Sei sulla pagina 1di 17

Joseph De Maistre

Laureatosi in giurisprudenza a Torino, poi membro della magistratura del


suo paese natale, Joseph de Maistre (1753-1821) è in gioventù massone,
adepto di una loggia legata all'esoterismo martinista; saluta con un certo
favore le prime fasi della Rivoluzione francese, fin tanto che questa gli pare
consistere nella richiesta di una costituzione moderata di tipo inglese, ma
dopo la proclamazione dei diritti dell'uomo assume verso di essa
atteggiamenti di radicale ostilità; quando le truppe francesi invadono la
Savoia nel 1792, fugge in esilio in Svizzera, dove scrive le Lettres d'un
royaliste savoisien (1793) e dove pubblica le Considérations sur la France
(1796). Serve poi l'amministrazione savoiarda in Sardegna, e come
plenipotenziario a Pietroburgo, fino al 1817. Per comprendere il fenomeno
rivoluzionario Maistre elabora una teoria ampia e articolata, anche se non
sistematica, della politica, della religione, e dei rapporti fra ordine, natura,
storia, legittimità del potere, così che la sua interpretazione della Rivoluzione
non può essere disgiunta dall'esame, anche se sommario, di buona parte
della sua prestazione teorica, che dalla Rivoluzione è condizionata almeno
quanto a genesi polemica. Fin dai primi scritti dell'esilio - e particolarmente
nelle Considerazioni, che ebbero una certa notorietà - l'interpretazione
maistriana della Rivoluzione è completa, convinta e pienamente articolata: la
produzione successiva non porterà, al riguardo, che variazioni marginali, o
approfondimenti nella direzione di una teoria generale della politica e della
storia. Nelle Considerazioni si afferma infatti che "la rivoluzione francese,
senza dubbio, ha percorso un cammino i cui momenti non si somigliano
tutti; però, nel fondo, la sua natura non è mai cambiata, e fin dalla culla ha
mostrato tutto quel che sarebbe stata"; a partire dall'abolizione dei privilegi
cetuali, attraverso la Dichiarazione dei diritti dell'uomo, la proclamazione
della repubblica, il regicidio e il Terrore, fino alla fase termidoriana e
direttoriale (il colpo di Stato del 27 luglio 1794 consiste, secondo l'autore,
solo in questo, che "alcuni scellerati hanno ucciso altri scellerati") per
giungere - negli scritti più tardi - a tutto il periodo napoleonico, non si tratta
per Maistre che di un'unica catena di crimini, di un'unica strutturale
instabilità istituzionale, storica, morale, che al di là delle analisi
differenziate, legate alla concretezza degli sviluppi effettuali, ha un'unica
origine ed un'unica spiegazione.

E’ convinzione di Maistre che non ci possa essere discontinuità fra teoria e


prassi; ciò lo porta a sostenere che un ordine politico sussiste solo grazie a
fondamenti metafisici, e che, ove questi siano corrotti, ne risulta
immediatamente corrotta anche la dimensione concreta della politica
(emerge qui il cosciente rifiuto maistriano della moderna separazione di
morale e potere, di religione e politica). Gli antecedenti della Rivoluzione
stanno quindi per Maistre nella dimensione religiosa e metafisica, cioè
nell'incontro fra l'antica tradizione dell'ateismo scettico e il razionalismo
rivoluzionario di origine protestante; quell'incontro ha dato origine ad una
filosofia - il razionalismo illuministico e individualistico - radicalmente
erronea tanto sul piano teorico quanto nelle sue conseguenze politiche
Queste sono l'assolutismo ma anche il contrattualismo e le teorie della
sovranità popolare e della rivoluzione che Maistre pone in reciproca
continuità, al di là delle loro apparenti e transitorie opposizioni: infatti,
l'antica costituzione del regno francese e la tradizionale struttura cetuale
dell'ordinamento politico - particolarmente le sue "colonne", il clero e la
nobiltà - sono state, secondo Maistre, poste in crisi tanto dall'azione del
potere regio fattosi assoluto e razionalistico quanto dall' azione prima teorica
e poi pratica dei philosophes e della loro ragione libertina e atea: la
Rivoluzione sopravviene quindi, per lui, in un paese già corrotto, come
compimento di un progetto di lunga data, il progetto moderno.

Il nucleo della modernità è individuato da Maistre nella volontà di uscire


dallo stato di natura attraverso l'uso autonomo e individualistico della
ragione, cioè nello sforzo di ricreare l'uomo ex novo e di negare quindi i
principi naturali dell'ordine sociale. Questi, secondo Maistre, consistono in
primo luogo nella relazione fondativa, immediata e diretta, fra trascendenza
e potere politico, e nella conseguente impossibilità, per la ragione umana, di
creare una stabile forma politica al di fuori di quella sanzionata dalla
religione. Quest'ultima ha per lui il ruolo di confermare e di legittimare il
fatto che le leggi dell'ordine politico sono naturali, in quanto create, volute e
mantenute da Dio, almeno per l'essenziale, cioè per la subordinazione degli
uomini ad un potere a cui non si può richiedere di esibire una legittimazione
razionale nel senso moderno (ma è da notare che Maistre non intende per
nulla elaborare una filosofia politica irrazionalistica: la ragione ha per lui il
compito di riconoscere la struttura " autentica" del reale).

