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Orfeo: lambiguo padre della poesia


Onomkluton Orphn, Orfeo dal nome famoso: con uno scarno frammento del poeta lirico Ibico, riportato da un tardo grammatico, Orfeo fa per noi il suo ingresso nella letteratura greca. Omero e Esiodo lo ignorano; e occorre attendere il VI secolo a.C., perch una fortuita testimonianza restituisca il nome del mitico precursore dellarte poetica. Ma dalla sua stessa lapidaria concisione questo accenno acquista lenergia di un vaticinio. Dal buio del passato Orfeo dimprovviso emerge circonfuso di una fama, che gi rappresenta il suo contrassegno; e per il futuro il suo nome esprimer la quintessenza della civilt greca, in quanto territorio delezione per larte della parola e della musica. Molti e intricati problemi si sono raccolti intorno alle valenze simboliche del suo personaggio, che fino da unepoca remota divenne linsegna di una misterica fede e costitu il prestanome per lattribuzione spuria di unabbondante produzione letteraria. Ma anche per quanti non conoscono tale controversa fortuna, Orfeo lallegoria assoluta dellartista, il segno universalmente noto di una poetica fascinazione che gli concesse di soggiogare ogni specie animale, di muovere alberi e monti, di vincere limpietosa legge della morte. Non molto tempo dopo Ibico, un altro frammento lirico evoca la prodigiosa mala del canto di Orfeo: Simonide a immaginare il quadro fantastico che anticipa il senso devoto di una paradossale sintonia fra luomo divino e la natura, quale nellera cristiana sperimenteranno Francesco e i suoi predicatori: E infiniti / volavano uccelli sopra il suo capo, / e alti fuori dallonda azzurra / balzavano i pesci al bel canto. Orfeo aveva partecipato alla spedizione degli Argonauti (Pindaro, Pitica IV: Da Apollo giunse poi il maestro di lira, padre / dei canti, Orfeo molto lodato, dove significativamente riappare il motivo della fama): e pu darsi che nellinfinit dei panorami marini di-schiusi dalla prima navigazione si inserisse la mirabile immagine simonidea. In effetti una metopa del Tesoro dei Sicioni a Delfi rappresenta un cantore, identificato con liscrizione Orphs, a bordo della nave Argo in atto di accompagnarsi con la lira. NellAgamennone di Eschilo un verso radioso esprime lestasi con cui luniverso tutto si abbandona allincantesimo del canto primigenio: Ogni cosa egli conduceva con la sua voce, in felicit. Ma Eschilo aveva trattato anche, nella perduta tragedia Bassaridi (una denominazione alternativa delle Baccanti), il lato oscuro della storia di Orfeo.

La sua morte non era stata divina come il suo canto: lo avevano dilaniato le seguaci di Dioniso per istigazione del loro dio, furente perch, dopo avere visto loltretomba, Orfeo rifiutava di onorarlo. lindizio di un nuovo corso della leggenda di Orfeo, che trova il suo epicentro nella discesa del cantore fra i morti, per lamore di Euridice. Non basta alla sua fama la capacit di affascinare gli esseri viventi e i corpi inanimati della terra: anche i sovrani della tenebra cedono allincantesimo dellarte, accettano di restituire alla luce del sole la sposa di Orfeo che il destino aveva spinto al loro regno. La versione pi antica del mito sanciva con il ritorno della donna alla vita il trionfo della poesia sulla legge del tempo irreversibile; ma gi nella seconda met del V secolo compare unaltra tradizione, ispirata alla consapevolezza tragica della fragilit di ogni umana eccellenza di fronte al decreto ambiguo quanto inesorabile del fato, o della realt. Orfeo potr ricondurre Euridice sulla terra, ma a una condizione: che non si volti a rimirarla durante il tragitto. Inevitabilmente, il suo amore lo costringe allatto vietato; ed Euridice dovr ritornare tra i morti, questa volta per sempre. Occorre rivolgersi ancora allarte figurata, per trovare limmagine pi emozionante del rinnovato strazio di Orfeo. Chi non conserva nella memoria il bassorilievo darte fidiaca (attestato in varie copie, di cui la pi nota nel Museo Nazionale di Napoli), che raffigura il secondo e definitivo distacco del cantore dalla sua donna? Una malinconia infinita avvolge lultimo sguardo degli sposi, che reclinano il capo uno verso laltra come in opposizione alla positura delle gambe, in cui si anticipa il movimento che li separer. Quasi riluttante a eseguire lordine divino, Ermes li osserva con tristezza; soltanto la sua mano afferra il polso di Euridice, con una presa delicata quanto ineluttabile. Pochi gesti bastano a esprimere la tensione dei sentimenti in questo momento supremo: nellarmonia delle tre figure riconosciamo il pathos senza enfasi, leconomia delle formule espressive, lefficacia assoluta dello stile che sono il carattere della grande arte greca. Un timbro diverso, gi partecipe del gusto alessandrino per la situazione inusitata, e tuttavia intriso di fantastica suggestione, contrassegna lultima peripezia di Orfeo nel frammento di un poeta del primo ellenismo, Fanocle. A straziare il suo corpo sono ora le donne di Tracia, e la causa non pi una contesa teologica; ma le persecutrici infieriscono contro il poeta perch, dopo la perdita di Euridice, egli si rivolto allamore dei ragazzi e ha introdotto questo costume nel loro Paese. Come sfregio estremo o forse, invece, per un soprassalto di riverenza che impone di non annientare del tutto i segni della

