Sei sulla pagina 1di 22

UNA STREGA LA BELLEZZA

(PARTE I)
Elena Rossi
Ed ai suoi incanti la fedelt si scioglie nel fervore del sangue.
Cos recita un noto testo di Shakespeare,
1
che mette in luce il potere quasi innaturale, irresistibile e
spesso inquietante di una qualit ora esaltata ora biasimata, ma certamente mai ignorata nel corso
dei secoli.
In questi anni si viene costantemente bombardati da immagini relative alla perfezione estetica
dal settore artistico a quello pubblicitario, dal campo medico a quello della moda con esiti a volte
sciagurati: si pensi ai modelli imposti dagli stilisti, che possono sembrare dei veri e propri diktat a
una societ sempre pi votata al culto della forma esteriore.
In realt la ricerca di tale perfezione esiste da tempo immemorabile, anzi si pu tranquillamente
affermare che la tensione alla bellezza innata nellessere umano; egli non solo incline a cercarla
in ogni aspetto del mondo che lo circonda e a riprodurla in creazioni artistiche, ma aspira anche a
concretizzare spesso sotto forme plastiche il suo ideale estetico.
Questo ideale non si presenta come univoco nella storia dellumanit, ma riflette necessariamente le
condizioni culturali e sociali della popolazione che lha elaborato; frutto delle esperienze sensoriali
e delle categorie mentali sviluppatesi nel tempo e nello spazio, risulta in definitiva un elemento
fortemente soggettivo.
Come si allora affermato il valore di una Bellezza assoluta, oggettiva, indiscutibile al punto da
diventare un mito, compresa laccezione attuale deteriore del termine? Il merito almeno per
quanto concerne il mondo occidentale va assegnato ai Greci, i quali non solo si sono spinti fino a
codificare la Bellezza in formule strettamente matematiche e pertanto oggettive (il celebre |ovov
di Policleto)
2
ma hanno anche cercato di definirla con precisione sotto il profilo semantico,
operazione assai meno facile rispetto alla precedente. Infatti il termine stesso di estetica, che indica
sia un campo dindagine filosofica
3
sia il complesso dei requisiti riconosciuti dal sentimento del
bello, deriva da oioqoi, [< oioovooi], la percezione, coi sensi o con la ragione.
Nel lessico greco esistono diversi vocaboli per indicare il bello, ognuno dei quali si carica di
valenze peculiari; sufficiente analizzarne qui i tre pi significativi e ricorrenti:
|oio|oyoio [< |oio, + o yoo ,] il complesso di ogni virt positiva (avvenenza e
rettitudine, unite a urbanit e cultura)
_opi, [< _oipo] la bellezza, la grazia, lamabilit
opoq, / opoouvq [< opo,] lo splendore delicato, dato dalla tenera et
tuopio [< opq ] la bellezza delle forme.
A parte la differente formazione etimologica una coppia deriva da suffissi aggettivali, mentre
laltra da una radice verbale e da una nominale il tratto comune costituito dal genere femminile,
come a sottolineare che tali concetti sono tutti pertinenti al femminino.
4
Non a caso la conclusione

1
W. SHAKESPEARE, Molto rumore per nulla, II. 1. Trad. a cura di M. Del Serra, Roma 1993.
2
Il celebre scultore della seconda met del V sec. a.C. progetta un sistema di misurazione standard per la
rappresentazione della figura umana stante, proporzionata in base al calcolo dei rapporti costanti che intercorrono tra le
singole parti e il complesso del corpo. Lunit di misura scelta la testa che deve essere 1/6 dellintera superficie
corporea.
3
Il settore relativo alla definizione e alla classificazione del fenomeno artistico.
4
Cfr. anche tupoouvq, oyioio etc.
2
- www.loescher.it/mediaclassica -
di una delle pi belle liriche arcaiche imperniata sullopoouvo come valore universale di cui
soggetto e insieme arbitro assoluto la donna:
Eyo t iiq opoouvov, iot t, ouo |oi oi
o iopov tpo, otiio |oi o |oiov itioy_t.
Io, lo sapete, amo lo splendore delicato, e questa mia attrazione
per il sole ha raggiunto la luce e la bellezza.
5
In un altro componimento, dopo aver elencato i punti di riferimento tradizionali leccellenza in
guerra e lappartenenza al ytvo, celebrati nei poemi omerici come la cosa pi bella sulla nera
terra,
6
Saffo rovescia la prospettiva, introducendo lelemento della soggettivit:
ttvoi |oiiioov, tyo t |qvoo i, tpooi
io dico che la cosa pi bella ci che uno ama.
7
La _o pi, viene citata dalla prima poetessa della letteratura europea con una certa frequenza,
insieme alle divinit che la incarnano, le Xopit,: esse, rappresentando lideale di perfezione che
risulta dalla fusione di bellezza, grazia e cultura, fanno parte integrante del corteo di Afrodite; anche
lequivalente latino venustas presenta una radice che rimanda al nome della stessa dea, Venus.
Come questa dea ha regalato armonia alla Terra con la sua sola comparsa e nella sua duplice veste
di diva coelestis ac terrestris,
8
cos le Grazie le hanno conferito sensibilit e raffinatezza
9
secondo
quelle modalit che saranno individuate, secoli dopo, dal poeta neoclassico Foscolo nel poema a
loro dedicato:
Splendea tutto quel mar quando sostenne
su la conchiglia assise, e vezzeggiate
dalla Diva le Grazie; []
tante a fior dellimmensa onda raggiante []
le amorose Nereidi Oceanine []
dellingenue Grazie
il bacio [] sospirando.
Poi come lorme della Diva e il riso
delle vergini sue fer di Citera
sacro il lito, unignota violetta
10
spunt a pi de cipressi, e dimprovviso
molte purpuree rose amabilmente
si convorsero in candide. []
Luna tosto alla dea col radiante
pettine asterge mollemente e intreccia
le chiome dellazzurra onda spumanti;
laltra sorella a zefiri consegna,
a rifiorirle i prati a primavera
lambrosio umore ond irrorato il seno

5
SAPPH., fr. 58 L.-P., 25-26. La traduzione proposta, come quelle seguenti, in mancanza di diverse indicazioni a cura
dellautrice del lavoro.
6
SAPPH., fr. 16 L.-P., vv. 2-3.
7
Ibidem, vv. 3-4.
8
Cfr. LUCR., De rer. nat. I 1-3 (Inno a Venere): hominum divina voluptas / alma Venus.
9
Ko oo, in greco un sostantivo polivalente: significa bellezza (cfr. cosmesi, cosmetica), ordine, ma anche
mondo, universo (cfr. cosmo, cosmico).
10
Simbolo della modestia, associata al culto delle Grazie; anche le rose, cangianti da purpuree (colore della passione) a
candide (purezza), alludono allinstaurarsi del senso del pudore grazie allintervento diretto delle dee presso lumanit.
3
- www.loescher.it/mediaclassica -
della figlia di Giove: vereconda
la terza ancella ricompone il peplo
su le membra divine, e le contende
di que selvaggi attoniti al deso.
11
I. I doni di Afrodite
Il percorso intrapreso per arrivare a definire in termini concreti lastratto e a tradurlo in opere
sensibili si avvia in Grecia gi in et arcaica, con linizio stesso dellattivit artistica (|opoi |oi
|oupoi) e letteraria (poemi omerici). La prima eroina della letteratura, Elena, incarna il prototipo
della bellezza femminile, destinato a costituire un saldo archetipo per tutte le figure femminili
accattivanti della letteratura classica e non solo, se si ricordano Elena Muti, laffascinante
protagonista de Il piacere di DAnnunzio o Hlne Kurgin, laltrettanto seducente personaggio
creato da Tolstoj in Guerra e Pace.
In realt la splendida figlia di Zeus non viene mai descritta con precisione sul piano fisico, anzi
lidea del suo aspetto affidata allimmaginazione del singolo uditore o lettore, dal momento che la
sua persona connotata esclusivamente da tre tratti, peraltro comuni ad altre figure divine od
umane allinterno dei poemi epici:
itu|oitvo,: dalle candide braccia [Il. III 121]
qu|ooio,: dalla bella chioma [Il. III 329; VII 355; VIII 82; IX 339; XI 369; 505; XIII 766;
Od. XV 58]
|oiiiopqo,: dalla bella guancia [Od. XV 123].
Le doti espressamente citate sono quelle peculiari delle donne considerate belle nellantichit:
il candore della pelle: segno esteriore dellappartenenza a un rango nobile, poich solo
esponenti di umile estrazione sociale, costrette a lavorare allesterno della casa, esibiscono
un colorito abbronzato;
la capigliatura lunga e folta: elemento da sempre identificativo della femminilit, al punto
che la recisione dei capelli costituisce una forma di sacrificio o punizione;
12
la struttura ossea del viso: il profilo armonioso e la rotondit delle gote, qualit indicative
della simmetria e quindi della buona salute o, con un termine attuale, del valido codice
genetico del soggetto.
A parte il dettaglio dellabbronzatura, che viene apprezzata soltanto a partire dalla met del XX
secolo, le altre caratteristiche sono generalmente presenti in ogni civilt; il plusvalore della bellezza
di Elena viene quindi reso con il sintagma io yuvoi|ov, divina tra le donne; pi volte, nel corso
dei poemi, si ricorda lorigine illustre della regina di Sparta e lappellativo figlia di Zeus [Lio ,
t|ytyouio] ricorre pi spesso del patronimico Tindaride, figlia di Tindaro. Daltra parte la radice
sia dellaggettivo sia del nome deriva dallindoeuropeo *dvaus [> to,, deus, got], il cui significato
luce. Il nome stesso di Elena contiene nel suo tema tale concetto: una sua convincente traduzione
potrebbe essere figlia del Sole, luminosa come il sole [cfr. Eit vq < q iio,]. In definitiva la
percezione del carattere sovrumano della bellezza avviene attraverso la descrizione non tanto dei

