente pi vicino al linguaggio naturale (pur operando sempre in virtuale). Ci consente spesso di pervenire ad un elevato grado di confidenzialit nelle intera zioni telematiche, che sono spesso contraddistinte dall'anonimit. Da tutto ci scat uriscono una pluralit di conseguenze, che tratteremo nei prossimi paragrafi. Occorre infine accennare ai limiti di sviluppo delle nuove tecnologie. Vi sono i nfatti delle barriere all'accesso che oggi impediscono alla stragrande maggioran za della popolazione di fruire degli strumenti telematici [cfr. Beamish 1995]. I n primis dobbiamo segnalare il problema dei costi: al giorno d'oggi per collegar si in rete da casa occorrono computer e modem, che ancora non hanno avuto una di ffusione a livello di massa. Poi c' la spesa per l'account per Internet ed il log ico innalzamento della bolletta telefonica a causa delle ore di navigazione. Si presenta spesso anche il problema dell'accesso fisico, per chi non pu dotarsi dell'attrezzatura sopra descritta: qualche ente locale ha garantito l'apertura d i centri dove ci si possa collegare (o, in alternativa, di Internet caf), ma ques te esperienze sono oggi minimali. Per i nuovi utenti occorre poi un addestramento ed un'assistenza tecnica per l'u so dei nuovi software, servizio offerto raramente. Da ultimo vi sono i problemi culturali: alcune fasce accedono alla rete in modo molto limitato. Le donne, gli anziani e le persone di colore sono infatti nettamente sottorappresentati rispe tto alla loro reale incidenza sulla popolazione. Ci ha condotto ad affermare che "la delega alle tecnologie favorisce particolari gruppi socioprofessionali, gli stessi peraltro che sono in condizione di trarre i maggiori vantaggi dall'aumento dell'uso strategico dell'informazione" [Mantova ni 1995: 157]. Le reti telematiche possono quindi essere un potenziale fattore di diseguaglianz a sociale, specialmente se non verranno adottate delle politiche che ne favorisc ano la socializzazione e la conoscenza. Di fatto la situazione oggi caratterizzata dall'impossibilit dell'accesso fisico, economico o culturale da parte di molti cittadini; ci induce ad un inasprimento delle differenze di status fra ceti diversi, che hanno differenti abilit nel mane ggiare i nuovi media. Le reti civiche, nate e diffuse anche in Italia negli ultimi anni, tendono infat ti ad assicurare il diritto d'accesso ai cittadini; il numero reale di cittadini da esse raggiunto per ancora molto limitato. Il Rapporto RUR del 1997 [RUR 1998] ha rilevato presso Iperbole di Bologna (la pi grossa realt italiana), una base di circa 34.000 utenti. Come hanno notato anche Burstein e Kline [1995], le nuove tecnologie polarizzano ancora di pi il corpo sociale. Spesso, anzi, la loro introduzione crea disoccupa zione, eliminando dei lavori di routine e favorendo la costituzione di un insiem e di professionalit legate alle nuove forme di comunicazione. Si crea quindi un a nalfabetismo informatico che colpisce i ceti sociali pi deboli, emarginandoli e m inacciando i loro stessi posti di lavoro. Questo tendenza, fra l'altro, crea ult

eriori squilibri fra alcuni stati ed altri (come l'Africa), che rimangono indiet ro nello sviluppo delle information highways [cfr. Holderness 1998]. Tutto ci ind ubbiamente vero e non si pu certo trascurare il fatto che solo pochi cittadini og gi si avvicinano alla reti telematiche e che normalmente essi appartengono a tar get abbastanza ben individuabili. D'altro canto anche l'Unione Europea sta svilu ppando studi e politiche sul diritto di informazione e di cittadinanza. L'inform azione quindi viene concettualizzata come risorsa essenziale per garantire al ci ttadino il pieno esercizio dei suoi diritti e doveri, favorendo spazi per politi che e progetti futuri [vedi Steele 1998]. Le comunit virtuali sono perci ancora esperienze di lite, ma suscettibili di profon di sviluppi in un futuro non lontano, grazie alla convergenza del processo di gl obalizzazione, delle politiche nazionali e della risposta degli utenti del ciber spazio. 1.3. Il glocalismo ed il ritorno della comunit La diffusione di Internet, all'interno del processo di globalizzazione, ha rivol uzionato la percezione spaziale e temporale. Come abbiamo visto, il primo effett o stato quello di creare un una realt "altra", de-spazializzata e de-temporalizza ta. La perdita di legami diretti con uno spazio specifico conduce allo sradicame nto dell'uomo e ad una sua alienazione. I nodi di Internet sono luoghi generici e modulari, situati in qualsiasi posto nel mondo. "Lo spazio contemporaneo viene vissuto invece prevalentemente a livello cognitivo sul registro del simbolico; tende cio a modificarsi il rapporto con il contesto sociale e in specifico tendon o a scomparire gli elementi di natura materiale che lo costituiscono: lo spazio si astrattizza, si generalizza, si virtualizza [...] il versante di non attualit dello spazio ad emergere, cio il fatto che abbiamo a che fare con uno spazio non delimitato ma sempre possibile altrimenti; che contiene in s la possibilit di pote r essere in altri modi" [Boccia Artieri 1998: 245]. I navigatori del ciberspazio tendono a perdersi in gruppi che vivono in un ambiente definito simbolicamente da loro stessi e mancante di confini oggettivi. Molti luoghi del ciberspazio son o dunque "non luoghi", definiti in termini cognitivi, nei quali si verifica cont inuamente un processo di attraversamento, di nomadismo. Il luogo tradizionale si connotava infatti per il suo carattere identitario e re lazionale, in quanto incarnava la dimensione storica degli eventi, la sua contin genza [cfr. Belloni e Rampazi (a cura di) 1996]. Aug ritiene invece che oggi si r egistri una sovrabbondanza di interazioni, un eccesso di mobilit che rende i siti semplici spazi di attraversamento, di transito. Il ciberspazio, con la sua inte rattivit e con le possibilit di saltare continuamente da un lato all'altro del mon do, esemplifica questo concetto di "non luogo". "Se un luogo pu definirsi come identitario, relazionale, storico, uno spazio che non pu definirsi n identitario, n relazionale n storico, definir un nonluogo [...] Un mondo in cui si nasce in clinica e si muore in ospedale, in cui si moltiplicano , con modalit lussuose o inumane, i punti di transito e le occupazioni provvisori e [...] in cui si sviluppa una fitta rete di mezzi di trasporto che sono anche s pazi abitati, in cui grandi magazzini, distributori automatici e carte di credit o riannodano i gesti di un commercio 'muto', un mondo promesso alla individualit solitaria, al passaggio, al provvisorio e all'effimero, propone all'antropologo [...] un oggetto nuovo" [Aug 1993: 74]. La surmodernit significa quindi sovrabbondanza di avvenimenti, eccesso spaziale e d anche individualizzazione dei riferimenti. Essa implica una proliferazione di interazioni, che si svolgono su territori sempre pi vasti, percorsi da soggettivi t autonome, con una propria immagine del mondo. Come apparir chiaro pi avanti, il c iberspazio ha queste caratteristiche, essendo uno spazio virtuale in parte creat o dai netizen che vi interagiscono: le sue categorie cognitive sono quindi prodo tte socialmente. La globalizzazione crea spazi di percorribilit, come ad esempio il World Wide Web, attraverso i quali ognuno pu muoversi secondo percorsi creati a suo piacimento. Il soggetto in Internet vive spesso lo spazio in modo fluido, dinamico, attraversandolo pi che vivendo in esso. Nei nostri schermi si trovano i n Internet una molteplicit di luoghi che noi ricostruiamo tramite programmi diffe

renti: "...eterotopie, dunque, ma anche eterocronie; in ogni finestra spazio e t empo si compenetrano concentrando o dilatando l'uno, oppure accelerando o rallen tando l'altro, e - aggregandosi - formano dei punti che [...] potremmo definire cronotopi, punti di alta densit, nei quali la rete non pi luogo di transito bens sp azio ricorsivamente frequentato" [De Carli 1998: 107]. Occorre anche precisare, per, che questo processo globale di disembedding sembra condurre talvolta ad esiti differenti. Come abbiamo visto nel primo paragrafo, l a globalizzazione conduce anche alla riscoperta delle identit locali, ad una rite rritorializzazione. Ci visibile anche in certi gruppi virtuali in Internet, legat i alle reti civiche. La dimensione globale rimane sempre in un rapporto di tensi one con quella locale. I processi transnazionali danno luogo ad una riorganizzaz ione del territorio urbano [vedi per tutti Sassen 1997] che incidono anche al li vello virtuale. Oggi possono emergere culture dominate da una logica sincretisti ca che filtrano il patrimonio informativo globale ridandone interpretazioni loca li. Si tratta del fenomeno dell'integrazione pluralistica fra culture, che le pone i n un rapporto di dialogo, rispettandone per le caratteristiche di base. Oggi i vi ncoli primari di parentela, di vicinato, di lingua, si sono globalizzati, diffus i, delocalizzati, sparsi in territori e regioni differenti grazie anche alla mig razioni di diversi gruppi. Il flusso culturale globale quindi composto da panora mi che conservano anche la forza delle tradizioni e dei fenomeni territoriali. Appudurai [1996] individua un insieme di intrecci convergenti ed imprevedibili f ra una pluralit di piani e panorami (escapes) diversi: ambienti di un flusso cult urale globale costituiti dalle immaginazioni storicamente situate di persone e g ruppi sparsi intorno al globo. Persone, tecnologie, soldi, immagini ed idee segu ono percorsi sempre pi differenti, anche se spesso convergenti, in cui accadono n uovi processi di localizzazione. Si verifica quindi un'interazione continua (anc he a velocit differenti) fra ethnoscapes (i flussi migratori e la mobilit crescent e), technoscapes (le nuove tecnologie in mutamento continuo), finanscapes (i flu ssi reali di capitali e di denaro, specie nelle borse valori informatizzate), me diascapes (le produzioni di informazioni ed immagini del mondo create dei media) , ideoscapes (le formazioni ideologiche degli stati e dei movimenti politici). L'incontro-dialogo fra tutti questi elementi porta a fenomeni di neo-localizzazi one e di rilocalizzazione e non di omogeneizzazione e di appiattimento unificant i (vedi il modello McDonald's). Come nota anche Cesareo, "la situazione ambivale nte in quanto da un lato c' il rischio che l'esplorazione delle diversit comporti la disgregazione, la perdita dei legami fondamentali che rendono possibile la co nvivenza e il perseguimento di scopi comuni; dall'altro lato, 'le differenze son o la base per creare quelle sinergie e integrazioni che in un mondo omogeneo non erano possibili'" [Cesareo 1997: 272]. A livello di riflessione generale, quindi, la globalizzazione comporta comunque una ridefinizione delle relazioni sociali, in cui giocano una molteplicit di elem enti operanti in modo sinergico. Da qui anche la nascita del termine glocalism, che si riferisce ad una strategia globale che non cerca di imporre un prodotto o un'immagine standard, ma si definisce in base alle domande dei mercati locali. La parola nasce dal giapponese dochaku e, secondo le letture post-moderne, indic a anche un processo di ibridazione culturale. Come nota Featherstone nel caso de l Brasile, i modelli oggi diffusi sembrano dimostrare un continua mescolanza fra culture, generazioni e gruppi diversi. Ne un esempio la terza generazione di gi apponesi che vivono in Brasile e che dimostrano di possedere identit multiple e d ifferenziate. Non si pu quindi parlare di una globalizzazione in termini di un pr edominio di un centro sulle periferie, ma viceversa vi sono un numero di centri competitivi che affrontandosi e mescolandosi, aprono lo spazio a sempre nuove in terpretazioni del mondo. "While cultural integration processes are taking place on a global level the situation is becoming increasingly pluralistic, or polythe istic, a world with many competing gods" [Featherstone 1995: 13]. Dunque attualmente il processo di globalizzazione non induce l'omologazione n il semplice melting pot (la mescolanza indifferenziata basata sul modello americano ), ma un confluire di schemi diversi e di tradizioni vecchie e nuove in un salad bowl (un'insalatiera etnica) ove parti differenti confliggono fra loro, mantene

ndo caratteristiche proprie. Come nota anche Robertson [1992, 1995], il glocalis mo implica l'impiegare risorse simboliche "nazionali" per costruire modelli di c onsumo ed immagini del mondo fortemente individualizzate. L'ibridazione intercul turale oggi diviene quasi una necessit, se si vuole evitare lo iato fra i flussi culturali internazionali e le identit locali. Da qui anche l'emergere di un tribalismo che pu assumere connotazioni diverse. Secondo Drucker "proprio perch il mondo diventato transnazionale in tanti modi e dovr diventarlo ancora di pi - la gente ha bisogno di definire se stessa in term ini che sa capire. Ha bisogno di una comunit geografica, linguistica, religiosa, culturale, che le sia chiara e alla quale, per usare un vecchio clich, poter butt are le braccia al collo" [Drucker 1993: 169-170]. Questo tribalismo pu assumere p er diverse connotazioni. Come nota Castells [1997], troppo spesso pu condurre alla formazione di fondamentalismi e di identit difensive, basate sulla chiusura nei territori "noti" contro quelli "ignoti". una produzione di significati che fa ri ferimento esclusivo al vicinato, alla citt, alla scuola, all'ambiente, alla regio ne, ecc. [cfr. ibidem: 61]. Contro queste reazioni vi sono poi quelle che volgono alla costruzione di i dentit di progetto, capaci di filtrare materiali culturali globalizzati e di dare loro una nuova forma, in accordo con le esigenze locali. Gi alla fine di The Informational City Castells [1989], notando l'importanza di g enerare nuova informazione a livello locale, suggersce ai gruppi politici territ oriali di intervenire per incentivare la possibilit di far nascere flussi informa zionali "liberi" e territorializzati. A partire dalla dimensione comunale, occor re stimolare la partecipazione dei cittadini e ricostruire una societ civile ed u na strategia collettiva volta alla costruzione dei significati della localit (con tro quelli provenienti dal sistemamondo). Le associazioni locali devono quindi m obilitarsi, ricostruendo uno spazio informazionale alternativo legato alle tradi zioni ed al mondo della vita comunale. In quest'ottica assumono particolare impo rtanza le risorse telematiche, che permettono di sviluppare sia on-line sia offline cultura alternativa e non alienante [si veda anche Castells 1996]. Da qui si comprende l'importanza delle reti civiche come network con cui le pubb liche amministrazioni erogano una serie di servizi, offrendo anche al volontaria to ed al privato sociale un'arena pubblica di dibattito estremamente importante in questo senso. Come vedremo meglio pi avanti, le "citt digitali" [vedi RUR 1998] riescono mediamente a raccogliere un numero di utenti attivi che originano spes so discussioni, teleconferenze, anche di rilevanza locale, con le quali pian pia no giungono a ridefinire il senso dell'appartenenza locale. Tutto ci avviene spes so operando con il medium Internet, che pur garantendo l'accesso a qualunque ute nte del ciberspazio (quindi messaggi globali, visibili in qualsiasi punto del mo ndo), pu anche permettere la crescita di associazioni ed organizzazioni locali. " Citizens' data bank, interactive communication systems, community-based multimed ia centers, are powerful tools to enhance citizen participation on the basis of grassroots organizations and local governments' political will" [Castells 1989: 353]. Oggi si pu parlare di punti di accesso Internet, di newsgroup anche locali, che forniscono occasioni di incontro e di discussione a gruppi "tradizionali" e non. In questo modo "l'informazione [...] globalizzata nel medium computazional e poich ogni particolarit informazionale viene generalizzata in bit e connessa glo balmente grazie a reti informatico-telematiche che sono per la base stessa per un processo di (ri)localizzazione" [Boccia Artieri 1998: 224]. In alcuni casi quindi il ciberspazio si pone come mezzo per la riterritorializza zione delle comunit virtuali: si crea quindi un passaggio dal virtuale al reale, dal non luogo al luogo fisico. Il nostro intento di evidenziare come le comunit v irtuali non debbano forzosamente rimanere ancorate ad uno spazio delocalizzato e d atemporale, ma possano anche (in certi casi) ricollegarsi ad un tessuto social e concreto, ad un ambiente pi tradizionale. La direzione quindi quella dei commun ity network, in cui la globalizzazione dell'informazione provoca la rinascita di forme localizzate e neo-comunitarie della stessa. L'infoglocalizzazione conduce alla nascita di gruppi ed organizzazioni virtuali legati ad un background reale , promuovendo perci dei valori umani ed un bilanciamento pi corretto fra i flussi sistemici (le informazioni provenienti da database, ecc.) e quelli soggettivi ed

intersoggettivi (come le culture territoriali).

Cap 2 Internet e il ciberspazio "Certo, l'intelligenza frattale; si riproduce, cio, in maniera simile a diversi livelli: macrosociet, psichismi transindividuali di piccoli gruppi, individui, moduli infraindividuali [...] Ogni nodo o area dell'ipercorteccia collettiva contiene, a sua volta, uno psichismo vivente, una sorta di ipertesto dinamico percorso da tensioni e da energie colorate di qualit affettive" [Lvy 1997: 101-102]. 2.1. Il World Wide Web e la sua articolazione L'evoluzione di Internet ha generato pian piano una grande quantit di strumenti d i cui gli utenti possono usufruire. L'introduzione del World Wide Web, in partic olare, ha segnato un passaggio epocale, permettendo alla rete di dispiegare molt e delle sue possibilit, stimolando i critici ad elaborare delle appropriate epist emologie del ciberspazio [vedi Tagliagambe 1997]. Per comprendere il dibattito i n corso (in ordine naturalmente al tema delle comunit virtuali) occorre brevement e delineare alcuni degli strumenti di cui pu usufruire il navigatore odierno. Fat to questo, provvederemo ad interrogarci sull'approccio pi corretto riguardo alla comunicazione mediata da computer ed infine introdurremo un nostro modello di an alisi da applicare nei prossimi capitoli. Internet nasce dalla rete ARPANET, originariamente pensata a fini militari [cfr. fra i tanti Carlini 1996]. Il primo strumento operativo disponibile era la post a elettronica (e-mail), con cui era possibile scambiarsi messaggi in tempo reale . Dall'uso della posta sono nati ben presto due altri mezzi: le mailing list (li ste di distribuzione) ed i newsgroup (gruppi di discussione). I secondi, oggi pa rte integrante di Internet, nacquero invece al di fuori della primitiva ARPANET, come piccoli gruppi di utenti che utilizzavano il sistema operativo UNIX. Essi costituiscono la rete Usenet, composta di "bacheche elettroniche" in cui chiunqu e pu affiggere dei messaggi leggibili da tutti. I newsgroup sono assemblee di tip o asincrono: non richiedono cio la presenza simultanea di tutti; possono essere o meno moderate, a seconda che sia prevista o no la presenza di una persona con i l compito di animare o controllare e regolare la discussione in un gruppo. Quest i gruppi virtuali assomigliano molto alle BBS (Bulletin Board System), le reti a matoriali per la comunicazione elettronica che possono o meno essere interfaccia te con Internet [Metitieri e Maniera 1997]. La posta elettronica viene impiegata anche nelle mailing list, liste di distribu zione in cui ogni invio viene automaticamente spedito a tutti i membri. Ad esse occorre iscriversi, ma alcune sono "chiuse" in quanto l'accesso subordinato all' approvazione da parte di un moderatore. Le mailing list differiscono dai newsgro up perch occorre scegliere se partecipare ad esse; i secondi invece sono delle se mplici bacheche di cui chiunque, prima o poi, pu leggere gli archivi. Anche le ma iling list possono essere moderate o meno; per loro natura esse richiedono un ge store della lista, che pu essere un uomo o una macchina. L'esistenza di gestori u mani porta spesso ad avere moderatori di lista, che svolgono il compito di contr ollo e di regolazione del traffico (con possibilit anche di cancellazione dal gru ppo stesso). Molto differenti rispetto agli ambienti (asincroni) finora accennati sono i MUD, ovvero i Multi User Dangeon (dal gioco di ruolo Dangeons and Dragons) o MOO (Mu ds Object Oriented, ambienti pi evoluti in cui si possono programmare personaggi e descrizioni, in modo da permettere ad essi di agire automaticamente).

I MUD sono ambienti di rete ove prevalentemente si gioca, potendo restare anonim i e costruendosi identit fittizie. In quanto ambienti sincroni sono paragonabili all'Internet Relay Chat (IRC), composta da un insieme di canali, contraddistinti da un nome e da una definizione, in cui chiunque pu chiacchierare all'infinito a suo piacimento. Anche qui i partecipanti spesso scelgono pseudonimi, sottraendo si all'identificazione e dando luogo a discussioni lunghe, senza alcuno scopo pr eciso. Da questa sommaria descrizione apparir chiaro che se le mailing list ed i newsgro up sono tendenzialmente comunit strutturate (specialmente quelle provviste di un moderatore), i MUD e l'IRC sono invece forme di socialit fluttuante in cui non v' stabilit ed possibile continuamente cambiare identit e ricominciare ex novo le int erazioni [cfr. Stone 1995; Turkle 1997]. L'ultimo strumento che a noi interessa particolarmente il World Wide Web, che pu essere brevemente definito come "un sistema che interconnette vari database a In ternet grazie a link specializzati che forniscono automaticamente l'accesso alle informazioni" [De Kerckhove 1997b: 74]. Attraverso dei programmi di navigazione , detti browser, l'utente pu transitare da una pagina all'altra di questa immensa ragnatela solo con dei colpi di mouse. Le pagine web, ultimo sviluppo della ret e, sono infatti degli ipertesti, ovvero contengono dei rimandi ad altre pagine c liccando sui quali ci si pu agevolmente spostare da un lato all'altro del pianeta . Sono anche multimediali, poich sono dotate non solo di parole, ma anche di suon i o immagini fisse o animate e di presentazioni grafiche interattive. Il Web lo strumento pi potente di Internet, che ne ha definitivamente sancito la diffusione universale e che ha anche evidenziato la cesura fra la "rete delle reti" e tutt i i vecchi media. Negli ultimi anni il WWW si arricchisce inoltre di nuove tecno logie: il VRML (Virtual Reality Modeling Language), che permette di costruire sp azi e modelli tridimensionali; il linguaggio JAVA, che consente di programmare a pplicazioni (applets) scaricabili dalla rete e che funzionano su qualunque siste ma operativo; il Network Computer, calcolatore semplificato che usa software esi stente in rete; la "Web TV", una sorta di decoder che d accesso ad Internet trami te lo schermo del televisore; la tecnologia "Push", che permette di prelevare da lla rete e trasmettere al destinatario tutta l'informazione da lui selezionata i n automatico, durante le pause di lavoro del computer. In questo caso non pi l'ut ente a cercare in Internet l'informazione, ma quest'ultima che viene a lui veico lata in base ai suoi interessi. Se vogliamo cercare una metafora atta a rapprese ntare Internet, possiamo utilizzare quella dell'intelligenza artificiale. Come f a notare Tagliagambe [1997], la rete rappresenta il risultato della cooperazione spontanea (non guidata da nessun livello superiore), di piccole unit indipendent i, ciascuna delle quali esegue dei task operativi differenti (ma interconnessi). Il sistema rappresenta un patchwork di reti cooperative, non omogenee e distrib uite, assemblate da una complicata storia di bricolage che ne fa una collezione di processi eterogenei e non pi un'entit unitaria. La capacit di Internet sta nelle connessioni fra i suoi nodi, ognuno dei quali esegue dei compiti molto specific i. Gli attuali modelli "reticolari" enfatizzano proprio la connettivit di ogni pa rte con il tutto e la capacit di disporre dei link adeguati. Per dirla con De Kerckhove [1997a: 90]: "grazie al processo di numerizzazione, s i tratta di dividere tutta l'informazione che deve essere distribuita in pacchet ti pi piccoli, tutti indirizzati allo stesso destinatario, ma senza definirne pre ventivamente il percorso. Questi pacchetti vengono numerati in modo che, una vol ta giunti alla loro meta, possano ricostruire istantaneamente il messaggio. L'eq uivalente neurologico di Internet pu essere immaginato come "un effetto di comuni t", o di interscambiabilit, nel sistema nervoso centrale. Quest'ultimo non potrebb e funzionare in modo sinergico se non disponesse di un sistema di interconnessio ne di tutte le sue reti". Con l'introduzione del WWW non solo le connessioni sono fra loro articolate in q uesto modo, ma anche i contenuti (le informazioni raccolte nelle base dati) si a rticolano in questa forma. Chiunque abbia provato a reperire tramite un motore d i ricerca un qualche argomento di suo interesse "avr sperimentato la possibilit di perdersi in percorsi impensabili in cui tutto collegato a tutto, come un flusso di coscienza irresistibile ed irrefrenabile" [Boccia Artieri 1998: 201].

