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BaruchSpinozaTra ato teologicopoli co

Contenente alcune dissertazioni nelle quali si dimostra non soltanto che la libert di filosofare si pu concedere senza danno per la piet e la pace dello Stato, ma anche che essa non si pu togliere senza togliere la piet e la pace dello Stato.

Riduzione da: Filippo Mignini, "Introduzione" al Trattato teologico-politico, in Opere, Milano, Mondadori, 2007, pp. 403-424 Franco Restaino, Storia della filosofia, 3/1, Torino, Utet, 1999

Contesto storico Nella seconda met del XVII secolo la situazione olandese caratterizzata da tre conflitti a. Un conflitto esterno che oppone l'Olanda all'Inghilterra per il controllo delle rotte marittime e dei flussi commerciali b. Un conflitto interno che oppone il partito repubblicano al potere (espressione della borghesia imprenditoriale interessata a pacifiche relazioni con l'esterno al partito degli Orange (espressione della nobilt agraria pi legata al centralismo e alla forza militare) c. Un conflitto interno che oppone la chiesa calvinista dominante alle numerose sette ereticali o liberali che appunto la tolleranza religiosa che caratterizzava l'Olanda consentiva. Il potere religioso della chiesa calvinista maggioritaria tentava inoltre di piegare ai suoi fini il potere civile repubblicano, il quale promosse allora un movimento di reazione con cui sollecitava la scrittura e la pubblicazione di opere e opuscoli nei quali venisse dimostrata e difesa la necessit della supremazia del potere civile su quello religioso e denunciati i danni che poteva procurare l'intolleranza religiosa. Il Trattato teologico-politico, che Spinoza pubblica senza il nome dell'autore, con luogo ed editore falsi (Hamburgi, 1670), in realt ad Amsterdam all'inizio del 1670, nasce in questo clima politico e culturale. Obbiettivi generale del Trattato Dimostrare il valore della libert (intellettuale e civile) e della tolleranza. Autonomia e supremazia della ragione e della filosofia rispetto alla teologia. Autonomia e supremazia del potere civile rispetto al potere religioso. Occorrono due condizioni e si delineano due compiti: Distruggere la tutela che i teologi e la teologia vogliono esercitare sulla ragione e sulla filosofia e, dunque, distinguere il sapere intellettuale dal sapere religioso. Costruire una societ politica che consenta una vita civile e intellettuale libera.
Spinoza non desidera che il suo Tractatus abbia una diffusione presso il volgo e presso coloro che ne condividono le passioni. Egli si rivolge esplicitamente ed esclusivamente a chi sia libero da superstizioni e ignoranza, cio a un numero molto piccolo di lettori. L'intento principale dell'opera rivolto a favorire una libera repubblica in cui ci sia libert di pensiero e di parola.

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Principali nuclei teorici 1. Profezia ed immaginazione La profezia riguarda unicamente la condotta della vita e l'esercizio della giustizia e della carit. Mos non insegn come filosofo, ma ag come legislatore imponendo con la forza della legge semplici norme di vita, affinch gli Ebrei, abituati alla schiavit dell'Egitto, conducessero una vita conforme alla ragione. E poich essi non sapevano riconoscere n la forza della ragione n quella della sola legge, Mos li domin con minacce di pena e con speranze di premi, coltivando e controllando la loro superstizione. Nei libri dei profeti non si devono perci ricercare n la scienza n la conoscenza universale delle cose naturali e spirituali; ma solo norme di vita pratica, adatte a luoghi, tempi e individui determinati, aventi come fine l'esercizio della giustizia e della carit.
La ragione dei filosofi produce conoscenza, limmaginazione dei profeti produce morale.