11
U. FOSCOLO, Le Grazie, Inno I 66-101.
12
Cfr. per il primo caso la Chioma di Berenice di Callimaco (la regina dEgitto consacra la sua bionda chioma agli dei
per propiziare il ritorno dello sposo, Tolomeo, dalla spedizione bellica); per il secondo basta ricordare il trattamento
riservato alle spie ed alle traditrici in tempo di guerra.
4
- www.loescher.it/mediaclassica -
singoli elementi che la compongono, quanto degli effetti che essa produce sugli altri esseri umani,
come si verificher per la Beatrice stilnovistica.
13
Cos Omero presenta la sua eroina, allinizio dellIliade:
Gli Anziani presso le porte Scee
videro Elena venire verso la torre,
e a bassa voce lun laltro dicevano parole fugaci:
Non vergogna che i Teucri e gli Achei schinieri robusti ,
per una donna simile soffrano a lungo dolori:
terribilmente, a vederla, somiglia alle dee immortali!
Ma pur cos, pur essendo s bella, vada via sulle navi,
non ce la lascino qui, danno per noi e pei figli anche dopo!.
14
La connotazione luminosa, che si ripete persino nellabbigliamento [Il. III 141: o pytvvq oi
|oiuotvqv in luminosi, bianchi veli avvolta], appare per in contraddizione con lepiteto finale
qo, preceduto dallavverbio oivo, [< oivo,: terribile, veemente, atroce] che costituisce una vox
media [terribilmente; molto, assai]: il messaggio veicolato dai versi in questione segnala lesistenza
di un lato oscuro della bellezza. Non a caso alcuni poeti
15
ricavano dal nome della protagonista un
timo diverso da quello originale, anzi opposto: la Distruttrice [dalla rad. ti < oipto]. Fin dai suoi
esordi, la civilt ellenica sembra quindi registrare la doppia natura della bellezza, di cui vengono
espressi a un tempo il suo massimo riconoscimento e la sua condanna, idea che verr ripresa dal
tragico Euripide
16
e dal retore Isocrate.
17
Lopinione che Elena stessa ha di s conferma lambiguit del suo personaggio: nellIliade, pur
riconoscendo il potere della sua bellezza che ha indotto Paride a sedurla e a portarla via con lui, si
autodefinisce cagna
18
e nellOdissea si assume addirittura ogni responsabilit per le sventure
collettive subite dal suo popolo, sebbene il suo consorte, Menelao, si affretti a scagionarla
sostenendo che un oiov un essere divino, una forza superiore ha deciso per lei, facendone lo
strumento passivo per la gloria dei Troiani.
19
Una simile consapevolezza sfiora anche il suo alter ego maschile, Paride, che, predestinato dal
mito a essere la rovina della sua famiglia e della sua patria, viene inserito subito nellintreccio
narrativo e con un maggior numero di dettagli rispetto alla compagna:
Si fece davanti ai Troiani Alessandro bello come un dio,
con pelle di pantera sopra la le spalle, con arco ricurvo
e spada
20
Ma come lo (Menelao) scorse Alessandro bello come un dio
apparire fra i primi campioni, sbigott in cuore,

13
DANTE, Vita Nova XXVI 1-11: Tanto gentile e tanto onesta pare/ la donna mia [] / chogni lingua devn
tremando muta, / e li occhi non li ardiscono di guardare./[]/ Mostrasi s piacente a chi la mira, / che d per li occhi
una dolcezza al core ,/ che 'ntender no la pu chi no la prova.
14
HOM., Il. III 154-160. Trad. a cura di R. Calzecchi Onesti, Torino 2000.
15
Il primo AESCH., in Agam. (Stasimo I), 406: oyouoo opov [che porta distruzione].
16
EUR., Troiad., 932-937 (agon tra Ecuba ed Elena): EL: e le mie nozze / cos avvantaggiarono la Grecia: non siete
dominati dai barbari ,/ senza prendere le armi e senza tirannide./ LEllade fior, io invece mi persi/ venduta per la mia
bellezza, e sono maledetta / proprio da coloro che avrebbero dovuto incoronarmi. [] CORO: Regina, difendi i tuoi
figli e la tua patria / distruggendo la fascinosa eloquenza di costei, poich bene / parla, pur essendo colpevole;
tremendo.
17
NellElogio di Elena [64-66] il retore sostiene che ella, assurta allOlimpo, divenuta una dea potente, pronta a
beneficare chi la esalta , ma anche a vendicarsi delle offese ricevute; pertanto iov ouqv _pq.
18
HOM., op. cit. III, 180; VI, 344; 356.
19
HOM., Od. IV 261-275. Tale teoria viene poi accettata e sviluppata da Euripide nelle Troiane: Che cosa mai pensavo
quando seguii lo straniero fuori dal palazzo, / abbandonando la patria e casa mia? / Resisti tu ad una dea e sii pi forte
di Zeus, / che ha potere su tutte le altre divinit/ ma di quella schiavo! [946 - 950].
20
HOM., Il. III 16-18.
5
- www.loescher.it/mediaclassica -
indietro, verso i compagni si trasse, fuggendo la morte.
21
Tale comportamento solleva unimmediata reazione da parte del fratello maggiore, il vero campione
di Ilio, Ettore, che lo assale verbalmente:
Paride maledetto, bellimbusto, donnaiolo, seduttore,
ah, non fossi mai nato, o morto senza nozze! []
Ahi! Certo sghignazzano gli Achei dai lunghi capelli:
credevano che fosse gagliardo il capo, perch bellezza
nellaspetto, ma forza in cuore non c, non valore. []
E non affronterai Menelao, caro ad Ares?
Almeno saprai di che uomo hai la sposa fiorente!
E non ti salveranno la cetra e i doni di Afrodite,
la chioma o la bellezza, quando rotolerai nella polvere.
22
Eppure il giovane troiano con la sua risposta dimostra un discreto discernimento e una buona
capacit di argomentazione nel replicare alle dure seppur giuste accuse del fratello:
Non rinfacciarmi gli amabili doni dellaurea Afrodite:
nemmeno per te sono spregevoli i doni gloriosi dei numi,
quanti essi ne danno, nessuno pu sceglierli!
23
Successiva a tale affermazione la proposta di affrontare il rivale, il re di Sparta, in un singolo
duello, cos da esibire la sua valentia e porre fine una volta per tutte alla lunga guerra; tuttavia il
suo slancio generoso non destinato a realizzarsi a causa della dea della bellezza e dellamore, suo
nume tutelare, che provvede prontamente a nasconderlo in molta nebbia e a deporlo sul letto
matrimoniale odoroso di balsami
24
come a confermare che il compito assegnato a chi si avvale
dei suoi doni non concerne certo la difesa della patria
25
Paride rappresenta dunque il rovesciamento di un concetto cardine delletica arcaica, quello della
kalokagathia, lidentit assoluta tra bellezza esteriore e bellezza interiore, la corrispondenza
precisa tra qualit fisiche e doti spirituali, che contraddistingue ogni heros epico da Achille ad
Odisseo, da Ettore ad Enea, come si evince dagli epiteti che li connotano costantemente: i o,,
oo , o |u ,, toti |tio,, ovo ,, ioytvq ,, o yq vop, o u vov, o vi to,, oiu pov,
oiooi pov, t oio ,, |uoii o,, oiu qi,, oiu io,, t yo,, oi io,, Lii i io,,
tiopio,, poou,, tu,, ouiqopo,, tyouo,, tyoiqop, oipov.
Su questa stessa linea si colloca la concezione di Archiloco; il poeta lirico di Paro sviluppa infatti le
implicazioni contenute nellesempio del principe troiano: se la gradevolezza esteriore non si
accompagna necessariamente ai valori positivi e allingegno brillante, allora la deformit non
costituisce un parametro della vilt e della stupidit. Ecco allora come un Tersite pu diventare un
valente generale:
Non mi piace un generale alto n dal passo tronfio,
n fiero dei suoi riccioli n ben rasato,
ma per me sia pure basso e con le gambe storte,

21
Ibidem, 30-32.
22
HOM., Il. III 39-55.
23
Ibidem, 64-66.
24
Ibidem, 381-382.
25
Tale idea permane inalterata fino allepoca ellenistica, se nel Bione di Teocrito si trova espresso lo stesso pensiero a
proposito di Adone, bellissimo compagno della dea Afrodite, ucciso da un cinghiale: Tu cos bello, perch bramasti
affrontare una fiera? [TEOCR., App. Buc. X 61]. Anche larma che contraddistingue i due giovani, larco, pur essendo
appropriata per un cacciatore, in un contesto bellico come quello dellIliade designa inevitabilmente latteggiamento
del codardo (colpisce da lontano, evitando di esporsi in un corpo a corpo).
6
- www.loescher.it/mediaclassica -
ben saldo per sui piedi, con fegato da vendere.
26
Lideale del perfetto guerriero quanto mai distante dallimmagine proposta nellepos, da cui
peraltro vengono riprese alcune sigle in chiave ironica: iotiiyt vov [< ioiiooooi]
significa che cammina a grandi passi e in Omero riferito alle mule!
27
Lunica qualit che conta
veramente lessere |opiq, ito, ovvero pieno di coraggio.
Naturalmente questa figura di generale brutto e capace rimane un unicum nella letteratura greca ma,
come Paride, costituisce larchetipo maschile al quale faranno riferimento molte generazioni
successive di scrittori nel costruire personaggi alternativi. In particolare, in piena et romantica
sono messi a confronto due dei quattro personaggi di Notre Dame de Paris di Victor Hugo:
Phoebus, lufficiale che porta gi nel nome un marchio di bellezza
28
e di cui si innamora Esmeralda,
si rivela alla fine un vile, mentre lunico uomo che le rimane sempre accanto ed in grado di
difenderla con coraggio, il gobbo deforme Quasimodo.
Era un capitano degli arcieri dellordinanza del re, armato da capo a piedi, e con lo spadone in pugno.
[] La zingara si raddrizz con grazia sulla sella dellufficiale, appoggi le mani alle spalle del giovane
uomo e lo fiss per qualche secondo, come estasiata dalla sua bella faccia.
29
Miscredente e superstizioso [], quando sinterrogava su quellavventura [], intravedeva in quella
storia molta pi magia che amore; [] un mistero assai poco piacevole dove lui giocava un ruolo assai
goffo, il ruolo della vittima e quello dello zimbello. [] Phoebus si mise dunque assai lestamente lanima in
pace sullammaliatrice Esmeralda e sullesito del processo.
30
Ci che colpisce maggiormente nel parallelo tra i due antieroi, Paride e Phoebus, la perfetta
simmetria di alcuni atteggiamenti esteriori:
E lo trov nella stanza, che larmi belle poliva,
lo scudo e la corazza; e tentava il curvo arco.
31
Giovane daspetto assai fiero, quantunque un po' vano e smargiasso [], mentre le belle ragazze facevano
a gara per attirare la sua attenzione, sembrava impegnato soprattutto a lustrarsi col guanto di pelle di daino
lardiglione della cintura.
32
Profondamente diverso appare, in unaltra opera dello stesso autore, Lhomme qui rit (Luomo che
ride), il protagonista che salva con generosit una piccola orfana: pur avendo il viso orrendamente
sfigurato, mostra unanima molto sensibile.
33
Personaggi simili sono in palese contrapposizione con lidea romantica delleroe, incarnata ad
esempio dal principe Andrej Bolkonskij in Guerra e Pace di Tolstoj:
Il principe Bolkonskij era un giovane uomo di non alta statura, molto bello, di tratti accentuati e
asciutti.
34