L'articolazione ipertestuale del World Wide Web produce quindi una ragnatela mul tidirezionale in cui ogni banca dati, ogni sito globalmente interconnesso con gl i altri, sviluppandosi secondo schemi multi-e pluridirezionali. "A questo punto si intravvede in concreto la nascita di un nuovo soggetto di conoscenza, incarna to nella rete, la quale farebbe ricerca quasi per conto proprio, in modo diverso dagli esseri umani. Anzi asservendone a s le capacit e conoscenze" [Longo 1998: 4 4]. Questa nuova formazione inaugura un ciberspazio, che dotato di una propria l ogica e di propri modelli. Ci avviamo quindi a concettualizzare meglio questa re alt, in riferimento anche agli studi (letterari e scientifici) che si sono susseg uiti negli ultimi anni. 2.2. Il concetto di ciberspazio Tra gli utenti di Internet ed anche sulla stampa quotidiana si sente spesso parl are di cyberspace o ciberspazio, termine che assume una valenza semantica fra le pi ampie possibili. La parola ciberspazio stata coniata nel 1984 dallo scrittore William Gibson, padre della letteratura cyberpunk, nell'accezione di "allucinaz ione vissuta consensualmente ogni giorno da miliardi di operatori legali, in ogn i nazione, da bambini a cui vengono insegnati i concetti matematici [...] Una ra ppresentazione grafica di dati ricavati dai banchi di ogni computer del sistema umano" [Gibson 1991: 54]. In seguito il termine entrato nel linguaggio scientifi co, soprattutto a seguito della First Conference on Cyberspace, promossa da M. B enedikt nel 1990, di cui poi sono stati pubblicati gli atti [Benedikt (a cura di ) 1993]. Con esso dunque si designa in generale un ambiente virtuale che consente di acce dere a tutte le informazioni raccolte in banche dati, rendendo possibile altres l 'interscambio fra molteplici utenti, la telepresenza e l'interfacciamento con mo lti prodotti intelligenti. Come sintetizza Tagliagambe, il ciberspazio " una visualizzazione spazializzata d elle informazioni disponibili in sistemi globali di elaborazione di esse, lungo percorsi forniti da reti di comunicazioni, che permette la compresenza e interaz ione tra pi utenti, e rende possibile la ricezione e la trasmissione di informazi oni attraverso l'insieme dei sensi umani, la simulazione di realt reali e virtual i, la raccolta e il controllo dei dati lontani attraverso la telepresenza e l'in tegrazione e intercomunicazione con prodotti e ambienti intelligenti nello spazi o reale" [1997: 28]. Questo ambiente consiste quindi in un network caratterizzat o da database collegati dalle reti comunicative, da esperienze tipiche di un amb iente completamente sintetico (la Realt Virtuale) e dall'interazione fra i vari u tenti (con modalit differenti). Non affronteremo il problema della Realt Virtuale, per non allontanarci eccessivamente dall'oggetto delle nostre ricerche. Analizz eremo dunque il nuovo ambiente interattivo prodotto dalla telematica, indipenden temente dalle ultime sperimentazioni in corso, seguendo anche Rob Shields. "In t his work, we distinguish "cyberspace" as a generic concept for the imagined "wor ld within" the computer or the social landscape portrayed in the lists of Usenet groups and postings" [Shields 1995: 5]. Il ciberspazio designa lo spazio telematico o il paesaggio sociale in cui operan o le bacheche elettroniche, le comunit che chiacchierano in rete (tramite i canal i IRC) o partecipano a giochi di ruolo (MUD) in Internet. Questo ambiente caratterizzato dalla simulazione, dalla trasformazione dei sogge tti comunicativi in trasduttori di informazioni che circolano in modo eterarchic o [Bettetini e Colombo 1993; Benedikt (a cura di) 1993; Shields (ed.) 1995; Mazz oli e Boccia Artieri 1995; Maldonado 1997]. Secondo alcuni autori l'avvento di questi spazi virtuali avrebbe provocato una v era e propria implosione della comunicazione. Gli attori sociali sarebbero colla ssati nel flusso di interazioni anonime che compongono la rete. Il s sarebbe dive nuto trasparente e polimorfo e sarebbe avvenuta una sorta di "morte del sociale" . Per capire meglio queste teorie, occorre subito precisare che esse leggono i new media come il prolungamento dei vecchi mezzi di comunicazione, non notando frat ture particolari. Secondo Philippe Breton dalla fine della seconda guerra mondia

le si sarebbe diffusa un'utopia comunicativa che avrebbe reso l'uomo un "partner comunicante" [1995: 45; cfr. anche Sfez 1990], privato di interiorit e ridotto a un semplice processore di informazioni. "In questa prospettiva, le autostrade di dati sono ben pi di un mezzo di comunica zione, sono il solo universo in cui il sapere pu essere accessibile" [Breton 1995 : 132]. Dunque vecchi e nuovi media costituirebbero un continuum dominato dall'autorefer enzialit, dalla chiusura della comunicazione in se stessa. Baudrillard spinge ancora pi avanti questo ragionamento, ritenendo che ormai tutt e le azioni sociali siano divenute comunicazioni spettacolari e siano implose. "Quando le cose, i segni, le azioni vengono liberate dalla loro idea, dal loro c oncetto, dalla loro essenza [...] dalla loro origine e dal loro fine, allora ent rano in un'auto-riproduzione all'infinito" [Baudrillard 1990: 12]. Le comunicazioni si liberano dalla dialettica del senso e proliferano all'infini to, divengono puri simulacri elevati alla massima potenza. Si passa dunque dal r eale all'iperreale, il pi vero del vero, la mise en abyme, la demoltiplicazione d ei segni. Questo porta poi ad un processo di confusione e contagio fra generi e discipline, in una contaminazione totale di tutto. "Non siamo pi nel dramma dell'alienazione, siamo nell'estasi della comunicazione. E questa estasi oscena. Osceno tutto ci che mette fine a qualsiasi sguardo, a qu alsiasi immagine, a qualsiasi rappresentazione [...] Non pi l'oscenit di ci che nas costo, rimosso, oscuro, quella del visibile, del troppo visibile, l'oscenit di ci che non ha pi segreto, di ci che interamente solubile nell'informazione e nella co municazione" [Baudrillard 1988: 15-16]. Anche nello spazio virtuale la comunicaz ione autoreferenziale e si svincola dai soggetti per divenire puro impulso nelle autostrade informatiche. In questo senso si pu interpretare Baudrillard avvalendosi anche dell'opera di Vi rilio, che sostiene che l'accelerazione del movimento nella societ odierna conduc e alla sua sparizione, alla auto-liquidazione dello spazio urbano. "'Non vedo al tro che il divenire' dichiarava Nietzsche [...] In questa ottica, potremmo aggiu ngere, dato che lo spazio ci che impedisce che tutto sia allo stesso posto, la co nquista della velocit la ricerca di questo 'parcheggio di dissuasione', di questo ultimissimo 'posto' in cui gli oggetti e le loro figure non sarebbero pi isomorf i, ma anche olomorfi cio interscambiabili a volont, resi omogenei e dromogenei dal l'artificio dell'istantaneit dell'ubiquit" [Virilio 1986: 120]. Baudrillard e Virilio trattano, con taglio diverso, del processo di virtualizzaz ione della nostra societ, dell'emergere di una cultura della simulazione che trov a il suo apice nel ciberspazio. La "scena immateriale" [Ferraro e Montagano 1994 ] che essi descrivono pare una destrutturazione irreversibile del flusso comunic ativo, che provoca una dinamica di riscrittura e cancellazione di tutta la realt [cfr. soprattutto Baudrillard 1992]. Su questa diagnosi convergono altri autori apocalittici, quali Postman [1993], p er cui la situazione attuale quella di un tecnopolio in cui l'informazione total mente indiscriminata, senza un preciso destinatario, sempre pi entropica ed accel erata. Anche per Scheer "la comunit che si costruisce su queste basi, quindi, non mette in comune nulla, ma si connette o commuta, non invita a condividere un og getto, un valore o un riferimento che conduca ad evacuare la singolarit [..] L'es sere qualunque [...] sospeso nell'ordine galleggiante della democrazia virtuale, che gli apre la possibilit di vivere tutto, ivi comprese le sue passioni senza o ggetto" [Scheer 1997: 101]. Diviene imperativo quindi il resisting the virtual life [Brook and Boal (eds.) 1 994], la ricerca di possibilit alternative alla cultura simulatoria del ciberspaz io. Queste teorie certamente descrivono alcuni pericoli che il nuovo ambiente virtua le propone, ma mancano di esaminarlo a fondo. Innanzi tutto esse non colgono la differenza fra i media generalisti come la TV e le reti telematiche. I primi si rivolgono ad audience poco segmentate ed intrinsecamente passive; le seconde inv ece a gruppi molto pi piccoli e capaci di autorganizzarsi. Che nelle autostrade informatiche vi sia un'entropia di informazioni sicuramente vero, ma spetta all'utente selezionarla e trovare ci che cerca; nessun package d

i prodotti gli viene fornito pronto per l'uso. Quelle di Baudrillard e degli altri critici apocalittici, invece, sono teorie ch e eliminano il soggetto, avvalendosi di un "paradigma comunicativo" che giudica il sistema una rete ricorsiva che si riproduce autopoieticamente. Tuttavia, come fa notare Cipolla [1997: 458], " vero che la societ comincia laddove comincia il due e, quindi, laddove si ha qualche forma di comunicazione, ma questa non esaur isce lo spettro delle molteplici modalit operative che collegano tra loro le pers one e che non si riducono sicuramente al dire, ma almeno contemplano l'agire, l' esperire, il fare, il percepire, secondo un complesso di prospettive e di pratic he relazionali che, in ultima istanza, fanno dipendere il comunicare da un agire ". Se si enfatizza eccessivamente l'entropia informativa diffusa in Internet si per de di vista il ruolo attivo dei soggetti che riducono la complessit decidendo in primis cosa ricevere sul loro computer locale e poi anche che cosa trasmettere. Certamente esiste un aspetto anarchico delle reti telematiche, ma questo non ci deve impedire di comprendere la capacit di "consumo produttivo", intelligente, ch e l'utente mantiene. Questi aspetti sono invece estremizzati (in senso inverso) anche dai cyberpunk, che propongono, per descrivere la rete, la metafora del rizoma. "Un rizoma un fusto sotterraneo che si distingue assolutamente dalle radici e da lle radichette. I bulbi e i tubercoli sono rizomorfi [...] ogni punto di un rizo ma pu essere connesso con qualsiasi punto, e deve esserlo. molto differente dall' albero o dalla radice che fissano un punto, e un ordine" [Deleuze e Guattari 198 0: 13]. Il rizoma un tipo particolare di labirinto dove ogni punto pu connettersi ad ogni altro punto e la successione pu non avere soluzioni di continuit. Come commenta Berardi: "la metropoli un labirinto senza centro che si avvia ad e splodere definitivamente deflagrando verso lo Sprawl - la distesa di punti umani multiconnessi simultaneamente attraverso la Senso/Rete [...]. Ogni punto riceve in un mix aleatorio e sempre meno volontario flussi sinestetici di informazione : la connessione diviene progressivamente sempre pi random, perch quanto pi fitta l a rete di emittenti tanto pi inevitabile il sovraccarico [...], l'interferenza, l a connessione casuale" [1994: 76]. A parte il linguaggio cyberpunk, il concetto esposto ha il pregio di indicare la direzione di sviluppo delle reti ed in parti colare del World Wide Web, la ragnatela globale composta da tanti database fra l oro interconnessi da link ipertestuali. La ragnatela informatica certamente ha l a caratteristica di un network invertebrato (senza centro n vertice), che cresce anarchicamente, senza una direzione prefissata. quindi verosimile la rappresentazione della citt digitale di Featherstone e Burro ws: "the world of cyberspace is itself a urban environment - 'a simulation of th e city's information order', in which 'the city redoubles itself through the com plex architecture of its information and media networks' [...] a digitized paral lel word which from 'above' might appear as a rationally planned city" [Featerst one e Burrows 1995: 11]. La metropoli post-moderna un'entit informazionale iperreale, un mondo parallelo c he raddoppia (in modo simbolico ed astratto) la vera realt fatta di uomini. I cyb erpunk, del resto, tendono a descrivere tutta la societ attuale come un continuum uomomacchina, ove sorgono dei cyborg fatti di carne e di simboli. L'assolutizza zione della comunicazione che vediamo in queste teorie ci fa perdere di vista pe r il fatto che (anche a livello di World Wide Web) gli utenti mantengono un'auton omia personale e possono codificare e decodificare i messaggi che a loro arrivan o. Per questo bisogna evitare le estremizzazioni sia dei tecnointegrati che dei tecnopessimisti. Autori come Mitchell [1995], Negroponte [1995] o Gilder [1995] eccedono nel loro ottimismo, ritenendo che le possibilit stesse offerte dai new media garantiscano la loro diffusione sul piano mondiale. Probabilmente esagerano nell'idea che pr esto le citt diverranno tutte digitali, soft cities (formate da reti civiche a lo ro volte connesse su scala planetaria) e che tutti noi metabolizzeremo l'uso di estensioni tecnologiche che ci permetteranno di avere una rete individuale. Queste visioni forse assolutizzano il potere di rielaborazione simbolica del pro

sumatore [Toffler 1987], la capacit di costruirsi un sistema di simboli individua le e di gruppo. D'altro lato le teorie apocalittiche enfatizzano invece il determinismo tecnolog ico, la crescita inarrestabile di un ambiente comunicativo senza centro n vertice . Mark Poster, in uno dei lavori filosoficamente e sociologicamente pi impegnati [1 995], collega il passaggio alla nuova et (caratterizzata dalla comunicazione a du e vie) con la post-modernit. Seguendo Lyotard [1981, 1985], egli descrive il lega me sociale come basato sulla produzione di differenze, sull'emergere dell'insoli to e dell'inaspettato. "As we have seen, the Internet seems to encourage the proliferation of stories, local narratives without any totalizing gestures, and it places senders and addr essees in symmetrical relations [...] But invention is central to the Internet, especially in MUDs and virtual r eality: the production of the unknown or paralogy, in Lyotard's term, is central to the second media age communications" [ibidem: 38]. Come nel caso del rizoma di Deleuze e Guattari, anche Poster ritiene che la ragn atela mondiale sia raffigurabile con una metafora post-moderna, per certi versi de-soggettivizzante ed autoreferenziale. Qui infatti a predominare la paralogia, la produzione di differenze, il multiculturalismo. Gli uomini ormai sono visti come cyborg fusi con le estensioni tecnologiche, generatori di tanti micro-lingu aggi di cui subito perdono il controllo. Lo sbocco finale di queste teorie, che attingono ad un arco di autori post-moderni [cfr. ad esempio Derrida 1969, 1971; Rorty 1986, 1989; Vattimo 1985, 1990; Borradori 1989; Jameson 1989], la crisi d ella razionalit classica, una visione delle rete come labirinto che trasfigura l' individuo, costretto ad essere un puro microprocessore di comunicazioni polidire zionali, ateleologiche e caotiche. Questo pu essere parzialmente vero in alcuni casi, ma non sempre. In primo luogo il rapporto fra i media e la struttura va affrontato in modo pi consapevole rispe tto alle opposte visioni deterministiche sopra illustrate. Rosengren [1980], ind ividua per questo una tipologia comprendente quattro tipi di relazione fra cultu ra e societ. Per l'idealismo (per certi versi presente in molta letteratura cyber-punk) sono i media (e la cultura da essi veicolata e prodotta) a modificare (in modo pi o me no diretto) la realt sociale. Vi sono molte varianti di questa teoria, che nel no stro campo pu essere illustrata dalle posizioni di McLuhan [1967] e dalla loro ri presa da parte di De Kerckhove [1993, 1995]. Qui il medium ad influenzare fortem ente il messaggio. Per il materialismo invece i mezzi di comunicazione (vecchi e nuovi) sono il riflesso della struttura sociale e della diseguaglianza. Questa impostazione pi tipica del filone marxista che non si occupato molto dei nuovi me zzi di comunicazione. V' poi chi sostiene l'autonomia di societ e media, ovvero il fatto che non vi siano influenze di nessun tipo fra i due fattori. Questa impos tazione emersa poche volte, data la sua difficolt e soprattutto sterilit. La nostra prospettiva invece rivolta a cogliere il rapporto di interdipendenza f ra struttura e cultura, senza che sia possibile determinare un effetto o una dir ezione predominante. La direzione e la forza di questa relazione sono certo ambi gue e non determinabili una volta per tutte; probabilmente la spiegazione miglio re sta in un modello multi-e pluri-direzionale che lascia aperte molte piste [ve di Martelli 1996]. Dal punto di vista epistemologico, come spiegheremo meglio ne l prossimo paragrafo, non quindi possibile attribuire alla struttura sociale la completa determinazione del soggetto, cos come non ammissibile la tesi opposta. Q uanto detto valido anche nel caso del ciberspazio, ove il mezzo tecnico da solo non giustifica l'emergere di formazioni comunitarie, cos come non pu essere consid erato una realt autoreferenziale in grado di frammentare il soggetto. Per capire cosa accade nell'ambiente virtuale occorre tener presente la co-determinazione d el mutamento sociale da parte del sistema sociale e degli attori (i netizen). Il ciberspazio (specialmente il World Wide Web ed alcuni ambienti come i MUD) in fatti essenzialmente una simulazione, ma il suo modello altamente dinamico e con trollato in tempo reale da un partecipante. L'utente ha la possibilit di ritaglia rsi "paesaggi" virtuali basati sulle sue intenzioni. Il partecipante si aspetta

che gli oggetti e le cose gli appaiano in un certo modo, a seconda delle selezio ni da lui effettuate in partenza. certamente vero che entrando in un MUD o nel W WW si prova un senso di immersione in un mondo di sogni; per, a differenza ad ese mpio della TV, anche vero che tale realt pu essere in parte costruita da chi parte cipa. I personaggi virtuali (gli avatar) che possiamo creare nei MUD vengono sce lti intenzionalmente dai partecipanti che ne delineano le caratteristiche. Le na vigazioni nel WWW sono a loro volta dirette dalla volont di chi "clicca", avviand osi a scoprire sempre nuove "province finite di significato". Percepire un oggetto nel ciberspazio significa anche modellarlo nello spazio e q uindi costruirlo: qui la tradizionale barriera fra percepente e percepito viene spesso ad incrinarsi, imponendo in primo piano il ruolo del soggetto. Le tradizi onali teorie degli "apocalittici" vogliono ignorare il fatto che il nuovo ambien te virtuale comunque legato a dei quadri di riferimento usuali, ad uno spazio ar bitrario preventivamente selezionato e scelto, che possa costituire il quadro di riferimento standard per i suoi oggetti [cfr. Tagliagambe 1997; Longo 1998]. No n possiamo invece perdere di vista il fatto che l'artificiale un'"entit creata da ll'uomo e non da altri [...] esonero dalla rappresentazione delle cose della vit a, [...] cultura che tende a riprodurre i propri meccanismi di sviluppo senza ob blighi esterni di fedelt" [Cipolla 1997: 181]. La realt virtuale sempre un prodott o sociale, creato con la collaborazione dell'uomo, a partire dalla concretezza d el proprio vissuto. Anche le comunicazioni postate ad un newsgroup o ad un mailing list devono rispe ttare la definizione di un certo spazio sociale, poich sono costrette a vertere s u certi temi. Nelle mailing list, dopo l'iscrizione, viene anche inviato un char ter, che un documento in cui si spiegano gli argomenti affrontati dalla lista: c on questo si delinea quindi un certo "spazio sociale" in cui avvengono le intera zioni "lecite" e vengono "bandite" quelle illecite. Quando poi un partecipante i n un messaggio va off topic (al di fuori degli argomenti che dovrebbero essere d iscussi) il moderatore o gli altri partecipanti spesso lo redarguiscono e, se il fatto si ripete, pu anche essere decisa un'espulsione. Le impostazioni teoriche che enfatizzano eccessivamente il ruolo della comunicaz ione sistemica dimenticano volutamente il potenziale interattivo del ciberspazio . C' perci chi sostiene che il ciberspazio non si limita a simulare la realt, ma la p otenzia, ovvero la riprogetta creando sistemi interattivi multimediali e rimodel lando gli oggetti che compaiono nella nostra quotidianit. Ne deriva una maggiore ricchezza nella conoscenza degli oggetti (a livello percettivo, pratico ed emozi onale). Ad essa si affianca l'aumentata interattivit, nel senso che essi sono fra loro legati con tutti gli altri del loro ambiente, favorendo una interazione co municativa a pi piste, con l'elaborazione di percorsi logici nuovi. Un'altra prop riet del ciberspazio la persistenza, ovvero la capacit, di cui gli oggetti sono fo rniti, di immagazzinare ed utilizzare informazioni storiche e contingenti sul lo ro funzionamento, sui compiti da attuare, sulle interazioni con l'utente. Vi inf ine la capacit di interagire direttamente, di affrontare e risolvere relazioni re ciproche senza richiedere l'intervento del fruitore. Il ciberspazio favorisce un a "risposta collaborativa positiva" nei confronti del fruitore. Quest'ultimo dev e predisporre degli schemi categoriali per poi introdursi in questo territorio d i confine [Tagliagambe 1997], operando in modo relazionale. Da questo punto di v ista, l'ottica dei teorici post-strutturalisti che rappresentano Internet come u n massiccio sistema di banche dati che bombardano l'individuo frammentandolo, pr escinde molto sia dallo studio dell'ambiente interattivo in cui il soggetto si t rova, sia dal ruolo che esso pu assumere nella costruzione sociale di questa real t. Per questo occorre precisare i nostri strumenti analitici per poi affrontare d ecisamente lo studio delle entit virtuali. 2.3. Sistema sociale ed intersoggettivit Finora abbiamo esposto il principale nodo teorico che limita i modelli con cui v engono affrontate le comunit virtuali: la prevalenza di un paradigma comunicativo , che accomuna tutti i versanti, da quelli "apocalittici" a quelli anarchici, cy

berpunk. Anche gli ottimisti la Rheingold [1994], del resto, ripongono troppa fi ducia nel fatto che sia sufficiente che un gruppo on-line comunichi, perch questo funzioni. Questa tesi, sostenuta comunemente dalla nuova classe dei knowledge worker (i nu ovi professionisti della conoscenza) anche l'utopia della West Coast, soprattutt o della Bay Area, ove si svilupp la rivoluzione informatica e telematica. Per que sto gruppo culturale "la comunicazione tutto, l'unico valore possibile. Lasciate che essa fiorisca liberamente nella societ e essa miner inevitabilmente i vecchi poteri, la vecchia politica stalinista e tutto il vecchio mondo industriale, fat to di cemento e ferro anzich di virtuosi bit" [Carlini 1996: 215; vedi per anche P icci 1998]. Come vedremo meglio, questa "ideologia" tipica di una "classe virtuale" che sost enendo un liberismo estremo ed enfatizzando le infinite risorse della rete, in r ealt rischia di ridurla ad un mercato telematico pi facilmente controllabile, da c ui aspettarsi vantaggi diretti. Questi visionari tecnoutopisti sostengono che l' importante sia comunicare, liberando il potenziale eterarchico della rete, perch a loro fa comodo adottare questa prospettiva, in quanto essi sono gli elementi c atalizzatori e principali fruitori della rivoluzione telematica [per una critica cfr. Kroker e Kroker 1996; Carlini 1996; Aronowitz et al. 1996]. Questa impostazione teorica non regge in termini di teoria dell'informazione, pe rch rischia di enfatizzare solo il primato della comunicazione sistemica sull'int ersoggettivit e sui singoli. invece sempre necessaria una computer-mediated commu nication in cui il soggetto ed i mondi vitali possano dialogare con il sistema s ociale, costruendo una "oggettivit intersoggettiva" [Ardig 1988; Ardig e Mazzoli (a cura di) 1990]. Da qui si evince la necessit di non utilizzare ulteriormente il paradigma "comunicativo", adottando invece un "paradigma ricompositivo" che anal izzi come le informazioni siano sempre co-costituite da soggetto ed oggetto. Noi oggi abbiamo gi oltrepassato la post-modernit intesa come epoca della razional it debole ed autoreferenziale. La societ comunicazionale inaugura (come tipo ideal e) un'era in cui si sviluppano delle intersoggettivit come intrecci fra azioni um ane e comunicazioni, in cui auto ed etero superano la loro mutua esclusione pone ndosi come poli di una co-relazione [cfr. Cipolla 1997: 1784 e sgg.]. Per capire meglio la strutturazione del ciberspazio dobbiamo quindi rivolgerci a dei modelli relazionali, che reintegrino in loro sia l'apporto dei soggetti che quello dei flussi ambientali. Un'esplorazione anche superficiale della rete ci dice che essa si presenta come una sorta di "sistema nervoso centrale", in cui o gni parte interconnessa con tutte le altre. Ci rende facile applicare ad essa il paradigma sistemico, considerando il cibersp azio come un sistema chiuso nell'accezione luhmaniana. Per questo autore i siste mi sociali si costituiscono tramite riduzioni di complessit, che realizzano un or dine, rinviando ad altre possibilit virtuali. Il senso, in quanto forma dell'espe rire e dell'agire vivente, permette la riduzione e la conservazione di complessi t, delimitando un sistema dal suo ambiente e mantenendo sempre disponibili i rinv ii ad altre possibilit che potranno essere in seguito attualizzate. L'elaborazion e sensiva permette l'autoorganizzazione di un sistema tramite delle strategie se lettive, virtualizzando per una serie di possibili altrimenti che il sistema pu ut ilizzare in un secondo momento [Luhmann 1973, 1983a]. Ogni sistema sociale si co costituisce assieme al suo ambiente tramite la creazione di confini: essi "si co stituiscono e si mantengono attraverso la produzione e la conservazione di una d ifferenza rispetto all'ambiente utilizzando i propri confini per regolare tale d ifferenza" [Luhmann 1990: 86]. Tramite la selezione di possibilit, un sistema opera una distinzione fra se stess o ed il proprio ambiente, indicando quindi il suo interno come diverso dall'este rno. Il sistema, in questo modo, si rapporta al proprio ambiente solo attraverso il rimando a se stesso: esso autoreferenziale e pertanto non ha relazione diret te (punto per punto) con l'ambiente, ma soltanto attraverso l'autocontatto degli elementi del sistema stesso. L'autoreferenza significa auto-organizzazione (aut oproduzione della propria struttura) ma anche autopoiesi. "Sistemi autopoietici sono sistemi che producono essi stessi non soltanto le loro strutture, ma anche gli elementi dai quali essi sono composti, proprio nella rete di questi elementi

" [Luhmann e De Giorgi 1994: 21]. Essi si prospettano come una rete di produzion e di elementi che ricorsivamente vengono rigenerati. I sistemi sociali sono contemporaneamente chiusi ed aperti: essi reagiscono ai d isturbi prodotti dall'ambiente solo codificandoli tramite comunicazioni. All'int erno del ciberspazio, quindi, un sistema o un'organizzazione si pu formare attrav erso una selezione di complessit, che, a partire da alcuni codici comunicativi, v engono a ridurre il rumore ambientale. Solo attraverso l'adozione di opportuni c odici qualsiasi sistema (o teleorganizzazione) pu riorganizzarsi, garantendosi la possibilit di comunicare. Infatti per Luhmann "la societ non consiste di niente a ltro che di comunicazioni ed attraverso la corrente riproduzione di comunicazion i attraverso comunicazioni un sistema si delimita come diverso da un ambiente" [ Luhmann 1989: 68]. Il sistema sociale pu inoltre osservare, ossia utilizzare una distinzione per ind icare una parte da distinguere, lasciando fuori il resto. Le osservazioni sono s empre contingenti e selettive ed immergono la parte indicata in un ambito di pos sibilit pi ampio. Il sistema pu anche auto-osservarsi, indirizzandosi alla propria identit, basandosi sulla differenza tra s e l'ambiente. Tramite l'auto-osservazion e si organizza l'autopoiesi del sistema, ossia si costituiscono le strutture che consentono le operazioni (osservazioni) del sistema stesso. Anche nel ciberspazio qualsiasi realt virtuale organizza se stessa in base ad una distinzione iniziale che riduce l'entropia informativa, permettendone la soprav vivenza. Nel caso di una teleorganizzazione, la distinzione iniziale dipende dal suo fine costitutivo. Citt Invisibile, ad esempio, ha formulato un suo statuto, descrivendo i propri obiettivi e la propria organizzazione interna (ad esempio, la divisione in aree funzionali, la creazione di un Collegio dei Probiviri, ecc. ). Senza questa strutturazione iniziale essa non potrebbe esistere, poich non si avrebbe una selezione di complessit iniziale che darebbe origine ad un sistema. C ontemporaneamente lo statuto anche un punto di demarcazione rispetto a tutti gli altri gruppi ed organizzazioni, che pertanto vengono percepite come diverse ed appartenenti all'esterno. L'ambiente resta cos inconoscibile, costituendo solo il correlato di tutte le all oreferenze utilizzate nel sistema (ci che il sistema considera esterno). Ne conse gue che il sistema non pu vedere l'operazione di distinzione da cui partito: esso limitato dalla selezione in base alla quale opera. "Un sistema pu vedere solo ci che pu vedere. Non pu vedere ci che non pu vedere" [Luhmann 1989: 89]. Esiste sempre un punto cieco (blind spot) che non percepito come tale. La riproduzione delle operazioni sistemiche (o anche di un'organizzazione) sempr e condizionata dalle strutture di senso a partire dalle quali nato il sistema st esso. Ci significa anche che l'evoluzione sociale non mai totalmente prevedibile, ma soggetta a sbalzi, a turbolenze ed assestamenti dovuti alle selezioni di com plessit mutevoli che ogni sistema deve operare (e che modificano anche la sua aut oreferenzialit). Detto questo, la descrizione del ciberspazio non pu arrestarsi all'analisi dei mo di di autorganizzazione del sistema. indubbiamente vero che ogni selezione e des crizione sistemica "non necessaria, ma contingente, e con riferimento alla natur a, non giusta ma artificiale" [Luhmann e De Giorgi: 394]. Una teoria della socie t nella societ pu dimostrare che ogni distinzione (anche quelle che appaiono pi "nat urali") invece contingente ed possibile anche altrimenti [Luhmann 1995]. Ogni se lezione effettuata, ogni punto di vista individuato pu quindi essere mutato veloc emente, generando una dinamica continuamente cangiante e tendenzialmente priva d i un fine evolutivo. Proprio per queste caratteristiche di instabilit le formazioni sociali nel cibers pazio sono pi sensibili ai contributi coscienziali individuali (1). Come scrive C ipolla: "la possibilit non pu essere che un'ipotesi che si coistituisce fra sogget to e soggetto o fra ricercatore e ricercato. un processo che raccorda liberament e la ragione e l'esperienza. Ci, per, dentro condizioni di possibilit che sono libe re da entrambi i versanti del problema e che possono incrociarsi in maniera reci proca e senza vincoli prestrutturati in modo rigido [...] Tutto ci, d'altra parte , quello che consente il mutamento, la variabilit, l'innovazione" [Cipolla 1997: 2173]. Il ciberspazio rappresenta quindi l'ambiente dove la contingenza e l'inst

