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Il presente volume frutto di ricerche iniziate nel 1999 durante i

miei studi allUniversit di Roma La Sapienza e condotte, con qualche


interruzione, nel corso di questi anni.
Questo lavoro non sarebbe stato compiuto senza laffettuosa e saggia
guida di Piergiorgio Parroni: a lui, che ha stimolato e indirizzato i miei studi
su Marziale n dagli inizi, desidero qui esprimere tutta la mia riconoscenza.
Un ringraziamento particolare va a Carlo Di Giovine, per aver seguito
con attenzione e puntualit levoluzione di questo lavoro durante il mio
Dottorato di Ricerca presso lUniversit della Basilicata, e a Rosa Maria
DAngelo, per aver partecipato attivamente alla realizzazione di questo
volume nellultimo biennio, durante il quale ho usufruito di un assegno di
ricerca presso lUniversit di Catania.
Questo libro non avrebbe visto la luce senza i contributi del Dipartimento di Filologia Greca e Latina dellUniversit di Roma La Sapienza
e della Facolt di Lettere dellUniversit di Catania, che qui ringrazio.
Roma, 31 marzo 2005

A. F.

Commentare Marziale

COMMENTARE MARZIALE
orecchio ama placato
la Musa e mente arguta e cor gentile

Gli ultimi trentanni hanno visto una singolare oritura di commenti


agli Epigrammi di Marziale. Ad aprire la strada era stato nel 1975 Mario
Citroni con un commento al I libro, che resta a distanza di tempo un punto
di riferimento1. Nel recensire il volume2 esprimevo semmai qualche dubbio
sulla mole del lavoro, che denivo scoraggiante per chi avesse voluto
proseguire nellimpresa, ma i miei timori erano evidentemente infondati.
Chi venuto dopo di lui ha infatti in qualche caso superato, e non di poco,
quei limiti che a me allora erano parsi un po eccessivi. Basti pensare che il
commento di Grewing al VI libro (oltretutto privo del testo degli epigrammi)
uscito nel 1997 consta di 592 pagine3 e quello di Schffel allVIII del 20024
ha raggiunto addirittura le 723 pagine, per giunta, in entrambi i casi, di
maggior formato rispetto a quelle delledizione di Citroni. Bisogna dire
che allepoca il mio metro era rappresentato ancora da Friedlaender5, che
era riuscito a far entrare edizione critica e commento a tutto Marziale in
due tomi, riuniti poi in un solo volume, anche se corposo, nella ristampa
anastatica. Ma evidentemente a distanza di quasi un secolo quel modello era
ormai improponibile, e daltra parte la complessit del testo di Marziale tale
e gli strumenti di indagine nel frattempo si sono cos arricchiti e perfezionati
che non ci si poteva pi rifare a quella misura.
Le accresciute dimensioni di certi commenti per non sono sempre
andate di pari passo con la loro qualit. E a questo punto anzitutto
necessario denire che cosa ci si aspetta da un commento in generale e da
1
M. Valerii Martialis Epigrammaton liber primus, introduzione, testo, apparato critico e
commento a cura di M. C., Firenze 1975 (482 pagine complessive).
2
RFIC 107, 1979, pp. 83-92.
3
F. G., Martial, Buch VI (Ein Kommentar), Gttingen 1997.
4
Chr. S., Martial, Buch 8, Einleitung, Text, bersetzung, Kommentar, Stuttgart 2002.
5
M. Valerii Martialis Epigrammaton libri mit erklrenden Anmerkungen von L. F.,
Leipzig 1886 (= Amsterdam 1961).

Piergiorgio Parroni

un commento a Marziale in particolare. Un commento non per lo pi un


libro che si legge da capo a fondo, ma uno strumento di ricerca e, come
tale, presuppone un lettore, in qualche caso purtroppo anche frettoloso,
che vuol essere rapidamente e chiaramente informato sulle varie possibilit
di interpretazione di un passo controverso, avere indicazioni precise sulla
soluzione proposta dal commentatore (che perci non deve barcamenarsi
fra le varie ipotesi per paura di compromettersi), e vuole avere a disposizione
tutto quello che occorre per interpretare correttamente quel passo e solo
quel passo. Il commento non deve perci essere narrativo, ma deve
anzitutto essere ispirato a brevitas, il che non vuol dire ieiunitas. Troppo
succinta, p. es., la formula adottata da Howell per il I e il V libro6.
Una via di mezzo stata di recente tentata da Damschen e Heil7, che
hanno rinunciato al tradizionale commento line-by-line a favore di uninterpretazione generale accompagnata da traduzione e da unappendice critica.
Questa soluzione rende il commento pi agile e fa indubbiamente risparmiare
spazio, ma a mio vedere non soddisfa appieno. Al commento si deve concedere
tutta lampiezza di volta in volta necessaria ed quindi opportuno che esso
non rinunci alla tradizionale forma del commentario perpetuo.
Limportante per non divagare, restare sempre aderenti al tema, non
riproporre insomma sotto mutate spoglie la formula di certi commentari
settecenteschi nei quali si trova talvolta tutto fuorch quello che si cerca.
I commenti mastodontici come quelli sopra ricordati (il commento di
Schffel ricorre addirittura alle note a pi di pagina, in cui sono connati
i rinvii a paralleli latini, a repertori, alla bibliograa in genere) sono poco
utili, specie poi quando la farragine dellinsieme condita da vacillanti
conoscenze linguistiche e metriche8.
Lutilit di un commento data anche dalla traduzione. Citroni vi aveva
rinunciato, ma in compenso le sue note di commento sono spesso arricchite
di interpretazioni che aiutano a sciogliere le espressioni pi complicate. La
6
P. H., A Commentary on Book One of the Epigrams of Martial, London 1980; Martial
Epigrams V, edited with an Introduction, Translation and Commentary by P. H.,
Warminster 1995.
7
Marcus Valerius Martialis Epigrammaton liber decimus, Text, bersetzung, Interpretationen von G. D. und A. H., Frankfurt am Main - Berlin - Bern - Bruxelles - New York Oxford - Wien 2004 (in realt il lavoro frutto di una quipe di oltre venti collaboratori).
8
Mi riferisco al commento al VII libro di Galn Vioque, di cui si veda la recensione
giustamente severa di Fusi in RPL 26, 2003, pp. 201-209.

Commentare Marziale

traduzione bene che sia piana e priva di pretese letterarie9 senza essere
sciatta. Insomma deve essere quella che oggi si suole denire traduzione di
servizio. Essa da un lato rappresenta per il commentatore la riprova di aver
compreso realmente il testo e gli impone di fare delle scelte in qualche caso
difcili, dallaltro aiuta il lettore a orientarsi subito su un testo come quello
di Marziale in molti casi tuttaltro che piano. Sono dotati di traduzione i gi
ricordati commenti di Howell, di Schffel e di Damschen e Heil, e inoltre
quelli di Williams per il II libro10 e di Leary per il XIII e il XIV11. Per un
orientamento immediato anche opportuno far precedere il commento da
unintroduzione allepigramma, preferibilmente breve: introduzioni troppo
lunghe, come p. es. quella di Grewing, niscono per distogliere lattenzione
del lettore dirottandola su problemi e questioni di carattere generale che
spesso hanno solo rapporti indiretti col testo che si sta esaminando.
Le prefazioni dei commenti marzialiani seguono ormai un percorso
canonico e toccano qual pi qual meno i principali problemi posti dai
singoli libri: datazione, cronologia, struttura, temi, cicli, metri, tradizione
manoscritta. Per quanto riguarda questultima si deve dire che nessuno
nora ha seguito lesempio di Citroni, che ha fondato il suo commento
su una nuova edizione critica. I commentatori successivi si sono adagiati
sul giudizio di Shackleton Bailey12, che ha valutato come inutile fatica
la rinnovata ispezione della tradizione manoscritta operata da Citroni,
e si sono quindi basati in genere13 o sul suo testo teubneriano o, pi
prudentemente, su quelli di Lindsay14 o di Heraeus-Borovskij15.
Una lodevole eccezione rappresentata da Alberto Canobbio che,
Inutile e fuorviante una traduzione come quella di G. Ceronetti (Torino 1964), anche per
alcuni clamorosi fraintendimenti (basti dire che in X 61, 4 manibus exiguis [i Mani di Erotion]
tradotto alle sue magre manine con evidente confusione di mnibus con mnibus).
10
Martial Epigrams Book Two, edited with Introduction, Translation and Commentary by
C. A. W., Oxford-New York 2004.
11
Martial Book XIII. The Xenia, Text with Introduction and Commentary by T. J. L., London
2001; Martial Book XIV. The Apophoreta, Text with Introduction and Commentary by T.
J. L., London 1996.
12
M. Valerii Martialis Epigrammata, post W. Heraeum ed. D. R. Sh. B., Stutgardiae 1990,
p. XI.
13
Fa eccezione Schffel, che ha costituito un suo testo dotandolo di un apparato costruito
su varie edizioni critiche partendo da quella di Schneidewin.
14
Oxford 1903; 19292. Si sono rifatti a Lindsay Kay, Leary e Williams.
15
Leipzig 1976; 1982 (editio correctior). Ha seguito questo testo Henriksn (su cui vd. n. 18).
9

10

Piergiorgio Parroni

nel pubblicare dal V libro gli epigrammi relativi al ciclo della lex Roscia
theatralis, ha dotato il suo testo di un apparato tutto di prima mano16. C
da aspettarsi che nelledizione completa del libro V, che spero non si far
molto attendere, egli continui, cos come promesso, ad attenersi a questo
sano principio. Avevo gi a suo tempo osservato17 e ho di recente ribadito
recensendo il commento al IX libro di Henriksn18 che riesaminare da
capo una tradizione manoscritta non mai una fatica inutile, un arare
litus per usare la pittoresca espressione di Shackleton Bailey: fornire allo
studioso un apparato di prima mano, far corrispondere le canoniche sigle
cumulative delle tre famiglie a gruppi certi di manoscritti (evitando cos di
attribuire allarchetipo lezioni tramandate da un solo codice), distinguere
meglio anche cronologicamente gli interventi delle varie mani, eliminare
le imprecisioni che si accumulano quando gli apparati si costruiscono
su preesistenti apparati (il che avviene in pratica dai tempi di Lindsay),
scoprire che lezioni esatte ritenute frutto di congetture umanistiche sono
gi presenti nei codici poziori, ebbene tutto questo a me non pare cosa
da poco, anche se, dai saggi nora effettuati, appare chiaro che da un
simile inglorius labor difcilmente potr essere rivoluzionata la tradizione
di Marziale19. Ci che soprattutto irrita in tutto questo lindifferenza
e il disprezzo per i dati materiali, che porta a fenomeni di persistenza
dellerrore. P. es. Citroni20 aveva segnalato che il cod. A della terza famiglia
il Leid. Voss. Lat. O 56 e non Q 56 e che il recenziore C il Leid. Voss. Q
89 e non F 89, eppure tali errori non sono scomparsi n nella teubneriana
di Shackleton Bailey n nei successivi commenti. Anche sulla storia della
trasmissione del testo, specie sulle sottoscrizioni di Torquato Gennadio,
oggi ne sappiamo di pi rispetto ai tempi di Lindsay e di Otto Jahn, ma
la bibliograa, anche nei pi recenti commenti, non va oltre questi due
A. C., La lex Roscia theatralis e Marziale: il ciclo del libro V, Introduzione, edizione
critica, traduzione e commento, Como 2002. Questo aspetto stato sottolineato anche da
Fusi nella recensione in RFIC 130, 2002, p. 477.
17
Su alcuni epigrammi di Marziale (in margine a una recente edizione), RPL 16, 1993
(In Memory of Sesto Prete, Part II), p. 57.
18
Martial, Book IX. A Commentary by Chr. Henriksn, RFIC 130, 2002, p. 375.
19
Vd. gi M. D. Reeve, Martial in L. D. Reynolds (ed.), Texts and Transmission. A Survey
of the Latin Classics, Oxford 1983, p. 243.
20
Citroni, ediz. cit., p. LVII n. 46. La cosa stata da me ribadita in Su alcuni epigrammi cit.
e nella recensione a Henriksn cit., ma inutilmente.
16

Commentare Marziale

11

nomi21. Insomma io credo che accingersi ad una nuova edizione critica


di tutto Marziale sarebbe unopera meritoria, perch inevitabile che
anche unedizione ottima come quella di Lindsay debba mostrare dopo
un secolo le rughe. E, poich Marziale ha pi bisogno di spiegazioni che
di congetture, penso che il futuro editore dovrebbe indulgere il meno
possibile a queste ultime, rassegnandosi a dichiararsi scontto di fronte a
un testo poco comprensibile o dubbio piuttosto che tentare di ricostruirlo
in modo improbabile anche se brillante.
Lutilit di un commento si giudica anche dagli indici. I pi agevoli
da consultare sono quelli complessivi (secondo la scelta di Leary), ma
possono essere anche frazionati, senza esagerare (penso ai complicati
indici di Friedlaender). invece riprovevole la loro assenza (il commento
di Grewing ne privo). Lindice o gli indici devono soprattutto permettere
di risalire con facilit alle osservazioni riguardanti particolarit linguistiche,
stilistiche e metriche, topoi, reminiscenze ecc., presenti nel commento.
In questa cospicua serie di commenti a Marziale ne mancato nora
uno al III libro (per completare la serie restano ora solo quelli al Liber de
spectaculis22, al IV e al XII). Il III libro un libro tutto particolare per essere
stato scritto non a Roma ma a Imola (Forum Corneli). Nellepigramma
proemiale il poeta scherza col lettore: questo libro gli piacer sicuramente
di meno perch non nato domina in urbe, ma in provincia. naturale che
tutto ci che nasce in provincia sia affetto da mancanza di urbanitas. Il
timore del provincialismo, che riguarda non solo la poesia ma lo stile di vita
in generale, ben vivo in Roma n dai tempi di Catullo (tutti i personaggi
marchiati dalla poesia catulliana per goffaggine o sordidezza provengono
dalla provincia, da Asinio il Marrucino a Egnazio il Celtibero, da Mamurra
il Formiano a Rufa la Bolognese allamante pesarese di Giovenzio), ed
qui presente anche in Marziale, pur se la consapevolezza di poter tornare a
Roma quando vorr gli consente di scherzarci sopra. Naturalmente egli vuol
farci credere che non vi metter mai pi piede ( questa unaltra spia che la
21
Nessuno p. es. che faccia cenno agli studi di O. Pecere, del quale si veda La tradizione
dei testi latini tra IV e V secolo attraverso i libri sottoscritti in A. Giardina (ed.), Societ
romana e impero tardoantico, IV, Tradizione dei classici, trasformazioni della cultura,
Roma-Bari 1986, in particolare pp. 34-40.
22
Il commento di F. Della Corte (Genova 19863) non pu infatti competere, per impianto,
con quelli n qui ricordati. Su quello di F. Fortuny Previ (Murcia 1983) si veda il giudizio di
U. Carratello, GIF 39, 1987, p. 151.

12

Piergiorgio Parroni

poesia di Marziale non va mai presa nel suo valore facciale, e chi lha fatto
ha frainteso lo spirito che la anima23), dato che nel quarto epigramma ci dice
che far ritorno a Roma solo quando avr imparato larte di far quattrini,
unarte che notoriamente gli fu sempre poco congeniale, prova ne sia che
alla ne della carriera dovette accettare da Plinio il Giovane il viaticum per
il ritorno in patria. E sar proprio a Bilbilis che il timore del provincialismo
lo coglier di nuovo, e in maniera assai pi drammatica, perch questa volta
la sua scelta era denitiva e il suo ritorno nella capitale ormai impossibile.
Nella prefazione del XII libro vuol conoscere il giudizio spassionato e
preventivo dellamico Prisco sulla sua ultima fatica per non correre il rischio
di inviare a Roma un libro Hispanus, cio spagnolo (provinciale) invece che
Hispaniensis, cio scritto materialmente in Spagna24.
La composizione del libro lontano da Roma si riette sugli argomenti
trattati, che non contengono allusioni a personaggi ed eventi storici, il che
crea qualche imbarazzo per la cronologia (i temi, oltre a quelli sulla difcile
condizione del cliente a Roma in carattere con la fuga del poeta dalla citt
perseguono come sempre la varietas, che naturalmente si riette sullestensione
degli epigrammi e sulla loro struttura metrica). Lo spirito beffardo che anima il
poeta in questo particolare momento pu forse giusticare anche il largo spazio
accordato alla pars obscena (circa un terzo dellintero libro, il che rappresenta un
unicum nel complesso della produzione marzialiana). E qui forse val la pena di
osservare che loscenit in Marziale sempre scoperta (greve, direi, per i nostri
gusti di moderni, pi disposti ad accogliere lerotismo che loscenit) e che sono
quindi fuori strada coloro che vogliono cogliere riposte allusioni oscene in
epigrammi che non hanno nulla di malizioso25. Mi par giusto che in questi casi
anche la traduzione debba essere in carattere col testo e non si debba far ricorso
ad eufemismi, sia pur divertenti come quelli escogitati alla met dellOttocento
dal Cav. Magenta26.
Vd. p. es. quanto ho osservato in proposito in Gli stulti parentes di Marziale e il prezzo
di una vocazione (nota a Mart. 9, 73), in Studi di Poesia Latina in onore di Antonio
Traglia, Roma 1979, pp. 833-839.
24
Si veda quanto ho osservato in Nostalgia di Roma nellultimo Marziale, Vichiana n. s.
13, 1984 (Miscellanea Arnaldi), pp. 126-134.
25
un atteggiamento oggi diffuso e riguarda anche Catullo (si veda il riaforare di interpretazioni del passer che credevamo avessero fatto il loro tempo). Ad esso non sfugge neppure il
pur equilibrato Henriksn (vd. la mia recensione in RFIC cit., p. 375 sg.).
26
Gli Epigrammi di M. Valerio Marziale con traduzione e note del Cav. P. M., Venezia 1842.
23

Commentare Marziale

13

Le due sezioni del libro sono divise da una sorta di proemio al mezzo
(epigr. 68); il precedente, che conclude la prima sezione, pu forse celare,
come osserva Fusi, unintenzione metaletteraria: nella stanchezza dei marinai
durante una gita in barca nella calura estiva cispadana potrebbe essere
rappresentata la stanchezza del lettore per una lunga serie di epigrammi privi
di elementi piccanti. Dunque un libro inaequalis (in carattere del resto con
le aspirazioni del poeta, come si ricava da VII 90), ma assai interessante,
perch consente di penetrare nellanimo del poeta spagnolo, sempre in bilico
fra amore e odio per quella citt che fonte della sua ispirazione ma non
lo accoglie come egli sente di meritare. La malinconia per la lontananza da
Roma, che, dopo labolizione della sportula voluta da Domiziano, non pi
in grado di offrirgli neppure le condizioni minime di sopravvivenza, bench
temperata dalla calorosa accoglienza riservatagli dallospite amico (forse
Faustino), percepita come una sorta di esilio: a tradire questo sentimento
sono le numerose allusioni ai Tristia e alle Epistulae ex Ponto di Ovidio, un
poeta caro a Marziale non meno di Orazio e Catullo27. La patetica esagerazione
deve dare al lettore la misura di uno scherzo che non tale no in fondo.
Nel fare di sopra una rapida rassegna dei commenti nora usciti ho
delineato una specie di prototipo di commento ideale. Ma a fare un buon
commento non bastano i buoni precetti. Specie per un autore come Marziale, cos dotto, cos sottile, cos a volte impenetrabile per la presenza di
allusioni che ci sfuggono, occorre una solida preparazione tecnica e una
rafnata sensibilit letteraria. Se il presente commento di Alessandro Fusi
risponda a tutte queste esigenze non sta a me giudicare. Quello che per
salta subito agli occhi lampia informazione bibliograca, lestrema cura
volta a mettere in evidenza la complessa trama delle allusioni su cui sono
costruiti gli epigrammi, limpegno a chiarire ogni volta il Witz non sempre
evidente che in essi si cela, lindipendenza del giudizio e spesso loriginalit
delle soluzioni28.
Ma questo libro, al di l del suo valore, che lascio ad altri valutare,
27
Su un discusso epigramma dipendente da Ovidio Fusi ha scritto una nota che forse
risolve denitivamente unannosa questione: Marziale e la fama di Ovidio (Nota a Mart.
5, 10), RFIC 128, 2000, pp. 313-322.
28
Si veda p. es. linterpretazione di III 19 anticipata in Orsi di bronzo e orsi mansueti
(Marziale, III 19), RPL 24, 2001, pp. 48-55, nuova e ben sostenuta con argomentazioni
di carattere archeologico (contra M. Salanitro, Una statua assassina (Mart., 3, 19), A&R
n.s. 48, 2003, pp. 78-80).

14

Piergiorgio Parroni

ha un pregio non secondario, quello di colmare una delle ultime lacune


nella serie dei commenti moderni a Marziale. C da sperare che presto
qualcuno si sobbarchi alla restante fatica. Marziale merita questo impegno,
anche se dovremo rassegnarci ad avere in biblioteca almeno quindici
volumi dedicati soltanto a lui.
PIERGIORGIO PARRONI

Abbreviazioni bibliograche

15

ABBREVIAZIONI BIBLIOGRAFICHE
Si trovano qui abbreviati gli studi citati in apparato e quelli che nel lavoro ricorrono pi duna
volta; per gli altri lindicazione bibliograca riportata per esteso ad locum; le abbreviazioni
delle riviste sono quelle dellAnne Philologique.

Adams 1981
J.N. Adams, A Type of Sexual Euphemism in Latin, Phoenix 35,
1981, pp. 120-128.
Adams 1983
J.N. Adams, Words for Prostitute in Latin, RhM 126, 1983, pp.
321-358.
Adams, LSV
J.N. Adams, The Latin Sexual Vocabulary, London 1982.
AL
Anthologia Latina sive poesis Latinae supplementum, pars prior:
carmina in codicibus scripta recensuit A. Riese, fasc. I-II, Leipzig
1869-70.
ALL
Archiv fr lateinische Lexicographie und Grammatik, ed. E. Wlfin,
Leipzig 1884-1909 (= Hildesheim 1967).
Andr
Apicius. Lart culinaire. De re coquinaria, texte tabli, traduit et
comment par J. Andr, Paris 1965.
Andr 1949
J. Andr, tude sur les termes de couleur dans la langue latine, Paris
1949.
Andr 1956
J. Andr, Lxique des termes de botanique en Latin, Paris 1956.

16

Abbreviazioni bibliograche

Andr 1967
J. Andr, Les noms doiseaux en Latin, Paris 1967.
Andr 1981
J. Andr, Lalimentation et la cuisine a Rome, Paris 19812 (19611).
Andr 1985
J. Andr, Les noms de plantes dans la Rome antique, Paris 1985.
ANRW
Aufstieg und Niedergang der rmischen Welt, hrsgg. von H. Temporini
und W. Haase, Berlin-New York 1972-.
Aubreton
Anthologie Grecque. Premire partie. Anthologie Palatine. Tome X
(Livre XI), texte tabli et traduit par R. Aubreton, Paris 1972.
Axelson 1945
B. Axelson, Unpoetische Wrter. Ein Beitrag zur Kenntnis der
lateinischen Dichtersprache, Lund 1945.
Baehrens
Catulli Veronensis liber, recensuit et interpretatus est Aemilius
Baehrens, II, Lipsiae 1885.
Bandini
A.M. Bandini, Catalogus codicum manuscriptorum bibliothecae
Mediceae Laurentianae, I-V, Florentiae 1774-78.
Barwick 1958
K. Barwick, Zyklen bei Martial und in den kleinen Gedichten des
Catull, Philologus 102, 1958, pp. 284-318.
Barwick 1959
K. Barwick, Martial und die zeitgenssische Rhetorik, Ber. ber die
Verhandl. d. schs. Akad. der Wiss. zu Leipzig, philol.-hist. Kl., 104,
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Bettini 1982
M. Bettini, A proposito dei versi sotadei, MD 9, 1982, pp. 59-105.
Beverland
Lezioni di un codice posseduto da Adrian Beverland desunte da
Schneidewin1.
Birt 1882
Th. Birt, Das antike Buchwesen in seinem Verhltniss zur Litteratur.
Mit Beitrgen zur Textgeschichte des Theokrit, Catull, Properz und
anderer Autoren, Berlin 1882.

Abbreviazioni bibliograche

17

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Th. Birt, Die Buchrolle in der Kunst. Archaeologisch-antiquarische
Untersuchungen zum antiken Buchwesen, Leipzig 1907.
Blmner 1911
H. Blmner, Die rmischen Privataltertmer, Mnchen 1911.
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F. Bmer, Excudent alii , Hermes 80, 1952, pp. 117-123.
Bmer1
P. Ovidius Naso, Die Fasten, herausgegeben, bersetzt und kommentiert von F. Bmer, I-II, Heidelberg 1957-58.
Bmer2
P. Ovidius Naso, Metamorphosen, Kommentar von F. Bmer, I-VII,
Heidelberg 1969-1986.
Bonvicini 1986
M. Bonvicini, Note sui comparativi in clausola nel falecio di Marziale,
BSL 16, 1986, pp. 31-35.
Bonvicini 1995
M. Bonvicini, Lepigramma latino: Marziale, in Senectus. La vecchiaia
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F.J. Brecht, Motiv- und Typengeschichte des griechischen Spottepigramms, Philologus Supplementband 22, Heft 2, Leipzig 1930.
Brink
Horace on Poetry. The Ars Poetica, by C.O. Brink, Cambridge 1971.
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V. Buchheit, Studien zum Corpus Priapeorum, Mnchen 1962.
Buecheler, Kleine Schriften
F. Buecheler, Kleine Schriften, I-III, Leipzig-Berlin 1915-30 (=
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Burnikel 1980
W. Burnikel, Untersuchungen zur Struktur des Witzepigramms bei
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Busch 1999
S. Busch, Versus Balnearum. Die antike Dichtung ber Bder und
Baden im rmischen Reich, Stuttgart und Leipzig 1999.
Calderini
Domitii Calderini Veronensis Commentarii in M. Valerium

18

Abbreviazioni bibliograche

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dedica a Lorenzo dei Medici: Florentinus Bibliothecae Laurentianae
LIII, 33, datato 1 IX 1473, da me collazionato).
Campanelli 1998
M. Campanelli, Alcuni aspetti dellesegesi umanistica di Atlas cum
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Campanelli 2001
M. Campanelli, Polemiche e lologia ai primordi della stampa. Le
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Canobbio 1997
A. Canobbio, Parodia, arguzia e concettismo negli epigrammi di
Marziale, RPL 20, 1997, pp. 61-81.
Canobbio 2001
A. Canobbio, Epigramma e mimo: il teatro di Marziale, CGITA
14, 2001, pp. 201-228.
Canobbio 2002
A. Canobbio, La Lex Roscia Theatralis e Marziale: il ciclo del libro V,
Introduzione, edizione critica, traduzione e commento, Como 2002.
Capponi 1979
F. Capponi, Ornithologia Latina, Genova 1979.
Carratello 1964
U. Carratello, Marziale, Canio Rufo e Fedro, GIF 17, 1964, pp. 122-148.
Carratello 1973
U. Carratello, Leditio princeps di Valerio Marziale e lincunabolo
ferrarese di Leida, GIF 25, 1973, pp. 295-299.
Carratello 1974
U. Carratello, Florilegia quaedam di Valerio Marziale (per una nuova
edizione dellEpigrammaton liber), GIF 26, 1974, pp. 142-158.
Castagnoli 1950
F. Castagnoli, Roma nei versi di Marziale, Athenaeum N.S. 28,
1950, pp. 67-78.
Cavallo-Chartier 1995
Storia della lettura nel mondo occidentale, a c. di G. Cavallo e R.
Chartier, Roma-Bari 1995.
Cavarzere
Orazio, Il libro degli Epodi, a c. di A. Cavarzere, trad. di F. Bandini,
Venezia 1992.

Abbreviazioni bibliograche

19

Cbe
Varron. Satires Mnippes, dition, traduction et commentaire par J.P.
Cbe, I-IX, Roma 1972-1990.
CGL
Corpus glossariorum Latinorum, edidit G. Goetz, I-VII, Leipzig
1888-1923.
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Corpus inscriptionum Latinarum, I-XVI, ed. Th. Mommsen, Berlin
1893-.
Ciocci 1985
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Citroni
M. Valerii Martialis epigrammaton liber primus, introduzione, testo,
apparato critico e commento a c. di M. Citroni, Firenze 1975.
Citroni 1968
M. Citroni, Motivi di polemica letteraria negli epigrammi di Marziale,
DArch 2, 1968, pp. 259-301.
Citroni 1969
M. Citroni, La teoria lessinghiana dellepigramma e le interpretazioni
moderne di Marziale, Maia 21, 1969, pp. 215-243.
Citroni 1985
M. Citroni, recensione a Burnikel 1980, Orpheus 6, 1985, pp. 186192.
Citroni 1986
M. Citroni, Le raccomandazioni del poeta: apostrofe al libro e contatto
col destinatario, Maia 38, 1986, pp. 111-146.
Citroni 1987
M. Citroni, Marziale e i luoghi della Cispadana, in Cispadana e
letteratura antica, Deputazione di Storia patria per le province di
Romagna, Documenti e studi, XXI, Bologna 1987, pp. 135-157.
Citroni 19872
M. Citroni, Marziale, in EV III, Roma 1987, pp. 396-400.
Citroni 1988
M. Citroni, Pubblicazione e dediche dei libri in Marziale, Maia 40,
1988, pp. 3-39 (ristampato con qualche ritocco e aggiornamento in
Scndola-Merli, pp. 5-64).

20

Abbreviazioni bibliograche

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M. Citroni, Marziale e la letteratura per i Saturnali (poetica
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The Classical Papers of A.E. Housman, ed. by J. Diggle and F.R.D.
Goodyear, London 1972.
CLE
Carmina Latina Epigraphica, conlegit F. Buecheler, Lipsiae 18951897 (Supplementum, cur. E. Lommatzsch, Lipsiae 1926).
Coarelli 1996
F. Coarelli, Hecatostylum, in LTUR III, pp. 9-10.
Coleman
Statius, Silvae IV, edited with an english translation and commentary
by K.M. Coleman, Oxford 1988.
Colin 1956
J. Colin, Le mariage de Vetustilla et le dieu Acorus (Martial, Epigr. III
93), Mnemosyne 9, 1956, pp. 325-331.
Collesso
M. Valerii Martialis Epigrammatum libri XIV, Interpretatione et
notis illustravit V. Collesso, Londinii 1720 (Parisiis 16801).
Colton 1982
R.E. Colton, Martial 3,82 and Petronius Cena Trimalchionis, RPL
5, 1, 1982, pp. 77-83.
Colton 1991
R.E. Colton, Juvenals Use of Martials Epigrams. A Study of Literary
Inuence, Amsterdam 1991.
Cope
The Rhetoric of Aristotle, with a Commentary by the late E.M. Cope,
revised and edited for the syndics of the University Press by J.E.
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Courtney
A Commentary on the Satires of Juvenal, by E. Courtney, London 1980.
Courtney 1995
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Courtney, FLP

Abbreviazioni bibliograche

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The Fragmentary Latin Poets, edited with Commentary by E.


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Crusius
O. Crusius, Untersuchungen zu den Mimiamben des Herondas,
Leipzig 1892.
DArms 1970
J.H. DArms, Romans on the Bay of Naples. A Social and Cultural
Study of the Villas and Their Owners from 150 B.C. to A.D. 400,
Cambridge Mass. 1970.
Damschen-Heil
Marcus Valerius Martialis Epigrammaton liber decimus. Das zehnte
Epigrammbuch, Text, bersetzung, Interpretationen. Mit einer Einleitung, Martial-Bibliographie und einem rezeptiongeschichtlichen
Anhang hrsgg. von G. Damschen und A. Heil, Frankfurt am MainBerlin-Bern-Bruxelles-New York-Oxford-Wien 2004.
Daremberg-Saglio
Ch. Daremberg-A.E. Saglio, Dictionnaire des antiquits grecques et
romaines daprs les textes et les monuments, Paris 1877-1919.
Daube 1976
D. Daube, Martial, Father of Three, AJAH 1, 1976, pp. 145-147.
de Meyier
K.A. de Meyier, Codices Vossiani Latini, I-IV, Leiden 1973-84.
Di Giovine 2002
C. Di Giovine, Varianti e lingua di Marziale, Paideia 57, 2002, pp.
123-140.
Dousa
Congetture di Janus Dousa desunte da Scriverius.
Duff
M. Valerii Martialis epigrammata, recognita a J.D. Duff, in Corpus
Poetarum Latinorum, a I.P. Postgate aliisque editum, fasc. V, pp. 431531, Londini 1905.
Duret 1977
L. Duret, Martial et la deuxime pode dHorace. Quelques rexions
sur limitation, REL 55, 1977, pp. 173-192.
Eden 1999
P.T. Eden, More Observations on Martial, Mnemosyne 52, 1999,
pp. 578-584.

22

Abbreviazioni bibliograche

Edwards 1993
C. Edwards, The Politics of Immorality in Ancient Rome, Cambridge
1993.
Eldick
Congetture di Erich Hubert van Eldick desunte da Friedlaender.
EO
Enciclopedia Oraziana, I-III, Roma 1996-1998.
Ernout-Meillet
Dictionnaire timologique de la langue latine. Histoire des mots, par
A. Ernout et A. Meillet, Paris 19594.
Ernout-Thomas
A. Ernout-F. Thomas, Syntaxe Latine, Paris 19722 (19511).
EV
Enciclopedia Virgiliana, I-V, Roma 1984-1991.
Fabbrini 2002
D. Fabbrini, Mart. VI 64, 25 toto orbe o tota urbe? Considerazioni
sullambito di destinazione della poesia diffamatoria, Maia 54,
2002, pp. 543-556.
Farnabius
M. Valerii Martialis Epigrammata, cum notis Th. Farnabii, Amstelodami 1644 (Londinii 16151).
Fedeli1
Sesto Properzio. Il primo libro delle elegie, Introduzione, testo critico
e commento a c. di P. Fedeli, Firenze 1980.
Fedeli2
Properzio. Il libro terzo delle Elegie, Introduzione, testo e commento
di P. Fedeli, Bari 1985.
Fenger 1906
R. Fenger, De metonymiae in epigrammatis Martialis usu, Diss. Jenae
1906.
Fletcher 1983
G.B.A. Fletcher, On Martial, Latomus 42, 1983, pp. 404-411.
Flodr
M. Flodr, Incunabula classicorum. Wiegendrucke der griechischen
und rmischen Literatur, Amsterdam 1973.
Forcellini
Lexicon totius Latinitatis, ab Aegidio Forcellini lucubratum [],

Abbreviazioni bibliograche

23

deinde a I. Furlanetto [] emendatum et auctum, nunc vero curantibus


F. Corradini et I. Perin [], emendatius et auctius melioremque in
formam redactum, I-VI, Patavii 1864-19264.
Fordyce
Catullus, A Commentary, by C.J. Fordyce, Oxford 1961.
Fowler 1989
D.P. Fowler, First Thoughts on Closure: Problems and Prospects, MD
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Fowler 1995
D.P. Fowler, Martial and the Book, Ramus 24, 1995, pp. 31-58.
Fraenkel 1960
E. Fraenkel, Elementi plautini in Plauto, trad. it. di F. Munari, Firenze
1960.
Fraser-Matthews
A Lexicon of Greek Personal Names, edited by P.M. Fraser and E.
Matthews, I-IV, Oxford 1987-2005.
Friedlaender
M. Valerii Martialis epigrammaton libri, mit erklrenden
Anmerkungen von L. Friedlaender, I-II, Leipzig 1886 (= Amsterdam
1961).
Friedlaender, Cena Trimalchionis
Petronii Cena Trimalchionis, mit deutscher bersetzung und
erklrenden Anmerkungen von L. Friedlaender, Leipzig 19062.
Friedlaender, SR
L. Friedlaender, Darstellungen aus der Sittengeschichte Roms in der
Zeit von August bis zum Ausgang der Antonine, Leipzig 1919-219.
Friedrich 1907
G. Friedrich, Zu Martial, RhM 62, 1907, pp. 366-379.
Friedrich 1908
G. Friedrich, Zu Martial, Hermes 43, 1908, pp. 619-637.
Friedrich 1909
G. Friedrich, Zu Martial, Philologus 68, 1909, pp. 88-117.
Friedrich 1910
G. Friedrich, Zu Seneca und Martial, Hermes 45, 1910, pp. 583594.
Frhner 1912
W. Frhner, Kleinigkeiten, Philologus 71, 1912, pp. 161-172.

24

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Fu 1973
O. Fu, Lidea dellopera darte vivente e la bucula di Mirone
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Fusi 2001
A. Fusi, Orsi di bronzo e orsi mansueti (Marziale, III 19), RPL 24,
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Martial, Book VII, A Commentary, by G. Galn Vioque, translated
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Svetonio, Vita di Domiziano, Introduzione, traduzione e commento
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Gamberale 1982
L. Gamberale, Libri e letteratura nel carme 22 di Catullo, MD 8,
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Geffcken 1927
J. Geffcken, Lukillios, in RE XIII 2 (1927), 1777, 8-1785, 44.
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O. Gerlach, De Martialis gurae
quae vocatur usu,
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Giarratano
M. Valerii Martialis epigrammaton libri, recensuit C. Giarratano,
Aug. Taurinorum 1919-21; iterum recensuit, ibid. 1951.
Giarratano 1908
C. Giarratano, De M. Val. Martialis re metrica, Neapoli 1908.
Gilbert
M. Valerii Martialis Epigrammaton Libri, recognovit W. Gilbert,
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Gymn. zu Dresden-Neustadt 1883, pp. 1-26.
Gilbert 1884
W. Gilbert, Beitrge zur Textkritik des Martial, RhM 39, 1884, pp.
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Gilbert 1887
W. Gilbert, Zur Erklrung von Martialis Epigrammen, NJP 135,
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Grammatici Latini, ex recensione Henrici Keilii, I-VII, Lipsiae 18551880 (= Hildesheim-New York 1981).
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Carmina Priapea, Einleitung, bersetzung, Interpretation und
Kommentar von C. Goldberg, Heidelberg 1992.
Gowers 1993
E. Gowers, The Loaded Table. Representations of Food in Roman
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Grassmann 1966
V. Grassmann, Die erotischen Epoden von Horaz, Mnchen 1966.
Green
The Works of Ausonius, edited with Introduction and Commentary
by R.P.H. Green, Oxford 1991.
Greenwood 1998
M.A. Greenwood, Talking amingos and the sins of the tongue: the
ambiguous use of lingua in Martial, CPh 93, 1998, pp. 241-246.
Grewing
F. Grewing, Martial, Buch VI (Ein Kommentar), Gttingen 1997.
Grewing 1996
F. Grewing, Mglichkeiten und Grenzen des Vergleichs: Martials
Diadumenos und Catulls Lesbia, Hermes 124, 1996, pp. 333-354.
Grewing 1998
F. Grewing, Etymologie und etymologische Wortspiele in den
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F. Grewing (Hrsg.), Toto notus in orbe. Perspektiven der MartialInterpretation, Stuttgart 1998.
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J. Grifn, Augustan Poetry and the Life of Luxury, JRS 66, 1976,
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Grimal 1990
P. Grimal, I giardini di Roma antica, trad. it. di V. Abrate, Milano
1990.
Gronovius
Congetture di Johann Friedrich Gronov ap. Schrevel.

