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18b.

Lorfismo
Si tende oggi a vedere nellorfismo pi un comportamento (per cui Platone parlava di ojrfiko;~ bivo~) che una vera e propria dottrina a cui si ispirasse una ben definibile setta religiosa. Agli scritti orfici poemi esametrici attribuiti a Orfeo o a Museo che circolavano in gran numero fra VI e IV secolo a.C. fanno pi volte riferimento gli autori depoca classica ma, poich gli scritti che ci sono pervenuti sono assai pi recenti, difficile raggiungere qualche certezza nellisolare le credenze e le pratiche pi antiche dellascetismo e del misticismo orfico. Euripide, nellIppolito coronato del 428 a.C. (vv. 952-957), fa muovere ad Ippolito dal padre Teseo laccusa di essere un ciarlatano seguace di Orfeo e di osservare la[yuco~ borav, il vegetarianismo (una delle prescrizioni fondamentali per ottenere la purezza rituale): accusa in ogni caso incongrua, essendo Ippolito un cacciatore che, in quanto tale, non si doveva astenere dal cibo carneo. Lironia e il disprezzo di Teseo corrispondono presumibilmente ai sentimenti che lopinione pubblica doveva nutrire nei confronti di chi si dissociava dalle comuni forme di vita della societ greca. In modo analogo Platone, nel II libro della Repubblica (364b-365a), d questo quadro dei girovaghi e indovini (ajguvrtai e mavntei~) che bussavano alle porte dei ricchi portando con s una folla di libri di Museo e di Orfeo: Girovaghi e indovini, presentandosi alle porte dei ricchi, li persuadono di avere essi dagli dei una facolt, procacciatasi con sacrifici e incanti, di risanare con piaceri e feste qualche atto ingiusto commesso dal ricco o da uno dei suoi avi; e se egli volesse rovinare un suo nemico, lui con poca spesa capace di danneggiare il giusto come lingiusto, con evocazioni di spiriti e magici modi, persuadendo, come dicono, gli dei a servire al loro comando. E a tutti questi discorsi citano come testimoni i poeti: gli uni che attribuiscono facilit al male, come1 malvagit si pu facilmente attingere in folla: ch assai piana la via, ed abita molto vicino; ma alla virt dinanzi poser gli dei il sudore,
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Esiodo, Erga 287-289.

e una lunga, aspra ed erta via. Altri chiamano Omero a testimone del poter trarre gli dei al servizio degli uomini, ch anchegli ha detto2 ... esorabili anche gli Dei, cui con sacrifici e offerta di blande preghiere con libazioni e profumi di vittime gli uomini piegano supplici, quando alcun trasgredisca e commetta peccato. E presentano una folla di libri di Museo e di Orfeo, discendenti, a quanto dicono, di Selene e delle Muse, secondo i quali fanno sacrifici, persuadendo non solo privati ma intere citt che possono aver luogo proscioglimenti e purificazioni da atti iniqui per mezzo di sacrifici e giochi piacevoli, sia quando gli uomini sono ancora in vita sia quando son gi morti; i quali riti essi chiamano espiazioni, che ci liberano dai castighi dellal di l, mentre chi non sacrifica sarebbe atteso da terribili pene.
(Trad. F. Gabrieli)3

I libri sacri di Orfeo, almeno in et classica, con ogni probabilit affermavano soprattutto tre princip: che luomo ha unanima immortale temporaneamente imprigionata in un corpo mortale (e forse anche destinata a rinascere in altri corpi); che lastensione dal mangiare carne una regola di vita essenziale; che le conseguenze della colpa di cui un uomo si macchia possono essere cancellate con mezzi di purificazione rituale (kaqarmoiv). La mescolanza di misticismo e magia, nella convinzione che per assicurare la salvezza dellanima la purezza andasse perseguita con regole di vita pratica atti rituali periodici di carattere purificatorio o di consacrazione iniziatica (teletaiv) , caratterizza la vita orfica come diversa da quella dei Greci comuni: le regole dellorfismo impedivano ai suoi aderenti di sacrificare agli di nelle forme tradizionali del sacrificio cruento e dunque contenevano una critica implicita alla teologia ufficiale della citt. Molti elementi accomunano linsegnamento orfico e la dottrina pitagorica, che fa riferimento anchessa al vegetarianismo e a pratiche catartiche, individuando nel corpo una prigione dellanima. Anche se non si pu esser certi che poemi orfici fossero stati composti gi prima di Pitagora, c sicuramente unampia zona di contatto fra le antiche credenze orfiche e pitagoriche, ed emblematico dellintreccio di elementi fra queste due correnti del misticismo greco un
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Iliade IX 497-2501. Platone, La Repubblica I-II, Milano, Rizzoli 1990.

