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RIVISTA ON-LINE

N.5 Novembre 2010


In Questo Numero:

Il senso nascosto negli scritti di Raimondo De Sangro


(di Paolo Galiano)

Origini e formazione della scienza Alchimica


(di Anna Maria Partini)
Selezione di articoli, commenti, riedizioni, estratti e segnalazioni relative alle attivit di Simmetria.
La rivista on-line, agile e di poche pagine, si affianca alla rivista cartacea di Simmetria, ha lo stesso comitato direttivo ed editoriale e sviluppa temi particolari, prescelti fra quelli di maggiore interesse fra i nostri lettori. Ha un carattere aperiodico e viene inviata gratuitamente a tutti i soci ed amici che ne facciano richiesta.

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In occasione del terzo centenario della nascita di Raimondo di Sangro, in questo numero abbiamo pubblicato due articoli dedicati agli alchimisti e allalchimia. Il primo tratto dal recentissimo libro di Paolo Galiano su Raimondo di Sangro e sui complicati rapporti fra massoneria e confraternite ermetiche nel secolo che vide i drammatici fermenti della Rivoluzione Francese. Il secondo una introduzione alla scienza alchimica, redatta da Anna Maria Partini e pubblicato anni fa sulla nostra rivista cartacea. La semplice efficacia dellarticolo dovuta allesperienza di una delle ricercatrici che si maggiormente impegnata nel recupero e nella riscoperta di testi degli alchimisti del seicento, vicini al circolo di Cristina di Svezia.

Il senso nascosto negli scritti di Raimondo De Sangro


di Paolo Galiano (estratto da: Paolo Galiano Raimondo De Sangro e gli Arcana Arcanorum, di prossima pubblicazione per le Edizioni Simmetria di Roma) Delle opere di Raimondo De Sangro, questuomo poliedrico che defin s stesso nella sua Lettera apologetica sui Quipu: Vir mirus, ad omnia natus, quaecumque auderet, esperto nelle pi diverse arti meccaniche ed intellettuali, molte notizie ci sono arrivate grazie ad alcuni scritti dei suoi contemporanei, scritti che per altro si ritiene siano stati in buona parte ispirati se non elaborati dallo stesso Raimondo e poi pubblicati sotto altro nome, come nel caso della lunga trattazione delle sue opere che si trova sia nella Lettera Apologetica (Napoli 1750, rist. anastatica a cura di L. Spruit Napoli 2004) che nel secondo volume della Istoria dello Studio di Napoli di Giuseppe Origlia

(Napoli 1754, rist. anastatica Bologna 1973). A questi scritti si aggiungono altri lavori a lui attribuiti secondo Sansone Vagni (Raimondo di Sangro Foggia 1992, cap. III passim) ed altri autori. Delle 19 opere scritte da Raimondo o a lui attribuite solo nove sono giunte fino a noi, ed alcune di esse sono state ripubblicate in tempi recenti, altre purtroppo sono rimaste incompiute o in forma di manoscritto e non sono mai state pubblicate. La lettura di queste opere di per s sicuramente interessante: esse possono essere lette come resoconti scientifici o come saggi di letteratura e di certo da questo punto di vista sono aderenti alle conoscenze della sua epoca. Ma questo il solo modo di lettura o possibile interpretarle in una chiave differente? E lo stesso Raimondo che indica la possibilit di una diversa lettura dei suoi scritti, quando alla fine della Lettera apologetica scrive alla dotta Dama per la quale ha composto il suo lavoro: Mi fa lieto solamente il pensare che non potrete altri comunicare [la mia lettera], giacch la maggior parte delle cose ci si trova in tal gergo conceputa, che appena pu essere a Voi intelligibile, cui i miei sentimenti sono stati sempre aperti (pag. 318). Ricordiamo che questa frase fu una delle basi per laccusa che gli venne mossa di avere fatto unopera cabalistica ed eretica, tanto che alla fine la Lettera fu iscritta allIndice dei libri proibiti. Tra tutti gli argomenti criptati dal Principe nei suoi scritti quello concernente la Luce sembra essere stato per lui il pi importante: dallelenco dei testi vediamo un progressivo svolgersi della sua ricerca attraverso lelaborazione di tre lavori, di cui solo due sono arrivati a noi, a partire da una data imprecisata prima del 1750 per concludersi (intendiamo per il pubblico profano) solo nel 1756. La prima notizia riportata nel 1750 dalla Duchessa, supposta autrice delle note alla Lettera apologetica, e nel 1754 da Origlia, i quali parlano di un trattato Sulla vera cagione produttrice della luce, non pubblicato anche se doveva esserne prossima ledizione: deliberato avendo il degnissimo Autore di farlo a tutti comune col darlo alle stampe; successivamente largomento viene ripreso nel 1753 nelle sette lettere inviate dal De Sangro al Cavaliere