26

Abbreviazioni bibliograche

Gsell 1894
S. Gsell, Essai sur le rgne de lempereur Domitien, Paris 1894.
Guietus
Congetture di Franois Guyet desunte da Schneidewin1.
Guttmann 1866
O. Guttmann, Observationum in Marcum Valerium Martialem
particulae quinque, Diss. Vratislaviae 1866.
Hagenow 1972
G. Hagenow, Kosmetische Extravaganzen (Martial Epigramm III.
74), RhM 115, 1972, pp. 48-59.
Hain
L. Hain, Repertorium bibliographicum, in quo libri omnes ab arte
typographica inventa usque ad annum MD. typis expressi ordine
alphabetico vel simpliciter enumerantur vel adcuratius recensentur,
I-II, Stuttgartiae-Lutetiae Parisiorum 1831 (= Milano 1966).
Hanssen 1951
J.S.Th. Hanssen, Latin Diminutives. A Semantic Study, Bergen
1951.
Hartman 1897
J.J. Hartman, Ad Martialem, Mnemosyne 25, 1897, pp. 333-348.
Hausmann 1980
F.-R. Hausmann, Martialis, Marcus Valerius, in F.E. Cranz-P.O.
Kristeller, (edd.), Catalogus Translationum et Commentariorum.
Mediaeval and Renaissance Latin Translations and Commentaries.
Annotated Lists and Guides, IV, Washington 1980, pp. 249-296.
Heinsius
Congetture di Niklaas Heinsius desunte da Schneidewin1.
Helm 1926
R. Helm, recensione a Heraeus, PhW 46, 1926, coll. 80-91.
Helm 1956
R. Helm, Martialis, Lustrum 1, 1956, pp. 299-318.
Henderson 1975
J. Henderson, The Maculate Muse. Obscene Language in Attic
Comedy, New Heaven 1975.
Henriksn
Martial, Book IX. A Commentary, by C. Henriksn, I-II, Uppsala
1998-1999.

Abbreviazioni bibliograche

27

Henriksn 1998
C. Henriksn, Martial und Statius, in Grewing, Toto notus, pp. 77118.
Heraeus
M. Valerii Martialis epigrammaton libri, recognovit W. Heraeus,
Lipsiae 1925. Editionem correctiorem curavit I. Borowskij, Leipzig
1976.
Heraeus 1915
W. Heraeus,
, RhM 70, 1915, pp. 1-41 (= Heraeus 1937,
pp. 190-226).
Heraeus 1925
W. Heraeus, Zur neueren Martialkritik, RhM 74, 1925, pp. 314-336.
Heraeus 1937
Kleine Schriften von Wilhelm Heraeus zum 75. Geburtstag am 4.
Dezember 1937, ausgewhlt und herausgegeben von J.B. Hofmann,
Heidelberg 1937.
Heraldus
Congetture di Didier Hrauld (Desiderius Heraldus) desunte da
Schrevel.
Herrmann 1950
L. Herrmann, Phdre et ses fables, Leiden 1950.
Herrmann 1958
L. Herrmann, Notes de lecture, Latomus 17, 1958, pp. 110-112.
Herter, Effeminatus
H. Herter, Effeminatus, in RAC IV 620-650.
Hey, Euphemismus
O. Hey, Euphemismus und Verwandtes im Lateinischen, ALL 11,
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Hilgers 1969
W. Hilgers, Lateinische Gefnamen. Bezeichnungen, Funktion und
Form rmischer Gefe nach den antiken Schriftquellen, Dsseldorf
1969.
Hofmann, LU
J.B. Hofmann, La lingua duso latina, introduzione, traduzione italiana
e note a c. di L. Ricottilli, Bologna 20033.
Hofmann-Szantyr
J.B. Hofmann-A. Szantyr, Lateinische Syntax und Stilistik (mit dem

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Housman 1907
A.E. Housman, Corrections and explanations of Martial, JPh 30,
1907, pp. 229-265 (= Class. Pap., pp. 711-739).
Housman 1908
A.E. Housman, Martial III 93 18-22, CR 22, 1908, pp. 46-47 (=
Class. Pap., p. 770).
Housman 1919
A.E. Housman, Notes on Martial, CQ 13, 1919, pp. 68-80 (= Class.
Pap., pp. 982-995).
Housman 1925
A.E. Housman, recensione a Heraeus, CR 39, 1925, pp. 199-203 (=
Class. Pap., pp. 1099-1104).
Housman 1931
A.E. Housman, recensione a Izaac, I, CR 45, 1931, pp. 81-83 (=
Class. Pap., pp. 1172-1174).
Housman 19312
A.E. Housman, Praefanda, Hermes 66, 1931, pp. 402-412 (= Class.
Pap., pp. 1175-1185).
Housman, Manilius
A.E. Housman, M. Manilii Astronomicon, I-V, Londinii 1903-1930
(= Hildesheim 1972).
Howell1
P. Howell, A Commentary on Book One of the Epigrams of Martial,
London 1980.
Howell2
Martial Epigrams V, edited with an Introduction, Translation &
Commentary by P. Howell, Warminster 1995.
IGI
E. Valenziani-E. Cerulli, Indice generale degli incunaboli delle biblioteche dItalia, I-X, Roma 1943-.
Immisch 1911
O. Immisch, Zu Martial, Hermes 46, 1911, pp. 481-517.
Iunius
Congetture di Adriaen de Jonghe (Hadrianus Iunius) desunte da
Schneidewin1.
Izaac

Abbreviazioni bibliograche

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Martial, pigrammes, texte tabli et traduit par H.J. Izaac, I-II, Paris
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Jennison 1937
G. Jennison, Animals for Show and Pleasure in Ancient Rome,
Manchester 1937.
Jocelyn
The Tragedies of Ennius. The Fragments, edited with an Introduction
and Commentary by H.D. Jocelyn, Cambridge 1967.
Jocelyn 1981
H.D. Jocelyn, Difculties in Martial, Book I, in PLLS 3, 1981, pp.
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Joepgen 1967
U. Joepgen, Wortspiele bei Martial, Diss. Bonn 1967.
Jones 1992
B.W. Jones, The Emperor Domitian, London-New York 1992.
Jordan-Hlsen
H. Jordan, Topographie der Stadt Rom im Alterthum, I-II (I 3
bearbeitet von Ch. Hlsen), Berlin 1871-1907.
Kajanto 1965
I. Kajanto, The Latin Cognomina, Helsinki 1965.
Kaster
C. Suetonius Tranquillus, De grammaticis et rhetoribus, edited with
a Translation, Introduction, and Commentary by R.A. Kaster, Oxford
1995.
Kay
N.M. Kay, Martial Book XI. A Commentary, London 1985.
Kay, Ausonius Epigrams
Ausonius. Epigrams, Text with Introduction and Commentary by
N.M. Kay, London 2001.
Kenney 1996
Ovid, Heroides XVI-XXI, edited by E.J. Kenney, Cambridge 1996.
Ker
Martial, Epigrams, with an english translation by W.C.A. Ker, I-II,
London-Cambridge Mass. (Loeb) 1919 (= 1961).
Ker 1950
A. Ker, Some Explanations and Emendations of Martial, CQ 44,
1950, pp. 12-24.

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A. Persius Flaccus, Satiren, herausgegeben, bersetzt und kommentiert
von W. Kiel, Heidelberg 1990.
Knoche 1940
U. Knoche, Handschriftliche Grundlagen des Juvenaltextes,
Philologus Suppl. 33, 1, Leipzig 1940.
Kroll
C. Valerius Catullus, herausgegeben und erklrt von W. Kroll,
Stuttgart 1929.
Khner-Stegmann
R. Khner-C. Stegmann, Ausfhrliche Grammatik der lateinischen
Sprache, II, Satzlehre, Hannover 19624.
Kurth
T. Kurth, Senecas Trostschrift an Polybius. Dialog 11. Ein Kommentar,
Stuttgart und Leipzig 1994.
La Penna 1992
A. La Penna, Loggetto come moltiplicatore delle immagini, Maia
44, 1992, pp. 7-44.
La Penna 1999
A. La Penna, Immortale Falernum. Il vino di Marziale e dei poeti
latini del suo tempo, Maia 51, 1999, pp. 163-181.
Lana 1955
I. Lana, Marziale poeta della contraddizione, RFIC 83, 1955, pp.
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Landgraf 1902
G. Landgraf, ber das Alter der Martial-Lemmata in den Handschriften
der Familie B, ALL 12, 1902 (= Hildesheim 1967), pp. 455-463.
Laurens 1965
P. Laurens, Martial et lpigramme grecque du Ier sicle aprs J. C.,
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Laurens 1989
P. Laurens, Labeille dans lambre. Clbration de lpigramme de
lpoque alexandrine la n de la Renaissance, Paris 1989.
Lausberg 1982
M. Lausberg, Das Einzeldistichon. Studien zum antiken Epigramm,
Mnchen 1982.
Leary1

Abbreviazioni bibliograche

31

Martial Book XIV. The Apophoreta, Text with introduction and


commentary by T.J. Leary, London 1996.
Leary2
Martial Book XIII. The Xenia, Text with introduction and commentary
by T.J. Leary, London 2001.
Leumann
M. Leumann, Lateinische Laut- und Formenlehre, Mnchen 1977.
Lilja 1972
S. Lilja, The Treatment of Odours in the Poetry of Antiquity, Helsinki
1972.
Lindsay
M. Val. Martialis epigrammata, recognovit brevique adnotatione
critica instruxit W.M. Lindsay, Oxonii 1903; editio altera, Oxonii
1929.
Lindsay 1900-1901
W.M. Lindsay, A Supplement to the Apparatus Criticus of Martial,
CR 14, 1900, pp. 353-355; 15, 1901, pp. 44-46.
Lindsay 1901
W.M. Lindsay, The New Codex Optimus of Martial, CR 15, 1901,
pp. 413-420.
Lindsay 1902
W.M. Lindsay, A Neglected Ms. of Martial, CR 16, 1902, pp. 315316.
Lindsay 1903
W.M. Lindsay, The Ancient Editions of Martial with Collations of the
Berlin and Edinburgh Mss., Oxford 1903.
Lindsay 19032
W.M. Lindsay, Notes on the Text of Martial, CR 17, 1903, pp. 4852.
Lindsay 1904
W.M. Lindsay, The Orthography of Martials Epigrams, JPh 29,
1904, pp. 24-60.
Lipsius
Congetture di Iustus Lipsius ap. Scriverius.
Lfstedt 1936
E. Lfstedt, Vermischte Studien zur lateinischen Sprachkunde und
Syntax, Lund 1936.

32

Abbreviazioni bibliograche

Lfstedt, Peregrinatio Aetheriae


E. Lfstedt, Philologischer Kommentar zur Peregrinatio Aetheriae.
Untersuchungen zur Geschichte der lateinischen Sprache, OxfordUppsala-Leipzig 1911 (= Uppsala 1936).
Lfstedt, Syntactica
E. Lfstedt, Syntactica. Studien und Beitrge zur historischen Syntax
des Lateins, I, Lund 1928 (19422); II, Lund 1933 (I-II, rist. Lund
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LSJ
A Greek-English Lexicon, compiled by H.G. Liddell and R. Scott,
revised and augmented throughout by Sir H.S. Jones with the assistance
of R. McKenzie, with a Supplement 1968, Oxford 19409/1968 (=
1990).
LTUR
Lexicon Topographicum Urbis Romae, a c. di E.M. Steinby, I-VI,
Roma 1993-2000.
Luck
P. Ovidius Naso. Tristia, hrsgg., bersetzt und erklrt von G. Luck, I,
Text und bersetzung, Heidelberg 1967; II, Kommentar, Heidelberg
1977.
Lugli 1961
G. Lugli, La Roma di Domiziano nei versi di Marziale e Stazio,
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Maas 1973
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Maltby 1991
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der Griechen und Rmer, Leipzig 1922.
Mastandrea 1996
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Mayor
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London 1900-1901 (= Hildesheim 1966).
Mazzoli 1970
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McKeown
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in four volumes, I, Text and Prolegomena, Liverpool 1987; II, A
Commentary on Book One, Liverpool 1989; III, A Commentary on
Book Two, Leeds 1998.
Mercati 1925
G. Mercati, Per la cronologia della vita e degli scritti di Niccol Perotti
arcivescovo di Siponto, Roma 1925.
Merli 1993
E. Merli, Ordinamento degli epigrammi e strategie cortigiane negli
esordi dei libri I-XII di Marziale, Maia 45, 1993, pp. 229-256.
Merli 19932
E. Merli, Vetustilla nova nupta: libert vigilata e volont
epigrammatica in Marziale 3, 93, con qualche osservazione sugli
epigrammi lunghi, MD 30, 1993, pp. 109-125.
Merli 1996
E. Merli, Note a Marziale (8, 50; 10, 7; 11, 90; 13, 118), MD 36,
1996, pp. 211-223.
Merli 1998
E. Merli, Epigrammenzyklen und serielle Lektre in den Bchern
Martials. berlegungen und Beispiele, in Grewing, Toto notus, pp.
139-156.

34

Abbreviazioni bibliograche

Mosci Sassi 1992


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Mueller, De re metrica
L. Mueller, De re metrica poetarum Latinorum praeter Plautum et
Terentium libri septem, Leipzig 1894 (= Hildesheim 1967).
Mulder
H.M. Mulder, Publi Papinii Statii Thebaidos liber secundus
commentario exegetico aestheticoque instructus, Groningae 1954.
Munro
Congetture di H.A.J. Munro ap. Friedlaender.
Mynors
Virgil. Georgics, edited with a Commentary by R.A.B. Mynors with a
Preface by R.G.M. Nisbet, Oxford 1990.
Nauta 2002
R. Nauta, Poetry for Patrons. Literary Communication in the Age of
Domitian, Leiden-Boston-Kln 2002.
Navarro Antoln
Corpus Tibullianum III. 1-6: Lygdami Elegiarum Liber, Edition &
Commentary by F. Navarro Antoln, Leiden-New York-Kln 1996.
Neue-Wagener
F. Neue, Formenlehre der lateinischen Sprache, dritte, sehr vermehrte
Auage von C. Wagener, I-IV, Berlin-Leipzig 1892-1905.
Neumeister 2000
C. Neumeister, Martials Lobgedicht auf ein Landgut in der Gegend
von Baiae (3, 58), in A. Haltenhoff-F.-H. Mutschler (Hrsg.), Hortus
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Nicolai Perotti Cornu Copiae
J.-L. Charlet-M. Furno et al. (edd.), Nicolai Perotti Cornu Copiae seu
linguae Latinae commentarii, I-VIII, Sassoferrato 1989-2001.
Nisbet-Hubbard1
A Commentary on Horace: Odes, Book I, by R.G.M. Nisbet and M.
Hubbard, Oxford 1970.
Nisbet-Hubbard2
A Commentary on Horace: Odes, Book II, by R.G.M. Nisbet and M.
Hubbard, Oxford 1978.
Nissen, IL

Abbreviazioni bibliograche

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H. Nissen, Italische Landeskunde, I-II, Berlin 1883-1902.


Nolhac 1887
P. de Nolhac, La bibliothque de Fulvio Orsini, Paris 1887 (= GenveParis 1976).
Norcio
Epigrammi di Marco Valerio Marziale, a c. di G. Norcio, Torino 1980.
Norcio 1960
G. Norcio, Marziale ad Imola, Strenna Storica Bolognese 10, 1960,
pp. 185-195.
Norden
P. Vergilius Maro. Aeneis Buch VI, erklrt von E. Norden, Leipzig
und Berlin 19343.
Norden 1923
E. Norden, Agnostos Theos. Untersuchungen zur Formen religiser
Rede, Leipzig 19232 (= Darmstadt 1956).
Obermayer 1998
H.P. Obermayer, Martial und der Diskurs ber mnnliche
Homosexualitt in der Literatur der frhen Kaiserzeit, Tbingen
1998.
OLD
P.G.W. Glare (ed.), Oxford Latin Dictionary, Oxford 1968-1982.
Opelt, Euphemismus
I. Opelt, Euphemismus, in RAC VI 947-964.
Otto, Sprichwrter
Die Sprichwrter und sprichwrtlichen Redensarten der Rmer,
gesammelt und erklrt von A. Otto, Leipzig 1890 (= Hildesheim 1962).
Paley-Stone
M. Val. Martialis epigrammata selecta, with english notes by F.A.
Paley and W.H. Stone, London 1896 [III 1-2; 4-8; 10-16; 18-23; 25; 27;
29-31; 36; 38; 40; 43-48; 50; 52; 55-58; 60-63; 65-67; 77; 94; 99-100].
Paoli
Marziale. Epigrammi scelti, a c. di U.E. Paoli, Firenze 1931 [III 2; 7-9;
12-15; 18; 21-22; 25; 37; 39; 41; 43-47; 49-50; 52; 55; 57-58; 60-64; 67;
94; 100].
Paoli 1932
U.E. Paoli, Note di lologia reale su Catullo, Orazio, Marziale, SIFC
10, 1932, pp. 23-37.

36

Abbreviazioni bibliograche

Pape-Benseler
W. Pape, Wrterbuch der griechischen Eigennamen, Dritte Auage.
Neu bearbeitet von G.E. Benseler, Braunschweig 1884.
Parroni 1979
P. Parroni, Gli stulti parentes di Marziale e il prezzo di una vocazione
(nota a Mart. 9, 73), in Studi di poesia latina in onore di A. Traglia,
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Parroni 19792
P. Parroni, recensione a Citroni, RFIC 107, 1979, pp. 83-92.
Parroni 1984
P. Parroni, Nostalgia di Roma nellultimo Marziale, Vichiana N.S.
13, 1984 (Miscellanea di studi in memoria di Francesco Arnaldi), pp.
126-134.
Parroni 1993
P. Parroni, Su alcuni epigrammi di Marziale (in margine a una recente
edizione), RPL 16, 1993, pp. 57-61.
Parroni 1996
P. Parroni, Marziale 3, 33, in Studi latini in ricordo di Rita Cappelletto,
Urbino 1996, pp. 71-74.
Pasquali 1934
G. Pasquali, Storia della tradizione e critica del testo, Firenze 1934 (=
Firenze 19522).
Paukstadt 1876
R. Paukstadt, De Martiale Catulli imitatore, Diss. Halis Saxonum 1876.
Pavanello 1994
R. Pavanello, Nomi di persona allusivi in Marziale, Paideia 49,
1994, pp. 161-178.
Pease
M. Tulli Ciceronis De natura deorum, edited by A.S. Pease, I-II, Cambridge Mass. 1955-1958.
Pecere 1986
O. Pecere, La tradizione dei testi latini tra IV e V secolo attraverso i
libri sottoscritti, in Societ romana e impero tardoantico, IV, Tradizione
dei classici, trasformazioni della cultura, a c. di A. Giardina, Roma-Bari
1986, pp. 19-81.
Pertsch 1911
E. Pertsch, De Valerio Martiale Graecorum poetarum imitatore,

Abbreviazioni bibliograche

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Diss. Berlin 1911.


Philip Ambrose 1980
Z. Philip Ambrose, The Etymology and Genealogy of Palinurus,
AJPh 101, 1980, pp. 449-457.
Pichon
R. Pichon, Index verborum amatoriorum, Hildesheim-Zrich-New
York 1991 (rist. da R. Pichon, De Sermone amatorio apud Latinos
elegiarum scriptores, Paris 1902, pp. 75-303).
PIR
E. Klebs-H. Dessau-P. von Rhden (edd.), Prosopographia Imperii
Romani saec. I. II. III., I-III, Berolini 1897-1898.
PIR2
E. Groag-A. Stein-L. Petersen (edd.), Prosopographia Imperii Romani
saec. I. II. III., editio altera, I-V (A-O), Berolini et Lipsiae 1933-.
Pitcher 1998
R.A. Pitcher, Martials Debt to Ovid, in Grewing, Toto notus, pp. 59-76.
Platnauer 1951
M. Platnauer, Latin Elegiac Verse. A Study of the metrical Usages of
Tibullus, Propertius & Ovid, Cambridge 1951.
Polara
Publilii Optatiani Porfyrii Carmina, recensuit Iohannes Polara,
I, Textus, adiecto indice verborum; II, Commentarium criticum et
exegeticum, Aug. Taurinorum 1973.
Post
Selected epigrams of Martial, edited with introduction and notes by E.
Post, Boston-New York-Chicago-London 1908 [III 2; 4; 7; 12; 14-15;
18; 22; 25; 35; 38; 43-46; 50; 52; 58; 60-61; 63; 99].
Prinz 1911
K. Prinz, Martial und die griechische Epigrammatik, Wien 1911.
Priuli 1975
S. Priuli, Ascyltus. Note di onomastica petroniana, Bruxelles 1975.
RAC
Reallexicon fr Antike und Christentum, begrundet von F.J. DolgerTh. Klauser-H. Kruse-H. Lietzmann-J.H. Waszink, hrsgg. von Th.
Klauser, Stuttgart 1950-.
Rader
M. Valeri Martialis Epigrammaton libri omnes, novis commentariis

38

Abbreviazioni bibliograche

multa cura studioque confectis explicati, illustrati, rerumque et verborum,


lemmatum item et communium locorum variis et copiosis indicibus
aucti a Matthaeo Radero, de Societate Iesu, Ingolstadii 1602.
Ramirez de Prado
M. Valerii Martialis Epigrammatum Libri XV, Laurentii Ramirez
de Prado Hispani novis commentariis illustrati. Cum indice omnium
verborum Iosephi Langii Caesaremont. et aliis indicibus locupletissimis,
Parisiis apud Claudium Morellum 1607.
RE
Paulys Real-Encyclopdie der klassischen Altertumswissenschaft,
hrsgg. von G. Wissowa-W. Kroll-K. Witte-K. Mittelhaus-K. Ziegler,
Stuttgart-Mnchen 1893-1978.
Reeve 1980
M. Reeve, Two Notes on the Medieval Tradition of Martial,
Prometheus 6, 1980, pp. 193-200.
Reeve 1983
M. Reeve, Martial, in L.D. Reynolds (ed.), Texts and Transmission. A
Survey of the Latin Classics, Oxford 1983, pp. 239-244.
Renn 1888-89
E. Renn, Die griechischen Eigennamen bei Martial. Grammatischkritische Untersuchung, Programm der bayer. Studienanstalt Landshut
1888-89.
Richlin 1992
A. Richlin, The Garden of Priapus. Sexuality and Aggression in
Roman Humor, New York-Oxford 1992.
Romano
Q. Orazio Flacco, Le Opere, I 2, Le Odi, il Carme Secolare, gli Epodi,
Commento di E. Romano, Roma 1991.
Ronconi 1940
A. Ronconi, Per la storia del diminutivo latino. Studi esegetici e
stilistici, StudUrb (B) 14, 1-2, 1940, pp. 1-45.
Ronconi 1971
A. Ronconi, Studi catulliani, Brescia 19712 (Bari 19531).
Rooy
Congetture di Antony de Rooy desunte da Schneidewin1.
Roscher
W.H. Roscher, Ausfhrliches Lexicon der griechischen und rmischen

Abbreviazioni bibliograche

39

Mythologie, Leipzig 1884-1937.


Saggese 1995
P. Saggese, Nota a Mart. VIII 46 e XI 99, 5-6, Maia 47, 1995, pp.
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Salanitro 1984
M. Salanitro, recensione a Norcio, A&R 29, 1984, pp. 83-86.
Salanitro 1991
M. Salanitro, Il sale romano degli epigrammi di Marziale, A&R 36,
1991, pp. 1-25.
Salanitro 1991-92
M. Salanitro, Unespressione della lingua delluso e la vanit della
toga in Marziale, InvLuc 13-14, 1991-92, pp. 281-288.
Salanitro 2002
M. Salanitro, Testo critico ed esegesi in Marziale (con note di discussione
di Antonio La Penna), Maia 54, 2002, pp. 557-576.
Salanitro 2003
M. Salanitro, Una statua assassina (Mart., 3, 19), A&R 48, 2003, pp.
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Salemme 1998
C. Salemme, Marziale, in EO III, pp. 44-46.
Saller 1983
R.P. Saller, Martial on Patronage and Literature, CQ 33, 1983, pp.
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Sanders, Gallos
G.M. Sanders, Gallos, in RAC VIII 984-1034.
Sauter 1934
F. Sauter, Der rmische Kaiserkult bei Martial und Statius, StuttgartBerlin 1934.
SB
SB1 e SB2.
1
SB
M. Val. Martialis epigrammata, post W. Heraeum edidit D.R.
Shackleton Bailey, Stutgardiae 1990.
2
SB
Martial, Epigrams, edited and translated by D.R. Shackleton Bailey,
I-III, Cambridge Mass.-London (Loeb) 1993.

40

Abbreviazioni bibliograche

Scndola-Merli
Marco Valerio Marziale, Epigrammi, saggio introduttivo di M.
Citroni, trad. di M. Scndola, note di E. Merli, Milano 1996.
Schanz-Hosius
Geschichte der rmischen Literatur, von M. Schanz, II4, neuarbeitet
von C. Hosius, Mnchen 1935.
Scherf 2001
J. Scherf, Untersuchungen zur Buchgestaltung Martials, MnchenLeipzig 2001.
Schilling 1949
R. Schilling, Une allusion au rite des Arrphories dans un passage de
Martial (III 68, 8), in Mlanges darchologie et dhistoire offerts Ch.
Picard, II, Paris 1949, pp. 946-950 (= Schilling 1979, pp. 149-153).
Schilling 1979
R. Schilling, Rites, cultes, dieux de Rome, Paris 1979.
Schmid 1984
W. Schmid, Sptantike Textdepravationen in den Epigrammen
Martials, in Id., Ausgewhlte philologische Schriften, hrsgg. von H.
Erbse und J. Kppers, Berlin-New York 1984, pp. 400-443.
Schneider 2000
W.J. Schneider, Ein Sprachspiel Martials, Philologus 144, 2000, pp.
339-353.
Schneidewin
Schneidewin1 e Schneidewin2.
Schneidewin1
M. Val. Martialis epigrammaton libri, Edidit F.G. Schneidewin,
Grimae 1842 (editio maior).
Schneidewin2
M. Val. Martialis epigrammaton libri, Ex recensione sua denuo
recognita edidit F.G. Schneidewin, Lipsiae 1853 (editio minor).
Schffel
Ch. Schffel, Martial, Buch 8, Einleitung, Text, bersetzung,
Kommentar, Stuttgart 2002.
Schrevel
M. Valerii Martialis Epigrammata, cum notis Farnabii et variorum,
geminoque indice tum rerum tum auctorum, accurante Cornelio
Schreveli, Lugduni Batavorum apud Franciscum Hackium 1656.

Abbreviazioni bibliograche

41

Schubert 1998
C. Schubert, Studien zum Nerobild in der lateinischen Dichtung der
Antike, Stuttgart und Leipzig 1998.
Schulze 1933
W. Schulze, Zur Geschichte lateinischer Eigennamen, Berlin 1933.
Schuster 1926
M. Schuster, Kritische und erklrende Beitrge zu Martial, RhM 75,
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Scriverius
M. Val. Martialis nova editio ex museo Petri Scriveri, Lugduni
Batavorum apud Ioannem Maire 1619.
P. Scriverii Animadversiones in Martialem. Opus iuvenile et nunc
primum ex intervallo quindecim annorum repetitum, Lugduni
Batavorum apud Ioannem Maire 1618.
Shackleton Bailey 1978
D.R. Shackleton Bailey, Corrections and explanations of Martial,
CPh 73, 1978, pp. 273-296 (= Shackleton Bailey 1997, pp. 65-94).
Shackleton Bailey 1989
D.R. Shackleton Bailey, More corrections and explanations of Martial,
AJPh 110, 1989, pp. 131-150.
Shackleton Bailey 1994
D.R. Shackleton Bailey, Homoeoteleuton in Latin Dactylic Verse,
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Shackleton Bailey 1997
D.R. Shackleton Bailey, Selected Classical Papers, Ann Arbor 1997.
Sherwin-White
The Letters of Pliny. A Historical and Social Commentary, by A.N.
Sherwin-White, Oxford 1966.
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E. Siedschlag, Zur Form von Martials Epigrammen, Berlin 1977.
SLRA
G. Cavallo-P. Fedeli-A. Giardina (edd.), Lo spazio letterario di Roma
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Solin 1982
H. Solin, Die griechischen Personennamen in Rom. Ein Namenbuch,
I-III, Berlin 1982.

42

Abbreviazioni bibliograche

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F. Sposi, Archeologia e poesia in due epigrammi di Marziale (2,14;
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Stephenson
Selected epigrams of Martial, edited with introduction, notes and
appendices by the rev. H.M. Stephenson, London and New York 1895
[III 1-2; 5-7; 10; 16; 19-22; 30-31; 36; 38; 47; 50; 52; 55-58; 60; 63; 67;
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Stobbe 1867
H.F. Stobbe, Die Gedichte Martials. Eine chronologische
Untersuchung, Philologus 26, 1867, pp. 44-80.
Sullivan 1991
J.P. Sullivan, Martial: the unexpected classic. A literary and historical
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Swann 1994
B.W. Swann, Martials Catullus. The Reception of an Epigrammatic
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Syme 1978
R. Syme, Antonius Saturninus, JRS 68, 1978, pp. 12-21 (= Id.,
Roman Papers, III, ed. by A.R. Birley, Oxford 1984, pp. 1070-1084).
Syme 1980
R. Syme, Some Arval Brethren, Oxford 1980.
Szelest 1976
H. Szelest, Martials Epigramme auf merkwrdige Vorflle,
Philologus 120, 1976, pp. 251-257.
Szelest 1980
H. Szelest, Ut faciam breviora mones epigrammata, CordeEine
Martial-Studie, Philologus 124, 1980, pp. 99-108.
Tandoi 1992
V. Tandoi, Scritti di lologia e di storia della cultura classica, a c. di
F.E. Consolino, G. Lotito, M.-P. Pieri, G. Sommariva, S. Timpanaro,
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Tchernia 1986
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Thiele 1911
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Abbreviazioni bibliograche

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ThlL
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Thompson, Birds
DA.W. Thompson, A Glossary of Greek Birds, London 19362.
Thompson, Fishes
DA.W. Thompson, A Glossary of Greek Fishes, London-Oxford
1947.
Thomson
Catullus, edited with a textual and interpretative commentary by D.F.S.
Thomson, Toronto-Buffalo-London 1997.
Thomson 1964
D.F.S. Thomson, Interpretations of Catullus II: 95,8, Phoenix 18,
1964, pp. 30-36.
Tosi 1994
R. Tosi, Dizionario delle sentenze latine e greche, Milano 199410.
Toynbee 1973
J.M.C. Toynbee, Animals in Roman Life and Art, London 1973.
Traina 1995
A. Traina, Lo stile drammatico del losofo Seneca, Bologna 19954.
Trnkle 1960
H. Trnkle, Die Sprachkunst des Properz und die Tradition der
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Treggiari 1991
S. Treggiari, Roman Marriage. Iusti Coniuges from the time of Cicero
to the time of Ulpian, Oxford 1991.
Vnnen 1974
V. Vnnen, Introduzione al latino volgare, a c. di A. Limentani,
trad. it. di A. Grandesso Silvestri, Bologna 19742 (19711).
Van Wageningen 1912
I. Van Wageningen, Cerdo sive de nominibus propriis Latinis
appellativorum loco adhibitis, Mnemosyne N.S. 40, 1912, pp. 147-172.
Verdire
R. Verdire, Gratti Cynegeticon Libri I quae supersunt, I, Text et
Traduction; II, Commentaire, Wetteren 1963.
Ville 1981
G. Ville, La gladiature en Occident des origines la mort de Domitien,
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Vocabularium Iurisprudentiae Romanae, iussu Instituti Savigniani
composuerunt O. Gradenwitz, B. Kuebler, E. Th. Schulze, Berolini
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Walter
M. Valerius Martialis, Epigramme, ausgewhlt, eingeleitet und
kommentiert von U. Walter, Paderborn-Wien-Mnchen-Zrich 1996
[III 8-9; 11; 32; 38; 43; 63].
Walther
H. Walther, Lateinische Sprichwrter und Sentenzen des Mittelalters
in alphabetischer Ordnung, I-V, Gttingen 1963-1967.
H. Walther, Lateinische Sprichwrter und Sentenzen des Mittelalters
und der frhen Neuzeit in alfabetischer Anordnung, I-III, Gttingen
1982-1986.
Watson 1982
P.A. Watson, Martials Fascination with Lusci, G&R 29, 1982, pp.
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Watson 2002
P.A. Watson, The Originality of Martials Language, Glotta 78,
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Watson 2003
P.A. Watson, Martials Marriage. A new approach, RhM 146, 2003,
pp. 38-48.
Watson-Watson
L. Watson-P.A. Watson, Martial. Select Epigrams, Cambridge 2003
[III 2; 8; 12; 34; 44; 52; 57; 65; 75-76; 78; 82; 85; 87].
Weinreich 1928
O. Weinreich, Studien zu Martial. Literarhistorische und religionsgeschichtliche Untersuchungen, Stuttgart 1928.
Westendorp Boerma
P. Vergili Maronis libellum qui inscribitur Catalepton conspectu
librorum, prolegomenis, notis criticis, commentario exegetico instruxit
R.E.H. Westendorp Boerma, I, Assen 1949; II, ibid. 1963.
White 1974
P. White, The Presentation and Dedication of the Silvae and the
Epigrams, JRS 64, 1974, pp. 40-61.

Abbreviazioni bibliograche

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P. White, Amicitia and the Profession of Poetry, JRS 68, 1978, pp.
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Wilkinson 1948
G.A. Wilkinson, The Trisyllabic Ending of the Pentameter: its
Treatment by Tibullus, Propertius and Martial, CQ 42, 1948, pp.
68-75.
Wille 1967
G. Wille, Musica Romana. Die Bedeutung der Musik im Leben der
Rmer, Amsterdam 1967.
Williams
Martial Epigrams Book Two, edited with Introduction, Translation
and Commentary by C.A. Williams, Oxford-New York 2004.
Wills 1996
J. Wills, Repetition in Latin Poetry. Figures of Allusion, Oxford
1996.
Wilson 1938
L.M. Wilson, The Clothing of the Ancient Romans, Baltimore 1938.
Wissowa 1912
G. Wissowa, Religion und Kultus der Rmer, Mnchen 19122 (=
Mnchen 1971).