Sulla base del presupposto che l'ordine politico è metafisicamente fondato e


che l'uomo non può crearne i fondamenti, Maistre si oppone quindi alla
dicotomia moderna natura/artificio ed alle relative teorie individualistiche e
contrattualistiche. L'uomo moderno è così da Maistre elevato a protagonista,
almeno negativo, dell'evento rivoluzionario e dei suoi antecedenti: è opera
sua quella rivendicazione di libertà individuale che - inappagata nello Stato
assoluto, che tuttavia la prepara - è all'origine della rivoluzione e del suo
disordine radicale; questa, infatti, sovverte la naturale costituzione morale
(con la pretesa centralità del soggetto e della sua ragione), economica (e a
questo riguardo Maistre condanna la pratica degli assegnati, come
distruttrice del buon diritto antico e come frutto di uno spirito puramente
possessivo) e politica (come è testimoniato dal vano susseguirsi di
costituzioni che caratterizza la Rivoluzione francese) A fronte dell'intrinseca
incapacità della rivoluzione di costruire un ordine stabile e duraturo, Maistre
sostiene che non devono essere assemblee e leggi innovative a dettare la
costituzione di un popolo, ma che questa si deve manifestare come "
religione nazionale", come " fede politica", cioè come "annientamento dei
dogmi individuali e come regno assoluto e generale dei dogmi nazionali, cioè
dei pregiudizi utili". Un potere che si pretende, come quello moderno e
popolare, fondato solo sui diritti dei singoli, è quindi per Maistre illegittimo e
instabile; è allora significativo che uno dei bersagli privilegiati della critica
maistriana sia la nozione rivoluzionaria di "rappresentanza nazionale", con i
suoi presupposti costruttivistici, ugualitari e individualistici, a cui l'autore
contrappone la rappresentanza medievale, anticoncettuale e articolata per
differenze organiche e naturali. E' questo l'aspetto tradizionalistico del
pensiero di Maistre e della sua interpretazione della Rivoluzione,
riconducibile al rifiuto integrale e frontale dei "principi dell'Ottantanove" e
all'affermazione della necessità dei loro esiti negativi; all'interno di una
struttura argomentativa rigidamente dicotomica, la rivoluzione, per Maistre,
oblia l'autorità per sostituirvi il puro potere dispotico della sovranità
popolare, distrugge ogni legittimità sostituendola con il mero esercizio della
legalità, e, infine, pretende che il nuovo sia come tale superiore al vecchio. In
essa egli vede un crimine non solo verso l'Antico Regime - non amato per le
sue componenti assolutistiche e libertine ma soprattutto contro un ordine
eterno che garantiva all'uomo un concreto e sensato "posto" nella scala
gerarchica del cosmo morale e politico: quel crimine è quindi, prima di tutto,
un'empietà. Confluiscono in questo sistema argomentativo tanto la
tradizione dell'apologetica cattolica di Bossuet e di Fontenelle e della
polemica antilibertina di Garasse, quanto la ripresa delle tesi dì
Boulainvflliers sulla classe nobiliare come depositaria dell'antica libertà
franco-germanica, piegate da Maistre a dimostrare l'impossibilità della
libertà politica quando non sia garantita dalla tradizione; ma è soprattutto
evidente il debito di Maistre, insieme però a importanti differenze, rispetto
alle argomentazioni di Burke e di Barruel. E di chiarissima e conclamata
origine burkiana, infatti, il far risalire l'instabilità intrinseca del fenomeno
rivoluzionario all'astratta pretesa di rinunciare alla concretezza delle
istituzioni tradizionali, per sostituirvi i dettami di una ragione che si
pretende valida universalmente per tutti gli uomini. Ma è da sottolineare che
il nucleo delle argomentazioni dei due controrivoluzionari differisce
radicalmente: la logica del whig, infatti, è già protostoricistica e si affida in
ogni caso ad una nozione di "perfettibilità" dell'uomo e delle istituzioni
realmente dinamica, anche se il dinamismo non è individuato nel cosciente
progetto razionale, quanto piuttosto nelle modificazioni che il longum
tempus introduce nelle istituzioni tradizionali che ogni popolo si è formato
reagendo alle diverse sfide della storia e della geografia; per Maistre, invece,
la storia è solo "il primo ministro di Dio in questo mondo", è la "politica
sperimentale", nel senso che in essa, nella durata, si rivelano verità
metastoriche, cioè la forma e i contenuti dell'ordine naturale in quanto tale
voluto da Dio e sostanzialmente immutabile: la "perfettibilità" che Maistre
contrappone al sogno moderno di riformare radicalmente la natura e di
creare una società artificiale consiste soltanto nel fatto che gli uomini, nel
corso della storia, sempre meglio possono prendere consapevolezza delle
verità metastoriche dell'ordine naturale (tesi, questa, che ha origine da
Malebranche). Balza poi evidente la discontinuità delle posizioni di Maistre
rispetto a quelle dell'abate Barruel: questi, nei Memoires pour servir à
l'histoire du jacobinisme, sostiene la tesi del complotto massonico-
illuministico come causa della Rivoluzione, che da quello sarebbe stata
preparata e prevista in ogni particolare. Al contrario, Maistre, pur
riconoscendo la razionalità moderna e i suoi fautori all'origine della
Rivoluzione, afferma, nella sua tesi più originale, che la rivoluzione è non
solo un sistema unitario, ma anche e soprattutto un soggetto attivo, animato
da dinamiche sue proprie e in un certo senso necessarie, pur nella loro
inconsistenza ontologica, e tali da trascendere ogni calcolo umano. Questa
tesi è sostenuta da Maistre attraverso l'affermazione che la rivoluzione ha
caratteri miracolosi, a un tempo satanici e provvidenziali, in un contesto
argomentativo non di pacata interpretazione scientifica ma di stupefatta
partecipazione emotiva. Infatti, già dal loro inizio le Considerazioni affermano
che "in alcune epoche vediamo azioni sospese, cause paralizzate ed effetti
nuovi" e che, "forza travolgente che piega tutti gli ostacoli", evento "
ineluttabile", la rivoluzione è definibile solo come un " miracolo". Con ciò
Maistre non vuole certo sostenere l'irresponsabilità o l'innocenza dei
rivoluzionari - anzi, tutta la Francia è colpevole in solido dell'empietà
rivoluzionaria e del regicidio -quanto piuttosto vuole sottolineare il lato a suo
parere enigmatico della Rivoluzione, cioè che essa è un effetto sproporzionato
rispetto alle cause: se fosse solo dovuta all'accecamento delle menti umane -
sempre possibile, dopo il peccato originale la Rivoluzione non potrebbe
infatti, a rigore, avere la forza di sovvertire un ordine stabile, voluto da Dio,
immanente alla natura, sancito dalla storia, ma dovrebbe anzi
automaticamente ricadere all'interno della necessità dell'ordine e del potere.