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fiorentino Giraldi (Lettere del Signor D. Raimondo di Sangro al signor Cavaliere Giovanni Giraldi, raccolte e stampate a cura di Crocco, Napoli 1969), poi riunite in un volume in francese dedicato allo scienziato Noillet; la ricerca si conclude nel 1756 con lultimo libro dato alla luce dal Principe: Dissertation sur une lampe antique trouve a Mnich en lanne 1753 (traduzione e ristampa con il titolo Il Lume eterno a cura di Lacerenza, Foggia 1999). Del primo scritto sappiamo soltanto che esso si basava su di una interpretazione del Capitolo Primo del Genesi: quindi sembrerebbe unopera di carattere cabalistico, nella quale si leggeva il testo ebraico sulla base dei principii della Kabbalah (e il Principe era un buon conoscitore sia della lingua ebraica che della Kabbalah); possiamo solo presumere che fosse un lavoro per certi versi analogo a quello di Fabre dOlivet sullinterpretazione metarazionale delle radici ebraiche. Nelle Lettere a Giraldi invece il discorso allapparenza di carattere scientifico e verte su di una scoperta casuale (oggi diremmo una serendipity) concernente una materia fatta di Fosfori provenienti dalle ossa umane, della consistenza di un butirro molle in tempo di estate (pag. 3), e in particolare da quelle del cranio (pag. 26), capace di accendersi se accostata ad una fiamma e di durare per un tempo lunghissimo senza mai consumarsi: infatti il Principe spense per accidente la prima delle tre dosi disponibili di essa dopo 92 giorni (pag. 9). Da qui il nome di Lume eterno dato alla sua scoperta dal Principe, il quale decise di adoperare tale materiale per fare un Lume perpetuo nella Cappella di famiglia, la famosa Pietatella. Nella Dissertazione il discorso cambia di genere e diventa si potrebbe dire polemico: il Principe riferisce il reperimento di una lampada accesa trovata in uno scavo fatto a Monaco di Baviera nel 1753 (pag. 22) e si lancia in una lunga dissertazione sia sulle lampade perpetue degli antichi sia sulla composizione dei fosfori tratti dalle ossa umane o dallurina che possono essere collegati ad esse, argomento in parte gi trattato nel precedente libro.

Linizio della sua ricerca, stando alle notizie della Lettera apologetica, sarebbe stata una ricerca effettuata sulle parole del Genesi, applicando sicuramente le arti di trasmutazione delle lettere, della loro forma e del significato numerico secondo i fondamenti della Kabbalah.

