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QUALE FUTURO PER LUNIONE EUROPEA?

2A PARTE Dopo lampliamento di maggio 2004, molti tra i nuovi Paesi membri ostentano indifferenza, rispetto al loro avvenuto ingresso nella UE, anche se di fatto hanno furiosamente sgomitato per arrivarci. Invece, al contrario, malgrado le dichiarazioni preliminari e le buone intenzioni, i Paesi fondatori della Comunit (tra cui lItalia), mostrano vari gradi di apprensione, in funzione delle loro specifiche realt sociali ed economiche, per quanto riguarda il notevole differenziale esistente (che favorisce gli investimenti esteri ed europei nellEuropa dellEst) tra la struttura dei salari ed i diversi sistemi fiscali. Se il 29 maggio prossimo i francesi dovessero dire NO alla Nuova Unione, allora, con ogni probabilit, si andrebbe ad una diversa configurazione per anelli concentrici della cooperazione europea, dove nel pi interno compariranno i Paesi comunitari storici, che si daranno istituzioni monolitiche, e in quelli pi periferici tutti gli altri, in funzione del loro dichiarato grado di adesione alle varie aree tematiche (euro, spazio penale comune, regimi fiscali armonizzati, politica estera, etc.). Ammettendo che le cose vadano per il verso giusto, vediamo che cosa potrebbe accadere nel processo di ulteriore allargamento ad Est dellUnione. Attualmente, in base agli accordi, dal 1 gennaio 2007 Romania e Bulgaria dovrebbero entrare a far parte della Comunit. Con lingresso della Romania (che intende, tra laltro, privilegiare il ruolo di uno Stato non dirigista in economia), nettamente filo-atlantica, si rafforza lasse dei Paesi dellEst con Washington e Londra, a detrimento della leadership di Parigi e di Bruxelles. La cosa, ovviamente, oltre a non far piacere ai francesi, potrebbe spingere Parigi a ritardare ulteriormente lingresso della Romania in Europa, rispetto alla data prevista del 2007. A norma dei Trattati vigenti, infatti, lampliamento della Comunit deve essere ratificato da tutti gli Stati membri e, pertanto, se le cose dovessero ulteriormente deteriorasi, sia il Parlamento francese che quello tedesco (che registra, fin da ora, il malessere dei Democraticocristiani, indispensabili per raggiungere, a norma della Costituzione tedesca, la necessaria maggioranza qualificata al Bundestag), potrebbero rifiutarsi di aderire allingresso della Romania nellUnione. Altro spinosissimo problema riguarda la sorte degli Stati dei Balcani dellOvest, Albania, Bosnia, Croazia, Macedonia, Serbia e Montenegro, ai quali (ma soltanto in linea di principio!) stato promesso di unirsi alla Comunit, una volta soddisfatte le condizioni per la loro adesione. In realt, alla promessa fatta nel 2003 non corrisponde alcuna agenda o scadenzario concreto. Del resto, la questione del Kossovo a tutti ben nota, in quanto il suo status finale (autonomia o indipendenza?) dovr essere deciso di comune accordo con la Serbia, in base ai colloqui in corso, mentre le relazioni tra Serbia e Montenegro sono sub-iudice, in attesa dello svolgimento del referendum previsto per il 2006. Attualmente, soltanto la Croazia sembra pronta ad intavolare i negoziati per ladesione, anche se sul suo capo rimane sospesa come una spada di Damocle la mancata collaborazione con il Tribunale Internazionale dellAja, per la consegna dei criminali di guerra. I maligni sostengono che Francia ed Italia, ad esempio, temono la concorrenza dellindustria turistica croata, dotata di coste splendide, offerte a prezzi imbattibili in strutture recettivo-alberghiere di primordine. Le clausole di salvaguardia esistenti, tuttavia, consentono di far slittare di un anno lingresso di Romania e Bulgaria, nel caso di ritardi nellimplementazione delle riforme loro richieste dallUnione. In particolare, i due aspiranti sono chiamati ad adottare severe misure anticorruzione ed anticrimine, a riformare i codici penali, a darsi regolamenti ambientali in linea con Kyoto, ad adottare politiche che favoriscano la competitivit tra imprese, a rafforzare

i controlli alle frontiere e, nel caso specifico della Romania, ad assicurare una maggiore protezione alle minoranze etnico-linguistiche. Infine, lUcraina che, conquistata la sua indipendenza da Mosca, aspira ad entrare nellUnione, deve risolvere il solito paradosso delluovo e della gallina: intraprendere comunque le riforme, senza nessuna garanzia a priori di entrare nella Comunit o, viceversa, avere prima la certezza delladesione e poi affrontare le riforme! A ruota dellUcraina, disposte a seguirne lesempio ed il destino, sono la Moldavia e la Bielorussia, non appena questultima si sar liberata dal suo anacronistico dittatore. Sulle ex Repubbliche dellURSS confinanti con lUnione, alcuni grandi Paesi comunitari adottano la politica dei due forni, nel timore fondato di irritare la Russia, fin troppo resta a rinunciare alla sue aree storiche di influenza. La posta in gioco, del resto, riguarda in particolare sia la Francia (che intende privilegiare il suo ruolo di alleato della Russia), sia la Germania, dipendente da Mosca per le forniture di gas. Quindi, mentre Berlino e Parigi fanno a gara per tenersi buono Putin, gli Stati baltici e quelli dellEst Europa non vedono lora di liberarsi di quello che ritengono un fastidioso protettore, se non una vera e propria minaccia esterna. Per la verit giocano contro ladesione dei Paesi allOvest dei Balcani anche i sentimenti delle opinioni pubbliche europee. Volendo dar retta allEurobarometro, un sondaggio del 2002, condotto a ridosso dellapprovazione dellallargamento per il 2004, da parte del Consiglio Europeo dei Capi di Stato e di Governo, il 41% dei cittadini europei non era affatto interessato a conoscere pi da vicino le realt dei nuovi Paesi candidati, mentre il 76% non avrebbe voluto viverci o lavorarci e, addirittura, il 91% si dichiar contrario a stabilire qualsivoglia legame con loro. Per alcuni Paesi membri storici dellUnione, la prospettiva futura dellapertura dei confini ai Balcani favorirebbe una politica dei bassi salari (che, in alcuni distretti industriali dellUnione, potrebbero scendere ai livelli cinesi!), cui si aggiungerebbe la spiacevole circostanza di trovarsi la Turchia come primus inter pares ai summit europei. Paradossalmente, lallargamento che una volta veniva vissuto come un modo di esportare la stabilit europea ai Paesi confinanti, viene oggi visto come un veicolo di instabilit! Tra laltro, dopo l11 Settembre 2001, le questioni relative alla sicurezza nazionale hanno assunto un rilievo tale, che anche i Paesi dellEst, entrati a far parte dellUnione dal 2004, dovranno attendere probabilmente a lungo, prima di essere ammessi nelle aree Shengen aeroportuali, senza mostrare il passaporto. Difatti, per entrare a far parte del Trattato Shengen, occorre laccordo unanime degli attuali Paesi membri e sar oltremodo difficile ottenere il consenso di tutti, viste le perplessit gi manifestate in proposito da alcuni Ministri europei dellInterno. Meglio un morto in casa che un marchigiano sulluscio, dice un vecchio detto. Il problema che il morto, da Noi, si chiama calo demografico e, senza il contributo determinante di popoli europei giovani, chi li manterr i Nostri pensionati?

Maurizio Bonanni