26
ARCH., fr. 93 L.-P. Lorgano sede del coraggio il cuore stato sostituito dal corrispettivo italiano.
27
HOM., Od. VI 318.
28
Febo uno degli eponimi di Apollo, divinit della luce solare.
29
V. HUGO, Notre Dame de Paris, I. 4 . Trad. a cura di D. Ferodi, Milano 2002, p. 82.
30
Ibidem VIII. 6; p. 350.,
31
HOM., Il. VI 321-322.
32
V. HUGO, op. cit., VII. 1, pp. 250-251.
33
Il titolo allude allusanza della compagnia dei comprachicos che, sotto il regno di Guglielmo III dInghilterra (XVII
sec.), rubano o comprano bambini dalle famiglie disagiate o da nobili che volevano sbarazzarsi degli eredi bastardi e li
deformavano, mediante spietate operazioni chirurgiche, per farli esibire in spettacoli itineranti. Glimpaine, il ragazzo
protagonista del romanzo, vittima di tali soggetti, ha la bocca tagliata fino alle orecchie, le gengive completamente
scarnificate, il naso schiacciato e le orecchie cos allungate da sembrare due ventole.
34
L. TOLSTOJ, Guerra e Pace, I. 1. 4, p. 17. Trad. a cura di E. Carafa DAndria, Torino 1942.
7
- www.loescher.it/mediaclassica -
Egli la riconobbe, indovin il suo sentimento, si ricord dei suoi discorsi alla finestra e con una lieta
espressione del viso si avvicin alla contessa Rostva.
35
La battaglia la vince colui che ha deciso fermamente di vincerla. [] Domani, qualunque cosa avvenga,
vinceremo la battaglia!.
36
Eppure allinterno dello stesso romanzo trova spazio nel ruolo del vilain anche un emulo di
Paride, il principe Anatolij Kurgin, il quale fa perdere la testa alla protagonista, Natasha, gi
impegnata sentimentalmente con il nobile Andrej:
Si avanzava con unandatura marziale e lenta che sarebbe parsa ridicola se non fosse stato cos bello e se
sul suo viso cos perfetto non ci fosse stata unespressione di bonario compiacimento e di allegria. Egli
senza affrettarsi, facendo leggermente risonare gli speroni e la sciabola, portando alta e disinvolta la sua
bella testa profumata, camminava sul tappeto del corridoio.
37
Anche in questo caso il pensiero corre a unanaloga immagine di confidenza, sicurezza maschile
risalente a millenni fa:
Cos uno stallone [] corre per la pianura al galoppo, []
superbo; alta tiene la testa , la criniera
si agita sopra le spalle, gode del fior delle forze;
e i garretti lo portano agili al luogo noto, pascolo delle cavalle;
cos Paride, figlio di Priamo, gi per la rocca di Pergamo,
correva luminoso nellarmi come un sole.
38
Nel contesto epico del romanzo russo tra le due opposte forze dattrazione non pu mancare il
fulcro, il punto dequilibrio, rappresentato dal conte Pierre Bezukov il tipo archilocheo che alla
fine risulter vincente :
Un giovane grosso e massiccio, con la testa rasa, gli occhiali, dei pantaloni chiari alla moda di allora, un
gran jabot e una marsina color caramello. [] Bench Pierre fosse in realt alquanto pi grande degli altri
uomini che si trovavano nella stanza, quel timore poteva essere cagionato soltanto dallo sguardo
intelligente e insieme timido, osservatore e sincero che lo distingueva da tutti gli altri in quel salotto.
39
Naturalmente, la piena consapevolezza del valore di questo soggetto si fa strada nella coscienza
femminile solo in battuta finale, dopo lunga e matura riflessione, anche a seguito della dissoluzione
dellideale di perfezione: nel caso specifico a provocarla sar la prematura scomparsa di Bolkonskij,
gravemente ferito sul campo di battaglia come si addice a un vero eroe e amorevolmente
assistito dalla fidanzata fino alla morte come si addice a una vera eroina.
Senza dubbio, per, la figura che esercita maggior fascino rimane quella del vilain, o antieroe, erede
delle caratteristiche elencate da Ettore: nellaccurato ritratto da lui fornito spicca la climax negativa
bello, seduttore, profittatore che connoter il tipo del tombeur des femmes nel romanzo
moderno dal Julien Sorel di Stendhal
40
al sergente Troy di Hardy, dal Dorian Gray di Wilde al
Georges Duroy di Maupassant.

35
Ibidem, II. 3. 16, p. 536.
36
Ibidem, III. 2. 25, p. 908.
37
L. TOLSTOJ, op. cit., II. 5. 9, p. 655.
38
HOM., Il. VI 506-513.
39
L. TOLSTOJ, op. cit., I. 1. 2, p. 12.
40
STENDHAL, Il rosso e il nero, I. 4, pp. 19-20. Trad. a cura di M. Lavagetto, Milano 1968: Era un ragazzo sui
diciannove anni, di gracile apparenza, coi tratti irregolari ma delicati e il naso aquilino. I grandi occhi neri, che nei
momenti di tranquillit denunciavano un temperamento riflessivo e focoso, in quel momento erano pieni di un odio
feroce. I capelli castano scuri, dallattaccatura molto bassa, gli rimpicciolivano la fronte e, quando era in collera, gli
conferivano unespressione cattiva. La figura agile e ben fatta di Julien rivelava pi agilit che vigore. Fin dalla pi
tenera infanzia, la sua espressione estremamente pensosa e il suo intenso pallore avevano fatto pensare al padre che
8
- www.loescher.it/mediaclassica -
Una mano afferr la lanterna, fu aperto lo sportellino, i raggi sprizzarono fuori dalla loro prigione e
Batsceba si avvide con sorpresa della propria situazione.
Luomo al quale era agganciata, brillava di ottoni e passamanerie scarlatte. Era un soldato. La sua
improvvisa apparizione fu per il buio ci che il suono di tromba per il silenzio. Loscurit, genius loci
finora di tutti i tempi, venne ora totalmente fugata, meno dalla luce della lanterna che da ci che essa
illuminava.
41
Ancora una volta lapparizione del bello avviene in un contesto negativo dove irrompe
allimprovviso la luce; altri elementi che ritornano sono il fattore divisa militare e la suggestione
evocativa del nome (Troy, nella lingua inglese rimanda alla citt di Troia, ma indica anche lunit
di misura per pietre e metalli preziosi).
Lindugiare sui tratti luministici in contrasto ironico con lasserzione conclusiva la dice lunga
sulla tipologia delluomo che nel corso del XIX secolo viene ormai riconosciuto come attraente e
pericoloso dallimmaginario femminile:
Alto, ben fatto, biondo, di un biondo castano vagamente rossiccio, con i baffi arricciati, che sembravano
formare spuma sulle labbra, gli occhi azzurri, chiari, forati da una pupilla piccola, i capelli naturalmente
mossi, discriminati da una riga nel mezzo, assomigliava molto al cattivo soggetto dei romanzi popolari.
42
In modo pressoch identico descritto Prince Charming (Principe Azzurro), infantile ma indicativo
nickname sceltogli dalla sua infelice innamorata, la diciassettenne Sybil Vane:
Era straordinariamente bello, con le labbra scarlatte, dal contorno fine, i limpidi occhi azzurri, i capelli
biondi inanellati. Nel suo viso cera qualcosa che ispirava immediata simpatia. Cera il candore della
giovinezza, e della giovinezza aveva anche lappassionata purezza.
43
La fine del secolo il romanzo pubblicato per la prima volta nel 1890 ancora dominata da un
ideale di bellezza caratterizzata dai tratti somatici, dalla spavalderia e dalla passionalit di Paride. Il
nome del protagonista nuovamente allusivo del retaggio della cultura classica.
44
Loriginalit
nellimpiego di tale modello risiede nel fatto che il giovane Dorian porta la sua bellezza e
giovinezza come una maschera, dietro la quale nasconde la sua vera essenza:
Dorian, con le braccia inerti, paralizzato dal terrore, non sapeva che fare. Improvvisamente gli balen nello
spirito una folle speranza. Fermo grid. Da quanto tempo morta vostra sorella? Presto, ditemelo. []
Diciottanni rise Dorian Gray, con un suono di trionfo nella voce. Diciottanni! Venite vicino alla luce,
e guardatemi in viso. [] La luce nel vento era incerta ed ondeggiante, ma bastava per rivelargli lo
spaventoso errore nel quale era caduto. Il viso delluomo che egli aveva tentato di uccidere aveva la
luminosit della fanciullezza, la immacolata purezza della giovent. [] Certamente non era luomo che
aveva distrutto la vita di sua sorella.
45
Il periodo successivo e quello attuale vedranno un intensificarsi del famigerato patto col
diavolo: il personaggio di Wilde rappresenta solo il capostipite di una serie di uomini e donne
pronti a vendere la propria anima pur di conservare un aspetto esteriore affascinante ed ottenere,
grazie a esso, il successo sociale. Daltra parte si potrebbe sostenere che Dorian Gray e i suoi

non sarebbe sopravvissuto, o che sarebbe stato in ogni caso un peso per la famiglia. A differenza di Paride e dei suoi
eredi (Kurgin, Dolkov, Troy, Duroy e Gray) tutti apparentemente solari, Sorel si presenta come il prototipo del bel
tenebroso.
41
T. HARDY, Via dalla pazza folla, XXIV, p. 178. Trad. a cura di P. Jahier, Milano 1973.
42
G. DE MAUPASSANT, Bel ami, I. 1, p. 30 . Trad. a cura di J. L. Bory, Parigi 1973.
43
O. WILDE, Il ritratto di Dorian Gray, I, p. 51. Trad. a cura di R. Calzini, Milano 1982.
44
Dorian in inglese significa dorico, abitante della Doride.
45
O. WILDE, op. cit., XVI, p. 235.
9
- www.loescher.it/mediaclassica -
discendenti non siano che lultimo prodotto dellevoluzione del mito di Narciso, figura mitologica
molto ben analizzata dal poeta Ovidio, fine psicologo ante litteram:
Mentre beve, irretito dalla vista della sua bellezza,
si innamora di unillusione senza corpo, crede che sia un corpo ci che solo unonda.
Resta stupito e rapito da se stesso, col volto fisso
resta immobile come una statua di marmo pario. []
Desidera, senza saperlo, se stesso ed insieme il soggetto e loggetto del suo desiderio,
e mentre cerca, cercato ed egualmente arde ed infiamma.
Quante volte inutili baci diede alla fonte! []
Non sa che cosa sia quello che vede , ma brucia per quello che vede
e proprio limmagine ingannevole eccita il suo sguardo.
Ingenuo, perch cerchi inutilmente di inseguire immagini fuggevoli?
Ci che cerchi, non esiste in nessun luogo; ci che ami, voltati e lo perderai.
Quello che vedi non che lombra di unimmagine:
non ha nessuna consistenza: viene con te e con te rimane,
verr con te, ammesso che tu riesca ad andartene. []
Come si scioglie la bionda cera ad una lieve fiamma
o la brina mattutina al sole, cos consunto dallamore
si dissolve ed preso poco a poco dal fuoco nascosto,
ed ormai non ha pi colore, neanche un po' di rosa misto al pallore,
n vitalit, n forza, niente di quella bellezza che gli piaceva,
e non resta pi quel corpo che Eco aveva amato.
46
La scelta operata dal poeta latino rispetto alla vulgata traditio si rivela molto significativa: Narciso
male sanus
47
malato, folle damore non affoga nel tentativo di raggiungere lamato ignoto, ma
muore di consunzione, nella sterile idolatria di unimmagine perfetta, ma solo unimmagine la
proiezione di un ego su cui si concentra ogni attenzione:
la morte chiuse quegli occhi che ancora contemplavano la bellezza di chi li possedeva.
48
La componente autodistruttiva della bellezza consiste nellessere tentati dallisolamento,
dallimmobilismo, dallautocompiacimento. La bellezza assoluta come una vertigine In questa
prospettiva si comprende il senso del vaticinio pronunciato alla nascita di Narciso: sarebbe vissuto a
lungo, se non avesse conosciuto se stesso.
49
Condivide il medesimo atteggiamento di distacco dalla realt e dagli oneri sociali che essa comporta
un altro bellissimo del mito, guarda caso anche lui fiero cacciatore e sprezzante nei confronti del
genere femminile: Ippolito, vittima per quanto incolpevole del suo ostinato diniego del potere
della Bellezza e della passione che essa suscita negli esseri umani. A lui Euripide mette in bocca
una delle pi tremende invettive contro le creature che sono la rappresentazione sensibile di tale
potere:
1 Ztu i q |iqiov ovpooi, |o|ov
yuvoi|o, t, o, qiiou |oi|ioo,;
Ah, Zeus perch hai creato le donne?
Perch le hai messe nelle nostre case?
Belle in faccia e marce dentro!
50

