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EUROPA:PER CHI SUONA LA SVEGLIA Un vero disastro!

Non ci sono altre parole, per definire lesito delle elezioni europee del 13 giugno. Non sto parlando del caso italiano, che rappresenta una sorta di anomalia nella anomalia. No, mi riferisco, piuttosto, al tasso record di astensionismo che ha caratterizzato laffluenza alle urne negli ex Paesi dellEuropa dellEst, entrati a far parte dellUnione dal 1 Maggio scorso. Degli aventi diritto, infatti, si sono presentati alle urne, in media, poco pi di uno su cinque! Pi euroscettici di cosOvviamente, il giorno dopo la comunicazione ufficiale dei risultati, erano in molti al capezzale del grande malato, di cui nessun medico, ma quasi tutti osservatori. Quindi, non esistono, al momento, medicine, in grado di risollevare il paziente, ma solo controindicazioni, su che cosa non si deve fare. Innanzitutto, sembra di capire che la reazione di rigetto dei nuovi arrivati sia dovuta al fatto che, per loro, lEuropa ha significato un bel po di sacrifici, economici, politici ed istituzionali, per adeguare gli standard delle legislazioni locali, delle pubbliche amministrazioni e dei sistemi economico-finanziari alle rigide regole di compatibilit, previste da Bruxelles, per la ricezione delle candidature. Ovviamente, i sacrifici si fanno volentieri, quando si hanno ragionevoli aspettative di vederli adeguatamente ricompensati. Cos come accadde subito dopo lingresso di Spagna e Portogallo nella Comunit, i 10 neo-arrivati dellEst speravano nella manna dei fondi strutturali e nei generosi sussidi alle loro produzioni agricole, per risollevare le locali economie depresse e le aree industriali in crisi. Invece, no. Una delle prime mosse del duo Francia-Germania stato quello di porre un preciso limite (non superiore all1%) alla crescita dei bilanci comunitari, optando, inoltre, per lintroduzione della clausola di salvaguardia, prevista dal Trattato di Nizza, che consente ai 15 di rinviare, per non pi di sette anni e, quindi, non oltre il 2011, la libera circolazione delle persone, allinterno del loro territorio nazionale. In base a questa previsione, i lavoratori candidati allemigrazione, in partenza dai nuovi Paesi dellEst, dovranno munirsi, come tutti gli altri, di un permesso di lavoro, rilasciato dai competenti uffici delle rappresentanze diplomatiche allestero dei 15. Per non parlare, poi, dei problemi legati ai rischi di dumping fiscale che, pi o meno, funziona cos: visto che si impedisce la libera circolazione delle persone (precludendo, in tal modo, ai Paesi interessati, con particolare riferimento a Polonia, Cecoslovacchia ed Ungheria, di ricorrere al dumping sociale, per scaricare su altri Stati membri le tensioni provocate dal forte tasso interno di disoccupazione giovanile), la contromisura quella di incentivare le imprese occidentali ad attuare politiche di delocalizzazione di impianti produttivi, trasferendoli allEst, in cui esiste un surplus di manodopera giovane, qualificata e disoccupata, caratterizzata da un basso costo del lavoro. Per assicurare il massimo dei vantaggi fiscali, i nuovi soggetti comunitari agirebbero come piazze finanziarie off-shore, attenuando la tassazione nazionale (grazie ai fondi strutturali europei, che andrebbero a ripianare i conseguenti deficit di bilancio), a beneficio di quelle imprese europee che decidessero di trasferire impianti e produzione nel loro territorio. In altre parole, il messaggio inviato ai nuovi arrivati stato chiarissimo: lEuropa non da considerare uno Stato-Provvidenza, che d tutto a tutti. Le restrizioni, adottate a tempo-record dagli Stati comunitari ricchi, sulla libera circolazione delle

persone, riflette timori giustificati sullimpatto che avrebbe sui sistemi di welfare consolidati il temuto arrivo di centinaia di migliaia di lavoratori (con le loro famiglie) dallEuropa dellEst. In altri termini, quello che, finora, aveva rappresentato una risorsa rilevante (cio, limmigrazione clandestina ed il lavoro nero), per il raffreddamento dei nostri costi del lavoro, una volta emerso va, ovviamente, a gravare sui bilanci pubblici della previdenza e dellassistenza nazionali. Ma proprio cos? In realt, gli immigrati attesi dallEst sono giovani, in buona salute, con almeno 40 anni di contribuzione previdenziale e sanitaria davanti a loro, dei quali, per evidenti questioni anagrafiche, ne utilizzerebbero soltanto una minima parte, per assistenza-malattia e maternit. Anche in questultimo caso: chi ci guadagna sul fatto che, accogliendo i nuovi immigrati, diminuirebbe il Nostro tasso di infertilit, riportando su valori positivi quello di natalit? Secondo aspetto fondamentale: il voto a maggioranza. A meno che non si voglia paralizzare lUnione, occorre rinunciare al potere di veto degli Stati su materie di importanza fondamentale, per la politica comunitaria. Gi, ma quali dovranno essere i parametri di riferimento per lassegnazione del peso a ciascuno Stato membro? La popolazione residente, il PIL nazionale, o un mix di ambedue, pi altri eventuali parametri concorrenti e/o correttivi? I Grandi dellUnione temono, a ragion veduta, accordi di cartello, tra nuovi e vecchi arrivati, che obblighino i pi ricchi, attraverso la scure del voto a maggioranza, a devolvere aliquote crescenti di intervento comunitario, verso le aree industriali depresse dellEst Europa. Ed in questo caso, visto che oggi almeno 1/5 dei nuovi rappresentanti eletti al Parlamento di Strasburgo sono dichiaratamente antieuropei o, quantomeno, euroscettici (come, ad esempio, gli inglesi dellUKIP, che hanno guadagnato ben 12 seggi a Strasburgo!), non da escludere, per il futuro, che qualche Paese membro attivi lopzione di opt-out, recedendo unilateralmente dallUnione Europea. Infatti alla luce del disastroso tasso di astensionismo e della vittoria eclatante degli antieuropeisti, quale sar il risultato pi probabile per i referendum sulla Costituzione europea, previsti nel 2005? Gi sono in molti, tra i Governi dei Grandi, a fare il mea culpa per aver venduto ai loro concittadini unidea avariata dellEuropa. Tra laltro, nemmeno la giustificazione di una sanzione dellelettorato nei confronti dei Governi che hanno sostenuto lAmerica, nella circostanza dellinvasione dellIrak, ha senso compiuto, visto che, comunque, lidea stessa dellEuropa a non convincere i suoi cittadini! Forza e coraggio, quindi: servono nuove idee-forza e, soprattutto, uomini nuovi che le sappiano comunicare agli europei! Roma, Giugno 2004 Maurizio BONANNI