Allora, proprio la durata e gli apparenti successi della Rivoluzione
testimoniano per Maistre che questa è un miracolo, nel senso che è voluta
direttamente da Dio, il quale ha permesso che le forze sataniche che rendono
l'uomo ribelle trionfassero (cosa altrimenti impossibile), allo scopo
provvidenziale di punire la corruzione dell'Antico Regime e la follia
razionalistico-protestante moderna, che ne è quindi l'origine ma non
propriamente la causa autentica. E il "mondo fantastico" evocato dalla
"magia nera" della Rivoluzione acquisisce infatti, secondo Maistre,
momentanea realtà allo scopo non solo di castigare la Francia (la teoria della
reversibilità della colpa e della pena rende di fatto tutti gli uomini peccatori e
punibili) ma anche di rigenerarla: "il comitato di salute pubblica, che fu un
miracolo, il cui spirito ancora vince le battaglie", ha ricoperto il ruolo che Dio
gli ha assegnato, di cui, peraltro, i Giacobini non sono consapevoli, essendo
solo strumenti; il ruolo, cioè, di salvate la Francia dagli attacchi delle potenze
europee e di preservarla in vista della controrivoluzione che da essa dovrà
irradiarsi su tutta l'Europa per ricristianizzarla. Emerge qui la caratteristica
principale - dal punto di vista del metodo dell'interpretazione maistriana
della Rivoluzione, di essere cioè contrapposizione frontale rispetto ai principi
"satanici" che l'hanno determinata, e al tempo stesso di volerli interamente
ricomprendere in una teoria della storia non solo antimoderna ma anche
complessivamente positiva. Che la Rivoluzione sia, per Maistre, un'"epoca",
non implica che egli coscientemente si adegui alla moderna semantica del
termine "rivoluzione "e alle categorie di "rottura" e di tempo lineare e
progressivo che vi sono implicite: la rivoluzione è da Maistre interpretata
nella tradizionale ottica etimologica di "allontanamento" e di necessario
"ritorno" rispetto ad un centro fisso (l'ordine metafisicamente fondato)
attorno a cui ruota una storia a un tempo sacra e naturale. La Rivoluzione
francese non ha in sé la propria spiegazione e il proprio fine: i suoi fini sono
sottoposti ad una provvidenziale eterogenesi che garantisce implicitamente la
palingenesi; il preteso progresso storico dei Lumi è così reinterpretato da
Maistre all'interno di una vera e propria teodicea di cui quello non
costituisce che un brano rispetto al quale la vera rivoluzione sarà il sicuro
ristabilirsi contro l'astrattezza dei diritti dell'uomo e dopo un "secolo di
futilità criminali" - della serietà ordinata dei "diritti di Dio". La vicenda
rivoluzionaria ha quindi un esito "positivo" garantito a priori, anche se il
pathos controrivoluzionario maistriano assurge in qualche caso a vertici di
angoscia (si ricordi, ad esempio, la celebre affermazione "io muoio insieme
all'Europa") contraddittoria rispetto alla sua teodicea che in quanto tale
vorrebbe sottrarsi sia ad ogni disperazione sia alle dicotomie destra/sinistra,
conservazione/progresso. La stessa controrivoluzione, quindi, non è per
Maistre un'ideologia concorrenziale di quella rivoluzionaria, e neppure, a
rigore, un'attività politica in senso proprio: in quanto "contrario della
rivoluzione " essa è automatico ristabilimento dell'ordine tradizionale
cristiano. Naturalmente, gli aspetti di "destra" del pensiero di Maistre -
oggettivamente inevitabili - sono evidentissimi per la critica liberale, ad
esempio di Benjamin Constant, che dell'autore fa un esempio di cieco
passatismo. Ma, oltre che essere un idolo polemico per la cultura
"progressiva", l'interpretazione maistriana della Rivoluzione ha un'efficacia
storica che si articola su quattro direttrici principali: è in primo luogo una
delle fonti privilegiate del legittimismo tradizionalistico, e come tale nutrirà di
suggestioni gran parte della cultura "retrograda" dei cattolici del XIX secolo
(per l'Italia, si ricorderanno solo, a titolo d'esempio, Taparelli d'Azeglio e
Monaldo Leopardi) e in generale, ma a prezzo di una forte
decontestualizzazione (in senso più spesso storicistico) dei suoi argomenti
dal quadro metafisico che li caratterizza, fornirà spunti a tutto il pensiero
conservatore europeo e alla sua capacità "riflessiva" (superiore, secondo
Mannheim, a quella "ingenua" del tradizionalismo) di criticare le tendenze
degenerative della moderna razionalizzazione; in secondo luogo, nella tesi
maistriana secondo cui la Rivoluzione instaura un " mondo fantastico " si
può vedere un prodromo della piu' elaborata intuizione di Cochin sulla
Rivoluzione come tentativo di costruire una "società immaginaria", e in
generale un'anticipazione - pur nella ovvia distanza ideologica - degli sforzi
della recente storiografia revisionistica di uscire dalle letture apologetiche
della Rivoluzione; in terzo luogo, Maistre è stato assunto dalla destra
radicale di Maurras - con ancora maggiore stravolgimento della ratio del suo
pensiero - come un ideologo a cui si deve l'idea di uno scontro frontale e
decisivo fra controrivoluzione e spirito rivoluzionario; infine, teorici politici
come Carì Schrnitt e altri studiosi a diverso titolo a lui collegati, di Maistre
accolgono non certo la teodicea, quanto piuttosto l'indicazione metodologica
che la Rivoluzione francese apra un periodo storico caratterizzato da radicali
difficoltà per quanto da la legittimazione degli ordini politici (liberalismo,
democrazia, socialismo): i problemi che ne derivano potrebbero essere
interpretati, in sede di storia delle idee e dei concetti politici, anche
attraverso l'indagine (priva però del pathos tipicamente controrivoluzionario)
del grado di consapevolezza specificamente metafisica con cui le
argomentazioni giuridico-politiche cercano di legittimare gli assetti politici
postrivoluzionari e secolarizzati.