46
OV., Metam. III 416-493.
47
Ibidem, 474.
48
Ibidem, 505.
49
Ibidem, 346-348.
50
EUR., Ipp. (Epis. II), 616-617. Trad. a cura di D. Susanetti, Milano 2005.
10
- www.loescher.it/mediaclassica -
La resa suggestiva del sintagma |iqiov |o|ov, forse passibile di influssi shakespeariani,
51
ne
coglie il senso immediato e polemico, ma non lascia trasparire la polivalenza dellaggettivo:
comunemente usato per qualificare un metallo adulterato o una moneta falsificata, abbraccia
una pi ampia accezione, indicando ci che fraudolento, ingannevole, valenza con cui viene
impiegato in unaltra tragedia dello stesso periodo, Medea.
52
Lidea propagandata nella pqoi, del
figlio dellAmazzone che le donne sappiano usare sottilmente il loro fascino, simulando dietro
innegabili doti oggettive (la gradevolezza fisica), lesistenza di altre pi preziose (la bellezza
spirituale), che in realt non appartengono loro minimamente, proprio perch sono votate alla sfera
delle passioni terrene. La tirata dellascetico e inflessibile ragazzo solo lultima, in ordine di
tempo, delle frecciate misogine della letteratura greca.
II. Lambiguo malanno
II. 1. La femme fatale
Lantecedente assoluto della teoria di Ippolito la bellezza come maledizione costituito dal
caso di Pandora, colei che ha tutti i doni, illustrato dal primo poeta didascalico della letteratura
greca, Esiodo.
Quando Prometeo il Titano che ama gli uomini sottrae il fuoco agli dei per donarlo allumanit,
avviandola al progresso civile, Zeus tyrannos geloso delle sue prerogative divine decide di
punirla subdolamente inviando sulla Terra un male amabile [|o|ov, o oovt, tpovoi |oo
uov]:
53

Hoioov t|tituot tpi|iuov oi o_ioo
yoiov uti uptiv, tv ovpoou ttv ouqv
|oi otvo,, oovoq, t q, ti, oo tio|tiv,
optvi|q, |oiov tio, tqpoov ouop Aqvqv
tpyo ioo|qooi, oiuoioiov ioov uoivtiv
|oi _opiv oi_toi |toiq _puoqv Apoiqv,
|oi oov opyoitov |oi yuioopou, titovo,
tv t ttv |uvtov t voov |oi ti|ioov qo,
Eptiqv qvoyt io|opov opytiovqv.
Ordin ad Efesto illustre che al pi presto possibile
intridesse terra con acqua, vi ponesse dentro una voce umana
e forza vitale, e somigliante ad una dea immortale nellaspetto,
bella ed amabile immagine di ragazza; ad Atena poi che
le insegnasse i lavori, a tessere una tela elaborata;
ed allaurea Afrodite che le effondesse grazia sul capo,
ed il desiderio terribile e le cure che spezzano le membra;
ma che le desse un pensiero impudente e unindole scaltra
ordin ad Ermes, il messaggero argifonte.
54
Nellinvolucro esteriore, molto invitante, oltre ad abilit positive si nascondono insidie temibili: il
desiderio che lascia sofferenti [opyoitov < oiyo,], un modo di concepire e di agire che si addice a
una cagna [|uvtov < |uov] e unabitudine innata a raggirare [ti|ioov < |ito ]. Le suddette
caratteristiche non sono altro che il riflesso negativo di quelle che connotano Prometeo: la loro

51
Cfr. W. SHAKESPEARE, Amleto, III. 1.
52
EUR., Med. (Epis. ), 516-519: o Ztu, i q _puoou tv o, |iqio, q /t|qpi ovpooioiv oooo, ooq
[O Zeus, perch hai dato agli uomini indizi certi / per conoscere loro falso].
53
HES., Oper. 57-58.
54
Ibidem, 60-68.
11
- www.loescher.it/mediaclassica -
detentrice, Pandora, definita qo ovpooiv proprio come Elena.
55
Ma il |oio v |o|o v, il bel
male cos viene chiamata nellaltra opera esiodea
56


costituisce ancora un artificio del dio, un
mezzo per castigare o tenere sottomessa la stirpe umana. Alcune delle sue discendenti, invece,
rivendicano la piena conoscenza della maledizione della bellezza, nonch la completa autonomia
del loro agire: nasce cos la figura di maliarda della letteratura occidentale, ancora anticipata, in
certo qual modo, dallElena dellOdissea che appare nelle vesti non pi di semplice seduttrice, ma
di maga esperta:
Subito gett nel vino, di cui stavano bevendo, un farmaco
che calmava il dolore e lira, che tutti quanti i mali faceva scordare. []
Tali rimedi sapienti aveva la figlia di Zeus,
efficaci, che le diede Polidamna, la sposa di Tone,
l Egizia
57
Considerando il senso ancipite del termine opo|o v, si pu intuire il grado di pericolosit delle
arti in cui maestra, ribadito del resto in un verso successivo [mescolati, molti buoni, ma molti
anche mortali].
58
Il pensiero corre inevitabile a unaltra bellissima regina-strega, Crimilde, lantagonista della nota
fiaba dei fratelli Grimm, figura ispirata in parte a una contessa tedesca vissuta nel XIII sec., Uta
degli Askani di Ballenstedt,
59
in parte allomonima eroina del Nibelungenlied, la sfortunata e
vendicativa moglie di Sigfrido, che conclude le sue vicende in un bagno di sangue.
60
Ma la prima dark lady della storia pu essere considerata a buon diritto la sorella gemella di Elena,
Clitemnestra: nellundicesimo libro dellOdissea la nekuia il fantasma di Agamennone
racconta a Ulisse la raccapricciante trasformazione della bella, e apparentemente devota, consorte in
un mostro assassino [to_o iuypo iuio]:
Muccise la mia sposa funesta, chiamandomi in casa,
a banchetto, come succide un toro alla greppia.
Cos morii della morte pi trista; e intorno gli altri compagni
eran scannati senza piet. []
A quel massacro avresti pianto di cuore,
come intorno al cratere e alle tavole piene
giacevamo per la sala, e il pavimento fumava tutto di sangue:
straziante udii il grido della figlia di Priamo,
Cassandra, che Clitemnestra uccideva, lipocrita,
vicino a me.
61
Se pure risultano comprensibili i motivi che inducono la donna a un tale eccidio il marito ha
sacrificato la figlia primogenita, Ifigenia, appena adolescente, per poter salpare alla volta di Troia e
coronare i suoi sogni di conquista , la strategia della vendetta lascia perplessi persino i lettori
moderni, avvezzi alle notizie di efferatezze di ogni genere, perch coinvolge una vittima
innocente, vittima due volte, dal momento che stata trattata alla stregua di un bottino di guerra:
Cassandra altra bella e maledetta , profetessa condannata a non esser creduta mai per una
ritorsione di Apollo, alle cui profferte amorose non ha voluto cedere. Nonostante il commento

55
Ibidem, 82.
56
HES., Teog. 585: il bel male.
57
HOM., Od. IV 220-229. La regina anche in grado di vaticinare il ritorno di Odisseo in XV 172-178.
58
Ibidem, 230: oiio tv toio, oiio t iuypo.
59
Moglie di Ekkehard II di Meissen, raffigurata in una effigie dellanonimo Maestro di Naumburg (1250).
60
Nel Cantare dei Nibelunghi si dice di lei che era nata per la gioia degli occhi dei cavalieri. Trad. L. di San Giusto,
Torino 1942.
61
HOM., Od. XI 410-423.
12
- www.loescher.it/mediaclassica -
gnomico di Agamennone in coda ai consigli offerti al vecchio amico un essere infido la donna
62
rimane indubbio il fascino esercitato da questa figura femminile, secondaria nel ciclo epico, ma di
tale spessore da diventare protagonista della tragedia pi antica che possediamo, lAgamemnone, di
Eschilo:
Questa leonessa a due piedi, che si accoppiata
con un lupo, in assenza del nobile leone,
uccider me sventurata: come se preparasse un veleno,
infonder nel suo rancore una ricompensa anche per me.
63
In questi termini viene descritto, nella visione di Cassandra, il triangolo fatale che causer la sua
rovina, provocata da una rabbia a lungo covata e assimilata a un veleno, di cui la vendetta nei
confronti della concubina solo uno degli ingredienti.
Il soggetto della coppia di amanti diabolici avr larga fortuna nella storia della letteratura e non
solo.
64
Lerede diretta della Clitemnestra tragica, altrettanto complessa, spietata, calcolatrice e
assetata di potere senza dubbio Lady Macbeth, che guida la mente e la mano del futuro re, come
la regina di Micene ha guidato quelle del pallido Egisto; ma la conclusione del dramma vede un
completo rovesciamento dei ruoli: mentre il dinasta diventa sempre pi deciso nellazione e non
mostra il minimo segno di rimorso, la moglie ne viene divorata fino a esserne annullata.
LADY M. (a parte a Macbeth) - Le parole giuste! Questo proprio il quadro dipinto dalla tua paura;
esattamente come il pugnale profilatosi in aria che, come dicesti, ti condusse da Duncan. Oh! Questi sfoghi
e questi trasalimenti, ingannevoli tremori al confronto della vera paura, starebbero bene in una storia
raccontata dinverno presso il focolare da qualche donnicciola, sulla fede della sua vecchia nonna.
proprio una vergogna! Perch fai queste facce? Alla fin fine, non guardi che uno scanno.
65
Dopo aver dato una simile lezione di audacia al marito, spronato a non essere da meno, nellatto
seguente la nuova dinasta viene colta di notte in pieno delirio ossessivo-compulsivo:
LADY M. - Via, macchia maledetta! Via, dico! Uno; due: ecco, giunta lora di farlo. LInferno tetro. -
Via, mio signore, via! Un soldato che ha paura? Che ragione abbiamo di temere che qualcuno lo sappia,
quando nessuno pu chiamare il nostro potere a render conto? Eppure chi avrebbe detto che il vecchio
avesse tanto sangue nelle vene?
66
Mentre cresce lautodeterminazione della mente di Macbeth,
67
quella della moglie si spegne fino a
morire. Cos non accade nella tragedia greca, dove Clitemnestra rimane incontrastata dominatrice
della scena.
EG. - Ed anchio, con la spada in pugno, non rifiuto di morire.
CLIT. - No, o pi caro tra gli uomini, non faremo altro male:
anche solo aver mietuto questo, uninfelice raccolto.
Di sofferenza ne abbiamo abbastanza: non lordiamoci di sangue.
Come abbiamo agito, era opportuno.
Ma se questi travagli fossero sufficienti, noi li accetteremmo

