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AI (TRE) MONTI ED AL MAR Lestate, a quanto pare, fatta per litigare.

. Contrariamente agli altri periodi dellanno (escluso il Natale, in cui le cose vanno, non di rado, ancora peggio), le famiglie si ritrovano insieme, in qualche localit montana o marina, a distanza un po troppo ravvicinata tra i loro diversi componenti azionisti, a causa della quale si cortocircuitano incomprensioni ed incompatibilit caratteriali. Accade anche nei Governi di questa Repubblica, a quanto pare. Litigano tutti, attualmente, alla vigilia dellEcofin (ovvero, di quel consesso comunitario dei Ministri delle Finanze europei), che deve dare i voti allItalia, decidendo se mandarci o meno un preavviso denominato early warning, sul tipo uomo mezzo avvisato , in merito al mancato rispetto del nostro rapporto deficit/PIL, che deve restare entro il 3%, in base al Trattato di Maastrict. Che la cosa non sia tanto da sottovalutare, lo si deduce dal fatto che, come fanno osservare gli analisti, uneventuale messa in mora dellItalia significherebbe un downgrading (revisione verso il basso del tasso di affidabilit del nostro sistema economico), decretato dalle agenzie di rating, le quali stabiliscono, sui mercati planetari, i parametri di riferimento per gli investimenti internazionali condizionando, quindi, il movimento dei capitali, che tendono a privilegiare i sistemi-Paese con rating pi elevato. Exit, dunque, Tremonti. Antipatico ed altezzoso, certamente s, ma anche capace di dire parecchi niet, onde evitare lassalto ai bilanci pubblici delle mai sopite e fameliche clientele di centro e di destra. Linsuccesso di Fi e Lega alle europee stato il suo canto del cigno: avendo tenuto troppo stretti i cordoni della borsa (facendo venire il fiatone agli Enti locali ed alle Regioni, a seguito del drastico ridimensionamento dei flussi di finanza trasferita), il nostro Don Chisciotte del bien-fait dei conti pubblici si trovato disarcionato dalla sella di Via XX Settembre, colpito da unenorme pala di quel mostruoso mulino a vento che si chiama clientelismo. Hanno ragione a temere in molti questo assalto alla diligenza. Se davvero, come certamente accadr, An ed Udc si spartiranno le spoglie del Ministero dellEconomia, ricostruendo con le sue frattaglie altri utili (per i loro clientes, ovviamente) ministeri di spesa, piazzando loro uomini e colonnelli di punta, rimasti finora senza poltrona ministeriale, malgrado i loro consistenti pacchetti azionari allinterno dei rispettivi Partiti, alla fine saremo condannati rapidamente a collocarci al di fuori della zona-euro. questo, forse, il disegno finale? A pensar male Ma la storia finita male di Tremonti ha anche un altro significato, per cos dire, escatologico. Il termometro ed il metro di misura, in tal senso, dato dallo scontro avvenuto sullAlitalia: An ed Udc, forze stataliste convinte, difendevano la necessit di un intervento pubblico, per tenere ancora in vita la scassatissima compagnia di bandiera, mentre Tremonti era favorevole a lasciarla fallire (tagliando per sempre le unghie alle corporazioni sindacali, che non hanno nessun rispetto per chi paga le tasse, ma soltanto per i loro interessi di bottega), ricominciando da zero, con lorizzonte sgombro di tutti i possibili ricatti e condizionamenti, tutti di stampo antieconomico e clientelare. Speriamo che anche stavolta ci salvi lEuropa da un ennesimo, ignobile salasso del contribuente, destinato soltanto a dare ancora un po di ossigeno ad una situazione che non potr mai essere risanata, dichiarando inammissibile e contrario alle norme comunitarie lintervento dello Stato, a favore di Alitalia. Se, tuttavia, lUnione pu fare molto per Noi, in tal senso, al contrario la sua influenza nulla, nel caso che il secondo

azionista della Maggioranza (com, poi, effettivamente accaduto) dica chiaro e tondo che il Governo o fa meno di An o rinuncia a Tremonti. Andando a rileggere i recenti risultati elettorali, che premiano An ed Udc, ridimensionando in modo netto Fi e Lega, viene in mente la pratica malfamata dei veti incrociati, che hanno strangolato per mezzo secolo i Governi a guida Dc. Bastava che uno degli alleati minori guadagnasse una frazione di percentuale in pi (allora, tra laltro, cera un sistema proporzionale puro), in un qualsiasi test elettorale intermedio, per scatenare appetiti ministeriali ben al di sopra del suo peso reale. Tuttavia, essendo i partitini lago della bilancia dei Governi a guida Dc, la Balena Bianca era costretta a tirare la cinghia, pur di mantenere il potere, accontentando, in qualche modo, i suoi scomodi alleati. La cosa ancora pi vera per Berlusconi, con An che viaggia sul 12% dei consensi, a livello nazionale. Ma quali saranno le concessioni che il Cavaliere dovr e potr fare ai suoi indisciplinati partners? Una crisi di Governo, per ridisegnare ex novo la compagine ministeriale? Un semplice ritocco di facciata, portando il Commissario UE uscente Monti a Via XX Settembre, lasciando il Dicastero cos com e riconoscendo a Fini un ruolo pi incisivo nel coordinamento delle politiche economiche? Il dato di fatto dellattuale quadro della politica italiana , per, ancora un altro: alle recenti elezioni hanno vinto i Partiti sudisti e perso quelli nordisti. Da qui, il crescente richiamo delle sirene proporzionaliste, che traggono forza dalla evidente considerazione della non essenzialit numerica della Lega, per la formazione di un futuro Governo di centro-destra, una volta introdotti drastici correttivi alluninominale maggioritario. Perch, quindi, concedere a Bossi il federalismo, cos inviso al Sud? Del resto, pur vero che la Lega ha beneficiato, nel 2001, della grande generosit di Fi, per avere un numero di parlamentari del tutto sproporzionato al livello della sua rappresentanza effettiva allinterno del Paese. Come indubbio che lo strapotere di Berlusconi e Bossi (ma anche, in parte, di Fini e Follini) nella presentazione delle candidature abbia contribuito significamene al crollo di Fi e Lega, in quanto i candidati mancavano del necessario appeal, per trascinare il voto popolare sulle loro figure e sui relativi programmi che, a livello europeo, hanno presentato, tra laltro, uno spessore culturale e politico praticamente pari a zero, essendo la competizione elettorale totalmente incentrata su di una sorta di referendum pro o anti Berlusconi. In definitiva, il problema non mai stato veramente del tipo Tremonti sTremonti no. Il nodo vero quello di trovare la quadra alla politica economica dellItalia, stretta nella tenaglia tra sviluppo e mantenimento dellattuale sistema di welfare, che sta favorendo una rapida delocalizzazione delle imprese italiane migliori e la caduta libera della nostra ricerca, asfissiata da una burocrazia incompetente e dalla fuga dei giovani da lauree e studi di carattere scientifico. This is the Problem, Mr. Berlusconi! Roma, luglio 2004 Maurizio Bonanni