46

Abbreviazioni bibliograche

Introduzione

47

INTRODUZIONE

1. Il terzo libro degli epigrammi: lesilio di Marziale


Il terzo libro degli epigrammi costituisce un caso quasi unico allinterno
dellampia produzione del poeta di Bilbilis: esso viene infatti composto
e pubblicato da Marziale mentre si trova lontano da Roma (nella Gallia
Cispadana)1. Leccezionalit della situazione evidenziata tramite un
cospicuo gruppo di componimenti proemiali2. Nellepigramma di apertura
del libro il poeta, rivolgendosi al generico lettore romano, presenta lopera
come proveniente dalla Gallia togata (2 Gallia Romanae nomine dicta
togae) e immagina che sar apprezzata meno del suo precedente libro3,
proprio perch provinciale4. Lanomalia della pubblicazione, che avviene
in assenza del poeta da Roma, ribadita negli altri epigrammi proemiali,
in cui Marziale si rivolge al proprio libro personicato5 fornendogli
indicazioni su come dovr rispondere alle domande che gli verranno poste
(epigr. 4) e su dove dovr recarsi per avere ospitalit (epigr. 5): 4, 1 sg.
Romam vade liber: si, veneris unde, requiret, / Aemiliae dices de regione
viae; 5, 1 sg. sine me cursurus in urbem, / parve liber. Non solo: nei
tre epigrammi con cui invia il libro a Roma (1; 4; 5; lepigr. 2, dedica a
Faustino, presenta una diversa tipologia, per cui vd. p. 57), il poeta indirizza
i suoi lettori, attraverso una serie di allusioni testuali, verso un modello a

Il solo altro caso di pubblicazione fuori da Roma, solo per certi versi paragonabile a
questo, quello del XII libro, lultimo, che Marziale scrive dopo il suo denitivo ritorno
in Spagna.
2
1; 2; 4; 5 (lepigr. 3 concordemente considerato spurio): su questi epigrammi vd. Merli
1993, p. 240; Scherf 2001, p. 28 sg.
3
Il v. 3 hunc legis et laudas librum fortasse priorem stato lungamente dibattuto tra gli
interpreti, ma, come sostenuto da Citroni, p. XIV, Marziale si riferisce probabilmente al
libro II. Per le altre ipotesi e per la discussione della questione vd. la n. ad loc.
4
La pointe dellepigramma costruita sul motivo dellinferiorit di ci che provinciale
nei confronti di ci che urbano (vd. la n. al v. 6).
5
Sul largo uso da parte di Marziale del modulo dellapostrofe al libro, inaugurato da Orazio
con lepistola I 20 e sviluppato in modo originale da Ovidio nelle elegie dellesilio, vd.
Citroni 1986, p. 136 sgg.
1

48

Alessandro Fusi

loro di certo ben noto: Ovidio, e, pi precisamente, lOvidio dellesilio6. La


trama allusiva appare evidente nellepigramma di presentazione del libro,
che si apre con un verso (hoc tibi, quidquid id est, longinquis mittit ab
oris) intessuto di elementi ovidiani: la formula incipitaria (hoc tibi) e il verbo
di invio (mittit) richiamano Pont. I 1, 2 hoc tibi de Getico litore mittit
opus, epistola di presentazione dellopera; quidquid id est lespressione
con la quale Ovidio, nella stessa epistola, mostra di deprezzare le sue elegie
dellesilio (I 1, 21 quidquid id est, adiunge meis). Marziale inoltre denisce
la Gallia Cisalpina, regione da cui invia lopera, una terra lontana (longinquis
ab oris), utilizzando lattributo usato da Ovidio a proposito del Ponto:
cfr. trist. III 1, 26 longinquo referam lassus ab orbe pedem7. Anche lidea
espressa in chiusura di epigramma della necessaria inferiorit di un libro
straniero (Gallus) rispetto a quello composto nella domina urbs riprende
la convinzione, espressa pi volte da Ovidio, che i libri scritti in esilio non
siano allaltezza dei precedenti (cfr., ad es., trist. I 1, 35 sgg.; 11, 35 sgg.; IV
1, 1 sgg.). Ancora a Ovidio rimandano lincipit dellepigr. 4 (Romam vade,
liber ~ trist. I 1, 15 vade liber), come anche lidea del dialogo tra il libro
personicato e la citt (cfr. trist. III 1), e di iuncturae ovidiane costellato
lepigr. 5 (cfr., ad es., v. 1 sine me cursurus in urbem ~ trist. I 1, 1 sine me
liber ibis in urbem; 2 parve liber ~ trist. I 1, 1 parve liber; per altri
contatti vd. le nn. allepigr.). Marziale presenta dunque il proprio soggiorno
nella Cisalpina come una sorta di esilio in terre remote.
Ovidio probabilmente, insieme a Catullo, il poeta pi imitato da Marziale: unidea, per lo
pi quantitativa, dellinuenza del poeta di Sulmona si pu ricavare dai numerosissimi loci
similes raccolti nel corso dei decenni: vd. A. Zingerle, Martials Ovidstudien, Innsbruck
1877; E. Wagner, De M. Valerio Martiale poetarum Augusteae aetatis imitatore, Diss.
Knigsberg 1880 (studio conuito nellapparato di loci similes di Friedlaender); E.
Siedschlag, Ovidisches bei Martial, RFIC 100, 1972, pp. 156-161; Fletcher 1983; di un
caso particolare di allusione ovidiana mi sono occupato nellarticolo Marziale e la fama
di Ovidio (Nota a Mart. 5, 10), RFIC 128, 2000, pp. 313-322. Linuenza delle opere
ovidiane dellesilio sul formulario di invio dei libri stata evidenziata da Citroni nel suo
studio sullapostrofe al libro, modulo di cui Marziale fa ampio uso (Citroni 1986). Sui
contatti con lOvidio dellesilio vd. anche Pitcher 1998, pp. 59-72.
7
Oltre che in questo passo lattributo longinquus, di uso prevalentemente prosastico, ricorre
in Ovidio soltanto unaltra volta ancora in unopera dellesilio e in riferimento, seppure in
modo meno preciso, al Ponto: Ibis 145 sg. sive per immensas iactabor naufragus undas, /
nostraque longinquus viscera piscis edet. Forse lindividuazione di un sottotesto ovidiano
ha suggerito allumanista che ha postillato di correzioni il codice f la variante quo orbe
in luogo di qua urbe in 4, 3 si quibus in terris, qua simus in urbe rogabit.
6

Introduzione

49

Una spiegazione sulle cause di questo autoesilio fornita dal poeta


nellepigr. 4, unapostrofe al proprio libro personicato, che istruisce sulle
informazioni che dovr dare al suo arrivo a Roma: in questi versi, oltre a
specicare con precisione dove si trovi al momento della pubblicazione
del libro, Marziale chiarisce per quali ragioni si sia allontanato da Roma:
si quibus in terris, qua simus in urbe, rogabit, / Corneli referas me licet
esse Foro. / cur absim, quaeret, breviter tu multa fatere: / non poterat
vanae taedia ferre togae (2-6). Egli invia dunque il libro da Forum Corneli
(lodierna Imola), dove si recato poich non riusciva a sopportare i
vanae taedia togae. Per quanto riguarda il suo rientro a Roma, il poeta d
al libro queste indicazioni: quando venit? dicet: tu respondeto: Poeta /
exierat: veniet, cum citharoedus erit (7 sg.). Egli ha dunque abbandonato
temporaneamente Roma perch stanco delle fatiche di cliente, di cui la toga
rappresenta la divisa e il simbolo, e vi far ritorno, come afferma con amara
ironia, soltanto quando sar divenuto citaredo, ovvero quando potr svolgere
una professione in grado di arricchirlo8. Nellallontanamento di Marziale da
Roma non bisogna vedere nulla di traumatico e denitivo9, come dimostra il
fatto che il libro viene inviato a Roma e al lettore romano senzaltro si rivolge
il poeta: Roma rimane sempre la Musa ispiratrice di Marziale e il soggiorno
in Cispadana non inuisce in misura signicativa sulla sua poesia (vd. p. 61
sg.). Un certo peso nella scelta di Marziale ebbe senzaltro il peggioramento
della condizione dei clienti, in conseguenza di un editto di Domiziano che
aboliva la sportula, il donativo di cento quadranti distribuito dai patroni ai
loro clienti, per restaurare lantica consuetudine della recta cena10. Il tema
dellabolizione della sportula occupa uno spazio signicativo nel libro (cfr.
epigr. 7; 14; 30; 60) ed plausibile che con lespressione vanae taedia togae
il poeta alluda specicamente allassenza del donativo11.
Il mestiere di citaredo era molto redditizio. Laffermazione non va naturalmente presa alla
lettera, come hanno fatto alcuni studiosi, ma va inquadrata nel tema, ricorrente nellopera
di Marziale, della povert del poeta, spesso in contrasto con la ricchezza di personaggi di
umili origini (vd. la n. ad loc.).
9
Certamente Marziale non intendeva chiudere ad Imola i propri giorni, come sostengono
E. Paratore (La letteratura latina dellet imperiale, nuova edizione aggiornata, FirenzeMilano 1969, p. 156) e Norcio 1960, p. 187 sg.; questultimo ha successivamente attenuato
la sua posizione: vd. Norcio, p. 14.
10
Cfr. Suet. Dom. 7, 1; vd. Gsell 1894, p. 86.
11
Vd. Salanitro 1991-92, p. 286 sgg. e la mia n. al verso.
8

50

Alessandro Fusi

Marziale decise quindi di riposarsi per qualche tempo dalla vita


caotica dellUrbe, approttando probabilmente dellinvito di un patrono12.
Shackleton Bailey13 si domanda se il poeta, ospite di qualche patrono,
avrebbe mancato di menzionarlo e ritiene possibile che gli fosse stata
afdata la gestione di qualche propriet o qualche affare. Lobiezione
a mio avviso valida e ritengo che unanalisi approfondita del libro possa
dimostrare che Marziale ha effettivamente menzionato e ringraziato a suo
modo colui che laveva ospitato (vd. 3).
La peculiare situazione in cui il libro viene composto14 e pubblicato si
riette nel contenuto dei suoi epigrammi, che non presentano allusioni ad
avvenimenti storici contemporanei, con la conseguente difcolt per gli
studiosi di stabilire una datazione certa del libro. Non vi sono epigrammi
celebrativi o adulatori nei confronti dellimperatore, che viene menzionato
indirettamente soltanto nellepigr. 95, in cui alleffeminato Nevolo, che
si comporta in modo altezzoso nei suoi confronti15, Marziale ricorda i
privilegi ottenuti da Tito e da Domiziano grazie alla sua poesia: praemia
laudato tribuit mihi Caesar uterque / natorumque dedit iura paterna
trium (5 sg.); vidit me Roma tribunum / et sedeo qua te suscitat Oceanus.
/ quot mihi Caesareo facti sunt munere cives, / nec famulos totidem
suspicor esse tibi (9-12). Tale assenza di versi che celebrino limperatore
va ricondotta alla situazione contingente che lo vede pubblicare il libro
fuori da Roma e alla posizione del poeta, non ancora stabilmente inserito
nella cerchia dei poeti di corte; stato infatti giustamente evidenziato16
come la presenza dellimperatore nei primi libri di Marziale sia piuttosto
limitata: nel I libro Marziale si rivolge a Domiziano in modo estremamente
cauto17, senza dedicargli il libro, ma chiedendo tolleranza per i suoi epi-

12
Di questa opinione sono, ad es., Izaac, I, p. XIII; Citroni 1987, p. 143; Sullivan 1991, p.
30 sg.
13
SB2, I, p. 3 n. 8.
14
Naturalmente il libro potr contenere epigrammi scritti precedentemente allallontanamento di Marziale da Roma e non ancora pubblicati in un libro. Questo non incide
tuttavia sulla valutazione complessiva del libro cispadano.
15
1 sg. numquam dicis have sed reddis, Naevole, semper, / quod prior et corvus dicere
saepe solet.
16
Vd. Citroni 1988, p. 17 sgg.; Merli 1993, p. 237 sgg.
17
I 4, 1 sg. contigeris nostros, Caesar, si forte libellos, / terrarum dominum pone supercilium.

Introduzione

51

grammi lascivi18. Gli altri epigrammi del libro per Domiziano sono quelli
del ciclo dei leoni e delle lepri, che probabilmente Marziale aveva gi
presentato allimperatore19. Nel libro II Marziale celebra lassunzione
da parte di Domiziano del titolo di Germanicus (epigr. 2), che risaliva
a circa tre anni prima della pubblicazione del libro20; lepigramma era
stato dunque certamente presentato in precedenza allimperatore; i
soli due altri epigrammi che riguardano limperatore sono II 91 e 92, il
primo una richiesta del ius trium liberorum, il secondo uno scherzoso
ringraziamento per ladempimento del suo voto (anche questi due
epigrammi risalgono certamente a vari anni prima della pubblicazione del
libro, poich Domiziano aveva confermato al principio del suo regno i
privilegi conferiti da Tito).
Non deve perci stupire la quasi completa assenza dellimperatore dal
libro, tenuto conto anche del fatto che una sezione cospicua di esso (epigr.
68-100) riservata a epigrammi di carattere licenzioso, caratterizzati da
linguaggio esplicito, come Marziale si preoccupa di dichiarare in una
sorta di proemio al mezzo (epigr. 68). Lallontanamento di Marziale, se
pure ebbe tra le sue cause labolizione della sportula, non si congur
certo come una critica esplicita alleditto dellimperatore, come testimonia
il sempre maggiore avvicinamento a Domiziano che si nota a partire
proprio dal libro IV che, pur non formalmente dedicato allimperatore,
ne celebra in apertura il genetliaco (IV 1) e contiene numerosi epigrammi
adulatori21. Il V libro, formalmente dedicato allimperatore, segner la
denitiva affermazione di Marziale come poeta di prestigio nella Roma di
Domiziano22.

I 4, 5-8 qua Thymelen spectas derisoremque Latinum, / illa fronte precor carmina
nostra legas. / innocuos censura potest permittere lusus: / lasciva est nobis pagina, vita
proba.
19
Vd. Citroni, p. XXIV sg.; Citroni 1988, p. 18.
20
Viene collocata tra il 9 giugno e il 28 agosto dell83: vd. T.V. Buttrey, Documentary
Evidence for the Chronology of the Flavian Titulature, Meisenheim am Glan 1980, p. 52
sgg.; Marziale ne fa menzione gi negli Xenia: serus ut aetheriae Germanicus imperet aulae
/ utque diu terris, da pia tura Iovi (XIII 4).
21
Vd. Citroni 1988, p. 19 sgg.
22
Vd. Citroni 1988, p. 21 sgg.
18

52

Alessandro Fusi

2. La cronologia del libro


Il libro, come gi ricordato, non contiene riferimenti a eventi storici
contemporanei e perci gli elementi per una datazione sono quanto
mai incerti23. Un sicuro terminus ante quem il 24 ottobre 88, data del
genetliaco di Domiziano, che Marziale celebra in IV 124: senzaltro a
quella data il libro III doveva essere gi stato pubblicato, poich altrimenti
Marziale non avrebbe mancato di inserirvi un componimento celebrativo
cos attuale e rilevante. Il terminus post quem costituito dalla data di
pubblicazione del II libro, anchessa per difcilmente individuabile con
precisione: Friedlaender (I, p. 54), accogliendo lipotesi di Stobbe 1867, p.
62 sg., riteneva che i primi due libri di epigrammi fossero stati pubblicati
congiuntamente verso la ne dell85 o agli inizi dell8625. Citroni (p. IX
sgg.), riutando, credo con buone ragioni, lipotesi di edizione congiunta,
pone la pubblicazione del I libro agli inizi dell86 e quella del II tra l86 e
l87. Egli ritiene comunque verosimile che Marziale possa aver pubblicato
il II libro a breve distanza dal I, sullonda del successo ottenuto, utilizzando
epigrammi scritti in precedenza, che per ragioni di spazio non erano
potuti entrare nel libro26. pertanto ragionevole pensare che allinizio
dell87 Marziale avesse pubblicato i suoi primi due libri di epigrammi. La
pubblicazione del libro III si colloca dunque in un arco di tempo che va
dallinizio dell87 al 24 ottobre dell8827.
23
Punto di partenza per le ricerche sulla cronologia dei libri di Marziale la Einleitung
delledizione di Friedlaender (I, pp. 50-67). Importanti contributi sono stati recati da Citroni:
vd. lintroduzione del commento al I libro (pp. IX-XXI); Citroni 1988, p. 11 sgg.; Citroni
1989, pp. 214-225; vd. anche Syme 1978, pp. 12-21; Syme 1980, p. 43 sg.; A. Canobbio,
Sulla cronologia del V libro di Marziale, Athenaeum 82, 1994, pp. 540-550, rielaborato
con aggiornamenti in Canobbio 2002, pp. 44-52.
24
Lanno garantito dalla menzione dei Ludi Saeculares (v. 7 sg.), che furono celebrati
nell88. Come data per la pubblicazione del libro IV si possono assumere i Saturnali dell88
(vd. Friedlaender, I, p. 55 sg.; Citroni 1989, pp. 217-220); R. Syme sposta la data al gennaio
89 in considerazione della rivolta di Antonio Saturnino, ricordata in IV 11 e scoppiata il
primo gennaio 89 (Syme 1978, pp. 12-21; Syme 1980, p. 43 sg.).
25
Lipotesi nasce da unesegesi poco persuasiva di III 1, 3: vd. la n. ad loc.
26
Citroni 1987, p. 138 n. 7. Lipotesi riceve conforto da un dato statistico: il libro II ,
quanto al numero dei versi, il pi breve fra i dodici di Marziale (546 contro una media di
circa 700; vd. le statistiche in Scherf 2001, p. 107 sgg.).
27
A questa cronologia ampia si limitato Friedlaender, I, p. 54 sg.

Introduzione

53

Lunico tentativo di stabilire una cronologia pi precisa stato


compiuto da Citroni 198728, le cui conclusioni, tenuto conto della scarsit
dei dati oggettivi, sono perfettamente plausibili. Dalle osservazioni di
Citroni pertanto opportuno prendere le mosse. Lepigr. 6 dedicato alla
depositio barbae del giovane Marcellino e al compleanno del padre, amico
di Marziale: la festa si celebra il 17 maggio29. La collocazione dellepigramma
in posizione di rilievo, subito dopo la serie proemiale, suggerisce che
esso descriva una situazione piuttosto attuale, altrimenti lomaggio
perderebbe il suo valore. Tra le due possibilit (87 o 88) Citroni 1987, p.
140 propende per il 17 maggio dell87 sulla base di questa considerazione:
il IV libro contiene espliciti riferimenti a un soggiorno estivo di Marziale
in Campania30; Marziale deve perci aver lasciato la Cispadana nei primi
mesi dell88 per aver avuto il tempo di tornare a Roma e ricevervi gli inviti
per lestate sul golfo di Napoli.
Gli inizi dell88 costituiscono dunque per Citroni un terminus ante
quem per la pubblicazione del III libro. In IV 25 Marziale parla con
entusiasmo del litorale veneto tra Altino e Aquileia, paragonandolo
a Baia e auspicando che possa un giorno essere il porto della sua vecchiaia; lescursione non sar avvenuta nei mesi pi freddi: il marzo 88
comporterebbe tempi troppo ristretti per il rientro a Roma per riallacciare
i rapporti con gli amici e ricevere gli inviti per lestate; perci si pu
collocare nellottobre 87; la pubblicazione del III libro si pu collocare
poco prima: nel settembre-ottobre 87. Nellepigr. 20 Marziale chiede alla
Musa cosa stia facendo lamico Canio Rufo, se sia a Roma o sia gi partito
per Baia31. Poich naturale che Marziale lo abbia scritto fuori da Roma,
probabilmente tra ne febbraio e inizio marzo (poco prima dellinizio della
stagione balneare a Baia32), Citroni ritiene che Marziale potesse trovarsi in
Cispadana gi nel febbraio 87.
Tale ipotesi (settembre-ottobre 87) senzaltro verosimile, tenuto
conto della scarsezza dei dati oggettivi33; tuttavia mi sembra che si possa
discutere uno dei presupposti su cui essa si fonda e riesaminare la questione.
La sua ipotesi riassunta in Citroni 1989, p. 222 sg. n. 38.
6, 1 lux tibi post Idus numeratur tertia Maias.
30
Come gi osservato da Friedlaender, I, p. 56.
31
19 sg. an aestuantis iam profectus ad Baias / piger Lucrino nauculatur in stagno?
32
Vd. Friedlaender, SR II 94, 6.
33
La condivide Sullivan 1991, p. 30, secondo il quale il libro was published late in 87.
28
29

54

Alessandro Fusi

Citroni ritiene che Marziale debba aver lasciato la Cispadana nei primi mesi
dell88 per avere il tempo di tornare a Roma e ricevere gli inviti per lestate
sul golfo di Napoli. Questo terminus ante quem pu forse essere messo
in discussione: nellepigr. 58 Marziale descrive la villa a Baia dellamico
Faustino, dedicatario del libro (cfr. epigr. 2); si tratta dellepigramma pi
lungo dellintero corpus marzialiano (51 vv.), collocato in posizione di rilievo
quasi al centro del libro. Il componimento, che testimonia di un soggiorno
invernale34 a Baia, successivo al libro II35, costituisce un elaborato omaggio
al patrono: la singolare collocazione di un lungo epigramma dedicato alla
villa di Baia nel libro cispadano non sar completamente disinteressata36;
poich, come cerco di dimostrare nel 3, ritengo che Faustino sia stato
ospite di Marziale durante il suo soggiorno cispadano, lindubbio legame
stabilito nel periodo con il patrono e lesplicito omaggio alla sua villa
baiana, allinterno di un libro a lui dedicato37, rendevano probabilmente
superuo un ritorno a Roma nei primi mesi dell88 per ottenere gli inviti
per lestate. Una conferma sembra venire da IV 57: nellepigramma, scritto
in estate a Baia38, Marziale si rivolge a Faustino, che invece a Tivoli39;
egli lamenta loppressiva calura e si autoinvita con eleganza nella fresca
localit laziale40. probabile che Marziale si trovasse nella villa di Faustino
a Baia (come ritiene lo stesso Citroni, p. 85 sg.). Se questa ricostruzione
della vicenda cogliesse nel segno, verrebbe a cadere il terminus ante quem
dei primi mesi dell88. Mi sembra anzi che l88 possa essere considerato
pi probabile come anno di pubblicazione41. Innanzitutto, se vero che
Cfr. v. 8 sg. hic post Novembres imminente iam bruma / seras putator horridus refert uvas.
Per la riconosciuta tendenza da parte di Marziale a collocare gli epigrammi nel primo
libro utile, per evitare che perdano in attualit.
36
signicativo che Marziale apostro Faustino in un distico nel quale lamenta la mancata
ricompensa da parte di un tale adulato in un suo epigramma: laudatus nostro quidam,
Faustine, libello / dissimulat, q u a s i n i l d e b e a t : imposuit (V 36). Senzaltro ben
diverso doveva essere il comportamento del patrono.
37
Faustino menzionato nel libro ancora negli epigr. 25; 39; 47.
38
1 sg. dum nos blanda tenent lascivi stagna Lucrini / et quae pumiceis fontibus antra
calent.
39
3 sg. tu colis Argei regnum, Faustine, coloni, / quo te bis decimus ducit ab urbe lapis.
40
7-10 ergo sacri fontes et litora grata valete, / Nympharum pariter Nereidumque domus.
/ Herculeos colles gelida vos vincite bruma, / nunc Tiburtinis cedite frigoribus.
41
Pone la pubblicazione del libro nell88 anche Norcio 1960, p. 185 n. 4, senza tuttavia
sostenere lipotesi con alcuna argomentazione.
34

35

Introduzione

55

Marziale pubblic durante la sua carriera circa un libro lanno42, sembra


pi naturale pensare che un cambiamento di residenza signicativo abbia
portato un rallentamento dei tempi di composizione e che sia trascorso
pi tempo fra la pubblicazione del II libro e quella del III di quanto ne
sia passato tra il III e il IV (secondo lipotesi di Citroni un anno e qualche
mese tra il III e il IV; meno di un anno tra il II e il III). Si potrebbe obiettare
che la libert dagli obblighi clientelari consentisse a Marziale un lavoro pi
intenso e tempi di pubblicazione pi ristretti del solito. Signicativo in
tal senso per il libro XII, che Marziale pubblica ben tre anni dopo il
precedente, giusticando il periodo di inattivit proprio con lassenza da
Roma, che aveva lasciato, ormai stanco e disilluso, ma che costituiva la
fonte unica della sua poesia43.
Un altro elemento sembrerebbe confortare lipotesi di una pubblicazione nell88: si gi detto dello spazio riservato nel libro al tema
dellabolizione della sportula; Marziale descrive la vita dei clienti in seguito
alleditto di Domiziano: lepigr. 7 ricrea i momenti che seguirono alla decisione dellimperatore; lepigr. 14 narra di un indigente che viene a Roma
dalla Spagna, ma ricevuta la notizia dellabolizione della sportula se ne torna
indietro; lepigr. 30 analizza la difcolt per un cliente di vivere a Roma
senza sportula; lepigr. 60 descrive la misera cena che viene offerta da un
patrono in luogo del donativo. Marziale dunque speriment per qualche
tempo la vita da cliente secondo le nuove disposizioni dellimperatore.
Poich il libro II non contiene riferimenti alla sportula, la sua abolizione
andr collocata successivamente alla pubblicazione del libro44; se dunque
lui stesso ad affermarlo in X 70, 1 sg. quod mihi vix unus toto liber exeat anno /
desidiae tibi sum, docte Potite, reus. Lespressione non va naturalmente presa alla lettera.
43
Sono rivelatrici le parole rivolte al dedicatario Prisco nellepistola prefatoria del libro:
cfr. XII epist. 1 sgg. scio me patrocinium debere contumacissimae trienni desidiae; []
accipe ergo rationem. in qua hoc maximum et primum est, quod civitatis aures, quibus
adsueveram, quaero et videor mihi in alieno foro litigare; si quid est enim quod in libellis meis placeat, dictavit auditor: illam iudiciorum subtilitatem, illud materiarum
ingenium, bibliothecas, theatra, convictus, in quibus studere se voluptates non sentiunt,
ad summam omnium illa quae delicati reliquimus desideramus quasi destituti.
44
Si veda in particolare III 7, che descrive i momenti immediatamente successivi alleditto
di Domiziano; se questo fosse precedente al II libro, Marziale non avrebbe ritardato no
al libro successivo linserimento di un epigramma che considerava rilevante; cfr. anche III
14, in cui lesuritor Tuccio riceve arrivando a Roma la notizia dellabolizione della sportula,
che quindi doveva essere recente.
42

56

Alessandro Fusi

si accetta la ne dell86 o inizio dell87 come data di pubblicazione del


libro II, i tempi sembrano essere troppo ristretti perch Marziale potesse
trovarsi in Cispadana gi nel febbraio-marzo 87, come presuppone la
cronologia di Citroni. Lestate-inizio autunno dell87 potrebbe essere una
data plausibile per la partenza di Marziale45; lepigr. 20 tradisce la nostalgia
del poeta per i luoghi dellUrbe che era solito frequentare con lamico
Canio Rufo e sar stato scritto quando il poeta mancava da Roma da
qualche mese (forse nel febbraio-marzo 88); lepigr. 6 celebrer la festa del
17 maggio 88 e la pubblicazione del libro si deve immaginare non lontana
da questa data. Lescursione in Veneto cui si fa riferimento in IV 25 pu
essere avvenuta nella tarda primavera dell88 o in estate, in ogni caso dopo
la pubblicazione del libro III46. Lepigr. 67, che descrive una gita in barca
nei dintorni di Forum Corneli, pu essere uno degli ultimi composti47
oppure risalire allestate dell87. Un ultimo piccolo elemento: in III 95, 9
sg. (vidit me Roma tribunum / et sedeo qua te suscitat Oceanus) Marziale
ricorda con orgoglio il titolo di tribunus semestris che gli garantiva il
diritto di proedria a teatro, mentre il Nevolo bersaglio dellepigramma
viene cacciato dal dissignator theatralis dal posto al quale non ha diritto.
La situazione descritta si differenzia da quella presupposta in II 29, in cui
un parvenu di origine servile pu sedere tranquillamente nelle prime le,
e sembra attestare, gi al momento della pubblicazione del libro terzo, una
disciplina pi rigida per i posti a teatro (cfr. anche IV 67, 3 sg.). Il diritto
La data pu essere posticipata se si colloca il soggiorno a Baia attestato dallepigr. 58
nellinverno dell87. Sulla durata del soggiorno di Marziale in Cispadana ha ragione Citroni
1987, p. 138 a sottolineare che deve essere stato piuttosto lungo, se Marziale vi pubblic
anche un libro. Forse qualche indicazione pi precisa pu essere desunta da IV 26: quod
te mane domi toto non vidimus anno, / vis dicam quantum, Postume, perdiderim? /
tricenos, puto, bis, vicenos ter, puto, nummos. / ignosces: togulam, Postume, pluris emo.
Anche se il destinatario probabilmente ttizio, lepigramma pu contenere elementi reali
e rivelare, senza pretese di rigore, la durata del soggiorno di Marziale in Cispadana. Non
sar casuale che lepigramma segua nel libro quello, gi ricordato, che loda le bellezze
del litorale veneto: alla rievocazione del periodo trascorso fuori Roma fa da pendant un
epigramma che sottolinea gli obblighi clientelari cui Marziale si sottratto in quei mesi.
46
Friedlaender (I, p. 55) riteneva che IV 25 potesse essere stato composto al momento
della pubblicazione del libro III e che Marziale ne avesse per qualche ragione rinviato la
pubblicazione al libro successivo, ma tale ipotesi giustamente considerata scarsamente
probabile da Citroni 1987, p. 140 n. 11.
47
Sarebbe in tal caso signicativa la sua collocazione nel libro a chiusura della sezione
casta, quasi fosse un commiato dai luoghi dove ha trascorso i mesi precedenti.
45

Introduzione

57

di proedria a teatro sar successivamente raticato dalleditto domizianeo


che restaurava la lex Roscia theatralis (del 67 a.C.), in base alla quale alle
persone di nascita libera e censo equestre venivano riservate le prime
quattordici le a teatro. Il tema ricever ampio sviluppo nel libro quinto
(pubblicato verosimilmente durante i Saturnali dell89; sul ciclo dedicato
da Marziale allargomento vd. Canobbio 2002). La presenza del motivo
in questo libro potrebbe pertanto confortare lipotesi di pubblicazione
nell88 piuttosto che nellanno precedente.
3. Lospite di Marziale
Shackleton Bailey ha correttamente osservato che, se Marziale avesse
usufruito dellinvito di un amico o di un patrono in Cispadana, difcilmente
avrebbe fatto a meno di menzionare il suo ospite. Ora, sebbene manchi un
ringraziamento esplicito, ritengo che ci siano validi motivi per affermare che
lospite del poeta fu il suo patrono e amico Faustino48. Egli formalmente il
dedicatario del libro e questo gi un elemento signicativo. Nellepigramma
di dedica (2) Marziale si rivolge direttamente al libro e gli chiede a chi desideri
essere donato, raccomandandogli di scegliere un patrono autorevole, se non
vuole fare una brutta ne49. Quindi immagina che il libro abbia scelto e se ne
congratula con lui: Faustini fugis in sinum? sapisti (6). Lespressione descrive
unazione immediata: il libro si rifugia nel sinus della veste di Faustino, che
sembra dunque essere presente. In modo diverso negli altri epigrammi
di dedica del libro Marziale sottolinea la lontananza dal destinatario o il
percorso che il libro dovr compiere per giungere a Roma: cfr. 1, 1 sg. hoc
tibi, quidquid id est, longinquis mittit ab oris / Gallia Romanae nomine
dicta togae; 4, 1 Romam vade, liber; 5, 1 sg. vis commendari sine me
cursurus in urbem, / parve liber, multis, an satis unus erit?; 5, 5 protinus
hunc primae quaeres in limine Tectae; 100, 1 sg. cursorem sexta tibi, Rufe,
remisimus hora, / carmina quem madidum nostra tulisse reor. Marziale
dedicher a Faustino anche il libro IV: cfr. IV 10, 1-4 dum novus est nec
adhuc rasa mihi fronte libellus, / pagina dum tangi non bene sicca timet,
Lipotesi prospettata con estrema cautela da Citroni 1987, p. 155 sg.
1-5 cuius vis eri, libelle, munus? / festina tibi vindicem parare, / ne nigram cito raptus
in culinam / cordylas madida tegas papyro / vel turis piperisve sis cucullus.
48
49

58

Alessandro Fusi

/ i puer et caro perfer leve munus amico, / qui meruit nugas primus
habere meas. I versi esprimono riconoscenza allamico e, dal momento
che, secondo la cronologia sopra proposta ( 2), il libro IV fu pubblicato
in tempi piuttosto vicini al III, plausibile leggere nel componimento la
gratitudine per lospitalit ricevuta (cfr. in particolare il v. 4 qui m e r u i t
nugas p r i m u s habere meas). Lepigramma pi lungo ed elaborato del
libro terzo (e dellintero corpus marzialiano) descrive, come ho gi avuto
occasione di dire, la villa di Faustino a Baia (epigr. 58). Si gi accennato
allepigr. 6, che celebra il taglio della barba di Marcellino e il compleanno
del padre, amico di Marziale; da VI 25, scritto mentre Marcellino si trova in
servizio nelle province del nord, impegnato in operazioni militari, emerge
il rapporto di amicizia che lega Marziale al padre del ragazzo50. In VII
80, ormai conclusasi la guerra sarmatica, Marziale si rivolge a Faustino
perch mandi a Marcellino i suoi carmi, che ora avr il tempo di leggere.
Friedlaender (ad III 6, 2) ha supposto, a mio avviso con piena ragione,
che il padre di Marcellino fosse proprio Faustino51: mi sembra del tutto
naturale che per inviare una missiva a un ragazzo impegnato in guerra ci si
rivolga alla famiglia piuttosto che a un amico.
Un legame tra Faustino e la Cispadana emerge da X 51: Marziale si
rivolge al patrono rammaricandosi del fatto che i suoi impegni romani
gli impediscano di godere delle belle giornate primaverili: v. 5 sg. quos,
Faustine52, dies, qualem tibi Roma Ravennam / abstulit! o soles, o
tunicata quies!53. I versi seguenti per sembrano mostrare che il luogo
dove Faustino potrebbe trascorrere queste giornate non Ravenna,
ma Terracina (v. 8 Anxur). Molti editori considerano Ravennam una
corruttela: Friedlaender, Lindsay e SB pongono il nome fra cruces;
Heraeus invece mantiene il testo tramandato dalla seconda famiglia,
3 sg. ille vetus pro te patriusque quid optet amicus / accipe et haec memori pectore vota
tene.
51
La sua ipotesi accettata da A. Stein, RE XIV 2, 1441 e da L. Petersen, PIR M 183; ad
essa si mostrano cautamente favorevoli Citroni 1987, p. 156; Sullivan 1991, p. 31; Grewing,
p. 193; Galn Vioque, p. 442.
52
C. Damon, The Mask of the Parasite. A Pathology of Roman Patronage, Ann Arbor
1997, p. 162 n. 37 ipotizza che Faustine in questo verso sia una corruttela di Frontine (cfr.
X 58, in cui Marziale si rivolge a Frontino menzionandone la villa ad Anxur). La correzione
appare tuttavia arbitraria.
53
Il v. 5 cos tramandato dalla seconda famiglia, mentre la terza ha quos, Faustine, dies,
quale sit tibi Roma Ravennae. Lepigramma non compare nei codici della prima famiglia.
50

Introduzione

59

intendendo Ravennam come il nome della villa di Faustino a Terracina54.


Citroni 1987, p. 156, che pure considera pi probabile uninterpolazione,
ha per giustamente posto in rilievo il fatto che la tradizione manoscritta
lega il nome di Ravenna proprio al personaggio cui Marziale dedica il libro
cispadano55. La questione testuale non ha trovato soluzioni soddisfacenti
(come dimostra il ricorso alle cruces da parte degli editori), ma la presenza
del nome Ravenna appare difcilmente spiegabile come uninterpolazione.
Se cogliesse nel segno lipotesi di Heraeus, il nome Ravenna per la villa
di Faustino ad Anxur attesterebbe in modo inequivocabile un legame
affettivo del patrono con la citt.
Un ulteriore elemento per identicare in Faustino lospite di Marziale
in Cispadana pu essere fornito dallordinamento degli epigrammi
nel libro, cui il poeta presta particolare cura (vd. 5). Lepigr. 58, che
descrive la villa baiana di Faustino, incastonato fra tre monodistici di
ambientazione cispadana: i due precedenti (56-57) ironizzano sulla carenza
idrica di Ravenna (il nome della citt ricorre in chiusura del primo verso di
entrambi); il successivo (59) riguarda il caso di un sutor che offre spettacoli
gladiator a Bologna. La cornice cispadana al componimento pi esteso
del libro non sar casuale e concorre a suffragare lipotesi di vedere in
Faustino lospite di Marziale nel suo soggiorno cispadano.
Gli stretti rapporti con Faustino consentono anche di spiegare la
maggiore vicinanza di Marziale alla corte di Domiziano che si nota proprio
a partire dal libro IV. Egli fu infatti con molta probabilit un personaggio
di spicco della Roma domizianea: ne offre prova VII 12, in cui Marziale
si rivolge a Faustino augurandosi che limperatore accolga bene i suoi
epigrammi56 e difendendosi da coloro che diffondono epigrammi malevoli
Egli cita come esempi afni i nomi delle ville di Plinio il Giovane, Comoedia e Tragoedia,
presenti in epist. IX 7, 3 altera imposita saxis more Baiano lacum prospicit, altera aeque
more Baiano lacum tangit. itaque illam tragoediam, hanc appellare comoediam soleo;
illam, quod quasi cothurnis, hanc, quod quasi socculis sustinetur.
55
Un collegamento con la Cispadana realizzato anche da Izaac, che interviene sul testo
trdito e legge quos, Faustine, dies, quales tibi Roma, Ravennas, / abstulit, intendendo
Ravennas come cognomen di Faustino. Linterpretazione dello studioso francese per
scarsamente persuasiva: si tratterebbe dellunico caso tra le 19 occorrenze in Marziale in cui
al nome Faustino afancato un cognomen; quos e quales inoltre, entrambi riferiti a dies,
rivestirebbero la medesima funzione, in modo decisamente poco elegante.
56
Cfr. v. 1 sg. sic me fronte legat dominus, Faustine, serena / excipiatque meos, qua solet
aure, iocos.
54

60

Alessandro Fusi

sotto il suo nome. Lallocuzione a Faustino avrebbe poco senso se


questultimo non intrattenesse qualche rapporto con limperatore, tale da
poter patrocinare presso di lui la causa del poeta. Non sar probabilmente
casuale che Faustino faccia la sua ultima apparizione negli epigrammi
di Marziale proprio in X 51, nellultimo libro scritto sotto il regno di
Domiziano: il prestigio di cui Faustino godeva presso lultimo dei Flavi
avr determinato il declino del suo astro sotto il nuovo imperatore57.
4. I t e m i d e l l i b r o
Il III libro, come ricordato in precedenza (p. 50), non contiene
epigrammi dedicati a eventi storici contemporanei, n componimenti
adulatori nei confronti dellimperatore.
Il tema principale del libro pu senzaltro essere considerato quello
della difcile condizione a Roma dei clienti, che si divide a sua volta in due
loni: il primo riguarda labolizione della sportula, che viene sviluppato in
quattro epigrammi (7; 14; 30; 60); il secondo analizza in generale i disagi
patiti dai clienti nei rapporti con i patroni e il misero trattamento che questi
ultimi riservano loro (31; 36; 37; 38; 41; 46). Anche se le recriminazioni di
cliente costituiscono un tema presente in tutta lopera di Marziale, evidente
che in questo libro il poeta intende dare speciale rilevanza allargomento58,
a conferma del fatto che nella sua decisione di abbandonare Roma per
qualche tempo abbia inuito il peggioramento della condizione del cliente.
La nutrita e compatta serie proemiale (1; 2; 4; 5; lepigr. 3 concordemente
considerato spurio) legata alle condizioni di pubblicazione del libro e riette
il bisogno di protezione dello stesso in assenza dellautore59. Sono invece
quasi assenti carmi di omaggio: gli unici patroni nominati sono Faustino,
dedicatario del libro (2), cui destinato anche il componimento pi lungo
(58: descrizione della sua villa a Baia: vd. 3) e Rufo60, cui Marziale dedica
57
Si potrebbe pensare che Faustino sia morto dopo la pubblicazione del X libro, ma gli stretti
rapporti che Marziale intrattenne con lui durante tutto il suo soggiorno romano avrebbero
senzaltro meritato un epigramma funebre. Il silenzio di Marziale fu probabilmente dettato
da ragioni di opportunit.
58
Su questi epigrammi vd. Merli 1998, p. 144 sgg.
59
Vd. Merli 1993, p. 240.
60
Rufo compare soltanto nella sezione oscena del libro (forse anche in 82, 33) ed era

Introduzione

61

il libro in conclusione (epigr. 97; 100)61. Lepigr. 6, che celebra la depositio


barbae di Marcellino, va considerato un indiretto omaggio a Faustino, padre
del ragazzo. Giulio Marziale, cui il poeta invia il libro (5), e Canio Rufo (20;
64) sono amici intimi.
Numerosi sono gli epigrammi scommatici; a quelli osceni riservata
una sezione specica, che occupa un terzo del libro, introdotta da un nuovo
proemio (68-100: vd. p. 63). Un piccolo ciclo (44; 45; 50) dedicato al
poetastro Ligurino, che non fa altro che recitare i propri versi (alla satira
contro un recitator dedicato anche lepigr. 18). La denuncia dellipocrisia,
svolta in diverse forme, ricorre in 42; 43; 54; 55. Tra i tipi comico-satirici
presentano alcune variazioni quello dellantrione avaro (12; 13; 49; 94) e
quello dellimpurus ore (17; 28; 73; 77; 80; 81; 82; 84). Questioni di polemica
letteraria ricorrono in 9; 69; 83; 99. Tre epigrammi prendono spunto dalla
storia: 21, sul caso di un proscritto salvato dal proprio servo; 22, sul suicidio
del ghiottone Apicio; 66, dedicato a un paragone tra luccisione di Cicerone
e quella di Pompeo. La narrazione di un aneddoto di tipo novellistico,
non comune negli epigrammi di Marziale, presente in due casi, entrambi
conclusi con uninopinata castrazione (24; 91).
Il soggiorno in Cispadana non incide in misura notevole nelleconomia
del libro: oltre agli epigrammi proemiali, che illustrano al lettore la situazione anomala che vede il poeta pubblicare un libro mentre assente da Roma
(1; 4), tre epigrammi sono dedicati al caso di un ciabattino che aveva offerto
un munus gladiatorio a Bologna (16; 59; 99; nellepigr. 59 si parla di un fullo
che aveva fatto lo stesso a Modena); due (56; 57) sfruttano la carenza idrica di
Ravenna per creare una variazione sul motivo della disonest degli osti; uno
descrive una gita in barca sui umi Vaterno e Rasina (67); la vicenda di un
soldato congedato di Ravenna, che viene castrato per errore da un gruppo
di adepti di Cibele, offre il tema per lepigr. 91; il lungo componimento
scommatico contro la vecchissima Vetustilla contiene un riferimento al
fastidio provocato dal gracidio delle rane di Ravenna e dal ronzio delle
zanzare di Adria (93, 8 sg.); inne nellepigr. 58 menzionato il formaggio
proveniente da Sarsina (35 metamque lactis Sassinate de silva62).
probabilmente un lettore interessato alla poesia pi licenziosa. Per alcune proposte di
identicazione vd. la n. intr. allepigr. 100.
61
Marziale non si preoccupa della contraddittoriet che pu risultare dalla presenza di pi
dedicatari dello stesso libro: vd. 6.
62
Il verso crea tuttavia perplessit per il fatto che il contadino di Baia offra del formaggio

