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Articolo di Piergiorgio CATTANI sulla rinuncia di Benedetto XVI Questo articolo stato pubblicato sul TRENTINO del 15 febbraio

o 2013
http://www.piergiorgiocattani.it/ChiSono.aspx

Le dimissioni del Papa sono un gesto epocale le cui conseguenze non si possono cogliere completamente in poco tempo. I precedenti storici sono lontanissimi e comunque imparagonabili rispetto al contesto odierno. Si tratta di un evento unico nel suo genere, un segno riformatore simile forse soltanto alla visita di Giovanni Paolo II alla Sinagoga di Roma (che rompeva con quasi duemila anni di ostilit tra cristiani ed ebrei) oppure allindizione del Concilio Vaticano II. Un gesto, quello di lasciare il supremo ministero del Romano pontefice, di rottura netta e incontrovertibile ma nello stesso tempo semplice, umano e comprensibile soprattutto da chi vive nella sua esistenza concreta la dimensione della fragilit. Non ho pi forze: una constatazione immediata che non lascia spazio a fraintendimenti o intrighi (che pure ci sono, e sono pesanti) ma apre ad una coscienza del limite, capace di dischiudere realmente una dimensione nuova. Il Papa teologo che ragionava spesso in termini distaccati e metafisici dando limpressione di non cogliere la contraddittoriet delluomo concreto entra improvvisamente nella storia. Compie un atto umano (qualche cardinale direbbe troppo umano) e proprio per questo totalmente cristiano: esso potrebbe preludere ad una vera rivoluzione teologica, canonica, pastorale e organizzativa del Papato, almeno per quanto conosciuto negli ultimi secoli, con un notevole impatto su un ecumenismo languente. Anche il Sommo Pontefice pu essere vecchio, stanco, indebolito, fallibile: il Vicario di Cristo stato di colpo desacralizzato. In un certo senso con queste dimissioni viene dato un duro colpo al dogma dellinfallibilit ultimo frutto della visione monarchica e sacrale del Papa: da oggi chiaro che la suprema autorit nella Chiesa cattolica un servizio da cui ci si pu allontanare per mancanza di energia e non un potere assoluto da gestire a vita, per quanto ammantato da una dimensione sovrannaturale. Si parlava da tempo di questa possibilit, che per pochissimi ritenevano effettivamente praticabile. Nessuno si rendeva conto che leccezionalit stava per piombarci addosso.
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Riecheggiano le parole della Bibbia: Ecco faccio una cosa nuova, proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?. Ecco la decisione papale il nuovo, la dimensione sorgiva e primaverile di chi ha compreso almeno un poco il senso della storia (e della religione). Una vera spiritualit si coglie nel comportamento di Benedetto XVI che, con una grandissima fede, compie lultimo atto di un pontificato sofferto ma che ora sar ricordato forse in misura maggiore di quello del suo predecessore. Le due figure non potrebbero essere state pi diverse proprio nellinterpretazione del dolore e della fragilit. Papa Wojtyla, un mistico che coglieva ogni evento riguardante il suo ministero come il dispiegarsi, spesso oscuro, della volont divina (dallattentato al Giubileo del 2000 fino alla malattia), era una figura eroica, per certi versi titanica, portatrice di una visione tradizionalista e appunto sacrale non solo della sua autorit ma del suo modo di affrontare il limite e la sofferenza. Lammirevole dedizione di Giovanni Paolo II, suffragata da quella mistica della Croce, non pu essere ridotta alla frase Ges non sceso dalla croce che inopportunamente e sprezzantemente stata ricordata dal Cardinal Dziwisz, gi segretario di Wojtyla, criticando in maniera diretta la scelta di Ratzinger. Il Papa sceso dal trono non dalla croce! Solo i dittatori restano a vita e devono essere sempre in salute. Benedetto XVI si rivela cos molto pi vicino alla gente umile che in grado di lasciare spazio agli altri (e quindi di saper perdonare), ma che nellumilt ritrova una forza sconvolgente che, se cos si pu dire, raddrizza il mondo e lo irradia di nuova luce. Il cristianesimo nasce dallinaudito incontro tra lumano e il divino, tanto che non si pu pensare pi luno senza laltro. Dio si ritrova in un bambino, la terra si impasta di cielo, la vittoria si rivela nella sconfitta e nel fallimento, la vita rinasce dalla morte: il trionfo dellumilt, della piccolezza, della fragilit. I diseredati, i condannati a morte, i peccatori e i sofferenti ci guidano nella strada. Non c una metafisica o un pensiero filosofico o teologico a cui obbedire magari ragionevolmente, ma c soltanto la fatica del nostro essere uomini di fronte allesistenza e a Dio, per quelli che ci credono. Non possiamo dismettere la nostra responsabilit appellandoci a un diritto naturale: siamo al mondo per compiere scelte consapevoli. La fede chiama poi a entrare nel mondo per

concretizzare un disegno di Dio che non gi scritto ma che si costruisce attraverso i nostri pensieri e le nostre opere. Di fronte alla morte e alla sofferenza poi siamo davvero soli davanti a Dio. Dopo il gesto del Papa forse la Chiesa avr pi misericordia di chi sul letto del dolore dir non ce la faccio pi, non per una sfida contro la natura o per una affermazione della propria libert, ma perch la condizione umana richiede la coscienza del limite e della fine. Questo sarebbe il pi grande lascito di Benedetto.
http://pierostefani.myblog.it/archive/2013/02/15/articolo-di-piergiorgio-cattani-sulla-rinuncia-dibenedetto.html