 
Tratto da: Carlo Galli, in filosofico.net
COSTITUZIONE IDEOLOGIE
Il secolo diciottesimo non ha prodotto un solo giovincello di qualche
talento che, uscendo di collegio, non abbia fatto tre cose: una neopedia,
una costituzione ed un mondo.
Joseph de Maistre
COSTITUZIONE
La debolezza e la fragilità di una costituzione sono direttamente
proporzionali proprio alla molteplicità degli articoli costituzionali
scritti.
Joseph de Maistre
COSTITUZIONE
Che le leggi fondamentali potessero scriversi a priori fu la più grande
follia del secolo delle follie.
Joseph de Maistre
UOMO
L'esagerazione è la menzogna delle persone perbene.
Joseph de Maistre
GOVERNO
Ogni nazione ha il governo che si merita.
Joseph de Maistre
RAZIONALISMO UOMO
La ragione umana è palesemente incapace di guidare gli uomini: perchè
pochi sono capaci di ragionare bene, e nessuno è capace di ragionare
bene su tutto.
Joseph de Maistre
RAZIONALISMO VERITà
Ma che cosa mai siamo, noi deboli e ciechi mortali! E cos’è quella luce
tremolante che chiamiamo ragione? Anche quando abbiamo messo
insieme tutte le probabilità, interrogato la storia, discusso tutti i dubbi
e tutti gli interessi, è ancora possibile che invece della verità ci resti in
mano soltanto una nebbia ingannatrice.
Joseph de Maistre
VERITà
Ogni credenza costantemente universale è vera, e ogni volta che,
separando da una qualunque credenza certi articoli particolari alle
differenti nazioni, rimane qualcosa di comune a tutte; questo resto è
una verità.
Joseph de Maistre
VERITà
Ogni credenza universale è più o meno vera, cioè l’uomo può avere
coperto e, per così dire, incrostato la verità con gli errori con i quali
l’ha sovraccaricata, ma i suoi errori sono locali e la verità universale si
rivelerà sempre.
Joseph de Maistre
FILOSOFISMO PREGIUDIZI
Quanto a colui che parla o scrive per togliere al popolo un dogma
nazionale, dev’essere impiccato come un ladro qualunque.
Persino Rousseau era dello stesso parere senza pensare che lo stava
chiedendo per se stesso.
Joseph de Maistre
FILOSOFISMO
I filosofi ( o coloro che credono di essere definiti tali )posseggono un
certo orgoglio feroce e ribelle che non si adatta a nulla: detestano senza
eccezioni ogni distinzione che non sia loro utile; non vi è autorità che a
loro non dispiaccia; non vi è nulla al di sopra di loro che non odino.
Lasciateli fare e attaccheranno tutto, perfino Dio, perchè è padrone.
Costoro sono gli stessi uomini che hanno scritto contro i re e contro
colui che li ha insediati.
Joseph de Maistre
SUPERSTIZIONE RAZIONALISMO
Che cosa è dunque la superstizione? Super non vuol dire forse “al di
là”? Allora è qualcosa che sta al di là della credenza legittima... Cari
amici, immagino che l’onore non vi dispiaccia. Ebbene, che cos’è
l’onore? E’ la “superstizione della virtù”, oppure non è nulla. In amore,
in amicizia, nella fedeltà, nella buonafede, ecc.., la superstizione è
degna di essere amata, anzi è preziosa e spesso necessaria. Perchè non
dovrebbe essere la stessa cosa per la pietà? Sono propenso a credere
che i clamori contro gli “eccessi della cosa” siano dovuti ai “nemici
della cosa”. La ragione è una facoltà senza dubbio buona, ma non tutto
può essere regolato dalla ragione.
Joseph de Maistre
SUPERSTIZIONE RAZIONALISMO
Due sorelle hanno il padre in guerra e dormono nella stessa camera: fa
freddo ed il tempo è bruto; parlano delle preoccupazioni e dei pericoli
che circondano loro padre. “Forse” dice una “in questo momento dorme
al ghiaccio; forse è sdraiato in terra senza fuoco ne coperta; forse il
nemico ha scelto questo momento...ah!...”.
Balza dal letto, corre in camicia al cassettone, prende il ritratto del
padre, lo poggia sul cuscino e appoggia la testa sul caro ricordo. “Mio
buon babbo, ti proteggerò io!”. “Povera sorella mia”, dice la seconda,
“sei forse impazzita? Credi che prendendo il raffreddore lo salverai e
che egli sia molto più al sicuro perchè il tuo capo poggia sul suo
ritratto? Stai, piuttosto, attenta a non romperlo e, dammi retta, torna a
dormire”.
La seconda, naturalmente, ha ragione e dice cose sensate; ma se
doveste sposare una delle due sorelle, ditemi miei gravi figlioli,
scegliereste la logica o la superstiziosa?
Joseph de Maistre
TRADIZIONE
Le tradizioni antiche sono tutte vere; l’intero paganesimo non è altro
che un sistema di verità corrotte e spostate; ed è sufficiente, per così
dire, ripulirle e sistemarle al loro posto per vederle risplendere in piena
luce.
