Sei sulla pagina 1di 32

LA στάσις DI MEGARA

NELLE STORIE DI TUCIDIDE E NELLA


POLITICA DI ARISTOTELE
MEGARA NEL CONTESTO DELLA GUERRA
DEL PELOPONNESO
• Fuoriuscita dalla Lega Peloponnesiaca a causa del mancato sostegno
spartano in un contrasto con Corinto (460 a.C.)
• Alleanza con Atene ed edificazione delle lunghe mura che la collegano
al porto di Nisea (459 a.C)
Storie I 103,4 «Anche i Megaresi si unirono agli Ateniesi in alleanza,
staccandosi dai Lacedemoni, perché i Corinzi li incalzavano con una
guerra per i confini del territorio. Gli Ateniesi occuparono Megara e
Pege e costruirono per i Megaresi le lunghe mura che vanno dalla città
a Nisea e le presidiarono loro stessi. E soprattutto da questo fatto ebbe
origine il violento odio dei Corinzi per gli Ateniesi.»
• Passaggio dall’alleanza Ateniese a quella Peloponnesiaca (446 a.C.)

Storie I 114,1: « Non molto dopo questi avvenimenti l’Eubea si ribellò


agli Ateniesi: e quando Pericle era già passato nell’isola con un esercito
ateniese, gli fu annunciato che Megara si era ribellata, che i
Peloponnesiaci stavano per invadere l’Attica e che le guarnigioni
ateniesi erano state annientate dai Megaresi, eccettuate le truppe che
si erano rifugiate a Nisea. I Megaresi avevano effettuato la ribellione
dopo aver chiamato in aiuto i Corinzi, i Sicioni e gli Epidauri.»
• Atene conquista Nisea (431 - 424 a.C.)

Storie II 31,1-3: «Gli Ateniesi con tutte le loro forze, e cioè cittadini e
meteci, invasero la Megaride con Pericle, figlio di Santippo, come
stratego. Gli Ateniesi che navigavano intorno al Peloponneso con le
cento navi, quando vennero a sapere che quelli della città erano a
Megara con l’esercito al completo, fecero vela verso di loro e li
raggiunsero.
In seguito ci furono ogni anno nel corso della guerra altre invasioni degli
Ateniesi nella Megaride, sia con i soli cavalieri sia con l’esercito al
completo, finché Nisea fu presa dagli Ateniesi.»
LA στάσις IN TUCIDIDE:
LE FAZIONI TRA DUE FORZE ESTERNE
Storie IV 66-74: «Nella stessa estate i Megaresi della città, logorati dagli
Ateniesi per via della guerra – poiché essi invadevano sempre il loro
territorio con le forze al completo, due volte all’anno – e dai cittadini in
esilio a Pege che, scacciati dal popolo in seguito alla guerra civile,
compivano gravi saccheggi, cominciarono a proporre tra di loro che si
dovevano accogliere gli esiliati e non rovinare la città con una guerra
da due parti.»

