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Nuovo pensiero, societ, politica (itinerario filosofico e culturale che dagli anni 50 del 900 ci porta a ci che ora

siamo) La nuova filosofia ha accettato la proposta che le stata fatta: quella di sostituire alla definizione tradizionale della verit, adaequatio rei et intellectus, come se fosse chimerica, la definizione soggettiva: adequatio realis mentis et vitae. La verit non pi la conformit del giudizio con la realt extramentale (oggettiva) e le sue leggi immutabili, ma la conformit del giudizio con le esigenze e lazione della vita umana, che si evolve continuamente. La verit non pi la conformit del giudizio con la realt extramentale (oggettiva) e le sue leggi immutabili, ma la conformit del giudizio con le esigenze e lazione della vita umana, che si evolve continuamente. La scomparsa della realt, la sua evaporazione a favore della coscienza soggettiva, sarebbe la causa di tutto il crollo della metafisica e delletica che negli ultimi 50 anni ha investito loccidente fino alla crisi della politica. Sono gli anni Sessanta, e in qualche decennio viene gi tutto, il mondo si gira su s stesso ma non ritrova il punto di partenza, lorigine, la sostanza delle cose, il loro essere: in termini filosofici, il cambiamento dei costumi e del linguaggio e delle ansie e delle nevrosi contemporanee (sesso incluso, matrimonio incluso, donna moderna inclusa, morte del padre inclusa, politica spappolata inclusa, disciplina razionale abrogata inclusa) trova invece il fenomeno, quel che appare e che ha vita non in ragione dellessere immutabile, dellessenza, ma del divenire e dellevoluzione storica. Ha ragione Tom Wolfe quando nel 1976 pubblica il suo saggio Il decennio dellIo, un testo molto interessante per tutta la storia della societ occidentale contemporanea, figlia anche di quella decade (1966-1976) che, secondo lo scrittore americano, ha visto la definitiva affermazione dellargomento pi affascinante di questa terra: lIo. La definizione tradizionale della verit lascia il posto a quella soggettiva, nasce quella cosa troppo invadente che si chiama io come diceva san Tommaso Moro. E anche colpa del benessere e del boom dei decenni precedenti, osserva Wolfe, per cui lIo pu nascere perch leconomia ha creato lhomo novus, immaginato da Marx e dal comunismo, il primo uomo comune della storia del mondo con la tanto vagheggiata combinazione di denaro, libert e tempo libero, un uomo nuovo ma con tanti vizi antichi, primo fra tutti un individualismo sfrenato. Il vizio dellipertrofia dellIo antico, trova le sue radici nella svolta antropologica del Rinascimento, da Lutero a Cartesio con il suo cogito ergo sum, la coscienza prima della realt. Non un caso che un teologo, Karl Rahner, coglie nella svolta cartesiana lavvio di quel piano inclinato che porter a tutto quel crollo e che risponde al filosofo francese rovesciandone lassunto in cogitor ergo sum: sono pensato dunque sono. Per il cristianesimo la vita non posta dalluomo ma ris-posta delluomo alliniziativa di Dio, creatore della realt. Lapproccio viziato, individualistico e adolescenziale delluomo moderno e contemporaneo trova nella stagione della rete il suo habitat naturale e il rischio quello della perdita del contatto con la realt, ma sdogana unaltra eresia contemporanea, collegata con lo smarrimento del senso della realt, leresia catara della purezza che disprezza il corpo, la fisicit e ancora di pi la politica intesa tout-court come corruzione. La purezza luciferina, perch ancora una volta rivela lidea che la vita qualcosa che luomo pone e di cui alla fine dispone. Il decennio dellIo che per lItalia iniziato nel 68 e sembra ancora non terminato non altro che unaltra versione delleresia catara che produce quel manicheismo moralistico mai estirpato dalla lotta politica e dalla societ italiana. Essere sobri e attuare ci che possibile, e non reclamare con il cuore in fiamme limpossibile, sempre stato difficile; la voce della ragione non mai cos forte come il grido irrazionale. Il grido

che reclama le grandi cose ha la vibrazione del moralismo: limitarsi al possibile sembra invece una rinuncia alla passione morale, sembra pragmatismo da meschini. Ma la verit che la morale politica consiste precisamente nella resistenza alla seduzione delle grandi parole con cui ci si fa gioco dellumanit delluomo e delle sue possibilit. Non morale il moralismo dellavventura, che tende a realizzare da s i sogni di Paradiso in terra. Lo invece la lealt che accetta le misure delluomo e compie, entro queste misure, lopera delluomo. Non lassenza di compromesso, ma il compromesso stesso la vera morale dellattivit politica. E chiaro che senza questa svolta nel modo di definire la conoscenza del reale non ci sarebbe spazio per i teorici della abolizione della differenza di genere tra maschio e femmina, per gli abortisti libertari, per i dottor Mengele dei laboratori biologici alla cerco un bimbo. La rivoluzione modernista e postmodernista di cui siamo figli, e che ci spinge a scherzare con YouPorn come se fosse il paradiso delle Uri, con la pillola come se fosse la libert dai figli, con il multiculturalismo come resa al caos, ha le sue radici in questo modo di conoscere cinematografico e televisivo (in senso cattivo), cinetico, nevrotico, evolutivo, instabile, parossistico. Invece di ho famiglia, abbiamo messo sulla bandiera nazionale un senza famiglia, e ci sentiamo single appartenenti a una comunit o societ civile che fatta di disconoscimento della realt, intesa come conformazione dellintelletto alla cosa. La filosofia della Rete, dellimmateriale, dellimmaginario, dellintimo messo in piazza solo la suprema manifestazione a sfondo religioso di quello slittamento concettuale dallessere al fenomeno. E lultima idolatria del mondo contemporaneo occidentale: la spietatezza disumana del politically correct. Forse ci si comincia a interessare troppo della personalit e della biografia del singolo protagonista degli eventi pubblici. E un biografismo insalubre che porta al culto della personalit ma anche a una sua rapida denigrazione; soprattutto in unepoca che conosce la proscrizione facile ma non pi il diritto di prescrizione, cio lindulgenza del dimenticare, del flusso dei tempi, del rivalutare positivamente levolversi di una persona. Invece oggi tutto viene scoperto e messo a nudo, anche quando i tempi, le circostanze e la persona stessa si sono trasformate. Un che di pudore, magnanimit, equo giudizio sarebbero auspicabili nel nostro giudicare le persone pubbliche. Lenfasi psicoanalitica, invece, ci ha portato a un biografismo che non perdona nulla, a una colpevolizzazione infinita. Daltronde siamo nella societ del politically correct e la comunicazione lunico feticcio religioso rimasto. Che per sta mangiando i suoi figli, come ogni rivoluzione. Urge mettere in guardia gli uomini nuovi da errori e vizi antichi come lideologia-idolatria che, come sempre, un lupo famelico e autodistruttivo, per lo pi travestito da agnello. Da qualche parte dobbiamo ricominciare a essere seri, a lasciare il fenomeno alla sua apparenza, a confrontarci con la realt, nella cultura, in politica, nella civile convivenza di diversi. Questo riguarda partiti e stampa, social network e persone. La societ non esiste, esistiamo noi con il nostro intelletto da adeguare alla cosa, e alla realt.