sua arte? le barbare donne del nord inchiodano la testa di Orfeo sulla sua cetra, e affidano al mare il macabro relitto. E i flutti canuti li spinsero alla sacra Lesbo: / e un suono come di armoniosa lira invase il mare / e le isole e i lidi. Da questa melodia arcana, che sembra propagarsi nella livida luminosit di un mare settentrionale, sprigiona una potente forza simbolica; e poco conta che Fanocle spieghi razionalisticamente con un tale antefatto leccellenza dei poeti di Lesbo, Saffo e Alceo. Resta il fatto che il poeta alessandrino, al pari del suo lontano predecessore Ibico, fu a suo modo profetico. A distanza di millenni, il nome di Orfeo si associa alla nozione di poesia in quanto forma pura e totalizzante despressione. Quasi predestinato dalla connessione etimologica dello strumento del mitico cantore che fu anche il suo strano feretro, il concetto di lirismo come dimensione antonomastica della poesia divenuto pressoch un luogo comune. Esso rappresenta linsegna di unarte che rifiuta librido dellimitazione per attingere la propria verit alle risorse intrinseche del linguaggio, e che travalica lesigenza di trasmettere un messaggio per perseguire attraverso lessenza stessa della parola la ricerca dellinfinito, che il disegno arcano delluniverso. La voce di Orfeo. Saggio sul lirismo sintitola un volume di Jean-Michel Maulpoix. Il territorio privilegiato da Maulpoix la letteratura degli ultimi due secoli, soprattutto francese; ma il controcanto dellindagine il mito di Orfeo, nel quale i Greci raccolsero il significato profondo dellintuizione che li port a inventare la poesia. Si tratta di una formula che pu apparire paradossale; ma la poesia nasce quando dallenunciato scompare ogni funzione eterogenea rispetto alla parola stessa e a quel particolare piacere che intrinseco alla sua autonomia. Questa fu la scoperta dei Greci, ci che distinse la loro letteratura dai testi di altre civilt, destinati in prima istanza a fissare una sapienza di carattere religioso o storico, politico o scientifico. Leliminazione di ogni finalit pratica e mondana lo sfondo simbolico della discesa di Orfeo nelloltretomba: soltanto colui che ha visto linvisibile in grado di sospendere il proprio rapporto con la vita reale, per ripetere con il canto la propria avventura nelle contrade del mistero. Per il poeta pellegrino nellimmensit dellimmaginazione, la parola costituisce lunica certezza; essa la legge che gli consente di rappresentare la verit del mondo, occulta ai comuni mortali. Nel mito di Orfeo la poesia canta non tanto perch tale la forma originaria in cui sesprime il poeta, quanto perch nellarmonia della parola lirica consiste il polo medianico dove si concentra e