abilit sono massime, ma questo processo dovuto all'interdipendenza fra struttura ed azione umana, fra organizzazione formale ed intersoggettivit. Per questo occorre integrare lo studio circolare degli automatismi sistemici aut oreferenziali con lo spazio delle innovazioni di senso e dell'azione intersogget tiva anche tra soggetti non appartenenti alla stessa koin linguistico-culturale. "In terzo luogo, ipotizzabile che nella vita di relazione societaria siano sempr e possibili, se non anche attuati, interfacciamenti, osmosi, interpenetrazioni d i senso, canali di comunicazioni da varie direzioni: dal senso socio-sistemico a l senso intersoggettivo e di mondo vitale al senso coscienziale e viceversa" [Ar dig 1988: 276]. Innanzi tutto, occorre ripartire dal soggetto e dal suo contributo coscienziale, che produce informazione relazionandosi con gli altri nel mondo. Qui c' anche il problema dello sviluppo di interazioni empatiche; della necessit di fare incontr i anche off-line, nel vivido presente. L'incontro con Alter genera poi delle rel azioni intersoggettive che vincolano i soggetti, divenendo relazioni a s stanti. Infine vi il livello del sistema sociale (e dei flussi virtuali macrosoggettivi) che si pongono al di l delle singole storie e dei vissuti. I siti web di gradi m ultinazionali, ad esempio, sono generalmente poco interattivi e tentano, pi che d i capire il singolo fruitore, di veicolare delle immagini e dei prodotti propri. Questo livello spesso confligge con il primo, divenendo sociale allo stato puro e ponendo dei vincoli alle interazioni fra singoli utenti [cfr. Mazzoli e Bocci a Artieri 1995; Boccia Artieri 1998]. Naturalmente fra i media ed evoluzione soc iale non c' mai un rapporto monodirezionale, ma un circolo a pi piste, con feedbac k, retroazioni, effetti perversi, ecc. Da questo punto di vista ha pienamente ra gione l'epistemologia costruttivista che decostruisce l'illusione di dare una sp iegazione unica, monodirezionale e causalista al mutamento sociale (2). Fra sistema, soggetti e intersoggettivit si verifica sempre una dialogica, con lo scontro fra punti di vista differenti, la produzione di "turbolenze", instabili t e vortici. Ci comporta la creazione di "brodi di cultura" che favoriscono lo svi luppo di effetti imprevedibili in grado anche di salvaguardare l'autonomia relat iva delle menti [Morin 1985, 1989]. Detto questo, possibile schematizzare le interazioni che avvengono sul piano vir tuale secondo tre direzioni, evidenziate da Ardig [1993]. Da un lato si possono avere interfacciamenti macro-con-macro, ovvero fra sistemi sociali complessi (si pensi alle borse valori, alle banche, ecc. che costituisc ono grandi reti di host computer tra database). Questa direzione ovviamente non ci interessa molto, perch (tranne in rari casi) non fa nascere legami virtuali. La seconda invece molto pi interessante: quella che lega grandi istituzioni socia li con persone singole o gruppi di mondo vitale. L'interazione macro-con-micro p u invece avvenire nei casi di pubbliche amministrazioni che si rivolgono ai singo li utenti. questa l'esperienza, ad esempio, delle reti civiche, che offrono agli utenti servizi pubblici differenziati o anche spazi di dibattito pubblici, come newsgroup o bacheche elettroniche. In questo modo si pu assicurare maggiore tras parenza nell'attivit amministrativa, erogare pi informazioni su enti pubblici e pr ivati e promuovere la diffusione di una cultura civica con il confronto su temi di interesse locale e nazionale. La terza direzione individuata da Ardig quella dei rapporti micro-con-micro, ovve ro fra soggetti singoli o fra piccoli gruppi, mediati dalle nuove tecnologie. Qu i, secondo Ardig ed altri studiosi [cfr. ad esempio Mantovani 1995], la computermediated communication pu incidere aumentando il potenziale democratico dell'inte razione. Rispetto ai tradizionali rapporti faccia a faccia, quelli che avvengono tramite network sono infatti molto meno legati alla posizione sociale degli int erlocutori. C' in essi minore deferenza rispetto alle interazioni dirette e le as immetrie del potere rimangono meno rilevanti. Ardig raccomanda quindi di preserva re i benefici dell'interattivit e democraticit anche nelle interazioni macro-con-m icro. In questo caso per lui essenziale che vi sia bidirezionalit nelle comunicaz ioni dalle realt sistemiche a quelle di mondo vitale (e viceversa) [Ardig 1993; ve di anche Cipolla e Porcu (a cura di) 1997]. Nel caso delle interazioni micro-con-micro l'autore ravvisa la necessit di aprire queste comunicazioni all'empatia, alla capacit di cogliere l'altro nella sua irr

iducibile alterit. "Per Lvinas, non l'ermeneutica e non la storia che vengono prima. il faccia-a-fac cia di due persone in cui l'altro da me, nella sua singolarit - irriducibile a qu alsiasi selezione previa: amico/nemico, compatriota o straniero - si rivela, spe cie se emarginato, come prossimo da amare [...] ma se nel rapporto faccia-a-facc ia si manifesta in qualche modo l'amore del prossimo, allora anche l'uso della t ecnica, delle tecnologie, pu essere assunto come bene, anche oltre il mero essere dei filosofi, come via di socievolezza umanistica, pur nel pieno rispetto delle societ complesse" [Ardig 1993: 36-37]. Dunque anche nelle relazioni mediate da computer emerge la coscienza dell'uomo e la consapevolezza dell'altro come Alter Ego. L'empatia (anche se ovviamente att enuata dal medium utilizzato) permette comunque il proiettarsi intenzionale dell a coscienza al di fuori dell'introspezione. Il coglimento empatico scopre un sen so nuovo delle cose e scorge in esse connessioni impensate. Da questa esperienza pu sorgere una condivisione comunicativa di messaggi ed inte razioni ripetute, soprattutto quando due o pi persone appartengono al medesimo mo ndo della vita. Per Lebenswelt si intende un regno di evidenze originarie, pre-c ategoriali, largamente fondate sull'intuizione e sulla socializzazione primaria. Questa dimensione corporea, fisica (anche territoriale) fondamentale per la con divisione di comunicazioni e la creazione di un tessuto di interazioni reciproch e che possa ispirare una compresenza di esperienza, di motivazioni e di percezio ni del mondo [cfr. Ardig 1988: cap. 5]. L'empatia, il mondo della vita, l'ancorag gio ad un patrimonio simbolico comune sono tutti elementi particolarmente import anti anche nelle interazioni on-line. Senza di essi non sarebbe possibile costru ire un ponte fra i micro flussi comunicativi ed i piccoli gruppi operanti a live llo locale. Questo avviene gi nel ciberspazio, grazie alla sempre maggiore interattivit dei me zzi. "Nel ciberspazio la formula one to many lascia il passo a quella many to ma ny grazie alle potenzialit connettive ed interattive del supporto telecomunicativ o [...] Non a caso questa la forma che nella sua deriva tecnologica il WWW sta ass umendo: un ipermedia che connette saperi diversi e differenziati - una sorta di megamacchina narrativa" [Boccia Artieri 1998: 260]. La possibilit di interfacciare in modo multidirezionale culture locali e comunica zioni planetarie un attributo centrale dei new media. Come ha notato De Kerchkov e [1997a], la nuova tappa la diffusione di Java, un linguaggio di programmazione che somma all'accesso dei dati anche l'accesso dei software e la capacit di gest ione di computer remoti. In questo modo saremo in grado di operare su dei mainfr ame con cui ci potremo collegare via rete. Salir pian piano la capacit di riconfigurare continuamente le reti, di allargarne o di aumentarne la complessit a piacere. Questo moltiplicher anche i software di g ruppo, relativi sia al lavoro che al tempo libero, potenziando le strutture di a utorganizzazione. Ci incentiver la nascita di comunit di persone in grado di operar e su scala globale, aventi la stessa mentalit. Il nuovo "ambiente interattivo mul tidirezionale" [ibidem: 102], condurr pian piano alla formazione di uno spazio pu bblico di tipo transnazionale, all'interno del quale per esisteranno ancora delle identit nazionali e locali. Il "villaggio globale" porter ad un allargamento della coscienza, dovuto alla pos sibilit di conoscere le notizie di tutto il mondo in tempo reale e di produrre in formazione e conoscenza condivisibile con altri. "Adesso, con l'avvento di Internet, abbiamo il primo medium che allo stesso temp o orale e scritto, privato e pubblico, individuale e collettivo. La connessione fra mente pubblica e privata avviene per il tramite delle reti aperte e intercon nesse del pianeta" [De Kerckhove 1997b: 188]. Si former una specie di intelligenza collettiva, come precipitato dei tanti appor ti individuali. Sar impossibile fermare questo sviluppo, bloccando il lavoro crea tivo anche dei singoli. Certo, non si potranno trascurare le multinazionali, i g overni ed i grandi potentati economici. Quello che balzer in primo piano, peraltr o, che "la nostra coscienza personale, normale, interiorizzata, si esteriorizzer. L'intero mondo esterno diventer un'estensione della nostra coscienza, proprio co

me avveniva per le culture pi primitive. Questa non sar la fine, ma l'eliminazione dal centro della scena dell'Homo theoreticus, sostituito dall'Homo partecipans" [ibidem: 59]. Si svilupper quindi una "intelligenza collettiva", ovvero, con le parole di Lvy, "un'intelligenza distribuita ovunque, continuamente valorizzata, c oordinata in tempo reale, che porta ad una mobilitazione effettiva delle compete nze" [Lvy 1996: 34]. Sar possibile effettuare interscambi in tempo reale, integran do l'apporto di tutti e sfruttando al meglio le competenze individuali. In una s ociet dove il sapere e l'innovazione sono centrali, la capacit di far interagire l e rispettive abilit per costruire dei progetti collettivi (sia per il tempo liber o che per la vita etico-civile) sar sempre pi preziosa. Le qualit umane vanno fin da ora raggruppate (dovunque essi si trovino), messe as sieme e sollecitate perch costruiscano dei prodotti intermentali che sappiano poi depositarsi nel web, il nuovo sistema nervoso centrale. "[...] la trasmissione, l'educazione, l'integrazione, la riorganizzazione del le game sociale devono cessare di essere attivit separate. Devono essere compiute da ll'intera societ verso la sua stessa totalit, e potenzialmente da qualsiasi punto sociale in movimento verso qualsiasi altro, senza una canalizzazione preliminare , senza passare attraverso qualche organo preposto" [ibidem: 54]. Il ciberspazio l'ambiente migliore per accogliere questo processo di mutua cresc ita collettiva, in cui le differenze individuali diano origine ad uno scambio di saperi, creando una sorta di intelligenza diffusa, capace di circolare dappertu tto ed informare tutta la rete. Si genera quindi una cibercultura che rappresent a un universale senza totalit, una immensa rete despazializzata che si scompone i n una pluralit di culture particolari, di habitus soggettivi ed intersoggettivi d ifferenti [vedi Lvy 1998]. De Kerckhove [1993, 1995] interpreta questo fenomeno come la genesi di una "cult ura della profondit" che porta a vedere attraverso le cose, a problematizzarle ed a chiederci il perch di esse. Essa ci rid la coscienza del nostro vivere in un si stema sociale che in interazione con altri sistemi, incluso l'ambiente naturale. Ci incita tutti a ragionare in termini di equilibrio globale, di gestione dei nu merosi ambiti in cui ci troviamo. Il ciberspazio porta a sviluppare un policulturalismo, un atteggiamento mentale di chi vive in un contesto locale ma si inserisce in un quadro internazionale. Se da un lato tutti i cittadini mantengono una coscienza ambientale, un senso di appartenenza al proprio territorio, d'altra parte si aprono ad un livello trans nazionale caratterizzato da cornici sociali e linguistiche completamente diverse . Come gi avviene a livello di consumo [cfr. Lipovetsky 1992; Weil 1993; Morace 199 0, 1996; Dell'Aquila 1997], il think global ed act local contraddistinguono un i ndividuo pi intelligente, che riesce a gestire meglio l'eccesso di complessit e di sovrainformazione proveniente dal suo ambiente. Questo trend si affianca e conferma quello che abbiamo verificato nel ciberspazi o, ossia lo sviluppo di una comunicazione a due vie, co-gestita sia dall'utente (oggi fattosi pi scaltro ed esperto) che dalle strutture macrosistemiche, sempre pi "costrette" (perch incalzate) a dare voce alle richieste dei collettivi intelli genti. "In definitiva il concetto di intelligenza da una parte si astrattizza, si svinc ola dalle specificit per divenire spazio interattivo condiviso, cyberspazio; ma i n quanto tale diviene una matrice comune che possibile delocalizzare in forme lo cali, secondo valorizzazioni soggettive" [Boccia Artieri 1998: 260]. Internet ha inventato un nuovo tipo di intelligenza connettiva e glocale, prodot ta dalla co-determinazione tra le iniziative dei singoli e le potenzialit informa tive della rete delle reti. (1) Per una critica profonda a questo tipo di epistemologia soggettivistica e co struttivistica rimandiamo alle opere di Ardig [1988]; Donati [1991]; Morra [1992] ; Cipolla [1997]. Qualche accenno si pu trovare anche nel nostro saggio su L'info rmazione di secondo livello [Dell'Aquila 1998a]. (2) Sul tema della complessit molto stato scritto; si vedano i testi di Bocchi e

Ceruti [(a cura di) 1985]; von Foerster [1987]; Bateson [1988]; Morin [1983, 198 5]; Ardig e Mazzoli [(a cura di) 1990].

Cap 3 Il concetto di comunit virtuale "La magia della partecipazione raggiunge la sua vetta con il videomessaggio (Minitel), e pi precisamente nei reticoli conviviali o in quelli erotici [...] Questo fenomeno portatore di un'atmosfera emotiva specifica che proviene dal sentimento di partecipare ad una comunit, fosse soltanto una comunit tratteggiata o perfino invisibile, dove ciascuno pu disperdersi mentre viene riconosciuto per intero con le sue varie potenzialit" [Maffesoli 1993a: 303-304]. 3.1. Critica al concetto di comunit virtuale Il termine "comunit virtuali" ha avuto una grande fortuna sia a livello di stampa popolare che di pubblicazioni specialistiche. Molti sono i sinonimi utilizzati in sua vece, ma rare sono le riflessioni sulla sua precisa valenza semantica. Qu esto stato lacunoso ci ha posto in un certo imbarazzo, poich lo stesso oggetto de lla nostra ricerca appariva, visto dall'esterno, qualcosa di fumoso e poco chiar o. Cercheremo pertanto di chiarire questo concetto, analizzandone alcune accezio ni correnti ed indicando perch secondo noi esso va sostituito. Nella storia della sociologia quando si parla di comunit viene spontaneo il rifer imento a Tnnies [1963], che lo ancorava alla convivenza comune a base territorial e definita, in cui si sviluppavano relazioni sociali intense con pochi soggetti. La Gemeinschaft per questo autore era una unione forte ed imperativa, la quale n asceva dalla volont organizzata di persone che si sentivano strettamente collegat e dal tutto sociale. In essa il legame sociale contava pi dell'amicizia e dell'au tonomia individuale. Era la comunit stessa che costituiva le persone che ne facev ano parte. Per questo, a livello esemplificativo, l'Autore tedesco collegava a q uesta formazione sociale i rapporti di sangue e la terra, il sesso e la filiazio ne, il costume, la fraternit e la religione. La comunit era una tipizzazione legat a alla societ agricola, alla dimensione del villaggio o della piccola citt, della economia familiare (o della piccola industria), delle forme precapitaliste di pr oduzione e circolazione dei beni. Ad essa si accoppiavano la vita rurale, l'aris tocrazia, la prevalenza dei partiti conservatori e le forme di diritto abitudina rio. Il collettivo prevaleva sull'individuo, il localismo sull'universalismo e l a comunicazione faccia a faccia ed uno scopo condiviso da tutti tracciavano i co nfini (anche normativi) per la vita sociale. Qui la sociabilit era alta ed invasi va, i rapporti di vicinato e di sangue e la tradizione costituivano il terreno e ntro il quale ognuno doveva muoversi. L'appartenenza ad un "mondo vitale" ed ad un ceto gi stabilito definiva la solida riet ed il sentimento all'interno del gruppo ed instaurava una cooperazione fra p ochi. La Gemeinschaft, secondo questa modellistica, veniva concepita come un vil laggio, un quartiere, un ecosistema, un gruppo primario che si basava sul contat to fisico, sull'incontro, sulla presenza, sull'ideazione. Le relazioni sociali nella comunit si caratterizzavano perch erano basate sulla "v olont essenziale" (consenso originario) fra uomini, a differenza invece delle soc

iet, dominate dalla volont arbitraria (tipica del contratto). Tnnies notava anche u n graduale passaggio dalla comunit alla societ, ovvero da un ordine basato sul con senso ad un altro basato sulla convenzione, da una legge maggiormente consuetudi naria (basata sulla tradizione) ad una legge pi statutaria, da una moralit prevale ntemente fondata sulla religione ad una derivata dalla opinione pubblica. Secondo C. Cipolla [1997: 466 e sgg.], tutte queste schematizzazioni vanno criti cate e riviste, perch derivano da assunti vitalistici ed organicisti. Non mai esi stita una comunit siffatta, che escludesse completamente tutti i ruoli sociali e le obbligazioni relative. Le relazioni sociali infatti includono sia i ruoli sistemici rappresentati dagli attori sia i rapporti intersoggettivi; occorre perci evidenziare l'artificiosit d ella dicotomia comunit/societ. Da un punto di vista epistemologico i "tipi normali " elaborati da Tnnies non sono falsificabili perch inosservabili nella realt empiri ca; ci li rende di dubbia utilit anche nel nostro studio. Anche P. Donati ha elabo rato delle critiche simili, notando che entrambe le dimensioni sono costitutive del sociale odierno (e non in un rapporto evolutivo). "In base al modello della complessit, le due categorie o 'tipi normali' debbono invece essere intesi come d ue insiemi di possibilit che restano sempre aperte, interagiscono e si compenetra no in termini di maggior probabilit (situazionale) determinata sia da fattori str utturali (condizionali, strumentali) che da fattori normativi (di valori, di 'vo lont' secondo la terminologia di Tnnies)" [Donati 1991: 99]. La relazione sociale comprende quindi, da un punto di vista epistemologico, sia le dimensioni sistemi che, associative, che quelle azioniste, di mondo vitale: entrambe sono espressio ni dei social network e sono pertanto indisgiungibili. Da questo punto di vista, anche il concetto di "comunit virtuale" appare in s cont raddittorio, poich condensa un'accezione del termine comunit troppo idealista ed i n stridente contrasto con la delocalizzazione tipica di questi gruppi sociali. S econdo Ann Beamish "virtual or on-line communities refers to groups of people wh o congregate (electronically) to discuss specific topics which range from academ ics research to hobbies. They are linked by a common interest or profession. The re are no geographic boundaries to on-line communities and participants anywhere in the world can participate" [Beamish 1995: cap. I, nota 1]. Schematizzando, la studiosa americana intende per "comunit virtuale" un gruppo di persone caratterizzato da: 1) un mezzo di comunicazione mediato elettronicamente, condiviso da tutti gli at tori; 2) l'informazione comunitaria; 3) la discussione su alcuni temi che interessano tutti i partecipanti; 4) l'irrilevanza della localit geografica in cui ogni persona si trova. Manca, forse, in questa definizione, un accenno alle relazioni sociali ed al sen so di appartenenza che si sviluppa in queste reti. Cos formulata, infatti, non si vede perch chiamare un gruppo simile "comunit". Come la stessa Beamish nota, un s ignificato tradizionalmente associato all'idea di community il senso di apparten enza, un corpo di valori unitario, un sistema organizzativo condiviso. In questa accezione, necessaria la presenza fisica perch si sviluppi anche l'identificazio ne emotiva in un gruppo. Proprio l'appartenenza, il feeling of belonging costituisce lo spartiacque fra l a concezione tradizionale e quella telematica della comunit. Contrariamente alla Beamish, Rheingold, nel suo cult-book (invero molto giornalistico), punta molto sulla comunione sociale che lega i gruppi telematici. La sua definizione delle comunit virtuali per pi semplificata e generica: esse veng ono intese come "nuclei sociali che nascono nella Rete quando alcune persone par tecipano costantemente a dibattiti pubblici e intessono relazioni interpersonali " [Rheingold 1994: 333]. Nell'introduzione all'opera Comunit virtuali lo scrittore ricorda tre tipi di ben i collettivi che ne costituiscono il cemento sociale. Il primo il capitale socia le di rete, ovvero la capacit di essere accolti anche in spazi virtuali nuovi, ma i conosciuti. Il secondo il capitale di conoscenze, il patrimonio di competenze,

abilit e saperi che gli appartenenti a questi tipi di gruppi posseggono e metton o in comune. Il terzo la comunione sociale, il senso di vicinanza e di condivisione che si pr ova in questi luoghi telematici. Rheingold riporta vari casi in cui tutti gli ap partenenti ad un forum telematico hanno sostenuto alcuni membri in difficolt. La concezione di "comunit virtuale" che scaturisce da queste concettualizzazioni quella di uno spazio pubblico telematico, dove si pu rivitalizzare l'antica socie t civile in nuove forme. "La concezione di una rete mondiale di comunicazioni pro gettata dai cittadini e controllata dai cittadini una versione dell'utopia tecno logica che potremo chiamare 'agor elettronica'" [ibidem: 16]. La nostra opinione, invece, che non tutti i gruppi che si formano in rete possan o essere considerati "comunit" e che solo alcuni (molto circoscritti) fungano ogg i da spazi pubblici di confronto e di stimolo per il sistema sociale complessivo . Come nota anche A. Stone [1991], i gruppi che operano on-line si caratterizzano soprattutto per i forti legami sociali esistenti, pur essendo basati sull'atomiz zazione del sociale, sulla comunicazione fra persone isolate. Nel suo libro, com e in quello di S. Turkle [1997], si tratta molto spesso di singoli che creano le gami virtuali a scopi prevalentemente ludici, cosa che impedisce lo sviluppo di una coscienza civica. Gli ottimisti, come Jones [1995: 26], ritengono che la cybersociety possa garant ire una comunicazione democratica, aiutare lo sviluppo di controculture, creare nuove opportunit per l'educazione e l'apprendimento, ristrutturare l'interazione uomo/macchina. Il punto che queste realizzazioni appaiono possibili solo in alcuni casi ben cir coscritti e non totalmente generalizzabili. Lo spazio virtuale, infatti, qualcos a di "creato" dagli utenti e la sua definizione sociale e i suoi fini variano in funzione delle categorie impiegate dalle persone. Come hanno messo in evidenza McLaughlin, Osborne e Smith [1995] nel caso dei newsgroup, il senso di identific azione deriva qui non dall'identificazione in una realt data, preesistente, ma da lla comprensione reciproca di un'identit di gruppo, che pu essere molto differente a seconda dei fini comuni. Ci che importante, in questi spazi, la creazione di n uove identit sociali, spesso instabili e fluttuanti. Gli autori menzionati, infat ti, sono diffidenti nel paragonare questi gruppi a delle "comunit" in senso class ico e spesso li vedono come costrutti sociali ove persone molto distanti per sta tus, nazionalit, ecc. possono fermarsi per po' a colloquiare. Jones, pi recentemen te [1997], ha paragonato i gruppi on-line a imagined communities, riprendendo il titolo di un'opera di Anderson [1983]. Secondo Jones essi si distinguono per lo stile di cui si fanno portatori e per il modo in cui si formano. In primo luogo , essi sono realt mutanti, che sopravvivono nell'hic et nunc. Raggruppano quindi persone altrimenti separate e con pochi elementi in comune. Tutti costoro hanno in comune qualche interesse, come leggere o colloquiare in una chat room e crean o dei comportamenti, degli habitus di gruppo. Gli standard e le norme comuni, in questi casi, sono per spesso negoziabili e l'identit sociale perennemente in muta mento. Ci che unisce queste persone probabilmente solamente il fatto di esperire uno stile comune, cosa che ingenera una minima organizzazione di base e dei cont rolli sulle interazioni reciproche. Qui la vita sociale viene continuamente edit ata, riscritta e nuove narrazioni vengono sempre introdotte. Alcuni studiosi sostengono che queste esperienze possono essere liberatorie: anc he S. Turkle [1997] nota come l'adesione a dei gruppi siffatti rappresenti talvo lta un modo per sperimentare il self ed arricchire la propria identit personale. M. Willson [1997] critica queste posizioni perch ritiene che possano finire solam ente con lo svuotare il s di un singolo. La possibilit di cambiare il proprio sess o virtuale o di restare anonimi, de-corporeizzati, distrugge tutti gli attributi fisici e culturali della persona. Spesso, nota Willson, i vari partecipanti, sr adicati dall'incontro virtuale, sentono il bisogno di rinforzare le loro relazio ni on-line simulando contatti sensoriali. La cancellazione di ogni traccia del " corpo fisico" e della coscienza conduce quindi alla polverizzazione della person alit ed all'incapacit di decidere quale sia il bene comune e la condotta migliore.