62

Alessandro Fusi

Come si pu notare la vita cispadana non colp in modo profondo la


fantasia di Marziale, il cui universo poetico continu a essere quello dellUrbe.
Lassenza del poeta dalla citt non era destinata a durare a lungo.
5. L o r d i n a m e n t o d e g l i e p i g r a m m i
Il libro per Marziale il veicolo principale per la diffusione dei suoi
epigrammi63. Le analisi condotte sulla struttura di singoli libri64 hanno
dimostrato che i componimenti non si susseguono in modo casuale, senza
alcuna logica. Al contrario, la disposizione degli epigrammi nel libro, pur
non lasciandosi ricondurre a schematizzazioni troppo rigide65, risponde
di una campagna lontana, mentre Marziale sottolinea nel passo che la villa di Faustino pu
disporre di freschi prodotti locali (vd. al riguardo la n. ad loc.).
63
Limportanza del libro emerge anche dalla frequenza con la quale il tema libri/lettori
trattato negli epigrammi (vd. Fowler 1995, p. 31). Senzaltro eccessivo il rilievo attribuito
alla diffusione orale da W. Burnikel, Zur Bedeutung der Mndlichkeit in Martials
Epigrammbchern I-XII, in G. Vogt-Spira (Hrsg.), Strukturen der Mndlichkeit in der
rmischen Literatur, Tbingen 1990, pp. 221-234. Molti apparenti riferimenti alloralit
sono in realt spiegabili, come rilevato da Fowler 1995, p. 38, come casi di ngierte
Mndlichkeit (lespressione mutuata da P. Goetsch, studioso tedesco della letteratura
inglese del XIX secolo).
64
Osservazioni sullordinamento degli epigrammi si trovano gi in Pertsch 1911, pp. 5868. Sulla struttura di singoli libri vd. specialmente Citroni, pp. XXVI-XXXVIII (I libro); Kay,
p. 5 sg. (XI); Grewing, pp. 29-51 (VI); si veda anche Merli 1993 (sulle serie proemiali
dei libri); Merli 1998; J. Scherf, Zur Komposition von Martials Gedichtbchern 1-12, in
Grewing, Toto notus, pp. 119-138; Scherf 2001; S. Lorenz, Waterscape with Black and
White: Epigrams, Cycles, and Webs in Martials Epigrammaton liber quartus, AJPh
125, 2004, pp. 255-278.
65
Non hanno trovato molto consenso tra gli studiosi le architetture interne rintracciate
da K. Barwick (Zur Kompositiontechnik und Erklrung Martials, Philologus 87, 1932,
pp. 63-79; Barwick 1958) e dal suo allievo H. Berends (Die Anordnung in Martials
Gedichtbchern I-XII, Diss. Jena 1932). Barwick, cui pure si deve riconoscere il merito
di aver richiamato lattenzione degli studiosi di Marziale sulla struttura dei libri, no ad
allora trascurata, ravvisava nella disposizione dei componimenti un complesso gioco
di corrispondenze basate sul numero dei versi, sul metro, sul tono degli epigrammi,
ipotizzando la costituzione dei libri attraverso laggregazione di cicli epigrammatici.
Tali sottili legami si sono dimostrati spesso molto incerti e, soprattutto, difcilmente
potrebbero essere percepiti dal lettore (si vedano sullargomento le ragionevoli osservazioni
di Citroni, pp. XXVI-XXIX; Merli 1993, p. 229 sg.). Risultati pi fruttuosi hanno portato

Introduzione

63

a una ricerca di variet nei toni, nella lunghezza dei componimenti, nella
scelta dei metri66. Lo scopo principale evitare di annoiare il lettore,
ma si possono individuare altri criteri ponderati nella disposizione degli
epigrammi. Gli esordi sono particolarmente curati: la presentazione del
libro un momento molto delicato e Marziale cerca di garantire alle sue
opere lappoggio di inuenti patroni o dellimperatore stesso. Unanaloga
cura presiede alla disposizione degli epigrammi di chiusura del libro67.
Il libro terzo presenta una struttura peculiare: gli epigr. 1-67 sono
dedicati ad argomenti di vario genere, mentre lultima parte del libro
(epigr. 68-100), introdotta da un nuovo proemio (68), contiene epigrammi
dedicati quasi esclusivamente al sesso e caratterizzati da un linguaggio
esplicito. Se si considera che lepigr. 3 ritenuto unanimemente spurio, il
nuovo proemio si colloca esattamente dopo due terzi del libro e introduce
la sezione licenziosa che occupa lultimo terzo del libro68. Le due sezioni
del libro sono nettamente distinte anche dal punto di vista lessicale: la
le indagini sui cicli epigrammatici intesi come variazioni di un motivo, realizzate in testi
posti a distanza ravvicinata: vd. V. Buchheit, Martials Beitrag zum Geburtstag Lucans als
Zyklus, Philologus 105, 1961, pp. 90-96, sul ciclo indirizzato a Polla Argentaria, vedova di
Lucano, e dedicato alla celebrazione del genetliaco del poeta (VII 21; 22; 23); J. Garthwaite,
Martial, Book 6, on Domitians Moral Censorship, Prudentia 22, 1990, pp. 13-22, sugli
epigrammi dedicati alla restaurazione della Lex Iulia de adulteriis coercendis (VI 2; 4; 7;
22; 45; 90; 91); W. Hofmann, Motivvariationen bei Martial. Die Mucius Scaevola- und die
Earinus-Gedichte, Philologus 134, 1990, pp. 37-49 e C. Henriksn, Earinus: an Imperial
Eunuch in the Light of the Poems of Martial and Statius, Mnemosyne 50, 1997, pp. 281294, sul ciclo di Earino, coppiere di Domiziano; J. Garthwaite, Revaluating Epigrammatic
Cycles in Martial, Book Two, Ramus 30, 2001, pp. 46-55; M. Ciappi, Ille ego sum
Scorpus. Il ciclo funerario dellauriga Scorpo in Marziale (X 50 e 53), Maia 53, 2001, pp.
587-609; Canobbio 2002, sul ciclo del V libro dedicato alla restaurazione domizianea della
Lex Roscia theatralis.
66
Il principio dellaequalitas esplicitamente riutato da Marziale (VII 90): iactat inaequalem Matho me fecisse libellum: / si verum est, laudat carmina nostra Matho. / aequales
scribit libros Calvinus et Umber: / aequalis liber est, Cretice, qui malus est; vd. al riguardo
Citroni 1968, p. 272.
67
Sulla chiusura dei libri vd. specialmente Fowler 1989; che le sequenze di chiusura di
Marziale presentino aspetti originali e brillanti stato messo in luce da Fowler 1989, p. 107
sg.; vd. anche Fowler 1995, passim; Scherf 2001, p. 32 sgg.
68
La proporzione meno precisa riguardo al numero di versi: la prima sezione ne conta,
senza lepigr. 3, 438 (68, 01% circa); la seconda 206 (31, 99% circa). La lunghezza media
di 6, 63 vv. per gli epigrammi della prima sezione, di 6, 24 per quelli della seconda. La media
complessiva di 6, 50 vv. (i dati non comprendono lepigr. 3).

64

Alessandro Fusi

prima, pur contenendo volgarismi69, depurata dai termini attinenti alla


sfera sessuale, che invece costellano la seconda. Il carattere disimpegnato
di questultima si riette anche sulla lunghezza degli epigrammi: vi si
trovano infatti ben 14 monodistici, spesso consecutivi (78-80; 83-84; 8890; 94-95; 97-98; anche gli epigrammi 1-67 ne contengono per 19)70,
ma anche due componimenti lunghi (82 e 9371). signicativo che la
maggior parte degli epigrammi della sezione prenda di mira uomini (23
rispetto a 7 rivolti contro donne): nella societ romana, essenzialmente
maschilista, la perversione maschile a suscitare lo scandalo maggiore.
Lo scarto tra le due sezioni marcato ulteriormente dalla presenza in
entrambe di epigrammi che svolgono motivi afni72: quelli della prima
sono caratterizzati da una lingua sorvegliata, che indulge allellissi (32, 1
sgg.), e da una comicit allusiva (24, 13 sg.); quelli della seconda ostentano
unampia gamma di termini osceni73.
Laver relegato gli epigrammi osceni in una sezione delimitata di un
libro costituisce un unicum nellopera di Marziale; in altri casi semmai
lintera raccolta a essere destinata a un pubblico specico: il quinto libro,
formalmente dedicato allimperatore, depurato degli elementi piccanti74,
Quali merda (17, 6) e cacare (44, 11).
piuttosto rara la successione di pi di due monodistici, che Marziale evita per mostrare
la propria scaltrezza stilistica. Un caso eccezionale costituiscono i 5 monodistici che si
susseguono nel II libro (78-82), che vengono, non a caso, dopo un epigramma (II 77) in cui
Marziale si era difeso dallaccusa di Cosconio di scrivere epigrammi troppo lunghi e sono
dunque una dimostrazione della capacit del poeta di comporre anche epigrammi brevi (vd.
Merli 1993, p. 232; sui monodistici in Marziale vd. anche Lausberg 1982, pp. 459-462).
71
Due invettive, in scazonti; il diverso uso di questo metro allinterno delle due sezioni
del libro riette la diversa natura degli epigrammi in esse contenuti: mentre nella seconda
sezione legato al tradizionale tono di invettiva, nella prima ricorre in epigrammi di
diversa ispirazione: 20, dove esprime la nostalgia per lamico Canio Rufo; 47, lusus bonario
sullimproduttivit della tenuta di campagna dellamico Basso; 58, elaborata descrizione
della villa del patrono Faustino; 64, elogio del fascino affabulatorio dellamico Canio
Rufo.
72
Le coppie, individuate da Watson-Watson, p. 31 n. 108, sono: 24/91; 32/76; 34/87;
51/72; 67/78.
73
Cunnus (72, 6); arrigere (76, 1); mentula (76, 3; 91, 12); mingere (78, 1); meiere (78, 2).
74
Cfr. V 2, 1-8 matronae puerique virginesque, / vobis pagina nostra dedicatur. / tu,
quem nequitiae procaciores / delectant nimium salesque nudi, / lascivos lege quattuor
libellos: / quintus cum domino liber iocatur; / quem Germanicus ore non rubenti /
coram Cecropia legat puella.
69
70

Introduzione

65

come anche lottavo75. Allopposto lundicesimo libro ha carattere in


prevalenza licenzioso, coerentemente con il clima festoso dei Saturnali,
in cui si colloca76. La scelta di connare in una sola sezione del libro gli
epigrammi a sfondo sessuale produce complessivamente un certo effetto
di ripetitivit e di noia nel lettore e non a caso forse lesperimento rimase
isolato nellopera di Marziale.
Muoviamo ora dallanalisi generale del libro a quella particolare. Il
III libro contiene una compatta serie di quattro epigrammi proemiali:
il primo, in distici, rivolto al lettore generico romano77; il secondo, in
faleci78, una dedica del libro al patrono Faustino in forma di apostrofe
al libro personicato; il terzo (epigr. 4, in distici; il 3 concordemente
ritenuto spurio) una nuova apostrofe al libro, che Marziale invia a Roma
istruendolo sulle spiegazioni che dovr dare riguardo alla sua assenza; il
quarto (epigr. 5, in distici) invia il libro, ancora personicato, allamico
Giulio Marziale, che lo accoglier a Roma. La nutrita serie giusticata
dalla circostanza della pubblicazione, che spinge il poeta a chiarire i motivi
della sua lontananza (4) e a cercare appoggio per il libro (2; 5). Lepigr.
6 (in distici) non formalmente di dedica, ma costituisce un omaggio a
Faustino, celebrandone il compleanno insieme alla depositio barbae del
glio Marcellino.
Con lepigr. 7 si entra nel vivo del libro, di cui non a caso introduce il
Cfr. VIII epist. 11 sgg. quamvis autem epigrammata a severissimis quoque et summae
fortunae viris ita scripta sint ut mimicam verborum licentiam affectasse videantur, ego
tamen illis non permisi tam lascive loqui quam solent. cum pars libri et maior et melior
ad maiestatem sacri nominis tui (sc. Domitiani) alligata sit, meminerit non nisi religiosa
puricatione lustratos accedere ad templa debere; 1, 1-4 laurigeros domini, liber, intrature
penates / disce verecundo sanctius ore loqui. / nuda recede Venus; non est tuus iste libellus:
/ tu mihi, tu, Pallas Caesariana, veni.
76
Cfr. XI 2, 1-8 triste supercilium durique severa Catonis / frons et aratoris lia Fabricii
/ et personati fastus et regula morum, / quidquid et in tenebris non sumus, ite foras. /
clamant ecce mei Io Saturnalia versus: / et licet et sub te praeside, Nerva, libet. / lectores
tetrici salebrosum ediscite Santram: / nil mihi vobiscum est: iste liber meus est; 16, 1-4 qui
gravis es nimium, potes hinc iam, lector, abire / quo libet: urbanae scripsimus ista togae; /
iam mea Lampsacio lascivit pagina versu / et Tartesiaca concrepat aera manu.
77
Sullipotesi priva di fondamento di Immisch 1911, p. 492 che lepigramma si rivolga ad
un destinatario preciso vd. la n. al v. 1 tibi.
78
La scelta del metro dovuta alla evidente allusione alla dedica di Catullo a Cornelio
Nepote (1, 1 cui dono lepidum novum libellum): cfr. v. 1 cuius vis eri, libelle, munus?
e la relativa n.
75

66

Alessandro Fusi

tema principale: quello dellabolizione della sportula (vd. p. 60); la rilevanza


dellepigramma messa in luce anche dalluso di un metro differente
(coliambo). I due epigrammi seguenti sono monodistici scommatici, la cui
collocazione sembra tesa a ricercare un tono pi leggero dopo il signicativo
gruppo iniziale: nel primo (8) Marziale gioca con il motivo della cecit
in amore; nel secondo (9) annichilisce un poetastro che scrive invettive
contro di lui. Seguono ancora due epigrammi scommatici pi lunghi (6
versi ciascuno): il primo (10) rivolto a uno scialacquatore, il secondo (11)
si ricollega allepigr. 8, mettendo in scena la reazione di un tale che si
sentito colpito dal distico. Gli epigrammi 12 e 13 costituiscono una coppia
afne, che sviluppa il tema dellospite avaro: il gusto della variatio si esercita
nella scelta dei protagonisti (un uomo nel primo, una donna nel secondo)
e del metro (falecio nel primo, distico elegiaco nel secondo). Lepigr. 14
riprende il tema della sportula (cfr. epigr. 7), descrivendo un indigente che
si dirige verso Roma dalla Spagna, ma torna mestamente indietro appresa
la notizia dellabolizione del donativo. Anche in questo caso la variazione
del metro (trimetro giambico+dimetro giambico, utilizzato da Marziale
ancora soltanto in I 49; IX 77; XI 5979) pone in risalto il componimento
(il ritmo giambico lo lega inoltre allepigr. 7, che introduce nel libro il
tema della sportula). Lepigr. 15 un monodistico sul tema della cecit in
amore (largomento richiama lepigr. 8). Il seguente (16) prende di mira un
ciabattino arricchito che ha offerto un munus gladiatorio ed il primo ad
avere per tema un aneddoto di ambientazione cispadana. Gli epigrammi
17 e 18 costituiscono una coppia dedicata a vizi di gola: il primo ha
per bersaglio un impurus ore, il secondo un ostinato recitatore. Lepigr.
19 descrive la morte di un fanciullo morso da una vipera annidata nelle
fauci della statua bronzea di unorsa. Il seguente (20) unammissione
di nostalgia per lamico Canio Rufo e per Roma; ancora una volta la
variazione del metro (coliambo), lestensione (21 vv.) e la cura stilistica ne
fanno un componimento eccezionale, il primo dopo la serie proemiale in
cui sia nominata una persona reale. signicativo che il primo epigramma,
eccettuati quelli proemiali, riconducibile allassenza del poeta da Roma
non contenga elementi sullattuale soggiorno, ma tradisca tutta la nostalgia
per la citt, i cui luoghi pi familiari al poeta sono passati in rassegna (vv.

79

Vd. Giarratano 1908, p. 72 sg. e la n. intr. allepigr.

Introduzione

67

8-15). Il monodistico (21) che, come spesso, segue lepigramma lungo80,


trae il tema da un aneddoto storico, cos come lepigr. 22, in coliambi
(5 vv.), dedicato al suicidio del ghiottone Apicio. La coppia seguita da
monodistico (23). Lepigr. 24 (14 vv.; distici) narra un comico aneddoto, in
cui un aruspice etrusco, nel compiere un sacricio, viene castrato per errore
da un homo agrestis81; a esso segue un componimento in coliambi (25)
rivolto a Faustino, un lusus sulla frigidezza di un retore. I due epigrammi
seguenti (26-27, entrambi in distici) hanno come bersagli un ricco che
si vanta in continuazione e un tale che non ricambia gli inviti a cena del
poeta. Lepigr. 28 un monodistico scommatico rivolto a un impurus ore;
il seguente (29), in sotadei82, una parodica dedica a Saturno delle catene di
Zoilo, ex-schiavo fuggitivo, ora volgare arricchito. Segue un componimento
(30) che descrive la difcile vita a Roma di un cliente, privato del donativo
della sportula; lepigr. 31 rivolto contro un ricco sprezzante. Marziale
dunque incastona lepigramma sulla misera condizione del cliente (30) tra
quello contro un parvenu (29) e quello contro un ricco altezzoso (31). La
disposizione reca ulteriore risalto al tema, centrale nel libro, della difcolt
di vivere a Roma. Lepigr. 32, rivolto contro una vecchia che fa avances al
poeta, si chiude con una pointe realizzata attraverso la comica degradazione
di gure mitologiche (Ecuba, Niobe); a esso segue un componimento (33)
che traccia una gerarchia sociale della donna ideale; viene quindi un altro
epigramma scommatico nei confronti della prostituta Chione (34). In
modo simile al gruppo precedente (29-31), i due epigrammi scommatici
contro donne racchiudono un componimento in cui il poeta espone i
propri gusti. Lepigr. 35 la descrizione del realismo di unopera di cesello.
Segue un trittico (36-38) sul tema della clientela: il primo epigramma (36, di
10 vv.) lamenta i duri ofcia cui il poeta ancora costretto dopo molti anni
di servizio; il secondo (37) un monodistico che denuncia lirascibilit
dei patroni; il terzo (38, di 14 vv.), rivolto a un tale che vuole venire a
Roma in cerca di fortuna, unamara considerazione sulla difcolt di
vivere nellUrbe per chi povero e onesto. La serie dunque composta
Circa un terzo degli epigrammi lunghi seguito da monodistici (vd. Merli 1993, p. 232;
Lausberg 1982, passim).
81
Al componimento fa da pendant lepigr. 91, anchesso racconto in versi di un aneddoto
concluso con la castrazione di un soldato congedato.
82
Si tratta dellunico caso in Marziale dellutilizzo di questo metro (vd. Giarratano 1908,
p. 73).
80

68

Alessandro Fusi

con un monodistico che funge da intermezzo tra i due componimenti pi


elaborati. Seguono due epigrammi scommatici di due versi ciascuno (40,
in distici; 41, in faleci) che alleggeriscono il tono. Lepigr. 41 richiama il
tema della critica del patronato, descrivendo un tale che si ritiene generoso
solo per un prestito. Segue una coppia di epigrammi in distici di quattro
versi sullipocrisia: il primo (42) rivolto a una donna che vuole nascondere
i segni del tempo sul suo corpo; il secondo (43) rivolto a un uomo che si
tinge i capelli per apparire giovane. Gli epigrammi 44-45 costituiscono,
insieme allepigr. 50, un piccolo ciclo contro il poetastro Ligurino: il primo,
in faleci, il pi lungo (18 vv.) e ritrae il personaggio nel suo tentativo
continuo di recitare i propri versi a chiunque gli capiti a tiro; il secondo,
in distici (6 vv.), descrive la cena che offre, sempre come pretesto per
recitare. Lepigramma seguente (46) affronta ancora il tema della clientela,
sottolinenando linadeguatezza di chi nato libero a compiere certi ofcia
per i quali, invece, un liberto pu andar bene. Nellepigr. 47 Marziale,
rivolgendosi a Faustino, descrive in 15 coliambi il viaggio di Basso dalla
citt verso la sua improduttiva tenuta suburbana su un carro pieno di cibi.
Vengono quindi due monodistici (48-49) che prendono di mira i ricchi: il
primo ne critica labitudine di atteggiarsi a poveri; il secondo censura un
antrione che serve a se stesso vino pregiato, riservandone uno scadente
agli ospiti. A esso si collega lultimo epigramma della serie di Ligurino
(50), che descrive minuziosamente la cena offerta dal poetastro, in cui i
libri prendono il posto delle portate. Gli epigrammi seguenti (51-52) sono
entrambi in distici, di 4 vv.: il primo si rivolge a una donna che non vuole
farsi vedere nuda dal poeta; il secondo getta sospetti su un ricco che, in
seguito allincendio della sua casa, ha ricevuto moltissimo denaro raccolto
tra la gente; gli epigrammi seguenti (53-55) hanno protagoniste femminili:
nel primo Marziale parodia lamore elegiaco; gli altri due costituiscono una
coppia dedicata allipocrisia.
I due successivi epigrammi (56-57) sono monodistici che sfruttano
a ni comici la carenza idrica di Ravenna; essi riconducono il lettore alla
provenienza cispadana del libro (il nome di Ravenna compare in chiusura
del primo verso di entrambi) e preparano il campo per il successivo
epigramma (58), il pi lungo dellintero corpus di Marziale (51 vv.):
rivolgendosi a Basso egli descrive la villa a Baia del patrono Faustino,
suo ospite in Cispadana (vd. 3). Il metro (coliambo) e la conclusione
(45-51), che, con un mutamento di tono, prende di mira la tenuta

Introduzione

69

improduttiva di Basso, collegano il componimento allepigr. 47, cui questo


fa da pendant83. Anche la collocazione (circa alla met del libro) mette in
risalto lunicit del componimento. Segue un altro monodistico (59), di
nuovo di ambientazione cispadana, in cui Marziale riprende la vicenda del
ciabattino (cfr. epigr. 16), rivelando che aveva allestito il suo spettacolo
gladiatorio a Bologna e denunciando il moltiplicarsi di casi analoghi nella
regione. Lepigramma sulla villa di Faustino dunque incorniciato da tre
monodistici che presentano i nomi di tre importanti citt della Cispadana
(Ravenna, Bologna, Modena). Lepigr. 60 affronta per lultima volta nel
libro il tema della sportula, descrivendo la miseria della recta cena che
doveva sostituirla. Lepigr. 61 una risposta a un tale che chiede continui
prestiti. La coppia seguente (62-63) prende di mira due personaggi
caratterizzati da una vuota ostentazione: il primo spreca enormi quantit
di denaro per oggetti superui, il secondo un bellus homo, dedito a una
vita fatta di mondanit. Lepigr. 64, in coliambi, loda le doti affabulatorie
dellamico Canio Rufo (luso del metro richiama lepigr. 20, anchesso
rivolto allamico). I seguenti tre epigrammi (65-67) presentano temi inediti
nel libro: il primo (65) descrive attraverso ni paragoni la fragranza dei
baci di un puer; il secondo (66) mette a confronto gli assassini di Cicerone
e Pompeo; il terzo (67), in faleci, descrive una gita estiva compiuta lungo
i umi Vaterno e Rasina nei pressi di Forum Corneli e si conclude con
un originale gioco etimologico. Marziale chiude dunque la sezione casta
del libro mostrando la sua scaltrezza nella scelta di temi nuovi, con un
saggio di abilit conclusiva. signicativo che lultimo epigramma della
sezione menzioni luoghi della Cispadana, congurandosi in tal modo
come una sorta di congedo dalla regione. Lepigramma consente inoltre
una lettura metaletteraria: nel dipingere la pigrizia dei marinai, unita alla
calura opprimente, Marziale rappresenta forse la stanchezza del lettore per
una lunga serie di epigrammi casti e segnala la chiusura della sezione.
Lepigr. 68 un nuovo proemio al mezzo in cui il poeta avverte le
matrone che lultima sezione del libro contiene componimenti licenziosi e
gliene sconsiglia la lettura. Lepigr. 69 riveste carattere apologetico: Marziale
critica il poeta Cosconio i cui epigrammi sono privi di elementi piccanti
e difende il carattere licenzioso della propria poesia. I due componimenti
costituiscono una coppia proemiale che introduce lultima parte del libro.
83

Vd. Merli 1998, p. 142 sg.

70

Alessandro Fusi

I componimenti successivi (70-76) costituiscono una sorta di catalogo di


perversioni sessuali. Lultimo (76), per il tema dellimpotenza e lutilizzo
comico delle gure mitologiche (Ecuba, Andromaca), si ricollega allepigr.
32. Gli epigr. 77 e 81 sono una coppia rivolta contro un impurus ore; tra
i due epigrammi sono collocati tre monodistici (78-80); viene quindi, in
posizione centrale nella sezione, un lungo epigramma in coliambi (82) che
descrive la cena del parvenu Zoilo; si tratta del componimento pi lungo
e signicativo della sezione (33 vv.), secondo nel libro solo allepigr. 58.
La situazione descritta mostra numerosi punti di contatto con la Cena
Trimalchionis petroniana ed evidente la volont di aemulatio da parte
di Marziale. Segue un monodistico (83) di carattere apologetico, in cui
Marziale, alle critiche di eccessiva lunghezza da parte di un detrattore,
risponde in tono con il carattere osceno della sezione. Gli epigrammi 84 e
85 sono rivolti a un impurus ore e a un marito tradito che ha mutilato il viso
dellamante della moglie. Lepigr. 86 costituisce una scherzosa ripresa del
proemio della sezione (68). Il seguente attacca la fellatrix Chione (nominata
anche in 30, 4 e 83, 2)84. Vengono quindi tre monodistici (88-90), cui segue
il racconto di un aneddoto conclusosi con la castrazione di un vecchio
soldato congedato di Ravenna. Il carattere novellistico del componimento
e la sua conclusione rimandano allepigr. 24, con cui condivide anche
la realizzazione dellarguzia attraverso un gioco linguistico. Un altro
monodistico (92) anticipa il secondo epigramma lungo della sezione: in 27
coliambi Marziale attacca la vecchissima Vetustilla che, incurante dellet,
cerca marito. Segue ancora un monodistico su un antrione che, per
risparmiare i cibi, nge che non siano stati cotti e fa frustare il cuoco. La
scelta del tema, estraneo al carattere osceno della sezione, forse orientata
a creare uno stacco dopo lepigr. 93, eccezionale per la lunghezza e per la
fantasiosit delle immagini.
Lepigr. 95 lultimo del libro di una certa estensione (14 vv.) e rilevanza;
esso apre in qualche modo la serie conclusiva del libro: a un effeminato
dal comportamento sprezzante, Marziale ricorda orgogliosamente il
suo prestigio e la sua fama poetica. Lepigramma non a caso compare
nella sezione oscena: il poeta rivendica la sua unicit allinterno di una
societ dove la corruzione morale dilaga, e dove, anzi, a essa seguono
spesso prestigio sociale e ricchezza. Segue una minaccia di irrumatio
84

A questo epigramma sembra essersi rifatto il falsario autore dellepigr. 3.

Introduzione

71

(96) a un tale che vanta le sue prestazioni con la puella del poeta. Lepigr.
97 introduce propriamente la parte conclusiva del libro e contiene una
dedica scherzosa a Rufo85, cui Marziale afda il libro per evitare che lo
legga Chione. Il seguente (98) descrive in modo caricaturale un tale dal
culus macer. Lepigr. 99 riprende la vicenda del ciabattino (cfr. 16; 59),
che Marziale rappresenta irato per la satira contro di lui. Il componimento
riveste il carattere di una apologia della poesia satirica, ma innocua, cui
il poeta contrappone la crudelt degli spettacoli gladiatori, che fornisce
invece notoriet a chi li sovvenziona. Chiude il libro un epigramma di
dedica a Rufo (100), che, con unarguzia realizzata allinsegna di unironica
svalutazione della propria opera, si ricollega allepigramma di apertura,
conferendo al libro una struttura circolare.
Lanalisi condotta consente senzaltro di ribadire in conclusione le
osservazioni iniziali: la disposizione degli epigrammi nel libro studiata
per ottenere un effetto di variet nei contenuti, nella lunghezza dei
componimenti e nei metri. La sezione proemiale e quella conclusiva sono
ben distinte dal resto del libro. Gli epigrammi formano spesso piccole serie
legate da afnit tematica. Lultima sezione del libro (68-100), introdotta
da un nuovo proemio (68), ospita gli epigrammi osceni. I componimenti
pi signicativi ricevono una collocazione volta a metterne in risalto
limportanza e sono spesso composti in metri differenti dal distico elegiaco,
che la forma prevalente86. I temi principali sono sviluppati in epigrammi
distribuiti in maniera equilibrata nel corso del libro.
6. Pubblicazione e dediche dei libri in Marziale
Gli epigrammi di presentazione e dedica delle raccolte a singole
persone occupano uno spazio signicativo allinterno dei libri di Marziale;
la loro frequenza ha posto un delicato problema interpretativo, al quale
sono state date risposte radicalmente differenti. Nel corpus dei dodici
libri di Marziale, oltre a quattordici epigrammi di dedica allimperatore, vi
sono circa 45 componimenti di dedica a patroni e amici. Gli unici libri a
Sulle ipotesi di identicazione del personaggio vd. la n. intr. allepigr. 100.
Sono in distici elegiaci 1234 epigrammi su 1560 (79, 10%): vd. Scherf 2001, pp. 113;
115.
85
86

72

Alessandro Fusi

contenere un solo epigramma di dedica sono il I e il VI; negli altri libri ve


ne sono pi di uno, per giungere a un massimo di 11 nel libro VII. Solo in
alcuni casi questi componimenti occupano la prima sede del libro, propria
delle dediche (II epist.; VI 1; IX epist.; XI 1; XII epist.). La pluralit di
epigrammi di dedica e il loro carattere di informale comunicazione privata
hanno condotto P. White87 a ritenere che tutti (o quasi) gli epigrammi di
dedica fossero dediche di raccolte private, presentate individualmente a
singoli amici, che Marziale avrebbe poi inserito nei libri destinati ai lettori
comuni senza curarsi delle contraddizioni che si creavano. Tale modalit
di circolazione privata di brevi raccolte avrebbe ricoperto la funzione di
omaggio a patroni anche dopo linizio di regolari pubblicazioni dei libri
di epigrammi (si tratta della cosiddetta libellus theory). stato per
messo in luce piuttosto chiaramente da Citroni 1988, p. 33 sgg. come, nel
momento in cui Marziale inizia la pubblicazione regolare dei suoi libri,
questi divengano la sede pi importante e signicativa anche per i carmi di
omaggio. Naturalmente il poeta avr continuato a inviare personalmente
ai suoi amici i carmi a loro dedicati prima della pubblicazione del libro e
forse anche piccole raccolte personalizzate, ma la forma di comunicazione
propria della sua poesia il libro pubblicato (vd. quanto osservato nel 5);
a esso si riferiscono esplicitamente numerosi epigrammi di dedica, in cui
spesso viene anche indicato il numero di ordine allinterno del corpus (II
93, 1; V 15, 1; VI 1, 1; VIII epist. 5 sg.; XII 4 [5], 1 sg.; vd. Citroni 1988,
p. 34 sg.; importanti argomenti contro la tesi di White anche in Fowler
1995).
La compresenza di numerose dediche mostra non solo come Marziale
non si preoccupi affatto delle contraddizioni che possano emergere,
ma anche come il poeta si diverta, con una nzione tutta letteraria, ad
attribuire al suo libro il carattere di work in progress, pronto a recepire non
solo i consigli e le correzioni di amici e patroni (cfr. V 80; VI 1; VII 28;
XII epist.), ma anche le reazioni dei lettori. Talora egli afferma di inviare
il libro prima che sia stato denitivamente confezionato (IV 10; VIII 72).
In questi casi ci che Marziale propone non una raccolta destinata a un
ambito privato, ma un esemplare che si pretende provvisorio di un libro
destinato alla pubblicazione: un caso emblematico VI 1, in cui si trova
Vd. White 1974, p. 40 sgg. e, recentemente, P. White, Martial and Pre-Publication Texts,
EMC 40, 1996, pp. 397-412.
87

Introduzione

73

la richiesta di correzione di un libro gi designato col numero dordine


nel corpus. Perci, pur appartenendo al libro pubblicato, gli epigrammi
di dedica assumono il modo informale del biglietto di invio di raccolte
private (e certamente alcuni saranno stati effettivamente biglietti privati
in seguito inseriti nel libro pubblicato: cfr., ad es., VII 17, dedica alla biblioteca di Giulio Marziale di unedizione comprendente i libri I-VII) e la
presupposizione della provvisoriet del testo inviato, che pu ricevere le
correzioni degli amici. Cos Marziale pu permettersi di offrire i propri
libri a una pluralit di dedicatari, coinvolgendoli anche nelle responsabilit
della pubblicazione88.
Nel caso del libro terzo, lepigr. 2 dedica il libro a Faustino perch non
debba fare una brutta ne e non debba temere i critici (si tratta dunque di
un libro pubblico), mentre lepigr. 5 raccomanda il libro a Giulio Marziale,
dicendo che preferibile raccomandarlo a una persona sola piuttosto che a
molti (anche in questo caso si tratta di libro pubblico); a pochi epigrammi
di distanza il libro viene afdato a due persone diverse, mentre si dice che
non il caso di afdarlo a pi duna persona; inoltre nella sezione oscena
compaiono due nuove dediche, entrambe a Rufo: lepigr. 97 gli afda il
libro perch non lo legga Chione (in questo caso il libro sembrerebbe
quindi non pubblico); nellepigr. 100 afferma di aver afdato il libro a
uno schiavo inviatogli dal patrono, ma che certamente sar stato cancellato
dalla pioggia che cadeva incessantemente89. Qui addirittura lepigramma
chiude il libro che teoricamente il patrono non potrebbe leggere, poich
cancellato dalla pioggia!90 evidente il gioco operato dal poeta con le
convenzioni della lettura, cos come la sua cura nella disposizione degli
epigrammi nel libro.

88
Come ricordato da Fowler 1995, p. 38 la pratica di celebrare molteplici destinatari in un
libro ben attestata a Roma: ad esempio da Orazio nelle Odi e nelle Epistole, ma anche
da Catullo, da Ovidio nelle Epistulae ex Ponto, dallelegia, per non parlare delle Silvae di
Stazio.
89
Cursorem sexta tibi, Rufe, remisimus hora / carmina quem madidum nostra tulisse
reor: / imbribus immodicis caelum nam forte ruebat. / non aliter mitti debuit iste liber.
90
Lapparente incongruenza probabilmente allorigine di un problema testuale: vd. al
riguardo la n. al v. 4 iste.

