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THE LIBRARY OF THE UNIVERSITY OF CALIFORNIA LOS ANGELES

Paoletti Vincenzo

r^ecco
^x*

i^

SAGGIO CRITICO

Ditta Xicoi.a

ZANir.HKi.i.i

MDrCC.CV

Paoletti Vincenzo

Cecco

ta^^^^n^=a

SAGGIO GRITIGO

BOLOGNA
Ditta Nicola Zanichelli

MDCCCCV

tx^zf^

all' illustre signore

Prof.
DIRETTORE

LUIGI LUCIANI
DELL* ISTITUTO FISIOLOGICO
di

NELLA R. Universit

Roma

Ili.

Do Seiatore,

L' agitazione jjvoniossa, or


fla

un anno,
Ascoli

un nucleo

di giovani e

secondata con

s)ito slancio,

per erigere in

monumento
gi
delle nostre

a Francesco Sf abili

invocato

un

e ideato

dal benemerito coordinatore

m'indusse ad allargare le cognizioni intorno alla vita e pi alle opere di Cecco. Iniziai pertanto le ricerche non sulle
biografie, delle quali,

memorie, P. Pastori

quando non
ci

si

con-

tradicono,

una

derivazione

dell' altra,

ma

sulle opere che di lui

rimangono,

specialmente su quelle che, per essere sco

646140

nosciide. non fitrono esaminate <lagli altri


biografi,
la

coi

proposito di cavare
e luce.

da

esse

figura dello Stahili,

metterla, senza

preconcetti, nella sua vera

dal lavoro assiduo, pazieute, di pochi

mesi, fatto
vita,

con

ciitella

preparazione
condizioni

che
della

mi consentono V

et e le

ma

con serenit, acceso solo dal deil

siderio di cogliere

vero comnncpie fosse,


untile

venuto sa

c{iiesto

.maggio

critico

che.

voglio sperarlo, porter

qualche consicura luce,

tributo alla storia dello Stabili, presentan-

dolo

sotto

una nuova

pit

desunta da comparazioni, che non mi son Ijarse del tutto prive d' interesse, e da documenti venuti fuori da poco. Xon tutti, vero, per V abito del diverso
sentire
politico
e

religioso,

con-

verr)) no nei

giudizi

morte del

no.^tro

riguardano la Cecco, n io ho ragione


che

di dolermene,

ma

sarei

lietissimo
il

se la

maggior parte mi riconoscesse


(V
il

merito

esser

strito

.sereno,

imparziale in tutto

lavoro.

io iititoo al

Conscio d'aver adempito a questo dovere, suo nome illustre in Italia

fuori

questo mio lavoretto


lo

giovanile
della

che cresciuto sotto

stimolo

sua

parola animatrice e benevola.

So Itene che ci facendo, io oso piii che non dovrei, ma n'ebbi incoraggiamento dalla squisita bont eh' Ella si degna usare
con

me

dal vivo desiderio che in questo


unisce, che. cio, a qvaluncjue

soggetto

ci

altra

onoranza

(ili

Ascolani
e

intendano

memoria dignitosamente, un serio


tributare alla

di Cecco, preceda,

complesso lavoro

di studi diligenti e sereni, di ricerche pi

accurate e profonde.

Con piena professarmi

osservanza

ho

V onore di

De V. Ilio
Vincenzo Paoletti

CAPITOLO

I.

Sguardo sintetico sulla vita


secondo comparati con quelli anteriori.
gli

di

Cecco,

ultimi e pi sicuri dati storici,

dopo accurate riccrclie e studi ma non sempre sereni, (1) la figura di Cecco d' Ascoli potuta in gran parte uscire dalla fiorita leggenda di maE
diligenti,

go,

sovrapposta per tanti anni

alla

sua

memoria

dai pregiudizi e dagli odi di parte,

pure rimane ancora circonfusa di mistero e ha bisogno di nova e i)iii accurata luce, che la lumeggi specialmente dal lato tilosofico-religioso.

Nelle sue opere, alcune perscalti'e giunte a noi alterate, e mollo pi nella sua vita avventurosa, raccontata nelle circostanze pi variate e non di rado opposte, chi ha trovato materia sufliciente per proclamare senz' altro lo Stabili uno dei grecar-

2
sori e

campioni
(2),

della scienza laica e spe-

rimentale

e chi invece vi

uomo
mare
monio

insignificante, che, in

d'inezie e

ha scorto un mezzo ad un di corhcllellerie, ha detto


al

qualche verit
cui morte

attinta
del

comune
e o

patricolla

scientifico

Medio-Evo

\'iolenta

nulla

quasi nulla

son venuti a perdere


e la scienza (3).

l'arte, la letteratura

Senza correre a conclusioni estreme che sanno di esagerazione, ma elevandoci serenamente al disopra di ogni spirito picaccogliendo tutto ci che negli altri storici ci sembra attendibile secondo le sane regole di critica storica, noi cercheremo di ricavare il carattere dello Stabili dai suoi scritti. In quanto poi alle fortunose vicende della sua vita seguiremo, sfrondandolo della parte leggendaria e parziale, facilmente riconoscicino di passione, e
bile,
tici
il

codice vaticano 4831, Appunti cri-

sui

rimatori provenzali

italiani,

Angelo Colocci di Iesi, nato im secolo e mezzo dopo la morte di Cecco, e rintracciati dal prof. Giuseppe Castelli che li ha letti con la collaborascritti

da Mons.

zione del forte

gentile
(4).

poeta cristiano

Giulio Salvadori

Francesco Stabili nacque circa la seconda met di Ottobre del l'Qd ne' pressi di Ancarano, ove la madre ascolana erasi recata per una solennit l'eligiosa, anch' oggi avvivata da festeggiamenti e pie costumanze popolane.

3Ma
Ascoli,

sua
e,

vera
il

patria, al cui
egli

nome am
sempre mezzo agli

intrecciare

suo,

consider

anche

di lontano, in

applausi della scolaresca di Bologna, all' invidia di Corte e alla persecuzione degli
emuli,
il

figlio del

sempre
soso
(5)

rivolto lo
al

maestro Simone teneva sguardo severo e pen-

bel paese con

li

dolci colli, (6)

l'anima

sua

s'univa

commossa

alle

glorie e piangeva rjU atti avari, invidiosi


e folli

che turbavano,
:

indebolendola,

la

turrita citt del i^ceno

Io pur te piango, o mio caro Paese,

che non so chi nel mondo ti conserva facendo contra Dio cotante offese.

Verr lo tempo de li tristi jorni guerre che faran sanguigni i campi et infocati li tuoi monti adorni.
di

Quindicenne appena, dopo aver dato dell' ingegno pronto e ardimentoso nello studio della grammatica in patria (7), si trasfer all' universit di Salerno, ove
saggio
forse
s'

Avido

addottor in medicina. di sapere e di gloria

si

recava

indi allo studio di Parigi, e di l, tornando

nella turbolenta Italia, sotto la cui effusa


serenit del cielo gli odi
lini

guelfi e

ghibel-

i)r<)rompevano

vivissimi

in

continue

fratricide lotte, fissava sua dimora a Bologna, ove l' Kuropa intera accorreva con lo slesso entusiasmo che la portava u Gerusalemme,

pervenne, scrve il Coesagerazione, in tanta manifesta locci con admrration de' popoli, die non atramente era admirato che lina cosa immortale, ognuno convertiva in stupore giovane
In breve Cecco
;

ancora venne nominato professore di astrologia nel celebre Ateneo, nel quale pochi anni prima aveva insegnato il nobile, il saggio, il padre di Dante
.... e degli altri

miglior, che
e

mai
(8).

rime d'amor usar dolci

leggiadre

La

scolaresca
forse

di

Bologna applaudiva

entusiasta le lezioni del professore ghibellino, che,


alle

in

buona
il

fede,

portava

ultime conseguenze

pregiudizio ori-

ginale impresso dagli Arabi alla medicina


e air astrologia
(9).

Durante il suo magistero Cecco conobbe Cino da Pistoia, il Petrarca e forse anche Dante (10). L* aura popolare che circondava il giovane Stabili e il suo insegnamento, se non mordace, spesso allusivo, non potevano non sdegnare i suoi colleghi e specialmente
i

medici,

quali,

per

ragioni

di scienza o d' interesse, gli

venivano precontro

parando una lenta persecuzione.

Novo incentivo
alcuni

agli

odi

vogliono

ripetere

dal

Cecco suo conte-

gno verso Dante, che V Italia, dimenticando le sue divisioni e sventure, s' univa
a proclamare divino. Agli autori antichi
si

sono uniti

mo-

o
derni in questa accusa,
aerila e con veste

con non minore


e

scientifica

letteraria

pi autorevole.

Francesco Palermo (11), seguito dal Carducci (ll^), e in genere da tutti gli
storici (iella

letteratura

italiana,

chiama

Cecco maligno denigi-atore di Dante nella


dottrina, nella
religione, nel patriottismo

F Acerba nebcorrompe qualunque vero. Quantunque su i rapporti di Cecco col divin poeta si debba invocare nova luce, pure lecito affermare che lo Slabili non fu nemico personale di Dante, ma della sua scuola che bandiva i veri della scienza sotto il velo dell' allegoria, mentre r ascolano, quel velo non ce l' avrebbe
e perfino nelF elocuzione, e
e

bia che nega

voluto.

Qui non
qui non

si

canta al

si

canta a

modo delle rane modo del poeta

che fnge immaginando cose vane, ma qui risplende e luce ogni natura

che a chi intende fa la mente lieta. Qui non si sogna por la selva oscura.
lascio le ciance e torno su nel vero
le favole

mi fr sempre nemiche.
idee,

Tutto pieno delle sue rebbe vano il negarlo,

Cecco, sa-

trascende

verso

Dante a un tono qiuisi di disprezzo; ci non toglie, eh' egli, austero cultore della
fredda e nuda scienza, non riconosca la dolcezza della poesia dell'Alighieri.

6
Fa
gi trattato con le dolci rime
il

e diffinito

nobile valore
1'

dal fiorentino con

antiche lime.

Ma collie mai, esclama il Carducci, non proclamare Io Stabili nemico di Dante se giunge persino ad accusare di fatalismo e di poca fede V autore del Paradiso e lo
condanna
al foco eterno ?

Negli altri regni, dove and col duca fondando li suoi pie nel basso centro l lo condusse la sua fede poca. E so cbe noi non fece mai ritomo che il suo desio lo tenne sempre dentro;
di lui

mi duol per suo parlare adorno.


il

Inoltre

Carducci

ci

anche

il

mo-

tivo dell' inimicizia nell' invidia, alla qual

passione lano

secondo le dottrine dell' Ascosiamo noi disposti dall' influenza


:

delle stelle

L' avara invidiosa

mente vostra

o Marchesani con le gravi colpe

secondo che

lo cielo

mi dimostra

Ma un uomo, per grande eh' ei non apparisce mai tale al tempo suo,
genere,
in colpa

sia,
e,

in

c' troppa sottigliezza


il

trovare

povero Cecco, che, forse,


pii

non
del-

avr mai scritto questi ultimi versi, non

rinvenendosi nei
l'

antichi

codici

i suoi nemici, pieni di accorgimento, lavoravano in silenzio alla rovina

Acerba. Intanto

di Cecco, e,

quando die

alla

luce

suoi

commenti

sulla

Sfera di Joln

Halifax

7
da Holywod (Sacrobosco),
apertamente.
si

rivelarono

Tommaso del Garbo, figlio di Dino del Garbo, medico famoso, accus lo Stabili all' IiKiuisizione, perch aveva parlato erroneamente di cose attinenti alla fede
cattolica.

Ma, conosciuta
satore,
il

la malignit
si

dell'

accu-

tenne pago d fargli ritrattare genericamente tutto ci che avesse potuto scrivere di eretico o di pericogiudice
loso, e lo Stabili vi si prest di

buon animo, in omaggio alla Chiesa Cattolica (13). Ma, proibitogli di insegnar oltre in Boaltrove
l'astrologia,
e

logna ed

privato

vag forse per varie citt d' Italia e, attirato dalle amenit, o, con pi probalit, seguendo come astrologo la corte del duca di Calabria, and a Firenze, centro dell' arte come Bologna del movimento scientifico (14).
degli onori del dottorato,

Nella citt
inimicitia

gentile,

dov' era
et

inveterata

de

dodi

dodi tudi, admiratione (15). Ma r asilo della reggia non poteva salvarlo dalle invidie sempre pi vive degli ennili Tommaso e Dino del Garbo, sdegnati perch Cecco era stato dal Duca preferito ad essi, fiorentini e medici famosi, trassero nel loro partito forse anche i seguaci di Dante e di Guido.
contra
:

vulgare opinione par traeva ludi in

Si fecero
spetti

risorgere

a bella posta
si

so-

che a Bologna

erano addensati

sul capo di Cecco, che

non poteva
delle

inse-

gnare
logia
fece
il

iJithlican otte
e,

principi

dell'astrospie, si

colla
resto.

cooperazioie

accusato di aver di nuovo opinione d' Ermete, gi revocata a Bologna, di distruggere la libert d'arbitrio, sottoponendo all'influsso delle stelle la nascita, la povert e la morte di Cristo, e di accertare che l' Anticristo nascerebbe 2000 anni dopo il Redentore, in
Stabili,
l'

Lo

insegnato

forma di soldato valente, accompagnato da gentiluomini, fu dal tribunale dichiarato eretico e abbandonato al braccio
secolare.
Il

16 Settembre
suoi
tela

1327,

fuori

porta alla

Croce, veniva miseramente bruciato vivo,

insieme co' l'Acerba.

libri

d'astrologia e con

Su questa
la
il

il volgo ricam nemici del Cattolicismo pretesto di manifestazioni anticlericali.

funerea

sua leggenda, e

-^/

rlP*

CAPITOLO
Condanna
che mosse
di Cecco in

li.

Tommaso

del

Bologna - Motivo Garbo ad accu-

sarlo all'Inquisizione - Natura del tribunale inquisitorio - Esame del Commento


alla

Sfera

di

Sacrobosco e
-

degli

errori

religiosi contenutivi

Giudizio

sulla con-

danna.

Non
mossero

pochi
gli

scrittori

hanno confuso o

non esaltamente

le ragioni che Cecco d' Ascoli ad accusarlo all' In((uisizione con quelle che determinarono la sua prima condanna, riportata a Bologna il 16 Dicembre 1324.

distinto

emuli

di

Quantunque nella mente dei giudici le prime abbiano, come vedremo, esercitato
un' influenza
forse

notevolissima,

e,

oso dire,
i

motivi anche maggiore che non per i quali venne effettivamente condannato, pure devono considerarsi distintamente.

Con

ci

non intendiamo troncare


li

il

nesso
solo

logico che intimamente


poterle limieggiare di

unisce,
e

ma

nova

pi

sicura


luce,

10

la
fatti.

seguendo con maggior chiarezza


dei
prof.

nuda successione
Il

Giuseppe

Castelli,

che

nello

studio di Cecco

ha

portato, se

non semconfessa

pre serenit,

coni' egli stesso

neir ultimo suo scritto (16) certo grande amore, ammette come indiihitabile (17) che
i

medici,

guelt e

frati

minori formas-

sero a poco a poco


bile

una lenta ed inesora-

congiura

a'

danni di Cecco.
faiii,

Indiihitahile solo tutto ci che risulta


evideiitcieite

dai

presi

neir ordine

Ma su qual fatto certo si fonda il Castelli per lanciare una conclusione cos recisa? Su parole slegate dall' insieme narrativo del Colocci, parole che dicono e possono non dire. Forse si potr in qualche modo
logico pi

rigoroso

razionale.

ammettere l' ipotesi, non mai la certezza, che nella denuncia siasi intromesso lo spirito di partito; ma come dedurre logicamente e anzi accertare l' inframettenza dei frati minori? Per carit, non accresciamo la confusione nella vita dello Stabili
;

ce n' tanta,

che solo un completo


critico

razionale

studio

il

miglior tributo d' affetto da

rendersi

alla

memoria

dell'

Ascolano

potrebbe in massima parte dissipare.

Unico movente certo della denuncia di


Cecco
di
al

tribunale inquisitorio fu ragione

scienza,

forse

avvivata da risentimento e anche da interesse personale. Bologna infatti mentre l'Ascolano

11

insegnava Astrologia, col favore del volgo e con r approvazione rumorosa ed entusiasta della scolaresca, verosiiiiil mente leggeva ancora medicina o almeno esercitava l'arte sanitaria Tommaso del Garbo,
fiorentino (18).
L' uno, in

se

buona fede, con insegnamento non mordace, certamente allusivo, soil

steneva, con r autorit degli antichi astrologi, la scienza delle stelle fosse

princi-

pio unico e sicuro della

scienza

medica,

ne la voleva aifatto sbandita, a che fare i segni e gli influssi della luna nella regolare funzione dell' organismo umano. Che Cecco ritenesse vei'amente e soste-

altro invece

nulla avendo

nesse con calore l'Astrologia radice della

medicina, basta solo leggere il proemio ai suoi Connnentart sulla Sfera di Sacrobosco.

Per

lo Slabili

il

principio di ogni verit

l'astrologia

quindi deduce logicamente, riportando varie opinioni degli


(19), e

antichi, essere

anche radice della scienza

medica. Egli apre e chiude il proemio proclamando altamente la necessit nel medico di conoscere e considerare la natura e le relazioni delle stelle, perch la stessa natura alterabile secondo gli aspetti e le
relazioni dei corpi celesti (20).

1/ Astrologia

il

principio della scien-

za medica; non pit darsi scienza priva della cognizione degli astri; tutto ci che
nasce
e

tramonta nel mondo, segue, come


causa
efficiente, il
il

12

moto dei segni e delle medico senza la scienza delle stelle non pu operare con la massima perfezione; quasi un occhio che non in potenza ad operare^ un cieco che tentenna e a cui nessuno, se savio, vorr affidare la cura della propria salute . E cos di seguito in tutto il proemio, e qualclie accenno si legge ancora nei Commentari, nei quali dice: (21) Ritenete
stelle;

dunque che

la

Luna

significatrice di

ogni cosa, perch la sua la sanit di tutti, come il suo detrimento quello di ogni natura. Essa un celeste segno nel quale deve il medico prevedere . E' vero che lo Stabili non faceva che seguire l' andazzo dei tempi, e la confusione della medicina coli' Astrologia appariva al volgo come il pi alto perfezionamento della scienza medica, ma pure indubitato che non pochi studiosi combattevano con ardore, nell' interesse della scienza e proprio, questo strano miscuglio.

Tommaso

del

Garbo era ritenuto allora


al
le-

medico famoso, a lui, e specialmente figlio Dino, Cecco alludeva nelle sue
zioni,
scritti

chiamando quest' ultimo ne' suoi Gualfridinus ('22). Con piena ragione quindi possiamo riconoscere e stabilire l' unico movente della denuncia di Cecco all' Inquisizione da parte

di

Tommaso

del

scienza,

avvivato

Garbo da

nell' interesse della

forte

risentimento

personale.

13

umano deve esser poi esamiambiente in cui sorse e si svolse. E' questa la regola fondamentale che deve guidare l'occhio e la mente dello
Ogni
istituto

nato

nell'

storico e del critico

nell'investigazione e

nello studio dei popoli e delle sue leggi.

Quindi, per giudicare esattamente la ragionevolezza o leno della condanna che riport Cecco a Bologna, necessario dare

un

sintetico

spassionato

sguardo sul
consideai

tribunale eh' emise la

sentenza,

randolo in s stesso e in relazione


Inquisizione, dice
il

tempi.

Canti (23),

una
le-

delle tante parole, attorno a

cui

suol

varsi

tale

rumore, da impedire s'oda la


.

voce del tempo


Molti infatti,

scrivendo o parlando di Cecco d'Ascoli, oltre a confondere con leggerezza o a bello studio l' Inquisizione ecclesiastica con quella di Spagna (24), s son lasciati trasportare a criticare i tempi secondo le idee del proprio secolo, invece di giudicare gli uomini e le leggi alla luce di essi, serenamente. Noi invece vogliamo, nello scrivere questi brevi appunti storici, che taccia ogni voce esagerata di jiarlito, e s'elevi libeia
del tempo, sicuri di plauso vuoto e fuggevole di una folla facilmente montata, ma l'acconsenlimeiilo sentito e sincero di ogni spirito bennato.
e forte solo

quella
il

raccogliere,

non

14

La Chiesa cattolica manifest e comp gradatamente, attraverso lotte continue, queir organamento esterno, che, nello sfacelo degli antichi poteri, and sempre pi circondando di nova autorit. Fin dal suo nascere, l' eresie tentarono menomare il patrimonio della sua dottrina, ma lo Stato cristiano non poteva rimanere come ogni indifferente a questi assalti individuo, cos ogni societ ha il diritto
:

sacro, inalienabile di vegliare alla propria

difesa e conservazione.

Sorsero quindi
e
i

Concili i
e

da una parte i Padri ecumenici a sostenere la pudella


fede,
dall' altra
i

rezza

l'unit

principi civili, tutori

dell'

ordine sociale,

che, seguendo lo spirito del diritto

romaeresia

no,

incominciarono a reprimere
delitto civile
(!25).

l'

come

Da Costantino a Valentiniano III furono emanati sessantasei decreti, tutti inseriti nel Codice Giustinianeo, nei quali si comminavano diverse pene agli eretici, di rado la morte, che i Vescovi si professavano avversissimi al sangue. Carlomagno si adoper anch'esso energicamente a mantenere e a rendere sempre pi
dell' unit religiosa che il vincolo aveva collegate insieme le razze teutoniche. Gli imperatori germanici seguirono quelli romani d' occidente e d' oriente Federico Barbarossa ordinava che gli eretici, ostinati o recidivi, venissero abbandonati al braccio secolare, e Federico IL prescriveva

stretto


ai suoi
ufficiali

15

contro
gli
(26).

d' investigare

eretici e darli alle

civile di morte che considerava l'eresia fra i delitti pubblici, pi grave che quello di lesa maest (27).

E' questa la
i

fiamme prima legrfe

contro

novatori, legge

La repulsione violenta dell'eresia era un fatto giudicato legittimo dalla coscenza


del tempo, e

Dante a
la

quei
fede

che presu-

mono

contro
:

nostra

parlare

gridava mal cri etti siate voi, e la vostra presunzione e chi a voi crede (28).

Suir esempio e

coli'

autorit dei
libere

decreti

imperiali le varie citt


severi statuti contro gli
il

emanarono eretici, Anche

Comune
Il

di Ascoli
gli

mandava
che

al

rogo in-

sieme con

incestuosi gli eretici (29).


principi,

rigore

dei

proveniva
solevano,

anche dal

fatto

che

gli

eretici

oltre quelle

religiose,

zioni politiche,

mutavenne mitigato dal tribu])ronuiovere

nale dell'Inquisizione, che, senza degli ecclesiastici, si sarebbe svolto egualmente,


e trov giudici onesti, conoscitori ed amici

del popolo, i quali non si limitavano a reprimere, ma s" adoperavano a prevenire. Invece delle i)recedenti stragi armata

mano
Gant

dei

consigli
l'

di

guerra

senza
il

diritti di grazia,

Inquisizione, scrive

(30),

era esercitata da ecclesiastici,

gente pi addottrinata e

meno

fiera:

am-

moniva due
gli ostinati

volte

prima

di

procedere; solo

e lecidivi taceva arrestare; riceveva al pentimento chiunque abiurasse


col che salv

16

e spesso contenta vasi di castighi morali

che secolari avrebbero condannati.


moltissimi

tribunali

La colpa dunque era non faceva che mitigar

civile e la

Chiesa

la

pena
ed

soggiunge:

l'

Inquisizione oltre esseassai

re air unisono coi tempi,

meno

orribile die si sparnazzi dai soliti organi

passionati e di mala fede, proponevasi un fine morale, a differenza della Polizia moderna che subentr nelle sue veci, dalla quale si procede e castiga spesso neir interesse d' un principe o per mantenere
Il

un dominio
.

costituito

sulla

forza o

sull'intrigo

parzialit,

che non certo sospetto di dopo aver esaminato numerosissimi atti e documenti dell' Inquisizione,

Lea

(31),

Nonostante l' estensione conclude che la pena di morte aveva nelle leggi civili io sono convinto che il numero delle vittime che subirono il rogo assai meno considerevole di quel che ordinariamente

cos

si

pensi.

Neil' Inquisizione

la

pena

di

morte

formava una parte

relativamente piccola

dei mezzi di repressione, e in ogni

modo

noi dobbiamo rispettare la rettitudine dell'

intenzioni negl' inquisitori

Premessa questa
dell' Inquisizione,

sintetica e serena con-

siderazione sulla vera natura del tribunale


la sentenza

proferita

esaminiamo brevemente da frate Lamberto


in Bologna.

da Cingoli contro Cecco

17

Il

P. Giuseppe

BofFito

(32),

dopo aver

esaminato, secondo l'ordine cronologico, giudizi che gli scrittori hanno i variati dato intorno ai motivi della condanna dell' Ascolano, si rivolge giustamente una domanda: Abhiamo noi i documenti"? Gli originali delle due sentenze sono purtroppo
scomparsi, ce ne resta solo un compendio, pubblicato dal Lami (33), e una sentenza
volgare del processo torentino, riprodotta
dal Cant e riassunta dal Bariola.

Quest' ultima una copia del secolo XVII, e non lecito, dice il dotto barnabita, desumere da questo tardo documento formulali contro lo Stai capi d' accusa
bili,

ma

doversi

ricorrere

alle

testimo-

nianze dei pi antichi scrittori e all' esame dell' opere che di Cecco ci rimangono. Noi abbiamo esaminato le opere dello
Slabili e le testimonianze di

Marsilio Fi-

cino, Pico della Mirandola,

e specialmente del Villani,


vinti

Angelo Colocci e ci siamo con-

che la sentenza volgare corrisponde

perfettamente, almeno nella sost:inza, alle

accuse rivolte allo vSlabili. Quindi, in mancanza di meglio, la seguiamo, traendo da essa argomenti anche per il processo di Bologna.
Il

testo della sentenza,


1'

L'imi, brevissimo e

determinata.
attribuiti

Non
e

compendiata dal accusa vaga, invengono all' imputalo


l'atti

parole

specifici

ma

si

18

dice solo Francesco Stahili, figlio del maestro Simone, ha insegnato e parlato erroneamente di cose attinenti alla fede
cattolica (34).

Come non conosciamo


particolarit e
i

esattamente
lenta

le

gradi

della

perse-

cuzione
cos

cui

and

soggetto

V Ascolano,

ignoriamo

affatto le

circostanze che

precedettero e accompagnarono la sua con-

danna. Per se non recare


dalla

fatti certi

e deter-

minati, pure, argomentando

specialmente
in

sentenza

pronunciata
delle

Firenze,

possiamo
\erosimili.

affacciare

ipotesi

molto

L'inquisitore doveva esaminare necessariamente il Commento di Cecco alla Sfera di Sacrobosco, che formava il capo d'accusa, u gli potevano sfuggire quelle opinioni, oggettivamente errate, che anch' oggi, sebbene nuitilate, come vedremo,
vi si leggono,

Ma, visto che non sarebbe mai riuscito ad indurre lo Stabili a ritrattarle, che discendevano logicamente dalla sua dottrina, come infatti non ch'era la vita sua (35) le ritratt dinanzi alla minaccia d'una conconsiderando danna certa di morte e,

altres l'animosit degli accusatori, si con-

tent che

l'accusato

sottoponesse l'opera

sua alla revisione ecclesiastica. Lo Stabili, che credeva sinceramente di non andare contro alla sua fede, della quale ne' suoi scritti si mostra sempre


riverente,

19

quelle

sostenendo

opinioni,

accett volentieri la condizione ingiuntagli


e sottopose

non

solo la

sua dottrina,

ma

s slesso alla revisione della Chiesa (36). Sull'animo per del giudice non aveva

cessato di esercitare influenza grandissima l'autorit degli accusatoli, la quale, in-

sieme forse alla passione di partito, perch Cecco era ghibellino e Bologna guelfa, e alla considerazione di togliere un fomento ai contrasti e alle inimicizie che minaccia-

vano sempre

pii la

serenit dell'Ateneo bo-

lognese, l'indusse a condannare lo Stabili.

La condanna,
pi

scrive

il

grande di comico e
parte
sore
si
si

seriet,

riusc

di

atroce.
all'

con la un miscuglio Mentre da una


Castelli

infliggevano

austero

profes-

numerose penitenze ascetiche e lo paragonava ad ima pinzochera quagli

lunque, dall'altra

veniva

proibito per

insegnamento dell'astrologia e spogliato fino ad un tempo indeterminato


l'

sempre

dei diritti inerenti al titolo di dottore.


Il

Castelli

vede tutto con

le

idee proprie

e della maggior parte degli uomini liberali


del nostro secolo;

ma

allo studioso

sereno,

che ritorna al medio-evo, in cui la religione e le sue pratiche costituivano la


parte principale, interiore e ]nibblica, della
vita civile, quelle penitenze e soddisfazioni di piet

non fanno alciuia impressione di maraviglia e tanto meno di comico.


Che
poi la sentenza dovesse riuscire gra-

ve e dolorosa allo Stabili, non v' alcuno

20

che lo neghi; e tanto pi grave e dolorosa quanto pi sentito era l'amore, anzi la passione che lo teneva avvinto alla sua
scienza diletta,
e

pi
cos

acre

il

dispiacere

nel vedersi vinto

apertamente dalle

male

arti dei suoi nemici.

il giudice dov essere determinato ad impedire a Cecco l'insegnamento dell'astrologia oltre che dalle ragioni inerenti al suo ufficio d'inquisitore, e a quelle esteriori ch'abbiamo accennato, forse anche dal fatto che come lo Stabili non si sa-

Ma

rebbe piegato giammai a ripudiare ogni singola sua opinione, creduta, e oggettivamente erronea, del suo Commento, cos non si sarebbe astenuto di novamente insegnarla. Vari scrittori, anche anticlericali, hanno ammesso che l'inquisitore da Cingoli abbia proceduto con relativa mitezza e condiscendenza: e lo piova anche, se-

condo me,

il

rimprovero

indiretto

rivol-

togli dai giudici fiorentini.

Xella sentenza infatti di Firenze,


tata dal Cant, si legge
:

riporsi

le

cose che

contengono in detto libro (il Commento), non viste per lo detto inquisitore, sono contrarie alla natura e nemiche alla verit
cattolica.

Clie

frate

Lamberto non abbia notato

quelle proposizioni del tutto inverosimile:

che mai faceva ritrattare allo Stabili se di erroneo non vi sono che esse sole ?
Gli inquisitori fiorentini

dunque

lo vo-

levano,

quasi

scusandolo,

rimproverare


d'essersi contentalo

21

una
ritrattazione

di

generica di fronte a delerininate proposizioni erronee che noi brevemente esami-

neremo, dopo aver dato un sunto della dottrina astrologica contenuta nel (lom-

mento

E me

alla Sfera di Sacrobosco. qui debbo incidentalmente notare coCastelli e molti altri scrittori che si il

sono occupati di (Jecco sembra non abbiano esaminato molto quest' operetta, occupandosi di preferenza dell' Acerba. 10 mi sono accinto alla fatica davvero improl)a di leggerla, e credo di recare dal suo esame, sia pure affrettato, nova luce per meglio e rettamente giudicare la ragionevolezza o meno tanto della condanna riportata da Cecco a Bologna quanto di
quella di Firenze.

La

teoria astrologica, sostenuta


il

da Cecco

in tutto

Commento

alla Sfera di Sacro-

bosco e corroborala ad ogni passo da numerose citazioni degli antichi cultori della scienza delle stelle, si pu brevemente riassumere in queste projwsizioni (37). 11
logica, e ogni cosa,

fondamento della verit la scienza astroanche la stessa natura, alterabile secondo gli aspetti e le congiunzioni degli
11

astii.

Sole l'origine della forza


della naturale.

vitale, la

Saturno della virt retentiva e Giove di (juella d' aumento. Marte deirirascitiva, Venere dell'appetitiva e infine Mercurio della cogitativa. La vita piena tutta nelle forze vitali

Luna


e naturali,
fcalrice

22

ch' la signirisiedono,
tutte
le

ma

nella luna,
cosa,

di

ogni

come

nel

proprio

soggetto,

virt dei

che esercitano negli elementi influenze molteplici e variabilissime, e cos forti e sentite da produrre persino
corpi superiori,
fatti

meravigliosi,

come

nelle stelle fsse.