Le comunit virtuali, per M. Willson, sono gruppi fluidi, molteplici, in cui si ve rifica solo una comunione fine a se stessa. Riprendendo le teorie di Nancy e Aga mben, l'autrice sostiene che le comunit virtuali sono gruppi in cui sopravvalutat o il contenuto relazionale dello stare insieme. Quello che importa qui il religo , ovvero l'interdipendenza. Come in Simmel, "il sociale il relazionale in quanto tale, ossia l'azione reciproca in quanto interazione che produce, si incorpora e si manifesta in qualcosa che, pur non visibile, ha una sua 'solidit'" [Donati 1 991: 46]. Ne emerge una socialit povera, svuotata, de-normativizzata. Nelle comun it virtuali i partecipanti appaiono come esseri liberamente fluttuanti, autonomi, le cui relazioni intersoggettive rimangono superficiali ed astoriche. Si perdon o cos irrimediabilmente tutte le determinazioni corporee, tutti i significati cul turali, il background che caratterizza (nell'incontro face-to-face) ogni essere umano. Ci provoca anche un processo ancor pi negativo: "[the] abstraction of commu nity from the political possibilities of real space" [Willson 1997: 159]. La rim ozione della possibilit dell'azione politica nella realt , cos, il processo ultimo d i questa distruzione del sociale portata dal diffondersi dei legami virtuali. Pur condividendo molti timori di questa analisi, intendiamo per introdurre alcune distinzioni utili a comprendere meglio come funzionano i gruppi virtuali. Innan zi tutto, come abbiamo tratteggiato nel paragrafo 2.1, la tipologia di "comunit v irtuali" oggi mutevole ed imponente. Non tutte le forme di comunicazione mediata dal computer svolgono le medesime funzioni o posseggono le stesse modalit operat ive. Serena Vicari [1996] ha individuato in astratto tre tipi di compiti svolti dalle realt in oggetto. Il primo quello strumentale: come nel caso della comunit scient ifica o dei progetti pi prettamente operativi, le relazioni in rete si possono fo calizzare sullo svolgimento di task specifici. Il secondo tipo di funzioni comprende invece quelle dettate dal bisogno di socia lit: in questo caso l'interazione orientata alla costruzione di relazioni ed ha u na finalit prettamente espressiva. La grande espansione delle reti telematiche av viene sotto la spinta di queste motivazioni, come nel caso del Minitel francese [vedi Shields (ed.) 1995]. Le motivazioni del secondo tipo favoriscono quindi la diffusione soprattutto dei giochi di ruolo o delle chat line, dove le interazio ni sono pi spesso fini a se stesse. Vi poi un'ultima funzione svolta dai gruppi t elematici: essi possono divenire arene per la sperimentazione dell'identit. Se la letteratura sulla post-modernit ci dimostra come il s attuale si caratterizzi per la sua frammentazione, incoerenza ed instabilit, gli ambienti virtuali sono un c aso tipico in cui queste esperienza possono esser provate direttamente. Spesso i MUD sono quasi dei riti liminali con cui il s si rinnova, entrando in una comuni t fantasmatica e mutabile. Turkle e Stone ci mostrano molti casi empirici dove la comunicazione mediata da computer diviene il campo per poter esprimere un'ident it nuova e dissimile da quella ordinaria. Gli usi pi "ludici" o sperimentali della rete generano quindi gruppi che potremmo definire forme di tecnosocialit fluttuante; sono questi i casi pi distanti dalla tradizionale nozione di comunit. Quando per le relazioni telematiche si strutturan o, dando luogo ad associazioni che si pongono obiettivi concreti (o simbolici), allora ci troviamo di fronte a realt pi vicine alle forme tradizionali di comunit. Noi continueremo a parlare di comunit virtuale (in modo indifferenziato), solo pe rch ormai questo termine entrato nel linguaggio scientifico, ma nei prossimi due paragrafi avremo modo di distinguere due differenti tipologie. Prima di passare allo studio empirico della tecnosocialit e della teleorganizzazi one, per opportuno definire gli elementi di base di ogni gruppo virtuale. Nancy B aym [1995], riferendosi soprattutto ad un newsgroup, tratteggia infatti uno sche ma generale applicabile a tutte le forme di computer-mediated communication. Per lei queste interazioni sono generate tramite un interscambio fra le struttur e esistenti e le azioni comunicative dei partecipanti, che, usando le risorse di sponibili, introducono sempre nuovi contributi. Di conseguenza l'Autrice identif ica cinque fattori principali che, intersecandosi, creano la comunicazione media ta da computer. Il primo il contesto esterno ad essa: pu essere ad esempio la sfera linguistica i nglese o l'alta istruzione dei partecipanti. Inoltre anche le norme comportament

ali proprie di Internet (a partire dalla netiquette) influenzano le interazioni on-line. Pensiamo anche all'uso di acronimi, di abbreviazioni e "le faccine" (gl i emoticons) con le quali si esprimono in modo testuale degli stati d'animo (fel icit, arrabbiatura, ironia, ecc.). Occorre poi analizzare l'argomento vero e prop rio su cui verte la conversazione o gioco, per capire quali sono le regole cui d evono attenersi tutti i partecipanti. Il secondo elemento la struttura temporale della comunicazione mediata da comput er. Vi sono gruppi che operano in modo sincrono (come i MUD o gli IRC): in quest i casi tutti i partecipanti interagiscono in tempo reale e non hanno il tempo di meditare su quello che fanno. In gruppi come le mailing list o i newsgroup ques to non accade, perch le relazioni avvengono asincronicamente ed ogni attore pu ris pondere ad un messaggio anche diversi giorni dopo. Il terzo elemento l'infrastruttura del sistema. Essa dipende dalle configurazion i fisiche, dall'adattabilit del sistema e dal fatto di essere user-friendly. In p articolare queste caratteristiche sono relative alla velocit del sistema, alla di spersione dei computer, alla possibilit di programmare il sistema stesso o la fac ilit e flessibilit delle interfacce. Ricordiamo che quando N. Baym scriveva il Wor ld Wide Web non si era ancora evoluto e la maggior parte delle interazioni in In ternet erano testuali; le ricerche di Jones e dei collaboratori pochi anni dopo [Jones (ed.) 1997] sono avvenute in un ambiente molto pi standardizzato ed omolog ato a livello di sistemi operativi, di semplificazione delle interfacce, ecc. Qu esto potrebbe aver portato a delle modifiche anche nel rapporto uomo-computer, c ome suggerisce S. Turkle [1997]. Il quarto elemento principale per descrivere la computer-mediated communication il fine del gruppo: questo pu essere primariamente sociale (come quello dei gioch i di ruolo o di IRC) o pi rivolto alla svolgimento di task specifici o di interes si definiti. In alcuni casi vi sono dei fini dichiarati ed altri latenti altrett anto importanti. L'ultimo elemento rappresentato dalle caratteristiche dei partecipanti: di solit o sono per lo pi maschi, ma con differenti gradi di abilit tecniche ed esperienza. Il gruppo studiato dalla Baym era multinazionale e di estrazione diversa, con s tatus sociali molto diversificati. L'impatto di tutte le variabili considerate genera quindi l'interazione sociale, in un continuo alternarsi di costrizioni sistemiche e creazione di significati intersoggettivi. La dinamica, pluridimensionale e polisensica, inspiegabile senz a far riferimento all'intreccio di tutti i fattori menzionati e incide sulla str uttura del gruppo. In questo senso le forme espressive possono essere molte e pi o meno convenzionali. Vi sono quindi le icone espressive, che possono indicare v ari stati d'animo. C' il vocabolario iniziatico con cui gli utenti esperti di un gruppo vogliono salvaguardare il loro predominio. Le forme espressive sono un ca mpo sempre in mutamento, poich ne vengono introdotte spesso delle nuove. Vi poi l'identit personale, che pu mutare di contesto in contesto. In alcuni casi (come nei MUD o in IRC) si pu rimanere anonimi e darsi un'identit fittizia. In alt ri, si costretti a spedire il proprio e-mail; alcuni utenti usano inoltre un sig nature file in calce ai messaggi ove appongono i propri dati. Diversi inoltre sono i tipi di relazioni fra i partecipanti: in alcuni gruppi pu esservi un moderatore o un list owner che dirige il traffico e che ha una posizi one in un certo senso sovraordinata rispetto agli altri. In altri casi i rapport i potranno esser pi orizzontali ed egalitari (anche se gli utenti pi anziani tende ranno sempre a far pesare la propria esperienza). Vi sono infine anche le norme di comportamento, che sono direttamente collegate con i fini di gruppo. Queste includono al minimo il rispetto della netiquette (l a protezione della privacy, il divieto di copiare impunemente le idee altrui, ec c.). Naturalmente vi potranno esser delle regole pi definite per evitare delle fl ame war (le guerre a base di insulti che si scatenano nei gruppi) e per mantener e degli standard di condotta il pi "civili" possibili. Capire una comunit virtuale significa quindi analizzare come tutti questi fattori si modificano, come vengono creati, tramite negoziazione reciproca, dei signifi cati culturali e da quali forze e contesti questa opera incessante viene incorag giata, ovvero ostacolata. La formazione di significati intersoggettivi attravers

o la partecipazione comune di pi persone pu dar luogo, quindi, a risultati fra i p i diversi. Noi abbiamo individuato due principali "tipi ideali" di comunit virtual i. Ci avviamo quindi a trattare del primo, ovvero della tecnosocialit che costitu isce la maggior parte delle interazioni in rete.

3.2. La tecnosocialit Le comunit non strutturate comprendono, secondo la tipizzazione da noi proposta, i MUD, l'IRC ed anche molti newsgroup dallo scopo prevalentemente ludico. Natura lmente questa classificazione ha valore solo in astratto: esistono infatti, ad e sempio, MUD sociali, con finalit innovative (studio di nuove forme di cooperazion e a distanza, di sperimentazione di nuovi linguaggi di programmazione o per la m essa a punto di metodi per la formazione o l'insegnamento). Precisato tutto ci, passiamo a delineare le principali caratteristiche di questi gruppi sociali. I MUD sono i casi pi emblematici di questi ambienti virtuali. In essi, come nei giochi di ruoli tradizionali, l'elemento centrale la creazione de gli avatar, i doppi virtuali che rappresentano i giocatori, in contesti spesso i nventati, pieni di regole, punteggi, armi di potenza codificata, ecc. Qui ovviam ente la costruzione sociale della realt massima ed i personaggi inventati non han no nessuna connessione con la vita reale. In questi ambienti nato anche il "sess o virtuale" in rete, stante la possibilit di creare "stanze private" in cui poter allegramente discutere di argomenti intimi. Anche l'idea della "morte virtuale" nata nei MUD, dove possibile (per i giocator i pi esperti) uccidere un avatar altrui. Questo ha generato molte critiche social i, poich perdere un "personaggio" (per costruire il quale sono state impiegate de lle ore) un evento drammatico [cfr. Metitieri e Maniero 1997: 134 e sgg.]. Heather Brombergh [1995] sostiene che in questi casi avviene un'alterazione dell a percezione della realt sociale, con la perdita dei confini fra reale e virtuale . I MUD consentono ad individui isolati di entrare in contatto con altre persone , sviluppando forme di socialit on-line. I partecipanti possono quindi giocare co n la propria identit, allargandone i confini simbolici. C' poi il richiamo erotico dato dalla possibilit di fare "sesso virtuale", ovvero mere fantasie che si conc retano in messaggi o comandi scritti. Tutto ci basta a scatenare l'immaginazione dei singoli, liberandola e permettendo ad essi di esperire dei "voli pindarici" che spesso finiscono nel narcisismo. Da ultimo, la Bromberg include nelle funzio ni dei MUD anche il divertimento dato dal padroneggiare un mondo artificiale nuo vo e dalla capacit di riplasmarlo in base alla propria volont. Queste tesi sembrerebbero confermare le teorie di S. Turkle, che vede questi amb ienti come luoghi ove sfidare la propria identit personale. Il primo approccio co n i MUD si caratterizza infatti per un forte senso di intimit, pur nell'anonimato . I partecipanti possono mettere in scena aspetti di s prima sconosciuti o finger e di avere personalit completamente diverse da quelle reali. I legami di socialit si sviluppano con una velocit che sembra enorme. Nel giro di una settimana si pu a vere la sensazione di conoscere a fondo qualcuno. Quando poi lo si incontra vera mente, allora scoppia una grande delusione. Ci indica che quel che si cerca nell' altro la proiezione dei propri sentimenti e pensieri. Un avatar virtuale diviene un manichino su cui il nostro inconscio pu riversare pulsioni represse. In quest i ambienti, quindi, piaceri e dispiaceri, idealizzazioni e demonizzazioni sono t utti esagerati. Gli altri divengono un prolungamento dell'io. Per alcuni si rito rna ad una fase narcisista [Robins 1995; Mantovani 1995] dello sviluppo mentale; per altri, come S. Turkle [1997: 302], il MUD un mezzo per saggiare i limiti de l proprio s, mettendone in scena tutti quegli aspetti che nella vita reale sono i nibiti. Da qui deriva comunque una certa frammentazione dell'io, che quanto meno si ritr ova scisso fra la sua identit virtuale e quella reale [vedi Mantovani 1995]. Il b ilanciamento fra queste due sempre problematico e contraddittorio, con rischi di rifugiarsi in un'immagine di s arcaica ed onnisciente. Per questo "potremmo supp

orre che sia gli inventori, sia gli utenti dei nuovi mezzi di comunicazione sian o animati da una brama di divinit. Nella misura in cui si propongono come onnisci enti, invisibili ed inaccessibili al tempo stesso, le tecnologie moderne hanno i n sostanza le stesse caratteristiche delle divinit nelle religioni monoteistiche" [Passerini et al. 1996: 195]. Come vedremo meglio nel prossimo capitolo, questo atteggiamento appare spesso co me una regressione verso stati mentali primitivi, pi che un atteggiamento maturo ed indirizzato alla creazione di una sfera pubblica. La medesima reazione si pu ritrovare negli utenti dei canali IRC. Anche questi ul timi sono luoghi di discussione sincrona, priva di finalit e potenzialmente in gr ado di durare all'infinito. Spesso questi ambienti sono utilizzati per motivi es clusivamente ludici e gli utenti non forniscono i loro veri nomi (o il loro vero e-mail) ma solo un nickname con il quale essere identificati nelle sessioni. La popolazione che si sintonizza sui vari canali molto numerosa ed eterogenea e questi ambienti non hanno regole fisse o un contesto come i MUD; le conversazion i quindi possono andare avanti senza requie. Naturalmente vi sono delle "autorit" anche qui: gli IRC op, che controllano il buon funzionamento delle rete ed i ch annel op, i quali sono coloro che aprono canali nuovi. Quest'ultima carica molto ambita e crea talvolta degli schieramenti virtuali contrapposti. Lo status di c hannel op permette infatti di sbattere fuori dal canale gli ospiti indesiderati, cosa che ovviamente eccita molti. da notare, peraltro, che chi stato bandito pu immediatamente rientrare nel canale utilizzando un altro nickname. Anche IRC sembra quindi un ambiente virtuale libero, in cui la fantasia pu galopp are e le interazioni possono ricominciare sempre ex novo. Qui, come nei MUD, l'i dentit pu essere camuffata, stravolta e rivoluzionata. Certo negli scambi che si s viluppano nei vari canali ci sono dei limiti dati dalla presenza degli operatori di canale che possono espellere dei soggetti. Questa sorta di controllo sociale non autorizza per a dire, come fa Rheingold [1994: 211], che gli utenti di IRC c ostituiscono una cultura. Non bisogna dimenticare infatti che i cibernauti sono comunque liberi di darsi dei nickname fasulli con i quali sviluppare dei dialogh i su quello che a loro aggrada. Questo naturalmente sviluppa talvolta un sentime nto di complicit e di comunione che deriva dall'anonimit; non dobbiamo per scordare che la comunicazione si rigenera ogni giorno ed ogni momento. Si pu quindi avere la sensazione di condividere con un altro un'esperienza profonda, quando invece si sta colloquiando con un fantasma virtuale che domani potrebbe cambiare nome. Un caso estremamente interessante quello dello psichiatra Sanford Lewin, che cre un personaggio femminile: Julie Graham. Lewin descrisse Julie come una neuropsic hiatra paraplegica e muta (dopo un grave incidente) e la introdusse in vari news group e poi in diverse chat line. La storia di Julie pian piano si venne arricch endo di particolari biografici ed ebbe un'evoluzione, poich ella annunci di sposar si, di fare un viaggio di nozze ecc. A. Stone [1991: 69 e sgg.] descrive perfett amente il grado di intimit raggiunto da Julie con molte donne, che si aprivano a lei e le chiedevano consigli. Lewin svilupp una personalit parallela alla sua, con le proprie idee ed opinioni. Ad un certo punto si accorse che il gioco era anda to troppo avanti, poich Julie divenne quasi un'altra identit. Lewin tent allora di far "morire" Julie per una malattia. Arrivarono per una montagna di espressioni d i solidariet e di cordoglio; le persone spedirono fiori, cartoline, offrirono ass istenza medica e finanziaria. Lewin fu costretto a far "riapparire Julie" e si d ecise, dopo diversi tentativi, a svelare il segreto. Tutto ci cre nel popolo delle chat line una grande reazione emotiva, peggiore forse della morte virtuale. Mol te donne si sentirono tradite, quasi vittime di uno stupro virtuale per aver con fessato i propri segreti ad una amica che le aveva tradite. Vi fu anche un gener ale senso di lutto per la perdita di una confidente importante. Questa storia di mostra la labilit di questi gruppi, siano essi MUD o canali IRC. Definirli "comun it" pare quindi aberrante e controfattuale, a meno che non svuotiamo questo conce tto del suo originario senso sociologico. Ci suggerisce di abbandonare la dizione "comunit virtuali" per utilizzare quella p i estesa e depontenziata di reti sociali che nascono e si sviluppano tramite la t elematica.

Una rete sociale si caratterizza in quanto "spontaneit e segmentazione pi o meno a rticolata, di contro ad un coordinamento sistemico pi o meno centrale di natura a utopoietica" [Cipolla 1997: 2445]. La rete, rispetto al sistema sociale, si pres enta come un'entit fluida, dai confini spesso sfumati. Essa indica una dispersion e di soggetti, una creativit che si esprime nell'informalit. Essa assume una logic a di tolleranza verso il diverso, fondandosi sulla fluidit, sulla previsione occa sionale. Il paradigma di rete si impronta quindi ad un policentrismo operativo che garant isce il pluralismo, la comunicazione multidirezionale. In essa l'informazione vi aggia in modo circolare, ricreandosi continuamente. Essa un intreccio che vive, crea, produce la sua sfera di relazioni, divenendo in parte relativamente autono ma dai soggetti. Una rete composta di individui, ma riesce a prescinderne nei suoi processi conti nui di autogenerazione, tracciando fugacemente un'esistenza sociale instabile, f luttuante. Essa definibile anche come "vita che fluisce fra l'apporto autonomo d ei soggetti e quello, altrettanto autonomo, di inter e di pi inter" [ibidem: 2446 ]. La rete salva il soggetto, ridandogli le sue capacit mitopoietiche, ma d'altra pa rte rimane sempre anche intreccio mutabile ed ateleologico, senza uno scopo ben definito. In essa si genera e rigenera la relazione sociale, ovvero un "rapporto fra auto, pi o meno intenzionati, che pu essere simmetrico o asimmetrico, che col lega e distanzia, che si riferisce nell'io al non-io, che possiede ed posseduto dai soggetti in campo [...] che non pu mai prescindere completamente dal contesto o da altro da s" [ibidem: 2417]. Le relazioni sociali sono rapporti fra monadi, che sanciscono una co-produzione della vita sociale. Le realt relazionali di cui parliamo sono caratterizzate da legami comunicativi m ediatizzati, che si svolgono per via telematica e svincolandosi dai tradizionali rapporti di vicinanza, di prossimit spaziale e temporale. La definizione ci pare pi precisa rispetto a quella di "reti socio-mediatiche" [Boccia Artieri 1995], i n quanto vogliamo qui esaltare le caratteristiche di rottura che i new media imp rimono ai nuovi legami. Come tutti i mezzi di comunicazione anche quelli nuovi influenzano la "geografia situazionale" della vita sociale [Meyrowitz 1993]. Essi cio portano ad un mutame nto del comportamento degli attori nel senso di una de-territorializzazione dell a loro presenza. Con ci permettono a diversi soggetti di agire contemporaneamente , oltrepassando la dimensione spazio-temporale. "Computer are arenas for social experience and dramatic interaction, a type of media more like public theater, a nd their output is used for qualitative interaction, dialogue, and conversation" [Stone 1995: 16]. Le reti socio-telematiche vanno studiate come rappresentazioni sociali in cui es istono alcuni attori che, come nei rapporti faccia a faccia, rappresentano i lor o personaggi di fronte ad un pubblico che li asseconda [Goffman 1969; Picci 1997 ]. Questi gruppi (che possono descrivere situazioni varianti da un'interazione o rganizzata ad un gruppo di interlocutori occasionali in un canale IRC) posseggon o anch'essi una qualche "forza". Tra gli indicatori che possiamo utilizzare a qu esto proposito vi sono il coinvolgimento affettivo che suscitano, l'intimit che r aggiungono i partecipanti, l'ammontare di tempo ad essi dedicato ed i servizi re ciproci scambiati. chiaro che alcuni gruppi (come MUD o IRC) possono risultare per certi versi "for ti" per il numero di ore (anche sei al giorno) che vengono trascorse in queste a ttivit (magari inframmezzate con altre) e per il senso di comunanza tra coloro ch e operano. Per certi versi, infatti, essi risultano quasi dei sostituti simbolici delle vec chie comunit nella societ comunicazionale. questa la tesi argomentata da Doug Schu ler in New Community Network [1996], dove le reti civiche vengono considerate co me una risposta nuova ad un bisogno di partecipazione e di legami sociali che og gi sono andati perduti. Non si pu, peraltro, essere troppo ottimisti o determinis ti, nel senso che appare difficile credere che individui atomizzati possano impr ovvisamente assumere una capacit progettuale [vedi Scheer 1997]. Occorre invece c

apire come queste reti si inseriscano all'interno della molteplicit di legami soc iali (formali ed informali) che caratterizzano la societ comunicazionale [cfr. ad esempio Donati 1991], affiancandosi anche alle nuove mode, alle comunit sub-cult urali, ecc. Ci ci conduce ad evidenziare gli elementi comuni di questi gruppi con quelli neotribali da alcuni identificati come l'elemento centrale della societ post-moderna . Secondo Maffesoli, "la magia della partecipazione raggiunge la sua vetta con i l videomessaggio (Minitel), e pi precisamente nei reticoli conviviali o in quelli erotici. L non pi necessario conoscersi per riconoscersi; esiste una forte presen za nell'assenza stessa [...] Questo fenomeno portatore di un'atmosfera emotiva s pecifica che proviene dal sentimento di partecipare ad una comunit, fosse soltant o una comunit tratteggiata o persino invisibile" [Maffesoli 1993a: 303-304]. Nel "tribalismo" telematico [Maffesoli 1988] si sperimenta un'ambiance, una Stim mung che sembra sedimentare un nuovo legame sociale. L'aisthesis, il sentire ass ieme, coagulatosi in un medesimo habitus (come la fruizione di un MUD) d luogo ad una socialit diffusa ed afinalistica. Il provare emozioni insieme conduce ad aggregazioni e riaggregazioni continue, c he vivono nell'"istante eterno" e si nutrono di usi comuni [Maffesoli 1990]. La socialit ha quindi una dimensione esclusivamente ludica, non dando luogo normalme nte a delle aggregazioni stabili, ma rinnovandosi continuamente. Ne nasce una "c ultura del sentimento" [Maffesoli 1992] che poggia su una pluralit di identificaz ioni estetiche cangianti. Del resto, quando gli interlocutori virtuali si incontrano in reale, spesso prov ano un grande senso di delusione, poich sentono che le loro relazioni erano imper niate sul gioco anonimo, sull'immersione in un altro ambiente. La socialit attual e designa infatti un tipo di aggregazione non basata sul contratto o sulla razio nalit, ma sulla prossemia, sullo stare insieme in un medesimo ambiente (reale o v irtuale) che si esaurisce nell'istante, senza dar luogo a dei legami duraturi. S econdo Maffesoli oggi "si assiste alla sostituzione di un sociale razionalizzato con una socialit a dominanza empatica. La socialit si sta esprimendo in una successione di ambiances, di atmosfere, sent imenti, emozioni. , per esempio, interessante notare che ci a cui rinvia la nozion e di Stimmung (atmosfera) [...] serve sempre pi, da un lato, per descrivere i rap porti che regnano all'interno dei micro-gruppi sociali, dall'altro per specifica re il modo con cui tali gruppi si situano nel contesto spaziale (ecologia, habit at, quartiere)" [Maffesoli 1988: 22]. Lemos ed altri studiosi del CEAQ hanno evi denziato in una serie di ricerche sul campo la genesi di una tecnosocialit [Aa.Vv . 1996] caratterizzata da una comunanza basata su affinit intellettuali, su un cl ima condiviso e distaccata dai tradizionali legami spaziali o temporali. "Les nouvelles possibilits des reseax informatiques permettent l'mergence de nouve lles formes communautaires (lectroniques ou virtuelles) fondes sur l'empathie, sur l'phmre et l'instantan, sur les affinits intellectuelles; dtaches de toute contrainte physique, territoriale ou de statut sociale" [Lemos 1996: 33]. Abbiamo cos definito genericamente le reti socio-telematiche, mettendone in rilie vo il carattere fuggevole, spontaneo ed anarchico. Boccia Artieri osserva a ques to proposito che i concetti fondamentali sono i seguenti: 1) di temporalit come contemporaneit [...]; 2) di spazialit come a-spazialit, come no sense of place; 3) di comunicazione come metacomunicazione, ossia esaltazione dell'aspetto relaz ionale del messaggio, di natura aggregante e di maggiore carico emozionale" [199 5: 131]. In alcuni gruppi di questo tipo, per, osserviamo dei fenomeni molto particolari, che possono designare la nascita di una struttura organizzativa pi stabile e dura tura. Alcune reti socio-telematiche sono effettivamente pi vicine a comunit, in quanto s i dotano di strutture proprie e costruiscono alcuni "confini di senso" con i qua li delimitano il ciberspazio. Uno degli esempi eclatanti il famoso WELL (Whole E arth Electronic Link), il sistema di teleconferenze studiato da Rheingold e scam

biato per il prototipo di "comunit virtuale". In Italia, una cosa simile si osserva nel caso di Citt Invisibile e di altre asso ciazioni telematiche che si distinguono nettamente dalla miriade di interazioni fuggevoli che popolano il ciberspazio. Occorre pertanto comprendere meglio quest i tipi di comunit strutturate e definirne i modelli organizzativi e la genesi. 3.3. Associazioni e teleorganizzazioni Citt Invisibile, PeaceLink, Pegacity e molti altri gruppi virtuali presentano un grado di coesione sociale molto pi alto rispetto a quelli analizzati finora. Malg rado la presenza di queste realt sia attualmente molto limitata (dal punto di vis ta quantitativo), noi vorremmo mettere in evidenza che il futuro della cittadina nza telematica e lo sviluppo di un'agor pubblica dipendono strettamente dalla dif fusione di queste organizzazioni a rete, pi che da quelle non strutturate. Le teleorganizzazioni cui ci riferiremo hanno tutte le caratteristiche delle ass ociazioni, ovvero sono "collettivit visibili, auto o etero-codistribuite, che com unque scontano il fatto di essere libere, non ascritte n vincolanti, e di fondars i su un interesse pi o meno materiale, anche parziale e mirato, comune" [Cipolla 1997: 191]. Questi gruppi auto-organizzati in base a fini da loro liberamente sc elti, prevedono un numero variabile di ruoli dirigenziali e presentano regole ri gide ed avvolgenti. L'associazione normalmente decide la propria organizzazione interna, divenendo "collettivo sociale che eccede se stesso", fissando delle pro prie mete, che possono essere di vario genere. Secondo Donati [1991: 142], ad es empio, essa pu anche essere definita come "gruppo organizzato su basi volontarie per il perseguimento di obiettivi comuni non raggiungibili individualmente dai s ingoli membri", essendo questi obiettivi non esclusivamente materiali (o economi ci). Le associazioni normalmente tendono a differenziarsi molto fra loro e ad essere "sistemi relazionali a confini variabili", in base al tipo di organizzazione che si danno. Le associazioni telematiche presentano delle forti analogie con quelle reali: sp esso nascono da un gruppo ristretto ed omogeneo di persone, dotandosi di un prog etto e di adeguati strumenti per raggiungerlo. Da qui si sviluppano delle piccol e istituzioni che poi facilitano l'aggregazione di altri soggetti, garantendo so luzioni ai loro problemi organizzativi. Citt Invisibile, ad esempio, nata dal newsgroup "Society and Culture Italian", gr azie all'apporto di Italiani che risiedevano sulle due sponde dell'oceano Atlant ico. Essa si sviluppata grazie ad incontri "reali" in occasioni di viaggi o di r itrovi conviviali. Solo pi tardi (nel 1994), alcuni partecipanti di quegli incont ri "dal vivo" (che nel frattempo erano divenuti, scherzosamente, i Plenum Suprem i del Collettivo Immaginario), crearono una lista organizzativa, (la mailing lis t LO) dalla quale nacque l'idea di Citt Invisibile. Pur se questa associazione ha natura interamente virtuale (tutto il suo funzionamento avviene in rete), essa si generata grazie alle riunioni organizzative "reali" di un nucleo storico di s oci. Dalla compresenza di relazioni virtuali e reali nata Citt Invisibile, che fin dal l'inizio ha favorito l'emergere di una cultura condivisa e di una strutturazione organizzativa costante nel tempo. Picci [1998] spiega che il meccanismo che con sent all'associazione di coagularsi fu uno stato d'animo diffuso di preoccupazion e e di scoramento dovuto alla vittoria elettorale del Polo della Libert. Il timor e, in particolare, che il governo riuscisse a formare un blocco di interessi com prendenti i poteri tradizionali "forti" ed i vecchi media, condusse all'idea di un gruppo di "controinformazione" organizzato operante su Internet. "L'obiettivo immediato era di poter contrastare in modo pi efficace, su Internet, le informaz ioni diffuse giudicate false e tendenziose, anche elaborando delle argomentazion i a favore di una diversa idea del paese" [ibidem: 21]. Fin dall'inizio vi erano quindi una "cultura politica comune" e dei forti legami amicali che diedero luogo ad una strutturazione dell'organizzazione. Tre furono (e sono ancora) i principali organi di Citt Invisibile: l'assemblea dei soci (il parlamentino interno in sessione permanente), il coordinamento (la dirigenza de