74

Alessandro Fusi

7. La tradizione del testo


Lassetto stemmatico della tradizione manoscritta di Marziale91 stato
ssato da F.W. Schneidewin, autore nel 1842 della prima edizione curata con
metodo scientico92. Egli ha ripartito i codici in tre famiglie, la cui fonte risale
alla tarda antichit93. Le ricerche sul testo di Marziale hanno per raggiunto il
culmine, dopo le pur importanti edizioni di Gilbert e Friedlaender (entrambe
del 1886)94, allinizio del XX secolo con gli studi di W.M. Lindsay95, seguiti
dalla sua fondamentale edizione oxoniense (1903), unopera che, superati i
cento anni, merita ancora le parole di elogio che le dedic, ventanni dopo la
sua pubblicazione, un altro importante lologo anglosassone, di certo non
incline a facili lodi, A.E. Housman96: One of those works which are such
boons to mankind that their shortcomings must be forgiven them. All that
energy could do in the investigation or skill and industry in the collation of
MSS was done, and the fruits of this labour were condensed in an apparatus criticus of the most admirable lucidity. A Lindsay spetta il merito
di aver ricostruito in modo esauriente il testo della seconda famiglia, la cui
conoscenza da parte dei precedenti editori era soltanto parziale97, e di aver
reso conto delle sue scelte ecdotiche in un apparato chiaro e sintetico che
Unampia esposizione si trova in Citroni, pp. XLV-LXXIII, cui rimando anche per le
approfondite notizie sui singoli codici; ottima la sintesi di Reeve 1983. Importanti i contributi
di Friedlaender, I, pp. 67-96; Lindsay 1900-1901, pp. 353-355; 44-46; Id. 1901, pp. 413-420;
Id. [pp. I-XX]; Id. 1903; Heraeus 1925; Pasquali 1934, pp. 415-427; sulla fase tardoantica
vd. Schmid 1984; P. Mastandrea, Per la storia del testo di Marziale nel quarto secolo. Un
prologo agli epigrammi attribuibile ad Avieno, Maia 49, 1997, pp. 265-297.
92
I meriti di questa edizione, non cumuni per la sua epoca, sono stati sottolineati da S.
Timpanaro, La genesi del metodo del Lachmann, Padova 19853, p. 61 sg.; vd. anche Citroni,
p. XXXVIII sgg.
93
Sembra decisivo in tal senso lordine dei libri nel corpus marzialiano, comune a tutti i
codici, per cui Xenia e Apophoreta, pubblicati prima del libro I, sono collocati dopo il XII
libro (lultimo in ordine cronologico). La scelta risalir al curatore di unedizione completa
di Marziale, allestita dopo la morte dellautore. Le edizioni moderne si attengono a questo
ordine: liber de spectaculis, libri I-XII, Xenia, Apophoreta.
94
Su meriti e limiti di queste edizioni vd. Citroni, p. XL sg.
95
Lindsay 1900-1901; 1901; 1902; 19032 e soprattutto Lindsay 1903.
96
Housman 1925, p. 199 = Class. Pap., p. 1099.
97
Per primo collazion L, il codice pi importante della famiglia, e riconobbe in f, codice
umanistico trascurato da Schneidewin, un importante testimone della stessa famiglia. Gi
per ledizione di Friedlaender egli aveva collazionato il codice Q.
91

Introduzione

75

per la prima volta rispecchiava la tripartizione della tradizione manoscritta


(sulle caratteristiche e sui limiti di questo apparato vd. 8).
Ancora a Lindsay si deve unanalisi ampia e dettagliata sulla possibilit
di varianti dautore nella tradizione di Marziale: lipotesi era gi avanzata da
Schneidewin1, p. VII, ma lesame pi approfondito della questione stato
condotto da Lindsay 1903, pp. 13-34 ( 4 Origin and Nature of the Variations
in Martials Text), che ha individuato e discusso un elevato numero di varianti
che potrebbero risalire a Marziale. Almeno in un caso, quello del libro X, il
poeta stesso ad attestare lesistenza di una seconda edizione98: la prima risale al
95 ed probabile che Marziale abbia deciso di ripubblicare il libro nel 98, sotto
il nuovo imperatore Traiano, eliminando gli epigrammi di tono smaccatamente
adulatorio nei confronti di Domiziano, assassinato nel 9699.
Scetticismo sulle ipotesi di varianti dautore stato espresso da
Heraeus 1925, pp. 318-323, mentre propenso ad accogliere le valutazioni
di Lindsay si mostrato, almeno in un primo tempo, Pasquali 1934, p. 419
sgg.100. Oggi lipotesi non riscuote molti consensi101. Il caso per il quale
si discusso con elementi pi solidi della possibilit di variante dautore
X 48, 23 (de prasino conviva meus venetoque loquatur nel testo di
Lindsay): qui, nelle lezioni della seconda e terza famiglia102, Lindsay 1903,

X 2, 1-4 festinata prior, decimi mihi cura libelli / elapsum manibus nunc revocavit opus.
/ nota leges quaedam, sed lima rasa recenti; / pars nova maior erit: lector, utrique fave.
99
Lincremento di composizioni celebrative dellimperatore nei libri VIII e IX lascia pensare che ancora maggiore dovesse essere lo spazio per la componente adulatoria nel libro
X (vd. Citroni 1988, p. 27). Sulla cronologia delle due edizioni vd. ora Damschen-Heil, pp.
3-8 con bibliograa.
100
Successivamente Pasquali ha mostrato maggiore cautela e compiuto una parziale marcia
indietro sulla questione, ammettendo di avere probabilmente ecceduto nellindividuazione
di varianti dautore proprio nel caso di Marziale: vd. G. Pasquali, Preghiera, SIFC 22,
1947, p. 261; Storia della tradizione e critica del testo, Firenze 19522, p. XXI.
101
Vd., ad es., Citroni, p. XLIII; Reeve 1983, p. 243 sg. Un riesame di molte delle varianti
selezionate da Lindsay stato recentemente condotto da Di Giovine 2002, che, pur
evitando di parlare di varianti dautore, ritiene alcune lezioni, in genere trascurate dagli
editori, conformi allusus linguistico e stilistico di Marziale. Le analisi di Di Giovine che
riguardano epigrammi di questo libro sono discusse nel commento: vd. le nn. a 27, 1; 72, 3;
86, 3. Per alcune varianti si pu senzaltro pensare ad unorigine tardoantica (sullargomento
Schmid 1984): vd. le nn. a 24, 2; 31, 2.
102
Scutoque , scipioque ; venetoque, accolto dalla maggioranza degli editori, il testo
della prima famiglia, rappresentata da T.
98

76

Alessandro Fusi

p. 14 ha visto una corruzione di Scorpoque103, lezione che apparterrebbe


alla prima edizione del libro, sostituita, in seguito alla morte dellauriga
Scorpo104, nella seconda edizione. Lipotesi stata guardata con favore da
H. Emonds105 e da Pasquali 1934, p. 420, contestata da Heraeus 1925, p.
319106. Shackleton Bailey, in modo ancor pi radicale, ha accolto nel testo
Scorpoque, senza prendere in considerazione lidea che si tratti di variante
dautore107. Lipotesi di Lindsay, anche se suggestiva, non ha condotto
a conclusioni persuasive: soprattutto non si vede il motivo per il quale
Marziale avrebbe sentito la necessit di sostituire il nome del defunto
Scorpo in X 48, 23, mentre non si sarebbe preoccupato affatto di lasciarlo,
nello stesso libro, in un contesto tuttaltro che celebrativo108.
In conclusione si pu affermare che ad oggi lipotesi di varianti
dautore in Marziale non stata suffragata da nessun esempio che possa
essere considerato, con un relativo margine di probabilit, persuasivo109.
Gli editori successivi si sono basati sostanzialmente sullapparato di
Scorpoque aveva congetturato gi Gruter (1602).
Compianta da Marziale in X 50 e 53.
105
Zweite Auage im Altertum, Leipzig 1941, p. 357 sg.
106
Una posizione originale espressa da Schmid 1984, p. 406 sgg. che sostiene la genuinit
di scutoque.
107
Sullipotesi di varianti dautore lo studioso si esprime con la consueta nettezza: trium
recensionum lectiones varias ad poetam non redire ex ipsarum natura certo certius est (SB1,
p. VII).
108
X 74, 2-6 quam diu salutator / anteambulones et togatulos inter / centum merebor
plumbeos die toto, / cum Scorpus una quindecim graves hora / ferventis auri victor auferat
saccos? Per un approfondito esame della questione vd. C. Di Giovine, Per il testo e lesegesi
di Marziale 10, 48, 18-24, RFIC 128, 2000, p. 460 sgg., il quale, pur sostenendo il testo
della prima famiglia, guarda con un certo favore allipotesi di Lindsay. Sullargomento mi
propongo di tornare prossimamente.
109
Per quanto riguarda gli epigrammi di questo libro, Lindsay 1903, pp. 22-24 mostrava
di considerare come possibili varianti dautore quelle di 13, 1 e di 27, 1; collocava inoltre
tra le varianti per cui la scelta estremamente incerta le seguenti: 16, 5 lusisti corio T :
lusisti satis est ; 44, 13 non licet natare T : non sinis natare ; 63, 6 modos : choros ;
68, 4 videre viros T : videre mares ; 91, 9 qui parte iacebat
: cum parte iaceret T. Su
questi passi si vedano le relative nn. Sulla questione delle (presunte) varianti dautore nei
testi antichi sono fondamentali le riessioni di S. Mariotti, Varianti dautore e varianti di
trasmissione, in La critica del testo. Problemi di metodo ed esperienze di lavoro, Atti del
Convegno di Lecce, 22-26 ottobre 1984, Roma 1985, pp. 97-111 (ora anche in S. Mariotti,
Scritti di lologia classica, Roma 2000, pp. 551-563).
103
104

Introduzione

77

Lindsay, tralasciando ogni investigazione sulla tradizione110. Una nuova


collazione dei manoscritti principali stata compiuta da Mario Citroni per
la sua pregevole edizione commentata del I libro (1975) e, di recente, da
Alberto Canobbio per il gruppo di epigrammi appartenenti al ciclo del
libro V sulla restaurazione domizianea della Lex Roscia theatralis, oggetto
del suo approfondito studio111. Il riesame di Citroni non ha condotto
a sostanziali novit nella costituzione del testo112, come egli stesso
riconosce113; esso ha consentito tuttavia in pi punti di chiarire leffettivo
status della tradizione con un apparato che registra sistematicamente le
varianti dei codici principali114 (sui criteri, analoghi a quelli di Citroni,
adottati nella presente edizione vd. 8).

110
Vd. Citroni, p. XLII sg. Il solo Heraeus, pur servendosi per lo pi delle collazioni gi
utilizzate da Lindsay, pot usare anche quelle apprestate da Thiele, morto prematuramente
quando aveva appena iniziato lopera di edizione per la Bibliotheca Teubneriana (vd.
Heraeus, p. VIII). Lo studioso tedesco per corregge soltanto qualche piccolo errore delle
edizioni precedenti, attenendosi per il resto a un criterio ancor pi selettivo di quello di
Lindsay nella costituzione dellapparato.
111
Canobbio 2002; si tratta di V 8; 14; 23; 25; 27; 35; 38; 41, di cui lo studioso presenta
anche un ricco commento perpetuo. Il progetto di Canobbio di condurre a termine
ledizione commentata dellintero libro V (vd. Canobbio 2002, p. 9). I restanti commenti a
singoli libri, la cui pubblicazione si notevolmente inttita nel corso dellultimo decennio,
non contengono ledizione critica del testo, limitandosi a una discussione delle varianti
desunte dagli apparati di Lindsay o Shackleton Bailey. Lunica eccezione costituita da
Schffel, che propone un apparato non frutto di un riesame personale, ma basato su
diverse edizioni critiche a partire da quella di Schneidewin. Una via diversa quella tentata
dal recente commento al libro X di Damschen-Heil, frutto in realt della collaborazione di
diversi studiosi, che presenta unappendice critica in cui sono discussi i problemi testuali.
112
Tralascio quello di Canobbio per lesiguo numero di epigrammi oggetto dello studio, che
non consente valutazioni pi ampie.
113
Citroni, p. LXXIV; lo scetticismo sulle novit testuali che potrebbero emergere da un
completo riesame della tradizione traspare dalle parole di Reeve 1983, p. 243: A thorough
study of the tradition, however rewarding, would hardly benet editors.
114
Appare dunque eccessivo il sarcasmo mostrato nei confronti del lavoro di Citroni dal pi
recente editore di Marziale, D.R. Shackleton Bailey, il quale, come noto, tralascia nelle sue
edizioni laspetto della recensio, afdandosi agli apparati esistenti: In primi libri editione
(1975) M. Citroni singulorum ex
familiis codicum discrepantias accuratius protulit;
qua diligentia hoc tamen profectum est, ut posteriores ne litus ararent moneri possent
(SB1, p. XI). La necessit di condurre unedizione critica di Marziale secondo i criteri indicati
da Citroni invece ribadita da Parroni 1993, p. 57.

78

Alessandro Fusi

La tradizione medievale
I codici medievali sono suddivisi in tre famiglie, la cui origine risale
presumibilmente alla tarda antichit115:
La prima famiglia
Comprende soltanto due orilegi di origine francese di IX secolo
(T R), che si integrano a vicenda116 e contengono circa due terzi degli
epigrammi117. lunica fra le tre a conservare il Liber de spectaculis118.
Caratteristica peculiare di questa famiglia la sostituzione dei termini
osceni con eufemismi, operazione di censura riconducibile a un ambiente
monastico119. Il suo testo in genere migliore di quello delle altre due
115
Almeno per la seconda famiglia lorigine tardoantica assicurata dalle sottoscrizioni
presenti in tutti i codici (su cui vd. infra). evidente che lassenza di un archetipo inteso
come progenitore della nostra tradizione non consente di utilizzare il criterio meccanico
dellaccordo di due famiglie contro una per la costituzione del testo. Ne offre conferma
lalto numero di lezioni tramandate da una sola famiglia contro laccordo delle altre due:
vd. lelenco in SB1, pp. VIII-X.
116
Come osservato da Carratello 1974, p. 145. Quanto ai rapporti tra i due codici, per
Knoche 1940, p. 262 sg. n. 4 R sarebbe stato scritto poco dopo T, nello stesso scriptorium,
ma le pi attendibili datazioni dei due codici smentiscono questa ipotesi e L. Zurli (I codici
T ed R di Marziale, RFIC 129, 2001, pp. 51-56) ha sostenuto, con buone ragioni, che
T integri intenzionalmente gli epigrammi tralasciati da R non solo nel De spectaculis, ma
anche nei libri I-XII e negli Xenia (a partire da XIII 74 T trascrive tutti i distici, senza
curarsi del fatto che siano o meno in R).
117
Un terzo codice, il Vindobonensis Lat. 277 del IX sec. (H), contiene di Marziale soltanto
epigr. 18, 5 sg.; 19-30; I 3; 4, 1 sg. ed pertanto inutilizzabile per il libro terzo (sul codice
vd. Citroni, p. XLV sg.). La relazione tra H e T, affrontata dagli editori dei testi che vi sono
trditi, tuttora oggetto di discussione: vd. J. Richmond, The Relationship of Vindob. 277
and Paris. Lat. 8071, Philologus 142, 1998, pp. 80-93 con una rassegna delle ipotesi e
bibliograa. Per Lindsay, [p. IV sg.] T copia di H.
118
La presenza del libro nei codici di altre famiglie dovuta a contaminazione, operata
almeno dal XIV sec. Sullargomento e sulla tradizione del De spectaculis vd. Reeve 1980,
p. 193 sgg. e la prefazione delledizione di Carratello (M. Valerii Martialis Epigrammaton
liber, Introduzione e testo critico di U. C., Roma 1981, rist. delled. del 1980, p. 20 sgg.).
119
Lindsay 1903 pensava ad unedizione tardoantica in usum elegantiorum; spetta a Housman 1925, p. 202 (= Class. Pap., p. 1003) il merito di aver ricondotto tali sostituzioni a
mere monkish horror of women; a dimostrarlo in modo sicuro il fatto che termini
volgari come, ad es., mentula, culus, fellare / fellator siano trascritti senza alcun problema,

Introduzione

79

famiglie120; non tuttavia esente da interpolazioni121.


T = Parisinus Lat. 8071 (Thuaneus), saec. IX3/4. Il codice stato attribuito
a unarea francese localizzabile tra Parigi e Auxerre, ma tendenzialmente
verso Auxerre (Bischoff) o a Fleury.
Catalogus codicum latinorum Bibliothecae Regiae, III 4, Paris 1744, p. 424 sg.; Citroni, pp.
XLVI-XLVIII; B. Munk Olsen, Les classiques latins dan les orilges mdivaux antrieurs au
XIIIe sicle, RHT 10, 1980, p. 132 sg.; C. Vecce, Iacopo Sannazaro in Francia, Padova
1988, pp. 93-109; B. Bischoff, lettera a C. Villa apud Vecce, p. 95 n. 2; M. Mostert, The
library of Fleury. A provisional list of manuscripts, Hilversun 1989, p. 223.

R = Leidensis Vossianus Lat. Q 86, a. 850 circ. (Wilmart e Bischoff). Di


provenienza francese: lo assegnano a Fleury Rand e Knoche; a Tours
Wilmart e Reeve.
Citroni, pp. XLVIII-L; de Meyier, II, pp. 197-204.; B. Bischoff apud de Meyier, II, p. 197; A.
Wilmart, Codices Reginenses Latini, II, Citt del Vaticano 1945, p. 245; E.K. Rand, A Vade
Mecum of Liberal Culture in a Manuscript of Fleury, PhQ 1, 1922, p. 258 sgg.; Knoche
1940, p. 262 sg.; Reeve 1983, p. 240 n. 14.

La seconda famiglia
Discende da un esemplare emendato da Torquato Gennadio122 nel 401
mentre la sostituzione limitata a cunnus (con il suo composto cunnilingus) e a futuere
(con i suoi derivati fututor e fututrix); sullargomento si veda ora lapprofondito studio di
Mastandrea 1996.
120
Spesso infatti conserva la lezione genuina contro le altre due: in questo libro cfr. 24, 2
focis T: sacris ; 32, 1 quaeris R: quereris ; 60, 1 vocer T: vocor ; 65, 8 nardo passa
T: nardo sparsa nardos parta ; 68, 1 huc T: hoc
; 80, 1 loqueris T: quereris
; 85,
3 tibi T: tua ; 86, 3 spectas et casta T: spectas tu casta si spectas casta . Per altri casi
vd. SB1, pp. VIII-X.
121
In questo libro cfr. 31, 2 urbanique] Albanique T; 91, 12 cervo] puero T. Sullargomento
vd. Schmid 1984.
122
Il personaggio non pu essere identicato (con Friedlaender, I, p. 69; O. Seeck, in RE
VII 1173, 56-63) con il Torquato Gennadio che nel 396 ricopriva la carica di praefectus
Augustalis dEgitto e che fu proconsole dAcaia: la sua opera di emendatio un esercizio
propedeutico quale quello, compiuto sei anni prima nella stessa scuola di retorica, da
Crispo Sallustio sul testo di Apuleio. Tale attivit pu essere attribuita solo a uno studente,
forse glio del magistrato omonimo, il quale certo non avrebbe omesso di menzionare
nelle sottoscrizioni i prestigiosi titoli onorici acquisiti nella carriera politica (vd. Lindsay

80

Alessandro Fusi

d.C. a Roma nel Foro di Augusto, come risulta dalle subscriptiones presenti,
con lievi varianti, in tutti i codici123. Essa comprende un manoscritto di XII
secolo (L), valorizzato da Lindsay124, che per primo lo utilizz nella sua
edizione, e tre codici di et rinascimentale (P Q f). Gli errori presenti nei
quattro riconducono a un archetipo in beneventana125. Il testo recato da
questa famiglia viene considerato meno attendibile di quello della prima,
ma pi di quello della terza. Friedrich 1909, pp. 88-117 ha notato una
tendenza a normalizzare il testo sulla base di passi analoghi.
L = Berolinensis (olim Lucensis) Lat. fol. 612, saec. XII. Apparteneva
alla biblioteca del Monastero di S. Maria Corteorlandini di Lucca e fu
acquistato poco prima del 1900 dalla Biblioteca di Berlino. Fu riscoperto
e valorizzato da Lindsay.
Citroni, p. L sg.; Lindsay 1901, pp. 413-420; A. Mancini, SIFC 8, 1900, p. 124; collazione
in Lindsay 1903, pp. 65-118.

P = Vaticanus Palatinus Lat. 1696, saec. XV. Schneidewin1, p. XLIII sgg. ha


sostenuto che il codice sia da identicare con il Palatino utilizzato da Gruter
(1602). Lipotesi, contestata da Gilbert 1883, p. 16 sg. e da Friedlaender, I,
p. 78 sg., ha trovato conferma dallo studio di Malein 1900, pp. 1-16.
Citroni, p. LI; Malein 1900, pp. 1-38; E. Pellegrin et al., Les manuscrits classiques latins de
la Bibliothque Vaticane, II 2, Paris 1982, p. 357 sg.

Q = Londiniensis Musei Britannici Arondellianus 136, saec. XV2/3. Presenta


numerose correzioni, parte di prima mano, parte di mani successive, e
1903, p. 2; Pecere 1986, p. 34).
123
Una formula breve ed essenziale si ripete nei primi dodici libri (per il testo vd. Lindsay
1903, pp. 2 sgg.; 119 sg.). Segnava certo una cesura nellopera di emendatio di Gennadio
la sottoscrizione lunga tramandata dopo il terzo epigramma degli Xenia: Emendavi ego
Torquatus Gennadius in foro divi Augusti Martis consulatu Vincentii et Fraguitii virorum
clarissimorum feliciter. Sulle subscriptiones tardoantiche di testi latini fondamentali gli
studi di O. Pecere: vd. specialmente Pecere 1986 (p. 34 sgg. sulla subscriptio gennadiana);
inoltre La subscriptio di Statilio Massimo e la tradizione delle Agrarie di Cicerone, IMU
25, 1982, pp. 73-123; Esemplari con subscriptiones e tradizione dei testi latini. LApuleio
Laur. 68, 2, in Il libro e il testo. Atti del convegno internazionale, Urbino 20-23 settembre
1982, a c. di C. Questa e R. Raffaelli, Urbino 1984, pp. 111-137.
124
Lindsay 1901, pp. 413-420.
125
Lindsay 1901, p. 416 sg.; Reeve 1983, p. 240.

Introduzione

81

molte note marginali, aggiunte di versi o epigrammi omessi dal capostipite


della famiglia. Le correzioni recenti derivano da un testo umanistico.
Citroni, p. LI sg.; Friedlaender, I, p. 79 sgg.; Lindsay 1900-1901, pp. 353-355; 44-46.

f = Florentinus Bibliothecae Laurentianae XXXV, 39, saec. XV3/4. Scritto


dallumanista orentino G.A. Vespucci (A. de la Mare). Le correzioni della
seconda mano (f), spesso nellinterlinea, talora in margine, sono desunte
da un testo umanistico.
Citroni, p. LII sg.; Lindsay 1902, p. 315 sg.; Lindsay, [p. X]; Bandini, II, cc. 219-221; A. de la
Mare, The handwriting of Italian humanists, I, Oxford 1973, p. 125.

I rapporti tra i codici della famiglia sono stati illustrati da Lindsay


1901, p. 415 sg.: certamente nessuno dei quattro copia di uno degli
altri. Il codice pi importante della famiglia L, non solo perch il pi
vicino cronologicamente allarchetipo, ma anche perch lunico esente
da contaminazione. Spesso concordano in errore PQ che certamente
risalgono a un esemplare comune126; ne offrono conferma i seguenti
esempi tratti dal libro terzo:
2, 11 cocco] cocco Lf croco P croceo Q; 12, 4 cenat] cenat Lf tentat PQ; 16, 2 sica
rapit] sica rapit Lf sicca rapit PQ; 25, 4 Neronianas] neronianas Lf neronicanas P
neronicanat Q; 36 tit. ad fabrianum sterilem amicum f (fabianum f) ad fabiam s.
a. L de mechanico PQ (ad 35 pertinens); 43 tit. ad l(a)etinum qui caput tingebat Lf
ad l(a)etinum PQ; 44, 3 circa] circa Lf cura PQ; 46, 6 ingenuumque] ingenuumque
Lf ingeniumque PQ; 47, 8 porrum] porrum Lf possum PQ; 54, 1 possim] possim
Lf possum PQ; 58, 17 Rhodias] rhodias Lf rhadias PQ; 58, 37 fetum] fetum Lf
vetus PQ; 73, 4 credere te] credere te Lf te credere PQ; 76, 4 Hecaben] (h)ecaben
Lf hecuben P echuben Q; 85, 1 abscidere] abscidere Lf abscindere PQ; 86, 4 mimis]
mimis Lf minus PQ; 91, 9 iacebat] iacebat Lf latebat PQ; 93, 19 virumque] virumque
Lf visumque PQ (vir- Q).

Tra i due certamente P reca in forma pi fedele il testo gennadiano,


anche se non mancano correzioni desunte dal testo umanistico. Q
presenta un numero molto pi elevato di interventi dovuti a congettura
e a contaminazione. Anche lantigrafo di f conteneva gi varianti dovute
a contaminazione e inserzioni, ma il codice riporta spesso il testo genna126

Come rilevato da Lindsay 1900, p. 354; Id., [p. IX]; Citroni, p. LV sg.

82

Alessandro Fusi

diano127. Per la ricostruzione del testo dellarchetipo della famiglia in


genere sufciente laccordo di L con un altro testimone della famiglia,
oppure, se non c tale accordo, la lezione del solo L o degli altri tre contro
L.
La terza famiglia
Comprende numerosi manoscritti. Larchetipo di questa famiglia
potrebbe essere stato un manoscritto in minuscola carolina128. Heraeus
1925, pp. 314-336 ravvisa nei codici della famiglia un certo numero di
glosse penetrate nel testo; errori spiegabili come tentativi congetturali
di sanare luoghi corrotti; la tendenza a scambiare le preposizioni nei
composti. Contiene alcune lacune (X 56, 7-72; 87, 20-91, 2). Numerosi
errori derivano da banalizzazione o normalizzazione129. I codici pi antichi
e autorevoli sono tre esemplari di origine francese del IX secolo (E X V),
cui si aggiunge un codice dellarea tedesca dellXI secolo (A).
E = Edinburgensis, National Library of Scotland, Adv. Ms. 18, 3, 1, saec.
IX2. il codice pi autorevole della famiglia, il pi aderente allarchetipo
(vd. gli esempi infra).
Citroni, p. LVII; collazione in Lindsay 1903, pp. 65-118; I.C. Cunningham, Latin Classical
Manuscripts in the National Library of Scotland, Scriptorium 27, 1973, p. 69 sg.

A = Leidensis Vossianus Lat. O 56130, saec. XI-XII1. Una mano di poco


Vd. Lindsay 1902, p. 315 sg.
Lindsay [p. XI sg.]; Reeve 1983, p. 239 n. 5.
129
In questo libro cfr. 2, 12 vindice : iudice ; 13, 1 pisces T: piscem pisces leporem ;
pullos T : mullos ; 22, 3 ferre : ferres ; 25, 4 is : hic ; 27, 1 venias cum saepe R :
cum sis prior ipse ; 42, 4 creditur esse malum T : creditur esse nefas (cfr. 72, 2 nescio
quod magnum suspicor esse nefas); 44, 13 non licet natare T : non sinis natare (vv. 12
sonas; 14 tenes); 47, 15 urbem : Romam ; 60, 4 sugitur T : sumitur (vv. 3 sumis; 5
sumo); 72, 2 nescio quod magnum suspicor esse nefas T : n. q. maius s. e. n. (cfr. 42, 4
quod tegitur maius creditur esse malum); 73, 2 Phoebe : Galle ; 80, 1 de nullo loqueris
T: de nullo quereris ; 82, 18 ipse : ille ; 91, 9 exciduntque senem : exciditque senem
(v. 8 continuo ferrum noxia turba rapit); 99, 3 ludere T : laedere (v. 2 laesa).
130
Il codice erroneamente indicato come Voss. Q 56 nelledizione di Lindsay e nelle
successive. Nonostante la precisazione di Citroni, p. LVII n. 46, lerrore ricorre ancora in
SB e in alcuni commenti (Kay; Leary1; Grewing; Henriksn; Schffel; Damschen-Heil). Un
127
128

Introduzione

83

pi tarda ha corretto il testo in diversi luoghi. Il manoscritto presenta la


trasposizione di III 22-63, 4 dopo V 67, 5, presente, in forma identica o
molto simile, in altri manoscritti seriori della terza famiglia131: Guelferbytanus
Gudianus 157, saec. XII (G, probabilmente copia di A: vd. pp. 86-88); Ambrosianus H 39 sup., saec. XI-XII (non utilizzato nella presente edizione);
Londiniensis Harleianus 2700, saec. XII (h); Cantabrigiensis, Corpus Christi
College 236, saec. XIII (c); Florentinus Bibliothecae Laurentianae XXXV,
38, saec. XV (F). Per Lindsay, [p. XI n. 2] la trasposizione sarebbe dovuta
allo spostamento di un quaternione nellarchetipo della famiglia, vericatosi
dopo che ne erano stati copiati EXV132.
Citroni, p. LVII sg.; de Meyier, III, p. 102 sg.

X = Parisinus Lat. 8067 (Puteaneus), saec. IX3/4. Scritto forse a Corbie. Tra
i manoscritti pi importanti della famiglia quello che presenta il numero
pi elevato di interventi congetturali (per alcuni esempi vd. p. 84).
Citroni, p. LVIII; B.L. Ullman, A list of classical manuscripts (in an eight century codex)
perhaps from Corbie, Scriptorium 8, 1954, p. 27; B. Bischoff, Hadoard und die
Klassikerhandschriften aus Corbie, in Mittelalterliche Studien. Ausgewhlte Aufstze zur
Schriftkunde und Literaturgeschichte, I, Stuttgart 1966, pp. 55-63.

V = Vaticanus Lat. 3294, saec. IX2/3. Di provenienza francese (Auxerre


per Bischoff). Appartenuto prima a Francesco Sassetti e poi a Taddeo
Ugoleto, cui sono ascrivibili le correzioni in inchiostro rosso. Fu utilizzato
da Poliziano, che lo cita in Misc. I 23. Pass in seguito alla biblioteca di
Fulvio Orsini.
Citroni, p. LVIII; Parroni 19792, pp. 84-87; A. de la Mare, The Library of Francesco Sassetti
(1421-90), in C.H. Clough (ed.), Cultural Aspects of the Italian Renaissance. Essays in
Honour of P.O. Kristeller, Manchester 1976, pp. 162; 187; B. Bischoff apud de la Mare, p.
187 n. 72; [J. Ruysschaert] Survie des classiques latins, Bibliothque Apostolique Vaticane
1973, p. 35 nr. 67.

errore analogo riguarda il Voss. Lat. Q 89 (C), per il quale vd. p. 86 n. 135.
131
Nonch nei testimoni discendenti dal Florilegium Gallicum (per i quali vd. p. 95 n. 151)
e nelle prime edizioni a stampa (per le quali vd. p. 93 sg.).
132
Il fatto che il passo trasposto comprenda 304 righe veniva valutato da Lindsay 1903
Addendum, come una prova che larchetipo della terza famiglia avesse 19 righe a pagina
(e non 20).

84

Alessandro Fusi

Questi quattro manoscritti consentono di ricostruire con sicurezza


larchetipo della famiglia. Per quanto riguarda i rapporti tra i codici, certo che
nessuno sia copia di uno degli altri. EA sono i pi scrupolosi nel riprodurre
larchetipo e, tra i due, certamente E si mostra il pi fedele allantigrafo,
come si pu osservare dagli esempi raccolti da Lindsay, [p. XII sg.]:
XI 70, 3 rudesve querellae] rudesveque pelle E rudesve puellae X rudesque puellae A;
X 11, 7 donavit Orestae] donavitur esse E donabitur esse X donabit esse A133.

La sostanziale aderenza di EA al testo dellarchetipo si pu vedere


chiaramente, laddove essi tramandano un testo ametrico o palesemente
errato, mentre V e, in misura maggiore, X presentano vari interventi di
natura congetturale:
4, 5 cur absim quaeret breviter tu multa fatere] cur absim quae breviter quaeret tu
multa fatere EA cur absim breviter quaeret tu multa fatere XV; 4, 7 quando venit dicet
tu respondeto poeta] quando veniae dicit tu responde poetae EA quando si veniet
dicit responde poeta X et quando veniet dicens responde poetae V; 4, 8 citharoedus]
citharoedis EAV citharoedus X; 12, 2 here] heres EAV here X; 13, 1 dum non vis
pisces dum non vis carpere pullos] dum non vis pisces leporem dum non vis carpere
mullos EA dum non vis pisces leporem dum carpere non vis mullos V dum pisces
leporem dum non vis carpere mullos X; 14, 1 esuritor Tuccius] esurit orto cocius EA
esurit orco cocius V esuritor tuccius X; 24, 8 colla premitque manu] manu premitque
colla EA colla manuque premit V colla premitque manu X; 32, 2 non vetula es] non
tula es EAV non vetula es X; 38, 12 pallet] pallet et EA pallet XV; 42, 3 simpliciter]
simplici uter EA simpliciter XV; 44, 10 stanti] tanti EA tantae V stanti X; 46, 5
umbone repellet] umbo repellet EA quos umbo repellet V umbone repellet X; 48, 2
pauperis Olus habet] paupe tu solus habet EA pauper tu solus habet V pauperis olus
habet X; 50, 5 perlegitur dum] perge tordum EAV porrigitur dum X; 50, 6 tertius]
testius EA tertius XV; 52, 3 potes] potest EA potes XV; 53, 3 natibusque] natibus EAV
natibusque X; 58, 13 pavones] paones EA pavones XV; 58, 23 festos lucet ad lares]
festo lucet ad lare EAV festos lucet ad lares X; 61, 2 si nil Cinna petis] si nihil cinna
petis EA si nil cinna petis EAXV; 68, 7 sed aperte] per te EAX per te nunc V; 75,
6 sollicitata Venus] sollicita venus EA sollicitata venus XV; 77, 4 tibi Phasis] tiphasis
EAV tibi phasis X; 82, 5 iacet] iacetque EAX iacet V; 83, 2 potui brevius] potuit ore tuis
EAX potuere tuis V; 88, 1 diversa sed] diversi sed EAX diversa sed X.

XV condividono un elevato numero di errori assenti in EA. Tali


Manca in questi esempi il testo di V, la cui conoscenza da parte di Lindsay insufciente
e per lo pi derivata da Malein 1900: vd. Lindsay, [p. XIV].
133

Introduzione

85

corruttele consentono di affermare con sicurezza la loro discendenza da


un esemplare comune; ai casi riportati da Citroni, p. LXI per il primo libro,
si possono aggiungere questi esempi del terzo libro:
1, 1 id est] id est EA est XV; 1, 6 liber] liber EA libor XV; 2, 4 cordylas] cordylas (-di-)
EA cordydas (-di-) XV; 14, 4 a ponte] a ponte EA ad ponte X ad pontem V; 20, 2
tradit] tradit EA tradidit XV; 20, 9 tinctos Attico] tinctos attico EA tinctos ant(h)ioco
XV; 22, 1 trecenties] trecenties EA trecentias XV; 36 tit. ad fabianum sterilem amicum
EA ad fabinianum sterilem amicum XV; 38, 2 speras] speras EA superas XV; 40 tit.
de phiola EA ad phiola XV; 41, 2 quas] quas EA quis XV; 46, 4 lecticam] lecticam
EA lectica XV; 58, 7 testa] testa EA testas XV (testes X); 63, 5 Nili] nili EA lini XV;
82, 19 lambentis] lambentes EA labentes XV; 82, 20 partitur] partitur EA parcitur V
pascitur X; 91, 2 cum grege] cum grege EA congrege XV; 93, 4 cum geras] cum geras
EA congeras XV; 99, 4 iugulare] iugulare EA vigilare XV.

Per quanto riguarda A, di cui sopra si evidenziata una sostanziale


aderenza al testo dellarchetipo, esso tramanda in alcuni casi da solo la
lezione corretta contro lerrore di EXV:
32, 4 nondum erit illa canis, nondum erit illa lapis] erit (alt.) A erat EXV; 47, 12 faba]
faba A fabo EXV; 58, 11 prurit] prurit A purit EX furit V; 75, 3 bulbique] bulbique
A bullique EXV.

Questi esempi si aggiungono a quelli gi segnalati da Citroni, p. LXI sg.,


tra i quali i casi pi signicativi sono:
I 66, 7 pater chartae] pater chartae A partae EXV; 66, 8 inhorruit] inhorruit A
horruit EXV.

Citroni considera poco probabile la possibilit che in questi casi la


lezione corretta di A sia frutto di congettura e prospetta, in via del tutto
ipotetica, leventualit che A possa derivare dallarchetipo per una via diversa,
indipendente, mentre E e il codice da cui dipendono X e V risalirebbero a
un esemplare comune. In effetti, se si ammette lipotesi di congettura di A,
si tratterebbe, almeno per il caso di I 66, 7, di un intervento tuttaltro che
semplice, ma soltanto attraverso un esame sistematico condotto su tutti i
libri che si potranno trarre conclusioni denitive sulla questione134.
Anche lipotesi di contaminazione, prospettata con cautela da Citroni, p. LXII sg. (vd.
anche Canobbio 2002, p. 67), si fonda, per il momento, su un numero troppo limitato di

134

86

Alessandro Fusi

Da quanto osservato si pu concludere che per la ricostruzione


dellarchetipo della famiglia sufciente laccordo di EA, oppure, laddove
questo non vi sia, quello di uno tra i due con XV. Ai principali codici della
famiglia se ne aggiungono tre pi recenti utilizzati da Lindsay e Citroni:
G = Guelferbytanus Gudianus Lat. 157, saec. XII. Presenta, come A (vd.
p. 82 sg.), la trasposizione di III 22, 1-63, 4 dopo V 67, 5.
Citroni, p. LXIII; O. v. Heinemann, Die Handschriften der Herzoglichen Bibliothek zu
Wolfenbttel, 4 Abt., Wolfenbttel 1913, p. 171.

B = Leidensis Vossianus Lat. Q 121, saec. XI-XII1. Una mano coeva ha


annotato alcune varianti interlineari e corretto il testo.
Citroni, p. LXIII; de Meyier, II, p. 265 sg.

C = Leidensis Vossianus Lat. Q 89135, saec. XIII1. Fu utilizzato da Scriverius,


che ha lasciato unannotazione a VIII 28 nel margine inferiore del f. 51r.
Citroni, p. LXIII sg.; de Meyier, II, p. 207 sg.

Per quanto riguarda la posizione stemmatica dei tre manoscritti,


Lindsay, [p. XV] ha segnalato alcuni chiari errori congiuntivi che inducono
a postulare la dipendenza di G da A, di B da V, di C da X136. La collazione
da me effettuata del libro terzo fornisce ulteriori elementi per corroborare
lipotesi di Lindsay. Per quanto riguarda B la sua derivazione diretta da V
pressoch sicura: esso infatti riproduce quasi tutti gli errori singolari di V; i
pochi casi divergenti sono facilmente spiegabili come tentativi congetturali
o errori singolari di B137. Alcuni esempi particolarmente evidenti:
4, 7 quando venit dicet tu respondeto poeta] et quando veniet dicens responde poetae
VB quando veniae dicit tu responde poetae EA si quando veniet dicit responde poeta
casi. Sembrano per deporre a sfavore della contaminazione i numerosi casi in cui EA
trascrivono un testo privo di senso o ametrico (vd. gli esempi citati a p. 84).
135
Il codice indicato come Voss. F 89 nelledizione di Lindsay e nelle successive. Lerrore
ricorre ancora, nonostante la precisazione di Citroni, p. LVII n. 46, in SB e in alcuni commenti
(Kay; Leary1; Grewing; Schffel; Damschen-Heil).
136
Per quanto riguarda VB gli esempi sono tratti da Malein 1900, p. 45, da cui, come detto,
sembra dipendere sostanzialmente la conoscenza di V da parte di Lindsay.
137
Alle medesime conclusioni conduce la collazione del primo libro di Citroni (p. LXIV).

Introduzione

87

X; 6, 1 numeratur] narratur VB numeratur EAX; 11, 3 pro Laide Thaida dixi] pro
thaide thaida dixit VB pro laide thaida dixit EAX; 13, 1 dum non vis carpere pullos]
dum carpere non vis mullos VB dum non vis carpere mullos EAX; 23, 1 omnia cum
retro pueris obsonia tradas] omnia cum pueris tu retro obsonia tractes VB omnia
cum pueris retro obsonia tractas EAX; 32, 2 et vetulam sed tu mortua non vetula es]
et vetulam non tu mortua non tula es VB et vetulam sed tu mortua non tula es EA
et vetulam sed tu mortua non vetula es X; 34 tit. de mechanico VB (ad 35 pertinens)
ad chionen EX ad chionem A; 38, 14 si bonus es casu] si casu bonus es VB si bonus
casu EA si bonus et casu E si bonus es casu X; 41, 3 esse tibi magnus Telesine videris
amicus] esse tibi lete si magnus vivis amicus VB esse tibi laete si magnus viveris amicus
EX esse tibi laeti magnus viveris amicus A; 46, 5 umbone] quos umbo VB umbo EA
tuus umbo A umbone X; 58, 11 prurit] furit VB purit EX prurit A; 68, 7 sed aperte]
per te nunc VB per te EAX; 83, 2 potui brevius] potuere tuis VB potuit ore tuis EAX;
94, 1 coctum leporem] leporem coctum VB coctum leporem EAX; 96, 3 prendero
Gargili] praetendere garrili VB praetendero garrili BV prendere gargili EAX.