2. I miracoli La fede del volgo nei miracoli dipende da un'idea errata della potenza di Dio, considerata altra e diversa rispetto a quella della natura. In natura non ci sono miracoli. a) La natura procede con ordine fisso e immutabile; pertanto nulla pu avvenire contro le sue leggi o in sospensione di esse. b) Mediante i miracoli non possiamo conoscere l'essenza e l'esistenza di Dio e neppure la sua provvidenza, che invece si conoscono molto meglio mediante l'ordine fisso e immutabile della natura; c) La stessa Scrittura non intende altro per provvidenza divina se non l'ordine della natura conseguente alle sue leggi eterne. assurdo pensare che Dio possa non solo modificare o sospendere, ma addirittura contraddire la propria azione, come si pretende che avvenga nei miracoli; questi furono esclusivamente fenomeni naturali, che, come tali, vanno spiegati.
La natura ha leggi immutabili, e sono leggi di Dio. Il volgo invece immagina due potenze nettamente separate l'una dall'altra: la potenza di Dio e la potenza delle cose naturali, per cui Dio "libero" di intervenire con la sua potenza sovra o extra naturale sulla potenza naturale, ovviamente considerata inferiore a quella divina. Per Spinoza esiste una sola potenza, quella divina, che si manifesta nella natura come insieme di leggi eterne e immutabili. Il miracolo un evento le cui cause naturali non siamo in grado di accertare.

3. Ragione e Scrittura. Filosofia e teologia Il fine dell'interpretazione della Scrittura coincide con la determinazione del suo senso autentico: in questo e solo in questo consiste la verit della Scrittura. Essa non da confondere con la verit della ragione, che ha un ambito pi esteso, abbracciando l'intero scibile. Le verit della Scrittura e le verit della ragione non sono necessariamente convergenti se non su un solo punto, che costituisce il fine proprio della Scrittura: insegnare agli uomini che possono essere salvi seguendo i due principi fondamentali della giustizia e della carit, cio rispettando ci che proprio di ognuno e amando il prossimo come s stessi. La Scrittura esige la fede, che richiede solo obbedienza. Essa impone, pertanto, che si giudichino gli uomini non dalle loro opinioni, ma dalle loro opere. Solo riguardo agli insegnamenti essenziali di ordine pratico la verit della Scrittura coincide con quella della ragione; su tutto il resto la ragione non in alcun modo vincolata dalla Scrittura n la Scrittura sottoposta alla ragione.
Se la Scrittura ha il solo scopo di rivelare e mostrare al volgo i contenuti morali in cui si traduce lobbedienza a Dio (le persone razionali ci arrivano anche senza la Scrittura), essa non ha nulla a che vedere con la filosofia: Scopo della filosofia, infatti, non altro che la verit; quello della fede altro non che lobbedienza e la devozione. La fede e la filosofia, quindi, operano in campi del tutto differenti e non c alcuna ragione che interferiscano luna con laltra. La Scrittura si rivolge a tutti, e soprattutto alla massa delle persone che non riescono a usare come si deve la ragione; la filosofia invece per i pochi che usano la ragione. La Scrittura, perci, ha apportato agli uomini un mezzo di consolazione veramente grande. In tal modo a tutti indistintamente dato di obbedire, e non solo a quei pochi, pochi a paragone con tutto il genere umano, che riescono ad acquisire, sotto la guida della sola ragione, labito
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della virt. Se non possedessimo la testimonianza della Scrittura, noi dubiteremmo della salvezza della maggior parte degli uomini. Il senso generale del discorso di Spinoza sulla Scrittura che questa, rispetto alla tradizione plurimillenaria che la considerava fonte e deposito di sapere, di morale e religione, viene ora declassata a mero deposito di norme morali i cui destinatari sono le masse ignoranti e superstiziose, incapaci di trovare con la sola luce della ragione la via della virt. Chi capace di usare la ragione pu non solo realizzare una piena conoscenza della natura e quindi di Dio che si manifesta nelle leggi immutabili di questa, ma pu anche praticare la virt senza bisogno dei profeti e degli apostoli.