Gli

elemenli
le

alterati

alterano
e

alla lor

volta

complessioni

umane

da questo

sconvolgimento puramente fisico-animale vengono anche alterate le stesse anime, perch seguono ed informano i corpi. Cos, ad esempio, alcuni uomini sono, per l'influsso delle stelle, amanti della socievolezza, altri invece vivono solitari come belve. In determinate e rarissime congiunzioni poi dei corpi celesti possono nascere, e solo allora, uomini che sembrano divini, come il mago Merlino e l' Anticristo. Nei quattro cieli vivono gli spiriti che, cacciati dal cielo, hanno occupato l'aere e possono operare miracoli per lo pi simili a quelli dei Santi. Fra i demonii nobilissimo Fiorone, della gerarchia dei cherubini, il quale conosce molti secreti della natura e fu quegli che ingann il re Manfredi e dal quale i
cristiani d.evono in special

modo

guardarsi.

Su ogni provincia domina un pianeta speciale, che come 1' anima rispetto al corpo; per i suoi influssi avvengono le malattie
e gli infortuni e sono regolati la nascita,
la vita e

da

essi

la morte degli uomini, i quali sono conservati nel proprio essere.

ascosi noi Marchigiani


invidiosi,
golosi,
i
i

siamo per natura Lombardi scienziati e insieme Bolognesi, anime di foco, cantori,
inoltre
arti

tripudiatori e lascivi... e cos di seguito.

Lo mezzo

Slabili

riconosce
si

che

per

delle

magiche

qualche cognizione del futuro, que condanni chi l' esercita e lodi la Chiesa che giustamente li ri])rova.

pu avere quantun-

Lo

Stabili per

non poteva venir conessere

dannato e nemmeno
tribunale
inquisitorio

accusato
l'

al

per

astrologia,

eh' egli professava con tanto calore di persuasione e plauso della scolaresca, n per la mera credenza nella magia giudiziaria,

che allora agli intuissi e


tutti,

ai

segni

degli astri, ai sogni e ai

prognostici cre-

devano quasi
Gli
stessi
e,

laici

ed ecclesiastici.
si

inquisitori

dilettano
l'

di

astrologia

prima che

si

interroghi
malelici

ac-

cusato,

si

circondano

premurosi di ogni
e,

cautela
liailly,

contro
la pi

possibili

malattia quasi conuuie,


il

una come osserva


:

lunga che abbia

afflitto

la ragione

umana, perdurando anche

oggi.

Non solo siffatta credenza erasi venuta man mano numi testando in un ambiente
cio i)resso il volgo, ma aveva anche incominciato a prendere veste ed apparato scientilico. Agli influssi delle stelle credevano gli uomini pi spregiudicati del tempo, dal

adatto,


fiero

24

Ezzelino al soave Petrarca, dal tiranII.

nico Federico
e,

alle citt libere italiane,

castoro,

Campanella, FraCardano, Keplero, Lutero e il Macchia velli, il quale ni timo consumava


nei
secoli posteriori,

uno

dei capitoli

sulle

Deche intorno

ai

segni celesti che precorrono gli sconvolgi-

menti degli imperi, assegnando alle stelle le cause eh' egli aveva saputo trarre dallo studio profondo del core umano, temprando lo scettro a' re e svelando alle genti
di

che lagrime grondi e

di

che sangue. (38)

si pu dire erano presso tutte le d'Europa, pagati largamente, onorati, protetti, vicini sempre alla persona del principe, che non ardiva fare alcuna cosa di qualche importanza se prima nonn' avesse ricevuto il responso dall' astrologo, auspicatore specialmente dell'imprese guerresche. Cos, ad esempio, il canonico Salione, padovano, presso la corte di Ezzelino, e Michele Scoto a quella di Federico IL Carlo IV. faceva pagare ai fiorentini il suo astrologo, Carlo V. fondava un col-

Astrologi

corti

legio intitolato

al

nome

di

Gervais, e

Cardinali invitavano Clemente V. a far ritorno in Roma ricordandogli che ogni

pianeta era pi potente della sua casa.

La Chiesa non condannava direttamente


r
astrologia,

puniva solo
delle

le

molteplici e
della
d'inte-

pericolose

manifestazioni

pratiche

magia,
ressati.

il

pi

volte

trucco

25

Quindi con ragione il Bariola si sarebbe dovuto maravigliare se Cecco fosse stato condannato per l' astrologia giudiziaria, quando quella sia pure vanissima scienza
meglio
superstizione era
il

pensiero
(40) la

T occupazione

di quasi tutti. (39)

Secondo Henry Charles Lea


ragione che rese sospetta
l'

vera
e

astrologia

talvolta dette occasione a processi

e con-

danne, che ha

si

trova nella stretta connessione

coli'

averroismo,
S.

con quel sistema


scienza orto-

razionalistico

contro cui la

dossa, duce

Tommaso,
il

era

costante-

mente

in lotta.
altro fu

Non
stelli,

Pietro d'

Abano

(13i()), e,

motivo del processo a aggiunge il Cail

della condanna di Cecco. Quantunque ammetta anch' io che d' Abano abbia veramente molli punti

di

contatto
special

colla

dottrina

dello
di

Stabili, in
lui,

modo

perch,

prima

pro-

clamava necessaria 1' astrologia nella scienza medica, pure debbo escludere assolutamente che il motivo della condanna di Cecco fosse V averroismo, perch, l' Ascolano batte pi volte Averro e la sua scuola.

Un

po' di verit, riguardo a Cecco, c'

tuttavia nelle

parole

del

dalla scienza
alti'o

astrologica
il

si

Lea: che cio invadeva un


e
il

campo,

filosofico

religioso,
l'

rischiando cos non solo di rasentare


rore

er-

anche di cadervi. Allora non era pi l' astrologia e la magia, tutta teoretica, ma Y eresia che s' in-

ma

26
qusiva e

veniva condannata secondo

le

leggi civili vigenti.

Nella Maestruzza, detta anche Pisanella, perch scritta da Fra Bartolomeo da S. Concordio, la quale serviva ad uso dei domenicani, si legge infatti che degli astrologi
e

anche

degli

indovinatori

e e

sortilegi

g' inqiusitori

non potevano

non dove-

vano

interessarsi,

se gi manifestamente

non tenessero alcuna eresia. E una riprova 1' abbiamo chiara nei due processi di Cecco, ove non gli si ascrive mai direttamente a colpa l' astrologia o
la

certe

magia, ma vengono solo condannate sue deduzioni, chiamate contrarie


d'

e infeste alla fede.

Purtroppo questo benedetto vezzo


picciarci di
religione,
d'

im-

invadere

e sen-

tenziare in

un campo che non il proprio, ha sempre portato frutti dolorosi, e lo vediamo praticato dagli imperatori bizantini fino ai giorni nostri.

Cecco,
avversari,
e,

nel

calore

dell'

insegnamento
teorie

astrologico e nel ribattere le

degli

non sa

spogliarsi del filosofo (41),

quasi inavvertitamente, entra nel campo

religioso e teologico.

Per convincersene basta dare un solo sguardo al Commento nella Sfera, a quel

Commento nel quale lo Spalazzi (4':2), che certamente non l'ha letto, vede nientemeno
che una scienza .... laicizzata. Lo Stabili, dopo aver accennato che Iddio largisce agli uomini il futuro, o manife-

27

o accor-

standolo con diretta rivelazione,

dandolo in premio della dottrina astrologica, e che per questo spirito di preveg1' uomo grazia tutta singolare genza

elevato alla dignit delle potenze


riori e

supe-

sembra quasi divino, incomincia

a citare versetti biblici a conforto di alcune sue opinioni puramente nalin-ali. Che la terra sia met scoperta per la

conservazione degli
rotondo,

uomini,

immobile e
il

posta nel mezzo del creato, che


le costellazioni dello

cielo sia

dici e qiudtro gli

zodiaco doelementi oltre che dalrileva

lo studio degli asti-i lo

dalla

Bib-

bia ed anche

dalle

stesse

perfezioni di

Dio

(43).

Ne

lo Stabili si

contenta di

ribadire la

secondo quei tempi, di alcune opinioni naturali con testi biblici, ma va pi


verit,
oltre, fino

a far servire

1'

astrologia

come

prova della divinit di Cristo. Che Cristo sia veramente Dio lo si prova, egli dice, per i Re magi, i quali erano i maggiori astrologi del mondo e conoscevano gli miiversi secreti della natura (44). Qui potrei ripetere con un arguto scrittore che Cristo non seguiva la stella, ma bens questa il Redentore intanto e mi piace farlo risaltare ancora una volta, che il passo r osservazione tutta nuova, era gi fatto, dal campo astrologico, quasi senza avvedersene, Cecco era entrato in quello tilosofco, da questo al religioso e
;

al teologico.

Cadde

egli

in veri

errori

di

fede?

Fu

giustamente dichiarato

eretico"?

Esaminiamo

le

diverse imputazioni, co-

minciando da qnelle contenute, o meglio, come vedremo, eh' erano contenute nel

Commento
Il

alla Sfera di Sacrobosco.

ha

gesuita P. Antonio Appiani (45), che fatto delle dottrine di Cecco una difesa,
fatti asseriti

dal Muratori chiamata insulsa e dal Bariola

priva di vero valore essendo

senza prove, ricapitola tutte le accuse in quattro, o meglio in tre, perch dell' ultima, cio dell' esercizio dell' arte negromantica, gli stessi giudici non gli fecero serio rimprovero. Cecco, dice l'Appiani, fu accusato:
1. d'aver insegnato l'opinione di Ermete, secondo la quale dall' alte sfere si potevano far discendere i maligni spiriti

ad operare miracoli;
2.

d' aver

negato e tolto la libert del-

l' umano

'\rbitrio;

3.

d'

aver assoggettato agli influssi delle


la

stelle la nascita, la povert,

morte,

il

regno di Cristo, Per procedere con maggior chiarezza io stimo opportuno trascrivere il brano della sentenza di Firenze, il quale riguarda unicamente il Commento alla Sfera, capo d' accusa del processo di Bologna, di cui
ora

ci

occupiamo

(46).

Disse d' aver composto un libro sopra la Sfera. Ora, le cose che si contengono in detto libro, non viste per lo detto
inquisitore,

sono contrarie

alla

natura

29

Che cosa
uomini
dei
agli

nemiche

alla verit cattolica.

pi eretica, e pi a Dio e
infesta che
dire,

per

la

necessit

corpi superiori e virt delle costellazioni,

come

dice

un

tal libro,

Ges Cristo naabbia a


Cristo,

scesse povero?

Che

Anticristo

nascere da una vergine e che abbia a


venire duemila anni
in

dopo Ges
valente,

l'orma di soldato

accom|)a-

gnato da nobili, e non come poltrone accompagnato da iioltroni? Qua! maggiore eretica falsit che il porre F ora,
il

luogo, la qualit della morte, le quali

cose sono al tidto

incognite

al

genere

umano"? E nelle azioni umane, col giudicare secondo la disposizione e operazione dei corpi celesti,
il

si

toglie al tutto

conseguenza il merito ed il demerito. E bench egli al presente preponesse la divina potenza


libero arbitrio, e per
e
il

libero arbitrio,
jier

convinto

testimoni che

sto contro di lui.

nondimeno stato hanno depoE quando si avesse

a operare con tale supposizione che cosa si potrebbe fare col libero arbitrio, ecc ? Cecco quindi era accusato di: 1. sottoporre la vita
corpi celesti;
il

di
!2.

Cristo

agli

influssi

dei

conoscere in qualche

modo

futuro;
accertare

3.
il

negare

il

libero

arbitrio;

4.

tempo
all'

il

modo
che
l'

della na-

scita dell' Antici'isto.

In

quanto
nello

accusa

astrologo
e
delle

potesse,

studio

dei

segni
il

congiunzioni

celesti,

antivedere

futuro,

sarebbe
passi
inutile
il

30

che, e

diffondersi,

da

tutto ci che

siamo
del

venuti

dicendo e da
si

espliciti

Commento,

rileva

chiaramente che

lo Stabili credesse

a que-

sto speciale potere

con ferma persuasione.

Iddio, egli dice


di
alla

non senza un vivo senso compiacenza, ha elevato noi astrologi


dignit
altissima
delle

intelligenze

superiori,

conferendoci

con grazia tutta

singolare lo spirito di preveggenza.


E' vero che questo potere, quasi sovru di un' efficacia incondizionata, perch l' astrologo che, nell' eleassoluta, vazione deir ascendente, quando il sole

mano, non

trovasi a

mezzo
inganno

il

giorno,
futuro,

voglia

anche

allora giudicare del


tratto in
;

per lo pi

pur nondimeno tutto


determinate

ci eh' possibile si pu, in

congiunzioni, con certezza antivedere per

mezzo della vera scienza astrologica


la fortuna o la

come

disgrazia

di

un

esercito

un principe, la gloria o il decadimento di una casa e di una nazione. a questa acI giudici per non danno
e di

cusa grande importanza,


giore efficacia le altre.

l'

per completare e far risaltare

accennano solo con mag-

Dove essi si fermano diffusamente, ed entrano quasi a disputare con Y accusato, sulla negazione della libert dell' arbitrio
umano.
L' insistenza e
la

forma vivace, quasi

polemica, in cui dettata su questo riguardo la sentenza volgare, che avr risentito


ginale, ci

31

con molta probabilit lo spirito dell'ori-

mostrano quanto vivo e largo


dibattuta

interesse destasse allora questa

questione.

Air influenza degli astri, scrive A, Graf dava in quei tempi assai pi forza che teologi non volessero. Infatti mentre questi si contentavano di ammetterla solamente sulla vegetazione, sulT atmosfera, sui corpi in genere e negavano in modo assolulo che potesse operare anche sulr intelletto e sulla volont, moltissimi astrologi, con non minor calore, dichiaravano che gli asti-i conservavano e reggevano la vita deir uomo immutabilmente, e ne svelavano il corso fin dalla nascita. Il pensiero della maggior parte dei cul(47), si
i

tori dell'astrologia

viene

riportato

diffu-

samente nel Commento e si pu cos riassumere Tutte le cose che sono generate, e si corrompono e si rinnovano nel mondo
:

inferiore trovano

le

cause

efficienti di

questa

intima

nuitazione
ci che

negli

astri,

nel

mondo

superiore

ingenerabile e in]>rima in jio-

corruttibile.

Ma
poi

lenza deve

necessariamente

venire

in atto.

DiMKfue tutte le cose generate e corruttibili d questo mondo e gli atti


di

stessi

elezione

del

libero

arbitrio,

che furono prima in potenza che in atto, sono, ])er virt propiia e sempre eguale
corpi
celesti,

dei

generati,

corrotti

rinnovati .

Questa vivace lotta tra i teologi che partecipavano anch' essi, sia pur limitatamente, ai pregiudizi comuni e gli astrologi che si vestivano di filosofa ed a
volte entravano nel

campo

teologico,

non

poteva rimanere e chiudersi lungo tempo


nel
solo
ti,

campo puramente teoretico, e interessare una cerchia ristretta di dotti e scienzia-

dit, fino

s'and allargando con subita rapiad appassionare gli animi di tutti. Allora r Inquisizione, ad evitare un vero e fiuiesto sconvolgimento non solo nelle coscienze, ma, come facilmente avveniva
in quei tempi, in

ma

tutta

la

vita

esterna

cristiana, intervenne

con energia.
ricavava dalle si leggono
dell' ar-

Fra

le principali

proposizioni considerate
di

eretiche, che S.

Tommaso

opere dei

fautori

Averro

anche quelle relative

alla libert

bitrio: tuffo ci che si

opera nel iondo

inferiore softosf alla necessif dei corpi celesti; il libero arbitrio

una potenza
una via
di

passiva e non attiva. (48). Cecco credette abbracciare


fra
si
i

mezzo
quali
nelle

teologi
di

gli

astrologi, dei

riserva
al

distruggere le ragioni

glosse
il

Centiloquio di

Tolomeo.

Non neg

libero arbitrio assolutamente,

ma

disse che

quantunque

il

circolo formato

nello zodiaco dai raggi dei

pianeti

fosse

causa della
volont e
tivamenfe,
la parola,

vita,

pure non era causa della


se

dell' intelletto

non

clisposi-

prendendo cos in imprestito


lo spirito degli scolastici (49).

non


forza
di

33

egli

E a questa sua credenza


affermazione
del
cos

recisa,

d una come mai


e

nelle altre oj)iiiioui


fatto:
e

(lommeuto aveva
dice,

tengo,

egli

credo

per
il

certo.

Vari

passi
:

dell'

Acerba ne

delucidano

j)ensiero

Sono

li

cieli

organi divini

in foi'iua del disio innamorati

movendo, cosi il mondo se governa per questi eccelsi lumi immacolati, non fa necesHtd ciascun movendo ma ben despone creatura umana per qualit

E
i

anclie

quando,

termini della controversia,

spostando un po' disputa con

Dante intorno

alla fortuna, eh' egli consi-

dera come disposizione de' cieli, afferma che nulla essa pu sull'anima se questa
contradice
:

in sua balia lia l'alma


1'

il

arbitrio gli acquista

il

suo volei'e suo merto

n pu necessitate

in lei cadere.

Non

fortuna che razon

non vinca

or pensa Dante, se prova nessuna


se pu dare che questa convinco. Fortuna non e altro che disposto cielo, che dispon cosa animata ma disponendo pu trovar V opposto. Non vien necessitata al ben felice essendo in libert 1' alma creata, fortuna in lei non pu se contradice.

34

forza da'
alla

Substanzia senza corpo non riceve cieli, perch l' intellecto


fortuna subiacer non deve.
effetto
lato.

Io fui disposto e fui felice nato


e conseguir
io

poteva un grande posso non volere e star da


pii

Altrove lo Stabili forse

esplicito:

Ma

l'anima bella del fattor simile

per suo valore a queste pu far ombra se non s' inchina il suo voler gentile quando l'influenza vien da quelle se sua virt per queste non si sgombra allora donna sovra tutte stelle.
I

giudici per scendono alle ultime cone,

seguenze,

avvalorati anche da testimoni,


alle parole dell'accusato,

guardano, pi che

alla dottrina in s stessa (50).

E quando
con

si

avesse ad

operare,

essi
si

dicono,

tale

supposizione che
il

potrebbe

fare

con

libero

arbitrio"?

N vengono scusati tali errori affermando che queste cose non procedono di
.... perch cos in fatto supcon le parole nega . pone, e Si pu quindi seriamente dubitare delle

necessit

rette intenzioni dei giudici, e

muover

loro

rimprovero di aver ecceduto badando, pi che alle parole dello Stabili, all' essenza della dottrina astrologica che egli professa, dalla quale discende la negazione del
libero arbitrio?
Io credo eh' essi

non operarono
dell'

legger-

mente,

ma

furono pi logici

accusato.


E
con
infatti
le loro

35
si

afferma che
gli astri

quando

iiithienze

generano

e conser-

terra,

vano nel })roi)rio essere ogni creatura sulla quando gli uomini debbono neces-

sariamente conseguire nell'organismo la natura di determinati pianeti, nella cui virti consiste tutta la vita, cosa resta mai
del libero arbitrio'!?
E' vero che gli
astii

dispongono,

non

necessitano,

mc/mM^ non
sottile, e
si

necessitant;

ma

come

logicamejite ricorrere ad

una

distin-

zione, sia

pur

fermarsi a met
gli ele-

strada,

quando
alterati

ammette che
influssi

menti
sto

dagli

delle

stelle

alterano le complessioni umane, e da que-

sconvolgimento vengono altres alteanime, perch seguono ed informano i corpi? Noi potremo ripetere con 1' Alighieri
rate le stesse
;

so cosi fosse, in voi fora distrutto

libero arbitrio e

Qon fora giustizia

per ben letizia e per male aver lutto. (51)

In quanto poi alle

due ultime accuse,


l'

che

riguardavano pi dilettamente
religioso circa Cristo e

in-

segnamento
ticristo, nel

l'

An-

Commento troviamo assai di quanto detto nella sentenza. Riporto semplicemente brani relativi, senza alcuna considerazione, perch anche

meno

di

nella presente forma, costituiscono, secon-

do me, contradizione alla La parte pi degna

religione.

dello
il

zodiaco

r aquilone

che in essa

regno del

36

le

Sole

della

Luna,
il

cui

esaltazioni
.

formano

la principale

causa della vita


si

Poich quando

Sole
si

trova nell' A:

riete tutte le

cose

rinnovano
coloro

la

sua
cui

esaltazione dello

eterna,

e in questa parte

zodiaco nascono

da

r universo

Quando il Luna sar nella piena

dominato . luminare del


libert
i

Sole e della

esaltazione e nel
dall' intbrtunio,

dominio e nella
sar nato
il

re di tutti

secoli .

Cecco riporta le opinioni di Tolomeo e d' Almansor, e non le approva esplicitamente; ma non le combatte, come del resto fa con asprezza quando
E' vero che

non

le

abl)raccia.

In

una parte chiama


che dice
Cristo

persino bestia Zoroastro


esser

nato per virt degli incubi e dei succubi, cosa assai diversa della nascita
del Redentoi'e sotto disposto cielo.

Dell'Anticristo

nel

Commento
:

si

legge

Quando Giove solo il seguente brano e Marte si congiiingono nel Cancro e nel Capricorno, ed in questo tempo avviene

la concezione,

semfanno come Meilino e mirabilia nel mondo r Anticristo, il quale sar concepito da nascono uomini
clie

brano divini

e che dettano leggi e


;

una vergine ed operer

molti miracoli

Qui sorge spontanea una domanda. Come va che nel Commento oggi non si rinvengono integralmente quelle proposizioni riportate in

modo

cosi preciso e particolareggiato

nella sentenza"?

37

essi,

Che i giudici abbiano non solo accresciute le

a bello studio,

tinte,

ma

inventati

di sana pianta fatti specifici, cosi minuti,

sarebbe una supposizione tutta contraria alla persuasione che dei fatti e della loro relazione si formata il critico spassionato. Infatti, considerata la notoriet dell' accusato, presente, e
dizio,

la

solennit

del giuil

pubblico,

al

quale

intervennero

Cardinale Giovanni Orsini, legato del Papa, Buoso aretino, il Vicario generale Mons. Conte da Gubbio, i consulenti dell' ufficio
d' inquisizione,

vari dottori tanto laici


religiosi

che

ecclesiastici, e moltissimi

lettori

di teologia, bile

come poteva
(lavanti

esser

mai possisenza
ri-

leggere

allo

Stabili,

eh' egli protestasse,

una sentenza che

porta brani che non sono nelle opere con-

dannate, brani concepiti in un


particolareggiato
astrologica'?
Cecco, si

modo
foiina

tutto

in

una

tutta

legge nella sentenza, ha in-

dicendo: perch Cristo ebbe nella sua nascita la Libra nel decimo grado di essa per Ascendente, perci dovette esser giusta la sua morte per predestinazione e dovette morire di quella morte e modo che mor e perch ebbe il Capricorno nell' angolo della terra, perci nacque in una stalla; e perch ebbe lo Scorpione in secondo grado, perci doveva esser povero e infine avendo Mercurio in Gemini, in casa i)rogiuriato

Iddio

pria, nella

nona parte del

cielo, perci

38

Anticristo

metafore,

profonda sotto verrebbe in forma di buon soldato e accompa gnato nobilmente, non gi in forma di poltrone come venne Cristo accompa gnato da poltroni. Noi dunqne dobbiamo dire o che la sentenza sia inesatta, o che il Commento

doveva

avere

scienza
l'

mentre

sia stato in seguito mutilato.

La sentenza nna copia del secolo XVII dovremmo subito dire che essa sia inesatta, e il Commento integro. Ma il brano della sentenza trova un
e quindi

riscontro

nel Villani, il quale scrive: Disse come Cristo venne interra accor-

dandosi

il

volere di Dio colla necessit

del

storlomia, e dovea per la sua nativit essere e vivere co' suoi discepoli come poltrone e morire della morte ch'egli morio; e come Anticristo dovea venire per corso di pianete in

corso di

abito ricco e potente;

pi altre cose

vane e contra fede . Pi espliciti e conformi alle espressioni della sentenza volgare sono Marsilio Ficino e Pico Mirandola (5:2).

questo giudizio non solo


considerazioni,

scaturisce

pur esse confermato da fatti propri del libro stesso ed esteriori. Vari capitoli della Sfera infatti non
dalle precedenti
obbiettive,

ma

viene

hanno

il

commento

solito, e in

una

parte

lo Stabili,

a proposito dell' Anticristo, rimette di parlarne pi diffusamente alla

39
fine del

suo lavoro, mentre invece nulla


nel

vi si riscontra.

Inoltre

manoscritto

il

del

Golocci,

alla cui guida, 2)ossiano

affidarci

che parla, sicuramente, come a


Castelli
e

testimonio autorevole

veritiero

che

non

poteva ingannarsi e trascinare altri nel suo inganno (53), si legge: L'Acerba per caso camp da foco, con un Com mento della Sfera, quale falsamente li si attribuisce, OAero mutilata quella parte che pertineva alla negromantia, pei'ch perci fu abrusato el suo libro .
Inoltre va

anche considerata

1'

altra ac-

cusa, cio d' aver parlato disordinatamente

intorno alla fede cattolica.

Quindi con piena coscenza, dall' esame sereno ed obbiettivo, della sentenza e del Commento, e anche dell' ambiente, noi possiamo concludere che il giudice di Bologna non solo fu giusto, ma anche mite.
critico,

40

CAPITOLO
allo

III.

Processo di Firenze - Ambiente ostile Preparazione all' accusa Stabili Biichiamo del processo di Bologna Arresto di Cecco - Nuove accuse tratte dall'Acerba e dal Commento alla Sfera vigente
-

Conseguenze giuridiche della legislazione - Condanna a morte dello Stabili


Giudizio.

Il

secondo processo che


bolognese,

lo Stabili sub

in Firenze si collega cos intimamente con

quello

che non si potrebbe sua pienezza l' uno senza ricorrere all' altro, perch, oltre a rimanere invariato il capo di accusa, dalla prima condanna scaturivano conseguenze
spiegare in tutta
la

giuridiche tutte speciali.

Lo si pu assomigliare quasi a una seconda edizione, condotta con pi minuta accuratezza e avvivata da nove accuse, le quali, se da sole non avrebbero peggiorata la condizione
tuttavia attraverso
dell'

accusato, viste

sfavorevole

dagli

un ambiente fatto pi odi non sopiti degli

41

emuli e specialmente di Dino del Garbo, dettero maggior risalto e efficacia alle precedenti e determinarono la rovina dell' Ascolano. L'astrologo di Carlo di Calabria, all'ombra amica della reggia, di cui formava, per la natura stessa della carica che ricopriva, la persona pi sentita e accarezzata, dimentic forse troppo presto la condanna
di

Bologna e

le

condizioni

tuttora

vive

impostegli da frate Accursio, E, seguendo

suo carattere franco e libero, incominci a manifestare le stesse opinioni, per le quali era stato gi condannato, anche fuori della corte, fino a far leggere il suo Connnento alla Sfera nelle pubbliche
il

scuole
11

(54).

popolo, che facilmente

dai
atti

segni
fino

di

una scienza misteriosa


vedere nel
sapere e

a Cecco una potenza straordinaria, quasi soprannaturale, non tard a manifestare apertamente la sua ammirazione, e con s vivo entusiasmo che, come scrive il Colocci, quando ano correva era proverbio in Firenze Ad Cecco d' Ascoli se ne va 0, quando autore degno si allegava Cecco
ti'ascorreva

negli

di

d'Ascoli l'ha dicto . Quest' aura popolare

formava essa sola

non piccola materia

maldicenza e veniva sempre meglio preparando il terreno a Dino del Garbo, il quale mal doveva soffrire che lo Stabili, vinto e scacciato da Bologna, osasse ora rialzare la testa nella
di

42

sua Firenze, circondato dal favore del popolo e dalle grazie del principe. Non conosciamo ne' suoi particolari tutta r opera, piena di sagace astuzia, che si veniva lentamente svolgendo a' danni di Cecco, n quali altre persone, dentro
e fuori
stare.

la

corte, si era riusciti a conquici

La sentenza volgare per


intravedere

lascia

facilmente

che principale oc1'

cupazione dei nemici dello Stabili consisteva nel tentare di far parlare

astrologo

equivoche e pericolose; infatti si mandavano a Cecco persone che lo richiedevano ad arte di giudizi su gli
su
cose
eventi
futiui
e

di

spiegazioni
Villani

su

vari

passi del
Inoltre

Commento
il

all'Alcabizzo.
ci

cronista

confessa

maestro Bino fu grande cagione della morte di Cecco .... e molti dissono che il fece per invidia. La preparazione condotta sapientemente era matura i sospetti, che gi s' erano addensati sul capo di Cecco, vennero rinnovati e la sua passata vita fu cos sfavorevolmente illustrata e commentata che r ambiente incominci man mano a voltarglisi contro, tanto cheli cancelliere del Duca, valendosi di un privilegio che la vigente legislazione gli concedeva, fece prendere Cecco, persuadendo Carlo a disfarsene, come d'una cosa ahhominevole.
che
il
:

L' inquisitore, dietro le voci sparse e le

denunzie, intervenne, com' era suo dovere, e, per giudicare se le opinioni che Cecco

43

insegnava erano ^'eramente quelle gi pubblicamente ritrattate in Bologna, si fece mandare il primo processo, che gli giunse il 27 Luglio 13i27. Dal suo esame si dedussero gli elementi principali di accusa e non fa bisogno che
noi
li si

ripeta, avendoli gi riportati e

am-

piamente esaminati nel jirecedente capitolo. Accanto ai Commentari gi noti, e sui quali i giudici si fermano lungamente, nella sentenza s(mo accennate anche due altre opere dello Stabili: l'Acerba e il

Commento all' Alcabizzo. Dobbiamo alle recenti e

attive

ricerche

del P. Boffto la scoperta di quest' operetta


latina, nella quale lo Stabili ci si

mostra

in

parte

sotto

un novo

caratteristico

aspetto.

Sembra che gii inquisitori non abl)iano potuto procurarsela, ma esaminarono r Acerba, condannandola perch in essa
presiqjpone che molte cose che appartengono alla virt e ai costumi nascono dalle stelle e a quelle ritornano come a loro cause (55). Che la virt s' acquisii per raggio di stella non che una logica conseguenza
si

della

dottrina

astrologica

seguita

dallo

Stabili, e la

vediamo sostenuta noi Com-

mento alla Sfera pi recisamente che nelr Acerba, dove egli ricorre, come aveva
fatto per
il

libero

arbitrio, a

distinzioni
le

che limitano, almeno mazioni precedenti.

a parole,

affer-


Virt,
s'

44 -^

acquista per raggio di stella


eh' a noi sia naturale
si
il

non dico

ma

in quanto

dispone

1"

anima bella

a conseguire

virtuoso bene,
l'

fuggendo per ragione

impio male

disposta creatura in atto viene.

Tutto ci scende logicamente dalla pre-

messa che le stelle operino uno sconvolgimento immediato e necessario sull'organismo umano, dalla cui varia conformazione Cecco poi deriva tante qualit
morali.
Dodici parti dell'ottava sfera sono cagione delle nostre membra
ciascuno del creare a forma vera
in loro fa qualitati et accidenti ....

si

Nel libro secondo dell' Acerba lo Stabili diffonde a parlare della qualit dell' anima per alquanti segni del corpo:

Quando tu vedi

questi zoppi e

gombi

impio fu lo segno della parte ed anche questi colli flesi lombi difecto corporale fa l'anima ladra

Non

ti

fidare nelle giunte ciglio


folte seguita la luce
le

n delle
che chi

porta guarda non

ti piglia,

impio

d'

animo

falso ladro e fello

col bel parlar suo

tempo conduce

rapace lupo con vista d'agnello.

Non

fu mai guercio con anima perfetta che non portasse di malizia schermo, sempre seguendo la superba setta li occhi eminenti in figura grossi
gli occhi veloci

coUo sbatter fermo

45
matti e
falsi di

mercede

scossi.

L' iiupia forma dell'aquilino naso (Ddnte?)

viver desia dello bene altrui,

onde
S.

di

morte

gli

vien

l'

impio caso... ecc.