Per ci che riguarda i rapporti tra AG e XC la derivazione, diretta o


indiretta, , secondo Citroni, molto pi incerta: essi presentano infatti tanti
errori e tante interpolazioni che sarebbe quasi impossibile distinguere,
caso per caso, lascendenza stemmatica delle loro lezioni (Citroni, p.
LXIV). Tuttavia, nonostante lelevato numero di lezioni dovute a interventi
congetturali o a contaminazione presente in questi codici138, la collazione
del terzo libro sembra condurre a una conferma dellipotesi di Lindsay di
derivazione diretta di G da A e di C da X: per la dipendenza di G da A
costituiscono elementi signicativi la trasposizione di III 22, 1-63, 4 dopo
V 67, 5 e lomissione dellepigr. 37 (aggiunto da G); inoltre un numero
cospicuo di errori comuni, alcuni dei quali signicativi:
14, 1 esuritor Tuccius] esurit ortococius EAG esurit orco cocius V esuritor tuccius X;
17, 1 diu mensis scribilita secundis] dimensis scribit ita secundus AG dimensis scripsit
ita secundus E dimensis scribit ita secundis XV; 20, 15 Titine] petine AVG pertine E
petitne X; 24, 8 colla premitque manu] colla manuque premit AVG manu premitque
colla EA colla premitque manu X; 27, 3 vitium est] fuit dum AG fuit dum est EXV;
27, 4 et mihi cor non est et tibi Galle pudor] et mihi cor non est tibi galle pudor EAG
et mihi cor non est nec tibi galle pudor AV et mihi cor non est et tibi galle pudor
EX; 35, 2 pisces aspicis] respicis aspicis EAG v.l. respices aspicis XV; 41, 3 esse tibi
magnus, Telesine, videris amicus] esse tibi thelesi magnus viveris amicus AG esse tibi
laete si magnus viveris amicus EX esse tibi laete si magnus vivis amicus V; 42, 3 pateat]
puteat AG pateat EAXVG; 46, 5 umbone] tuus umbo AG umbo EA umbone X
138

Schneidewin1, p. LXXIV denisce C antesignanus librorum recentiorum.

88

Alessandro Fusi
quos umbo V; 46, 6 ingenuumque latus] ingeniumque latos AG ingenuumque latus
XV ingenuumque latos E; 47, 15 immo rus] immoros A inmoros G immo rus EXV;
58, 7 multa fragrat testa] multos f. testa AG multas f. testa E multas f. testas XV; 58,
15 Numidicaeque] numicideque AG numidicaeque EXV; 58, 47 furem] euremque
AG eurem EXV; 58, 50 pullos] pullus AG pullos EXV; 63, 11 amet] amat AG amet
EXV; 68, 7 schemate] semate AG scemate EXV; 72 tit. ad saufelam AG ad saufeiam
EXV; 91, 5 steriles] sceriles EAG steriles XV; 93, 7 corcodilus] cocodrillus AG
corcodrillus E crocodrillus X crocodillus V; 93, 20 si Sattiae] si satire AG si saciare
E si satiare XV.

Per la dipendenza di C da X agli esempi di Lindsay, [p.


aggiungere:

XV]

si possono

2, 4 cordylas] cordidas XVC cordylas EA; 13, 1 dum non vis pisces dum non vis
carpere pullos] dum pisces leporem dum non vis carpere mullos XC dum non vis
pisces leporem dum non vis carpere mullos EA dum non vis pisces leporem dum
carpere non vis mullos V; 20, 5 improbi iocos] improbi licos XC improbi locos EA
improbi iocos V; 22, 1 Apici bis] apicibos X apici cibos C apici bis EA apicius V; 38,
10 sunt ibi] sunt tibi XC sunt ibi EAV; 44 tit. ad ligorinam poetam XC ad ligorinum
poetam EV ad ligurinum poetam A; 44, 3 Ligurine solitudo] solitudo ligurgine XC
ligurgine solitudo EA ligurine solitudo AV; 44, 4 quid sit scire cupis] quod si scire
cupis XC quod scire cupis EAV; 47, 11 Gallici canis dente] gallicanis dentibus XC
gallici canis dente V gallici canis dentes EA; 50, 5 perlegitur dum] porrigitur dum XC
perge tordum EAV; 50, 7 librum] broma XC bruma EAV; 58, 7 multa fragrat testa]
multas agrat testas XVC multas agrat testes X multas fraglat testa E multos fraglat
testa A; 58, 21 agnus] annus X annis C agnus EA anus V; 63, 5 Nili] lini XVC nili EA;
64, 2 gaudiumque crudele] gaudiumque crudelem AXC gaudiumque crudele EV; 70,
1 Scaevine] schevine XC scevine EAV; 76, 4 Hecaben] hecuben XC hecaben EAV;
85, 2 parte] parce XC parte EAV; 93, 4 cum geras] congeras XV aggeras C cum geras
EA; 93, 18 nupturire] numtuire XV num tu ire C nuptuire EA.

Considerando i casi sopra esposti piuttosto stringenti, non ho citato in


apparato le lezioni di GBC, se non nei casi in cui essi attestino una variante
non presente in EAXV (o presente soltanto nel rispettivo antigrafo) accolta
nel testo (o comunque signicativa).
Appartengono inne alla terza famiglia i codici139:
Secondo lelenco fornito da Reeve 1983, p. 242 n. 26 il quadro della tradizione medievale
di Marziale, fatta eccezione per i numerosi orilegi (per i quali vd. p. 95 sg.), completato
dai seguenti codici, non utilizzati in questa edizione: Ambros. H 39 sup., saec. XII, usato da
Citroni (Y: vd. p. LXIV); Aberdeen 152 (saec. XII-XIII); Ivrea 37 (saec. XI, contiene soltanto
XIII 1-110); vd. anche B. Munk Olsen, Ltude des auteurs classiques latins aux XIe et XIIe
139

Introduzione

89

F = Florentinus Bibliothecae Laurentianae XXXV, 38, saec. XV. Appartiene


alla terza famiglia, anche se mostra un alto grado di contaminazione con
la seconda. Presenta la trasposizione di III 22-63 dopo V 67, pressoch
identica a quella di A (vd. p. 82 sg.).
Citroni, p. LVI sg.; Bandini, II, c. 218; C. Frobeen apud Friedlaender, I, pp. 89; 96-108.

c = Cantabrigiensis, Corpus Christi College, ms. 236, saec. XIII. Omette


alcuni epigrammi. Presenta una trasposizione analoga a quella di A (vd. p.
82 sg.) per quanto riguarda la sezione di testo coinvolta (III 24-63; omette
gli epigr. 22-23), ma lordine ulteriormente perturbato (III 1-21; 64-IV
59; III 50-62; V 68-XI 34; IV 60-V 66; III 24-49; XI 36 sgg.).
M.R. James, A Descriptive Catalogue of the Manuscripts in the Library of Corpus Christi
College, Cambridge, I 3, Cambridge 1910, p. 536 sg.

h = Londiniensis Harleianus 2700, saec. XII. Presenta la trasposizione di


III 22-63, 4 dopo V 67, 5 come A (vd. p. 82 sg.).
A Catalogue of the Harleian Manuscripts in the British Museum, II, London 1808, p. 708.

La tradizione umanistica
La grande fortuna umanistica di Marziale testimoniata da un elevato
numero di codici del XV secolo140. I recentiores presentano un alto
grado di contaminazione: il testo per lo pi quello della terza famiglia
contaminato con quello della seconda; talora il caso inverso. Il loro esame
si rivela signicativo soprattutto per la storia della tradizione e dellesegesi
di Marziale, che conosce in questo secolo una notevole oritura141.
sicles, II, Catalogue des manuscrits classiques latins copis du IXe au XIIe sicle. LiviusVitruvius. Florilges-Essais de plume, Paris 1985, pp. 93-104.
140
Si tratta di oltre 110 manoscritti, di cui una ventina datati: vd. F.-R. Hausmann,
Datierte Quattrocento-Handschriften lateinischer Dichter (Tibull, Catull, Properz, OvidEpistula Sapphus ad Phaonem, Martial, Carmina Priapea) und ihre Bedeutung fr die
Erforschung des Italienischen Humanismus, in U.J. Stache-W. Maaz-F. Wagner (Hrsgg.),
Kontinuitt und Wandel. Lateinische Poesie von Naevius bis Baudelaire. Franco Munari
zu 65. Geburtstag, Hildesheim 1986, p. 624.
141
Alcune delle congetture attestate in questi manoscritti sono ormai stabilmente recepite
nelle edizioni: in questo libro cfr. 10, 4 essent; 74, 1 levas.

90

Alessandro Fusi

Ho utilizzato i seguenti manoscritti:


b = Oxoniensis Bodleianus Ms. Auct. F 2. 17, saec. XV4. Copiato da
Luca Fabiani (A. de la Mare) e forse appartenuto ad Alessandro Braccesi.
Contiene Marziale con le note di commento di Calderini (anonime).
F. Madan, A Summary Catalogue of Western Manuscripts in the Bodleian Library at
Oxford, III, Oxford 1895, p. 21 sg.; P.O. Kristeller, An Unknown Correspondence of
Alessandro Braccesi with Niccol Michelozzi, Naldo Naldi, Bartolommeo Scala, and
other humanists (1470-1472) in Ms. Bodl. Auct. F. 2. 17, in C. Henderson (ed.), Classical
Mediaeval and Renaissance Studies in Honor of B.L. Ullman, Roma 1964, II, p. 318 sgg.

k = Londiniensis Musei Britannici Kings Ms. 32, a. 1469-1471. Scritto e


postillato da Pomponio Leto per Fabio Mazzatosta. Vi compare di quando
in quando nei margini la mano di Perotti in relazione a parole greche o
grecismi nel testo.
Catalogue of Western Manuscripts in the old Royal and Kings Collections, by sir G.F.
Warner and J.P. Gilson, III, London 1921, p. 11; S. Maddalo, I manoscritti Mazzatosta,
in Cultura umanistica a Viterbo, Atti della giornata di studio per il V centenario della
stampa a Viterbo, 12 novembre 1988, Viterbo 1991, pp. 48-50; 56-75; A. Fairbank, Three
Renaissance Scripts, The Journal of the Society for Italic Handwriting 32, 1962, pp. 9-12,
g. 2; Campanelli 1998, pp. 169-180, spec. p. 175 sg. n. 17.

l = Florentinus Bibliothecae Laurentianae XXXV, 37, saec. XV. Presenta


la trasposizione di III 22-63, 4 dopo V 67, quasi identica a quella di A (vd.
p. 82 sg.). Dopo lepigr. 62 per copiato lintero epigr. 63 (non solo i vv.
1-4).
Bandini, II, c. 217 sg.

v = Vaticanus Lat. 3295, saec. XV3/4. Copiato sotto la direzione di


Pomponio Leto per la famiglia Vespi (il cui stemma compare nel f. 1), ma
non autografo, come erroneamente sostenuto da P. de Nolhac. Appartenne
alla biblioteca di Fulvio Orsini.
V. Zabughin, Giulio Pomponio Leto. Saggio critico, I, Roma 1909, p. 208; G. Muzzioli, Due
nuovi codici autogra di Pomponio Leto (Contributo allo studio della scrittura umanistica),
IMU 2, 1959, pp. 340; 347 n. 9; Nolhac 1887, p. 199; Parroni 19792, p. 87 sg.

v1 = Vaticanus Lat. 3296, saec. XV. Appartenuto al Panormita (Antonio

Introduzione

91

Beccadelli). Presenta correzioni marginali della prima mano e qualche nota


dello stesso Panormita; fece parte della biblioteca di Fulvio Orsini.
Nolhac 1887, p. 220.

v2 = Vaticanus Lat. 6848, saec. XV3/4. Autografo di Niccol Perotti.


Il manoscritto frutto di diverse fasi di lavoro. Le correzioni e le tte
annotazioni marginali, con inchiostri di diversi colori, risalgono per
la maggior parte allinverno 1469-1470 (Monfasani; 1471-72 secondo
Mercati), durante il quale Perotti lavor al testo di Marziale in collaborazione
con Pomponio Leto.
Mercati 1925, pp. 74 sgg.; 132-135; Hausmann 1980, pp. 266-271, spec. p. 267; J.
Ramminger, Perottis Martialkommentar im Vaticanus lat. 6848, in Nicolai Perotti
Cornu Copiae, VIII, pp. 11-14; A. Marucchi, Codici di Niccol Perotti nella Biblioteca
Vaticana, HumLov 34, 1985, pp. 102; 120 sg.; J. Monfasani, Platina, Capranica, and
Perotti: Bessarions latin eulogists and his date of birth, in Bartolomeo Sacchi, il Platina
(Piadena 1421-Roma 1481), Atti del Convegno internazionale di studi per il V centenario
(Cremona, 14-15 novembre 1981), a cura di A. Campana e P. Medioli Masotti, Padova
1986, p. 99 n. 8 (rist. in Id., Byzantine scholars in Renaissance Italy: Cardinal Bessarion
and other emigrs, Aldershot 1995, nr. 6); M.D. Reeve, Statius Silvae in the fteenth
century, CQ n.s. 27, 1977, p. 210.

Linteresse per il poeta di Bilbilis nella seconda met del XV secolo


inoltre testimoniato dal buon numero di edizioni a stampa che si
succedettero nel volgere di breve tempo a partire dai primi anni settanta.
Si contendono la palma delleditio princeps la prima edizione romana
(senza luogo n data, del 1470 c.), e ledizione ferrarese per i tipi di Andr
Belfort, la prima datata (2 luglio 1471)142. Seguono ledizione veneta curata
da Giorgio Merula143 per i tipi di Vindelino da Spira (senza data, del 1472
c.) e la seconda edizione romana (30 aprile 1473), dovuta alle cure di
Ledizione romana generalmente accreditata come princeps, anche se lassenza di una
datazione lascia qualche margine di incertezza. Sulla questione vd. Carratello 1973.
143
Merula cur successivamente altre due edizioni di Marziale: Venezia, Giovanni da Colonia e Johann Manthen, 1475 (Hain 10812; IGI 6219; Flodr, s.v. Martialis, nr. 5) e Milano,
Filippo da Lavagna, 1478 (Hain 10813; IGI 6221; Flodr, s.v. Martialis, nr. 7). Sulla lologia
di Merula vd. V. Fera, Tra Poliziano e Beroaldo: lultimo scritto lologico di Giorgio
Merula, Studi Umanistici 2, 1991, pp. 7-41; M. Campanelli, Manoscritti antichi, testi
a stampa e principi di metodo: spigolando negli scritti lologici di Giorgio Merula, La
parola del testo 2, 1998, pp. 253-292.
142

92

Alessandro Fusi

Niccol Perotti, al quale spetta un posto di rilievo nellesegesi di Marziale


del tempo: il monumentale Cornu copiae, pubblicato postumo a Venezia
nel 1489, nasce infatti come commento al poeta, mai completato per la
vastit della materia. Lopera comprende Liber de spectaculis e parte del
libro I: Perotti muove dal testo degli epigrammi per fornire un ricchissimo
commento lessicograco, corredato di numerose citazioni di classici144.
Gli studi lologici del tempo sono caratterizzati dallaspra polemica tra i
principali protagonisti: quella tra Perotti e Domizio Calderini, autore dei
celebri Commentarii, pubblicati a Roma il 22 marzo 1474145; quella tra
lo stesso Calderini e Giorgio Merula, autore nel 1478 di un commento
intitolato, in modo signicativo, Adversus Domitii Commentarios in
Martialem146. Ancora Calderini inne costituisce un bersaglio privilegiato
delle polemiche di Angelo Poliziano, che per proprio attraverso la contrapposizione con il rivale foggia e precisa il suo metodo lologico147. Il
secolo, e con esso il primo periodo delle edizioni a stampa di Marziale, si
chiude con la prima Aldina del 1501, signicativa pi per il prestigio dei
tipi che per la qualit del testo proposto.
Per ledizione ho utilizzato i seguenti testimoni:
ed. Rom. 1 = Editio Romana, Romae 1470-1471 c. Priva di indicazione di
144
Sul Cornu copiae e sul metodo di Perotti si veda M. Furno, Le Cornu Copiae de Niccol
Perotti. Culture et mthode dun humaniste qui aimait le mots, Genve 1995; S. Prete,
Ledizione critica del Cornu Copiae di Niccol Perotti, in Nicolai Perotti Cornu Copiae,
I, pp. I-X; bibliograa aggiornata in Nicolai Perotti Cornu Copiae, VIII, pp. 15-20.
145
Su Calderini vd. J. Dunston, Studies in Domizio Calderini, IMU 11, 1968, pp. 71-150;
C. Dionisotti, Calderini, Poliziano e altri, IMU 11, 1968, pp. 151-185; Campanelli 2002,
spec. p. 13 sgg. sulla sua polemica con Perotti.
146
Vd. Campanelli 2002, p. 38 sgg.
147
Sul complesso rapporto tra Poliziano e Calderini vd. L. Cesarini Martinelli, In margine
al commento di Angelo Poliziano alle Selve di Stazio, Interpres 1, 1978, pp. 103-124
(rist. con alcune varianti e aggiornamenti bibliograci con il titolo Poliziano e Stazio: un
commento umanistico, in Il Poliziano latino. Atti del Seminario di Lecce-28 aprile 1994,
a c. di P. Viti, Galatina 1996, pp. 67-85). Un importante capitolo sulla lologia marzialiana
del Quattrocento, dedicato alle interpretazioni di Calderini, Merula e Poliziano delloscuro
distico di VI 77, 7 sg., ha scritto S. Timpanaro, Atlas cum compare gibbo, Rinascimento
2, 1951, pp. 311-318 (rist. con brevi aggiunte in Id., Contributi di lologia e di storia della
lingua latina, Roma 1978, pp. 333-343); su Poliziano e il testo di Marziale vd. anche P.
Saggese, Poliziano, Domizio Calderini e la tradizione del testo di Marziale, Maia 45,
1993, pp. 185-195; Campanelli 1998, pp. 169-180.

Introduzione

93

luogo e data, stampata con i tipi del Silio Italico (Roma 1471). Presenta,
come quasi tutte le prime edizioni a stampa, la trasposizione di III 22-63
dopo V 67, afne a quella attestata in A e in alcuni recenziori della terza
famiglia (vd. p. 82 sg.).
Hain 10805; IGI 6215; Flodr, s.v. Martialis, nr. 3; Hausmann 1980, p. 253.

ed. Ferr. = Editio Ferrariensis, typis Andreae Belfortis, Ferrariae 2 VII


1471. Unica edizione a stampa priva del De spectaculis, aggiunto soltanto
nei primi quattro folia dellesemplare di Leida, appartenuto a Isaac Voss,
stampati con un carattere 116 R. diverso da quello delle restanti pagine
(115 R.). Poich il carattere 116 R. fu usato da Belfort nel 1474-1475,
probabile che egli abbia intorno a quella data aggiunto i fogli contenenti il
De spectaculis, precedentemente omesso, alle copie invendute. Presenta la
trasposizione di III 22-63, 4 dopo V 67 pressoch identica a quella attestata
in A (vd. p. 82 sg.). Dopo lepigr. 62 per stampato lintero epigr. 63 (non
solo i vv. 1-4).
Hain 10810; IGI 6216; Flodr, s.v. Martialis, nr. 2; Schneidewin1, p. XIV sg.; Carratello 1973;
Hausmann 1980, p. 253.

ed. Ven. = Editio Veneta, Wendelin von Speyer, Venetiis 1472 c. Curata
da Giorgio Merula. Per la trasposizione di III 22-63 dopo V 67 vd. ed.
Rom. 1.
Hain *10809; IGI 6217; Flodr, s.v. Martialis, nr. 1; Hausmann 1980, p. 265 sg.

ed. Rom. 2 = Editio Nicolai Perotti, C. Sweynheym-A. Pannartz, Romae 30


IV 1473. Priva del nome del curatore, ledizione rivela per senza alcun dubbio
la sua paternit per la presenza delle lezioni sostenute da Perotti e presenti
nel suo codice autografo (v2: vd. p. 91). Un riferimento alledizione a stampa
si trova in una lettera di Perotti a Pomponio Leto pubblicata da Sabbadini,
nella quale egli polemizza con Domizio Calderini sullinterpretazione di XIV
41. Per la trasposizione di III 22-63 dopo V 67 vd. ed. Rom. 1.
Hain 10811; IGI 6218; Flodr, s.v. Martialis, nr. 4; Hausmann 1980, pp. 253; 266-271; R.
Sabbadini, Spogli Ambrosiani latini, SIFC 11, 1903, pp. 337-340 (anche in Id., Opere
minori, I, Classici e umanisti da codici latini inesplorati, Padova 1995, pp. 184-187);
Mercati 1925, pp. 93-98.

94

Alessandro Fusi

ed. Ald. = Editio Aldina, Venetiis 1501. Ledizione per i prestigiosi tipi di
Aldo Manuzio fu modello per successive stampe, specialmente in Francia
(ad es. quelle di Sebastian Gryphius ed eredi a Lione). Per la trasposizione
di III 22-63 dopo V 67 vd. ed. Rom. 1. Una seconda Aldina, probabilmente
migliore della prima148, fu stampata nel 1517.
Hausmann 1980, p. 255.

Il testo di Marziale nei secoli XVI e XVII


Il Cinquecento vede numerose edizioni del testo di Marziale, specialmente
in Francia a opera degli stampatori di Lione (1502; 1512; 1518; 1522) e di Parigi
(1526; 1528; 1533), che testimoniano linteresse per il poeta149. Il pi importante
tra gli editori lionesi Sebastian Gryphius (ed eredi), che d alla luce una
quindicina di edizioni (quella del 1567 seguita da un commento di Antonius
Gryphius). Nella seconda met del secolo la critica del testo di Marziale compie
passi avanti nelle edizioni del sico olandese Adriaen de Jonghe (Adrianus
Iunius): la prima apparsa a Basilea nel 1559, la seconda ad Antwerp nel 1568.
Anche lesegesi segna progressi: il gesuita austriaco Matthaeus Rader autore
di un monumentale commento, ancor oggi utile (Ingolstadt 1602, pi volte
ristampato). Tra la ne del Cinquecento e il primo ventennio del Seicento
si succedono alcune signicative edizioni: quelle dellolandese Ianus Gruter
(1596; 1602); quella con commento dello spagnolo Laurentius Ramirez de
Prado (1607) e, soprattutto, quella di Peter Schrijver (Scriverius) del 1619, che
rappresenta il livello pi alto toccato dagli editori prescientici di Marziale:
ledizione presenta i contributi di altri importanti studiosi (J. Lipsius, J. Rutgers,
J.I. Pontanus) e reca note testuali di grande rilievo. Le numerose ristampe del
solo testo (1621; 1628; 1650; 1664; 1696) hanno contribuito a rendere questa
edizione la pi autorevole per lungo tempo.
Grande fortuna conosce anche ledizione commentata di Thomas
Farnaby (Farnabius) del 1615 (pi volte ristampata). Nella seconda met
del secolo si segnala ledizione di Cornelius Schrevel (1656; 1663), con gli
emendamenti di Johann Friedrich Gronov. Non pu mancare in questo
Vd. Schneidewin1, p. XXXVII; Saggese 1995, p. 55 sg. n. 48.
Sulla ricezione di Marziale nella Francia dei secoli XVI-XVII vd. K.H. Mehnert,
Sal Romanus und Esprit Franais. Studien zur Martialrezeption im Frankreich des
sechzehnten und siebenzehnten Jahrhunderts, Bonn 1970.
148
149

Introduzione

95

agile prospetto la menzione dei numerosi e brillanti contributi testuali


di Niklaas Heinsius150, il cui nome ampiamente presente anche negli
apparati di Marziale. Dallo status del testo raggiunto alla ne del Seicento
prender le mosse verso la met del XIX secolo F.W. Schneidewin, la cui
edizione segna linizio dellapplicazione dei moderni criteri lologici al
testo di Marziale. Con Schneidewin il discorso sul testo di Marziale, come
si era aperto (vd. p. 74), qui si chiude.
8. Criteri della presente edizione
Questa edizione si basa sulla collazione completa di tutti i testimoni
utilizzati. Ho visto direttamente i codici P V v v1 v2, il Laur. LIII, 33
(commento di Calderini) e tutte le edizioni umanistiche (ed. Rom. 1, ed.
Ferr., ed. Ven., ed. Rom. 2, ed. Ald.); per gli altri manoscritti mi sono
avvalso di microlm. Ho scelto di tralasciare tutti i orilegi utilizzati da
Citroni, che ne registra invece sistematicamente le varianti nellapparato: i
pi importanti151 sono testimoni discesi dal perduto Florilegium Gallicum,
unantologia curata probabilmente nel sec. XII nel nord della Francia
(forse a Orlans)152. Essi contengono excerpta di oltre trenta autori. Di
Marziale sono presenti soprattutto versi di carattere moraleggiante. Questi
testimoni, che pure rivestono un notevole interesse per la storia della
tradizione e per la fortuna del testo di Marziale, sono di utilit minima per
150
Conservati in un esemplare delledizione di S. Gryphius (Lugduni 1553), che si trova a
Leida.
151
Si tratta di: (Nostradamensis) Parisinus Lat. 17903, sec. XIII (n); Parisinus Lat. 7647, sec.
XII-XIII (p); Escorialensis Q I 14, sec. XIII-XIV (e); (Diezianus) Berolinensis, Deutsche
Staatsbibliothek, Diez. B. Sant. 60, sec. XIV (d).
152
Sul Florilegium Gallicum vd. B.L. Ullman, CPh 23, 1928, pp. 128-174; 24, 1929,
pp. 109-132; 25, 1930, pp. 11-21; 26, 1931, pp. 21-30; 27, 1932, pp. 1-42; A. Gagnr,
Florilegium Gallicum. Untersuchungen und Texte zur Geschichte der mittelalterlichen
Florilegienliteratur, Lund 1936; R.H. Rouse, The A text of Senecas tragedies in the
thirteenth century, RHT 1, 1971, pp. 103-121; Id., Florilegia, Orlans and Latin Classical
Authors in the Twelfth and Thirteenth Centuries, Viator 10, 1979, pp. 131-160; B. Munk
Olsen, Les classiques latins dans les orilges mdivaux antrieurs au XIIIe sicle, RHT
9, 1979, pp. 75-83 = La rception de la littrature classique au Moyen Age (IXe-XIIe sicle,
Copenhagen 1995, pp. 174-183; per quanto riguarda il testo di Marziale vd. B.L. Ullman,
CPh 27, 1932, pp. 22-24; Carratello 1974, pp. 142-158; Reeve 1980, p. 199 sg.

96

Alessandro Fusi

la costituzione del testo degli epigrammi153. A questi si aggiungono altri


orilegi che tramandano piccoli gruppi di epigrammi, singoli epigrammi o
anche parti di epigrammi154.
Lapparato critico sempre positivo e registra regolarmente le varianti
di tutti i testimoni principali (TRLPQfEAXV), compresi i tituli, trascurati
dagli editori successivi a Schneidewin (con le eccezioni di Citroni e Canobbio
2002), ma di sicuro interesse per la storia della tradizione155 e utili talvolta per
la ricostruzione dei rapporti tra i codici di una famiglia e tra diverse famiglie.
Ho concesso ampio spazio, forse troppo si dir, anche a lezioni che possono
apparire di poco o nessun conto nella costituzione del testo: esse sono
tuttavia utili per chiarire i rapporti di parentela tra i vari codici e possono
talvolta offrire qualche valido elemento per la ricostruzione dellarchetipo
della famiglia156; tale materiale pu inoltre rivestire qualche interesse per
gli studiosi della storia dell tradizione. Gli altri codici (BCFGchbklvv1v2)
sono menzionati solo nei casi in cui tramandino lezioni accolte nel testo non
attestate (o scarsamente attestate) nei codici principali e lezioni non accolte nel
testo, ma diffuse nella tradizione umanistica e nelle edizioni prescientiche.
Le edizioni umanistiche (ed. Rom. 1, ed. Ferr., ed. Ven., ed. Rom. 2, ed. Ald.)
sono citate nel caso in cui attestino lezioni accolte nel testo non presenti o
non comuni nei codici oppure laddove testimonino una variante di qualche
interesse non presente o poco attestata nella tradizione medievale. Lapparato
articolato in questo modo: viene segnalato in primo luogo se lepigramma
tramandato (anche parzialmente) dalla prima famiglia (ad es.: hab. T oppure
vv. 1-2 hab. R); segue il titulus nella forma meglio attestata, quindi secondo
il progressivo allontanamento da quella (ad es.: tit. de ingenua et libertina
et ancilla EXV: de ingenua et libertina et acilla A de ingenua et libertate et
ancilla R de ingenua et libera et ancilla LPf de ingenua libera et ancilla Q).
Citroni, p. LXVIII. Il testo per lo pi quello della terza famiglia, con notevoli afnit con
quello della prima, probabilmente dovute a contaminazione.
154
Un elenco si pu trovare in Friedlaender I, p. 67 sg. n. 1. Quelli utilizzati da Citroni, per lo
pi sulla base di collazioni pubblicate (vd. Citroni, p. LXX), sono: (Frisingensis) Monacensis,
Bayerische Staatsbibliothek ms. 6292 sec. XI (Fris.); Parisinus Lat. 10318 (Salmasianus),
sec. VII (Salmas.); Parisinus Lat. 8069 sec. XI (Paris.); Londiniensis, British Museum,
Royal 15. B. XIX, sec. IX (Brit.); Lipsiensis, Rep. 1, 74, sec. X (Lips.).
155
Essi risalgono alla tarda antichit, come ampiamente mostrato dalle indagini di Landgraf
1902 (sui tituli della seconda famiglia) e di Lindsay 1903, p. 34 sgg.
156
Si veda, ad es., la n. a 32, 1.
153

Introduzione

97

Anche le varianti sono ordinate secondo il loro progressivo allontamento


dalla lezione accolta; i codici che tramandano la stessa lezione sono ordinati
per famiglie: la prima, nellordine TR; la seconda, nellordine LPQf; la terza,
nellordine EAXV (lordine interno alle famiglie non cronologico, ma
dimportanza). Seguono, eventualmente, i manoscritti pi recenti della terza
famiglia (BCFGch), i recentiores (bklvv1v2) e le edizioni a stampa (ed. Rom.
1 ed. Ferr. ed. Ven. ed. Rom. 2 ed. Ald.).
Come gi sottolineato da Citroni (p. LXXV), un apparato di tal genere,
seppur poco agile, consente di fare a meno del sistema, introdotto da
Lindsay e utilizzato da tutti i successivi editori, basato sulle sigle cumulative
che indicano i capostipiti (ricostruiti) delle tre famiglie (AABACA per Lindsay;
per Duff e i successivi editori157) e i testimoni umanistici158. Lindsay
infatti non riporta di norma le lezioni dei singoli codici, ma solo le varianti
che attribuisce ai capostipiti delle tre famiglie. Tale scelta, che reca lindubbio
vantaggio di distinguere con molta chiarezza le varianti delle famiglie, presenta
per un evidente margine di arbitrariet159. Nella presente edizione le sigle
sono utilizzate soltanto nei casi di effettivo consenso di tutti i testimoni
della famiglia presenti160. Faccio seguire alcuni esempi a dimostrazione di
quanto detto; riporto lapparato di Lindsay, quindi leffettivo stato della
tradizione e, se necessario, qualche parola di commento:
32, 1 quaeris (P) vel quereris (Qf, -re L) BA. In realt: quereris PQf, quaerere L.
32, 3 matria BA : matrinia CA. In realt: matrinia AX matria EV.
47, 12 victati (victicti) CA. In realt: victati XV victicti EA. Laccordo di questi due
codici fornisce con ogni probabilit il testo dellarchetipo (vd. pp. 84; 86).
93, 19 visumque BA. In realt: visumque PQ virumque Lf. Qui con ogni probabilit
laccordo di L con f riconduce allarchetipo, mentre visumque sar corruttela presente
nel progenitore comune di PQ (vd. p. 81).
157
Linnovazione, generalmente attribuita a Heraeus, risale alledizione di Duff, che laveva
gi suggerita nella recensione a Lindsay (CR 17, 1903, p. 220). per il prestigio della
teubneriana di Heraeus ad aver giocato il ruolo maggiore nella denitiva affermazione di
nelle successive edizioni.
158
Ital. per Lindsay; It. per Heraeus; Itali per Citroni (che si serve anche della sigla dett.);
per Duff e SB. La tradizione umanistica invece riesaminata da Canobbio 2002, che
registra in apparato le lezioni dei singoli codici ed edizioni.
159
Come sottolineato da Citroni, di cui vd. anche gli esempi tratti dal libro I (p. LXXIV sg.).
160
TR per la prima famiglia; LPQf per la seconda; EAXV per la terza. Per quanto riguarda
la prima famiglia allo stesso criterio si attiene, tacitamente, SB. Citroni (p. LXXV) evita invece
del tutto la sigla , registrando sistematicamente le varianti di HTR.

98

Alessandro Fusi

Nel caso della I famiglia, per lo pi rappresentata dal solo T (pi


raramente dal solo R; in pochissimi casi da entrambi) Lindsay attribuisce
alcune varianti allo scriba di T (o di R), altre al capostipite della famiglia
(AA). Lintento , come detto, quello di offrire al lettore la ricostruzione
dellarchetipo; tuttavia, trattandosi spesso di un solo testimone, che peraltro
mostra chiari segni di trascuratezza161, la scelta appare talora arbitraria162.
Qualche esempio:
4, 1 requiret] Lindsay (seguito da Heraeus) scrive: requirit AA (pro ret); SB, pi
opportunamente: requirit T
11, 2 cur in te factum distichon esse putas] Lindsay (seguito da Izaac) scrive: ecce AA:
esse BACA. Anche in questo caso lipotesi di errore singolare di R appare pi probabile
(SB scrive: esse
ecce R).
65, 2 quod de Corycio quae venit aura croco] Lindsay scrive: pervenit AA. Qui si
tratter presumibilmente di un errore di T causato dallabbreviazione del pronome
(Heraeus e SB infatti non riportano la variante di T).

La revisione dei principali manoscritti consente inoltre di correggere


alcune piccole imprecisioni dellapparato di Lindsay, che si sono tramandate
nelle successive edizioni e di retrodatare alcune congetture, attribuite per
lo pi alla tradizione umanistica, ma gi presenti nei codici medievali163:
4, 5 quaeret breviter] Lindsay scrive: quae breviter quaeret ut vid. CA (sic E; quae br.
A; br. quaeret XBFG). In realt: quae breviter quaeret EA breviter quaeret XV. La
lezione dellarchetipo, come correttamente ipotizzato da Lindsay, quella, ametrica,
di EA, mentre quella di XV un tentativo di rabberciamento, presente, con ogni
probabilit nel comune capostipite dei due codici (di V Lindsay non mostra una
conoscenza soddisfacente).
13, 1 dum non vis pisces, dum non vis carpere pullos] Lindsay scrive: pisces AA :
piscem BA : pisces cum v. l. leporem CA (unde dum non vis pisces leporem EA, dum
non vis pisces BG, dum pisces leporem XC). Qui probabile che nellarchetipo della
terza famiglia la varia lectio leporem fosse gi penetrata nel testo a anco di pisces:
161
Come rilevato dallo stesso Lindsay, [p. V]: Quam neglegenter codex descriptus sit, ex iis
locis apparet ubi parentis (H) testimonium restat.
162
La medesima opinione espressa da Citroni, p. LXXV; Reeve 1980, p. 199.
163
Una lista con la retrodatazione di alcune congetture attribuite a lologi del Cinquecento
e del Seicento si trova in appendice a Saggese 1995, pp. 54-56: si tratta di sedere (V 14, 11:
vd. anche Canobbio 2002, pp. 97; 102); si draucus (IX 27, 10); darent (XI 3, 10); buccis
placentae (VII 20, 8); poeta non vult (XI 24, 15).

Introduzione

99

cos si spiega il verso trdito in forma ametrica da EA, i testimoni pi scrupolosi


nel riprodurre larchetipo (e da V, non citato da Lindsay), mentre X ha tentato un
rabberciamento congetturale eliminando lanafora di non vis.
19, 2 Lindsay: ctae AACA: pictae BA (cos Heraeus, Izaac e SB); in realt: ctae
EAXV: pictae T V. La lezione corretta qui attestata soltanto dalla terza famiglia.
20, 5 Lindsay, seguito da Heraeus, Izaac e SB, attribuisce ai testimoni umanistici la
variante iocos. Essa per si trova gi in VBh; si tratter dunque di congettura (locos
EA licos X), ma di IX secolo.
25, 4 Lindsay: is BA ut vid. (is Lf: si P: om. Q). In realt: is LPf: om. Q. Questa perci
con certezza la lezione dellarchetipo della famiglia.
26, 5 nec me puta velle negare, attribuita dagli editori a Madvig e accolta da Friedlaender
e Izaac, gi nelle Animadversiones di Scriverius (1618).
32, 1 Lindsay: num possum ed. a. 1473; Heraeus: num possum O; SB: num possum
ed. Rom. Tutti e tre gli editori fanno riferimento alledizione di Niccol Perotti del
1473 (ed. Rom. 2). Questa per ha, come v2, lautografo di Perotti, non possum.
32, 1 Lindsay: quaeris AA: quaeris (P) vel quereris (Qf; -re L) BA: quereris CA. Heraeus
e SB: quereris
: quaeris P. In realt quereris PQf quaerere L quereis Q. La
lezione dellarchetipo della seconda famiglia senzaltro quereris. Linterpunzione
(non possum vetulam. quereris, M.?), accolta da Heraeus e SB e attribuita a Friedrich,
largamente diffusa nella tradizione umanistica (v2 ed. Rom. 1 ed. Ven. ed. Rom. 2
Ramirez de Prado).
39, 2 Lindsay: lusta CA ut vid. In realt: iusta EAXV.
44, 14 Lindsay: sonas ad aurem CA. In realt: sonas in aurem EAXV.
44, 15 Heraeus e SB attribuiscono fugas edentem a Ramirez de Prado. In realt fugas
edentem gi in fXCFh e nelled. Ferr.
47, 11 Lindsay: Gallici canis dente Ital. In realt: VBGh
50, 7 librum] Lindsay scrive: librum BA : bruma (EAGB) vel broma (XC) (i.e.
?) CA; SB, semplicando: librum : bruma vel broma . In realt: bruma
EAVGB broma XC. Considerando che C quasi certamente apografo di X (vd. pp.
86; 88), la lezione dellarchetipo della famiglia era senzaltro bruma, mentre broma
congettura (peraltro non banale) di X, che tra i quattro manoscritti quello che pi
interviene sul testo dellarchetipo, non di rado in modo corretto.
58, 29 Lindsay: urbanus CA ut vid. (sed nos X). In realt: urbanus EAXV (lerrore
segnalato da Lindsay nei Corrigenda et Addenda).
65, 8 Lindsay (seguito da SB): nardos parta CA ut vid. (sed nardo parta XBC). In realt:
nardos parta EAXVBC.
66, 1 Lindsay: Phariis Ital. In realt: CGh. Lindsay: fartis (-tus) BA (SB: fartis vel tus
). In realt: fartus L fartis Qf fractis P. Le lezioni di PQf inducono a considerare
fartis come probabile lezione dellarchetipo e fartus aberrazione singolare di L.
68, 12 Lindsay: legis AABA : leges CA. In realt: leges T legis (lerrore segnalato da
Lindsay nei Corrigenda et Addenda).
87, 1 Lindsay: salitam AA (sol- T). In realt: salitam T.
93, 20 Lindsay: si satiae BA (sisatirae P, si sactie f): sisatiae ut vid. CA (-tire AG, -tiare,
-ciare EVXBCG). Heraeus, semplicando, scrive: satiae
ut vid. Ma P ha si satciae,

100

Alessandro Fusi
probabile corruttela di sactiae. Per quanto si pu ricavare dalle lezioni della terza
famiglia (si saciare E, si satiare XV, si satire A), larchetipo doveva avere si saciare (o
tiare).