afferma un potere che si identifica con il ritmo della natura universale. Non solo le bestie e gli alberi, ma anche le rocce inanimate cedono alla malia del canto di Orfeo, poich esso possiede e riflette la totalit del cosmos, il termine greco che al tempo stesso mirabilmente significa ordine e universo. In effetti, quando gli antichi vollero immaginare un argomento per quei canti di Orfeo che erano la mitica scaturigine della loro letteratura, supposero che in essi fossero descritti lorigine delluniverso e i nessi che nei suoi fenomeni consentono di scoprire la legge del progetto divino, da cui esso venne condotto a esistenza. Ma ovviamente mancavano i prototipi dellautentica poesia di Orfeo; e sotto il suo nome prese a circolare una congerie di poemi cosmogonici e cosmologici, di cui restano soltanto testimonianze e frammenti, che ancora Platone sembra considerare autentici. La moda dur a lungo: di et assai pi tarda, fra il II e IV secolo d.C., sono i testi conservati integralmente che si fregiano dellattribuzione a Orfeo, una novantina di Inni, e un Poema sulle pietre, e le cosiddette Argonautiche orfiche. Di questultimo poema, risalente verosimilmente alla prima met del V secolo d.C., uscita ora una pregevole traduzione con testo a fronte, pubblicata dalle Edizioni Studio Tesi a cura di Luciano Migotto. Come si accennato, la tradizione voleva che Orfeo avesse preso parte alla spedizione degli Argonauti; e lautore tardo-antico immagina che sia lui stesso a raccontare in prima persona limpresa che gi aveva ispirato Apollonio Rodio. Con il grande epos alessandrino ovviamente, non neppure il caso di avanzare un confronto di qualit artistica; ma conferisce specifico interesse alle Argonautiche orfiche il proposito di rivisitare uno dei miti fondatori della Grecit alla luce delle esperienze magico-esoteriche, quali soprattutto in Egitto, verosimile patria dellanonimo autore, si erano diffuse nei primi secoli dellera volgare. Nellepoca si stava ormai completando loperazione di sincretismo che trasform il corso della storia, quello fra la cultura pagana e il Cristianesimo; ma perduravano altri tentativi di istituire tramiti comuni entro il brulicante panorama di credenze eterogenee, che era fiorito dalla crisi della civilt antica. LOrfeo delle Argonautiche ha gi conosciuto la prova della discesa agli inferi; e il sapere che gli deriva da questesperienza guida i suoi compagni attraverso il viaggio, che assume al tempo stesso il significato di uniniziazione, sottolineata dal fitto riferimento ad arcani rituali. Per le sue multiformi prerogative la figura mitica di Orfeo sembra in un certo senso predestinata a rappresentare la traccia greca nelle fasi della storia che si proposero di prolungarne o di riattivarne i valori. Per un singolare accidente

della tradizione, nella grande letteratura dellEllade la sua storia si legge soltanto attraverso allusioni e frammenti. Per recuperarla in una dimensione completa, connotata dal sublime della poesia, si deve ricorrere ai poeti dellet augustea, allorch per la prima volta il modello greco si propose come uno stile di civilt, e costitu un passato a cui assimilare il presente: il Virgilio delle Georgiche e lOvidio delle Metamorfosi. ancora Orfeo a presentare, nella fabula scenica del Poliziano, la resurrezione umanistica dellideale ellenico; e sempre nel suo nome Monteverdi si avventura nel progetto di reintrodurre, secondo lesempio della tragedia greca, la musica nel teatro. La consacrazione di Orfeo nellimmagine archetipica dellartista risponde alla risonanza profonda che il suo mito suscit nellimmaginario di tutte le epoche. Ma per i Greci il nome di Orfeo si associava pure alla speranza essenziale della condizione umana: che qualcosa della vita di un uomo sia eletto a sopravvivere alla morte del corpo. Egli veniva considerato il fondatore di una dottrina iniziatica, i cui statuti sono peraltro oggetto di controversia fra gli studiosi moderni. Platone parla di seguaci di Orfeo e di vita orfica: e attualmente si propende a credere che, pi che una vera e propria setta religiosa, lOrfismo fosse costituito da un sistema di credenze e di comportamenti. Da questo punto di vista, esso presenta una marcata affinit con il Pitagorismo; e in effetti, pure tra i principi fondamentali delle due dottrine esistono corrispondenze, che gi nella seconda met del V secolo a.C. risultano palesi a Erodoto. Per la conoscenza dei fondamenti dellOrfismo, comunque, una completa attendibilit delle fonti antiche risulta sminuita da due fattori. In primo luogo, come nel caso di ogni dottrina misterica, gli iniziati erano tenuti a osservare la massima segretezza sui testi canonici e sui riti; quello che ne trapelava ai profani era sovente oscuro e lacunoso, e poteva prestarsi a tendenziosi fraintendimenti. Inoltre, proprio per lincertezza delle informazioni, non risulta del tutto chiaro come lOrfismo si distinguesse dagli altri culti esoterici che si erano diffusi in Grecia nella medesima epoca, e che si opponevano alla religione ufficiale delle divinit Olimpie con la promessa di uneterna beatitudine dopo le prove della vita e il distacco dellanima dal corpo. Si tratta di una fede condivisa anche dai misteri dionisiaci e da quelli di Eleusi; e questanalogia di fondo ha finito per assorbire le indubbie diversit che intercorrevano negli insegnamenti, nei riti e soprattutto nellispirazione delle singole dottrine. Ma una caratteristica appare peculiare dellOrfismo: limportanza assegnata dalla tradizione ai libri sacri, attribuiti al mitico fondatore, e dunque lesistenza