Fig 1 Fludd - Utriusque cosmi

Forse il Principe rimase insoddisfatto della via cabalistica fino allora seguita, considerandola ormai smarrita, come sembra nellaccenno che fa ad uno dei dodici Fuochi nascosti di Israele che era in possesso del Rabbino Isaac Abrabaniel di Lisbona, il quale, fuggendo dalla sua citt per trovare rifugio guarda caso proprio a Napoli, aveva perduto il suo Fuoco (Lume eterno pag. 78). A questo punto egli potrebbe essere passato ad una ricerca alchemica della Luce, ci che si pu dedurre osservando come la materia base del suo Lume eterno sia costituita dalle ossa del cranio umano: il cranio simbolo del caput mortuum, lelemento dal quale inizia la ricerca della Pietra filosofale, dellElisir che lo scopo da raggiungere per gli alchimisti operativi. Lestrazione del fosforo da questo materiale significa il primo segno del passaggio allOpera al Bianco, perch, come scrive Pernety (Dizionario mito-ermetico, Paris 1758, ristampa e traduzione italiana Genova 1979, sub voce): Il Fosforo o Portatore di Luce : uno dei nomi che i Filosofi hanno dato al piccolo cerchio bianco che si forma sulla materia dellOpera quan-

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do incomincia a diventare bianca. Lo hanno chiamato cos perch annuncia la bianchezza che essi hanno chiamato luce. Per sembra che i primi esperimenti del Principe siano stati originati pi che altro da una scoperta casuale e difficilmente riproducibile (cio trasmissibile ad altri), perch come egli stesso afferma: Si sa bene dai pratici dellArte Chimica che tutte quelle operazioni, le quali dipendono da certi gradi di calore sia di sole sia di fuoco, se non sono fatte nel dovuto grado non riescono sempre eguali. Or io, quando mandai ad una delle nostre vetriere quel genere di roba [cio il materiale estratto dalle ossa del cranio umano] non mi presi la cura di sapere n quante ore di fuoco n qual grado di calore essa ebbe (Lettere pagg. 20 21). Il che tradotto in lingua profana significa che il Principe non in grado di precisare i particolari della tecnica, essendo il fuoco lelemento fondamentale per cuocere la Materia dellOpera ed essendo esso di diversi generi (per tale complesso argomento alchemico rimandiamo al Pernety sub voce).

sia antichi sia contemporanei, confrontandoli con il suo, per dire che solo la sua tecnica per pervenire all Illuminazione completa e perfetta. Vi sono, egli dice, diversi tipi di luci che si possono osservare: esse si vedono sui cadaveri dei condannati a morte, o sono prodotte dalla corruzione dei corpi (noi parleremmo di fuochi fatui), altre sono state riprodotte in alcune sperimentazioni fatte al suo tempo, unendo escrementi umani, specie lurina, con Allume o Sali di Vetriolo di cui la terra abbonda (Il Lume eterno pagg. 40), o ancoravi sono scintille ed altre manifestazioni luminose provenienti da corpi di persone viventi (pagg. 42 49), che noi diremmo dovuti a scariche elettrostatiche. Anche taluni luoghi possono produrre lo stesso fenomeno secondo il Principe, il quale cita a tale proposito il padre Kircher il quale frequentava una certa grotta nei pressi di Roma, entro la quale si vedevano innalzarsi fiammelle sopra il capo dei presenti (pag. 44). Tutti questi fenomeni luminosi non sono per comparabili con la sua scoperta, cos come quelli che egli chiama le lampade degli antichi, che si riteneva rimanessero accese nelle loro tombe e su cui, con la consueta vasta erudizione, il Principe riporta lopinione di numerosi autori greci, latini e moderni,. Esclusi questi fenomeni naturali ed occasionali, il De Sangro fa una serie di raffronti pi o meno espliciti con le Tradizioni ebraiche e massoniche. Per quanto concerne la Tradizione ebraica il suo giudizio sembra piuttosto esplicito: la lampada di Monaco era stata ritrovata in un pilastro di una chiesa che un tempo era stata una sinagoga (pag. 82) ed a tal proposito il Principe riporta uninteressante notizia avuta dal Barone di Kempelen (pagg. 73 79), il quale, conversando a Costantinopoli con un mercante ebreo che era stato Rabbino di quella citt, venne messo a parte da costui circa lesistenza di dodici Fuochi nascosti preparati dalla nazione di Israele ed affidati ad altrettanti Rabbini, uno dei quali secondo il De Sangro avrebbe proprio potuto essere quello ritrovato a Monaco. Tali Fuochi nascosti avevano lo scopo di mantenere viva lattesa dellarrivo del Messia promesso.