Joseph de Maistre
PLATONE MATERIALISMO
Bacone non ha tralasciato nulla per suscitare in noi l’avversione contro
la filosofia di Platone, che è l’anticipazione laica del Vangelo, ed ha
esaltato, spiegato e diffuso la filosofia di Democrito, cioè la filosofia
atomistica, sforzo disperato del materialismo spinto all’estremo il
quale, sentendo che la materia gli sfugge e non spiega nulla, si spinge
nell’infinitamente piccolo; cera, per così dire, la materia senza materia.
(...). Conformemente a questo sistema filosofico, Bacone impegna gli
uomini a cercare la causa dei fenomeni naturali nella configurazione
degli atomi o delle molecole elementari: l’idea più infondata e più
grossolana che abbia mai contaminato l’intelletto umano.
Joseph de Maistre
MATERIALISMO SACRALITà
Non vi è alcuna legge sensibile che non abbia dietro di sè (permettetemi
l’espressione un pò ridicola) una legge spirituale, di cui la prima non è
altro che l’espressione visibile; ecco perchè ogni tentativo di trovare le
cause ultime dei fenomeni a livello materiale non accontenterà mai una
mente profonda.
Joseph de Maistre
PESSIMISMO ANTROPOLOGICO
Nessuno è innocente, non esistono giusti nel senso assoluto della
parola, e siamo tutti colpevoli perchè siamo degradati dalla nostra
natura.
Joseph de Maistre
GIUSTIZIA PESSIMISMO ANTROPOLOGICO
Poichè il male esiste sulla terra ed agisce costantemente, dev’essere
represso conseguentemente per mezzo del castigo; e di fatto noi
vediamo un’azione costante di tutti i governi per fermare o punire ogni
attentato del crimine; la spada della giustizia non ha guaina: deve
continuamente minacciare o punire.
Joseph de Maistre
GIUSTIZIA PESSIMISMO ANTROPOLOGICO
Il castigo è un governatore efficace; è il vero amministratore degli affari
pubblici; è il vero legislatore, ed i saggi lo chiamano il garante dei
quattro ordini dello Stato per l’esatto adempimento dei loro doveri. Il
castigo governa l’umanità intera; il castigo la custodisce; il castigo
veglia mentre gli uomini di guardia dormono. Il saggio considera il
castigo come la perfezione della giustizia. Quando un monarca cessa di
punire il più forte finirà con l’arrostire in più debole. L’intera razza
umana è mantenuta nell’ordine dal castigo; infatti, l’innocenza è rara,
ed è il timore della pena che permette all’universo di godere della
felicità che gli è destinata.
Joseph de Maistre
GIUSTIZIA
Ogni grandezza, ogni potere, ogni sudditanza si basano sul boia: egli
costituisce l’orrore ed il legame dell’associazione umana. Togliete dal
mondo questo agente incomprensibile e nello stesso istante l’ordine
lascia il posto al caos, i troni s’inabissano e la società scompare.
Joseph de Maistre
ORDINE MILITARE
Il militare è così nobile che riesce a nobilitare persino quello che
l’opinione generale considera il mestiere più ignobile, poiché può
esercitare le funzioni del boia senza degradarsi a patto che giustizi
solamente i suoi pari e che, per dar loro la morte, si serva soltanto delle
sue armi.
Joseph de Maistre
REALISMO IDEOLOGIE POLITICA
La pigrizia e l’ignoranza orgogliosa di questo secolo si adagiano molto
meglio su teorie che non costano nulla e che lusingano l’orgoglio più
che sulle lezioni di moderazione e di obbedienza che bisogna chiedere
faticosamente alla storia. In tutte le scienze, e sopratutto in politica, i
cui avvenimenti numerosi e mutevoli sono tanto difficili da cogliere nel
loro insieme, quasi sempre la teoria è contraddetta dall’esperienza.
Joseph de Maistre
POLITICA STORIA
La storia è la politica sperimentale, ovvero la sola buona.
Joseph de Maistre
GIUSTIZIA
La spada della giustizia non ha guaina: deve continuamente minacciare
o colpire.
Joseph de Maistre
RIVOLUZIONE
C’è nella Rivoluzione francese qualcosa di satanico che la distingue da
tutto ciò che si è visto finora.
Joseph de Maistre
SACRALITà
Riflettiamo sui fatti attestati dalla storia intera; scorgeremo che, nella
catena degli eventi umani, dalle più grandi istituzioni che fanno epoca
nel mondo, fino alla minima organizzazione sociale, dall’impero sino
alla confraternita, tutte hanno una base divina, e la potenza umana,
ogni qual volta se ne sia distaccata, non ha potuto dare alle sue opere
che una potenza effimera.
Joseph de Maistre
MATERIALISMO
Gli uomini di questo secolo hanno già deciso: essi hanno giurato a se
stessi di guardare sempre a terra.
Joseph de Maistre
RIVOLUZIONE
E’ stato notato, giustamente, che la rivoluzione francese guida gli
uomini più di quanto non siano essi a guidarla. Questa osservazione è
della massima esattezza; e sebbene la si possa applicare più o meno a
tutte le grandi rivoluzioni, pure essa non è mai stata tanto evidente
come in questa epoca. Persino gli scellerati che sembrano dirigere la
rivoluzione non ne sono che degli strumenti; e non appena pretendono
di dominarla cadono ignobilmente. Coloro che hanno istituito la
repubblica l’hanno fatto senza volerlo e senza sapere quel che facevano;
vi sono stati condotti dagli avvenimenti: un piano prestabilito non
avrebbe avuto successo.