62
Ibidem, 456.
63
AESCH., Agam. (Epis. IV), 1258-1261. Il lupo lamante-complice di Clitemnestra, Egisto, con cui ha diviso il trono
durante lassenza dellAtride.
64
Cfr. i soggetti cinematografici di Ossessione di L. Visconti (1942) e de Il postino suona sempre due volte di T.
Garnett (1946) tratti dallomonimo romanzo di J. Cain; unaltra celebre liaison trois dagli esiti funesti viene narrata
ne I diabolici (1955) di H.G. Clouzot.
65
W. SHAKESPEARE, Macbeth III. 4. Trad. a cura di A. Meo, Milano 1974.
66
Ibidem, 5. 1.
67
Ibidem, 5. 3: La mente che mi guida non svigorir mai per il dubbio, n il cuore che porto in petto tremer dalla
paura.
13
- www.loescher.it/mediaclassica -
come se fossimo colpiti dal pesante artiglio di un demone.
Cos parla una donna, se qualcuno valuta di saperlo.
68
Di tale sorta il primo discorso ufficiale tenuto dalla sovrana assoluta - nellesodo - al fine di sedare
il contrasto sorto tra lamante, ormai suo compagno riconosciuto, ed il Coro che lo accusa di tentato
regicidio, con laggravante della vigliaccheria, perch non riuscito a compiere materialmente
latto. Clitemnestra appare disgustata e svuotata dal delitto commesso per quanto lo ritenesse
necessario ma presagisce di essere entrata nella spirale terribile del iooo che ha colpito il
casato degli Atridi fin dalle sue lontane origini
69
[oi ovo, _qiq opti o uou_o ,
tiqyt voi]. Per la prima e ultima volta nel corso della tragedia, si appella alla sua natura
femminile: o t _ti io yo, yuvoi|o ,. Ma, una volta allontanatosi il Coro, ritorna alla sua
primitiva sicurezza o quasi perch si rivolge a Egisto dicendogli:
Non tener conto di queste folli grida: io
e tu, signori di questo palazzo, disporremo tutto per bene.
70
Le parole conclusive dellopera non fanno intuire nulla di buono per chi si arrogato il potere
assoluto in modo violento [|poouvt]: la loro punizione avverr, per mano altrui, soltanto nella
seconda tragedia del ciclo, Coefore.
In ambito non pi politico, ma unicamente privato, si attuano invece i piani criminali di altre coppie
trascinate dalla passione nella moderna letteratura. Un caso esemplare rappresentato da Thrse
Raquin e dal suo amante:
Laurent alz la testa e vide davanti a s Thrse, muta, immobile. La giovane donna lo guardava con una
fissit ardente. I suoi occhi, di un nero opaco, sembravano due buchi senza fondo, e, attraverso le labbra
socchiuse, si intravedeva una rosea luce nella sua bocca.
71
A dispetto del registro oggettivo impiegato nella narrazione, il caposcuola del Naturalismo francese
non si sottrae alla forza evocativa delle metafore e degli effetti cromatici a contrasto, volti a
esprimere la dualit della protagonista e lintensit delle sue emozioni. Nellottica di Zola,
lineluttabile ovvero la forza incontrastabile di un destino tracciato dalla genetica e dalla
situazione ambientale prende avvio sotto tale forma:
Prima della visita di Thrse, non aveva mai pensato allassassinio di Camille. [] Nel trasporto
delladulterio aveva preso in esame la possibilit di un omicidio.
72
A simili considerazioni perviene anche il protagonista del breve romanzo di un enfant prodige,
Raymond Radiguet, che, allindomani della Prima Guerra Mondiale, pubblica la vicenda di una
liaison tra un adolescente e una giovane donna gi sposata, per giunta a un ufficiale al fronte. Le
condizioni storiche lasciano intuire lo scalpore suscitato per la tematica e lo stile scabrosi da
questa opera significativamente intitolata Il diavolo in corpo, che scatener reazioni contrastanti
anche negli anni quaranta in simili circostanze e per i medesimi motivi con la riduzione
cinematografica di Autant-Lara.
Irretito dalla bellezza sensibile e magnetica di Marthe, il narratore si dimostra cinicamente
consapevole del suo egoismo giovanile:

68
AESCH., op. cit. (Esodo), 1651-1661.
69
Cfr. il mito di Tantalo e la catena di maledizioni che erediteranno il figlio, Pelope, nonch i nipoti, Atreo e Tieste, i
bisnipoti, Agamennone e Menelao, e i trisnipoti, Oreste, Elettra ed Ermione.
70
AESCH., op. cit. (Es.), 1673.
71
E. ZOLA, Thrse Raquin, V. Trad. a cura di M. Grasso, Roma 1995.
72
Ibidem, IX.
14
- www.loescher.it/mediaclassica -
In tuttaltra epoca, augurarsi la morte di suo marito sarebbe stata una chimera infantile, ma quel desiderio
diveniva criminale quasi come se lo avessi ucciso davvero. Dovevo alla guerra la mia nascente felicit.
73
Anche Marthe pagher con la vita la sua scelta di essere felice contro ogni regola sociale, ma
lascer dietro di s un figlio prezioso come consolazione per chi le sopravvive sia il marito sia
lamante.
II. 2. Le belle & corrotte
La bellezza dunque non diventa solo una disgrazia di per s
74
ma, ammaliando, costituisce un facile
mezzo di corruzione, tesi sostenuta dagli autori latini, ancora pi critici dei loro predecessori greci
nei confronti della forma ac spectata castitas.
Nella letteratura latina si impone infatti con un certo rilievo la figura della giovane donna seducente
e pericolosa, soprattutto a partire dal I sec. a.C. et della tarda repubblica quando la societ ha
subito dei profondi mutamenti dovuti allespansionismo militare: Roma, ormai caput mundi,
assorbe assieme alle ingenti risorse materiali numerosi stimoli innovativi nel campo filosofico,
artistico e culturale in genere, che accelerano la spinta allemancipazione di alcune categorie quali
gli homines novi e le matronae, non pi confinate nei limiti della domus, ma partecipi della vita
politica seppur in modo discreto, dalle quinte del potere.
La nuova realt, che si afferma soprattutto in epoca imperiale, rispecchiata nella politica augustea
di incentivo ai nuclei familiari e di restaurazione degli antiqui mores, propagandata dal suo circolo
letterario. In questo periodo Livio, il sommo storico di Roma e della sua epopea, sceglie di scrivere
o meglio riscrivere il passato del suo popolo attraverso una serie di exempla positivi e negativi:
da questa opposizione dei modelli di riferimento non sono esclusi, anzi spesso vi campeggiano,
quelli femminili; cos accanto a matronae irreprensibili come Lucrezia si trovano regiae mulieres
come Tullia, una delle due figlie dallopposta indole del penultimo re, Servio Tullio, sposata ad
Arrunte Tarquinio, mitis ingenii iuvenis
75
al contrario del fratello.
Angebatur ferox Tullia nihil materiae in viro neque ad cupiditatem neque ad audaciam esse; tota in alterum
aversa Tarquinium eum mirari, eum virum dicere ac regio sanguine ortum; spernere sororem quod, virum
nacta, muliebri cessaret audacia. Contrahit celeriter similitudo eos, ut fere fit: malum malo aptissimum;
sed initium turbandi omnia a femina ortum est.[]
Celeriter adulescentem suae temeritatis implet. Lucius Tarquinius et Tullia minor, prope continuatis
funeribus cum domos vacuas novo matrimonio fecissent, iunguntur nuptiis.
Si tormentava la passionale Tullia perch in suo marito non cera nessun impulso allambizione n
allaudacia; rivolta completamente allaltro Tarquinio, lo ammirava e sosteneva che quello era un
uomo e nato da stirpe reale; disprezzava la sorella perch, ottenuto una tale marito, era priva di audacia
femminile. Laffinit del temperamento li avvicin rapidamente, come spesso accade: il malvagio
dispostissimo alla malvagit; ma liniziativa dello sconvolgimento totale part dalla donna. []
Presto accese il giovane della sua temerariet. Lucio Tarquinio e Tullia minore, dopo aver reso libere le
loro case per nuove nozze con due funerali quasi contemporanee, si unirono in matrimonio.
76
La principessa viene connotata da tre attributi ferox, audax, malo aptissima che appaiono fuori
dal comune in quanto solitamente riferibili a persone di sesso maschile, come Lucio Tarquinio per
lappunto, il quale rimane affascinato dalla personalit speculare della cognata e succube della sua

73
R. RADIGUET, Il diavolo in corpo (1922). Trad. a cura di M. Enoch, Roma 1997.
74
Cfr. EUR., Hel. [Prol.] 27: ouov t |oiio,, ti |oiov o uou_t, [la mia bellezza, se bello ci che reca
sventura].
75
LIV., Ab urbe cond. I 46: giovane danimo mite.
76
Ibidem.
15
- www.loescher.it/mediaclassica -
opera di persuasione. Illuminante a tale proposito lespressione sed initium turbandi omnia a femina
ortum est, tanto pi se si considera il contesto storico in cui Livio la scrive: si pu cogliere un
riferimento allattualit nella censura di un comportamento riscontrabile anche in Giulia, lunica
figlia di Augusto, e Iullo Antonio, figlio di Marco Antonio, pesantemente coinvolti in intrighi di
palazzo.
77
Infatti la storia di Tullia e Tarquinio, nata sotto il segno della violenza, non pu che
svilupparsi in questo senso.
Se tu sei colui a cui penso di essermi sposata, ti chiamo sia marito sia re; altrimenti, la mia condizione
mutata in peggio, perch in costui alla vilt si unisce il delitto. Perch non agisci?
78
Linsistenza di siffatte istigazioni da parte della donna, definita furia, induce Tarquinio al regicidio,
azione per cui non si mostra il minimo rimorso; dopo il delitto Tullia non solo ha lardire di
presentarsi nel Foro, senza soggezione alcuna di fronte a unadunanza interamente maschile [nec
reverita coetum virorum], ma anche di chiamarlo, prima fra tutti, re.
79
Inoltre, mentre torna a
casa, quando lo sconcertato auriga le indica il cadavere del padre che giace in mezzo alla strada,
compie un turpe e disumano misfatto:
Amens agitantibus Furiis sororis ac viri, Tullia per patris corpus carpentum egisse fertur, partemque
sanguinis ac caedis paternae cruento vehiculo, contaminata ipsa respersaque, tulisse ad Penates suos
virique sui.
Resa folle dalle Furie incalzanti della sorella e del marito, Tullia si tramanda fece passare il cocchio sul
corpo e sul veicolo insanguinato, lorda e schizzata lei stessa, port le tracce del sangue e delleccidio del
padre fino ai suoi Penati e a suo marito.
80
La contaminazione della donna tale da investire lintera gens e da compromettere il futuro del
regno.
81
Ella viene quindi a costituire il paradigma dei disvalori che minano limpianto etico dello
Stato, a cui fa da contraltare quello dei valori fondanti della res publica, incarnato da Lucrezia: la
sua tragica scelta costituisce il movente allimpresa congiunta del marito, Collatino, e del suo amico
Bruto, fautori della cacciata della dinastia dei Tarquini.
Vestigia viri alieni, Collatine, in lecto tuo sunt; ceterum corpus est tantum violatum, animus insons; mors
testis erit. Sed date dexteras fidemque haud impune adultero fore.
Collatino, nel tuo letto ci sono le tracce di un estraneo; soltanto il corpo stato violato, lanima
innocente; la morte ne sar testimone. Ma scambiatevi le destre e giurate che ladultero verr punito.
82
Dopo questa allocuzione, la matrona si uccider perch nessuna donna viva mai pi impudica,
seguendo il suo esempio.
83
N si potrebbe immaginare una conclusione diversa, considerata la
parabola ascendente del personaggio, cos introdotto nel capitolo anteriore:
Pergunt inde Collatiam, ubi Lucretiam haudquaquam ut regias nurus quas in convivio luxuque cum
aequalibus viderant tempus terentes, sed nocte sera deditam lanae inter lucubrantes ancillas in medio
medium sedentem inveniunt. Muliebris laus penes Lucretiam fuit.