Fig 2 - Lume eterno secondo descrizione Giraldi

Giungiamo cos ad una terza fase nellopera di ricerca della Luce da parte del Principe con la pubblicazione de Il Lume eterno: nel testo egli fa una serie di raffronti con altri possibili lumi,
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Ma circa i lumi degli Ebrei la sua opinione sembra essere negativa, come si detto: i mistici ebrei avrebbero perduto, almeno nella sua terra napoletana, la capacit di seguire questa Via esoterica. Un secondo riferimento a quelli che egli chiama a pi riprese gli Scavatori ed i Muratori: gli Scavatori, gente molto facile a prendere abbagli (pag. 40), gente grezza ed ignorante (pag. 50), sono in apparenza gli operai che, dissotterrando le tombe degli antichi, vedevano nellaprirle questi effetti luminosi, che De Sangro riconduce alla corruzione dei cadaveri; forse questo nome potrebbe in realt celare coloro i quali, seguendo pedissequamente i testi degli antichi che andavano dissotterrando, tentavano di riprodurne le tecniche operative senza alcuna capacit di reale comprensione (e, noi aggiungiamo, senza la necessaria trasmissione iniziatica), cio i soffiatori di carbone a cui accenna lo stesso De Sangro nelle Lettere a Giraldi: mavrete preso senzaltro in conto di que s fatti Fisici sperimentali, per non dir Soffiatori, i quali per ogni che si accendono stranamente di fantasia (pag. 9). Il secondo nome, Muratori, lascia perplessi nel parlare di scavi, perch casomai il muratori intervengono con il loro lavoro solo dopo che gli scavatori hanno concluso il loro, e quindi non hanno la possibilit di vedere il fenomeno luminoso dei Fosfori, se fosse di questo che si parla. In realt i Muratori, rudi e ignoranti (pag. 69), potrebbero identificarsi con i Massoni del suo tempo, i quali avevano perso la capacit di effettuare quelle operazioni esoteriche che sole potevano condurre alla Luce e adottavano tecniche erronee ed illusorie, come sono i fuochi fatui che si sviluppano dai resti mortali. Ma c unulteriore possibile riferimento nascosto nel trattato del Lume eterno: la lampada del titolo era stata trovata a Monaco di Baviera dentro un pilastro che era stato fatto demolire per ampliare la volta di una Chiesa dedicata alla Madonna (pag. 22 - 23), la quale a sua volta era stata costruita al posto di una sinagoga (pag. 82). Si tratta forse di un modo per dire che vi era a Monaco o in Baviera unorganizzazione che inRivista 5 - Novembre 2010

tendeva sostituire alla Tradizione ebraica e cristiana una tradizione differente, organizzazione che doveva abbattere il pilastro delle precedenti, cio il fondamento esoterico che costituisce lanima della religione exoterica, per sostituirlo con una volta pi ampia, un termine che potrebbe essere un riferimento alla volta della cripta sottostante il Tempio di Salomone massonico, dove si effettuavano le iniziazioni, ed il pilastro di cui parla De Sangro pu forse riportarsi a quella colonna quadrangolare presente nella cripta allinterno della quale erano custoditi i piani del Tempio.

Fig.3 - Vaughan - Lumen de Lumine

Ci troviamo quindi di fronte ad una possibile simbologia riferita alla Massoneria del tempo del Principe: ma allora quale poteva essere questa organizzazione a cui si riferiva? Possiamo solo rilevare che la Lampada era stata trovata a Monaco di Baviera, e ci induce a pensare che, ancor prima della nascita ufficiale nel 1776 degli Illuminati di Baviera, cio venti anni dopo la pubblicazione del