Joseph de Maistre
RIVOLUZIONE
Tanto più si esaminano i personaggi della rivoluzione in apparenza più
attivi tanto più si trova in essi qualcosa di passivo e di meccanico. Non
si potrebbe ripeterlo abbastanza: non sono gli uomini a guidare la
rivoluzione, è la rivoluzione a guidarli. Si dice benissimo quando si dice
che essa cammina da sola. Questa frase significa che mai la divinità si
era mostrata in modo così chiaro in
un avvenimento umano. Se ricorre agli strumenti più vili è perchè
punisce per rigenerare.
Joseph de Maistre
RIVOLUZIONE
Tutti quelli che hanno voluto la rivoluzione sono stati giustissimamente
le vittime.
Joseph de Maistre
COSTITUZIONE FILOSOFI
La filosofia moderna è insieme troppo materiale e troppo presuntuosa
per accorgersi di come veramente funzioni il mondo della politica. Una
delle sue follie è quella di credere che un’assemblea possa costituire
una nazione; che una costituzione, cioè l’insieme delle leggi
fondamentali che convengono a una nazione e devono darle tale o
talaltra forma di governo, sia un’opera qualunque che richiede soltanto
ingegno, conoscenza ed esercizio; che si possa imparare il mestiere di
costituente e che, alcuni uomini, il giorno che a loro venisse in mente,
possano dire ad altri uomini: fateci un governo, come si dice ad un
operaio: fammi una tromba a fuoco o un telaio per calze.
Joseph de Maistre
COSTITUZIONE PRINCIPIO DI IMPOSSIBILITà
L’uomo può modificare ogni cosa nella sfera della propria attività, ma
non crea nulla: questa è la sua legge nell’ambito fisico come in quello
morale. L’uomo è senza dubbio capace di piantare un seme, far crescere
un albero, migliorarlo con un innesto, e potarlo in cento maniere, ma
non ha mai immaginato di avere il potere di fare da se un albero. Come
ha mai potuto immaginare di avere quello di fare una costituzione?
Grazie forse all’esperienza?
Joseph de Maistre
COSTITUZIONE DIRITTI
Nessuna costituzione è il risultato di una deliberazione; i diritti dei
popoli non sono mai stati scritti, o per lo meno gli atti costitutivi e le
leggi fondamentali non sono mai stati altro che sanzioni di diritti
anteriori di cui nulla si può dire se non che esistono perchè esistono.
Joseph de Maistre
COSTITUZIONE
Ciò che vi è di più fondamentale e di più sostanzialmente costituzionale
nelle leggi di una nazione non potrebbe mai essere scritto.
Joseph de Maistre
COSTITUZIONE
L’essenza di una legge fondamentale consiste nel fatto che nessuna ha
il diritto di abrogarla; ma come potrà una legge essere al di sopra di
tutti se qualcuno l’ha fatta?
Joseph de Maistre
COSTITUZIONE LEGGE
L’uomo non può fare una costituzione e nessuna costituzione legittima
potrebbe essere scritta. Non si è mai scritta ne mai si scriverà a priori la
raccolta delle leggi fondamentali che devono costituire una società
civile e religiosa. Ma dopo che la società si è costituita, senza che si
possa dire in quale modo, è possibile far dichiarare o illustrare per
iscritto certi articoli particolari.
Joseph de Maistre
UOMO COSTITUZIONE IDEOLOGIA
La costituzione del 1795, come le sue sorelle maggiori è fatta per
l’uomo. Ma non esiste l’uomo nel mondo. Ho visto nella mia vita
francesi, italiani, russi ecc; so pure, grazie a Montesquieu, che si può
essere persiani; ma quanto all’uomo dichiaro di non averlo mai
incontrato in vita mia; se esiste è a mia insaputa.
Joseph de Maistre
LIBERTà
Bisogna sopratutto guardarsi dall’errore di credere che la libertà sia
qualcosa di assoluto, non suscettibile di un più o di un meno.
Joseph de Maistre
COSTITUZIONE DIRITTI CONSERVATORISMO
L’intervento umano (Nel formare una costituzione) non deve giungere
oltre il riconoscimento dei diritti che già esistevano ma erano
misconosciuti o contestati. Se gli imprudenti oltrepassano questi limiti
con riforme temerarie, la nazione finisce per perdere quel che
possedeva senza ottenere quello che vuole.
Joseph de Maistre
CONSERVATORISMO
Non innovare se non molto raramente e sempre con moderazione e
tremore.
Joseph de Maistre
COSTITUZIONE CONSERVATORISMO
Un errore assai funesto è quello di legarsi troppo rigidamente ai
monumenti antichi. Certo, si deve portare loro rispetto, ma sopratutto
bisogna tener conto di ciò che i giureconsulti chiamano l’ultimo stato.
Ogni costituzione libera è di per se variabile; ed è variabile nella misura
in cui è libera; volerla ricondurre ai suoi elementi originari senza
modificare nulla è un’impresa folle.
Joseph de Maistre
CONSERVATORISMO SACRALITà
Il principio religioso è per eccellenza creatore e conservatore.
Joseph de Maistre
CONSERVATORISMO SACRALITà
Se si vuol conservare tutto, tutto si consacri.
Joseph de Maistre
MONARCHIA CONSERVATORISMO
Si dice: “dal momento che il Re è caduto dal suo trono non bisogna
rimpiazzarlo”. Per quale motivo, per quale legge, per quale convenienza
una cosa eccellente, una volta abbattuta, non si dovrebbe più rialzare?
Joseph de Maistre
MONARCHIA DEMOCRAZIA
Se la monarchia verrà restaurata non sarà il popolo che lo deciderà, così
come esso non decise la sua distruzione nè l’istituzione del governo
rivoluzionario.
Joseph de Maistre
 
CONTRORIVOLUZIONE
La restaurazione della monarchia, che viene chiamata
controrivoluzione, non sarà una rivoluzione contraria, ma il contrario
della rivoluzione.
