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28b.

Il valore negativo della nudit


I Romani non condividevano la passione dei Greci per gli esercizi ginnici e la competizione. Ce ne d una testimonianza particolarmente convinta Seneca (vedi pagina precedente). Il Cristianesimo dette poi un rinnovato impulso a questo modo di pensare, attribuendo maggior valore agli esercizi dellanima che a quelli del corpo. Ma perch i Romani ebbero tanta antipatia per lo sport inteso, alla maniera dei Greci, come attivit di grande rispetto, fine a se stessa, pacifica competizione dilettantesca? La cultura romana era nata e si era costruita come cultura di guerra... e quando la guerra si allontan dalla comunit come pratica continua, a cui si poteva essere chiamati da un momento allaltro per respingere attacchi e razzie dei popoli vicini, o per compierne, fu facile mutare questo antico gioco crudele in un gioco vero e proprio, che comunque restava altrettanto crudele1. Per di pi i Romani non ritenevano dignitoso mostrarsi nudi, mentre lo sport per i Greci era letteralmente un denudamento2, che consentiva loro di esercitare il corpo in piena libert e sotto lo sguardo di tutti. Ce ne d conferma, tra gli altri3, Cicerone che, nelle Tusculanae disputationes 4, 70, cita un verso di Ennio, tratto da unopera perduta: flagiti principium est nudare inter civis corpora denudarsi fra i propri concittadini linizio della vergogna. Dunque mostrarsi nudi in pubblico era, per un cittadino romano, molto sconveniente; la nudit maschile era ammessa solo nello spazio semiprivato del bagno, dove tuttavia padre e figlio, o suocero e genero, non potevano a rigore bagnarsi insieme. Nelle Filippiche 3, 12, Cicerone attacca violentemente Marco Antonio; in particolare riferisce che il 15 febbraio del 44 a.C. Antonio, in occasione delle
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M. Bettini, Le contraddizioni della nudit, in Il nudo. Eros, natura, artificio, Giunti, Firenze 1999, p. 10. Gumnzein , da cui la parola ginnastica, significa in greco esercitare il corpo. Il verbo gumnzein deriva da gumns, nudo. 3 Oltre ai passi citati si possono vedere: Plutarco (Quaestiones romanae, 40), Cicerone (De republica , 4, 4) e Tacito (Annales, 14, 20).

feste dei Lupercali, aveva offerto a Cesare la corona di re, e lo aveva fatto apparendo pubblicamente nudus, unctus, ebrius. Data la circostanza in cui il fatto avvenne, nudus riferito ad Antonio non significa completamente nudo, ma a torso nudo. Cicerone ne parla come di un grave scandalo. La nudit maschile (della femminile non si parla neppure) una trasgressione sociale, urta i cives. Ben diversa la mentalit del cittadino greco che, proprio esibendo la propria perfezione fisica, afferma la propria identit differenziandosi da tutto ci che gli inferiore: il barbaro, lo schiavo, la donna. Dunque una attivit fisica leggera, alla greca, quale era quella che si esercitava nelle palestre e a corpo nudo, non era dignitosa per un cittadino romano. Il corpo del romano maschio doveva presentarsi in pubblico non solo vestito, ma rigidamente avvolto da un certo vestito, la toga, che ne era per cos dire luniforme. Virgilio cos definisce il cittadino: Romanos rerum dominos, gentemque togatam (Virgilio, Eneide I, 286). I Romani erano togati per antonomasia, come i Greci erano palliati (pallium era il mantello greco). Indossare la toga, che avviluppava il corpo col suo rigido drappeggio, significava appartenere ad una comunit di cui si condividevano i mores. La toga non solo copriva, ma avviluppava. Si presentava proprio come lopposto della nudit. Abito non facile n comodo, lasciava libera solo la mano destra, era di panno pesante, grigiastro e, con la profonda piega, imponeva un incedere lento. Ma proprio questo che fa della toga un abito cos tenacemente radicato nellidentit romana: il cittadino quando si siede immobile e dignitoso, quando avanza incede senza affettata lentezza e senza fretta scomposta, ma con passo costante, espressione di misura e controllo sui perturbamenti dellanimo. Il civis romanus una statua togata, nella vita come nella statuaria4. E della toga veniva privato il cittadino che veniva colpito dalla grave interdizione dellaqua et igni, a significare la sua esclusione dalla comunit (Plinio il Giovane, Epistulae 4, 11).

Per la verit nella statuaria romana troviamo anche il nudo, ma si trattava di una moda indotta: gli aristocratici amavano farsi rappresentare nella nudit eroica propria della statuaria greca. La moda si perse poi con lavvento del Cristianesimo.