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suo libro, ivi operasse gi un centro i cui componenti erano da lui considerati come vani ricercatori di una tecnica di Illuminazione. Quali indicazioni d De Sangro in questi scritti circa lOpera da lui sperimentata e realizzata? Occorre iniziare dalla sua distinzione tra le diverse forme dei Fosfori, cio delle possibili forme di illuminazione trascendente. Nelle Lettere a Giraldi (pagg. 26 28) il Principe specifica lesistenza di diversi tipi di Fosfori: vi sono Fosfori di I classe, quelli naturali, che si osservano nei cimiteri, nei campi di battaglia e sulle teste dei malfattori impiccati nonch allaprirsi delle tombe, tutti fuochi evanescenti collegati con la putrefazione dei resti mortali, e Fosfori di II classe cio artificiali, che si ricavano dallurina, un liquido che brucia (una paraetimologia di urina la collega al termine ur, fuoco) e che rappresenta a quanto scrive il Filalete il magistero dei Filosofi perfetto al bianco. Ma se questi Sali sono depurati e sceveri da tutte quelle particelle inerti che mettevan freno alla loro somma attivit, allora diventavano essi atti non solo a produrre delle vere e stabili fiammelle ma eziandio a produrne delle perpetue; ed a questa terza classe da ridursi appunto il mio lume eterno. Loperazione di purificazione dalle particelle inerti, cio dalle scorie fisiche e psichiche, rende stabile e perpetuo la stato di Illuminazione raggiunto. E cosa determina la perpetuit del Lume? La capacit che esso ha di associare a s le particelle ignee elementari di cui la nostra atmosfera ricca: la durata del suddetto mio lume dipende da quel nuovo alimento, che si procaccia dalle parti ignee, delle quali pregna la nostra atmosfera (Lettere a Giraldi pagg. 33 36, concetto che riprende ne Il Lume eterno pag. 92). Queste particelle ignee elementari che scendono sulla fiamma del Lume e la rinforzano, raffigurate da Fludd come fuochi che piovono sulla Terra, sono in modo particolare connesse al luogo della sua esperienza, Napoli: la materia del mio lume riceve il compenso del picciolissimo peso che perde da tanti corpiccioli che nuoRivista 5 - Novembre 2010

tano nellaria, e specialmente dai vitrosi e dai sulfurei, dai quali, per cagione delle solfatare e del monte Vesuvio, tanto abbonda il nostro Paese (Lettere a Giraldi pag. 63); il preciso rimando allarea napoletana pu essere interpretato come riferimento a quella particolare presenza magico-ermetica che a Napoli si era concretizzata nella fusione tra la Tradizione egizia ed alessandrina con quella Italica e pitagorica. Inoltre delle sue esperienze il Principe ci fornisce unulteriore informazione trattando della materia con cui ha formato il suo Lume perpetuo: da certi mesi sono comparse nella superficie [della materia di cui fatto il Lume] alcune strisce dun color rosso, cotanto vivo che supera il colore del sangue. Io vado a giudicare che in questa sua porzione di color sanguigno consista tutta la virt produttrice di s rare propriet e che inoltre ha in s la virt di attrarre il fuoco elementare che si trova sparso nella nostra atmosfera (Lettere pagg. 49 50). Con queste parole egli potrebbe fare riferimento alla possibilit di una trasmutazione in atto, se la materia del Lume va intesa in realt come il complesso corpo-anima-spirito dellIniziato. Allora la parte rossa potrebbe essere interpretata come il sangue nel quale si sta compenetrando la potenza eterica presente nellaria respirata (visto che questa parte rossa in grado di attrarre le particelle ignee presenti nellaria): un riferimento a questo lo troviamo nella concezione dello pneuma nei primi gnostici cristiani, in particolare Clemente dAlessandria (si veda il nostro articolo La via dello gnostico negli Stromata di Clemente dAlessandria su Simmetria anno 2002 n 3). Ci potrebbe trovare conferma in quanto detto ne Il Lume eterno (pag. 79) in riferimento ai dodici Fuochi nascosti di Israele: questo fuoco considerato [dai Rabbini] come simbolo del desiderio ardente che essi dovevano sempre conservare nei loro cuori per la venuta del Messia tanto desiderato, racchiude in s una virt di abbreviarne i tempi. Questo sembra dire che il fuoco, pneuma o Spirito Santo, il mezzo con cui si pu accelerare la trasmutazione del lume = iniziato partendo dal cuore, sede del sangue e quindi della potenza che

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pu costituire il luogo della prima trasformazione in essere perfetto ed immortale.

da cui luomo decaduto e, per riottenere questo stato, egli deve affrontare rischi e pratiche speciali, che nella mitologia sono le fatiche di Ercole, la lotta di Teseo con il Minotauro, Giasone alla conquista del Vello doro, ecc..