La traduzione non ha pretese letterarie e intende offrire un primo


sussidio per lesegesi; si caratterizza per una ricerca di aderenza al testo
latino, sia a livello sintattico che lessicale (ad es. nella resa di volgarismi e
termini osceni). Alla traduzione segue una nota introduttiva (n. intr.) che
presenta lepigramma, fornendo alcune indicazioni generali sullesegesi,
sulla presenza del tema nella tradizione greco-latina e in Marziale, sui
personaggi nominati.
Punto di riferimento per il taglio del commento leccellente lavoro di
Mario Citroni (Firenze 1975), insuperato dai successivi commentatori sia
per lequilibrio tra ricchezza nellinformazione e chiarezza espositiva, che
per la nezza nellinterpretazione. Le note affrontano questioni testuali,
storico-antiquarie, topograche, stilistico-letterarie, metriche; solo di tanto
in tanto offrono spazio ad argomenti di sicuro interesse, ma forse estranei
al ne di un commento, quali lesegesi umanistica, che meriterebbe una
trattazione a parte, e la fortuna di Marziale, poeta al quale non sono mai
mancati lettori e imitatori164.

Sia sufciente rimandare agli studi esistenti, dove possibile reperire ulteriore bibliograa: W. Maaz, Lateinische Epigrammatik im hohen Mittelalter. Literarhistorische Untersuchungen zur Martial-Rezeption, Hildesheim 1992; F.-R. Hausmann, Martial in Italien,
StudMed 17, 1976, pp. 178-218; Hausmann 1980; G. Billanovich, Veterum vestigia
vatum nei carmi dei preumanisti padovani, IMU 1, 1958, pp. 155-243; Sullivan 1991,
pp. 253-312; J.P. Sullivan (ed.), The classical heritage, New York-London 1993.

164

101

Sigla

M. Valerii Martialis
Epigrammaton
liber tertius

SIGLA

Prima familia
T = Parisinus Lat. 8071 (Thuaneus), saec. IX3/4
R = Leidensis Vossianus Lat. Q 86, a. 850 circ.
= consensus codicum TR
Secunda familia
L = Berolinensis (olim Lucensis) Lat. fol. 612, saec. XII
P = Vaticanus Palatinus Lat. 1696, saec. XV
Q = Londiniensis Musei Britannici Arondellianus 136, saec. XV2/3
f = Florentinus Bibliothecae Laurentianae XXXV, 39, saec. XV3/4
= consensus codicum LPQf
Tertia familia
E = Edinburgensis Adv. Ms. 18, 3, 1, saec. IX2
A = Leidensis Vossianus Lat. O 56, saec. XI-XII1
X = Parisinus Lat. 8067 (Puteaneus), saec. IX3/4
V = Vaticanus Lat. 3294, saec. IX2/3
= consensus codicum EAXV
Alii testes tertiae familiae qui hic illic laudantur
B = Leidensis Vossianus Lat. Q 121, saec. XI-XII1
C = Leidensis Vossianus Lat. Q 89, saec. XIII1
F = Florentinus Bibliothecae Laurentianae XXXV, 38, saec. XV
G = Guelferbytanus Gudianus Lat. 157, saec. XII
c = Cantabrigiensis Corpus Christi College 236, saec. XIII
h = Londiniensis Harleianus 2700, saec. XII

103

Sigla

Recentiores
b = Oxoniensis Bodleianus Ms. Auct. F 2. 17, saec. XV4
k = Londiniensis Musei Britannici Kings Ms. 32, a. 1469-1471
l = Florentinus Bibliothecae Laurentianae XXXV, 37, saec. XV
v = Vaticanus Lat. 3295, saec. XV3/4
v1 = Vaticanus Lat. 3296, saec. XV
v2 = Vaticanus Lat. 6848, saec. XV3/4
Editiones antiquissimae
ed. Rom. 1 = Editio Romana, Romae 1470-1471 circ.
ed. Ferr. = Editio Ferrariensis, typis Andreae Belfortis, Ferrariae 2 VII
1471
ed. Ven. = Editio Veneta, cur. Georgius Merula, Wendelin von Speyer,
Venetiis 1472 circ.
ed. Rom. 2 = Editio Nicolai Perotti, C. Sweynheym-A. Pannartz, Romae
30 IV 1473
ed. Ald. = Editio Aldina, Venetiis 1501

Epigramma 1

105

1
Hoc tibi quidquid id est longinquis mittit ab oris
Gallia Romanae nomine dicta togae.
Hunc legis et laudas librum fortasse priorem:
illa vel haec mea sunt, quae meliora putas.
Plus sane placeat domina qui natus in urbe est:
debet enim Gallum vincere verna liber.

hab. T tit. ad lectorem Tf : om. LPQ 1 id est EA: idem T est XV longinquis
T AXV: loginquis E 2 nomine TPQf : nomini L 4 putas. edd.: putas? Dousa (sed iam
v1) 5 sane TLPf : plane Q placeat T : placeas T 6 vincere TLPf : vivere Q liber
T EA: libor XV

Questopera, quale che sia, ti manda da terre lontane


la Gallia chiamata col nome della toga romana.
Leggi questo libro e forse lodi il precedente:
le poesie che ritieni migliori, quelle o queste, sono mie.
Piaccia pure di pi quello che nato nella citt sovrana:
infatti il libro nato in patria deve vincere quello gallo.

Lepigramma presenta il libro che Marziale invia a Roma dalla Gallia


togata. Il poeta si rivolge al lettore (1 tibi) e ne previene le critiche: forse
preferir il precedente (il II libro: vd. la n. al v. 3), ma si tratta pur sempre
di epigrammi dello stesso autore. Marziale chiude il componimento con
unarguzia destinata a compiacere il pubblico romano: il libro scritto a
Roma senzaltro destinato a un maggiore successo, dal momento che
inevitabile che ci che Romano sia superiore a ci che Gallo.
La convinzione che ci che urbano sia pi rafnato di ci che
provinciale ben presente nella letteratura latina: cfr., ad es., i carmi di
Catullo contro Asinio il Marrucino (12), Egnazio il Celtibero (39), Mamurra
il Formiano (29; 41, 4; 43, 5; 57), Rufa la Bolognese (59), lamante pesarese
di Giovenzio (81) e, sullargomento, E.S. Ramage, Urbanitas. Ancient
Sophistication and Renement, Oklahoma 1973 (su Marziale pp. 121-125).
Marziale gioca con questo motivo, affermando che il libro dovr essere
necessariamente inferiore al precedente, poich provinciale e certamente

106

M. Val. Martialis liber tertius

non potr competere con quello composto nella domina urbs (vd. Parroni
1984, p. 127 sgg.). Allaffettazione di modestia, topica nelle presentazioni
di opere letterarie, si sovrappone probabilmente in questo caso uneffettiva
apprensione per il fatto che il libro scritto lontano da Roma, fonte unica di
ispirazione per la sua poesia, e non sostenuto dalla presenza del suo autore
nellUrbe, riceva unaccoglienza pi fredda da parte del pubblico rispetto
alla raccolta che lo ha preceduto. In modo analogo, nella prefazione al
dodicesimo e ultimo libro, scritto dopo il denitivo ritorno in Spagna, il
poeta si mostra preoccupato di inviare a Roma un prodotto non allaltezza
della capitale e domanda allamico Prisco, dedicatario del libro, di giudicare
lopera con sincerit per evitargli guracce (XII epist. 22 sgg. cit. nella n.
al v. 6).
Non appare motivata la proposta di invertire lordine dei vv. 4 e 6 avanzata
da Hartman 1897, p. 336, che spiega: priorem librum huic praestare
dices; nimirum hic in provincia est scriptus, ille in urbe. Neque ego obsto
quominus ita censeas, dummodo mihi hac condicione uti liceat ut quae tibi
meliora visa fuerint tamquam mea agnoscam, quae peiora respuam.
1: il verso richiama apertamente il carme proemiale delle Epistulae ex
Ponto ovidiane: I 1, 2 hoc tibi de Getico litore mittit opus (cfr. anche Ov.
Pont. II 11, 1 hoc tibi, Rufe, brevi properatum tempore mittit). Marziale
stabilisce subito un legame tra il suo libro proveniente dalla Gallia togata
(cfr. v. 2) e la poesia ovidiana dellesilio. La stessa formula di invio ricorre
anche in V 1, epigramma di dedica del libro a Domiziano, v. 1 sgg. hoc tibi
/ Caesar / (v. 7) mittimus. Per il riferimento alla produzione ovidiana
dellesilio, cospicuo negli epigrammi proemiali del libro, vd. lIntroduzione,
1; Pitcher 1998, pp. 59-65. hoc: il pronome deittico, comune in contesti
anatematici, utilizzato di frequente da Marziale negli epigrammi di
dedica dei libri, che Laurens 1965, p. 326 sgg. denisce forme laicizzate
dellepigramma votivo: cfr. I 1, 1 sg. hic est quem legis ille, quem requiris,
/ toto notus in orbe Martialis; IV 82, 1 hos quoque commenda Venuleio,
Rufe, libellos; V 1, 1 sgg. cit. supra; VI 1, 1 sextus mittitur hic tibi libellus;
VII 80, 3 sg. hunc Marcellino poteris, Faustine, libellum / mittere; la sua
collocazione ad inizio di verso conferisce enfasi maggiore alloggetto che
si offre (sulla ripresa da parte di Marziale di formule anatematiche vd.
Siedschlag 1977, p. 6 sg.). tibi: Marziale si rivolge al lettore generico
romano, il solo che possa apprezzare la pointe dellepigramma, che scherza

Epigramma 1

107

sullinferiorit di ci che proviene dalla provincia rispetto a ci che


urbano (liber Gallus-liber verna). Vedi anche III 4, 1 e 5, 1, dove ribadisce
che il libro destinato alla capitale. Il dialogo con il lettore uno dei tratti
pi originali della poesia di Marziale (su questo aspetto vedi le osservazioni
di E. Auerbach, Studi su Dante, trad. it., Milano 1992, p. 309 sgg.); a lui
si rivolge in continuazione, spesso nominandolo (cfr., per limitarsi ai casi
in cui compare il vocativo lector, I 1, 4; 113, 4; II 8, 1; IV 55, 27 sg.; V 16,
2; VII 12, 12; IX epist. v. 5 sgg.; X 2, 4 sg.; XI 16, 1; 108, 2 e 4), talvolta,
come qui, con unallocuzione indeterminata: X 1, 4 fac tibi me quam cupis
ipse brevem ( il libellus a parlare); 59, 1 sg. consumpta est uno si lemmate
pagina transis, / et breviora tibi, non meliora placent; XIII 3, 1 sg. omnis
in hoc gracili Xeniorum turba libello / constabit nummis quattuor empta
tibi; XIV 2, 1 quo vis cumque loco potes hunc nire libellum. Ad un
dedicatario particolare pensava Immisch 1911, p. 491 sgg., il quale riteneva
che il III libro come noi lo possediamo fosse frutto di una rielaborazione
compiuta da Marziale in occasione di unedizione congiunta dei libri I-VII
(cfr. VII 17), in cui il poeta avrebbe sostituito lepistola prefatoria (di cui
non rimane traccia), dove si faceva il nome del destinatario, con questo
epigramma, e che dunque con lespressione liber prior (v. 3) Marziale
facesse riferimento alla versione precedente del III libro. Ma la sua
ricostruzione delle vicende di pubblicazione dei libri di Marziale poggia
su basi molto incerte ed piuttosto improbabile. Limportanza attribuita
dal poeta allesordio dei libri consente senzaltro di escludere la possibilit
che Marziale si rivolga ad un patrono senza nominarlo esplicitamente.
quidquid id est: la professione di modestia un procedimento piuttosto
comune nella presentazione di opere letterarie: cfr., ad es., Catull. 1, 8 sg.
quare habe tibi quidquid hoc libelli / qualecumque. La iunctura richiama
allusivamente il componimento proemiale delle Epistulae ex Ponto di
Ovidio: I 1, 21 sg. quidquid id est adiunge meis: nihil impedit ortos /
exule servatis legibus Urbe frui; per luso in un contesto proemiale cfr.
anche Calp. ecl. 4, 12 sgg. quidquid id est, silvestre licet videatur acutis
/ auribus et nostro tantum memorabile pago, / nunc mea rusticitas, si
non valet arte polita / carminis, at certe valeat pietate probari; Priap. 2,
9 sgg. ergo quidquid id est, quod otiosus / templi parietibus tui notavi, /
in partem accipias bonam, rogamus. longinquis ab oris: lespressione
costituisce un altro rinvio allusivo allOvidio dellesilio: cfr. trist. III 1, 25 sg.
duc age! namque sequar, quamvis terraque marique / l o n g i n q u o referam

108

M. Val. Martialis liber tertius

lassus ab orbe pedem ( il libro a parlare, giunto a Roma longinquo ab


orbe, dal Ponto; lattributo presenta soltanto unaltra occorrenza in Ovidio:
Ibis 146 nostraque longinquus viscera piscis edet). Longinquus aggettivo
di uso prevalentemente prosastico e raro in poesia; per questa accezione
cfr. Hor. epist. I 8, 3 longinquis in agris; Prop. II 9, 29 longinquos ad
Indos; vd. ThlL VII 2, 1626, 37 sgg.; per il nesso cfr. Auson. 212, 19 p. 69 P.
(prof. 22, 19 G.) longinquis defunctus in oris. In Marziale questa lunica
occorrenza. Equivalente nel senso lespressione longis ab oris in epigr.
24, 1 si quis ades longis serus spectator ab oris. La clausola, frequentissima
in poesia esametrica, ricorre ancora in IV 42, 3 Niliacis primum puer hic
nascatur in oris; VII 6, 1 ecquid Hyperboreis ad nos conversus ab oris; VIII
32, 7 haec a Sardois tibi forsitan exulis oris; 45, 1 Priscus ab Aetneis mihi,
Flacce, Terentius oris; IX 30, 1 Cappadocum saevis Antistius occidit oris;
84, 5 me tibi Vindelicis Raetus narrabat in oris. mittit: il verbo mittere,
mutuato dallo stile poetico-epistolare (cfr. Ov. epist. 1, 1; Pont. I 1, 1 sg.; 3,
1; 10, 1; II 11, 1 sg.; III 4, 1 sg.; 6, 1 sg.; IV 9, 1 sg.), fa parte del formulario
di dedica dei libri: cfr. V 1, 1 sgg. cit. supra; VI 1, 1 cit. supra. In questo
caso Marziale gioca anche con la gura, diffusa in poesia, per cui il luogo di
origine di un prodotto visto come soggetto che lo offre: cfr. Verg. georg. I
57 India mittit ebur, molles sua tura Sabaei; Lygd. 2, 23 quas mittit dives
Panchaia merces; Ov. am. I 14, 45 tibi captivos mittet Germania crines;
vd. ThlL VIII 1186, 53 sgg.; in Marziale vi sono numerosi esempi: cfr. I 43,
7; II 43, 7; III 77, 4; IX 75, 8. Il libro cisalpino viene dunque presentato da
Marziale come un prodotto della regione da cui proviene e come tale il poeta
si aspetta che sia valutato dai lettori (cfr. v. 5 sg.).
2: si tratta della Gallia Cisalpina, dove Marziale si trova al momento della
pubblicazione del III libro (ad Imola: cfr. III 4, 4 Corneli referas me licet
esse Foro), che si distingueva dalla Gallia comata per ladozione della toga,
abito nazionale romano, simbolo di una maggiore civilizzazione. Essa
ricevette per un breve periodo la denominazione di Gallia togata, al tempo
in cui Cesare fece il primo passo per inserire il nord-Italia nellItalia vera
e propria, in modo non ufciale, durante il suo proconsolato (58-52), poi,
ufcialmente, dall11 marzo del 49 con la lex Roscia. La denominazione di
Gallia togata ricorre in Hirt. Gall. VIII 24, 3; 52, 1; Cic. Phil. 8, 27 (dove
essa distinta dalla Gallia comata); Mela II 59; Plin. nat. III 112; Suet.
gramm. 3, 6; Vib. Seq. 227 Gelsomino (6, 7 Parroni); Cass. Dio XLVI
55. La regione non esiste formalmente pi dopo la battaglia di Filippi e

Epigramma 1

109

luso da parte di autori pi tardi di questa denominazione indicativo per


il periodo delle fonti utilizzate (sulla storia del nome e sulle vicende della
regione vd. RE VI A 1662 sg.; U. Laf, La provincia della Gallia Cisalpina,
Athenaeum 80, 1992, pp. 5-23). La denizione permette a Marziale di
mettere in evidenza il livello di romanizzazione della regione in cui si trova;
a ci contribuisce anche la struttura del verso, che afanca il nome Gallia
allattributo Romanae. Romanae togae: la iunctura ricorre ancora,
nella stessa posizione del verso, in II 90, 2 gloria Romanae, Quintiliane,
togae, dove la toga rappresenta metonimicamente loratoria forense.
nomine dicta: il nesso frequente in poesia, specialmente in contesti
eziologici: cfr. Ov. met. I 446 sg. instituit sacros celebri certamine ludos /
Pythia perdomitae serpentis nomine dictos con il commento di Bmer2.
Nomine qui ablativo di origine; in genere lablativo preceduto da a, de:
cfr. Verg. Aen. I 277 Romanos suo de nomine dicet (sc. Romulus); IX
387 sg. atque locos qui post Albae de nomine dicti / Albani.
3. legis et laudas: i verbi ricorrono nella stessa forma e posizione metrica,
ma in diverso contesto in V 25, 12 haec legis et laudas? quae tibi fama perit!
librum priorem: si tratta del libro II. Lespressione stata oggetto
di un lungo dibattito: Friedlaender (I, p. 52 sg.), riprendendo unipotesi
di Stobbe 1867 (pp. 44-80; specialmente p. 62 sg.), riteneva che Marziale
avesse pubblicato insieme il I e il II libro e che perci con lespressione
librum priorem facesse riferimento proprio a questa edizione congiunta;
per E.T. Sage (The Publication of Martials Poems, TAPhA 50, 1919, p.
174 sg.) e per E. Lehmann (Antike Martialausgaben, Diss. Jena 1931, p. 32
sgg.) liber prior lattuale libro II, lunico ad esser stato pubblicato prima
del III, mentre il libro I sarebbe stato pubblicato in seguito; per SchanzHosius (II, p. 550) invece Marziale si riferirebbe al I libro, lunico pubblicato
al momento, mentre il II sarebbe stato pubblicato in seguito (prima del V).
Non per necessario pensare che Marziale avesse pubblicato soltanto un
libro e, come giustamente osservato da Citroni (p. XIV sg.): liber prior pu
senzaltro signicare il libro precedente della serie, cio il II. Quando esce
un nuovo libro di un autore naturale che si faccia anzitutto il confronto
con il precedente. Difcilmente perci lespressione potr signicare uno
dei libri precedenti, come hanno sostenuto Gilbert 1887, p. 144 e Th. Birt
(Kritik und Hermeneutik nebst Abriss des antiken Buchwesens, Mnchen
1913, p. 276 sg.). fortasse: lavverbio appartiene ad un livello pi prosaico
rispetto a forte, forsitan: ricorre soltanto una volta in Virgilio e Ovidio;

110

M. Val. Martialis liber tertius

assente in Lucrezio, Tibullo, Properzio, Orazio lirico (vd. Axelson 1945, p.


31 sg.). In Marziale si contano sette casi (19 di forte, nove di forsitan, sei di
forsan). In questo libro vd. anche 42, 3, nella stessa posizione metrica.
4: Marziale si cautela da uneventuale fredda accoglienza da parte dei
lettori: se anche preferiranno il libro precedente, sempre di opera sua si
tratta. Non convincente linterpunzione del verso di Dousa (ma gi presente
in v1), accolta da Gruterus e Scriverius: illa vel haec mea sunt: quae meliora
putas? La rendono piuttosto improbabile luso della disgiuntiva vel e il v. 5,
che appare poco adatto ad una risposta.
5: Marziale ammette di buon grado che il libro scritto a Roma sar
naturalmente destinato a riscuotere maggior successo. sane: la particella
concessiva ricorre in Marziale ancora in IV 78, 9; V 15, 6; 61, 8; 84, 9; VI
32, 5; VIII 51, 1; IX 47, 4; X 21, 5. natus: per luso del verbo nasci, che
suggerisce una personicazione del libro, presentato come glio dellautore,
cfr. XI 24, 4 quot versus poterant, Labulle, nasci; vedi anche XII 2 (3), 5 sg.
(apostrofe al libro) non tamen hospes eris nec iam potes advena dici, / cuius
habet fratres tot domus alta Remi. Luso risale a Ovidio: cfr. trist. I 3, 74 et
patimur nati quam tulit ipse fugam (sono i libri stessi a parlare); Pont. I 1,
21 sg. cit. nella n. al v. 1. Sul modulo dellallocuzione al libro personicato,
frequente in Marziale, vd. la n. intr. allepigr. 2. domina in urbe: domina
epiteto frequente di Roma a partire da Orazio (carm. IV 14, 16 dominae
Romae). Il nesso domina urbs ricorre per la prima volta in Ovidio, dove
ha, in due casi su tre, funzione pregnante: cfr. am. II 14, 15 sg. Ilia si tumido
geminos in ventre necasset, / casurus dominae conditor urbis erat; Pont.
IV 5, 7 luce minus decima dominam venietis in urbem (apostrofe ai leves
elegi che Ovidio invia a Roma dal suo esilio in terra getica); vd. anche rem.
289. In Marziale il nesso domina urbs (o domina Roma) usato pi volte,
quasi sempre in funzione pregnante: cfr. I 3, 3 nescis, heu, nescis dominae
fastidia Romae, dove la domina Roma contrapposta al parvus liber che il
poeta mette in guardia dai rischi della pubblicazione; X 103, 9 moenia dum
colimus dominae pulcherrima Romae, dove contrapposta alla piccola
Bilbilis, cui per Marziale ha dato fama, quanta Catullo a Verona; XII 21, 9
sg. tu desiderium dominae mihi mitius urbis / esse iubes: Romam tu mihi
sola facis; vd. anche IX 64, 4 domina ab urbe. In questo caso la iunctura
serve ad accentuare la contrapposizione fra ci che urbano perch nato a
Roma e ci che si mostra di sottovalutare perch, date le sue origini, sarebbe
inciato da rusticitas (Parroni 1984, p. 127).

Epigramma 1

111

6: inevitabile che il libro romano abbia la meglio su quello gallo. La


pointe dellepigramma costruita sullinferiorit di ci che provinciale
rispetto a ci che urbano (per cui vd. la n. intr.). Lo stesso motivo
presente anche in XII epist. 22 sgg. tu velim ista, quae tantum apud
te non periclitantur, diligenter aestimare et excutere non graveris; et,
quod tibi difcillimum est, de nugis nostris iudices candore (candore
Housman: nitore nidore ) seposito, ne Romam, si ita decreveris,
non Hispaniensem librum mittamus, sed Hispanum. La differenza fra
Hispaniensis e Hispanus chiarita da Carisio (135, 12 sgg. Barwick): cum
dicimus Hispanos, nomen nationis ostendimus; cum autem Hispanienses,
cognomen eorum qui provinciam Hispanam incolunt, etsi non sunt
Hispani. Anche Ovidio inviando la sua poesia dallesilio affermava che
certo essa sarebbe stata considerata inferiore alle sue opere precedenti,
per via della difcile condizione psicologica in cui si trovava (cfr., ad es.,
trist. I 1, 35 sgg.; 11, 35 sgg.; IV 1, 1 sgg.); per il motivo della difcolt di
scrivere latino in mezzo ai barbari cfr. Ov. trist. III 1, 17 sg.; 14, 45 sgg.;
V 7, 55 sgg.; 12, 55 sgg.; Sen. dial. XI 18, 9. Meno probabile pertanto mi
sembra lipotesi di Citroni 1987, p. 144, secondo cui il verso alluderebbe
alle vicende militari fra Roma e la Gallia: le vittorie sui Galli erano ormai
cos numerose che si riteneva al tempo impossibile che questi ultimi
potessero avere la meglio sui Romani. Senzaltro da escludere invece la
proposta di Paley-Stone, p. 74 di vedere nel verso unallusione ai Galli,
gli evirati sacerdoti di Cibele (su cui vd. la n. a 24, 13). vincere: per
luso del verbo in un contesto letterario cfr. I 7, 1-3 Stellae delicium mei
columba, / Verona licet audiente dicam, / vicit, Maxime, Passerem
Catulli. verna liber: verna era lo schiavetto nato in casa. Il termine
poco frequente in poesia: ricorre una volta in Properzio e Persio, due in
Tibullo e Giovenale, quattro in Orazio (mai nelle Odi). In Marziale ci sono
14 occorrenze. Probabilmente aveva in origine lo stesso signicato del
suo aggettivo vernaculus nativo, originario del luogo, attestato anche da
Festo (p. 510 L.): Romanos enim vernas appellabant, id est ibidem natos;
cfr. Mart. X 76, 2 sgg. civis non Syriaeve Parthiaeve, / nec de Cappadocis
eques catastis, / sed de plebe Remi Numaeque verna; Iuv. 1, 26 sg. verna
Canopi / Crispinus. Certamente anche in questo passo lattributo indica
il libro nativo del luogo, contrapposto al gallo, ma Marziale gioca anche
sullopposizione tra verna liber e domina urbs e, con la modestia un po
affettata esibita anche nel v. 1 (quidquid id est), mostra di considerare i suoi

112

M. Val. Martialis liber tertius

libri non proprio cittadini a tutti gli effetti, bens schiavetti. Ben diversa
consapevolezza mostrer Marziale in XII 2 (3), 5 sg. cit. nella n. al v. 5,
ormai sicuro della fama acquisita. Verna come attributo del libro, anche
se al diminutivo, ricorre nuovamente in V 18, 4 praeter libellos vernulas
nihil misi; cfr. anche I 49, 24 vernas apros (cinghiali nativi del luogo); 84,
4 equitibus vernis (sono i gli generati da Quirinale con le sue serve; vd.
Citroni, ad loc.); X 30, 21 lupos vernas; XIII 43, 2 vernae tubures.

Epigramma 2

113

2
Cuius vis eri, libelle, munus?
Festina tibi vindicem parare,
ne nigram cito raptus in culinam
cordylas madida tegas papyro
vel turis piperisve sis cucullus.
Faustini fugis in sinum? Sapisti.
Cedro nunc licet ambules perunctus
et frontis gemino decens honore
pictis luxurieris umbilicis,
et te purpura delicata velet,
et cocco rubeat superbus index.
Illo vindice nec Probum timeto.

10

tit. ad librum suum


4 cordylas LPQfEA: cardylas f cordydas X cordidas V madida
: madidas
5 piperisve : piperisque
cucullus LPQf : cucullis L 6 faustini
EAV: faustim X 7 cedro LPQf : credo Q ambules AXV: ambulet E 9 pictis
EAX: pictus V 10 te LPQs.l.f : om. Q velet LPQf : vetlet L volet Q 11 cocco
LPin mg.fEAXV: coco A croco P croceo Q rubeat LPQf: iubeat Q rubeas
12
vindice : iudice
timeto PQfEAV: timeo LX

A chi vuoi essere donato, libretto?


Affrettati a procurarti un protettore,
ad evitare che, presto rapito in una nera cucina,
tu debba ricoprire tonni con la tua carta madida
o divenire cartoccio per lincenso o per il pepe.
5
Fuggi nella tasca di Faustino? Sei saggio.
Ora va pure in giro ben unto di cedro
ed, elegante per il duplice ornamento della fronte,
insuperbisci per i bastoncini dipinti
e porpora delicata ti veli
10
ed il titolo superbo rosseggi di cocco.
Con quel protettore non avrai paura neanche di Probo.
Dopo un componimento rivolto al lettore generico, questo il primo
epigramma dedicatorio del libro (cfr. epigr. 5). Marziale si rivolge direttamente

114

M. Val. Martialis liber tertius

al proprio libro: esso avr bisogno di un protettore se non vuole fare una
ne prematura in una fumosa cucina come carta per avvolgere il pesce nel
cucinarlo o come cartoccio per lincenso o il pepe. Dopo essersi assicurato la
protezione dellinuente patrono Faustino potr andare in giro con lussuose
vesti, senza preoccuparsi dei critici pi agguerriti, poich sar egli stesso, con
la sua autorit, a difenderlo da eventuali attacchi.
Il modulo dellapostrofe al libro, ampiamente diffuso nella letteratura
europea, ha origine con Orazio (epist. I 20); riceve quindi un ampio e
originale sviluppo nelle elegie ovidiane dellesilio. Ma Marziale a rendere
lallocuzione al proprio libro un modulo costante e a sviluppare i tratti di
personicazione dei suoi libelli (cfr., ad es., II 1; III 4; 5; IV 89; VII 97;
VIII 1; X 104; XI 1; XII 2). Lapostrofe al libro diviene nella sua poesia la
maniera elegante attraverso la quale il poeta cerca di stabilire contatti con i
suoi patroni e con i lettori in generale, nel tentativo di assicurare il sostegno
pi ampio possibile alle sue opere (vd. Citroni 1986, pp. 111-146; per
Marziale p. 136 sgg.). In questo epigramma la personicazione arricchita
dalla minuziosa descrizione (vv. 7-11) della lussuosa veste editoriale di cui
il libellus potr fare sfoggio.
Faustino il dedicatario primo del libro (sulla compresenza di pi dedicatari nello stesso libro vd. lIntroduzione, 6) e, probabilmente, lospite di
Marziale durante il suo soggiorno in Cispadana (vd. lIntroduzione, 3).
Era un ricco ed inuente patrono, certamente fra coloro che assicurarono il
maggiore sostegno al poeta durante la sua lunga permanenza a Roma. tra
i personaggi pi di frequente nominati nellopera di Marziale (19 volte) e in
maniera costante nellarco di quasi tutta la sua produzione epigrammatica:
presentato come competente di letteratura (cfr. VI 61 [60]) e come poeta
(cfr. I 25), possedeva numerose ville (cfr. III 58; IV 57; V 71; VII 80; X 51).
Oltre a questo libro Marziale gli dedica anche il quarto (cfr. IV 10); in VII
80 dedica il libro, tramite Faustino, a Marcellino (con buona probabilit suo
glio: vedi lIntroduzione, p. 58 e la n. intr. allepigr. 6); in VII 12 si difende
da coloro che scrivono carmi velenosi e li diffondono sotto il suo nome
invocando Faustino come testimone della propria innocenza (9 ludimus
innocui: scis hoc bene). ricordato anche in I 114; III 25; 39; 47; V 32; VI
7; 53; VIII 41. Solo nel libro terzo Marziale lo nomina 5 volte (negli altri
libri 3 volte al massimo) e il dato sembra confermare lipotesi che egli abbia
ospitato Marziale in questo periodo. Il contatto di Faustino con la corte
imperiale forse ipotizzabile sulla base di VII 12, in cui Marziale si rivolge a

Epigramma 2

115

Faustino augurandosi che limperatore legga i suoi epigrammi con la stessa


benevolenza di sempre, senza dare credito a chi sparge sotto il suo nome
carmi velenosi: sic me fronte legat dominus, Faustine, serena / excipiatque
meos qua solet aure iocos (1 sg.). Lauspicio ha valore se si attribuisce a
Faustino una funzione importante di intermediario fra il poeta e la corte
dellimperatore, che viene confermata dalla sua scomparsa dagli epigrammi
di Marziale in concomitanza con lassassinio di Domiziano e con lascesa al
regno di Nerva e quindi di Traiano: egli infatti nominato per lultima volta
in X 51 e Marziale non ne piange la morte. dunque plausibile che Faustino
abbia svolto un importante ruolo nellavvicinare Marziale alla corte imperiale.
Infatti le adulazioni dellimperatore si fanno pi smaccate in coincidenza
con la maggiore vicinanza a Faustino, cui Marziale dedica il III libro e il
IV (vd. in proposito lIntroduzione, p. 57 sg.), che celebra in apertura il
compleanno dellimperatore. Il V libro segner la denitiva affermazione del
prestigio di Marziale presso limperatore, che diviene destinatario principale
dei suoi libri (vd. Citroni 1988, p. 19 sgg.). Non pertanto da escludere
unidenticazione del patrono di Marziale con il senatore Cn. Minicius
Faustinus, consul suffectus nel 91 (PIR2 M 609; vd. Nauta 2002, p. 67 sg.).
Allopposto lipotesi di identicazione con il Faustino autore delliscrizione
metrica del cosiddetto antro di Tiberio a Sperlonga (edita ne LAnne
pigraphique 1967, 85 e in Courtney 1995, 49), considerata possibile da
Citroni, p. 86 e Howell1, p. 161, e sviluppata da V. Tandoi (Lepigrafe di
Faustino a Sperlonga, il ciclo odissiaco del ninfeo e gli inizi di Marziale,
in Disiecti membra poetae, III, Foggia 1988, pp. 153-179 = Tandoi 1992,
pp. 735-754), non riscuote oggi consensi, poich laspetto esteriore della
lastra su cui inciso il componimento, il ductus della scrittura e un errore
prosodico (8 vivs) fanno propendere per una datazione sensibilmente
pi tarda (III-IV sec.): vd. P. Cugusi, Aspetti letterari dei Carmina Latina
Epigraphica, Bologna 1985, pp. 46-53; M.G. Granino Cecere, s.v. Sperlonga,
in EV IV, pp. 992-994; Courtney 1995, p. 272. Sulla diffusione del cognomen
a Roma vd. Kajanto 1965, p. 272. A questo epigramma e a I 3, oltre che
ad Orazio, epist. I 20 (richiamato esplicitamente al v. 1), si chiaramente
rifatto Carducci nel Prologo degli Iuvenilia, che ha la forma di unapostrofe
al proprio carissimo tenue libretto (vv. 7; 204); la dipendenza da
Marziale stata rilevata in un breve articolo di G. De Filippis (Una fonte
classica del Prologo dei Juvenilia del Carducci, A&R 10, 1907, pp.
183-185).

