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LEUROPA SENZA STELLE Conoscete la PAC? Ed il rebate?

Voi forse no, ma Chirac e Blair sono pronti a far saltare il banco dellUnione Europea, pur di non arretrare su quei rispettivi privilegi. Il Presidente francese, reduce dalla picconata del No alla Costituzione europea ed al suo prestigio personale, non ha alcuna intenzione di rivedere verso il basso le cifre destinate dal bilancio comunitario ai contributi per la Politica Agricola Comune (PAC), che porta nelle casse degli agricoltori francesi sussidi faraonici, a fronte di una produzione agricola complessiva europea che contribuisce al Pil comunitario soltanto per il 2%. Cifre alla mano, Londra ha polemicamente dimostrato come, a causa degli squilibri creati dalla PAC, il 4% della popolazione (gli agricoltori francesi sono pari ad un quarto di quel 4%!) si assicuri ben il 40% del bilancio UE! In pratica, una vacca francese ci costa in sussidi 2 euro al giorno, mentre nei Paesi pi poveri del mondo la gente vive, quotidianamente, esattamente con la met di quella cifra! bene, quindi, che Parigi inviti i suoi ricchi (a spese nostre!) agricoltori a stringere la cinghia, in modo da recuperare risorse da destinare alla ricerca scientifica ed al finanziamento delle riforme strutturali, per sostenere lindustria europea in crisi. Sul versante opposto, invece, un nutrito gruppo di Paesi europei fa un identico discorso a Londra, che beneficia del famoso rebate (lett. sconto) sul contributo inglese al finanziamento del bilancio UE, in base agli accordi stipulati nel 1984 dalla Thatcher, che hanno consentito alla Gran Bretagna di trattenere per s i due terzi dellimporto dovuto, calcolato sulla base del Pil nazionale inglese. pur vero, come fa notare velenosamente Blair, che quel terzo residuo di contribuzione, versato alle casse comunitarie, supera pur sempre di due volte e mezzo quello devoluto dalla Francia e, pertanto, Londra non ne vuole sapere di aumentare la sua quota. Stavolta, per, ben difficilmente Chirac pu sperare di portare a casa tutte le sue penne. A spiumarlo a dovere ci ha gi pensato lelettorato francese e, di certo, il Cancelliere tedesco Schrder ci penser due volte a fargli da sponda, in funzione anti-Blair, vista la disastrosa situazione che si ritrova a casa sua, con le elezioni politiche anticipate imminenti e la mancata crescita economica. Per capire che cosa stia accadendo in Europea, bene partire proprio dalla crisi (non manifesta, ma sostanziale) del duopolio franco-tedesco, che ha visto per trentanni Parigi in posizione dominante nella scelta delle politiche europee, culminata con labbandono del marco tedesco, a favore della Moneta Unica. Oggi, malgrado sia sempre pi isolata in ambito europeo, Parigi continua a rifiutarsi di prendere definitivamente atto del suo declino culturale, scientifico e linguistico, per non parlare, poi, del tramonto definitivo della sua Grandeur, ormai archiviata nei libri di storia. Nel frattempo, quella Germania, che aveva svolto un ruolo ancillare e gregario nellaffermazione del disegno francese di una Europa unita, sembra aver superato il travaglio della riunificazione e sente di poter giocare un ruolo politico continentale di primissimo piano, ponendosi al centro della rinascita mitteleuropea, con particolare riferimento alle nuove democrazie dellEst. Se si dovr trovare, entro i prossimi cinque anni, una risposta ai timori degli europei, per quanto riguarda i rischi della globalizzazione e lattenuazione delle garanzie sociali, occorrer cercare una soluzione che avvicini quanto pi possibile le economie europee al libero mercato, di stretta tradizione anglosassone. Prima o poi, la Francia sar obbligata, di conseguenza, a cestinare la sua vantata eccezione nazionale, che pretendeva di costruire, in questo Secondo Dopoguerra, una terza via tra pianificazione centralizzata e liberismo, contraddetta dalla statalizzazione reale delleconomia francese, con la scusa di tenere a freno gli istinti animaleschi del mercato. Di errori, in questi ultimi anni, se ne sono fatti fin troppi, ad iniziare da quello che, soprattutto i francesi, si ostinano a chiamare Costituzione europea, come fa il suo piccolo padre Giscard dEstaign. In realt, oltre ad essere un testo mal fatto, prolisso ed incomprensibile, lattuale convenzione rappresenta una sorta di summa dei Trattati precedenti, dato che un testo costituzionale tale quando viene adottato da uno Stato

indipendente e, purtroppo, lUnione Europea non una Federazione! Per di pi, istituzionalizzare il Consiglio Europeo significherebbe (v. le osservazioni avanzate in merito dallex commissario europeo alla concorrenza, Bolkestein) dover creare un ulteriore supporto burocratico per il suo Presidente, il quale inevitabilmente destinato ad entrare in rotta di collisione con il suo omologo della Commissione di Bruxelles. Dunque, nellipotesi probabile che qualcuno metta il veto sul bilancio europeo 2007-2013, quante stelle rimarranno ancora sulla bandiera dellUnione, alla fine del processo di mancata ratifica della Convenzione? Un disastro, per, ha sempre in s qualcosa di positivo, in quanto obbliga i superstiti a ricostruire, rimuovendo le macerie prodotte e trovando soluzioni pi originali e flessibili, per far fronte al nuovo scenario. In alternativa allEuropa a due velocit, va prendendo sempre pi piede un modello a reti (networks) cooperative, in cui gli Stati che vi aderiscono cooperano per il raggiungimento di fini multipli. Un esempio concreto rappresentato dal network esistente dei 12 Paesi membri che hanno aderito alleuro. Domani, altre reti potrebbero riguardare consorzi di Stati per la difesa comune o per la liberalizzazione dei mercati e dei servizi. In questo quadro, verrebbe rivitalizzato anche il processo di ampliamento, in quanto ogni Paese candidato sarebbe libero di scegliersi il network al quale aderire, adeguando in tal senso la sua legislazione nazionale settoriale. E Noi Italiani, a quel punto, dove pensiamo sia opportuno convergere, sempre che non ci detraggano quei ventilati 8 miliardi di euro di fondi strutturali per il Mezzogiorno? Prima, per, occorre che torni in campo la grande politica, per dare una risposta al seguente, semplice quesito: con quali Paesi europei vogliamo sottoscrivere pi strette alleanze e per quali fini comuni? ancora valido lo schema geo-politico della coalizione dei Paesi mediterranei o, per caso, ci conviene spostare il baricentro verso Nord-Est, passando per la Slovenia? Dopo giugno 2006, occorre aver trovato una risposta, se desideriamo avere ancora voce in capitolo in Europa! Roma, giugno 2005 Maurizio Bonanni