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Guarda questo arco! Nano! continuai, esso ha due facce.

Due strade si incontrano qui: nessuno le ha mai percorse fino alla fine. Questa lunga via allindietro: essa dura uneternit. E quella lunga via in avanti unaltra eternit. Si contraddicono, queste vie, si urtano reciprocamente: e qui, presso questo arco, il punto dincontro. Il nome della porta sta scritto in alto: attimo. Ma chi proseguisse per una delle due e sempre pi avanti e sempre pi lontano: non credi tu nano che queste due strade si contraddicano in eterno? Tutte le cose dritte mentono mormor sprezzante il nano. Ogni verit curva, il tempo stesso un circolo.

Zarathustra racconta della sua salita, del suo salire, di come egli nella sua salita debba sopportare, si senta oppresso, dal nano seduto sulle sue spalle. Questo nano lo spirito di gravit. Il nano opprime Zarathustra stillando piombo nelle orecchie, le parole del nano sono pensieri-gocce-di-piombo.
O Zaratrhustra, sussurrava beffardamente sillaba dopo sillaba, tu pietra della saggezza. Ti sei lanciato in alto, ma ogni pietra lanciata non pu fare a meno di ricadere! O Zarathustra, pietra della saggezza, pietra lanciata da una fionda, tu che frantumi le stelle! Hai lanciato te stesso cos in alto ma ogni pietra scagliata non pu fare a meno di ricadere. Condannato a te stesso e alla tua lapidazione: o Zarathustra, tu hai lanciato lontano la pietra ma essa ricadr su di te!

Le parole del nano beffardo sono il risuonare della profezia dellindovino: il pensiero del nichilismo che Zarathustra deve portare sulle sue spalle, che Zarathustra non pu pi portare sulle sue spalle. Questo pensiero dice: Tutto vano, tutto indifferente, tutto gi stato!. La sapienza del nichilismo riecheggia su tutta la terra, su tutti i colli. A Zarathustra questa profezia tocc il cuore profondamente e lo trasform. A causa di questa profezia Zarathustra cade in uno stato di prostrazione e di malattia la sua malattia appunto il nichilismo. Zarathustra prende su di s la malattia di tutta la terra. Linvano che il nichilismo ha il suo completamento nellaffermazione ogni verit curva, il tempo stesso un circolo. La verit, tutta la verit del mondo un ricadere, un ritornare in s che gira a vuoto, che finge di portare a una qualche meta, ma manca costitutivamente di senso. In questo senso leterno ritorno malattia mortale e genera angoscia e sconcerto (in Heidegger Ratlosigkheit), in questo senso eterno ritorno e nichilismo sono la stessa cosa. Allo stesso modo Zarathustra si trova nella grande tristezza che la condizione in cui i migliori si stancano delle loro opere, la domanda che attanaglia Zarathustra: come potr mettere in salvo la mia luce! , pi che una domanda, unesclamazione di impotenza. Il pensiero dellaffermazione, persino il pensiero dellaffermazione, il pensiero del s, dice il nano, destinato a ricadere su chi lo proferisce come una malattia, come una castrazione alla stregua di ogni altra saggezza esso destinato a ricadere colpendo colui che lo ha scagliato il che dire che ogni verit torna eternamente senza poter uscire dal circolo vizioso che essa pretende di spezzare, ovvero che la redenzione impossibile, preclusa; che tutta la cultura incapace della redenzione.
Volere rende liberi, ma come si chiama quella cosa che mette in catene anche il liberatore? Fu: cos si chiama il digrignare di denti della volont e la sua tristezza pi solitaria. Impotente contro ci che stato fatto la volont assiste di malanimo allo spettacolo del passato. La volont non in grado di volere a ritroso; non poter spezzare il tempo e lavidit del tempo questa per la volont la tristezza pi solitaria. [] Che il tempo non possa scorrere a ritroso il suo cruccio; ci che fu cos si chiama la pietra che la volont non riesce a far rotolare. []