Antonino chiamava eretico colui ctie dalle coslellazioni o pianeti osava gindicrfie determinatamente della vita dell' uomo e credeva dalla fisonomia e dalla complessione della persona potersi costriigere

r uomo

bene o al juale. Cecco non usa questa parola, che suona necessit, come non 1' aveva usata, almeno noli' Acerba, per il
al

E' vero che

libero arbitrio,
sulle qvudit
egli

ma

all'

intkienza degli astri


e

tisiche

morali
i

dell'

uomo
non

d assai pi forza che

teologi

volessero.

altre

Nella sentenza volgare si leggono inoltre accuse che sono applicazioni dei piincip generali gi esposti. Si rinfacciano

aveva tratto si accusava d'aver consigliato Sigiioi'i a non esser bene combattere per ora il Bavaro, ma gli si concedesse il tempo, in fi ito a tanto clic si potesse pigliare il tempo e il (fiorito atto alla guerra, e, aggiunge il Villani, d'aver rivelato gli andamenti e i latti di Castruccio e del Duca.
a Cecco certe predizioni che
i

dallo studio dell'astrologia: lo

11

Villani riferisce pure un' altra accusa,


si

che non

legge nel brano della sentenza

volgare liportalo dal Cant. Per

un mio amico carissimo (5()) mi assicura che anche questa accusa riportata nella sentenza.

46

tendo che nelle spere di sopra nerazioni di spiriti maligni,

Fece un trattato sopra la Sfera, meterano gei

quali si

potevano costringere per incantamenti sotto certe costellazioni a poter fare molte maravigliose cose
.

Questa credenza, giustamente condannata dalla Chiesa come un genere molteplice e

pericoloso di superstizione,
alla

ha

ri-

scontro nelle opere dello Stabili?

Nel
A'isto

Commento

Sfera

abbiamo

gi

che Cecco ammetteva gli spiriti potessero operare, per virt naturale, cose mirabili quasi come i Santi. Riporto ora qualche passo pi particolareggiato,

non privo

di

vivacit,

nella

forma di

rude in cui dettata l' operetta dell' Ascolano. Gli spiriti, che son posti fuori dell' ordine di grazia, scrive lo Stabili, si sono rifugiati e tengono i quattro elementi. Quelli che sono nell'elemento del fuoco ogni tanto infiammano l'aere con s vivido e orribile bagliore che sembra quasi una colonna di fuoco moversi dall' alto del cielo. Ci apparisce specialmente agli eserciti che nel cuor della notte si preparano e si ordinano a battaglia, perch i demoni stanno pronti a ricevere le anime. Gravissimo pericolo sovrasta quindi
solito arida e
all'

anima

di chi

pestre, se per

muore in battaglia camnon combalte per la fede

di Cristo.

Alcuni occupano l'aere, e facilmente ce


come
si

47

di subito

ne accorgiamo quando
leoni,

nel ciclo nid)i fosche in

appaiono forma di animali,


arena che

serpenti e dragoni, e quanc o


vortici di

formano immensi
elevano
Altri
al cielo.

si

tengono la terra, e vanno, ora di giorno in forma di poveri, di pellegrini e di donne fatue, che seminano discordie e morte fra le genti, ora di notte e si manifestano con orribili clamori, indizio certo di mutazioni e d sciagure (57). Tutti questi spirili che, a coorti, secondo la propria gerarchia, tengono occupati gli
elementi
vinatori.
dall'

uno

all'

altro polo,

si

posdi-

sono invocare con svariatissimi mezzi Chiamati secondo la loro natura e


regole arcane stabilite,
altri in idoli d'

le

danno responsi

in

immagini minerali; alcuni


Fra
gli

in idoli d'oro,

argento e di stagno.

spiriti

virt Oriens,

Amaymon, Paymon

emergono per grado e e Egim,

tro

che hanno ciascuno sotto di s, nei quatpunti cardinali, venticinque legioni


di spirili minori.
Essi, naturalmente, desiderano
sacriflc

come sangue umano d'uomo morto o di gatto. Prima


pi degni,

e carne
dell'in-

vocazione
in

si

e preghiere, e

devono premettere digiuni subito, posto sangue umano


di

una conca
e
pai'lano

rame,

appaiono,

specie
dei noi

quelli del settentrione, nelle case


bili

famigliarmente con

do-

mestici.


ottenere

48

L' invocazione, soggiunge lo Stabili, per


l' effetto, deve farsi sempre in determinate posizioni degli astri (58). Neil" Acerba poi svolge, pi ampliamente,

la

medesima credenza.
Anch' io ti voglio dir come nel foco fanno venir ligure i piromanti chiamando: scarbo, marmores. esmosco: li geomanti con li fochi punti, coli' ossa de li morti i negromanti, neir aere l' idromanti son congiunti.

Ciascun di questi nella piena luna spiriti convocando con lor muse sanno il futuro per caso e fortuna, per sti-epito dell' incantate palme, per 1' osso biforcato che si chiuse sanno il futuro queste dannate alme.
li

Questi maligni

spiriti

che sanno
atti fanno.

degli elementi le virt celate

per cose naturali questi


Si che, chiamati co
d'
li

lor tributi

umano sangue e co' morti gatti con unghie e capelli e altri nutt e con ledinn, carne, miri-a e con l' incenso, con legno d'aloe ed altri patti fanno questi atti veggendo lor censo.
Parlando poi dei cironiauti, degVi anruil discepolo, al quale finge insegnare,

spi
gli

domanda
.... se
il

sternuto segno

d'

accidente

e scontrar animali, vecchie e e cieco e

matte

zoppo che di guercio sente.


Cecco risponde;

40

io a te: li ciromanti segni, quanto in noi sono per natura, io dico che di nota sono degni. Passa il segno per li sensi umani fin all' intelletto in sua forma pura si che intendiamo l'effetti lontani. Non che tal segno sia ragion di questo, ma noi fa certi onde il segno move che tanto il giudicar si fa pi presto

Ed

in

Del battere degli occhi qui ti dico che bene segno di futuri eventi

ecc.

Il Capitolo quaiio del quinto libro dell'Acerba una continua e minuta descrizione delle diverse arti divinatorie in uso nel Medio-evo e si pu paragonarlo a un piccolo trattato di maga. Lo Stabili vi riporta infatti quasi tutte

enumerate da Aquino, che giustamente le condanna, perch si usurpa con indebito modo la preannnnciazione dei futuri eventi, su cose che non hanno di per se la virt di causare la scienza, ma su segni vuoti e per conseguenza pertinenti a certi patti di significazione fatti col demonio (59). Esaminando per, con animo spassionato, le opere di Cecco, quali sono giunte a noi, si deve francamente confessare che la magia non v' appiovata, almeno nelle sue manifestazioni pratiche. Anzi nei Commentari alla Sfera lo Stabili chiama uqle

pratiche

superstiziose
d'

S.

Tommaso

50

mini pessimi quelli che l'esercitano e giusta la condanna della Chiesa, e nell'Acerba alme dannate quelli che, con le
arti

divinatorie,

riescono

a conoscere

il

futuro per caso o per fortuna.

Qiundi
si

io

credo che dall' opere di Cecco


solo

pu

stabilire
alla

che

egli

credesse,

dagli
ziaria,

etTetti,

a cui vera e quasi

magia puramente giudioppone 1' astrologia, scienza

divina, per la quale tutto che possibile ci noto. Non posso perci convenire col BofRto
il

quale, (notisi), dalie opere dello Stabili

rileva che Cecco

non proscrive
vi

cos eneril

gicamente la magia da non far nascere


sospetto
l'

eh' egli

fosse

inclinato e al-

occorrenza se ne servisse. Ma vi la testimonianza chiara ed esplicita del Villani, accolta da quasi tutti gli altri scrittori (60), la quale ci dice che una delle prime cause della condanna dello Stabili fu appunto quella degli spiincantamenti a riti maligni costretti per
poter fare molte maravigliose cose. Sorge quindi un' altra volta il dubbio
positivo che
le espressioni

dello

Stabili,

tanto nei Commentari quanto nelFAcerna,

siano state in seguito mitigate e corrette. Infatti il capitolo quarto il pi corrotto del

poema

il

Commento

alla Sfera
il

mutilato,

almeno come dice

Colocci,

in quella parte che pertineva alla negroman sia perch perci fu abrusato el suo
libro.

51

Aspettiamo quindi nova luce da novi documenti per unire o togliere quest' altra accusa a quelle non poche di cui non si pu, secondo F esame sereno che ne ahbiamo fatto, scagionare Io Stabili.

Le accuse esaminate, parlando

del pro-

cesso di Bologna, erano pi che sufficienti

air inquisitore fiorentino per avere la base


del

novo processo. Inoltre

la

legislazione

vigente portava che sol per essere ricaduto


in errori gi pubblicamente revocati,

uno

poteva venir condannato alla pena capitale. Abbiamo gi dimostrato che veramente Cecco insegnasse di novo le dottrine rijirovate dal giudice bolognese: ci si desume anche dal fatto che altrimenti il processo difficilmente si sarebbe riaperto e infine dalla testimonianza del Villani Il quale suo libello in Bologna riprovato e ammonito per V inquisitore che non l'usasse, gli fu opposto die l'usa va in Firenze: la qual cosa si dice che mai non confess, ma contradisse alla sua sentenzia, che poi che ne fu ammonito a Bologna, mai non r us. Inoltre chi ci -assicura che lo Stabili, cos facile a sentenziare in un campo che non era il proprio, non abbia nel conversare dato alle sue dottrine scritte una forza di persuasione assai pi vivace e pi determinata ?
:

Intanto, istruitosi

il

processo in un tem-

5S --

p relativamente lungo, Cecco, dopo essere stato due mesi rinchiuso nelle carceri inquisitoriali (61), comparve al giudizio, che si svolse in forma solenne nel coro della
Chiesa de' frati minori. La sentenza volgare ci dice che l' imputato non ripudi le sue credenze, chia-

mate anche dal Yilan proibite e non vere, anzi afferm che esse non erano contrarie
alla fede cattolica.

Alle

singole

lo Stabili

contestazioni, soggiunge, rispondeva: Vho detto, l'ho in-

segnato

e lo credo.

Noi abbiamo seguito la sentenza volgare, eh' del secolo XVII, solo in quanto trova riscontro nelle opere dell' Ascolano e nelle
testimonianze degli antichi scrittori e specialmente del Villani.

Quindi non possiamo


altre particolarit e

prestar

fede alle

noi

e con anche il Bariola, che Cecco pronunziasse veramente quelle pa-

non crediamo,

non

lo

crede

Forse egli non fu eretico soggettivo, perch nei suoi scritti lo vediamo riverente sempre della religione e della Chiesa (62).
role.

Certo
riflettere,

che,

concessogli
ritratt le

il

tempo

di

non

venne dichiarato
braccio secolare.
Il

sue credenze e eretico e consegnato al

potere civile, secondo la legislazione

vigente, lo
ciato vivo.
Il

condann poi ad essere bruCecco


finiva

16
i

Settembre
suoi

misera-

mente

giorni.

53

Dinanzi

al

rogo

il

Castelli grida all'as-

sassinio legale, alla vittima del furore teologico, all'ingiustizia assoluta nei

riguar-

di giuridici e giudiziali, all' omicidio.

Per noi, nati a vivere in tempi s dinon usi pi a siffatti spettacoli, quelle fiamme divoratrici che avvolsero la figura austera di Francesco Stabili, gettano sempre una trista luce sul tramonto del Medio-Evo, che pur tanta forza di pensiero e luce di bellezza condens e
versi e

colse tra

tadini e

un ribollir incessante di odi citun fremito vivace di fratellanza.


le idee

Ma, facendo tacere nello studio sereno


della
storia

del

nostro

secolo e

pi

sentimenti di concittadini dello svenascolano,


perpretato
in quella

turato

pena non vesolo

diamo

un

delitto,

una

conseguenza logica della coscenza del tempo, manifestantesi nella legislazione.


Inoltre
coloro,

solo la

passione

pu spingere

a pochi, che, liberandosi affatto d' ogni sano criterio storidottisi


rico,

omai

riguardo air ambiente, e dagli errori

individuali assurgendo a considerazioni generali, vogliono di quelle morti far respon-

sabile la Chiesa.

La
non

fede
si

si

fonila

sidla

persuasione e per s avvivacivile

strappa con la violenza: nel Medio


fu la Chiesa
roghi,
di

Evo non
trice di

ma

Y autorit

che

o4

fondamen-

considerava la religione legge

tale dello Stato e l'eresia delitto capitale.

La Chiesa va anzi considerata come


sapiente moderatrice della legislazione mediovaie: essa

non poteva operare bruscamente contro idee, universalmente aflermate e sentite, perch incanutita della
sapienza
del tempo, sa che le trasformazioni per riuscire feconde

devono proce-

dere con operosa lentezza.

con

questo un criterio sempre vivo; solo esso si riesce a piegare e vincere le


resistenti,

forze

unire e assimilare le

disperse.

Lo

spirito poi cristiano

tratto tutta intera la

non esplica d'un sua virtualit nella


nelle
leggi,

pratica
lascia

della

vita e

ma

vi

un

lievito eh'

causa di fermento

inesauribile.

Chi sa quante idee che oggi sembrano ottime non saranno dai nostri discendenti condannate Essi non avranno per il di!

ritto di

dubitare delle rette

intenzioni di

chi con slancio


difende,
di

generoso

le projjaga e le
il

come noi non abbiamo

diritto

chiamare assasshii i giudici che condannarono lo Stabili secondo la loro coscenza e la legislazione vioente.

55

CAPITOLO

IV.
-

Opere latine dello Stabili


distintivo fra
il

Commento
-

alla

Carattere Sfera e
sul
loro

quello

all'

Alcabizzo

Giudizio

valore scientifico.

Di varie opere latine attribuite a Cecco due, (03) rimangono ora solo riconosciute da tutti come veramente sue il Commento alla Sfera di Sacrobosco (64)
(l'Ascoli
:

e quello al libro dell'Alcabizzo.

Nell'esame delle accuse rivolte allo Stabili

dai giudici di Bologna e di Firenze, abbiamo gi esaminato largamente il Commento alla Sfera; ci limitiamo quindi a dare solo un giudizio sintetico sul suo
valore scientifico rispetto ai tempi.
11

principale carattere clie facilmente


nella

si

scorge

breve opera la cura insistente, appasionata di voler armonizzare le nozioni cosmograticlie d'allora con i principi

dell'astrologia,
e l di

vera scienza,

intinti

qua

magia, pratica incerta. Non v' infatti capitolo dove lo Stabili non ticchi, non importa con qual nesso logico, le sue credenze astrologiche, di cui

56

e
il

esalta pi volte la necessit

diletto.

Per dare poi una forza appariscente di verit alle sue opinioni, ricorre, pi che
alla

persuasione,

all'

autorit.

Ed

un

continuo, stucclievole citare di autori antichi, della cui esistenza alcuni, non sap-

piamo per con qual fondamento certo, hanno dubitato, dicendo che le molteplici
citazioni
falsi,

sono in parte vere di

scrittori

e in parte false di autori veri.

In ogni

modo
le

noi, dall'esame dell'opera

comparata con
se

credenze degli

altri astro-

logi contemporanei,

possiamo

stabilire che,

veramente

e'

tuttavia

non

si

pu,

una veste scientifica, come alcuni troppo

leggermente hanno creduto, ritenere che lo Stabili abbia fatto un passo notevole sulla via del progresso scientifico. Anzi egli rimane troppo attaccato alla comune degli eruditi del tempo e si mostra

molto pi addietrato,
Infatti basti

setnpre

nel

valore
teologi

della scienza rispetto a noi, degli altri dotti.

dire

che

mentre

ammettevano dalla considerazione degli


astri potersi
i

intravedere in quale lie

modo

soli accidenti naturali,

come

la

siccit,

la pioggia e simili,
gli eventi fortuiti e

Cecco invece vi legge


i

futuri casuali e nella

natura inanimata e nella vita umana. Allo Stabili si possono, nella loro pi lata significazione, appropriare i versi che

Dante ripeteva
pur suso

agli astrologi:

voi che vivete, ogni cagion recate


al cielo

57

Questa sua persistente preoccupazione lo trascendere a comentare le dottrine cosmografiche di Sacrobosco secondo i principi che trascendono i limiti delle cose naturali e invadono le qualit morali. Perci il Naud dubitava se lo Stabili fosse veramente padrone delle sue facolt
Io fa

mentali o piuttosto in uno stato di dissesto


frenologico (65). Inoltre mentre
gli
altri

astrologi

non

s'impacciavano, in generale, di religione, egli sottopone ai suoi calcoli questioni di fede, facendole anche servire a sostegno della sua scienza, come da questa trae argomento per provare persino la divinit
di Cristo.

Quindi, almeno in quest'opera, noi non

vediamo, come sogn Io Spalazzi, cos facile ad abbandonarsi sidle ali della sua
fervida fantasia,

una scienza umana,

rin-

novata e laicizzata (06), ma l'attaccamento di Cecco alle credenze astrologiche e superstiziose del Medio- Evo, alle quale d solo un apparato e una disposizione scientifica, venendo cos con la sua autorit a ribadirle e ad estenderle. Infine non risulta affatto che lo Stabili fondasse la sua scienza sulle osservazioni e sugli esperimenti, nel senso che intendiamo noi moderni; anzi quelle conseguenze strane ch'egli deduce dalle dottrine puramente cosmografiche, conseguenze che a noi sembrano e sono corbellerie, posano sulla irrealt, sono rintracciate e per-


seqiiite
stelle.

58

in
alto

un p troppo

nelle

rude, lo stile quasi sempre perch infarcito di soverchie citazioni (67), rade volte acquista una certa vivacit, specie quando parla degli spiriti maligni e combatte il giudizio di Zoroastro sulla nascita di Cristo e le varie opinioni

La lingua

monotono

intorno all'eclissi che avvenne alla morte


del Redentore.

Una
mento

sola dote

riscontriamo

nel

Com-

Troppo poca cosa invero per ardire gloriarsi, come fa


alla Sfera: l'erudizione.

lo Stabili in line del trattato,


telletto, e della

del suo inpresunta rinnovazione della


legit intelligat et

scienza: Qui

me

benedicat

Bomimim

qui mihi tribnit intellectum; eo


et

quod veler transierunt omnia.

innovata suut

Tra

il

Commento
si

alla

Sfera e

quello

vede subito una certa ditferenza e nel contenuto e anche nello stile. Lo Stabili, fatto cauto della prima condanna, tralascia di impicciarsi di religione e mostra di occuparsi pi che d'astrologia della scienza cosmografica (68). Il Boftitto, che ha una cos grande faall'Alcabizzo
migliarit cogli
scrittori di astrologia del
il

Medio-E\o
sul
teria o

(69), cosi sintetizza

Commento

all'Alcabizzo:

suo studio Qui la ma-

dovrebbe essere cosmogratca e solo per incidente astrologica, mentre nella


prima

59

preilaniente astrologica e per in-

cidente cosmografica

Ci senza dubbio segna mi progresso, ma la dottrina dello Stabili resta nell'essenza la medesima, senza teorie nove, sa-

namente
Egli

ardite,

che
che

gli

possano procacciar
erudito
collettore

lode speciale.

non

un

non comunica una impronta propria, ma d un coordinamento puramenle esteriore, un


della scienza mediovaie, a cid

semplice

apparato scientifico.
si

L'originalit e la novit

hanno

solo
in-

quando da

iafli

noli

si

deducono, con

vestigazioni pi larghe e rigorose,

conse-

molto pi quando si preraggimigono nove conquiste nel campo della scienza. Cecco non nelle sue opere latine n un oiiginale ne un
guenze nove,
corrono o
si

precursore;

dalle

sue dottrine

posteri

hanno

solo ricavato materiale per illustrare

e risolvere questioni

dibattide nel iledio-

Evo, che cercavano ancora giuste soluzioni. 11 P. Bofilto intatti s' giovato dei libri dello Stabili per dire Tultima parola sull'intricata questione dantesca de aqtia et terra . Possiamo quindi conchiudere con certezza che le opere latine dello Stabili conservano un valore solamente storico, e non

confermano affatto, come alcuni leggermente hanno scritto, // nome di pregii

cursore della scienza

la

lode

di

alta

mente divinatrice.

60

CAPITOLO
Un' altra
opera
-

V.
dello

latina

Stabili

sulla fisionomia

con certezza all' con l'Acerba - Sua originalit e importanza.

Ragioni per attribuirla Ascolano - Comparazione

schietta del nostro popolo, per suo abito naturale e vivissimo di osservazione, la prima a scorgere, quasi inconsapevolmente, quel nesso logico che intercede tra la costanza di determinate
L'
lo stesso

anima

azioni e
l'

segni speciali caratteristici delle

compie. arguta semplicit, costituiscono nel loro insieme la sintesi delle principali proposizioni che
I

organismo della persona che


proverbi
popolari,
nella

loro

i moderni cultori della Fisonomia umana difendono con tanto chiasso, anzi precorrono pi in l di quanto i pii arditi antropologi abbiano ancora presunto. Questo acume del popolo non deve per recarci tanta maraviglia quando si consideri che la maggior parte di queste osservazioni erano note agli antichi, la cui esperienza il popolo ha fatto propria, rive-


sona

61

pi
vivace e conspeciale

stendola di una forma


allo spirito e alla

movenza
pi

de' vari dialetti.

La novit

delle nostre
il

disputate
(70),

conclusioni, confessa

Lombroso

poca che molte potrebbero risalire persino ai periodi quasi esostorici, ad Omero quando parla di Tersite, a Salo mone quando parla del cuore che muta
cos la faccia

N deve
si

dell'uomo cattivo . credersi che nei tempi remoti

avessero solo delle osservazioni antropologiche criminali staccate e disordinate, perch Aristotile e Avicenna ne parlano gi a lungo, sistematicamente, e infine abbiamo un vero e i)roprio trattato di
3. secolo dell' Era volgare, dovuto allo scienziato Polemone. Nel Medio Evo poi tutta una variata

fisionomia nel

fioritura di opere sui rapporti dei corporati

segni

coli'

azioni

umane, alcune veramente


1'

originali e notevoli.

Fra queste
il

si

distingue per
l'

ordine del-

l'esposizione e per
piccolo
t

arditezza delle vedute

lattato di fisionomia, scritto in

calce ad un codice dell' Acerl>a, che, ricco di


si conserva nella Laurenziana. primo a sospettare eh' esso si potesse attribuire a Cecco d'Ascoli fu il Bandini

miniature,
11

(1778) e recentemente il P. Bofito ha colla sua autorit volto il dubbio in grande probabilit, e ne ha [)ubblicato una copia, non pedante ma fedele, nel Supplemento

del Giornale Storico (71).

10 credo che
allo Stabili, per

debba senz'altro, con

certezza, attribuire quest' altra opera latina

molte e positive ragioni.


l'

Prima
trattato
il

fra

tutte

esame intrinseco del


nell' esposizione,

nella

lingua e

rappoi'to colla

dottrina

astrologica,

la

identicit dei concetti con quelli gi espressi

neir Acerba, e infine

il

fatto

stesso

di

trovarsi in calce ad

un

antico codice

del

dell' Ascolano. Per far toccare la verit del mio asserto riassumer qui brevemente (72), con opportuni passi pararelli, il contenuto del

poema volgare

piccolo trattato.

Quattro sono

le

vie,

secondo

l'

Asco-

lano, che seguirono gli antichi nel deter-

minare i rapporti r azioni umane.


Si

tra

segni del corpo e


dall' influenza
dell'

ricavarono
dal

cio

del

clima,

diverso

stato

riguardo

ai singoli

moti

dell'

organismo animo, dalla

similitudine con le propriet degli animali,


e dalle disposizioni in rapporto al sesso.
11

clima influisce notevolmente


e

nell' or-

ganismo

nelle

qualit

dell'uomo
esposte

e in

ci lo Stabili ripete le teorie

gi

nelle altre opere latine.

Gli Egiziani sono caldi, docili,

leggeri,
;

temerari,

proclivi

ai

piaceri

sensuali

Celti invece indocili, forti, fieri e bellicosi.

Lo stato d' animo poi determina speciali segni rivelatori nell' espressione del volto,

come neir ira,

nell' odio,

ecc.

Maggiormente osservata dagli

antichi,

63

perch pi certa e pi facile, era la re{?ola che si desumeva dalla siinilitiidine delle parti esteriori dell' organismo umano con
quello degli animali. Cos l'uomo dall'aspetto caprino veniva

giudicato stolto, perch


la

il

Filosofo

chiama

capra la pi stolta delle hestie. Chi ha il naso aquilino giudicato rapace, a somiglianza degli uccelli che vivo-

no

di rapina.

Neil'

Acerha
:

lo Stahli ripete

il

medesimo

concetto

L' impia forma


viver desia de

doli'

aquilino naso
alti-ui.

lo

bene

La

{piarla

regola degli antichi


cio
se
in

consi-

steva nelle disposizioni


zione al
sesso
;

corporee in rela-

un uomo

si

scorgevano qualit fisiche pi proprie alla donna, ad es. le memhra superiori gracili, la bocca piccola, la voce tenue e lie\e,
le

labbra sottili, si liteneva aver egli un animo femmineo; mentre si attribuiva un animo virile a quella donna che aveva
il

corpo robusto ed eretto, la voce solida il passo largo e misurato. Lo Stabili chiude la breve premessa scolpendo efficacemente il significato vero die si d all' animo virile e a quello tciiimineo.
e grave,
Il

primo

veemente nel
aperto,

resi)ingere le

ingiurie, facile all' impeto,

dio, liberale,

immemore d'ostudioso e magnamisericorde,

nimo

il

secondo

solerte,


timido, avaro,
cile e

64

impaziente del lavoro, do-

subdolo.

moso mido

In genere poi il sesso mascolino anie prudente, il femminile invece ti-

e imprndente. Cecco stabilisce inoltre delle regole speciali sul modo di giudicare rettamente

intorno ai corporati segni, quando in ispecie ne concorrono parecchi che possono

sembrare contradittori nei loro singoli


gnificati.

si-

La

regola pi

chiara

pi

forte,

nel

dubbio, deve sempre ricercarsi nella posizione e nel colore degli occhi, i quali sono i fori dell' anima secondo gi aveva
scritto neir

Acerba

Mostra

la vista qualit del core.

Il fisionomo deve poi avere pronta nella memoria. la esatta significazione dei segni del corpo, conoscerne la dignit, compa-

rarli e

saper

stabilire

quali
la

siano
nobilt

pre-

valenti, perch in ci riposta tutta


la
difficolt

quanta
della

quindi

scienza della fisonomia.

Seguono poi i diversi modi di giudicare Dal colorito del volto: Il bianco e rosa indica animo forte e virile; il bruno ac:

centuato
sesso

timidezza

malizia;
pallido
e

il

bianco

contrariet alla virt perch

si riferisce al

femminile
il

il

debolezza e
scal-

incostanza;
bilit

rosso
il

lentiginoso

trezza e dolosit;

rosso di
la

fuoco instafaccia e gli

ed insania; e infine


animo violento

65

indicano

occhi rigati da vene sanguigne


e lussurioso.

Dalla carnagione: Se dura, parla di un senso e di un intelletto grossolano, se leggiera, indica natura e intelligenza buona. Molta carnosit nella faccia e circa il
ventre significa lussuria e rozzo ingegno.

Dal

riso

lecito del

Chi ride molto benigno, solprossimo; chi poco invece


:

egoista e invidioso.

Quegli, sul cui volto

scherza perenne un sorrisetto canzonatorio, stolto; come inverecondo colui che ride

ad alta voce e

tossisce.

Dai passi: Chi cammina lentamente un ebete, chi presto, leggiero. 11 passo grave, ampio e tardo indica magnanimit, specialmente se al moto delle mani e dei piedi converge tutto il corpo, con moderazione e tranquillit.

Sono

affettati nel

camminare

religiosi,

amanti del corpo. Chi camminando va colla testa china astuto e avaro, appunto come canta nelr Acerba
gli insidiatori, gli
:

L'

uomo guardando
avaro

in terra

che va chino

egli

e di sottile

ingegno.

dica violenza;

Dalla voce: Gridare profondamente incon frequenza, audacia e con turbamento, iracondia. Se la voce untuosa generalmente ci rivela

un animo

stolto e servo

del

ventre,

se acuta e molle, effeminatezza, e se aspra,


invidia.


Dai
pie,
il

66

capelli e

dai peli:
i

capelli

lievi

indicano timore,
petto e
il

crespi audacia.

Le temdi

ventre rivestiti

molti

peli ci

manifestano lussuria, come demensul collo e

za ed ostinazione quelli posti


sulle spalle.
Il

colore dei capelli variamente signi-

ficativo,

che cambiano
diversi.
il

condo clima
indica timore, bont.

secondo et e segenere il nero rosso audacia, il bianco


In
fronte angusta rivela
;

Balla fronte:

La
l'

animo vorace

quella grande, pigro


alta, stolto.

l'

o-

blunga, docile, e

La

fronte quadrata e proporzionata alla

grandezza del corpo e del volto spira grandezza e seriet. Le rughe che la solcano nel mezzo indicano irascibilit e quelle volte all' in su
superbia.

Balle ciglia
gnificazione
Stabili gi ci

sopracciglia:
identica

La

loro si-

a quella che lo aveva dato nelF Acerba


:

Non
ctii,

ti

fidar nelle giunte ciglia,


folte seguita la luce

n dalle
impio
d'

se le porta,

guarda non
ladro e

ti

piglia,

animo

falso,

fello.

s'

Le sopracciglia arcuate, senza per che uniscano, indicano animo liberale e


:

nobile (73). Bagli occhi


significazione

Importantissima la loro
e la

pi
ci

certa:

gli

occhi

grossi e

sporgenti

dicono

pigrizia ed

inverecondia; chi li ha mohili ed acuti ingannatore, ladro, e maniaco.


Neil'

Acerba Sempre seguendo


:

la

superba setta
lo batter

gli

occhi eminenti in figura grossi,

gli occhi veloci

con

fermo

matti et
1

falsi

de mercede scossi.

migliori occhi
il

fra

nero e

il

vario; n

sono quelli di colore troppo radiosi,

n rossi e giallastri. Le pupille poi, meramente nere, indicano

animo senza virt e avido di lucro. Dopo aver parlato delle singole parli
del volto Cecco applica le regole generali,

gi esposte,

per

portare

il

suo giudizio

di tisonomo sul complesso dei segni caratteristici dell'

Anche

in ci egli

organismo umano. concorda con quanto

aveva gi

scritto nel

poema

volgare.

Ne citiamo solo La faccia piena

alcuni passi parallelli.


e grassa indica ignavia e

proclivit ai piaceri sensuali: le nari

ampie

mobili, superbia ed ira


sit e scaltrezza, quello

il

collo corto, goloe sottile, timi-

lungo

dezza, e

il

collo grosso, audacia e fortezza.


:

neir Acerba

Concupiscenzia tien carnosa


Gli uomini che

faccia,

hanno

il

corto collo
lupi
d'

golosi per natura

come

non
Il

li

basterebbe la virt

Apollo

sottile,

grosso collo de fortezza segno lungo, fa timido l'uomo


sottil legno.

^d imbecille come


tato,

68

Dall'esame obbiettivo del piccolo tratmediante passi parallelli con l'Acerba e anche con i due Commenti, possiamo quindi, non solo con probabilit, come opina il Boffito, ma anche con positiva attribuire a Cecco quest' altra certezza, opera latina, interessantissima perch oltre a presentarci lo Stabili sotto una nova luce, ci d anche la base per determinare quale fosse il suo ritratto, e quale la forza della sua mente osservatrice (74). Non deve credersi per che essa non abbia alcun valore intrinseco e scientifico, che anzi si discosta assai dagli altri trattati di fsonomia in uso nel Medio Evo, e la gran parte delle sue osservazioni concorda con le ultime conclusioni dei tsonomisti moderni.

69

CAPITOLO

VI.

L' Acerba - Disparit dei giudizi sol sig^ficato del nome e stil valore scientifico e letterario del poema - Concetto generale

del suo svolgimento - Esame sintetico dei cinque libri che la compongono - Impor-

tanza.

Stabili si manisuo carattere e in tutta la sua cultura, che si svolge pi largamente che non nelle opere latine e con

L'

Acerba

in cui lo

festa in tutto

il

intenti

meno

indeterminati,

ha suscitato

sempre, con maggiore o minore intensit


e vivacit nei diversi secoli, discussioni e
giudizi variatissimi.

andasse direttamente alla fonte paghi di abbracciare Cecco il primo giudizio che dell'opera di hanno dato la maggior parte degli scrits'

Se non

e ci si volesse star

tori,

o almeno

pi

autorevoli, ci trovescienziati e

remmo

imbarazzati, perch e

letterati di

egual

fama tengono opinioni

tutte opposte fra loro.

70

Ad

alcuni

1'

Acerba sembrata

persino

quasi un' opera divina, ad altri invece una raccolta confusa e disordinata di cognizioni gi acquisite dalla coscienza del tempo
e vestite di

versi

rozzi;

un

libro che

ha
ser-

avuto un po' di
viti

nome
i

in grazia dei fattuc-

chieri e degli stregoni che se

ne sono

per le loro arti e

loro scongiuri (75).