77
Cfr. TAC., Ann. IV, 44.
78
LIV., op. cit. 47.
79
Ibidem, 48.
80
Ibidem.
81
Cfr. lanalogia in Shakespeare, Macbeth, supra, p. 12.
82
LIV., op. cit. I 58
83
Ibidem. Interessante notare che nella versione prosaica dello storico greco contemporaneo, Dionigi di Alicarnasso,
Lucrezia non commette il gesto teatrale del suicidio, ma utilizza laffronto subito come leva sociale, sollevando uno
scandalo nella capitale e guidando quindi una sommossa popolare [Ant. Rom. IV].
16
- www.loescher.it/mediaclassica -
(I giovani reali) si dirigono a Collazia, dove trovano Lucrezia non come avevano visto le nuore reali, a
sprecare il tempo con le nobili coetanee in lauti banchetti, ma intenta a filare la lana, fino a tarda notte, in
mezzo alle ancelle che vegliano al chiarore delle lanterne. La vittoria in quella sfida sulla virt femminile
spett a Lucrezia.
84
Il modello muliebre proposto dallo storico rimane ancora quello indicato quasi due secoli prima
nellepitafio di Claudia:
Forestiero, poco ci che ti dico: fermati e leggi fino in fondo.
Qui la tomba non bella di una donna bella.
I genitori le diedero il nome di Claudia.
Am il marito con tutto il suo cuore. Gener due figli: di questi uno
Lo lascia sulla terra, laltro lo depone sotto terra.
Fu amabile nel parlare e composta nellincedere.
Custod la casa, fil la lana. tutto. Puoi riprendere la via.
85
Nonostante il trascorrere del tempo la sigla domum servavit, lanam fecit risulta valida per Livio
come per i suoi antenati, rispettosi del mos, secondo il quale una donna bella pudica, casta e
domiseda. Eppure gi in questa iscrizione tombale si introducono due elementi nuovi: la capacit di
intrattenere una conversazione piacevole e la grazia nel portamento, caratteri distintivi della donna
colta, raffinata che per si realizza unicamente nelladempimento dei propri doveri familiari, come
Cornelia la figlia di Scipione lAfricano di cui racconta Plutarco nella Vita di Tiberio e Caio
Gracco, suoi figli ed eccellenti Romani viri: a dispetto delle numerose richieste di matrimonio, tra
cui quella di Tolomeo dEgitto, disposto a farne la sua regina, prefer restare vedova e seguire i
suoi figli che allev con tanta saggezza, che la loro virt fu stimata risultato di educazione pi che
della natura.
86
Ben diversa si delinea lurbanitas di altre donne protagoniste della scena nella Roma repubblicana:
Clodia e Sempronia si qualificano come le anti-Cornelia per eccellenza. Della prima noto il
fascino, derivante da un mix di bellezza, ascendenza nobile ed antica era la bis-bis nipote di Appio
Claudio Cieco
87
cultura profonda e totale assenza di scrupoli. La sua allure provoca non poche
vittime celebri, tra le quali Cicerone
88
, con cui si profila la prospettiva di un matrimonio, e strega
lesponente di punta dei poetae novi, Catullo, che ne fa la sua musa ispiratrice. Gli interessi di
questa docta puella non si limitano a una vita di piaceri e dissolutezze, come sembra affermare
insistentemente il suo spasimante respinto nella Pro Caelio, ma sono finalizzati alla ricerca di
appoggi per il fratello, Publio Clodio Pulcher, leader della fazione dei populares, il cui cognomen
reca una dimostrazione evidente di come la bellezza fosse un tratto genetico condiviso nella sua
gens.
89
Non potendo agire in prima persona nellimpegno politico n assumersi degli oneri sociali
allesterno della famiglia, alla giovane donna non resta che utilizzare le sue doti peculiari a sostegno
della carriera del fratello da lei molto amato.

84
LIV., op. cit. I 57.
85
CIL VI 15346. (Trad. G. Garbarino).
86
PLUT., Tib. Gr. I.
87
Uno degli illustri patres di Roma, esperto politico e oratore, progettista della Via Appia e del primo acquedotto
romano, nonch iniziatore ufficiale della letteratura latina: a lui si deve la prima opera giuridica, il Liber de sententiis.
88
Lorator loda lo splendore degli occhi di Clodia in due lettere ad Attico [II 9, 1; 12, 2]: illa ooi, - la gentildonna
dallo sguardo bovino, ovvero dolce, epiteto riservato alla dea Hera-Giunone. Forse implicita unallusione
allincesto, dal momento che la dea sposata al fratello Zeus-Giove. V. infra, n. 91.
89
Il suo aspetto lo mette nei guai diverse volte: le numerose relazioni clandestine intrattenute con nobili matrone di
Roma sollevano scandali clamorosi il pi famigerato quello della profanazione dei misteri della dea Bona e alla
fine gli costano la vita (Milone, approfittando di un tumulto in corso tra la sua fazione optimates e quella di Clodio,
uccide il suo avversario sulla pubblica via per vendicare il suo onore offeso). Cicerone stesso, pur odiandolo, ammette
che un pulcellus puer, un ragazzo belloccio in unepistola allamico di cui sopra [Ad Att. I 16, 10].
17
- www.loescher.it/mediaclassica -
Lesbio bello. E come no, se colui che Lesbia antepone a te con tutta la tua stirpe, Catullo? Ma tuttavia
codesto bello possa vendere schiavi Catullo e tutta la sua famiglia, se trover tre soli che vogliano baciare
la sua sporchissima bocca!
90
Quando viene coinvolta nel 56 a.C. nellaffaire Celio
91
in cui la pubblica accusa sostenuta dal
fratello gi vedova del console Quinto Metello Celere ma, aliena dal modello dellunivira, tiene
una condotta spregiudicata.
Posto che una donna senza marito abbia spalancato la sua casa alle voglie di tutti e si sia data apertamente
ad una vita da prostituta, abbia preso labitudine di partecipare a banchetti di uomini del tutto estranei;
posto che faccia ci a Roma, nei giardini tra la folla dei bagni a Baia; posto, infine, che si atteggi cos non
solo col portamento, ma col modo di agghindarsi e con la compagnia che frequenta, e non solo con
lardore degli sguardi e con la licenziosit del linguaggio, ma addirittura con gli abbracci, con i baci,
con le feste sulla spiaggia, con le gite in barca, con i banchetti, in modo da sembrare non solo una
prostituta, ma anche una prostituta sfrontata e procace.
92
Nella descrizione fatta da Cicerone sembra trovare credito lipotesi di una forma di vendetta
retroattiva, secondo quanto riportato da Plutarco nella biografia del patronus;
93
in realt i suoi
attacchi diretti nascondono intenti pi sottili e fattivi ai fini della sua causa. Clodia, infatti,
corrobora laccusa de vi, dichiarando che Celio ha tentato di avvelenarla perch non deponesse
contro di lui: lunico mezzo per salvare il suo cliente gettare il discredito sulla teste principale,
mulier non solum nobilis verum etiam nota, unica responsabile della corruzione delladulescens,
suo assistito.
94
Nel corso della spietata escussione viene riportata la communis opinio su di lei
amica omnium potius quam cuiusquam inimicam
95
e si arriva a irriderne persino i gusti in fatto di
frequentazioni maschili: lavversario evoca dallaldil uno dei suoi antenati dalla lunga barba
ispida, ben diverso da coloro con cui si accompagna, non dotati hac barbula qua ista delectatur.
96
Lo stesso sferzante sarcasmo riservato a Clodia anche dallex amante intellettuale, con cui tenta
invano una riconciliazione per salvare ci che resta della sua reputazione. Il poeta veronese,
allineandosi alla posizione di Cicerone, cos si rivolge al rivale che gli ha sottratto la puella:
Caeli, Lesbia nostra, Lesbia illa,
illa Lesbia , quam Catullus unam
plus quam se atque suos amavit omnes,
nunc in quadriviis et angiportis
glubit magnanimi Remi nepotes.
97