La pietra che ricade su chi lha scagliata in ci simile all unica pietra che la volont non pu far rotolare, anzi se tutto gi stato ed stato invano, ogni verit, ogni pensiero ed ogni azione che stanno nella verit della storia sono la pietra del fu e del gi stato: tutto il passato non pu essere redento dalla volont creatrice, e perci essa destinata eternamente a scadere, a degradare, a divenire volont di vendetta. Nel momento in cui la volont creatrice deve affrontare il fu, il fu, il passai invano di tutte le cose, essa ha gi per sempre abdicato alla creazione, gi impotenza, e

spirito di vendetta. La redenzione sarebbe, appunto, apprendere a volere a ritroso, solo quando apprende a volere a ritroso la volont diviene se stessa, cio diviene volont creatrice, ma come possibile questo? Come possibile volere ci che sta pi in alto di qualsiasi conciliazione? C una porta anche in Nietzsche, ne La visione e lenigma larco dellattimo la porta di ogni attimo. La porta-arco o porta carraia, o porta di passaggio davanti alla quale si stende infinito tutto il futuro e dietro alla quale si stende infinito tutto il passato. Ma se ogni attimo lattimo fra due eternit, allora lattimo stesso si ripete in eterno. Ovvero lattimo , nella sua differenza costitutiva, proprio in quanto Augenblick (occhi-sguardo, sguardo docchi), destinato a ripetersi in eterno, la combinazione delle cose che caratterizzano lattimo presente [] non potr che eternamente ritornare. Allora leterno ritorno la sola unit di questo mondo, che ne possiede una solo ritornando, la sola identit di un mondo che ha lo stesso soltanto mediante la ripetizione. Lattimo come modus adfirmandi dellessere in quanto ripetizione della differenza prospettica, sguardo docchi ma soprattutto occhio-sguardo, sguardo che occhio, occhio di nessuno, occhio che guarda senza che nessuno stia guardando, occhio prima dellumano o delluomo o del soggetto che guarda; e anche occhio-occhi ci sguardo doppio dei due occhi che guardano, sguardo gi doppio. Occhi-sguardo come thea, ovvero come spettacolo e sguardo insieme, sguardo che gi spettacolo del guardare, ovvero del differire prospettico; prima della separazione compiuta dello spettacolo. Ma allora qui c unaltra idea delleterno ritorno, che non pi invano, se lattimo pensato come la porta dove si incontrano il passato e il futuro infiniti, a partire da quale si dipartono infiniti tutto il passato e tutto il futuro, allora questo stesso attimo contiene in s la prospettiva cristallina di tutto il passato e tutto il futuro, ed esso stesso contiene in s leternit in quanto affermazione della sua differenza costitutiva che ritorna eternamente in questo caso allora il passato, ci che fu, il fu non perduto, inaccessibile, gi stato, irredimibile, al contrario esso accade incessantemente insieme al futuro. Al nano che gli ricorda linvano Nietzsche indica la porta di ogni attimo, attraverso la quale tutto il passato e tutto il futuro possono essere infine voluti. La volont pu apprendere a volere a ritroso proprio vedendo (Non forse lo stesso vedere vedere gli abissi?) nellattimo larco di ogni attimo (ogni arco sempre Brucke, ponte). In ogni attimo pu essere aperta una prospettiva che domina e vuole sul passato invincibile, sul tempo degli abissi, sul caso feroce, sul proprio essere storpi, e questa prospettiva al contempo ci che scavalca e comprende labisso senza essere inghiottita larco-ponte di ogni attimo. Lo sguardo docchi che rende il caso feroce innocente come un bambinetto, che lo chiama a s, redento nell angolo di sole del suo monte degli ulivi. Scrive Walter Benjamin:
Lessenza dellaccader mitico la ripetizione, in cui sinscrive come figura latente quellinutilit che sta scritta in fronte ad alcuni eroi degli inferi (Tantalo, Sisifo e le Danaidi). Ripensando ancora una volta nel diciannovesimo secolo il pensiero delleterno ritorno, Nietzsche si presenta come colui in cui si compie nuovamente il mitico decreto del fato. [] (D 10a, 4) La fede nel progresso, in una perfettibilit infinita un compito infinito, nella morale e lidea delleterno ritorno sono complementari. Esse costituiscono le indissolubili antinomie rispetto alle quali devessere sviluppato il concetto dialettico di tempo storico. Di fronte a questo lidea delleterno ritorno sembra fare parte proprio di quel piatto razionalismo di cui si accusa la fede nel progresso, e questultima si rivela altrettanto appartenente al pensiero mitico quanto lidea delleterno ritorno. (D 10a, 5 pg. 109) Esiste un progetto in cui anzich Zarathustra, il portatore della dottrina nietzschiana Cesare (Lowith, p.73). La cosa significativa: sottolinea il fatto che Nietzsche presagiva la complicit della propria dottrina con limperialismo. (D 9, 5)