Joseph de Maistre
MONARCHIA RIVOLUZIONE
Un re non deve parlare il linguaggio della rivoluzione.
Joseph de Maistre
RIVOLUZIONE CONTRORIVOLUZIONE
Per fare la rivoluzione francese è stato necessario abbattere la religione,
oltraggiare la morale, violare tutte le proprietà e commettere tutti i
delitti: per quest’opera diabolica è stato necessario impiegare un tal
numero di mascalzoni che forse mai si sono visti tanti vizi intenti a
compiere un qualche male. Per ristabilire l’ordine invece il re
convocherà tutte le virtù.
Joseph de Maistre
RAZIONALISMO CONSERVATORISMO PREGIUDIZI
La ragione umana, abbandonata a se stessa, è perfettamente nulla, non
soltanto per la creazione ma anche per la conservazione di ogni
associazione religiosa e politica: essa infatti non genera che dispute,
mentre l’uomo per muoversi nella vita non ha bisogno di problemi ma di
credenze.
Joseph de Maistre
PREGIUDIZI
La culla dell’uomo dev’essere circondata di dogmi, e quando la sua
ragione si sveglia bisogna che egli trovi le sue opinioni già formate.
Joseph de Maistre
PREGIUDIZI
Non vi è nulla di tanto importante quanto i pregiudizi. Non prendiamo
questa parola nel senso cattivo. Essa non significa necessariamente
idee false, ma soltanto, seguendo la radice della parola, opinioni di
qualunque tipo adottate prima di ogni esame.
Joseph de Maistre
PREGIUDIZI RAZIONALISMO
E’ necessario che i dogmi religiosi e politici, mescolati e fusi, formino
insieme una ragione universale o nazionale abbastanza forte da
reprimere le aberrazioni della ragione individuale che è, per sua natura,
le nemica mortale di qualunque associazione poichè produce soltanto
opinioni divergenti.
Joseph de Maistre
PREGIUDIZI RAZIONALISMO
Se ogni uomo si basasse sulla propria ragione particolare, vedreste
presto emergere l’anarchia civile ovvero l’annientamento della
sovranità politica.
Joseph de Maistre
PREGIUDIZI SACRALITà
Il governo è una vera e propria religione: ha i suoi dogmi, i suoi misteri,
i suoi ministri.
Joseph de Maistre
PREGIUDIZI STATO
La ragione nazionale altro non è che l’annientamento dei dogmi
individuali e il regno assoluto e generale dei dogmi nazionali, cioè dei
pregiudizi utili.
Joseph de Maistre
PATRIOTTISMO PREGIUDIZI
Che cos’è il patriottismo? E’ la ragione nazionale di cui parlo, è
l’abnegazione individuale.
Joseph de Maistre
PATRIOTTISMO STATO
La fede e il patriottismo sono i due grandi taumaturghi di questo
mondo. Entrambi sono divini. Tutte le loro azioni sono  prodigi. Non
andate a parlar loro di esame, di scelta, di discussione: diranno che
bestemmiate. Non conoscono che due parole: sottomissione e credenza.
Con queste due leve sollevano l’universo: anche i loro errori sono
sublimi.
Joseph de Maistre
PESSIMISMO ANTROPOLOGICO
L’uomo, per il fatto di essere contemporaneamente morale e corrotto,
giusto nell’intelligenza e perverso nella volontà, deve necessariamente
essere governato; altrimenti sarebbe nello stesso tempo socievole e non
socievole, e la società sarebbe nello stesso tempo necessaria e
impossibile.
Joseph de Maistre
SOVRANITà
Pur ammettendo che la sovranità non sia anteriore al popolo, tuttavia
queste due idee sono parallele poichè è necessario un sovrano per fare
un popolo. E’ egualmente impossibile immaginarsi una società umana,
un popolo senza sovrano e un alveare e uno sciame senza un’ape regina:
lo sciame, infatti, in virtù delle leggi eterne della natura, esiste così o
non esiste.
Joseph de Maistre
SOVRANITà SACRALITà
Si è discusso accanitamente per sapere se la sovranità venga da Dio o
dagli uomini. Ma non so se si è osservato che le due proposizioni
possono essere entrambe vere. E’ vero, in un senso inferiore ed
approssimativo, che la sovranità è fondata sul consenso umano: perchè
se un qualunque popolo si accordasse ad un tratto per non obbedire, la
sovranità sparirebbe, e non si può immaginare la fondazione di una
sovranità senza immaginare un popolo che consente di obbedire. Se
dunque gli avversari dell’origine divina della sovranità vogliono dire
soltanto questo, hanno ragione, e sarebbe inutile discutere. Poichè Dio
non ha giudicato opportuno impiegare strumenti soprannaturali per la
fondazione degli imperi, è evidente che tutto è dovuto venire attraverso
gli uomini. Ma dire che la sovranità non viene da Dio perchè egli si è
servito degli uomini per stabilirla, equivale a sostenere che egli non è il
creatore dell’uomo perchè noi abbiamo tutti un padre e una madre.
Joseph de Maistre
LEGITTIMITà SOVRANITà
La legittimità non consiste nell’agire in questa o in quella maniera nel
proprio ambito, ma nel non uscirne.
Joseph de Maistre
LEGITTIMITà SOVRANITà
Nessuna sovranità è limitata nel legittimo esercizio delle sue funzioni.
Nel suo campo di legittimità, tracciato dalle leggi fondamentali di ogni
paese, essa è sempre dappertutto assoluta, senza che nessuno abbia il
diritto di dirle che essa è ingiusta o che si sbaglia.
Joseph de Maistre
MONARCHIA
Se si domanda qual’è il governo più naturale all’uomo, la storia è lì a
rispondere: è la monarchia.