90
CAT., LXXIX. Tale affetto guardato con sospetto da Cicerone, che simula nella sua argomentazione un lapsus
linguae tra frater e vir, fratello e marito, nel definire il legame intimo tra i due; inoltre ritorna ad alludere allincesto
nella prosopopea di Publio Clodio qui te amat plurimum, qui propter nescio quam, credo, timiditatem et nocturnos
metus tecum semper pusio cum maiore sorore cubitabat [che ti ama moltissimo e che a causa di non so quale timore e
quali paure notturne dormiva sempre come uno piccolo con la sorella maggiore. Pro Cael. 32; 36]. Altre allusioni
allincesto con tutte e tre le sorelle in Ad Q. fratrem II 3, 2; 4-5.
91
Il ragazzo accusato di aver ostacolato con limpiego della forza unambasciata straniera a Roma, avendo
commissionato lomicidio dei capi della legazione.
92
CIC., Pro Cael. XX 49.
93
Plutarco lunico a dare questa interpretazione dei fatti, sostenendo che Terenzia, gelosa di Clodia, per i presunti
accordi matrimoniali intrapresi nei confronti di Cicerone, avesse indotto il marito a creare una lega anti-Clodio;
probabilmente lo storico ha utilizzato fonti ostili alloratore, che lo presentano come una pedina nelle mani della
consorte. [Cic. 29, 3].
94
CIC., op. cit., 31. Lautore in questo caso gioca sullallitterazione e sullimpiego della radice comune dei due epiteti
[donna non solo nobile, ma pure nota]. Valide alternative in lingua italiana per rendere il non tropo velato insulto sono:
donna non solo popolare (conosciuta), ma anche pubblica (notoria).
95
Ibidem, 32: lamichetta di tutti, piuttosto che la nemica di qualcuno.
96
Ibidem: di questa barbetta che a lei piacciono tanto.
97
CAT., LVIII: Celio, la nostra Lesbia, quella Lesbia/ quella famosa Lesbia, che Catullo sola/ am pi di se stesso e di
tutti i suoi cari/ ora nei vicoli e negli angiporti/ spela i nipoti del grande Remo.
18
- www.loescher.it/mediaclassica -
Laltra matrona che infrange i tab e si qualifica come dark lady dellaristocrazia romana si trova
addirittura coinvolta in un piano sovversivo ai danni della res publica e non si badi bene per
motivi ideologici o ansia di affermazione sociale o per solidariet familiare, ma solo per soddisfare
la sua cupiditas luxuriae. Moglie di Decimo Giunio Bruto, console nel 77 a.C., e madre del futuro
cesaricida, viene cos delineata nella monografia sallustiana:
Sed in eis erat Sempronia, quae multa saepe virilis audaciae facinora commiserat.Haec mulier genere atque
forma, praeterea viro liberis satis fortunata fuit; litteris Graecis et Latinis docta, psallere, saltare elegantius
quam necesse est probae, multa alia, quae instrumenta luxuriae sunt. Sed ei cariora semper omnia quam
decus atque pudicitia fuit; pecuniae an famae minus parceret haud facile discerneres; lubido sic accensa ut
saepius peteret viros quam peteretur. Sed ea saepe antehac fidem prodiderat, creditum abiuraverat, caedis
conscia fuerat, luxuria atque inopia praeceps abierat. Verum ingenium eius haud absurdum: posse versus
facere, iocum movere, sermone uti vel modesto, vel molli, vel procaci; prorsus multae facetiae multusque
lepos inerat.
Ma tra loro cera Sempronia, che spesso aveva commesso molte azioni di unaudacia virile. Questa donna
fu molto fortunata quanto a nobilt di nascita e bellezza, inoltre per il marito ed i figli; era istruita nelle
lettere, sia greche sia latine, capace a suonare e a ballare in modo pi elegante di quanto fosse necessario per
una donna onesta, e a fare molto altro, cosa che strumento di perdizione. Ma lei ebbe tutto sempre pi caro
dellonore e del pudore; non avresti capito facilmente se era meno oculata per il denaro o la reputazione; fu
cos accesa dalla passione che cercava gli uomini pi di quanto ne fosse ricercata. Inoltre spesso in passato
aveva tradito la fiducia, aveva spergiurato sul credito ricevuto, era stata complice di omicidio, era caduta a
capofitto nella depravazione e nella dissipatezza. Eppure aveva unintelligenza fuori dal comune. Era in
grado di comporre versi, suscitare il riso, impiegare un tono di conversazione ora moderato, ora lusinghiero,
ora sfacciato; per di pi aveva molto spirito e grazia.
98
Limmagine proiettata si rivela ambigua e contraddittoria perch in questa figura convivono il bene
e il male, lincanto e la dissolutezza, la cultura e il crimine, la grazia e la corruzione. Sempronia
soprattutto unimpudica: la capacit di prendere liniziativa in campo amoroso si configura come un
vitium nel quadro dei comportamenti femminili; del resto anche le qualit positive, quali la brillante
eloquenza e linventiva poetica, comunemente associate alla virilitas, se possedute oltre un certo
livello e slegate dalle altre virt muliebri, denunciano anomalia e quindi pericolosit sociale. Si
capisce allora il timore suscitato da una simile donna che riunisce le due componenti, femminile e
maschile la venustas e laudacia in una sola natura! La percezione di un modello cos
trasgressivo si configura quanto meno minaccioso, se non deleterio, agli occhi di uomini impegnati
nel mantenere lassetto sociale interno di un impero.
Eppure le due nobildonne repubblicane hanno indicato la strada a molte ambiziose in et imperiale:
sufficiente prendere in mano un qualsiasi manuale di storia per rendersi conto che a manifestare
una personalit determinata allinterno della gens Iulia-Claudia non sono tanto gli esponenti
maschili con la parziale eccezione di Augusto, la cui disciplina e organizzazione risentono
delleducazione vigilante impostagli dalla madre Azia e dellinflusso della seconda moglie, Livia
quanto quelle femminili. Nel caso specifico la categoria delle belle & corrotte spiccano tre
figure: Messalina e Agrippina, accomunate dal vincolo matrimoniale con limperatore balbus,
Claudio, e la nuora della seconda, Poppea, che ne segue la sorte funesta, perch brutalmente
eliminata dal consorte. A tramandarcene il ricordo laltro grande storico di Roma, Tacito, che nel
tratteggiare la figura di questultima segue da vicino lesempio di Sallustio:
Erat in civitate Sabina Poppaea.[] Huic muliebri cuncta alia fuere praeter honestum animum, quippe
mater eius, aetatis suae feminas pulchritudine supergressa, gloriam pariter et formam dederat; opes
claritudini generis sufficiebant. Sermo comis nec absurdum ingenium. Modestiam praeferre et lascivia uti;

98
SALL., Bell. Cat. 25, 1-5.
19
- www.loescher.it/mediaclassica -
rarus in publicum egressus, idque velata parte oris, ne satiaret adspectum, vel quia sic decebat. Famae
nunquam pepercit, marito et adulteros non distinguens; neque adfectui suo aut alieno obnoxia, unde utilitas
ostenderetur, illuc libidinem transferebat.
Viveva in citt Sabina Poppea. [] Questa donna ebbe tutto tranne unanima onesta, perch sua
madre, superiore in bellezza a tutte le sue coetanee, le aveva dato insieme gloria e bellezza; i mezzi erano
adeguati alla nobilt del casato. Il suo modo di parlare era accattivante e la sua intelligenza fuori dal
comune. Esibiva riserbo ed era disinibita; le sue uscite in pubblico erano rade, ed in tal frangente con il
viso in parte velato, per non soddisfare laspettativa, o perch le donava cos. Non risparmi mai la sua
reputazione, senza fare differenza tra mariti o amanti; non si faceva ostacolare dal sentimento n suo n
altrui, dove si mostrava un interesse, l trasferiva la sua passione.
99
Le sigle evidenziate sono di chiara derivazione sallustiana e suggeriscono la chiave interpretativa
per il crescendo di avvenimenti che portano a un ulteriore degrado della corte imperiale. Un
elemento originale invece costituito dalla sapienza nel dissimulare la propria indole, centellinando
le uscite pubbliche, forse come suggerisce lo storiografo stesso per suscitare maggior curiosit:
al medesimo scopo sarebbe finalizzato anche luso del velo. Tali notazioni stanno a indicare come
nel volgere di un solo secolo dai tempi della congiura di Catilina allinizio del principato le
arrampicatrici abbiano affinato gli strumenti in loro possesso. Ma, come sempre per attuare i loro
piani ambiziosi, necessitano dellappoggio di un uomo nel caso specifico il marito, Otone, che
effettua una persuasione occulta presso limperatore, decantandogli in continuo la grazia e la
bellezza della moglie. Tocca poi alla scaltra donna per blandimenta et artes valescere, ovvero farsi
valere con lusinghe e seduzioni
100
fino a ottenere nuove nozze, dopo aver istigato lamante al
matricidio. La gestione del secondo marito, una volta liberato dalla genitrice e non pi pupillus,
101
non sar per agevole e Poppea fallir nellimpresa riuscita a Agrippina, consorte reale di successo
e reggente capace, almeno per il primo periodo di governo del figlio.
102
Infatti la nipote di Giulia e
Marco Vipsanio Agrippa, erede designato di Augusto, tenta di recuperare la posizione che ritiene le
spetti di diritto in linea materna con una tattica diametralmente opposta a quella della futura nuora;
quando Claudio si presenta in senato per giustificare la scelta della quarta e ultima moglie si
esprime in questi termini:
Era necessario che fosse scelta una donna notevole per nobilt, fertilit e moralit. E non si doveva certo
provare che Agrippina era superiore per nobilt di stirpe; era stata provata la sua capacit di avere figli ed
assommava alte doti morali.
103
Lostacolo che si frappone tra i due comunque di ordine etico, dato che Agrippina Minor di fatto
la nipote del potenziale consorte, essendo limperatore Claudio il fratello di suo padre, Germanico.
La relazione si configura quindi come un incestum [< in + castum: legame non puro]
104
e
sottovalutare questo rischio significa dare un esempio dannoso per lo Stato.
105
Ma la donna, una
volta aggirata la questione,
106
si rivela perfettamente in grado di mantenere il rispetto e il completo
appoggio del marito.

99
TAC., Ann. XIII 45, 2-3.
100
Ibidem, 46, 2.
101
Ibidem XIV 1: bamboccio, burattino.
102
Ibidem XII 8, 2: Agrippina, per non farsi conoscere solo nel male, ottiene il ritorno dallesilio per Anneo Seneca e
di far crescere, sotto la guida di un tale maestro, Domizio, ancora adolescente, e di servirsi dei suoi consigli nel piano di
conquistare il potere.
103
Ibidem, 6, 1.
104
Ibidem, 5, 1.
105
Ibidem, 5, 2: si sperneretur, ne in malum publicum erumperet, metuebatur.
106
Non esisteva a Roma un divieto legale per il matrimonio tra consanguinei.
20
- www.loescher.it/mediaclassica -
Da quel momento lo Stato cambi e tutto era sotto il controllo di una donna, non grazie alla
dissolutezza, come Messalina, che giocava con la politica romana. Era una schiavit imposta per cos dire
con energia virile: a livello pubblico era severa e pi spesso superba; a livello privato assolutamente
pudica, a meno che ci non intralciasse le sue mire politiche.
107
In questo concisa descrizione messa in rilievo tutta la pericolosit della figura femminile, che ha
assoluto padronanza di s, non si lascia trascinare dagli istinti passionali e ha rispetto per il suo
pudor femminile, ma si applica nel raggiungere una posizione di potere con una determinazione che
viene definita superba, perch tipica degli uomini. Molto diversa appare la terza moglie del
princeps che, infatti, proposta nel confronto come una principiante [rebus Romanis inludenti],
protesa a soddisfare le proprie esigenze personali piuttosto che a esercitare un effettivo potere
politico.
Di Messalina Valeria si mette costantemente in luce il lato passionale tanto da renderla proverbiale
e trasformare il suo nome proprio in unantonomasia.
Si era innamorata follemente di Caio Silio, il pi bel ragazzo di Roma, al punto da fargli ripudiare
Giunia Silvana, donna di nobile famiglia, e godersi lamante libero. E Silio, da parte sua, non era
inconsapevole del delitto
108
o del rischio; ma di sicuro, se avesse rifiutato, si sarebbe profilata la morte e
nessuna speranza di sfuggirvi, mentre aveva come conforto lidea di trarre vantaggio dalloccasione
presente.
109
Limperatrice non si limita alla suddetta condotta riprovevole, ma si spinge oltre ogni limite della
decenza e della ragionevolezza sicch lo storico, temendo di suscitare incredulit nei lettori, si
affretta a citare le fonti dirette della sua testimonianza:
110
ella arriva a sposare in una cerimonia
ufficiale il suo amante, il quale decide di giocarsi il tutto per tutto.
111
Quando la notizia dello
scandalo arriva a corte, venendo subito strumentalizzata dalllite di liberti e favoriti, Messalina
esibisce in modo imprevisto tutta la sua forza danimo.
Bench la situazione avversa le impedisse una decisione meditata, si affrett ad andare incontro al
marito e a farsi vedere da lui, mossa che spesso le era stata daiuto, e mand a chiamare Britannico ed
Ottavia perch abbracciassero il padre. [] E con un seguito di tre sole persone allimprovviso si era
fatto il vuoto attorno a lei dopo aver attraversato a piedi lintera citt, imbocca la via per Ostia su un
carro, con cui si raccoglieva limmondizia dei giardini, senza che nessuno provasse piet, perch
prevaleva lorrore dei suoi delitti.
112
Con pochi tratti, rivelando le sue eccellenti capacit di scrittore drammatico oltre che di storico,
Tacito restituisce la grandezza della principessa caduta in disgrazia che, pur nella sua trista
solitudine, non si arrende alla sconfitta; la sua uscita di scena per quanto meno cruenta e pi
prosaica ricorda quella di Tullia.
113
Sotto il profilo strettamente etico ed estetico della vicenda, vale la pena notare la sicurezza che la
donna riesce a trarre dalla sua carica seduttiva, nonostante sia consapevole della deformitas, della