116

M. Val. Martialis liber tertius

1. Cuius vis : lincipit allude in modo esplicito alla dedica di Catullo


a Cornelio Nepote (1, 1 cui dono lepidum novum libellum), cui questo
epigramma accomunato anche dal metro (endecasillabo falecio). Ancora
unallusione a Catullo contiene la dedica a Faustino del libro quarto (IV
10): dum novus est nec adhuc rasa mihi fronte libellus, / pagina dum
tangi non bene sicca timet, / i puer et caro perfer leve munus amico / qui
meruit nugas primus habere meas (1-4). I primi due versi costituiscono
una variazione di Catull. 1, 1 sg., mentre il verso 4 ispirato da Catull.
1, 3 sg. namque tu solebas / meas esse aliquid putare nugas (Paukstadt
1876, p. 11 si limitava a rilevare la somiglianza fra IV 10, 4 e Catull. 1,
4). Catullo esplicitamente riconosciuto da Marziale come principale
modello epigrammatico: cfr. I epist. 10 sg.; II 71; IV 14; V 5; VII 99; X 103;
sullargomento vd. H. Offermann, Uno tibi sim minor Catullo, QUCC
34, 1980, pp. 107-139; Swann 1994, p. 50. Linterrogativa rivolta al libro,
che sviluppa una sorta di dialogo con esso, rende pi vivace landamento
dellepigramma (vd. Siedschlag 1977, p. 22) e d maggiore consistenza alla
personicazione del libro stesso. Marziale se ne serve nellapostrofe al suo
libro anche in III 5, 1 sg. vis commendari sine me cursurus in urbem, /
parve liber multis, an satis unus erit?; XI 1, 1 sg. quo tu, quo, liber otiose,
tendis / cultus Sidone non cotidiana? - libelle: il termine, che tradisce la
sua impronta catulliana (sullinterpretazione del termine nel c. 1 di Catullo
vd., da ultimo, C. Santini, Il termine libellus nei carmi di Catullo, BSL
32, 2002, p. 385 sgg.), si riferisce qui allintero libro terzo; cfr. anche 68,
1 huc est usque tibi scriptus, matrona, libellus; 68, 11 sg. si bene te novi
longum iam lassa libellum / ponebas; 86, 1 sg. ne legeres partem lascivi,
casta, libelli / praedixi et monui; 97, 1 ne legat hunc Chione mando tibi,
Rufe, libellum; 99, 1 irasci nostro non debes, cerdo, libello. Marziale gli si
rivolge con lapostrofe liber in 4, 1 e parve liber in 5, 2 (in entrambi i casi
agisce linusso dei Tristia ovidiani: vd. le nn. ai vv.). Che la differenza di
volume tra liber e libellus fosse ancora percepita dimostrato da X 1, 1 sg.
si nimius videor seraque coronide longus / esse liber, legito pauca: libellus
ero. In XI 1, 5 libros non legit ille, sed libellos (sc. Parthenius), questultimo
termine non designa libri poetici, bens le petizioni rivolte allimperatore
(vd. il commento di Kay, ad loc.). munus: il libro divenuto al tempo di
Marziale un rafnato oggetto di dono, destinato a svolgere una funzione
di scambio nei rapporti sociali (vd. White 1974, pp. 52; 56): cfr. IV 10, 3
i puer et caro perfer leve munus amico; VII 17, 9 at tu munere dedicata

Epigramma 2

117

parvo (sc. bibliotheca Iuli Martialis); 80, 5 sg. sed si parva tui munuscula
quaeris amici / commendare, ferat carmina nostra puer; 84, 5 parva
dabis caro sed dulcia dona sodali; IX 99, 8 grande tui pretium muneris
auctor erit.
2. festina: esprime la preoccupazione che il libro faccia la ne descritta
nei vv. 3-5. vindice: il termine appartiene al lessico giuridico. Il vindex
era una gura di garante che si opponeva alla procedura di manus iniectio
su uno schiavo manumissus, affermandone la libert e impedendo cos che
il suo assistito diventasse indebitamente propriet altrui (vd. al riguardo
G. Wesener, s.v. vindex, RE suppl. XIV; Volterra 1967, p. 205): cfr. Fest.
p. 516 L. vindex ab eo quod vindicat, quo minus is, qui prensus est ab
aliquo teneatur. Il termine si trova gi nelle Leges XII Tabularum I 4
adsiduo vindex adsiduus esto; proletario iam civi quis volet vindex esto
(Gell. XVI 10, 5); ricorre anche in Gaio, inst. IV 21; 25; 46. Viene poi
eliminato dai Digesta da Triboniano, quaestor sacri palatii di Giustiniano,
che presiedette la commissione di giuristi incaricata della redazione del
Digesto. Il vindex era anche detto adsertor libertatis (Don. Ter. Ad. 194
adsertores dicuntur vindices alienae libertatis), denizione che Marziale
utilizza in I 52, in cui invita Quinziano ad intervenire in qualit di adsertor
in difesa dei suoi libelli, che sono stati manumissi da lui e dei quali un altro
poeta tenta illegittimamente di appropriarsi (5 adsertor venias; 7 dicas esse
meos manuque missos). Allo stesso modo in questo epigramma Marziale
rappresenta il suo libro come uno schiavetto (vd. la n. a 1, 6 verna liber)
che deve cercarsi un vindex che lo protegga da appropriazioni indebite
(vv. 3-5). Vindex ricorre ancora in III 91, 10 pluteo vindice, dove non c
per allusione allaccezione giuridica. In modo simile Stazio denisce un
suo patrono, Manlio Vopisco, vir eruditissimus et qui praecipue vindicat
a situ litteras iam paene fugientes (silv. I praef. 26 sg.).
3. cito raptus: il nesso cito raptus (o rapta) ricorre spesso in epigra
funerarie per morti immature: CLE 489, 4 sed cito rapta silet; 502, 4 fato
cito raptus iniquo; 667, 6 sg. hunc cito sideream raptum omnipotentis
in aulam / et mater blanda et frater sine funere quaerunt; 647, 3 sic tibi
non rapiat mors invida tam cito natos; 751, 1 hic puella iacet pr[imis
cito rap]ta sub annis; 1215, 2 qui cito raptus abit; 1219, 4 sg. heu nimium
cito rapte patri, cito reddite fatis / et matri cito rapte tuae cito redditus
umbris; 1282, 5 proles cito rapta; 1339, 11 cito rapta marito; 1401, 8
aeterno vulnere rapta cito; 1673, 2 fatis cito [raptus; 1847, 1 h]ic cito

118

M. Val. Martialis liber tertius

rapta iacet; 2096, 4 i]am cito raptus abit. In Marziale (sui cui rapporti con
le epigra metriche vd. L. Gamberale, Fra epigraa e letteratura. Note a
Mart. 10.71, A&R 38, 1993, pp. 42-54) cfr. I 116, 3 hoc tegitur cito rapta
suis Antulla sepulcro; XI 69, 11 nec queror infernas quamvis cito rapta
sub umbras; IX 29, 2 rapta es ad infernas tam cito Ditis aquas? (ironico);
cfr. anche nessi simili in I 88, 1 raptum crescentibus annis; VI 52, 1 raptus
puerilibus annis; VII 40, 7 festinatis raptum annis. Marziale dunque
allude mediante il nesso cito raptus alla morte prematura che il suo libro
rischia di subire se non si procurer un patrono adeguato (per il topos
della ne prematura dei libri cfr. Catull. 95, 7 at Volusi Annales Paduam
morientur ad ipsam). Unanaloga intenzione forse ravvisabile anche in
X 12, 9 sgg. et venies albis non adgnoscendus amicis / livebitque tuis
pallida turba genis / sed via quem dederit rapiet cito Roma colorem, in
cui Marziale si rivolge allamico Domizio, che sta per recarsi in Emilia,
dove potr fruire di bellissime giornate assolate e, tornando, far invidia ai
pallidi amici della capitale, che per lo priver presto dellabbronzatura: la
denizione dei Romani come pallida turba (cos gli abitanti degli Inferi in
Tib. I 10, 38 errat ad obscuros pallida turba lacus, nella stessa posizione
metrica) e il nesso rapiet cito dipingono scherzosamente Roma come un
inferno in cui regna il pallore. nigram culinam: lattributo niger si
riferisce spesso in Marziale a ci che annerito dal fumo; il nesso ricorre
anche in I 92, 9 pasceris et nigrae solo nidore culinae; X 66, 3 faciem nigra
violare culina; cfr. anche I 26, 8 nigros cados; II 90, 7 nigros fumos
(il fumo che annerisce); V 78, 7 nigra patella; VII 53, 6 nigra lagona;
61, 8 nigra popina. Culina termine della sfera quotidiana, raro in poesia;
in Marziale ricorre ben 7 volte. In questo caso lattributo si adatta alla
metafora della morte prematura: infatti niger (e, in generale, gli aggettivi
che indicano oscurit, come ater) attributo legato al mondo degli inferi
(vd. Andr 1949, p. 49 sgg.): cfr., ad es., Verg. Aen. VI 134 nigra Tartara;
in Marziale cfr. V 34, 3 parvola ne nigras horrescat Erotion umbras; X 50,
6 occidis et nigros tam cito iungis equos. La cucina dunque rappresenta gli
Inferi, dove il malcapitato libello corre il rischio di nire.
4 sg.: i versi prospettano due diverse pene, cui potrebbe essere sottoposto
il libro (come evidenziato dalla disgiuntiva vel): nel v. 4 Marziale fa riferimento allutilizzo della papyrus come involucro per i pesci cucinati al cartoccio, mentre nel successivo allude alluso di avvolgere con la carta cibi e
spezie in vendita al mercato.

Epigramma 2

119

4: secondo uninterpretazione diffusa tra gli studiosi (vd., ad es., Friedlaender,


ad loc.; E. Pasoli, Cuochi, convitati, carta nella critica letteraria di Marziale,
MCr 5-7, 1970-72, p. 192) i vv. 3-4, come il v. 5, farebbero riferimento
alluso della carta per avvolgere i pesci in vendita al mercato. Tuttavia
Marziale intende con ogni probabilit alludere ad unoperazione culinaria,
come stato dimostrato da Paoli 1932, pp. 33-37 (quindi confermato da
Thomson 1964 per Catull. 95, 7 sg. cit. infra e da M. Salanitro, Carmina
docta e cuochi in Marziale, InvLuc 7-8, 1985-86, pp. 127-134): infatti, se si
pensa alla funzione di avvolgere i pesci al mercato, non ci si pu spiegare il
v. 3 ne nigram cito raptus in culinam, dal momento che il pesce acquistato
al mercato potrebbe tuttal pi essere svolto in cucina e non il contrario;
inoltre al mercato i pesci venivano tenuti in ceste oppure attaccati penzoloni
senza essere avvolti nella carta, come testimoniano fonti sia letterarie (cfr.,
ad es., Apul. met. I 24) che gurative (vd. S. Reinach, Rpertoire de peintures
grecques et romaines, Paris 1922, p. 372, nn. 2; 4; 5; E. Pfuhl, Malerei
und Zeichnung der Griechen, Mnchen 1923, III, p. 314 g. 705). Inne
lattributo madidus riferito alla papyrus allude alluso di immergere la carta
in un infuso gastronomico prima di utilizzarla in cucina per evitare che il
pesce bruciasse (Paoli 1932, p. 36) e non pu certo riferirsi allinchiostro
ancora non perfettamente asciugato sulla pagina (cfr., ad es., Izaac: tes
feuillets encore humides). Una conferma ulteriore della correttezza di tale
esegesi viene da IV 86, 7 sg. cit. infra. Il motivo ricorre per la prima volta in
Catull. 95, 7 sg. at Volusi Annales Paduam morientur ad ipsam / et laxas
scombris saepe dabunt tunicas (vd. Thomson 1964; Thomson, ad loc.), in
cui Catullo preconizza per gli Annales di Volusio la misera sorte di essere
bruciati, come conferma anche il c. 36: cfr. 7 sg. scripta / infelicibus
ustulanda lignis; 18 sgg. at vos interea venite in ignem, / pleni ruris et
incetiarum / Annales Volusi cacata carta; quindi ritorna in Pers. 1, 43
nec scombros metuentia carmina nec tus, in cui sono presenti entrambe
le destinazioni (in cucina ed al mercato); Marziale ne fa un ampio uso: cfr.
III 50, 9 sg. quod si non scombris scelerata poemata donas, / cenabis solus
iam, Ligurine, domi (vd. la n. ad loc.); IV 86, 7 sg. (apostrofe al libellus)
nec rhonchos metues maligniorum / nec scombris tunicas dabis molestas,
dove la menzione della tunica molesta, la veste intrisa di pece che si faceva
indossare ai condannati ad essere arsi vivi (cfr. Sen. epist. 14, 5 cogita
illam tunicam alimentis ignium et inlitam et textam; Mart. X 25, 5 sg. nam
cum dicatur tunica praesente molesta / ure manum, plus est dicere non

120

M. Val. Martialis liber tertius

facio; Iuv. 8, 235 ausi quod liceat tunica punire molesta; vd. Friedlaender,
SR II, p. 91), si comprende solo se al rogo che destinato il libellus
(levidente allusione a Catull. 95, 8 cit. supra fornisce una conferma ulteriore
anche allesegesi del passo catulliano; recentemente H. Trnkle, Exegetisches
zu Martial, WS 109, 1996, p. 133 sgg., ha nuovamente sostenuto, senza
per elementi persuasivi, che in questo epigramma si alluda alla funzione
di incartare il pesce al mercato); VI 61 (60), 7-8 quam multi tineas pascunt
blattasque diserti / et redimunt soli carmina docta coci! (su cui vd. il
commento di Grewing); in XIII 1, 1 sg. ne toga cordylis et paenula desit
olivis / aut inopem metuat sordida blatta famem non chiaro se Marziale
abbia voluto distinguere le due diverse destinazioni (in cucina e al mercato:
vd. Leary2, ad loc.). Il topos ricorre ancora al principio dello pseudovirgiliano
Liber Pedagogus (AL 675 Riese): carmine si fuerint te iudice digna favore, /
reddetur titulus purpureusque nitor. / si minus, aestivas poteris convolvere
sardas, / aut piper aut calvas hinc operire nuces (richiamato da G. Brugnoli,
Sarde al cartoccio, InvLuc 9, 1987, pp. 13-15); la menzione di Sidon. carm.
9, 318 sgg. nos valde sterilis modos Camenae / rarae credimus hos brevique
chartae / quae scombros merito piperque portet, sembra invece ignorare
le due diverse destinazioni, come dimostra luso della copulativa -que e del
verbo portare. Luso di cucinare il pesce al cartoccio testimoniato da una
ricetta di Apicio per le sarde farcite: Apic. IX 10, 1 sardam farsilem sic
facere oportet: sarda exossatur et teritur puleium, cuminum, piperis grana,
menta, nuces, mel. impletur et consuitur. involvitur in charta et sic supra
vaporem ignis in operculo componitur. conditur ex oleo, caroeno, allece.
Luso di avvolgere i cibi con la carta prima della cottura testimoniato anche
per altri cibi (Apic. VIII 6, 11; 7, 1; X 8; 9). Sul genere di condimento che
veniva utilizzato cfr. Apic. IX 10, 5 ius in cordula assa: piper, ligusticum, apii
semen, mentam, rutam, careotam, mel, acetum, vinum et oleum. convenit
et in sarda. cordylas: gr.
. Si tratta dei piccoli tonni:
Plin. nat. IX 47 cordyla appellatur partus, qui fetas (sc. thynnos) redeuntes
in mare autumno comitatur; XXXII 146 cordyla et haec pelamys pusilla;
cum in Pontum a Mareotide exit, hoc nomen habet. In Marziale anche in
XI 52, 7; XIII 1, 1. Per Thompson, Fishes, p. 245 cordyla indicherebbe lo
sgombro (cfr. IV 86, 8; Catull. 95, 8; Pers. 1, 43) piuttosto che il piccolo
tonno.
5: per la pratica di usare il papiro per involgere le spezie in vendita
al mercato cfr. Plin. nat. XIII 76, 4 sgg. nam emporetica (sc. papyrus)

Epigramma 2

121

inutilis scribendo involucris chartarum segestriumque mercibus usum


praebet, ideo a mercatoribus cognominata. Il modello letterario di questo
motivo il celebre passo oraziano di epist. II 1, 269 sg. deferar in vicum
vendentem tus et odores / et piper et quidquid chartis amicitur ineptis;
cfr. anche Pers. 1, 43 cit. nella n. al v. 4; Stat. silv. IV 9, 11 sgg. quales
aut Libycis madent olivis / aut tus Niliacum piperve servant / aut
Byzantiacos colunt lacertos; in Marziale cfr. XIII 1, 1 cit. nella n. al v. 4.
turis piperisve: il nesso ritorna nella stessa posizione metrica in IV 46, 7
et turis piperisque tres selibrae, in un elenco di doni di poco valore che un
tale Sabello ha ricevuto per i Saturnali (cfr. anche I 111, 4; VII 72, 3; X 57,
2; XIII 4 tit. tus; XIII 5 tit. piper). cucullus: propriamente un cappuccio
(vd. RE IV 1739; Daremberg-Saglio II, p. 1577); in Marziale cfr. V 14, 6;
X 76, 8; XI 98, 10; XIV 140. Qui indica il cartoccio in cui venivano involte
le spezie. Per luso di lessico dellabbigliamento in questo contesto cfr. IV
86, 8 tunicas (Catull. 95, 8); XIII 1, 1 toga paenula.
6: Marziale sembra qui descrivere unazione che si svolge sul momento,
seguendo immediatamente al suo consiglio (2 festina). Infatti i vv. 7 sgg.
presuppongono che il libellus abbia compiuto lazione e possa da subito
(7 nunc licet ambules) fruire dei vantaggi che lappoggio di Faustino
garantisce. Diversamente, quando invia i suoi libri a qualcuno, Marziale
specica sempre il percorso che il libro dovr compiere (cfr., ad es., III
5 e XII 2 [3], entrambi inviati a Roma da fuori citt; X 104) oppure fa
riferimento allinvio del libro (III 100, 1 sg. cursorem sexta tibi, Rufe,
remisimus hora / carmina quem madidum nostra tulisse reor; VI 1, 1
sextus mittitur hic tibi libellus; XI 1, 9 vicini pete porticum Quirini).
Questo induce a pensare che Faustino sia ospite di Marziale nel suo
soggiorno cisalpino e che Marziale lo immagini presente mentre egli
apostrofa il proprio libellus (vd. lIntroduzione, 3). Faustini: il nome
del patrono posto in rilievo in posizione incipitaria di verso, pressoch
a met del componimento (cfr. Catull. 1, 3 Corneli, tibi: namque tu
solebas). fugis: il verbo designa lazione repentina del libellus; altrove
Marziale lo utilizza per esprimere la smania di pubblicazione del libro
personicato: cfr. I 3, 12 i, fuge; sed poteras tutior esse domi (Hor. epist.
I 20, 5 fuge, quo descendere gestis!). sinum: il sinus era una sorta di
tasca ricavata dalle pieghe della toga allaltezza del petto (vd. OLD, s.v.
nr. 4; Wilson 1938, pp. 78-83); oltre al denaro (IV 51, 3 sg.; V 16, 8)
vi si tenevano altri oggetti, fra cui libri: VI 60 (61), 1 sg. laudat, amat,

122

M. Val. Martialis liber tertius

cantat nostros mea Roma libellos, / meque sinus omnes, me manus omnis
habet; II 6, 7 sg. haec (sc. epigrammata) sunt singula quae sinu ferebas /
per convivia cuncta, per theatra; cfr. anche Gell. IV 18, 9 prolato e sinu
togae libro. anche possibile interpretare lespressione fugis in sinum in
senso pi lato come fuggi in seno (cfr. Cic. resp. 1, 5 in barbariae sinus
confugisse; Catull. 44, 14 in tuum sinum fugi; Plin. paneg. 6, 3 confugit
in sinum tuum concussa res publica), ma la scena descritta perderebbe
certamente di concretezza. sapisti: il verbo ricorre in un contesto analogo
di apostrofe al libro in Auson. epigr. 34, 1-4 p. 310 P. (praef. 5, 1-4 G.) si
tineas cariemque pati te, charta, necesse est, / incipe versiculis ante perire
meis. / malo, inquis, tineis, sapis, aerumnose libelle, / perfungi mavis
quod leviore malo. Il perfetto sapii, forma sincopata di sapivi (per cui
cfr. Char. 320, 16 B. sapio sapis sapivi et sapui; Non. 817, 16 L. sapivi
pro sapui), testimoniato da Prisciano (GLK II 499, 17 sgg.): sapio tam
sapui vel sapii quam sapivi protulisse auctores inveniuntur; Probo
tamen sapui placet dici, Charisio sapui vel sapivi, Aspro sapivi et
sapii secundum Varronem, quod Diomedes etiam approbat. Nonius
tamen Marcellus de mutatis coniugationibus sic ponit: sapivi pro sapui.
Novius virgine praegnante (fr. 1, p. 327 R.): quando ego / plus sapivi,
qui fullonem conpressi quinquatribus. Terentius similiter (heaut. 843 sg.):
cum intellego / resipisse, pro resipivisse. Caper utrumque in usu esse
contendit Plautus in rudente (899): pol magis sapisset, si dormivisset
domi. La forma attestata soltanto in Plaut. Rud. 899 cit. supra e in
Marziale (3 occorrenze, sempre nella II persona sing.); cfr. anche Ter.
heaut. 844 cit. supra. In Marziale luso del perfetto sapisti sembra dettato
unicamente dalla possibilit di collocarlo in ne di verso, sia negli esametri
che nei faleci: cfr. IX 10, 1 nubere vis Prisco: non miror, Paula: sapisti; XI
106, 4 transis hos quoque quattuor? sapisti.
7-11: Marziale descrive il suo libro con tutte le caratteristiche di un
pregiato volumen papiraceo: sar ben unto di olio di cedro per preservarlo
dalle tarme (7), levigato su entrambe le frontes (8), avr lumbilicus colorato
(9), una fodera di pergamena colorata di porpora (10) e inne lindex, con
il titolo dellopera, anchesso scritto con inchiostro rosso (11). Dettagliate
descrizioni di edizioni di lusso si trovano in Catull. 22, 6-8 chartae regiae,
novi libri, / novi umbilici, lora rubra, membranae, / derecta plumbo et
pumice omnia aequata (sullesegesi del carme vd. Gamberale 1982); Ov.
trist. I 1, 5-12 (in negativo, coerentemente con la condizione di esiliato

Epigramma 2

123

dellautore) nec te purpureo velent vaccinia fuco / -non est conveniens


luctibus ille color- / nec titulus minio, nec cedro charta notetur, / candida
nec nigra cornua fronte geras. / / nec fragili geminae poliantur pumice
frontes, / hirsutus sparsis ut videare comis; Lygd. 1, 9-14 (= [Tib.] III 1,
9-14) lutea sed niveum involvat membrana libellum, / pumex et canas
tondeat arte comas / summaque praetexat tenuis fastigia charta / indicet
ut nomen littera picta tuum / atque inter geminas pingantur cornua
frontes: / sic etenim comptum mittere oportet opus. signicativo che il
libro di Marziale debba assicurarsi la protezione di un vindex autorevole
come Faustino per poter circolare nella sua veste editoriale di lusso: la
causa andr ricercata nella situazione contingente che vede Marziale
pubblicare il proprio libro lontano da Roma (vd. lIntroduzione, 1 e la n.
intr. allepigr. 1).
7. cedro perunctus: i rotoli erano cosparsi con olio di cedro per
proteggerli dalle tarme: cfr. Vitr. II 9, 13 ex cedro oleum quod cedrium
dicitur nascitur, quo reliquae res cum sunt unctae, uti etiam libri, a tineis
et carie non laeduntur; Plin. nat. XVI 197 cedri oleo peruncta materies
nec tineam nec cariem sentit; Porph. Hor. ars 332 libri qui cedro
illinuntur a tineis non vexantur. Luso era senzaltro antico, come
testimoniato dallo stesso Plinio, a proposito del ritrovamento, nel 181
a.C., di una cassa che aveva contenuto il corpo di Numa, con alcuni libri
che si erano conservati (nat. XIII 86 et libros citratos fuisse; propterea
arbitrarier tineas non tetigisse). Numerose sono le menzioni in poesia di
questa pratica, dove la conservazione di un libro mediante lolio di cedro
(sempre indicato metonimicamente con cedrus: vd. ThlL III 736, 56 sgg.)
conseguenza del valore dellopera e garanzia della sua longevit: Hor. ars
331 sg. speramus carmina ngi / posse linenda cedro; Ov. trist. I 1, 7 cit.
nella n. ai vv. 7-11; III 1, 13 sg. quod neque sum cedro avus nec pumice
levis / erubui domino cultior esse meo ( il libro stesso a parlare); Pers.
1, 42 cedro digna locutus; Auson. epigr. 34, 13 sg. p. 311 P. (praef. 5, 13
sg. G.) seu te iuvenescere cedro / seu iubeat duris vermibus esse cibus. In
Marziale cfr. anche V 6, 14 sg. quae cedro decorata purpuraque / nigris
pagina crevit umbilicis; VIII 61, 4 sg. nec umbilicis quod decorus et cedro
/ spargor per omnes Roma quas terit gentes. licet ambules: probabile
reminiscenza di Hor. epod. 4, 5 licet superbus ambules pecunia, spogliata
delle valenze giambiche (superbus ricorre pi avanti al v. 11, seppur riferito
allindex). Per altre riprese della poesia oraziana in questo libro vd. la n.

124

M. Val. Martialis liber tertius

intr. allepigr. 58 e le nn. ai vv. 10; 22; 26; in generale sulla presenza di
Orazio in Marziale vd. Salemme 1998 con bibliograa.
8. frontis gemino honore: enallage: cfr. Ov. trist. I 1, 11 geminae
frontes; Lygd. 1, 13 geminas frontes. Gli orli superiore e inferiore del
rotolo di papiro (frontes) erano lisciati con la pietra pomice: Isid. orig. VI
12, 3 (= Suet. fr. 104 Reiff.) circumcidi libros Siciliae primum increbuit.
nam initio pumicabantur. unde et Catullus ait: cui dono lepidum
novum libellum / arida modo pumice expolitum? (1, 1 sg.). Numerose
le attestazioni letterarie di tale uso a partire da Catullo: cfr. Catull. 1, 2 cit.
supra; 22, 8 pumice omnia aequata; Hor. epist. I 20, 2 pumice mundus (sc.
liber); Ov. trist. III 1, 14 cit. nella n. al v. 7; una variazione, nellambito della
personicazione del liber, presenta Ovidio, che assimila metaforicamente
lazione di levigare le frontes al taglio dei capelli: cfr. Ov. trist. I 1, 11 sg.
nec fragili geminae poliantur pumice frontes / hirsutus sparsis ut videare
comis; cos anche Lygd. 1, 10 (= [Tib.] III 1, 10) pumex cui canas tondeat
ante comas (la metafora viva in italiano: di un libro non rilato si dice
con barbe). In Marziale sono presenti vari riferimenti: I 66, 10 pumicata
fronte; 117, 16 rasum pumice; IV 10, 1 dum novus est nec adhuc rasa
mihi fronte libellus; VIII 72, 1 sg. nondum murice cultus asperoque /
morsu pumicis aridi politus. Secondo Friedlaender (ad loc.) in questo
verso Marziale farebbe riferimento alle estremit dellumbilicus (cornua) e
non alla levigatura delle frontes: vedi per la n. al v. successivo.
9: lumbilicus (gr.
) la bacchetta attorno a cui veniva arrotolato il papiro, le cui estremit (cornua) erano di osso o di avorio e potevano
essere colorate. Si tratta di una caratteristica non comune, propria di rotoli
di lusso, dato che non sembrano esisterne rappresentazioni gurative, e
che, nei papiri conservatici, i resti di umbilici sono rari (Birt 1907, p. 230
sgg.; E.G. Turner, Greek Papyri. An Introduction, Oxford 1968, p. 173 sg.
n. 34 del cap. 1). La prima menzione poetica del termine si trova in Catull.
22, 7 novi umbilici; in Marziale lumbilicus elemento ricorrente nelle
descrizioni di rotoli pregiati: I 66, 11 nec umbilicis cultus atque membrana;
V 6, 15 nigris umbilicis; VIII 61, 4 umbilicis decorus; cfr. anche
Stat. silv. IV 9, 8 et binis decoratus umbilicis. Secondo uningegnosa
ipotesi di Birt 1907, p. 234 il plurale nei passi di Marziale e di Stazio farebbe
riferimento a rotoli particolarmente rafnati forniti di due umbilici, forse
cavi e inlati luno dentro laltro, dei quali uno restava nella parte da svolgere
del volumen, mentre laltro serviva a riavvolgerlo nel corso della lettura

Epigramma 2

125

(favorevole allipotesi G. Cavallo, Testo, libro, lettura, in SLRA II, p. 321).


tuttavia probabile che il plurale umbilici designi soltanto le estremit della
bacchetta che sporgevano dal volumen (cornua: vd. il commento di Citroni
a I 66, 11; in Catullo il plurale giusticato dal fatto che si tratta di pi rotoli:
vd. Gamberale 1982, p. 150). Fornisce un elemento a sostegno di questa
esegesi lidentit di signicato in Marziale delle espressioni: iam pervenimus
usque ad umbilicos (IV 89, 2) e explicitum nobis usque ad sua cornua
librum (XI 107, 1), che fanno entrambe riferimento allo svolgimento del
rotolo no alla ne (vd. Marquardt 1886, p. 816 sg. n. 6; Kay, p. 285 sg.); per
una analoga espressione cfr. Hor. epod. 14, 7 sg. iambos / ad umbilicum
adducere. signicativo inoltre che umbilici e cornua non siano mai
nominati insieme. Gli umbilici fanno parte delle caratteristiche esteriori di
un pregiato volumen; pertanto pi semplice pensare che Marziale voglia
indicare le parti sporgenti della bacchetta, che sono realmente umbilici
del rotolo (cio punti centrali intorno a cui si arrotola il papiro). Lunico
passo in Marziale in cui si trova il singolare anche lunico che faccia
chiaramente riferimento allintera bacchetta: II 6, 10 sg. quid prodest mihi
tam macer libellus / nullo crassior ut sit umbilico. pictis umbilicis:
nella collocazione dei termini corrispondenti ai due estremi del falecio
Marziale si rif alluso di Catullo (vd. Paukstadt 1876, p. 30). Per linuenza
catulliana nei faleci di Marziale vd. anche la n. a 67, 2. luxurieris: indica lo
splendore proveniente dagli ornamenti (gli umbilici picti): cfr. Ov. epist. 16,
193 sg. hanc faciem (sc. Helenae) largis sine ne paratibus uti / deliciisque
decet luxuriare novis; vd. ThlL VII 2, 1927, 54 sgg. Luxurio posto da
Quintiliano (inst. IX 3, 7) fra i verbi con doppia diatesi, ma sia Nonio che
Prisciano testimoniano che le forme attive erano meno comuni (Non. 771,
7 L. luxuriabat pro luxuriabatur; Prisc. GLK II 392, 6 praeterea plurima
inveniuntur apud vetustissimos, quae contra consuetudinem vel activam
pro passiva vel passivam pro activa habent terminationem ut luxurio
pro luxurior). Negli autori trditi i casi di utilizzo della forma attiva e di
quella passiva sono pressoch pari (vd. ThlL VII 2, 1926, 25-37; ma Ovidio
ha una sola occorrenza passiva contro nove attive). In Marziale ci sono altre
tre occorrenze, tutte passive (II 89, 5; X 96, 6; XII 62, 10).
10. purpura delicata: la copertina di pergamena (membrana, paenula, gr.
), qui designata metonimicamente dal suo colore (purpura), un
tratto ulteriore di rafnatezza. La prima attestazione letteraria si trova in Catull.
22, 7 membranae (si tratta di nominativo plurale: vd. Gamberale 1982, p. 153

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M. Val. Martialis liber tertius

sg.). Per lo pi era colorata di porpora: cfr. Ov. trist. I 1, 5 nec te purpureo
velent vaccinia fuco; Stat. silv. IV 9, 7 noster purpureus (sc. libellus); Lucian.
merc. cond. 41; poteva per anche essere giallastra: cfr. Lygd. 1, 9 (= [Tib.]
III 1, 9) lutea sed niveum involvat membrana libellum (con il commento
di Navarro Antoln); Isid. orig. VI 11, 4 membrana aut candida aut lutea
aut purpurea sunt (sul colore designato dallaggettivo luteus vd. Andr 1949,
p. 151 sgg.). In Marziale caratteristica ricorrente dei libri di lusso: I 66, 11
nec umbilicis cultus atque membrana; I 117, 16 rasum pumice purpuraque
cultum; V 6, 14 quae cedro decorata purpuraque (sc. pagina); 6, 19 purpureum
libellum; VIII 72, 1 nondum murice cultus (sc. libellus); X 93, 4 carmina
purpurea sed modo culta toga; XI 1, 2 cultus (sc. liber) Sidone non cotidiana.
velet: luso del verbo rimanda a Ov. trist. I 1, 5 cit. nella n. ai vv. 7-11.
11: lindex (o titulus; gr.
) era il cartellino con il nome dellautore
e il titolo dellopera, che si poneva sullorlo superiore del rotolo: cfr. Ov. trist.
I 1, 109 sg. cetera turba (sc. librorum) palam titulos ostendet apertos / et
sua detecta nomina fronte geret; Pont. I 1, 15 miserabilis index; IV 13, 7
sg. ipse quoque, ut titulum chartae de fronte revellas, / quod sit opus video
dicere posse tuum; Lygd. 1, 11 sg. (= [Tib. III 1, 11 sg.]) summaque praetexat
tenuis fastigia charta / indicet ut nomen littera picta tuum; le lettere erano
scritte in rosso: cfr. Ov. trist. I 1, 7 nec titulus minio notetur. Giunto
ormai allapice della sua fama Marziale potr consentire al suo libro di fare a
meno del titulus, sicuro della propria celebrit: XII 2 (3), 17 sg. quid titulum
poscis? versus duo tresve legantur, / clamabunt omnes te, liber, esse meum. In
I 61, 1 SB, seguendo Baehrens (II, p. 60), stampa Verona docti sillybos amat
vatis (SB2: Verona loves the name tags of an accomplished poet), ma il
trdito syllabas (versi per sineddoche) non ha motivo di essere emendato (vd.
Citroni, ad loc.). cocco: il coccum era una bacca (Plin. nat. IX 141 coccum
Galatiae rubens granum) da cui si estraeva un colore rosso purpureo; il
termine indica metonimicamente il colore stesso (CGL V 494, 69 coccum vel
coccinum color rubens; vd. Fenger 1906, p. 28). superbus: lattributo opera
una personicazione dellindex e ne indica al tempo stesso la collocazione in
cima al rotolo (per limitazione oraziana vd. la n. al v. 7 licet ambules).
12: con il sostegno di un protettore autorevole (su vindex vd. la n. al v.
2) come Faustino il libro non corre alcun pericolo. La sua autorit tale
che non sar attaccato neanche dai grammatici pi severi, rappresentati
da Probo. Non mi sembra si possa dedurre da questo verso, come faceva
L. Valmaggi (Illo vindice nec Probum timeto, BFC 21, 1914-15, pp. 88-

Epigramma 2

127

90), che Marziale intenda alludere specicamente alla corrente arcaizzante,


ostile alla nuova poesia, di cui Probo sarebbe il principale rappresentante.
Per una revisione dellarcaismo di Probo vd. G. Pascucci, Valerio Probo e
i veteres, in Grammatici latini det imperiale, Genova 1976, p. 17 sgg.
(ora in Id., Scritti scelti, Firenze 1983, I, p. 399 sgg.). Diverso, anche se
afne, luso antonomastico del nome di Aristarco per un critico severo in
Cic. Pis. 73; Att. I 14, 3; Hor. ars 450 (vd. Brink, ad loc.; EO I, p. 643).
Una formulazione analoga, senzaltro debitrice nei confronti di Marziale
(citato anche da Green, ad loc.), presenta Ausonio nellultimo verso
della praefatio a Drepanio Pacato, apostrofe in faleci alle proprie nugae
(Catullo richiamato esplicitamente nei vv. 1-2 cui dono lepidum novum
libellum? / Veronensis ait poeta quidam): hic vos diligere, hic volet tueri;
/ ignoscenda teget, probata tradet. / post hunc iudicium timete nullum
(471, 16-18 p. 86 P. = praef. 4, 16-18 G.). possibile che Ausonio leggesse
nel verso di Marziale la variante iudice per vindice, attestata nei codici
della famiglia , per cui stato ipotizzato un archetipo in minuscola di area
francese (vd. Lindsay, [p. XI sg.]; Lindsay 1903, p. 7 sg.; Reeve 1983, p. 238
sgg.). La difesa dai critici era una delle prerogative principali dei patroni
di poeti. A loro Marziale indirizza numerosi epigrammi con la richiesta di
protezione per la sua poesia: cfr. IV 86, 6 sgg. si te pectore si tenebit ore,
nec rhonchos metues maligniorum, / nec scombris tunicas dabis molestas.
/ si damnaverit, ad salariorum / curras scrinia protinus licebit, / inversa
pueris arande charta; VII 26, 5 sg. si te receptum fronte videris tota, /
noto rogabis ut favore sustentet; 26, 9 sg. contra malignos esse si cupis
tutus, / Apollinarem conveni meum, scazon; 97, 9 sgg. o quantum tibi
nominis paratur! / o quae gloria! quam frequens amator! / te convivia,
te forum sonabit, / aedes, compita, porticus, tabernae. / uni mitteris,
omnibus legeris; XII 2 (3), 15 ille dabit populo patribusque equitique
legendum (cfr. anche Stat. silv. IV praef. 33 sg. hunc tamen librum tu,
Marcelle, defendes. et, si videtur, hactenus, sin minus, reprehendemur).
Sui rapporti di Marziale con i suoi patroni vd. Saller 1983; Nauta 2002.
nec: qui per ne quidem (vd. Hofmann-Szantyr, p. 449 sg.; OLD, s.v.
neque, nr. 2 b). Luso offre rari esempi nel latino arcaico (Enn. scaen. 88);
attestato in Cicerone (top. 23) e Catullo (66, 73), quindi nei poeti augustei
e in quelli di I sec. d.C. (Lucano, Persio, Giovenale). In Marziale ricorre
di frequente: cfr., ad es., I 103, 20; 113, 2; II 34, 6; 75, 4; V 69, 4; VI 77,
1-3; VII 12, 3; 26, 8; VIII 44, 3; 52, 2; 64, 18; 81, 9; IX 22, 2; 94, 3; X 24,

128

M. Val. Martialis liber tertius

11; 90, 4; XI 34, 1; XII 18, 14; 83, 4. Probum: Marco Valerio Probo di
Berytus (lodierna Beirut), linsigne grammatico del I sec. d.C. (Girolamo
pone il suo oruit nel 56: chron. a. Abr. 2072). Senzaltro doveva essere
ancora in vita al momento della pubblicazione del III libro (88, secondo
lipotesi avanzata nellIntroduzione, 2), n vi sono persuasive ragioni per
dubitarne, come fa, ad es., J. Vahlen, Opuscula academica, Lipsiae 1907 (=
Hildesheim 1967), I, p. 51, che ipotizza un uso antonomastico del nome da
parte di Marziale, suggerendo il parallelo con Hor. ars 450 et Aristarchus.
Marziale lo nomina qui come illustre grammatico e come tale, insieme a
Emilio Scauro, menzionato ancora da Ausonio (1, 20 p. 2 P. = praef. 1,
20 G.; 205, 12 p. 63 P. = prof. 15, 12 G.; 210, 7 p. 66 P. = prof. 20, 7 G.).
Gellio lo nomina pi volte nelle Noctes Atticae, denendolo grammaticus
inlustris (I 15, 18) e grammaticus inter suos aequales praestanti scientia
(IV 7, 1). Il dibattito tra gli studiosi sulla sua attivit lologica prende
le mosse dallinterpretazione del celebre passo di Suet. gramm. 24 (vd.
Kaster, ad loc.) e dellAnecdoton Parisinum (GLK VII 533 sgg.; GRF,
pp. 54-56 Funaioli): alla sopravvalutazione dellopera e dellinuenza del
grammatico operata da Fr. Leo (Plautinische Forschungen, Berlin 19122, p.
40 sg.) e dai suoi allievi succeduto ora un ridimensionamento della gura
di Probo: vd. N. Scivoletto, La lologia di Valerio Probo di Berito, GIF
12, 1959, pp. 97-124 (edizione accresciuta in Studi di letteratura latina
imperiale, Napoli 1963, pp. 155-221); H.D. Jocelyn, The Annotations of
M. Valerius Probus, CQ 78, 1984, pp. 464-472; 79, 1985, pp. 149-161;
466-474; M.L. Delvigo, Testo virgiliano e tradizione indiretta, Pisa 1987;
L. Lehnus, s.v. Probo, in EV IV, pp. 284-286; S. Timpanaro, Per la storia
della lologia virgiliana antica, Roma 20022, pp. 15 sgg.; 77-127; passim;
Id., Virgilianisti antichi e tradizione indiretta, Firenze 2001, p. 37 sgg.

Epigramma 3

129

3
[Formosam faciem nigro medicamine celas,
sed non formoso corpore laedis aquas.
Ipsam crede deam verbis tibi dicere nostris:
Aut aperi faciem aut tunicata lava.]
hab. T, om. LPQf, add. Q in mg. secl. Schneidewin, quem secuti sunt edd., praeter
Izaac tit. ad eam quae faciem formosam (formonsam E) habet : ad eam quae faciem
formonsam habuit T ad eam quae faciem monsam habuit T consilium deformi Q 1
formosam QAXV: formonsam TE c(a)elas TEAX: velas QV 2 formoso QAVF:
formonso TE formose X 4 aperi TQp.c.: operi Q
tunicata Q : tunica T <tu>
tunicata Schneidewin lava TQEAV: leva X

[Celi il bel viso con un impiastro nero,


ma danneggi le acque col corpo non bello.
Fai conto che la dea stessa ti dica attraverso le mie parole:
O scopri la faccia oppure lavati con la tunica.]
Questo epigramma stato considerato spurio a partire da Schneidewin2
(p. XIII) e, successivamente, da tutti gli editori moderni, con leccezione
di Izaac, che lo ritiene soltanto di authenticit douteuse. Friedlaender
considerava possibile che si tratt