«ἐποιοῦντο λόγους ἐν ἀλλήλοις ὡς χρὴ δεξαμένους τοὺς


φεύγοντας μὴ ἀμφοτέρωθεν τὴν πόλιν φθείρειν.»
«Quando gli amici dei fuoriusciti seppero di questi discorsi, anche loro,
più apertamente di prima, ritennero doveroso abbracciare questa
proposta.
Quando i capi dei democratici videro che a causa delle sue sofferenze il
popolo non avrebbe potuto tener duro insieme a loro, intimoriti
entrarono in trattative con gli strateghi Ateniesi con l’intenzione di
consegnargli la città, poiché pensavano che il pericolo sarebbe stato
minore che se fossero tornati i cittadini esiliati da loro.
E così vennero ad un accordo, in base al quale gli Ateniesi prima
avrebbero preso le lunghe mura, affinché i Peloponnesiaci non
venissero in soccorso da Nisea […] poi i capi dei democratici avrebbero
cercato di consegnare agli Ateniesi anche la città alta.»
«Quando stava per arrivare l’alba, questi Megaresi che volevano
consegnare la città agirono così.
Da molto tempo si erano curati che si aprisse loro la porta, e avevano
l’abitudine durante la notte di portare al mare su di un carro una piccola
barca […] il carro era già vicino alla porta, e quando questa fu aperta, gli
Ateniesi si lanciarono di corsa dal loro nascondiglio.
[…] All’alba, quando le mura ormai erano state prese e i Megaresi della
città erano in uno stato di confusione, quelli che avevano condotto
trattative con gli Ateniesi, e insieme a loro un gran numero di altre
persone che sapevano della congiura, dissero che bisognava aprire le
porte e uscire a dar battaglia.»
«Avevano concordato che, appena fossero state aperte le porte, gli
Ateniesi sarebbero corsi dentro, mentre loro sarebbero stati
riconosciuti (si sarebbero unti d’olio), in modo che non si facesse loro
del male. […]
Ma quando questi uomini si erano unti e si trovavano già vicino alle
porte, uno di quelli che erano al corrente del complotto lo denunciò
agli avversari politici.
Questi si riunirono e vennero compatti presso di loro, e dissero che non
bisognava né uscire a dar battaglia, né portare la città in una situazione
di pericolo manifesto.
Non davano nessun’indicazione di sapere quel che si stava
complottando, ma rimanevano vicino alle porte sorvegliandole, in
modo che ai congiurati non fosse possibile compere ciò che volevano.»
• Il lacedemone Brasida interviene a favore dei Peloponnesiaci e con lui
l’esercito della Beozia.

«Ma le fazioni dei Megaresi, che avevano paura, gli uni che egli
(Brasida) introducesse nella città gli esiliati, e gli altri che i democratici,
temendo proprio questo, li assalissero e che la città, trovandosi in una
lotta intestina, mentre gli Ateniesi erano in guardia poco lontani, fosse
distrutta, non lo accolsero, ma ad entrambi sembrava opportuno
rimaner tranquilli e attendere l’esito degli avvenimenti.»
• La fazione filo-spartana apre le porte della città a Brasida:

«Dunque i Megaresi amici degli esiliati, poiché ritenevano che Brasida


fosse vittorioso e che gli Ateniesi non avessero più voluto combattere,
acquistarono maggior fiducia e aprirono le porte a Brasida e ai
comandanti delle città alleate; li accolsero e, mentre quelli che avevano
negoziato con gli Ateniesi erano ormai terrorizzati, entrarono in
trattative con lui.»
«Tra i Megaresi della città, dopo che anche gli Ateniesi erano ripartiti
alla volta di Atene, coloro che erano stati maggiormente coinvolti nelle
trattative, subito uscirono segretamente dalla città; gli altri, riunitisi per
discutere con gli amici degli esiliati, fecero ritornare dall’esilio quelli di
Pege, dopo averli legati con giuramenti, pieni di solenni assicurazioni,
con cui promettevano di non far rappresaglie e di deliberare ciò che
fosse vantaggioso per la città.
Ma questi, appena entrarono in carica, passarono in rivista le armi, e
dopo aver separato le compagnie scelsero un centinaio tra i loro nemici
e tra quelli che si riteneva avessero collaborato maggiormente con gli
Ateniesi; e costringendo il popolo a esprimere apertamente un voto su
di loro, quando furono condannati li uccisero, e instituirono nella città
un’oligarchia della massima severità.»
CARATTERISTICHE DEL RACCONTO
TUCIDIDEO
• FATTORI ESTERNI CHE MUOVONO LE FAZIONI INTERNE:
Le due fazioni contrapposte non sono descritte attraverso qualità
proprie ma in negativo:
gli Oligarchici non sono mai definiti tali, ma οἱ τῶν φευγόντων φίλοι
Μεγαρῆς (cioè i sostenitori di coloro che erano stati allontanati dai
democratici, quindi caratterizzati come NON democratici)
Allo stesso modo, i democratici sono οἱ προδιδόντες τῶν Μεγαρέων,
cioè quelli che vogliono consegnare la città, quindi filo-ateniesi.
• FATTORI INTERNI, LE PULSIONI UMANE:

Fin dall’esordio nelle Storie, la PAURA è il motore delle azioni politiche


e diplomatiche che portano le fazioni ad inserirsi nel contesto più
ampio della guerra del Peloponneso.
• IV 66,3: ποιοῦνται λόγους δείσαντες (δείδω) πρὸς τοὺς τῶν
Ἀθηναίων στρατηγούς  spaventati fecero accordi…
• IV 71,1: αἱ δὲ τῶν Μεγαρέων στάσεις φοβούμεναι (φοβέω)
• IV 73,4: θαρσοῦντες (θαρσέω) OPPOSTO A καταπεπληγμένων
(καταπλήσσω)  gli amici degli esiliati prendono fiducia / quelli che
avevano negoziato con gli ateniesi sono terrorizzati
Paura e desiderio di mantenere segrete le relazioni con le due potenze
contendenti portano le fazioni ad escogitare tranelli ed insidie:

• Accordo segreto dei democratici con gli Ateniesi (IV 66,3)


• Stratagemma della barca (IV 67,3 – 68,2)
• Stratagemma fallito dell’olio (IV 68,5-6)
• Giuramento tradito dagli esuli rimpatriati (74,3)
• Voto popolare aperto riguardo la condanna a morte (74,3)
UN PRECEDENTE NELLA NARRAZIONE
TUCIDIDEA: LA στάσις DI CORCIRA
• Storie III, 81,4: «I Corciresi trucidarono quelli dei loro concittadini che
consideravano nemici: l’accusa che rivolgevano loro era di voler
rovesciare la democrazia, ma alcuni furono uccisi anche per inimicizia
personale, e altri, ai quali era dovuto del denaro, furono soppressi dai
loro debitori.»
• Storie III 82-83: «Così selvaggia diventò la lotta civile, e sembrò
esserlo ancor di più, poiché fu una delle prime: più tardi infatti tutto il
mondo greco fu sconvolto, e quando vi erano delle discordie, ogni
volta era possibile ai capi dei democratici chiamare gli Ateniesi, e agli
oligarchi i Lacedemoni.»
«In tempo di pace non avrebbero avuto il pretesto, e non avrebbero
osato chiamarli ma quando le due parti erano in guerra e ciascuna
aveva a sua disposizione un’alleanza per danneggiare gli avversari e per
aumentare nello stesso tempo la sua forza, facilmente si otteneva che
fossero inviate truppe in aiuto di coloro che volevano effettuare
qualche mutamento politico»
«E molte calamità dolorose afflissero le città a causa della lotta civile,
cose che avvengono e avverranno sempre finché la natura degli
uomini sarà la stessa, ma più atroci o più miti, e diverse nelle loro
manifestazioni, secondo ogni mutamento delle circostanze che si
presenta.
In tempo di pace e nella prosperità, le città e gli individui hanno
sentimenti migliori, perché non incorrono in costrizioni che avvengono
contro la libera volontà: ma la guerra, togliendo la comodità della vita
quotidiana, è un maestro che ama la violenza, e rende gli umori della
maggior parte degli uomini conformi alle circostanze.»
«E gli uomini cambiarono il significato abituale delle parole in rapporto
ai fatti, secondo il modo in cui ritenevano di interpretarle.»

• Τόλμα ἀλόγιστος ἀνδρεία φιλέταιρος ἐνομίσθη


(Ardore sconsiderato  coraggio e amore per gli amici)
• μέλλησις προμηθὴς δειλία εὐπρεπής
(Indugio previdente  codardia ben nascosta)
• τὸ δὲ σῶφρον τοῦ ἀνάνδρου πρόσχημα
(Moderazione  giustificazione della poca virilità)
• καὶ τὸ πρὸς ἅπαν ξυνετὸν ἐπὶ πᾶν ἀργόν
(Intelligenza per qualsiasi cosa  inettitudine in tutto)
• τὸ δ᾽ ἐμπλήκτως ὀξὺ ἀνδρὸς μοίρᾳ προσετέθη
(Folle audacia  fonte di maggiore virilità)
• «Se uno preparava insidie e aveva successo era intelligente, e se lo
sospettava era ancor più abile, ma se prendeva prima delle misure
perché non vi fosse bisogno di tali trame, era un distruttore della sua
fazione politica e si lasciava spaventare dai nemici [vedi IV 66-74] […]