La teologia (il cui scopo solo l'obbedienza e la piet) non ha alcun rapporto n affinit con la filosofia (il cui scopo la verit). Cos n la teologia ancella della filosofia, n la filosofia ancella della teologia. 4. Diritto Ogni ente possiede il diritto naturale di conservare s stesso e di cercare il proprio utile, ci che significa che ciascun individuo ha il pieno diritto su tutto ci che pu, ossia il diritto di ciascun individuo si estende fin dove si estende la sua potenza determinata. Poich la vita condotta sotto il solo diritto naturale quella di uomini che hanno tutti e contemporaneamente diritto a tutto, tale situazione si configura come una reciproca lotta continua, per uscire dalla quale gli uomini decisero di rinunciare ciascuno a una parte del proprio diritto, per fondare una societ nella quale, dalla violazione del patto, derivasse pi danno che utile. Quando il diritto di ciascuno trasferito all'intera collettivit e si costituisce l'assemblea di tutti gli uomini che ha collegialmente il diritto sovrano su tutto ci che pu, tale diritto dell'intera societ si chiama democrazia. Il governo democratico sembra essere il pi naturale e il pi conforme alla libert che la natura consente a ciascuno, perch in esso nessuno trasferisce a un altro il suo diritto naturale in modo da non avere pi, in futuro, nessuna occasione di deliberare ... in questo modo tutti rimangono eguali, come erano prima nello stato di natura. Nessuno inoltre pu trasferire mai ad altri il proprio potere e il proprio diritto fino a spogliarsi completamente di ci che appartiene alla natura umana o fino al punto da cessare di essere uomo. Sono inalienabili i diritti alla libert di pensiero e di parola, perch costitutivi dell'umanit stessa. Poich in fatto di religione gli uomini professano le opinioni pi diverse, se i decreti della suprema autorit fossero gidicati e rispettati in conformit alla fede o alla superstizione di ognuno, l'ordine e la sicurezza dello Stato ne verrebbero irrimediabilmente compromessi. Pertanto, non riguardo alle opinioni, ma riguardo al regolamento esterno dei culti, compete al potere sovrano [...] l'assoluto diritto di stabilire sulla religione ci che giudica opportuno; e tutti sono tenuti a obbedire ai suoi decreti sulla religione. 5. L'autorit molto pericoloso, per la religione e per lo Stato: a) concedere ai ministri del culto il diritto di legiferare e amministrare le cose civili; b) sottoporre al diritto divino le questioni speculative, istituendo leggi intorno alle opinioni. necessario, sia per la vita politica sia per la religione, concedere al potere civile il diritto di discernere il lecito e l'illecito. 6. La libert La libert di pensiero e di parola condizione indispensabile dell'ordine e della pace nello Stato. Il diritto naturale individuale non mai del tutto alienabile alla suprema autorit e tra i diritti inalienabili, cio tali che, se tolti, si toglie la stessa natura umana, ve ne sono almeno due: pensare e giudicare, esprimere quello che si pensa. Tuttavia, poich con i pensieri e soprattutto con le parole si pu ledere la pubblica utilit, si devono anche stabilire i limiti della libert che a ciascuno pu e deve essere concessa. Ora, essendo il fine ultimo dello Stato la libert di tutti i cittadini dal disordine e dalla violenza dello stato di natura, la libert individuale tanto maggiore quanto pi saldi sono l'ordine e la sicurezza dello Stato. Ma per garantire quest'ultima si richiede soltanto che ciascuno rinunci al diritto di agire contro il decreto delle so-

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vrane potest; pertanto lecito a ciascuno pensare e giudicare, e quindi anche parlare, contro il decreto della suprema autorit, purch ci si limiti a parlare o a insegnare soltanto. Il secondo limite che si impone alla libert di pensare e di parlare che non si professino idee dalle quali derivi immediatamente la scissione del patto sociale. A queste due condizioni pu e deve essere riconosciuto a ciascuno il diritto naturale di pensare e di dire liberamente ci che pensa, per la stessa sicurezza dello Stato e della religione. Infatti, se si pretendesse di sopprimere per legge ci che non sopprimibile per diritto di natura, ne seguirebbero immediatamente conseguenze funeste: 1. la slealt nei confronti dello Stato (poich ognuno non pu impedirsi di pensare ci che pensa); 2. l'opposizione degli spiriti pi liberi e pi onesti; 3. un numero interminabile di scismi e di controversie nella Chiesa, se i magistrati pretendessero di dirimere le opinioni con le leggi; 4. un decadimento generale delle scienze e delle arti, che possono essere coltivate con successo solo da chi ha il giudizio libero, esente da imposizioni. Concludiamo asserendo che nulla pi sicuro per lo Stato se non ricondurre la piet e la religione alla sola pratica della carit e della giustizia, e riferire alle sole azioni il diritto dei poteri sovrani, che esso riguardi gli affari sacri o quelli profani. Per il resto, si conceda a ciascuno di sentire ci che vuole e di dire ci che sente.

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