ll'associazione) ed il collegio dei probiviri (che svolge una funzione arbitrale ). Ogni livello ha delle mailing list riservate: una per il coordinamento, un'al tra per il collegio, che gestisce le elezioni dei coordinatori, la convocazione dell'assemblea in sessione straordinaria e soprattutto dirime le controversie tr a i partecipanti. L'esperienza di Citt Invisibile [Picci 1997, 1998] e di altre associazioni come P eacelink quindi basata su assemblee asincrone, organizzate in mailing list o lis te di discussione permanentemente aperte. La prima soprattutto raccoglie infatti partecipanti di entrambe le sponde dell'Atlantico e faticherebbe a riunirsi in un luogo sincrono come un canale IRC. In questo sistema di mailing list possibil e discutere e scambiarsi messaggi in momenti ed ore diverse; le assemblee telema tiche si svolgono entro il lasso di tempo di tre giorni lavorativi, durante i qu ali ognuno pu esprimere il proprio dissenso sulle proposte presentate. La presenz a anche di un sito web di supporto permette inoltre di pubblicare in rete i docu menti lunghi su cui si sta lavorando o si gi deliberato. L'associazione sopra ind icata (come altre) mette a disposizione lo statuto, le delibere e tutte le attiv it relative ai suoi gruppi, assicurando la massima trasparenza. Esistono per delle mailing list per i soli soci ed alcune specifiche solamente per il coordinament o e per il collegio dei probiviri. La strutturazione dell'associazione conduce a lla limitazione del flusso informativo, che viene bloccato in alcuni punti. Come abbiamo visto nella teoria di Luhmann, l'organizzazione implica una selezione d ei flussi di comunicazione, sulla base di decisioni. Per questo, tramite un atto di strutturazione interna si creano dei vincoli che limitano la circolazione de ll'informazione. Il collegio dei probiviri pu bloccare una flame war in assemblea , sanzionando i singoli. La lista del coordinamento veicola informazioni riserva te, a cui i soggetti non hanno accesso. La stessa mailing list assembleare, prog o, visibile solo ai soci; altri membri non sono ammessi. Riprendendo Lvy [1997], si potrebbe dire che con l'organizzazione passiamo dal vi rtuale all'attuale: con essa si trova una risposta al problema della complessit, dell'eccedenza di possibilit. Se la virtualizzazione implica pluralit di risorse, di questioni, di problemi, di dispositivi generali, con l'attualizzazione c' una stabilizzazione della configurazione delle informazioni. Alcuni flussi sono resi disponibili, altri negati all'esistenza. Tutto ci necessario a causa dei vincoli che l'organizzazione impone a se stessa. Da un lato questo garantisce un quantum di "democrazia interna", poich tramite l' assemblea tutti gli iscritti possono intervenire in ogni momento e bloccare even tuali delibere a loro invise. Dall'altro, per, a farsi carico della maggior parte dell'attivit ordinaria sono i coordinatori, che poi devono rendere conto in asse mblea di quanto da loro svolto. Questo modello, che abbiamo descritto in quanto il pi strutturato nel ciberspazio italiano, per altrettanto fortemente vincolato all'interplay fra componenti form ali ed informali. Nella teoria di A. Etzioni [1967], vi sono tre diversi mezzi c on cui l'organizzazione controlla il comportamento dei membri. Sebbene le organi zzazioni facciano uso di tutti i mezzi, ognuno di esso contraddistingue una dive rsa tipologia. Il primo mezzo quello coercitivo, che si basa sulla minaccia di sanzioni fisiche (praticamente assente nel virtuale). Il secondo mezzo quello strumentale, che si fonda sullo scambio fra quel che si d e quel che si riceve, quindi su un calcolo utilitaristico di convenienza. Quest o pu essere utilizzato solo marginalmente nelle organizzazioni virtuali, aventi f ini volontaristici, anche se indubbio che il far parte di una certa lite telemati ca permetta ad alcuni "vertici" delle teleorganizzazioni di avere anche molti in carichi professionali. Il terzo mezzo quello simbolico-normativo, che si basa su una forte identificazi one fra il fine organizzativo e quello individuale. La vulnerabilit e l'instabili t delle teleorganizzazioni costringe a far uso primariamente di quest'ultimo stru mento di controllo. "Le teleorganizzazioni saranno tendenzialmente delle organiz zazioni in cui vi una forte identificazione tra fine organizzativo e fine indivi duale e un importante senso di identit condivisa" [Picci 1998: 59]. La strutturazione dell'organizzazione si pu realizzare solo su un complesso intre

ccio di fattori sistemici (riduzione della complessit) ed intersoggettivi (forte senso di appartenenza). Il risultato finale non pu prescindere quindi dalla prese nza di entrambe le variabili, secondo un modello interpretativo che abbiamo evid enziato nel paragrafo 2.3. La complessit dell'ambiente esterno costringe l'organizzazione a differenziarsi s empre pi internamente; ci provoca, di riflesso, un problema di integrazione e di r icomposizione del conflitto fra le parti. Solo in presenza di legami sociali "fo rti" e di un'identit tra fini individuali e collettivi l'associazione pu mantenere una sufficiente coesione interna. L'impostazione sistemica che tende ad analizzare solo i flussi comunicativi [ved i Luhmann 1990] spesso sottovaluta il fatto che i processi di produzione e consu mo sono strettamente legati anche al piano corporeo ed alle coscienze [cfr. anch e Green 1997: 63]. Le comunit strutturate garantiscono generalmente maggiore coesione interna e sens o di appartenenza duraturo. In Citt Invisibile, ad esempio, molti italiani emigra ti in altri paesi, hanno potuto mantenere dei contatti con il loro paese d'origi ne. Inoltre c' sempre l'idea di un "bene comune" da perseguire, che strappa queste fo rmazioni sociali al gioco istantaneo di personae, di maschere create nella rete per durare solo per un periodo limitato di tempo. La sensazione di reciprocit, di mutuo aiuto, che Rheingold descrive come tipica del WELL, probabilmente da adde bitarsi al fatto di appartenere ad un'associazione in cui i partecipanti non pos sono rimanere anonimi e dove si sedimentano dei rapporti e degli interscambi dur aturi. Non possibile tacere il fatto che il WELL (cos come Citt Invisibile o Pegac ity) ha creato un gruppo che si incontra anche al di fuori della rete. Molte persone hanno voluto conoscersi di persona e rinsaldare dei vincoli veri d i amicizia. Citt Invisibile, ad esempio, ha inaugurato la consuetudine di incontr i conviviali (due l'anno) che vengono nominati "Plenum del Collettivo Immaginari o" (questa caratteristica tipica anche di altre organizzazioni come Pegacity). Sebbene la struttura vera dell'associazione sia completamente gestita on-line, i l gruppo di soggetti pi interessati ha iniziato a frequentarsi anche di persona, segno della permanenza di un nuovo legame sociale. Questo il motivo per cui le associazioni telematiche sono probabilmente gli esem pi pi interessanti di collettivi intelligenti, ovvero "gruppi autorganizzati, o g ruppi molecolari [che] realizzano l'ideale della democrazia diretta in comunit mo lto grandi, in una situazione di mutazione e di deterritorializzazione" [Lvy 1996 : 65]. Senza dotarsi di un minimo di strutturazione, le reti sociali restano troppo flu ide per darsi un fine comune ed agire in vista di quello. Le associazioni invece favoriscono il riconoscimento reciproco e la valorizzazione di ognuno dei parte cipanti. Spesso esse divengono dei luoghi dove si sviluppa una vera comunione so ciale di beni, ove si evita l'anonimit delle relazioni in rete e si promuove al m assimo l'opera del singolo. In questo senso esse risultano molto pi vicine al tra dizionale concetto di comunit [vedi Smith e Kollock 1998; Wellman e Gulia 1998]. Secondo Lvy possiamo, camminando su questa via, creare un ciberspazio cooperativo fatto di collettivi intelligenti. "Questa agor virtuale faciliterebbe la navigaz ione e l'orientamento all'interno della conoscenza; favorirebbe gli scambi dei s aperi; accoglierebbe la costruzione collettiva del senso [...] consentirebbe inf ine la valutazione, in base a una molteplicit di criteri, di una grande quantit di proposte, informazioni e processi in atto" [ibidem: 76; cfr. anche De Kerckhove 1997b: 190]. I collettivi intelligenti sono quindi gruppi con una struttura decentrata e fles sibile, articolati in unit organizzative in grado di risolvere problemi perch dota te di competenze specifiche. In questo modo un'associazione favorisce le conness ioni e la cooperazione trasversale, cosa che contribuisce alla sua continua auto rganizzazione ricorsiva [si vedano per questi i principi evidenziati da Morin 19 83, 1985]. Tutte le parti possono operare all'unisono, specializzandosi nella co nduzione di singoli task che vengono gestiti in parallelo e con flessibilit. Una teleorganizzazione quindi, per certi versi, molto affine ad un'organizzazion e a rete, per la quale 1) le parti sono in interazione reciproca tendenzialmente

stabile; 2) il controllo delle risorse tendenzialmente decentrato; 3) la comuni cazione generalmente punto a punto e laterale, e non gerarchica come nelle organ izzazioni tradizionali; 4) la produzione avviene tendenzialmente per progetto, a ttraverso la presenza di team, e non pi in base al disegno organizzativo funziona le; 5) la produzione si serve ampiamente di competenze ed apporti esterni, anche questi organizzati a rete; 6) vi un sostanziale isomorfismo fra organizzazione ed ambiente esterno, per cui il confine fra l'una e l'altro non pi netto ed univo co; 7) esiste un senso di identit e di un fine comune [vedi, tra gli altri, Buter a 1990; Van Alstyne 1997]. Una teleorganizzazione pu assumere quindi un funzionamento molecolare, a rete, co n cui gestire anche i rapporti con l'esterno. La politica molecolare di cui parl a Lvy realizzabile soltanto con una struttura decentrata, che si sviluppi per pro getti e con apporti trasversali e dotata di una cultura comune che ne assicuri u na certa coesione. A partire da questa struttura la teleorganizzazione si pu conf rontare con il territorio tradizionale ed agire anche in esso. Sulla scorta di quanto osservato soprattutto in Citt Invisibile, sono possibili t re distinte soluzioni operative [cfr. Picci 1998: 70 e sgg.]. La prima consiste nell'affidamento esterno (outsorcing) della gestione di processi produttivi loca lizzati. La seconda presuppone l'integrazione, all'interno di un'organizzazione, di componenti virtuali con componenti di tipo tradizionale. La terza, invece, u n caso di gestione diretta di processi produttivi localizzati. La prima soluzione quella classicamente adottata da Citt Invisibile, Peacelink ed altri: si stipula una convenzione fra la teleorganizzazione e le associazioni t radizionali (operanti sul territorio) mediante la quale la prima garantisce la p resenza delle seconde in rete e le seconde mettono a disposizione le loro forze per creare delle iniziative localizzate. La teleorganizzazione diviene una sorta di federazione di associazioni tradizionali [Picci 1997], con cui essa pu operar e nello spazio urbano. Recentemente la Citt Invisibile ha operato delle modifiche nel suo statuto volte a favorire la nascita di unit organizzative territoriali, tramite la costituzione di gruppi locali fra i propri associati. Un'altra modali t quella di creare un'organizzazione in parte di natura telematica ed in parte di natura territoriale. Finora le entit presenti, come Network, sono rimaste esperi enze molto piccole e limitate e le unit organizzative reali non hanno inciso molt issimo nei contesti locali. In alcuni casi poi possibile la gestione diretta dei processi produttivi localiz zati. La campagna elettorale dell'Ulivo del 1996 stata supportata, per quanto ri guarda la parte telematica, da alcuni soci di Citt Invisibile, che hanno provvedu to a diffondere su web alcuni temi di interesse generale. Tutte queste soluzioni sono possibili per la realizzazione di una politica molec olare; per soprattutto la prima che finora ha dato pi risultati ed stata pi facilme nte realizzabile nella maggior parte dei casi. Le associazioni possono inoltre contribuire (assieme ad altre realt) in diversi m odi alla vita civica della comunit locale; a questo dedicato il prossimo capitolo ove si parler del problema del "declino dell'uomo pubblico" e delle forme di tec nopolitica che emergono a partire anche dai community network locali.

Cap 4 Identit e democrazia elettronica "Quando pensi cose nuove, non scordarti di rispettare le tradizioni della comunit che non cozzano con i diritti dei singoli e dei gruppi [...] La rete ispira radicali proclami sulle rivoluzioni, ma il suo potere costruttivo su piccola scala dimostrato in spazi locali" [Doheny-Farina 1996: 186].

4.1. La scomparsa della societ civile e il declino dell'uomo pubblico Per comprendere appieno il problema della rinascita di una sfera pubblica "virtu ale", opportuno soffermarci molto brevemente sui processi storici che hanno port ato alla nascita ed alla "scomparsa" della societ civile. In questo modo potremo capire meglio cosa fosse e come operasse la "sfera della pubblicit" dei secoli pa ssati, per giudicare se i nuovi media possano produrre oggi uno spazio affine. La separazione fra pubblico e privato il motore storico che consente la genesi d i un'entit intermedia. Se con l'et moderna nascono pubblico e privato, con il post moderno si diffonde oggi quella cultura del patchwork, del collage, che tende a spazzare via i gruppi intersoggettivi. La polarizzazione fra pubblico e privato avvia un processo di separazione di sfe re sociali distinte, che conduce al riconoscimento dei diritti di autonomia al p rivato (libert civili e politiche) in cambio del consenso politico e di contribut i fiscali allo Stato. La nascita della societ civile, composta di liberi borghesi che pretendono una regolamentazione razionale dello scambio di merci e del lavo ro sociale, avviene solo a partire dalla diffusione dei principi di libert e di p rogresso di derivazione illuministica [vedi Donati 1978; Morra 1984; Habermas 19 884; Di Nallo 1977]. Nella societ liberale si instaura il principio della complem entarit delle aspettative: lo Stato riconosce diritti di autonomia al privato (le libert civili e politiche) in cambio del consenso politico e di contributi fisca li per un minimo di funzioni pubbliche. A partire dalla fine del XVII secolo si delinea il concetto di pubblico che deno ta un'area di privati riuniti. Sono privati borghesi che pretendono una regolame ntazione razionale dello scambio di merci e del lavoro sociale. In tal modo si i stituzionalizza il principio della pubblica argomentazione razionale contro il p rincipio d'autorit. un processo parallelo alla distruzione della signoria fondiar ia che reggeva la corte rappresentativa di una persona avente autorit, la quale c ede allo stato centralizzato cui spetta il monopolio legittimo del potere [Haber mas 19884]. Con la transizione dalla corte allo stato di polizia si corrode quin di il principio d'autorit e si instaura un concetto di razionalit che riconosce l' opinion publique (public opinion). La nascita della societ civile inoltre agevola ta dalla diffusione della stampa e del dibattito nelle coffee-house, nei salon e nei salotti conviviali che costituiscono una "sfera pubblica letteraria". La polarizzazione tra pubblico e privato (inclusa la societ civile) favorita anch e dal nascere della famiglia borghese. Quest'ultima diventa il luogo dell'intimi t, dell'individualit, della libert, sinonimo dell'autonomia concorrenziale esercita ta sul mercato. La famiglia inoltre il mezzo che permette di creare nei salotti la sfera pubblica della societ civile. In tal modo lo status di commerciante si c ombina con quello di pater familias, dato che l'atteggiamento verso il denaro co me quello verso la famiglia si venano dei principi dell'autonomia negoziale tipi ci anche dell'Illuminismo. Si origina un individualismo basato sul mercato e sul la critica razionale dell'opinion publique. Il possesso del capitale legittima u n'autonomia individuale che consente la critica emancipativa e tendenzialmente u niversale. Il borghese pertanto proprietario di beni (bourgeois) e uomo (homme). La societ civile pu cos chiedere sempre pi leggi impersonali ed astratte che limiti no l'autorit regale riconoscendo la libert, la vita, la propriet. Il codice simboli co della societ borghese quindi basato su valori individualisti. La nuova opinion publique (public opinion) inscindibile dal mito della razionali t e del nuovo che la modernit (Neuzeit) ha introdotto. La famiglia borghese e l'ec onomia di mercato hanno poi, in nome dell'antropocentrismo moderno, perpetrato l a rottura della societ medievale per una nuova societ basata su sfere differenziat e. nota l'analisi che Max Weber [19882] svolse della differenziazione (Ausdifferenz ierung), legata alla nascita della economia capitalistica, dello stato moderno e della famiglia nucleare borghese. Riprendendone l'elaborazione di Habermas, pos siamo schematizzare il mutamento corrispondente nei sistemi culturali di azione. Modernizzazione per Weber significa elaborazione della scienza e della tecnica come domini separati, basati su un atteggiamento reificante, che vuole cogliere la realt come un sistema macchinico da analizzare in base ad un atteggiamento raz

ionale rispetto al fine. La comprensione scientifica del mondo opera attraverso un'oggettivazione della natura, che viene considerata nei suoi attributi misurab ili e previsibili. A questa sfera di valore si accompagna lo sviluppo dell'impre sa scientifica, con il fiorire di universit ed accademie. Parallelamente nasce una sfera artistica autonoma, con la creazione dell'impresa artistica, di un pubblico fruitore dell'arte e della critica d'arte come mediat rice fra i produttori ed i ricettori della medesima. La norma del gusto sostituisce quella morale e religiosa ed anche le tecniche de lla produzione artistica si affinano sempre pi. Accanto alla razionalizzazione de ll'arte si sviluppano poi anche stili di vita pi erotizzati, volti all'estasi org iastica (come nel caso della bohme). La terza sfera culturale che si separa con la modernizzazione quella del diritto e della morale, i quali, distaccandosi dalle tradizionali dottrine etiche e giu ridiche e contemporaneamente dai principi e delle massime legate all'antica imma gine del mondo, si autonomizzano pian piano. La nuova religiosit si basa su un as tratto senso della fratellanza che si accompagna a princip universalistici. Allo stesso modo nasce il diritto naturale razionale, in cui le norme sono considerat e come pure convenzioni oggetto di discussione e di decisione profana. Da qui ha origine l'evoluzione del sistema giuridico (con la formazione giuridica special istica, la giurisprudenza scientifica, la sfera pubblica del diritto) e della co munit religiosa (nella quale viene insegnata un'etica retta da princip ed avente i stanze universalistiche) [Habermas 1986]. La modernizzazione in Weber viene spiegata proprio a partire dalla condotta di v ita metodica di imprenditori e funzionari statali che si impronta sui principi d ell'etica protestante. Essa si accoppia con un agire razionale rispetto allo sco po che, parallelo all'emergere della scienza moderna, orienta anche alla produzi one di un diritto e di un'etica universalistica che si sostanziano poi in orient amenti di azione favorevoli allo sviluppo dell'agire economico e di quello ammin istrativo. La segmentazione della sfera della cultura crea quindi tre domini separati (scie nza-tecnica, arte e diritto-morale) che si evolvono in base al principio cardine dell'et moderna, il soggettocentrismo, che implica la liberazione dalle tradizio ni e dai lacci degli ordini medioevali dell'ancien regime. La modernit (Neuzeit) si pone come frattura rispetto ad ogni epoca passata, come rivoluzione, progresso, emancipazione, sviluppo, ovvero come distruzione rispett o alla comunit (Gemeinschaft) tradizionale. Questa epoca, per la prima volta, pro pone di mutuare i suoi criteri di orientamento da se stessa [vedi Habermas 1987; Perri 1994]. Con l'et moderna il principio fondante della societ (il fundamentum inconcussum ve ritatis) diviene l'uomo (1). L'atteggiamento tipico di questa temperie culturale si fonda quindi sull'esaltazione della razionalit (fine a se stessa), la difesa dello stato (come apparato burocratico) e del mercato. Senza questi elementi non pu sussistere una terza sfera ove gli individui borghesi si incontrano e negozia no i propri interessi. La societ civile serve quindi come punto d'incontro fra pubblico e privato in cui si sviluppa una forte contiguit socio-spaziale. In essa possibile esercitare l'a ttivit di critica razionale, sviluppando una sorta di intelligenza riflessiva. Da qui anche l'importanza della diffusione della stampa, che nei salotti letterari , caff, ecc., viene discussa e commentata. Naturalmente v' una retroazione fra i n uovi media e la societ civile, per cui essi svolgono un'attivit di controllo degli stati nazionali e di critica degli stessi. La libert di parola, i diritti social i e politici sono considerati molto importanti nelle societ borghesi (e questo ap pare chiaramente esplicitato nella Costituzione americana). Del resto, il medium scritto favorisce la lettura solitaria ed individualistica dei privati borghesi (2). La societ civile presuppone anche la libera circolazione dell'informazione, elemento indispensabile di un mercato economico aperto e razionalizzato. Second o Habermas questo consente pure lo sviluppo di un processo comunicativo indipend ente, volto a difendere l'identit dei borghesi. La societ civile quindi uno spazio altamente relazionale e contingente. La realt storica, inoltre, dimostra che que sta sfera pubblica una scatola vuota soggetta spesso a degli spostamenti e mutam

enti. Spesso le stesse attivit che la costituiscono tendono a variare, fluttuando . Del resto il processo comunicativo pian piano si autonomizza rispetto allo sta to. Tutte queste propriet sono molto interessanti, messe a paragone con le possibilit offerte dal medium Internet e dalle nuove tecnologie. Le comunit virtuali sembran o ricostruire l'immagine di uno spazio pubblico, dove si pu essere informati su m olte cose e discutere liberamente su quanto riportato dai mass media. Al posto d ella contiguit fisica si sostituisce la compresenza on-line, ma il processo pare affine per molti versi [cfr. ad esempio Breslow 1997]. La crisi della societ civile si verifica a partire dalla met del secolo scorso, ma raggiunge il suo apice con l'avvento della societ post-moderna o comunicazionale , ove trionfa la dimensione estetica. L'evoluzione del capitalismo (con l'apparizione delle grandi corporation) e l'in terventismo statale mettono in crisi il delicato equilibrio fra pubblico e priva to. Il singolo imprenditore scompare e si avvia una burocratizzazione della soci et fondata su un rapporto verticale tra istituzioni, organizzazioni ed individui. Il privato, seguendo un processo storico che parte dalla Riforma protestante e dalla nascita della scienza moderna, si intimizza fino a diventare massa, mentre il pubblico si trasforma in dispotismo amministrativo e dominio di lite politich e, economiche e militari. La comunit pre-moderna diventa metropoli anonima e l'op inione pubblica svanisce con l'atomizzarsi del tessuto sociale. L'instabilit su c ui si reggeva la polarizzazione fra pubblico e privato porta ad una nuova forma di mediazione tra i due termini basata sul principio della partecipazione per se mplice cittadinanza [cfr. Ardig 1980; Donati 1984, 1993]. Lo Stato si assume una serie di compiti ed offre come contropartita pi partecipazione al benessere colle ttivo ed ai meccanismi che presiedono alla stessa divisione sociale del benesser e. I privati sono per costretti a ridefinire le loro aspettative non pi in base al le proprie azioni (non pi possibile che lo Stato le riconosca) ma secondo gli ori entamenti complessivi del sistema societario. Si produce cos una reciproca compenetrazione fra pubblico e privato. Da una parte , lo stato penetra in diversi campi precedentemente lasciati ai privati, oppure non regolamentati. Si hanno cos interventi nell'economia, nel settore dei servizi sociali (istruzione, sanit, casa, trasporti) e personali (per famiglie-problema, anziani, emarginati, bambini handicappati, ecc.) cos come la rottura del sistema di diritto privato per l'adozione di norme di diritto sociale. Dall'altra parte , certi campi di azione del pubblico divengono aree private, volte alla soddisfa zione di interessi particolaristici. Lo stesso stato, infatti, per fare fronte a lle esigenze di interventismo sociale ed economico, si trasforma in attore priva to o semi-privato, conferendo la gestione di bisogni sociali ad agenzie private, pubbliche o semi-pubbliche. Il pubblico si privatizza cos come il privato si pubblicizza. La famiglia viene d eprivata di molte delle funzioni che esercitava precedentemente e diviene "rifug io in un mondo senza cuore". Essa perde interamente il suo contenuto pubblico e diventa finalizzata alla ricezione di messaggi provenienti dalla cultura di mass a. Anche l'io, di fronte alla pubblicizzazione di molti aspetti della vita umana , si disintegra e si chiude nell'intimismo narcisistico. Si ha cos una generalizz ata crisi dell'identit personale, la quale diventa aperta a ristrutturazioni cont inue e fortemente frammentata e differenziata [Sennett 1982; Lasch 1981, 1985; L ipovetsky 1983; Aa.Vv. 1983]. Molti sociologi [Ardig 1980, 1988; Habermas 1986] hanno dimostrato che la crisi d i governabilit che stiamo sperimentando data da due ordini di fattori: da una par te l'incapacit del sistema di evitare disfunzioni strutturali nei flussi di input -output fra i sottosistemi (che producono feed-back positivi o negativi in ecces so o in difetto); dall'altra il distacco tra il sistema sociale e le soggettivit. Esiste quindi una crisi di transazione fra le strutture sociali ed i mondi vita li quotidiani per cui le prime non riescono pi ad essere adeguatamente selettive di complessit (mancata integrazione sistemica) ed i mondi vitali rifiutano loro i l consenso chiudendosi in se stessi (perdita di integrazione sociale). Si crea quindi una polarizzazione fra un sistema sociale dominato da lite pubblic he e private e i mondi vitali colonizzati e svuotati dall'intervento del pubblic

o. Ci provoca anche una de-differenziazione all'interno del sistema culturale. Qu i, come visto nel paragrafo 1.2, la sfera estetica predomina e si verifica una c olonizzazione, da parte di questa sfera, di tutte le altre [cfr. Lash 1990; Kosl owsi 1990, Featherstone 1991]. Questa estetizzazione di massa particolarmente vi sibile nel settore dei media, ove teorici americani come Jameson hanno enfatizza to come "il mondo perde contemporaneamente la sua profondit e minaccia di diventa re una pellicola lucida, un'illusione stereoscopica, un flusso di immagini filmi che senza spessore" [1989: 75]. un'esperienza simile a quella dello schizofrenic o, che sperimenta un collasso nella catena significante, polverizzata in un insi eme di significati distinti ed irrelati. La perdita di narrativit del sistema dei media, evidenziata da altri autori (3), certamente spiega quella che la caratte ristica fondamentale sia dell'arte che della cultura contemporanea, il suo statu to dialogico, aperto, irreale. Di fronte alla perdita di metanarrazioni, di auto descrizioni normative della societ, sembra essere oggi possibile solamente la "le gittimazione per paralogia" di Lyotard [1981, 1985], che si fonda sulla ricerca del paradosso, sul dissidio. Il paganesimo post-moderno, questo proliferare di linguaggi e dialetti different i, ha provocato un cambio nella sensibilit contemporanea, che, secondo S. Lash [1 990], si imperniata maggiormente sull'immagine. L'iperproduzione di un flusso in formativo che tende ad emanciparsi da qualsiasi referente reale quindi uno dei g randi tratti della nuova sensibilit, imperniata su un'estetica della sensazione, che privilegia l'empatico, l'emozionale. La capacit di significare tramite icone implica anche che tutti i processi di comunicazione siano di secondo livello, ov vero comunicazioni su comunicazioni, spesso lontane dalla vita quotidiana. In Italia, soprattutto negli anni Ottanta, si verifica quindi un vero e proprio "mutamento antropologico". Il nuovo attore sociale "privilegia il sapere estetic o, il sapere dell'arte; o meglio: dopo la morte dell'arte per opera della tecnol ogia, il sapere espressivo [...] Comte non aveva saputo prevedere il quarto stad io: una quotidianizzazione dell'estetico, che consente di considerare tutto arte e di porsi nei confronti dell'oggetto estetico in un atteggiamento morbido e sc anzonato" [Morra 1992: 99]. Il nuovo attore sociale utilizza il consumo come gioco per scolpire la propria i dentit. Come il dandy di Baudelaire, egli ricerca una identificazione fuggevole, che non coinvolga a fondo il s. La moda diventa un motore di conferimento di sens o al "sistema degli oggetti". Essa ormai "ultramoda", mezzo di costruzione di id entit frammentate, insieme di rivoli e di idee che hanno il compito di costruire uno "stile" personalizzato. Il pericolo, ovviamente, quello di "un'estetizzazion e del nulla" [Ewen 1988]. Si diffonde quindi, a livello di massa, una forma di consumo immateriale, tutto rivolto ad accentuare la comunicazione del self agli altri [si vedano ad esempio Cesareo (a cura di) 1990, Ragone 1985; Codeluppi 1989, 1992; Livolsi 1993]. Le merci sono liberate all'interpretazione personale dei singoli. Ci che pi import a la capacit di personalizzarle, di giocarle in uno stile specifico. Il consumo d iviene pi radicalmente comunicativo, si apre alla reinterpretazione, diviene styl e symbol. Ci che, in conclusione, desideriamo rimarcare come il post-moderno cond uca alla formazione di trib che riescono a generare ininterrottamente nuovi simbo li, in maniera ludica. soprattutto la caduta delle barriere tra high e popular c ulture a ridare ai gruppi le loro capacit creative, volte ad inventare nuovi sign ificati simbolici ed a veicolarli tramite gli oggetti. Mi pare che in questo sen so molto abbia fatto Michel Maffesoli, che ha analizzato come la socialit empatic a, tipica dei gruppi e delle bande contemporanee si strutturi in una successione di ambiances, di sentimenti, di emozioni comuni. Per lui l'aisthesis, il sentir e in comune, d luogo ad una predisposizione collettiva allo stare insieme, ad un' etica di gruppo, basata su un habitus, un costume condiviso [Maffesoli 1988, 199 3a]. Le trib condividono un senso di solidariet, una socialit tattile, prossemica, quasi organica, fondata sull'istante eterno. Esse si presentano non come nuove forme di impegno civile, ma come legami instabili e fluttuanti, dalla valenza ludica. Secondo lo stesso Maffesoli, l'appartenenza tattile, prossemica, basata sull'emp atia (Einfhlung) ad una trib, genera un "narcissisme collectif", che mette l'accen

to su uno stile, un modo di vita particolare. L'immagine diviene il vettore di c omunicazione e la comunicazione crea comunione sociale. I network umani che si c reano sono quindi basati sulla sensazione, sulla seduzione, sull'artificio. La p ost-modernit accentua le capacit del singolo di trasformarsi in persona, attore ch e recita ruoli differenti nel theatrum mundi, sapendo trascorrere da una mascher a all'altra [vedi Maffesoli 1983, 1993a]. La socialit fluttuante un ordine organi co di piccoli gruppi, che in un incessante movimento di aggregazione e riaggrega zione, forgiano e distruggono dei simboli comuni, delle immagini unificanti che ne permettono l'identificazione. In questo senso si sperimenta la definitiva crisi o "declino dell'uomo pubblico" [Sennett 1982] che si rinchiude in autoidentificazioni fuggevoli in piccoli gru ppi. Secondo i teorici del narcisismo, infatti, il diffuso ripiegamento su se stesso genera un atteggiamento intimista di autoesplorazione continua in cui gli stessi confini del reale si perdono e diventano rappresentazione dell'io. Oggi si assi ste al diffondersi di una visione psicomorfica del sociale, per cui ogni cosa di venta proiezione del s e specchio dell'io. Cos la ricerca della genuinit, dei buoni sentimenti, si accompagna alla volont di autorealizzazione a cui tutto l'esisten te deve piegarsi (nell'immaginario individuale). Secondo Lasch [1981, 1985, 1990] l'uomo post-moderno mosso dalla convinzione di dover essere se stesso, cambiando identit a seconda delle situazioni, per "appari re" bene e confermare il proprio senso di onnipotenza. Le capacit mimetiche del s lo portano a recitare per rafforzare il senso dell'io, nella volont insistente di ricercare una identit "vera" che non si raggiunge mai. In tal modo il s imperiale , egomaniaco e avido di esperienze, regredisce a un io grandioso, narcisista, in fantile e vuoto (4). Si comprende pertanto il clima di diffuso pragmatismo ed edonismo che stiamo viv endo. Caduta l'etica del lavoro, persa ogni progettualit sociale, l'uomo senza di mora si abbandona alla vita quotidiana in piccole trib, ove non deve fare grossi investimenti emotivi. Questo homo psicologicus ha perso di vista l'azione social e ed il significato della politica in senso proprio, rendendo difficile ricreare un ponte fra sistemi sociali e mondi vitali. Il declino dell'uomo pubblico conduce quindi a nuove forme di socialit che certo non aiutano a ricostruire uno nuovo spazio pubblico di dibattito ed azione polit ica. L'individuo post-moderno (particolarmente negli anni Ottanta) spesso incapa ce di adottare un orizzonte visuale di grosso respiro, autoconfinandosi nel prop rio mondo vitale ed in relazioni sociali fuggevoli ed instabili. (1) Per capire le profonde implicazioni di questo mutamento, occorre rileggere a lmeno gli studi pi famosi: Husserl [1961]; Heidegger [1968]; Horkheimer e Adorno [1947]. (2) Su questi temi la bibliografia sterminata: tra gli altri si possono vedere i volumi di McLuhan [1967], Mascilli Migliorini [1987]; Meyrowitz [1993]; De Kerc khove [1995]. (3) Si vedano ad esempio alcune opere di Bettetini [1989, 1991] e di Abruzzese [ 1979, 1988]. (4)1 In questo paragrafo abbiamo effettuato una ricognizione brevissima di alcun i fenomeni generali che avevamo gi discusso nel nostro precedente volume, Verso u n'ecologia del consumo [1997], a cui si rimanda per una trattazione pi approfondi ta.