di un dogma che dava una forte impronta teorica al sistema. Questo includeva una storia delle origini del mondo e delluomo, che sembra riecheggiata nella fulgida parabasi degli Uccelli di Aristofane: In principio cerano il Caos e la Notte e il buio Erebo e il Tartaro immenso: non esisteva la terra, n laria, n il cielo. Nel seno sconfinato di Erebo la Notte dalle ali di tenebra gener dapprima un uovo pieno di vento. Con il trascorrere delle stagioni, da questo sbocci Eros, fiore del desiderio: sul dorso gli splendevano ali doro ed era simile al turbine dei venti. Congiunto di notte al Caos alato nella vastit del Tartaro, egli cov la nostra stirpe, e questa fu la prima che condusse alla luce. Neppure la razza degli immortali esisteva avanti che Eros congiungesse gli elementi delluniverso. Lidea fondamentale dellOrfismo era tuttavia di natura escatologica: luomo possiede unanima immortale, che temporaneamente imprigionata nel corpo mortale; ma essa possiede la prerogativa di ottenere, grazie alliniziazione, la salvezza dal ciclo delle reincarnazioni e di raggiungere la beatitudine eterna. Per ottenere tale redenzione sono essenziali la santit della vita e losservanza di pratiche che salvaguardano la purezza, tra cui soprattutto lastensione dal cibarsi di carne. Ma si trattava pur sempre di un culto misterico; e il privilegio degli iniziati era la conoscenza delle formule che le anime dovevano pronunciare allarrivo negli Inferi, per propiziare il giudizio di assoluzione che li avrebbe sciolti dalla prigione del corpo. In questi versi consiste lunica testimonianza autentica e diretta dellOrfismo, che sia riuscita a valicare il silenzio del mistero, e del passato. Essi si trovano incisi in una serie di laminette auree, che si sono ritrovate in tombe della Magna Grecia, della Tessaglia e di Creta; e li possiamo ora leggere in uno splendido volume, Le lamine doro orfiche, a cura di Giovanni Pugliese Carratelli, edito da Scheiwiller per il Credito Italiano. Troverai a destra delle case di Ade una fonte/ e accanto a essa eretto un bianco cipresso:/ a questa fonte non avvicinarti neppure./ Pi oltre troverai la fredda acqua che scorre/ dal lago di Mnemosyne. Vi stanno innanzi custodi,/ ed essi ti chiederanno a qual fine sei venuto fin l./ A loro esponi tutta la verit;/ d: Son figlio della Terra e del Cielo stellato;/ Astrios il mio nome. Son arso di sete: ma datemi/ da bere dalla fonte. Si tratta di una poesia al tempo stesso povera e sublime: il versificatore possiede unarte rudimentale, ma limmagine dellacqua algida della Memoria, che ristora dal bruciore dellesperienza terrena, ha il fulgore della materia in cui iscritta.
(D. Del Corno, da Il Sole 24 Ore, 17 luglio 1994)

Orfeo ed Euridice, Museo Nazionale di Napoli, Et augustea. Chi non conserva nella memoria il bassorilievo darte fidiaca (attestato in varie copie, di cui la pi nota nel Museo Nazionale di Napoli), che raffigura il secondo e definitivo distacco del cantore dalla sua donna? Una malinconia infinita avvolge lultimo sguardo degli sposi, che reclinano il capo uno verso laltra come in opposizione alla positura delle gambe, in cui si anticipa il movimento che li separarer. Quasi riluttante a seguire lordine divino, Ermes li osserva con tristezza. Soltanto la sua mano afferra il polso di Euridice, con una presa delicata quanto ineluttabile. Pochi gesti bastano a esprimere la tensione dei sentimenti in questo momento supremo: nellarmonia delle tre figure riconosciamo il pathos senza enfasi, leconomia delle formule espressive, lefficacia assoluta dello stile che sono il carattere della grande arte greca (D. Del Corno).