• Se mai si facevano giuramenti per sancire una riconciliazione, questi,


prestati da ciascuna delle due parti per far fronte ad una situazione
difficile, al momento avevano validità, perché non c’era nessun’altra
forza a disposizione degli uni e degli altri: ma quando si presentava
l’occasione, il primo a prendere coraggio, se vedeva il nemico indifeso,
provava maggior piacere a vendicarsi: calcolava sia la sicurezza data
dal giuramento, sia il fatto che, avendo la meglio grazie all’inganno,
acquistava anche in premio la fama di intelligenza.»
«I cittadini che stavano in una posizione intermedia venivano messi a
morte dalle due parti, o perché non le aiutavano nella loro lotta o per
invidia (φθόνος) della loro sopravvivenza»
«Non esistevano per riconciliarli né parole che dessero sufficiente
affidamento, né giuramenti abbastanza temibili: invece tutti, quando
erano i più forti, calcolando che non vi erano garanzie sicure,
tendevano a prendere misure contro possibili attacchi più che a trovare
modo di fidarsi […]
Quelli che avevano ingegno mediocre per lo più avevano la meglio: per
paura delle proprie deficienze e dell’intelligenza degli avversari,
temendo di essere battuti nei dibattiti e di esporsi per primi a un
attacco per la mente astuta dei nemici, passavano audacemente
all’azione.»
ARISTOTELE, V LIBRO DELLA POLITICA:
SISTEMATIZZAZIONE DELLA στάσις

• Quantità e qualità degli ordinamenti politici (costituzioni)


- Monarchia  Tirannide
- Aristocrazia  Oligarchia
- Politeia  Democrazia
• Cause e risultati del cambio di costituzione
• Modi e mezzi di sopravvivenza di una costituzione
• Differente concezione di uguaglianza tra democratici e oligarchici
• Politica III 1280 a: «Gli uni [oligarchi], che si distinguono sotto certi
aspetti, per esempio nelle ricchezze, credono di essere totalmente
diversi dagli altri, mentre gli altri [democratici], che sono uguali al
resto dei cittadini sotto qualche aspetto, per esempio nella libertà,
credono di esserlo in tutto»