Origini e formazione della scienza Alchimica


di Anna Maria Partini Possiamo dire che lErmetismo la filosofia e lAlchimia la pratica. Entrambe risalgono al mondo mediterraneo e a Ermete Trismegisto, e sono ritenute scienze sacre, riservate ai soli iniziati. Ermete viene spesso identificato con il dio egiziano Toth, inventore della scrittura e delle scienze. Al mitico Ermete Trismegisto si fa risalire una vasta letteratura greca che pur contenendo elementi dellantica tradizione egiziana, risale al II - III secolo a.C.. Questi testi si possono dividere in due gruppi: uno di tipo filosofico, il Pimandro e lAsclepio, in forma di dialogo, dove la divinit parla alliniziato, al discepolo, laltro di tipo pi operativo /pratico che contiene dottrine magiche, alchimiche e astrologiche: tutto ci che nasce sulla terra messo in relazione con ci che nei cieli. Tutto il processo alchimico converge dal molteplice allUno. Luniverso considerato come un vasto organismo animato da forze sottili; fili invisibili uniscono Cielo e Terra, uomo e Cosmo. Come troviamo scritto nella Tavola di Smeraldo, il pi antico documento attribuito a Ermete. LAlchimia non da confondere con la Spagiria, madre dellodierna chimica. Il conseguimento dellalchimista una conquista spirituale. Non si tratta di trasmutare i metalli minerali, ma di trasformare le qualit fisiche e psichiche delluomo in qualit spirituali, per raggiungere una coscienza integrata. Jung tratta lAlchimia sul piano psicologico: lAlchimia, come altre Tradizioni, invece, presuppone uno stato trascendente primigenio edenico,

Oggetto della pratica la materia prima che non si capisce bene quale sia. Viene detto che quella che si calpesta, che sta sotto gli occhi di tutti, ma che nessuno vede. Scopo dellalchimia nosce te ipsum, cio la conoscenza delluomo dal punto di vista fisico, animico e spirituale: al chimicamente le tre componenti delluomo corrispondono allo Zolfo che il Nous/S Superiore; il Mercurio lanima, intesa come psiche (dove avviene la purificazione dei pensieri e delle emozioni: il camminare sulle acque); e infine il Sale il corpo, parte fisica, anchessa da lavare e purificare. LAlchimia, anche se a volte viene detta scienza per fanciulli, in realt una Via irta di difficolt, che richiede un grande impegno ed una grande conoscenza dei principi e delle operazioni della Natura; non solo Arte, ma anche scienza, filosofia e religione, e necessita di qualit speciali tra

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cui applicazione, costanza, pazienza. Non basta studiare i libri, ma c bisogno della guida di un Maestro, che il discepolo incontrer al momento opportuno (se lo incontrer e lo riconoscer).

Si tratta di trasmutare la pietra grezza in pietra levigata. Il Piombo (Corpo) in Oro (vittoria dello Spirito sulla Materia). Il linguaggio usato spesso astruso e difficile, un po per non farsi capire dai non iniziati e un po perch gli argomenti trattati non sono sempre traducibili con un linguaggio comune. Un tempo era tutto molto pi segreto, non si conoscevano tra loro neanche gli stessi Alchimisti. Oggi tutto molto pi esplicito, e forse a volte troppo. Il pi antico filosofo ermetico, secondo Plinio, fu Democrito, che, egli afferma, fu iniziato dal persiano Ostane; Sinesio, seguace della dottrina neoplatonica ed ermetica pervasa da elementi di cristianesimo (nel 409 fu nominato Vescovo di Cirene), precisa che Democrito, non avendo ricevuto una iniziazione completa a causa della morte di Ostane, lo evoc con un apposito rito:da lui avrebbe avuto il consiglio di cercare i libri nascosti nel Tempio. Pur non avendoli mai trovati, si afferma che durante un banchetto si staccasse una pietra dalle mura nella quale erano incise le seguenti parole: La Natura gode della Natura La Natura vince la Natura La Natura domina La Natura (s stessa)