Questa disparit di giudizi cos grande debba ripetere principalmente da tre ragioni, che hanno scompigliati gii
io credo si

studi e le investigazioni sulla vita e sulle

opere

dell'

Ascolano

a)

Y opinione pre-

oggi sostenuta dalla maggior parte dei letterati che l' Acerba fosse scritta per denigrare Dante e la sua Divina Comvalsa e
tutt'

media

b) la

vista e giudicata

morte di Cecco come eretico differentemente da per;

sone di diverso sentire religioso e politico


e)

r influenza speciale esercitata nei giudizi dalle idee prevalenti in un dato secolo. La molteplicit poi dei giudizi comuni, possono classificare in poche i quali si
categorie

ha

la

che si differenzino nettamente, sua origine, secondo il mio avviso,

neir essersi la maggior parte degli scrittori ricopiati a vicenda, salvo lievi variazioni
tutte personali.

Pur tenendo conto di quei giudizi che mostrano una parte di vero, io credo necessario attenersi esclusivamente all' esame diretto dell' Acerba, comparata con le opere latine, che possono fornire preziosi schiarimenti.

71

Non per mio compito fare una disamina critica, larga e minuta del poema
dell'

anni

Ascolano, alla quale attende da vari il prof. Castelli, ma solo di dare un

concetto generale del


Il titolo

suo

svolgimento e

del suo valore letterario e scientifico.

Acerba trova discordi sua primitiva forma letterale e nel suo intimo significato; ed tanta la disparit delle opinioni che si arriv persino a credere, basandosi falsamente sulle poche parole d' introduzione che alcuni editori misero in capo al primo libro (76), che il titolo non si dovesse
stesso dell'
gli studiosi e nella

riferire all' opera,

ma

all'

autore.

Lasciando da parte questa strana ipotesi ricorderemo brevemente le vari opinioni che ottennero un certo seguito, alcune per il loro valore, altre per la semplice loro originalit.

che r antico

Quadrio, hanno ritenuto Acervus, mucchio, che, per successive trasformazioni fonetiche, divent acerbus e quindi Acerba.
I

pili,

dietro

il

titolo fosse

opinioni e

moderni per inclinano a tutt' altre si sono divisi in gruppi diversi. L' illustre storico tedesco Gaspary opina che si abbia, con pi probabilit, ad inI

tendere opera acerba in riguardo alla difficolt

della
il

materia in essa contenuta.

egli, con la sua frequente oscurit non corrisponderebbe che troppo bene al titolo.

allora

poema, soggiunge

II

Castelli,

seguito

dal

Volpi

(77),

7i

quasi del medesimo parere,

perch crede
al

che r intitolazione
latino
della
e

sia

un neutro plurale
gusto
alle

significhi

cose acerbe

gente

abituata

dolcezze della

consueta poesia. Lo Spalazzi vedeva spiegata e chiara la ragione del nome nei due versi del capitolo quarto, quando Cecco gi presso a congedarsi dal suo alunno
:

alma graziosa, or puoi vedere


quant' dolcezza in questi acerbi fogli
!

filosofo,

Questa acerbit lo Stabili, da severo r ha voluta egli stesso, quasi per insorgere contro l' uso comune di porgere
cognizioni scientifiche sotto
allegoria,
il

le
l'

velo del-

con le dolci attrattive del bello. Dante aveva chiamato il Convito F opera in cui intendeva imbandire agli uomini il cibo della scienza. Cecco, nemico
d'

ogni

fiore

rettorico,

d"

ogni

carezza e

lenocinlo di forma,
e

chiama Acerba V aspra

cruda vivanda che offre ai suoi contemporanei . Bariola pi che all' acerbit della Il materia inclina all' et in cui scrisse l' opera (jiiveniUa), trovandosi scritto in molti codici Acerba et o Liber acerbae
aetatis .

il

Calvi (78j, pur

accettando

che

il

titolo primitivo fosse quello

creduto
tutto

dal Bariola,
speciale.

Il

ne

d un

significato

titolo

potrebbe

significare

libro

composto per servire

all'

educazione del-

73

r uomo, se lo si ravvicinasse ad alcuni versi del poema, dove lo Stabili parla del leone, che
deve
li

suoi nati
il

lassando

ammaestrare tempo dell'acerba vita

con sue parole in lor virt spirare a ci non degeneri sua stirpita
;

e a questi altri

Io voglio qui che

il

quare trovi e

il

quia

levando

l'ali

dell'acerba mente.

Un'ultima interpretazione, alquanto bizzarra, l'ha data ultimamente


il

Lozzi (79)

che

con una certa vivacit rimprovero al suo amico muovere fino a prof. Castelli, ch'ha creduto di non poterla
la

sostiene

accettare (80).
Tengasi per fermo, egli dice, che Cecco scrisse in fronte al suo poema La Cerva o la cerha o anche cerhia, come pur si legge in qualche codice o pi antica edizione, volendo in quel mistico animale significare se stesso, o secondo il

Salutati,

significare

1'

alto

sentire

di s

nella glorificazione del vero, per cui l'uomo


si

eterna.

Con buona pace


la

del Lozzi io credo che

sua

sia un'opinione del tutto falsa,

che

non ha alcun serio riscontro nel contesto dell'opera. Pu darsi che qualche codice
o edizione
egli sa
reclii la parola staccata, ma meglio di me che non ci si deve far tanto caso perch la correttezza in quei

tempi era tutto

al

pi

un

pio

desiderio.

trario a Cecco

74

Forse qualche amanuense o editore conTavr staccata col propodell'Ascolano,

sito di gettare

l'opera

un'ombra di ridicolo come sembra

sultra-

sparire dal brano del Salutati (81). Inoltre


la

maggior parte dei codici


la parola

e delle edizioni

hanno

unita: le prime

impres-

sioni dell'Acerba (anno 1476;

1484; 1492)

recano infatti: Lacerha. Io penso quindi che il titolo primitivo


sia stato

Acerba

al quale,

come

solito

per l'enunciazione delle opere, in seguito In quanto poi al si aggiunse l'articolo.

vero significato, opino che la parola Acerba si riferiva alla durezza della materia trattata,

puramente
poeti
le

scientifica,

quasi in oppo-

sizione ai

del

trecento

che
le

vesti-

vano

nozioni

naturali

con

grazie

dello stile.

Questa opinione trova la sua ragione nei


versi stessi dell'Ascolano, espliciti e chiari:

Qui non

si

canta

al

modo

del poeta

che finge immaginando cose vane ma qui risplende e luce ogni natura che ha chi intende fa la mente lieta
lascio le ciance e torno su nel vero
le

favole

mi fr sempre nemiche.
gli

Questa dolcezza se non blandisce


a chi intende:
evidente
i

orecchi del lettore, fa per la mente lieta

con ci

si

spiega in

modo

versi che

rivolge poi al disce-

polo, che certamente

ha

sentito la forza

della dottrina del maestro;

7o

alma graziosa, or puoi vedere


quant' dolcezza in questi acerVn fogli.

E Mons.

Colocci quattro secoli or sono

Cecco chiam le sue cose volgari l'Acerba per la durezza dello stile, dicendo come Lucrezio, che le cose di filosofia non se possono cantare l'innamoramenti s giocondamente come

scriveva in proposito:

de' giovani et le t'ahule.

Dicendo
fogli

lui

molta
nella

dolcezza in

questi

acerbi

et

ad demostrare che lui anchora haveria hauto del vezo de parole, se philosopho stato non
election delle parole faxa Danti,
f usse

Questa digressione sulla natura e signisembrare, ma non affatto oziosa, percli getta una luce che ci guida sicura nell'esame dell'opera. L'Acerba viene divisa diversamente nei vari codici e edizioni. Secondo il codice 52 del pluteo XL laurenziano, esaminato
ficato del titolo potr

dal

Bariola,
cui
il

l'opera divisa
il

in

quattro
il

libri, di

primo ha 9
il

capitoli,
13.

se-

condo

19,

terzo 56 e

quarto
io

Invece

secondo
il

l'edizione

dell'anno 1507, che sola


sposizione,
libri,

dell' Acerba ho a mia di-

poema

distribuito in cinque

coir unica

variante

dal

codice di

avere un
Il

libro di pi

con una sola parte

del primo capitolo.

contenuto

sintesi

molto

dell'Acerba, che noi in passeremo in esame, riassunto bene da un sonetto che Nicola


Massetti di
l'edizione del 1507,

7(5

al.

Modena faceva premettere

Se ben a parte a parte leggerai


questa operetta e noti ciascun verso

come
Stelle,

distinto tutto

l'universo

con ogni suo elemento intenderai.


comete, eclissi troverai

com' disposto in noi stato diverso, a quel benigno il sole, a qual avverso,

come volge fortuna li suoi rai. Vedrai di tempi avversi ogni figura, di pietre preziose sue virtute, e di molti animai la lor natura.
Versi et esempi questioni e dispute che puoi tirar tua barca alla sicura e al fin trovar lo porto di salute.
^

Il primo libro del poema volgare delsi apre con 1' enunciazione di Ascolano l' un principio generale, che, nella sua brevit e freddezza, suona quasi un avverti-

mento al lettore il nostro intelletto, liminon pu, per la stessa sua natura, assurgere di per s a comprendere le verit sovraanaturali, spingersi oltre il nono
:

tato,

cielo.

Oltre non segue pi la nostra luce

fuor de
la

la superficie di

quel primo,

in qual natura per poter

conduce

forma

intelligibil in

che divide

noi da gli animai per l'abito estrimo, qual creatura mai non tutto vide.

Dopo questa stecchita premessa l' autore incomincia a delineare la struttura del-


r universo,
la

77

superiore e pi

cui

parte

nobile costituita dalle sfere, che esercitano sugli animali e sull' uomo influenze
variati ssi me, e la parte inferiore o sublunare dalla terra e dagli elementi. Sovra ogni cielo, autrici del movimento e della conservazione della vita, stihstanzie nude, cio prive di materia,

stanno benigne per la dolco nota ove che la piet gli occhi non chiudo e per potenza di cotal virtute conserva il giro di ciascuna rota onde di vita riceve salute.

Varie sono
Stabili
stella

le

qualit dei pianeti che lo

enumera.

Primo Saturno,

Msta

tarda de corso e di virt nemica

pi sotto Giove, luce benigna ; Marte, ignea


stella che piet

universal

non mira; il Sole, agente ogni suhietto ; Venere, stella d'amor; Mercurio, di buia volont; e infine la Luna, che riceve di tutti i cieli la
d'

virt e che,
.
. .

quando fra

li

raggi ella

s'

involve,

attrista la virt di ci che vive

e l'aer per tempesta

si

dissolve,

scema
I

li

fiumi ecc.

telligenze, alla cui influenza

sono mossi da inV anima bella del fattor simile per suo volere pu far ombra, cio resistere,
cieli,

nove

(Gap.

l^,),

78

El principio che move queste rote sono intelligenzie separate. Non stanno dal divin splendor remoto non cessan li atti del mover possenti non posson nostre menti star celate
a'

lor intelletti di virt lucenti.


3.),

Gli elementi, (Gap.


la loro
si

sono quattro, e

forma pura
non
si

cela agli occhi nostri e

mira

salvo el subietto oh' da lor

finito.

La
la

terra,

grave qualit,

il

ciel divide

asferica di
si

forma sta nel mezzo come punto che nel cerchio asside.
il

Che
la

nostro pianeta, pi piccolo de


stella

minor

che nel

ciel risplende,

Cecco prova dal che in qualunque punto del globo r uomo si trovi vede le stelle apparire sempre nella medesima grandezza e numero.
stia nel centro del creato,

fatto

Dal cielo sta la terra egual lontana per che la luce delle stelle mostra egual splendore ad ogni vista umana,
. .
.

nel suo

la terra al cielo

mezzo per natui'a posa come grave al centro.


la

Non
all'

si

obbietti che

luna e

il

sole,

oriente,

mezzo,

sembrano maggiori che nel perch allora non si scorge la


del lume,

prima snhstanzia
aere illuminato.

ma

il

tremito


tabile, le altre

79

della
terra abiil

Solo la quarta parre


e freddo eccessivo.

sono deserte per

caldo

Dinanzi

ai

moti

e alle intersecazioni dei

corpi celesti,

all' ecclissi

del Sole e

della

Luna, (Gap. 4.), lo Stabili ripete la pre1' uomo esamini tutto ci messa iniziale che pu raggiungere colla ragione, ma
:

non trascenda
sopra
chi di tal luce

e levi

1'

le stelle, si

che
si

non

ingegno pera mostra degno,


alto
si
li

Neir ecclisse
aspetti

il
:

sole pinge

paura
ore

negli

umani
il

Girando

ciel

vengono

le tristi

che il bello raggio nel sol se vela stando la luaa giunta nel suo core

ove

si

giunge

agli occhi

l' una e l' altra rota umani la bellezza cela

e quella che

per
s

lei

remota,

onde celando

non ha bellezza

sotto le stelle varie ogni allegrezza.

Gravi sono

gli effetti

quando

della luna,

di questa stella si cela la bellezza

de gli acquistati raggi si che in nui par che la nostra perda sua vaghezza. Di ci che vive la virt geme per questo corpo che riceve in lui
di tutti
i

cieli la

virt che spreme.

Le
e

stelle cadenti, (Gap. 5.),

non sono che


di stelle

vapori

accesi

nelF aria a

modo

hanno diverse significazioni a seconda da (jual pianeta provengono,

80

Cos, ad esempio, se la cometa vien da Saturno reca


effetti

noT paurosi e gravi:


chi regge e chi porta corona
;

tema
se

da Marte
.

natura sotto

il

cielo attrista

ed segno di malattie e mortalit


perch dissecca
il

sangue nelle vene

invece se proviene da Giove


fa germinar la terra e piover bene.

la

Come Saturno, (Gap. 6.), Luna V acqua. Marte


1'

tiene la terra,
il

fuoco,

cos

Mercurio

aria ed causa dei venti.

tarda stella della sfera grande mantien la terra e serba in sua natura, la prima stella le acque move e spande
la spietata stella

La

move

il

fuoco,

Mercurio tien 1' aer in sua figura tempesta move per suo tempo e loco.
I

principali venti sono quattro e produ-

loro varia provenienza ed orientazione, buoni e cattivi effetti. II vento che vien dall' oriente, dall' angolo primo dell' orizzonte, il pi benefico, risana l' aria e con la sua temperanza serba in perfetto equilibrio le facolt de-

cono, secondo la

gli abitanti.

La citt ha buon clima, come Ascoli quantunque vi siano acque stagnanti per
la cultura delle canape,

81

se ella e cerchiata da monti e da colli

verso

1'

angol primo aperta e rotta

cessano

exemplo tolli] acque riposate e triste che hanno la natura si corrotta


[dov' io fui nato per
1'
. .

Da determinata
pori, (Gap. 7.),

posizione e stato dei


le

v;i-

provengono

perturbazioni

atmosfericlie, la formazione della pioggia,


della grandine, della neve e della rugiada.

Gira il sole due vapori levando da questa terra verso il bel sereno e 1' aere poi sempre va ispessando, salendosi con essa a poco a poco, tin ch' nel mezzo dove il freddo ha pieno per gli reflexi raggi e poi per foco. Stando nel mezzo de le parti estreme 1' acque si forma e cosi come grave vegnono a terra le sue gocce insieme, quanto pi freddo questo mezzo sito tanto pi. sente la tempesta grave.

La rugiada
la piccolina pluvia qual

pruina

se

forma del vapor che congelato nell'aria preme, e cosi pur la brina.

le stelle, e nella

meteore hanno influenze pioggia specialmente la luna, inatre de tutte umidit. Altri fenomeni naturali, (Gap. 8.), sono
Nelle diverse
tuoni,
i

baleni, le saette e

terremoti

Tuono non
entro
li

altro che di fuoco spinta

corpi delle nubi fredde

che r una qualit dall'altra vinta, e nelle fronde verdi prendi esemplo che fanno schioppi, se
il

fuoco

\i

lecle,


Il

82

s'

baleno vedesi prima che


e ci fa
il

oda
1'

il

tuono,

viso, eh' innanzi

udito

che r anima agli occhi dappresso troppo per il nostro vedere molto ardito.

Ad una
si

certa altezza dell' atmosfera


i

non

tuono e dei baleni, i quali hanno tanta maggiore intensit e durata quanto pi spessa la
verificano pi

fenomeni del

densit delle nubi.

Ma

quando sono dense queste nubi


il

allora

foco forte

le

nimica

facendo suoni con gli accesi tubi. Se son rare, e son di basse note
lo foco, che

non ha contraria

faccia,

non
Il
.

resistendo, poco le percote.

fulmine
. .

fiamma

del tuono, sottilissimo

e in ogni cosa rara

poco offende:

come

pu bruciare
il
il

il

contenuto

dell"

uovo

senza romperne

guscio.

Portando sopra

capo molte uove

essendo lese dal fuoco supremo erano sane come fosser nuove. ^a dentro senza frutto e pien

di

vento

furon trovate
Il

terremoto causato specialmente dalla

forza dei gas imprigionati, dei chiusi venti,

ed avvengono il pi delle volte nel dolce tempo, nella primavera.

Trema

la terra

per

li

chiusi

fiati

nel grande freddo e nel


celansi
i

ma

tempo caldo non vanno d'intorno, vien nel dolce tempo el gran tremore.
venti e


Effetti (lei

83

dei

terremoto sono la formazione monti e delle valli, delle cui lente trasformazioni rendono testimonianza le foglie fossili plasmate nelle vene de] travertino.
Infine, (Cap.
9.),

l'Ascolano parla del-

Firide, dell'arco del cielo, causato dai raggi


del sole e anche, pi raramente, della luna.

Esso
nella

avviene

per
e

reflexlon

de'

ranni

nube aquosa

pu essere riprodotto

sperimentalmente facendo attraversare dei raggi luminosi in una bottiglia ripiena di

acqua
il

e di olio.

deridendo che la credono strada che mena in Santiago di Compostella, e chiude il primo libro con una savia riflessione, che completa il principio generale eh' aveva enunciato nell' aprire il poema.
Parla infine della via lattea,
pregiudizio
di

coloro

La nostra ragione, non pu passare oltre


cUiclie in

egli dice,
le

non
1"

solo

cose

visibili,

ma,
e

queste,

pi

va lungi
viene
l'

occhio

del pensiero pi presso


il

ombra

mistero.

Oh quante sono le nature occulte a nostra umanit cieca et ignara


!

Oh

al nostro

quante cose mire son sepulte ingegno


!

Dall' esame arido e freddo dei fenomeni j)uramente naturali lo Stabili volge, i)i


che la mente,
cui analizza
l' 1'

84

all'

animo suo
e
le

uomo,

di

indole

cause

che la

determinano. E la sua parola incomincia ad avere, a tratti, vita e movenza, che si spiegheranno poi pi tardi vivacemente, quando, quasi assurgendo a voce della societ, innalza le sue lodi ai pochi virtuosi e scaglia le sue invettive contro le citt italiane,
dilanientisi fra loro.

Nel Gap. 1. Cecco dimostra che precipua causa dell' indole e del carattere diverso neir uomo la fortuna, disposto cielo che clispon cosa animata; ma che ad essa l alma, in libert creata, pu resistere per V abito gentile, la ragione.
'

Centra fortuna ogn' uomo pu valere seguendo la ragion nel suo vedere.
Neil' ardore del

suo dire Cecco svisa un

po' la dottrina di Dante, che egli riprende,

perch

nell'

Inferno aveva messo in bocca


la

di Vergilio

sentenza:
lei ,

vostro

saver

non ha contrasto a

cio alla fortuna.

ponendo che

In ci peccasti, fiorentin poeta li ben de la fortuna necessitati sieno con lor meta.

Non
si

fortuna che ragion

non

vinca,

or pensa, Dante, se prova nissuna

pu pi

fare che questo convinca.

La fortuna
con
la virt:

aiuta, dispone

secondarla, accrescerla con

la

bisogna per ragione e


Non
perfetto bene

85

non
s'

vai fortuaa a

clii
s'

affatica,

non

ha senza pena,

fassi felice chi virt investi ca.

Ma
del

chi aspetta la necessitate

ben che la fortuna seco mena pigrizia 1' accomanda a povertate. Fortuna per ragione s' aumenta
e pi felici
si

fanno

li

effetti

quando

il

volere natura argomenta. (82)


lo

Nel

2.

Capitolo

Stabili

parla della

creazione e generazione dell'

uomo

Per grazia dell' umana creatura Dio f li cieli col terrestre mondo
in lei

creando divina figura a somiglianza di sua forma digna.

La conformazione delle membra del corpo umano dipende anch' essa dalle posizioni degli astri, che danno forma al seme
e qualitano persino le virt nella concezione.

Movendo queste benedette spere


dell'

uman seme
le

si

forma subiecto

de tutte

potenze

Dodici parti dell'ottava sfera sono cagione delle nostre membra, ciascuna del creare ha forma vera. In lor fa quilitati et accidenti.

Primo a formarsi il cuore, che, di conseguenza, nuiore 1' ultimo; poi il cervello, il ventre ecc.
Prima
1'

lo core nel

altre

concepto nasce, due pone nel formato aspetto.


vitale,
1'

Nel cuore lo spirito generativo o


nel ventre
il

naturale e nel

cervello

a-

nimale.

~
nati sotto
cattiva

86 -^

Gli uomini, fisicamente imperfetti, sono


stella, e

non possono

avere anima perfetta.

Quando tu vedi

questi zoppi e sgombi


la parte,
flessi

impio fu lo segno de et anco questi con li


Difecto corporal fa
1'

lombi.
(83).

alma ladra
feto,

nel periodo della gestazione, e tracciate le regole per poter stabilire se il neonato si assomigli

Descritta la posizione del

me conseguenza

pi al padre o alla madre, lo Stabili, codella sua dottrina, dice che


la tarda stella la

memoria pone

Giove per qual cresce, Mercurio move l'atto di ragione. Marte v'informa l'impeto con l'ira il terzo cielo 1' appetito mesce lo primo spiritel lo sole spira.
in nel concepto, e

La

luna

move naturai
3.
si

virtute.

Nel Gap.
l'

occupa

delle qualit del-

anima per alquanti segni del corpo. Ne abbiamo gi parlato lungamente

nel

precedente capitolo, a proposito della nova

opera latina di Gecco sulla Fisonomia. Quando 1' Ascolano incomincia a definire la virti in genere, e poi, pi ampiamente,
ciascuna,
il

verso, liberatosi del tutto dalla


gli

pesantezza che

zioni scientifiche, acquista

comunicavano le nonova movenza,


e di grazia.

non priva di colorito La Virt (cap. 4.)

un

abito

elettivo

che si acquista per raggio di stella, in quanto si dispone V anima a conseguire


il

virtuoso bene.

87

Per essa l' uomo e gli stati hanno goduto soavit di pace e rigoglio di vita,

ma
di

il

tempo ha variati
s

li

costumi

gente in gente

che virt langue


li

nel cieco

mondo con
,

spenti lumi.

Lo
rare,

Stabili

con un elevato
il

venerazione, invita subito

prima
mira

fra

tutte

le

senso di a mivirt la Giulettore


,

stizia (Gap. 5).

nell'

aspetto di costei
agli occhi miei

Ohe tanto piacque sempre


Giustizia

non

altro, a

mio vedere,

a ciascuno tribuire sua ragione.

Senza di
cerba, sar

te,

esclama

il

poeta,
canti

in

dei migliori e movimentati

dell'

uno A-

desolata la terra e posta in guai.

Chi tua bellezza mirando si rifiuta sua trista piaga non saner mai
Piover
saranno
il

parr che
i

il

sangue sopra campi et erbe cielo la vendetta chiame,


viso di lagrime acerbe
l'

giusti oppressi da\tiranni,


il

bagnando

per la tristezza de

impii affanni.

Le vttime, nella desolazione, lascieranno


e gli orfani e le vedove e i pupilli chiamando Dio nel loro amaro pianto strappando con le mani i lor capilli.

Da Marte viene la Fortezza (cap. 6), che anno costante, nudo di paura nelle avverse cose de la vita; per, dinanzi alla

=- 88

rato eroismo e stoica

morte, che pu essere evitata senza esagafreddezza, bisogna


fuggire
:

Maggior prodezza, tengo lo fuggire quando bisogna, che non lo stare,


sol per vitare
1'

acerbo morire.
temere,

Sempre

fortezza col giusto

ma
gi

quel che vuol la vita abbandonare

non

forte, ecc

(cap. 7.) consiste nel saper con la memoria del passato tempio e la provvidenza di quel che ha da venire, il bene dal male; la temperanza (cap. 8.) ferma signoria e freno dei moti naturali. E qui " animo del poeta

La Prudenza

discernere,

rivolge

un

saluto, fatto di dolci

memorie
natale
:

e di forte sdegno, alla

sua

citt

madre

bella, o terra esculana,

fondata fosti nel doppiato cerchio si ch'hai mutata tua natura umana,
1'

acerba setta de le genti nove t' ha condutta nel vizio soverchio. Altieri e occulti son li tuoi figlioli
si

e timidi in cospetto de le genti,

invidiosi son

pur tra lor

soli;

o esculani uomini incostanti,

tornate ne li atti belli, lucenti prendendo nota de li primi canti. Che da li cieli siete ben disposti ma non seguite lo ben naturale del sito bello dove voi foste posti.

Si

danno poi
i

le definizioni e

si

enume-

rano

benefici effetti nell" individuo e nella

societ,

della Liberalit (cap. 9.); co7i mi'


Slira (lare

89

a cui

come

quando

si

con-

viene; dell" Umilt, (cap. 10) che, jter

nova

conoscenza fa salire alla sommit della


virt e sormontare
Castit
(ca]).
le

altre vedute,

e della

11)

freno di ragione
e del carnale vizio le morse,

stringendo naturale complessione,


la

lingua refrenando,

li

occhi e

il

core

e substinendo le subite corse

del gran disio che nasce

d'

amore.

L' ultima fra le virt che lo Stabili enu-

mera

la

Nobilt

(cap.

11:2),

eh' egli

fa

provenire principalmenle
del secondo cielo,

da un influsso mentre Dante la ripone


:

sovratutto nella perfezione individuale


Quello gentil che per se sa valere
e

non per sangue de


e dico

1'

antica gente

contra quilli
nati,

che dicono: noi siamo gentil

Meli avmo gi ben pi


in cotai

di milli,

monti fir nostre castello il capo con li cigli arcati facendo de ior sangue gran novelle.

movendo

Pi acerba diventa la parola dello Stabili

dinanzi ai

vizi

L' Avarizia (cap. 13)

la radice d' ogni male, per essa

men
la

si

possiede quanto pi

s'

acquista;

esser tenuti

Superbia (cap. 14), volere sovra tutti immeritamente, il crudo male per cui si guasta ogni terra e viene ogni piaga di dogliosa guerra.


E
rivolgendosi a

90

abitare
salire.

L'uomo superbo non pu


in terra e ne lo ciel

non pu

Roma, capo

degli atti

lucenti,

esclama

tenesti gi lo fren dell' Universo,

ma
i

tuoi figlioli
la

conseguendo la superba vita t' han condolto a tanto


tua memoria sia
finita.

che par
Il

vizio della Lussuria (cap. 15),

consuma

il

corpo

l'

animo

si

manduca.
la

Dinanzi alle attrattive dei sensi pone nudit delle ossa nell" oscura tomba
:

Deh non
!

credete a

femmina sciocca

non

v'

accenda sua finta bellezza.

Or vi ricordi come le nude ossa rimaneranno nell' oscura tomba e come morte a tutti d percossa.

Anche V Invidia
manduca
Dinanzi
1'

(cap. 16)
il

alma, distruggendo

core.

danni che produce, lo Stabili Marchigiani e specialmente alla sua Ascoli:


ai
si

rivolge sdegnato ai

bel paese con li dolci colli perch noi conoscete, o gente acerba, con li atti avari, invidiosi e folli? io pur te piango, o dolce mio paese, eh' io non so chi nel mondo ti conserba facendo contra Dio cotante offese. Verr lo tempo de li tristi giorni di guerre che faran sanguigni i campi et infuocati li tuoi monti adona.

Ma

sono

inutili lamenti,

che

91

da voi sar l'invidia lontana quando a la fonte ritorner Tronto


e Castellano fia terra esculana.

Si

enumerano

infine

gravi

effetti

della

Gola
della

(cap. 17), che tien la vita in disonore;

Vanagloria (cap.

18),

falsa

nomi-

nanza;

dell'Ira, (cap. 19),

acceso sangue

nel cor, che langne di vendetta e per cui

nasce subita parola. Dinanzi alla mente


in lotta fra loro, e
il

dell'
le

Ascolano sono
citt

passate, nella loro vita,

italiane

suo animo ha avuto fremiti di sdegno e di amore. Su quel sobbollimento d'istinti e di passioni egli ha desiderato che una luce domini, la ragione, e una virt divina aliti creatrice (li una nova va, Y amor fraterno.
Piuttosto perdonar che far vendetta,

questa la carit col dolce foco

che de

1'

eterna pace

il

bene aspetta.

* * *

Dinanzi alla dibattuta e complessa questione sulla natura di amore, la quale, lo

dir col Carducci, era riuscita quasi a costituire


il

fondamento

all'arte

re del Medio-Evo,

lo Stabili

almeno esterionon poteva

rimanersi in disparte silenzioso; tanto pi che nella fiorita lizza letteraria erano scesi,
cinti di

nome
i

glorioso e gi

sicuri della

vittoria,

stil novo. Cecco volle entrare anch'egli nel combattimento, usando armi diverse, facendo udi-

primi cultori del dolce

m
re
i

e,

di

poeti,

vane
za;

mezzo al fascino che esercitavano che fngevano immaginando cose la voce austera della nuda scienper suscitare un pi vivo e largo
i

interessamento, cerc
canti.

competitori proprio
e in

neir Esule Fiorentino

Guido CavalAscolano
trattata
:

Nel

lo

Cap. del
la

libro 3" dall'

svolta

medesima
all'
il

dottrina,

gi nel

Commento

Alcabizzo

la pri-

ma

spinta air amore,


dalla

desiderio vago, o

meglio
cielo,

la predisposizione

muove

dal terzo

conformit cio

dell'

ascen-

dente, dalla permutazione del sole e della

luna, ecc. (84):

Conformit
trasforma
1'

di stelle

move

affetto,

alma ne

la cosa

amata.

Venere

n' la

vaga

stella, luce trina, e

non

gi,

come errando
e tristo,

scrisse Cavalcanti,

Marte, igneo

che tien

l'

impeto

con r

ira, e

distrugge la piet con la mercede,


unita cosa per disdegno parte,

corrompe amore con

la dolce fede.

Non appena alla conformit delle stelle, che di per s non varia mai 1' essere del soggetto, segue nelle anime disposte V accorgimento reciproco del piacere, l'animo parziale, cio la simpatia, si trasforma subito in un vero e pieno amore, il quale fa il cor deciso e unisce gli amanti cos intimamente che 1' affetto loro
non
.si

diparte altro che per morte.

93

Questa consapevolezza del piacere scambievole, avuta principalmente dagli occhi,

calamite che tirano di nostra tivianitade lo spirito col piacer ; questo volere uno delle anime forma, crea anzi la vaghezza,

che non pu nascere, come falsamente stima Dante, da nobilt o da bellezza corporea
:

Amor non
et

nasce prima da bellezza,

consimil stella

move

le

persone

un volere forma

la

vaghezza.

L' affetto vero, fortemente sentito, trova


la

sua ferma base nella virt e nella coalla dottrina


1'

stanza, contrariamente
l'Alighieri,
il

delin

quale non vide

amore

questa forma pura.


Qui pose Dante che novi speroni pu il fianco con la nova speme. Contra tal detto dico quel eh' io sento formando filosofiche ragioni.
sentir

dividui

L'amore ha diversa intensit nei vari inse limitato, non offende, ne toglie alla virt il suo valore, mentre se
;

smoderato, fa languire
lo cor, e sospirando
il

fa dolente

sentendo pena
L'affetto

di

novo martire.

puro e perfetto (quello che nel-

r Alcabizzo dice mosso dall' aspetto di Giove verso Venere) forte e insieme dolce, dura ognora, e per esso V alma nel ben
si trasfigura
;

1'

affetlo

invece

carnale e

vizioso
Iriuo
(li

(generato

sestile o Marie a Venere) superficiale e


dall' aspetto


rude,
e

94

divampa ad un tratto e subito muore, disunisce V anime disdegnate.

Preso dalla bellezza della virt, fonte viva di grazia, nel cui possesso l'intelletto s'acquieta e posa beato, lo Stabili scioglie

un inno a questa Donna, che prima


la

gli

porse

nuda mente

col desio sovercMo.