passo di Erodoto (II 81, 1-2) sullinterdizione, in vigore fra gli Egiziani, di seppellire i morti con vesti di lana: ... ma non introducono le vesti di lana nei santuari n con esse sono sepolti: non lecito. 2 Concordano in questo con le pratiche dette orfiche e bacchiche, che sono in realt egiziane e pitagoriche. Infatti non lecito esser sepolto in vesti di lana neppure a chi aderisce a questi culti misterici. Il collegamento erodoteo tra orfismo e pitagorismo viene del resto confermato dalle laminette auree (contrassegni posti sui cadaveri perch il defunto potesse dimostrare nel corso del suo viaggio oltremondano la sua adesione alla setta) provenienti da alcune tombe della Magna Grecia e della Grecia continentale, in cui il morto si rivolge a Persefone e ad altre divinit infere dichiarando di provenire dai puri e di appartenere ormai alla stirpe beata degli di. Di particolare seppur enigmatico significato storico-religioso appare la versione che incontriamo nella pi antica di queste tavolette, quella ritrovata nel sito dellantica Hippnion (oggi Vibo Valentia, in Calabria), databile al 400 circa a.C.: A MNEMOSYNE APPARTIENE QUESTO SEPOLCRO. Appena sarai venuto a morte, andrai alle case ben costruite di Ade. V sulla destra una fonte, accanto ad essa serge un bianco cipresso: l discendono le anime dei morti e cercano refrigerio. A questa fonte non accostarti neppure; ma pi avanti troverai la fresca acqua che scorre dal lago di Mnemosyne: vi stanno innanzi custodi, i quali ti chiederanno, con sicuro discernimento, che mai cerchi per la tenebra di Ade sonnolento (?). Rispondi: Son figlio della Greve e del Cielo stellato, di sete son riarso e mi sento morire, ma datemi presto la fresca acqua che scorre dal lago di Mnemosyne. Ed essi saranno pietosi per volere del sovrano di sotterra, e ti daranno da bere lacqua del lago di Mnemosyne; e poi che avrai bevuto procederai sulla sacra via su cui anche gli altri mystai e bacchoi si allontanano gloriosi.
(Trad. G. Pugliese Carratelli)

