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Maurizio Bonanni

Roma, 19 Luglio 2012

LA SICILIA SI FA.. STATO?

A quanto pare, ancora una volta la Sicilia tenta di farsi.. Stato! Se non altro, la sua attuale somiglianza con il rischio di bancarotta della Repubblica italiana, nel suo insieme, davvero impressionante! Gli amministratori dellIsola, da molti anni a questa parte -senza alcuna distinzione di colore politico!-, hanno gonfiato a dismisura (come la rana di Fedro, invidiosa della stazza del bue-Italia) il debito pubblico regionale, spinto sulla soglia del default da generazioni di politiche scellerate, fautrici della pi spregiudicata spesa allegra. Anche oggi, come nel 1992, si sta creando un pericolosissimo sforzo di trazione (si vedano, da un lato, le dichiarazioni di Maroni il Nord non pagher per il Sud!- e quelle di Lombardo sulla volont di autonomia di una Regione siciliana che si sente sfruttata dal Nord!), che rischia di far collassare, portandoli lontani anni luce luno dallaltro, i due estremi geografici dello Stivale. Ricorsi storici, a quanto pare.. Ricordo benissimo come, ventanni fa esatti, esatti, la geniale idea sopradescritta cost molto cara a un alto funzionario dello Stato, per averla osata pubblicamente divulgare su organi di stampa ufficiali, portando cos allesterno dei circuiti delle veline riservate lanalisi di un rischio concreto di possibile rottura sistemica del Paese.. Allepoca, infatti, successivamente allassassinio di Salvo Lima, comparvero, in sequenza, alcuni editoriali, in cui veniva ipotizzato il modello di rottura trasversale dello Stivale, tra Italia del Nord e quella del Sud, favorita dalla compresenza di una strategia secessionista della neonata Lega Nord, da una parte, e di una stragista-autonomista di Riina, dallaltra. Nel primo saggio, assai poco noto, pubblicato sulla pagina della cultura di uno di quei precari quotidiani elettorali (che, cio, venivano rapidamente attivati in prossimit di elezioni amministrative di rilievo, come quelle regionali, e altrettanto velocemente soppressi subito dopo i risultati elettorali), diretto dallallora On.le Franco Fausti, si lanciava per la prima volta, nel panorama di una sconcertatissima opinione pubblica italiana, un netto e preciso segnale di allarme, dal punto di vista geostrategico, qualificando lorigine e la natura delleffettivo pericolo di una Sicilia che si fosse staccata definitivamente dallItalia. LIsola, infatti, per sua stessa collocazione naturale, si sempre configurata come unautentica Porta aerei sul Mediterraneo (ambitissima, quindi, dalle due Superpotenze di allora, Unione Sovietica e America), oltre che come sede di uno dei poteri mafiosi pi diffusi nel mondo (e soprattutto in America, per le note vicende legate alle fortissime correnti migratorie di poverissimi cittadini italiani nei primi anni del 900), in grado di accumulare immense fortune, ben nascoste in una miriade di paradisi artificiali. Se, quindi, la Sicilia avesse acquisito dignit statuale, legiferando autonomamente e costruendo per conto proprio il suo sistema istituzionale e di relazioni internazionali, avrebbe con ci realizzato -a quasi mezzo secolo di distanza- il sogno mafioso di diventare Stato essa stessa, gi coltivato molti anni prima, in occasione dello

sbarco alleato, quando le eminenze grigie di Oltre Atlantico fecero addirittura trapelare ai boss di allora la possibilit di aggiungere la stella siciliana nientemeno che alla bandiera degli Stati Uniti dAmerica! Una Sicilia-Stato, osservava il primo saggio citato, sarebbe diventata, in un solo battito di ciglia, la Nazione pi ricca e benestante del mondo, richiamando da ogni parte del globo il denaro illecitamente accumulato dalle sue mafie, attraverso traffici di ogni tipo (droga, gioco, prostituzione, armi, usura, etc..). Un secondo saggio di sintesi sullo stesso argomento, a firma dello medesimo autore, trovava ospitalit, un paio di mesi dopo, in una delle riviste pi lette del settore della sicurezza, pubblicata -con cadenza mensile- dal pi grande sindacato autonomo di Polizia dellepoca, a testimonianza della volont esplicita da parte del suo estensore di richiamare, sul delicato argomento, la puntuale attenzione degli operatori di base della sicurezza. Un altro dei micro-misteri dItalia il perch quella libera voce sia stata annientata (in carriera e umanamente) senza una spiegazione logica. E, oggi, che si ripongono, in pratica, tutte le premesse di allora, chi intende farsi carico di una valutazione politica del rischio e delle conseguenze (per ora solo teoriche..) di una reale spaccatura, politico-istituzionale, tra Nord e Sud, originata dagli stessi.. contropoteri?