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* La tentazione (seconda versione) Gide molte volte tornato sul problema delle proprie origini deux sangs, deux

ux confessions, deux provinces. Come scrittore egli nasce da un protrarsi del romanticismo, un romanticismo patetico-decadente pronto a trapassare negli emblemi del simbolismo e in quel vitalismo estetico-naturalistico che caratterizza le Nourritures terrestres. Ed ecco il romanticismo nella sua ultima forma, in quello staccarsi dal suolo, in quel fremito di trasgressione che pu apparire come una tentazione demonica o sfumare nel monellesco, nel ludico, nel libertino. Gide nutr sempre unadorazione per i grandi modelli primo fra tutti Nietzsche anche se present di non poterli emulare. Fin dal principio, il superamento del cristianesimo, dei dogmatismi, delle tavole della morale non affrontato perentoriamente, ma per cos dire riflesso, insinuato, amplificato e quindi esorcizzato, usato a beneficio di s: quando il gusto di Gide si fa pi esigente, egli non esce da questo cerchio di seduzioni allettanti ma ancora leziose. Ci che cogliamo unaspirazione non titanica e neppure luciferina ma imbarazzata, ironica, letteraria: il piacere di farsi tentare da una parola che, dopo tutto, non metta in crisi la sua identit. Il suo pi appariscente confronto fu con la religione degli avi protestanti o cattolici, sempre cristiani. Questo pot perfino apparire come uno stratagemma dialettico, uno sfondo da mantenere per potersi spingere avanti; la stessa idea dellazione gratuita forse da ricondursi a una malignit religiosa (latto gratuito non latto di Dio?). E tuttavia questa insistenza sul tema lo tormenta e lo stanca. La religiosit di Gide forse un residuo del vecchio romanticismo? Serbata al fine di dar spazio al nuovo romanticismo, terrestre e pi sconvolgente, o a quello, pi fine e pi redditizio, della destrezza stilistica, una nitidezza verbale che doveva operare pi a fondo e far risaltare, ancora di pi, il talento dellapprendista-eversore. Ma possibile giocare col messaggio cristiano? Usare quelle parabole e quelle memorie per dimostrare il proprio talento? Si pu continuare in questo andirivieni fra un Dio poetizzato e un diavolo incapace di vere bestemmie? Forse c unistrionica astuzia nella coscienza di Gide, un bisogno di serbarsi un alibi di fronte alleternit, o semplicemente di fronte alla storia, quellipocrisia deliziosa e mai completamente svelata che attraversa i suoi diari e le sue confessioni. Perfino di fronte alle sue confessioni si pu essere presi dal dubbio: questo presentarsi come si , forse un modo per sottolineare il suo virtuosismo, per ingentilire lo scandalo, per assicurarsi unimpunit di fronte a chi ha sufficiente cultura per apprezzarlo? Ma forse qualcosa di pi acuto e quasi sublime: il bisogno di inventarsi un senso, di crearsi una giustificazione non labile nel rapporto col mondo anche se il senso non trovato, anche se leloquio troppo perfetto per essere vero, e se quellansia di totalit piuttosto un vibrare in s stessi, larte dei vorticosi arabeschi. Proprio lammiccare a un significato assoluto lo trattiene nel relativo, nella prosa che incanta e pu dimostrare tutto. C un momento in cui egli sembra portato a decidersi. Il suo appassionarsi per la giustizia, il suo denunciare le miserie dellAfrica, alla fine il suo entusiasmarsi per la rivoluzione russa, sono la ricerca di un vero destino o uno scherzo ulteriore del mirabile prosatore? Non troppo abile nellartificio sintattico per credere nelle sue stesse intenzioni? Eppure proprio in tal modo trasforma il suo ruolo e, con una mossa di somma destrezza (o per il volere dei fati) rovescia sugli altri la sua tentazione, instillando in loro il suo dubbio e il seducente sospetto: lui, alla fine, il demone tentatore. Lintellettuale moderno tentato dallatto, cio dalla possibilit di realizzare i propri fantasmi. Fin dal romanticismo il poeta vuol vivere la poesia, e, come il romanticismo spinto a oltrepassare s stesso, cos esso si trova sempre pi vicino al momento risolutivo: assetato di realt e immolato nel prodigio lirico. Lattrazione dellatto attraversa il secolo diciannovesimo. E mentre nasce il ventesimo secolo e i movimenti si succedono ai movimenti, la realizzazione dellatto appare sempre pi ardua mentre ingigantisce il suo potere sul genio: tanto pi intenso quanto meno determinato, aperto a ogni causa o progetto. Ci non dipende dalla debolezza del genio ma dalla sua forza, dallaltezza di quegli ideali, da una tensione che non pu chiudersi in una poesia o una prosa e tuttavia disdegna dallabbandonarsi allinerzia degli altri. Ma il destino del vate romantico: qualunque verbo pu trascinarlo e qualunque gesto pu diventare una tentazione; quando sembra prossimo a compiersi, lincanto si gi dileguato, e un altro gesto balena, trafigge, porta alla disperazione. Lincontentabilit, che la grandezza del genio, la sua stessa condanna. Cos la vicenda pu assumere note infernali, ordinarsi in uno schema quasi-teologico, lo stesso che al fondo del dramma di Faust, di Nietzsche, Rimbaud, di ogni titano od eretico, piccolo o grande. Ma c un limite a questansia divoratrice: quando i geni sembrano scegliere strumenti pi fini, e lintelligenza si torce, cristiana e insieme pagana, alla fine solo fremente, attenta alle eventualit. Ed qui il posto di Gide, dove la ricerca del gesto diventa impellente nella sua eterea impudenza. Non questo che pu portare oltre i grandi modelli? oltre i miti del secolo, frantumati nella loro superbia? In questa ribellione al sentire comune, in questa opposizione sinuosa forse il segreto dellavvenire. Cos egli credette che da lui potesse venire la nuova ricchezza, che il segreto potesse consistere in questa insolenza innocente, in ci che non comporta la fede ma leccitazione, il sospetto, lesporsi allo scandalo: unico modo, forse, di non perdere lo stame dellinfinito. Forse proprio in questa delicata impotenza la speranza del nostro universo, di questepoca di orrori e