Per ben quarantasei capitoli parla della natura di molti animali, anche favolosi,

da cui poi trae ammaestramenti morali, perch sempre meglio risplenda la virt
alle

menti e pi fortemente infiammi


la Fenice (Gap.
^I),

cuori.

Come
nere dal

ridotta

in ce-

fuoco, causato
d'

dal

presto

moto
al

delle ali, riprende

un

tratto,

unica

mondo, per
libra

virt della
il

luna, nova vita e


nel caldo Oriente;

cantando

volo

cos la virt,

oscurata

per

un momento
1'

dalla gente grifagna e cieca, vincendo

i-

gnoranza col dolce suo foco, risplende di novo e torna al mondo per 1' eccelse rote. L' Aquila (Gap, 3) non invecchia mai, rinnovandosi nel grave e alto volo, uccide i figli che non hanno fermi gli occhi
ai raggi

del

sole,

generosa lascia parte


i

della preda, e
boli
;

schiva o non ferisce


(Gap,
le
1'

de-

la

Lumerpa

4)

ali

vestita di

lucenti

penne imperiture e che fugan


;

sue

sono cos
il

ombra con

loro

splendore lo Stellino (Gap. 5) segue con tanto desio la bellezza del cielo che ab-

bandona

il

dolce

nido,

lascia cadere di-

95

mentica V uovo dalla branca, e arriva con grande ^rido a Mercurio che V invita il
Pellicano infine (Gap.
fianco e col
6j

ha

1'

animo

cos

pieno d'amor paterno che, disperato, lacera


il

suoi nati uccisi dall'


uccelli lo Stabili

sangue ritorna la empia serpe. Dalla natura e dai costumi di


trae

vita ai

questi

arp:oment

per far

vedere i diversi lati della virt. L' Aquila dice misericordia e carit e, nell' uccisione dei figli dalla vista maculata, la fine di
chi
la

non rimira

il

Sole eterno,

il

Creatore;

Lumerpa simboleggia la fama, che non muore, dell' uomo virtuoso lo Stellino, r amore a Dio, che conforta 1' animo con
;

r eterna speranza e
e le tristezze

fa dimenticare

dolori

della

vita

il

Pellicano,
di Cristo,

la virt rigeneratrice del

sangue

per la cui morte

.... riprendemmo
Nel Cap,

vita

che per peccato fu da noi partita.


7 lo Stabili parla della

natura
il

dei quattro animali che vivono dei quattro

elementi: cio la

Salamandra
il

del fuoco,

Camaleonte

dell'aria,

pesce

Alech del-

l'acqua e la Talpa della terra. Il Piombino (Cap. 8), a cui restano, anche dopo morto,
le

penne,

dice

speranza di

risurrezione
:

gloriosa del corpo all'uomo giusto

nude ossa con la fronte calva, che dormono vestite di speranza


le

rinasceranno con la carne salva,

quando

la forza del
il

Fattor beaegno

chiuder

giorno nell'umaiio ingegno.


Per
il

96

suo calore naturale lo Struzzo converte il ferro in nutrimento e guarda pentito, con occhi che sanno umiliazione, i figli dimenticati, a somiglianza dell'uomo retto, che, col dolce fuoco della virt, distrugge il peccato, o, abbandona(Gap.
9),

tala per breve,

il

quando di questa dorma si ricorda, gran pentire toglie il graa peccare


che fa per doglia
li

occhi lacrimare.

Cigno (Gap. 10), bianco senza alcuna macchia, e canta dolcemente nel morire, come l'anima pura nel distacco dal corpo esausto gioisce innamorata di Dio: la Cicogna (Gap. 11), sdegna la compagna infedele, va sola, pensando, per la campagna,
Il

nutrendosi, incolume, d'animali


e,

velenosi:

fatta vecchia, riceve

dai

suoi figliuoli

nutrimento e dolcezza, s che in pace posa l'uomo che abbandona, i suoi voli; cos disdegnando, il vizio, non teme il veleno mondano; ma, fiso l'occhio al Creatore, posa l'animo con soavit e pace sopra le stelle. E via di questo passo, mostrando al
lettore
i

diversi aspetti della virt, consi-

derata anche negativamente, tratti dalla natura e dalle abitudini strane dei vari
animali.

simboleggia il morale; la 1' delaccecamento 13 Civetta, ( Gap. ), Tanima viziosa, la quale non vede che vivendo ella si muore; la Pernice, (Gap. 14),
(

La Cicala

Gap.

),

pentimento e la riabilitazione

Invidia; la

Rondine (Gap.

15),

carit e


fidanza;
la

97
o

Popula (Gap.
verso
forza
i

Upupa
(Gaj).

16),
il

rispetto e

gratitudine
17),

genitori;

Calandrello
l'Avvoltoio
suicidio:
il

della

virt;

(Gap.

18),

disperazione
19),

Falcone
il

(Gap,

nobilt e

grandezza;
fede;
il

Grifo (Gap.

i^O),

prudenza e

Pavone (Gap.
penitenza;

121),

vanit; la
la

Gru
(24),

(Gap.

M),

concordia e pace;
il

Tortora

(Gap. 23),
stessa.

Gorvo

(Gap.

gli effetti del vizio

die corrompe la natura


in

Dopo aver
(i^5-29)
il

parlato

cinque

capitoli

degli animali
il

acquatici: la Sirena,

Granchio,
lo

Rospo,

TOstrica, e
le

il

Del-

fino,

Stabili

ricorda

maravigliose
la
il

virt degli
il

animali

velenosi (30-37), cio


il

Basilisco,
il

l'Aspide,

Dragone,

Vi-

l)era,

Goccodrillo, lo Scorpione,

Botto

il

Ragno.
si

Gecco
roso,

occupa poi dei quadrupedi in


ai

dieci capitoli (38-47).

esempio

maestrare i figli e con l'esempio:

Leone, fiero e geneche devono amnella virt con le parole


Il

re

dev'essere sempre nuda di paura anima reale con ardita vista, veggendo dei nemici la iigura.

E quando

si convien di perdonare volgere deve gli occhi a la pietate

che sempre in gentil cor convien destare.

L' Elefante,

il

pi

intelligente

fra gli

animali, mostra al viandante la via smarrita, e, se assalito, lo

dilende;

il

Leopardo,


inganna

98

il Leone nella caverna, facendolo cadere nel tranello preparato; la Iena, cava i morti dalle sepolture e contrafta la voce umana; la Pantera, secerne un odor di dolcezza che le attira gli animali d'intorno;

la Tigre,

corre

veloce

come

saetta
i

ed
e

tutta sospetto che


intne
il

le s'

involino

tigli;

Castoro, l'Unicorno, la
si

Scimmia

il

Cervo, che in melodia

diletta,

sicch l'un cacciatore canta e suona


e l'altro
Il

mortalmente

lo saetta.

lettore

manda davvero un
quando finalmente

sospirone
lo Stabili

di

sollieAO

non prolungarsi ancora sopra le propriet di molti altri animali e di riservarle piuttosto nella penna slanca.
dice di

Molte propriet sono nel cervo


e in molti altri animai,

che qui non scrivo,


li

ne

la

stanca penna

riservo:

ornai convien trattar di pietre certe


e siano lor virt qui

bene aperte.

Infine in
sette

nove

capitoli

parla

di

ventiIl

pietre
ci

dalle

virt

pi

svariate.

difende dal veleno e dai nemici; lo zaffiro conforta e anima il cuore;

diamante

smeraldo rafforza la memoria; l'agate al negromante per arrestare le tempeste; quella sanguigna conforta la vista dolcemente; l'alestrio genera costanza; il berillo, amore; il topazio, quiete all'animo irato. Il diaspro conservato con
lo

nera serve

gelosa cura dal gueriiero,

il

gagate dalla

donna gravida,

l'elitropia dal ladro

impu-


nito
;

99

panterone ha tutti i colori dei diacodio chiama gli spiriti; il giacinto fuga i veleni; l' abestone luce come una stella; la calamita attrae e respinge il ferro; il carbonchio splende al
il

pianeti;

il

buio; l'epistite salva le piante dagli insetti


e

Tamatisto toglie l'ubbriachezza. Infine, brevemente, accenna ai diversi effetti del ceramo, del calcidonio, del cristallo, dell'entra, del corallo, e delle perle

che nascono nelle conchiglie marine o si formano dalla rugiada celeste. Dopo aver tratto da tutte le pietre buone
qualit, Cecco chiude
il

ca]titolo:

Qui faccio

fine de le sacre pietre


le

che qui tu trovi scritte

pi degne.

Se dalle opere latine


vivissimo
dello

si

rileva
alla

il

desiderio
alla

Stabili

lode e

gloria, nell'Acerba, e in

modo

speciale nel

libro quarto, questo lato tutto proi)rio del

suo carattere, che si assomma nel forte sentimento della propria dignit e del proprio valore, appare in modo pi completo. numerosi problemi nituiali che fnI ge porre all' attenzione di un discepolo immaginario e che scioglie egli stesso, trionfalmente, non sono che voluta occasione per
i)oler

fare

largo
nel

sfoggio
cui
i

di

erudizione e di

sapere,
poi

faticalo
postei-i

conseguimeido avi

[)ress()

fama

gloriosa.

100
Tesoro edificar ne
e chi
li

bon
li

nati

scrivendo leva lo intelletto


la

conserva

memoina

passati:

gentil cosa vivere per

fama
fa diletto

che dopo morto all'alma udendo che lo mondo di

lor chiama.

Mentre negli altri libri del poema volgare espone freddamente e impersonalmente la dottrina naturale, in questo invece entra egli stesso a parlare con vita
lo Stabili

e calore particolare; e di variatissimi

pro-

blemi circa l'essenza dell'universo ricerca le cause prime, per mezzo della filosofa.
10 voglio qui che il quare trovi e levando l'ali dell' acerba niente, seguendo del filosofo la via.
il

quia

filosofo

Per se lo sguardo attento, indagatore del giunge a scoprire i nessi che regolano i fenomeni naturali, tuttavia la ricerca non facile e completa, ma frutto del dubbio, datore vero di scienza, e solo per il quale la mente nova risorge e vince la prova.
11

dubitar che rendo gran virtute che lo mirare de la prima gente fece noi certi dell'alte vedute.

subito, nel Gap. I, tratta, dubitando, questioni sulF amore, la cui soalcune di luzione vivamente gli sta a cuore come

quella che toglier vanto ai poeti, che, con lenocinli e le carezze dell' arte vuota, i

menano troppo
gli scenziati.

presta e facile vittoria su

Cecco

ci

dice la ragione vera perch due,


amando

101

la iiiedesinui persona, diventano neiraninio contrari l'uno all'alti'o: ricerca

nella diversa intluenza delle stelle la causa

della

non corrispondenza
|)aterno,

della

donna verso
la

chi intensamente

l'ama; spiega

forza

dell'amor
figli

perpetuino la

non nel piacere che i memoria dei genitori,

ma

nella continuazione della propria per-

sonalit, e nell'innocenza riguardo al figlio

minore che, generalmente, viene

prediletto:

Move la purit la meate umana, e come donna onesta infiamma il

core.

Nel i2 Gap. lo Stabili si propone e scioglie, compiacendosene, alcune questioni sopra


i

corpi celesti. Nel cielo sono moti contrari


si

che
si

elidono, perch

altrimenti la terra

moverebbe
i

e si avrebbe

una

sola

sta-

gione; le stelle dell'ottava sfera scintillano


e
pianeti stanno
fissi,

generando

le

prime

illusione ottica ai nostri occhi per la loro

maggiore lontananza. Per dare a questa spiegazione pi grave forza di verit cita un esperimento, che consiste nell'avvicinare e allontanare dalla nostra vista, successivamente, un lume artificiale,
che quando pi s'acresce pi
scintilla.

Nella luna e nel sole


colori,
l'altro

cosa
il

scorgono diversi l'uno o pianeta; il sole poi trae a s d'ogni vapori e riscalda, perch
si

secondo che

signoreggia

per

corpo luminoso per natura, la riflexione di sua chiarezza,

in calda

forma

l'aer trasliarura.


esperimento:

102

Convalida questa sua sentenza con un un vaso di vetro, freddo e pulito, pur non ricevendo calore dal foco, si trova caldo per la luce che lo ferisce
drittamente.

Parla della luna e delle diverse sue fasi; le influenze che esercita sull'uomo e sulla vegetazione pi fortemente che non gli altri astri, perch essa pi dappresso

enumera

move

e riceve la

virt di tutti

i cieli.

Notevole, quantunque la scienza abbia ripudiato anche questa ipotesi cosi comune
tra
il

nostro popolo, la spiegazione che d


tagliar le travi
:

sul

tempo propizio per

tu a me: perch quand' rotonda

ogni villano li suoi rami taglia ? Perch pi umiditade allora abbonda


la quale

per pi tempo
il

li

conserba.

Infine chiude
effetti

capitolo parlando degli

prodotti dalla luna sulla circolazione


in chi

del sangue
sul cavallo

dorme

allo

scoperto

e della diversa

efficacia dei

raggi
i

solari

piagato,

secondo che
o,

raggi

lo feriscono dispersi,

riuniti

in fascio,

passano per un breve pertugio. Nel Gap. 3 lo Stabili si occupa di varie


questioni circa l'aria; ricerca
le

e stabilisce

cause della varia temperatura nella incostituzione dei


cadenti,
lievi

fluenza e

venti.

Le
l'aria,

stelle

che

rigano

lucenti

sono

vapori infocati, mossi dal


la spiegazione

vento.

Accenna poi rapidamente


dell'eco, della

via

lattea

che

mostra

la

103

bianca bellezza, dei venti periodici, e della natura e formazione del respiro. Notevole la s{)iegazione scientifica dell'eco, che descrive con termini chiari e
precisi:

Perch chiamando
presso a
le

in Ascoli qui senti


le

mura de

oneste donne

con simil voce rispondere i venti ? Dico, che l'aere questa voce porta trova l'opposto, che riflette l'onne si che la voce torna qui ritorta.
Il sospiro si forma nel cor dolente, quando r animo preso dal desiderio dell' immagine adorata e s informa del suo pen-

siero: la vita,

sospesa e compressa, riprende

forza, aspirando
ratrice,

ampiamente

l'aria risto-

che infine riesce fuori, languendo, in un sospiro appassionato.

Quando

del suo pensier l'alma s'informa

onde s'infiamma il core; da poi trae l'ar sentendo il martire si che il sospir languendo manda fuore.
noji spira l'uomo,
Il

verso di Cecco prende vita nel ricordo

affettuoso e possente della

donna amata:

Ohim quegli occhi da cui son lontano, Ohim memoria del passato tempo. Ohim la dolce f di quella mano, Ohim la gran virt del suo valore.
Ohim, che il mio morir non per tempo. Ohim, ch'io penso quanf il mio dolore.

Ohim piangete

dolenti occhi miei,


lei
I

Poich morendo non vedrete

Dopo aver enumerate minutamente


variate

le

forme di

magia

nel Cap. IV,

di


cui
ci

104

motivi della

siamo gi occupati parlando dei condanna dell'Ascolano, il

poeta

si rivolge al discepolo ed esclama, ribadendo il concetto che informa tutto il quarto libro:

Ornaai risurga in te la mente nova


nel dubitar per vincere la prova.
Il

riflessioni morali sulla preziosit del

Gap. V. preceduto da alcune brevi tempo,


che lassa e col quale

che

mai non torna poi


la

non

vai senno ne pentire.

Trova poi

causa della marea nell'atluna, e quella

trazione della
zolfo.

del calore dell'acque sotterranee nella presenza dello

Spiega, per esempi


verse qualil
dell'

sperimentali, le dialle

acqua sottoposta

influenze dell'atmosfera e alle leggi fsiche;

riprende Dante, con la solita posa di erudito, per aver ignorato nel sonetto Io sono stato con Amore insieme l'efficac-ia
del suono delle

campane

nelle

tempeste

contro

gli

angeli

maligni, invidiosi delie

genti lunane:

suonanio allor le tube sante fugge lor setta come gente rotta; questo secreto non conobbe Dante.
Il

circa la Terra:
le

Gap. VI tratta di alcune questioni per 1" influenza degli astri piante producono frutti diversi e hanno
i

vita ineguale;

metalli

vengono generati

nelle loro qualit e colori; le

membra

del

corpo

umano sono conformate

variamente;


effetti

105

e la stessa posizione dei fabbricati produce


diversi.

Et

io a te: de li superni lumi ciascun d forma, conserva e corrompe

queste create cose,

e lor

costumi.

Da

questi l'universe creature

sono disposte, e le torre e li siti, secondo il modo de le lor figure.

sono ben disposti dalle non ebbero mai lebbra e non soffriranno infortuni e malanni per la valida protezione di S. Emidio. Nel Cap. VII lo Stabili dice di aver sempre avuto paura di tre cose: d'esser d'animo povero, di servir gli altri e di
Gii

ascolani

stelle alla pulizia,

perdere l'amico, e di aver speso la vita segregandosi dalle persone


dispiacere e

vane e ignoranti, che,


gnose.
. .

di fronte alle

viglie del sapere, storcono la

marabocca disde-

Speso ho

il

tempo

di

mia poca vita


onore
li

in acquistare e sapere et

et in prestare altrui opra gradita.

Non
e

per schiocchezza fra

non vai ricchezza a povert

buoni ho loco, di core

poco vale a chi conosca poco.

il

Tanto

valor dull'uom quanto ha intelletto

Entra infine nell'argomento


definisce
1'

stabilito e

ombra
.
.

celata luce

dal corpo tenebroso che ritiene


lo raggio, che di retro

non

traluce.


e riverse,

106

Distingue le variet delle ombre dritte spiega le cause della diversa

durata delle notti, e chiude il Gap. parlando della luce, anima e vita del creato, e senza la quale l'uomo diviene mesto. Scioglie nel Gap, Vili molteplici questioni sulla nascita, sulle abitudini e utilit

degli animali,

seguendo

le errate teorie degli


il

antichi e specialmente di Plinio

Giovane.
agli

Seguono quattro Capitoli intorno atti umani, con argute osservazioni. Il fine dell'uomo non su questa
fugace:

terra

Ogni natura
7na allor

creata al

suo fine
questo mondo,
il

lo qual dell'alma

non

in

suo Fattore da vista a vista con l'alme divine sentir pace ne l'eterno amore.
si

quando veder

Non
uomini
clie

deve porre la speranza negli

son
li

fallaci e

nudi di salute

ne

bisogni,

ma piima

in

Dio e poi in se stesso:

Tanto ha di ben ciascun, quanto ha d'amore, tanto ha di ben ciascun, quanto ha di fede, tanto ha di ben ciascun, quanto ha d'onore, tanto ha di ben ciascun, quanto di speme tanto ha di ben ciascun, quant'ha mercede quanto intelletto ha l'uoui, tanto ha di bene.

Sensate sentenze morali abbelliscono vagamente, quasi ricca cornice, le nozioni naturali che lo Stabili svolge: la virt vera e duratura ricchezza; la povert ono-


rata confonde
di mali;
la
il

107

che in-

superbo; la lingua fonte

nobilt suppelletile

gombra

non va congiunta colla scienza; il savio non accnmola ricchezze, che, come tutte le cose umane, sono passeggiere; la donna vana e leggiera come vento, e fa rumore pi di dieci uomini parlando, in lei mai fu virt perfetta,
se
salvo in Colei che innanzi al cominciare

creata fu et in eterno eletta.

prosegue in una forte e volgare invet-

iva contro la donna, che

chiama femmina.
fera;

Femmina che ha

meno d'una

radico, ramo, e frutto d'ogni male,

superba, avara, sciocca, matta, austera.

Veleno che avvelena

il

cor del corpo,

iniqua strada et porta infernale,

quando

ti pinge, punge pi che scorpo. Tossico dolce, putrida sentina,

arma

di

Satanasso e suo

flagello,

pronta nel male, perfida, assassina, lussuriosa, maligna, molle e vaga,

conduce l'uomo a fusto

et a cappello,

gloriosa, vana, et insanabil piaga:

volendo investigar ogni sua


io

via,

temo non offender


si

cortesia.

Raramente
ornato di

rinviene
i

virt

in
d'

chi

bellezza;

bambini

ingegno

precoce hanno breve vita; nell'assasinato a tradimento le ferite, dinanzi all'uccisore,

mandano

fuori

sangue,

mosso

tlair ira;

l'espressione

diversa

nei volti causata

dalle stelle e anche dal

dorme

alla

sito; l'uomo che supina non pu far moto, vuol

108

chiamare e ha la vece gelata, e ci per rimprovviso e pieno affluire del sangue nel cuore. Infine accenna vagamente e
imperfettamente alla circolazione o meglio al movimentogue del sangue e alle impressioni mortali che pu ricevere il cuore,
di

nostra vita primo fondamento,

dal dolore e pi dalla subita gioia.


Il Cap, XIII e ultimo tutto una vivace manifestazione dello spirito che ha animato

fortemente l'intero libro, in cui lo Stabili

ha voluto

risaltasse

chiaramente

l'

utilit

e insieme la dolcezza della scienza astrolo-

gica priva degli abbellimenti dell'arte. luce e splende

compiace dell'opera sua, ove ogni natura, e chiude il libro quarto, che pu chiamarsi, caratterizzandolo, dei perch, con una premessa alla materia che tratter nell'ultimo libro
Il

poeta

si

dell'Acerba,
la

non posto a compimento per


:

morte violenta sopravvenuta

Il nostro fine per nostra santa Fede a lui si sale, e senza te dell'opera si danna: al santo regno dell'eterna pace conviene di salire per tre scale,

di vedere Osanna,

ove l'umana salute non tace,


a ci ch'io vegga con l'alme divine
il

sommo bene

dell'eterno fine.

L'ultimo libro del poema volgare dell'Ascolano tutto

un inno,

fatto di spe-


ranza, alla
soggetta:

109

la

Fede, dinanzi alla quale ragione deve chinarsi non avvilita,

ma

La Fede non ha merto

di salute,

ove l'umana mente vede il quia, tacciasi quella de le alte vedute. Credenza fede con accesa spene, che dimostrando di gloria la via, poi ci conduce nell'eterno bene ove l'umano spirito benegno.

Poi lo Stabili, con molta precisione di linguaggio teologico, parla del terzo cielo a cui fu rapito S, Paolo; del santo regno,

donde procede
Trinit:
Ivi
ivi
ivi

tutta la luce e sta la SS.

una natura

in tre persone, et allegrezza,

sommo bene
pietate

non

ma

ragione,

e gli angeli benigni

senza corpi

cantano sempre, pieni di dolcezza.

sulla creazione delle

Entra quindi a discutere con Averrois anime, lo contradice vivacemente fino a rallegrarsi che egli filosofo da la iente sciocca, arda nell'Inferno; cerca di spiegare le cause della diminuita statura degli uomini e dell'abbreviamento della vita, risultato delle leggi di trasformazione; si propone infine il quesito della durata del mondo, della generazione dei giganti e dei popoli antichis-"hni.

Gli

ultimi

versi

dell'

Acerba muoiono
:

nella defili izione della Trinit, parafrasan-

do quasi

le

parole di S. Giovanni


Era
col

110

moto e al tempo una natura eterna, clie non cade mai nel tempo. Questo era in prima presso il primo agente e l'esser tutto per Lui tien figura.
lo spirto innanzi al

Padre

e col Figliuolo

e fatto senza lui, dico, niente, e ci ch' fatto, era vita in lui,

siccome forma nella mente eterna e questa vita luce

Dai rapidi cenni riassuntivi, che, fedelmente, abbiamo tracciato dell'opera volgare dell'Ascolano, appare chiaro assere l'Acerba solo un audace tentativo di abbozzo del poema della natura, con viva tenrivelantesi pi nella forma e denza nell'ordine interno che nella oggettivit delle cose a spingersi verso nuovi e pi sicuri orizzonti, intravisti, indeterminatamente e i cui primi bagliori di vita vanno ricercati in un epoca assai pi tarda che

in quella di Cecco.

Io credo

che

l'

idea
la

prima del
del

poeta
creato
sintesi,

fosse

abbracciare

scienza

sensibile e ridurla

in

una nuda

con evidenza la nobilt dell'astrologia che ha per oggetto la parie superiore del Cosmos e che lo Stache facesse apparire
bili

non

solo considera scienza vera, ripo-

sante su calcoli e su

proclama

1'

unico

fatti, ma, entusiasta, mezzo sicuro e quasi

divino di conoscenza.

Ili
la

Nessuno ha notato
d'intenti e di lavoro

viva somiglianza che si scorge nella

Storia Naturale di Plinio Secondo e nell'Acerba di Cecco, chiamata anche in (jualche codice Be propriofatiyns rerum .
questo semplice rilievo ci dar meglio comprendere la mente dell'Ascolano e il valore di originalit che conserva l'Acerba.
E|)piire

luce

per

Lo

Stabili
le

con mente nova sdegna


favole,

le

ciance e

cio

gli

infingimenti
il

dell'arte, e

mira solo a conseguire

vero

neir astrologia.

Con medesima chiarezza Plinio, nel commento alla sua vasta opei'a, spiega il suo intendimento Nei miei libri (la sua storia
:

naturale ne contiene trentasette) con isteril

materia, cio con stile acre e severo adatto a mettere sottocchio le cose, si racconta
la natura, cio la vita son messo per una via,
delle cose. Io

mi

che non stata cal{)esta dagli autori e per la quale non s'ha molto diletto a camminare, che la maggior parte degli uomini cerca la piacevolezza negli studi
.

Riguardo poi
considerarsi

al

contenuto l'Acerba pu
stecchito delle

un riassunto

principali parti della Storia

riassunto

pi

Naturaleanunodernato nella cono-

scenza delle nozioni naturali e degli insegnamenti morali, ma informato e animato dairAslioiogia, die non ai)i)are in Plinio. infatti il secondo libro della Storia tiaturale che s'intitola De mundo et


elementis
,
i

112

pasle co-

ampiezza
quali
lo

abbraccia nella sua disordinata libri I e IV dell' Acerba, nei


a
spilluzico, ci fa

Stabili,

sare dinanzi, quasi


differenti

freddo museo,
il

gnizioni naturali del suo tempo,

non molto
naturalista

da quelle che aveva


i

romano. Persino
capitoli di

titoli,

ambedue

le

caso strano, dei opere non di rado

s'identificano.
Il

libro III poi

dell'Acerba,

tranne

gli

ammaestramenti morali ricavati dalle abitudini degli animali comuni a tutti i bestiari
libri

mediovali,
Vlir e

contenuto parte

nei

X
si

dell'opera di Plinio e parte

nel libro

XXXVII.
occupa per
di geografa

Cecco non

e di botanica, dalla quale lo scrittore ro-

mano

trae innumerevoli rimedi medicinali, percb lo Stabili ne lascia l' incarico ai medici (85)
:

io

Se d'erbe qui non tratto n di piante prego che chi legge non si sdegne, che a medico le lasso che ne cante.
Plinio

Come
nome
le

non

si

attenne strettamente
il

alla trattazione della natura, sotto


gli antichi
i

qual
cielo,

comprendevano

il

meteore,

minerali, la fsica

e la geo-

grafa,

s'occup anche, sia pur brevemente, delle cose umane, cos Cecco parla
dei vizi e della virt.

ma

Per il II libro dell" Acerba si stacca nettamente da quelli di Plinio, essendo avvivato dalFimpronta tutta personale del-

-113
l'Ascolano,
il

sconvolta

quale

nell' Italia

e in lotta fraterna continua trova

pi propizio, perch vissuto, e trarre pi efficaci insegnamenti morali che

un quadro da cui pu

non dai lontani


scrittore

sbiaditi

precetti

utili

alla vita e esempi di piet riportali dallo

romano.

In ogni

modo

tanto Plinio che lo Stabili

non sono n potevano essere naturalisti nel senso moderno della parola, ma solo
eruditi raccoglitori
delle

nozioni

che

si

avevano nel loro tempo. Tutti e due difettano di quella forza di osservazione propria e diretta che ordina
le cognizioni,
le

semplifica e le riduce a

sistema.

Ed ora mi rivolgo anch'io la domanda che face vasi il Castelli scienza vera e grande quella che si
:

contiene nell'Acerba
sera del
dell'
II

Ricordo la viva premura che

misi

una

Maggio di quest' anno viarmi insieme con alcuni amici

nell' av-

alla sede Universit Popolare di Ascoli Piceno. giovane prof. Raffaele Ianni avrebbe

svolto

un tema

assai interessante: Osserscientifica


delle

vazioni siilV importanza

opere e delV insegnamento di Cecco d'Ascoli. L' oratore, lo confesso francamente, non
riusc affatto, per

quanto facesse sfoggio


della
scientifica

d larga

erudizione, a convincermi

grande importanza

che avrebbe

114
specialmente l'Acerba; anzi rinnov in me il senso di profonda delusione provato
nella lettura di tutti gli scritti dello Stabili.

Ma

v'

erano persone abbastanza stimate

nella scienza e nella letteratura, che condivi-

devano, anche pi fortemente, l'entusiasmo


dell"

oratore

voglio dire

il

Libri e

il

comm.

Giuseppe Castelli. Per il primo l'Acerba era nientemeno che le plus remarquahle de tois les ouvrages scientiphiques de ce siede, pour les ohservatios physiques
qii' elle contiet (Si)).

il

Castelli poi scriveva

L'

Acerba
I-

una

pietra miliare posta nel centro d'

talia sul

cammino
il

trionfale, per cui inceil

Campanella, il Bruno guidata dal sommo instauratorc della scienza moderna. Dallo scomunicato poema nuiovono i primi bagliori di un' aurora lontana si disegnano le prime linee del metodo scienti-

deranno

Telesio.

e la gloriosa pleiade toscana

fico di

Ruggero Bacone e di Galilei si la prima volta i diritti del senso nello studio dei fenomeni naturali . (87) Dinanzi ad aifermazioni cos recise, ad
;

affermano

inni di lode cos entusiasta e

incondiziodi

nata,

il

mio convincimento,
fugace lettura,
volli

fatto

una

semplice e

mente scosso. Tuttavia

venne fortecon uno studio

comparativo, breve ma accurato, accertarmi direttamente se le conclusioni del Libri e del Castelli scaturissero davvero da un esame serio e spassionato, avessero
cio, nelll

Acerba una base

di verit solida

-115
e

obbiettiva,

non fossero invece che

vuoti paroloni, atti a presentare sotto un aspetto interessante il condannato dall'

Inquisizione.

Frattanto ebbi modo di leggere nell' autorevole Giornale Storico della Letteratura Italiana (88) un serio lavoro critico su

Cecco d'Ascoli, dovuto alla dotta penna dell' illustre P. Boffito, barnabita, il quale
attenuava, se non comj)letaniente distruggeva, le vivaci espressioni laudatone dei panegiristi dell' Ascolano. Alle comparazioni
fatte

dal

Boffto

dell'

Acerba

colle

opere affini antiche e del Medio-Evo io sono lieto poterne aggiungere molte altre ancora, tratte dalla Storia Naturale di
Plinio
Il
il

Giovane

(89).

lettore giudicher

Stabili possa

serenamente se lo davvero esser salutato auste-

ro fisiologo e naturalista, che nello studio della natura dette prove di originalit e
di maturit precoce.
Neil' Acerba invano cercheremmo qualche audace e geniale novit circa la disposizione dei cieli e la teoria del sistema cosmografico; e neppure poi si deve spe-

rare originalit in

fatto

di

zoologia e di
tradizionali.

mineralogia, perch lo Stabili non fa che


riprodurre
le

viete

nozioni

in ci gli storici dell' Ascolano conventutti

gono

pienamente
la

(90)

io

tratterr alquanto solo


lettore,
dell'

per

far

quindi mi notare al
III.

non

concordanza del libro


soliti

Acerba coi

lapidaci e bestiarii

116
moralizzati del Medio Evo,
quelle gi esposte

ma

la identicit

delle nozioni zoologiche specialmente,

da Plinio
:

il

con Giovane.

Scrive infatti lo Stabili

Sopra ogni altro animai senza intelletto ha pi di conoscenza l'elefante che quasi per ragion fa ogni effetto. Sempre s'accoppia ne la luna nuova ciascun si bagna ne lo fiume stante: chinando il capo par che f lo muova. Quand' elio infermo, trova certe erbe, poi verso il ciel umilmente mostra di pregar quel che il suo male disnerbe; se vede 1' uomo de la via smarrito, va innanzi a lui e la via gli dimostra
finch ritorna nel

cammin

sentito.