107
TAC., op. cit. XII 7, 3.
108
Il tradimento con la moglie dellimperatore comporta laccusa di lesa maest.
109
TAC., op. cit. XI 12, 2.
110
Ibidem, 27: Sed nihil compositum miraculi causa, verum audita scriptaque senioribus trado [ Ma niente stato
inventato da me a scopo di destare meraviglia, al contrario tramando quanto stato udito e scritto dai nostri anziani].
Daltra parte confermano la pessima reputazione della Meretrix Augusta i versi della nota Satira di Giovenale contro le
donne [II 6, 118-121]: Limperatrice prostituta os incappucciarsi nella notte e filarsela;/ [] nascosti gli scuri
capelli sotto una bionda parrucca, / entr in un bordello riscaldato da logori cuscini.
111
Ibidem: Silio affermava che non si era arrivati fino a quel punto per aspettare che il principe morisse di vecchiaia;
gli innocenti devono cercare soluzioni innocue, i colpevoli conclamati devono cercare sostegno dallardire.
112
Ibidem 32, 2-3.
113
Cfr. supra, p. 15.
21
- www.loescher.it/mediaclassica -
mostruosit delle sue azioni. Di questo suo potenziale si rivela ben conscio anche lentourage di
Claudio, che tenta di distrarlo dal fascino della moglie in ogni modo:
E gi era alla sua presenza Messalina e continuava a gridare che ascoltasse la madre di Ottavia e di
Britannico, quando si alz la voce dellaccusatore che denunciava Silio e le nozze; nello stesso momento
consegn lo scritto contenente le prove delle dissolutezze, per distogliere lo sguardo dellimperatore.
114
A dispetto dellabile tentativo dellaccusator, le grida di Messalina, il ricordo della sua bellezza e
del legame carnale che li unisce i due figli hanno la meglio sullanimo di Claudio, il quale, pur
avendo gi condannato a morte tutti gli altri nobili e non partecipi dello scandalo, rinvia ogni
decisione relativa alla sua protagonista ad altro momento, assicurandole la criminis facultatem,
ovvero la possibilit di discolpa.
115
Immaginando un gesto di clemenza per quella infelice
cos Claudio definisce sua moglie Narciso, il potente liberto di corte, prende liniziativa di
ordinarne lesecuzione nei giardini di Lucullo, dove la madre Lepida le sta inutilmente suggerendo
di salvare i brandelli del suo decus, della sua dignit femminile, imitando lantico gesto di
Lucrezia. A tale soluzione estrema la figlia si rassegner solo nellistante in cui viene aggredita
verbalmente multis et servilibus probris
116
dal liberto, circondato dai pretoriani:
Tunc primum fortunam suam introspexit ferrumque accepit, quod frustra giugulo aut pectori per
trepidationem admovens ictu tribuni transigitur.
Allora per la prima volta si rese pienamente conto del suo destino ed accett il pugnale, agitandolo
invano, nella violenza dellemozione, sul collo o sul petto, ma venne trafitta da un colpo del tribuno.
117
Cos si conclude la parabola della dissoluta Messalina, a cui non concessa la stima sincera
nemmeno per la fine violenta: la sua morte affrettata si deve al senso di piet verso la debolezza
femminile oppure lultimo segno di disprezzo per una donna che esprimeva tanta superbia anche
nelle situazioni senza via duscita?
118
Dagli esempi sinora riportati risulta evidente che tale tipo femminile prolifica in una posizione di
prestigio, acquisita grazie ai fattori combinati di nobilt e censo elevato. Ancora in tempi recenti
lantieroina non sfugge alla regola e il suo ruolo immancabilmente sottolineato dallaspetto fisico.
E cos da una sventurata superba a unaltra il passo breve.
Il suo aspetto, che poteva dimostrar venticinque anni, faceva a prima vista unimpressione di bellezza, ma
duna bellezza sbattuta, sfiorita e, direi quasi, scomposta. Un velo nero, sospeso e stirato orizzontalmente
sulla testa, cadeva dalle due parti, discosto alquanto dal viso; sotto il velo, una bianchissima benda di lino
cingeva, fino al mezzo, una fronte di diversa, ma non inferiore bianchezza; unaltra benda a pieghe
cingeva il viso, e terminava sotto il mento in un soggolo, che si stendeva alquanto sul petto, a coprire lo
scollo di un nero saio. Ma quella fronte si raggrinzava spesso, come per una contrazione dolorosa: e allora
due sopraccigli neri si ravvicinavano, con un rapido movimento. Due occhi, neri neri anchessi, si
fissavano talora in viso alle persone, con uninvestigazione superba; talora si chinavano in fretta, come per
cercare un nascondiglio; in certi momenti, un attento osservatore avrebbe argomentato che chiedessero
affetto, corrispondenza, piet; altre volte avrebbe creduto coglierci la rivelazione istantanea dun odio
inveterato e compresso, un so che di minaccioso e feroce: quando restavano immobili e fissi senza
attenzione, chi ci avrebbe immaginato una svogliatezza orgogliosa, chi avrebbe potuto sospettarci il
travaglio di un pensiero nascosto, duna preoccupazione familiare allanimo, e pi forte su quello che gli
oggetti circostanti. Le gote pallidissime scendevano con un contorno delicato e grazioso, ma alterato e
reso mancante da una lenta estenuazione. Le labbra, quantunque appena tinte dun roseo sbiadito, pure,

114
TAC., op. cit., 34, 2.
115
Ibidem, 3.
116
Ibidem XI 37, 4: con una sequela di insulti volgari.
117
Ibidem 38, 1.
118
Ibidem 37, 1: tantum inter extrema superbiae gerebat.
22
- www.loescher.it/mediaclassica -
spiccavano in quel pallore: i loro moti erano, come quelli degli occhi, subitanei, vivi, pieni despressione
e di mistero.
119
In questo celebre passo la climax iniziale che insiste sullappassire dellaspetto di Gertrude ricorda
la metafora impiegata da Apuleio per descrivere la moglie del figliastro Ponziano [col suo fiore
avvizzito],
120
mentre quella finale, relativa allintensit dello sguardo, pu rimandare alla
Sempronia di Sallustio; la contrapposizione cromatica [velo nero / benda bianca; fronte candida /
sopraccigli neri] sembra invece assumere una valenza simile alle sigle impiegate da Omero per
Elena.
121
Al di l delladesione ai canoni estetici ormai fissati dalla tradizione le gote delicate, il
candore della pelle, gli occhi scuri quella effettuata da Manzoni soprattutto una descrizione
etica, che restituisce una visione integrale del personaggio attraverso unaggettivazione scelta e un
uso meditato delle sigle antinomiche [investigazione superba; svogliatezza orgogliosa; affetto,
corrispondenza, piet/ odio inveterato e compresso].
Si direbbe che la tecnica impiegata dallautore romantico sia la stessa dello storico latino e che la
suggestione esercitata da tale personaggio sui lettori sia notevole, in alcuni casi addirittura superiore
al fascino discreto emanato da Lucia. Il suo essere vittima della famiglia e della societ unito al
moto di ribellione, per quanto negativo e fallimentare, lo rendono accattivante: per una vasta
maggioranza di giovani studenti rappresenta la volont di riscatto da una situazione profondamente
ingiusta, e poco importa che le sue scelte conducano, senza via di scampo, alla sconfitta e alla
severa condanna: la storia di Gertrude senza dubbio un romanzo nel romanzo, destinato a lasciare
tracce profonde nelle reminiscenze post-scolastiche di intere generazioni.
Un terzo elemento fortemente suggestivo nel ritratto della Signora costituito dalle labbra che
spiccano nel pallore: lattenzione per i lineamenti del viso focalizzata su occhi e bocca ricorda in
modo sorprendente i dettagli filmici sui visi delle attrici tormentate degli anni trenta; in primis Lul
Brooks, protagonista vedi il caso del capolavoro espressionista di Pabst, Il vaso di Pandora,
rivisitazione moderna del mito esiodeo;
122
altre dive
123
negli anni quaranta avranno lo stesso look e
la stessa anima, da Simone Simon a Barbara Stanwyck, interpreti di personaggi femminili votati
al binomio seduzione/distruzione,
124
proprio come le loro antesignane letterarie e storiche da
Clitemnestra a Lady Macbeth, da Tullia ad Agrippina, per le quali potrebbe valere lo stesso trailer
impiegato dal regista William Wyler per il lancio di Bette Davis in The Letter [Ombre malesi] nel
lontano1940:
a Lady a minute, a Tigress the next!
125

119
A. MANZONI, I Promessi Sposi, IX.
120
APUL., Apol. 76.
121
Cfr. supra, pp. 3-4.
122
W. PABST, Il vaso di Pandora, Germania 1928: film muto, riferimento-culto dellEspressionismo tedesco.
123
Si rifletta sullorigine latina del termine adottato dalla lingua inglese: diva < dea. A indicare certamente la bellezza,
linaccessibilit e la forza di tali personaggi cinematografici, ma pure il loro essere algidi, il loro sprezzo seppure
apparente per ci che attiene la sfera degli individui umani comuni.
124
La prima la musa del regista francese J. Tourneur, autore del noir fantastico del 1942, Cat People [Il bacio della
Pantera]; la seconda la protagonista del thriller del 1944 del regista austriaco Billy Wilder, Double Indemnity [La
fiamma del peccato], tratto da un romanzo di J. Cain.
125
Signora un minuto, tigre un minuto dopo!.