Secondo Benjamin dunque il pensiero delleterno ritorno in definitiva da interpretare come fantasmagoria che si inscrive nella dinamica storica della seconda rivoluzione industriale tedesca, come meccanismo di celebrazione della ripetizione che reintroduce il mito allinterno della

modernizzazione. Il pensiero delleterno ritorno in realt complementare allidea di progresso, perch reintroduce come moda il presentimento di una storia originaria che si ripete incessantemente in una cosmologia del perpetuum mobile. Benjamin la collega inoltre ad una sorta di compensazione sul piano della cosmologia della perdita di ununit coerente delle strutture desperienza, tipica della modernit quotidiana, riprendendo la frase di Nietzsche: Amo le brevi abitudini e riconducendola allesperienza destrutturata della citt in Baudelaire (Baudelaire non svilupp mai abitudini durature). Cos leterno ritorno torna nellepoca moderna come giustificazione religiosa, sguardo mitico dellennui, della noia e insieme moda flaneurista della noia:
Nellidea delleterno ritorno lo storicismo del XIX secolo capovolge se stesso. In base a tale idea ogni tramandamento storico, anche il pi recente, diventa qualcosa che ebbe luogo nellimmemorabile notte dei tempi. La tradizione acquista cos il carattere di una fantasmagoria in cui la storia originaria entra in scena con la pi moderna delle acconciature. (D 8a, 2) Critica della dottrina delleterno ritorno: Sul piano delle scienze naturali Nietzsche un dilettante che filosofeggia e come fondatore di religioni un ibrido di malattia e volont di potenza [Prefazione a Ecce Homo] (pg.83). Lintera dottrina non sembra perci essere nientaltro che un esperimento della volont umana e, come tentativo di eterizzazione nel nostro fare e non fare, un surrogato ateistico della religione. A ci corrisponde lo stile predicatorio e la composizione dello Zarathustra, che imita spesso fin nei dettagli il Nuovo Testamento. (pp. 86-87). Karl Lowith, Nietzsches Philosphie der ewigen Wiederkunft des Gleichen, Berlin 1935 [trad. It. Nietzsche e leterno ritorno cit., pp. 85 e 88 (trad. modificata)] L eterno ritorno la forma fondamentale della coscienza storico-originaria, mitica (mitica appunto perch non riflette).

Leterno ritorno come dottrina della ripetizione dellidentico torna alla fine del XIX secolo e rivela come anche il progresso sia altrettanto il prodotto di una coscienza non riflessiva, acritica, di una coscienza del tempo vuoto e identico a se stesso speculare a quella dello storicismo. Il progresso catastrofe nel senso di tempo che si abbatte che distrugge, che consuma incessantemente ed inevitabile e tale mitica invincibilit, inevitabilit, del tempo esattamente leterno ritorno: leterno ritorno lestrema conseguenza del tempo lineare vuoto, il suo rovesciamento mitico, allinterno del quale si rivela la catastrofe, la grande malattia (che in questo caso affine allo spleen) che esso pretende di nascondere tramite la pretesa del nuovo. In questo senso leterno ritorno, il pensiero disperante delleterno ritorno anche il pensiero disperante del progresso, essi condividono il senso dellinevitabilit del tempo, del tempo senza redenzione. Questo eterno ritorno leterno ritorno del nano e dellindovino, leterno ritorno del nichilismo, lo sguardo vuoto delle orientali di Guys descritte da Baudelaire e del pessimismo indiano di Nietzsche:
Va sottolineata la grande somiglianza delle fisionomie di Guys e Nietzsche. Nietzsche attribuisce al pessimismo indiano quellinaudita nostalgica fissit dello sguardo, in cui si rispecchia il nulla (Lowith, Nietzsches Philosophie, p.108 XV, 162). A ci va paragonato il modo in cui Baudelaire descrive lo sguardo della puttana orientale in Guys: uno sguardo rivolto verso lorizzonte, in cui si fondono lattenzione pi fissa e il pi profondo disorientamento. (J 80a, 5)

Ritorna il tema dello sguardo, uno sguardo stavolta rivolto nella fissit di una lontananza che nulla, che lo sconfinato deserto, lultimo deserto la fissit nostalgica dello sguardo appunto leterno ritorno dellinvano.