E
s'

Plinio:

appressa incomincia

ai

L'Elefante quello che pi sentimenti umani quando a splendere la luna nuova


;

scende in mandrie nel fiume, si spruzzano solennemente d'acqua, e, fatta riverenza


al pianeta, ritornano nelle

selve.

Amma-

lato, sta

supino e getta V erbe verso il cielo quasi che deputasse la terra ad intercedergli la salute. Incontrando a caso un uomo ne' deserti, il quale abbia smarrito il cammino, tutto amorevole gli mostra la via. (Op.
cit.

L. Vili.

e.

I.)

Del Coccodrillo Cecco cos parla:


D' inverno in acqua e
d'

estate in terra

quiesce

il

Coccodrillo e sempre cresce,


;

crestato pesce sempre gli fa guerra

mandibola

di

sopra sempre muove,

V altra di sotto in lui sempre quiesce.

117
e

r ova in terra con diletto fove.


nel dormire
la

per

sua bocca entra

il

serpe Indruca,

disperpagli lo core, e mai non fina

facendo a grande stento lui morire, che quasi per vendetta l'assassina.
Nessun altro Similmente in Plinio animale da minor principio cresce in maggior grandezza; suo accanito nemico il delfino che ha sul dorso spine taglienti: il coccodrillo morde con la mascella di sopra che sola ha mobile; partorisce uova e si mette a covarle sempre sopra a quel luogo: satollo di pesci s'addormenta con la bocca piena. Veggendo ci lo icneumone, a guisa di un dardo, gli si slancia in boc:

ca, corre al ventre e gliel rode.

(Op.
di

cit.

L. Vili. cap.
gli altri

XXXVII.) E

cos

tutti

animali e pietre preziose, ch'egli III, del poema volgare e da cui trae ammaestramenti morali (91). Ma entriamo nel dominio proprio delle cognizioni scientifiche; ai fervidi entusiasmi del Castelli faremo seguire, freddamente, senza una parola di commento, relativo dell'Acerba comparata il passo con le opere affini anteriori. Il convincimento che ne trarr il lettore saia pi
descrive largamente nel libro
forte e sentito.

Cecco d' Ascoli, scrive il Castelli, il del tuono in maniera da divinare quasi l' elettricit, perch chiama quel fenomeno fiamma spinta entro li

solo a parlare

118
corpi
col
delle
.

nubi fredde,

lo

idendifca

lampo
Altro
entro
il
li

tuono non che fiamma spinta corpi de le nubi fredde


il

Insieme

tuono ha infocate
:

1'

orme.

in Plinio
i

tuoni sono le percosse

che fanno

fuochi che battono in dette nucit.

vole, e perci s abito le focose fessure loro

vengono a lampeggiare. {Op. e. XVIII.)


Cecco,

L. II.

prosegue il Castelli, dimostra con un semplice esperimento che la luce pi veloce del tuono .

Awegna

che la luce innanzi al scoppo paion in due tempi divisate forme,


ci fa lo viso eh' inaanzi
1'

udito

che r anima agli occhi dappresso troppo, per il nostro vedere molto ardito. E ci si mostra nel remoto colpo che in un tempo il suono et elio fatto e vien si tardo che 1' ha udito il colpo.

Plinio,

della vista:

senza ricorrere air arditezza E cosa certa che prima si

veda il baleno, bench si facciano insieme, che non s' oda il tuono. E ci non maraviglia perch la

luce pi veloce del suono. N alcuno sar mai tocco che prima abbia veduto la folgore o udito il tuono . (Op. cit. L. II. e. LV.)
L' entusiasmo

del

Castelli

aumenta

Cecco chiama impropria

la frase di stelle

cadenti, perch, se

stelle cadessero,

una

119
sola coprirebbe tutta
la terra.

Le

stelle

cadenti sono (quasi come dir dopo secoli


il

padre Secchi)

vapori per

V aere in-

focati .

Non
che

caggiono
1'

le stelle

da

le spere,

una coprirla tutta


1'

la terra,

ma E

il

vento, che da quella parte fere,

move per
il

aere vapori infocati.

naturalista
:

romano scriveva
lo

secoli

avanti

Elle,

abbondanti per

troppo

alimento dell' umor tratto a s, rigettano quel vapor di fuoco, quando pare altrui che cadano . Similmente Aristotile {Meteor. Uh. I. e. 4) ed altri. Il Bellovacense
De naturis rerum che sembrano cadere non cadono, che sono di i attira ignea e il loro luogo pi proprio nell' etere. Del resto se una sola cadesse coprirebbe tutta ia

nella guida del

Le

stelle

terra

Cecco
il

non
:

i)artecipa
la via

ai

pregiudizi,

scrive

Castelli

Lattea

un nucleo
.

di stelle tisse minori e

non

la traccia del

cammino a

S.

Giacomo

di Galizia

Quelle che vedi molte stelle spisse,

che luminando fanno la chiarezza, son de 1' ottava spera stelle fisse.

Sou

strette

si

che
la

1'

una

1'

altra tocca,

cos si

mostra

bianca bellezza,

eh' via di latto de la gente sciocca.

Anche

Aristotile

{op.

cit.)

sostiene

la

Via Ltdtea

essere

folta

di astri miiori;

Plinio parla di stelle tisse

delle

quali

si

120
vede una moltitudine pi spessa, quando
la luna

ha

il

mezzo tondo, in una notte

placida che dolcemente le illustra (L. II.


cap. XIII.); e Bartolomeo da Parma similmente, accennando pure al medesimo

errore popolare.

il

Per rara divinazione del vero, esclama scoppio del fulmine riferito insieme ai fenomeni del lampo e del tuono. La folgore sottil fiamma che produce effetti strani .

Castelli, lo

La

sottil

fiamma

in ogni cosa rara

poco r offende, e per noi vedemo per gli accidenti che diviene rara. Portando sopra il capo molte nove, essendo lese del foco supremo, erano sane come fosser nuove ma dentro senza frutto e pien di vento furon trovate, che da 1' una fronte
:

entr la fiamma e strinse lor contento.

Plinio

fiati

repentini ecc.
i

mansono
botti

dano

fuori tuoni e

folgori,

quali
le

di maravigliosi

effetti.

Vuotano
Marzia,

senza toccar

coperchi e senza

lasciarvi
nobilis-

di se alcun altro segno.

sima romana, essendo gravida, fu percossa dal folgore cos che la creatura mor ed ella incolume rimase viva . {L. II. e. XIX). Tanto Cecco che Plinio parlano delle pietre e del ferro le quali cadono dal cielo; ma n 1' uno n l' altro allude alle folgo-

moderna fisica terreNessuna maraviglia poi che Cecco sapesse le giogaie dei pi eccelsi monti
riti

e aereoliti della

stre.

121

sopravanzino

le

regioni

delle

nubi

delle procelle. Vergilio

Nubes

excessit

non cantava Olympus ?


il

forse

L' arcobaleno, continua

panegerista,

generato dalla trazione della luce e

pu

essere riprodotto sperimentalmente


L' arco non che ritlexion di raggi
in nell'

acquose nubi divisate;


nubi
cos'i

sono

le

variate
;

quando dal

sole ricevon percosse

per dimostra diversi colori.

in Plinio

si

legge

Quei che noi

chiamiamo archi avvengono molto spesso, e ci non maraviglia, n prodigio. Certa


cosa che
in
il

raggio del sole,

percotendo
la

una nuvola concava, respinta

punta

nel sole, viene a spezzarsi e fa quella variet di colori {L. II.


e. LX). Lo stesso fenomeno spiega Seneca nel Nat. Quaest.
t.

1.

e.

7.
si
1'

Acerba, scrive il Castelli, mostra ancora, scientificamente, che


Neil'

di-

eco

prodotta sonore .

dalla

riflessione

delle

onde

Dico che
si

1' aere questa voce porta, trova l'opposto che riflette 1' onne

che la voce torna qui ritorta.

Plinio (L. IV.)

accenna
molti

anche
vi

lui

la

causa
le

perch

in

luoghi

sono

voci reciproche senza fine; e nello Spe-

culum

poi (P. I. L. IV.) V eco spiegata con precisione forse maggiore che quella
di Cecco.

122
Riguardo
riferi,

alla rifrazione dei raggi calo-

alla

scintillazione

apparente delle
venti

stelle, alla

relazione

dei

periodici

coi

moti apparenti del


riscontri, per la

sole, e alla

formasi tro-

zione della pioggia e della rugiada,

vano
liim,

per la

prima nello Specuseconda nella Composizione


Ristoro
e

del

mondo

di

per

le

altre in

Plinio e in Aristotile.
I terremoti, seguita
il

Castelli

sempre

pi intiammato di entusiasmo, secondo Cecco prorompono da fiati racchiusi nelle


cavit interne delia terra. Nelle caverne sono imprigionati vapori secchi ed acque che scavano gli abissi e sollevano le moli delle montagne. Acque e terremoti sono cause delle accidentalit della supei^fcie terrestre. Dei rimpasti e delle rivoluzioni del globo rendono testimonianza i fiori e le foglie fossili plasmati entro le vene
del

marmo

Li chiusi venti, che non ponno uscire


fuor de la terra mossi da Satorno,

fanno li terremoti a noi sentire. Nel grande freddo e nel tempo assai caldo
celansi
i

venti, e

non vanno d'intorno;

per

la terra sta quieta in saldo.

Si che li monti, li colli e gli abissi sono formati da l' inclusi venti, che spiran sotto terra duri e fissi, Et anche 1' acque sotto a noi celate fanno questi atti, se tu ne rammenti le parti de lo mondo concavate.

123
Molte montagne iu essere di pietra sono converse, se guardi le ripe, che da la terra natura s' arretra potentia naturai regge e compone e fa di terra pietre dure e stipe, e ci si forma per bianca ragione.
;

nel duro
in

Virt di fronde per vidi impressa marmo, che quando si strinse

mezzo di due parti stette oppressa. Nel molle tempo, come cera il segno mostra nel duro, cosi vi dipinse natura, che di forma ha lo disegno.
In Plinio (L. II. e. LXXXI.}: 1 terremoti non avvengono se non dopo che i venti sono rincliiusi nelle caverne sotterra. E neir autunno e nella primavera sono pi spessi che d' inverno e d' estate. Per essi principalmente avvengono innondazioni, s" ingliiottono le isole, nascono terre in mare, ecc. (92j. Il Boffito, che prima aveva salutato in Cecco il precursore della moderna geologia, dopo pi maturo esame doveva confessare: Nei versi dello Slabili non e' di nuovo che r applicazione all' Italia d' una teoria mediovaie sulla formazione dei monti, che si legge anche nello Speculum. (L. IV. e. 20 e. 65). Cecco attribuisce all' attrazione lunare r alta e bassa marea, e all' ardore del sole la formazione del sale.

La

luna, dico, per sua forza molta


fino al

da l'oriente
tirando
il

mezzo

cielo

mar

dreto a s l'onua volta;

124
dal

cresce

mezzo cielo, il mare

fncli'

....;...
alle

in occidente

Dall' occidente fino a


si

mezza notte
otte.

gonfia

il

mare, e verso la luna alza,

si posa fino L'ardente sole il

dipoi

prime
1'

sottile risolve

lassando

il

grosso, e per

acqua
dissolve.

salsa,

amara

si che

mai non

si

tificano

Similmente Plinio, le cui parole s'idencon quelle scritte da Cecco nel


:

La ragione all' Alcabizzo (93) mare cresca o scemi la luna. suoi due nascimenti due volte cresce il mare e due volte ritorna. E prima quando la luna monta per lo cielo ecc. (L. II. e. XCIX.) Il mare ha sapor di sale,

Commento
il

onde Fra i

perch l'ardor del


e
il

sole,

trattone

il

dolce

il

sottile, vi lascia tutto il

pi aspro e

pili

grosso

Le
finire,

citazioni del

Castelli

sono gi per
viva.

ma

la lode

non

men

La

confusione strana, egli dice, delle dottrine astrologiche colla medicina e colle scienze affini non imped a Cecco di fare importanti osservazioni

anatomiche e
la

fisiologi-

che.

La creatura durante
sta genuflessa con
le
1'

gestazione

arcato dosso,

man
i

tiene alle gote fra le cosse

sopra

calcagni
:

anche in Plinio (L. X. e. XXXIV.) nel seno materno sta aggomitolato in s stesso con il naso tra le ginocchia .

Ma

L'uomo

125
Ma non
stelli

basta

lo Stabili

ha per
pi
della

il

Ca-

un

altro nobilissimo vanto,


gloria

che,

da

solo, costituirebbe la
dell'

schietta
ciicola-

Ascolano.

La

teoria

formulata da Cecco con tale sicurezza di convincimento scientifico da indicare che la sua dottrina dezione del

sangue

riva non da erudizione scolastica, s bene da studi sperimentali. Nessuno potr contrastare al poeta tlosofo Y insigne vanto di precursore del Cesai pino e dell' Harvey in questo punto capitale delle discipline anatomiche e tsiologiche .

Che
sangue

la

scoperta della

circolazione

del

sia di grave, anzi di vitale impor-

tanza nella disciplina fisiologica, tutti so essa, no d' accordo nell' ammetterlo scrive r illustre mio concittadino Prof. Luciani (94), certo l'avvenimento pi importante che s' incontri nella storia della
:

Fisiologia

Ma, lo confesso schiettamente, ci vuole davvero una buona volont a scorgerne un accenno sicuro negli oscuri versi dell'

Ascolano.

La
il

teoria esposta

da Cecco,
(05), consangue, co-

comune

del resto nel

Medio-Evo
del

cerne solo

movimento
fin dai

nosciuto gi

non

la circolazione.

tempi pi lontani, e quindi ima dif-

ferenza tutta sostanziale.

La
si

storia della circolazione del


(1^5-i201

sangue
Cristo),

comincia da Galeno

dopo

sviluppa insensibilmente,

secoli tino al Cesalpino

a gradi, nei che riesce a sta,-

-^126
blire

nettamente
all'

del cuore, e
tere

1' ufficio dei movimenti Harvey, che, con la sua

opera perfezionatrice, riesce a farla ammet-

da

tutti gli scienziati.

che ha seguito attentamente efficaci confronti che siamo venuti facendo delle pretese dottrine precorritrici di Cecco con le opere anteriori, apparir ora in tutta la sua vera luce r insussistenza di certe lodi, che hanno raggiunto il massimo di entusiasmo

Al

lettore,

gli stecchiti

ma

nelle seguenti parole del Lozzi (96)

Non

ramo trovi una


e'

in cui

che non teoria e un accenno nell' Acerba, pi competenti scienziati hanno


di

scienza

naturale

ammirato non solo

l'

esattezza scientifica,

ma
ci

novit e scoperte e lo spirito dell'osservatore e sperimentatore, precorrendo in


i tempi di Bacone e di Galileo . Di questi competenti scenziati ve

n'

uno

solo eh' io

mi sappia,

il

Libri,

il

quale

per ha perduto oggi la primiera autorit, essendosi constatato che egli, per farsi bello di una primizia, ha attribuito spesso ad autori 1' onore di dottrine nove che
poi
cos

non si rinvengono nelle loro opere come lo storico ce l' ha voluto far
serenamente:
la

vedere.

Concludendo

scienza

non deve a Cecco pi


bili

di quello

che deve

agli altri astrologi del Medio-Evo.

non

affatto

Lo Staun geniale precursore

127
d ardite

campo

della scienza,

collettoi-e

conquiste nell'arduo e faticato ma solo un erudito (97) delle nozioni naturali medievali,

a cui non

ha saputo dare un' impronta

propria e un ordine logico, rigoroso.

Perch
formarsi

il

critico sereno e accurato

possa

un

concetto, pi eh'

possibile,

esatto e completo del valore letterario di un'opera, occorre ch'egli penetri profondamente e viva quasi della sua vita, la
cui })ienezza risulta dalla

massima

corri-

spondenza e armonia dell" idea informatrice con r ordine e la forma esteriore. Emetteremmo quindi un giudizio imperdeterminare quale in s e quale importanza di tendenza abbia 1' Acerba avuto ne" primi e gloriosi albori della letteratura italiana, noi ci fondassimo unicamente, quasi parte considerata a s,
fetto ed errato, se, nel

valore

artistico

conservi

sui
l'

rozzi e oscuri

versi

del

poema
e

del-

Ascolano, e non scrutassimo invece priattraverso


l'

mieramente,

Y ambiente

la

cultura mediovaie,

intenzione del poeta.

Rudemente, nel tiorire vivace de' versi d'amore che sanno profumi di dolcezza e nel grandeggiare superbo della Commedia in cui il genio immaginativo italiano sfolgor di cos vivida luce da sembrar opera quasi divina, Cecco, solitario, tenta l' abbozzo del poema delhi

1^28

natura in oppobizione alla tradizione viva e al gusto dominante del secolo decimoterzo. Non perch i trionfi entusiasti e rumorosi che nel vergine campo dell' arte me-

navano

dessero un

dolce stil novo gli senso come di fastidio e di stizza, ma per far conoscere quanta utilit dignitosa si celasse nella scienza sua prediletta, 1' astrologia f98), lo Stabili canta sdegnoso la fredda natura; e nelr Acerba non ridono dolcemente le carezze non vagano, avvivatrici, dorate dell' arte
i

cultori

del

tristo

visioni

non

s*

intrecciano arditi
;

disegni

fascinatori

dell' allegoria

le

multiformi

deit dell'

Olimpo greco
il

romano tacciono

e solo regna sovrano

vero:

lascio le ciance e torno su nel vero,


le

favole mi fr sempre nimiche.

La

vita

non

tratta dagli sprazzi lumi-

nosi e fuggitivi

della

fantasia,

ma

dalle

propriet delle cose, la cui


volta nel mistero: chi riesce

essenza ava

penetrare

negli arcani della natura sar iniziato alla

pi preziosa delle scienze, alla cognizione


del futuro

per mezzo
lieta

dell' astrologia,

avr la

mente
si

ne F animo guster
del poeta

dolcezza soavissima:

Qui non

canta a

modo

che fnge immaginando cose vane; ma qui risplende e luce ogni natura che a chi intende fa la mente
lieta.

alma graziosa, or puoi vedere quanta dolcezza in questi acerbi

fogli!

- 129 QuesU, in tuLta quinta la sua luce, r idea che infarin 1' Acerb i e guid lo Stabili nella scelta non solo della materia, ma anche della tbrm:i, e persino della
lingua del suo poeni i volgare. Infatti il contenuto astrologico
sulle nozioni naturali

bis

ito

mai era stato rivestito in versi, o almeno cos ampiamente le fattezze poi esteriori non serbano alcun i somiglianza coi poemi classici e mediovali,
;

e molto

meno con
e

le

composizioni didaallora
in
fiore:

scaliche

allegoriche

insomma un poema

che sa di essere un'audace sTida, o meglio un forte contrasto all' idee artistiche universalmente sentite e accettate dai suoi contemporanei. Parlando dell' importanza scientifica delgi occupati, con inl' Acerba ci siamo teressanti confronti, della materia del poema; ci limitiamo quindi alla semplice parte letteraria, che, solo par esser meglio
solitario,

compresa e giudicata, abbiamo fatto precedere da brevi osservazioni generali. Perch il suo scopo vengi raggiunto
pienamente, lo Stabili cerei una veste adatta al suo pensiero, la quale sia diversa
dalle usate e

non

sai)pia imitazione servile:


sceglie,

di frale varie

forme del serventese

modificandolo, uno schema di duplice ter-

rima dei versi mediani, la lontananza di tempo tra le concordanze, non tolga, anzi conferisca alla materia gravit e seriet maggioie,
zina, legata dalla

che, poco melodica per

-^ 130

la

Non
rale,
g'

basta

egli

vede che

lingua to(99)

scana, nella sua vivacit e dolcezza natuabbellisce


e

adorna vivamente
e,

infingimenti

dell'arte,

quindi, pur

non

ripudiandola, usa un dialetto pi calmo: quello ascolano, colto e toscaneggiante, misto ad alcune voci meridionali
e settentrionali orientali (KX)).

Cecco, dice giustamente il Gstelli, volle adoperare come precipita materia di lavoro la lingua ascolana, modificando la propria favella per avvicinarla al tipo toscano, senza alterarne troppo, (come p^r fecero

di

mano

in

mano

gli

amanuensi
del

e gli

editori), la figura originaria.

L' Acerba

dialettale

solo

nell'intenzione

poeta

di

far concorrere il suo vernacolo alla formazione del linguaggio letterario . Pur non escludendo l' ultima ipotesi del
Castelli,

affacciata

gi dal Colocci (101),

io credo lo Stabili

abbia usato di prefe-

renza
il

il

dialetto ascolano,
di
figlio

desiderio

non tanto per amoroso verso la


nel

patria lontana, quanto perch


e

movimentato

novo

affatto

meno vivo campo

letterario del trecento.

os, lingua, metro e contenuto rispondono, armonizzantisi a vicenda, all' idea del poeta, perfettamente: ma fu la sua

un'idea quanto ardita


in

altrettanto
dei

felice

nell'estimazione

letterati?

Quale importanza cio di tendenza, quale seguito e valore artistico ebbe e conserva tuttora r Acerba V

131

Quantunque
si

alla

prima domanda non

possa rispondere con termini definiti e esatti, pure indubitalo che l'immaturo poemi della natura abbia esercitato un'influenza notevolissima e anche salutare nella letteratura

d'allora,

essenzial-

mente allegorica: una prova indiretta l.i si rinviene chiaramente nella popolarit
stessa

che

Cecco ebbe in vivendo


le

e nel

seguito che, dopo morto, cii'cond V opera


sua.

Ancora eran calde

ceneri

dello

sventurato Ascolano e 1' edizioni dell'Acerba le cui carte alluminate rideano

moltiplicavano come d' opera antica.


secolo

Nel

nove e nella prima met del seguente dieci, con illustrazioni e commenti i versi di Cecco vengono pei-fino allegati nelle scritture come grave autorit, sono ricercati avidamente e studiati anche di persone illustri. Leonardo da Vinci trae appunto dall' Acerba le note
se n'ebbero
;

XV

zoologiche simboliche e maravigliose, che, oltre a soddisfare la sua mente insaziata


di

sapere,

gli

suscitano

ispirazioni

per

nuovi disegni ornamentali (102). In quanto poi al merito propriamente artistico dell' Acerba anche pi entusiasti ammiratori dello Stabili debbono convenire che esso molto scarso: di poesia vera non ven' che qualche raro sprazzo che luce di tra un ammasso freddo e irrei

golare di nozioni scientifiche e dottrinali,

che stancano la mente. Per il Bariola infatti (103)

l'

Acerba non

m
che

un arido paesaggio da
volte,

cui si stacca,

qualche sbiadita macchietta; un museo nel quale tutto immobile, ischeletrito e mummificato, e di yvo vi passeggia solo Cecco d' Ascoli il Castelli poi assomiglia il poema dello Stabili ad una selva immobile di versi austeri, ove la fantasia non batte 1' ala e
rarissime
;

s' aggira solitario un sol \ivente, disputando: solo di ora in ora, penetrandovi il vento della vita mondana e della poli-

tica, si

anima

e si riscalda.

Ed

proprio cos, n, io credo,

poteva

ha voluto freddamente cantare la natura, di cui ha tentato scrutare gli ignorati abissi per mezzo delessere altrimenti. Cecco
l'

Astrologia,

e,

se

qualche volta
vita

il

suo

stile

acquista

una

movenza

tutta

nuova, ci si deve al deviamento dal suo primo proposito, che, quasi senza avvedersene,
pi,

dalle

trascorre alle

cose puramente naturali umane. Recher alcuni esem-

non

privi di forza e di grazia.


e

Amore
il

sdegno,

animano fortemente
:

suo lamento verso il dolce paose nativo, dilaniato da fraterne discordie


bel paese con li dolci colli perch noi conoscete, o gente acerba,

con

gli atti avari, invidiosi e folli?

di

Verr lo tempo de li tristi giorni guerre che far sanguigni i campi


et infocati
li

tuoi

monti adorni.

133
Effetti

da

cui

paurosi seguiranno nella venne bandita la giustizia:

citt,

Piover il sangue sopra campi et erbe parr che il cielo la vendetta chiame saranno i giusti oppressi da' tiranni, bagnando il viso di lagrime acerbe per la tristezza de l' impii affanni.
;

Le

stesse

aride

definizioni e

le

narra-

zioni si

svolgono spesso in una sintesi


avvivata da

accurata,

una forza straor-

dinaria

Ira non altro che acceso sangue

dentro nel core eh'

il

disdegno infoca.
e

Veramente scultoria Dante la descrizione


Canta
s'i

non indegna
:

di

della Sirena
la

si
l'

dolcemente

Sirena

che chi

intende dolce fa dormire,

che 1' uom prende e seco se lo meno. Forte lo stringe di giacer con lei, languendo per amor par che sospiri, poi lo divora con li denti rei.

La poesia

di Cecco,

quando s'ispira

al

canto popolare (lOi), si cinge di grazia cosi semplice e soave eh' un incanto.

La

tortora pur sta sola piangendo


di

vedova
e luogo

compagno

in secco

legno,
;

pur deserto va cherendo

non
di

s'

accompagna pi poi che

lo perde,

bever acqua chiara prende .sdegno n mai siede ne canta in ramo verde. Cosi ciascun di noi pianger dovria lo suo peccato che V alma gli fura e mai con lui prender compagnia, lasciando il mondo e ogni suo diletto facendo penitenza forte e dura

U
per coutemplare nel diviao aspetto
il

sommo Bene
la gloria

dell'eterna vita,
infinita.

ove

sempre

Sorridenti alla strana lode dell' Andreantonelli che

proclama l'Acerba opera divina; senza rinnovare il sogno di Giulio Perticari (105) che afferm aver la poesia dell' Ascolano pregi superiori a quelli che si liscontrano nelle composizioni di Guido Orlandi, di Chiaro Davanzali e di altri toscani e senza nemmeno convenire col Boffito per il quale la letteratura nulla deve allo Stabili, io credo che il poema dello sventurato astrologo come ebbe la sua celebrit, cos conserva ancora la sua importanza letteraria.
;

L' Acerba nel concepiGjncludendo mento certamente l'opera poetica pi originale e ardita nel luminoso periodo
:

delle origini della nostra letteratura

con-

siderata poi ogfjettivamente


tura,

immaturo e slegato del una raccolta disordinata


delle volte oscura delle

un abbozzo poema della nae


il

pi

nozioni

naturali

acquisite alla coscienza del tempo, nozioni

che servono di base per esaltare a scienza quasi divina 1' astrologia. L'astrologo qualche volta vinto dalla forza dolorosa della realt, e allora, preso dalla passione e sdegnato dall' intraprendenza temeraria delle genti nove, di cui conyieiiparar tacendo, lancia
e fiera, che
l'

invettiva calda

muore spesso

in rimpianti accoiroinci.

rati e in sorrisi

melanconicameute

-1:^5-

CAPITOLO
Kiine volgari di

VII.
-

Cecco

Ricetta

per
-

lavorare

la

famosa

pietra

filosofale

Rapporti poetici tra l' Ascolano e Dante - Sonetto al Petrarca e a Gino da Pistoia * Amori dello Stabili Importanza delle
sue canzoni volgari.

Disgraziatamente delle rime volgari di Cecco ci rimangono solo pochi sonetti,


che,
legati a

nomi
vivace

gloriosi

nella

nostra
tenera
rileva

letteratura,

sono avvivati da un sentimento


e
periiisi

di s forte e

di

mestizia.
[n quei pochi versi
1'

Ascolano

si

nei suoi ideali e nei suoi difetti,

pi im-

perfettamente
tinte

che

meno
la

imperseguibili e

neir Acerha ma con dure: vi si


e

spiega

mente erudita

insaziata

di

guizzano stranamente metallici bagliori che si sin-igionano grevi e variopinti dalle miscele alchimistiche: e insieme vi si sente fremere tutta quanta l'anima desiderosa di gloria, ironicamente sprezzante dei facili trionfi
sapere astrologico, tra cui
dei
tani

pseudo scienziati e gemente nei lonma sempre vivi ricordi d'amore.

-136
Il

desiderio del maraviglioso, cos viva-

mente sentito nel Medio-Evo, si manifesta in due sonetti attriliuili all' Ascolano, i qnali non sono che ricette poetiche complicatissime per lavorare la famosa pietra filosofale, sogno fascinatore d' ingegni anclie eletti in

ogni

et.

11

primo,

inserito

in fine a

nna edizione
codici

di

in allri
Elia,
l'

ora

Gebere attribuito Dante ora a Frate

dell' autore delAcerba, e per 1" ordine, e molto pi per r uso e la frequenza di certi vocaboli dal codice Mail secondo invece, tratto gliabecchiano, (3. ci. XVI.), e che noi riportiamo, si deve con sicurezza attribuire a Cecco, perch i concetti sono suoi, e inoltre per l' accoppiamento speciale, tutto suo, di certi aggettivi e per 1" uso di voci strettamente ascolane, come, ad es., preta in luogo di pietra.

non sembra

fattura

Chi solvere non sa n assottigliare corpo non tocchi ne argento vivo, per che non pu lo fisso e il volativo
tenere a chi non sa de' due un fare.

Fatelo adunque stretto abbracciare con acqua viva et sai dissolutivo, ter bene e cuocer pian si che sia privo de \ terra marna che il fa celare.
Allor vedrai fuggir la notte oscura
et ritornar lo sol lucente e bello

con molti
Questo
de
li

fiori

ornato in sua figura.

la preta,

questo quello

phisici r antica scrittura

che in sulla 'ncudin batte lo martello.

137
In questo sonetto
si

voluto

da alcuni
ai
falsi

vedere

una velata canzonatura

alchimisti,

ma

pii^i

naturale

logico

scorgervi invece

una
dell'

delle tante

pratiche
affaticava

manifestazioni

utopia che

molti ingegni e mirava a poter giungere, con strane soluzioni e complicate miscele, a tenere finalmente vittoriosi queir agente universale, da cui doveva facile scaturire r oro, e sprigionarsi invisibile la corrente vitale che avrebbe prolungata maravigliosamente r esistenza umana. Segue i)oi un sonetto tra il serio e il faceto, vestilo di un eloquio che partecipa
del popolare e

dottrinale

insieme,

in

ri-

sposta ad un altro della medesima intonazione e forma, il quale, con piove pi


autorevoli, viene attribuito a Dante: tutti
e

due

si

trovano

inseriti

in

un codice
e

cartaceo dell'Acerba (sec. XV.) posseduto dal principe Baldassare

Buoncompagni

segnato col n. 348.


si

Sui rapporti tra 1' Ascolano e 1" Allighieri venuto facendo, lentamente, nova e

pi sicura luce; per le tinte sono ancora vivamente marcate a sfavore di Cecco, sempie per queir esclusivo ed eccessivo

sentimento di venerazione che nel plauso comune non pu soffrire si levi una nota discordante, sia pure immeritata, ma libera.
Neil' accertarsi delle

relazioni

letterarie

che Dante ebbe con i contemporanei, il poeta non studiato nella sua vita reale e nel suo tempo, ma viene considerato in

138iino sfolgoro di luce ideale, lontanamente,


al

disopra degli uomini e delle cose.

Un uomo,
grande eh'

lo

dir

col

Carducci,

per

non apparisce mai tale al tempo suo. come una montagna, che vista sempre pi da vicino, mostra dirupi,
ei sia,

scoscendimenti e fessure affatto impreviste di lontano. Cecco nell" Acerba, nessuno lo pu negare seriamente, si mostra non solo poco rispettoso, ma a volte sprezzante verso gl'intenti letterari di Dante, che egli crede inferiori ai suoi. L'Ascolano per non
attacca mai direttamente,
versi che
dell'

se

togli alcuni

non appaiono
i

nei

primi codici
gli

Acerba, la persona di Dante, anzi

riconosce

pregi dello stile adorno e delle

dolci rime e nelle pi intricate

questioni
1'

ama

polemizzare con lui. Queste considerazioni diminuiscono

u-

nica ragione che portano la maggior parte dei letterati per negare ogni corrispondenza
epistolare
e e

tanto
il

meno amichevole
e,
i

tra

r Ascolano
attribuiti.