Tale detto citato dal Vescovo Alberto Magno e ripreso poi da tutti gli altri adepti dAlchimia, per indicare limportanza che in tale scienza ha lo studio della Natura e delle sue operazioni. Altro alchimista bizantino fu Zosimo di Panopoli, noto per le sue visioni oniriche; dobbiamo poi ricordare Morieno Romano da cui il principe arabo Khalid avrebbe ricevuto linsegnamento ermetico. Il trattato di Morieno fu uno dei primi testi tradotti nel XII secolo e fu linizio della diffusione dei testi alchemici in Occidente attraverso lintermediazione araba. Dal mondo arabo nascono i primi alchimisti medievali. Il pi famoso alchimista arabo fu Geber che scrisse numerosi libri tra cui La Scienza della Bilancia e la Summa Perfectionis. Nel Rinascimento, grazie alla traduzione di Ficino, inizia a rifiorire lo studio sistematico dei testi ermetici: Ermete viene considerato contemporaneo di Mos e il suo insegnamento come Prisca Theologia.

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Due altri importanti studiosi di ermetismo cristiano sono Annibale Roselli, francescano, e Francesco Patrizi, insegnante di dottrine platoniche, che volle tentare di inserire (con scarso successo, in verit) linsegnamento ermetico allUniversit di Ferrara. Un secolo dopo, questo filone ermetico arriva al grande gesuita padre Athanasius Kircher, professore di matematica presso il Collegio Romano. Kircher riprese gli studi sui geroglifici egiziani (di nessun valore, da un punto di vista interpretativo scientifico, perch la stele di Rosetta non era stata ancora scoperta), e ne approfond molti aspetti simbolici. Ha, comunque, il merito di aver riportato lattenzione sulla religione egizia e sui miti legati alla triade Iside, Osiride, Horus, che pu essere paragonata alla successione delle fasi alchemiche: nero, bianco e rosso. Importante lo studio del Kircher sulla Mensa Isiaca, una tavola di bronzo con incisioni ispirate alla tradizione egizia, sulla quale raccolta tutta la cosmologia. Kircher fu anche un esperto conoscitore di musica, colori e ritmi. Nella Roma della met del Seicento erano attivi: il laboratorio del Kircher presso il Collegio Romano il laboratorio alchemico di Cristina di Svezia al palazzo della Lungara Il laboratorio di Massimiliano Palombara che ci rinvia alle raffigurazioni presenti sugli stipiti della porta Magica di Piazza Vittorio, sui quali erano scolpite le formule per realizzare loro. Massimiliano forse riusc a produrre loro (vedi Introduzione allAlchimia e La Visita alla Porta Magica di Piazza Vittorio , sul sito di Simmetria) e comunque si interess di Alchimia dal punto di vista filosofico lasciando il suo messaggio inciso sulla porta, unico monumento del genere (a meno che la Porta di Rivodutri non sia anchessa una testimonianza analoga per tale argomento rimandiamo al saggio di Partini e Lanzi La Porta di Rivodutri, Roma 2009).

Chiudo questa breve introduzione con le parole di Cristina di Svezia, che trovo straordinariamente pertinenti: LAlchimia una scienza bella, essa lanatomia della Natura, la sola e vera chiave che apre tutti i tesori, questa scienza regale, anzi divina, ultimamente in disprezzo presso coloro che credono di sapere tutto e non sanno nulla.

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