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Maurizio Bonanni

CINQUE ANNI DI SARK (II)

Roma, 8 maggio 2007

Quale sar lEuropa di Sarkozy? Come si attuer, allinterno delle istituzioni europee, la sua intenzione di dare battaglia sul super-euro, togliendo dalle mani dei banchieri della Bce il controllo sui corsi della valuta comune, oggi ritenuta obiettivamente troppo forte e, quindi, di impedimento alla crescita delle esportazioni dei Paesi comunitari? Finora, la Francia ha ottenuto, insieme alla Germania, una sorta di moratoria, per la violazione ripetuta dei parametri di Maastricht, a proposito del rapporto deficit/pil che, a norma del Trattato, non deve superare il 3%, su base annua. Ma, domani? Con Sarkozy, si attenuer o si accentuer lo scontro Parigi-Bruxelles? E, poi, ancora: si parla di un nuovo asse franco-tedesco, per il rilancio dellUnione e del Trattato costituzionale. Ma come si conciliano le due opposte visioni della Merkel e di Sarkozy, a proposito di una costituzione minimale, proposta dalla Francia, se paragonata alle ambizione tedesche che, al contrario, vorrebbero un significativo rafforzamento dei meccanismi decisionali dellUnione (e, quindi, lintroduzione di un sistema di voto a maggioranza, fortemente sponsorizzato dalla Polonia)? Sarkozy ha ventilato la creazione di una Unione dei Paesi mediterranei, affinch si crei una robusta cerniera tra Europa ed Africa. S, ma che cosa significa tutto questo, in pratica? In particolare: come si attegger la Francia, per il rilancio delle trattative (il Doha Round, per intenderci) sulla riforma del Wto e dei commerci mondiali, visto che, regnante Chirac, Parigi non indietreggiata di un solo millimetro nella difesa dei suoi interessi, per quanto riguarda i faraonici sussidi alla propria agricoltura, cos come le garantiscono gli accordi di Bruxelles? Ancora un punto politicamente della massima importanza: come si passa dallenunciato di voler liquidare leredit del 68 alle misure pratiche? Dentro a quel grande calderone, in particolare, c la questione ideologicamente fondamentale (cara alla sinistra storica) della Francia come terra dasilo e daccoglienza, simile ad un grande grembo materno, che d rifugio a tutti gli sfortunati ed i perseguitati della terra che ne facciano richiesta. Oggi, in Francia come in Italia, limmigrazione (soprattutto di origine islamica) non pi vissuta come unopportunit ed un fattore di ricchezza, anche a causa della forte marginalit che contraddistingue i nuovi ingressi illegali di immigrati clandestini. Come potr, Sarkozy, il ritrovato amico americano di Bush, opporsi fino in fondo allingresso della Turchia nellUnione, cos caro a Washington? Certo, la realt di un Paese con le finanze in profondo rosso, metter fine inevitabilmente al terzomondismo, di cui Re-Mitterand stato un generoso mecenate, in passato. Probabilmente, poich limmigrazione per la maggioranza dei francesi non rappresenta una risorsa, ma un problema di drammatica portata storica, chiaro che, alla fine, Sarkozy varer misure concrete per la blindatura delle frontiere nazionali e, a livello europeo, chieder di concordare politiche comunitarie fortemente restrittive nella concessione dei visti, anche se non far nulla per attenuare i diritti civili degli immigrati legalmente residenti in territorio francese. Del resto, come dargli torto? Basta prendere atto del clamoroso flop delle politiche di integrazione, tentate fin qui, a partire dalla Guerra dAlgeria, per capire che, se si fallito con i discendenti delle ex colonie francofone, non si pu minimamente sperare di fare di meglio con la nuova immigrazione, soprattutto di quella proveniente dai Paesi islamici!

Ma la vera sfida di Sark e della middle class francese (cio, allincirca, il 75% dellelettorato!) che lo ha eletto Presidente, quella del rilancio politico ed economico di una Francia ripiegata su se stessa, non pi capace, tra laltro, di svolgere un ruologuida nel Vecchio Continente, offrendo stimoli ed idee ad una Europa comunitaria, da cui si sentita distante e disillusa, come ha dimostrato la recente bocciatura referendaria del Trattato costituzionale europeo. Se Sarkozy riuscir a spuntare un testo pi leggero, agile e meno impegnativo, sicuro che, stavolta, seguir la pi sicura via parlamentare, per la sua approvazione. Ma baster il suo entusiasmo e la capacit di movimento da lui dimostrata, per introdurre quel minimo indispensabile di cultura liberista, in un Paese da pi di mezzo secolo gelosamente adagiato sulla sua terza via, tra capitalismo e socialdemocrazia, viziato com da un grado di assistenzialismo da parte dello Stato e che (tranne, forse, lItalia) non ha eguali in Occidente?