Fiorentino,

conseguensonetti loro

temente, per ritenere apocrifi


Inoltre

non

affatto strano

che Dante
all'

si

rivolgesse per consigli,


lano, che in quel
tibile

come vedremo

fe-

cero Petrarca e Gino da Pistoia,

Asco-

tempo godeva indiscufama come uno dei maggiori cultori


scienza di cui
intinti.

di astrologia,

pi o

meno
al-

quasi tutti erano


Il
l'

sonetto poi dello

Stabili

insieme

altro trascritto colla

medesima

grafa

- mi
un codice che contiene ordine e le parole, alcune in dialetto ascolano, rivelano la mano di
dell' originale in
;

r Acerba

1'

Cecco. Infine l'accenno chiaro ad una corrispondenza poetica tra loro, che si legge neir Acerba, viene confermato dal Colocci. La testimonianza del dotto umanista anch'essa piena di aidoril, perch la sua casa in Roma era il ritrovo degli

uomini pi
studi
si

eccellenti nelle
svolti

lettere,

suoi

largamente ad esaminare le origini della nostra lingua e dei suoi primi cultori, e vivissimo fu sempre il suo interessamento per 1' opera e la morte dell' infelice Ascolano, fino a farsi mandare copia del processo, ora andata disgraziatamente perduta e che non ebbe tempo di esaminare (1()6). In ogni modo se le ragioni esposte non ci rendono del tutto sicuri della incontrastabile genuinit dei sonetti, pur sono pi che sufhcienti per non farli, sino a prova
contraria, ritenere a[)ocriti.

erano

Alcuni biograU dello Stabili difendono calorosamente aver avuto V Ascolano relalazione di amicizia e poetica,
Io

pi

sicura

che quella con Dante, anche col Petrarca.

non partecipo
Palermo
stimarlo

affatto colla

pregiudieccel-

ziale del

che nian

uomo
a tu iste)
altri

lente

avrebbe

potuto

avere
degli

con

Cecco e
dittori

contra-

che
il

si

siero che
l'

scandalizzano al solo penCaidore della dolcezza e del-

armonia abbia potuto avere una parola,

140

pure giovanile, di lode verso 1' autore Acerba, le cui rime, al dire di Benedetto da Cesena, sono scarse
sa
dell'

del suon che a pochi Calliope concede.

Ne ho
rienti,

esposto

le ragioni,

credo, esau-

parlando della relazione dell' Allighieri con lo Stabili. Per necessario andar cauti nelF ammetterla, o neir escluderla definitivamente, esaminando con spirito spassionato e sicuro se alle asserzioni corrispondono davvero i fatti e in quale forza di persuasione. Il dire, ad es., come hanno fatto l'Appiani e il De Sade, che il Petrarca fu non
solo

amico

ma

persino discepolo di Cecco,

leggero, non degno certamente dell' illustre storico francese che ha il merito di aver suscitato in Italia un metodo serio e proficuo di studi sul Cantore di Laura (107), perch non si porta alcuna

un procedere

prova decisa. Il fatto he il Petrarca studiava a Bologna giurisprudenza mentre r Ascolano era all' apogeo della sua fama
(

astrologica

non dice

nulla,

se

non

vi si

aggiungono altri dati meno generici. Nelle numerose vite del Petrarca, scritte nei vari secoli, che la Casa Vallardi ha raccolto in volume insieme con quelle di Dante e di Boccaccio, invano ho letto il pi lontano accenno di amicizia corso tra il Petrarca e lo Stabili. Il primo a portare

un sostegno
fa
il

all'

asserita

relazione poetica

Crescimbeni che lesse su due antichi

-141
un sonetto

in

codici romani, dell' Isoldiana e della Glii-

siana,

di Cecco

risposta a

un

altro del Petrarca.

Il Tiraboschi e il Lami, seguiti incondizionatamente dalla maggior parte degli storici moderni della letteratura italiana, negarono il sonetto al Cantore di Laura e l'attribuirono invece a Ser Miiccio Ravennate.

rivendicare li

piternit
il

del

sonetto

contrastato insorsero

samente il Cistelli, il del Trucchi (ICS), not che

Bjriola e pi reciquale, sull'autorit


il

Lami invece
il

di leggere nel codice Riccard. 1103

noletto

me

Sennuctio del Bene quello di Muccio Ravennate.


di

aveva

Altri

due codici

di Firenze,
il

ziano N. 43 del pluteo XI e


28i23,

il LaurenRiccardiano

sono d'accordo

coi

manoscritti roil

mani neir

attribuire al Petrarca

sonetto,

che trascriviamo.

Tu se' il grande ascolau che il mondo allumi per grazia de l'altissimo tuo ingegno; tu solo in terra di veder se' degno esperienza de li eterni lumi.

Tu
che

che parlando il cieco error consumi, le cose in volgare i in disdegno,

ra per

me

che dubitando vegno,


i

priegoti che rivolgi

tuoi volumi.

Guarda
o se

se in questo

misero soggetto
felice,

discender pu gia^.v-mai stato

madonna da

1'

usato gelo
:

ritrarr la virt del terzo cielo


e se

pur mio destino il contradice, questo vano sperar mi trai dal petto.

-^142

questi
ci

A
di

Giosu Carducci

versi

sanno
al

principiante;

ma

non

costitui;*ce

affatto

una giusta ragione per negarli


il

Petrarca,

quale, giovine ancora (109),


il

poteva benissimo, osserva argutamente


Bariola, scrivere

un brutto

sonetto,

come

non

tutti belli e vestiti di soave armonia sono quelli compresi nel Canzoniere, giunto a noi purgato e scelto. Occorre inoltre considerare che i due

poeti coltivavano

una medesima amicizia


famigliarmente conver-

verso Cino da Pistoia, col quale a Bologna


il

Petrarca

s'

intratteneva

e con rara assiduit in

letterarie

donde usciva sempre pi infiammato d'amore a Virgilio e ribelle allo


sazioni,

studio della giurisprudenza (110). In ogni modo attribuito il sonetto a

Petrarca o al suo amico soavissimo Sennuccio del Bene, esso ci dice sempre eloquentemente in quale stima d' astrologo era tenuto lo Stabili, che solo in terra era degno di vedere
esperienza de
li

eterni lumi.

riferire

Se poi si pu ancora disputare a chi con assoluta certezza il precedente


paternit di

sonetto, per indubitata la

quello di Cecco in risposta al primo.


Io solo sono in tempestati fiumi

son le vele del mio ingegno non spero di salute ornai pi segno, qh il tempo ha variato li costumi.
e rotte

143
Di granfie altezza vengono
del stremo riso vien pianto
i

gran

turni;
;

malngno
;

non

fermezza nel terrestre regno passano gli atti umani come fumi.

La

guida che fu mia senza sospetto inganno m' ha fatto infelice, e vo traendo guai sotto il suo velo.
col dolce

Di lagrimar e di sospir m' aggelo che pi non son quel Ciccho che uoin dico avvegna che somigli lui in aspetto.

Vari

ver.^i infatti

sono identici a quelli


:

che slegati si leggono nel corso dell'Acerba M:i il tempo ha variato li costumi
di

gente in gente

si

che virt langue


li

nel cieco

mondo con
altura

sp'3nti

lumi

De gran
il

vongon
li

li

gran tumi

e vidi umiliar la vista acerbo,

tempo variando

costumi
all'

Vien pure attribuito

Ascolano

il

so-

netto riportato nel Codice Riccardiano 1103: Io non so eh' io mi dica s' io non taccio cieco non sono e cieco couvien farme. Per mia salute io ho renduto 1' arme, che meno stringo quanto pi abbraccio.

Ma

io vivendo noli' empio laccio, levando gli occhi, io non so guidarme n posso omai del bene contentarme, si m'arde e strugge sempre il freddo ghiaccio.

Si eh' io ridendo vivo lagrimando,

?'

come fenice ne la morte canto ohim si m" ha condotto il negro manto. Dolce la morte poi eh' io moro amando
!

la bella vista

coverta dal velo,


la

che per mia pena

produsse

il

cielo.

144

Questi
pelare
11

ultimi

versi,

avvivati

da una

forza di sentimento squisito, lasciano tra-

un amore
il

infelice di Cecco.

Castelli,
in

no scorto

Novati e Padre Boffito haaquel negro lianto , in quella


dal velo
,

bella

vista coverta

nel-

V empio laccio V amore verso una monaca, rinchiusa in un monastero d'Ascoli, forse
quello dell' onesto donne che lo Slabili reca

ad esempio nella spiegazione dell' eco. E, francamente, pur ripudiando come


apocrife le tre
lettere
1'

licenziose

scoperte

dal Novati che

Ascolano avrebbe diretto a una suora di S. Chiara di Empiilo o Esciilo, ci sono dei dati, che, se non provano assolutamente, ci danno per grave probabilit per ammettere simile amore. Neil' Acerba lo Stabili manifesta l' ardente passione del suo cuore in un forte presentimento della morte, non consolata da uno sguardo amoroso.
Io
ini

ricordo che gi sospirai

in nel partire da quel dolce loco

che dir non so, perch il cor vi lasciai. Spero tornarvi a pascere i martiri,

struggendosi lo core a poco a poco,


anzi eh' io tragga gli ultimi sospiri.

Ohim quegli occhi da cui son lontano, Ohim memoria del passato tempo Ohim la dolce f di quella mano. Ohim la gran virt del suo valore, Ohim ohe il mio morir noa per tempo, Ohim eh' io penso quant' il mio dolorCi Ohim piangete, dolenti occhi miei, perch morendo non vedrete lei
\

145
Anche
accenni
nel
all'

commento
empio

all'

Alcabizzo pare

laccio

Se fosse
viziosa e

aspetto sestile o trino di Marte a Venere,


allora sarebbe

una dilezione
il

un

amore

carnale,

quale ncora di morte,


e della virt, principio

oscurit dell'
di male,

anima

dubbio della vita, disperazione della mente che riempie il cuore di sospiii, deviazione degli uomini, amico della volutt,

ama

autore e fine di tutti i mali e chi monache prende questo amore. L'amore di Cecco non fu mai platonico;
;

le

infatti,

in cui

si

pur lasciando neir indeterminatezza cela 1' empio laccio del suo cuore,
schietta e chiara
1'

abbiamo una confessione

neir Acerba, in cui, mentre esalta

affetto

puro e immacolato, si duole di non averlo potuto mai coltivare, sperando sempre
dell'

amore
i

cjuel

che

non conviene.

moralit della sua sono discordi e sanno tutti di esagerazione, eh' io non posso, n devo
poi
alla

In quanto

vita

biografi

condividere.
Il

P.

Pastori

nel

MS.

citato

scrive,

tutto pieno di riconoscenza:

La morale

cristiana, la fraterna carit e tutte le virt

abbracciano quest' uomo perch da lui furono favorite. Cecco fu sempre onesto,

sempre cristiano
11

.
il
:

P. Boflito invece conclude

suo

forte

studio con queste

severe

p;u-ole

Alla

condanna
tribuire
il

dello Stabili

dovette

pure conGli

tenore della sua vita privata e

pubblica, o di

pubblico

insegnante.

146accenni infatti alla sua propria vita, alle persone, ai luoghi, non sono molti nel nostro commento (quello alV Alcahlszo), ma bastevoli a farci intendere che Cecco era tutt' altro che uno stinco di santo . Ma dal solo esame delle opere il critico sereno non pu formarsi un concetto esatto della moralit dello Stabili e, se non vi fosse alcuna testimonianza esteriore, egli, lo confesso sinceramente, sarebbe piuttosto inclinato ad abbracciare, spogliandolo dell'eccessivo entusiasmo di lode, il giudizio del frate agostiniano pi tosto che quello del barnabita. Rimane 1' unica testimonianza, e certamente molto elastica, dello storico Villani, che, nelle croniche fiorentine, registrando Ma con la morte di Cecco, scriveva
:
:

tutto ci che fosse grande

astrologo,
vita .

era

uomo vano

e di

mondana

Lo
tere

Stabili, clie, per lo stesso

suo carat-

mordace,

si

era formato molti e acca-

niti oppositori,

soavissimi con
dell'

aveva per anche amici quali poter, con sollievo


le

animo, dividere

ansie di

un amore

che infiammavano. r E veramente fraterna fu la corrispondenza d' amorosi sensi che un negli affanni comuni Cecco d' Ascoli e Cino da Pistoia, che solo la sdegnosa noncuranza di Selvaggia fece poeta con voce di dolore.
sfortunato e aprire
fidente
gli ideali

147
Questa
la

doma

che andar mi fa pensoso


la virt d'

porta sul viso

amore
nascoso.

qual fa disvegliare altrui nel core

lo spirito gentil

che

v'

Ella

iti'

ha fatto tanto pauroso


io vidi

poscia eh'
eh' io

quel dolce Signoro

negli occhi suoi con tutto


le

il suo valore vo presso e riguardar non 1' oso.

E
io

quando avvien che quei


veggio in quella parte
lo

begli occhi miri

la salute,

ove

mio
si

intelletto
si la si

non pu

gire.

Allor

strugge

mia salute
i

che l'alma, onde


s'

muovono

sospiri,

acconcia per voler dal cor partire.

Non minore spontaneit e calore di affetto anima le terzine dell'Acerba, in cui freme appassionato il ricordo della donna amata,
che gli occhi suoi dolenti non morendo.
vedranno,

Di lei comprese forma il mio intelletto mostrandomi salute gli occhi sui, mirando la virt del suo cospetto. Dunque io con ella, e se da me si sgoaibra allor di morte senti raggio 1' ombra.

Come l'amore
sentito,

buono

il

dello Stabili, non conelevava la sua mente e faceva suo cuore


:

Io son dal terzo cielo trasformato


in questa donna, e

non so

eh' io fui,

per cui mi sento oguora pi beato;


cos

sposto,

r amore verso Selvaggia, non corrisi mantenne, forse appunto perci,


di poesia nobile (111), e

alto e ispiratore

-148
faceva ardere Gino in cuore dal desiderio
di dolersi sempre.
Ma. questa
i

volutt del dolore se

anim
la loro

loro versi,

non

riusc a

mutare

mente, dedita alla scienza.


Il

ristoratore del diritto


i

romano, invece

di rappresentare

poeta,

li

analizza

ai versi soavi,

come come critico, e, accanto vene sono anche altri duri,


suoi
sentimenti,

involuti e oscuri.

Certo non
iese,

si

pu nemmeno tentare un
il

confronto poetico tra l'Ascolano e

Pisto-

perch di Cecco non ci sono rimasti che pochi sonetti, fortunatamente non contrastati ma essi sono cinti di grazia cos squisita e avvivati da una forza di sentimento cosi profonda che non deve recar mara;

viglia se io
e

li

stimi degni di unirsi alla vaga


d'

luminosa corona dei primi versi

amore.

M. Gino a
Cecco, io
ti

Cecco d'Ascoli.
di quella
et

prego per virt

eh' de la

mente tua pennello

guida

che tu corri per

me

di stella

in stella
;

del cielo, di cui sai ciascuna rida


et di chi

m' assicura et chi mi sfida et qual per me laida et qual bella, poi che rimedio la mia scampa grida, per qual da loro giudicio s' appella
:

et se

m' buon
il il

di gire a quella

petra

ov' fondato

gran tempio

di Giove,

o star lungo

bel fiore o gire altrove,

o se cessar de' la tempesta tetra

che sovra

il

genital

mio terren piove


eh' el

dimmelo, o Ptolomeo,

vero trove.

149
Cecco risponde:
Di ciascheduna mi mostra la guida per qual vert si move mia favella, et poi la sesta spera ognor mi affida
tenendo
Il

la bilancia in
il

man
v'

per

ella.

terzo cerchio
1'

cor

mena

et appella

amorosa fiamma che

annida

del dolce dire Apol ve rinnovella,

che par che sua vertii con voi divida.

Ciascun de questi corpi per voi impetra salute et fama, et non richezze nove hor non lasciate il fior che frutto move.
Pistoia per sua parte non
si

spetra

girando

il

cielo per questi anni nove,

dico se la piet ci

non rimove.
dal codice n. 433
il

Questi due sonetti,


della Casanatese,
re e la

tratti

non hanno ancora

calo-

movenza
i

della passione, di cui vivo-

no

fremono

seguenti, profondamente

Cecco a

M.

Cino.
s

La

invidia a

me

dato

de morso

che m' privato de tutto mio bene, et mmi tratto fuor d' ogni mia spene pur eh' alla vita fosse brieve il corso.

O messer
il

Cino, io veggio eh' discorso


si

tempo omai che pianger


il

convene,

poi che la setta che

vizio raantene

par che dal cielo ogni ora abbi soccorso.

Veggio cader diviso questo regno, veggio che ad ogni buon convien tacere, veggio quivi regnar ogni malegno
;

et chi vi vuol

suo stato mantenere convien che taccia quel che dentro giace
neir alma, guerra, e nella bocca, pace,
^

isoili".

Cino a Cecco.

NoQ

credo che in madonna sia venuto

alcun pensiero di pietate, pui eh' ella s' accorse eh' io aveva veduto

amor
e

gentile ne' begli occhi sui

per vo come quel eh' smarruto, che dimanda mercede e non sa a cui, e porto dentro agli occhi un cor feruto che quasi morto si dimostra altrui.
Io non ispero mai se non pesanza
eh' ella

di tutto quel che

ha preso disdegno et ira forte aver dovria pietanza.

Ond' io me ne darei tosto la morte, se non che Amor, quand'io vo in disperanza, te mi dimostra simile in sua corte.

Questi frammenti
sonetti, di cui
il

che i due ultimi primo tratto dal codice


-

Magliabecchiano 991

ci.

VII,
ci

confermano la forse i corrispondenti vivendo in e getCecco goduta da stima dell'Ascolano. biografia sidla tano una luce Io credo che i due ultimi sonetti siano
stati scritti tra
il

non hanno

13M

e 13;26

Firenze,

mentre i primi avanti il 1321, quando cio Cino insegnava a Siena. Che r amicizia tra i due poeti dovesse esser intima e soave, lo dimostra anche opere lail fatto che lo Stabili nelle sue
tine

non ricorda alcun

dei

poeti

viventi

tranne Cino, da cui Siena vocatur civitas idear uni . (112) Nessun elogio pi caldo e pi accetto poteva lo Stabili tributare alla dottrina e
air arte dell' amico suo dolcissimo,

151
Quando mi sar dato
tate e pi di continuare le

ricerche su Cecco d' Ascoli,

meno
ogni

affret-

ampie che

le presenti, io
;

spero

rintracciare altri
quelli che
titi,

sonetti

in

modo
:

abbiamo, esaminati bene e senconfermano il giudizio del Golocci nelle canzone Cecco non cos aspero come nella sua philosophia (leggi: l'Acerba) anchora che cose alte nelle sue canzone si contengano .

152

CONCLTJSIONE

Serenamente, con
piere a

la

coscenza di ademscritto

un dovere,
compiendo

ho
in

questi ap-

punti,

brevissimo
variate

quelle ricerche che le

tempo me occu-

pazioni consentivano.

So bene che nel mio giovanile lavoro, che solo per Y invito insistente di amici
si pubblicasse, si nascondono sono confortato dal pensiero che nessun serio significato possa spirare da un monumento, se prima non si toglie la figura vera di Cecco dalla luce incerta definita che Y avvolge ancora. e non L' ufficio di promuovere, scrive sensata-

ho consentito
difetti,

ma

mente
si

il

istelli.

la ricerca delle scritture

Ialine e delle liriche volgari,

che

ancora
spe-

desiderano

di

raccogliere in
i

una

ciale biblioteca
e di critica,

tutti

materiali

di storia

che giovino ad illustrarne la

vita e

le

opere, dovrebbe nel pensiero de-

gli Ascolani precedere qualuDque altra onoranza che intendessero tributare alla memoria del loro concittadino. Poich le colonne, le iscrizioni e le statue sono mo-

153
numeriti di vanagloria,
tenati illustri

quando

degli an-

rimane

nell' oscurit

molta
.

parte di lavoro letterario e scientifico

consolante per constatare che, men-

tre si viene

promovendo una non


complesso
intorno

sentita

agitazione che divide gli animi, siasi iniziato

un

diligente e
di
si

lavoro di
Stabili,

studi e

ricerche

allo

per cui

vengono a spazzare molte idee


colmare molte
la-

false e leggendaiie e a

cune nella
Il

vita dell" Ascolano.


il

Bariola infatti e

Frizzi incomincia-

vano un
il

serio studio critico sull'

Acerba

Castelli

compieva ricerche
Vaticana
il
;

variatissime

e scovava dalla

manoscritto

del Colocci

il

Boftito rinveniva

due nove
;

opere di Cecco, interessanlissime

e infine

anch' io questi ultimi giorni ho avuto la fortuna di scoprire il pi antico e autentico documento sullo Stabili, che trascrivo per intiero nell'Appendice i)rima.
Inoltre
dell'
si

annunzia un' edizione


a

critica

Acerba
;

Castelli

la

cura dell' avv. Alighiero pubblicazione di un antico

Commento

latino al

poema
;

dello

Stabili,

dovuta al Padre Boffito e uno studio di Giovanni Pascoli sul valore letterario delle
opere

Ascolano, interrompa questo movimento, non si scomjagini questa fiorita di studi, che nasce da persone di diverso sentire politico e religioso, con intempestive e vuote onoranze, ma si assecondi e si alidell"
si

Non

menti efficacemente e dignitosamente,

154
La citt un premio
di Ascoli poi
al

dovrebbe
opere di

stabilire

miglior lavoro storico-critico


alle

intorno alla vita e

Cecco

soddisferebbe

cos

un dovere
e

e rende-

rebbe

il

pi

sincero

duraturo tributo
del suo figlio.

d' affetto alla

memoria

5-^^^^-

155

APPENDICE
Il

I.

pi

antico

autentico

documento

su Cecco d'Ascoli.

Nella

met

di

Ottobre di

qiiest'

anno

ebbi la fortuna di decifrare nell' Archivio

Municipale di Amandola una pergamena una querela contro Francesco Stabili per malefci commessi verso la persona di un certo Brocardini. Trascrivo l' interessante documento, che il pi antico e sconosciuto affatto ai biografi dell' Ascolano.
del 1297, contenente
In Dei nomine Amen. Anno Domini millesimo ducentesimo nonagesimo septimo. In dictione decima tempore D.ni Bo-

nifacii

PP. VIII. die sexto intrantis mensis

Agusti.
nis
et

Actum Amandule

in

domo Gomuhoc spe-

Amandule. Presentibus Falco Omodei


lacobo Gualterii testibus ad
vocatis et
rogatis.

ci aliter

Dopnus Beve-

nutus prior monasterii Sancii Leonardi de gulubrio existens corani sapiente viro d.no Nicola d.ni Pauli de Macerata indice
dicti

Gomunis
instanlia

dixit et
petiit

asseruit

ac etiam

cum

ab eodem indice ut

156
ipse index procederei et inqiireret centra Francisscum Stabilis de maleficiis commissis in personam Brocardini vel cuiusqiie alterius persone per eumdem fuisset eommissum.

Cum

dictus Francisscus esset layciis et

non oblatus nec conversas dicti monasterii et si quod instrumentum oblationis appareret quod non ereditar dixit ipsum instrumentum esse fctitium et symulate
concessum. Et ego Thomas
interfiii et

Pucciarelli

imperiali

auctoritate notarius publicus hiis

omnibus

et

a predicto priore rogatus scripsi publica^i .

Fra pochi giorni sar presentata ad una

Accademie scientifiche una mia monografa documentata illustrativa del documento, che getta una nova luce sulla biografia e apre una nova
delle pi importanti
d" Italia

via alle ricerche sulla vita dello Stabili.

Sento

il

dovere di ringraziare pubblicaegregi


signori
l'

mente

gli

cav.
ing.

Treggiari,
cav.
il

sindaco di

Amandola,

Carlo

Pascucci, consigliere provinciale,

Rev.do

D. Nicola Concetti, rettore della Chiesa del Beato Antonio, e i Padri Cappuccini

che mi furono larghi di squisita cortesia, agevolando il mio lavoro.

-157

APPENDICE

li.

n
Cecco

"
d'

De

eccentricis

et

epicyclis

di

Ascoli novamente scoperto e illu-

strato.

L'illustre
diritto alla

Padre
nostra

Giuseppe
pi

Boffito

ha

viva

gratitudine

perch ha avuto la fortuna, nei suoi ininterrotti e preziosi studi sulla

diovaie, di

scoprire

scienza medue nuove opere di

Cecco d'Ascoli.

Da un codice esumava infatti

della biblioteca
e pubblicava
e
il

Vaticana De prinnella

cipiis astrologiae,

questi

giorni,
il

Palatina di Parma, scopriva


tricis et epicyclis .

De

eccen-

Per squisita cortesia del dotto barnal)ita, che ringrazio sentitamente, sono lieto riportare nel mio umile lavoro le parole illustrative die piecedono la trascrizione dell'opera dello Stal)ili, prima affatto sconosciuta, e che verr pubblicata in breve a Firenze. Il patrimonio letterario di Francesco Stabili d' Ascoli, o pi semplicemente Cec-

158
vorrei quasi

co d'Ascoli, cresce di giorno in giorno e, dire, a vista d' occhio. Ieri


era

un ampio commento
Alcabizzo ossia
il

ai

primi capitoli

dell'

De

principis astro-

ogiae,
larlo,

come all' autore piacque d' intitoche era dallo scrivente felicemiente
biblio-

esumato da entro un codice della


teca Vaticana; oggi la volta del
centricis et epicycls,
titolo

De

ec-

opera che pur dal


grave, e degna

appare

pii

seria e

in ogni

modo

di

esser

presa in conside-

razione anche dagli odierni scienziati, co-

che concerne una pagina della non ancora ben decifrata neppure ai nostri giorni, TutU sapevano infatti, anche senza bisogno di ricorrere alla spiegazione datane sin dalle prime righe dall' Ascolano, che s' intendessero gli antichi astronomi per eccentrico e per epiciclo; ma non tutti, anzi ninno forse, conosce le precise vicende a cui and soggetto durante 11 Medio Evo la dottrina
storia della scienza

me queMa

degli eccentrici e degli epicicli.

Un

con-

conoscenza ci fornito dalla nuova operetta di Cecco d'Ascoli. Sorto dopo il sistema degli omocentrici che, spinto sino alle sue ultime e pi complicate conseguenze da Eudosso e da Galli ppo, s' era venuto screditando da s medesimo, il sistema degli eccentrici iniziato da Ipparco, che l' applic al sole e alla luna e proseguito a svolgere da Tolomeo che l'applic anche agli altri pianeti e lo perfezion con 1' aggiunta della teoria.
tributo a questa

159
Medio

trasmesso pressoch inEvo. L' accolsero dapprima anclie gli Arabi assieme alla Magna constrndio di Tolomeo da loro denominata Almagesto. Ma quando risorse
degli epicicli, fu
al

tatto

basso

lo studio e

r amore

di Aristotile gli eccen-

trici e gli epicicli

minacciarono spesso di

ceder luogo un' altra volta alle sfere omocentriche di aristotelica memoria. Se Vincenzo di Beauvais, lo Scoto e Dante li ammettono senza ombra d' esitazione; Averro, Altebragro,

San Tommaso D'Aquino, San Bonaventura li rigettano come antifilosofici.

Cos, e a proposito di tale que-

stione che a
e di

prima vista parrebbe futile niuna importanza, aveva principio in pieno Medio Evo quel dissidio fra 1' astronomia e la filosofia aristotelica che doveva
scoppiare
Galilei.

in

guerra aperta

al

tempo

di

Cecco d' Ascoli combatte per 1' appunto nella sua opera gli argomenti filosofici addotti contro il sistema degli eccentrici di epicicli da Altebragro e da Averro,
valendosi,
zo, della

come

nel

commento alFAIcabizlezione.

forma di
il

Appare anzi
costi-

da
tu

ini

passo che

presente scritto

veramente una lezione dall' autore tenuta all' Universit di Bologna all'aprirsi
dell'anno scolastico 13:^'^2-'^3. Egli dice infatti che Saturno, che il 2 agosto IM'"! occupava il 13' grado del Toro, si trovava allora nel 10' grado: Ut vidistis de Saturno qui erat in 13. gradu lauri \i\

160
Augusti in annis Christi IM^, inusque ad Plindem scilicet Gallinani que est decimus gradus Tauri, sub quo fuit isla Bononia per il qual trapasso di Saaedificata turno son necessari, come mi suggerisce il mio egregio collega P. Camillo Melzi
die
^'5

cepit relrogradari et venit

d' Eril, tre


Il

mesi circa.
cartaceo
della

De

eccentricis et epkjclis fa parte di

un
col

codice miscellaneo
n.

Bi-

blioteca Palatina di

984

del

Parma contrassegnato sec. XTV-XV, in folio


numerazione

(!205

X 310),

di carte 145 di
.

recente (113)

161

IV

1^

Prefazione

Luigi Pastori - Elogio e difesa di Fran- Manoscritto della Coni. pag. 62-67. Ascoli che fu madre di quest'uomo disegni un grandioso Mausoleo degao di Lei, che gli Madre e conveniente ad un tal uomo, ad un
(I) P.

cesco Stabili
)

eroe che fu suo cittadino e suo

figlio.

gi lo veggo innalzato con

un amplissimo

cerchio, diviso

come da meridiana

di Statue arricchito,

nel mezzo, con orbite separato, spar-

so di emblemi.

mirate la gran
il

Macchina

in

due emisferi

partita,

superiore di luce, e l'inferiore di te-

nebre. Nel primo


Ascoli.

deggia, con fronte da


d'

una statua colossale granun velo fasciata,.... Cecco

L'atteggiamento osservate con cui lancia una sfora che ha nella destra e calca col piede telescopi, seste e codici, che giacciono per terra,
e rappresentano
cieli

quattro

macchino
l'

con cui

osserv e descrisse. Ma ci che rende mirabile


scultore
il

arte

industre

dello

si

questa

movenza naturale

verso

cielo rivolta....

16^
la Sincerit, la Fortezza intorno son corteggiate da un bel grappo di nove fanciulle in abito rozzo e modesto e rappresentano le Muse. Poi rocchio rivolgasi all'inferiore emisfero, ed ombreggiato si osservi 1' abbronzito volto di Dante in uq antro di quei profondi gironi da lui segnati e descritti nel suo inferno: in uno scoglio Dino e Tommaso del Garbo, (qui, nei singoli patimenti dei nemici di Cecco, riporta versi tratti dalla D. C, accozzati a guisa di centone) Gentile da Foligno, Guido Caval-

La Fede,

all'orbite

Icanti, ecc.

Ora, fuori di questo Emisfero,

nel

margine

esterno a sinistra, rimira quell' Imagine nel cor-

po scarnata, smunta nel


l'

viso, orrida, intorme....

Invidia;

all'

altro

superiore
la

Emisfero, e fuor

del margine a destra

maestosa elegante
all'

statua della Gloria a bel diletto scolpita, colla


faccia riversa e colla sinistra innalzata

Eroe

Emisfero addita il trionfo di Cecco Ascolano. Nel pilastro si legge scolpita la iscrizione fatta da lai medesimo per
situato nel lucente
1'

uomo valoroso (Acerba, lib. Ili - cap. Or questi sono immaculati e puri E desprezzando lo mondo dolente
Sempre seguendo
gli acti
li

6)

majuri

Neil' alto Cielo la virt

mena
):

Gli altri lassando nell' eterna pena,

Del resto

l'

idea

di

erigere

un monumento
sem-

allo sfortunato concittadino fu accarezzata

pre dagli ascolani, ma rimasta ognora sterile. Nel 1866 si costitu anzi un Comitato numescrisse, si parl in

emanazione del Consiglio Comunale si lungo e in largo, ma, come al solito, non se ne fece nulla. Vennero in seguito presentati dei progotti in uno di essi si
roso,
;
;

163
relegava lo Stabili nientemeno che tra
pilli d'

gli zamacqua della fontana che sorse poi in Piazza Montanara. Furono pure modellate delle statu'ne ricordo quelle dei Paci, che non rispecchiano affatto il
:

carattere di Cecco.

si agita,

Di questi giorni una balda schiera di giovani con entusiasmo pi o meno operoso,
l'

a far rivivere negli ascolani


dal P. Pastori.

idea, lanciata gi

Pero, pi che onorare

1'

uomo, mirano prin-

cipalmente, se non forse unicamente, a svolgere

una

delle solite e vuote manifestazioni anticle-

rischiando cos di far naufragare l' idea, miseramente. Intanto il siciliano Inghilleri ha presentato un bozzetto per il monumento, discreto; mala statua ha movenze use e vita che non quella di Cecco. Pi indovinata ed espressiva, specialmente se vi si praticheranno delle lievi modificazioni, mi sembra la statua modellata dallo scultore Ilounolo del Gobbo, che, con gentile pensiero, ne ha fatto dono al Municipio. Devo alla nota cortesia dell' egregio nostro conciltadino se ho
ricali,

potuto con essa ornare vivamente lo rino-razio.

il

mio

lavoretto, di che

Capitolo

Primo
sopra la vita e
del
le

(l)

I pi
di

notevoli

studi

opere

Cecco sono
Boftito.

quelli

Bariola, del

Castelli e del
l'

Avremo

nel

corso del-

opera occasiono

di citarne le pubblicazioni.