disarmate piet. O solo una fantasia letteraria? Ma proprio qui la sua indubbia efficacia, la sua forza ascetica e seduttrice. Latto gratuito diventa per un momento il solo atto possibile e assurge per questa via al valore di un rito, del solo atto consono al genio e alle sue libert. Pi ancora, diventa ci che pu trasformare la specie, il momento della vera avventura perch senza motivo, e l'assurdit non lo tocca perch tutti sono con me e il genio ha carpito, nella sua leggerezza, il candore di un gioco ben noto agli dei. (1) Ma Gide non ha la forza di condurre unesperienza allestremo. Egli diviso, fin dallorigine, fra i ruoli di trasgressore e maestro, fra sottigliezza e saggezza, anche se proprio in tal modo divenuto un simbolo. Lasciandosi incantare dalle possibilit laterali, dalle inquiete evasioni, che egli interpreta come una dimostrazione di indipendenza e sono, forse, un inutile travisamento. Non ha saputo decidersi? Ma chi, in questepoca, pu veramente decidersi? Non lui, dunque, il vero maestro? E se egli non trova riposo, proprio qui la sua gloria, la sua missione affascinante e rischiosa: laverci comunicato il santissimo dubbio e la grazia di immaginare di poter giungere, un giorno, alla verit. Forse un filo di ironia (o di cinismo?) lo perseguita fino alla fine, ebbe timore del potere della sua parola e si adoper a svelenirla, a reprimere i demoni sublimando la propria sembianza, impreziosendo il suo caso, appellandosi alla civilt che non ha confini. (2) Ed cos che ci appare alla fine, nella sua sovrana figura, in tal modo riscattando, ma forse anche coprendo la parte segreta di s, quanto cio aveva vissuto di magico, lubrico ed inusitato, che, seppure insidioso e senza forza purificatrice, era pure unimmagine dellinfinito, unansante e livida cosmicit. Sopra tutti i modelli, era questo il modello pi alto: di uno spirito che ha raggiunto il completo equilibrio e che si imposto alla storia del mondo. Al di l del modello nietzschiano il modello goethiano: per questo egli non ha mai rotto con laccademia, perch aspirava a qualcosa di vasto e sovranamente armonico, che scongiurava il piacere di una eretica sfida, quellimpennarsi del genio che pu comportare la rovina o la sconfessione di s. Lultimo ricordo che abbiamo di Gide questo rispetto per una dominante figura, un saggio che non ha pi bisogno di artifici verbali. Una figura che resiste alla storia. Lultima seduzione? O lultima strategia per sfuggire alla morte? (1)

-------- Ecco come, nelle Caves du Vatican, nasce il fantasma dellatto gratuito, come possibilit romanzesca e insieme come scoperta vitale, in cui sembra assottigliarsi ma anche rendersi pi penetrante limpulso delle Nourritures. Osare, piacevole osare!. : non relativismo o perdita didentit come in altri scrittori del Novecento, piuttosto una stravaganza, un imbroglio, una farsa. Con qualcosa di pi serio e forse terribile, la sensazione che si pu essere questo o quello, che si pu essere altro. Uno scatenato arbitrio e una specie di redenzione se, dopo tutto, si resta nella letteratura mentre si ha limpressione che lesecuzione dellatto possa incrinarne la libert, la quale come protetta dal sogno o, che lo stesso, dalla letteratura. Ci che fatto fatto, mentre la letteratura nulla: ma proprio in questo nulla la sua innocenza. Latto gratuito latto amorale dunque non condannabile, in un intreccio di purezza e mistificazione. Quel gioco che tutti ancora ci tenta, nel terribile dialogo di illibatezza e delitto, di regola e di pazzia, di religione e empiet. E torna il grande sospetto: sarebbe Dio il giocatore assoluto? Lamorale assoluto? Il mistificatore assoluto? Cinismo o ironia? E non lironia la salvezza? Questo bisogno di ridere che storna il pi severo giudizio? Gide sul margine dellinferno senza avere il coraggio di superarlo. Ed proprio in questa incertezza la sua nobilt, in questo piccolo scherno, questa sospensione finale, questo respiro di una possibilit del futuro. Credere e non credere, il suo inconfondibile stile.

(2)