4.2. Il problema dell'identit nelle comunit virtuali

Se l'identit nei gruppi "reali" spesso un'entit instabile, nel ciberspazio essa mo lto pi contingente e reversibile. Anche qui occorre per distinguere fra le forme d i tecnosocialit e le associazioni, cercando di delimitare le caratteristiche dell e une e delle altre. La letteratura cyber tende ad esaltare la trasformazione del soggetto in ibrido tecnologico ed umano. A. Stone [1995], per esempio, descrive un ciberspazio popo lato da personaggi mutanti, caratterizzati da una sorta di fusione con le loro p rotesi tecnologiche. In certe esperienze in rete si generano dei cyborg che si c reano delle arene virtuali per sperimentare delle rappresentazioni che nulla han no a che fare con la loro identit. Soprattutto nei MUD il ciberspazio diviene un' arena sociale in cui gli attori inventano dei self fantasmatici per interagire, generando una sorta di teatro on-line. Il neo-tribalismo ispira un cambiamento d ell'io, che diviene una maschera sociale presentificata nell'istante eterno ed u tilizzata per un certo tipo di conversazioni. Stone discute diversi esempi di qu esto tipo, tra cui il caso di Julie, gi ricordato nel paragrafo 3.2. Le chat line ed i MUD, per le loro caratteristiche di anonimit e di gioco improvv isato, sono dei dialoghi in cui gli attori, avvalendosi di testi, possono trasfi gurarsi nei loro doppi irreali o sfoggiare personalit multiple. Tutto questo ha fatto gridare genericamente al pericolo di un ritorno a fasi sch izoparanoidi o comunque ad una patologizzazione dell'io indotta dalle nuove tecn ologie [cfr. ad esempio gli interventi in Brook e Boal 1995]. Mantovani, nella sua accurata opera [1995], ricostruisce i principali effetti ch e possono derivare dalle situazioni sopra accennate. Per lui "la metafora del co mputer come teatro trova negli ambienti virtuali un'applicazione letterale [la r ealt virtuale] d sul piano dell'evidenza fisica (rende tangibile la presenza fisic a dell'altro) ci che poi sembra togliere sul piano simbolico e culturale (rende i ncerta l'identit personale e sociale dell'interlocutore)" [ibidem: 197]. Ne risul ta una continua problematizzazione di tutte le categorie mentali dei singoli e d elle loro identificazioni, che indebolisce la linea di demarcazione reale/virtua le. In un contesto socio-culturale che permette la totale manipolazione del mezz o, il soggetto si pu creare tanti "s possibili", che rappresentano le sue aspirazi oni, paure e potenzialit. L'infinita libert di espressione consente quindi il sorg ere di tante personalit fra loro in conflitto, con scopi differenti e s contraddit tori. Se i new media perdono progressivamente il rapporto con la realt quotidiana, anch e l'identit diviene oggetto di un processo continuo di rinegoziazione sociale, in cui concorrono percezioni, immagini e materiali simbolici diversi e fra loro co ntrastanti. Se quindi il soggetto non riesce a gestire meglio il contesto socio-culturale in cui si trova, allora si genera un universo abitato da attori dotati di personal it multiple da indossare e deporre a piacere, affaticati fabbricanti d'impression i (come direbbe Goffman). In questi casi si verifica la nascita di forme di soci evolezza, per certi versi simili a quelle descritte da Simmel nei Grundfragen de r Soziologie. Per Simmel, infatti, la socievolezza (Geselligkeit) "la forma ludica dell'associ azione, ossia [...] qualcosa che, mutatis mutandis, si pone verso i contenuti co ncreti come l'opera d'arte rispetto alla societ" [1983: 80]. Come nell'ambiente virtuale, lo scorrere della comunicazione illustra la libera interdipendenza dei singoli. Essa non possiede un fine proprio, un ulteriore con tenuto, ma come un gioco, un'astrazione, una grammatica sociale. Essa trova espr essione nella reciprocit fra eguali e si avvale della conversazione. In tal modo il discorrere diviene puro intrattenimento artistico, fine a se stesso. I MUD o i canali IRC per certi versi inaugurano una comunicazione autoreferenziale carat terizzata da interazioni affini all'etichetta di corte dell'ancien rgime. In questi casi l'ipercomunicazione svuotata di un senso soggettivo probabilmente impoverisce il legame sociale, che risulta nei nuovi ambienti deprivato della v ecchia localizzazione spazio-temporale [cfr. la critica di Doheny-Farina 1996: 7 2]. C' chi considera quasi ineluttabile questa condizione [Shields (ed.) 1995; Ha raway 1995], ritenendo ormai che siamo entrati in uno stato di "corporeit virtual e" in cui uomo e macchina si confondono. D. Haraway propone, ad esempio, una rap

presentazione della soggettivit femminile come cyborg, come ibrido di donna e mac china, di natura e cultura, di umano e non umano. Ne risulta un'entit semiotica e materiale assieme, fortemente pluralistica, perfettamente a suo agio in un mond o ormai nettamente trasfigurato in un flusso comunicativo inarrestabile. "I nostri corpi, noi stessi: i corpi sono mappe del potere e dell'identit. I cybo rg non fanno eccezione; un corpo cyborg non innocente, non nato in un giardino, non cerca un'identit unitaria e quindi non genera antagonistici dualismi senza fi ne (o fino alla fine del mondo). Il cyborg presuppone l'ironia; uno troppo poco, e due una sola possibilit [...] La macchina non un quid da animare, adorare e do minare; la macchina siamo noi, i nostri processi, un aspetto della nostra incarn azione" [Haraway 1995: 82]. Non intendiamo in questo luogo discutere a lungo del problema della trasformazio ne dell'uomo in macchina, che ha prodotto molta letteratura immaginifica (e lega ta magari pi alla fantascienza che alla realt). Interessa pertanto puntualizzare come, nell'ambiente virtuale, l'identit attuale possa sperimentare processi che una volta sarebbero stati considerati tipici del la schizofrenia, pluralizzandosi, divenendo aperta, capace di crearsi da sola no n solo le rappresentazioni della realt, ma la stessa realt. Per Kevin Robins nei g ruppi virtuali "there is the invocation of community, but not the production of a society. There is a "groupmind", but not a social encounter. There is on-line communion, but there is no residents in hyperspace. This is another synthetic wo rld, and here, too, history is frozen" [1995: 190]. Dunque gli incontri nel ciberspazio sono la parodia degli incontri reali: verifi candosi in un mondo sintetico, delineano solo una vicinanza fisica fra fantasmi, non un vero e proprio incontro sociale. chiaro che, in questi contesti, gli ava tar virtuali sono delle maschere con cui ognuno pu rappresentare le proprie paure o i propri desideri. Gli interlocutori, a loro volta possono guardare questi pe rsonaggi immaginari cercando di trovare in essi quello che essi stessi desideran o vedere, senza alcun riferimento alla realt. Le molte storie d'amore germogliate nei MUD spesso sono dialoghi fra due black boxes, in cui ognuno nota dell'altro solo quello che vuole percepire. Quando i due innamorati virtuali si incontrano e scoprono di essere molto dissimili rispetto ai loro sogni, inevitabile l'addi o. S. Turkle [1997] ha osservato (in una delle valutazioni pi equilibrate) che so prattutto i MUD garantiscono ai giovani una "moratoria psicosociale", ovvero una sperimentazione continua dell'identit. I giochi di ruolo (e in parte le chat lin e ed i newsgroup) danno la possibilit di mettere in scena quegli aspetti del s che nella vita reale possono essere inibiti. Tramite essi si ridefiniscono continua mente i confini dell'io, proiettando le proprie fantasie sugli altri. La facile intimit elettronica (fra soggetti che non si conoscono) viene altrettanto facilme nte meno quando si stabilisce un contatto nella vita reale; ci indica che le rela zioni virtuali sono in realt fortemente improntate ad un transfert collettivo. Probabilmente certe esperienze del ciberspazio generano dei s saturi [Gergen 1991 ], caratterizzati da una molteplicit di linguaggi in s incoerenti e senza alcuna r elazione fra loro. Ogni immersione in una nuova avventura virtuale provoca un pr ocesso continuo di ristrutturazione dell'io, dando origine alla riflessivit, all' autoironia ed infine all'investigazione gioiosa di nuove realt. Le nozioni di ind ividualit possono quindi svanire nello stadio della relativit indifferenziata e il soggetto diffrangersi in una miriade di personae multiple che operano on-line. Queste posizioni vengono duramente criticate da Maldonado [1997: 58 e sgg.], il quale ravvisa in queste teorie e in quelle della Turkle soprattutto la presenza del post-strutturalismo, di Lacan, della cultura post-moderna. Facendo notare ch e i giochi virtuali sono troppo pericolosi perch chi li fa non riesce mai ad usci re dal mascheramento che l'ambiente virtuale gli impone, Maldonado afferma tra l 'altro: "Io sono convinto, e insisto sull'argomento, che un genuino forum politi co possibile solo quando i partecipanti sono implicati di persona nella discussi one, ossia in un confronto faccia a faccia tra di loro. Un forum tra mascherati, tra fantasmi, tra persone che non sono quello che dicono di essere, non , n pu ess ere, un forum politico" [Maldonado 1997: 62]. Il punto che l'ondata di teorie post-moderne e post-strutturaliste ha proprio in neggiato alla morte del sociale ed all'autoliquidazione del soggetto in una miri

ade di linguaggi incoerenti ed il ciberspazio sembra per certi versi dare ragion e a queste posizioni. L'ipercomunicazione che si sperimenta in certe "comunit vir tuali" pare abolire i confini umano/non umano, rendendoci tutti dei cyborg ed in coraggiando "the proliferation of stories, local narratives without any totalizi ng gestures" [Poster 1995: 38]. Poster precisa per che l'instabilit dell'identit e la produzione di tante microstor ie quotidiane secondo lui legata soprattutto agli esperimenti di Realt Virtuale e d ai MUD. Dal nostro punto di vista, quindi, queste asserzioni vanno intese limitandole so lo a certi gruppi e non a quelli pi coesi, che formano associazioni. Non possiamo accomunare tutti i soggetti presenti in rete al tipo ideale present atoci da Baudrillard, "un soggetto frattale che, invece di trascendersi in una f inalit o in un insieme che lo supera, si diffrange in una moltitudine di ego mini aturizzati, tutti simili gli uni agli altri, demoltiplicandosi secondo un modo e mbrionale come in una cultura biologica" [1988: 29-30]. L'ambiente virtuale, cer to, per la fluidit del suo contesto, crea una crisi a livello delle rappresentazi oni cognitive del singolo. In certi casi il computer e gli altri oggetti, "fecon dati dai significati legati alle particolari esigenze individuali, costituiscono una nicchia per l'identit, nicchia al riparo dalle incertezze della vita di rela zione, che sostiene e rassicura, ed in cui ci si pu sempre rifugiare, certi che n on ci tradir, per ritrovare le necessarie conferme quando le strategie comunicati ve messe in opera nei confronti del mondo esterno sono minacciate o non raggiung ono i risultati necessari" [Secondulfo 1995: 133]. L'apertura e la sperimentazio ne che osserviamo sia nella vita reale che in quella virtuale testimonia un atte ggiamento tendenzialmente narcisista, volto ad usare le merci ed il computer com e un "secondo io" [Turkle 1985] per sostenere un'identit reversibile, cangiante, sempre alla ricerca di nuove esperienze [vedi le analisi generali di Lasch 1981, 1985; Lipovetsky 1983, 1989; Cesareo (a cura di) 1990; Livolsi 1993; Slater 199 7]. Vi sono analogie fra l'indebolimento dell'identit in rete e quello nel mondo real e: in entrambi i casi ci dovuto al fatto di vivere in una societ incapace di trasm ettere valori e norme [Cipolla (a cura di) 1989; Donati e Colozzi (a cura di) 19 97] e ad una identit perennemente aperta, orientata all'elaborazione continua di sempre nuove maschere simboliche che per non vengono razionalizzate e stabilizzat e definitivamente. Le esperienze nei MUD e nei canali IRC sono parallele alle ad ozioni di mode differenziate e sempre cangianti: costituiscono dei tentativi di ancorare a livello relazionale dei soggetti nomadi, in continuo attraversamento di "non-luoghi" simbolici, di mondi della vita plurimi [cfr. ad esempio le anali si in Berardi 1994]. Se la nascita di un homo sentiens, caratterizzatosi quasi c ome un "agente dell'informazione" [Ferrarotti 1997] era tipica soprattutto dei p rimi anni Ottanta, oggi si notano dei mutamenti, concretizzatisi in una nuova "c ultura del consumo" emergente. Vi sono segni, che ho analizzato altrove [Dell'Aq uila 1997] di un nuovo immaginario sociale che integra qualit e quantit, seduzione e razionalit, valori individuali e doveri sociali [cfr. ad esempio Cutolo 1989; Lipovetsky 1992; Morace 1990, 1996; Weil 1993]. A nostro parere i medesimi sintomi sono ravvisabili anche nelle attivit di alcune associazioni telematiche, in cui l'io, pur se molteplice, non per incoerente [cf r. Cipolla e Dell'Aquila 1998; Dell'Aquila 1998b]. R. J. Lifton ha descritto la nascita nella post-modernit di un s proteiforme, manc ante di identificazioni forti, dotato di spirito ludico ed autoironia. Ha per not ato che l'eccesso di complessit e di incoerenza interiore pu essere affrontata in un modo nuovo. Il s, pur capace di trasformazioni fluide, pu palesare una certa co erenza e prospettiva morale. La molteplicit non esclude l'integrazione. "What is likely - indeed, it is already occurring - is 'a struggle for the soul of the sp ecies self' between the market orientation and the more human global values of a civil society" [Lifton 1993: 221]. Oggi riaffiora un senso di comunanza con il genere umano, una consapevolezza qua si di ci che ci unisce alla specie e che conduce ad una rinnovata partecipazione alla societ civile. Questo discorso rimane in Lifton spesso troppo generico, ma d escrive la dinamica delle identit emergenti, che sperimentano un ritorno del sens

o civico, soprattutto a livello di comunit locale, di linguaggio e razza. Se alcuni temi come la non violenza, la difesa dell'ambiente, i limiti ecologici all'esistenza umana, sono stati da tempo "interiorizzati" dagli attori sociali, probabilmente il dato pi innovativo il forte senso di identificazione nel contes to locale, nel piccolo mondo in cui si vive. L'imperativo dominante ("conosci te stesso") si coniuga oggi con il senso di coi nvolgimento nella comunit locale, a partire delle reti sociali primarie (famiglia , amici, gruppi di self-help) fino a quelle secondarie (associazioni, cooperazio ne, ecc.) [cfr. anche Turkle 1997]. La globalizzazione si accompagna sempre alla rinascita di un bisogno interiore d i radicamento in forme di socialit differenti. In questo senso abbiamo visto che il processo di infoglocalizzazione pu consentire lo sviluppo di una societ a conne ssione globale, che rispetti anche le specificit territoriali. A fronte della com plessit crescente del mondo, da un lato si sviluppa un "nomadismo spirituale" [Ta gliagambe 1997], un'irrequietezza che si manifesta nella molteplicit di identific azioni mutanti. Dall'altro lato, per, abbiamo anche, come reazione, un tentativo di riappropriarsi di uno "spazio ristretto", familiare, in cui sia possibile cos truire un vissuto non labile ma concretamente gestibile. V' oggi spesso (anche per chi ha intensi contatti on-line) il bisogno, cognitivo, emotivo ed affettivo, di intessere interazioni non limitate al semplice scambio di informazione, ma capaci di ridare una finalit ai rapporti umani, all'empatia, alla dimensione corporea. Stabilendo delle relazioni (virtuali e reali) in luoghi come le associazioni, l' identit non rimane un semplice pastiche di avatar divergenti, ma pu sviluppare la propria personalit, mantenendola multipla e coerente [cfr. Turkle 1997: 389]. A questo scopo importante, quindi, creare delle associazioni che operino in agor elettroniche non troppo distanti da quelle reali. Il successo di reti civiche (c ome quella milanese o bolognese) si deve probabilmente addebitare al senso di id entificazione in un contesto reale e locale che muove i cibernauti [BCNET e RCM 1997; RUR 1998]. Certo, possono esistere associazioni virtuali di persone completamente separate in termini di spazi fisici; ma l'optimum probabilmente l'essere radicati in un t erritorio, per poter comunque avere interscambi anche nella vita reale e per pro porre issues che interessano pi da vicino i soggetti. Il collegamento con le reti civiche pu essere quindi importante (anche se non dec isivo). I community network sono infatti delle reti telematiche che si prefiggon o di fornire agli utenti (enti, cittadini, associazioni, aziende, pubblica ammin istrazione) una gamma di servizi che coinvolgono diversi settori dell'area urban a. La partecipazione attiva dei cittadini, ove organizzata (e costituita in lobb ies) rid una dimensione etico-situata anche ai s proteiformi attuali. Questa strad a, come abbiamo visto, pu essere percorsa non solo tramite la fondazione di comun it operanti nelle reti civiche, ma anche creando delle entit virtuali che agiscono come "federazioni di associazioni territoriali". Citt Invisibile, ad esempio, ha scelto spesso quest'ultima strada. "Un soggetto telematico che intenda incidere sulla realt [...] partendo dalle reti, deve costruire una sua articolazione terr itoriale, ovvero una struttura organizzativa che ricopra il territorio tradizion ale. Solo cos pu costruire con esso le connessioni necessarie per poter incidere s ulla realt [...]. Le convenzioni, paritetiche, con organizzazioni tradizionali, p ermettono una certa presenza sul territorio" [Picci 1997: 30-31]. In alternativa, si pu tentare di costruire delle associazioni in parte virtuali e d in parte reali (come Network). Entrambe le modalit consentono di svolgere un'az ione ambivalente, sul tipo think global and act local. Soprattutto permettono al singolo di interessarsi di problemi pi quotidiani, di sviluppare delle azioni in positivo e di non rimanere semplicemente un "fantasma virtuale". Il futuro dei collettivi intelligenti quindi basato sul creare associazioni che coinvolgano i singoli anche nel proporre forme nuove di rinnovato impegno social e, capace di sottrarli al narcisismo ludico che pervade la maggioranza dei grupp i virtuali in Internet. Permane comunque il problema delle multiappartenenze, ma il singolo trova maggio re capacit di identificazione in un contesto storico situato. Un esempio il caso

di Network, che ha sezioni "reali" e sezioni virtuali cui ci si pu iscrivere; anc he PeaceLink si ugualmente dotata di club che ne rappresentano le unit territoria li, cui ci si pu iscrivere (anche se con limitazioni). Jones [1997] evidenzia che la partecipazione alle comunit virtuali costringe l'in dividuo a vagare fra pi identificazioni in diverse "province finite di significat o" [cfr. Schtz 1979]. Il senso di appartenenza non pu che essere frammentato fra l e realt con cui il singolo viene a contatto. L'importante, per, la capacit di muove rci fra pi ruoli, di assumere pi maschere, di riscoprire noi stessi in modi divers i. Adottare differenti personae da utilizzare on-line significa aprirsi nuovi or izzonti, allargare i confini dell'io, cosa che per non esclude di trovare qualche filo che leghi assieme il nostro progetto di vita. Questo filo ci che ci permett e di trascendere le azioni immediate da noi espletate per ritrovarci parte in qu alcosa di pi grande, di un luogo in cui poter stare accanto all'altro e con l'alt ro. Noi nasciamo, ci sviluppiamo e muoriamo solo in questi ambiti identificativi e non possiamo ignorare il radicamento spaziale e sociale, ovvero l'appartenenz a ad un mondo della vita, che ci rende delle coscienze uniche ed inimitabili. Come ha sottolineato E. Stagni [1998], vivere una vita "buona", significa comunq ue vivere in modo congruente con se stessi, ovvero in modo autentico. "Ora, la ricerca dell'autenticit presuppone una prospettiva genuinamente intersog gettiva, per tre diversi motivi: (a) la categoria centrale di identit non pu che e ssere intesa in chiave intersoggettiva, (b) la categoria di autorealizzazione pr esuppone la nozione di riconoscimento, (c) infine, il modello di universalismo p resupposto dalla tesi dell'autenticit di natura intersoggettiva" [ibidem: 130]. Rifacendosi a Mead [1966], l'Autrice sopra citata puntualizza che l'identit non p u essere ridotta alla semplice autocoscienza del soggetto, ma implica sempre un'i nterazione intersoggettiva, una co-relazione fra Ego ed Alter [vedi anche Cipoll a 1997]. I self si costruiscono nel gioco fra il Me (gli atteggiamenti sociali c he gli altri assumono verso di noi) e l'Io (il soggetto che si oppone e modifica le interazioni del Me). Le identit autentiche, per, si distinguono per il fatto che sono capaci di esprime re l'unicit ed irripetibilit socialmente elaborata. la capacit di personalizzare il proprio apporto al processo collettivo che distingue le identit autentiche e che permette ad alcuni netizen di non disperdersi in una molteplicit di avatar elett ronici. 4.3. Societ civile e democrazia elettronica Secondo Lvy la sfida dei prossimi tempi quella di creare un'agor virtuale fortemen te strutturata ed atta a promuovere la cooperazione e le qualit umane. I numerosi gruppi potrebbero dar luogo in Internet a "dispositivi collettivi di enunciazio ne" animati da persone in grado di far funzionare le "citt intelligenti". La form azione di un'urbanitas computerizzata innescherebbe un processo circolare dinami co di organizzazione delle funzioni e dei servizi secondo lo schema seguente. In primo luogo vi sarebbe la fase dell'ascolto, volta a far emergere idee, argom enti, valutazioni, invenzioni, ecc. Seguirebbe poi l'espressione dei problemi de lla vita collettiva, con un dibattito single-issue, su problemi specifici e non pi su programmi politici ideologizzati e vaghi. Da qui scaturirebbe la fase della decisione, non disgiungibile dalle valutazioni in tempo reale di tutto ci che ve nisse prodotto. Il procedimento complessivo cementerebbe un'organizzazione stabi le, con una dettagliata distribuzione di funzioni ed organi in seno alla citt ed il raggruppamento delle forze e delle competenze. Da qui emergerebbe infine una sorta di "visione globale", una strategia di fondo che privilegerebbe sempre uno stile di politica molecolare, a piccoli gruppi di lavoro. Una citt telematica (con una grossa rete civica) sarebbe gestibile tramite una de mocrazia diretta e continua, con una serie di processi caratterizzati dal feed-b ack fra tutte le varie fasi. Una raccomandazione che Lvy rivolge volta all'"ident ificazione chiara dei centri di competenza e di risorse [...] In questo modo, l' organizzazione favorisce le connessioni e la cooperazione trasversale, cosa che contribuisce alla sua rimessa in discussione, a una disorganizzazione permanente " [Lvy 1996: 85].