164
(2) Cecco d^ Ascoli -

quadro storico del Sig.


P.
Tip.

Giulio Cantalamessa - Discorso del Prof. Gio-

vanni

Spalazzi - Ascoli

Cardi

1876

pag. 11.
(3)

Giuseppe Boffito - Giornale storico della

letteratura italiana di

De

Principiis Astrologiae

Cecco d'Ascoli nuovamente

scoperto ed

il-

lustrato.

(I)

Supplemento X. 6. 1903. Giuseppe Castelli - La

Vita

e le

opere
-

di Cecco d'Ascoli - Bologna, Zanichelli 1892

pagg. 20 e 255.
(5)

Colocci -

Appuiti critici su

rimatori
:

provenzali

e italiani - (G)d.

Vat. 4381)

;;

Era

altamente de severo aspetto ornato de gravit n. (6) Tutti i versi, che non abbiano singole annotazioni, sono tratti dall'Acerba.
(7)
le lettere

Et pervenuto al tempo quando 1' et ammonisce, decte di graniissimi segni et espressioni di memoria
Colocci n

imparare

et ingegQo: era in
tucti. n
(8)

stupore

et

admiratione di
- Purgatorio

Dante

Divina

Commedia

- cant. 26 v. 98-99.
(9) P.

Mauro

Sarti

De

claris

Archiginnasii

Bononieasis Professoribus a saeculo XI usque ad XIV. pag. 133. n Quoniam autem mediciaa ab Arabibus ad nos profecta eas labes secum attulit, quas apud eam gente m contraxerat, non minima medicorum nostrorum cura fuit Astrologiae perdiscendae. Hanc veluti sociam et opitulatricem Medicinae reputabaat r. (10) Colocci - r Danti al quale fu amico assai
et io
(II)

ho visto sonecti che se mandavano. Francesco Palermo - I manoscritti paFirenze - Voi. 11 pag. 163 258 - FiGalileiana 1860.
tip.

latini di

renze

165
(12)

Giosu Carducci

- Studi Letterari!,

Della

Varia fortuna di Dante. Livorno, Ed. Vigo, 1880 pag. 258.


(13) Nei suoi sempre riverente
fito

scritti

lo

Stabili

si

mostra
Il

alla

Chiesa Cattolica.

Bof-

crede lo facesse per ipocrisia.


)

(l-t)

Et

attirato dalle amenit,


r

and a Firen-

ze per tre anni,


(15) Cnlncci.

Capitolo Secondo

(16) Ancora Cecco iV Ascoli e Dante - Un processo che dura 580 anni. Roma, Tip. E. D.

A. 1904. Confesso (V aver dato, specie nelle pubbliche conferenze, al mio dire la tinta ed
li

il

calore della passione,


(17) G. Castelli - V.

opera cit. nota 4. pag. 30. (18) Alidosi e P. Appiani, cqbcAvq: Thomas qui pariter in G3'mnasio Bononiense paulo ante
praelegerat.
(19)

Commento

alla
)

sfera

di

Sacrobosco -

Proemio, Venezia 1518.

Veritatis est ipsa stel-

larum
(20)

scientia radix

j?.

Ibidem
ac

Oportet

medicum de
naturas

necessi-

tate
et

scire

considerare
et

stellarum

earum coniunctiones; ad hoc ut diversarum


dierum criticprum habeat no-

aegritudinum

tionom, quoniam alterabilis est ipsa natura se-

cundum

aspectus et coniunctiones corporum


scientiae

superiorum.
Astrologia est principium
nae;
logia

mediciisto

non

est radix alicuius sapientiae si astro-

fuerit

vacata;

quidquid

in

mundo


tum non
fectissime
operari:

-166

mocausam
efficientem;

nascitur et occidit, signorum et stellaruni


consequitur, taiiiquam
est

potest medicus sine scientia stellarum perquasi

oculus

qui

non

est in potentia

ad operationes,

coecus ut plu-

rimum

ducitur et oberrat, in eius manibus non


ecc.

confidat

Anche

nel

Commento

all'Alcabizzo parla della

necessit nel medico di conoscere le

congiuacirugici

Fra 1' altro scrive advertaat quod quando luna erit


zioni celesti.
:

Et

in

quarta siaddit bu-

gnificante flema ....

nondum tunc
quia

incidere vel

tangere raembrum ferro,

tunc
;.

miditatem in membro et redditur indispositum a sanitatis receptione

membrum

(21) Ibidem - Habeto ergo Lunam significatricem omnium rerum quia sanitas illius est sanitas omais rei, et detrimentum ipsius est detrimentum ipsius naturae. Est quoddam celeste sidus vel signum in quo medicum previ-

dero oportet
(22)

ecc.

un

ingegnoso

giusto

scoprimento
Torino,

del P. Boffito.
(23)

Canta - Gli Eretici


il

(V Italia,

Tip. Societ Unione, 1866. Voi. ! p. 115.


(21)

Anche

Castelli cade in questa

confu-

sione storica.
(25) L' imperatore Teodosio nel 107 aveva ordinato - Volumus esse publicum crimen (in-

tendi

1' eresia dei Manichei) quia quod in religionen divinam committitur, in omnium fertur injuriam. (Cod. Theod. XVI, 5, 10).

(26)

Lettera

al legato della

Lombardia
valitura,

Prae-

senti edictali constitutione nostra, in tota

Lomduxi-

bardia inviolabiliter de

cetero

m^us faciendum ut quicunque

post

condignam
manifeste

examinationem

fuerit

de

haeresi

167
convinctus et haereticus judicatus,
auctoritate

nostra ignis judicio concremandus....; e in una altra lettera estende quella legge a tutta l'Italia e

Impero.

(27)
d'

Luca

di

pubblico e gli eretici doversi consegnare al giudice secolare che deve bruciarli come nel misfatto di maest, n
eresia esser
e
(28) (29)

Penna massimo

dichiara:

" il

misfatto

Convivio. Tratt. IV.


V^edi
j!

e.

5.

Cesare MariotU

Comune
(30)

di Ascoli

Piceno

?:

Il Palazzo del Ed. Cesari - Ascoli

P. 1905 Cap. II.

Canta

Ihhlem. Pag. 105; Brucia, Storia

Ecclesiastica, Cavannis, Institutiones luris Canonici.


(31)

Vitali -

Eassegna Nazionale

1902.

A. History of the Midtle agos.

In three
Diritto
- Tipo-

volums. New. York 1888.


(32)

Studi e

Documenti
Fascicolo
3.

di

Storia e

Anno XX.
(33) Il

e l. -

Poma

grafia Poliglotta 1899.

Lami

lo trasse dal
n. 673.

codice

della

LauSi-

renziana segnato col


(31)
...

Cechum

filium

quondam Magistri

Esculo sententiavisse male et inordinate locutum fuisse de fi.de catholica. (35) In pi luoghi esalta la scienza sua prediletta: NoQ est maior utilitas et excellentia humana quam secretorum uaiversalis naturae noscere veritatem: o quam utilis est humanis cognitio futurorum
Stabilis de
!

monis

(36) Si in

hoc

libro

meo

et in

omnibus

aliis

inveniantur aliqua non bene scripta, ipsa omnia


correctioni Sanctae

llomanae Ecclesiae

et

me

ipsum submitto.
(37) Veritatis est ipsa

stellarum scientia radix;

alterabilis

est ipsa natura

secundum aspectum

stellaram et coniuactioaein corporuiu superio-

168
rum
- Sol est origo virtutis vitalis.

Luna

vir-

tutis naturalis,

Saturnus retentivae, luppiter

augmenti, Mars irascitivae, Yenus appetitivae, Mercurius cogitativae vita consistit per virtutes vitales et naturales, et ainborum exaltationes sunt principalissime causa vitae Luna est sigailicatrix omnis rei in ea est virtus omnium planetarum et aliarum stellarum

luna subiective in se includit virtutes pianeta-

rum cum

suis influentiis agit in

elementa

stellae fxae dant

dona grandia et sublimia quae non faciunt planetae elementa alterant

coipplexiones: complexionibus alteratis alteran-

tur animae quae in nobis sunt, quia animae con-

sequuntur corpora
hominibus,
illi

illi

qui habent Ista signa

sunt rationabiles, et libenter conversantur

cum

vero qui habent signa silvestria vadunt libenter soli ut ferae cum luppiter et

Mars coniunguntur
mines qui videjitur
Antichristus

in cancro etc... oriuntur hodivini, ut fuit

principes

demonum

tuor partes sub celo,

occuparunt faciunt plerumque similia illis Floron miraculis quae funt per servos Dei fuit de Gerarchia Cherubin spiritus nobilissimae naturae; hic vero novit multa secreta et decepit regem Alafredum caveatis ab eis quia ultima ipsorum intentio est decipere cbristianos iste signitcator se habet ad civitatem sicut anima ad corpus et homines illius civitatis consequuntur naturam illius planetae etc.

nam

Merlinus et erit tenent quaexpulsi de celo aereni

(38)
(39)
-

U. Foscolo
-

I Sepolcri.

Felice Bariola - Cecco d'Ascoli e l'Acerba


Firenze, Tip. Gazzetta
d" Italia

Saggio
(40) (11)

1879.

V. citato.

Se ne accorge

lo
;

Stabili

stesso di tradice: in

scorrere in altro

campo

in

un passo

169
ista

vero loctione non dilato spirituin meam,

quia intendo legare astrologiam ad quani electus


et

non phisolophiam.
(12) Voi.
cit.

Lo Spalazzi non ha fatto che chiamante applausi fuggitivi di folla; il Bariola giustamente lo prende in ridicolo, perch in un lavoro storico tutto concesse all'immaginazione. Pur troppo l'esempio dello
una
discorsa,

Spalazzi stato imitato in un'occasione recentissima. Il popolo beve grosso;


i

fatti,

liberi

che importano quando si pu spaziare liberamente nei campi della fantasia ?


varie

(43) Nelle

opinioni

riporta

seguenti
qui fecit

versetti
saiit, et

congregentur
terra fiat

aquae

arida

quia Deus

quae sub coelo

coelum et terram et omnia quae in eis sunt posuit terram in medio iixam ut coelum volveretur
circa ip.sam
vit

motu suo, ut dicit propheta: firmaorbem suum, quod non commovebitur, ut coelum et stellae volverentur circa ipsum motu mundus iste archetipus est, et sicut suo. Deus non habuit nec principium nec finem, sic ista similitudo non habuit nec principium nec finem: quodque factum est in ipso vita erattriplicitas stellarum quia Deus et natura agens virtute ipsius Dei bonedicti, non facit fustra

nec in necessariis
(44)

deficit.

prove eh' egli reca della divinit di Cristo v' ha anche il responso dato da Fiorone: Aliud valde mirabile est quod dicit Floron interrogatus de Christo respondit his verbis Carnem sumpsit humanam ut per ipsum salvaretur omnis caro. (45) P. A. Apphuii in opera - Historia di tutte l'heresie - di Domenico Bernino. Roma,
le

Fra

Bernab 1707 - Voi. Ili, pag. ^bO. (46) Non ho potuto leggere l'originale, ricavo

170
questo brano della sentenza da quello riportato
dal

Cant nel volume pi volte


il

citato,
il

brano

che concorda con

sunto che ne d

Bariola.

(47) Miti, Leggende, Superstizioni del Medio Evo. Volume I - la Credenza della Fatalit -

Loescher 1892. (4:8) Berninn


(i9)

op. cit. V. cit. pag. 365.

Anche

S.

Tommaso

dice

Possunt tamen

corpora celestia dispositive inclinare, inquantum imprimunt in corpus humanum et per consequens in vires sensitiva* quae sunt actus corporalium organorum, quae inclinant ad huma-

nos actus

quia tamen

vires

sensitivae

oboe-

diunt rationi .... nulla necessitas ex hoc libero arbitrio imponitur. Summa Theologica

Secunda secundae
(50) r

- quaest.
cit.

XCV.

P. Boffito in op.

scrive nella pag. 378:

L' ascolano veniva cosi a negare col fatto ci


.

che a parole affermava


(51)
(52)

Purgatorio - C. XVI. - De Christiana religione ^[. ricini

cap. XI. pag. It in opera, Basileae 1561.

Vici
cop.
14:

]\r. Disputationes in Astrologi am lib. V. pag. 576 in Opera omnia - Basileae 1500.

(5F)

Op.

cit.

nota

4.

Captolo Terzo

(54) Precedeute Ja fama pubblica sparsa da molte persone degne di fede, ci venne all' orecchio che maestro Cecco, figlio dell'illustrissimo Simone Stabili da Ascoli, andava spargendo per la citt di Firenze molte eresie; e quello eh' cosa pi brutta, dava a leggero per le

171
pubbliche scuole un certo suo
fatto da lui sopra la

eretico

libretto
il

Sfera

celeste,

contro

giuramento
Io del
(55)
(56)

altre volte
r

da

lui dato, r Si

noti la

frase del Villani

era stato (e non era) astro-

duca r. Sentenza volgare. Ross? Brunori Arcangelo^ che ha

scritto

la

Storia di Montegallo, importante per lo stu-

dio sullo statuto di quel paese.


(57)

In

ista

parte

spiritus qui sunt extra

tenent
Illi

elementa.
el.

intelligere quod ordinem gratiae aliqui Et aliqui sunt in elemento

debetis

ignis, aliqui in

aeris, aliqui terrae.

ecc.

qui sunt

in

igne
:

aliquando

inflamraant

aerem horribili flamine ut videtur quasi columna ignea moveri de celo; et hoc apparet
in exercitu de nocte

cum proelium

ordinatur:

demones stant ad recipiendum animas; idei reo maximum periculum est pr anima mori in proelio campestri, nisi pugna sit pr
quia
fide Cristi.

Aliqui tenent aerem ut quandoque videtis nubes terribiles subito in aere apparer, quae apparent in similitudine animalium: ut leonum, serpentum, draconum et sic de aliis. Alii quando videtis volutionem sive circulationem pulveris in aere elevari. Alii tenent terram: et hi vadunt quandoque in formam peregrinorum: et in formaui pauperum, et quandoque mulieris fatuae; et mittunt discordias inter gentes; quandoque vadunt de nocte ut aliquoties audietis horribiles

clamores, in quibus claraoribus videtur infinita


coria sicca trahantur
talia
illis

per terram. Unde cum apparent in civitate raro fallunt quin in

novitates et detriraenta contingant.

(58)

Commento

alici

^fercu Gap. II. III.

17^2

(59)
l'

Summa
Cecco

Theologica III. pag. 685

Dal-

edizione di
(60)

Roma, Tipografia
scrive,

del Senato, 1886.

e vero, nei Commentarli Sed multi satagunt de morte et vita et rebus futuris per artes magicns iudicare, quae sunt a Sancta matre Ecclesia vituperabiliter improbata v, ma vi sono testimonianze
alla Sfera:
:

autorevoli. Il Colocci scrive nei suoi


"

appunti:
falsit

Cecco lauda

la cabala.

1'

astrologia, la negro-

mantia; fece
xit

sopra

la

Sfera
1'

La

et

vanit dai magi riprendi et


.i

Ibf's

redibis
;

ambigua perplela

Porre in luce
Ticino
e

di-

ctione de magia.

Vedi inoltre

Marsilio
citate).

Pico della

Mirandola. (Opere
(61) Il

Davidsohn ha accertato nel


e

libro di

entrate

spese

delC imjuisizione

fiorentino

(1322 -2G) che Cecco fu rinchiuso per due mesi


nelle carceri di Santa Croce.

Eppure il Bariola reca, fra gli altri argomenti per dimostrare ingiusta la sentenza di Cecco,
anche la speditezza della condanna Ed, a proposito, un altro rilievo noi abbiamo dimostrato che i Commentari furono mutilati o espurgati ebbene il Bariola (Voi. cit. pag. 31) scrive: r II ina forte argomento per credere che la condanna di Cecco fu ingiusta davvero si il fatto che i Commentari furono pi volte stampati, non gi espurgandoli, ma con tutte quelle proposizioni che avevano fornito pretesto alla condanna
1 :

;.

(32)
l'

Cito
r.

alcune

sue

pie

espressioni
-

dal-

Alctdizzo

Virtute Dei benedicti

iste

actus
!
:

Deo

soli pertioet,
:

cuius sir honor et gloria

dalla Sfera

Sancta mater Ecclesia

omnia
benedicat

correctioni sacrosanctae

romanae

ecclesiae et

me ipsum

submito

qui

me

legit

173
Dominum
filus

ecc
;

Cristus

Dominus

noster,

vere

Dei

e infine nell'

Acerba leggiamo pro-

teste di ortodossia chiarissime.

Capitolo Quarto

(63) Oltre queste due opere, le sole che abbiamo, sono attribuite a Cecco anche le seGlossae in Centiloquio Tolomei guenti
:

De morbis cognoscendis ex aspectu astrorum


Tractatus de qualitate planetarum
1'

Comen-

tarii in

forse

Logicam. Per la prima lo Stabili non ha scritta, che dice solo nel Commento alla Sfera di volerla fare. Ma tra il proponimento e l' esecuzione ci corre. La seconda doveva essere un commento ai
Pronostici
d'

Ippocrate

la

terza

l'epistola,

ricordata da Cecco stesso, eh' egli


cancelliere della citt
infine,

indirizz al

di

spero molto rintracciarla.


in

Bologna; la quarta, Del Trattato


capitolo
distinto
>

di
il

Fisonomia parler

un

De

(lacensione n/noruui, attribuito allo Sta-

bili dall'

Haenel,
il

il

Boffito

crede
forse

sia

Ipsicle,

cui

nomo venne
che

opera di stranamente

deformato
1'

in Esculeo.

illustre

Barnabita,

dell'

opera
di

Convengo anch' io coldall' esame interno


e

priva di qualsiasi citazione e dei


cosi
caratteristici

modi
l'

dire

Ascolano

appare evidente una mano diversa


Sacrobosco
le

comuni

al-

di quella dello Stabili. (64) Della Sfera di

zioni sono quelle di Basilea

1-480 e di

prime ediVenezia
quella

1699. Il Castelli chiama terza stampata in Venezia nel 1559

edizione
;

ma

essa sarebbe

174
la quarta,

che nella Comunale di Ascoli


esemplare,
a
caratteri

si

condel-

serva un
l'

gotici,

anno

1518. Xell" ultima pagina si legge infatti:


viri

.;

Venetiis impenss nobilis

domini

Luce

antonii
1518.
(65)

de gita

Fiorentini. Die

ultimo Junii

Chiama

la testa di

Cecco
)

r-

mal timhr

(66) Voi. cit. (67) Il Ciacconio lo

chiama

sermone bar-

baro,
(68)

Ci degno
lo Stabili

mento
Frizzi,

di nota. Xel secondo Comnon sottopone pi, lo dir col

arditamente

ai

suoi

calcoli

le

cose di
nel-

religione.
(69)

Del Boffito

il

Castelli
:

cosi

scrive

mio dovere il confessare che al Padre Boffito debbo molta riconoscenza per aver esso, in due speciali pubr ultimo suo opuscolo
;

E'

blicazioni sue sull'argomento,

colmato
alcuni

alcune
erronei
Gli

lacune

cori-etto

equamente

giudizi, che si i-iscontrano nel

mio lavoro.

sono grato sopratutto perch ha ritrovato un' opera latina dell'Ascolano, smarrita da secoli.
?

Capitolo Quinto

(70)

L'

uomo

delinquente -

Fratelli

Bocca

Torino.

Appendice II. - Supplemento cit. Sarebbe utile fare riscontri accurati e minuti del trattato di Cecco con quelli eh' erano pi in onore nel Medio-Evo. (73) Supercilia cum coeunt timidum et stolidum significant. Qui in superciliis pilorum
(71) (72)

175
habet multitudinem multarum est cogitationum et multae tristitiae. Cum vero supercilia sunt in modum arcus vel semicirculi disposita et minime coeuncia significant animum liberalem et nobilem. (74) Dei vari passi parallelli con i Commenti latini riporto solo il seguente. Nel trattato di Fisonomia Cecco scrive n Carnes multae et
:

durae grossum declarant sensum et intellectum, carnes vero leves bonam naturam significant et intelligeatiara. Simile dixit Philosophus in libro de anima MoWs carnia viros aptos mente dicimus, durae vero carnis ineptos metite r.
:

nel

Commento

all'

Alcabizzo

La
si

costella-

zione dei Gemini agisce nel sangue imprimendo


calore e umidit temperata
;

idcirco
tali

quis con-

ceptus vel naturi fuerit sub


curius tunc

signo et
erit

Mer-

t'uerit fortis in circulo,

homo

perspicax
dicit

et profundi intellectus, habens ut Philosophus 3. de anima: Molles carne aptos mente, duros inepfos eljimua. r
Il libro

terzo dell' Acerba inoltre tratta delle

abitudini degli animali riferite {far simigLianza)


agli uomini.

Fisonomia si habent proprietates ad quas similitudo singulorum hoNel trattato sulla


legge
:

Omnes animalium
reterenda
est.

species, suas

minum
nell'

E
il

incomincia
insidiosus;

leopardo est

siiuilis est

qui vero similmente

Acerba descrive

Leopardo che

inganna lo leon ne la caverna quale ha due bocche e ne lo mezzo

stretta.

Sul ritratto fisico dello Stabili parler in una

monografia a parte.

176
Capitolo Sesto

(75)

Gruglielmo Volpi

Il

Trecento - Yallardi

- pag, 179.

nell'anno 1507

Ed. impressa a Milano incomincia el primo libro del clarissimo philosopo Cecho Dascole dicto lacerba de lordine de Cieli -.
(76) Intestazione dell'

it

(77)
(78)

Ved. op.
G.

cit.

Calvi - Archivio storico lombardo -

Giornale della Societ Storica lombarda

Fase.

XIX
(79)

1898.

Cecco d'Ascoli

la

Musa Popolare
9.

Ascoli - Ed. Cesari 1901, pag.


(80)

E' gi stato notato da Op. cit. pag. 149 che il prof. Castelli lasciandosi trasportare dall'amore del loco natio e del soggetto - oh felix culpa - non si accorto dell' esagerazione

altri

in cui caduto dei meriti di Cecco, per quanto

grandi, attribuendo all'Acerba intendimeuti


alti e
i

pi

pi civili dei quali dal testo della stessa


in-

non appaiono abbastanza dimostrati. (SI) r Ceccus imo coecus, adhibens ineptos.
sulsos, durissimos ecc. versiculos librum

fecit

quem Acerbae vitae nomine vocare voluit, ut puer audivi, quemve nunc aliqui Cervam vocant.
(82)

Vedi Boffito
cit.

in

Giornale

Storico L.

I.

suppl.
(83)

Lo

stosso

concetto svolge

nell"

operetta

sulla Fisonomia.

pliciter:

creata provenit quadruaut ex conformitate ascendentis, aut ex unitate domini ascendentis, aut ex aspectu vel coniuQctione duorum signifcatorum, aut ex per(84) Dilectio inter
in nafivitate

mutatione luminarium

duorum.

177
Unde
recte

amor provenit ex

similitudinibus
solvere

supradictis.

Et ex hoc polestis

quod

multoties

quaerebant nostri Esculani, quare homo diligit istam et non illam, et illa
a
est pulchrior

me

nobilior

et sapentior, et ista est

turpis villana et fatua. Dico


et similitudo

quod conformitas

coelestium unit animas in

amando

quod pulchritudo nec nobilitas movet, eo quod amor pulchritudinem non requirit. (S5) Cecco non fu medico, come qualche biografo ha voluto sostenere. Non importa che egli abbia qua e l accennato a qualche pratica
curativa e dato qualche consiglio a medici e a
chirurgi,

poich
cose

era

di

tutti

gli

astrologi

scrittori di

naturali

entrare

ned

campo

della

medicina

e sentenziare.

(86) Histoire des sciences

Italie etc. Paris -

I.

mathematiques en Renonard e C. 183H. t. II.


:

(87) Il Castelli scrive

clusione del Libri


cui possa

si

ancora Nella conracchiude la lode suprema


r.

aspirare
si

uno

scienziato
d'
i

nel

medio

evo
di

per essa

distruggono

un

tratto cos

le invettive del

Palermo come

giudizi leggeri

aver studiato l' Acerba e i Commentari, relegavano la scienza dell'Ascolano tra il ciarpame dei trattati dottrinali in prosa ed in verso, usciti dalle scuole e dai conventi
quanti,

senza

nei secoli

XIII

XIV.

(88) Suppl. cit.

(S9) C. Plinii Secundi. Historiae Mundi.


bri

Li-

XXXVIL

Venetiis
-

I.

Antonelli. 1844.
e

(90)

Vedi Castelli.
101..

Vita

opere

di

Cecco
A. perch

d'Ascoli, pag.

(91) Il Frizzi

vuol vedere tra

le fonti dell'

cerba anche

il

Tsor

di Brunetti Latini,

abbiamo
che
ai

in quella registrata la favola dell'aquila

suoi piccini fa guardare nel Solo e gitta

178
non sostiene la vista, mentre r Et quant li aigles a se filz, il les tient contre le rai dou soleil, et il qui les oilz remue est refutiz e gitez du nif. Ma 1' abbiamo anche in Plinio, a cui avranno attinto e Cecco e Ser Brunetto.
di nido quello che

dice lo stesso Trsor:

(92) Il si

Bariola nell'opera pi volte citata non


affatto

mostra

infiammato

di

entusiasmo verso
dell'Ascolano.

la

pretesa

scienza

precorritrice
.;

per altro che la dottrina trattata nell'Acerba sia per la


Scrive infatti a pag. 117.

Ammesso

maggior parte cavata

d'altronde,

egli certo

che qualche osservazione nuova ed originale vi si riscontra. Non so, ad esempio, se altri prima
di

Cecco os'iervasse

le

impressioni lasciate nelle


r.

pietre da reliquie vegetali o animali

anche questa osservazione non nuova ed origiaale, che si legge nello Speculum (lib. Ideoque in multis lapidibus IV, e. 20 ed. cii): inveniuntur partes animalium et acquaticarum
-i

Ma

bestiarum
(93)

r.

luna apparet in oriente quoudum medio coeli, elevatur mare recedit a medio coeli usque in occidentem deprimitur aqua, et dum est in occidente usque ad angulum terrae iterum elevatur, ab angulo terrae usque ad partem orisntis deprimitur.

Nam dum

sque

sit in

(e.

134
(94)

2.

col.)

Prof. Luigi Luciani, direttore dell'Istituto

fisiologico della E.
dell'

U.

di

Eoma.

Fisiologia
-

uomo

- Voi.

I.

fase. IV. -

Milano
e.

Societ

Editrice Libraia, 1898.


(95)

Vedi Speculum L. XIII.


Voi.
cit.

18. e. 220.

(96)
(97)

pag. 17.
(A. Traversarli.
I.

Il Salutati

Latinae epicuiua scien-

stolae. Florentiae 1759. voi.


infatti:

pag. 320) scrive

Hoc

libro

multa de

coelo,

179
tiam profitebatur, rerumque natura erudite satis comprehendit. (98) Dal Commento alla Sfera: Non est major utilitas et excellentia humana quam secretorum universalis naturae noscere veritatera. (99) Parlando di Dante dice: Di lui mi duci per suo parlare adorno. (100) Dei vari ascolanismi cito: fonga per muffa, granne por grande, curto per corto, quilli per quello, preta per sasso, venga per vinca. Compose ne la lingua ascolana. Vedeva (101) che Honesto Bolognese ne la sua lingua cercava Bologna, sua patria nobiliare, vedeva li Guidi, Danti, Cavalcante, Guittone celebrar la lor lingua; volse anchor lui comporre in lingua ascolana un libro chiamato l'Acerba .
?? .i

(102) Calvi. Infatti le

idee zoologiche diffuse

informarono
e gotiche.

1'

arte che

animava

di

simboliche

figure d' animali le porte delle

chiese

romane

(103) Il Bariola scrivo testualmente:


alla poesia

quanto

pur troppo

fa

duopo

dire

che non

ce n' e
(104)

Vive ancora fresco


il

di profurai nel
:

popolo

piceno

canto della tortora

La

tortora che ha perso la

compagna
:

tutte lu giorno va

melancunosa incontra nu pant d' acqua e ce se bagna e se la beve cusc turbedosa: pu' se reposa 'n chella vorda rama, tutte lu giorno la compagna chiama e so reposa 'n cheUa rama secca
:

tutte lu giorno la
(105)

compagna

cerca.
di

Apologia

dell'

amor

patrio

Dante

p. II. cap. 25.

180
Capitolo Settimo

(106)

Vedi Boffito

Perch fu condannato
d'Ascoli?
alle

al
cit.

fuoco l'astrologo Cecco


pag. 370.
(107) Vedi

Op.

prefazione

Rime

di G.

Car-

ducci e S. Ferrari.
(108) Poesie ital. di duecento autori.

Voi.

T.

pag. 267.
(109)

Vedi: Vite di
-

Dante,

Petrarca

Boc-

caccio.
(110)

Ed. Vallardi.

pag. 348

Girolamo Squarciafco -Voi. cit. n. 109, r Illic quidam primum cum Ioanne
:

Andrea

et

Cyno

Pistoriense, qui publice

leges
vi-

proftebantur, in amicitiam venit, et

quoad

xerunt frmissimam habuit. Cynus huraanitatia


abhorrens, sed cum vacaret otio, illorum captus suavitate, saepe Franciscum secum habebat.
studia non
;;

(111)

Rossi

Il

Trecento

Ed.

Vallardi.

(112)

Commento

all'

Alcabizzo.

Appendice

II.

(113)

Il

lavoro dello Stabili comincia

come

al

solito,

con una sentenza:


ignorantia

Sicut ferrum ferro


et virtuoso-

acuitur sic

quorundam

rum

ellenat intellectum. Idcirco ego Franciscus

de Esculo scolaris minimus huius vite ad utilitatem meorum scolarium compilabo tractatum de excentricis et epicyclis ut celestium

motuum

possit apparentia rationibus conformari.

FINE

181

INDICE

Lettera

gli

al prof.

Luigi Luciani

pag.

Capitolo

Primo

tetico sulla

vita di

Sguardo sinCecco, secondo


-

ultimi e

pi

sicuri

dati

storici,
.
.

comparati con quelli anteriori Gjpitolo Secondo - Condanna di Cecco in Bologna - Motivo che mosse Tommaso del Garbo ad accusarlo
.

pag. 1

all'

Inquisizione - Natura del tribunale

inquisitorio alla Sfera di

Esame

del

Commento

Sacrobosco

e degli errori

religiosi contenutivi - Giudizio sulla

condanna

P*o* ^

Gapitolo

Terzo -

Processo di

Firenze - Ambiente ostile allo Stabili all' accusa - Richiamo del processo di Bologna- Arresto di
- Preparazione

l'

Cecco - Nuove accuse tratte dalAcerba e dal Commento alla Sfera Conseguenze giuridiche della legislazione vigente - Condanna e morte
dello Stabili
-

Giudi/.io

pag. 40

Capitolo Quarto
-

Opere

latine

dello Stabili
il

Carattere distintivo fra


alla Sfera e 4uello all'Al-

Commento
-

cabizzo

Giudizio

sul

loro

valore
pag. 55

scientifico

Capitolo Quinto -Un'altra opera

latina dello Stabili sulla fisonomia Ragioni per attribuirla con certezza all' Ascolano - Comparazione con l'Acerba - Sua originalit e importanza,

pag. 60

18^

del

Capitolo
sul

Sesto

L' Acerba

Disparit dei giudizi

sul

significato
scientifico e

nome

valore
-

letterario del

Concetto generale del suo svolgimento - Esame sintetico dei cinque libri che la com-

poema

pongono

Importanza

P^g- 69

Capitolo Settivio -'Rime volgari

di Cecco - Ricetta per lavorare la famosa pietra filosofale - Rapporti poetici tra l' Ascolano e Dante Sonetto al Petrarca e a Gino da Pistoia - Amori deUo StabiU - Im-

portanza delle sue canzoni volgari Conclusione

pag. 135
pag. 152

Appendice I. - Il pi antico e autentico documento su Cecco d'Ascoli Appendice II. - Il De eccendi Cecco d'Ascoli tricis et epicyclis novamente scoperto e illustrato Note .

pag. 155

pag. 157

pag. 161
pag. 181

Indice

<^^^^pM^

Finito di stampare
il di

20 Novembre 1905
Tipografia

nella

Ascolana

in Ascoli Piceno

Prey.r.

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This booK

is

DUE

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UNIVERSITY OF CALIFORNIA LOS ANGELES

THE LIBRARY

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000 476 699

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