Come ha puntualizzato G. Pugliese Carratelli4, la formula che invoca la fresca acqua di Mnemosyne era gi nota dalla laminetta di Petelia; ma in quella ipponiate Mnemosyne assume proprio al principio una parte nuova e rilevante, come di persona divina alla cui autorit affidata la tutela delliniziato, oltre che la sua salute, nel critico momento segnato dallesame mediante il quale i phylakes [guardiani] identificano il supplice come mystes o bacchos e gli permettono quindi di bere lacqua mnemosynia. Nella visione oltremondana che gli Orfici si tramandavano del loro distacco dalle anime dei non iniziati, che ignare della fresca acqua mnemosynia cercavano refrigerio nella fonte di Lethe, delloblio (e rientravano quindi nel ciclo delle rinascite, con le sofferenze che comportava limprigionamento dellessenza umana in una veste di greve materia), Mnemosyne, antitesi delloblio, doveva apparire come la dea salutifera non gi vittoriosa della morte ma trasformatrice delle reiterantesi morti (che concludevano episodiche vite e preludevano ad altre) in quella diversa morte che segnava il definitivo transito alla vera vita, quale facevano intravedere i versi euripidei citati da Socrate nel Gorgia: Chi sa se il vivere sia morire e il morire vivere?. in virt di questa speranza che in fine del Fedone Socrate invita Critone ad offrire un gallo ad Asclepio, come per unottenuta guarigione; e poich Mnemosyne con Themis e Tyche tra i numi che ricevevano culto in pi Asclepiei ad Epidauro, al Pireo, a Pergamo opportuno chiedersi se la dea abbia avuto soltanto, come abitualmente si ritiene, lufficio di non far dimenticare i responsi che i fedeli ricevevano durante lenkoimesis [incubazione], o se la sua presenza non sia piuttosto dovuta alloriginaria sua connessione col mondo catactonio, quale presuppone appunto lappartenenza del lago di Mnemosyne al regno dei sotterranei. La cosmogonia e lantropogonia orfiche che ci sono note da tarde compilazioni sorte in ambiente neoplatonico e dagli apologisti cristiani pongono allinizio Chronos (il Tempo), da cui nascono Etere, Chaos ed Erebo. Traendolo dallEtere e dal Chaos, Chronos ha formato un uovo da cui nasce Phanes (lo Splendente), un essere bisessuato dalle (numerose) teste ferine e dalle ali doro, che rappresenta la prima manifestazione di Dioniso. Da Phanes e dalla Notte nascono Urano e Gaia e da questi i Titani, Crono e infine Zeus. Poi Zeus genera Dioniso-Zagreo facendo violenza alla figlia, sua e di Demetra, Persefone. Al bambino destinato il potere regale ma i Titani, adescandolo con
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G. Pugliese Caratelli, Tra Cadmo e Orfeo , Bologna, Il Mulino 1990.

giocattoli e uno specchio, lo detronizzano e, fattolo a pezzi, ne mangiano le membra. Zeus distrugge i Titani col suo fulmine e dal fumo dei loro corpi inceneriti nascono gli uomini, la cui natura dunque in parte malvagia e titanica, in parte divina e dionisiaca. Infine Dioniso rinasce dai resti salvati e ricomposti. Allantropogonia orfica e al mito dello smembramento di Dioniso sembrerebbe alludere anche il fr. 133 Maehler di Pindaro, in cui si dice che Persefone deve ricevere dai morti il riscatto dellantico lutto (per la morte del figlio Dioniso, di cui gli uomini portano la colpa) prima di concedere loro una nuova vita (secondo la dottrina della reincarnazione contaminata col culto degli eroi) che ne far monarchi e uomini forti e saggi, venerati come eroi dagli altri mortali: Oi|si de; Fersefovna poina;n palaiou` pevnqeo~ devxetai, ej~ to;n u{perqen a{lion keivnwn ejnavtw e[tei> ajndidoi` yuca`~ pavlin, ejk ta`n basilh`e~ ajgauoiv kai; sqevnei kraipnoi; sofiva te mevgistoi a[ndre~ au[xont: ej~ de; to;n loipo;n crovnon h{roe~ ajgnoi; pro;~ ajnqrwvpwn kalevontai. Di chi accetta il riscatto dellantico dolore, di essi Persefone indietro rid al sole di sopra al nono anno le anime, da cui crescono nobili re e uomini sommi per forza impetuosa e sapienza: e sono chiamati dagli uomini nel tempo avvenire eroi venerandi.
(Trad. M. Cannat Fera)

Il passo stato messo giustamente a confronto sia col frammento orfico 232, 3 s. Kern o[rgiav t ejktelevsousi luvsin progovnwn ajqemivstwn maiovmenoi

... e compiono i riti, liberazione dalla colpa degli iniqui antenati agognando... sia con le laminette tessale del IV secolo a.C., che recano lincipit (a, 1-2 = b, 12 Tsantsanoglou-Parassoglou): Nu`n e[qane~ kai; nu`n ejgevnou, trisovlbie, a[mati tw`de: eijpei`n Fersefovna s o{ti Bavkcio~ aujto;~ e[luse. Ora sei morto e ora sei nato, o tre volte beato: d a Persefone che per questo delitto proprio lui, il bacchico dio, ti riscatt.