Joseph de Maistre
MONARCHIA LEGITTIMITà
Nella concretezza della realtà la religione., le leggi, i costumi, i privilegi
degli ordini e dei corpi delimitano il sovrano e gli impediscono di
abusare della propria potenza.
Joseph de Maistre
LEGITTIMITà SOVRANITà
Nè il Re nè il Sommo Pontefice possono revocare ciò che è stato fatto
parlamentarmente e conciliarmente, ossia da loro stessi in parlamento
e in concilio. Il che, lungi dall’indebolire l’idea di monarchia, la
completa e la porta al più ampio grado di perfezione, escludendo ogni
arbitrio ed ogni idea di incostanza.
Joseph de Maistre
MONARCHIA ARISTOCRAZIA
Si può affermare in generale che tutti i regimi non monarchici sono
aristocratici perchè la democrazia è soltanto un’aristocrazia elettiva.
Joseph de Maistre
MONARCHIA ARISTOCRAZIA SOVRANITà
Il regime aristocratico è una monarchia in cui il trono è vacante. La
sovranità vi è in reggenza.
Joseph de Maistre
ARISTOCRAZIA DEMOCRAZIA SOVRANITà
A parte l’aristocrazia naturale che risulta dalla forza fisica e dai talenti,
non vi sono che due forme di aristocrazia: l’elettiva e l’ereditaria.
Joseph de Maistre
DISPOTISMO DEMOCRAZIA
La democrazia pura non esiste al pari del dispotismo assoluto.
Joseph de Maistre
DEMOCRAZIA SOVRANITà
Credo di poter definire la democrazia: un’associazione di uomini senza
sovranità.
Joseph de Maistre
DEMOCRAZIA GIUSTIZIA
Nelle democrazie la giustizia è talvolta debole, talaltra appassionata.
Joseph de Maistre
DEMOCRAZIA GIUSTIZIA
Generalmente la giustizia nelle democrazie è sempre debole quando
cammina da sola,  e sempre crudele o sventata quando si appoggia al
popolo.
Joseph de Maistre
DEMOCRAZIA SOVRANITà
Quando Rosseau ci confida nel preambolo del Contratto Sociale che,
come cittadino di uno stato libero, egli è sovrano nel suo ruolo,
un’improvvisa contrazione dei muscoli sogghignatori si avverte anche
nel lettore più benevolo; in una repubblica non si conta se non nella
misura in cui la nascita, le alleanze e i grandi talenti vi danno
dell’influenza; chi è un semplice cittadino non è realmente nulla.
Joseph de Maistre
DEMOCRAZIA
La massa del popolo influisce molto poco sulle elezioni così come sugli
affari.
Joseph de Maistre
DEMOCRAZIA LIBERTà
In una repubblica di una certa estensione quella che si chiama libertà
non è se non il sacrificio assoluto di un grande numero di uomini
all’indipendenza e all’orgoglio di un piccolo numero.
Joseph de Maistre
CONSERVATORISMO SOVRANITà GOVERNO
Ogni regime è buono quando è stabilito ed esiste da lungo tempo senza
contestazione.
Joseph de Maistre
GOVERNO COSTITUZIONE POLITICA
Non ci si doveva domandare qual’è il miglior regime in generale, perchè
non ve n’è nessuno che convenga a tutti i popoli. Ogni nazione ha il
suo, così come ha la sua lingua e il suo carattere, e questo è il regime
migliore per essa. Dal che si ricava che ogni teoria del contratto sociale
è un sogno da collegiali.
Joseph de Maistre
GOVERNO SOVRANITà SACRALITà
Soltanto le leggi generali sono eterne. Tutto il resto varia, e un’epoca
non assomiglia mai ad un altra. Indubbiamente l’uomo sarà sempre
governato, ma mai allo stesso modo.
Joseph de Maistre
GOVERNO COSTITUZIONE
Il miglior regime per ogni nazione è quello che nello spazio occupato da
questa nazione è capace di procurare la maggiore felicità e forza
possibile al maggior numero di uomini per un periodo il più lungo
possibile.
Joseph de Maistre
MONARCHIA DEMOCRAZIA ARISTOCRAZIA GOVERNO
Tutti i regimi sono monarchie, la cui sola differenza consiste nel fatto
che il monarca è a vita o a tempo, ereditario o eleggibile, individuo o
corpo.
Joseph de Maistre
DEMOCRAZIA DISPOTISMO
Di tutti i monarchi il più duro, il più dispotico, il più intollerabile è il
monarca popolo.
Joseph de Maistre
CONSERVATORISMO GOVERNO POLITICA
Ricordatevi che ogni nazione ha nelle sue leggi e nelle sue antiche
tradizioni tutto quel che le serve per essere felice, per quanto lo possa
essere, e che prendendo quelle leggi venerabili come fondamento per i
vostri lavori rigeneratori, voi potete dimostrare tutta la vostra
perfettibilità senza lanciarvi in funeste innovazioni.
Joseph de Maistre
PATRIOTTISMO GOVERNO
Nessuna nazione deve il suo carattere al suo regime, così come non gli
deve la lingua; deve invece il suo regime al suo carattere; se vedete
languire una nazione, ciò non è dovuto a un regime cattivo; è dovuto al
fatto che quel regime deperisce perchè il carattere nazionale è logorato.
Joseph de Maistre
FUTURO
Si parlerà della nostra attuale stupidità come noi parliamo della
superstizione del medioevo.
Joseph de Maistre
EUROPA SACRALITà
Senza violenza, senza resistenza, la grande costituzione europea fu
scritta, non sulla vile carta, non dalla voce dei banditori pubblici, ma in
tutti i cuori europei, allora tutti cattolici.
 
Joseph de Maistre
LIBERTA’- PESSIMISMO ANTROPOLOGICO
L’uomo, in generale, abbandonato a se stesso, è troppo cattivo per
essere libero
Joseph de Maistre
 

Potrebbero piacerti anche