• Politica 1301 a: «Quando gli uni e gli atri sono governati da una
costituzione che non corrisponde alle loro concezioni, si ribellano»
(στασιάζουσιν  στασιάζω)
Politica V 1301b: «A volte essi [i mutamenti costituzionali] si rivolgono
contro la costituzione esistente, per mutarla in un’altra, come nei casi
in cui si muta una democrazia in un’oligarchia o un’oligarchia in una
democrazia o queste in un regime costituzionale o in un’aristocrazia.
Altre volte invece la rivolta non è diretta contro la costituzione vigente,
ma si propone di mantenerne l’ordinamento, mettendola nelle mani di
coloro che hanno fatto la rivolta, come nell’oligarchia o nella
monarchia.
La sedizione può anche mirare ad aumentare o a diminuire il grado di
una costituzione […] Un altro scopo che la sedizione può proporsi è
quello di mutare una parte della costituzione, per esempio istituire
una qualche magistratura o abolirne qualcuna.»
αἱ αἰτίαι καὶ ἀρχαὶ τῶν κινήσεων
• Κέρδος (guadagno altrui da annullare)
• Τιμή (onore altrui da annullare)
• ὕβρις (tracotanza)
• φόβος (paura)
• ὑπεροχή (supremazia)
• Καταφρόνησις (disprezzo)
• αὔξησις παρὰ τὸ ἀνάλογον (accrescimento oltre il giusto)
• ἐριθεία (intrigo elettorale)
• ὀλιγωρία (negligenza)
• μικρότης (incuria delle piccole cose)
• ἀνομοιότης (disuguaglianza)
MEGARA NEL CONTESTO DELLA
POLITICA
• Politica 1302b31: «Le sedizioni che hanno origine dal disprezzo
(Καταφρόνησις) si hanno per esempio nelle oligarchie, quando coloro
che non partecipano ai diritti politici (e che si credono naturalmente i
migliori) sono più numerosi degli altri, e nelle democrazie, quando i
ricchi disprezzano il disordine e l’anarchia.
Casi del genere si sono verificati a Tebe, dove dopo la battaglia di
Enofita la democrazia crollò per il suo malgoverno, a Megara che
perdette la sua forza per il disordine e l’anarchia, a Siracusa prima
dell’avvento del tiranno Gelone e a Rodi.»
• Politica 1300a17-18: «Possono essere nominati alla magistratura tutti
i cittadini o solo quelli appartenenti a determinati a determinati
gruppi definiti a esempio in base alla ricchezza, alla stirpe, alla virtù o
a qualche altro elemento del genere, come avveniva a Megara, dove i
magistrati erano scelti tra coloro che erano tornati dall’esilio e
avevano combattuto nell’alleanza antipopolare.»
• Politica 1304b20-39: «Le democrazie sono soggette ai mutamenti
provocati dall’impudenza dei demagoghi: essi in parte perseguitano
individualmente i ricchi costringendoli a riunirsi (poiché la paura
comune riunisce anche i nemici peggiori) e in parte sobillano
pubblicamente le masse […]
• Affine a questo caso è la caduta della democrazia a Megara, dove i
demagoghi, per poter confiscare le ricchezze, cacciarono molti dei
nobili (ἐξέβαλον πολλοὺς τῶν γνωρίμων), fino a che si ebbe un
numero rilevante di fuoriusciti, che rientrarono, sconfissero in
battaglia il popolo e instaurarono l’oligarchia.»
Alcune caratteristiche che accomunano i tre passi possono avvalorare la
tesi dell’identità degli eventi trattati:

• I passi 1300a17-18 e 1302b31 alludono entrambi ad un conflitto tra


nobili e popolo, mentre 1304b35-39 espone le cause «remote» (cioè
le confische e l’esilio ai danni dei ricchi) che portano poi allo scontro.
• Vocaboli diversi ma sinonimici collegano 1304b35-39 al 1300a17: i
notabili infatti tornano dall’esilio (συγκατελθόντων/κατιόντες) e
combattono (συμμαχεσαμένων/μαχόμενοι).
• La vittoria degli oligarchi, che non viene menzionata in 1300a17,
accomuna invece 1302b31 e 1304b35-39.
AFFINITA’ E DIVERGENZE NELLA NARRAZIONE
DELL’EPISODIO TRA TUCIDIDE E ARISTOTELE

• Prospettiva esterna di Tucidide che subordina le rivalità interne al


contesto più ampio della Guerra del Peloponneso e anzi fa derivare
dalla guerra quelle pulsioni umane che sono invece la causa prima
della στάσις nella filosofia Aristotelica (vedi Storie III 81).
• Sistematizzazione teorica di Aristotele che, necessitando maggior
dettaglio nei casi specifici, giustifica una presenza maggiore di esempi
microstorici analizzati in prospettive diverse (vedi. diverse angolazioni
del medesimo avvenimento in 1300a17, 1302b31 e 1304b35-39).
• Assenza di cronologia negli esempi Aristotelici che presuppongono
una conoscenza preliminare dei fatti da parte del pubblico.
• Stessa ambientazione istituzionale: un regime democratico nel quale
l’azione dei demagoghi – o per aumentare il livello costituzionale
(Vedi. Politica V 1301b13-16) o per cambiare schieramento bellico
(Vedi. Storie IV 66) – portano gli oligarchi a ribellarsi.
• Risoluzione della στάσις per opera di una componente interna alla
polis (gli esuli) sia nel racconto Aristotelico che in quello Tucidideo.

Quindi, nonostante la diversa prospettiva dei due autori, i punti di


contatto non mancano: i protagonisti e la conclusione sono gli stessi
(rovesciamento del regime democratico da parte degli oligarchi).