Il processo di autoproduzione di una citt digitale consisterebbe in una autorgani zzazione totale, basata anche su connessioni trasversali e su una logica casuale , non lineare. Tutto questo va probabilmente molto oltre le funzioni che oggi (e per molto altr o tempo) esplicheranno i community network, ma d un'idea efficace del funzionamen to delle associazioni strutturate. Gli scettici come Scheer [1997] si potrebbero chiedere cosa dovrebbe provocare l a nascita di tanti piccoli gruppi aventi una coscienza civile sviluppata, partic olarmente nel contesto italiano, ove il numero di tali entit non molto rilevante. Manca infatti nel nostro paese una "cultura della societ civile", ovvero un insie me di "modelli culturali, in senso lato, che, informando di s il sentire e l'agir e individuali e collettivi, l'ethos, nonch le istituzioni di una comunit politica, la rendono, appunto, 'civile' o 'incivile', degna o indegna di un uomo autonomo e responsabile" [Belardinelli 1997: 95]. Il discorso qui sarebbe molto lungo e complesso; per questo vi faremo solo pochi cenni in questa sede. Il problema coinvolge infatti le ragioni e le trasformazi oni generali della societ civile in Italia, quindi un insieme di relazioni social i esistenti soprattutto off-line. Senza un certo senso civico, difficile che si sviluppi l'identificazione nella c omunit e la coscienza degli obblighi e dei diritti di ogni cittadino. facile nota re come in Italia, grazie all'assistenzialismo, alla debolezza storica del siste ma politico-amministrativo ed alla incapacit di realizzare alcuni principi dello Stato di diritto (divisione dei poteri, tutela delle libert, ecc.) non sia mai es istita una cultura della societ civile. mancato soprattutto il pluralismo, lo scontro democratico, aperto, che non tolle ra i compromessi clientelari. Per ottenere questi risultati occorrerebbe che i c ittadini avessero una comunit concreta con cui identificarsi e su cui potessero e sprimersi. Le associazioni sono un mezzo per riguadagnare la fiducia collettiva, uno strumento per favorire l'integrazione sociale. "Da un lato, il pluralismo s ociale mette l'accento sull'idea che la societ debba promuovere il massimo di ist anze associazionistiche, auto-gestionarie, di nuovi mix fra libert e solidariet pr imarie e secondarie variamente intrecciate" [Donati 1991: 137]. I nuovi gruppi intermedi, orientati dal principio della "concertazione organizza tiva", devono garantire la riaggregazione dei cittadini in base al principio del la solidariet spontanea. Questo permette loro di rivitalizzare un tessuto sociale in gran parte degradato, a partire sempre dal mondo della vita quotidiano [Ardi g 1988]. Ripartire dal basso, dalla micro-interazione, quindi un modo per sensibi lizzare i singoli, orientandoli maggiormente verso la gestione della cosa pubbli ca. Secondo Donati per avere una societ civile forte e plausibile occorrerebbe la seg uente configurazione: 1) il sistema politico dovrebbe esprimere delle scelte secondo valori etici e fa rle osservare come decisioni collettive vincolanti; 2) il sistema economico dovrebbe garantire che tutte le transazioni e le competi zioni di mercato non comportassero lo sfruttamento delle persone, l'alienazione dei diritti umani, la distruzione del legame sociale; 3) il sistema delle associazioni dovrebbe godere di un elevato grado di autonomi a ed agire secondo valori universali (senza essere colonizzato dagli altri siste mi); 4) il sistema culturale dovrebbe promuovere l'idea di dignit umana e mantenere fi ducia e reciprocit nelle relazioni sociali [Donati 1997]. La possibilit di far rinascere una sfera pubblica quindi fortemente condizionata dai fattori strutturali-sistemici e dal cambiamento del sistema politico [Morra 1993, 1995]. La svolta verso il federalismo, attuata con le "leggi Bassanini" (s oprattutto la L. 57/ 97 e la L. 127/97) favorisce (anche se germinalmente) quest o movimento storico, ridando pi autonomia agli enti locali. Tutto ci pu incentivare anche l'uso dei nuovi media da parte di comuni e province, al fine di costruire

un nuovo tipo di spazio pubblico per certi versi affini alla tradizionale idea di civil society. Questo significa ripartire dalla comunit locale, sperando che e ssa possa dimostrarsi meno alienata dalla "colonizzazione dei mondi della vita" ad opera del sistema politico ed economico. A questo livello pi possibile un'inte razione fra i detentori delle cariche politiche ed i cittadini, tali che questi ultimi possano proporre all'ordine del giorno delle questioni (senza vedersele s empre imporre) [cfr. MacIntyre 1988a]. La politica di una piccola comunit locale pu pi facilmente garantire la partecipazione deliberativa dei cittadini. Dalle soc iet antiche ci vengono infatti due lezioni: "primo, che ogni morale sempre legata in qualche misura a una dimensione socialmente locale e particolare, e che le a spirazioni della morale a un'universalit affrancata da qualsiasi particolarit un'i llusione; secondo, che non c' nessun modo di possedere le virt se non come parte d i una tradizione in cui esse e la nostra comprensione di esse ci vengono tramand ate dai nostri predecessori" [ibidem: 154-155]. Si pone quindi il problema di come le associazioni telematiche possano interveni re per favorire la creazione di una sfera pubblica. Molti commentatori ritengono che la formazione di un nuovo spazio pubblico possa avvenire secondo quanto previsto dalla teoria habermasiana, ovvero costruendo u n sistema di legittimit etica post-convenzionale. Habermas d per scontato che le p recedenti immagini del mondo ed i rapporti di solidariet amicali, parentali e di vicinato, siano impossibilitati a produrre una nuova etica civile ed a legittima re la democrazia. Il nuovo spazio pubblico pu essere generato dall'agire comunica tivo, con cui differenti mondi vitali cercano discorsivamente un'intesa. I probl emi emergenti devono prima essere segnalati dalla societ civile, poi conquistare un riconoscimento sociale, quindi formare l'opinione pubblica e convincere i cit tadini elettori ed il potere politico della necessit di metterlo in agenda e di s cegliere una certa soluzione [cfr. Habermas 1996]. Una questione sociale ha quindi bisogno, fin dall'inizio, di essere comunicata, soprattutto da parte di soggetti, movimenti, organizzazioni. Il ruolo dei new me dia proprio quello di portare alla ribalta dell'opinione pubblica un tema, coagu lando anche volont intersoggettive tramite forme di comunicazione orizzontale. Le comunit virtuali potrebbero essere mezzi per dare pubblicit ad alcune istanze e p rodurre un sapere comune [vedi Carlini 1996]. Tutto questo pare indubbiamente co rretto dal punto di vista concettuale, ma da quello pratico il problema di giung ere in tempi accettabili a dei risultati. Pensare che, in questa situazione di d iscorso ideale, possa di per s vincere la forza dell'argomento migliore, contrast a con il fatto che qualsiasi assemblea deve pervenire entro tempi determinati ad una decisione [vedi anche le critiche di Fishkin 1995: 40 e sgg.]. Se i new med ia paiono dei formidabili mezzi per sviluppare dibattiti, ci non significa che es si siano altrettanto efficaci nel chiudere il dibattito entro tempi stabiliti. Pensare, come fa anche Lvy [1996], che si possa costruire tramite la computer-med iated communication un dispositivo collettivo di enunciazione forse troppo ottim ista. La comunicazione in rete non mai "fredda" ed impersonale; non pu prescinder e dal contesto in cui opera e dalla personalit dei partecipanti. I teorici haberm asiani vengono ad enfatizzare forse troppo le procedure di formazione della volo nt intersoggettiva e la razionalit della procedura che la fonda. Nella realt per occ orre innanzi tutto avere degli animatori telematici che sappiano convogliare le assemblee verso delle decisioni, avendo ben chiaro anche gli orientamenti eticopolitici tipici delle associazioni e dei loro contesti esterni. Citt Invisibile, senza partire da una cultura omogenea di sinistra, non avrebbe potuto promuovere tanti progetti; le procedure di voto, in questi casi, sarebbero state molto pi c omplesse ed una piccola minoranza sarebbe stata in grado di causare una crisi. Da un lato occorre quindi sottolineare la necessit di imporre selezioni di comple ssit, bloccando i dibattiti quando questi divengono sterili ed autoreferenziali; dall'altro occorre sempre riferirsi alla cultura dei gruppi ed al loro spirito d i tolleranza e democrazia. Nel volume Cyberdemocracy [Tsagarousianou, Tambini e Bryan (eds.) 1998] sono descritti gli esperimenti di democrazia elettronica nell e pi grandi citt europee; in esso emergono continuamente i problemi che l'anarchia della rete pone ai gruppi di discussione delle reti civiche. Ogni community net work ha dovuto affrontare questo aspetto e trovare delle soluzioni, cio vari modi

per moderare i differenti gruppi telematici. A Berlino si palesa pi chiaramente il fatto che la comunicazione tendenzialmente orizzontale e democratica di Inter net pu veicolare valori neo-nazisti che, alla lunga, scardinano il dibattito stes so. Ci significa naturalmente che ogni rete civica deve trovare la propria via al la societ dell'informazione, selezionando animatori e procedure atte ad assicurar e la partecipazione di tutti ai gruppi ed alle liste di discussione ma tutelando anche la democrazia interna quando la comunicazione rischia di divenire autoref erenziale ed improduttiva. Per questo occorre tenere sempre presente come il bac kground storico-sociale incida sui gruppi virtuali, data la loro strutturazione sempre locale e molto raccolta. Occorre quindi diffidare degli approcci troppo f ormali legati all'impostazione habermasiana ed evidenziare invece l'importanza d ei legami di solidariet e delle idee di bene e di giustizia [cfr. Belardinelli 19 96; Seligman 1993]. Quello che vogliamo dire che non si pu concepire la democrazi a (anche quella "elettronica") in termini universalistici ed astratti, spogliand ola da ogni riferimento ad un contesto storico e particolare, come invece fa Hab ermas [1992]. Il cosmopolitismo, il multiculturalismo non eliminano il problema dei contesti culturali, soprattutto perch i gruppi on-line operano su dimensioni locali e con progetti orientati a questi ambiti. Entra qui in gioco il nodo dell a fiducia intersoggettiva, che costituisce il collante di una comunit morale di i ndividui radicati in un tessuto locale. Come dice Taylor, "noi siamo agenti inca rnati, che vivono in una condizione dialogica e abitano il tempo in una maniera specificamente umana: le nostre vite acquistano cio un senso in quanto storie che connettono il passato, da cui veniamo, ai nostri progetti futuri. Ci significa c he per trattare nel modo giusto un essere umano dobbiamo rispettare questa sua n atura incarnata, dialogica, temporale" [Taylor 1994: 123]. Come fa notare anche Etzioni [1993], nel suo "manifesto" del comunitarismo, il p roblema oggi non solo quello delle procedure democratiche, ma anche di promuover e la voce morale della collettivit. Ci significa che lo spazio pubblico richiede l a costruzione di responsive community, basate sull'idea della reciprocit e del be ne comune. Questo implica che l'azione politica, la giustizia sociale e l'idea s tessa della solidariet vengano riferite a dei contesti storici determinati ed ess enziali. I beni comuni di ogni gruppo sono sempre definiti in relazione ad un pa rticolare insieme di relazioni sociali ed soltanto in esse (fra individui che le ritengono importanti) che si pu beneficiare di questi beni (1). Le "abitudini de l cuore" con cui Tocqueville identificava i costumi americani sono sempre strett amente interconnesse con determinate comunit politiche ed istituzioni sociali [ve di Tocqueville 1968; Bellah et al. 1996; Belardinelli 1996]. Etzioni ed i comuni taristi talvolta sembrano anteporre "la voce della morale" agli obblighi giuridi ci, ricevendo cos critiche di vario tipo e da molte direzioni [cfr. Waas 1997 ed, in generale, Belardinelli e Cimmino (a cura di) 1997]. Nulla toglie, per, che l' odierno individualismo spesso richieda un aumento del senso civico e della solid ariet sociale, proprio a partire dalla dimensione locale. Naturalmente non si pu r ischiare di ricadere nel particolarismo e nel tribalismo, in quanto nuove forme di Gemeinschaft distruttiva [Sennett 1982]: occorre invece che dalle associazion i e comunit partano dei progetti capaci di ricreare un ponte fra sistemi sociali e mondi della vita. Questo ragionamento vero anche quando ci riferiamo alle teleorganizzazioni, dove il processo di "glocalismo" comunque rimanda ad uno spazio sociale e temporale in qualche modo delimitato [cfr. Jones 1997; Fernback 1997]. Anch'esse possono c oncorrere a ridefinire l'agor collettiva, costituendo una forma seminuova di demo crazia, ma soltanto a determinate condizioni. I teorici della "repubblica elettronica", individuano nell'Atene di Pericle e ne ll'America di Jefferson i modelli a cui ispirarsi. Soprattutto il richiamo ad un padre fondatore degli USA vuole riproporre un'idea di una democrazia diretta e decentrata, con una ridotta intermediazione del governo e del parlamento. "Jeffe rson envisioned an America of independent yeo-men farmers in small, self-contain ed political communities who would deliberate among themselves, decide their own affairs, and govern themelves, much as his beloved classical Greeks did in anci ent time" [Grossman 1995: 45]. Dunque l'obiettivo di molti teorici della democrazia elettronica quello di ricre

are per via elettronica delle piccole comunit che si autogovernino, decidano sui loro affari e sul loro destino. Per questo molti considerano fondamentale assicu rare per lo meno la libert di espressione e la protezione della privacy [Burstein e Kline 1995]. Tra i punti programmatici anche di Grossman [1995: 191] troviamo infatti la difesa dell'indipendenza di tutti i media (vecchi e nuovi); il divie to di imporre restrizioni di alcun tipo a chiunque possa pubblicare o trasmetter e informazioni; l'accesso universale ad ogni network ed alla sfera pubblica di d iscussione. Da ci si evince la necessit di responsabilizzare i cittadini e le asso ciazioni. Ne deve sortire un nuovo sistema di cittadinanza capace di risvegliare l'educazione civica, incentivando anche le piccole comunit ad assumersi pi respon sabilit. Solo un capillare lavoro dal basso (sostenuto per anche dalle autorit cent rali) pu condurre a ritrovare il senso del bene comune per il miglioramento della societ. Non bisogna per dimenticare anche la necessit di un continuo bilanciamento fra gli interessi privati ed il bene comune, fra la difesa delle minoranze e la volont d ella maggioranza, fra la dimensione locale e quella globale. I community network ed i gruppi gravitanti attorno a loro devono mantenere la lo ro duplice natura di mezzi capaci di comunicare ed interagire con qualsiasi punt o del web, ma anche di esprimere le necessit locali (ed anche nazionali). Dunque necessario costruire un'arena democratica virtuale multidirezionale, in grado di affrontare tematiche single-issue, ma anche di allargarsi e di sviluppare proge tti pi generali. Non sono mancate delle risposte da parte di politici, che hanno inteso inserire nei loro programmi richiami a queste idee. Ross Perot ha teorizzato, ad esempio, l'electronic town hall, la realizzazione di municipi elettronici, con assemblee sincrone di cittadini sempre impegnati a decidere sul bene pubblico. D'altra pa rte, sono molti i pessimisti [Holmes (ed.) 1997; Maldonado 1997]; essi denuncian o come una folla di fantasmi non possa pretendere seriamente di fare politica. I noltre il gioco democratico, fatto di un confronto deliberativo tra posizioni di vergenti, non a loro parere presente nei forum telematici. Sulla seconda critica non ci soffermiamo, poich tali asserzioni sono chiaramente rivolte a quelle reti socio-telematiche che hanno uno spiccato carattere ludico. Per quanto riguarda le capacit di far politica nella rete, occorre invece precisa re quali siano gli strumenti oggi realmente a disposizione dei gruppi "virtuali" , in riferimento anche alle risorse messe a loro disposizione nelle reti civiche . Attualmente, in Italia, tra le sperimentazioni politiche promosse dagli enti loc ali "si possono individuare le seguenti finalit: a) partecipazione pi diretta dei cittadini a processi di consultazione e di decis ione; b) recupero dell'interesse dei cittadini in situazioni di declinante partecipazi one politica; c) trasparenza dell'azione amministrativa; d) accesso diretto ad informazione e servizi; e) gestione diretta da parte di cittadini di attivit o servizi; f) riduzione della discrezionalit amministrativa con accresciuta parit di trattame nto dei cittadini" [Rodot 1997: 36]. Da un lato, quindi, vi sono i tentativi di potenziare (via rete) i tradizionali servizi che caratterizzano gli enti pubblici (erogazione di certificati on-line, diffusione degli schemi delle proposte di delibere, indicazione dei responsabil i del procedimento amministrativo, ecc.). Con essi i cittadini possono ottenere informazioni e documenti e monitorare eventuali procedure che li riguardano (com e concessioni edilizie ed autorizzazioni a svolgere attivit commerciali). Questa tecnologia permetterebbe facilmente anche di esprimere (magari con il sistema di una carta magnetica) il voto popolare. Dall'altro lato troviamo peraltro le iniziative volte a favorire un maggiore coi nvolgimento degli utenti nelle decisioni pubbliche. Questo pu avvenire creando ma iling list che permettano di recapitare ai singoli le proposte degli amministrat

ori comunali o dei city panel (permanenti od occasionali) su questioni specifich e. Il problema vero di garantire al cittadino la possibilit di scelta fra un alto nu mero di opzioni possibili, manifestando l'intensit delle sue preferenze e dando u n consenso condizionato. In questo modo, attivando un feed-back di domande e ris poste con le istituzioni, potr essere incentivata la partecipazione dei singoli. Un esempio avanzato il Seattle Community Network, una rete civica che costituisc e quasi una "citt digitale" con tutti i suoi luoghi virtuali. D. Schuler [1996] i ndividua, all'interno di essa, sei aree concettuali o valori fondamentali: 1) cultura e convivialit (relativi al senso di appartenenza, di inclusione che si rafforza nella cultura sedimentata, nella memoria condivisa); 2) democrazia "forte" (relativa alle pratiche di partecipazione attiva e diretta , basata sul pluralismo); 3) educazione (relativa alla gestione di gruppi di auto-apprendimento, flessibil i, equi e pi vicini al singolo); 4) salute e benessere (relativi ai gruppi di informazioni e pratiche olistiche, volte alla prevenzione dei malfunzionamenti e della malattia); 5) equit economica (relativa ai processi economici cooperativi, responsabili, gen eranti pari opportunit sociali); 6) informazione e comunicazione (relative alle pratiche di partecipazione, trasp arenza, capaci di garantire il libero accesso di tutti i cittadini alle banche d ati istituzionali). Il punto principale a cui si dovrebbe giungere per la garanzia del coinvolgimento di gruppi di cittadini nella forma di gruppi di discussione che animano la rete civica. In molti casi italiani [cfr. ECN 97] il community network serve solo pe r diffondere informazioni gi disponibili per le vie tradizionali e l'elemento din amico dei newsgroup e mailing list, spesso, manca. Invece "la democrazia elettronica si realizza costruendo comunit strutturate e pr ogettando meccanismi che ad esse permettano di interagire in maniera trasparente con l'amministrazione: regole per il dibattito e per l'aggregazione delle prefe renze (come formulazione di tesi e voto sulle stesse), termine temporale, defini zione preventiva e nota a tutti della considerazione che l'amministrazione avr pe r i risultati della discussione, garanzie di tempi per la risposta" [Grossi 1997 : 38]. I gruppi di discussione devono avere un obiettivo e prevedere un punto di arrivo (anche temporale) e regole e meccanismi certi. Secondo Gaia Grossi (e Citt Invis ibile, per cui ha redatto il documento che stiamo commentando), le comunit strutt urate possono funzionare solo se i partecipanti conoscono i codici comunicativi delle reti e se sono presenti degli "animatori telematici", ovvero persone, che conoscendo tali codici, siano in grado di guidare gli utenti nella scelta delle opzioni pi adeguate. A questo modello si pu in parte assimilare quello del consensus conference, del s ondaggio dinamico proposto (tra gli altri) da De Chiara [1997], in cui un campio ne di cittadini viene messo in condizione di discutere su alcune questioni impor tanti, fornendogli le informazioni necessarie e permettendo che esso si crei un' opinione comune. Questa tecnica una possibile per sviluppare forme di "intellige nza collettiva", anche se risente di una certa eterodirezione dall'alto. Sarebbe meglio, infatti, potenziare le associazioni telematiche esistenti e favo rire la nascita di nuove, piuttosto che cercare di selezionare (con un'operazion e verticale) dei campioni rappresentativi che magari non riusciranno mai a svilu ppare un senso di convivialit reciproca. Per raggiungere dei risultati positivi in questo campo molta strada ancora da fa re. Innanzi tutto, occorre garantire a tutti l'accesso universale al servizio di telecomunicazione, in quanto elemento costitutivo del diritto alla libert d'espr essione e di comunicazione. Bisogna poi intervenire anche con opportuni corsi di formazione ed iniziative ad hoc per evitare che si crei un information aparthei d [Rodot 1997: 91]. La nascita di soggetti collettivi elettronici inoltre legata (oltre alla ripresa

di un certo senso civico) all'apertura di spazi di autonomia e di pluralismo po litico, che privilegino gli enti locali e la crescita delle comunit territoriali. La realizzazione di "citt digitali" comporta quindi forme di decentramento e di federalismo politico molto pi innovative di quelle che sono state finora realizza te. Un electronic commonwealth [Abramson et altri 1988] deve fortemente poggiare su un governo locale e decentrato di molti servizi, che faccia rinascere una "o pinione pubblica" in molte forme. La realizzazione di community network, di agor telematiche "include nel suo co un a logica di tipo confederale che non concerne solo istituzioni o dimensioni macr o, bens anche persone o dimensioni micro, di modo che quelle dipendano da queste e queste da quelle, senza priorit stabilite una volta per tutte e senza precedenz e assegnate per via presupposizionale" [Cipolla 1997: 1045]. Proprio l'interazione fra tanti livelli pu consentire la creazione di molte assoc iazioni telematiche che aiutino a recuperare il senso civico ed a sviluppare un' arena supplementare di dibattito pubblico, senza chiudere la comunicazione via r ete nel narcisismo ludico ed istantaneo di molti mondi virtuali. Recentemente, d iversi autori hanno sottolineato come sia necessaria una politica di abitazione dello spazio, con cui i gruppi virtuali si leghino strettamente alla comunit loca le. Casalegno e Kavanaugh [1998] hanno insistito sulla dimensione della domus, d el domicilio fisico, ma anche delle relazioni culturali preesistenti. Il gruppo virtuale ha una dimensione ecologica derivante dal complesso legame fra ciberspa zio e realt. Le nuove tecnologie ridanno all'ambiente una dimensione umana, crean do un continuum virtuale-reale che struttura il gruppo. Riaffiora anche l'import anza del genius loci, il sentimento collettivo che riplasma un luogo, facendolo centro di una comunit. Esso esprime la memoria di un gruppo, di una fazione, di u n municipio. Tutte queste dimensioni sono estremamente rilevanti anche per le re alt che vivono e si sviluppano nei community network. Doheny-Farina ha enfatizzat o i Neighborhood Net, le reti che collegano i quartieri, inserendosi nelle pi amp ie reti civiche. I neigh-net sono pi vicini alla popolazione, possono pubblicizza re gli eventi, dibattere i problemi, semplificare appuntamenti, facilitare le co nnessioni a livello di micro-comunit. Lo studioso americano sottolinea il fatto che a livello di quartiere pi facile in tervenire, creando progetti, sinergie, supporti fra scuole, enti di volontariato , associazioni e cooperazione sociale. Diviene anche pi semplice promuovere degli schemi (blueprint) con cui le comunit locali discutono la loro via per entrare n ella societ dell'informazione, definendo priorit ed obiettivi. A questo livello en ti pubblici, privati e reti relazionali primarie e secondarie possono discutere gli standard, le iniziative e le agende. Poche reti civiche in Italia possono vantare risultati simili. Se prendiamo le a nalisi svolte dalla Rete Urbana delle Rappresentanze [RUR 1998], molto spesso es se vengono gestite garantendo appena la diffusione di informazioni sul World Wid e Web. Alcune sono dotate anche di luoghi pubblici (come una ciber-piazza o un c iber-centro commerciale) che garantiscono dei gruppi o liste di dibattito on-lin e. Vi sono inoltre poche citt digitali olistiche, che si legano strettamente al t erritorio ed alle comunit locali. Probabilmente questi progetti sono caratterizza ti dalla capacit di far interagire strutture politiche, committenti privati, real t del volontariato e del terzo settore. Solo l'attivazione di un rapporto sinergi co di questo tipo pu sviluppare dei sistemi veramente radicati nel territorio e c apaci di coinvolgere i cittadini anche in forme di democrazia diretta (con refer endum urbani, focus group, ecc.). "It is clear that the best hope for virtual cities will come with broadly based local strategies driven by broad partnerships between public, private and commun ity sectors [...] virtual city iniziatives may help, quite literally, to "ground " the globally integrated world of electronic spaces and so make the Internet fe ed back to the developmente of real cities" [Aurigi e Graham 1998: 79]. Dalla co llaborazione fra il sistema sociale ed i mondi vitali possibile creare delle str ategie di sviluppo locali che radichino le citt digitali in quelle "reali". Cos sa r possibile attivare dei feed-back (o se vogliamo, un circolo virtuoso) fra le is tituzioni ed i cittadini, favorendo la nascita di nuove identit urbane "glocali".

A fronte della frammentazione post-moderna delle identit e della diffusione di no n-luoghi, le citt digitali e le comunit virtuali possono ricostruire (in forme nuo ve e pluralistiche) il tessuto locale, caratterizzandolo per le sue particolarit e per la sua storia. Ci significa promuovere comunicazioni dotate di senso che, c ollegandosi ad un background storico-sociale, possano indicare a tutti nuove mod alit di impegno, di attivit politica e culturale. (1) Cfr. McIntyre 1988a, 1988b e le critiche che invece gli vengono mosse dal re lativismo americano e dal liberalismo, come evidenziate nei volumi di Restaino [ 1990], Borradori [1991] e Ferrara [(a cura di) 1992].

Conclusione "La discussione pubblica, come dice Hegel, ha sempre la funzione della ragione che mette alla prova le sue leggi [...] Ho gi accennato al fatto che i presupposti morali che rendono possibile la partecipazione a tale discorso [...] non sono a loro volta risultati di una formazione discorsiva della volont. Le convinzioni morali che sostengono uno stato democratico sono frammenti di complessi contesti di convinzioni, il centro dei quali non affatto di natura politicogiuridica" [Spaemann 1994: 56]. Alla fine del nostro saggio d'uopo accennare ad alcune conclusioni ed evidenziar e i nodi problematici che possono favorire uno sviluppo futuro della ricerca. Siamo partiti dal processo di globalizzazione, mostrando come i suoi risultati s ul piano culturale siano sfaccettati ed ambivalenti. La realizzazione del villag gio globale non ha prodotto solo una cultura dell'istantaneit che abolisce i conf ini spazio-temporali, favorendo il mlange di culture differenti; essa ha anche pe rmesso la creazione di un'insalatiera etnica capace di ridare ai gruppi sociali una loro identit, un loro specifico cammino con cui affrontare la societ dell'info rmazione. Il "glocalismo" [Robertson 1992], l'integrazione pluralistica di eleme nti transnazionali e locali, ha favorito l'incontro ed il dialogo delle culture, la rielaborazione di costumi, simboli e comunicazioni ancorate al territorio ma capaci pure di interfacciarsi con tutto il mondo. La caratteristica propria ass unta dal ciberspazio quella di un sistema neuronale, tendenzialmente universale, che per riesce ad accogliere gli apporti individuali ed interindividuali, divene ndone una sorta di precipitato. Internet, come nuovo medium pubblico e privato [ De Kerckhove 1997b] anche una sorta di intelligenza collettiva che si frammenta e pluralizza nelle identit locali. Si pu parlare di un sorta di universale singola re [vedi Lvy 1996, 1998], che si avvale di una molteplicit di comunit autorganizzan tesi. La capacit di operare su scala globale non elimina il fatto che le soluzion i intellettuali rimangono sempre locali, adattate ai vari ambienti, aderenti ai contesti individuati. Si nota attualmente un trend verso l'infoglocalizzazione, un trattamento dell'in formazione legato ad un background individuato, ma nello stesso tempo capace di superare le tradizionali barriere nazionali. Il ciberspazio appare quindi come u n patchwork di reti altamente cooperative, non omogenee e distribuite, che funzi ona in virt di processi ricorsivi reticolari [Tagliagambe 1997]. Con ci, tuttavia, non si intende sostenere che la pura comunicazione di tipo anarchico basti per permettere al soggetto di svolgere un ruolo attivo; questo mito, tipico del "par

adigma comunicativo", trascura eccessivamente la necessit che i cibernauti stessi promuovano comunicazioni dotate di senso. Il filone cyberpunk, invece, ha esalt ato troppo la capacit dei nuovi media di dematerializzare i segni (anche corporei ) e di creare delle identit virtuali interamente separate rispetto ai s reali. Que sto atteggiamento ha condotto a considerare le comunit virtuali come "non luoghi" [Aug 1993], dove l'individuo perde le sue determinazioni personali, relazionali e storiche. Noi abbiamo cercato di evidenziare che questo pericolo insito soprattutto nelle forme di tecnosocialit, che rivolgendosi ad esperienze di tipo ludico (come quell e dei MUD o delle chat line) rimangono reazioni sociali altamente instabili e fl uttuanti. Qui l'esperienza estetica comune (l'atmosfera emotiva) genera un triba lismo frammentato ed afinalistico che nasce e si disintegra con una velocit impre ssionante. In questi casi si pu dire che il soggetto si avvicina ad un s frattale [cfr. Baudrillard 1990], mettendo in scena una molteplicit di personaggi sempre c angianti, quasi dei fantasmi virtuali [Stone 1995; Mantovani 1995]. Oggi accanto a queste esperienze ne ritroviamo anche altre, caratterizzate dal t entativo di stabilizzare le contingenze, di ridarsi dei fini, un'organizzazione comune e regole pi definite. Nascono ed emergono sempre pi associazioni virtuali c he, pur rimanendo sistemi relazionali a confini variabili, riescono a selezionar e meglio la complessit ambientale, ridandosi un ordine interno. Le associazioni, per funzionare, devono selezionare i flussi della comunicazione, sulla base dell a strutturazione interna. Definendo una serie di regole preliminari, esse creano dei confini di senso [vedi Luhmann 1990] e demarcano il loro interno dall'ester no. Ci contribuisce a dare loro delle procedure di formazione della volont interso ggettiva ed a garantire una maggiore stabilit. D'altro canto, come abbiamo visto, il modo in cui l'organizzazione controlla il comportamento dei membri strettamente legato ai mezzi simbolico-normativi, ovver o all'identificazione nei fini organizzativi e negli obiettivi ultimi (espliciti o impliciti). Le associazioni dipendono fortemente dai legami di solidariet inte rpersonale e dalla condivisione di una cultura comune. Per questo esse riescono a valorizzare meglio l'apporto individuale, disciplinandolo grazie ai vincoli li beramente scelti dalla collettivit. La ricerca che abbiamo condotto ha sistematic amente privilegiato un "paradigma ricompositivo" [Cipolla 1997] volto sempre ad integrare lo studio teorico dei vincoli sociali strutturali e l'azione intenzion ale del singolo. Le teleorganizzazioni, ricreando al loro interno gruppi molecol ari che operano in modo trasversale su problemi specifici sono degli esempi di c ome i vincoli sistemici possano valorizzare l'operato dei singoli, mettendoli in grado di operare su task specifici integrando le varie competenze. Il tentativo di elaborare una sociologia dell'et...et (dell'integrazione di sist ema sociale ed intersoggettivit) stato il focus del quarto capitolo, ove si discu sso di come le comunit virtuali possano contribuire alla rinascita di una sfera p ubblica telematica. Questo problema ha radici molto lontane: la genesi della "so ciet civile" contemporanea alla modernit ed solo negli ultimi secoli che essa va a gonizzando fino all'orlo della scomparsa. Il declino dell'uomo pubblico [Sennett 1982; Lasch 1981] parallelo alla diffusione della cultura mediatizzata, globale , sorta con la societ di massa. Il narcisismo e l'estetizzazione della vita quoti diana non devono per farci dimenticare che esistono ancora degli spazi per la ric ostruzione di dibattiti pubblici. Si suggerito, in particolare, la necessit di ri partire dalle comunit locali, dal sistema delle associazioni, dal volontariato, d alla cooperazione sociale [Ardig 1988; Donati 1991]. Da un lato una nuova societ c ivile pu sorgere qualora si garantisca il rispetto delle procedure di formazione della volont intersoggettiva, che Habermas [1992, 1996] ha ripetutamente sottolin eato. Dall'altro lato, per, non bisogna scordarsi il riferimento ai contesti stor ici e sociali entro i quali operano le varie comunit e che costituiscono il loro radicamento empirico. Troppi teorici delle comunit virtuali partono dal presuppos to che esse possano rifondare una sfera pubblica in quanto garantiscono l'esplic arsi di una prassi dell'intesa senza limite alcuno. Per costoro conta la procedu ra democratica, il puro dibattito pi che la cornice in cui esso si svolge e che i mpone (fra l'altro) di risolvere i problemi, pervenendo a certe decisioni. Contr o questo filone abbiamo cercato di evidenziare che ogni azione morale si fonda s

u legami sociali particolari, che influenzano profondamente anche il metodo di s elezione della complessit nella risoluzione dei problemi. Come ha notato MacIntyr e, "se, prima di tutto, si d il caso che io possa apprendere le regole della moralit solo nella versione in cui esse sono incarnate in qualche specifica comunit; e se , in secondo luogo, si d il caso che la giustificazione della moralit debba proced ere in termini di beni particolari goduti all'interno della vita di comunit parti colari; e se, in terzo luogo, si d il caso che io sia pubblicamente posto e mante nuto in essere come attore morale solo attraverso i particolari tipi di sostegno morale forniti dalla mia comunit, allora chiaro che, privato di questa comunit, i mprobabile che io mi realizzi come attore morale" [MacIntyre 1992: 65]. necessario appellarsi alla voce morale della collettivit, alla reciprocit ed al be ne comune, che sempre influenzano anche le procedure democratiche per la stabili zzazione del sistema sociale. Come ha fatto notare anche Belardinelli, le istitu zioni democratiche "richiedono al contrario fiducia reciproca, la dogmatica conv inzione dell'inviolabile dignit di ogni uomo, senso di responsabilit, di giustizia , di tolleranza, tutte cose che sono anche condizioni delle procedure democratic he, non soltanto effetti" [Belardinelli 1996: 156]. Dunque una nuova sfera pubblica (reale e virtuale) deve integrare la dimensione della moralit tradizionale di una data comunit con il consenso procedurale sulle n orme per la formazione intersoggettiva della volont. Nel nostro campo di studio q uesto significa che le stesse comunit virtuali, per generare una reale "democrazi a elettronica" non possono non riacquistare una valenza glocale. L'universalit de l mezzo Internet deve permettere alle associazioni di far emergere le loro diffe renze, i modi con cui le varie comunit locali affrontano i problemi della societ d ell'informazione, creando le loro reti civiche. Anche quando le teleorganizzazio ni sembrano pi sganciate dal territorio, necessario mantenere dei legami dati da convenzioni con controparti "tradizionali" rivitalizzando i piccoli centri ed i quartieri. Si tratta di promuovere una ricostruzione progressiva dello spazio so ciale, facilitando l'emergere di soluzioni operative a livello di micro-comunit, come ha evidenziato anche Doheny-Farina [1996]. Dunque le comunit virtuali per sv iluppare un'azione duratura devono riterritorializzarsi, concorrere a fianco del le varie municipalit per favorire il ritrovamento di schemi, priorit ed obiettivi per affrontare i problemi che la difficile perdita generalizzata di normativit so ciale impone. Se oggi torna alla ribalta il problema dell'ordine sociale [vedi a d esempio Habermas 1986; Ardig 1988; Alexander 1990] pressoch certo che questo nod o non possa essere sciolto senza il ritrovamento di nuove radici nella societ glo balizzata. L'apertura al villaggio globale, la comunicazione reticolare priva di limiti spa ziali e temporali richiede la salvaguardia della storicit dell'uomo, del suo anco raggio ai mondi vitali. Il difficile problema dell'ordine sociale, che richieder ancora studi di portata molto pi vasta rispetto a questo, implica una ricostruzio ne dal basso, dal patrimonio dei piccoli gruppi del privato sociale, che, in sin ergia con le istituzioni, dovranno assumere un dinamismo rilevante. Le citt digitali olistiche, citate nell'ultimo rapporto RUR [1998], sono ambienti integrati ove servizi pubblici e progetti proposti e sostenuti da privati inter agiscono in un quadro di reciproca collaborazione. Questo modello vede oggi molt e resistenze, soprattutto da un sistema politico troppo chiuso in una difesa dei propri automatismi autoreferenziali. Vi sono per alcuni segni di incoraggiamento , soprattutto nel quadro di un cammino verso un sistema federale, che potr incora ggiare lo sviluppo di politiche sociali "glocali", incentivando la partecipazion e dei cittadini. In conclusione ci pare opportuno sottolineare che quanto da noi proposto va inte rpretato come un tentativo di capire tendenze recentissime, i cui sbocchi potrem o analizzare a pieno solo fra qualche anno. Il dato importante, nella nostra ottica, che lo sviluppo di comunit virtuali stru tturate necessita di condizioni istituzionali adatte [vedi Morra 1993] ed anche del fiorire di comunicazioni dotate di senso e rispettose della natura relaziona

le dell'uomo. La crisi dell'atomismo moderno e post-moderno ci ha messo in guard ia sul fatto che tutte le nostre forme di pensiero sono comunque legate inestric abilmente alla dialogicit dell'uomo ed alla moralit tradizionale di ciascuna socie t particolare (quella che Hegel definiva Sittlichkeit). Non bastano una moralit im personale, razionale ed universale (Moralitt, nel lessico hegeliano) per fondare una nuova societ civile: del resto la stessa frammentazione post-moderna che cost ringe a muoverci su altre vie, a cercare soluzioni differenti. Si impone dunque anche nel ciberspazio un'etica che recuperi la dimensione sociale e temporale, p er ridare all'individuo un senso di identificazione e di congruenza con il propr io s. Per evitare di creare delle identit multiple, sdoppiate in una molteplicit di avatar avirtuali, necessario un recupero delle radici storiche e relazionali de i cibernauti, a partire dalle quali si pu sperare di generare s autentici. Questa via potr favorire un atteggiamento di "ecologia dell'ambiente artificiale", paral lelo all'ecologia del consumo [vedi Dell'Aquila 1997], con cui il singolo potr ge stire meglio la sua pluriappartenenza a diversi mondi senza disperdersi acritica mente in una pluralit di esperienze, ma selezionando scale di valori e province f inite di significato a cui attribuisce una maggiore rilevanza. Il pensiero, come intuito (a suo modo) anche da Heidegger, qualcosa che supera l a rivendicazioni soggettivistiche sviluppandosi pian piano a partire dal momento dell'intersoggettivit e della formazione di mondi della vita rilevanti per ognun o. "Mai siamo noi a pervenire ai pensieri, sono essi che ci raggiungono. questa l'ora opportuna al dialogo. Ci predispone, rasserenati, alla consapevolezza di noi, in seno al comune pensare. Ci non esclude l'opinione contraria, n indulge all'arrendevole consenso. Il pensiero rimane, irrigidito al vento della realt. Si dice che alcuni, forse, in questa comune esperienza diventino soci, compagni di lavoro nell'attivit del pensiero" [Heidegger 1977: 39].

Appendice Alcune comunit virtuali in Italia 1. Citt Invisibile Per confrontarci con la realt empirica delle comunit virtuali italiane, nel corso del nostro studio abbiamo compiuto un'attivit di "osservazione partecipante" di a lcuni gruppi del ciberspazio. Per chiarire meglio alcuni concetti enunciati inse riamo quindi una breve esposizione della principali caratteristiche di alcune as sociazioni e reti civiche. Tra questi ci parsa fondamentale l'esperienza di Citt Invisibile, tra le prime in Italia, e forse la pi strutturata rispetto alle altre . Ad essa ci siamo iscritti come soci, partecipando alla vita sociale di questa formazione che opera solamente in rete. Citt Invisibile nasce dal newsgroup Internet "Society and Culture Italian", dove si cre a partire dal 1992 una comunit di persone, per lo pi italiane (impiegate all 'universit) e residenti all'estero. Dal 1993 furono organizzati vari incontri "reali", detti "Plenum del Collettivo Immaginario", da cui si svilupparono dei legami di amicizia che nel 1994 conduss ero alla nascita della creazione dell'associazione vera e propria, all'indomani del trionfo elettorale del centro-destra. Fin dall'inizio Citt Invisibile si caratterizz per la sua fede a sinistra, per il proposito di contrastare in rete la disinformazione attuata dagli avversari poli tici.

Per prima cosa venne creata LO (Lista Organizzativa), una mailing list dove venn ero coordinati tutti gli interventi e la documentazione politica apparsi sul new sgroup iniziale. In seguito nacque PROGO, assemblea "costituente" dell'associazi one che ancora in vita. Venne anche istituito un sito web, all'indirizzo http:// www.citinv.it. Nel 1995 vennero inaugurate le iniziative esterne con la predisposizione di una mailing list aperta anche ai non soci (POLECITA), luogo di discussione delle pol itica economica italiana. Seguirono poi l'accordo con il Gruppo Parlamentare Pro gressista-Federativo e le convenzioni con Cuore, con Vita e con Avvenimenti. Tra le numerose iniziative vi da ricordare la campagna per l'abolizione della Tarif fa Urbana a Tempo e l'assistenza tecnica alla campagna elettorale dell'Ulivo (ne l 1996). Pi recentemente Citt Invisibile ha fatto parte del pool di associazioni che hanno trattato con la Commissione sulle tariffe e di fronte all'atteggiamento ostile d ella Telecom, che (a trattative in corso) ha mandato in onda una pubblicit in cui sostiene di avere le tariffe pi basse d'Europa, ha presentato una denuncia all'A utorit Garante della Concorrenza e del Mercato per pubblicit ingannevole. Al di l di alcune iniziative molto appariscenti (che hanno fatto breccia anche ne ll'opinione pubblica), la peculiarit di Citt Invisibile che essa articola tutta la propria vita in rete. I suoi organi consistono in un'assemblea virtuale (PROGO) in sessione permanente, nel Coordinamento eletto e nel Collegio dei Probiviri c he hanno proprie mailing list riservate. Le delibere sono approvate con il metodo del silenzio-assenso se, entro tre gior ni lavorativi, non ricevono obiezioni da parte di almeno un quinto dei soci. Tut ti i cittadini invisibili sono inoltre iscritti a COMINTERN (lista di discussion e contenente i comunicati interni). L'interesse dell'associazione in oggetto sta soprattutto nel fatto che funziona tramite assemblee asincrone, cui possono partecipare soci delle due sponde dell' atlantico e che essa si data una struttura organizzativa molto precisa e rigida. Gli altri due organi importanti sono il Coordinamento (che costituisce il govern o di Citt Invisibile) ed il Collegio dei Probiviri (organo super partes volto a d irimere le vertenze), entrambi per organizzati in mailing list a noi non accessib ili. Sono invece aperte ai soci le Aree Funzionali, costituite da liste di discussion e moderate ognuna da un membro del Coordinamento. Complessivamente le Aree sono cinque: Amministrativa, Informazioni, Politica, Servizi Informatici e Sociale. A d ogni Area fa capo almeno una Commissione, ma vi sono anche Commissioni che ven gono richieste dal basso. Basta infatti una petizione di almeno tre soci perch ne venga organizzata una. Citt Invisibile un'associazione virtuale, ma con numerose interfacce con il mondo reale. Una consiste nelle numerose convenzioni che asso ciazioni di tipo tradizionale stipulano con essa. Un'altra data dal fatto che tr a i soci che risiedono in zone geografiche pi vicine si sono sviluppati dei legam i di amicizia anche off-line e questi sono importanti per capire poi la rete di contatti che l'associazione ha costruito. I famosi Plenum del Collettivo Immagin ario, che sono occasioni conviviali di ritrovo, rappresentano un mezzo per cemen tare dei vincoli sociali, per divenire in senso pi classico una comunit, una rete sociale. Il nostro lavoro di ricerca ci ha condotto quindi nella direzione di de terminare le interazioni fra struttura formale ed informale dell'organizzazione, poich da qui pu anche emergere il motivo per cui l'associazione ha saputo assumer e un ruolo (anche politico) cos propulsivo. questo il punto centrale per capire come Citt Invisibile sia stata in grado di co struire una rete (non gerarchicamente ordinata) fra varie realt non telematiche e territoriali. Del resto anche la penultima assemblea straordinaria, approvando alcune modifiche statutarie, pare indicare come via da percorrere quella di crea re tante delegazioni locali dell'associazione, che si reggano collaborando con a ltre realt. Ci conferma il trend verso la ricerca di luoghi di interfaccia fra rea le e virtuale, che portino ad operare pi a stretto contatto con gli enti locali, le reti civiche, le amministrazioni comunali. Occorre specificare, per, che l'allargamento dell'associazione a nuovi soci e la

creazione di gruppi territoriali sono stati oggetto di un acceso dibattito, ove molto hanno contato le relazioni personali. Un gruppo di cittadini invisibili er a favorevole alla creazione di una teleorganizzazione di vasto raggio, dotata an che di operatori professionisti, in grado di operare attraverso nutriti gruppi l ocali. Un'altra parte del gruppo "storico" dei fondatori non era invece favorevo le a questa ipotesi; si sono cercate pertanto delle soluzioni di compromesso (ad esempio inaugurando la figura degli "amici dell'associazione", con meno diritti dei soci). Lo scontro fra queste diverse visioni continuato a lungo, con le dimissioni del coordinamento, l'elezione di un nuovo organo provvisorio e varie defezioni. La s ituazione attualmente in movimento e non possibile dire se si potr risolvere posi tivamente o se si evolver verso la chiusura di un'esperienza storica. Il fatto ch e quando non c' pi condivisione degli scopi di gruppo e dei fini associativi, quan do comincia a calare il senso di appartenenza, le procedure non servono a riequi librare la situazione ed a ridare unit interna. Il coordinamento pu agire come "se lettore di complessit", portando all'assemblea dei progetti di collaborazione con l'esterno o delle soluzioni tecniche all'uso degli strumenti del web o delle ma iling list; non pu per formulare delle soluzioni ultime in ordine al destino dell' associazione e di chi in essa opera. Tutto ci incide anche sulle relazioni personali fra i vecchi soci, che, come nel WELL, si incontravano spesso. Lo dimostra il fatto che quest'anno il tradizional e "incontro ludico" (il Plenum del Collettivo Immaginario) stato fortemente post icipato (per evitare troppe discussioni) e parzialmente disertato. Ci nonostante, l'associazione ancora viva, opera come sempre in mailing list inte ressanti e mantiene (tra molte difficolt) le sue caratteristiche originarie. 2. Altre associazioni virtuali Un altro valido esempio di associazione virtuale PeaceLink, un network informati vo i cui soci si riconoscono nei valori del volontariato, della solidariet e dell a difesa dei diritti civili. Il nome, che significa "collegamento di pace" indic a il desiderio di far dialogare persone singole, associazioni e realt operanti ne ll'ambito ecopacifista. Si struttura in un sito web (http://www.peacelink.it) ed in ventotto liste di di scussione attive, in cui un pubblico abbastanza eterogeneo pu scambiarsi le propr ie opinioni su temi che vanno dall'ecologia alla lotta alla mafia, al razzismo e alla droga, sino alla difesa dei consumatori. Ogni lista ha il suo moderatore e d spesso in contatto con realt territoriali (soprattutto gruppi di volontariato). Occorre specificare che il nucleo originario di PeaceLink pi ristretto di quello di Citt Invisibile e spesso la comunicazione passa attraverso "comunicati standar d" emanati da alcuni animatori telematici, in grado di orientarla maggiormente. per da notare che recentemente stata costituita una vera e propria associazione P eaceLink, distinta dalla rete telematica e con il compito di coordinare i "Club di PeaceLink", i quali ne rappresentano le unit territoriali, con una propria str uttura "reale". In questo modo l'associazione ha fortemente radicato la sua azio ne in organizzazioni locali, che costituiscono i punti di ingresso dei vari soci fisici. Per certi versi questo pare un segnale della riterritorializzazione dei vari gruppi, che operano contemporaneamente in virtuale ed in reale. I partecip anti, fra l'altro, possono scegliere fra modalit pi differenziate per portare il l oro apporto, dando contributi sia a livello locale che a quello globale (della r ete telematica). Isole nella rete (sito web: http://www.ecn.org/inr/) fa parte d ell'Ecn (European counter network), una rete di Bbs che connette l'intera Europa . nata a Venezia nel 1991 in un convegno dei rappresentanti dei collettivi (auto nomi, femministi, ambientalisti, anarchici) sparsi per il Continente. L'obiettiv o che si prefigge di sfruttare le possibilit della rete per attuare la "controinf ormazione". In Isole nella rete si trovano notizie, sia sulle Bbs sia sulle webz ines collegate, sui pi svariati argomenti (dalla rivolta zapatista in Messico al dibattito antiproibizionista); liste di discussione per scambiarsi informazioni e opinioni; siti musicali, in cui si pu ascoltare la programmazione delle radio c

he hanno aderito al progetto. Questa realt funziona quindi primariamente come punto di raccordo fra i centri so ciali nati sul territorio, dando luogo a gruppi e liste di discussione su argome nti come i cyber-right (i diritti della e nella rete). Questa area ha dato origi ne anche alla rivista "Decoder" (tuttora pubblicata) e poi ad un sito web ed a s ette mailing list non moderate. Anche Isole nella Rete ha costituito un'associazione "fisica", che raccoglie sia persone singole sia realt di base dell'autorganizzazione, dell'autogestione, del la cooperazione, del volontariato. Questa organizzazione si pone quindi come pun to di raccordo fra la rete ed il territorio, favorendo l'incontro e la comunicaz ione tra esperienze "reali" e "virtuali". Un'altra associazione telematica interessante Pegacity (1), che si sviluppa sopr attutto come citt virtuale in cui ogni partecipante pu pubblicare una propria pagi na web; non mancano tuttavia anche alcune mailing list ed un server IRC. Pegacit y l'abbreviazione di Pegasino's City, il ciuco alato che ne rappresenta il logo. Questa realt si caratterizza soprattutto per i fini ludici e si organizza in una molteplicit di quartieri a tema, governati da un consiglio comunale, dagli assess ori e dal sindaco. Pegacity divisa in quindici rioni (in ciascuno dei quali si discute su un divers o argomento), ha i propri uffici (anagrafe, regolamento, presidenza, reclami e p rogetti), un giornale (Peganews), un centro servizi che fornisce le informazioni e gli indirizzi utili per "vivere" nella citt, una piazza per aggiornarsi sulle iniziative e discuterne liberamente con gli altri cittadini. L'attivit politica d egli associati, che hanno diritto a una propria home page nel sito, si esplica n ell'elezione dei propri rappresentanti rionali al consiglio che regola l'intera vita cittadina. Sebbene strutturata in modo simile al WELL, tuttavia meno "burocratica" di esso, perch non impone alle persone che si iscrivono ad essa di dare le proprie genera lit. Per questo si compone di molti personaggi dai nomi immaginifici ed impressio na soprattutto per le pagine web realizzate dai volontari. Sulle mailing list e sul server IRC infatti non c' molto traffico. dunque una realt per certi versi aff ine alle forme di tecnosocialit, anche se conserva un'organizzazione dello spazio virtuale complessa. Qui contano molto anche i legami personali e vengono organi zzate delle occasioni ludiche di ritrovo per permettere la socializzazione dei p artecipanti. Nelle associazioni (pi o meno strutturate) che abbiamo presentato ritroviamo quin di quel nesso indissolubile fra virtuale e reale che permette alle esperienze di avere una vita lunga. La necessit di organizzare lo spazio telematico sempre ind isgiungibile dalla creazione di occasioni di incontro fisico, faccia a faccia, s enza le quali la comunicazione si inaridisce e si svuota ben presto. (1) Cfr. il suo sito web presso l'URL http://www.pegacity.it

3. Le reti civiche Le esperienze di questo tipo si stanno moltiplicando negli ultimi anni. Quelle c he paiono pi interessanti (anche per le comunit virtuali che hanno saputo promuove re) sono la Rete Civica Milanese e quella bolognese (Iperbole). Entrambe si caratterizzano per la loro forte dimensione partecipativa: sia l'alt o numero degli utenti (circa 34.000 in Iperbole) sia la frequenza degli scambi e d interazioni sembrano rappresentare un successo in termini di solidariet virtual e. RCM tra le reti pi atipiche, poich tra le poche promosse dall'Universit (Dipartimen to di Scienze dell'Informazione), anzich dal Comune (sul modello statunitense del le freenet). Essa si connota per l'adozione di una tecnologia non Internet: il p

rogramma First Class, un software con un'interfaccia grafica molto semplice, che garantisce l'adozione di un sistema informativo bidirezionale ed interattivo. E ssa quindi strutturata in conferenze, come una BBS, piuttosto che come un sito I nternet (anche se, ovviamente, presente anche sulla rete all'indirizzo http://wr cm.usr.dsi.unimi.it/). Per questo RCM garantisce un'alta interattivit e lo svilup po di molti gruppi di discussione. Per divenire utenti di RCM occorre registrars i, fornendo le proprie generalit. Dopo l'iscrizione chiunque pu proporre di aprire nuove conferenze; ognuna di esse viene gestita da volontari che agiscono come p romotori e moderatori del dibattito. Gli utenti devono infatti rispettare un Gal ateo, che previene l'immissione in rete di informazioni non lecite, lo scambio d i software di pubblico dominio, l'uso di linguaggio osceno, ingiurioso o comunqu e sgradevole, offensivo e non adatto ad altri aderenti. I messaggi inviati devono passare dal moderatore della conferenza prima di appar ire sulla stessa. C' quindi anche qui una "selezione di complessit" volta ad elimi nare messaggi privati spediti per errore alla lista, messaggi off topic o non ri spettosi del Galateo. comunque estremamente importante la capacit di RCM di svilu ppare dibattiti coinvolgendo anche gruppi gi esistenti sul territorio. Le conferenze sono infatti gestite o da singoli o da associazioni, gruppi di vol ontariato, gruppi professionali, aziende, ecc. In questo modo si realizza l'inte rscambio fra societ civile (soprattutto il terzo settore) e gruppi on-line, perme ttendo di instaurare una feconda interfaccia fra reale e virtuale. Oltre alle conferenze, gli altri servizi offerti sono: 1) di tipo broadcast/informativo sulla citt, enti pubblici, poste, camera di comm ercio, ecc.; 2) interattivi (prenotazioni, iscrizione e acquisti); 3) di comunicazione bidirezionale: linee dirette con il sindaco, con i professor i delle scuole collegate e con gli altri membri della rete (negli appositi luogh i d'incontro). RCM, inoltre, si aperta ai servizi ideati dai singoli membri, che ne hanno repli cato il modello in altri siti: un esempio la Rete culturale regionale della Lomb ardia (strutturata in Bbs) la quale collega e offre servizi ai circa 480 laborat ori culturali che hanno aderito all'iniziativa. Del resto la pubblica amministra zione sempre pi attenta allo sviluppo di nuove iniziative volte ad aumentare il p otenziale partecipativo dei cittadini. Iperbole (Internet per Bologna e l'Emilia Romagna), una rete civica architettata come servizio pubblico erogato telematicamente, con aspetti anche di democrazia elettronica. Essa si distingue rispetto al caso milanese perch nata (nel 1995) g razie alla collaborazione del Comune di Bologna, dell'Universit, di un partner pr ivato e del CINECA. Si quindi connotata maggiormente per l'integrazione fra pubb lico, privato e terzo settore (soprattutto le associazioni non-profit). Queste u ltime sono proprio le componenti pi attive della rete, in quanto vanno a promuove re lo sviluppo dei numerosi newsgroup (su argomenti sia cittadini che nazionali) . In Iperbole v' un uso pi massiccio delle pagine web per sviluppare servizi di vari o genere (il suo sito all'indirizzo: http://www.comune.bologna.it/bologna/). Le informazioni sulla citt e sulle manifestazioni culturali che vi si svolgono so no a disposizione di tutti; chi si registra, versando, una tantum, un piccolo ri mborso spese (70.000 lire), pu accedere anche ai vari servizi telematici: distrib uzione di certificati e pagamento di tributi, contravvenzioni e atti amministrat ivi, prenotazione di alberghi, informazioni sui servizi pubblici e inserimento d i pagine web di interesse collettivo. Inoltre, si prevedono nuovi servizi per il pagamento di Irpef, Ilor, tasse universitarie e di registro, ticket sanitari ec c. e per la certificazione da parte del Comune della firma elettronica apposta i n atti ufficiali. L'ente locale promuove inoltre azioni di alfabetizzazione gratuita all'uso di st rumenti telematici e concede gratuitamente spazi web a scuole e gruppi senza fin i di lucro. Ai cittadini registrati viene erogato, oltre alla posta elettronica, l'accesso ad Internet. I gruppi di discussione sono pi liberi rispetto alle conf

erenze della RCM. Iperbole ha inoltre il vantaggio di partire con il pi alto nume ro di utenti registrati per singola rete civica in Italia (circa 34.000 alla fin e del 1997: cfr. RUR [1998]). Da qui si evince la vivacit di questa rete, che poggia sulle sinergie fra pubblic o, privato e terzo settore, promuovendo la presenza soprattutto di quest'ultimo in rete. Proprio per questo Iperbole pu essere definita una holistic digital city , capace di sviluppare un circolo virtuoso fra tutti gli attori coinvolti. da no tare, quindi, la forte presenza di gruppi di tecnosocialit e di associazioni on-l ine su questa rete civica, anche se, come visto, le presenze pi forti e struttura te sono probabilmente da individuare nei veri e propri gruppi telematici che abb iamo esaminato nei primi due paragrafi. Questi ultimi, rispetto alle conferenze delle reti civiche, sono probabilmente p i coesi ed hanno una cultura comune che trova la sua piena espressione soprattutt o nella comunicazione mediata da computer. Le realt esistenti nei community netwo rk sono pi spesso legate ad associazioni tradizionali che operano anche in rete. Tutte queste forme, comunque, promuovono lo sviluppo di interfacce fra reale e v irtuale, organizzando territori del ciberspazio e favorendo lo strutturarsi di n uove forme di socialit. trib telematiche

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